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LA JUVENTUS E IL MALE (NON TANTO) OSCURO


Poco alla volta emergono i problemi della Vecchia Signora d`Italia
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Genova, 27/11/2016 -


Genoa batte Juve 3 a 1. Non è tanto la sconfitta a far parlare di sé, ma come è maturata. Ci si potrebbe appellare alle assenze o all’avversario arrembante, forte fisicamente e capace di non farti più capire niente, disputando la partita della vita, fatto è che a questa Juve manca l’anima. E’ dall’inizio del campionato che ne parliamo, che scriviamo di una squadra senza gioco e senza un centrocampo capace di illuminare e interdire nella stessa misura. Ma, evidentemente, il suo primato nelle classifiche di Campionato e di Champions ha azzittito quella parte di critica costruttiva che, nonostante tutto, ha sempre cercato di fare un’analisi approfondita che potesse vedere oltre la positività data dalle vittorie maturate attraverso il non gioco. Questo stato di cose ha fatto prolungare l’emergere dei fatidici nodi al pettine e prendere coscienza della situazione. E’ come avere assorbito il cortisone, che pur con tutte le sue controindicazioni è capace di togliere il dolore senza però andare alla radice del problema e risolverlo. Ecco, ci sembra che questa metafora si addica perfettamente alla Juventus di quest’anno, che fino ad oggi è riuscita a nascondere i suoi gravi problemi di un assetto di squadra che non fa emergere le idee di gioco, nonostante i vari primati. Sono tanti i campioni di questa Juve di Allegri, ed è per questo motivo che le tre sconfitte subite in campionato tra Inter, Milan e Genoa, fanno particolarmente rumore per come sono maturate. Moduli di gioco che cambiano e giocatori che tra infortuni e scelte tecniche sono messi in campo saltuariamente, dando la sensazione di una confusione che non è da Juve. Il passo lento, la mancanza di movimento senza palla e l’ostinazione di portarla avanti senza sapere a chi darla, hanno fatto sì che gli avversari hanno capito come aggredire alto una Juve che è troppo flemmatica e incapace di reagire all’intensità di gioco avversario. La partita vista a Genova è la fotocopia di quelle viste a San Siro contro Inter e Milan. Una squadra che viene aggredita costantemente dall’avversario all’altezza della sua difesa senza farti ragionare, deve dimostrare dall’alto della sua esperienza di sapersi districare con calma, senza cadere in confusione. Questo atteggiamento la Juve di oggi non è in grado di farlo, perché non è sorretta dall’intendimento globale di squadra capace di accorciare il suo gioco tra difesa, centrocampo e attacco. Pjanic (che ha battuto una punizione alla Pirlo, siglando l’unico gol bianconero contro il Genoa), non ha le caratteristiche di Pogba, sia per forza fisica nell’interdire e costruire il gioco, sia per mancanza di continuità. Ma non è l’unico neo di questa Juve infarcita di grandi campioni, ma incapace di avere una sua ben precisa fisionomia di squadra. I tifosi aspettano fiduciosi e la società che ha speso un patrimonio di Euro, si augura di risolvere questi problemi almeno entro il prossimo marzo, il mese in cui riprenderà la Champions League. Sì, perché in questa condizione non vediamo proprio come la Vecchia Signora possa ambire alla conquista di quella Coppa che la casa bianconera quasi pretende.

Salvino Cavallaro             

Salvino Cavallaro


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