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BUFFON BATTE LIONE, 1 A 0


Immensa prestazione del portiere bianconero, che zittisce chi ha pensato al suo tramonto.
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Lione Stadio OL, 19/10/2016 -


Con tutto il rispetto per la rete realizzata da Cuadrado, è evidente a tutti che la partita di Champions League tra Lione e Juventus, sia stata vinta dal numero 1 e capitano della Vecchia Signora. Infatti, oltre il rigore parato, Gigi Buffon ha neutralizzato almeno due chiare occasioni da gol degli avversari. In più, ha messo in campo una grinta e una determinazione di particolare intensità emotiva, che sono state l’emblema del suo recondito offeso dalla smisurata critica fatta a sue spese, dopo alcune recenti incertezze tecniche capitate tra la Nazionale e la stessa Juventus. “Che vadano al funerale, tanto non troveranno nessuno”, dice con comprensibile amarezza Gigi Buffon a fine partita. “Ho già detto tante volte, senza presunzione, di essere da solo molto autocritico e non ho bisogno di sentire la spocchia degli altri che mancano di rispetto alla carriera e allo spessore di una persona. Ho sentito tante stupidate in questi giorni, ma una sola cosa è stata giusta: da Buffon si deve pretendere di più”. Faccia dura e sguardo fisso alle telecamere, il Gigi nazionale sembrava quasi non assaporare una vittoria che sarà ricordata per le sue strabilianti parate, talmente era la voglia di togliersi dalle scarpe quei fastidiosi sassolini. Ma, detto questo, veniamo all’analisi di un match per nulla interessante sotto il profilo del gioco, anche se caparbio nel volere ottenere da parte della Juve, un risultato capace di metterla al sicuro per proseguire il suo cammino in Champions. E’ la fisionomia che appare a tutti in questo inizio di stagione della Vecchia Signora, la quale è cinica più che mai, senza fronzoli e, a tratti, pure noiosa. Sarà perché si chiama Juventus, sarà per il nome altisonante dei campioni che ne fanno parte, fatto è che il suo non giocar bene e quindi non divertire, è davvero una notizia che non ti aspetti. Certo, nel calcio ci sono pure gli avversari da considerare, tuttavia, il problema non sta propriamente in questi termini, poiché è proprio il gioco che è latitante. E quando nel calcio manca il gioco, vuol dire che gli interpreti devono ancora capire bene il da farsi. Ecco, a parer nostro il problema sta proprio qui. Tenuto conto che questa estate la Juve ha cambiato molti dei suoi interpreti principali, ci vorrà un po’ di tempo affinché i meccanismi di gioco vengano assimilati in maniera lineare. Questa incertezza tecnica che si aggiunge a quella tattica, (difesa a tre o a quattro? Centrocampo a cinque o a tre? Attacco a due o a tre? Trequartista o no dietro le due punte? Chi metto centrale davanti alla difesa?) fanno pensare a un cantiere che, tuttavia, tiene conto della sostanza e cioè della vittoria. Prova ne è che questa Juve, pur con tutti i suoi grossi limiti di gioco e quindi di spettacolo, si trova a essere prima in campionato con 5 punti di vantaggio sulle seconde in classifica, ed è pure in testa in Champions League a pari punti con il Siviglia. Che dire allora? Stiano zitti (almeno per il momento) i fautori del bel calcio, del gioco limpido e arioso capace di giocate che conquistano, mentre i tifosi juventini si consolino di vincere, passando attraverso quella sofferenza che storicamente non è di casa nella società di Corso Galileo Ferraris a Torino. Aspettare questa Juventus è obbligo, perché oggi come oggi non vediamo come possa controbattere le potenze calcistiche europee come, Real Madrid, Bayern Monaco, Barcellona. Per questo siamo convinti che fin dal prossimo febbraio – marzo, sarà tutta un’altra musica.  

Salvino Cavallaro



Salvino Cavallaro


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