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11013791NewsEditorialeBoniperti, simbolo di un calcio che non esiste più2021061814:26Il calcio italiano ricorda il Presidente Onorario della Juventus.<p>Il Presidente Onorario della Juventus Giampiero Boniperti avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 4 luglio. Per noi che siamo addetti alla comunicazione, cadere nella retorica dei sentimenti in questi casi &#232; molto facile. Tuttavia, come nostra abitudine, cerchiamo di onorare il ricordo della persona scomparsa con il rispetto verso l'ex calciatore, il presidente e, soprattutto, l'uomo. Sempre attento allo stile e alla cura dell'immagine all'esterno, il presidente Boniperti per lunghi anni ha rappresentato ci&#242; che &#232; stata la Juventus; ovvero, esempio di comportamento in campo e fuori dal rettangolo verde. Barba fatta tutti i giorni, taglio di capelli corti, cura della divisa indossata sempre con completo di giacca e cravatta con stemma della Juventus, rappresentavano un segno tangibile di chi era in predicato a vestire la maglia bianconera. Una sorta di vademecum che incarnava uno status pronto a far parte dei calciatori nel momento in cui firmavano il contratto per la Juventus.Ma attenzione a non confondere questo sistema come qualcosa di stampo dittatoriale perch&#232; cos&#236; non era, in quanto rappresentava pi&#249; semplicemente un piacevole modo di ritenersi orgogliosi di essere entrati a far parte di una societ&#224; di calcio che insegnava l'appartenenza e il senso di ci&#242; che vuol dire arrivare primi per scrivere la storia. Gi&#224;, da qui quella celeberrima frase di Boniperti che &#232; rimasta il simbolo di un qualcosa scalfito sui muri juventini e che ne rappresenta l'emblema della Societ&#224;: « Vincere non &#232; importante, &#232; l'unica cosa che conta». Boniperti cominci&#242; a giocare da centravanti e chiuse la carriera di calciatore come centrocampista. Vinse cinque scudetti e due Coppe Italia interpretando con John Charles e Omar Sivori uno dei tridenti pi&#249; affascinanti di sempre. In carriera resistette alle lusinghe di trasferirsi ad altri club. Vivo il ricordo che fu del Presidente Novo del Grande Torino, il quale sollecitato da Valentino Mazzola gli propose di passare in granata, ma Boniperti ringrazi&#242; e disse: «Non posso, sono della Juve». Storie da libro cuore di un calcio lontano ormai anni luce, che &#232; facile raccontare come fosse fiaba ai propri nipoti. Finita la carriera di calciatore, Boniperti rest&#242; nei quadri dirigenziali della Juventus e nel 1971 divenne presidente costruendo una societ&#224; capace di vincere ancor pi&#249; di quando egli stesso giocava. Arrivarono 9 scudetti, 2 Coppe Italia e i primi Trofei Internazionali tra cui, Coppa dei Campioni, Coppa Uefa, Supercoppa e Coppa delle Coppe. Il suo modo di gestire la presidenza della Juventus &#232; stato un esempio per capacit&#224; di sapere curare gli interessi della societ&#224; senza tralasciare quelli dei suoi calciatori. Ragazzi che amava anche nella vita privata e che sapeva trattare con cura e sensibilit&#224;, anche pungolandoli nell'orgoglio quando era il caso di farlo per il loro bene. Signorilit&#224;, eleganza e gloria, tre aspetti che Boniperti seppe riscontrare in Carlo Parola, ex calciatore e allenatore della Juventus, e in tanti altri che hanno saputo sposare il suo stesso idem sentire nell'orgoglio di appartenere alla Juventus. Oggi il tributo all'ex presidente della Juventus viene da tanti calciatori come Brio, il quale dice: «Se sono diventato calciatore lo devo a Boniperti» - oppure Alessandro Del Piero:«Lui &#232; la Juventus» - o Tapattoni:«Un padre» - o Beppe Furino: «Nelle persone apprezzava soprattutto le qualit&#224; morali e il coraggio del sacrificio». Insomma, l'avevamo detto fin all'inizio che personaggi di tale spessore non fanno altro che portarci al sottile pensiero del distinguo di un calcio che trascina verso quei sentimenti non pi&#249; realisticamente comprensibili. E intanto la storia continua, ma chi l'ha scritta prima come Giampiero Boniperti, rester&#224; per sempre immortale.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711foto-giampiero-boniperti.jpgSIncalcio-1013791.htmSI0101072n
21013790NewsEditorialeComincia il sogno azzurro2021061016:38La Nazionale di Mancini e la responsabilità di fare innamorare i tifosi di calcio italico.<p>Sar&#224; perch&#232; la vita si sta riproponendo davanti a noi con la speranza di un futuro migliore dopo la batosta della pandemia, sar&#224; perch&#232; non abbiamo perso l'inguaribilit&#224; dei nostri sentimenti che ci conducono ad essere sempre romantici e sognatori, fatto &#232; che questo ritorno all'interesse verso la nostra Nazionale di calcio diventa quasi un'evasione nel desiderio di riabbracciarci ancora come una volta. E per far questo ci vogliono i presupposti che ci inducano a spogliarci del retaggio di antiche malinconie pallonare indotte dal'azzurro tenebra. Fu l'Italia di Giampiero Ventura a farci disamorare dell'italico calcio tra lacrime e tormenti che bruciarono per diverso tempo. Ma oggi ci si rinnova con il C.T. Mancini, con il suo credo calcistico, con la voglia da sempre sbandierata fin dal suo arrivo nel club azzurro di far dimenticare le delusioni e di unire l'Italia del Football attraverso l'entusiasmo e il divertimento. Esattamente come fanno tutti i componenti della rosa di questa Nazionale che non vede l'ora di cominciare domani la prima partita dell'Europeo 2020 contro la Turchia. Sono tanti i motivi per entusiasmarci e sono innumerevoli le considerazioni di simpatia verso tutti i giocatori scelti da Mancini per far dimenticare, almeno per un p&#242;, tutto quello che ognuno di noi ha vissuto nella lotta al virus. Ma questo azzurro che si chiama «vita che rinasce e continua» &#232; il simbolo di un pallone che arricchisce nell'anima e ti trasporta l&#224; dove nessun altro riuscirebbe a farlo. C'&#232; voglia di notti magiche in ognuno di noi che ama il calcio e non affonda nelle innumerevoli realt&#224; che porterebbero a disamorarsi per i tanti lati oscuri che spesso scoraggiano chi sogna un calcio vero, sincero, mai intriso di possibili dubbi sulla veridicit&#224; di certe situazioni. E allora pensiamo che con l'entusiasmo apportato dalla Nazionale di Mancini si possa abbracciare il sogno del rettangolo verde, del gioco del calcio vero, del confronto che fin dall'inizio urli «Vinca il migliore» con lo stesso entusiasmo di quella Nazionale targata Schillaci che ancora oggi vediamo attraverso quegli occhi spiritati dell'azzurro siciliano che coinvolgevano tutti dopo ogni suo gol. E' stato bello davvero, ma adesso che ci sentiamo ancor pi&#249; fragili dopo le varie clausure da covid, abbiamo ancor pi&#249; desiderio di essere coinvolti nel gioco del calcio che &#232; azzurro, che &#232; passione senza limiti, che &#232; ritornare a vivere con l'entusiasmo che &#232; il sapore principe di ogni cosa. Domani sera contro la Turchia gli italiani del football tiferanno con passione e anche chi di calcio poco si interessa, una volta tanto assaporerr&#224; il gusto di abbracciarci dopo un gol segnato dalla nostra nazionale.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Romafl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013790.htmSI0101058n
31013735NewsEditorialeNel calcio dove sta la verità? 2021011911:27sky,processo del lunedìL`angolo del tifoso bianconero. Considerazioni sui commenti giornalistici di Sky nel dopo gara di Inter - Juventus <br /><p><span>Nel vedere il post-partita di Inter - Juventus su Sky, qualsiasi spettatore ha notato che gli opinionisti , quasi tutti ex giocatori , hanno graziato l'allenatore bianconero di critiche feroci per la prestazione della sua squadra, anzi ad una richiesta di Caressa, detta sottovoce ma non abbastanza se &#232; filtrata fino a noi, di chiedere ad Alex Del Piero di porre una domanda al suo ex compagno di squadra Andrea Pirlo, c'&#232; stato un diniego che la dice lunga sulla voglia di evitare di mettere in difficolt&#224; il tecnico juventino da parte di un Del Piero, per ovvi motivi molto abbottonato sulle scelte tattiche dell'allenatore bianconero.</span><br /></p><p><span><span>Cosicch&#233; mi sono venute alla mente alcune puntate del &#171;Processo del Lunedi&#187;, dove nonostante fossero passate 24 h. dalla partita e quindi si fossero sbolliti gli animi, si assisteva ad uno spettacolo da parte di giornalisti , non ex giocatori, che davano una lettura critica, ricca di note tecniche e di strategie in campo, da &#171;leccarsi i baffi&#187; per il pubblico pi&#249; esigente della &#171;pelota italiota&#187;. Non facevano sconti a nessuno, anche perch&#233; non ci avevano giocato insieme fino a ieri, ma nessuno si offendeva o gli toglieva il saluto, se il suo modulo di gioco era massacrato da Maurizio Mosca o Bruno Bernardi o Maurizio Biscardi o Gianpiero Galeazzi. Eh s&#236;, grandi firme del giornalismo sportivo, che hanno lasciato un ricordo indelebile in tutti i tifosi di calcio e non solo , ma che apprezziamo ancora di pi&#249; dopo aver ascoltato i commenti degli opinionisti del cosiddetto &#171;salotto calcistico &#171; di Sky.</span></span><br /></p><p><span><span>Se ieri sera qualcuno di quelli seduti intorno al tavolo rotondo avesse chiesto a mister Pirlo come mai la sua squadra ad esempio ha giocato per la prima volta in campionato con un modulo con 4 difensori e non il suo solito 3-5-2 , speculare a quello di Antonio Conte, che fra l'altro Pirlo avrebbe dovuto prevedere, visto che il modulo di Conte lo conosce alla perfezione per averci giocato, ebbene se glielo avessero chiesto non avrebbero commesso un delitto di lesa maest&#224;, ma ci avrebbero fatto capire quali sono i limiti di questo tecnico rapportati ai valori dei suoi atleti in campo. E se avessero domandato sempre ad Andrea Pirlo come mai insiste a centrocampo su Rabiot e Ramsey , che non hanno mai convinto , lasciando in panchina McKenzie ed Arthur, soprattutto l'americano che sembra l'unico a correre l&#236; in mezzo raccogliendo palloni su palloni fino a colpire di testa sotto rete avversaria segnando goal importanti, pensate che se l'avessero chiesto Pirlo si sarebbe offeso e, se anche fosse stato, non avrebbero rispettato il calcio e i tifosi che comunque pagano l'abbonamento?</span></span><br /></p><p><span><span>Potrei continuare ancora per molto a snocciolare tutti i perch&#233;, che avrebbero potuto essere chiesti all'allenatore della squadra pi&#249; blasonata d'Italia su una sconfitta senza attenuanti, ma soprattutto su una squadra ,che appare lo specchio del suo allenatore : timorosa nel condurre quel poco di gioco, che riesce a confezionare e quindi votata al &#171;passaggio al portiere&#187;, unico &#171;refrain &#171; di un modulo difensivo sempre poco propositivo e piantato sulla linea Maginot del limite della propria area.</span></span><br /></p><p><span><span>Mi sono chiesto quanto faccia bene al calcio italiano un giornalismo sportivo-calcistico, che non affonda il bisturi sull'involuzione del modo di giocare al pallone, che si nota in quasi tutti i campi di gioco di serie A e quanto sia producente glissare nelle interviste post-partita sui rilievi tecnici della prestazione. Sinceramente ho paura che questo atteggiamento dei commentatori calcistici molto generoso, sia una delle cause del non gioco delle nostre squadre e della loro inferiorit&#224; rispetto alle squadre del continente europeo.</span></span><br /></p><p><span><span>Rimedi? E se riducessimo il numero degli ex-calciatori opinionisti negli studi televisivi durante il post-partita e richiamassimo le penne del nostro giornalismo sportivo che magari non hanno mai dato un calcio al pallone, ma danno ancora del Lei all'intervistato?.</span></span><br /></p><p><span><strong><span>Attilio Andriolo</span></strong></span><br /><br /><br /></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSISnel-calcio-diove-sta-la-verita-1013735.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010171n
41013732NewsEditorialeRoberto Bettega e i suoi 70 anni dedicati al pallone.2020122717:0470 candeline sulla torta bianconera di Bobby Gol <br /><p><span>Se solo si potesse fermare il tempo. Se solo ci si potesse rendere conto appieno del momento magico in cui vivi, allora persino il trascorrere frettoloso del tempo si vivrebbe senza rimpianto. E' la legge che impone la vita fin dal momento in cui nasciamo, cresciamo, corriamo, cadiamo, ci rialziamo, e intanto invecchiamo tra cose giuste e altre fatte in modo sbagliato. Nel calcio come in altri ambiti, il percorso dell'umano &#232; lo stesso e non sfugge alla legge tracciata per noi fin dalla nascita. <strong>Roberto Bettega, Bobby Gol, compie 70 anni.</strong> Un bel traguardo per tutti, un momento in cui affiorano i ricordi, soprattutto per il calciatore che fu l'emblema della Juventus e della Nazionale. Ricordi ingialliti dal tempo ma mai dismessi malinconicamente come un abito non pi&#249; indossato. S&#236;, perch&#233; quelli di Bobby Gol sono stati anni in cui il successo si &#232; alternato alla parabola della sua vita che repentinamente &#232; andata in discesa, quando &#232; stato frenato, prima da una grave infezione polmonare e poi da un brutto infortunio che ne hanno limitato la carriera proprio nel suo momento migliore. Un destino che gli &#232; toccato tra capo e collo, proprio quando aveva fatto l'abitudine ad alzare le braccia al cielo dopo avere fatto gol, i tanti 178 gol segnati nella Juventus, che lo pongono al terzo posto nella classifica della Vecchia Signora, dopo Del Piero e Boniperti. In maglia azzurra &#232; stato protagonista con 19 gol in 42 gare disputate. Erano gli anni dei grandi bomber che dovevano lottare tutte le domeniche con le strette marcature degli stopper avversari. Storie di un calcio ormai riposto nei cassetti dell'armadio con la naftalina per non essere intaccati dalle tarme, giusto per la speranza nella legge dei corsi e ricorsi storici che spesso ci fa ritornare da dove siamo partiti. Ma gli uomini e i campioni passano, mentre ritrovano magari con gli anni un altro significato di vita che non si riflette pi&#249; sul mondo del pallone giocato, ma che, magari, fa scoprire nuovi orizzonti personali. E poi c'&#232; quella dolce malinconia dei ricordi di campo e quelli di scrivania dirigenziale passati sempre nella Juventus assieme a Moggi e Giraudo. Momenti s&#236; e momenti no, si sono alternati nella vita di Bettega come un destino segnato, stabilito per lui come in ognuno di noi. <strong>Tra Gigi Riva, Paolo Rossi, Boninsegna e Paolino Pulici</strong> avrebbe potuto giocarsi il ruolo del pi&#249; forte attaccante del calcio italiano di allora, ma come detto, mille vicissitudini si sono intersecati alla sua vita professionale e umana. E ci sembra ancora di vederlo il <strong>Bobby Gol</strong> che fa coppia con <strong>Pietro Anastasi</strong> per completare l'attacco di quella Juventus di allora, in cui l'Avvocato Agnelli e il presidente Boniperti seppero dare un'impronta di squadra dal grande carisma, scegliendo giocatori in grado di far volare in cielo il tifo bianconero. E in cielo spesso ci andava <strong>Roberto Bettega</strong>, quando si alzava da terra e volava per colpire la palla di testa e fare gol, per poi ritornare sul prato verde del Comunale di Torino per abbracciare i compagni. Momenti che presumiamo siano sempre vividi nella mente e nello sguardo di questo calciatore dal fisico ben pronunciato, del quale i telecronisti argentini durante i mondiali del '78 declamavano i suoi gol con quel <strong>«Cabeza de Bettega»</strong> che era tutto dire. Sono passati tanti anni da allora. E oggi che Bobby Gol ha raggiunto l'et&#224; di 70 anni, pensiamo che quel soffiare le candeline sulla sua torta bianconera abbia nascosto un pizzico di malinconia di quel tempo mai fermato e che oggi &#232; solo pi&#249; un ricordo. Un piacevole ricordo!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>TorinoFL0711FL0711foto-roberto-bettega.jpgSIn-1013732.cfmSI01,02,03,06,1001057n
51013692NewsCampionatiDiamo voce al popolo bianconero. Cosa c’è che non va in questa Juve?20200708183644Dopo la cocente sconfitta della Juve ad opera del Milan.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juve sì, Juve no. Dopo la debacle di San Siro contro il diavolo rossonero, abbiamo pensato di dare voce al popolo bianconero formato da giornalisti, addetti ai lavori e tifosi, proprio per capire bene che cos’è la Juventus di Maurizio Sarri. Geniale o evanescente? Qual è davvero l’immagine di una squadra costruita per vincere la Champions, lo Scudetto, la Supercoppa e la Coppa Italia (questi due ultimi Trofei sono stati persi malamente). Per rispondere a questo quesito, abbiamo voluto tastare gli umori del mondo bianconero dando voce a chi spesso non ce l’ha. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cominciamo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Leonetti</b>. Giornalista, scrittore e opinionista TV sull’emittente privata 7 Gold, Leonetti è un grande esperto di calcio ed in particolare della Juventus, la squadra di cui conosce molto bene l’ambiente come un vero juventinologo. Ascoltiamolo, dunque, in quella che è la sua idea legata al momento della Vecchia Signora.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una Juventus in completa crisi psicologica, quella vista a San Siro contro il Milan. Un blackout mentale giunto come un’eclissi totale al 60’, quando i bianconeri conducevano per 2 a 0 sui rossoneri e avevano il controllo del gioco e la partita in ghiaccio. E forse anche il campionato. Difficile analizzare, difficile capire perché la squadra di Sarri abbia staccato completamente la spina del match, subendo poi, giustamente, una sconfitta tanto bruciante quanto meritata. L’istantanea del match è il gol del pareggio ad opera di Kessie: difesa piatta, passiva, con zero reazioni. Il doppio vantaggio ha avuto effetto bromuro nei bianconeri, che sono scivolati via dal match e non hanno più ritrovato il filo logico del gioco, del saper soffrire e lottare. Subendo 3 reti in cinque minuti, uno scempio, un crollo verticale che non ammette scusanti. Ora la Juventus deve voltare pagina, sin da sabato contro la terribile e brillantissima Atalanta, che non concederà nulla allo Stadium. La Juve ha lo scudetto in mano, ora sta ai bianconeri non sciupare tutto il percorso fatto sino ad ora.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Franco Leonetti</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è invece il parere di mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niko Caragliano</b>, allenatore della SS. Milazzo e componente del direttivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’Official Fan Club di Milazzo (Me) “Alessandro Del Piero”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Noi tifosi juventini siamo abituati bene, Da otto anni riusciamo ad accumulare titoli su titoli e siamo pronti a festeggiare per i nono anno di fila. Però quest’anno ci siamo rendendo conto che stiamo vincendo per mancanza di una concorrente che possa dare fastidio alla Juve, squadra formata da top player. La sensazione che abbiamo tutti è che quest’anno la Juve non è la solita squadra compatta, cinica, ordinata con mentalità vincente. Chi osserva attentamente la partita e non lo fa solo con l’occhio del tifoso accanito, nota una squadra fragile, mai costante, con la sensazione che si può prendere gol in qualsiasi momento. C’è da dire anche (ma vale per tutte le squadre) che questa è una stagione particolare. Il Covid ha influito e influirà ancora sullo spettacolo che regala il gioco del calcio. Quest’anno, a differenza di altri anni, constatiamo del malcontento generale sulla gestione di Maurizio Sarri, un allenatore che non è riuscito ancora ad oggi a farsi amare da noi tifosi, a differenza di Max Allegri, arrivato tra i cori di contestazione e andato via tra gli applausi di uno Juventus Stadium gremito. Tornando al presente, il campionato sembra ormai vinto (facendo tutti gli scongiuri del caso) con la speranza di vedere una Juve solida e vincente in Champions League, perché ricordiamoci tutti che alla Juve “Vincere è l’unica cosa che conta” e dei 60’ del calcio mondiale, a noi tifosi interessa ben poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Mister Niko Caragliano, SS. Milazzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso leggiamo cosa ne pensa il tifoso juventino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Salvo</b> da Milazzo (Me)</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A parte il blackout che succede ogni sette anni, devo dire che senza giocatori chiave come De Ligt e Dybala, prima dei trenta minuti di assoluta follia ho visto una Juventus che ha fatto una partita di controllo con un gran goal di Rabiot. Speriamo che si sia sbloccato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Daniele </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>da Perugia, tifoso juventino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Se dicessi tutto quello che penso, dubito che lo pubblicherebbero”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Spoto Francesco, un altro tifoso juventino.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io dico che quando un allenatore vede che la squadra cala di concentrazione, o meglio non ci mette più impegno, deve intervenire riprendendo i giocatori anche in modo prorompente, deve dare carica e si deve fare sentire. E poi, ci sono giocatori come Alex Sandro che avrebbero bisogno di ripetizione di calcio, perché non è la prima volta che fa questo errore”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Bene, per il momento ci fermiamo qui. Coloro i quali continueranno a esplicare i propri pareri, i commenti e le analisi sulla Juve di quest’anno, saranno pubblicati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013692.htmSi100451001,02,03,0701067
61013684NewsEditorialeGiada e Piero, serietà sul lavoro e passione per la Juventus20200620164116Quando il lavoro e la simpatia per la Juve e Alessandro Del Piero, si intersecano tra amicizia e spiccato senso del dovere. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita comune che in questo nostro Paese sempre afflitto da eterni problemi sociali ed economici, fanno riflettere per entusiasmo e intraprendenza sul lavoro portato avanti attraverso piccoli investimenti privati, che danno la possibilità di lavorare e portare avanti con dignità il proprio quotidiano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada è la sorella di Piero</b>, due personaggi che da tanti anni lavorano in proprio come specialisti di carni e profondi conoscitori di un settore che richiede massima serietà e oculatezza nell’individuare l’ottima qualità di pollame, piuttosto che conigli, agnelli, carni di vitello e tanto altro. Il loro posto di lavoro è un ricco doppio banco che condividono con papà e una serie di operosi aiutanti, per vendere carni al mercato di Corso Racconigi a Torino. La loro giornata comincia al mattino presto, incuranti se piove, fa freddo o si prospetta una giornata calda e ricca di raggi di sole. Giada e Piero sono là alle cinque del mattino per preparare il banco, lavorare le carni fresche arrivate dalla zona della vicina Cuneo e poi attendere i clienti che arriveranno di buon mattino. All’interno del luminoso banco nella cui vetrinetta spicca la merce preparata con cura, si scorge l’icona di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b>. Un simbolo inequivocabile di tifo juventino che si tramanda negli anni e che, presumiamo, abbia una sua spiegazione data da una fede che si trasmette da antica generazione famigliare. Ma avere messo orgogliosamente la fotografia di Del Piero, visibile all’interno del banco di lavoro, costituisce per Giada, Piero e il loro papà, un motivo di orgoglio, empatia e simpatia, verso un campione della Juventus che ha fatto un pezzo di gloriosa storia della Juventus. Un campione che nonostante abbia appeso da qualche anno le scarpe al chiodo, attraverso la sua immagine riesce ancora a far rivivere ai suoi tifosi i fasti luminosi della sua carriera. Ma Giada e Piero sanno che quell’immagine così volutamente messa in risalto sul loro banco, crea anche degli affettuosi sfottò da parte di clienti che essendo di fede calcistica opposta alla Juve, si divertono a scherzare, parlare di calcio e fare i propri commenti di parte. Ci sta, qui al mercato di Corso Racconigi a Torino in cui spesso attraverso il rapporto di lavoro si creano amicizie, ci sta pure che tra un petto di pollo e l’altro si affrontino temi pallonari che sfociano in risate, ironie e sfottò. Tu perché sei dell’Inter, l’altro perché fa il tifo per il Toro, il Milan, o il Napoli, qui, nell’attesa di essere serviti, è un vero e proprio intrattenimento discorsivo. Intanto la giornata di lavoro prosegue e presto volgerà al termine. Finirà intorno alle ore 14,00 e forse anche più, visto il tempo necessario per sgomberare le carni e deporle in un apposito luogo di trasporto refrigerato, ripulire e igienizzare la vetrinetta frigo e poi ritornare a casa. Bisogna fare in fretta, poiché in un battito di ciglia si faranno di nuovo le cinque del mattino e bisogna ricominciare un’altra giornata di lavoro. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> lo sa, visto che è sempre là, immortalato da molti anni con il suo sguardo che sembra dare il buongiorno a tutti. E non importa se non sono juventini, perché qui, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada e Piero</b> si fa sul serio. Il calcio e la Juve sono la loro passione, ma il lavoro e la cura del cliente rappresentano il guadagno per poter vivere di un mestiere duro, faticoso, con molte incertezze, ma sicuramente gratificante sotto l’aspetto umano e professionale. Sì, perché per Giada e suo fratello Piero è sempre importante cominciare la giornata alimentando le corde della positività. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> è lì con loro a esortarli con quel sorriso sornione di chi sembra dirti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dai, cominciamo insieme un’altra giornata di lavoro”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711immagine-di-del-piero.jpgSiN-1013684.htmSi100451001,02,030101
71013676NewsCampionatiA Milazzo c’è “Juventus sotto le stelle”20200606162541Lo Juventus Club di Milazzo(Me)«Alessandro Del Piero«, tra la passione e l`equilibrio di seguire le regole anti covid.<br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt;">Il calcio riaccende gli animi e, come tale, i tifosi organizzano nei vari club di appartenenza la possibilità di vivere attraverso Sky o i vari collegamenti in streaming, le partite di Coppa Italia, Campionato e Champions League. Tutto questo, naturalmente, nel rispetto delle distanze di sicurezza, uso delle mascherine e di quanto i vari protocolli emanati dai DDL impongano alla luce di un corretto comportamento, per non ricadere in un pericoloso rischio di contagio covid 19. E’ una questione seria di organizzazione in cui deve emergere spontanea l’idea dello spirito di un tifo, che pur non perdendo il suo naturale patos e l’emozione di sentirsi uniti nell’esaltare il proprio sentimento di fede calcistica, è necessario agire in maniera civile e consapevole nel godere il momento sportivo senza creare assembramenti, abbracci o pericolosi atteggiamenti di eccessiva enfasi. Dunque, nell’ottica di queste importanti regole da seguire, lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club di Milazzo (Me) - “Alessandro Del Piero”</b> – consapevole degli spazi ristretti della propria sede e incapace di contenere tutti i propri iscritti rispettando le regole di distanza, ha pensato e ottenuto di organizzare in una zona all’aperto della città di Milazzo, la reunion di tifosi juventini che saranno invitati ad assistere alle partite in numero ristretto e, soprattutto, nel rispetto delle regole imposte. Così si legge in una nota emanata dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttivo dello</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club di Milazzo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presieduto da Peppe Gitto</b>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Con la ripresa di Campionato, Coppa Italia e Champions League, anche il nostro club riparte con l’attività principale, ovvero la trasmissione in diretta di tutte le partite della Juventus che mancano per la conclusione della stagione 2019/’20. Tuttavia, il rispetto delle distanze di sicurezza, che avrebbe determinato dei limiti di affluenza nella nostra attuale sede, ci ha indotto a trovare una soluzione alternativa tale da garantire l’accesso al numero dei soci proporzionato alle presenze abituali. In attesa di fare ritorno nella sede ufficiale, abbiamo individuato un’area all’aperto che si presta benissimo allo scopo, visto lo svolgersi delle partite nel periodo estivo. Nei mesi di giugno, luglio e agosto, i nostri soci avranno la possibilità di seguire tutte le gare della nostra Juventus in 2 ampie sale esterne al bar del Terminal Aliscafi, sito in Via Luigi Rizzo 10. Vivremo un calcio d’estate differente da quello al quale siamo abituati. Non amichevoli ma partite decisive per lottare sui tre fronti e chiudere una stagione anomala e tormentata, ma che può ancora regalarci tante belle emozioni. Vi aspettiamo per tifare</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">insieme la nostra</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juve sotto le stelle.”</b> Da questa nota, dunque, si evidenzia un apprezzabile sforzo organizzativo del Club di Milazzo, il quale è riuscito ad amalgamare passione, cuore, ma anche cervello, nel sensibilizzare i propri soci a un comportamento consono al rispetto delle regole anti coronavirus. Ciascuno con la propria fede sportiva, ciascuno all’interno del proprio club di appartenenza, ciascuno con il desiderio appassionato di rivivere il calcio come tifo intelligente e consapevole del pericolo di non ricadere negli errori comportamentali che sono stati causa di pandemia. Il calcio è vita, il tifo è l’intelligenza di appassionarsi a un gioco che crea emozioni e rispetto verso se stessi e gli altri.</span><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 16pt;">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br>Milazzo (Me)FL0711FL0711img-20200606-wa0003.jpgSiNjuventus-clib-milazzo-1013676.htmSi100451001,02,0301032
81013655NewsEditorialeL’esempio della grande bellezza dell’Atalanta Bergamasca Calcio20200221173810L`avvento di una nuova cultura calcistica, fatta propria da una ex squadra provinciale<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Riservato a chi si inebria di calcio spettacolo, di armonia del pallone, di pregiato gusto del gioco e della sua purezza di espressione. L’Atalanta è questo, merita sempre il prezzo del biglietto anche se non sei propriamente tifoso simpatizzante della Dea Bergamasca. Ma che importa dare giudizi di parte, quando l’espressione di questo calcio sviluppato dai nerazzurri orobici è inconfutabilmente piacevole e capace di trasportarti in emozioni che durano anche 95 minuti. La partita di Champions contro il Valencia ha confermato quanto detto e visto ormai da almeno un triennio della squadra di Gasperini. Già, Gasperini. Se pensiamo che si continua a declamare nomi altisonanti di tecnici europei che potrebbero essere ingaggiati il prossimo anno per venire ad allenare in Italia, allora non capiamo come il modello italiano rappresentato da Gian Piero Gasperini e anche da Simone Inzaghi passi sempre in secondo piano. Siamo convinti, non da oggi, che il meglio dei coach dalle vedute moderne del football internazionale l’abbiamo in Italia. E non è un caso che Atalanta e Lazio stanno stravolgendo con il proprio gioco l’antica cultura calcistica italiana nel mondo, ancorata com’era a un calcio sparagnino, farraginoso, utilitaristico, talora vincente ma scarno di spettacolo. E non è vero che per assistere a uno spettacolo (Allegri dixit) bisogna andare al cinema, al teatro o al circo, perché anche lo stadio può offrire, se vuole, l’armonia di un pallone che non deve essere per forza strozzato dalla vittoria a tutti i costi, ma sappia intendere con scioltezza fisica e mentale ciò che significa emozione, brividi di trame di gioco, corsa non forsennata ma corretta, intelligente, e amalgama di squadra che ti trasmette la sua voglia di divertirsi e divertire. Eppure sulla bocca di tutti, nei sogni dei tifosi e anche dello stato maggiore delle società di calcio d’Italia, ci sono sempre Pep Guardiola, Jurgen Klopp, Josè Mourinho, Mauricio Pochettino, Zinedine Zidane. Ottimi tecnici che hanno vinto molto ma che hanno saputo vendere la propria immagine nel mondo come fossero il non plus ultra, come se con loro si stipulasse il contratto delle Champions sicuramente vinte. Ma i meccanismi del calcio sono molto delicati perché si tratta di uno sport di squadra che ha bisogno di oleare bene tutti i suoi meccanismi in maniera globale, armonica, e se soltanto un tassello non s’incastra bene all’interno del gruppo, ecco che tu puoi avere il miglior tecnico del mondo e non vincere, perché in quel calcio espresso dalla tua squadra manca sempre qualcosa. E’ un po’ il discorso che l’ambiente juventino sta vivendo in questa stagione con Maurizio Sarri, il tecnico chiamato dal Chelsea per venire ad apportare alla Juventus un gioco divertente che non c’è perché sembra esserci un conflitto ideologico tra tecnico e squadra. Sì, perché la prima regola è che un buon allenatore deve poter sviluppare il proprio credo calcistico in base alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori, senza snaturare ruoli e caratteristiche di campioni a cui non hai nulla da insegnare se non collocarli nella giusta posizione per rendere al meglio, creando l’armonia globale all’interno della squadra stessa. E’ quello che stanno facendo certi tecnici italiani nel loro lavoro, con le relative rose non particolarmente eccelse come quelle di Gasperini, Inzaghi, ma anche di D’Aversa, piuttosto che di Juric. E’ il calcio della grande bellezza, è la voglia di divertirsi e divertire che aleggia nella globalizzazione di un football internazionale diventato forse meno tecnico e più atletico, là dove la forza fisica è sempre supportata dal cervello. Si rifletta su questi temi e si prenda ad esempio il fantastico messaggio di un’Atalanta che incanta, che diverte, che emoziona e ti riconcilia con un pallone che spesso angustia e disamora per noia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711inzaghi-gasperini.jpgSiNl-esempio-della-grande-bellezza-dell-atalanta-bergamasca-calcio-1013655.htmSi100451001,02,0301094
91013629NewsEditorialeLettera a Cristiano Ronaldo20191112095724L`errore di CR7 nel ritenersi diverso dagli altri,non rispettando certe regole che sono alla base del professionismo calcistico. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Hai sbagliato Cristiano. Sì, hai sbagliato per più di un motivo, quando il tuo allenatore Maurizio Sarri ha deciso nell’arco di tre giorni di sostituirti, prima con Douglas Costa in Champions contro la Dinamo Mosca e poi con Paulo Dybala in Campionato contro il Milan. Non è stata lesa maestà, la tua, ma più semplicemente un cambio che tu stesso avresti dovuto accettare con intelligenza, consapevole che da circa un mese a questa parte il tuo stato di forma non è consono alle aspettative che si hanno su di te che sei pluripremiato di Palloni d’Oro e Campione che costituisce per le società con le quali hai giocato in carriera, un Brand insostituibile dal punto di vista commerciale. Ed è così anche oggi per la Juventus che nell’estate 2018 ha acquistato il tuo cartellino per 100 milioni di euro, più 12 milioni di commissioni, più 58 milioni di stipendio lordo annuale, per avere da te l’accesso a nuovi mercati europei con l’eventuale assalto alla tanto sospirata conquista della Champions League. Un contratto che non avviene propriamente tutti i giorni per giocatori non solo ritenuti “normali”, ma anche per quelli come te che extraterrestre sei ritenuto. E’ vero, il management della Juventus ha fatto con te l’affare del secolo, tenuto conto che nella scorsa stagione si sono ricavati 55 milioni di euro in più rispetto al passato, tuttavia, tutto questo dare e avere sviluppato nel tuo rapporto con Andrea Agnelli e il suo entourage, non pregiudica il fatto che tu resti pur sempre un calciatore dalle immense qualità tecniche, dotato di un indiscutibile spessore carismatico all’interno della squadra e quindi dello spogliatoio, il quale ti deve caricare di responsabilità in tutti quegli sviluppi di calciatore professionista che riconducono a momenti di grande forma ad altri di appannamento fisico, tecnico e mentale. E’ un fatto naturale che investe i calciatori come te e anche quelli più giovani e meno dotati tecnicamente, ma che si vedono a dover gestire, pur tra piccoli mugugni di delusione personale, quell’accettare i momenti di difficoltà che devono essere presi con intelligenza e forza di volontà, nel superare quella particolare situazione delicata della propria carriera. Ecco, Cristiano, tu questo non l’hai fatto, perché quel tuo uscire dall’Allianz Stadium nel momento del cambio senza sederti in panchina ma andando via direttamente, mormorando frasi probabilmente irriguardose nei confronti del tuo allenatore, hai messo in evidenza una presupponenza che non è da grande campione quale tu sei. Tutto ciò va a inficiare a tuo discapito i buoni rapporti con i tuoi compagni di squadra, che quotidianamente condividono con te uno spogliatoio fatto di relazioni non solo tecniche ma anche umane. E pensa se Del Piero o il tuo amico Gigi Buffon, si fossero dimostrati in carriera quello che tu hai espresso in un attimo con quell’atteggiamento negativo, che non si addice alla grandezza dei tuoi trascorsi pallonari. E’ vero, in carriera sei stato sostituito soltanto poche volte, ma il tuo stato di forma fisica e mentale era tale, per cui non si poneva il problema. Ora, che a 35 anni è possibile qualche momento di legittimo appannamento di forma, nonostante la tua grandezza da extraterrestre, sei messo alla prova anche sotto l’aspetto della tua maturità personale. E chiedere scusa ai tuoi compagni di squadra, alla società Juventus che ti coccola, ai tifosi che da quando sei arrivato a Torino si assoggettano a pagare un biglietto salatissimo per assistere alle tue giocate, credimi, non è mortificarsi, ma, semmai, è dare un ulteriore segnale della tua grandezza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNlettera-a-cristiano-ronaldo-1013629.htmSi100451001,02,03030234
101013607NewsEditorialeGian Piero Gasperini, cittadino onorario di Bergamo20190910155751Una bella storia da raccontare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con la cittadinanza onoraria, vogliamo riconoscere a Gian Piero Gasperini la nostra gratitudine per quello che ha fatto”.</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Così motiva il riconoscimento della città di Bergamo il sindaco <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio Gori</b>, il quale dopo avere riunito l’intero Consiglio Comunale ha dato seguito all’onorificenza. Molto emozionato è apparso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> che quasi incredulo di tanta attenzione nei suoi confronti ha così dichiarato:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">” Vogliamo vivere altre emozioni, forse ancora più forti, abbiamo voglia di dare entusiasmo e felicità alla gente, perché in tutta questa storia quello che più ci ha emozionato è stata la felicità negli occhi dei tifosi. Per me non è un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">premio, ma il regalo più bello della mia vita”.</b> E, in effetti, questo è il più bel riconoscimento che il tecnico della Dea potesse ricevere alla presenza dei suoi affetti più cari, di una nutrita schiera di politici locali, di semplici tifosi, del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente nerazzurro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Percassi</b> e del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttore operativo Roberto Spagnolo</b>. Tutti per lui, animati dall’esaltazione di chi desidera dirgli grazie per quanto sta facendo per la città Orobica, a livello di immagine nel mondo non solo calcistico. Essere considerato bergamasco è per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> motivo di orgoglio, proprio lui che conserva origini piemontesi di quel paese di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grugliasco</b> che sorge silente e senza squilli di tromba nell’hinterland torinese. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bergamo è speciale, ho un forte legame con questa città”,</b> dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b> manifestando chiari momenti di commozione capaci di fare scendere le lacrime sul suo viso. E’ il tributo di un lavoro serio, eticamente perfetto nell’intendere il calcio come qualcosa che va oltre la ricchezza, il denaro e tutto ciò che spesso enfatizza la banalità di pensiero verso questo mondo edulcorato da troppi privilegi. Tuttavia, i sentimenti che fanno sempre capo alla centralità della persona, devono sempre essere tenuti in considerazione come il significato profondo di ogni cosa. Sono storie di vita, di percorsi professionali che spesso ti portano a scoprire angoli di mondo che premiano la tua persona, così com’è successo a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini da Grugliasco</b>, che nato nel 1958, partito dal settore giovanile della Juventus e poi legato particolarmente a questi colori, mai più avrebbe pensato che il destino della sua vita personale e calcistica si potesse legare così affettivamente alla città orobica e alla gente bergamasca che gli è grata per avere condotto l’Atalanta per la prima volta nella sua storia in Champions League. Segno che anche nel calcio ci sono storie belle da raccontare, da ascoltare e fare proprie come quei sogni che nella vita spesso si avverano quando meno te l’aspetti. E allora pensi quanto sia fantastica la vita e come troppe volte non ce ne accorgiamo, presi come siamo a rincorrere frettolosamente una quotidianità che spesso tende a demotivare le nostre legittime aspirazioni. Ma la perseveranza, la voglia di non arrendersi mai nell’esplicare il proprio compito professionale all’insegna dell’etica, della serietà e della correttezza, qualche volta nella vita è premiante. La storia del piemontese Gian Piero Gasperini diventato cittadino onorario della città di Bergamo, ce lo insegna. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711gasperini_cittadinanza_bergamo_3.jpgSiNgian-piero-gasperini-cittadino-onorario-di-bergamo-1013607.htmSi100451001,02,03030216
111013602NewsCampionatiA Milazzo (Me) è stata inaugurata la nuova sede dello Juventus Official Fan Club.20190824165417L`entusiasmo del popolo bianconero della città mamertina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Anche Radio Bianconera si collegherà con la nuova casa. </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come in ogni altra parte d’Italia, anche a Milazzo (Me) quando si parla di Juventus, il popolo bianconero è sempre pronto a rendersi partecipe a qualsiasi evento organizzato. Prova ne è stata ieri sera, quando in occasione dell’inaugurazione della nuova sede dello <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Official</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fan Club di Milazzo di Via San Giovanni 32, </b>sono accorsi centinaia di tifosi debitamente vestiti di colori bianconeri. Una sorta di testimonianza della propria fede calcistica, capace di sfidare l’insopportabile calura estiva che in questi giorni di agosto sta tormentando la Sicilia e in genere anche il Sud d’Italia. Ma la Juve e il calcio che conta, sembrano avere la priorità su ogni altra cosa in una Milazzo che ha sete di football vero. Così, dopo avere salutato i tanti tifosi in attesa di entrare per la prima volta nella nuova sede per brindare e addolcire il palato con le specialità del luogo, siamo stati accolti dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente Giuseppe Gitto</b> e da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Sottile</b> che orgogliosamente ci hanno fatto visitare in anteprima le stanze della nuova casa bianconera di Milazzo. E’ inutile dire che le stanze, i pavimenti, i muri e persino le porte trasudano di storia bianconera. Un capiente locale fornito di grande schermo per assistere alle partite, fa da contraltare ai tanti quadri che ricordano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Avvocato Giovanni Agnelli, Giampiero Boniperti</b>, maglie con firme e dediche dei giocatori della Juventus e poi due manichini vestiti con le nuove maglie bianconere a far da benvenuto agli ospiti. Poi, in un’altra sala, si può scorgere anche una play station per chi ne vuole fare uso e una scrivania che è corredo di segreteria. Non c’è che dire, questa nuova sede dello <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Official Fan Club di Milazzo </b>intitolato ad<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Alessandro Del Piero</b> è davvero funzionale, moderno e adatto a ospitare gli oltre 250 iscritti che potranno vivere il senso di aggregazione e le emozioni regalate dalla Vecchia Signora d’Italia. E non è un caso che la prossima settimana anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Radio Bianconera</b> del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttore Antonio Paolino</b>, si collegherà con la nuova sede della Juventus a Milazzo per scoprire gli angoli che misureranno i palpiti bianconeri in Campionato, Champions e di tanti altri impegni stagionali che la squadra di Maurizio Sarri è chiamata ad affrontare. Intanto è arrivato il momento di brindare al futuro della nuova sede, mentre l’immancabile torta rigorosamente ornata con i colori bianconeri, è servita ai tanti tifosi che ne gustano la prelibatezza. E’ il segno tangibile di una rinnovata fiducia della Milazzo bianconera, che dopo avere risposto in maniera così eclatante all’invito di partecipazione all’evento di inaugurazione della nuova sede, sicuramente si attiveranno nel frequentarla ancor più di prima.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzofl0711fl0711foto-inaugurazione-juve-milazzo.jpgSiNa-milazzo-me-e-stata-inaugurata-la-nuova-sede-dello-juventus-official-fan-club-1013602.htmSi100451001,02,03030480
121013588NewsEditorialeFrancesco Totti, “Mi dimetto perché sono stato tenuto fuori da tutto”20190617173911L`amaro sfogo dell`ex capitano della Roma, che consegna le sue dimissioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Essere ingombranti. E’ il destino dei calciatori importanti che poi, a fine carriera, si preferisce mandarli via perché fanno ombra ai vertici della società. Storie che si ripetono nel calcio di oggi, sempre più soggetto a rispettare gerarchie e ruoli importanti. Del Piero come Totti. Due capitani che hanno fatto la storia delle loro rispettive società, sono apparsi subito ingombranti per il loro successo mediatico a discapito dello stato maggiore societario. E così pure Totti ha dato l’addio alla sua Roma in una lunga conferenza stampa organizzata al Salone d’onore del Coni, tra emozione e tanta sicurezza di non avere più alcun ripensamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Mi dimetto non per colpa mia, ma perché sono stato tenuto fuori da tutto”. </i></b>Così <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Francesco Totti</i></b> si presenta ad una platea gremita di colleghi giornalisti i quali il più delle volte restano disarmati dalla chiarezza e dalla trasparenza dell’ex direttore tecnico della Roma. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Non è stata una decisione facile, ma non potevo più restare con una dirigenza che non mi ha mai fatto sentire parte in causa” </i></b>dice Totti, che aggiunge di avere contattato soltanto Conte come allenatore della Roma, perché ritenuto adatto al progetto di ricostruzione, ma la cosa non è andata a buon fine per diversi motivi.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> “Per il resto ho sentito parlare di altri allenatori che avrei contattato per sedere sulla panchina della Roma. Non è vero niente, sono tutte storie inventate”</i></b>. E la sua tanta voglia di sincerità lo porta a raccontare ciò che gli esce da dentro il cuore<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">: “Non ho mai avuto la possibilità di lavorare nell’area tecnica della Roma. Non avevo mai chiesto soldi, ma penso di avere le competenze per fare il direttore tecnico. Invece hanno fatto l’allenatore e il D.S. senza neppure chiamarmi. Mi hanno invitato a Londra due giorni prima, quando avevano deciso tutto, senza chiedermi se mi andavano bene o meno. Il pensiero fisso di alcune persone fin dall’inizio era fare fuori i romani dalla Roma. Adesso hanno ottenuto quello che volevano. Baldini? Mai avuto un rapporto con lui e mai ci sarà: si doveva scegliere e mi sono fatto da parte io.”</i></b> Amare le parole di Totti che dice pure che a Trigoria qualcuno “l’ha pugnalato”. Insomma uno sfogo a tutto campo contro chi non lo ha mai preso in considerazione per la posizione che occupava nella dirigenza della Roma. Intanto i tifosi giallorossi sono già in fermento, perché perdere in una volta sola due bandiere come Francesco Totti e Daniele De Rossi non è cosa da poco. Adesso si attende la risposta di Pallotta, Baldini e dei vertici della società. L’affare si complica e la gestione della comunicazione continua ad essere davvero carente. Ma lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Francesco Totti,</i></b> eterno capitano della Roma apre la porta ad un eventuale ritorno soltanto se un giorno cambierà la proprietà. Per adesso promette di andare a vedere qualche volta la sua Roma in curva, magari assieme a De Rossi. Tra la sua gente, il suo popolo che lo ha idolatrato, coccolato come uno di loro. Ma la Roma no!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-francesco-totti.jpgSiNfrancesco-totti-mi-dimetto-perche-sono-stato-tenuto-fuori-da-tutto-1013588.htmSi100451001,02,03030235
131013569NewsCampionatiL’Atalanta delle meraviglie20190516175998La Dea, nonostante la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, resta la migliore realtà calcistica del nostro campionato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Dea, prossima avversaria della Juventus nel penultimo turno di campionato, nonostante la delusione della sconfitta da parte della Lazio nella finale di Coppa Italia, possiamo definirla come una squadra che più d’ogni altra gode dei favori del bel gioco, paragonabile per dinamismo, brillantezza e ordine tattico, alle migliori compagini inglesi di questo momento. I bergamaschi, infatti, con 65 punti in classifica occupano il quarto posto a un solo punto dall’Inter. Un obiettivo intrigante per i giocatori di Gasperini, che accarezzano il sogno di partecipazione alla Champions 2019/’20. Tuttavia, il cammino in questo campionato della Dea non è sempre stato così brillante, come da un certo punto in avanti. Se infatti proviamo a ripercorrere le prestazioni della squadra di Gasperini fin dall’inizio dell’attuale campionato, ci accorgiamo delle tante traversie sostenute prima di arrivare a tale livello. L’iniziale esclusione del Milan in Europa League avrebbe portato la Dea ad accedere direttamente alla fase a girone, ma dopo che il ricorso presentato dai rossoneri è stato accettato, ai bergamaschi è toccato disputare in piena estate i turni preliminari, eliminando il Sarajevo e l’Hapoel Haifa. Nel frattempo è iniziato l’attuale campionato di Serie A, e l’Atalanta con il 4 a 0 inflitto al Frosinone, realizza come numero di gol un qualcosa che alla prima giornata di campionato non si verificava da dieci anni. E intanto continua il percorso degli orobici in Europa League con il match d’andata contro i danesi del Copenaghen terminato a reti bianche, ma la squadra di Gasperini sembra decisa a vendere cara la pelle nello scontro di ritorno. Intanto, la partita di campionato contro la Roma finisce 3 a 3 e l’Atalanta si avvia subito a disputare il match di ritorno in Europa League. La partita termina a reti inviolate e la Dea è costretta a effettuare i tempi supplementari e i calci di rigore, che la estromettono dalla competizione europea per effetto degli errori dal dischetto di Papu Gomez e Cornelius. Questa delusione, davvero cocente per gli orobici, ha subito creato un periodo negativo a livello mentale e fisico, dovuto anche a una preparazione inaspettatamente anticipata per i fatti prima citati. E così i nerazzurri di Gasperini perdono in casa contro il Cagliari, perdono a Ferrara contro la Spal, pareggiano contro il Milan e il Torino e ripiombano nella sconfitta fuori casa contro la Fiorentina e poi in casa contro la Sampdoria. A questo punto il cielo sopra lo Stadio Atleti Azzurri d’Italia, comincia a essere nuvoloso e carico di polemiche. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che succede dunque a questa Atalanta così piena di promesse di bel gioco e risultati? Gasperini cerca una spiegazione a questa improvvisa carenza di gioco e si discolpa nell’asserire che mai si è sognato di dire che la sua Atalanta potesse arrivare in Europa, semmai il primo obiettivo sarebbe stato quello di salvarsi. Un classico del calcio che acclama quando le cose vanno bene e distrugge tutto al primo insuccesso. Comunque, tra una polemica e l’altra, la Dea e il suo allenatore s’impongono di non smarrirsi e cercano di riprendere la strada bruscamente interrotta. Così, all’inizio dell’autunno, gli orobici azzeccano un filotto di 4 vittorie, cominciando con un corposo 5 a 1 a Verona contro il Chievo e finendo con un bel 4 a 1 casalingo inflitto all’Inter di Spalletti. Segno di una ritrovata vena e una ripresa che sapeva di orgoglio, ma anche di qualche ravvedimento tattico effettuato da mister Gasperini. Poi, sul finire del girone d’andata, l’Atalanta beneficia dell’improvvisa vena di Zapata il quale realizza gol importanti per il gioco, l’ambiente e la classifica, che dopo 19 giornate la vede salire all’ottavo posto con l’avanzare del suo cammino in Coppa Italia. Nel girone di ritorno la squadra mantiene una grande regolarità di risultati, grazie anche alla crescita di giocatori tecnicamente forti come Ilicic e Papu Gomez che spalleggiano la forza fisica di Duvan Zapata. La squadra sembra rifiorita anche sul piano mentale, per il suo essere perfettamente coesa tra difesa (con il redivivo Masiello e poi Castagne, Djimsiti, Gosens, Mancini, Palomino e Toloi) centrocampo (con De Roon, Freuler, Pasalic) e attacco. Ma nulla sarebbero questi giocatori, se non ci fosse la sapiente mano di Gian Piero Gasperini da Grugliasco, il 60enne allenatore di un’Atalanta cui si sono ormai sprecati i migliori aggettivi nell’espressione del bel calcio. Certo, perdere la finale di Coppa Italia brucia molto all’ambiente orobico, soprattutto in virtù di come è maturata questa sconfitta. Tuttavia, possiamo tranquillamente dire che questa Atalanta, la quale oggi consideriamo come una ex provinciale, ci induce a pensare come anche nelle piccole realtà si possa instaurare l’idea di un calcio ad alti livelli. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711foto-gian-piero-gasperini.jpgSiNl-atalanta-delle-meraviglie-1013569.htmSi100451001,02,03030231
141013568NewsCampionatiOfficial Fan Club Doc “Alessandro Del Piero” di Milazzo20190516170836Tra l`azzurro del mare e del cielo di Milazzo, c`è una realtà di tifosi juventini che ben si accomunano al resto d`Italia. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Là, dove la penisola di Milazzo sorride alle isole Eolie che gli stanno davanti, c’è una passione bianconera radicata nel tempo che storicamente segue le trasferte e le gesta della squadra del cuore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus.</b> Nato nell’estate 2016, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Official Fan Club Doc “Alessandro Del Piero” di Milazzo</b> conta 245 iscritti con larga possibilità di aumento di abbonati, grazie al grande richiamo per la buona conduzione organizzativa dei componenti il direttivo cui fa capo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il presidente Giuseppe Gitto, il vicepresidente Enzo Messina, il tesoriere Giancarlo Currò, il segretario Francesco Sottile, il referente delle comunicazioni Mario Basile e i consiglieri Marco Amorosia, Vincenzo Alosi</b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">, Nico Caragliano e Fabio Milici </b>che compongono un gruppo assai coeso. Molti sono stati gli ospiti illustri che si sono avvicendati durante gli anni di vita del club bianconero, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">da Totò Schillaci a Sergio Brio a Stefano Tacconi.</b> Dunque, anche qui, in questo incantevole angolo di mondo si avvertono forti i palpiti di passione per la Vecchia Signora d’Italia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milazzo (Me)fl0711fl0711foto-club-milazzo.jpgSiNofficial-fan-club-doc-alessandro-del-piero-di-milazzo-1013568.htmSi100451001,02,03030450
151013567NewsCampionatiDaniele De Rossi lascia la Roma ma non il calcio20190515180717Quando le dure leggi della vita si scontrano con il mondo del calcio<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ sempre la solita storia. Quando sei ritenuto ormai avanti con l’età, non esistono società di calcio che vogliono rischiare un rinnovo di contratto. Da Maldini a Totti a Del Piero e poi Marchisio ritenuto troppo fragile dal punto di vista muscolare, le rispettive società di appartenenza hanno dato il benservito. Giusto o sbagliato, questo mondo pallonaro così intriso di alti interessi economici non guarda in faccia nessuno, non ha tempo di farsi assalire da sensi di colpa neanche per certi giocatori simbolo. Qualcuno pensa alla mancanza di gratitudine per tutto ciò che un calciatore a fine carriera ha fatto per quella determinata società, cui sarebbe auspicabile una sorta di accompagnamento fino al giorno in cui si decide di appendere gli scarpini al chiodo. Ma non è così! Daniele De Rossi è l’ultima “vittima” di un pallone che si fa scivolare di dosso il senso dell’umano. Entrato a far parte della Roma quando aveva solo 9 anni, Daniele De Rossi ha fatto tutta la trafila della scuola calcio, del Settore Giovanile e poi della Prima Squadra. Lo chiamavano capitan futuro, proprio per quel suo rappresentare i colori giallorossi che gli si sono appiccicati addosso alla pelle e davano ai tifosi quella sicurezza di poter contare su di lui a vita. Prima come calciatore rappresentativo, poi come capitano che ha preso il posto di Totti e ancora come eventuale allenatore o chissà, magari come dirigente. Sempre nella sua Roma, sempre con i colori giallorossi nel cuore per lui, per i compagni e per i suoi tifosi. Una vita da capitano coraggioso, esemplare all’interno dello spogliatoio e sul campo, dove in carriera qualche volta ha pure esagerato nel suo strafare agonistico. Ma ci sta, perché fa parte del suo carattere, delle sue caratteristiche tecniche di calciatore sempre disposto a battagliare in campo per carpire il pallone agli avversari. Ma evidentemente tutta questa lunga appartenenza alla società giallorossa non è bastata per garantirgli un rinnovo di contratto che potesse accontentarlo fine alla chiusura della sua carriera di calciatore. Una carriera che De Rossi non è ancora intenzionato a chiudere perché sente ancora certi stimoli calcistici mai sopiti e quella voglia di combattere in campo che l’ha reso utile nella Roma e in Nazionale. Ma Pallotta e Baldini non la pensano così e con uno squallido twitter gli hanno dato il benservito. Daniele De Rossi giocherà ancora due partite con la Roma fino alla chiusura di questo campionato. Alla fine dell’ultima gara dei giallorossi che si giocherà allo Stadio Olimpico contro il Parma, ci sarà il commiato dalla sua gente, dai suoi tifosi, dalla sua curva che tanto lo ha amato. E’ un po’ come rivedere un film già visto con Totti, fatto di lacrime e ringraziamenti che sanno, almeno in questo caso, di umano e non trascendono in cose che riguardano il denaro, l’interesse, la voglia di programmare il futuro con i giusti investimenti. Peccato che di mezzo c’è sempre l’uomo con i suoi sentimenti che vanno oltre la ricchezza, la fama e le attenzioni mediatiche che vengono riservate al mondo del pallone. Un mondo a parte destinato solo a pochi eletti, ma che poi si scontra con la vita e le sue leggi. E poi? Le strade si dividono! Ad oggi non è ancora dato sapere dove andrà a giocare Daniele De Rossi. Fonti bene informate dicono che andrà a giocare all’estero, anche se è prossimo a festeggiare le 36 candeline sulla torta. Ma lui ha ancora voglia di giocare a calcio perché sente quel sacro fuoco che l’ha animato fin dal giorno in cui ha messo piede per la prima volta alla Roma. Sembrerà strano vederlo con un’altra maglia, anche se Daniele, pur con l’amarezza di essersi scontrato con le ingrate leggi del calcio, resterà per sempre tifoso della Roma. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-daniele-de-rossi.jpgSiNdaniele-de-rossi-lascia-la-roma-ma-non-il-calcio-1013567.htmSi100451001,02,03030249
161013547NewsEditorialeSi aprono i microfoni di Radio Bianconera20190409184355Il Direttore Antonio Paolino ha presentato alla stampa il nuovo progetto editoriale di RBN. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno”. </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Boniperti, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Antonio Paolino</b> ha indossato i “parastinchi”, lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Radio Bianconera”.</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero,</b> uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">RBN</b> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">radio bianconera.com</b>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App </b>per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">iOs </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Android</b> e dai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alexa</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cose di Calcio”</b> dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà la Juve e l’attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolino,</b> memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero “ma sempre all’insegna dell’adagio, per cui tifare a favore e mai contro”. Nel palinsesto poi ci sarà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ritratti</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in bianconero”,</b> un viaggio nel tempo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabrizio Ponciroli,</b> accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Social Club”,</b> lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demichelis</b> che darà voci a gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bordocampo”</b> poi, sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti coinvolgendo le opinioni, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Terzo Tempo”</b> è il talk show che sviscera tutto sul mondo della Vecchia Signora e suoi avversari. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Avanti Madama” </b>con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero attraverso due ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri…..tutti zebrati. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi la guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Detto tra noi”,</b> l’editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste al pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi</b> e le sue celebri “tacconate” a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wierchowood,</b> da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l’Under 23 e le selezioni giovanili. Insomma, non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp </b>dedicato. Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in “attacco”. C’è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Gabriele Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNsi-aprono-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013547.htmSi100451001,02,03030190
171013546NewsEditorialeAntonio Paolino apre i microfoni di Radio Bianconera20190409092038Direttamente dalla conferenza stampa di RBN<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>"Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno".</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di Giampiero Boniperti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha indossato i "parastinchi", lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Radio Bianconera".</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero</b>, uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena.&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>RBN</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <a href="http://radiobianconera.com/" target="_blank"><span style="color: blue;">radiobianconera.com</span></a>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App per iOs e Android e dai podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di Alexa e Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di "Cose di Calcio" dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>a Juve e l'attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou</b>. Paolino, memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"ma sempre all'insegna dell'adagio per cui tifare a favore e mai contro".</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Nel palinsesto poi ci sarà&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Ritratti in bianconero", </b>u</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>n viaggio nel tempo con&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Fabrizio</span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ponciroli</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>, accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Social Club",</b></span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo Demichelis</b> che darà&nbsp;voce a&nbsp;gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Bordocampo"</b> poi sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti&nbsp;coinvolgendo le opinioni</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Terzo Tempo"</b> è </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;il talk show che sviscera tutto sul&nbsp;mondo della Vecchia Signora e sui&nbsp;suoi&nbsp;avversari.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Avanti Madama"</b> con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero&nbsp; attraverso d</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>ue ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri... tutti zebrati.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp; <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi alla guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Detto tra noi",</b> l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>'editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste alla pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi </b>e le sue celebri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"tacconate"</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vierchowood</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi a Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da coach <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l'Under 23 e le selezioni giovanili.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Insomma non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp</b> dedicato.&nbsp;Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in "attacco". C'è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Gabriele Cavallaro</span></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'><br clear="all" style="mso-special-character: line-break;"> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNantonio-paolino-apre-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013546.htmSi100451001,02,03030168
181013545NewsEditorialeIl direttore Antonio Paolino, apre i microfoni di Radio Bianconera20190409090221Direttamente dalla conferenza stampa di RBN<br><strong> </strong><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>"Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno".</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di Giampiero Boniperti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha indossato i "parastinchi", lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Radio Bianconera".</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero</b>, uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>RBN</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <a href="http://radiobianconera.com/" target="_blank"><span style="color: blue;">radiobianconera.com</span></a>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App per iOs e Android e dai podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di Alexa e Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di "Cose di Calcio" dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>a Juve e l'attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou</b>. Paolino, memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"ma sempre all'insegna dell'adagio per cui tifare a favore e mai contro".</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Nel palinsesto poi ci sarà&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Ritratti in bianconero", </b>u</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>n viaggio nel tempo con&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Fabrizio</span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ponciroli</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>, accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Social Club",</b></span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo Demichelis</b> che darà&nbsp;voce a&nbsp;gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Bordocampo"</b> poi sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti&nbsp;coinvolgendo le opinioni</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Terzo Tempo"</b> è </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;il talk show che sviscera tutto sul&nbsp;mondo della Vecchia Signora e sui&nbsp;suoi&nbsp;avversari.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Avanti Madama"</b> con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero&nbsp; attraverso d</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>ue ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri... tutti zebrati.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp; <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi alla guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Detto tra noi",</b> l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>'editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste alla pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi </b>e le sue celebri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"tacconate"</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vierchowood</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi a Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da coach <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l'Under 23 e le selezioni giovanili.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Insomma non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp</b> dedicato.&nbsp;Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in "attacco". C'è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Gabriele Cavallaro</span></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'><br clear="all" style="mso-special-character: line-break;"> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNil-direttore-antonio-paolino-apre-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013545.htmSi100451001,02,03030159
191013538NewsEditorialeLettera a Cristiano Ronaldo.20190316163555Peccato per quel deprecabile gesto che in parte ha rovinato la festa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quel gesto non dovevi farlo. Potevi e dovevi evitarlo, Cristiano. Nel calcio come nella vita ci sono delle regole etiche e di buona educazione che sono fondamentali e vanno rispettate. Tu, mostrando gli attributi alla curva ospite alla fine della stupenda partita contro l’Atletico Madrid, queste regole non le hai rispettate. Penso che sia stata una grave macchia che è andata ad intaccare una partita memorabile, capace di essere ricordata nella storia degli annali del calcio della Juventus. Questo non è lo stile Juventus e forse non è neppure il tuo, giocatore di immensa classe che sei stato insignito più volte di preziose targhe e trofei, che ti hanno regalato il titolo di migliore calciatore al mondo. Chi mi segue da anni tra le pagine di questo giornale, sa che non sono un ipocrita moralista di idee falsamente puritane e ammantate da quel perbenismo di facciata che sa di bacchettone. Tuttavia, penso che ci sono atteggiamenti che vanno oltre ogni limite della più legittima euforia. Così come avevo biasimato il cholo Simeone all’andata della partita di Champions vinta dai colchoneros, per avere mostrato sbracatamente gli attributi alla tribuna dei suoi tifosi in segno di forza e virilità della sua squadra, non posso fare a meno di disapprovare il tuo gesto rivolto (probabilmente) ai tifosi ospiti. E’ stato davvero stridente essere immortalato dai fotografi e dalle telecamere di tutto il mondo, mentre con quel gesto davi sfogo alla gioia di essere stato l’interprete principale di una remuntada che sa di qualcosa di epocale. Non è da te, quell’atteggiamento volgare non può appartenere a un Cristiano Ronaldo il cui comportamento viene imitato da tutti, piccoli e grandi fan. Nel bene e nel male hai il dovere di essere da esempio, così come lo sei negli spogliatoi, negli allenamenti e in campo, quando sai trascinare i compagni da vero leader quale tu sei, non puoi dimenticare di esserlo anche quando sei stuzzicato da ingiuste e volgari offese ricevute da parte di tifoserie avverse. Sì, perché se il tuo gesto volgare voleva essere la risposta alla brutta accoglienza cui sei stato sottoposto la notte del Wanda Metropolitano dai Colchoneros, hai sbagliato alla grande perché ti sei messo alla pari di chi interpreta il mondo del calcio in maniera errata. La risposta, quella vera, l’avevi saputa dare in campo da vero trascinatore, da vero campione quale sei. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Allora, perché abbandonarsi alla bassezza di comportamenti che hanno offeso e forse anche deluso certi tifosi che vedono in te un modello da imitare? Cosa avrà pensato di papà, tuo figlio che è già un piccolo campioncino in erba? No Cristiano, è stato come mostrare tutta la tua fragilità di campione e di uomo. E poi ti ricordo che i grandi campioni del passato della Juventus hanno sempre rispettato l’etica di una società che ha fatto dello stile il suo emblema. A memoria non ricordo simili atteggiamenti da parte dei vari Platini, Baggio, Del Piero, e neanche di quella squadra che vinse l’ultima Champions League a Roma contro l’Aiax. Ricordo che la mia cronaca di allora sottolineò una grande gioia che si è intersecata tra brividi ed emozioni juventine. Adrenalina alle stelle e sensazioni forti che avrebbero potuto farti andare fuori di testa, ma che si sono limitati alla legittima euforia. E adesso, come se non bastasse per il gesto che hai fatto, si attende la decisione del Comitato di Controllo, Etica e Disciplina della UEFA che valuterà se ci sia stata o no la tua intenzione di provocare gli spagnoli presenti all’Allianz Stadium. Per il caso Simeone si optò per una multa, in quanto il Comitato si rifece all’articolo 11 del Codice disciplinare che parla chiaramente al punto B di “condotta antisportiva”. Per te, Cristiano, si parla di una multa e di una possibile squalifica di una o addirittura due giornate. E allora, in questo caso come farà la Juve senza di te nell’affrontare l’Aiax ai quarti di finale? Capisci che danno ha provocato quella tua immane sciocchezza carica di stupidità? No, non è da te. Non può esserlo! Eppure ci sei cascato, quasi a inorgoglirti di qualcosa che invece deve fare arrossire. In tutte le professioni ci sono delle regole deontologiche da rispettare, io ho le mie, tu hai le tue. Ma non esiste da nessuna parte che ad una persona ricca e famosa sia concesso di fare ciò che vuole, semmai deve sentirsi ancor più responsabile del proprio modus vivendi e operandi. E’ il prezzo che deve pagare un personaggio pubblico che appartiene a tutti oltre che a se stesso. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-cr7---gestaccio--.jpgSiNlettera-a-cristiano-ronaldo-1013538.htmSi100451001,02,03030130
201013439NewsEditorialeAlex Del Piero e Sonia Amoruso, ovvero quando un amore finisce20180612191627Alex e Sonia,19 anni dopo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Secondo quanto si apprende dal settimanale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Chi”,</b> la storia d’amore tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sonia Amoruso</b> è giunta al capolinea dopo ben 19 anni di matrimonio. I due si erano incontrati in un negozio di scarpe a Torino dove Sonia lavorava. Lui era già il campione della Juventus che indossava la maglia numero 10 e una carriera straordinaria. Poi, nel 2005, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sonia</b> convolano in gran segreto a giuste nozze e nel 2012, quando Del Piero ha chiuso la sua carriera agonistica con la Juventus, comincia il giro del mondo che porta i due sposi lontani dalla città Sabauda, assieme ai tre figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tobias, Dorotea </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Sasha.</b> Così comincia l’avventura, prima in Australia e poi a Los Angeles dove si comincia ad avvertire un po’ di stanchezza dello stare insieme. Infatti, secondo quanto riferisce il settimanale “Chi”, tra la coppia è iniziata una crisi fatta di incomprensioni e chiarimenti mancati. Per questo motivo i due coniugi sono entrati in crisi già da diverso tempo. Sui Social Network, infatti, non hanno più postato alcune foto insieme e fin da quando sono ritornati in Italia dagli Stati Uniti i due vivono separati; Alex a Milano e Sonia a Torino. Quando un amore finisce è sempre ammantato di tristezza, soprattutto quando si tratta di una coppia come Alex e Sonia, che avevano iniziato un percorso insieme fatto di quel romanticismo che sa di favola. Lui, ricco campione della Juventus adulato dai suoi tifosi anche per la persona che è; lei, una semplice commessa di un negozio di scarpe della Torino bene. Un destino che fa pensare, che fa riflettere come l’innamoramento scatti in maniera improvvisa e soprattutto indenne da ogni “perché” che sa di mera razionalità. E’ l’amore che non ha spiegazioni, ma che si lascia cullare dal sentimento indotto dall’attrazione. L’una per l’altro, e poi……… tutto finisce. Peccato, perché a noi questa loro storia d’amore era piaciuta fin dall’inizio, proprio per la peculiarità di un romanticismo antico e forse ormai lontano da un quotidiano fin troppo materialista. Il settimanale “Chi”, dandoci questa notizia, ha forse rattristato migliaia di tifosi del campione e dell’uomo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b>, ma anche di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sonia Amoruso</b>, ragazza semplice, che quel giorno, in quel negozio di scarpe di Torino, incontrò il campione che le cambiò la vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-del-piero-amoruso.jpgSiNalex-del-piero-e-sonia-amoruso-ovvero-quando-un-amore-finisce-1013439.htmSi100451001,02,03030236
211013438NewsCalciomercatoWanda Nara, bella bionda che provoca e scuote il mercato20180611161146Questo scambio tra Icardi e Higuain si farà?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E intanto lo show continua. Moglie e procuratrice di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b>, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda</b> argentina è sempre al centro dell’attenzione dei social. Non c’è che dire, il suo ego femminile nell’apparire a tutti i costi raggiunge il 100% delle possibilità umane. Adora atteggiarsi, far parlare di sé e con certosina accuratezza riesce a scuotere il calciomercato attraverso alcune suggestioni che fanno sempre capo al suo assistito: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b>. Infatti, quando il contratto del centravanti e capitano dell’Inter sta per scadere, lei provoca, mette la pulce nell’orecchio e rende pure probabile ciò che il mondo del calcio ha sempre ritenuto impossibile per antiche ruggini tra tifoserie nemiche. E così, quando meno te l’aspetti, ecco che la biondissima Wanda rende possibile a fatti e non a parole l’eventuale passaggio del suo amato Maurito alla Juve, in cambio del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pipita Higuain</b> più vecchio di sei anni. Chi l’avrebbe mai detto? Eppure la notizia ha un suo fondamento e non sembra una provocazione alla società nerazzurra, per indurla a far firmare al più presto il contratto in scadenza di Icardi con un proficuo aumento. Attorno a questa notizia c’è subito un frastuono incredibile da parte dei media, mentre i social ci sguazzano e impazziscono di curiosità. Come sempre, l’opera provocante della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wandissima </b>tentatrice si sta allargando a macchia d’olio e l’annuncio non è una fake news. Che si faccia o no, non è ancora dato sapere, tuttavia, i contatti con casa Juventus ci sono, anche se nulla è ancora avviato. Intanto la Wanda insiste, posta fotografie delle sue vacanze in Africa e alle Seychelles, con tanto di zebra e costume bianconero. Se non è provocazione questa, diteci voi cos’è! Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piero Ausilio</b>, dirigente nerazzurro particolarmente affaccendato nel tentativo di portare all’Inter <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Radja Nainggolan</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Chiesa</b> e altri campioni di prestigio, non sembra avere tutta questa urgenza di fare apporre la firma di Icardi al nuovo contratto. Evidentemente qualcosa bolle in pentola in casa nerazzurra. Si vorrà far fronte ad acquisti eccellenti con la cessione di Icardi? E’ possibile! Una cosa è certa, ancora una volta la biondissima <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda Nara</b> ha centrato l’obiettivo. Comunque vada a finire.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-nara-icardi.jpgSiNwanda-nara-bella-bionda-che-provoca-e-scuote-il-mercato-1013438.htmSi100451001,02,03030395
221013406NewsCampionatiPietro Anastasi, “Ma com’è amaro il calcio in certe situazioni”20180412201994La Juventus nel cuore, tra ricordi e analisi di oggi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Pietro Anastasi finì per essere il simbolo vivente di un’intera classe sociale: quella di chi lasciava a</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">malincuore il meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord”.</b> Così scriveva <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Baricco</b>, torinese di nascita, scrittore, saggista, sceneggiatore, regista e noto esponente della narrativa italiana contemporanea. E, in effetti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b> ha rappresentato attraverso il calcio un periodo storico importante del nostro Paese. La sua lunga carriera di calciatore siciliano partito dalla Massiminiana di Catania, per passare al Varese e poi percorrere la strada del suo destino glorioso con la Juventus, si è legata all’avvocato Agnelli e soprattutto a Giampiero Boniperti, il quale l’ha subito accolto a braccia aperte come fosse un figlio. Pietro Anastasi ha compiuto da poco 70 anni, ma segue sempre la sua Juve come fosse un tifoso qualunque; retaggio di una passione antica per la Vecchia Signora che si è incarnata in lui fin da piccolo, prima ancora che il destino gli affidasse quella maglia numero 9 a strisce bianconere che gli appartenne per molti anni. La sua casa di Varese è tappezzata di ricordi indelebili che parlano di un passato bianconero che si è alternato alla maglia azzurra e a quella nazionale che fu campione d’Europa a Roma, grazie anche a un suo indimenticabile gol in mezza rovesciata contro la Jugoslavia. Frammenti e bagliori di un calcio d’altri tempi, che romanticamente ci pongono davanti al tempo che è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>fuggito via inesorabile, ma che ci fa riflettere anche tecnicamente come il pallone e gli uomini che gli gravitano attorno sono cambiati profondamente. Ma con Pietro Anastasi preferiamo parlare di oggi, perché è quello che interessa maggiormente ai tifosi e a tutto il mondo Juve. Del Campionato, di Allegri, dei calciatori a sua disposizione, ma soprattutto della Champions. Già, della Champions! E non è un caso che abbiamo voluto ascoltare il parere di Anastasi a tarda sera, proprio sul finire delle fasi concitate della partita di ritorno contro il Real Madrid. Una grande delusione provocata da un arbitro incapace, che elimina in extremis una Juventus in vantaggio di 3 gol a 0 e pronta a fare i tempi supplementari. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Juve, purtroppo, nonostante una prestazione epica non è riuscita nell’impresa di raggiungere le semifinali di Champions. Qual è il tuo pensiero in merito?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Fa male uscire di scena in questa maniera, perché in base a ciò che si è visto chiaramente in campo, la Juve meritava di giocare i tempi supplementari. Il rigore dato all’ultimo minuto non c’era assolutamente, per me l’arbitro non ha dimostrato carattere e capacità professionale. E’ amara questa eliminazione, soprattutto in virtù del fatto che la Juve ha saputo riscattare in maniera eccelsa la brutta prestazione dell’andata. Allegri non ha fatto cambi, perché la squadra stava facendo bene e sarebbe stato rischioso apportare modifiche in alcune zone del campo che avrebbero potuto peggiorare la situazione. Per me, l’unico neo è stato Higuain che ha giocato male e non è stato in grado di incidere sulla partita. Per il resto nulla da dire. Adesso facciamo il tifo per la Roma che è l’unica italiana rimasta. Ma com’è amaro il calcio in certe situazioni.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pietro, ma che idea ti sei fatto di questa Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve lascia un po’ a desiderare come gioco, ma è sempre lì a vincere scudetti e coppe in maniera essenziale. D’altra parte, la storia del calcio ci insegna a ricordare sempre chi vince e non come si vince. Se hai giocato bene o male nessuno lo ricorda, ma se hai vinto o perso resta sempre in mente a tutti.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non pensi che per competere maggiormente in Europa, alla Juve<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>manchino due Top Player?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Diciamo che sarebbe meglio alzare di più l’asticella per giocarcela meglio con il Real Madrid, il Barcellona e il Bayern Monaco. La squadra è forte dei suoi campioni già in rosa, tuttavia, ritengo che bisognerebbe fare ancora un piccolo sforzo per renderla ancora più competitiva in Europa.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di Max Allegri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso tutto il bene possibile, perché tutti i cambi che fa sono sempre azzeccati. Magari sbaglia qualche volta nel mettere in campo la formazione giusta, ma poi si ravvede subito a partita in corso.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Allora sei d’accordo con lui, quando dice di far danni ma poi li ripara?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è la sua caratteristica.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dell’attuale rosa della Juve, quali giocatori devono essere sostituiti per avere maggiori chance in Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che si debba partire dalla difesa, perché adesso con Barzagli e Chiellini è diventata troppo vecchia. La fase di rinnovamento è necessaria e sono sicuro che i giovani presi dall’Atalanta faranno subito bene.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Secondo te Buffon giocherà ancora un anno, oppure chiuderà definitivamente la sua splendida carriera?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A parte l’espulsione di stasera, avvenuta durante le ultime fasi concitate della partita, Gigi ha ancora tanta voglia di giocare. Certamente a 40 anni, sostenere il peso di un calcio ad alti livelli comincia a essere pesante. Tuttavia, ritengo che nonostante qualcuno cominci a lamentarsi di lui, Buffon resta ancora una garanzia tra i pali. Una cosa è certa, se continua a giocare nella Juventus deve fare il titolare e non la riserva di qualcuno. Sono scelte da ponderare attentamente, sia da parte sua che dalla società.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pietro, mi sai dire perché Allegri ha quasi messo da parte Marchisio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che Marchisio non abbia recuperato al 100% la sua condizione fisica. Non c’è altra spiegazione per un giocatore che se sta bene deve giocare assolutamente titolare nel centrocampo della Juve.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parlando invece di scudetto, pensi che si deciderà nella partita contro il Napoli?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che potrebbe decidersi addirittura domenica prossima, perché se la Juve vince contro la Sampdoria e il Napoli pareggia a Milano contro il Milan, i sei punti di differenza a sei giornate dalla fine del campionato, sarebbero sufficienti ai bianconeri per vincere lo scudetto.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, nonostante le fatiche accumulate dal match di Champions contro il Real Madrid, confidi in una vittoria della Juve contro la Sampdoria?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non sarà semplice, anche perché mi sovviene che la prima partita che abbiamo perso in campionato è stata proprio contro la Sampdoria. La squadra di Gianpaolo è temibile per la sua qualità di gioco, ma come ti ho detto pocanzi, penso che la Juve vincendo in questo turno di campionato abbia la possibilità di allungare il suo vantaggio sul Napoli.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi-ma-com-e-amaro-il-calcio-in-certe-situazioni-1013406.htmSi100451001,02,03030204
