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11013746NewsEditorialeEcco l`Inter che speravano i suoi tifosi2021022218:37Meritata vittoria dei nerazzurri che annullano un Milan apparso stanco e privo di idee.<p>Non c'&#232; solo il pur importante risultato che l'Inter ha ottenuto nel derby, c'&#232; molto altro. C'&#232; molto di pi&#249;. S&#236;, perch&#232; quel 3 a 0 inflitto al diavolo rossonero parla di una squadra che fa calcio, che ha ritrovato l'entusiasmo, lo spirito di gruppo, i meccanismi di gioco che ben si intersecano a chi ama il calcio spettacolo e la fluidit&#224; nei passaggi che sono risultati come fossero stati studiati a memoria. Sar&#224; che Conte e i suoi ragazzi hanno capito l'importanza di vincere lo scudetto,soprattutto alla luce di un anno in cui i nerazzurri sono stati estromessi da tutto e quindi fallire quest'ultimo traguardo sarebbe come vivere da perdenti. Tuttavia, anche se ci sono ancora tante partite da disputare, c'&#232; da dire che l'Inter gode del fatto che pu&#242; usufruire il vantaggio di allenarsi in tutta tranquillit&#224; senza essere distratta da altre competizioni da affrontare. Ma prescindendo da questo, quello che ultimamente riscontriamo nella squadra di Conte &#232; quella compatezza di squadra che produce pochi margini di errori e dove il 3-5-2 catechizzato dal tecnico leccese si abellisce nei meccanismi ben oleati tra difesa, centrocampo e attacco. Non &#232; poco in una squadra che ci ha abituato a essere spesso svagata in difesa e con alterne partite in cui si manifestava un notevole numero di errori atti a mortificare gioco e risultato. Oggi l'Inter &#232; forte soprattutto del suo centrocampo in cui i vari Brozovic, Barella, Hakimi e soprattutto i ritrovati Eriksen e Perisic che danno tono e freschezza nel modo giusto per essere finalmente inclusivi e utili alle esigenze della squadra. E poi questa esplosione di Lautaro Martinez che con Lukaku rappresenta la carta vincente per movimento, furore agonistico e voglia di fare gol senza dimenticarsi di sacrificarsi per i compagni quando &#232; ora di farlo. Ecco, diremmo proprio che Conte ha centrato l'obiettivo di far capire alla propria squadra l'importanza di effettuare correttamente certi movimenti che devono essere sincronizzati bene nel movimento senza palla, C'&#232; un momento in cui si attacca e lo si deve fare con ordine tattico ( Brozovic sa amministrare bene questa fase) e poi c'&#232; un momento in cui bisogna stare attenti nell'interdizione, dando una mano a centrocampo e in difesa.Quello che abbiamo notato nelle ultime partite della squadra di Conte &#232; questo suo aprirsi a ventaglio e richiudersi all'occorrenza come fosse un fatto naturale che deve coinvolgere e responsabilizzare tutti, dal portiere all'ultimo dei due attaccanti. Ed &#232; questo il gioco del calcio che alla fine d&#224; profitto, che fa vincere e diverte, perch&#232; oltre ad avere i campioni che all'occorrenza possono risolvere la partita con una giocata eccelsa, il gioco di squadra ha sempre bisogno dei suoi meccanismi globali per potere esprimere il vero gioco del pallone. Ebbene, dopo aver visto il derby e qualche altra partita precedente, possiamo proprio dire che i tifosi nerazzurri hanno il diritto di sognare stando per&#242; ancora un p&#242; con i piedi ben a terra. Il calcio fa in fretta a smentire quanto di buono ha fatto vedere. Adesso ci vuole continuit&#224;. L'Inter di Conte la deve dimostrare. Almeno se vuole vincere lo scudetto per il suo popolo nerazzurro.</p><p>Salvino Cavallaro</p>fl0711fl0711lautaro-martinez.jpgSIncalcio-1013746.htmSI01,1001022n
21013729NewsCampionati“Samba”. Ecco il racconto di Attilio Andriolo2020121015:16Il calcio e la vita nella letteratura di Attilio Andriolo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;">Salvino Cavallaro</span></b><font size="3"> - Nel calcio ci sono storie di vita che fanno riflettere come mondi apparentemente edulcorati di esteriorità, ricchezza e notorietà, siano in realtà ammantati di una umanità capace di colpire la sensibilità di scrittori e di lettori che ne fruiscono la lettura. E’ la letteratura che racconta la vita attraverso tematiche sociali che fanno parte dell’uomo, inteso in tutte le sue forme più esplicative. </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">Attilio Andriolo,</font></b><font size="3"> medico chirurgo di professione, appassionato di calcio con la predilezione di scrivere poesie e racconti, nel realizzare questa sua narrazione intitolata </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Samba” </font></b><font size="3">– </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">che è stata</font></b><font size="3"> </font><font size="3"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">insignita del Premio Letterario Città di Sarzana 2020, organizzato dall’Associazione Culturale</b><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Poeti solo Poeti Poeti,</b></font><font size="3"> ha colto l’essenza umana di uno sport, il calcio nella fattispecie, che meglio di ogni altro si distingue per umano sentire nello spirito di gruppo. Ebbene, in questo suo racconto scritto durante un ritiro estivo di calcio a Norcia (PG), al seguito come medico della squadra della città in cui vive – Milazzo (ME) – si è imbattuto in un’esperienza umana che ha saputo narrare con uno stile di particolare minuziosità dei fatti vissuti, che hanno colpito la sua sensibilità. Ecco, crediamo proprio che lo sfondo sociale e la storia di questo ragazzo dal nome </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">Samba</font></b><font size="3"> che tenta la strada del sogno del pallone inteso come vita migliore, sia il fulcro di una storia che non vi anticipiamo per ovvie ragioni, ma che leggendola assaporerete gli sviluppi umani i quali in alcuni momenti appaiono pure struggenti. Situazioni che non possono non portare alla sintesi delle tematiche sociali riferite agli sbarchi dei migranti nel nostro Paese. Un tema che lo scrittore non tratta chiaramente nella sua problematica, ma che si materializza sullo sfondo di una umanizzazione di rapporti tra ragazzi provenienti da più parti d’Italia e del mondo, in cui il rincorrere del pallone si manifesta attraverso il sogno di diventare calciatore di professione per raggiungere una vita migliore. Tra speranze e delusioni, è la vita che fa diventare uomini i ragazzi come Samba. Ad Attilio Andriolo il merito di averci fatto riflettere. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 18pt;"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 18pt;"><font face="Times New Roman">SAMBA.</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Il calcio non è quel mondo dorato che può apparire dall’esterno ad un lettore poco interessato. E questa storia, un po’ inventata, è stata scritta affinchè tutti coloro che amano questo sport, imparino a rispettare <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font><font size="3">oltre le regole anche i sentimenti di tutti quei ragazzi che a questo sport affidano</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">le loro</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">speranze e quei sogni,che magari in</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">pochi giorni potrebbero veder </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">svanire.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-spacerun: yes;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Ogni anno ad inizio stagione si parte in ritiro,tutti insieme: giocatori,allenatori,dirigenti;sembra una rimpatriata fra vecchi compagni di scuola, ma in effetti non lo è perché in gran parte non ci si conosce. E così dopo i convenevoli di rito, ad ognuno viene assegnata una camera da condividere con un altro ragazzo che non hai mai visto prima. Speri tanto di andarci d’accordo,scambi le prime battute e magari ti accorgi che alla fine ti è andata bene:pensi che puoi fartelo amico, in fondo è sincero, lo capisci<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">dallo sguardo, dall’espressione del suo viso, dalle premure che ti rivolge, anche se in fondo non sei tanto più grande di lui. Peccato che giochi anche lui,lì in avanti come te;quindi può diventare un concorrente temibile per una maglia. Ma non ci pensi più di tanto ,c’è posto per entrambi….forse, chissà. Tu lo speri perché credi di aver trovato l’amico, più che il compagno di squadra, con cui dividerai la camera quando si andrà in trasferta;magari potrai rivelargli qualche tuo segreto che non hai mai avuto il coraggio di dire ai tuoi, confidare i </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">timori prima della partita,confessare gli innamoramenti o le tue delusioni in amore.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Quest’anno siamo in tanti,più del doppio; ci sarà da impegnarsi e soffrire<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">per convincere il mister a tenerci in squadra. Ogni giorno ci ritroviamo a tavola con qualche sedia vuota : è quella di chi ha già avuto il responso che è sempre lo stesso: </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">”Non rientri nei piani della società”.</font></b><font size="3"> Più che un responso,suona come una sentenza di condanna. Il ragazzo che l’ha ricevuta sale in camera con gli occhi abbassati,in silenzio passa davanti ai compagni con cui ha rincorso quel maledetto pallone fino a qualche ora prima;prepara le sue cose che stavolta mette alla rinfusa, spiegazzandole con rabbia in fondo alla valigia e va</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">via di corsa con un cenno di saluto a chi è rimasto, per non perdere l’ultima corsa di autobus, dice scusandosi, ma la verità la conosciamo tutti: ce l’ha con noi in quel momento e non gli va giù che noi si resti mentre lui è costretto ad</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">andare via.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Tornare a casa è ciò che gli importa più di ogni altra cosa: lì potrà sfogare la sua rabbia per poi ripartire e sperare in attesa di una nuova chiamata.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Ma io come mi comporterò quando toccherà a me? E se invece toccasse al mio amico? Uno dei due là in attacco è di troppo,così ci hanno fatto capire. Domani forse si decide. Il mister ha combinato un’amichevole con una selezione di giovani<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">del posto. La notte prima,sdraiati sul lettino, non ci andava di scherzare come le altre sere; questa è la sera prima degli esami: non si dorme e si sta a guardare il soffitto, mentre le nostre palpebre reclamano un po’ di riposo. </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Ma che calcio è mai</font></b><font size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">questo?”,</font></b><font size="3"> pensiamo entrambi. No, non è quello che noi tutti,fin da quando iniziamo a giocare nei campionati minori,sogniamo. E’ un calcio crudele che mette a dura prova anche i sentimenti più profondi dell’animo umano:l’amicizia,la solidarietà,la gioia di diventare complici,di provare le stesse emozioni; quelle di due ragazzi che lontani da casa e dalla famiglia hanno ritrovato in quel posto così lontano e così anonimo il calore dell’amicizia, che il calcio, questo maledetto calcio,vorrebbe spegnere.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Si fa presto mattina in questa cittadina sonnecchiante nella sua vallata; la nostra camera s’illumina con i primi tiepidi raggi del sole; i nostri sguardi finalmente si possono incrociare: è un attimo,ma tanto basta per spingerci l’uno fra le braccia dell’altro. Non è possibile che questo “maledetto” calcio rovini un’amicizia così vera, forte, genuina, senza ombre o verità<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">nascoste per macchiarla. Ma il patto è siglato e suggellato </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">con quel giuramento degli scout, a cui entrambi terremo fede per la vita.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Arriva la partita .Il mister ci fa giocare entrambi dall’inizio,ma è pronto a sostituire uno dei due non appena si sarà fatto le sue convinzioni. Lui è il giudice; l’unica legge che conosce è quella del calcio: fai gol e potrai continuare a sognare!<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">I minuti scorrono</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">e noi cominciamo ad ubriacare gli avversari con le nostre serpentine,ci passiamo la palla in velocità, scattiamo e andiamo in rete prima io e poi lui,il mio grande ed inseparabile amico.</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">Non c’è differenza fra noi : gol,gol e poi ancora gol!!!</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Chissà come farà il mister adesso a condannare uno dei due. La partita finisce con <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font><font size="3">i nostri giovani avversari frastornati dalle nostre giocate che </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">ci fanno i complimenti. Che bello però sotto la doccia scherzare e urlare di felicità. All’improvviso cala il silenzio nello stanzone, entra il mister ed emette la sentenza: </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Voi due”</font></b><font size="3"> – dice</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">rivolgendosi a noi – </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“potete restare: siete una coppia <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font><font size="3">formidabile ma la società ha bisogno di ridurre l’organico, per cui ho deciso di mandare via Samba”</font></b><font size="3">, un centrale senegalese che in quei giorni in verità aveva parlato molto poco e se ne era stato seduto in un angolo dello spogliatoio,sempre quello,isolato da tutti fin dall’inizio senza alcun apparente motivo . Sembra strano, ma forse ci siamo accorti di lui soltanto adesso che in fondo aveva preso il posto di uno di noi. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">No, davvero, il calcio non è il mondo dorato che avevamo sognato. Lo abbiamo capito scrutando negli occhi di Samba: strano questo nome che richiama balli di allegria e musiche a ritmi sfrenati, ma che adesso fa da terribile contrasto con lo sguardo triste di un giovane di colore che ha subito forse l’ennesima ingiustizia. Al ritorno in albergo, mentre lo salutiamo senza nascondere qualche lacrima sincera, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Samba</b></font><font size="3"> ci sorride e ci prega di non avere alcun rimorso per lui. </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Tornerò a Rimini a vendere le mie collanine sul lungomare; si guadagna bene,sapete. La mia partita l’ho già vinta il giorno che mi avete ospitato nella vostra terra ed il mio gol<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">l’ho segnato oggi, perché con il mio sacrificio ho salvato la vostra amicizia e,forse, di quel sogno nel pallone che voi avete nel cassetto. Per un pezzetto ricordatevi che appartiene anche a un uomo di nome Samba, che si è guadagnato la libertà dando calci ad un pallone!</font></b><font size="3"> </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 16pt;"><font face="Times New Roman">Attilio Andriolo</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 16pt;"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Norcia (Pg)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiN-1013729.htmSi100451001,02,03,1001022
31013722NewsEditorialeA Superga, il progetto di ToroMio e la gigantografia del Grande Torino20200924184048L`Associazione di azionariato popolare granata è stata promotrice dell`evento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sì, è stata proprio una bella mattinata carica di emozioni, quella vissuta a Superga in occasione dell’inaugurazione della nuova gigantografia posta di fianco alla lapide del Grande Torino. L’evento promosso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">dall’Associazione ToroMio</i></b> in collaborazione con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Circolo Soci Torino FC</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">1906,</i></b> ha avuto un grande impatto di profonda emozione verso la memoria della tragedia di quel 4 maggio 1949, in cui persero la vita gli Invincibili campioni del Grande Torino. A onorare questo momento c’è stata la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">sindaca di Torino Chiara Appendino</i></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">il direttore generale del Torino F.C. Antonio Comi, oltre a diversi ex calciatori granata quali, Claudio Sala,</i></b> capitano dell’ultimo scudetto del Toro che ha letto i nomi dei 31 caduti nella tragedia aerea, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Angelo Cereser e Renato Zaccarelli</i></b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Il Grande Torino è patrimonio della città e fa parte del nostro presente, del passato e del futuro. Ci impegniamo e ci impegneremo per mantenere viva la sua memoria” ha detto la sindaca Chiara Appendino.</i></b> Presenti anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Valerio Liboni</i></b>, interprete dell’Inno del Toro, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Domenico Beccaria</i></b> presidente del Museo Grande Torino che ha suonato la storica trombetta di Oreste Bolmida, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Beppe Gandolfo</i></b> giornalista Mediaset e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giulio Graglia</i></b> regista teatrale e cinematografico. A far gli onori di casa è stata la vicepresidente di ToroMio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dott.ssa Sabrina Gonzatto</i></b>, la quale si è prodigata come sempre nell’introduzione della conferenza stampa cui ha partecipato un gruppo di colleghi giornalisti interessati ad ascoltare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente dell’Associazione ToroMio Guido Regis</i></b>, il quale ha esposto il progetto di azionariato popolare che è il fulcro del credo di questa associazione granata. Un’idea di rafforzamento della società Torino F.C. fatta attraverso l’azionariato popolare che non è nuova, visto che già nel 2007 era stata esplicitata nel libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Se</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">vogliamo, possiamo”.</i></b> Tuttavia, con il passare del tempo, il progetto iniziale ha avuto una sua evoluzione attraverso una serie di aggiornamenti. Un progetto, questo dell’azionariato popolare, che a livello mondiale è stato adottato dal Barcellona, dal Real Madrid, dal Bayern Monaco e dal River Plate, ma non ha avuto un seguito tra le altre società di calcio. Certo, il progetto dell’Associazione ToroMio è davvero interessante nella sua funzione stimolante di partecipazione fattiva dei tifosi granata, chiamati a partecipare fattivamente al potenziamento economico del Torino F.C., tuttavia, riteniamo elaborata questa presa mentale di azionariato popolare, in una forma culturale che forse ha bisogno ancora di tempo per potere maturare. Diamo comunque merito all’Associazione ToroMio, presieduta da Guido Regis e portata avanti con ammirevole convinzione da parte di tutti i soci, di credere con anima e corpo in un progetto di azionariato popolare granata che per crescere ha anche bisogno di una rilevante informazione mediatica. Infondo è il segno del tempo che muta molte situazioni della nostra vita. Anche del tifo calcistico, il quale ha bisogno di crescere ancora sotto questo particolare aspetto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Superga (To)fl0711fl0711nuova-gigantografia-grande-torino.jpgSiN-1013722.htmSi100451001,02,03,1001078
41013721NewsCalciomercatoAlvaro Morata e il suo ritorno alla base20200922150531Lo spagnolo è il nuovo centravanti della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come la vita anche il calcio ci ha insegnato che nulla è per sempre. Sì, perché talora un momentaneo partire può segnare il probabile ritorno. I motivi? Possono essere innumerevoli e con svariate argomentazioni. La singolarità è data dal destino tracciato in ognuno di noi, che quasi sempre è il vero giudice del nostro percorso di vita. Così nell’esistenza umana, così nel calcio, impareggiabile mondo di sorprese cui ormai abbiamo fatto l’abitudine a considerarle normalità. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Alvaro Morata</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">è tornato alla Juventus</i></b> dopo averla lasciata nel 2016. Arrivato a Torino nel 2014, in due anni la città sabauda gli ha dato modo di diventare uomo attraverso gli insegnamenti di Max Allegri e, soprattutto, tramite Alice, un amore che lo ha reso padre felice di due gemelli, mentre adesso è in attesa del terzo figlio. Pensiamo che per Alvaro sia un ritorno positivo dal punto di vista ambientale in un gruppo allenato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">mister Pirlo</i></b>, suo ex compagno di squadra e maestro suggeritore di tanti assist che hanno verticalizzato il gioco facendogli fare gol, immortalando momenti di calcio ad alti livelli. E poi? Poi c’è il ritorno in una città che ha segnato il passaggio personale nella sua vita adulta. Lui, arrivato da Madrid ancora ragazzo acerbo che amava andare sui kart mentre abitava nel centro di Torino che subito lo accolse con simpatia, come se fosse un piemontese acquisito e ospitato da tanti anni. Certo, per Alvaro è un bel tornare nella Torino bianconera, dove ogni angolo della città gli ricorda sicuramente momenti impossibili da dimenticare, forti di un biennio intenso di maturità calcistica e umana. Al Chelsea e all’Atletico Madrid non fu la stessa cosa, perché gli anni trascorsi tra luci e ombre hanno determinato una sorta di storia appiattita, incolore e priva di quel gusto che in ogni professionista fa la differenza nel condurre parimenti la professione con i sentimenti. Arrivato a Torino Caselle a notte fonda con un volo privato da Madrid, oggi Morata sosterrà le visite mediche di rito presso il J Medical. Il cielo plumbeo e carico di pioggia autunnale, non hanno scoraggiato i tifosi bianconeri che lo hanno accolto all’entrata dell’istituto sanitario della Juventus. Un po' come dire che non è l’esteriorità del malinconico e piagnucolone tempo torinese a essere significativo di questo ritorno di Alvaro Morata, ma è nell’entusiasmo che si è manifestato tra il giocatore e i tifosi che si deve percepire il segnale del comune sentire. Se vogliamo poi fare delle considerazioni riguardanti la parte tecnica, basata sull’analisi dell’effettiva importanza di fare ritornare questo giocatore al centro dell’attacco della Juve, diciamo che Paratici si è trovato,suo malgrado a dovere decidere in fretta, dando un taglio netto all’esasperante situazione che si era creata nella indecisione del passaggio di Milik alla Roma, il quale avrebbe dato il via libera a Dzeko di passare alla Juve. Un giro di centravanti sbloccato da Suarez, cui è seriamente interessato l’Atletico Madrid, ha praticamente offerto alla Juve l’assist per chiudere su Morata in prestito a 10 milioni di euro, più il riscatto di 45 milioni il prossimo anno. Nell’accordo tra le parti c’è anche la possibilità da parte della Juve di tenere in prestito ancora per un anno Morata, versando ulteriori 10 milioni e riscattarlo l’anno dopo con 35 milioni di euro. In buona sostanza e a conti fatti, Morata costerà alla Juve ben 55 milioni di euro. Un affare? Dal punto di vista economico non ci sembra proprio. Tuttavia, dal punto di vista tecnico tattico potrebbe essere stato un affare alla luce di un sistema di gioco cui mister Pirlo crede, nel suo evolvere offensivo fatto di intese con CR7. Vedremo cosa accadrà, anche se noi avremmo visto meglio la duttilità e l’intelligenza tattica di un Dzeko capace di enfatizzare meglio il gioco della Juventus nel possesso e nel non possesso palla. Certo, a favore della Juve gioca il fatto che Morata è più giovane del romanista e può anche intendersi come futura plusvalenza nel caso di una ipotetica cessione. Vedremo, il campo è sovrano. Intanto, Alvaro Morata, la Juve e i suoi tifosi si godono questo ritorno tanto voluto, più dal destino che dal volere degli stessi uomini.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711alvaro-morata.jpgSiN-1013721.htmSi100451001,02,03,1001043
51013716NewsCampionatiIl giorno dopo lo choc, il nulla cambia e il radicale cambiamento.2020082617223725 Agosto 2020. Una data da ricordare per gli sportivi italiani.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ la sintesi del giorno dopo, in cui si è vissuto lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Choc”</i></b> provocato dalla notizia ufficiale che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Leo</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> ha detto addio al Barcellona, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Nulla Cambia”</i></b> di marca interista che conferma Conte e tutti i quadri dirigenziali, e poi il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Radicale</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Cambiamento”</i></b> della Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b>, che resta il grande mistero del popolo bianconero. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma andiamo per ordine e analizziamo i tre punti:</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Lo “Choc” provocato da Leo Messi:</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'> </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dall’Argentina la Pulce ha già preso la sua decisione e l’ha comunicata ai blaugrana con il chiaro intento di volere andarsene gratis. A lanciare l’indiscrezione è il portale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">TyC Sports</i></b> che tra le righe battute informa che Messi, tramite fax, avrebbe comunicato al Barca la sua intenzione di cambiare squadra e di volersi avvalere della clausola che gli permette di rescindere unilateralmente il contratto al termine della stagione. Un colpo a ciel sereno, capace di alimentare le speranze delle tante pretendenti che aspirano ad assicurarsi il campione argentino: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter, il Manchester City, il Manchester United</i></b> e il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Paris Saint – Germain</i></b>, mentre qualcuno ci aggiunge pure il nome della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Juventus</i></b> in un’eventuale operazione commerciale promossa dallo sponsor <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Adidas.</i></b> Ma a parte quest’ultima possibilità bianconera che noi riteniamo molto remota e suggestionabile, tutti sperano in questo sogno che fino a ieri sembrava tale e che oggi assume i contorni di una possibile realtà. Intanto arrivano conferme dalla Spagna sulla decisione definitiva di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> che in questo fine settimana non prenderà parte ai test e agli allenamenti previsti agli ordini del nuovo tecnico del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Barca Ronald Koeman</i></b>. Insomma, un vero e proprio uragano si è abbattuto sulla società blaugrana la quale, dopo avere dato il benservito a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Luis Suarez, Vidal, Rakitic,</i></b> dopo aver venduto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Artur</i></b> alla Juve e avere incassato i malumori di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Piquè </i></b>e compagni, adesso si trova a dovere sbrogliare la matassa assai ingarbugliata da Messi, proprio lui, il simbolo blaugrana per antonomasia, il capitano dei capitani che non ha sopportato l’8 a 2 subito in Champions dal Bayern Monaco. Uno sfacelo maturato secondo i malumori nati da molto tempo all’interno dello spogliatoio blaugrana, per l’inadeguatezza della presidenza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Josep Maria Bartomeu</i></b>, reo di non avere capito in tempo il repentino cambiamento di una società che aveva bisogno di essere ammodernata a partire dalle figure tecniche e dirigenziali. Un po’ come dire che era finito il grande ciclo del Barca e si doveva cominciare a cambiare in maniera graduale. Questo non è accaduto e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> che da sempre è il personaggio più rappresentativo del Barcellona, già da molto tempo aveva avvertito il generale malumore della squadra nei confronti della società. Morale della favola, adesso il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bartomeu</i></b> si trova praticamente solo contro la squadra e i tifosi che hanno manifestato in piazza sotto il grido <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vattene”.</i></b> Dunque, mala tempora currunt in quel del Barca Calcio. E adesso il Messi tanto sognato dal mondo del calcio, diventa realtà per le squadre che economicamente se lo possono permettere. Sempre che il capitano del Barca faccia un passo indietro a fronte delle dimissioni del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bartomeu.