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PAPA FRANCESCO – MARADONA - E LA PARTITA PER LA PACE.


Quando il calcio si veste di buoni sentimenti.
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Roma Stadio Olimpico , 13/10/2016 -


Quando c’è Papa Francesco di mezzo, tutto sembra unirsi per incanto. Già, il Sommo Pontefice con la sua semplicità, con il suo modo discreto di porsi davanti al mondo, è l’unica persona capace di unire tutti. Infatti, da quando Francesco è stato eletto Papa, non abbiamo mai sentito alcuna critica nei suoi confronti, ma solo grande stima e affetto. Egli è al centro di ogni cosa terrena; si chiami pace, fraternità tra popoli o tenerezza dei buoni sentimenti, Francesco è lì in qualità di figura misericordiosa a dare respiro a un mondo falcidiato dalle guerre, dai soprusi e da tutto ciò che si identifica nel male. Ma c’è l’amore infinito che è senso di ogni cosa. E c’è pure il suo significato a dare sostanza alle giornate più buie, quelle che ti fanno pensare tristemente alla difficoltà di vivere. Ma Francesco è sempre lì, ed appare costantemente con gesti e parole che sono il toccasana per il cuore. Non è facile retorica la nostra, ma più semplicemente la traduzione di quanto ci viene insegnato attraverso i messaggi di pace, che non devono mai venire a mancarci come senso di unione per un bene così  inestimabile, di cui troppe volte davvero ne offuschiamo la limpidezza. E così nel corso della partita per la pace, in cui si sono raccolti i proventi per i bambini e per tutte le persone più bisognose (tra cui i recenti terremotati di Amatrice, Accumoli e i paesi colpiti dal sisma il 24 agosto scorso), il messaggio di unione per la pace ha avuto il solito grande e profondo significato capace di entrare dentro l’anima e sollecitare le pigre corde del fare. Un pallone che rotola in mezzo al campo dell’Olimpico di Roma, grandi campioni del passato come Diego Armando Maradona a far da testimonial, le telecamere della Rai per dare maggiore risalto all’evento calcistico, e poi la gente sugli spalti a far da cornice a un quadro che ne disegna chiaramente i tratti di quei sentimenti che non possono far altro che unire. Unirci sopra ogni cosa attraverso il calcio e l’aggregazione sociale che, una volta tanto, non si divide in fazioni ma si sente unicamente partecipe di un messaggio di pace. Ma ciò che ci ha colpito maggiormente, è stato come i gol, il risultato della partita, la curiosità di vedere all’opera giocatori come Maradona, Totti, Di Natale, Cafù, Candela, Burdisso, Mauri, Ronaldinho, Veron, Davids, Bojan, Abidal, Crespo e altri illustri nomi del calcio mondiale che vantavano pure la presenza dell’allenatore Fabio Capello, erano poca cosa in confronto al messaggio di pace e di unione che aleggiava su quello Stadio Olimpico, in una notte romana che ha saputo conciliarne i grandi temi. Sì, ci piace proprio questo pallone ispirato da Papa Francesco che è venuto dall’altra parte del mondo per sensibilizzarci e per ricordarci la grande responsabilità di sentirci uniti, non a parole ma con i fatti. In questa occasione, come peraltro anche in altre, il calcio ha dato una mano a Francesco, ma anche a noi che abbiamo apprezzato questo evento trasmesso al mondo come qualcosa di alto spessore umano.

Salvino Cavallaro           

 

Salvino Cavallaro


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