231013400NewsCoppeSì, Real Madrid più forte. Ma che Juve pasticciona e disarmata!20180404165017Brutto arresto di Champions per la Juve di Allegri.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Chissà cosa avrà pensato il buon <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Boniperti</b> dopo avere assistito alla partita di Champions che vedeva la sua Juventus a confronto con il Real Madrid. Uno 0 - 3 a favore dei madridisti che sa di qualcosa di disarmante e che contrasta completamente il significato emblematico di una Juve che pensa sempre in grande per arrivare a quella vittoria che in fondo è l’unica cosa che conta. Possiamo definirla chiaramente una serataccia, quella dei bianconeri di Champions contro CR7 and company. Che il Real Madrid sia più forte della squadra di Allegri non ci sono dubbi, tuttavia, l’analisi attenta della gara ci ha dato alcuni spunti di riflessione che vanno oltre il banale pensiero di avere incontrato degli extraterrestri. E’ vero, il gap tra le due squadre è apparso notevole soprattutto per la presenza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> che è assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi </b>il miglior giocatore al mondo in attività. Detto questo, possiamo affermare con tutta franchezza che lo sbracamento totale e i marchiani errori della Vecchia Signora, hanno reso ancor più forte la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zinedine Zidane</b>. Troppi errori sono stati commessi dalla squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> che resta in parte colpevole di avere scelto una retroguardia con esperienza, ma troppo disattenta. In buona sostanza, dopo avere ammirato il bellissimo gol da cineteca di Ronaldo, ci viene il dubbio che anche il rotondo risultato che ha azzittito il pubblico <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’Allianz Stadium</b> il quale è stato poi capace di una sportivissima standing ovation a beneficio di CR7, sia il frutto di confusione difensiva e di imperdonabile leggerezza. Sul primo gol di Ronaldo, infatti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli </b>ha lasciato troppo spazio all’attaccante, il quale in maniera furbesca ha anticipato tutta la difesa juventina e ha insaccato nei primi minuti della partita. Sul secondo gol, poi, abbiamo ancora negli occhi il marchiano errore difensivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini,</b> il quale ha messo in difficoltà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b> che ci ha messo prima una pezza, e poi nulla ha potuto davanti alla stupenda rovesciata di Ronaldo. Risultato? Abbiamo visto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> colpevoli di avere guardato il fuoriclasse dei blancos, senza neppure tentare di marcarlo stretto. Poi, sul terzo gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marcelo,</b> abbiamo rivisto la confusione da sbracamento difensivo, in cui la Juve dopo essere rimasta in dieci per l’espulsione da doppia ammonizione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala,</b> ha praticamente mollato ogni tentativo di orgoglio pallonaro. Resta dunque troppo banale affermare la schiacciante evidenza della superiorità del Real Madrid al cospetto della Juventus, decantando le oggettive meraviglie tecniche e tattiche della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zidane.</b> Sembra quasi un rifugio psicologico, un alibi imperdibile che ti mette a posto con la coscienza per avere affrontato una squadra più forte di te, contro la quale nulla è stato possibile. Noi non siamo convinti di questo, perché la Juve non ha saputo combattere e si è inchinata troppo presto alla superiorità dell’avversario. D’altra parte, se hai la presunzione di tentare di misurarti ad alti livelli per vincere una Champions che è diventata ormai una chimera, devi in qualche modo salvare l’immagine di squadra consapevole dei propri mezzi, ma che ha anche carica di amor proprio nel sapere affrontare squadre che ti sono oggettivamente superiori. Ebbene, la Juventus non l’ha fatto; disarmata com’è stata dai suoi stessi errori di squadra incapace di reagire. Non vogliamo parlare dei singoli, anche se abbiamo già espresso il nostro parere sulla difesa. Sì, perché a perdere la faccia è stata tutta la squadra, allenatore compreso. Adesso,chiusa questa pagina infausta della storia della Juventus, c’è la partita di ritorno al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Santiago Bernabeu</b>. Saprà la<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vecchia Signora d’Italia</b> salvaguardare la propria dignità davanti al mondo delle stelle del pallone mondiale? E pur nella consapevolezza che per la Juventus la strada della Champions 2018 sia finita malamente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium</b>, crediamo che da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e compagni sia doveroso uscire a testa alta dal catino del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Santiago Bernabeu</b>.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>La Juve non può dimenticare chi è. Inchinarsi arrendevolmente come ha fatto allo Stadium, non le si addice. Anche se l’Europa e la Champions rappresentano per lei un’eterna e amara storia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-ronaldo.jpgSiNsi-real-madrid-pio-forte-ma-che-juve-pasticciona-e-disarmata-1013400.htmSi100451001,02,03030194
241013394NewsCoppeJuventus – Real Madrid, storia di un destino già scritto20180317184717Si ripete la storia delle grandi sfide europee tra Juventus e Real Madrid<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrij Shevchenko</b> ha estratto i nomi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b> come accoppiamento di andata e ritorno valevole per i quarti di finale di Champions League, tutti hanno pensato a qualcosa di predestinato che aleggiasse sull’urna di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nyon.</b> E non è bastato neanche incrociare le dita per fare affidamento su quel fato che potesse far sì di agevolare un accoppiamento diverso (ad esempio Siviglia o Liverpool, tanto invocati alla vigilia dall’ambiente bianconero) che sulla carta potesse dare maggiori chance alla Juve. Ma il destino ha voluto materializzare qualcosa che la storia di queste due squadre si è incrociato da sempre. Sembra quasi che l’una debba passare attraverso l’altra, per poter vincere quella Champions League che una volta si chiamava Coppa dei Campioni. Fin dai tempi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alfredo Di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Omar Sivori</b>, tra Real e Juve c’è sempre stato antagonismo e le due squadre rappresentano una classica rivalità nella più alta competizione europea. Ma la storia continua nel tempo con i vari rappresentanti di campioni che si sono affacciati nelle varie generazioni. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emilio Butragueno</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Cabrini</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Raul Gonzales</b> ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b>, a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mijatovic,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo, Roberto Carlos</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zidane, Nedved</b>, fino ad arrivare a quell’ultima dannata finale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cardiff</b> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>in cui la doppietta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Casemiro </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asensio </b>segnarono la disfatta di una Juve che deluse tutte le aspettative dei suoi tifosi. Un 4 a 1 a favore del Real che brucia ancora oggi tra la gente di fede juventina, che a distanza da quell’infausto 3 giugno 2017 non riesce ancora a capacitarsi, di quella metamorfosi negativa dimostrata dalla squadra di Allegri nel corso di un secondo tempo davvero inspiegabile. Tante sono state le supposizioni, ma nessuna certezza è venuta a galla. Adesso, a distanza di sette mesi, quando ancora in casa della Vecchia Signora non si è ancora metabolizzata definitivamente quella nerissima giornata di calcio europeo (anche per i fatti accaduti in Piazza San Carlo a Torino) il destino rimette a confronto due squadre che in fondo hanno dimostrato di temersi da sempre. Tuttavia, pur non nascondendo le reali difficoltà di questa Juventus che contro il Real avrà come sempre vita difficile, siamo convinti che la doppia sfida possa giocare a favore dei bianconeri. Il Real Madrid, infatti, è una squadra forte, ma più abituata alle finali piuttosto che al doppio confronto. E poi, quell’enorme divario che si era palesato qualche anno fa tra la Juventus e le grandi squadre europee, oggi è stato in larga parte assottigliato. Piuttosto, ciò che maggiormente pesa sulla squadra di Allegri, sarà l’assenza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia </b>che devono scontare un turno di squalifica. Non è cosa da poco, soprattutto la mancanza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic</b> che sta dimostrando di essere un punto di forza nel fulcro di gioco della Juventus. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, la Juve di Allegri nella doppia sfida contro il Real non ripeterà più quella perdita di personalità che ha determinato quello sprofondo bianconero di Cardiff. Già, perché soltanto quel giorno in cui si alzerà finalmente la Champions al cielo, si potrà forse cancellare dagli infausti ricordi bianconeri. Dunque, non si parta battuti anzitempo, perché questa Juve pur non incantando nel gioco è in corsa su tre fronti. Al Real Madrid, invece, è rimasta soltanto la competizione europea. Vorrà pur dire qualcosa, no?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-juventus-real-madrid.jpgSiNjuventus-real-madrid-storia-di-un-destino-gia-scritto-1013394.htmSi100451001,02,03030225
251013382NewsCoppeAtalanta, ecco l’esempio di una ex provinciale20180227155035La squadra di Gian Piero Gasperini si colloca di diritto tra le squadre più importanti del nostro campionato. L`analisi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Doveva essere la prima delle doppie sfide ravvicinate tra Juventus e Atalanta, invece ci sarà soltanto la partita di mercoledì prossimo che deciderà quale delle due squadre affronterà la finale di Coppa Italia. Tutto questo per una copiosa nevicata che si è abbattuta su Torino proprio all’inizio della gara di campionato. Un segno premonitore che avvantaggia sicuramente la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini,</b> il quale aveva preannunciato una squadra di giovani per recuperare le forze dei giocatori titolari, dopo la fatica di Europa League. Ma a parte questo particolare che non mancherà di creare le solite polemiche, rivolgiamo lo sguardo ad un’Atalanta che ormai è diventata una realtà del calcio italiano. Uscita immeritatamente dall’Europa League nello sfortunato match conto il Borussia Dortmund, l’Atalanta ha un’antica tradizione di società capace di valorizzare i suoi giovani attraverso una programmazione lenta, paziente, ma redditizia. Esattamente al contrario di quella che è la cultura moderna, in cui non si ha tempo di aspettare i giovani ed investire su di loro. A partire dal presidente Percassi che non sbaglia mai l’acquisto dei suoi allenatori, la società orobica ha mantenuto negli anni una mentalità vincente, capace di allontanarla da quel calcio provinciale che comunemente viene inteso come qualcosa di inferiore. Oggi l’Atalanta sa farsi rispettare in casa e fuori dalle mura del suo stadio, per avere acquisito personalità e autostima attraverso un gioco tecnicamente bello da vedere e quindi anche produttivo. Il segreto? Come abbiamo detto pocanzi nasce proprio dalla linea direttiva della società, che attraverso il Settore Giovanile si rispecchia poi sulla Prima Squadra. Sono tanti i giovani orobici che sono stati promossi in Prima Squadra da mister Gasperini, il quale ha il merito di averci creduto fin dall’inizio anche se incurante del rischio. Così ha creato una perfetta armonia di gruppo, adottando il suo credo calcistico contemporaneamente alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Papu Gomes</b> è il capitano che fa da chioccia ai suoi, per avere esperienza e qualità tecniche indiscusse. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Masiello</b>, granitico e antico lottatore di difesa, dà l’impressione che il tempo per lui non passi mai, così come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b> che Gasperini sta gestendo in maniera egregia. E poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toloi, Palomino, Caldara, Spinazzola, Cristante, Petagna, Cornelius, </b>senza dimenticare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conti </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kessié </b>ceduti al Milan<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">,</b> che soltanto poco tempo fa non appartenevano al calcio di elite. Eppure tutti ricordano quell’inizio di campionato disarmante che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> fece tra il 21 agosto e il 21 settembre 2016, in cui raccolse soltanto tre punti in cinque partite. Una situazione che mise in discussione anche l’allenatore arrivato dal Genoa con molta enfasi di far bene, ma per questa partenza negativa fu in procinto di essere esonerato. Poi, il mister di Grugliasco, in provincia di Torino, ingranò la marcia e decise con coraggio di dare fiducia ai giovani adottando il 3-4-1-2. Destino volle che la Dea inanellò 8 risultati utili consecutivi, 7 vittorie (di cui tre prestigiose con Napoli, Inter e Roma), sviluppando un calcio davvero brillante e moderno. Certo, quel sistema tattico fu poi cambiato nel tempo dall’allenatore orobico, il quale ha optato per metodi adatti a imbrigliare gli avversari di turno. Esemplare il possesso palla dell’Atalanta e quella capacità di ripartire velocemente sfruttando gli esterni, che è tipico del gioco delle grandi squadre. Oggi i nerazzurri stanno raccogliendo i meriti di un lavoro serio, mai improvvisato, in cui emerge la perfetta collaborazione tra Società, tecnico e squadra. E’ un po’ come dire che nel calcio nulla si inventa. E l’Atalanta di Gasperini è l’emblema di tutto ciò. Adesso puntano concretamente alla finale di Coppa Italia, nonostante la prima partita d’andata tra le mura di casa contro la Juventus, si sia conclusa con il punteggio di 0 a 1. Per l’Atalanta sarebbe un’impresa storica. Ci riuscirà? <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamo Stadio Azzurri d'Italiafl0711fl0711gasperini.jpgSiNatalanta-ecco-l-esempio-di-una-ex-provinciale-1013382.htmSi100451001,02,03030212
261013368NewsEditorialeSocial si, social no, social ni.20180130115037Il calcio e i social.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nessuno discuta l’importanza dei social, ma si metta in discussione la mancanza di equilibrio della persona. Certi post su Instagram o Facebook, mandano spesso messaggi volutamente allarmanti e privi di fondatezza. E’ il caso di calciatori ben pagati e capaci di svegliarsi al mattino e postare piccole frasi con l’intento di destabilizzare l’ambiente dei tifosi e della società cui sono legati da contratti carichi di milioni di euro. E’ il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> capitano dell’Inter, che in questo periodo di calciomercato ha pensato di postare su Instagram questa frase sibillina che può dire tutto e può dire niente : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Poder decir adios es crecer” </b>– tradotto – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Poter dire addio è crescere”</b> e accompagna pure il finale con l’ausilio di manine che hanno l’intento di salutare. Ma qual è il suo vero significato? Da un po’ di tempo si parla di un interessamento del Real Madrid, che vorrebbe inserire Icardi nella sua squadra per sostituire l’eventuale partenza di Cristiano Ronaldo, ma, a quanto ci risulta, ad oggi non c’è ancora nulla di concreto, almeno per quanto riguarda l’immediato. Se mai se ne riparlerà a giugno prossimo, attraverso una trattativa tra le due società che sembrerebbe <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>già essere in atto. Ma allora, qual è lo scopo di allarmare tutto l’ambiente nerazzurro attraverso questa frase? Probabilmente per farsi ascoltare di più, vantandosi pure di avere richieste altisonanti che possano farti crescere professionalmente. Un po’ come dire che andare a giocare a Ferrara contro la Spal, non è come calcare palcoscenici importanti come la Champions League. Naturalmente, questa è soltanto una nostra libera interpretazione di un post che è stato studiato ad arte per allarmare i tifosi, i quali sul web sono andati letteralmente in tilt. Dunque, resta il mistero di un calciatore che con la sua compagna Wanda Nara fa uso e abuso dei social, in cui i messaggi sono sempre ricchi di parole e immagini talora anche eccessive. Intanto la società nerazzurra, nel nome del direttore sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piero Ausilio</b>, nega ogni contatto con qualsiasi società per la cessione di Icardi e al contempo dichiara che al momento non ci sono le condizioni per un eventuale acquisto di Pastore all’Inter. Sono i giochi di un calciomercato fatto di sogni, pochi soldi, bugie che nascondono verità e messaggi social creati spesso ad arte per mettere in difficoltà tutti. E allora, ecco che si ripropone il problema sull’importanza dei social, sul suo utilizzo e su una comunicazione non sempre all’altezza della suo vero significato. Dunque, Icardi lascerà l’Inter il prossimo campionato? Può darsi si, può darsi no! Questo è il dilemma che oggi si intrufola malignamente nell’ambiente nerazzurro, già scosso di suo per evidenti problemi legati a una squadra che gioca male e non sa più vincere una partita. Social si, social no, social ni!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-icardi.jpgSiNsocial-si-social-no-social-ni-1013368.htmSi100451001,02,03030174
271013333NewsCampionatiTavecchio, dimettiti20171114175440Domani, 15 Novembre 2017, si riuniranno i vertici federali per stabilire il nuovo corso della Nazionale Italiana.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ il minimo che il Presidente della F.I.G.C. Tavecchio possa fare dopo l’apocalisse sportiva <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>piombata addosso alla Nazionale e alla sua estromissione dal Campionato del Mondo 2018. Non ci sono scusanti, l’ha detto pure il Presidente del CONI <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giovanni Malagò: “Se fossi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tavecchio mi dimetterei. Siamo profondamente amareggiati e delusi per la mancata</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">partecipazione al Mondiale”.</b> Per il momento sono solo parole dettate dall’emozione ma anche da inconfutabili dati di fatto che si riferiscono alle molteplici responsabilità di un Presidente che è sempre sembrato fuori dagli intendimenti calcistici; e, infatti, questi sono i risultati. Poltrone che vengono occupate più con la figura di vere e proprie cariche politiche, piuttosto che da veri intenditori dell’azienda calcio. Anche in questo l’Italia deve cambiare, partendo proprio dai vertici che devono essere scelti tra coloro i quali hanno vissuto nel mondo del calcio, raccogliendo un curriculum di esperienze atte a dirigere con la giusta professionalità di settore, un’organizzazione che ha bisogno di essere gestita in maniera consona e moderna. Si smetta di votare sempre personaggi che raggiungono la presidenza grazie a spinte politiche, promesse di amicizia e gruppi che promuovono ciò che non dovrebbe essere preso neanche in considerazione per la mancata esperienza di calcio a livello direttivo. Figure come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arrigo Sacchi, Maldini, Vialli, </b>lo stesso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Del Piero</b>, dovrebbero entrare a far parte di diritto nelle stanze del palazzo che gestisce il calcio in Italia. Sappiamo che è utopia pensare che si possa dirigere il governo del calcio italiano, mettendo da parte la politica e i suoi interessi personali, tuttavia, se vogliamo dare veramente una svolta culturale con una forma mentis più moderna e adeguata al mondo del pallone italiano, è necessario invertire quella rotta che per anni è stata forza esclusiva di pochi eletti. Ma dobbiamo aspettare domani pomeriggio, 15 novembre 2017, quando in Federcalcio si riuniranno tutte le componenti federali per fare un’analisi approfondita e decidere dei programmi e anche delle scelte future. Intanto il numero uno del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coni Malagò</b>, continua con le sue dichiarazioni: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se Tavecchio ritiene di essere la persona adatta a portare avanti il nuovo corso lo faccia, ma prenda le sue responsabilità. Non credo che le dimissioni di Ventura siano il punto focale della questione, visto che il rinnovo del contratto era subordinato alla qualificazione ai mondiali. Quindi, poco cambia se l’ufficialità sarà oggi o tra venti giorni. Intanto, vorrei ricordare che il percorso iniziale di Ventura era legato alla presenza di Marcello Lippi. E’ come se a un direttore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">generale non gli avessero messo sopra un Amministratore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Delegato”</b>. Parole chiare, come trasparente è la figura del Presidente del Coni Malagò in grado di parlare la lingua comune e non il solito politichese ammantato di ipocrisia. Nel suo dire si avverte l’animo del tifoso deluso e non di chi deve comunque difendere l’indifendibile. Poi, con fare sincero, si rivolge a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon: “Ci ha messo la faccia come sempre”.</b> Dunque, non ci resta che aspettare ancora 24 ore, prima di vedere che cosa succederà nelle stanze non più tanto segrete della Federcalcio d’Italia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-tavecchio.jpgSiNtavecchio-dimettiti-1013333.htmSi100451001,02,03030201
281013332NewsEditorialeInsigne, fulgido talento relegato in panchina.20171114141885L`incomprensibile scelta di lasciare la fantasia in panchina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tra le tante incomprensibili malefatte del C.T. azzurro Gian Piero Ventura, c’è l’assoluto non ricordarsi dello spreco in panchina di Lorenzo Insigne. In una Nazionale già priva di talenti, dove c’è il rimpianto di non avere più i vari Pirlo, Del Piero, Totti, e dove gli esponenti della classe pura si contano ormai con poche dita, sarebbe stato interessante vedere in campo fin dall’inizio e possibilmente nella sua posizione di esterno sinistro, il piccolo napoletano che avrebbe dato sicuramente una sferzata di fantasia a un’Italia povera di inventiva e troppo banalmente scolastica nella ripetitività di un gioco, che gioco non è mai stato. Tutto ciò mette in risalto i limiti di Ventura, storicamente frenato da un calcio la cui filosofia resta ancorata alla praticità che si sviluppa senza tanti orpelli. Tutto ciò potrebbe pure essere vero ma ogni partita, ogni avversario di turno, ha bisogno di essere studiato in modo da carpire il metodo migliore per aggirarlo attraverso le sue fragilità tecnico – tattiche. Ebbene, contro la Svezia, squadra povera dal punto di vista tecnico e ricca di valori fisici e atletici, sarebbe stato opportuno aumentare la fantasia proprio attraverso quel talento chiamato Insigne che è rimasto in panchina, fatto scaldare e poi pregato di riaccomodarsi in panchina nonostante la fatica immane di creare gioco e gol da parte degli azzurri in campo. Queste non sono vedute soggettive, ma rientrano nell’ambito di una logica oggettiva di calcio giocato in cui, contro avversari così possenti e fisicamente molto alti, i giocatori piccoli di statura, con un baricentro basso e veloce nel dribbling, rappresentano l’ideale per stanare l’avversario arroccato nella sua area per difendere strenuamente uno striminzito risultato che in questo caso li ha portati dritti alla partecipazione del calcio mondiale in Russia. Certo, questa è la storia dei “se”, ma non ci dicano i milioni di tifosi italiani, gli addetti ai lavori e gli allenatori che hanno assistito alla partita, se neanche per un attimo si sono chiesti perché non giocasse Lorenzo Insigne. Peccato, perché avrebbe potuto rappresentare quel finto nueve di sarriana memoria, che nel Napoli dal gioco spumeggiante sta recitando Mertens. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma per fare questo, a nostro parere ci vuole un tecnico dal credo calcistico e vedute molto aperte, elastiche, disposto anche a inventarsi qualcosa di nuovo senza paura di sbagliare. E invece abbiamo assistito alla confusione più concreta e persino a momenti di polemica, quando le telecamere si sono soffermate impietosamente su De Rossi, il quale dopo essere stato invitato a riscaldarsi per entrare in campo, ha esclamato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ma cosa entro a fare, se dobbiamo fare gol è meglio Insigne e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">non io. Mica dobbiamo difendere qualcosa”.</b> Ecco, diremmo proprio che questo è stato l’emblema di una Nazionale condotta in maniera raffazzonata, con poche idee e tanta voglia di calcio antico. Certo, come abbiamo già detto in un altro nostro articolo, questa bruciante bocciatura per la Nazionale Italiana che è stata estromessa dal Mondiale 2018 in Russia, ha radici ben più profonde che partono da molto lontano. Tuttavia, se ci si fosse orientati verso un altro C.T. dalle vedute più larghe, elastiche e ammodernanti di un calcio fatto di fantasia ma anche di corsa e determinazione, probabilmente quel pallone mai entrato in porta nelle due partite eliminatorie contro la Svezia, chissà, così facendo si sarebbero aperti spiragli di luce. E invece l’azzurro tenebra è piombato a San Siro, in una notte di pianti, lacerazioni interne, perdite economiche e d’immagine che ora, forse, potrà recuperare quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carletto Ancelotti</b> che secondo noi resta l’unico vero timoniere per una rinascita lunga e laboriosa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 18pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-insigne.jpgSiNinsigne-fulgido-talento-relegato-in-panchina-1013332.htmSi100451001,02,03030231
291013329NewsCampionati“Siamo l’Italia, non ci può essere un mondiale senza noi”20171111191233L`Italia di Ventura perde la prima partita di play off contro la Svezia, valevole per la partecipazione al prossimo mondiale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sono settimane che sentiamo queste parole. Frasi che sanno di ripetuto senso qualunquistico di una filosofia che è l’emblema del nulla.&nbsp;Cosa vuol dire&nbsp;essere Italia e non partecipare al mondiale di calcio&nbsp;perché non te lo meriti?&nbsp;E' forse un sacrilegio? Ma è proprio per il fatto di chiamarti Italia che devi dimostrare tutto il tuo valore sul campo e meritare concretamente la partecipazione tra le migliori potenze calcistiche mondiali.&nbsp;Pensate se tutte le Nazionali che hanno tanta storia e blasone come l’abbiamo noi, si fossero rifugiati dietro questi assurdi discorsi. E così tra un cercare lo sprone e l’autostima perduta già in Spagna, la Nazionale di Gian Piero Ventura&nbsp;ha perso&nbsp;per 1 a 0 il suo primo incontro di play off contro la Svezia. Ora serve l’impresa a San Siro, la partita perfetta per ribaltare il risultato che ci qualificherebbe. In una partita in cui la posta in palio era altissima, abbiamo visto un’Italia che è stata sovrastata fisicamente e mentalmente da una Svezia che fin dall’inizio della gara ha mostrato i suoi attributi, nella consapevolezza che l’avversario (cioè noi) siamo realmente superiori sul piano tecnico. E così la prestanza fisica svedese si è fatta notare soprattutto nelle palle alte e con gomiti largamente aperti, che l’arbitro troppe volte non ha sanzionato come avrebbe dovuto. Ma appellarci a questo, come ad altre cose, ci farebbe perdere di vista il senso di una sconfitta che, nonostante il palo di Darmian, mette a nudo la pochezza della squadra di Ventura. Un match basato su un sistema tattico imperniato sul 3-5-2, con la difesa targata BBC, un centrocampo a 5 con De Rossi, Verratti, Parolo e i due esterni Candreva e Darmian, mentre Belotti e Immobile avrebbero dovuto essere le due punte effettive. Tutti hanno visto che la partita si è persa proprio a centrocampo, dove De Rossi e Parolo avrebbero dovuto fare da frangiflutti per agevolare la verticalizzazione di gioco ispirato da Verratti, con la variante degli esterni pronti a inserirsi tra le linee. Niente di tutto questo, perché non solo siamo stati aggrediti continuamente&nbsp;davanti alla nostra area, ma non siamo neanche riusciti a impensierire la difesa avversaria con Immobile e Belotti, risultati in evidente forma precaria. Alla vigilia era stata annunciata la presenza di Zaza, ma l’ex juventino che adesso sta facendo bene al Siviglia si è infortunato in allenamento. Noi, a questo punto, avremmo&nbsp;giocato la carta Insigne come falso nueve assieme a Immobile, piuttosto che improvvisarlo nel corso della ripresa come vice Verratti. Un ruolo che non gli si addice per caratteristiche tecniche, visto che nel Napoli gioca sempre da esterno sinistro con grande efficacia nelle ripartenze. Dunque, possiamo pure parlare di sfortuna, di non aiuto da parte dell’arbitro e di mille altre scuse che nel calcio ci stanno pure, ma non possiamo certamente nasconderci dietro un dito. Tutti sono responsabili di questa preoccupante sconfitta in terra svedese, il C.T. ancor più degli altri per non aver saputo dare in tutto questo tempo che la squadra è nelle sue mani, una fisionomia di gioco che in fondo non c’è mai stata. Fino alla partita contro la Spagna siamo andati avanti senza l’entusiasmo dovuto contro Albania, Israele, Macedonia e Liechtenstein. Sempre a cercare il compitino, sempre a centrare il necessario per andare avanti con la speranza che prima o poi si trovasse la quadratura di un modulo mai esattamente definito. Ventura ha provato il 4-2-4, il 4-4-2, per poi ritornare a quel 3-5-2 di partenza e di continiana memoria, ma con risultati a dir poco insoddisfacenti. E adesso ci ritroviamo con l’acqua alla gola, sperando in un appiglio da afferrare al volo per salvarci dallo sprofondo azzurro. A San Siro serve la partita perfetta, serve quella quadratura del cerchio che non è stata mai trovata, ma soprattutto serve l’intelligenza tattica che non si esprime a parole nelle stanze delle conferenze stampa, ma sul terreno di gioco contro avversari agguerriti, magari mediocri, ma nerboruti come gli svedesi. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Già, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non li temiamo questi svedesi perché: “Noi siamo l’Italia e non ci può essere un mondiale di calcio senza di noi…”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Friends Arena Solnafl0711fl0711foto-ventura.jpgSiNsiamo-l-italia-non-ci-puo-essere-un-mondiale-senza-noi-1013329.htmSi100451001,02,03030209
301013298NewsCoppeJuve, se in Champions ci sei, batti un colpo.20170913173835La squadra di Allegri incappa in una sonora sconfitta contro il Barca di Messi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da Cardiff a Barcellona, da Cristiano Ronaldo a Messi; per la Juve non è cambiato nulla. Stesso cliché, stessa partita amorfa, stesse pecche difensive e medesimo atteggiamento che pone l’accento su un evidente gap tecnico e tattico, che da esiguo si sta trasformando in rilevante. E non si dica che alla Juve mancavano giocatori come Chiellini, Marchisio, Cuadrado, Mandzukic, Dani Alves, Bonucci, perché buona parte di loro erano presenti in quella fatidica finale di Champions che ancora oggi brucia al popolo bianconero come carbone ardente. Una fotocopia di partita che mette a nudo problemi tecnici e tattici mai risolti da un mister Allegri che non è certamente indenne da colpe. Fermo restando la forza delle due squadre spagnole che possono vantare della presenza in campo di due veri campioni che appartengono a un altro pianeta, resta evidente che la Juventus di Champions League si trova a doversi confrontare con potenze calcistiche che la sovrastano dal punto di vista mentale e organizzativo. Si dirà che i bianconeri di Max Allegri sono pur reduci dall’aver disputato due finali consecutive, ma cosa serve arrivare fino in fondo se poi non si fa mai tesoro degli sbagli fatti? Al Camp Nou la Juve regge un tempo, prende gol allo scadere del primo tempo e poi crolla letteralmente nella ripresa. Un film già visto, un atteggiamento che sa dell’incredibile soprattutto in considerazione del fatto che manca in assoluto il senso della reattività. Le partite si possono perdere, certo, soprattutto se l’avversario si dimostra più forte e meglio organizzato, tuttavia, resta inaccettabile quell’atteggiamento inerme di chi è completamente in balia dell’avversario che si chiami Barcellona, piuttosto che Real Madrid, PSG, Manchester, Bayern o Chelsea, tanto per citarne alcune tra le migliori. Tu sei la Juventus, e come tale devi presentarti in campo internazionale con dignità e idee chiare. Un 3 a 0 inconfutabile, che parla della sconfitta contro quel Barcellona (allora c’era pure Neymar), che l’anno scorso la Juve aveva messo sotto allo Juventus Stadium. Ieri, invece, abbiamo assistito a una lezione di calcio e a una umiliazione che ripetiamo, non si può semplificare con la grandezza di un Messi spaziale. Oggi la difesa della Juventus è davvero poca cosa. La BBC è solo un ricordo, non soltanto per la mancanza di Bonucci che è andato a far danni al Milan, ma per una carta d’identità che parla chiaro su Chiellini (anche se assente per infortunio), per Barzagli e anche per un Buffon che, nonostante il suo indubbio valore, dimostra tutta la fragilità tipica del ruolo del portiere che non può più contare su un affidabile reparto difensivo. La Juve si è così sgretolata, franando come terra d’argilla dopo una breve pioggia. Dybala, al cospetto di Messi, è sembrato come un bambino al suo primo giorno di scuola e l’abulico Higuain è un serio problema che Allegri deve risolvere al più presto. Benatia è lontano da quel calciatore che fu alla Roma, Alex Sandro è fuori forma e De Sciglio (prima dell’infortunio) fa cosucce da giocatore di categoria inferiore. A centrocampo, Pjanic, Bentancur e Matuidi remano nel mare in tempesta, Douglas Costa corre, corre e non conclude nulla, mentre Sturaro fa il tappabuchi di Allegri. Non si vince così la Champions League, anzi diremmo pure che neanche si partecipa in queste condizioni. Questa non è la Juventus, non può esserlo. Almeno quella di Giampiero Boniperti che ha coniato quella fatidica frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere non è importante, è la sola cosa che</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">conta”</b>. Ma la Juve, almeno in campo internazionale, continua a ignorare questa indelebile frase affissa tra le pieghe delle pareti del suo Juventus Museum.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Barcellona Camp Noufl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNjuve-se-in-champions-ci-sei-batti-un-colpo-1013298.htmSi100451001,02,03030239
311013296NewsCoppeItalia, disordine tattico e pochezza di creatività e fantasia.20170903140119Al Santiago Bernabeu di Madrid, l`Italia di Ventura incappa in una figuraccia senza precedenti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Al Santiago Bernabeu non ho visto serpenti e neanche coccodrilli, quindi che paura dobbiamo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">avere?”. </b>Queste sono state le ultime parole del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Gianpiero Ventura</b> in conferenza stampa prima della partita contro la Spagna, valevole per la qualificazione ai mondiali di calcio 2018. E invece la paura c’è stata, anzi diremmo proprio che l’assenza di reattività e di fisionomia di gioco sono state l’emblema di una partita scialba e priva di significato. In campo una sola squadra: la Spagna, che ha sovrastato l’Italia in lungo e in largo. 3 a 0 è stato il risultato finale con doppietta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Isco</b> (l’hombre del partido) e gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata.</b> Dell’Italia ricordiamo soltanto un colpo di testa da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>nel primo tempo, e poi nulla più. Poco, troppo poco in un 4-2-4 voluto dal C.T. azzurro che avrebbe dovuto spingere all’attacco una squadra che aveva assoluto bisogno di vincere per confermare il primato in classifica e garantire la qualificazione al mondiale 2018. Ma tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare, perché i soli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Verratti</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Rossi</b> sono stati letteralmente sovrastati dal centrocampo spagnolo che, già dall’inizio della gara, ha dimostrato superiorità tecnica e tattica. D’altra parte, già a priori si sapeva del divario tecnico e fisico dei nostri avversari, tuttavia, nessuno avrebbe potuto prevedere una debacle così sconfortante. La sterilità di idee e di gioco ha agevolato il compito dei nostri avversari, che a un certo punto della gara hanno quasi confuso la nostra Nazionale per una qualsiasi sparring partner ideale per potersi allenare. E’ stato davvero deprimente assistere a una gara in cui persino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b> ha dimostrato incertezze, soprattutto sul primo gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Isco </b>su calcio piazzato; il che è tutto dire! Adesso, dopo la partita con Israele e le restanti partite da disputare, è assai probabile che i play off di qualificazione mondiale si giocheranno contro la seconda di un altro girone. Diamo dunque a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianpiero Ventura</b> la responsabilità di una scelta tattica che ha agevolato il gioco dei nostri avversari. Strane le sue scelte, proprio lui che ha sempre prediletto il calcio difensivo a quello propositivo. Ragliatela a centrocampo e buon assetto di difesa, è stato il suo credo fin da quando ha allenato il Torino. E invece, chissà come, chissà perché, questa volta ha voluto in avanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Candreva</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Insigne </b>a supportare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Immobile</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b>. Una pazzia davvero! Non si può sfoltire il centrocampo lasciando la difesa in preda ai furibondi attacchi degli spagnoli. Eppure, poco più di un anno fa, erano stati gli azzurri a cacciare fuori dall’Europeo la Spagna con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pellè. </b>Segno evidente che nel calcio le cose cambiano in maniera repentina e che per restare sempre sul pezzo occorre continuità di buona gestione tattica e ottima preparazione dal punto di vista atletico. Tutto questo al Santiago Bernabeu non c’è stato. Adesso ci aspetta l’Israele e dobbiamo rispolverare orgoglio e dignità, per guadagnarci gli spareggi che portano al Mondiale 2018. Riuscirà il nostro C.T. a mettere ordine a un gruppo che ha subìto una dura lezione di calcio vero?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Madridfl0711fl0711foto-ventura.jpgSiNitalia-disordine-tattico-e-pochezza-di-creativita-e-fantasia-1013296.htmSi100451001,02,03030260
321013289NewsEditorialeSergio Brio, “L’ultimo 5topper”20170819002140L`ex stopper della Juventus ha presentato il suo libro a Milazzo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Più scavi nel passato del calcio e più ti accorgi come emergano sempre più imperanti i valori etico sportivi, capaci di intersecarsi tra mille vicende umane che affascinano ed emozionano. E’ il caso dei grandi campioni del passato che a un certo punto della loro vita, per volere più degli altri che di se stessi, decidano di scrivere la propria biografia. E’ il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sergio Brio</b> ex campione della Juventus, che per tredici anni ha ricoperto il ruolo di stopper. Il suo libro intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’ultimo 5topper” edito da Graus Editore la cui autrice è Luigia Casertano</b>, è stato presentato a Milazzo presso l’Atrio del Carmine, grazie all’interessamento dello <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Official Fan Club “Alessandro Del Piero”</b> della città mamertina. E’ stata una serata fatta di ricordi, in cui l’ex campione della Juventus ha fatto un excursus della sua lunga e onorata carriera bianconera, soffermandosi spesso su momenti di natura umana capaci di emozionare ed enfatizzare il ricordo di un calcio visto più con gli occhi romantici che con il reale senso di un’analisi tecnico – tattica, di un pallone che oggi è totalmente cambiato. E così tutti i presenti hanno potuto apprezzare il rimembrare di situazioni, aneddoti, fatti e personaggi legati a una storia bianconera di cui Sergio Brio è stato uno degli artefici. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">certo punto della mia carriera mi era stato offerto di passare al Milan, ma rifiutai perché non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">potevo tradire la fiducia che mi diede Giampiero Boniperti soprattutto quando</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">m’infortunai seriamente ed egli seppe aspettarmi con pazienza”</b>. Parole che sanno di passato, che sanno di uomini, che sanno di un pallone che contava per i suoi aspetti tecnici, ma che non si nascondeva dietro false esteriorità e ruffianate di convenienza. C’era il campione, ma c’era soprattutto l’uomo e il rispetto della persona. Non sembri spicciola retorica la nostra, perché stiamo riportando fedelmente la cronaca di una serata milazzese che si è avvalsa della cultura di un calcio che ha scavato gli animi e si è fatto promotore di lunghe riflessioni per la differenza di metodi e interpretazioni dovute al cambiamento generazionale. Ma c’è stato chi ha posto anche il punto tra la Juve di ieri e quella di oggi. E, a questa precisa domanda, Sergio Brio ha praticamente sintetizzato l’importanza che sono sempre i Top Player che fanno grande una squadra e un ciclo di vittorie. Certo la sua squadra composta da campioni quali <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea</b>, è stata una delle retroguardie più forti di sempre. Con quella Juve Sergio Brio vinse quattro scudetti e tutte e cinque le competizioni UEFA per club, divenendo uno dei sei giocatori al mondo a raggiungere tale primato. In 13 stagioni vissute con la Juventus, questo stopper dal fisico imponente ha disputato 379 partite realizzando 24 reti. Oggi ha deciso di raccontarsi in questa sua biografia che mostra tutto il desiderio di parlare ai tifosi a cuore aperto, così com’è nello stile di questo campione nato a Lecce e capace di rendere evidente quei valori che purtroppo sanno di un passato ingiallito dal tempo. E’ romantico in certi momenti Sergio Brio, quando rievoca i suoi trascorsi con Gaetano Scirea che definisce un grande uomo prima che un campione vero: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Insieme ci completavamo perché lui aveva la tecnica che io non avevo, mentre io apportavo la grinta e la tenacia che non erano nelle sue caratteristiche</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">primarie”.</b> Insomma uno stopper numero cinque come non se ne vedono più nel calcio moderno. Sì, perché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sergio Brio</b> venuto da Lecce è stato l’ultimo a interpretare un ruolo capace di mordere le caviglie dell’avversario, nel rispetto della lealtà sportiva. Botte prese e anche date, in una carriera che l’ha visto essere espulso una sola volta. Segno di una cattiveria sportiva che non può essere confusa con il rispetto dell’avversario. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzofl0711fl0711foto-brio.jpgSiNsergio-brio-l-ultimo-5topper-1013289.htmSi100451001,02,03030222
331013284NewsEditorialeBernardeschi, “Alla Juve la maglia numero 10 bisogna meritarsela”20170730101616Il nuovo acquisto della Juventus si presenta bene<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sivori, Platini, Baggio, Del Piero. Numeri 10 con maglia bianconera che hanno fatto una grande parte della storia della Juventus. E’ il numero più importante per una squadra di calcio, il più significativo di carisma, di forza trascinante. Per indossarla devi possedere tutte queste caratteristiche connaturate a una personalità non comune. Non basta essere il più bravo tecnicamente, serve essere il più rappresentativo per la società, i compagni di squadra, i tifosi. E alla Juve devi saperla meritare quella maglia, quel numero stampato a doppia cifra che pesa per responsabilità e merito. Forse anche per questo motivo, al nuovo acquisto della Juventus <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Bernardeschi</b> è stata affidata la maglia con il numero 33, perché quel numero 10 bisogna meritarselo attraverso una maturazione graduale, capace anche di non alterare una responsabilità eccessiva che potrebbe essere deleteria per un ragazzo di indubbie qualità tecniche, ma che è giusto aspettare dal punto di vista dell’inserimento nell’ambito di un nuovo ambiente. Segno evidente che le cose fatte in casa Juventus non sono mai improvvisate, ma tutto è studiato nei minimi particolari, così come un’azienda calcio ad alti livelli pretende. “Se fosse stato per me, la maglia numero 10 l’avrei presa subito” dice Bernardeschi “tuttavia,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>bisogna che io la meriti, perché è giusto che un calciatore si prenda le proprie responsabilità.” Dichiarazioni che inquadrano subito la personalità di un ragazzo dalle idee chiare, equilibrato e consapevole della svolta importante della sua carriera di professionista del pallone. E continua così, Bernardeschi: “Della Juve mi ha colpito subito l’accoglienza dei tifosi e poi la squadra mi ha sempre impressionato per la mentalità messa in campo, la grinta, la tenacia, la determinazione; tutte cose che noti e avverti subito.” Poi, per quanto riguarda il suo rapporto con la Fiorentina, dice: ”Voglio ringraziare la società viola per come mi ha fatto crescere e fatto diventare uomo. Non dimenticherò mai tutte le persone che mi sono state accanto. C’è poi una parte della società malsana, come il tifoso che augura la morte e tutti i mali del mondo, mentre io non sono qui per alimentare questa parte. Ma ci sono anche tifosi leali che, nel farmi un in bocca al lupo, mi hanno detto che non mi seguiranno più.” Ma adesso è ora di guardare avanti, il futuro è sempre una strada da percorrere con le incognite che la vita presenta, con le curve da superare e i rettilinei da compiere come positività. Questo lo sa Federico Bernardeschi, con la Juve ogni cosa bisogna meritarsela. Anche la maglia numero 10!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711bernardeschi.jpgSiNbernardeschi-alla-juve-la-maglia-numero-10-bisogna-meritarsela-1013284.htmSi100451001,02,03030203
341013253NewsCampionatiDeludente Inter, ma qual è il tuo vero male?20170501165557Forse la società nerazzurra sta pensando di sostituire Pioli. Ma non è questa la soluzione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è il gol di Callejon e non è neppure l’errore di Nagatomo che ha regalato il vantaggio al Napoli. Il problema deve essere rivisto attentamente a fondo e non fa capo a questo o quell’allenatore, a questo o quel calciatore dell’Inter, ma alla società e al suo staff manageriale. Nel calcio non s’è mai vista una grande squadra senza avere alle spalle una grande società; e l’Inter non ce l’ha! E’ vero che i nuovi acquirenti cinesi hanno bisogno di tempo per capire bene le situazioni italiche di un pallone così lontano dalla loro cultura, ma certe figure all’interno della società nerazzurra cosa ci stanno a fare? Partendo dal vicepresidente (carica più onorifica che di peso effettivo) Javier Zanetti, abbiamo un consiglio di amministrazione composto da vari nomi cinesi, Erick Thohir, Handy Soetedjo e Nicola Volpi, più il collegio sindacale che comprende Luca Nicodemi, Giacomo Perrone e Alessandro Padula. Poi, a completamento di altre cariche sociali che non abbiamo citato, ma basta visionare l’organigramma dell’Inter per averne conoscenza, c’è il Direttore Sportivo Piero Ausilio. Evidentemente qualcosa non va proprio all’interno di quella che è la testa della società, perché non si capisce come una squadra con allenatori più volte avvicendati nell’arco degli anni seguenti la conquista del triplete non abbia saputo restare a livello delle grandi squadre italiane, scivolando negli abissi di una mediocrità che stride al cospetto della gloriosa storia nerazzurra. Nel dopo Mourinho tanti allenatori si sono avvicendati sulla panchina dell’Inter, mentre la società in tutte le sue scelte ha fatto emergere più confusione che altro. Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri, Stramaccioni, Mazzarri, Mancini, De Boer, Pioli, e cioè la sostanza della lavorazione di un cantiere che continua ad essere aperto, che insiste e che non finisce mai perché si ricomincia sempre d’accapo. E’ il segnale emblematico di una società che stenta ad avere le idee chiare impartite dai suoi vertici. Nel frattempo, tanti giocatori hanno vestito la maglia dell’Inter continuando ad accrescere quella confusione di cui parlavamo pocanzi, aumentando lo sperpero di denaro scialacquato prima da Massimo Moratti (quasi alla conclusione della sua presidenza) poi da Erick Thohir e adesso dai rappresentanti Suning. Dunque, mettere ordine cominciando dall’alto, dai suoi vertici più intoccabili, resta secondo noi la strada da seguire nel processo di riorganizzazione di questa Inter incapace di vedere la luce e di ritornare ai fasti che le competono per la sua lunga storia. Quando hai cambiato così tanti allenatori, acquistato e rivenduto fior di giocatori che hanno creato minusvalenze societarie e incapacità di costruire un progetto nell’immediato futuro, ebbene, la società è l’unica vera responsabile. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-pioli.jpgSiNdeludente-inter-ma-qual-e-il-tuo-vero-male-1013253.htmSi100451001,02,03030329
351013225NewsEditorialeCalcio, rovescio di una medaglia che ha una sola faccia.20170221164947Le frasi d`amore del Pipita alla Juventus e alla città di Torino.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il pallone che fa discutere, che è fatto di tante parole, troppe ingannevoli frasi e poche verità. Ma il senso è solo uno, ed è quello di stuzzicare la sfera emotiva di ognuno che quel mondo del calcio lo ama proprio. E se da una parte si discute per settimane intere sulle dichiarazioni del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Laurentiis</b> che suscitano le polemiche di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri,</b> dei tifosi e della squadra partenopea, dall’altra parte leggiamo le sperticate lodi di Higuain alla Juventus e al suo compiacimento di avere scelto una società e una città che adora. Lo status sociale di un ricco calciatore di oggi, che sembrerebbe quasi gratitudine a una Juventus che l’ha voluto fortemente, pagando una clausola economica a dir poco pazzesca. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Qui, alla Juve e a Torino, ho</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">trovato il punto della tranquillità della mia vita. Con il lavoro e fuori, in una città bellissima che mi piace da morire”</b> Sono vere e proprie parole d’amore, queste di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gonzalo Higuain,</b> che aggiunge: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mi sento felicissimo per l’affetto dei compagni, dei tifosi e della società. Mi sento parte di loro e ho capito di avere fatto la scelta giusta. Mi fa piacere sapere che mi hanno preso, sperando di vincere la Champions. Giocare con i più forti ti fa migliorare. Chiunque tu sia puoi sempre migliorare, basta guardare Buffon. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Giocare allo Stadium è spettacolare. Prima di entrare in campo vedi le foto di Platini, Baggio, Zidane, Del Piero che ti esortano a far sempre bene. Una responsabilità dalla quale non ci si può esimere.”</b> Parole che lasciano senza fiato, che faranno sicuramente innamorare i tifosi della Juventus, ma che creano ancora grande attrito verso quella Napoli e quei napoletani che si sentono traditi per un affetto prima annunciato, fortemente creduto e poi svanito in un “tradimento” che non sarà mai perdonato. Sentimenti di un calcio in cui nulla è per sempre, un mondo in cui basta un sol alito di vento per spezzare quell’esile filo che lega la passione agli interessi economici che sanno più di cinismo che di enfasi sentimentale. E’ il calcio dei nostri giorni, il pallone capace di illuderci di promesse a vita, di buoni sentimenti legati alla maglia che vorrebbero dire fare parte di una sola bandiera. Alzi la mano chi ci crede ancora! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNcalcio-rovescio-di-una-medaglia-che-ha-una-sola-faccia-1013225.htmSi100451001,02,03030257
361013190NewsCampionatiL’Atalanta che non ti aspetti e il Toro che hai sempre sperato20161108171320Atalanta e Torino si affidano ai giovani<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è una strana similitudine che lega l’Atalanta al Torino di oggi. Infatti, entrambe le squadre sognano stando con i piedi ben piantati in terra, ma con l’esempio recente di un Leicester che fa pensare alla favola. E, mentre gli orobici di mister Gasperini stanno costruendo una continuità di gioco e di risultati cui nessuno poteva aspettarsi, il Toro di Mihajlovic ha incarnato lo spirito di chi non s’accontenta mai. A dodici giornate dall’inizio di campionato la favola d’Oltremanica targata Leicester sembra essersi trasferita a Bergamo, se si pensa che l’Atalanta si trova al quarto posto in classifica con 22 punti , 19 gol fatti e 13 subiti. Da una parte Claudio Ranieri, prima accolto tra lo scetticismo dei tifosi del Leicester e poi osannato, e dall’altra <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Gian Piero Gasperini, prima sulla graticola e a un passo dall’esonero, mentre adesso è visto come una sorta di eroe della provincia pallonara. Certo, l’equilibrio è un optional in questo mondo del calcio capace di osannarti e poi buttarti nella cenere. Fatto sta che i risultati sono quelli che parlano chiaro e non hanno bisogno di tante inutili parole. Ma la scelta di Gasperini di affidarsi ai giovani sconosciuti del vivaio bergamasco, ha del coraggioso. Qualcuno, infatti, lo ha definito un pazzo, ma il coraggio premia talvolta anche oltre i teorici rischi. E infatti, adesso l’Atalanta vince, convince, corre e gioca bene al calcio. Un calcio semplice, canonico nel suo esprimersi senza martellamenti tattici da rispettare fino all’ultimo respiro, ma con la sana voglia di divertirsi attraverso la lucida e giovanile freschezza fisica e mentale. Conti, Caldara, Kessiè, Papu Gomez, Petagna, per citarne qualcuno, rappresentano l’ossatura portante di un’Atalanta che oggi si fa rispettare da tutti. Qualcosa di simile riscontriamo nel Toro di Mihajlovic. Una squadra giovane e ben motivata, con i sacri valori della fame sportiva. E’ l’incarnazione dello spirito di chi non s’accontenta mai, neanche dopo avere messo a segno una lunga serie di gol e poi rallenta la morsa della concentrazione. Questo non è ammissibile nella squadra di Sinisa Mihajlovic che sbraita, si dimena, si agita in panchina anche quando la sua squadra vince 5 a 1 come è successo nella partita casalinga contro il Cagliari. E’ l’immagine di un Torino nuovo, pimpante, che già più volte abbiamo posto in analisi come squadra di grande forza d’urto nell’attaccare e attenta alle ripartenze degli avversari. Anche Mihajlovic, come Gasperini, si è affidato ai giovani con un minimo apporto di qualche elemento più esperto. Se dovessimo dire, oltre la continuità di risultati che spesso s’inceppa fuori casa, in questo Toro c’è da coprire il ruolo di difensore centrale che, con la partenza di Glik, sembrerebbe non essere stato rimpiazzato con l’attenzione che merita un ruolo così importante nell’economia del gioco di squadra. Ma su questo punto riteniamo che il presidente Cairo e Petrachi, stiano già lavorando per riparare l’insufficienza fin dal prossimo mercato di gennaio. A parte questo evidente punto debole dei granata, ci piace constatare un formidabile attacco e un centrocampo che finalmente si distingue come ottima miscela di tecnica e potenza a supporto di attacco e difesa. Quell’ago della bilancia che nel calcio resta pur sempre il punto nevralgico del gioco. Una necessità assoluta, quella di un buon centrocampo, senza la quale si rifletterebbe una squadra senz’anima. Ma dopo tanti anni d’attesa, finalmente questo Toro di Sinisa Mihajlovic l’anima ce l’ha: eccome se ce l’ha! E adesso che Belotti, Ljajic, Iago Falque, Zappacosta, Baselli, Benassi, Valdifiori, Barreca, Boyè, fanno la differenza con lo spirito grintoso ma anche intelligente voluto dal suo allenatore, bisogna lavorare ancora senza sedersi sugli allori, con la consapevolezza che c’è ancora molto da ottenere. Su tutti, l’equilibrio e la continuità di gioco e risultati anche fuori casa. E poi i sostenitori granata potranno respirare un’aria nuova che sa di crescita, di autostima, di forza interiore che nasce da una gioventù di calciatori affamati di gloria. La stessa fame che ha la società, la dirigenza e tutto il popolo granata, che da troppi anni ormai ha vissuto la sua grande storia, nell’immeritata opacità di una sostanza apparsa sempre effimera. Sarà l’anno giusto per rientrare in Europa? Noi pensiamo di sì. Ci sono tutti i presupposti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711sinisa-mihajlovic.jpgSiNl-atalanta-che-non-ti-aspetti-e-il-toro-che-hai-sempre-sperato-1013190.htmSi100451001,02,030301530
371013167NewsCampionatiPer la Nazionale di Ventura, male la prima e buona la seconda.20160906155916Buona prova degli azzurri di Ventura <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo la prima partita amichevole contro la Francia (che è tutta da dimenticare), nel secondo match della gestione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ventura</b> abbiamo visto cose pregevoli e alcune ombre da non sottovalutare. Contro l’Israele, partita valevole per la qualificazione ai mondiali del 2018, si è vista una squadra più concreta soprattutto a centrocampo, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Verratti</b> posto davanti alla difesa (alla Pirlo), ha contribuito largamente alla vittoria degli azzurri per 3 a 1. Il ragazzo ha mostrato grande carisma e maturità da vendere, ergendosi a pedina indispensabile per qualità di gioco e distribuzione di palloni con i giusti tempi. Una posizione nevralgica di centrocampo, quella di Verratti, che gli calza a pennello per essere sempre presente in fase di possesso e non possesso palla. Sempre nel vivo del gioco, sempre alla ricerca di palloni da distribuire con efficacia e sagacia tattica; insomma, gli azzurri hanno trovato il leader che cercavano ormai da tanto tempo. Per il resto, il cambio di guida tecnica ha evidenziato che, nonostante lo stesso schema tattico del 3-5-2 utilizzato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte,</b> la Nazionale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ventura</b> tende ad aspettare l’avversario per colpirlo poi con ripartenze improvvise. Modus operandi diversi, di chi crede in un calcio aggressivo (Conte) e chi invece sa attendere (Ventura). L’importante è che la sostanza non cambi e che si proceda con il cipiglio che abbiamo apprezzato contro l’Israele, dove per quasi tutto il secondo tempo, gli azzurri hanno dovuto affrontare la partita in dieci uomini per effetto dell’espulsione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b>. Già, Chiellini. E’ stato l’unico vero neo della serata. Ha sbagliato una serie innumerevole di palloni, forse più di quanto non abbia fatto lungo l’arco della sua carriera. Segno di una non perfetta forma fisica e mentale, che avrebbe bisogno di maggiore attenzione da parte di chi gestisce il giocatore, che non è più giovane come un tempo. E non è un caso che la Juventus stia già pensando a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matteo Darmian</b> per il mercato di Gennaio, approfittando del fatto che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United</b> e il suo coach <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mourinho</b>, lo hanno estromesso dalla rosa dei titolari. Un segnale in più, che in casa Juve si sta valutando con la solita attenzione programmatica. E quindi, tornando alla Nazionale di Ventura, questi tre punti conquistati contro l’Israele valgono oro, soprattutto in considerazione del fatto che quest’anno si qualificherà di diritto ai Mondiali soltanto la prima squadra classificata di ciascun girone. Il 6 Ottobre, allo Juventus Stadium di Torino, la Nazionale ospiterà la Spagna e poi il 9 ci sarà Macedonia – Italia, mentre il 12 Novembre si svolgerà il match contro il Liechtenstein e il 24 Marzo 2017 sarà la volta di Italia – Albania, quale ultima partita d’andata del girone. Non c’è che dire, il percorso di qualificazione degli azzurri non si presenta per nulla semplice, non solo per la presenza della Spagna che abbiamo già battuto agli Europei, ma per la necessità di risultati positivi e continuativi, che è necessario fare per garantirsi una tranquilla qualificazione. Altrimenti sarebbe un guaio, perché per qualificarsi ai Mondiali, le migliori seconde classificate dovranno giocare i play – off. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, questa Nazionale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Ventura</b> è chiamata a combattere con se stessa, ma anche con l’ombra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b>, l’irrequieto condottiero di panchina, che è stato capace di rivitalizzare un ambiente che sembrava quasi demotivato. Tuttavia, pensiamo sia giusto ormai mettere da parte i recenti ricordi europei della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nazionale targata Conte</b>, per dare credito al nuovo percorso azzurro chiamato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Ventura</b>.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNper-la-nazionale-di-ventura-male-la-prima-e-buona-la-seconda-1013167.htmSi100451001,02,03030357
381013157NewsCampionatiIl Milan di Montella batte un Torino troppo fragile in difesa20160823074813A San Siro la prima uscita di campionato con tanti gol <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Buona la prima per il diavolo rossonero che ha incontrato in casa il Torino dell’ex<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Sinisa Mihajlovic. Sotto gli occhi del nuovo C.T. azzurro Giampiero Ventura presente in tribuna, le due squadre si sono affrontate a viso aperto. Il Milan di Montella ha vinto 3 a 2 una partita che ha evidenziato la tripletta di Bacca, ma ha accompagnato momenti di alti e bassi di un gioco che ha bisogno di oliare i meccanismi di squadra voluti dal nuovo tecnico. Strano destino, quello del colombiano, che fino a una settimana fa doveva essere ceduto per far cassa e adesso è diventato il punto insostituibile dell’attacco rossonero. E poi c’è anche da considerare la fase di transizione che la società rossonera sta vivendo dopo l’acquisto da parte della cordata cinese. Montella ha schierato i due esterni Abate e Antonelli con il centrale Romagnoli che ha perso il duello con Belotti, autore di un gol e di un rigore sbagliato al 94’ minuto. Ma l’eroe della giornata, dopo Bacca, è stato il portiere Donnarumma, che ha parato il rigore e ha neutralizzato alcune palle gol del Torino facendo vincere la sua squadra. La compagine granata, da parte sua, ha mostrato gravi lacune in difesa, dove Molinaro e Moretti hanno peccato di disattenzione in occasione dei gol di Carlos Bacca. Ma è tutta la difesa del Torino a essere sottoaccusa per le numerose amnesie dimostrate in più momenti di gioco. D’altra parte, è troppo presto per valutare una retroguardia torinese che ha subito messo in campo i neo acquisti De Silvestri e Rossettini, inseriti in una difesa a quattro che è sembrata impacciata nel sincronizzare i movimenti. A centrocampo, poi, Obi e Acquah danno un apporto di interdittori spesso esageratamente irruenti, con entrate fuori tempo che mettono in difficoltà la squadra di Mihajlovic. In avanti Belotti è sembrato troppo solo, specialmente dopo l’uscita dal campo per infortunio di Ljajic. Ma ritornando al Milan di Montella che ha ricevuto i complimenti dal presidente uscente Silvio Berlusconi, ha rischiato di pareggiare in extremis una partita che, dopo i gol di Bacca, avrebbe dovuto amministrare con più logica tattica. Segno evidente di un centrocampo che avrebbe bisogno di un apporto più autorevole nella fase di costruzione del gioco e di interdizione più intelligente. E’ una lacuna che il Milan, in questa fase complessa di transizione delle figure societarie non può risolvere nell’immediato. Il credo tattico di Montella, dunque, dovrà fare a meno della sua logica di centrocampo finalizzato al gioco offensivo che tanto bene dimostrò nella Fiorentina. Vedremo se i cinesi sapranno accontentarlo in seguito, almeno dopo che sarà terminata la fase di assetto societario, che resta pur sempre la priorità di ogni società di calcio che aspira ad alti livelli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711montella_viola.jpgSiNil-milan-di-montella-batte-un-torino-troppo-fragile-in-difesa-1013157.htmSi100451001,02,03030320
391013156NewsEditorialeTotò Schillaci, “Il gol è tutto”.20160819140847L`ex bomber della Juventus e della Nazionale Italiana, ha presentato il suo libro e inaugurato a Milazzo lo Juventus Club Alessandro Del Piero. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In un caldo pomeriggio d’estate, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Totò Schillaci</b> è venuto a Milazzo per presentare il suo libro intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il gol è tutto”</b> edito da Piemme con la prefazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edoardo Bennato</b>. Ma è stata una duplice visita la sua, perché in contemporanea ha anche inaugurato lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club DOC</b> della città mamertina, che ha così realizzato le numerose richieste dei sostenitori bianconeri, di rinnovare l’ormai vetusto e non più attivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club Milazzo</b> intitolato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Michel Platini</b> dell’ex presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vincenzo Cannistrà</b>, che oggi si presenta nelle vesti di presidente onorario del nuovo club intitolato ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b>. In un Atrio del Carmine gremito in tutti i suoi posti disponibili, Totò Schillaci ha parlato a ruota libera e con dovizia di dettagli del suo libro che racconta come il gol nel calcio possa cambiare la vita. Una letteratura semplice capace di arrivare a tutti gli amanti di storie di vita che s’intrecciano alle fortune di un calcio che improvvisamente ti porta sul tetto del mondo. Sono sentimenti che ciascuno riesce a fare propri, con quel filo conduttore che parte dalla povertà più povera e ti fa raggiungere a una celebrità improvvisa che sbigottisce, che quasi non ti fa riflettere come tutto ciò sia potuto accadere. E’ il sogno che si avvera, che si materializza come quasi non avevi neanche sperato, ma ti coinvolge in maniera totale e ti rivoluziona sostanzialmente uno status che diventa privilegio. E’ il gol che è tutto, che fa vincere la tua squadra, che ti porta alla ribalta, che crea immagine e ricchezza. Nato a Palermo nel 1964 nel quartiere Cep, dove i ragazzini si scambiano la droga come in altri posti si scambiano le figurine dei calciatori, Totò Schillaci è stato capocannoniere ai Mondiali d’Italia ’90 e Scarpa d’Oro nello stesso anno. Ma per gli italiani del football quel mondiale ’90 iniziò al 78’ minuto di Italia - Austria, quando Schillaci, ultimo convocato, scende in campo e in quattro minuti segna il gol della vittoria. Erano le notti magiche fatte di girotondi di clacson, sventolii di bandiere e l’inno a Totò gol. L’Italia del pallone sembrava impazzita. Gli occhi spiritati di Totò Schillaci che venivano inquadrati dalle telecamere dopo ogni suo gol, fecero il giro del mondo ed erano significativi di chi, per trovarsi lì, ha preso a morsi il destino. Il racconto di Totò Schillaci scorre in maniera fluida, passionale, senza intoppi, come se tutto fosse accaduto soltanto ieri, E’ la storia di un ragazzo che partito con il pallone in valigia da Palermo è arrivato a Messina dove ha conosciuto grandi allenatori strateghi come Scoglio e Zeman che gli hanno costruito il trampolino di lancio di una carriera ad altissimo livello nella Juventus dell’Avv. Giovanni Agnelli e Giampiero Boniperti che gli hanno spalancato le porte della Nazionale Italiana. Già, la maglia azzurra. L’ennesimo sogno che si realizza nella vita di Totò Schillaci. Una vita che è sempre legata al gol segnato che è tutto, perché lo realizzi quando entri in campo a partita in corso e fai vincere la tua squadra. Un segno del fato che è forse il motivo conduttore della sua storia di campione talentuoso e fortunato, come se qualcuno dall’alto del cielo gli avesse dato una mano. Un destino fatto di tante sfaccettature di vita che si dipanano tra glorie calcistiche e fatti personali, che hanno segnato il percorso umano di Totò Schillaci. Egli non sembra avere problemi nel raccontare i suoi trascorsi legati alla sua sfera affettiva e ai legami matrimoniali non sempre felici, che l’hanno provato. E’ un Totò Schillaci che dà se stesso alla sua gente, non curante di alimentare la curiosità generale, ma con la consapevolezza di esprimere tutto il suo orgoglio di quanto ha fatto nella vita di calciatore e di ragazzo venuto dalla povertà del profondo sud. Non ha amato la scuola, questo è stato un neo indelebile che gli ha impedito di crescere sotto l’aspetto culturale, tuttavia, resta pur sempre l’esempio di un ragazzo venuto dalla povertà del profondo sud d’Italia, che se non avesse costruito la sua storia di campione di calcio, chissà cosa sarebbe stata la sua vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>Milazzo (Me)fl0711fl0711pace.jpgSiNtoto-schillaci-il-gol-e-tutto-1013156.htmSi100451001,02,03030280
401013143NewsCalciomercatoMercato Toro. In casa granata si respira aria nuova.20160707161511Cairo e Petrachi sono molto attivi sul mercato, per costruire un Torino che vuole ritornare stabilmente in Europa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il mercato in entrata del Torino entra nel vivo delle operazioni. Dopo l’acquisto del difensore del Frosinone Arlind Ajeti (a breve si sottoporrà alle visite mediche) che è chiamato a sostituire Glik passato al Monaco, i nomi ricorrenti da molto tempo sono quelli di Ljaiic, Iago Falque e Giaccherini. Per quanto riguarda il serbo, che sembra tentennare per aver ricevuto un’offerta da parte del Celta Vigo che verserebbe alla Roma 9,5 milioni di euro, la situazione sembra essere in posizione d’attesa. Il D.S.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Petrachi ha offerto 7 milioni di euro, ma alzerebbe eventualmente l’offerta se si concludesse anche per Iago Falque. Dunque, se è vero che la Roma per la vendita di Ljaiic incasserebbe più soldi dal Celtic Vibo, è altrettanto vero che il Torino acquisterebbe due giocatori anziché uno, con un sostanzioso gruzzolo di milioni di euro. Per quanto riguarda invece Emanuele Giaccherini, dopo lo splendido campionato europeo giocato con la Nazionale di Conte, il suo valore di mercato è sostanzialmente lievitato. Il Torino avrebbe trovato l’accordo con il Sunderland – società detentrice del cartellino di Giaccherini – offrendo al giocatore un contratto triennale di 1,3 milioni di euro annui. Al momento il giocatore sembra guardarsi intorno, mentre il suo procuratore Fulvio Valcareggi è tempestato di richieste che arrivano da più parti. Vedremo cosa accadrà nel prosieguo del mercato del Toro che, come dicevamo pocanzi,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>ha sistemato in uscita Kamil Glik ed ha pure concluso la trattativa con l’Independiente per Sanchez Mino. C’è poi un mercato granata in entrata che è di minore importanza e che riguarda ad esempio un certo Lucas Boyè, l’argentino che è atteso per le visite mediche di rito, ma che deve ancora convincere Mihajlovic , nell’inserimento del suo eventuale scacchiere tattico che sta già pensando per il nuovo Toro. Lucas Boyè è cresciuto nelle fila del River Plate ed ha vissuto l’ultima stagione nel Newell’s Old Boys. Giovane attaccante nato nel 1996, di lui si dice un gran bene. Vedremo se sarà così. Dunque, dopo il quinquennio granata di Giampiero Ventura passato alla corte della Nazionale Italiana (a proposito, auguri al nuovo CT azzurro) il Toro indossa un vestito nuovo di zecca. Non più arrangiato, come certe situazioni di antica memoria gestionale del presidente Cairo, ma più attuale a un modello di squadra e di società che intende salire sul treno dell’Europa con il fermo obiettivo di restarci a lungo. Un progetto nuovo, fresco, moderno, di una società che vuole riprendere l’immagine di quel modello di calcio giovanile che in passato è stata fucina di<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>talenti granata. Nuovo il tecnico, nuovo il suo entourage, nuovo lo stadio Filadelfia e la casa granata, nuove le maglie che stanno riscuotendo un grande successo tra i tifosi, nuovi i giocatori che presto vestiranno ufficialmente la maglia del Toro. Insomma, la società di Cairo si avvia a una nuova era fatta di quell’entusiasmo che specialmente nell’ultimo anno era andato scemando tra i sostenitori granata. Pronti, via. Il treno del Toro si avvia sotto i migliori auspici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cairo.jpgSiNmercato-toro-in-casa-granata-si-respira-aria-nuova-1013143.htmSi100451001,02,03030566
411013131NewsCoppePietro Anastasi: “L’Italia? È un azzurro senza stelle”20160611101655Intervista con l`ex calciatore della Juventus e della Nazionale Italiana.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Dopo l’1 a 1 nella prima sfida, Italia e Jugoslavia si sono affrontate nella ripetizione della finale dei Campionati Europei UEFA 1968. Gli azzurri, già in vantaggio, hanno trovato il gol della sicurezza al quarto d’ora della ripresa con Pietro Anastasi, che con una conclusione in girata dal limite dell’aria certifica il primo e tuttora unico titolo continentale per l’Italia.”</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> Ricordi da incorniciare che si rispolverano di tanto in tanto come qualcosa di indelebile e che fa parte della storia del calcio italiano. E’ l’arricchimento totale di un calcio che ci riporta a ritroso nel tempo, quando il mondo era diverso, quando il pallone giocato era diverso, quando noi stessi eravamo diversi. E’ un affiorare di emozioni e ricordi che un po’ appaiono malinconici e un po’ ti rendono orgoglioso di quel momento, di quel gol spettacolare che ancora oggi appare da cineteca. Già, quel gol in mezza girata dal limite dell’area che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b> infilò nella porta della Jugoslavia, decretando l’alzata al cielo della Coppa d’Europa in una indimenticabile notte romana. Di questo e altro parliamo in questa intervista con lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b>, il siculo ex centravanti della Juventus e della Nazionale che ha scritto la storia di quegli anni sessanta sui libri del calcio italiano. L’occasione è ideale, proprio nel momento in cui inizia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Europa 2016.</b> </span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Pietro, cosa ricordi di quella notte azzurra dell’Olimpico di Roma, in cui hai segnato il gol del 2 a 0 che decretò per l’Italia la conquista della prima e ancora unica Coppa d’Europa?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“I ricordi sono tanti e tutti bellissimi, se pensiamo soprattutto che avevo vent’anni e una carriera che cominciava nel migliore dei modi. Ricordo che la Jugoslavia era una grande squadra e nella prima partita, che loro avrebbero potuto vincere, ci hanno preso sottogamba. Questa è stata fondamentalmente la chiave di un match che abbiamo pareggiato 1 a 1. Nella seconda partita, invece, dopo il primo gol segnato da Gigi Riva realizzai la seconda rete che determinò la conquista della Coppa d’Europa.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Dopo aver fatto quel bellissimo gol in mezza rovesciata dal limite dell’area, che cosa hai provato in quel momento?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Ti lascio immaginare cosa può provare un ragazzo di 20 anni che fa un gol del genere in una notte stellare. Vedere tutti i compagni di squadra che venivano ad abbracciarti è stata un’emozione unica, un sogno che calcisticamente si era realizzato per me, per i miei compagni e per l’Italia intera. In carriera ho avuto altre soddisfazioni ed emozioni intense, ma quella notte del 10 Giugno 1968 la ricorderò per sempre”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Tra l’altro, in quella occasione sei stato anche insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana. </font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Si, una bella attestazione ufficiale che ben si completava a mille altre grandi soddisfazioni di quel momento. Ricordo anche che in quella occasione, al contrario dei miei compagni di squadra che erano più vecchi di me, si è dovuto fare un’eccezione perché non avevo ancora compiuto 21 anni.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Cosa pensi della Nazionale di Conte?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Penso che è un azzurro senza stelle. I gravi infortuni di Marchisio, di Verratti e di altri giocatori, hanno costretto Conte a dover ridisegnare una Nazionale che deve in qualche modo essere competitiva al massimo. Personalmente non sono ottimista, perché sono dell’avviso che tecnicamente non è sicuramente una delle migliori nazionali degli ultimi tempi. Ottimi i giocatori convocati da Conte, ma non c’è un Del Piero, un Totti e neanche un Baggio che possa fare la differenza. Manca il classico leader di squadra. Tuttavia, è necessario aggrapparsi al senso del gruppo unito, alla grinta e alla determinazione che Conte sa dare alla squadra,così come fece alla Juventus.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Se tu fossi stato al posto di Conte, avresti convocato gli stessi giocatori o ti saresti orientato verso altri?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Conosco Leonardo Pavoletti per averlo visto giocare nel Varese. E’ una punta di ottima qualità, capace di fare molti gol. Ecco,se fossi stato io il C.T. della Nazionale lo avrei convocato, tenuto anche conto che non abbiamo il Riva della situazione, sul quale potere costruire l’attacco attorno a lui. Ci sono buoni giocatori, ma mancano i giocatori in grado di fare la differenza, così come il Portogallo di Cristiano Ronaldo e altre illustri Nazionali.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Pietro, tra i tuoi pronostici, chi vincerà il Campionato d’Europa 2016?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Partendo dal presupposto che tutte le volte che la Nazionale Italiana parte sfavorita, è statisticamente provato che fa ottimi risultati. Penso che arrivare nelle prime quattro squadre d’Europa sia già un ottimo risultato. Vedo la Francia favorita. Subito dopo la Germania, la Spagna e anche il Belgio potrebbe rappresentare una bella novità per la sua robustezza di squadra che è di ottimo livello tecnico. Poi c’è sempre la sorpresa, sarà l’Italia? E’ l’augurio sincero da parte di tutti gli sportivi e il mio in particolare.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi:-l-italia-è-un-azzurro-senza-stelle-1013131.htmSi100451001,02,03030343
421013129NewsCampionatiVentura: ”Dopo 5 anni, credo di aver capito cosa vuol dire essere del Toro”20160609200952Un segno di stile, da parte dell`ex allenatore del Torino Giampiero Ventura.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;">Salvino Cavallaro</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> - Una lettera vera, quella di Giampiero Ventura, il prossimo CT della Nazionale che con questo messaggio di commiato dalla società e dal popolo granata, ha dato un segno di stile. Parole di ringraziamento che danno l’immagine dell’uomo, prima ancora del tecnico. Spesso lo abbiamo criticato per le sue scelte tecniche, per certe testardaggini tattiche che talora sono apparse penalizzanti nel gioco, ma nulla gli si può rimproverare sulla serietà, la professionalità e il lavoro dimostrato sul campo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">«</font><em><span style='font-family: "Calibri","sans-serif";'>E’ arrivato il momento del commiato. Vado via dal Torino perché, come nei migliori cicli della vita, mi rendo conto che uno di essi si è concluso. Ci siamo divertiti, abbiamo soprattutto costruito qualcosa di molto solido, sicuro e duraturo. Adesso è il momento, nell’interesse di tutti e soprattutto per migliorare quanto realizzato, di dare spazio a nuovi stimoli.</span></em><font face="Calibri">&nbsp;</font><em><span style='font-family: "Calibri","sans-serif";'>Per me è un momento difficile perché il distacco è doloroso e perché nonostante la mia lunga esperienza c’è qualcosa che ancora non so allenare: il momento dei saluti. Questo è ancora più difficile di molti altri perché arriva dopo cinque anni in cui ci siamo dati tutto, reciprocamente, senza risparmiarci mai. Cinque anni dove tutti siamo andati al massimo, attraversando sofferenze, regalandoci gioie che hanno benedetto ogni giorno di lavoro. Sono stati soprattutto cinque anni di emozioni forti, sconosciute e inimmaginabili, come il giorno della commemorazione di Superga: lì ho vissuto quello che trascende il calcio per farti sentire parte di una storia che è e resterà sempre più grande di qualsiasi singolo uomo passi e passerà da queste parti. Sul campo abbiamo raggiunto insieme tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati: il ritorno in serie A, il ritorno nel calcio europeo, la vittoria nel derby. Sono questi risultati che tutti insieme abbiamo raggiunto, giorno dopo giorno, tappa dopo tappa. Abbiamo trasformato in forza la diffidenza iniziale e lo abbiamo fatto con l’unica cosa che sappiamo fare: lavorare, con passione e dignità, forza e rispetto, lavorare con il massimo della dedizione e di ogni capacità e talento di cui siamo dotati. Personalmente sento di dovere dire grazie: grazie a Don Aldo per quello che mi ha trasmesso, grazie a tutti i calciatori per la disponibilità; grazie al mio primo capitano, Rolando Bianchi; grazie al mio capitano di questa stagione, Kamil Glik; grazie al gruppo storico, che con noi ha cominciato questa straordinaria avventura: dai Vives ai Darmian. E grazie a tutti quelli che quotidianamente rimangono nell’ombra con l’obiettivo di dare a tutti noi che siamo sul campo il solo pensiero di rendere al massimo: medici, fisioterapisti, magazzinieri, dirigenti, segretari. Un grazie a Gianluca Petrachi, il primo che ha colto la possibilità di scrivere questa storia e che mi ha dato la possibilità di conoscere un uomo come Urbano Cairo, che per me oggi è molto più del presidente; è un uomo col quale ho un legame che va oltre quello professionale e dal quale ho ricevuto più di quanto ho dato. E’ grazie a tutte queste persone, e al mio staff, che siamo riusciti a vivere questi cinque anni esaltanti, anni in cui le soddisfazioni per le vittorie hanno superato di gran lunga le amarezze per le sconfitte. Porterò sempre nel mio cuore tutti questi momenti, vittorie e sconfitte, queste ultime inevitabili per costruire i successi di questo lungo periodo e, sono sicuro, altri successi che arriveranno. L’ultimo ringraziamento voglio rivolgerlo a Torino, al legame che questa città e i suoi abitanti hanno con la loro squadra. E’ difficile da spiegare, devi entrare nelle strade e nel cuore di questa gente per capire fino in fondo cosa voglia dire per loro il Toro. Io credo di averlo capito, ed è per questo che considero la mia più grande vittoria non quella singola ottenuta su un qualsiasi campo di gioco ma quella di avere contribuito a riportare l’orgoglio del vecchio cuore granata a battere nel corpo dei più giovani. Di questi cinque anni non dimenticherò alcuna faccia, non dimenticherò alcun momento, alcun episodio, di certo non dimenticherò la gioia di avere rivisto i bambini che oggi nuovamente vanno alle elementari indossando la maglia del Torino.Non mi dimenticherò mai di voi e spero dal profondo del cuore che non vi dimentichiate di me. Vi auguro tutti i successi che questa Società, questa tifoseria e questa maglia meritano.</span></em></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Calibri","sans-serif"; font-size: 12pt;'>Giampiero Ventura</span></b></em><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style='line-height: 115%; font-family: "Calibri","sans-serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</span></em><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNventura:-dopo-5-anni-credo-di-aver-capito-cosa-vuol-dire-essere-del-toro-1013129.htmSi100451001,02,03030334