</i></b> Ipotesi, questa, che riteniamo molto improbabile, viste le dichiarazioni agguerrite del massimo dirigente del Barca. Staremo a vedere i prossimi sviluppi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>--------------------------------------------------------------------------------------------------</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Il “Nulla Cambia” dell’Inter:</span></i></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span></i></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio Conte</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> resta allenatore dei nerazzurri e anche i quadri dirigenti restano intatti. Il teatrino è finito, andate in pace! <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Zhang</i></b> ha fatto da paciere facendo condividere la strategia tecnica con quella dirigenziale, evitando l’addio dell’allenatore che ha ancora due anni di contratto firmato. Tre ore di incontro a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Villa Bellini</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">di</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Somma Lombardo in provincia di Varese,</i></b> hanno decretato una riappacificazione per il bene della società nerazzurra. Al momento non sono emersi i punti d’incontro per il lieto vivere, ma si presume che alla base ci siano motivi economici da mettere in primo piano, uno su tutti il lauto contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte</i></b> firmato l’anno scorso a 12 milioni netti a stagione. Poche note trapelano da un incontro che ha visto uscire alla spicciolata sia il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Zhang </i></b>che l’allenatore e tutti i dirigenti nerazzurri. Ciò che si è saputo è che questo accordo non prevede la forzatura della società di vincere lo scudetto il prossimo anno e di lavorare il più possibile tranquilli, portando avanti il lavoro triennale previsto già lo scorso anno con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte.</i></b> Non ci sarà un mercato con colpi da Top Player come quello fatto l’anno scorso con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Lukaku</i></b> e dove è facile pensare all’addio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Asamoah, Vecino </i></b>(per lui si parla dell’interessamento del Cagliari) e poi<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> Skriniar,</i></b> cui è possibile farlo rientrare nell’operazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ndombèlè </i></b>con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Tottenham</i></b>. Vedremo cosa accadrà. Una cosa pensiamo di questa Inter sempre alle prese con la sua vera identità mai trovata a parte gli anni del pre e post <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Mourinho, </i></b>ed è sempre quella latente immagine di società fragile dal punto di vista organizzativo, in cui tutti parlano, tutti dicono la propria idea pubblicamente anche contro la società stessa. Tutto ciò crea disordine, anarchia, non rispetto delle gerarchie in un ambiente in cui si vorrebbe arrivare a quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”</i></b> che è l’emblema dell’odiata Juve. Per far questo, però, c’è bisogno di fatti concreti, di un’organizzazione societaria perfettamente organizzata nei suoi quadri dirigenziali e tecnici, ma non di parole spifferate pubblicamente che sono devastanti per la coesione del gruppo e l’interruzione continua di progetti iniziati e mai conclusi. Anche in questo caso, il tempo sarà giudice di quanto la società cinese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning </i></b>e il giovane presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zhang</b> ha optato per lasciare le cose come stanno, ovviando alla gravità dei pensieri espressi pubblicamente da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte </i></b>nei confronti del società.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>--------------------------------------------------------------------------------------------------</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>IL&nbsp;“RADICALE CAMBIAMENTO” DELLA JUVE&nbsp;DI&nbsp;ANDREA PIRLO:</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Anche per la Vecchia Signora ieri è stata una giornata importante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo </i></b>si è presentato in conferenza stampa con: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Voglio riportare un po’ di entusiasmo che è mancato nell’ultimo periodo. Voglio un calcio propositivo con grande padronanza del gioco. Ai ragazzi ho detto solo due cose: dobbiamo avere sempre il pallone e quando lo perdiamo dobbiamo recuperarlo velocemente. Sono due concetti importanti a livello mentale, da fare entrare nella testa dei giocatori. Dybala? Mai stato sul mercato! Higuain? Ciclo finito! Con Ronaldo ho già parlato. Per il mercato ho già in testa un certo tipo di giocatori che ho richiesto al club”. </i></b>La sua voce è bassa, lenta, così come sempre è stato Andrea Pirlo, l’artefice della “maledetta” che s’infilava liscia nel sette della porta avversaria. Il regista di centrocampo dotato di intelligenza. Ma essere allenatore della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Prima Squadra della Juventus</i></b> è tutta un’altra cosa, soprattutto per lui che è neofita della panchina. Il mondo bianconero ascolta in silenzio ed è più confuso che persuaso su quelle che sono le aspirazioni di una Juventus, la quale si è affidata con coraggio a un allenatore fatto in casa ma senza nessuna esperienza da coach. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pirlo</i></b> è un vero e proprio outsider per una Juventus che si è scoperta con poche possibilità economiche e l’idea di fare un reale cambiamento per cominciare un nuovo ciclo. E’ un rischio forse anche calcolato, ma resta pur sempre un azzardo, soprattutto perché stiamo parlando di una Juventus delusa dall’anno quasi fallimentare di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Maurizio</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sarri </i></b>che ha vinto il nono scudetto consecutivo, ma ha deluso sotto le aspettative europee di squadra che non è andata oltre gli ottavi di Champions. Riuscirà Pirlo a riportare l’interesse dei tifosi bianconeri, nei quali regna lo scetticismo più forte di sempre? Il tempo darà le risposte a domande che in<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>questo momento appaiono lecite, ma neanche tanto convinte per avere una certezza che non c’è. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-leo-messi.jpgSiN-1013716.htmSi100451001,02,03,1001050
61013714NewsCoppeE’ la notte di Shakhtar Donetsk – Inter.20200817160444Il mondo interista attende con ansia la semifinale di Europa League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Incontro Zhang – Conte. Il club è finalmente presente con tutti vertici.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si scrive Inter, si legge Italia</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>. L’avevamo scritto in onore dell’Atalanta e lo riscriviamo adesso anche per l’Inter, unica squadra italiana rimasta nell’Europa del calcio a difendere i colori nazionali.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Handanovic in porta – Godin, DeVrij e Bastoni a comporre la difesa a tre – D’Ambrosio, Barella, Brozovic, Gagliardini e Young a costituire un centrocampo a cinque – e poi Lautaro e Lukaku a pungere lì davanti lo Shakhtar</i></b> – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter di Conte</i></b> si presenta a questa importante semifinale con quel 3-5-2 di base che resta da sempre il suo credo tattico di un calcio costruito per valorizzare il gioco degli esterni, dando al contempo maggior tutela al centrocampo in fase di non possesso palla. Questo significa che ancora una volta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Christian Eriksen </i></b>è destinato a partire dalla panchina, segno evidente che l’allenatore salentino lo vede più come appoggio alla squadra quando l’avversario è stanco, piuttosto che dall’inizio gara in cui si richiede gamba e vivacità nell’interdire e offendere. Gli avversari si presentano con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pyatov, Dodò, Kryvtsov, Khocholava, Matviyenko, Marcos Antonio, Stepanenko, Marlos, Alan Patrick, Taison e Jumior Moraes</i></b>, un ibrido tattico che visto sulla carta potrebbe considerarsi come un 4-3-3 ma che poi in campo si potrebbe tramutare in un 4-2-3-1. Insomma, un osso duro per l’Inter di Conte che deve in qualche modo essere molto concreto sottoporta per non recriminare sulle eventuali ripartenze degli avversari, i quali essendo molto veloci sono particolarmente pericolosi. In più, c’è da dire che lo Shakhtar ha grande acume tattico e spiccate caratteristiche nell’imbrigliare il gioco degli avversari nel chiudere ogni varco. D’altra parte, l’Inter di Conte è chiamata a sostenere una semifinale di Europa League e non può pensare di avere di fronte una squadra abbordabile, perché se lo Shakhtar è arrivato a questo punto un motivo ci sarà pure. Tuttavia, nell’ottica di un’Inter volitiva e compatta, così come l’abbiamo vista dopo la famosa polemica di Conte contro il Club, diciamo che i nerazzurri nulla hanno da temere se la testa funzionerà ancor prima dei piedi. L’incontro e l’abbraccio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte con Zhang a Dusseldorf</i></b>, pregiudica una sorta di reunion rappacificante dopo la pubblica lamentela per un’assenza vitale e costante da parte del massimo dirigente di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning.</i></b> Dopo lo sfogo la squadra si è compattata con il suo allenatore, al punto di dare dimostrazione a coloro i quali l’hanno criticata ingiustamente, che l’Inter è composta da giocatori in grado di seguire il suo coach con serietà e spirito di gruppo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Abbiamo dimostrato</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">di avere gli attributi”</i></b> ha detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Barella</i></b> dopo la vittoriosa gara contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bayern Dusseldorf,</i></b> quasi a dare una risposta concreta a chi stava seminando zizzania all’interno dello spogliatoio. Comunque, questi sono discorsi che trovano il tempo che trovano, anche perché quando nel calcio le cose vanno bene si è tutti amici e si vedono le cose con l’enfasi talora anche esagerata. Poi, quando le cose vanno male, tutti devono sentirsi colpevoli, dal massimo dirigente all’ultimo magazziniere. E’ la legge del calcio che non si nega a nessuno, neanche a chi si sforza da sempre di percorrere la retta via dell’equilibrio che non esiste. Ma questa notte l’Inter deve mettere da parte ogni pensiero di questo tipo e concentrarsi immediatamente contro un avversario ostico, difficile da battere ma possibile se affrontato con tignosa caparbietà. Dieci anni dopo il triplete, i tifosi nerazzurri sognano di alzare al cielo la UEFA EUROPA LEAGUE. Ma prima deve superare lo scoglio Shakhtar e poi pensare alla finale con il Siviglia. Step by step.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Dusseldorffl0711fl0711foto-conte.jpgSiN-1013714.htmSi100451001,02,03,1001044
71013706NewsCampionatiIl Milan che non ti aspetti20200730121019Stefano Pioli e Ibrahimovic, sono gli autori del ritrovato diavolo rossonero <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Da gennaio, con l’entrata in squadra di Ibra, il diavolo rossonero è rinvigorito nell’essenza di un gioco e di uno spirito di gruppo che da molto tempo era assente in casa Milanello. Poi, anche l’avvento sulla panchina di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b>, ha dato la spinta necessaria a una definitiva rinascita di un gruppo e di una società che aveva sopito il suo glorioso passato. Tutto ciò fa pensare come nel calcio ci siano fattori e motivazioni che vanno al di là delle beghe serpeggianti e velenose in ambito societario. Prima il fattivo interesse e accordo quasi raggiunto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Rangnick</i></b>, con l’incarico di allenatore e direttore tecnico del Milan, che ha creato le dimissioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Boban</i></b>. Poi la retromarcia dei vertici societari che hanno giustamente pensato di non dare carta bianca a Rangnick e di tenersi stretto Pioli anche per il prossimo anno. Ma in mezzo a tutto questo frastuono c’è stato il lavoro del tecnico del Milan che assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibrahimovic </i></b>ha costruito un monolito di intenti che hanno portato la squadra a sviluppare un gioco globale tale da convincere, anche per i risultati ottenuti dopo il lockdown. Segno che il calcio è fatto di risultati e non di parole evanescenti che trovano il tempo che trovano. Prova ne è che il Milan, a una sola giornata dal termine del campionato, si trova ad occupare la sesta posizione di classifica dopo avere superato dal basso tutti gli ostacoli che gli si sono presentati in un anno davvero difficile per il trambusto all’interno della società. E adesso l’umile ma eccellente allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> che il Milan ha giustamente valorizzato lasciando perdere l’idea Rangnick, sta già programmando con la società rossonera il futuro. Tutto ciò anche in virtù del fatto che a partire dal prossimo 17 settembre, Ibrahimovic e compagni dovranno disputare i preliminari di Europa League. Certo, se pensiamo in quale situazione si trovava il Milan prima del lockdown con l’arrivo del subentrato mister Pioli, allora parliamo quasi di un sogno che nemmeno i più incalliti tifosi del diavolo rossonero avrebbero potuto immaginare. Ma il calcio è questo, nella buona e nella cattiva sorte c’è sempre un elemento che sfocia nel lavoro, nella serietà, nel sacrificio e nell’idea di crederci fino in fondo, non a parole ma a fatti. E la leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibra</i></b> è stata poi la ciliegina su una torta ben guarnita di giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Donnarumma, Romagnoli, Kessie, Krunic, Calhanoglu, Bennacer, Castillejo, Rebic e Leao</i></b>, che avevano bisogno di autoconvincersi delle proprie qualità tecniche, le quali dovevano essere messe a disposizione della squadra. Questo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> l’ha capito subito, ed ha lavorato alacremente volgendo il suo sguardo là dove non fosse distratto da ciò che stava succedendo all’interno della sua società. Alla fine ha vinto lui, perché da sicuro partente è passato a sicuro confermato nel progetto di un Milan che ha tutte le intenzioni di ritornare poco per volta ai fasti di un tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711stefano-pioli.jpgSiN-1013706.htmSi100451001,02,03,0701043
81013699NewsCampionatiAndrea Belotti, il gallo canta per il Toro20200718165717E` il calciatore più rappresentativo della squadra granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Contro il Genoa ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> gli abbiamo visto fare il terzino, il mediano, l’esterno, il trequartista, il regista e la punta. Che altro mancava? Ah sì, forse non ha fatto il portiere! Già, ma in quel ruolo il Toro ha un altro campione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Salvatore Sirigu</i></b>. Sono gli unici calciatori sui quali si basa tutto il senso del Toro, inteso come squadra di Serie A che per emergere dall’eterna sofferenza avrebbe bisogno di tanto altro; una società vera, prima di ogni altra cosa! Ma ritornando al gallo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belott</i></b>i, possiamo dire di trovarci davanti a un campione che incarna perfettamente lo spirito del Toro, più come indole naturale nella capacità di saper soffrire che da una reale capacità tecnica e tattica che sfocia in un’intelligenza calcistica non comune a molti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> sa cosa significa essere capitano di una squadra, sa come metterci la faccia, sa come fare da traino e cucirsi addosso la maglia e la squadra, soprattutto quando è in difficoltà. Gli manca solo di tirarsi su le maniche come faceva il grande <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Valentino Mazzola</i></b> e poi è tutto fatto. Un giocatore moderno con lo spirito d’altri tempi, in cui si esprimeva un calcio di alto senso di unione di squadra e spogliatoio, che restano da sempre il segreto dei grandi successi. Certo, da soli nel calcio non si va da nessuna parte se non si è assecondati dalla squadra e dallo spirito di gruppo. Tuttavia, quando si crea una leadership nell’ambito dello spogliatoio, in campo si avverte sempre il desiderio di luce. Già, quella luce che è esempio nel trascinare tutti i compagni di squadra che sono in difficoltà, proprio come Andrea Belotti che in campo si danna, carpisce palloni agli avversari, corre, pressa, prende tanti falli cattivi, ma si rialza ed è capace di far fare gol ad un compagno, oppure si porta avanti per tentare il tiro da fuori area anche se è stremato. Il gallo è davvero l’esempio di un Toro che si è smarrito, che si è preso paura di retrocedere (anche se ancora non c’è la matematica sicurezza di restare in Serie A) e sul quale tutti hanno puntato come cavallo vincente di una squadra sbrindellata nel gioco e persa nella sua mediocrità. E’ un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> da leggenda! E non è un caso che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> lo preferisca a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Griezmann</i></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dzeko</i></b>. Per questo diciamo fin da ora che se veramente il Toro intende mettere sul tavolo un progetto serio di società di calcio vera di Serie A (vera e non finta come quella attuale), allora deve ripartire da Belotti come punto fermo. Se invece tutto questo non sarà possibile per mancanza di investimenti e di altre situazione negative che opacizzano la storia del Toro, allora si dia la possibilità a questo calciatore di impeccabile serietà professionale di proseguire la sua fulgida carriera altrove. Là dove non si senta sprecato. Là dove possa esprimere ciò che merita in maniera costante e non con l’amarezza di avere sprecato un altro anno inutilmente. Questo lo diciamo noi anche perché lui non lo dirà mai, visto che è un professionista serio che sa cosa significa il senso di appartenenza e di rispetto per chi ti versa la retribuzione prevista dal contratto pattuito. Dunque, lo diciamo chiaro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> è il vero capitano di un Toro che non ricorda da molti anni di avere un calciatore così rappresentativo di storia e valori come quelli del Grande Torino. La società ha tantissime responsabilità. Se non è in grado di capirlo, allora si faccia da parte!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiN-1013699.htmSi100451001,02,0301035
91013696NewsEditorialeLa Mitica, Nazionale Ragazzi Guariti dalla Leucemia20200711191221Tutti insieme diamo un calcio alla leucemia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Non è sempre CR7, Lukaku, Ibrahimovic, piuttosto che Messi o Mbappè ad attrarre l’attenzione di noi media addetti al seguito di un mondo pallonaro sempre alle prese con i milioni di euro e, di conseguenza, con la necessità assoluta di vincere trofei, coppe e tutto ciò che è apportatore di introiti economici iperbolici. No, non è solo questo, perché il calcio che è anche gioco antico e mezzo di aggregazione sociale capace di lanciare messaggi come nessun altro sport è in grado di fare, si impone per sensibilizzazione e grande impatto nella comunicazione. E alla luce di quanto detto sin qui, ci piace mettere in evidenza un mondo del calcio spesso relegato dietro le quinte per mancanza d’informazione. Forse non tutti sanno dell’esistenza della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mitica”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la Nazionale composta da ragazzi guariti dalla leucemia e da volontari al seguito</b>. Una realtà in cui si respira prima di tutto aria di vita, con la forza e la voglia di dare un calcio a quel pallone che, in questo caso, è la metafora della leucemia che colpisce bambini e ragazzi in età pediatrica. E la Nazionale è proprio composta da ragazzi che hanno vinto la loro partita più importante e che attraverso il loro esempio ci trasportano in un mondo di riflessione e di coraggio che spesso perdiamo in un quotidiano ansiogeno, che ci fa perdere il gusto di apprezzare le piccole cose della vita. E’ nostro obiettivo giornalistico non trascendere nella retorica più spicciola, anche se trattando argomenti delicati come questo, talvolta ci si perde in una narrazione che va oltre il limite dell’informazione più semplice. Tuttavia, l’impegno di riferire dell’esistenza di questa Mitica Nazionale di calcio di ragazzi guariti dalla leucemia, ci esorta a farlo con le dovute delicatezze del caso, senza lasciarsi andare a futili sentimenti di pietismo ma con la consapevolezza di conoscere per essere d’aiuto. Detto questo, ci piace sottolineare quanto sia bello pensare a bambini definibili come campioni autentici che hanno saputo combattere con coraggio e con forza contro la leucemia, si mettano in prima fila con coraggio. Già, lo stesso coraggio dimostrato da adolescenti, quando hanno saputo della loro malattia e poi hanno vissuto l’esperienza dell’ospedale, del ricovero, della chemioterapia, del dolore e della paura impressa nei loro volti e negli sguardi dei loro genitori. Momenti di vita che hanno segnato la loro esistenza, ma che oggi attraverso il calcio possono metterla al servizio degli altri per raccogliere fondi e donarli agli ospedali per l’acquisto di macchinari e tutto ciò che è necessario dal punto di vista sanitario, per sconfiggere questa terribile malattia. A questo scopo ci rivolgiamo alle società di calcio dilettantistiche di tutta Italia, ai volontari che intendano aggregarsi e a coloro i quali vogliono dare un apporto di idee e iniziative calcistiche quali tornei, quadrangolari o anche semplicemente partite organizzate per beneficenza, che è possibile contattare la Nazionale i Ragazzi Guariti dalla Leucemia tramite la pagina Facebook del gruppo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><a href="https://www.facebook.com/La-Mitica-Ragazzi-Guariti-Dalla-Leucemia-1527879214144029/"><font color="#0563c1">https://www.facebook.com/La-Mitica-Ragazzi-Guariti-Dalla-Leucemia-<span style="font-weight: normal; text-decoration: none; text-underline: none;">1527879214144029</span>/</font></a>. </b>Sono tante storie<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>di vita che non possono lasciarci estranei, ma devono in qualche modo renderci inclusivi di un mondo che ci chiede aiuto proprio attraverso quel calcio di cui tanto scriviamo, esaltando emozioni senza fine. Un calcio al pallone e un gol alla leucemia, per la vita e la voglia di sentirsi uniti nella speranza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-la-mitica.jpgSiN-1013696.htmSi100451001,02,03010131
101013695NewsCampionatiCaso di Coronavirus di un tesserato del Parma (non è calciatore).20200711164712Ci risiamo....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>La società calcio Parma ha fatto sapere che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“l’ultima serie di esami ha evidenziato un caso di positività al Covid 19 relativamente a un membro, non calciatore, del gruppo squadra. Il soggetto completamente asintomatico è stato prontamente isolato secondo le direttive federali e ministeriali. La società comunica altresì che tutti gli altri membri del suddetto gruppo squadra sono stati risultati negativi ai test Covid 19 e hanno iniziato l’isolamento presso il Centro Sportivo ma potranno continuare regolarmente l’attività, costantemente monitorati secondo il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">protocollo vigente”.</b> Intanto il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prof. Castellacci</b> così commenta l’accaduto<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">:” Lo abbiamo detto tante volte che il caso di positività nel calcio ce lo aspettavamo. Con il vecchio protocollo adesso il campionato sarebbe stato sospeso. Con il nuovo protocollo fortunatamente la quarantena soft non implicherà lo stop alle attività. Adesso il Parma vivrà isolato nella “bolla”. Ci vorrà un altro tampone a due tre ore dall’inizio della gara con il Bologna in programma domani alle 19,30 e se risulteranno tutti negativi, la gara non sarà rinviata. In caso contrario la partita sarà rinviata”.</i></b> Un chiaro segnale che il virus aleggia ancora tra tutti noi e, abbassare la guardia proprio ora, sarebbe un atto di assoluta irresponsabilità. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Parmafl0711fl0711pace.jpgSiN-1013695.htmSi100451001,02,0301031
111013689NewsCampionatiToro, che sberla a Cagliari.20200629191116Per il Toro c`è da soffrire<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Dopo la vittoria sull’Udinese, la squadra di Moreno Longo presentatasi a Cagliari con le velleità di uscire almeno indenne dal terreno sardo, ha fatto una partita anonima palesando ingenuità che non si addicono a giocatori come Nkoulou, il quale ha procurato un rigore per gli avversari come se fosse un neofita. Certo, non vogliamo fargliene una colpa come se lui solo fosse stato l’unica causa di una sconfitta che deve essere attribuita a tutta la squadra. L’ambiente non è tranquillo, questo è evidente. Tuttavia, pur rendendoci conto delle difficoltà fisiche e psicologiche di un Toro che avverte il pericolo di essere risucchiato nella zona retrocessione è essenziale imparare a stringere i denti facendo gruppo e badando al sodo, senza razionalizzare troppo le evidenti carenze tecniche già manifestate nel corso del campionato. Non vorremmo riaprire antichi discorsi imputabili alla dirigenza e, soprattutto, al patron Cairo reo di aver buttato al vento i milioni di euro per Verdi (responsabilità da suddividere con Mazzarri, il quale ne aveva caldeggiato l’acquisto) e adesso si trova in zona rimpianti come chi si arrampica sui vetri per rattoppare e salvare il salvabile. La cassa integrazione chiesta per tutti gli impiegati del Torino F.C. (eccetto quelli che operano in prima linea) ci parla di una crisi profonda in cui parlare di assetto di squadra e situazioni tecniche, non può farci pensare a un raffazzonarsi di situazioni che si traducono in un Toro che, per ovvi motivi, avrebbe preferito non ricominciare questo strano campionato colpito e stoppato per lungo tempo a causa del coronavirus. E adesso si spera nel rientro di Ansaldi (uno dai piedi buoni), nel ritorno di Verdi da affiancare a capitan Belotti e poco altro, visto che in mezzo al centrocampo si scoprono le lacune di sempre. Va già bene che in contemporanea alla sconfitta del Toro, anche Fiorentina, Udinese e Sampdoria hanno perso i loro incontri contro Lazio, Atalanta e Bologna. Fatto è che adesso, in pochi giorni di distanza, il Toro si trova a dovere affrontare Lazio, Juve, Brescia, Inter e così via fino al 2 agosto. La situazione è difficile, anche Longo predica giustamente calma nel vedere tra la vittoria con l’Udinese e la sconfitta con il Cagliari, quel bicchiere mezzo pieno che conforta le idee a un ambiente poco tranquillo. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa. Da che mondo e mondo, le nozze con i fichi secchi non si sono mai fatte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiN-1013689.htmSi100451001,02,0301036
121013688NewsCampionatiCompletate al J Medical le visite mediche di Arthur e Pjanic20200628191349Il mercato della Juve inizia presto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il J Medical</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> come centro dello stato di salute di campioni e di persone comuni. Un luogo di professionisti del settore medico e di attrezzature all’avanguardia nell’indagine di patologie e cure ad esse connesse. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arthur a Pjanic, da Cristiano Ronaldo al signor Rossi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">qualunque</b>. Qui, nel centro medico J Medical di Torino ormai famoso per le visite a campioni dello sport, c’è posto per tutti coloro i quali vogliono affidarsi a mani competenti. L’ultima visita in ordine di tempo è avvenuta proprio questa mattina dalle 9,30 alle 15,30, ora in cui si sono presentati per le visite mediche il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">neo acquisto della Juventus</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arthur e Pjanic</b> che concluderà il suo rapporto con la Vecchia Signora dopo gli impegni di Campionato e Champions. E, proprio per evitare al campione della Juve l’affaticamento del viaggio a causa di eventuali limitazioni dei voli per la città spagnola, in accordo con il Barcellona si è pensato di farlo visitare da alcuni medici blaugrana al J Medical di Torino. Arthur, invece, è stato seguito da un gruppo di medici della Juventus. Ad attendere Arthur davanti all’entrata del J Medical ci sono stati alcuni tifosi, ma la loro curiosità non è stata soddisfatta in quanto il campione ex Barcellona è entrato da una porta secondaria. Il brasiliano, arrivato a Torino nella serata di ieri, è stato controllato con cura e nei minimi particolari, proprio per evidenziarne l’ottimo stato di salute. Le cifre che riguardano lo scambio tra i due giocatori sono ormai chiare: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arthur è valutato 70 milioni di euro + bonus, mentre Pjanic 60 milioni di euro + bonus. Stante questi valori di mercato, la Juventus dovrà versare al Barcellona un conguaglio di 10 milioni di euro + bonus e 5 milioni di euro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’anno per cinque anni per Arthur</b>. Chi ha fatto il vero affare? Dal punto di vista dei conti in bilancio entrambe le società hanno acquisito delle plusvalenze, mentre dal punto di vista tecnico, il campo darà la risposta a questa domanda. Tatticamente la Juve di Sarri metterà come play davanti alla difesa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rodrigo Bentancur,</b> con il nuovo arrivato Arthur più avanzato a distribuire palloni per le punte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic</b>, molto probabilmente continuerà nel suo ruolo di mediano metodista davanti alla difesa blaugrana e in appoggio a Messi e compagni. Discorsi, questi, che noi facciamo nell’ottica delle caratteristiche dei due campioni così diversi tra loro. Una cosa è certa, la responsabilità di questa operazione è sicuramente di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved</b> sotto l’occhio vigile di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b>. Il fatto che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>sia stato tenuto all’oscuro di tutto, così come il tecnico della Juve ha affermato in conferenza stampa, ci giunge molto strano. Anzi, quello che pensiamo noi è che proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> abbia caldeggiato questa operazione più per una questione tattica, che non per esigenze di plusvalenze economiche che competono alla società. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino J Medicalfl0711fl0711foto-arthur-e-pjanic.jpgSiN-1013688.htmSi100451001,02,0301048
