SOGNI, ASPETTATIVE, REALTÀ: I TRE PASSI DEL MERCATO DEI POVERI


“I sogni son desideri…” cantavano i topini di Cenerentola:
adesso, in Italia, probabilmente questa canzoncina la cantano i dirigenti
italiani in tempo di trattative. E’ finito il calciomercato, finalmente direi:
dispiacerà sicuramente non vedere più con così tanta assiduità i Pedullà,
Criscitiello, Di Marzio, Bonan e compagnia bella, ma non se ne poteva più: si
arriva ogni anno alla fine del calciomercato sfiniti, illusi e delusi. In
Italia ci sono pochi soldi, ma tanti sogni: c’ha sperato con tutte le sue forze
la Juve di poter prendere Falcao, ma avete mai visto un poveraccio che si
compra una Ferrari? Prestito oneroso da 12 milioni (che poi è la prima rata del
pagamento per un totale di 65) e 24 milioni l’anno d’ingaggi già.
Abbordabile. In alternativa i bianconeri provavano a prendere il Chicarito
Hernandez: timida offerta di prestito, un’estate intera di voci, arriva il Real
e se lo prende con tanti saluti a tutti. Un altro sogno l’ha fatto l’Inter:
Ezequiel Lavezzi; per molti il Pocho era in arrivo qualora Guarin fosse stato
cedut alla fine non se ne è fatto, ma credete davvero che un giocatore che
prende il suo popò di stipendio in Francia, gioca la Champions, è spesso e
volentieri titolare, lascia il Psg per una squadra che fa l’Europa League e
comunque vive un momento di restauro?Sogni. Come quelli del Napoli: da anni si insegue Gonalons, poi si è
passati a Lucas Leiva e alla fine Sandro, che ha preferito un club di
medio-basso livello come il Qpr ai partenopei: niente soldi ok, ma appeal
sempre più basso.
Dai sogni passiamo alle aspettative: tutte più o meno
rispettate. Alla fine in questo mercato, l’obiettivo di molti era perfezionare
la propria squadra con innesti di qualità (low cost ovviamente) atti a dare
delle alternative maggiori agli allenatori. E sotto questo punto di vista il
mercato diciamo che è perfettamente riuscitla Juve ha tenuto Pogba e Vidal, ha preso Morata sperando in un
Llorente-bis, due jolly come Pereyra e Romulo e un uomo d’esperienza come Evra,
utile soprattutto in una difesa a 4. In avanti tutti s’aspettavano un
attaccante ma, vuoi per mancanza di cash, vuoi per dar fiducia ai giovani,
Marotta ha deciso di puntare su Coman. Il nuovo Pogba? Durante il mercato di
Gennaio lo scopriremo.
Benissimo la Roma: Iturbe è il colpo più fragoso di questo
mercato, Cole e Keita quelli di grande esperienza, Ucan la stellina del futuro,
Manolas una certezza già ora ed Holebas e Yanga Mbiwa due ottimi rincalzi. Bene
anche il Milan, col Nino Torres, con
Bonaventura alla fine, Armero e Van Ginkel, ok la Lazio con De Vrij, Parolo e
Djordjevic, l’Inter con Osvaldo, Vidic, Medel, Mvila e Dodo, qualcosa in più
dei soli Koulibaly e De Guzman al Napoli serviva, sempre ottima e mirata
all’acquisto dei giovani la Fiorentina che prende Badelj e Kurtic, ma che punta
anche su gente d’esperienza come Micah Richards.
Eccoci però alla dura realtà: anche in questa sessione di
mercato abbiamo notato che i giocatori in Italia non ci vengono. Tralasciando
il discorso Falcao l’esempio di Van Ginkel salta subito all’occhi il ragazzo
al Chelsea quest’anno non avrebbe giocato quasi mai. Eppure lui preferiva
restare lì, a fare panchina, anziché trasferirsi in Italia, al Milan: è servita
una grande opera di convincimento da parte di Mourinho, ma nelle sue intenzioni
l’Italia era una seconda scelta. Altro cas per far spazio al giocatore
olandese, Galliani ha venduto Cristante, gioiellino italiano. Ma siamo fuori?
Cioè in un periodo in cui ci lamentiamo che non abbiamo giovani italiani li
facciamo andare all’estero? Misteri del mercato.
Obiettivamente siamo
diventati l’ultima ruota del carro e il nostro campionato è diventato ormai
solamente una bottega da saccheggiare per i suoi gioielli più preziosi: se ne
sono andati Benatia, Immobile, Balotelli, Cerci. E noi? Noi prendiamo giocatori
a fine carriera (Torres e Saviola), infoltiamo le nostre Primavera di stranieri
(sia la Juve che l’Inter sabato avevano in campo appena 4 italiani), non
riusciamo a prendere un giocatore, dico uno, d’un altro campionato a titolo
definitivo.
In Italia c’è la crisi, soldi non ce ne sono per la
nazione, figuriamoci peril
calciomercat ma se provassimo a dare una mossa a questo sistema totalmente
esterofilo, magari in questo nostro mercato dei poveri qualche sogno ci
riusciamo a trasformarloin realtà.