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UNA GIORNATA DIVERSA DALLE ALTRE


Ricordi e momenti che fanno parte del cuore.
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Torino Stadio Filadelfia, 26/05/2017 -


Non capita quasi mai, ma questa volta ho voluto liberarmi in modo sentimentale del pass che dà diritto a noi giornalisti di accedere per lavoro nei vari punti in cui si svolgono manifestazioni di vario genere, eventi o conferenze stampa. Sì, ho pensato che in questa maniera, andando a visitare il nuovo Stadio Filadelfia il giorno della sua rinascita, avrei potuto stare in mezzo alla gente, inebriarmi del bagno di folla nell’attesa di entrare da quella porta che è stata magia e fonte di emozioni. Così, il 25 maggio 2017, giorno dell’inaugurazione ufficiale del Fila, mi sono recato a piedi lungo tutta la Via Filadelfia. Il caldo è insopportabile e mentre durante il tragitto passo accanto a una farmacia, scorgo dal termometro che ci sono 31 gradi. Sono le 15,45, il sudore e la fatica si fanno sentire, ma la voglia di arrivare lì davanti alla porta del nuovo Fila è troppo forte. Cammino tra il sole che scotta in maniera estiva e man mano scorgo sempre più tifosi del Toro che si associano al mio cammino. Sono vestiti di tutto punto. Il colore granata delle magliette, piuttosto che dei cappellini, delle bandiere e un’infinità di altri gadget, sono l’emblema di un momento che sta per avvicinarsi sempre più. Oltrepassato Corso Unione Sovietica all’altezza della Piscina Comunale, alzo gli occhi e vedo tutti i balconi dei palazzi che arrivano fino alla Via Giordano Bruno e oltre, orgogliosamente tappezzati di granata. E’ il preludio che ti fa capire il grande evento, un momento speciale che ha il gusto di un qualcosa che pensavi aver perduto per sempre e che invece rinasce in modo da lasciarti incredulo. Arrivato finalmente davanti al Filadelfia, mi accodo dietro una lunghissima fila di tifosi in attesa di entrare. Per capirci meglio, ho cominciato a far la coda da Via Giordano Bruno fino all’entrata di via Filadelfia. I raggi del sole si fanno sempre più impetuosi, il caldo è insopportabile, e l’aria, vista anche la ressa di persone, si fa sempre meno carica di ossigeno. Ma che importa, questa fatica merita l’emozione che sto per vivere. Accanto a me tanta gente composta, quasi muta, rispettosa, forse perché immersa nel ricordo della Leggenda degli Invincibili, che traspare soltanto in un unico moncone laterale rimasto e due muretti della vecchia biglietteria con scritte fasciste. Un bimbo di dieci anni con la maglietta del Toro tiene stretta la mano di papà. Nessuno dei due ha mai visto giocare il Grande Torino, ma è come se l’avessero visto, l’avessero vissuto attraverso la storia e l’immensa letteratura granata che sicuramente papà avrà raccontato al suo bimbo. Momenti che mi fanno pensare, riflettere su una passione incredibile che non ha precedenti. E più d’una volta mi sono chiesto cosa farebbe questo popolo granata se fosse supportato da una squadra vincente che potesse far convivere storia e conquiste. Ma forse è proprio questa la bellezza del tifoso del Toro, capace com’è di arrovellarsi in certi momenti di delusione e poi ricredersi davanti all’orgoglio e alla dolcezza dei ricordi. E intanto a piccoli passi, sotto il sole che si fa sempre più cocente, arriva il momento della mia entrata al nuovo Fila. Alla mia sinistra il secondo campo di calcio, il cui perfetto manto erboso di moderna tecnologia, opacizza il ricordo di quello spelacchiato campetto dove i bimbi con tanto di maglietta del Toro venivano selezionati dal maestro Vatta.

E intanto il sudore si fa sempre più copioso, e mentre mi tocca ancora di mettermi in coda a una enorme fila di persone prima di accedere definitivamente sugli spalti dello stadio, spero davvero di farcela a superare l’ultimo sforzo. La coda è composta, mai nessun furbetto ha tentato di non rispettarla per arrivare primi. Sarebbe stata quasi un’irriverenza nei confronti di un momento che sta per arrivare in maniera quasi liturgica. Ed ecco, quasi ci siamo. Davanti l’ultimo gruppetto è entrato; adesso tocca a me. Volutamente salgo la scaletta con passo lento, quasi a gustare un momento di intensa emozione. Adesso ci sono, il Filadelfia si apre davanti a me come fosse magia. Tutto è nuovo di zecca, le tribune dai seggiolini granata, le curve, i distinti e il campo di gioco perfetto nella sua spugnosa morbidezza da tappeto verde. Mentre percorro l’intero tragitto prima di uscire definitivamente dallo stadio per far posto ad altri visitatori ancora in coda ansiosa sotto il sole, ho ancora tempo di guardare ciò che sembrava impossibile ricreare e che invece adesso è lì, davanti ai miei occhi che ripercorrono il passato glorioso di un Grande Torino che non ho mai visto ma che ne ho odorato le gesta, la forza, l’umanità. Mi viene un po’ di malinconia quando penso alla mano di mio papà che mi accompagnava al vecchio Fila a vedere quel Toro di Bearzot, Buzzacchera, Crippa. Io ero piccolo e mi stringevo a papà, appiccicati com’eravamo a quella incredibile calca tra gli spalti antichi di un Filadelfia che ancora respirava il sudore di Valentino Mazzola e compagni. E mentre mi sembra quasi di scorgere come un film quello che è stato il passato, mi accorgo che è ora di andar via, di ritornare a casa, di pensare a una giornata di vissuto granata che, nonostante la fatica, non dimenticherò mai. L’imbrunire è complice di una dolce malinconia, ma domani sarà un altro giorno. Adesso il Fila scrive un’altra storia.

Salvino Cavallaro  

Salvino Cavallaro


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