131013685NewsCampionatiIl ruolo del portiere nel calcio moderno20200622173448La passione per il calcio e un ruolo delicato ma bello da morire.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Si sa da sempre che il ruolo di portiere in una squadra di calcio, non solo riveste una figura determinante ai fini del completamento di un gruppo valido nella competizione agonistica, ma è anche il fulcro dell’iniziazione del gioco nel football moderno. Un profilo di atleta che nel corso degli anni è cambiato concettualmente in maniera positiva anche a livello mentale, poiché il ruolo di portiere che anni addietro era visto come ultimo baluardo di difesa che doveva essere bravo a trattare il pallone con le mani, oggi gli si richiedono anche sviluppate capacità tecniche nell’impostare bene con i piedi l’azione in ripartenza. Uno sviluppo tecnico che ha richiesto negli anni anche un progressivo miglioramento nell’aggiornamento mentale di un ruolo diventato principe nell’ambito di una squadra di calcio. Quello che anni fa le scuole calcio registravano come ruolo come poco interessante nei bambini che volevano fare gli attaccanti per fare gol, oggi non è più così. Infatti, alla luce di quanto detto e nella consapevolezza dell’interesse di questo ruolo che suscita nei ragazzi una sempre maggiore voglia di approcciarsi con entusiasmo, nelle varie società di calcio dilettantistiche si sono incrementate le lezioni riservate al ruolo di portiere di calcio. Tra le tante iniziative di questo genere c’è anche la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Scuola Portieri di Candiolo in provincia di Torino</b>. A sostenerla è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Borgognoni</b> ex portiere del settore giovanile del Toro e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Zambelli. </b>Due personaggi che amano il calcio e hanno deciso di mettersi a disposizione dei ragazzi, con lezioni individuali per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il miglioramento della coordinazione, della tecnica di base, della tecnica difensiva, della tecnica offensiva, della fase di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">preparazione, della trasmissione mani – piedi e delle corrette posture</b>. Un’equipe di allenatori portieri dilettanti e del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Settore Giovanile abilitati F.I.G.C.</b> che aiuteranno i ragazzi che desiderano praticare questo particolare ruolo del gioco del calcio ad esprimere tutta l’esplosione, la concentrazione e la scelta di tempo nelle uscite fuori dai pali, che il ruolo richiede. Per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Borgognoni</b> che ha accostato nell’anima il ruolo di portiere praticato per lungo tempo nei ragazzi del Toro, è sicuramente un momento importante in cui desidera tramandare nei giovani quello che per tanti anni è stato il suo sogno chiuso nel cassetto: diventare portiere professionista, magari del Torino F.C. - la squadra del suo cuore che ha inculcato come passione anche ai suoi figli, uno dei quali è già portiere dilettante. Una storia che si tramanda nel tempo e che si connatura alla passione per il calcio, ma che poi si tramuta in dream per un qualcosa che potrebbe diventare realtà. Così ieri, come oggi, così da sempre per un’attività agonistica nel ruolo di portiere che inizia in punta di piedi e poi si trasforma in voglia di crederci, di arrivare, di appassionarsi. Così fai amicizia con i pali della tua porta e con i difensori della tua squadra, complici nella voglia di vincere non solo attraverso i gol fatti, ma anche grazie alle parate che non permettono al pallone di entrare nella porta da te difesa. E’ la bellezza di un ruolo che bisogna provare per credere e sentire proprio attraverso quel volo, quella scelta nelle uscite e quel colpo di reni, che hanno l’unico obiettivo di abbrancare la palla e non permettere all’avversario di fare gol. Tra passione e voglia di arrivare lassù. Là dove verso il cielo, devii il pallone con il tocco delle mani, un paio di guanti e la bellissima sensazione di volare. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Candiolo (To)fl0711fl0711img-20200620-wa0002.jpgSiN-1013685.htmSi100451001,02,03010132
141013657NewsCampionatiMarcello Chirico è ipercritico su Sarri e la sua Juventus.20200227151118Intervista a uno dei più popolari tifosi della Vecchia Signora d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Giornalista professionista, opinionista tv e juventino da legare, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marcello Chirico</b> rappresenta uno di quei personaggi che se non ci fossero dovremmo inventarli. Il suo modo di porsi, infatti, è sempre molto deciso nel sostenere le proprie verità, mettendo in mostra una chiarezza di idee pallonare che spesso vanno oltre la sua esuberanza da vero tifoso della Vecchia Signora d’Italia. Torinese, Marcello Chirico è attualmente direttore editoriale de “Il Bianconero.com”, dopo avere lavorato per 18 anni come cronista politico ne “Il Giornale”. Dal 2004 è opinionista sportivo sulle tv del gruppo Mediapason (Telelombardia, Antenna 3, Top Calcio 24, Videogruppo Piemonte) dove si occupa prevalentemente di Juventus. Per la sua squadra del cuore ha scritto diversi libri ed ha anche dedicato una canzone dal titolo “Atto d’amore”. Davvero inconfondibile questo personaggio, che dalla faccia, dai movimenti, dal suo gesticolare espressivo, mette sempre in mostra il carisma del suo essere juventino che esprime tutta la sua gioia nelle belle vittorie, ma che sa essere anche molto critico nelle partite perse senza gioco, passione e determinazione. Sono temi che abbiamo sviluppato in questa intervista, in cui Chirico manifesta tutto il suo interrogarsi sulla Juve di Sarri.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, cosa pensi del big match Juve Inter che si giocherà a porte chiuse?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che fosse l’unica cosa da fare, anzi credevo addirittura che già domenica scorsa si adottasse il sistema di giocare a porte chiuse tutte le partite di campionato. E’ un periodo delicato e c’è un’emergenza grave in atto, per cui ritengo che sia responsabile prendere delle precauzioni. Poi, se vogliamo parlare del lato sportivo, è chiaro che sarebbe stato meglio vedere una partita con una bella cornice di pubblico, le coreografie, i cori e tutto il resto. E’ evidente che da tutta questa storia, sempre dal punto di vista sportivo, se ne avvantaggia l’Inter perché gioca la partita dell’anno in uno stadio deserto, dove non c’è neanche un tifoso della Juve e quindi per l’Inter è ancora meglio che giocare in campo neutro, perché lì i tifosi sarebbero andati. Ma non solo, devo dire che la squadra di Conte è doppiamente fortunata perché non ha giocato neppure la partita contro la Sampdoria di domenica scorsa, e quindi sarà più riposata della Juve”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per Conte è dunque un vantaggio dal punto di vista ambientale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ un enorme vantaggio, anzi è un vantaggio gigantesco. Penso che neanche lui se lo immaginasse di avere questo vantaggio, perché un conto è giocare la partita in uno stadio ostile, e tale sarebbe stato nei suoi confronti, e un conto è giocare in uno stadio vuoto. E’ chiaramente un vantaggio enorme per Conte. Non ci sono dubbi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non credi che il coronavirus e la relativa psicosi, stiano producendo più danni del virus stesso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente. Vedo gente che si va a fare i tamponi senza avere avuto contatti con nessuno e stando anche bene. Si è creata una psicosi perché ci siamo spaventati tutti, tuttavia, penso che l’allerta sia giusta ma a creare il panico siano soprattutto i politici ancor prima dei medici”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ banale dire che mancando la bolgia dello Stadium, sarà più difficile vincere la partita contro l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, la presenza dei tifosi sarebbe stata fondamentale, tuttavia mi viene da fare questa domanda: Quante volte quest’anno abbiamo visto la bolgia bianconera all’Allianz Stadium?. Sì, perché un conto è avere lo stadio pieno che fa il tifo, e un conto è vederlo come lo stiamo avendo quest’anno, in cui si notano dei vuoti. Dunque, ritengo che in questa particolare occasione avremmo sentito soltanto i cori dell’Inter”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chiara la tua sottile critica al non gioco della Juve. A proposito, non pensi che tra Juve e Inter alla fine goda la Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Juve farà di tutto per vincere contro l’Inter, ma è chiaro che se dovesse pareggiare e la Lazio dovesse vincere contro il Bologna ci sarebbe un ribaltamento in classifica. Tra l’altro, mi sono chiesto perché la Lazio debba giocare a porte aperte, visto che ci sono stati anche dei casi di coronavirus a Roma. Ecco, non capisco la difformità delle regole. Se tu hai deciso di non volere raduni di persone nei luoghi pubblici, allora dovresti uniformare il campionato a questa regola e giocare con gli stadi vuoti per non creare aggregazioni di massa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, in questo periodo hai la fama di essere un tifoso ipercritico del gioco della Juve di Sarri. Cosa non ti piace della tua squadra del cuore? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Parto dal presupposto che a me non piaceva già come Allegri faceva giocare la Juve, nonostante si vincesse con il risultato di farci sentire tutti debitori dei tanti successi ottenuti. Poi si è cambiato allenatore perché si voleva vedere giocare la Juve in un modo più brillante e, soprattutto, con un’altra mentalità che fino ad oggi stiamo vedendo soltanto a sprazzi. Spero di vedere il bel gioco promesso domenica prossima contro l’Inter. Io do tempo a Sarri, anche se siamo già a fine febbraio e nulla di nuovo e di diverso si vede. Devo dire che qualche volta ho persino visto peggiorare il gioco rispetto all’anno scorso. Altro che cambiamento di mentalità!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi delle parole dette pubblicamente da Andrea Agnelli, in cui si evince tra le righe il suo desiderio di portare Guardiola alla Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Che Guardiola piaccia ad Agnelli non lo scopriamo adesso, solo perché lo dice lui in quest’occasione. E’ già dalla scorsa estate che si sapeva quanto avesse tentato di portarlo alla Juve. Il problema è nato dal fatto che Guardiola non ha mai avuto voglia di lasciare il Manchester City. Tuttavia, penso che questo discorso sia soltanto rimandato a posteriori, anche perché sono convinto che se Sarri non vincerà, è molto probabile che il presidente Agnelli ritorni alla carica”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Restando sempre sulle rivelazioni che il presidente bianconero ha fatto nel corso di una diretta a Radio 24, emerge anche un velato avvertimento a Sarri e Paratici a riguardo del loro futuro. Te lo aspettavi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il fatto che Agnelli, nel corso della conferenza stampa di addio di Allegri avesse detto che i responsabili sarebbero stati a tutti gli effetti Paratici e Nedved, la dice lunga su come il presidente volesse delegare le responsabilità, come si fa esattamente in tutte le aziende. Poi, però, si attendono i risultati, e se questi non ci sono, è chiaro che al momento qualcosa è venuto a mancare. Quindi, se la Juve dovesse vincere, è chiaro che nulla cambierebbe, se invece non dovesse avvenire più questo, probabilmente qualcosa cambierà. Devo dire che c’è stato qualche colpo a vuoto da parte di Paratici nelle due campagne di mercato estivo e invernale. Quindi, mi sembra chiaro che se i risultati non verranno con scadenza 2021, così come ha detto Agnelli, è logico che sarà sostituito così com’è nella logica di ogni azienda che si rispetti. Paratici, è un bravissimo conoscitore di giocatori, ma come dirigente probabilmente è un novizio. Qualche errore l’ha fatto, e secondo me il mercato non è stato fatto in maniera totalmente corretta”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, rimpiangi Marotta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Assolutamente no. Non mi ha mai convinto del tutto. E’ uno fin troppo attento ai conti, e ricordo tanti giocatori di livello non presi per le sue titubanze. Non mi sembrava questo grandissimo fenomeno che tutti dicono. E’ un bravo dirigente ma non un top player. Paratici, invece, lo ritengo un top player per quello che riguarda la conoscenza dei giocatori, ma un neofita per quanto riguarda le pratiche dirigenziali, perché lo si vede chiaramente in difficoltà”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Con che stato d’animo vivrai il derby d’Italia davanti al teleschermo?<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per ovvi motivi televisivi allo stadio ci vado quasi mai, perché devo essere presente in studio su 7 Gold. Gli interisti li ho sempre davanti in studio, e le così dette me le fanno girare abbastanza. Spero di vedere una bella partita. Ho grande fiducia nella Juventus”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi vincerà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve, naturalmente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-chirico-marcello.jpgSiNmarcello-chirico-e-ipercritico-su-sarri-e-la-sua-juventus-1013657.htmSi100451001,02,0303075
151013655NewsEditorialeL’esempio della grande bellezza dell’Atalanta Bergamasca Calcio20200221173810L`avvento di una nuova cultura calcistica, fatta propria da una ex squadra provinciale<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Riservato a chi si inebria di calcio spettacolo, di armonia del pallone, di pregiato gusto del gioco e della sua purezza di espressione. L’Atalanta è questo, merita sempre il prezzo del biglietto anche se non sei propriamente tifoso simpatizzante della Dea Bergamasca. Ma che importa dare giudizi di parte, quando l’espressione di questo calcio sviluppato dai nerazzurri orobici è inconfutabilmente piacevole e capace di trasportarti in emozioni che durano anche 95 minuti. La partita di Champions contro il Valencia ha confermato quanto detto e visto ormai da almeno un triennio della squadra di Gasperini. Già, Gasperini. Se pensiamo che si continua a declamare nomi altisonanti di tecnici europei che potrebbero essere ingaggiati il prossimo anno per venire ad allenare in Italia, allora non capiamo come il modello italiano rappresentato da Gian Piero Gasperini e anche da Simone Inzaghi passi sempre in secondo piano. Siamo convinti, non da oggi, che il meglio dei coach dalle vedute moderne del football internazionale l’abbiamo in Italia. E non è un caso che Atalanta e Lazio stanno stravolgendo con il proprio gioco l’antica cultura calcistica italiana nel mondo, ancorata com’era a un calcio sparagnino, farraginoso, utilitaristico, talora vincente ma scarno di spettacolo. E non è vero che per assistere a uno spettacolo (Allegri dixit) bisogna andare al cinema, al teatro o al circo, perché anche lo stadio può offrire, se vuole, l’armonia di un pallone che non deve essere per forza strozzato dalla vittoria a tutti i costi, ma sappia intendere con scioltezza fisica e mentale ciò che significa emozione, brividi di trame di gioco, corsa non forsennata ma corretta, intelligente, e amalgama di squadra che ti trasmette la sua voglia di divertirsi e divertire. Eppure sulla bocca di tutti, nei sogni dei tifosi e anche dello stato maggiore delle società di calcio d’Italia, ci sono sempre Pep Guardiola, Jurgen Klopp, Josè Mourinho, Mauricio Pochettino, Zinedine Zidane. Ottimi tecnici che hanno vinto molto ma che hanno saputo vendere la propria immagine nel mondo come fossero il non plus ultra, come se con loro si stipulasse il contratto delle Champions sicuramente vinte. Ma i meccanismi del calcio sono molto delicati perché si tratta di uno sport di squadra che ha bisogno di oleare bene tutti i suoi meccanismi in maniera globale, armonica, e se soltanto un tassello non s’incastra bene all’interno del gruppo, ecco che tu puoi avere il miglior tecnico del mondo e non vincere, perché in quel calcio espresso dalla tua squadra manca sempre qualcosa. E’ un po’ il discorso che l’ambiente juventino sta vivendo in questa stagione con Maurizio Sarri, il tecnico chiamato dal Chelsea per venire ad apportare alla Juventus un gioco divertente che non c’è perché sembra esserci un conflitto ideologico tra tecnico e squadra. Sì, perché la prima regola è che un buon allenatore deve poter sviluppare il proprio credo calcistico in base alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori, senza snaturare ruoli e caratteristiche di campioni a cui non hai nulla da insegnare se non collocarli nella giusta posizione per rendere al meglio, creando l’armonia globale all’interno della squadra stessa. E’ quello che stanno facendo certi tecnici italiani nel loro lavoro, con le relative rose non particolarmente eccelse come quelle di Gasperini, Inzaghi, ma anche di D’Aversa, piuttosto che di Juric. E’ il calcio della grande bellezza, è la voglia di divertirsi e divertire che aleggia nella globalizzazione di un football internazionale diventato forse meno tecnico e più atletico, là dove la forza fisica è sempre supportata dal cervello. Si rifletta su questi temi e si prenda ad esempio il fantastico messaggio di un’Atalanta che incanta, che diverte, che emoziona e ti riconcilia con un pallone che spesso angustia e disamora per noia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711inzaghi-gasperini.jpgSiNl-esempio-della-grande-bellezza-dell-atalanta-bergamasca-calcio-1013655.htmSi100451001,02,0301093
161013654NewsCampionatiContro il Brescia vince la Juve e…….la noia!20200217123340La Juve è prima in classifica ma.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella domenica dello scontro diretto tra Lazio e Inter, la Juventus ha affrontato il Brescia all’Allianz Stadium. Era una partita da vincere per ovvie ragioni e la Juve l’ha fatta sua con il risultato di 2 a 0 con gol di Dybala su calcio di punizione e di Cuadrado su una delle pochissime azioni di gioco meritevoli di citazione. Per il resto è stata noia completa. Noia di una squadra che appare in ritardo di preparazione, noia di un gruppo di calciatori che non ha intensità, noia di una circolazione di palla troppo lenta. In poche parole questa non è Juventus, non può esserlo, a meno che non si capisca quale sia esattamente il male oscuro che si è inserito prepotentemente nella situazione globale dei meccanismi di squadra. Crediamo che Sarri sia l’unica persona a dovere dare una risposta precisa su quello che sta succedendo a questa squadra e, di conseguenza, prendere le giuste misure per risolvere una situazione che richiede ormai soluzioni in tempi brevi, visti gli impegni di Champions, Campionato e Coppa Italia, i quali sono ormai dietro l’angolo. D’altra parte con quello che guadagna il tecnico dall’inconfondibile parlata toscana, chiamato dalla Juve per infondere un gioco armonico e spettacolare, ci si deve aspettare una risposta concreta ai tanti dubbi che affliggono la sua squadra incapace di avere un’identità ben precisa. L’idea di aspettare ancora, accumulare punti per la classifica, restare bene o male in corsa per tutte e tre le competizioni calcistiche non regge più. E’ tempo di risposte chiare e inconfutabili, perché la Juventus è carica di super campioni profumatamente pagati, così come il suo allenatore che guadagna 6,5 milioni netti a stagione più bonus. Poi possiamo anche parlare di certi errori fatti nella campagna acquisti estiva fatta da Paratici, il quale non ha saputo sistemare a dovere il centrocampo ed ha ritardato palesemente la cessione di giocatori che non apparivano più nel progetto Juve voluto da Sarri. Certo, il dirigente della Juventus ha poi riparato in extremis nel mercato di gennaio con le cessioni di Mandzukic, Emre Can e Pjaca dato in prestito per farlo giocare, tuttavia, prima ancora di una questione legata a trattative economiche non convenienti alla Juve, si pensa a un’incertezza nel programma da seguire, a una sorta di tentennamento fatto di indecisione che si riflette inevitabilmente anche sulla fisionomia tecnica della squadra. La Juve e Sarri non hanno ancora capito se con il vasto parco di giocatori di primissima qualità che hanno nel proprio organico, devono tatticamente inseguire il 4-3-3, piuttosto che il 3-5-2, o il 4-3-1-2 con il trequartista che non c’è, non si trova e qualche volta si tenta d’inventare. Così come si tenta di inventare una difesa che a seguito degli infortuni di Chiellini (rientrato contro il Brescia per una decina di minuti finali) Demiral, Danilo (anch’egli rientrato ieri) si sia optato di inventare un Cuadrado che da terzino ha fatto quello che ha potuto. E poi De Ligt, un giocatore tanto pagato che non riesce a dare garanzie di personalità e, per questo, Sarri cambia continuamente formazione. Un po’ per sostituire gli infortunati e un po’ per non avere le idee chiare su come affrontare la situazione, la Juve sembra in un continuo cantiere di lavori in corso. Per fortuna CR7 dà il suo apporto di vero campione instaurando una leadership in campo e nello spogliatoio, pur avendo bisogno di tanto in tanto di tirare il fiato per essere gestito al meglio. Ma, a onor del vero, dobbiamo dire che anche Dybala è migliorato. Il ragazzo si è fatto valere dimostrando di meritare la maglia da titolare e non essere vittima delle continue indecisioni di Sarri, il quale sistematicamente l’ha sostituito nel corso delle gare giocate. Dunque, la situazione di questa Juve non è chiara e il fragile gioco messo in campo che spesso si traduce in situazioni d’incomprensibile pausa di attenzioni, non induce a trovare la svolta risolutiva per vedere rinascere la Juve e il suo gioco. Ci riuscirà Sarri in queste settimana che precedono i grandi impegni della stagione 2019/’20?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNcontro-il-brescia-vince-la-juve-e-.la-noia-1013654.htmSi100451001,02,0303097
171013653NewsCampionati“La Juventus è la più forte”, ma è soltanto un luogo comune.20200210181005In casa Juve non si parla di crisi, ma di delusione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>E’ dall’inizio dell’anno che sentiamo dire non solo da Antonio Conte, che la Vecchia Signora d’Italia è la squadra da battere perché possiede ancora qualcosa in più rispetto alle altre squadre. Un qualcosa che fa la differenza, un qualcosa che si materializza dal nome dei suoi tanti campioni i quali da soli sembrerebbero essere più che sufficienti per la garanzia di chiamarsi “JUVENTUS”. La riteniamo una leggenda metropolitana, anzitutto perché ogni anno calcistico da affrontare è diverso, ogni partita da fare non è uguale alla precedente e ogni campionato da giocare non è mai come gli altri che hai vinto precedentemente. Dire “JUVENTUS” è una credenziale teorica suffragata dalla storia dei tanti scudetti vinti e da quel modello gestionale che ne caratterizza da sempre la reale differenza. Ma da questo, a dire che sei migliore delle altre perché hai CR7 e un nutrito gruppo di campioni, ebbè, ce ne passa davvero tanto. Il calcio è fatto di risultati positivi, di gioco, ma anche di furore agonistico che devi tradurre sul campo a prescindere da tutte quelle considerazioni che abbiamo fatto. E quello che stiamo vedendo sul campo dall’inizio del campionato a oggi da parte della Juventus “migliore di tutte”, non è propriamente ciò che si era sbandierato fin dall’inizio. E allora, qual è il problema di una squadra che nelle promesse iniziali ha fatto proseliti di bel gioco e risultati, tanto da essere la prima bellezza italiana del pallone che conta? Proviamo dunque a dare una spiegazione il più possibile plausibile. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Innanzitutto crediamo che in tutto questo stentare di identità da parte della Juventus targata Sarri, ci sia un concorso di colpe che fa capo a una più che evidente campagna acquisti estiva errata, nell’assemblare la squadra in maniera tecnicamente irrazionale nei suoi vari reparti nevralgici di difesa e centrocampo. In più, c’è da considerare la smania della società che emotivamente si è lasciata attrarre dalla voglia irrefrenabile di operare nell’ambito della squadra, quel processo di modernizzazione di gioco e cultura calcistica che agli occhi dei più appariva troppo ancorata a un sistema sì vincente, ma poco avvezzo allo spettacolo. Era la sintesi filosofica di tutto quello che noi abbiamo scritto (compreso lo scrivente che lo afferma in onore della sua onestà intellettuale), annoiati com’eravamo dal gioco noioso espresso dalla squadra di Allegri. A memoria ricordiamo che per lunghi periodi si è dibattuto molto sul tema del vincere senza divertire o cercare di essere primi appagando il palato dei buongustai del pallone e delle sue geometrie. Così, nel processo voluto da Agnelli and company, si è andati alla ricerca di tecnici che in campo internazionale potessero garantire il bel gioco e, soprattutto, dare migliorie in campo internazionale per potere vincere quella Champions che per la Juve appare sempre più stregata. E senza pensarci più d’una volta, si è andati all’affannosa ricerca di allenatori come Guardiola, Klopp, Pochettino, Sarri e altri nomi che potessero far fare quel salto di bel gioco tanto auspicato. La ricerca è stata ardua, lunga e asfissiante come la calura estiva, perché nonostante la Juve avesse corteggiato per lungo tempo questi nomi, la situazione non si sbloccava. Così, con un’operazione tardiva arrivava finalmente Maurizio Sarri, il quale si è sbloccato dai suoi impegni con il Chelsea.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Intanto bisognava pur fare una campagna acquisti che potesse risultare potenziata rispetto all’anno precedente. Il compito che è stato affidato a Paratici (l’allievo di Marotta) ha portato a vendere Cancelo, Spinazzola, Kean, Orsolini e a gennaio anche Mandzukic ed Emre Can, per creare plusvalenze e al contempo sfoltire ciò che creava esborsi economici di giocatori che non rientravano più nel progetto della Juve. Poi ha acquistato Higuain e Buffon come “cavalli” di ritorno, Ramsey, Rabiot, De Ligt, Demiral, Danilo, e a gennaio Kulusevski che di fatto avrà nell’organico soltanto a fine campionato. Ma guardando attentamente gli acquisti fatti in estate, ci si accorge che qualcosa manca soprattutto a centrocampo, zona nevralgica del gioco del calcio. Manca il trequartista che Sarri sta cercando di inventare, visto che nel gioco a rombo Ramsey non si sta rivelando ciò che era nelle promesse iniziali. Bernardeschi si sta perdendo, Matuidì arranca, Rabiot sembra correre a vuoto nel tentativo di capire cosa Sarri gli chieda e Pjanic davanti alla difesa è spesso in difficoltà. La difesa con i vari infortuni di Chiellini, Demiral, De Sciglio, Danilo, si è trovata a doversi avvalere delle prestazioni di un Cuadrado che terzino non è mai stato e fa quello che può. Il risultato è dato da una serie di gol presi da una difesa alta, messa tatticamente all’altezza del centrocampo, così com’è nel volere di Sarri. Insomma, una Juve in confusione che fa gol con Cristiano Ronaldo e poi non mantiene il vantaggio. E dov’è il bel gioco? Dov’è il calcio globale degli interscambi di ruoli e le trame fluidificanti che danno un’identità di squadra superiore? Non c’è. E allora cominciano i mugugni e una parte dell’ambiente bianconero rimpiange Allegri e quel calcio che si ispira all’antico: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Prima non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">perdere”.</b> Doveva essere la rivoluzione copernicana di un cambiamento epocale fatto per portare a vincere tutto, mentre in questo preciso momento si teme seriamente di non arrivare a vincere nulla. Sarri è sotto l’occhio del ciclone, ma riteniamo che soprattutto la dirigenza della Juventus debba cominciare a recitare il mea culpa. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711paratici.jpgSiNla-juventus-e-la-pio-forte-ma-e-soltanto-un-luogo-comune-1013653.htmSi100451001,02,03010135
