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QUAGLIARELLA, LO STALKING E IL PERDONO DEI NAPOLETANI


Il calciatore di Castellammare di Stabbia, si svela in un`intervista alle Iene.
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Torino, 02/03/2017 -


Se questo nostro calcio finisse di stupire, forse non interesserebbe più a nessuno. Ma certi risvolti umani come quello capitato a Fabio Quagliarella, centravanti del Napoli e poi di molte altre squadre tra cui la Juventus, non possono passare inosservati. E’ la storia di un ragazzo, calciatore professionista, che dopo avere realizzato il suo sogno di vestire la maglia del Napoli, è stato perseguitato da un avversario che non t’aspetti; un nemico che si chiama incubo persecutorio. Dopo avere assistito a una lunga e commovente intervista fatta a Quagliarella nel programma televisivo “Le Iene”, ci viene da pensare come la cattiveria umana sia sempre dietro l’angolo, pronta a colpire per chissà quale gusto satanico di vedere soffrire una persona. Si chiama stalking, la cattiveria gratuita di perseguitare una persona con vari scopi che possono essere dettati dalla vendetta o più semplicemente dall’invidia. Fabio Quagliarella, che oggi gioca con la Sampdoria, ha dichiarato nel corso dell’intervista di essere stato perseguitato per cinque lunghi anni da un agente di polizia e di essere stato ceduto dal Napoli per via di questa situazione incresciosa. Quell’addio gli fu fatale, perché tutti i tifosi del Napoli, dopo aver saputo che era stato ceduto alla Juventus, si sono sentiti traditi ed hanno odiato il centravanti che da allora non è più potuto tornare nella sua Napoli. Proprio lui che è nato a Castellammare di Stabbia e ama in maniera viscerale il popolo campano e la terra che gli ha dato i natali. “Sono passato per l’infame della situazione” dice Quagliarella “e quando succede davanti alla tua gente fa davvero male. Ogni volta che dovevo tornare a Napoli mi nascondevo, mi camuffavo, per evitare che qualcuno dicesse qualcosa, perché poi faceva male”. A questo punto, sul volto del calciatore sono apparse copiose lacrime di emozione. Il suo viso così eloquente, ha dato segnali di uno sfogo umano legittimo che pur in uno stato depressivo di un ricordo che l’ha ferito intimamente, si scorgeva anche l’espressione di chi si è finalmente liberato di un qualcosa che l’ha fatto soffrire rendendogli la vita impossibile. Un momento liberatorio di una verità celata per anni, ma per ovvie ragioni mai svelata prima. Adesso, “quell’amico” agente di polizia che è stato l’artefice di tutta questa penosa storia andrà in carcere, ed è per questo che Fabio Quagliarella ha potuto parlare pubblicamente. Certo, pensando con il senno di poi, oggi i napoletani si sentono in colpa per avere infierito a livello umano su un ragazzo che ha dovuto lasciare il Napoli per salvaguardare la sua serenità e quella dei suoi affetti più cari. Una storia di vita che ci fa pensare che non è sempre luccichio ciò che appare tale, e che a volte i soldi non sono tutto. Il pianto di un ragazzo classe ’83, professionista del pallone, che dopo aver realizzato il suo sogno di giocare nel Napoli è stato prima acclamato, portato alle stelle e poi denigrato, deve farci riflettere come troppe volte nella vita tutti noi siamo portati a giudicare dall’esterno, senza neanche sapere ciò che ci sta dentro. E adesso, dopo questa intervista, i tifosi napoletani chiedono scusa e sottoscrivono petizioni per un suo ritorno a Napoli. Sì, perché quegli abbracci passionali diventati poi ira per un tradimento che di fatto non c’è mai stato, sono l’emblema di una natura umana che è troppo minimalista nel giudicare i suoi simili, lasciandosi assalire dall’odio. Sono sentimenti che riscontriamo nel mondo di un pallone che ha la faccia del denaro, ma che non ha ancora imparato la cultura del rispetto. Un autogol imperdonabile di comportamento, incapace di chiedere scusa soltanto a verità conclamata. La storia di Fabio Quagliarella da Castellammare di Stabbia, ci insegna a riflettere e a non giudicare mai.

Salvino Cavallaro



Salvino Cavallaro


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