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11013739NewsEditorialeJuve - Inter dei veleni. Ma basta! Adesso giocate a calcio. Finitella con questo squallido teatrino. 2021021014:47Conte,Agnelli,Coppa Italia Il pessimo esempio da stigmatizzare, tra Conte e Agnelli <h5>Ma basta! Pensate a giocare e finitela con questo eterno teatrino che non si addice alla storia delle vostre rispettive societ&#224;. Basta! Metteci in condizione di scrivere di calcio e non di eterni veleni, di diatribe personali che non ci interessano. Nessuno di voi ha ragione. Tutti avete torto. Chi ha cominciato prima o finito dopo, non vogliamo saperlo. Il popolo di tifosi &#232; avvelenato di &#171;guerra&#187;, di &#171;odio&#187; e la responsabilit&#224; &#232; solo vostra, solo dei vertici bianconeri e nerazzurri, incapaci di dare il buon esempio. No, questo non &#232; il derby d'Italia in cui il calcio di Gianni Brera narrava il sano antagonismo come condimento di sapore pallonaro tra le due pi&#249; amate e odiate societ&#224; d'Italia. Questo &#232; lo spettacolo dei gesti scurrili, delle parolacce, delle blasfeme imprecazioni,delle antiche ruggini personali e delle offese rese pubbliche senza il pudore di sbollire a casa propria tutta la rabbia che si prova contro l'altro, dimenticandosi delle telecamere che inquadrano tutto e di pi&#249;.Esempi vergognosi che ci hanno francamente disgustato, annoiato, disinteressato del gioco del calcio, di quel pallone per cui scriviamo da tanti anni e mai come adesso lo sentiamo estraneo a noi. Avremmo voluto parlare della partita, del gioco, della tattica, del risultato di 0 a 0 che ha portato in finale di Coppa Italia la Juventus. Avremmo voluto esplicare come al solito la nostra analisi pi&#249; possibile oggettiva e superpartes, cogliendo la narrazione di ci&#242; che &#232; avvenuto in campo tra le due squadre. E invece ci ritroviamo a parlare di squallide situazioni che nulla hanno a che fare col calcio e la buona educazione. Il &#171;dito medio&#187; di Conte e il &#171;cogl....ne&#187; probabilmente indirizzato da Agnelli a Conte, sono il retaggio di un passato di ruggini mai appianate tra questi due personaggi che non possono essere allargati a tutti, men che meno ai tifosi delle due fazioni che gi&#224; da sempre si guardano in cagnesco. Non fate accendere simili scintille, sono pericolose. Giocate a calcio se volete e se invece continuate a sentire dentro di voi tali sentimenti di reciproco odio, provate a pensare chi non arriva a mille euro al mese e deve mantenere a fatica la propria famiglia in un Paese italico che in questa situazione di infinita crisi pandemica, avrebbe bisogno di una piccolissima parte del vostro lauto guadagno. Chi incassa 12 milioni l'anno o chi &#232; a capo della pi&#249; qualificata societ&#224; di calcio italiana, avr&#224; pure degli obblighi da rispettare. S&#236;,proprio quello stile, quell'etica professionale che forma l'immagine da imitare e non da cancellare. Dunque, basta veleni e ipocrite strette di mano. Il calcio pretende integrit&#224;, rispetto, educazione. Poi parleremo e scriveremo di calcio.</h5><h5>Salvino Cavallaro</h5>fl0711fl0711foto-conte---agnelli.jpgSInJuve-Inter-1013739.htmSI01,0601055n
21013731NewsEditorialeVicenza dà l`ultimo saluto al figlio della gloriosa storia del suo pallone2020121116:32lanerossi-vicenza,paolo rossiInno alla città veneta che meglio di ogni altra ha saputo legare affetto e gratitudine per Paolo Rossi.<br /><p><span>Vicenza e i vicentini uniti per dimostrare tutto l'affetto al campione, a colui il quale era stato insignito della cittadinanza vicentina come segno di gratitudine per quello che aveva fatto sul campo ai tempi in cui giocava tra le fila del <strong>Lanerossi Vicenza di G.B. Fabbri</strong>. <strong>Paolo Rossi</strong> &#232; nato a Prato, ma per molti anni tante persone hanno pensato che fosse veneto. Un vicentino doc quale lui non era, ma &#232; come se lo fosse stato per avere incarnato perfettamente quelle caratteristiche umane e culturali che la bella Vicenza gli aveva consegnato. Era come avere assorbito attraverso il pallone giocato a ottimi livelli con la maglia biancorossa nel mitico Stadio Menti, quel rapporto stretto di amicizia con la citt&#224; e i suoi abitanti. D'altra parte, il carattere semplice di Pablito, ben si addiceva al modus vivendi e operandi di una Vicenza con la quale ha subito stretto rapporti quasi familiari, un qualcosa che andava oltre la semplice curiosit&#224;, la relazione e l'incontro tra tifoso e giocatore, ma si allargava come senso di rispetto nell'abbraccio reciproco con il popolo veneto, le cui caratteristiche peculiari si ammantano da sempre di quell'umano sentire che si traduce in calore di vivere. La partita della domenica, i gol di Pablito, la squadra del Lanerossi Vicenza ben condotta dall'indimenticato mister <strong>G.B.</strong> <strong>Fabbri</strong>, non erano altro che il contorno di una giornata di festa che i vicentini vivevano in maniera entusiastica nel vedere giocare il giovane <strong>Paolo Rossi</strong> nel manto erboso dello <strong>Stadio Menti.</strong> Ed &#232; proprio l&#236;, dove ancora oggi tra le pieghe delle antiche mura di questo mitico stadio vicentino capace di offrire football provinciale di ottimo livello tecnico, sembra sentire ancora il boato dei tifosi biancorossi che si entusiasmavano ai dribbling, alla velocit&#224; e ai gol di quell'esile calciatore capace di fare la differenza. E non &#232; un caso che per onorare la memoria di <strong>Paolo Rossi,</strong> Vicenza e i vicentini abbiano pensato di allestire la camera ardente proprio su quel prato verde, su quei fili d'erba che hanno visto girare un pallone che per molti anni &#232; stato il vanto di questa citt&#224; del Veneto. Domani, invece, i funerali che si potranno vedere anche in diretta TV dalle 10,30, saranno celebrati nel Duomo di quella Piazza vicentina dove Paolo era solito incontrarsi con la gente, proprio come fosse uno qualunque, uno di loro che era capace di mostrare umilt&#224; e intelligenza. Ecco, diremmo proprio che questo indissolubile legame che si &#232; instaurato nel tempo tra Pablito, Vicenza e i vicentini, abbia avuto un inizio, un durante e un dopo che non finir&#224;, che continuer&#224; nel ricordo non soltanto negli annali del calcio ma, soprattutto, nell'immenso idem sentire instauratosi tra le due parti: <strong>Pablito il</strong> <strong>goleador e Vicenza.</strong> Per questo prevediamo un mesto, ordinato, quanto rispettoso flusso di vicentini e veneti che arriveranno da ogni dove allo Stadio Menti, per dare l'ultimo saluto a lui che assieme a <strong>Roberto Baggio</strong> ha rappresentato l'orgoglio di questa terra innamorata del pallone con la passione e il cuore che non si pu&#242; considerare inferiori ad altre parti d'Italia. E lui, il Pablito nazionale, il ragazzo toscano venuto da Prato che oggi &#232; volato in cielo, si &#232; nutrito per anni di tutto l'affetto di un popolo semplice, umile com'&#232; stato lui in campo e nella vita di tutti i giorni. Il suo sorriso &#232; ancora stampato l&#224; come le braccia al cielo in segno di ringraziamento dopo un gol fatto, dopo l'abbraccio dei compagni di squadra che con lui hanno vestito quella la maglia biancorossa del L.R. Vicenza che &#232; l'orgoglio della citt&#224; veneta che non smetter&#224; mai di volergli bene.</span><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /></p>Vicenza Stadio Romeo Mentifl0711fl0711paolo-rossi-foto.jpgSInvicenza-ultimo-saluto-paolo-rossi-1013731.cfmSI01,02,030105n
31013724NewsEditorialeTutti contro Dybala, ma la colpa non è sua.2020111018:28Confusione Juve<br /><p><span>La Juventus di Andrea Pirlo non va bene. Mancano gli equilibri di gioco e i meccanismi tra difesa, centrocampo e attacco sono ancora da perfezionare. Se a questo si aggiungono le pesanti assenze di De Ligt, Alex Sandro, Chiellini, Ramsey, di Bernardeschi che si &#232; perso nella nebbia di Torino e la forma precaria di Dybala, ecco che si procede a fasi alterne e con rendimenti ben al di sotto delle proprie potenzialit&#224;. Ma il pareggio di domenica scorsa contro la Lazio, avvenuto all'ultimo secondo di partita, ha scatenato furibonde critiche soprattutto nell'atteggiamento della difesa che in quell'occasione non &#232; apparsa abbastanza attenta nel gestire la situazione. Ma c'&#232; un altro imputato tra le cause di questo amaro pareggio della Juve contro la Lazio, ed &#232; <strong>Paulo Dybala.</strong> L'argentino entrato in campo al posto di CR7 infortunatosi alla caviglia, &#232; stato incolpato per avere gestito male un pallone nell'out di destra che andava stoppato e difeso, cercando di farsi fare fallo per arrivare praticamente al fischio finale. Noi pensiamo sia ingiusto incolparlo per un episodio che ci sta e pu&#242; accadere a chiunque. Che Dybala sia in sofferenza per un'infezione urinaria e una precaria forma generale, questo ci sembra evidente. Tuttavia, un campione della sua levatura non pu&#242; fare da parafulmine a problemi da ricercarsi in altri ambiti. Tra questi motivi poniamo l'attenzione verso <strong>Andrea Pirlo,</strong> il coach che sta cercando di capire cosa significhi essere allenatore della Juventus. Lui, pur conoscendo l'ambiente bianconero per avere giocato ad alti livelli tra le fila della Vecchia Signora, adesso si trova a dovere attuare i suoi concetti tecnici di un calcio da gestire nell'ambito della squadra e di uno spogliatoio da tenere in pugno, senza farselo sfuggire di mano. L'impresa &#232; ardua, questo lo si sapeva anche all'inizio di campionato, tuttavia, la dirigenza bianconera confida in lui, nella sua crescita e in quella di un collettivo che ancora non c'&#232;. Ma sapr&#224; aspettare un ambiente abituato a vincere sempre? Sapranno i tifosi juventini avere la necessaria pazienza nel rivedere magari situazioni come quelle riscontrate contro la Lazio, dove per quel finale incredibile ci si &#232; incolpati tra Bonucci, Cuadrado, Dybala e altri? Pensiamo che prima di guidare una squadra come la Juve si debba partire dallo spogliatoio e poi dalla tattica, con idee ben precise che adesso non vediamo da parte di Andrea Pirlo, un allenatore troppo compassato, amorfo nel manifestare espressioni di entusiasmo e delusione. Mani conserte, sguardo al gioco, ogni tanto un piccolo suggerimento, ma mai un atteggiamento carismatico di sicurezza da impartire alla squadra. Chi ci segue ormai da diverso tempo tra le pagine di questo giornale, ricorder&#224; certamente che abbiamo sempre sostenuto la candidatura di <strong>Simone Inzaghi</strong>, quale perfetto profilo di allenatore della Juventus. Un giovane che ha stile, carisma, eleganza nel porsi con i media e grande capacit&#224; di unire e tenere compatto lo spogliatoio. In campo poi &#232; uno spettacolo nel vederlo sempre a bordo campo e gestire situazioni talora anche difficili nella lettura della partita. Comunque, a parte queste considerazioni e ritornando a ci&#242; che &#232; oggi la Juventus, diciamo che si debba ancora attendere gli sviluppi di una squadra che &#232; ancora in cantiere per gioco e chiarezza di idee. Dopo la sosta della Nazionale, gli impegni di Campionato, Champions e Coppa Italia saranno ravvicinati e decisivi, almeno per quanto riguarda la vera fisionomia di una Juve che Juventus non &#232; ancora. Vedremo cosa accadr&#224; con il rientro degli infortunati e, soprattutto, con il frutto di un lavoro che ha ancora molto bisogno di perfezionare gli schemi tattici nel collettivo di una squadra che ha bisogno di ricordarsi che si chiama Juventus.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /><br /><br /></p>Torino FL0711FL0711foto-dybala.jpgSIS-1013724.htmSI01,02,03,0601040n
41013693NewsCampionatiL’analisi del Dr. Andriolo sul momento della sua Juventus20200709152917Un altro parere juventino sulla situazione attuale della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A pochi giorni dalla disfatta della Juventus a San Siro contro il Milan e alla vigilia della partitissima contro l’Atalanta della grande bellezza, prosegue con incredibile entusiasmo l’invio in redazione di tanti pareri dei tifosi bianconeri sull’attuale situazione che sta attraversando la Vecchia Signora d’Italia. Una miscellanea di giudizi che si contrappongono tra detrattori e difensori di Maurizio Sarri, l’allenatore venuto alla Juve per cambiare il volto di un gioco che prima di lui appariva sì cinico, ma noioso e lontano dall’ammodernamento di un calcio che necessariamente si doveva adeguare alle più attuali metodologie di gioco europeo. Ma oggi il mondo bianconero si suddivide in pareri dissimili tra loro. C’è chi dice che Sarri non è adatto ad allenare la Juventus e c’è chi afferma che è l’allenatore giusto per la svolta epocale del gioco dei bianconeri: basta avere pazienza. Di seguito pubblichiamo quanto ci ha scritto il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dr. Attilio Andriolo</b>, un tifoso della Juventus che due anni fa ha svolto la funzione di medico sportivo al seguito degli stage estivi organizzati per conto della Juventus. Dunque, per lui un motivo in più per esplicare la sua professione, respirando quell’aria juventina a lui congeniale fin dalla sua nascita. Ascoltiamo dunque, quello che ha da dirci sulla Juve del momento.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A Milano la Juve è entrata in campo tranquilla di aver spianata la strada dello scudetto, tant’è che forse per la prima volta ha giocato come vuole il suo allenatore, ovvero con una manovra ricca di passaggi di fine tecnica avvolgente, fino a portare un giocatore nelle condizioni migliori per segnare. Probabilmente, l’essersi scrollato di dosso il peso della vittoria finale è stato determinante per permettergli di applicare la lezione di Sarri. Dopo i primi dieci minuti del secondo tempo, infatti, la Juve si apprestava a vincere la partita senza forzare e probabilmente i giocatori pregustavano il nono scudetto consecutivo. Ma cos’è successo? O meglio, com’è potuto succedere che il Milan abbia segnato tre reti in cinque minuti? Io condivido il parere dell’amico Leonetti : “La squadra ha accusato un lockdown mentale” e l’errore di Alex Sandro sembrerebbe darci ragione. Il tutto provocato da una debolezza psicologica non giustificabile a questi livelli, ma umana. Certamente Sarri non è esente da colpe, perché un mister deve saper toccare le corde dei suoi ragazzi, caricandoli di responsabilità e quindi evitando disdicevoli cali di tensione. Del resto, la mia tesi è confortata dalla prestazione dei giocatori entrati in sostituzione dei titolari che si sono dimostrati altrettanto scarichi e demotivati. Perciò non darei molte colpe a Sarri, né rimpiango il non gioco di Allegri, a cui interessava che il “musetto” arrivasse davanti agli altri al traguardo. Ho fiducia che il gioco della Juve assumerà sempre più le caratteristiche del “Sarrismo”, e ci porterà a vincere divertendoci”.</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Attilio Andriolo</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Avrà visto giusto il Dr. Andriolo? Chissà, solo il tempo potrà dargli ragione!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiN-1013693.htmSi100451001,02,03,0701068
51013677NewsCampionatiIl sogno diventa realtà: Monza, Vicenza e Reggina promosse in Serie B20200609170552Dopo lo stop del campionato di Serie D, il Consiglio Federale decide ufficialmente le società promosse in Serie B nel Campionato 2020/`21<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il Consiglio Federale riunitosi per votare la promozione in Serie B delle tre squadre che guidavano i rispettivi gironi, hanno tratto le seguenti conclusioni:</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Vanno in Serie B - Monza, Vicenza e Reggina-</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Con la chiusura del Campionato di Serie D, invece, fanno il salto di categoria nove squadre tra cui il Palermo che torna tra i professionisti a un anno di distanza. Analizziamo dunque le società di calcio promosse, che hanno mandato letteralmente in visibilio i propri tifosi con eccessi di euforia, non proprio consoni al buon comportamento legato al rispetto delle regole anti covid 19. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Monza</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>: Primo nel Girone A con 61 punti, la squadra allenata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Christian Brocchi</b> ha reso felice i tifosi brianzoli e, soprattutto il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Berlusconi </b>e l’amministratore delegato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Galliani,</b> i quali dopo questa splendida promozione, si prefiggono di costruire una squadra in grado di salire in Serie A già dal campionato successivo. I brianzoli sono tornati in Serie B dopo 19 lunghi anni di attesa. L’euforia è alle stelle e la consapevolezza di avere costruito delle fondamenta molto resistenti nel tempo, si sta facendo largo in un ambiente che avverte l’autostima innescata dalla leadership del presidente Berlusconi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Vicenza:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Primo nel Girone B con 61 punti, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mimmo Di Carlo</b> è stata capolista del girone fino allo stop, con 6 punti di vantaggio sulla Reggio Audace. Questa promozione ha il gusto dolce di una missione compiuta, prova ne è che i veneti biancorossi possono brindare a un ritrovato entusiasmo, che era stato perso dopo il fallimento societario avvenuto nel 2018. Grandi sono le ambizioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Rosso</b>, imprenditore e fondatore di Diesel che ha rilevato il Vicenza e dato forte entusiasmo a tutto l’ambiente biancorosso. Importante è la storia di questa antica società veneta che vanta nei suoi storici annali calcistici, un’epopea di imprese che ancora trasudano tra le gradinate dello storico stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romeo Menti</b>, sul cui tappeto erboso hanno calcato campioni come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romeo Menti, Luis Vinicio, Giulio Savoini e Paolo Rossi</b> il quale, nella seconda metà degli anni settanta, assieme all’allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giovan Battista Fabbri</b>, si rese promotore nel raggiungere il secondo posto in Serie A nel Campionato 1977/’78. E poi, come dimenticare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b>, giovane biancorosso nel Campionato 1984/’85, che fece di quel L.R. Vicenza la palestra iniziale per una luminosa carriera. Dunque, tutto ritorna, e adesso per il Vicenza si prospetta un futuro degno del suo storico passato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Reggina:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Primo nel girone C con 69 punti, gli amaranto calabresi tornano in Serie B come prima forza del girone con ben 9 punti di vantaggio sul Bari prima dello stop. La società del presidente Luca Gallo e dell’allenatore calabrese Domenico Toscano, mancavano dalla Serie B dal 2014, mentre agli inizi del 2000 avevano gustato l’esperienza vissuta nella massima serie. E’ inutile dire il grande entusiasmo che si respira a Reggio Calabria da parte di tutto l’ambiente, per una promozione a lungo sognata e adesso vissuta nella speranza di restare in questa categoria senza nascondere la voglia di ritornare presto in quella massima serie, che è appartenuta ai colori amaranto ai tempi del presidente Foti. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711serie-b.jpgSiN-1013677.htmSi100451001,02,0301052
61013657NewsCampionatiMarcello Chirico è ipercritico su Sarri e la sua Juventus.20200227151118Intervista a uno dei più popolari tifosi della Vecchia Signora d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Giornalista professionista, opinionista tv e juventino da legare, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marcello Chirico</b> rappresenta uno di quei personaggi che se non ci fossero dovremmo inventarli. Il suo modo di porsi, infatti, è sempre molto deciso nel sostenere le proprie verità, mettendo in mostra una chiarezza di idee pallonare che spesso vanno oltre la sua esuberanza da vero tifoso della Vecchia Signora d’Italia. Torinese, Marcello Chirico è attualmente direttore editoriale de “Il Bianconero.com”, dopo avere lavorato per 18 anni come cronista politico ne “Il Giornale”. Dal 2004 è opinionista sportivo sulle tv del gruppo Mediapason (Telelombardia, Antenna 3, Top Calcio 24, Videogruppo Piemonte) dove si occupa prevalentemente di Juventus. Per la sua squadra del cuore ha scritto diversi libri ed ha anche dedicato una canzone dal titolo “Atto d’amore”. Davvero inconfondibile questo personaggio, che dalla faccia, dai movimenti, dal suo gesticolare espressivo, mette sempre in mostra il carisma del suo essere juventino che esprime tutta la sua gioia nelle belle vittorie, ma che sa essere anche molto critico nelle partite perse senza gioco, passione e determinazione. Sono temi che abbiamo sviluppato in questa intervista, in cui Chirico manifesta tutto il suo interrogarsi sulla Juve di Sarri.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, cosa pensi del big match Juve Inter che si giocherà a porte chiuse?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che fosse l’unica cosa da fare, anzi credevo addirittura che già domenica scorsa si adottasse il sistema di giocare a porte chiuse tutte le partite di campionato. E’ un periodo delicato e c’è un’emergenza grave in atto, per cui ritengo che sia responsabile prendere delle precauzioni. Poi, se vogliamo parlare del lato sportivo, è chiaro che sarebbe stato meglio vedere una partita con una bella cornice di pubblico, le coreografie, i cori e tutto il resto. E’ evidente che da tutta questa storia, sempre dal punto di vista sportivo, se ne avvantaggia l’Inter perché gioca la partita dell’anno in uno stadio deserto, dove non c’è neanche un tifoso della Juve e quindi per l’Inter è ancora meglio che giocare in campo neutro, perché lì i tifosi sarebbero andati. Ma non solo, devo dire che la squadra di Conte è doppiamente fortunata perché non ha giocato neppure la partita contro la Sampdoria di domenica scorsa, e quindi sarà più riposata della Juve”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per Conte è dunque un vantaggio dal punto di vista ambientale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ un enorme vantaggio, anzi è un vantaggio gigantesco. Penso che neanche lui se lo immaginasse di avere questo vantaggio, perché un conto è giocare la partita in uno stadio ostile, e tale sarebbe stato nei suoi confronti, e un conto è giocare in uno stadio vuoto. E’ chiaramente un vantaggio enorme per Conte. Non ci sono dubbi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non credi che il coronavirus e la relativa psicosi, stiano producendo più danni del virus stesso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente. Vedo gente che si va a fare i tamponi senza avere avuto contatti con nessuno e stando anche bene. Si è creata una psicosi perché ci siamo spaventati tutti, tuttavia, penso che l’allerta sia giusta ma a creare il panico siano soprattutto i politici ancor prima dei medici”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ banale dire che mancando la bolgia dello Stadium, sarà più difficile vincere la partita contro l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, la presenza dei tifosi sarebbe stata fondamentale, tuttavia mi viene da fare questa domanda: Quante volte quest’anno abbiamo visto la bolgia bianconera all’Allianz Stadium?. Sì, perché un conto è avere lo stadio pieno che fa il tifo, e un conto è vederlo come lo stiamo avendo quest’anno, in cui si notano dei vuoti. Dunque, ritengo che in questa particolare occasione avremmo sentito soltanto i cori dell’Inter”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chiara la tua sottile critica al non gioco della Juve. A proposito, non pensi che tra Juve e Inter alla fine goda la Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Juve farà di tutto per vincere contro l’Inter, ma è chiaro che se dovesse pareggiare e la Lazio dovesse vincere contro il Bologna ci sarebbe un ribaltamento in classifica. Tra l’altro, mi sono chiesto perché la Lazio debba giocare a porte aperte, visto che ci sono stati anche dei casi di coronavirus a Roma. Ecco, non capisco la difformità delle regole. Se tu hai deciso di non volere raduni di persone nei luoghi pubblici, allora dovresti uniformare il campionato a questa regola e giocare con gli stadi vuoti per non creare aggregazioni di massa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, in questo periodo hai la fama di essere un tifoso ipercritico del gioco della Juve di Sarri. Cosa non ti piace della tua squadra del cuore? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Parto dal presupposto che a me non piaceva già come Allegri faceva giocare la Juve, nonostante si vincesse con il risultato di farci sentire tutti debitori dei tanti successi ottenuti. Poi si è cambiato allenatore perché si voleva vedere giocare la Juve in un modo più brillante e, soprattutto, con un’altra mentalità che fino ad oggi stiamo vedendo soltanto a sprazzi. Spero di vedere il bel gioco promesso domenica prossima contro l’Inter. Io do tempo a Sarri, anche se siamo già a fine febbraio e nulla di nuovo e di diverso si vede. Devo dire che qualche volta ho persino visto peggiorare il gioco rispetto all’anno scorso. Altro che cambiamento di mentalità!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi delle parole dette pubblicamente da Andrea Agnelli, in cui si evince tra le righe il suo desiderio di portare Guardiola alla Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Che Guardiola piaccia ad Agnelli non lo scopriamo adesso, solo perché lo dice lui in quest’occasione. E’ già dalla scorsa estate che si sapeva quanto avesse tentato di portarlo alla Juve. Il problema è nato dal fatto che Guardiola non ha mai avuto voglia di lasciare il Manchester City. Tuttavia, penso che questo discorso sia soltanto rimandato a posteriori, anche perché sono convinto che se Sarri non vincerà, è molto probabile che il presidente Agnelli ritorni alla carica”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Restando sempre sulle rivelazioni che il presidente bianconero ha fatto nel corso di una diretta a Radio 24, emerge anche un velato avvertimento a Sarri e Paratici a riguardo del loro futuro. Te lo aspettavi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il fatto che Agnelli, nel corso della conferenza stampa di addio di Allegri avesse detto che i responsabili sarebbero stati a tutti gli effetti Paratici e Nedved, la dice lunga su come il presidente volesse delegare le responsabilità, come si fa esattamente in tutte le aziende. Poi, però, si attendono i risultati, e se questi non ci sono, è chiaro che al momento qualcosa è venuto a mancare. Quindi, se la Juve dovesse vincere, è chiaro che nulla cambierebbe, se invece non dovesse avvenire più questo, probabilmente qualcosa cambierà. Devo dire che c’è stato qualche colpo a vuoto da parte di Paratici nelle due campagne di mercato estivo e invernale. Quindi, mi sembra chiaro che se i risultati non verranno con scadenza 2021, così come ha detto Agnelli, è logico che sarà sostituito così com’è nella logica di ogni azienda che si rispetti. Paratici, è un bravissimo conoscitore di giocatori, ma come dirigente probabilmente è un novizio. Qualche errore l’ha fatto, e secondo me il mercato non è stato fatto in maniera totalmente corretta”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, rimpiangi Marotta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Assolutamente no. Non mi ha mai convinto del tutto. E’ uno fin troppo attento ai conti, e ricordo tanti giocatori di livello non presi per le sue titubanze. Non mi sembrava questo grandissimo fenomeno che tutti dicono. E’ un bravo dirigente ma non un top player. Paratici, invece, lo ritengo un top player per quello che riguarda la conoscenza dei giocatori, ma un neofita per quanto riguarda le pratiche dirigenziali, perché lo si vede chiaramente in difficoltà”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Con che stato d’animo vivrai il derby d’Italia davanti al teleschermo?<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per ovvi motivi televisivi allo stadio ci vado quasi mai, perché devo essere presente in studio su 7 Gold. Gli interisti li ho sempre davanti in studio, e le così dette me le fanno girare abbastanza. Spero di vedere una bella partita. Ho grande fiducia nella Juventus”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi vincerà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve, naturalmente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-chirico-marcello.jpgSiNmarcello-chirico-e-ipercritico-su-sarri-e-la-sua-juventus-1013657.htmSi100451001,02,0303075
71013649NewsCampionati“Il Toro è un’idea, una diversità”, parola di Fabio Viglione.20200123144520Intervista a un tifoso eccellente,che vede il calcio attraverso analisi approfondite e condivisibili. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avv. Fabio Viglione da Roma</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>. Sì, proprio lui, il tifoso del Torino autore del libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Caro Toro ti</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">scrivo” </i></b>che ha<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>elaborato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giorgio Merlo</i></b>. Non è la prima volta che lo intervistiamo e non è un caso che ci rivolgiamo a lui, nonostante abiti lontano da Torino, per conoscere il suo pensiero sul Toro. Oggi più che mai, vista la delicata situazione che sta attraversando l’ambiente granata in questo momento. Il suo è un contributo da opinionista prima ancora che da tifoso, in quanto ha una spiccata capacità di analisi su fatti calcistici ad ampio raggio. Avvaliamoci dunque della sua opinione.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, cosa pensi di questa freddezza da parte dei tifosi granata nei confronti della società e della squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certamente vivendo a Roma non sono al corrente di tante cose che riguardano l’ambiente, se non per le notizie che leggo attraverso i giornali. Ho sempre pensato, e penso, che il tifoso granata fosse diverso dagli altri, proprio per le peculiarità uniche che la grande storia del Torino possiede. Il Toro è un’idea, una diversità e anche una voglia di mettere in campo quelle caratteristiche che ci fanno prescindere dalla mancanza di ricchezza economica, per riconoscerci in una simbolo di lotta, di sofferenza e maniche rimboccate. E’ la nostra storia, è nel nostro dna. Non è retorica la mia, quando sostengo che il tifoso del Toro, da sempre, non ha mai misurato il suo attaccamento alla squadra ed alla società in base al risultato, ma ha vinto già per il solo fatto di “essere del Toro”. E’ una vittoria di sentimento che ci fa diversi, orgogliosamente diversi. Noi siamo sempre stati un po’ originali come tifo, come passione, colore, calore, quindi questa è l’identità che per noi è fondamentale rimarcare. Ed il Toro non può prescindere dai suoi tifosi, dal suo Popolo. Questo è un tema secondo me centrale quando si parla di Toro. E non è un caso che la vasta letteratura granata e le tante pubblicazioni, suscitino tutto questo interesse. Perché nonostante le poche vittorie la letteratura e la cinematografia parlano di noi più di ogni altra realtà calcistica? E’ il segno evidente che il Toro non è una semplice squadra di calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che nel calcio moderno fatto di business, non c’è molto spazio per le squadre come il Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, perché oggi mancano le possibilità di competere per vincere. L’estate passata sotto l’ombrellone a scommettere su chi avrebbe vinto lo scudetto è un lontano ricordo. Negli anni passati il tricolore lo potevano vincere, come è avvenuto, - e parlo anche degli anni settanta e ottanta - la Sampdoria, il Verona, il Torino, il Napoli. Adesso la competizione per il titolo si è ristretta al punto che squadre come il Toro si possono collocare al massimo, nella stagione di grazia, in quel ristretto numero di compagini capaci di piazzarsi per un ingresso in Champions. E’ impossibile sognare. Realisticamente, l’ingresso nelle competizioni europee è il massimo a cui possiamo aspirare per come il sistema si è sviluppato. Non penso che sia molto “distante” la strada che ci separa da un quarto/quinto posto come crescita generale. Una crescita che non va dimenticata. Non solo, una crescita nella quale l’ultimo tratto di strada è il più difficile da raggiungere.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Noi veniamo da un periodo in cui faticavamo a collocarci in serie A… E’ stato un periodo di grande sofferenza nel quale credo che abbiamo perso anche diverse generazioni di giovani tifosi… Ora siamo certamente su un altro piano e su altri livelli. Ma dobbiamo e possiamo certamente migliorare. Penso che non sia facile per il Torino, consolidare un posto davvero importante in un calcio come quello attuale ma io ci credo. Voglio crederci. Anche perché voglio regalare a mio figlio tredicenne, che tifa Toro e vive a Roma, meno sofferenze… ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo questo tuo pensiero filosofico e al contempo razionale, si evince chiaramente una forma dissociativa dalle attuali contestazioni granata contro la squadra e la società. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io credo che si debbano trovare sempre delle ragioni di “cucitura”, perché una società e una squadra di calcio non possono prescindere dal calore del pubblico e la nostra passione non ci può mutilare della squadra del cuore. La società e la squadra hanno bisogno della passione della gente, della gente granata. Non gente qualsiasi. Il Toro ha sempre avuto un “tifo” ed una curva da scudetto anche quando la squadra giocava in serie B. Credo e spero che una soluzione possa trovarsi nel mettere al centro i punti di convergenza. Anche i calciatori devono capire che indossano una maglia storica e ricca di passione che non può essere mortificata. I tifosi sono un patrimonio immenso di passione dalle potenzialità infinite. Anche se viviamo un calcio ormai deprivato di sentimenti e ostaggio di fatturati e social media. E’ indubbio che quando i risultati non arrivano, qualcosa si è sbagliato anche in sede di valutazioni a monte. Tuttavia, parlando del profilo tecnico che è l’unico su cui sono in grado di esprimermi, sempre guardando dall’esterno, credo si debba fare anche una valutazione “ex ante”. Perché sono stati tenuti i pezzi pregiati? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sirigu, Belotti, Izzo?</i></b> Si è probabilmente pensato che mantenendo la struttura di una squadra che aveva fatto bene si sarebbe potuto fare ancora meglio del settimo posto. Io, francamente, ero tra quelli che aveva creduto nelle scelte di mercato. Ma il calcio non è una scienza esatta. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi della quasi certa cessione di Bonifazi e dell’eventuale prestito di Iago Falque?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questo caso penso ci sia un problema tecnico, piuttosto che un volere della società. Bonifazi credo venga ceduto per esubero nel ruolo visto che abbiamo tanti difensori centrali e non tutti possono giocare. Tuttavia, che la scelta per sfoltire il reparto ricada su un giovane di valore proveniente dalla nostra ‘cantera’ mi lascia un po' di amaro in bocca. Su Iago? Lo vorrei ancora con noi. È stato considerato un punto fermo del Toro, nonostante l’infortunio subito, credo gli si debba dare adesso l’opportunità di rientrare proprio per le sue qualità tecniche e la sua duttilità. E poi non si può a questo punto della stagione privarsi di un ottimo calciatore, minimizzando il numero della rosa dei titolari. Mazzarri non può avere la panchina corta, anche perché un allenatore deve essere in grado di gestire tanti giocatori se l’obiettivo è ambizioso. La competizione va gestita ma tiene alta la qualità e le soluzioni. E’ un problema di chi allena saper dosare la competizione interna e l’armonia. Con una rosa corta si ha il …respiro corto….” e alla lunga la squadra ne risente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, non sei d’accordo con la gestione tecnica di Mazzarri? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Oggi direi di no. Io credo che lo stesso Mazzarri non sia soddisfatto del rendimento della squadra. In campo si alternano buone giocate a momenti di blackout, abbiamo giocato un girone d’andata in chiaroscuro quanto a continuità ed intensità di gioco.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Vedo una propensione a giocare chiusi sull’avversario. Un atteggiamento tattico che ha fatto in modo di far soffrire la squadra, più contro squadre meno attrezzate e dai valori più modesti che contro le cosiddette “grandi”, squadre chiamate a “fare la partita”. Il calcio non è una scienza esatta ma è spregiudicatezza, spensieratezza, voglia di fare, freschezza di idee che spesso vengono apportate dai giovani capaci di farti la giocata sopra le righe che ti fa vincere la partita. Il calcio fa sognare pure per questo, non è il gioco degli scacchi. No, la direzione tecnica di Mazzarri, di cui non discuto la preparazione, in questo momento risente, a mio avviso, di questo atteggiamento di scarsa propensione alla proposizione del gioco. Al coraggio. E’ una mia opinione. Vedo poi poca apertura di credito verso i giovani, come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Millico, Edera</i></b>, che potrebbero apportare entusiasmo e sfrontatezza. Le capacità balistiche di Millico che ha strabiliato nel campionato primavera credo che possano confermarsi anche in serie A. La traversa contro il Sassuolo non mi ha sorpreso, gli ho visto fare tanti gol così nelle giovanili, ha una strabiliante naturalezza nel calciare a giro da quelle distanze. Credo che i giovani talentuosi debbano essere maggiormente coinvolti, come peraltro, sta accadendo altrove (penso a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Vlahovic, Malinoski, Kulusevski</i></b>). Non credo affatto che inserendo i giovani in squadra ed equilibrandoli naturalmente nell’assetto base, con i più esperti, si rischi di bruciarli. Chi l’ha detto? Semmai, tenerli in panchina rischia di demotivarli, di frustrare la loro autostima e di non farli sbocciare. Poi non dimentichiamo che il tifoso del Toro ha sempre avuto un legame particolare con i giovani del Filadelfia ed è pronto a perdonare anche qualche sbavatura. I nostri giovani sono fondamentali per ridare entusiasmo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Vuoi spendere qualche parola per un giocatore in particolare ? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una parola per Sirigu. E’ un portiere davvero formidabile. Non credevo fosse così forte. Merita di giocare titolare in Nazionale, un vero fuoriclasse. E’ l’idolo di mio figlio che cerca di emularlo nel campetto della scuola, giocando con la sua maglia numero 39. Ma anche Belotti merita elogi particolari. E’ cresciuto molto ed è diventato un vero trascinatore. Non si risparmia, lotta dal primo all’ultimo minuto, è migliorato molto anche tecnicamente, è maturato nei movimenti e nella capacità di leggere le situazioni, incarna davvero lo spirito del Toro quando carica a testa bassa e non si arrende mai”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come vedi il prossimo incontro casalingo contro l’Atalanta di Gasperini, reduce dalla sconfitta interna contro la Spal?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sconfitta in casa dell’Atalanta contro la Spal, dimostra che tranne qualche squadra che si colloca su un livello nettamente superiore, tutte le altre compagini possono vincere o perdere contro tutti. Ogni partita ha le sue insidie. Al di là degli episodi che possono capitare ed essere sempre determinanti, tra Torino e Atalanta vincerà chi dimostra di avere più fame. In ogni zona del campo, su ogni pallone, sarà necessario dare il massimo ed avere la testa libera. Si gioca con il cuore, con la testa e con la giusta determinazione. Mi auguro davvero che sia il Toro ad avere più fame, anche se dubito che l’Atalanta dal gioco arioso messo in mostra fino ad oggi, accetti di buon grado una sconfitta interna contro una Spal ultima in classifica, senza la voglia di rifarsi immediatamente. Quella partita persa brucia ancora tanto alla Dea di Gasperini. Il Toro è avvertito!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><a name="_GoBack"></a></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avvocato-fabio-viglione.jpgSiNil-toro-e-un-idea-una-diversita-parola-di-fabio-viglione-1013649.htmSi100451001,02,03030261
81013628NewsCampionatiNello Santin pone in analisi la crisi del Milan20191106111610Intervista all`ex calciatore del Milan, L.R.Vicenza, Torino e Sampdoria <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello Santin</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno dei gregari rossoneri che tanto hanno dato per la causa del Milan, contribuendo alla conquista di Coppe e scudetti (memorabile l’incredibile salvataggio sulla linea della porta, con Cudicini battuto nella semifinale di Coppa dei Campioni contro il Manchester United nel 1969). Da calciatore maturo emigra al Lanerossi Vicenza e poi al Torino, dove vince lo scudetto con l’allenatore Gigi Radice nel campionato 1975-‘76. Nato a Eraclea (Ve) il 3 luglio del 1946, Nello Santin alla fine degli anni sessanta è entrato in quel ciclo d’oro del Milan di Rocco e Rivera che ha vinto tutto. Oggi, in occasione della prossima partita che il Milan giocherà all’Allianz Stadium contro la Juventus, lo abbiamo intervistato per parlare dell’attuale crisi del “Diavolo rossonero”.<a name="_GoBack"></a> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello, che idea ti sei fatto dell’attuale crisi del Milan?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La crisi del Milan è figlia dei presidenti che nulla centrano con il calcio, ma volevano sfruttare l’occasione per investire e guadagnare altri soldi. Peccato che prima i cinesi, poi il Fondo Elliot divenuto proprietario del club rossonero per l’inadempimento dei prestiti ottenuti dagli stessi cinesi, non conoscono di fatto il mondo del calcio. L’idea era di fare un business, e invece questo è il risultato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, tutte le colpe di questo stato di cose milaniste sono attribuibili ai proprietari della società rossonera?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ proprio così, perché si era ventilata questa storia di magnati che volevano fare il loro sporco gioco, e purtroppo dietro di loro sono andati dei personaggi che di calcio ne masticano davvero poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo a discorsi più tecnici. Secondo te la squadra di Pioli crea un po’ di più di quella di Giampaolo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho visto una piccola reazione dopo l’innesto del nuovo allenatore. Tuttavia, posso dire che è ancora poca cosa rispetto a quello che si attendono i tifosi milanisti, i quali sono abituati a giocatori di una certa classe, capaci di inventare il gioco con destrezza, rendendolo piacevole ai buongustai del calcio. E invece, c’è poco materiale tecnico in questa squadra”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Da più parti si parla di un Milan senza ossigeno, ma la paura di perdere condiziona la squadra. Potrebbe esserci una causa psicologica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Potrebbe essere una delle tante cause, ma ritengo che i giocatori risentano dei grossi problemi della società e fanno ancor più fatica a essere concentrati in campo. Se avessero alle loro spalle una società in grado di sollevare tutti i loro problemi, invece di acuirli, le cose andrebbero diversamente. Mi dispiace vedere uscire dal campo i giocatori a testa bassa e sotto un nugolo di assordanti fischi. Credimi, è demotivante”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E, infatti, a questo punto del campionato, il Milan deve necessariamente guardarsi alle spalle. Altro che pensare alla Champions........</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Anche questa è un’altra storia vergognosa, visto che dall’inizio hanno sbandierato ai quattro venti che questa squadra avrebbe avuto tutte le potenzialità di far parte della Champions del prossimo anno. Qui bisogna pensare a restare in Serie A, altro che Champions. Non è giusto illudere i tifosi, quando chi sa di calcio si accorge subito che è stata formata una squadra di giovani che nulla hanno fatto di concreto! Una o due partite a livello mediocre e poi basta, tutto finito. Questi giocatori non sono assolutamente da Milan, perché i suoi tifosi vogliono vedere calciatori di classe che possono inventare qualcosa. Questi, quando hanno terminato la benzina ritornano ad essere dei giocatori normalissimi e nulla più. E’ un brutto inizio, questo per il Milan!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Secondo te, è più giusto imputare di colpe il solo reparto difensivo, oppure è la squadra nel suo complesso a non essere all’altezza?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, il reparto difensivo è quello che è maggiormente sottoposto agli sbagli, perché se becchi gol è il momento in cui ci si dà la colpa l’uno con l’altro. Ritengo invece che non sia solo quello il problema, perché quando parliamo di squadra si parla di collettivo e di reparti che devono aiutarsi vicendevolmente ad affrontare l’avversario, Attaccanti e centrocampisti devono partecipare anche al gioco difensivo, proprio quando non si ha il possesso palla. A situazione inversa, invece, anche i difensori possono diventare a loro volta centrocampisti e attaccanti. C’è poi un’altra cosa che ho notato, ed è la cocciutaggine di far partire l’azione da dietro con piccoli passaggi che vanno dal portiere al difensore, ai centrocampisti e, se poi va tutto bene, arrivare alle punte. Per far questo devi avere i piedi buoni, possedere un tasso tecnico che i giocatori del Milan non hanno. Quindi, certi atteggiamenti tecnici e tattici, lasciamoli fare a squadre come il Barcellona. Questo Milan per evitare di prendere gol, deve lanciare la palla lunga e pedalare, esattamente come si faceva una volta. Ciascun faccia di necessità virtù, altrimenti sarà proprio dura!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ poi non c’è un vero leader, un capitano capace di creare un gruppo. E’ vero?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono assolutamente d’accordo. Non c’è un leader nello spogliatoio, nel campo, nelle cene, nel fare le interviste. Ai nostri tempi avevamo tre o quattro giocatori rappresentativi capaci di sistemare le cose e non c’era bisogno di accompagnatori o di ex calciatori che smettono di giocare e vogliono fare i presidenti delle società senza averne l’esperienza necessaria. Ritorno a dire che il Milan manca di una società solida, capace di gestire bene le cose interne senza fare interferire dall’esterno ciò che dovrebbe far parte della propria casa. C’è anarchia, perché al Milan tutti comprano, tutti parlano, tutti vendono e non si capisce più niente. E’ davvero un macello!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In conformità a quello che stai dicendo, mi sembra che sei sostanzialmente d’accordo con Fabio Capello, il quale nel corso di un’intervista a “Radio Anch’io”, ha affermato che i giocatori del Milan non sono di livello, che giocano con la paura addosso e non rendono per il loro valore.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sostanza è questa, ma ci vuole anche un allenatore che sappia mettere bene in campo i giocatori, che li faccia correre bene e impartisca chiaramente il proprio credo calcistico”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora Pioli non va bene?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è questo il punto, perché a ogni allenatore bisogna dare del tempo per lavorare. Non si può fare così come ha deciso il Milan, il quale ha sostituito in fretta e furia Giampaolo. Personalmente avrei continuato a lavorare con lo stesso allenatore, perché come ti ho già detto, non è il tecnico il vero problema del Milan, ma è la società”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso, all’orizzonte si profila l’incontro con la Juve. Che partita sarà secondo te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nelle due ultime partite contro il Genoa e il Toro, io non ho visto una grande Juventus. Sono ancora in attesa di ammirare tutto questo bel gioco che Sarri ha promesso. Tuttavia, con un Milan in queste condizioni è facile pronosticare un risultato a favore della Juve. Piuttosto, mi auguro davvero che la squadra di Pioli non vada incontro a un’altra figuraccia”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-nello-santin.jpgSiNnello-santin-pone-in-analisi-la-crisi-del-milan-1013628.htmSi100451001,02,03030228
91013602NewsCampionatiA Milazzo (Me) è stata inaugurata la nuova sede dello Juventus Official Fan Club.20190824165417L`entusiasmo del popolo bianconero della città mamertina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Anche Radio Bianconera si collegherà con la nuova casa. </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come in ogni altra parte d’Italia, anche a Milazzo (Me) quando si parla di Juventus, il popolo bianconero è sempre pronto a rendersi partecipe a qualsiasi evento organizzato. Prova ne è stata ieri sera, quando in occasione dell’inaugurazione della nuova sede dello <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Official</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fan Club di Milazzo di Via San Giovanni 32, </b>sono accorsi centinaia di tifosi debitamente vestiti di colori bianconeri. Una sorta di testimonianza della propria fede calcistica, capace di sfidare l’insopportabile calura estiva che in questi giorni di agosto sta tormentando la Sicilia e in genere anche il Sud d’Italia. Ma la Juve e il calcio che conta, sembrano avere la priorità su ogni altra cosa in una Milazzo che ha sete di football vero. Così, dopo avere salutato i tanti tifosi in attesa di entrare per la prima volta nella nuova sede per brindare e addolcire il palato con le specialità del luogo, siamo stati accolti dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente Giuseppe Gitto</b> e da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Sottile</b> che orgogliosamente ci hanno fatto visitare in anteprima le stanze della nuova casa bianconera di Milazzo. E’ inutile dire che le stanze, i pavimenti, i muri e persino le porte trasudano di storia bianconera. Un capiente locale fornito di grande schermo per assistere alle partite, fa da contraltare ai tanti quadri che ricordano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Avvocato Giovanni Agnelli, Giampiero Boniperti</b>, maglie con firme e dediche dei giocatori della Juventus e poi due manichini vestiti con le nuove maglie bianconere a far da benvenuto agli ospiti. Poi, in un’altra sala, si può scorgere anche una play station per chi ne vuole fare uso e una scrivania che è corredo di segreteria. Non c’è che dire, questa nuova sede dello <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Official Fan Club di Milazzo </b>intitolato ad<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Alessandro Del Piero</b> è davvero funzionale, moderno e adatto a ospitare gli oltre 250 iscritti che potranno vivere il senso di aggregazione e le emozioni regalate dalla Vecchia Signora d’Italia. E non è un caso che la prossima settimana anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Radio Bianconera</b> del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttore Antonio Paolino</b>, si collegherà con la nuova sede della Juventus a Milazzo per scoprire gli angoli che misureranno i palpiti bianconeri in Campionato, Champions e di tanti altri impegni stagionali che la squadra di Maurizio Sarri è chiamata ad affrontare. Intanto è arrivato il momento di brindare al futuro della nuova sede, mentre l’immancabile torta rigorosamente ornata con i colori bianconeri, è servita ai tanti tifosi che ne gustano la prelibatezza. E’ il segno tangibile di una rinnovata fiducia della Milazzo bianconera, che dopo avere risposto in maniera così eclatante all’invito di partecipazione all’evento di inaugurazione della nuova sede, sicuramente si attiveranno nel frequentarla ancor più di prima.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzofl0711fl0711foto-inaugurazione-juve-milazzo.jpgSiNa-milazzo-me-e-stata-inaugurata-la-nuova-sede-dello-juventus-official-fan-club-1013602.htmSi100451001,02,03030480
101013591NewsCalciomercatoDirettamente dalla conferenza stampa di Maurizio Sarri20190620174332Tanti sono stati i temi toccati nel corso del primo incontro pubblico con i media, da parte dell`ex tecnico del Chelsea. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella sua prima uscita pubblica da allenatore della Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> ha parlato da professionista e non certo da trascinatore di fede juventina. Emozionato ma non troppo, l’ex coach di Napoli e Chelsea ha subito messo in chiaro qual è stato il motivo per cui ha subito accettato di venire alla Juve. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“In 30 anni di panchina non ho mai visto una società così determinata a prendere un allenatore. Questo mi ha convinto a venire alla Juve, vedere una dirigenza così compatta nell’atteggiamento e tanto determinata”,</b> così esordisce Sarri nella sala stampa Gianni e Umberto Agnelli dopo avere salutato i presenti, rendendosi disponibile a rispondere alle domande dei colleghi giornalisti. Indossato per contratto la divisa ufficiale di rappresentanza della Juve, il tecnico del bel gioco continua a rispondere toccandosi l’orecchio, qualche volta la punta del naso che intervalla a parole e qualche sorso d’acqua, giusto per rinfrescare l’ugola. L’espressione è sempre la stessa, pochi sorrisi, occhiali che nascondono sguardi talora interrogativi e seriosità nel dire con orgoglio da dove è venuto, quali sono le sue radici professionali di ex allenatore dilettante arrivato nell’olimpo del football a 60 anni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non passo dai dilettanti alla Juventus. Il mio è un percorso lungo e fatto di passi. Sono arrivato al Chelsea, un grande club che chiaramente ha meno storia della Juventus. Lo ritengo un passo avanti tra quelli fatti sempre gradualmente. L’emozione è forte, ma non è quella di un allenatore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">appena arrivato dai dilettanti”.</b> Sarri continua con apparente sicurezza, dimostrando a tutti i presenti di essersi preparato a dovere per questa giornata fitta di precise domande talora pure punzecchianti, ma che egli avrebbe già previsto prima. Chiaro riferimento di chi, pur non conoscendo la nuova piazza, ne ha già acquisito il sistema. A chi gli chiede quale disegno tattico adotterà con la sua nuova squadra, risponde che si baserà esclusivamente sulle caratteristiche tecniche dei tre o quattro giocatori che nella Juventus fanno la differenza. Chiaro il riferimento a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo, Dybala, Pjanic (che deve toccare almeno 120 palloni per</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">partita) Douglas Costa,</b> mentre ha avuto grandi parole di elogio per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Bernardeschi,</b> un calciatore che deve migliorare nelle continuità. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E poi si toccano i temi più scottanti, ovvero quelli che arrivano da Napoli, che lo definiscono un traditore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho fatto un percorso a Napoli, da cui sono uscito per scelta della società. Poi sono andato all’estero e sono tornato con una società importante che mi ha voluto fortemente. Io penso di aver dato nella vita il 110% rispettando tutti. E lo farò anche per questi colori, può essere poco ma di più non posso fare. Penso siano scelte logiche, senza romanzarci tanto sopra. Penso di avere rispettato tutti. Se mi fischieranno in Napoli – Juventus? Comunque vada tra fischi o applausi, so che sarà un gesto d’amore. Io uscirò dal campo volendogli bene, in un modo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">o nell’altro”.</b> E lo scetticismo con cui il popolo juventino lo accoglierà, come si supera? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Come ho fatto altrove, vincendo e convincendo! Andare in campo, fare risultato e divertire. Sinceramente non vedo altre strade.”</b> Insomma, tanto altro ancora c’è stato in questa ora e mezza di conferenza stampa che ha visto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> accanto a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Paratici</b> davanti a 200 giornalisti, con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pavel Nedved</b> posti in prima fila e molto attenti a ciò che si è detto. Ma la nostra idea è che il popolo juventino debba vedere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> come tecnico, come professionista del bel gioco, come rivoluzionatore di culture calcistiche basate sull’offensiva. Ma non si pretenda da lui l’anima bianconera, il sentimento, perché la sua passione è altrove. L’ha detto con apprezzabile correttezza di pensiero. Sarri tifa Napoli fin da bambino, poi è diventato un professionista e come tale ha fatto la sua carriera nel rispetto del suo lavoro. Quindi lo si giudichi per questo, lasciando perdere ogni romanzo legato a sentimenti intrisi di ruggine e odio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNdirettamente-dalla-conferenza-stampa-di-maurizio-sarri-1013591.htmSi100451001,02,03030418
111013589NewsEditorialeJuve, da un toscano all’altro20190618111710E adesso aspettiamo di vedere la bellezza della Juventus di Sarri.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, nel dopo Allegri alla Juve arriva Maurizio Sarri. Da un toscano verace ad un altro naturalizzato, da una filosofia calcistica, ad un altro modo di intendere la cultura della vittoria attraverso il bel gioco che si manifesta nell’essenza dell’attacco. Quante parole e quante frasi sono state scritte in questi giorni sull’arrivo nella città sabauda di Maurizio Sarri, allenatore con precedenti di aspra polemica contro la Juve e un certo Potere calcistico che è insito nel sistema. Ci sono molte correnti di pensiero che si intersecano a questo arrivo roboante di un allenatore voluto dalla società bianconera, che intende rivoluzionare quella logica radicata nel tempo di una Juventus cinica, sempre pronta a vincere, comunque avvenga sul campo l’acquisizione dei tre punti in palio. Ed è proprio per questo sconvolgimento filosofico che bisognerà attendere di vedere la nuova Juventus, prima ancora di ogni giudizio. Tutto questo, naturalmente, al netto di ogni discriminante pensiero sulla persona di Sarri e di quell’incancellabile passato da dito medio contro i tifosi bianconeri, che la società ha ritenuto opportuno mettere da parte assieme alle mille polemiche suscitate da un dualismo che andava oltre il lecito di fatti puramente tecnici. Ma Andrea Agnelli, Fabio Paratici e Pavel Nedved, evidentemente hanno preferito pensare al tecnico, alla sua filosofia sarriana fatta di brillantezza di gioco e di quel 4-3-3 che poggia su basi di un garantismo assoluto di purezza del gioco del calcio. Altrimenti non si può spiegare questo capovolgimento di intendimenti con aspirazioni di cambiamento culturale proprio in una società, prima in Italia per titoli conquistati a livello nazionale, che a un certo punto decide di cambiare rotta, di ammodernarsi dal punto di vista mentale, scrollandosi quasi di dosso una corazza costruita in tanti anni di storia. Tuttavia, restiamo dell’idea che è nella parte tecnica che la Juve vuole cambiare totalmente la sua antica filosofia di gioco, mantenendo quelli che sono i canoni storici di una società sempre attenta al rispetto delle regole, dell’immagine e dello stile. Ecco, proprio lo stile, uno dei punti di forza della Juventus che con l’avvento dell’uomo con la tuta, del mister che allena fumando, del professionista che si presenta sempre in conferenza stampa senza peli sulla lingua, sembra davvero in contraddizione di quello che è sempre stato in casa Juventus. Sono temi, questi, ampiamente dibattuti più volte senza un reale riscontro di veridicità su quello che sarà. Ecco perché conviene attendere per giudicare, per scrivere e dare spazio a ogni opinione calcistica che si rifletta sui risultati, sul tanto declamato bel gioco di Sarri, ma anche sul suo comportamento, sul suo nuovo vestito che indosserà e che va oltre ogni cosa. Staremo dunque a vedere. Intanto sentiamo cosa avrà da dirci il mister venuto dall’esperienza maturata al Chelsea, nella conferenza stampa in programma alle ore 11,00 di giovedì 20 giugno nella sala Gianni e Umberto Agnelli dell’Allianz Stadium. Vedremo cosa accadrà in quella sala dai nomi così altisonanti, che già ti indirizzano ai grandi interpreti della storia chiamata Juventus. E Maurizio Sarri nato a Napoli, cresciuto in provincia di Bergamo, aretino di adozione, ex dipendente della Banca Toscana a Firenze e poi allenatore del calcio delle meraviglie, avrà qualche sussulto di emozione? Oppure metterà la solita maschera della non simpatia?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711foto-sarri-che-fuma.jpgSiNtorino-1013589.htmSi100451001,02,03030301
121013575NewsEditorialeMassimo Bava e il destino di chi vale davvero.20190524163927L`attuale Responsabile del Settore Giovanile del Torino, è candidato alla promozione di Direttore Sportivo della Società Granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono persone al mondo che per valore professionale e umano sono destinate al successo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>, attuale Responsabile del Settore Giovanile del Torino F.C. fa sicuramente parte di questa categoria. Persona di poche parole e non particolarmente avvezza alla ribalta dei riflettori accesi, Bava è personaggio di qualità che preferisce lavorare senza clamori per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. E’ un po’ come dire di far parlare i fatti, perché le parole vanno sempre al vento. E purtroppo sono troppe le effimere parole che inondano il mondo del pallone, così, quando trovi qualcuno che ama i fatti, ti sembra quasi di non crederci. Conosco da qualche anno Massimo Bava e posso dire di avere seguito il suo lavoro nell’ambito del Settore Giovanile del Torino che è lievitato nella conquista di trofei ma anche nella crescita esponenziale dei giovani calciatori. Sembra ieri, eppure sono passati ben sette anni da quel 2012 in cui Bava è stato incaricato dal Torino F.C. di ricoprire il ruolo che attualmente riveste in seno alla società. E non è un caso che tra gli altri è stato insignito del prestigioso Premio Maurizio Maestrelli, per essere riconosciuto come miglior Responsabile del Settore Giovanile in Italia. Un attestato che mette in evidenza il grande lavoro svolto in questi anni con tutto il Settore Giovanile Granata. In passato persino la Juventus l’ha contattato per passare dall’altra sponda torinese, tuttavia, pur con l’orgoglio di sentirsi stimato per il lavoro fatto, ha dichiarato di stare bene al Torino con il presidente Cairo. E adesso che il patron del Toro ha incassato le dimissioni del DS Petrachi che andrà alla Roma, sta seriamente pensando di affidargli quel ruolo di dirigente che è rimasto vuoto. Una figura che il presidente ha studiato molto bene perché Bava è in sintonia con il suo modo di gestire la società sempre molto attenta ai conti, all’ordine dei bilanci che si riflettono soprattutto nelle plusvalenze ricavate dalla valorizzazione di mercato dei calciatori. Una forma mentis ideale per un dirigente di azienda calcio, capace di operazioni importanti pur non disponendo di budget astronomici. Così come sta facendo con il Settore Giovanile del Toro, in cui le squadre minori granata hanno raccolto molti successi su scala nazionale. In base a quanto sono le nostre informazioni, la promozione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b> dovrebbe avvenire a conclusione dei campionati giovanili. Tuttavia, restano delle serie riserve da parte del Presidente Cairo, che riguardano il posto eventualmente lasciato vuoto dallo stesso Bava. Trovare una figura alla sua altezza nel conoscere il mondo del calcio giovanile non è cosa semplice, proprio in considerazione del fatto che il presidente del Toro tiene particolarmente a coltivare i giovani granata che sono il patrimonio della società. Noi riteniamo che al di là di questo reale problema venuto a crearsi con l’addio di Petrachi, si possa in qualche modo trovare l’alternativa nel ruolo di responsabile del Settore Giovanile Granata. Massimo Bava è un valore aggiunto in casa Toro, questo Cairo lo sa. Per questo siamo convinti che la soluzione ideale la si troverà a breve, beneficiando della serietà professionale del nuovo DS del Toro. Certo, non sarà facile per Bava occupare un ruolo così diverso dall’attuale, tuttavia, pensiamo che la sua serietà riportata da sempre sul lavoro e l’etica che gli riconosciamo come valore professionale, siano ingredienti ben saldi nel suo essere, nel suo pensare che la dedizione al lavoro paghi, soprattutto se è supportata dal grande senso di appartenenza. Sappiamo anche che in società si stanno valutando altri possibili profili di ds come Riccardo Bigon che ha lavorato con Mazzarri ai tempi in cui è stato allenatore a Reggio Calabria e Napoli, e poi si fa anche il nome dell’attuale ds dell’Empoli Riccardo Pecini. Nomi sicuramente affidabili in un ruolo che è già <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>garanzia per esperienza nel settore specifico della direzione sportiva di società di calcio, tuttavia, il nome di Massimo Bava può avere la priorità perché è un personaggio fatto in casa e perché ha tante affinità con la gestione di budget non proprio stratosferici, ma sufficienti per significare meno spesa e più ricavi. Proprio come intende il presidente Cairo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-massimo-bava.jpgSiNmassimo-bava-e-il-destino-di-chi-vale-davvero-1013575.htmSi100451001,02,03030239
131013563NewsCampionatiTorino, diverbio in allenamento tra Sirigu e Rincon20190509181002Dall`allenamento quotidiano granata, una piccola ombra di inspiegabile nervosismo <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non sappiamo se interpretarlo in maniera positiva, l’acceso diverbio avvenuto durante l’allenamento tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon</b>. Infatti, se questo vuol dire entrare positivamente nel clima delle ultime tre gare da affrontare prima della fine del campionato, allora interpretiamo questo nervosismo come qualcosa che rientra nell’inconscia forma ansiogena per un posto Champions da sognare. Se invece tra i due c’è qualcosa di diverso, allora pensiamo negativamente un rapporto che, proprio in questo momento, non può andare a intaccare gli equilibri di gruppo che si è instaurato intorno alla squadra. I fatti riportati da un video girato probabilmente da un’abitante nelle case circostanti il Filadelfia, lascia presupporre qualcosa di grave perché si sentono le urla di Sirigu che inveisce contro Rincon in maniera davvero minacciosa. Quello che non si riesce a dedurre è quale sia stata la causa scatenante un alterco di questo tipo. Al momento c’è stata la sola versione del venezuelano il quale ha postato questo messaggio su Instagram :<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per chi non lo sa Salva e me litighiamo tutte le settimane, ma questo resta fra di noi. Questa volta c’era qualcuno che ci ha ripreso dalla casa di fronte, è questa la novità. Siccome ero squalificato volevo partecipare in qualche modo nella preparazione della prossima gara alzando il livello di adrenalina e attenzione. Io e Salva siamo tra l’altro molto amici e sono solo cose di lavoro. Sempre Forza Toro”. </b>Adesso attendiamo la versione del portiere granata per capire davvero cosa possa essere successo tra i due, visto che il portiere granata per reazione ha gettato nervosamente a terra i guanti ed è rientrato negli spogliatoi. Si dice in genere che questo tipo di incidenti verbali e non, capitino spesso durante gli allenamenti settimanali. E’ vero! Tuttavia, ci riesce difficile pensare a qualcosa che non si identifichi in un retaggio caratteriale tra i due, che si sprigioni proprio nel momento di maggior sforzo fisico. Sì, capita spesso, ma sarebbe meglio ci fosse più calma e serenità, per non intaccare l’armonia di gruppo che proprio in questo momento riteniamo sia essenziale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711foto-salvatore-sirigu.jpgSiNtorino-diverbio-in-allenamento-tra-sirigu-e-rincon-1013563.htmSi100451001,02,03030303
141013554NewsCoppeLa disavventura del Garino calcio.20190425191836Calcio e orgoglio. Fino alla fine!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Parti con gioia, con l’idea di fare una bella esperienza formativa di calcio e poi accade l’imponderabile. E’ successo ai ragazzi delle squadre under 14 e 15 che partiti in trasferta per partecipare al Trofeo Adriatico di Rimini hanno manifestato dolori addominali, nausea, diarrea e febbre. In base a quanto si apprende da fonti bene informate, i risultati delle analisi compiute dalle ASL hanno chiarito che a causare il malessere generale sia stato il norovirus, ossia un virus influenzale. Tutto ciò toglierebbe ogni “accusa” di responsabilità all’hotel che ospitava i ragazzi, in quanto nessun altro dei 120 clienti presenti nell’albergo di Rimini ha accusato alcun problema dovuto (come in precedenza si pensava) ad una intossicazione alimentare. Fatto sta che i baby calciatori sono finiti in ospedale per le cure del caso e dimessi dopo qualche giorno. A questo punto pur debilitati da quanto avvenuto, i ragazzi hanno voluto partecipare stoicamente al Trofeo Riminese, vincendo le partite necessarie per giocare la finale nello stadio di Rimini che hanno poi perso per un solo gol a zero. Una storia incredibile di calcio giovanile che fa pensare come l’entusiasmo e l’amore per il calcio sia davvero più grande di ogni cosa, anche di una disavventura come questa accaduta ai ragazzi della Polisportiva Garino. Un plauso va ai ragazzi, ai genitori, al presidente Gianni Matacchione, ai dirigenti accompagnatori di questa simpatica Polisportiva Torinese, per avere manifestato lontano dalle mura amiche tutto l’orgoglio di appartenenza ai colori sociali.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-garino-calcio.jpgSiNla-disavventura-del-garino-calcio-1013554.htmSi100451001,02,03030285
151013551NewsCoppeAjax in cattedra e Juve a scuola20190417161845Nonostante CR7, per la Juventus è un altro anno di fallimento Champions.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che cos’è il calcio? Un gioco di squadra! Il singolo campione può fare la differenza, ma se segna solo lui gli avversari lo prendono come unico riferimento e annullano la fonte del gioco. Ai quarti di Champions ha vinto l’Ajax 2 a 1, ma soprattutto ha perso una Juve senza idee. Questa volta non è difficile individuare il limite tra meriti i dell’Ajax e i demeriti della Juventus, perché tutto è stato chiaro nel corso della gara. I giovani olandesi hanno dato lezione di calcio mettendo in luce il vero significato di uno sport che da sempre si basa sul gioco collettivo, sulla tecnica e sulla creatività, associando grandi idee in una manovra di squadra che prevede sempre tocchi veloci e passaggi con un numero minimo di sbagli rispetto all’avversario. L’Ajax di Ten Hag è un’idea moderna del gioco del calcio, una specie di scuola olandese riveduta e corretta, ma che non si scosta molto da quello che fu il gioco totale di Cruijff e compagni. Giovani calciatori, quelli dell’attuale Ajax, che hanno messo in difficoltà una Juventus che recrimina assenze di rilievo ma che non può nascondere un’evidente inferiorità sul piano del gioco, della forma fisica e delle idee apparse annebbiate come una giornata d’inverno. Oggi siamo tutti d’accordo, l’Ajax ha meritato di andare in semifinale al cospetto di una Juventus dove il solo Cristiano Ronaldo ed Emre Can hanno in qualche modo salvato la faccia in una notte tutta da dimenticare. La squadra di Allegri ha l’attenuante di essere stata assemblata al meglio in tante situazioni recenti di Campionato, che ha messo in evidenza uno stato di fragile salute fisica e muscolare. Causa di una preparazione inadatta? Forse eccessiva nei vari carichi di allenamento? Oggi possiamo fare mille discorsi e porre miriadi congetture sul fallimento Champions della squadra di Max Allegri, ma resta il fatto che “Vincere è l’unica cosa che conta” e questa squadra la Champions non la vince mai per un motivo o per l’altro. E per favore, non ci si rifugi ancora in maniera retorica sul qualunquistico pensiero della narrazione di una Coppa stregata per i colori bianconeri. Il gioco della Juve, nonostante CR7, è ancora oggi inferiore ad alcune potenze calcistiche, nonostante il ranking tra le squadre di calcio europee metta la Juventus al 5° posto. Evidentemente non basta ancora. La Juventus non è da rifondare, deve più semplicemente ammodernare le proprie idee di gioco che devono essenzialmente essere fresche e proiettate a un calcio in cui s’intenda la necessità di squadra che faccia emergere il proprio collettivo. Troppo lenta, macchinosa e con molti passaggi sbagliati, appare la Juve in Europa. Si studi il calcio vero di questo Ajax venuto all’ Allianz Stadium di Torino, ad impartire lezioni di football moderno. Non c’è nulla di male. A volte gli allievi superano anche i maestri. E se questo vuol dire progredire in modo concettuale per essere poi primi in Europa, allora ci si tuffi nel mare dell’umiltà per assorbire gli effetti della migliore espressione del calcio puro. Da sempre la Juve è prima in Italia. In Europa no!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-ragazzi-juve-a-scuola.jpgSiNajax-in-cattedra-e-juve-a-scuola-1013551.htmSi100451001,02,03030280
161013542NewsCampionatiMoise Kean, una favola diventata realtà20190327192427Quando il calcio regala storie di vita da raccontare <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“C’era una volta……..”</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Cominciavano così le favole che ci raccontavano da piccoli i nostri genitori. Erano sempre a lieto fine e soprattutto avevano il gusto di farci immedesimare teneramente al protagonista di quella storia. Era come sentirsi un po’ protetti, sicuri della presenza di mamma e papà che raccontando le favole, ci facevano sognare una vita in cui tutto appariva edulcorato dal raggiungimento dei propri desideri. E intanto si cresceva e si capiva poco per volta la differenza tra il bene e il male, ma anche il sacrificio di volere raggiungere la meta stabilita. E’ un po’ la favola di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moise Kean</b>, giovane attaccante della Juventus e della Nazionale Italiana che fin da piccolo ha sognato di fare il calciatore. Nato il 28 febbraio del 2000 a Vercelli, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moise Kean</b> ha da sempre avuto con il pallone un rapporto di particolare predilezione. Sua madre dice che giocava a palla anche in casa, dopo essere ritornato dai vari allenamenti e altrettante partite di calcio giocate con molto furore agonistico. Già, proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mamma Isabelle</b> che ha un ruolo determinante nella vita di Moise. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ringrazio la Juventus…”</b> dice mamma Isabelle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“perché lo hanno accolto che era un bambino e me lo hanno trasformato in</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">uomo”.</b> Dietro queste parole c’è tanta gratitudine, ma anche tanta emozione nel ricordo di molti sacrifici fatti per far crescere Moise e l’altro figlio Giovanni nato nel 1993. Lo chiama Mosè, mamma Isabelle, perché la sua nascita è stata un miracolo. I medici le avevano detto che, dopo Giovanni, non avrebbe potuto più avere altri figli. Sono stati giorni tristi che hanno fatto piangere e pregare mamma Isabelle. Una notte ha sognato Mosè che era venuto ad aiutarla, e dopo quattro mesi è rimasta incinta di quel Mose diventato anch’egli Mosè. Poi i sacrifici di un lavoro anche notturno nelle case di cura per anziani, al solo scopo di potere portare avanti la famiglia e due figli maschi che crescevano con poche pretese ma tanta unione famigliare. Un percorso di vita cominciato nel 1990, quando Isabelle è arrivata a Vercelli dalla Costa d’Avorio e un destino che si è meravigliosamente realizzato quando Moise le ha fatto una telefonata alle 5 e mezza di notte<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">: “ Mamma c’è una sorpresa per te. Ho firmato</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il contratto con la Juve, tu da oggi non lavori più e vieni a vivere con me a Torino</b>”. E’ quella favola di cui parlavamo prima, un racconto da fare ai nipoti perché sa di storia di vita vissuta che emoziona e che ti fa pensare quanto bello sia crederci sempre fino in fondo. E adesso che Mose è diventato pure uomo copertina del nuovo corso della Nazionale Italiana di Roberto Mancini, la loro vita è magicamente cambiata. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il gol con la Finlandia e con</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il Liechtenstein? Gli ho detto di continuare così, di ascoltare sempre l’allenatore e i compagni più grandi. Per una mamma è una grande soddisfazione vedere che lui ce l’ha fatta, che ha raggiunto livelli così alti, mai me lo sarei immaginato, soprattutto pensando da dove</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">siamo arrivati”.</b> Così ha concluso mamma Isabelle tra una lacrima d’emozione e l’altra. Una bellissima storia che sa di favola, di sogno diventato realtà. Adesso per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mose Kean</b> si aprono le porte del suo radioso futuro. E’ giovane, ha tanto talento e, soprattutto, una maturità calcistica e umana che lo aiuterà negli anni a venire.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-moise-kean.jpgSiNmoise-kean-una-favola-diventata-realta-1013542.htmSi100451001,02,03030175
171013534NewsCoppeJuventus, è arrivato il giorno della verità20190312174951Per Allegri,CR7 e compagni è l`ora della verità. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ da quella assurda sera del Wanda Metropolitano, che i tifosi bianconeri aspettano la notte della rivincita. Quella squadra scesa in campo non era la vera Juventus e non era neanche la lontana parente di quella che è veramente, nonostante certe manchevolezze tattiche che spesso imputiamo ad Allegri. Una notte mortificante per il popolo bianconero, il quale mise da parte persino l’immenso distacco in campionato dal Napoli, che già preannunciava la conquista dell’ottavo scudetto consecutivo per la Juventus. L’amarezza di quella partita di Champions contro l’Atletico Madrid fu troppo intensa, bruciante ed impossibile da assorbire. Per questo, fin dal giorno dopo quella incredibile sconfitta, il mondo bianconero ha vissuto con ansia la spasmodica attesa della rivincita all’Allianz Stadium. Ebbene, adesso quella notte tanto attesa sta per arrivare. A Torino, nella sua parte di fede bianconera si respira aria e voglia di partita perfetta, in cui solo la Juventus stessa, prima ancora dei Colchoneros, può essere la vera antagonista di sé. Certo, resettare completamente tutto è praticamente impossibile, tuttavia, nella notte più importante della stagione della Juventus, il popolo bianconero deve mobilitarsi e provare in qualche modo a non essere prevenuto su pensieri anti Allegri, su insoddisfazioni e idee di programmazione sulla sua probabile sostituzione e di tante innumerevoli disapprovazioni contro la società per il caro biglietti. Pensiamo che a tempo dovuto i sostenitori della Vecchia Signora d’Italia abbiano la legittimità, se lo riterranno opportuno, di scegliere il modo migliore per contestare. Ma questa notte, no! La Juventus ha bisogno del dodicesimo giocatore in campo, perché l’eventuale remuntada sugli spagnoli significherebbe l’accesso ai quarti di finali e la possibilità di arrivare fino in fondo, partecipando a quella finale tanto attesa per poterla vincere. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ stato il sogno delle notti juventine già da questa estate, proprio quando la Juventus ufficializzò l’acquisto di Cristiano Ronaldo. Già, perché lui è senza dubbio l’uomo Champions, il calciatore che ha vinto cinque volte la Coppa dalle grandi orecchie ed ha segnato 122 reti. CR7 ha scelto la Juve, ma anche la società lo ha voluto insistentemente senza badare a spese, sicura di colmare finalmente quel fastidioso gap che le ha impedito di vincere una Champions che nel tempo è persino apparsa stregata per i colori bianconeri. E’ stato come incontrarsi in un intersecarsi di situazioni che fanno capo alla convinzione di un affare comune, capace di portare benefici ad entrambi. Quindi, in questa notte di football ad alti livelli in cui si spera in un’impresa storica da parte della Juventus, la differenza la farà sicuramente il campione tanto voluto da tutto il mondo bianconero. E se è vero che nel calcio contano gli episodi e certi meccanismi di squadra che si devono incastrare perfettamente come tessere che completano un puzzle, è altresì vero che il campione fa sempre la differenza. E CR7 la fa la differenza; su questo non ci sono dubbi! <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono sicuro al 200% che Cristiano farà Cristiano”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dice capitan</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini.</b> Un chiaro pensiero di quello che significa avere in squadra, nello spogliatoio, in campo e nei vari allenamenti quotidiani, un leader di tale spessore tecnico e umano, capace di migliorare l’autostima di tutti i propri compagni di squadra. E in momenti come questo c’è proprio bisogno dell’unione d’intenti, c’è bisogno di vedere l’avversario con rancore sportivo, per aver creato tanti malumori dopo quell’infausta notte al Wanda Metropolitano, capace di destabilizzare l’armonia dell’ambiente juventino che comprende, oltre ai tifosi, anche gli addetti ai lavori. C’è poi la fase tattica da analizzare da parte di Allegri, che sta studiando da giorni il modo migliore per superare la squadra del Cholo Simeone. Proprio il Max livornese che ha le sue responsabilità e che si trova ormai in mezzo a un mare di contestazioni, deve dimostrare che sa di Europa e che non è vero che tende ad un calcio fatto di antiche idee, dove basta attendere sempre l’avversario per poi colpirlo nelle ripartenze. Il calcio in Europa si gioca con aggressività, forza fisica, velocità, e con uno, o massimo due tocchi, capaci anche di verticalizzare il gioco e trovarsi in area di rigore ed essere pronti al tiro in porta. Ma snaturare le caratteristiche di certi calciatori, nel fare di Allegri sembra essere la sua specialità, il suo modo di intendere un calcio fatto di tuttologi. Naturalmente è ancora tutto da dimostrare, visto che in campo europeo conta vincere e lui non ha mai vinto nulla, al contrario dei vari Guardiola, Mourinho, Zidane, la cui prossima presenza sulla panchina della Juve sembrava già cosa fatta, se non ci fosse stato l’intervento furbesco e repentino di Florentino Perez, il quale gli ha dato maggiori poteri per convincerlo a ritornare ad allenare il Real Madrid. Ma questa notte il campo parlerà chiaro e Massimiliano Allegri lo sa bene. Le chiacchiere sono già state spazzate via dall’impetuosità del vento che in questi giorni è soffiato violentemente sull’Allianz Stadium. Dunque, signor Allegri, dimostri che in campo internazionale ci sa fare. I giocatori li ha. E <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>una volta per tutte, metta pure il turbo a questa “Ferrari” bianconera che ha a sua disposizione. Altrimenti s’ingolfa……… </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNjuventus-e-arrivato-il-giorno-della-verita-1013534.htmSi100451001,02,03030242
181013530NewsEditorialeAl 13° minuto, 13 secondi per ricordare Davide Astori.20190304170257Tra momenti di riflessione e commozione, l`incancellabile ricordo del capitano della Fiorentina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cos’è la vita. Che cos’è la morte. E che cos’è il calcio, capace di racchiudere sentimenti così profondi, controversi e al contempo uguali. Un anno senza <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. Il calcio si è fermato al 13° del primo tempo e per 13 secondi in tutti gli stadi d’Italia. 13 come il numero della sua maglia che resta il simbolo di un ragazzo che il destino ha prematuramente strappato alla vita. Lunghi applausi in tutti gli stadi, qualche inevitabile lacrima e tanta commozione. C’è stata molta compostezza e partecipazione da parte di tutti, ed è sembrato quasi che migliaia di persone di fede calcistica diversa si unissero in un ipotetico abbraccio per riflettere, per ricordare ciò che il tempo non cancellerà mai. Sì, perché ci sono momenti nel mondo del calcio e nella vita in genere, in cui certi antagonismi costruiti da antiche ruggini non hanno motivo di esistere. E’ sembrato quasi che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> per 13 secondi avesse messo tutti d’accordo in un’atmosfera surreale. In alto al tabellone la sua immagine che ormai abbiamo imparato a volere bene come un’icona di famiglia. Da Cagliari a Bergamo, da Roma a Milano,Torino e tutti gli stadi, hanno ricordato Davide come se avesse indossato tutte le maglie del calcio italiano. Sembra ieri, eppure è passato un anno da quel 4 marzo 2018 in cui Astori morì nel sonno in quell’albergo di Udine in cui pernottava con la sua Fiorentina, nell’attesa di disputare il giorno dopo l’incontro con l’Udinese. Ma lui, capitano della viola, quella partita non la giocò mai, lasciando attoniti i suoi compagni che sconfortati non si dettero pace, esattamente come succede ancora oggi. Così, in quei 13 secondi in cui il fischio dell’arbitro ha interrotto il gioco, l’amato pallone ha fatto spazio ai pensieri su Davide e alla sua scomparsa troppo&nbsp;frettolosa, che non ha dato neanche il tempo di salutarsi, di stringersi in un abbraccio intenso, proprio come dopo avere fatto un gol. A Bergamo hanno destato forte commozione le copiose lacrime versate da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b>, il quale in un articolo apparso oggi su diversi quotidiani sportivi, ha detto che in quegli attimi ha ricordato l’amico Davide, con il quale ha giocato nella Fiorentina, ma gli è anche venuto in mente il suo dramma vissuto questa estate, quando è stato ricoverato in ospedale per un’infezione batterica ai linfonodi del collo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quello che è successo ad Astori mi è rimasto in testa per tanti giorni. C’è stato un periodo in cui avevo paura di andare a letto e addormentarmi. Temevo di non svegliarmi più e di non vedere più la mia famiglia. Ho smesso di guardare le partite e il calcio in TV. Pensavo solo a guarire e stare con la mia famiglia. A un certo punto ho sperato di poter camminare e non di ritornare a giocare. Poi tutto è passato e ne sono uscito. Prima mi arrabbiavo per stupidaggini, ora vivo meglio”.</b> Pensieri e sentimenti che raccontano le fragilità dei campioni del pallone come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic,</b> il quale, nel ricordare il dramma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Astori,</b> si è immedesimato nella sua storia personale sfociata in un pianto dirotto in quei 13 secondi, in mezzo a quel prato verde di Bergamo in cui il pallone, la partita e i giocatori di Atalanta e Fiorentina si sono fermati. Il calcio è anche questo. Giri le pagine della commedia del pallone e ne esce il racconto della vita e della morte come un fatto naturale, come se l’una fosse direttamente collegata all’altra. Poi, al fischio dell’arbitro, il gioco riprende e la vita continua il suo scorrere naturale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“The Show Must</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Go On” – “Lo spettacolo deve andare avanti”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNal-13-minuto-13-secondi-per-ricordare-davide-astori-1013530.htmSi100451001,02,03030156