181013652NewsCampionatiIl Toro ha iniziato l’opera dell’appartenenza granata20200208160624Al Toro si cambia pagina<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Finalmente! Sì, finalmente! Il popolo granata lo urla a pieni polmoni: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Meglio tardi che mai”.</b> Cairo si è deciso a cambiare i suoi quadri tecnici. Dare inizio alla “Granatizzazione” non è stato un atto di coraggio da parte del presidente, ma più semplicemente una scelta dovuta alla necessità di provare a dare il Toro in mani di chi ha vissuto l’ambiente, ha colto l’odore acre del sudore della maglia ed ha vissuto le gioie, l’armonia ma anche i turbamenti di un ambiente che non è uguale agli altri. Vivere il Toro nelle sue pieghe più profonde è anche capire la tifoseria, auscultare i palpiti e gli umori di chi ha una storia fatta di sentimenti che va oltre il pallone. Un po’ come quando ci si trova nella casa granata che si chiama Filadelfia e ti chiudono le porte per non assistere agli allenamenti. Così non puoi vedere i tuoi idoli, dare loro una pacca sulle spalle, fare una foto e un autografo. Cose semplici che contano. Sì, perché il popolo granata ha bisogno di coltivare il rapporto con l’ambiente senza essere estromesso, ma sentirsi partecipe a tutti gli eventi positivi o negativi che accadono durante la settimana. Un po’ come una vera famiglia in cui si parla, si sta insieme e ci si sente uniti nel bene e nel male. Ecco, pensiamo che questo ritorno al passato di Cairo abbia il senso di un messaggio che non ha bisogno di tante parole, ma funziona come un tentativo di rasserenare gli animi del popolo granata, che è stato mortificato da una gestione Mazzarri a dir poco deprimente. Ricucire ciò che era stato brutalmente strappato. Adesso si riparte con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moreno Longo</b> in panchina e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tonino Asta</b> a far da collaboratore tecnico. Un’accoppiata che rasserena l’ambiente granata, il quale è consapevole che a una simile disfatta del Toro che ha radici profonde di presumibile disgregazione da spogliatoio, non può nell’immediato dare lustro a una ripresa di risultati e di vittorie consecutive. Tuttavia, bisognava pur tentare quest’ultima carta che ci si augura sia vincente nel portare avanti quella storica filosofia granata che si compone di grandi risorse umane, sportive e di unione. Certo, la squadra è sempre la stessa, i giocatori sono sempre quelli, ciò che cambia nell’immediato sarà il lavoro mentale di gruppo messo a disposizione di due figure che lo spogliatoio granata lo hanno vissuto in prima persona. Moreno e Tonino, giocatori che hanno saputo onorare quella maglia granata che non è come le altre, che è pesante nel sentirla addosso, che non puoi uscire dal campo senza averla sudata, sgualcita, sofferta. Due ex giocatori granata che poi hanno continuato a prodigarsi in qualità di allenatori nelle squadre giovanili, sposando i valori tecnici e umani che sono stati tramandati dal Torino. Non sappiamo se tutto questo basti a far ritornare il Toro nel posto che gli compete, siamo però sicuri che questa fiducia data a due ex granata dall’indubbia conoscenza di cose da Toro, non possa far altro che migliorare sul campo quell’orgoglio perso, calpestato e mortificato da reiterati risultati disonorevoli. Cairo ha aspettato troppo perché è ancora convinto che Mazzarri non avesse tutte le colpe di una situazione che si era resa insostenibile. Questo è stato lo sbaglio enorme di una valutazione assolutamente errata. Ma adesso si gira pagina, la storia del Toro continua. Longo e Asta sono pronti a scrivere nuove pagine del libro granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiNil-toro-ha-iniziato-l-opera-dell-appartenenza-granata-1013652.htmSi100451001,02,03010114
191013648NewsCampionatiToro, qualcosa si è incrinato tra tifosi e società20200115160658Tra la tifoseria del Toro, c`è voglia di uscire dal limbo dei perenni insoddisfatti. Colpa dell`ambiente o della società? <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In casa granata aleggia un certo malcontento che si traduce in tante piccole, grandi insoddisfazioni, che fanno capo a una divergenza di vedute da sempre latenti e mai definitivamente risolte. I tifosi, si sa, sono molto umorali e non vanno tanto per il sottile quando si tratta di contestazioni che riguardano il rapporto non proprio idilliaco con la società. Vuoi perché la squadra va male, vuoi perché l’allenatore non è in grado di dare un assetto tattico tale da far rifiorire un calcio moderno e aggressivo, vuoi perché nonostante i ripetuti solleciti annuali, la società non dimostra di essere in grado di costruire attraverso gli acquisti di un certo livello una squadra che sappia competere per la conquista dello scudetto o, quantomeno, di piazzarsi in zona UEFA, dando un’immagine di società che vuole uscire dal limbo cui sembra essere piombata da troppo tempo. E’ il Toro di Cairo che ha portato la società granata ad essere perfetta sotto l’aspetto dei libri contabili, ma che pecca inevitabilmente nella fase di organizzazione tecnica e di un progetto che deve essenzialmente partire dallo stato maggiore della stessa azienda calcio. Tuttavia, dobbiamo dire che quest’anno il presidente Cairo ha dato dimostrazione di spendere del denaro con l’acquisto di Verdi, ma, col senno di poi, il suo arrivo si è rivelato totalmente insufficiente sotto l’aspetto del tesseramento di un calciatore che avrebbe dovuto apportare alla squadra un miglioramento tale da far crescere un gruppo che vede in Belotti e Sirigu i principali interpreti carismatici dei granata. Questo spendere tanto denaro per un giocatore che già da molto tempo non veniva impiegato a Napoli da Ancelotti, ha fatto pensare che il presidente – già così attento a tirare fuori dei soldi dalle casse societarie – fosse stato consigliato male. Un’operazione onerosa di 25 milioni di euro che lascia davvero sbalorditi. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma ritornando ai malumori dell’ambiente granata, c’è da capire come si possano avvertire dei solenni mugugni verso la squadra e la società, nonostante l’attuale posizione di classifica veda il Toro al settimo posto. Certo, se guardiamo in faccia la realtà, non possiamo certamente nascondere che dopo avere faticato in Coppa Italia per passare il turno ai rigori contro un Genoa privo dei suoi titolari e poi aver giocato in campionato contro un Bologna che se avesse pareggiato allo stadio Grande Torino nessuno avrebbe gridato allo scandalo, allora c’è davvero da riflettere bene su ciò che veramente fa tendere i nervi tesi, i quali incrinano il rapporto tra tifosi e società. Certo, è brutto assistere dopo una vittoria e dopo l’inno cantato da Valerio Liboni “Ancora Toro”, vedere la squadra che non va sotto la curva Maratona ad assorbire il calore dei suoi tifosi. E’ come essere separati in casa. E mentre Cairo e Mazzarri restano fermi sulle loro posizioni - imperterriti a dare risposte sul campo - a “rimetterci” in tutta questa confusione di offesi in casa granata sono proprio i calciatori, i quali hanno vinto a Roma contro i giallorossi, hanno superato il turno di Coppa Italia e hanno vinto contro il Bologna in campionato senza tuttavia risollevare gli umori della tifoseria. Eppure, nel girone di ritorno dell’anno scorso si era creata una tale alchimia tra tifosi e squadra, che lasciava ben sperare per il futuro. Evidentemente nulla è per sempre, visto che nel calcio le cose cambiano repentinamente nel momento in cui si razionalizzano lunghi momenti insufficienti per il calcio che conta. Detto ciò, e per il bene del Toro, l’augurio è che si possa allentare la corda tesa e carica di esasperanti situazioni che non fanno bene a nessuno e, soprattutto, non portano da nessuna parte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-tifosi-toro.jpgSiNtoro-qualcosa-si-e-incrinato-tra-tifosi-e-societa-1013648.htmSi100451001,02,03010167
201013642NewsCampionatiIl Toro e la serenità perduta.20191223175336C`è bisogno di calma e ragionevolezza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’analisi della situazione attuale del Torino ci porterebbe concretamente ad assumere un atteggiamento giornalisticamente esacerbato contro un ambiente, quello granata, che si rende spesso disunito a torto o a ragione all’interno dei tifosi stessi. Purtroppo, l’andamento negativo della squadra di Mazzarri è coinciso con le vicende avvenute all’interno della Curva Primavera subito supportata in uno sciopero da una parte della Curva Maratona, che si è allineata al malcontento dei granata dirimpettai dello Stadio Grande Torino. Ma questo ci porterebbe ad <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>un discorso molto ampio di rapporti poco curati, che coinvolge la dirigenza, la squadra, l’allenatore e i tifosi. A ciascuno il suo, perché in tutta questa situazione in cui non si percepisce più il senso di quell’empatia che è l’emblema del buon andamento e dei risultati di una società di calcio, c’è la corresponsabilità di ogni singolo personaggio legato al Toro. E non è giusto puntare il dito sull’altra persona, quando non ci si accorge quanta responsabilità ha il singolo in fase oggettiva. Detto questo, veniamo alla squadra e al suo condottiero. E’ evidente che questo Toro abbia perso l’acume tattico e soprattutto l’autostima ritrovata l’anno scorso nella seconda parte del campionato, quando ha avuto un andamento di risultati positivi capaci di portare la squadra di Mazzarri nei livelli alti di classifica. Oggi il Toro non riesce ad avere continuità e sicurezza nei propri mezzi. La squadra gioca con il timore di perdere e si abbandona in errori in difesa e a centrocampo, che sono inaccettabili per giocatori professionisti di Serie A. Dopo buone prestazioni contro Genoa e Fiorentina, la difesa del Toro ha incassato 5 gol in 180 minuti; un’enormità rispetto a quanto aveva fatto vedere lo scorso campionato. I numeri parlano chiaro e dicono che la squadra di Mazzarri a oggi ha subito 26 gol e 66 parate di Sirigu, un portiere che spesso salva pure l’impossibile. E se pensiamo che l’anno scorso di questi tempi i gol subiti sono stati 18 e a fine campionato 36, ecco spiegata l’instabilità prodotta dalla squadra e soprattutto da un centrocampo poco adatto a supportare una difesa che non si avvale più dell’ottima forma di Nkoulou e Izzo e che arranca per la cronica indisponibilità di Lyanco che è quasi sempre infortunato, Djidji che si è perso per strada, Bremer ancora molto grezzo tecnicamente, Bonifazi (chi l’ha più visto?). E così, evidenziando sempre la dietrologia del mondo granata, si rimpiange anche il buon Moretti che dava comunque un apporto concreto di esperienza e fattiva opera carismatica all’interno del gruppo. Ma questi non possono essere discorsi da prendere in considerazione, soprattutto alla luce di una squadra che ha iniziato l’anno calcistico 2019’20 disputando alcune partite nei preliminari di Europa League senza superarli e che si è presentata in questo campionato con la presunzione di conquistare un posto per l’Europa. Non ci sono i presupposti e non c’è neanche l’adeguata conduzione tecnica in grado di dare un’impronta di gioco moderno, pipante, consapevole che il calcio di oggi consiglia squadre di mediocre livello tecnico come il Toro, di andare ad aggredire alto l’avversario in maniera sistematica, tanto da inibire la fonte del gioco degli avversari, specie se ti sovrastano dal punto di vista tecnico. Tuttavia, pur rendendoci conto che quanto sostenuto a livello di scuola di pensiero tattico ci sia bisogno di una robusta preparazione atletica capace di supportare lo sforzo fisico, si intravvede anche la necessità di avere il coraggio anche a livello di cultura societaria, di mettere in atto un processo di cambiamento di mentalità capace di un ammodernamento dirigenziale e tecnico. In buona sostanza il Toro di oggi deve investire il suo futuro attraverso cambiamenti culturali che partono dall’alto e finiscono alla conduzione tecnica e alla squadra. Si prosegua pure con Mazzarri fino a giugno e poi si ricominci con un allenatore giovane, dalle vedute di calcio moderno come Roberto D’Aversa, oppure si sostituisca subito il tecnico toscano con Davide Nicola (soluzione secondo noi molto remota, visto il pensiero di Cairo che dichiara la sua piena fiducia nell’attuale panchina). E poi a livello di ambiente granata, si cerchi la serenità perduta. Chissà, magari è proprio dietro l’angolo e nessuno la vede. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNil-toro-e-la-serenita-perduta-1013642.htmSi100451001,02,03030226
211013639NewsCoppeL’incredibile Atalanta scrive la storia di un calcio da favola.20191212170211La squadra di Gasperini entra agli ottavi di finale di Champions League<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pensiamo che per la città di Bergamo, i tifosi della Dea e anche per gli abitanti bergamaschi che non sono propriamente inclini al calcio in genere, l’11 dicembre degli anni a venire non sarà di certo una data come un’altra. E, in effetti, il passaggio agli ottavi di finale di Champions della squadra di Gasperini sa tanto di miracolo, anzi di favola da raccontare ai figli o ai nipoti che verranno. Sì, perché il 3 a 0 rifilato fuori casa allo Shakhtar Donetsk ha il sapore di un’impresa che va oltre i limiti, le assenze e i pronostici negativi che dopo le prime tre partite del girone Champions, vedevano l’Atalanta a zero punti. Questo è l’ennesimo traguardo straordinario di un gruppo e un progetto che ormai non smette più di stupire. L’Atalanta è squadra forte di prima fascia e non può essere più considerata una semplice provinciale del calcio nazionale e men che meno del pallone europeo. La squadra di Gasperini è una top club europea, in grado di farsi rispettare per un gioco moderno, spumeggiante e intriso di quella logica innovativa capace di dare uno sviluppo di gioco qualitativo e proficuo sotto l’aspetto dei risultati. Sì, perché questa Atalanta che è frutto dell’opera magistrale del presidente Percassi e di suo figlio, ha capito l’importanza di investire su un gruppo di giocatori che sotto la direzione di un allenatore dalle ampie vedute di calcio moderno come Gasperini, ha dato luogo a risultati progressivamente validi, dando un apporto sostanziale anche dal punto di vista dell’immagine mediatica. E’ un po’ come dire che la Dea di Bergamo si è laureata a pieni voti e adesso non ha più esami da sostenere per essere considerata una realtà calcistica di alto spessore. A Kharkiv l’Atalanta si è presentata in campo priva di Ilicic e Zapata, con Pasalic alle spalle del Papu Gomez e Muriel. Una mossa dettata dalle esigenze, ma che è stata indovinata nel mettere in difficoltà lo Shakhtar di mister Castro che avverte subito la difficoltà di una serata di calcio molto difficile da superare. A un primo tempo in cui si sono evidenziati i tentativi di maggiore finalizzazione da parte degli atalantini, è seguita una ripresa la cui intensità della squadra di Gasperini è stata tale da vivere momenti di alta emozione. Così, prima Castagne al 21°, poi Pasalic al 35° e Gosens al 49°, hanno steso uno Shakhtar Donetsk ancora incredulo per l’inaspettato furore agonistico imposto dalla Dea. Adesso il sogno continua nella consapevolezza che l’Atalanta è entrata a far parte del novero delle sedici squadre più forti d’Europa. Un miracolo calcistico destinato a durare nel tempo, controvertendo certi inguaribili scettici i quali pensano ancora in un’Atalanta che prima o poi tornerà a fare la provinciale. No, questo non accadrà perché la qualità della dirigenza e il suo modo di gestire il calcio con un progetto serio e competente, non potrà fare altro che migliorare nel tempo la sua competitività con le maggiori potenze calcistiche nazionali ed europee. Questa esperienza è il segno tangibile di una maturazione che non si potrà mai confondere con chi vede il calcio in maniera superficiale e pressapochista.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Kharkivfl0711fl0711atalanta-champions-league.jpgSiNl-incredibile-atalanta-scrive-la-storia-di-un-calcio-da-favola-1013639.htmSi100451001,02,03010211
221013632NewsCampionatiFabio Viglione, “Il Toro? Un contrasto tra luci e ombre”20191119060915Il parere di un autorevole avvocato tifoso granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avvocato Fabio Viglione</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno di quei tifosi del Toro che maggiormente si sono distinti nel tempo, per qualità di opinioni calcistiche espresse sempre con la massima oggettività. Tante volte abbiamo avuto modo di intervistarlo per avere una sua idea sulla situazione della sua squadra del cuore, e in ogni occasione non ha mai deluso le nostre aspettative. Così come in questa esaustiva intervista, in cui pone l’accento, con evidente amarezza, sul momento negativo del suo Toro che ha deluso le aspettative di tanti tifosi granata. Giurista patrocinante in Cassazione, l’Avvocato Fabio Viglione vive a Roma ormai da molti anni e svolge la sua attività professionale presso il suo avviatissimo studio legale che si avvale dell’apporto di numerosi qualificati professionisti. Ma il lunedì di ogni settimana, quando il Toro vince, pareggia o perde, per lui c’è sempre modo di fare un’analisi critica e competente con amici e colleghi, con la stessa meticolosa attenzione e precisione che pone nel suo quotidiano, quando deve garantire assistenza in ambito giudiziale. Ascoltiamolo dunque in questa intervista.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo il 4 a 0 del Toro inflitto al Brescia in terra lombarda, il tuo giudizio sulla squadra è cambiato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“No, non è cambiato. Resta un giudizio in chiaroscuro. Un contrasto tra luci e ombre. La parte luminosa è la potenzialità della squadra, espressa nella stagione scorsa quando tutto girava al meglio. Le ombre sono rappresentate dal gioco che non mi ha mai completamente convinto. Neanche quando assistito dai risultati. Naturalmente tengo stretta la vittoria di Brescia e soprattutto i 3 punti perché cominciavo ad essere in astinenza e cominciavo a guardarmi alle spalle…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A cosa pensi sia dovuto il periodo negativo che la squadra di Mazzarri sta attraversando?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Confesso che non sono riuscito a capirlo fino in fondo. Forse un calo della condizione atletica, una sfiducia dopo le prime impreviste difficoltà, un gioco troppo prevedibile e privo di coraggio e di un po’ di sana spregiudicatezza. Una punta come Belotti, isolata e senza rifornimenti, si sbatte facendo di tutto per conquistare palloni giocabili, ma è uno sforzo titanico con uno spreco mostruoso di energie. Essendo l’unico riferimento in attacco viene continuamente raddoppiato dai difensori avversari”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu, come tanti tifosi del Toro, che idea ti eri fatto di questa squadra all’inizio del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Avevo tante aspettative. Pensavo che, confermando tutto il gruppo e soprattutto non cedendo i cosiddetti “prezzi pregiati”, giocatori come Sirigu, Belotti e Izzo, tanto per fare tre nomi, saremmo stati in grado di mettere in campo una squadra solida e competitiva. Non cedere calciatori tanto richiesti sul mercato, poi, l’ho letto come una evidente dimostrazione di forza da parte del club. C’è un progetto e si porta avanti con continuità. Pensavo, poi, che l’affiatamento del gruppo, con una stagione in più sulle spalle avrebbe ulteriormente aumentato il tasso di esperienza e la complessiva affidabilità. Maggiore assimilazione degli schemi, più affiatamento. Gli acquisti di Verdi e Laxalt avrebbero dato poi ulteriore qualità. Due giocatori in cerca di riscatto dopo annate difficili. Si, in estate ero molto fiducioso. Ad oggi sono stato smentito dal campo. Ma credo ci voglia equilibrio di giudizio soprattutto nelle situazioni difficili, quando tutte le certezze sembrano venire meno”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se ci sono delle colpe, a chi sono maggiormente imputabili?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che quando, a quasi un terzo del campionato, si determini una situazione come quella attuale, è evidente che siano stati commessi errori. Preferisco parlare di errori e non di colpe, forse per la mia deformazione professionale. Errori commessi da tutti naturalmente. Credo che possano suddividersi in due tipi di errori. Quelli di valutazione iniziale, diciamo “programmatici”, sulle potenzialità dell’organico e quelli chiamiamoli “esecutivi” sulla realizzazione pratica del progetto. Dopo quasi un terzo di campionato, il bilancio parziale è certamente negativo. Abbiamo perso la metà delle partite, la maggior parte delle quali contro squadre costruite con diversi e meno ambiziosi obiettivi, certamente con organici meno competitivi. Credo che attualmente la squadra si esprima al di sotto delle proprie reali potenzialità”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se tu fossi il Presidente Cairo, cosa faresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è facile sostituirsi al Presidente e fare valutazioni dall’esterno. Io personalmente punterei sul potenziamento dei quadri dirigenziali della società, investendo su figure di massima professionalità ed esperienza. Per una società come il Torino saper individuare, in anticipo, prima che “esplodano”, i calciatori su cui puntare può essere determinante. E’ inutile far finta di niente: i fatturati delle società, i contributi dei diritti Tv creano fossati. La competizione oggi in Italia è figlia di questi dislivelli, in parte incolmabili. Guardiamo le classifiche finali degli ultimi 10 anni per averne una dimostrazione. Negli ultimi anni il Presidente Cairo attraverso una serie di investimenti - basti pensare a quanto sia salito il monte ingaggi e quanto abbia speso per acquistare alcuni calciatori da club di prima fascia - <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ha cercato di far salire il livello del Toro. D’altronde, anche quest’anno, l’aver trattenuto tutti, l’aver acquistato Verdi e riscattato Aina per cifre importanti, rappresentava il chiaro intendimento di puntare ancora più in alto del precedente settimo posto. Qualcosa evidentemente, ad oggi, non ha funzionato. Ma credo che il Presidente Cairo sia perfettamente in grado di diagnosticare i problemi ed abbia la voglia e la capacità per cercare e trovare le soluzioni più appropriate.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato prossimo il Toro affronterà in casa l’Inter di Antonio Conte. Che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una partita difficile per il valore dell’avversario e le motivazioni che spingono i nerazzurri. Ma il Toro ci ha abituati a meglio figurare contro questo tipo di squadre. Anche perché, a mio parere, quando è chiamato ad imporre il proprio gioco contro squadre chiuse fatica moltissimo. Credo che il Toro giocherà una partita ordinata ed attenta ed avrà l’atteggiamento giusto. Poi nelle singole partite, anche un episodio può indirizzare l’andamento e conseguentemente il risultato”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A parte il divario tecnico esistente tra queste due squadre, pensi davvero che sia possibile un’impennata d’orgoglio da parte del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che la partita possa essere l’occasione per far scoccare la scintilla e riaccendere una stagione che oggi sembra essere andata in letargo. Perdere contro Sampdoria, Lecce, Parma, Udinese… A tacere dello sconfortante tonfo contro la Lazio. E’ inutile giraci intorno, tutti ci saremmo aspettati un’altra classifica a questo punto del campionato. Ma la squadra deve essere in grado di non farsi condizionare e vivere l’evento liberandosi di zavorre mentali e di un velato senso di sfiducia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se potessi togliere qualche giocatore ai nerazzurri e inserirlo tra i granata, chi sceglieresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ dura. L’Inter ha un organico molto competitivo ed un allenatore in grado di far tirar fuori il meglio delle potenzialità di ciascun calciatore. Ma dico Nicolò Barella anche perché credo che il centrocampo sia il punto di crisi del Torino. Un problema antico. E’ quello il luogo nevralgico del gioco. Un gioco che, purtroppo, anche per le difficoltà in quella zona e la penuria di uomini di qualità non consente verticalizzazioni e manovre ariose. Barella potrebbe farci davvero molto comodo…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, da grande tifoso del Toro quale tu sei, come vivi la tua passione granata a Roma, città in cui abiti ed eserciti la tua professione di avvocato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con grande orgoglio. Anche mio figlio, tredicenne, tifa Toro a testa alta. Ha seguito la passione di suo padre e, pur senza averlo mai conosciuto, di suo nonno, capostipite della tradizione granata in famiglia. Noi siamo tifosi di una squadra speciale, unica, ammirata per la storia e l’identità che esprime. A Roma la passione per il calcio è vissuta in modo molto intenso ma sia i tifosi romanisti che laziali hanno grande rispetto per la nostra identità calcistica. Ne siamo fieri ed il nostro sentirci un po’ fuori dal coro ci rafforza nella nostra passione. Certo il lunedì, lui a scuola ed io in Tribunale, quando il Toro vince o perde catalizziamo i commenti di tutti…Dobbiamo sempre essere sul pezzo… <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti auguri per il futuro del Toro? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una crescita continua, una stabilizzazione nella parte alta della classifica. Una dimensione che possiamo migliorare soprattutto facendo salire l’asticella delle ambizioni. Io credo nella crescita graduale purché sempre assistita da un progetto. Puntare all’Europa o alla vittoria della coppa Italia deve diventare la normalità. Nel far ciò non dovremo mai perdere di vista la nostra storia e le nostre peculiarità. Dalla valorizzazione del Filadelfia come fucina di “granatismo” al rafforzamento costante del settore giovanile. Continuo a pensare che dalla Primavera debbano essere selezionati in buona parte i calciatori “da Toro”. Proprio pensando a quella distinzione del nostro grande Emiliano Mondonico tra giocatori “del Toro” e giocatori “da Toro”. Abbiamo bisogno di questi ultimi, anche in un calcio ormai votato sempre più al freddo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i>. Noi siamo il Toro, non una semplice squadra di calcio…”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avv.-fabio-viglione.jpgSiNfabio-viglione-il-toro-un-contrasto-tra-luci-e-ombre-1013632.htmSi100451001,02,03030392
231013628NewsCampionatiNello Santin pone in analisi la crisi del Milan20191106111610Intervista all`ex calciatore del Milan, L.R.Vicenza, Torino e Sampdoria <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello Santin</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno dei gregari rossoneri che tanto hanno dato per la causa del Milan, contribuendo alla conquista di Coppe e scudetti (memorabile l’incredibile salvataggio sulla linea della porta, con Cudicini battuto nella semifinale di Coppa dei Campioni contro il Manchester United nel 1969). Da calciatore maturo emigra al Lanerossi Vicenza e poi al Torino, dove vince lo scudetto con l’allenatore Gigi Radice nel campionato 1975-‘76. Nato a Eraclea (Ve) il 3 luglio del 1946, Nello Santin alla fine degli anni sessanta è entrato in quel ciclo d’oro del Milan di Rocco e Rivera che ha vinto tutto. Oggi, in occasione della prossima partita che il Milan giocherà all’Allianz Stadium contro la Juventus, lo abbiamo intervistato per parlare dell’attuale crisi del “Diavolo rossonero”.<a name="_GoBack"></a> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello, che idea ti sei fatto dell’attuale crisi del Milan?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La crisi del Milan è figlia dei presidenti che nulla centrano con il calcio, ma volevano sfruttare l’occasione per investire e guadagnare altri soldi. Peccato che prima i cinesi, poi il Fondo Elliot divenuto proprietario del club rossonero per l’inadempimento dei prestiti ottenuti dagli stessi cinesi, non conoscono di fatto il mondo del calcio. L’idea era di fare un business, e invece questo è il risultato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, tutte le colpe di questo stato di cose milaniste sono attribuibili ai proprietari della società rossonera?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ proprio così, perché si era ventilata questa storia di magnati che volevano fare il loro sporco gioco, e purtroppo dietro di loro sono andati dei personaggi che di calcio ne masticano davvero poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo a discorsi più tecnici. Secondo te la squadra di Pioli crea un po’ di più di quella di Giampaolo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho visto una piccola reazione dopo l’innesto del nuovo allenatore. Tuttavia, posso dire che è ancora poca cosa rispetto a quello che si attendono i tifosi milanisti, i quali sono abituati a giocatori di una certa classe, capaci di inventare il gioco con destrezza, rendendolo piacevole ai buongustai del calcio. E invece, c’è poco materiale tecnico in questa squadra”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Da più parti si parla di un Milan senza ossigeno, ma la paura di perdere condiziona la squadra. Potrebbe esserci una causa psicologica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Potrebbe essere una delle tante cause, ma ritengo che i giocatori risentano dei grossi problemi della società e fanno ancor più fatica a essere concentrati in campo. Se avessero alle loro spalle una società in grado di sollevare tutti i loro problemi, invece di acuirli, le cose andrebbero diversamente. Mi dispiace vedere uscire dal campo i giocatori a testa bassa e sotto un nugolo di assordanti fischi. Credimi, è demotivante”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E, infatti, a questo punto del campionato, il Milan deve necessariamente guardarsi alle spalle. Altro che pensare alla Champions........</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Anche questa è un’altra storia vergognosa, visto che dall’inizio hanno sbandierato ai quattro venti che questa squadra avrebbe avuto tutte le potenzialità di far parte della Champions del prossimo anno. Qui bisogna pensare a restare in Serie A, altro che Champions. Non è giusto illudere i tifosi, quando chi sa di calcio si accorge subito che è stata formata una squadra di giovani che nulla hanno fatto di concreto! Una o due partite a livello mediocre e poi basta, tutto finito. Questi giocatori non sono assolutamente da Milan, perché i suoi tifosi vogliono vedere calciatori di classe che possono inventare qualcosa. Questi, quando hanno terminato la benzina ritornano ad essere dei giocatori normalissimi e nulla più. E’ un brutto inizio, questo per il Milan!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Secondo te, è più giusto imputare di colpe il solo reparto difensivo, oppure è la squadra nel suo complesso a non essere all’altezza?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, il reparto difensivo è quello che è maggiormente sottoposto agli sbagli, perché se becchi gol è il momento in cui ci si dà la colpa l’uno con l’altro. Ritengo invece che non sia solo quello il problema, perché quando parliamo di squadra si parla di collettivo e di reparti che devono aiutarsi vicendevolmente ad affrontare l’avversario, Attaccanti e centrocampisti devono partecipare anche al gioco difensivo, proprio quando non si ha il possesso palla. A situazione inversa, invece, anche i difensori possono diventare a loro volta centrocampisti e attaccanti. C’è poi un’altra cosa che ho notato, ed è la cocciutaggine di far partire l’azione da dietro con piccoli passaggi che vanno dal portiere al difensore, ai centrocampisti e, se poi va tutto bene, arrivare alle punte. Per far questo devi avere i piedi buoni, possedere un tasso tecnico che i giocatori del Milan non hanno. Quindi, certi atteggiamenti tecnici e tattici, lasciamoli fare a squadre come il Barcellona. Questo Milan per evitare di prendere gol, deve lanciare la palla lunga e pedalare, esattamente come si faceva una volta. Ciascun faccia di necessità virtù, altrimenti sarà proprio dura!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ poi non c’è un vero leader, un capitano capace di creare un gruppo. E’ vero?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono assolutamente d’accordo. Non c’è un leader nello spogliatoio, nel campo, nelle cene, nel fare le interviste. Ai nostri tempi avevamo tre o quattro giocatori rappresentativi capaci di sistemare le cose e non c’era bisogno di accompagnatori o di ex calciatori che smettono di giocare e vogliono fare i presidenti delle società senza averne l’esperienza necessaria. Ritorno a dire che il Milan manca di una società solida, capace di gestire bene le cose interne senza fare interferire dall’esterno ciò che dovrebbe far parte della propria casa. C’è anarchia, perché al Milan tutti comprano, tutti parlano, tutti vendono e non si capisce più niente. E’ davvero un macello!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In conformità a quello che stai dicendo, mi sembra che sei sostanzialmente d’accordo con Fabio Capello, il quale nel corso di un’intervista a “Radio Anch’io”, ha affermato che i giocatori del Milan non sono di livello, che giocano con la paura addosso e non rendono per il loro valore.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sostanza è questa, ma ci vuole anche un allenatore che sappia mettere bene in campo i giocatori, che li faccia correre bene e impartisca chiaramente il proprio credo calcistico”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora Pioli non va bene?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è questo il punto, perché a ogni allenatore bisogna dare del tempo per lavorare. Non si può fare così come ha deciso il Milan, il quale ha sostituito in fretta e furia Giampaolo. Personalmente avrei continuato a lavorare con lo stesso allenatore, perché come ti ho già detto, non è il tecnico il vero problema del Milan, ma è la società”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso, all’orizzonte si profila l’incontro con la Juve. Che partita sarà secondo te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nelle due ultime partite contro il Genoa e il Toro, io non ho visto una grande Juventus. Sono ancora in attesa di ammirare tutto questo bel gioco che Sarri ha promesso. Tuttavia, con un Milan in queste condizioni è facile pronosticare un risultato a favore della Juve. Piuttosto, mi auguro davvero che la squadra di Pioli non vada incontro a un’altra figuraccia”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-nello-santin.jpgSiNnello-santin-pone-in-analisi-la-crisi-del-milan-1013628.htmSi100451001,02,03030228