431013091NewsEditorialeMessina - Stadio Celeste, quel primo giorno di Alex Del Piero20160316155644Alex Del Piero, una favola cominciata a Messina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Passa il tempo in maniera veloce e inesorabile, portando via con sé i ricordi. Ma ci sono storie che per la loro importanza sono state scritte negli annali e neanche il trascorrere del tempo potrà mai cancellare. Il 15 Marzo di 23 anni fa, esordiva Alessandro Del Piero con il suo Padova allo Stadio Celeste di Messina. L’ACR Messina cercava sul suo terreno una vittoria per evitare la retrocessione contro il Padova di Sandreani che, pur non in pericolo retrocessione, era comunque in una situazione di classifica che richiedeva la massima attenzione. Era una domenica che apparentemente sembrava come tante altre. Una domenica di pallone provinciale, i cui connotati non erano particolarmente esaltanti ai fini delle grandi attenzioni mediatiche. Ma quella domenica fu particolare, perché&nbsp;rappresentò l’inizio di una storia che a raccontarla è dolce come una favola. La favola di un ragazzo mingherlino di 17 anni, che dal momento in cui il suo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sandreani</b> rivolgendosi alla panchina, esclamò: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Alessandro, adesso entri tu”</b>, cambiò completamente la sua vita. Era incredulo Alessandro, credeva persino di non aver capito. E invece quell’invito a entrare in campo era diretto proprio a lui che indossava la maglia numero 16 del Padova, una maglia talmente larga che ci stava dentro due volte. Se il manto erboso di quello storico campo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Celeste di Messina</b> potesse raccontare ancora quell’emozione unica di un ragazzo che non poteva certamente sapere cosa sarebbe stato di lui in quel mondo del calcio che ha adorato fin da bambino, sicuramente si vanterebbe non poco dell’accaduto. Lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b> nato a Conegliano in provincia di Treviso il 9 Novembre 1974, veneto di razza, è stato baciato dal destino proprio in quella terra di Sicilia così lontana dal suo Veneto. E’ il mistero della vita che non finisce mai di stupire, sai dove nasci e non sai dove ti porta il cuore. Ma quella prima volta, su quel campo si spalancarono le porte per il futuro radioso di un ragazzo apparentemente fragile e timido che fu destinato a diventare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Pinturicchio”</b> tanto amato dall’avvocato Agnelli. E pensare che quella domenica di pallone messinese sembrava quasi inconcludente, e neanche i tifosi potevano immaginare che stavano assistendo all’esordio tra i professionisti di un ragazzo che avrebbe incantato il mondo. Un campione vero che in un ventennio di Juventus ha praticamente vinto tutto quello che c’era da vincere, capace com’è stato di arrivare ad altissimi livelli professionali. Un uomo e un campione amato anche da coloro i quali non fanno il tifo per la Juventus. Una bandiera capace di incidere in maniera determinante sulla gloriosa storia della sua Juve. Lui, Alessandro Del Piero, la favola del calcio italiano che tanti giovani sognano di emulare le gesta. Ma si sa, uno su mille ce la fa. E lui ce l’ha fatta proprio in quella domenica, in quello Stadio Celeste di Messina in cui per la prima volta fu chiamato ad entrare in campo. Una bella storia di calcio che si interseca alla vita e a un destino a volte benevolo e altre volte sfortunato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711del piero 22.JPGSiNmessina-stadio-celeste-quel-primo-giorno-di-alex-del-piero-1013091.htmSi100451001,02,03030487
441013089NewsCampionatiGigi Buffon, leggenda bianconera.20160312120882Gigi Buffon, il suo record.La bella storia di un campione di calcio che è vicino al record d`imbattibilità di tutti i tempi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>In questo spregiudicato mondo del pallone, ci è capitato tante volte di intervistare campioni veri e giocatori, presunti tali, che spesso hanno dato dimostrazione di altezzosità e apparenza senza limiti. E’ il segno evidente delle scatole vuote che esteriormente appaiono belle e luminose, ma poi, nel momento in cui le apri, scopri che non c’è nulla. E’ l’eterna differenza tra uomini veri e piccoli giocatori che non scriveranno mai la loro storia di vita dedicata al calcio. Gigi Buffon, vera leggenda bianconera è invece il simbolo del campione vero e dell’uomo che c’è in lui. Capitano di tante battaglie della Juventus, egli è l’emblema di una figura sportiva di alto spessore etico, culturale e sportivo. Oggi è a un passo dal record di imbattibilità ottenuto da Sebastiano Rossi nel campionato 1993-’94 con 929 minuti. Buffon, con i suoi attuali 925 minuti di imbattibilità è a soli 4 minuti dal record di sempre, avendo già superato persino un’altra leggenda come Dino Zoff, che con 903 minuti d’imbattibilità, ottenuto nel campionato 1972-’73, si trovava in seconda posizione di classifica. Una figura, quella di Gigi Buffon, che ha ancora il senso antico dell’attaccamento alla maglia, espresso con alta professionalità e senso dei valori sportivi. La sua appartenenza alla Juventus si è concretizzata&nbsp;con i&nbsp;fatti e in maniera evidente, soprattutto in quell’anno in cui la sua squadra fu retrocessa in Serie B. Fu un anno mortificante per la levatura tecnica di un campione come lui che, al contrario di altri suoi colleghi i quali decisero di abbandonare la Juve, si accollò assieme a Del Piero e pochi altri, la responsabilità di riportare la sua squadra ai livelli che gli sono consoni. Da quel momento è stato un crescendo di momenti, di vittorie, di appuntamenti con i record, con le braccia alzate al cielo per dare visibilità ai tanti trofei conquistati. E’ una bella storia la sua, una storia scritta in maniera indelebile sul libro dei campioni veri che sono l’orgoglio del calcio italiano in tutto il mondo. E neanche le sue recenti vicissitudini di vita privata, hanno saputo distoglierlo dal suo lavoro, dalla sua alta professionalità, nonostante i mille pettegolezzi cui è stato coinvolto suo malgrado dai media di tutto il mondo. Ma lui,Gigi Buffon, con i suoi guantoni da portiere serio e di grandi capacità tecniche, ha sempre separato nettamente la sua vita privata dal suo essere professionista di un lavoro che dà successo e popolarità, ma che, proprio per questo motivo, non lascia serenità dal punto di vista della privacy. Davvero una bella storia, quella di Gigi Buffon, il grande portiere della Juventus e della Nazionale Italiana. Un ammirevole percorso professionale fatto di tanti punti di eccellenza calcistica e umana, del quale tanti giovani si accingono ad imitarne le gesta di campione e di uomo vero.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711buffon 4.jpgSiNgigi buffon il suo record-1013089.htmSi100451001,02,03030381
451013086NewsCampionatiLa venturamania di Urbano Cairo20160307174526Prosegue il campionato insipido del Torino.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>27-02-2016 – Milan 1 Torino 0. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ventura: “Ho rivisto la mia squadra”.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">06-03-2016 – Torino 1</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lazio 1, un’altra chance perduta. Ventura: “ Se non si segna…..” – “Troppi errori davanti alla porta” – “ Dispiaciuto per il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">pubblico”.</b> E’ vero, se nel calcio non si fa gol non si vince. E poi, che colpa ne ha l’allenatore? Qualunquismo di uno sport che tante volte riserva alcune analisi affrettate e ovvietà che scaturiscono dal mare delle banalità. Spesso ci facciamo abbindolare dal risultato, dalla vittoria e dai gol, quando invece non pensiamo che tutte queste cose non nascono per caso ma sono figlie di tanti fattori concomitanti tra loro. Primo su tutti il gioco. Un gioco che rappresenta l’essenzialità di ogni cosa, e quando l’approccio alla gara non è quello sperato, ecco che l’allenatore dalla panchina deve correre subito ai ripari nel sapere leggere in tempo e modificare la chiave tattica del match. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Ventura</b>, allenatore di lungo corso e dalle vedute calcistiche non sempre marcatamente offensive, ha dimostrato in tanti anni che il timore di sbagliare i cambi l’ha frenato ad agire in tempo utile. La difesa è rigorosamente a 3, il centrocampo ermetico è a 5 e le punte sono sempre 2 ( almeno sulla carta). Non si cambia mai. Anche se si perde, non si cambia mai. Succede da sempre, ed è successo anche in Torino - Lazio. Un pareggio che ha visto lo sviluppo di un buon primo tempo da parte del Toro e una ripresa che avrebbe dovuto essere diretta in maniera diversa da parte di Ventura, soprattutto nel momento in cui la Lazio di Pioli ha cercato ripetutamente il pareggio schiacciando nella propria area i granata. Ed è proprio in questi momenti che un allenatore deve intervenire energicamente e capire quale reparto sta soffrendo maggiormente dal punto di vista tattico e atletico. E così, pur in ritardo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ventura </b>toglie al 35’ del secondo tempo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bruno Peres</b> (5,5 in pagella e partita incolore, la sua) <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>e fa entrare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zappacosta,</b> mentre un minuto prima ha tolto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benassi</b> (5 in pagella e una gara fatta di tante imprecisioni, fin dall’inizio) e fa entrare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baselli </b>che a centrocampo non cambia la sostanza delle cose. Questo, naturalmente, è uno dei tanti casi emblematici che parlano di un rapporto quinquennale giunto ormai al punto d’arrivo. Più di una volta abbiamo sostenuto la tesi di offrire a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ventura</b> un ruolo da dirigente nell’ambito della società granata, ma non più da uomo di campo. Non è più tempo, è ora di cambiare e rinverdire una mentalità di gioco troppo appassita, priva di stimoli e coraggio. Così com’è, questo Toro non va da nessuna parte. Il presidente Cairo, dopo avere rinnovato il contratto al suo tecnico, non sembra preoccuparsi più di tanto, anzi ha dichiarato a chiari lettere che lui Ventura se lo tiene stretto. Certo, lui è il presidente del Torino e decide il da farsi, ma crediamo che a Cairo non venga neanche il dubbio di avere giustamente investito su giovani di valore che, tuttavia, non sono messi in condizione di dimostrare completamente il proprio valore a causa di un concetto di gioco di squadra ancora troppo arretrato, sparagnino e fatto di mille timori di perdere. Ma perché mai in questa società granata, “vincere” non è essenziale? Ma perché mai ci si deve sempre accontentare di poco o di niente? Ma perché mai non si possa crescere e puntare in alto, invece di continuare a guardare chi ti passa avanti pavoneggiandosi del bel gioco e dei punti conquistati in classifica? E’ ora di cambiare. Il Torino deve cambiare e lasciare che una mentalità giovane, fresca, ambiziosa s’impossessi del futuro, tenendosi ben stretto il glorioso passato. E, ascoltando gli umori della sanguigna tifoseria granata, questo è il Toro che vorrebbero.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711cairo.jpgSiNla-venturamania-di-urbano-cairo-1013086.htmSi100451001,02,03030369
461013082NewsCampionatiSpalletti – Totti, ma la società dov’è?20160222220242L`analisi di ciò che è successo nel ritiro della Roma a Trigoria.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>E’ stata la diatriba di un week end calcistico che non ha risparmiato motivi di interesse mediatico. Spalletti che dal ritiro di Trigoria manda a casa Totti, per aver rilasciato al Tg1 un’intervista in cui ha dichiarato di pretendere rispetto da parte della Roma e dallo stesso Spalletti. Apriti cielo, cosa non è successo. Un finimondo mediatico che si è propagato a macchia d’olio in tutto il mondo dei social. C’è chi si è schierato a favore di Spalletti (pochi) e c’è chi invece ha sostenuto la tesi di Totti (tanti). Ma la sostanza è che la società, dopo essere stata avvertita del fatto avvenuto, dallo stesso mister Spalletti, si è limitata a rispondere con quattro righe frettolose, in cui il presidente Pallotta si diceva sorpreso che Totti avesse usato la parola “rispetto”. Comunque, continuava il mini comunicato, il 1 marzo il presidente sarà a Roma e potrà incontrare a quattrocchi Totti. Ma l’impressione è che i cocci di questo vaso, ormai rotto in mille pezzi, sarà difficile ricomporlo. E’ l’eterno problema di queste società di calcio i cui i presidenti arrivano da lontano e non possono entrare nel merito di un quotidiano che talora nasconde focolai che dovrebbero essere spenti prima ancora che divampino. E’ innegabile che la questione Totti sia stata mal gestita fin dall’inizio. D’altra parte, Luciano Spalletti è stato chiamato nel dopo Garcia per mettere ordine in un ambiente che sembrava sfuggisse di mano alla società. Ma la stessa società avrebbe dovuto incontrare Totti fin dall’inizio, per chiarire la sua posizione di capitano dal grande passato giallorosso che, tuttavia, pur con tutto il rispetto possibile, avrebbe dovuto attenersi alle regole di squadra. Così come fanno gli altri suoi compagni. Si dirà che Totti è stato anche azionista della Roma, mettendo in società denaro vivo proprio quando la situazione economica della società giallorossa non era proprio fulgida. Ma questo, cosa centra con il calciatore Francesco Totti che a quasi quarant’anni desidera ancora giocare? Non era il mister Spalletti a dover gestire la questione della figura di Totti calciatore, semmai avrebbe dovuto farlo Pallotta in qualità di presidente del sodalizio romano. Un po’ come fece a suo tempo Andrea Agnelli, quando alcuni mesi prima del divorzio da Del Piero, ufficializzò il distacco dal giocatore in sede di conferenza stampa. Certo, la decisione unilaterale provocò mesi di furibonde polemiche sui vari social, che si suddivisero tra chi sosteneva il torto della società e chi invece gli dava ragione. Tuttavia, in quell’occasione la società bianconera si dimostrò presente e autoritaria nel chiarire ciò che alla Juventus rappresentava il passato e ciò che si prefiggeva come futuro. Ed era proprio in quel presente – futuro che la figura di Del Piero, pur con tutta la malinconia che il passare del tempo comporta, quel capitano di tante battaglie juventine non poteva più starci. Fatto doloroso ma necessario. Una decisione sicuramente antipopolare che Andrea Agnelli ha dovuto prendere, dando dimostrazione di grande capacità gestionale. Ed è proprio questo che la Roma a nostro avviso avrebbe dovuto fare. Chiarire la posizione di Totti, proprio nel rispetto della sua persona, del suo essere calciatore di un grande passato romanista. Decidere con lui se continuare a calcare i campi di calcio, attenendosi alle regole dell’allenatore, o più semplicemente cominciare nell’ambito della stessa società una carriera da dirigente. Purtroppo, questo non è stato fatto, e questi sono stati i risultati di una vicenda che adesso ha assunto i connotati di qualcosa che è difficile raddrizzare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: right 481.9pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino&nbsp;Cavallaro<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>fl0711fl0711totti_nuove_010.jpgSiNspalletti-totti-ma-la-societa-dov-e-1013082.htmSi100451001,02,03030362
471013058NewsCampionatiUn calcio per la Pace20150316182739Grande evento culturale a Torino e provincia: « Lo sport come Strumento Internazionale di Pace« <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Torino accoglie gli ambasciatori di pace “PEACE DREAMERS” </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La pace nel mondo. Il sogno dei sogni che non è utopia, ma qualcosa che prima o poi si avvererà. Ne siamo sicuri. Si deve però lavorare col pensiero di crederci tanto, senza riserve. Sì, perché è obbligo credere con tutte le proprie forze a questo sogno di pace universale, desti come siamo nel compenetrarci nella parte di chi sa che certi obiettivi si raggiungono soltanto attraverso l’amore, l’unione d’intenti, la fratellanza. La pace globale è un lungo cammino, un percorso da fare in una strada impervia, che spesso s’interseca tra ripide salite e angoli oscuri che non lasciano intravvedere la dirittura d’arrivo. Ma “IL DIRITTO DEI POPOLI ALLA PACE” è il Diritto dei Diritti della giurisprudenza che riconosce il valore della persona umana nei suoi bisogni più essenziali, non solo relativi al benessere materiale ma, soprattutto, allo sviluppo del cuore e dell’anima. Già, lo sviluppo del cuore e dell’anima, due elementi sostanziali per sensibilizzare le coscienze in un mondo che mette in evidenza, troppe volte davvero, la parte più negativa dell’uomo; la sopraffazione e quindi la mancanza di rispetto. E allora, per ovviare a questo meccanismo perverso che attenta continuamente la pace nel mondo, si deve alimentare la speranza nell’esaltazione dei valori umani. Ad esempio, il conflitto tra Israele e la Palestina non influenza solamente la regione medio orientale. Molte iniziative sono state fatte negli anni per portare la pace, dare speranza e alleviare la sofferenza delle persone nelle zone in conflitto. Tuttavia, anche se le soluzioni politiche sono indubbiamente importanti, non sono efficaci se non c’è fiducia e riconciliazione tra la popolazione. E così si è pensato allo sport e al calcio in particolare, quale veicolo pregnante per fare incontrare i ragazzi, aiutarli a creare armonia ed abbattere le barriere della diversità che, apparentemente, sembrano insormontabili. Il calcio, questo straordinario mezzo di aggregazione sociale che ci fa abbracciare, gioire per un gol fatto e unirci attraverso lo spirito di squadra, nella speranza di pareggiare e magari vincere la partita dei sogni. Sentimenti che solo il pallone riesce a dare. Proprio quel pallone che racchiude il mondo, non solo nella sua forma naturale, ma anche come passione comune. Il progetto della Universal Peace Federation (l’Organizzazione che lavora per la Pace nel Mondo) vuole essere di supporto nel creare le condizioni, affinché si costituisca una piattaforma di riconciliazione ed educazione verso i giovani, proprio attraverso quel calcio ispiratore di unione. L’idea, nata nel 2008 a seguito di un incontro con il Ministro Palestinese dello Sport Abu Daqqa e poi con il Ministro Israeliano dello Sport Majadle, si sintetizzava nel suggerimento che una ONG – Organizzazione non Governativa - Internazionale, potesse creare un punto d’incontro in una zona neutrale fra Israele e la Palestina. E così, da quell’incontro, nel mondo si è perfezionata questa straordinaria idea verso lo sport, quale strumento di Pace. Dal 20 al 25 Marzo 2015, a Torino si realizzerà l’evento: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un Calcio per la Pace”.</b> 14 bambini (7 arabo – israeliani e 7 ebreo – israeliani) dell’età di 11 anni, vivranno&nbsp;una settimana&nbsp;di soggiorno sotto la Mole. Un allenamento insieme per costruire fiducia reciproca da parte della delegazione mista di 18 persone composta da 14 giovani e 4 adulti, tutti provenienti dall’area israelo – palestinese. Nutrita l’agenda degli appuntamenti sportivi e culturali della città di Torino, in cui sono previsti gli incontri con la Juventus, con il Torino, ma anche la visita presso società di calcio dilettantistiche di Torino e provincia. Ma ci saranno anche incontri culturali, quali ad esempio la visita ai musei dello sport, (Juventus Museum e Museo del Grande Torino), al museo dell’automobile e altre innumerevoli iniziative che si stanno sviluppando in questi giorni. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è il nutrito programma nel dettaglio: </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Venerdì 20 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Visita della città di Torino e incontro dei bambini e della delegazione con il Sindaco della città, on. Piero Fassino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato 21 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Giornata Internazionale contro le Discriminazioni Razziali indetta dalle Nazioni Unite. I bambini del progetto “Gioca con me” incontrano sul campo i Peace Dreamers presso lo Juventus Football Club – Via Stupinigi 182 Vinovo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Domenica 22 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – I bambini e la delegazione incontrano il settore giovanile del Torino FC: i pulcini 2004 allenati da Gianluca Cabella incontrano in un match amichevole i Peace Dreamers presso il Centro Sportivo Blu Station, Via Gozzano, 11 Orbassano. I bambini assistono come spettatori alla partita di campionato Juventus – Genoa presso lo Juventus Stadium. Visita Juventus Museum.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lunedì 23 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Visita della città – Lucio Stella presidente dell’Antico Borgoretto organizza la partita dei pulcini 2004 contro Peace Dreamers. Campo di Santa Maria, Via Saluzzo 6 Moncalieri. Poi, presso il Cinema Fratelli Marx, Corso Belgio, 53 a Torino, ci sarà il dibattito organizzato da Gaetano Renda e proiezione del docu film Walk on regia di Michele Michelazzo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Martedì 24 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Arrivo a Bruzolo (TO) e incontro con gli alunni delle scuole elementari di Bruzolo. Partita amichevole Peace Dreamers vs Union Valle di Susa 2004.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mercoledì 25 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Incontro con la squadra del Torino e il Mister Gianpiero Ventura (in alternativa visita al Museo del Grande Torino e/o Basilica di Superga). Poi UN CALCIO PER LA PACE al CIT TURIN, Corso Ferrucci 63, Torino. Saranno presenti il sindaco di Torino, on. Piero Fassino, l’assessore allo sport del Comune diTorino Stefano Gallo, l’Assessore allo Sport della Regione Piemonte Giovanni Maria Ferraris <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, una grande iniziativa che Torino, Capitale Europea dello Sport 2015, si avvia ad attuare tra i tanti appuntamenti sportivi di un anno che sarà sicuramente da ricordare. Così si esprime in merito all’evento il sindaco di Torino on. Piero Fassino: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Semi di pace: chi meglio dei bambini può rappresentare la speranza che possa esserci un futuro senza conflitti? Quale strumento meglio del gioco di squadra può rappresentare la capacità di superare le fratture, le divisioni? E’ questa l’immagine che crediamo debba accompagnare l’iniziativa “Un calcio per la Pace”, con la quale Torino Capitale Europea dello Sport guarda fuori dai propri confini e getta – appunto- un seme di amicizia. Lo sport può e sa essere dialogo, accoglienza, coscienza civica e solidarietà. Una partita che veda insieme bambini israeliani e palestinesi, rappresenta un motivo di fiducia. Quella stessa fiducia che guida l’impegno di molti di noi per raggiungere</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la pace in quella terra”.</b> E, in effetti, ospitare il pallone che arriva da luoghi così lontani, che sono eternamente in conflitto tra loro, è un’opera sicuramente significativa nell’intento di essere buoni intermediari per la pace. E non è un caso che gli ospiti saranno proprio dei giovani di 11, simbolo di incolpevolezza della cattiveria degli adulti. Ma il tentativo è proprio questo, e cioè di integrare i più piccoli, educandoli in maniera tale da costruire una forma mentis che sia l’emblema dell’unione, della fratellanza, dell’amore reciproco quale essenza di pace. Questa, naturalmente, è soltanto una goccia nel mare del conflitto dell’area israelo – palestinese. Tuttavia, desideriamo promuovere a pieni voti una iniziativa di nobili pensieri che, siamo certi, non andrà dispersa nel nulla. Tutto ciò che sembra apparentemente impossibile, deve dare maggiore forza per renderlo possibile. E la passione per il gioco del calcio sicuramente ci aiuterà.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>Nel mondo siamo tanti<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “PEACE DREAMERS”. </b>E allora uniamoci! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711pace.jpgSiNun-calcio-per-la-pace-1013058.htmSi100451001,02,03030738
481013053NewsEditorialeBello e vincente, il Torino prosegue nelle sue partite utili20150302175638Grande momento della squadra di Ventura. Vince e convince.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Torino di oggi è talmente bello e vincente che è persino un piacere seguirlo e commentarlo nelle sue prestazioni. Non più solo cuore e sentimento. Il Torino di Ventura è qualcosa di più perché sa essere razionale, ordinato in campo e sviluppa un gioco piacevole a vedersi. Difesa a tre, centrocampo a cinque e due punte che spesso si scambiano di posizione e ritornano a dare una mano in difesa, nella fase di interdizione. Ma ciò che impressiona del Toro attuale è la freschezza fisica e mentale soprattutto nei due esterni, Darmian e Bruno Peres. Un continuo andirivieni sull’estremità del campo, questo è il compito dei&nbsp;due esterni che, a nostro avviso, rappresentano una parte determinante nel gioco voluto da mister Ventura. Una scuola di pensiero, un credo calcistico moderno che si può solo attuare se hai i giocatori in forma, specialmente nelle zone nevralgiche del campo, come appunto l'esterno, che&nbsp;è l’ago del centrocampo.&nbsp;E il Toro in questo momento li ha. Ma ha anche una difesa attenta più nell’interscambio tra Glik che si porta spesso e volentieri in attacco per sfruttare i calci d’angolo e un centrocampista che a turno ripiega per non lasciare scoperta la difesa. C’è dunque armonia di gruppo, in campo e negli spogliatoi. Nulla nasce dal nulla, e il Toro di oggi è l’esatta espressione del lavoro, della dedizione, dell’impegno di chi è partito dal basso e adesso che sta arrivando in alto vuole restarci. A questo proposito, ricordiamo al presidente Cairo di sfuggire ai prossimi diavoli tentatori che vorrebbero la cessione di Darmian, Bruno Peres e magari Quagliarella, Glik e qualche altro degno rappresentante di questo bel Toro. Facciamo appello di trattenere, anzi di ripartire su questa base per implementarla con pochi accorti acquisti atti alla definitiva crescita. Adesso ci sono i presupposti per diventare grandi davvero. Per questo auspichiamo di non ritornare sempre indietro come i gamberi. Senza svenarsi e con la consapevolezza che il Torino deve continuare la sua strada di società esemplare sotto l’aspetto della gestione economica, ci sentiamo di dire che è arrivato il tempo di non lasciarsi tentare dai milioni di euro e dalle plusvalenze che certi giocatori del Toro attualmente porterebbero nelle casse granata, qualora venissero ceduti. A nostro parere, oggi il Toro è a un bivio. Se si sceglie la strada dell’ambizione, allora bisogna percorrerla senza se e senza ma. Se invece si vuole ritornare a vivacchiare nella mediocrità di chi non incide in nulla, allora si pensi pure a vendere, incassare denaro e a disgregare un giocattolo che con tanta fatica Giampiero Ventura sta costruendo con le&nbsp; proprie mani. La partita contro l’Atheltic Bilbao e poi quella contro il Napoli, ci hanno suggerito questi pensieri che crediamo siano condivisi dalla stragrande maggioranza del popolo granata. Sì, quel popolo granata che adesso sta assaporando il gusto dell’assistere al bel gioco, alle vittorie che ti portano in alto alla classifica e che qualche volta ti fanno pure girare un po’ la testa, perché non sei più abituato a stare a certi livelli. Ma al meglio ci si abitua presto. Mentre il peggio che è già stato vissuto, bisogna cancellarlo come un brutto sogno! Adesso il Toro è ben desto. Si continui su questa strada.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: right 481.9pt;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino&nbsp;Cavallaro&nbsp;<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711cairo.jpgSiNbello-e-vincente-il-torino-prosegue-nelle-sue-partite-utili-1013053.htmSi100451001,02,03030602
491013050NewsCoppeGiampiero Ventura: “Se vogliamo, possiamo farcela”20150218183729Il Torino di Ventura è atteso ad un esame di Coppa davvero importante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Insomma, un po’ come dire che volere è potere. Non è una frase fatta, ma è la convinzione del tecnico del Torino che ha manifestato in sede di conferenza stampa, prima della partita di Europa League che i granata giocheranno all’Olimpico di Torino contro l’Athletic Bilbao. Certo l’impegno è difficile, tuttavia, se il Torino saprà scrollarsi di dosso l’ansia e avrà un buon approccio alla gara, pensiamo davvero che possa farcela a passare il turno. Ci vuole un Toro che si unisca e giochi da squadra. Una squadra in cui chi ha maggiore esperienza europea sappia metterla a beneficio dei compagni che ne hanno meno. E’ carico di speranza il tecnico granata che si presenta in conferenza stampa assieme a Maxi Lopez, l’argentino che è venuto a giocare nel Torino per entrare nel cuore dei suoi tifosi. “L’Athletic Bilbao ha una rosa forte” dice Maxi Lopez “Sarà una partita molto difficile, ne siamo consapevoli. In noi c’è grande entusiasmo e anche la gente sarà importante per noi. L’Athletic è un avversario capace di non mollare mai in questi 180 minuti. Noi dovremo fare altrettanto. Questa è una competizione molto difficile e io sono molto contento di fare parte di questo organico: credo che insieme potremo fare cose importanti”. Decisamente in palla è l’argentino che da questa nuova esperienza granata vuole ritrovare credibilità, gioco e gol, tre cose che ha perso per strada. Adesso, per lui, c’è l’opportunità ghiotta di rifarsi in un ambiente adatto, capace di aiutarlo se mostrerà spirito di sacrificio e senso di appartenenza. E intanto Ventura continua a dire le sue convinzioni su questo Toro:” Per noi è motivo d’orgoglio essere in Europa. Quando siamo partiti non c’era tutto questo entusiasmo. Il fatto che domani tutto lo stadio sia esaurito, significa che siamo riusciti a creare simbiosi tra la squadra e i tifosi. Oggi siamo qui e ci troviamo a sinistra della classifica del campionato italiano. Abbiamo grandissimo rispetto degli avversari spagnoli che hanno giocatori di qualità, tuttavia, non vogliamo snaturare il nostro modo di giocare in funzione dei singoli calciatori seppur di grande talento”. Vedremo cosa accadrà e, soprattutto, ci auguriamo che il Toro possa scendere in campo con la consapevolezza che, per passare il turno agli ottavi di finale, contro il Bilbao dovrà fare la partita perfetta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNgiampiero-ventura:-se-vogliamo-possiamo-farcela-1013050.htmSi100451001,02,03030540
501013034NewsEditorialeCalcio, cinquina del Torino contro un’evanescente Sampdoria20150202154344I granata di Ventura mortificano la Sampdoria di Mihajlovic<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>– <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mi sono vergognato. Per prima cosa desidero chiedere scusa a tutti i tifosi della Sampdoria, perché oggi la mia squadra ha cominciato male la partita contro il Torino e l’ha finita anche peggio. Non ci sono scuse di sorta”.</b> A parlare nella conferenza stampa post partita è Sinisa Mihajlovic, visibilmente scosso e amareggiato per la prestazione indegna della sua squadra. E, in effetti, per tutta la partita in tribuna stampa, ci siamo chiesti come fosse possibile che la quarta forza del campionato, se pur condivisa con la Lazio, potesse essere questa Sampdoria. Una giornata davvero da dimenticare per i blucerchiati che escono a testa bassa dall’Olimpico di Torino. A godere di una prestazione felice e da incorniciare, sono stati invece i granata di Ventura che, con una tripletta di Fabio Quagliarella, un gol (finalmente) di Amauri e poi di Bruno Peres, ha praticamente chiuso una gara che l’ha vista dominare in lungo e in largo. Nell’analisi di un match sicuramente anomalo, possiamo dire con tutta franchezza che il Torino ha ritrovato gioco, freschezza fisica, mentale e quell’autostima che aveva perso per strada. All’ottima prestazione di Quagliarella, in una giornata di vena speciale che gli ha fatto portare a casa il pallone come ricordo, è seguito lo spirito di gruppo di tutta la squadra del Torino. Non sappiamo quanto la squadra di Ventura sia stata agevolata dall’assenza di gioco espresso dalla squadra avversaria, ma dobbiamo dare i meriti a Glik e compagni per aver sfoderato una prestazione maiuscola sotto l’aspetto caratteriale, che sembrerebbe proprio l’emblema della rinascita. Sì, una rinascita che sarà tale solo se ci sarà continuità di impegno negli allenamenti settimanali e capacità nelle trame di gioco, durante le partite della domenica. In questo momento il Toro si gode la ritrovata parte sinistra della classifica, che tanti elogi gli aveva dato nel corso della scorsa stagione. Con 28 punti, a un solo punto da Genoa e Milan, il Torino di Ventura dà un segnale di ritrovata vigoria e concreta speranza per l’immediato futuro. Si accorcia così la classifica per il Toro e si allargano le prospettive, a patto di continuare a dare seguito a ciò che abbiamo visto di buono nelle ultime tre partite del Torino. Vedremo solo in seguito se saranno stati ritrovati gli equilibri, o se le cinque reti inflitte alla Sampdoria resteranno solo un piacevole ricordo che fa storia a sé. Un’ultima nota per Giampiero Ventura, il quale a un certo punto della partita, dopo l’ennesimo gol della sua squadra, ha polemizzato a gesti con chi parla troppo e male (presumiamo) del Torino e di una campagna acquisti povera. Crediamo che ciò che scriviamo sia sempre costruttivo e a fin di bene, per sollecitare una squadra e una società a diventare definitivamente grande tra le grandi, senza vivacchiare sotto l’emblema di squadra provinciale. Il Torino visto in queste ultime partite, ha dimostrato che può entrare nel novero delle migliori squadre del campionato italiano. Allora, perché non potenziarlo attraverso un progetto serio?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp; </span></span></b>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNcalcio-cinquina-del-torino-contro-un-evanescente-sampdoria-1013034.htmSi100451001,02,03030561
511013033NewsEditorialeSerie A, il Campionato Italiano al giro di boa. Il punto di Salvino Cavallaro20150119185014La Juventus si laurea campione d`inverno e chiude il girone d`andata con cinque punti di vantaggio sulla Roma. La finestra su tutte le altre squadre.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino - Meritatamente in testa con ben cinque punti di vantaggio sulla Roma, la Juventus si laurea ancora una volta campione d’inverno. Uno strapotere di gioco, di fraseggi, di tocchi di alta scuola e di gol, hanno fatto la differenza tra la Vecchia Signora e il resto delle squadre. Un ruolino di marcia che non è certamente da record, ma che evidenzia una Juventus più duttile, razionale, sicuramente meno ossessiva e ossessionata di quella vista l’anno scorso. La Roma, pur con tutta la buona volontà di squadra dagli ottimi valori tecnici, mette in evidenza la mancanza di tenuta nel non riuscire a tenere il passo dei bianconeri, dimostrando che senza l’apporto dell’ivoriano Gervinho, impegnato nella Coppa d’Africa, diminuisce di gran lunga la sua potenzialità offensiva. Si potrebbe dire: “Più Pogba e meno Gervinho”, giusto per sintetizzare la situazione delle due squadre in questo momento. Ma, per quanto riguarda la Juve, sarebbe più giusto dare un valore più globale di squadra, piuttosto che soffermarsi sulle singole giocate di classe di Polpo Pogba, il calciatore dal valore di 100 milioni di euro. Nel corso di buona parte delle partite d’andata, la Juve ha accusato alcune difficoltà di tenuta fisica e anche non trascurabili problemi nell’essere cinica nel momento di chiudere le partite. Tuttavia, dopo la partita giocata a Napoli, la squadra di Max Allegri ha ingranato la marcia del bel gioco e delle vittorie che l’hanno portata a una mini fuga di più 5 punti in classifica sulla Roma. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma la vera sorpresa di questo primo round del campionato italiano è la Sampdoria. La squadra di Mihajlovic e del presidente Ferrero che condivide il terzo posto in classifica con il Napoli a 33 punti, intende proseguire la traccia di questo percorso anche nel girone di ritorno, prova ne è l’acquisto di Eto’o e Muriel, anche se si è praticamente sbarazzata di Okaka per incompatibilità di carattere con il coach Sinisa Mihajlovic. Parlando della città ligure, non possiamo non fare riferimento anche ai rossoblu di Gasperini, i quali nonostante alcune flessioni, assieme a Palermo e Sassuolo si sono distinti per gioco di squadra e risultati eccellenti. Per i rosanero c’è la bella novità Dybala, un giocatore che fa gol, gioco, punti in classifica e sta pure facendo le fortune delle casse della società del presidente Zamparini. Anche il Sassuolo produce bel gioco, potendo vantare giocatori di alto rango come Zaza, Berardi, Sansone, Missiroli. Intanto, al momento del giro di boa, dobbiamo elencare tra le peggiori deluse proprio le due milanesi, Inter e Milan. La squadra del presidente Thoir partita male con l’allenatore Mazzarri, sta cercando di recuperare l’immagine attraverso il nuovo corso targato Roberto Mancini. Il Milan di Inzaghi, invece, dopo un avvio a fase alterne è in crisi di gioco e di identità, dimostrando tutta la difficoltà di squadra da ricostruire. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Parlando di squadre deluse, Parma e Cesena pensiamo che abbiano già il destino segnato, mentre tra Cagliari e le due squadre di Verona dovrebbe uscire la terza compagine che lascerà la serie A. Una nota a parte per il Torino di Giampiero Ventura che, dopo l’eccellente campionato dello scorso anno, aveva fatto intendere in qualcosa di più di quello che ha fatto quest’anno nel girone d’andata. La squadra granata vincendo a Cesena ha conquistato tre punti pesanti, grazie a un gol del neo acquisto Maxi Lopez che, comunque, resta da valutare. Urgono acquisti per questo Toro dalla rosa numericamente ristretta e qualitativamente insufficiente. Buone note per la Lazio di Pioli che è quinta in classifica con 31 punti, ma che gli si deve imputare una mancanza di continuità di gioco e risultati. La Fiorentina di Montella che è sesta con 30 punti, può recriminare una serie infinita di infortuni proprio nei suoi giocatori più importanti. Per questo rimandiamo ogni giudizio globale sulla squadra a fine campionato. Ottimo l’Empoli di Sarri, una squadra che sul suo campo ha intimidito squadre titolate come la Juventus, l’Inter e altre grandi. Resta l’Atalanta di Colantuono, una realtà di provincia sempre arcigna e agguerrita, che nel corso del girone d’andata è riuscita a mettere in discussione persino il suo allenatore, proprio per gli scarsi risultati raggiunti. Ma la vittoria degli orobici in casa del Milan, ha dato vigore ad una classifica che si stava facendo pericolosa e che, comunque, non sarà facile fino alla fine.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNserie-a-il-campionato-italiano-al-giro-di-boa-il-punto-di-salvino-cavallaro-1013033.htmSi100451001,02,03030604
521013009NewsCampionatiQuagliarella, tra sentimenti e serietà professionale20141021160257Il giocatore del Torino rientrato in punta di piedi, si propone come il più rappresentativo della squadra granata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fabio Quagliarella, 31 anni ma non li dimostra. Nel calcio, in genere, un giocatore di quella età è ritenuto oltre la maturazione, e cioè avviato verso fine carriera. Ma Quagliarella è integro fisicamente e anche dal punto di vista mentale dimostra la voglia di un ragazzino che si deve mettere in mostra per farsi notare. Ma lui non ha più nulla da dimostrare, semmai c’è questa lotta con se stesso e con chi non ha creduto ultimamente in lui, che lo tiene sul pezzo, sempre pronto a buttar dentro quella palla che, tramutatasi in gol, resta pur sempre il significato di uno sport che lui ama e pratica da serio professionista. Partito dalle giovanili del Torino, Quagliarella ha fatto parte di molte squadre italiane che, ancora oggi, si pentono per non averlo trattenuto fin dall’inizio, appiccicandogli addosso una sola maglia che rappresenta l’emblema di calciatore bandiera, così come sono Totti e De Rossi per la Roma e lo è stato Del Piero per la Juventus. Logiche, pensieri e sentimenti romantici che ormai sono legati a un calcio che non esiste più, ma che dà pur sempre il significato di un legame che viene posto in tentazione e poi interrotto soltanto dal dio denaro. Egli ha giocato con Fiorentina, Chieti, Torino, Udinese, Ascoli, Sampdoria. Ritornato all’Udinese, ha proseguito poi la sua carriera giocando a Napoli, alla Juventus e, da quest’anno, è ritornato da dove era partito, e cioè alla sua casa naturale, a quel Toro che l’ha lanciato verso la grande carriera. Ha già segnato quattro gol in campionato, rispettivamente al Cagliari, alla Fiorentina, al Napoli e all’Udinese, mentre in Europa League ha segnato al Copenaghen. Tutti gol pesanti, gol importanti che contano e qualche altro reso vano dal risultato finale che non ha concesso i meritati tre punti al suo Toro. Sempre a testa bassa, senza mai esultare dopo una rete segnata alla sua ex squadra. Un modo molto personalizzato, talora anche non condiviso, ma che sicuramente ti parla dell’uomo, della serietà dell’atleta, del rispetto che nutre verso i sentimenti. Quagliarella non ha caratteristiche mondane. La sua carriera esemplare parla di calcio, famiglia e poco altro. Un solo intermezzo verso lo spettacolo televisivo, che l’ha visto partecipare l’anno scorso al programma di Milly Carlucci “Ballando con le stelle”. Una nota artistica che lo ha messo in luce in una veste inedita, e cioè in quella di bravo ballerino, capace di sacrificarsi e dividersi tra prove di spettacolo e allenamenti per la sua squadra. E, visti i risultati che sta ottenendo in questo inizio di stagione al Toro, pensiamo proprio che la Juventus si stia mordendo le mani per averlo messo da parte con troppa facilità. “Quaglia” ha bisogno di sentire l’affetto della gente, della società, del suo allenatore, dei suoi compagni di squadra e solo allora riesce a dare il meglio di sé. Al Toro l’ha trovato, anzi l’ha ritrovato dopo essersi lasciato con un arrivederci qualche anno fa. In fondo, lui che da buon napoletano ai sentimenti è molto legato, in granata e in questo Toro ha ritrovato i pensieri, i sogni sognati e poi realizzati che ha vissuto fin da ragazzo. Una bella storia di ragazzo venuto dal sud che vuole diventare calciatore. Fabio lo sa, lo sente quasi come gratitudine a una società che per prima ha creduto in lui. E questi sono i risultati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino, Stadio Olimpico fl0711fl0711qugliarella-foto.jpgSiNquagliarella-tra-sentimenti-e-serieta-professionale-1013009.htmSi100451001,02,03030707
531013002NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24.COM, Cosatti - SkySport24: «Io, Agnelli e quella volta con Del Piero in una favelas di Rio»20141010160445Francesco Cosatti, intervista, Sky, JuventusFrancesco Cosatti, giornalista di Sky, ci ha raccontato la sua lunghissima intervista con Andrea Agnelli fino a Tokyo e molto altro ancora.Poter parlare con un giornalista che segue una delle squadre più blasonate d'Italia, peraltro per una delle emittenti satellitari più importanti del mondo, non é cosa da ogni giorno. Accade però un pomeriggio che ti trovi in un bar in centro a Udine e difronte ti trovi Francesco Cosatti, giovane inviato di Sky Sport 24 al seguito della Juventus. Friulano, abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo in questa pausa del campionato per la Nazionale per chiacchierare un po' sulle recenti polemiche di Juve-Roma ma non solo. <DIV><BR> <DIV>Iniziamo con l'argomento topico di questa settimana: Juve-Roma. Cosa ne pensi delle recenti polemiche?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Fa parte del gioco. Credo sia nella tradizione italiana, dopo una grande partita, parlare di episodi molto discussi...ognuno vuol dire la sua opinione. Per quanto ci riguarda (Sky, ndr) abbiamo cercato di presentare un ventaglio di quello che é successo, degli episodi, nella maniera più chiara possibile dando spazio a tutte le voci nel post-partita. Ovviamente guardando le immagini, che però riguardandole più volte non hanno lasciato un'idea certa. Ho visto un "box" dove i diversi moviolisti, di tutte le reti, avevano idee diverse. Per dire quanto è stato difficile e quanto, su certi episodi, non ci fosse un unico punto di vista. Ho apprezzato moltissimo la lettera del Presidente della Roma Pallotta, che ha ottenuto una grande visibilità perché la merita: probabilmente il fatto che arrivi da molto lontano lo ha aiutato in tutto questo. Ha rimandato alla gara di ritorno, per la voglia di un confronto e ha fatto capire che la Roma c'è."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Tu segui la Juventus, appunto: che idea ti sei fatto di lei dopo gli scandali di questi ultimi anni che l'hanno coinvolta?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sicuramente é una cosa che ha segnato la storia recente della Juventus e ce se ne accorge quotidianamente, quando di questi scandali se ne continua a leggere sui giornali, social media...É una cosa su cui ancora si discute. La nuova gestione di Andrea Agnelli, da quando è arrivato nel 2010, ha voluto andare oltre questi aspetti. Ovvio, ci sono cose che rendono chiaro che la Juve conosce il suo successo, come il diverso conteggio degli scudetti rispetto alla FIGC, e quelle sono scelte della società. Altrettanto vero é che la gestione Andrea Agnelli é mirata ad andare avanti. Anche punto di vista delle decisioni tecniche, dei giocatori, e ciò non ha niente a che fare con le precedenti gestioni. Stiamo andando verso il futuro. Mi piacerebbe che se ne parlasse (degli scandali, ndr) sempre di meno e che nuovi sfottò derivassero per risultati nuovi. Io credo che, con il passare del tempo, queste cose accadranno."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Proprio con Andrea Agnelli hai girato una lunga intervista, fino a Tokyo andata e ritorno. Che impressione hai avuto di lui come uomo, dirigente e soprattutto com'è nata l'idea?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"L'idea é nata attraverso la Juventus e Sky, che insieme hanno pensato di seguire il Presidente Agnelli da Parigi a Tokyo, in questo viaggio dalle finalità ben precise. É andato a Tokyo per inaugurare lo Juventus Lunch, un punto di ristoro che é rimasto aperto per pochi mesi, e quello é un motivo commerciale; poi ha avuto anche altri momenti e incontri formali, di cui abbiamo ripreso il 90%: con giornalisti stranieri; il Tokyo Football Club, con il Presidente vigente non solo per conoscerli ma per instaurare collaborazioni; ha incontrato l'ambasciatore italiano in Giappone e altri manager. É stato un tour de force assurdo, perché siamo partiti giovedì mattina da Linate per Parigi, lì abbiamo seguito la giornata di Andrea Agnelli all'UNESCO dove ha parlato di due grossi progetti legati al calcio e al razzismo che la Juventus sta portando avanti. Il materiale girato a Parigi abbiamo subito inviato a Milano; alle 18.30 abbiamo preso il volo alle 14 di venerdì siamo arrivati a Tokyo. Da lì in hotel, abbiamo lavorato tutto il giorno e quello seguente. Sabato alle 21 siamo ripartiti e siamo tornati, andando indietro nelle ore, alle 15.30 a Parigi e da lì a Torino, alle 9.30 di domenica mattina. Calcola, in quei quattro giorni, noi abbiamo dormito una sola notte, quella del venerdì. Abbiamo viaggiato in quattro, insieme al Presidente: lui, il suo braccio destro e responsabile alla comunicazione Claudio Albanese, io e il mio operatore. Abbiamo vissuto per quei quattro giorni sempre insieme, posso assicurarti che la telecamera é stata per il 90% del tempo accesa. Ci sono stati casi, anche per privacy, che é stata spenta ma abbiamo veramente testimoniato quasi tutto. É una rarità, perché Andrea Agnelli é un Presidente diverso da tutti gli altri: non ama parlare ogni giorno ma lo fa solo in sedi precise. É capitato ad esempio con noi a fine stagione o in Lega quando parla agli altri Presidenti. Proprio un anno fa parlò a Londra, al Leaders In Football, un evento che peraltro penso ci sarà anche quest'anno...É molto attento ai media internazionali, come quando c'è stata la tournée in Asia, rilasciando diverse interviste come a Fox Australiana e a un'altra televisione di Hong Kong, se non sbaglio. É molto attento alla visione internazionale del brand, e in questo c'è strategia della comunicazione. Personalmente, sono stati quattro giorni molto intensi...ovvio che viaggiare con un membro della famiglia Agnelli é diverso per la sicurezza, l'organizzazione perché si é corso tanto e dovevamo sbrigarci. Ho trovato un Presidente, un manager molto attento, che veramente non si è mai fermato un attimo. É stata una bella intervista, abbiamo parlato del suo rapporto con il Giappone, e poi siamo andati su temi d'attualità: mi ricordo che allora mi disse che il rapporto con Antonio Conte sarebbe durato molto, molto a lungo secondo quelle che erano le volontà di entrambi. Così non è stato."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Spesso si parla dei giovani per rilanciare il calcio italiano. Ma, dal dietro le quinte, si punta veramente tanto su di loro o é più uno slogan?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"É una domanda complessa. Io ho uno sguardo molto specifico su quella che è una grossa realtà nazionale e internazionale, com'è la Juventus, e un po' più largo sulla Serie A. Banalmente ti dico che di giovani se ne vedono. Poi, é vero, che lanciare un giovane in una società di medio livello é un conto, farlo in una come la Juventus è un altro. Sono rimasto molto sorpreso quando, alla prima di campionato, ho visto Komand giocare dal primo minuto, causa l'influenza di Llorente. Ecco, quindi, che puntare sui giovani alla Juventus è più difficile che farlo in un'altra società. É altrettanto vero che, se il giovane che arriva alla Juventus è forte, é veramente forte. É facile pensare a Pogba, ha il potenziale per diventare uno dei centrocampisti più forti del calcio moderno. Quindi, per quello che è il mio sguardo, i giovani li vedo. Guardando anche alla Serie A, ci sono: penso al ruolo di Scuffett l'anno scorso all'Udinese, un '96 che si è imposto da titolare. Forse sì, mi piacerebbe vedere qualche giovane italiano di più, e forse straniero in meno, banalmente. Perché credo che, a lungo andare, anche la nostra Nazionale possa essere meno competitiva. Non so e non mi va di entrare nel merito dei sistemi più complessi delle serie minori...ecco lì si potrebbe fare ancora di più. Però è solo una mia personalissima opinione."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Il Presidente della Sampdoria Ferrero ha dichiarato, qualche tempo fa, che l'Udinese é un fuoco di paglia destinato a spegnersi presto. Cosa ne pensi? Con Stramaccioni tornerà ai risultati di Guidolin?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Credo che il lavoro cominciato sia molto positivo. Sicuramente Stramaccioni é stato un netto cambiamento rispetto al passato. É vero che, sostanzialmente, la squadra non è cambiata molto: Basta e Pereyra, due giocatori di grande qualità, sono andati via. Però alla fine la struttura è rimasta quella: Widmer ha preso il posto di Basta, su cui ci sono gli occhi di società importanti tra cui la Juventus stessa, e davanti é arrivato Thereau, si é data fiducia a Muriel...Credo che la qualità all'Udinese ci sia e, forse, con l'arrivo di Stramaccioni sono arrivate quelle cose mancate l'anno scorso. Ossia una continuità di risultati e penso che, dopo la salvezza, sia un Udinese dalla parte sinistra della classifica. Solo una piccola nota: l'importanza di Dejan Stankovic in tutto questo. Perché so che è molto apprezzato dallo spogliatoio, dai "vecchi" perché in una società di provincia lavorare con un giocatore come lui porta a tanto. Poi mi dicono che è molto legato allo spogliatoio, é un uomo di campo, é viceallenatore ma ha anche un ruolo in campo. La piazza di Udine é stata la scelta ideale per Stramaccioni per ripartire, non era facile. So che ha studiato a lungo come lavorano i grandi allenatori in tutta Europa, é stato molto apprezzato con commentatore a Fox Tv, e bisogna fargli i complimenti per la scelta di Stankovic con secondo. Anche perché a Strama manca il "pedigree" internazionale."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Di Natale é spesso stato accostato alla Juventus. Personalmente non ci ho mai creduto, ma é stato veramente vicino a lei?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sì, quattro anni fa si può dire che fu praticamente un giocatore della Juventus. La società e il suo procuratore avevano trovato l'intensa, anche per noi (Sky, ndr) era una cosa praticamente fatta. Poi si dice che Totò parlò con il patron, lui era disponibile a lasciarlo andare e pare che lì Di Natale disse che non voleva andare via. Perché la sua vita a Udine aveva trovato radici profonde, anche se quella privata viene spesso messa in secondo piano e quando non é così é una novità. Le scelte di cuore sono una rarità, in un ambiente dove il denaro fa da padrone, ma ti posso confermare che Di Natale é stato vicinissimo alla Juventus, era praticamente suo ma poi decise il contrario. Vediamo anche il risvolto della medaglia, perché la scelta di legarsi all'Udinese é stata molto apprezzata dai tifosi e lui é il giocatore più forte della storia di questa squadra. Ho avuto tante volte la fortuna di vederlo a bordo campo, i suoi gol pazzeschi, e le qualità che ha, cito Andrea Carnevale, lui le ha viste fare a Maradona. A Torino, invece, é stata una scelta criticata perché in quel caso Di Natale non ebbe il coraggio di andare in una grande società."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Hai parlato di scelte di cuore. Un altro grande giocatore attaccato alla maglia é stato Del Piero. Come hai vissuto il suo addio e il passaggio dall'Australia all'India?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Ero presente quel giorno, Atalanta-Juve ma soprattutto quello é il giorno in cui Del Piero la Juventus. Ti posso assicurare che rimane una delle emozioni professionali più forti che abbia mai provato ma come fortunato spettatore di quel momento storico. Perché quando, in una partita in corso, tutto lo stadio guarda tutt'altro: questo calciatore che fa il giro e saluta, raccoglie sciarpe e ringrazia, é un qualcosa di assolutamente mai visto. Del Piero é veramente la storia della Juventus e per i tifosi é stato uno shock, perché ha rappresentato per la maggior parte di noi un qualcosa di simbolico ed è riuscito ad andare oltre i colori della Juventus. Un giocatore apprezzato anche dai tifosi delle altre squadre, perché ha le caratteristiche del bravo ragazzo e in Serie A spesso vengono celebrati i "bad boy". L'addio arrivò dopo due anni molto complessi, basti pensare al videomessaggio girato da lui in cui diceva "firmo in bianco". La società accettò e il contratto fu firmato nel cantiere dello Juventus Stadium...Ecco, la Juventus è una società che da molta importanza ai simboli e ai luoghi. Luoghi speciali per momenti speciali, lo ritroviamo spesso nella sua storia. Poi, mesi dopo, il Presidente Agnelli all'assemblea dei soci disse "Ringrazio Del Piero - prepensionandolo in pratica - ma questa è l'ultima stagione che fa con noi". Anticipò i tempi ad ottobre, forse per anticipare un altro video, no? Qualcuno ha criticato Alessandro per la scelta fatta, doveva finire la carriera lì, invece io credo che sia una persona molto intelligente. E quindi é andato dall'altra parte del mondo, non solo con stella dei Sidney ma come ambasciatore del calcio australiano. Ho lavorato con lui l'anno scorso a Jesolo, in quello che fu il primo ritiro di una squadra australiana in Italia. A ogni allenamento, pensa, c'erano circa mille tifosi! Ore e ore di autografi e questo fa capire quanto Del Piero, in quell'occasione, sembrò una rock star in tournée. Adesso c'è la scelta dell'India, da curioso del mondo. So che poi l'ultimo suo grande sogno é giocare nella Lega americana, e questa scelta di tre mesi glielo permetterà, perché l'MLS inizia a gennaio. É un giocatore, icona globale che la gente possa riconoscere. Ho avuto di lavorare con lui anche in Brasile, ho trovato tantissima attenzione da parte di tanti media, ed è stato l'unico giocatore italiano ad andare in onda nella trasmissione tv di Diego Armando Maradona. La sera ero con lui, fuori dallo studio poiché potevano entrarci solo Maradona, il conduttore della trasmissione e Del Piero. É particolarissima, un'ora in cui a Maradona si chiede un giudizio praticamente su tutto, senza immagini e fa record di ascolti. Chiudo con un ricordo piacevolissimo: la giornata che abbiamo passato insieme in una favelas a nord di Rio, con una visuale pazzesca. L'abbiamo trascorsa con dei ragazzini, vedere la felicità di loro giocare con lui é un qualcosa che mette ancora i brividi a ricordare adesso, abbiamo fatto una bella intervista e la cosa che fece ridere, soprattutto Alex, é: primo pallone della partita, un ragazzino gli fa un sombrero! Del Piero c'è rimasto malissimo (rude, ndr). Gli ho visto luccicare gli occhi in quell'occasione, parlò per un'ora con questi ragazzi e sono cose che in televisione non riescono neanche a rendere. Fu un bel progetto, legato all'UNICEF."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Un ultima domanda: pensi che questa stagione le squadre italiane riusciranno finalmente a farsi valere? Magari anche in Europa League?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sono tanti anni che l'Italia non riesce ad arrivare fino in fondo, la Juve l'anno scorso arrivò fino alle semifinali, era una finale scritta quella all'Juventus Stadium e fu veramente una doccia per fredda per lei non arrivarci. Avere la possibilità di giocarla in casa non credo capiterà mai più nella sua storia. Quest'anno è molto forte, é stata criticata per la sconfitta a Madrid ma ha fatto un primo tempo in cui a momenti ha dominato sull'Atletico. Non so dirti dove arriverà, perché poi il livello si alza tantissimo. Ma se esce bene dai gironi, io credo che a gennaio potremo assistere a qualcosa di nuovo sul mercato. A Torino valuteranno sicuramente un grande giocatore per andare avanti. Il primo giorno di Allegri si è detto che l'obiettivo é i quarti di finale, é dichiarato. Roma: ci ha fatto grande impressione, ha preso molto il carattere di Garcia ma è in un girone molto, molto complesso...Potrei dire che già il calcio che ha dimostrato in queste prime partite potrebbe essere un passo in avanti. Quanti anni erano che la Roma non era in Champions League? Se la gioca. In Europa League vedo molto positivo, non so dirti quante di queste squadre hanno messo la coppa nel mirino e che valore gli hanno dato. Sicuramente é importante per il Napoli, però è anche vero che in certi momenti l'Europa League viene sfruttata per un grande turn-over dei giocatori. E quindi i grandi risultati fatti domenica non vengono replicati giovedì perché vengono usate seconde linee. Anche l'Inter ha bisogno di una ribalta europea. Sarebbe bello ritrovare una squadra italiana fino alle fasi finali e, con spettatore e amante del calcio, vedere già a febbraio che non c'è nessuna a portare avanti il calcio italiano é un po' deprimente. Perché è vero che siamo appassionati delle grandi sfide, Bayer Monaco, Barcellona, Real Madrid...ma quando c'è un'italiana in campo é diverso. Il mio é un augurio e credo che Roma e Juve possono darci qualche soddisfazione."</DIV></DIV>C1012936Udineuttd01uttd01altaknteljzrhkjpscmwjkvsm3hkmrvqiy2sltun1avryxx.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-francesco-cosatti-intervista-juventus1013002.htmSiT1000007101268101,02,03,06,07,080302613S
541012993NewsCoppeVince il Torino in Europa League. Ventura:«Vittoria meritata»20141003194050Sofferta ma meritata vittoria del Torino contro i danesi del Copenaghen<BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">Se la sofferenza nel Toro è sempre di casa, la partita di Europa League contro il Copenaghen l’ha confermato in pieno. I granata hanno giocato una partita di notevole intensità agonistica, spingendosi costantemente in avanti e colpendo pure una traversa con Moretti. Ma, nonostante questo continuo affondare i colpi nella difesa danese, il Torino ha faticato a realizzare il gol che è arrivato in zona cesarini, grazie a un rigore battuto da Quagliarella al 93’ che ha mandato in visibilio l’Olimpico di Torino. I danesi, che sono stati declassati in Europa League per avere perso i preliminari di Champions League, sono apparsi attenti a chiudere gli spazi ai granata, i quali hanno faticato ad entrare palla al piede nell’area avversaria. Ma la spinta del Torino è stata costante, frenetica nel desiderio di far sua l’intera posta in palio. C’è stato tanto cuore, ma anche razionalità da squadra che intende maturare presto per dare significato a questa sua partecipazione europea che mancava da vent’anni. Volere e potere. Sembra essere questa la spinta mentale della squadra di Giampiero Ventura che, pur con tutti i limiti dovuti a una maturazione non ancora completata, sta crescendo sotto il profilo della compattezza e dell’unione di gruppo, elementi essenziali per ottenere grandi risultati nel calcio. Alle stelle l’entusiasmo del coach del Toro, il quale, dopo aver sofferto, si lascia andare in una battuta romantica sul sogno futuro in Champions League del Torino: <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“ Io non allenerò più il Torino, ma credo che quello sia l’ultimo obiettivo che il Toro debba avere. La partecipazione alla Champions League avviene dopo una crescita continua. Non è un discorso solo economico, ma di programmazione tecnica, non succede dall’oggi al domani. Tra un po’ di tempo, non dico anni, mi piacerebbe andare ad ascoltare la musichetta della Champions League allo stadio.</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Dopo tanti anni, un po’ di pelle granata ce l’ho”.</B> E sì, caro mister, in effetti dopo qualche anno che si occupa di cose tecniche e non solo, in casa Toro, la pelle granata se l’è fatta costruendo quel futuro che prima del suo arrivo sembrava davvero un optional. Dobbiamo darle merito di avere tamponato quando era il caso, senza mai dare la sensazione di ripartire d’accapo. Il tutto, tenendo sempre presente certe realtà che fanno capo al lato economico della società granata. Adesso c’è la sensazione che, grazie anche al suo operato, il Torino si stia ritagliando quell’immagine anche europea che gli compete, non solo per diritti acquisiti dalla sua impareggiabile storia, ma, più semplicemente, dovuto a un fatto razionale che si riflette su quel lavoro, la fatica e quella costanza che, talora, con troppa facilità si esprime solo a parole e non con i fatti. Ma lei, assieme al suo Toro, sta portando sul campo senza tanti fronzoli e orpelli, quei risultati da sempre sognati e che sembravano quasi sopiti dal tempo. Certo, lei saprà ancor meglio di noi che l’opera di questo Torino non è ancora completata. Tuttavia, la strada intrapresa ci induce a pensare che, nonostante le difficoltà che si presenteranno ancora, forse inevitabili, il suo Toro corre insieme all’umiltà di chi è consapevole che nello spogliatoio non ci sono prime donne, ma soltanto calciatori che conoscono il lavoro e quella serietà professionale che alla fine paga. E’ inevitabile. Ma adesso si pensi alla prossima partita in casa del Napoli. Step by step, per costruire quel futuro granata che sembra cominciato. </SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">Salvino Cavallaro <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN></SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR><BR><BR><BR><br><br>FL0711FL0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino stadio olimpico-1012993.htmNo100451001,02,03,08030271
551012955NewsCampionatiLuciano Moggi: «Sono 34 gli scudetti della Juventus. Del Piero? Troppo permaloso»20140914165650luciano moggi, del piero, juventusUn Moggi agguerrito si toglie i sassolini nella scarpa.Ci vediamo con&nbsp; Luciano Moggi a S. Lucia del Mela durante l’incontro organizzato dal locale Juve Club e gli chiediamo un’intervista in esclusiva per IlCalcio24.com. Acconsente subito con estrema&nbsp; cordialità e ci rimanda così&nbsp; a mangiare al ristorante, dove potremo parlare con calma.<br><br>La prima impressione che se ne ricava è quella che il tempo e le traversie giudiziarie non hanno scalfito minimamente la sua sicurezza, lo spirito di combattente nato, e il fisico che non mostra il peso degli anni.<br><br>Direttore – iniziamo l’intervista mentre distribuisce autografi e pazientemente si sottopone ai selfie- nel suo libro “Ve lo do io il pallone” (ed. Mondadori) il primo capitolo è dedicato all’episodio dell’atterramento di Ronaldo da parte di Juliano, in quella famosa partita&nbsp; Juve-Inter divenuta ormai l’emblema, per tutti gli anti-juventini, del potere che Lei esercitava sulla classe arbitrale. Ma si parla anche, sempre nel primo capitolo del suo libro, del contratto che Lei tiene gelosamente in cassaforte, sottoscritto da Moratti e da Lei e che non fu onorato per cause a tutt’oggi sconosciute. Questi due episodi sono all’origine di calciopoli,se è mai esistita, e del rancore di Moratti verso di Lei?<br><br>"La partita in questione- ci risponde- non si sarebbe mai dovuta giocare. Questa è l’unica verità accertata perché l’Inter in realtà doveva essere retrocessa quell’anno per il tesseramento irregolare di Recoba ed il regolamento della Federazione parla chiaro:” La società che&nbsp; deposita un contratto irregolare, ovvero con dati falsi quali la nazionalità, deve essere retrocessa”. Ebbene lo sa cosa mi confidò il signor Carraro,presidente della FIGC di allora?&nbsp; “ Non me la sento di&nbsp; retrocedere l’Inter dopo tutti&nbsp; i soldi spesi da Moratti”. Le pare una giustificazione accettabile questa? <br><br>Il contratto sottoscritto da me e da Moratti è vero, ma per capire perché non fu mai onorato ho invitato il signor Moratti a uscirlo dalla sua cassaforte e renderlo pubblico, così anch’io lo tirerei fuori e allora ne vedremmo delle belle. Moratti non l’ha mai fatto!&nbsp; Perché? Ve lo dico io: perché è un coniglio, un pavido! Lo scriva pure sul suo giornale, perché io non ho paura di essere querelato,anzi li invito a querelarmi, tutti quanti! Perché non lo fanno?" <br><br>Adesso si accende il solito sigaro,con cui si fa immortalare nelle foto e così ho il tempo di respirare, riordinare le idee e fargli un’altra domanda. <br><br>Direttore, gli chiedo, quanti scudetti ha effettivamente&nbsp; vinto la Juve 32 o 33 ,secondo Lei? <br><br>Mi risponde con una vampata di fumo di sigaro in viso per dirmi:” Eh no,caro Attilio,ti sbagli perché non sono né 32,né 33, ma 34 perché tutti quanti vi siete scordati lo scudetto della Roma,che vinse con il tesseramento irregolare del giapponese Nakatà, che segnò,proprio lui,un gol alla Juve e ne propiziò un altro con un terribile assist. In realtà anche in quel caso la Roma doveva essere retrocessa per il passaporto falso di Nakatà,ma il Commissario della FIGC era Petrucci,che era anche presidente del Coni e che era stato anche dirigente della Roma fino a qualche anno prima e poi era il 2000, l’anno del Giubileo, così fecero durare il Giubileo un anno in più!" <br><br>Ha&nbsp; quel sorriso un po’ sfottente che lo ha reso famoso in mezza Italia, rendendolo però&nbsp; inviso al resto dell’Italia calcistica. Sembra proprio un “boss”, lasciateci passare il termine in senso benevolo, naturalmente, e simpatico . <br><br>Senta- lo pressiamo- come mai&nbsp; Antonio Conte, da allenatore della nazionale di calcio, in una intervista ha affermato che per lui gli scudetti vinti dalla Juve e che Lui ricorda da giocatore e da allenatore bianconero sono otto e non nove,come dichiarava quando era il mister della Juve?<br><br>“A dire il vero Antonio Conte ha cercato di difendere se stesso e non la Juve in questo caso ed ha fatto riferimento soltanto a quelli, dove era presente da atleta o da allenatore. Ma per lui, se devo dire cosa penso, è normale farsi i fatti suoi! A buon intenditor, poche parole!”. <br><br>Ritornando al libro “ Ve lo do io il pallone” , proseguo con le domande, lei ha scritto che Del Piero non è stato e non sarà mai un giocatore simbolo della Juve come invece Totti lo è stato e lo sarà per la Roma. Cosa c’è che non va in Alessandro Del Piero?&nbsp; <br><br>Mi risponde molto sinteticamente, forse non mi dice tutta la verità:<br><br>“Del Piero è troppo permaloso, volubile, instabile, introverso. Ci vuole ben altro per fare l’uomo simbolo di una squadra come la Juve. Le sue spalle sono troppo leggere per reggere il carico di una storia così importante come quella bianconera.” <br><br>Proseguiamo con la nostra intervista e gli chiediamo cosa pensa della dichiarazione dell’ex portiere dell’Inter Toldo: “Dopo Calciopoli il calcio in Italia è cambiato.”<br><br>“Ha ragione Toldo, il calcio è cambiato, perché prima vincevamo le Champions League e la Coppa del Mondo e adesso invece ci buttano fuori dopo il girone di qualificazione. “&nbsp; Adesso s’incavola e ci dice:” Toldo si dovrebbe vergognare di ciò che ha detto, perché lui sa che prima di un Juve-Inter , il presidente della FIGC Carraro,che tifava Milan perché era stato presidente della squadra rossonera, telefonò a Bergamo,designatore degli arbitri, e gli disse.” Chi arbitra domenica Juve-Inter?”&nbsp; . Bergamo gli rispose :” Rodomonti”. “ Bene. Digli di non favorire la Juve” gli aggiunse Carraro, sottintendendo di favorire l’Inter e così anche il Milan che ci superava in classifica di un paio di punti. Bergamo telefonò due ore prima della partita a Rodomonti e gli disse testualmente: “Stai attento,come sei salito puoi scendere; lo sai che è più facile scendere che salire. Arbitra bene e non favorire la Juve e ,se riveli questa telefonata, ne pagherai le conseguenze!”. Un ricatto bello e buono. Noi pareggiammo 2-2 quella partita e il Milan aumentò il distacco,mentre Toldo fece un fallo in area di rigore e non fu espulso! Capito? Si dovrebbe vergognare Toldo di aver detto quelle&nbsp; parole!”.&nbsp; <br><br>“Direttore- incalziamo- c’è qualcosa che l’ha rammaricata nei comportamenti della società bianconera nei suoi confronti al di là delle vicende di Calciopoli?”. <br><br>Ci risponde con un velo di tristezza che s’intuisce dalla smorfia del suo viso, perché porta sempre gli occhiali scuri che impediscono di scrutare nei suoi occhi:” Quando sono andato a visitare lo Juve Museum, mi è presa la tristezza perché hanno cancellato la storia fantastica della Juve degli anni dal ’96 al 2006. Anche se ci sono gli scudetti,mancano le immagini più significative e i personaggi che portarono a termine&nbsp; quelle imprese gloriose di un decennio che non si potrà più cancellare nei cuori dei tanti tifosi juventini. Non è bello,vi assicuro, e vivo con la speranza che un giorno possano rimediare a questa vergognosa dimenticanza,chiamiamola&nbsp; così!”<br><br>Un’ultima domanda, Moggi, prima che finisca il suo sigaro: “Lei si è sempre dichiarato vittima,ma di chi e di che cosa?”<br><br>Stavolta posa il sigaro e diventa serio,come finora non si era mai mostrato.<br><br>“Tutto è iniziato con la morte dell’Avv. Agnelli perché si innescò una guerra senza esclusioni di colpi fra gli eredi. Qualcuno pensò che io,Giraudo e Bettega volessimo impadronirci della Juve. Proprio noi che non abbiamo mai preso una lira più di quello che ci spettasse e abbiamo fatto incassare lauti dividendi agli azionisti. Attraverso i giornali di famiglia, La gazzetta dello Sport e La Stampa, fummo attaccati duramente . Il presidente della Juve era l’avv. Grande Stevens, legale della famiglia Agnelli, il quale si presento al processo sportivo auto –accusando la società e chiedendo di essere retrocessi in serie B! Incredibile! Stento a crederci tuttora! La società rinunziò a difendersi e si autoaccusò! Questo comportamento ha avuto ripercussioni anche nei successivi procedimenti civili,danneggiandomi grandemente. Fummo denunciati per irregolarità nei bilanci per cifre molto inferiori a quelli dei bilanci di Milan e Inter: ebbene Grande Stevens chiese il patteggiamento,riconoscendo quindi anche in questo caso la colpa. Sai come finì? Il giudice respinse la richiesta di patteggiamento per chiara insussistenza del reato contestato. Pensa il processo durò due anni, mentre quelli del Milan e dell’Inter ancora si devono concludere. Hai capito adesso come sono andate le cose veramente? Pensa che se Grande Stevens fosse rimasto,alla Juve avremmo avuto mautro direttore sportivo e Vialli allenatore. Era già stato deciso. Chissà che allegria!&nbsp; Non&nbsp; aggiungo altro se non l’invito a tutti i tifosi juventini a continuare a tifare per la maglia,per Allegri ,che è un allenatore stile Juve e non vi deluderà,anche se non è vero che l’ho suggerito io ad Andrea Agnelli, ma soprattutto tifate per Andrea Agnelli che è un grande presidente, e anche se i cordoni della borsa li tiene Elkann, lui è figlio di quell’Umberto e sarà degno del padre”. <br><br>Finisce qui la nostra chiacchierata con Luciano Moggi, che resta pur sempre nel cuore di tutti gli juventini che non hanno mai dimenticato i suoi eroi :Zidane,Ibrahimovic,Nedved,Vialli,Buffon,Del Piero, con i quali ci fece salire sul tetto del mondo. Buona fortuna Direttore! <br><br>&nbsp; <br><br>Attilio Andriolo&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br><br>&nbsp;<br><br>C1012936FL0711FL0711moggi.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-luciano-moggi-gli-scudetti-trentaquattro-del-piero-permalosodella-juventus-1012955.htmSiT1000007100451001,02,03,06,070302822S
561012960NewsCampionatiUn inquietante Torino perde in casa della Sampdoria20140914154137Toro,Sampdoria,Matteo Darmian,Giampiero VenturaPessima prestazione in campionatodei granata di mister Ventura.Bruttissimo <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/torino.cfm">Toro</a> a Marassi contro la <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/sampdoria.cfm">Sampdoria</a>. I granata perdono 2 a 0 nella seconda giornata di campionato, incappando in una giornata a dir poco negativa. 0 tiri in porta, 0 gol, 0 gioco, 0 tutto. Una partita da dimenticare per i granata e per il suo allenatore <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/giampiero-ventura-1007646.cfm">Ventura</a>, il quale non è certamente indenne da errori commessi. Mihajlovic, infatti, ha inflitto una lezione di calcio al più esperto coach granata, reo d’aver perso sul piano tattico e atletico una gara che fin dall’inizio è apparsa subito in salita. Il Torino è sembrato lontano parente della squadra che ha entusiasmato per carica agonistica, idee chiare e ordine tattico che abbiamo ammirato anche contro l’Inter nella prima partita di campionato. Cairo, in tribuna assieme al suo fido Petrachi, scuote la testa in segno di chiara delusione. Il Toro si è presentato a Marassi con un atteggiamento mentale sbagliato che si è tramutato in un approccio errato alla partita. Intanto non capiamo perché Amauri e <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/matteo-darmian-1007629.cfm">Darmian</a> non abbiano fatto parte immediatamente della squadra scesa in campo contro la Sampdoria, e non capiamo neppure perché siano stati chiamati a giocare così tardivamente, proprio nel momento in cui la partita era ormai in salita. C’è poi da verificare il gioco sugli esterni che nel 3-5-2 voluto da Ventura hanno un peso determinante. Maksimovic è sembrato fuori posizione e Molinaro è apparso più confuso che persuaso. Inquietante dunque il Torino di Ventura, che a pochi giorni della partita di Europa League contro il Brugge, si trova ad aver scoperto un mare di problemi che difficilmente si potranno risolvere in poco tempo, neanche con la bacchetta magica. Peccato davvero, questa prestazione negativa del Toro, proprio adesso che ci voleva, dal punto di vista psicologico, una prestazione che avrebbe dato maggior fiducia ai granata, almeno sotto il profilo mentale e dell’autostima. Sono 20 anni che il Torino e i suoi tifosi non percepiscono più il delicato profumo delle grandi occasioni. L’Europa League è un’opportunità da non perdere, almeno per quanto riguarda quel risorgere dalle ceneri che la lunga e impareggiabile storia del Torino merita. Ma ritornando alla partita di Marassi, possiamo dire che la Sampdoria davanti al proprio pubblico ha trovato più furore agonistico, voglia di giocare e di vincere il match. I liguri hanno trovato soprattutto un Okaka che si rivelato meritevole del valore di 7 milioni di euro richiesti questa estate dalla Samp a chi fosse interessato al giocatore. Forza fisica e inaspettata abilità tecnica sono stati l’emblema del giocatore di colore che pare abbia trovato a Genova l’ambiente ideale per la sua definitiva maturazione professionale. Di ottima fattura il suo gol che ha chiuso definitivamente la partita a favore dei liguri. E poi quel Gabbiadini capace di fare la differenza tecnica, è stato in grado non solo di segnare il gol del vantaggio blucerchiato, ma ha dato spunti pregevoli nella manovra brillante della squadra di Mihajlovic. Il presidente Ferrero, che in tribuna era al fianco di Riky Tognazzi, si è esaltato giustamente ad un match che ha visto vincere e convincere la sua squadra. Certo, è ancora troppo presto per entrambe le squadre, di fare una valutazione sulla tenuta e sulla capacità di recitare un ruolo importante in questo campionato appena cominciato. Tuttavia, possiamo dire che la partita di oggi ha dato maggiori prospettive future alla squadra di Mihajlovic, piuttosto che all’opaca e confusionaria prestazione della squadra di Gianpiero Ventura.<br><br> <b>Salvino Cavallaro</b><br><br><br><br><br><br>GenovaFL0711FL0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNun-inquietante-torino-perde-in-casa-della-sampdoria-1012960.htmSi100451001,02,03030339
571012948NewsCalciomercatoCampionato indiano, il FC Goa chiama Zico20140904104733Zico, Indian Super League, OrienteL`ex numero 10 di Udinese e Brasile sarà il nuovo allenatore del FC Goa, club indiano. Nuovo arrivo nel subcontinente dopo Del Piero e Trezeguet.Il mondo del calcio ruota a una velocità impressionante, tanto che ormai si stenta a delineare dei punti fissi. Una volta era l'Europa a fare da padrona, con i top club come Benefica, Real Madrid e Milan che erano le mete più ambire per qualsiasi giocatore. Poi arrivarono i magnati russi e gli sceicchi arabi, che iniziarono a comprare calciatori e allenatori come se fossero figurine Panini per i loro club europei o in madrepatria (Russia, Arabia Saudita..). Ecco quindi entrare in scena il mercato asiatico, vedi il Ghouazu di Marcello Lippi in Cina o l'Inter dell'indonesiano Erik Tohir.&nbsp;<div>&nbsp;</div><div>É notizia di soli pochi giorni fa, ultima novità nell'estate poco calda del calciomercato, che perfino l'India ha iniziato la propria "corsa al calcio" con l'arrivo di una delle stelle del football mondiale ed ex Udinese: <b>Zico</b>. Il fantasista brasiliano è stato ingaggiato, infatti, dal FC Goa, squadra dell'Indian Super League che il 12 ottobre debutterà in campionato, come allenatore. Il contratto è stato firmato a Rio de Janeiro nei giorni scorsi e presto l'ex numero 10 sarà in India per iniziare a lavorare. Nuova sfida in oriente per Zico, dopo aver guidato per poco tempo la nazionale dell'Iraq qualche tempo fa.</div><div><br></div><div>Oltre all'idolo anni '80 bianconero, laggiù hanno trovato "casa" anche David Trezeguet e l'ex Udinese Belardi, nel Pune City di proprietà della Fiorentina. Ultimo, e che ha suscitato parecchio scalpore, approdo è quello di Del Piero al Delhi Dynamos dopo la parentesi australiana. Il calcio moderno ha parecchie strade, spesso strane e contorte, ma è anche questo il bello del gioco. Dicono.</div>Udineuttd01uttd01zico_2642877.jpgSiNzico-india-allenatore-1012948.htmSi101268101,02,03030717
581012915NewsEditorialeGiorgio e il mantra del tifoso juventino20140804094013Una dichiarazione d`amore eterno di un tifoso juventino a Del Piero<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>“Non avere altro dio al di fuori del tuo fuoriclasse: </span></b><br><br><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Alex Del Piero”</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Blasfemo? Forse. Ma il calcio, con le sue interminabili storie, con le passioni infinite che sanno di eccesso, di enfatizzazioni che non hanno un perché, una spiegazione che mai ha una sua logica ben definita, ci ha abituato anche a questo. Eppure, questo pallone che crea adrenalina e fa innamorare a dismisura l’uomo, riesce a incuriosire studiosi, psicologi, sociologi, addetti ai lavori. C’è poi un radicato pensiero affettivo che nasce dalla sfera emotiva del tifoso, capace com’è d’intrecciarsi in maniera indissolubile alla passione per il gioco del calcio, ed è l’ammirazione che si tramuta in passione e amore verso il proprio campione, il mito del proprio cuore. Sentimenti forti, amori che non si paragonano al sesso ma a un qualcosa di più idealistico che parte e finisce al cuore. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b> è uno dei più amati calciatori di tutti i tempi, un campione spesso ammirato anche da coloro i quali non sono legati dalla fede juventina e che si lasciano coinvolgere dalla simpatia del campione che, in maniera empatica, riesce a comunicare con i propri tifosi, anche attraverso i suoi comportamenti in campo e fuori dal rettangolo di gioco. E così si crea un mito, una sorta di status simbol da imitare, da ammirare, da seguirne l’esempio. Un amore che sa diventare anche odio nel momento in cui il campione cambia maglia, società e colori. Ma non è stato il caso di Alex Del Piero, la cui storia è legata solo ed esclusivamente alla Vecchia Signora del Calcio italiano. A questo proposito ci piace riportare quanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio,</b> un appassionato tifoso juventino di Catania ha postato su facebook il 14-05-2012, il giorno dopo che Del Piero ha salutato i tifosi bianconeri, dopo una lunga milizia nelle fila della Juventus. Fu un giorno carico di amarezza, quello, soprattutto per il modo con cui il simbolo della Juventus fu “scaricato” dalla dirigenza juventina. Riportiamo dunque, ciò che ha scritto Giorgio, il tifoso juventino: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Ho 37 anni...sappiamo tutti cosa e' il calcio a 17 anni...e' proprio lì che ti innamori del fuoriclasse, che insegui un esempio, un idolo a cui votarti. Io ho avuto la fortuna di avere lui che mi ha accompagnato per 20 anni...Se ci penso ora, 20 anni mi sembrano un tempo infinito. Da quel giorno lui per me è stato l'unico. Può sembrare blasfemo, ma spesso un tifoso ha un mantra simile a questo: "Non avere altro dio al di fuori del tuo fuoriclasse". Lui è stato questo per me. La Juve ha vinto lo scudetto. Sulla bandiera e nel cuore ne porto almeno 12, ma di Alessandro ce n'è soltanto uno e la sua stella ieri si è spenta sul miglior palcoscenico possibile. Sono triste, perché gli scudetti vanno e vengono, ma di campioni e uomini così non mi capiterà mai più di vederne. Non mi innamorerò più, calcisticamente parlando. E' come se una parte di me si fosse spenta. Non sarò mai più il tifoso che è nato 20 anni fa insieme a lui. Grazie ADP”. </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Se non è amore questo, ditemi voi che cos’è. Dentro l’anima di questo tifoso di Del Piero, si scatena l’amarezza del tempo che passa, il quale pur non cancellando i fasti del campione, ti fa pensare malinconicamente che nella vita nulla è per sempre. Tutto passa, nulla è eterno. Il calcio continua la sua storia, le sue attenzioni dei tifosi, dei media, della gente, degli sponsor legati agli interessi economici esorbitanti, ma i campioni passano, scrivono la storia, ma lasciano il palcoscenico. Dal punto di vista generazionale ne nasceranno altri, si faranno confronti e similitudini, ma quelli non ci saranno più. E’ la bellezza della vita ma anche il suo mistero che ci porta a filosofie spesso legate a un pallone che resta pur sempre la metafora della vita. Grazie anche a Giorgio, si è sprigionato in noi il pensiero che scrivere soltanto con titoli cubitali, dell’arrivo di potenziali altri campioni in questa o quella squadra, appare talvolta banale in confronto ai sentimenti che il pallone stesso può provocare nell’uomo. Ben vengano dunque anche in futuro, questi spunti di riflessione e umanità capaci d’interessarci quanto, e forse anche di più di un pallone che, entrando nella porta avversaria, ci fa gridare al GOL come se null’altro esistesse al mondo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Cataniafl0711fl0711del piero 22.JPGSiNgiorgio-e-il-mantra-del-tifoso-juventino-1012915.htmSi100451001,02,03030567