191013509NewsCampionatiUn campionato dalle mille sfumature20190128163812L`analisi <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 21ma giornata di Serie A (seconda di ritorno), ha riservato colpi di scena e molti spunti di carattere tecnico – tattico da analizzare. Pareggia il Napoli di Carletto Ancelotti a San Siro contro il Milan di Gattuso, con un risultato a reti bianche che non fa brillare né l’una, né l’altra squadra. All’inaspettata batosta interna del Bologna che perde 4 a 0 contro il modesto Frosinone e sentenzia l’allontanamento di Pippo Inzaghi con il ritorno sulla panchina felsinea di Sinisa Mihajlovic, si evidenzia la vittoria in casa per 4 a 0 della Sampdoria contro l’Udinese, con un Quagliarella stratosferico che alla veneranda età di 36 anni continua a fare gol a grappoli e si propone come prossimo attaccante della Nazionale di Mancini. Intanto l’Atalanta di Gasperini conferma il suo momento di grazia pareggiando 3 a 3 contro la Roma di Di Francesco, recuperando 3 gol al passivo subiti nel primo tempo e sbagliando addirittura un rigore con Zapata. Fuori casa vincono Fiorentina e Spal, rispettivamente contro Chievo e Parma, mentre il Sassuolo che si posiziona a 29 punti in classifica, fa suo il match con un rotondo 3 a 0 che fa preoccupare il Cagliari. E mentre si attende il risultato del posticipo del monday night Empoli Genoa, facciamo un’analisi più approfondita per quanto riguarda le partite <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lazio – Juventus e Torino – Inter.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lazio – Juventus.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Da dove cominciamo? Se vogliamo parlare di calcio diciamo di avere visto per tutto il match una sola squadra in campo: la Lazio di Simone Inzaghi. Se invece vogliamo parlare di tutto quello che vuol dire “non calcio”, allora diciamo che la Juventus ha vinto immeritatamente per 2 a 1, disputando la più brutta partita del campionato in corso. E, mentre la Lazio ha disputato la partita della vita con bellissime trame di gioco, grande furore agonistico e capacità di non fare ragionare la Juventus dei suoi tanti campioni,i bianconeri di Allegri hanno mostrato limiti atletici, innumerevoli errori in fase di impostazione di gioco e un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b> che solo il tecnico toscano vede nel ruolo delicato che di solito ricopre Pjanic. Infatti, il calciatore tedesco di origine turca, non ha il passo né la tecnica necessaria per posizionarsi davanti alla difesa e distribuire palloni utili nella dinamica del gioco d’attacco della Juventus. Troppo ruvidi i suoi piedi per affidargli un ruolo così delicato. Ma Emre Can non è stato il solo calciatore insufficiente di una Juve in cui soltanto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Szczesny si è conquistato la palma di migliore in campo. Chiaro, dunque, come la Juve che ha perso pure Bonucci per un infortunio che lo terrà lontano dal campo per un mese, sia stata per quasi tutta la partita in balia di una Lazio pimpante che, dopo essere andata in vantaggio grazie a un’autorete di Emre Can, ha fallito il raddoppio con Immobile. I biancocelesti hanno seriamente messo alle corde la Juventus che oltre a non sapere reagire, ha mostrato certi errori grazie anche ad Allegri, il quale ha capito tardi di avere sbagliato formazione. I bianconeri, infatti, non hanno vinto un contrasto, non hanno saltato l’uomo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non hanno sfruttato a sufficienza le fasce laterali e persino CR7 è risultato non pervenuto. Poi, dopo avere sostituito Matuidì con Bernardeschi e Douglas Costa con Cancelo la Juve ha pareggiato i conti, prima con Cancelo e poi ha vinto il match grazie ad un rigore calciato da CR7, per un ingenuo atterramento di Cancelo in area di rigore ad opera di Lulic. Che dire? Dopo quanto visto di così squallido calcio, la Juventus ha allungato pure il suo vantaggio portandosi a + 11 dal Napoli che la segue al secondo posto. Tutto ciò è semplicemente disarmante se visto nell’ottica del non merito, tuttavia, bisogna anche dare atto alla Juve di essere risuscitata a sovvertire il risultato proprio nel match più brutto del suo campionato. E’ questione di carattere. Anche così si raggiungono i grandi traguardi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino – Inter.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Vincono i granata di Mazzarri con un gol di Izzo, ma l’Inter dov’è? E se questa non è la vera Inter di Spalletti, che cos’è? Dire che i nerazzurri sono apparsi lontani da ogni logica di gioco, da ogni idea che potesse dare un senso a una squadra che punta al terzo posto per entrare in Champions League, è quasi un eufemismo. Tuttavia, la scarsezza mostrata sul campo dalla squadra di Spalletti, non deve sminuire l’importante vittoria di un Toro che, pur non avendo disputato la partita della vita, ha saputo dare aggressività a una manovra che ancora oggi risente della mancanza di gol dei suoi attaccanti Belotti e Zaza. Con questa vittoria i granata hanno saputo onorare al meglio i 100 anni dalla nascita di capitan Valentino Mazzola, ma sanno benissimo che adesso comincia il loro campionato. Infatti, il desiderio di entrare in Europa League ha un solo scopo: quello di ritrovare la continuità di gioco e risultati a partire dalla prossima partita che i granata giocheranno a Ferrara contro la Spal. Ma ritornando all’Inter di Spalletti, possiamo dire di ricavare sempre la sensazione di una squadra incompiuta, senza anima e molto preoccupata per il rinnovo del contratto di Icardi piuttosto che per le bizze di Perisic, il quale ha dichiarato apertamente di volere cambiare squadra. Tutte situazioni che distolgono i pensieri dal campo e s’intersecano tra mille cose che non possono essere gestite in maniera ordinata. Pensiamo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> avrà il suo daffare per mettere ordine in una società che dà segni di nervosismo. E poi c’è la parte tecnica da rivedere. Sì, perché se è vero che i calciatori dell’Inter hanno le loro responsabilità per questa discendente situazione di gioco e risultati, è altresì vero che Spalletti non mostra di avere le idee chiare da allenatore di una grande squadra, qual è l’Inter. Troppe volte lo vediamo camminare davanti alla panchina a testa bassa. Su e giù, guardando quel tappeto verde in cui gli sembra di trovare una soluzione per illuminare qualcosa che non c’è. Contro il Toro, Spalletti si è presentato con un inedito 3-5-2, lasciando fuori Perisic e inserendo Lautano Martinez in appoggio a Icardi. Ma l’idea tattica non ha sortito alcun vantaggio, anche per i troppi errori commessi dal mediocre Joao Mario, Brozovic, Vecino e poi da Dalbert e D’Ambrosio, i quali attraverso le folate offensive, avrebbero dovuto dare linfa a un attacco opacizzato da pochissime opportunità da gol. C’è dunque ancora molto da fare in un’Inter ancora troppo lontana dal suo standard da grande squadra. Noi pensiamo a una mini rivoluzione estiva, che inizierà probabilmente con la sostituzione sulla panchina di Luciano Spalletti. Un allenatore filosofo, ma forse poco adatto a imprimere quel mordente e quella foga agonistica che la sua squadra dimostra di non avere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711campionato-di-serie-a-2018'19.jpgSiNun-campionato-dalle-mille-sfumature-1013509.htmSi100451001,02,03030153
201013504NewsCampionatiBelotti, questo sconosciuto20190114171888La crisi del gallo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ il capitano ed è il giocatore più rappresentativo del Torino. Prima dell’infortunio era considerato il perno insostituibile su cui puntare per quel progetto Europa che tanto sta a cuore al mondo granata. Su di lui il presidente Cairo aveva addirittura messo una clausola di 100 milioni di euro (solo per eventuale trasferimento in Europa), quale garanzia che il giocatore sotto contratto con il Torino potesse avere proposte anche indecenti dal punto di vista economico. Insomma, un giocatore da blindare per programmare attorno a lui il futuro del Toro. Oggi, a distanza di un solo anno o poco più, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Belotti</b> è irriconoscibile dal punto di vista psicologico. Infatti, superato il problema post infortunio e ritrovato il tono muscolare e la tenuta fisica, il gallo non pressa come una volta, non si butta con coraggio a carpire il pallone all’avversario e, soprattutto, in area di rigore è la pallida figura di ciò che è stato poco tempo fa. Il problema secondo noi non sta tanto nello sbloccarsi e fare gol, ma nella mancata convinzione mentale di volersi ritrovare. Sì, perché qualche gol l’ha pure fatto in questo campionato, tuttavia, come dicevamo, manca quel volere dare continuità del gol che ogni attaccante di razza ha per sua natura. Lui ha perso queste caratteristiche e, come tale, anche la squadra percepisce che qualcosa è venuto a mancare nel proprio capitano, il quale dovrebbe trascinare i compagni con carisma e senso di spiccata personalità. E invece ci si accorge che nell’attacco del Toro di Mazzarri, dopo qualche gol di Iago Falque non c’è più nessuno a buttare dentro i palloni. Quindi, tenuto conto di un Belotti fuori forma e di uno Zaza che non si è quasi mai visto per essere stato sempre impiegato a spizzichi e bocconi, non vediamo come questo Toro che pur ben messo in difesa e a centrocampo, possa in qualche modo concretizzare alcune trame di gioco che a tratti appaiono pure non occasionali ma sorrette da un gioco studiato anche in allenamento. Ma il gol che rappresenta tutto, non c’è. Questo è un elemento che a nostro avviso è penalizzante per un Toro che sistematicamente avvantaggia l’avversario e viene castigato. Così è successo in Coppa Italia contro la Fiorentina che al Grande Torino ha fatto semplicemente la sua onesta partita, ma furbescamente ha realizzato due gol in ripartenza con Chiesa ed ha estromesso così il Toro da una Coppa Italia che avrebbe avuto un significato immenso continuare, almeno in virtù della tanto agognata Europa. Intanto, in questi giorni di mercato, si parla di un interessamento di Belotti da parte della Roma per sostituire Dzeko. L’affare potrebbe costare alla Roma 50 milioni di euro, ma crediamo davvero che, vista la situazione economica che attraversa la società giallorossa, sembrerebbe un’idea e nulla più. E allora che può fare il Toro? Secondo noi ha il dovere di recuperare non solo il talentuoso capitano granata ma anche Zaza, che forse anche per timore di Mazzarri di affidarsi alla coppia d’attacco, non si capisce la sua inutilità. Una cosa è certa, stante questa situazione d’attacco, sarebbe opportuno che Cairo e Petrachi (assieme a Mazzarri) risolvessero questa situazione che è a dir poco penalizzante per un Torino che ha bisogno di stimoli, risultati, continuità, carattere e autostima. Almeno se si vuole ancora sperare in un piazzamento che porti in Europa e crescere anche come società. Si faccia in fretta però, perché certe decisioni nel calcio devono essere talora prese drasticamente e supportate da quella chiarezza che determina anche la personalità. L’indecisione è cattiva consigliera. Il Toro ha bisogno di fatti concreti. Adesso, non domani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNbelotti-questo-sconosciuto-1013504.htmSi100451001,02,03030154
211013491NewsCampionatiIago Falque sprona il Toro a ricominciare da Cagliari20181117192665Il campione spagnolo convinto della qualità del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Basta pensare alla partita contro il Parma, ora guardiamo al Cagliari. Qui vedo i presupposti per un grande futuro….”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque,</b> il campione spagnolo del Torino che è intervenuto alla presentazione del nuovo sponsor granata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Invent”,</b> un’azienda che opera nel campo dei fotovoltaici. Parole che invitano a chiudere una pagina da dimenticare, per riaprirne un’altra nella consapevolezza che il Toro abbia un grande futuro. Apprezziamo molto questo suo modo di caricare la squadra e un ambiente che in breve tempo è passato dall’esagerata euforia per il risultato di Genova contro la Sampdoria, all’infausta e deprimente giornata contro il Parma che, probabilmente, ha mostrato il vero volto del Torino. Una squadra di buona qualità tecnica che, tuttavia, manca di quella continuità che esprime maturità e autostima nell’affrontare l’avversario di turno con la dovuta attenzione. E’ il piccolo, grande neo di un Toro che ha bisogno di essere curato soprattutto dal punto di vista psicologico attraverso un processo affinato da insegnamenti impartiti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mental coach”,</b> che ormai sono necessari nel calcio moderno. Tutto questo,naturalmente, deve essere collimato alla parte tecnica con i dettami impartiti dall’allenatore, il quale provvederà volta per volta a studiare assieme alla squadra qual è la giusta tattica da adottare per affrontare l’avversario di turno. Sia chiaro, questa è la nostra opinione maturata ormai da tanti anni legati al seguito del calcio, e di quel giornalismo che non ama la critica fine a se stessa costruita per distruggere, ma desidera farne qualcosa di costruttivo. Alla luce di quanto detto, crediamo di avere individuato nel Torino di oggi un antico e radicato pensiero, che contro certe ingiuste avversità date dal calcio si disarmi, lasciando perdere improvvisamente certe qualità tecniche esistenze. E così si alternano picchi di entusiasmo per partite vinte in maniera convincente, a profonde depressioni per altre perse malamente. E allora dov’è la verità di questo Toro e di una squadra che è sempre la stessa nel bene e nel male? Forse è da ricercarsi nell’equilibrio mentale che non c’è, per far posto all’autoconvinzione di non essere eccelsi ma neppure scarsi. Da un’analisi accurata e oggettiva, pensiamo davvero che il Toro costruito questa estate dal presidente Cairo e dal d.s. Petrachi sia stato sufficientemente studiato per conquistare quell’Europa che ormai da troppi anni sfugge alla società granata. E mentre negli anni passati certi presupposti erano legati a una semplice speranza, più che a dati di fatto certificati da reali valori tecnici, quest’anno è inconfutabile la qualità dei suoi giocatori e quindi della squadra vista nel suo insieme. Tuttavia, come dicevamo pocanzi, c’è sempre quell’aleggiare nel mondo granata che sembra ancora oggi inconsapevole della propria forza, per perdersi poi in piagnistei per torti subiti a vantaggio di altri. Ebbene, ci sembra proprio che sia arrivato il momento di cambiare registro influenzando la squadra e tutto l’ambiente a credere in se stessi, perché solo<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>così si possono esprimere certi conclamati valori tecnici che parlano chiaro di giocatori di qualità come Sirigu, Ansaldi, Nkoulou, Izzo, Baselli, Rincon, Soriano, Iago Falque, Belotti, Zaza, pensando anche a giovani di qualità come Aina Ola, Meité, Parigini. Insomma, il Toro ritrovi presto se stesso e quella serenità che resta alla base di ogni successo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-iago-falque.jpgSiNiago-falque-sprona-il-toro-a-ricominciare-da-cagliari-1013491.htmSi100451001,02,03030204
221013478NewsCoppeChampions, Juventus e Roma alla grande20181024193938Le due squadre italiane dimostrano grande carattere <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juventus inarrestabile. Dopo 8 successi di fila in campionato, ecco la terza vittoria consecutiva in Champions che con 9 punti in classifica la porta in testa, conquistando anzitempo la sicurezza di passare agli ottavi di finale. Un ruolino di marcia davvero pazzesco per la squadra di Max Allegri che dà la sensazione di divertirsi e di manovrare con fluidità estrema il proprio gioco. Chi non ha visto la partita non si lasci distrarre dallo striminzito punteggio di 1 a 0 che la Juventus ha ottenuto in casa del Manchester United, grazie al gol di Dybala. In questo unico gol c’è qualcosa di più! C’è il coraggio di andare all’Old Trafford e imporre il proprio gioco; c’è la consapevolezza di puntare dritto alla finale di Champions per vincerla; ma soprattutto c’è la convinzione di essere diventata la squadra più forte d’Europa, non solo per la presenza in squadra di Cristiano Ronaldo. Certo, CR7 è il vero catalizzatore di tutte le azioni d’attacco della Juventus, il valore aggiunto, ma resta il fatto che anche gli altri campioni presenti in squadra o in panchina siano comunque influenzati positivamente dalla sua mentalità vincente. E allora diventa tutto più facile, anche se Max Allegri deve stare attento a non far ripetere più ai suoi giocatori, certi momenti di offuscamento mentale che si sono evidenziati nel match di campionato contro il Genoa. Ma ci sta, anche se quel pareggio in casa suona ancora come fosse stata quasi una sconfitta. E’ il destino delle grandi squadre, quelle abituate a vincere sempre e non ci stanno mai a fare il minimo passo falso. Detto questo, dobbiamo dire che la squadra di Mourinho attualmente non è più la pericolosa macchina da gol di qualche anno fa, anche se gli diamo l’attenuante di alcune assenze importanti. Pogba ha preso un palo, ha giocato un’ottima partita, ma non è bastato ai fini di un risultato che sentenzia la superiorità della Juventus. La Roma, invece, nell’impegno di Champions contro il CSKA doveva dare una risposta ai suoi tifosi, ma prima ancora a sé stessa, proprio per dimostrare che la vera squadra di Di Francesco non poteva essere quella vista in campionato e, soprattutto, quella che aveva perso amaramente in casa contro la Spal. Il riscatto è avvenuto in maniera chiara e inconfutabile, visto che i giallorossi vincendo con un rotondo 3 a 0 hanno saputo verticalizzare il gioco con una compattezza di squadra che è stata molto eloquente nel rispondere sul campo a chi ha criticato lungamente il lavoro di Di Francesco. E poi anche Dzeko si è finalmente sbloccato facendo 2 gol, qualche assist pregevole e grande spinta aggressiva anche per sensibilizzare i suoi compagni di squadra. Under ha poi chiuso definitivamente la pratica contro i russi realizzando il gol della tranquillità. Oltre a Dzeko sono stati<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>molto convincenti nel gioco di squadra, Pellegrini, El Shaarawy e De Rossi, eterna anima indistruttibile dei giallorossi. Adesso la Roma sale a sei punti in classifica scavalcando proprio il CSKA e condividendo il primato con il Real Madrid. Una posizione che fa ben sperare per il passaggio del turno,ma, soprattutto, rende vitale un ambiente giallorosso depresso e preoccupato per l’andamento della propria squadra. Adesso a Di Francesco si chiede continuità, anche nell’inculcare al suo giocatore più atteso (Dzeko) di non essere bello solo di notte. Lui, le qualità le ha proprio tutte. Deve soltanto sbloccarsi in maniera definitiva.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Manchesterfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNchampions-juventus-e-roma-alla-grande-1013478.htmSi100451001,02,03030246
231013470NewsCampionatiTempi di stupri, vendette e richieste di risarcimento.20181006175333Cristiano Ronaldo accusato di stupro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ l’escamotage dei tempi moderni, una sorta di attenta analisi su come rovino la tua immagine pubblica e mi faccio conoscere dal mondo. Una storia cominciata tanto tempo fa nell’ambiente dello spettacolo, proseguita con Weinstein, Asia Argento e continuata poi anche con Jimmi Bennet. Ma non sono purtroppo i soli casi a tenere vivo l’interesse dell’opinione pubblica. Sì, perché ogni giorno l’informazione ci ragguaglia su ulteriori fatti concernenti questo squallido reato. E adesso ci si è pure messo il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il quale il 13 giugno 2009 in un albergo di Las Vegas avrebbe stuprato la 25enne <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kathryn Mayorga</b>. Ma questa denuncia è davvero fondata? Molti sono i punti oscuri della vicenda e troppe cose sono ancora sotto analisi da parte della magistratura, tuttavia, nell’attesa dei vari possibili processi che chiariranno meglio questa specifica situazione di reato, ci viene da riflettere su alcune domande. Perché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kathryn Mayorga</b> ha denunciato il caso pubblicamente 9 anni dopo il presunto stupro di Ronaldo? E perché come lei afferma in quel giugno 2009 a Las Vegas fece presente alla polizia del luogo l’avvenuto stupro senza dare il nominativo del presunto stupratore? Il quotidiano tedesco Spiegel racconta che pochi mesi dopo lo stupro, la Mayorga accettò l’equivalente di 260.000 euro da Ronaldo per non parlare più di quanto fosse successo. Insomma, la questione è molto ingarbugliata e necessiterà sicuramente di un lungo periodo di tempo per fare emergere tutta la verità. Intanto CR7 ha pubblicato 2 messaggi su Twitter negando le accuse nei suoi confronti e dicendo di avere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“la coscienza pulita”.</b> Il popolo bianconero e la Juventus lo difende dichiarando: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le vicende asseritamente risalenti a quasi dieci anni fa, non modificano questa opinione condivisa da chiunque sia entrato in</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">contatto con questo campione”.</b> Tuttavia, due grandi sponsor di Ronaldo hanno espresso posizioni più caute su quanto è successo. Sia la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nike</b> (azienda di vestiti sportivi) che la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ea Sport</b> (azienda di videogiochi) si dichiarano profondamente preoccupate di queste accuse allarmanti e non smetteranno di seguire da vicino la situazione. Il rapporto con la Nike parla di un contratto di sponsorizzazione di 1 miliardo di dollari (circa 870 milioni di euro), non proprio noccioline che potrebbero andare in fumo qualora CR7 realmente fosse ritenuto colpevole di stupro. Ma il punto da analizzare attentamente, secondo noi, è questo continuo ripetersi di attacchi di stupro da parte di persone legate allo spettacolo che in qualche modo attraggono l’attenzione dell’opinione pubblica per farsi pubblicità gratuita. Senza nulla togliere al desiderio di verità che soltanto la magistratura potrà sentenziare in tempi presumibilmente biblici, ci viene il sospetto che certe denunce di stupro siano diventate ormai una sorta di ripetitivo reato in una società che sempre più si rivolge al malcostume per apparire dal nulla e farsi pubblicità. Troppo facile per donne e uomini che hanno fatto sesso con personaggi pubblici importanti, denunciare lo stupro per uscire fuori da un anonimato che t’infastidisce in un mondo in cui se sei nessuno non vali nulla. E’ il vero problema di una società che pone in prima analisi la deriva dei valori e non fa distinguo tra il bene e il male. Apparire è meglio che essere e a tutti i costi, senza alcun ripensamento, rovino la tua immagine, la tua vita e mi arricchisco di pubblicità. Sarà così anche per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kathryn Mayorga</b> che (se è vero) ha vissuto una storia di sesso con il calciatore più forte del mondo e poi lo ha accusato di stupro? Chissà! Attendiamo gli sviluppi della vicenda.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNtempi-di-stupri-vendette-e-richieste-di-risarcimento-1013470.htmSi100451001,02,03030182
241013407NewsCoppeQuell’impresa sfiorata per poco20180413173652L`analisi sulla partita dei quarti di Champions, Real Madrid - Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A chi si chiede perché! A chi non ha dormito tutta la notte per quell’ingiustizia subita! A chi si mangia ancora le mani per avere visto i bianconeri arrivare a un passo dalla storia! A chi pensa che sarebbe stato meglio che la Juventus fosse uscita dalla Champions in un altro modo, oggi, con la mente meno sottoposta ad alta adrenalina, diciamo che questa bruciante eliminazione si può tradurre in un altro modo. In fondo quell’arbitro Oliver che ha concesso un rigore assai dubbio al 93mo scatenando le ire di Buffon, dei suoi compagni di squadra e di tutto il mondo innamorato della Vecchia Signora d’Italia, può avere un altro significato. Dopo avere assistito attentamente alle partite di andata e ritorno, pensiamo che la Juve si sia giocata banalmente l’accesso alle semifinali, grazie a quella sua abulica partita d’andata (non) giocata a Torino contro il Real Madrid. Sì, perché se la squadra di Allegri avesse interpretato quell’incontro con soltanto la metà della concentrazione mentale espressa in campo al Bernabeu, ebbene, siamo convinti che l’episodio del rigore e tutte le inevitabili polemiche che ci sono state a fine partita, non sarebbero successe. E’ vero che nella partita d’andata la Juve può recriminare un rigore non dato a Cuadrado all’ultimo minuto, tuttavia, abbiamo ancora negli occhi quell’atteggiamento disarmato e disarmante che la squadra di Allegri ha messo in campo in quella occasione. Come se tutto fosse ancora retaggio reverenziale di quella maledetta sconfitta di Cardiff in cui la Juventus fermò tutto il suo grandioso essere, in un secondo tempo di inspiegabile metamorfosi. Una sorta di blocco mentale che l’ha condizionata ancora a Torino, proprio nel suo Stadium che splende sempre per nutrita presenza di tifosi che arrivano in massa da tutta Italia e anche dall’estero. E neanche il popolo bianconero inteso come dodicesimo giocatore in campo, è valso a destare, a spronare, a sollecitare l’orgoglio di una nobile Signora apparsa troppo timida, paurosa e che ha sbagliato di tutto e di più. Ed è stato quindi inevitabile che il cinismo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> e compagni che hanno approfittato della situazione psicologica a loro vantaggio, si tramutasse in un regalo davvero inaspettato. A quel punto la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zidane</b> ha affondato i colpi, passeggiando letteralmente sul corpo di una Juve che ha fatto harakiri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ successo a Cardiff ed è successo a Torino. Stesso film, stessa mancanza di riparare gli errori commessi. Ma quante volte <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli, Chiellini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio</b> devono rimproverarsi i danni fatti in tutta la partita contro un Real Madrid, che si è subito sentito superiore e agevolato nell’autostima rafforzatagli dagli avversari? Aveva proprio bisogno questo Real di avere dei vantaggi, visto che è già forte di suo? E così è venuto il primo gol di CR7 e poi la seconda rete da cineteca, mentre l’incredulo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> alzava le braccia al cielo invece di marcare l’avversario e entrare come un motocarro spinto da grinta e senza freni inibitori. Bastava più attenzione, più concentrazione mentale che non c’è mai stata. Poi, la terza rete di Marcelo è stata la saga della delusione, dello scoramento, anzi dello sbracamento di chi disarma con il pensiero di chi ha davanti una squadra di marziani. Già, gli stessi “marziani” che quella stessa Juventus ha poi incontrato una settimana dopo al Bernabeu con un altro spirito, con un altro cipiglio capace di far sbarrare gli occhi increduli di tutti quei juventini che speravano ma che non osavano credere per scaramanzia. E allora qual è la vera Juve che ha sfiorato l’epica impresa contro questo Real Madrid che giocherà la sua semifinale con il Bayern Monaco? E’ la Juventus che ha capito come si giocano certe partite in Europa! E’ la Juventus che ha compreso che in Champions si gioca in modo diverso che nel campionato italiano! E’ la Juventus che oggi recrimina quell’ingiustizia subita, ma che ha capito che in fondo è tutta colpa sua, prima che quella dell’arbitro Oliver, dell’assistente di linea e di una serata che ha scatenato anche gli animi più nobili di un Buffon e di una società che vanta da sempre il suo impeccabile stile. Poi si può parlare di designatori e di ingiustizie italiche nel mondo del calcio europeo. Ma se prima non fai autoanalisi, se prima non cerchi di fare la partita perfetta come hai saputo fare al Bernabeu, non puoi sempre pensare che la colpa sia solo degli altri. Gli errori e le ingiustizie fanno parte del calcio, ma se tu li previeni al momento giusto con la grinta, l’orgoglio, il gioco e la determinazione, forse, come abbiamo detto, un po’ di colpa è anche tua: Juventus!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Madrid Stadio Bernabeufl0711fl0711foto-real-madrid---juventus.jpgSiNquell-impresa-sfiorata-per-poco-1013407.htmSi100451001,02,03030192
251013360NewsEditorialeLa grande emozione di Higuain a “C’è posta per te”20180114173436Maria De Filippi ha invitato nel suo programma il campione della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Guardando in televisione il programma di Canale 5 <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“C’è posta per te”</span></b> (a proposito, complimenti a Maria De Filippi) in cui è stato invitato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gonzalo Higuain</span></b>, ho pensato come un grande campione di calcio abituato alla ricchezza, alla popolarità e a una vita agiata in tutti i sensi, si possa immedesimare attraverso l’umana sensibilità a situazioni di vita che spesso sono drammatiche e si coagulano con una realtà in cui le cose più semplici appaiono come vere e proprie risorse personali. I sentimenti si sa, sono il piatto forte della trasmissione della De Filippi, ma ciò che penso sia un’ottima trovata è l’accostamento dei grandi personaggi pubblici a situazioni di vita in cui riappacificazioni, addii, lacrime e nodi in gola che mozzano il respiro, sono capaci di stimolare la curiosità della gente, quasi ad aspettare la reazione emotiva del personaggio popolare invitato per l’occasione. Ma ritornando a Higuain, ci è piaciuto come il campione della Juventus si sia calato nella parte di una storia in cui una madre e un padre si sono presentati in televisione per ringraziare pubblicamente il proprio figlio, per quanto ha fatto di bene a suo fratello minore, durante il decorso di una malattia incurabile che poi l’ha portato alla morte. Una lettera struggente scritta dalla madre e letta per l’occasione da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Maria De Filippi</span></b>, in cui si evince una storia di sentimenti profondi che hanno fatto scaturire emozioni forti. E, nemmeno a dirlo, la mamma sapendo che il figlio è tifoso della Juventus, per ringraziarlo ha chiesto alla De Filippi la presenza di Higuain. In tutta questa storia drammatica il campione è apparso un po’ impacciato, quasi senza parole, attento com’è stato a non piangere per pudore davanti alle telecamere, ma nulla ha potuto quando ha tentato di nascondere tutta la sua profonda emozione. Ha subito abbracciato il ragazzo, regalandogli la sua maglia della Juve con dedica, due biglietti aereo per un viaggio negli Stati Uniti d’America e ha poi abbracciato e baciato il papà e la mamma che erano in lacrime. Questo sta a significare quanto certi miti creati ad arte dal punto di vista mediatico, abbiano sempre una loro sensibilità d’animo spesso nascosta apparentemente davanti alla loro ricchezza, alle belle donne che pullulano come api al miele, alle costosissime auto, ad una vita sicuramente agiata e fuori dalle difficoltà economiche e sociali comuni a tante famiglie. Chissà, forse per un attimo al pipita sarà pure venuto in mente il percorso del suo passato personale, della sua famiglia, della sua terra argentina in cui lo status generale non fa pensare propriamente a ciò che oggi egli ha saputo conquistare. E’ la forza del pallone che tanto ti dà e che ti mette spesso a confronto con una realtà che è fuori da quella in cui vivi. L’importante è non dimenticare mai di tendere la mano a chi soffre, a chi ti chiede anche solo il conforto della tua presenza. E in questa speciale occasione, Gonzalo Higuain ha capito quanto fosse importante il suo abbraccio a un ragazzo e a una famiglia che ha vissuto una storia davvero drammatica. In fondo costa poco a chi dà, ma è tutto per chi riceve.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNla-grande-emozione-di-higuain-a-c-e-posta-per-te-1013360.htmSi100451001,02,03030160
261013336NewsEditorialeIl mio calcio.20171118115215Prima del derby capitolino tra Roma e Lazio, c`è un incontro tra Totti, Peruzzi e la famiglia Sandri, che deve farci riflettere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’incontro di Totti e Peruzzi con il papà e il fratello di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso dieci anni fa, mi ha fatto riflettere sul calcio dei valori che per sua natura si contrappone all’odio. E’ il mio calcio fatto di sana rivalità sportiva, lealtà, capacità di rispettare l’avversario e, soprattutto, mettere in evidenza la volontà di intendere che il pallone resta qualcosa che deve unire e mai disgregare. Ognuno con la propria fede sportiva, coi colori della bandiera e della maglia che porta nel cuore, senza mai perdere di vista che la rivalità non può sfociare nell’accecante odio che resta il vero male dell’uomo. L’abbraccio tra Totti, Peruzzi e la famiglia Sandri, altro non è che l’esempio di quanto sin qui detto, e cioè l’emblema di unione di due tifoserie storicamente ostili, che davanti al senso dell’umano sono capaci di portare la loro accorata partecipazione al ricordo di un ragazzo che in una maledetta domenica di novembre di dieci anni fa, fu ucciso da un poliziotto intervenuto nel tentativo di porre ordine tra scontri di tifosi in un area di rifornimento dell’autostrada. E poco importa se Gabriele fosse come tutta la sua famiglia un appassionato tifoso della Lazio, perché i romanisti rappresentati da Francesco Totti fin dal giorno dei funerali, sono stati partecipi al cordoglio per la morte del giovane ragazzo. Ecco, questo è il calcio in cui mi riconosco, che non è segno di poca fiamma ardente verso la passione per la propria squadra, ma più esattamente è il senso dell’umano sportivo che resta<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>il vero significato di un pallone che non può ungerci di odio ma deve ammantarci di voglia di aggregazione e quindi di umanità. La gioia di una vittoria che si contrappone alla delusione di una sconfitta. Immagini di abbracci e felicità che si oppongono alla teste chine e alle lacrime di delusione. E’ il calcio che somiglia alla vita con la sua eterna metafora e che non può oscurare i sentimenti e le emozioni che restano il fulcro principale della persona. E siccome il calcio è fatto di persone, resta purtroppo l’eterna diatriba interna tra bene e male. Ma il pallone della passione ha l’obbligo di insegnarci a fare il tifo per la nostra squadra e non a denigrare, ingiuriare, disprezzare la passione altrui. E’ un fatto di cultura sociale, di educazione sportiva che deve nascere dalle radici di ogni famiglia, ma anche dalla scuola e dal rapporto verso gli altri, dello stare insieme e rispettarsi pur senza condividere il pensiero altrui. La chiamano retorica, quel manifestare dei buoni sentimenti che tuttavia non si oppongono mai alla voglia di grinta e determinazione agonistica per inseguire la vittoria, ma che ci fa ravvedere su comportamenti troppo spesso esasperati e ostili verso il nostro avversario. Ma l’avversario altro non è che una persona come noi, con pregi e difetti che ne completano l’uomo fin dalla sua genesi. E allora ben vengano gli esempi di umanità come l’incontro del Totti romanista con la famiglia Sandri laziale, capaci di dirci che è il primo passo verso un’educazione sportiva che va oltre ogni rivalità. E’ il mio calcio, è quello in cui credo e per cui scrivo ormai da molti anni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711incontro-tra-totti,-peruzzi-e-la-famiglia-sandri.jpgSiNil-mio-calcio-1013336.htmSi100451001,02,03030230
271013308NewsCampionati50 anni dopo la morte di Luigi Tenco e Gigi Meroni.20171011185219Musica e Sport. Linguadoc Communication organizza un evento culturale, nel ricordo di due personaggi che hanno scritto una parte di storia del nostro Paese.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>50 anni, mezzo secolo. Eppure sembra ieri. Sono passati veloci come il vento che soffia solo una volta, spazza tutto in modo ingeneroso e poi va via. Un soffio impetuoso capace di cancellare la vita di un autore, cantante e musicista tra i più apprezzati al mondo e di un campione di calcio tanto amato, che ha scritto un pezzo della grande storia del Torino. Stiamo parlando di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, due storie di vita diverse e capaci di accomunarsi nella tragedia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Ciao amore, ciao”</span></b> è il titolo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Linguadoc Communication</span></b> ha scelto ad hoc per celebrare i 50 anni della morte di questi due personaggi immensi per cultura musicale e calcistica che sono rimasti nel cuore degli italiani. Un incontro di grande interesse culturale che si svolgerà a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Torino presso il Circolo dei Lettori in Via Bogino 9 - lunedì 16 ottobre alle ore 21,00 -</span></b>&nbsp;in una serata che si preannuncia magica per l’intervento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Alessandra Comazzi</span></b> giornalista de La Stampa di Torino, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Beppe Gandolfo</span></b> giornalista Mediaset, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Guido Barosio</span></b> direttore di Torino Magazine e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Natalino Fossati</span></b> ex calciatore del Torino e grande amico di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>. Il conduttore dell’incontro sarà il regista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Giulio Graglia</span></b> che si avvarrà dell’introduzione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Sabrina Gonzatto</span></b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco </span></b>è considerato tra i più grandi esponenti musicali della scuola genovese. Nato a Cassine in provincia di Alessandria, è cresciuto in quella Genova della musica leggera italiana che si è ispirata ai grandi personaggi quali <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Fabrizio De Andrè</span></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gino Paoli</span></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Bruno Lauzi</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Umberto</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Bindi.</span></b> La sera del 26 gennaio 1967 Luigi Tenco salì sul palco del Festival di Sanremo per cantare la canzone <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Ciao amore ciao”</span></b> in accoppiata con la cantante francese Dalida. Ebbene, quella canzone dal testo così profondo non fu apprezzato dalla critica e neanche dagli italiani di allora, tanto è vero che si classificò al dodicesimo posto su sedici canzoni e fu esclusa dalla finale. Da qui, l’abbattimento morale e la sfiducia totale di Luigi Tenco verso chi non credeva in lui, emersero fino a maturare il desiderio di suicidio nella camera d’albergo numero 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Lì fu ritrovato la mattina dopo, ucciso da un colpo di pistola alla tempia. C’era un biglietto scritto a mano, e più di una perizia fatta allora ha stabilito l’autenticità dell’autore: non c’erano dubbi, quel biglietto era stato scritto proprio da Luigi Tenco. Si è trattato di un atto estremo, per protesta verso chi non ha creduto in lui e nella sua canzone. Un episodio che colpì il mondo intero e che fece riflettere su certe valutazioni spesso banalizzate da giudizi troppo frettolosi e superficiali. E poi Gigi Meroni, la farfalla granata moriva il 15 ottobre 1967 in Corso Re Umberto a Torino, mentre attraversava la strada. Una tragica fine consumata proprio davanti casa sua, mentre usciva dal bar in compagnia di Fabrizio Poletti suo amico e compagno di squadra, terzino del Toro e della Nazionale di allora. Ricordarlo dopo 50 anni dalla sua scomparsa è come rivivere quel momento legato alla sua storia di calciatore e uomo dai mille affascinanti interessi artistici. Una vita spezzata a soli 24 anni! Troppo presto, troppo pochi per chiunque. Ha disputato 145 partite in Serie A realizzando 29 reti, ma ciò che si ricorda di Gigi è quel suo essere personaggio atipico, particolare, che amava dipingere, disegnare i suoi abiti e vestirsi in maniera originale, incarnando una figura che si connaturava in un calciatore – beat, ma anche in artista, in hidalgo e anche in dolce innamorato della bella Cristiana. Con questo suo modo d’essere appariva come appartenente alla piccola nobiltà. Ma Gigi fu sì nobile, ma di animo, perché le sue radici di ragazzo venuto da Como, diventato in breve tempo il mito e il simbolo di un epoca, fu soprattutto un esempio di vita per tanti ragazzi di quegli anni che erano l’emblema della speranza di un mondo migliore. Un qualcosa di simile alla concretezza di voler crescere e maturare in fretta attraverso i sacri valori umani. E Gigi, vera e propria leggenda del calcio italiano, fu uomo dalle mille sfaccettature. Estroso in campo come nella vita privata, fu un esempio di ordine mentale e modus vivendi. Un beat la cui folta capigliatura e il suo apparire erano capaci di incuriosire tutti, ma che non riuscivano a nascondere la bella persona che c’era in lui. Un ragazzino semplice, cresciuto velocemente, ma senza mai dimenticare l’umiltà delle sue origini, l’educazione ai sentimenti e al rispetto che egli mai ha dimenticato, nemmeno nel momento di maggior fulgore professionale. E dire che oggi, 50 anni dopo la sua prematura morte, è cambiato il calcio, sono cambiati i calciatori e il mondo che gli ruota attorno, ed è cambiata anche la quotidianità di una vita totalmente diversa. Sì, perché sono cambiati gli uomini che hanno perso la loro naturale genuinità e quei sentimenti che oggi sembrano sempre più soffocati da una deriva materialista che appare inarrestabile. Così, quando ci capita di parlare di personaggi del passato, non possiamo non fare un distinguo tra quello che è stato e quello che è. E, pur nella convinzione che il presente non è poi tutto da buttar via, ci riesce sempre più difficile non cadere nell’inevitabile retorica di pensiero che, in fondo, personaggi come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, che ha vissuto soltanto 24 anni della sua breve vita, sono riusciti a lasciarci dentro ciò che certi contemporanei uomini, o presunti tali, non potranno mai fare. E’ l’eredità dei buoni sentimenti, dei testi importanti delle canzoni d’autore e del calcio pulito. Un ricordo, un qualcosa di prezioso che ci ha lasciato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b>, un piemontese vissuto a Genova, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, una farfalla di color granata le cui esili ali sono state spezzate da un vento troppo impetuoso. Storie di uomini, tragedie di vita e rimpianti di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711meroni.jpgSiN50-anni-dopo-la-morte-di-luigi-tenco-e-gigi-meroni-1013308.htmSi100451001,02,03030251
281013301NewsCampionatiAndrea Agnelli, “Mai incontrato boss mafiosi”20170916152712Intanto la Procura della Figc, chiede l’inibizione del presidente della Juventus per due anni e mezzo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mai incontrato boss mafiosi”. Queste sono state le parole del presidente della Juventus Andrea Agnelli, che nel corso dell’inchiesta sull’infiltrazione della ‘ndrangheta nella curva e sulla cessione dei biglietti agli ultrà, era intervenuto con assoluta chiarezza. Oggi, a distanza di molti mesi, il capo procuratore della Figc Giuseppe Pecoraro ha chiesto due anni e mezzo di inibizione per il presidente bianconero, al tribunale federale nazionale nel processo a porte chiuse per la nota vicenda di cui sopra. La stessa procura federale ha inoltre disposto una multa di 50 mila euro a carico del presidente e chiesto l’estensione del provvedimento anche alle competizioni FIFA e UEFA, mentre entro 30 giorni è attesa la sentenza di primo grado del tribunale federale nazionale. Intanto, l’avvocato Franco Coppi, che è il legale del pool difensivo ha così commentato: “La Procura fa il suo mestiere, queste sono solo richieste, noi puntiamo a un’assoluzione piena”. Una vicenda che è ancora tutta da chiarire in sede legale, visto che la procura federale, davanti all’Antimafia, aveva fatto riferimento ai documenti arrivati dalla procura di Torino, in cui si faceva riferimento a presunti rapporti di alcuni esponenti della ndrangheta con la dirigenza della Juventus. Tuttavia, dobbiamo dire che il presidente Agnelli fin dall’inizio si è dichiarato innocente: “Nel rispetto di organi inquirenti e giudicanti, ricordo che non ho mai incontrato boss mafiosi. Ciò che leggo è falso”. Così scriveva in un tweet il maggiore esponente della Juventus che usa molto raramente i social. Dunque, come dicevamo pocanzi, ad oggi la questione è ferma alla richiesta della pena di inibizione per Agnelli da parte della procura Figc. Adesso si attendono gli sviluppi della questione che prevede un ricorso da parte dei legali difensori del presidente della Juve. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSiNandrea-agnelli-mai-incontrato-boss-mafiosi-1013301.htmSi100451001,02,03030262
291013299NewsCampionatiMessina, c’è bisogno di tempo. E poi vedrai…..20170914193041Il legittimo entusiasmo del presidente del Messina Pietro Sciotto, non nasconde il messaggio di pazientare. I risultati arriveranno. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ciò che ci sembra di questo rinato Messina del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sciotto,</b> è il desiderio di fare le cose in fretta per dare alla città che è appena uscita dal fallimento del pallone, quel segnale di ripresa immediata che significa a tutti i costi un campionato al vertice. Chi vive di calcio ormai da diversi lustri, sa bene che in questo particolare mondo bisogna avere pazienza e che nulla si risolve con la bacchetta magica. Dopo le due sconfitte subite ad opera del Portici e della Nocerina, attorno alla squadra di Antonio Venuto c’è una sorta di inspiegabile delusione da parte di qualche critico e tifoso. A questo proposito si è tirato in ballo l’entusiasmo (forse eccessivo ma comprensibile) del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sciotto</b>, il quale fin dall’inizio ha promesso ai tifosi un campionato di vertice. E si sa che la passione talvolta gioca brutti scherzi, tuttavia, chi ascolta e legge i giornali dovrebbe mettere in conto che non sempre si dice nel calcio ciò che è razionale, ma si manifesta a chiari lettere ciò che nasce dal punto di vista emotivo. Certo, è bello avere entusiasmo, ma non è auspicabile fare dei voli pindarici per non farsi male. Noi che siamo testimoni di una lunga intervista fatta a mister Venuto durante il mese d’agosto, possiamo dire che nelle parole di questo coach che ha sempre avuto nel cuore il Messina, si è evidenziato (com’è giusto che sia) l’appello alla pazienza, pur con vere note di speranza nella crescita di una squadra che ha assoluto bisogno di lavorare in serenità per trovare l’assetto di gioco, la forza fisica e mentale per costruire qualcosa che scaturirà nell’armonia del gruppo e nell’inevitabile arrivo dei buoni risultati. D’altra parte il tecnico di Villafranca Tirrena, ha da sempre sposato il credo di un calcio propositivo che richiede particolare attenzione negli allenamenti e nel sistema tattico di gioco che coinvolge tutti i reparti e che si manifesta attraverso l’intento globale di squadra che non è mai affidato al singolo. Grinta, determinazione, cattiveria agonistica, sono da sempre le caratteristiche che hanno manifestato le squadre allenate da Venuto, ma, per fare questo, c’è bisogno di tanto impegno, di umiltà, di convinzione e tanta pazienza. Noi confidiamo nel lavoro di questo tecnico, perché lo seguiamo ormai da parecchio tempo e riconosciamo in lui il senso di appartenenza, anche nell’arrovellarsi se i risultati non arrivano come vorrebbe. Ma lui, prima o poi, la quadratura del cerchio la trova sempre, stiano tranquilli i tifosi giallorossi perché questo tecnico è la persona giusta al posto giusto. Quando nel calcio si rinasce si ha bisogno dell’opera del collettivo, con figure atte a esplicare il proprio ruolo nel migliore dei modi. E’ il mondo dell’azienda chiamata calcio, che deve essere intesa come una piccola industria in cui ogni investimento deve essere fatto con oculatezza, professionalità e capacità di settore. Il presidente Sciotto questo lo sa, ed è per tale motivo che sta costruendo attraverso il suo smisurato entusiasmo una Messina del pallone che oggi sogna legittimamente un ritorno a quella magica storia che non è neppure molto lontana nel tempo. Ma c’è bisogno di pazienza, dell’aiuto di tutti, dell’unione che fa la forza e che non disgrega mai. Oggi apprendiamo che un altro tassello è stato posto nei vertici dirigenziali della società peloritana. Infatti, con l’entrata in società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabrizio Ferrigno</b> in qualità di direttore sportivo, riteniamo che si stia migliorando lentamente un’organizzazione tale da percorrere la strada giusta. Vedremo cosa accadrà in seguito. Noi siamo fiduciosi che questo nuovo Messina rappresenti la sorpresa di chi, troppo banalmente, oggi si lascia prendere da quelle eccessive delusioni iniziali che il calcio mette sempre in preventivo quando tutto è da riorganizzare. A Messina ci si liberi della facile negatività e si pensi oggettivamente a far gruppo, in campo e fuori. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>fl0711fl0711immagine-pietro-sciotto.jpgSiNmessina-c-e-bisogno-di-tempo-e-poi-vedrai-1013299.htmSi100451001,02,03030192
301013295NewsCampionatiAntonio Venuto: “Con pazienza risorgeremo dalle ceneri”.20170901232735Intervista al neo allenatore del Messina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sogno che un giorno il Messina possa ritornare in Serie A”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è il neo allenatore della squadra dello stretto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b>, che abbiamo incontrato sul campo comunale di Torregrotta in occasione di una partita di preparazione contro la squadra locale che milita in promozione. E’ fiducioso il mister di Villafranca Tirrena, anche se non nasconde le difficoltà di una preparazione frettolosa, dovuta al fallimento della società giallorossa che è poi stata salvata dal presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sciotto.</b> Problemi che non mettono in disparte la sua gioia di essere finalmente diventato il coach della squadra che ha sempre amato. Antonio Venuto arriva sulla panchina del Messina dopo una lunga trafila di esperienze che l’hanno fatto conoscere agli addetti ai lavori come un allenatore di sicuro affidamento. Serio, preparato e con spiccato senso dell’appartenenza, Venuto ha sempre sposato il culto del lavoro, del sudore, della fatica, ma anche del rispetto dei ragazzi a sua disposizione che egli cura sotto l’aspetto tattico, tecnico e anche psicologico. E’ la caratteristica di questo allenatore siciliano, capace di non risparmiarsi mai e di restare sempre con i piedi ben piantati a terra. Per questo motivo il presidente Sciotto l’ha scelto tra tanti, perché sa che il suo Messina è in buone mani. E allora ascoltiamolo questo allenatore, dal quale traspare evidente la voglia di lavorare per portare il Messina ai livelli che gli compete. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mister Venuto, finalmente si realizza il sogno di diventare l’allenatore del Messina. E’ più contento o preoccupato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Entrambe le cose. Sono sicuramente felice di approdare nella squadra della mia città che sogno fin da quando ho cominciato a frequentare la tribuna e la gradinata del mitico stadio Celeste negli anni ’70. Non pensavo che un giorno sarei diventato l’allenatore della mia squadra del cuore. Questo oggi è accaduto e adesso sono felicissimo. Dall’altra parte, però, so benissimo che questo incarico ricopre una grandissima responsabilità, tuttavia, sono sicuro che con l’aiuto, dei ragazzi, dei tifosi e di tutto l’ambiente riusciremo a toglierci delle belle soddisfazioni”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il vero progetto del Messina che è reduce da un fallimento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il Messina è rinato dalle ceneri grazie alla famiglia Sciotto, che è riuscita a risollevare le sorti di questo club pagando 150 mila euro per l’iscrizione ai campionati e 50 mila euro per la fidejussione. Un’operazione di grande impatto economico, per riconsegnare il calcio a una città che per il suo blasone e la sua storia non poteva esserne priva. Adesso, sulle ali dell’entusiasmo, tutti si aspettano di vincere il campionato. Questo non sarà facile perché abbiamo un gravissimo ritardo nella partenza, visto che abbiamo cominciato praticamente il 6 agosto con una squadra rabberciata, e adesso, a poco a poco, stiamo costruendo un buon gruppo con calciatori che possono fare al caso nostro. Certo, mancano ancora dei tasselli tali da completare il puzzle per una squadra competitiva a tutti gli effetti, tuttavia, devo dire che la società sta lavorando alacremente, nonostante il grave ritardo della nostra partenza. Sono venuti parecchi giocatori a provare da noi, ma non tutti hanno avuto le caratteristiche di far parte di un disegno tattico tale da fare la differenza in campionato. Vedremo in seguito di trovare qualche giocatore svincolato o qualche under di sicuro valore. Attualmente, la mia squadra gode di un centrocampo importante, capace di giocare a due o a tre. In difesa ci siamo rinforzati dopo l’acquisto del centrale Colombini, anche se c’è ancora bisogno di un altro acquisto per completare un reparto che io ritengo assolutamente importante per il gioco che intendo fare con le mie squadre. Ma c’è anche bisogno di un ariete in attacco e di un portiere under”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Possiamo dunque dedurre che i tre giocatori arrivati dalla Vibonese, rappresentino una sorta di riparazione momentanea?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è proprio così. C’è un gap di partenza ritardata che al momento non abbiamo ancora colmato, perché buona parte degli under e i migliori giocatori sul mercato si sono accasati in altre squadre. Non è facile costruire frettolosamente una squadra competitiva, tuttavia sono convinto che attraverso la buona organizzazione societaria, il lavoro costante, la dedizione, la fame calcistica e la voglia di arrivare dei miei ragazzi, si possono anche raggiungere risultati che in partenza sembrerebbero insperati. Ci vuole pazienza, questo è sicuro, perché altre squadre si sono completate prima di noi e perciò dobbiamo andare avanti attraverso la cultura del lavoro, sperando ancora in qualche acquisto importante. Il campionato è lungo e chissà, magari alla fine si illumineranno non soltanto i fari ma anche tutto il resto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo ci lascia pensare a un eventuale cambiamento tattico di ciò che è il suo credo calcistico, fatto di gioco propositivo e mai difensivo.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho degli attaccanti importanti e capaci di fare tanti gol, vedi Bonadio, Rizzo, oltre le punte centrali che possono essere Cocuzza e De Zai. Ritengo di avere un attacco prolifico e un centrocampo di qualità, capace di interdire nel momento di non possesso palla. Certamente, bisogna vedere se riusciremo a supportare questo peso nella fase difensiva, soprattutto nelle ripartenze degli avversari. C’è invece ancora molto da lavorare per quanto riguarda il gioco degli esterni, che ritengo indispensabili nelle due fasi di attacco e di difesa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire mister Venuto, qual è il suo messaggio diretto ai tifosi del Messina?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Dico alla piazza di Messina di sapere aspettare, di avere pazienza, perché sono convinto che risorgeremo dalle ceneri. Questo è il mio pensiero da primo tifoso del Messina, perché ho sempre sognato che questa squadra e questa società potesse tornare presto in Serie A, figuriamoci se non lo penso adesso che sono il diretto interessato.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torregrotta (Me)fl0711fl0711foto-antonio-venuto.jpgSiNantonio-venuto:-con-pazienza-risorgeremo-dalle-ceneri-1013295.htmSi100451001,02,03030246
311013289NewsEditorialeSergio Brio, “L’ultimo 5topper”20170819002140L`ex stopper della Juventus ha presentato il suo libro a Milazzo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Più scavi nel passato del calcio e più ti accorgi come emergano sempre più imperanti i valori etico sportivi, capaci di intersecarsi tra mille vicende umane che affascinano ed emozionano. E’ il caso dei grandi campioni del passato che a un certo punto della loro vita, per volere più degli altri che di se stessi, decidano di scrivere la propria biografia. E’ il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sergio Brio</b> ex campione della Juventus, che per tredici anni ha ricoperto il ruolo di stopper. Il suo libro intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’ultimo 5topper” edito da Graus Editore la cui autrice è Luigia Casertano</b>, è stato presentato a Milazzo presso l’Atrio del Carmine, grazie all’interessamento dello <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Official Fan Club “Alessandro Del Piero”</b> della città mamertina. E’ stata una serata fatta di ricordi, in cui l’ex campione della Juventus ha fatto un excursus della sua lunga e onorata carriera bianconera, soffermandosi spesso su momenti di natura umana capaci di emozionare ed enfatizzare il ricordo di un calcio visto più con gli occhi romantici che con il reale senso di un’analisi tecnico – tattica, di un pallone che oggi è totalmente cambiato. E così tutti i presenti hanno potuto apprezzare il rimembrare di situazioni, aneddoti, fatti e personaggi legati a una storia bianconera di cui Sergio Brio è stato uno degli artefici. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">certo punto della mia carriera mi era stato offerto di passare al Milan, ma rifiutai perché non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">potevo tradire la fiducia che mi diede Giampiero Boniperti soprattutto quando</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">m’infortunai seriamente ed egli seppe aspettarmi con pazienza”</b>. Parole che sanno di passato, che sanno di uomini, che sanno di un pallone che contava per i suoi aspetti tecnici, ma che non si nascondeva dietro false esteriorità e ruffianate di convenienza. C’era il campione, ma c’era soprattutto l’uomo e il rispetto della persona. Non sembri spicciola retorica la nostra, perché stiamo riportando fedelmente la cronaca di una serata milazzese che si è avvalsa della cultura di un calcio che ha scavato gli animi e si è fatto promotore di lunghe riflessioni per la differenza di metodi e interpretazioni dovute al cambiamento generazionale. Ma c’è stato chi ha posto anche il punto tra la Juve di ieri e quella di oggi. E, a questa precisa domanda, Sergio Brio ha praticamente sintetizzato l’importanza che sono sempre i Top Player che fanno grande una squadra e un ciclo di vittorie. Certo la sua squadra composta da campioni quali <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea</b>, è stata una delle retroguardie più forti di sempre. Con quella Juve Sergio Brio vinse quattro scudetti e tutte e cinque le competizioni UEFA per club, divenendo uno dei sei giocatori al mondo a raggiungere tale primato. In 13 stagioni vissute con la Juventus, questo stopper dal fisico imponente ha disputato 379 partite realizzando 24 reti. Oggi ha deciso di raccontarsi in questa sua biografia che mostra tutto il desiderio di parlare ai tifosi a cuore aperto, così com’è nello stile di questo campione nato a Lecce e capace di rendere evidente quei valori che purtroppo sanno di un passato ingiallito dal tempo. E’ romantico in certi momenti Sergio Brio, quando rievoca i suoi trascorsi con Gaetano Scirea che definisce un grande uomo prima che un campione vero: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Insieme ci completavamo perché lui aveva la tecnica che io non avevo, mentre io apportavo la grinta e la tenacia che non erano nelle sue caratteristiche</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">primarie”.</b> Insomma uno stopper numero cinque come non se ne vedono più nel calcio moderno. Sì, perché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sergio Brio</b> venuto da Lecce è stato l’ultimo a interpretare un ruolo capace di mordere le caviglie dell’avversario, nel rispetto della lealtà sportiva. Botte prese e anche date, in una carriera che l’ha visto essere espulso una sola volta. Segno di una cattiveria sportiva che non può essere confusa con il rispetto dell’avversario. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzofl0711fl0711foto-brio.jpgSiNsergio-brio-l-ultimo-5topper-1013289.htmSi100451001,02,03030221
321013285NewsCampionatiMessina, spiragli di luce intensa20170802100774Antonio Venuto è il nuovo tecnico del Messina<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il futuro del pallone messinese sembrava essere avvolto da oscure e impenetrabili tenebre. Invece, dopo la nuova costituzione societaria che fa capo a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Sciotto</b>, è stata presentata a Palermo la richiesta di affiliazione alla FIGC, della nuova Associazione Calcio Rilancio Messina costituita il 26 luglio scorso presso lo studio notarile Pitrone. Il presidente Sciotto e il DG in pectore Giovanni Carabellò stanno ultimando i documenti da presentare alla Lega Nazionale Dilettanti con i relativi adempimenti di natura economica e la disponibilità dello stadio ratificata dal sindaco Renato Accorinti. Nella giornata di mercoledì sarà presentata a Roma la domanda d’iscrizione e subito dopo si suggellerà l’accordo abbozzato fra dirigenti, componenti dello staff e calciatori. Appurata la scelta di rinunciare a un DS, l’allenatore designato dal quale ripartire è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto,</b> il quale ha indicato tre nomi per il suo staff; Santo Martinella ex difensore che è in grado di affiancare il tecnico di Villafranca Tirrena nel ruolo di responsabile dell’area tecnica, il preparatore dei portieri Mauro Manganaro e Nunzio Bertano nel ruolo di preparatore atletico. Ma tra tanti nodi da sciogliere c’è ancora quello dello stadio Celeste che non è a norma, e dunque restano urgenti i lavori di ripristino con l’istanza di conformità da parte dei Vigili del Fuoco che dovranno vagliare attentamente gli impianti elettrici e la situazione anti incendio. Sul versante tecnico, dunque, il nuovo presidente Pietro Sciotto ha scelto il tecnico Antonio Venuto, un allenatore molto conosciuto nello stretto di Messina e dintorni. Dal Milazzo al Sersale, oggi per l’allenatore di Villafranca Tirrena si avvera il sogno a lungo rincorso di allenare il Messina. Un tecnico con filosofie calcistiche aggiornate che si rispecchiano in un 3-5-2 di base, capace di enfatizzare le caratteristiche tecniche dei giocatori a disposizione. In panchina è un vulcano di grinta e determinazione, chiaro segnale dell’appartenenza alla filosofia della vittoria che non prevede la sconfitta, la quale, quando arriva, brucia oltremisura. Il nuovo presidente del Messina sa che ripartire da Antonio Venuto è garanzia di un percorso che nel tempo darà i suoi frutti, anche perché i trascorsi di questo allenatore parlano di un tecnico affidabile sotto l’aspetto caratteriale, capace di riflettersi sulla squadra in maniera positiva. Un motivatore con la rabbia in corpo, capace di trascinare un ambiente che ha bisogno di risollevare animi sopiti da scoraggiamenti e incapacità, derivanti dalle precedenti conduzioni societarie. Vedremo cosa accadrà nella città dello stretto, che è stata anche la storia di una Serie A del pallone che ha conosciuto una Sicilia non sempre considerata inferiore dal punto di vista dell’organizzazione calcistica. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Messinafl0711fl0711foto-venuto.jpgSiNmessina-spiragli-di-luce-intensa-1013285.htmSi100451001,02,03030227
331013245NewsCampionatiDybala rinnova con la Juve fino al 202220170413180040Un contratto di grande importanza per la Juventus, per Dybala e i suoi tifosi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Adesso è ufficiale. Paulo Dybala ha firmato il contratto che lo legherà alla Juventus fino al 2022. Un impegno voluto tra le parti, che porterà la joya (gioiello in argentino) a guadagnare 7,5 milioni di euro a stagione, così com’è il contratto di Higuain. Questo nuovo contratto fa scattare il premio di rendimento per il Palermo che incasserà la cifra di 8 milioni di euro in quattro rate, partendo dalla stagione 2018- 2019. Il calciatore argentino era arrivato alla Juve nel 2015 e quest’anno ha realizzato 16 gol. Ad oggi conta 82 presenze in bianconero di cui 65 da titolare con 39 reti e 16 assist. Numeri che parlano di un campione che in neanche due anni di appartenenza alla Vecchia Signora, ha raggiunto una maturità tale da essere considerato per bravura, tra i primi giocatori al mondo. E’ la storia di un ragazzo che incarna il senso spontaneo dell’amore per il pallone, aggiungendo una naturale predisposizione tecnica che ha affinato in breve tempo. Nasce come punta, ma dopo l’arrivo di Higuain alla Juventus ha dimostrato grande duttilità tattica predisponendosi con intelligenza nel ruolo di mezza punta, capace di interdire nel caso di non possesso palla e di far salire la squadra filtrando passaggi e verticalizzando il gioco d’attacco tra le linee. Non c’è che dire, Paulo Dybala è destinato nel breve tempo a diventare il calciatore simbolo di una Juventus che ha un crescendo di introiti e grandi progetti per l’immediato futuro. Per questo motivo pensiamo che al momento Dybala stia riflettendo sull’opportunità di godersi la sua Juventus, allontanando le eventuali sirene che lo vorrebbero giocatore di calcio all’estero. Paulo sembra sincero quando afferma: “Il momento più bello è stato quando ho apposto la mia firma al primo contratto con la Juventus (14 luglio 2015). Arrivare in questa società è stata un’emozione che non dimenticherò mai. Essere qui è stato come realizzare il sogno che avevo da bambino”. Certo, se pensiamo com’è lievitato il suo contratto da quando è arrivato alla Juve ad oggi, possiamo dire che tutto è avvenuto nella misura che premia il suo alto rendimento. Da 2,2 milioni di euro a stagione, si è passati a 7,5 milioni. La Juve non è società impreparata, e quando fa firmare contratti di tale levatura economica ha bene in mente l’investimento che gli verrà utile a breve tempo. Il giocatore è giovane ed è una garanzia assoluta per il largo margine di miglioramento tecnico – tattico che ha ancora. Quindi, un numero 21 di maglia che presto diventerà il simbolo di una Juventus che si prefigge di scrivere pagine di storia e di primati a livello nazionale con una particolare attenzione a quella Champions League più volte sfumata nel nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNdybala-rinnova-con-la-juve-fino-al-2022-1013245.htmSi100451001,02,03030278
341013242NewsEditorialeLo stato maggiore della Juventus incontra i suoi Club Doc20170408165625Interessante iniziativa della Juventus con i suoi fan. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che bello sarebbe se nel calcio come nella vita si potessero attingere le cose positive per scartare gli esempi più negativi. Tutto questo indipendentemente da certe aprioristiche chiusure mentali che ne inibiscono la possibilità di crescita collettiva. Nessuno è perfetto, ma qualcuno sbaglia meno di altri e dunque merita di essere preso come esempio. Partendo dunque dal presupposto che la perfezione non esiste e che dalla medaglia delle cose buone c’è sempre il risvolto di quelle meno buone, dobbiamo dire che al di là delle simpatie o antiche antipatie, l’esempio di qualità, di programmazione, di gestione amministrativa, commerciale e tecnica che dà la Juventus, è oggettivamente da imitare per potere crescere. Ci rendiamo conto che questo nostro articolo non possa suscitare apprezzamenti da parte di quella metà di tifosi italiani che non sono di fede juventina, tuttavia, riteniamo opportuno fare buona informazione facendo cronaca e parlando di certe tematiche di professionalità gestionale emerse dall'incontro voluto da una azienda calcio di successo come la Vecchia Signora. Valutazioni che quantomeno devono essere prese in considerazione attraverso punti di riflessione, nel tentativo di costruire insieme un mondo del pallone italiano, che al di là della disparità di potenza economica, deve essere amministrato con capacità progettuali che ne fanno la differenza. Una sorta di formazione collettiva che va oltre il minimalismo degli spiccioli veleni e della pochezza delle insanabili rivalità, per una crescita esponenziale di settore. Detto questo, ci piace dare informazione dell’incontro avvenuto allo Juventus Stadium da parte della società con i suoi Club Doc. Ecco i concetti più esplicativi di una comunicazione che tiene anche conto dell’etica professionale. La festa del coordinamento ha fatto emergere i dati di 133 mila iscritti per 488 Club Doc, di cui 69 fuori dall’Italia, con il 32% di crescita rispetto al 2016. Un evento atteso da tutti i Club bianconeri ma anche dalla dirigenza della Juventus che si è presentata puntuale con tutto il suo stato maggiore. Agnelli, Marotta, Nedved, Mazzia e in appoggio al centro di coordinamento anche Mariella Scirea, moglie dell’indimenticato Gaetano. Un incontro che si è occupato marginalmente di caricare la tifoseria, in vista dell’imminente partita di Champions che si disputerà martedì prossimo allo Stadium contro il Barcellona. Naturalmente, non è stato solo questo il pretesto di un evento di qualità che, se fosse stato solo per tale motivo, sarebbe risultato davvero riduttivo. Diciamo che si è approfittato di tale circostanza per rafforzare la qualità di un rapporto che deve restare sempre rispettoso delle parti, senza tuttavia prevaricare mai il senso di una collaborazione che deve sempre unire nella passione e mai disgregare. Queste le parole di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b>: <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per voi io sarò sempre Andrea, perché io sono il primo tifoso della Juventus e perché penso che come tifosi siamo tutti uguali. E’ un piacere accogliere voi, primi portatori</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di juventinità dentro e fuori dal campo”.</b> Qualche maligno potrà pensare a frasi fatte, capaci di ruffianarsi i tifosi per chissà quale scopo oscuro. Noi, più democraticamente, pensiamo invece che attraverso il dialogo, l’incontro, la relazione, il rispetto e la buona educazione delle parti, si possa costruire un rapporto di durevole stima a prescindere da ogni cosa. E’ la partecipazione alla vita dell’azienda calcio che coinvolge i suoi sostenitori e li rende collaborativi al fine di unire. Tanto è vero, che nel corso dell’evento lo stato maggiore della Juventus ha presentato il nuovo logo bianconero, facendo partecipare i presenti alla visita del cantiere dove sta sorgendo il nuovo centro sportivo della Continassa. Dunque, riteniamo davvero che questo rapporto che la società Juventus ha instaurato con i suoi Club Doc, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sia da ritenersi assolutamente positivo alla luce di un obiettivo comune da raggiungere, che è quello della maturazione, del reciproco rispetto e di una crescita culturale che può e deve innalzare i valori sportivi di un calcio troppo spesso ritenuto pericoloso e alla mercé di personaggi ambigui. Sì, perché l’adrenalina per una partita vinta o la delusione per aver perso, non può cancellare quanto è stato seminato oggi allo Juventus Stadium, nelle menti dei suoi Club Doc sparsi in Italia e nel mondo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711foto-andrea-agnelli.jpgSiNlo-stato-maggiore-della-juventus-incontra-i-suoi-club-doc-1013242.htmSi100451001,02,03030293
351013223NewsCampionatiAldo Agroppi: “Il Toro? Sbaglia troppi rigori”20170209193951Intervista ad uno dei grandi rappresentanti della storia del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Toscano di Piombino (Li), lingua sciolta e senza peli, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aldo Agroppi</b> è l’emblema di verità scomode dette sempre senza freni inibitori. Con lui abbiamo parlato del Toro e del suo momento difficile, ma abbiamo volutamente toccato altri temi come il campionato di calcio, la Juve e le relative polemiche dell’Inter, piuttosto che Sanremo e il suo festival. Ma abbiamo anche fatto cenno alla prossima uscita del suo libro intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non so parlare sottovoce”.</b> Insomma di tutto un po’, in questa intervista che stuzzica la curiosità. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Aldo, che idea ti sei fatto di questo Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ un Toro che sbaglia i rigori e continua a buttare via dei punti. C’era la speranza di vedere una leadership dettata da qualche giocatore in più, tipo Ljajic. Ma questo non si è visto e così siamo ricaduti nella mediocrità”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se ci sono delle colpe, a chi le attribuisci?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non saprei dire. Quello che invece posso dirti che seguo marginalmente il calcio. Pensa che non riesco neanche più a vedere una partita per intero in televisione. Preferisco assistere ai gol e alle immagini che riportano spezzoni di partita. Quindi, per me è molto difficile rispondere alla tua domanda, anche perché sarebbe giusto, prima di parlare, essere dentro all’ambiente, vivere le giornate di allenamento e gli umori dello spogliatoio. E’ un fatto di correttezza, per questo ribadisco ciò che vedo da lontano, e cioè un Toro che ha cominciato bene ma che adesso si trova a metà classifica.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Cosa ti piace e cosa non ti piace di Mihajlovic?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non lo conosco personalmente. Non gli ho mai parlato e non so cosa dice nello spogliatoio. Per me gli allenatori sono tutti uguali, perché contano il 20%. L’importante è avere dei giocatori validi e una squadra che abbia un alto tasso tecnico da poter gestire al meglio. Provate a dare al fenomeno Conte la squadra del Crotone; cosa farebbe? E quindi sono i giocatori che contano.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Filadelfia che sta per rinascere, un’aria granata che sembra più respirabile rispetto a prima, allenatore nuovo e giocatori nuovi. Tuttavia, il risultato non cambia mai e siamo sempre alle solite. Perché?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Ma dove sono i Graziani, Pulici, Claudio Sala, Zaccarelli, Pecci. Dove sono? Oltre Belotti non vedo grandi calciatori che possano fare la differenza in una squadra che ha desiderio di primeggiare. Diciamocelo pure, la qualità non è eccelsa. Certo, se fossero andati a segno quei calci di rigore sbagliati, il Torino avrebbe avuto 4 o 5 punti in più in classifica, senza tuttavia cambiare la sostanza di una squadra senza grandi campioni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Parlando di calci di rigore sbagliati, perché nel Toro non si stabilisce la gerarchia che altre squadre hanno? E’ positivo il gesto di prendere il pallone, carpirlo ai compagni e metterlo sul dischetto per tirare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sono gli allenatori che decidono chi deve tirare i calci di rigore, già durante gli allenamenti della settimana. Spesso succede che sbagliano, com’è capitato a Belotti all’inizio di campionato. Quindi, il giocatore stesso non si sente più in grado di tirarli e così si decide di assegnare ad altri il compito. Ma, a quanto pare sia Ljajic, sia Iago Falque, continuano a sbagliare. Certo, è difficile dire perché. Evidentemente c’è un problema di timore che si è venuto a creare per mancanza di tranquillità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensi che il Torino sia destinato a non eccellere mai?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Quando c’erano Cerci e Immobile, se non sbaglio la squadra aveva fatto un buon campionato e la società aveva ottenuto considerevoli incassi economici. Poi, tutto è cambiato. Sono annate che vanno e che vengono, perché manca la continuità di proseguire la giusta strada intrapresa. E’ un po’ come cominciare e ricominciare, che è la cosa più difficile da fare. Sento le stesse cose a Firenze, dove non vedo grandi calciatori come non li vedo al Toro. Voglio dire che le società fanno quello che possono, ma poi sul campo ci vanno i calciatori.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Aldo, pensi che la Juve ha già vinto il campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Credo che debbano già pensare al prossimo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Cosa mi dici delle feroci polemiche che ci sono state dopo la partita Juventus – Inter? Pensi che i due rigori che non sono stati dati dal signor Rizzoli, dovevano essere concessi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non ti so rispondere perché la Juve non la guardo. E poi, ti sembrerà strano, ma come ti dicevo prima mi sono distaccato dal calcio. Questa, comunque, è storia vecchia. Diciamo sempre le stesse cose da anni e non cambia mai nulla.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>So che hai scritto un nuovo libro che dovrebbe uscire a maggio, il cui titolo è: “Non so parlare sottovoce”. Ci puoi dare qualche anticipazione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Al momento mi sembra opportuno non dare alcuna anticipazioni, perché l’Editore, che è Cairo, sta vagliando i contenuti di ciò che ho scritto. Diciamo che il titolo è l’unica cosa sicura di questo libro, composto da tanti paragrafi che delineano molte situazioni della mia vita. E’ un libro cui tengo davvero tanto e mi auguro che possa essere pubblicato e presentato nel prossimo mese di maggio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tu che sei un estimatore di canzoni e che ami Mina, Lucio Battisti, Modugno e altri che hanno accompagnato la tua generazione e fatto la storia della canzone italiana, stai seguendo il Festival di Sanremo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il Festival di Sanremo è diventato un baraccone. Io sono rimasto a Domenico Modugno, Claudio Villa, Celentano, Peppino Di Capri. Oggi è diventata la passerella delle scosciate e dei cantanti che presentano canzoni che fra 50 anni non le ricorderà più nessuno.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Aldo, se per ipotesi un giorno dovessi vedere il Torino primo in classifica, ti piacerebbe vederlo giocare come il Napoli di Sarri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Devo dirti che il Torino di Radice non era meno bello e forte di questo Napoli. Certo, la bellezza del gioco che applica Sarri in un Napoli fatto di giocatori tecnicamente validi e veloci, è indubbia. Ma se questa squadra trova delle compagini come il Palermo che è stato capace di essere attento alle ripartenze degli avversari, costruendo una ragnatela a centrocampo, allora il Napoli va in difficoltà perché non trova gli spazi necessari che gli consentono di realizzare il suo gioco.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-agroppi.jpgSiNaldo-agroppi:-il-toro-sbaglia-troppi-rigori-1013223.htmSi100451001,02,03030379
361013222NewsEditorialeIl Memorial Marco Salmeri collega Torino a Milazzo20170206191948Nord e Sud si uniscono per una nobile causa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>I lettori ricorderanno che pochi giorni fa ci siamo resi partecipi dell’informazione sul <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Memorial Marco</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salmeri” di Milazzo (Me),</b> che quest’anno giunge alla sua terza edizione. Marco è stato un giovane calciatore morto tragicamente in un incidente stradale all’età di 22 anni. Una storia che ha coinvolto tante persone della città di Milazzo e dintorni, ma che ha saputo sensibilizzare anche il mondo sportivo di Torino, tramite la società di calcio dilettantistica Cit Turin. In quell’occasione avevamo parlato di un futuribile incontro tra i genitori di Marco e il presidente Angelo Frau. Ebbene, questo incontro è avvenuto in un tardo pomeriggio di sabato 4 febbraio. Le ombre della sera imminente hanno accompagnato con un po’ di tristezza un momento di particolare intensità emotiva, subito stemperata dalla grande ospitalità del Cit Turin e del suo primo rappresentante. In questo appuntamento già fissato da tempo, si sono creati i presupposti per un Memorial calcistico di grande importanza, che verterà probabilmente su un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>triangolare di Squadre Primavera, di cui ancora non si conosce il nome ma che sicuramente appartengono a società di Serie A. Il presidente Frau, mettendo in mostra la sua grande correttezza morale che lo contraddistingue da sempre, non ha incrementato facili illusioni e voli pindarici, ma ha dato il suo appoggio per la riuscita di un Memorial che, se si realizzerà, alzerà di gran lunga l’asticella di un ricordo fatto attraverso la partecipazione del pallone che conta. Ma c’è ancora un'altra cosa che vogliamo riferire di questo bellissimo incontro in casa del Cit Turin, ed è la promessa del presidente Frau a papà Nino Salmeri, di regalare la maglia con dedica a Marco (che era interista), di Maurito Icardi. Non una maglia qualsiasi, ma la stessa maglia indossata dal capitano nerazzurro in occasione della partita contro la Juve, che si è giocata allo Juventus Stadium. In questa circostanza abbiamo avvertito attimi di intensa commozione da parte della mamma e di papà Nino, il quale con grande dignità e attenzione a non farsi scoprire con gli occhi lucidi di commozione, ha esclamato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Grazie presidente, mi auguro che Marco da lassù capisca i sacrifici di papà, mamma e adesso anche delle persone che, pur non avendolo conosciuto personalmente, stanno imparando a volergli bene. Grazie davvero. Di cuore”.</b> E’ la parte più bella di un calcio che spesso non siamo soliti cogliere, pieni come siamo di fatti e misfatti che nascondono certi sentimenti che appartengono al senso di un gioco che resta pur sempre la metafora della vita. Il dolore per la perdita di un figlio così giovane e in tragiche circostanze, non ha prezzo. Tuttavia, l’unione di intenti e la sensibilità di un mondo del calcio dilettantistico capace di prodigarsi per una nobile causa nonostante la distanza logistica tra Torino e Milazzo, è davvero ammirevole e meritevole di attenzione da parte di noi cronisti. E’ il calcio dei dilettanti, delle persone di buona volontà che fanno volontariato per il bene sportivo e sociale dei giovani. E’ il pallone dei pochi soldi e dei sacrifici immensi, che contatta il mondo professionistico come collegamento ad una forza unica che significa atto di umanità, di vicinanza, di affetto. Eppure, il presidente Frau, forse per dissolvere un momento carico di emozione, l’ha definito il “Memorial del sorriso e dell’amicizia”, nel ricordo di un giovane calciatore travolto da un tragico destino. Sono storie di vita e di calcio, come tante ce ne sono al mondo. Famiglie colpite dal lutto e da un insanabile dolore, che spesso cercano di curare piaghe inguaribili e lottano per non far cadere nell’oblio dei sentimenti la figura del proprio figlio. E’ l’inevitabile trascorrere del tempo che induce a dimenticare. Ragazzi che attraverso il calcio hanno amato la vita e anche un sogno da sempre sognato, che però non si è mai realizzato. E’ l’altra faccia di un pallone legato ai sentimenti che non conosce fazioni, odi e veleni sportivi, ma che ci fa riflettere su un qualcosa che vale la pena credere insieme. Da nord a sud di questa nostra Italia del pallone, che non deve porre barriere limitanti a qualcosa che va oltre la delusione del gol mancato e della partita persa. E’ il calcio che significa vita. E quando questa vita si perde tragicamente e tronca i suoi interpreti, allora si ha l’obbligo di continuare a credere nel ricordo dell’esempio che ci è stato lasciato come patrimonio. Sì, perché il tempo non può cancellare un puzzle mai ultimato, per la mancanza di alcune tessere che non si sono potute incastrare per colpa del destino. E’ questo il pensiero verso Marco e verso chi, come lui, amava il calcio e la vita che non gli è stata amica. A noi non resta che proseguire il nostro dovere di cronisti, rendendo tutti partecipi di incontri come quello avvenuto a Torino in una sera di Febbraio al Cit Turin, tra i genitori di Marco venuti da lontano e un presidente generoso come Angelo Frau. Per non dimenticare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711img_1960.jpgSiNil-memorial-marco-salmeri-collega-torino-a-milazzo-1013222.htmSi100451001,02,03030277
