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LA CRISI DEL TORO PARTE DA LONTANO


La sconfitta interna del Torino contro la Fiorentina ha aperto la crisi.
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Torino Stadio Grande Torino, 19/03/2018 -


Essere presidente del Toro non vuol dire vedere il calcio come semplice passione distensiva della domenica. E non vuol neppure giustificare la sistematica dipartita da Milano per venire a Torino, sistemarsi sulla seggiola della tribuna vip dello stadio e rilassarsi allontanando gli eventuali pensieri di lavoro legati a  RCS, LA7 e CAIRO COMMUNICATION. No, non basta, perché si dà il caso che quella squadra di Torino che viene a vedere per sola passione calcistica è un’altra delle sue aziende, presidente Cairo. Questo è bene ricordarlo, qualora se ne fosse dimenticato! Parlare della crisi del Toro ci sembra quasi di continuare a sparare sulla croce rossa. Dopo avere scritto di tutto e di più su questo argomento che è stato pensato e pubblicato senza mai un riscontro di miglioramento, adesso è anche difficile non disarmarsi davanti a un’evidenza diventata persino stucchevole. Quattro sconfitte consecutive non sono cosa da poco. La contestazione manifestata durante la partita casalinga contro la Fiorentina, è chiara di una situazione insostenibile che affonda le sue radici proprio nei meandri di una molteplicità di errori fatti senza fine. A questo punto disamorarsi di Toro diventa quasi terapeutico, anche in coloro che quando si incontrano per strada hanno ancora voglia di dire la solita frase: “FORZA TORO” – “SEMPRE”. Sì, forza Toro per sempre! Ma la delusione di una società vecchia, incapace, pragmaticamente portata al denaro da incassare e spendere centellinando ogni minimo movimento capace di inibire le idee progressiste nel fondare un progetto moderno di calcio vero, beh, lasciatecelo dire, snerverebbe persino i più tiepidi affezionati a una tifoseria che storicamente è tra le più appassionate d’Italia. Figuriamoci tra i più accesi! Il Torino è ammalato. Questo è evidente! Due tecnici (Miahajlovic e poi Mazzarri), una squadra di mediocri, un presidente, un direttore tecnico e uno staff dirigenziale preposto a studiare il presente e il futuro granata, hanno fallito su tutto.

Forse la cultura del Torino calcio deve cambiare cominciando dalla propria gente e dagli antichi pensieri che parlano sempre di “sfiga cosmica”, piuttosto che di “tragedie senza fine”. Non c’è passato se non c’è presente. E se non c’è presente, come potrà mai esserci un futuro? La dirigenza Pianelli fu la prima a fondare una nuova era dopo il Grande Torino, ma nessuno ne raccolse mai l’esempio per una continuità di ammodernamento mentale e gestionale che si presentava necessario. L’orgoglio e la retorica di un passato davvero unico, ha sempre prevalso sul “mai andare avanti” e sul “mai adeguarsi ai tempi”, compiacendosi sempre dietro mille alibi. E’ tempo di cambiare dal basso, dando un chiaro messaggio di voglia di ammodernamento per il presente e il futuro. Stimolare la società per dire di essere cresciuti, di avere delle ambizioni e di non accontentarsi più del quasi niente. Non sappiamo quanto questo possa servire, ma siamo certi che la società prima o poi capirà che il Torino vuole stare sempre in alto alla classifica per raggiungere mete ambiziose. Non bastano più i perenni ricordi di una società fallita, poi rimessa in sesto dai lodisti e acquistata con evidenti pensieri di investimento commerciale e promozione d’immagine da parte dell’attuale presidente Cairo. Il Toro deve crescere nel suo interno. E’ il presente che conta, per costruire le fondamenta in un futuro che vuole interessare e appassionare le nuove generazioni di fede granata. Altrimenti si resterà sempre fermi con i nostalgici parrucconi, un Toro da metà classifica e attento a non retrocedere in Serie B. Quasi fosse una vittoria, quasi fosse un orgoglio. No, l’orgoglio granata è di tutt’altra natura. Si provi a dirlo con l’esempio dei fatti a questa presidenza e a questa squadra. La maglia del Toro deve rappresentare il presente e il futuro. Il passato è storia, è amore, è orgoglio. Sacro e intoccabile resti il pensiero commemorativo del Grande Torino, della tragedia di Superga, di Meroni, di Ferrini, del sentimento romantico legato al vecchio e glorioso Fila e di tutto ciò che appartiene alla storia granata, ma basta girarsi indietro perché così facendo si perderà di vista il domani.

Salvino Cavallaro       

Salvino Cavallaro


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