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11011179NewsCampionatiPietro Mennea, un esempio da seguire20130324194539pietro menneaUn carattere inquieto, mai completamente soddisfatto di ciò che aveva ottenutoSiamo alle solite. Adesso che il mito è morto, tutti sgomitano per dedicargli una strada, un borgo, una frazione, uno stadio, una sala conferenze o un intero impianto sportivo. E’ un modo come un altro per commemorare un personaggio che non c’è più, che è venuto a mancare. E lui, Pietro Mennea, ci ha davvero lasciati troppo presto. Aveva solo 60 anni ed è stato stroncato da un male incurabile. Un carattere forte, deciso, volitivo, caparbio, sicuro di raggiungere risultati sportivi e di vita che all’apparenza apparivano impossibili. Eppure Pietro Mennea non si fermava davanti a niente, nulla lo spaventava, lo intimidiva e più d’una volta ha dato dimostrazione della sua forza caratteriale. Sembrava avercela con il mondo intero Mennea, sempre polemico e insoddisfatto, perché dietro ogni vittoria sofferta c’era anche la risposta a tante storture e ingiustizie sociali. Un carattere inquieto, mai completamente soddisfatto di ciò che aveva ottenuto, perché non era solito sedersi sugli allori ma ad ogni occasione guardava avanti, ad un altro traguardo da raggiungere e conquistare. Leggenda dello sport azzurro, ex primatista del mondo dei 200 metri, Pietro Mennea era e resterà uno dei più forti e popolari atleti di sempre. Era nominato “Freccia del Sud” per essere nato a Barletta e per aver interpretato l’atletica con la furia del vento. Campione olimpico a Mosca nel 1980, è stato detentore del record mondiale dei 200 metri per 17 anni. Il suo tempo 19”72 realizzato a Città del Messico nel 1979 è stato battuto da Michael Johnson ai Giochi di Atlanta. Il suo ricco palmarès annovera cinque partecipazioni olimpiche, un oro e due bronzi ai giochi, un argento e un bronzo ai Mondiali, tre ori, due argento e un bronzo agli Europei. Ma la sua vita di atleta professionista e di uomo, non è solo costellata di medaglie e di record, ma egli, infatti, è stato per molti il simbolo del riscatto sociale. Lui, uomo venuto dal sud e da una famiglia povera, ha dimostrato al mondo che contando su un fisico normale ma con un carattere e una forza di volontà ferrea, nella vita e nello sport si possono raggiungere risultati importanti, capaci di riscattare tutto ciò che è insoddisfazione e non realizzazione di sé. E, a riprova di quanto sin qui detto, Mennea ha avuto particolare predisposizione per gli studi, avendo raggiunto quattro lauree (giurisprudenza, lettere, scienze motorie e scienze politiche). Poi è stato parlamentare europeo dal 1999 al 2004, autore di 20 libri, direttore generale della Salernitana Calcio dal 1998 al ’99 e docente universitario. Negli ultimi anni di vita, ha pure esercitato la professione di avvocato e dottore commercialista assieme alla moglie Manuela Olivieri. Un esempio davvero da seguire per tanti giovani atleti e non, che nella vita moderna e nello sport&nbsp; tendono a far uso di droghe e stupefacenti per migliorare e arrivare là dove Pietro Mennea è arrivato con il suo carattere e le sue proprie forze fisiche e mentali. Non è vero che lo sport e la vita fatta per vincere, richieda l’ausilio di sostanze chimiche nocive alla salute che assicurano il raggiungimento del traguardo sperato. E’ l’uomo, con la sua forza caratteriale, la sua convinzione e testardaggine, che soffoca le naturali fragilità umane che sono spesso causa di rifugi pericolosi. Pietro Mennea ci ha insegnato che solo con le proprie capacità fisiche e mentali, ci si può mettere continuamente al confronto con se stessi e con gli altri. Scalare la “montagna” è possibile, basta volerlo. E, oggi che non è più con noi in questa terra, siamo sicuri che Pietro Mennea da Barletta, la “Freccia del Sud”, il “Vento poderoso” che soffiava a mille all’ora in pista e nella vita contro tutti e tutto, è già lì in Paradiso a sfidare con grinta e determinazione anche gli Angeli. Ciao Pietro, grazie di essere esistito.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711mennea.jpgSiNpietro-mennea-un-esempio-da-seguire-1011179.htmSi100451001,02,03,04030370