371013198NewsEditorialeQuando muore una società di calcio.20161220171946Cala il sipario sull`A.S.D.Due Torri di Gliaca di Piraino<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Questo pallone che ci fa gioire, penare, abbracciare, arrabbiare e poi adirarci gli uni contro gli altri, resta pur sempre una passione dalla quale è impossibile privarsi. Vivi le tue domeniche calcistiche aspettando di vedere la squadra del cuore e in settimana ti informi sullo stato di forma di questo o quel giocatore, sperando che tutti siano in ordine per vedere un bell’incontro. Ma quando tutto questo finisce, ecco che ti casca il mondo addosso. Abbiamo seguito da lontano la recente&nbsp;storia negativa&nbsp;del Due Torri di Piraino, squadra che militava nel girone I del Campionato Nazionale di Serie D. Piraino è un piccolo paese in provincia di Messina, che conta circa 4000 anime. Il pallone era l’unico vero appuntamento della settimana, l’unico orgoglio di uno sport che faceva parlare di se, anche fuori da quelle mura. E adesso che il vecchio Stadio Enzo Vasi di Gliaca di Piraino (ricordiamo che Gliaca è la frazione marina di Piraino) ha chiuso malinconicamente i battenti, sembra quasi che il silenzio assordante che avvolge gli spalti vuoti, il terreno di gioco senza vita e gli spogliatoi muti e orfani dell’urlo incoraggiante di squadra, sia l’emblema di un abbandono che sa di rabbia. La scorsa estate avevamo visitato questa piccola realtà calcistica del nord della Sicilia. Era un pomeriggio assolato. L’orologio segnalava le ore 17,00, ma c’era un caldo incredibile. Le scarpe affondavano nel catrame cotto dai raggi del sole, ma lì, all’interno dello Stadio Enzo Vasi, si faceva sul serio e si preparava con orgoglio l’inizio di un Campionato di Serie D che, per il Due Torri, si percepiva già fosse in ripida salita. Tuttavia, lasciando perdere le paure di ciò che poi sarebbe stata certezza, abbiamo visto i ragazzi iniziare il secondo allenamento della giornata agli ordini del tecnico Antonio Venuto. La preoccupazione di un fallimento traspariva già dagli sguardi dei ragazzi che attendevano l'incasso di alcuni stipendi arretrati, ma il mister con fare deciso ha provato e riprovato schemi, incursioni di gioco da parte degli esterni in fase offensiva e di interdizione, con il chiaro intento di sgomberare dalla mente ogni idea che potesse avvilire anche i muscoli e i polmoni dei suoi ragazzi. Era come vedere il comandante di una nave che stava a galla per miracolo, ma che era obbligo credere che presto sarebbe stata fluida e sicura nel suo incedere. E così abbiamo visto scendere le gocce dalla fronte dei ragazzi di Venuto. Le maglie erano intrise di sudore e di ansia, nonostante muscoli e polmoni fossero stati messi a dura prova in quell’infuocato pomeriggio di inizio agosto che invogliava piuttosto un bel bagno a mare. Ma sentirsi professionisti è anche questo. E’ capire il sacrificio mentale e fisico per raggiungere un obiettivo ben preciso.&nbsp;E in questo caso quale&nbsp;sarebbe stato l'obiettivo da raggiungere? Beh, in questa situazione più che ambire a far bene in campionato, c’era la speranza mai perduta che la società potesse dare cenni di ripresa, di vita, di orgoglio. Quell’orgoglio di onorata società di calcio di un piccolo paese della Sicilia, che negli anni ha militato tra i dilettanti e poi ha assunto un meritato posto anche tra i professionisti. Era come far parlare di sé, era come dare l’immagine di un luogo a tanti sconosciuto ma che invece meritava di essere apprezzato. E quale miglior mezzo se non il pallone che attrae e riempie di adrenalina anche i cervelli più offuscati? Poi, tra settembre e metà dicembre scorso, si avvera ciò che avresti voluto non si realizzasse mai in una società di calcio: l'abbandono di tutti. E intanto da quel settembre di inizio campionato tante cose sembravano oscillare come in un’altalena, prima fatta di rosea speranza e poi di buia realtà. Domeniche interminabili con il pallone tra i piedi che veniva calciato con rabbia da tutti i ragazzi di mister Venuto. L’avversario impersonava sempre più il destino avverso e bisognava attaccarlo senza fargli prendere il sopravvento. Ma le tante sconfitte, qualche pareggio e le sparute vittorie, si sono accumulate ai punti di penalizzazione inflitti alla società per non avere adempiuto in tempo agli obblighi previsti dal regolamento. Il Due Torri si è dunque trovato ad essere (forse irrimediabilmente) ultimo in classifica. Una squadra che negli anni precedenti aveva sempre ben figurato, sfiorando addirittura la partecipazione ai play off. Ma adesso è lì a guardare tutti dal basso. E’ il segno della fine. Mister Venuto ha rassegnato le sue dimissioni il 30 novembre scorso e i suoi ragazzi hanno proseguito qualche domenica con un altro mister, fino a quando hanno deciso di non scendere più in campo. Storie di promesse mai mantenute, storie di linfa mai alimentata, storie di un pallone senza vita. Laconico il presidente del Due Torri Giovanni Di Bartolo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ La squadra è ferma da giorni, i calciatori sono stati inseriti tutti in lista di svincolo. Non ci presenteremo ad Aversa e concluderemo con questa rinuncia il girone</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">d’andata”</b>. Dopo 43 anni, 4 campionati di Serie D e nessuna retrocessione, il futuro del Due Torri è dunque già scritto. Cala il sipario. La lettera di rinuncia che la società invierà alla Lega Dilettanti, sarà l’ultimo atto di una commedia che avremmo voluto si risolvesse con un altro epilogo. Sì, perché quando muore una società di calcio è come se morisse una parte di noi che appassionati siamo di pallone, a prescindere da quel tifo che ci lega da sempre alla nostra squadra del cuore.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Pirainofl0711fl0711venuto-6.jpgSiNquando-muore-una-societa-di-calcio-1013198.htmSi100451001,02,03030335
381013189NewsCampionatiQuando il calcio è sensibilizzazione verso la ricerca sul cancro20161107193636Calcio e sensibilizzazione sociale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Calcio e ricerca. Due commedie che rappresentano bene le vicissitudini del pallone e della vita. Noi che seguiamo il calcio per scriverne gli accadimenti, domenica 6 novembre abbiamo apprezzato come i calciatori, gli allenatori, i dirigenti, si siano schierati a favore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’AIRC,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro</b>. Momenti di riflessione che si sono intrecciati tra sport e sensibilizzazione sull’importanza della ricerca che vuol dire lottare per la vita, che è certamente più importante di un gol, di una partita, di una vittoria o di una sconfitta, della quale stupidamente ne facciamo un dramma. E’ il pallone che rotola sul campo e che ci fa gioire e penare di cose di cui non ci rendiamo conto di quanto siano effimere al cospetto di chi lotta per la vita. Non ci piace cadere nella retorica, anche se l’argomento può portare a farlo, tuttavia, non possiamo non esprimere i nostri sentimenti verso quella ricerca che studia come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>curare e guarire le malattie tumorali che, purtroppo, sono di diversa natura e per questo difficili da sconfiggere. Ma, grazie alla ricerca, notevoli passi avanti si sono fatti in un campo che qualche anno fa sembrava impossibile. Recenti studi confermano che quasi il 70% dei tumori potrebbe essere prevenuto o diagnosticato in tempo, se tutti avessimo stili di vita corretti e aderissimo ai protocolli di screening. E lo sport è tra i migliori ambasciatori dell’importanza dell’esercizio fisico, che talvolta funziona proprio come una medicina. Così, come dicevamo, i calciatori, gli allenatori e tutti gli appartenenti al mondo del pallone, hanno invitato gli sportivi e gli inguaribili innamorati di calcio a sostenere l’AIRC, con l’obiettivo di investire su una nuova generazione di ricercatori di talento, che saranno i futuri campioni della ricerca sul cancro. Già, i futuri campioni della ricerca sul cancro, ma cosa fa lo Stato Italiano per incrementare la ricerca, i cervelli che si adoperano per costruire un domani fatto di certezze e non più legato alla flebile speranza? Poco o nulla si investe su un settore che dovrebbe avere la priorità su ogni altra cosa, perché si tratta della nostra salute e del futuro delle generazioni che verranno. E allora, come può essere incrementato il fondo per la ricerca scientifica? Dalla sensibilizzazione culturale che deve entrare nell’anima della gente, di tutti noi che dobbiamo percepirne l’importanza concreta che va oltre ogni senso di buonismo personale dettato dal momento. La ricerca sul cancro è qualcosa di diverso, di importante. E’ volere costruire il futuro stando accanto a chi soffre, a chi ha vissuto questa terribile esperienza con la fortuna di poterla raccontare. Tutto questo grazie alla Ricerca Scientifica, all’AIRC che spesso si identifica in quel 45510 che significa speranza e consapevolezza di un giorno forse ancora lontano, in cui l’umanità potrà sconfiggere un male che annienta il bene più prezioso per ognuno di noi: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la vita</b>. Assieme si può fare! Ciascuno, con quello che può. Come noi che scriviamo di calcio e che spesso e volentieri ci “distraiamo” tra mille altre sfaccettature che compongono la commedia della vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: 443.55pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino&nbsp;Cavallaro<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNquando-il-calcio-e-sensibilizzazione-verso-la-ricerca-sul-cancro-1013189.htmSi100451001,02,03030358
391013179NewsEditorialePapa Francesco – Maradona - e la partita per la pace.20161013181731Quando il calcio si veste di buoni sentimenti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Papa Francesco</b> di mezzo, tutto sembra unirsi per incanto. Già, il Sommo Pontefice con la sua semplicità, con il suo modo discreto di porsi davanti al mondo, è l’unica persona capace di unire tutti. Infatti, da quando Francesco è stato eletto Papa, non abbiamo mai sentito alcuna critica nei suoi confronti, ma solo grande stima e affetto. Egli è al centro di ogni cosa terrena; si chiami pace, fraternità tra popoli o tenerezza dei buoni sentimenti, Francesco è lì in qualità di figura misericordiosa a dare respiro a un mondo falcidiato dalle guerre, dai soprusi e da tutto ciò che si identifica nel male. Ma c’è l’amore infinito che è senso di ogni cosa. E c’è pure il suo significato a dare sostanza alle giornate più buie, quelle che ti fanno pensare tristemente alla difficoltà di vivere. Ma Francesco è sempre lì, ed appare costantemente con gesti e parole che sono il toccasana per il cuore. Non è facile retorica la nostra, ma più semplicemente la traduzione di quanto ci viene insegnato attraverso i messaggi di pace, che non devono mai venire a mancarci come senso di unione per un bene così <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>inestimabile, di cui troppe volte davvero ne offuschiamo la limpidezza. E così nel corso della partita per la pace, in cui si sono raccolti i proventi per i bambini e per tutte le persone più bisognose (tra cui i recenti terremotati di Amatrice, Accumoli e i paesi colpiti dal sisma il 24 agosto scorso), il messaggio di unione per la pace ha avuto il solito grande e profondo significato capace di entrare dentro l’anima e sollecitare le pigre corde del fare. Un pallone che rotola in mezzo al campo dell’Olimpico di Roma, grandi campioni del passato come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Diego Armando</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maradona</b> a far da testimonial, le telecamere della Rai per dare maggiore risalto all’evento calcistico, e poi la gente sugli spalti a far da cornice a un quadro che ne disegna chiaramente i tratti di quei sentimenti che non possono far altro che unire. Unirci sopra ogni cosa attraverso il calcio e l’aggregazione sociale che, una volta tanto, non si divide in fazioni ma si sente unicamente partecipe di un messaggio di pace. Ma ciò che ci ha colpito maggiormente, è stato come i gol, il risultato della partita, la curiosità di vedere all’opera giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maradona, Totti, Di Natale, Cafù, Candela,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Burdisso, Mauri, Ronaldinho, Veron, Davids, Bojan, Abidal, Crespo</b> e altri illustri nomi del calcio mondiale che vantavano pure la presenza dell’allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Capello</b>, erano poca cosa in confronto al messaggio di pace e di unione che aleggiava su quello Stadio Olimpico, in una notte romana che ha saputo conciliarne i grandi temi. Sì, ci piace proprio questo pallone ispirato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Papa Francesco </b>che è venuto dall’altra parte del mondo per sensibilizzarci e per ricordarci la grande responsabilità di sentirci uniti, non a parole ma con i fatti. In questa occasione, come peraltro anche in altre, il calcio ha dato una mano a Francesco, ma anche a noi che abbiamo apprezzato questo evento trasmesso al mondo come qualcosa di alto spessore umano.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpico fl0711fl0711diego-armando-maradona.jpgSiNpapa-francesco-maradona-e-la-partita-per-la-pace-1013179.htmSi100451001,02,03030358
401013159NewsEditorialeMaledette scosse di terremoto20160826225720Dopo il sisma la distruzione di tutto <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" cambria","serif";="">Nella giornata in cui è stato proclamato il lutto nazionale per le vittime del terremoto avvenuto nelle zone di Rieti e dell’Ascolano, anche noi che solitamente ci occupiamo di calcio e descriviamo le sue vicende, vogliamo una volta tanto mettere da parte il mondo del pallone per scrivere un articolo che è la riflessione di un momento della storia d’Italia che ci ha colpito profondamente per la crudeltà di un sisma che ha raso al suolo interi paesi. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span>“Perché…….perchè”.</b> Quante volte in occasione di calamità naturali ci siamo fatti questa domanda. Interrogativi che spesso fanno vacillare la nostra fede religiosa, il nostro credere nella vita e il senso di essere venuti al mondo. Domande legittime che ci rattristano e ci commuovo alla visione di case distrutte, di polvere e macerie, di vite spezzate, di borghi, paesi e città in cui incredulità e paura sono il riflesso di attimi di terrore dovuti ad un maledetto sisma che non si pone nessuno scrupolo di sorta. E’ la catastrofe che succede all’evento naturale che tutto spiana al suolo quando meno te lo aspetti, mentre dormi o sei sveglio. Uomini, donne, bambini e vecchi sotto le macerie, sotto case che sembrano fatte di cartone, talmente sono crollate con facilità durante il terremoto. Dimore che erano il rifugio di una quotidianità serena e che illudevano alla certezza di trovarsi al sicuro. Ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Amatrice, Accumoli,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pescara del Tronto,</b> la vita scorreva serena con il senso di sicurezza, lontani dal pensiero di cosa stava per accadere alle 3 e 37 di mercoledì 24 Agosto, in un presto mattino in cui il sonno non induce ad essere preda di brutti pensieri. E invece è proprio lì, in quel lasso di tempo che si è consumata la tragedia. La terra si scuote calcolando il sesto grado della scala Ritter e poi propone a ripetizione le scosse di assestamento. Un film del terrore che invece è realtà. Tutto intorno è disperazione e paura. C’è chi fugge e c’è pure chi è rimasto sotto le macerie e ha trovato la morte. Al momento sono 247 i sepolti vivi, 190 nel Reatino e 57 nell’Ascolano, ma si tratta di un numero che è destinato a crescere. Sono 264 le persone ferite e ricoverate negli ospedali di Roma, Pescara e in altri centri della zona di Rieti e Ascoli. E intanto, sotto quelle costruzioni crollate e la montagna di macerie, c’è ancora la speranza di trovare la vita. 1059 scosse di terremoto si susseguono a ritmo infernale. Nel frattempo si apprende che alle ricerche lavorano 880 pompieri con 250 mezzi. 5400 uomini, tra forze dell’ordine e volontari sono impegnati nei soccorsi con un lavoro massacrante e instancabile. Sono tutti lì a dare una mano nella speranza di cogliere ancora l’attimo per salvare delle vite umane, mentre quel mucchio di macerie cosparse di sangue e polvere rappresentano la distruzione di ciò che è stato costruito attraverso i sacrifici di una vita. La casa che non c’è più e la morte dei propri cari rappresenta il dramma che si è consumato in pochi attimi. Ma il maledetto sisma è sempre lì, in agguato, pronto a manifestare la sua presenza con movimenti sussultori e ondulatori, quasi non fosse ancora soddisfatto dell’immane tragedia procurata alla popolazione; a quella gente indifesa che nulla ha fatto di male per meritare tale catastrofe. Ed ecco che viene ancora spontanea quella domanda che s’interseca legittima tra la disperazione e le lacrime di dolore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Perché tutto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">questo?”.</b> Una domanda che continueremo a fare sempre, nonostante siamo perfettamente convinti che non ci sia alcuna risposta. Sono i dubbi amletici che evidenziano la vita stessa, un bene prezioso che qualche volta ci mette di fronte alla riflessione di quanto sia valso nascere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" cambria","serif";="">Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>Rietifl0711fl0711pallone8.jpgSiNmaledette-scosse-di-terremoto-1013159.htmSi100451001,02,03030272
411013156NewsEditorialeTotò Schillaci, “Il gol è tutto”.20160819140847L`ex bomber della Juventus e della Nazionale Italiana, ha presentato il suo libro e inaugurato a Milazzo lo Juventus Club Alessandro Del Piero. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In un caldo pomeriggio d’estate, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Totò Schillaci</b> è venuto a Milazzo per presentare il suo libro intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il gol è tutto”</b> edito da Piemme con la prefazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edoardo Bennato</b>. Ma è stata una duplice visita la sua, perché in contemporanea ha anche inaugurato lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club DOC</b> della città mamertina, che ha così realizzato le numerose richieste dei sostenitori bianconeri, di rinnovare l’ormai vetusto e non più attivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club Milazzo</b> intitolato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Michel Platini</b> dell’ex presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vincenzo Cannistrà</b>, che oggi si presenta nelle vesti di presidente onorario del nuovo club intitolato ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b>. In un Atrio del Carmine gremito in tutti i suoi posti disponibili, Totò Schillaci ha parlato a ruota libera e con dovizia di dettagli del suo libro che racconta come il gol nel calcio possa cambiare la vita. Una letteratura semplice capace di arrivare a tutti gli amanti di storie di vita che s’intrecciano alle fortune di un calcio che improvvisamente ti porta sul tetto del mondo. Sono sentimenti che ciascuno riesce a fare propri, con quel filo conduttore che parte dalla povertà più povera e ti fa raggiungere a una celebrità improvvisa che sbigottisce, che quasi non ti fa riflettere come tutto ciò sia potuto accadere. E’ il sogno che si avvera, che si materializza come quasi non avevi neanche sperato, ma ti coinvolge in maniera totale e ti rivoluziona sostanzialmente uno status che diventa privilegio. E’ il gol che è tutto, che fa vincere la tua squadra, che ti porta alla ribalta, che crea immagine e ricchezza. Nato a Palermo nel 1964 nel quartiere Cep, dove i ragazzini si scambiano la droga come in altri posti si scambiano le figurine dei calciatori, Totò Schillaci è stato capocannoniere ai Mondiali d’Italia ’90 e Scarpa d’Oro nello stesso anno. Ma per gli italiani del football quel mondiale ’90 iniziò al 78’ minuto di Italia - Austria, quando Schillaci, ultimo convocato, scende in campo e in quattro minuti segna il gol della vittoria. Erano le notti magiche fatte di girotondi di clacson, sventolii di bandiere e l’inno a Totò gol. L’Italia del pallone sembrava impazzita. Gli occhi spiritati di Totò Schillaci che venivano inquadrati dalle telecamere dopo ogni suo gol, fecero il giro del mondo ed erano significativi di chi, per trovarsi lì, ha preso a morsi il destino. Il racconto di Totò Schillaci scorre in maniera fluida, passionale, senza intoppi, come se tutto fosse accaduto soltanto ieri, E’ la storia di un ragazzo che partito con il pallone in valigia da Palermo è arrivato a Messina dove ha conosciuto grandi allenatori strateghi come Scoglio e Zeman che gli hanno costruito il trampolino di lancio di una carriera ad altissimo livello nella Juventus dell’Avv. Giovanni Agnelli e Giampiero Boniperti che gli hanno spalancato le porte della Nazionale Italiana. Già, la maglia azzurra. L’ennesimo sogno che si realizza nella vita di Totò Schillaci. Una vita che è sempre legata al gol segnato che è tutto, perché lo realizzi quando entri in campo a partita in corso e fai vincere la tua squadra. Un segno del fato che è forse il motivo conduttore della sua storia di campione talentuoso e fortunato, come se qualcuno dall’alto del cielo gli avesse dato una mano. Un destino fatto di tante sfaccettature di vita che si dipanano tra glorie calcistiche e fatti personali, che hanno segnato il percorso umano di Totò Schillaci. Egli non sembra avere problemi nel raccontare i suoi trascorsi legati alla sua sfera affettiva e ai legami matrimoniali non sempre felici, che l’hanno provato. E’ un Totò Schillaci che dà se stesso alla sua gente, non curante di alimentare la curiosità generale, ma con la consapevolezza di esprimere tutto il suo orgoglio di quanto ha fatto nella vita di calciatore e di ragazzo venuto dalla povertà del profondo sud. Non ha amato la scuola, questo è stato un neo indelebile che gli ha impedito di crescere sotto l’aspetto culturale, tuttavia, resta pur sempre l’esempio di un ragazzo venuto dalla povertà del profondo sud d’Italia, che se non avesse costruito la sua storia di campione di calcio, chissà cosa sarebbe stata la sua vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>Milazzo (Me)fl0711fl0711pace.jpgSiNtoto-schillaci-il-gol-e-tutto-1013156.htmSi100451001,02,03030279
421013154NewsCampionatiAntonio Venuto, leadership e motivazione nel ruolo di allenatore.20160811155756Quando il calcio dilettantistico è gestito da seri professionisti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><div style="border-width: medium medium 1pt; border-style: none none solid; border-color: currentColor currentColor windowtext; padding: 0cm 0cm 1pt; border-image: none; mso-element: para-border-div; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; padding: 0cm; border: currentColor; border-image: none; text-align: justify; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;">Antonio Venuto</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> da Villafranca Tirrena in provincia di Messina, è stato allenatore della S.S. Milazzo dal 2008 al 2011 conquistando due promozioni tra Campionato di Eccellenza e poi di Serie D, raggiungendo il terzo posto nel Campionato di Lega Pro di Seconda Divisione nell’anno 2010’11. Una scalata professionale che l’ha visto crescere fin da quando, allenatore dilettante di terza categoria nel 1989 ha deciso di continuare i suoi studi calcistici per ottenere l’abilitazione di allenatore di seconda categoria fin dal 2007. Poi, non contento di quanto ottenuto, si misura con se stesso per verificare le sue potenzialità. Si iscrive al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Corso di Allenatori Professionisti di Prima</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Categoria a Coverciano nell’anno 2011’12</b> e s’incammina in questa avventura con l’ardire di chi ama il calcio, desidera studiarne approfonditamente i sistemi di preparazione, l’individuazione e l’abilità nel percepire la chiave tattica giusta (anche a partita in corso), conoscere le varie scuole di pensiero e l’anima da tirar fuori dai giocatori per poterli motivare positivamente. Ma è soprattutto la psicologia applicata al gruppo dei calciatori e anche individuale, che alla fine del corso porta Venuto a discutere la sua interessantissima tesi dal titolo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Leadership e motivazione: il ruolo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’allenatore”.</b> Non è un caso che mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b> abbia scelto di ricercare e discutere questa tesi davanti a una commissione d’esame competente, (tra gli altri c’era pure mister Spalletti). Infatti, chi lo conosce bene, sa che il suo desiderio di approfondimento teorico - pratico sulle più moderne discipline tecniche calcistiche europee, lo caratterizza come uomo -allenatore dai connotati personali talmente chiari che non si possono confondere con chi vede la professione di coach in maniera minimalista, raffazzonata e senza l’opportuna etica. Lui sa che nel calcio non c’è nulla di improvvisato e neanche di definitivo e che i risultati positivi sono la chiave del successo ripartito tra società, allenatore, giocatori e tifosi, ma sa anche che ai primi insuccessi chi paga per primo è l’allenatore. Troppo navigato è mister Venuto per illudersi di successi facili che in prospettiva non danno alcuna garanzia. Lui sa come lavorare sodo con i suoi ragazzi, dai quali pretende impegno, serietà e vita ordinata fuori dal campo. Ma è anche pronto a capire se un giocatore non rende come potrebbe a causa di problemi psicologici che non rientrano propriamente nell’infortunio fisico. Ed è questa la peculiarità più naturale e importante di questo allenatore: saper capire i suoi ragazzi e motivarli ad un impegno maggiore dal quale possa scaturire il meglio di loro. Senza stress, ma con la naturalezza e la consapevolezza che si ha quando si ama qualcosa, quando si sogna di raggiungere un obiettivo che è frutto della fatica e del lavoro serio. Sono queste le caratteristiche naturali di Venuto, un allenatore che non ha solo imparato attraverso i libri e gli studi tecnico-calcistici certi valori che sono insiti nel suo DNA, semmai le ha affinate confrontandosi con i suoi compagni di corso dai nomi altisonanti come Roberto Baggio, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Fabiens Cauet, Alessandro Dal Canto, Davide Dionigi, Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Devis Mangia, Fabio Pecchia, Lamberto Zauli, Zè Maria, per citarne solo alcuni tra i più famosi. Ma lui, mister Venuto, pur non vantando un curriculum altisonante da ex calciatore, (è stato portiere di ottime qualità in campionati di Serie D e Lega Pro) non si è lasciato intimidire da nessuno, anzi si è confrontato consapevolmente con grinta e determinazione di chi deve dimostrare a se stesso e agli altri la propria preparazione. E non è un caso che ha ottenuto uno dei più alti punteggi finali di tutto il corso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">97/110</b>. Oggi si accinge a cominciare il suo secondo anno consecutivo con il Due Torri di Piraino che parteciperà al campionato di Serie D, dopo avere sfiorato la partecipazione ai Play Off nel campionato 2015-’16. Stiamo parlando di un allenatore che stuzzica davvero la curiosità per preparazione culturale calcistica, per una forma mentis di lavoro applicato al calcio che significa fatica, dedizione e ricerca insistente ai meccanismi tattici che devono essere sostenuti da una buona preparazione fisica. E così in un assolato pomeriggio d’estate, abbiamo pensato di assistere a una seduta di allenamento. Sono le ore 17,00 di un pomeriggio d’estate 2016 che a chiunque consiglierebbe di stare a mare per refrigerarsi dalla calura. Ma qui, allo stadio di Piraino in provincia di Messina si fa sul serio, proprio come se ci si dovesse preparare a un campionato di professionisti e non di dilettanti. Due allenamenti giornalieri che sono gestiti in maniera intelligente da mister Venuto, dove ogni movimento, ogni corsa, ogni fatica che sfocia nel sudore della passione, ha sempre una sua logica e nulla è mai improvvisato. La ricerca del sincronismo di movimenti che allenano la mente e il corpo a proiettarsi tra le linee degli avversari, deve essere ripetuto fino a quando i giocatori non capiscono bene ciò che devono fare con la palla al piede. L’azione parte sempre dal portiere che appoggia all’esterno di difesa e poi al centrale che cambia gioco e lancia la palla all’esterno d’attacco che s’involerà per creare l’operazione d’attacco. Esercizi ripetuti mille volte che diventano quasi maniacali, ma che devono far capire che quella è la strada giusta da seguire. La fatica e il sudore che ti ripagherà dei sacrifici fatti. E’ il concetto di un calcio fatto di poche parole e molti fatti. Un pallone che è l’emblema dell’anima messa in campo e che fa il gruppo, la squadra, il calcio. A Piraino, in quell’assolato pomeriggio di agosto, abbiamo assistito alla preparazione di un calcio vero, che chiamarlo dilettantismo è come sminuire un qualcosa che è molto simile al professionismo. E’ il calcio di mister Venuto, che non risparmia mai energie e rafforza l’autostima di chi capisce che seguirlo non fa altro che aumentare la conoscenza di stare in campo e migliorarsi. Siamo certi che anche quest’anno, (come sempre nella gestione di mister Venuto), i risultati saranno eccellenti per il Due Torri, una squadra che parte sempre in sordina, con umiltà, ma poi emerge sempre alla grande, moltiplicando il suo reale potenziale tecnico. C’è un detto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Mazzarri,</b> l’allenatore toscano ex Napoli, Inter e adesso in Premier League, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se la mia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">squadra vale 50 ed io riesco a farla valere 100, vuol dire che……”.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b> è questo, un allenatore che vive di calcio, conosce la fame di vittorie e la trasmette ai suoi ragazzi. Per tale motivo siamo convinti che per lui si apriranno scenari sicuramente più consoni alle sue aspirazioni di allenatore ad alti livelli.</span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; padding: 0cm; border: currentColor; border-image: none; text-align: justify; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font></div><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Piraino (Me)fl0711fl0711venuto-6.jpgSiNantonio-venuto-leadership-e-motivazione-nel-ruolo-di-allenatore-1013154.htmSi100451001,02,03030655
431013149NewsEditorialeL’Eusebio Cup di Lisbona, in ricordo di quel 3 Maggio 1949.20160730084637La storia del Grande Torino è sempre presente<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono storie nel calcio che vanno oltre il fatto tecnico e raccontano emozioni sempre vivide nel tempo. Emozioni intense che si rinnovano puntualmente al ricordo incancellabile di quel 3 Maggio 1949, in cui il Grande Torino di Valentino Mazzola andò a giocare una partita amichevole a Lisbona e poi, nel viaggio di ritorno, si consumò la tragedia di Superga in un maledetto pomeriggio del 4 Maggio. Chi era già nato e chi non era ancora venuto alla luce del mondo, fa sua questa storia indelebile del calcio di tutti i tempi. Un romanzo che si accompagna alle note melodiche di una letteratura granata che appartiene a tutti, al di là di ogni fede calcistica. E così, per la terza volta nella storia, Benfica e Torino si sono affrontati in una partita dal significato romantico più che dal valore tecnico. Soltanto due volte le due squadre si erano affrontate prima: il 3 Maggio 1949 a Lisbona e il 6 Maggio 1964 a Torino, in occasione del quindicesimo anno dalla morte del Grande Torino. Con l’Eusebio Cup organizzato l’altra sera a Lisbona, si è voluto dare un doppio ricordo commemorativo che rinnova l’amicizia tra due club così fortemente legati nei sentimenti e nei valori di un pallone che pur nella sua logica di sport agonistico, fa sempre emergere i trascorsi che li accomunano oltre ogni disputa. Un appuntamento con il passato, che il Luz di Lisbona ha saputo organizzare in maniera esemplare. La storia ci racconta che quella partita del 3 Maggio ’49 che il Grande Torino disputò a Lisbona, fu vinta dai portoghesi per 4 a 3. Poi, come dicevamo, nell’amichevole disputata allo Stadio Comunale di Torino nel ricordo degli Invincibili, il Benfica si impose addirittura per 4 a 1 contro il Torino. Ma nella terza partita dell’altra sera è stato il Torino a vincere la Coppa Eusebio, in un match terminato prima in parità e poi vinto ai calci di rigore. Potremmo raccontare gli sviluppi dei fatti tecnici, che hanno visto per alcuni tratti il Torino nell’apprendimento del gioco di squadra voluto da Sinisa Mihajlovic. E potremmo anche soffermarci sulla bellissima punizione calciata da Liajic che ha portato in parità il Torino, ma sarebbe come banalizzare un match che in ogni tocco di palla, in ogni gesto tecnico e in ogni gol fatto o subito, rimarca sempre il ricordo del Grande Torino che si interseca come qualcosa che si manifesta con la presenza costante che parte da Bacigalupo e non finisce mai. E’ lo spirito interpretato dai ragazzi di Mihajlovic, che stanno studiando la storia granata come fosse un DNA che si integra al fatto tecnico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Lisbonafl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNl-eusebio-cup-di-lisbona-in-ricordo-di-quel-3-maggio-1949-1013149.htmSi100451001,02,03030345
441013148NewsCalciomercatoLa Juventus è padrona del calciomercato20160727153541Higuain, Pianjc,Dani Alves, Benatia, Pjaca e tanto altro, nella Juve targata 2016`17<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe Marotta</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> l’aveva detto. Dopo il primo incontro avvenuto con il presidente del Napoli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Laurentiis</b> per l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gonzalo Higuain</b>, le parti si erano lasciate con un nulla di fatto. Ma l’amministratore delegato della Juventus aveva aggiunto un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per ora”</b> che era emblematico della volontà della società di Corso Galileo Ferraris di riprendere la trattativa in termini ancora più decisi. Così è stato. La Juventus ha acquistato il Pipita pagando la clausola rescissoria di 90 milioni di Euro in due anni al Napoli, mentre al giocatore argentino è stato riservato un contratto quinquennale di 7,5 milioni di Euro a stagione. Pazzo mercato che dichiara di non avere soldi e poi li spende alla grande. Ma la Juventus, i suoi conti se li sa fare molto bene, perché ha calcolato quanto percepirà dalla partecipazione alla Champions League, mentre ha ancora in riserbo l’asse nella manica concernente l’operazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba,</b> che dovrebbe fruttare ben 115 milioni di Euro per la cessione al Manchester. Cessione che sarà probabilmente ufficializzata a fine Luglio. L’argentino sarà a Torino per la seconda parte delle visite mediche Giovedì 28 (la prima l’ha già effettuata a Madrid), mentre arriverà in gran segreto all’aeroporto di Caselle alle ore 10,30 di Mercoledì 27 Luglio. Lunedì 1° Agosto comincerà gli allenamenti a Vinovo. Questo è quanto ci risulta sulla questione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain.</b> Un’operazione che ha scombussolato il calciomercato nel suo evolversi. Un puzzle che deve ricomporre le tante tessere mancanti di società come il Napoli, l’Inter, il Milan e tutte le maggiori squadre di calcio italiane che da questa mega operazione della Juventus, cercano di inserirsi per capire come organizzarsi meglio. E partiamo proprio dai partenopei.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Napoli</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - Rientrati per fine prestito, il portiere Sepe dalla Fiorentina, il centrocampista De Guzman dal Carpi e dopo avere acquistato il difensore Tonelli dall’Empoli e il centrocampista Giaccherini dal Bologna via Sunderland, il presidente De Laurentiis ha acquistato la punta polacca Milik ed ha ceduto il portiere Gabriel al Milan, il centrocampista Chalobah al Chelsea e il difensore Regini per fine prestito alla Sampdoria. Adesso si profilano una serie di obiettivi da raggiungere e si fanno i nomi di Icardi, Candreva, Rog (centrocampista della Dinamo di Zagabria), Soriano dalla Sampdoria, Herrera (centrocampista dal Porto), Pereyra dalla Juventus, Widmer e Zielisnki dall’Udinese. Ma, dopo la partenza del Pipita, per il Napoli resta ancora il punto fermo relativo alla sua sostituzione. Dopo Milik, probabile Icardi. Vedremo cosa accadrà.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Inter</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - Tenuto conto che la nuova proprietà Suning ha dato segnali di cambiamenti non immediati, come la guida tecnica della squadra, il mercato procede a rilento con il rientro per fine prestito di Ranocchia, Dodò, Andreolli, Bessa, Yao, gli acquisti di Erkin (difensore del Fenerbahce), Ansaldi (difensore dal Genoa), Banega (centrocampista del Siviglia). Ceduti Ljajic, Telles, Manaj e Juan Jesus, l’Inter si pone questi obiettivi: Gabbiadini, Yaya Tourè, Berardi, Witsel (anche se sembra in procinto di passare alla Juve).</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Milan</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - La società rossonera sta per essere ceduta da Berlusconi a un gruppo cinese, pare addirittura con il 100% delle azioni. Il nuovo allenatore Montella sta cercando di capire assieme a Galliani, qual è la strada migliore da percorrere per essere competitivi in campionato con obiettivi europei. Rientrati dal fine prestito il portiere Gabriel, Paletta, Matri, Suso e dopo avere acquistato Lapadula dal Pescara e il difensore Vangioni dal River Plate, il Milan ha ceduto Balotelli al Liverpool per fine prestito, Mexes, Boateng e Alex per fine contratto, mentre Abbiati ha chiuso la sua carriera. Al momento gli obiettivi rimangono focalizzati in Musacchio, difensore del Villareal, Kovacic, centrocampista del Real Madrid e poi Paredes, Sosa, Zielinski, Arbeloa e Mustafi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Roma </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>– La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> sembra quasi lavorare in sordina. Dopo aver rinnovato il contratto a Francesco Totti ancora per un anno, il presidente americano Pallotta non ha ancora fatto vedere acquisti scoppiettanti, e forse non li farà neppure vedere neanche al termine del calciomercato. Rientrati dal fine prestito i vari Iturbe, Ricci e Paredes, al momento i veri acquisti si riducono nei nomi del difensore Seck, del centrocampista della Fluminense Gerson, del portiere Alisson, del difensore dell’Empoli Mario Rui e del difensore dell’Inter Juan Jesus, mentre sono stati ceduti Digne, Ucan, Keita (svincolato), Maicon, De Santis, Pjanic, Castan, il portiere Szczesny all’Arsenal per fine prestito, Iago Falque e Zukanovic. Insomma, oltre mezza squadra è stata sfoltita e adesso bisognerà ricostruire. Al momento gli obiettivi sembrano essere il difensore del Barcellona Vermaelen, l’esterno Zappacosta dal Torino, Caceres che è stato svincolato dalla Juventus, il difensore del Manchester City Zabaleta e il centrocampista della Fiorentina Badelj. Troppo poco per una squadra che giocherà i preliminari di Champions League e ha in mente di fare un ottimo campionato agli ordini del suo coach Spalleetti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Torino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Agli ordini del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, la società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b> si propone come squadra dallo spirito aggressivo, così com’è nella sua storica natura. Dopo avere acquistato il difensore Ajeti dal Frosinone, il difensore Barreca dal Cagliari, l’attaccante Boyè dal River Plate, l’attaccante Iago Falque dalla Roma e il serbo Ljajic dall’Inter, i granata hanno ceduto alla Lazio l’attaccante Immobile, il difensore Glik al Monaco, il portiere Castellazzi per fine carriera e il centrocampista Farnerud. Questi gli obiettivi da raggiungere: il difensore De Silvestri, il difensore della Fiorentina Tomovic, il centrocampista del Milan Kucka (che piace tanto a Mihajlovic) il centrocampista Badelj della Fiorentina, il centrocampista Valdifiori del Napoli e Grenier, il centrocampista del Lione. Vedremo cosa accadrà da qui al 31 di Agosto, giorno della chiusura del calciomercato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Della Juventus abbiamo già parlato abbondantemente. Possiamo solo aggiungere che nella lista degli acquisti della triade composta da Agnelli, Marotta e Paratici c’è anche Witsel, il centrale di difesa belga che attualmente milita nello Zenit di Pietroburgo. Arriverà anche lui? Con quest’andazzo nulla è precluso alla società bianconera.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711GONZALO-HIGUAIN580.jpgSiNla-juventus-e-padrona-del-calciomercato-1013148.htmSi100451001,02,03030553
451013116NewsCampionatiSerie D, s’infrange il sogno play off del Due Torri20160509170411La piccola realtà calcistica di Piraino (Me), allenata da mister Antonio Venuto. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>A un certo punto della stagione a Piraino, piccolo centro del messinese, quasi tutti ci credevano, o meglio, speravano di partecipare ai play off di un campionato di Serie D che aveva visto la squadra locale del Due Torri, prima iniziare in punta di piedi e poi rivelarsi compagine di alto rango. Sfuma così il sogno a lungo cullato, di un’occasione che avrebbe potuto dare ai siciliani la possibilità della promozione tra i professionisti. Nell’ultima partita di campionato, infatti, il Due Torri ha perso per 1 a 0 la partita casalinga contro il Reggio Calabria, che era decisiva ai fini della partecipazione ai play off per un eventuale ripescaggio in Lega Pro. Una sconfitta che brucia più di quanto non si pensi, soprattutto in virtù di un match che ha visto i siciliani di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Antonio Venuto</b> spingere con cuore e anima. Già, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Antonio Venuto</b>, uno che se si potesse si dovrebbe persino clonare per la sua consolidata esperienza e bravura professionale che, tranne i confini siciliani, aspetta ancora di essere valutata in termini di alta qualità. Un allenatore capace, grande motivatore, lavoratore instancabile e curatore dei minimi particolari di ciò che significa gestione di un gruppo coeso che poi si converte in vera squadra di calcio. Non chiacchiere da bar, ma vere e proprie sostanze che si riflettono nei risultati che mister Venuto ha lasciato dovunque è andato ad allenare, come veri e propri segni tangibili di un lavoro di qualità. E anche qui, come dicevamo, a Piraino, in questo piccolo centro del messinese, è riuscito a fare sognare un presidente, una società e una piazza con mentalità provinciale, che ha toccato il cielo con le dita e poi, in un attimo, il fatuo destino chiamato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Oggiano”</b> ha reso tutto vano. Oggiano è il nome del giocatore che ha deciso il match su calcio di rigore, tra il Due Torri e Reggio Calabria. Una partita disputata in dieci da parte della squadra siciliana, per effetto dell’espulsione del portiere Ingrassia che al 9’ del secondo tempo, ha atterrato in area di rigore proprio il match winner calabrese. E, come se non bastava, a un certo punto i biancorossi pirainesi sono rimasti in nove, anche per l’espulsione di Cicirello. Dunque, nell’analisi tecnica della partita, tenuto conto della foga agonistica e delle opportunità create dai siciliani, sarebbe stato forse più giusto un pareggio che avrebbe comunque premiato i calabresi nell’accesso ai play off. Agli 11 di Venuto resta l’inconfutabile dato matematico di una difesa arcigna che è stata la prima del girone, avendo subito soltanto 27 gol; cinque in meno rispetto a quelli incassati dal Siracusa, la squadra siciliana già promossa in Lega Pro. E poi resta la soddisfazione di un campionato condotto ad alti livelli, nonostante che questo Due Torri di Antonio Venuto si fosse presentato all’inizio come una<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>cenerentola. Adesso, dopo un anno di lavoro, la squadra di Venuto si ritroverà al Vasi per l’ultimo allenamento della stagione che, questa volta, avrà più il sapore di un ritrovo fatto di riflessione e di leggera amarezza per l’occasione sfuggita per poco. Ma nel rovescio della medaglia chiamata Due Torri, resta scritta la storia di un campionato da incorniciare. Una squadra fatta di giovani atleti che, sotto la cura di mister Venuto, potrà dire di essere cresciuta e di avere acquisito l’arricchimento di un impareggiabile bagaglio di valori tecnici e umani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Piraino (Me)fl0711fl0711venuto-6.jpgSiNserie-d-s-infrange-il-sogno-play-off-del-due-torri-1013116.htmSi100451001,02,03030377
461013111NewsCampionatiCrotone, orgoglio della Calabria calcistica.20160430142429La promozione del Crotone in Serie A, è l`emblema della rivincita sociale della Calabria.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>E’ un avvenimento che nel calcio periodicamente si avvera e ti fa pensare alla favola che diventa realtà. Lo stiamo vivendo con il Leicester di Ranieri nel campionato inglese e l’abbiamo vissuto in Italia l’anno scorso con la promozione in Serie A del Carpi e del Frosinone. Quest’anno registriamo con un piacevole benvenuto la squadra calabrese del Crotone, che è stata appena promossa nel calcio che conta. Più che di una favola, sarebbe opportuno parlare del Crotone Calcio come capolavoro di una gestione accorta, perfetta sotto l’aspetto della programmazione tecnica voluta in primis dal presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vrenna</b>. Una perfetta sinergia con l’allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ivan Juric</b> e il direttore sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giuseppe Ursino</b>. Nomi quasi sconosciuti al grande pubblico del calcio più seguito in Italia, ma che fa riflettere come il pallone possa comunque riservare interessanti novità anche da quelle più piccole realtà capaci di affrontare ostacoli che soltanto all’apparenza appaiono insormontabili. E’ la forza di chi ci crede, sempre e comunque fino alla fine. E questo crederci fortemente, se accompagnato dalla qualità dirigenziale e tecnica, si può trasformare in una realtà che lascia increduli. E’ il calcio della provincia, ma soprattutto è il calcio di una regione d’Italia, la Calabria, atavicamente alle prese con problemi di natura sociale ed economica che si riflettono su un immobilismo che soffoca la naturale crescita. Ma il calcio, con la sua funzione d’immagine apportatrice di indiscussi vantaggi economici e commerciali, resta pur sempre un veicolo, diremmo quasi indispensabile, di aggregazione sociale e scambio culturale. Ma, per non risultare una meteora, il Crotone deve smaltire in fretta la sbornia di un entusiasmo legittimo che deve essere accompagnato da una tempestiva programmazione adatta alla Serie A. Il calcio non ammette soste, perché oggi è già domani. Resta il fatto storico di una meritata promozione che si riflette in una terra di Calabria capace di attrarre le simpatie degli appassionati di calcio del profondo sud. Un meridione che storicamente non gode di grandi attenzioni mediatiche. Con il Palermo, il cui destino di restare in Serie A resta legato a un filo, e il Catania caduto in disgrazia per i noti fatti di illecito sportivo, la vera rappresentanza calcistica del sud d’Italia si fermava a Napoli. Oggi, con la prima storica promozione in Serie A del Crotone, il meridione si fermenta in una sinergia di tifo che è vicino alla Calabria. Come se ci fosse una sorta di amichevole patto tra chi ha sempre sofferto a discapito di chi vince sempre. Già, quella Calabria così culturalmente decantata dall’appartenenza dei suoi Bronzi di Riace e da quelle bellezze paesaggistiche naturali che sono il vanto del nostro Paese nel mondo, oggi si fregia con orgoglio di presentare un Crotone che è stato capace di scrivere la sua piccola storia negli annali dell’italico calcio meridionale. Un capolavoro che ha tutta l’intenzione di fondare le proprie radici, per costruire il futuro attraverso il calcio di Serie A. Quell’importante pallone che si pone sotto i riflettori dei media, per dare voce a una terra di Calabria che ha bisogno di far crescere in fretta le sue grandi potenzialità, che da troppo tempo sono state oscurate dalla mancanza di coraggio e iniziativa. Ecco, se c’era bisogno di migliorare la propria autostima, questa è l’occasione da non perdere. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;"> </span></span></b><br><br>Crotonefl0711fl0711crotone-calcio.jpgSiNcrotone-orgoglio-della-calabria-calcistica-1013111.htmSi100451001,02,03030384
471013101NewsCampionatiIl Due Torri e quel sogno chiuso nel cassetto20160411182880Tutta grinta e determinazione, la squadra di Antonio Venuto produce un calcio propositivo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>In positivo e in negativo, il calcio ci ha abituato a mille improvvisi cambiamenti. Quando pensi che tutto sia stabilito, ecco che ti accorgi che la realtà ha riservato ciò che nemmeno pensavi. Il Due Torri, squadra di Piraino in provincia di Messina che milita in Serie D Girone I, questa estate è stata costruita con l’intento di una salvezza tranquilla. Ma, strada facendo, la squadra di mister Venuto ha dimostrato grande fame di calcio vero, di qualche vittoria che sulla carta sembrava impossibile e desiderio di lavorare sodo, senza tanti lustrini e luccichii che spesso sono indice di un’aristocrazia calcistica che non è appagante sotto il profilo mentale. Fin dall’inizio del campionato, Ingrassia e compagni hanno dimostrato grinta e determinazione, favorendo lo sviluppo di quel calcio propositivo che è il credo calcistico del coach Antonio Venuto. Un allenatore che non ama la teatralità, che non si abbandona mai all’effimero di parole dette come proclami, ma vede nel lavoro settimanale il segreto di motivare i suoi giocatori a credere in se stessi. E così, con questa mentalità da eterna provinciale, a Piraino si vive una voglia di calcio concreto, senza fronzoli e orpelli, anche quando l’entusiasmo di una vittoria insperata lo consentirebbe. Ma i ragazzi del Due Torri e il loro mister sanno che bisogna badare al sodo, costruendo concretamente ciò che nessuno regala mai. E il lavoro paga, perché il concetto di giocare un calcio propositivo fatto di pressing alto, possesso palla, verticalizzazione del gioco, ma anche ordine tattico in fase di interdizione, richiede grande sacrificio e preparazione fisica e mentale. Tutto ciò è il frutto degli attuali 45 punti in classifica, che significano un sesto posto condiviso con l’Aversa che ha però una partita da recuperare. Dopo la vittoria interna per 1 a 0 contro il Grignano, il Due Torri porge un retro pensiero alla possibilità di arrivare a disputare i play off. Non sappiamo se i ragazzi di Venuto riusciranno nell’impresa, ma una cosa è certa, non lasceranno nulla di intentato. In fondo, sognare è legittimo anche per coloro i quali, come il Due Torri di Antonio Venuto, sono abituati a badare al sodo senza voli pindarici. Questo è il calcio che ci piace. Questa è la fame di pane che si presenta con la forma di un pallone.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Piraino (Me)fl0711fl0711venuto-6.jpgSiNil-due-torri-e-quel-sogno-chiuso-nel-cassetto-1013101.htmSi100451001,02,03030379
481013082NewsCampionatiSpalletti – Totti, ma la società dov’è?20160222220242L`analisi di ciò che è successo nel ritiro della Roma a Trigoria.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>E’ stata la diatriba di un week end calcistico che non ha risparmiato motivi di interesse mediatico. Spalletti che dal ritiro di Trigoria manda a casa Totti, per aver rilasciato al Tg1 un’intervista in cui ha dichiarato di pretendere rispetto da parte della Roma e dallo stesso Spalletti. Apriti cielo, cosa non è successo. Un finimondo mediatico che si è propagato a macchia d’olio in tutto il mondo dei social. C’è chi si è schierato a favore di Spalletti (pochi) e c’è chi invece ha sostenuto la tesi di Totti (tanti). Ma la sostanza è che la società, dopo essere stata avvertita del fatto avvenuto, dallo stesso mister Spalletti, si è limitata a rispondere con quattro righe frettolose, in cui il presidente Pallotta si diceva sorpreso che Totti avesse usato la parola “rispetto”. Comunque, continuava il mini comunicato, il 1 marzo il presidente sarà a Roma e potrà incontrare a quattrocchi Totti. Ma l’impressione è che i cocci di questo vaso, ormai rotto in mille pezzi, sarà difficile ricomporlo. E’ l’eterno problema di queste società di calcio i cui i presidenti arrivano da lontano e non possono entrare nel merito di un quotidiano che talora nasconde focolai che dovrebbero essere spenti prima ancora che divampino. E’ innegabile che la questione Totti sia stata mal gestita fin dall’inizio. D’altra parte, Luciano Spalletti è stato chiamato nel dopo Garcia per mettere ordine in un ambiente che sembrava sfuggisse di mano alla società. Ma la stessa società avrebbe dovuto incontrare Totti fin dall’inizio, per chiarire la sua posizione di capitano dal grande passato giallorosso che, tuttavia, pur con tutto il rispetto possibile, avrebbe dovuto attenersi alle regole di squadra. Così come fanno gli altri suoi compagni. Si dirà che Totti è stato anche azionista della Roma, mettendo in società denaro vivo proprio quando la situazione economica della società giallorossa non era proprio fulgida. Ma questo, cosa centra con il calciatore Francesco Totti che a quasi quarant’anni desidera ancora giocare? Non era il mister Spalletti a dover gestire la questione della figura di Totti calciatore, semmai avrebbe dovuto farlo Pallotta in qualità di presidente del sodalizio romano. Un po’ come fece a suo tempo Andrea Agnelli, quando alcuni mesi prima del divorzio da Del Piero, ufficializzò il distacco dal giocatore in sede di conferenza stampa. Certo, la decisione unilaterale provocò mesi di furibonde polemiche sui vari social, che si suddivisero tra chi sosteneva il torto della società e chi invece gli dava ragione. Tuttavia, in quell’occasione la società bianconera si dimostrò presente e autoritaria nel chiarire ciò che alla Juventus rappresentava il passato e ciò che si prefiggeva come futuro. Ed era proprio in quel presente – futuro che la figura di Del Piero, pur con tutta la malinconia che il passare del tempo comporta, quel capitano di tante battaglie juventine non poteva più starci. Fatto doloroso ma necessario. Una decisione sicuramente antipopolare che Andrea Agnelli ha dovuto prendere, dando dimostrazione di grande capacità gestionale. Ed è proprio questo che la Roma a nostro avviso avrebbe dovuto fare. Chiarire la posizione di Totti, proprio nel rispetto della sua persona, del suo essere calciatore di un grande passato romanista. Decidere con lui se continuare a calcare i campi di calcio, attenendosi alle regole dell’allenatore, o più semplicemente cominciare nell’ambito della stessa società una carriera da dirigente. Purtroppo, questo non è stato fatto, e questi sono stati i risultati di una vicenda che adesso ha assunto i connotati di qualcosa che è difficile raddrizzare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: right 481.9pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino&nbsp;Cavallaro<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>fl0711fl0711totti_nuove_010.jpgSiNspalletti-totti-ma-la-societa-dov-e-1013082.htmSi100451001,02,03030362
491013077NewsCampionatiNapoli, tra storia, cultura e passioni legate al calcio.20160217192112Napoli, città di passione calcistica e non solo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Azzurro come il cielo e il mare di Napoli. Questo è il colore delle maglie della squadra partenopea, questa è la tinta, la cromatura che maggiormente si confà a tutta una città. E come poteva essere interpretata in maniera diversa la cultura popolare e l’orgoglio di sentirsi napoletani. La complessità delle storiche problematiche sociali della città di Napoli, si concentrano quasi tutte nella propria squadra di calcio e ne fanno l’orgoglio di un contesto sociale, in cui i sentimenti e anche i risentimenti sono spesso in contraddizione tra loro. Ma questa squadra, questo Higuain e prima ancora quel Maradona, sono i simboli di una sorta di rivincita contro un destino non sempre premiante. E qui,in questo angolo di mondo in cui l’allegria e l’ottimismo si contrappongono allo sconforto e al pessimismo, si vive tra mille problemi in un quotidiano non sempre facile da vivere. Ma per fortuna arriva la domenica e si può andare allo stadio San Paolo a godere del gioco del calcio, ad appassionarsi alla propria squadra, ad amare i propri beniamini, tra uno sventolio di colori azzurri che sono cielo e mare di Napoli, che sono canto, poesia, cuore. E’ Napoli, è terra di arte, di poeti, di romanticismo, ma anche di angoli di povertà che è segno di disagio sociale. Al di là del fenomeno calcio, a Napoli non c’è nulla che crei lo stesso interesse, proprio perché si intende come forza d’urto nel rappresentare i propri risentimenti verso chi pensa che questa particolare terra del sole, del mare e del cielo azzurro, sia da considerare da serie B. E invece no! Napoli è una città da serie A, come la sua squadra che quest’anno aspira giustamente alla vittoria dello scudetto, una gioia vissuta in tempi ormai troppo lontani; quelli di Diego Armando Maradona. Ma Napoli da allora non è cambiata, è rimasta sempre la stessa. Piena di passione, esaltazione,inventiva, talento canoro e poetico, ma capace anche di varcare le soglie del precario equilibrio, sprofondando nella delusione e nello sdegno per il minimo insuccesso. Sono le radici di questo popolo napoletano tutto cuore e sentimento, che crede, sogna e poi è capace di piangere, di commuoversi per poco, per niente. Nelle sfide calcistiche con le grandi città del Nord d’Italia, c’è stato da sempre una sorta di rivincita sociale attraverso un pallone che parla di voglia di dimostrare che il Sud, nonostante i suoi mille problemi, non è inferiore al Nord. E’ giustamente orgoglioso questo napoletano, che attraverso questa passione vuol far vedere che non esiste alcun gap da colmare, perché Napoli è anche calcio ad alti livelli. Certo, la sconfitta subita allo Juventus Stadium contro la Vecchia Signora d’Italia, assume i connotati di una delusione cocente. Ma ci può anche stare,non deve essere un dramma per Napoli e i napoletani. In fondo la squadra è sempre lì, ai vertici della classifica, a un solo punto dalla Juventus. Ma adesso bisogna pensare al Villarreal. L’aspetta la Spagna, l’aspetta l’Europa League, ma l’aspetta soprattutto il confronto con sé stessa. Sì, perché il Napoli e i napoletani devono ritornare a credere nella propria squadra con l’entusiasmo di sempre, nonostante quel piccolo incidente di percorso che è avvenuto a Torino. Niente drammi, niente delusione e musi lunghi, il Napoli di Sarri con il suo gioco spettacolare saprà divertire ancora quel popolo napoletano fatto di poeti, di cantanti, di sognatori solari che <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>si tingono d’azzurro come il cielo e il mare di Napoli. Una città e un popolo straordinario.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br>Napoli fl0711fl0711delaurentiis67.jpgSiNnapoli-tra-storia-cultura-e-passioni-legate-al-calcio-1013077.htmSi100451001,02,03030445
501013050NewsCoppeGiampiero Ventura: “Se vogliamo, possiamo farcela”20150218183729Il Torino di Ventura è atteso ad un esame di Coppa davvero importante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Insomma, un po’ come dire che volere è potere. Non è una frase fatta, ma è la convinzione del tecnico del Torino che ha manifestato in sede di conferenza stampa, prima della partita di Europa League che i granata giocheranno all’Olimpico di Torino contro l’Athletic Bilbao. Certo l’impegno è difficile, tuttavia, se il Torino saprà scrollarsi di dosso l’ansia e avrà un buon approccio alla gara, pensiamo davvero che possa farcela a passare il turno. Ci vuole un Toro che si unisca e giochi da squadra. Una squadra in cui chi ha maggiore esperienza europea sappia metterla a beneficio dei compagni che ne hanno meno. E’ carico di speranza il tecnico granata che si presenta in conferenza stampa assieme a Maxi Lopez, l’argentino che è venuto a giocare nel Torino per entrare nel cuore dei suoi tifosi. “L’Athletic Bilbao ha una rosa forte” dice Maxi Lopez “Sarà una partita molto difficile, ne siamo consapevoli. In noi c’è grande entusiasmo e anche la gente sarà importante per noi. L’Athletic è un avversario capace di non mollare mai in questi 180 minuti. Noi dovremo fare altrettanto. Questa è una competizione molto difficile e io sono molto contento di fare parte di questo organico: credo che insieme potremo fare cose importanti”. Decisamente in palla è l’argentino che da questa nuova esperienza granata vuole ritrovare credibilità, gioco e gol, tre cose che ha perso per strada. Adesso, per lui, c’è l’opportunità ghiotta di rifarsi in un ambiente adatto, capace di aiutarlo se mostrerà spirito di sacrificio e senso di appartenenza. E intanto Ventura continua a dire le sue convinzioni su questo Toro:” Per noi è motivo d’orgoglio essere in Europa. Quando siamo partiti non c’era tutto questo entusiasmo. Il fatto che domani tutto lo stadio sia esaurito, significa che siamo riusciti a creare simbiosi tra la squadra e i tifosi. Oggi siamo qui e ci troviamo a sinistra della classifica del campionato italiano. Abbiamo grandissimo rispetto degli avversari spagnoli che hanno giocatori di qualità, tuttavia, non vogliamo snaturare il nostro modo di giocare in funzione dei singoli calciatori seppur di grande talento”. Vedremo cosa accadrà e, soprattutto, ci auguriamo che il Toro possa scendere in campo con la consapevolezza che, per passare il turno agli ottavi di finale, contro il Bilbao dovrà fare la partita perfetta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNgiampiero-ventura:-se-vogliamo-possiamo-farcela-1013050.htmSi100451001,02,03030539
511013049NewsCampionatiSerie A, solo un pari per il Torino contro il Cagliari20150216172773Il Torino perde l`occasione di vincere la sua quinta partita consecutiva.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino - Doveva essere la quinta vittoria consecutiva per il Torino che ha affrontato il Cagliari di Zola allo stadio Olimpico. E invece si è trattato di un pareggio con il risultato di 1 a 1, che non incanta nessuno ma che ripartisce equamente la posta in palio. Diciamo subito che le due squadre si sono annullate dal punto di vista tattico. Al 3-5-2 di Ventura, Zola ha risposto con un assetto tattico formato dal 4-3-1-2. Il Cagliari è venuto a Torino con la fame di punti e, mentre per il Torino si può parlare di rimpianto, per la squadra di Zola, invece, è un punto guadagnato. La squadra sarda è apparsa ben messa in campo, ordinata sotto il profilo tattico e attenta a non lasciare varchi pericolosi agli avanti granata. Così abbiamo visto due squadre tatticamente corte, talora anche raggruppate in un fazzoletto e veloci nelle ripartenze. Il Torino ha osato&nbsp;di più rispetto al Cagliari, che, tuttavia, in qualche momento della gara ha pure dato l’impressione di volere tentare qualcosa di più che un grigio pareggio. E così, dopo essere andato inaspettatamente in vantaggio al 34’ con Donsah, il Torino risponde dopo un minuto con la rete di El Kaddouri. Intanto il Torino trova praticamente un muro a centrocampo e non riesce a fornire bene le due punte Quagliarella e Martinez. La fase d’attacco per il Toro, migliora soltanto quando sviluppa il gioco sugli esterni soprattutto con Bruno Peres,&nbsp;il quale&nbsp;cerca la superiorità numerica a metà campo quando decide di partire palla al piede sul settore di destra. Ma la solidità del centrocampo del Cagliari formato da Donsah, Conti e Ekdal, mette in difficoltà il Toro, soprattutto quando Cossu parte velocemente verso la porta di Padelli. Nel secondo tempo il Torino tenta di schiacciare sulla propria area il Cagliari, dando la sensazione di voler far sua la partita, ma il portiere del Cagliari Brkic neutralizza alla grande un tiro di Darmian al 62’ e un tentativo di Quagliarella al 70’. Ottimo il rendimento di questo portiere del Cagliari che merita un 7 in pagella per la qualità delle sue parate. Per quanto riguarda i ragazzi di Ventura, c’è da registrare una logica delusione per non aver vinto la partita che avrebbe potuto dare una maggiore spinta in classifica. Adesso il Toro pensa già <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>come superare l’impegno di Europa League che lo vedrà confrontarsi con gli spagnoli dell’Atletico Bilbao. La gara sarà sicuramente più impegnativa rispetto a quella contro il Cagliari, per questo è importante vedere un Toro diverso, arrembante, caparbio, così come l’abbiamo apprezzato nelle quattro gare di campionato vinte consecutivamente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp; </span></span></b><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNserie-a-solo-un-pari-per-il-torino-contro-il-cagliari-1013049.htmSi100451001,02,03030638
521013022NewsEditorialeSerie A, il lento morire della panchina dell`Inter20141111170446In casa Inter è crisi di gioco e di risultati. Thohir sostituirà Mazzarri. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fiducia a termine per Mazzarri all’Inter. Ma quanto deve ancora durare questo stillicidio dal sapore di un’agonia senza fine. L’ambiente è depresso, i tifosi che sono ancora ancorati al triplete di Mourinho, non sopportano più certe dichiarazioni di Mazzarri che, talvolta, non sa neanche più che cosa dire. La realtà è che la forza dell’Inter attuale è questa, una squadra che ha grandi limiti dal punto di vista tecnico, associati all’endemica carenza di una rosa priva di qualità. Il ribaltone è vicino e molto probabilmente si concretizzerà se non dovessero arrivare buoni risultati dal prossimo derby e dalla successiva partita contro la Roma. A pagare sarà Mazzarri ma anche il direttore sportivo Ausilio, che dopo l’addio di Milito, Zanetti e Cambiasso, non è stato in grado di organizzare una squadra all’altezza della situazione. Eccezion fatta per Dodò, un giocatore che è l’unico valore aggiunto di questa squadra. Per il resto, su Appiano Gentile ristagna una spessa coltre nebbiosa. Vidic, arrivato a parametro zero, ha arrecato più danni che benefici. M’Vila sempre fuori forma, non ha dato alcun contributo in campo e Medel che è arrivato come vero e proprio colpo di mercato, ha deluso ogni aspettativa. Obi, Berni, Mbaye, e Krihn, che sono rientrati dal prestito, sono stati una vera e propria delusione. Poi c’è Osvaldo. Il giocatore che è stato richiesto espressamente da Mazzarri, dopo un inizio dalla parvenza positiva si è infortunato, e non è dunque giudicabile a causa della sua lunga mancanza dal campo. In tutto questo bailamme di valutazioni che sono state errate dalla società, non sappiamo in percentuale quanto ci sia di responsabilità della parte tecnica. Sicuramente le colpe sono da imputare in primis al direttore sportivo Ausilio, poi alla squadra e ai suoi giocatori che sono davvero mediocri dal punto di vista tecnico. Mazzarri ha le sue colpe, tuttavia, non possiamo non ricordare che nel calcio se non hai dei campioni nemmeno il più grande allenatore al mondo riuscirebbe a portare la sua squadra a primeggiare. Ma c’è anche un altro problema imputabile alla società nerazzurra, ed è il cambio societario in corsa. Massimo Moratti ha lasciato la sua azienda calcio ed è subentrato Erik Thohir, un presidente venuto da lontano, troppo lontano per conoscere le problematiche del nostro calcio inerenti agli atleti, ma soprattutto agli uomini che ne fanno parte. In realtà, questo tergiversare del presidente Thohir che aspetta a licenziare Mazzarri, non è proprio un fatto positivo per Mazzarri, la squadra e l’ambiente dei tifosi. E’ semplicemente il timore di sborsare altri quattrini mettendo a libro paga un altro allenatore e continuare a pagare a vuoto Mazzarri fino alla scadenza del suo contratto. Insomma la gatta è dura da pelare, ma una cosa è certa; in casa Inter non si può andare avanti così ancora a lungo. Si presume che il tecnico toscano venga sostituito sulla panchina nerazzurra con Stefano Vecchi, l’attuale allenatore della Primavera. Naturalmente sarebbe una decisione dettata dal momento, che ha il sapore di un qualcosa di momentaneo per arrivare a giugno. Ma i nomi importanti più ricorrenti, sono quelli di Sinisa Mihajlovic, di Roberto Mancini, ma anche di Walter Zenga. Vedremo cosa accadrà nel prosieguo di questo campionato nebuloso dell’Inter. Al momento, all’orizzonte non s’intravvede alcuna schiarita. Evidentemente la tempesta è ancora in corso e la quiete tarda ad arrivare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>MilanoFL0711FL0711mazzarri-inter.jpgSiNserie-a-il-lento-morire-della-panchina-dell`inter-1013022.htmSi100451001,02,03030668
531013009NewsCampionatiQuagliarella, tra sentimenti e serietà professionale20141021160257Il giocatore del Torino rientrato in punta di piedi, si propone come il più rappresentativo della squadra granata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fabio Quagliarella, 31 anni ma non li dimostra. Nel calcio, in genere, un giocatore di quella età è ritenuto oltre la maturazione, e cioè avviato verso fine carriera. Ma Quagliarella è integro fisicamente e anche dal punto di vista mentale dimostra la voglia di un ragazzino che si deve mettere in mostra per farsi notare. Ma lui non ha più nulla da dimostrare, semmai c’è questa lotta con se stesso e con chi non ha creduto ultimamente in lui, che lo tiene sul pezzo, sempre pronto a buttar dentro quella palla che, tramutatasi in gol, resta pur sempre il significato di uno sport che lui ama e pratica da serio professionista. Partito dalle giovanili del Torino, Quagliarella ha fatto parte di molte squadre italiane che, ancora oggi, si pentono per non averlo trattenuto fin dall’inizio, appiccicandogli addosso una sola maglia che rappresenta l’emblema di calciatore bandiera, così come sono Totti e De Rossi per la Roma e lo è stato Del Piero per la Juventus. Logiche, pensieri e sentimenti romantici che ormai sono legati a un calcio che non esiste più, ma che dà pur sempre il significato di un legame che viene posto in tentazione e poi interrotto soltanto dal dio denaro. Egli ha giocato con Fiorentina, Chieti, Torino, Udinese, Ascoli, Sampdoria. Ritornato all’Udinese, ha proseguito poi la sua carriera giocando a Napoli, alla Juventus e, da quest’anno, è ritornato da dove era partito, e cioè alla sua casa naturale, a quel Toro che l’ha lanciato verso la grande carriera. Ha già segnato quattro gol in campionato, rispettivamente al Cagliari, alla Fiorentina, al Napoli e all’Udinese, mentre in Europa League ha segnato al Copenaghen. Tutti gol pesanti, gol importanti che contano e qualche altro reso vano dal risultato finale che non ha concesso i meritati tre punti al suo Toro. Sempre a testa bassa, senza mai esultare dopo una rete segnata alla sua ex squadra. Un modo molto personalizzato, talora anche non condiviso, ma che sicuramente ti parla dell’uomo, della serietà dell’atleta, del rispetto che nutre verso i sentimenti. Quagliarella non ha caratteristiche mondane. La sua carriera esemplare parla di calcio, famiglia e poco altro. Un solo intermezzo verso lo spettacolo televisivo, che l’ha visto partecipare l’anno scorso al programma di Milly Carlucci “Ballando con le stelle”. Una nota artistica che lo ha messo in luce in una veste inedita, e cioè in quella di bravo ballerino, capace di sacrificarsi e dividersi tra prove di spettacolo e allenamenti per la sua squadra. E, visti i risultati che sta ottenendo in questo inizio di stagione al Toro, pensiamo proprio che la Juventus si stia mordendo le mani per averlo messo da parte con troppa facilità. “Quaglia” ha bisogno di sentire l’affetto della gente, della società, del suo allenatore, dei suoi compagni di squadra e solo allora riesce a dare il meglio di sé. Al Toro l’ha trovato, anzi l’ha ritrovato dopo essersi lasciato con un arrivederci qualche anno fa. In fondo, lui che da buon napoletano ai sentimenti è molto legato, in granata e in questo Toro ha ritrovato i pensieri, i sogni sognati e poi realizzati che ha vissuto fin da ragazzo. Una bella storia di ragazzo venuto dal sud che vuole diventare calciatore. Fabio lo sa, lo sente quasi come gratitudine a una società che per prima ha creduto in lui. E questi sono i risultati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino, Stadio Olimpico fl0711fl0711qugliarella-foto.jpgSiNquagliarella-tra-sentimenti-e-serieta-professionale-1013009.htmSi100451001,02,03030706
541013005NewsCampionati47 anni dopo la morte di Gigi Meroni20141015213626La farfalla granata, tra calcio, arte e tanti buoni sentimenti <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sono passati veloci come il vento che soffia solo una volta, spazza tutto e poi va via. Un soffio capace di cancellare una vita, la vita di un campione di calcio tanto amato che ha scritto un pezzo della grande storia del Torino. Gigi Meroni, la farfalla granata moriva il 15 ottobre 1967 a Torino in Corso Re Umberto, mentre attraversava la strada. Una tragica fine consumata proprio davanti a casa sua, mentre usciva dal bar in compagnia di Fabrizio Poletti suo amico e compagno di squadra, terzino del Toro e della Nazionale di allora . Ricordarlo dopo 47 anni dalla sua scomparsa è come rivivere quel momento legato alla sua storia di calciatore e uomo dai mille affascinanti interessi artistici. Una vita spezzata a soli 24 anni, troppo presto, troppo pochi per chiunque. Ha disputato 145 partite in Serie A realizzando 29 reti, ma ciò che si ricorda di Gigi è quel suo essere personaggio atipico, particolare, che amava dipingere, disegnare i suoi abiti e vestirsi in maniera originale, incarnando una figura che si connaturava in un calciatore – beat, ma anche in artista, in hidalgo e anche in dolce innamorato della bella Cristiana. Con questo suo modo d’essere appariva come appartenente alla piccola nobiltà. Ma Gigi fu sì nobile, ma di animo, perché le sue radici di ragazzo venuto da Como, diventato in breve tempo il mito e il simbolo di un'epoca, fu soprattutto un esempio di vita per tanti ragazzi di quegli anni che erano l’emblema della speranza di un mondo migliore. Un qualcosa di simile alla concretezza di voler crescere e maturare in fretta attraverso i sacri valori umani. E Gigi, vera e propria leggenda del calcio italiano, fu uomo dalle mille sfaccettature, estroso in campo come nella vita privata. Un esempio di ordine mentale e modus vivendi. Un beat la cui folta capigliatura e il suo apparire che incuriosiva tutti, non riusciva a nascondere la bella persona che c’era in lui. Un ragazzino semplice, cresciuto velocemente ma senza mai dimenticare l’umiltà delle sue origini, l’educazione ai sentimenti e al rispetto che egli mai ha dimenticato, nemmeno nel momento di maggior fulgore professionale. E dire che oggi, 47 anni dopo la sua prematura morte, è cambiato il calcio, sono cambiati i calciatori e il mondo che gli ruota attorno, ed è cambiata anche la quotidianità di una vita totalmente diversa. Sì, perché sono cambiati gli uomini che hanno perso la loro naturale genuinità e quei sentimenti che oggi sembrano sempre più soffocati da una deriva materialista che appare inarrestabile. Così, quando ci capita di parlare di personaggi del passato, non possiamo non fare un distinguo tra quello che è stato e quello che è. E, pur nella convinzione che il presente non è poi tutto da buttar via, ci riesce sempre più difficile non cadere nell’inevitabile retorica di pensiero che, in fondo, personaggi come Gigi Meroni che ha vissuto soltanto 24 anni della sua vita, sono riusciti a lasciarci dentro ciò che certi contemporanei uomini, o presunti tali, non potranno mai fare. E’ l’eredità dei buoni sentimenti e del calcio pulito. Un ricordo, un qualcosa di prezioso che ci ha lasciato una farfalla di color granata, le cui esili ali sono state spezzate da un vento troppo impetuoso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711meroni.jpgSiN47-anni-dopo-la-morte-di-gigi-meroni-1013005.htmSi100451001,02,03030656
551012931NewsCampionatiAbdoulie Dampha, il campione del futuro venuto dal Gambia20140828162619damphaUn talento pronto a dimostrare le sue enormi qualitàUna storia difficile, come tante che in questi giorni ci vengono raccontate. Protagonisti giovani scappati da una terra difficile alla ricerca di un futuro migliore e che soprattutto portano con sè il desiderio di avere una possibilità al fine di realizzare il proprio sogno.<BR><BR>Abdoulie Dampha, classe '98, è uno di questi giovani. Lui, figlio di genitori separati per motivi religiosi, rimane da solo con la mamma e le sue tre sorelle più piccole dopo l'allontanamento del padre,&nbsp;a causa di queste e altre vicissitudini&nbsp;scappa dal Gambia, piccola nazione africana situata all'interno del Senegal, e a soli 12 anni decide di attraversare l'Africa portandosi&nbsp;dietro&nbsp;soltando il sogno di arrivare in Europa.<br><br> A settembre dell'anno scorso, dopo varie traversie, riesce a raggiungere la Sicilia con i soliti barconi di fortuna, e a novembre viene trasferito in una comunità di minori a Caltagirone, cittadina in provincia di Catania, dove attualmente alloggia. <BR><BR>Un giorno mentre palleggiava e giocava con gli altri ragazzi della comunità, nello spazio esterno dello sbabile, viene notato dall'insegnante che lavora presso la struttura, che subito si accorge delle doti fuori dal comune che mostra di avere il ragazzo. La conferma arriva durante un torneo di calcio giocato sempre a Caltagirone, dove la squadra dei giovani della comunità vince il torneo e dove Abdoulie risulta essere senza ombra di dubbio il miglior giocatore della competizione, vincendo anche il premio personale.<BR><BR>Da quel momento lo stesso insegnante decide di portarlo nel team degli Allievi Regionali della città di Caltagirone, l'Usa Sport, ma non avendo i documenti necessari non può essere tessarato, ma anche lì si distingue per le sue qualità incredibili, tecnica, tiro in porta e soprattutto dribbling sono le sue armi migliori, per un centrocampista completo nonostante la giovanissima età. <BR><BR>In molti hanno notato queste qualità e nel frattempo lui continua ad allenarsi con l'Usa Sport di Caltagirone, in attesa di avere la possibilità di dimostrare il suo enorme talento in un club professionista. <BR><BR><A href="mailto:pascaldesiato24@gmail.com">pascaldesiato24@gmail.com</A><BR><BR><br><br>C1012317adm001adm00120140825_180525.jpgSiNabdoulie-dampha-il-campione-del-futuro-venuto-dal-gambia-1012931.htmSi100075501,02,03,090301985
561012911NewsCalcio EsteroDramma in Germania, muore Biermann20140720104432Andreas Biermann, suicidio, Bundesliga, Germania, depressioneIl difensore 33enne Andreas Biermann è stato ritrovato suicida nella sua casa venerdì dalla polizia. Tragedia che trova un triste precedente nel 2009.Una tragedia ha investito venerdì il calcio tedesco, dopo il suicidio del portiere dell' Hannover e nazionale tedesca <b>Robert Enke </b>nel 2009 che sconvolse l'opinione pubblica dei tifosi della <b>Bundesliga</b>. Anche questa volta la vittima è uno sportivo, <b>Andreas Biermann</b> del <b>Spandauer Kickers</b>, club dilettante.&nbsp;<div><br></div><div>Il 33enne, ex difensore dell'<b>Union Berlino</b> e <b>St. Pauli,</b> è stato trovato morto nella sua casa la scorsa settimana e le cause sono state subito chiare. <b>Suicidio</b>, fine drammatica dopo una lotta persa contro la depressione troppo comune nello sport ad alti livelli (e non solo).</div><div><br></div><div>Baumann aveva tentato di togliersi la vita già altre tre volte, la prima nel 2003, e da qualche giorno era letteralmente scomparso. Sua sorella aveva scritto su Facebook chiedendo se qualcuno avesse sue notizie, fino a quando la polizia non l'ha ritrovato a casa sua. Ma ormai era troppo tardi.</div><div><br></div><div>Una sconfitta amara per il calciatore, dopo che aveva scritto un libro contro la depressione dal titolo "<b><i>Cartellino rosso alla depressione</i></b>" per raccontare il suo problema nel <b>2009</b>, anno del secondo tentativo di suicidio. Era venuto allo scoperto proprio a causa del tragico epilogo di Enke, lanciatosi sotto un treno poco tempo prima.&nbsp;</div><div><br></div><div>Lutto profondo, quindi, a circa una settimana dal trionfo tedesco in <b>Brasile</b>. La tristezza non ha coinvolto soltanto i tifosi delle squadre con cui Baumann ha giocato e i suoi familiari, ma tutta l'opinione pubblica che si è vista precipitare sconvolta dopo il picco del <b>Mondiale</b>.</div><div><br></div><div>Un rammarico a cui si uniscono tutti gli appassionati di <b>calcio </b>di tutto il mondo, perché uno sport così bello non può degenerare in tragedie simili. E i nomi dei due tedeschi non sono i soli in questa lista nera, ma tanti altri non sono riusciti a reggere il peso eccessivo dello stress e della depressione in questo campo. L'ennesimo esempio che gli sportivi sono <b>persone come tutti</b>, meno dei di quanto si possa pensare. Ma non si può continuare a parlare di questo soltanto quando ormai il gesto estremo è stato fatto.</div>Germaniauttd01uttd01andreas_biermann-550-370-411226.jpgSiNsuicidio-germania.biermann-1012911.htmSi101268101,02,03030477
571012841NewsCampionatiAddio a Marco Salmeri, giovane calciatore di belle speranze20140504121758Un addio commovente che, nonostante la folta presenza al suo funerale degli addetti ai lavori del pallone, lascia l`amaro in bocca per quello che non è stato..... <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">TERMINAL</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">SPORT</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">ha ricordato ,non appena avuta la notizia della sua morte, la bontà,l’educazione,le doti calcistiche di Marco Salmeri. A distanza di una settimana dal suo funerale si moltiplicano le testimonianze di commossa partecipazione alla tragedia della famiglia Salmeri. Dai</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">ricordi di quanti lo conoscevano viene fuori il ritratto di un ragazzo fuori dal comune; il calcio era la sua grande passione,ma il calcio non banale,non violento, non commerciale nel senso più ampio della parola. Quasi uno sport, che non esiste più: basta vedere ciò che succede nei campi di calcio ogni domenica. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Forse per quest’idea di calcio che Marco inseguiva, quel giorno in Chiesa è accaduto un miracolo,calcistico s’intende: si sono ritrovati intorno alla sua bara società e </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">tifosi,che mai in passato avrebbero sfilato insieme anche per una causa nobile,come questa. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">La famiglia,sappiamo, ha voluto ringraziare tutti i rappresentati delle numerose società calcistiche della provincia e non solo (la Reggina ha consegnato tramite Jacopo dall’Oglio la sua maglia ufficiale con il nome di Marco impresso) e gli organi di stampa compresa la nostra testata.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">C’erano, fra le altre, il Due Torri naturalmente,il Città di Milazzo,il Città di Messina al gran completo,l’Orlandina e l’Igea Virtus con</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">i rispettivi giocatori e tifosi. Ma anche in altri sport ,come il basket, si è voluto rendere omaggio al giovane Marco: la Sigma Barcellona e l’Orlandina,che tramite le parole di Marco Pozzetto ha dedicato la vittoria della domenica proprio a Marco Salmeri.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Dispiace che non ci fosse nessuno a rappresentare quella ss Milazzo,che non c’è più e che per Marco rappresentò il sogno cullato per tanti anni,prima sugli spalti della gradinata assieme agli “ultras” e poi in campo assieme alla truppa di Cannistrà e Venuto. Pensò di toccare il cielo con un dito,quando si ritrovò a 17 anni fra i professionisti con un futuro roseo dinanzi. Ma il sogno s’infranse sugli scogli di una nuova dirigenza,che non capì il valore di quel ragazzo e che considerava il calcio un “business” e basta più. Dopo un anno d’incomprensioni,durante il quale soltanto il grande affetto di Venuto gli consentì di esordire in Lega Pro, fu costretto ad abbandonare la squadra,per la quale avrebbe dato l’anima e che gli restò comunque nel cuore ,scolpita con caratteri indelebili, anche negli anni successivi,quando sposò i colori del Due Torri.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Forse si sono accorti di averla fatta troppo grossa quei signori, cosicchè hanno deciso di fare un minuto di raccoglimento prima della partita con il Martinafranca. Resta in ogni caso l’amarezza in tutti noi,tifosi di quella squadra,per il comportamento inqualificabile di costoro,anche alla luce degli esempi provenienti da società storicamente “nemiche”,ne cito una per tutte:l’Igea Virtus!.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Quando è giunta in redazione la notizia dell’incidente mortale, ho pensato con tristezza a questi ragazzi di Milazzo, costretti ad andare a giocare</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">a Gliaca di Piraino per soddisfare la loro irrefrenabile passione per il gioco del pallone. Ho riflettuto in silenzio che se Milazzo calcistica non avesse subito lo scippo della sua squadra,non fosse stata privata della sua società senza colpo ferire, forse,chissà, Marco sarebbe rimasto a giocare</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">nella squadra della sua città e Peppe sarebbe stato lì in mezzo al campo,dove lui preferisce giostrare, a distribuire palloni ai compagni per ritentare la scalata in Lega Pro. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Ecco il destino di Marco</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">potrebbe essere stato segnato da un’altra morte:quella della SS Milazzo!</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Forse alcuni penseranno che stiamo esagerando,ma, se riflettiamo un po’,non ci pare di essere troppo fuori strada. Perché</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">non è vero che le cattiverie passano,esse restano dentro di</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">noi;magari gli passiamo dinanzi con un sorriso,ma è difficile cancellarle. Chiedete al padre del povero Marco se ha dimenticato !</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">Appunto per non dimenticare,Terminal</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">Sport ha deciso di appoggiare la proposta dei tifosi di intitolare il vecchio stadio Grotta di Polifemo a Marco Salmeri. Non ci illudiamo perché i tempi della burocrazia sono lunghi e incerti,per cui avanziamo la proposta di dedicare a Marco un settore dello stadio (la gradinata?). Questo passaggio è facilmente percorribile, perché basta mettere una targa con inciso il nome ed è fatta! Magari la cerimonia si potrebbe organizzare nel corso di un grande torneo in notturna quest’estate , a cui potrebbe partecipare una società di serie A (il Palermo?) o di serie B (la Reggina?) o entrambe assieme al nuovo Milazzo,che nascerà quest’estate e che dovrà riportarci là dove ci aveva trascinato il grande Marco!</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3"><br></font></font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Attilio Andriolo</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711pallone8.jpgSiNaddio-a-marco-salmeri-giovane-calciatore-di-belle-speranze-1012841.htmSi-01,02,03030424