591012914NewsEditorialeIl Torino si riaffaccia in campo internazionale20140731125855I granata di Ventura riprendono il cammino del calcio internazionale<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Era il 15 marzo del 1994 quando il Torino fece la sua ultima apparizione in campo internazionale. Allora si chiamava Coppa delle Coppe e i granata persero ai quarti di finale contro l’Arsenal per 1 a 0. Troppo tempo è passato da quel giorno e troppi anni sono stati spesi alla ricerca concreta del ritrovarsi. Di ritrovare la propria identità e di ricalcare i fasti storici del Grande Torino e della nobile società di calcio quale essa è. Il Torino, che da sempre appartiene di diritto alle migliori società di calcio italiane, ha avuto un lungo periodo di declassamento nazionale dovuto a molte vicissitudini societarie, fatto di persone sbagliate e di incapacità gestionali, che l’hanno estromesso dal giro del grande calcio internazionale. Oggi si riprende finalmente quanto da almeno vent’anni sogna di accaparrarsi in maniera legittima. Si sa da sempre che nel calcio come nella vita, nulla accade per caso e ogni cosa è frutto di un progetto serio, di programmazione, di obiettivi da raggiungere con efficacia e senza falsi abbindolamenti che fanno male ai tifosi e a tutto l’ambiente. Dopo l’ormai noto fallimento, il Torino affidato a Urbano Cairo, editore di lungo corso e manager d’indiscussa abilità imprenditoriale, ha avuto bisogno di alcuni anni di inserimento in un mondo, quello del calcio, che l’ha visto entrare come tifoso, ma neofita dal punto di vista della gestione effettiva di una società di calcio. E così dopo un primo (e forse anche lungo) periodo di assestamento, il Torino sembra rinascere con l’apporto innegabile di Giampiero Ventura, un allenatore di grande esperienza che ha saputo calarsi in maniera intelligente nell’ambiente granata. Un fatto non certamente trascurabile, se pensiamo le bocciature di chi, prima di lui, si era presentato con grandi proclami e mediocri risultati che, in alcuni casi, sono stati anche fallimentari. Questa sera in Svezia, a Stoccolma, contro il Brommapojkarna non ci saranno Cerci, Quagliarella, Darmian, Maksimovic e neanche Farnerud e Basha. Il Torino si presenterà con la coppia d’attacco formata da Larrondo e Barreto, non certo irresistibili, almeno sulla carta. Ma la squadra svedese non è certo il Real Madrid e neanche l’Atletico Madrid, è una squadra modesta che comunque non bisogna sottovalutare a priori perché potrebbe riservare delle sorprese. Troppo navigato è mister Ventura per non catechizzare i suoi ragazzi. Il Torino questa sera inizia un percorso o, se volete, ha un obiettivo da raggiungere, un sogno chiuso nel cassetto che non si apre più da troppi anni. Adesso i tempi sembrano maturi per provarci, per riprovare ad accostarsi là dove prima di loro, soltanto il Grande Torino ha saputo fare. I nostri auguri sinceri vanno a questo Toro di Cairo e Ventura. Un Toro che, siamo sicuri, questa volta non ci deluderà nell’interrompere prematuramente un cammino internazionale conquistato con la fatica di chi è abituato a ottenere le cose, grazie soltanto al proprio lavoro.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Ad maiora, Toro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNstoccolma-1012914.htmSi100451001,02,03030390
601012899NewsCampionati86 anni ma non li dimostra. Auguri a Giampiero Boniperti20140704152226Un`importante festa di compleanno in casa Boniperti <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono personaggi, ma soprattutto uomini, che per caratteristiche professionali e umane si identificano come esempio da seguire, al di là della loro tendenza politica, sportiva, culturale e religiosa. Giampiero Boniperti uomo di sport è tra i personaggi più illustri che hanno fatto la storia della Juventus, tuttavia, il suo stile e il suo innegabile rispetto verso gli altri colori sportivi da lui non condivisi, fanno di lui un personaggio senza tempo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La Juve? E’ il sogno della mia vita. La sognavo davvero, perché volevo giocare almeno una partita con quella maglia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bianconera e poi, sono sicuro, sarei stato felice per tutta la vita”</b> E invece ne ha giocate ben 443, con quella maglia, conquistando cinque scudetti da calciatore e nove da presidente della Vecchia Signora d’Italia. Una vita in bianconero, dove gli unici colori che si abbinano perfettamente alla tastiera di un pianoforte, non hanno certamente l’esigenza di essere sostituiti da colori più sgargianti. Tanti sono i ricordi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Boniperti</b>, tanti i suoi trascorsi che sanno di un unico grande amore chiamato Juventus. Il suo fraterno rapporto con l’Avvocato Agnelli, è stato essenziale per costruire accanto a lui un periodo storico fatto di grandi traguardi e forse di irripetibile senso di coesione e valori senza fine. Era il tempo in cui il calcio era principalmente passione, seria attività professionale, senso d’appartenenza e rispetto di contratti firmati talora anche sulla parola e una stretta di mano. Era duttile e intelligente in campo, Giampiero Boniperti, perspicace e grande conoscitore di talenti calcistici, fin da quando è stato presidente della Juve. Da calciatore è stato un incrocio tra Del Piero e Pogba, un misto di fantasia e potenza fisica che ben si abbinava a quella Juventus composta da grandi campioni, tra cui Sivori e Charles. Quella era una squadra capace di proliferare scudetti a volontà. Oggi che ha inserito 86 candeline sulla sua torta a forma di pallone bianconero, è giusto che tutto il mondo sportivo italiano si complimenti con lui, per quello che ha fatto, per quello che è stato e per ciò che è. Un elegante uomo d’altri tempi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiN86-anni-ma-non-li-dimostra-auguri-a-giampiero-boniperti-1012899.htmSi100451001,02,03030347
611012877NewsEditorialeImmobile? Sarà lo Schillaci della situazione20140609163523Dopo la partita amichevole con il Fluminense, l`Italia trova in Immobile e Insigne due giocatori in forma<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per il Ciro di Torre Annunziata, classe 1990, adesso comincia il bello in azzurro. Non è da oggi che sosteniamo la candidatura di Immobile, come punto fisso dell’attacco della Nazionale di Prandelli. E non è neppure da oggi che diciamo che questo giovanotto di belle speranze, capocannoniere del campionato italiano appena concluso, rappresenterà per l’Italia che sta per cominciare il cammino mondiale in Brasile, quello che è stato Salvatore Schillaci in Italia ’90. Il calcio è così, talora strano e qualche volta capriccioso. Ci sono delle annate in cui la palla non ti va dentro neanche a morire e altre che da qualsiasi parte tiri si infila in porta con notevole facilità. E’ la stranezza ma anche la bellezza del pallone, capace di meravigliarti e talora anche di capovolgere ciò che sembra già scontato. E allora, perché non sfruttare il momento positivo di questo ragazzo che, oltre ad avere il fiuto del gol da prima punta, è anche in grado di dialogare con i compagni di reparto fornendo numerosi assist. Non ha grande bagaglio tecnico, il Ciro da Torre Annunziata, sicuramente ha carattere, forza fisica, fiuto del gol, ed è capace di far salire la squadra nelle ripartenze. Detto questo, non vorremmo creare un dualismo con Mario Balotelli che prima punta non è. Diciamo più semplicemente che i due giocatori possono benissimo giocare insieme, grazie alle diverse caratteristiche tecniche. Ma, per fare questo, è necessario che Prandelli riveda l’assetto tattico che, con i due attaccanti schierati in campo, non può certamente pensare al 4-3-3 ma a quel 3-5-2 che tanti consensi ha ottenuto in Nazionale, nella Juventus, ma anche nel Torino di Giampiero Ventura che ha saputo schierare Cerci e Immobile nel classico 3-5-2. A parer nostro, questa sarebbe la strada da seguire, o perlomeno, quella che darebbe maggiori garanzie agli azzurri di Prandelli. La difesa a tre con Chiellini, Barzagli e De Rossi al centro, alle spalle di Pirlo, ci sembra una garanzia da non sottovalutare. I cinque di centrocampo con gli esterni Abate e Darmian (o De Sciglio), il centrale Pirlo affiancato da Marchisio (o Aquilani) e Candreva ci sembrano un’ottima soluzione. E poi, Immobile e Balotelli a offendere e portare su la squadra nelle ripartenze. A parer nostro, questo schieramento ci sembra più lineare, anche perché, come dicevamo pocanzi, dà modo ai due attaccanti di giocare insieme senza dualismo alcuno. Adesso la palla passa al C.T. Prandelli, a lui l’ardua sentenza. Inizia l’avventura azzurra nel calcio mondiale do Brazil. Auguri Italia, facci divertire, facci vivere notti di emozione e, soprattutto, facci sognare. Una volta tanto i tifosi di tutte le squadre italiane saranno accomunati in un unico urlo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">FORZA ITALIA! </b>L’unione è la forza, separarsi disgrega.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Volta Redonda - Brasile-fl0711fl0711cesare-prandelli.jpgSiNimmobile-sara-lo-schillaci-della-situazione-1012877.htmSi100451001,02,03030368
621012860NewsCampionatiQuel maledetto rigore che non cancella un anno straordinario20140519184231L`amarezza per il rigore fallito da Cerci, non può cancellare lo splendido campionato del Torino <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In casa granata si riflette, si pensa amaramente a ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Al Franchi di Firenze la partita che doveva aprire l’Europa alla squadra di Ventura, è finita 2 a 2. In Europa ci va il Parma di Donadoni che soltanto una settimana prima aveva raccolto all’Olimpico di Torino, un pareggio che faceva già pensare a ciò che poi è realmente accaduto. Eppure in fotofinish la squadra granata aveva ancora avuto l’opportunità di cogliere l’attimo fuggente, quell’opportunità data da un penalty che avrebbe dovuto essere trasformato da quell’Alessio Cerci che con Ciro Immobile è stato l’artefice indiscutibile di questo Toro targato 2013’14. Tuttavia, al di là della comprensibile amarezza, desideriamo analizzare a mente serena e lontano da ogni inevitabile espressione emozionale, ciò che veramente non ha dato modo al Torino di entrare nell’Europa del calcio. Una volta tanto non ci sembra giusto che il popolo granata si rifugi nella retorica della sfiga cosmica che fa parte della lunga storia del Toro e non ci sembra neppure giusto fare appello a un destino chiamato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“sofferenza granata”.</b> No, questa volta non è davvero possibile crogiolarsi nell’abbandono di un immaginario collettivo granata che fa capo al fato avverso. Pur inchinandosi al merito di un campionato condotto in maniera davvero meritevole, la squadra di Gianpiero Ventura è mancata nella personalità, nell’essere cinica, nell’essere attenta e nel non allentare mai la tensione. Il calcio di oggi ci insegna che in campo si va per 95 minuti e per tutto il tempo non è possibile distrarsi per nessun motivo. A parer nostro il Toro è mancato da questo punto di vista. Un piccolo neo che fa ancora la differenza, un qualcosa che all’apparenza sembrerebbe di poco conto e che invece racchiude la sostanza del calcio moderno fatto di grande grinta, determinazione, forza atletica, mentale e tanta furbizia. Tutte queste cose fanno capo a un solo comun denominatore che si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“crescita”,</b> che si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“maturazione di squadra”</b> e, al suo interno, il Toro ha tanti giovani che stanno crescendo sotto l’ala protettiva di un coach dalle grandi esperienze e conoscenze del pallone italiano. Ventura non si discute, ma non si discute neppure la squadra del Toro che in un momento così amaro potrebbe far dimenticare per un attimo ciò che di significativo ha fatto. Un Torino che ha nel suo organico quattro Nazionali (Cerci, Immobile, Darmian e Tachtsidis convocato per i prossimi campionati mondiali dalla nazionale greca), che ha il capocannoniere del campionato, che ha degli ottimi centrali di difesa e che ha pure tanti giovani come Maksimovic, El Kaddouri, Larrondo, Darmian e lo stesso Immobile. Tra qualche giorno, quando la delusione sarà lentamente stemperata, è bene ripartire da dove si è concluso. Cairo ha promesso di fare il possibile per trattenere i suoi pezzi pregiati e di rinforzare comunque la squadra, proprio come se in Europa ci fosse andata davvero. Sì, perché questo anno fatto di grandi positività granata e di esperienze anche amare che aiutano a crescere, non devono e non possono essere disperse. Sì, perché questo Torino non può più iniziare il campionato 2014’15 con il semplice sogno dell’Europa da realizzare, deve iniziare come l’obiettivo da raggiungere. Un obiettivo che è nelle corde di questo Toro che non ha più tempo di pensare alla sua sfiga. Da adesso in avanti bisogna pensare da grande squadra. Basta piangersi addosso!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNquel-maledetto-rigore-che-non-cancella-un-anno-straordinario-1012860.htmSi100451001,02,03030388
631012818NewsCampionatiTorino, riecco quel profumo d`Europa che sembrava svanito20140416145110A cinque partite dalla fine del campionato,i granata sperano nell`Europa League<BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Com’è strano il calcio e com’è unico nel suo impossessarsi delle nostre emozioni, dei nostri sogni, dei nostri sentimenti che spesso passano da un estremo all’altro. Sembrava che per il Toro di Ventura fosse svanito il sogno europeo. E invece eccoci qua dopo due partite vinte di seguito, a conclamare una crescita esponenziale che si evidenzia più nel carattere della squadra che nel suo gioco effettivo. Questo Toro ha imparato a essere pragmatico. Non è tanto bello da vedersi, ma è sicuramente efficiente nell’intendere l’importanza del risultato. D’altra parte, nulla avviene all’improvviso e tutto è frutto di grande lavoro, dedizione e pazienza che, prima o poi, danno i giusti risultati. Il gioco verrà di conseguenza ma, adesso, apprezziamo la grande capacità del Toro di reagire, di essere coriaceo e mai domo. Il Torino visto in campo contro il Genoa ha sonnecchiato per 85 minuti, poi, dopo il gol di Gilardino che ha portato in vantaggio momentaneamente il Genoa di Gasperini, ecco la vera forza del Toro che riemerge preponderante come fosse qualcosa che incarna la sua storia di squadra sanguigna e arrembante. Prima con Immobile e poi con Cerci, i granata vincono la partita mettendo a segno due gol a ripetizione in un solo minuto. Al 47° infatti, Immobile da fuori area sulla sinistra fa partire un destro improvviso che s’insacca a fil di traversa, rendendo inutile l’intervento di Perin. Neanche un minuto dopo sembra un replay: Cerci porta palla, incrocia e, quasi dalla stessa posizione di Immobile, batte di sinistro un tiro che s’infila nel sette alle spalle dell’incolpevole portiere genoano. Incredibile ma vero, un gol fatto quasi con lo stampo e in fotocopia dai nuovi gemelli, anzi gioielli, del gol granata. I deboli di cuore sicuramente hanno rischiato grosso, perché simili emozioni non sono davvero consigliate a loro. Ha ragione Gasperini quando afferma: <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Avevamo già vinto e invece abbiamo perso!”,</B> un’amara e legittima recriminazione, la sua. Ma il Toro di questi tempi sembra spietato contro chi lo pungola, chi lo desta, chi cerca di superarlo. La squadra tutta, con a capo quei due lì davanti a offendere l’avversario, sembra non temere nessuno. E’ un momento positivo per il Toro che, trovandosi con 48 punti in classifica assieme a Lazio e Milan, aspira giustamente a un posto per l’Europa League. Questa è davvero musica per le orecchie dei tifosi granata. Una sinfonia armoniosa della quale non sono più abituati ad ascoltare da tempo immemorabile. Ora, a cinque partite dalla fine del campionato, i granata di Ventura devono affrontare la Lazio, il Chievo e la Fiorentina fuori casa, mentre tra le proprie mura amiche riceverà l’Udinese e il Parma. Certo, non sarà facile. Ma non c’è nulla di semplice in questo mondo del pallone così imprevedibile, capace di esaltarti e poi deluderti da un momento all’altro. Tuttavia, a questo punto del campionato c’è un dato di fatto inconfutabile per il Torino targato 2013’14, ed è la sua ritrovata autostima da troppo tempo smarrita. Cerci e Immobile sono l’emblema più eclatante di questa rinascita e, mentre Prandelli ne prende atto in vista dei prossimi mondiali in Brasile, desideriamo mettere in risalto quell’insieme che questo Toro dall’antica vocazione operaia è stato amalgamato dall’impareggiabile esperienza di mister Giampiero Ventura. </SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Salvino Cavallaro <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN></SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><br><br>Torino Stadio OlimpicoFL0711FL0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino-riecco-quel-profumo-d`europa-che-sembrava-svanito-1012818.htmSi100451001,02,03,07030498
641012767NewsCampionatiIl libro di Giorgio Chiellini: «C`è un angelo bianconero»20140310173112Recensione del libro di Giorgio Chiellini «C`è un angelo bianconero« che sarà presentato in anteprima a Torino alla libreria Mondadori<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Nel variegato mondo del pallone ci sono fatti e personaggi che spesso mettono da parte certi veleni, antagonismi e disdicevoli giudizi di parte, che rappresentano l’anticalcio nel senso più ampio del suo significato. Ricordando la figura di Gaetano Scirea, indimenticato calciatore della Juventus prematuramente scomparso all’età di 36 anni per un incidente stradale in Polonia, sicuramente si mettono da parte certi pregiudizi e antipatie verso quella Vecchia Signora del calcio italiano che vince, domina i campionati conquistando scudetti e coppe e fa felici i suoi sostenitori sparsi per tutta Italia. “C’è un angelo bianconero” è il libro di Giorgio Chiellini che, in anteprima nazionale, verrà presentato al pubblico lunedì 10 Marzo 2014 presso la libreria Mondadori Multicenter di via Monte di Pietà a Torino. Se giochi più di trecento partite con una maglia sola, quella della Juventus, è facile che diventi una bandiera. Se poi non offendi mai nessuno in tutta la tua carriera e non ti fai mai espellere giocando altre settantotto partite con la Nazionale Italiana, ebbene forse diventi per tutti un “angelo”. Già, un angelo. Lo definì così Enzo Bearzot, il C.T. della Nazionale Italiana che nel 1982 conquistò la Coppa del Mondo in Spagna. E, come se fosse davanti allo specchio, Giorgio Chiellini, attuale bandiera bianconera, è andato a cercare l’angelo bianconero chiamato Gaetano Scirea. Nel suo libro ne ripropone le gesta attraverso le immagini, la memoria e anche i suoi famosi silenzi capaci di raccontare storie di vita e di sport davvero irripetibili. Chiellini è un difensore che ha fatto del suo ardore e della sua irruenza la caratteristica di calciatore molto vicino al calcio inglese. La tecnica non è il suo forte, anche se col passare degli anni l’ha affinata in maniera sorprendente. Ma è molto lontano da quelle che sono state le caratteristiche peculiari di Gaetano Scirea, un calciatore che per eleganza, ruolo e intelligenza tattica è stato paragonato a Beckembauer, il famoso libero della Nazionale tedesca. Un ruolo, quello del libero, che non si addice più al calcio moderno e a quelle scuole di pensiero che il mondo pallonaro periodicamente assurge come nuove teorie vincenti. E’ un fatto di mode, di desiderio di cambiamento, di restyling che, tuttavia, non modificano l’essenzialità dell’uomo nella sua centralità. Sì, perché alla base di tutto resta sempre l’uomo, con le proprie caratteristiche tecniche e umane, ma anche con le proprie fragilità. Ciascuno ha la sua storia, il suo percorso di vita che, più o meno, può essere ripercorso in modo esemplare da chi vuole emularne le gesta. Alessandro Del Piero disse una volta: “ Il mio sogno sarebbe stato quello di essere visto dai bambini come io vedevo Scirea allora”. Emblematica frase che si riflette in ciò che Giorgio Chiellini nel suo libro traccia come segno di rispetto e ammirazione. E poi c’è la diversità tra lui e Gaetano Scirea. Una differenza che nasce fra anime lontane che hanno fatto lo stesso mestiere, con la stessa maglia cucita sulla pelle in un calcio cambiato notevolmente per interessi economici e tanto altro. E’ un racconto molto tenero, capace di emozionare per le tragiche traversie e gli accadimenti che ne hanno fatto la lunga storia bianconera. </font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cover_chiellini.jpgSiNil-libro-di-giorgio-chiellini:-«c`e-un-angelo-bianconero»-1012767.htmSi100451001,02,03030440
651012754NewsCampionatiInter, si aspetta Sagna20140307130411interL`ipotesiCome riporta Tuttosport dopo l'ingaggio ufficiale di Nemanja Vidic, il dt Piero Ausilio ha terminato il suo corteggiamento a Bacary Sagna offrendogli un contratto triennale. La società interista ha già effettuato dunque le sue mosse, cercando di convincere il francese a lasciare l'Arsenal dopo 7 anni di permanenza a Londra. L'ipotesi più probabile è quella che il difensore decida di restare alla corte di Wenger, ma i nerazzurri non getteranno la spugna fino al momento del rinnovo del giocatore con i Gunners. Se Sagna dovesse rifiutare l'offerta interista, allora il cambio di obiettivo sarebbe automatico con Vrsaljko primo della lista delle "riserve". <br><br> &nbsp;<br><br>C1012317adm001adm001mazzarri-inter.jpgSiNinter-si-aspetta-sagna-1012754.htmSiT1000026100075701,02,03030556
661012750NewsCampionatiPerde il Toro contro una Samp più concentrata20140303190778E adesso siamo ancora qui a elencare i torti subiti dal Toro....<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso siamo ancora qui a parlare di un Torino che si limita ad&nbsp;elencare i torti subiti, le ingiustizie e gli errori arbitrali che lo penalizzano, piuttosto che porre in analisi i fattori tecnici e tattici che sono la causa di un equilibrio instabile. Ma la realtà dei fatti è che forse la squadra di Ventura ci aveva illuso non poco per una serie di prestazioni positive che avevano dato vittorie e illusione di una partecipazione europea nel prossimo campionato 2014-’15. Purtroppo non sarà così, probabilmente a causa di una maturazione che tarda davvero ad arrivare. La prestazione del Torino contro la Sampdoria di Sinisa Mihajlovic è stata disarmante. Dopo la debacle subita in casa dal Bologna due domeniche fa e dopo un derby contro la Juve che tutto sommato è apparso interessante sotto l’aspetto della caparbietà, del gioco, della grinta e della determinazione, la mollezza e la mancanza di idee con la quale i granata hanno affrontato i liguri blucerchiati sono stati davvero inspiegabili. Decidono le reti di Okaka, in netto fuorigioco non rilevato dall’arbitro al sesto minuto, e di Gabbiadini al 79esimo che su calcio di punizione battuto da venti metri in posizione centrale, decreta la sua perla personale e sancisce la vittoria definitiva per la sua squadra. Davvero una prelibatezza per palati fini, quella dell’attaccante della Sampdoria in comproprietà con la Juventus, il quale calcia il pallone di sinistro in maniera forte e tesa che si va ad insaccare a fil di palo, là dove il portiere del Toro Padelli non può assolutamente arrivarci. La vittoria della Sampdoria è stata meritata, grazie anche alle inspiegabili indecisioni difensive dei granata. E, nonostante gli attacchi spesso confusi e poco determinati di Immobile, Cerci e compagni, il Torino ha concluso un match da dimenticare in tutti i sensi. All’insufficienza globale della squadra di Giampiero Ventura, si contrappone una Sampdoria che con l’abilità di Gabbiadini, Okaka, De Silvestri e il portiere Da Costa ha portato a casa una vittoria importante verso la strada della salvezza. La Sampdoria, pur avvantaggiata all’inizio da un gol in fuorigioco, ha messo in evidenza un buon assetto di squadra capace di sviluppare un gioco propositivo, fatto di precisi passaggi e pericolose ripartenze . Le stesse ripartenze e lo stesso gioco propositivo che fino a poche domeniche fa aveva fatto vedere anche la squadra di Ventura, capace di vincere e convincere anche coloro i quali sono da sempre stati scettici nei confronti del Torino. Adesso Ventura si trova a dover ricostruire la difesa, per la prossima partita che la sua squadra farà a San Siro in casa dell’Inter.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Le ammonizioni dell’arbitro Damato, infatti, hanno falcidiato il reparto difensivo. I diffidati, Bovo, Glik e Maksimovic, dovranno saltare il prossimo turno per squalifica. E, considerando che Moretti sarà ancora fuori squadra per aver subito l’intervento al menisco, il Torino si presenterà con un solo difensore di ruolo, e cioè Guillermo Rodriguez con Darmian esterno. Vedremo quale sarà la reazione in casa granata e valuteremo pure se le ultime prestazioni sono state frutto di un incidente di percorso, oppure se questo Torino ha bisogno ancora di stare con i piedi ben saldi per terra, senza distrarsi con facili voli pindarici.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br>Stadio Olimpico di Torinofl0711fl0711barreto-6.jpgSiNperde-il-toro-contro-una-samp-pio-concentrata-1012750.htmSi100451001,02,03030351
671012738NewsCampionatiI partenopei non reggono il passo di Roma e Juve. Ennesimo pareggio casalingo per Higuain e compagni20140224232352benitez, gasperini, genoa, napoli, calaiò, higuain, pandev, callejon, mertens, hamsik, jorginho, inler, reina, perin, burdisso, motta, matuzalem, sculli, gilardino, antonelli, san paoloL`ex Calaiò gela il San Paolo a 6 dalla fine. Finisce 1 a 1 al San Paolo<p align="justify">Nel Monday Night &nbsp;della 25’ giornata del campionato di Serie A, il Napoli di Rafael Benitez non riesce a fare bottino pieno al San Paolo, pareggiando per 1 a 1 con il Genoa. Partono meglio i padroni di casa che passano in vantaggio al 18’ con un gran gol di Higuain, il tredicesimo in campionato: l’argentino, servito in profondità da Hamsik, si presenta davanti a Perin e lo beffa con un delizioso pallonetto di sinistro. Il Genoa però non accusa il colpo, e nonostante giochi tutta la ripresa senza Gilardino (sostituito a fine primo tempo), si riaffaccia spesso e volentieri dalle parti di Reina e conquista il pari con una bellissima punizione dell’ex Calaiò all’84’ che sorvola la barriera, tocca il palo, e s’insacca alle spalle del portiere spagnolo. Con questo pareggio, il Napoli sale a 51 punti, a -6 dalla Roma seconda, con i giallorossi che però devono recuperare il match casalingo con il Parma. Il Genoa, invece, consolida l’undicesimo posto raggiungendo quota 32.<br><br> TABELLINO<br><br>NAPOLI – GENOA: 1 - 1<br><br> MARCATORI: 18’ Higuain (N), 84’ Calaiò (G)<br><br> NAPOLI (4-2-3-1): Reina; Reveillere, Fernandez, Albiol, Ghoulam; Behrami, Jorginho (80’ Inler); Mertens (85’ Pandev), Hamsik (72’ Insigne), Callejòn; Higuain.&nbsp;<br><br> A disposizione: Contini, Colombo, Henrique, Britos, Maggio, Dzemaili, Radosevic, Duvan.<br><br> &nbsp;Allenatore: Rafael Benitez<br><br> GENOA (3-4-3): Perin; Burdisso, De Maio, Antonini; Motta (63’ Calaiò), Matuzalem, Bertolacci, Antonelli; Konate, Gilaridno (46’ Feftatzidis), Sculli (78’ Centurion).<br><br> A disposizione:&nbsp;Bizarri, Albertoni, Cofie, Marchese, Portanova, Cabral, De Ceglie, Sturaro.&nbsp;<br><br> Allenatore: Giampiero Gasperini<br><br> ARBITRO: Banti<br><br>AMMONITI: 31’ Matuzalem (G), 40’ Sculli (G), 43’ Hamsik (N), 53’ Albiol (N), 70’ Higuain (N), 73’ Callejon (N), 83’ Mertens (N) <br><br>C1012317Napoli, Stadio San Paoloivomesivomesgasperini.jpegSiNnapoli-genoa-pareggio-calaio-1012738.htmSi100075401,02,03010538
681012676NewsCampionatiLa 23a giornata di campionato tra conferme e sorprese20140210175012calcioTroppoTuona Antonio Conte dopo il rocambolesco pareggio di Verona: “Serve un bagno di umiltà”. Come se fosse facile mantenere l’umiltà per una squadra che vince, convince e per forza di cose deve scrollarsi di dosso la tentazione di diventare narcisista. E, come se non bastasse, si accorge pure che tranne la Roma non c’è altra squadra italiana che può infastidirla più di tanto. Certo, i due punti persi contro l’Hellas Verona potrebbero pesare alla Juve, proprio nel computo finale per la conquista di un titolo che, a questo punto della stagione, riteniamo possa perderlo soltanto la Juve stessa, piuttosto che vincerlo un’altra squadra. E’ vero, le partite durano in media 95 minuti, tuttavia certi svarioni difensivi la Juve ci ha abituato a vederli periodicamente, nonostante il notevole strapotere di gioco globale che ha dato i suoi frutti. In un gruppo dal gioco così consolidato, Antonio Conte deve essere più psicologo che tecnico. E’ essenziale mantenere mentalmente sulla corda la sua squadra, visto che dal punto di vista tecnico e tattico la Juve è in grado di organizzarsi a memoria. E’ l’eterno problema del calcio, in cui una squadra che è più forte rispetto alle altre deve mantenere nel tempo un passo fatto soprattutto di equilibrio psicologico e condizione fisica. Non è cosa semplice per nessuno, neanche per la Juve dei grandi campioni. E poi, chi gioca contro i bianconeri fa sempre la partita della vita, fosse anche l’ultima in classifica e, come tale, ogni eventuale sgambetto può nascondersi sempre dietro l’angolo. Ma la squadra di Conte ci ha abituato a vedere la sua reazione contro tutto e tutti, siano esse scoppole (vedi Firenze) o mini momenti di riflessione e mea culpa da analizzare (vedi Verona). Vedremo cosa accadrà nel prosieguo della stagione bianconera. A parte il pareggio della Juve a Verona, la 23a giornata del campionato italiano ha messo in evidenza le vittorie del Napoli contro il Milan, della Fiorentina contro l’Atalanta, dell’Inter contro il Sassuolo, rimarcando uno scialbo zero a zero nel derby di Roma. La squadra di Garcia, pur con la mente rivolta all’importante partita di Coppa Italia di mercoledì prossimo in casa del Napoli, ha macinato grande gioco d’attacco sfiorando la vittoria contro una Lazio che si è solo preoccupata di chiudere ogni varco ai giallorossi. Troppo importante per i biancocelesti di Reja non perdere il derby cittadino e quindi, più che preoccuparsi di attaccare ha capito che era meglio interdire a centrocampo e in difesa. Vince il Genoa a Livorno, la Sampdoria contro il Cagliari e l’Udinese contro il Chievo, mentre il Parma si limita a pareggiare 0 a 0 contro un Catania apparso in ripresa di gioco e caparbio a non ammainare ogni speranza residua di restare in Serie A. Un discorso a parte va fatto per il Torino che perde malamente in casa contro il Bologna privo del suo gioiellino Diamanti, passato alla corte cinese di Lippi. Il match che vedeva il ritorno all’Olimpico di Torino per la prima volta da avversario l’ex Rolando Bianchi, è stato di quelli che a dir poco sbalordiscono per quello che non ti aspetti. Il Toro di Ventura è stato irriconoscibile per tutta la partita, nonostante sia passato subito in vantaggio con Immobile. Poi il buio più assoluto, quasi che il Toro temesse sorprendentemente di trovarsi quinto in classifica, con l’Europa lì, a due passi, a fargli l’occhiolino. E’ il segno evidente di un processo di maturazione che non si è ancora completato del tutto e che ha bisogno di tempo per plasmarsi definitivamente. Più che vincere la partita, il Bologna di mister Ballardini si è trovato il piattino pronto e non se l’è fatto scappare. E’ legittimo nel calcio, che quando l’avversario non è in giornata si debba approfittare dell’occasione, soprattutto nella critica situazione di classifica in cui si trova oggi il Bologna. Tuttavia, riteniamo che per il Toro nulla sia perduto e che se saprà rivedere gli errori commessi in questa infausta domenica di febbraio, potrà sicuramente riprendere quel cammino fatto di bel gioco e risultati positivi apprezzato da tutti. Giampiero Ventura, che abbiamo visto al fischio finale del match contro il Bologna, aveva il viso rivolto verso il basso a guardare quel terreno erboso dell’Olimpico, quasi a cercare una spiegazione a una tale involuzione di gioco che nessuno si aspettava, nessuno poteva prevedere. E’ l’imprevedibilità del calcio che, comunque, riserva sempre un suo “perché” razionale a ogni insuccesso. La difficoltà sta nel trovare in fretta il problema e risolverlo.<br><br><br>C1012317FL0711FL0711pjanic-4.jpgSiNla-ventitreesima-giornata-tra-conferme-e-sorprese-1012676.htmSi100451001,02,03,06,07,08,09030484
691012669NewsCampionatiTorino, squadra e società sono in crescita20140206211939torino D’altra D’altra“Preferirebbe vincere il derby o andare in Europa?” <BR>“E’ come chiedere se è meglio essere belli o ricchi….Tutti e due. Anche se credo che il 95% dei tifosi del Toro forse preferirebbe vincere il derby allo Stadium”. <BR>A rispondere alla domanda fatta dal collega di Tuttosport è Giampiero Ventura, l’allenatore del Toro. E’ una risposta che ben si addice a una squadra e a un ambiente che sta finalmente maturando, che fa dell’autostima la propria arma vincente. Non è da oggi che seguiamo il Torino, passo dopo passo. Abbiamo insieme vissuto lunghi e interminabili anni bui che, quasi sempre, hanno buttato nello sconforto anche chi vive la splendida storia della società granata. Ma il presente non c’è più stato, quasi fosse un qualcosa di inarrivabile, di predestinato da chissà quale malaugurato destino. Oggi, anzi per meglio dire da questo campionato 2013’14, il Torino sta meravigliando anche coloro i quali sono sempre stati ottimisti nonostante certi sconfortanti momenti vissuti. Ventura sta lavorando bene sul campo e, con sorpresa, stiamo anche valutando positivamente l’opera del D.S. Petrachi, il quale dopo essersi sottoposto a critiche talora anche esagerate, ha saputo dimostrare con umiltà e fattiva capacità tutto il suo saper fare nell’ambiente dei procuratori. Un lavoro difficile che comporta la particolare conoscenza di un mestiere che richiede anche capacità di individuare l’affare inteso come investimento, tenendo conto di spendere con oculatezza in base a quelle che sono le direttive del presidente Cairo. Lavoro non facile, soprattutto in considerazione del fatto che prima di intraprendere una qualsiasi trattativa, Gianluca Petrachi consulta il parere del presidente Cairo, del direttore generale Antonio Comi e dell’allenatore Giampiero Ventura. Oggi possiamo dire a chiari lettere che c’è finalmente una società vera, con un programma ben delineato e idee da realizzare. Il Torino calcio sta davvero crescendo e i risultati che si vedono sul campo hanno un loro significato, perché sono il frutto di quanto si sta facendo bene in società. D’altra parte, in tanti anni che seguiamo il calcio a tutti i livelli, possiamo dire di non aver mai visto una grande squadra senza avere alle spalle una grande società. Il calcio è un’azienda e, come tale, il frutto dei risultati positivi si raccoglie grazie all’efficienza di chi sta dietro le scrivanie. E’ vero, ci sono ancora tante cose da fare in casa granata, tuttavia, scorgiamo all’orizzonte una luce che, se pur tenue, non scorgevamo più da tanti anni. Adesso che l’Europa è vicina, la dirigenza granata si sta organizzando non solo per raggiungerla ma anche per restarci negli anni. Questo vuol dire sforzi economici nel trattenere giocatori di categoria che possano adattarsi bene in campo internazionale, ma anche capacità di migliorare l’assetto tecnico e tattico della squadra di mister Ventura. Se tutte queste cose si combineranno tra loro, si potrà procedere anche sul piano dell’immagine da esportare anche oltre confine. Vorremmo comunque non correre troppo, ma il sentire è che questo Toro abbia finalmente trovato la strada giusta che non si limita soltanto a gufare contro gli “odiati” cugini bianconeri, ma si fa carico di credere con autostima nei propri mezzi e di giocarsela a viso aperto con tutte le squadre. Crediamo che il nostro sia un giudizio obiettivo che nasce da ciò che il Toro, questo Toro, sta dimostrando partita dopo partita. Società e squadra si combinano bene all’unisono e, stavolta, siamo davvero sicuri che non deluderanno più i suoi tifosi.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-squadra-e-societa-sono-in-crescita-1012669.htmSiT1000099100451001,02,03030598
701012646NewsCampionatiShoah, il giorno della memoria20140128211552calcioTuttavia<BR>Il 27 gennaio di ogni anno si commemora la giornata della memoria.&nbsp; Con il termine Shoah fu ufficialmente indicato lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti tedeschi. Si tratta di un giorno particolare che non può passare inosservato e lasciarci insensibili. Questo non è davvero possibile, per noi, per i nostri figli e per le generazioni che verranno. Noi che ci occupiamo di sport, che scriviamo di calcio e delle sue vicende quotidiane, ci sentiamo coinvolti nel partecipare attivamente al pensiero verso una storia che ha segnato sicuramente la pagina più aberrante della genesi dell’uomo.&nbsp; C’è una frase che ha colpito la nostra sensibilità di giornalisti sportivi: “Lì, in quel luogo di morte e di sterminio, c’era chi credeva che i valori dello sport dovessero comunque vivere anche nell’orrore”. Ci sono tante testimonianze che hanno colpito la nostra anima, una fra queste è la storia di Ferdinando Valletti, un dirigente d’azienda e poi calciatore che, nel campionato 1942’43 giocò come mediano nel Milan. Nel 1944 collaborò alla realizzazione dello sciopero all’Alfa Romeo, e fu subito arrestato. Inviato al carcere di San Vittore è stato poi deportato, prima a Mauthausen e di seguito a Gusen. “ Ho giocato in prima squadra nel Milan come mediano” disse Valletti ai nazisti tedeschi i quali, dopo essersi guardati in faccia hanno stabilito che l’avrebbero provato sul campo e, se non fosse stato vero, l’avrebbero ucciso. Le SS giocavano a calcio tra di loro e in quel periodo erano rimasti in pochi, così Nando Valletti è stato chiamato a giocare una partita assieme a loro. Le SS giocavano con gli stivali e lui a piedi scalzi e, per Valletti, era iniziato il provino più importante della sua vita. Il pallone in quel caso, era come una sfera magica a celare un angolo di futuro, una speranza affidata a stralci di pelle che non ha valore, che non somiglia a niente, che non prova niente se non l’attanagliante paura di sbagliare. E, mentre palleggiava con i suoi aguzzini, la mente di Ferdinando Valletti era altrove. Scalzo e con la sua divisa addosso, esegue passaggi perfetti pensando di giocare a San Siro con i suoi compagni del Milan che sembrano dire: “ Dai Nando, passa la palla, fagli vedere cosa sai fare”. Un pallone “amaro” che ha il significato della disperata voglia di vivere e di cercare di salvare se stesso e qualche compagno. Battere le SS per salvare la propria vita da quell’inferno, in cui gli uomini erano numeri e non persone. Nel 1945 fu liberato dagli americani e portato in Svizzera dove, a causa delle sue pessime condizioni di salute è stato ricoverato presso la Croce Rossa. Quella di Valletti è una storia raccapricciante, incredibile, che assume una connotazione disumana, un qualcosa che non ha nulla a che fare con il senso logico della vita. Ci viene in mente una frase di Giorgio Chiellini che, trovatosi in Polonia con la Nazionale Italiana assieme ai suoi compagni di squadra, varcò la soglia di Auschwitz, un luogo che mette i brividi addosso e che non lascia spazio ad altri pensieri se non al dolore e alla riflessione: “ E’ stata un’esperienza toccante” disse il calciatore della Juventus, “finché non lo vedi con i tuoi occhi, non ti accorgi delle atrocità che sono state commesse in questo luogo. Il filo spinato, le camere a gas, i block dove erano rinchiusi i prigionieri destinati al massacro. Poi a Birkenau, dove c’é la rampa lungo la quale venivano scaricati i cittadini ebrei arrivati da tutta Europa, Italia compresa. E lì, tra i binari di Birkenau, c’è stato il racconto dei testimoni che ha toccato il profondo dell’anima e commosso tutti”. I sopravvissuti dell’Olocausto Piero Terracina e Samuel Modiano descrivono Birkenau come “l’inferno dei vivi”, mentre Anna Weis ricordava i familiari “saliti in fumo e diventati cenere”, come le raccontò con perfidia un nazista del campo delle atrocità. Il calcio, dunque, è stato capace di entrare nel luogo del dolore, un esempio di trasmissibile positività umana, proprio in un momento in cui certi valori sembrano minimalisti. Tuttavia, ritornando alla nostra realtà, possiamo dire che avremo tempo di scrivere del campionato, del calciomercato, dell’acquisto di Vucinic da parte dell’Inter, dell’eterna diatriba tra Inter e Juventus , delle critiche per un rigore non dato e di altre cose che competono il mondo del giornalismo sportivo. Oggi, concediamoci un momento di riflessione, di silenzio, di rispetto verso chi ha perso la vita in maniera assurda quanto atroce. Questa volta è la Shoah che ci ha insegnato a scrivere una pagina indelebile di ricordi e di brutalità dell’uomo che va oltre l’importanza di un pallone che gira in mezzo a un campo di calcio.<BR>&nbsp;<BR>Salvino Cavallaro <BR>C1012317FL0711FL0711pallone8.jpgSiNshoah-il-giorno-della-memoria-1012646.htmSi100451001,02,03,06,07030383
711012632NewsEditorialeIl punto sul campionato di Serie A20140108132558calcioVedremo<BR>La diciottesima giornata del campionato di Serie A, ha evidenziato l’ottimo stato di salute della Juventus, la caparbietà nell’inseguire del Napoli, la voglia di ripresa del Milan, la continuità di risultati positivi della Fiorentina che perde però Rossi per tre mesi a causa di un infortunio al ginocchio, e la rinascita della Lazio che, con Eddy Reja, sembra avere ritrovato grinta e determinazione a discapito di una Inter che sembra lontana parente della squadra che è stata in passato. Il Parma ottiene un’ottima vittoria contro il Torino apparso nervoso soprattutto nel suo allenatore Giampiero Ventura che, alla fine del primo tempo, ha lasciato negli spogliatoi Cerci e Immobile per motivi tecnici. Note positive arrivano da Genoa che vince contro un vivace Sassuolo e da Catania che con il rientro di Berghessio, Barrientos, Izco, Spolli e soprattutto con il ritorno all’ovile di Lodi, è sembrata davvero tutta un’altra squadra. Procede la marcia del sempre più sorprendente Verona che con la rinascita di Toni vince al Friuli di Udine una partita che lo colloca in una classifica di pregevole posizione per l’Europa. Chievo e Cagliari, per finire, si rifugiano in uno scialbo zero a zero capace solo di smuovere la classifica delle due contendenti. Questa, tra l’altro, è stata l’ultima partita di Nainggolan tra le fila del Cagliari, perché la Roma si è assicurata fin da subito l’acquisto del giocatore belga, tanto conteso da Milan e Juventus. Questo acquisto, avvenuto sulla linea del traguardo, è sembrata una rivincita da parte della Roma nei confronti della Juventus che, a onor del vero, non ha insistito più di tanto nell’acquisto di Nainggolan semplicemente perché sta per rinnovare il contratto a Paul Pogba. Il Milan è sembrato in palla contro l’Atalanta di Colantuono che non ha potuto far altro che resistere fino al 100° gol di Kakà, il quale ha poi segnato una doppietta toccando quota 101. Evidentemente l’arrivo del giapponese Honda (che però in questa partita ha fatto da spettatore in tribuna accanto a Galliani) ha dato nuova linfa ed entusiasmo in un ambiente che aveva davvero bisogno di una scossa emotiva per riprendere un cammino che da troppo tempo si è fermato per tanti motivi, non ultimo il riordino societario. All’Inter, invece, già si parla di fallimento di una stagione che, sotto l’attenta egida di Mazzarri, non riesce a decollare. Il tecnico di San Vincenzo si porta dietro i dubbi di un gioco difensivistico e le sue famose ripartenze non sembrano animare il gioco nerazzurro, al cospetto della piazza nobile del calcio italiano. Se è vero che l’Inter di oggi non è paragonabile all’Inter di un tempo, è anche vero che giocando in questo modo non ha futuro. Servono acquisti mirati e partenze di giocatori che non servono alla causa nerazzurra. L’Inter sembra davvero alla deriva e non sappiamo se anche il cambio di presidenza da Moratti a Thohir abbia anche influito negativamente. Fatto è che l’Inter attuale sembra davvero né carne né pesce, nonostante alcune sviste arbitrali che ne hanno obiettivamente penalizzato il suo corso. Vedremo cosa accadrà. Il nuovo presidente parla di “Progetto Inter”. Noi valuteremo&nbsp; a cose fatte, quale sarà il risultato. Tanti punti da sciogliere dunque, a una domenica dal giro di boa. Ma, nonostante alcuni pensino già che questo campionato sia da ritenersi chiuso dopo il largo successo della Juventus sulla Roma, noi avvertiamo nell’aria che proprio adesso stia per cominciare il bello.<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>C1012317FL0711FL0711galliani.jpgSiNil-punto-sul-campionato-di-serie-a-1012632.htmSi100451001,02,03,06,07,08,09030579
721012631NewsCampionatiVentura, perché hai tolto Cerci e Immobile20140107225533calcioE poiDopo il buon approccio alla partita, il Toro a Parma si è perso inspiegabilmente per strada palesando un ritorno ai vecchi problemi di natura psicologica. Dopo tre partite di fila in cui i granata di Ventura avevano ottenuto vittorie, manifestato autostima e fluidità di gioco, ecco riapparire i soliti scheletri nascosti che non sono mai stati debellati definitivamente. E dire che dopo la vittoria della Juventus contro la Roma e l’eventuale altra vittoria dei granata a Parma, avevamo sognato di cominciare la nostra disamina con gli elogi alla città di Torino ritornata finalmente ad essere la capitale del calcio italiano tra la sponda juventina e granata. Una università del football che al momento fa parlare di se e con continuità della Juve, mentre per il Toro si alternano momenti sì ad altri che lasciano l’amaro in bocca. Ma entriamo nell’analisi della partita giocata al Tardini di Parma. Dichiara Giampiero Ventura nel dopo gara: ”Ero arrabbiato per due o tre motivi, perché Immobile aveva dei problemi e il medico mi ha detto che non poteva assolutamente continuare. Il ragazzo voleva rientrare, ma avevamo già pagato per un episodio del genere con Rodriguez. Se il dottore mi dice che non può giocare, mi devo attenere a quello che mi dicono. Abbiamo preso due gol che sono quantomeno bizzarri , c’era rabbia sotto questo aspetto e anche nella ripresa abbiamo avuto la palla del 2 a 2 più volte. E’ stata la partita del rammarico per noi, non per il risultato ma per non averla chiusa. Era una partita che poteva darci uno slancio in più in classifica, ora dovremo analizzare gli errori. Cassano in panchina? Contro di noi Amauri fa sempre gol, quindi non vedo il problema”. Già, rammarico. Una parola che non avremmo voluto più sentire in casa granata. E poi, per quanto riguarda la sostituzione di Cerci, Ventura afferma che si è trattato di una sostituzione tecnica. Non ci convince questa risposta, mister Ventura, come poco ci convince il malessere improvviso di Immobile che a vederlo in campo per tutto il primo tempo non ha dato segni di precarietà dovuto ad infortunio. E allora, qual è il motivo? E’ probabile che il coach granata sia stato preso da una sorta di irrefrenabile nervosismo quando, nel primo tempo, dopo il vantaggio ottenuto da Immobile, lo stesso centravanti granata ha sciupato in maniera goffa una ghiotta occasione per raddoppiare e chiudere probabilmente la partita. Per quanto riguarda Cerci, invece, non capiamo quale scelta tecnica abbia dovuto prendere nei confronti del giocatore, che notoriamente rappresenta la fonte del gioco d’attacco del Toro. Così, dopo il vantaggio di Immobile si è spenta la luce granata e si è accesa quella gialloblu del Parma, il quale pareggia con Marchionni al 34’, realizza il secondo gol con un magistrale tocco di tacco di Lucarelli alla fine del primo tempo e poi realizza con Amauri il terzo e definitivo gol della partita. Legittima dunque la vittoria della squadra di Donadoni che nonostante aver lasciato in panchina Cassano, ha dato segnali di squadra coriacea e difficile da affrontare. Per quanto riguarda il Toro, invece, abbiamo già detto la nostra idea. Speriamo solo che certi errori palesati in questa partita siano da monito per l’immediato futuro granata. Non possiamo davvero pensare che tutto ciò che avevamo visto di interessante in questo Toro, sia svanito in un attimo. Non ci crediamo!<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>&nbsp;<br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNventura-perche-hai-tolto-cerci-e-immobile-1012631.htmSiT1000099100451001,02,03,06030564
731012619NewsCampionatiTorino, adesso la palla passa a Cairo20131228172820torinoSi esprime Adesso che il Torino occupa una posizione di classifica di tutto riguardo è necessario proseguire sulla strada del rafforzamento dei ranghi tecnici. L’obiettivo Europa non sembra più essere un sogno, perché il Torino si esprime finalmente come una squadra di calcio vera. Si nota il gioco d’assieme, il buon possesso di palla, il gioco sugli esterni, l’attenzione nell’interdire quando l’avversario attacca e poi le ripartenze improvvise, che non sono mai scriteriate ma attente nell’aprirsi a ventaglio e richiudersi con ordine nel momento in cui si perde il possesso di palla. Nulla sembra legato all’improvvisazione, una lunga malattia che per anni, troppi anni davvero, ha fatto del Torino una squadra mediocre capace di soffrire e barcamenarsi tra la Serie A e la Serie B. Adesso che il frutto della logica calcistica voluta da Gianpiero Ventura sta esprimendo quanto di meglio si possa fare con i giocatori a sua disposizione, è necessario incrementare con ordine e intelligenza una squadra che deve poter programmare il futuro di chi aspira a crescere e non più a limitarsi in tutto. E, per questa ragione, è necessario che il presidente Cairo si esponga chiaramente sotto la luce dei riflettori, mettendo la sua azienda calcio Torino come priorità da incrementare rispetto alle altre sue aziende. Cairo deve dare l’opportunità al suo D.S. Petrachi e al D.G. Comi, a stretto contatto con mister Ventura, di organizzare fin da gennaio la logica tecnica che si elevi finalmente dalle acque di una mediocrità che sta troppo stretta a questo Torino. Ritoccare la squadra è un imperativo dal quale non ci si può più sottrarre. L’Europa League è lì, a due passi, e il Toro non può davvero sfuggire l’opportunità di parteciparvi attivamente. Serve un regista di centrocampo, perché non si può pretendere che Vives possa continuare a esprimersi a questi livelli per tutto il resto della stagione. C’è poi da dare un’alternativa a Ciro Immobile, visto che Meggiorini, suo attuale suo sostituto, non può più garantire validità in un calcio di categoria superiore. Se dunque Meggiorini e anche Barreto finissero sul mercato di gennaio, è essenziale cominciare a stringere i tempi con il Genoa per Lodi, il centrocampista che sembra non rientrare nei programmi della squadra di Gasperini. Ma c’è ancora un’altra possibilità che il Toro deve sfruttare nell’ambito della cessione di D’Ambrosio che sembra interessare sia Milan che Inter. Se l’esterno granata finisse col vestire la maglia rossonera potrebbe esserci l’opportunità di acquistare in contropartita Riccardo Saponara, giovane talento che sa esprimersi bene come esterno ma anche come trequartista. Se invece fosse l’Inter ad aggiudicarsi l’esterno campano, Kuzmanovic potrebbe essere la contropartita per il Torino. Ma ci potrebbe essere un’ulteriore salto di qualità per i granata di Ventura, qualora a giugno si arrivasse ad acquistare Alessandro Diamanti, il trequartista in forza al Bologna che ha classe e fantasia tale da far lievitare l’attuale bagaglio tecnico della squadra granata. E poi, che bel vedere calcistico sarebbe nel vederlo giocare alle spalle di Alessio Cerci e Ciro Immobile. C’è poi il problema del&nbsp; portiere che, con tutto il rispetto per Padelli rivelatosi ultimamente meno scarso di quanto si pensasse, resta pur sempre il vero problema della difesa granata. Insomma, ora al Torino si respira un’aria nuova che sa di competizione vera, di squadra che vuole uscire a ragione dai ranghi della mediocrità. E, per fare questo, è essenziale che lei, signor Cairo, capisca coi fatti l’importanza di essere il presidente di una società di calcio che non ne può più di non essere trattata da GRANDE!<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-la-palla-passa-a-cairo-1012619.htmSiT1000099100451001,02,03,07030596
741012597NewsCampionatiTorino agguerrito e Catania inesistente20131125172045torinoVince il TorinoVince il Toro 4 a 1 su un Catania davvero irriconoscibile. I granata dovevano far dimenticare la sfortunata trasferta di Cagliari, mentre il Catania avrebbe dovuto confermare l’ultima positiva sfida contro l’Udinese, dove era stato capace di buttare il cuore oltre l’ostacolo per vincere la gara. Ma solo il Toro è stato in grado di reagire alla precedente partita, mentre gli etnei si sono persi per strada. Ottimi Cerci e Immobile. Eccellente la prestazione di El Kaddouri che da trequartista ha saputo inserirsi in attacco e realizzare una doppietta. Giampiero Ventura (espulso per proteste) ha impostato il modulo che vede D’Ambrosio esterno basso di destra, Darmian preferito a Glik e centrocampo combattivo con Basha, Vives e Farnerud a far da filtro, con Immobile e Cerci in avanti. Il Catania ha risposto con un 4-3-3 e, dopo aver recuperato Plasil a centrocampo e lasciato a casa Almiron, presenta un tridente d’attacco che abbiamo letto solo sulla carta. Al 10’ il Toro è già in vantaggio con Ciro Immobile che approfittando di un liscio di Legrottaglie va direttamente in rete e supera Andujar. Un minuto dopo l’unico pericolo costruito dal Catania in tutto il primo tempo, con una conclusione da distante di Guarente che si perde sul fondo. Al 33’ El Kaddouri raddoppia per il Toro e, grazie a un involontario passaggio di Guarente, supera di sinistro nell’area piccola il portiere etneo. Intanto De Canio cambia tutto. Fuori Castro e Guarente, dentro Barrientos e Leto. Il succo non cambia anche se con la difesa a tre il Catania accorcia le distanze al 4’ della ripresa con Leto. Ma è sempre il Toro a dettare la danza, con il Catania incredibilmente intriso di confusione e incapacità. E intanto non tarda ad arrivare la terza rete per il Toro che, a seguito di un calcio d’angolo battuto da Cerci direttamente per la testa di Moretti, realizza la rete della tranquillità. La partita continua ad essere a senso unico e, con logica conseguenza, il Toro porta definitivamente a quattro i gol della giornata con El Kaddouri, il quale mette in rete una corta respinta di Andujar su tiro di Immobile. Un Toro, dunque, che aveva bisogno dei tre punti in palio e li ha ottenuti senza neanche fare fatica, grazie a un Catania incredibilmente inesistente. Il tribuna stampa ci siamo avvicinati ai colleghi etnei per chiedere se quello visto in campo fosse davvero il Catania. Avevamo ancora negli occhi la squadra ammirata l’anno scorso e, in confronto a quella attuale, sembrava davvero un’altra cosa. Pensiamo che il presidente Pulvirenti questa volta non abbia fatto bene a sostituire Maran con De Canio, in quanto ci è sembrato che il problema della squadra etnea sia riconducibile più a un fatto psicologico e di mancanza di motivazioni all’interno della squadra, che per il reale poco valore tecnico dei giocatori. Sulla carta gli uomini di De Canio sembrano essere più da centro classifica che non una squadra che sta per retrocedere. Il mister etneo ha sbagliato a non mettere in campo una squadra in grado di presentarsi a Torino con la “fame” di chi deve fare punti per togliersi dalle sabbie mobili, tanto è vero che la sostituzione di due giocatori (Castro e Guarente) al 33° del primo tempo, è emblematico del suo ripensare a ciò che aveva sbagliato. Per quanto riguarda il Torino di Ventura, invece, vorremmo giudicarlo dopo un banco di prova più probante. Migliorare la classifica era l’obbligo granata. Questo è stato fatto. In seguito, vedremo cosa accadrà.<br><br>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-aggurrito-e-catania-inesistente-1012597.htmSi100451001,02,03030339
751012573NewsCampionatiLe 39 candeline di Del Piero20131110233722juventusNegli anni abbiamo39 anni per Alex Del Piero, un compleanno che lui festeggia con un gol. E’ il gol segnato con il suo Sidney contro il Melbourne Victory; la rete del 3 a 2 siglata su rigore dopo esserselo procurato lui stesso. Standing ovation per l’ex capitano della Juventus che non smette mai di stupire. Negli anni abbiamo scritto fiumi di parole per lui, giocatore esemplare dal punto di vista tecnico ma anche amabile sotto l’aspetto umano. Un calciatore che pur avendo incollata sulla pelle la maglia della Vecchia Signora d’Italia, non ha colore, non ha antipatie di sorta, anzi risulta sempre simpatico anche ai sostenitori di altre squadre che non sono la Juventus. La società bianconera ha provveduto a mandargli un messaggio augurale affettuoso: ”Probabilmente starai dormendo, visto che domani…..pardon, oggi per te, c’è la partita contro il Melbourn. Ma ci fa piacere pensare che, quando ti sveglierai, leggendo queste poche righe, saprai che dall’altra parte del mondo stiamo già festeggiando i tuoi 39 anni. Tanti auguri campione!”. Un segno inconfutabile di affetto e di stima verso un amico, un campione, una persona particolare che non è stata capace, neanche nei momenti più difficili e deludenti del suo rapporto con la Juve, di creare polemiche, di essere sgarbato, di mostrare i denti e di ringhiare contro alcune ingiustizie che dall’esterno sono sembrate evidenti. Ma lui, Alex Del Piero è così. Persona educata e rispettosa verso una società che l’ha adottato e poi ha scritto la sua storia di campione vero. Ci viene da fare certi accostamenti con calciatori spocchiosi che in giro per l’Italia del football e, per il mondo, sono l’emblema dell’antipatia che si manifesta a livello di pelle. Un giocatore come Alex è unico e, forse, irripetibile per certi aspetti. Le manifestazioni di affetto che gli arrivano anche dalla FIGC, non vengono elargite a chiunque. Sono piccole, grandi rivincite che Del Piero sta raccogliendo senza mai aver alzato la voce contro nessuno, anzi è andato via in punta di piedi e senza sbattere la porta. Ce ne fossero di grandi uomini come lui, in un mondo in cui apparire sembra essenziale e “l’essere” non interessa più a nessuno. 39 candeline azzurre e bianconere, dunque, si accendono sulla torta di Alex Del Piero. Ma siamo sicuri che quando se ne potranno contare altre 39, scriveremo sempre le stesse cose di un campione ed un uomo senza tempo, i cui valori sono connaturati perfettamente alla sua persona e al suo stile di vita esemplare. Auguri Alex, anche da parte della redazione de “Il Calcio 24. com”.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1012317FL0711FL0711del-piero-sydney-3-e1349513808391.jpgSiNle-trentanove-candeline-di-del-piero-1012573.htmSiT1000007100451001,02,03,06030364
761012562NewsCampionatiReal Madrid, Ancelotti a ILCALCIO24: «Pirlo e Xabi Alonso giocatori decisivi»20131104231225juventusDal nostro inviato a Torino Salvino CavallaroBagno di folla quest’oggi all’aeroporto di Caselle T.se per l’arrivo del Real Madrid. La squadra di Carlo Ancelotti è atterrata alle 12.04 richiamando attorno a se, tifosi di Toro e Juve che approfittano di ogni occasione per creare il derby cittadino. I granata, naturalmente, si alleano con i tifosi del Real Madrid e, gli juventini, certamente contro. E’ passione pallonara di una città che vive di antagonismo e che il tempo non fa altro che acuire. Il più fotografato è, neanche a dirlo, Cristiano Ronaldo che si concede alle fotografie ma non agli autografi. Poi la corsa del pullman verso Torino e il centralissimo albergo della città, prima di andare allo Juventus Stadium per la conferenza stampa e l’ultimo allenamento prima della partita. Juventus e Real Madrid si incontrano dopo la partita d’andata di Champions League finita con il punteggio di 2 a 1 a favore delle “merengues”. L’ultima volta che le due squadre si sono affrontate in Champions League è stato nel 2008, esattamente il 21 ottobre, nella partita d’andata giocata a Torino e vinta dalla Juve per 2 a 1. Poi, il 5 novembre di quell’anno, nella partita di ritorno a Madrid la Juve sconfisse 2 a 0 il Real nella magica e indimenticabile serata di Del Piero che uscì dal campo tra gli applausi del pubblico di Madrid. Una lunga storia di incontri lega questi due club, capaci negli anni di affrontarsi con alterni successi e immancabili sconfitte. Si tratta di un football ad alti livelli, su questo non ci sono dubbi di sorta. Intanto corriamo allo Juventus Stadium dove alle 18,00 ci sarà la conferenza stampa di Carletto Ancelotti e Varane. Noi che rappresentiamo ilcalcio24.com, ci siamo relazionati con i colleghi della Rai, di Mediaset, ma anche coi colleghi spagnoli accorsi in massa all’importante appuntamento. Molte le domande rivolte a Mister Ancelotti che, in perfetta lingua spagnola, risponde con la solita calma e competenza. “Non sono soddisfatto della fase difensiva” dice il tecnico delle merengues, “ma questa squadra ha segnato 42 gol in 15 partite. Non è un problema di difesa ma di equilibrio e consapevolezza nei propri mezzi. La rotazione dei calciatori permette di averli sempre in forma. L’equilibrio è una parola molto semplice, credo che significhi attaccare bene e difendere altrettanto bene. Adesso stiamo attaccando molto bene, ma abbiamo preso troppi gol”. E continua il buon Carletto Ancelotti: “Questa partita con la Juve è davvero importante, per loro potrebbe trattarsi della partita di qualificazione e noi l’affronteremo con la giusta determinazione. La squadra bianconera giocherà con grandissima intensità e dovremo essere molto bravi indipendentemente dal sistema di gioco. All’andata Conte mi sorprese. La Juve ha più problemi di noi nel girone e il suo destino dipenderà da queste tre rimanenti sfide. Ma noi vogliamo la qualificazione; prima arriva e meglio è”. Gli chiediamo cosa vuol dire per un allenatore avere in squadra Pirlo e Xabi Alonso. “Sono due allenatori fantastici. Ho avuto la fortuna di allenare Andrea al Milan, ora ho la fortuna di allenare Xabi”. Poi un collega della Rai chiede, che cosa ne pensa dell’attuale situazione del Milan. “La squadra rossonera sta attraversando un periodo molto delicato, spero lo risolvano in fretta. Ho lavorato molti anni con Galliani e lo ritengo il più grande dirigente che ci sia in circolazione. Lui è di un’altra categoria di dirigenti, così come Cristiano Ronaldo lo è per i calciatori. Loro fanno la differenza nelle categorie in cui lavorano”. Finisce così la conferenza stampa di mister Ancelotti, anche perché la squadra lo attende in campo per l’allenamento sotto i potenti fari dello Juventus Stadium. Uno stadio che è spettacolo unico, capace di affascinare anche se vuoto di spettatori. Noi assistiamo ai bordi del campo all’allenamento. Davanti a noi le figure di Cristiano Ronaldo, Pepe, Bale, Benzema, Ramos, Varane, Casillas, corrono velocemente come fossero frecce inarrestabili. Per loro, la partita di martedì sera sarà davvero importante; ma lo è anche per la Juve. Conte non si sbottona molto, ma la sensazione è che a grandi linee la formazione che affronterà le merengues sarà la stessa vista in campo a Madrid.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br><br>C1012317FL0711FL0711ancelotti-4.jpgSiNreal-madrid-ancelotti-a-il-calcio-24-pirlo-e-xabi-alonso-giocatori-decisivi-1012562.htmSiT1000007100451001,02,03,06,07030774
771012476NewsCampionatiGenoa: la squadra ha concluso la preparazione per la sfida al ‘Massimino’20131006091144genoa, catania, gasperiniGenoa: la squadra ha concluso la preparazione per la sfida al ‘Massimino’Sei giorni dopo il ritorno a ‘casa’ di Gian Piero Gasperini, la squadra ha concluso la preparazione per la sfida al ‘Massimino’. E’ stata una rifinitura lunga, durata un’ora e mezza, articolata in varie fasi: riscaldamento, partitelle, esercitazioni, prove dei calci da fermo. Nell’ultima si è messo in evidenza, come al solito, lo specialista Lodi: il miglior marcatore su calcio piazzato, nei quattro maggiori campionati europei degli ultimi anni. Completati gli accorgimenti tattici, la squadra ha raggiunto la sede del pranzo, prima di dirigersi all’aeroporto per salire sul charter.<br><br> <DIV id=attachment_40630 class="wp-caption alignnone" style="WIDTH: 510px"><A href="http://genoacfc.it/notizie/ultimata-preparazione-a-genova/attachment/fetfatizidisgruppo/" rel="attachment wp-att-40630"><IMG class=" wp-image-40630" alt=fetfatizidisgruppo src="http://genoacfc.it/wp-content/uploads/2013/10/fetfatizidisgruppo.jpg" width=500 height=304></A> <P class=wp-caption-text>L’immagine di un allenamento sostenuto dal gruppo durante la settimana<br><br></DIV> Non si sono ravvisate sorprese dell’ultimo minuto. Davide Biondini non ce l’ha fatta a recuperare in tempo dai fastidi accusati nella seduta di ieri. Il centrocampista ha provato, l’esito è stato negativo e il suo nome è stato depennato dalla lista dei convocati consegnata al team manager Fabio Pinna. Pure il Catania ha effettuato rifinitura mattutina, nel quartier generale di Torre del Grifo. Saranno quasi un centinaio i supporter genoani che prenderanno posto nel settore ospiti. Insieme a loro i soci del Genoa Club Pozzallo, che hanno eletto vincitore di ‘Vivi il Genoa’ Daniele Portanova.<br><br>gp01ctgp01ctsecolo18-024.jpgSiNgenoa catania gasperini-1012476.htmSi-01,02,03,09010186
781012419NewsCampionatiVentura: «Toro, se vogliamo possiamo»20130928162886ventura, torino, juveVentura: «Toro, se vogliamo possiamo«Alla vigilia del derby della Mole il tecnico granata Giampiero <STRONG>Ventura </STRONG>ha presentato ai media la sfida: "Erano 33 anni che non vincevamo a Bologna, ora sono 18 che non cogliamo un successo nel derby...speriamo che sia di buon auspicio. Il derby è una sfida particolare, a sè. Sarebbe bello sfatare questo tabù: rispetto allo scorso anno c'è maggiore consapevolezza. Abbiamo grande rispetto per una squadra che ha vinto due scudetti negli ultimi due anni, ma non abbiamo timore. La Juve sembra meno forte degli ultimi anni? Non credo: ha sempre vinto a parte contro l'Inter. Hanno rinforzato una squadra che era già molto competitiva. Però essendo una partita a sè quella di domani, abbiamo la presunzione di provare a fare risultato. Siamo in un campionato dove ci sono dei valori in campo alti e non ti puoi permettere di sbagliare. Pirlo? Se resta fuori per scelta tecnica significa che il tecnico ha qualcuno più in forma di lui o più funzionale per questa sfida, dunque per noi non può essere un vantaggio.<br><br> Tra Toro e Juve credo che ad essere cresciuti maggiormente siano stati i granata, ma per il semplice motivo che i bianconeri erano ad un livello altissimo già l'anno scorso e i margini di miglioramento erano minimi. Quest'anno il Torino ha molta più consapevolezza dei propri mezzi e credo che il campionato lo stia confermando. La Juventus? Resta la squadra da battere in serie A. Roma e Napoli si sono rinforzate molto e l'Inter si è ripresa: è per questo motivo che il campionato di quest'anno è più difficile e competitivo.&nbsp;<br><br> Lo slogan di questo derby? Non credo ce ne sia uno in particolare. Il mio, che porto avanti da quando sono arrivato, è che questo gruppo "se vuole può". La partita di quest'anno sarà sicuramente diversa da quella della passata stagione perchè cambiano sia il modulo che gli interpreti. Immobile? Sta abbastanza bene, quindi se non succede nulla dovrebbe essere della partita. Sono sicuro che sarà un derby giocato a viso aperto.<br><br> Tevez? E' stato un acquisto importante per loro perchè ha aumentato la mentalità e la qualità della rosa della Juve. Ogbonna? Dal punto di vista professionale sono contento per lui perchè tra i nostri obiettivi c'è quello di lanciare e valorizzare i giovani: è un ragazzo molto serio e si merita di raggiungere i suoi obiettivi. Detto questo però speriamo di dargli un dispiacere domani.<br><br> Il derby non sarà mai una partita normale. Arriviamo a questo match con qualche rimpianto perchè sarebbe stato bello avere 10 punti. Spero che domani ci sia un Olimpico pieno per supportarci".<br><br>gp01ctgp01ctGiampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNventura torino juve-1012419.htmSi-01,02,03,06010134
791012357NewsCampionatiTorino, l`insostenibile leggerezza dell`essere20130915150006torinoTuttavia, il risultato beffardo, il rammarico e la rabbia Poco e inguardabile Milan, tanto e piacevole Toro. Questa la sintesi dell’incontro Torino – Milan finita con il punteggio di 2 a 2. Diciamo subito che se la partita fosse finita all’85°, non avremmo avuto dubbi nel dire che questo Toro è quello che ci piace per grinta, determinazione e antichi valori sanguigni e arrembanti che da sempre hanno caratterizzato la storia granata. Tuttavia, il risultato beffardo, il rammarico e la rabbia data dagli ultimi minuti d’improvvisa follia granata, ci impongono un’analisi diversa. Tuona contro l’arbitro Gianpiero Ventura per i torti subiti in occasione dei due gol rossoneri, ma la realtà dei fatti sposta il nostro pensiero su un Toro ancora immaturo dal punto di vista della difesa del risultato a proprio favore. Incredibile ma vera la leggerezza con la quale i padroni di casa granata hanno buttato alle ortiche una vittoria davvero meritata. In contrapposizione, il Milan di Allegri approfitta della ghiotta occasione offertagli dagli ingenui giocatori del Torino e acciuffa in extremis un pareggio assolutamente immeritato. I rossoneri, a quattro giorni dall’esordio nella fase a gironi di Champions League contro il Celtic, devono fare i conti con i numerosi infortuni ai quali si è aggiunto anche Riccardo Montolivo. Il ritorno di Kakà non ha avuto gli effetti sperati dai milanisti che, peraltro, già prevedevano grandi difficoltà d’inserimento del brasiliano che da troppo tempo ormai non ha più confidenza con la tenuta atletica dei novanta minuti. L’unica nota positiva del Milan è arrivata da Poli, un giocatore intelligente che ha buona visione di gioco ed ha cercato il rigore nel minuto finale della partita, ottenendolo grazie all’ingenuità di Pasquale entrato da lì a poco in sostituzione di D’Ambrosio. Già, le sostituzione di Giampiero Ventura. Anche su questo punto ci chiediamo che bisogno c’era di sostituire Cerci con Larrondo e D’ambrosio con Pasquale, proprio nel bel mezzo di una partita che il Torino stava conducendo per due a zero. A parer nostro, anche questo è stato un grave errore! Ma veniamo ai fatti di cronaca. Il primo tempo non offre grandi emozioni di rilievo, anche se i granata danno a centrocampo un maggior movimento senza palla e grande impulso alle proprie azioni d’attacco. Nel secondo tempo è sempre il Torino a imporre il proprio gioco, mentre il Milan è attonito e in assoluta confusione. Anche Allegri non sembra reagire e, dalla panchina, si hanno segnali di disarmo. Al 2° minuto il Toro va in vantaggio con un destro di D’Ambrosio sferrato dagli undici metri e intanto il Milan non ha né forza né idee per reagire. E’ invece ancora il Toro a raddoppiare al 26° con Cerci che involatosi in un’azione di contropiede, approfitta di un invitante lancio da metà campo di Immobile per battere Abbiati in uscita. A questo punto è il solo Balotelli a sembrare colpito nell’orgoglio, tanto è vero che SuperMario è l’unico dei milanisti a impensierire il portiere granata Padelli. All’86° c’è la svolta della partita per effetto del gol realizzato da Muntari, il quale da fuori area calcia un tiro rocambolesco che s’infila nella porta del Toro in maniera lenta e beffarda. Poi, in pieno recupero, Pasquale atterra ingenuamente Poli in piena area di rigore. Dal dischetto Balotelli non fallisce e, dopo le proteste furibonde dei granata nei confronti dell’arbitro Massa per non aver interrotto l’azione a causa&nbsp; di un infortunio capitato a Larrondo rimasto a terra dall’altra parte del campo, si chiude un match davvero incredibile. Certo, c’è ancora molto tempo per le valutazioni generali sulle due squadre viste stasera all’Olimpico di Torino, tuttavia, resta chiara la difficoltà di un Milan che risente di una campagna acquisti sbagliata almeno per quanto riguarda l’assetto difensivo, mentre il Toro di Ventura ha bisogno di abbandonare la leggerezza con la quale affronta partite già acquisite sotto l’aspetto del punteggio a proprio favore. Crescere è l’imperativo d’obbligo per i granata che, dal punto di vista della maturità, deve ancora convincere. <br><br> Salvino Cavallaro <br><br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-non-bastano-grinta-e-determinazione-per-superare-il-milan-1012357.htmSiT1000099100451001,02,03,07030590
801012355NewsCampionatiInter-Juventus, amici mai20130914141333inter, juventusNon c’è Juve senza Inter, non c’è Inter senza JuvePotrei iniziare parlando del numero della giornata in corso, delle probabili formazioni, del numero di biglietti venduti, e di tutte le normali informazioni che si danno su una normale partita: peccato che questo non è il caso. Signori e signore, benvenuti ad Inter –Juve: la madre di tutte le partite (almeno in Italia), un pezzo abbastanza grosso di calcio e una rivalità che dura da sempre; “amici mai, per chi come noi si è sempre amato”, cantava Venditti. Come due che si amano, si sono sempre cercate, stuzzicate e provocate: l’Inter faceva il Triplete e pensava alla Juve, i bianconeri vincono e si fanno beffa dei nerazzurri. Non c’è Juve senza Inter, non c’è Inter senza Juve: due schieramenti totali che condizionano l’Italia nei bar, nelle piazze, nei centro scommesse e ovunque si parli di calcio. Inter – Juve significa scudetti, tanti scudetti: da un lato c’è chi rimarca il numero esatto di titoli vinti sul campo, dall’altro lato i rivali stuzzicano dicendo di non averli persi sul campo, ma fuori. Inter – Juve è la partita dei tifosi: in Italia la maggior parte della popolazione o tifa per una o tifa per l’altra. Non mancano le eccezioni ovviamente, pronte comunque a schierarsi da una parte o dall’altra durante il match: indifferenza mai insomma. Inter – Juve significa Mazzarri contro Conte, due che, in perfetto stile derby d’Italia, non si sono mai potuti vedere più di tanto. Orgogliosi, vincenti, grintosi: l’uno non porterà mai i gianduiotti a Natale all’altro, che, viceversa, non lo inviterà mai a mangiare il Caciucco. Da due stagioni battibeccano, e quest’anno, già durante la tourneè americana, ecco le prime scintille: sanno di essere sulle panchine più importanti d’Italia, di rappresentare molto per i propri tifosi e, figuriamoci se diventano amici ora che il gioco entra nel vivo. Conte vuole togliere sicurezza ai nerazzurri: due anni fa la Juve, a seguito di una rifondazione, battè il Milan in casa propria e iniziò a credere di potercela fare; l’Inter sa che la Juve è più forte ma non vuole smettere di crescere e stupire per sognare qualcosa di più. Inter – Juve è il mito: da Ronaldo, eroe nerazzurro, placcato come se fosse un rugbista da Iuliano nello scudetto del ’98, a Zanetti e Del Piero, i due grandi capitani, protagonisti di mille vittorie e stimati reciprocamente anche dalle tifoserie e dirigenze opposte. Da Ibrahimovic, fenomeno scoperto dalla Juve, pronto ad abbandonare la barca che affondava per andare ad abbracciare il “nemico”, a Cannavaro, venduto come “finito” in casa Inter, ma col Pallone d’Oro a casa con la Juve. Senza dimenticare poi la beffa del 5 Maggio (con Conte capitano), gli strascichi di Calciopoli, le esultanze di Balotelli contro i buu razzisti dell’Olimpico di Torino e le scaramucce Stramaccioni - Marotta della scorsa stagione. Inter – Juve è l’ultima (forse) di Moratti: ne ha visti tanti derby d’Italia da quel lontano 25 Febbraio del 1995. Gioie, dolori e comunque emozioni: le casse dicono Thoir, al cuor però non si comanda e un coupe de theatre può materializzarsi in qualsiasi istante. D’altronde la signora Moratti lo sa bene: quel giorno il suo Massimo era andato a prendere il pane, mica a firmare un contratto… Inter – Juve è il 3-5-2 di Conte e Mazzarri: il tecnico toscano da sempre utilizza questo schema di gioco, il pugliese invece l’ha fatto suo dopo quel Napoli-Juve di due anni fa finito 2-2. Stesso modulo ma interpretazioni diverse, soprattutto per esigenze: in casa Inter, con in corso una ricostruzione, prima si pensa a non prenderle, e poi, con ripartenze velocissime, si prova a segnare. Quello bianconero invece è un modulo di spinta: Vidal e Pogba s’inseriscono a meraviglia, gli esterni spesso e volentieri giocano sulla stessa linea degli attaccanti e i difensori impostano il gioco (vedi i due assist di Bonucci con la Lazio). Inter – Juve, oggi, è la sfida dei singoli: Buffon contro Handanovic, ossia i due migliori portieri del campionato a confronto, i due rivitalizzati esterni nerazzurri Nagatomo e Jonathan contro Asamoah e Lichtsteiner, la qualità dei sudamericani Vidal e Guarin, le stelle del futuro Kovacic e Pogba; Carlitos Tevez, ex desiderio nerazzurro, per la prima volta calca San Siro e sfida l’amico Rodrigo Palacio, entrambi a segno già da tre partite e assolutamente fondamentali all’interno delle rispettive squadre. Inter – Juve è il derby d’Italia, la storia in campo, due “religioni” contro, e un solo unico spettacolo; accomodatevi sul divano, sulla sedia di qualche bar o a casa di amici, cercate gli auricolari se siete fuori, sintonizzate i vostri computer se la volete vedere in streaming: lo spettacolo è qui. C1012317FL0141FL0141guarin-inter.jpgSiNinter-juventus-amici-mai-1012355.htmSiT1000007100205001,02,03,06,07,08030480
811012285NewsCalciomercatoTorino, che fai? Già sei fuori dalla Coppa20130821141117torinoTorino ha subito nella prima “Dispiace uscire subito dalla Coppa Italia ma questa serata ci aiuterà a sistemare parecchie cose. Cerci fuori all’inizio? Quando sarà al top della forma sarà fondamentale per noi”. A parlare è Giampiero Ventura subito dopo la scoppola che il Torino ha subito nella prima partita di Coppa Italia in casa con il Pescara. Una sconfitta che ha subito avuto la reazione immediata della Triade composta da Cairo, Petrachi e Comi che, riunitisi nello spogliatoio in un summit d’urgenza, hanno cercato di analizzare una sconfitta che brucia, amareggia e che sa anche di delusione profonda. L’avversario non era dei più irresistibili, eppure il Toro è riuscito a rovinare una serata d’agosto in cui i tifosi granata si erano preparati ad accogliere i suoi beniamini. Pare che dal summit granata, espresso a denti stretti dal presidente Cairo contro Ventura, sia emerso il problema del centrocampo in cui non spicca il giocatore dai piedi buoni; il regista, il metodista o, se volete, il playmaker capace di amministrare i tempi e illuminare quel gioco granata apparso senza anima. Annoso il problema del centrocampo del Toro e ripetitivo è il concetto di non ravvedersene mai in tempo utile. Adesso si cerca Valdes del Parma, ma, giustamente, sia Ghirardi che Leonardi rispondono un secco NO. Troppo importante è il centrocampista gialloblù per il Parma di Donadoni, ci vorrebbe un’offerta allettante che possa stuzzicare l’appetito della dirigenza: ma i soldi di Cairo, dove sono? E’ sempre la solita storia, situazioni mai risolte e sofferenze che s’intrecciano nel mondo granata, quasi a significare l’emblema di una storia fatta di tragedie e tortuosi episodi legati a un pallone che sembra non sorridere mai ai colori granata. Esce un presidente e ne entra un altro, si esce da un fallimento e si rivede la luce della speranza che non c’è mai. Cambiano i personaggi ma la sostanza resta sempre la stessa. E intanto le altre squadre vincono, si attrezzano in maniera consona al prossimo campionato e sono in grado di pianificare un futuro almeno sereno. Il Toro no! Sempre le stesse cose. Prestiti con diritto di riscatto e mille altre soluzioni precarie che parlano continuamente di stiracchiamenti di una coperta sempre corta e mai capace di coprire magagne evidenti a tutti. Continua Ventura: ”Abbiamo cambiato modulo e uomini; non sono preoccupato per il risultato”. Certo, ma ci dica signor Ventura, qual è quella squadra che a questo punto della stagione non si è rinnovata negli uomini e nei moduli tattici? Sono i grandi giocatori che fanno grandi le squadre e, purtroppo, il Toro continua a non averli. Papa Francesco ci dice di non farsi rubare la speranza. Ebbene, i tifosi del Toro per pazienza infinita, sono proprio l’emblema della speranza mai perduta. D’altra parte, cosa resta se non sperare?<br><br> Salvino Cavallaro <br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-che-fai-gia-sei-fuori-dalla-coppa-1012285.htmSiT1000099100451001,02,03030619
821012194NewsCampionatiLa magia della maglia numero dieci20130628160520juventusCarlos Alberto TevezCarlos Alberto Tevez è della Juventus. Il Manchester City lo ha ceduto per 12 milioni di euro e firmerà un contratto di 5,5 milioni. Test clinici e conferenza stampa di presentazione sono già stati eseguiti a conferma che il desiderio di Agnelli, Marotta e Paratici era di chiudere in fretta l’affare e anticipare Galliani e il Milan in dirittura d’arrivo. 29 anni, altezza 1,73, argentino di Ciudadela, Carlos Alberto Tevez ha percepito dal Manchester City soltanto per il 2012, qualcosa come 12,2 milioni di sterline. Una pazzia che da sola non può giustificare la bravura di un attaccante che è stato spesso al centro delle cronache sportive per essere “genio” e “sregolatezza”. Oggi si presenta alla Juve con la solita frase che sa di ruffiana circostanza. “Sono consapevole di cosa significa giocare nella Juve e dello sforzo che la società ha fatto”. E ancora: “Assumo la responsabilità di indossare una maglia simbolo come quella che mi è stata affidata. Ricordo che il numero 10 è la maglia di Maradona, è una maglia che rappresenta una sfida”. Ma la maglia numero 10 della Juve non è mai stata di Maradona. Da Sivori, a Platini, da Baggio a Del Piero, è un pezzo di storia bianconera che se ne va e che non permette il lusso di abbandonarsi a sentimenti romantici di dietrologia, legati a un passato importante che non s’impone però alla voglia di guardare avanti per costruire la storia della Juve di domani. Storie di fuoriclasse, ricordi di talenti del calcio bianconero legati a un numero 10 che, per definizione, é connaturato con le spiccate caratteristiche del leader di gruppo. Dice Tevez: “Del Piero è stato il capitano della Juventus, è un emblema. Per me è un grande piacere indossare lo stesso numero di maglia che aveva lui”. Già, la maglia numero 10 di Alex Del Piero, un giocatore che ha significato tantissime emozioni capaci di contribuire a tantissimi successi. Ma si sa, nulla è per sempre e, come tale, l’esigenza di costruire l’oggi e il domani bianconero non può più intrattenersi molto su ciò che è stata la gloria di ieri. Eppure si era detto che quella maglia apparteneva a Del Piero e che per un po’ di anni non sarebbe stata assegnata a nessuno. Parole che scorrono come fiumi in piena di passioni e che hanno la stessa validità dei contratti di oggi stipulati nel mondo del calcio, e cioè: “Nessuna”. Il pallone costruisce campioni, ed è capace di idolatrarli per quello che rappresentano in quel determinato periodo storico. Poi si gira pagina e, con il tempo, altri leader con la maglia numero 10 entreranno nel cuore della gente. E’ la dura legge della vita, l’inconfutabile segno dello scorrere veloce del tempo che ammette drasticamente soltanto i ricordi, le passioni e le emozioni vissute. “Ah come gioca Del Piero” diceva l’indimenticato Maurizio Mosca toccandosi la fronte con il palmo della mano in segno di meraviglia. Un giorno non lontano, potremo dire la stessa cosa del numero 10 Carlos Alberto Tevez, ammesso che riesca a solcare un piccolo frammento d’importante storia bianconera? Si vedrà!<br><br>Salvino Cavallaro<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711tevez-6.jpgSiNla-magia-della-maglia-numero-dieci-1012194.htmSiT1000007100451001,02,03030414
831012193NewsCalciomercatoJuventus, entusiasmo per Tevez ma i delpieristi non ci stanno20130628160330juventusTanto entusiasmo era probabilmente inaspettato Tanto entusiasmo era probabilmente inaspettato. Ma evidentemente la voglia di ambire sempre più ad obiettivi ambiziosi e il desiderio di sognare grandi palcoscenici, da parte della platea juventina, ha fatto sì che lo sbarco a Torino di Carlitos Tevez si rivelasse particolarmente concitato. <br>Tifosi in delirio, dunque. Dirigenza juventina che (a ragion veduta) gongola per aver piazzato un colpo a budget moderatamente ridotto, per aver superato la concorrenza spietata di un altro paio di top club e soprattutto per aver ritrovato quella credibilità extra territoriale che compete a chi vuole dominare il tetto d’Europa.<br>Questo l’obiettivo per cui Conte e la Juventus hanno insistito su Tevez, questo il vero motivo per cui il popolo bianconero esulta in maniera così fragorosa. E’ arrivato il top player. O almeno così pare.<br>Le indubbie qualità tecniche e agonistiche del giocatore argentino, infatti sono note. Ma ripercorrendo la sua carriera, qualche dubbio sulla sua così netta attribuzione di una piazza d’onore tra i veri top player mondiali, resta. Tevez fin da bambino è soprannominato l'Apache, poiché il barrio dov'è nato, Ejército de los Andes, veniva anche detto Fuerte Apache, dal celebre film con Paul Newman. <br>Un incidente domestico gli procura delle vistose bruciature che ancora oggi ne sfigurano il volto e forse una vita ai limiti gli infonde una cattiveria sportiva che negli anni diverrà proverbiale.<br>La nazionale argentina, Boca Juniors, Corinthians, poi West Ham, i due Manchester ed ora la Juventus, i club di cui ha vestito con alterne vicende le casacche. Specie con tecnici dal carattere forte si è scontrato più volte, vedi Mancini, e quasi mai ha collezionato statistiche da goleador di razza.<br>E’ un’ottima seconda punta, questo va detto. Ma se il vero problema dei due recenti anni targati Conte è sempre stata la carenza di un uomo d’area, forse Tevez non arriverà per sopire tutti i problemi.<br>Ma tant’è, nulla più del campo dirà come stanno veramente i fatti e chi avrà avuto ragione. Certo è che indossare quel 10 sulle spalle sarà una responsabilità non di poco conto. Per l’Apache, che ha vestito anche “el dies” di Maradona al Boca, non sarà probabilmente un problema. Ha già espresso la sua stima per Alex Del Piero e confessato di non esser intimorito da questa investitura. <br>Qualche dubbio potrà pervadere i sentimenti di molti che, con ancora negli occhi la fantastica carriera in bianconero dell’ex capitano, avrebbero preferito un altro numero per Tevez. Ma si sa, le ragioni di mercato e di marketing hanno più valore di quelle del cuore. Quella maglia prima o poi andava assegnata, l’ha sempre augurato anche Del Piero. <br>L’importante che porti i successi che merita. E che sia indossata con quel garbo e quello spessore che solo certi grandi campioni del passato juventino hanno saputo dimostrare.<br><br>Gabriele Cavallaro<br><br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001del-piero-sydney-3-e1349513808391.jpgSiNjuventus-entisiasmo-per-tevez-ma-i-delpieristi-non-ci-stanno-1012193.htmSiT1000007100075701,02,03030398