21011097NewsCampionatiAtletica, è morto Pietro Mennea20130321102757atletica, menneaÈ morto stamattina in una clinica a RomaÈ morto stamattina in una clinica a Roma, all’età di 61 anni, Pietro Mennea, ex velocista azzurro, olimpionico e per anni primatista mondiale dei 200 metri. Da tempo lottava con un male incurabile.<br>C1007650adm001adm001mennea.jpgSiNatletica-e-morto-pietro-mennea-1011097.htmSi100075701,02,03030251
31009849NewsCampionatiTorino, un Capodanno avvolto in un mondo di emozioni20121230115132torinoTorinoTorino, città sabauda dalle mille bellezze architettoniche. Una città bella, tendenzialmente discreta nel suo vivere quotidiano, ma creativa ed esemplare nella grande progettualità che non ha eguali. La sua lunga storia ci parla di arte e cultura senza limiti, ma anche di personaggi e fatti di cronaca che, nel tempo, si sono succeduti e che ne hanno fatto, appunto, la storia stessa. Ma la bellezza di Torino è anche evidente nel dolce fluire dei suoi fiumi che ne tratteggiano la città, e nel trasparire delle sue piazze, veri e propri salotti aristocratici che ricordano con orgoglio il suo essere stata la prima capitale d’Italia. Pieghe profonde che scavano l’anima e dalle quali si rende evidente la volontà di stare al passo coi tempi, pur valorizzando un passato che inorgoglisce per stile e cultura. Tutto trasuda di emozioni, ma anche di grandi fatti concreti. In questi giorni di feste natalizie, in cui Torino appare ancor più bella nella sua veste di città organizzatrice di tantissimi eventi aggreganti, il Comune di Torino ha in programma una bellissima serata di Capodanno in Piazza San Carlo, il salotto della città piemontese. Torino, infatti, saluterà l’arrivo del nuovo anno 2013 con un’emozionante festa di immagini, musica e divertimento. Una magnifica serata che sarà anche l’occasione per inaugurare l’incontro con la cultura francese, protagonista di una serie di manifestazioni che caratterizzeranno tutto il prossimo anno nel calendario di ”Torino incontra la Francia”. Ma, il momento più suggestivo, sarà quando i palazzi dello storico salotto cittadino di Piazza San Carlo accoglierà la più grande proiezione mai realizzata prima d’oggi: “Un mondo di emozioni”. Un video mapping in 3D proiettato sui palazzi. Oltre 200 metri d’altezza, più di 100 persone tra tecnici e artisti, 14 proiettori che sapranno illuminare a giorno, e poi suggestive esibizioni live integrate in un format originale. Trenta minuti in cui tecnologia e creatività si fondono con la bellezza pura delle immagini che creano emozioni senza fine. Deus ex machina di questo progetto ambizioso realizzato con il Comune di Torino, è il regista televisivo e teatrale Giulio Graglia. Un personaggio famoso nel mondo artistico e culturale piemontese, per aver realizzato con geniale professionalità innumerevoli eventi di successo.&nbsp; “Ho pensato a un percorso temporale a partire dalla seconda guerra mondiale, per giungere, decennio dopo decennio, ai giorni nostri. Un racconto fatto di emozioni e di macro temi, che non ha alcuna velleità storico – documentaristica, ma va a declinare alcuni momenti anche difficili della nostra città che, con grande capacità, è stata in grado di superare e trarre stimoli per una crescita collettiva”, dice l’autore – regista Giulio Graglia. Insomma una storia intrisa di emozioni, dove Torino si narra orgogliosamente con la sua storia ma anche con le sue naturali trasformazioni che hanno segnato il passaggio tra il ‘900 e i nostri giorni. Dunque, il 31 dicembre festa in piazza a Torino, in una serata in cui i sentimenti dell’anno appena concluso s’intrecciano con la speranza di un anno migliore, ma anche di una Torino che, giustamente orgogliosa, dà luce penetrante al suo continuo migliorarsi nel tempo.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711capodanno.jpgSiNtorino-un-capodanno-avvolto-in-un-mondo-di-emozioni-1009849.htmSiT1000099100451001,02,03030192