241013613NewsCampionatiIl Toro e il “gallo” Belotti ribaltano il Milan di Giampaolo20190927080001Una gara a due facce.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono partite di calcio che per la loro intensità di gioco ed emozioni prodotte, restano nella memoria come momento di un vissuto sportivo difficile da dimenticare. Tutto questo, naturalmente, a prescindere dalla propria fede sportiva che riesca in qualche modo a far vedere con oggettività l’andamento di un match calcistico che propone sentimenti di sfrenata gioia e cocente delusione. Due facce del mondo dello sport che appassionano, che esaltano, che danno il gusto dolce amaro della vittoria o della sconfitta. Ebbene, parlando della partita di calcio Torino – Milan che ha chiuso la quinta giornata di campionato, possiamo proprio dire che tutti questi altalenanti sentimenti che toccano le corde dell’emozione, si sono prodotti nel vedere le due facce delle squadre in campo. Alla fine ha vinto il Toro con un 2 a 1 meritato, ma che non toglie la qualità di un Milan il quale, andato in vantaggio nel primo tempo con un rigore calciato da Piatek, ha condotto la prima frazione di gioco senza essere cinico nel chiudere la gara con un altro gol, approfittando dell’assoluta assenza fisica di un Toro che è apparso annichilito, privo di idee e senza i suoi soliti attributi calcistici. Questa è la sintesi di un primo tempo in cui la squadra di mister Gianpaolo ha dominato un Toro che rientrato a testa bassa, ha saputo riflettere tra le pareti dello spogliatoio, si è guardato negli occhi ed è ripartito con rinnovata grinta, determinazione e voglia di superare un avversario difficile, il quale era forse più da ricercare in se stessi, piuttosto che nella squadra avversaria. E così è stato, perché il Toro trascinato dal gallo Belotti che ha realizzato una fantastica doppietta, ha superato un Milan in evidente difficoltà e incredulo di questa metamorfosi mostrata in campo dai granata. Tuttavia, è giusto dire che fino alla fine i rossoneri hanno tentato di pareggiare la partita con Piatek, ma grazie alle strepitose parate di Sirigu, il Toro di Mazzarri ha raggiunto il quarto gradino della classifica assieme a Napoli e Cagliari. Ma nell’analisi tattica della partita c’è da rilevare anche il mutamento iniziale voluto da mister Mazzarri, il quale dapprima si è presentato in campo con un 3-4-1-2 proponendo una squadra con il trequartista Verdi, poi, per effetto della sostituzione dello stesso Verdi con Berenguer, l’inserimento di Ansaldi al posto di Lyanco e Djidji in sostituzione di Aina, ha cambiato l’assetto con un 4-4-2 che prevedeva l’arretramento di De Silvestri come esterno basso e Ansaldi e Berenguer esterni alti a far da supporto alle due punte Belotti e Zaza. Una mossa azzeccata e vincente, che si è intersecata perfettamente a uno spirito di gruppo di notevole intensità agonistica. E il Milan? Si è perso per strada, aggredito com’è stato dalle tante folate granata che nel secondo tempo ne hanno sentenziato la vittoria finale. Ma siamo agli inizi del campionato e partite come questa non devono contrapporre irreparabili pensieri distruttivi per chi ha perso ed eccessivi entusiasmi per chi ha vinto ma deve necessariamente trovare la continuità di gioco e risultati, perché la strada da percorrere è ancora molto lunga. E se è vero che il Milan di Giampaolo deve in qualche modo lavorare molto sotto il profilo caratteriale nell’essere più cinico, il Toro di Mazzarri deve assolutamente trovare la continuità facendo tesoro di questa bella vittoria casalinga, senza tuttavia dimenticare le due cocenti sconfitte rimediate con Lecce e Sampdoria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNil-toro-e-il-gallo-belotti-ribaltano-il-milan-di-giampaolo-1013613.htmSi100451001,02,03030261
251013611NewsEditorialeLutto nel mondo granata20190924132339In una grigia giornata autunnale,si sono svolti i funerali del Prof. Antonio Bertolusso.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato 21 settembre presso la Chiesa di Santa Rita in Torino, si è svolto il funerale del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prof.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Bertolusso</b>. Molti sono stati i parenti, gli amici e i tifosi granata presenti, assieme agli ex calciatori <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eraldo Pecci, Antonino Asta e Renato Salvadori</b>. Ma anche il mondo della cultura ha voluto dare il suo estremo saluto, partecipando con personaggi noti come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Ossola</b>, scrittore e figlio dell’omonimo ex calciatore del Grande Torino, il regista teatrale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulio Graglia, </b>il manager del settore automobilistico<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Enrico Maria Rosso, </b>il giornalista SKY<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Paolo Aghemo, </b>il giornalista di Tuttosport<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Andrea Pavan, </b>lo scrittore<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Claudio Calzoni, </b>l’ex conduttore di<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>Granata Doc<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Carlo Testa</b> e la scrittrice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sabrina Gonzatto,</b> che per commemorare la figura dell’amico scomparso ha letto un suo commovente testo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Professore all’Università di Torino presso la scuola di Biotecnologie,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bertolusso</b> è stato promotore di diverse iniziative benefiche verso i bambini delle Case Famiglia e dell’Istituto Charitas, con i quali ha avuto un rapporto di continua opera sociale. Tifoso del Toro e amante della storia del Grande Torino è stato fondatore di ACUTO, l’Associazione Cuore Toro che non aveva scopo di lucro ma si adoperava esclusivamente per fini benefici. Un signore d’altri tempi, un galantuomo che ha fatto della sua esperienza di vita personale irta di difficoltà e tragedie, un motivo per dedicarsi alle persone che soffrono e ai bambini affidati a Istituti di Accoglienza, i quali rappresentano il lato più fragile e indifeso del nostro mondo. Era il suo pensiero costante, il motivo per il quale dare un senso alla sua vita già costellata di molte difficoltà fin da quando egli, giovane studente lavoratore, decise di fare sacrifici per diplomarsi e poi laurearsi. Essere Prof. all’Università di Torino, non era per lui un effimero vanto che potesse far incrementare il proprio ego, ma un modo culturale per stare con i giovani, dedicarsi all’insegnamento e alle relazioni sociali. Ma il Toro, e soprattutto il Grande Torino, gli era entrato nel cuore proprio come tanti bimbi abbandonati. Ed è per loro che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prof. Bertolusso,</b> ha sensibilizzato un gruppo di amici a sostenere tramite la fede granata l’impegno ad aiutare chi ha più bisogno degli altri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nel nome del Toro vogliamo aiutare i bambini in difficoltà che vivono in alcune case famiglia. Il nostro sogno è di potere sensibilizzare tanta gente a non dimenticare</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">chi soffre”.</b> Queste sono le parole emblematiche di Antonio Bertolusso. Un nobile esempio sociale da seguire, ricordando la sua figura e il suo operato che deve avere nel tempo una fattiva continuità.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-antonio-bertolusso.jpgSiNlutto-nel-mondo-granata-1013611.htmSi100451001,02,03030285
261013609NewsCampionatiL’Inter delle meraviglie20190922085773La squadra di Antonio Conte procede a gonfie vele.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quattro partite giocate in campionato e quattro partite vinte, con una sola incertezza: la partita di Champions contro lo Slavia Praga. Un ruolino di marcia niente male per la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> che, com’è nel suo stile, butta sempre acqua sul fuoco dei facili entusiasmi. Ma la realtà è che questa Inter è cambiata sotto l’aspetto non solo tecnico e tattico, ma anche dal punto di vista delle idee che devono essere chiare e inconfutabili nel rispetto delle regole di spogliatoio e di serietà professionale. E i risultati si stanno vedendo, perché nel calcio come in altri settori le chiacchiere sono portate via dal vento e i fatti alla fine sono quelli che contano veramente. La netta vittoria di nerazzurri nel derby meneghino, ha dato una chiara risposta su quelle che sono state fin dall’inizio le velleità dell’Inter, la quale si è presentata in campionato per essere la reale antagonista della Juventus. La squadra di Conte appare vitalizzata sotto l’aspetto mentale e fisico, in un insieme di intenti che sanno di consapevolezza che non verte mai sul singolo interesse ma su quello collettivo. Una logica che fa del calcio l’essenza di un gioco che si forma attraverso l’unione di gruppo, nell’intento di dare delle chiare indicazioni tecniche e tattiche atte a primeggiare. E Conte, con la sua frase storica <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Testa bassa e pedalare”,</i></b> vuole proprio significare che certi obiettivi si raggiungono soltanto attraverso il sudore, la dedizione, l’attaccamento alla squadra e il rispetto delle regole. C’è poi la qualità dei singoli calciatori che devono fare la differenza, non per scopi personali ma per apportare benefici all’andamento del collettivo. Certo, alla quarta giornata di campionato in casa Inter non è ancora tutto risolto, ma certi segnali emblematici di grandi passi verso la continuità di gioco e risultati ci sono tutti. Il derby vinto sul Milan di Giampaolo che è stato surclassato in lungo e in largo dall’Inter, la dice lunga su una squadra che ha chiaramente lanciato il guanto di sfida alla Juve, come fosse un chiodo fisso che è penetrato nell’ambiente nerazzurro. Adesso la squadra di Conte è prima in classifica a punteggio pieno e con due punti di distacco su una Juventus ancora molto lontana dall’intendimento tattico voluto da Sarri. Vedremo cosa ci riserverà il prosieguo del Campionato, della Champions e degli altri impegni di Coppa Italia che si aggiungeranno alle fatiche dei giocatori interessati alla Nazionale di Mancini. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo tranquillamente affermare che dopo tanti anni di limbo calcistico, l’Inter di Antonio Conte è indirizzata a ritornare ai livelli che gli competono.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-conte.jpgSiNl-inter-delle-meraviglie-1013609.htmSi100451001,02,03030275
271013608NewsCampionatiJuventus, tra lampi di gioco e tanto buio20190922074427E` normale tutta questa confusione in casa bianconera? <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma dov’è tutto questo decantato gioco divertente che l’ambiente juventino s’aspettava con l’arrivo di Sarri? Dov’è questa smania di gioco offensivo fatto di stelle capaci di amalgamarsi tatticamente al collettivo di squadra? C’era una volta la squadra noiosa di Allegri che stizziva fino all’ultimo minuto per sofferenza nei confronti dell’avversario, ma là dietro aveva Chiellini, Bonucci e Barzagli a far da trincea in quella logica di calcio in cui lo scudetto lo vinci se prendi meno gol. Ok, questa scuola di pensiero è stata sorpassata a livello europeo per far posto a un calcio più dinamico, offensivo e tatticamente più attento a pressare alto e offendere l’avversario attraverso un maggior possesso palla e movimenti che sappiano costruire un gioco di squadra armonico e più propenso a fare gol. Tutto questo a livello teorico non fa una grinza, tuttavia, crediamo che certi meccanismi per essere perfetti necessitino di molto tempo. Ma la Juve storicamente non è una società che dà molto tempo alla squadra e agli allenatori per raggiungere certi risultati. Ora, partendo dal presupposto che nessuno ha la bacchetta magica per potere costruire nell’immediato una mentalità di gioco che sa di radicale rivoluzione filosofica, così come la società bianconera ha chiesto a Sarri, è altresì vero che già alla quarta giornata di campionato si dovrebbe avere chiaramente un’idea di ordine tattico su cosa si voglia davvero costruire per dare alla Juve quella fisionomia di gioco brillante tanto voluta in casa bianconera. Ebbene, ad oggi tutto questo non c’è, perché vediamo una Juventus slegata tra difesa, centrocampo e attacco, che sbaglia molti passaggi, che crea confusione tattica, che prende troppi gol su palle inattive e, soprattutto, si affida ai suoi singoli campioni senza badare al gioco di squadra. Non è un bell’inizio per una Juventus che quest’anno ha costruito una squadra per vincere la Champions e primeggiare ancora in un campionato in cui è consapevole di avere forti antagoniste come Inter, Napoli e tante altre squadre che si sono rafforzate rispetto allo scorso anno. Si attende dunque una Juventus bella e vincente, armoniosa e chiara sotto il profilo di una personalità di gioco che in questo momento non c’è. Si cominci intanto a dare un profilo di squadra base, senza avere le incertezze tecnico tattiche che sembrano evidenti quando non si sa come utilizzare i vari Demiral, Dybala, Bernardeschi, Rabiot, Ramsey, Emre Can, Bentancur. Allora, il problema sta nell’abbondanza di campioni e in una rosa che non è stata sfoltita a dovere durante questa estate, oppure è l’incapacità di sapere gestire un gruppo così numeroso? E poi De Ligt che tutti aspettano per giustificarne il costo, non è un altro problema? Tutte domande che attendono una risposta ben precisa, su una confusione tattica e organizzativa che francamente non ci sembra proprio da Juventus.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuventus-tra-lampi-di-gioco-e-tanto-buio-1013608.htmSi100451001,02,03030305
281013606NewsCampionatiLa rosa extra large della Juve crea problemi a Sarri.20190905173111Problemi di abbondanza in casa Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo l’esclusione dalla Champions di Mandzukic e di Emre Can che ha ufficializzato il proprio disappunto, in casa Juve aleggia una certa qual insoddisfazione da parte di Maurizio Sarri nei confronti di Fabio Paratici, per non essere riuscito nel mercato appena chiuso, a sfoltire una rosa composta da troppi giocatori che mal volentieri si adattano alla panchina. Allenare la Juve non è proprio come allenare un’altra squadra, e Maurizio Sarri pur nella sua soddisfazione di essere arrivato in carriera a lavorare per la più scudettata squadra d’Italia, non nasconde le sue difficoltà di gestire un gruppo di giocatori che per quantità e qualità non ha mai avuto. Il muso duro che Sarri ha mostrato a Paratici in questi giorni, la dice lunga su un carattere poco incline ad abbassare sempre la testa alla società per cui lavora. Un problema nuovo che l’ex allenatore di Napoli e Chelsea non aveva messo in conto, non sono le questioni tecnico tattiche, dello spogliatoio, del turnover, ma è la gestione di un alto numero di campioni cui comunicare certe scelte che apparterrebbero alla società. Evidentemente Sarri era stato chiaro fin dall’inizio, dando alla società i nomi dei giocatori da trattenere e altri da cedere. Ma, evidentemente, l’opera di Fabio Paratici non è stata impeccabile da questo punto di vista. Prima Mandzukic, poi Khedira, Matuidi, Rugani, Dybala, Higuain, Emre Can, Cuadrado, e ancora marcia indietro per Higuain (che si è inserito bene) Dybala (che fino alla fine è stato in bilico se restare o essere ceduto), Khedira (improvvisamente rinato per il gioco di Sarri), Matuidi (anch’egli promosso a titolare) insomma, possiamo dire che la confusione in casa Juve è di casa. Eppure eravamo abituati a una Vecchia Signora simbolo di chiarezza di idee e ottima gestione, mentre in questa occasione si sta mettendo in evidenza l’esatto opposto. C’è chi rimpiange Beppe Marotta e c’è chi (Agnelli e Nedved) difendono a spada tratta Fabio Paratici perché il giovane e rampante dirigente della Juve ha lavorato bene in entrata, anche se le circostanze non l’hanno aiutato a fare altrettanto bene nell’uscita dei calciatori suggerita da Sarri. Al momento in mediana ci sono sette giocatori per tre maglie, Khedira, Pjanic e Matuidi al sono i titolari, mentre Ramsey, Rabiot, Bentancur ed Emre Can aspettano di giocare. Lo stesso discorso va fatto per l’attacco, dove Dybala, Mandzukic e Bernardeschi sembrano chiusi da Ronaldo, Higuain e Duglas Costa. Una serie di top campioni di Club da vertice europeo che, tuttavia, devono essere gestiti con l’aiuto della società che dovrebbe in qualche modo alleggerire il lavoro già difficile di tattica e tecnica in una squadra che deve ancora assorbire il credo calcistico del nuovo allenatore. In questo caso il “comandante” Sarri è stato messo davanti a una situazione del tutto nuova. Ma la Juve non può avere smarrito improvvisamente l’antica forma ordinata di chi ha le idee chiare e vincenti. La confusione non è mai regnata alla Continassa. E allora cosa succede quest’anno alla Vecchia Signora d’Italia, nonostante il suo primato in classifica a punteggio pieno?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNla-rosa-extra-large-della-juve-crea-problemi-a-sarri-1013606.htmSi100451001,02,03030253
291013578NewsEditorialeFabio Viglione racconta la storia di un campione vero20190525134666Tra passione, emozione e sentimenti granata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Emiliano Moretti, dopo aver disputato seicento partite da professionista, ha dichiarato che dalla prossima stagione non scenderà più in campo. La sua è stata una scelta coraggiosa e difficile, maturata dopo un travaglio interiore che solo alcuni giorni fa ha voluto rendere noto con la sobrietà e lo stile che lo contraddistinguono. Anche a fronte delle richieste di segno contrario di allenatore e società, ha scelto di lasciare il calcio giocato al termine di una stagione vissuta da protagonista in un Toro che ha ritrovato il suo tremendismo e la sua identità. Non solo un buon piazzamento ed una positiva stagione. Per sei anni ha vestito la maglia granata con assoluta dedizione e massima professionalità. Ho avuto modo di vedere la conferenza stampa, convocata alla presenza dello staff tecnico del vertice societario e di tutti i suoi compagni e devo dire che mi ha regalato davvero emozioni forti. Le modalità con le quali ha comunicato la sua decisione rappresentano la sintesi del suo modo di essere campione. Si, non esagero, un campione. Quello che lui, con la consueta umiltà, proprio nella conferenza stampa, ha dichiarato di non essere mai stato. Moretti è un campione di serietà e di stile. E’ un campione di umiltà e professionalità. Non è mai stato il calciatore da copertina, quello pronto ad esibire numeri spettacolari, fisico e tatuaggi. Non è mai stato l’atleta che ha fatto dell’individualismo uno sgomitare continuo in campo e fuori, anteponendo il perseguimento della propria affermazione professionale. La sua grandezza l’ha costruita scendendo in campo e dando sempre più del massimo per la propria squadra. La sua professionalità l’ha vissuta facendo sempre vita da atleta con i conseguenti sacrifici quotidiani che la scelta impone. Il suo stile lo ha sempre portato con sé tenendosi lontano da riflettori e microfoni nelle giornate di vittoria e mettendoci la faccia nelle giornate storte. La sua umiltà l’ha dimostrata mettendoci sempre il massimo negli allenamenti, spronando i più giovani e dispensando incoraggiamenti e consigli ai compagni. Lentamente, partita dopo partita, si è ritagliato il ruolo di <i style="mso-bidi-font-style: normal;">leader</i> silenzioso, sposando la filosofia granata senza mai ostentare un attaccamento alla maglia che, al contrario, viveva con i fatti e non a parole. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche la convocazione in Nazionale, momento sognato da qualsiasi calciatore, lui l’ha vissuta come un traguardo conseguito dal Toro e non come un vanto o un merito individuale. “<i style="mso-bidi-font-style: normal;">Non sono un campione</i>” ha più volte affermato. Ma sono proprio i calciatori come Moretti che consentono ad un insieme di atleti di diventare squadra. Sono proprio i calciatori come Moretti che vanno presi come modello di riferimento perché in loro c’è l’essenza di uno sport che con queste storie di vita si riscatta. Si riscatta dallo sfrenato ed effimero <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i> che spesso mette da parte la passione e l’etica di un fenomeno che ha saputo rappresentare, in età moderna, molto più di un semplice gioco. E’ un esempio per i giovani perché rappresenta il senso più autentico della professionalità e della passione, alimentata in un quotidiano vissuto con dedizione ed entusiasmo. Un entusiasmo per un gioco meraviglioso che può diventare professione e scelta di vita anche se non si hanno le qualità di Messi. Solo così si riesce ad essere quello che Moretti è stato, un difensore che a trentotto anni, fino a qualche settimana fa, non faceva vedere palla a giocatori della massima serie di quasi vent’anni in meno. Anche per merito suo la porta è rimasta imbattuta per sei partite consecutive, altro record di solidità. Un record cui ha contribuito spendendosi in corse per il compagno in difficoltà, applicazione tattica esemplare e determinazione in ogni momento della gara. Le parole timide quanto spontanee che molti dei suoi emozionati compagni di squadra gli hanno rivolto dopo aver appreso la sua decisione sono lo specchio più autentico del suo successo. La sua forza dentro e fori dal campo per cementare il gruppo, riconosciuta dallo stesso allenatore, non si misura solo nei contrasti vinti e nelle diagonali efficacemente realizzate o in qualche gol messo a segno. (Che goduria il suo gol nella vittoria a S. Siro contro l’Inter!). <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Moretti non è stato solo un ottimo difensore. Moretti è stato un protagonista assoluto di questi sei anni che hanno segnato una crescita evidente del club, della squadra e, conseguentemente, delle ambizioni. Quest’anno poi, era partito per fare la riserva e vivere prevalentemente per fare da “chioccia” ai giovani difensori ma ha finito per essere sostanzialmente un titolare a forza di prestazioni maiuscole. Prestazioni fatte di grande sostanza e sempre vissute in chiave di costruzione di equilibri tattici e di crescita di personalità ed autostima del gruppo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è un caso, allora, che una società sana ed ambiziosa come quella granata gli abbia immediatamente proposto di restare per cominciare un nuovo percorso. Un percorso da dirigente per mettere a frutto quel patrimonio di serietà, di dedizione e di sensibilità che può essere prezioso nella costruzione delle alchimie di un gruppo chiamato a rappresentare il popolo granata. Non voglio scivolare nella retorica ma quando si parla di Toro è necessario partire da concetti identitari. Un calciatore come lui, che ho avuto il piacere di conoscere, possiede tutte le qualità per trasmettere valori di lealtà e dedizione a quanti faranno parte del Toro che verrà. Saprà spiegare che cosa unisce questo popolo straordinario e quali qualità chi indossa la maglia granata deve custodire dentro di sé per diventare protagonista. Raccontare un aneddoto, consigliare una lettura, richiamare l’attenzione su particolari decisivi che fanno la differenza. Tra un giocatore del Toro e un giocatore da Toro.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Non so se la maglia granata con il suo numero 24 sarà ritirata. Potrebbe essere un doveroso omaggio. Se così non dovesse essere, chi la indosserà non potrà che ispirarsi ad un campione silenzioso come lui. E sarà la più importante eredità che questa lunga esperienza avrà trasmesso al mondo granata. Aggiungendo un altro solido mattone in grado di arricchire di valori umani la storia di un club che non può definirsi solo una semplice squadra di calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fabio Viglione</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><a name="_GoBack"></a><font size="3"><font face="Calibri"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style="mso-spacerun: yes;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp; </font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Romafl0711fl0711avv.-fabio-viglione-600x800.jpgSiNfabio-viglione-racconta-la-storia-di-un-campione-vero-1013578.htmSi100451001,02,03030377