841012087NewsCampionatiTorino, le incomprensioni tra Ventura, Cairo e Bianchi20130522121428torinoNel controverso mondo del calcioNel controverso mondo del calcio, ci sono meccanismi che spesso si innescano in maniera tortuosa e che tendono a disgregare piuttosto che unire. E’ l’eterno non intendersi tra chi decide, e cioè presumibilmente l’allenatore, e chi invece deve sottostare alle decisione, e cioè i calciatori. Non sempre però, la soluzione si risolve nel lieto convivere di uno spogliatoio e, quasi sempre, a lungo andare, si accende una celata e insopportabile situazione, che mette il calciatore in condizione da allontanarsi dal club di appartenenza. Il tempo ci ricorda l’allenatore Fabio Capello sempre alle prese con Cassano o Montella, ma anche Renzo Ulivieri che a causa di una esclusione di Roberto Baggio prima della partita Bologna – Juventus, scatenò l’abbandono del ritiro da parte dello stesso Baggio. Una diatriba che talora nasce da incomprensioni tattiche o da una sorta di idiosincrasia personale, imputabile al maggior carisma del calciatore rispetto all’allenatore. L’incomprensione sfociata tra Gianpiero Ventura e Rolando Bianchi potrebbe racchiudersi in sintesi tra queste due ipotesi. Eppure Rolando Bianchi, nonostante non incarni perfettamente le caratteristiche del fuoriclasse, è stato per il Toro il decimo goleador nella graduatoria granata di tutti i tempi, conquistando simpatie e ottime considerazioni del popolo granata che ha visto in lui il miglior rappresentante contemporaneo di una storia senza tempo. Ventura, invece, è stato fautore di scelte popolari ma anche impopolari, in un’alternanza di situazioni che spesso l’hanno messo sul carro degli imputati. Gli si rimprovera ad esempio il suo credere tatticamente in quel 4-2-4 che per questo Toro rappresenta davvero un lusso insostenibile per la scarsa qualità tecnica dei suoi giocatori. E così, probabilmente, sono venuti meno i cross da fondocampo da parte degli esterni che, in questo disegno tattico, prediligono accentrarsi e tentare la via del gol piuttosto che mettere la palla in area di rigore avversaria e destinarla verso la testa dall’attaccante. E così Rolando Bianchi, le cui caratteristiche sono quelle di puro attaccante da area di rigore che fa gol di testa piuttosto che di piede, viene estromesso da un gioco che non è congeniale alle sue qualità. Dice Bianchi: “Sono anni che c’è questa situazione. Io sono un professionista, ma se si guarda ogni singola situazione, ci sono stati due pesi e due misure. E’ da un po’ che ho capito che sarebbe andata a finire così, nel calcio la riconoscenza non esiste. Non è solo l’allenatore, c’è anche qualcos’altro….!”. Già, qualcos’altro, ma che altro? Noi pensiamo che la bacchettata sia diretta anche al presidente Cairo, reo di aver gestito male una situazione che non ha saputo prendere con assoluta fermezza e che gli ha pure procurato una perdita notevole di euro per aver fatto scadere un contratto senza premurarsi a cedere in tempo il giocatore. Eppure era stato il presidente a convincerlo a restare con il Torino in Serie B. Però, chissà, forse alcune parole mal riportate o altre antipatie personali hanno fatto sì che la storia del rapporto quinquennale tra il Torino e Bianchi finisse in questa maniera. Sono situazioni che si ripetono nel tempo e questa non sarà sicuramente l’ultima. Una cosa è certa, l’incomprensione dell’ambiente del calcio non finisce mai di stupire. Non solo nel calcio ma anche nella vita, parlarsi chiaramente guardandosi negli occhi, diventa sempre più difficile. L’ipocrisia prima della sincerità. E questi sono i risultati!<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711rolando-bianchi.jpgSiNtorino-le-incomprensioni-tra-ventura-cairo-e-bianchi-1012087.htmSiT1000099100451001,02,03,06030601
851012064NewsCampionatiIl Torino è salvo, ma quanta sofferenza20130515115628torinoIl Toro si assicura Soffrire sta diventando un’abitudine. Anche nel campionato 2006-’07 e 2007-’08 il Torino si salvò con un turno d’anticipo. Pareggiando 1 a 1 al Bentegodi di Verona, il Toro si assicura così la partecipazione in Serie A nel prossimo campionato 2013’14. Altro giro altra corsa e, almeno per il prossimo anno, il derby della Mole mette in sicurezza l’importantissimo evento del football cittadino. Ma quanto è stato difficile e stiracchiato questo campionato per il Toro, anche se, a onor del vero, i granata di Ventura avevano dato la sensazione di un andamento abbastanza regolare, almeno fino a buona parte del campionato stesso. A tratti abbiamo pure visto bel gioco; poi si è spenta la luce, e il Torino è ripiombato inaspettatamente nel vortice della bassa classifica che spesso preclude a un inevitabile retrocessione. Ma, per fortuna, dopo la grande paura, ecco che sono arrivati quegli striminziti punti capaci di evitare il peggio. Ora comincia il bello, perché programmazione e volontà d’investire devono necessariamente fondersi per far lievitare le ambizioni di un Toro che non può più essere relegato tra le squadre meno importanti d’Italia. Tutto ha un limite e Cairo deve capirlo una volta per tutte. I bilanci della sua prima azienda, ovvero l’editoria, vanno a gonfie vele nonostante le difficoltà economiche generali del nostro Paese. Dopo l’acquisto de La7, stentiamo a capire quale delle tre aziende in possesso del presidente granata sia per lui quella di minore importanza. E, come abbiamo già detto, se la priorità viene data alla Cairo Editore, quale tra La7 e il Torino F.C. risulta essere di maggiore importanza? E’ un amletico dilemma cui soltanto il tempo potrà dare la giusta risposta. C’è però un dato di fatto inconfutabile, e cioè che per il Torino non ci sono mai soldi. Una storia annosa le cui considerazioni ci porterebbero troppo lontano nel tempo, tenuto conto dell’avvicendarsi negli anni di presidenti poco inclini a fare il bene del Toro e molto attenti a fare i propri interessi. Ma, lasciando perdere ogni dietrologia di sorta, cerchiamo di porre sotto analisi la situazione del Toro intesa come squadra. Partendo dal presupposto che il Toro ha l’assoluto bisogno di crescere, di diventare grande tra le grandi del nostro campionato, urge mettere da parte ogni mezzuccio o mentalità risparmiatrice atta a tamponare chiare voragini di qualità tecnica. Intanto bisogna ripartire da Cerci, un giocatore che per il Toro rappresenta il valore aggiunto. E, ammesso che nel suo intendimento ci sia il desiderio di rimanere in casa granata, per fare questo urge riscattarlo con 5 o 6 milioni di euro. Riuscirà Cairo a investire su di lui? Poi, tenuto conto della ormai sicura partenza di Bianchi e della probabile cessione di Angelo Ogbonna, bisognerà rinforzare i reparti di difesa che conta già di Glik e del “pelado” Rodriguez come centrali, e di Meggiorini, Barreto e Jonathas come attaccanti. Troppo poco, davvero troppo poco, per affrontare un campionato almeno dignitoso e di media alta classifica di serie A. E poi le note dolenti del centrocampo, dove Gazzi, Brighi, Basha, Santana, Birsa e Vives hanno assoluto bisogno di un giocatore che possa rappresentare il faro, una sorta di collante, di leadership di gruppo che attualmente non c’è. E poi, Giampiero Ventura: siamo sicuri che il prossimo anno sarà ancora l’allenatore del Torino? Alcuni rumors insistenti ci dicono che il coach ligure stia pensando di trasferirsi a Palermo, là dove l’elemento di ricostruzione ha la priorità su ogni altra cosa. D’altra parte, le caratteristiche dell’ormai navigato mister Ventura, fanno pensare a un profilo d’allenatore capace di lavorare bene proprio in ambienti che desiderano rinascere, così come era successo al Toro fin dal giorno in cui è arrivato. Insomma, tutto è possibile, anche in considerazione del fatto che Ventura sembra non godere più in toto la fiducia del popolo granata, il quale lo ritiene responsabile di scelte tecniche che, talora, si sono rivelate impopolari. Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane. Una cosa è certa, il presidente Cairo deve sapere che il popolo granata è stanco di soffrire sempre e, come tale, urge l’acquisto di giocatori veri, capaci di far fare il salto di qualità al Torino.&nbsp; Non ci sono i soldi? Per il Toro si devono trovare, così come li ha trovati per comprare La7. Oggi si chiede d’investire con oculatezza, capacità programmatica e idee chiare. L’improvvisazione e il minimalismo del risparmio a tutti i costi non si addicono al calcio che conta, né ai suoi ambiziosi progetti. Per tanti anni il Toro è stato vittima di troppa sbagliata mentalità dell’accontentarsi. Ora basta, il Torino merita un posto al sole. Vero signor Cairo?&nbsp; <br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNil-torino-e-salvo-ma-quanta-sofferenza-1012064.htmSiT1000099100451001,02,03030566
861012036NewsCampionatiLa partita del cuore allo Juventus Stadium20130509183222partita del cuoreUna sfida per la ricercaUna sfida per la ricerca: ovvero, quando il pallone unisce tutti per una nobile causa. Si disputerà il 28 maggio prossimo la partita tra la Nazionale Cantanti e il team Campioni per la ricerca, formato da personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, della TV e dell’informazione, il cui ricavato sarà interamente devoluto a favore di Telethon e dell’Istituto di Candiolo in provincia di Torino, polo d’eccellenza in Piemonte per la ricerca e la cura del cancro. Dal 12 al 30 maggio chiamando da rete fissa o tramite SMS il numero 45501 si possono donare contributi per la ricerca. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, Wind, 3, Poste Mobili e Nòverca e per ciascuna chiamata effettuata sempre al 45501 da rete fissa TeleTu e TWT. Sarà di 5 o 10 euro per le chiamate da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb. Fino al 31 maggio, inoltre, si dona anche con CartaSì, Visa e Mastercard, chiamando il numero verde CartaSì 800.38.30.08.&nbsp; Un’iniziativa davvero importante a cui, nonostante la sua riprogrammazione annuale, non ci si abitua mai alla caparbia volontà di sconfiggere e curare definitivamente il cancro, ma anche le malattie genetiche rare. Si è svolta oggi, 9 maggio 2013, la conferenza stampa di presentazione della 22esima edizione della Partita del Cuore, presso la Sala Colonne del Comune di Torino. Presenti alla conferenza stampa sono stati&nbsp; il Sindaco di Torino Piero Fassino, Niccolò Fabi in rappresentanza della Nazionale Cantanti e Emiliano Mondonico in rappresentanza della squadra Campioni per la Ricerca; donna Allegra Agnelli, presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca e la Cura del Cancro dell’Istituto di Candiolo, Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon e Antonio Azzalini, capo struttura di Rai 1. Special Guest Arturo Brachetti, amico prezioso della Partita del Cuore, sarà presente con un video contributo trasmesso su tutti i maxischermi per promuovere le donazioni attraverso sms. La serata di grande intrattenimento, sarà trasmessa in diretta su RAI 1 e condotta da Fabrizio Frizzi, con la presenza di moltissimi volti celebri dello spettacolo. Anche RAI Radio 1, sarà in diretta con collegamenti da bordo campo, all’interno del programma “Zona Cesarini”. Con il fischio d’inizio, previsto alle 20,30 e la telecronaca di Bruno Pizzul, si darà vita a una grande sfida per la ricerca, un evento interamente dedicato alla solidarietà. A testimonianza dello stretto rapporto di amicizia e collaborazione con la Città di Torino, la Nazionale Cantanti torna per la terza volta nel capoluogo piemontese in occasione della Partita del Cuore (la prima venne giocata nel 1992 proprio in favore dell’Istituto di Candiolo, allora in fase nascente, la seconda nel 2009 contro la selezione “Ale 10+”). Tra i giocatori spiccano i nomi di Luca Barbarossa, Niccolò Fabi, Marco Masini, Sonohra, Paolo Belli, Nicola Legrottaglie, Raoul Bova, Neri Marcorè, Enrico Ruggeri e Francesco “Kekko” Silvestre. Sul fronte opposto, a indossare la maglia del team Campioni per la Ricerca, Fernando Alonso, Felipe Massa, Antonio Conte, Gigi Buffon, Ezio Greggio, Sebastiano Somma, Luca Ubaldeschi (Vice Direttore de La Stampa) Giulio Base, Mario Orfeo (direttore TG1), Pavel Nedved, Francesco Totti e Emiliano Mondonico. Con oltre 25 mila biglietti già venduti, la Partita del Cuore del 2013 si conferma davvero un’edizione importante, che punta a battere il record di donazioni superando il ricavato di 1.360.000 Euro di Modena 2010. Non è davvero poco, soprattutto in considerazione della realtà e delle difficoltà economico – finanziarie che falcidiano il nostro Paese. I biglietti per l’incontro di martedì 28 maggio sono disponibili in prevendita presso le ricevitorie del circuito Lottomatica di tutta Italia e sul sito <a href="http://www.listicket.it">www.listicket.it</a>. Il costo è di 10 euro per la Tribuna Nord, 15 euro per quella Est e 20 per la Ovest. I bambini sotto i 6 anni non pagano (ma senza il diritto del posto riservato). Infine una nota di merito va agli sponsor che promuovono questo importante evento; CONAD – Main Sponsor Nazionale Cantanti, VENETO BANCA – Main Sponsor per Campioni per la Ricerca, GIVOVA – Sponsor Tecnico Nazionale Cantanti, VOLVO – Official Sponsor Nazionale Cantanti, BAYER (Citrosodina e Berocca Boost) partner ufficiale della Nazionale Cantanti, GRISSIN BON, POSTE ITALIANE, UNIPOL, LAVAZZA, XLO+, RAI 1, LA CITTA’ di TORINO, RAI radio1 e LA STAMPA. Davvero uno straordinario evento, una stupenda notte di spettacolo, ed una meravigliosa cassa di risonanza per quel pallone che, una volta tanto, rotola a favore della concreta speranza che “l’incurabile” di oggi, si possa tramutare in “curabile” per sempre.<br><br>Salvino Cavallaro<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br><br>C1007650FL0711FL0711marotta.jpgSiNla-partita-del-cuore-allo-juventus-stadium-1012036.htmSiT1000007100451001,02,03030415
871011983NewsCampionatiFernando Cavenaghi, una rete alla Del Piero VIDEO20130429094755Fernando Cavenaghi, un gol alla Del PieroVideo<P class=leading>L'ex giocatore del River Plate ha segnato un gol bellissimo nell'incontro di campionato messicano America-Pachuca. Autore del 2-0 (4-2 il risultato finale), Cavenaghi si è guadagnato una standing ovation dei tifosi locali. Un gol alla Del Piero.<BR><BR>Buona Visione!<BR><BR>Link Video: <A href="http://livehighlights24.com/2013/04/29/goal-fernando-cavenaghi/">http://livehighlights24.com/2013/04/29/goal-fernando-cavenaghi/</A><BR><BR><br><br>MessicoFL0411FL0411cavenaghi.jpgSiNfernando-cavenaghi-gol-alla-del-piero-video-1011983.htmSi100427901,02,03010240
881011959NewsCampionatiAnastasi: «Juventus nettamente favorita contro il Torino»20130419071156juventus, anastasiPietro Anastasi, tra passato, presente e futuro della sua JuventusPietro Anastasi, tra passato, presente e futuro della sua Juventus<br>“Pietro Anastasi finì per essere il simbolo vivente di un’intera classe sociale: quella di chi lasciava a malincuore il meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord”. Così scriveva Alessandro Baricco, torinese di nascita, scrittore, saggista, sceneggiatore, regista e noto esponente della narrativa italiana contemporanea. E, in effetti, Pietruzzu Anastasi ha rappresentato attraverso il calcio un periodo storico importante del nostro Paese. La sua lunga carriera di calciatore siciliano partito dalla Massiminiana di Catania per passare al Varese e poi percorrere la strada del suo destino glorioso con la Juventus, si è legato indissolubilmente alla squadra dell’avvocato Agnelli e, soprattutto, a Giampiero Boniperti che l’ha subito accolto a braccia aperte come fosse un figlio. Oggi è opinionista sulle reti private di Quarta Rete Tv e, in occasione del derby di Torino, abbiamo pensato di interloquire con lui che è stato artefice di tante “battaglie” stracittadine del passato sotto la mole, ma anche di disquisire insieme del presente e del futuro della sua Juventus.&nbsp; <br><br>Anastasi, come vedi il prossimo derby di Torino?<br>“Visto come stanno andando in campionato le due squadre, sulla carta dovrebbe vincere la Juve. Tuttavia, io che ho vissuto in prima persona tanti derby, so che in queste partite non esiste nessun favorito o sfavorito. Sarà banale, ma il derby è davvero una partita a sé, aperta a qualsiasi risultato. Su questo non ci sono dubbi di sorta”.<br><br>Tra i tanti derby di Torino che hai giocato, ce n’è uno che ti è rimasto particolarmente impresso nel cuore?<br>“Ricordo con affetto il primo derby che ho giocato con la Juventus contro il Toro. In quella occasione segnai all’ultimo minuto e vincemmo 2 a 1. Quello era il primo anno che giocavo nella Juve, e quasi non mi rendevo conto dell’importanza di vestire quella maglia e di giocare un derby che aveva ed ha una valenza e un significato particolare, per la città di Torino e per le contrapposte tifoserie”.<br><br>Tu che hai vissuto sul campo i derby di Torino e Milano, quali dei due ritieni più carico di motivazioni?<br>“Sicuramente quello di Torino. A Milano si affrontano due squadre che in genere sono abituate ai vertici della classifica. A Torino, invece, la Juve è abituata a lottare per lo scudetto, mentre il Toro, tranne alcune episodiche occasioni, non ha mai avuto una certa regolarità di rendimento. E poi la Juve, non solo per Torino, è sempre stata emblema di aristocrazia dettata dalla Fiat e dalla famiglia Agnelli, mentre i granata rappresentano il proletariato sanguigno e orgoglioso di battere gli odiati cugini”.<br><br>Fermo restando che la Juve abbia già bissato il suo secondo scudetto consecutivo, pensi che questo successo sia legato esclusivamente ai propri meriti o, piuttosto, anche ai demeriti delle altre squadre inseguitrici?<br>“ In casi di questo genere è difficile quantificare realmente quanto ci sia di merito proprio e quanto di demerito altrui. Tuttavia, se pensiamo al notevole divario di punti che c’è tra la Juve e la seconda in classifica, devo dire che ci sono tanti meriti da parte dei bianconeri che sono stati capaci di mantenere una continuità di risultati che le altre non hanno saputo fare. D’altra parte, il Milan ha cominciato il campionato in maniera disastrosa, l’Inter si è persa per strada, il Napoli ha avuto un grande exploit iniziale, ma poi non ha retto i carichi degli impegni europei e a un certo punto ha mollato per poi riprendersi. Poi la Lazio che fino a un certo punto del campionato è stata l’anti Juve assieme al Napoli, non ha retto fino in fondo. E, per quanto riguarda la Roma, tutti sanno quali sono stati i risultati durante la gestione di Zeman”. <br><br>Ritieni che il livello tecnico del campionato italiano sia peggiorato rispetto a qualche anno fa?<br>“Diciamo che mancano i fuoriclasse. Il Milan ha ceduto Thiago Silva e Ibrahimovic, l’Inter ha venduto Samuel Eto’o, Thiago Motta, Maicon e quindi il problema nasce proprio per la mancanza di calciatori di un certo livello. Oggi mancano i grandi top player, nella Juve e anche nelle altre squadre italiane di alta classifica. Loro, farebbero sicuramente la differenza per il calcio italiano”.<br><br>Qual è stato il tuo pensiero dopo i due incontri di Champions che la Juve ha disputato contro il Bayern?<br>“In quel caso abbiamo capito la differenza che c’è tra la Juventus e le grandi forze calcistiche europee. Tuttavia, dopo aver visto le due semifinali tra Bayern e Barcellona e tra Borussia Dortmund e Real Madrid, ci siamo ricreduti su un gap che non è poi così incolmabile come pensavamo. La Juve, ha certamente bisogno di comprare giocatori di un certo livello internazionale, tuttavia, non penso che tra noi e loro ci sia tutto questo distacco”.<br><br>Allora non sei d’accordo con Conte, quando sostiene che dovrà passare ancora qualche anno prima che una squadra italiana possa vincere una coppa europea?<br>“ A me non sembra una cosa così esagerata. Io ripeto che si tratta di avere in seno alla squadra dei fuoriclasse in grado di fare la differenza. E’ tutta una questione di denaro da potere spendere. Certo, se pensiamo che il Bayern ha acquistato dal Borussia Dortmund Goetze per 37 milioni di Euro e Lewandowski per altrettanti soldi, allora è sicuro che c’è un divario tra la Juve e loro. Marotta ha dichiarato che la società bianconera non può spendere tanto e quindi si devono cercare valide alternative. Credete, non è questione di scuola calcistica superiore alla nostra, semplicemente una carenza di campioni”.<br><br>Pensi, dunque, che la difficoltà economica delle aziende del calcio italiano si rispecchi nella crisi del nostro Paese?<br>“Sono perfettamente d’accordo con quanto sostieni. Il momento del calcio italiano è l’espressione della tremenda crisi economica che sta attraversando il nostro Paese. Tuttavia, rimanendo sempre in seno alla Juventus e ai suoi bilanci, ritengo che quest’anno, a differenza di quello precedente, abbia acquisito buoni introiti dalla sua partecipazione in Champions League, per cui deve necessariamente investire per essere maggiormente competitiva il prossimo anno”.<br><br>In definitiva, cosa manca realmente a questa Juve per ritornare a essere ancor più grande in Europa?<br>“Quando guardo la classifica cannonieri, mi rattrista vedere che ai vertici non appare mai un giocatore della Juventus. Avere uno o più calciatori in grado di segnare 10 o 15 gol in più all’anno, è essenziale per questa Juve che produce molto gioco ma che spesso fatica ad andare in gol”.<br><br>Salvino Cavallaro <br>&nbsp;<br>&nbsp;&nbsp; <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br><br>C1007650FL0711FL0711anastasi.jpgSiNesclsuiva-il-calcio-24-anastasi-juventus-favorittisma-contro-il-torino-1011959.htmSiT1000007,T1000099100451001,02,03,06,07,08,090302190S
891011708NewsCampionatiSydney, Del Piero da spettacolo in spiaggia FOTO20130412163829sydney, del pieroSudoreSudore e relax per Alex Del Piero. Conclusa la prima stagione australiana, con l'amaro in bocca per la mancata qualificazione ai playoff, il fantasista del Sydney dà spettacolo sulle spiagge di Tamarama Beach: "Oggi allenamento sulla spiaggia", ha twittato sul popolare social network l'ex capitano della Juventus.C1007650adm001adm001delpie.jpgSiNsydney-del-piero-da-spettacolo-in-spiaggia-1011708.htmSi100075701,02,03030379
901011322NewsCampionatiTotti, vent`anni di Roma: ripercorriamo le tappe20130328142647roma, tottiQuel momento è come se si fermasse per permettere1993. La Cecoslovacchia cessa di esistere e nascono due nuovi soggetti di diritto internazionale: la Repubblica Ceca e la Slovacchia, Totò Riina viene arrestato, Fellini riceve l’Oscar alla carriera, scoppia il caso Bobbit e la Democrazia Cristiana, dal dopoguerra ininterrottamente partito di governo, decide il suo formale scioglimento per dare vita al Partito Popolare Italiano. Ma tra questi eventi, gli annali sportivi ricordano anche un altro fatto, a suo modo storico. Nasce la stella di Francesco Totti.<BR>Tutto iniziò il 28 marzo proprio di quell’anno sul campo del Rigamonti di Brescia. A pochi minuti dalla fine dell'incontro, Vujadin Boskov, allora guida carismatica della Roma, si gira in direzione di un giovanissimo Totti (aveva 16 anni) e lo invita a iniziare il riscaldamento. Lui crede che l'allenatore si rivolga a Roberto Muzzi e non capisce come muoversi. Sarà lo stesso Muzzi a fargli notare che Boskov cercava proprio lui, il ragazzo delle giovanili che l'aveva colpito per la sua determinazione e i suoi colpi ad effetto. Il debutto ufficiale in Serie A arriva pochi minuti dopo. Esce Rizzitelli, entra Totti. <br><br> Oggi, 20 anni dopo, quel momento è come se si fermasse per permettere a tutti, romanisti e non, di celebrare uno dei campioni italiani più importanti di sempre. Stilare classifiche è sempre improbabile, epoche diverse hanno prodotto stili di gioco diversi e Piola, Riva, Rivera, Mazzola, Baggio, Del Piero o Buffon hanno tutti i diritti di reclamare attenzione. Ma quello che di Francesco Totti da Porta Metronia colpisce, è l’amore sconfinato per quei colori, il giallo ed il rosso. Uno scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe italiane sono stati i trofei che il Pupone ha sollevato da quando veste la divisa della Roma. Poco, pochissimo in rapporto alla sua classe. Ma tanto, tantissimo perchè frutto di vent’anni di passione, sempre in quello stadio, sempre con quell’inno a precedere le gare casalinghe, sempre con quei colori. Che poi Totti sia al secondo posto della classifica dei marcatori della Serie A e primo tra i giocatori in attività ad aver segnato il maggior numero di reti con un'unica squadra, sorprende poco. Perché Totti ha messo davanti a tutto e tutti Roma. E la Roma. Arrivando ad esserne un simbolo assoluto, arrivando oggi ad essere celebrato per aver comunque, a quasi 37 anni, voglia di stupire. « Questo ragazzo è un talento purissimo» confessò Sor Carlo Mazzone, nel 1995. Non si era sbagliato. Perché “ i campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione” sosteneva un certo Muhammad Ali. Sogno, desiderio e visione, per Francesco Totti durano da vent’anni. Sempre fedeli a quei colori e a quella maglia.<br><br> Gabriele Cavallaro<BR><br><br>C1007650adm001adm001totti-6.jpgSiNtotti-vent-anni-di-roma-ripercorriamo-le-tappe-1011322.htmSiT1000012100075701,02,03030315
911011104NewsCampionatiJuventus, Giovinco chiude la pagina facebook: troppi insulti20130321161333Juventus, giovincoTroppi insulti. E allora è meglio chiudere Troppi insulti. E allora è meglio chiudere tutto. Questo ha pensato, e fatto, Sebastian Giovinco che si è visto costretto a oscurare la sua pagina personale di Facebook, proprio per le troppe offese ricevute. Per la Formica Atomica è un periodo non proprio bellissimo, visto che sopratutto sul campo è stato preso di mira dai tifosi della Juve che lo criticano a ogni partita e questo nonostante Conte lo difenda sempre a spada tratta.<br>Per l'ex stella del Parma, che era arrivato a Torino come "sostituto" di Alessandro Del Piero (un'eredità pesantissima quella lascia dello storico capitano bianconero), e che fino a questo momento non ha soddisfatto (almeno secondo i tifosi) le aspettative.<br>Giovinco, fino a questo momento ha messo a segno 7 gol di 27 gare giocate in campionato. Mentre due gol a testa li ha messi a segno in Coppa Italia e Champions League.C1007650adm001adm001e0146039498c1d24c40515b23bf3d37a-1297236724-id-41708-560x372.jpgSiNjuventus-giovinco-chiude-la-pagina-facebook-troppi-insulti-1011104.htmSiT1000007100075701,02,03030266
921011015NewsCampionatiPalermo, la salvezza passerà dalla Favorita20130318122884palermoSettimane di passione gettate al ventoSettimane di passione gettate al vento. Un ritorno in panchina dell'allenatore che ha iniziato la stagione ed esonerato per incompetenza. Una sconfitta decisa da episodi favoriti dal talento puro calcistico di Mario Balotelli. Si condensa così la situazione della squadra rosanero dopo il turno di campionato. Il ritorno di Giuseppe Sannino non deve stupire nessuno. La fiducia riposta nel tecnico Gian Piero Gasperini era a tempo e dettata dalla necessità di dare una scossa all'ambiente senza fare troppi sforzi economici. I risultati non potevano essere che deludenti dato che l'allenatore piemontese non ha mai avuto il termometro della squadra e come tanti colleghi avrebbe meritato di iniziare e proseguire il lavoro. La piazza palermitana non ha mai amato lui e così si è tornati sulla scena del delitto ovvero richiamare il tecnico che questa squadra avrebbe dovuto plasmare nella sua mente e per cui sarebbe stata costruita. C'è poca qualità tecnica nell'undici di base che ha affrontato il Milan, reduce dal pesante passivo di Barcellona ma forse più convinto dei propri mezzi. Proprio i siciliani hanno dato al Milan la convinzione che poteva mancare dopo una gara intensa, che chiama i dubbi e le preoccupazioni nella mente dei calciatori giovani come i gioielli rossoneri. Decide Mario Balotelli, il grande assente della sfida con i catalani, dando un dispiacere agli amici di Palermo, con la grande complicità dei difensori ospiti. Potrebbe essere il colpo di grazia per il morale dei rosanero, aiutati a rimanere in corsa dalla sconfitta del Genoa a Firenze. Il tempo stringe intorno ad una squadra che non riesce a raccapezzarsi in difesa e non ha più la qualità di Fabrizio Miccoli, persa fin dalle storiacce cittadine che lo hanno coinvolto. Nemmeno il presidente è lo stesso leone e l'ennesimo annuncio di una cessione del potere di firma in casa palermitana potrebbe migliorare l'umore dei tifosi che ogni giorno di più perdono la speranza della permanenza e si lamentano come mai. Tanti errori di valutazione sopratutto per quanto riguarda la fiducia in talune figure chiave dell'undici di base ( salviamo due professionisti come Massimo Donati e Roberto Sorrentino ) oltre a quelle tecniche. La serie B pare difficilmente evitabile e passa tutta per l'impianto della Favorita. <br><br> Fabio Zerillo<br><br>C1007650adm001adm001miccoli.jpgSiNpalermo-la-salvezza-passera-dalla-favorita-1011015.htmSiT1000023100075701,02,03,07030347
931010866NewsCalciomercatoCalciomercato Inter, Mazzarri resta il favorito: possibile l`inserimento di Pioli e Zenga20130312124924interAl di là delle soluzioni pro tempore e per l`immediatoLa Gazzetta dello Sport fa le carte al futuro della panchina dell'Inter. Al di là delle soluzioni pro tempore e per l'immediato, il nome più gettonato per il futuro è quello di Walter Mazzarri, ora allenatore del Napoli che viaggia verso il probabile addio a fine stagione. Il toscano è anche in quota Roma, ma è il nome più caldo per i nerazzurri, senza dimenticare anche Laurent Blanc e Walter Zenga, mentre restano da definire gli spazi di Marco Branca, Piero Ausilio e Marco Fassone, rispettivamente dt, ds e dg dell'Inter.<BR>C1007650adm001adm001mazzarri-walter.jpgSiNinter-mazzarri-resta-il-favorito-possibile-l-inserimento-di-pioli-e-zenga-1010866.htmSiT1000026100075701,02,03,08030250
941010713NewsCampionatiI complimenti di Del Piero a Totti20130304092322del piero, tottiUn altro grande traguardo tagliato da un grande campione<BR>"225 gol, un altro grande traguardo tagliato da un grande campione: complimenti Francesco! Ale", questo il messaggio di congratulazioni che Alessandro Del Piero ha voluto recapitare a Francesco Totti tramite il suo profilo Twitter dopo il record di gol del capitano della Roma raggiunto nella giornata di ieri.<BR>C1007650adm001adm001totti-6.jpgSiNi-complimenti-di-del-piero-a-totti-1010713.htmNoT1000007100075701,02,03030220
951010707NewsCampionatiPalermo, il pareggio è una mezza sconfitta20130303195559palermoMeno uno. Il numero uno simboleggia uno scontro in meno. Ma anche una possibilità in meno di potere fare davvero la rimonta al quartultimo postoMeno uno. Il numero uno simboleggia uno scontro in meno. Ma anche una possibilità in meno di potere fare davvero la rimonta al quartultimo posto. Il campo del Torino non era quello indicato per grandi giocate giacché di solito ci sono grandi battaglie all'arma bianca. In effetti il primo tempo è scivolato via con minima gradevolezza che però si è smarrita completamente nel secondo tempo. Comunque il pareggio è una mezza sconfitta stavolta; per entrambe. Il toro deve rinviare l'arrivo alla quota salvezza ma gran parte della strada è stata fatta. I rosa nero devono invece continuare a sperare che davanti commettano degli errori perché loro non sono in grado più di vincere. Si è rivista la coerenza tattica del tecnico Gian Piero Gasperini e con essa qualche azione imbastita coralmente. Per il resto nulla sposta l'attenzione dalla serie B a meno che il Genoa non decida di suicidarsi fin dal posticipo con la Roma. L'attacco non ha brillato nemmeno oggi ma la notizia è che stavolta non si torna a casa con reti al passivo. Immarcabile il capitano granata Rolando Bianchi ma Sorrentino ha resistito. Poco da rammaricarsi in fondo; sembra che rivedere il tecnico piemontese abbia spinto i giocatori ad essere più attenti ma la squadra palermitana rimane in fondo alla classifica e attende tempi migliori. Che potrebbero arrivare già Domenica con uno scontro diretto tutto da giocare. Per il resto i tifosi palermitani probabilmente invidiano quelli granata, con una punta di narcisismo se si pensa ai risultati degli ultimi anni; bisogna però rimarcare che la prossima stagione le due squadre potrebbero non incontrarsi sul campo di gioco causa cambio categoria.<br><br> Fabio Zerillo<br><br>C1007650adm001adm001formica.jpgSiNpalermo-il-pareggio-e-una-mezza-sconfitta-1010707.htmSiT1000023100075701,02,03030228
961010696NewsCampionatiTorino, i convocati per il Palermo20130302144634torinoIl tecnico Giampiero Ventura ha convocato 20 calciatori Il tecnico Giampiero Ventura ha convocato 20 calciatori per la partita Torino vs Palermo, in programma domani alle ore 12.30: Barreto, Basha, Bianchi, Birsa, Brighi, Cerci, Coppola, D'Ambrosio, Darmian, Di Cesare, Gazzi, Gillet, Glik, Masiello, Meggiorini, Menga, Rodriguez, Santana, Stevanovic, Vives.<BR>C1007650adm001adm001Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino-i-convocati-per-il-palermo-1010696.htmNoT1000099100075501,02,03030139
971010617NewsCampionatiPalermo, non è solo questione di fortuna20130226113120palermoCome volevasi dimostrare il presidente torna a far sentire la voce del padrone; nemmeno il tempo di iniziare ad abituarsi all`inflessione vocale di Alberto Malesani che un pareggio, nemmeno brutto, fa precipitare l`umore di Maurizio ZampariniCome volevasi dimostrare il presidente torna a far sentire la voce del padrone; nemmeno il tempo di iniziare ad abituarsi all'inflessione vocale di Alberto Malesani che un pareggio, nemmeno brutto, fa precipitare l'umore di Maurizio Zamparini. Torna Gianpiero Gasperini ma nemmeno questo potrebbe essere un problema che i tifosi non avevano neanche iniziato ad abituarsi al suo esonero. Si riprende da dove si era interrotto, con tre gare in meno e la posizione numero diciassette in classifica come unico agognato obiettivo finale. Quante possibilità rimangono ai rosanero di cominciare una striscia vincente a partire dal difficile scontro di Torino, dove non dovrebbero trovare il tappeto rosso davanti ad una delle squadre più irrequiete della serie A? Poche oramai. I tifosi stanno lentamente abituandosi all'idea di una sfida d'alta classifica con Cittadella o Brescia e solo gli irriducibili delle curve tentano di sperare nonostante l'ultimo posto in classifica. Non è solo un problema di fortuna; c'è una teta in società che non permette di accettare una realtà fatta di ragazzi messi insieme con troppa presunzione sulle loro capacità di ambientamento. Il loro valore singolare lo vanno dimostrando ma a Marzo è un po' tardi. Domenica non serve solo la partita perfetta ma anche la giornata perfetta, sperando che le squadre a sei o sette punti di distacco mollino il colpo. Difficile? Molto.<BR><br><br> Fabio Zerillo<br><br>C1007650adm001adm001formica.jpgSiNpalermo-non-e-solo-questione-di-fortuna-1010617.htmSiT1000023100075701,02,03030228
981010546NewsCalciomercatoSydney, rinnova Del Piero20130221111359sydney, del pieroAlessandro Del Piero e il Sydney FC hanno deciso di prolungare "Alessandro Del Piero e il Sydney FC hanno deciso di prolungare di un altro anno l'accordo con il Campione del Mondo", questo il comunicato con il quale la società australiana ha ufficializzato la permanenza dell'ex capitano della Juventus nella A-League.C1007650adm001adm001del-piero-sydney-3-e1349513808391.jpgSiNsydney-rinnova-del-piero-1010546.htmSiT1000007100075501,02,03,06030321
991010416NewsCampionatiTorino, Ventura: «Siamo cresciuti molto»20130213112923torino, venturaTorino VenturaIl tecnico del Torino, Giampiero Ventura, ha rilasciato qualche dichiarazioni ai microfoni di Sky per presentare la sfida contro l'Atalanta del prossimo week end: "Il Torino è cambiato perché è cresciuto, ma è cambiata anche l'Atalanta, oltretutto mi sembra che abbia anche modificato il modulo. Noi siamo cresciuti sul piano della consapevolezza dei nostri mezzi. Ci sta poi nelle ultime 8-9 partite di sbagliare un tempo: succede alle grandi squadre e quindi può succedere anche a noi. L'Atalanta preoccupa per i singoli e per come prepara le partite fuori casa".<BR>C1007650adm001adm001Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino-ventura-siamo-cresciuti-molto-1010416.htmNoT1000099100075501,02,03030120
1001010403NewsCampionatiCatania, Legrottaglie: «Possiamo arrivare in Europa League»20130212171854catania, legrottaglieCatania LegrottaglieNicola Legrottaglie parla del suo futuro, del contratto e anche del presente. E sull'Europa basta nascondersi:<BR>“Un punto in due partite, a Napoli era più difficile ma neanche Bergamo era semplice. Forse lì potevamo vincere ma se guardo oltre alla squadra manca qualcosa. Potevamo avere 40 punti, ciò non toglie che stiamo facendo un grandissimo campionato. Io sono pronto, mi alleno bene, la settimana scorsa mi ero allenato una sola volta. Non bisogna nascondersi, il Catania può giocarsela per l'Europa League, io ci voglio arrivare, lasciando un segno importante su questo campionato altrimenti ci accontenteremo del pari ogni volta. Se hai un obiettivo ogni volta affronti le gare per i tre punti. Ricordiamoci dell'anno scorso, partiamo da lì e rendiamoci conto che si può rovinare una stagione grandissima. Siamo arrivati dodicesimi dietro Chievo e Parma".<BR>"Dobbiamo continuare a pensare in grande. Ogni partita adesso sarà difficile, chi lotta soprattutto in zona retrocessione non può più sbagliare. L'anno scorso perdemmo sei punti col Bologna, partita difficile".<BR>"A giugno mi scade il contratto, non ho avuto nessuna proposta, voglio fare un altro anno. Ancora non ho parlato col Catania, se mi proporrà un altro anno allora accetterò altrimenti valuterò. Il Sydney con Del Piero? Perchè no. Penso un anno alla volta. I giocatori si valutano sul campo non per la carta d'identità, io sto bene qua, non me ne andrei. Bellusci, Spolli e Rolìn stanno maturando, acquisendo esperienza, hanno tutte le caratteristiche per diventare difensori importanti, vedo in loro un futuro bello. Ma il futuro dipende anche dalle qualità umane".<BR>"Gilardino e Diamanti sono pericolosi, bisogna fare attenzione alle punizioni. So che l'allenatore è molto preparato, dobbiamo essere attenti ed esperti. Un loro vantaggio sarebbe un problema. Con l'Atalanta avevo la sensazione che avremmo potuto spingere di più. Ho visto un'Atalanta intimorita dal Catania, hanno pensato a difendere. Avevamo il pallino del gioco".<BR>"Missione paradiso continuerà anche senza di me ma con la mia supervisione, la macchina è avviata e chi sta qui continuerà a portarla avanti. L'anno scorso prendevamo troppi gol, siamo migliorati nelle ultime 7-8 partite. Ho sempre detto che per essere competitivi in Italia bisogna prendere meno gol. Quando non prendi gol prima o poi la partita la puoi vincere, quando prendi gol invece spesso ci sfaldiamo. Maran ci ha dato degli accorgimenti, siamo corti e compatti. Merito anche da parte degli attaccanti e dei centrocampisti.”<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001legrottaglie 2.jpgSiNcatania-legrottaglie-possiamo-arrivare-in-europa-league-1010403.htmNoT1000014100075501,02,03,08,09030163
1011010396NewsCampionatiChampions League, Celtic-Juventus: adrenalina pura. Ripercorriamo la storia del match20130212132516celtic, juventusCeltic JuventusFebbre Champions, adrenalina pura. La Juventus torna a sentire profumo d’Europa e lo fa in una gara trabocchetto dove l’avversario, il Celtic, non ha grandi potenzialità ma rappresenta da sempre un osso duro. I trascorsi lo confermano. Un passaggio del turno nella Coppa dei Campioni, una vittoria a testa nel girone di Champions con la Juve che andava a giocare in Scozia già con la certezza della qualificazione al turno successivo. Sono questi i precedenti bianconeri con il Celtic di Glasgow. Le due sconfitte dei bianconeri sono arrivate sempre in Scozia, dove si giocherà l'andata degli ottavi di finale: nel primo scontro assoluto, nella Coppa dei Campioni 1981/1982 (16 settembre 81), i bianconeri cadono per una sfortunata autorete di Gaetano Scirea ma poi ribaltano il risultato al ritorno a Torino, passando il turno con le reti di Virdis e Bettega.<br><br> Nel 2001, la Juve di Lippi perse di nuovo al Celtic Park, il 31 ottobre: era l'ultima gara del girone, con i bianconeri già qualificati che vennero sconfitti 4-3: non bastò un capolavoro su punizione di Del Piero e la doppietta di Trezeguet, gli scozzesi vinsero con il gol di Valgaeren, il rigore di Larsson e le due zampate di Sutton. All'andata a Torino era finita 3-2: altra doppietta di Trezegol, poi il pareggio firmato Petrov-Larsson (r) e un altro penalty decisivo per il tris Juve, trasformato al 90' da Amoruso con i bianconeri in 10 per l'espulsione di Davids.<br><br> Tra le curiosità, da segnalare che il manager del Celtic Neil Lennon e il suo assistente Johan Mjällby hanno giocato entrambe le partite del 2001. Gianluigi Buffon ha giocato dall’inizio a Torino ed è rimasto in panchina a Glasgow. Pavel Nedvěd, adesso dirigente della Juventus, ha giocato al Celtic Park.<br><br> Nel 1981/82, in campo a Glasgow Danny McGrain, attualmente nello staff tecnico della prima squadra. Ma ora la storia non conta più. Quando la palla inizierà a rotolare, dopo che nell’aria scozzese sarà risuonato l’inno della Champions conterà solo il presente. Vincere, anche se non sarà facile, potrebbe essere l’unico modo per guardare al futuro senza ansie. Nell’Europa che conta la Juventus manca da troppo tempo.<br><br> Gabriele Cavallaro<BR><br><br>C1007650adm001adm001celtic-6.jpgSiNchampions-league-celtic-juventus-adrenalina-pura-ripercorriamo-la-storia-del-match-1010396.htmSiT1000007100075701,02,03,06,07,08,09030243
1021010378NewsCampionatiSiena, il talento Emeghara: «Prima seguivo l`Inter»20130211181020siena, emegharaSiena EmegharaAi microfoni di Sky Sport parla l'attaccante del Siena Innocent Emeghara: "Quando ho lasciato la Nigeria per la Svizzera non è stato facile, perché sono andato a vivere in un paese completamente diverso. Ma adesso sono felice, mi sono integrato bene. In Svizzera sono cresciuto molto come uomo e calciatore. Prima di venire in Italia seguivo molto l'Inter. C'era Ronaldo, motivo in più per guardare le partite. Ma anche la Juventus, con un campione come Alessandro Del Piero".C1007650adm001adm001emeghara.jpgSiNsiena-il-talento-emeghara-prima-seguivo-l-inter-1010378.htmSiT1000025100075501,02,03,06030212
1031010360NewsCampionatiGrosseto, via Menichini. Torna Moriero20130211110008grosseto, morieroGrosseto MorieroLa società U.S. Grosseto ha comunicato il quarto cambio tecnico alla guida della squadra. Il patron dei maremmani, Piero Camilli, pare abbia intrapreso la stessa strada tracciata da Maurizio Zamparini in quel di Palermo. Dopo gli esoneri di Moriero, Somma, la coppia Consonni-Magrini e Menichini, il presidentissimo ha deciso di richiamare il tecnico ex Frosinone, per cercare di salvare il salvabile. <BR>C1007651adm001adm001tifosi.jpgSiNgrosseto-via-menichini-torna-moriero-1010360.htmNo100075501,02,03030226
1041010279NewsCampionatiTorino, Bianchi non è ancora a disposizione20130206182343torino, bianchiTorino BianchiDoppio allenamento oggi per il Torino: parte atletica al mattino e seduta massimamente tecnico-tattica nel pomeriggio con esercitazioni sul possesso palla e partita a campo ridotto. Tutti a disposizione del tecnico Giampiero Ventura ad eccezione di Rolando Bianchi, ancora sofferente per la contusione alla tibia. Aggregati alla prima squadra anche tre ragazzi della formazione Primavera (il portiere Sordi, il difensore Uyi e l'attaccante Dominin).<BR>C1007650adm001adm001rolando-bianchi.jpgSiNtorino-bianchi-non-e-ancora-a-disposizione-1010279.htmSiT1000099100075701,02,03030127
1051010271NewsCampionatiPalermo, Gasperini: «Sono molto arrabbiato»20130206163229palermo, gasperiniPalermo Gasperini"Arrabbiato, deluso e amareggiato". Si definisce così Gian Piero Gasperini in un'intervista concessa al Giornale di Sicilia. L'ex tecnico rosanero parla delle ultime ore sulla panchina del Palermo, spiegando l'inserimento dei nuovi acquisti come un tentativo di portarsi avanti col lavoro in prospetttiva futura. Gasperini analizza lucidamente la sua esperienza in Sicilia, additando la sfortuna e la carenza di risultati come fattori determinanti per il suo esonero da parte di Zamparini, che comunque con lui ha avuto più pazienza rispetto a molti altri suoi predecessori.C1007650adm001adm001gasperini.jpegSiNpalermo-gasperini-sono-molto-arrabbiato-1010271.htmSiT1000023100075501,02,03030139
1061010231NewsCalciomercatoPalermo, esonerato Gasperini. In arrivo Malesani20130204153429palermo, gasperini, malesaniPalermo Gasperini Malesani<BR>Gian Piero Gasperini è stato esonerato dal Palermo. Dopo l'incontro con Lo Monaco, Zamparini ha deciso di far allontanare l'allenatore che era già subentrato a Sannino. Poco fa, è stato quindi comunicato l'esonero anche direttamente a Gasperini, dopo la sconfitta contro l'Atalanta. Per la panchina in questo momento, il favorito è Alberto Malesani, in seconda fila invece Pasquale Marino. Tutto in divenire anche perché legato alle scelte dirigenziali: se dovesse andar via Lo Monaco con il ritorno di Perinetti (soluzione probabile), l'allenatore potrebbe diventare Malesani. In caso contrario, con Lo Monaco ancora a Palermo, allora quest'ultimo spingerebbe proprio per Marino con cui ha lavorato al Catania. Ma al momento la certezza unica è l'esonero di Gasperini, un'altra panchina che salta in Serie A.C1007650adm001adm001gasperini.jpegSiNpalermo-esonerato-gasperini-in-arrivo-malesani-1010231.htmSiT1000023100075701,02,03,09030287
1071010189NewsCalciomercatoCalciomercato Catania, il Torino riproverà per Almiron20130201124439catania, almironCatania AlmironNonostante le frasi di circostanza spese dal tecnico del Torino Giampiero e dal presidente Urbano Cairo, Sergio Almiron è stato fino all'ultimo un obiettivo del club granata. Trattativa portata avanti fino all'ultimo, ma il Catania non ha mai mollato. Tuttavia, riporta l'edizione odierna di Tuttosport, a giugno comincerà un'altra partita. Con una speranza in più da parte del Torino, dato che lo stesso Almiron andrà in scadenza di contratto da lì a un anno.<BR>C1007650adm001adm001almiron.jpgSiNcatania-il-torino-riprovera-per-almiron-1010189.htmSiT1000014100075701,02,03,09030189
1081010138NewsCampionatiShoah, il giorno della memoria: in ricordo di Ferdinando Valletti ex mediano del Milan20130128091225VallettiVallettiIl 27 gennaio di ogni anno si commemora la giornata della memoria.&nbsp; Con il termine Shoah fu ufficialmente indicato lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti tedeschi. Si tratta di un giorno particolare che non può passare inosservato e lasciarci insensibili. Questo non è davvero possibile, per noi, per i nostri figli e per le generazioni che verranno. Noi che ci occupiamo di sport, che scriviamo di calcio e delle sue vicende quotidiane, ci sentiamo coinvolti nel partecipare attivamente al pensiero verso una storia che ha segnato sicuramente la pagina più aberrante della genesi dell’uomo.&nbsp; C’è una frase che ha colpito la nostra sensibilità di giornalisti sportivi: “Lì, in quel luogo di morte e di sterminio, c’era chi credeva che i valori dello sport dovessero comunque vivere anche nell’orrore”. Ci sono tante testimonianze che hanno colpito la nostra anima, una fra queste è la storia di Ferdinando Valletti, un dirigente d’azienda e poi calciatore che, nel campionato 1942’43 giocò come mediano nel Milan. Nel 1944 collaborò alla realizzazione dello sciopero all’Alfa Romeo, e fu subito arrestato. Inviato al carcere di San Vittore è stato poi deportato, prima a Mauthausen e di seguito a Gusen. “ Ho giocato in prima squadra nel Milan come mediano” disse Valletti ai nazisti tedeschi i quali, dopo essersi guardati in faccia hanno stabilito che l’avrebbero provato sul campo e, se non fosse stato vero, l’avrebbero ucciso. Le SS giocavano a calcio tra di loro e in quel periodo erano rimasti in pochi, così Nando Valletti è stato chiamato a giocare una partita assieme a loro. Le SS giocavano con gli stivali e lui a piedi scalzi e, per Valletti, era iniziato il provino più importante della sua vita. Il pallone in quel caso, era come una sfera magica a celare un angolo di futuro, una speranza affidata a stralci di pelle che non ha valore, che non somiglia a niente, che non prova niente se non l’attanagliante paura di sbagliare. E, mentre palleggiava con i suoi aguzzini, la mente di Ferdinando Valletti era altrove. Scalzo e con la sua divisa addosso, esegue passaggi perfetti pensando di giocare a San Siro con i suoi compagni del Milan che sembrano dire: “ Dai Nando, passa la palla, fagli vedere cosa sai fare”. Un pallone “amaro” che ha il significato della disperata voglia di vivere e di cercare di salvare se stesso e qualche compagno. Battere le SS per salvare la propria vita da quell’inferno, in cui gli uomini erano numeri e non persone. Nel 1945 fu liberato dagli americani e portato in Svizzera dove, a causa delle sue pessime condizioni di salute è stato ricoverato presso la Croce Rossa. Quella di Valletti è una storia raccapricciante, incredibile, che assume una connotazione disumana, un qualcosa che non ha nulla a che fare con il senso logico della vita. Ci viene in mente una frase di Giorgio Chiellini che, trovatosi in Polonia con la Nazionale Italiana assieme ai suoi compagni di squadra, varcò la soglia di Auschwitz, un luogo che mette i brividi addosso e che non lascia spazio ad altri pensieri se non al dolore e alla riflessione: “ E’ stata un’esperienza toccante” disse il calciatore della Juventus, “finché non lo vedi con i tuoi occhi, non ti accorgi delle atrocità che sono state commesse in questo luogo. Il filo spinato, le camere a gas, i block dove erano rinchiusi i prigionieri destinati al massacro. Poi a Birkenau, dove c’é la rampa lungo la quale venivano scaricati i cittadini ebrei arrivati da tutta Europa, Italia compresa. E lì, tra i binari di Birkenau, c’è stato il racconto dei testimoni che ha toccato il profondo dell’anima e commosso tutti”. I sopravvissuti dell’Olocausto Piero Terracina e Samuel Modiano descrivono Birkenau come “l’inferno dei vivi”, mentre Anna Weis ricordava i familiari “saliti in fumo e diventati cenere”, come le raccontò con perfidia un nazista del campo delle atrocità. Il calcio, dunque, è stato capace di entrare nel luogo del dolore, un esempio di trasmissibile positività umana, proprio in un momento in cui certi valori sono vergognosamente calpestati. Tuttavia, ritornando alla nostra realtà, possiamo dire che avremo tempo di scrivere di calciomercato, dell’acquisto di Anelka da parte della Juventus, del suo pareggio casalingo contro il Genoa, delle critiche per un rigore non dato e di altre cose che competono il mondo del giornalismo sportivo. Oggi, concediamoci un momento di riflessione, di silenzio, di rispetto verso chi ha perso la vita in maniera assurda quanto atroce. Questa volta è la Shoah che ci ha insegnato a scrivere una pagina indelebile di ricordi e di brutalità dell’uomo che va oltre l’importanza di un pallone che gira in mezzo a un campo di calcio. <br><br> Salvino Cavallaro <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711valletti.jpgSiNshoah-il-ricordo-di-ferdinando-valletti-ex-mediano-del-milan-1010138.htmSi100451001,02,03,06,07030158
1091010107NewsCalciomercatoCalciomercato Parma, ag. Amauri: «Vuole restare»20130124161217parma, amauriParma AmauriA Radio Crc nella trasmissione "Si gonfia la rete" è intervenuto Giampiero Pocetta, procuratore dell'attaccante del Parma Amauri, accostato anche all' Hoffenheim nelle ultime ore di mercato: "Domenica Amauri sarà un avversario del Napoli, ci sono degli interessamenti per il mio assistito ma credo che il rapporto col Parma difficilmente si potrà interrompere. Ad oggi Amauri è un giocatore del Parma, il mio assistito si trova bene a parma e la società non vuole provarsi del giocatore".C1007650adm001adm0011622717_w2.jpgSiNparma-agente-amauri-vuole-restare-1010107.htmSiT1000016100075701,02,03,08030393
1101010103NewsCampionatiAgnelli, e la passione per calcio20130124123429agnelliAgnelliSarebbe sin troppo semplice e forse retorico raccontare l’Avvocato Agnelli, a dieci anni dalla sua scomparsa. Perché tutti quelli che lo hanno conosciuto personalmente e pure quelli che non lo hanno fatto, possono tratteggiarne un profilo di uomo di potere, mosso da stile, buon senso ed educazione. Caratteristiche che negli uomini di grande influenza odierni, in ogni contesto, è difficile ritrovare in una stessa persona. Eppure l’Avvocato ha saputo conquistare il cuore dei tifosi della sua Juve, i taccuini dei giornalisti pronti a catturarne i preziosi aforismi, ha saputo far tacere gli avversari con garbo e mai alzando i toni. E’ stato certamente, con Boniperti, la vera icona di stile dell’era post bellica in seno alla società più titolata e forse più amata in Italia. “La Juve è per me l'amo¬re di una vita intera, motivo di gioia e orgoglio, ma anche di delusione e frustrazione, comunque emozioni forti, come può dare una vera e infinita storia d'amore.” Non era una semplice squadra da gestire, una azienda da amministrare o da cui trarre profitto. Era un motivo di vita. Una vita di cui hanno fatto parte uomini, ma anche e soprattutto giocatori di talento. Quelli che più hanno saputo conquistare il cuore di un vecchio leone innamorato del bello. Per questo Pelè, Platini, Maradona, Baggio o Del Piero sono stati di volta in volta protagonisti delle dichiarazioni d’amore per il calcio dell’Avvocato. Perché hanno rappresentato la sensazione estetica più pura di uno sport che muove dal talento. Ma che dell’Avvocato, qualsiasi fede calcistica si professi, oggi può sentire la mancanza. Perché non sapeva solo vincere. Aveva una qualità, tra le altre, rara. Rarissima. Sapeva perdere. Come quando il giorno dopo la finale di Coppa dei Campioni, stagione 1982-1983, tra Amburgo e Juventus terminata 1 a 0 per gli avversari teutonici dei bianconeri, l’Avvocato candidamente disse: “Non è successo niente, questi tedeschi ci hanno insegnato a leggere e a scrivere.” <br><br> Gabriele Cavallaro<br><br>C1007650adm001adm001agnelli-6.jpgSiNagnelli-e-la-passione-per-il-calcio-1010103.htmSiT1000007100075701,02,03,06030215
1111010102NewsEditorialeL`Avvocato Agnelli, dieci anni dopo la scomparsa20130124093158calcioSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine Sembra ieri, eppure sono già trascorsi dieci anni dalla morte dell’Avvocato Agnelli. Un personaggio unico, per certi versi irripetibile. Chissà perché quando pensiamo a grandi personaggi della storia, ci convinciamo quasi che essi siano eterni, che non debbano mai finire come i comuni mortali, proprio come se avessero il tallone d’Achille. E, invece, nulla è per sempre, uomini illustri come persone comuni. Tuttavia, nell’immaginario collettivo di sempre, ci capita spesso di vedere accostati personaggi di ieri che hanno fatto la storia di questo nostro Paese, ad altri di oggi. E così, partendo da Valentino Mazzola, Pelè, Maradona, Bartali, Coppi, Pantani, oppure altri personaggi dalla grande levatura culturale e politica che hanno lasciato un’impronta indelebile nel mondo, li vediamo paragonati ai personaggi contemporanei. Siamo convinti che questo modo di pensare non sia corretto e che il paragone non sia proponibile proprio perché i grandi personaggi del passato sono vissuti in epoche diverse, con concezioni culturali e tecnologie che rispecchiavano quel contesto di vita. Ma Gianni Agnelli, se visto come figura imprenditoriale o come presidente della Juventus, non ha eguali. Si può ricordare come Signor Fiat oppure come illustre, storico leader di tutti i tempi della Vecchia Signora del Calcio Italiano: non fa differenza. Gianni Agnelli, infatti, è stato emblema di non solo Fiat ma anche di pallone vestito di bianconero. E, dopo, essere stato la mente indiscussa di quell’Italia legata al boom dell’industrializzazione e del benessere economico, ha dato per anni un segno indelebile di capacità, competenza e conduzione dirigenziale di quel pallone torinese diventato poi grande in tutto il mondo. Erano gli anni in cui la Juve vinceva sempre e non aveva rivali in Italia perché mieteva scudetti in continuazione. Una storia di alta aristocrazia, quella della casata Agnelli, che si lega a quel football vissuto tra romanticismo e passioni senza limiti. Conosciuto come “l’Avvocato”, per essersi laureato in Giurisprudenza senza tuttavia avere mai esercitato la professione, Gianni Agnelli rappresentò la figura più importante e prestigiosa dell’economia italiana. Fu il simbolo del capitalismo durante la seconda metà del XX secolo. Uomo colto, di grande eleganza e dotato di umorismo, fu personaggio molto amato anche all’estero per aver intrapreso rapporti non solo commerciali con i grandi e autorevoli personaggi d’allora come Henry Kissinger, celebre politico statunitense di origine tedesca. Ma era il pallone che l’appassionava, era quella casacca bianconera che penetrava i suoi pensieri legati allo sport. E, pur evitando di cadere nella facile retorica di sentimenti e paragoni, ci piace pensare l’Avvocato Agnelli seduto oggi in tribuna allo Juventus Stadium per assistere al gioco e alle vittorie della nuova Juventus. E chissà cosa direbbe della tattica voluta da Antonio Conte, chissà se anch’egli penserebbe che a questa Juve manca un top player, chissà come giudicherebbe l’operato di suo nipote Andrea che ha “licenziato” anzitempo “Pinturicchio” Del Piero e cosa penserebbe del prolungamento del contratto a Gigi Buffon fino al 2015. Già, chissà! Mai nessuno potrà dircelo, perché lui ha vissuto un’altra realtà, un’altra Juve e, soprattutto, un’altra Fiat. E poi, con i sé e con i ma…… non c’è mai stata una risposta concreta a nulla!&nbsp; <br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNl-avvocato-agnelli-dicei-anni-dalla-scomparsa-1010102.htmSiT1000007100451001,02,03,06030230
1121010094NewsCoppeCoppa d`Africa, il punto dopo la prima giornata20130123102618Coppa d`Africa delle NazioniIl punto dopo la prima giornataLa&nbsp;29a edizione della African Cup of Nations, massima competizione africana per Nazionali ha già preso il via da quattro giorni e ha visto già disputarsi&nbsp;la prima giornata dei quattro gironi finali.&nbsp;E' un'edizione quanto mai particolare, perchè per la prima volta nella storia, da quando ebbe inizio in Sudan nel 1957, la&nbsp;competizione si ripete per due anni di fila. Il motivo è&nbsp; semplice: gli organizzatori, d'accordo con la FIFA, hanno deciso di non far più coincidere la competizioni in annate&nbsp;nelle quali si disputano&nbsp;anche i Campionati del Mondo.<BR>Va fatta anche un'altra precisazione, ovvero che l'edizione 2013 avrebbe dovuto essere giocata originariamente in Libia, ma i fatti degli ultimi anni (che nulla hanno a che fare con lo sport) hanno ovviamente portato la Federazione africana a cambiare il Paese ospitante e a scegliere il SudAfrica come paese ospitante.<BR><BR>Analizziamo, dunque, i gironi.<BR><BR>Il Gruppo A&nbsp;è composto dai padroni di casa del Sudafrica, dal Marocco e dall' Angola, che sono due vere e proprie mine vaganti visto che la nazionale marocchina ha tanti giocatori di classe e l'Angola è la classica nazionale di cui nessuno parla ma che alla fine ottiene sempre buoni risultati, e, infine, da Capo&nbsp;Verde, cenerentola della competizione alla sua prima partecipazione alla fase finale.&nbsp;Tutto ciò è stato in parte confermato dalla prima giornata che ha registrato due pareggi ad occhiali negli incontri SudAfrica-Capo Verde e Angola-Marocco. Nulla di fatto, quindi, e tutte&nbsp;con 1 punto.<BR><BR>Nel Gruppo B la grande favorita è senza dubbio il Ghana, grande delusa dell'edizione dell'&nbsp;anno scorso&nbsp;quando tutti la davano come favorita per trionfare in Guinea Equatoriale. Le avversarie del girone eliminatorio sono&nbsp;il Mali, la Repubblica Democratica del Congo e il&nbsp;Niger. Il Mali, reduce dal terzo posto dello scorso anno, può contare su una squadra esperta composta da giocatori impegnati regolarmente in Europa; il Congo è una outsider che&nbsp;ha sorpreso tutti per&nbsp;il grande&nbsp;potenziale offensivo e per&nbsp;i notevoli margini&nbsp;di miglioramento .&nbsp;Infine il Niger, che è alla sua seconda storica partecipazione e non dovrebbe avere alcuna possibilità di passare il turno. Dopo la prima giornata la favorita Ghana compie un mezzo passo falso pareggiando 2-2 contro il Congo, che è stato capace di rimontare due gol alle Black Stars. In testa al gruppo, dunque, si ritrova il Mali vittorioso di misura sul Niger.<BR><BR>Nel gruppo C troviamo&nbsp;i campioni in carica dello Zambia e, finalmente, la Nigeria, tornata ad alti livelli ed imbattuta da un anno sotto la guida tecnica di Keshi.&nbsp;Attenzione particolare merita&nbsp;il Burkina Faso, indicata dagli esperti&nbsp;come una delle&nbsp;nazionali in ascesa del panorama africano. Infine l'Etiopia, che torna in Coppa d'Africa dopo l'ultima partecipazione datata&nbsp;1982. Anche qui, come nel gruppo A, tutti pareggi(1-1)&nbsp;nella prima uscita e quindi tutte con un punto.<BR><BR>Nel gruppo D troviamo la vera grande favorita per la vittoria finale,&nbsp;ovvero la&nbsp;Costa d'Avorio di Didier Drogba. Le sue avversarie di girone&nbsp;sono l'Algeria, la Tunisia e il Togo, vincitore nel 2010. E proprio ieri la Costa d'Avorio ha sconfitto il Togo per 2-1 grazie ai gol di Yaya Tourè e Gervinho, mentre la Tunisia ha fatto suo, di misura,&nbsp;il derby del Maghreb contro l'Algeria grazie a un gol alla "Del Piero" al minuto 90 di Youssef M'Sakni, festeggiato come un vero e proprio eroe nazionale.<BR><BR>Tutti i gol e gli highlights su: <A href="http://livehighlights24.wordpress.com/category/african-cup-2013/">http://livehighlights24.wordpress.com/category/african-cup-2013/</A><BR><BR>Sud AfricaFL0411FL0411ma.jpgSiNcoppa-d-africa-il-punto-dopo-la-prima-giornata-1010094.htmSi100427901,02,03010277
1131010047NewsCampionatiSydney, Del Piero si esalta: è poker contro il Wellington20130119121049sydney, del pieroSydney Del PieroL'ex campione della Juve si esalta, quattro reti per lui,&nbsp;col suo Sydney e contribuisce alla larga vittoria per 7-1 contro il Wellington, regalando sprazzi di gran classe. <br><br> Gli Sky Blues, al secondo successo consecutivo, salgono a 20 punti in classifica e tornano in corsa per i playoff dopo un avvio di stagione disastroso.<BR><br><br>C1007650adm001adm001del-piero-sydney-3-e1349513808391.jpgSiNsydney-del-piero-si-esalta-e-poker-contro-il-wellington-1010047.htmSiT1000007100075701,02,03,06030208
1141010016NewsCampionatiCatania, e se vincesse anche in trasferta?20130114200644cataniaCataniaC’è una frase storica che in passato aveva avuto molto successo dal punto di vista mediatico. Ricordate il buon Maurizio Mosca quando disperatamente, passandosi le mani tra i capelli, diceva: “Ah, come gioca Del Piero!”. Ebbene, noi quella frase vogliamo interpretarla in maniera diversa e dedicarla al Catania di oggi: “Ah, Se il Catania vincesse anche in trasferta….!”. La squadra di Rolando Maran non finisce davvero di stupire tutti. Le vittorie interne del Catania hanno il sapore della conquista ottenuta con carattere dal collettivo. Tuttavia, non sempre le prestazioni degli etnei sono da ritenersi spettacolari sotto il profilo della linearità del gioco ma nulla può essere disconosciuto se l’analisi di questo Catania si riassume su basi inerenti la sostanza, la determinazione, il cinismo e la voglia di non mollare mai. Grande merito è da accreditare a Maran, un allenatore umile ma concreto nel suo agire di schemi tattici e atletici. I suoi ragazzi, poi, lo seguono con fiducia, sicuri come sono che i suoi insegnamenti sono in grado di dare le giuste soddisfazioni. E così, ogni domenica, assistiamo a un Catania diverso e, comunque, mai eguale a quello visto tra le proprie mura. Una metamorfosi incredibile che è di difficile analisi, ma che, alla luce dei fatti è giusto sviscerarne i motivi. Secondo un nostro parere, il Catania ha grandi possibilità di crescita perché, dopo avere superato la filosofia di squadra con la mentalità di chi deve lottare per salvarsi, ha assunto una connotazione più consona alle proprie aspirazioni di compagine matura per il grande salto verso l’Europa. Ma, come dicevamo, per far questo è indispensabile la continuità di risultati, in casa e fuori. La squadra di Antonino Pulvirenti, Sergio Gasparin e Rolando Maran, se, come ci auspichiamo, non sarà indebolita quest’estate con la vendita dei suoi giocatori più rappresentativi, deve fin da subito avere un atteggiamento offensivo e carico di autostima anche fuori dal Massimino. La condizione psicologica capace di imprimere il proprio gioco in casa non può rivoluzionarsi fuori dalle proprie mura con un atteggiamento attendista e poco proficuo. La vera natura della squadra di Maran è sì quella di sapere aspettare l’avversario per poi colpirlo in contropiede, ma è anche quella di sapere imprimere il proprio gioco con chiarezza di idee, aggressività e pressing alto. E allora, perché non utilizzarlo anche fuori casa? Certo, in campo ci sono anche le avversarie che non ti concedono di esprimere il tuo gioco, ma in casa non è lo stesso? E’ vero che il Catania può vantare di una tifoseria calda, capace di essere il dodicesimo giocatore in campo, ma non può essere solo questo il segreto del Catania cinico e bello che vediamo in casa. Nel calcio si nasce, si cresce e si vola. Oggi il Catania è davvero cresciuto in tutti i suoi reparti occupati da validi argentini fino a ieri sconosciuti, ma anche di sorprese come l’evergreen Le Grottaglie e come Lodi, splendida espressione dello scacchiere del centrocampo etneo. Quindi, a prescindere dalle motivazione che presto o tardi porteranno il Catania a maturare l’dea di far parte dell’ambito del calcio europeo, rivolgiamo al presidente Pulvirenti l’invito a stringere i denti dal punto di vista economico e di non smembrare un Catania che è stato costruito a fatica negli anni, con duttilità, giusta programmazione e chiarezza di idee. Proprio adesso che è nel “bel mezzo del cammin di nostra vita……” il Catania non vuol ritrovarsi in “una selva oscura…”.&nbsp; <BR><BR>Salvino Cavallaro <BR><BR><BR>C1007650FL0711FL0711barrientos500.jpgSiNcatania-e-se-vincesse-anche-in-trasferta-1010016.htmSiT1000014100451001,02,03,09030189
1151009992NewsCampionatiSerie A Torino-Siena:obiettivo salvezza20130113095944Serie AProbabili formazioni&nbsp;<br><br> I problemi in difesa per Giampiero Ventura, che dovrà fare a meno di&nbsp;Darmian e Glik squalificati. Al loro posto dovrebbe&nbsp;schierare D'Ambrosio e Di Cesare. Rispetto all'incontro col&nbsp;Catania è probabile l'inserimento di Brighi in mezzo al campo al posto di Gazzi&nbsp;anche lui fermato dai troppi cartellini, e quello di Birsa come esterno sinistro d'attacco al posto di Vives.<br><br> A Iachini&nbsp;mancherà Calaiò, che&nbsp;è un giocatore&nbsp;del Napoli. Al suo posto, presumibilmente, ci&nbsp;sarà Bogdani ad affiancare Rosina in avanti, anche se Paolucci scalpita dopo&nbsp;la rete messa a segno&nbsp;contro il Milan. Mancherà anche l'esterno Angelo per squalifica, per cui&nbsp;Valiani dovrebbe occupare il suo posto grazie all'inserimento di Neto. A sinistra Del Grosso sembra favorito su Rubin.<br><br> Probabili formazioni<br><br> Torino (4-2-4): Gillet; D'Ambrosio, Di Cesare, Rodriguez, Caceres; Brighi, Basha; Cerci, Bianchi, Meggiorini, Birsa. All.: Ventura<br><br> Siena (3-5-2): Pegolo; Neto, Felipe, Paci; Valiani, Vergassola, D'Agostino, Bolzoni, Del Grosso; Bodgani, Rosina. All.: Iachini <br><br>TorinoFL0411FL0411rolando-bianchi.jpgSiNserie-a-torino-siena-probabili-formazioni-1009992.htmSi100427901,02,03010131
1161009967NewsCampionatiJuventus, ma è proprio vero che ha sbagliato solo Marchisio?20130110220758juventusJuventusCi sono storie nel calcio che si ripetono in maniera ciclica. Storie che riguardano il campo di calcio, ma anche situazioni talora incresciose che si ripetono e fanno polemica. Da poco tempo avevamo parlato di quel collega giornalista della Rai di Torino che, in un servizio fuori dallo Juventus Stadium, destinato al TGR Piemonte, aveva fatto una domanda a un tifoso bianconero che aveva suscitato giustamente clamore e disgusto perché offendeva chiaramente il popolo napoletano: ricordate? Oggi, a distanza di poco tempo, apprendiamo di un’altra situazione giornalistica atta alla provocazione: “C’è un giocatore in particolare che ti ispira una sana vena di antipatia?” e Marchisio risponde: “Non qualche faccia in particolare, ma una squadra, soprattutto dopo le finali ruvide di Coppa Italia e di Supercoppa: il Napoli”.&nbsp; L’intervista pubblicata sul Corriere della Sera Style, ha ovviamente procurato un vespaio di polemiche. Verrebbe da dire “Marchisio, ma che dici ? Sei improvvisamente impazzito?”. Ma potremmo anche dire la stessa cosa al collega che, in maniera provocatoria, ha fatto una domanda a dir poco trabocchetto. Con tutto il rispetto e la benevolenza verso la categoria che mi vede partecipe, devo dire che il collega, di cui non conosco il nome, non può fare simili domande al suo interlocutore e, il suo intervistato non può neanche cadere così facilmente nel tranello della provocazione gratuita. Fin da quando abbiamo preso la tessera di giornalisti, dopo tanta gavetta, abbiamo imparato che in questo particolare settore dell’informazione, esiste un codice etico che non può essere dimenticato e, soprattutto, non appartiene a mode imposte dalle nuove generazioni. A noi hanno insegnato che essere giornalista, significa dare un apporto d’informazione e comunicazione corretta che va al di là di ogni interesse personale o scoop che dir si voglia. C’è una deontologia professionale da rispettare e, questa, non la si può disconoscere. Ritornando al fatto in questione, ci sembra che l’errore marchiano è da imputare in egual misura ad entrambi, giornalista e interlocutore. E’vero, Marchisio avrebbe dovuto non dare una simile risposta come se fosse un vero e proprio ingenuo del pallone che non ha mai incontrato un giornalista e, il collega poteva, anzi doveva, risparmiare la sibillina domanda che nascondeva insidie di vasta e stucchevole polemica. Pur non volendo insegnare nulla a nessuna, ci pare davvero che trovandosi davanti a un calciatore importante come Marchisio, si dovevano preparare domande consone alla curiosità legittima ma mai morbosa, dei tifosi e degli appassionati di calcio. Nei nostri numerosi incontri con calciatori, ex calciatori, dirigenti, arbitri, abbiamo sempre pensato che attraverso l’intervista si può dare un contributo sociale promuovendo l’esempio e la messa in atto di valori etici e sportivi. In altre parole, abbiamo sempre creduto che il giornalista che si trova faccia a faccia davanti a un calciatore o altro interlocutore importante, deve interpretare attraverso la propria sensibilità ciò che il lettore vorrebbe chiedere se lì, in quel preciso momento, al posto del giornalista ci fosse lui. In quel caso, è un servizio che si fa nel rispetto del lettore e del tifoso che non ha bisogno di essere istigato alla diatriba e alla violenza, ma ha bisogna di conoscere il campione, la sua storia, l’uomo che c’è in lui, e il sogno di tanti giovani che desiderano emularne le gesta. Ricordo Alessandro Del Piero in una delle tante profonde interviste rilasciate a noi giornalisti ai tempi in cui i giovani buttavano le pietre dai cavalcavia delle autostrade. Ebbene, attraverso quell’intervista fatta a uno dei calciatori più esemplari di tutti i tempi, ci fu un messaggio sociale a tanti giovani, parole non fatue e banali ma penetranti, capaci di entrare nell’anima, far riflettere e toccare le coscienze. Ma v’immaginate se in quell’occasione fosse stata fatta a Del Piero, da qualcuno di noi, la stessa domanda che è stata fatta a Marchisio? Non siamo indignati, credete, ormai non ci meravigliamo più di nulla in questo mondo del pallone in cui si parla e si scrive sempre meno di fatti tecnici, dell’emozione di un gol, di una vittoria o di una sconfitta, tuttavia, riteniamo opportuno precisare che se noi giornalisti siamo responsabili di ciò che diciamo e scriviamo, è altresì vero che anche i nostri interlocutori devono essere messaggeri di fair play.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711marchisio.jpgSiNjuventus-ma-e-proprio-vero-che-ha-sbagliato-solo-marchisio-1009967.htmSiT1000007100451001,02,03,06,08030247
1171009949NewsCampionatiMarchisio contro il Napoli: «provo antipatia verso di loro»20130110165712marchisio«Quando me li trovo di fronte mi scatta qualcosa«Claudio Marchisio non le manda a dire e, provocando probabilmente una piccola bufera, attacca il Napoli: <br><br> <EM>"Dopo quelle finali ruvide provo antipatia verso l'intera squadra napoletana. Quando me li trovo di fronte scatta qualcosa": </EM>queste le parole del "Principino" sulla squadra partenopea.<br><br> L'intervista, rilasciata a Style, poi è continuata parlando dei suoi idoli<EM>: "Gerrard, Maldini, Javier Zanetti e Del Piero. Loro sono i migliori gentleman sul campo" </EM><br><br>C1007650FL0141FL0141claudio+marchisio+fc+juventus+v+ssc+napoli+0kjhxgyo8pkl.jpgSiNmarchisio-contro-il-napoli-provo-antipatia-verso-di-loro-1009949.htmNoT1000007,T1000017100205001,02,03,06,08030247
1181009890NewsCalcio EsteroLa voce dei calciatori e il rovescio di Sir Football20130105152827calcio inglese, droga, combine, razzismo, sondaggio, stipendi, calciomercato, Dalla droga al razzismo: il lato vizioso del calcio inglese in un sondaggio.&nbsp;Il calcio d'Oltremanica che conosciamo è&nbsp;quello dei trasferimenti ad otto cifre, dei <STRONG>Top Player</STRONG>, dei club manager, dei cinque <STRONG>derby</STRONG> londinesi. Un paradiso terrestre per ogni appassionato, fatto di stadi moderni, di proprietà e soprattutto pieni. La <STRONG>Gran Bretagna</STRONG> ha incoronato <STRONG>Mr. Football</STRONG>, in virtù della ultracentenaria tradizione pallonara nata proprio nel cuore della <EM>Big Smoke</EM> ottocentesca. E' così il più popolare degli sport diventa<STRONG> Sir Football</STRONG>, conquistando il rispetto dei borghesi - che ogni domenica vanno a fargli visita, non risparmiandosi nemmeno durante la settimana di Natale - e degli stranieri, che guardano a lui con timore e riverenza. Ma cosa accade se si rivela fondato&nbsp;il sospetto che il baronetto rampante abbia delle macchie sotto l'impeccabile tenuta? A mostrare il rovescio sporco è oggi il magazine <EM>FourFourTwo</EM>, che ha realizzato un sondaggio&nbsp;riportante tutti i vizi del calcio inglese. Il campione d'indagine è stato composto da calciatori professionisti: 11 di loro militano in <STRONG>Premier League</STRONG>, 29 in <STRONG>Championship</STRONG>, 18 in<STRONG> League One</STRONG>, 31 in<STRONG> League Two</STRONG> e 11 nella <STRONG>Scottish Premier League</STRONG>, la massima divisione del calcio scozzese. Gli interpellati, in forma anonima,&nbsp;hanno risposto a ventisette domande riguardanti l'ambiente calcistico. Il problema&nbsp;riscontrato dalla maggior parte di&nbsp;loro è la <STRONG>depressione</STRONG> nell'ambiente professionale. Secondo il 78%&nbsp;molti&nbsp;si rifugiano nell'alcol e nelle droghe a scopo "ricreativo".&nbsp;La metà di essi&nbsp;ha rivelato che l'assunzione&nbsp;di stupefacenti è&nbsp;diffusa&nbsp;soprattutto nei periodi di vacanza, in cui i controlli antidoping si allentano. A&nbsp;volte sono proprio le società a procurare la droga: "Durante una trasferta di fine stagione il presidente&nbsp;ha comprato roba per tutti" dichiara un difensore scozzese.&nbsp;Secondo molti&nbsp;degli intervistati&nbsp;la cocaina non influenza le prestazioni sul campo; d'altra parte solo il 14% ammette l'esistenza di doping e combine. <br><br> Non solo partite e prestazioni truccate. Tra le tematiche trattate anche il comportamento professionale e privato. Un quinto degli interpellati ritiene che se un collega rivelasse la sua <STRONG>omosessualità</STRONG> verrebbe emarginato.&nbsp;Il 26%&nbsp;ammette di aver sentito <STRONG>insulti</STRONG> a sfondo razziale&nbsp;durante un match, in un campionato - la Premier League - nel quale il 63,9% dei calciatori non è inglese. A tal proposito, poco meno della metà considera eccessivo il numero degli stranieri nel calcio britannico. <br><br> La <STRONG>fedeltà</STRONG> alla maglia diventa un optional: il 54% non seguirebbe l'esempio di <STRONG>Zanetti</STRONG> o <STRONG>Del Piero</STRONG>, ritenendo che restare legati ad un solo club per tutta la carriera, o per la maggior parte di essa, sia roba d'altri tempi. Colpa del denaro? Il 63% ritiene che le cifre del calciomercato siano ormai fuori controllo, ma solo un quinto degli interpellati sarebbe disposto ad abbassare gli <STRONG>stipendi</STRONG>.&nbsp;Mentre il 70%&nbsp;si dichiara&nbsp;machiavellicamente disposto a <STRONG>simulare</STRONG> pur di ottenere un calcio di rigore.<br><br> Insomma, la schiettezza a volte può far male, ma rappresenta un'occasione per ripartire.&nbsp;Il quadro&nbsp;generale è piuttosto chiaro: troppi interessi economici, poco spirito sportivo e un disagio psichico di fondo,&nbsp;causato anche da&nbsp;un'esagerata mole di aspettative che travolge soprattutto i più giovani. Pochi semplici puntelli su cui basarsi per ripulire la giacca di Sir Football, dalla trasparenza all'educazione sportiva. Vale davvero la pena di barattare una convocazione in <STRONG>nazionale</STRONG> con un buono stipendio? Per il 51% dei calciatori&nbsp;sì. Allora bisogna chiedersi se davvero non sia stato travisato il senso del calcio, quello che <STRONG>Johan Cruijff</STRONG> identificava semplicemente con "la vittoria del migliore in campo, indipendentemente dalla storia, dal prestigio o dal budget". E' per questo che ci rivolgiamo a lei, Sir; per poter&nbsp;ritornare a questi&nbsp;ideali.&nbsp;Avanti, ci stupisca ancora. Stavolta in bene, però.<br><br>FL0435FL0435premier-league-4.jpgSiNla-voce-dei-calciatori-e-il-rovescio-di-sir-football-1009890.htmSi100612201,02,03030158
1191009859NewsCampionatiMario Giordano: «I giovani ormai preferiscono il calcio estero a quello italiano. Continuo la mia battaglia contro le caste»20130101213008giordanoMario Giordano Giornalista, scrittore e direttore della rete televisiva all – news TGcom24, Mario Giordano è anche conosciuto per essere intenditore di calcio (sport che ama profondamente) ma, soprattutto, per essere un grande tifoso del Toro, la sua squadra del cuore. Nato ad Alessandria nel 1966, Mario Giordano è laureato in Scienze Politiche. Sposato con 4 figli, inizia la sua carriera di giornalista a Torino presso la redazione del “Nostro Tempo”, settimanale diocesano, fino poi ad approdare a “Il Giornale” di Vittorio Feltri. Quello, fu un passaggio importante per la carriera e la formazione giornalistica di Mario Giordano. Infatti, a seguire, è stato direttore di “Studio Aperto”, il Tg di Italia 1 e poi è ritornato alla redazione de “Il Giornale”, questa volta nelle vesti di direttore. Il resto è storia recente, una storia di giornalista e scrittore che fa emergere il grande spessore e la qualità culturale dell’uomo. Oggi lo intervistiamo in esclusiva per Il Calcio 24.Com, toccando temi calcistici granata del “suo” Toro, non dimenticando, al contempo, la realtà attuale del mondo del pallone nostrano, i cui problemi, spesso, sono riflessi dall’andamento difficoltoso della nostra vita politica, economica e sociale. <BR><BR>Direttore buongiorno. Grazie di avere acconsentito a questa intervista esclusiva per “IlCalcio24. Com”.<BR>“Grazie, a voi”.<BR><BR>Vogliamo fare un primo bilancio sul campionato di calcio di Serie A sin qui svolto?<BR>“Ci si aspettava un campionato sottotono, rispetto a quelli che eravamo abituati a vedere negli ultimi anni, e così è stato. Evidentemente la crisi si fa sentire anche sui campi di calcio. Diciamo che non abbiamo visto, almeno fino ad oggi, un grandissimo campionato fatto da grandi campioni. Vedo mio figlio, in particolare, che tende a fuggire dal nostro calcio appassionandosi alle partite del calcio estero. Questo non mi sembra un bel segno per il nostro pallone, che non riesce ad appassionare i giovani. Per il resto, vedo la Juventus indirizzata alla vittoria finale, lasciando agli altri la lotta per entrare in Champions League, che mi pare ancora molto aperta. Poi, c’è il gruppetto di squadre (cui noi del Toro siamo purtroppo coinvolti) che vede la lotta per non retrocedere”.<BR><BR>Parlando di calcio spettacolo redditizio, quale squadra secondo lei esprime meglio questo concetto?<BR>“Anche se da tifoso del Toro mi è difficile ammetterlo, devo dire per onestà intellettuale, che la Juve è la squadra che esprime meglio di tutte certi concetti di calcio spettacolo e continuità. Tuttavia, mi pare che anche la Fiorentina di Montella, nonostante la mancanza per lungo tempo di Jovetic, suo giocatore più rappresentativo, ha saputo dare sprazzi di bel gioco ma, al pari della Roma di Zeman, manca ancora di continuità”.<BR><BR>E veniamo al “suo” Toro. Lei è contento o solo moderatamente soddisfatto dell’andamento in campionato della squadra granata?<BR>“Dico sempre che bisogna scindere la ragione dal cuore, perché se si ragiona col cuore, il tifoso del Toro non può essere contento di avere vinto con il Chievo e avere raggiunto quota 20 punti conquistati sul campo, (ricordiamo che il Toro è partito con 1 punto di penalizzazione per effetto del calcio scommesse). Il posto del Toro non può essere questo. Chi, come me, ha vissuto le vittorie del Torino dell’ultimo scudetto (ricordo che avevo 10 anni) e continua a vivere la straordinaria storia degli “Invincibili”, non può essere soddisfatto di tale situazione, perché pensa col cuore. La ragione, invece, come sostiene il presidente Cairo, ci dice che la vittoria sul Chievo deve farci riflettere sull’importanza di avere messo un mattoncino in più per la salvezza e, soprattutto, di averci dato la consapevolezza di un Toro cinico e reattivo che, di fronte al rischio di abbandonarsi a un periodo di crisi di risultati, ha saputo rispolverare la sua vera entità di squadra aggressiva. Questo, ci deve far sperare in bene per il prossimo futuro e, soprattutto, dobbiamo dare merito al lavoro di Giampiero Ventura”.<BR><BR>Che cosa pensa quando vede il mega Stadium della Juve e lo mette in contrapposizione con i ruderi vergognosi e desolanti del mitico stadio Filadelfia?<BR>“Dicevo ad alcuni amici che, siccome vivo a Milano, quando prendo la tangenziale di Torino e vedo la segnalazione per lo Juventus Stadium, mi si torcono le budella. Premetto che io non ci sono mai entrato, ma coloro i quali l’hanno fatto, mi riferiscono di uno stadio molto bello. Questo mi fa arrabbiare ancora di più, perché è inimmaginabile che Torino non abbia lo stadio del Toro. Il Filadelfia era qualcosa di più che uno stadio. Non dico delle banalità ma delle cose che i tifosi del Toro sanno benissimo. Io, che ho avuto la fortuna di iniziare la mia carriera di aspirante giornalista alle prime armi, ho vissuto e respirato il sapore di quelle stanze, di quel luogo che era un qualcosa di più che un posto fisico, ma la casa della storia e dei valori calcistici e umani perpetrati nel tempo”.<BR><BR>Possiamo dire che questi preziosi concetti, ripetuti mille volte nel tempo, possono essere percepiti e capiti soltanto dai tifosi del Toro?<BR>“Premetto che queste frasi possono sembrare apparentemente retoriche. Tuttavia, chi ha vissuto il Torino, chi ha frequentato quelle stanze e le mura dello spogliatoio, sa che non sono parole vuote ma qualcosa che appartiene all’anima. Sono cose che non centrano nulla con la vittoria della squadra. Si tratta di un qualcosa di molto più concreto. L’odore di quegli stanzoni, la memoria, i ragazzini che sostavano nell’attesa di vedere i giocatori da vicino, era tutto molto importante. Oggi, l’Olimpico di Torino, con i suoi mille difetti strutturali e la vicinanza dei ruderi del mitico Fila, non può essere considerato il vero stadio del Toro; manca l’anima. E, intanto, la Juve si gode il suo bellissimo Stadium……!”<BR><BR>Direttore, due anni fa, in occasione della contestazione del popolo granata nei confronti del presidente Cairo, lei disse: ” Se fossi in lui, andrei via e venderei il Toro”. Oggi, la pensa ancora così?<BR>“ Penso che Cairo non abbia guadagnato nulla dal Toro e che si sia preso alcune palate di me…. dai tifosi, in maniera assolutamente gratuita. Non ho mai negato che abbia commesso degli errori di gestione. Tuttavia, è innegabile che abbia messo del denaro di tasca sua, pagando regolarmente gli stipendi e non lasciando alcun debito. E questo, in considerazione delle difficoltà economiche in cui viviamo, non è cosa da poco. Per questo avevo sostenuto quella tesi, anche per rafforzare l’idea di tenersi stretto questo presidente, senza sperare in maniera velleitaria nell’arrivo del “cavaliere bianco” che, con la bacchetta magica, possa risolvere tutto. Proprio in questo momento in cui anche l’Inter di Moratti, che in passato comprava i campioni del mondo, adesso si limita ad acquistare Rocchi dalla Lazio a costo zero. Tutto ciò deve farci riflettere attentamente”.<BR><BR>Il Toro in ritiro a Ragusa. Che cosa pensa di questa idea della società granata di svernare in Sicilia?<BR>“ Sono molto contento che il Toro abbia deciso di fare un ritiro in Sicilia, dove so che ci sono molti tifosi granata. Certo, meglio in Italia piuttosto che a Dubai, anche se, il Torino, non ha purtroppo quell’importanza tale da interessare commercialmente una grande struttura come quella degli Emirati Arabi. Detto questo, devo dire che questi raduni non mi piacciono molto, perché spezzettano in maniera esagerata il campionato, facendo perdere continuità”.<BR><BR>Direttore, ma qual è oggi il vero significato di tifare per il Toro?<BR>“Quello di partire in una situazione di svantaggio e, alla fine, riuscire a rimontare. Il messaggio del Toro è racchiuso tutto qui. Chi tifa Toro sa di non partire benedetto dall’alto della fortuna, dagli arbitri e dalla sorte. Parte sempre in una posizione di svantaggio, ma ha la grinta, la voglia e la capacità di sovvertire ogni pronostico negativo ”.<BR><BR>Se potesse cambiare qualcosa nel calcio di oggi, cosa cambierebbe?<BR>“Cambierei tantissime cose, nel senso che il calcio di oggi mi fa venire tanta nostalgia di quello di ieri. Intanto comincerei a togliere i cinque arbitri in campo che mi sembrano davvero inutili. Poi toglierei l’abitudine di scendere in campo con la seconda o terza maglia, quando proprio non è necessaria. E, non ultimo, come filosofia generale, darei al campionato più continuità, lasciando spazio al calciomercato, esclusivamente nei mesi estivi. E’ una maniera come un’altra, per sognare un calcio più giocato e meno chiacchierato”.<BR><BR>Direttore, che cosa butterebbe via del vecchio anno 2012 e cosa si augura per il nuovo 2013?<BR>“ Avendo passato buona parte della mia vita professionale pensando di continuare a dedicarla alla lotta contro le sanguisughe e le caste, ho notato che si sono continuati a perpetrare furti ai danni dei contribuenti in modo vergognoso. Penso agli scandali del Lazio, della Lombardia, delle Regioni, penso a quelli che compravano con i soldi pubblici, dal lecca lecca, al tosa erbe, alle serate in discoteca, alle vacanze ai Caraibi con la fidanzata. E, nonostante si siano denunciati questi fatti ripugnanti, si continua ad andare avanti imperterriti con questi vizi che offendono l’essere umano. Ecco, a proposito del nuovo anno 2013, chiederei un moto di ribellione per porre fine a questa indecenza che colpisce le famiglie, che fanno davvero fatica ad arrivare alla fine del mese e pagare le spese. Speriamo davvero che non si continuino più a perpetrare scandali e privilegi di questo genere”.<BR><BR>Per dovere di cronaca, riferiamo che a quest’ultima domanda la voce del direttore Mario Giordano ha assunto un tono pacato, serio, sicuro del proprio pensiero vissuto in maniera quasi sofferta. Un sentimento d’intima convinzione che gli fa onore ed esprime ancora una volta l’alto senso di umanità e di giustizia che alberga in lui.<BR><BR>Salvino Cavallaro <BR>&nbsp; <BR><BR><BR>C1007650FL0711FL0711giordano.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-mario-giordano-i-giovani-preferiscono-il-calcio-estero-continuo-la-lotta-alle-caste-1009859.htmSi100451001,02,03,04,06,070302215S
