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TORINO, LE INCOMPRENSIONI TRA VENTURA, CAIRO E BIANCHI


Nel controverso mondo del calcio
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22/05/2013 -

Nel controverso mondo del calcio, ci sono meccanismi che spesso si innescano in maniera tortuosa e che tendono a disgregare piuttosto che unire. E’ l’eterno non intendersi tra chi decide, e cioè presumibilmente l’allenatore, e chi invece deve sottostare alle decisione, e cioè i calciatori. Non sempre però, la soluzione si risolve nel lieto convivere di uno spogliatoio e, quasi sempre, a lungo andare, si accende una celata e insopportabile situazione, che mette il calciatore in condizione da allontanarsi dal club di appartenenza. Il tempo ci ricorda l’allenatore Fabio Capello sempre alle prese con Cassano o Montella, ma anche Renzo Ulivieri che a causa di una esclusione di Roberto Baggio prima della partita Bologna – Juventus, scatenò l’abbandono del ritiro da parte dello stesso Baggio. Una diatriba che talora nasce da incomprensioni tattiche o da una sorta di idiosincrasia personale, imputabile al maggior carisma del calciatore rispetto all’allenatore. L’incomprensione sfociata tra Gianpiero Ventura e Rolando Bianchi potrebbe racchiudersi in sintesi tra queste due ipotesi. Eppure Rolando Bianchi, nonostante non incarni perfettamente le caratteristiche del fuoriclasse, è stato per il Toro il decimo goleador nella graduatoria granata di tutti i tempi, conquistando simpatie e ottime considerazioni del popolo granata che ha visto in lui il miglior rappresentante contemporaneo di una storia senza tempo. Ventura, invece, è stato fautore di scelte popolari ma anche impopolari, in un’alternanza di situazioni che spesso l’hanno messo sul carro degli imputati. Gli si rimprovera ad esempio il suo credere tatticamente in quel 4-2-4 che per questo Toro rappresenta davvero un lusso insostenibile per la scarsa qualità tecnica dei suoi giocatori. E così, probabilmente, sono venuti meno i cross da fondocampo da parte degli esterni che, in questo disegno tattico, prediligono accentrarsi e tentare la via del gol piuttosto che mettere la palla in area di rigore avversaria e destinarla verso la testa dall’attaccante. E così Rolando Bianchi, le cui caratteristiche sono quelle di puro attaccante da area di rigore che fa gol di testa piuttosto che di piede, viene estromesso da un gioco che non è congeniale alle sue qualità. Dice Bianchi: “Sono anni che c’è questa situazione. Io sono un professionista, ma se si guarda ogni singola situazione, ci sono stati due pesi e due misure. E’ da un po’ che ho capito che sarebbe andata a finire così, nel calcio la riconoscenza non esiste. Non è solo l’allenatore, c’è anche qualcos’altro….!”. Già, qualcos’altro, ma che altro? Noi pensiamo che la bacchettata sia diretta anche al presidente Cairo, reo di aver gestito male una situazione che non ha saputo prendere con assoluta fermezza e che gli ha pure procurato una perdita notevole di euro per aver fatto scadere un contratto senza premurarsi a cedere in tempo il giocatore. Eppure era stato il presidente a convincerlo a restare con il Torino in Serie B. Però, chissà, forse alcune parole mal riportate o altre antipatie personali hanno fatto sì che la storia del rapporto quinquennale tra il Torino e Bianchi finisse in questa maniera. Sono situazioni che si ripetono nel tempo e questa non sarà sicuramente l’ultima. Una cosa è certa, l’incomprensione dell’ambiente del calcio non finisce mai di stupire. Non solo nel calcio ma anche nella vita, parlarsi chiaramente guardandosi negli occhi, diventa sempre più difficile. L’ipocrisia prima della sincerità. E questi sono i risultati!

Salvino Cavallaro               


Salvino Cavallaro

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