41008205NewsEditorialeLa Lezione Paralimpica e i campioni in chiaroscuro20120905102124Poco interesse mediatico e scarsa considerazione. L`errore di considerare le Paralimpiadi come i Giochi di Serie B.La sera del 29 agosto ho acceso il televisore. Mi aspettavo di trovare la cerimonia di apertura dei <STRONG>Giochi Paralimpici</STRONG> in prime time su Rai 2, ma mi sbagliavo. La festa era altrove, lontano dalla triade generalista di Viale Mazzini, ovvero su Rai Sport 1. Solo una scelta tecnica, quella di dirottare la trasmissione dell'evento in un canale specializzato? Allora si dovrebbe spiegare anche perché, in questi giorni, delle Paralimpiadi si parla sottovoce. Siamo ben lungi dai titoloni in prima pagina che, da novelle odi pindariche, descrivevano ed esaltavano le gesta degli olimpionici. Ora perlopiù si tratta di qualche piccolo spazio in taglio basso. Eppure l'Italia, in sei giorni di Giochi, ha già collezionato tre ori, quattro argenti e due bronzi. Ma i telegiornali non ne parlano a gran voce, come hanno fatto meno di un mese fa in occasione dell'en plein azzurro nella scherma femminile o addirittura di un flop come quello della <STRONG>Pellegrini</STRONG>. <BR><BR>Fortuna che la nostra Pellegrini ce l'abbiamo, e di medaglie ne ha già guadagnate tre, due d'oro e una di bronzo: <STRONG>Cecilia Camellini</STRONG>, classe '92, vincitrice nei 100 e nei 50 metri stile libero e terza nei 100 metri dorso. È cieca dalla nascita, ma vedendola nuotare sembra che sia stata strappata all'acqua a forza, per vivere sulla terraferma. Saettando nella piscina dell'<STRONG>Acquatics Center</STRONG>, ha centrato il record del mondo nei 50. L'altro primato azzurro viene dal tiro con l'arco, e ce lo regala <STRONG>Oscar De Pellegrin</STRONG>, un veterano che ha centrato l'oro alla sua sesta Paralimpiade. Senza poi dimenticare altri nomi, che non tutti conoscono e che probabilmente fra qualche mese quasi nessuno ricorderà, nel fisiologico declino post-olimpico di quelle discipline che, almeno qui in Italia, vedono la luce solo durante i Giochi. Atleti come <STRONG>Oxana Corso</STRONG> (argento 200 metri), <STRONG>Federico Morlacchi</STRONG> (due bronzi: nei 100 m farfalla e 400 m stile libero), senza dimenticare lo Yohan Blake paralimpico: <STRONG>Alvise De Vidi</STRONG>, italianissimo di San Biagio di Callalta, argento nei 100 metri piani, anch'egli alla sesta Paralimpiade. <BR><BR>Sono volti di atleti riusciti nell'impresa più grande di tutte, quella di prendere a pugni e calci il destino, superando ogni limite e diventando anch'essi icone del famoso <EM>corpore sano</EM> di cui parlava Giovenale. Ancor prima dell'allenamento costante e dell'abilità innata, la più grande fonte di alimentazione per ognuno di loro è la determinazione. A questo proposito è obbligatorio ricordare la vicenda di <STRONG>Oscar Pistorius</STRONG>. Dopo cinque medaglie paralimpiche e una dura battaglia con l'Iaaf, è riuscito a partecipare alle Olimpiadi, superando ogni limite e spingendosi avanti. Naturalmente lo aspettiamo a <STRONG>Rio de Janeiro</STRONG>. Alla luce di tutto ciò, fa male constatare che il più delle volte i Giochi Paralimpici vengano considerati <STRONG><EM>Olimpiadi di Serie B</EM></STRONG>; solo l'ombra, un misero lascito della ben più grande  e mediaticamente interessante  manifestazione che li precede. E a noi, incalliti sportivi che ci ostiniamo a soffrire e gioire per cose che non ci riguardano nemmeno  in fondo, cosa cambia nella nostra vita se l'Italia nel medagliere è alla posizione numero otto od ottantotto? -, danno una fitta al cuore certe dichiarazioni come quelle di <STRONG>Paolo Villaggio</STRONG>, il quale considera le Paralimpiadi come <EM>una specie di esaltazione della disgrazia</EM>, o che sostiene di non voler vedere una partita di basket in carrozzina perché, parole sue, <EM>non fa ridere</EM> - leggendo queste dichiarazioni mi domando se abbia confuso la <STRONG>Basketball Arena</STRONG> con il<STRONG> Teatro Arcimboldi</STRONG> -. Una figura a dir poco fantozziana, viste anche le pesanti  e, a mio avviso, sacrosante  critiche. <BR><BR>Ennesima discriminazione nei confronti dei <EM><STRONG>Giochi di Serie A</STRONG></EM>, il premio medaglia riservato agli atleti italiani. Infatti ai paralimpici decorati con l'oro è stato assegnato un compenso equivalente a poco più della metà di quello spettante ai