1201009845NewsCampionatiSpeciale 2012: 365 giorni di gioie e dolori20121231182014calcioEmozioni e polemiche di un anno indimenticabile di calcioSta per finire anche quest'anno solare: è stato un 2012 indimenticabile per più e più motivi. Ci siamo entusiasmati per l'Italia di Prandelli, indignati per calcioscommesse, commossi per la morte di Morosini: è stato l'anno dell'esodo dei nostri big dal nostro campionato, del gran ritorno alla vittoria della Juve, del trionfo in Champions del nostro Di Matteo, in Premier di Mancini e tanto altro: riviviamo insieme in questo Speciale di <EM>IlCalcio24</EM> dove raggruppiamo tutte le emozioni degli ultimi 365 giorni.<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>GENNAIO: <BR><BR>Pronti via, il 9 Gennaio, Leo Messi conquista il Pallone d'Oro. E' il suo terzo trionfo consecutivo. Come lui solo Cruijff, Van Basten e Platini. Alla fine dedica il trofeo a Xavi: <EM>"anche lui lo meritava di vincere".&nbsp; </EM>In Italia invece è tempo di calciomercato: Galliani chiude per Tevez, ricavando i soldi dalla cessione di Pato al Psg: Berlusconi però ci ripensa, tiene il Papero, e fa saltare tutto. La scelta non si rivelerà esattamente azzeccata. I rossoneri alla fine si consoleranno con Maxi Lopez in prestito dal Catania. Tra gli altri colpi l'Inter prende Guarin, la Juve Caceres, il Napoli Edu Vargas, mentre Thiago Motta vola al Psg.&nbsp;Il 15 Gennaio Diego Milito decide il derby: in panca in casa Inter siede Ranieri&nbsp;(subentrato da poco a Gasperini ndr) e il Principe sfrutta al meglio un erroraccio di Abate. Nerazzurri secondi dietro ad una Juve già tritatutto. In Inghilterra ritornano&nbsp;a casa due vecchietti coi piedi d'oro: Paul Scholes a Manchester, e Titì Henry all'Arsenal.<BR><BR>FEBBRAIO<BR><BR>Il secondo mese dell'anno parte col botto: Fabio Capello l'8 Febbraio si dimette dalla panchina dell'Inghilterra:&nbsp;il motivo scatenante è la revoca da parte della federazione della fascia di capitano a Terry, capitano per Don Fabio. Febbraio non lo gioca invece Zlatan Ibrahimovic: Milan-Napoli, Aronica&nbsp;attacca Nocerino dopo un fallo, Ibra&nbsp;gli rifila uno schiaffo e si becca tre punti saltando così il match scudetto con la Juve. Scontro che arriva il 24 Febbraio: è la partita dello scandalo, quella del gol&nbsp;di Muntari non visto dall'arbitro. Finisce 1-1 e&nbsp;le due squadre si pizzicheranno da qui alla fine del campionato&nbsp;su questa partita. Delude in campionato, ma vola in Champions il Napoli di Walter Mazzarri: i partenopei emozionano tutti e fanno innamorare l'Italia quando schiantano il Chelsea 3-1 al San Paolo grazie ai gol di Lavezzi e Cavani (doppietta)<BR><BR>MARZO<BR><BR>Muamba fa tremare l'Inghilterra: nel match del suo Bolton col Tottenham il giocatore si accascia a terra colpito da infarto. Decisivo l'utilizzo del defibrillatore che ha consentito che il calciatore arrivasse all'ospedale in gravissime condizioni si, ma ancora in vita. Il ragazzo ha da poco deciso di smenttere col calcio. In Italia la Juve è sempre più formidabile: cinque gol alla Fiorentina al Franchi e la consapevolezza di essere in grado di poter lottare fino alla fine. In Champions crollano Inter e Napoli: i nerazzurri perdono a Marsiglia 1-0 e vincono 2-1 a San Siro mentre i partenopei crollano 4-1 a Londra col Chelsea. Marzo intanto è anche il mese di Andrea Stramaccioni: la sua Inter Primavera vince la Next Generation (la Champions giovanile) e Moratti, dopo aver esonerato Ranieri, punta forte su di lui siedendolo sulla panchina della prima squadra.<BR><BR>APRILE<BR><BR>Questo è il mese dell'affondo decisivo della Juve e del sorpasso al Milan: i bianconeri tritano Napoli in casa e Palermo in trasferta, mentre i rossoneri prima si bloccano a Catania 1-1 e poi perdono incredibilmente 2-1 in casa con la Fiorentina. Decisivo il gol di Amauri, ex juventino. Aprile però è il mese più brutto di quest'anno per la terribile e assurda morte di Piermario Morosini: il calciatore al 31' del secondo tempo improvvisamente cade a terra colpito da infarto, l'autoambulanza tarda ad arrivare, i defibrillatori mancano e il Moro non ce la fa. Iniziano le polemiche, l'Italia si ferma, il mondo mostra solidarietà nei confronti dell'ex giocatore del Livorno e la sua maglia viene ritirata per sempre. Tornando al calcio giocato, in Spagna Mourinho e il suo Real espugnano il Camp Nou e volano verso la vittoria della Liga: anche in Champions i blaugrana crollano col Chelsea, che in finale troverà il Bayern Monaco che a sua volta ha battuto ai rigori il Real.<BR><BR>MAGGIO<BR><BR>Il mese inizia con la lite Ljaic-Rossi che fa il giro dell'Italia: è il 2 Maggio, il tecnico sostituisce il serbo con Olivera, lui la prende male, lo applaude e dice qualcosa all'allenatore, che non ci vede più lo aggredisce. Rossi a fine partita verrà esonerato dalla Fiorentina. Il 6 Maggio la Juve ritorna Campione d'Italia: i bianconeri battono il Cagliari in campo neutro e in contemporanea l'Inter disintegra nel derby il Milan. La settimana dopo in casa con la Juve è grande festa: Del Piero segna e saluta&nbsp;i suoi tifosi&nbsp;nel migliore dei modi. Lasciano&nbsp;tra le lacrime anche Inzaghi, Nesta e Seedorf.&nbsp;Cavani e Hamsik invece regalano la&nbsp;Coppa Italia alla Juve: battuti i bianconeri di Conte.&nbsp;All'estero Mancini vince la Premier, Di Matteo la Champions League. Si parte per le Nazionali: l'Europeo è in arrivo, ma non solo. Il 28 Maggio infatti ecco il colpo di scena: la Polizia irrompe a Coverciano con l'ordine di perquisire la camera di Mimmo Criscito, indagato per presunta combine insieme ai compagni Kaladze, Milanetto e Sculli. Prandelli ritiene che il giocatore non sia tranquillo e lo lascia a casa: convocato regolarmente Bonucci, indagato dalla procura di Bari. Esce fuori da un'altra indagine anche il nome di Antonio Conte: l'accua è quella di associazione a delinquere. <BR><BR>GIUGNO<BR><BR>Risalgno dal Purgatorio della Serie B il Toro e la Samp: assieme a loro il Pescara spettacolo di Zdenek Zeman, Verratti, Insigne e Immobile. Tutt'e quattro lasceranno la squadra a fine anno: il tecnico boemo ritorna a Roma tredici anni dopo. Iniziano intanto gli Europei: ci presentiamo con una squadra giovane su cui c'è tanta fiducia; le squadre da battere però sono la Germania e la Spagna: proprio con le Furie Rosse alla prima del torneo riusciamo a non perdere. Finisce 1-1, loro col tiqui taqua ci mettono in difficoltà. ma alla fine Totò Di Natale aggiusta le cose. Grazie alla Spagna e al mancato tra loro e la Croazia passiamo ai quarti dove troviamo l'Inghilterra, orfana di Capello da un pò di mesi: dominiamo il match ma non sblocchiamo il match. Si arriva ai rigori, Montolivo sbaglia, Pirlo segna di cucchiaio, Diamanti regala la semifinale. Tra noi e la finalissima c'è un solo ostacolo adesso: si chiama Germania, la solita avversaria di sempre, abbattuta però anche stavolta. Li dominiamo, Balotelli in 45' segna prima di testa e poi con una fucilata su cui Neur non può nulla. Nella ripresa meriteremmo di dilagare ma invece arriva allo scadere il 2-1 di Ozil su rigore: troppo tardi, è finale!<BR><BR>LUGLIO<BR><BR>1 Luglio: finale con la Spagna. Loro sono forti, però noi gli abbiamo tenuto testa nel girone: la nazione ci crede e quei ragazzi d'azzurro vestiti sono i nostri eroi. Il campo però dice tristemente altro: ci umiliano 4-0 e l'immagine finale di Balotelli in lacrime racchiude tutta la delusione d'un intero popolo. Si torna a casa: è tempo di mercato. Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva lasciano il Milan e si accasano al Psg&nbsp;dopo settimane di trattative: è un'operazione choccante nei prezzi visto che i rossoneri guadagnano tra soldi risparmiati e cash la bellezza di quasi 170 milioni d'euro. Il mese poi si chiude col botto: arrivano i deferimenti per calcioscommesse. Omessa denuncia per Conte,&nbsp;Pepe, &nbsp;Di Vaio&nbsp;(tra i 6 e i 12 mesi di squalifica per tutti e quattro), illecito sportivo per Bonucci e Portanova&nbsp;(fino a tre anni).<BR><BR>AGOSTO<BR><BR>Arrivano le sentenze: ilo 10 Agosto Antonio Conte viene squalificato per 10 mesi con l'accusa di omessa denuncia. Rispetto a quanto aveva chiesto Palazzi il tecnico bianconero ha avuto 5 mesi di sconto. Squalificato anche Alessio, in panca per l'inizio della stagione va Massimo Carrera: sul campo la Juve è la stessa dell'anno scorso e&nbsp;conquista&nbsp;il&nbsp;primo trofeo dell'anno contro il Napoli tra le polemiche generali. I bianconeri vincono 4-2 ai supplementari, i partenopei finiscono il match in 9 e non si presentano alla presentazione. Si ha comunque la sensazione che&nbsp;la squadra di Mazzarri possa lottare fino alla fine per lo scudetto.&nbsp;Fuori dal campo intanto impazza il mercato:&nbsp;Inter&nbsp;e Milan confezionano lo scambio Cassano-Pazzini, la Fiorentina&nbsp;acquista ben 12 giocatori nuovi, i&nbsp;rossoneri&nbsp;all'ultimo comprano pure&nbsp;De Jong e Bojan,&nbsp;la Juve prende Bendtner in attacco e la Roma brucia tutti per Balzaretti e&nbsp;Destro. Il campionato sta per iniziare.<br><br> SETTEMBRE<br><br> Il mese si apre con l'accordo tanto atteso: Alessandro Del Piero&nbsp;va in Australia&nbsp;per vestire la maglia del Sidney. Numero 10 per lui e una federazione, la A-League, che lo indica come ambasciatore nel mondo del campionato. La sua ex squadra intanto in campionato macina puntio su punti e ritorna in Champions con una prestazione maiuscola a Stanford Bridge col Chelsea: 2-2 il finale&nbsp;con prova maestosa di tutta la squadra e reti decisive di Vidal e Quagliarella dopo la doppietta iniziale di Oscar. Chi non sta bene invece è il Milan: i rossoneri mostrano il peggio&nbsp;di se e&nbsp;perdono sia in campionato che in&nbsp;Champions: Allegri cambia ben 4 moduli, ma la soluzione a tutto alla fine sembra essere Stephen El Shaarawy, astro nascente&nbsp;rossonero.<br><br> OTTOBRE<br><br> Tempo di derby:&nbsp;l'Inter di Stramaccioni&nbsp;parte da favorita contro i cugini del Milan e vince la stracittadina grazie al gol di Samuel a inizio match.&nbsp;Le polemiche arbitrali non mancheranno per via&nbsp;d'un&nbsp;gol annullato a Montolivo e&nbsp;per l'espulsione dubbia di Nagatomo. Settembre&nbsp;è il mese nero degli arbitri e il clou si ha durante Catania-Juve: ai rossazzurri viene annullato un gol regolarissimo mentre ai bianconeri viene convalidata una rete dubbia. Scoppia la bufera. Intanto a Conte&nbsp;viene&nbsp;ridotta la squalifica a 4 mesi: col Palermo lui ci sarà. In campo&nbsp;tra l'altro i bianconeri tritano 3-0 il Napoli.<br><br> NOVEMBRE<br><br> Inizio choc del mese: la Juve, imbattuta da 49 partite in campionato, perde in casa proprio con i "nemici" dell'Inter. In svantaggio grazie al gol di Vidal (viziato comunque da un grossolano errore arbitrale), i nerazzurri nella ripresa stupiscono tutti vincendo 1-3 grazie alle reti di Milito (due) e Palacio. Dopo il match dello Juventus Stadium però in nerazzurri incappano in un periodaccio: tra infortuni, squalifiche e scivoloni i punti dalla Juve aumentano. Nel Milan intanto esplode definitivamente El Shaarawy: il Faraone si conquista anche la Nazionale&nbsp;segnando per giunta&nbsp;contro la Francia. <br><br> DICEMBRE<br><br> L'ultimo mese dell'anno si apre col tormentone Sneijder: il giocatore, da due mesi ai box per infortunio, continua a non essere convocato, almeno finquando non firma il rinnovo, stando alle dichiarazioni di Branca. L'Inter chiede all'olandese di ridursi lo stipendio, ma Wes non ne vuole sentire: il 2013 sarà l'anno della sua cessione? Anche dicembre continua ad essere il mese della Juve: i bianconeri in Champions&nbsp;escono come prima del girone strapazzando in casa il Chelsea e andando a vincere in Ucraina con lo Shakthar; in Italia il 9 dicembre torna Conte (a Palermo, ndr) e con due turni d'anticipo Pirlo e co si laureano anche&nbsp;campioni d'Inverno. Messi intanto batte ogni record: con 90 gol è il giocatore che ha segnato più gol nella storia del calcio in un anno solare. <br><br> <BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR><BR><BR><br><br>C1007650FL0141FL0141ilcalcio24-i-protagonisti-2012.jpgSiNspeciale-2012-365-giorni-di-gioie-e-dolori-1009845.htmSiT1000007,T1000010,T1000011,T1000012,T1000014,T1000016,T1000017,T1000018,T1000019,T1000020,T1000022,T1000023,T1000024,T1000025,T1000026,T1000027,T1000028,T1000095,T1000097,T1000099100205001,02,03,06,07,08,09030484
1211009853NewsCampionatiIl Torino passa 5 a 0 contro un buon Ragusa. Ventura pensa già al Catania20121230192432ventura, gillet, torino, catania, ragusa, sicilia, maranVentura: «Servirà una prova maiuscola al Cibali per portare a casa punti«.Amichevole di lusso tra Ragusa e Torino allo stadio comunale "Aldo Campo" di Ragusa, con i granata di mister Ventura che si impongono per 5 reti a 0 contro la coriacea formazione iblea che milita nel campionato nazionale Dilettanti. Grande festa di sport per l'arrivo della compagine granata, con diversi club siciliani al seguito, e tantissimi sportivi e curiosi venuti a vedere dal vivo il test amichevole che ha visto Bianchi e compagni sfidare il Ragusa di mister Anastasi. Granata che si trovano in Sicilia da un paio di giorni per preparare la delicata sfida di sabato 5 gennaio contro il Catania di Rolando Maran. Gara delicata, come ammette anche il trainer dei torinesi Giampiero Ventura. "Sarà una partita delicatissima, in cui ci troveremo davanti una squadra che sta facendo cose importanti, che gioca bene, soprattutto in casa, dove ha raccolto il 90% dei punti sin qui conquistati. Servirà un grande Toro per fare punti al Massimino". Consapevole delle insidie della sfida di sabato prossimo contro il Catania anche il portiere granata Gillet. "Gli etnei giocano un bel calcio, stanno bene, e vorranno rifarsi dopo la sconfitta di Pescara. Ma anche noi stiamo vivendo un buon momento e siamo in forma. Cercheremo di portare a casa un risultato positivo". Infine, l'allenatore granata ringrazia la cittadinanza ragusana e la Sicilia in genere per l'accoglienza ricevuta. "Conosco bene questa terra - conclude Ventura - in Sicilia ho tanti amici, avendo allenato il Giarre diversi anni fa. Siamo stati accolti davvero bene dalla gente di Ragusa, e anche oggi allo stadio abbiamo vissuto una bellissima giornata di festa".C1007650Ragusa, Stadio ivomesivomesGiampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNragusa-torino-catania-ventura-1009853.htmSi100075401,02,03,09010462
1221009838NewsCampionatiTorino in ritiro in Sicilia20121227194919torinoTorinoFinito Natale, che è tradizionalmente festa da trascorrere assieme gli affetti più cari, il Torino di Giampiero Ventura riprende l’attività in piena regola e senza distrazioni di sorta. Il 28 dicembre, infatti, si parte da Torino Caselle alla volta di Ragusa, nella terra calda di Sicilia dove resteranno fino al 5 gennaio, giorno in cui affronteranno il Catania di Maran allo stadio Massimino per la ripresa del campionato. Il ritiro, fortemente voluto dal presidente Urbano Cairo soprattutto per le favorevoli condizioni climatiche, vedrà allenare il Toro allo stadio “Aldo Campo” di Ragusa, dove domenica 30 dicembre alle ore 15,00, sarà disputata una partita amichevole contro i dilettanti locali. Il primo allenamento è già previsto in data 28 dicembre, proprio appena arrivati e, i lavori, continueranno in maniera assidua anche il 31 dicembre e non saranno interrotti neanche il giorno di Capodanno. Segno d’indiscutibile serietà e professionismo espresso con la “P” maiuscola, che non ammette divagazioni sul tema calcio. Il Torino F.C. sarà ospitato dal Mediterraneo Palace, un elegante hotel a 4 stelle, vicino a Ragusa Ibla, la parte più antica della città siciliana. E’ la terra de “Il Commissario Montalbano, sono”, l’ormai famoso personaggio nato dalla fantasia e dalla sicilianità indiscussa di Andrea Camilleri, scrittore, sceneggiatore e regista di grande spessore letterario. Lui, forse, non ha particolare passione per il calcio e i suoi fatti di cronaca, tuttavia, siamo sicuri che anch’egli, se sapesse dell’arrivo del Toro nella sua cara terra di Sicilia, esprimerebbe sicuramente tutto il suo orgoglio nell’ospitare in maniera affettuosa la società granata. In fondo, non è altro che il grande il cuore del popolo siciliano che si esprime con ammirevole passione in ogni circostanza e che ben si addice a quelli che sono gli storici connotati della fede granata.<br><br> Salvino Cavallaro<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino-in-ritiro-in-sicilia-1009838.htmSiT1000099100451001,02,03,09030188
1231009835NewsCalcio EsteroColpaccio Sidney: battuti i Central Coast Marines20121227123317sidneySidneySi risolleva il Sidney di Alex Del Piero nel match contro la prima della classe: 1-0 il finale contro i Central Coast Marines con gol di Emerton all'89'. In campo per tutto il match Del Piero, come sempre tra i migliori.<BR><BR>Piccola rissa nel finale: due espulsi tra gli ospiti.<BR><BR>C1007650FL0141FL0141del-piero-sydney-3-e1349513808391.jpgSiNcolpaccio-sidney-battuti-i-central-coast-marines-1009835.htmNo100205001,02,03,06,07,08,09030213
1241009743NewsCampionatiIlCalcio24 awards 2012, categoria Centrocampisti: Andrea Pirlo20121219102776Andrea PirloVota il miglior centrocampista della Serie AQuando si ha di fronte un fuoriclasse come Andrea Pirlo non può che saltare ogni fede calcistica, qualunque essa sia, e per amor di questo sport riconoscerere la prelibatezza del talento e delle giocate del calciatore bresciano.<BR>Dopo un'esperienza decennale e ricca di trofei e successi al Milan, ha dimostrato a quest'ultimi che lasciarlo andare così facilmente sia stato un grave errore che ha permesso alla Juventus di compiere quel salto di qualità che ha contribuito a lottare per il titolo proprio con i rossoneri.<BR>Il Mozart del centrocampo ,infatti, ha condotto l'orchestra bianconera verso la conquista dello scudetto.<BR>Il 2012 ,dunque, per Pirlo non può che esser stato un anno da incorniciare. La scorsa stagione ha collezionato 37 presenze delle 38 disponibili, mettendo a segno anche 3 gol e una grande quantità di assist e di giocate che son partite dalla sua raffinata regia. Nonostante asfissianti marcature ad uomo con cui ogni allenatore avversario cerca di limitare la sua fantasia, in questa stagione sembra sia partito ancora meglio, almeno dal punto di vista realizzativo,&nbsp;segnando 4 gol e insidiando nella classifica delle punizioni due altri grandi ex bianconeri come Baggio e Del Piero.<BR>Inoltre, non va dimenticato l'eccellente Europeo disputato dal mediano juventino, impreziosito da giocate sopraffine come quella con cui si è liberato di due avversari e ha servito l'assist a Di Natale nella partita inaugurale contro la Spagna, oppure il "cucchiaio" che ha deliziato gli occhi e che ha fatto urlare di gioia tutti gli italiani nel match contro l'Inghilterra.<BR>Tutto questo lo ha portato ad essere presente nella lista dei candidati del Pallone d'Oro, ma non è bastato per entrare nella Top 3 del premio che forse&nbsp;lo stesso&nbsp;giocatore avrebbe anche meritato.<BR>A dispetto dei duoi 33 anni ,inoltre, Pirlo sembra possedere ambiziosi progetti futuri, volendo collezionare ancora successi con il suo club e puntando senza nascondersi a disputare il Mondiale brasiliano del 2014. E considerate tutte le volte che ci ha sorpreso e che ha dimostrato di essere ancora tra i migliori al mondo nel suo ruolo, bisogna credergli.C1007650FL0657FL0657pirlo-6.jpgSiNilcalcio24-awards-pirlo-1009743.htmSiT1000007100664701,02,03,06,07010213
1251009701NewsCampionatiCatania sogna l`Europa20121217133059catania, sampdoria, vittoria, europa, maran, ferrara, bergessio, barrientos, castro, maresca, pulvirentiGrande reazione degli uomini di Maran che nel secondo tempo ribaltano il match e vincono per 3 reti a 1 con pieno merito&nbsp;<br><br> Dal nostro inviato Ivano Messineo - Un grande Catania rimonta e mette sotto la Samp di Ciro Ferrara, che aveva chiuso il primo tempo in vantaggio grazie al penalty realizzato da Maresca. Festa grande a fine gara per i giocatori etnei, che vanno a raccogliere i meritatissimi applausi dei propri tifosi, per la verità non tantissimi. Strano vedere uno stadio Cibali con larghi vuoti sugli spalti quando la squadra rossazzurra sta facendo davvero uno straordinario campionato. Sono ben 25 i punti raccolti da Lodi e compagni quando al giro di boa mancano ancora 2 giornate. Con i tre punti conquistati questo pomeriggio il Catania si riprende l'ottavo posto e fa sognare i suoi sostenitori. L'Europa, a questo punto, non è più un'utopia. Gioca bene la squadra di Maran, che sin dalle prime battute sfiora il vantaggio con Barrientos, Bergessio e Castro. Ma al primo affondo la Samp, che non aveva varcato la metà campo sino al 25',&nbsp; conquista un penalty sacrosanto e passa al 27' con l'ex Juve Maresca. Sino a qual momento solo Catania. Accusa il colpo la formazione di Maran, che rischia di prendere il secondo gol in contropiede con Icardi. Ma, nonostante le pesanti assenze (Almiron, Gomez e Spolli), nella ripresa i rossazzurri partono subito all'arrembaggio e chiudono i blucerchiati nella propria metà campo. Così arrivano il pari di Paglialunga all'11' e il gol del sorpasso firmato Bergessio al 19'. Poi, dopo che Bergessio e compagni si divorano il tris, nei minuti finali e con tre punte in campo i liguri le tentano tutte per cogliere il pari. Invece, in contropiede, al 45' arriva il punto del 3 a 1 firmato da uno dei migliori in campo, l'argentino Lucas Castro. Al triplice fischio applausi scroscianti per i ragazzi del presidente Nino Pulvirenti, che adesso si preparano alla trasferta di venerdì 21 in terra abruzzese contro il Pescara, prima di ricevere al Massimino, il prossimo 6 gennaio, il Torino di Gianpiero Ventura. Da segnalare il mediocre operato della terna arbitrale, con in testa l'arbitro, il signor Giacomelli di Trieste.<br><br>C1007650Catania, Stadio Angelo Massiminoivomesivomesbergessio.jpgSiNcatania-sogno-europa-sampdoria-battuta-1009701.htmSiT1000014100075401,02,03,06,09010334
1261009716NewsCampionatiIlCalcio24 awards 2012, categoria Portieri: Gianluigi Buffon20121217120236BuffonVota il miglior portiere del 2012Quando si pensa a Gigi Buffon non si può far altro che associarlo ad un solo numero: uno.<BR>Numero uno perché è quello che indossa sulle spalle, numero uno perché per più di un decennio( e forse ancora oggi) è stato considerato universalmente come il miglior portiere al mondo, numero uno perché da quando è andato via Del Piero non c'è&nbsp;calciatore bianconero più acclamato dai tifosi juventini, uno perché è l'unico di quei senatori che hanno amato talmente tanto la propria maglia da calarsi nel palcoscenico della serie B, ad esser ancora&nbsp;rimasto nella Juve attuale.<BR>Per Buffon il 2012&nbsp; è stato un anno straordinario sia per quanto riguarda il rendimento che dal punto di vista simbolico.<BR>Fondamentali le sue parate con cui ha&nbsp;salvato in diverse circostanze l'imbattibilità dei bianconeri che per 49&nbsp; partite consecutive in&nbsp;A&nbsp; non hanno conosciuto sconfitta,&nbsp;determinante, dunque, &nbsp;è stato il suo contributo per la vittoria dello scudetto 2011/2012. <BR>Inoltre, considerate le poche apparizioni di Del Piero nello scorso campionato, era lui il capitano in campo della squadra, mentre a partire da questa stagione ha assunto la carica a pieni gradi.<BR>Per il portierone di Carrara&nbsp;il &nbsp;2012 sarà ricordato&nbsp;anche per un altro successo, la Supercoppa italiana, primo trofeo&nbsp;alzato al cielo da quando è a Torino&nbsp;.<BR>Insomma, Gigi Buffon è la storia vivente della società bianconera. Il suo nome è associato ad un passato di successi ma anche al presente e futuro della Juventus.<br><br> VOTALO QUI<br><br> <A href="https://twitter.com/IlCalcio24">https://twitter.com/IlCalcio24</A><br><br> <A href="https://www.facebook.com/IlCalcio24">https://www.facebook.com/IlCalcio24</A><br><br>C1007650FL0657FL0657buffon 4.jpgSiNawards-ilcalcio24-buffon-1009716.htmSiT1000007100664701,02,03,06030267
1271009668NewsCampionatiIl Torino sceglie la Sicilia20121215112008torinoTorinoIl Toro ha annunciato che il suo ritiro invernale sarà in Sicilia. Dal 28 dicembre 2012 al 5 gennaio 2013, infatti, i granata di Giampiero Ventura saranno a Ragusa, dove prepareranno l’incontro di campionato contro il Catania previsto il 6 gennaio. Un’idea interessante, quella della dirigenza granata che, approfittando dell’incontro di inizio anno al Massimino di Catania, ha deciso di svernare là dove il clima più mite e la lontananza dal proprio ambiente carico di critiche e depressioni, possa in qualche modo ritrovare la serenità perduta. Intanto, Giampiero Ventura sta preparando il delicato incontro che domenica prossima vedrà il Toro in quel del campo Ferraris contro i rossoblu genoani. C’è l’idea di cambiare modulo. Il 4-2-4 che è stato causa probabile di tanti recenti insuccessi, sarà sostituito con il più contenuto 4-3-3, evitando così i due esterni alti per passare a un centrocampo rafforzato dalla presenza di Brighi o Vives. In difesa rientra Glik dopo la squalifica, mentre Ogbonna che è stato operato di ernia “sportiva”provocata da sforzo fisico, dovrebbe restare lontano dai campi di gioco per circa due mesi. Sarà sostituito da il “pelado” Rodriguez, uno che già in passato non ha fatto rimpiangere il più famoso compagno di squadra. Al Ferraris, dunque, sarà una “battaglia”. Troppo importante la posta in palio per le due squadre che si vedono proiettate nella bassa classifica. Il Toro, che è quint’ultimo, non può sbagliare assolutamente partita se non vuole ritrovarsi nelle sabbie mobili della retrocessione, mentre il Genoa, che è penultimo, ha il dovere di vincere per risalire dove già da questa estate si pensava si potesse arrivare: e cioè nella parte sinistra della classifica. Preziosi ha già dato il suo ultimatum a Del Neri che, dalla sua gestione ha racimolato una serie vertiginosa di sconfitte. Ritornerà De Canio alla guida dei rossoblu genoani in caso di sconfitta contro il Toro? Staremo a vedere. Certo, il malcostume (diventato ormai di moda) di cambiare in corsa gli allenatori, non sempre è risolutore dei problemi legati alla squadra. E, se pensiamo che il cambio va ad aggravare il bilancio societario che consta di un altro allenatore a libro paga, quando ci si accorge che il nuovo acquisto è stato un flop, ecco che si ritorna subito al vecchio allenatore che, peraltro, è pagato fino a scadenza di contratto. E’ il rischio che corrono spesso i presidenti impulsivi come Preziosi, Zamparini, Cellino, e via dicendo. E’ vero che avere un bravo allenatore è importante per la squadra, ma si deve pur tenere conto della qualità tecnica della squadra stessa, perché non esiste alcun allenatore al mondo capace di risolvere ogni problema con la “bacchetta magica”. Da parte granata, per il momento, non esiste alcun problema inerente l’eventuale sostituzione di mister Ventura, un tecnico indiscutibilmente capace che, tuttavia, pecca spesso di testardaggine nell’insistere su schemi tattici che chiaramente non hanno dato i frutti sperati. Vedremo cosa accadrà per il prosieguo granata. Una cosa è certa, questo Toro deve stringersi attorno al proprio allenatore ed essere assolutamente coeso, nello spogliatoio, in campo e fuori. E poi, bisogna recuperare in fretta quel furore agonistico e quel “tremendismo” granata che ha fatto la storia del Toro. Questo s’aspetta il popolo granata, non una squadra molle e disarmata nei muscoli e nella mente.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNil-torino-sceglie-la-sicilia-1009668.htmSiT1000099100451001,02,03,09030227
1281009630NewsCampionatiTorino, tifosi delusi c`è bisogno di una svolta20121213142318torinoTorinoPartite perse malamente, difficoltà di andare in gol, problemi di compattezza del gruppo e, soprattutto, il quint’ultimo posto in classifica tolgono il sonno al popolo granata. Lo spettro di un ritorno in Serie B si avvicina terribilmente e, non sapere trovare la quadratura del cerchio, amareggia anche il più acceso sostenitore della fatidica Curva Maratona. Il Torino sta vivendo un periodo molto delicato e, come spesso succede in questi casi, si cerca di capirne le cause. La squadra ha problemi dovuti a valori di mediocre livello tecnico ma anche di unione di gruppo. A Giampiero Ventura, tecnico di grande esperienza, sembra sfuggire di mano la situazione e l’alterco con Cerci nell’intervallo della partita Torino – Milan è l’emblema di una situazione di difficile soluzione. Il presidente Cairo dirige i lavori direttamente da Milano e la sua presenza agli allenamenti della squadra granata non è mai continuativa. Troppo fugaci le sue apparizioni all’interno di un gruppo che avrebbe bisogno del suo apporto quale medicina per creare coesione e serenità, anche attraverso un messaggio di umiltà e attaccamento alla squadra. Certo, il popolo granata è stufo di assistere da anni a campionati di basso profilo, sempre incerti, sofferti fino all’ultimo e mai distesi e spensierati. E, se anche l’impareggiabile fede granata duramente provata nell’orgoglio dà segni di stanchezza, è altresì vero che l’idea di abbandonare il Toro in tanti anni di momenti difficili, non sfiora neanche l’anticamera del cervello dei tifosi. Tuttavia, è bene fare alcune considerazioni oltre quelle già chiaramente espresse fin qui. La squadra è passata dal canonico 4-4-2 iniziale a un assetto tattico più spregiudicato, e cioè al 4-2-4 che posiziona Cerci e Santana come esterni alti. Così, Bianchi e Meggiorini che sono le due punte di ruolo, sono costretti a intervallarsi come trequartisti, indietreggiando invece di ricevere palloni alti per colpire di testa in area di rigore. E ancora: perché non dare fiducia allo scalpitante Sansone al posto di un Meggiorini apparso più volte in difficoltà nel concepire il ruolo preteso da Ventura? C’è poi un altro aspetto importante: e cioè l’eterna mancanza di una “luce” a centrocampo che possa dettare i tempi di gioco. Insomma un leader, un uomo d’ordine dai piedi “buoni”capace di consentire ordinatamente alla squadra di offendere e, al contempo, di interdire il gioco degli avversari. Domenica prossima si gioca a Genova un pezzo importante di Serie A, anche in considerazione del fatto che i rossoblu genoani, occupando il penultimo posto in classifica,&nbsp; non sono disposti al pensiero di non dovere conquistare i tre punti in palio. Ma il Toro non può piegarsi al volere dell’avversario, deve pensare a sé e alla sua strada da seguire. C’è bisogno di reagire con veemenza, con cattiveria agonistica, per non continuare a precipitare in maniera imbarazzante nel vortice degradante della più profonda classifica. Vedremo quello che sarà il futuro di questo Torino, società simbolo che è&nbsp; carica di storia passionale ma anche di instabilità di rendimento che, nel tempo, ha condotto un andamento altalenante, mai fatto di raggiungimento di grandi traguardi. Prima o poi ci dovrà pur essere una svolta positiva in questa società granata che ambisce a conquistare il cuore delle nuove generazioni di tifosi; ma se non si vince mai nulla, come potrà pretenderlo? Dunque, si adoperi presto il presidente Cairo a investire su quella qualità di giocatori che oggi, purtroppo, manca a questo Torino.<BR><BR>Salvino Cavallaro <BR><BR>C1007650FL0711FL0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino-i-tifosi-sono-delusi-c-e-bisogno-di-una-svolta-1009630.htmSiT1000099100451001,02,03030184
1291009598NewsCalciomercatoCalciomercato Palermo, Lo Monaco vuole Guidetti del Manchester City20121211163841palermo, manchester city, lo monaco, guidettiPalermo Manchester City Lo Monaco GuidettiSecondo quanto riportato da Tuttosport nelle scorse settimane l'amministratore delegato del Palermo Pietro Lo Monaco è stato in missione segreta a Manchester per trattare con il City l'approdo in Sicilia a gennaio di John Guidetti. L'attaccante italo-svedese è una delle idee del dirigente ex Catania per rafforzare la rosa a disposizione di Gian Piero Gasperini. Sempre per l'attacco, visto il forte pressing del Sunderland sul giovane ex Feyenoord, si valutano le ipotesi Ciro Immobile del Genoa e Rolando Bianchi del Torino.C1007650adm001adm001guidetti.jpgSiNpalermo-lo-monaco-vuole-manchester-city-guidetti-1009598.htmNoT1000023100075701,02,03,09030287
1301009546NewsCampionatiInter, la linea verde è (semi) promossa20121207202517interInterStramaccioni non dimentica. Nessuno dimentica. Perché non si può proprio scordare quel 25 marzo 2012.&nbsp; La fine di una storia, l’inizio di un’avventura. Andrea da Roma, quel giorno non così lontano, rese grande i suoi giovani portandoli a trionfare in quel di Londra, sconfiggendo l’Ajax ai rigori.&nbsp; I nerazzurri si laurearono campioni della Next Generation Series, alzando quella coppa che mai nessuno aveva alzato prima.<BR>Moratti c’era. Moratti osservava. Quello stesso giorno, a circa 1230 kilometri di distanza, i vecchi senatori cadevano in una partita in cui precipitare era vietato. <BR>Ranieri non riuscì a imprimere la carica giusta e il risultato fu scontato: Caceres e Del Piero fecero esplodere lo Juventus Stadium e l’Inter fu sconfitta. Moratti non c’era. Moratti era stufo.<BR>Il giorno dopo, come per magia, tutto cambiò. Via Ranieri, dentro quello Stramaccioni ai più ancora sconosciuto. Dal primo giorno, Andrea non smise mai di elogiare i suoi enfant prodige, giurando e promettendo che nella sua Inter avrebbero trovato spazio, per quanto possibile. Non si era ancora accorto di come ogni partita, in una grande squadra, fosse come una battaglia, in cui sconti agli avversari non sono proprio ammessi.<BR>Quindi bisognava sfruttare le partite giuste, le occasioni perfette: l’Europa League.<BR>Una competizione importante, ma non certo prestigiosa come la Champions; in più, se ci aggiungete che i nerazzurri erano già qualificati e già sicuri del secondo posto, beh, Strama proprio non poteva schierare i suoi piccoli beniamini.&nbsp; Non è andata male, non è andata così bene. Anche e il 2-2 contro il Neftchi è menzognero e non racconta la vera storia di un match dominato dal team italiano, resta negativa l’impresa di aver subito due reti dagli azeri. <BR>Cinque undicesimi dei giocatori scesi in campo ieri sono nati prima del 1993, classe davvero giovane. Ma procediamo con calma. Romanò, capitano della primavera nato a Como diciannove anni fa, è stato probabilmente il giovane più deludente nel match di ieri sera. Entrato in campo con troppa agitazione ed eccessiva foga, il direttore di gara l’ha graziato più volte, fino a estrarre il cartellino giallo. Poca geometria e tante imprecisioni ma ovviamente non è una bocciatura. L’emozione e la tensione hanno giocato brutti scherzi, ma tranquilli: non c’è nulla di più normale. I sentimenti, invece, hanno influenzato poco le partite di Benassi e di Pasa. Una sicurezza quasi mostruosa quella dei due ragazzi del ’94. Il primo è stato indubbiamente il migliore in mezzo al campo dove è riuscito a regalare palloni e a non commettere troppe imprecisioni. Il secondo, che tutto dimostra tranne i diciotto anni, si è mostrato come il più duttile. Simone, infatti, in primavera gioca spesso come difensore centrale ma non ha problemi ad avanzare in mezzo al campo per ricoprire il duro lavoro del mediano oppure, come ieri, a spostarsi sulla fascia e imprimere velocità al gioco. <BR>Venendo al reparto offensivo, solo buone nuove. Marko Livaja non è più un mistero: solo il tempo e le prestazioni potranno forgiare il croato che ha uno score davvero impressionante. Quattro gol segnati in sei partite, cinque se ci aggiungiamo quello annullato ingiustamente sul suo tiraccio. Infine, signori e signore vi presento Luca Garritano, nato a Cosenza l’11 febbraio del 1994. Il numero 61 dei nerazzurri ha mostrato grande grinta e una velocità invidiabile. Per fortuna o meno, poi, è riuscito anche a entrare nell’azione del vantaggio, servendo quel velo-assist per Livaja.&nbsp; In panchina sono rimasti Belloni, Donkor e Terrani, altri due ragazzi molto promettenti che il tecnico amato da Moratti avrà certamente modo di schierare nel futuro prossimo.C1007650FL0882FL0882stramaccioni.jpgSiNinter-la-linea-verde-e-semi-promossa-1009546.htmSiT1000026100877901,02,03030151
1311009509NewsCoppeCoppa Italia, quarto turno ore 18.30 Catania-Cittadella: in palio gli ottavi contro il Parma20121204102453Coppa Italia Turno 4Probabili formazioni&nbsp;<BR><BR>Per il quarto turno di Coppa Italia il Catania dovrebbe essere completamente diverso da quello che conosciamo in campionato.&nbsp;Tanti dovrebbero essere i&nbsp;volti nuovi tra i rossazzurri: Paglialunga e, in panchina,&nbsp;i primavera Addamo e Aveni. Dovrebbe essere del match nuovamente Barrientos, in campo dopo l’espulsione&nbsp;nell'incontro il match contro il Milan. Partita ricca di emozioni anche per il tecnico Maran che ritrova&nbsp;il Cittadella, squadra che ha allenato per cinque lunghi anni, dal settore giovanile fino ad arrivare in prima squadra. <BR><BR>Il Cittadella è comunque squadra ostica: arriva dal pareggio contro la Juve Stabia e dalla sconfitta di due settimane&nbsp;fa nel “derby” contro il Padova, intervallate dalla gara sospesa contro il Verona. Con 22 punti e una partita ancora da recuperare, è in nona posizione a quattro punti dalla zona play-off. <BR><BR>Probabili formazioni<BR><BR>CATANIA (4-3-3): Frison -&nbsp;Rolin - Bellusci - Augustyn - Capuano - Paglialunga - Salifu - Lodi -Castro, Barrientos, Morimoto. <BR><BR>CITTADELLA (4-3-3): Pierobon - Ciancio -&nbsp;Martinelli - Coly - De Vito - Busellato - Paolucci - Schiavon - Ballazzini - Maah - Giannetti<BR><BR>CataniaFL0411FL0411almiron.jpgSiNcoppa-italia-turno-4-catania-cittadella-probabili-formazioni-1009509.htmSi100427901,02,03,09010150
1321009501NewsCampionatiE` uscito «Nel cuore della Juve», il libro-intervista della «nostra» Diletta Sirna20121203093118juventusUn viaggio tra Personaggi e valori della Juventus. Il primo titolo della nuova collana de Il Castello EditoreIl libro-intervista per entrare<EM> Nel cuore della Juve</EM>. Un viaggio tra Personaggi e valori della Juventus. Il primo titolo della nuova collana de Il Castello Editore “Nel cuore dello sport”<BR><BR>"La Juve è gente forte, sicura del fatto suo perché grazie alla Juve ha vinto e può con fierezza raccontare, come attraverso questo volume, cosa significhi sentirsi addosso responsabilità, pressione, obblighi, doveri". Gianni Balzarini<BR><BR>Nel cuore della Juve è un libro nato per cercare di raccontarvi il dietro le quinte della squadra bianconera, quella parte viva e vitale proprio come il cuore stesso.<BR><BR>Il libro, scritto dalla "nostra" Diletta Sirna, è un viaggio attraverso le parole e le immagini dei protagonisti e delle glorie che hanno contribuito a rendere leggenda intramontabile la squadra torinese. Il bianco e il nero come unico sfondo alle oltre trenta voci ascoltate dalle autrici per arrivare dritte al cuore pulsante e vibrante della Vecchia Signora. <BR><BR>Che cosa ha rappresentato la Juventus per i suoi giocatori? Che cosa c’è dietro il lavoro maniacale degli allenatori? Che cosa significa indossare la maglia bianconera? Un vero e proprio viaggio nel mondo juventino raccontato dagli stessi protagonisti: Sabatini e Scantamburlo con la loro testimonianza sugli esordi del campione Alessandro del Piero, l’amico del campione, Canobio, il racconto delle sfide più significative dalla visuale dell’intramontabile Dino Zoff, gli emozionanti ringraziamenti ad Agnelli e Boniperti di Pablito Rossi, le parate più difficili di Stefano Tacconi, la voce del grande plasmatore della Juve Marcello Lippi, il fotografo ufficiale della squadra Salvatore Giglio che regala alcuni tra i suoi scatti storici. E poi Padovano, Pepe, Marchisio, Chiellini, Conte, Adamo, Matri, Legrottaglie, Di Livio, Torricelli e le testimonianze di alcuni illustri tifosi, tra cui Paolo Belli, Roberto Buonfiglio, DJ Nanà, Massimo Giletti.<BR><BR>Conclude il libro una raccolta di frasi significative di celebri personaggi legati al mondo juventino e calcistico, fra tutti Antonio Conte: “La Juventus non ha amici. O la si ama o la si odia, questo è fuori dubbio.” e una galleria dei momenti celebrativi della squadra.<BR><BR><EM>Le autrici</EM><BR><BR>Roberta Zambianchi Studentessa universitaria di Scienze Giuridiche all’Università degli Studi di Pavia, ha una forte passione per lo sport dall’età di 6 anni, grazie anche all’attività agonistica svolta per 12 anni nella pallacanestro. Nonostante la giovane età, collabora con diverse riviste sportive tra le quali Tuttojuve.com e Orgogliobianconero.net. È redattore di 24oredisport.com e parte attiva dello staff redazionale di Formanotizie.eu. È anche autrice del libro: Dialogo sull’Italia degli anni di piombo (ExCogita, 2011). Il desiderio più grande è quello di poter condividere e trasmettere la gioia che accomuna i tifosi nel sostenere la propria squadra del cuore.<BR><BR>Diletta Sirna Studentessa di Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Catania, ha una grande passione per il giornalismo sportivo e spera che questa passione diventi la sua professione. È redattrice di 24oredisport.com e collaboratrice di Ilcalcio24.com e Tuttojuve.com. È grande tifosa della Juventus, dall’età di 6 anni. <BR><BR>La Collana “Nel Cuore dello Sport”<BR><BR>La Collana nasce per passione, dalla voglia di creare proposte editoriali che noi stessi, da appassionati e lettori, vorremmo trovare sul mercato. Si distingue per una o più delle seguenti caratteristiche: la novità e l’interesse delle fonti su cui si basano i contenuti, l’aspetto grafico e il taglio innovativo. Ritenendo che la creatività sia un’inclinazione naturale, innata e imprescindibile, la Collana vuole far emergere anche il talento di autori giovani. Le idee spesso arrivano all’improvviso, quasi folgorandoci, ma poi bisogna tradurle in qualcosa di concreto, in una progettualità interessante e credibile, in un prodotto di qualità. Verranno privilegiate anche le opere a carattere monografico, basate su curiosità, ricerche originali e documentazione inedita.<BR><BR>Il Direttore della Collana, Giampiero Filella<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650adm001adm001juve.jpgSiNe-uscito-nel-cuore-della-juve-il-libro-intervista-1009501.htmSiT1000007100075501,02,03,06,09030241
1331009465NewsCampionatiNapoli, Insigne: «Noi ci crediamo»20121130121229napoli, insigneNapoli InsigneCome riporta Tuttosport in previsione della gara contro il Pescara, Lorenzo Insigne ha parlato della sua esperienza con la maglia del "suo" Napoli, celebrando l'importanza di Mazzarri in azzurro e esprimendo il desiderio di vederlo sulla panchina dei partenopei anche per la prossima stagione. Continua dichiarando che ad inizio stagione non si aspettava di giocare così tanto con la maglia che ha sempre sognato di indossare. Parlando poi degli obiettivi non riesce a dire la parola "scudetto" anche se lo reputa il sogno più grande avendo iniziato a seguire il Napoli da bambino facendo il raccattapalle al San Paolo. Chiusura su un possibile ruolo alla Del Piero con la maglia azzurra, idea che piace visto che lui vorrebbe rimanere nella sua città a lungo. C1007650adm001adm001insigne.jpegSiNnapoli-insigne-noi-ci-crediamo-1009465.htmSiT1000017100075701,02,03,08030129
1341009217NewsCalciomercatoCalciomercato Inter, piace Willian20121108182434inter, shakthar donetsk, willianInter Shakthar Donetsk WillianL'Inter è sulle tracce del centrocampista offensivo dello Shakhtar Donetsk Willian, calciatore classe '88 cresciuto nel Corinthians. Il giocatore interessa fortemente al club nerazzurro e a conferma di ciò la presenza poco meno di 24 ore fa sugli spalti di Stamford Bridge di Piero Ausilio per assistere alla sfida tra il Chelsea e la compagine guidata da Lucescu. La partita è finita 3-2 a favore dei padroni di casa, ma il brasiliano ha messo a segno una doppietta. Un'altra serata magica per entrare ancor di più nelle grazie del club meneghino. Secondo Sky Sport, però, la trattativa è tutt'altro che semplice. Il prezzo di Willian viste le ultime prestazioni è destinato a salire e dal prossimo giugno la clausola per liberarsi dallo Shakhtar sarà di ben 31 milioni di euro.C1007650adm001adm001willian.jpgSiNinter-piace-willian-1009217.htmSiT1000026100075701,02,03030257
1351009149NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24 - Juventus, Inter e Campionato visti da Anastasi e Mazzola20121103200131juventus, inter, anastasi, mazzolaJuventus Inter Anastasi MazzolaJuventus – Inter. Dopo i recenti risultati positivi ottenuti consecutivamente dalla squadra di Stramaccioni e il perdurare dell’imbattibilità dei bianconeri di Conte, giunti a 49 risultati utili consecutivi, tutti parlano di questa partita come l’attesissimo match dell’anno. E, in effetti, in aggiunta alla storica rivalità tra le due contendenti si è inserita l’ipotesi, per nulla remota, che l’Inter possa essere la reale antagonista della Juventus, per la conquista dello scudetto 2012’13. Molti sono i temi legati a questo incontro di calcio che, per storica importanza, è giustamente definito con l’appellativo di derby d’Italia. Sono molti i media al seguito del match, tantissimi sono i tifosi delle due contendenti che si allineano a pensieri di vittoria legittima della propria squadra. Ma sono anche numerosi gli aficionados “eccellenti”che, nella fervida attesa dell’incontro, si sbizzarriscono in probabili pronostici e autorevoli disamine. E, a questo proposito, in esclusiva, noi de “Il Calcio24.com”, abbiamo pensato di intervistare due grandi ex calciatori del passato, storicamente rappresentativi delle due squadre in questione: Sandro Mazzola e Pietro Anastasi.<BR><BR><STRONG>Sandro Mazzola</STRONG> è stato considerato giustamente uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino, si è legato alla storia dell’Inter fin dalla gestione presieduta da Angelo Moratti, padre dell’attuale presidente Massimo. Scatto bruciante e agilità di dribbling sono state le sue caratteristiche più importanti. Finita la carriera di calciatore, ha occupato il ruolo di Dirigente Sportivo nell’Inter e nel Torino, ed è commentatore televisivo presso le reti RAI. Resta una delle più importanti bandiere nerazzurre della storia.<BR><BR>Mazzola, ritieni che a questo punto del campionato il confronto diretto tra Juve e Inter possa essere indicativo ai fini dell’assegnazione dello scudetto?<BR>“Credo di no, perché ci sono ancora troppe partite da disputare. Il confronto tra Juve e Inter potrà dare al massimo delle valide indicazioni, però non possiamo parlare certamente di match decisivo”.<BR><BR>Come consideri l’attuale momento dell’Inter?<BR>“Ultimamente l’ho vista giocare bene. Buona condizione atletica, buona disposizione tattica e tecnica, grazie anche a giocatori che in attacco possono far male all’avversario di turno”. <BR><BR>Pensi che Stramaccioni, grazie anche all’inserimento di Cassano, sia riuscito a trovare finalmente l’assetto tattico giusto?<BR>“Credo che Stramaccioni, il quale sostiene appieno il progetto dell’Inter, dopo aver provato due o tre moduli interessanti, abbia finalmente trovato l’assetto tattico giusto. Questa squadra può giocare indifferentemente con due o tre punte e avere delle ottime alternative. D’altra parte, i risultati positivi raggiunti in queste ultime partite dai nerazzurri, sono l’espressione della chiarezza di idee che la squadra ha saputo esprimere in campo”.<BR>&nbsp;<BR>Che cosa deve temere maggiormente l’Inter, nell’affrontare questa Juve?<BR>“Credo che l’Inter debba andare a Torino con il piglio giusto, e cioè quello di disputare la partita contenendo gli attacchi della Juve almeno per un’ora del match. E’ importante fare diga a centrocampo, producendo pressing e possibilmente ripartire in contropiede. E’ assolutamente importante non dare spazio alla Juve, contenere le sue folate offensive e non concedere il possesso palla. Perché quella è la vera forza della Juventus di oggi. Non farla ragionare è essenziale, altrimenti ti castiga”. <BR><BR>E’ quindi necessario che i nerazzurri non diano spazio ai suggerimenti di Pirlo?<BR>“Pirlo è un campione, ed è anche uno che ti inventa il passaggio e detta il lancio giusto. La Juve, tatticamente, ha trovato il modo di dargli una posizione in campo, capace di far beneficiare tutta la squadra. L’Inter deve essere attenta, proprio in quella zona di campo”.<BR><BR>A quale Inter del passato può essere paragonata quella di oggi?<BR>“Voi giornalisti, amate spesso fare paragoni con il passato di squadre e calciatori. Sinceramente non vedo alcuna similitudine da accostare a questa Inter; almeno per il momento. E poi ogni epoca ha avuto il suo calcio e i suoi campioni. Oggi è tutto diverso”.<BR><BR>A parte l’Inter, chi può essere la vera antagonista della Juve per la conquista dello scudetto?<BR>“Di sicuro il Napoli che, nonostante i suoi alti e bassi, è comunque la squadra che ha giocatori di qualità che fanno davvero la differenza. Comunque, tutto dipende dalla Juve, perché è lei in testa alla classifica”. <BR><BR>Che cosa pensi della Roma di Zeman?<BR>“ A me Zeman piace. E’ un allenatore che fa giocare a calcio, anche se in maniera un po’ troppo offensiva. Poi, in campo, ci vanno i giocatori e sono solo loro che devono saper esprimere in modo pratico tutto il credo tattico del proprio allenatore. Ci vorrà del tempo, ma penso che la Roma possa riprendersi”.<BR><BR>Infine, qual è il tuo pensiero sul Torino attuale?<BR>“Mi piace molto, ho rivisto la grinta del Toro sanguigno. Penso che Ventura abbia fatto un ottimo lavoro, che il Toro farà un buon campionato e che si salverà senza soffrire”.<BR><BR>“Pietro Anastasi finì per essere il simbolo vivente di un’intera classe sociale: quella di chi lasciava a malincuore il meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord”.<BR><BR>&nbsp;Così scriveva Alessandro Baricco, torinese di nascita, scrittore, saggista, sceneggiatore, regista e fra i più noti esponenti della narrativa italiana contemporanea. E, in effetti, Pietruzzu <STRONG>Anastasi</STRONG> ha rappresentato attraverso il calcio, un periodo storico importante del nostro Paese. La sua lunga carriera di calciatore siciliano partito dalla Massiminiana di Catania per passare al Varese e poi procedere il suo destino con la Juventus, si è legato indissolubilmente alla squadra dell’avvocato Agnelli e, soprattutto, a Giampiero Boniperti che l’ha subito accolto a braccia aperte. Oggi è opinionista sulle reti private di Quarta rete.<BR><BR>Anastasi, pensi che la Juve, imbattuta ormai da diverso tempo, possa inciampare su questa Inter dal gioco concreto?<BR>“ Il risultato è aperto a ogni pronostico, soprattutto in considerazione del buon momento dell’Inter. Mi auguro che la Juve non perda l’imbattibilità proprio contro i nerazzurri. E’ importante conquistare un risultato positivo”.<BR><BR>La difficoltà di andare in gol della Juve, si è palesata soprattutto in questi ultimi incontri. Qual è il tuo pensiero in merito?<BR>“ E’ l’annoso problema di questa Juventus, incapace di rendere concreto l’alto volume di gioco prodotto. Penso che se ci fosse in area di rigore un giocatore come Treseguet, si risolverebbero molti problemi. Purtroppo, come dici te, il problema si evidenzia in maniera lampante e, alla fine, potrebbe pesare sulla squadra e sui risultati. A gennaio, urge l’intervento della società per ovviare a questo grave problema”.<BR><BR>In cosa si differenzia e/o somiglia la Juve di Conte con l’Inter di Stramaccioni?<BR>“ Si tratta di squadre e due allenatori di grande qualità. Conte e la Juve, hanno dimostrato fin dall’anno scorso la loro potenzialità e grande capacità di risultati. Stramaccioni e la sua Inter, hanno cominciato in sordina un percorso importante e capace di portare i nerazzurri ai livelli che gli competono. Stramaccioni ha saputo fare un mix tra giocatori esperti e giovani promesse. Comunque, è presto per dare dei giudizi o fare paragoni affrettati tra le due squadre. In questo momento, la Juve è a un livello superiore perché è cresciuta in maniera esponenziale fin dall’anno scorso. L’Inter, invece, sta appena iniziando il suo percorso. Vedremo che cosa accadrà in seguito”. <BR><BR>Oltre l’Inter, quale altra squadra può intralciare la Juve per la conquista dello scudetto?<BR>“ Sicuramente la Lazio, ma anche il Napoli e l’Inter stessa, hanno buone probabilità di vittoria finale. Devo dirti che mi piace molto il gioco della Fiorentina di Montella, un allenatore che apprezzo davvero. Tuttavia, non ritengo ancora che La Viola possa dire la sua in tema scudetto”.<BR><BR>Che cosa hai pensato dopo le furibonde polemiche di Catania – Juventus?<BR>“Non è facile rispondere a questa domanda perché, come tu sai, io sono catanese, adoro il Catania e amo la Juve. Ma, se devo proprio risponderti, ti dico che se facciamo una disamina concreta di tutta la partita, la Juve ha meritato la vittoria. Certamente, non è facile vedersi annullare un gol valido e subire quello della vittoria finale in posizione di fuorigioco da parte dell’avversario. Un abbaglio degli arbitri che hanno creato confusione e danni nei confronti di un Catania apparso concreto e pimpante fino al fattaccio. La Juve non ha certo bisogno di sbagli arbitrali a favore. Tutto ciò non fa altro che deturparne l’immagine. Questo non lo merita”.<BR><BR>Come vedi il Catania di quest’anno?<BR>“Assolutamente bene. Il Catania mi aveva impressionato positivamente già l’anno scorso con Montella. Quest’anno sta continuando sulla falsa riga della precedente esperienza anche con Rolando Maran. Al Massimino, il Catania è in grado di giocarsela con chiunque, basti pensare come ha messo sotto anche la Juve dei record. Penso che si salverà con assoluta tranquillità”.<BR><BR>La zona UEFA è un sogno per questo Catania?<BR>“Nulla è precluso. Questo Catania non finisce mai di stupire e, se continua così, è possibile realizzare il sogno in realtà. I presupposti ci sono tutti”.<BR><BR>Per finire, torniamo all’incontro Juventus – Inter. Qual è il tuo pronostico?<BR>“ 1 x 2. Ma io spero di cuore che vinca la Juve, anche se un pari la potrebbe pure accontentare”.<BR><BR>Salvino Cavallaro<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650FL0711FL0711mazzola.jpgSiNesclusiva-ilcalcio-juventus-inter-e-campionato-visti-da-anastasi-e-mazzola-1009149.htmSi100451001,02,03,06,08,09030604S
1361009111NewsCampionatiPalermo-Milan, le probabili formazioni20121030151531palermo, milanPalermo Milan Probabili FormazioniNell'anticipo della decima giornata il Palermo affronta un Milan reduce dal successo interno col Genoa e in cerca di conferme. Match ore 20.45.<BR><BR>Queste le probabili formazioni:<BR><BR>Palermo (3-4-2-1): Ujkani; Mantovani, Donati, Von Bergen; Morganella, Barreto, Rios, Garcia; Ilicic, Brienza; Miccoli. A disposizione: Benussi, Brichetto, Cetto,&nbsp; Pisano,&nbsp; Labrin, Bertolo,&nbsp; Viola, Kurtic, Budan, Dybala e Giorgi. Allenatore: Gian Piero Gasperini.<BR><BR>Milan (3-4-3): Amelia; Bonera, Zapata, Yepes; Abate, Montolivo, De Jong, Constant; Emanuelson, El Shaarawy; Pazzini. A disposizione: Abbiati, Gabriel, Mexes, Acerbi, Nocerino, Flamini, Bojan, Pazzini, Traore, Petkovic e Niang. Allenatore: Massimiliano Allegri.<BR><BR>C1007650adm001adm001882322-14823637-640-360.jpgSiNpalermo-milan-le-probabili-formazioni-1009111.htmSiT1000023,T1000027100075501,02,03,07030262
1371009088NewsCampionatiJuventus, Alessio: «Siamo pronti per il Catania»20121027101531juventus, alessioJuventus AlessioAngelo Alessio si è presentato nella sala stampa del Media Center di Vinovo alle 9 del mattino per presentare l'insidiosa sfida di domanicol Catania. <BR><BR>Due cose scontate: potrebbe toccare per la prima volta a Bendtner? E poi come sta Vucinic?<BR>"Mirko sta bene, come sta bene anche Niklas. Come sempre si valuta attentamente la condizione di tutti i giocatori durante la settimana e poi alla fine si stilerà la formazione".<BR><BR>Tu dici bene atleticamente...<BR>"Bene, stanno tutti bene, quindi...".<BR><BR>Bendtner?<BR>"Sta bene, ha giocato 15 minuti l'altra sera, non aggiungo altro".<BR><BR>Si è parlato in questi giorni anche di una Juve che comincia a diventare un po' prevedibile con questo sistema di gioco. E' una valutazione che avete fatto anche voi? State pensando di ritornare magari a riproporre il 4-3-3?<BR>"Noi facciamo sempre la nostra partita, con la solita organizzazione di gioco, l'intensità, cercare di portare sempre un'intensità importante, pensare all'avversario. Andremo avanti in questo modo".<BR><BR>Volevo chiederle come stanno Lichtsteiner e Asamoah e se c'è la possibilità di vedere Pogba a centrocampo dal primo minuto, al posto di Vidal...<BR>"Come ho detto prima, stanno tutti bene. Le condizioni dei giocatori sono ottime, di tutti i giocatori, anche di quelli che hai nominato, quindi, alla fine di questo allenamento, si farà una valutazione più attenta. Però poi spetterà comunque ad Antonio stilare la formazione in base a quello che vediamo in questi giorni, che abbiamo visto durante questi giorni".<BR><BR>Il Catania sta bene e gioca bene. Può essere una delle tappe più impegnative di questo cammino?<BR>"Sicuramente la partita più difficile è quella che ci toccherà affrontare domani. E' una squadra che gioca bene da qualche anno, cambia pochissimo. E' cambiato solo l'allenatore, però è una squadra che gioca insieme da diverso tempo; l'anno scorso ci ha messo in difficoltà sia a Catania che in parte anche a Torino. In casa hanno vinto tre partite e ne hanno pareggiata una, tra l'altro in dieci contro il Napoli; questo la dice la lunga sul valore di questa squadra".<BR><BR>La vostra serie positiva arriva a 47 in campionato. Per voi è uno stimolo come per gli avversari? I ragazzi nello spogliatoio ne parlano?<BR>"Non badiamoa questo, badiamo a scendere in campo e vincere ogni partita. Chiaro che ogni squadra cercherà di batterci, però noi scendere sempre con la massima attenzione, con la massima determinazione per vincere ogni partita".<BR><BR>Dopo Copenaghen hai fatto un'analisi che strideva un po' con i giudizi della critica. Hai detto che era la solita Juve, che ha ceduto solo un po' nel primo tempo. A freddo, ribadisci questa analisi o in Europa a livello di ritmo qualcosa è mancato? C'è la sensazione che quando la Juve non corre a grande velocità si normalizza abbastanza come squadra...<BR>"Ribadisco che comunque abbiamo giocato, a mio avviso, una buona partita. Lo score lo dimostra: 18 angoli, 30 tiri in porta, di cui tantissimi nello specchio e tantissime ottime parate anche del portiere. Chiaro, volevamo e dovevamo vincere la partita in Danimarca, però non abbiamo avuto quel pizzico di fortuna per portarlo a casa".<BR><BR>C'è la possibilità di rivedere anche Pepe nei convocati?<BR>"Pepe sta trovando la migliore condizione. Questa settimana si è allenato con la squadra, questi giorni. Verrà a Catania, però è chiaro che ci vorrà un po' di tempo".<BR><BR>C'è un problema in attacco a tanti livelli? Senza Vucinic, sembra una squadra più che normale. Anche un Vucinic a mezzo servizio ha rimediato la situazione a Copenaghen. Tra gli stessi tifosi, se fai un giro sul web, c'è un po' di malumore riguardo ad alcuni attaccanti. E' un problema che state valutando? E' una squadra troppo dipendente da Vucinic?<BR>"Penso di no, noi abbiamo cinque attaccanti e crediamo fermamente nelle qualità dei nostri attaccanti. Prima o poi queste qualità verranno fuori, sperando anche da domani".<BR><BR>Domani si giocherà alle 12.30. Sappiamo che avete preparato la partita anche pensando all'alimentazione. Può dirci nel dettaglio come è andata questa settimana?<BR>"Sì, in questi giorni, la squadra ha provato quella che sarà la giornata di domani, mangiando prima e allenandosi all'orario della partita, quindi siamo pronti".<BR><BR>Come sta Vidal? Ha problemi di condizione, ha un qualche problema fisico? Perchè nell'ultimo mese è calato così vistosamente di rendimento?<BR>"Chiaro che siamo abituati a vedere Vidal giocare sempre al top, ma siamo consapevoli che questo non è possibile per qualsiasi calciatore. Devo dire però che nella seconda parte della partita dell'altra sera ha fatto bene. Siamo fiduciosi per il prosieguo".<BR><BR>Da domani, sono cinque partite in tredici giorni. Sarà un turnover affrontato di volta in volta, oppure avete pianificato una rotazione per affrontare questo ciclo di ferro.<BR>"Di volta in volta si valuteranno le condizioni dei singoli calciatori e le scelte dei giocatori da mandare in campo".<BR><BR>Quagliarella ha giocato titolare contro il Napoli, poi è andato in tribuna col Nordsjealland. Come mai? E come sta adesso?<BR>"Sta bene, sta bene. C'è stata una rotazione di alcuni giocatori ed è toccato a Fabio andare in tribuna".<BR><BR>Cosa risponde a chi dice che questa Juve avrebbe o aveva bisogno ancora di Del Piero in attacco?<BR>"Ale ci ha dato tanto l'anno scorso, è un campione, però le scelte sono state fatte l'anno scorso, quindi non aggiungo altro".<BR><BR>Temi qualcosa in particolare del gioco espresso in questa stagione dal Catania? Soprattutto in virtù del fatto che sanno che la Juventus è sprintosa nel secondo tempo. Questo, tra l'altro, è un dato che spieghi in che modo?<BR>"Mah... chiaro che il Catania è una squadra da affrontare con estrema attenzione, dispone di ottimi giocatori e nelle ripartenze sono micidiali. Quindi bisogna stare molto attenti. per quanto riguarda le nostre prestazioni, è vero, nei secondi tempi sprintiamo di più, riusciamo a tenere fino alla fine il ritmo alto. Dobbiamo comunque bisogna partire da subito e fare la partita".<BR><BR>C1007650adm001adm001alessio.jpgSiNjuventus-alessio-siamo-pronti-per-il-catania-1009088.htmSiT1000007100075701,02,03,06,09030183
1381009032NewsCampionatiTorino, contro il Palermo ringrazia Gillet20121022144531torino, palermo, gilletTorino Palermo GilletTra Palermo e Torino è mancata l’essenza del calcio, e cioè, il gol. Una partita che, se vista dal punto di vista del risultato, potrebbe dare adito a pensieri di noia calcistica. Ma non è stato così. Il 55% di possesso palla del Torino e i 21 tiri in porta del Palermo contro gli undici dei granata, ci parlano di un match vivo, fatto di desiderio di superarsi da parte, soprattutto, dei padroni di casa. Il vero “eroe” della partita è risultato infatti Jean François Gillet, il portiere granata che è stato capace di annullare più volte, durante l’arco della partita, ogni velleità rosanero. Dice Giampiero Gasperini: “Abbiamo fatto un’ottima gara e il migliore del Torino è stato il portiere Gillet. Questo la dice lunga sulla volontà di fare nostra la partita, tirando tante volte in porta. Tuttavia, abbiamo l’obbligo di trarre indicazioni importanti da questa partita che ci ha visto andare verso un crescendo finale che, solo qualche settimana fa, non eravamo in grado di garantire”. <BR><BR>Di rimando Gianpiero Ventura: “Abbiamo tenuto bene la difesa nonostante le assenze di Ogbonna, Glik e Darmian. Vantiamo la seconda difesa del campionato e, questo, non mi sembra un dettaglio da trascurare. E’ vero che il Palermo ha tirato molto da fuori area, ma anche noi, specie nella ripresa, abbiamo avuto delle occasioni incredibili non finalizzate”. Due squadre, dunque, desiderose di superarsi, anche se, a dire il vero, il punto conquistato allo stadio Barbera di Palermo da parte del Toro, risulta sicuramente più importante di quello ottenuto dai rosanero sul proprio campo. I granata, da parte loro, dopo il tonfo casalingo con il Cagliari e il punto conquistato a Palermo, deve rimettere ordine alla propria difesa nell’attesa di ricevere domenica prossima il Parma di Donadoni. Una partita importante tra due compagini che hanno come obiettivo primario la salvezza anzitempo. Il Toro di Ventura deve comunque fare una partita ordinata, non scriteriata nell’affanno di dovere segnare subito a tutti i costi, perché il Parma potrebbe far male soprattutto nelle ripartenze improvvise.<BR><BR>I granata hanno nelle loro corde la possibilità di fare sua la partita, puntando su uno strepitoso Gillet, il rientro al completo della difesa titolare, un centrocampo che fino ad oggi è stato di valido aiuto nell’interdire ma anche nel costruire il gioco e un attacco che, in verità, dovrebbe badare ad essere più cinico e, magari, meno propenso allo spettacolo. Vedremo, la squadra di Ventura resta comunque una delle squadre più ostiche da affrontare di questo campionato, importante è ricordarsi che l’essenza del calcio resta sempre e, comunque, il gol.<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>C1007650FL0711FL0711gillet-4.jpgSiNtorino-contro-il-palermo-ringrazia-gillet-1009032.htmSiT1000099100451001,02,03030233
1391009026NewsCampionatiDalla Sicilia a Torino. Due giorni per la Juventus, tra passioni e sentimenti20121022104531juventusJuventusPuò capitare che un amico di nome Vincenzo parta dalla Sicilia, prenda il primo aereo per Torino e venga ad assistere al match più importante di questo primo scorcio di campionato: Juventus - Napoli. Fin qui nulla di strano, se non l’ammirevole pensiero rivolto verso chi non bada a spese e fatica per soddisfare le proprie passioni calcistiche. “La Juventus merita questo e altro” dice con profondo orgoglio di chi sente connaturato in se l’ardire passionale che non teme eventuali delusioni di sorta derivanti da calcio scommesse, falsificazioni di partite, manomissioni e intrugli reiterati, fatti ad arte per ingannare il prossimo. Niente scalfisce l’animo “innocente” del tifoso passionale che non bada a queste cose se non al colore della maglia per cui fa il tifo. <BR><BR>Ma la cosa più interessante di tutta questa storia è che questo juventino sfegatato, il giorno prima, nell’attesa di assistere al big match in programma sabato 20 ottobre alle ore 18,00 presso l’affascinante Juventus Stadium, si precipiti munito di macchina fotografica e abbonamento a Juventus Member che ne garantisce lo sconto per il biglietto d’entrata, a vivere l’emozione particolare dello Juventus Museum che si trova esattamente nell’Area 12, proprio all’ingresso dello Juventus Stadium. Vincenzo, entrando in quello che per lui comincia a incarnarsi come luogo “sacro”, fatto di memoria del pallone bianconero, si sofferma a bocca aperta su una lunga frase pubblicitaria esposta su un depliant appena preso all’entrata del Museo: “La Juventus arricchisce la sua nuova casa e lo Juventus Stadium, con la nascita dello Juventus Museum che è il luogo dove ci si può emozionare, rivivere una storia gloriosa, guardare al presente e al futuro con orgoglio, sentirsi parte di una realtà senza confini geografici o temporali che si chiama Juventus e che ha come filo conduttore la vittoria”. Uno slogan pubblicitario forte, penetrante, studiato apposta per accarezzare l’anima e che prepara a intense emozioni chi, come Vincenzo, si accinge a entrare nei 115 anni di storia, fatta di gloria e trionfi conquistati dalla Vecchia Signora d’Italia. Vincenzo entra con spirito di curiosità, nel chiaro intento di volersi emozionare stimolando brividi d’intensa passione. <BR><BR>E, in effetti, il percorso comprende la visita in stanze chiuse, inizialmente buie e poi illuminate a giorno, proprio per creare una condizione di suspense e poi di sorpresa. Proseguendo, si possono ammirare grandi locali adibiti a open space con Touch Screen, antichi cimeli, maglie, sagome di cartone dei giocatori più rappresentativi juventini che vanno da Sivori a Charles, a Boniperti, fino a Scirea, Platini, Boniek, Del Piero. Ed ecco che Vincenzo, d’istinto, chiede di essere fotografato con Del Piero, ma anche con Scirea, l’angelo bianconero. Qui tutto trasuda di storia e persino la musica, imponente, fuoriesce dalle casse audio con voluta forza acustica per enfatizzare ciò che gli occhi vedono e il cuore approva. Poi, il bagno d’emozione raggiunge l’apice quando Vincenzo, alla fine del percorso, entra nell’ultima stanza che anticipa la fine della visita. E’ il ritrovo numero 20 del percorso di storia bianconera, adibito a mini campo di calcio e dove tu puoi calpestare l’erba sintetica. <BR><BR>Alle pareti le immagini, i riflettori, lo sventolio delle bandiere bianconere e i flash fotografici che si sono moltiplicati nella notte dell’indimenticabile inaugurazione dello Juventus Stadium seguita in televisione. Un crescendo di brividi ed emozioni senza fine che ora, Vincenzo, vive dentro l’anima come se, in quel momento, fosse lui il campione della Juve inneggiato dai tifosi assiepati sugli spalti dello stadio. La musica, gli effetti elettronici e lo striscione “Fino alla fine”, ti fanno sbalordire fino al punto di non farti quasi più ricordare la tua vera entità. Vincenzo sembra ubriaco di passione, ma soddisfatto e incredulo per ciò che ha visto e vissuto in maniera intensa. In fondo, ci sono ricordi che restano indelebili nella vita di un tifoso, attimi che rimangono per sempre. Un giorno vissuto con la Juve e per la Juve. E non importa quale sarà il risultato della partita contro il Napoli, perché Vincenzo sarà lì allo Juventus Stadium a tifare per i suoi beniamini, i suoi campioni e per quella maglia incollata da sempre sulla sua pelle. I suoi occhi e il suo cuore sono talmente carichi di emozioni bianconere vissute in maniera così intensa che, tornando a casa nella sua amata terra di Sicilia, potrà tramandare agli amici e a coloro i quali gli vogliono bene. La storia di Vincenzo, in fondo, può essere riportata a ognuno di noi. Perché, si può fare il tifo per la Juve, per il Toro, il Milan, l’Inter, la Roma, la Lazio o altre squadre, ma ciò che più conta sono le passioni e i sentimenti legati al calcio. Un ardire che non cambia nella sostanza, che è capace di assomigliarsi e, al contempo, essere diverso per storia, a unire, ma anche a dividere in maniera profonda, dando libero sfogo a quello che è il grave problema dell’umanità dei nostri tempi e, cioè, il rispetto per l’altrui pensiero.&nbsp; <BR>&nbsp;<BR>Salvino Cavallaro <BR><BR><BR>C1007650FL0711FL0711juventus.jpgSiNdalla-sicilia-a-torino-due-giorni-per-la-juventus-tra-passioni-e-sentimenti-1009026.htmSiT1000007100451001,02,03,06030255
1401008977NewsEditorialeJuventus-Napoli: la sfida infinita20121018083130Juventus, Napoli, Juventus Stadium, CampionatoSabato allo Juventus Stadium la prima sfida scudetto della stagioneQuando in palio non ci sono solo i tre punti, l’atmosfera è diversa. <BR>Quando in campo si gioca per l’onore, si combatte per la faccia, l’atmosfera cambia e si sente. <BR>Perché una partita è speciale, è diversa, quando, oltre ai novanta minuti, questa viene giocata fuori dal campo in tutta la settimana che precede lo scontro diretto.<BR>E se poi le settimane che precedono il match sono addirittura due (a causa della pausa delle nazionali), beh, tanto meglio. <BR>Perché su un giornale qualsiasi non troverete troppi commenti sulla bella nazionale di Prandelli, troverete più che altro qualche notiziola riguardo gli azzurri ma, ovviamente, intricata al big match di sabato prossimo.<BR>Specificatamente, poi, questa sfida dura addirittura da due mesi. Da quel famoso 11 agosto 2012. <BR>Proprio da lì, da Pechino, lo scontro tra Juventus e Napoli è diventato più aspro che mai. <BR>La prima Juventus di Carrera vinse in rimonta: finì 4-2 dopo 120 estenuanti minuti.<BR>Finì con una nota stonata, stonatissima: i partenopei non si presentarono alla premiazione, in segno di protesta verso l’arbitraggio. <BR>Proprio da quell’espulsione di Pandev, da quella coppa persa e dalla mancata premiazione dei biancoazzurri qualcosa è cambiato. <BR>Già ad agosto, infatti, si era capito che le due squadre avrebbero combattuto per lo scudetto, cercando di ostacolarsi l’una con l’altra. <BR>Il Napoli è cresciuto: nonostante la perdita di un giocatore quale Lavezzi, Mazzarri ha saputo far crescere la sua squadra fino a farla sognare traguardi impensabili. Ormai la coppa Italia non basta più.<BR>La Juventus è la Juventus. È la squadra più forte, indiscutibilmente. È la formazione più organizzata e con più risorse e quindi è la favorita. <BR>Alle 18.00 di sabato sera, allo Juventus Stadium di Torino sarà una partita memorabile. Una partita che ci aiuterà a capire qualcosa di più riguardo chi è avvantaggiato per la vittoria finale.<BR>L’anno scorso al San Paolo di Napoli fu un match incredibile: là i bianconeri rischiarono per la prima e unica volta di perdere, là si capì che Conte e compagnia avevano una marcia in più rispetto agli altri. Finì 3-3 con Pepe che salvò i torinesi. <BR>In Piemonte, al ritorno, non ci fu nessuno che salvò il Napoli: Bonucci, Vidal e Quagliarella schiantarono i partenopei, lanciando la squadra di Agnelli verso lo scudetto.<BR>Ma non finisce qui.<BR>L’epilogo della stagione 2011-2012 ebbe luogo a Roma: non vedremo mai più la capitale colorata di biancoazzurro come in quella serata. Il Napoli sconfisse la Juventus 2-0, nel giorno, triste, dell’addio di Del Piero. <BR>I partenopei tornarono ad alzare un trofeo dopo tanti anni a digiuno e la festa fu totale.<BR>Nell’ultimo anno, quindi, in quattro sfide ci troviamo di fronte a un pareggio: una vittoria bianconera, una vittoria partenopea e due pareggi, l’ultimo culminato nei tempi supplementari con la vittoria in Supercoppa di Carrera. <BR>Vucinic contro Cavani, Buffon contro De Sanctis, Vidal contro Hamsik.<BR>Che la prima sfida scudetto della nuova stagione abbia inizio. C1007650TorinoFL0882FL0882hamsik-insigne-pandev.jpgSiNcampionato-serie-a-1008977.htmSiT1000007100877901,02,03030338
1411008971NewsCampionatiLega Pro, Milazzo: ragazzi senza colpe20121017101055lega pro, milazzoSalvino Cavallaro giornalista iscritto allOrdine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine. Contatti: salvinocavallaro@libero.itMilazzo 0 Savona 3. Le cronache ci riferiscono il leitmotiv di queste ultime settimane milazzesi, delle profonde spaccature e problemi societari, dei dissidi, del mancato lavoro della squadra che non si allena ormai da quindici giorni, ma anche di un comportamento sorprendentemente positivo espresso sul campo da parte dei ragazzi del vice mister La Spada, (Tosi non s’è più visto). Stoico dunque il Milazzo che, sul campo del Grotta Polifemo assolutamente deserto per motivi di inagibilità, perde contro la prima della classe ma esce in maniera dignitosa e a testa alta. La speranza è ultima a morire, questo i ragazzi del Milazzo calcio lo sanno bene, tuttavia, il pensiero fisso dello sbando collettivo dovuto a una società che non c’è, rode e mortifica oltremodo. E’ la battaglia dei nervi senza fine, una delusione dietro l’altra che è profonda e che colpisce l’anima ma non i piedi “buoni” di qualcuno di questi ragazzi che, elogiarli, è fare poco. Gran parte di loro, infatti, dorme tra le mura silenti degli spogliatoi del Grotta Polifemo, dove soltanto il rumore del vicino mar di Ponente, talora impetuoso e in burrasca, non lascia prevedere nulla di buono ed è premonitore di una storia del pallone iniziata tra legittimi sogni e continuata tra delusioni e mortificazioni senza fine. Ma che colpa ne ha Mignogna, D’Amico, Dama, Lewandowski, Cancelloni, Previti and company, di tutta questa maledetta storia che investe come un violento tornado la S.S. Milazzo? Nessuna, proprio nessuna. Fin dal ritiro estivo di Norcia, i ragazzi avevano incrociato le dita sperando in un contratto che potesse dare loro un futuro. Per i più “fortunati” di loro è avvenuta una firma che poi si è rivelata come affissa su carta straccia, mentre i “meno fortunati” (si fa per dire) hanno ricevuto il benservito con un “Grazie” di circostanza, cui faceva seguito un laconico “Non ci interessate”. Ebbene, con il senno di poi, i più fortunati sono proprio stati coloro i quali sono stati “bocciati” dalla nuova dirigenza mamertina. Ma, ritornando alla partita contro il Savona, dove lo scenario deprimente degli spalti deserti ha assunto contorni a dir poco malinconici, i ragazzi del Milazzo pur senza ”birra” nelle gambe hanno dato chiari segnali di amor proprio nel dimostrare, attraverso l’impegno profuso in campo, la loro assoluta estraneità a una situazione che li coinvolge loro malgrado e li mortifica oltremodo. Davanti a loro non c’era il Savona in quanto avversario diretto, ma il fatuo destino che li ha accomunati in una storia che ha dell’incredibile. Gli irriducibili e ammirevoli sostenitori del Milazzo hanno capito bene il loro messaggio e, in maniera commovente, assiepati com’erano tra le terrazze di case e palazzi nei dintorni del Grotta Polifemo, hanno assistito e apprezzato con il cuore l’impegno e la volontà dimostrata in campo dalla loro squadra, anche se sono incappati in una sconfitta cocente che già, peraltro,&nbsp; era stata largamente prevista alla vigilia dell’incontro. Ma i ragazzi rossoblu sono usciti dal campo sicuri di avere fatto il proprio dovere, come se più di così non avrebbero davvero potuto fare e, infatti, così è stato. In fondo sono stati ammirevoli! Il pallone resta la loro vita, il loro sogno da coltivare e da difendere con le unghie e con i denti. Per questo, sotto la calda doccia del Grotta Polifemo, dopo che la stanchezza di quell’interminabile partita senza alcun valore tecnico si era impadronita di loro, hanno rivolto il primo pensiero a una società che latita, che in questo momento non c’è, che tarda ad arrivare, anche se all’orizzonte s’intravvede uno spiraglio di luce capace di non spegnere le residue, fievoli speranze. In fondo, nonostante tutto, per questi ragazzi del pallone rossoblu non&nbsp; può essere illusorio ed evanescente il pensiero d’inseguire con caparbietà e speranza le fortune di Del Piero, Totti, Pirlo, Buffon, Balzaretti, Chiellini e altri illustri calciatori, partendo proprio da Milazzo. Questo non è vietato da nessuno. Da piccoli ci hanno insegnato a non disperare mai, a non perdere fiducia nella vita e, soprattutto, di non mettere limite ai sogni. A volte, da certe brutte avventure ci si può risvegliare traendone utili esperienze di vita. Vero capitan Mignogna and company? Non mollate!<br><br> Salvino Cavallaro<br><br> &nbsp;<br><br>C1007654FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNlega-pro-milazzo-ragazzi-senza-colpe-1008971.htmSi100451001,02,03030920
1421008951NewsCampionatiSydney, la prima rete su punizione di Del Piero. Video20121013094222sydney, del pieroSydney Del PieroPrima rete di Del Piero con la nuova maglia del Sydney contro il Newcastle Jets.<BR><BR>clicca qui per il video <A href="https://www.facebook.com/video/video.php?v=154132864728451">https://www.facebook.com/video/video.php?v=154132864728451</A><BR><BR>C1007650Sydneyadm001adm001del-piero-sydney_GN.jpgSiNsydney-la-prima-rete-di-del-piero-su-punizione-video-1008951.htmSiT1000007100075501,02,03030282
1431008938NewsCampionatiSydney, Del Piero: «La priorità era restare alla Juventus. Non ho fatto problemi di contratto»20121011100530juventus, del piero, sydneyJuventus Del Piero SydneyAlessandro Del Piero, ex capitano della Juventus, in una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport parla del momento che vive a Sydney e della voglia che aveva di restare in bianconero.<br><br> "Sono felice e convinto nell'aver scelto di andare a giocare in Australia. Per quanto riguarda la proposta del Livepool il rifiuto dettato sopratutto alla memoria dell'Heysel, che per molti tifosi bianconeri è ancora una ferita aperta". <br><br> "La festa che mi hanno dedicato durante l'ultima partita con la maglia della Juventus, mi ha fatto provare emozioni uniche che mi accompagneranno per sempre". <br><br> "Non mi sarei aspettato che la lunga avventura bianconera sarebbe finita in questo modo. Si dice indifferente dell'indifferenza di Andrea Agnelli, ma anche che se fosse stato nel presidente della Juve lo avrebbe invitato alla prima di questo campionato. Non ho mai fatto problemi di contratto, io volevo solo rimanere alla Juventus".<br><br>C1007650Milanoadm001adm001562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNsydney-del-piero-priorita-restare-alla-juventus-non-ho-fatto-problemi-di-contratto-1008938.htmSiT1000007100075501,02,03010206
1441008876NewsCampionatiDel Piero, la vita e le emozioni legate a un pallone20121005181531sydney, del pieroSydney Del PieroLe emozioni, quando arrivano, non tengono conto dell'età, di quanti gol hai fatto in carriera, della tua fama e neanche se a un certo punto della tua vita decidi di cambiare mondo, abitudini diverse e culture che possono rivelarsi diametralmente opposte. Sì, perché le emozioni arrivano improvvise, quando meno te lo aspetti e nascono spontanee, tanto da inondarti cuore e cervello. Non gli sembra ancora vero ad Alex Del Piero di ritrovarsi in quel di Sydney a giocare la sua prima partita in una squadra che non è più la Juventus. <br><br> Da quando è approdato in questa terra fantastica, intrisa di civiltà e rispetto per le persone, ha imparato a vivere a dimensione umana. Non gli capitava più da diversi anni di dover passeggiare per strada senza l'assillo della calca dei fan curiosi e opprimenti, sempre alla ricerca spasmodica di una foto o di un autografo con dedica. "Qui, a Sydney, non è così". Pur attirando intorno a se la ragionevole curiosità di chi è conosciuto in tutto il mondo, Alex nota molta discrezione da parte della gente, ma anche dei media e delle loro telecamere. Mai invadenti ma rispettosi della privacy altrui, quasi fosse un sacrilegio non rispettarla. A cinque mesi dall'ultima gara in bianconero, dopo tanti dubbi e parole, Del Piero tornerà sabato a disputare una partita vera. E, per uno scherzo del destino, non avverrà nell'estrema Australia ma nell'ancora più lontana Nuova Zelanda. Già, nella terra del rugby dove il pallone è inteso in maniera ovale e non rotondo come da noi. Ma lui, il capitano Pinturicchio, non è demotivato da ciò, anzi ne trae stimolo e dichiara:&nbsp;"Non vedo l'ora di scendere in campo con il Sydney. Sono molto emozionato ma anche pronto e non vedo l'ora di affrontare il Phoenix in Nuova Zelanda". E' sereno Alex, anzi felice, così come ha affermato in conferenza stampa, rivelando che la moglie è entusiasta dell'Australia. <br><br> E' questo il punto vitale dal quale egli parte, gli affetti più cari, sua moglie Sonia, i suoi figli, la sua famiglia, la gente che gli vuole bene, come segno inconfutabile del senso della vita. Con loro e per loro, ovunque, il resto non conta. Sono segnali evidenti di un uomo e di un campione vero diventato maturo presto, soprattutto dopo il grave infortunio che si procurò in quel lontano 8 novembre del 1998, quando durante la partita Udinese&nbsp;- Juventus, in uno scontro con un giocatore avversario, si procurò un grave danno ai legamenti del ginocchio destro. Nove mesi di fermo per Alex Del Piero significarono un periodo difficile della sua vita, acuito poi dalla morte di papà cui lui era particolarmente legato. Ma l'insostituibile calore della sua famiglia e di mamma Bruna che adora, s'interseca indissolubilmente all'affetto dei tifosi, juventini ma anche di coloro i quali nutrono passioni legate ad altre squadre. Lui è il campione che, nonostante la sua flemma apparente, sa emozionarsi e suscitare emozioni, perché si può essere bravi con il pallone tra i piedi ma è essenziale mettere l'anima, perché questo fa la differenza. Di Del Piero ci rimane dentro il cuore tutta la sua storia di ragazzo per bene, i suoi gol, l'entusiasmo che ha saputo infondere in chi ama il pallone giocato e non intriso di troppe inutili parole. E poi quella lunga riflessione che ci ha fatto vivere attraverso il suo&nbsp;"Di più, niente", una sorta di lungo elenco di obiettivi raggiunti durante la sua lunga milizia nella Juventus che vuole essere un ringraziamento ai suoi tifosi. Citiamo alcune sue parole che culminano in un crescendo finale:&nbsp;"Sono felice che abbiate sorriso, esultato, pianto, cantato, urlato per me e con me. Per me nessun colore avrà tinte più forti del bianco e del nero. Avete realizzato il mio sogno. Più di ogni altra cosa, oggi riesco soltanto a dirvi: GRAZIE". Per chi non lo sapesse ancora, questo è Alessandro Del Piero, il campione nato con la maglia numero 10 cucita sulla pelle.<BR><BR>Salvino Cavallaro<BR><BR>&nbsp;<BR><BR><br><br>TorinoFL0711FL0711562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNdel-piero-la-vita-e-le-emozioni-legate-a-un-pallone-1008876.htmSi100451001,02,03010179
1451008871NewsCampionatiTorino, Ogbonna: «Sono rimasto per Ventura»20121005115949torino, ogbonnaTorino OgbonnaIn una lunga intervista concessa ai microfoni di <EM>Tuttosport</EM>, il difensore del <STRONG>Torino</STRONG>, <STRONG>Angelo Ogbonna (24)</STRONG>, ha parlato della sua esperienza in maglia granata. Il giocatore, già protagonista nella Nazionale maggiore dell'Italia, ha identificato nel divertimento l'obiettivo primario nella scelta della carriera da calciatore; e lo stesso potersi divertire sarà, per Ogbonna, uno dei fattori principali per le sue scelte future. L'arrivo sulla panchina granata di Giampiero Ventura ha sicuramente influito sul presente del forte difensore, che ha dichiarato che l'allenatore ha qualcosa di affascinante e che predica un gioco che affascina.<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650Torinoadm001adm001ogbonna.jpgSiNtorino-ogbonna-sono-rimasro-per-ventura-1008871.htmNoT1000099100075701,02,03010147