581012836NewsCampionatiConte, perchè tutte queste polemiche? Goditi il momento!20140429181435L`allenatore della Juventus tra polemiche senza fine.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt;">Neanche il tempo di gioire dopo l’1 a 3 inflitto al Sassuolo che pregusta la quasi conquista storica del terzo scudetto consecutivo, che Conte in conferenza stampa si abbandona a polemiche contro tutti e tutto. Eppure, anche se la sua Juve non ha ancora la matematica certezza, c’è per il condottiero juventino la sicurezza d’aver visto una squadra lottare sotto il cielo di Reggio Emilia carico di pioggia e su un campo talmente pesante che avrebbe tagliato le gambe a chiunque. Non è stata bella la Juve del primo tempo che ha incassato il gol di Zaza, non ha convinto soprattutto in difesa, là dove Ogbonna è stato il punto negativo di una serata che avrebbe potuto dargli lustro in assenza di Bonucci. Ma, evidentemente, il giocatore ex Toro ha dei problemi di completa integrazione nel modulo di Conte e in una difesa a tre che spesso deve essere sia a supporto del centrocampo, sia guardinga nell’inibire il gioco degli avversari. Questa sera il ragazzo ha dimostrato grande insicurezza, soprattutto nel contrastare il gioco di Zaza che lo ha quasi sempre superato nella velocità. Tuttavia, senza voler penalizzare solo Ogbonna che pur continua a rendere dubbiosi anche chi lo vede come valida riserva di uno dei tre difensori titolari, è stata tutta la Juventus che non è piaciuta nel primo tempo. Poi, dopo la strigliata di Conte nell’intervallo, è venuto fuori il carattere e la maggior tecnica degli juventini che hanno vinto con un gol di Tevez, Marchisio e Llorente, il quale manda tutti in visibilio per aver segnato di tacco, memore degli antichi fasti di Bettega e Serena. Una lunga storia che, pur riveduta e corretta dalle nuove generazioni del calcio bianconero, continua all’insegna della spettacolarità che si abbina alla vittoria. Ma, come dicevamo, neppure questo è bastato a Conte per addolcirsi e non polemizzare. Nella conferenza stampa post gara, il condottiero juventino mostra tutta la rabbia che ha in corpo contro tutti; Garcia, gufi e coloro i quali ce l’hanno sempre contro la sua Juve. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“In Italia è</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">difficile fare i complimenti alla Juve”</b> dice Conte, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“in genere ci si limita a non dire neanche</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che siamo stati bravi e non ci elogiano mai. Noi, quando è il caso, ci complimentiamo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">con chi è stato più bravo di noi…., ma alla Juve no, alla Juve c’è sempre</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">qualcosa per cui non è consentito gratificarla, si tratti della squadra o del suo allenatore”.</b> Frasi ripetute con regolarità e acredine, anche quando dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se la Juve dovesse</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">andare fuori dall’Europa League si dirà che la squadra non è adatta alle Coppe internazionali e, se invece vincerà, si dirà che quella è una coppetta di poca importanza, un qualcosa che non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">interessa a nessuno”.</b> Insomma, una sfilza di sassolini che Conte sembra volersi togliere dalla scarpa, proprio ora che è giunto il momento di non tenere conto di queste cose e godere il magic moment bianconero. Ma è nella natura di Conte, quello di non essere mai contento, mai completamente soddisfatto e sempre polemico con chi, a suo dire, colpisce ingiustamente la sua Juve. Noi non siamo d’accordo con l’allenatore juventino, perché non è giusto fare di tutta un’erba un fascio. Se è vero, come lui dice, che gli anti juventini gufano affinché questa Juve dai primati storici cada, è anche vero che la maggior parte dei media è stata sempre d’accordo a magnificare quanto questa Juve ha fatto non solo quest’anno ma anche dal momento in cui lui è arrivato alla corte della Vecchia Signora d’Italia. Non può negare, il coach della Juve, che la stampa non gli abbia dato merito di tantissime cose. D’altra parte i numeri parlano chiaro e sono inconfutabili, così come il gioco, la grinta, la determinazione, la gestione del gruppo, il carisma, le grandi motivazioni che ha saputo dare alla sua Juve che ha raggiunto quota 93 punti a tre giornate dal termine. E come si può, juventini o no, non riconoscergli il merito di aver superato persino Fabio Capello che nel 2006 vinse lo scudetto con 91 punti in classifica, di aver eguagliato in così poco tempo i meriti del suo maestro Trapattoni che pure aveva esteso il suo dominio per un decennio, o Marcello Lippi che pur vincendo una Champions League non ha mai raggiunto una classifica di punti così alta. Sono dati che parlano da soli e, simpatia o no, Conte deve ricordare che la logica della meritocrazia a volte viene distorta dalle angolazioni con le quali si vede il calcio, dalla fede altrui e, perché no, anche dall’invidia di chi non è in grado di arrivare a prendere “l’uva e mangiarla”. Chi vince è antipatico a chi è invidioso, chi non vince o vince poco è più simpatico, forse perché è più “umano”. Questo concetto di vita Conte deve saperlo senza farsi prendere dall’ansia. Noi, al posto suo, ci godremmo il momento fantastico e forse irripetibile di una Juventus che è il frutto del suo lavoro intenso, talora anche ai limiti del maniacale alla ricerca concreta della perfezione. Ma, se i risultati sono questi, ebbene, Conte godi assieme ai tuoi ragazzi questo storico momento: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Carpe diem”.</b> Gli altri, dicano pure quel che vogliono……! E poi, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il potere logora chi non ce l’ha”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt;">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Reggio Emiliafl0711fl0711conte-6.jpgSiNconte-perche-tutte-queste-polemiche-goditi-il-momento-1012836.htmSi100451001,02,03030396
591012823NewsCampionatiUn giorno a Villar Perosa nel ricordo dell` «Avvocato»20140421111940«Aprite quella cappella e consentite l`omaggio alla tomba di Gianni Agnelli«&nbsp; <br><strong> </strong><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Villar Perosa<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>per i tifosi bianconeri, ma<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>non solo, rappresenta la località<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>collinare,dove la<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Signora del calcio italiano svolgeva ogni estate negli anni ’80 <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il ritiro pre-campionato. Questa cittadina della Val Chisone situata a poco più di <st1:metricconverter w:st="on" productid="400 m">400 m</st1:metricconverter>. sul mare, ideale quindi per favorire l’ossigenazione e lo smaltimento delle tossine <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>muscolari,che si accumulavano durante la dura <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>preparazione pre-campionato, è famosa anche per aver dato <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>i natali <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>a quasi tutti membri della famiglia<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Agnelli,compreso quindi l’Avvocato,indimenticato e insuperabile presidente del club bianconero,che qui si trova seppellito nella cappella di famiglia ,che domina dall’alto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il piccolo cimitero di Villar Perosa.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Così una fredda mattina di Aprile siamo saliti fin quassù,io e l’amico fraterno Salvino,giornalista,che divide il cuore fra la passione granata e l’amore per la sua Milazzo ,entrambi animati da un sentimento romantico di <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>amarcord sui luoghi ,che furono calpestati dai tacchetti degli <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>eroi bianconeri di quegli anni,ma con la voglia inconfessata di portare anche<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>un semplice saluto e forse,chissà,recitare una preghiera, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>davanti all’ultima dimora<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>del<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>presidentissimo .</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Sorpresa e delusione si stampano però <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ben presto sui nostri volti, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>allorchè ci accorgiamo che la cappella,dove giacciono gli Agnelli è chiusa,ma che non lo è solo per quella giornata magari sfortunata per noi,ma lo è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>per tutto l’anno,tranne,come ci informa l’unica visitatrice presente quella mattina al Cimitero,nel giorno della commemorazione dei Defunti,in cui viene aperta a quanti, tifosi bianconeri o meno, volessero visitarla.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">La delusione si tramuta ben presto in rabbia, quando avvicinandoci con la speranza di sbirciare all’interno <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>della cappella,ci rendiamo conto che pesanti lastre marmoree coprono alla nostra vista le tombe del mausoleo. “Sono messe lì perché gli uccelli,penetrando attraverso i buchi delle inferriate dei cancelli,portavano danno alle tombe”, così ci dice <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>la nostra amica, forse per addolcire un po’ la nostra amarezza.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E’ così che, quasi naturalmente, inizia una sorta di intervista,si proprio un’ intervista, nel silenzio delle <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>tombe di quel piccolo cimitero, fra una donna anziana,che viene tutte le mattine in quel luogo triste, ma ben curato,dove riposa il marito<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>due siciliani,intirizziti dal freddo pungente che solo<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>un giorno di primavera nella Val Chisone può regalarti,ma anche piacevolmente<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>sorpresi da quell’incontro inatteso con una donna ,di nome Amalia,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>abbarbicata ai suoi ricordi,alle sue radici:Villar Perosa, un tempo animatissimo e ricco paese di brava e bella gente, perché gli Agnelli sono stati la fortuna e la maledizione<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di questa vallata,caduta in disgrazia come la Fiat.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Guardate giù, vedete? il mio paese <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è deserto,non c’è più nulla,tutti hanno chiuso ; i ragazzi scappano con la speranza di trovare un lavoro altrove. Anch’io ho una figlia che&nbsp;studia&nbsp;a&nbsp; Londra. Mentre parla i suoi occhi si riempiono di lacrime e il suo petto di sussulti.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“ Quando veniva la Juve,sapeste che festa però ragazzi! Ricordo bene Trapattoni,si proprio lui,il mister:ha avuto tanto dalla Juve e dall’Avvocato… e adesso? chi l’ha visto? Non è più venuto neanche a portargli un fiore al nostro Avvocato!<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>E così tanti altri come lui!Che pena!”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>E’ un fiume in piena la povera Amalia adesso che ha preso confidenza con i suoi interlocutori. “Tutto il paese si è arricchito con gli Agnelli e anch’io ho lavorato tanto,anche troppo mi diceva mio padre,ma mi son fatta una bella casa con i<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>risparmi messi da parte. Scusate per le lacrime,ma non le riesco proprio a trattenere! E’ anche la rabbia di assistere a tanta ingratitudine. La cappella? Dovrebbero curarla i giardinieri,che si occupano della Villa degli Agnelli, giù in paese,,ma non vengono quasi mai; e dire che dovrebbero farlo <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>gratis, dopo tutto quello che gli Agnelli hanno portato <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>alle nostre famiglie.” </font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Fa più freddo da quando siamo arrivati o forse è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>lo sfogo di Amalia a raggelarci dentro.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">L’intervista può bastare ,ce lo leggiamo negli occhi io e Salvino, non vogliamo affondare il coltello sulla ferita aperta e Amalia ci appare veramente prostrata. Le foto di rito alla nostra intervistata sulla scalinata della Cappella e ,prima di andare via, chiediamo ad Amalia se possiamo pubblicare il suo sfogo.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">“Ma si….tutti devono sapere che non è consentito <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>portare neanche un fiore sulla tomba dell’Avv. Agnelli”.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Parole sante! Del resto c’è chi si spinge<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>facendo migliaia di chilometri fin quassù per testimoniare il proprio affetto, immutato negli anni, davanti alla tomba di un uomo,che ormai è entrato a far <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>parte della storia del nostro Paese.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E anche se la vita di un individuo finisce in cenere con la morte, i valori,gli ideali,le illusioni,che quell’uomo ci ha regalato vanno ben oltre la sua morte;esse rimangono nella memoria dei vivi consentendo così di lasciare quell’ “eredità d’affetti”,di Foscoliana memoria,che è garanzia per una sopravvivenza ideale dopo la morte. </font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">“Aprite quella cappella e consentite l’omaggio alla tomba di Gianni Agnelli!” : è un invito ai suoi eredi,che ci sentiamo di avanzare assieme ad Amalia,che, chi si troverà a passare da queste parti,riconoscerà facilmente perchè ogni mattina non si stanca mai di pregare sulla tomba del marito, con quegli occhi lucidi,che non smettono mai di volgersi<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>verso la cappella degli Agnelli e sulla sua Villar Perosa.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E’ così che chi muore,può essere ricordato dai vivi, attraverso la sua sepoltura e dinanzi ad essa quei ricordi, rimpianti, insegnamenti,che ci ha lasciato in eredità, daranno un<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>senso e non renderanno vana la sua esistenza.</font><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Attilio<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Andriolo</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Villar Perosa (To)fl0711fl0711orologio-007.jpgSiNun-giorno-a-villar-perosa-nel-ricordo-dell`-«avvocato»-1012823.htmSi100451001,02,030301032
601012756NewsCalcio EsteroLiga, 27a giornata: sabato in-Fausto per il Barcellona, Atletico corsaro20140309084620Liga spagnola, Real Madrid, Barcellona, Atlético Madrid, Athletic BilbaoCrolla il Barcellona a Valladolid, l`Atletico stende il CeltaBenvenuto tra i rifiuti cantava Fausto Rossi, in arte Fausto'o, verso la fine degli anni '70 e tra i rifiuti sguazza da ieri il Barcellona, che fu delle meraviglie.<br>I catalani escono con le ossa rotte dal José Zorrilla di Valladolid, sconfitti di misura proprio dalla rete segnata nella prima frazione di gioco dall'italiano Fausto Rossi, classe 1990, cresciuto e di proprietà della Juventus.<br>Non è stata, però, una sconfitta arrivata per caso o per sfortuna; il Valladolid ha disputato un incontro brillante, un primo tempo asfissiante per la qualità e la quantità del pressing attuato e un secondo tempo meraviglioso se si considera la voglia che i castigliani hanno dimostrato di avere nell'aiutarsi reciprocamente in qualsiasi zona del campo e con una difesa ordinata e sempre attenta. La reazione del Barcellona è stata in alcuni tratti veemente ma quasi&nbsp;sempre inefficace nel trovare gli sbocchi giusti per le proprie giocate offensive. <br>Discorso diverso, invece, per l'Atletico Madrid che, privo di Diego Costa, Arda Turan e Godin, riesce ad espugnare il Balaìdos di Vigo grazie alla doppietta di David Villa.<br>Risultato che appare, comunque, bugiardo considerato che fino al minuto 60 gli uomini di Simeone erano apparsi in seria difficoltà, confermando il momento non proprio positivo<br>(due vittorie nelle precedenti nove partite). Il Celta resta a metà classifica ma, complice la clamorosa vittoria del Valladolid contro il Barcellona vede&nbsp;assottigliarsi a soli 4 punti il margine sulla zona retrocessione.<br>Nonostante l'assenza del giocatore più importante, Rafinha, Luis Enrique ha modellato una squadra difficile da superare, che migliora giornata dopo giornata. L'Atletico è stato messo in difficoltà per gran parte dell'incontro grazie a buone trame di gioco, alla buona prestazione di Nolito e ad un preziosissimo Oubina davanti alla difesa. Simeone può ritenersi più che soddisfatto per essere tornato a casa con i tre punti e con il sogno in tasca di lottare fino alla fine contro i cugini del Real per la conquista del titolo.<br>Negli altri incontri disputati ieri fanno notizia lo stop del Villareal che perde malamente a Granada contro una squadra che non vinceva da parecchio tempo e la vittoria del fanalino di coda Betis che, con il medesimo risultato, fa fuori un Getafe ormai allo sbando. Zona salvezza che resta ancora lontanissima per i betici che cominciano a coltivare il rimpianto per una stagione che poteva essere più all'altezza del proprio blasone.<br>Anche oggi saranno 4 gli incontri che caratterizzeranno la domenica di Liga spagnola. Si parte alle 12 con Espanyol-Elche. I catalani si trovano in una sorta di limbo, lontani dalle posizioni che valgono l'Europa e lontani dalla zona retrocessione; i tre punti servono solo per far felici i tifosi che vivono un momento di scoramento. Storicamente il campo dell'Espanyol è considerato uno dei campi più difficili di Spagna e quest'anno, invece, non è stato un fortino inespugnabile, anzi, tutto il contrario; infatti la squadra di Aguirre ha vinto solo 3 degli ultimi 8 incontri casalinghi. Dall'altro lato, l'Elche, che per la prima volta calcherà il prato de El Prat, vive un buon momento, avendo perso solo contro il Real negli ultimi 5 incontri di campionato disputati, da tenere in conto, però, che non vince in trasferta da ottobre 2013. <br>Alle 17 sarà la volta del derby tra Almeria e Siviglia. Incontro sentitissimo per i padroni di casa anche per alcune connotazioni sociali e politiche di rivalsa nei confronti del capoluogo andaluso. Partita della vita, quindi, per l'Almeria che ha bisogno di punti per conquistare la salvezza, dall'altro lato un Siviglia che giovedì affronterà il primo dei due turni di Europa League contro il Betis in un altro derby infuocato.<br>Alle 19 toccherà al Real Madrid approfittare dello scivolone del Barça e mantenere a debita distanza l'Atletico. L'avversario sarà il piccolo ma mai domo Levante.<br>I valenciani non hanno nulla da perdere e non hanno nemmeno problemi di classifica dato che non perde da 8 giornate; peseranno, comunque, le assenze di Diop e Simao Mate infortunati e di Casadesùs squalificato. Tutto sta, dunque, nella testa e nei piedi della capolista Real, una squadra, forse, poco spettacolare ma che rispecchia totalmente il carattere e il pragmatismo di Carlo Ancelotti.<br>Infine, alle 21, chiuderà la domenica di Liga un interessante Valencia-Athletic Bilbao. I padroni di casa hanno interrotto la settimana scorsa in casa del Rayo Vallecano una striscia positiva che durava da sei giornate ed è costretto a disputare un finale di stagione perfetto se vuole ancora raggiungere i posti validi per l'Europa; di contro, l'Athletic può tranquillamente considerarsi la vera sorpresa di questo campionato. L'undici allenato da Ernesto Valverde,&nbsp;ha sei punti di vantaggio sulla quinta in classifica e culla il sogno dei preliminari di Champions League.<br><br><br>LIGA – Programma e Risultati 27/a Giornata<br><br>Ieri<br><br>Valladolid-Barcellona 1-0&nbsp; 17'Rossi<br>Real Betis-Getafe 2-0&nbsp; 16'Leo Baptistao-39'Ruben Castro<br>Celta Vigo-Atletico Madrid 0-2&nbsp; 62'-64'Villa<br>Granada-Villarreal 2-0&nbsp; 23'Rico-33'El Arabi<br><br>Oggi<br><br>Espanyol-Elche<br>Almeria-Siviglia<br>Real Madrid-Levante<br>Valencia-Athletic Bilbao<br><br>Domani<br><br>Osasuna-Malaga<br>Real Sociedad-Rayo Vallecano<br><br>SpagnaFL0411FL0411fausto-rossi.jpgSiNliga-giornata-27-barcellona-perde-atletico-vince-1012756.htmSi100427901,02,03030356
611012740NewsCampionatiCruz Azul, una rete incredibile da più di 50 metri dopo una rimessa laterale VIDEO20140227132718calcioPazzescaPazzesca rete&nbsp;di Rogelio Chavez nella partita che ha visto il suo Cruz Azul imporsi per 3-1 sul Queretaro. Inutile stare a spiegare come e’ avvenuto: bisogna guardarlo per crederci!<BR><BR>link: <A href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=er4Ul1WhffY">http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=er4Ul1WhffY</A><BR><BR><BR>C1012317adm001adm001rete.jpgSiNcruz-azul-rete-incredibile-da-cinquanta-metri-partendo-da-una-rimessa-laterale-1012740.htmSi100075701,02,03030394
621012693NewsJann Mardenborough correrà in GP3 con la Arden International20140217145552nissan,gt academy,gp3,red bull,Jann MardenboroughIl vincitore del GT Academy 2011 gareggerà in GP3 con la Arden International dopo appena due stagioni di corse. Mardenborough si unisce all`intenso programma di sviluppo di piloti con Infiniti Red Bull Racing. Nissan PlayStation GT Academy si conferma come un vero e proprio percorso alternativo nel motorsport professionale<div>Jann Mardenborough, &nbsp;vincitore del GT Academy 2011 si cimenterà nel campionato di GP3 2014, considerato come propedeutico alla Formula Uno &nbsp;GP3 , con il Team Arden International. Il vincitore di GT Academy 2011 si unisce anche un programma intensivo di sviluppo di piloti con Infiniti Red Bull Racing, team campione del Mondo nelle ultime stagioni in formula 1.</div><div>Nelle ultime due stagioni Mardenborough ha gareggiato, ben figurando, con vetture GT, prototipi Le Mans e monoposto, conquistando il secondo posto nel campionato TRS di in Nuova Zelandaed il podio podio a Le Mans nel 2013.</div><div>"Mi sento pronto per la GP3 - ha dichiarato Mardenborough - mi sono preparato bene e ho tutte le persone giuste intorno a me per aiutarmi nella mia crescita così posso concentrarmi completamente sulla mia gara. La Formula 3 mi ha insegnato tante cose, sia dentro che fuori dalla macchina, sia mentalmente che fisicamente. E' stato un grande palcoscenico nel mio percorso e sono sicuro che le competenze che ho acquisito lì mi aiuteranno nella GP3 e oltre. Sono entusiasta di lavorare con Arden. Le mie impressioni iniziali di loro sono eccellenti, hanno un sacco di esperienza e di grande successo nel corso degli anni. Non vedo l'ora di lavorare con il mio ingegnere di pista Sean (mcGill)".</div><div>Arden International è stata selezionata per il suo palmares di campionati vinti. La più recente storia di successo del team è quella del pilota russo Daniil Kyvat che ha vinto il titolo di GP3 con la Arden nel 2013 e che gareggierà in F1 con la Toro Rosso nel 2014.</div><div>Un elemento cruciale di GT Academy è il programma di sviluppo di driver di Nissan, che aiuta i vincitori passare dal mondo virtuale del gioco alla realtà della pista ed hapermesso a Jann di imparare molto. Egli ora aggiungera un programma di sviluppo su misura con Infiniti Red Bull Racing per spingere il suo talento fino in fondo.</div><div>"Siamo lieti di dare il benvenuto Jann sul nostro programma - ha dichiarato Andy Damerum , responsabile dello sviluppo piloti della Red Bull Racing - Abbiamo tracciando l'approccio innovativo di Nissan per Motorsport e, in particolare, GT Academy che sfida lo status quo del motorsport. Il percorso tradizionale di F1 del karting e monoposto è di collaudato successo, ma Nissan e PlayStation sono andati giù una strada molto diversa ed hanno iniziato a trovare alcuni piloti di grande talento che hanno fatto tutta la loro pratica su una console giochi. Sono molto interessato a vedere come Jann si comporterà sul nostro programma e in GP3 in questa stagione e non vedo l'ora di prendere lui sotto l'ala Infiniti Red Bull Racing di progredire ulteriormente la sua carriera."</div><div>Il mentore per i finalisti del Regno Unito di GT Academy 2011 è stato nientemeno che Johnny Herbert , che ha mantenuto un occhio vicino sul Jann da allora.</div><div>"Sono stato molto impressionato per quello Jann ha realizzato da quando ha vinto GT Academy - ha detto Herbert &nbsp;- E' motlo raro vedere qualcuno con esperienza di Jann fare così bene. L'anno scorso ha corso nella serie europea F3, che è una sfida difficile durante la prima stagione, il fatto che era la prima stagione di Jann con qualsiasi tipo di monoposto è incredibile. Mentre egli ha avuto un grande successo il primo anno nelle gare GT e ora ha ottenuto un risultato sorprendente a Le Mans 24 Ore &nbsp;in competizione con piloti che sono cresciuti con stagioni di karting e di esperienza monoposto dietro di loro."</div><div>"Il progresso di Jann è solo la punta di un iceberg per il successo dei laureati della GT Academy - ha detto il direttore di Nissan Global Motosport , Darren Cox - L'anno scorso abbiamo fatto 41 podi in tutto il mondo, tra cui Le Mans, 24 Ore di Spa e la 24 Ore di Dubai ed abbiamo vinto due campionati del GT-R Nismo. L'innovazione è ormai evidente a tutti nel dettaglio, &nbsp;ma come la maggior parte delle innovazioni non era così quando abbiamo dato il via al programma sei anni fa. Nissan e Playstation hanno avvicinato il motorsport a una nuova generazione di fan digitali e ora stiamo espandendo ulteriormente geograficamente. Recenti aggiunte ai nostri mercati principali di Europa, Russia e Stati Uniti sono l'India e il Medio Oriente e altri nuovi mercati saranno annunciati nelle prossime settimane"</div>LondraWM01MSWM01MSjann-mardenborough.jpgSiNnissan-red-bull-gp3-2014-jann-mardenborough-1012693.htmSi100075601,02,03,04,06,07,08,0901056
631012644NewsCampionatiAntonio Venuto, un allenatore in attesa di panchina20140123141427calcioE’ cosìAntonio Venuto da Villafranca Tirrena in provincia di Messina, è stato allenatore della S.S. Milazzo dal 2008 al 2011 conquistando due promozioni tra Campionato di Eccellenza e poi di Serie D, raggiungendo il terzo posto nel Campionato di Lega Pro di Seconda Divisione nell’anno 2010’11. Una scalata professionale che l’ha visto crescere fin da quando, allenatore dilettante di terza categoria nel 1989 ha deciso di continuare i suoi studi calcistici per conquistare l’abilitazione di allenatore di seconda categoria fin dal 2007. Poi, non contento di quanto ottenuto, si misura con se stesso per verificare le sue potenzialità. Si iscrive al Corso di Allenatori Professionisti di Prima Categoria a Coverciano nell’anno 2011’12 e, con notevoli sforzi economici personali (visto l’ingente esborso che richiede l’iscrizione), s’incammina nell’avventura con l’ardire di chi ama il calcio, desidera studiarne approfonditamente i sistemi di preparazione, l’individuazione e l’abilità nel percepire la chiave tattica giusta (anche a partita in corso), conoscere le varie scuole di pensiero e l’anima da tirar fuori dai giocatori per poterli motivare positivamente. Ma è soprattutto la psicologia di gruppo e anche individuale per ogni singolo giocatore, che lo porta alla fine del corso a discutere la sua interessantissima tesi dal titolo: “Leadership e motivazione: il ruolo dell’allenatore”. Non è un caso che mister Antonio Venuto abbia scelto di ricercare e discutere questa tesi davanti a una commissione d’esame competente, (tra gli altri c’era pure mister Spalletti). Infatti, chi lo conosce bene, sa che il suo desiderio di approfondimento teorico - pratico sulle più moderne discipline tecniche calcistiche europee, lo caratterizza come uomo-allenatore dai connotati personali talmente chiari che non si possono confondere con chi vede la professione di coach in maniera minimalista, raffazzonata e senza l’opportuna etica . Lui sa che nel calcio non c’è nulla di improvvisato e neanche di definitivo e che i risultati positivi sono la chiave del successo ripartito tra società, allenatore, giocatori e tifosi, ma sa anche che ai primi insuccessi chi paga per primo è l’allenatore. Troppo navigato è mister Venuto per illudersi di successi facili che in prospettiva non danno alcuna garanzia. Lui sa come lavorare sodo con i suoi ragazzi, dai quali pretende impegno, serietà e vita ordinata fuori dal campo. Ma è anche pronto a capire se un giocatore non rende come potrebbe a causa di problemi psicologici che non rientrano propriamente nell’infortunio fisico. Ed è questa la peculiarità più naturale e importante di mister Venuto: saper capire i suoi ragazzi e motivarli ad un impegno maggiore dal quale possa scaturire il meglio di loro. Senza stress, ma con la naturalezza e la consapevolezza che si ha quando si ama qualcosa, quando si sogna di raggiungere un obiettivo che è frutto della fatica e del lavoro serio. Sono queste le caratteristiche naturali di Venuto, un allenatore che non ha solo imparato attraverso i libri e gli studi tecnico-calcistici certi valori che sono insiti nel suo DNA, semmai le ha affinate confrontandosi con i suoi compagni di corso dai nomi altisonanti come Roberto Baggio, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Fabiens Cauet, Alessandro Dal Canto, Davide Dionigi, Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Devis Mangia, Fabio Pecchia, Lamberto Zauli, Zè Maria, per citarne solo alcuni tra i più famosi. Ma lui, mister Venuto, pur non vantando un curriculum altisonante di calciatore importante, non si è lasciato intimidire da nessuno, anzi si è confrontato consapevolmente con grinta e determinazione di chi deve dimostrare a se stesso e agli altri la propria preparazione. E non è un caso che ha ottenuto uno dei più alti punteggi finali di tutto il corso: 97/110. Eppure, sembrerà strano che un allenatore di tale levatura tecnica e umana non abbia, almeno in questo preciso momento, una panchina a sua disposizione. Ma lui sa aspettare, con pazienza e senza fretta. Sono le sue armi migliori di uomo saggio e di allenatore preparato che aspetta una chiamata da società che possano garantirgli un progetto serio fatto di concretezza e non di effimere parole. Quelle, non possono interessare a chi, come lui, crede nella serietà di allenare e curare con competenza e professionalità un gruppo di ragazzi seri i quali si prefiggono il raggiungimento di un obiettivo che concorda con quello della società. Il resto non interessa, sono solo chiacchiere. I fatti sono quelli che contano, nel calcio e nella vita.<br><br> <BR>Una storia, tante storie. Quando cuore e pallone sono una cosa sola<br><br> Era la fine del 2012, quando ho scritto e pubblicato questo articolo sul profilo professionale e umano di Antonio Venuto, un allenatore in cerca di panchina. Ebbene, ancora oggi dopo un travagliato campionato di Lega Pro nell’Hinterreggio di Reggio Calabria cominciato in maniera eccelsa e poi finito con la retrocessione per motivi non solo a lui imputabili, oggi mister Venuto attende ancora quella chiamata importante che possa coronare il sogno della sua vita: quello di allenare in una società professionistica a un certo livello. Egli, nella vita, è Prof. di Educazione Fisica in un Istituto di Scuola Superiore di Messina. Ama l’insegnamento, i suoi ragazzi, il suo gruppo scolastico, il suo quotidiano vissuto tra colleghi che conosce da anni. Ma la panchina, il profumo dell’erba emanato da un campo di calcio, ebbene, quello gli ronza sempre fisso nel cervello come fosse un qualcosa che prima o poi deve essere raggiunto. Sì, perché quello è il vero significato della sua vita. Certo, il calore degli affetti più cari che gli stanno accanto sono decisamente importanti per lui. Ma la sua testa è sempre là, in mezzo a una squadra di calcio sua, attorno a dei ragazzi forti dalle grandi capacità caratteriali come lui, capaci di raggiungere l’obiettivo fissato attraverso il sacrificio e l’abnegazione. E’ così, Antonio Venuto da Villafranca Tirrena in provincia di Messina. Lui ama la sua terra di Sicilia, con i suoi profumi e le affascinanti tradizioni. Per questo è orgoglioso delle sue radici. D’altra parte, non è un caso che la sua carriera da allenatore si sia sviluppata principalmente in Sicilia, con soli due parentesi nella vicina Calabria. Tuttavia, lui sa che la sua professione non preclude destinazione. Quando il destino chiama, il mister chiude la valigia e si tuffa in una nuova avventura. E’ la vita, è la speranza di chi crede in qualcosa d’importante, in una chiamata che, prima o poi, deve arrivare. Mister Venuto è pronto, è già lì che aspetta, perché si conosce e sa che chiunque lo chiamerà a guidare una squadra di professionisti, state sicuri che non si pentirà.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>C1012317FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNantonio-venuto-un-allenatore-in-attesa-di-panchina-1012644.htmSi100451001,02,03030361
641012632NewsEditorialeIl punto sul campionato di Serie A20140108132558calcioVedremo<BR>La diciottesima giornata del campionato di Serie A, ha evidenziato l’ottimo stato di salute della Juventus, la caparbietà nell’inseguire del Napoli, la voglia di ripresa del Milan, la continuità di risultati positivi della Fiorentina che perde però Rossi per tre mesi a causa di un infortunio al ginocchio, e la rinascita della Lazio che, con Eddy Reja, sembra avere ritrovato grinta e determinazione a discapito di una Inter che sembra lontana parente della squadra che è stata in passato. Il Parma ottiene un’ottima vittoria contro il Torino apparso nervoso soprattutto nel suo allenatore Giampiero Ventura che, alla fine del primo tempo, ha lasciato negli spogliatoi Cerci e Immobile per motivi tecnici. Note positive arrivano da Genoa che vince contro un vivace Sassuolo e da Catania che con il rientro di Berghessio, Barrientos, Izco, Spolli e soprattutto con il ritorno all’ovile di Lodi, è sembrata davvero tutta un’altra squadra. Procede la marcia del sempre più sorprendente Verona che con la rinascita di Toni vince al Friuli di Udine una partita che lo colloca in una classifica di pregevole posizione per l’Europa. Chievo e Cagliari, per finire, si rifugiano in uno scialbo zero a zero capace solo di smuovere la classifica delle due contendenti. Questa, tra l’altro, è stata l’ultima partita di Nainggolan tra le fila del Cagliari, perché la Roma si è assicurata fin da subito l’acquisto del giocatore belga, tanto conteso da Milan e Juventus. Questo acquisto, avvenuto sulla linea del traguardo, è sembrata una rivincita da parte della Roma nei confronti della Juventus che, a onor del vero, non ha insistito più di tanto nell’acquisto di Nainggolan semplicemente perché sta per rinnovare il contratto a Paul Pogba. Il Milan è sembrato in palla contro l’Atalanta di Colantuono che non ha potuto far altro che resistere fino al 100° gol di Kakà, il quale ha poi segnato una doppietta toccando quota 101. Evidentemente l’arrivo del giapponese Honda (che però in questa partita ha fatto da spettatore in tribuna accanto a Galliani) ha dato nuova linfa ed entusiasmo in un ambiente che aveva davvero bisogno di una scossa emotiva per riprendere un cammino che da troppo tempo si è fermato per tanti motivi, non ultimo il riordino societario. All’Inter, invece, già si parla di fallimento di una stagione che, sotto l’attenta egida di Mazzarri, non riesce a decollare. Il tecnico di San Vincenzo si porta dietro i dubbi di un gioco difensivistico e le sue famose ripartenze non sembrano animare il gioco nerazzurro, al cospetto della piazza nobile del calcio italiano. Se è vero che l’Inter di oggi non è paragonabile all’Inter di un tempo, è anche vero che giocando in questo modo non ha futuro. Servono acquisti mirati e partenze di giocatori che non servono alla causa nerazzurra. L’Inter sembra davvero alla deriva e non sappiamo se anche il cambio di presidenza da Moratti a Thohir abbia anche influito negativamente. Fatto è che l’Inter attuale sembra davvero né carne né pesce, nonostante alcune sviste arbitrali che ne hanno obiettivamente penalizzato il suo corso. Vedremo cosa accadrà. Il nuovo presidente parla di “Progetto Inter”. Noi valuteremo&nbsp; a cose fatte, quale sarà il risultato. Tanti punti da sciogliere dunque, a una domenica dal giro di boa. Ma, nonostante alcuni pensino già che questo campionato sia da ritenersi chiuso dopo il largo successo della Juventus sulla Roma, noi avvertiamo nell’aria che proprio adesso stia per cominciare il bello.<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>C1012317FL0711FL0711galliani.jpgSiNil-punto-sul-campionato-di-serie-a-1012632.htmSi100451001,02,03,06,07,08,09030576
651012620NewsCampionatiPietro Anastasi, una storia tra tante20131229173220juventusLui il suo<BR>Dream. Il sogno. Sì, si può sognare ad occhi aperti e rendersi a mala a pena conto che quella realtà da sempre sperata ora è viva, vera, legittima. Visitando lo Juventus Museum di Torino mi sono soffermato su alcune fotografie che rappresentano il “Come eravamo” della storia della Juventus. Passa attraverso i miei occhi l’excursus storico della Vecchia Signora, gli anni della gloria e i volti dei campioni che ne hanno fatto la sua straordinaria storia fatta di molti scudetti vinti. Tra tanti , chissà perché, mi soffermo su Pietro Anastasi. Sarà perché è siciliano come sono io, sarà perché quell’espressione del suo volto dopo aver segnato un gol trasmette tutta la sua rivincita di uomo venuto dal sud negli anni della speranza del benessere economico, fatto è che quello sguardo mi ha colpito in particolar modo. Dietro quegli occhi ho rivisto la Sicilia di allora, la terra riarsa dal sole e la fuliggine polverosa eruttata dall’Etnea che cosparge di nero la sua Catania. Lapilli e scatti dorati fecero di lui il giocatore istintivo dalla corsa impetuosa e dai gol di rapina che nascondevano il non perfetto bagaglio tecnico che si evidenziava anche nella precarietà di uno stop non proprio perfetto. Ma Pietruzzu ha rappresentato molto di più che essere semplicemente il famoso calciatore della Juventus che con lui ha vinto il primo scudetto bonipertiano nel campionato 1971- ’72 segnando 11 gol, Pietruzzu venuto da Catania passando per Varese è il simbolo vivente della rivincita sociale di una Sicilia che da sempre è sembrata essere troppo indietro rispetto al nord d’Italia. “Pietro Anastasi finì per essere il simbolo di un’intera classe sociale: quella di chi lasciava a malincuore il meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord”. Così scriveva Alessandro Baricco, torinese di nascita, poeta, saggista, sceneggiatore, regista e noto esponente della narrativa italiana. Dream, il sogno di un ragazzo catanese nato nel lontano 1948 in una famiglia povera, era quello di sfondare nel calcio per aiutare la sua famiglia che viveva un quotidiano fatto di sacrifici veri. Sette persone della sua famiglia, lui compreso, vivevano in due stanze in una casa della Catania di allora che non offriva nulla se non la speranza di una vita migliore. Come per altri ragazzi il suo problema fu la scuola, visto che non gli piaceva. Un giorno a scuola e un altro nei campi impolverati di Catania e provincia a giocare a piedi nudi, giusto per non sporcare le uniche scarpe possedute. Poi il calcio diventò la sua ragione di vita, il sogno da realizzare dal quale non poteva prescindere in nessun modo. Passione e speranza di una vita migliore si intersecavano tra di loro. C’era una spinta che si manifestava in lui e non sapeva bene se era più forte la voglia e la passione di giocare al pallone per arrivare ad alti livelli, oppure era il desiderio profondo di guadagnare quel denaro che potesse migliorare la condizione economico – sociale di tutta la sua famiglia. Ma forse erano entrambi le cose, perché l’una era dipendente dall’altra. E così Pietruzzu, bravo com’era a giocare a pallone fu baciato dalla fortuna che fu rappresentata dai dirigenti del Varese d’allora che si accorsero di lui vedendolo giocare nelle fila della Massiminiana di Catania. La scuola restò un miraggio, ma il calcio lo ripagò di quanto lui sognava di notte ma anche di giorno, quando a piedi scalzi e nei campi polverosi di una Catania povera, Anastasi era uno qualunque, un ragazzo il cui unico scopo era rappresentato dal fare gol alla vita. E’ una bella storia quella di Pietruzzu, una delle tante situazioni di vita che ti emozionano per la difficoltà di scalare un successo da sempre sognato, con la necessità di migliorarsi dal punto di vista sociale ed economico. Eppure lì, in quel Museo della Juventus, tra innumerevoli campioni passati alla storia, lui rappresenta ancora oggi qualcosa di diverso che va oltre il legittimo riconoscimento del campione di calcio che è stato, perché Pietruzzu Anastasi è stato ed è il siciliano orgoglioso di essere venuto dal nulla e di essersi costruito da solo con le proprie forze. Mamma e papà, i suoi fratelli e le sorelle sono orgogliosi di lui che è stato capace di portare alto il buon nome della famiglia Anastasi che, grazie a lui, è conosciuta in tutto il mondo. Com’è strana la vita e com’è legata a momenti, a circostanze, a situazioni che mai avresti detto. Pensate cosa sarebbe stata oggi la sua bellissima storia se quel giorno, in quel campo polveroso di Catania tra le fila della Massiminiana, Anastasi fosse passato inosservato agli occhi di quel dirigente varesino che lo volle portare a nord dell’Italia calcistica. E’ il mistero della vita, è la sua meravigliosa imprevedibilità che non finisce mai di stupire ed affascinare. In fondo ognuno di noi può raccontare la propria storia di vita, ognuno di noi può sfogliare le pagine del percorso della propria vita, ma non tutti possono vantare la bravura e la fortuna di essere arrivati al successo. Pietruzzu Anastasi sì, lui ha alle spalle una storia bellissima fatta di ricordi che sono l’emblema del successo accarezzato fin da quando piccolino, in quel campetto polveroso di Catania, rincorreva quel pallone che da sempre ha rappresentato il sogno da realizzare. Dream! Lui il suo sogno di vita l’ha realizzato, non è stato facile ma l’ha realizzato. Ed ancora oggi con la sua pelle scura che sembra perennemente riarsa dal sole, il suo sguardo fiero e scaltro che spicca sopra le folte sopracciglia e il suo sorriso che mostra i bianchi denti, sembra ancora gioire dopo aver fatto il gol decisivo per lui, per la sua famiglia, per i suoi affetti più cari, per la sua Sicilia e per la sua Juventus di sempre.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1012317FL0711FL0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi-una-storia-tra-tante-1012620.htmSiT1000007100451001,02,03,06,09030705
661012589NewsCampionatiInter, ma quanto è simpatico questo Thoir20131123223242interErick Thohir si presenta Faccia rotonda, sorriso accattivante, modi da gentiluomo e, a suo dire, ha l’Inter nel sangue ormai da tanti anni . Erick Thohir si presenta così al grande pubblico italiano, con le credenziali che sembrano cucite addosso per avere successo. I soldi non gli mancano, la simpatia è connaturata in lui come l’aria che respira e il rispetto per i media presuppone una simpatia particolare per il mondo dell’informazione. Già, l’informazione. Un mondo cui è molto legato per essere anche proprietario in Indonesia del giornale “La Repubblica”. Lo abbiamo visto ieri sera da Fabio Fazio in “Che tempo che fa”. Idee chiare e particolare senso dello humour sembrano scolpiti sulla sua pelle come la maglia dell’Inter. “Non so se Berlusconi sia a conoscenza che possiedo un giornale in Indonesia” – scherza – “ma io non voglio presentarmi candidato nel mio Paese….” Poi l’argomento si sposta sul futuro e sul mercato dell’Inter: “Stiamo costruendo un sistema che prevede l’acquisto di giocatori le cui caratteristiche siano compatibili con il modulo tattico di Mazzarri. Ho fiducia in lui e sono molto contento che Moratti lo abbia scelto. Abbiamo una buona base per i prossimi due o tre anni, ma l’Inter deve prepararsi per il 2016, quando la finale di Champions League sarà a Milano”. E’ interessante seguire la sua intervista e, mentre parla, ci chiediamo come un manager della sua levatura venuto dall’altra parte del mondo si sia innamorato così intensamente dell’Inter e, soprattutto, come possa seguirla tutte le settimane. “Ovviamente” dice “non potrò essere in Italia tutte le domeniche, tuttavia, sarò un tifoso nerazzurro a distanza. Infatti, mi alzerò alle 2,45 del mattino per vedere i match dall’Indonesia”. Non l’ha detto, ma dalle sue parole sembra davvero trasparire l’anima del vero tifoso, uno di quelli che alla domanda : “Ma chi te lo fa fare…..?” la risposta è scontata: “Per l’Inter, questo e altro…!”. Ma, su quello che sarà il prossimo scudetto dell’Inter, Thohir non si sbilancia: “Lasciamo che sia Dio a decidere. Non potrò mai fare ciò che ha fatto Moratti in 18 anni, ma punto a ottenere risultati regolari nel tempo”. E come può non essere simpatico un presidente che si presenta così?<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1012317FL0711FL0711thoir.jpgSiNma-quanto-e-simpatico-questo-thoir-1012589.htmSiT1000026100451001,02,03,07030606
671012576NewsCampionatiTorino, per fortuna ci sono i sentimenti20131112125997torinoCom’è in contraddizione Com’è in contraddizione questo Toro, capace d’illuderti che qualcosa sta cambiando in meglio e poi sbatterti di brutto in una realtà angustiante, sempre la stessa per amarezza. E intanto, mentre i granata di Ventura perdono malamente a Cagliari, la Juve strapazza a Torino il Napoli di Benitez. Pioggia di gol, di furore agonistico, di gioco, di grinta, di determinazione e impostazione tattica, che fanno passare persino in secondo piano il millimetrico (21 cm.) di fuorigioco non rilevato dall’arbitro, in occasione del primo gol di Llorente. Un gap che sembra incolmabile tra le due società della città sabauda, due realtà che già in passato abbiamo avuto modo di farne il distinguo. Ma, per fortuna, ci sono i sentimenti, e la variegata e impareggiabile letteratura granata vanta una storia che ormai ha superato di molto il mezzo secolo. Tanti trascorsi che s’intrecciano tra fatti e racconti di grande calcio e poesia pura, in un intersecarsi di emozioni da brividi. Si inizia con la tragedia di Superga e gli Invincibili Campioni del Grande Torino, per continuare poi negli anni con le storie di Giorgio Ferrini, della “Farfalla Granata” personificata da Gigi Meroni, fino ad arrivare al fallimento della società granata avvenuto nel 2005, quando a capo dell’azienda figuravano Franco Cimminelli, azionista di riferimento e Tilli Romero, il presidente che, suo malgrado, fu artefice della morte di Gigi Meroni in un incidente stradale avvenuto proprio a Torino. Già, la farfalla granata, una storia coinvolgente che la Rai TV trasmetterà in prima serata l’11 novembre. Un film che milioni di spettatori potranno ammirare con sentimento e romanticismo, dove la storia del pallone granata s’intreccia perfettamente con la vita di Gigi Meroni, un campione che, per caratteristiche personali, non ha avuto eguali nel corso degli anni. Ma il calcio è calcio e, pur consapevoli e orgogliosi di una lunga, interessante storia letteraria, si scorrono le pagine di questa società granata capace di vincere un solo scudetto in 64 anni di football, post Grande Torino. Un po’ poco, anche in considerazione dell’altra realtà vincente della città piemontese. Ma, ritornando ai fatti attuali, dobbiamo rimarcare una metamorfosi notevole della squadra di Ventura, capace di pareggiare una bella partita in casa contro la Roma capolista, e poi riprendere la strada dell’anonimato a Cagliari, perdendo malamente una partita al cospetto di una squadra per nulla irresistibile. Il Toro visto allo stadio Is Arenas di Cagliari, nel primo tempo è apparso assente ingiustificato; molle, lento, stralunato, con poche e confuse idee. Un film già visto che, purtroppo, non è paragonabile al romanticismo della fiction prima citata; tutt’altro. Su 8 gare il Toro ha perso 3 volte e pareggiato 5 match. No, così non va proprio. Non è l’allenatore da cambiare e non sono neppure i giocatori ad essere sostituiti, perché loro, in fondo, fanno quello che è nelle loro limitate corde tecniche. In mezzo alla squadra c’è un solo giocatore davvero importante: Cerci, che quasi sempre sembra predicare nel deserto. Forse bisognerebbe ripartire dalla società stessa, da una casa granata che non c’è, da una sede che non esiste e che è perennemente provvisoria, da un campo Filadelfia monco e distrutto che è la vergogna della città di Torino, da una rete di osservatori insufficienti, da un Settore Giovanile che una volta era il fiore all’occhiello del Toro vero, e da una mentalità che, per forza di cose, deve essere ammodernata ed adeguata al calcio contemporaneo.&nbsp; E’ vero che non c’è futuro senza passato, ma il presente ha il significato di essere ciò che si è, nonostante il grande passato. Ci piacerebbe davvero (e a chi non piacerebbe?) vedere il Toro sicuro di se, con autostima, sia nella conduzione societaria sia nella parte tecnica. Non esiste una grande squadra se alle spalle non c’è una grande società. Nulla nasce per caso e, rifugiarsi consapevolmente nei sentimenti romantici della storia del Toro, che ci coinvolge sempre in maniera intensa, purtroppo non cambia la realtà mediocre di una società e di una squadra granata senza continuità di risultati, i cui limiti non riescono a proiettata definitivamente in quell’Olimpo del calcio nazionale che da 64 anni l’aspetta ancora a braccia aperte.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-per-fortuna-ci-sono-i-sentimenti-1012576.htmSiT1000099100451001,02,03,06,08030532
681012555NewsEditorialeScusate, ma perché la legge non è uguale per tutti?20131030100221juventusLeonardo Bonucci, difensore della Juventus e della NazionaleViene proprio da chiedersi perché in questo nostro Paese che non conosce più il senso del rispetto delle regole, non debba mai esserci parità nelle applicazioni delle sanzioni. Intorno alle 12,30 di&nbsp;ieri pomeriggio, 29-10-2013, in Corso Unità D’Italia a Torino si è verificato un episodio che ci ha fatto riflettere su come il mondo del calcio e i suoi interpreti vivono un’altra realtà, una dimensione fatta di protezione, un mondo che nulla a che fare con i comuni cittadini. Leonardo Bonucci, difensore della Juventus e della Nazionale, a bordo della sua Ferrari Rossa viaggiava a forte velocità. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, la Polizia l’ha inseguito con sirena spiegata e paletta fuori dal finestrino e, dopo averlo raggiunto all’altezza del Museo dell’Automobile, l’ha costretto a fermarsi per i dovuti controlli. Bonucci non è neanche sceso dalla sua macchina ed ha consegnato patente e libretto senza protestare. E fin qui nulla di strano. Peccato che la Polizia, dopo aver visto di chi si trattava, ha chiuso entrambi gli occhi rifugiandosi dietro un laconico “Bonucci ha esagerato un po’ con la velocità”. Una frase sibillina che non vuol dir nulla, se non il significare semplicemente una piccola tiratina d’orecchie senza tuttavia sanzionare l’infrazione stradale. Ebbene, questo non ci sembra giusto, perché il codice stradale deve essere rispettato da tutti e, se si commettono delle infrazioni, bisogna ricorrere a quelle che tutti noi paghiamo, e cioè le multe con sottrazione di punti sulla patente. Qui non è successo nulla di tutto questo, si è creato un precedente che di certo non ci scandalizza, visto come vanno le cose in questa nostra Italia, ma sicuramente ci conferma la cattiva abitudine di proteggere sempre chi non ne ha bisogno, a discapito di chi invece dovrebbe essere aiutato. Figli e figliastri! E’ un motivo conduttore antico come il mondo, che la nostra cultura mediterranea è capace soltanto di incrementare a dismisura piuttosto che sradicarla. Intendiamoci, approfittiamo di&nbsp; questo episodio avvenuto a Bonucci, non per biasimare il calciatore ma, più semplicemente, per evidenziare certe storture e inefficienze italiche che, continuando così, non miglioreranno mai una cultura totalmente sbagliata. Certo, bello sarebbe stato se Bonucci, dall’alto della sua ricchezza e popolarità, avesse chiesto scusa esortando la Polizia a sanzionare l’infrazione commessa con la relativa multa. Ma, si sa, questo “film” non è trasmesso da nessuna parte……..!<BR><BR>Salvino Cavallaro <BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>C1012317FL0711FL0711bonucci-legg.jpgSiNscusate-ma-perche-la-legge-non-e-uguale-per-tutti-1012555.htmSiT1000007100451001,02,03,06030376
691012519NewsCampionatiMilan: Vittoria di gruppo20131020095054Milan, UdineseMilan: Vittoria di gruppoTutte le interviste del post partita ai protagonisti di <STRONG>Milan-Udinese</STRONG> al termine del match:<BR><BR><STRONG>ADRIANO GALLIANI</STRONG><BR><BR><EM>"Ero curioso di capire come&nbsp;saremmo passati dopo&nbsp;le prime otto partite, passiamo a 11, ancora pochi ma meglio dei 7 della scorsa stagione. Ora dobbiamo cominciare la lunga marcia. Siamo a 8 punti dal famoso terzo posto, dobbiamo cercare di recuperarli piano piano nelle prossime 30 partite. Tutti i giocatori hanno capito il senso del ritiro anticipato, non era assolutamente punitivo e poi una notte in più a Milanello non fa male a nessuno. Ho visto un bel Ricky, è entrato bene, una nota molto positiva, sono molto felice. Gabriel ha fatto il suo, Silvestre ha fatto bene, l'intuizione dell'estate, Birsa, ha fatto due gol che valgono sei punti. Lo scambio tra Antonini e Birsa è nato in spiaggia con Enrico&nbsp;Preziosi, abbiamo pensato a uno scambio, loro cercavamo un terzino...è successo più o meno ciò che era avvenuto con Boateng... sono felice che Antonini abbia fatto gol nel derby così si è fatto subito amare dai tifosi, e Birsa ha già fatto due gol che valgono sei punti. L'anima brasiliana nel Milan c'è sempre stata, già al tempo di Altafini, così come l'anima dell'Inter è&nbsp;sempre stata argentina. Gabriel ha fatto bene, non ha avuto paura, è uscito sul corner e sui calci piazzati.&nbsp;Bene, potrà fare bene anche in futuro. Non è in lista Champions, c'è Coppola perché Gabriel&nbsp;era infortunato alla spalla quando abbiamo stilato la lista e si temeva potesse stare fuori anche cique mesi. Giocherà Amelia con il Barcellona, se non ce la farà Abbiati.&nbsp;Credo che sia casuale il fatto che si faccia bene in casa e meno&nbsp;fuori, col Napoli non meritavamo di perdere. Mi auguro e&nbsp;spero che non si torni alla chiusura della curva, tra l'altro noi la segmenteremo perchè sappiamo che i cori arrivano da un segmento in particolare.<BR>Chiudere gli stadi non fa bene al calcio. Una società non può essere punita per i cori di cinquanta persone. Ho sentito il Presidente Berlusconi: è bello che il suo Milan vinca, non viene allo stadio ma ci segue sempre. Sarà un bellissimo martedì con il banchetto Uefa, il match della Primavera e poi Milan-Barcellona a San Siro. E'&nbsp;sempre bellissimo vedere Milan Channel&nbsp;per chi ha il cuore rossonero, perché sapete colpire nell'anima i milanisti".<BR><BR></EM><STRONG>MASSIMILIANO ALLEGRI</STRONG><BR><BR>"<EM>La squadra ha fatto una bella prestazione stasera, siamo stati compatti, nel primo tempo abbiamo avuto qualche occasione, non abbiamo subito gol, abbiamo meritato i tre punti. Niang deve migliorare in fase conclusiva, ma entra sempre con grande intensità e ci può dare una grossa mano. Nocerino quando è entrato si è fatto trovare pronto, sono contento. Kakà deve trovare la condizone, ma è un campione e si sta avviando verso un recupero totale. Birsa è un grande professionista, sta lavorando sodo, è arrivato in punta di piedi, sta facendo bene è un buon acquisto. Non parlerei di ritiro, ma di una giornata passata insieme ad analizzare gli errori commessi, i ragazzi&nbsp;sono stati molto bravi a capire il momento. Avevamo solo otto punti in classifica, ne abbiamo conquistati tre che ci permettono di sistemarla un po'".<BR><BR></EM><STRONG>RICARDO KAKA'</STRONG><BR><BR><EM>"Un’emozione difficile da spiegare, un’altra emozione a San Siro. Tutta la giornata è stata particolare, tutto il giorno ho pensato al momento in cui sarei entrato, ai tifosi, all’accoglienza, una emozione che porterò sempre con me. Oggi era fondamentale vincere e abbiamo vinto, Martedì sarà una partita difficile, ma piano piano recuperiamo gli infortunati e la squadra prende sempre più forza, possiamo fare molto bene.<BR>Ho fatto un mese senza giocare lavorando tanto per recuperare, ora sono tornato, mi manca un po’ il ritmo di gioco, non so in quante partite sarò in grande forma però sto cercando di fare il più presto possibile.<BR>E’ una bella cosa sapere che i tifosi aspettano tanto da te, io ho cercato di fare qualcosa ma mi mancano ancora certi spunti e movimenti che sicuramente però ritroverò. È bello sentire da fuori cosa vedete voi, mi conoscete bene, avete visto buone cose da parte mia e questo mi fa molto piacere. Gabriel l’ho visto molto bene, era tranquillo, ha giocato bene, ha fatto un’ottima parata sulla punizione, non è facile esordire a San Siro con il Milan, ma lui è stato molto bravo a gestire questa situazione, avrà un gran futuro. Io cercherò di aiutare in tutti i modi possibili la squadra, con il mio atteggiamento, dimostrando che come squadra possiamo arrivare lontano, per vincere dobbiamo diventare un gruppo solido e questo è ciò che voglio trasmettere al gruppo, come squadra possiamo vincere, come singoli non ce la possiamo fare. La mia famiglia è importantissima, sono una motivazione in più, sono felice che siano qui a veder il mio ritorno e a vedere cosa rappresenti il Milan per me".<BR><BR></EM><STRONG>GABRIEL<BR></STRONG><BR><EM>"Ero molto emozionato ma con la testa giusta, dovevo essere concentrato, una partita difficile dura, sostituire Christian non è facile, era una partita che dovevamo vincere, ero molto concentrato. Tutti mi hanno dato fiducia, dai mister ai miei compagni, tutti mi hanno aiutato per fare bene.<BR>Ho sentito tanti applausi anche se non ero sicuro fossero per me, sono contentissimo perché ricevere gli applausi del pubblico di San Siro è fantastico. Il ritiro è stata una scelta giusta per essere più concentrati, oggi si è visto anche sul campo perché abbiamo lavorato e corso tutti insieme.<BR>Il primo obiettivo era la vittoria questa sera, non abbiamo detto nulla in questi giorni del Barcellona, da adesso ci penseremo, giochiamo contro una squadra molto forte, ma cercare di giocare come oggi.<BR>Punto a lavorare ogni giorno con umiltà per migliorare e per crescere".</EM><BR><BR><STRONG>MATIAS SILVESTRE<BR></STRONG><BR><EM>"Sono molto contento per la mia prestazione ma soprattutto per la vittoria e per la squadra, è stata una vittoria di sacrificio, questa è la strada giusta e da domani penseremo al Barcellona.<BR>Oggi è stata la vittoria del gruppo, siamo stati un giorno in più a Milanello, e ci è servito per caricarci e credo che oggi si sia visto, è stata una vittoria di carattere.<BR>Ci godiamo questa vittoria ma da domani mattina penseremo subito al Barcellona, sarà difficile, dovremo essere sempre attenti.<BR>Mi trovo molto bene qui, mi hanno accolto tutti molto bene, oggi si è visto anche in campo, voglio ringraziare la squadra con tante belle partite.<BR>Oggi non guardiamo la classifica, l’importante è vincere e iniziare a prendere i tre punti ogni domenica, il campionato è ancora lungo.<BR>La mia stagione è iniziata oggi, ringrazio lo staff medico perché ho recuperato molto bene, la mia idea è di lottare per un posto da titolare, cercherò di dare il mio contributo di fare bene e di dare al massimo a questa maglia.<BR>Sappiamo l’importanza di Ricky, col Barcellona sarà una partita difficile ma servirà una grande prestazione da parte di tutta la squadra".<BR></EM><BR><BR><STRONG>MASSIMILIANO ALLEGRI (in conferenza stampa)</STRONG><BR><BR><EM>"La squadra questa sera è stata molto attenta, ha concesso poco in contropiede all'Udinese, c'era voglia di prendere il risultato e i tre punti per sistemare un po' la classifica.</EM> <EM>Gabriel è un ragazzo giovane, stasera all'esordio si è disimpegnato bene, ho scelto lui perché ho grande fiducia in lui, e anche perché in Champions non può giocare perché non l'ho messo in lista dato che quando l'abbiamo stilata era infortunato e si pensava dovesse stare fuori a lungo. Martedì giocherà Amelia e sarò sereno comunque, perché Marco è un professionista e quando è stato chiamato in causa ha sempre fatto bene. Birsa ha segnato due gol importanti che ci sono valsi sei punti, sta lavorando bene con il gruppo, è entrato in punta di piedi, sta facendo bene ed è un buon acquisto. Stasera mi è piaciuto l'approccio di Niang. Kakà quando è entrato ha elevato il tasso tecnico della squadra e ha dato apporto psicologico in un momeno in cui la squadra&nbsp;ne aveva bisogno. Credo che Kakà abbia detto la cosa giusta: il calcio è un gioco di squadra, stasera l'abbiamo fatto, i ragazzi in ritiro (e io non sono favorevole ai ritiri perché non li amavo nemmeno da giocatore)&nbsp;hanno capito nel migliore dei modi come bisognava rimediare ai propri errori. Con il gruppo abbiamo visto le cose che non abbiamo fatto bene a Torino, le disattenzioni, il merito va ai ragazzi che hanno capito dove migliorare per non cadere nelle stesse distrazioni. Silvestre ha fatto una buona prestazione dal punto di vista tecnico ma anche della personalità, abbiamo trovato un giocatore affidabile. Anche Nocerino ha fatto bene quando è entrato. Dobbiamo ancora recuperare dei giocatori, ma sono sicuro che martedì il Milan farà una grande gara. Questa squadra ha grandi margini di miglioramento. Muntari? È uscito per crampi. Zapata è arrivato giovedì pomeriggio alle cinque, ha dormito quattro ore per notte per il fuso orario.&nbsp;&nbsp;Abbiati? Ha avuto un risentimento al polpaccio, difficile che recuperi per martedì. Ho grande fiducia in tutti i portieri che ho. Se non sarà a disposizione ci sarà Amelia che è un portiere affidabile. Barcellona? Dobbiamo cercare di portare a casa i tre punti, che ci permetterebbero di ipotecare il passaggio del turno. Non sarà comunque facile contro una squadra che ritroverà giocatori importanti come Messi e Piquè ma i ragazzi daranno vita a una buona prestazione, sarà difficile contro il Barcellona ma tutti i presupposti per fare bene ci sono. Sarà una bella serata speriamo di fare un bel risultato".</EM>gp01ctgp01ctfesrf.jpgSiNmilan udinese-1012519.htmSi-01,02,03,07010253
701012503NewsCampionatiMattia Cassani: Con il Sassuolo la svolta, ripartiamo da lì20131019083720Parma, Sassuolo, CassaniMattia Cassani: Con il Sassuolo la svolta, ripartiamo da lìLui Verona la conosce bene. Tre anni all'Hellas, quasi all'inizio della sua carriera da professionista. Da lì ha spiccato il volo, in un crescendo che l'ha portato sino alla nazionale. Ora, di nuovo uno contro l'altro, grazie al ritorno in serie A degli scaligeri. Domenica, però, saranno avversari temibili e su questo concetto, ma non solo, <STRONG>Mattia Cassani</STRONG> si è soffermato stamattina in conferenza stampa. Queste le sue principali dichiarazioni:<br><br> <STRONG>Sul momento personale:</STRONG> "Sono venuto qua con grande entusiasmo, gruppo m'ha accolto bene, inserimento facile, fiducia del mister spero di averla ripagata. Da migliorare c'è tanto, è un ruolo che faccio da quest'anno dopo averlo svolto nelle giovanili: con impegno e dedizione posso progredire ancora. Io non ho grande fisicità ma ho altre caratteristiche, in un'amalgama di una difesa a tre ci può stare tutto.&nbsp;Cerco di far prevalere le mie caratteristiche per essere funzionale alla manovra"<br><br> <STRONG>La svolta con il Sassuolo:</STRONG> "Con il Sassuolo è stata una svolta, una prova d'orgoglio, se sei compatto e hai spirito di squadra puoi portare la partita a casa contro chiunque. Antonio si è caricato la squadra sulle spalle, ha fatto la differenza.&nbsp;Un po' più di convinzione nei nostri mezzi l'hanno data i risultati, ad esempio la prestazione di Firenze che ci ha permesso di capire che possiamo giocarcela con chiunque.&nbsp;Abbiamo utilizzato la sosta per mettere energia nelle gambe, ci attende un tour de force. Loro non hanno la pancia piena, ci aspetteranno, credo che concederanno qualcosa dietro durante la partita".<br><br> <STRONG>Sul prossimo avversario:</STRONG> "E' stato l'inizio della mia carriera con i professionisti, sono stati tre anni belli, ho ottimi ricordi. Noi andiamo là a testa alta. Hanno entusiasmo, innesti di qualità in attacco, ma ce la giochiamo con entusiasmo, non possiamo evincere dall'atteggiamento delle ultime gare. Possiamo migliorare nella gestione di alcuni momenti durante la partita, non dobbiamo essere frettolosi e regalare con errori banali le ripartenze alla squadra avversaria. Dobbiamo giocare compatti in 40 metri, così possiamo migliorare.&nbsp;So quanta voglia di calcio c'è a Verona, l'ho vissuta, attaccano e difendono tutti assieme, si conoscono e giocano assieme da diversi anni con individualità interessanti davanti".<br><br>gp01ctgp01ctmattia+cassani.jpgSiNparma sassuolo cassani-1012503.htmSi-01,02,03010158
711012437NewsCampionatiCagliari: un punto guadagnato20130930080739Cagliari, InterCagliari: un punto guadagnatoQuarto pareggio consecutivo per il Cagliari, che blocca l'Inter al "Rocco" di Trieste sull'1-1. Stavolta però, contrariamente a quanto accaduto contro Sampdoria e Livorno, si tratta di un punto guadagnato. C'è voluta una grande prova di carattere, determinazione e orgoglio da parte dei rossoblù per frenare la corsa di un'Inter, come previsto rigenerata dall'arrivo in panchina di Mazzarri. Il Cagliari ha avuto il merito fondamentale di non perdere mai la testa, nemmeno nei momenti di maggior pressione interista, concentrati all'inizio dei due tempi. Ci ha messo spesso una pezza Agazzi, autore di interventi provvidenziali. Dopo il gol di Icardi, è venuto fuori ancora una volta il cuore dei rossoblù, che hanno continuato a giocare con la giusta convinzione. Il pareggio di Nainggolan è arrivato grazie a una deviazione di un difensore, dunque un pizzico di fortuna ha inciso, ma la fortuna bisogna anche sapersela guadagnare; e il Cagliari se l'è ampiamente meritata. Un'impresa, anche in considerazione delle condizioni ambientali: il campo fradicio di acqua, che non permetteva gli scambi bassi e in velocità prerogativa dei rossoblù e il fatto di avere giocato praticamente in trasferta, dato che il pubblico era composto prevalentemente da tifosi dell'Inter. Nerazzurri subito pericolosi con tre tiri nei primi dieci minuti, di Nagatomo e due volte di Guarin: Agazzi è attentissimo. Si supera il portierone rossoblù al 27': cross di Nagatomo, deviazione ravvicinata di Belfodil e respinta miracolosa. Poi lo stesso Belfodil manda fuori il tap-in. Alla mezz'ora si fa vivo il Cagliari: cross di Conti per lo stacco di Pinilla, deviazione di testa velenosa, Handanovic risponde da campione. Al 44' iniziativa di Alvarez che prende palla dalla destra, si accentra e tira, trovando una deviazione: Agazzi, fuori causa, può solo trattenere il fiato mentre il pallone scende un pelo sopra la traversa. Subito dopo l'intervallo, Mazzarri mette dentro Icardi al posto proprio di Alvarez. La pressione dell'Inter si fa opprimente, Nagatomo e Pereira sulle due fasce spingono come ossessi. Il Cagliari è costretto sulla difensiva e raramente riesce a uscire palla al piede; pure Pinilla e Ibarbo devono sacrificarsi a dare una mano all'indietro. Intorno al quarto d'ora entra Palacio al posto di Belfodil. Lopez ridisegna l'assetto della squadra, spedendo dentro Ibraimi al posto di Cabrera e passando al 4-3-3. Il macedone entra subito in partita e ha sul piede una grande occasione per segnare, ma il suo tiro al volo, dopo un disimpegno pasticciato di Cambiasso, si perde alto. Al 74' Lopez dà respiro a Pinilla, inserendo Sau. Un minuto dopo l'Inter passa. Una triangolazione sulla destra taglia fuori Avelar e libera al cross Nagatomo, una spina nel fianco: Icardi da due passi deve solo spingere di testa in rete. Il pareggio arriva all'82': Ibraimi dalla sinistra tocca dietro per Nainggolan che carica il destro. La palla incoccia il corpo di Rolando e finisce la sua corsa nell'angolino, Handanovic non ci può fare niente. Non è finita, perchè l'Inter reagisce con rabbia. Palacio si libera in area con un gioco di prestigio e fortunatamente calcia alto. Dall'altra parte replica Sau, che va via e cerca Ibraimi, ma all'ultimo ferma tutto un difensore. Entra anche Milito per l'ultimo assalto interista, e proprio Milito dopo una mischia paurosa viene chiuso da Conti. 1-1, il Cagliari sale a quota 7. In attesa di tornare davanti alla sua gente.&nbsp;&nbsp;gp01ctgp01ctnainggolan.jpgSiNcagliari inter-1012437.htmSi-01,02,03010151
721012433NewsCampionatiMazzarri «Creato tanto, raccolto poco: dobbiamo essere più cinici»20130930074112Inter, Cagliari,Mazzarri «Creato tanto, raccolto poco: dobbiamo essere più cinici«"I ragazzi sono partiti bene, nonostante il campo pesante che ci ha fermato a volte la manovra, ma abbiamo fatto tante belle trame, meritavamo di passare in vantaggio nel primo tempo, peccato. I ragazzi hanno giocato bene e il loro portiere ha parato tutto: forse noi siamo stati un po' leziosi e imprecisi in alcuni momenti, scivolando al momento di tirare prima, fermati da una pozzanghera poi... dobbiamo essere più cinici, più cattivi, questo dico ai miei se proprio devo dire loro qualcosa. Ma non ho di che lamentarmi", queste le prime parole di Walter<STRONG> Mazzarri </STRONG>nel post partita, rilasciate ai microfoni di <STRONG>Sky</STRONG>. Un commento, poi, sulla prestazione di Belfodil, partito dall'inizio: "Finchè ha avuto le forze Belfodil ha fatto bene. I ragazzi giovani poi hanno bisogno di un po' di tempo per esplodere, è questa la differenza con i campioni già affermati".<br><br> A Mazzarri vengono poi riportate alcune dichiarazioni odierne di Vincenzo Montella a tirare in ballo ancora una volta l'Inter e il suo tecnico: "Evidentemente - risponde Mazzarri - lui, che vuol far vedere che è sempre sereno, non ha sentito bene a fine partita o non lo era: ho detto che la Fiorentina è una squadra da scudetto. A differenza di quanto ha fatto lui, non l'avevo citato prima della gara, non gli ho risposto quando ha parlato di Inter, ora insiste e dico che parla senza essere sicuro di quello che dice, l'Inter è al terzo posto, non al secondo nella classifica monte ingaggi. Poi c'è da dire che da 190 milioni di monte ingaggi l'Inter è passata a 80 milioni, c'è da dire che ci sono altre squadre che la superano. Queste sono le cose precise, ma se invece si vuole solo guardare in casa degli altri...".<br><br> A <STRONG>Mediaset Premium </STRONG>il tecnico ha poi dichiarato: "Che tipo di pareggio è? Il pareggio di una squadra ha fatto un'ottima gara, non siamo stati troppo fortunati, ma quello che interessa a me è vedere i miglioramenti della squdra. Dispiace, avevamo i 3 punti in mano e li abbiamo persi. Se abbiamo pagato per il turnover? Ma forse solo eventualmente in fase realizzativa, ma io sono contento. Poi a volte nel calcio quando la palla non vuole entrare non entra. Se faccio i complimenti a Lopez dopo la partita come ho fatto con Montella? Montella non è attento, vuole fare vedere che la sconfitta non gli brucia e invece... Io della Fiorentina ho parlato benissimo, forse lui è stato disattento e gli piace parlare. Due punti persi? Il Cagliari è una signora squadra che non dimentichiamoci ha messo in difficoltà tutti. Io mi sono lamentato del calendario? Non era una lamentela, siamo l'unica squadra che ha giocato a così poco tempo di distanza tra una partita e l'altra. Belfodil credo che finchè ce l'ha fatta è stato il migliore in campo. Se ho fatto questa scelta è perchè ho guardato gli allenamenti di Belfodil e di Icardi. Guarin pecca di anarchia? Ci sto lavorando, è un ragazzo eccezionale e capisce anche i pochi difetti che ha. Stiamo lavorando sulla tenuta di concentrazione. Derby di Torino? Non commento i miei di episodi arbitrali, figuriamoci quelli degli altri".<BR><BR>A <STRONG>Rai Sport</STRONG>: "Due punti persi? Se si guarda la prestazione e come si è svolta la gara sì, di sicuro. Adesso però a me interessa vedere come gioca la squadra. Sono contento della prestazione. Mi dispiace perchè avevamo il risultato in mano e con una deviazione sfortunata... Io in panchina per il primo tempo non mi sono mai agitato. Bastava far gol, è stato bravo il portiere del Cagliari in un paio di occasioni. Belfodil? Grande partita, è stato sfortunato sotto porta. Calendari? Dico solo che ci sono squadre che riposano di più e squadre che riposano di meno. Bisognerebbe stare un po' più attenti. Se la Fiorentina ha giocato con noi e gioca lunedi sera ha comunque 24 ore in più. Il Cagliari non aveva esigenze particolari. Basta stare attenti nel decidere. Il non giocare le coppe un vantaggio? Se si crede nel lavoro, nel riposo e nel fare le cose bene, un vantaggio c'è. Poi dipende dal valore della rosa. Dichiarazioni di Montella? Lui deve stare più attento nel dire le cose esatte. Poi se vogliamo dire altre cose si può continuare, ma non mi sembra il caso. Inter-Roma scontro diretto? Sono partite importanti, anche la Fiorentina io dico che è da scudetto. Gli sconti diretti allora sarebbero 3: Juventus, Fiorentina e Roma... Inter non ancora da scudetto? Io non mi pongo la domanda, penso a lavorare".<BR><BR>A <STRONG>Radio Rai</STRONG>: "L'Inter mi è piaciuta tanto, meritavamo di più. Sono venuti fuori loro senza quasi creare granchè. Avete visto come è venuto fuori il gol loro... Kovacic? Sta migliorando, crescendo, sta iniziando a capire che cosa voglio da lui. A che punto è il lavoro di trasformazione? Si vede una squadra che gioca bene, come se non avessimo giocato 2 giorni fa".<BR><BR>Infine in conferenza: "Agitato nel finale con l'arbitro? Dispiace, con tutto quel bel gioco, non aver capitalizzato i tre punti. Belfodil ha avuto sfortuna, non ha avuto la lucidità di dare il colpo finale. Anche coloro che erano stanchi oggi hanno fatto bene. Quando una squadra attacca bene non concede nulla o quasi nulla. Montella? Ha fatto tutto lui. Dopo la partita se si guarda in casa d'altri parlando di ingaggi bisogna essere precisi. Sarebbe da entrare in un altro argomento perchè ci sono certi parametri che vanno considerati diversamente. Nainggolan? Siamo contenti dei giocatori che abbiamo". <br><br>gp01ctgp01ctmazzarri.jpgSiNinter cagliari -1012433.htmSi-01,02,03010184
731012353NewsCampionatiRoma, Totti rinnova: il capitano giallorosso smetterà a 40 anni20130913141836Roma,Totti,rinnovoPronto anche il contratto da dirigenteOrmai manca solo l'annuncio, pura e semplice formalità di una trattativa già preventivata. Lo sprint finale è avvenuto nella giornata di ieri presso lo studio Tonucci, dove giocatore e società hanno trovato l'intesa definitiva.<br>Francesco Totti firmerà un tirennale e quindi&nbsp;calcherà i campi della Serie A fino alla stagione&nbsp;2015/2016. Ma il sodalizio fra il capitano giallorosso e la Lupa è destinato a durare molto più a lungo. È stato confermato, infatti, il quinquiennale da dirigente che scatterà immediatamente dopo il ritiro.<br>Il numero 10&nbsp;dovrebbe svolgere il compito di ambasciatore del club, come era stato già designato addirittura durante la presidenza Sensi.<br>Totti calciatore guadagnerà circa 3,2 milioni a stagione, a fronte dei 4,8 che percepiva in precedenza. Totti dirigente incasserà 600 mila euro annui.<br>La firma, però, arriverà solo la prossima settimana. Il presidente della Roma, James Pallotta, ha infatti espresso il desiderio di esser presente in prima persona per un evento di tale importanza e si attenderà il suo arrivo dagli States.<br>Quella tra Totti e la Roma è una storia d'amore ormai più unica che rara nel calcio dei nostri tempi. L'esordio del fantasista coi colori della sua città è datato ormai 1993, un ventennio pieno di gol, gioie, dolori, emozioni vissute sempre con la stessa maglia; una maglia che indosserà ancora per tre anni per avvicinare il record di 274&nbsp;segnature in A di Silvio Piola, ma soprattutto per far sognare ancora a lungo i propri tifosi. <br>&nbsp;C1012317RomaFL0657FL0657totti_nuove_010.jpgSiNroma-totti-rinnovo-serie-a-1012353.htmSiT1000012100664701,02,03030784
741012332NewsCampionatiDalle ceneri alla Folgore, nasce FC Milazzo20130902191433milazzoAvevamo già scritto che l’aquila rossoblu,come un’araba fenice,sarebbe risorta dalle sue ceneriAvevamo già scritto che l’aquila&nbsp; rossoblu,come un’araba fenice,sarebbe risorta dalle sue ceneri. Forse è un po’ troppo presto per dirlo,ma noi ci speriamo. In un momento storico del calcio siciliano,in cui scompaiono a decine le società di calcio(ma ci ritorneremo su questo fenomeno), un gruppo di tifosi rossoblu,che non si sono dati per vinti dopo la scomparsa del Milazzo ,hanno rilevato la Folgore,storica squadra mamertina che ha sempre militato nei campionati minori,per crearne una del tutto nuova,a cui non potevano che dare un nome: MILAZZO. E’ così nato l’fc Milazzo! Sponsor? L’entusiasmo e la passione per i colori rossoblu ,che è enorme e che scorre nelle vene di molti di loro. Riusciranno nell’impresa di ricostruire l’ambiente e far rinascere soprattutto l’amore per il calcio,che, la tuttora misteriosa e per alcuni versi inspiegabile morte del Milazzo di Lega pro,ha cancellato dai cuori dei tanti tifosi milazzesi? Gli esempi non mancano, anche nei campionati professionistici, di piccole realtà che si sono gestiti così bene da arrivare in Lega pro o alle soglie della Lega Pro con dei budget veramente minimi. Oggi si può con la possibilità dei rimborsi della Lega e formazioni come il Castel Rigoni,un piccolo centro in provincia di Perugia, con uno stadio costruito esclusivamente in legno senza barriere, all’inglese,oppure il Due Torri,formazione di un paese,Gliaca di Piraino, di appena quattromila anime, ne sono la prova lampante. Qualcuno storcerà il muso di fronte a questa iniziativa e dirà che è destinata a fallire: meglio rivolgere le proprie attenzioni all’altra squadra cittadina,che dovrà affrontare un torneo leggermente più importante. Serve disperdere le forze? Non tocca a noi rispondere in questa sede,ma ai risultati che arriveranno dai campi di calcio.E’ una scommessa fra due modi diversi di vivere il calcio. Qui troverete un mister che chiede passione e voglia di migliorarsi ai suoi giocatori: Salvatore Cambria lo conosciamo un po’ tutti a Milazzo,tecnico serio e capace,avrebbe potuto&nbsp; accasarsi con qualche altra squadra più blasonata ed in un campionato più importante, senza per questo che nessuno&nbsp; gridasse allo scandalo; ha preferito scegliere di far parte del progetto del neo-presidente Giacomo Patanè, La “milazzesità “ però nello spogliatoio si avverte ed è una ventata positiva,che ci mancava dopo l’esperienza,che abbiamo fatto con Lo Monaco prima e Peditto poi. Ricordiamo che l’avventura di Cannistrà ,l’ex storico presidente della promozione in Lega Pro, fu possibile senza soldi,adesso lo possiamo dire,perché dentro lo spogliatoio alcuni giocatori, milazzesi doc, fecero da trascinatori a tutta la squadra e la portarono ad una vittoria,i cui effetti non sono mai stati abbastanza soppesati,considerato che non si è fatto granchè per conservare il professionismo. Già il professionismo,un bene impagabile,che molti già pensano di non poter più rivedere perché “creperanno” prima. Settant’anni e anche più per arrivarci e adesso dovremo assistere a Inter –Trapani in Coppa Italia ! Proprio noi che&nbsp; con la truppa di mister Venuto abbiamo ridicolizzato i granata ad ogni occasione. Corsi e ricorsi storici,direbbe qualche giornalista sportivo,quindi aspettiamo con fiducia,il calcio del resto è imprevedibile. Intanto speriamo in questi ragazzi del Fc Milazzo e per ragazzi intendiamo tutti: dirigenti,tecnici,giocatori. Una famiglia ,che ha il virus della milazzesità nel cuore e i cui componenti devono sentire addosso anche la spinta dei tifosi ed il loro incitamento,che non deve mancare mai perché,sia chiaro, sarà l’unico sponsor di questa squadra!<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br>Attilio Andriolo<br><br><br>&nbsp;<br><br>adm001adm001milazzo.jpgSiNnasce-fc-milazzo-1012332.htmSi100075701,02,03030492
751012296NewsCalciomercatoAdem Ljajic alla fine ha detto sì alla Roma20130828075817Adem Ljajic alla fine ha detto sì alla RomaAdem Ljajic alla fine ha detto sì alla Roma. Nell’incontro avvenuto ieri pomeriggio con l’ad viola Mencucci alla presenza del papà del campioncino serbo, l’attaccante ha accettato la corte della squadra giallorossa.Adem Ljajic alla fine ha detto sì alla Roma. Nell’incontro avvenuto ieri pomeriggio con l’ad viola Mencucci alla presenza del papà del campioncino serbo, l’attaccante ha accettato la corte della squadra giallorossa. La Roma versa 10,5 milioni di euro più 2 di bonus alla Fiorentina che da questa sera avrà la giovane punta dell’RNK Spalato Rebic. Ljajic, che settimana scorsa ha rifiutato la proposta di rinnovo avanzata dalla società dei Della Valle, lusingato dall’offerta del Milan (rifiutata dai toscani), corteggiato anche dall”Atletico Madrid, ha già salutato i compagni. Domani sarà a Roma per le visite mediche. Tramontata dunque l’ipotesi più temuta dalla società viola: il rifiuto di tutte le destinazioni per arrivare a parametro zero il prossimo anno e trasferirsi al Milan. Rebic firmerà un contratto quadriennale: è costato 4,5 milioni di euro. Il futuro è già iniziato.GP01CTGP01CTljajic-6.jpgSiNadem-ljajic-alla-fine-ha-detto-si-alla-roma-1012296.htmSi-01,02,03,07010449
761012264NewsCampionatiMoratti, lezioni di marketing: «Un socio asiatico apre al mondo»20130803201856moratti, inter, thohit, mercato«Basta divertirsi, adesso disciplina« Il patron nerazzurro mette tutti in riga. E sul Triplete: «Gioia immensa, ma che occasione sprecata...«<STRONG>Moratti-Thohir è un binomio che si presta a diverse interpretazioni</STRONG>. Da una parte il petroliere tifoso e padre amorevole di una squadra che ha raccolto tante delusioni e altrettante soddisfazioni, il tipico patron italiano legato da un doppio filo sentimentale al proprio club. Dall'altra il colosso venuto dall'Oriente, l'ultimo arrivato della nuova generazione di magnati dal braccio potente e dalle tasche senza fondo. Il passaggio di testimone è annunciato da settimane, ma sembra che ci sia ancora una curva da affrontare prima del traguardo. Con o senza un ruolo in società, sembra che Massimo Moratti voglia offrire nuovi orizzonti ad una squadra che nella stagione appena conclusa ha dovuto alzare bandiera bianca di fronte ad infortuni, acquisti poco convincenti e più in generale uno scarso morale. Ma quali siano le motivazioni della sua scelta, il presidente lo rivela ai microfoni della <EM>Gazzetta dello Sport</EM>: "Il problema non sono i debiti, ma il fatturato. Sono le risorse necessarie per lo sviluppo. Ciò di cui mi preoccupo è il futuro della squadra. E questo non può prescindere dall’espansione del marchio sul mercato internazionale”. <br><br> Un terreno in cui il calcio italiano si trova in difficoltà, impossibilitato a contrastare le cifre roboanti del <STRONG>Real</STRONG> che sborsa 120 milioni per Bale o del <STRONG>Psg</STRONG>, che porta Cavani sotto la Tour Eiffel con 64&nbsp;milioni. "Per anni&nbsp;- continua - il calcio italiano, e mi assumo la mia parte di colpe, ha vinto all’estero sul campo, ma finanziariamente ha giocato una partita casalinga e l’ha persa. Siamo incapaci di fare sistema, senza un format che possa attrarre un interesse planetario. Creare un solido mercato all’estero è un’operazione lunga, difficile e costosa, la concorrenza è fortissima". Insomma, le parole di <STRONG>Pellegrini</STRONG>, disposto a sostenere il club con una cordata di investitori piuttosto che vendere a Thohir, suonano piuttosto anacronistiche. Moratti rifiuta l'offerta e va avanti, spiegando che "l'ingresso di un socio asiatico, quel mercato fondamentale te lo porta in casa. Ti costringe a cambiare indirizzo e abitudini manageriali. Ti apre al mondo e a nuove risorse in modo quasi automatico. Insomma, ti internazionalizza persino più di un Triplete...". <br><br> <STRONG>Tempi lontani, quelli della stagione mourinhana 2009-'10</STRONG>. Anche se, egli ammette, si è trattato di "un'immensa gioia e una altrettanto immensa occasione sprecata". Il problema è il bilancio che, nonostante i tagli agli ingaggi, non è roseo. Le ripercussioni sul mercato sono forti: mentre gli altri club si scatenano a colpi di grandi nomi, e perfino il <STRONG>Milan</STRONG> è vicino ad ufficializzare <STRONG>Ljajic</STRONG> e <STRONG>Honda</STRONG>, i tifosi nerazzurri devono accontentarsi di un <STRONG>Belfodil</STRONG> spompato (causa Ramadan), del trentatreenne <STRONG>Campagnaro</STRONG> e del giovane <STRONG>Icardi</STRONG>. Per questo la svolta è necessaria. "L'Inter è come una figlia- spiega Moratti -. Una ragazza bellissima, con doti straordinarie. Una ragazza di una volta... Le dai tutto per farla divertire, perché è giusto così. Ma viene un tempo in cui è opportuno mandarla in collegio. La disciplina e l'educazione sono fondamentali per la sua crescita. Solo così imparerà a camminare da sola". A camminare, e magari anche a vincere.<br><br>C1007650FL0435FL0435moratti_inter.jpgSiNmoratti-socio-asiatico-apre-al-mondo-1012264.htmSiT1000026100612201,02,03030688
