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ADESSO L’INTER HA INTRAPRESO LA DIRITTA VIA. L`ANALISI.


Attraversata la selva oscura......
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Milano Stadio San Siro, 15/01/2017 -


Abbiamo volutamente aspettato a dare dei giudizi su questa nuova Inter della proprietà Suning. Troppe delusioni si sono intervallate anche negli anni in cui Thoir è stato il maggior azionista dei nerazzurri. Soldi scialacquati, buttati via senza senso, affidandosi esclusivamente all’istinto più che alla ratio di un calcio che significa investimenti oculati alle esigenze tecniche e progetti da seri. E’ mancata la calma della ricostruzione, dopo gli anni favolosi del triplete di Mourinho e di Massimo Moratti. Si andava avanti con il pensiero frettoloso di ritornare subito a certi livelli, senza fare i conti che per ricostruire un tale illustre passato ci voleva calma e soprattutto capacità manageriale di settore. Ebbene, tutto questo non c’è stato, perché dire “Noi siamo l’Inter….” non è sufficiente per fare le cose con quella fretta che tanto sapeva di tamponamento a momenti di assoluta confusione, aggravata da un Mancini accolto come salvatore della patria, ma che nella sua veste di allenatore – manager all’inglese, ha purtroppo fatto più danni che cose positive. Detto questo, voltiamo pagina e passiamo ad oggi. Dopo aver continuato a sbagliare nell’affidare la squadra all’olandese De Boer, ignaro di un calcio italiano da lui mai frequentato di fatto, ecco che la dirigenza dell’Inter composta da Suning. Ausilio, Zanetti, ha capito di affidare la squadra a un tecnico dal buon curriculum, ma che non fosse ammantato da pomposa spocchia, fatta esclusivamente per continuare a illudersi e dire “Noi siamo l’Inter”. Sì, “Noi siamo l’Inter”- va bene – ma devi dimostrarlo con i fatti, con l’umiltà di saper ricostruire insieme alla squadra, allo spogliatoio, e a un tecnico capace di dare un’anima e un gioco che non significa soltanto battere la Juve e poi vivere di rendita, ma deve avere un significato di continuità di calcio efficiente, tra gioco e risultati. Ebbene, riteniamo che oggi con Stefano Pioli, si sia trovato finalmente quella quadratura del cerchio vanamente cercata negli anni e mai trovata. E non è un caso che l’Inter abbia centrato 5 vittorie consecutive in campionato, perché nulla nasce dal nulla. La squadra di Pioli appare con lo spirito da provinciale. Ben messa in campo, ordinata nei due centrali di difesa, veloce e duttile negli esterni bassi e alti, centrocampo che con l’acquisto di Gagliardini ha trovato il metronomo del gioco e un attacco che si esalta con i gol di Maurito Icardi e di un Perisic sempre pronto a pungere le difese avversarie. Ecco, ci pare proprio che Pioli abbia in punta di piedi capito qual è stato il mal di Inter che ha afflitto tutto l’ambiente nerazzurro. Oggi, ad Appiano Gentile si respira un’aria nuova che lascia ben sperare per l’immediato futuro, a patto che il tecnico abbia la capacità di mantenere nei suoi giocatori quell’umiltà e quella concentrazione nell’approccio alla gara, che è fondamentale nell’allontanare evanescenti voli pindarici che sono stati la caratteristica negativa dell’Inter del recente passato. Prova ne è il comportamento della squadra che è capace di subire, rimontare e vincere con cuore e tanta foga agonistica, senza tuttavia mai perdere la testa. Sono cose che abbiamo visto nelle recenti partite con Udinese e Chievo, soltanto per citarne qualcuna. E persino la confusione e i casini provocati da Icardi dalle parole scritte sul suo libro, che hanno provocato una grandissima contestazione di massa tra i tifosi nerazzurri, sembra acqua passata. E la quiete ritrovata dopo la tempesta è anche un altro fatto positivo di un ambiente che ha saputo compattarsi, rimboccarsi le maniche e ricominciare in tutta umiltà. Questa è l’Inter che bada finalmente ai fatti e non alle inutili parole. Stefano Pioli è il giusto conduttore di una nave che stava affondando. Naturalmente, non tutto è stato ancora fatto; e ci mancherebbe altro, visto che l’ex allenatore della Lazio deve ancora trovare la quadra di un centrocampo che, secondo noi, non può fare a meno di Banega e in attacco non può ignorare la presenza del prezioso talento di Barbosa Almeida Gabriel, detto Gabigol. Tuttavia, ci sembra davvero che la diritta via per la rinascita dell’Inter sia stata ritrovata. Il segreto? L’umiltà, la concentrazione, il lavoro assiduo e la voglia di ritornare ai fasti del passato pensando da squadra provinciale, pur non dimenticando mai che ti chiami Inter.

Salvino Cavallaro

        

Salvino Cavallaro


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