1461008837NewsCalcio EsteroIl doppio esordio di Del Piero 20121003162937del pieroMessaggio di Alex sul suo sitoCi siamo: 4 giorni e Alessandro Del Piero esordirà ufficialmente nella A- League. L'emozione è tanta, e a dirlo è proprio l'ex capitano della Juve sul suo sito, dove racconta tra l'altro un piccolo aneddoto...canoro.<br><br> <FONT size=2><EM></EM></FONT>&nbsp;<br><br> <FONT size=2><EM></EM></FONT>&nbsp;<br><br> <FONT size=2><EM>"Mancano quattro giorni al mio nuovo inizio, la mia carriera riparte dalla A-League e io non vedo l'ora di cominciare.</EM></FONT><br><br> <FONT size=2><EM>La prima tappa è a Wellington, si comincia dunque in Nuova Zelanda per la sfida contro il Wellington Phoenix, sabato alle 19.30 ora locale. </EM></FONT><br><br> <FONT size=2><EM>I miei compagni mi stanno mettendo nelle migliori condizioni per ambientarmi al meglio, sono convinto che ci siano tutte le condizioni per fare bene. Di certo, c'è il mio entusiasmo e la voglia di buttarmi a capofitto in questa nuova avventura. </EM></FONT><br><br> <FONT size=2><EM>Non posso negare di essere emozionato, tutto l'affetto e il calore con cui mi stanno seguendo qui in Australia (e che mi arriva anche da molto lontano, ad esempio& dall'Italia!) mi trasmette grande adrenalina. E poi vi devo confessare che quello in campo non sarà l'unico debutto australiano&</EM></FONT><br><br> <FONT size=2><EM>Venerdì scorso, alla cena che abitualmente il Sydney Fc organizza per dare il benvenuto ai nuovi giocatori, mi hanno rivelato che in albergo a Wellington alla vigilia della nostra prima partita, dovrò cantare una canzone per i miei compagni: è la tradizioni, per gli ultimi arrivati& Che dite, mi devo preoccupare?</EM></FONT><br><br> <FONT size=2><EM>A presto, Alessandro"</EM></FONT><br><br>FL0141FL0141del-piero-sydney_GN.jpgSiNil-doppio-esordio-di-del-piero-1008837.htmSi100205001,02,03010300
1471008827NewsCampionatiA Messina, sponda ACR, torna l`entusiamo:«La storia siamo noi»20121003154419ACR MessinaIntervista alla Gioventù Giallorossa di MessinaNei giorni scorsi ci siamo occupati dei derby giocati a Messina tra l'ACR e il Città di Messina. Per la cronaca ricordiamo che la doppia sfida si è conclusa per 1-0 per il Città, in una partita valida per la coppa Italia di serie D, e 2-1 per l'ACR in campionato, Serie D Giorne I. <BR><BR><BR>Per questo abbiamo raggiunto e intervistato in esclusiva per IlCalcio24.com&nbsp;lo zoccolo duro degli ultras dell'ACR e, in particolare, la fantastica e colorita&nbsp;GIOVENTÙ GIALLOROSSA di Gioiosa Marea.<BR><BR><BR>Con noi si è fermato a parlare Giuseppe Donzelli, responsabile del club "Gioventù Giallorosa Messina sezione di Gioiosa Marea". <BR><BR><BR><STRONG>1)</STRONG> Giuseppe parlaci un po' della storia delle GGR di Gioiosa Marea.<BR>"Il gruppo nasce nei primi anni '90 come un gruppo di amici appassionati di calcio e del Messina. A partire della stagione 90/91 incominciammo a frequentare la Curva Sud del Celeste. In quegli anni siamo stati molto attenti alle vicissitudini del calcio Messinese, vivendo gli anni di Mister Materazzi, Protti ma anche il fallimento dell'ACR Messina con alla guida della Società i figli di Turi Massimino. Successivamente con il passare degli anni e con l'avvento alla guida del calcio Messinese del Presidente Aliotta l'entusiasmo crebbe e da qui la volontà di darci una vera e propria organizzazione come tifosi del Messina della costa tirrenica. La prima uscita ufficiale con lo stendardo "Gioiosa Marea" con il disegno del cinque di spade avvenne il 28 Marzo 1998 a Capo D'Orlando contro l'Orlandina in serie D. Vincemmo 1-0 con rete di Criaco su punizione. Ma la data storica rimane, certamente, l'inaugurazione ufficiale del nostro club avvenuta il 6 Dicembre 1999 presso il Circolo Mediterraneo di Gioiosa Marea alla presenza del bomber Vittorio Torino, Emanuele Manitta e del direttivo GGR di Messina. Negli anni successivi abbiamo molto spesso organizzato incontri e feste con giocatori, dirigenti ed allenatori del Messina con la squadra che dalla Serie D arrivò in Serie A. Un'altra data importante è una festa organizzata il 17&nbsp; maggio 2004 presso l'Auditorium di Gioiosa Marea qualche settimana prima della promozione in serie A con i giocatori Alessandro Parisi, Ametrano e dirigenti vari.Erano presenti centinaia di persone provenienti da tutta la costa tirrenica e un entusiasmo alle stelle. Negli anni di maggiore entusiasmo abbiamo conosciuto e intrecciato rapporti con tanti ragazzi di tantissimi centri della provincia tirrenica da Patti, S.Giorgio di Gioiosa Marea, Naso, Librizzi, Rocca Caprileone, S.Piero Patti, Tusa, Sinagra etc etc con i quali eravamo legati dalla passione giallorosa. Anche oggi che militiamo in Serie D non abbiamo mai mollato e siamo certi che tutti questi ragazzi torneranno allo stadio".<BR><BR><STRONG>2)</STRONG> Raccontaci di qualche partita che è rimasta nel cuore dei tifosi.<BR>"Tantissimi sono i ricordi legati al Messina e veramente mi viene molto difficile stilare una&nbsp; graduatoria. Come non ricordare, per esempio, la vittoria alla Favorita contro il Palermo per 2-1 nel Dicembre del 2000 in C1. Perdevamo dopo solo 14 secondi 1-0 con rete di Cappioli o la vittoria per 2-1 a S.Siro con il Milan in serie A o la vittoria di Foggia nel &nbsp;2000 con rete di Scaringella o la vittoria di Catanzaro 2-1 nel 1999 o le vittorie interne &nbsp;contro l'Inter con rete di Rafael all'ultimo minuto o, ancora, l'indimenticabile 4-3 contro la Roma con il cucchiaio di Zampagna. Emozioni e sensazioni fortissime che solo il Messina ci ha saputo regalare".<BR><BR><STRONG>3)</STRONG> Nella stagione 2008/09 all'ACR non viene permesso iscriversi al campionato di Serie B. Come avete vissuto quella circostanza?<BR>"La mancata iscrizione al campionato di Serie B 2008/2009 è stata vissuta dalla tifoseria Messinese con molta maturità e dignità. Siamo ripartiti dalla Serie D con tanti presidenti faccendieri che si sono succeduti in questi ultimi anni. Ne abbiamo viste veramente di tutti i colori ed abbiamo rischiato la radiazione ma non ci siamo mai arresi perché l'attaccamento ai colori giallorossi va oltre ogni cosa e non ci importa la categoria di appartenenza".<BR><BR><STRONG>4)</STRONG> Adesso c'è Pietro Lo Monaco e sembra che i risultati inizino a vedersi. Vi preoccupa che, adesso, abbia preso impegni anche con il Palermo?<BR>"Nei confronti del gruppo Lo Monaco c'è molta fiducia e si registra molto ottimismo all'interno della tifoseria.&nbsp;I Lo Monaco hanno dimostrato di essere persone serie, credibili e capaci.<BR>Sono dirigenti molto radicati nel Messinese e questa entrata di Pietro Lo Monaco nel Palermo non credo che ci debba molto preoccupare anche perché riteniano che per i Lo monaco il Progetto Messina sia un capitolo a parte, fermo restando che ad inizio stagione nonostante i Lo Monaco avessero rilevato il Messina, Pietro Lo Monaco aveva assunto un ruolo nel Genoa che comunque non precludeva il progetto Messina".<BR><BR><STRONG>5)</STRONG> Che tipo di rapporti avete, se ne avete, con i tifosi del Città di Messina ex Camaro?<BR>"Con i tifosi del Città di Messina non vi è alcun tipo di rapporto anche perché il Città di Messina non ha una propria tifoseria organizzata ma è seguita solo da amici dei dirigenti e dai parenti e fidanzate dei giocatori. La storia siamo noi, la storia di Messina intera appartiene a noi".<BR><BR><STRONG>6)</STRONG> Infine, quali sono le speranze per il futuro?<BR>"Siamo molto fiduciosi per il cammino del nostro amato Messina. Non è solo un caso che, sia nella partita contro il Città di Messina che contro l'Agropoli eravamo circa 5 mila persone al S.Filippo; numeri quasi impossibili da riscontrare in un campionato di serie D ed ancora siamo solo all'inizio. Siamo certi che tra poco torneremo a calcare i palcoscenici calcistici che ci appartengono e che&nbsp;la città e l'intera provincia meritano". <BR><BR>C1007655,C1007654MessinaFL0411FL0411messinaregginajw7.jpgSiNtorna-l-entusiasmo-a-messina-intervista-esclusiva-alla-ggr-1008827.htmSi100427901,02,030101426S
1481008823NewsCoppeChampions League Gruppo B: Arsenal e Schalke potrebbero già chiudere il discorso qualificazione20121003091776Champions League Gruppo BProbabili formazioniL'Arsenal, vincendo, potrebbe già chiudere il discorso qualificazione.Di contro, i Greci dopo aver steccato la prima uscita non hanno che un risultato a loro disposizione. Il pareggio potrebbe non essere sufficiente in chiave qualificazione. <BR><BR><BR>Nell'Arsenal i&nbsp;terminali offensivi della manovra saranno i soliti Podolski, Gervinho e Walcott, un tridente che pone un mix di velocità e tecnica davvero invidiabili. Mancheranno un po' di centimetri per le giocate su palla alta, ma in questi casi saranno utili gli inserimenti, in particolare su calci d'angolo e punizioni, da parte di Mertesacker, centralone difensivo che il tecnico francese pare intenzionato a rilanciare definitivamente.<BR><BR>L'Olympiakos è una compagine sempre difficile da affrontare, anche quando gioca lontano dalla bolgia del Piero. I biancorossi, lanciatissimi in campionato dove hanno inanellato 5 vittorie in altrettante uscite stagionali, vogliono un pronto riscatto su un terreno difficilissimo come quello dei londinesi. Il tecnico degli ellenici si affiderà alla velocità esplosiva di Djebbour, l'attaccante franco-algerino che sa incunearsi nelle difese giocando sempre sul filo del fuorigioco. In mediana un duo di iberici di buon valore come Fuster e Ibagaza proveranno ad innescarlo cercando di sfruttare il gioco di rimessa e la rapidità.. Elemento da non sottovalutare per la retorguardia londinese sarà Paulo Machado, arrivato nel mercato estivo dal Tolosa e dotato di un`ottima visione di gioco che potrebbe liberare le punte con grande facilità se non marcato da molto vicino.<BR><BR>Probabili formazioni<BR><BR>Arsenal (4-2-3-1) Mannone; Jenkinson, Mertesacker, Vermaelen, Gibbs; Arteta, Ramsey; Walcott, Cazorla, Gervinho; Podolski. <BR><BR>Olympiacos (4-2-3-1) Megyeri; Torossidis, Contreras, Manolas, Holebas; Maniatis, Modesto; P. Machado, Fuster, Abdoun; Djebbour.&nbsp;&nbsp;<BR><BR>Arbitro: Svein Oddvar Moen(NOR)<BR><BR>Lo Schalke 04 scende in campo contro il Montpellier ed una vittoria potrebbe davvero chiudere il discorso qualificazione.&nbsp;<BR>Il Montpellier al contrario è costretto ad ottenere un risultato positivo, dopo aver perso nella gara inaugurale in casa contro l'Arsenal.<BR><BR>Formazione tipo o quasi per la squadra di Gelsenkirchen allenata da Huub Stevens. L'unico cambio rispetto all'ultima gara contro il Dusseldorf potrebbe riguardare l'inserimento di Draxler al posto di Barnetta.<BR><BR>Rene Girard dovrebbe invece confermare l'11 uscito vittorioso nel weekend dal campo del Nancy. Ci si aspetta di più in particolare in termini realizzativi dal marocchino Belhanda.<BR><BR><BR>Probabili formazioni<BR><BR><BR>Schalke: Unnerstall; Howedes, Matip, Papadopoulos, Fuchs; Jones, Neustadter; Afellay, Holtby, Draxler; Huntelaar.<BR><BR><BR>Montpellier: Jourdren; Bocaly, Hilton, Congre, Yanga-Mbiwa; Saihi, Estrada; Cabella, Belhanda, Ait Fana; Camara.<BR>La vittoria del Montpellier è in lavagna a 5.50, gioca 20 euro di bonus Betclic vinci 110 euro.<BR><BR>Arbitro: Sergei Karasev(RUS)<BR><BR><BR><BR>C1007855,C1007856EuropaFL0411FL0411Jack-Wilshere-FA-Youth-Cup-final.jpgSiNchampions-league-gruppo-b-seconda-giornata-probabili-formazioni-1008823.htmSi100427901,02,03010629
1491008798NewsCampionatiInter, Antonio Cassano: l`ultimo numero 1020121002091992Cassano InterFantantonio Cassano: il vero numero 10 con l`Inter nel destinoDe Gregori in una sua celebre canzone, "La leva calcistica della classe '68" parlando della storia di un giovane ragazzo con la passione del calcio diceva "Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette..". Tutti sentendo questo pezzo storico del repertorio del cantautore italiano abbiamo immaginato la storia di un fantasista, il classico numero 10, fisicamente non forte ma con fantasia da vendere. E noi in Italia nel corso della storia del calcio fantasisti e numeri 10 ne abbiamo avuti tantissimi che ormai fanno parte della storia del calcio mondiale: si pensi a Roby Baggio (il numero uno in questo senso), Gianfranco Zola o ai più recenti Alessandro Del Piero e Francesco Totti (ormai diventato una vera e propria punta, ma nato come trequartista-fantasista), dimenticandone, colpevolmente, un bel pò, perché andando a scavare nel passato del calcio italiano di fantasisti ne abbiamo avuti davvero tanti. E ormai però, complice anche la migrazione dei nostri campioni in campionato con un appeal maggiore o semplicemente con squadre con portafoglio più largo, questi artisti del pallone difficilmente vengono fuori. Diamanti avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare un grande numero 10, ma come molti altri, paga il fatto di essere sbocciato troppo tardi. <BR><BR>Miccoli è più una seconda punta, se si intende con fantasista chi ha più piacere nel regalare l'assist al compagno con un'invenzione geniale rispetto a chi l'invenzione la fa nel tentativo di ricercare il goal. Ma il numero 10 per antonomasia del nostro campionato è sicuramente Antonio Cassano. Alla fine all'Inter c'è arrivato Fantantonio, un matrimonio che sembrava destinato a farsi da anni ormai, da quando il barese fece il provino con i nerazzurri ancora giovanissimo, da quando non nascose il fatto che è da sempre un tifoso interista, da quando segnò ancora ragazzino un goal proprio ai nerazzurri all'esordio con la maglia dei Bari e finì sulla bocca di tutti come uno dei migliori giovani italiani con un futuro assicurato nell'Olimpo del calcio. Prima di arrivare all'Inter però Roma, Real Madrid, Sampdoria e Milan nel mezzo. Gli anni coi giallorossi sono stati anni controversi per il talento barese: viene fuori il suo genio e sregolatezza, si afferma si definitivamente a giocatore di talento piuttosto che "giovane promessa", ma a volte il suo carattere "caldo" viene fuori rischiando anche di minare quello che è talento puro. Poi arriva al Real Madrid, il top per un calciatore in quegli anni. <BR><BR>Cassano non riesce mai ad entrare nei cuori dei tifosi spagnoli, vivendo un momento, calcisticamente parlando, non proprio positivo, vede più spesso la panchina che il campo, prende peso. Finita l'esperienza in Spagna, chi ha il "coraggio" di scommettere ancora una volta sull'eterna promessa Cassano, nonostante le dicerie sulla sua condizione fisica ed il suo carattere, è la Sampdoria che gli affianca un altro campione italiano da rilanciare, Giampaolo Pazzini, anche lui messo in mostra dall'Atalanta come uno dei migliori italiani in prospettiva, ma perso un pò nel cammino. I doriani riescono a rilanciare entrambi, con Cassano che si prende le redini della squadra. Dopo però un periodo di ottime prestazione e ottimi piazzamenti per i blucerchiati, arriva la rottura col presidente della Sampdoria e l'abbandono del club genovese segnato dal passaggio al Milan. Al Milan Cassano vive una concorrenza foltissima, oltre che un brutto momento dovuto ai problemi fisici avuti nella scorsa stagione, ma si riprende la Nazionale e si riconferma un giocatore ritrovato. La rottura però avviene anche coi rossoneri: il barese scontento della cessione dei big chiede la cessione, e Galliani offre l'ex Roma più sette milioni di euro ai cugini dell'Inter per avere un altro "scaricato", Giampaolo Pazzini, con cui i destini si incrociano per la seconda volta. Cassano arriva all'Inter di Stramaccioni, con cui aveva già parlato prima del suo passaggio in nerazzurro facendogli i complimenti come rivela l'allenatore nerazzurro in una celebre intervista, nonostante le maldicenze sul fatto che il barese potesse (e abbia..) rotto lo spogliatoio, il clima sembra davvero essere ottimo: i rapporti con i giocatori sono eccezionali (specie con Sneijder, vicino di casa), dentro il campo l'intesa c'è specie con l'olandese e con Milito,i tifosi lo osannano, forse proprio per la sua fede nerazzurra, e lui cerca la spinta di essi (come si è visto a S.Siro nel match contro la Fiorentina) e il giocatore sembra star bene fisicamente. Cassano da quando è all'Inter ha dato più gioie che problemi, assist, goal, lampi di genio e tocchi vellutati. <BR><BR>Ormai Cassano non si può considerare una promessa, non si può considerare un giocatore che avrà tanto tempo per dimostrare chi è, dall'alto dei suoi 30anni non può sprecare l'occasione Inter per arrivare ai traguardi meritati e a cui sembrava destinato già anni e anni fa ma che, per vari motivi, non è riuscito ad ottenere. Sempre col sorriso stampato sulle labbra, Fantantonio sembra sempre quel ragazzino che con il goal all'Inter vestendo la maglia del Bari sorprese tutti i tifosi italiani segnalandosi come uno dei campioni della nuova generazione. In un calcio, almeno quello italiano, ormai diventato tattico e molto fisico, in cui conta più la fisicità che la fantasia, in cui ormai i veri numeri 10 (chiaramente per il ruolo coperto, non per il numero dietro la maglia dato che il barese veste il suo "solito" 99) stentano ad emergere e ad avere spazio, la storia, la classe, la fantasia, la genuinità di Antonio Cassano sono un bene non solo per i tifosi interisti ma anche per i tifosi di tutta Italia che, come oggi rimpiangono i vari Zola e Baggio, rimpiangeranno un giorno le giocate di Fantantonio. <BR><BR>Del resto lo diceva De Gregori quando invitava Nino, il ragazzo della storia, a non temere di sbagliare il rigore, dal momento che "non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore.. un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.".&nbsp;<BR><BR>C1007650MilanoFL0676FL06761134705-prandelli_cassano.jpgSiNinter-cassano-lultimo-numero-dieci-1008798.htmNoT1000026100664801,02,03010279
1501008732NewsCampionatiRoma, Zeman: «Non mi aspetto di certo una bella accoglienza»20120928131531roma, zemanJuventus Roma Zeman<BR>La<STRONG> Roma</STRONG> farà visita alla <STRONG>Juventus</STRONG>. sulla prossima sfida dei giallorossi ha parlato in conferenza stampa il tecnico <STRONG>Zeman</STRONG>:<br><br> "La vigilia di Juve-Roma? Sono due squadre che per la storia fanno parte di un incontro di cartello, che richiama molta attenzione. La forza della Juventus? Hanno fatto due anni incerti, dall'anno scorso si sono imposti con grandi risultati; è la squadra migliore del campionato italiano. La partita con la Samp? Per me la difesa si valuta in base ai tiri lasciati agli avversari; la Samp ha tirato due volte. I problemi della Roma? Io ho sempre detto che questa squadra è mia, la gente si aspetta che vinciamo sei a zero tutte le partite. Questa squadra gioca, anche mercoledì abbiamo creato, abbiamo tirato e conquistato calci d'angolo: non vedo problemi. Abbiamo parlato dopo la partita, con le difese schierate è più difficile. Il rientro di Osvaldo? Questo è un concetto vostro, chi manca è sempre il trascinatore. Io stimo tanto Osvaldo, ma deve ancora crescere. Fiducia in Stekelenburg? Un giudizio non lo cambia una partita, in allenamento mi dà soddisfazioni. Gli obiettivi?Noi vogliamo vincere, cercando di impostare un progetto che ci può portare avanti. Calcio e politica a braccetto? C'è una crisi in generale in tutti i campi, il calcio per fortuna dà anche risvolti positivi. La partita di domani? Noi andiamo a giocare contro la migliore squadra d'Italia e vogliamo dimostrare che anche noi abbiamo dei mezzi. Sui recuperi e la vittoria di Milano? Contro l'Inter abbiamo vinto, ma abbiamo giocato meglio con Sampdoria e Bologna; ci sono alcuni recuperi ma mancano Bradley e Pjanic. Sfida alla pari? Ne ho giocate diverse di partite contro la Juventus, è una partita stimolante perché ci si prova. Rispettiamo la Juventus per quello che ha dimostrato sul campo. Anche noi vogliamo dimostrare di essere competitivi. Del Piero? Non so se è la prima sfida senza di lui, mi sembra che già qualcuna l'abbia saltata. Che accoglienza mi aspetto? L'ultima volta non è stata molto carina, l'ho segnalato anche al delegato della Federazione: 90 minuti di offese. Se preferirei avere qualche certezza in più? Io le certezze le ho, in queste partite non abbiamo mai sofferto a livello di gioco. Partita decisiva per le mie sorti? Questo non può dipendere mai da me, io sto cercando di fare il mio lavoro al meglio. Io continuo a dire che la squadra mi sta soddisfacendo. La decisione della Juve di far parlare Filippi? È questione di stile, penso che per la gente sarebbe meglio sentire Carrera. Se è una partita che io sento di più? Ci sono sempre tre punti in palio, per me non cambia niente. Totti? Sta lavorando bene, sinceramente mi aspettavo che potesse dare così tanto. Dubbi di formazione? Le scelte le faccio su quello che vedo in settimane, ho due giocatori per ruolo. Se manca qualcosa sul piano della personalità? Manca ma penso che dovrebbe mancare a tutti, nel senso che non tutti sono uguali per mentalità. Magari noi ancora la stiamo cercando, anche se ci proviamo. La possibilità di essere i primi a vincere allo Juventus Stadium? La partita dovrebbe essere stimolante già da sola, penso che anche i giocatori abbiano la voglia di dimostrare di non essere inferiori a nessuno".<br><br>C1007650Romaadm001adm0011286715-zeman.JPGSiNroma-zeman-non-mi-aspetto-di-certo-una-bella-accoglienza-1008732.htmSiT1000012100075501,02,03,06010171
1511008720NewsCampionatiZeman-Juve: la resa dei conti20120927174531juve roma zemanSabato allo Juventus Stadium ecco la Roma del boemoCi siamo: si sono inseguiti insultandosi negli anni anche con svariate categorie di differenza, attraverso giornali e tv, ricordando quel che è stato. Zdenek Zeman e la Juve, due mondi&nbsp;che non si filano proprio, uno contro l'altro, sabato sera allo Juventus Stadium di Torino: il grande giorno è arrivato.<BR><BR>Il boemo sognava un ritorno così: oddio magari si aspettava qualcosa di più dai suoi (specie in casa), ma sa che la sua Roma è forte e spezzare l'imbattibilità bianconera di 44 partite è una cosa che lo farebbe godere oltremisura. Troverà una bolgia, sarà un tutti contro uno in quel di Torino ma lui non ha paura ora e non l'ha mai avuta negli anni passati chiedendo uno sport pulito e inchiodando la società degli Agnelli. Dall'altro lato il boemo viene visto come un grillo che parla troppo e da spegnere prima con la stessa moneta (le dichiarazioni alla stampa) e poi sul campo. La Juve è la squadra da battere si sa, ma già i troppi impegni ravvicinati ne stanno scalfendo le prestazioni: non è da escludere che possa influire il riposo forzato dei giallorossi contro il Cagliari.<BR><BR>Non ci sarà Del Piero, accusato assieme a Vialli (uno che qualche settimana fa non gliele ha mandate a dire al boemo) di far uso di sostanza dopanti: e questo è senz'altro un peccato specie per lo spettacolo e le mille storie di questo incontro-scontro. Non ci sarà Conte, un tipo tosto, recluso però in un box a dannarsi e a rimpiangere uno scontro attesissimo pure da lui, bandiera e capitano di quella Juve tanto contestata da Zeman. Al suo posto Carrera che, come ha detto Agnelli, ha vinto in poche partite più di Zeman: grosse parole, grosse responsabilità da non smentire...<BR><BR>Preparatevi gente: la resa dei conti è arrivata...<BR><BR>C1007650FL0141FL0141zeman-odio-juve-e1341823295728.jpgSiNzeman-juve-la-resa-dei-conti-1008720.htmSiT1000012,T1000007100205001,02,03010353
1521008712NewsCampionatiPalermo, ipotesi presidenza per Lo Monaco20120927124531palermo, lo monacoPalermo Lo MonacoSecondo quanto reso noto da SkySport è appena terminato un lungo vertice con Gian Piero Gasperini, il neo dirigente Pietro Lo Monaco e il vice presidente Guglielmo Miccichè. Da valutare oltre alla situazione di Giorgio Perinetti, secondo l'emittente satellitare, anche la possibilità che l'ex ad del Catania possa acquisire una quota di minoranza del club divenendo il nuovo presidente rosanero al posto di Maurizio Zamparini. Nel pomeriggio di oggi verranno dissipati tutti i dubbi durante la conferenza stampa programmata dal club siciliano per presentare Lo Monaco alla città di Palermo.C1007650Palermoadm001adm001lo monaco.jpgSiNpalermo-presidenza-a-lo-monaco-1008712.htmNoT1000023100075701,02,03010199
1531008685NewsCampionatiSerie A, Pescara-Palermo ore 18,30. Probabili formazioni20120926093534Serie AProbabili formazioniLa giornata 5&nbsp;si aprirà alle 18.30, con la sfida dello Stadio Adriatico tra Pescara e Palermo, entrambe a un punto dopo quattro giornate. <BR><BR><BR>Giovanni Stroppa dovrebbe puntare ancora sui giovani Caprari, Quintero e Vukusic in attacco, mentre Pelizzoli rileverà in porta lo squalificato Perin e Bocchetti è ancora favorito su Capuano in difesa. <BR><BR>Gian Piero Gasperini punterà su Miccoli, dopo la panchina di Bergamo, e sul rientro di Brienza nel tridente offensivo, mentre un altro rientrante come Mantovani potrebbe prendere posto sulla fascia sinistra.<BR><BR><BR>Probabili formazioni<BR><BR>PESCARA (4-3-2-1): Pelizzoli; Zanon, Cosic, Bocchetti, Balzano; Nielsen, Colucci, Cascione; Quintero, Caprari; Vukusic.<BR><BR><BR>PALERMO (3-4-2-1): Ujkani; Muñoz, Donati, von Bergen; Morganella, Barreto, Rios, Mantovani; Brienza, Ilicic; Miccoli.<BR><BR><BR>PescaraFL0411FL0411Stroppa.jpgSiNserie-a-pescara-palermo-probabili-formazioni-1008685.htmSi100427901,02,03010215
1541008673NewsCampionatiInter, difesa a tre: 3 volte perché si e 3 perché no20120925141531Inter difesa a 33 motivi per il si e 3 per il no per la difesa a 3 dell`InterTiene banco nelle ultime ore il cambiamento di formazione che sembra ormai essere necessario nell'Inter. Seppur senza troppe colpe da parte di Stramaccioni, la squadra messa in campo non convince, e per questo motivo il tecnico romano ha ammesso che sta pensando di sperimentare la difesa a 3, e da parte di Moratti ha avuto carta bianca purché si trovi una soluzione per cambiare le cose. L'idea di virare sul 3-5-2 nasce anche grazie al rientro di Chivu, il più tecnico dei centrali, capace di impostare l'azione dalla retroguardia. Il dibattito sulla difesa a 3, almeno all'Inter dato che in altre squadre funziona perfettamente, si è subito aperto. Perché optare per una difesa con soli 3 difensori? Perché non farlo? di seguito 3 motivi per ognuna delle posizioni.<BR><BR><STRONG>PERCHE' SI</STRONG><BR><BR><EM>IL RIENTRO E L'ABBONDANZA: </EM><BR><BR>L'Inter vanta un numero e una qualità di centrali in rosa molto alta. 5 centrali e se inizialmente sembravano esserci delle gerarchie ben definite, ora queste gerarchie sembrano essere saltate: Ranocchia era ormai sparito, e non veniva più considerato nemmeno un centrale, ora però risulta essere il migliore tra i centrali nerazzurri dopo una serie di ottime prestazioni "alla Ranocchia" e probabilmente è diventato l'unico inamovibile; Juan Jesus doveva partire in prestito ed è rimasto pur sapendo di dover fare il quinto centrale, tuttavia le due chance concessegli da Stramaccioni indicano che il tecnico ha fiducia nel giovane brasiliano, e aldilà dello svarione difensivo di Siena figlio soprattutto dell'inesperienza del ragazzo, il tecnico mantiene la sua linea e la voglia di puntare sul giovane; Silvestre era stato comprato per fare il titolare, tuttavia una serie di brutte prestazioni ha fatto si che Stramaccioni scegliesse, per il momento, altro: questo non toglie che avrà le sue opportunità; Samuel è sicuramente un monumento all'Inter e uno dei centrali più forti del nostro campionato, paga però una condizione fisica sempre instabile e i numerosi infortuni. Il cerchio si chiude con Christian Chivu che visti i tanti problemi, per Stramaccioni sembra "la soluzione", grazie ai buoni piedi e alla capacità di impostare il gioco che il rumeno possiede, cosa che invece gli altri difensori non hanno. Si potrebbe dunque optare quindi per una difesa a 3 dal momento che ognuno di questi 5 centrali, per un motivo o per un altro, può sicuramente avere una maglia da titolare e la possibilità di fare bene. Inoltre schierarne 3 piuttosto che solo 2 sarebbe anche più facile per il mister, perché se hai 5 di questi centrali in forma è davvero dura sceglierne solo 2.<STRONG><BR></STRONG><BR><BR><EM>GLI ESTERNI</EM><BR><BR>In un 3-5-2 che si rispetti il ruolo degli esterni è molto importante. Devono essere giocatori capaci di coprire tutta la fascia, di sostenere l'attacco e di coprire in difesa. Tra i vantaggi c'è il fatto di avere più libertà in fase offensiva, sia perché il giocatore ha appunto tutta la fascia a disposizione (cosa che non accade con un 4-4-2 o con il 4-2-3-1) sia perché l'esterno in questione parte anche più avanzato piuttosto che dalla linea della difesa, e quindi può spingersi di più in avanti. Giocatori come Pereira e Nagatomo si sono dimostrati bravi a spingersi fino in fondo per poi servire i compagni, ma non hanno recentemente brillato per chiusure difensive: sarebbe anche un modo per dargli meno responsabilità. E poi l'esterno di un 3-5-2 lo potrebbe sempre fare Zanetti che nonostante l'età, in quel ruolo potrebbe fare davvero bene.<BR><BR><BR><EM>IL PRECEDENTE</EM><BR><BR>La Juventus con il modulo 3-5-2 ha trovato la sua dimensione. E' riuscita a creare una squadra, grazie a 3 ottimi centrali, solida in difesa e ottima in attacco. Riuscire a trovare un'intesa perfetta come hanno fatto i bianconeri potrebbe far si che l'esperimento difesa a 3 diventi un vero e proprio punto di forza della squadra. Certo ci vorrebbe tempo, ma se la squadra non gira con il modulo già provato, forse è l'ora di provare qualcosa di nuovo e chissà che magari con un nuovo modulo non si trovi la propria dimensione.<EM><BR></EM><BR><BR><BR><STRONG>PERCHE' NO</STRONG><BR><BR><EM>TREQUARTISTI</EM><BR><BR>Se è vero che avrebbero più spazio i tanti buoni centrali che l'Inter vanta in rosa, è vero anche che lo spazio per i tanti trequartisti invece si ridurrebbe vertginosamente. In un 3-5-2 un trequartista dovrebbe essere capace di fare anche il centrocampista centrale durante la fase difensiva, per poi spingersi dietro le punte in fase offensiva qualora richiesta. Seppur con qualche sacrificio, Sneijder e Ricky Alvarez potrebbe rappresentare i jolly in questo senso, al fianco di due centrali di spessore come Cambiasso e Guarin ad esempio. Più difficile collocare Coutinho, Palacio e Cassano che, non potendo giocare da esterni o da trequartisti, dovrebbero contendersi il posto di seconda punta alle spalle di Diego Milito.<BR><BR><EM>SOLIDITA' DIFENSIVA</EM><BR><BR>La difesa a 3 è comunque un rischio. In occasione di un contropiede, con gli esterni votati alla fase offensiva, i soli 3 difensori potrebbero non bastare. Tra le altre cose l'Inter nelle ultime gare si è dimostrata non nuova a svarioni difensivi e ad erroracci che hanno portato a contropiedi letali (vedi Siena), e togliere un difensore potrebbe diminuire ancora di più la sicurezza e sfiorare il disastro. Il tutto sta nel trovare una giusta alchimia tra i 3 centrali, i 2 esterni e i centrocampisti centrali che devono essere bravi a filtrare le giocate offensive delle squadre avversarie. Un rischio davvero grosso a fine settembre per una squadra costruita per giocare con un modulo completamente diverso.<EM><BR></EM><BR><EM>IL PRECEDENTE</EM><BR><BR>Il precedente con la difesa a 3 dell'Inter si chiama Gianpiero Gasperini e non è sicuramente un bel precedente. Pessimi risultati e brutto inizio che hanno fatto si che Moratti cambiasse idea sull'ingaggio dell'ex Genoa e optasse per Claudio Ranieri. E' vero che buona parte della rosa nerazzurra è cambiata, ma non è facile cancellare il ricordo pessimo della difesa a 3 che hanno i tifosi nerazzurri. Tra le altre cose Gasperini ebbe la possibilità di creare la squadra sul modello della sua formazione classica, 3-5-2, mentre Stramaccioni dovrebbe cambiare in corsa senza avere precedenti particolarmente favorevoli (come li aveva Gasperini con il Genoa)<BR><BR><BR><BR>C1007650MilanoFL0676FL0676strama1.jpgSiNinter-difesa-a-tre-tre-volte-perche-si-e-perche-no-1008673.htmSiT1000026100664801,02,03010252
1551008609NewsCampionatiBruno Bernardi: «La Juventus ha una forza incredibile. Il Torino può fare bene»20120922101531juventus, torino, bernardiJuventus Torino Bruno BernardiUn incontro piacevole allo <STRONG><EM>Sporting Club</EM></STRONG> di Corso Agnelli a Torino, là dove da sempre si sono fissati gli appuntamenti di grandi nomi dello sport e del giornalismo italiano. Ci incontriamo con <STRONG>Bruno Bernardi</STRONG>, il "Bibì" di arpiniana memoria per gli amici e il "maestro" per tutti noi giornalisti. Di poco accanto, sembra soffiarti sul collo lo Stadio Olimpico e noi lo guardiamo, come se non l'avessimo mai visto, attraverso la luminosa vetrata del bar che si affaccia sull'immenso parco dello Sporting che è adibito a campi di calcio, da tennis e piscine. Un polmone verde che ti rasserena, anche per il cinguettio piacevole degli uccellini capaci di enfatizzare il riaffiorare di lontani ricordi di una Juventus che si allenava al vecchio e glorioso Campo Combi che si trovava qui accanto. <BR><BR>Oggi quel campo non c'è più, le moderne tecnologie e le esigenze pallonare hanno spostato il cuore nevralgico bianconero nella splendida struttura di Vinovo e qui restano incancellabili i ricordi. Ma, lo Sporting Club, resta pur sempre un lussuoso salottino posto nel cuore della città piemontese che oggi, finita l'estate, si prepara ad affrontare il mite autunno con i suoi impareggiabili colori. Sivori, Stacchini, Nicolè, Charles, Boniperti, fino ad arrivare a Zoff, Anastasi, Bettega, Platini, Scirea, Gentile, Cabrini, Morini, Rossi, Tardelli, Baggio, Del Piero e tanti altri. Qui tutto trasuda di gloria calcistica e ogni angolo ti parla in maniera bianconera, una lingua, un comportamento e un modus vivendi che, ai tempi dell'Avvocato Giovanni Agnelli si chiamava stile Juventus. Con il maestro ci soffermiamo al bar dello Sporting, scegliamo un tavolino e ci sediamo per sorseggiare piacevolmente il caffè dell'amicizia. Tra noi c'è sintonia, armonia scorrevole e il nostro disquisire di vicende calcistiche non ha il sapore di un appuntamento ufficiale ma, più semplicemente, di un incontro tra amici che hanno piacere periodicamente di incontrarsi, guardarsi negli occhi e parlare di vicende legate all'italico pallone. Più volte il tema è volutamente monotematico, tuttavia, la qualità, la competenza calcistica del maestro e il suo narrare di atleti e uomini veri, ti trasporta come se fosse sempre la prima volta. Naturalmente, non ci dilunghiamo più sul suo glorioso passato di giornalista e cronista sportivo inviato speciale per mezzo secolo da "la Stampa" di Torino in tutti i campi di calcio del mondo, perché sarebbe un ripetere cose che ormai sanno tutti. Di lui e con lui, oggi vogliamo parlare del presente. Sì perché l'orgoglio di chi sa di calcio a tutto tondo come il maestro, è di apparire attuale, sempre sulla cresta dell'onda, sull'informazione di oggi e non solo a quella relativa a ieri. Ed è per questo che lo troviamo in ogni dove, allo stadio, in tribuna stampa, nelle conferenze, tra le mura della redazione de "La Stampa", nei circoli sportivi privati, negli studi televisivi, tra le telecamere di Juventus Channel e di 7 Gold, insomma il "maestro" deve, anzi vuole vivere il presente pallonaro per essere sempre attendibile e attuale, informato per informare. E così decidiamo di chiacchierare insieme di calcio nazionale ed europeo, con l'interesse giornalistico capace di carpire idee e curiosità per poterli divulgare. Con il maestro c'eravamo lasciati il 13 luglio a Milazzo, la ridente cittadina in provincia di Messina, dove abbiamo vissuto insieme un'indimenticabile esperienza culturale grazie a un incontro voluto dai colleghi giornalisti siciliani e da Attilio Andriolo, medico chirurgo appassionato di calcio e di giornalismo sportivo. Oggi ci rivediamo per la prima volta dopo due mesi.<BR><BR><STRONG><EM>Ciao maestro, piacere di rivederti.<BR></EM></STRONG>"Grazie a te e a tutti gli amici di Milazzo che mi hanno accolto con affetto. Di quell'esperienza, mi resta un bel ricordo che difficilmente dimenticherò".<BR><BR><STRONG><EM>Bene, vogliamo fare il punto sul campionato sin qui svolto?<BR></EM></STRONG>"Con piacere. Prima, però, consentimi di salutare tutti i colleghi della redazione de "Il calcio24" che ci ospita e del quale ho apprezzato da qualche tempo il difficile e competente lavoro nel fornire informazioni calcistiche attendibili anche in tempo reale. Per rispondere alla tua domanda, posso dirti che tra tutte le squadre pretendenti al titolo di Campione d'Italia 2012-13 il Napoli mi sembra la più qualificata a contrastare la Juventus che si profila quale squadra da battere. I bianconeri si sono rinforzati con il ritorno di Giovinco, gli acquisti di Isla e, soprattutto, di Asamoah, un calciatore capace di fare la differenza. Tutti si lamentano per il mancato arrivo di un Top Player, ma io penso che per il modulo voluto da Conte e per il suo credo calcistico fatto di motivazioni di gruppo, la Juventus possa ovviare a questa figura almeno fino a Gennaio. Poi si vedrà. Per quanto riguarda il resto, vedo il Milan come squadra che ha ultimato un ciclo ed è alle prese con quella fase di ricostruzione che nel calcio non è mai immediata. L'Inter ha dato segni di ripresa rispetto all'anno scorso, la Roma non è continua come tutte le squadre di Zeman e la Lazio, pur avendo cominciato con il piglio giusto, credo che alla lunga non possa tenere il passo di Napoli e Juve".<BR><BR><STRONG><EM>Maestro, diamo uno sguardo anche alla Champions?<BR></EM></STRONG>"Volentieri. L'altra sera ho visto la Juventus contro il Chelsea. Mi ha impressionato la sua reattività e il suo carattere che, nonostante il passivo momentaneo di 2 a 0 ha saputo ribaltare il risultato in maniera convincente. Certo, la Juve non è tra le favorite, tuttavia, come l'anno scorso in campionato, può essere l'outsider del torneo, grazie a quel calcio provinciale ma di forte impatto caratteriale che la Juve ha manifestato attraverso l'unione di gruppo. Per il resto vedo favorite le solite squadre. Barcellona, Real Madrid, Manchester City, Bayern Monaco e poi il Psg che potrebbe inserirsi tra le pretendenti al titolo finale."<BR><BR><STRONG><EM>E la Juve?<BR></EM></STRONG>"Aspettiamo gli eventi e tra qualche tempo ne riparliamo".<BR><BR><STRONG><EM>Un'ultima domanda sul Torino. Come vedi il suo ritorno in Serie A?<BR></EM></STRONG>"La squadra granata è quadrata, ben messa in campo, ed esprime un calcio ordinato, grazie anche al 4-4-2 voluto da mister Ventura. Ci sono i presupposti per ben figurare, anche se, a dire il vero, c'è bisogno di tempo affinché i nuovi acquisti possano integrarsi nell'intelaiatura granata. Non scoraggi la sconfitta subita in casa domenica scorsa dall'Inter, perché ho visto un Toro vivo e orgoglioso, soprattutto in quel Rolando Bianchi a cui la cura Ventura sembra davvero aver fatto bene. Ottimo l'inserimento di Brighi nello scacchiere granata di metà campo. Sono certo che vedremo un gran derby. Lo aspettiamo tutti con gran curiosità."<BR><BR>Finisce qui il nostro incontro con Bruno Bernardi, anche perché la sera imminente ci consiglia di congedarci. E' stato bello rivedersi e parlare di pallone tra piacevoli ricordi che si sono intrecciati con il presente. Il calcio è materia che ci unisce e, soprattutto, ci ha fatto scoprire il valore infinito dell'amicizia. Arrivederci maestro, al prossimo incontro.<BR><BR>Salvino Cavallaro<BR>&nbsp;<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>C1007650TorinoFL0711FL0711bernabai.jpgSiNesclusiva-il-calcio-bruno-bernardi-la-juventus-ha-una-forza-incredibile-il-torino-puo-fare-bene-1008609.htmSiT1000007,T1000099100451001,02,03,06010552S
1561008537NewsCampionatiPrimo allenamento a Sidney per Del Piero20120918145662Del PieroDel Piero SidneyPrimo allenamento in Australia per Alessandro Del Piero. In mattinata infatti l'ex capitano bianconero ha svolto una seduta di allenamento con i nuovi compagni, raccogliendo consensi da tutte le parti, anche dall'allenatore che ha spiegato che la punta italiana abbia fatto subito vedere dei buoni tocchi e che farà ancora meglio una volta smaltito il fuso orario. Come era prevedibile, l'euforia per l'arrivo di Del Piero a Sidney continua, ora più che mai. Niente fascia di capitano per l'ex juventino però, come aveva ipotizzato lo stesso capitano del Sidney che era pronto a "cedere" la sua fascia ad un monumento del calcio internazionale. L'allenatore del Sidney ha infatti aggiunto: ". Il capitano resta McFlynn. Con Alex parleremo di come si dovra' lavorare, e' uno speciale dei 22'.C1007650SidneyFL0676FL0676delpiero_sidney.jpgSiNprimo-allenamento-a-sidney-per-delpiero-1008537.htmSiT1000007100664801,02,03010206
1571008462NewsCalcio EsteroIn Australia tutti pazzi per Del Piero20120914193130del pieroIl Sidney chiede anche lo stadio nuovoE' iniziato ufficialmente il countdown in vista dell'approdo di Alessandro Del Piero in Australia. La nazione già è pazza di lui e la società ha deciso di chiedere un nuovo&nbsp;stadio: da un impianto di 45.000 posti infatti si passerà, alla seconda giornata,&nbsp;agli 83.500 dell'ANZ Stadium, pronto ad accogliere il suo nuovo numero 10.<BR><BR>Alex arriverà in Australia domenica, in anticipo sui tempi previsti: l'esordio in campionato è fissato per il 6 Ottobre a Wellington in Nuova Zelanda. <BR><BR>"Non vediamo l'ora di accoglierlo in squadra, sta arrivando un po' prima di quanto pensavamo, il che è un bene", ha detto entusiasta Ian Crook, suo nuovo allenatore.<BR><BR>FL0141FL0141delpiero_sidney.jpgSiNin-australia-tutti-pazzi-per-del-piero-1008462.htmSi100205001,02,03,06010270
1581008439NewsCampionatiIn viaggio con Mirko Vucinic e Cristina Chiabotto. L`attaccante bianconero: «Siamo più forti dell`anno scorso» 20120913163130juventus, vucinicSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro «Quello che ho scritto, pensato e pubblicato« e «Tra interviste e altro« edito da Progetto Immagine. Contatti: salvinocavallaro@libero.itSul volo Alitalia AZ1417 Roma&nbsp;- Torino del 12 settembre 2012, ho avuto modo di viaggiare assieme a Mirko Vucinic e Cristina Chiabotto. L'incontro è stato casuale, una piacevole coincidenza che ci ha accomunato in un viaggio di ritorno a Torino. Il centravanti montenegrino era reduce dalla partita della sua nazionale contro il San Marino. Una "passeggiata" calcistica dal risultato tennistico. Un 6 a 0 a favore del Montenegro che non si presta a nessun commento di sorta e che non ha avuto neanche il bisogno di fare giocare il suo campione più rappresentativo. Vucinic, infatti, è rimasto in panchina. Ha l'aria rilassata Mirko, con l'espressione di chi si è dovuto spostare da Torino solo per onorare la convocazione della sua nazionale impegnata in un incontro di calcio di facile portata. Ci incontriamo sui gradini della scaletta che porta all'interno dell'aereo e, dopo essermi accorto di lui, mi presento con il mio titolo di giornalista sportivo. Non abbiamo avuto mai l'occasione d'incontrarci prima d'ora, se non per le interviste del dopo partita in conferenza stampa che, di solito, sono rappresentative di un covo di banalità. Così, approfittando dell'appetibile occasione della nostra vicinanza dettata dal fato, gli faccio i complimenti per il suo nuovo look personale. "Senza barba né baffi, sembri più giovane" gli dico per rompere il ghiaccio. "Sarà", risponde lui con tono scherzoso "l'ho fatto per pesare meno e, di conseguenza, faticare ancora meno nella corsa". Ma, bando agli scherzi, parliamo di cose serie, gli dico salendo a rilento la scaletta.<EM> Che cosa pensi della Juve di oggi? "Posso dirti che è più forte dell'anno scorso e, anche se non è arrivato il top player che tutti desideravano, sono sicuro che io, Giovinco, Matri e Quagliarella non lo faremo rimpiangere. Senza dimenticare il danese Bendtner che è un campione e sono certo che si integrerà presto nella nostra squadra"</EM>. Intanto, frettolosamente, arriviamo in alto alla scaletta e, entrati in aereo, lui si accomoda in un posto che però è lontano dal mio. Ciao Mirko e auguri per il tuo futuro. Mentre proseguo per la ricerca del mio posto numerato, vedo Cristina Chiabotto. Alta, statutaria, bella come l'avevo vista due anni fa. Ricordo che la intervistai per "Stadio Goal" in veste di tifosa juventina. Commentavamo insieme quella Juventus di Del Neri che, nonostante fosse la brutta copia della squadra di oggi, non fu mai criticata dalla bella Cristina che stravede da sempre per la "Signora del calcio italiano". Ricordo che non fu un'intervista imperniata sull'approfondimento di concetti tecnici e tattici, non lo poteva essere per una bella tifosa come lei che s'intende solo di passione legata alla sua Juventus e, nonostante il mio insistere velato, per fomentare la polemica del pallone bianconero di allora, lei non si scompose più di tanto. Oggi la rivedo, mi guarda con gli occhi di chi sta pensando "Ma questo dove l'ho visto?". Le stringo la mano, la saluto cordialmente e le tolgo il piccolo dilemma e la fatica di ricerca mnemonica sulla mia persona. "Sono Salvino Cavallaro, il giornalista sportivo di Torino, ricordi?". <EM>"Si, come no! Ecco chi sei. La mia Juve è sempre più forte anche senza Alex Del Piero. Devo però dirti che mi manca. Per me è il simbolo del calcio pulito, un autentico campione che ha fatto grande una certa Juventus".</EM> A questo punto, non posso ancora continuare il mio dialogo con lei perché dietro di me la gente spinge per andare avanti e, io, non posso più dilungarmi, altrimenti intralcerei tutto. La saluto frettolosamente con un arrivederci alla prossima volta. Volevo anche dirle che quell'intervista l'ho pubblicata nel mio ultimo libro intitolato "Tra interviste e altro", ma non ho proprio fatto in tempo. Pensavo di poterglielo dire al nostro arrivo all'aeroporto di Caselle Torinese, ma non è stato possibile. Mirko e Cristina sono scomparsi misteriosamente tra la folla, ma è stato bello ugualmente incontrare persone che, nonostante la notorietà, non disdegnano le relazioni con la gente comune. Non avere la "puzza sotto il naso" è segno d'intelligenza e di rispetto verso le persone. Questo ci piace davvero!<BR><BR>Salvino Cavallaro <BR>&nbsp;<BR><BR><BR>C1007650TorinoFL0711FL0711vucinic.jpgSiNin-viaggio-con-mirko-vucinic-e-cristina-chiabotto-l-attaccante-bianconero-siamo-piu-forti-dell-anno-scorso-1008439.htmSiT1000007100451001,02,03,060101819S
1591008437NewsCampionatiInter, Ranocchia: «Mai parlato con la Juventus. Stramaccioni mi sta dando fiducia»20120913101831inter, ranocchiaInter Ranocchia JuventusL'ex difensore del Bari, inetrvistato da Tuttosport, si sente di nuovo in forma dopo un periodo di crisi, che l'anno scorso gli è costato il posto all'Inter.<br><br> Sei mesi da incubo, un'estate passata a sgobbare e un inizio stagione da protagonista. In attesa di ritrovare pure la Nazionale (che gli manca assai), Andrea Ranocchia si confessa in questa lunga vigilia che porterà alla sfida di gala dell'Olimpico contro il Torino. Una partita speciale per lui che deve molto a Giampiero Ventura, l'allenatore che  insieme ad Antonio Conte -, gli ha permesso di fare il salto nel grande calcio.<br><br> Andrea cosa le ha insegnato Ventura?<BR>«Lui dà molta importanza al possesso palla, fa in modo che tu sia a tuo agio quando hai il pallone tra i piedi e ti dà grande tranquillità. Ventura è un maestro di calcio ed un tipo simpaticissimo che fa battute su battute. Sul lavoro però è molto, molto meticoloso e prepara la partita benissimo: quando scendi in campo sai perfettamente cosa devi fare e sai pure quello che faranno i tuoi avversari».<br><br> Le squadre di Ventura, di solito, partono forte: un problema in più per l'Inter?<BR>«Partono forte perché le sue squadre sanno giocare a calcio: dal portiere al centravanti, tutti sanno cosa fare col pallone, per questo è uno dei migliori allenatori che abbia mai conosciuto. Noi però siamo l'Inter e a Torino dobbiamo fare l'Inter: non possiamo perdere più altri punti dopo averlo fatto con la Roma».<br><br> A proposito, cosa è successo quella sera?<BR>«Si sono dette tante cose, ma con la Roma abbiamo giocato veramente bene e sull'1-1 pensavo che l'avremmo pure vinta la partita. Poi però è arrivato quel contropiede che ci ha tagliato le gambe. La strada però è questa: bisogna soltanto migliorare le cose che sono andate bene perché in un campionato come questo, vince chi fa meno errori».<br><br> Un Ranocchia così, farebbe bene anche alla Nazionale. Quanto le fa male non essere stato convocato?<BR>«Dispiace, però in questo momento forse è un bene perché posso lavorare, allenarmi e concentrarmi sulla mia squadra. Poi, se continuerò su questi livelli, il ritorno in Nazionale sarà soltanto una conseguenza».<br><br> Prandelli, o chi per lui, le ha spiegato il perché dell'esclusione?<BR>«No, non ho sentito nessuno. Il mister non è una persona che chiama per dare spiegazioni: lui fa le sue scelte e si accettano tranquillamente».<br><br> L'anno scorso cosa è successo?<BR>«Ho passato un periodo in cui non ci stavo molto con la testa, ci sono pure stati episodi sfortunati ma ci ho messo del mio. È stato un anno sbagliato, ma credo che, alla fine, queste esperienze ti facciano crescere tanto, anche più di quando vai bene. Perché, migliorando i tuoi errori, impari come persona e cresci da calciatore».<br><br> Vero, però ha trovato pure allenatori che non hanno creduto in lei&<BR>«Sì, anche quello è stato un problema perché nel mio ruolo è sicuramente importante sentire la fiducia, ma, ripeto, ci ho messo anche del mio. Però non voglio stare a dar colpe, me le assumo quasi tutte io e sono contento di quello che ho passato perché credo sia stata comunque una tappa fondamentale della mia crescita».<br><br> Cosa è scattato quest'estate?<BR>«Avevo voglia di riscattarmi. Ma già a fine stagione è cambiata qualcosa, ho capito di aver toccato il fondo e mi sono dato una spinta verso l'alto. Mi sono detto che dovevo fare qualcosa in più perché quello che avevo fatto non bastava e non è bastato. Così, ho preso tre giorni di vacanza e poi ho iniziato subito ad allenarmi e sono arrivato a Pinzolo che andavo già forte. Era l'unico modo che avevo per riscattarmi».<br><br> Chi l'ha aiutata a risalire?<BR>«Gigi (l'amico ed addetto stampa dell'Inter, ndr), mi è sempre stato vicino. In certe situazioni però gli altri possono soltanto darti una parola, ma ti devi tirare fuori da solo: così sono andato in America, ho staccato per tre giorni e poi mi sono rimesso ad allenarmi in palestra dopo aver spento il cellulare».<br><br> Quando l'ha riacceso, quanti sms ha trovato di Conte per convincerla ad accettare la Juventus?<BR>«No, no& Ho spento il telefono e avevo un numero americano. Non so se i dirigenti della Juve abbiano parlato con la società ma con me non hanno assolutamente parlato. Quest'estate mi sono allenato per l'Inter e non per un'altra squadra».<br><br> D'accordo, ma ha mai pensato di andare via?<BR>«Io ho un contratto fino al 2015 e darò tutto quello che avrò per questa maglia».<br><br> Con Stramaccioni, come va?<BR>«Quando è arrivato l'anno scorso, c'ero fisicamente ma non mentalmente. Quest'anno mi ha dato fiducia da subito e cercherò di ripagarlo. È una persona diretta che se deve dirti qualcosa te la dice in faccia e questo credo sia un bene».<br><br> Questa Inter è da scudetto?<BR>«Questa Inter deve pensare solo a lavorare. Dopo il Triplete con mondiale per club e Supercoppa arrivati nei mesi successivi, si è parlato tanto bisogna continuare a vincere ed è arrivata solo una coppa Italia. Per questo bisogna solo correre, poi i conti si faranno alla fine».<br><br> Essere coinvolto nell'inchiesta di Bari, quanto la disturba?<BR>«Quando è uscita questa cosa, sono rimasto di sasso perché non me l'aspettavo assolutamente. È giusto che la giustizia indaghi se ha dei dubbi perché il calcio deve essere pulito, perché le famiglie e i bambini che vengono allo stadio devono vedere uno spettacolo e non cose strane che non vanno d'accordo con questo mondo».<br><br> Ma lei è preoccupato?<BR>«No, io sono tranquillo e chi mi conosce sa che queste cose non mi toccano. Adesso faranno tutte le indagini del caso e finirà lì, assolutamente senza problemi».<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650Milanoadm001adm001ranocchia-mercato.jpgSiNinter-ranocchia-mai-parlato-con-la-juventus-stramaccioni-mi-sta-dando-fiducia-1008437.htmSiT1000026100075701,02,03010344
1601008380NewsCampionatiGasperini: «Ritorno al Genoa? Tutto è possibile...20120911105837Gasperini: «Ritorno al Genoa? Tutto è possibile...A margine del quadrangolare disputato nel pomeriggio sul campo Signorini di Pegli in memoria di Fabrizio Gorin, il tecnico Gian Piero Gasperini ha rilasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti presenti: "Vengo spessissimo e lo faccio sempre con grande piacere - riporta<I>Genova24.it</I>-. Qui mi sono divertito molto. Possibile un mio ritorno? Chissà..."<BR>L'allenatore di Grugliasco ha guidato la squadra rossoblù dal 2006 al 2010.FL0744FL0744gasperini.jpegSiNgasperini-genoa-1008380.htmNo100796901,02,03010203
1611008371NewsCampionatiVialli spara contro Zeman: «E` un paraculo»20120911080027vialli«La Roma può dare fastidio alla Juve«Gianluca Vialli non le manda a dire e ai microfoni di Radio24 spara contro Zdenek Zeman: <br><br> <EM>"E' molto intelligente, ma combatte le battaglie che gli convengono mentre le altre se le dimentica. A me e a Del Piero tra l'altro non ha mai chiesto scusa e per quanto mi riguarda non l'ho mai perdonato. Per me è un grandissimo paraculo". </EM>Chiaro ovviamente il riferimento dell'ex attaccante sulle insinuazioni fatte dal tecnico sulla carriera sua e su quella di Del Piero per via del caso doping.<br><br> L'attuale commentatore tecnico di Sky poi parla anche delle chances scudetto giallorosse: " <EM>"La Roma però può dare fastidio alla Juventus, perché ha il vantaggio di non avere le coppe. Con Totti anarchico dietro Osvaldo e Destro, ha l'attacco potenzialmente più forte del campionato".</EM><br><br>C1007650FL0141FL0141vialli.jpgSiNvialli-spara-contro-zeman-e-un-paraculo-1008371.htmSiT1000012,T1000007100205001,02,03,06010263
1621008347NewsCampionatiGattuso: «Ingiusto condannare Conte, Vieri? Si sapevano certe cose»20120910105221SionSionE' un Gattuso senza peli sulla lingua quello che ieri ha rilasciato un'intervista a "5 minuti di recupero" una rubrica di RaiSport. Il neo giocatore del Sion, ha parlato di Conte, della scelta di Del Piero di trasferirsi in Australia e del pedinamento dell'Inter ai danni di Vieri. Queste le sue parole<br><br> <EM>Sulla vicenda del calcioscomesse: "Penso che, nella vicenda del Calcioscommesse, sia stato fatto un po' di casino. In una conferenza stampa ho visto Conte molto arrabbiato, ma con una carica incredibile. E' un controsenso farlo allenare, ma penso che non sia stato giusto condannarlo, perché alla fine i giocatori del Siena hanno smentito Carobbio. E poi, a Conte come agli altri giocatori non hanno dato la possibilità di difendersi".</EM> <br><br> <EM>Il pedinamento a Vieri? Si sapevano certe cose. </EM><EM>Tante società, e non solo in Italia, adottano questo metodo. Io non so se sono stato pedinato: ho vissuto bene, vivo bene e non mi creerebbe nessun problema esserlo. Penso che i club debbano prendere informazioni sui calciatori prima di comprarli".</EM> Sull'esodo dei campioni dalla Serie A, Gattuso ha poi aggiunto: <EM>"In questo momento, dopo la partenza di gente come Ibra e Thiago Silva, c'é stato un ridimensionamento: bisogna aspettare. I campioni torneranno in Italia. Anche perché, nel nostro Paese si vive bene".</EM><br><br> <EM>Su Del Piero: "Il presidente del Sion, Marco De Gennaro, ha fatto di tutto per ingaggiare Del Piero, che ha preferito fare un'altra scelta".</EM><br><br> <EM>E infine sulla corsa scudetto: ""In campionato la squadra da battere è sicuramente la Juventus</EM> - ha aggiunto l'ex centrocampista azzurro e del Milan- <EM>Anche perché ha comprato giocatori importanti. Di recente ho detto che mi sarebbe piaciuta la Roma e spero che anche la mia squadra, il Milan, si faccia valere". "Della Roma - </EM>ha poi aggiunto il campione del mondo 2006 a Berlino -<EM> mi è piaciuta anche la difesa, mi è sembrata molto attenta e non più altissima. Evidentemente Zeman ha cambiato modo di interpretare il gioco difensivo; per questo, secondo me, può far bene". "Cassano aveva problemi con se stesso e non stava bene in gruppo, nel Milan. Io mi sono lasciato bene, con Galliani e la famiglia Berlusconi, semmai non c'é stato un buon rapporto tra me e l'allenatore", </EM>ha concluso<BR><BR><br><br>SionFL0655FL0655gattuso31.jpgSiNgattuso-ingiusto-condannare-conte-vieri-si-sapevano-certe-cose-1008347.htmSi100758301,02,03010384
1631008261NewsCampionatiInter, Zanetti è sicuro: «Le critiche? mi faccio una risata...»20120907090028zanetti«Del Piero è un grande campione che al calcio italiano mancherà molto«Javier Zanetti, intervistato da <EM>Sportmediaset</EM>, fa il punto della situazione respingendo al mittente tutte le critiche sulla squadra:<BR><BR>"<EM>Dobbiamo migliorare la nostre prestazioni a San Siro, ma abbiamo cambiato tanto e ci sta avere qualche difficoltà all'inizio. Le critiche?</EM> "<EM>Mi faccio una risata, la partita con la Roma l'abbiamo vista tutti, l'Inter ha giocato bene fino a un certo punto, poi è successo qualcosa e non abbiamo più trovato il goal".</EM><BR><BR>Il Capitano nerazzurro poi saluta Alessandro Del Piero, avversario di mille battaglie ed adesso trasferitosi in&nbsp;Australia: "<EM>Ci tengo a fargli arrivare il mio pensiero. È un grande campione e al calcio italiano mancherà molto".</EM><BR><BR><EM>&nbsp;</EM><BR><BR>C1007650FL0141FL0141004_4928-160966.jpgSiNzanetti-e-sicuro-le-critiche-mi-faccio-una-risata-1008261.htmSiT1000026100205001,02,03010295
1641008266NewsEditorialeIl viaggio di Prandelli: da Sofia a Rio in cerca di riscatto20120907083322Italia, Bulgaria-Italia, Mondiali 2014, Qualificazioni, PrandelliUn Giro del Mondo in due anni, destinazione Brasile per vincere una scommessa: dimostrare che il calcio italiano è ancora vivo.&nbsp; Il cammino verso <STRONG>Rio de Janeiro</STRONG> è all'inizio: stasera comincerà tutto. <STRONG>Bulgaria-Italia</STRONG> sarà lo start di una corsa che fra due anni ci porterà nel Paese della Samba e del Caffè. Almeno, ce lo auguriamo. E ben speriamo, perché da tanto tempo non avevamo a disposizione tanti giovani. Lodevole la scelta di <STRONG>Prandelli</STRONG>, ovvero di continuare a camminare sulla linea verde: Ogbonna, Poli, Verratti, Borini, Insigne e Destro. C'è tanto materiale da plasmare, e siamo fiduciosi delle capacità del nostro commissario tecnico. Ciò che invece sono da considerarsi incomprensibili sono le critiche a proposito di alcune scelte tecniche. <STRONG>Pazzini</STRONG> o <STRONG>Cassano</STRONG>? Senza dubbio il primo: è in un ottimo momento di forma  e i bolognesi lo sanno bene- e ha ritrovato la fiducia in sé stesso. <STRONG>Astori</STRONG> è infortunato e al posto suo arriva <STRONG>Acerbi</STRONG>, invece di <STRONG>Ranocchia</STRONG>? Ottima scelta: il primo si trova in condizioni migliori e avrà l'occasione di fare maggiore esperienza in campo internazionale. Idem per Poli. <br><br> Risolto il nodo convocazioni, resta la formazione titolare. Cesare sceglie il 3-5-2, con sette juventini probabilmente titolari. Logica dei blocchi a parte  espressione che suona un po' da Guerra Fredda -, l'undici è una soluzione tra gli umanissimi eroi europei e qualche piacevole novità. È così che nasce l'Italia da assalto, quella che è consapevole di fare paura ma che non deve montarsi la testa. Rischio, il tracollo. Le ferite della delusione sudafricana di due anni fa si sono appena rimarginate, e si sa che la pelle delle cicatrici è sempre più debole. Soprattutto perché il girone non è dei più semplici, in quanto saremo costretti ad affrontare la caparbia <STRONG>Danimarca</STRONG> e l'irrequieta <STRONG>Repubblica Ceca</STRONG>. Teoricamente più abbordabili <STRONG>Armenia</STRONG> e <STRONG>Malta</STRONG>, ma se si mettessero in testa di fare le outsider potrebbero essere dolori. Sicuramente, almeno sulla carta, ci è andata meglio della <STRONG>Croazia</STRONG>: nel Gruppo A, il più equilibrato, dovrà vedersela con Serbia, Belgio, Scozia, Macedonia e Galles. <STRONG>Mandzukic</STRONG> e compagni d'attacco sono avvertiti. Dovranno vedersela con difensori che picchiano come fabbri finlandesi. A proposito di Finlandia: ecco un altro girone di ferro, che propone sfide interessantissime e affascinanti, in cui la squadra del clivense Hetemaj scenderà in campo con Spagna, Francia, Georgia e Bielorussia. <br><br> Si riparte da stasera, in un tripudio di bandiere e inni, campioni che la fanno da protagonisti, sconosciuti dal nome impronunciabile che diventano eroi per una sera. Questo è il fascino dei gironi di qualificazione, l'inverno caldo delle nazionali. Da Sofia comincia un cammino lungo due anni, il cui obiettivo è la capitale brasiliana. Un giro del mondo dilazionato in 636 giorni, fino al fatidico 12 giugno 2014. E a portare avanti il calcio italiano, c'è lui, <STRONG>Cesare Prandelli</STRONG>, nelle vesti di un novello Phineas Fogg. Certe volte riusciremo a gestire perfettamente la partita, e potremo concederci un tranquillo viaggio in mongolfiera. In altre occasioni saremo costretti ad un espresso in treno, perché il tempo a disposizione non sarà molto. E tutto affinché possiamo vincere la nostra personalissima scommessa: dimostrare al mondo intero, dopo averne dato prova a tutta l'Europa in questa estate, che in Italia calcionon vuol dire lamentarsi di un gol fantasma, disertare la cerimonia di premiazione della Supercoppa Italiana per protesta o riciclare denaro sporco. Il pallone italiano è quello che ci rende orgogliosi delle nostre bandiere, che appartengano al passato relativamente remoto - Rossi, Bergomi, Tardelli -, relativamente prossimo - Baggio, Peruzzi, Materazzi -, al presente e al futuro, a partire dai vecchi leoni Totti e Del Piero  a proposito: buona fortuna a Sydney  per finire con gli immortali Pirlo e Buffon, l'esplosivo Giovinco, i talentuosi Insigne, El Shaarawy e molti altri. Ma tutto rigorosamente relativo. <br><br> Perché nel mondo meravigliosamente irrazionale del calcio  del vero calcio, ovvero un pallone su un prato e ventidue ragazzi che corrono  tutto è relativo, per rubare una famosa espressione di Einstein. Un trentanovenne può risultare giovane come uno di venticinque anni  vedere <STRONG>Zanetti</STRONG> -, e non è mai troppo presto o tardi per diventare l'idolo della propria squadra, e gente come <STRONG>Di Natale</STRONG> ne è la dimostrazione. Nel calcio il tempo è tutta un'altra cosa. Ha uno scorrere diverso dalla normalità. Dunque, ci aspetta un conto alla rovescia di 900 minuti di tensione e cuore in gola, che comincerà stasera. Quando l'inglese Mister Atkinson darà il fischio d'inizio, un altro capitolo inizierà. Avanti ragazzi, portateci lontano. Si partirà dalla Bulgaria, destinazione Brasile. È vero. Come all'inizio di ogni viaggio si sente un po' di&nbsp;ansia, mista ad eccitazione ed un pizzico di magone,&nbsp;ma è normale. Non pensiamoci, i bagagli sono pronti e gli animi caldi. Adesso si va.<br><br>FL0435FL0435cesare-prandelli.jpgSiNil-viaggio-di-prandelli-da-sofia-a-rio-in-cerca-di-riscatto-1008266.htmSi100612201,02,03010400
1651008236NewsCampionatiAustralia: vi mandiamo il migliore...20120906112515del pieroInizia la nuova avventura di Alex Del PieroEd è finalmente finita anche questa telenovelas di mercato: Alex Del Piero firma per l'Adelaide City e vola in Australia per proseguire la sua splendida carriera.<BR><BR>In questi mesi Alex ha ricevuto offerte da tutto il mondo e da tutto i continenti: attestati di stima per un campione per niente finito. Lui però alla fine ha preferito andare a&nbsp;scoprire un nuovo calcio,&nbsp;delle nuove ambizioni, dei posti fantastici e una società nuova che lo coccolerà e gli darà le giuste attenzioni cha magari non sono riusciti a dargli i dirigenti bianconeri. <BR><BR>Cari australiani, nazione tradizionalmente amica con una folta colonia italica, vi mandiamo il migliore: un giocatore tecnicamente ancora strepitoso e, soprattutto, un grandissimo uomo, una splendida persona che vi farà venire l'amore per lo stadio, portando nei vostri figli la passione per il calcio.&nbsp;L'Italia intera, senza discriminazioni di fede calcistica, ha potuto ammirarlo durante la sua carriera: ed ora, proprio quest'Italia è quella che lo rimpiange. Alex è un simbolo italiano, l'essenza del bel calcio con un fair play British, che è risucito ad entusiasmare tutti, anche qualche pubblico prelibato come il Bernanbeu qualche anno fa. <BR><BR>Dopo 19 anni, 513 presenze, 208 gol, 6 (+1)&nbsp;scudetti, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Coppa Uefa e svariati premi personali, Del Piero cambia maglia, mantendendo comunque il numero 10 che ormai è il suo emblema.<BR><BR>Siate orgogliosi e trattatecelo bene: lui è un patrimonio italiano. Facciamo finta che stiamo pareggiando con lui quell'ottavo di finale del 2006 che vi abbiamo soffiato con un rigore alquanto dubbio...<BR><BR>FL0141FL0141delpiero_sidney.jpgSiNaustralia-vi-mandiamo-il-migliore-1008236.htmSi100205001,02,03010258
1661008235NewsEditorialeAlex Del Piero a Sydney, tra speranze e certezze20120906110131sydney, del pieroSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine. Contatti: salvinocavallaro@libero.it"Buongiorno, grazie per essere venuti nonostante un così poco preavviso. Per me è un giorno sicuramente speciale, diverso. Sono felice di annunciare che poche ore fa ho firmato il mio nuovo accordo con il Sydney Football Club e quindi per i prossimi due anni sarò australiano, per così dire. Si prospetta un'avventura splendida, prestigiosa e forte". Alessandro Del Piero, capitano juventino di lungo corso è emozionato come un ragazzino, felice come non gli è mai capitato durante la sua straordinaria carriera da professionista. Sembra quasi essersi liberato da un peso che non andava giù, un qualcosa simile a un malinconico tramonto, uno spegnersi improvviso delle luci della ribalta che, orgogliosamente, non accetta ancora, sicuro com'è di potere dare ancora tanto sul campo.&nbsp; Pinturicchio si presenta così in sala stampa, organizzata in fretta e furia al Lingotto Fiere di Torino. Ha saputo aspettare il capitano, con signorilità ha atteso il suo momento senza fare polemiche, senza mai raccontare bugie mediatiche circa la sua destinazione definitiva, ma dando come sempre un'impronta di serietà professionale e umana. L'hanno cercato in tanti club (anche italiani), tanti procuratori e faccendieri hanno sgomitato per proporgli chissà quali affari che garantissero soldi a palate e la promozione della sua immagine nel mondo. Ma lui, il buon Alex, non ha dato retta a nessuno e si è affidato a suo fratello Stefano che da sempre ha curato i suoi interessi, al Dott. Dario Toselli impareggiabile consigliere della sua luminosa carriera e, poi, all'Edge, la sua struttura che l'ha assistito fino ad oggi in maniera impeccabile e che continuerà a farlo anche per il prossimo futuro. Poi, un ringraziamento doveroso a mamma e papà, a sua moglie Sonia e ai suoi figli che condurrà con sé in questa meravigliosa avventura australiana. "Mi dicono che Sydney è una città meravigliosa, tra le prime al mondo per civiltà e qualità di vita e, in questo senso, nonostante la lontananza che la divide dall'Italia, sono molto contento di vivere un'esperienza davvero unica".&nbsp; <BR><BR>Alessandro Del Piero è così, un ragazzo garbato, educato, corretto, un campione vero, amato da coloro i quali prediligono i campioni con la "C" maiuscola ma, soprattutto, da quelli che ammirano gli uomini veri. Lui rientra nella categoria dei campioni senza maglia, amato e rispettato da tutti, anche dagli acerrimi rivali della sua Juventus. Alex è un calciatore immenso, non solo per la delizia dei suoi proverbiali tocchi di palla, per l'intelligenza tattica e per le qualità carismatiche da vero capitano, ma soprattutto, per l'integrità morale e l'alta rettitudine dimostrata negli anni, in campo e nelle relazioni con gli altri. Uno stile di vita che lo evidenzia quale emblema da seguire per tanti giovani calciatori che vedono in lui, quel "sogno" da imitare. <BR><BR>Tante volte abbiamo messo sul banco degli imputati questo mondo del calcio che ci ha fatto vivere momenti di delusione, di sfiducia, di amarezza e dove la tentazione di cadere nel qualunquismo più bieco ha condizionato il nostro scrivere quotidiano sul pallone di casa nostra, librandoci con sentimenti emotivi più distruttivi che costruttivi. Tuttavia, storie bellissime come quelle di Alex Del Piero ci riconciliano con il calcio che desideriamo, non effimero e romantico ma vero, fatto di tecnica, di gol, di patos, di grinta, di determinazione, ma anche e, soprattutto, di etica e rettitudine, valori che non si possono cancellare e confondere con il "fango" del calcio scommesse e con gli imbrogli dovuti alle combine. Del Piero, con il suo essere, ci ha ridato il coraggio nel continuare a credere che il calcio moderno, pur con tutti i suoi stratosferici interessi economici e le insidie d`immoralità, non sia tutto corrotto e corruttibile, ma è uno sport del quale possiamo ancora fidarci e associare passione ed entusiasmo. Tutto ciò, c'induce a rimuovere legittimi ed eventuali residui mentali di diffidenza. Queste, non sono cose da poco in un mondo che ci ha spesso illuso, deluso, amareggiato, tradito e poi disarmato. E, grazie anche ad Alex Del Piero, alla sua meravigliosa storia di uomo e campione di calcio, per averci fatto riflettere che non è la professione a fare l'uomo, ma è l'uomo a fare la sua professione nell'esempio e nel rispetto dei sani principi. Intanto, da oggi, Alex sarà il degno messaggero nel mondo di quel calcio "pulito" targato Made in Italy.&nbsp; Di questo siamo orgogliosi e riconoscenti.<BR><BR>Salvino Cavallaro <BR><BR>C1007650,C1000075TorinoFL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNalex-del-piero-a-sydney-tra-speranze-e-certezze-1008235.htmSiT1000007100451001,02,03,06010491
1671008218NewsCampionatiLIVE ILCALCIO24 - Inter-Roma: la Supercoppa Primavera va ai giallorossi. Cronaca, risultato e marcatori20120905223531inter, rmaLive Inter Roma Finale Supercoppa PrimaveraSegui la diretta su IlCalcio24.com della finale di Supercoppa Primavera tra Inter e Roma. Match ore 20.30. <BR><BR>Questa sera allo stadio Carlo Speroni di Busto Arsizio si assegna il primo trofeo stagionale della categoria Primavera: l'Inter di Daniele Bernazzani, campione d'Italia in carica, e la Roma di Alberto De Rossi, vincitrice dell'ultima edizione della Coppa Italia, si affrontano per la conquista dell'edizione 2012 della Supercoppa. <BR><BR>Finale: 1-2 (p.t. 0-2): 4' Bumba, 44' Frediani, 62' Livaja (I)<BR><BR>ammoniti:&nbsp;Ricci, Frediani, Livaja&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; espulsi: M'Baye<BR><BR>95' - Termina il match.<BR><BR>79' - Ci prova Livaja, ma Svedkauskas non si fa sorprendere.<BR><BR>62' - Goooooooollll Livaja dopo uno schema su punizione batte il portiere con un tiro preciso.<BR><BR>46' - Ci prova Forte, palla alta.<BR><BR>45' - Termina il primo tempo.<BR><BR>44' - Gooooooooll Raddoppio della Roma con Frediani, che batte il portiere di precisione. <BR><BR>37' - Inter in dieci, Espulso Mbaye. Il senegalese ha commesso un fallo a palla lontana su Frediani, rifilandogli una manata. <BR><BR>12' - Ci prova ancora Bumba, para il portiere.<BR><BR>4' - Gooooooooolll Bumba di testa porta in vantaggio la Roma. <BR><BR>1' - Comincia il match.&nbsp; <BR><BR>Inter (4-2-3-1): 1 Dalle Vedove; 2 Bandini, 4 Donkor, 5 Pasa, 3 Mbaye; 8 Benassi, 6 Duncan; 7 Forte, 10 Acampora, 11 Garritano; 9 Livaja. A disposizione: 12 Cincilla, 13 Guglielmotti, 14 Zaro, 15 Eguelfi, 16 Bangoura, 17 Del Piero, 18 Tassi, 19 Belloni, 20 Terrani, 21 Ivusic, 22 Colombi, 23 Gabbianelli. Allenatore: Bernazzani. <BR><BR>Roma (4-3-3): 1 Svedkauskas; 2 Rosato, 4 Calabresi, 5 Carboni, 3 Yamnaine; 8 Lucca, 10 Ricci, 6 Cittadino; 7 Frediani, 9 Ferrante, 11 Bumba. A disposizione: 12 Zonfrilli, 13 Sammartino 14 Di Gioacchino 15 Ferri, 16 Minicucci, 17 Pagliarini, 18 Ricci,&nbsp; 19 Mazzitelli, 20 Terriaca, 21 Gonzalez, 21 Somma, 23 Romano. Allenatore: De Rossi.<BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR>C1007650Milanoadm001adm001photo_3.jpgSiNlive-ilcalcio-inter-roma-supercoppa-primavera-formazioni-ufficiali-risultato-marcatori-1008218.htmSi100075701,02,03010494
1681008213NewsCalcio EsteroLIVE - Del Piero: «E` un giorno speciale per me, sono molto emozionato»20120905141035SydneySydneyAlessandro Del Piero è ufficialmente un nuovo giocatore del Sydney. L'ex Capitano della Juventus sta spiegando in conferenza stampa i motivi della sua scelta professionale e umana.<BR><BR>"Buongiorno, grazie di essere venuto con così poco preavviso. E' un giorno sicuramente speciale, diverso. In questo senso andiamo subito al sodo: sono felice di annunciare che poche ore fa ho firmato il mio nuovo accordo con il Sydney Football Club e quindi per i prossimi due anni sarò australiano, diciamo così.&nbsp;Si prospetta un'avventura&nbsp; splendida, strepitosa e forte, indubbiamente, però devo ammettere che alla fine di questo lungo viaggio che abbiamo avuto e che ho avuto, non poteva esserci situazione migliore, non poteva esserci posto migliore, e devo dire che quello che è accaduto, probabilmente, ha un senso e sono felice oggi di poter cominciare questa avventura. Indubbiamente in tutto questo periodoci tenevo a sottolineare e a ringraziare prima di tutto, tutte le squadre che mi hanno cercato, tutte le squadre con cui abbiamo parlato, tutti gli operatori di mercato con cui ci siamo confrontati. E' stato un cammino indubbiamente lungo, ma indispensabile per poter - vista la mia poca esperienza sul campo - per poter analizzare a fondo quella che poteva essere la migliore scelta. Indubbiamente quello che affronterò è una situazione, un posto che non mi aspettavo, ma devo ammettere che tante squadre che non mi aspettavo mi hanno cercato. Non mi sembra opportuno chiaramente citarle, però è ovvio che un riferimento alle squadre italiane - visto che ho giocato in Italia per tutta la mia vita - mi sembra doveroso: quindi ringrazio tutte loro. Come ringrazio quelli che mi hanno cercato da ogni parte del mondo praticamente, perchè abbiamo toccato tutti i Continenti, di conseguenza devo dire che è stato anche divertente saltare da una città all'altra, da un posto all'altro con la mente, però oggi il salto è finito, oggi l'avventura inizia definitivamente. Questo suscita in me delle emozioni molto forti, contrastanti, visto che per me che - tra virgolette - non ho mai cambiato, è sicuramente un cambio importante, un cambio lontano come chilometri, ma molto vicino come filosofia e come progettualità. Quello che è stato costruito attorno a me, ha sicuramente dell'incredibile in questo ringrazio il Sydney Football Club, l'associazione australiana, gli operatori che in questo senso si sono adoperati, i tifosi che già mi hanno adottato. E niente... sono indubbiamente in un momento di particolare riflessione. Mi getto in questa avventura con un'emotività, un desiderio unico come lo è stato sempre in tutti questi miei anni. Il Sydney rappresenta una scelta diversa sotto tutti i profili, dal punto di vista calcistico, umano e della progettualità, che è stata disegnato apposta su di me. Io di questo ne vado molto orgoglioso e quest'ultima è stata sicuramente la forza trainante più importante rispetto a tutte le altre. Andrò a scoprire un Paese che tutti mi descrivono fantastico, una città che tutti mi descrivono bellissima e lo farò con lo spirito che mi ha sempre contraddistinto dal punto di vista personale, per quanto riguarda il mio lavoro.Una delle domande che abbiamo chiesto è se puntiamo a vincere oppure no. Mi è stato risposto di sì, quindi anche l'aspetto agonistico verrà toccato perchè mi sento giocatore al 100% e la mia scelta non dipendeva sicuramente da quello che poteva essere il campionato di riferimento, ma da come era sentita dall'altra parte. Ed è stata sentita in maniera fantastica. Doveroso per me ringraziare quello che è stato fino ad oggi, quello che è stato il mio trascorso, ma soprattutto le persone che sono vicine a me. Ovviamente non le elencherò per ordine d'importanza, ma il mio pensiero sarà per mia madre e mio padre e non può essere che così; il mio pensiero va a mio fratello&nbsp; Stefano che ha portato avanti assieme al dottor Dario Tosetti.... sono loro gli artefici dal punto di vista professionale e non di quella che è il mio lavoro, la mia carriera in tutti questi anni; quindi il mio grazie a loro è sentito, a dir poco, perchè rappresentano sicuramente quello che sono io. Lo hanno fatto indubbiamente al meglio. Ringrazio quella che è la mia struttura, la Edge, che mi ha assistito fino ad oggi, continuerà a farlo e per questa struttura sarà sicuramente un salto di qualità, sotto molti aspetti ci auguriamo. Ringrazio anche la struttura del dottor Dario Toselli, che mi assiste da tantissimo tempo. E ovviamente non posso non pensare alla mia famiglia attuale, che è qui rappresentata da mio figlio, che rappresenta tutti e tre, anche perchè gli altri due dormono... Ma al di là di queste battute, un po' per stemperare, indubbiamente mia moglie Sonia che mi permette e mi è sempre vicina in qualsiasi momento e che non finirà mai di ringraziare, compresa anche in questa avventura".Indubbiamente la scelta è stata fatta anche soprattutto con loro e ne sono felice. (L'intera&nbsp;sala applaude Alex, ndr). Io mi ero preparato delle cose e me le vado a rivedere se ho dimenticato qualche pezzo e probabilmente l'ho dimenticato, perchè sono emotivamente molto preso da tutto quello che è il momento, da tutto quello che è questo grande cambiamento. Sarà un periodo di grandi cambiamenti, rispetto a quella che è sempre stata la mia vita, molto lineare, a cominciare dalla mia squadra con la quale sono stato 19 anni e per la quale - se mai ce ne stato il bisogno di ripeterlo - continuerò a tifare per mille e più motivi. Forse con qualche vostra domanda potrò avere la possibilità di sciogliermi di più e di trovare anche qualche curiosità che avete da chiedere. Così magari riuscirò anche a ricordarmi altre cose che fanno parte di questo progetto". <STRONG>(Domanda di un giornalista australiano, ndr). Grazie di aver scelto Sydney. Perchè hai scelto proprio l'Australia?</STRONG><BR>"Grazie per il benvenuto. Non lo so, dentro di me si stanno mescolando tante sensazioni che tutte mi portano a voler iniziare questa avventura. E lo farò con l'entusiasmo di chi scopre una cosa nuova, di chi ci crede molto e in questo senso è molto entusiasmante. E' un'avventura per me emozionante e mi auguro e spero e per certi aspetti sono sicuro che sarà un'avventura che vivremo insieme perchè ho voglia di portare quello che sono io, quello che mi è stato chiesto, ma ho voglia anche di confrontarmi con un Paese che è all'avanguardia dal punto di vista sportivo e che per certi aspetti mi hanno descritto come unico, per cui non vedo l'ora di conoscerlo".<BR><BR><STRONG>Perchè hai scelto proprio Sydney come città?</STRONG><BR>"L'ho scelta perchè quello che è stato il progetto Sydney, quelle che sono state le idee, il fascino, l'evoluzione di questi due mesi, oggi che ho scelto mi rendo conto sempre di più che non poteva che&nbsp;essere la soluzione migliore. Desideravo confrontarmi con qualcosa di nuovo dal punto di vista degli stimoli, di tutto quello che concerne l'ambiente calcistico e in questo senso Sydney penso sia perfetta. Qui ho fatto tutto quello che dovevo fare, quindi penso che non potesse scelta migliore per me quella di Sydney".<BR><STRONG>Cosa conosci del calcio australiana della Lega australiana?</STRONG><BR>"So tante cose dell'Australia, tante cose perchè prima di tutto sono un appassionato di sport, quindi avrò sicuramente modo di approfondire dei mondi sportivi che seguo, come il rugby in tutte le sue fasi, a quindici, a undici, a tredici, a sette..quello che è. So che sarò&nbsp;dall'altra del mondo e per certi aspetti questo può essere un vantaggio. Della Liga conosco... i miei nuovi compagni di avventura - mister Tony Pignata e anche Lou Sticca - mi hanno già informato, quindi sarà bello per me anche scoprire&nbsp; e non farsi raccontare tutto, perchè la cosa più bella è quella di vivere le cose di primo impatto, per non essere troppo condizionato a livello di lucidità da altre cose".<BR><BR>- Tony Pignata, amministratore delegato del Sydney - chiamato da Stefano Del Piero - &nbsp;si siede accanto ad Alessandro Del Piero.<BR><BR><STRONG>Che tipo di gioco vorresti fare?</STRONG><BR>"Vengo in Australia per giocare con il Sydney, per cercare di segnare per il Sydney, per cercare di vincere per il Sydney e per cercare di far sì che il movimento calcistico australiano possa possibilmente anche con quelli che sono i miei consigli, evolversi, perchè c'è questa voglia, c'è questa determinazione e di conseguenza speriamo di poter giocare davanti a stadi pieni e a far sì che il grande popolo australiano, dove c'è una grandissima, importante e forte colonia di italiani, possa divertirsi e il calcio diventi uno sport&nbsp;nazionale di primissimo livello".<BR><BR> <STRONG>Puoi spiegarci almeno una parte delle componenti di questo progetto? E poi se la scelta di cambiare dopo 19 anni con la stessa maglia, nello stesso posto, può aiutarti a vivere nei prossimi due anni quelle esperienze che non hai potuto fare in quasi 20 anni....</STRONG><BR>"Il progetto parte in maniera molto semplice, con una grande qualità di base, che è quella di una stretta collaborazione al 100% fra me e il Sydney, fra me e l'A-League e quello che è tutto il movimento. Di conseguenza quando ci sono queste premesse, quando c'è la forte volontà da entrambe le parti di fare qualcosa, si può fare tutto. Abbiamo tantissime idee. Io ovviamente, ringrazio per le parole e per l'entusiasmo che hanno sempre manifestato nei miei confronti, per la voglia di avermi che hanno avuto. E' una scelta sicuramente radicale sotto tutti gli aspetti, ma ne sono felice, probabilmente è giusto così. Ho avuto tutto il tempo per riflettere su tutto quello che potevano essere altre situazioni, altre squadre, altre idee. Quello che rappresenta il movimento che mi ha chiamato, ha un qualcosa di unicità. In questo senso anche di estremamente affascinante. Di conseguenza sono orgogliosissimo e lusingato&nbsp;per&nbsp;il&nbsp;progetto di lavorare insieme per due anni, per quello che può avvenire per migliorare il calcio australiano, perchè non rappresenta solo un progetto di una città e di una squadra, ma il miglioramento globale di tutta una Nazione; e sicuramente grazie a questa città e a questa squadra, questo può avvenire. In questo senso è un onore essere chiamato a fare questo".<br><br> <STRONG>Tu hai ringraziato tante squadre italiane ed estere, di tutti i Continenti, però il tuo passato quanto ha pesato? In altre occasioni hai detto che avresti voluto di giocare per squadre italiane. E' stato un peso questo fatto?</STRONG><BR>"Penso che forse due mesi fa o poco più, ci eravamo ritrovati anche in un'altra conferenza stampa, dove avevo sottolineato quello che sostanzialmente sono sempre state le mie motivazioni per le quali ho declinato gli interessi ed i discorsi con davvero molte squadre italiane.L'ho fatto perchè ho un'ìdea di un certo tipo di coerenza, mi sento di aver dato tantissimo, tutto e di più per quella che è stata la mia maglia, ma il fatto che non voglia più giocare per una squadra italiana non è certamente perchè veda gli altri come nemici, lo possono anche essere stati dal punto di vista calcistico, ma perchè secondo me è giusto così. Quindi in questa ottica, già un Paese lo avevamo accantonato. Però è stato davvero bello per me osservare come le squadre in italia e anche fuori, le più impensabili, abbiano avuto una o più riflessioni su di me. E questo mi fa rendere conto una volta di più quella che è stata la mia carriera fino ad oggi, quelli che sono stati i miei risultati, quello che sono oggi come giocatore. Quindi sono sicuramente aspetti molto positivi per me".<br><br> <STRONG>Sta montando una grande attenzione in Australia attorno a te. Come ti senti?</STRONG><BR>"Lo vivo con grande onore, lo vivo con grande onere, con grande senso di responsabilità, sono chiamato a un compito sicuramente non facile, ma non mi spaventa affatto. Anzi. Sono molto elettrizzato ed eccitato. Io vengo con il desiderio di offrire quello che ho sempre offerto in tutti i miei giorni di vita calcistica, cioè tutto me stesso, dal punto di vista agonistico di giocatore, dal punto di vista di persona, umano e professionale. E questo ci tengo a sottolinearlo, perchè è una scelta di questo tipo e mi auguro che questo mio spirito, unito all'entusiasmo e alla voglia che mi è stata dimostrata, possa fare per il calcio australiano un salto di qualità importante".<br><br> <STRONG>Pensavi di scegliere prima la squadra?</STRONG><BR>"Se penso a tre mesi fa, sì, pensavo di scegliere prima. Se penso all'evolversi della situazione, credo che il periodo giusto ed il giorno giusto sia oggi. Ho avuto modo di riflettere su tantissime situazioni e questo mi ha fatto vivere con più lucidità quello che poi era il momento e di conseguenza di scegliere con estrema lucidità questa avventura. Il tempo è esattamente quello che ci voleva, per quello che sono, per chi sono e per quello che sono stato".<br><br> <STRONG>Cosa e quanto rimarrà di del Piero a Torino? Casa, ufficio? La vivi come una lunga vacanza o come una nuova vita?</STRONG><BR>"Non vivo assolutamente come lunga vacanza, lo vivo e lo vivrò in maniera totale. A Torino rimarrà tutto quello che c'è oggi, perchè il mio ufficio sarà qui, la mia casa, il nostro negozio, quindi rimarrà tutto invariato per quanto riguarda la mia vita torinese, se non che non mi vedrete per strada qui, ma da un'altra parte".<br><br> <STRONG>Il progetto di investimento che l'Australia ha fatto su di te è quello che in America fecero all'epoca con Pelè? Tu puoi diventare il Pelè dell'Australia? Poi se sulla scelta di questa location, per questa conferenza stampa, ha inciso il fatto che fosse uno dei posti a cui era più legato l'Avvocato. La Bolla del Lingotto era uno dei posti dove si recava spesso l'Avvocato Agnelli....</STRONG><BR>"Sono vecchio, ma non abbastanza da ricordarmi quello che Pelè fu all'epoca...onestamente non ho guardato... non sono andato a ripercorrere quello che è stato il suo...Ho dei racconti, ho delle storie, so a grande linee quello che è successo per Pelè, ma sono epoche diverse, sono momenti diversi. Sicuramente ci sono delle similitudine, ma qui c'è la volontà di creare qualcosa di unico. E' questa la cosa particolare. Vivremo questa avventura insieme come un'avventura unica, ci auguriamo che sia quanto più bella e fantastica possibile. La location...è unica. Quello che ha rappresentato l'Avvocato e la Famiglia per Torino rimane sempre nel tempo, al quale io sono comunque affezionato. E' una scelta portata anche dalla casualità e la cosa bella è proprio questa, che alla fine ci si ritrova qui. Di conseguenza è una ciliegina sulla torta, diciamo così".<br><br> <STRONG>Quando hai capito che non avresti più giocato nella Juventus? I rapporti con Andrea Agnelli come sono? Un giorno c'è la possibilità che tu possa tornare a lavorare alla Juventus?</STRONG><BR>"Per quanto riguarda&nbsp;il mondo Juventus, oggi, oltre ad aver fatto riferimento a quello che è il mio cuore che naturalmente tiferà il bianconero, non voglio dilungarmi in altri discorsi. Oggi è un giorno dedicato a una squadra, ad una città, a un Paese ed a un Continente diverso. E così deve essere. Ho ribadito e lo sosterrò sempre che il mio affetto nei confronti di quello che rappresenta il mondo juventino non termina certo oggi, non è terminato neanche quel giorno in cui ho capito che non avrei giocato nella Juventus e neanche altri giorni nel corso&nbsp; della mia carriera: per un semplice motivo, perchè ho dato tutto e di più di quello che potevo dare e poi come tutte le cose bisogna sempre uscirne felici da quello che è stato. Voglio sottolineare e ricordare tutte quelle che sono state le pagine - e per questo ringrazio... (alza lo sguardo al cielo, ndr)...sono state tantissime - felici della mia storia bianconera. compreso l'ultimo anno, anche se di sicuro è stato uno dei più complicati, ma che mi ha visto protagonista, vincente, come lo sono stati molti dei miei anni in bianconero".<br><br> <STRONG>Hai parlato con qualcuno in Australia? Conosci qualcuno lì?</STRONG><BR>"Sì, ho molti amici che sono stati in Australia, me l'hanno descritta; ho sentito molte persone che hanno anche giocato in Australia e tutti quanti hanno descritto questa nuova avventura come un'avventura fantastica.&nbsp;Loro l'hanno vissuta come un'avventura strepitosa, quindi questo denota sicuramente due cose: che i posti che avete sono meravigliosi e la gente che li vive sono persone fantastiche. Questo è venuto fuori dai discorsi che ho fatto&nbsp;dal&nbsp;punto di vista sia&nbsp;calcistico con&nbsp;gli addetti ai lavori, con calciatori che hanno giocato lì, sia dal punto di vista umano con professionisti che hanno avuto modo di lavorare lì anche in altri sport o in altri lavori. Questo crea molte aspettative in voi, di conseguenza mi sono fatto un'idea veramente bella e mi auguro presto di poter sostenere una conferenza stampa in inglese, così almeno capisci quello che sto dicendo (ride Alex, rivolgendosi all'ad Tony Pignata, ndr)".<br><br> <STRONG>La tua famiglia ti seguirà? Poi che effetto ti fa pensare che la Juve non ha più la maglia numero dieci, ma ci siano&nbsp;tanti tifosi che portano la tua maglia numero dieci.</STRONG><BR>"La mia famiglia mi seguirà, certo. Abbiamo ancora qualche giorno per poter ancora organizzare il nostro arrivo. E la maglia numero dieci...ringrazio tutti quelli che anche oggi che non sono alla Juventus hanno voluto comprarla, che hanno voluto cullare questo sogno ancora. Quando ho letto che è stata la maglia più venduta, che è la maglia più venduta, non lo nego, sono sicuramente momenti dove un sorriso mi scappa, però credo che la mia avventura oggi avrà un'altra maglia e avrà spero le stesse emozioni da altri punti di vista, in un modo diverso, ribadendo quello che ho detto prima riguardo alla mia situazione juventina e che avete avuto modo di sentire per 19 anni, quindi magari vi sarete anche stancati".<br><br> <STRONG>Sei stupito che a tre mesi dal tuo addio la maglia numero dieci della Juve non abbia nessuno che la possa indossare?</STRONG><BR>"Non lo so, non so le motivazioni per le quali non è stata scelta questa maglia dai giocatori o non sia stata data dalla società. Non vado in profondità di questa cosa".<BR><BR><STRONG>Partirai entro questa settimana per l'Australia? Come stai fisicamente? Sei in forma?</STRONG><BR>"Sì, confermo che ci organizzeremo presto e il mio arrivo in Australia non sarà certo tra un mese. Fra un mese esatto, invece, inizia il campionato, proprio il 5 ottobre, di conseguenza credo di poter essere a disposizione anche perchè in questa avventura mi seguirà Giovanni Bonocore che è stato fino ad oggi e lo sarà il mio procuratore e con il quale abbiamo passato un'estate a lavorare. E quindi è da un mese e mezzo che mi alleno per conto proprio. E' logico che ci sarà un momento, un periodo dove dovrò entrare nel training one to one, anche se abbiamo operato anche in maniera simpatica grazie all'AS Piobesi, che ci ha dato disponibilità di campo e disponibilità di uomini con i quali abbiamo giocato più di una volta per far sì che il lavoro individuale potesse essere svolto anche insieme ad una squadra. Quindi ci tenevo anche a citarli e a ringraziarli per la disponibilità che hanno sempre avuto nei miei confronti. Però è ovvio che stiamo parlando di situazioni totalmente diverse, per cui dovrò conoscere i miei compagni nuovi, dovrò cominciare ad allenarmi come un giocatore di una squadra, cosa che non accade da tanto tempo; abbiamo lavorato fino ad oggi e continueremo&nbsp; a farlo fino a quando non arriveremo lì. E lì continueremo a farlo ancora perchè io possa essere in forma il prima possibile, possa essere a disposizione sin dalla prima partita, ma su questo credo che non ci saranno problemi sicuramente".&nbsp;<br><br> <STRONG>Quanto ha pesato la scelta di essere un testimonial? Magari dopo di te arriveranno altri giocatori. Ti aspetti di ricevere telefonate da altri tuoi colleghi che ti potrebbero seguire in Australia?</STRONG><BR>"Ho avuto modo di sentire Rino (Gattuso, ndr)&nbsp;e lo saluto, come saluto il suo presidente e la sua squadra, che sono stati nei miei confronti molto molto carini. Sono idee che fanno parte del nostro progetto, poi come tutte le cose bisogna calarsi nella realtà in cui si va a vivere per poter valutare quelle che sono le cose da fare. Io dovrò imparare alcune cose di quello che è il movimento calcistico australiano e cercherò di mettermi a disposizione in maniera totale per quelle che sono curiosità, consigli o altro. Di conseguenza idee ce ne sono tantissime. Ed è il luogo giusto per metterle in atto e per provare a far sì che questo movimento migliori il più possibile".<br><br> <STRONG>Sei stato tentato alla fine dall'interesse del Liverpool?</STRONG><BR>"Riferendomi proprio alle squadre italiane ed estere dalle quali magari uno non pensa di essere cercato...una era anche questa. Io avevo bisogno di qualcosa di diverso, sotto tutti gli aspetti. Questa è un'idea che si è venuta a formare man mano che passavano i giorni. Quindi vorrei vivere altri 50 anni da calciatore e poter assaporare in tante squadre quello che è il movimento calcistico. Sicuramente la Premier League è sempre stato un riferimento per molti aspetti. Lì come tutta la Gran Bretagna, come il Brasile, che sono ancora i padroni del calcio mondiale, con i Mondiali che hanno vinto. Con tanti nuovi Paesi...ho visto ieri l'investimento del calcio russo, dello Zenit, quindi l'evoluzione continua, le cose cambiano. In Australia c'è questa volontà, c'è questo spirito e di conseguenza mi auguro che le cose vadano per il meglio".<br><br> <STRONG>Mister Pignata ti ha rimproverato per quella famosa partita Australia-Italia del 2006?</STRONG><BR>"Non ne abbiamo parlato, però, cercherò di fare qualche gol in più, in maniera tale che se lo dimentica (ride, ndr). Mi preparerò molto bene a quelle che potrebbero essere le possibili domande che mi farete riguardo a quella partita. Di sicuro quello che pensavo all'epoca, lo penso anche oggi: quella Nazionale australiana aveva dei grandi giocatori che ci hanno messo in grossa difficoltà e potevano da un momento all'altro passare il turno. Quindi il calcio australiano ha in serbo dei giocatori che si sono affermati in tantissimi altri campionati, quindi questo è anche uno degli obiettivi: far sì che - magari senza rompere troppo le scatole all'Italia - la Nazionale italiana possa migliorare".<br><br> <STRONG>In questa scelta radicale, ha pesato anche la voglia di uscire dal personaggio Del Piero? Qua a Torino era difficile anche uscire per strada e andare a fare la spesa senza essere riconosciuto. Forse a Sydney sarà più semplice?</STRONG><BR>"Non ne sono troppo convinto. I primi motivi che mi vengono in mente - e sono più che sufficienti - sono l'entusiasmo e la voglia che ha dimostrato il movimento calcistico australiano, non solo la squadra di Sydney, nei miei confronti; poi&nbsp;il fatto che ci siano&nbsp;più o meno un milione di italo-australiani... io spesso sono in vacanza all'estero: quando incontri un italiano che vive fuori dall'Italia, ha tanta voglia di Italia, quindi sarà anche interessante interagire con queste persone che vivono così lontane. Dalle parole che mi hanno dimostrato, non c'è solo una grande colonia italiana, ma anche inglese, greca, che sono amanti del calcio e che hanno il calcio nelle vene, di conseguenza questa è una cosa molto importante: quando nasci con uno sport dentro, nel cuore, puoi anche andare in un posto dove non viene esaltato, ma se capita qualcosa di questo genere si riaccende la fiamma. Questo è un po' l'auspicio di tutti noi. poi comunque è una Nazione, un Continente, che dal punto di vista sportivo è all'avanguardia su tutto, di conseguenza credo che l'attenzione per tutti gli sportivi che vivono e giocano e hanno a che fare con questa situazione sarà molto alta".<br><br> <STRONG>C'è un pensiero che vuoi dedicare ai tifosi della Juventus?</STRONG><BR>"Io credo di averlo già più volte detto, anche oggi. Quindi non mi resta che dire che il mio cuore... sarò sempre un tifoso della Juve, ma questo, ripeto, è una cosa scontata".<br><br> <STRONG>Hai già in programma tante sveglie...le cinque meno un quarto del mattino, per&nbsp;le partite che la Juventus giocherà la sera? I bookmaker dicevano che Del Piero sarebbe andato in America. Quanto è stata vicina questa possibilità?</STRONG><BR>"La sveglia... non so come funzionano le sveglie lì. Lo stesso? No perchè c'è quella storia che l'acqua va giù al contrario. Dovrò vedere un attimo, delle volte suonerà, delle altre volte meno, perchè è giusto che io mi cali in maniera totale in quello che sarà la mia avventura. Però non mi perderò sicuramente&nbsp; alcune partite che riguardano la Juve, il campionato italiano, il campionato Europeo, io sono un amante del calcio, un appassionato, di conseguenza alcune partite vanno viste a prescindere. Poi vediamo a che ora le fanno, le cinque è un po' prestino, però vedremo. A parte le battute. L'America è stata molto vicina, però credo che alla fine questa sia la scelta giusta".<BR><BR><BR><br><br>C1007650TorinoFL0655FL0655562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNlive-del pier-e-un-giorno-speciale-per-me-sono-molto-emozionato-1008213.htmSiT1000007100758301,02,03,06010380