771012260NewsEditorialeRegine d`estate, un trono per tre: Juventus, Napoli e Fiorentina 20130802110352calciomercato, juventus, napoli, fiorentina, higuain, cavani, tevez, llorente, gomez, joveticAcquisti ad otto cifre e squadre da scudetto, la lotta comincia da adesso: Tutti gli avvicendamenti delle big estive.La resa dei conti comincerà il 25 agosto, quando si tireranno le somme dell'operato estivo. Ma se nomi ed ipotesi si rincorrono sui giornali a cadenza quotidiana, non ci sono dubbi sulle tre squadre in corsa per aggiudicarsi lo scudetto d'agosto, giocato tra comitati di benvenuto all'aeroporto, dirigenti trafelati e agenti dalla bocca cucita. "Platonico ma ambito", direbbe Alfredo Provenzali. Tuttavia se la squadra campione d'inverno è solitamente, a scanso di ribaltoni da cinque maggio, quella che a fine stagione alza la coppa; la regina dell'estate scalda i cuori delle curve, i prati degli stadi e incute timore il fatidico giorno della presentazione dei calendari. A<STRONG> contendersi la corona sono naturalmente Juventus, Napoli e Fiorentina</STRONG>, che hanno operato con astuzia ed oculatezza durante la prima parte del mercato. Osserviamo i movimenti&nbsp;dei tre club per ogni settore:<BR><BR><STRONG>PORTA</STRONG><BR><BR><STRONG>Juventus</STRONG>- Nessun problema per i bianconeri, che mantengono intatto il trio di senatori Buffon-Storari-Rubinho. Esperienza (età media 33,6 anni) e classe, quella sopraffina dell'estremo difensore della Nazionale, si uniscono a tanti talenti in maturazione. <STRONG>Leali</STRONG> giocherà in prestito allo Spezia, <STRONG>Nocchi</STRONG> al Carpi. Via per una stagione anche <STRONG>Branescu</STRONG> (Juve Stabia), mentre <STRONG>Costantino</STRONG> è stato ceduto al Modena.<BR><BR><STRONG>Napoli</STRONG>- Rivoluzione sotto la traversa: il trentaseienne <STRONG>De Sanctis</STRONG> va alla Roma e lascia spazio al nuovo arrivato <STRONG>Rafael</STRONG>, giovane di&nbsp;scuola Santos dalle grandi aspettative. <STRONG>Rosati</STRONG> difenderà la porta del Sassuolo e a ricoprire il suo ruolo è stato chiamato <STRONG>Pepe Reina</STRONG>, che ha già lavorato con Benitez ai tempi del Liverpool. Lo spagnolo rimarrà sotto il Vesuvio in prestito per tutta la stagione.<BR><BR><STRONG>Fiorentina</STRONG>- <STRONG>Viviano</STRONG> torna all'ovile di Gattuso e <STRONG>Seculin</STRONG> viene ceduto al Chievo (che, per la cronaca, lo ha già girato all'Avellino): in rosa restano il nuovo arrivato <STRONG>Munua</STRONG>, trentacinquenne svincolato dal Levante,&nbsp;il coetaneo <STRONG>Lupatelli</STRONG> e <STRONG>Neto</STRONG>. Il brasiliano è tenuto d'occhio dal Verona e non è escluso che possa difendere i pali dell'Hellas la prossima stagione. Al momento il candidato numero uno per i viola è <STRONG>Agazzi</STRONG>, seguito da <STRONG>Storari</STRONG> e <STRONG>Sorrentino</STRONG>. Spunta fuori anche <STRONG>Julio César</STRONG>, ma l'ostacolo è ancora una volta l'ingaggio elevato dell'ex nerazzurro.<BR><BR><STRONG>DIFESA</STRONG><BR><BR><STRONG>Juventus</STRONG>- Il colpaccio è senz'altro <STRONG>Angelo Ogbonna</STRONG>, che si colloca perfettamente nella già forte difesa bianconera. Riscattato <STRONG>Peluso</STRONG>, ottimo sostituto in vista di una stagione densa di impegni. Nel frattempo le metà&nbsp;di <STRONG>Masi</STRONG> e <STRONG>Belfasti</STRONG>, giovani&nbsp;da&nbsp;osservare attentamente, sono state cedute rispettivamente a Ternana e Pro Vercelli. Dopo l'esperienza al Vicenza, il francese <STRONG>Gouano</STRONG> va ad irrobustirsi le ossa in casa Lanciano.<BR><BR><STRONG>Napoli</STRONG>- Il mercato ha rinforzato un settore che negli anni passati ha sempre rappresentato un tallone di Achille per la squadra partenopea. Arriva <STRONG>Albiol</STRONG> dal Real Madrid, che sicuramente non farà rimpiangere l'argentino <STRONG>Campagnaro</STRONG>, all'Inter al seguito di Mazzarri. Torna da Siena il promettente ma&nbsp;poco utilizzato&nbsp;<STRONG>Uvini</STRONG>, ventidue anni e già qualche esperienza in nazionale brasiliana, insieme a <STRONG>Fernandez</STRONG>, <STRONG>Vitale</STRONG>, <STRONG>Fideleff</STRONG> e <STRONG>Petrarca</STRONG> i cui prestiti sono scaduti.<BR><BR><STRONG>Fiorentina</STRONG>- Reparto migliorabile nella corazzata viola, seppur contando che gli assi nella manica di Pradè sono tutt'altro che esauriti. Al posto del partente <STRONG>Roncaglia</STRONG>, destinazione Brasile o Russia, potrebbero arrivare <STRONG>Granqvist</STRONG> o <STRONG>Spolli</STRONG>. Intanto si è accasato a Firenze lo spagnolo classe '90 <STRONG>Marcos Alonso</STRONG>, svincolato dal Bolton. Sul fronte delle cessioni <STRONG>Felipe</STRONG> ha lasciato l'Artemio Franchi per il&nbsp;Parma e&nbsp;<STRONG>Camporese</STRONG> giocherà in prestito al Cesena. I meno esperti <STRONG>Piccini</STRONG>, <STRONG>Rozzio</STRONG> e <STRONG>Bittante</STRONG> vestiranno le maglie di Livorno, Pisa ed Avellino.<BR><BR><STRONG>CENTROCAMPO</STRONG><BR><BR><STRONG>Juventus</STRONG>- Squadra che vince non si cambia, vale anche per i reparti di gioco. <STRONG>Il centrocampo juventino vanta nomi come Marchisio, Pirlo e&nbsp;Vidal</STRONG> ed&nbsp;è uno dei più efficaci d'Europa. Occhio a <STRONG>Pogba</STRONG>, che ha mostrato sprazzi di gran classe durante la stagione passata, e ai ventenni <STRONG>Gabriel</STRONG> e <STRONG>Bouy</STRONG>. Tornano da un'annata in Serie B (il primo a Vercelli, l'altro a Brescia) e probabilmente non resteranno alla casa madre, ma tra un paio d'anni&nbsp;potrebbero far luccicare gli occhi. In uscita risolto definitivamente il caso <STRONG>Melo</STRONG>, al Galatasaray per 3,7 milioni di euro, mentre <STRONG>Giaccherini</STRONG> si accasa al Sunderland per 7,5 milioni.<BR><BR><STRONG>Napoli</STRONG>- Via <STRONG>Cigarini</STRONG> (in comproprietà con l'Atalanta), <STRONG>Santana</STRONG> (Genoa) ed <STRONG>El Kaddouri</STRONG> (prestato al Torino), si fa spazio al nuovo arrivo <STRONG>Callejon</STRONG> e ai riscattati <STRONG>Armero</STRONG> e <STRONG>Radosevic</STRONG>. Ritorno a casa&nbsp;anche per <STRONG>Gargano</STRONG> e <STRONG>Dossena</STRONG>, anche se l'uruguagio è seguito dal Fulham. Al contrario, l'esterno lombardo ha più volte dichiarato di voler restare nonostante le voci che a più riprese lo hanno accostato alla Sampdoria o al Verona.<BR><BR><STRONG>Fiorentina</STRONG>- <STRONG>Ilicic</STRONG> garantirà ottima copertura sulla fascia destra insieme a <STRONG>Cuadrado</STRONG>, riscattato dopo un'eccellente stagione. Rosa irrobustita dagli arrivi low cost di <STRONG>Joaquin</STRONG>, <STRONG>Ambrosini</STRONG> e <STRONG>Iakovenko</STRONG>, che garantiranno buona copertura nel turnover. Aria di prestito per <STRONG>Salifu</STRONG>, piace in Spagna e nella serie cadetta, e per uno tra <STRONG>Bakic</STRONG> e <STRONG>Wolski</STRONG>. Quest'ultimo sta dando prova nel precampionato delle qualità che lo hanno portato a vestire la maglia della nazionale polacca.&nbsp;Si trasferisce invece&nbsp;a Pavia&nbsp;con la formula della comproprietà il trequartista classe '92 <STRONG>Federico Carraro</STRONG>.<BR><BR><BR><STRONG>ATTACCO</STRONG><BR><BR><STRONG>Juventus</STRONG>- Si cercava un top player, ne sono arrivati due. <STRONG>Tevez</STRONG> non&nbsp;sarà Van Persie, vicino la scorsa estate&nbsp;prima della virata in direzione Manchester,&nbsp;ma insieme a <STRONG>Llorente</STRONG>&nbsp;garantisce&nbsp;incisività e continuità. Un occhio di riguardo alle nuove leve: <STRONG>Simone Zaza</STRONG> è stato prelevato dalla Sampdoria e adesso il suo cartellino&nbsp;si trova a metà tra&nbsp;Juve e Sassuolo,&nbsp;<STRONG>Gabbiadini</STRONG> giocherà in blucerchiato.&nbsp;<STRONG>De Silvestro</STRONG>, appena tornato dall'esperienza in B con la Pro Vercelli, potrebbe vestire la maglia del Lanciano, mentre <STRONG>Boakye</STRONG> è&nbsp;marcato stretto dai tedeschi dell'Eintracht Frankfurt per averlo in prestito. Non è detto tuttavia che vada, in quanto se si&nbsp;liberasse un posto (probabilmente quello attualmente occupato da <STRONG>Matri</STRONG>,&nbsp;corteggiato in Inghilterra e Russia, oltre che dal Milan)&nbsp;resterebbe a Torino.<BR><BR><STRONG>Napoli</STRONG>- La cessione più remunerativa dell'estate, quella di <STRONG>Cavani</STRONG>, ha portato 63 milioni di euro nelle casse del&nbsp;club. De Laurentiis non ha deluso i tifosi e ha portato al San Paolo&nbsp;<STRONG>Higuain</STRONG>, degno sostituto del <EM>Matador</EM>. Arriva anche&nbsp;<STRONG>Mertens</STRONG> dal Psv, versatile ala che si adatta facilmente al ruolo di seconda punta. Insomma, Benitez&nbsp;ha a disposizione i migliori pezzi per costruire un attacco d'oro, contando anche su&nbsp;Insigne e&nbsp;sul sempre affidabile Pandev.&nbsp;Contemporaneamente è stato riscattato <STRONG>Calaiò</STRONG> dal Siena, invece&nbsp;<STRONG>Dumitru</STRONG>&nbsp;andrà a giocare al Cittadella.<BR><BR><STRONG>Fiorentina</STRONG>- Il&nbsp;colpo di lusso è <STRONG>Mario Gomez</STRONG>,&nbsp;uno capace di mandare in visibilio una città&nbsp;intera e di far registrare all'Artemio Franchi un'affluenza quasi da Champions League per la sua presentazione. La sensazione è che i&nbsp;tifosi viola dimenticheranno presto <STRONG>Jovetic</STRONG> e il suo addio&nbsp;verso il City. Per il resto, pochi movimenti. Torna <STRONG>Vargas</STRONG> dal Genoa, in direzione opposta rispetto a <STRONG>Toni</STRONG>, al&nbsp;Verona a parametro zero, e a <STRONG>Seferovic</STRONG>, acquistato per&nbsp;tre milioni dal&nbsp;Real Sociedad.&nbsp;E intanto si aspetta anche il ritorno&nbsp;in scena di <STRONG>Giuseppe Rossi</STRONG>, ansioso di tornare il <EM>Pepito </EM>di una volta e di conquistare&nbsp;un biglietto per il Brasile a fine stagione.C1007650FL0435FL0435GONZALO-HIGUAIN580.jpgSiNun-trono-per-tre-juve-napoli-fiorentina-1012260.htmSiT1000007,T1000017,T1000024100612201,02,03,04,06,07,080301000
781012261NewsCalciomercatoCalciomercato Juventus, Marotta vuole Ibarbo20130731123337juventusSecondo quanto riportato da La Gazzetta dello SportSi studia un nuovo colpo per l'attacco di Antonio Conte in casa Juventus. Il nome nel mirino è quello di Victor Ibarbo, velocissima punta colombiana del Cagliari. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport la società bianconera partirà all'assalto del numero 23 isolano dopo aver ceduto sia Alessandro Matri che Fabio Quagliarella. Il primo approccio con il presidente Cellino è avvenuto nelle scorse ore con il numero uno rossoblu che ha chiesto a Giuseppe Marotta 15 milioni di euro.<br>C1007650adm001adm001marotta.jpgSiNjuventus-marotta-vuole-ibarbo-1012261.htmSiT1000007100075701,02,03030692
791012248NewsCiclismoTour de France, hanno vinto i sospetti20130722175948tour de france 2013, contador, froome, cavendish, sagan, sospetti, dopingA Parigi festa per Froome, ma con un fondo di malinconia. Doping e diffidenza, quanto è lontano il giro di boa?Si è appena conclusa la festa, quella della <STRONG>Grande Boucle</STRONG> che spegne cento candeline a distanza di più di un secolo dalla prima edizione del 1903. Ma mentre <STRONG>Froome</STRONG> taglia trionfale il traguardo parigino non si può non avvertire un groppo alla gola, non solo per la consapevolezza che la festa&nbsp;è finita e da oggi non ci saranno più le emozioni regalateci dalla doppia scalata dell'<STRONG>Alpe d'Huez</STRONG> e dalle volate finali tra <STRONG>Cavendish</STRONG> e <STRONG>Sagan</STRONG>, almeno fino all'anno prossimo. L'impressione è che la passione sia smorzata dalla diffidenza che ormai gli appassionati provano nel vedere un nuovo campione che si inerpica per le salite e subito dopo ha frorza sufficiente&nbsp;per&nbsp;scattare più volte, difendersi dagli attacchi e allungare in classifica. Il britannico vincitore ha dovuto vedersela con insinuazioni di ogni genere da parte di tifosi e stampa per certi suoi tempi strepitosi, come in occasione dell'ascesa sul <STRONG>Mont Ventoux</STRONG>. <br><br> Troppi casi hanno oscurato il passato di questo sport e lasciato una macchia nelle carriere di tanti corridori. Da <STRONG>Contador</STRONG>, la cui vittoria nell'edizione 2010 della corsa francese è stata cancellata dal controverso caso della bistecca al clenbuterolo, all'arresto di <STRONG>Remy Di Gregorio</STRONG> avvenuto l'anno scorso, durante il primo giorno di riposo del Tour a Bourg-en-Bresse. Tanti piccoli buchi neri che attirano nel vuoto tutto ciò che resta alla luce del sole: la straordinaria prova di <STRONG>Quintana</STRONG>, il giovane <STRONG>Moreno Moser</STRONG> che ha mostrato sprazzi di classe nelle salite e lo spettacolo della <STRONG>Versailles-Parigi</STRONG>, l'arrivo al crepuscolo salutato dalle proiezioni olografiche sull'Arco di Trionfo e dal tricolore disegnato nel cielo dalla flotta aerea. Ad incombere su tutto, quelle sette bande nere che sporcano l'albo d'oro dove una volta era scritto il nome di <STRONG>Lance Armstrong</STRONG>. <br><br> La macchina del doping ha un funzionamento complesso che comprende gli sponsor, il cui potere finanziario può decidere la sopravvivenza di una squadra, vedere <STRONG>Team Barloworld</STRONG>, i dirigenti ansiosi di accaparrarsi gli accordi economici migliori ed infine gli atleti, contemporaneamente complici e vittime del sistema, piccoli Faust in caschetto e divisa. Prima vengono le vittorie, gli avversari sempre più alla portata, la resistenza che aumenta a vista d'occhio; poi ci sono le conseguenze, che siano esse scatenate da un test a sorpresa, una crisi improvvisa che porta alla morte (come accadde al britannico <STRONG>Simpson</STRONG>) o un decadimento fisico precoce. Come sempre la chiave di tutto sta nell'organizzazione: <STRONG>quanto sarebbe bello immaginare un Tour con tappe più brevi, velocità minori e orari di gara meno caldi</STRONG>. Perché ogni nuovo caso di doping è una richiesta di aiuto da parte di uno sport troppo corrotto, immemore di coloro che con anfetamine ed Epo hanno trovato la fine della carriera o della vita, si pensi rispettivamente a <STRONG>Riccò</STRONG> e <STRONG>Pantani</STRONG>. Quando si terrà in conto tutto ciò, allora potremo tornare a guardare il ciclismo senza nutrire sospetti che rasentano la paranoia, magari strabuzzando gli occhi come bambini nel vedere un fresco ragazzo svettare sul<STRONG> Col du Tourmalet</STRONG>. Forse un giorno, davanti all'ennesimo campione caduto in basso, tutto questo accadrà.<br><br>ParigiFL0435FL0435froome-parigi.jpgSiNciclismo-tour-de-france-hanno-vinto-i-sospetti-1012248.htmSi100612201,02,03030892
801012246NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24 - Anastasi: «Giaccherini era fondamentale. Tevez e Llorente faranno bene»20130721124029calcioPietruzzo Anastasi <br>Pietruzzo Anastasi, detto “Petru u tuccu” (Pietro il turco) per la sua carnagione scura, è stato calciatore della Juventus dal 1968 al 1976. Centravanti di manovra ma anche di sostanza, ha realizzato numerosi gol condivisi con Roberto Bettega, suo compagno di squadra nella Juve di allora. E’ stato campione d’Europa con la Nazionale Italiana nel 1968. Si considera juventino doc, non solo perché ha militato tra le fila della “Vecchia Signora”, ma anche perché, come lui dice, si tratta di una passione che ha radici lontane. E, come tutti gli juventini, in questo momento appare raggiante di gioia per il secondo scudetto consecutivo ottenuto dall’era di Antonio Conte e per i grandi obiettivi che la squadra bianconera si prefigge per il nuovo anno calcistico 2013’14. Il nostro incontro avvenuto a Milazzo in un pomeriggio assolato d’estate è amichevole, spontaneo, lontano da ogni logica professionale. Pietro è rimasto così, un ragazzo semplice lontano da ogni schema predestinato a farsi pubblicità gratuita. Lui non ne ha bisogno, non ne ha mai avuto la mentalità, neanche quando la ribalta ha acceso per lunghi anni i riflettori sulla sua persona. Insieme a sua moglie Anna, all’amico Dr. Attilio Andriolo e a mia moglie, gli facciamo vedere Milazzo, visitare il Castello e ammirare il paesaggio da mozzafiato che offre la cittadina mamertina. Uno spettacolo per gli occhi e per l’anima che, nonostante la calura del giorno estivo, il faticoso saliscendi di ripide salite, i gradini sconnessi dal tempo e le mura antiche del Castello che esprimono tutto l’orgoglio di una storia davvero unica nel suo genere, non tiene conto dei disagi e dello sforzo fisico per arrivare fino in cima ad assistere al meraviglioso panorama . Ma Pietro Anastasi e Anna non si arrendono alla fatica, sono caparbi perché capiscono l’importanza di visitare le stanze, i cunicoli e gli angoli crepati di una storia antica le cui radici affondano attraverso le sue pieghe più profonde. E, dopo questo tuffo tra storia e magnifici scorci panoramici, ci rechiamo all’Hotel “Il Principe” di Milazzo per la nostra intervista. Lì, nel borgo antico di Vaccarella, fulcro della pesca e del duro lavoro della gente di mare, sorge il magnifico albergo gestito con sapienza e professionalità da Pino Ragusi. L’accoglienza e l’ospitalità del personale dell’elegante albergo sono perfette e lo sparuto gruppo di amici e sostenitori venuti ad assistere all’intervista, fa da cornice perfetta a ciò che Anastasi desiderava, e cioè un incontro informale fatto di semplicità, privo di orpelli e clamori. Noi che siamo giornalisti di lungo corso, non possiamo far altro che rispettare il volere di un ex campione calcio che non perde occasione per dimostrare la sua semplicità d’animo e il desiderio profondo di ritrovarsi a rievocare i suoi trascorsi calcistici e umani con pochi intimi rappresentanti della sua Sicilia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br>Anastasi, quali sentimenti provi nel ritornare ogni anno nella tua terra natia?<br>“E’ sempre una grande emozione. Quando arriva l’estate mia moglie mi dice che sono ansioso; in effetti sento a livello di pelle questo ritorno annuale nella mia terra d’origine e non vedo l’ora di rivedere i miei fratelli, gli amici, il mio mare e risentire i profumi particolari che solo la nostra Sicilia è in grado di emanare”.<br>Che cosa pensi della città di Milazzo?<br>“Bellissima città, uno straordinario angolo di mondo che dovrebbe essere protetto e curato come un tesoro da custodire. Purtroppo, ho seguito da lontano le vicende legate al declassamento repentino del calcio Milazzo. Non conosco i motivi di questa disfatta, tuttavia, ritengo un vero peccato aver disperso ciò che faticosamente si era creato in breve tempo. Auguro a Milazzo e a tutti i tifosi mamertini di ritrovare presto la tranquillità e la soluzione al problema. Il calcio è linfa di aggregazione sociale, apportatore di grande turismo e movimenti economici e commerciali assolutamente rilevanti per la vita di una città. No, il calcio a Milazzo non può morire. Sarebbe un sacrilegio!”<br>Cosa ti dà la Sicilia che altri posti al mondo non ti hanno saputo dare?<br>“La Sicilia mi dà la spensieratezza e la rilassatezza di una vacanza serena. Poi si ritorna a casa e, chissà perché, ricominciano i problemi dovuti a una quotidianità che non ha più il sapore intenso della vacanza“.<br>Il pallone, la tua vita. Prima praticato per passione e poi da professionista del calcio. Che cosa ricordi del tuo glorioso passato?<br>“ Ripenso spesso a tanti momenti della mia vita legata al pallone, a un excursus fatto di arrivi e ripartenze. Ricordo gli anni dei giochi all’Oratorio San Filippo Neri di Catania e la mia partecipazione ai campionati CSI con la squadra Juniores della Trinacria. Poi, a sedici anni, sono passato alla Massiminiana di Catania dove sono rimasto per due anni, conquistando assieme ai miei compagni la Serie C. Poi, per caso, Il direttore sportivo del Varese Casati mi vide giocare e mi fece acquistare dalla squadra lombarda per 40 milioni di lire”.<br>Ti ritieni più fortunato o più bravo?<br>“La vita ci insegna che per raggiungere certi obiettivi c’è bisogno di entrambe le cose e, come tale, ritengo di essere stato fortunato ma anche bravo”.<br>Come nasce la tua fede sportiva per la Juventus?<br>“ Fin dai tempi in cui facevo il raccattapalle al Cibali di Catania. Ricordo che la Juve di allora composta da Charles, Sivori,&nbsp; Boniperti e altri illustri giocatori mi conquistò. Feci una foto con Charles e, ancora oggi, la conservo tra le mie cose più care. Chi l’avrebbe mai detto che da lì a qualche anno dopo, avrei indossato la maglia che ho sognato per una vita!”.<br>Quando ti volle l’allora dirigente della Juventus Catella, diventasti subito l’emblema sociale di tanti meridionali che in quel periodo storico lasciarono la propria terra in cerca di fortuna al Nord d’Italia. Sentivi una certa responsabilità per questo?<br>“ Ero il terrone venuto dal Sud e con me lo erano anche Causio, Cuccureddu, Furino. Diciamo che non era facile essere titolare della Juventus a vent’anni. Noi rappresentavamo il sogno di tanti giovani calciatori di allora che desideravano di poter inseguire con lo stesso successo quello che noi avevamo ottenuto”.<br>Ricordo il bagno di folla nel ritiro estivo di Villar Perosa e il delirio di tuoi fan alla ricerca di un autografo o di una foto con dedica. Perché tu più di altri?<br>“Diciamo che ho sempre avuto un buon rapporto con i tifosi. Io non so se mi hanno voluto bene più di altri, so soltanto che tra di noi si era creato un feeling colmo di simpatia e affetto che era assolutamente reciproco”.<br>Alcuni dicevano che non sapevi stoppare la palla!<br>“Forse. Ma ero veloce, arrivavo sempre prima degli altri sul pallone e, qualche volta, pressato com’ero dagli avversari di turno, mi capitava di sbagliare alcuni gesti tecnici fondamentali”.<br>Certi maligni d’allora dicevano che non andavi d’accordo con Bettega. E’ vero?<br>“Non è vero. Con Roberto si era instaurata una bella amicizia. Allora eravamo entrambi giovani. Poi lui si ammalò ed io fui molto dispiaciuto di non averlo in squadra accanto a me per un certo periodo. Quando tornò in squadra, fui felice per lui e per me”.<br>E lasciamo per un attimo i ricordi per tuffarci nel presente. Che cosa pensi della Juventus di oggi che ha acquistato Tevez, Llorente, Ogbonna, è interessata a Zuniga e Diamanti ma ha anche ceduto Giaccherini?<br>“ Giaccherini era una pedina troppo importante per Conte che poteva sistemarlo in diversi ruoli del suo schema tattico. Tuttavia, per la necessità di fare cassa e arrivare all’acquisto di un Top Player, era necessario dover vendere. Ritengo che il processo di sfoltimento della rosa della Juve non sia ancora terminato e penso che qualcuno tra Matri, Quagliarella, Giovinco, debbano essere ceduti per forza di cose”.<br>Pensi che alla Juve bastino già questi acquisti per essere finalmente competitiva in Champions League?<br>“Sicuramente è stato fatto un notevole salto di qualità e il gap tra la Juve e le altre squadre europee si è accorciato di molto. Peccato non essere arrivati ad acquistare Jovetic, perché con lui in squadra sarebbe stata un’altra cosa”.<br>Pensi che un trequartista come Diamanti potrebbe servire alla causa della Juventus?<br>“Sicuramente. Diamanti é un giocatore che mi piace; è estroso e capace di giocate interessanti. Sono certo che con il suo eventuale acquisto, la rosa della Juventus si avvantaggerebbe sotto l’aspetto della qualità”.<br>Vucinic e Marchisio sono richiesti da alcune squadre estere. Pensi che sia opportuno cederli per un fatto economico?<br>“ Vucinic è importante per la Juve ma non è un giocatore che assicura continuità di rendimento. Marchisio, invece, vista la sua giovane età e la sua importanza nell’assetto tattico del centrocampo bianconero, può diventare l’emblema di questa Juventus”.<br>A questo punto del mercato di calcio, quale squadra può rappresentare realmente l’anti Juventus?<br>“Sempre le stesse squadre. Penso che alla fine si contenderanno lo scudetto sia la Juve, che il Milan, l’Inter, il Napoli, la Fiorentina, la Roma, la Lazio. Non vedo altre novità nello scenario del calcio italiano”.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br>Tu che hai rappresentato una parte storica importante della Juve di tutti i tempi, perché a fine carriera non sei rimasto nei ranghi della società con incarichi differenti?<br>“ Perché le società non si possono inventare dei ruoli per tutti i calciatori che hanno giocato tra le proprie fila. Furino, Bettega, Morini, hanno deciso di rimanere a Torino e hanno assunto ruoli importanti nell’ambito della società bianconera. Io non volli propormi; forse aspettavo una proposta che non arrivò mai. Avrei dovuto chiedere, ma non l’ho mai fatto forse per orgoglio. Ma, con il senno di poi……!” <br>Pietro Anastasi davanti allo specchio. Il bello e il brutto del tuo carattere.<br>“Ero abbastanza permaloso, ma nel tempo sono cambiato in meglio. Il lato buono del mio carattere? l’applicazione che ho sempre messo nel mio lavoro”.<br>Che cosa hai provato dopo aver segnato quello storico gol nella Nazionale Italiana contro la Jugoslavia, nel corso dei Campionati Europei del 1968?<br>“Avevo vent’anni e sinceramente non ricordo bene neanche come ho fatto a fare quel gol. Sarà stata la forza dei miei giovani anni, oppure l’istinto che alberga in me da sempre come qualità importante del mio essere calciatore. Fatto è che ho provato una gioia indescrivibile, un qualcosa di così grande che ancora oggi a parlarne mi suscita forti emozioni”.<br>Per finire. Se dovessi tornare indietro nel tempo a ripercorrere la strada professionale che ti ha dato tanto, rifaresti le stesse cose o cambieresti qualcosa?<br>“Forse avrei dato più ascolto a mia moglie Anna nell’essere meno impulsivo e più riflessivo in certe decisioni importanti della mia vita. Ma si sa che la vita è anche fatta di queste cose. Si nasce, si cresce e si cambia. L’importante è ravvedersi e migliorare! Anche se tornare indietro, non è più possibile”.<br><br>Salvino Cavallaro<br>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711anastasi.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-anastasi-giaccherini-era-fondamentale-teve-e-llorente-faranno-bene-1012246.htmSiT1000007100451001,02,03030669
811012234NewsCampionatiAcquisti, lacrime e umiltà: il Verona è tornato20130714132635hellas verona, presentazione, maietta, cirigliano, gonzalez, toniMigliaia di tifosi alla presentazione, cori per il capitano Maietta. Esperienza e talento per la salvezza: arrivano Cirigliano e Gonzalez.Era il 5 maggio 2002, quello di Poborsky e Gresko, di una Juventus vittoriosa e fortunata e della grande delusione nerazzurra. Tre squadre in tre punti all'ultima giornata, troppo importante la sfida scudetto perché le attenzioni fossero canalizzate anche sulla sfida salvezza tra <STRONG>Piacenza</STRONG> e <STRONG>Verona</STRONG>. Una compagine giovane, che contava talenti destinati ad un futuro luminoso come <STRONG>Camoranesi, Mutu e Gilardino</STRONG>, caduta sul terreno della squadra di Hubner e Amauri. Da allora il purgatorio della Serie B e l'inferno Lega Pro, fino alla miracolosa risalita targata <STRONG>Andrea Mandorlini</STRONG>. Quella che è stata presentata davanti a 4mila tifosi accorsi allo stadio "Aldo Olivieri" è una formazione piena di speranze, in cui l'esperienza di <STRONG>Toni</STRONG> e <STRONG>Cacia</STRONG> incontra il talento di <STRONG>Bianchetti</STRONG> e <STRONG>Albertazzi</STRONG>. Il tutto suggellato dalla grande capacità di coesione del capitano e trascinatore <STRONG>Maietta</STRONG> che, dopo essere divenuto l'idolo della tifoseria e il simbolo della cavalcata degli scaligeri, diventa oggetto dei cori degli ultras che chiedono a <STRONG>Prandelli</STRONG> di portarlo in Nazionale. "Ho fatto tanta gavetta, adesso fatemi marcare Tevez e Balotelli. Me lo sono meritato" risponde il trentenne di Cariati agli affezionati supporter, lasciandosi scappare una lacrima. Commozione comprensibile, per chi finalmente vede la Serie A dopo una carriera passata tra il profondo sud (Messina, due stagioni all'Avellino, quattro a Crotone) e i bassifondi della cadetteria ai tempi del Frosinone. Non diciamolo troppo forte, ma a dispetto dell'età&nbsp;<STRONG>potremmo aver trovato un nuovo Giaccherini</STRONG>. <br><br> A suonare la carica il presidente Setti, che sul progetto Hellas sta investendo energie e denaro, garantendo uno sponsor tecnico di grande prestigio (<STRONG>Nike</STRONG>) e un mercato oculato: "Vogliamo una salvezza dignitosa, magari giocando bene come Mandorlini ci ha abituato". Insomma, tanta umiltà e&nbsp;prospettive altrettanto buone. Si attende per oggi l'arrivo a Verona di <STRONG>Ezequiel Cirigliano</STRONG>, giovane classe '92 che&nbsp;con le sue giocate al River Plate e nella nazionale argentina Under-20&nbsp;si è guadagnato la fama di <STRONG>erede di Mascherano</STRONG>. Prossimo rinforzo in lista <STRONG>Pablo Gonzalez</STRONG>&nbsp;del Novara, che deve solo valutare l'offerta dell'ingaggio e poi sarà pronto a vestire la casacca dei Mastini. A queste condizioni la salvezza è ben più di un sogno. <br><br>C1007651VeronaFL0435FL0435hellas-verona.jpgSiNacquisti-lacrime-umilta-ritorno-verona-1012234.htmSiT1000101100612201,02,030301421
821012213NewsCalcio EsteroMattatoio brasiliano: faida in campo, due morti20130706121774brasile, arbitro decapitato, omicidioArbitro accoltella giocatore, la folla si vendica e lo decapita: un altro episodio di pazzia immotivata.Il binomio calcio-violenza si rafforza pericolosamente in <STRONG>Brasile</STRONG>, dove fino ad una settimana fa infuriavano gli scontri dei manifestanti, che protestavano contro le follie economiche del governo nell'organizzazione della tripletta Confederations Cup-Mondiali-Olimpiadi. Un nuovo episodio, decisamente più efferato di uno scambio di manganellate con le forze dell'ordine, è avvenuto nello stato di <STRONG>Maranhao</STRONG>, nella zona nord-orientale del paese. Un territorio vasto più di 330 km quadrati, lontano dalla magnificenza del Maracanà e dai benestanti che possono permettersi di agguantare dalle tribune il pallone calciato da Bonucci a Fortaleza. Qui i ricchi (pochi) vivono sulle spalle dei poveri (molti) che vivono nei <EM>bairros</EM>, quartieri popolari di periferia.&nbsp;La passione per il calcio è uguale a quella&nbsp;che si respira a Rio, ma è impossibile&nbsp;non lasciarsi pervadere da un moto di turbamento quando una partita&nbsp;tra dilettanti si trasforma in un macello. <br><br> Capita tutto troppo&nbsp;velocemente perché&nbsp;qualcuno si possa accorgere di quanto sta accadendo. L'arbitro, il ventenne <STRONG>Otavio Jordao da Silva de Catanhede</STRONG>, espelle <STRONG>Josenir dos Santos Abreu</STRONG>. Il giocatore (31 anni) non ci sta e prende&nbsp;a calci&nbsp;il direttore di gara, il quale <STRONG>estrae un coltello e lo affonda nel petto di Josenir</STRONG>. Quando il giovane cade a terra,&nbsp;i tifosi insorgono. Entrano in campo, trascinano l'arbitro e lo legano al palo. Poi comincia il rituale della vendetta:&nbsp;<STRONG>botte e sassate, qualcuno decapita la vittima e ne espone la testa</STRONG>. Quando la folla&nbsp;si dirada, ai soccorritori non resta che raccogliere il cadavere fatto a brani. Due morti nel mattatoio maranhense,&nbsp;tutti colpevoli, nessuno assolto. Il pallone rotola ancora una volta nel sangue e noi vi chiediamo: fermatevi, per un giorno, una settimana o un mese. Abbassate le bandiere a mezz'asta e portate il lutto al braccio. Perché se la tomba del calcio è stato l'Heysel, ogni giorno che passa qualcuno la scoperchia per poter infierire ancora un po'.<br><br>FL0435FL0435otavio-jordao-silva-de-catanhede.jpgSiNmattatoio-in-brasile-faida-in-campo-due-vittime-1012213.htmSi100612201,02,03030361
831012120NewsCampionatiMoratti non lascia: «Ricostruisco la società»20130606085054moratti combi mazzarri«Ho letto numeri pazzeschi, non veri«Massimo Moratti, intervenuto da Bruxelles, mette la parola fine sulle illazioni riguardanti la vendita della società:<br><br>" Non vendo la squadra, voglio solo ricostruire la società. Ho letto dei numeri pazzeschi, non veri. Non ci sono solo gli indonesiani, ci sono anche dei ritorni di fiamma. Vediamo chi si farà avanti e se possiamo fare un passo importante come quello di cedere delle quote dell'Inter"<br><br>Oggi la presentazione di Mazzarri, ieri l'incontro col tecnico e col dottor Combi: "Il nostro medico rimande, ma con altri collaboratori. Poi l'allenatore ha portato collaboratori suoi bravi e a me va bene." <br><br>C1007650FL0141FL0141moratti_inter.jpgSiNmoratti-non-lascia-ricostruisco-la-societa-1012120.htmSi100205001,02,03,06,07,08,09030480
841012085NewsCampionatiJuventus, Carrera condannato a 30 mesi di carcere per duplice omicidio20130521110224juventus, carreraCome riporta Il Corriere dello SportCome riporta Il Corriere dello Sport, Massimo Carrera, ex calciatore dell'Atalanta e ora responsabile tecnico delle giovanili della Juventus, è stato condannato oggi a Bergamo a 2 anni e 6 mesi per duplice omicidio colposo per un incidente avvenuto la notte di Capodanno 2011 lungo l'autostrada A4, tra Dalmine e Bergamo, nel quale morirono due ragazze di 23 anni. La sentenza questa mattina al processo in abbreviato. Il pm Monia Di Marco aveva chiesto per Carrera 3 anni e 4 mesi. Un secondo automobilista coinvolto, Paolo Braggino, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi (la richiesta era stata di 2 anni e 8 mesi), mentre il terzo, Paolo Bertacchini, che aveva rinunciato all'abbreviato, è stato rinviato a giudizio. Nell'incidente morirono Chiara Varani, di Monasterolo del Castello (Bergamo), e Patrizia Paninforni, di San Giovanni Bianco (Bergamo).C1007650adm001adm0011839.jpgSiNjuventus-carrera-condannato-a-trenta-mesi-di-carcere-per-duplice-omicidio-1012085.htmSiT1000007100075701,02,03,06030310
851011942NewsCampionatiTra social e ballo: Vieri è tornato bomber20130423185845vieriRiecco il Bobone nazionaleE' tornato: non dalla porta principale, ma da una che&nbsp;le si avvicina molto.<br><br> <STRONG>Christian Vieri</STRONG>, per tutti <EM>Bobo</EM>, dopo aver chiuso col calcio, si era preso una pausa, scomparendo dal piccolo schermo: adesso però, l'ex attaccante della Nazionale, protagonista in una sorta di reality con <STRONG>Marco</STRONG>&nbsp;<STRONG>Delvecchio</STRONG> su Sky, riesce a far parlare di se praticamente ogni giorno.<br><br> Potere della comunicazione e dei <STRONG>social network</STRONG>: lui, come&nbsp;molti gli altri vip, ama follemente twitter e&nbsp;comunicare con tutti costantemente, in ogni momento della sua giornata, raccontando tutto quello che fa, e incuriosendo di conseguenza&nbsp;un pò tutti quindi. Dove c'è lui ovviamente non manca il gossip, ed ecco&nbsp;quindi la Tommasi o la&nbsp;Orfei o chi per loro pronte a guadagnarsi un pò di visibilità, come avvenuto nei giorni passati.<br><br> Non solo: su facebook hanno inventato pure una pagina ("<STRONG>Chiamarsi Bomber tra amici senza apparenti meriti sportivi</STRONG>", ndr)&nbsp; dove Bobone assume in se la piena essenza del titolo: dai suoi cinguettii su twitter alle sue frasi su Sky, Christian viene costantemente monitorato. Ovviamente&nbsp;in buona compagnia: con lui ecco&nbsp;i look inguardabili&nbsp;di<STRONG> Cissè</STRONG> e <STRONG>Balotelli</STRONG>,&nbsp;i barbieri di <STRONG>David</STRONG> <STRONG>Luiz</STRONG> e <STRONG>Vidal</STRONG>, le foto in ascensore di <STRONG>Neymar</STRONG>, la capigliatura di <STRONG>Boateng</STRONG>, le pose strane di <STRONG>Vucinic</STRONG> e <STRONG>Bonucci</STRONG>&nbsp;e, insomma,&nbsp;qualsiasi momento sobrio (e non)&nbsp;dei calciatori più famosi nei momenti in cui sono loro stessi, lontani da una qualsiasi forma di restrinzione e liberi di "bomberare".<br><br> Lui poi, Bobo, mette tanta carne al fuoco: da pezzo di legno, burbero, che scalciava i microfoni&nbsp;e in costante conflitto con i giornalisti a cui ricordava in passato di essere<EM> "più maschio&nbsp;io che tutti quelli come&nbsp;voi messi assieme",</EM> adesso prova a ballare, ridere, parlare&nbsp;e, soprattutto, riesce a bucare&nbsp;lo schermo come pochi. <br><br> Bentornato Bobone, re del ballo e bomberone per eccellenza.<br><br>FL0141FL0141devecchio_vieri_680.jpgSiNtra-social-e-ballo-vieri-e-tornato-bomber-1011942.htmSi100205001,02,03,04,05,06,07,08,09030380
861011936NewsCampionatiNapoli, Calaiò pronto a sostituire Cavani20130423151418napoli, calaiòA Radio CrcA Radio Crc nella trasmissione "Si gonfia la rete" è intervenuto Alessandro Moggi, procuratore tra gli altri di Calaiò: "Il Napoli in Champions? Devo dire che grazie al lavoro di Mazzarri si sono ottenuti certi risultati e non è nemmeno il primo anno in cui il Napoli dimostra di avere continuità. Quest' anno, oggettivamente il Napoli e' andato molto oltre lottando contro la corazzata della Juventus contro la quale oggi si può fare poco, almeno in Italia. L'azionista della Juventus non immette patrimonio personale ma il fatturato gestionale. Ecco perché in Italia i bianconeri restano i più forti e delle sorprese potranno capitare solo in annate particolari. Calaiò in campo contro il Pescara per sostituire Cavani? Lui e' arrivato con questa etichetta di vice Cavani ma tante volte ha tenuto lui a sottolineare che non si sente un vice Cavani, perché ha caratteristiche diverse che possono anche coesistere con quelle dell'uruguagio. Calaiò non ha avuto la possibilità di giocare con una discreta continuità come secondo me avrebbe potuto fare e anche meritare. Speriamo che nella prossima gara possa essere titolare approfittando anche di questa assenza di Cavani, Sono sicuro che giocando con una minima continuità potrò dimostrare il suo valore anche a Napoli".C1007650adm001adm001124157881-ced6d0bc-0c7f-4179-914e-291887bb94bf.jpgSiNnapoli-calaio-pronto-a-sostituire-cavani-1011936.htmNoT1000017100075701,02,03030461
871011885NewsCampionatiRaiola show: «Ibrahimovic nel treno per la Juventus. Porto Mkhitaryan in Italia»20130421115445raiolaMino Raiola apreMino Raiola apre le porte alla Juventus: Zlatan Ibrahimovic può lasciare il Paris Saint Germain e i bianconeri sono in corsa. Il procuratore italo-olandese ha parlato ieri della situazione dello svedese e le sue parole vengono riportate da 'La Gazzetta Sportiva': "Io sul treno sono già salito, con Zlatan: chi vuole prendere posto con noi è benvenuto. Sei mesi fa anche il Milan riteneva irraggiungibile Balotelli, ma poi ha fatto il sacrificio giusto al momento opportuno e il sogno è diventato realtà. E' evidente che alla Juventus serva un top player e al momento credo che Zlatan possa dare le migliori garanzie".<br><br> MKHITARYAN - "Ho appena depositato la procura di Henrikh Mkhitaryan, cannoniere armeno dello Shakhtar. Sarebbe da portare anche lui in Italia".<br><br>C1007650adm001adm001raiola.jpgSiNraiola-show-ibrahimovic-nel-treno-per-la-juventus-porto-mkhirayan-in-italia-1011885.htmSiT1000007100075701,02,03,06,07030436
881011837NewsCampionatiMilan, Galliani: «Prenderemo subito un difensore»20130419160546milan, gallianiAdriano Galliani amministratore delegato del MilanAdriano Galliani, amministratore delegato del Milan, è intervenuto ai microfoni di Gazzetta.it. Ecco un estratto delle sue parole: "Il ricorso per la squalifica di Balotelli? Mi auguro che si possa avere una risposta positiva per Balotelli. Sarebbe un danno non solo per il Milan ma per tutto il calcio italiano non vederlo in campo contro la Juventus. Il futuro di Robinho? Ogni anno aspettiamo la fine dell'anno per parlare dei rinnovi (il brasiliano è in scadenza nel 2014, ndr), questo per sapere se giocheremo o meno la Champions League. Non giocarla sarebbe un grave problema per una società con i costi del Milan. Ne riparleremo fra un mese, quando sarà finito il campionato. Poi ci sarà tutta l'estate per parlare dei rinnovi. Il mercato? Il primo acquisto che faremo sarà un difensore. Se mi dispiacerebbe vedere Ibrahimovic alla Juventus? Zlatan è un grande professionista e a noi è dispiaciuto cederlo, ma guadagna delle cifre che non sono compatibili con il bilancio del Milan. Se potessi chi ricomprerei fra lui e Thiago Silva? Io amo il calcio, sono un tifoso che ha la fortuna di fare l'amministratore delegato di una squadra e ho sempre notato che le formazioni vincenti sono quelle con la miglior difesa e non il migliore attacco. Il futuro di Allegri? Resta. Non abbiamo mai contattato nessun altro allenatore. Il Milan ha fatto una buonissima stagione e non vedo perché dovremmo cambiare allenatore. Allegri rimarrà sicuramente sulla panchina del Milan".C1007650adm001adm001galliani.jpgSiNmilan-galliani-prenderemo-subito-un-difensore-1011837.htmSiT1000027100075701,02,03030293
891011753NewsCampionatiInter, arrivano i russi: firmato l`accordo e con loro è possibile la svolta20130415164059interCome riporta Milano Finanza Come riporta Milano Finanza, i russi entrano in Saras. Il gruppo Rosneft ha siglato un contratto con Gian Marco e Massimo Moratti per acquisire una quota del 13,70% del capitale della società della famiglia Moratti per 178,4 milioni di euro. Rosneft lancerà anche un'opa volontaria sul 7,29% del capitale a 1,37 euro per azione, lo stesso prezzo corrisposto ai venditori. La Angelo Moratti SapA manterrà comunque una partecipazione di controllo del 50,02%.<br><br>Dopo anni di indiscrezioni e ipotesi, i russi arrivano al fianco di Massimo Moratti: il colosso petrolifero Rosneft entra nel capitale di Saras, gruppo di proprietà della famiglia del patron dell'Inter, col 13,70%. Riferisce Il Sole 24 ore, i russi lanciano un'Opa sulle azioni della Saras: l'offerta riguarderà il 7,29% del capitale quotato. Operazione esecutiva dal 23 aprile, con la famiglia Moratti che manterrà il controllo del 50,02% di Saras. E il primo produttore mondiale di petrolio grezzo ha anche annunciato un accordo con un'altra azienda orbitante nel mondo nerazzurro, cioè la Pirelli. I due brand realizzeranno un primo punto vendita congiunto nella nuova stazione di servizio di Rosneft a Sochi, sul Mar Nero, sede il prossimo anno delle Olimpiadi invernali. Partnership che potrebbero prefigurare collaborazioni anche nel football? Per ora "solo" business strategici ad alto livello. Ma si sa, dagli affari al campo di calcio il passo è breve.<br><br>&nbsp;<br><br>La notizia interessa indirettamente anche l'Inter, società calcistica presieduta dallo stesso Moratti, alla prese con annosi problemi di bilancio.<br><br>Questo il comunicato:<br>Angelo Moratti S.a.p.a., Gian Marco Moratti, e Massimo Moratti hanno sottoscritto con Rosneft JV Projects S.A., società indirettamente controllata al 100% da Rosneft, un contratto di compravendita azionaria per la cessione all’acquirente di 130.290.883 azioni di Saras S.p.A. (pari a circa il 13,70% del capitale sociale di Saras S.p.A. e pari a circa il 21,5% della partecipazione complessiva di titolarità dei venditori) per un corrispettivo complessivo di Euro 178.498.510. Gian Marco Moratti e Massimo Moratti venderanno tutte le azioni da loro personalmente detenute in Saras S.p.A. pari a 6.000.000 ciascuno. A seguito della compravendita, cui si darà esecuzione il 23 aprile 2013, Angelo Moratti S.a.p.a. manterrà una partecipazione di controllo in Saras S.p.A. pari a circa il 50,02%.<br><br>Come previsto nel contratto di compravendita, e comunicato da Rosneft JV Projects S.A. con un comunicato stampa separato in data odierna, l’acquirente ha deciso di lanciare, condizionatamente al perfezionamento della compravendita, un’offerta pubblica di acquisto volontaria parziale su 69.310.933 azioni di Saras S.p.A., ad un prezzo per azione pari ad Euro 1,370, che è lo stesso prezzo per azione corrisposto in favore dei venditori. Ai sensi del contratto di compravendita Angelo Moratti S.a.p.a. non apporterà le proprie azioni in adesione all’offerta pubblica, a condizione che l’offerta stessa sia effettuata secondo i termini e le condizioni di cui sopra, al fine di consentire agli altri azionisti di Saras S.p.A. di vendere le proprie azioni Saras nella stessa proporzione delle azioni complessivamente vendute dalla Angelo Moratti S.a.p.a., da Gian Marco Moratti, e da Massimo Moratti.<br><br>Il contratto di compravendita contiene anche disposizioni relative a modifiche dello statuto di Saras S.p.A. (che dovrebbero avvenire entro 6 mesi dalla data di perfezionamento della compravendita e, comunque, dopo l’assemblea di Saras S.p.A. del 24 aprile 2013), in forza delle quali, (i) salva la nomina di un amministratore da parte dei soci di minoranza ai sensi delle disposizioni dell’art. 147-ter del D. Lgs. 58/1998, uno dei membri del consiglio di amministrazione sarebbe tratto dalla lista dei candidati presentata e votata da un azionista che detenga singolarmente almeno il 12% del capitale sociale della società; e (ii) sarebbe eliminata la previsione che consente di escludere il diritto di opzione in favore degli azionisti nei limiti del dieci per cento del capitale sociale, così come consentito dall’art. 2441, quarto comma, secondo periodo, del codice civile.<br><br>Igor Sechin, Presidente di Rosneft ha dichiarato: "Crediamo che questa operazione sia un importante passo per la costruzione di una collaborazione di lungo periodo tra Rosneft e Saras. Continuiamo a discutere i termini commerciali di cui alla lettera di intenti sottoscritta con Saras nel dicembre 2012".<br><br>Gian Marco Moratti, Presidente di Saras, ha dichiarato: "Diamo il benvenuto a Rosneft, il primo produttore di petrolio grezzo a livello mondiale quotato, come azionista rilevante della società, e siamo convinti che sia Rosneft che Saras ne beneficeranno sia nel breve che nel lungo termine".<br><br>Come comunicato in precedenza, in data 15 dicembre 2012 Rosneft e Saras S.p.A. hanno sottoscritto una lettera di intenti che delinea la volontà delle parti, tra le altre cose, di costituire una joint venture paritetica per la commercializzazione e lavorazione di petrolio greggio e la vendita di prodotti petroliferi. I venditori sono stati assistiti da Four Partners, come consulente finanziario, e da Cleary Gottlieb Steen &amp; Hamilton LLP, come consulente legale.<br>&nbsp;<br><br>Come riferisce Il Sole 24 ore, la collaborazione si allarga anche a Pirelli, sponsor principale dell'Inter.&nbsp; <br>Rosneft e Pirelli hanno firmato un Memorandum of Understanding per la costruzione del primo flagship store Premium in Russia, che si trovera' all'interno della nuova stazione di servizio di Rosneft a Sochi. Il MoU (Memorandum of Understanding), si legge in una nota, prevede inoltre lo sviluppo di altri punti vendita in selezionate stazioni di servizio Rosneft e l'implementazione del servizio Pirelli 'Safe &amp; Go' per il controllo dei pneumatici. Il MoU siglato da Igor Sechin, Presidente di Rosneft, e Marco Tronchetti Provera, Presidente e Ceo di Pirelli, rappresenta lo sviluppo dell'accordo strategico di collaborazione commerciale e di marketing siglato dai due partner il 20 dicembre 2012.<br><br>Il flagship store sara' completato entro il quarto trimestre dell'anno, avra' il brand 'Pzero Platinum' e si trovera' all'interno della stazione petrolifera Rosneft nella citta' di Sochi, sulla costa del Mar Nero, nella regione di Krasnodar. Come gia' annunciato, l'intenzione di Rosneft e di Pirelli e' di focalizzarsi inizialmente su questa regione, sfruttando la prevista esposizione derivante dalle Olimpiadi invernali 2014 di Sochi, di cui Rosneft e' partner.<br><br>L'accordo prevede inoltre la nascita di altri punti vendita simili nelle stazioni Rosneft situate in luoghi che consentano di raggiungere i clienti Premium, in linea con la strategia di Pirelli. Infine e' previsto che le stazioni Rosneft offrano dal primo trimestre 2014 il servizio Pirelli 'Safe&amp;GO' per il controllo dei pneumatici.<br><br>'Il MoU siglato oggi - ha dichiarato Igor Sechin, Presidente di Rosneft - sottolinea l'impegno per una collaborazione di lungo periodo. Siamo felici di sviluppare il nostro network di punti vendita in partnership con Pirelli, tra i leader mondiali dei produttori di pneumatici. Crediamo che lo sviluppo dei prodotti e dei servizi Pirelli renda le stazioni di servizio di Rosneft ancora piu' attraenti per i clienti, con benefici per entrambe le parti'.<br><br>'Per Pirelli la Russia rappresenta per un mercato strategico. Grazie al supporto di Rosneft, prestigioso partner locale, saremo in grado di assicurare una presenza del marchio nel Paese capillare, efficace e tempestiva', ha dichiarato Marco Tronchetti Provera, Presidente e Ceo di Pirelli.<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001rosneft.jpgSiNinter-arrivano-i-russi-e-con-loro-e-possibile-la-svolta-1011753.htmSiT1000026100075701,02,03030368
901011759NewsCampionatiLega Pro, prezioso pareggio dell`Hinterreggio a Poggibonsi20130415155215lega pro, hinterreggioCom’è strano il calcioCom’è strano il calcio; dolce e amaro, capace di farti gioire e soffrire nel solo spazio di poco tempo. Il paragone con la vita non guasta e la metafora si propone ogniqualvolta si presentano situazioni capaci di farci riflettere che tutto è relativo. Deriva e apice di situazioni pallonare si alternano vorticosamente, talora senza neanche darti il tempo di assaporare quella gioia che vorresti duratura. Scusate la spicciola filosofia, cari lettori, e anche la facile retorica che spesso ci tradisce in maniera ingannevole. Tuttavia, pensiamo da sempre che questo pallone che rotola caparbiamente in un rettangolo di gioco, non riservi soltanto spunti tecnici e tattici da riportare ma, talora, carpisce sentimenti che si confondono con la vita stessa. E, dopo questa premessa, non a caso parliamo di Poggibonsi - Hinterreggio, partita della 30esima giornata, valevole per il campionato di Lega Pro, seconda divisione. E’ quasi dall’inizio del campionato che seguiamo settimanalmente le sorti della squadra di mister Antonio Venuto e siamo stati affascinati dal suo progredire una classifica che, agli inizi, era apparsa subito penalizzante per la squadra calabrese. L’ambiente era tornato sereno, i risultati e il gioco facevano presagire a un campionato tranquillo, almeno sotto l’aspetto del pericolo della caduta nel vortice dei playout. Il lavoro del tecnico Venuto e della sua squadra era ed è sempre molto attenta, fatta di ricerca degli errori commessi e delle cose positive da incrementare. La fatica e il lavoro serio svolto sul campo durante la settimana, come “pane quotidiano” nell’attesa delle ore 14,30 di ogni domenica, normale prassi per la squadra di Reggio Calabria. Poi si spezza qualcosa e il maligno ci mette il dito. La squadra di Venuto subisce un brusco arresto di risultati utili. Sono bastate due sconfitte consecutive, rimediate prima in casa del Chieti e poi tra le proprie mura contro il Foligno, per far ripiombare l’Hinterreggio in zona pericolosa. Ma, a onor del vero, sulla squadra di Venuto pesa non poco la squalifica di una serie di calciatori che compongono l’ossatura portante dei reggini, soprattutto in attacco, dove Paolo Carbonaro che è stato risolutore di molte partite è stato squalificato dal giudice sportivo per ben quattro giornate. Una mazzata per l’Hinterreggio, un fulmine a ciel sereno. E a nulla è valso il ricorso della società reggina, che non è stato accolto. Tuttavia, il non fare drammi da parte di mister Venuto che da sempre sposa la filosofia di non recriminare mai sugli assenti per dare merito ai presenti, è meritevole della logica di non mollare mai, ma di andare avanti ugualmente con forza e determinazione. E non è un caso che il punto guadagnato meritatamente in terra toscana, in casa di un Poggibonsi che sta lottando per un posto nei play off, abbia una notevole valenza psicologica nel compattare la squadra contro tutto e tutti. Purtroppo la 14esima posizione in classifica dell’Hinterreggio non aiuta a stare allegri, tenuto conto che le tre ultime squadre retrocederanno direttamente in Serie D e due dovranno affrontare malinconicamente lo spareggio playout. Mancano quattro giornate al termine del campionato e, conoscendo le qualità di mister Venuto, siamo sicuri che la sua squadra si salverà. Buon sangue non mente mai!<br><br>Salvino Cavallaro <br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNlega-pro-prezioso-pareggio-dell-hinterreggio-a-poggibonsi-1011759.htmNo100451001,02,03030157
911011707NewsCampionatiMilan, Galliani: «Su Balotelli è meglio stare zitti»20130412163855milan, gallianiAdriano Galliani"Su Balotelli è meglio stare zitti": Adriano Galliani non vuole parlare della squalifica tre giornate inflitte all'attaccante del Milan. L'amministratore delegato rossonero all'ingresso della sede della Lega Serie A ha rilasciato alcune dichiarazioni riportate da 'Gazzetta.it': "Il ricorso per Balotelli è pronto, ma oggi è meglio stare zitti perché con il Napoli è una partita molto importante. Davanti abbiamo calciatori di livello, Pazzini è un titolare e Binho e Bojan sono ottimi".<br><br>Galliani è tornato a parlare anche dell'episodio avvenuto al 'Franchi' domenica scorsa: "Tornerà a Firenze, magari con un po' più di scorta. Moratti? Non lo sento da tanto".<br><br><br>C1007650adm001adm001galliani.jpgSiNmilan-galliani-su-balotelli-e-meglio-stare-zitti-1011707.htmSiT1000027100075701,02,03030251
921011618NewsCampionatiArbitri, clamoroso Paparesta: «Con Nicchi si perde credibilità del sistema»20130408175226paparestaNon è stato Non è stato un week end facile per gli arbitri. Direzioni non all'altezza a Firenze e a Milano con Tagliavento e Gervasoni contestati da Milan e Inter. La squadra di Braschi insomma non è in forma in questo finale di campionato pieno di sospetti e accuse anche gravi al sistema arbitrale. Itasportpress ha contattato l'ex arbitro Gianluca Paparesta, uno che dice quello che pensa non facendo uso del "politichese" come spesso avviene nel mondo del calcio. Dichiarazioni forti dell'ex fischietto di Bari nei confronti di Marcello Nicchi, presidente degli arbitri e di Stefano Braschi, referente della Can di A.<br><br>"C'è molta confusione in questo momento a causa dell'utilizzo di sei arbitri in campo e per il modo in cui comunicano tra di loro-attacca Paparesta-. Questo genera delle grandi incomprensioni durante le partite che fa prendere poi decisioni sbagliate. Non c'è una logica chiara nell'interpretazione di tante azioni e situazioni. La direzione di gara di Tagliavento a Firenze conferma questa grande confusione che regna in campo. L'arbitro ieri ha mostrato il rosso a Tomovic vedendo la situazione di gioco da oltre 40 metri senza avere nessuna sicurezza e sembrando molto titubante quando ha mostrato il cartellino al giocatore viola. Credo che il provvedimento sia venuto su segnalazione di qualche componente della delegazione arbitrale presente. A Milano invece Gervasoni ne ha fatta un'altra e stavolta senza la complicità di Maggiani. Vorrei ricordare che l'assistente Maggiani a Catania prese una posizione ben precisa a vantaggio della Juve facendo annullare il gol a Bergessio, ieri però sul fallo di mani di Samuel non è intervenuto per far cambiare la decisione sbagliata a Gervasoni".<br><br>Buona fede-"Credo che gli arbitri siano in buona fede e non mi trovo d'accordo con Moratti che ha espresso quel giudizio sulla categoria in un momento di amarezza. Il problema è diverso: c'è una mancata preparazione degli arbitri a dirigere partite così "cooperative" tra assistenti e addizionali. Questo porta alla confusione che si vede in campo". Esonerare i dirigenti arbitrali? "Marcello Nicchi (presidente Assoarbitri ndr.) smentisce tutti e dice che gli arbitri italiani non sbagliano mai e sono i migliori al mondo ma i risultati sono evidenti. Bisogna invece riconoscere gli errori e porre rimedio. Nicchi anziché risolvere la criticità, si preoccupa di aspetti legati alla Federcalcio e il suo voto per l'elezione di Demetrio Albertini a vice presidente è stato decisivo svantaggiando un rappresentante della serie A (Lotito ndr.). Questa è un'anomalia del sistema visto che un presidente degli arbitri fa escludere dalla Federcalcio un rappresentante della Lega di serie A e tra l'altro presidente di club. Mi chiedo: gli arbitri quando dirigeranno le partite di quella squadra (Lazio ndr) che atteggiamento avranno?. E' la prima volta che un presidente degli arbitri entra con decisione nel governo del calcio e decide col suo voto. Prima gli altri presidenti si astenevano". <br><br>C1007650adm001adm001paparesta.jpgSiNarbitri-clamoroso-paparesta-con-nicchi-si-perde-credibilita-nel-sistema-1011618.htmNo100075701,02,03030161
931011615NewsCampionatiLega Pro, un incompleto Hinterreggio perde con il Foligno20130408115226lega pro, hinterreggioBrutto scivolone casalingo dell’Hinterreggio Brutto scivolone casalingo dell’Hinterreggio che perde il confronto della tranquillità salvezza contro il Foligno. Mister De Petrillo, al contrario di altre volte, ha schierato un modulo inedito composto dal 4-2-3-1 lasciando Balistreri unica punta del Foligno. Un atteggiamento tattico che ha lasciato prevedere subito un’accortezza particolare nel non perdere la partita che, per gli umbri, potrebbe significare un altro passo in avanti verso la salvezza. Primo non perdere e secondo, tentare di vincere con convinzione. Questo è stato il motto della squadra umbra fin dalla loro partenza alla volta di Reggio Calabria. L’Hinterreggio invece, dopo la malaugurata sconfitta esterna contro il Chieti, ha dovuto affrontare questa delicata sfida salvezza, decimata dei suoi calciatori più importanti. Gli uomini di mister Venuto, infatti, sono stati penalizzati dall’assenza per squalifica di Angelino, Impagliazzo, Carbonaro e Vicari, privando quindi i reggini dell’ossatura portante della bella squadra che fin qui ha ottenuto lusinghieri successi. E, se a queste importanti assenze aggiungiamo le non perfette condizioni fisiche di Franceschini, sceso in campo stringendo i denti e sacrificandosi al volere del suo allenatore, possiamo dire che il delicato match ha svantaggiato sicuramente i reggini e favorito gli umbri. Tuttavia, conoscendo la serietà professionale di mister Venuto che non è incline a lamentele di sorta, siamo sicuri che non abbia accampato scuse nel fare riferimento agli assenti ma, piuttosto, abbia posto in analisi le varie fasi della partita con il Foligno, con la sua solita estrema capacità analitica dei fatti tecnico tattici. E veniamo alla cronaca. I primi minuti di gioco evidenziano un match piuttosto monotono e scarno di occasioni, proprio in virtù di un notevole studio tattico da parte delle due squadre. Poi il gol del Foligno con Fiordiani che su passaggio di Balistreri, approfitta di uno svarione della difesa dell’Hinterreggio per insaccare. Colpiti a freddo, i ragazzi di Venuto reagiscono in maniera scomposta, mettendo in campo più cuore che cervello e sbagliando di conseguenza anche i più elementari appoggi. Durante il primo tempo i reggini rischiano pure il raddoppio degli umbri, anche se sul finire della prima parte della gara vanno vicini al pareggio con Khoris e Febbraio. Poi, al 1’ minuto di recupero Aliperta imbecca Khoris, ma il pallone va fuori di un soffio. A inizio ripresa l’Hinterreggio lascia intendere che a questa sconfitta non ci sta assolutamente e mostra il suo lato migliore: la reattività e il suo gioco propositivo. Vicino alla marcatura va prima Khoris (tra i migliori in campo) che dopo essersi fatto largo nell’affollata area di rigore del Foligno, tira e colpisce in pieno il portiere Piacenti. Peccato, non sembra proprio essere la giornata giusta per Venuto e la sua squadra. E, a conferma della sfortunata giornata incappata dall’Hinterreggio, ancora due ultimi sussulti d’impeto targati Cruz che purtroppo non vanno a buon fine. Poi, sul finire della gara come spesso succede nel calcio, il Foligno su una delle poche ripartenze ha persino sfiorato il raddoppio. La sfida termina con la gioia incontenibile degli umbri che adesso si trovano a un passo dalla salvezza e con l’Hinterreggio, cui resta l’amaro in bocca per una partita persa in maniera davvero sfortunata. Tuttavia, sulla base di quanto fino a oggi ha fatto vedere sul campo la squadra di mister Venuto, riteniamo che con il recupero di una parte degli squalificati (ricordiamo che Carbonaro è stato squalificato per quattro turni e la società prevede di fare giustamente ricorso) i reggini possano riprendere quella strada del bel gioco e delle vittorie capaci di escluderla dalla zona pericolosa della retrocessione. Siamo sicuri che mister Venuto sta già pensando come fare. D’altra parte, l’Hinterreggio e i suoi tifosi sanno che lui è l’ineguagliabile timoniere cui affidarsi a occhi chiusi.<br>&nbsp;<br>Salvino Cavallaro <br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNlega-pro-un-incompleto-hinterreggio-perde-con-il-foligno-1011615.htmSi100451001,02,0303094
941011595NewsCampionatiBologna-Torino, spettacolo e paura di non perdere 20130407144352bologna, torino“Nessuna notte e così profonda da impedire al sole di nascere”“Nessuna notte e così profonda da impedire al sole di nascere”. Tante volte ci è capitato di fare riferimento a questa metafora per significare che nel calcio, come nella vita, fino al termine non è mai detta l’ultima parola. Questa premessa per presentare la partita Bologna – Torino, attraverso un’analisi concreta dei fatti avvenuti in campo. Doveva essere la partita in cui le due squadre non dovevano e non potevano perdere per consolidare una classifica che non è propriamente tranquilla. E così è stato. Il risultato di 2 a 2 tra Bologna e Torino sintetizza il pensiero filosofico di fare punti a ogni costo, che si è materializzato poi anche in virtù delle occasioni e del gioco espresso dalle due squadre. Il Bologna trovatosi inaspettatamente in svantaggio a causa del gol di Barreto, non ha reagito subito con forza e veemenza. Il Torino, invece, ha avuto il merito di non chiudersi aspettando l’avversario, ma ha fatto il proprio gioco in maniera costruttiva. Era dalla partita di Udine, proseguita poi a Cagliari e Parma e continuata in casa contro il Napoli, che l’emorragia di partite perse in maniera rocambolesca, fosse inarrestabile per il Torino di Ventura. Sembrava quasi una iattura, un’inspiegabile scherzo del destino che volesse il Toro perdente in malo modo proprio negli ultimi minuti della partita. Questa volta, invece, la fatalità ha premiato i granata che, quasi a tempo scaduto ha pareggiato con Bianchi una partita che se l’avesse persa, sarebbe sicuramente stata una beffa. E siccome spesso sosteniamo che nulla è dato al caso, ci sentiamo di fare un plauso a mister Ventura e ai suoi ragazzi per aver preparato in settimana una partita che, visto il cipiglio e l’atteggiamento mentale dimostrato a Bologna, si voleva vincere e sicuramente non perdere. Questo è stato un messaggio concreto che fin dall’inizio i granata hanno dato ai rossoblù di Pioli, il quale dalla panchina si sgolava a incitare i suoi ad un maggiore impegno. L’avrà anche urlato negli spogliatoi in maniera decisa, il mister rossoblù, tanto è vero che in apertura di ripresa la squadra è apparsa migliorata sotto l’aspetto dell’atteggiamento. Così il Bologna, prima pareggia con Kone che schiaccia di testa in rete un cross dalla sinistra di Morleo, e poi raddoppia con Guarente a quattro minuti dal termine grazie a un potente tiro di sinistro dal limite dell’area, sul quale Gillet nulla può fare. E, anche se per un attimo abbiamo pensato che sul Toro aleggiassero i soliti maledetti fantasmi degli ultimi minuti, ci siamo ricreduti in fretta grazie alla reazione propositiva di un Torino che, pungolato nell’orgoglio, ha saputo reagire con grinta e determinazione siglando il meritato pareggio con Bianchi. Bella, dunque, la partita nella sua interezza, interessante il gioco prodotto dalle due squadre che, per certi aspetti, si somigliano sotto l’aspetto dell’atteggiamento mentale. Nel calcio, in fondo, non sempre si assiste a match in cui il desiderio della suddivisione della posta in palio produca spettacolo, emozioni e gioco a viso aperto. In Bologna Torino, questo è avvenuto.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL07111458879-34ad6442743e8dcc8db85af4fefe6858.jpgSiNbologna-torino-spettacolo-e-paura-di-non-perdere-1011595.htmSiT1000020,T1000099100451001,02,03,08030339
951011587NewsCampionatiLazio, Petkovic: «Non ho paura della Roma. Contro di noi si copriranno»20130407135858lazio, petkovicIntervenuto in conferenza stampa Intervenuto in conferenza stampa in vista del derby contro la Roma, il tecnico della Lazio Vladimir Petkovic ha parlato del buon momento dei suoi, nonostante la sconfitta in Europa League contro il Fenerbahce.<br><br> EUROPA LEAGUE - "I viaggi in Europa, le tante partite possono influenzare la condizione della squadra, ma sono sicuro che il derby è una partita a sé e faremo una partita di grande livello. Ho visto tanta tranquillità e concentrazione nel gruppo".<br><br> KLOSE - "Sta bene, ha mangiato bene ieri sera (ride, ndr). Scherzi a parte, non è al 100%, ma abbiamo ancora un giorno per valutare la sua condizione e decidere quando schierarlo".<br><br> ROMA - "E' una squadra compatta, che cercherà di vincere la partita. Noi, però, quest'anno abbiamo fatto molte gare imporanti, quindi siamo allenati mentalmente e spero che avremo la meglio. Abbiamo tanto rispetto per la Roma ma nessuna paura. Daremo tutto per vincere la gara, ve lo assicuro. Possiamo giocare a viso aperto, con tanta consapevolezza".<br><br> ANDREAZZOLI - "Saranno più coperti in difesa rispetto a quando c'era Zeman, ma non ho analizzato le differenze tra i due allenatori, mi sono più concentrato ad analizzare i loro punti di forza e i loro punti deboli per i derby".<br><br> MAURI - "Nemmeno lui è ancora al 100%, ma può essere determinante per ottenere la vittoria".<BR><br><br>C1007650adm001adm001petkovic.jpgSiNlazio-petkovic-non-ho-paura-della-roma-contro-di-noi-si-copriranno-1011587.htmSiT1000018100075701,02,03030230
961011551NewsCampionatiMilan, Boateng scherza con De Sciglio: «E` mio figlio, è troppo forte. Ma deve tagliarsi i capelli»20130405181884milanDurante l’intervista Durante l’intervista realizzata da Milan Channel a Mattia De Sciglio, è intervenuto a sorpresa anche Kevin Prince Boateng che scherzando ha detto: “E’ mio figlio, è troppo forte!”. Poi ha elogiato il terzino rossonero: “Partita importante con la Fiorentina ma con De Sciglio vinciamo. Non sono sorpreso del suo rendimento, è il miglior terzino d’Italia, però deve tagliarsi i capelli perché sembra mio nonno”.C1007650adm001adm001de-scigli.jpgSiNmilan-boateng-scherza-con-de-sciglio-e-mio-e-troppo-forte-ma-deve-tagliarsi-i-capelli-1011551.htmSiT1000027100075701,02,03030346
971011529NewsCampionatiCagliari, Marroccu: «Niente alternitive. Non giocheremo più a Is Arenas»20130405122648cagliari, marroccuParole e musica del direttore sportivo "Finiremo la stagione a Trieste. Non giocheremo più a 'Is Arenas', non presenteremo un progetto". Parole e musica del direttore sportivo del Cagliari Francesco Marroccu, intervenuto ancora una volta, come riportato da 'Sky Sport', sulla questione 'Is Arenas', in attesa di ulteriori informazioni dal canale ufficiale del club. Il Cagliari, dunque, rinuncerà definitivamente all'impianto di Quartu Sant'Elena.<BR>C1007650adm001adm0010m12zmva--473x264.jpgSiNcagliari-marroccu-non-ci-sono-alternative-non-giocheremo-piu-a-is-arenas-1011529.htmNoT1000019100075701,02,03030478
981011475NewsCampionatiSampdoria, Rossi: «Ci servono ancora punti»20130403210252sampdoria, rossiAi microfoni di Sky SportAi microfoni di Sky Sport&nbsp;è intervenuto anche il tecnico della Sampdoria Delio Rossi, che ha commentato la sconfitta casalinga contro l'Inter: "Sicuramente quando perdi è perché non sei attento agli episodi - ha ammesso -. La qualità dell'Inter è sicuramente superiore alla nostra, sono stati forti ma anche la Samp ha tenuto bene il campo. Noi siamo stati bravi a restare in partita, anche se negli ultimi metri ci è mancato un po' di raziocinio. Abbiamo fatto la nostra gara, peccato per il risultato. Ora dovremo riuscire a fare punti con il Palermo. Ci manca qualcosa in fase di rifinitura, dovremo colmare questa mancanza. Non siamo ancora in una situazione di classifica tranquilla. Palombo? Si sta riciclando bene in quel ruolo, ha la personalità per ricoprirlo".<BR>C1007650adm001adm001rossi-6.jpgSiNsampdoria-rossi-ci-servono-ancora-punti-1011475.htmNoT1000097100075701,02,03030554
991011361NewsCampionatiLazio, Petkovic: «Ci credono gli altri al terzo posto perché non dovremo farlo anche noi»20130329160543lazio, petkovicAlla vigilia di Lazio-Catania, il tecnico biancoceleste Vladimir Petkovic Alla vigilia di Lazio-Catania, il tecnico biancoceleste Vladimir Petkovic è intervenuto in conferenza stampa per parlare della delicata sfida contro gli uomini di Maran. I capitolini cercano riscatto dopo le ultime uscite sfortunate in campionato, sperando di conquistare i tre punti che possano alimentare il sogno terzo posto.<br><br>SCONTRO DIRETTO - "Dobbiamo riscattare le ultime partite e per farlo ci vogliono i fatti e i punti. Domani giochiamo con una squadra in ottima salute come il Catania che lotta ai vertici del campionato. Voglio vedere la faccia della vera Lazio che vuole vincere a tutti i costi".<br><br>TERZO POSTO - "Se al terzo posto credono le squadre che sono dietro di noi, non vedo perché non debba crederci la Lazio. La squadra si sta ritrovando fisicamente e mentalmente, la pausa ha aiutato molto i giocatori e credo che domani si vedrà in campo".<br><br>ASSENZE - "Devo valutare le condizioni di Klose. E' sulla buona strada ma non so se potrà scendere in campo dal primo minuto. Sono alte le possibilità che Saha parta dall'inizio. Sono sicuro che giocando dall'inizio o entrando a partita in corso può dare il suo contributo alla squadra".<br><br>KLOSE - "Non c'è la controprova per sapere come sarebbero andate le cose con Klose. Sicuramente senza di lui non abbiamo fatto benissimo ma neanche così male. Purtroppo oltre a lui sono mancati spesso altri giocatori ma non bisogna piangere sulle assenze".<br><br>DERBY - "Non farò calcoli in vista degli impegni futuri. Al momento la partita più importante è quella contro il Catania e manderò in campo i giocatori migliori".<br><br>MAURI - "Spero di recuperarlo il più presto possibile perché è fondamentale per la nostra squadra. Ogni volta che iniziava ad allenarsi con i compagni ha avuto delle ricadute. Stasera proverà di nuovo, sperando che vada tutto bene".<br><br>OBIETTIVI - "Siamo ancora in lotta su tutti i fronti ma di solito non sono mai soddisfatto, nemmeno quando si vince. Cercheremo di dare il massimo in tutte le competizioni e sarà merito o demerito nostro se raggiungeremo o no determinati obiettivi".<br><br>ERRORI - "Se ho commesso qualche errore? Non sono stato l'unico, molte cose sono andate contro di noi. So che la mia squadra avrebbe potuto dare di più ma lo farà nelle prossime partite".<br><br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001petkovic.jpgSiNlazio-petkovic-ci-credono-gli-altri-perche-non-dovremo-farlo-anche-noi-1011361.htmSiT1000018100075701,02,03010170
1001011364NewsCalciomercatoCalciomercato Torino, Bianchi a Napoli è possibile 20130328071933torino, bianchiRiccardo Bianchi, fratello e procuratore dell`attaccante Riccardo Bianchi, fratello e procuratore dell'attaccante del Torino Rolando Bianchi, è intervenuto a Radio Gol. "C'è grande stima tra Rolando e Mazzarri, non potrebbe essere altrimenti: con lui ha vissuto una delle migliori stagioni alla Reggina. Marino avrebbe voluto mio fratello a Napoli qualche anno fa, poi non se ne fece niente. Nello scorso gennaio c'è stato solo un pour parler. Ora è in scadenza, non credo che rinnoveremo con il Torino. Venire al Napoli? Vedremo, al momento non posso escludere niente".C1007650adm001adm001rolando-bianchi.jpgSiNtorino-bianchi-a-napoli-e-possibile-1011364.htmSiT1000099100075501,02,03,08010262
1011011284NewsCalciomercatoRoma, Destro vorrebbe restare20130327154112roma, destroIntervenuto sulle frequenze di`Radio Crc` Intervenuto sulle frequenze di'Radio Crc', Renzo Contratto, procuratore del giovane attaccante della Roma Mattia Destro ha parlato del futuro del suo assistito seguito da sempre con molta attenzione da diversi club italiani eud europei. "Sono un piemontese abituato a parlare di cose pratiche e non di fronzoli - ha spiegato Contratto - in questo momento Destro sta bene alla Roma, che ha un organico forse superiore alle squadre che gli stanno davanti. La Roma ha sposato il progetto Mattia Destro e viceversa. Tutto il resto sono fantasie".<br>C1007650adm001adm001destro420.jpgSiNroma-destro-vorrebbe-restare-1011284.htmT1000012100075701,02,03030240
1021011274NewsCampionatiItalia, Boninsegna: «Balotelli è solo un buon giocatore niente di più»20130327124776italia, boninsegnaQueste le parole di Roberto Boninsegna"Balotelli è solo un buon giocatore". Queste le parole di Roberto Boninsegna, intervenuto ai microfoni di Radio Manà Sport, durante la trasmissione 'Buongiorno Roma'. Le sue dichiarazioni:<br><br> NAZIONALE - "Balotelli sta migliorando dentro e fuori dal campo. Per ora è solo un buon giocatore, ma è sulla strada giusta per diventare un top player. La Nazionale ieri sera non mi è piaciuta: una squadra che vuole vincere il Mondiale non può andare in difficoltà contro il Malta! Nonostante il risultato a nostro favore, non dobbiamo esaltarci".<br><br> INTER-JUVENTUS - "Per i bianconeri peseranno le partite dell'Italia, anche se c'è il tempo necessario per recuperare. Per fortuna nessuno di loro ha subìto traumi. All'andata l'Inter è riuscita a vincere a Torino, giocando la partita migliore della stagione, poi coincisa con il momento peggiore. Ora deve giocarsi tutto per entrare in Europa. Il mio primo derby d'Italia giocato con la maglia bianconera fu il più polemico. Ricordo che quell'estate non volevo trasferirmi per nessuna ragione a Torino perché mi sentivo una bandiera nerazzurra. Mi cedettero alla Juve e io, per rabbia, in quella partita segnai addirittura due gol. Per me, ma anche per Anastasi, questo intreccio di mercato che ci portò l'uno a Torino e l'altro a Milano, fu un vero e proprio tradimento da parte delle società".<BR><br><br>C1007650adm001adm001balotelli-6.jpgSiNitalia-boninsegna-balotelli-e-solo-un-buon-giocatore-niente-di-piu-1011274.htmNoT1000027100075701,02,03,06,07030183
1031011259NewsCampionatiAntonio Venuto, un allenatore dai metodi moderni e vincenti20130327033418antonio venutoAllenatore dell’Hinterreggio squadra di Seconda Divisione del Campionato di Lega ProAntonio Venuto da Villafranca Tirrena in provincia di Messina, oggi allenatore dell’Hinterreggio squadra di Seconda Divisione del Campionato di Lega Pro, è stato allenatore della S.S. Milazzo dal 2008 al 2011 conquistando due promozioni tra Campionato di Eccellenza e poi di Serie D, raggiungendo il terzo posto nel Campionato di Lega Pro di Seconda Divisione nell’anno 2010’11. Una scalata professionale che l’ha visto crescere fin da quando, allenatore dilettante di terza categoria nel 1989, ha deciso di continuare i suoi studi calcistici per conquistare l’abilitazione di allenatore di seconda categoria fin dal 2007. Poi, non contento di quanto ottenuto, si misura con se stesso per verificare le sue potenzialità. Si iscrive al Corso di Allenatori Professionisti di Prima Categoria a Coverciano nell’anno 2011’12 e, con notevoli sforzi economici personali (visto l’ingente esborso che richiede l’iscrizione) s’incammina nell’avventura con l’ardire di chi ama il calcio, desidera studiarne approfonditamente i sistemi di preparazione, l’individuazione e l’abilità nel percepire la chiave tattica giusta (anche a partita in corso), conoscere le varie scuole di pensiero e l’anima da tirar fuori dai giocatori per poterli motivare positivamente. Ma è soprattutto la psicologia di gruppo e anche individuale per ogni singolo giocatore che alla fine del corso lo porta a discutere la sua interessantissima tesi dal titolo, “Leadership e motivazione: il ruolo dell’allenatore”. Non è un caso che mister Antonio Venuto abbia scelto di discutere questa tesi davanti a una commissione d’esame competente, (tra gli altri c’era pure mister Spalletti). <BR><BR>Infatti, chi lo conosce bene, sa che il suo desiderio di approfondimento teorico - pratico sulle più moderne discipline tecniche calcistiche europee lo caratterizza come uomo-allenatore dai connotati personali talmente chiari che non si possono confondere con chi vede la professione di coach in maniera minimalista, raffazzonata e senza l’opportuna etica . Lui sa che nel calcio non c’è nulla d’improvvisato e neanche di definitivo e che i risultati positivi sono la chiave del successo ripartito tra società, allenatore, giocatori e tifosi, ma sa anche che ai primi insuccessi chi paga per primo è l’allenatore. Troppo navigato è mister Venuto per illudersi di successi facili che in prospettiva non danno alcuna garanzia. Lui sa come lavorare sodo con i suoi ragazzi, dai quali pretende impegno, serietà e vita ordinata anche fuori dal campo. Ma è anche pronto a capire se un giocatore non rende come potrebbe a causa di problemi psicologici che non rientrano propriamente nell’infortunio fisico. Ed è questa la peculiarità più naturale e interessante di mister Venuto: Saper capire i suoi ragazzi e motivarli a un impegno maggiore dal quale possa scaturire il meglio di loro. Senza stress, ma con la naturalezza e la consapevolezza che si ha quando si ama qualcosa, quando si sogna di raggiungere un obiettivo che è frutto della fatica e del lavoro serio. Sono queste le caratteristiche naturali di Venuto, un allenatore che non ha solo imparato attraverso i libri e gli studi tecnico-calcistici certi valori che sono insiti nel suo DNA, semmai le ha affinate confrontandosi con i suoi compagni di corso dai nomi altisonanti come Roberto Baggio, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Fabiens Cauet, Alessandro Dal Canto, Davide Dionigi, Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Devis Mangia, Fabio Pecchia, Lamberto Zauli, Zè Maria, per citarne solo alcuni tra i più famosi. Ma lui, mister Venuto, pur non vantando un curriculum altisonante di calciatore importante, non si è lasciato intimidire da nessuno, anzi si è confrontato consapevolmente con grinta e determinazione di chi deve dimostrare a se stesso prima che agli altri la propria preparazione. E non è un caso che ha ottenuto uno dei più alti punteggi finali di tutto il corso: 97/110. <BR><BR>Oggi, come dicevamo, Mister Venuto allena l’Hinterreggio, la Società calabrese che, dopo una difficile partenza in campionato con un altro allenatore, ha deciso di affidargli la guida tecnica. C’era molto da fare in quella squadra e, soprattutto, bisognava risalire la china e tirarsi fuori dalla bassa classifica. Così, mister Venuto, mette in campo pazientemente tutto il suo sapere di uomo e allenatore, rimboccandosi le maniche. E oggi l’Hinterreggio incomincia a respirare un’aria più serena, ma non ancora completamente tranquilla. E la vera forza di questa squadra creata dal suo allenatore, è l’unione di gruppo coeso che sa cementare meriti e&nbsp; demeriti da ripartire in egual misura a tutti, indistintamente. Ma lui, mister Venuto, è il vero condottiero della “nave” Hinterreggio, capace di assumersi ogni responsabilità e lasciare i giusti meriti ai suoi ragazzi. Possiamo dunque dire che l’altra squadra di Reggio Calabria ha intrapreso la strada giusta, quella via maestra che la condurrà alla salvezza anche attraverso il bel gioco. Tutto ciò è merito della società, della squadra e del suo condottiero. <BR><BR>E, per meglio conoscere il sentire e gli intendimenti di Antonio Venuto, allenatore che stuzzica curiosità e interesse per il suo modus operandi nell’ambito della preparazione del calcio moderno, abbiamo pensato di intervistarlo. <BR><BR>Mister Venuto, a parte lo scivolone esterno che la sua squadra ha subito domenica scorsa in casa del Chieti, l’Hinterreggio ha avuto una striscia di risultati positivi che l’ha collocato in una posizione di classifica interessante, anche se ancora non tranquilla. Come spiega tutta questa escalation?<BR>“E’ tutto frutto del lavoro serio e dell’applicazione continua, valori cui ho sempre creduto. Penso che i grandi risultati che si ottengono nello sport e nella vita si raggiungono soltanto se dietro c’è un grande impegno nell’applicazione e la passione per il lavoro che si fa. Questi, secondo me, sono stati gli ingredienti che hanno permesso all’Hinterreggio di risollevarsi dalla bassa classifica. Per quanto riguarda invece lo scivolone che ci ha visto battuti in casa del Chieti, devo dire che si è trattato di un match particolare che si è sviluppato maggiormente su alcuni episodi quantomeno discutibili che dovrebbero essere rivisti, in quanto hanno condizionato fortemente l’andamento della gara, nonostante che i miei ragazzi abbiamo fatto per l’ennesima volta una splendida prestazione. Questi episodi, purtroppo, hanno innescato un eccessivo nervosismo che è stato ancor più penalizzante per la mia squadra. Su questo, dobbiamo riflettere e lavorare ancora molto durante la settimana, perché bisogna evitare di penalizzarci a causa di qualche espulsione di troppo”.<BR><BR>Non ritiene che la Forma mentis inculcata alla sua squadra, che è proiettata costantemente all’attacco, possa a gioco lungo essere penalizzante?<BR>“Non sono d’accordo su questo pensiero di ordine tattico, in quanto sono sempre stato, e sempre sarò, fautore di un calcio propositivo. Non riesco a vedere la mia squadra attuale, ma anche quelle che ho allenato in passato, capaci di gestire il risultato e attendere l’avversario. Penso che quello non sia il vero calcio. La mia mentalità è prettamente offensiva, capace di andare a pressare l’avversario nella sua metà campo, non concedendogli spazi e possibilità di sviluppare il loro gioco. Aggredire l’avversario significa non farlo ragionare, inibendo al contempo le fonti del loro gioco. D’altra parte, sono convinto che se l’Hinterreggio non avesse assunto questo modo d’agire, probabilmente ancora oggi si troverebbe nella zona bassa della classifica”.<BR><BR>Mister Venuto, ma dove vuole arrivare questo Hinterreggio?<BR>“In primis l’Hinterreggio deve pensare a salvarsi prima possibile. Partite perse, come quelle contro il Chieti, che è una signora squadra e che non avrebbe avuto bisogno di essere agevolata dalla terna arbitrale, devono farci riflettere profondamente su tante cose. Dopo sette risultati utili consecutivi ottenuti dopo il mio avvento, ci ritroviamo a 2 punti dalla zona play out&nbsp; e a pochi dalla zona play off. E’ necessario dunque, vista la classifica così corta, fare più punti possibili per allontanarsi dalla zona retrocessione. L’Hinterreggio, purtroppo, paga ancora oggi a caro prezzo i pochi punti totalizzati a inizio campionato”.<BR><BR>Qual è stato il suo primo pensiero, quando a fine ottobre 2012 l’Hinterreggio le ha affidato la panchina?<BR>“L’anno scorso, ho avuto parecchio coraggio nel non accettare la riconferma alla guida della Squadra Primavera di una società come la Reggina, perché ho sempre aspirato ad allenare una Prima Squadra. Il mio excursus parla chiaro. Io ho allenato fin da giovane tutte Prime Squadre, anche se in campionati dilettanti. Poi ero entrato a far parte del mondo dei professionisti vincendo il Campionato di Serie D a Milazzo, e il mio primo pensiero era sempre quello di allenare le Prime Squadre. Chiaramente, l’esperienza maturata in Lega Pro ha fatto si che in me si instaurasse un grandissimo spirito di rivalsa e un desiderio profondo di accasarmi, fin dall’inizio dell’attuale campionato, presso una società capace e dal progetto ambizioso che potesse in qualche modo valorizzare anche le mie capacità professionali. E’ l’eterno gioco del dare e dell’avere, creato da sempre dalle opportunità. Oggi, ringrazio il presidente Pellicanò e la società Hinterreggio, per aver creduto in me e dal quale desidero un rinnovamento del contratto per continuare insieme quel processo di miglioramento che è nelle corde di questa giovane ma competente società di calcio professionista”.<BR><BR>Tra le sue esperienze precedenti, a quale può essere paragonabile quella attuale?<BR>“Ricordo la mia esperienza alla Spadaforese, squadra che partecipava al campionato di Eccellenza siciliana. Mi affidarono la squadra dopo la prima partita del girone di ritorno, ed era ultima in classifica a otto punti di distacco dalla possibile salvezza. All’apparenza sembrava una Mission Impossible, tuttavia, in quelle 14 partite rimanenti abbiamo centrato 8 vittorie, 5 pareggi e solo una sconfitta. Un trend che ci ha permesso di disputare i play out contro il Messina (oggi Città di Messina). Ricordo che disputammo quella partita sul campo neutro di Acireale e che soltanto una nostra vittoria ci avrebbe salvato definitivamente dalla retrocessione. Ebbene, quella partita la vincemmo 1 a 0 e così si è potuto coronare il sogno della Spadaforese di restare di diritto nel Campionato di Eccellenza siciliana. Penso che quell’esperienza fatta d’impegno, motivazioni e fatica di lavoro, possa essere emblematica e paragonabile a quella che sto vivendo oggi all’Hinterreggio”.&nbsp;&nbsp; <BR><BR>Mister Venuto, qual è il segreto che unisce le motivazioni di un gruppo di calciatori alla volontà di conquistare risultati positivi. Forse la fame calcistica?<BR>“ Penso che questo sia il vero segreto che racchiuda il senso della vittoria. Fame agonistica significa voglia di vincere e raggiungimento di grandi traguardi che, nel calcio, hanno il significato di migliorarsi e di scalare vette che, talora, appaiono irraggiungibili. Da quando faccio l’allenatore, ho sempre cercato di trasmettere ai miei ragazzi il mio credo, la forza di volontà, il mio carattere e la voglia di vincere come unica logica ai sacrifici, al lavoro intenso e, non ultimo, all’esaltazione dei valori sportivi e umani, che consentono promozioni anche verso categorie più importanti”. <BR><BR>Quanto è importante la cura dell’aspetto psicologico nell’ambito di una squadra di calcio?<BR>“Penso che nel calcio di oggi, sia di vitale importanza curare la qualità della squadra. Dal punto di vista tecnico, tattico e atletico i giocatori di oggi si equivalgono specie nel calcio d’elite, ed hanno una preparazione di base che ha raggiunto livelli davvero importanti. La differenza è data dalla concentrazione, dall’attenzione, dalla voglia di fare bene. Tutte qualità che rientrano nella sfera emotiva. Per questo, un allenatore moderno deve essere bravo a incidere e inculcare determinati valori che nello sport sono premianti. Partecipare non vuol dire vincere, ma è vincere che dà il significato alla propria partecipazione. Antonio Conte, ad esempio, è l’emblema di certe motivazioni essenziali che un allenatore deve saper trasmettere ai propri giocatori. In fondo, la Juventus esprime un bel calcio e vince nonostante non abbia, secondo me, dei grandissimi calciatori in grado di conquistare ciò che stanno invece ottenendo. Questa è la prova provata che non sono i singoli a fare la squadra, ma è la coesione di gruppo a fare la differenza”.<BR><BR>A prescindere dal divario di punti in classifica, ritiene che dal punto di vista tecnico ci sia realmente tutta questa differenza tra l’Hinterreggio e le prime della classe?<BR>“L’Hinterreggio sta pagando a caro prezzo le incertezze d’inizio campionato. Dopo la ristrutturazione avvenuta in corso d’opera, si sono attuati miglioramenti che ne hanno determinato la qualità della squadra. Certo, il gap accumulato dall’inizio del campionato con le prime della classe sembra incolmabile, tuttavia, ritengo che se si fosse iniziato a lavorare in un certo modo, sono sicuro che oggi l’Hinterreggio avrebbe una posizione di classifica ben più importante di quella attuale”.<BR><BR>Pensare che la sua squadra possa oggi ambire ai play off, è azzardato?<BR>“Chieti era lo sparti acqua importante per poter ambire a qualcosa di questo tipo. Per questo avevo detto ai ragazzi di scendere in campo per vincere la partita. Era davvero troppo importante la nostra vittoria per scacciare l’incubo della retrocessione e avvicinarsi alla zona play off. E non è un caso che la prestazione dei ragazzi sia stata ammirevole sotto il profilo del gioco e della convinzione, soprattutto nel primo tempo che abbiamo chiuso in vantaggio nonostante essere rimasti in dieci dopo l’espulsione di Angelino. Tuttavia, nulla è perduto, anche perché alla fine di questo campionato restano 6 partite da disputare e, se riuscissimo a conquistare i 18 punti a disposizione, nulla ci sarebbe precluso anzitempo”.<BR><BR>Antonio Venuto, allenatore professionista emergente nel panorama calcistico italiano. Quali sono le sue ambizioni e il suo sogno chiuso nel cassetto?<BR>“Tanti anni fa, ho cominciato a praticare l’atletica, uno sport duro che ti dà modo di capire quanto ogni vittoria sia conquistata attraverso la fatica e l’impegno. Poi mi sono appassionato al calcio e da allora mi sono dedicato anima e corpo a questo sport affascinante. Ma fin da quando ho cominciato ad amare lo sport in genere, ho capito l’importanza di essere ambiziosi nel volere raggiungere traguardi sempre più importanti, senza mai adagiarsi sugli allori. E’ il mio modo d’essere, è la mia concezione di vita. In me c’è sempre stato radicato quell’orgoglio che non è presunzione, ma più semplicemente un continuo misurarsi con se stesso e con gli altri. Per quanto riguarda invece il mio sogno chiuso nel cassetto, devo ribadire che mi piacerebbe realizzare con l’Hinterreggio una salvezza tranquilla, cosa che al momento non è. Poi, se riuscissimo a vincere tutte le 6 partite restanti, probabilmente per noi si aprirebbero scenari importanti, inaspettati e sognati. In fondo i sogni si possono realizzare anche nella vita di tutti i giorni e non solo nelle favole. Importante è crederci, continuare a lavorare sodo e avere fiducia. I conti li faremo alla fine!". <BR><BR>Salvino Cavallaro <BR><BR><BR>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-antonio-venuto-un-allenatore-dai-metodi-moderni-e-vincenti-1011259.htmSi100451001,02,03,06030915S