normodotati (75 mila contro 140 mila). E la proporzione si mantiene, salvo piccole variazioni, anche per argento e bronzo. Molti fattori, dunque, rendono agli occhi di tutti le Paralimpiadi quasi una brutta copia dei Giochi Olimpici. Eppure, lo spirito olimpico e decoubertiniano si denota maggiormente proprio nella manifestazione che in questi giorni è in via di svolgimento. Quella in cui partecipare è davvero la prima, grande vittoria. Abbattendo mura e scalando vette in carrozzina o su protesi in fibra di carbonio, essi ci insegnano che la cosa più importante è fissare un obiettivo e crederci. Crederci sempre, nonostante le difficoltà e avversità. È questa è la più grande lezione che possano darci quei cinque cerchi colorati su un drappo di stoffa bianca.<BR><BR>FL0435FL0435unstoppable-paralimpiadi-770x432.pngSiNla-lezione-paralimpica-e-campioni-in-chiaroscuro-1008205.htmSi100612201,02,03010502
51007397NewsLondra 2012Olimpiadi, Bolt l`Indignato zittisce Lewis: «Ho perso ogni rispetto per lui»20120810183130Londra 2012, Usain Bolt, Carl Lewis, 200 metriLo starter svela il destinatario del suo gesto a fine gara: Il doping è una cosa seria: vuole attirare l`attenzione.Per l'ennesima volta <STRONG>Usain Bolt</STRONG> ha stupito tutti, stravincendo la finale dei 200 m in 19"32. A fine gara, vinta proprio sul suo rivale&nbsp;e connazionale <STRONG>Blake</STRONG>, si è reso protagonista di un gesto che ha dato adito a diverse interpretazioni, ovvero ha&nbsp;intimato di fare silenzio. <BR><BR>Il destinatario&nbsp;è stato presto svelato dallo stesso plurimedagliato in conferenza stampa a Londra: <STRONG>Carl Lewis</STRONG>. Il grande corridore americano aveva infatti insinuato che per gli atleti giamaicani sarebbe facile ricorrere al doping eludendo i controlli, in quanto: <EM>"Paesi come la Giamaica non hanno un programma per controlli a sorpresa, così gli atleti possono rimanere mesi senza essere controllati"</EM>. Per tutta risposta Bolt sbotta: <EM>"Vorrei dire qualcosa a Carl Lewis: ho perso ogni rispetto per lui, tutto il rispetto. Il doping è una cosa seria, e avanzare dubbi su un atleta mi fa davvero rabbia. Penso che voglia solo attirare l'attenzione su di sé perché&nbsp;non si parla più di lui"</EM>.&nbsp;Poche parole, ma taglienti. <BR><BR>LondraFL0435FL0435Usain_Bolt_150054741_620x350.jpgSiNolimpiadi-bolt-l-indignato-zittisce-lewis-ho-perso-ogni-rispetto-per-lui-1007397.htmSi100612201,02,03010874
61006262NewsCiclismoTour de France: doppietta Greipel a Saint Quentin20120705191500Tour de France 2012,André Greipel,Fabian Cancellara,Alessandro Petacchi,Vincenzo NibaliRimonta in extremis, è il bis del tedesco<P>Nella quinta tappa del Tour, la Rouen-Saint Quentin, André Greipel bissa il successo di ieri a Rouen e soffia proprio negli ultimi 200 metri la vittoria al gruppo in fuga, formato da Urtasun (Euskaltel-Euskadi), Ghyselinck&nbsp;(Cofidis), Simon (Saur-Sojasun) e Ladagnous (Fdj-Bigmat). I quattro, staccatisi dal gruppo proprio alle battute iniziali, dopo un inizio scoppiettante vedono a metà del percorso il proprio vantaggio sugli inseguitori limarsi a 3' . Cercano di resistere, conservando 31" a 5 chilometri dall'arrivo. Proprio in zona-sprint però si lasciano risucchiare dal resto dei corridori, da cui emerge Greipel, che guadagna il gradino più alto del podio dopo una gara che ha messo a dura prova la resistenza e la temperanza di tutti. Subito dopo di lui tagliano il traguardo l'austriaco Goss e l'argentino Haedo. Migliore italiano, Alessandro Petacchi: ottava posizione per lui.</P> <P>In classifica generale ancora saldo il primato di Cancellara, con Wiggins e Chavanel a seguire. Nibali si allontana e perde una posizione.</P> <P>Domani la sesta tappa, Epernay-Metz. Tracciato pianeggiante lungo&nbsp;207 chilometri, perfetto per i velocisti. E Greipel si sfrega le mani.</P> <P>&nbsp;</P>Saint QuentinFL0435FL0435greipel.jpgSiNciclismo-tour-de-france-doppietta-greipel-a-saint-quentin-1006262.htmSi100612201,02,03010590

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Tosi: «Contento di aver fermato il Messina. Il Milazzo ha subito uno scippo»
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