1691008201NewsCampionatiTutti in cerca di squadra, la formazione degli svincolati di lusso20120905134531senza squadraQuanti ottimi giocatori svincolati...Lui, Alex, forse è l'unico che ha l'imbarazzo della scelta e che, fra poco, non farà più parte di questa speciale selezione: tutti gli altri svincolati però potrebbe anche non trovare casa e rappresentare un enorme spreco visto l'ottimo tasso tecnico.<BR><BR>Sono talmenti tanti che potremmo inventarci una formazione che non sfigurerebbe proprio nella nostra serie A: facciamo questo giochino&nbsp;adattando i migliori in&nbsp;un bel 4-3-3 zemaniano.<BR><BR>Tra i pali mettiamo Arthur Boruc, ex numero 1 viola, che non si sarebbe mai immaginato di finire così la sua carriera: in panchina ci portiamo Matteo Sereni, una vita da titolare e spodestato al Toro da Gillet, e l'eterno Antonioli (approfittiamo delle panchine allargate per portarne tre di portieri).<BR><BR>In difesa le fasce le coloriamo d'azzurro mettendo i due terzini dell'Italia Campione del Mondo con Lippi, vale a dire Zambrotta&nbsp;a destra e Grosso a sinistro: incredibile! Se uno dei due poi ha qualche acciacco ecco che inseriamo Brazzo Salihamidzic: al centro la coppia Loria-Kroldroup, col buon Cirillo e Gilberto Martinez pronti ad entrare. <BR><BR>Centrocampo a tre con Nicolas Cordova, mago delle punizioni, davanti alla difesa alla Pirlo: accanto a lui Cristiano Zanetti, senza dimenticarci però di Diana, Vanden Borre e Bombaridini. In attacco&nbsp;poi la fantasia è nei piedi di Del Piero, la velocità in quelli di Marchionni, entrambi al servizio del bomber David Suazo.&nbsp; Panca per Carew e Ruopolo.<BR><BR>Ovviamente, se vogliamo pescare all'estero abbiamo anche pronti gli acquisti: si va dal portiere Manninger, al difensore Fernando Meira, ai centrocampisti Hargreaves, Hitzelsperger, Sinama-Pongolle, Zenden, Riquelme, agli attaccanti Gudjohnsen, Luque&nbsp;e Smolarek.<BR><BR>C1007650FL0141FL0141grosso_e_del_piero_329188339.jpgSiNdel-piero-e-i-suoi-fratelli-tutti-in-cerca-di-squadra-1008201.htmSi100205001,02,03010529
1701008209NewsCalciomercatoDEL PIERO HA FIRMATO COL SYDNEY20120905114531juventus, del piero, sydneyJuventus Del Piero SydneyAlessandro Del Piero ha firmato con il Sydney FC. Pinturicchio ha messo nero su bianco con il club di A-League. L'ex numero 10 bianconero spiegherà i motivi della scelta alle 13.30 in conferenza stampa.Torinoadm001adm001562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNdel-piero-ha-firmato-col-sydney-1008209.htmNo100075501,02,03010458
1711008208NewsCampionatiJuventus, Bendtner è in sovrappeso20120905103537juventus, bendtenrJuventus Bendtner<STRONG><EM>G.B. Olivero - Gazzetta dello Sport -&nbsp;&nbsp;</EM></STRONG> Ieri prima seduta per il danese con i compagni: è un po` sovrappeso. Il tecnico lo studia sui dvd. Juve, Bendtner parte in salita: Conte da conquistare e via i chili di troppo. La Juve non c`è: è sparsa in giro per il mondo. Ma c`è Niklas Bendtner e così il primo allenamento della settimana assume un significato diverso. Il gigante danese era già sceso in campo a Vinovo venerdì e sabato scorso, ma quella di ieri era la prima seduta di lavoro con i nuovi compagni. O quello che ne resta: a causa degli impegni delle nazionali, ieri a parte i portieri c`erano solo Matri, Quagliarella, Caceres, Chiellini, De Ceglie.<BR>&nbsp;<BR><EM><STRONG>Sovrappeso -</STRONG></EM> Niklas è arrivato a Vinovo con l`auto aziendale e prima di iniziare l`allenamento ha stretto la mano a tutti i ragazzi della Primavera chiamati da Conte per aggregarsi al gruppo. Poi via di corsa con un programma molto semplice: riscaldamento, esercizio otto contro otto senza porte per perfezionare il possesso palla e poi una parte atletica che ha fatto davvero piombare il danese nel nuovo mondo. Un lavoro importante per tutti e soprattutto per lui che appare un po` in sovrappeso.<br><br> <STRONG><EM>Attesa -</EM></STRONG> Non è un mistero che Conte sia rimasto molto perplesso per l`acquisto del danese. E il percorso per arrivare a Bendtner è stato tortuoso: la Juve prima ha cercato un top player (Van Persie, Jovetic, Suarez, Higuain), poi ha puntato su Llorente, quindi ha capito di doversi accontentare di un buon attaccante meno caro (Dzeko, Berbatov), infine ha virato su una scommessa come Bendtner. C`era la possibilità di riprendere Borriello, maprobabilmente la società non ha voluto riproporre lo stesso attacco della scorsa stagione con Giovinco al posto di Del Piero. Conte avrebbe ripreso Borriello perché Marco conosce il sistema di gioco, si era ambientato benissimo e avrebbe anche sfruttato il duro lavoro atletico della sua breve esperienza juventina. Con Bendtner, invece, il tecnico deve ripartire da zero. In tutti i sensi: naturalmente sa chi è Niklas, ma ha voluto studiarlo su dvd espressamente preparati per lui. E` probabile che il danese debba attendere a lungo prima di avere qualche chance, come è accaduto ad altri giocatori. Proprio Borriello arrivò nei primissimi giorni di gennaio e debuttò da titolare in campionato solo il 18 febbraio nonostante il tecnico lo apprezzasse e fosse convinto della sua utilità.<BR>&nbsp;<BR><STRONG><EM>La maglia di Trezeguet -</EM></STRONG> Bendtner può aggiungere fisicità in certi momenti delle partite, può essere una sponda preziosa se capirà in fretta i meccanismi della squadra e i movimenti dei centrocampisti, è un`alternativa a Matri che però in questo momento è una riserva in quanto la coppia d`attacco titolare è composta da Vucinic e Giovinco. Dimostrando di non avere paura dei paragoni, Bendtner ha scelto la maglia di David Trezeguet: con il numero 17 sulle spalle cercherà di rispolverare quelle qualità che avevano fatto innamorare Wenger e che in effetti lo avevano proposto all`attenzione generale come un potenziale grande attaccante.<BR>&nbsp;<BR><STRONG><EM>I gol -</EM></STRONG> Bendtner ha capito subito che deve salire in corsa sul treno bianconero. Le sue prime parole, raccolte dal sito bianconero, dimostrano un approccio sereno e grintoso: «Penso sia un momento importante per la mia carriera, sono arrivato nel più importante club italiano: è una grande opportunità per la mia crescita. Spero di portare entusiasmo, tanto cuore e buon gioco. Voglio cercare di esprimermi al massimo e di restare umile. So esattamente come Conte fa giocare la squadra e spero di mettermi subito a sua disposizione. Vorrei essere parte di qualcosa di speciale e di grandioso, aiutando la Juve a vincere ancora. Ai tifosi dico solo che sono orgoglioso e che cercherò di segnare molti gol». E proprio i gol sono il grande punto interrogativo: in carriera solo una volta Bendtner è andato in doppia cifra. Era il 2006-07, giocava nel Birmingham e arrivò a quota 11. Ma era la serie B inglese. Con l`Arsenal al massimo ne ha fatti 9. Chissà che la maglia di Trezeguet non lo aiuti a sbloccarsi.<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650Torinoadm001adm00120120615_bendtner_cop.jpgSiNjuventus-bendtenr-e-in-sovrappeso-1008208.htmSiT1000007100075701,02,03,06010406
1721008186NewsCampionatiBuffon: «Girone? Sappiamo di poter far bene, ma non dobbiamo sottovalutare le altre squadra. Conte? Un leone in gabbia»20120904170627Nazionale ItalianaNazionale ItalianaGigi Buffon ha parlato in conferenza stampa dal ritiro della Nazionale Italiana a Coverciano. Il portierone ha parlato del giorne che affronterà l'Italia, ma anche del suo club. Queste le sue dichiarazioni:<BR><BR>"Il nostro girone di qualificazione,&nbsp;&nbsp;e' un girone nel quale sulla carta noi dovremmo essere la squadra leader, però dopo di noi, secondo me, ci sono tre-quattro squadre che possono ritagliarsi il ruolo di outsider e di conseguenza sono avversarie che rispettiamo molto. Sappiamo che per poterle battere non dobbiamo sottovalutare l'impegno". <BR><BR>Buffon si sofferma anche sul compagno di squadra Sebastian Giovinco: "Credo che Giovinco, seguendo un po' il percorso della sua carriera, abbia voluto mettersi in discussione e dimostrare a tutti che è un giocatore di livello internazionale, che può fare la differenza ed è capace di fare giocate importanti anche in partite importanti, in impegni di livello. E credo che questi due anni di Parma che ha fatto siano serviti a se stesso per acquisire - semmai ne avesse avuto bisogno - una consapevolezza della propria forza e del proprio valore, e anche per dimostrare agli altri, ai suoi detrattori che nonostante l'altezza - secondo alcuni penalizzante - ha talmente tanta classe che può emergere in un contesto di livello internazionale. E l'inizio con la Juve ha dimostrato questo". <BR><BR>Come viviamo la squalifica di Conte? "A prima vista può sembrare che la squalifica di Conte non penalizzi la Juve, invece un allenatore con le sue caratteristiche è uno che incide molto nello spogliatoio e nelle partite. Il vero capolavoro l'ha fatto l'anno scorso trasmettendoci la mentalità vincente.&nbsp;Oggi lui è un leone in gabbia e non può essere che dispiaciuto".<BR><BR>Su Totti e Del Piero: "Su Francesco Totti c'é poco da dire, si è rimesso in discussione per dimostrare che è ancora il migliore.<EM> </EM>Già in ritiro aveva fatto capire che l'approccio è quello di giocatori che decidono loro quando chiudere la serranda". Pe quanto riguarda Del Piero,è un altro discorso, di età e di scelta che non è dipesa da lui. Però anche Alex ha ancora voglia di dimostrare il suo valore, se andrà in Australia, sarà una scelta particolare ma che condivido, gli auguro tutto il meglio perché se lo merita".<BR><BR>Infine su Zeman:"Non entro in merito ai suoi discorsi fuori dal campo, il personaggio è questo e va preso così non posso certo essere io a dire se ha torto o ha ragione anche perché ho trent'anni meno di lui, e poi ognuno deve essere libero di esprimere il proprio parere. La sua vera conquista e il suo valore Zeman lo ha ottenuto e dimostrato comunque sul campo, facendo risultati incredibili con un gioco divertente, che appassiona i tifosi. Il suo è un calcio che non é mai tramontato. Quanto alla rivalità tra Juve e Roma, quella c'é sempre stata e sempre ci sarà. Sta anche a noi addetti ai lavori non avvelenare troppo il clima attorno a certe sfide. Se ci sentiamo, noi della Juve, soli contro tutti? Ammetterlo sarebbe un modo per copiare quelli che si lamentano sempre e per creare alibi. Posso dire che siamo soli contro tutti perché più che mai quest'anno tutti proveranno a batterci e mi riferisco al campo. Di tutto il resto mi interessa relativamente".<BR><BR><BR><BR><BR>C1007650CovercianoFL0655FL06551332858-zbuf.jpgSiNbuffon-girone-sappiamo-di-poter-far-bene-ma-non-dobbiamo-sottovalutare-le-altre-squadre-conte-un-leone-in-gabbia-1008186.htmSiT1000007100758301,02,03,06010287
1731008175NewsCalciomercatoDEL PIERO ACCORDO RAGGIUNTO COL SYDNEY 20120904124531sydney, del pieroSydney Del PieroAlessandro Del Piero al Sydney FC. Lo conferma The Australian, quotidiano australiano, che parla di come domani, alle 11 di mattina, si terrà una conferenza stampa a Torino per annunciare il passaggio di Pinturicchio al club dell'Oceania. La società avrebbe chiuso un accordo da 2 milioni di dollari, recordo per l'A-League australiana ed il calciatore dovrebbe essere a Sydney già nelle prossime due settimane.C1007650Torinoadm001adm001562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNdel-piero-accordo-raggiunto-col-sydney-1008175.htmSiT1000007100075701,02,03010435
1741008163NewsCalcio EsteroDel Piero-Sidney: no...per ora20120903223012del pieroEnnesimo no di AlexNeanche oggi è stato trovato l'accordo per il trasferimento di Del Piero al Sidney: la trattativa però va avanti.<BR><BR>Dopo l'incontro infatti tra l'entourage di Alex&nbsp;e l'ad del Sidney, il fratello Stefano ha detto:<EM> "Il Sydney resta una possibilità. Dobbiamo discutere dei dettagli, la trattativa continua". </EM><BR><BR>Non è da escludere che dietro i "no" di Del Piero ci sia l'offerta del Sothampton in Premier,&nbsp;o il fascino della Champions con Braga o Olympiacos.<BR><BR>C1007650FL0141FL0141562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNdel-piero-sidney-no-per-ora-1008163.htmSi100205001,02,03010162
1751008136NewsCalciomercatoDel Piero e la tentazione Premier League20120903074031del piero, southamptonDel Piero SouthamptonAlessandro Del Piero (38) sceglie il suo futuro. Quella che è iniziata è la settimana decisiva per l'ex capitano della Juventus che dovrà scegliere dove continuare la sua carriera. Tre le proposte: Sion, Sidney, Southampton. Il club di Gennaro Gattuso (34) gli ha offerto un biennale da un milione di euro, gli australiani un biennale da due milioni di euro, gli inglesi un biennale da un milione più bonus. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, Alessandro Del Piero è tentato dall'avventura in Premier, ma i dirigenti del Sidney ci credono ancora e potrebbero arrivare in Italia nei prossimi giorni.C1007650Torinoadm001adm001562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNdel-piero-e-la-tentazione-premier-league-1008136.htmSiT1000007100075601,02,03,06010497
1761008127NewsCampionatiLa nostra estate20120902095419calciocalcioPer quest`anno non cambiare stessa spiaggia stesso mare&: così iniziava la canzone di Mogol e Soffici che noi ragazzi canticchiavamo agli inizi degli anni `60. Una canzone non impegnata,forse&nbsp; un po` allusiva,ma simpatica e facilmente intonabile,che fece da colonna sonora alla nostra estate, sancì il successo di Piero Focaccia ed ebbe la fortuna di essere cantata dall`inarrivabile Mina. Una canzone che riecheggiava da tutti i jukebox e giradischi portatili nei centri marini e che bene esprimeva il clima ancora spensierato,semplice e pieno di speranza per il futuro di un`Italia,che stava vivendo il momento del cosiddetto boom economico. Un`Italia che,puntualmente,allo scoccare fatidico delle ferie saliva in macchina,allora un`utilitaria, ma anche in moto o in vespa,per affollare con lunghissime colonne le strade della Penisola e la prima autostrada,quella del Sole,appena inaugurata,che univa il Paese dal nord al centro-sud. <BR>Anche quando le code erano interminabili,non si andava in escandescenze,ma si sopportavano gli imprevisti con uno straordinario spirito di rassegnazione,semmai si scendeva dall`auto per scambiare qualche chiacchiera e qualche bonaria imprecazione con gli altri compagni di avventura (o meglio di sventura), o magari per scambiarsi anche un po` d`acqua,ma senza quell`aggressività e quella animosità,che ha segnato il comportamento degli automobilisti di tempi più vicini a noi. Anche chi partiva in treno tollerava con pazienza lunghe attese o ritardi e subiva l`inscatolamento in vagoni maleodoranti,infuocati e stipati,senza lamentarsi troppo perché alla fine del viaggio si sarebbe spalancata l`agognata meta vacanziera o il paese natio.<BR>Dal Nord scendeva verso i lidi paterni un folto esercito di emigrati in Piemonte,Lombardia,Veneto,Emilia Romagna,che tornavano ad affondare le loro radici nel rassicurante e indimenticato humus della terra,che gli aveva dato i natali. Spesso le destinazioni erano le spiagge meno distanti da casa,proprio la stessa spiaggia cantata da Piero Focaccia per ritrovare i soliti amici dell`anno prima e ascoltare le storie personali vissute da ognuno di loro nel corso di quell`anno. Ma anche per approdare nello stesso albergo,anzi nella stessa pensione familiare,spesso prenotata un anno per l`altro,addirittura nella stessa camera. Non di rado si scopriva,con una certa delusione,che la ragazza corteggiata l`anno prima aveva qualcosa di diverso,di allarmante,e inalberava bene in vista un anello nel fatidico anulare della mano sinistra.,mandando all`aria tutti i progetti di conquista e i sogni fatti nei mesi precedenti a casa propria,che avevano reso meno rigido l`inverno. E rendendo superflua l`altra strofa della canzone di Focaccia,quella che recita:per poterti rivedere,per tornare,per restare insieme a te. Ma pazienza,tanto le occasioni per flirtare non mancavano certamente,bastava cambiare l`obiettivo. Del resto la scelta delle mete di vacanza era limitata dai mezzi, che allora si utilizzavano:treno,auto,moto,autobus, per questo la canzone di Mogol e Soffici che stimolava gli italiani a tornare ogni anno&nbsp; nella stessa spiaggia e sullo stesso mare aveva un senso ed ebbe successo. Oggi, invece, grazie ai voli low coste alle offerte last minute, si cercano sempre nuove destinazioni, spiagge esotiche, amicizie mordi e fuggi. Ma le emozioni non si trovano facilmente in ambienti sconosciuti, anzi spesso si ritorna da quei luoghi innamorati ancora di più della spiaggia sotto casa. <BR>Ecco la presentazione del libro di Salvino Cavallaro Tra interviste e altro&.&nbsp; è servita anche a questo: quella sera in un posto incantevole come la terrazza del Petit Hotel ci siamo rivisti in tanti, compagni di scuola e vicini di ombrellone di quegli anni `60. Abbiamo rivissuto dentro di noi le stesse emozioni che i primi corteggiamenti sulla spiaggia ci avevano scolpito nel cuore ed eravamo sempre noi,quelli che avevamo deciso anche dopo tanti anni di non cambiare: stessa spiaggia,stesso mare. Grazie a te, Salvino e grazie a voi ,miei ritrovati amici e&nbsp; compagni di scuola.<br><br> Attilio Andriolo <BR><br><br>FL0711FL0711tifosi.jpgSiNla-nostra-estate-1008127.htmNo100451001,02,03010171
1771008056NewsCampionatiSERIE A, ABBATTUTO IL MONTE INGAGGI 20120831193130serie aSerie A IngaggiCome riporta La Stampa l`ultimo dei Mohicani della Serie A ha resistito fino a ieri, poi non ce l`ha fatta nemmeno lui e se n`è andato al City. L`Inter che baratta Maicon per 4 milioni, tutti e subito, più gli immancabili bonus legati a presenze e vittorie è l`atto finale di un grande esodo di massa. Pochi arrivi, tantissime partenze di peso: l`Italia ormai è fuori dalle rotte pallonare che contano. Tutto nel giro di tre mesi.<BR>&nbsp;<BR>Fuga dalla Serie A: a maggio Julio Cesar, Maicon, Thiago Silva, Ibrahimovic, Nesta, Gattuso, Del Piero, Lavezzi e Di Vaio erano ancora qui e lottavano nello stesso campionato, a fine agosto sono (quasi) tutti a godersi la vita da qualche altra parte. Questioni di soldi, di anzianità, di scelte di vita e anche di altro. C`è chi ha scelto per conto suo di finire la sua carriera dorata in Canada, come Nesta e Di Vaio, e chi, come Gattuso, ha scelto la Svizzera per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Ma ci sono anche quelli che, con i loro contratti da ancien régime, erano di troppo per le loro società. I casi di Julio Cesar e Maicon, due delle colonne portanti dell`Inter pigliatutto di Mancini e di Mourinho, parlano chiaro.<BR>&nbsp;<BR>La rifondazione interista non passava per loro: il portiere, una volta che Handanovic si è presentato ad Appiano Gentile, è stato messo da una parte, accompagnato alla porta e dirottato al Qpr; il terzino, dopo un lunghissimo tira e molla, è stato piazzato a un prezzo quasi di favore al Manchester City. Motivo: entrambi avevano due ingaggi troppo pesanti. Pure per l`Inter, che in tempi non tanto lontani spendeva e spandeva cifre folli. Lo stesso discorso, ma con la variante del prezzo d`acquisto, può valere anche per Thiago Silva, Ibrahimovic e Lavezzi. Se ne sono andati perché il Psg li ha ricoperti d`oro, ma anche perché ha pagato profumatamente i loro cartellini a Milan e Napoli. Che la cuccagna sia finita lo si capirà anche oggi, durante le ultime ore di trattative.<BR>C1007650Milano adm001adm001813002-13886046-640-360.jpgSiNserie-a-abbattuto-monte-ingaggi-1008056.htmSi100075601,02,03010963
1781008050NewsCalciomercatoDEL PIERO - SYDNEY: PRECISAZIONE DEL PRESIDENTE20120831171531sydney, del pieroSydney Del Piero17.15 - "Alessandro Del Piero non ha ancora firmato un contratto". Così il presidente del Sydney FC, Scott Barlow, spiega la trattativa che potrebbe portare Pinturicchio in Australia, rivelando anche che le due parti si troveranno a Torino la prossima settimana per definire e parlare del contratto.<BR><BR>12.15 - Invece Alessandro Del Piero pare non avere ancora deciso, come riportato da Alessandro Sugoni per Sky Sport, e che il presidente australiano abbia fatto decisamente il passo più lungo della gamba.<BR><BR><BR>12.00 - Del Piero avrebbe accettato l'offerta del Sydney. Questo l'annuncio sul sito del club australiano: "Sydney FC e il Presidente Scott Barlow è orgogliosa di annunciare che la leggenda del calcio Alessandro Del Piero ha accettato di mettere a punto i dettagli di un contratto con i Blues Sky dopo aver respinto tutte le altre offerte".<BR><BR><BR><BR>C1007650adm001adm001562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNdel-piero-ha-accettato-il-sydney-smentita-precisazione-1008050.htmSiT1000007100075501,02,03010548
1791008035NewsCalciomercatoDel Piero, avventura infinita: ecco il Sydney20120830192045Del Piero, Sydney FC, CelticAustraliani hanno presentato offerta: «Abbiamo avuto contatti in videoconferenza«Interminabile la lista delle pretendenti per <STRONG>Alex Del Piero</STRONG>: subito dopo aver rifiutato la richiesta del <STRONG>Sion</STRONG>, adesso si fa avanti il <STRONG>Sydney FC</STRONG>, squadra della capitale australiana. Il club ha annunciato di aver presentato una richiesta formale per l'ex capitano bianconero. Il direttore esecutivo della squadra, <STRONG>Tony&nbsp;Pignata</STRONG>,&nbsp;ha infatti dichiarato: "<EM>Nella notte tra mercoledì e giovedì abbiamo avuto due contatti in videoconferenza, della durata di quasi due ore, per parlare della possibilità che Del Piero arrivi al Sydney. Abbiamo parlato di calcio, ma anche di come si vive a Sydney e dell'opportunità che ci sarebbe per lui di lasciare una traccia nel football australiano. Noi gli offriamo un insieme di possibilità che riteniamo interessanti e dovremmo avere una risposta entro le prossime 48 ore"</EM>. Adesso l'attaccante si trova di fronte ad una nuova scelta: Sydney, <STRONG>Celtic</STRONG> - che sta alla porta - o altri due "no"? La risposta nelle prossime ore.FL0435FL0435391290_10150922487916227_1651935957_n.jpgSiNdel-piero-avventura-infinita-ecco-il-sydney-1008035.htmSi100612201,02,03010193
1801008032NewsCalciomercatoDEL PIERO HA RIFIUTATO IL SION20120830171531sion, del pieroSion Del PieroAlessandro Del Piero ha ufficialmente rifiutato la proposta del Sion. Lo ha anticipato su Sky Sport24 il collega Alessandro Sugoni -. Dopo l'incontro avvenuto ieri,&nbsp; l'ex capitano della Juventus ha comunicato alla società svizzera il suo "no, grazie". Adesso vedremo se il Celtic - che è pronto a lanciare l'assalto - riuscirà a convincere Del Piero a trasferirsi in Scozia.<BR>C1007650Torinoadm001adm001562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNdel-piero-ha-rifiutato-il-sion-1008032.htmSiT1000007100075701,02,03,06010299
1811008009NewsCalciomercatoTUTTI GLI AFFARI GIA` CONCLUSI20120830121531serie aSerie ALa finestra di trattative si concluderà venerdì 31 agosto alle 19.<BR><BR>Le società possono acquistare un massimo di due giocatori extracomunitari all'anno, sempre che gli slot (i posti) non siano già occupati da altri calciatori con passoporto extra U.E.<BR><BR>ATALANTA (all. Colantuono) <BR>Arrivi: Brivio (d, Lecce), Matheu (d, Independiente), Parra (a, Independiente), Stendardo (d, Lazio), Biondini (c, Genoa), Troisi (c, Juventus-Kayserispor Kulubu)<BR>Partenze: Cristiano Doni (a, fine contratto), Ferri (d, fine contratto), Polito (p, fine contratto), Mutarelli (c, fine contratto), Stendardo (d, fine prestito Lazio), Brighi (c, fine prestito Roma), Carrozza (c, Verona), Gabbiadini (a, Bologna)<BR><BR>BOLOGNA (all. Pioli)<BR>Arrivi: Riverola (c, Barcellona), Pasquato (a, Udinese), Curci (p, Roma), Roger de Carvalho (d, Genoa), De Carvalho (d, Tombense), Abero (d, Nacional Montevideo), Guarente (c, Siviglia), Natali (d, Fiorentina), Gabbiadini (a, Atalanta)<BR>Partenze: Belfodil (a, Lione), Raggi (d, Monaco), Paonessa (c, Parma), Di Vaio (a, Montreal Impact), Loria (d, fine contratto), Vitale (d, fine prestito Napoli), Gillet (p, Torino), Crespo (c, Verona), Mudingayi (c, Inter), Gavilan (a, Nocerina)<BR>&nbsp;<BR>CAGLIARI (all. Ficcadenti)<BR>Arrivi: Rossettini (d, Siena), Sau (a, Juve Stabia), Avelar (d, Karpaty Lviv), Camilleri (d, Reggina), Smit (d, Spal).<BR>Partenze: Canini (d, Genoa), Giorico (c, Lumezzane).<BR>&nbsp;<BR>CATANIA (all. Maran)<BR>Arrivi: Salifu (c, Fiorentina), Antenucci (a, Torino), Morimoto (a, Novara), Doukara (a, Vibonese), Frison (p, Vicenza), Antei (d, Grosseto), Castro (c, Racing Avellaneda), Rolin (d, Nacional)<BR>Partenze: Kosicky (p, Novara), Motta (d, fine prestito Juventus), Suazo (a, svincolato), Campagnolo (p, svincolato), Maxi Lopez (a, Sampdoria), Wellington (a, Koper), Catellani (a, Sassuolo)<BR>&nbsp;<BR>CHIEVO (all. Di Carlo)<BR>Arrivi: Iunco (a, Spezia), Papp (d, Vaslui), Farkas (d, Vaslui), Guana (c, Cesena), Cofie (c, Genoa), Di Michele (a, Lecce), Rigoni (c, Novara), Dainelli (d, svincolato), Pucino (c, Varese)<BR>Partenze: Hanine (c, Ascoli), Acerbi (d, Genoa), Iori (c, Cesena), Uribe (a, Nacional), Mandelli (d, svincolato), Bradley (c, Roma), Granoche (a, Padova), Farias (a, Padova), Fatic (d, Hellas Verona), Uribe (a, Atletico Nacional), Iunco (a, Bari), Sammarco (c, Spezia).<BR>&nbsp;<BR>FIORENTINA (all. Montella)<BR>Arrivi: Hegazy (d, Ismaily), El Hamdaoui (a, Ajax), Roncaglia (d, Boca Juniors), Lupatelli (p, svincolato), Cuadrado (c, Udinese), Viviano (p, Palermo), Della Rocca (c, Palermo), Fernandez (a, Sporting Lisbona), Borja Valero (c, Villarreal), Gonzalo Rodriguez (d, Villarreal), Aquilani (c, Liverpool), Pizarro (c, Roma).<BR>Partenze: Montolivo (c, Milan), Natali (d, Bologna), Kroldrup (d, fine contratto), Marchionni (c, fine contratto), Salifu (c, Catania), Amauri (a, Parma), Seculin (p, Juve Stabia), Agyei (c, Juve Stabia), Babacar (a, Padova), Kharja (c, rescissione), Gamberini (d, Napoli), Behrami (c, Napoli), De Silvestri (d, Sampdoria), Acosty (a, Juve Stabia), Felipe (d, Siena), Cerci (a, Torino), Lepiller (a, svincolato)<BR>&nbsp;<BR>GENOA (all. De Canio)<BR>Arrivi: Immobile (a, Pescara), Merkel (c, Milan), Von Bergen (d, Cesena), Lazarevic (a, Padova), Tozser (c, Genk), Polo (a, Universitario), Acerbi (d, Chievo), Canini (d, Cagliari), Anselmo (c, Palmeiras), M. Martinez (d, Racing), Bertolacci (a, Roma) , Velazquez (d, Independiente), Piscitella (a, Roma), Martinez (a, Palermo), Tzorvas (p, Palermo)<BR>Partenze: Acerbi (d, Milan), Caracciolo (a, Brescia), Constant (c, Milan), Palacio (a, Inter), Sculli (a, fine prestito Lazio), Belluschi (c, fine prestito Porto), Eduardo (p, Istanbul BB), Veloso (c, Dynamo Kiev), Cofie (c, Chievo), Roger de Carvalho (d, Bologna), Ribas (a, Monaco), Alhassan (d, Novara), Von Bergen (d, Palermo), Biondini (c, Atalanta), Barusso (c, Novara), Lazarevic (c, Modena)<BR>&nbsp;<BR>INTER (all. Stramaccioni)<BR>Arrivi: Palacio (a, Inter), Bardi (p, Livorno), Jonathan (d, Parma), Coutinho (a, Espanyol), Handanovic (p, Udinese), Silvestre (d, Palermo), Mudingayi (c, Bologna), Cassano (a, Milan), Gargano (c, Napoli), Pereira (c, Porto).<BR>Partenze: Zarate (a, Lazio), Palombo (c, Sampdoria), Cordoba (d, fine contratto), Orlandoni (p, fine contratto), Lucio (d, Juventus), Forlan (a, rescissione), Faraoni (d, Udinese), Alborno (d, Novara), Bardi (p, Novara), Poli (c, Sampdoria), Castaignos (a, Twente), Pazzini (a, Milan), Longo (a, Espanyol), Julio Cesar (p, Qpr).<BR>&nbsp;<BR>JUVENTUS (all. Conte)<BR>Arrivi: Giovinco (a, Parma), Asamoah (c, Udinese), Isla (c, Udinese), Leali (p, Brescia), Lucio (d, Inter), Pogba (c, Manchester United), Boakye (a, Sassuolo), Rubinho (p, svincolato)<BR>Partenze: Manninger (p, fine contratto), Del Piero (a, fine contratto), Grosso (d, fine contratto), Borriello (a, fine prestito Roma), Pasquato (c, Udinese), Elia (c, Werder Brema), Chibsah (c, Parma), Krasic (c, Fenerbahce), Estigarribia (c, Sampdoria), Felipe Melo (c, Galatasaray), Rossi (c, Brescia)<BR>&nbsp;<BR>LAZIO (all. Petkovic)<BR>Arrivi: Zarate (a, Inter), Ederson (a, Lione), Ciani (d, Bordeaux).<BR>Partenze: Del Nero (a, fine contratto), Makinwa (a, fine contratto), Stendardo (d, Atalanta), Garrido (Norwich).<BR>&nbsp;<BR>MILAN (all. Allegri)<BR>Arrivi: Montolivo (c, Fiorentina), Traoré (c, Nancy), Acerbi (d, Genoa), Didac Vilà (d, Espanyol), Taiwo (d, Qpr), Gabriel (p, Cruzeiro), Constant (c, Genoa), Zapata (d, Villarreal), Pazzini (a, Inter), Niang (a, Caen), Bojan (a, Roma).<BR>Partenze: Gattuso (c, Sion), Van Bommel (c, Psv Eindhoven), Nesta (d, Montreal Impact), Inzaghi (a, fine contratto), Roma, (p, Monaco), Zambrotta (d, fine contratto), Seedorf (c, Botafogo), Maxi Lopez (a, fine prestito Catania), Adiyiah (a, Arsenal Kiev), Comi (a, Reggina), Zigoni (a, Pro Vercelli), Ricardo Ferreira (d, Empoli), Thiago Silva (d, Paris Saint Germain), Ibrahimovic (a, Paris Saint-Germain), Taiwo (d, Dinamo Kiev), Cassano (a, Inter)<BR>&nbsp;<BR>NAPOLI (all. Mazzarri)<BR>Arrivi: Insigne (a, Pescara), Bariti (c, Vicenza), Gamberini (d, Fiorentina), Behrami (c, Fiorentina), El Kaddouri (c, Brescia).<BR>Partenze: Lavezzi (a, Psg), Grava (d, fine contratto), Santana (c, Torino), Fideleff (d, Parma), Dumitru (a, Ternana), Chavez (a, Almirante Brown), Gargano (c, Inter).<BR>&nbsp;<BR>PALERMO (all. Sannino)<BR>Arrivi: Viola (a, Reggina), Brienza (a, Siena), Kurtic (c, Varese), Morganella (d, Novara), Ujkani (p, Novara), Dybala (a, Instituto), Rios (c, Chivas), Von Bergen (d, Genoa), Sosa (a, Cerro Largo).<BR>Partenze: Gonzalez (a, Novara), Silvestre (d, Inter), Succi (a, Cesena), Bacinovic (c, Verona), Acquah (Parma), Viviano (p, Fiorentina), Della Rocca (c, Fiorentina), Balzaretti (d, Roma), Alvarez (c, Dinamo Bucarest), Martinez (a, Genoa), Tzorvas (p, Genoa), Vazquez (c, Rayo Vallecano)<BR>&nbsp;<BR>PARMA (all. Donadoni)<BR>Arrivi: Belfodil (a, Lione), Ninis (c, Panathinaikos), Pabon (a, Nacional Medellin), Paonessa (c, Bologna), Dellafiore (d, Novara), Amauri (a, svincolato), Brandao (d, Siena), Parolo (c, Cesena), Fideleff (d, Napoli), Acquah (Palermo), MacEachen (d, Penarol), Rosi (d, Roma), Benalouane (d, Cesena), Okaka (a, Roma)<BR>Partenze: Giovinco (a, Juventus), Danilo Pereira (c, Roda), Rispoli (d, Padova), Nwanko (c, Padova), Okaka (a, fine prestito Roma), Floccari (a, fine prestito Lazio), Valiani (c, Siena).<BR>&nbsp;<BR>PESCARA (all. Stroppa)<BR>Arrivi: Abbruscato (a, Vicenza), Colucci (c, Cesena), Bjarnason (c, Standard Liegi), Elyounoussi (a, Fredrikstad), Cosic (d, Stella Rossa), Munoz (a, Colo Colo), Celik (a, Gais), Chiaretti (a, Taranto), Quintero (c, Atletico Nacional), Weiss (c, Manchester City), Crescenzi (d, Roma), Terlizzi (d, Varese), Jonathas (a, Brescia)<BR>Partenze: Immobile (a, Genoa), Insigne (a, Napoli), Sansovini (a, Spezia), Giacomelli (a, Vicenza), Gessa (c, Cesena), Verratti (c, Paris Saint Germain), Ragni (p, Nocerina)<BR>&nbsp;<BR>ROMA (all. Zeman)<BR>Arrivi: D'Alessandro (c, Verona), Florenzi (c, Crotone), Dodò (d, Corinthians), Stoian (a, Bari), Svedkauskas (p, Suduva), Lucca (c, Internacional), Tachtsidis (c, Verona), Bradley (c, Chievo Verona), Destro (a, Siena), Castan (d, Corinthians), Balzaretti (d, Palermo), Piris (d, Deportivo Maldonado), Marquinhos (d, Corinthians).<BR>Partenze: Cassetti (d, fine contratto), Cicinho (d, Sport Recife), Antunes (d, rescissione), Viviani (c, Padova), Gago (c, Real Madrid), Borini (a, Liverpool), Curci (p, Bologna), Juan (d, rescissione), Bertolacci (c, Genoa), Greco (c, Olympiakos), Piscitella (a, Genoa), José Angel (d, Real Sociedad), Rosi (d, Parma), Pizarro (c, Fiorentina), Heinze (d, Newell's Old Boys), Brighi (c, Torino), Okaka (a, Parma), Bojan (a, Milan).<BR>&nbsp;<BR>SAMPDORIA (all. Ferrara)<BR>Arrivi: Tissone (c, Maiorca), Corazza (Portogruaro), Maxi Lopez (a, Catania), De Silvestri (d, Fiorentina), Poli (c, Inter), Estigarribia (c, Juventus), Berni (p, Braga), Poulsen (d, Az Alkmaar).<BR>Partenze: Foggia (c, fine prestito Lazio), Pellè (a, fine prestito Parma), Celjak (c, Grosseto), Zaza (a, Ascoli), Piovaccari (a, Novara), Fornaroli (a, Boston River), Signori (c, Modena), Fiorillo (p, Livorno), Gentsoglou (c, Livorno), Padelli (p, Udinese)<BR>&nbsp;<BR>SIENA (all. Cosmi)<BR>Arrivi: Dellafiore (Parma), Rubin (d, Torino), Valiani (c, Parma), Paci (d, Novara), Campagnolo (p, svincolato), Novo Neto (d, Nacional Funchal), Felipe (d, Fiorentina), Joelson (a, Pergocrema)<BR>Partenze: Rossettini (d, Cagliari), Brienza (a, Palermo), Codrea (c, fine contratto), Brkic (p, dine prestito Udinese), Gazzi (c, Torino), Pesoli (d, Siena), Del Prete (d, Novara), Destro (a, Roma).<BR>&nbsp;<BR>TORINO (all. Ventura)<BR>Arrivi: Ebagua (a, Catania), Gillet (p, Bologna), Sansone (a, Sassuolo), Santana (c, Napoli), Gazzi (c, Siena), Rodriguez (d, Cesena), Brighi (c, Roma), Cerci (a, Fiorentina).<BR>Partenze: Antenucci (a, Catania), Ebagua (a, Varese), Rubin (d, Siena), Pratali e Gasbarroni (svincolati), Pratali (d, Empoli), Surraco (c, Modena).<BR>&nbsp;<BR>UDINESE (all. Guidolin)<BR>Arrivi: Brkic (p, Siena), Gabriel Silva (d, Novara), Willians (c, Flamengo), Allan Marques (c, Vasco da Gama), Thomas Heurtaux (d, Caen), Wojciech Pawlowski&nbsp; (p, Lechia), Pasquato (c, Juve), Cuadrado (c, Lecce), Muriel (a, Lecce), Machis (a, Mineros de Guayana), Faraoni (d, Inter), Maicosuel (c, Botafogo), Padelli (p, Sampdoria)<BR>Partenze: Floro Flores (a, Granada), Torje (a, Granada), Asamoah Kwadwo (c, Juventus), Isla (c, Juventus), Ferronetti (d, fine contratto), Pazienza (c, fine prestito Juventus), Pasquato (a, Bologna), Handanovic (p, Inter), Cuadrado (c, Fiorentina), Abdi, Beleck, Pudil e Vydra (Watford).<BR><BR>C1007650adm001adm001calciomercato.jpgSiNserie-a-tutti-gli-affari-gia-conclusi-1008009.htmSi100075601,02,03010631
1821008017NewsCampionatiUdinese, Guidolin e quel sogno infranto20120830103130udinese, guidolinUdinese GuidolinEvidentemente non sono in grado di guidare una squadra in Champions League. E` l`amaro sfogo di Francesco Guidolin, allenatore dell`Udinese e coach di lungo corso. Sarà stato difficile per lui addormentarsi la sera del 28 agosto 2012 dopo la sconfitta ai rigori da parte della sua squadra, ma deve essere stato ancor più difficoltoso alzarsi al mattino dopo, pensando a ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Per il secondo anno consecutivo, infatti, l`Udinese di Guidolin fallisce i play off per acquisire il diritto di entrare a far parte della grande vetrina della Champions League. Sembra davvero una disdetta, un destino crudele dal quale non ci si può esimere, un fato contro il quale non è possibile combattere. Ma Guidolin, mister di nobili principi e ricco di valori umani, non fa cenno al rigore calciato dal brasiliano Maicosuel con un tiro banale e presuntuoso che voleva mettere in luce un irridente cucchiaio che non è nelle corde di un giocatore come lui che, onestamente, non vanta le capacità tecniche e balistiche di Pirlo ma neanche di Totti e Del Piero. Eppure, oggi l`amarezza si taglia a fette, ma dalla bocca di mister Guidolin non esce alcuna parola contro i suoi calciatori che, a suo dire, hanno fatto di tutto per vincere quella partita che, per lui e il sodalizio friulano, avrebbe significato tutto. Mi prendo tutte le responsabilità del casodice il buon tecnico friulano. Incredibile! Nel vorticoso carrozzone del calcio contemporaneo in cui siamo abituati alle polemiche, al botta e risposta, ai veleni senza fine e alla mancanza di stile, ascoltare certe dichiarazioni dal gusto disarmante, conquista la nostra sensibilità e la penna di noi giornalisti. Davvero non si può fare passare come minimalista un messaggio così genuino senza dare atto dell`alto senso di umanità. Guidolin, tecnico illustre di Castelfranco Veneto, è un vero condottiero capace di abbandonare la nave non prima di aver salvato l`intero equipaggio. Più volte, interessandoci di tesi preparatorie agli esami di allenatori di calcio che desiderano acquisire il patentino di Prima Categoria in quel di Coverciano, abbiamo letto interessanti trattati sulla Leadership di gruppoe, tutte le volte, immancabilmente, abbiamo riflettuto su quanti di questi futuri tecnici della pelota nostrana, avrebbero saputo mettere in atto ciò che teoricamente hanno saputo stilare con diligenza. A seguire il campionato di calcio italico, potremmo dire che soltanto uno, su un milione di tecnici, si rende concretamente interprete della difficile capacità di essere leader e, quindi faro illuminante, per un gruppo che ha bisogno del proprio condottiero. Ci rendiamo conto che si tratta di discorsi difficili da attuare in un calcio che non ammette la cultura della sconfitta e dove la vittoria deve essere raggiunta a tutti i costi, anche con metodi illeciti. E poi, incolpare pubblicamente il proprio giocatore che ha sbagliato un rigore determinante non è gesto di stile. Pur avvolto dall`amarezza cocente della sconfitta e da probabili aleggianti pensieri di abbandono, Guidolin ha dato dimostrazione di signorilità, di correttezza e di esempio non comune. Il calcio ha bisogno di questi uomini veri. Solo così si costruisce un domani migliore.<br><br> Salvino Cavallaro<br><br>C1007650FL0711FL0711udinese-guidolin-il-talent-scout-L-5BT0L4.jpgSiNudinese-guidolin-e-qel-sogno-infranto-1008017.htmSi100451001,02,03010241
1831007986NewsCalciomercatoDel Piero - Sion, domani la risposta dell`attaccante20120829184331juventus, sion, del pieroJuventus Sion Del Piero20.00 - "E' stato un colloquio più approfondito rispetto a quello di lunedì. Serve ancora tempo per poter dare una risposta definitiva al Sion": è la prima reazione di Stefano Del Piero, fratello-manager di Alessandro, dopo l'incontro con i dirigenti del Sion, in serata a Torino. "D'altra parte - ha aggiunto Stefano Del Piero - soltanto oggi Ale ha parlato di persona con i dirigenti svizzeri"<br><br> 17.00 - Come conferma il giornale svizzero <EM>Le Matin</EM>, il presidente del<STRONG> Sion</STRONG>, Christian Constantin e il direttore sportivo Marco De Gennaro sarebbero a Torino negli uffici di corso Marconi della Edge, la società che cura gli interessi del giocatore, dove sono presenti lo stesso Del Piero, il fratello-manager Stefano e il consulente Dario Tosetti, per chiudere il passaggio dell'attaccante al club biancorosso.<BR><BR><STRONG>Del Piero</STRONG> avrebbe così accettato il trasferimento al club svizzero.<BR><BR><BR><br><br>C1007650Torinoadm001adm001562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNjuventus-del-piero-ha-accettato-il-sion-1007986.htmSi100075701,02,03010466
1841007955NewsCalciomercatoCalciomercato: Del Piero ha accettato il Sion20120828215033Del Piero JuveSecondo alcune indiscrezioni vicinissimo l`accordo con il clubLa notizia sembrava nell'aria, ora sembra manchi solo l'ufficialità. Secondo indiscrezioni raccolte da <em>tuttojuve.com&nbsp;</em>Del Piero avrebbe accettato l'offerta del Sion, club svizzero dove milita l'amico Ringhio Gattuso, probabilmente dopo la pressione dello stesso ex compagno di nazionale, e nel giro di poche ore dovrebbe esserci l'annuncio. Il giocatore aveva detto che intorno al 31 agosto si sarebbe scoperta l'identità della sua squadra: se è vero che il giocatore avrebbe preferito provare un'altra esperienza importante (in Premier magari), sembra che ormai il destino dell'ex capitano bianconero abbia come sfondo la bandiera svizzera.&nbsp;FL0676FL0676562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNcalciomercato-delpiero-ha-accettato-il-sion-1007955.htmSi100664801,02,03010197
1851007919NewsCampionatiMaestro Sacchi dà lezioni: «Il bel gioco non si può comprare»20120828081779Arrigo Sacchi, Milan, Serie A, Juventus, Roma, Del Piero«Pochi giovani in Italia, ma in Under 21 c`è un bel gruppo. Del Piero? Giusto che vada dove può giocare«<STRONG>Arrigo Sacchi</STRONG>, intercettato dai microfoni di <EM>Sky Sport 24</EM>, fa il suo punto della situazione a proposito del campionato appena cominciato, a partire dalla squadra in cui ha&nbsp;allenato ottenendo i maggiori successi, il <STRONG>Milan</STRONG>: <EM>"</EM><SPAN style="TEXT-ALIGN: left; WIDOWS: 2; TEXT-TRANSFORM: none; BACKGROUND-COLOR: #ffffff; TEXT-INDENT: 0px; DISPLAY: inline !important; FONT: 12px/18px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; WHITE-SPACE: normal; ORPHANS: 2; FLOAT: none; LETTER-SPACING: normal; COLOR: #000000; WORD-SPACING: 0px; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px"><EM>I giovani vengono presi con parsimonia non solo dal Milan. In Italia ci sono i club più vecchi d'Europa, del resto il nostro campionato è fatto d'esperienza, trucchi, furbate, tatticismi e non è l'ideale per un giovane se non viene lanciato in un certo modo. <SPAN style="TEXT-ALIGN: left; WIDOWS: 2; TEXT-TRANSFORM: none; BACKGROUND-COLOR: #ffffff; TEXT-INDENT: 0px; DISPLAY: inline !important; FONT: 12px/18px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; WHITE-SPACE: normal; ORPHANS: 2; FLOAT: none; LETTER-SPACING: normal; COLOR: #000000; WORD-SPACING: 0px; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px"><EM>Under 21? C'è veramente un gruppo importante. Insigne, Verratti, Immobile, Gabbiadini, Florenzi e tanti altri. Hanno bisogno di trovare squadre con un'idea precisa di gioco per poter emergere.</EM> </SPAN>Nel calcio</EM> - continua Sacchi -&nbsp;<EM>comunque il leader è il gioco, quello non si trova sul mercato ma bisogna studiarlo per poi intervenire prendendo i giocatori giusti. I club che si stanno muovendo in questa filosofia sono la Juventus e la Roma"</EM>.</SPAN><BR><BR><SPAN style="TEXT-ALIGN: left; WIDOWS: 2; TEXT-TRANSFORM: none; BACKGROUND-COLOR: #ffffff; TEXT-INDENT: 0px; DISPLAY: inline !important; FONT: 12px/18px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; WHITE-SPACE: normal; ORPHANS: 2; FLOAT: none; LETTER-SPACING: normal; COLOR: #000000; WORD-SPACING: 0px; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px">Una dichiarazione anche su <STRONG>Del Piero</STRONG>: <EM>"</EM><SPAN style="TEXT-ALIGN: left; WIDOWS: 2; TEXT-TRANSFORM: none; BACKGROUND-COLOR: #ffffff; TEXT-INDENT: 0px; DISPLAY: inline !important; FONT: 12px/18px Arial, Verdana, Helvetica, sans-serif; WHITE-SPACE: normal; ORPHANS: 2; FLOAT: none; LETTER-SPACING: normal; COLOR: #000000; WORD-SPACING: 0px; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px"><EM>Se ha piacere di giocare è giusto che approdi in una squadra che gli possa dare questa opportunità"</EM>.</SPAN></SPAN><BR><BR>C1007650FL0435FL0435sacchi.jpgSiNmaestro-sacchi-da-lezioni-il-bel-gioco-non-si-puo-comprare-1007919.htmNoT1000027100612201,02,03,07010228
1861007917NewsCalciomercatoDel Piero-Sion: ci siamo20120827190055del piero sionBiennale per luiSta per finire una delle telenovelas di quest'estate: Alex Del Piero infatti, stando alle indiscrezioni raccolte da sportmediaset, sembra vicinissimo al Sion, squadra svizzera dove gioca Gattuso.<br><br> La dirigenza elvetica infatti è a Torino per trattare col fratello, nonchè procuratore, di Alex il suo trasferimento in Svizzera: la società del presidente Costantin è disposta ad offrire un biennale per Pinturicchio.<br><br>FL0141FL0141562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNdel-piero-sion-ci-siamo-1007917.htmSi100205001,02,03010256
1871007845NewsCampionatiLIVE ILCALCIO24 - Inter, Cassano: «Al Milan qualcuno andrebbe rinchiuso in manicomio. Per Allegri ero la sesta scelta»20120825124531inter, cassanoInter CassanoAntonio Cassano si presenta in conferenza stampa, da nuovo giocatore dell'Inter. Queste le parole dell'ex attaccante del Milan.<BR><BR>Sul suo approdo all'Inter: "Volevo innanzitutto ringraziare il Presidente Moratti e chi ha lavorato al mio passaggio, ovvero Marco Branca e Piero Ausilio".<BR><BR>Sulle parole di Moratti: "Mi ha dato tante raccomandazioni, ma non le dico. Ha sempre avuto un debole per me, fin dai tempi di Mancini. Ma ha fatto bene a non prendermi, ero pazzo".<BR><BR>Sulle parole in conferenza stampa con il Milan: "Avevo detto: 'Se sbaglio sono da rinchiudere in manicomio'. Ma questa volta non ho sbagliato io. Ha sbagliato qualcun altro, che andrebbe rinchiuso in un manicomio, che ha detto tante cose senza mai rispettarle. Galliani? Non sono io a dover fare nomi, ma era tanto fumo e poco arrosto. Ringrazio comunque il popolo rossonero per l'affetto che mi hanno dimostrato quando sono stato male".<BR><BR>Sullo scambio con Pazzini: "Ci lavoravano da tempo, ma dovevamo stare zitti".<BR><BR>Su Stramaccioni: "Lo conosco dai tempi della Roma. E' una persona per bene, me ne parlano bene".<BR><BR>Sul contratto col Milan: "Si era parlato di rinnovo. Si era. Chiedete a lui. Rimandava, rimandava, sto ancora aspettando il loro rinnovo. Ma lui è abituato a parlare con chi gli lecca il sedere. Poi quando ho visto che due miei amici, Thiago Silva e Ibra se ne andavano, ho capito come andavano le cose".<BR><BR>Su Allegri: "Mi diceva che non mi prometteva niente, ma per lui ero la sesta, settima scelta".<BR><BR>Su Milano: "La città la conosco poco, ma per me è fondamentale tentare di vincere con questa squadra. Hanno fatto 10 acquisti, uno più bravo dell'altro".<BR><BR>Sulla Samp: "Sarà sempre nel mio cuore, mi ha cambiato la vita. Adesso gioco qui nell'Inter, chi lo sa cosa potrà succedere. Sono contento di aver ricostruito il rapporto con il Presidente".<BR><BR>Su altre offerte: "Avevo ricevuto un'offerta del Qatar. Mi avrebbero riempito di soldi, ma voglio partecipare al Mondiale. Per questo ho scelto l'Inter. Mi hanno voluto tutti, qui. Poi sono venuto qui soprattutto per Nagatomo: è un mio pallino".<BR><BR>L'intesa con Sneijder: "Chi sa giocare a pallone non deve spiegare niente. Sappiamo giocare a pallone".<BR><BR>Sul debutto con la maglia dell'Inter: "Non so, deciderà l'allenatore domani. Mi sono allenato in questo periodo, a modo mio ma l'ho fatto. Sono circa al 60%. Lavorando e acquisendo minuti posso migliorare".<BR><BR>Sugli ex compagni del Milan: "Si sono fatti sentire tutti, li ringrazio. Altri del Milan invece non si sono fatti sentire".<br><br> Su Pazzini: "E' mio amico, dispiace non giocarci insieme. Ma adesso siamo tutti felici e contenti".<br><br> Su Prandelli: "Ho un rapporto schietto e diretto. Se sto bene il posto ci sarà sempre. Farò di tutto per giocare in Nazionale. L'importante è che ci sia sincerità".<br><br> Su Maicon: "Ho parlato con lui, se dovesse rimanere sarei l'uomo più felice del mondo. E' come Thaigo e Ibra al Milan, fondamentale".<br><br> Su Ibrahimovic e Gattuso: "Lo sento ogni 2-3 giorni. Quello che mi ha detto lo tengo per me. Gattuso invece non ha detto cose sbagliate riguardo le regole nello spogliatoio. E se queste non vengono rispettate è colpa di qualcuno".<br><br> Sull'Inter da Scudetto: "Non so, ma ce la possiamo giocare alla grande. Non siamo secondi a nessuno".<BR><br><br>C1007650adm001adm001cassanoitalia1.jpgSiNlive-ilcalcio-inter-cassano-al-milan-qualcuno-andrebbe-rinchiuso-in-manicomio-poco-fumo-e-tanto-arrosto-1007845.htmSiT1000026100075701,02,03010372
1881007801NewsCalciomercatoSerie A, tutti i trasferimenti già definiti20120824113130serie a, trasferimentiSerie A TrasferimentiLa finestra di mercato si concluderà venerdì 31 agosto alle 19.<br><br> Le società possono acquistare un massimo di due giocatori extracomunitari all'anno, sempre che gli slot (i posti) non siano già occupati da altri calciatori con passoporto extra U.E.<br><br> &nbsp;<br><br> <A class=link-6 href="/squadre/atalanta.cfm" target="">ATALANTA</A> (all. Colantuono) <BR>Arrivi: Brivio (d, Lecce), Matheu (d, Independiente), Parra (a, Independiente), Stendardo (d, Lazio).<BR>Partenze: Cristiano Doni (a, fine contratto), Ferri (d, fine contratto), Polito (p, fine contratto), Mutarelli (c, fine contratto), Stendardo (d, fine prestito Lazio), Brighi (c, fine prestito Roma), Carrozza (c, Verona).<br><br> <A class=link-6 href="/squadre/bologna.cfm" target="">BOLOGNA </A>(all. Pioli)<BR>Arrivi: Riverola (c, Barcellona), Pasquato (a, Udinese), Curci (p, Roma), Roger de Carvalho (d, Genoa), De Carvalho (d, Tombense), Abero (d, Nacional Montevideo), Guarente (c, Siviglia), Natali (d, Fiorentina).<BR>Partenze: Belfodil (a, Lione), Raggi (d, Monaco), Paonessa (c, Parma), Di Vaio (a, Montreal Impact), Loria (d, fine contratto), Vitale (d, fine prestito Napoli), Gillet (p, Torino), Crespo (c, Verona), Mudingayi (c, Inter), Gavilan (a, Nocerina)<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/cagliari.cfm" target="">CAGLIARI </A>(all. Ficcadenti)<BR>Arrivi: Rossettini (d, Siena), Sau (a, Juve Stabia), Avelar (d, Karpaty Lviv), Camilleri (d, Reggina), Smit (d, Spal).<BR>Partenze: Canini (d, Genoa), Giorico (c, Lumezzane).<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/catania.cfm" target="">CATANIA</A> (all. Maran)<BR>Arrivi: Salifu (c, Fiorentina), Antenucci (a, Torino), Morimoto (a, Novara), Doukara (a, Vibonese), Frison (p, Vicenza), Antei (d, Grosseto), Castro (c, Racing Avellaneda), Rolin (d, Nacional)<BR>Partenze: Kosicky (p, Novara), Motta (d, fine prestito Juventus), Suazo (a, svincolato), Campagnolo (p, svincolato), Maxi Lopez (a, Sampdoria), Wellington (a, Koper)<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/chievo.cfm" target="">CHIEVO</A> (all. Di Carlo)<BR>Arrivi: Iunco (a, Spezia), Papp (d, Vaslui), Farkas (d, Vaslui), Guana (c, Cesena), Cofie (c, Genoa), Di Michele (a, Lecce), Rigoni (c, Novara), Dainelli (d, svincolato), Pucino (c, Varese)<BR>Partenze: Hanine (c, Ascoli), Acerbi (d, Genoa), Iori (c, Cesena), Uribe (a, Nacional), Mandelli (d, svincolato), Bradley (c, Roma), Granoche (a, Padova), Farias (a, Padova), Fatic (d, Hellas Verona), Uribe (a, Atletico Nacional), Iunco (a, Bari), Sammarco (c, Spezia).<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/fiorentina.cfm" target="">FIORENTINA</A> (all. Montella)<BR>Arrivi: Hegazy (d, Ismaily), El Hamdaoui (a, Ajax), Roncaglia (d, Boca Juniors), Lupatelli (p, svincolato), Cuadrado (c, Udinese), Viviano (p, Palermo), Della Rocca (c, Palermo), Fernandez (a, Sporting Lisbona), Borja Valero (c, Villarreal), Gonzalo Rodriguez (d, Villarreal), Aquilani (c, Liverpool), Pizarro (c, Roma).<BR>Partenze: Montolivo (c, Milan), Natali (d, Bologna), Kroldrup (d, fine contratto), Marchionni (c, fine contratto), Salifu (c, Catania), Amauri (a, Parma), Seculin (p, Juve Stabia), Agyei (c, Juve Stabia), Babacar (a, Padova), Kharja (c, rescissione), Gamberini (d, Napoli), Behrami (c, Napoli), De Silvestri (d, Sampdoria), Acosty (a, Juve Stabia), Felipe (d, Siena), Cerci (a, Torino).<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/genoa.cfm" target="">GENOA</A> (all. De Canio)<BR>Arrivi: Immobile (a, Pescara), Merkel (c, Milan), Von Bergen (d, Cesena), Lazarevic (a, Padova), Tozser (c, Genk), Polo (a, Universitario), Acerbi (d, Chievo), Canini (d, Cagliari), Anselmo (c, Palmeiras), M. Martinez (d, Racing), Bertolacci (a, Roma) , Velazquez (d, Independiente), Piscitella (a, Roma), Martinez (a, Palermo), Tzorvas (p, Palermo)<BR>Partenze: Acerbi (d, Milan), Caracciolo (a, Brescia), Constant (c, Milan), Palacio (a, Inter), Sculli (a, fine prestito Lazio), Belluschi (c, fine prestito Porto), Eduardo (p, Istanbul BB), Veloso (c, Dynamo Kiev), Cofie (c, Chievo), Roger de Carvalho (d, Bologna), Ribas (a, Monaco), Alhassan (d, Novara), Von Bergen (d, Palermo)<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/inter.cfm" target="">INTER</A> (all. Stramaccioni)<BR>Arrivi: Palacio (a, Inter), Bardi (p, Livorno), Jonathan (d, Parma), Coutinho (a, Espanyol), Handanovic (p, Udinese), Silvestre (d, Palermo), Mudingayi (c, Bologna), Cassano (a, Milan), Gargano (c, Napoli).<BR>Partenze: Zarate (a, Lazio), Palombo (c, Sampdoria), Cordoba (d, fine contratto), Orlandoni (p, fine contratto), Lucio (d, Juventus), Forlan (a, rescissione), Faraoni (d, Udinese), Alborno (d, Novara), Bardi (p, Novara), Poli (c, Sampdoria), Castaignos (a, Twente), Pazzini (a, Milan).<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/juventus.cfm" target="">JUVENTUS</A> (all. Conte)<BR>Arrivi: Giovinco (a, Parma), Asamoah (c, Udinese), Isla (c, Udinese), Leali (p, Brescia), Lucio (d, Inter), Pogba (c, Manchester United), Boakye (a, Sassuolo), Troisi (c, Kayserispor Kulubu)<BR>Partenze: Manninger (p, fine contratto), Del Piero (a, fine contratto), Grosso (d, fine contratto), Borriello (a, fine prestito Roma), Pasquato (c, Udinese), Elia (c, Werder Brema), Chibsah (c, Parma), Krasic (c, Fenerbahce), Estigarribia (c, Sampdoria), Felipe Melo (c, Galatasaray), Rossi (c, Brescia)<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/lazio.cfm" target="">LAZIO</A> (all. Petkovic)<BR>Arrivi: Zarate (a, Inter), Ederson (a, Lione).<BR>Partenze: Del Nero (a, fine contratto), Makinwa (a, fine contratto), Stendardo (d, Atalanta), Garrido (Norwich).<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/milan.cfm" target="">MILAN</A> (all. Allegri)<BR>Arrivi: Montolivo (c, Fiorentina), Traoré (c, Nancy), Acerbi (d, Genoa), Didac Vilà (d, Espanyol), Taiwo (d, Qpr), Gabriel (p, Cruzeiro), Constant (c, Genoa), Zapata (d, Villarreal), Pazzini (a, Inter)<BR>Partenze: Gattuso (c, Sion), Van Bommel (c, Psv Eindhoven), Nesta (d, Montreal Impact), Inzaghi (a, fine contratto), Roma, (p, Monaco), Zambrotta (d, fine contratto), Seedorf (c, Botafogo), Maxi Lopez (a, fine prestito Catania), Adiyiah (a, Arsenal Kiev), Comi (a, Reggina), Zigoni (a, Pro Vercelli), Ricardo Ferreira (d, Empoli), Thiago Silva (d, Paris Saint Germain), Ibrahimovic (a, Paris Saint-Germain), Taiwo (d, Dinamo Kiev), Cassano (a, Inter)<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/napoli.cfm" target="">NAPOLI </A>(all. Mazzarri)<BR>Arrivi: Insigne (a, Pescara), Bariti (c, Vicenza), Gamberini (d, Fiorentina), Behrami (c, Fiorentina).<BR>Partenze: Lavezzi (a, Psg), Grava (d, fine contratto), Santana (c, Torino), Fideleff (d, Parma), Dumitru (a, Ternana), Chavez (a, Almirante Brown), Gargano (c, Inter).<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/palermo.cfm" target="">PALERMO </A>(all. Sannino)<BR>Arrivi: Viola (a, Reggina), Brienza (a, Siena), Kurtic (c, Varese), Morganella (d, Novara), Ujkani (p, Novara), Dybala (a, Instituto), Rios (c, Chivas), Von Bergen (d, Genoa)<BR>Partenze: Gonzalez (a, Novara), Silvestre (d, Inter), Succi (a, Cesena), Bacinovic (c, Verona), Acquah (Parma), Viviano (p, Fiorentina), Della Rocca (c, Fiorentina), Balzaretti (d, Roma), Alvarez (c, Dinamo Bucarest), Martinez (a, Genoa), Tzorvas (p, Genoa)<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/parma.cfm" target="">PARMA</A> (all. Donadoni)<BR>Arrivi: Belfodil (a, Lione), Ninis (c, Panathinaikos), Pabon (a, Nacional Medellin), Paonessa (c, Bologna), Dellafiore (d, Novara), Amauri (a, svincolato), Brandao (d, Siena), Parolo (c, Cesena), Fideleff (d, Napoli), Acquah (Palermo), MacEachen (d, Penarol), Rosi (d, Roma), Benalouane (d, Cesena), Okaka (a, Roma)<BR>Partenze: Giovinco (a, Juventus), Danilo Pereira (c, Roda), Rispoli (d, Padova), Nwanko (c, Padova), Okaka (a, fine prestito Roma), Floccari (a, fine prestito Lazio), Valiani (c, Siena).<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/pescara.cfm" target="">PESCARA</A> (all. Stroppa)<BR>Arrivi: Abbruscato (a, Vicenza), Colucci (c, Cesena), Bjarnason (c, Standard Liegi), Elyounoussi (a, Fredrikstad), Cosic (d, Stella Rossa), Munoz (a, Colo Colo), Celik (a, Gais), Chiaretti (a, Taranto), Quintero (c, Atletico Nacional), Weiss (c, Manchester City), Crescenzi (d, Roma), Terlizzi (d, Varese), Jonathas (a, Brescia)<BR>Partenze: Immobile (a, Genoa), Insigne (a, Napoli), Sansovini (a, Spezia), Giacomelli (a, Vicenza), Gessa (c, Cesena), Verratti (c, Paris Saint Germain), Ragni (p, Nocerina)<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/roma.cfm" target="">ROMA</A> (all. Zeman)<BR>Arrivi: D'Alessandro (c, Verona), Florenzi (c, Crotone), Dodò (d, Corinthians), Stoian (a, Bari), Svedkauskas (p, Suduva), Lucca (c, Internacional), Tachtsidis (c, Verona), Bradley (c, Chievo Verona), Destro (a, Siena), Castan (d, Corinthians), Balzaretti (d, Palermo), Piris (d, Deportivo Maldonado), Marquinhos (d, Corinthians).<BR>Partenze: Cassetti (d, fine contratto), Cicinho (d, Sport Recife), Antunes (d, rescissione), Viviani (c, Padova), Gago (c, Real Madrid), Borini (a, Liverpool), Curci (p, Bologna), Juan (d, rescissione), Bertolacci (c, Genoa), Greco (c, Olympiakos), Piscitella (a, Genoa), José Angel (d, Real Sociedad), Rosi (d, Parma), Pizarro (c, Fiorentina), Heinze (d, Newell's Old Boys), Brighi (c, Torino), Okaka (a, Parma)<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/sampdoria.cfm" target="">SAMPDORIA</A> (all. Ferrara)<BR>Arrivi: Tissone (c, Maiorca), Corazza (Portogruaro), Maxi Lopez (a, Catania), De Silvestri (d, Fiorentina), Poli (c, Inter), Estigarribia (c, Juventus).<BR>Partenze: Foggia (c, fine prestito Lazio), Pellè (a, fine prestito Parma), Celjak (c, Grosseto), Zaza (a, Ascoli), Piovaccari (a, Novara), Fornaroli (a, Boston River), Signori (c, Modena), Fiorillo (p, Livorno), Gentsoglou (c, Livorno) .<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/siena.cfm" target="">SIENA</A> (all. Cosmi)<BR>Arrivi: Dellafiore (Parma), Rubin (d, Torino), Valiani (c, Parma), Paci (d, Novara), Campagnolo (p, svincolato), Novo Neto (d, Nacional Funchal), Felipe (d, Fiorentina)<BR>Partenze: Rossettini (d, Cagliari), Brienza (a, Palermo), Codrea (c, fine contratto), Brkic (p, dine prestito Udinese), Gazzi (c, Torino), Pesoli (d, Siena), Del Prete (d, Novara), Destro (a, Roma).<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/torino.cfm" target="">TORINO</A> (all. Ventura)<BR>Arrivi: Ebagua (a, Catania), Gillet (p, Bologna), Sansone (a, Sassuolo), Santana (c, Napoli), Gazzi (c, Siena), Rodriguez (d, Cesena), Brighi (c, Roma), Cerci (a, Fiorentina).<BR>Partenze: Antenucci (a, Catania), Ebagua (a, Varese), Rubin (d, Siena), Pratali e Gasbarroni (svincolati), Pratali (d, Empoli), Surraco (c, Modena).<BR>&nbsp;<BR><A class=link-6 href="/squadre/udinese.cfm" target="">UDINESE</A> (all. Guidolin)<BR>Arrivi: Brkic (p, Siena), Gabriel Silva (d, Novara), Willians (c, Flamengo), Allan Marques (c, Vasco da Gama), Thomas Heurtaux (d, Caen), Wojciech Pawlowski&nbsp; (p, Lechia), Pasquato (c, Juve), Cuadrado (c, Lecce), Muriel (a, Lecce), Machis (a, Mineros de Guayana), Faraoni (d, Inter), Maicosuel (c, Botafogo)<BR>Partenze: Floro Flores (a, Granada), Torje (a, Granada), Asamoah Kwadwo (c, Juventus), Isla (c, Juventus), Ferronetti (d, fine contratto), Pazienza (c, fine prestito Juventus), Pasquato (a, Bologna), Handanovic (p, Inter), Cuadrado (c, Fiorentina), Abdi, Beleck, Pudil e Vydra (Watford).<br><br>1007856adm001adm001calciomercato.jpgSiNserie-a-tutti-i-trasferimenti-gia-definiti-1007801.htmSi100075501,02,03010527
1891007773NewsCampionatiSerie A 2012/13 Juventus: l`obiettivo è riconfermarsi sognando anche in Champions20120823180024juventusEcco le venti squadre del campionato che sta per iniziareConcludiamo con la Juve Campione d'Italia la nostra presentazione della squadre del prossimo campionato: i bianconeri partono coi favori del pronostico e sono attesi alla riconferma. Sarà da vedere però come la squadra riuscirà a supportare fisicamente anche l'impegno di Champions, assento l'anno scorso. La dirigenza ha fatto degli ottimi acquisti, adesso sta a Conte (e Carrera) convincere sul campo. Con o senza il tanto famigerato<EM> top player.</EM><BR><BR>MERCATO: Via Felipe Melo, Krasic ed Elia, si aspetta di piazzare anche Iaquinta e Pazienza. In entrata sono arrivati Lucio, scacco matto all'Inter, Masi, giovane pescato in Lega Pro, Isla e Asamoah dall'Udinese, Pogba, giovane stella dallo United, e Sebastian Giovinco, erede designato di Del Piero. Proprio l'ex capitano è un caso a parte: lui, oltre che tecnicamente, peserà all'interno dello spogliatoio con la sua assenza soprattutto a livello umanio.<BR><BR>LA STELLA: Andrea Pirlo, gli altri segnano ma se non c'è lui il gioco non gira. Giocatore indispensabile su cui ormai non ci sono più parole.<BR><BR>FORMAZIONE: Il modulo è sempre il 3-5-2 con Buffon in porta, Lucio (occhio a Caceres appena recupera), Bonucci e Barzagli in difesa, Lichtsteiner e Asamoah larghi con Marchisio, Pirlo e Vidal in mezzo a centrocampo, Giovinco (più che Matri) con Vucinic in avanti.<BR><BR>FL0141FL0141marotta.jpgSiNserie-a-juventus-l-obiettivo-e-riconfermarsi-sognando-anche-in-champions-1007773.htmSi100205001,02,03010294
1901007753NewsCampionatiStramaccioni incorona Zanetti: «Non è umano, è bionico »20120823084016stramaccioni «I nuovi? daranno il loro contributo »Andrea Stramaccioni nella conferenza stampa di presentazione del match col Vaslui parla un pò di tutto.<BR><BR>Si inizia dal calciomercato:<EM> "Cassano, Gargano e tutti i nuovi danno e daranno il loro contributo. Per quanto riguarda il mercato sono contento dei giocatori che ho a disposizione e conto su di loro. In questo momento, calcolando anche i giocatori che sono infortunati, penso che sia praticamente completa, se poi da qui alla fine del mercato Marco Branca e Piero Ausilio dovessero portare qualche altro giocatore all'Inter sarà sicuramente per migliorare il gruppo. Maicon? È un giocatore dell'Inter e io con lui ho un ottimo rapporto, quindi non vedo perchè non dovrei mettere le sue qualità al servizio della squadra, in un momento in cui di testa è molto concentrato e molto legato a questa maglia. Non c'è nessuna preclusione nei suoi confronti, da qui al 31 agosto vedremo cosa succede". </EM><BR><BR>Riguardo al match Strama chiede attenzione ai suoi:<EM> "Nelle due gare con il Fenerbahce avrebbero meritato di più. Massimo rispetto per i nostri avversari. Credo che rappresenti, tra le squadre non inserite nel gruppo delle teste di serie, probabilmente la formazione più attrezzata. È una squadra che era stata costruita per giocare i preliminari di Champions League. Credo che già lo scorso anno abbiano dato un dispiacere a una squadra italiana eliminando la<STRONG> </STRONG>Lazio e anche se da allora hanno cambiato diversi giocatori credo che siano ancora molto competitivi, quindi massimo impegno e massimo rispetto". </EM><BR><BR>In conclusione, una battuta su Javier Zanetti, che col Vaslui festeggerà le 800 presenze in nerazzurro: <EM>"Il nostro capitano andrebbe clonato, per me non è umano, è bionico. Se penso che probabilmente non le ho nemmeno viste io 800 gare mi sembra incredibile"</EM> <BR><BR>FL0141FL0141ZanettiStrama.jpgSiNstramaccioni-incorona-zanetti-non-e-umano-e-bionico-1007753.htmSi100205001,02,03010323
1911007724NewsCampionatiJuventus, Conte: confermati i dieci mesi di squalifica. Assolti Bonucci e Pepe. Tutti i comunicati20120822103039calcio scommesseRespinti tutti gli appelliE' stata confermata , anche in 2° grado, la squalifica di 10 mesi per Antonio Conte.<BR><BR>La Corte federale infatti ha confermato le sentenze di primo grado della Procura federale, respingendo quasi tutti gli appelli presentati. Pepe e Bonucci&nbsp; prosciolti,&nbsp;come Di Vaio, &nbsp;squlificato 6 mesi Portanova.&nbsp; Per il Lecce confermato il proscioglimento di Vives, oltre che l'esclusione dal campionato di Serie B.<BR><BR>Questi&nbsp;i comunicati:<BR><BR>CORTE DI GIUSTIZIA FEDERALE<BR>SEZIONI UNITE<BR>RIUNIONE LUNEDÌ 21 AGOSTO 2012<BR><BR>1. Ricorso PROCURATORE FEDERALE<BR>avverso:<BR>a) il proscioglimento del calciatore Nicola<BR>Belmonte dalla violazione dell`art. 7 commi 1, 2,<BR>5 e 6 C.G.S.;<BR>b) il proscioglimento del calciatore Leonardo<BR>Bonucci dalla violazione dell`art. 7 commi 1, 2,<BR>5 e 6 C.G.S.;<BR>c) il proscioglimento del calciatore Salvatore<BR>Masiello dalla violazione dell`art. 7 commi 1, 2,<BR>5 e 6 C.G.S;<BR>d) il proscioglimento del calciatore Simone Pepe<BR>dalla violazione dell`art. 7 comma 7 C.G.S.;<BR>e) il proscioglimento della Società Udinese Calcio<BR>S.p.A. per responsabilità oggettiva in relazione<BR>alle violazioni ascritte al calciatore Simone Pepe;<BR>in relazione alla gara Udinese/Bari del 9.5.2010,<BR>seguito proprio deferimento - nota n. 542/463pf10-<BR>11/SP/mg del 25 luglio 2012  (Delibera della<BR>Commissione Disciplinare Nazionale  Com. Uff.<BR>n. 12/CDN del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>2. Ricorso Calc. BELMONTE NICOLA<BR>avverso la sanzione della squalifica per mesi 6<BR>inflitta per violazione dell`art. 7, comma 7 C.G.S.,<BR>in relazione alla gara Cesena/Bari del 17.4.2011,<BR>seguito deferimento del Procuratore Federale <BR>nota n. 542/463 pf10-11/SP/mg del 25 luglio 2012<BR> (Delibera della Commissione Disciplinare<BR>Nazionale  Com. Uff. n. 12/CDN del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>3. Ricorso Calc. GUBERTI STEFANO<BR>avverso la sanzione della squalifica per anni 3<BR>2 inflitta ai sensi dell`art. 7 commi 1, 2 e 5 C.G.S., in<BR>relazione alla gara Bari/Sampdoria del 23.4.2011<BR>seguito deferimento del Procuratore Federale <BR>nota n. 542/463 pf10-11/SP/mg del 25 luglio 2012<BR> (Delibera della Commissione Disciplinare<BR>Nazionale  Com. Uff. n. 12/CDN del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>4. Ricorso Sig. SEMERARO PIERANDREA<BR>avverso la sanzione della inibizione per anni 5<BR>inflitta ai sensi dell`art. 7 commi 1, 2, 5 e 6 C.G.S.,<BR>in relazione alla gara Bari/Lecce del 15.5.2011,<BR>seguito deferimento del Procuratore Federale <BR>nota n. 542/463 pf10-11/SP/mg del 25 luglio 2012<BR> (Delibera della Commissione Disciplinare<BR>Nazionale  Com. Uff. n. 12/CDN del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>5. Ricorso U.S. LECCE S.P.A.<BR>avverso la sanzione dell`esclusione dal<BR>Campionato di competenza di Serie B 2012/2013,<BR>con assegnazione da parte del Consiglio Federale a<BR>uno dei campionati di categoria inferiore e<BR>ammenda di ¬ 30.000 inflitta ai sensi degli artt. 7<BR>commi 2, 3, 4, 6 e 4 commi 1, 2 e 5 C.G.S., in<BR>relazione alla gara Bari/Lecce del 15.5.2011, per il<BR>comportamento ascritto al Presidente Sig.<BR>Semeraro Pierandrea, seguito deferimento del<BR>Procuratore Federale  nota n. 542/463 pf10-<BR>11/SP/mg del 25 luglio 2012  (Delibera della<BR>Commissione Disciplinare Nazionale  Com. Uff.<BR>n. 12/CDN del 10.8.2012)<BR>RESPINTO e, per l`effetto, conferma le<BR>sanzioni inflitte, ai sensi dell`art. 4, comma 1<BR>C.G.S.<BR><BR>6. Ricorso PROCURATORE FEDERALE<BR>avverso:<BR>a) il proscioglimento del calciatore Giuseppe<BR>Vives dalla violazione dell`art. 7 commi 1, 2, 5<BR>e 6 C.G.S;<BR>b) il proscioglimento della società U.S. Lecce in<BR>relazione alle violazioni ascritte al calciatore<BR>Giuseppe Vives, per responsabilità oggettiva,<BR>in relazione alla gara Bari  Lecce del 15.52011,<BR>seguito proprio deferimento  nota n. 542/463<BR>pf10-11/SP/mg del 25 luglio 2012  (Delibera<BR>della Commissione Disciplinare Nazionale  Com.<BR>Uff. n. 12/CDN del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>7. Ricorso Calc. PORTANOVA DANIELE<BR>avverso la sanzione della squalifica per mesi 6<BR>inflitta ai sensi dell`art. 7 comma 7 C.G.S., in<BR>relazione alla gara Bologna/Bari del 22.5.2010,<BR>3seguito deferimento del Procuratore Federale <BR>nota n. 542/463 pf10-11/SP/mg del 25 luglio 2012<BR> (Delibera della Commissione Disciplinare<BR>Nazionale  Com. Uff. n. 12/CDN del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR><BR>8. Ricorso F.C. BOLOGNA 1909 S.P.A.<BR>avverso la sanzione dell`ammenda di ¬ 30.000<BR>inflitta ai sensi dell`art. 4 comma 2 C.G.S., in<BR>relazione alla gara Bologna/Bari del 22.5.2010, in<BR>riferimento al comportamento del proprio tesserato<BR>Portanova Daniele, seguito deferimento del<BR>Procuratore Federale  nota n. 542/463 pf10-<BR>11/SP/mg del 25.7.2012  (Delibera della<BR>Commissione Disciplinare Nazionale  Com. Uff.<BR>n. 12/CDN del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>9. Ricorso PROCURATORE FEDERALE<BR>avverso:<BR>a) la qualificazione delle violazioni ascritte al<BR>calciatore Daniele Portanova, di cui all`art. 7<BR>comma 7 C.G.S. e la relativa sanzione inflitta<BR>di mesi 6 di squalifica;<BR>b) avverso il proscioglimento del calciatore Marco<BR>Di Vaio dalla violazione dell`art. 7 comma 7<BR>C.G.S.;<BR>c) l`incongruità della sanzione dell`ammenda di ¬<BR>30.000,00 inflitta alla società F.C. Bologna<BR>1909 S.p.A. per responsabilità oggettiva in<BR>relazione alle violazioni ascritte ai calciatori<BR>Daniele Portanova e Marco Di Vaio, in<BR>relazione alla gara Bologna/Bari del 22.5.2010,<BR>seguito proprio deferimento - nota n.<BR>542/463pf10-11/SP/mg del 25 luglio 2012 <BR>(Delibera della Commissione Disciplinare<BR>Nazionale  Com. Uff. n. 12/CDN del<BR>10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR>&nbsp;<BR><BR>CORTE DI GIUSTIZIA FEDERALE<BR>SEZIONI UNITE<BR>RIUNIONE LUNEDÌ 20 AGOSTO 2012<BR>1. Ricorso FEDERSUPPORTER<BR>avverso l`Ordinanza n. 1 di mancata ammissione al<BR>procedimento, seguito deferimento del Procuratore<BR>Federale - nota n 537 /1075pf11-12/SP/blp <BR>(Ordinanza n. 1 del 01.08.2012 della Commissione<BR>Disciplinare Nazionale)<BR>INAMMISSIBILE<BR><BR>2. Ricorso CODACONS<BR>avverso l`Ordinanza n. 1 di mancata ammissione al<BR>procedimento, seguito deferimento del Procuratore<BR>Federale - nota n. 542/463pf10-11/SP/mg del<BR>25.7.2012 (Ordinanza n. 1 del 01.08.2012 della<BR>Commissione Disciplinare Nazionale)<BR>INAMMISSIBILE<BR><BR>3. Ricorso Sig. CAMILLI PIERO<BR>avverso la sanzione della inibizione per anni 5<BR>inflitta ai sensi dell`art. 7 commi 1, 2, 5 e 6 C.G.S<BR>in relazione alla gara Ancona/Grosseto del<BR>30.4.2010, seguito deferimento del Procuratore<BR>Federale - nota n. 537 /1075pf1112/SP/blp del 25<BR>luglio 2012  (Delibera della Commissione<BR>Disciplinare Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN del<BR>10.8.2012)<BR>ACCOLTO, e, per l`effetto, annulla la delibera<BR>impugnata<BR><BR>4. Ricorso U.S. GROSSETO F.C.<BR>avverso il provvedimento dell`esclusione dal<BR>Campionato di competenza di Serie B 2012/2013,<BR>con assegnazione da parte del Consiglio Federale<BR>ad uno dei campionati di categoria inferiore,<BR>inflitta ai sensi degli artt. 7 commi 2, 3 e 6 e 4<BR>comma 1 C.G.S. in relazione alla gara<BR>Ancona/Grosseto del 30.4.2010, per il<BR>comportamento ascritto al Sig. Camilli Piero,<BR>seguito deferimento del Procuratore Federale -<BR>nota n. 537 /1075pf1112/SP/blp del 25 luglio<BR>2012  (Delibera della Commissione Disciplinare<BR>Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN del 10.8.2012)<BR>ACCOLTO, e, per l`effetto, annulla la delibera<BR>impugnata<BR><BR><BR>5. Ricorso Calc. CASSANO MARIO<BR>avverso la sanzione della squalifica per mesi 9<BR>inflitta ai sensi degli artt. 7 commi 1, 2, 5 e 6, 1<BR>comma 1 e 6 comma 1 C.G.S., in relazione alle<BR>gare Siena/Piacenza del 19.2.2011 e<BR>Albinoleffe/Siena del 29.5.2011 seguito<BR>deferimento del Procuratore Federale - nota n. 537<BR>/1075pf1112/SP/blp del 25 luglio 2012  (Delibera<BR>della Commissione Disciplinare Nazionale  Com.<BR>Uff. n. 11/CDN del 10.8..2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>6. Ricorso Calc. CATINALI EDOARDO<BR>avverso la sanzione della squalifica per anni 3 e<BR>mesi 6 inflitta ai sensi dell`art. 7 commi 1, 2, 5 e 6<BR>C.G.S., in relazione alla gara Siena/Piacenza del<BR>19.2.2011 seguito deferimento del Procuratore<BR>Federale - nota n. 537 /1075pf1112/SP/blp del 25<BR>luglio 2012  (Delibera della Commissione<BR>Disciplinare Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN del<BR>10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>7. Ricorso Calc. BERTANI CRISTIAN<BR>avverso la sanzione della squalifica per anni 3 e<BR>mesi 6 inflitta ai sensi dell`art. 7 commi 1, 2, 5 e 6<BR>C.G.S., in relazione alla gara Novara/Siena del<BR>01.5.2011 seguito deferimento del Procuratore<BR>Federale - nota n. 537 /1075pf1112/SP/blp del 25<BR>luglio 2012  (Delibera della Commissione<BR>Disciplinare Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN del<BR>10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>8. Ricorso Calc. DRASCEK DAVIDE<BR>avverso la sanzione della squalifica per anni 3 e<BR>mesi 6 inflitta ai sensi dell`art. 7 commi 1, 2, 5 e 6<BR>C.G.S., in relazione alla gara Novara/Siena del<BR>01.5.2011 seguito deferimento del Procuratore<BR>Federale - nota n. 537 /1075pf1112/SP/blp del 25<BR>luglio 2012  (Delibera della Commissione<BR>Disciplinare Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN del<BR>10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>9. Ricorso Calc. GHELLER MAVILLO<BR>avverso la sanzione della squalifica per mesi 6<BR>inflitta ai sensi dell`art. 7 comma 7 C.G.S., in<BR>relazione alla gara Novara/Siena del 01.5.2011<BR>seguito deferimento del Procuratore Federale -<BR>nota n. 537 /1075pf1112/SP/blp del 25 luglio 2012<BR> (Delibera della Commissione Disciplinare<BR>Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>10. Ricorso Calc. VITIELLO ROBERTO<BR>avverso la sanzione della squalifica per anni 4<BR>inflitta ai sensi dell`art. 7 commi 1, 2, 5, 6 e 7<BR>C.G.S., in relazione alle gare Novara/Siena del<BR>01.5.2011 e Albinoleffe/Siena del 29.5.2011<BR>seguito deferimento del Procuratore Federale -<BR>nota n. 537 /1075pf1112/SP/blp del 25 luglio 2012<BR> (Delibera della Commissione Disciplinare<BR>Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>11. Ricorso NOVARA CALCIO<BR>avverso la sanzione della penalizzazione di punti<BR>2 in classifica da scontarsi nella stagione sportiva<BR>2012/2013 inflitta ai sensi degli artt. 7 commi 2,<BR>4 e 6 e 4 commi 2 e 5 C.G.S., in relazione alla<BR>gara Novara/Siena del 01.5.2011, in relazione al<BR>comportamento dei propri tesserati Bertani<BR>Cristian, Drascek Davide e Gheller Mavillo,<BR>seguito deferimento del Procuratore Federale -<BR>nota n. 537 /1075pf1112/SP/blp del 25 luglio<BR>2012  (Delibera della Commissione<BR>Disciplinare Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN<BR>del 10.8.2012)<BR>PARZIALMENTE ACCOLTO, e, per<BR>l`effetto, infligge la sanzione di 1 punto di<BR>penalizzazione unitamente all`ammenda di ¬<BR>20.000,00<BR><BR>12. Ricorso Sig. CONTE ANTONIO<BR>avverso la sanzione della squalifica per mesi 10<BR>inflitta ai sensi dell`art. 7 comma 7 C.G.S., in<BR>relazione alle gare Novara/Siena del 01.5.2011,<BR>Albinoleffe/Siena del 29.5.2011, seguito<BR>deferimento del Procuratore Federale - nota n.<BR>537 /1075pf1112/SP/blp del 25 luglio 2012 <BR>(Delibera della Commissione Disciplinare<BR>Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN del<BR>10.8.2012)<BR>La C.G.F., in parziale riforma della decisione<BR>impugnata, proscioglie il sig. Conte Antonio in<BR>relazione all`incolpazione relativa alla gara<BR>Novara/Siena dell`1.5.2011 e, rideterminando la<BR>sanzione, infligge la squalifica di mesi 10 in<BR>relazione alla gara Albinoleffe/Siena del<BR>29.5.2011.<BR><BR>13. Ricorso Sig. ALESSIO ANGELO<BR>avverso la sanzione della squalifica di mesi 8<BR>inflitta ai sensi dell`art. 7 comma 7 C.G.S., in<BR>relazione alle gare Novara/Siena del 01.5.2011,<BR>Albinoleffe/Siena 29.5.2011, seguito<BR>deferimento del Procuratore Federale - nota n.<BR>537 /1075pf1112/SP/blp del 25 luglio 2012 <BR>(Delibera della Commissione Disciplinare<BR>Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN del<BR>10.8.2012)<BR>PARZIALMENTE ACCOLTO e, per<BR>l`effetto, riduce la sanzione inflitta a mesi 6 di<BR>squalifica<BR><BR>14. Ricorso Calc. COPPOLA FERDINANDO<BR>avverso la sanzione della squalifica per mesi 6<BR>inflitta ai sensi dell`art. 7 comma 7 C.G.S., in<BR>relazione alla gara Albinoleffe/Siena del<BR>29.5.2011 seguito deferimento del Procuratore<BR>Federale - nota n. 537 /1075pf1112/SP/blp del 25<BR>luglio 2012  (Delibera della Commissione<BR>Disciplinare Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN<BR>del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>15. Ricorso Calc. TERZI CLAUDIO<BR>avverso la sanzione della squalifica per anni 3 e<BR>mesi 6 inflitta ai sensi dell`art. 7 commi 1, 2, 5 e<BR>6 C.G.S., in relazione alla gara Albinoleffe/Siena<BR>del 29.5.2011 seguito deferimento del<BR>Procuratore Federale - nota n. 537<BR>/1075pf1112/SP/blp del 25 luglio 2012 <BR>(Delibera della Commissione Disciplinare<BR>Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN del<BR>10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>16. Ricorso PROCURATORE FEDERALE<BR>avverso la qualificazione delle violazioni ascritte<BR>ai calciatori Ferdinando Coppola e Roberto<BR>Vitiello, dell`art. 7 comma 7 C.G.S. e delle<BR>relative sanzioni inflitte in relazione alla gara<BR>Albinoleffe/Siena del 29.5.2011, seguito proprio<BR>deferimento - nota n. 537/1075pf11-12/SP/blp<BR>del 25 luglio 2012  (Delibera della<BR>Commissione Disciplinare Nazionale  Com.<BR>Uff. n. 11/CDN del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR><BR>17. Ricorso Calc. PELLICORI ALESSANDRO<BR>avverso la sanzione della squalifica per anni 3<BR>inflitta ai sensi dell`art. 7 commi 1, 2, 5 e 6<BR>C.G.S., in relazione alla gara Siena/Torino<BR>7.5.2011 seguito deferimento del Procuratore<BR>Federale - nota n. 537 /1075pf1112/SP/blp del 25<BR>luglio 2012  (Delibera della Commissione<BR>Disciplinare Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN<BR>del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR><BR>18. Ricorso Calc. PESOLI EMANUELE<BR>avverso la sanzione della squalifica per anni 3<BR>inflitta ai sensi dell`art. 7 commi 1, 2 e 5 C.G.S.,<BR>in relazione alla gara Siena/Varese 21.5.2011<BR>seguito deferimento del Procuratore Federale -<BR>nota n. 537 /1075pf1112/SP/blp del 25 luglio<BR>2012  (Delibera della Commissione<BR>Disciplinare Nazionale  Com. Uff. n. 11/CDN<BR>del 10.8.2012)<BR>RESPINTO<BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>FL0141FL0141sdpojw.jpgSiNconte-confermati-i-dieci-mesi-squalifica-1007724.htmSi100205001,02,03010435
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