301013571NewsEditorialeVia Allegri dalla Juve, ma Agnelli non si sbilancia sul futuro20190520213949E adesso si attende il nome del nuovo allenatore della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo la conferenza stampa di addio a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri,</b> ho pensato come la Juventus sia sempre in grado di affrontare con l’ausilio della diplomazia, anche i temi più scottanti e maggiormente carichi di domande precise. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono qui per celebrare Max Allegri, un allenatore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che ha fatto da solo la storia della Juventus”. </b>A parlare è il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agnelli</b> che in molti momenti della conferenza stampa è apparso sincero, ma con la classica posizione del manager moderno d’azienda, capace di dire tutto e dire nulla allo stesso tempo. Infatti, sono tante le riservatezze che la Juventus ha in seno in questo momento e che non ha intenzione di spifferare a nessuno. Uno su tutti il nome del prossimo allenatore. Ma sull’esonero di Max Allegri non si è mai parlato dei punti veri di divergenza lasciati tra le stanze dei tre precedenti incontri; e cioè dell’aumento di contratto, della posizione più decisionale nell’acquisto e nella vendita dei giocatori, che Allegri avrebbe voluto in seno alla società, e poi anche del gioco della squadra per nulla apprezzato da molti dirigenti della Juventus. Tutto è stato taciuto magistralmente, abbellendo discorsi di amicizia profonda e carezzevoli momenti di infinita gratitudine. Ci sta, questo atteggiamento ci sta in casa Juve, che ha la capacità di sapere lavare i panni sporchi a casa propria, come nessun’altra società di calcio italiana sa fare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non ci sono elementi fattuali” -</b> dice il massimo dirigente bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– “Al di là delle dietrologie, c’è stato un percorso di un mese di un gruppo di professionisti che ha avuto la capacità di capire che questo era il momento giusto, che era arrivato il momento di chiudere questo ciclo. Gestendo aziende bisogna saper prendere le giuste decisioni nei momenti in cui vanno prese. Solo il futuro saprà dire se le scelte prese erano quelle corrette”.</b> Quindi, la sostanza di tutto questo discorso è che inevitabilmente un ciclo si chiude come fatto naturale, e adesso la Juve è pronta a ripartire per cominciarne un altro con una diversa direzione tecnica. Ma di questo nuovo tentare la scalata alla Champions con un altro coach, Agnelli non ne parla esplicitamente, perché? Sappiamo che i giochi sono già fatti da tempo, ma per motivi di impegni ancora in essere di tanti allenatori con le varie società di appartenenza, l’argomento è top secret. Tra i tanti nomi che ruotano già da tempo sulla nuova panchina bianconera c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi, Maurizio Sarri, Josè Mourinho</b>. Circolano tante voci, talune fondate e altre no. Ma se guardiamo realmente le varie possibilità, il cerchio si restringe a questi nomi per tanti motivi. Adesso c’è da valutare quale pensiero corre in senso alla società, se quello dello stile e dell’immagine, o più concretamente quello legato al calcio spettacolo. E’ da molti anni che la Juventus non opta per un allenatore straniero, forse perché pensa che nessuno meglio dei nostri coach conosca il calcio italiano. Tuttavia, c’è da dire che il tempo ha rivoluzionato la cultura di un calcio che per interessi economici stratosferici, mette sempre in prima posizione la conquista della Champions League. E’ un fatto di prestigio, di immagine che contribuisce a migliorare il proprio merchandising che inevitabilmente fa lievitare il fatturato aziendale. La Juventus da questo punto di vista è cresciuta molto in questi anni, accorciando quel gap che la divideva dalle grandi forze calcistiche europee. Ma non è ancora stato fatto abbastanza, in quanto continua ormai da troppi anni a non vincere il trofeo più prestigioso del pallone giocato da club europei. Dunque, per far questo, si è capito che non è bastato investire nel solo Ronaldo, ma che molto ancora si debba fare nel costruire una cultura di gioco moderna, europea, fatta di top player ma soprattutto di mentalità offensiva. E allora, se veramente si vuole arrivare a ciò, la Juve deve puntare su un allenatore che arrivi da questo tipo di calcio e non più dal concetto basilare dell’italico pallone, capace di farti primeggiare soltanto nel nostro Paese. Ottima l’idea di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b>, ma la vediamo come un’operazione non immediata per le fortune europee. Dunque, si punti su un cavallo da corsa speciale. E non è un caso che il nome dello special Mourinho sta circolando con insistenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-agnelli-allegri.jpgSiNvia-allegri-dalla-juve-ma-agnelli-non-si-sbilancia-sul-futuro-1013571.htmSi100451001,02,03030180
311013568NewsCampionatiOfficial Fan Club Doc “Alessandro Del Piero” di Milazzo20190516170836Tra l`azzurro del mare e del cielo di Milazzo, c`è una realtà di tifosi juventini che ben si accomunano al resto d`Italia. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Là, dove la penisola di Milazzo sorride alle isole Eolie che gli stanno davanti, c’è una passione bianconera radicata nel tempo che storicamente segue le trasferte e le gesta della squadra del cuore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus.</b> Nato nell’estate 2016, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Official Fan Club Doc “Alessandro Del Piero” di Milazzo</b> conta 245 iscritti con larga possibilità di aumento di abbonati, grazie al grande richiamo per la buona conduzione organizzativa dei componenti il direttivo cui fa capo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il presidente Giuseppe Gitto, il vicepresidente Enzo Messina, il tesoriere Giancarlo Currò, il segretario Francesco Sottile, il referente delle comunicazioni Mario Basile e i consiglieri Marco Amorosia, Vincenzo Alosi</b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">, Nico Caragliano e Fabio Milici </b>che compongono un gruppo assai coeso. Molti sono stati gli ospiti illustri che si sono avvicendati durante gli anni di vita del club bianconero, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">da Totò Schillaci a Sergio Brio a Stefano Tacconi.</b> Dunque, anche qui, in questo incantevole angolo di mondo si avvertono forti i palpiti di passione per la Vecchia Signora d’Italia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milazzo (Me)fl0711fl0711foto-club-milazzo.jpgSiNofficial-fan-club-doc-alessandro-del-piero-di-milazzo-1013568.htmSi100451001,02,03030449
321013563NewsCampionatiTorino, diverbio in allenamento tra Sirigu e Rincon20190509181002Dall`allenamento quotidiano granata, una piccola ombra di inspiegabile nervosismo <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non sappiamo se interpretarlo in maniera positiva, l’acceso diverbio avvenuto durante l’allenamento tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon</b>. Infatti, se questo vuol dire entrare positivamente nel clima delle ultime tre gare da affrontare prima della fine del campionato, allora interpretiamo questo nervosismo come qualcosa che rientra nell’inconscia forma ansiogena per un posto Champions da sognare. Se invece tra i due c’è qualcosa di diverso, allora pensiamo negativamente un rapporto che, proprio in questo momento, non può andare a intaccare gli equilibri di gruppo che si è instaurato intorno alla squadra. I fatti riportati da un video girato probabilmente da un’abitante nelle case circostanti il Filadelfia, lascia presupporre qualcosa di grave perché si sentono le urla di Sirigu che inveisce contro Rincon in maniera davvero minacciosa. Quello che non si riesce a dedurre è quale sia stata la causa scatenante un alterco di questo tipo. Al momento c’è stata la sola versione del venezuelano il quale ha postato questo messaggio su Instagram :<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per chi non lo sa Salva e me litighiamo tutte le settimane, ma questo resta fra di noi. Questa volta c’era qualcuno che ci ha ripreso dalla casa di fronte, è questa la novità. Siccome ero squalificato volevo partecipare in qualche modo nella preparazione della prossima gara alzando il livello di adrenalina e attenzione. Io e Salva siamo tra l’altro molto amici e sono solo cose di lavoro. Sempre Forza Toro”. </b>Adesso attendiamo la versione del portiere granata per capire davvero cosa possa essere successo tra i due, visto che il portiere granata per reazione ha gettato nervosamente a terra i guanti ed è rientrato negli spogliatoi. Si dice in genere che questo tipo di incidenti verbali e non, capitino spesso durante gli allenamenti settimanali. E’ vero! Tuttavia, ci riesce difficile pensare a qualcosa che non si identifichi in un retaggio caratteriale tra i due, che si sprigioni proprio nel momento di maggior sforzo fisico. Sì, capita spesso, ma sarebbe meglio ci fosse più calma e serenità, per non intaccare l’armonia di gruppo che proprio in questo momento riteniamo sia essenziale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711foto-salvatore-sirigu.jpgSiNtorino-diverbio-in-allenamento-tra-sirigu-e-rincon-1013563.htmSi100451001,02,03030303
331013549NewsCoppeAl Filadelfia, il Toro Primavera vuole vincere la Coppa Italia20190411191830C`è grande attesa a Torino, per la finale di Coppa Italia Primavera contro la Fiorentina. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ecco. Ci siamo! Il giorno della sfida finale tra Torino Primavera e la Fiorentina è arrivato. I granata di Coppitelli vogliono alzare al cielo la Coppa Italia, dopo quell’infausta partita d’andata a Firenze che decretò tutta una serie di polemiche. E’ la voglia di dimostrare la rabbia e la delusione accumulata in quella occasione che fa la forza del giovane gruppo granata, il quale da molti giorni non pensa altro che a questo match in programma alle ore 19 di venerdì 12 aprile allo stadio Filadelfia. Un appuntamento che sta molto a cuore al presidente Cairo, alla società e ai tifosi granata, i quali accorreranno in massa per rappresentare il 12esimo giocatore in campo. Una spinta necessaria per galvanizzare i ragazzi di Coppitelli che sono già carichi e preparati ad affrontare una Fiorentina che non verrà certamente a Torino con l’idea di far passare il tempo per difendere il 2 a 0 dell’andata. Ma il Toro vuole rimontare quello svantaggio con una prestazione maiuscola sotto il profilo caratteriale. Importante non abbandonarsi a momenti di scriteriata foga, che spesso porta a non ragionare e lasciarsi sopraffare dall’ansia di segnare in fretta per ribaltare presto lo svantaggio. Siamo sicuri che i ragazzi di Coppitelli non cadranno in questo errore che potrebbe trasformarsi in un boomerang, ma sapranno costruire una vittoria con acume tattico e grande voglia di dimostrare la buona qualità tecnica che è insita in questa squadra. Peccato per quello sfortunato infortunio di Millico che proprio nel momento di maggiore forma ha fatto mancare alla squadra il suo prezioso apporto. Tuttavia, nel contesto globale della squadra di mister Coppitelli si è subito avvertita la voglia di non piangersi addosso, di reagire e continuare alla grande ogni impegno agonistico della stagione. Prova ne è che Nicola Rauti si è fin da subito caricato sulle spalle il peso della squadra, proprio come fanno i veri leader. Ma possiamo dire con tutta certezza che la forza dei granata è rappresentata dal suo insieme, dal suo intendere il credo calcistico di mister Coppitelli. E non è un caso il successo di Supercoppa contro l’Inter e anche gli ottimi risultati ottenuti in Campionato, in Coppa Italia e al Torneo di Viareggio. Adesso è arrivato il momento della sfida finale di Coppa Italia. Davanti c’è una Fiorentina da superare con tre palloni da fare entrare nella sua porta. A ogni gol il Filadelfia si scuoterà come una volta, come ai tempi della gloriosa storia granata, come le urla di gioia che ancora riecheggiano tra quelle mura. Che onore per i ragazzi di Coppitelli calcare quel prato, in una notte di magia granata dal sapore vagamente retrò. L’incredibile rimonta sulla Fiorentina ci sta, è nelle corde di questa squadra che ha tanta voglia di alzare al cielo la Coppa Italia 2018- ’19 riservata alle squadre Primavera. Per questo, la bomboniera del Fila sarà piena di tifosi granata. L’appuntamento è troppo importante!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711foto-primavera-torino-2018-19.jpgSiNal-filadelfia-il-toro-primavera-vuole-vincere-la-coppa-italia-1013549.htmSi100451001,02,03030292
341013544NewsCampionatiTra Campionato e Champions, nasce Radio Bianconera20190405132510Intervista al giornalista Antonio Paolino, direttore di Radio Bianconera.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio Paolino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> ha la Juve dentro l’anima. Il suo profilo di giornalista sportivo si delinea fin dall’inizio della sua carriera come commentatore fazioso della Vecchia Signora d’Italia. Tuttavia, pur avendo ormai assunto a tutti gli effetti il ruolo di difensore della sua squadra del cuore, in più d’una occasione ha dimostrato attraverso i suoi commenti di essere non solo preparato dal punto di vista tecnico, ma di sapersi anche districare positivamente nei giudizi oggettivi. Giornalista, regolarmente iscritto all’Ordine Professionale del Piemonte dal 1999, Antonio Paolino ha inizialmente lavorato in alcune radio locali di Torino e poi nel 2003 ha fatto il salto di qualità, entrando a far parte del canale televisivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“7 Gold” </b>come inviato e telecronista della Juventus. Nel 2006 ha fatto parte della redazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juventus Channel”</b> e nel 2012 è ritornato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“7 Gold”.</b> Dal 2015 collabora con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tuttosport.com,</b> mentre l’anno seguente è stato nominato nuovo telecronista tifoso della Juventus per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Premium Sport”</b>, in sostituzione di Claudio Zuliani diventato direttore JTV. Tutte sfide professionali che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha superato in maniera brillante, dimostrando passione e grande attaccamento ai colori bianconeri. Sappiamo che adesso comincerà anche a lavorare in radio con un nuovo programma legato alla sua Juventus. Con lui abbiamo parlato della sua nuova esperienza radiofonica, dei vari temi legati alla prossima partita Juve – Milan, ma anche del finale di stagione bianconera che si presenta davvero interessante soprattutto in chiave Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio, sappiamo che tra breve inizierai in radio una nuova esperienza lavorativa in veste di direttore. Di che cosa si tratta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che sia una iniziativa davvero intrigante e interessante sotto il profilo professionale e umano. Mi sento molto coinvolto nel progetto, perché ci sarà da dialogare tanto con colleghi e tifosi durante dieci ore di diretta continuativa da Torino, dagli studi di Roma, Firenze, Milano, (dove ci sono delle altre sedi da cui trasmettere), ma soprattutto c’è la possibilità di vivere un’iniziativa editoriale innovativa, perché sarà una radio web che ha l’ambizione di arrivare nel cuore dei tifosi di tutto il mondo, visto che in questo momento c’è un’attesa spasmodica. Parlare di Juve è facile e ci impegniamo a farcela nel disquisire le varie tematiche tecniche che fanno capo alla sportività. Questo è il mio obiettivo da raggiungere.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando potremo ascoltare questa nuova trasmissione in radio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questi giorni stiamo mettendo a punto la situazione tecnica. Lunedì 8 aprile ci sarà la presentazione alla stampa intorno alle ore 12 – 12,30 a Milano, presso la sede editoriale e commerciale di Tribù. In contemporanea alla presentazione ai colleghi della stampa, apriremo il mixer per questa iniziativa web che si potrà fare attraverso il cellulare, dal tablet e dal computer, collegandosi su <a href="http://www.radiobianconera.com/"><font color="#0000ff">www.radiobianconera.com</font></a> oppure attraverso l’App che si potrà scaricare da Tutto Juve, Tutto Mercato Web o da Juventus news 24.com. C’è davvero grande attesa per questa nuova iniziativa editoriale che intriga noi, i tifosi di tutto il mondo che mi conoscono, quelli che amano la Juventus e quelli che avranno facilmente la parola in questa tavola rotonda allargata, dove sarà importante essere juventini, non esserlo, ed essere critici nei giudizi sportivi. ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, la radio. Per te è come ritornare ai primordi della tua carriera. Provi emozione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, provo molta emozione e spero di poterla provare ancora ogni volta che si presenterà qualche progetto nuovo. Sai, i progetti professionali sono come la vita, perché ti rimettono in gioco e sono sempre convinto che (come diceva mio nonno), quando si chiude un portone c’è sempre la porta aperta di chi ti vuole bene. Per questo dico che la radio è una palestra spettacolare che inviterei tutti a fare, perché ti dà modo nel raccontare sportivamente e umanamente la squadra che tu ami, tenendo conto che quello che tu dici non è sempre la verità, ma ci provi a dirla quasi interamente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Juventus per te è un grande amore. Come sei riuscito negli anni a conciliare il ruolo di giornalista con quello di tifoso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che sarebbe stato più facile nascondersi dietro una maschera e forse qualche volta l’ho fatto anche professionalmente. Penso che in campo giornalistico sia peggio negare qualsiasi tipo di appartenenza e poi scrivere o guardare solo la bandierina della propria squadra. Detto questo, devo dirti che per quanto mi riguarda, tutto nasce da una piccola bandiera che mi regalò il mio carissimo zio bianconero. Ebbene, da quel momento ho iniziato ad amare questa Signora e non un’altra. Per questo ne vado fiero.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tra 7 Gold, Juventus Channel e Premium Sport. Tre esperienze professionali diverse o simili tra loro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Simili e complementari. A Juventus Channel ho imparato a stare vicino ai giocatori e a capire il loro umore. 7 Gold è una palestra interessante proprio come la radio, dove devi farti capire con poche parole. E poi Premium, dove la telecronaca era il momento clou della giornata sportiva che ti faceva confrontare con grandi giornalisti. Diciamo che sono andato in palestra e adesso spero di mettere in atto ciò che ho imparato da queste esperienze.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo al prossimo big match Juventus – Milan. Come vedi questo incontro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Vedo la Juve più in salute. Mi è piaciuto molto l’atteggiamento della squadra a Cagliari, in cui si è evidenziato un grande spirito di gruppo nonostante le varie assenze di rilievo. Tutto ciò mi fa pensare a una Juve capace di arrivare fino in fondo alla Champions.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora, mi pare di capire che vuoi simpaticamente dare un dispiacere al tuo amico milanista Tiziano Crudeli.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con Tiziano ci pizzichiamo spesso in trasmissione, ma tra di noi c’è un rapporto di correttezza che va al di là di quelle che possono sembrare le apparenze. In 90 minuti di trasmissione, siamo agguerriti nemici dal punto di vista sportivo. Spero dunque di potere urlare sui suoi baffi la mia gioia.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che idea ti sei fatto di Allegri. Pensi che andrà via dalla Juve anche se dovesse vincere la Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che né la società e né Allegri aspetteranno l’ultimo giorno per decidere il futuro. Credo che le parti sappiano già da molto tempo quello che sarà il finale di stagione. Nel bene e nel male diciamo che ci avviciniamo ancora una volta nella scelta dell’eccellenza, e sono quindi convinto che Allegri non sarà più l’allenatore della Juventus del prossimo anno. Pur con tutte le soddisfazioni possibili, penso che si sia chiuso ormai un ciclo. In Italia i cicli calcistici hanno una durata ben precisa, anche per questo motivo credo che sulla panchina della Juve ci sarà un altro allenatore. E poi è importante finire al meglio, perché ciascuno decide quando è giusto smettere. Non quando lo dicono gli altri. ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora chi sarà il nuovo allenatore della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Le speranze della Juventus credo che portino al nome di Pep Guardiola. Tutto è possibile per la famiglia Agnelli, compatibilmente con l’attenzione ai bilanci. Poi ci potrebbe essere il ritorno di Didier Deschamps, anzi ti dirò che ci sono molte piste che mi portano a dire che questo allenatore francese sia già stato contattato dalla Juventus e possa seriamente diventare il prossimo allenatore bianconero.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Allora le voci che parlano di Luis Enrique alla Juve, non sono da considerare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che ci siano molti allenatori bravi, i cui profili potrebbero essere adatti ad allenare la Juve. Tuttavia, anche se le caratteristiche di Luis Enrique non si discutono, penso che su di lui si siano fatte soltanto delle riflessioni che non sono compatibili con il futuro della Juventus.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A proposito di Champions, pensi che la Juve possa superare il turno contro l’Ajax, anche senza CR7 nel match di andata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Dopo l’estrazione dall’urna che aveva decretato l’Atletico Madrid quale avversario della Juve, avevo detto che chi passava questo turno sarebbe arrivato in finale. Ebbene, oggi lo riconfermo più che mai!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ritorniamo al campionato. Nonostante la quasi conquista dell’ottavo scudetto consecutivo, molti non sono contenti del gioco della Juventus che appare più redditizio che divertente. Qual è il tuo pensiero in merito?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ E’ vero che ci sono molti tifosi che non sono contenti del gioco della Juve. Ma ce ne sono molti di più, tra questi anche il sottoscritto, che pretendono sempre qualcosa di più nonostante si riconoscano i meriti di quello che è il migliore allenatore italiano; ovvero Massimiliano Allegri. Quindi, preferisco arrivare primo con questo gioco, piuttosto che arrivare secondi, terzi o quarti con un gioco migliore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Antonio. Da giornalista tifoso bianconero è facile immaginare il tuo sogno di rivincere la Champions dopo tanti anni. Ma tu, quale altro desiderio hai chiuso nel cassetto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Professionalmente mi piacerebbe che dopo 23 anni, con Radio Bianconera e con me direttore si potesse festeggiare la vittoria di quella Champions che ho vissuto da semplice tifoso. Dal punto di vista umano, invece, mi piacerebbe che fossimo tutti d’accordo almeno quando guardiamo una partita insieme. Questo è il mio augurio nel mondo del calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-antonio-paolino.jpgSiNtra-campionato-e-champions-nasce-radio-bianconera-1013544.htmSi100451001,02,03030204
351013532NewsCoppeLa Primavera del Toro conquista la partecipazione alla finale di Coppa Italia20190307181625Il grande merito di tutto lo staff tecnico della Squadra Primavera.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella semifinale di ritorno di Coppa Italia, la squadra Primavera del Torino ha battuto 2 a 0 l’Atalanta. I gol sono stati segnati da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rauti </b>su calcio di rigore al 18’ del secondo tempo e da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belkheir</b> al 48’, proprio nei minuti di recupero. Diciamo subito che la partita ha offerto alcuni spunti di calcio, intervallati da alterne ingenuità prodotte soprattutto dall’ansia di giocare una semifinale di grande importanza. Due settori giovanili a confronto, che storicamente rappresentano quanto di meglio sia stato prodotto in Italia a livello di calciatori dal grande futuro. La <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dea Primavera di mister Brambilla</b>, si è presentata allo stadio Filadelfia sicura della qualità tecnica dei suoi giocatori e forte di una sistemazione tattica adatta a chiudere le offensive granata. Infatti, fin dall’inizio, l’Atalanta è apparsa ben messa in campo, attenta in difesa e pronta a ripartire, sfiorando nel primo tempo il gol in più occasioni. Ottimi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kulusevki,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Colley </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gyabuaa</b>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Colpani, Okoli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Delprato,</b> ci sono sembrati molto attenti in fase di interdizione. Detto questo, passiamo al Torino di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Coppitelli</b>. I granata sono subito apparsi molto ben preparati sotto l’aspetto psicologico, mettendo in mostra un’apprezzabile intensità di gioco che, tuttavia, nella foga ansiosa di voler segnare subito e mettere sotto gli avversari, sono incorsi in errori talora veniali e qualche volte anche molto rischiosi. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">capitan Ferigra</b> che al 26’ del secondo tempo ha dovuto lasciare il campo per infortunio, poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gilli, Onisa</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rauti </b>e l’onnipresente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kone</b>, sono piaciuti nei loro compiti tattici impartiti da mister Coppitelli. Un 4-3-1-2 che nel corso della gara si è trasformato anche in un prudente 4-4-1-1, il quale, per eccessivo timore di restare scoperti in difesa, ha inibito il gioco sugli esterni. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma a parte queste considerazioni tattiche, ci preme dire che la meritata vittoria ottenuta sull’Atalanta da parte dei ragazzi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli</b>, si può sintetizzare come emblema di un calcio coeso, capace di fare emergere valori significativi di unione e partecipazione globale, anche dei ragazzi rimasti in panchina. E’ il merito di questa squadra capace di superare attraverso la grinta, la determinazione e la voglia di arrivare sempre primi su ogni pallone, quella qualità che tante volte in campionato, al cospetto di altre squadre, non risulta essere la migliore in senso assoluto. Ma è proprio nell’intendere il calcio moderno con aggressività, forza fisica e compattezza di squadra, che s’innesca il motivo portante del gioco caratterizzato dalla squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli.</b> Prova ne è che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">numero 10 Kone Ben,</b> dopo essersi infortunato in uno scontro a metà campo, ha voluto continuare a giocare nonostante il suo allenatore avesse già preparato la sostituzione. E con che grinta il ragazzo di colore ha ripreso a giocare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non sembrino fatti minimalisti, questi esempi positivi che nell’ambito di un gruppo si allargano e vengono assorbiti e imitati anche dagli altri compagni. Ecco, secondo noi la vera forza della Primavera del Toro sta proprio in questo atteggiamento di squadra umile e operaia che bada sempre alla sostanza. Certo, la mancanza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Millico,</b> il bomber infortunato, ha costretto il mister a far assumere alla squadra un atteggiamento tattico diverso. Tuttavia, nella sua sostanza di squadra le cui caratteristiche l’hanno portata a vincere una Supercoppa, conquistato l’accesso nella finale di Coppa Italia per il secondo anno consecutivo e l’ottimo comportamento in campionato, si evince una notevole e attenta preparazione di base da parte di tutto lo staff tecnico. E’ vero, in primis il merito delle conquiste della Squadra Primavera è dei <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">giocatori</b> e del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Coppitelli</b>, tuttavia, è giusto dare merito anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">ai dirigenti, al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">medico, ai massaggiatori</b> e a tutti i personaggi che ne fanno parte con lo spirito vincente. Noi siamo testimoni della serietà e del lavoro dello staff della squadra Primavera del Torino, per essere stati più d’una volta a Rivalta a respirare l’aria di un calcio che si prepara con la cura dei minimi particolari. Che nelle segrete stanze del complesso sportivo di Rivalta si stabilisca la tattica per la partita del giorno dopo, piuttosto che la seduta tecnica e fisica sul campo, l’iter è sempre lo stesso, fatto di partecipazione globale di tutti i componenti lo staff tecnico. Per questo, pensiamo che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Cairo, il Direttore Generale Antonio Comi e il Responsabile del Settore Giovanile Massimo Bava</b> (a proposito, grande è stata la strategia della società granata che ha blindato fino al 2022 questa figura importante, che tante società di rilievo avrebbero voluto all’interno del proprio Settore Giovanile) debbano essere soddisfatti di ciò che ha fatto e farà nell’immediato questa Squadra Primavera. Già, perché nel calcio nulla s’inventa e i fatti concreti sostituiscono sempre le fatue parole di propaganda. E adesso la Primavera del Toro attende il 5 e il 12 aprile per giocare la finale di Coppa Italia contro la Fiorentina. I presupposti per vincerla ci sono tutti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711la-primavera-del-toro-2019.jpgSiNla-primavera-del-toro-conquista-la-partecipazione-alla-finale-di-coppa-italia-1013532.htmSi100451001,02,03030250
361013525NewsCampionatiIl Torino mette il turbo verso l’Europa20190223190134Ottima prova del Torino contro l`Atalanta.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In casa granata sta cambiando il vento, ma soprattutto si sta delineando una squadra consapevole dei propri mezzi, con quel pizzico di autostima che è la chiave di ogni successo. La squadra di Mazzarri ha vinto il confronto interno con l’Atalanta con il punteggio di due a zero, raggiungendo la Dea al settimo posto in classifica. Un gol per tempo (Izzo e Iago Falque) hanno steso un’Atalanta che si è presentata a Torino priva di qualche titolare e mai incisiva nel controbattere i granata. Il Toro, invece, ha giocato la sua miglior partita di campionato, mettendo in rilievo non solo la forza di una difesa impenetrabile che per la quinta partita consecutiva non ha subito gol, ma ha dato consapevolezza in un centrocampo che pur non essendo ancora perfetto nel suo sincronismo di suggerimenti in attacco, mette in mostra grande compattezza in fase di interdizione. Con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu, Nkoulou, Moretti e Izzo</b> sugli scudi, il Toro esibisce anche un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> che sta ritornando lentamente ad essere utile alla squadra in quella zona del campo in cui c’è maggiormente bisogno di qualità. Piace sempre di più <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b>, il quale non deve deludere per la sua mancanza di gol, ma bisogna apprezzare per la quantità di interventi a tutto campo, capaci di essere determinanti nell’economia di gioco voluto da Mazzarri. Come dicevamo pocanzi, è indubbio che ci sono ancora delle cose da migliorare in fase d’attacco, dove soprattutto il centrocampo e gli esterni devono aiutare di più un Belotti che si affanna, corre, contrasta e recupera palloni, ma appare ancora troppo solo in fase di realizzazione. Comunque, non mancherà tempo per perfezionare certi meccanismi tattici di verticalizzazione tra le linee, che al momento, visti anche i risultati ottenuti dai granata, possono essere migliorati con calma. Adesso la priorità bisogna darla alla continuità di risultati e di concentrazione. Giusto vivere il momento con esaltazione, ma ciò non deve assolutamente distrarre la squadra alla determinazione e a quella compattezza di gruppo che rappresenta la strada giusta verso l’Europa. Bella la cornice dello stadio Grande Torino che si è tinto di granata e grande entusiasmo prima dell’inizio della partita, quando la squadra Primavera di Coppitelli ha fatto il giro del campo, esibendo orgogliosamente la Supercoppa vinta mercoledì scorso. In casa Toro c’è dunque più di un motivo per essere ottimisti. Il vento che è stato contrario per anni sta cambiando. Si approfitti dell’attimo che non può essere fuggente. Basta prenderlo al volo, farne tesoro e non lasciarselo scappare. L’Europa è vicina. Adesso più che mai dipende solo dal Toro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNil-torino-mette-il-turbo-verso-l-europa-1013525.htmSi100451001,02,03030138