1041011250NewsCalciomercatoGenoa, Foschi: «In tante vogliono Kucka»20130326171116genoa, foschiIl direttore sportivo del Genoa Rino FoschiIl direttore sportivo del Genoa Rino Foschi, è intervenuto sule frequenze di Radio Kiss Kiss Napoli. "Kucka è un giocatore importante, è in continua crescita e ha tanta qualità e quantità. E' appetito da tante società, specie all'estero: non mi va di parlare di calciomercato ora perché il nostro momento è delicato però, sicuramente, al Napoli piaceva anche l'anno scorso. Non è vero che l'entourage del Napoli ha offerto 11 milioni: qualora fosse stato così avremmo già firmato".<br><br>"Ciro in azzurro? Non lo escludo per il semplice motivo che il Napoli è un top club non perché c'è in piedi un qualcosa di calciomercato".<br><br>C1007650adm001adm001kucka_juraj1.jpgSiNgenoa-foschi-in-tante-vogliono-kucka-1011250.htmNoT1000022100075701,02,03030460
1051011240NewsCalciomercatoSampdoria, Icardi: «Voglio segnare all`Inter»20130326151240sampdoria, icardiIl talento della Sampdoria Mauro IcardiIl talento della Sampdoria Mauro Icardi è intervenuto ai microfoni di Sky Sport: "Non mi aspettavo di far bene così presto. Spero di continuare così. Il gol più importante fin qui? Quello nel derby, è stata una partita bellissima. Devo lavorare ancora tanto, aiutare la squadra, mancano ancora tante partite. Il futuro? Sono tranquillo, non devo fare il fenomeno, ma lavorare a testa bassa. Devo solo fare gol. Il Sudamericano? Il mister ha deciso di farmi stare qua e io l'ho ripagato con i gol. Un gol all'Inter? Sarebbe bellissimo, è importante segnare alle squadre forti. L'ho già fatto alla Juve, al Genoa, quindi sarebbe una bella cosa".C1007650adm001adm001sampdoria-6.jpgSiNsampdoria-icardi-voglio-segnare-all-inter-1011240.htmSiT1000097100075701,02,03030609
1061011218NewsCalciomercatoJuventus, Marotta: «Non è in programma il rinnovo di Conte»20130326070115juventus, marottaGiuseppe Marotta, direttore generale della JuventusGiuseppe Marotta, Direttore Generale della Juventus, è intervenuto telefonicamente a Undici su Italia 2 in occasione del suo compleanno: "Chi come regalo di compleanno tra Sanchez e Suarez? Son contento dei nostri, ci culliamo i nostri. Il mercato? In questo momento siamo concentrati sia sul campionato che sulla Champions, rimandiamo ogni discussione più avanti, vedremo dove arriveremo, è prematuro adesso ipotizzare qualsiasi scenario.<BR>Possibilità di vincere in Europa anche senza fare follie? Bisogna vedere quali sono gli avversari, ogni anno presenta situazioni un po' diverse. Nel calcio organizzato di oggi conta l'insieme, dove c'è cultura del lavoro, questo serve per dare continuità alle vittorie.<BR>Esiste la clausola rescissoria per Conte? Non c'è, assolutamente no. Ritengo che la categoria degli allenatori sia parificata a quella dei dirigenti. Lui ha il valore aggiunto di essere juventino dentro e credo che possa togliersi soddisfazioni con la Juventus.<BR>Appuntamento per il rinnovo? Ancora no, adesso ci stiamo concentrando sulla stagione.<BR>Ibrahimovic? Nedved ha espresso una valutazione di carattere tecnico, condivisa da tutti, Ibra è un campione e ha fatto la fortuna dei club con cui ha giocato. Diverso inserire Ibrahiomovic in una situazione societaria che ha dei parametri che vanno rispettati. Per un discorso legato al suo stipendio non rientra nei nostri parametri. Vidal? E' un elemento importante".<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001marotta.jpgSiNjuventus-marotta-non-e-in-programma-il-rinnovo-di-conte-1011218.htmSiT1000007100075701,02,03,06030337
1071011202NewsCampionatiTorino, possibile il riscatto di Santana20130325160125torino, santanaIl Torino potrebbe riscattareIl Torino potrebbe riscattare a fine stagione Mario Alberto Santana. Il tornante argentino, il cui cartellino è di proprietà del Napoli, rimanda ogni decisione sul proprio futuro al termine del campionato: "Sono venuto qui per giocare, lo sto facendo, penso di aver fatto bene finora - ha sottolineato Santana a 'Skt Sport' -. Speriamo di arrivare alla salvezza il prima possibile, poi vedremo cosa decideremo con la società sul mio futuro. Non sarei sorpreso di un mancato riscatto. Napoli? Per me non sarà una partita come le altre. Mi sono trovato bene là, non era però facile trovare spazio - ha proseguito -. Ho chiesto di andare via per giocare: non ho rimpianti"C1007650adm001adm001barreto-6.jpgSiNtorino-possibile-il-riscatto-di-santana-1011202.htmNoT1000099100075701,02,03030119
1081011209NewsCampionatiLega Pro, il Milazzo di Lo Monaco già retrocesso in Serie D20130325152052lega pro, milazzoIl Milazzo e’ retrocesso matematicamente in serie DIl Milazzo e’ retrocesso matematicamente in serie D! Questa è la notizia del giorno,anzi dell’anno e forse degli ultimi tre anni. Noi siamo un po’ sollevati moralmente,ma non fraintendeteci, la verità è che non ce la facevamo più a leggere le interviste di Marino,che fino al giorno prima sparlava di possibile salvezza .E’&nbsp; così ripetitivo&nbsp; che temiamo che continuerà a dire:”Ce la possiamo fare,ci mancano dieci punti,etc.”,ma speriamo che qualche giornalista di passaggio gli stacchi la spina! <br>Importa a qualcuno della retrocessione,ci chiediamo?Si è la risposta.,ma a quanti? Sicuramente a quei 4-5 tifosi,che si sono sparati 2000 Km. circa per gridare a squarciagola :” Schiavi di Lo Monaco” e poi agli altri 1500 tifosi,che ricordiamo gremire le tribune del Grotta di Polifemo negli anni passati. E’ altrettanto vero che da molto tempo le vicende del Milazzo non interessano più i media nazionali,non fanno notizia insomma. La retrocessione del Milazzo probabilmente non importerà&nbsp; più di tanto ai nostri amministratori ed imprenditori locali,che, dopo i tempi dell’on. Merlino, non se la sentono più di&nbsp; investire nel calcio,tranne poi a cavalcare la tigre,come si suol dire,in coincidenza con la campagna elettorale per catturare i voti dei tifosi e degli&nbsp; sportivi rossoblu. A conti fatti questa&nbsp; retrocessione verrà percepita con vero dolore soltanto dagli sportivi e da tutti i tifosi compresi quelli del Nord Italia,che abbiamo ritrovato in questo campionato nei tanti stadi dell’Italia Settentrionale, quando le nostre aquile sono andate a giocare in trasferta.<br>Come ormai tutti sanno,il D.G.&nbsp; ha rilasciato una lunga intervista ad un sito on-line dove ,fra le tante cose dette, si è lamentato dell’accoglienza fredda ricevuta,tanto da farli sentire degli estranei. Anzi carica la dose,parlando dei tifosi e dice:”Chi ?quei 4-5 che mi hanno gridato “schiavo di Lo Monaco”? o quei pochi neutri,che ci seguivano in casa la domenica? Direttore però metta un po’ di ordine alle sue idee: lei dice che vi sono mancati i tifosi .Ma di quali tifosi parla? I 4-5 ,di cui parlava l’anno scorso anche Ferrigno,che le hanno sventolato a Busto Arsizio la sua obbedienza cieca ed assoluta a Lo Monaco? Quei pochi “neutri”,come li chiama lei,che hanno regolarmente pagato il biglietto per poter assistere ad uno spettacolo vergognoso?o quei 1500 tifosi degli anni passati,che rappresentavano il dodicesimo uomo in campo? Penso che si riferisca a questi ultimi,no?Ma si ricorda che dalle colonne di Terminal Sport l’abbiamo invitato a chiedere perdono&nbsp; o scusa almeno a costoro? Ci lasci immaginare che lei l’avrebbe anche fatto,specialmente dopo l’esperienza di Acireale quando gli ultras l’accompagnarono fino al casello dell’autostrada per accertarsi che non ritornasse in dietro,ma ,sapendo,che Lo Monaco non avrebbe gradito l’iniziativa ,ha rinunciato .Ha fatto male ,mi creda e ,se così fosse,avrebbe tutta la nostra comprensione.<br>Nella stessa intervista il Direttore Generale non perde l’occasione per tessere le lodi dei giovani calciatori in forza al Milazzo ed in particolare di un tale Migliore,un ’95 in prestito dal Palermo.Visto che si tratta di fare previsioni su un ipotetico futuro roseo di queste giovani promesse,tranne che lei non sia andato ,magari con un pacco di zucchero,da “zia Checchina” a farsi leggere le carte,anch’io mi lancio in previsioni e ritengo che questi ragazzi,alcuni dei quali mancano dei fondamentali del calcio,sono stati mandati allo sbaraglio;non riusciranno a terminare la loro maturità calcistica e rischiano tantissimo di diventare dei disadattati del calcio non appena avranno superato l’età,che obbliga le società di Lega pro&nbsp; a farli giocare per ottenere i famosi rimborsi. Basta avere un minimo di cultura calcistica,per sapere che un ’95 di un club di serie A con doti naturali riconosciute,viene mandato a maturare al massimo in serie B e non certamente al Milazzo,ultima in classifica della 2^ Divisione di Lega Pro. Per chiudere il discorso signor D.G. i suoi campioni in erba sono titolari della squadra,che ha stabilito un record europeo: fra tutte le squadre professionistiche del continente è l’unica a non aver mai vinto! E ancora lei ci “mette paglia”? Ma ci faccia il piacere,come direbbe il mitico Totò! Ma perché tutto questo amore per i giovani non lo applica ai ragazzi della squadra Berretti? Ma chi è che fa svegliare questi ragazzi alle 4 del mattino e gli dà un panino per colazione,pranzo e cena? Ma partecipano ad un torneo di calcetto o di calcio,visto che partono regolarmente in 7 e buscano da 4 a 7 reti ad incontro? Lo sa cosa le dico?Faccia attenzione perché ci sono genitori inviperiti che parlano di “sfruttamento di minori”!<br>Un altro argomento su cui&nbsp; il D.G. ritorna, è quello del manto erboso del Grotta di Polifemo e ne parla come chi, ad esempio, per recitare al teatro Trifiletti deve pagare 450 euro a spettacolo e,udite-udite,50 euro per la pulizia ogni volta che fa anche una prova costume con le lampadine fulminate e senza talora utilizzare il&nbsp; bagno&nbsp; causa la brevità delle prova, ma lei non solo non ha mai pagato un euro per l’uso del&nbsp; Grotta di Polifemo,ma neanche del Ciantro ed in più si lamenta delle condizioni pietose del fondo ,ben sapendo che sarebbe compito suo provvedere al ripristino del tappeto erboso. Complimenti signor D.G. perchè lei sì che recita bene, non paga e passa la palla all’Amministrazione,il cui silenzio suona come&nbsp; senso di colpa nei confronti delle compagnie dilettantistiche di recitazione milazzesi. <br>Terminal Sport resta dell’opinione che già da tempo si doveva inibire l’uso delle strutture sportive ad una società,che non ci rappresenta più e che non avverte nessun rimorso di coscienza o debito di riconoscenza per la città,che gratuitamente&nbsp; gli ha messo a disposizione gli impianti.<br>Adesso veniamo alla frase incriminata,che riporto ad onor di cronaca: “Certi giornaletti locali di puro diletto e a cura di persone di misera cultura calcistica e non solo.” <br>Mi scusi se reitero il contenuto dell’articolo dell’editore dr. Smedili,ma Terminal Sport,a cui lei pensiamo faccia riferimento nell’intervista,ha finanziato di tasca sua la radiocronaca delle partite del Milazzo del campionato precedente coprendo i diritti di Lega,quasi tre mila euro, e versando altre somme di sponsorizzazione a radio Amore. Non sono “quisquilie” ,come lei sa,per un giornale a distribuzione gratuita o di puro diletto.Lo Monaco questo non gliel’ha raccontato,vero? Come non gli ha riferito che l’anno scorso il figlio ha ricevuto il premio Terminal Sport per aver conquistato i play-off nel campionato precedente,anche se lui mandò a ricevere il premio il fido segretario Raffa e il capitano b.,il cui nome non vogliamo citare per rispetto dei tifosi,davanti ad una platea rappresentata dal comandante dell’Arma dei Carabinieri,un rappresentante della Polizia di Stato,della Guardia di Finanza,della Marina Militare,magistrati,giornalisti,medici,etc.<br>Dopo averle dato queste notizie,si sentirebbe di ripetere che si tratta di “giornaletto locale di puro diletto”?&nbsp; E ancora lo sa che Terminal Sport ha organizzato quest’estate un incontro al Palazzo D’Amico, con affitto regolarmente pagato(ma la prossima volta per risparmiare lo faremo al Grotta di Polifemo),con il maestro del giornalismo sportivo nazionale Bruno Bernardi?Lei ritiene che un grande come Bruno Bernardi sarebbe venuto da Torino a Milazzo per un incontro organizzato da un giornaletto locale di puro diletto? Dica la verità,su ,se non fosse che Lo Monaco si dispiacerebbe,ci chiederebbe scusa! Per chiudere l’argomento,aggiungo che Terminal Sport ha pubblicato interviste “in esclusiva” di personaggi del calibro di Aldo Agroppi,Pietro Anastasi,Nello Santin,Enzo Di Palma,il danese ex iuventino Paulsen,Antonio Venuto,Balzaretti,Cabrini ed infine Tonino Asta,la cui ultima intervista in esclusiva rilasciata al sottoscritto si può ancora leggere sul sito ilcalcio24.it.<br>Le sembra ancora questo un giornaletto locale di puro diletto? Non credo.<br>Adesso vorrei affrontare ,possibilmente insieme a lei, se me ne desse l’opportunità in un incontro pubblico,dove possiamo confrontarci e guardarci negli occhi,l’ultima parte della frase,di cui sopra:”di misera cultura calcistica e non solo”. Vede lei avrebbe potuto raggiungere lo stesso scopo se avesse detto ad esempio:” di misera cultura calcistica ma di rispettabile cultura professionale,nel cui merito non entro”.In questo caso&nbsp; avrei potuto convenire con lei che aveva ragione, perché cultura calcistica,ma bisogna intenderci su cosa s’intende per cultura calcistica,potremmo non averne&nbsp; granchè, in quanto ci siamo interessati di altro nella nostra vita.Ma lei ha voluto strafareed ha fatto un’aggiunta :”e non solo”.Evidentemente non l’hanno informato per niente.<br>Come lei sa ,chi scrive è un medico,che per più di trent’anni ha aperto la pancia di migliaia di persone e, se non ci fosse la cultura oltre la tecnica,questo lavoro non te lo fanno fare ma ti fermano prima i pazienti e poi i magistrati. D.G. mi ha conosciuto però come medico sociale del Milazzo,ma,a differenza di lei,non ho mai chiesto né ricevuto alcun compenso.Sono stato a Norcia in ritiro con la squadra pagandomi il viaggio di andata e ritorno ed ho acquistato fin da allora i farmaci per i giocatori di tasca mia. Ho fatto eseguire presso un centro di alta professionalità di Messina i test d’idoneità agonistica ad un centinaio di atleti;test che non mi risulta siano stati pagati,rimettendoci la faccia con i colleghi e la benzina per accompagnare tutti questi giocatori presso il centro da Milazzo.Potrei raccontarle di medici sportivi,ben noti dalle nostre parti e dalle sue,che non sottopongono i ragazzi alla spirometria,esame fondamentale per l’idoneità, e ,si stappi le orecchie, neanche all’ecg da sforzo con cyclette, ma fanno tutto” in famiglia”. Del resto lei può chiedere ai componenti del suo staff,che mi conoscono e mi riferisca anche in un confronto pubblico il loro giudizio sulla&nbsp; professionalità dimostrata in questa breve esperienza,che,tengo a precisare,non mi appartiene, in quanto sono un chirurgo prestato allo sport ed ho voluto rispondere ad una chiamata per amore della mia squadra. Questo però non mi basta. Mi dica lei adesso che titolo di studio possiede:licenza elementare?scuola media?diploma di istruzione secondaria?laurea? Mi mandi però la copia via fax del titolo di studio perché in Italia abbiamo&nbsp; avuto candidati a premier ,che si sono inventati una laurea. Inoltre mi pare corretto sapere che lavoro fa, perché io faccio il medico e lei?Non&nbsp; mi dica nessun lavoro tranne questo ., perché dal 12 Maggio lei rischia di stare a spasso e non confidi troppo su Lo Monaco, perché anche lui è a spasso e rischia di rimanerci per un bel po’. Direttore Generale per favore non ci confonda con altri medici sportivi,che in occasione di partite chiacchierate spuntano all’allenamento infrasettimanale con&nbsp; Suv nuovi di zecca. Noi da professionisti seri all’arrivo in forza dei Lo Monaco nella società,ce ne siamo andati in punta di piedi ,come eravamo arrivati. Non abbiamo chiesto di essere remunerati per la nostra attività e per le spese sopportate,ma siamo contenti ugualmente perché abbiamo vissuto un sogno e tale deve rimanere.Il sogno si è però infranto domenica per i tanti tifosi e i pochi giornalisti,a cui prude un po’ la coscienza per non avervi mai saputo rinfacciare le innumerevoli bugie,di cui avete riempito i loro articoli. Pazienza.”Domani è un altro giorno” disse Rossella&nbsp; O ‘Hara a Clark Gable in “Via col Vento” e per i tifosi delle aquile rossoblu il domani è già cominciato e forse qualcuno comincia già a tremare al pensiero della loro vendetta.<br>Per concludere ,caro Direttore generale,se accetterà l’invito a pranzo del nostro editore,stia pure tranquillo che&nbsp; io non ci sarò perché a tavola voglio digerire e lei ,per me, è come un peso grosso sullo stomaco,che non riuscirei mai mandar giù.Il nostro editore?Boh,lui forse ha lo stomaco di ferro!!!<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br>Attilio Andriolo<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br><br>&nbsp;<br><br>adm001adm001milazzo.jpgSiNlega-pro-il-milazzo-di-lo-monaco-gia-retrocesso-in-serie-d-1011209.htmSi100075701,02,03030277
1091011179NewsCampionatiPietro Mennea, un esempio da seguire20130324194539pietro menneaUn carattere inquieto, mai completamente soddisfatto di ciò che aveva ottenutoSiamo alle solite. Adesso che il mito è morto, tutti sgomitano per dedicargli una strada, un borgo, una frazione, uno stadio, una sala conferenze o un intero impianto sportivo. E’ un modo come un altro per commemorare un personaggio che non c’è più, che è venuto a mancare. E lui, Pietro Mennea, ci ha davvero lasciati troppo presto. Aveva solo 60 anni ed è stato stroncato da un male incurabile. Un carattere forte, deciso, volitivo, caparbio, sicuro di raggiungere risultati sportivi e di vita che all’apparenza apparivano impossibili. Eppure Pietro Mennea non si fermava davanti a niente, nulla lo spaventava, lo intimidiva e più d’una volta ha dato dimostrazione della sua forza caratteriale. Sembrava avercela con il mondo intero Mennea, sempre polemico e insoddisfatto, perché dietro ogni vittoria sofferta c’era anche la risposta a tante storture e ingiustizie sociali. Un carattere inquieto, mai completamente soddisfatto di ciò che aveva ottenuto, perché non era solito sedersi sugli allori ma ad ogni occasione guardava avanti, ad un altro traguardo da raggiungere e conquistare. Leggenda dello sport azzurro, ex primatista del mondo dei 200 metri, Pietro Mennea era e resterà uno dei più forti e popolari atleti di sempre. Era nominato “Freccia del Sud” per essere nato a Barletta e per aver interpretato l’atletica con la furia del vento. Campione olimpico a Mosca nel 1980, è stato detentore del record mondiale dei 200 metri per 17 anni. Il suo tempo 19”72 realizzato a Città del Messico nel 1979 è stato battuto da Michael Johnson ai Giochi di Atlanta. Il suo ricco palmarès annovera cinque partecipazioni olimpiche, un oro e due bronzi ai giochi, un argento e un bronzo ai Mondiali, tre ori, due argento e un bronzo agli Europei. Ma la sua vita di atleta professionista e di uomo, non è solo costellata di medaglie e di record, ma egli, infatti, è stato per molti il simbolo del riscatto sociale. Lui, uomo venuto dal sud e da una famiglia povera, ha dimostrato al mondo che contando su un fisico normale ma con un carattere e una forza di volontà ferrea, nella vita e nello sport si possono raggiungere risultati importanti, capaci di riscattare tutto ciò che è insoddisfazione e non realizzazione di sé. E, a riprova di quanto sin qui detto, Mennea ha avuto particolare predisposizione per gli studi, avendo raggiunto quattro lauree (giurisprudenza, lettere, scienze motorie e scienze politiche). Poi è stato parlamentare europeo dal 1999 al 2004, autore di 20 libri, direttore generale della Salernitana Calcio dal 1998 al ’99 e docente universitario. Negli ultimi anni di vita, ha pure esercitato la professione di avvocato e dottore commercialista assieme alla moglie Manuela Olivieri. Un esempio davvero da seguire per tanti giovani atleti e non, che nella vita moderna e nello sport&nbsp; tendono a far uso di droghe e stupefacenti per migliorare e arrivare là dove Pietro Mennea è arrivato con il suo carattere e le sue proprie forze fisiche e mentali. Non è vero che lo sport e la vita fatta per vincere, richieda l’ausilio di sostanze chimiche nocive alla salute che assicurano il raggiungimento del traguardo sperato. E’ l’uomo, con la sua forza caratteriale, la sua convinzione e testardaggine, che soffoca le naturali fragilità umane che sono spesso causa di rifugi pericolosi. Pietro Mennea ci ha insegnato che solo con le proprie capacità fisiche e mentali, ci si può mettere continuamente al confronto con se stessi e con gli altri. Scalare la “montagna” è possibile, basta volerlo. E, oggi che non è più con noi in questa terra, siamo sicuri che Pietro Mennea da Barletta, la “Freccia del Sud”, il “Vento poderoso” che soffiava a mille all’ora in pista e nella vita contro tutti e tutto, è già lì in Paradiso a sfidare con grinta e determinazione anche gli Angeli. Ciao Pietro, grazie di essere esistito.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711mennea.jpgSiNpietro-mennea-un-esempio-da-seguire-1011179.htmSi100451001,02,03,04030370
1101011180NewsCampionatiLega Pro, successo del Chieti sull`Hinterreggio nonostante non sia apparso superiore ai calabresi20130324154649lega proNon può essere altro che un improvviso scivolone, un malaugurato incidente di percorso che ne ha limitato la considerevole ascesa in classifica dell’HinterreggioNon può essere altro che un improvviso scivolone, un malaugurato incidente di percorso che ne ha limitato la considerevole ascesa in classifica dell’Hinterreggio. A Chieti, la squadra di mister Venuto si era presentata forte della sua lunga serie di partite imbattute e sicura di poter disputare un match quantomeno utile per migliorare la propria classifica già interessante. Ma, evidentemente, il Chieti che è squadra ostica e ben strutturata nei suoi reparti, non ha permesso ai reggini di attuare ciò che era nelle loro legittime aspettative. Vince il Chieti 3 a 1, una partita che i ragazzi di Venuto hanno finito in otto uomini per effetto della squalifica di Angelino nel primo tempo e di Carbonaro e Impagliazzo per somma di ammonizioni, avvenuta nell’arco di pochi minuti. Questo nulla toglie alla simpatica cenerentola Hinterreggio che, presentatasi con il solito schema tattico del 3-5-2, nulla ha potuto contro un Chieti che ha controbattuto con il suo solito 4-3-1-2 che l’ha proiettato verso la zona alta della classifica. Eppure, l’Hinterreggio andato in vantaggio al 9’ del primo tempo con Cruz che insacca di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo, aveva dato segni di non accontentarsi del pareggio ma di volere caparbiamente tornare in terra calabra con l’intera posta in palio. Tanto è vero che, la squadra di mister Venuto dopo avere siglato il gol del vantaggio, non ha abbassato il baricentro del proprio centrocampo, anzi ha sfiorato ancora il raddoppio con Angelino che, trovatosi a pochi passi dalla porta avversaria, non trova la deviazione vincente proprio sugli sviluppi di un calcio di punizione. Al 28’ è stata pronta la risposta del Chieti con Alessandro, il quale però calcia debolmente verso la porta di Mengoni. Un minuto dopo, rosso diretto per Angelino, il quale deve abbandonare anzitempo il campo per avere atterrato Mungo. Al 32’ un forte tiro di Aliperta da 30 metri, costringe il portiere Feola a respingere in tuffo. Insiste il Chieti al 35’ con Verna, ma Mengoni gli nega il momentaneo pareggio producendosi in un’ottima parata da grande portiere quale egli è. Al 37’ l’Hinterreggio con Cruz (ancora lui), ruba palla a Feola, passa a Carbonaro, il cui tiro viene salvato sulla linea dal terzino del Chieti, Pepe. Intanto termina il primo tempo che vede&nbsp; un Hinterreggio vivo, volitivo e carico di motivazioni agonistiche. Nel secondo tempo, vista la superiorità numerica, il Chieti si fa meno guardingo e più offensivo. Infatti, già al 4’ minuto della ripresa ottiene il pareggio con De Sousa che insacca nella rete di Mengoni. Ma è ancora l’Hinterreggio che al 10’ con Carbonaro, impensierisce Feola il quale si rifugia in calcio d’angolo. Passano intanto i minuti e la partita non dà spunti di nota. Ma al 34’ il Chieti passa in vantaggio con Di Filippo. E, un minuto dopo, i calabresi si trovano in otto per l’espulsione di Carbonaro e Impagliazzo. Un sintomo evidente di nervosismo di una squadra che non ci sta a subire la sconfitta, nella legittima convinzione che, sulla base del gioco e delle occasioni sin qui prodotte, non meriti l’inaspettato raddoppio degli abruzzesi. E così, al 39’ Alessandro chiude la partita, realizzando il terzo gol per i nero verdi del Chieti. Per finire, diamo la nostra analisi su una partita che, nonostante l’amara e immeritata sconfitta dell’Hinterreggio, ha dato spunti tecnici interessanti. Il Chieti, balzato a 46 punti in classifica a pari punti dell’Aprilia e dell’Aquila, si proietta in zona play off con la speranza di poterla mantenere fino alla fine del campionato. L’Hinterreggio dell’ormai conosciuto e apprezzato mister Venuto, non deve temere per il suo futuro e per la sua rimanenza in Lega Pro. La squadra ha carattere, esprime un bel gioco, è ben messa in campo, crea grandi occasioni da gol, agisce con autostima situazioni di partita che non la vedono mai assumere atteggiamenti attendisti ma s’impone nell’offendere l’avversario anche fuori casa. Queste cose nel calcio non sono certamente da sottovalutare. Infatti, il primo tempo dell’Hinterreggio di oggi in casa del Chieti, è emblematico di una mentalità e di una coesione di squadra che a gioco lungo non potrà fare altro che premiare la società di Francesco Pellicanò, un presidente giovane e capace di costruire un progetto serio che presto darà i suoi inevitabili frutti. Adesso è importante che mister Venuto e i suoi ragazzi archivino subito una sconfitta che non può e non deve bruciare più di tanto, soprattutto in considerazione del fatto che nel calcio il bel gioco e certi valori tecnico – tattici espressi con naturalezza dall’Hinterreggio,&nbsp; sono emblematici di risultati già conquistati fino ad oggi e che sicuramente continueranno ad essere premianti anche in futuro. <br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNlega-pro-successo-del-chieti-sull-hintereggio-nonostantenon-sia-apparso-superiore-ai-calabresi-1011180.htmSi100451001,02,03030156
1111011105NewsCalciomercatoRaiola: «Difficile il ritorno in Italia di Ibrahimovic»20130321161517raiolaIl noto agente FIFA Mino RaiolaIl noto agente FIFA Mino Raiola, che cura gli interessi tra gli altri di Zlatan Ibrahimovic, Mario Balotelli e Paul Pogba è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli. Queste le sue parole. "Se Cavani può lasciare il Napoli? De Laurentiis è stato chiaro, il valore di un giocatore è sempre legato al suo rendimento in squadra. Se uno spende 70 milioni per Cavani e non fa un gol, come accadde con Fernando Torres al Chelsea, allora è stato un pazzo, se invece ne fa 40 allora è stato un grande colpo. Non mi preoccupa il costo del cartellino, quello è sempre relativo. Difficile trovare top players che possano arrivare in Italia, la strada da percorrere prevede ingaggi contenuti, dunque è difficile che uno come Ibra possa tornare in Italia, anche se nel calcio non si può mai dire nulla. Zlatan ha ancora due anni di contratto con il Psg, le cose vanno benissimo. Stiamo vedendo che la media età si sta abbassando, il campionato è equilibrato e ci sono giovani interessantissimi. Icardi, ad esempio, magari cinque anni fa si sarebbe perso. Mazzarri ed il Napoli? Un tecnico ed una società devono restare insieme finché gli obiettivi, il fine e la progettazione societaria è condivisa, altrimenti meglio cambiare perché le cose potrebbero andare a penalizzare la squadra, il tecnico ed il club. Non posso giudicare questi elementi, però, perchè non conosco le idee di Mazzarri e del Napoli. Con i 70 milioni dell'eventuale cessione di Cavani si potrebbe costruire un grande Napoli? Con quella cifra ti posso fare un'intera squadra, ma sono le scelte, il progetto, il modo di giocare, le idee di un tecnico, l'appeal della società a far sì che un club possa lottare per lo scudetto. Il Borussia Dortmund ce l'ha insegnato. Non sono solo i soldi a farti vincere, altrimenti il City dovrebbe sempre primeggiare e così invece non è. Il Napoli, da tempo, attua una politica interessante, prendendo giovani al momento giusto, prima che esplodessero, come Hamsik e Cavani. Poi, per lo scudetto, bisogna essere calmi ed equilibrati fino alla fine, a Napoli questo sembra un po' più difficile perché spesso si vive di partita in partita. Il Milan avrebbe potuto esonerare Allegri, dopo otto giornate, invece ha tenuto duro, è stato calmo ed ora lotta per la Champions League, la Juve porta avanti un progetto importantissimo, condiviso dal suo allenatore e questo, in campo, si vede".<br><br>&nbsp;<br><br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001raiola.jpgSiNraiola-difficile-il-ritorno-in-italia-di-ibrahimovic-1011105.htmSiT1000007100075701,02,03030344
1121011081NewsCampionatiUdinese, Guidolin: «Di Natale è fondamentale»20130320170034udinese, guidolinIntervenuto in conferenza Intervenuto in conferenza stampa il tecnico dell'Udinese, Francesco Guidolin, ha parlato del futuro di Totò Di Natale e del suo possibile ritiro: "Per me può giocare ancora due o tre anni. Nell'ultimo periodo Totò ha acquisito maggiore autostima, ora è più leader, più carismatico e anche più forte. Altri tipi di pensieri e scelte però sono molto personali".<br>C1007650adm001adm001udinese-arsenal-champions-league-2012-di-natale.jpgSiNudinese-guidolin-e-fondamentale-1011081.htmNoT1000011100075701,02,03030541
1131011072NewsCampionatiCalciomercato Napoli, ag. Nocerino: «Fa piacere l`interesse degli azzurri»20130320164758napoli, nocerinoMarco Sommella, procuratore di Antonio NocerinoMarco Sommella, procuratore di Antonio Nocerino e Ciro Immobile, è intervenuto ai microfoni di Radio KissKiss Napoli nel corso di Radio Goal. Ecco quanto evidenziato da Tuttonapoli.net: "Da dopo Natale Antonio non ha più trovato una collocazione fissa in squadra al Milan. Non è mai una cosa bella perdere il posto da titolare ma siamo sempre qui ad attendere le scelte del mister. Mai dire mai su un suo passaggio al Napoli. Se la società azzurra è interessata a lui per rinforzare il centrocampo non può farci altro che piacere ma per ora sia a noi che al Milan non sono arrivate proposte".<br><br>IMMOBILE: "Ciro, come ben sapete è in comproprietà tra Genoa e Juventus. A giugno parleremo con le due società del suo futuro. Il ragazzo è concentrato anche sull'europeo under 21 dove ritroverà il suo gemello del gol Lorenzo Insigne. Il problema per un suo possibile approdo al Napoli sarebbe il 50% del cartellino appartenente alla Juventus. Il ragazzo piace molto a Conte e non credo che l'allenatore bianconero lo ceda molto volentieri ad una diretta avversaria. A gennaio già ci fu un pour parler tra le società e noi ma non se ne fece nulla".<br><br>C1007650adm001adm001Antonio+Nocerino+AC+Milan+v+Lecce+Serie+mHH3I8rIh5Ql.jpgSiNnapoli-agente-nocerino-fa-piacere-l-interesse-degli-azzurri-1011072.htmSiT1000017100075701,02,03030171
1141011045NewsCampionatiLega Pro, cinica e caparbia: l`Hinterreggio vince anche col Martina Franca20130319102133lega pro, hinterreggioPotremmo dire in maniera che non è propriamente consona al nostro modo d’esserePotremmo dire in maniera che non è propriamente consona al nostro modo d’essere: “L’avevamo detto”. Ma, francamente, non troviamo altre parole nel significare ciò che abbiamo sempre pensato scritto e sostenuto sull’Hinterreggio e sul suo interessante allenatore Antonio Venuto. Vi chiederete come mai questa continua attenzione verso una piccola realtà di provincia calabrese che partecipa al Campionato di Lega Pro in seconda divisione. La risposta è semplice. Nel variegato mondo del pallone che conosciamo ormai da parecchi anni, siamo sempre stati attratti da certi valori calcistici e umani che talora s’intersecano tra realtà professionistiche del calcio maggiore e campionati del pallone minore. Là dove il cinismo e la sofferenza rappresentano la logica deduzione settimanale di un lavoro calcistico preparatorio fatto di umiltà e “fame” di traguardi, ebbene lì sentiamo di potere dare il nostro apporto mediatico, proprio per promuovere un calcio fatto di pochi evanescenti orpelli e molta serietà di lavoro. Antonio Venuto, mister di qualificata preparazione professionale, è l’immagine di un Hinterreggio che meraviglia sempre di più per concretezza, fluidità di gioco, coesione di gruppo e capacità di soffrire là dove certe situazioni di partita lo richiedono. D’altra parte, gli studi approfonditi e i magnifici risultati ottenuti da mister Venuto al conseguimento della qualifica di allenatore di Prima Categoria, sono la riprova di un tecnico capace di entrare nel cuore della leadership di gruppo, attraverso quelle motivazioni che sono il vero significato degli ottimi risultati conseguiti da una squadra di calcio. Da qui si può disquisire su qualsiasi argomento di ordine tecnico – tattico, ma se i risultati sono tali da impedire ogni critica, ebbene non si può che dare atto e applaudire l’esempio impartito da società, squadra e allenatore. In Hinterreggio – Martina Franca, abbiamo rilevato una mentalità “operaia” e cinica della squadra di Venuto che, al cospetto di una grande squadra qual è quella pugliese, ha saputo soffrire fino all’ultimo per raggiungere un risultato di assoluta importanza per il proseguimento del campionato. E, nonostante l’indisponibilità di Carbonaro, considerato l’uomo gol della compagine reggina e delle non perfette condizioni fisiche di Franceschini, centrale di sicuro affidamento, l’Hinterreggio ha mostrato tutta la sua potenzialità di squadra pronta a ogni evenienza. La filosofia di mister Venuto è di inculcare ai propri giocatori l’importanza di essere sempre pronti dal punto di vista mentale e fisico ad ogni possibile situazione che richieda il loro apporto. Non sono evanescenti parole ma sostanzialità di fatti. Abbiamo ascoltato tante volte il tecnico siciliano in sede di conferenza stampa e, tutte le volte, non ha mai accennato agli assenti come fatto determinante, apprezzando invece l’apporto di coloro i quali sono stati chiamati a sostituirli. Ci sembra un esempio di rispetto verso il proprio gruppo, i propri ragazzi, ma anche di capacità nel sapere gestire in maniera consona un calcio moderno che tiene sempre più conto del valore delle proprie risorse umane. Diremmo che, in estrema sintesi, la bellissima posizione di classifica conquistata dall’Hinterreggio e le sue sette partite utili consecutive, sono il risultato e il significato di quanto sin qui sostenuto. I pugliesi del Martina Franca hanno dimostrato tutto il loro valore di squadra, che ha fatto di tutto per non perdere una partita che li avrebbe visti scalare una classifica già importante per loro. Ma, francamente, questo Hinterreggio così ben preparato, ben disposto in campo e capace a offrire spunti calcistici di squadra dalle caratteristiche umili e operaie, non poteva perdere l’opportunità di fare sua una partita che, con 35 punti, la colloca in un’interessante posizione di classifica fino a ieri soltanto sognata. Ricordiamo che, prima dell’avvento di mister Venuto, i biancoazzurri reggini si trovavano in fondo alla classifica, malinconicamente proiettati verso la retrocessione. Oggi, come per incanto, tutto è cambiato. Tifosi e società possono respirare un’aria diversa, salubre, fatta di speranza, di armonia di gruppo e consapevolezza nei propri mezzi. Questo è il calcio che apprezziamo, questo è il pallone che ci piace. Umiltà, professionalità, lavoro serio e “fame” di vittorie. Valori senza tempo che contrastano con la modernizzazione di teorie tattiche spesso sperticate dai grandi soloni del mondo del pallone. Ma, il calcio vero, è quello espresso con semplicità da squadre come l’Hinterreggio; piccole realtà capaci di rendersi esemplari anche a società molto più importanti.<br><br> Salvino Cavallaro <br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNlega-pro-cinica-e-caparbia-l-hinterreggio-batte-il-martina-franca-1011045.htmSi100451001,02,03030161
1151011018NewsCampionatiMilan, Montolivo: «Ci siamo ripresi benissimo»20130318170556milan, montolivoIl centrocampista rossonero Riccardo MontolivoIl centrocampista rossonero Riccardo Montolivo, intervenuto sul suo sito ufficiale Montolivo.it, ha commentato la vittoria di ieri contro il Palermo: "Bravi a dimenticare la serata del Camp Nou e a prenderci una vittoria importante per la rincorsa al secondo posto. Dopo la sosta ci aspettano nove finali... Ora Coverciano, big match di Ginevra contro la Seleçao e poi la trasferta a Malta...Forza Azzurri!".C1007650adm001adm001montolivo-6.jpgSiNmilan-montolivo-ci-siamo-ripresi-benissimo-1011018.htmNoT1000027100075701,02,03030111
1161010936NewsCampionatiLazio, Veron: «Farei di tutto per i biancocelesti»20130314155546lazio, veronJuan Sebastian Veron pensa alla LazioJuan Sebastian Veron pensa alla Lazio. L'ex centrocampista argentino, oggi dirigente dell'Estudiantes, è intervenuto ai microfoni di 'RadioSei' in vista della partita di stasera contro lo Stoccarda. Queste le sue dichiarazioni: "Se potrò dare in qualsiasi modo una mano alla Lazio, la darò. Voglio ringraziare i tifosi biancocelesti: li ho reincontrati e ho percepito lo stesso clima di quando giocavo qui. La squadra si sta ritrovando, spero che continui così. Oggi sono un dirigente, ed è un lavoro totalmente diverso, anche come soddisfazione: per far parte di una società bisogna remare tutti nella stessa direzione".C1007650adm001adm001petkovic.jpgSiNlazio-veron-farei-di-tutto-per-i-biancocelesti-1010936.htmNoT1000018100075701,02,0308087
1171010932NewsCampionatiAtalanta, ag. Cigarini: «E` pronto per rientrare»20130314154943atalanta, cigariniA Radio Crc nella trasmissione «Si gonfia la rete« è intervenuto Giovanni BiaA Radio Crc nella trasmissione "Si gonfia la rete" è intervenuto Giovanni Bia, agente di Luca Cigarini dell'Atalanta, prossimo avversario del Napoli: "L'Atalanta fa dell'agonismo e della grinta le armi principali. Domenica non sarà una passeggiata perché le due vittorie potrebbero aver galvanizzato la squadra così come potrebbe aver saziato i calciatori. Cigarini credo che domenica sia a disposizione e possa giocare contro il Napoli. Credo che gli azzurri stiano facendo un campionato straordinario e mantenere certi livelli è difficile. Non mi preoccuperei più di tanto perché nell'arco di una stagione un calo può starci. Insigne e Pandev non sono due bomber e credo lo sapessero anche i dirigenti del Napoli. Pandev è un'ottima seconda punta e fa segnare tanto Cavani. insigne invece l'anno scorso ha segnato tanto ma quella era la serie B". <br>C1007650adm001adm001marino pierpaolo.jpgSiNatalanta-agente-cigarini-e-pronto-per-rientrare-1010932.htmNoT1000010100075701,02,03030488
1181010906NewsCampionatiInter, Chivu: «Non sono contro Stramaccioni»20130313160636inter, chivuIntervenuto in conferenza stampa Intervenuto in conferenza stampa alla vigilia del ritorno contro il Tottenham di Europa League, Cristian Chivu, difensore dell'Inter, ha voluto chiarire il senso di alcune dichiarazioni rilasciate ieri e riportate questa mattina dai quotidiani nelle quali si faceva riferimento al 'non gioco' della squadra. "E' una frase presa fuori contesto, messa come se fossimo, io in particolare, contro l'allenatore. Mi sembra, invece, di aver fatto un'intervista sincera nella quale ho detto che c'è bisogno di lavorare e seguire l'allenatore che sta facendo un grande lavoro e alla fine dei conti tutti se ne renderanno conto. Evidentemente è stato un malinteso e sono state riportate cose non vere. In pochi credono nella rimonta, lei cosa pensa? Noi abbiamo fiducia in quello che dobbiamo e possiamo fare. Ogni gara è diversa dall'altra, ha la sua storia e ha i suoi momenti. Noi siamo consapevoli di avere novanta minuti a disposizione per fare bene. Cercheremo di ottenere una vittoria, una qualificazione perchè ti dà fiducia e coraggio per le prossime partite. Anche noi dobbiamo prenderci le nostre responsabilità e tutti dobbiamo andare verso la stessa direzione".<br>C1007650adm001adm00120120526_chivu.jpgSiNinter-chivu-non-sono-contro-stramaccioni-1010906.htmNoT1000026100075701,02,03030140
1191010884NewsCampionatiAtalanta, Marino: «Contro di noi il Napoli è favorito»20130312164716atalanta, marinoPierpaolo Marino, dg dell`Atalanta, è intervenuto Pierpaolo Marino,&nbsp;dg dell'Atalanta, è intervenuto a Radio Gol su Kiss Kiss Napoli: "Al Napoli, ora come ora, mancano i gol di Hamsik e Cavani: il pareggio con la Juve ha riportato i tifosi sulla terra, improvvisamente hanno smesso di sognare il tricolore ma la stagione, per me, rimane positivissima e guai a pensare il contrario".<br><br>Mazzarri-De La "Credo che De Laurentis debba parlare col tecnico, capire cosa sta succedendo e motivare la squadra perché il secondo posto è loro e si può tranquillamente blindare.Sul futuro del Napoli è impossibile fare previsioni, sarebbe come fare un buco nell'acqua assicurato: non so che rapporto c'è ora tra il presidente e Mazzari ma so per certo che se il presidente vuole il contratto lo chiude in cinque minuti: è molto caparbio".<br><br>Pronostici "Sto bene qui a Bergamo e quindi non credo di tornare a Napoli, anche se questa società mi ha dato tanto e calcisticamente sono maturato: domenica sarà una festa per me perché Napoli mi ha dato tantissime emozioni. Pronostico? Non lo voglio fare ma sicuramente gli azzurri partono favoriti".<br><br>C1007650adm001adm001marino pierpaolo.jpgSiNatalanta-marino-contro-di-noi-il-napoli-e-favorito-1010884.htmNoT1000010100075701,02,03030514
1201010837NewsCampionatiMilan, Pazzini: «Portanova ce l`ha con me. Ma non voglio dare risalto a una persona non famosa»20130311124648milan, pazzini“L’atteggiamento lo fa chi va in campo, e loro hanno ‘fatto la guerra’ fin dal primo minuto. Non capisco”A seguire l’intervista realizzata dalla Gazzetta dello Sport a Giampaolo Pazzini, ricca di spunti e contenuti interessanti.<br><br> Pazzini, con Portanova ci sono vecchie ruggini? <BR>“In passato è già successo qualcosa. Può anche essere che ce l’abbia con me perché quest’anno, prima del gol di Marassi, gliene avevo già fatti due quando giocava col Bologna… Ma francamente non mi interessa parlarne, non voglio dare risalto a una persona non famosa”.<br><br> Ha ragione Balotelli quando dice che gli attaccanti non sono tutelati dagli arbitri? <BR>“Assolutamente sì. Io non mi lamento delle botte, ma se ai difensori si concede tutto allora non va bene. Se l’arbitro avesse tenuto lo stesso metro di giudizio per tutta la gara il Genoa avrebbe finito in quattro. Pensate che Portanova dopo quell’intervento si è pure lamentato dicendo all’arbitro che era il suo primo fallo. Come se i difensori avesse una sorta di bonus da spendere. Loro lo sanno e sfruttano la cosa”.<br><br> Come giudica l’atteggiamento del Genoa di venerdì sera? <BR>“L’atteggiamento lo fa chi va in campo, e loro hanno ‘fatto la guerra’ fin dal primo minuto. Non capisco”.<br><br> Però l’ambiente rossoblù ha giudicato la sua esultanza una provocazione. <BR>“E quale sarebbe? Non ho fatto nulla di particolare. Vogliamo parlare di tutti i cori e gli insulti che ricevo ogni volta che torno a Marassi?”.<br><br> Quindi il gol le avrà dato una soddisfazione particolare. <BR>“Enorme, perché hanno provato ad affossarmi e non ce l’hanno fatta. Sapevo che la mia partita stava per finire e aver segnato mi ha dato un grande senso di rivincita. Visto tutto il contesto, per bellezza e importanza metto questo gol nei primi cinque della carriera”.<br><br> Segnare al Camp Nou sarebbe stato ancora più importante… <BR>“Già, per un gol lì darei anche un perone (ride, ndr). Non ci ho mai giocato, è una partita che aspettavo dal giorno del sorteggio. Era tutto perfetto, fantastico. Sono molto arrabbiato per questo guaio, ma non ho rimpianti per aver giocato a Genova: magari restavo a casa e scivolavo su uno scalino”.<br><br> Qualche consiglio ai compagni? <BR>“Non dobbiamo tirarci indietro subito, ma metterci con le punte corte e la difesa alta, senza lasciare spazi, senza paura”.<br><br> Il Milan che va a Barcellona per giocarsi i quarti è un Milan rinato: come è successo? <BR>“A inizio stagione la partenza dei senatori ha tolto fiducia ed entusiasmo e i nuovi hanno trovato un ambiente depresso. Poi ci siamo guardati negli occhi. La svolta è stata il due a due di Napoli”.<br><br> Quanto c’è di Allegri in questa rinascita? <BR>“Ha il grande pregio di essere sempre equilibrato, nel bene e nel male. E poi se vinciamo lo fa la squadra, e se perdiamo perde lui. Ci ha sempre protetto. Se ha poco dialogo coi giocatori? Chi lo afferma non ha mai davvero lavorato con un tecnico che parla poco”.<br><br> Dopo l’arrivo di Balotelli si è parlato di un suo addio a fine stagione. “Ho apprezzato molto la telefonata di spiegazioni, peraltro non dovuta, di Galliani. Io non mi sono mai abbattuto e poi non sono uno invidioso dei compagni. Al Milan sto benissimo, il progetto mi piace, i giovani si fanno consigliare volentieri dai compagni più esperti come me. E poi sento la fiducia di tutti, e voglio continuare a fare gol pesanti. I numeri dicono che sono fra i primi cinque attaccanti in Italia, mi sento un giocatore importante. Al momento la strada che sto percorrendo mi piace, anche in chiave Nazionale”.<br><br> Come giudica quanto avvenuto fra Cassano, che lei conosce bene, e Stramaccioni? <BR>“Non mi ha sorpreso, avrebbe potuto capitare diverse volte anche quando ero un suo compagno, magari in partitella. Lui è uno focoso e generoso, poi il giorno dopo è tutto finito. Io non ci ho mai litigato”.<br><br> Qual è il difensore che le dà più filo da torcere? <BR>“Il più ostico è Chiellini, tra l’altro un mio amico. E’ una cosa fuori dal comune, io lo chiamo un ‘osso clamoroso’ perché non avendo grandi doti tecniche sopperisce con la sua grande fisicità”.<br><br>C1007650adm001adm001giampaolo-pazzini-in-azione_53753914_500x375.jpgSiNmilan-pazzini-portanov-ce-l-ha-con-me-ma-non-voglio-parlare-di-una-persona-non-famosa-1010837.htmSiT1000027100075701,02,03,07,08030225
1211010832NewsCalcio EsteroFA Cup, quarti di finale. Avanti Wigan e City, United e Chelsea al replay20130311102538FA CUPQuarti di finaleQuarti di finale di FA Cup spettacolari e con molti gol. Il Wigan&nbsp;centra l’impresa e conquista le semifinali andando a vincere al Goodison Park e segnando tre reti in 4 minuti. L’Everton era&nbsp;il favorito della sfida, alla vigilia, e Moyes puntava molto su questo trofeo per vincere finalmente qualcosa e concretizzare il grande lavoro fatto in questi anni.&nbsp;Ma è il Wigan a spuntarla,&nbsp;raggiungendo, così,&nbsp;la prima semifinale della sua storia nella competizione nazionale più&nbsp;antica di tutto il panorama calcistico.&nbsp;Nessun problema, invece, per il Manchester City di Roberto Mancini che ospitava il piccolo Barnsley. Vittoria per 5-0 senza appello, con una splendida tripletta di Tevez.&nbsp; Spettacolo anche all'Old Trafford, tra Manchester United e Chelsea. Partenza spedita dei Red Devils ed uno-due micidiale con i gol di Chicharito Hernandez&nbsp; e Wayne Rooney nei primi venti minuti. Il Chelsea, però, non si scompone e nel secondo tempo trova la reazione: prima con la rete di Hazard che riaccende le speranze, in una fase di gara piuttosto anomnima e poi con il pareggio di Ramires, che manda il punteggio sul 2-2 e posticipa ogni decisione alla ripetizione a Stamford Bridge. Unico 0-0 quello venuto fuori dal The Den di Londra tra Millwall e Blackburn Rovers. La ripetizione della gara si giocherà a Ewood Park mercoledì prossimo, 13 Marzo.<br><br> <STRONG>Everton-Wigan 0-3&nbsp;&nbsp; 30′ Figueroa-32′ McManaman-33′ Gomez</STRONG><br><br> <STRONG>Manchester City-Barnsley 5-0&nbsp;&nbsp;&nbsp; 11′-31′-50′ Tevez-27′ Kolarov-65′ Silva</STRONG><br><br> <STRONG>Millwall-Blackburn Rovers 0-0&nbsp; replay mercoledì 13 Marzo</STRONG><br><br> <STRONG>Manchester United-Chelsea: 2-2&nbsp;&nbsp;&nbsp; 5′ Hernandez-11′ Rooney(M) - 59′ Hazard-68'Ramires(C) (replay in data da definire)</STRONG><br><br>InghilterraFL0411FL0411carlitos-tevez.jpgSiNfa-cup-quarti-di-finale-avanti-wigan-e-city-united-e-chelsea-al-replay-1010832.htmSi100427901,02,03010163
1221010836NewsCampionatiLega Pro, pareggio avvincente tra Hinterreggio e Teramo20130311093999lega pro, hinterreggioContinua la lunga striscia di risultati positivi dell’Hinterreggio Continua la lunga striscia di risultati positivi dell’Hinterreggio che, al Granillo di Reggio Calabria, ottiene un prezioso pareggio contro il temutissimo ed ambizioso Teramo che ambisce al tentativo di collocarsi in zona play off. Un 1 a 1 che, visto l’andamento della gara nella sua globalità, ha premiato forse più l’attendismo dei calabresi che l’incedere dei furibondi attacchi del Teramo. Già dall’atteggiamento tattico presentato dall’Hinterreggio (3-4-1-2) contro il (4-3-3) voluto dall’allenatore Cappellacci del Teramo, si delineavano alcune filosofie d’impostazione della partita che vedeva i biancorossi abruzzesi più volitivi nel tentativo di far sua l’intera posta in palio. Intendiamoci, non vogliamo dire che la squadra di mister Venuto abbia rinunciato al gioco, anzi lodiamo l’11 calabrese per aver capito intelligentemente che un pareggio sarebbe stato importantissimo nel centrare definitivamente quella salvezza che soltanto qualche mese fa appariva davvero di difficile attuazione. Quindi, se è vero che i ragazzi di Venuto hanno dovuto modificare nella circostanza certe caratteristiche di squadra offensiva proiettata al bel gioco di squadra, è altresì vero che si è esaltata una maturità di gruppo che è consapevole di un roseo futuro. Ma veniamo alla cronaca. Come dicevamo, fin dal fischio d’inizio il Teramo è apparso arrembante e desideroso di chiudere in fretta la partita a suo vantaggio, ma nonostante ciò, l’Hinterreggio per nulla sorpreso da questo atteggiamento tattico, non si lascia intimorire e conduce la sua gara con ordine, acume tattico e massima attenzione a non lasciare spazi ai pericolosi avversari. Al 24’, in uno dei tanti attacchi, il Teramo si rende pericoloso in contropiede con Ambrosini che però calcia alto sopra la traversa. Al 35’ i padroni di casa si affacciano nell’aria avversaria con Khoris, ma il tiro dell’attaccante reggino sfiora il palo del portiere Serraiocco. Al 44’ sugli sviluppi di un cross di De Fabrittis respinto da Mengoni, Di Paolantonio calcia a rete a botta sicura ma Mengoni (il Buffon dell’Hinterreggio) è davvero molto bravo ad opporsi. Una nota positiva per questo esemplare portiere reggino, le cui prestazioni settimanali superano sempre di gran lunga la sufficienza. Reattivo, sicuro tra i pali e nelle uscite, carismatico nel registrare la propria difesa, Mengoni è uno dei pilastri della bella squadra di Venuto. Nel secondo tempo continuano gli attacchi del Teramo che al 57’ con Olcese si fanno pericolosi. L’Hinterreggio si fa vivo nei pressi dell’area avversaria al 65’ con il solito Khoris che impegna di testa il portiere del Teramo. Nel frattempo la squadra di mister Cappellacci comincia ad accusare un po’ di stanchezza e i ragazzi di Venuto, con intelligenza, cercano di alzare il proprio raggio d’azione e tentare di offendere l’avversario con maggior determinazione. Infatti, al 72’ e al 79’ l’Hinterreggio si rende davvero pericoloso, prima con Aliperta e poi con Vicari, ma in entrambi le conclusioni non si verifica nulla di positivo dal punto di vista della realizzazione del gol. E’ invece il Teramo che inaspettatamente passa in vantaggio all’83’ con De Stefano che entrato in campo da poco, segna di sinistro dal limite dell’aria con la complicità dell’incolpevole Ungaro. A questo punto la squadra di Venuto si scrolla di dosso quel certo torpore che l’ha reso metodico per quasi tutta la gara. Attacca in maniera agonisticamente “cattiva” e furibonda e dopo essere andata vicina al gol con Carbonaro all’88’ e con Ungaro all’89’, sopraggiunge al definitivo pareggio al 95’, grazie a un calcio di rigore assegnato giustamente dall’arbitro Todaro di Palermo, per un contatto in area di rigore ad opera di Chovet sul reggino Carbonaro. Batte dal dischetto Khoris e realizza il meritato pareggio per i biancoazzurri dell’Hinterreggio. Una partita interessante, dunque, dal sapore calcistico ricco di prelibati spunti agonistici che meritano il prezzo del biglietto pagato per assistere all’incontro. Teramo tignoso e volitivo nel volere raggiungere i play off ad ogni costo, e Hinterreggio che continua la sua meravigliosa favola di piccola realtà di provincia dai grandi contenuti calcistici, capaci di elargire motivazioni e speranze futuribili per nulla fatue. Questo è il calcio che ci piace, fatto di “fame” calcistica, di umiltà, ma anche di consapevolezza nei propri mezzi. Di questo bisogna dare atto alla magistrale conduzione societaria del presidente Francesco Pellicanò e, non ultimo, a mister Antonio Venuto, un allenatore emergente dalla fine caratura professionale, destinato a palcoscenici importanti del nostro calcio nazionale.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNlega-pro-pareggio-avvincente-tra-hinterreggio-e-teramo-1010836.htmSi100451001,02,03030146
1231010815NewsCampionatiNapoli, Mazzarri: «Cavani deve ritrovare la rete. Siamo temuti»20130309122533napoli, mazzarriWalter Mazzarri, tecnico del Napoli, è intervenuto in conferenza stampaWalter Mazzarri, tecnico del Napoli, è intervenuto in conferenza stampa.<br><br> Sulla partita con il Chievo: "Dobbiamo continuare ad andare avanti con il nostro percorso, cercando di vincere tutte le partite. Il Chievo è una squadra temibile, anche se in quest'ultimo periodo ha avuto un periodo negativo".<br><br> Su Cavani: "L'ho visto bene, come lo avevo visto bene contro la Juventus. Manca solo il gol, spero che continui a giocare per la squadra per portare a casa il risultato".<br><br> Sulle polemiche arbitrali: "Non voglio parlare di questo, farò le mie considerazioni solo al termine della stagione".<br><br> Ancora sul Chievo: "Sicuramente farà una partita d'attesa, come ha fatto anche la Juventus. Se lo hanno fatto i bianconeri, sicuramente lo faranno anche le altre squadre, segno che quando il Napoli attacca fa paura".<br><br> Sulla crisi di risultati: "Nelle ultime 10 gare abbiamo fatto 5 vittorie e 5 pareggi, su campi difficilissimi come quelli della Lazio e della Fiorentina. Abbiamo una media di due punti a partita, il miglior rendimento del Napoli".<br><br> Sul campionato: "Io penso solo alla gara con il Chievo, alla fine si tireranno le somme. È normale che una superpotenza come il Milan si sia avvicinata, segno che il campionato del Napoli è straordinario. Noi ce la giocheremo fino alla fine, speriamo di arrivare più avanti possibile".<br><br> Sulla lotta scudetto: "Spero che il vento cominci a girare. Le ultime gare determinanti? Sono tutte importanti, sono tutte finali da qui fino alla fine".<br><br>C1007650adm001adm001mazzarri-walter.jpgSiNnapoli-mazzarri-cavani-deve-ritrovare-la-rete-siamo-temuti-1010815.htmSiT1000017100075501,02,03,06,07,08030181
1241010811NewsCampionatiMilan, Constant: «Ho sbagliato. Dovevo evitare»20130309111641milan, constantIl terzino rossonero Kevin ConstantIl terzino rossonero Kevin Constant, intervenuto sul suo profilo Twitter ufficiale, si è scusato per l'espulsione rimediata nella ripresa di Genoa-Milan: "Ho sbagliato stasera. Chiedo scusa alla squadra. Non posso prendere un rosso in questa maniera. Scusate".<BR>C1007650adm001adm001constant-4.jpgSiNmilan-constant-ho-sbagliato-dovevo-evitare-1010811.htmNoT1000027100075501,02,03,07030166
1251010806NewsCampionatiCatania, in vista della Juventus impara a chiudere le partite 20130308173222catania“Dovevamo chiudere la partita nel momento in cui si è verificata l’occasione”“Dovevamo chiudere la partita nel momento in cui si è verificata l’occasione”. Questa frase detta e ridetta mille volte nel corso dei dopo gara, ha sempre il sapore del rimpianto di non avere vinto o almeno pareggiato la partita persa a causa di un gol mancato che avrebbe chiuso la gara. C’è sempre un condizionale che non è mai certezza di nulla se non dell’idea non dimostrata che, se fosse stato gol……! Se, se, se….! Il gioco del calcio ci insegna che durante l’arco dei novanta e più minuti a disposizione, si determinano una serie di situazioni tattiche, atletiche e psicologiche tali da ribaltare in pochi secondi ciò che potenzialmente sembrava acquisito. E così, nell’ambito di tanti incontri di calcio, s’innesca quel meccanismo di rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Ultimo di questi emblematici episodi è avvenuto domenica scorsa al Massimino di Catania nel corso della partita Catania Inter. Primo tempo arrembante e vittorioso del Catania sull’Inter per 2 a 0 e secondo tempo a favore dei nerazzurri che ribaltano il risultato vincendo la partita 3 a 2. Il Catania, in verità, avrebbe potuto chiudere il primo tempo con uno scarto di gol superiore a quello realizzato, tuttavia, per mancanza di freddezza sottoporta e ansia di vedersi già in una posizione di classifica insperata, gli etnei hanno fatto sì che non ci fosse in loro la dovuta concentrazione, nell’essere cinici e buttare dentro la porta il pallone della tranquillità. Nel post gara Spolli dichiara: ”Dobbiamo abbassare la cresta”. Non siamo d’accordo con il campione argentino se, nell’affermare questa frase, voglia significare la mancanza di umiltà necessaria per arrivare là dove il sogno fa sperare. Per raggiungere il diritto di partecipare all’Europa League, come per il raggiungimento di altri importanti risultati, ci vuole sì l’umiltà necessaria ma anche la concentrazione e la consapevolezza di non essere inferiori a nessuno. E’ necessario un essenziale equilibrio di squadra, capace di indurre all’autostima e al raggiungimento di risultati importanti. Andare in vantaggio, chiudere la partita e amministrarla fino alla fine, sono atteggiamenti che danno la dimensione di maturità acquisita, un segnale determinante ai fini del diritto di essere considerata una grande squadra. Ma, talora, anche la grande squadra stessa cade nell’errore di non aver vinto una partita a causa della mancanza di questi fattori. Possono essere tante le cause e, non ultimo, l’avversario, la mancanza di lucidità, il non possesso palla, l’irrefrenabile ansia di ascoltare il triplice fischio dell’arbitro che decreta la fine della gara e poi l’imponderabile, ciò che non avevi pensato neanche tra le più catastrofiche previsioni. Tutto questo ci fa riflettere che nel calcio è importante sfruttare l’occasione e approfittare del momento opportuno. Battere il ferro finché è caldo e mai rimandare quello che hai già a portata di mano. Ma questo lo sanno tutte le squadre, sia all’inizio sia alla fine della partita. Gol mancato, gol subito. La teoria è semplice, ma è la pratica e la forza dell’adrenalina che spesso ti fanno andare in confusione. Riteniamo dunque, che il Catania debba fare tesoro di questo scivolone casalingo contro i nerazzurri e che la squadra di Maran debba preparare la partita di domenica prossima allo Juventus Stadium di Torino contro la Juventus, (reduce dall’importante passaggio ai quarti di finale di Champions), nella consapevolezza di fare il proprio gioco senza riverenza alcuna. Poi si tireranno le somme. D’altra parte, nel bene e nel male, questo Catania ha dimostrato di essere capace di tutto. Vero, presidente Pulvirenti? <br><br>Salvino Cavallaro <br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711catania.jpgSiNcatania-in-vista-della-juventus-impara-a-chiudere-le-partite-1010806.htmSiT1000014100451001,02,03030219
1261010778NewsCampionatiNapoli, De Sanctis: «I tifosi non devono ascoltare certe voci. Cavani non è stanco»20130307170827napoli, de sanctis Intervenuto a Radio Marte&nbsp;Intervenuto a 'Radio Marte', il portiere del Napoli Morgan De Sanctis ha parlato puntando il dito contro alcune persone che a suo giudizio fanno il male del club partenopeo: "Questa stagione ci deve inorgoglire, ma purtroppo c'è sempre qualcuno che cerca di minare l'ambiente. Mi rivolgo ai tifosi: non ascoltate queste persone, vogliono incendiare quello che di buono stiamo facendo. A volte questa città è autodistruttiva, ci sono atteggiamenti intellettualmente disonesti. Mi ricordo quando il mio comportamento durante Napoli-Lecce è stato montato dalla stampa in modo criminale. Voglio solo che i tifosi capiscano che stiamo dando tutto quello che possiamo, e nelle prossime partite capiremo dove potremo arrivare".<br><br>FUTURO - "Non sarà facile contro il Chievo. Questo è un momento decisivo nel campionato e noi dovremo accelerare. Noi abbiamo un grande presidente che fa oltretutto quadrare i bilanci, un grandissimo allenatore, ma purtroppo torno a dire, ci sono alcune persone che non si accontentano mai. Quando vinceremo uno scudetto diranno che dovevamo vincerlo con 10 punti di distacco. Invece il nostro pubblico è strepitoso: uno dei più belli al Mondo".<br><br>CAVANI - "E' un campionissimo, lo apprezzo ancora di più giocandoci insieme. Ma ho sentito anche una stupidaggine, che non segna più perchè si sacrifica. E' follia pura, perchè fa lo stesso tipo di gioco da 3 anni ed ha sempre segnato. Se oltretutto lo dice qualcuno che ha giocato a calcio, vuol dire che è in malafede".<br><br><br>C1007650adm001adm001de sanctis.jpgSiNnapoli-de-sanctis-i-tifosi-non-devono-ascoltare-certe-voci-cavani-non-e-stanco-1010778.htmNoT1000017100075701,02,03030180
1271010757NewsCampionatiMilan, Boateng: «Un altro anno insieme»20130306201997milan, boatengKevin-Prince Boateng è intervenuto sul suo profilo Twitter Kevin-Prince Boateng, oggi neo ventiseienne, è intervenuto sul suo profilo Twitter ha lasciato un messaggio ai suoi followers: "Un enorme ringraziamento a tutti per gli auguri di compleanno. Siete stati molti gentili. Facciamo un altro grande anno insieme".C1007650adm001adm001muntari-6.jpgSiNmilan-boateng-un-altro-anno-insieme-1010757.htmNoT1000027100075701,02,03,07030191
1281010746NewsCalciomercatoCalciomercato Inter, Cassano verso la rescissione20130306105917inter, cassanoSecondo quanto riporta TuttosportSecondo quanto riporta Tuttosport, nonostante le smentite e le prove di disgelo delle ultime ore, la storia tra l'Inter e Antonio Cassano è finita con il litigio avvenuto prima della gara contro il Catania. Il giocatore ieri si è allenato regolarmente, ma attorno a lui c'è il gelo. Niente multa per evitare ulteriori strascichi e poi, al momento giusto, il contratto che in questo momento lo lega al club nerazzurro fino al 2014 verrà rescisso.C1007650adm001adm001cassano.jpgSiNinter-cassano-verso-la-rescissione-1010746.htmSiT1000026100075701,02,03,09030287
1291010743NewsCampionatiCalciomercato Palermo, il Napoli vuole Ilicic20130305184620palermo, ilicicA Radio Crc nella trasmissione «Si gonfia la rete« è intervenuto Amir RuznicA Radio Crc nella trasmissione "Si gonfia la rete" è intervenuto Amir Ruznic, procuratore di Ilicic: "Già dalla partita contro il Siena si capirà quale sarà la strada del Palermo. Domenica conta solo vincere e poi continuare a sperare. Quando Ilicic arrivò a Palermo, la squadra era diversa e composta da nomi più importanti. Il mio assistito sta vivendo male questo momento perché quando si lotta per non retrocedere non è bello. Poi, il ragazzo viene anche da un infortunio. Ilicic ha grandi margini di miglioramento. Qualora Zamparini lo mettesse sul mercato, le offerte non mancherebbero. Per un giocatore dalle qualità di Ilicic è più facile giocare in squadre come il Napoli perché riuscirebbe ad esprimersi al meglio accanto a calciatori importanti. Quest'anno non dico che è stato penalizzato ma per un giocatore di grande classe, è più semplice giocare al fianco di giocatori di qualità".<BR><BR>"Se il Napoli è interessato a Ilicic? Non confermo perché la situazione del Palermo è critica e non è giusto parlare di mercato. Il giocatore è in Italia da tre anni per cui non ha bisogno di alcuna presentazione. Quando portai Ilicic al Palermo, lo presentai a Bigon ed il giocatore piaceva già allora. Che il Napoli sia una grande piazza è risaputo. Ilicic non può essere un'alternativa ad Hamsik perché non andrebbe in una squadra per fare la panchina. Ma, come caratteristiche, Ilicic e Hamsik sono uguali. Finchè ci sarà lo slovacco, il mio assistito non arriverà in azzurro". <BR><BR>C1007650adm001adm001palermo_parma_ilicic_mirante_getty.jpgSiNpalermo-il-napoli-vuole-ilicic-1010743.htmSiT1000023100075701,02,03,08030172
1301010736NewsCampionatiMilan, Galliani: «Il Barcellona è ancora la migliore. Dal Napoli alla Roma tutti possono andare in Champions League»20130305114913milan, gallianiL`ad del Milan Adriano Galliani&nbsp;L'ad del Milan Adriano Galliani, intervenuto ad un evento a Milano, ha rilasciato alcune dichiarazioni sull'infortunio di Balotelli e sulla prossima sfida al Barcellona riportate da 'Sky Sport': "Il Barcellona è ancora la squadra più forte del mondo, anche se sta vivendo un momento di basso. Balotelli? Speriamo di poterlo portare almeno in panchina. Secondo posto e qualificazione in Champions? Dal Napoli alla Roma tutti possono ambire alla Champions. Allegri? Dico bravo al mister, ma per il rinnovo c'è ancora tempo".C1007650adm001adm001galliani.jpgSiNmilan-galliani-il-barcellona-e-ancora-la-migliore-dal-napoli-alla-roma-tutti-possono-andare-in-champions-league1010736.htmSiT1000027100075701,02,03,07,08030261
1311010721NewsCampionatiIl punto del lunedì sulla serie A: la Juventus ad un passo dallo scudetto, Milan a valanga e rimontone Inter20130304161057serie aSerie A<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">La 27' giornata di serie A avvicina la Juventus alla conquista dello scudetto;i tifosi della vecchia Signora possono fare tutti gli scongiuri del caso ma i bianconeri frenano la rincorsa del Napoli, a cui il pareggio nello scontro diretto serve a poco. Continua invece la corsa al terzo posto del Milan, implacabile contro una Lazio ben lontana dalla forma migliore. L' Inter è corsara a Catania, dove riesce a compiere la rimonta perfetta e a conquistare i tre punti. In coda, il destino per Palermo, Siena e Pescara sembra già scritto e la serie Bwin è sempre più vicina. A nulla serve infatti il pari per i siciliani in casa del Torino, mentre le sconfitte interne delle altre due, rispettivamente contro Atalanta e Udinese, pregiudicano una situazione di classifica già deficitaria. Prima dei riassunti delle singole partite, in evidenza i TOP/FLOP della giornata. <!--?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /--><o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">TOP: Diamanti(Bologna)- trascina il Bologna alla vittoria contro l'ostica squadra del Cagliari. Il gol del trequartista ex West Ham e Brescia è un pezzo di bravura non da poco. Regala assist ai compagni e il mancino è sempre caldo. Dio in terra!<o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">FLOP: Candreva(Lazio)- una bella partita la sua (siamo naturalemente ironici), durata appena 15 minuti, nei quali si distingue per un intervento scellerato al limite dell'area su El Shaarawy: le conseguenze sono, nell'ordine, rosso diretto al centrocampista laziale, uomo in meno che si fa sentire e biancocelesti che rischiano il tracollo in quel di San Siro. Autolesionista!<o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">NAPOLI-JUVENTUS 1-1:<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>il match decisivo per lo scudetto va in scena in un San Paolo stracolmo e sognante. L'idillo viene però stroncato dopo appena dieci minuti, quando un cross di Pirlo pesca Chiellini in area, che dopo aver anticipato Britos, insacca di testa alle spalle di De Sanctis. Per il resto, il primo tempo è storia vecchia, i bianconeri continuano a presentare clamorose lacune in attacco, dove Vucinic spreca l'impossibile. E cosi' Inler prende l'ultimo treno per il pareggio, al termine della prima frazione, con un tiro deviato da Bonucci direttamente sotto l'incrocio dei pali. La ripresa è tutta partenopea ma Hamsik e ancora Inler trovano sulla loro strada un super Buffon. <o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">MILAN-LAZIO 3-0: la partita clou per il terzo posto resta aperta appena 15 minuti, ovvero prima che Candreva si faccia espellere per un fallaccio su El Shaarawy. L'uomo in più è oro colato per i ragazzi di Allegri che schiacciano la Lazio nella propria metà campo e passano in vantaggio con Pazzini al 40', per raddoppiare poco dopo con Boateng. E' ancora il Pazzo a chiudere i discorsi nella ripresa (minuto numero 60). Lazio sostanzialmente assente ingiustificata.<o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">TORINO-PALERMO 0-0: poche emozioni in questo scontro-salvezza, con il Torino più pericoloso degli ospiti, ma che alla fine si accontenta del pari. Per il Palermo la situazione è davvero drammatica: classifica più che precaria cui si somma la mancanza di gioco e di condizione.<o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">BOLOGNA-CAGLIARI 3-0: nella giornata del ricordo di Lucio Dalla, il Bologna incassa probabilmente i 3 punti che vogliono dire salvezza. La squadra di Pioli è ora a +11 sulla terz'ultima e anche i sardi restano relativamente tranquilli. Tre splendide reti regalano grandi emozioni al Dall'Ara: Taider al 5', Diamanti al 19' e Pasquato a tempo scaduto. Cagliari non pervenuto.<o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">CATANIA-INTER 2-3: la squadra di Maran si conferma bella, vivace frizzante, ma fallisce la partita che poteva permettere di coltivare sogni europei. Suicido perfetto in campo: avanti di due gol nel primo tempo, grazie a Bergessio e Marchese (7' e 19' minuto), grazie anche ad un Inter mal schierata. Ma la ripresa è un'altra storia: dentro Stankovic e soprattutto Palacio, il quale segna la doppietta decisiva, dopo il gol riapri-partita di Alvarez. <o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">FIORENTINA-CHIEVO 2-1: una Fiorentina poco bella ma cinica si rilancia dopo la sconfitta a Bologna. Il passaggio dal 3-5-2 al 4-3-3 non convince molto, ma dopo appena 4 minuti i viola sono già in vantaggio grazie a Pasqual. Il Chievo non ci sta ed è Cofie a riportare il risultato in parità. I clivensi tentano il colpaccio, per poi venire puniti a 10 minuti dalla fine dal rinforzo di Gennaio Larrondo.<o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">PESCARA-UDINESE 0-1: massimo risultato, minimo sforzo. L'Udinese di Guidolin porta a casa tre punti in quel di Pescara. Di Natale torna al gol, mentre gli abruzzesi non entrano mai in partita. Sconfitta che costa l'esonero a Bergodi, cui subentrerà probabilmente Bucchi.<o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">SAMPDORIA-PARMA 1-0: non è stata una partita entusiasmante quella tra due squadre di metà classifica, senza particolari patemi. La spuntano i padroni di casa, grazie a Icardi(58' minuto), mentre gli emiliani ci credono sino alla fine, ma non vanno oltre un palo di Amauri.<o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">SIENA-ATALANTA 0-2: il Siena spreca la possibilità di riaprire il discorso salvezza, cadendo in casa contro un'ottima Atalanta, in vantaggio già al 3' grazie a Bonaventura e pericolosa per tutta la prima frazione, soprattutto con Denis. Gli uomini di Iachini stentano, delude Emeghara e i bergamaschi raddoppiano al 68' ancora con Bonaventura.<o:p></o:p></font></font></span><br><br> <p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span lang="it" style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010;"><font size="3"><font face="Calibri">ROMA-GENOA 3-1: continua l'ottimo periodo della nuova Roma di Andreazzoli, che supera un ostico Genoa. Su rigore entrambe le prime realizzazioni: Totti al 16'(con "Er Pupone" che raggiunge Nordahl nella classifica dei migliori marcatori di sempre della serie A, con 225 reti) e Borriello al 42'. Un decisivo Stekelenburg stoppa i liguri e al 58' la Roma mette la freccia: sugli sviluppi di un corner Romagnoli, classe 1995, insacca alle spalle di Frey, mentre all'88 è il neo entrato Perrotta a chiudere il match.<o:p></o:p></font></font></span><br><br><br><br>C1007650FL0761FL0761milan-6.jpgSiNil-punto-del-lunedi-sulla-serie-a-juventus-ad-un-passo-dallo-scudetto-milan-a-valanga-e-rimontone-inter1010721.htmSiT1000007,T1000010,T1000011,T1000012,T1000014,T1000016,T1000017,T1000018,T1000019,T1000020,T1000022,T1000023,T1000024,T1000025,T1000026,T1000027,T1000028,T1000095,T1000097,T1000099100844901,02,03,06,07,08,09030673
1321010720NewsCampionatiSerie B, penalizzazione per il Novara20130304160750serie b, novaraIl Novara Calcio è stato penalizzatoIl Novara Calcio è stato penalizzato di un punto in classifica. Questa la sentenza: "La sanzione è dovuta per non aver documentato agli Organi federali competenti l'avvenuto pagamento delle ritenute IRPEF relative agli emolumenti dovuti ai propri tesserati per le mensilità di settembre e ottobre".C1007651adm001adm001tifosi.jpgSiNserie-b-penalizzazione-per-il-novara-1010720.htmNo100075501,02,03030200
1331010656NewsCampionatiLazio, gli ultrà si ribellano: «Ci vorrà ben altro per fermarci»20130228162434lazioIn casa Lazio nessuno è contento all`indomani della sanzione Uefa sui due turni di Europa League a porte chiuseIn casa Lazio nessuno è contento all'indomani della sanzione Uefa sui due turni di Europa League a porte chiuse. Intervenuto ai microfoni di 'Radio Sei', Fabrizio Diabolik, uno dei capi storici della tifoseria biancoceleste, ha tuonato: "Si parla di 200 persone su 25mila presenti allo stadio, e oltretutto il saluto romano non è soltanto un gesto fascista. La Curva Nord sarà lì fuori, dovranno chiudere tutta Roma per impedirci di essere presenti quella sera. Oltretutto, se ci facessero portare i megafoni allo stadio, sarebbe più facile rivolgersi a tutti i tifosi in una curva così grande e chieder loro di stare attenti".C1007650adm001adm001petkovic.jpgSiNlazio-gli-ultra-si-ribellano-ci-vorra-ben-altro-per-fermarci-1010656.htmSiT1000018100075501,02,03030118
1341010653NewsCampionatiNapoli, ag. Hamsik: «Vuole segnare alla Juventus»20130228160654napoli, hamsikA Radio Crc nella trasmissione «Si gonfia la rete« è intervenuto Juraj Venglos, procuratore del centrocampista del Napoli Marek HamsikA Radio Crc nella trasmissione "Si gonfia la rete" è intervenuto Juraj Venglos, procuratore del centrocampista del Napoli Marek Hamsik: "In questo ultimo periodo è mancata un po' di fortuna perché per lungo tempo il Napoli è stato al top della condizione. In una competizione lunga come la serie A, possono esserci dei momenti in cui la fortuna non assiste. Mi auguro che presto rivedremo un grande Napoli. La sfortuna talvolta va a toccare anche giocatori come Hamsik. Lui vorrebbe sempre esprimere tutto il suo potenziale. Hamsik credo abbia giocato bene anche nelle ultime partite, nonostante non abbia trovato la via del gol. L'episodio della rapina? Ad Hamsik piace tanto la città di Napoli e ama giocare in maglia azzurra. Certo, non è bello subire una rapina ma può capitare ovunque. Marek vuole dimenticare questo momento in fretta per cui è bene non dare troppa importanza a questo episodio. Napoli-Juventus? E' la partita più importante della stagione del Napoli. Hamsik cerca la massima concentrazione per affrontare al meglio questo match. Il mio assistito non ha paura della partita, uno dei problemi può essere legato alla pressione. La Juve ha più punti in classifica per cui è ovvio che maggiore pressione cade sulle spalle degli azzurri. Non so quale sarà il risultato finale ma ho la sensazione che il Napoli possa battere la Juventus. Spero che Marek domani faccia almeno un gol. La fascia da capitano? È un nostro sogno vedere Marek con la fascia di capitano". <br><br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001hamsik-insigne-pandev.jpgSiNnapoli-agente-hamsik-vuole-segnare-alla-juventus-1010653.htmSiT1000017100075501,02,03030209
1351010619NewsCampionatiNapoli, Maradona: «Voglio vedere il San Paolo pieno»20130226123410napoli, maradonaMaradona è tornato a Napoli. Grande entusiasmo ovviamente fra i tifosi. In questo momento El Pibe ha parlato in conferenza stampa, queste le sue dichiarazioniMaradona è tornato a Napoli. Grande entusiasmo ovviamente fra i tifosi. In questo momento El Pibe ha parlato in conferenza stampa, queste le sue dichiarazioni.<br><br> "Buongiorno a tutti e grazie per il rispetto di oggi, non di ieri quando mi sono arrivate le telecamere in testa. Volevo dire che era da tanto tempo che volevo vedere nuovamente Napoli così, ma c'è qualcuno che non mi lascia e non capisco perché. Quando ero a Milano mi è entrata la Finanza in camera, e questo sicuramente è fuori legge. Tutti gli altri possono passaggiare tranquillamente per Napoli e io non posso. La giustizia italiana non si deve mettere contro di me, io non sono una vittima ma sono uno che non sa com'era il contratto. Facevo sempre il contratto fuori fisco, questo lo sanno tutti gli altri. L'unico a cui stanno dietro sono io. Ci metto la faccio perché non ho ammazzato nessuno, quando sono stati firmati i contratti io mi stavo allenando; per questo non capisco la giustizia italiana venga a chiedere a me 40 milioni di euro. Io vengo veramente a chiedere veramente giustizia. Ripeto che io non c'entro niente con questo. Ringrazio i napoletani, che mi rispettano; vedo che l'affetto e l'amore non è cambiato. Napoli ha memoria, forse una memoria che qualcuno vuole cancellare. Chiedo alla giustizia italiana: 'lasciatemi camminare per l'Italia', ripeto che non ho ammazzato nessuno. Se posso risolvere il problema di italiani nella stessa condizione? Io sono argentino e non posso risolvere i problemi dell'Italia, come un italiano non può andare in Argentina e risolverle i problemi. Il presente della città? Io sono venuto a chiarire un problema mio, non a mangiare a causa di De Laurentiis o del sindaco. De Laurentiis non mi ha mai invitato a vedere una partita del Napoli. Il sindaco credo che abbia altri problemi da risolvere piuttosto che parlare con Maradona. Ho tanti ricordi belli, come vedere un San Paolo pieno, che non l'ho visto più". <br><br>C1007650adm001adm001diego-armando-maradona.jpgSiNnapoli-maradona-voglio-vedere-il-san-paolo-pieno-1010619.htmSiT1000017100075501,02,03,07,08030162
1361010618NewsCampionatiSimilitudini di preparazione e intendimenti calcistici: Antonio Venuto come Aurelio Andreazzoli20130226095847calcio“All’interno di un gruppo di lavoro deve scoccare la scintilla, deve nascere quella chimica senza la quale le cose non funzionano. Forse, nel caso di Zeman, è mancato qualche elemento”“All’interno di un gruppo di lavoro deve scoccare la scintilla, deve nascere quella chimica senza la quale le cose non funzionano. Forse, nel caso di Zeman, è mancato qualche elemento”. A parlare è l’allenatore della Roma Aurelio Andreazzoli ai microfoni di “Radio Anch’io Sport” in onda su Rai1. In questo modo si gode i due successi consecutivi, prima sulla Juventus e poi a Bergamo contro l’Atalanta. Andreazzoli è stato chiamato dalla società giallorossa a sostituire Zeman e lo sta facendo in maniera egregia. Ascoltando alla radio le parole del tecnico giallorosso, ci è venuto in mente lo stesso intendimento calcistico che è di mister Antonio Venuto, un tecnico forse ancora sconosciuto alle grandi platee del football nazionale ma non a chi, come noi, è abituato a vedere e scrivere di calcio a tutti i livelli. Venuto è allenatore dell’Hinterreggio, squadra che partecipa al campionato di Lega Pro in seconda divisione del girone B. Ma, se guardiamo il calcio sotto il profilo della cura e della competenza nell’amministrare il proprio gruppo di lavoro, ci accorgiamo che pur con il necessario distinguo del livello di categoria di appartenenza, ci sono fattori molto simili che uniscono in maniera radicale il rapporto tra allenatore e squadra. Seguiamo l’operato di mister Venuto ormai da un anno, fin da quando si è laureato a pieni voti a Coverciano durante l’ultimo corso allenatori di prima categoria assieme (tra gli altri) ai più illustri Roberto Baggio e Davis Mangia. Il suo è un percorso di notevole esempio e forza caratteriale, nel voler riuscire attraverso il calcio a realizzare certe filosofie che portano inevitabilmente a risultati vincenti. Egli, come Andreazzoli, parte dal fatto che il calcio è un gioco di squadra e, come tale, deve essere inteso come coordinamento, buona gestione e armonia di gruppo. Poi si può disquisire quanto si vuole sui più disparati schemi tattici da mettere in atto in base alle caratteristiche tecniche dei propri calciatori, ma se non si parte dalla buona relazione con il proprio gruppo composto da 15 o 18 atleti, non si va da nessuna parte. Un po’ come dire che tutto ciò che un allenatore impara teoricamente attraverso i migliori testi calcistici di tutti i tempi, servirebbero a poco se non messi in pratica attraverso i buoni rapporti con i propri calciatori e dalle motivazioni che si riescono ad infondere all’interno del gruppo stesso. Si tratti di titolari o di riserve, non ci deve essere nessun distinguo di preparazione tecnico tattica e atletica e neanche di stima reciproca. E’ un modus perfetto che mette in evidenza il buon rapporto tra uomini, prima ancora che tra atleti. Andreazzoli, al contrario di Zeman, pur essendo sconosciuto al grande pubblico (ricordiamo che egli è stato per anni al servizio del settore giovanile della società giallorossa e poi allenatore della Squadra Primavera) ha colto immediatamente ciò che mancava a questa Roma che aveva poco di umano. Con il suo avvento, si è modificato il sistema tattico attraverso migliori accorgimenti difensivi e, soprattutto, si è creato un gruppo motivato, umile e coeso, capace di ottenere risultati eccellenti. E’ successa la stessa cosa all’Hinterreggio, allorquando è stato chiamato mister Venuto a migliorare il rendimento di una squadra che appariva allo sbando e che stazionava pericolosamente in fondo alla classifica di Lega Pro. Oggi, dopo pochi mesi dal suo avvento sulla panchina dei calabresi, la squadra ha raggiunto un’ottima posizione di classifica con l’aggiunta di aver apportato nello spogliatoio una serie di motivazioni in grado di creare quell’armonia, quell’entusiasmo e quell’autostima necessarie per il raggiungimento di ottimi risultati. Sembra tutto facile, ma non è così. Sì, perché sia Andreazzoli che Venuto, pur partecipando a un calcio di categoria differente, sono accomunati prima di ogni altra cosa dal profondo senso di cura e migliore gestione delle proprie risorse umane. Bello vedere i calciatori abbracciare il proprio allenatore dopo un successo ottenuto sul campo. E’ l’emblema dell’idem sentire di gruppo, un segreto che nasce attraverso le mura di uno spogliatoio, prima ancora che sul rettangolo di gioco. Questo è successo domenica scorsa allo stadio di Bergamo, così come è avvenuto al Granillo di Reggio Calabria dopo il successo dell’Hinterreggio contro l’Arzanese. Si dirà che si tratta di un calcio diverso anche dal punto di vista economico, ma certe intime emozioni provocate dalle vittorie di gruppo, non distinguono il pallone di serie A neanche da quello tra dilettanti. In fondo il calcio è bello per questo, perché sa riconoscere il lavoro, la concentrazione, la fatica, ma anche l’unione di gruppo. Questo l’hanno capito bene, sia mister Andreazzoli che mister Venuto.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNsimilitudini-di-preparazione-e-intendimenti-calcistici-venuto-come-andreazzoli-1010618.htmSiT1000012100451001,02,03,06030253