371013524NewsCoppeA scuola da mister Coppitelli20190221195846Il Torino Primavera si aggiudica la Supercoppa 2019.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non ci piace sperticare certe lodi gratuite che sanno di semplice compiacimento. Ci fa piacere invece significare a posteriori quello che da almeno tre anni a questa parte scriviamo per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli,</b> il tecnico della squadra Primavera del Torino. La conquista della Supercoppa avvenuta ieri sera contro l’Inter in quel di Sesto San Giovanni, dà motivo di congratularsi verso i ragazzi della Primavera del Toro che con fare grintoso e intelligente conduzione tattica, hanno giocato un match che è stato tirato fino alla fine per avere avuto la coda dei tempi supplementari e anche dei rigori. Il comportamento dei ragazzi è stato maturo e consapevole dell’importanza della partita, che ha poi portato una Supercoppa già messa in luce nella bacheca delle tante conquiste del Torino. Ma la cosa più importante è l’orgoglio con il quale i ragazzi granata sono scesi in campo, convinti di fare la partita perfetta attraverso il carattere ereditato dai preziosi insegnamenti di mister Coppitelli. Uno di poche parole, quasi refrattario ai proclami e schivo alle interviste, ma equilibrato nelle sconfitte e nelle vittorie. Proprio come i suoi ragazzi, cui ha fatto scuola di come si sta in campo, nello spogliatoio e nella vita di tutti i giorni. Prima uomini e poi campioni, questa è la priorità nel calcio che conta. Muscoli, cuore, ma soprattutto cervello, perché tu puoi avere grandi doti tecniche ma se non le esprimi attraverso la serietà e una vita privata corretta, nel calcio fallisci e non vai da nessuna parte. Sembrano solo parole, ma non è così. Questo è il credo calcistico impartito da mister Coppitelli, capace com’è di fare scuola di tecnica, tattica, ma anche di psicologia per unire, per fare gruppo, per creare uno spogliatoio fatto il più possibile di armonia, piuttosto che di musi lunghi. E poi i risultati sono questi, con inevitabili conquiste anche se nella sua globalità la sua squadra Primavera ha qualità talora non superiori ad altre illustre compagini. Ma è nell’insieme che il calcio conta le vittorie, nella voglia concreta dell’unanime pensiero di fare bene. Ciascuno nel suo ruolo, ciascuno con le proprie caratteristiche messe al servizio della squadra. Ecco, il lavoro di Coppitelli che in tre anni di permanenza nella Primavera del Torino ha visto e lanciato diversi giovani di buone qualità tecniche, si racchiude proprio in quel senso della serietà lavorativa che è la prerogativa di pochi personaggi che gravitano nel mondo del calcio. Nulla è dato al caso e tutto è frutto di sacrifici, di lavoro serio e continuo. Tutto ciò è racchiuso dentro quella Supercoppa vinta ieri sera e dentro gli altri trofei che verranno. Ne siamo certi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Sesto San Giovannifl0711fl0711federico-coppitelli.jpgSiNa-scuola-da-mister-coppitelli-1013524.htmSi100451001,02,03030209
381013519NewsCampionatiIl Toro sta imparando a non aver paura20190218155848Buona prova dei granata al San Paolo di Napoli.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La partita di Napoli ha dato delle indicazioni di maturità crescente nell’ambito della squadra granata. Da una serie di partite a questa parte, il Toro di Mazzarri sembra avere trovato la strada giusta per capire bene chi è, cosa aspira in questo campionato e, soprattutto, cosa significa pensare, agire e comportarsi da grande squadra. Senza paura, senza reconditi timori capaci di frenare il processo di crescita di un Torino in cui finalmente si evidenzia il carattere forte e la voglia di giocarsela con tutti per entrare in Europa. E così si denota un’ottima qualità di gioco, minori errori in difesa centrocampo e attacco, con una sensibile diminuzione di quell’eterno senso di vittimismo granata (anche se in qualche circostanza motivato) che per anni ha rappresentato l’alibi di tante proprie carenze. Il Toro ammirato a Napoli è coriaceo, ben messo in campo sotto l’aspetto tattico, ma con qualche problema ancora da risolvere in attacco, là dove il gallo Belotti ha ritrovato la sua antica vena aggressiva nel carpire palloni all’avversario, ma che a partire da trequarti campo risulta essere troppo solo per la fase risolutiva. Il fatto che Iago Falque sia ormai da qualche tempo fuori forma e Zaza che con il suo non essere mai vero titolare sembra destinato a non rientrare nei programmi futuri del Toro, creano lacune in attacco che sono molto evidenti. Peccato, proprio in questo periodo in cui il centrocampo con Ansaldi mezz’ala, Rincon, Lukic, Berenguer e De Silvestri e Aina esterni, è in grado di garantire un’ottima diga a supporto della difesa, mentre tutti si rendono utili anche nelle ripartenze. Sirigu, poi, è il vero baluardo da superare per qualsiasi attacco. Sempre sicuro tra i pali e ottimo organizzatore della difesa, il portiere granata ricopre alla grande<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>quel ruolo che ormai da tanti anni il Torino non aveva. Dunque, un Toro tosto che sta imparando a essere concreto e a non lasciare spazi tra le linee agli avversari. D’altra parte, avere 35 punti in classifica assieme alla Fiorentina ed essere a 3 punti di distanza da Lazio e Atalanta che verrà a far visita ai granata nel prossimo turno di campionato, non è cosa da poco. L’importante è continuare nella consapevolezza di voler percorrere la strada che porta in Europa con la stessa autostima, con lo stesso spirito di gruppo che bada al sodo senza perdersi in disarmanti conti di quello che avrebbe potuto essere senza certi errori arbitrali e non è stato. E’ la forza di chi crede in se stesso e non deve dire grazie a nessuno. Il Toro può farcela.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNil-toro-sta-imparando-a-non-aver-paura-1013519.htmSi100451001,02,03030154
391013502NewsCampionatiIl Toro che non ti aspetti e la Juve che vince il derby20181216124821Un derby combattuto da parte del Torino, ma che accontenta soltanto la Juve.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un controsenso, ma questo è il calcio. Per quello che si è visto in campo, se il Torino avesse pareggiato la partita nessuno avrebbe urlato l’ingiustizia. Due rigori non concessi ai granata (uno su Zaza ad opera di Alex Sandro e l’altro su Belotti che su calcio d’angolo si alza al cielo e viene spinto alle spalle da Matuidì) e uno giustamente assegnato dall’arbitro Guida alla Juve per atterramento di Mandzukic in area di rigore ad opera di Ichazo. Il Toro è apparso sveglio, muscolare, deciso a vendere cara la pelle, mentre la Juve (almeno fino a quando Ronaldo non ha segnato il rigore) è apparsa la stessa di Berna. Da parte juventina sono stati tanti i passaggi sbagliati a centrocampo, con l’ormai consueta e offuscata perdita di qualità che viene compensata dal cinismo e dalla buona sorte. Detto questo, dobbiamo dire che nel calcio come nella vita sono i risultati che contano, e la Juve, in questo, è davvero capace di impartire lezioni a chiunque. Resta il fatto che, in un’analisi oggettiva del derby della Mole, il Torino avrebbe meritato di più per avere preparato la partita con la consapevolezza di essere inferiore tecnicamente alla Juve, ma che (ed è quello che ha fatto) se avesse impostato il mach sulla fisicità e l’aggressività, probabilmente avrebbe avuto le sue belle chance da giocarsi. Era l’unico modo per affrontare una Juve supportata da un altissimo tasso tecnico, ma che ultimamente pecca di qualità in un gioco che delude gli esteti del bel calcio. E non è un caso che anche da più parti del mondo bianconero si avvertono timidi mugugni che, tuttavia, sono sopraffatti da una situazione di classifica e di Champions che fa dire: Chapeau Juventus! Da parte granata resta invece il rammarico di aver perso un derby in cui non si sono evidenziati i recenti timori reverenziali al cospetto di una Vecchia Signora che resta più forte ma non imbattibile, almeno in questo periodo della stagione in cui avverte una probabile stanchezza. Ma il Toro di Mazzarri ha trovato finalmente il filone del gioco tra difesa e centrocampo. Manca soltanto il gol, questo sì! Manca Belotti e manca anche Zaza, che avrebbe dovuto fare la differenza in Toro da sempre alla ricerca dei gemelli del gol. Mazzarri è stato incerto fino alla fine se preferire il trequartista Iago Falque a Zaza, da accostare al gallo Belotti. Poi, un po’ per le non perfette condizioni fisiche dello spagnolo e un po’ per il desiderio di affrontare la Juve con due punte effettive, il tecnico toscano ha optato per quest’ultima soluzione. Peccato che Zaza e Ichazo (che ha sostituito Sirigu per infortunio in partita in corso) ne hanno combinate più di…. “Bertoldo”. Alla squadra di Mazzarri, dunque, resta l’amaro in bocca per avere perso un derby che era alla sua portata. Tuttavia, le ultime prestazioni offerte dai granata fanno intendere finalmente un ritrovato gruppo capace di fare gioco e potere ambire all’entrata in Europa. Per quanto riguarda la Juve, invece, siamo convinti che la squadra di Max Allegri stia arrancando fino all’interruzione natalizia, con la certezza di laurearsi sicuramente campione d’inverno. Ma il gioco e i suoi campioni di alta classe li deve ritrovare presto, almeno se veramente vuole fare l’accoppiata vincente tra Champions e Campionato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNil-toro-che-non-ti-aspetti-e-la-juve-che-vince-il-derby-1013502.htmSi100451001,02,03030256
401013496NewsCampionatiJuve Inter non è solo CR7 contro Icardi.20181206181724E` da sempre la sfida calcistica più attesa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cristiano Ronaldo contro Maurito Icardi e Max Allegri contro Luciano Spalletti.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Certo, sono loro i personaggi più rappresentativi delle due squadre, quelli che fanno discutere e attizzare la curiosità delle due tifoserie. Tuttavia, pur con le dovute preferenze mediatiche, dobbiamo dire che il derby d’Italia tra Juventus e Inter è molto di più per storia e antiche ruggini, che si antepongono sempre all’oggettiva analisi di ogni confronto. D’altra parte, tutti sanno che l’incontro tra queste due squadre non può essere uguale ad altre partite, proprio per quell’atavica antipatia sportiva che la storia ci racconta attraverso certi accadimenti che ormai sono largamente risaputi. Poi, neanche a farlo apposta, Beppe Marotta inaugurerà la sua posizione di nuovo amministratore Delegato dell’Inter con il chiaro intento di indispettire ancor di più la Vecchia Signora d’Italia. Insomma, si prospetta davvero un piattino colmo di polemiche che ci auguriamo siano circoscritte soltanto al senso sportivo, dando esempio di maturità culturale soprattutto sugli spalti. Detto questo veniamo alla partita che si disputerà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium venerdì 7 dicembre alle 20,30. I</b> bianconeri partono con i favori del pronostico, tuttavia c’è da tenere in considerazione la ferrea voglia dei nerazzurri di venire a Torino per vendere cara la pelle. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del Derby d’Italia: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quella con l’Inter è una partita, mentre con lo Young Boys ci giochiamo il primo posto nel girone di Champions” </b>dice l’allenatore della Juve che vuole chiarire come la partita con l’Inter si prepari da sola perché c’è grande stimolo, mentre alcuni match come quelli contro lo Young Boys hanno bisogno di un maggior lavoro sulle motivazioni. Intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bentancur</b> ha problemi alla schiena e se non dovesse farcela sarebbe pronto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b>, oppure (in base a quanto dichiarato dal tecnico bianconero) si cambierebbe modulo. Sul versante nerazzurro, invece, si avverte una grande voglia di provare a vincere la partita dell’Allianz Stadium. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> suona la carica ai suoi dicendo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve Inter è la partita del collaudo per la mia squadra. Infatti, da questo risultato capiremo se possiamo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">viaggiare forte e fare risultato contro chiunque”.</b> Chiarissimo il suo concetto sul capire attraverso l’approccio della partita con la Juve, a che livello si trova la crescita del suo gruppo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nainggolan e Dalbert</b> saranno fuori per infortunio e per il resto dovrebbe scendere in campo l’Inter vista nelle ultime partite. Ma Spalletti confida molto sui tifosi nerazzurri quando dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dovremo portarci in campo i nostri tifosi, perché i loro sentimenti potrebbero farci fare grandi cose. Dobbiamo crederci, tutto è possibile”.</b> Insomma, si prospetta proprio una partita di grandi valori tecnici e agonistici tra due squadre mai amiche che, tuttavia, conoscono molto bene quelli che sono i limiti dell’antipatia sportiva.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-icardi-ronaldo.jpgSiNjuve-inter-non-e-solo-cr7-contro-icardi-1013496.htmSi100451001,02,03030242
411013485NewsCampionatiIl Parma stoppa la corsa all’Europa del Torino.20181111121540Il Toro è stato bocciato all`esame di maturità.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensiamo davvero che il popolo granata debba fare alcune considerazioni sulla propria squadra. Una su queste potrebbe essere ad esempio di non illudersi mai, se non a obiettivo raggiunto. Dopo le sperticate lodi dei giorni scorsi verso il Toro di Mazzarri che ha ottenuto una serie di risultati positivi ottenuti anche con l’ausilio del bel gioco, eccoci ancora a dovere parlare di una squadra immatura e poco incline a uno spirito di gruppo capace di dimostrare a se stessi di essere diventati definitivamente adulti. E’ bastato un Parma pimpante nelle ripartenze e concentrato a ferire con Gervinho e Inglese, che i granata si sono sciolti come neve al sole. Da dimenticare i primi 30/35 minuti che hanno messo in evidenza l’approccio sbagliato degli uomini di Mazzarri, incapaci di arrivare primi sul pallone e abulici nel contrastare le folate offensive della squadra di D’Aversa. Poi, dopo avere incassato incredibilmente le due reti del Parma, ecco scuotersi leggermente il Toro che ha accorciato le distanze con Baselli, prima della chiusura del primo tempo. Ma nel secondo tempo, nonostante Mazzarri si sia tolto la giacca per incitare i suoi, nulla di buono si è visto nell’intento di capovolgere il destino di una gara che sembrava già scritta. Così il tecnico toscano ha cambiato Djidji con Zaza, Soriano con Berenguer e Baselli con Parigini, rivoluzionando suo malgrado quel 3-4-2-1 di partenza che non aveva dato alcun risultato positivo. Ma il vero problema del Toro visto contro il Parma, non è stato tanto nell’intendimento tattico, quanto in un approccio mentale sbagliato che non ha tenuto conto dell’importanza di vincere e convincere per migliorare la propria classifica verso l’Europa, aumentando così il processo della propria autostima. Niente di tutto questo, perché il Toro è stato impaurito dalle ripartenze veloci degli avversari, ma anche da una superiorità a centrocampo che si è ben evidenziata in fase di costruzione di gioco e di interdizione. Il cielo plumbeo e quella pioggerellina insistente, sono stati l’emblema di una giornata da dimenticare per la squadra di Mazzarri. Resta la grande riflessione sull’incapacità di maturare una mentalità che non si addice a chi si infiamma improvvisamente e poi si spegne all’improvviso. Il calcio non si può interpretare a spizzichi e bocconi, ma soprattutto, non si può pensare di vivere di rendita in base a ciò che hai fatto prima di buono, perché c’è sempre chi all’improvviso ti castiga. E il Parma, oggi, ha castigato un Toro che è mancato proprio quando si è presentato a sostenere l’esame di maturità.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNil-parma-stoppa-la-corsa-all-europa-del-torino-1013485.htmSi100451001,02,03030276
421013482NewsEditorialeLe insanabili ruggini granata contro l’altra parte del tifo cittadino.20181102184519La delicata questione legata a striscioni offensivi<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo le intercettazioni di Report, la trasmissione di giornalismo di inchiesta che va in onda su Rai3, il popolo granata ha raccolto quasi tremila firme per impedire alla dirigenza della Juventus di accedere allo stadio Grande Torino, in occasione del prossimo derby. Il motivo è dato da quegli striscioni offensivi su Superga apparsi allo Stadium durante il derby del 2014. La condanna dell’opinione pubblica fu ferma, tanto è vero che il presidente della Juventus Andrea Agnelli non tardò a scusarsi con il mondo granata. Tuttavia, il rispolverare certe immonde brutture, ha provocato una sorta di rigurgito di quell’insanabile malessere che aleggia sempre tra le due tifoserie e che va oltre il semplice tifo pallonaro. Così si è espresso il presidente Cairo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per cose</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">così gravi servono scuse doppie, anzi bisognerebbe pronunciarle dieci volte nei confronti di una tragedia<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>che scosse profondamente l’Italia e che anche oggi fa scendere le lacrime a tanti tifosi che ogni 4 maggio rendono omaggio a Superga e agli Invincibili”.</b> Parole chiare che sintetizzano la grave offesa fatta verso la storia del Grande Torino, che rappresenta il cuore della propria cultura calcistica. Ma, a parere nostro, il punto nevralgico della questione sta proprio nell’aver risvegliato tale gravissimo fatto di aberrante idiozia, proprio in prossimità del derby della Mole. Sia chiaro che non abbiamo nulla in contrario verso il giornalismo d’inchiesta, il quale in un Paese libero di espressione deve essere posto alla base di una sana informazione, per rendere pubblico ogni fatto di cronaca realmente accaduto. Tuttavia, ci resta il dubbio sulla tempistica di certi fatti che vengono sistematicamente rispolverati dopo molti anni, e talora anche in prossimità di eventi che possano turbare una già precaria situazione di tifo cittadino che storicamente si guarda in cagnesco. E con questo sistema in cui i toni si alzano esasperando i tifosi, si rischia seriamente di aizzare gli animi alla contestazione, piuttosto che indurli al buon senso. E allora ci chiediamo che aria potrà tirare il prossimo 15 dicembre <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>intorno allo stadio Grande Torino, in occasione del prossimo derby della Mole. Per il moderato sentire che ci è connaturato, abbiamo sempre pensato che certe offese non si cancellano con altre offese. A nostro avviso, infatti, privare la dirigenza della Juventus ad entrare in casa del Torino resta un’idea assurda e discriminante. No, così non se ne esce più! Piuttosto saremmo dell’idea di sensibilizzare le due dirigenze ad un incontro pubblico, proprio per scusarsi su questioni sulle quali bisognerebbe chiarire la responsabilità oggettiva della stessa Juventus. Ma se l’iniziativa venisse addebitata soltanto a un gruppo di facinorosi che nulla hanno a che fare con il tifo legato al mondo del calcio, allora tutto cadrebbe nel nulla. Già, ma Report ha messo in onda certe intercettazioni telefoniche che coinvolgerebbero la dirigenza bianconera. E allora si vada a fondo alla questione, fino a quando la magistratura chiarirà ogni cosa. Ma adesso non si inneschino altre scintille di violenza. Non ce n’è proprio bisogno!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-tifosi-del-torino.jpgSiNle-insanabili-ruggini-granata-contro-l-altra-parte-del-tifo-cittadino-1013482.htmSi100451001,02,03030180
431013479NewsCoppeIn Champions League, un Napoli da sogno e Inter priva di autostima.20181025192351Le indicazioni di Napoli e Inter nel turno di Champions.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nel vedere il Napoli in casa del PSG, ci si accorge quanto la squadra di Ancelotti stia progredendo sulla strada iniziata da Maurizio Sarri. I partenopei hanno pareggiato una partita che hanno vinto dal punto di vista del gioco, della fantasia e della forza caratteriale, ma sono stati sfortunatamente raggiunti da un gol beffa di Di Maria al 93°. Giocare a testa alta al Parco dei Principi di Parigi non è cosa semplice per nessuno, eppure i ragazzi di Carletto Ancelotti hanno aperto le marcature con Insigne e hanno subito un autogol di Mario Rui in avvio di ripresa. Ma colpiti nell’orgoglio, gli azzurri hanno macinato gioco di ottima fattura tra centrocampo e attacco, arrivando a quel gol di Mertens che aveva dato l’apparente illusione di qualcosa di definito. Un 2 a 1 che in base a ciò che si è visto in campo era davvero meritato. Poi, come già detto, De Maria allo scadere ha pareggiato le sorti di una partita che ha messo in rilievo la fragilità difensiva del PSG e la convinzione che questo Napoli modellato perfettamente da Ancelotti, possa giocarsela con tutti senza alcun timore reverenziale. Infatti, se teniamo conto della qualità tecnica dell’avversario che vanta la presenza di Neymar, Cavani, Mbappé, Di Maria, Rabiot, Verratti, il Napoli ha messo in luce tantissima abnegazione in Allan, Insigne (uscito poi per infortunio) Callejon, Fabian Ruiz, Mario Rui, che hanno saputo spingere in avanti grazie anche alla sicurezza difensiva data da Koulibaly e Albiol, i quali hanno saputo tenere a bada energicamente i “mostri sacri” del PSG. Ma se è vero che dopo quanto si è visto in campo resti l’amarezza di non aver portato a casa i tre punti in palio, è altresì vero che i 5 punti in classifica del Napoli che è staccato da una sola lunghezza dal Liverpool, fanno sperare in un passaggio del turno che non è per nulla difficile. Tuttavia, è importante vedere se la squadra di Ancelotti riuscirà a ripetere la stessa prestazione contro il PSG nella gara di ritorno. Noi siamo certi che il Napoli non deluderà, perché il gioco del calcio non è qualcosa che si inventa dall’oggi al domani, ma è il frutto di un percorso costruttivo che fa sempre capo a un progetto serio. Detto questo, passiamo alla prestazione dell’Inter al Camp Nou di Barcellona. Diciamo subito che dopo la vittoria nel derby, ci si aspettava un approccio alla gara sicuramente diverso. I blaugrana hanno dimostrato tutta la loro forza anche senza Messi, imponendosi con un 2 a 0 (gol di Raphinha e Jordi Alba) che ha garantito il vertice del gruppo B. L’Inter di Spalletti, invece, ha evidenziato alcune lacune nel rallentare il proprio percorso di crescita europea, nonostante un avvio di ripresa determinata. Certo, non si può dire che nerazzurri non siano mai entrati in partita, tuttavia, la carenza concettuale della propria forza nel credere in se stessi, crediamo abbia giocato un brutto scherzo alla squadra di Spalletti. L’impressione è che questa squadra abbia ancora delle remore reverenziali contro certi avversari, disperdendo certi convincimenti di grande squadra che i nerazzurri sanno mettere in evidenza soltanto saltuariamente. Dunque, riteniamo che a questa squadra manchi ancora quella convinzione che faccia la differenza e contribuisca a fare della continuità di gioco e risultati, qualcosa da acquisire al più presto. E non si può rimproverare la sola mancanza del pur importante Nainggolan nella manovra nerazzurra, perché è nel suo insieme che questa squadra ha bisogno di auto convincersi della propria forza. Comunque, allo stato delle cose, pensiamo che l’Inter con i suoi 6 punti in classifica e con il Tottenham e il PSV Eindhoven fanalini di coda a 1 solo punto, possa passare agevolmente agli ottavi di finale. Resta il problema di un’Inter che ha presto bisogno di rivedere certi meccanismi mentali,tattici e tecnici, che possano far ben sperare per il prosieguo in campo europeo. Non bastano gli exploit dell’ultimo momento e certe entusiasmanti vittorie ottenute in extremis. Serve la compattezza e la continuità nel saper gestire il match in maniera ordinata fin dall’inizio. Ci riuscirà la squadra di Spalletti?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711foto-ancelotti.jpgSiNin-champions-league-un-napoli-da-sogno-e-inter-priva-di-autostima-1013479.htmSi100451001,02,03030253
441013464NewsEditorialeLa Polisportiva Garino e il suo grande salto di qualità20180923194775Nasce una nuova struttura sportiva nell`hinterland torinese.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Se lei avesse visto com’era questa struttura qualche anno, sicuramente non l’avrebbe riconosciuta come luogo di calcio giovanile”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> A parlare è il presidente della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polisportiva</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Garino, Pasqualino Palermo</b>. Il suo timbro di voce denota tutto l’orgoglio di avere costruito assieme al suo gruppo dirigenti, una bellissima struttura fatta di campi di calcio a 11, a 7 e a 5, con un manto erboso in erba naturale (campo a 11) e sintetica per gli altri campi. All’interno della struttura si può godere di un bar, un ristorante e una Piastra Polivalente adatta a ospitare partite di basket e pallavolo. Oggi c’è stata l’inaugurazione ufficiale del “<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Garino</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stadium”</b> alla presenza di alcune televisioni locali e numerosi colleghi giornalisti che hanno saputo apprezzare anche il torneo indetto per l’occasione con le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">squadre femminili del 2007 e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">2008 di Juventus, Milan e Polisportiva Garino maschile</b>. E’ stata davvero una bella festa, soprattutto in considerazione di un evento sportivo organizzato in una nuovissima struttura capace di ospitare centinaia di genitori venuti per l’occasione anche da Milano. Gli inni ufficiali della Juventus, del Milan e della Polisportiva Garino hanno fatto da degna cornice all’entrata delle squadre. Poi è stato il calcio ad appassionare i <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>genitori, i nonni e i parenti che hanno fatto il tifo per i propri figli. Abbiamo sentito parlare persone con cadenza milanese e altri torinese, così com’è giusto che sia in un incontro di calcio che da sempre è l’emblema di aggregazione sociale. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ma ciò che era importante raggiungere nell’ambito della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polisportiva Garino</b>, era la promozione della propria immagine che in passato è stata troppo spesso considerata come una delle tante società di calcio di poca importanza nell’ambito dell’hinterland torinese. Ebbene, con questa nuova struttura moderna capace di ospitare il calcio giovanile in maniera consona alle più disparate esigenze legate a questo sport, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polisportiva Garino</b> si pone di diritto come la giusta alternativa alle strutture sportive della vicina Vinovo. Così, a partire dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prima Squadra che milita in Prima Categoria, gli Juniores, gli Allievi Fascia B 2002, Giovanissimi Fascia B 2004, gli Esordienti 2005, fino ai Pulcini, ai Primi Calci e ai Piccoli Amici 2011/’12, la Polisportiva Garino dai colori Rossoblu</b> di sgargiante presa cromatica, possono essere orgogliosi di far parte di una società attenta, scrupolosa e affidabile nelle attenzioni educative e dei fondamentali, com’è la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polisportiva Garino</b>. Dunque, ha ragione ad essere orgoglioso il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Palermo</b> che, tuttavia, divide intelligentemente i meriti con tutti i componenti dell’organigramma della società in parti uguali, siano essi preposti ad occupare posizioni direttive o di fattiva pratica. Così dice il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pasqualino Palermo: “Se non fosse stato per coloro i quali sono</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">operativi e si danno da fare attraverso le braccia, probabilmente non saremmo giunti dove oggi siamo”.</b> E’ vero, ma il merito di una buona organizzazione societaria sta proprio in questo: sapere creare un ambiente sano, dove ognuno deve essere valorizzato per quello che è. E la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polisportiva Garino</b> c’è riuscita alla grande.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Garino (To)fl0711fl0711polisportiva-garino-foto.jpgSiNla-polisportiva-garino-e-il-suo-grande-salto-di-qualita-1013464.htmSi100451001,02,03030203