1371010604NewsCampionatiLega Pro, un grande Hinterreggio vince contro l`Arzanese20130225104669lega pro, hinterreggioAdesso l’Hinterreggio può vedere il futuro con maggiore tranquillità, anche se è di vitale importanza continuare a non abbassare la guardiaAdesso&nbsp; l’Hinterreggio può vedere il futuro con maggiore tranquillità, anche se è di vitale importanza continuare a non abbassare la guardia. Avevamo previsto una partita emozionante e spettacolare, e così è stato tra Hinterreggio e Arzanese. I reggini di mister Venuto hanno condotto una partita impeccabile sotto il profilo dell’intensità e della volontà di vincere un confronto che li ha portati a quota 30 punti in classifica. Ma ciò che migliora tra i biancoazzurri, domenica dopo domenica, è quella forma mentis di squadra capace d’imporre il proprio gioco in maniera compatta e con la necessaria naturalezza. Segno inequivocabile che i ragazzi di Venuto stanno bene sotto il profilo psicofisico e che tutto il lavoro svolto fino ad oggi, comincia a dare i suoi frutti. Al Granillo si è visto calcio vero, un tipo di football che a tratti è addirittura sembrato di livello superiore, talmente si è apprezzato il gioco vivace e le azioni repentine e pericolose imposte dai reggini. E’ stata dunque una gara vivace e scoppiettante che, per la sola visione, ne è valsa il prezzo del biglietto dei numerosi spettatori. Nel primo tempo le due squadre si sono equivalse, nonostante la supremazia territoriale della squadra di mister Venuto. Ma sul finire della prima parte della gara l’Arzanese resta in dieci per effetto dell’espulsione di Elia per doppia ammonizione. Nel secondo tempo gli attacchi dei reggini si sono fatti più arrembanti e al 24’ Carbonaro porta in vantaggio i biancoazzurri dopo uno scambio perfetto con Cruz. Nel frattempo il portiere Mengoni (il Buffon dei reggini) conserva il risultato grazie a un grande intervento su azione d’attacco dell’Arzanese. Ma la squadra di Venuto, nel frattempo, non fa l’errore di abbassare il proprio centrocampo aspettando passivamente gli avversari, anzi controbatte con veemenza gli attacchi dei campani proiettati in avanti, nel tentativo di pareggiare la partita. Infatti, è l’Hinterreggio che spinge con convinzione e maggiore voglia di chiudere la partita. Al 45’ l’arbitro decide di dare ben 6 minuti di recupero e al 48’ l’Hinterreggio raddoppia ancora con Carbonaro, l’attaccante catanzarese giunto al suo sesto gol in campionato, il quale raccoglie un passaggio di Khoris e, appena dentro l’area di rigore, trova il destro a giro che supera il portiere campano. E’ stata dunque una partita bella anche se a tratti nervosa, ma non poteva essere diversamente vista l’importanza della posta in palio per tutte e due le squadre. L’Arzanese torna a casa sconfitta da un secco 2 a 0 inflitto da un Hinterreggio che ha meritato il successo finale. Adesso, per la squadra di mister Venuto si aprono nuovi orizzonti che, tuttavia, non devono distrarre dall’obiettivo di raggiungere la salvezza, con uno sguardo legittimo anche ai piani superiori della classifica. E, se questo Hinterreggio dal gioco interessante e dal gruppo compatto, riuscisse a lottare per arrivare a far parte dei play off ? In questo momento sembra un sogno, ma seguendo la crescita esponenziale di questa squadra, possiamo davvero dire che nulla è precluso. Importante è crederci credendo in sé stessi.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNlega-pro-un-grane-hinterreggio-batte-l-arzanese-1010604.htmSi100451001,02,03030108
1381010599NewsCampionatiRoma, Andreazzoli: «Chiunque vorrebbe restare qui»20130224193939roma, andreazzoliIntervenuto ai microfoni di Rai Sport dopo la seconda vittoria consecutiva sulla panchina della RomaIntervenuto ai microfoni di Rai Sport dopo la seconda vittoria consecutiva sulla panchina della Roma, Aurelio Andreazzoli ha affermato: "Siamo contenti per come abbiamo battuto prima la Juventus e oggi l'Atalanta, quest'ultima su un terreno pesante che ci vedeva sfavoriti, contro una squadra che fa dell'agonismo la propria dote principale, così siamo scesi in campo in assetto da battaglia. Lamela? Certamente può giocarore anche meglio, oggi il terreno non era certamente agevole rispetto alle sue caratteristiche; ricordiamo anche che è stato bravissimo Consigli a togliergli la gioia del gol con una parata, e che l'allenatore è contento del contributo fornito dal ragazzo alla squadra. Credo che non esista qualcuno al mondo che non vorrebbe essere allenatore della Roma a tempo indeterminato. Io traghettatore? Mi sento un componente della società, con cui ho un lungo contratto, e sono semplicemente un tesserato che ha come obiettivo fare gli interessi del club. Non ha molto senso in questa situazione parlare di traguardi a lunga scadenza, alzando l'asticella più di quanto si possa fare nell'immediato. Sicuramente vivere questo spogliatoio da otto anni mi ha avvantaggiato profondamente, facendo sì che avessi le idee chiare fin da subito riguardo a ogni situazione, e su come intervenire in merito. L'entrata in società degli sceicchi? Non è un problema dell'AS Roma come gruppo sportivo".<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001andreazzoli.jpgSiNroma-andreazzoli-chiunque-vorrebbe-restare-qui-1010599.htmNoT1000012100075501,02,03,06030107
1391010582NewsCampionatiInter, Stramaccioni: «Il Milan non è favorito. Vinciamo per Moratti»20130223160414inter, stramaccioniIl tecnico dell`Inter Andrea Stramaccioni Il tecnico dell'Inter Andrea Stramaccioni è intervenuto in conferenza stampa prima del derby:<br><br> Sul derby: "C'è grande voglia di giocare questa partita per spazzare via tutti i giudizi negativi".<br><br> Sulle critiche: "C'è sempre un fondo di verità. Ogni volta che abbiamo trovato delle basi su cui lavorare, è sempre successo qualcosa che ci ha tolto continuità. Cambiando molti giocatori è normale che inizino nuovi percorsi tattici. Avevamo inanellato dei risultati buoni con la difesa a tre, ma in alcune partite ci toglieva equilibrio".<br><br> Sull'attacco: "Era basato su certi uomini, senza Diego non ho più il terminale offensivo e sono costretto a rivedere qualcosa".<br><br> Sulla formazione: "Potrebbero esserci esclusioni eccellenti. Io metterò la squadra migliore per vincere il derby".<br><br> Sul Milan: "E' in un momento molto positivo, ha vinto contro i più forti al mondo. Noi veniamo da un momento di poca continuità, ma non credo che il Milan sia favorito. Io credo nella mia squadra".<br><br> Sulla gara di Firenze: "Abbiamo sbagliato tutto, ma quella non era l'inter. Giocare subito col Cluj ci ha fatto sicuramente bene. Possiamo affrontare il derby alla grande".<br><br> Sul calendario: "L'Europa League va rispettata ed onorata. Però vanno rispettati anche i calendari. Io non voglio trovare alibi, ma in un momento del genere 24 ore di recupero in più ci avrebbero fatto comodo. Questo al di là del derby. Se vogliamo continuare ad onorare l'Europa League in sede di calendario dovranno tenere conto della situazione".<br><br> Sul pubblico: "Sarà determinante. Hanno risposto alla grande ad inizio stagione, ci sono sempre stati vicini. Sono certo che ci trascineranno fino all'ultimo minuto".<br><br> Sulla partita: "Ce la vogliamo giocare. Il Milan ha qualità importanti, ma noi non avremo paura in campo. Dobbiamo mettere in campo qualcosa in più. Sarà fondamentale l'approccio".<br><br> Su Moratti: "Il presidente mi ha sempre dato fiducia, e io cercherò di fare di tutto per ripagare la sua fiducia. Per me sentire il presidente parlare così e vedere i giocatori che mi seguono sul campo è davvero importante".<br><br> Su Balotelli: "E' forte, ha molto talento e ha giocato qua. E' giusto che se ne parli tanto, ma per me sarà il derby fra due squadre, non il derby di Balotelli".<br><br> Su Alvarez: "Con l'infortunio di Milito acquisisce un'importanza vitale. Ha trovato continuità, in Romania l'ho tolto per gestirlo al meglio".<br><br> Su Ranocchia: "Giocherà solo se sta bene. Per me è più no che si. Chivu? Siamo in emergenza totale, dobbiamo fare di necessità virtù".<br><br>C1007650adm001adm001stramaccioni.jpgSiNinter-stramaccioni-il-milan-non-e-favorito-vinciamo-per-moratti-1010582.htmSiT1000026100075501,02,03,07030163
1401010564NewsCampionatiL`Hinterreggio di Venuto all`assalto dell`Arzanese20130222111011lega pro, hinterreggioDopo la vittoria interna di domenica scorsa nel derby campano contro l’Aversa NormannaDopo la vittoria interna di domenica scorsa nel derby campano contro l’Aversa Normanna, l’Arzanese prende fiducia, sale in classifica e domenica prossima si presenterà con grandi velleità al “Granillo” di Reggio Calabria per affrontare l’Hinterreggio. Un match davvero interessante che, alla vigilia, si presenta con molti appetibili spunti tecnici e agonistici. Da una parte la squadra campana di mister Antonio Rogazzo balzata al 9° posto in classifica con 31 punti, capace di espugnare campi all’apparenza impossibili da superare e, dall’altra, l’Hinterreggio di mister Antonio Venuto che, con i suoi 27 punti in classifica comincia lentamente ad allontanarsi dalle posizioni pericolose di retrocessione. Due squadre motivate e decise a far sua la posta in palio. E, se per i campani un’eventuale vittoria potrebbe significare l’avvicinamento alla zona play off, per i calabresi avrebbe il sapore importante di essere riusciti finalmente ad uscire da quel tunnel pericoloso rappresentato dal timore di retrocedere. Ma la squadra dell’ex tecnico del Milazzo Venuto, sa per esperienza che per vincere deve fare la partita perfetta e, questo, è nelle corde dei biancazzurri reggini. Dopo una serie di partite importanti, l’ultima delle quali giocata a l’Aquila domenica scorsa, l’Hinterreggio si propone ai media ed ai cultori del bel gioco, come chi sa produrre un calcio proficuo, capace di divertire divertendosi. La squadra di Venuto, infatti, sa essere cinica al punto giusto, capace di belle geometrie di gioco che mettono in evidenza la cura, l’abilità e la professionalità con la quale il coach siciliano riesce a preparare le partite. Lui sa per esperienza che non esistono partite facili e che ogni ostacolo è bene superarlo con cura, intelligenza tattica e, soprattutto, senza mai farsi assalire dall’ansia e dalla fretta di concludere. Un segreto di spogliatoio che sta dando i giusti e meritati frutti a questa simpatica squadra di Reggio Calabria che è garanzia di bel gioco, con l’obiettivo di smuovere sempre la propria classifica. I tifosi sognano alla grande e anche il giovane e sanguigno presidente Franco Pellicanò, primo sostenitore della sua squadra, pur toccando ferro percepisce che con l’avvento di Venuto si possono buttare le basi per un ambizioso progetto futuro. Sarà dunque una bella partita, quella tra Hinterreggio e Arzanese, due squadre che non ci stanno a perdere e che si affronteranno sicuramente all’insegna del bel gioco ma con raziocinio tattico, senza sconsiderate e rischiose licenze che potrebbero ritorcersi contro. Dunque, due squadre interessanti, due panchine importanti e due società ambiziose si affronteranno domenica prossima al “Granillo” di Reggio Calabria nel campionato di Lega Pro seconda divisione. I presupposti per uno spettacolo calcistico carico di emozioni ci sono tutti, vedremo se sarà davvero così!<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNl-hinterreggio-di-venuto-all-assalto-dell-arzanese-1010564.htmSi100451001,02,03030120
1411010534NewsCampionatiLa Sicilia rischia di perdere il suo derby principale20130219204527catania, palermoPalermo e Catania hanno rappresentato da sempre la massima espressione del calcio che conta in SiciliaPalermo e Catania hanno rappresentato da sempre la massima espressione del calcio che conta in Sicilia. Messina ha fatto la sua sporadica comparsa in un andirivieni che ha evidenziato mancanza di continuità e perniciose lacune progettuali, imputabili a personaggi che si sono avvicendati negli anni alla presidenza della società giallorossa. Palermo e Catania, invece, hanno dato esemplare e duraturo senso di appartenenza ai colori sociali, con capacità organizzative e di conduzione societaria che hanno premiato la loro permanenza per lungo tempo nella serie maggiore del calcio che conta. Purtroppo, in questo campionato 2012-’13, i rosanero palermitani diretti dal vulcanico presidente Zamparini sono pericolosamente ultimi in classifica, con la reale possibilità di essere tra le squadre che dovranno abbandonare la Serie A. Traspare un’usurata ed evidente stanchezza da parte del presidente Zamparini che, pur mischiando ripetutamente le carte, (com’è solito fare da anni), questa volta sembra non essere riuscito nell’intento di migliorare un Palermo che affonda le radici profonde in quei suoi problemi sempre&nbsp; tamponati e mai risolti negli anni. Zamparini ha comprato e venduto giocatori, ha messo a libro paga una valanga di allenatori con risultati che sono apparsi più palliativi in grado di tamponare che prese di posizioni adatte a risolvere. Insomma, ci pare davvero che questa volta i nodi del Palermo siano venuti al pettine e il continuo arrampicarsi sui vetri come in passato, non stia dando i frutti sperati. Il Catania di Nino Pulvirenti, invece, è in salute e sta raccogliendo i frutti di quanto ha saputo seminare diligentemente e pazientemente negli anni. Dalla consapevolezza mai abbandonata di essere fondamentalmente squadra di provincia, il Catania ha saputo costruire un’organizzazione societaria e una mentalità tale da non essere più sparagnina con l’unico riduttivo obiettivo di rimanere in Serie A, ma con qualcosa di più importante che significa il tentativo non più recondito di entrare a far parte del calcio europeo, con la testa orgogliosamente alta. Dopo i problemi della sua compagnia aerea (sui quali, peraltro, ancora si attendono chiarimenti ufficiali sulla vicenda tra Windjet e Alitalia) il presidente Nino Pulvirenti ha investito diligentemente e sempre di più nel suo Catania calcio. Il suo non è un fare da padre padrone, ma qualcosa di più democraticamente organizzativo nel pallone che conta. Egli si affida sempre a personaggi che conoscono il calcio e che sono capaci di dargli buoni consigli su questo o quel calciatore magari sconosciuto al grande pubblico ma che presto potrebbe rivelarsi un prezioso investimento per la squadra e per la società stessa. Gli allenatori del Catania non sono stati cacciati, ma sono andati via spontaneamente non perché si trovassero male, ma più semplicemente per andare là dove la carriera e le fortune economiche dessero loro maggiori garanzie. E così, il cambio è avvenuto sempre con sapiente senso del mai rivoluzionare ciò che si era costruito negli anni, cercando sul mercato quelle figure tecniche affini e capaci di continuare il discorso interrotto con il precedente allenatore. Così è successo tra Montella e Maran, due allenatori che hanno sposato immediatamente il credo della società Catania e del suo presidente Pulvirenti. Da sempre sosteniamo che nel calcio non s’inventa nulla e che vittorie e sconfitte non possono essere sempre frutto della fatalità, perché a gioco lungo si evidenziano macroscopicamente errori, ma anche capacità progettuali. Adesso Catania sorride ed è sotto i riflettori dei media, i quali non la vedono più come una piccola squadra di provincia ma come una società rispettabile e una compagine in grado di mettere in difficoltà chiunque; sia al Massimino, che fuori casa. Diamo dunque atto al presidente Pulvirenti di avere costruito negli anni con pazienza e abnegazione, questo straordinario giocattolo rotondo che si chiama pallone siciliano e che sta per diventare europeo. Lui è giustamente orgoglioso di rappresentare la sua terra di Sicilia, i siciliani, ma anche la sua città rappresentata da quell’elefante che è l’emblema di forza e carattere nel volere uscire fuori da un anonimato che ormai le sta davvero troppo stretto. Adesso comincia il bello, gentile presidente Pulvirenti. I catanesi e i siciliani orgogliosi del pallone fatto in casa, la invitano a stringere i denti dal punto di vista economico e finanziario e di continuare sulla strada intrapresa con successo, senza la tentazione di vendere per speculare. Questo significherebbe distruggere in un attimo ciò che lei ha sapientemente costruito nel tempo. E, se alla Sicilia mancherà momentaneamente l’affascinante derby tra le due città da sempre rivali, sarà ugualmente orgogliosa di te, Catania, e del tuo percorso (speriamo) europeo. Ad Maiora, Catania!<br><br> Salvino Cavallaro<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711palermo-catania.jpgSiNla-sicilia-rischia-di-perdere-il-suo-derby-principale-1010534.htmSiT1000014,T1000023100451001,02,03,09030173
1421010513NewsCampionatiCatania, Pulvirenti: «Mi dispiace per il Palermo»20130218164129catania, pulvirentiIl presidente del Catania Antonino PulvirentiIl presidente del Catania Antonino Pulvirenti, intervenuto in sala stampa al termine della vittoriosa gara interna contro il Bologna, ha speso qualche parola anche sul difficilissimo momento dei rosa:"Dispiace che il Palermo sia messo male perché il derby in A è uno spettacolo".C1007650adm001adm001pulvirenti1.jpgSiNcatania-pulvirenti-mi-dispiace-per-il-palermo-1010513.htmNoT1000014100075501,02,03,09030191
1431010515NewsCampionatiLega Pro, l`Hinterreggio sfiora il colpaccio a L`Aquila20130218160740lega pro, hinterreggioIncredibile, ma vero! L’Hinterreggio avrebbe potuto vincere sul campo dell’Aquila, squadra pretendente al salto di categoriaIncredibile, ma vero! L’Hinterreggio avrebbe potuto vincere sul campo dell’Aquila, squadra pretendente al salto di categoria, e invece deve accontentarsi di un pareggio, certamente importante finché si vuole, ma decisamente riduttivo in base a quanto la squadra di mister Antonio Venuto ha saputo dimostrare. Pur in inferiorità numerica a causa dell’espulsione di Anzilotti, il difensore biancazzurro reo di aver commesso al 21’ del primo tempo un fallo da ultimo uomo ai danni di Ciotola, l’Hinterreggio tiene il bandolo della gara contenendo diligentemente gli avversari e andando ad attaccarli in modo repentino e proficuo. Al 27’ cambio tattico di mister Venuto, fuori Broso e dentro Marguglio. Un cambio tattico che dimostra la capacità del tecnico siciliano di saper leggere la partita come pochi altri e di avere la prerogativa di individuare in tempo reale le possibili lacune degli avversari per poterli colpire in maniera proficua. Intanto termina il primo tempo con l’Aquila che è apparsa offensiva per tutta la prima parte della gara e un Hinterreggio in inferiorità numerica, che ha saputo contenere gli avversari e colpirli in contropiede in maniera efficace. All’8’ del secondo tempo la squadra di Venuto concretizza la sua ottima gara con una rete del solito Paolo Carbonaro, l’attaccante giunto al suo quarto gol stagionale che insacca con un tiro da fuori area e con l’inaspettata complicità del portiere avversario cui, per l’occasione, gli difetta la presa.&nbsp; Un minuto dopo l’Aquila corre ai ripari cambiando Improta con Ripa che al 14’ mette fuori di poco un pallone che avrebbe potuto pareggiare temporaneamente le sorti della gara. A questo punto l’Hinterreggio, diligentemente, decide di contenere gli avversari pur senza abbassare notevolmente il baricentro del suo centrocampo e non essere schiacciata dentro la propria area di rigore. Tuttavia, nulla può al 38’ del secondo tempo, quando Ripa realizza di testa il cross di Muccinanti. Poi ancora due cambi per mister Venuto che dà respiro alla sua squadra, cambiando al 40’ Khoris con Febbraio e al 44’ Carbonaro con Borghetto. Ed è proprio sul finire della gara che l’Hinterreggio pur decimato negli uomini, stringe i denti e mostra tutto il carattere e l’orgoglio che è prerogativa del suo coach Venuto. Al 45’,infatti, Trentinella in una delle tante efficaci ripartenze calcia a botta sicura, ma Pomante salva sulla linea di porta. Al 48’ c’è anche un’occasione per i padroni di casa, ma Mengoni si oppone degnamente al&nbsp; tiro di Ciotola. E, dopo 5 minuti di recupero, l’arbitro decreta la fine della partita. Un ottimo Hinterreggio dunque, che guarda con fiducia ad un futuro che si prospetta davvero roseo per i colori biancazzurri. Per quanto concerne la squadra abruzzese, possiamo dire che contro i reggini ha dimostrato tutto il suo valore e la caratura tecnica che la mette tra le pretendenti alla promozione. Peccato per loro, perché oggi hanno dovuto fare i conti con un Hinterreggio davvero superlativo e indomabile.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNlega-pro-l-hinterreggio-sfiora-il-colpaccio-a-l-aquila-1010515.htmSi100451001,02,03030116
1441010495NewsCampionatiCatania sogna. Raggiunta la salvezza gli etnei adesso possono provare l`impresa20130217205846almiron, pulvirenti, lodi, bergessio, pioli, maran, gomez, russo, bologna, etnei, catania, felsinei, montella, inter, fiorentina, parmaUn gran gol di Almiron risolve la pratica Bologna. Espulso Pioli nel finale<DIV align=justify>&nbsp;</DIV> <DIV align=justify>Dall'inviato Ivano Messineo - Maran a fine gara non si nasconde più. Volto soddisfatto quello del tecnico trentino, che fa i complimenti ai suoi per la difficile vittoria odierna e per lo straordinario campionato sin qui disputato. Nessuno forse avrebbe pensato che i rossazzurri a metà febbraio sarebbero arrivati a quota 39 con la salvezza in tasca. Segnale di maturità di un gruppo che si conosce bene e che oramai da diversi anni gioca insieme. Ma anche dimostrazione di come una società deve lavorare, mantenendo i bilanci in attivo e valorizzando numerosi talenti. Complimenti al presidente Nino Pulvirenti e a tutto lo staff del Catania. Il match di questo pomeriggio ha visto un Catania a tratti tambureggiante, che ha trovato dinanzi a sè un coriaceo Bologna, lesto a chiudere ogni spazio alle ali rossazzurre, venuto al Massimino col chiaro intento di portare a casa un punticino.&nbsp; Non era facile sbloccare l'incontro, serviva un episodio. Così, dopo le conclusioni pericolose di Marchese e Gomez, e il palo di Bergessio, sul finire di tempo ci pensava Almiron (uno dei migliori) di testa a portare gli etnei in vantaggio, deviando splendidamente in fondo al sacco un tiro d'angolo calciato da Lodi. Dopo aver mancato il raddoppio sul finire di tempo con lo stesso Almiron (altra incornata pericolosa), nella ripresa è cresciuta la formazione di Pioli (espulso al 90' per proteste), che ha chiuso con 4 attaccanti e ha impensierito un sempre attento Andujar (in grande forma) con Gabbiadini due volte e Gilardino. Così, sino al triplice fischio del mediocre Russo, i rossazzurri hanno controllato agevolmente la gara, sfiorando anche la seconda marcatura in contropiede con Gomez e Izco, riuscendo comunque a mettere in cascina tre punti preziosissimi che consentono agli uomini di Maran di raggiungere il traguardo della salvezza con 3 mesi d'anticipo. E adesso? I rossazzurri sono obbligati a dare il massimo sino alla fine onorando tutte le gare, ma è ovvio che devono tentare l'assalto a quella Europa League che a inizio stagione sembrava un'utopia. Primo obiettivo sarà quello del record di punti in Serie A, ma a questo punto, pur rimanendo con i piedi per terra come predica mister Maran, bisogna provare a entrare in Europa. Domenica i rossazzurri saranno di scena al Tardini, dove troveranno un Parma desideroso di riscattarsi dopo che nelle ultime 4 gare ha raccolto un solo punto. E fra 15 giorni al Massimino sarà di scena l'Inter. Il Bologna rimane invischiato nelle zone calde della graduatoria, anche se la squadra di Pioli, specie quella vista nella prima mezz'ora della ripresa, non dovrebbe avere problemi a raggiungere la salvezza. Domenica prossima impegno difficile per i felsinei, che al Dall'Ara riceveranno la visita della Fiorentina di mister Montella.</DIV> <DIV align=justify>&nbsp;</DIV> <DIV align=justify>&nbsp;</DIV>C1007650Catania Stadio Angelo Massimino ivomesivomesalmiron.jpgSiNcatania-bologna-almiron-salvezza-europa-1010495.htmSiT1000007,T1000010,T1000011,T1000012,T1000014,T1000016,T1000017,T1000018,T1000019,T1000020,T1000022,T1000023,T1000024,T1000025,T1000026,T1000027,T1000028,T1000095,T1000097,T1000099100075401,02,03,09030706
1451010492NewsCampionatiPescara, Bergodi: «Ci siamo demoralizzati dopo la prima rete»20130217195660pescara, bergodiIntervenuto ai microfoni di Rai Sport, Cristiano Bergodi, tecnico del Pescara, ha affermatoIntervenuto ai microfoni di Rai Sport, Cristiano Bergodi, tecnico del Pescara, ha affermato: "Mercato deludente? Da tecnico parlo della gara. La partita non si è sicuramente giocata bene, ma fino al primo gol del Cagliari la situazione era rimasta nel complesso in equilibrio; noi probabilmente avevamo fatto poco in avanti, ma questo valeva anche per gli avversari, dei quali abbiamo tentato di contrastare la ricerca della profondità. Quello che diamo ancora non basta, dobbiamo sicuramente curare una serie di aspetti; dopo il primo gol, arrivato di testa su una nostra disattenzione, da un giocatore non avvezzo a questo tipo di azioni offensive crollo mentale, c'è stato un crollo mentale, e credo che la squadra stia patendo sotto questo profilo più da questo punto di vista, piuttosto che dal punto di vista fisico. Bisogna tener conto del fatto che in questo Pescara ci sono tanti giovani e tanti stranieri alla prima esperienza nel calcio italiano; mancano comunque tredici partite, e ci sono i margini per poter lottare fino alla fine".<BR>C1007650adm001adm001quintero-6.jpgSiNpescara-bergodi-ci-siamo-arresi-dopo-la-prima-rete-1010492.htmNoT1000095100075501,02,03030144
1461010490NewsCampionatiGenoa, Ballardini: «Stiamo crescendo»20130217195247genoa, ballardiniBrevemente intervenuto ai microfoni di Rai Sport, Davide Ballardini ha così commentato l`1-0 conseguito oggi contro l`UdineseBrevemente intervenuto ai microfoni di Rai Sport, Davide Ballardini ha così commentato l'1-0 conseguito oggi contro l'Udinese: "Bene la crescita in difesa e la solidità generale, ma non basta, bisogna continuare a lavorare e proseguire su questa strada. Ottimi Kucka e Borriello? Sono d'accordo, e in generale la squadra ha giocato una grandissima gara. Il campionato è ancora lungo, ci sono ancora tante partite, non è il momento di stare a guardare troppo i punti. Il contributo difensivo e a metà campo di Borriello è un esempio di quanto tutti coloro che fanno parte di questo Genoa sono disposti a dare per raggiungere l'obiettivo".<BR>C1007650adm001adm001ballardini.jpgSiNgenoa-ballardini-stiamo-crescendo-1010490.htmNoT1000022100075501,02,03030140
1471010476NewsCampionatiInter, Stramaccioni: «Giusto guardare agli svincolati. Con la Fiorentina scontro per l`Europa»20130216125816inter, stramaccioniAndrea Stramaccioni, tecnico dell`Inter, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della delicata sfida contro la FiorentinaAndrea Stramaccioni, tecnico dell'Inter, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della delicata sfida contro la Fiorentina:<BR><BR>Sulla Fiorentina<BR>"Il Franchi è uno dei campi più difficili della serie A, tutte le grandi del campionato non hanno vinto a Firenze, anzi, hanno sofferto tantissimo. È uno scontro diretto per l'Europa, sarà difficile".<BR><BR>Su Milito<BR>"Abbiamo parlato dopo la gara, siamo tutti con lui e lo aspettiamo a braccia aperte. Non riesco a vedere l'Inter senza Diego Milito il prossimo anno, I nostri obiettivi non cambiano, dobbiamo dare tutti qualcosa in più. Oggi abbiamo bisogno anche di coloro che ultimamente hanno giocato poco, come Rocchi e Alvarez".<BR><BR>Sul mercato degli svincolati<BR>"Giustamente Branca ed Ausilio continuano a monitorare la situazione degli svincolati, anche se per adesso non mi è stato proposto nessun giocatore".<BR>Sul calendario ricco di impegni<BR><BR>"Probabilmente qualche cambio sarà fatto giovedì in coppa, anche perché abbiamo diversi indisponibili per l'Europa".<BR><BR>Su Stankovic<BR>"Sta bene, sono convinto che sarà fra i convocati per il derby".<BR><BR>C1007650adm001adm001stramaccioni.jpgSiNinter-stramaccioni-giusto-svincolati-fiorentina-pe-europa-1010476.htmSiT1000026100075501,02,03030201
1481010458NewsCampionatiRoma, Adreazzoli: «Se sta bene gioca Osvaldo»20130215162775roma, andreazzoliQueste le parole di Aurelio Andreazzoli, tecnico della Roma, durante la conferenza stampa della vigilia prima del match contro la Juventus Queste le parole di Aurelio Andreazzoli, tecnico della Roma, durante la conferenza stampa della vigilia prima del match contro la Juventus in programma domani sera all'Olimpico: "I numeri parlano di una sfida impari perché la Juventus è più avanti di noi, sia sul piano morale e organizzativo. Faccio i complimenti a Conte per quello che fa la sua squadra. Si vede la sua mano. I valori delle due squadre però non sono rispecchiati dalla classifica.<br><br> Domani difesa a tre? Questa squadra può attuare diverse soluzioni tattiche. Oggi tireremo le somme e prenderemo una decisione.<br><br> Gara giusta per ricompattare l'ambiente? Ogni gara può essere quella giusta. Affrontare però la squadra campione d'Italia può essere l'ideale. Abbiamo l'occasione irripetibile di fare bene e sono convinto che non mancheremo sul piano dell'applicazione. Vogliamo fare un risultato importante o almeno competere contro una squadra che spopola in Italia da due anni.<br><br> La squadra? Ho avuto la conferma che questo è un gruppo di ragazzi che da sempre la massima disponibilità.<br><br> La mia avventura in giallorosso? Per me questi sono stati 10 giorni di godimento assoluto. Poi c'è anche la partita della domenica.<br><br> Osvaldo convocato? Se sta bene gioca di sicuro.<br><br> La gara con la Sampdoria? Al momento dell'annullamento del gol di Lamela avremmo potuto essere alla peggiore delle ipotesi sul 2-0.<br><br> Il clima nello spogliatoio? Quello che è importante per la squadra è che certe cose vengano risolte all'interno della squadra ed è ciò che è avvenuto.<br><br> Pogba? Non so dire se sia meglio da regista o da vice Marchisio. L'assenza di Marchisio può essere per noi un vantaggio relativo. Chi lo sostituirà, sia che si tratti di Pogba o Giacchierini, si tratta sempre di giocatori di qualità.<br><br> La condizione fisica della squadra? La testa comanda tutto il resto. Io però non ho visto il calo di cui ho sentito parlare ultimamente. Abbiamo avuto una serie di episodi contrari che hanno inciso. Il gol del vantaggio annullato, il rigore sbagliato, l'infortunio di Castan sono cose che pesano.<br><br> Osvaldo? Quello che è stato scritto su di lui in settimana è l'esatto contrario di quello che è accaduto. C'è stato un chiarimento fra l parti, ma non dico niente di quello che è stato detto. Nel dopogara c'è stato un chiarimento, una discussione. Ho letto di Totti ripreso dal tecnico e dalla società: sono solo falsità.<br><br> Piris centrale nella difesa a tre? La prima volta che ne ho sentito parlare ha marcato Neymar. Credo che basti questo.<br><br> Cosa rappresenta Roma-Juventus? Il fatto che ci sia in campo la Juventus dice tutto. Stimo i bianconeri per il gioco e tanto altro. Come potrei non prepararla in maniera maniacale. Se poi riusciremo a fare ciò che abbiamo preparato è tutto un altro paio di maniche.<br><br> Obiettivi? E' una domanda superficiale. L'obiettivo è sempre quello di vincere la prossima partita. Noi cerchiamo di uscire da questa situazione vincendo domenica e poi anche quella dopo. Alla fine della stagione tireremo le somme e vedremo dove saremo arrivati.<br><br> Totti di nuovo centravanti? Francesco può giocare dappertutto. Questa può essere al bisogno una soluzione intrigante sia per me che per voi. E' una possibilità in più che ci da il nostro capitano.<br><br> Quello che è successo a Osvaldo in settimana, con i calci e le uova alla sua auto non è certo una bella cartolina per la Roma. Se fossi un calciatore andrei da un'altra parte. Sono valutazioni che i calciatori fanno.<br><br> Pjanic? Può giocare in ogni zona del campo in fase offensiva.<br><br> Una Roma più cattiva? Me l'aspetto anche io. E' un nostro difetto.<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001andreazzoli.jpgSiNroma-andreazzoli-se-sta-bene-gioca-osvaldo-1010458.htmSiT1000012100075501,02,03,06030167
1491010437NewsCampionatiGenoa, comunicato sull`operato fiscale20130214114117genoaGenoaLa Società ribadisce la piena correttezza del proprio operato fiscale e, pur facendo pieno affidamento sulla valutazione che i Giudici potranno dare ai fatti contestati, ritiene necessario comunicare quanto segue.<br><br> Da quanto si è potuto apprendere, è doveroso precisare come nella fattispecie non risulti contestata alcuna sottrazione di imposte, ma esclusivamente il mancato versamento nei termini dell'IVA relativa all'anno 2011, ritenendosi la Società responsabile del reato di cui all'art. 10 ter del D.lgs. n. 74/2000. Tale versamento, in realtà, è avvenuto nel pieno rispetto di un piano di rateazione concesso dall'Agenzia delle Entrate prima della scadenza del termine per il versamento, per cui si ritiene che la contestazione derivi da un disguido di comunicazione tra le Autorità preposte. La Società, infatti, ha fatto legittimo affidamento sui termini di versamento previsti dal provvedimento di rateazione, provvedendo, anzi, al versamento della prima rata in anticipo rispetto alla data concordata.<br><br> Un approfondimento della questione condurrà a escludere la ricorrenza di qualsiasi forma di illecito addebitabile alla Società o ai suoi rappresentanti, che hanno trovato da parte dell'Autorità Fiscale formale riconoscimento in un provvedimento amministrativo al quale la Società si è immediatamente conformata.<br><br> La mancata conoscenza di tali fatti, di cui ci si riserva la doverosa produzione nel giudizio, ha provocato una disinformazione mediatica che ha prodotto conseguenze dannose per l'immagine della Società e dei suoi rappresentanti, per cui è già stato dato mandato ai legali per ogni forma di tutela nelle sedi competenti.<br><br> Il Presidente Enrico Preziosi<BR>L'Amministratore Delegato Alessandro Zarbano<br><br>C1007650adm001adm001secolo18-024.jpgSiNgenoa-comunicato-sull-operato-fiscale-1010437.htmNoT1000022100075501,02,03030104
1501010415NewsCampionatiRoma, Destro: «Zeman ha influito nella mia decisione»20130213112527roma, destroRoma DestroL'attaccante giallorosso Mattia Destro, attualmente infortunato, ha concesso un'intervista in cui ha parlato della Roma, di Zeman e della Nazionale.<br><br> Sei pentito della scelta fatta in estate di venire alla Roma?<BR>"Di ripensamenti assolutamente non ne ho. E’ stata una decisione importante, sono molto contento di essere venuto qui a Roma a giocare in un club di prestigio e con grandi tifosi, che riservano un enorme affetto ai loro beniamini. Anche in città l’ambientamento procede alla grande senza alcun problema”.<br><br> C’era la possibilità di imparare calcio da Zeman.<BR>"Si, lui ha determinato in parte la mia decisione".<br><br> I metodi boemi.<BR>"Ha un metodo tutto suo e i giocatori devono seguire negli allenamenti durante la settimana per rendere poi al meglio nelle partite. Ti fa lavorare tanto come ti fanno lavorare tanto anche gli altri allenatori. Ribadisco, i metodi sono diversi, i gradoni li usa solo lui, ma alla fine la fatica che uno fa è più o meno la stessa rispetto a quella sotto altri tecnici".<br><br> Te lo aspettavi un Totti così forte e determinante all’età di 36 anni?<BR>"Le qualità di Francesco non si discutono, sono immense, poi se sta bene anche fisicamente è un giocatore che fa la differenza e la potrà fare anche fra uno o due anni".<br><br> Ci indichi due calciatori che ti hanno impressionato?<BR>"Tra i giovani, Florenzi sta facendo molto bene, nonostante la stagione passata abbia giocato in Serie B, si è subito abituato alla categoria superiore e ha fornito prestazioni di grande spessore. Pjanic ha delle qualità enormi. Fra qualche anno potrà diventare uno dei centrocampisti più forti d’Europa", ha spiegato Destro a Calcio2000.<br><br> Cosa ne pensi di questa rivalutazione dei giovani nel calcio?<BR>"Ti rispondo da giocatore giovane, per cui è scontato che io sia molto contento che attualmente si stia puntando sui ragazzi della mia età, che a tanti di loro si stia dando fiducia e che, visto che parecchi sono dotati di grandi qualità, li si utilizzi con costanza.<BR>Alcuni sono miei compagni o sono stati miei compagni nelle nazionali giovanili, per cui è ancora più ovvio che mi faccia piacere. Farli maturare e crescere al meglio credo sia un fattore positivo. Poi se mi chiedi se per risolvere la crisi del nostro calcio, questa sia la soluzione ideale e la nostra Serie A tornerà ai livelli del passato, non ti posso rispondere con nessuna certezza assoluta”.<br><br> Segui tutti i campionati?<BR>"Cerco di non perdermi una bella partita dei campionati stranieri ma non ho una squadra preferita né mi va tanto di citare un campione in particolare, visto che ce ne sono tantissimi e non vorrei fare un torto a nessuno.<br><br> Ti vedi alla guida dell’attacco della nazionale insieme a Stephan El Shaarawy?<BR>"No, non mi ci vedo con nessuno, perché i Mondiali per ora sono solo un sogno. E’ chiaro che ogni bambino quando dà i primi calci a un pallone spera da grande di disputare la Serie A e soprattutto la Coppa del Mondo. Però, ti ripeto, per ora è solo un bel sogno".<br><br>C1007650adm001adm001destro420.jpgSiNroma-destro-zeman-ha-influito-nella-mia-decisione-1010415.htmNoT1000012100075501,02,03030170
1511010405NewsCampionatiRoma, Pallotta: «Prendetevela con me»20130212175959roma, pallottaRoma PallottaA seguito delle forti contestazioni in casa Roma per i risultati il presidente della Roma James Pallotta rilascia alcune dichiarazioni, riportate sul sito ufficiale del club giallorosso: "Anche se non abbiamo ottenuto risultati molto soddisfacenti di recente, ho una grande fiducia nei nostri giocatori e nel nostro staff. Come ho già detto più volte, stiamo costruendo un organico societario ed una squadra che necessitano di tempo affinché possano diventare l'orgoglio di Roma. In questi periodi di transizione esistono sempre casi in cui, col senno di poi, si sarebbero potute fare scelte differenti, ma non intendo prendere decisioni di facciata solo per soddisfare i bisogni di qualcuno a breve termine. Sono dispiaciuto poiché sono cosciente del fatto che tutti vorremmo raggiungere rapidamente i risultati sperati, ma credo che, dal momento in cui sono divenuto Presidente sette mesi fa, abbiamo fatto passi in avanti sotto molti aspetti per raggiungere quei risultati a lungo termine e quella grandezza a cui puntiamo per il bene della Roma.Attaccare quotidianamente i nostri dirigenti come Baldini e Sabatini è inutile e non porta alcun risultato. Se preferite, prendetevela con me".C1007650adm001adm001pallotta.jpgSiNroma-pallotta-prendetevela-con-me-1010405.htmNoT1000012100075501,02,03030147
1521010400NewsCalciomercatoSampdoria, ag. Icardi: «Non c`è accordo con l`Inter»20130212164029sampdoria, icardiSampdoria IcardiPino Letterio, procuratore di Icardi e Diakitè, è intervenuto ai microfoni di Radio KissKiss Napoli nel corso di Radio Goal. Ecco quanto evidenziato da Tuttonapoli.net: "Non è vero che c'è stato l'accordo con l'Inter. Stiamo lavorando al rinnovo con la Sampdoria perché non ci sembra carino nei confronti di Garrone. Col Napoli parleremo la prossima settimana. Parleremo di Diakitè e Icardi ma lo scouting del Napoli è uno dei migliori al mondo quindi parleremo anche di alcuni U17 e U18. Su Icardi non abbiamo deciso nulla, noi vogliamo il progetto e il Napoli ha un grande progetto a prescindere dal futuro dell'allenatore. Il Napoli lo affascina per il progetto tecnico".<BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650adm001adm001sampdoria-6.jpgSiNsampdoria-agente-icardinon-c-e-accordo-con-l-inter-1010400.htmSiT1000097100075501,02,03,08030226
1531010394NewsCampionatiLazio, Zarate a Cavanda: «Benvenuto tra i fuori rosa»20130212124245lazio, zarate, cavandaLazio Zarate Cavanda'Benvenuto Cavanda tra i fuori rosa! Ti accoglieremo calorosamente. Eheh'. L'attaccante della Lazio, Mauro Zarate, ha commentato cosi', su Twitter, la situazione del compagno di squadra Luis Pedro Cavanda. Il terzino belga, al centro di una bega con la societa' per il mancato accordo del rinnovo contrattuale, non e' stato convocato per la partita di sabato scorso con il Napoli e, a detta di Zarate, si aggreghera' presto al gruppo di giocatori - composto da Pasquale Foggia, Modibo Diakite', Gonzalo Barreto e Zarate, appunto - che per vari motivi sono finiti ai margini del progetto biancoceleste e si allenano in disparte a Formello.C1007650adm001adm001cavanda.jpgSiNlazio-zarate-a-cavanda-benvenuto-tra-i-fuori-rosa-1010394.htmSiT1000018100075501,02,03,08030152
1541010372NewsCampionatiLega Pro, Hinterreggio: una favola diventata realtà20130212123447lega pro, hinterreggioLega Pro HinterreggioTra le innumerevoli società di calcio professionistiche italiane, ce ne sono alcune che, se pur di recente fondazione, assumono connotazioni degne di cronaca per ottima conduzione e interessante progettualità. Una fra queste è sicuramente l’HinterReggio del giovane presidente Francesco Pellicanò, la società calabra che solo da quest’anno è entrata a far parte dei professionisti del pallone, visto che milita nel campionato di Lega Pro Seconda Divisione girone B. La società dai colori bianco blu viene fondata nel 2006 con il nome di Associazione Sportiva Dilettantistica HinterReggio, dopo l’acquisizione del titolo sportivo Eccellenza Calabria della società scillese. Questo strano ma originale nome di HinterReggio richiama le parole “Hinterland reggino”. Dal 2008 al 2011 la società calabra si iscrive a campionati dilettantistici e il 2 settembre 2012 fa il suo esordio tra i professionisti cambiando la propria denominazione sociale in HinterReggio Calcio S.r.l. . Gran merito di questa repentina e superba scalata al successo è da accreditare al giovane e rampante presidente Francesco Pellicanò, un competente e appassionato estimatore del calcio reggino il quale ambisce a un progetto ambizioso che possa dare in breve tempo un’immagine importante alla sua pur giovane società di calcio. Una storia legata al pallone meridionale che risulta essere bella, interessante, intrigante in tutti i suoi aspetti più puri del calcio giocato. E, se pensiamo alla giovane nascita dell’HinterReggio, possiamo mettere in luce anche un piccolo palmarès costituito da un 1° classificato nel campionato di Serie D e un altro 1° nella Coppa Italia Dilettanti che costituiscono pur sempre l’orgoglio del suo presidente fondatore, dei suoi aficionado e di tutti i rappresentanti del suo ricco organigramma societario. Nomi talora sconosciuti al calcio delle grandi platee calcistiche ma che sono l’orgoglio di questo meraviglioso angolo di Calabria, per la concretezza dei risultati conquistati sul campo ed i grandi passi che sono stati fatti in solo sette anni dalla nascita della società calabra. La vicina scuola della Reggina calcio,( i professionisti amaranto di lungo corso che militano in Serie B), non offusca di certo l’immagine di questa simpatica cenerentola del calcio italiano, con i quali ne condivide la crescita ospitando allo stadio Oreste Granillo di Reggio Calabria tutte le partite casalinghe dell’HinterReggio. Come dicevamo, grande merito di questo successo và al giovane presidente Francesco Pellicanò, cui va riconosciuta grande dedizione, sacrifici economici ma anche competenza nell’allestire una società attenta e una squadra che fa pensare a un futuro proficuo di grandi soddisfazioni. E, pur con lo scotto necessario di inesperienza dovuta a chi si presenta per il primo anno tra i professionisti, il presidente Pellicanò ha capito in fretta le correzioni che urgevano necessarie nella sua HinterReggio che, partita in maniera difficoltosa e trovandosi in fondo alla classifica, ha cambiato in fretta l’allenatore e apportato alcune modifiche tecniche, acquistando qualche giocatore capace di migliorare le prestazioni della squadra. E così, dopo avere assunto mister Venuto, un allenatore di sicuro affidamento con il quale pensiamo che l’HinterReggio possa scrivere in futuro pagine indelebili nella storia di questa società, la squadra calabra ha raggiunto quota 26 punti, scalando lentamente una classifica capace di proiettarla (dopo aver raggiunto la salvezza) a ben altri obiettivi prestigiosi. E’evidente ed indiscutibile il senso di arguzia del presidente Pellicanò, il quale ha saputo agire con lungimiranza, affidando la squadra ad un coach che, per esperienza e capacità di motivazioni di gruppo, rappresenta la garanzia di un futuro importante. Noi che ci occupiamo di calcio e di uomini ad esso connessi, seguiremo le sorti di questa simpatica società di calcio che, se pur cenerentola tra i professionisti, rappresenta l’orgoglio della Calabria ma anche di tutto il calcio meridionale.<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>FL0711FL0711hinterreggio.jpgSiNlega-pro-hinterreggio-una-favola-diventata-realta-1010372.htmSi100451001,02,03030181
1551010375NewsCampionatiMilan, Galliani: «Stessa squadra anche per il prossimo anno»20130211175524milan, gallianiMilan GallianiL'Amministratore Delegato rossonero Adriano Galliani, intervenuto in conferenza stampa per la presentazione del torneo di poker che si terrà a San Siro in collaborazione con IziPlay, ha parlato di alcuni temi d'attualità, come il trio d'attacco e la posizione di Allegri. Ecco quanto riportato da Milan Time su acmilan.com: "Niang-Balotelli-El Shaarawy? Sicuramente è un tris d'assi, adesso abbiamo depositato con il nostro ufficio marketing il nome "Creste rossonere" e quindi lo utilizzeremo. Abbiamo scontato la parte iniziale, era chiaro che andati via i campioni del passato più due top-player avremmo avuto qualche problema, ma sapevamo che saremmo ritornati a fare bene. Certamente non succederà l'anno prossimo quando la squadra grosso modo sarà questa, è successo, era normale, ci vuole un po' di tempo per amalgamare i giocatori. Le parole di Berlusconi verso Allegri? Il presidente Berlusconi ha chiamato Allegri sabato sera e il sottoscritto ieri mattina per spiegare il senso delle cose che ha detto, Allegri ha un contratto, sarà l'allenatore del Milan anche l'anno prossimo. Contano i fatti, quando ho rinnovato il contratto a Max fino al 30 giugno 2014 giuro che ho avvisato il presidente che era d'accordo con me".<BR>C1007650adm001adm001galliani.jpgSiNmilan-galliani-stessa-squadra-anche-il-prossimo-anno-1010375.htmSiT1000027100075501,02,03,0703097
1561010355NewsCampionatiAtalanta, Colantuono: «Pareggio giusto col Catania»20130210194551atalanta, colantuonoAtalanta ColantuonoIntervenuto ai microfoni di Rai Sport dopo lo 0-0 interno ottenuto contro il Catania, Stefano Colantuono, tecnico dell'Atalanta, ha commentato: "Abbiamo mosso la classifica contro un avversario molto forte, in grado di far male, ripartire e sorprenderti in velocità. Questo punto va bene, considerando anche che su un terreno così gelato era molto difficile giocare palla a terra. Chiaramente senza i due punti di penalizzazione saremmo in un'altra posizione, ma non dobbiamo assolutamente dare per scontata la salvezza, siamo in un campionato in cui ogni situazione si può ribaltare da un momento all'altro".<BR>C1007650adm001adm001colantuono.jpgSiNatalanta-colantuono-pareggio-giusto-col-catania-1010355.htmNoT1000010100075701,02,03,09030315
1571010352NewsCampionatiPescara, Bergodi: «Pareggio importante»20130210194140pescara, bergodiPescara BergodiIntervenuto nella mixed zone del Barbera, Cristiano Bergodi, allenatore del Pescara capace di conseguire un buon 1-1, ha affermato: "La squadra ha giocato un buon calcio, rischiando anche di vincere nel finale. Un punto che ci riporta un po' di sorriso, e, al di là del fatto che anche la maggior parte delle dirette concorrenti per la salvezza, questo pareggio, ottenuto sul terreno di un Palermo molto agguerrito, serve soprattutto al morale. Non facciamo la corsa su nessuno, dobbiamo pensare soltanto a noi, e far punti possibile per quanto più possibile".C1007650adm001adm001togni-lacrime.jpgSiNpescara-bergodi-pareggio-importante-1010352.htmNoT1000095100075701,02,03030119
1581010327NewsCampionatiLazio, ag. Ledesma: «Poteva andare al Napoli»20130209174927lazio, ledesmaLazio Ledesma<BR>Vincenzo D'Ippolito, agente del centrocampista della Lazio, Cristian Ledesma, è intervenuto a Radio Gol su Kiss Kiss Napoli. Ecco quanto evidenziato da TuttoNapoli.net: "La Lazio è molto agguerrita per gli ultimi risultati, il Napoli è in gran forma e credo che vedremo un bel match. Ledesma? Un paio di anni fa si cominciò ad intavolare un discorso per il trasferimento del mio assistito in azzurro ma Lotito poi bloccò tutto, si oppose".<br><br> Spazio poi alla partita. "La Lazio contro il Napoli caccerà stimoli importanti, poi se lo gioca in casa questo scontro diretto; la squadra di Petkvic è una formazione camaleontica, che si difende in tanti uomini ma io vedo favorito il Napoli. Cavani? Io lo vedo sempre meglio, è un ragazzo che fa dell'atletismo la sua forza principale; farà bene anche stasera. Scudetto?<BR>Vedo Napoli e Juve alla pari al 45%, l'ultimo 10% lo lascio a una delle milanesi che sono in netta crescita, specie il Milan".<BR><br><br>C1007650adm001adm001ledesma cristian.jpgSiNlazio-ledesma-poteva-andare-al-napoli-1010327.htmSiT1000018100075701,02,03,06,07,08030204
1591010274NewsCalciomercatoCalciomercato Roma, Baldini: «Apprezzo molto Blanc»20130206175757roma, baldini, blancRoma Baldini BlancIl direttore generale della Roma, Franco Baldini, è intervenuto ai microfoni di "Radio Monte Carlo Sport", per parlare della scelta dell'allenatore per la prossima stagione: "Laurent Blanc faceva parte di una breve lista di nomi per il prossimo anno. Apprezzo Laurent Blanc. Per il prossimo anno è un'altra cosa: è in un breve elenco di nomi con altri allenatori".C1007650adm001adm001laurent-blanc_2244598b.jpgSiNroma-baldini-apprezzo-molto-blanc-1010274.htmSiT1000012100075501,02,03030328
1601010249NewsCampionatiLega Pro, per l`Hinterreggio è lecito sognare: ma restare con i piedi per terra è necessario20130205093038lega pro, hinterreggioLaga Pro HinterreggioCon una prestazione superba, l’Hinterreggio evade subito la pratica Goverrano vincendo con un secco 2 a 0. Dopo l’exploit della scorsa settimana in casa dell’Aprilia, i biancazzurri piegano un avversario per nulla facile, tenuto conto che gli ospiti vantano un ruolino di marcia che è superiore fuori dalle loro mura. I reggini sono in salute fisica e psicologica. Una metamorfosi incredibile che premia il grande lavoro e le benefiche terapie di mister Venuto, un allenatore che con le sue indubbie capacità ha dato autostima e motivazioni da vendere a un gruppo che, prima del suo avvento, sembrava sperso e demotivato. Ma il calcio è questo, strano e affascinante, crudele e meraviglioso, capace di scoraggiarti ed esaltarti in un solo attimo. Ed è il gol, la medicina essenziale per la cura di ogni malattia pallonara. <br><br> E, per arrivare a questo, è essenziale avere un conduttore in grado di conoscere il calcio e, soprattutto, il gruppo dei suoi ragazzi; questo, l’Hinterreggio ha la fortuna di averlo. E, a questo punto del campionato, vedendo la capacità di lottare e di vincere da parte dei biancazzurri, è lecito domandarsi cosa sarebbe stato di questa squadra se fosse stata affidata a Venuto fin dall’inizio del campionato. La risposta non c’è, mai nessuno potrà darcela, anche in virtù del fatto che i “se” e i “ma” non hanno mai fatto la storia. Tuttavia, apprezziamo il lavoro di cesello del tecnico siciliano, capace di rinvigorire muscoli e cervello di ragazzi che, se pur nella sua maggioranza è di giovane età, hanno comunque acquisito la giusta maturazione, necessaria a giocatori professionisti come loro. E così, dopo la doppietta chirurgica affibbiata dall’ex catanzarese Carbonaro al Goverrano, l’Hinterreggio si porta a quota 26 in classifica e agguanta il Foligno sconfitto in casa dalla Salernitana e il Borgo a Buggiano che non va oltre lo 0 a 0 contro l’Aprilia. <br><br> Un sogno ad occhi aperti per l’Hinterreggio di Venuto che, domenica dopo domenica, sta risalendo una classifica che si era fatta davvero pericolosa. Adesso si può rifiatare approfittando del turno di riposo del campionato di Lega Pro. Il prossimo turno del 17 febbraio, vedrà i reggini impegnati nella difficile trasferta dell’Aquila. C’è tempo per prepararsi a dovere e assaporare questo magico momento. L’importante è che i giocatori ascoltino le raccomandazioni del loro allenatore, uomo non incline a facili entusiasmi, capace tuttavia di tenere il gruppo coeso, attento a dare continue motivazioni e a non sottovalutare mai nessun avversario. Così facendo, alla fine si tireranno le somme senza nessun rimpianto di sorta.<br><br> Salvino Cavallaro <br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNlega-pro-hinterreggio-e-lecito-sogna-ma-necessario-restare-con-i-piedi-per-terra-1010249.htmSi100451001,02,03030155
1611010232NewsCalciomercatoNapoli, Rolando entusiasmato dal San Paolo20130204154711napoli, rolandoNapoli RolandoA Radio Crc nella trasmissione “Si gonfia la rete” è intervenuto l’avvocato Enzo Buongiovanni, intermediario dell'operazione Rolando: "E' contento di essere un calciatore del Napoli. Il curriculum del giocatore parla chiaro, ha vinto tutto, è un Nazionale portoghese. Napoli era la prima scelta, il San Paolo lo ha entusiasmato tanto e adesso deve lavorare per mettersi a disposizione di Walter Mazzarri.<br><br> Dopo la partita col Catania l’ho sentito. Aveva visto qualche immagine dello stadio partenopeo ma vivendolo sabato sera, è rimasto entusiasmato. Napoli gli trasferirà grandi stimoli.<br><br> Conosco Rolando e penso che possa adattarsi anche alla difesa a tre. L’incidenza del calciatore sulla vittoria dello scudetto non posso prevederla ma mi piacerebbe che il calciatore contribuisse alla battaglia del Napoli per il titolo.<br><br> Rolando per caratteristiche è un giocatore che nei tre di difesa renderebbe di più da centrale e infatti la trattativa è nata perché il Napoli non era a conoscenza dell’esito della sentenza Cannavaro. L’attesa della sentenza ha fatto sì che i dirigenti del Napoli prendessero il calciatore. I parametri economici nel calcio sono fondamentali e le offerte che il calciatore ha avuto da parte di altri club, sono state, vi assicuro, tutte superiori a quelle del Napoli che però è stato bravo ad accaparrarsi Rolando. La società ed in particolare Bigon e Micheli, sono stati bravi a convincere il calciatore che non ha voluto alcun’altra squadra se non il Napoli”.<br><br>C1007650adm001adm001rolando.jpgSiNnapoli-rolando-entusiasmato-dal-san-paolo-1010232.htmSiT1000017100075501,02,03,08,09030236
1621010227NewsCampionatiMilan, Montolivo: «Contro l`Udinese serata fantastica»20130204142025milan, montolivoMilan MontolivoIl centrocampista rossonero Riccardo Montolivo, intervenuto sul suo sito ufficiale Montolivo.it, ha commentato il successo di ieri sull'Udinese e si è proiettato sulla Nazionale: "Tre punti strappati all'ultimo secondo e aggancio all'Inter al 4° posto...serata da brividi. Domenica purtroppo dovrò saltare la trasferta di Cagliari, mi toccherà soffrire da casa... Ora Coverciano, Amsterdam e l'amichevole di lusso contro l'Olanda... Forza Azzurri!".C1007650adm001adm001montolivo-6.jpgSiNmilan-montolivo-contro-l-udinese-serata-fantastica-1010227.htmSiT1000027100075701,02,03,07030144
1631010190NewsCalciomercatoSerie A, il pagellone sul mercato: Juventus insufficiente. Spiccano Napoli e Milan20130201153013serie aSerie AOgni sessione di mercato offre spunti curiosi per giudicare l’operato delle società di serie A. E allora, giusto per giocare un po’, ecco il nostro pagellone su quanto avvenuto nel mercato di riparazione terminato ieri.<BR><BR>ATALANTA, voto 6 – Squadra leggermente in crisi rispetto alla scorsa stagione, equilibrato la rosa con la saggezza tipiche del direttore Marino. Via Schelotto,direzione Inter, potrebbe essere Brienza il vero ago della bilancia, anche per rilanciare le quotazioni di Denis. A meno che Colantuono non voglia concedere a Livaja di far emergere il suo talento. Unico neo, la quasi totale rivoluzione in difesa. Certi equilibri, si sa, vanno oliati col tempo.<BR><BR>BOLOGNA, voto 5 – Un ruolo scoperto era quello del portiere e non è stato coperto. L’incertezza in quel ruolo, specie per una squadra che deve salvarsi, non crea certo giovamento. E la cessione di un leader come Portanova non pare possa portare frutti. Anzi. <BR><BR>CAGLIARI, voto 5.5 – Cellino come al solito negli ultimi tempi, usa le finestre di mercato per resistere agli attacchi altrui ai suoi gioielli. Restano Astori, Pinilla e Nainggolan. Ma non arriva nessuno, se non Cabrera. Ed è difficile possa migliorare la situazione.<BR><BR>CATANIA, voto 6 – Anche in questo caso mosse totalmente difensive. Pulvirenti resiste alla corte spietate fatta ai gioielli Lodi, Spolli,Gomez, Almiron e Castro. Ma la squadra di Maran, in fondo non necessitava di altro se non di essere riconfermata in blocco.<BR>CHIEVO, voto 5.5 – Paloschi diventa a metà dei clivensi, ed era una conferma importante. Sampirisi è un giovane di buone prospettive, ma perdere Sorrentino è stata una mazzata. L’ex palermitano Ujkani non pare in grado di sostituirne il valore.<BR><BR>FIORENTINA, voto 6 – Anche in questo caso erano i portieri ad essere sotto esame, ma non è cambiato nulla. Per il resto serviva un esterno per far rifiatare Pasqual e non è arrivato, Sissoko e Rossi potranno essere utili. A patto che tornino in condizione. Ed un bomber ancora manca.<BR><BR>GENOA, voto 5.5 – Solito stravolgimento attuato da Preziosi. Entrano ben 9 giocatori nuovi ed in una squadra che cerca la salvezza non è mai una scelta semplice da far fruttare. Unico colpo di rilievo, l’ex Novara Marco Rigoni. <BR><BR>INTER, voto 6.5 – Metabolizzata l’amarezza per il passaggio ai cugini rossoneri di Balotelli, Moratti ed i suoi hanno operato all’insegna del nuovo corso: risparmio e scommesse sui giovani. Certo Sneijder e Coutinho fanno perdere punti in qualità, ma&nbsp; il 3-5-2 di Stramaccioni ormai non prevede più i trequartisti. Mancato solo il ricambio di Milito, Rocchi ormai è al capolinea.<BR><BR>JUVENTUS, voto 5.5 – Soliti assalti finali per assicurare a Conte il vero obiettivo che mancava ai bianconeri: il bomber. Anelka non vale Matri e Quagliarella pur avendo peso in campo internazionale, Peluso forse non è adatto a grandi platee. Llorente a giugno però è un buon colpo. <BR><BR>LAZIO, voto 6 – Le due romane protagoniste dei due veri flop del mercato. I biancocelesti hanno accarezzato il sogno di avere Felipe Anderson, dal Santos. Ma un trasferimento internazionale non puoi imbastirlo all’ultimo secondo ed un fax ha fatto saltare tutto. Pessima la gestione del caso Zarate, mercato senza botti ma la rosa è a posto così. <BR><BR>MILAN, voto 7.5 – Male ad inizio stagione, i rossoneri dovevano per forza rispondere coi fatti a gennaio. E l’ha fatto in pieno, con Balotelli su tutti ma anche con scommesse su giovani di talento come Saponara e Salamon. Ora il nuovo corso può partire.<BR><BR>NAPOLI, voto 7 – Ultimamente i partenopei comprano solo per inserire pedine che servono nel posto giusto. Così è stato per i nuovi acquisti,con Rolando su tutti. Armero e Calaiò possono offrire garanzie da ottimi rincalzi. Ma anche in questo caso la rosa era competitiva. <BR><BR>PALERMO, voto 6 – Vale lo stesso discorso fatto per il Genoa. Rivoluzione totale, ma la salvezza non si può inventare. Ottimo l’acquisto di Sorrentino. Dossena e Fabbrini sono uomini di livello, ma davanti sono arrivati giocatori che devono conoscere il nostro campionato. E il tempo stringe.<BR><BR>PARMA, voto 6 – Nessun botto, ma sostituzioni mirate di calciatori venduti. Il progetto gialloblù non aveva bisogno di notevoli aggiustamenti, aver resistito ai corteggiamenti a Belfodil è stato già un gran passo.<BR><BR>PESCARA, voto 5.5 – La quantità fa non la qualità. Numerosi arrivi,con Sforzini su tutti. Ma qui come a Palermo e Genova, si punta alla salvezza e nulla può essere inventato dall’oggi al domani.<BR><BR>ROMA, voto 5 – Stekelemburg parte per Londra pensando di andare al Fulham ma una volta atterrato scopre che non c’è stato accordo. Il solo Torosidis non cambia gli equilibri, il vero problema è nella testa dei senatori e di Zeman.<BR><BR>SAMPDORIA, voto 6 – Icardi e Poli nel mirino delle grandi sono stati confermati e fanno gran parte del voto del mercato blucerchiato. Sansone, ex Torino, può far rifiatare l’attacco.<BR><BR>SIENA, voto 5.5 – Un’altra rivoluzione totale. Via Calaiò, non è arrivato nessun bomber di razza, se non Pozzi. Dietro parte anche Neto ed arrivano Terlizzi ed Uvini. Ma non pare che queste mosse possano fare la differenza.<BR><BR>TORINO, voto 6 – Barreto farà bene se la condizione lo reggerà, la rosa era già ampia e non andava ulteriormente aumentata. Due carneadi da scoprire (Menga e Kabasele) ma il vero nodo da qui alla fine sarà il futuro di capitan Bianchi.<BR><BR>UDINESE, voto 6 – Come sempre succede in casa friulana, mercato senza nomi eclatanti ma con spostamenti mirati. Via Coda e Fabbrini per crescere,Guidolin saprà fare tesoro del materiale a disposizione. Anche senza nomi roboanti. <BR><BR>Gabriele Cavallaro<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650adm001adm001balotelli-6.jpgSiNserie-a-il-pagellone-sul-mercato-insufficiente-la-juventus-spiccano-napoli-e-milan-1010190.htmSi100075701,02,03,06,07,08030443
1641010170NewsCampionatiJuventus, si paga un appannamento momentaneo20130130133648juventusJuventusPrima un eccesso di ira che lo ha portato a non controllare le emozioni dopo la gara contro il Genoa. Poi un teatrino ironico a tal punto da infastidire i giornalisti presenti in sala stampa, con dichiarazioni assolutamente mirabolanti del tipo “Vucinic si è buttato e Giovinco è svenuto per un calo di zuccheri”. Vero, verissimo, anche nella semifinale di ritorno di Coppa Italia vinta da una tostissima Lazio, Conte e la Juve hanno dovuto sopportare ingiustizie arbitrali. Ma la teoria che dovrebbe prevalere (non ci si stancherà mai di ribadirlo) è sempre quella dell’equilibrio. Non sopra le righe, né da sfottò da bar. Purtroppo l’arbitro è una componente imprescindibile del gioco, è umano, subisce pressioni e di conseguenza sbaglia. O si accetta questo, lottando magari perché si apporti finalmente la moviola a bordo campo, oppure sbraitare non ha senso. Perché se servisse a far cambiare gli esiti delle gare si potrebbe accettare. Ma siccome alimenta solo venti di guerra, la logica direbbe che sia meglio comportarsi con raziocinio. La polemica acre di Conte nella conferenza stampa del dopo gara, è certamente frutto di mesi di rabbia covata dentro per l’ingiustizia Scommessopoli e per i recenti torti arbitrali. Che però, guarda caso, fanno male soprattutto quando i risultati non ti danno ragione. La Juve, lo abbiamo scritto di recente, paga un momento di appannamento dopo il richiamo di preparazione invernale. Paga una carenza evidentissima in zona d’attacco, infarcita di seconde punte e trequartisti che sanno costruire ma non hanno l’istinto del bomber di razza. Quello che magari vedi poco, ma quando c’è da effettuare la stoccata decisiva, c’è e si vede. L’arrivo di Anelka non potrà certo sopperire a questa mancanza e nemmeno le statistiche che vedono i bianconeri con l’attacco più prolifico del campionato. Perché altrimenti l’azione al 95’ con Giovinco e Marchisio che hanno buttato all’aria la qualificazione alla finale, avrebbe messo a tacere tutti. Anche la vena, inutilmente ironica, di mister Conte. <br><br> Gabriele Cavallaro<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001juventu.jpgSiNjuventus-si-paga-un-appannamento-momentaneo-1010170.htmSiT1000007100075701,02,03,06030164
1651010143NewsCampionatiHinterreggio, successo esterno che vale doppio20130128115419hinterreggioHinterreggio“Riteniamo un incidente di percorso il 3 a 0 subito in casa dall’Hinterreggio, anche alla luce di quanto ha saputo fare fino ad oggi la squadra di Venuto. Siamo sicuri che nel corso della settimana i reggini sapranno preparare in maniera consona la prossima partita di campionato in casa dell’Aprilia che è terza in classifica, facendo tesoro degli errori e dell’esperienza maturata contro il Pontedera. Conoscendo le capacità del suo condottiero, non può che essere così”. Sul finire della nostra analisi sulla partita che l’Hinterreggio aveva perso malamente in casa la scorsa settimana contro il Pontedera, avevamo tratto queste considerazioni. Oggi, a distanza di una settimana e dopo l’importante vittoria dei reggini in casa dell’Aprilia, possiamo dire che avevamo visto bene. Non siamo certo chiaroveggenti, ma più semplicemente cerchiamo di analizzare il calcio in virtù di situazioni che vanno al di là del semplice risultato ottenuto sul campo. La squadra di Antonio Venuto ha conquistato una grande vittoria ad Aprilia, contro una compagine che è lanciatissima per i play off. Con il risultato di 0 a 1, i reggini hanno espugnato il Ricci grazie a un gol di Totò Vicari. La vittoria è arrivata al 92’, dopo che la gara aveva dato chiari segnali di ottima tenuta atletica e tattica da parte dei ragazzi di Venuto. Non ci sorprende questa carica di grinta e determinazione dell’Hinterreggio e non ci meraviglia neanche il suo credere fermamente fino alla fine, che la partita possa essere vinta senza lasciare nulla d’intentato. E’ la caratteristica delle squadre allenate da mister Venuto, i cui risultati ottenuti sia in campo dilettantistico sia nel più importante professionismo calcistico, hanno dato ragione al suo credo. Per questo siamo convinti che l’Hinterreggio non solo si salverà, ma saprà dare ai propri tifosi le giuste e meritate soddisfazioni. La squadra di Venuto, infatti, appare coesa, proletaria, con grande “fame” calcistica e umiltà, ma anche consapevole nei propri mezzi che sono sorretti da ottime motivazioni. Tuttavia, il calcio c’insegna che la continuità di risultati positivi è sempre figlia del lavoro serio e della buona preparazione mentale; due condizioni che devono sempre andare di pari passo. Vedremo cosa accadrà in seguito. Noi seguiremo gli eventi e saremo testimoni delle vicende agonistiche del campionato dell’Hinterreggio.<br><br> Salvino Cavallaro <br><br> <BR>&nbsp;<br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNhinterreggio-successo-esterno-che-vale-doppio-1010143.htmSi100451001,02,03030110
1661010107NewsCalciomercatoCalciomercato Parma, ag. Amauri: «Vuole restare»20130124161217parma, amauriParma AmauriA Radio Crc nella trasmissione "Si gonfia la rete" è intervenuto Giampiero Pocetta, procuratore dell'attaccante del Parma Amauri, accostato anche all' Hoffenheim nelle ultime ore di mercato: "Domenica Amauri sarà un avversario del Napoli, ci sono degli interessamenti per il mio assistito ma credo che il rapporto col Parma difficilmente si potrà interrompere. Ad oggi Amauri è un giocatore del Parma, il mio assistito si trova bene a parma e la società non vuole provarsi del giocatore".C1007650adm001adm0011622717_w2.jpgSiNparma-agente-amauri-vuole-restare-1010107.htmSiT1000016100075701,02,03,08030392
1671010074NewsCampionatiHinterreggio, uno scivolone che non si ripercuoterà sulla salvezza20130121092935hinterreggioHinterreggioCi sono due facce nella medaglia del calcio come in quella della vita. Da una parte la certezza del presente e dall’altra l’imponderabile che si annida sempre dietro l’angolo. Ma forse è proprio bello per questo il calcio, perché ti tiene sempre sulla corda e non ti dà mai certezze assolute. Dopo la lunga serie di risultati positivi ottenuti dall’Hinterreggio di mister Venuto, gli ospiti toscani del Pontedera ne hanno fermato l’incedere verso la strada della salvezza. Un risultato pesante per i calabresi che, al Granillo, tra le proprie mura, perdono il confronto con il Pontedera per 0 a 3. Con questa vittoria i toscani si portano al secondo posto in classifica dietro una Salernitana che la sovrasta di ben dieci punti nella classifica di Lega Pro 2. Tuttavia, la prova incolore della squadra di Antonio Venuto non deve creare inutili allarmismi, ma deve essere “assorbita” come un incidente di percorso. Diciamo questo in virtù del buon momento che l’Hinterreggio ha dimostrato fino ad oggi, un momento con non può essere cancellato in un sol attimo dal pur rotondo passivo ottenuto dalla partita contro il Pontedera. I toscani si sono trovati in vantaggio dopo soli dieci minuti con Arrighini. Poi al 39’ raddoppiano con Regoli e al 93’ realizzano il terzo gol con Grassi. Come dicevamo, la sconfitta subita dai reggini non deve far pensare a una disfatta della squadra ma, al contrario, pur nell’amarezza di un pesante passivo, è importante mettere in evidenza la vera anima della squadra di Venuto, che è quella della naturale propulsione offensiva. E’ una scuola di pensiero che, a nostro avviso, è assolutamente apprezzabile dal punto di vista caratteriale. Il 3-5-2 voluto dal tecnico reggino fin dal primo giorno in cui gli è stata affidata questa squadra, dà il senso del suo lavoro e della sua tattica scelta in base alle caratteristiche tecniche dei ragazzi messi a sua disposizione dalla società. E, in base a quanto detto, possiamo giustificare una sconfitta che, pur di larghe proporzioni, è figlia di una mentalità calcistica che vuole imporre il proprio gioco contro tutte le avversarie di turno; siano esse prime o ultime in classifica. Per questo riteniamo un incidente di percorso il 3 a 0 subito in casa dall’Hinterreggio, anche alla luce di quanto a saputo fare fino ad oggi la squadra di Venuto. Siamo sicuri che, nel corso della settimana, i reggini sapranno preparare in maniera consona la prossima partita di campionato in casa dell’Aprilia che è terza in classifica, facendo tesoro degli errori e dell’esperienza maturata contro il Pontedera. Conoscendo le capacità del suo condottiero, non può che essere così.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNhinterreggio-uno-scivolone-che-non-si-ripercuotera-sulla-salvezza-1010074.htmSi100451001,02,03030134
1681010006NewsCampionatiHinterreggio, un altro passo in avanti20130113165124hinterreggioHinterreggioGià da qualche settimana a questa parte, avevamo previsto che la squadra di mister Venuto avesse imboccato la strada giusta: quella che porta dritto alla salvezza. E in effetti, fino ad oggi, l’Hinterreggio ha inanellato una serie consistente di partite utili consecutive. La squadra calabrese che aveva cominciato questo campionato in maniera a dir poco insufficiente, con l’avvento del nuovo mister Antonio Venuto ha saputo riprendere il bandolo di una matassa che era subito apparsa ingarbugliata e che appariva di difficile soluzione. Ma si sa, nel calcio esistono componenti che, attraverso il lavoro, la dedizione, la fatica e la voglia di crescere, alla lunga pagano. Come nella vita, nel mondo del pallone non s’inventa nulla. I risultati positivi sono il frutto di grande dedizione da parte del gruppo che deve essere coeso e avere quella fatidica “fame” di risultati positivi che rappresentano l’obiettivo principale da raggiungere. E, per far questo, c’è bisogno del leader di gruppo e cioè dell’allenatore capace di cementare nella testa dei propri ragazzi la sensibilità e l’amor proprio. Dietro ogni situazione positiva, c’è sempre un faticoso lavoro di campo e di spogliatoio, spesso fatto in armonia totale. Un lavoro che agisce sì, sulle gambe dei giocatori ma, soprattutto, nella loro testa. Ed è qui la bravura di mister Venuto, nel mettere sullo stesso piano d’importanza l’attività fisica, atletica, tattica, ma anche psicologica. All’Hinterreggio c’era proprio bisogno di uno come lui e, con tutto il rispetto per i suoi predecessori che pur hanno lavorato degnamente in casa calabrese, riteniamo che l’aver assunto Venuto abbia non solo il significato di condurre la squadra alla salvezza, ma crediamo che i dirigenti reggini abbiano capito che il suo agire nell’ambito della squadra, possa coronare più ampie ambizioni per il futuro. Ma, per il momento, è giusto restare con i piedi per terra e focalizzarsi giustamente sul lavoro, senza strani voli pindarici. In terra toscana, e più precisamente a Lucca, in casa del Borgo a Buggiano, i ragazzi di mister Venuto hanno dimostrato carattere, acciuffando a sei minuti dal termine un pareggio che, per come si erano messe le cose, appariva assolutamente ingiusto. L’Hinterreggio, infatti, al 35’ si era trovato immeritatamente in svantaggio a causa di un’autorete di Impagliazzo, capace poi nella ripresa, di sfiorare il gol colpendo di testa la traversa della porta avversaria. La squadra di Venuto non si è abbattuta, ha reagito con grinta, determinazione ma, anche, con il cervello. E, sul finire della partita, ha colto il meritato pareggio con l’ex catanzarese Carbonaro, che ha sfruttato un suggerimento di Angelino, il nuovo arrivato in casa Hinterreggio. I reggini, dunque, tornano a casa con un punto importante che non è minimalista e neanche l’emblema dell’accontentarsi, ma la consapevolezza di avere individuato la strada giusta che li porterà, molto probabilmente, non solo alla salvezza! D’altra parte, non può essere diversamente in un gruppo che, coeso com’è, recita a memoria e a chiari lettere il “Tutti per uno e uno per tutti”.<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNhinterreggio-un-altro-passo-in-avanti-1010006.htmSi100451001,02,03030139
1691009942NewsCampionatiAntonio Cabrini, tra passato e presente: «La Juventus è la favorita»20130109171139cabriniCabrini“Mi sono presentato da solo, avevo quattordici anni. Cercavano ragazzini, quel giorno eravamo una cinquantina. C’erano diversi allenatori, fra i quali Nolli, ex giocatore della Sampdoria ai tempi di Baldini. E’ stato il mio vero scopritore, lui mi ha creato come giocatore. Inizialmente giocavo all’attacco, ala sinistra. Negli allievi c’era bisogno di un terzino e Nolli mi mise lì”. Comincia così la bella storia calcistica di Antonio Cabrini, il “Bell’Antonio” e “Fidanzato d’Italia” che tutti ricordano, in particolar modo le giovani ragazze d’allora. Nato l’8 ottobre 1957 tra i paesi di Casalbuttano e Casalverde, a pochi chilometri da Cremona, Cabrini approda alla Juventus nel 1977 ed esordisce il 13 febbraio dello stesso anno. Proveniente dall’Atalanta, che allora militava in Serie B, Cabrini bruciò subito le tappe della sua carriera e, divenuto titolare inamovibile in bianconero, ebbe ben presto anche la promozione di titolare anche in Nazionale, dove è diventato campione del mondo nel 1982 con gli azzurri di Enzo Bearzot.”Ho un carattere abbastanza espansivo e aperto” dice il bell’Antonio, “per cui non ho avuto difficoltà di ambientamento a Torino e non ho mai avuto problemi di solitudine; per questo ringrazio Tardelli e il povero Scirea, due ragazzi straordinari con i quali ho legato moltissimo, sin dai primi giorni del mio arrivo alla Juventus”. Ma, come dicevamo pocanzi, Antonio Cabrini è stato anche l’idolo delle teenager. Non beve, non fuma, ama leggere soprattutto Hemingway, gli piace la musica leggera e apprezza Bob Dylan. Al cinema l’hanno appassionato Jacqueline Bisset e Robert De Niro. Qualcuno, in passato, gli ha pure proposto di fare l’attore, ma lui, con aria sorpresa, ha mormorato: “Sarebbe bello girare un film con Ingmar Bergman”. Ma la vera vita di Cabrini è nel calcio, è proprio lì che ha espresso il meglio di sé fino all’ultimo, proprio quando, dopo tredici anni di Juventus ad alti livelli passò al Bologna, dove chiuse la sua splendida carriera di calciatore con molti rimpianti, perché, dice: “Con il senno di poi avrei dovuto restare alla Juve fino a fine carriera..”. Oggi ci concede questa particolare intervista, in esclusiva per Il Calcio 24. In questa occasione, Cabrini esprime molto sinceramente e con l’ausilio di quella sintesi verbale che è l’emblema della sua concretezza d’espressione priva di inutili orpelli, i ricordi del passato che sono ancora vividi in lui e la realtà del suo presente che lo vede impegnato nel ruolo di C.T. della Nazionale di Calcio Femminile. Un destino segnato? Forse, ma lui è contento così.<BR><BR>Cabrini, come si trova un ex campione di calcio come te, nella veste di C.T. azzurro della Nazionale di calcio femminile?<BR>“Benissimo, trovo poca differenza con il calcio maschile. Alta professionalità da parte delle donne e buoni rapporti che si manifestano in maniera professionistica in campo e fuori”.<BR><BR>Ricordo il tuo essere stato grande calciatore della Juventus. Perché la società bianconera d’allora non ha pensato a te, come anche a Gentile e Tardelli, nell’affidare un incarico tecnico nell’ambito della Juve stessa?<BR>“Nel periodo in cui abbiamo smesso di giocare, ci sono stati alcuni cambiamenti ai vertici della società Juventus. Così sono state fatte altre scelte. Ma va bene così, dai”.<BR><BR>Dopo tutto ciò che avevi dato alla Juventus, ti è dispiaciuto?<BR>“Non è sempre scontato che un giocatore che ha avuto una lunga milizia in una società di calcio, debba necessariamente rientrare nei loro progetti. La Juventus di allora si era espressa chiaramente su altre scelte. Per cui, è stato importante accettare la realtà”.<BR><BR>Che cosa ricordi dei tuoi anni vissuti alla Juve?<BR>“Sono passati tanti anni da allora, ma sono convinto ancora oggi di essere stato particolarmente fortunato per aver fatto parte di una grande società di calcio come la Juventus”.<BR><BR>C’è un aneddoto particolare di quegli anni, che ricordi con particolare affetto?<BR>“Sono stati tredici anni della mia vita assolutamente meravigliosi. E sono davvero tanti gli aneddoti che mi legano affettivamente alla Juve, tutti egualmente belli e talmente emozionanti che mi è difficile estrapolarne qualcuno in particolare. Tuttavia, posso raccontare quello legato alla figura del presidente Boniperti. Lui è stato un grande dirigente. Un personaggio carismatico e decisivo che viveva per la Juventus, ventiquattrore su ventiquattro. Tra i tanti episodi di vita in comune ce n’è uno più significativo di ogni altro. Ricordo che, appena fui operato al ginocchio, la prima cosa che fece fu quella di rinnovarmi il contratto. Un gesto che va al di là degli aspetti materiali e che dà il senso della vera forza di quella squadra”.<BR><BR>Rispolverando i ricordi della tua esemplare carriera, viene anche in mente quel famoso rigore che hai fallito in occasione della finale di Coppa del Mondo in Spagna, contro la Germania. Che cosa si prova in certi momenti?<BR>“Confesso che non è stato un bel momento. Tuttavia, me ne sono fatto subito una ragione, perché ho pensato che, in fondo, l’errore ci può stare e quindi ho continuato a giocare in modo tranquillo. Ero convinto che ci fosse ancora tutto il tempo per riparare e, infatti, così è stato….”.<BR><BR>Che cosa pensi della Juve di oggi, subito dopo la sconfitta subita in casa da una Sampdoria rimasta in dieci uomini?<BR>“ La Juve ha un grande gruppo, e lo sta dimostrando con i risultati. Ritengo che la partita persa in casa contro la Sampdoria, sia un incidente di percorso”.<BR><BR>Secondo te, quale squadra potrà contrastarla in campionato per la vittoria finale?<BR>“Non lo so. Forse, la Juve stessa”.<BR><BR>A tuo avviso, che cosa manca ancora a questa Juve per primeggiare anche in Europa?<BR>“Penso l’esperienza. Secondo me, alcuni giocatori non hanno ancora acquisito la necessaria esperienza internazionale, anche se sono in una fase di crescita”.<BR><BR>Non pensi che a questa Juve, manchi un top player?<BR>“Sono scelte della società. La Juve ha puntato su una squadra e su un allenatore il cui gioco globale, inteso come scambio di ruoli, non prevede un giocatore da venti gol per campionato che abbia caratteristiche particolari. Tutti possono andare in gol e, al contempo, aiutare difesa e centrocampo. Comunque, i risultati stanno dando ragione alla società bianconera che ha scelto un gruppo che è stato capace di vincere uno scudetto, di essere prima in campionato, di esprimere un bel gioco, di aver vinto il proprio girone di Champions League e di essere in corsa per la Coppa Italia. Nel calcio, in fondo, sono i risultati che contano, non le parole”.<BR><BR>In generale, pensi che il calciomercato d’inverno serva davvero a migliorare la situazione di alcune squadre?<BR>“Penso per tanti motivi, che il vero calciomercato sia quello estivo. Tuttavia, ritengo importante la riparazione invernale per alcune squadre che hanno l’obiettivo di salvarsi. In quel caso, può essere determinante scegliere sul mercato ciò che può aiutare alla salvezza e restare in Serie A”.<BR><BR>Cabrini, cosa resta in te di quel Bell’Antonio e Fidanzato d’Italia che ti ha contraddistinto per tanti anni?<BR>“Sono gli altri che mi hanno coniato tali aggettivi. Voglio dire ancora una volta che tali appellativi che hanno costruito la mia immagine, non mi hanno mai interessato più di tanto. Da sempre sono stato abituato ad andare dritto per la mia strada, senza ascoltare ciò che intorno a me ritengo fatuo. Oggi, faccio ancora così”.<BR><BR>Finisce qui la nostra lunga e interessante intervista ad Antonio Cabrini, campione di un calcio diverso che, tuttavia, è rimasto sempre uguale nel creare miti e personaggi stereotipati. In fondo, tutti noi abbiamo bisogno di affezionarci a campioni e personaggi, la cui immagine è desiderata dalla nostra fantasia ma, anche, da ciò che ci viene imposto dai media.<BR><BR>Salvino Cavallaro <BR>&nbsp;<BR><BR><BR>C1007650FL0711FL0711cabrini.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-antonio-cabrini-tra-passato-e-presente-la-juventus-e-la-favorita-1009942.htmSiT1000007100451001,02,03,06030616S
1701009928NewsCampionatiHinterreggio e mister Venuto, un connubio perfetto20130107213778hinterreggio, venutoHinterreggio VenutoAntonio Venuto da Villafranca Tirrena in provincia di Messina, oggi allenatore dell’Hinterreggio, squadra di Seconda Divisione del Campionato di Lega Pro, è stato allenatore della S.S. Milazzo dal 2008 al 2011 conquistando due promozioni tra Campionato di Eccellenza e poi di Serie D, raggiungendo il terzo posto nel Campionato di Lega Pro di Seconda Divisione nell’anno 2010’11. Una scalata professionale che l’ha visto crescere fin da quando, allenatore dilettante di terza categoria nel 1989, ha deciso di continuare i suoi studi calcistici per conquistare l’abilitazione di allenatore di seconda categoria fin dal 2007. Poi, non contento di quanto ottenuto, si misura con se stesso per verificare le sue potenzialità. Si iscrive al Corso di Allenatori Professionisti di Prima Categoria a Coverciano nell’anno 2011’12 e, con notevoli sforzi economici personali (visto l’ingente esborso che richiede l’iscrizione), s’incammina nell’avventura con l’ardire di chi ama il calcio, desidera studiarne approfonditamente i sistemi di preparazione, l’individuazione e l’abilità nel percepire la chiave tattica giusta (anche a partita in corso), conoscere le varie scuole di pensiero e l’anima da tirar fuori dai giocatori per poterli motivare positivamente. Ma è soprattutto la psicologia di gruppo e anche individuale per ogni singolo giocatore, che lo porta, alla fine del corso, a discutere la sua interessantissima tesi dal titolo, “Leadership e motivazione: il ruolo dell’allenatore”. Non è un caso che mister Antonio Venuto abbia scelto di ricercare e discutere questa tesi davanti a una commissione d’esame competente, (tra gli altri c’era pure mister Spalletti). Infatti, chi lo conosce bene, sa che il suo desiderio di approfondimento teorico - pratico sulle più moderne discipline tecniche calcistiche europee lo caratterizza come uomo-allenatore dai connotati personali talmente chiari che non si possono confondere con chi vede la professione di coach in maniera minimalista, raffazzonata e senza l’opportuna etica . Lui sa che nel calcio non c’è nulla d’improvvisato e neanche di definitivo e che i risultati positivi sono la chiave del successo ripartito tra società, allenatore, giocatori e tifosi, ma sa anche che ai primi insuccessi chi paga per primo è l’allenatore. Troppo navigato è mister Venuto per illudersi di successi facili che in prospettiva non danno alcuna garanzia. Lui sa come lavorare sodo con i suoi ragazzi, dai quali pretende impegno, serietà e vita ordinata fuori dal campo. Ma è anche pronto a capire se un giocatore non rende come potrebbe a causa di problemi psicologici che non rientrano propriamente nell’infortunio fisico. Ed è questa la peculiarità più naturale e importante di mister Venuto: saper capire i suoi ragazzi e motivarli a un impegno maggiore dal quale possa scaturire il meglio di loro. Senza stress, ma con la naturalezza e la consapevolezza che si ha quando si ama qualcosa, quando si sogna di raggiungere un obiettivo che è frutto della fatica e del lavoro serio. Sono queste le caratteristiche naturali di Venuto, un allenatore che non ha solo imparato attraverso i libri e gli studi tecnico-calcistici certi valori che sono insiti nel suo DNA, semmai le ha affinate confrontandosi con i suoi compagni di corso dai nomi altisonanti come Roberto Baggio, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Fabiens Cauet, Alessandro Dal Canto, Davide Dionigi, Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Devis Mangia, Fabio Pecchia, Lamberto Zauli, Zè Maria, per citarne solo alcuni tra i più famosi. Ma lui, mister Venuto, pur non vantando un curriculum altisonante di calciatore importante, non si è lasciato intimidire da nessuno, anzi si è confrontato consapevolmente con grinta e determinazione di chi deve dimostrare a se stesso e agli altri la propria preparazione. E non è un caso che ha ottenuto uno dei più alti punteggi finali di tutto il corso: 97/110. <BR>Oggi, come dicevamo, Mister Venuto allena l’Hinterreggio, la Società calabrese che, dopo una difficile partenza in campionato, ha deciso qualche mese fa di affidargli la guida tecnica. C’era molto da fare in quella squadra e, soprattutto, bisognava risalire la china e tirarsi fuori dalla bassa classifica. Così, mister Venuto, mette in campo pazientemente tutto il suo sapere di uomo e allenatore. E oggi, dopo la vittoria per 3 a 2 conseguita in casa contro la diretta rivale Campobasso, l’Hinterreggio ricomincia a respirare aria più tranquilla, posizionandosi a quota 19 punti in classifica. E’ vero che, a dar respiro a un attacco sterile sono arrivati tre volti nuovi, e cioè, Angelino, Carbonaro e Cruz che, nell’assetto tattico del 3-5-2 voluto da mister Venuto, s’intersecano in maniera efficace. Tuttavia, la vera forza di questa squadra creata dal suo allenatore, è l’unione di gruppo coeso che sa cementare meriti e i demeriti da ripartire in egual misura a tutti, indistintamente. Ma lui, mister Venuto, è il vero condottiero della “nave” Hinterreggio, capace di assumersi ogni responsabilità e lasciare i giusti meriti ai suoi ragazzi. Possiamo dunque dire che l’Hinterreggio ha intrapreso la strada giusta, quella che la condurrà alla salvezza attraverso il bel gioco. Tutto ciò è merito della società, della squadra e del suo condottiero.<BR><BR>Salvino Cavallaro<BR><BR><BR>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNhinterreggio-e-mister-venuto-un-connubio-perfetto-1009928.htmSi100451001,02,03030381
1711009820NewsCampionatiMilazzo, i tifosi sperano che la Befana gli porti qualche rinforzo20121225105773milazzoMilazzoIl Milazzo chiude il girone di andata&nbsp; con una netta sconfitta fra le mura amiche per 5 a 2 . Il tutto ad opera della Virtus Bassano,che così consolida il quarto posto,che detiene da alcune settimane e che&nbsp; gli consentirà di disputare i playoff a fine torneo. Per i mamertini è la nona sconfitta accumulata e non può che confermare l’ipotesi di una amara retrocessione nella serie D dopo tre campionati tra i professionisti e, anche se la partita di domenica scorsa fosse andata diversamente, non sarebbe cambiata la sorte,che&nbsp; attende il Milazzo alla fine del girone di ritorno. <BR>E’ questo il Milazzo dei record negativi: peggior difesa con 41 reti al passivo ( 2,5 gol a partita in media) e nessuna vittoria conseguita alla fine del girone di andata. Nessun’altra squadra dei campionati di serie A-B e lega Pro ha fatto peggio dei siciliani! C’è una luce in fondo al tunnel? Per dirla alla Monti. Il minimo,che ci aspetta,è una retrocessione onorevole in Serie D; il massimo è la radiazione per fallimento della società e ritiro anticipato dalla competizione. Quest’ultimo pericolo è concreto alla luce del mancato rispetto del termine per il pagamento delle spettanze ai giocatori dei mesi di Settembre ed Ottobre, a cui si aggiungono i ricorsi giudiziari del massaggiatore e dell’ex direttore sportivo, oltre ai debiti accumulati per il ritiro di Norcia e le prime trasferte del campionato fatte con la gestione Peditto. Oltre alla penalizzazione in classifica di 1-2 punti questi debiti reclamati,una volta accertata la regolarità dei contratti,peseranno come un macigno sul bilancio della società e su una eventuale cessione a terzi.<BR>Nel calcio a fine girone di andata si fanno di norma i bilanci e si programma il prosieguo del campionato in base ai progetti da realizzare. A sentire in casa Milazzo il direttore generale Marino,ex Acireale,dove non ha lasciato,a detta dei tifosi,bei ricordi e il mister Tudisco dichiarano che all’apertura delle liste arriveranno quei 4-5 giocatori,indispensabili per far cambiare volto alla squadra in ogni reparto. In cuor nostro da inguaribili tifosi vorremmo crederci,ma ad essere realisti non ci crediamo più alle promesse di un duo,che non si sa se parli a nome della società o a titolo personale. Già da adesso però di una cosa siamo certi: i Lo Monaco hanno fallito nell’impresa di portare il calcio a quei livelli,che loro avevano promesso alla città al momento del loro insediamento. Quando sono arrivati nella città mamertina,hanno trovato un ambiente gasato a mille per il calcio; oggi andrebbero via ,se ne avessero voglia,lasciando terra bruciata non soltanto per loro stessi,ma anche per il calcio ,a cui in fondo devono la loro fortuna. Cosa è successo in questi trenta mesi? Facile a dirsi,ma troppo lungo a scrivere nelle poche righe a disposizione.<BR>Comunque sia,la vicenda del Milazzo resterà una pagina nera nella storia di un personaggio così importante nel panorama calcistico nazionale da occupare spesso le pagine dei quotidiani sportivi nazionali e le telecamere dei programmi più importanti di mamma Rai.<BR>Non c’è dubbio che per tutti i tifosi milazzesi&nbsp; si sta consumando un dramma,sta evaporando un sogno,un magico sogno legato al calcio; si può sognare per tante cose: per una donna,un amore,un ideale,una fortuna;ma è lecito anche sognare per una squadra di calcio:ti fa sentire&nbsp; più forte e&nbsp; più invidiato,quando vinci; ti fa sopportare le miserie della vita e le ingiustizie del lavoro e anche se perdi ,puoi&nbsp; continuare a sognare, perché sei sicuro che la tua squadra ritornerà a vincere e tu ritornerai a sentirti sempre più forte ed invidiato! E’ la magia del calcio,che ci affascina ed emoziona. Privare i milazzesi di questo sogno,è un prezzo elevato per loro da pagare. Noi speriamo che non accada,cosicchè auguriamo ai Lo Monaco le migliori fortune,ma lontano da Milazzo.<BR>Nella città siciliana la partita si è chiusa e anche se mancano sei mesi,il risultato è già acquisito. Per la prima volta la scommessa l’abbiamo persa entrambi: noialtri,che avevamo puntato sul calcio,quello vero,quello dei Cannistrà,&nbsp; dei Venuto, degli Orioles e dei Camarda .La scommessa l’abbiamo persa&nbsp; e di brutto! Loro invece avevano scommesso sul calcio,ma quello per fare “business”,che va tanto di moda oggi. Ci hanno perso di sicuro la faccia e i soldi,forse…!<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>ATTILIO ANDRIOLO<BR>adm001adm001milazzo.jpgSiNmilazzo-i-tifosi-sperano-che-la-befana-gli-porti-qualche-rinforzo-1009820.htmSi100075701,02,03030178
1721009738NewsCalciomercatoCalciomercato Inter, Eto`o non vuole Sneijder all`Anzhi20121218154937inter, sneijderInter SneijderArriva dal Portogallo e con più precisione dalle colonne del quotidiano A Bola una notizia relativa al futuro di Wesley Sneijder. Secondo non meglio precisate fonti russe il giocatore olandese non sarebbe, infatti, il benvenuto all'Anzhi. O meglio, Samuel Eto'o, ex compagno del trequartista di Utrecht ai tempi dell'Inter, non lo vorrebbe nello spogliatoio oggi guidato da Guus Hiddink. L'attaccante camerunese avrebbe "paura" della forte personalità di Sneijder che potrebbe rompere l'ottimo clima presente nel gruppo.<BR>C1007650adm001adm001WES10.jpgSiNinter-eto-o-non-vuole-sneijder-all-anzhi-1009738.htmSiT1000026100075701,02,03030277
1731009736NewsCampionatiRugby, le aquile del tirreno dominano il campionato di serie C20121218093743rugbyRugbyConsigliamo agli amanti del calcio milazzese di recarsi la domenica al campo del “Fossazzo”;si,proprio quello eternamente incompiuto,dove va in scena il signor&nbsp; “rugby” ed alziamoci in piedi quando se ne parla,come si fa con i&nbsp; signori e le signore in segno di rispetto!<BR>Io l’ho fatto!Deluso dalle vicende delle aquile rossoblu del calcio,ho assistito invece alle imprese di altre aquile,che hanno le piume coloratissime oltre che rossoblu anche giallorosse: sono le “Aquile del Tirreno”, nate dalla fusione di due squadre di rugby,che rappresentavano le&nbsp; città di Milazzo e Barcellona ,notoriamente nemiche nel calcio da sempre,ma che nel rugby si sono riunite in una unica società ,dando un esempio di amicizia nel nome dello sport,che cancella le tradizioni antisportive,che il calcio si porta dietro negli anni.<BR>Prima dell’incontro le mamme e le fidanzate dei giocatori portano pietanze per tutti i gusti e gli appetiti .Si va dalla pasta al forno,alle lasagne,alle salsicce,al pollo fino al dolce :a&nbsp; tavola;incredibile a dirsi, si siedono tutti: giocatori di casa e&nbsp; ospiti. Questo cerimoniale si ripete alla fine di ogni&nbsp; partita e prende il nome di “terzo tempo”. Nonostante il&nbsp; risultato acquisito, a tavola si fraternizza come se si fosse tutti vincitori e si dimenticano le recriminazioni o qualche scontro più forte del solito,avvenuto poco prima in campo. Se non l’avessi visto di persona,non ci avrei creduto! Il calcio, devo riconoscere, ha cloroformizzato il nostro spirito decoubertiano, dando spazio invece a sentimenti ,che nulla hanno a che&nbsp; spartire con lo sport. <BR>S’inizia. In campo le Aquile del Tirreno e l’Acireale Rugby . Le Aquile hanno sempre vinto tutte le partite e quindi guidano la classifica del campionato meridionale di Serie C ,mentre l’Acireale Rugby staziona a centro classifica. La differenza si nota subito perchè&nbsp; i nostri ragazzi, dopo essere andati in vantaggio con un calcio di punizione,tirato da Impellizzeri da centrocampo,inanellano una meta dopo l’altra con i vari Torre,Paolini,Ortolani,Scolaro. Se un appunto va fatto, è per i calci di punizione,che le Aquile del Tirreno non riescono a centrare fra i pali della porta. Dopo 80 minuti di partita,ogni tempo consta di 40 minuti,il fischio finale decreta la vittoria delle Aquile del presidente Paratore con l’incredibile risultato di 40 a 0. Al triplice fischio di chiusura a centrocampo i vincitori fanno da ala agli sconfitti ed applaudono la loro uscita dal campo.<BR>Fra le cose che il calcio dovrebbe trasferire dal rugby,c’è inoltre la possibilità del medico di entrare in campo ad assistere l’atleta senza aspettare l’assenso dell’arbitro. Fenomenale norme per evitare le manfrine dei giocatori nei campi di calcio per perdere tempo!<BR>Ah! Dimenticavo, le Aquile del Tirreno l’anno scorso furono promossi in serie B dopo aver vinto i play-off&nbsp; nazionali,ma dovettero rinunziare a disputare il campionato,che si erano meritati sul&nbsp; campo per mancanza di sponsor,che garantissero le spese di un torneo così impegnativo a causa delle trasferte al Nord. Non ricordiamo un solo esempio di squadra che lo abbia fatto nel calcio!<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>ATTILIO ANDRIOLOadm001adm001rugby.jpgSiNrugby-le-aquile-del-tirreno-dominano-il-campionato-di-serie-c-1009736.htmSi100075701,02,03030295
1741009721NewsGossipFollia Schelotto: prende a schiaffi l`ex20121217161524schelottoNessuno dei due comunque ha sporto denunciaContinua il periodo no di Ezequiel Schelotto, ala destra dell'Atalanta: l'italo-argentino infatti nella nottata di ieri è stato in questura dalla polizia per dei controlli dopo una lite furiosa con l'ex in cui lui sembra aver dato alla ragazza degli schiaffi.<BR><BR>Il tutto è avvenuto nella notte a Milano, dove i due si sono incontrati per riallacciare i rapporti: durante il dialogo <EM>Galgo</EM> ha dato degli schiaffi alla ragazza in mezzo alla strada, attirando così la curiosità dei molti passanti.<BR><BR>Nessuno dei due ha fatto sporto denuncia, lui ha smentito il tutto,&nbsp;e a lei, dopo essere stata portata in ospedale, sono stati dati quattro giorni di prognosi. <BR><BR>C1007650FL0141FL0141302836_725596_fl5d2415_c_12986756_medium.jpgSiNgossip-follia-schelotto-prende-a-schiaffi-l-ex-1009721.htmNoT1000010100205001,02,03030291
1751009700NewsCampionatiJuventus, unica avversaria di se stessa20121216202223juventusJuventus“Contro questa Juve c’è poco da fare”. Sono le parole dette a caldo da mister Colantuono, subito dopo la partita che i bianconeri hanno giocato contro la sua Atalanta. La 17° giornata d’andata del Campionato Italiano ha sentenziato che la Juve, che si prepara a raggiungere il titolo di campione d’inverno, sia l’unica avversaria di se stessa. Una squadra che gioca un calcio moderno, bello da vedersi, apprezzabile nello spettacolo, ma molto dispendioso per gli undici messi in campo da Conte che, attraverso il suo modulo vincente di gioco, richiede sempre alla squadra uno sforzo fisico costante e dispendioso di energie. I bianconeri visti contro l’Atalanta sono apparsi irresistibili per chiarezza di idee, fluidità di gioco e capacità di verticalizzazione delle proprie azioni offensive. La Juve, infatti, firma tre reti in meno di mezz’ora con Vucinic, Pirlo e Marchisio. Il centravanti dell’Atalanta Denis, solo davanti a Buffon, spreca l’unica occasione per la sua squadra di portarsi sul 1 a 1. Poi, quando viene espulso Manfredini per somma di ammonizioni, non c’è più storia. La Juve di Conte ha voluto caparbiamente approfittare della sconfitta dell’Inter per allungare il suo distacco in panchina e tentare una mini fuga. C’è riuscita alla grande, perché la Juve ha vinto e convinto. Il 3-5-2, divenuto ormai una sorta di lezionario recitato a memoria da tutta la squadra, si avvale a centrocampo della magistrale opera illuminante di Pirlo che, coadiuvato da Lchtsteiner, Vidal, Marchisio e Asamoah, completa uno scacchiere di gioco fatto di tecnica, corsa, incontrismo e capacità di offendere. Le due punte Vucinic e Giovinco sembrano ormai essersi inseriti definitivamente e in maniera costante negli schemi di mister Conte, anche se, a dire il vero, l’indiscussa capacità tecnica di Vucinic non sempre è garanzia di continuità. Abbiamo sostenuto da sempre che questa squadra, per ambire ad altissimi livelli europei, ha bisogno di un top player e, ancora oggi, confermiamo questa nostra convinzione. Adesso, pare che Drogba sia già alle porte della sede di Corso Galileo Ferraris&nbsp; fin da gennaio e, se così fosse, riteniamo importante l’acquisto proprio in virtù della finalizzazione dell’enorme volume di gioco sviluppato costantemente dalla Juventus. Bisognerà vedere come potrà inserirsi il campione l’ivoriano nello schema tattico voluto da Conte. Ma, vista l’intelligenza tattica del giocatore, il suo alto tasso di tecnica e l’accoglienza positiva dei compagni di squadra bianconeri, siamo certi che in breve tempo sia la Juve che Drogba sapranno trovare la quadra e, per gli avversari, saranno davvero dolori. La Juve, adesso, sta veramente pensando in grande, perché sembra che a giugno arrivi anche Llorente. Un bel colpo di top player ma, su questo, aspettiamo a pronunciarci a cose avvenute. Discorso diverso è per la difesa, dove Lucio sembra di fatto un separato in casa. Ma, al contempo,&nbsp; c’è anche da sopperire alla prossima assenza di Asamoah, impegnato nella Coppa d’Africa. Peluso e Bocchetti sono da tempo nei desideri di Marotta e Paratici. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, questa Juve oltre ad aver costruito un presente fatto di bel gioco e mentalità vincente, adesso vuole disegnare un futuro degno della sua straordinaria storia fatta di lunghi cicli importanti anche in campo europeo. Le fondamenta sono già state fissate con grande abilità, ora si deve continuare a costruire il futuro. I presupposti ci sono tutti.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711marotta.jpgSiNjuventus-unica-avversaria-di-se-stessa-1009700.htmSiT1000007100451001,02,03,06030161
1761009663NewsCampionatiBerlusconi chiude a Balotelli: «Non lo vedo al Milan»20121215095033berlusconi balotelli robinho«Robinho? il Milan non vuole cederlo, ma lui ha un pò di nostalgia...«Silvio Berlusconi, durante la cena natalizia del Milan, ha parlato un pò di tutto: dalle ambizioni della squadra a Robinho, per passare ovviamente alle solite domande su Mario Balotelli al Milan:<BR><BR><EM>"Siete voi che continuate a parlare di Balotelli<STRONG>. </STRONG>&nbsp;Io una volta ho detto che ho altri sogni, poi che non lo sogno ed è venuto fuori che è un mio sogno. Io non l'ho mai sognato e non rientra nei piani del Milan. Preferirei comprare la gioconda. Niang gli assomiglia nella cresta."; </EM><BR><BR>Il patron poi continua&nbsp;parlando del suo rapporto col Milan e del futuro della squadra:<EM> "Io considero il<STRONG> </STRONG>Milan una parte della storia mia e della mia famiglia e quindi mi auguro che la mia famiglia possa ancora avere la possibilità di continuare a darsi la possibilità di essere l'animatrice di questa avventura straordinaria che si chiama Milan. Questo è un Milan di transizione per rimettere insieme un team di campioni. Di campioni abbiamo vissuto per 26 anni ora con un po' di pazienza affronteremo un periodo di 3 anni per aspirare a essere nuovamente protagonisti in Italia, Europa e nel mondo. Abbiamo un giocatore di 15 anni</EM> (Mastour,giovane marocchino&nbsp;degli Allievi,&nbsp;ndr) <EM>che tra un anno potrà giocare in serie A, e stiamo guardando un centinaio di ragazzi nelle varie squadre alla ricerca di nuovi campioni".</EM><BR><BR>Sul mercato invece Berlusconi spera di convincere Robinho a restare ed esclude altri acquisti a centrocampo:<EM> "Il Milan non vuole cederlo. Il giocatore soffre di saudade e molte società brasiliane lo cercano, vediamo. Noi vorremmo assolutamente non farlo partire, ma lui ha un po' di nostalgia e quindi stiamo parlando. Un'offerta limite non c'è ma ci sono cifre a cui si pensa e se partirà saremo obbligati a prendere un altro attaccante. L'infortunio di De Jong?La linea mediana è composta da ottimi giocatori. Abbiamo addirittura due mediani: stiamo bene così ".&nbsp;&nbsp;<BR></EM><BR><BR>C1007650FL0141FL0141berlusconi-milan.jpgSiNberlusconi-chiude-a-balotelli-non-lo-vedo-al-milan-1009663.htmSiT1000027100205001,02,03,07030271
1771009636NewsCampionatiSerie A, i verdetti quasi al giro di boa: Top e Flop di questa prima parte di stagione20121213171256serie aSerie A Pagelle Siamo ormai vicini alla sosta natalizia, quindi si possono iniziare a tirare le somme su chi ha fatto bene e su chi invece, nonostante le molte aspettitative, non è riuscito ad esprimersi sui suoi livelli. <BR><BR>TOP: El Shaarawy, Borja Valero, Totti, Hamsik, Klose.<BR><BR><STRONG>El Shaarawy</STRONG>: che questo ragazzo avesse grandi potenzialità era cosa nota a tutti ma che esplodesse cosi precocemente sicuramente lo avevano previsto in pochi. 13 gol in 15 partite, sono numeri davvero eccezionali, calcolando anche che il ragazzo di Savona non tira i calci di rigore. Basta pensare che un certo Cavani ha segnato 11 gol ma calciando 3 rigori si capisce cosa sta combinando questa ormai ex promessa del calcio italiano.<BR><BR><STRONG>Borja Valero</STRONG>: è senza ombra di dubbio il centrocampista migliore di questa prima parte di stagione. Se si pensa quanto ha speso Pradè (7 miloni) per andarlo a prenderlo dal retrocesso Villareal è un affare che forse non ha eguali negli ultimi anni. Una prestazione meglio dell'altra condita di assist e giocate di altissima scuola ma il giocatore madrileno non è solo questo, infatti alla classe abbina anche una grande corsa, fondamentale nel centrocampo dai piedi buoni allestito da Montella. <BR><BR><STRONG>Totti</STRONG>: Un highlander. Tutti ormai lo davano per finito, ma il capitano giallorosso ancora una volta stà smentendo tutti. Gol, assist e tanta corsa lo fanno sembrare più un ragazzino di 20 anni che un fenomeno di 36 anni. La cura Zeman stà giovando tantissimo al campione di Porta Metronia che non si vedeva cosi brillante in campo da qualche anno.<BR><BR><STRONG>Hamsik</STRONG>: Anche quest'anno si stà riconfermando uno dei migliori centrocampisti a livello europeo. Quando si parla di Napoli troppo spesso ci si dimentica di questo giocatore che ormai sono anni che fà la differenza. Già a quota 7 gol nonostante Mazzarri in questa stagione lo stà utilizzando qualche metro più indietro. Speriamo che De Laurentiis resista alle offensive milionarie dei grandi club europei, è uno dei pochi campioni ormai rimasti nel nostro campionato:<BR><BR><STRONG>Klose</STRONG>: Stesso discorso fatto per Totti. Dopo che ha deciso di andare via dal Bayern Monaco molti pensavano che fosse venuto a svernare nella Capitale ma i numeri dicono il contrario. GIà 9 gol per il tedesco che sicuramente supererà i 12 dello scorso anno e quindi per la Lazio con un Klose cosi nessun traguardo è irraggiungibile.&nbsp; <BR><BR><BR>FLOP: Pato, Genoa, De Rossi, Pereira, Barrientos<BR><BR><STRONG>Pato</STRONG>: Ormai quello dell'attaccante brasiliano è diventato un vero mistero. Solo 13 partite giocato in tutto l'anno solare, numeri che solo a guardarli fanno venire la depressione ai tifosi rossoneri. Colui che doveva essere il nuovo crack del calcio mondiale ormai lo si vede soltanto lavorare da solo in palestra, senza avere mai una data precisa sul suo rientro in campo.Sicuramente Galliani da vecchio volpone qual'è aveva preso la decisone giusto a venderlo al Psg per prendere Tevez. Ma quando parla Berlusconi......<BR><BR><STRONG>Genoa</STRONG>: Una confusione totale ormai attanaglia la squadra ligure. Acquisti sbagliati, continui cambi di direttori e allenatori, tifosi che non sanno più cosa pensare di una squadra che era stata costruita per un campionato tranquillo( o forse più) e invece si trova a dover lottare per la retrocessione. Adesso a gennaio ci sarà la solita rivuoluzione di Preziosi, che speriamo per l'ambiente rossoblù porti qualche giovamento ma ci sono molti dubbi anche vedendo quello che è successo l'anno scorso.<BR><BR><STRONG>De Rossi</STRONG>: Capitan futuro nn sembra più lui. Forse per il bene di tutti era meglio che lasciasse la sua squadra del cuore l'estate scorsa. Mai entrato in sintonia con Zeman, addirittura gli viene preferito il greco Tachtsidis( con tutto il rispetto per lui), sembra proprio che non abbia sposato affatto il progetto del boemo. Quindi a questo punto col mercato che incombe forse sarebbe meglio se cambiasse aria. Vogliamo rivedere tutti il vero De Rossi.<BR><BR><STRONG>Pereira</STRONG>: Colui che nei piani dell'Inter doveva essere il padrone della fascia sinistra per molti anni invece fatica ad ambientarsi. Non per niente Stramaccioni gli preferisce il giapponese Nagatomo che meglio si sposa con il progetto tattico del tecnico romano. Diamogli ancora tempo e a fine anno tireremo le somme sull'esterno uruguagio.<BR><BR><STRONG>Barrientos</STRONG>: Dopo il grande campionato dell'anno scorso tutti si aspettavano la definitiva consacrazione del talento argentino. Invece stà deludendo tutti, forse anche per la voglia di lasciare la Sicilia che ha più volte manifestato.Forse sarebbe meglio per il Catania fare cassa fino a che è in tempo prima che il giocatore si svaluti con prestazioni come quelle attuali.<BR><BR>Orlando Cacciotti<BR><BR>C1007650adm001adm001el-shaarawy-6.jpgSiNserie-a-i-verdetti-quasi-al-giro-di-boa-top-e-flop-di-questa-prima-parte-di-stagione-1009636.htmSi100075701,02,03,08,09030190
1781009614NewsCalciomercatoCalciomercato Palermo, l`obiettivo è Aronica20121212143249palermo, napoli, aronicaPalermo Napoli AronicaMaurizio Zamparini, presidente del Palermo, è intervenuto a Radio Gol su Kiss Kiss Napoli. "Contro l’Inter ho visto solo una squadra in campo, il Napoli. La squadra partenopea è l’unica, secondo me, in grado di poter competere con la Juventus. Anche se, gli azzurri devono diventare consapevoli della loro forza”.<BR>Calciomercato: “Di Aronica ne parlammo già l’anno scorso con Bigon. E’ un calciatore che ci interessa molto. Vista la sua esperienza da vincente potrebbe portare una ventata di freschezza alla nostra squadra. Per lo più il ragazzo è palermitano e ritornerebbe volentieri a casa. Lo Monaco sta trattando con Bigon, ma non credo che l’operazione possa concludersi con uno scambio. Si parlava di Morganella, ma a noi non serve privarci di calciatori. La trattativa potrebbe concludersi già a gennaio”.<BR>Calcio scommesse: “Da anni dico che la giustizia sportiva va riformata. Non vedo giusto che&nbsp; giudici sportivi si occupino di temi spettanti alla giustizia ordinaria. Quella inerente allo sport è un tipo di giurisdizione basata sulla presunzione e non su indagini condotte bene. Tutto quello che va contro il buonsenso è sbagliato, quindi anche questo”.<BR>Palermo: “Stiamo vivendo un momento poco felice, ma Gasperini non ha colpe, anzi lui è una risorsa per noi. Il problema è la mentalità molti nostri calciatori hanno&nbsp; vissuto delle retrocessioni e questo crea dei danni che è difficile superare”.C1007650adm001adm001152012113721b.jpgSiNpalermo-l-obiettivo-e-aronica-1009614.htmNoT1000023100075701,02,03,08030247
1791009525NewsCampionatiFantasia e creatività a servizio della cultura20121205082824fantasia, culturaTorino, città aperta alla modernità ma ancora a misura d’uomo per i ritmi e la qualità della vita, durante le festività assume un fascino particolareTorino, città aperta alla modernità ma ancora a misura d’uomo per i ritmi e la qualità della vita, durante le festività assume un fascino particolare. Meta culturale per eccellenza, il centro del capoluogo piemontese in questi giorni è avvolto da un’atmosfera magica: le luci, i negozi e le decorazioni scenografiche, i musei, le mostre, i mercatini in Borgo Dora e il divertimento per i bambini a Piazzale Valdo Fusi consentono di gustare al meglio la città. Tra le molteplici iniziative culturali progettate dalla Città di Torino per favorire il nutrito programma di “Torino, un Natale coi Fiocchi” giunto al secondo anno di svolgimento, spicca tra tutte il percorso del Natale dei bambini (ma anche degli adulti) “A mille ce n’è di fiabe da narrar…”. Un percorso culturale in cui fantasia e creatività s’intersecano piacevolmente a beneficio della spensieratezza dei bambini ma anche dei loro genitori i quali, a Natale, trasportati dall’entusiasmante evento, rispolverano con piacere quel “bimbo” che c’è sempre in ognuno di noi. Tutti i giorni, dal 1° dicembre 2012 al 6° gennaio 2013, tutti i bimbi e i loro genitori sono convocati in piazza Valdo Fusi per il racconto di una fiaba diversa, sempre bella, nuova, divertente, interessante nell’intrattenimento e nel tentativo di educare in maniera positiva, proprio come si faceva una volta. Quello di raccontare le fiabe ai bimbi è un metodo antico come il mondo, un sistema pedagogico sicuro, scientificamente provato per sviluppare la loro fantasia e, al contempo, per incrementarne la crescita intellettiva. La magnifica idea nasce dal regista teatrale e televisivo Giulio Graglia il quale, a cura della Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani Onlus e il coinvolgimento degli attori, Elena Campanella, Alice De Bacco, Claudio Dughera, Claudia Martone e Davide Nepote Valentin ha messo a disposizione dell’evento natalizio torinese tutta la sua professionalità di regista di lungo corso attraverso i testi scritti da Sabrina Gonzatto, prestigiosa autrice torinese che ha pubblicato numerosi libri di successo. Un pensiero stupendo quello di Sabrina Gonzatto che, scrivendo una lunga serie di fiabe, è stata capace di far galoppare la fantasia del bimbo, ma anche di mamma e papà, in una quotidianità che assume improvvisamente una connotazione magica: il compagno di scuola diventa un elfo, il cagnolino una renna, il clochard un angelo, e così via. Poi, per gli inguaribili innamorati delle tradizioni c’è un quesito: chi porta i regali? Santa Lucia, Gesù Bambino, Babbo Natale o la Befana? E, grazie alle nuove tecnologie, si spedisce la letterina per posta elettronica o con la posta tradizionale fatta di busta chiusa e affrancatura? Bellissimo il contrapporsi di pensieri tra antico e moderno che, tuttavia, non modificano il fascino di una narrazione fiabesca capace di entrare dentro l’anima in maniera dolce, discreta e proficua sotto l’aspetto dell’intrattenimento educativo. I bambini sono entusiasti di questa speciale idea di Giulio Graglia e Sabrina Gonzatto, sentono che c’è particolare attenzione verso loro che, soprattutto nel periodo delle feste natalizie, sono sempre curati in maniera speciale. Lì, in quella piazzetta Valdo Fusi di Torino i bambini si fermano incantati, improvvisamente smettono di rincorrere l’amato pallone per lasciarsi attrarre dal palco, dal racconto degli attori, dalle musiche, dalle luci variopinte e accattivanti che ti lasciano a bocca aperta e sono capaci di farti partecipare attivamente con l’orgoglio di essere stato lì, per primo, a dare la risposta a Babbo Natale che è venuto da lontano con la slitta carica di giocattoli. Ma sarà il periodo di Natale e la sua magica atmosfera, sarà la concomitanza del freddo intenso di questi giorni che annuncia un inverno rigido e carico di fiocchi di neve, sarà la bravura degli attori della Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani Onlus capaci di carpire l’attenzione dei bimbi, sarà l’originalità di progettazione del regista Giulio Graglia che ha realizzato attraverso la recitazione i testi colmi di fantasia e delicatezza scritti da Sabrina Gonzatto, fatto è che i racconti di “A mille ce n’è di fiabe da narrar…” sono la garanzia d’interesse culturale di quel mondo fiabesco che, nonostante il repentino trascorrere del tempo e il cambiar delle mode, resta pur sempre un’importante attrattiva sempre attuale e senza limiti.<BR><BR>Salvino Cavallaro <BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>FL0711FL0711regista.jpgSiNfantasia-e-creativita-a-servizio-della-cultura-1009525.htmSi100451001,02,03030182
1801009428NewsEditorialeCalcio e lealtà sportiva, un binomio insostituibile20121127090432calcioSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicato e Tra interviste e altro edito da Progetto Immagine. Nella domenica in cui la Juve perde malamente la sua seconda partita dopo una lunga serie di risultati utili consecutivi, si contrappongono temi di natura tecnica ma anche etica che si riflettono in maniera chiara sul campionato di calcio italiano. Nel mio lungo corso di giornalista sportivo che ha sempre cercato di mettere in evidenza l’importanza del pensiero oggettivo e mai di parte che si è sviluppato relativamente a commenti e disamine di partite di calcio, mi rincuora il risveglio alla lealtà sportiva e a quella onestà intellettuale cui spesso si fa riferimento soltanto per citazioni fini a se stesso. Nel riflettere durante la mia presenza in tribuna stampa e poi attraverso le relazioni nate in sala stampa durante le conferenze dei post gara, mi è venuto in mente un tipico vezzo del nostro tempo, e forse anche del passato, quello cioè di sostituire la realtà, a volte dura, complicata ed impegnativa da ammettere onestamente, con la cattiva abitudine di ritagliare valutazioni su quanto possa ritornare utile meschinamente a nostro personale vantaggio. Spostando continuamente il bersaglio dalla realtà, si rischia così di non colpire né il centro e nemmeno i periferici contorni dell’oggettiva verità. Dopo la partita serale di domenica scorsa tra Milan e Juventus che ha visto la vittoria dei rossoneri per 1 a 0 grazie a un calcio di rigore inesistente decretato dall’arbitro Rizzoli, mi sarei aspettato le solite dichiarazioni di parte costruite sulla base dell’ipocrisia e della futilità egoistica. Ma, sorprendentemente, sia Massimo Allegri che Gigi Buffon hanno concordato ufficialmente che se il Milan ha vinto, non è stato certamente dovuto all’errore dell’arbitro. “ Il rigore non c’era assolutamente, ma la mia squadra ha vinto meritatamente” dice Allegri. E di rimando Gigi Buffon: “ Non vorrei che passasse il messaggio sbagliato che stasera la Juventus ha perso la partita per un errore dell’arbitro nel concedere un rigore che non c’era. Il Milan ha vinto con merito, giocando una partita perfetta. Noi siamo stati sottotono e incapaci di recuperare lo svantaggio, nonostante mancassero ancora 60 minuti alla fine della gara. Questa è la realtà inconfutabile. Giusto dare il merito al Milan di aver vinto una partita che ha meritato di vincere. Mi piacerebbe si scrivessero queste cose, piuttosto che le solite inesattezze su un calcio che, a volte, francamente mi delude”. Parole che ci responsabilizzano, che suffragano quanto sostenuto in apertura di articolo e cioè di un risveglio di lealtà sportiva che, oscurata dagli esorbitanti interessi economici, viene sistematicamente sommersa a discapito di mille falsità e menzogne. Il calcio è questo, da sempre. Si vince, si perde e si pareggia attraverso il gioco applicato in campo, con la bellezza della preparazione atletica, dello studio delle tattiche, delle filosofie di gioco, dei tocchi di classe deliziati da campioni che determinano la differenza sostanziale tra le squadre e, soprattutto, della mai dimenticata realtà che il calcio è formato da uomini e, come tale, capaci di determinarne il bene e il male. Le parole di Allegri e Buffon devono farci riflettere su un mondo che va cambiato dal punto di vista culturale e sociologico prima ancora che squisitamente tecnico e sportivo. Dopo gli scandali, le squallide scommesse, i sotterfugi e i tradimenti nascosti dietro l’angolo del pallone italiano, c’è uno spiraglio di luce all’orizzonte, un barlume di crescita sociale che noi giornalisti abbiamo il dovere di incrementare, di sostenere positivamente anche attraverso il nostro scrivere quotidiano che deve essere sempre oggettivamente attendibile e mai costruito sull’enfasi delle banalità. Questo, naturalmente, non vuole essere un insegnamento per nessuno, ma semplicemente un suggerimento dato da una riflessione personale che è sempre alla continua&nbsp; ricerca di un mondo migliore. In fondo siamo noi con la nostra penna, gli artefici di un pensiero che dobbiamo esternare sempre in maniera corretta.&nbsp;&nbsp; <br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNcalcio-e-lealta-sportiva-un-binomio-insostituibile-1009428.htmSi100451001,02,03,06,07030190
1811009362NewsCampionatiDi Matteo, Champions ed esonero20121121141415juventus, chelsea, di matteoJuventus Chelsea Di MatteoIl 4 marzo 2012 l’erede dello Special One, Villas Boas, cade.&nbsp; Cade dopo numerose sconfitte. Cade dopo aver distrutto uno spogliatoio, già molto difficile di suo: troppo importante il pensiero dei vecchi senatori, delle vecchie glorie. Abramovic, che aveva visto nel volto del tecnico portoghese i tratti e le convinzioni di Josè Mourinho, suo prediletto, si trova senza certezze e chiama alla guida dei londinesi un italiano vero: Roberto Di Matteo. Lui non è special, non è affermato.&nbsp; Lui è ‘the normal one’ ma soprattutto lui è ‘the italian one’.<BR>Perché sarebbe assurdo pensare al Chelsea senza pensare alla nostra penisola: da Gianfranco Zola a Gianluca Vialli fino ad arrivare a mister Ancellotti. E per l’allenatore ex Lazio proprio l’Italia è stata dolce ma alla fine, soprattutto, fatale. Il suo primo grande miracolo, infatti, fu quello di eliminare i partenopei di Mazzarri dopo il disastro ereditato da Villas Boas.&nbsp; Finì 4-1 a Stamford Bridge dopo 120 eterni minuti. Roberto conquistò il cuore del pubblico e non solo: soltanto abbracci dai vecchi senatori per il neo tecnico. Segnarono capitan John Terry, segnò Lampard, segnò Drogba e infine anche Ivanovic.&nbsp; Quattro bandiere del club di Londra, quattro bandiere risorte. E non è un caso che proprio ieri sera tre di questi mancavano: i due inglesi sono alle prese con infortuni mentre Didier è a ciondolarsi in Cina. <BR>Branislav, invece, era presente sul terreno verde dello Juventus Stadium e potete pure chiedere a lui che razza di giocatore è Asamoah.&nbsp; Dal Napoli alla Juventus, dalla Campania al Piemonte. That’s Amore. Sono cambiate tante cose da quella sera ‘napoletana’.&nbsp; Principalmente una. Da ieri sera, o questa mattina, Roberto non è più l’allenatore dei blues.<BR>Troppo pesante il k.o. per convincere patron Roman a continuare con Di Matteo. E in mezzo a queste due partite cosa c’è stato? Cosa ne è stato del Chelsea? Solo gloria. Prima la FA Cup, trofeo a cui i blues sono abbonati, poi, soprattutto, la Champions League, la prima nell’era di Abramovic e nella storia del club. Le cose mutano perpetuamente e l’ormai ex allenatore lo sa.&nbsp; E lo si è intuito in modo eclatante nella conferenza pre match: per i giornalisti lì presenti, probabilmente, non è stato difficile notare la paura sul suo volto e nelle sue parole. Stava finendo un’era, breve ma intensa, intensissima. E’ finita nel modo peggiore per un allenatore: sbagliare tutto. Diciamocelo chiaramente: Di Matteo ha clamorosamente fallito nel modo di affrontare la partita e nella formazione (Azpilicueta, classico terzino, nei tre uomini offensivi non si poteva davvero vedere). Non l’aveva capito che questa Juventus, nel suo stadio, non si affronta certo in questo modo. Non nel modo in cui si è vinto tutto, per bravura o grazia divina. Difendersi allo Juventus Stadium: il primo passo verso una sconfitta sicura.&nbsp; I tabloid inglesi ci sono andati giù pesanti: ‘così si affrontano i bianconeri?’, ‘come le è venuto in mente di mettere un terzino come seconda punta?’, ‘Pensa di avere sbagliato tutto?’. Si, caro Roberto, hai sbagliato tutto.&nbsp; Too Italian. Troppo catenacciaro anche per noi italiani.&nbsp; Ora tocca difenderti, davvero, ma dalle accuse di tabloid, tifosi e società. Finisce così, nel peggiore dei modi, la storia inglese di un italiano.C1007650FL0882FL0882Roberto-Di-Matteo_27329081.jpgSiNdi-matteo-champions-ed-esonero-1009362.htmSiT1000007100877901,02,03,06,08030285
1821009285NewsCampionatiRoma, De Rossi a confronto con la società20121115110720roma, de rossiRoma De RossiCome riporta Il Tempo ci sarebbe stato un interessante retroscena avvenuto nella giornata di ieri in casa Roma: in quel di Trigoria, centro sportivo della società giallorossa, il direttore sportivo Walter Sabatini ha convocato Daniele De Rossi. L'incontro è durato circa mezz'ora, come riferisce il quotidiano e il dirigente gli ha confermato la multa scattata dopo l'espulsione nel derby e gli ha espresso la sua delusione (a nome della società) per il gesto. In seguito, Sabatini ha cercato di tranquillizzare De Rossi, ricordandogli quanto può essere importante il suo contributo fuori e dentro il campo.C1007650adm001adm001derossi.jpgSiNroma-de-rossi-a-confronto-con-la-societa-1009285.htmSiT1000012100075701,02,03030238
1831009278NewsCalciomercatoNapoli, Raiola: «Non sarò il procuratore di Cavani»20121114141844napoli, raiola, cavaniNapoli Raiola CavaniMino Raiola, agente Fifa e noto procuratore, è intervenuto a Radio Gol su Kiss Kiss Napoli. "Il Milan è favorito per la sfida contro il Napoli al San Paolo; è favorito sul profilo psicologico. I milanisti possono venire a vincere a Napoli perché non hanno nulla da perdere mentre il Napoli, al contrario, ha tutto da perdere".<BR>Re Mario "I tabloid inglesi mentono, il rapporto tra lui e il City è buono e il rapporto tra lui e Mancini è quello che hanno marito e moglie; hanno litigato ma non è stato un litigio tale da preannunciare un divorzio dal City. Il suo progetto è quello di rimanere ancora un altro anno e mezzo al City, poi o rinnovare con loro o andare in un'altra squadra grande: l'idea è di rimanere in Inghilterra".<BR><BR>Mai parlato con Cavani "Oggi 62 mln per un attaccante come il Matador, se la clausola è giusta perché io non so le cifre precise, ci sono squadre che li cacciano; il valore di un calciatore viene dato da chi lo acquista e non da chi lo possiede, è bene ricordarlo e, tra parentesi, in generale le grandi punte vanno via a queste cifre vedi Zlatan, vedi Cristiano Ronaldo. Io prossimo procuratore di Cavani? Sono false queste voci, io e Cavani non abbiamo mai parlato; si segue la procura di un calciatore dopo che lo conosci, dopo che ci parli e questo non è mai avvenuto".<BR><BR>C1007650adm001adm001raiola.jpgSiNnapoli-raiola-non-saro-il-procuratore-di-cavani-1009278.htmSiT1000017100075701,02,03,07,08030336
1841009253NewsCalcio EsteroLiga BBVA, undicesima giornata: è record per il Barcellona e per Messi20121112090215Liga BBVAGiornata 11:Mourinho sbanca il Ciutat de Levante<STRONG></STRONG>&nbsp;<BR><BR><STRONG>Valladolid-Valencia 1-1</STRONG>&nbsp; 15'Cissokho(VC) - 65'Perez(VL)<BR><BR>Il Valencia non vince un anticipo domenicale(quello delle ore 12 per intenderci) da tre stagioni e continua con un bilancio orribile in trasferta:solo due pareggi in sei incontri disputati.<BR><BR><BR><STRONG>Athletic-Siviglia 2-1</STRONG>&nbsp; 27'DeMarkos-45'Susaeta(A) - 78'Negredo(S)<BR><BR>Il Bilbao ha sofferto molto per avere ragione del Siviglia. Grande primo tempo della squadra di casa: uno-due micidiale. Nel secondo tempo è venuto fuori il Siviglia, che col rigore trasformato da Negredo e con l'Athletic in 10 uomini ha spaventato e non poco il pubblico del San Mamès.<BR><BR><STRONG>Maiorca-Barcellona 2-4</STRONG> 28'Xavi-44'-70'Messi-45'Tello(B) - 55'Pereira-58'Victor(M)<BR><BR>Il Barcellona di Tito prosegue la propria marcia verso il titolo a colpi di record. 'E il miglior inizio di sempre in Liga e Messi si avvicina ancora di più al record di gol segnati in un anno solare. Ha già superato le gesta di Pelè compiute nel 1958 allorquando segnò 75 gol ufficiali, seppure nel campionato brasiliano con la maglia del Santos.<BR><STRONG></STRONG><BR><BR><STRONG>Atletico Madrid-Getafe 2-0</STRONG>&nbsp; 24'Adrian-43'Arda Turan<BR><BR>L'Atletico ritrova la vittoria grazie al pubblico di casa, infatti in questa stagione ha sempre vinto tra le mura amiche. E'stata una partita tranquilla, senza troppi patemi d'animo.<BR><STRONG></STRONG><BR><BR><STRONG>Levante-Real Madrid 1-2</STRONG> 21'Ronaldo-84'Morata(R) - 62'A.Rodriguez(L)<BR><BR>Nel Ciutat de Levante campeggia la scritta:"Qui si viene a giocare, qui si può vincere, qui ci sarà da soffrire". E il Real ha giocato, vinto e sofferto sotto al diluvio e con il campo in condizioni al limite del regolamento. Cristiano si porta a casa anche alcuni punti all'occhio a causa di una gomitata. E' un piccolo record per Mourinho, che per la prima volta, da quando è allenatore del Real, sbanca lo stadio del Levante, l'unico che ancora gli resisteva.<BR><BR>Giocata Venerdì<STRONG> Betis-Granada:1-2</STRONG> 8'Torje - 74'Rico(G) - 62'Castro Martin(B)<BR><BR>Giocate Sabato<BR><BR><STRONG>Rayo-Celta 3-2</STRONG> 12'-34' Aspas(C) - 59'Carrilho-71'Tito-82'Piti.<BR><BR><STRONG>Espanyol-Osasuna 0-3 </STRONG>22'Cejudo-63'Sola-77'Omwu Villafranca. <BR><BR><STRONG>Real Saragozza-Deportivo 5-3</STRONG>&nbsp;13'Gama-21'Riki-90'Bodipo(D) - 27'Apono-61'Montanes-66'Sobero-77'-82'Postiga.<BR><BR><STRONG>Malaga-Real Sociedad 1-2</STRONG> 1'Vela-59'Prieto(R) - 37'Saviola(M). <BR><BR><BR><STRONG>Classifica</STRONG><BR><BR>1 &nbsp;Barcelona &nbsp;31<BR>2 &nbsp;Atlético &nbsp;&nbsp;&nbsp; 28<BR>3 &nbsp;R. Madrid &nbsp;23<BR>4 &nbsp;Betis &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 19<BR>5 &nbsp;Málaga&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;18<BR>6 &nbsp;Levante &nbsp;17<BR>7 &nbsp;Rayo &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 16<BR>8 &nbsp;Valladolid &nbsp;15<BR>9 &nbsp;Valencia &nbsp;15<BR>10 &nbsp;Sevilla &nbsp;15<BR>11 &nbsp;Zaragoza &nbsp;15<BR>12 &nbsp;Athletic &nbsp;14<BR>13 &nbsp;R. Sociedad &nbsp;13<BR>14 &nbsp;Getafe &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 13<BR>15 &nbsp;Mallorca &nbsp;11<BR>16 &nbsp;Granada &nbsp;11<BR>17 &nbsp;Celta &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 10<BR>18 &nbsp;Deportivo &nbsp;10<BR>19 &nbsp;Espanyol &nbsp;9<BR>20 &nbsp;Osasuna &nbsp;8<BR><BR><BR>SpagnaFL0411FL0411messi.jpgSiNliga-bbva-giornata-barcellona-da-record-1009253.htmSi100427901,02,03010308
1851009173NewsCampionatiInter, Stramaccioni: «Montella è il mio procuratore»20121106085447montella stramaccioniAndrea Stramaccioni e Vincenzo Montella Andrea Stramaccioni, intervenuto in collegamento a <EM>Undici </EM>ha parlato del suo rapporto con un altro allenatore che tanto bene sta facendo, Vincenzo Montella: <BR><BR><EM>"Una delle persone che più mi è stata vicina nella mia ancora giovane carriera è <STRONG>Vincenzo Montella. </STRONG>E' una sorta di procuratore: mi ha consigliato quando sono andato via dalle giovanili della <STRONG>Roma</STRONG> ed è una delle prime persone che ho sentito quando il presidente Moratti mi ha consegnato la prima squadra. Vincenzo è il top per me, lo stimo tantissimo, prima come uomo poi come allenatore. In questo momento è uno dei migliori allenatori italiani sul mercato".&nbsp; </EM><BR><BR>C1007650FL0141FL014120121103_strama.jpgSiNstramaccioni-montella-e-il-mio-procuratore-1009173.htmSiT1000026100205001,02,03030216
1861009115NewsCampionatiNapoli, ag. Hamsik: «Deve continuare così»20121030141531napoli, hamsikNapoli HamsikA Radio Crc nella trasmissione "Si gonfia la rete" di Raffaele Auriemma è intervenuto Juraj Venglos, procuratore del giocatore del Napoli, Marek Hamsik.<BR><BR>"Hamsik sta vivendo il periodo più importante della sua carriera perché sta attraversando un momento di grande brillantezza poiché Mazzarri lo ha schierato nel ruolo che più gli compete, che più sa interpretare".<BR><BR>"Se il Napoli è all'altezza delle ambizioni di Hamsik? Marek è legato al Napoli perché questa squadra rappresenta il miglior club dove continuare a crescere. Il sogno di ogni calciatore è vincere e il mio assistito vuole farlo in maglia azzurra".<BR><BR>"Quante società guardano al mio assistito? Al momento non posso rispondere, sono questioni delicate che preferisco non toccare. Voglio solo il meglio per la carriera di Hamsik e per il Napoli, per ciò che concerne il futuro, si vedrà".<BR><BR>"Il Napoli può tornare a lottare per lo scudetto, la sconfitta contro la Juventus non compromette il cammino del Napoli. Basterebbe un pareggio per tornare a pari punti".<BR><BR>C1007650adm001adm001hamsik-marek2.jpgSiNnapoli-agente-hamsik-deve-continuare-cosi-1009115.htmSiT1000017100075701,02,03,06,08030148
1871009109NewsCampionatiTorino, Ventura esorta a non perdere l`umiltà20121029171531torino, venturaTorino VenturaA Torino, in mattinata, si sono addensate nuvole nere. Il cielo è diventato plumbeo e il vento gelido venuto da nord che spazzava via impietosamente ogni cosa, è stato premonitore del risultato negativo che si sarebbe consumato nel triste pomeriggio del pallone granata. Torino e Parma, entrambe a nove punti in classifica si sono affrontate anche per stabilire chi delle due, vincendo la partita, potesse vantare la posizione di essere inserito immediatamente dopo le grandi del campionato. Ha vinto il Parma di Donadoni che con 12 punti si va a posizionare in un punto interessante della classifica di Serie A. I gialloblu hanno vinto senza strafare, subendo addirittura per tutto l’arco del primo tempo l’iniziativa granata che, in verità, ha dato più la sensazione di buona volontà piuttosto che di reali convinzioni di far sua la gara. Troppo sterile l’attacco del Toro, centrocampo con poche idee e difesa spesso in affanno e, in qualche circostanza, pure assente. La squadra di Ventura si presentava in campo con una formazione inedita, visto che, come ha affermato il tecnico granata in sede di conferenza stampa, si voleva dare un turno di riposo ai giocatori più rappresentativi, anche in previsione della partita che il Toro andrà a giocare mercoledì prossimo nel turno infrasettimanale contro la Lazio. La scelta è risultata errata e, al contempo, non valutata attentamente nei dettagli. Riteniamo, infatti, che una squadra come il Toro che non ha impegni di Coppe internazionali, non debba vivere all’interno del gruppo l’assillo di non potercela fare a reggere alcune partite di campionato, pur sporadicamente ravvicinate tra loro. Questo, secondo il nostro avviso, è stato l’errore di partenza del Toro di Ventura che non ha saputo valutare l’importanza di affrontare una squadra come il Parma che, per ambizioni e struttura tecnico organizzativa, dovrebbe essere tra le squadre che hanno maggiori punti in comune con il Torino stesso. Il Parma, come dicevamo, dopo un primo tempo in cui non ha affondato i colpi del suo attacco, ha iniziato la ripresa più convinto delle proprie possibilità e, dopo aver capito che avrebbe potuto far sua l’intera posta in palio, è migliorato sotto il profilo organizzativo del gioco. E così, intorno alla metà della ripresa e nel breve volgere di sessanta secondi, il Parma infila la porta di Gillet prima con Sansone e poi con Amauri. Un uno – duo micidiale che ha tagliato letteralmente le gambe ai granata i quali, dopo l’espulsione di Sansone, (puro caso di omonimia tra il giocatore del Toro espulso e quello del Parma che ha segnato appena entrato in campo) inflitta dall’arbitro Giacomelli per doppia ammonizione e a causa di simulazione in area di rigore del Parma, il Toro è andato letteralmente alla deriva. Incassa ancora il terzo gol siglato al 43’ del secondo tempo da Rosi, mentre riesce a segnare il gol della bandiera al secondo minuto di recupero con Basha, entrato da poco.&nbsp; In sede di conferenza stampa, cui noi abbiamo partecipato per capire meglio gli umori del dopo gara, c’è stato, da parte granata, un velato riferimento alla decisione dell’arbitro nell’ammonire in maniera scriteriata Sansone, dando così una svolta negativa alla gara. Poi, chiari cenni a non perdere l’umiltà sono stati evidenziati da mister Ventura che vuole rimarcare il ricordo sempre vivo di ciò che è il Toro oggi e quello che è stato nel recente passato. Noi, invece, vogliamo essere più cinici e diciamo che l’episodio dell’espulsione di Sansone ha, in qualche misura, influito negativamente sul risultato finale, tuttavia, riteniamo importante riaffermare i concetti già ampiamente espressi in apertura di articolo. Il Toro, infatti, oltre l’assenza forzata di Angelo Ogbonna, (buona la prova del suo sostituto Guillermo Rodriguez classe ‘84) non può permettersi il lusso di lasciare in panchina Bianchi, Cerci, Sgrigna, Basha, che completano in qualche modo, assieme agli altri titolari, un assetto tattico dal quale non è possibile prescindere. Il Parma, con il suo tecnico Donadoni, ha sostenuto di aver meritato la vittoria, nonostante le titubanze iniziali nelle quali i gialloblu si sono rivelati timidi e titubanti.&nbsp; Per questo, sostiene Donadoni, (apparso come sempre pacato nell’espressione dei concetti più basilari), “dobbiamo lavorare con serenità per migliorarci a livello di gruppo”.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino-ventura-esorta-a-non-perdere-l-umilta-1009109.htmSiT1000099100451001,02,03030147
1881009096NewsFormula 1FORMULA 1: GP dell`India - Grande rimonta di Alonso, ma vince Vettel20121028120651Alonso secondo seguito da Webber, Hamilton, Button e MassaChe sia una lotta a denti stretti fra i due principali contendenti il titolo iridato lo dimostra la gara di oggi, ed un episodio in particolare lo sottlinea: all'ultimo giro <STRONG>Vettel</STRONG> taglia il traguardo facendo il giro record, sarebbe il secondo Gran Celem consecutivo per il tedesco, ma Alonso subito dietro gli toglie questa soddisazione facendo lui&nbsp;il record sul giro, poi battuto da Button.<BR>Gara entusiasmante, che, grazie alle caratteristiche del tracciato con un lunghissimo rettilineo, non ha lesinato sorpassi, il primo dei quali lo compie propio <A class=link-6 href="/personaggi/fernando-alonso-1004293.cfm" target="">Alonso</A>,&nbsp;subito dopo la partenza, ai danni delle due McLaren.<BR>Ma il sorpasso&nbsp;del ferrarista&nbsp;sfruttando la scia già a metà rettilineo e senza DRS&nbsp;non è sufficiente a mantenere la posizione in quanto le due McLaren lo risuperano a fine rettilineo,tutto da rifare nel piùbreve rettilineo successivo dove Alosno si barazza di&nbsp;Hamilton e va alla caccia di Button.<BR>Lo spagnolo, consapevole di dover lottare con Vettel per il mondiale, sfrutta il DRS al terzo giro superando Button e lanciandosi dal terzo posto all'inseguimento delle Red Bull.<BR>Posizioni consolidate, ma con alonso che guadagna costantemente su Webber fino al primo pit stop avvenuto per il ferrarista al 30° giro e per Webber che si ferma al 32° giro uscendogli appena davanti.<BR>Anche con gomme dure&nbsp;Alonso è molto competitivo ma non riesce a passare subito Webber che aumenta il suo distacco portandolo a oltre 2 secondi, ma al 45° giro Webber avvisa via radio il suo Box di essere rimasto senza Kers e di conseguenza il Box Ferrari avvisa Alonso che riprende a spingere recuperando sull'australiano e superandolo al 48° giro.<BR>&nbsp;Conquistata la seconda piazza alle spalle di Vettel, il pilota della Ferrari tenta di recuperare sul tedesco portando a soli 8 secondi il suo distacco, incitato a spingere dal box che&nbsp;lo informa di un anomalo scintillio sul fondo della RedBull&nbsp;che lo precede.<BR>Il&nbsp;vantaggio di Vettel è comunque notevole&nbsp;per poi tornare a 11 secondi a causa di due piccoli errori, ma il ferrarista non demorde e riprende a guadagnare sul tedesco chiudendo così a soli 9 secondi di distacco, non molto se si considera che tale era il vantaggio conquistato dalle Red Bull nei primissimi giri del gran premio.<BR>Vettel quindi è avvisato: Alonso non demorde e vuole con determinazione vincere il modiale.<BR>Buona la prestazione delle McLaren che, con le gomme dure sono riuscute ad inanellare&nbsp;una serie&nbsp;di giri record e con Hamilton che ha rimontato su Webber tagliando il traguardo negli scarichi dell'australiano a soli sei decimi.<BR>Buona anche la prestazione di Massa, il quale nonostante la sua vettura avesse uno step evolutivo inferiore rispetto al compagno di squadra, ha battagliato con le McLaren nelle prime fasi di gara e per tutta la gara ha tenuto dietro Raikkonen che lo tallonava a pochi decimi.<BR>Adesso si guarda alle prossime tre gare, con una classifica che mantiene apertissima la battaglia per il titolo dove i 13 punti di vantaggio di Vettel su Alonso non&nbsp; sono molti rispetto ai 75 punti in palio.<BR><BR><BR><IMG alt="Foruma 1 Classifica Gran Premio dell'India 2012" src="/foto/small/formula-1-classifica-gp-india-2012.gif">WM01MSWM01MSfernando-alonso-malesia.jpgSiNformula-1-formula-uno-gp-india-vince-vettel-alonso-rimonta-fino-al-secono-posto-1009096.htmSi100075601,02,03,04010484
1891009083NewsCalciomercatoCalciomercato Inter, Paulinho ancora nel mirino20121026161531inter, corinthians, paulinhoInter Corinthians PaulinhoNon si placano le voci sull'obiettivo dell'Inter Paulinho. Il giocatore del Corinthians è dichiaratamente nei piani della società nerazzura e a tal proposito è intervenuto il ds del club brasiliano Edu Gaspar: "Sono discorsi che toccheremo finito il Mondiale in Giappone. Ma non riguardano solo Paulinho, ci sono altri giocatori che potrebbero ricevere offerte, e ne parleremo. Credo sia normale".C1007650adm001adm001Paulinho-Corinthians-Foto-Eduardo-Viana_LANIMA20111105_0117_26.jpgSiNinterr-paulinho-ancora-nel-mirino-1009083.htmSiT1000026100075701,02,03030272
1901008985NewsCampionatiJuventus, ag. Buffon: «Non parliamo del rinnovo»20121018171531juventus, buffonJuventus BuffonSi è ascoltato e letto di tutti in questi giorni in merito all'infortunio di Gianluigi Buffon. Un problema serio che rischia di comprometterne la presenza in campo nel big-match di sabato contro il Napoli. Eppure all'ombra del Vesuvio si è polemizzato, facendo ironia e lanciando assurdi sospetti nei confronti del numero uno bianconero e della Nazionale. Per fare il punto su questa vicenda e non solo è intervenuto in esclusiva a TuttoJuve.com l'agente del giocatore Silvano Martina.<BR><BR>Ormai è diventato argomento di dominio pubblico soprattutto a Napoli: c'è fastidio da parte vostra per le insinuazioni che qualcuno ha lanciato nei confronti dell'infortunio di Buffon?<BR>"Guardi, le dico la verità: mi sono rotto le scatole di parlarne. Non voglio essere scorretto nei suoi confronti, ma non c'è molto da dire. I fatti sono chiari con tanto di certificati medici...".<BR><BR>Veniamo alla supersfida di sabato: come vede la gara fra Juve e Napoli?<BR>"In questo momento la Juve è campione in carica e sta confermando di essere la più forte in Italia. Il Napoli dal canto suo è cresciuto molto e rappresenta la principale antagonista in chiave Scudetto. Mi aspetto una partita molto bella".<BR><BR>Da ex giocatore pensa possano influire gli impegni con le Nazionali?<BR>"Ormai per tutti i club è così. Avere giocatori in giro per l'Europa o di ritorno dal Sudamerica riguarda tutti. Non solo uno dei due club, perciò non penso possa influire particolarmente nell'andamento della partita".<BR><BR>Può già essere un crocevia determinante della stagione questo Juve-Napoli?<BR>"Come gara di campionato arriva troppo presto, perchè possa essere decisiva".<BR><BR>Si parla tanto del rinnovo di Buffon con la Juve: ci sono novità?<BR>"Per il momento non è il caso di parlarne. Sono cose delicate, comunque al momento giusto verrà fuori tutto".<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650adm001adm001buffon1.jpgSiNjuventus-agente-buffon-non-parliao-del-rinnovo-1008985.htmSiT1000007100075701,02,03,06030140
1911008974NewsCampionatiNapoli, ag. Insigne: «Lo vuole il Psg»20121017124531napoli, insigneNapoli InsigneA <EM>Radio Crc</EM> nella trasmissione <EM>Si gonfia la rete</EM> di<STRONG> Raffaele Auriemma</STRONG> è intervenuto <STRONG>Antonio Ottaiano</STRONG>, procuratore dell'attaccante del <STRONG>Napoli</STRONG> <STRONG>Lorenzo Insigne</STRONG>.<br><br> "Oggi Insigne già si allenerà col Napoli perché stanotte è rientrato. Bastava guardare le immagini di ieri per capire quanta gioia ha provato nel far gol con l'Italia".<br><br> "Come vive Lorenzo il primo periodo azzurro? La vive con una serenità incredibile. Ha iniziato il percorso con il Napoli. Davanti a sé ci sono calciatori straordinari e non so quante squadre possano avere in rosa una coppia straordinaria d'attacco come Cavani e Pandev. Insigne è conscio di questo e aspetta il suo momento ma ripeto, è sereno perché è consapevole del suo ruolo nella squadra azzurra. La scelta del Napoli è condivisibile per cui il mio assistito lavora e cerca di apprendere quanto più possibile dagli attaccanti in rosa".<br><br> "Juventus-Napoli, l'attesa di Insigne? Il primo gol che avrebbe voluto segnare è alla Juventus. I bianconeri per i napoletani rappresentano la grande squadra da battere e Lorenzo, da napoletano, è cresciuto con questo sogno. Detto questo, ad Insigne farebbe piacere segnare gol a tutte le squadre avversarie. Sabato immagino che i titolari saranno Pandev e Cavani ma se a gara in corso sarà offerta al mio assistito la possibilità di entrare, la sua sarebbe a mille".<br><br> "Il Psg su Insigne? Oggi Lorenzo viene considerato tra i giovani più promettenti del calcio italiano e credo che qualsiasi squadra di caratura internazionale abbia interesse a seguire il calciatore ma mi sembra anche abbastanza ovvio che squadre importanti come il Psg abbiano nel loro taccuino uno come Lorenzo da seguire. Credo che un calciatore giovane che sta dimostrando di avere qualità possa essere ambito non solo dal Psg ma da tutti i club europei e quindi anche dal Napoli".<br><br> "Se il Psg mi ha contattato? Facciamo lavorare Insigne e facciamo sì che sia il suo apporto al Napoli sia sempre maggiore. Non è il caso parlare di certe cose, adesso, visto che Insigne ha firmato un contratto lungo con il Napoli. L'interesse di grossi club europei mi pare ovvio che ci sia ma da qui a prenderlo ce ne passa. Oggi non è da prendere in considerazione la chiamata o meno del Psg".<br><br> "Segnare a Buffon? Stiamo parlando di un portiere straordinario e per quanto Insigne possa conoscere i suoi movimenti, Buffon è sempre un grandissimo portiere. Il fatto che gli abbia già fatto gol in Nazionale, prendiamolo come buon auspicio".<br><br>C1007650adm001adm001insigne.jpegSiNnapoli-agente-insigne-lo-vuole-il-psg-1008974.htmSiT1000017100075701,02,03030214
1921008947NewsCampionatiDa Firenze con furore: il ritorno di Pizarro20121012194531fiorentina, pizarroFiorentina PizarroLui, l’Italia l’ha girata in lungo e in largo. Lui, l’Italia ce l’ha nel cuore. Lui è un amante del bello: solo grandi squadre, con una storia importante, in una città importante.&nbsp; Dalla carne friulana accompagnata con polenta tipica, alla classica e soddisfacente cotoletta alla milanese. <BR><BR>Da un primo a base di pasta cacio e pepe, a un secondo abbondante, una bella fiorentina.<BR>Lui non è alto, non è un gigante.&nbsp; Lui è il Pek, pequeño ma furbo, di un’intelligenza tattica disarmante e dotato di piedi raffinati, esclusivi.&nbsp; Con grande, grandissimo piacere il calcio italiano dà il benvenuto, o meglio, il bentornato, a David Marcelo Pizarro Coates. <BR>Il calo degli ultimi anni sembrava causa dell’età che avanza, della scarsa motivazione o dell’assenza di grinta. E invece no. Resuscitato, rinvigorito.&nbsp; L’areoplanino Montella, allenatore della Fiorentina, ha sfregato la lampada magica, chiamata Della Valle-Pradè, ed è spuntato fuori dal nulla il regista cileno, all’apparenza con qualche anno in meno e con molta più cattiveria agonistica.&nbsp; È lui il colpo dell’estate, il pezzo da novanta. Ogni allenatore che l’ha allenato, ha elogiato Pizarro per comportamento e professionalità e chi l’ha fatto maggiormente è stato soprattutto Mancini. Prima nell’Inter dove non ha mai convinto totalmente, poi, addirittura, nel Manchester City: la parentesi del prestito a gennaio scorso è stata breve ma intensa. Per il cileno anche un gol, con un destro dei suoi, e una Premier League sollevata al cielo. <BR><BR>In mezzo i grandi anni di Udine, piazza perfetta per i cileni: chiedere a Sanchez e Isla per ulteriori informazioni.&nbsp; Arrivato come trequartista, prima da Roy Hodgson, poi da Luciano Spalletti, il Pek viene plasmato come regista basso, anello di congiunzione perfetto fra centrocampo e attacco. Diventa leader e Udine è pazza di lui che, a quel punto, decide di fare il grande salto. Prima all’Inter, senza fortuna, poi alla Roma, dove ritrova l’allenatore che l’ha più cullato.&nbsp; Tra periodi di forma straordinari all’inizio del periodo romano, meno brillanti alla fine, Pizarro tiene in pugno per diversi anni il centrocampo giallorosso.&nbsp; Oltre a qualche Coppa Italia e anche una Supercoppa italiana, la partita che mai nessun tifoso della squadra di capitan Totti potrà dimenticare è il passaggio del turno in Champions League contro il Real Madrid. Ce la fece la Roma, anche e soprattutto grazie al cileno, che all’andata siglò un gol che alla fine dei conti si rivelò decisivo.&nbsp; Ora è tornato, in ogni senso, a Firenze. Il centrocampo della squadra rivelazione del campionato è nelle sue mani. Pizarro forma un’ottima coppia con Borja Valero e Montella lo ha già capito.&nbsp; Vuole fare grande la Viola anche se, a causa della tanta timidezza, non ammette quali potrebbero essere gli obiettivi di questa giovane e bella squadra. <BR><BR>Viviano in porta, Roncaglia in difesa, Pizarro alla regia e Jovetic finalizzatore. Ecco la linea della squadra di Firenze. Mica male. Mica niente. Iniziate a tremare, perché oltre al regista nato a Valparasio nel 1979, è rinata anche la Fiorentina.<BR><BR><BR>C1007650FirenzeFL0882FL0882pizarro.JPGSiNda-firenze-con-furore-il-ritorno-di-pizarro-1008947.htmSiT1000024100877901,02,0303097
1931008920NewsCampionatiMilazzo Calcio: francamente noi non ce ne infischiamo, anzi siamo dispiaciuti20121009101531lega pro, milazzoSalvino Cavallaro giornalista iscritto allOrdine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicato e Tra interviste e altro edito da Progetto Immagine. Contatti: salvinocavallaro@libero.itParafrasando quel "Francamente me ne infischio" pronunciato da Rhett Butler interpretato dall'attore Clark Gable nel film "Via col vento", ci è venuto in mente come chi ha fatto volutamente del male alla S.S. Milazzo deturpando l'immagine della città di Milazzo, possa sogghignare malvagiamente urlando magari ai quattro venti quella celebre frase. Eppure, all'orizzonte, già da tanto tempo si vedevano vacillare pericolosamente i sogni del pallone rossoblu come castelli di carta, pronti a cadere al minimo soffio di vento. Ebbene, il vento è arrivato impietoso ed è simile ad un tifone di forte intensità, capace di sradicare e tranciare di brutto tutto ciò che si presenta sulla sua strada. Altro che sogni e flebili castelli di carta. La situazione societaria del Milazzo calcio che si presenta ormai chiaramente tra situazioni grottesche e realtà che fanno male, è l'esempio eclatante di una non gestione capace di situazioni volutamente ambigue che si sono delineate e manifestate nel tempo con estrema chiarezza. <BR><BR>Già da questa calda estate siciliana, avevamo percepito qualcosa di strano, di poco chiaro che in genere non si confà con chi ha a cuore qualcuno e/o qualcosa. Eterne domande senza risposta alcuna, elusioni e fraintendimenti che abbondavano a dismisura, appuntamenti importanti rimandati e fiumi di demagogia spicciola che avevano il sapore di chi vuole tamponare una situazione delicata in maniera del tutto grossolana e raffazzonata. Ma, a quale pro? Il gruppo capitanato dal giovane presidente Giuseppe Peditto ha fallito dall'inizio, troppi i suoi proclami pro-tifosi e troppa enfasi negativa contro la precedente proprietà dei Lo Monaco. Francamente ci lasciava un po' perplessi questo dilagare forzato di evanescente populismo che sembrava artefatto. Ma, non avendo la controprova della non veridicità di quei comportamenti, abbiamo voluto credere che fosse tutto vero per amore del calcio milazzese. <BR><BR>Tuttavia, mai è stato messo pubblicamente nero su bianco, nonostante le reiterate sollecitazioni da parte delle istituzioni locali e, soprattutto, di Pippo Midili, assessore allo sport del Comune di Milazzo che ha invitato il gruppo Peditto a esibire pubblicamente l'atto notarile dell'avvenuta proprietà e le capacità economiche atte a fare fronte agli oneri derivanti l'acquisto della società stessa. Ad oggi non ci risulta che qualcosa di simile sia avvenuto. E, intanto, la situazione precipita senza freni inibitori creando in seno alla squadra e alla stessa società un groviglio di problematiche capaci di agevolare l'ammutinamento o sciopero che dir si voglia da parte dei giocatori che non percepiscono alcun stipendio, favorendo così l'anarchia più completa. Ma ciò che più fa male in tutta questa storia a dir poco grottesca è il deteriorarsi dell'immagine della città di Milazzo che brucia davvero. <BR><BR>Ora, l'Italia, guarda questa piccola ma incantevole parte di mondo che è la penisola di Milazzo, in maniera ambigua, sospetta, come se, suo malgrado, fosse stata incapace di prendere in pugno una situazione sfuggita di mano sin dall'inizio. E così Milazzo è diventata la società di calcio del viaggio in pullman, dalla Sicilia a Casale Monferrato e viceversa. No, signori, sappiate che questa città siciliana è ben altro, è qualcosa di più serio di più importante di quello che si è detto fino ad oggi. La sua anima e le sue radici più profonde trasudano di cultura e ci raccontano di una città che pullula di storia e bellezze naturali invidiate da tutto il mondo. E, per quanto riguarda il pallone milazzese, diciamo che non è malato immaginario, semmai l'hanno fatto ammalare nel corso degli anni in maniera reale; questo, se permettete, è diverso! E non si dica gratuitamente che l'ambiente milazzese, incapace di reattività, sia qualunquista e minimalista su situazioni così importanti. Non è così; anche perché lasciarsi andare alla deriva, non è cosa da prendere in considerazione e non è degno del miglior milazzese. Oggi al capezzale del pallone mamertino e della sua città c'è bisogno di "medici" in grado di salvare il salvabile. In fondo la vita ci ha insegnato che si nasce, si cresce e si vola. Certo, durante il percorso si può anche cadere rovinosamente; importante è rialzarsi, alzare il capo e proseguire con dignità. Sono i fatti che da sempre cementano lo stato delle cose che contano, le fatue parole in genere si scrivono sulla sabbia. Per questo noi non diciamo "Francamente me ne infischio", anzi desideriamo di cuore che la situazione di stallo in cui è caduto suo malgrado il Milazzo calcio abbia i giorni contati e possa evolversi al più presto in maniera positiva.<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>&nbsp;<BR><BR><BR><BR><BR>C1007654TorinoFL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNmilazzo-calcio-francamente-noi-non-ce-ne-infischiamo-1008920.htmSi100451001,02,03010855
1941008906NewsCampionatiVuoi vincere un derby? chiama Samuel...20121008105118samuelThe Wall ieri ha fatto dieci su dieciE sono dieci su dieci: dieci presenze nel derby della Madonnina e dieci vittorie. Walter Samuel non sa cosa voglia dire perdere la stracittadina di Milano e per l'Inter, oltre che ormai da anni il difensore di maggiore affidamento, The Wall sembra esser diventato anche un talismano. Ieri ha pure strafato segnando il gol vittoria con una splendida inzuccata di difficile realizzazione: poi nel soffrire e combattere, come è avvenuto per tutto il resto del match, lui si ci trova benissimo e ne è uscito vincitore anche nonostante quel mezzo falletto su Robinho che giustifica dicendo che<EM> "Il tocco c'è stato, l'ho cercato per non farlo calciare facilmente ma di contatti così ce ne sono tanti e dare il rigore sarebbe stato troppo esagerato"</EM><br><br> Stramaccioni gli ha affidato le chiavi della retroguardia, facendogli dirigere&nbsp;totalmente la&nbsp;nuova difesa a tre&nbsp;nerazzurra, e lui, The Wall, sta ripangando alla grande la fiducia del tecnico; <br><br> Il muro è tornato e i cugini rossoneri continuano a sbatterci...<BR>&nbsp;&nbsp;<br><br>C1007650FL0141FL0141inter_samuel_cassano_gargano_thumb439x302.jpgSiNvuoi-vincere-un-derby-chiama-samuel-1008906.htmSiT1000026100205001,02,0301080
1951008902NewsCampionatiMilan-Inter 0-1, le pagelle. Top Montolivo e Samuel. Flop Cassano20121007224531milan, interMilan Inter PagelleFinale Milan-Inter 0-1 (p.t. 0-1): 3' Samuel<br><br> espulsi: Nagatomo<br><br> Milan (4-2-3-1): Abbiati 4, Bonera 5.5 (50' Abate 5.5), Mexes 5, Yepes 5.5, De Sciglio 5.5 (57' Robinho 6), Montolivo 6, De Jong 5, Emanuelson 5, Boateng 4, El Shaarawy 5 (71' Pazzini 5.5), Bojan 5.5 All. Allegri 4<br><br> Inter (3-4-3): Handanovic 6, Juan Jesus 6.5, Samuel 6.5, Ranocchia 6.5, Zanetti 6, Gargano 5.5, Cambiasso 5.5, Nagatomo 5, Coutinho 5 (47' Guarin 5.5), Cassano 5, Milito 5.5 All.: Stramaccioni 6<br><br> <STRONG><EM>Top Milan</EM></STRONG><br><br> Montolivo: l'unico a provvarci in più circostanze.<br><br> <STRONG><EM>Flop Milan</EM></STRONG><br><br> Abbiati: uscita comletamente sballata quella che da il vantaggio ai nerazzurri.<br><br> <STRONG><EM>Top Inter</EM></STRONG><br><br> Samuel: da ai suoi la terza vittoria di fila nel derby.<br><br> <STRONG><EM>Flop Inter</EM></STRONG><br><br> Cassano: non pervenuto contro i rivali rossoneri.<BR><br><br>C1007650Milanoadm001adm001samuel.jpgSiNserie-a-milan-inter-pagelle-top-flop-risultato-e-marcatori-1008902.htmSi100075501,02,03010202
1961008859NewsCampionatiFigc, Abete smorza i toni dopo il blitz della Guardia di Finanza20121004164029figc, abeteFigc AbeteNessuna preoccupazione per <STRONG>Giancarlo Abete</STRONG> dopo il blitz della <STRONG>Guardia di Finanza</STRONG> nella sede della <STRONG>Federcalcio </STRONG>a Roma nella mattinata di ieri. Il presidente della Figc ha cercato di smorzare i toni della vicenda e di spiegare l'accaduto a margine di una riunione con i rappresentanti dell'Aic e della Lega Pro in cui si è discussa la riforma della prima e seconda divisione."La visita della Guardia di finanza negli uffici del Napoli e della Figc è solo una normale acquisizione di documenti - ha dichiarato Abete -. E'stato anche intervistato il magistrato che si sta occupando dell'inchiesta, e' stato precisato che non ci sono indagati, quindi onestamente, io non sono stupito. Lo sarei se non vivessi nel mondo del calcio. Un mondo che ha una visibilità assoluta. Una qualsiasi persona che valuti serenamente le situazioni, vede il rapporto fra l'acquisizione di documenti, che e' quanto avvenuto ieri, e l'effetto mediatico, e si rende conto che e' un rapporto largamente scompensato. In ogni caso non c'è motivo di preoccupazione". <BR>C1007650RomaFL0531FL0531abete.jpgSiNfigc-abete-smorza-i-toni-dopo-il-blitz-della-guardia-di-finanza-1008859.htmSi100875201,02,03010145
1971008858NewsCoppeUdinese, occhio al Liverpool...spagnolo20121004161052liverpoolMeno palla lunga, più possesso palla: mix vincenteLiverpool-Udinese fino a qualche tempo fa poteva sembrare scontata: friulani veloci, tecnici, con Di Natale cecchino infallibile, di fronte ai reds legnosi, duri e sempre con lo stesso monotono modo di giocare (palla avanti e Carrol o Crouch fa la sponda ndr.). Adesso, aldi là del periodaccio della squadra di Guidolin, pre la prima volta non all'altezza dopo il mercato estivo, sta crescendeo una gran bella realtà come il nuovo Liverpool di Brendan Rodgers.<BR><BR>Inizio di stagione fallimentare col numero 0 alla voce vittorie dopo 5 giornate: poi però, non essendo in Italia e quindi non licenziando gli allenatori alle prime difficoltà, la squadra ha assimilato alla perfezione i movimenti che richiedeva il tecnico e ha iniziato ad incamerare vittorie segnando a raffica. I reds adesso danno spettacolo:&nbsp;addio gioco fatto solo di contrasti e lanci lunghi, benvenuto possesso palla asfissiante riuscendo a riposarsi col pallone tra i piedi. Il modulo è il 4-3-3, il top per chi attacca sempre: la stella è sempre Luis Suarez, uruguaiano dal gol facile, facilissimo: al suo fianco uno che conosciamo benissimo come Borini, e uno di cui sentiremo parlare come Suso, giovane 18 ex della cantera blaugrana. A centrocampo poi, assieme all'immortale Gerrard, ecco Shelvey, ventenne dai piedi ottimi, dalla grande falcata, ma di cui ancora va "sistemato" il carattere per via di qualche entrataccia un pò troppo english. In ogni modo Rodgers e i suoi ragazzi meritano rispetto e un particolare occhio di riguardo: il tiqui taqua d'Inghilterra può essere molto pericoloso...<BR><BR>C1007650FL0141FL0141Suarez-Gerrard1_2818422.jpgSiNudinese-occhio-al-liverpool-spagnolo-1008858.htmSiT1000011100205001,02,03010126
1981008837NewsCalcio EsteroIl doppio esordio di Del Piero 20121003162937del pieroMessaggio di Alex sul suo sitoCi siamo: 4 giorni e Alessandro Del Piero esordirà ufficialmente nella A- League. L'emozione è tanta, e a dirlo è proprio l'ex capitano della Juve sul suo sito, dove racconta tra l'altro un piccolo aneddoto...canoro.<br><br> <FONT size=2><EM></EM></FONT>&nbsp;<br><br> <FONT size=2><EM></EM></FONT>&nbsp;<br><br> <FONT size=2><EM>"Mancano quattro giorni al mio nuovo inizio, la mia carriera riparte dalla A-League e io non vedo l'ora di cominciare.</EM></FONT><br><br> <FONT size=2><EM>La prima tappa è a Wellington, si comincia dunque in Nuova Zelanda per la sfida contro il Wellington Phoenix, sabato alle 19.30 ora locale. </EM></FONT><br><br> <FONT size=2><EM>I miei compagni mi stanno mettendo nelle migliori condizioni per ambientarmi al meglio, sono convinto che ci siano tutte le condizioni per fare bene. Di certo, c'è il mio entusiasmo e la voglia di buttarmi a capofitto in questa nuova avventura. </EM></FONT><br><br> <FONT size=2><EM>Non posso negare di essere emozionato, tutto l'affetto e il calore con cui mi stanno seguendo qui in Australia (e che mi arriva anche da molto lontano, ad esempio& dall'Italia!) mi trasmette grande adrenalina. E poi vi devo confessare che quello in campo non sarà l'unico debutto australiano&</EM></FONT><br><br> <FONT size=2><EM>Venerdì scorso, alla cena che abitualmente il Sydney Fc organizza per dare il benvenuto ai nuovi giocatori, mi hanno rivelato che in albergo a Wellington alla vigilia della nostra prima partita, dovrò cantare una canzone per i miei compagni: è la tradizioni, per gli ultimi arrivati& Che dite, mi devo preoccupare?</EM></FONT><br><br> <FONT size=2><EM>A presto, Alessandro"</EM></FONT><br><br>FL0141FL0141del-piero-sydney_GN.jpgSiNil-doppio-esordio-di-del-piero-1008837.htmSi100205001,02,03010299
1991008790NewsCampionatiSerie A, Pagelle: Top e Flop della sesta giornata20121001133537Top e FlopI top e i flop della sesta giornata di A<STRONG><FONT size=3>TOP</FONT></STRONG><BR><BR><STRONG><FONT size=2>3° POSTO: Alberto Gilardino</FONT></STRONG><STRONG><FONT size=3><BR></FONT></STRONG><BR><BR><FONT size=2>Il Gila non si ferma più. Dopo anni di Purgatorio sembra essere tornato quello di un tempo, quello del Parma per intenderci. Una doppietta che contribuisce al 4a0 inflitto dagli emiliani al Catania. Il Bologna continua ad andare, con il violino in sottofondo. Implacabile.</FONT><STRONG><FONT size=2><BR></FONT></STRONG><BR><BR><FONT size=2><STRONG>2° POSTO: Antonio Cassano</STRONG><BR></FONT><BR><BR><FONT size=2>Pazzini, Cassano, Milan, Inter. A chi è convenuto? Una domanda che ci si porta dietro da 6 giornate e che continuerà a rimbombare fino a fine stagione. Ma, almeno per ieri, è sembrato evidente: Antonio Cassano era il giocatore che serviva all'Inter. Sempre più leader, chiama più volte il supporto dei tifosi, regala assist e colpi di genio a più non posso e arriva pure l'ennesimo goal. Geniale.</FONT><FONT size=2><BR></FONT><BR><BR><FONT size=2><STRONG>1° POSTO: Fabrizio Miccoli</STRONG><BR></FONT><BR><BR><FONT size=2>Il Palermo aveva bisogno dei 3 punti e finalmente sono arrivati. Nonostante le numerosissime critiche (spesso anche da Zamparini) chi ha fatto tornare i rosanero alla vittoria è stato il solito Fabrizio Miccoli. Il capitano della squadra siciliana ha realizzato una splendida tripletta che ha steso il Chievo. Come se non bastasse uno dei tre goal realizzati dal palermitano è un goal di una straordinaria bellezza, un tiro da una distanza assurda che sorprende Sorrentino, un goal che rivedremo ancora per anni e anni e che solo i veri campioni sanno fare. Devastante.</FONT><FONT size=2><STRONG><BR></STRONG></FONT><BR><BR><FONT size=2><BR></FONT><BR><BR><STRONG><FONT size=3>FLOP</FONT></STRONG><FONT size=2><BR></FONT><BR><BR><STRONG><FONT size=2>3° POSTO:</FONT></STRONG><STRONG><FONT size=2><BR></FONT></STRONG><BR><BR><STRONG><FONT size=2>Andrea Consigli:&nbsp;</FONT></STRONG><FONT size=2>Classica giornata da dimenticare. Uno dei migliori portieri del nostro campionato, almeno per questo inizio di stagione, ma 5 goal presi in casa da una squadra, il Torino, sicuramente alla pari (almeno sulla carta) con l'Atalanta, sono davvero tanti. C'è anche da dire che se la squadra avesse giocato in maniera consona probabilmente non avrebbe dovuto raccogliere la palla dalla rete per ben cinque volte ma ormai per questa giornata è andata così. Colpito e Affondato.</FONT><STRONG><FONT size=2><BR></FONT></STRONG><BR><BR><STRONG><FONT size=2>2° POSTO:<BR></FONT></STRONG><BR><BR><STRONG><FONT size=2>Ciro Capuano:&nbsp;</FONT></STRONG><FONT size=2>Ha una buona chance e la rovina. Da un anno ormai Marchese è il titolare sulla fascia sinistra della squadra etnea. Paga sicuramente la brutta prestazione dei rossazzurri (le colpe dei goal sono più dei due centrali che sue) ma anche l'espulsione è veramente assurda considerata l'esperienza del giocatore, che rimane sul posto e atterra in maniera goffa il proprio avversario. Con una prestazione del genere scomodare Marchese è davvero difficile. Sprecone.</FONT><FONT size=2><BR></FONT><BR><BR><FONT size=2><STRONG>1° POSTO:</STRONG><BR></FONT><BR><BR><STRONG><FONT size=2>Kevin Prince Boateng:&nbsp;</FONT></STRONG><FONT size=2>Ancora una volta il Milan non trova i 3 punti. Assente ingiustificato ancora una volta KP Boateng. Sembrava destinato a diventare il leader dei rossoneri con la partenza di Ibrahimovic, maglia numero 10 e tante responsabilità. Ma ad oggi il ghanese non è riuscito a farsi carico della squadra e probabilmente la squadra di Allegri paga anche la mancanza di un leader la davanti. E da lui ci si aspetta davvero molto ma molto di più. Finché la pazienza non finirà. Indifendibile.</FONT><STRONG><FONT size=2><BR></FONT></STRONG><BR><BR>C1007650FL0676FL0676Fabrizio-Miccoli-624x300.jpgSiNseriea-top-e-flop-sesta-giornata-1008790.htmSi100664801,02,03010309
2001008748NewsCampionatiUdinese, lite tra Di Natale e Guidolin20120929094531udinese, di natale, guidolinUdinese Di Natale GuidolinSecondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, l'esclusione di Totò Di Natale dall'allenamento di ieri è figlio di un litigio fra il bomber napoletano ed il tecnico Francesco Guidolin. Due versioni: nella prima si racconta di un litigio avvenuto ad inizio dell'allenamento, mentre nella seconda si parla di una lite negli spogliatoi. Quello che è certo che Totò ha perso le staffe, mancando di rispetto a Guidolin.C1007650adm001adm001udinese-guidolin-il-talent-scout-L-5BT0L4.jpgSiNudinese-lite-tra-di-natale-e-guidolin-1008748.htmNoT1000011100075701,02,03010256
2011008736NewsCalcio EsteroVerratti: «Con la Juve era quasi fatta, poi però...»20120928165557verratti «Ibra? Con me è gentilissimo«Marco Verratti in pochi mesi è già uno dei giocatori più amati in casa Psg, e il talento ex Pescara alla <EM>Gazzetta Dello Sport </EM>spiega come è avvenuto il suo trasferimento in estate alla corte di Carletto Ancelotti:<br><br> <EM>"A giugno era quasi fatta con la Juve</EM>-dice il numero 24-.&nbsp;<EM>Poi è saltato il prestito di un giocatore al Pescara che chiedeva in compenso una somma che la Juve considerava troppo alta perché venivo dalla B. Così si è fatto avanti il Psg che ha proposto qualcosa di buono al Pescara e un progetto interessante per me". </EM><br><br> <EM>&nbsp;"Alla Juve c'è Pirlo</EM>,-continua l'ex Pescara- &nbsp;<EM>ma io mi sentivo pronto per giocare: penso che se una squadra ti prende è perché crede in te fin da subito, senza mandarti in prestito. Al Psg mi hanno fatto sentire al centro del progetto. Alla Juve mi parlavano di futuro, al Psg di presente..."</EM><br><br> Verrattì, (con l'accento sulla i), come lo chiamano in Francia, non pensa minimamente a ritornare in Italia:<EM> "Per ora non ci penso proprio. Sto bene qui, poi si vedrà. Ibra?&nbsp;</EM> <EM>con me è gentilissimo. Mi dà tanti consigli pure fuori dal campo."</EM><br><br>FL0141FL0141verratti-psg.jpgSiNverratti-con-la-juve-era-quasi-fatta-poi-pero-1008736.htmSi100205001,02,03010138
2021008729NewsFormula 1McLaren, Hamilton passa alla Mercedes20120928123130mclaren, hamilton, mercedesMcLaren Hamilton MercedesIn seguito alla firma dell'accordo commerciale con FOM questa settimana da Mercedes-Benz, la MERCEDES AMG Petronas Formula One Team è lieto di annunciare che Lewis Hamilton ha firmato un accordo triennale per correre per il team di Formula 1 2013.<BR>&nbsp;<BR>Carriera di Lewis 'è stata sostenuta da Mercedes-Benz e McLaren sin dai suoi primi giorni. Nel 2000, lui e Nico Rosberg sono stati compagni di squadra a TeamMBM.com in Formula A karting. Lewis ha guidato con motori Mercedes-Benz durante i suoi due stagioni nella Formula 3 Euroseries, vincendo il campionato 2005, e ognuno dei suoi 104 Formula Uno inizia finora sono stati alimentati dalla stella a tre punte.<BR>&nbsp;<BR>Lewis è uno dei quattro piloti, insieme a Juan Manuel Fangio, Mika Häkkinen e Jenson Button, ad aver vinto il campionato del mondo di Formula Uno con la Mercedes-Benz di alimentazione. Con 20 vittorie di Formula Uno, è uguale con Mika Häkkinen come il maggior successo di Mercedes-Benz pilota di Formula Uno.<BR>&nbsp;<BR>Il reclutamento del campione del mondo 2008 segna l'inizio di un nuovo capitolo per la Mercedes AMG Petronas Formula One Team. Lewis andrà a sostituire Michael Schumacher, che ha contribuito in modo significativo allo sviluppo delle Frecce d'Argento team ufficiale nel corso degli ultimi tre anni.<BR>&nbsp;<BR>Durante questo tempo, il team ha ottenuto il traguardo della prima vittoria dell'era moderna per una freccia d'argento opere, quando Nico Rosberg vinto quest'anno il Gran Premio di Cina, e ha segnato cinque podi fino ad oggi.<BR>&nbsp;<BR>In parallelo, Mercedes-Benz ha messo in atto la giusta struttura tecnica e dato la squadra a Brackley e Brixworth gli strumenti necessari per raggiungere a lungo termine, il successo durevole in Formula Uno. Nel prossimo futuro, tre volte campione del mondo Niki Lauda porterà anche la sua esperienza al ruolo di presidente non esecutivo del consiglio di amministrazione del team di amministrazione, rafforzando ulteriormente la forza in profondità a MERCEDES AMG Petronas.<BR>&nbsp;<BR>La firma di Lewis Hamilton completa la MERCEDES AMG conducente Petronas line-up per la stagione 2013 a fianco di Nico Rosberg. Nico ha vinto il suo primo Gran Premio di quest'anno in Cina e entrare nella sua quarta stagione con il nostro team.<BR>&nbsp;<BR>Michael Schumacher<BR>&nbsp;<BR>"Ho avuto tre anni belle con la squadra che purtroppo non è andata come tutti noi avremmo voluto sul lato sportivo. Auguro Lewis bene e per la squadra per raggiungere il successo che abbiamo lavorato così duramente nella build-up. Vorrei ringraziare il team per la fiducia e tutti i ragazzi per il loro impegno incondizionato. Passo ora concentrarsi sulle prossime gare. "<BR>&nbsp;<BR>Lewis Hamilton<BR>&nbsp;<BR>"E 'giunto il momento per me di affrontare una nuova sfida e sono molto entusiasta di iniziare un nuovo capitolo da corsa per la MERCEDES AMG Petronas Formula One Team. Mercedes-Benz ha una tale incredibile patrimonio nel mondo dei motori, insieme con la passione per la vittoria che condivido.<BR>&nbsp;<BR>"Insieme, siamo in grado di crescere e affrontare questa nuova sfida. Io credo di poter contribuire ad orientare le frecce d'argento verso l'alto e realizzare le nostre ambizioni comuni di vincere i campionati del mondo. "<BR>&nbsp;<BR>Ross Brawn, Team Principal - MERCEDES AMG Petronas <BR><BR>"A nome di MERCEDES AMG PETRONAS, vorrei prima di tutto ringraziare Michael Schumacher per il contributo importante che ha fatto per la crescita del nostro team nel corso degli ultimi tre stagioni. La sua energia e l'impegno non hanno mai vacillato, anche quando i risultati non sono stati all'altezza delle nostre aspettative, e noi siamo determinati a finire la stagione 2012 insieme su un alto. Come sempre, è stato un piacere lavorare con Michael.<BR>&nbsp;<BR>"Guardando avanti al 2013, sono lieto di dare il benvenuto Lewis Hamilton al nostro team. L'arrivo di un pilota del calibro di Lewis 'è una testimonianza della posizione di Mercedes-Benz in Formula Uno e sono orgoglioso che Lewis condivide la nostra visione e l'ambizione per il successo delle Frecce d'Argento.<BR>&nbsp;<BR>Credo che la combinazione di Lewis e Nico sarà la coppia più dinamica ed emozionante sulla griglia il prossimo anno, e non vedo l'ora di quello che possiamo realizzare insieme.<BR>&nbsp;<BR>"Negli ultimi tre anni, ci sono state mettendo in atto le fondamenta e nei moduli che sono necessari per competere regolarmente per il campionato del mondo. Dietro le quinte, abbiamo messo insieme un team che è tecnicamente più forte, più esperto e di maggiori risorse, grazie al sostegno di PETRONAS e tutti i nostri partner della squadra fedeli.<BR>&nbsp;<BR>Il potenziale è lì per adattarsi a qualsiasi altra squadra sulla griglia, che è lo standard minimo per una Mercedes-Benz team ufficiale. Il nostro compito è ora quello di tradurre questo potenziale in prestazioni in pista per la prossima stagione e oltre. "<BR>&nbsp;<BR>Norbert Haug, Vice Presidente - Mercedes-Benz Motorsport<BR>&nbsp;<BR>"Mercedes-Benz ha sostenuto Lewis tutta la sua carriera, dal karting, alla Formula 3, la nostra partnership di successo con la McLaren, e sarà un momento molto bello per tutti noi del team di vederlo al volante di un argento opere Arrow prossima stagione, seguendo la tradizione della British Mercedes-Benz Grand Prix driver Sir Stirling Moss e Richard Seaman.<BR>&nbsp;<BR>"Certo, ci vuole un grande pilota per sostituire uno così leggendario e di successo come Michael Schumacher. Nel corso degli ultimi tre anni, Michael è stato un grande pilota e un ambasciatore esemplare per MERCEDES AMG Petronas. La sua esperienza è stata un fattore importante nel guidare lo sviluppo del nostro team a Brackley e estendere i nostri più sinceri ringraziamenti a Michael per il suo gioco di squadra lealtà e impegno. Lavoreremo sodo insieme al fine di ottenere i migliori risultati possibili nel resto della stagione 2012.<BR>&nbsp;<BR>"Il compito centrale di qualsiasi squadra corse è quello di fornire una vettura che permette ai piloti di esprimere al meglio il loro talento. In 52 gare per la nostra squadra lavori, abbiamo ottenuto una serie di tappe importanti, tra cui una vittoria storica per Nico Rosberg in Cina quest'anno. Sappiamo che è giunto il momento di compiere il passo successivo, al fine di fornire coerenti front-running performance nella tradizione delle Frecce d'Argento. Ogni singola persona nel nostro team sta lavorando con impegno e attenzione sul raggiungimento di questa ambizione. "<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>WM01MSWM01MSlewis-hamilton.jpgSiNformula-formula-mclaren-hamilton-passa-alla-mercedes-1008729.htmSi100075601,02,03,04010608
2031008674NewsCampionatiMazzone: «Guardiola allenerà a Milano»20120925140820mazzone, guardiolaMazzone Guardiola<STRONG>Pep Guardiola</STRONG> allenerà a Milano nel prossimo futuro. A rivelarlo a è <STRONG>Carletto Mazzone</STRONG>, ex tecnico di Roma e Brescia:<br><br> "Impossibile vederlo in Italia? No, io dico il contrario. Non so quando, ma ho l'impressione che allenerà prima o poi una squadra italiana. Un giorno mi disse al telefono che sarebbe venuto a trovarmi, e io gli chiesi se ci sarebbe venuto da turista o da tecnico di un club italiano. E lui mi ha risposto: 'In entrambe le vesti'. E secondo me potrebbe andare a Milano".<BR><br><br>C1007650Milanoadm001adm001guardiola.jpgSiNmazzone-guardiola-allenera-a-milano-1008674.htmSiT1000027100075701,02,03,07010215
2041008618NewsCampionatiMilan, Allegri: «Verremo fuori da questa situazione»20120922162045Milan AllegriL`allenatore rossonero parla in conferenza stampaMassimiliano Allegri è intervenuto in conferenza stampa prima dell'incontro da Milan e Udinese che si terrà domani. L'allenatore rossonero ha parlato del momento del Milan, del suo stato nella squadra rossonero e, ancora una volta, del litigio avuto con Pippo Inzaghi, neo allenatore degli Allievi, smontato poi pubblicamente dallo stesso Allegri e dall'ex attaccante rossonero: ""Ho letto sui giornali di una rassegnazione e di trattare le mie dimissioni. Non c'è nulla di tutto ciò. Questo mio ha dato fastidio. Quando sono partito per il terzo anno con il Milan e dopo le cessioni di Ibra e Thiago, ho accettato con grande entusiasmo e determinazione questa sfida, cosa che mi accomuna anche alla squadra. Verremo fuori da questa situazione. Seconda cosa che voglio mettere in chiaro è quello che riguarda mercoledì. Come ogni anno vado al Vismara su invito della società per avere rapporti stretti con il settore giovanile, cosa che mi piace moltissimo. Con Pippo c'è stato solo uno scambio di opinioni ed è stata una cosa solo ingigantita che ieri abbiamo spiegato bene".C1007650MilanoFL0676FL0676Allegri.jpgSiNmilan-allegri-ne-verremo-fuori-100