451013446NewsCalciomercatoCR7 alla Juve? Oggi è più che una semplice suggestione. Ecco perchè!20180704185259I tifosi della Juve sono già in fermento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La notizia prende sempre più fondatezza negli ambienti juventini. Quello che fino a ieri sembrava un sogno irraggiungibile, oggi appare più concretamente fattibile anche se la società bianconera non conferma e non smentisce. Le fonti provenienti da Madrid sono più che attendibili, infatti, è da qualche giorno che il quotidiano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marca</b> e i vari telegiornali spagnoli affermano che l’avventura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b> sia ormai giunta al termine e sia già in procinto di passare alla Juventus per 100 milioni di euro. Ma analizzando i dettagli, com’è possibile realizzare questo clamoroso passaggio di CR7 alla Juve? Proviamo a verificare i vari punti dell’affare, non solo dal punto di vista economico. Partendo dal costo del cartellino che, come abbiamo già detto si aggira sui 100 milioni di euro, si deve tenere conto di quanto percepisce il giocatore in questo momento. Pare che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Florentino Perez, </b>presidente del Real<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>Madrid, abbia proposto al giocatore un rinnovo di contratto pari a 320 milioni di euro annui, mentre la Juventus proporrebbe un quadriennale a 300 milioni di euro esclusi i diritti di immagine. Dove prenderebbe tutti questi soldi la società bianconera? Da due cessioni eccellenti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain al Chelsea</b> per 60 milioni di euro e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Miralem Pjanic</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">al Barcellona</b> per 80 – 90 milioni di euro. In questo caso l’affare potrebbe rendersi concreto, anche perché il campione portoghese ha fatto intendere di gradire il suo trasferimento a Torino sponda Juventus, memore anche dalla simpatia tributatagli in occasione di quel gol da cineteca che CR7 fece alla Juve in occasione dell’incontro d’andata di Champions League. C’è dunque più di un indizio che porterebbe Ronaldo alla Juve. In questi giorni la Torino bianconera sembra impazzita alla notizia che il campione del Real Madrid stia già cercando casa nella città Sabauda. Sembra addirittura che ci siano stati degli avvistamenti di alcuni mandatari di CR7, i quali avrebbero già avuto istruzione per trattare la sua casa ideale nella collina torinese? Probabile! Sta di fatto che anche la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sindaca Appendino</b> afferma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Seguo con apprensione la possibile trattativa, sarebbe straordinario per la città”. </b>Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> sorride e parla di vere e proprie suggestioni di mercato. Intanto, questa notizia bomba lascia a bocca aperta anche tanti possibili futuri compagni di squadra di Cristiano Ronaldo come il francese Matuidi, il quale dichiara: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Siamo alla Coppa del Mondo e vivo intensamente il Mondiale. Ma ditemi, sapete qualcosa di più di questo trasferimento di CR7 alla Juve? Sarebbe bello avere uno dei migliori giocatori al mondo alla Juventus. Sarebbe davvero fantastico!”.</b> La Torino bianconera, dunque, è già affetta da Ronaldomania. Addirittura, nella serata di ieri un nutrito gruppo di tifosi bianconeri si è recato all’aeroporto di Caselle con l’immagine di Ronaldo in attesa dei voli provenienti dall’estero. Un’esagerazione? Certamente! Ma questo deve dare la dimensione di ciò che significherebbe per la città Sabauda (e non solo), un arrivo così eccellente. Ronaldo vuole la Juve non solo per la stima attribuitagli dai suoi tifosi, ma anche perché conosce bene la bramosia di conquista Champions che nutre questa piazza ormai da troppi anni. E lui di conquiste Champions se ne intende proprio. Insomma la società Juventus è balzata sul tetto del mondo nei notiziari di tutto l’universo calcio. D’altra parte, non è una sorpresa considerare un ritorno d’immagine così forte, quando si tratta di acquistare il più premiato pallone d’oro in attività, nonostante abbia già compiuto 33 anni. Certo, se teniamo conto dell’età anagrafica, non vediamo come questo campione possa rispettare il quadriennale offerto dalla Juventus. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> rappresenta soprattutto il presente che possa fare la differenza della Juve soprattutto in campo internazionale. E poi questo suo fisico ancora così asciutto e integro, lascia pensare a un immediato futuro ancora prodigo di grandi soddisfazioni per lui e la società che si aggiudicherà le sue prestazioni professionali. Di questo non ci sono dubbi. Dunque, i tifosi bianconeri d’Italia possono davvero cominciare a credere che l’arrivo di questo immenso campione alla Juve non sia solo una semplice suggestione di mercato, ma una notizia che richiede un’attenta e seria valutazione giornaliera nei suoi sviluppi. E’ il calcio, è la passione che fa stravedere, sognare e poi realizzare. E chi ci dice che tutti gli aumenti che la Juventus ha ufficializzato quest’anno per il rinnovo degli abbonamenti, non nascondano questo straordinario arrivo? </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNcr7-alla-juve-oggi-e-pio-che-una-semplice-suggestione-ecco-perche-1013446.htmSi100451001,02,03030345
461013444NewsCoppeIncredibile Panama20180624173112Inghilterra Panama,un incontro di non calcio che riserva sorprendenti emozioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inghilterra 6 Panama 1. Eppure con quell’unico gol realizzato dal 37enne Baloy al 78mo, il Panama ha gioito come se avesse vinto una finale. Incredibile ma vera la gioia dei calciatori in campo e soprattutto quella dei coloratissimi tifosi panamensi, che in segno di allegria hanno inscenato sugli spalti momenti teatrali di grande folklore. Si sono abbracciati, hanno ballato, cantato, sventolato la propria bandiera con un entusiasmo davvero ammirevole. Naturalmente la partita non c’è stata. Abissale il divario tecnico tra gli inglesi e questo Panama che ha palesato atteggiamenti da squadra dilettante. 3 gol di Kane, 2 di Stones e 1 di Lingard, sono stati l’emblema di un incontro di calcio mondiale con caratteristiche più sociali e culturali, piuttosto che tecnici. Harry Kane è stato il simbolo di una squadra che adesso si trova a punteggio pieno (6 punti) del gruppo G assieme al Belgio, mentre Tunisia e Panama restano a 0 punti e saranno eliminate. Dunque, anche se non c’è stato calcio, Inghilterra e Panama hanno dato spettacolo di gol e di episodi davvero divertenti. In fondo il mondiale del pallone è anche questo; quando tecnica non c’è, si sopperisce con altre cose che comunque danno il senso ad un evento davvero unico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Russiafl0711fl0711tifosa-del-panama.jpgSiNincredibile-panama-1013444.htmSi100451001,02,03030240
471013443NewsCoppeDisfatta Argentina20180622150541Brutta partita dell`Argentina che con ogni probabilità ritorna in Patria anzitempo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Argentina – Croazia 0 – 3. Un risultato che ai mondiali di Russia ha destato un inevitabile stupore. Ma chi ha assistito alle due partite iniziali dell’Albiceleste contro Islanda e Croazia, ha notato il serpeggiare di un certo nervosismo che è premonitore del malessere cui è afflitto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lionel Messi</b> e i suoi compagni di squadra. Il motivo? L’insanabile spaccatura in seno allo spogliatoio che non ha legato fin dall’inizio con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Jorge Sanpaoli.</b> Sono cose che esistono nel mondo del calcio e che spesso sono capaci di mettere in evidenza certe fragilità che sembrerebbero non esistere tra giocatori forti tecnicamente come appunto sono gli argentini. L’unione resta da sempre la vera forza del calcio, il vero focus che ti fa volare e ottenere prestigiosi risultati. E anche in un’equipe che vanta uno dei due giocatori più forti al mondo, se non c’è armonia di gruppo non vai da nessuna parte. D’altra parte, non si è mai vista nel calcio una compagine che viva esclusivamente del suo giocatore migliore. Certo, parlando di Messi ci riferiamo a un extraterrestre che, se in forma, è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>capace di fare la differenza della sua squadra anche se da solo non potrà mai vincere da nessuna parte. Sostenendo questo, vogliamo dire che nonostante i grandi valori tecnici dell’Argentina, i giocatori in campo hanno sempre bisogno di una guida che li disciplini tatticamente, cogliendo le posizioni migliori per sfruttare le proprie caratteristiche a beneficio della coralità. Ebbene, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jorge Sampaoli</b> in tutto questo non ha dimostrato di avere le idee chiare. Troppi giocatori buttati nella mischia, altri lasciati inspiegabilmente in panchina e poi chiamati in campo per tentare l’impossibile. Troppo nervosismo e idee confuse, l’Argentina non può essere questa. E adesso, dopo questa disfatta contro la Croazia che sa di umiliazione, l’Albiceleste rischia di tornare a casa anzitempo. Proprio lei che alla vigilia dei Mondiali era considerata tra le papabili nazioni capaci di alzare la coppa sul cielo di Russia. Questo è il calcio, questa è la realtà di un gioco incapace di dare certezze perché troppe cose sono legate a un filo talora anche invisibile. In fondo è la sua bellezza, il fascino che sa fare intersecare emozioni di gioia e amarezze che non t’aspettavi. E così, per una Argentina che ci ha fatto sgranare gli occhi della delusione, c’è una Croazia che entusiasma attraverso un centrocampo molto ben assortito e geometrie di gioco essenziale quanto proficuo. Capitan <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Modric</b> sugli scudi, un giocatore intelligente, ordinato tatticamente e votato al gioco di squadra sia in zona di interdizione che in fase offensiva. Prova ne è il suo gran gol che a dieci minuti dalla fine ha sentenziato il match. Ma la Croazia è squadra compatta in tutte le zone del campo, dove ben interagiscono tra loro sia Rakitic che Brozovic, Perisic, Mandzukic, Vrsaljco, Vida, Strinic, i quali enfatizzano le loro caratteristiche tecniche attraverso il 4-2-3-1 voluto dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dalic.</b> Un po’ come dire che nel calcio non si vive di sola pomposità, ma di idee chiare e di armonia tra i reparti. Questa è stata la differenza sostanziale che è emersa dal match Argentina Croazia. E non è un caso la probabile eliminazione della nazionale argentina, a discapito di una Croazia che proseguirà il suo cammino mondiale. E noi siamo sicuri che farà bene.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711Luka-Modric1.jpgSiNdisfatta-argentina-1013443.htmSi100451001,02,03030166
481013441NewsCoppeI sentimenti in un campionato del mondo senza l’Italia20180615111652Riflessioni e inevitabili amarezze<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nel vedere entrare le squadre di Russia e Arabia Saudita, che hanno iniziato a giocare la prima partita di campionato del mondo del Gruppo A, sono stato assalito da una legittima tristezza nel ricordare amaramente l’assenza dell’Italia. Poi, il momento degli Inni Nazionali che notoriamente manifestano l‘orgoglio e l’appartenenza alla propria Patria, mi ha lasciato ancor più l’amaro in bocca. Sì, perché questo pallone mondiale ammantato di ricchezza economica e tantissima immagine promozionale, resta la più grande vetrina di un calcio che non è solo considerato a livello tecnico, ma è anche notevole appuntamento sociale e culturale. Dietro questa partecipazione ai rettangoli verdi della Russia c’è lo sport, ma c’è anche la politica con i suoi incontri di pace e i rapporti che senza l’ausilio di questo pallone così discusso da sempre, probabilmente non avrebbero avuto motivo di relazionarsi. E allora penso a certe rivalse politiche, sociali e culturali che talora migliorano anche attraverso il pretesto di un gioco che crea indiscutibili interessi economici, ma che da sempre è veicolo di aggregazione sociale. Ciascuno con la propria bandiera, con il proprio orgoglio patriottico, ciascuno con la propria storia di diritti sociali non sempre rispettati da altri, per egoismi e facili pensieri di arricchimento personale. Ma il pallone mondiale ha una sua magia che nessun altro ha. Certo, il focus è dato dalla parte tecnica, dalle vittorie, dai gol e dalla presenza in campo delle stelle del calcio mondiale che danno indiscutibilmente lustro all’evento e creano curiosità da vendere. E’ la macchina dello sport che si muove attraverso l’attenzione mondiale dei media, dei potenti capi di Stato che gestiscono il mondo, ma anche attraverso la gente comune che magari durante l’anno non segue il calcio ma che davanti allo spettacolo sportivo e folkloristico dei mondiali si intriga con curiosità. Questa è la forza del pallone mondiale, un potere che nessuno ha. E più volte ho riflettuto sull’importanza di questo evento sportivo che ogni quattro anni quasi carpisce l’attenzione di tantissime persone, distratto come sono stato per un attimo nel vedere in tribuna la presenza del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Vladimir Putin</b> che dopo avere parlato alla gente durante la cerimonia d’apertura del campionato mondiale allo stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luzhniki di Mosca</b>, si è accomodato accanto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente della FIFA Gianni Infantino</b> e il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">principe saudita Bin Salman,</b> per assistere all’incontro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Russia – Arabia Saudita</b> finita con il risultato di 5 a 0 a favore dei russi. Ma ciò che mi è piaciuto di più è stato l’atteggiamento dei tre alti rappresentanti le istituzioni, i quali non hanno lesinato strette di mano e persino qualche scusa per il rotondo risultato inflitto dai russi ai sauditi. Ebbene, questa è la forza del calcio. Unire e mai disgregare, incontrarsi e piacevolmente godere di uno spettacolo che in qualche caso possa pure rappresentare una sorta di eventuale disgelo politico, sociale, culturale. Così ci piace questo mondo del pallone, così lo vogliamo pur con tutte le sue infinite storture che cogliamo da un sistema non sempre indenne da colpe aggravate da troppi e iperbolici interessi economici. Ma è il campionato mondiale di calcio che conquista per i suoi sentimenti, per le emozioni che ci fa vivere e che non tiene conto del distinguo tra razze, culture e religioni. La propria bandiera resta il simbolo dell’orgoglio, ma è anche l’emblema di certe fragilità economiche e sociali che purtroppo fanno la differenza. Importante esserci, partecipare, incontrarsi, sbandierare il proprio orgoglio al di là di ogni cosa. Ecco perché fin dal’inizio ci manca l’Italia, quella maglia azzurra che fino alla fine non vedremo in questa FIFA WORLD CUP Russia 2018. Peccato!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711russia-2018.jpgSiNi-sentimenti-in-un-campionato-del-mondo-senza-l-italia-1013441.htmSi100451001,02,03030187
491013432NewsCampionatiMilazzo ospita il terzo memorial Don Aldo Rabino20180525181915Un importante Memorial Granata,in uno dei luoghi più incantevoli della Sicilia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il Toro è cosa che non si può capire, se non standoci dentro. E’ condivisione quotidiana di ideali che vanno oltre il tifo”- Don Aldo Rabino -</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Ci piace iniziare in questo modo, proprio con questa frase storica di un personaggio che nel Torino F.C. ha scritto una pagina indelebile di valori umani e religiosi, capaci di intersecarsi perfettamente alla passione per il calcio. Tutti noi ricordiamo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Aldo Rabino</b>, storico Padre Spirituale del Toro che si è spento all’età di 76 anni nell’agosto del 2015. Figura di riferimento non solo del mondo granata, don Aldo aveva fondato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Associazione O.A.S.I.</b> sulla scia del gruppo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Operazione Mato Grosso Torino</b>, di cui egli stesso è stato il promotore. Il suo impegno attivo nello sport in genere e anche nel calcio giovanile, rispecchiava fedelmente il suo ruolo di consigliere nazionale della Figc e anche di presidente onorario della Fondazione Stadio Filadelfia. Egli stesso fu promessa del calcio giovanile, che praticò attivamente prima di diventare nel 1968 sacerdote salesiano. Seguace di Don Bosco, continuò per lunghi anni l’attività negli oratori per seguire la formazione sociale, culturale e religiosa di tanti giovani. Poi, nel1971, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Padre Francesco Ferraudo</b> gli lasciò la preziosa eredità di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Padre Spirituale del Torino</b>. Quello fu un momento importante nella vita di Don Aldo, perché seppe associare la sua attività sacerdotale alla squadra e alla società che ha amato fin da bambino. Una vita divisa tra Fede e passione granata, che viveva sempre con l’esemplare esternazione dei valori sportivi, umani e religiosi. Sono passati tre anni dalla sua morte, eppure la figura di Don Aldo è sempre lì, ancora viva nei cuori del popolo granata, proprio come fosse mancato un fratello che ha condiviso per lunghi anni la storia e le tragedie del Torino; a partire da quei Grandi e Invincibili <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Campioni del Grande Torino, che Don Aldo era solito commemorare puntualmente nella Basilica di Superga il 4 maggio di ogni anno. Così, per ricordare la figura di questo grande personaggio, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toro Club Sicilia Granata Tonino Asta</b> da tre anni organizza un Memorial che ha grande seguito di pubblico, il quale si identifica principalmente nel tifo granata. Dopo avere organizzato per due anni di seguito l’evento sportivo a Palermo, quest’anno, grazie anche all’interessamento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Michele Lemmo</b> – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente del Toro Club</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sicilia Granata</b> - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il 3° Memorial Don Aldo Rabino si terrà presso lo Stadio Marco Salmeri di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milazzo (ME), <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Sabato 2 giugno 2018</b>. L’evento che gode del patrocinio del Torino F.C. vedrà la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">partecipazione di ex calciatori, del direttore Dr. Alberto Barile e dello speaker</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">ufficiale del Torino Stefano Venneri</b>. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>In uno dei luoghi balneari più incantevoli della Sicilia e in uno stadio che gode di una posizione strategica di straordinaria bellezza, per trovarsi nelle immediate vicinanze del Mar di Ponente della città mamertina, il Memorial Don Aldo Rabino troverà sicuramente il palcoscenico ideale per un seguito di partecipanti capace di onorare degnamente la figura di un Padre Spirituale che ha incarnato i veri valori della storia del Torino F.C.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-3°-memorial-don-rabino.jpgSiNmilazzo-ospita-il-terzo-memorial-don-aldo-rabino-1013432.htmSi100451001,02,03030296
501013424NewsEditorialeGiro d`Italia: a Caltagirone la spunta il belga Wellens2018050910:52giro d`italiatappa catania-caltagirone<p><span><span>Tim Wellens vince la quarta tappa del Giro 2018 (Catania-Caltagirone di 202 Km), una tappa durissima e costellata da tante insidie. Secondo Michael Woods mentra la terza posizione va all'italiano Enrico Battaglin <span>Quella di Caltagirone &#232; anche la 161&deg; affermazione nella Corsa Rosa per il Belgio: le ultime due portano la firma proprio di Wellens. L'australiano Rohan Dennis mantiene la maglia rosa</span></span><span>, che porter&#224; anche oggi nella tappa da Agrigento a Santa Ninfa. Dopo diverse fughe nel corso della tappa, alle prime pendenze importanti, a pochi chilometri dall'arrivo, l'italiano Valerio Conti tenta il colpaccio, ma gli uomini di classifica mettono in moto il treno e annullano il tentativo del 25enne romano a 3 Km dall'arrivo. I big si muovono in vista dell'ultimo km, con una pendenza che ha punte al 13%: a spuntarla &#232; <strong>Tim Wellens</strong>, che rimonta negli ultimi 300 metri <span>Battaglin</span>, che si deve accontentare della terza piazza davanti al favorito di giornata, Simon Yates. Quinto Davide Formolo, nono Domenico Pozzovivo. Una caduta nel finale ha spaccato il gruppo in due, facendo <strong>terreno a Fabio Aru e a Chris Froome</strong>. Grande entusiasmo durante e a fine gara per i numerosissimi spettatori presenti nella citt&#224; della ceramica per seguire le fasi finali dalla quarta tappa del Giro d'Italia, provenienti da ogni parte della Sicilia.</span></span><br /><br /><br /><br /><br /></p>Caltagironeivomesivomesimage1-(46).jpgSISciclismo-quarta-tappa-arrivo-caltagirone-1013424.cfmSI01,02,03,09010852n
511013408NewsCampionatiBava – Coppitelli, un’accoppiata vincente20180415150012Il responsabile del Settore Giovanile del Torino e l`allenatore della Squadra Primavera, raccolgono i frutti di un grande lavoro. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nel calcio ci sono storie e personaggi che spesso fanno parlare di sé per concretezza. Una sorta di teoria delle poche parole e pochissime immagini promozionali, cui si crede fermamente per respingere gli inutili orpelli e centrare con le vittorie ciò che è essenziale. Eppure, nell’era in cui l’immagine mediatica fa volare anche i più mediocri, c’è ancora quell’angolo nascosto di capacità professionale del quale ci si ricorda soltanto quando accade qualcosa di eclatante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b> è il responsabile del Settore Giovanile del Torino calcio. Promosso in questo prestigioso incarico nel 2012, allorquando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Comi</b> divenne direttore generale, Massimo Bava in questi anni ha svolto un ottimo lavoro fatto di qualità e attente situazioni tecniche, che l’hanno portato a vincere diversi trofei e lanciare molti giovani tra i professionisti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Uno scudetto Primavera che mancava al Torino dal 1992, una Supercoppa Italiana e una Coppa Italia </b>vinta l’altro giorno a San Siro contro il Milan, rappresentano per Bava un Palmarès di grande prestigio. Senza dimenticare la conquista di uno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">scudetto Berretti, un trofeo “Beppe Viola” e un trofeo “Maggioni – Righi”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">vinti con gli</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Under 17, </b>che<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>fanno da splendida cornice a un lavoro costante di chi conosce questo mondo del Settore Giovanile in cui la capacità di sapere<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>aspettare certi giovani promettenti, si interseca alla perfetta collaborazione di uno staff capace di interagire per il bene della stessa società. E, visto che il contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava </b>è in scadenza, pensiamo davvero che il presidente Cairo non abbia dubbi non solo a rinnovarglielo ma anche a ritoccarlo dal punto di vista economico. Ma dicevamo delle capacità oggettive di Bava nel sapere scoprire i talenti. Si chiamino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Edera, Bonifazi o Barreca</b>, emerge sempre l’essenzialità di un lavoro d’equipe fatto quasi in sordina, che fa pensare a un ambiente in cui si lavora sodo e senza tanti squilli di tromba. Ma tra i tanti personaggi che in questi anni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava </b>ha voluto al Settore Giovanile del Torino, c’è quell’enfant prodige delle panchine giovanili italiane che risponde al nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b>. Un 33enne chiamato non a caso per sostituire la dipartita di Moreno Longo, che ha subito dato una sua impronta ben precisa a una squadra Primavera granata che è ben allenata dal punto di vista tecnico e tattico, capace di mettere in rilievo un gruppo che appare coeso in campo e nello spogliatoio. E non è un caso che la squadra di Coppitelli abbia vinto la Coppa Italia e stia facendo molto bene anche in Campionato. Non esistono ottimi risultati nel calcio se non c’è alle spalle un lavoro continuo, professionalmente capace nella conoscenza dei propri atleti a disposizione e nei dettami di una società che si prefigge degli obiettivi da raggiungere. E <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b>, dopo avere allenato a Frosinone e nelle giovanili della Roma, è subito entrato in sintonia con il mondo Toro del quale ha subito sposato la gloriosa storia del Settore Giovanile e del Grande Torino. E così, con il desiderio di non deludere mai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b> che ha scommesso su di lui fin dall’inizio e con la gratitudine e l’orgoglio di lavorare per il bene della Squadra Primavera del Torino, nel 2016 Coppitelli comincia in tutta umiltà a sentire i palpiti dell’ambiente granata, su quella vittoriosa panchina che era stata di Moreno Longo. Oggi, a distanza di due anni, con la vittoria in Coppa Italia, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b> ha coronato il suo sogno che sa di partenza e non di arrivo. E’ il premio a un lavoro non sempre facile da gestire e dove i risultati sono sempre il frutto di un lavoro instancabile, capace di crederci in tutto e senza precludere nessun obiettivo da raggiungere. Noi, siamo stati testimoni oculari dell’attento lavoro di Coppitelli e del suo staff, in un allenamento fatto in quel di Rivalta . Era un limpido pomeriggio di inizio d’autunno, in cui anche se non si potevano prevedere certi prestigiosi risultati raggiunti in seguito, già si respirava l’aria della serietà professionale in un gruppo di ragazzi attenti e mai svogliatamente disamorati di ciò che gli veniva impartito dal proprio allenatore. Da qui è nata la nostra percezione di un futuro prodigo di soddisfazione per mister Coppitelli, per il suo staff e per i suoi ragazzi. Ebbene, con il senno di poi possiamo dire di non esserci sbagliati, perché troppo evidente era apparsa l’essenzialità di crederci. Dunque, quella Coppa Italia che i ragazzi del Toro hanno alzato orgogliosamente al cielo, non è altro che l’inizio di un percorso magistralmente diretto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Coppitelli</b> e da tutta una serie di persone che lavorano quotidianamente in quel Settore Giovanile del Torino Calcio, che da sempre si fregia di grande prestigio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-massimo-bava.jpgSiNbava-coppitelli-un-accoppiata-vincente-1013408.htmSi100451001,02,03030180
521013403NewsCampionatiSpalletti, se non porti l’Inter in Champions hai toppato20180410174930Il tecnico toscano non sembra indenne da colpe che evidenziano la mancanza di continuità di risultati. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lo ritenevamo (e forse lo riteniamo ancora) il salvatore della patria interista. Un allenatore capace di apportare ordine in una società e uno spogliatoio non sempre esemplare nelle idee da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> è arrivato quest’anno sulla panchina nerazzurra, reduce da un anno di Roma in cui pur avendo fatto sostanzialmente bene, è stato coinvolto da mille polemiche e contrasti con i tifosi per la questione legata a Totti. Da quest’anno, come dicevamo, è arrivato a Milano in quella sponda nerazzurra che essendo fuori da ogni competizione europea, vuole raggiungere un posto per la partecipazione alla Champions League del prossimo anno. A questo punto del campionato, Lazio, Roma e Inter si giocano l’accesso alla coppa più importante che garantisce prestigio, ma soprattutto quegli introiti economici che sono importantissimi per queste tre società. Più che la Lazio di Inzaghi che è la vera novità non prevista all’inizio di campionato, per Roma e Inter se dovessero fallire l’obiettivo Champions si potrebbe parlare di fallimento. Ma la squadra che domenica scorsa ha deluso le aspettative dei suoi tifosi è stata maggiormente l’Inter di Spalletti che non ha saputo approfittare della sconfitta della Roma, la quale <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>contro la Fiorentina già pensava al ritorno del match di Champions contro il Barcellona. Ebbene, l’Inter di Spalletti che aveva fatto un’ottima partita nel recupero del derby infrasettimanale, nonostante non fosse riuscita ad andare oltre lo 0 a 0, ha perso malamente il match fuori casa contro un Torino che ha sfoderato una prestazione maiuscola. Questa debacle della squadra di Spalletti, si pone davanti a un quadro di situazioni che lasciano pensare a momenti in cui il coach toscano non riesce a costruire un gruppo capace di ottenere continuità di risultati. Infatti, non dimentichiamo la positiva partenza dell’Inter all’inizio di campionato, che si è protratta fino a metà dicembre. Poi, un lungo periodo di crisi di risultati ha fatto temere i tifosi nerazzurri di non potere più recuperare i punti persi per entrare all’interno della quarta posizione. Ma da tre partite a questa parte Spalletti ha sostituito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vecino,</b> spostando davanti alla difesa quel Brozovic che aveva fallito come trequartista e inserendo Raphina a centrocampo. Così l’Inter ha subito ripreso il cammino interrotto e ritrovato gioco e risultati. E, visto i buoni risultati ottenuti, non capiamo perché il tecnico nerazzurro contro i granata abbia deciso di rimettere in squadra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b>, lasciando in panchina <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Raphina</b>. Secondo noi è stata una decisione errata, visto che il giocatore brasiliano ha dimostrato di essere in forma e di aver capito come inserirsi nella manovra d’attacco interista. E’ vero, Sirigu ha fatto delle grandissime parate, ma l’Inter di Spalletti non era la stessa, perché mancava l’inventiva in un zona del campo nevralgica per aiutare gli attacchi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi</b>, apparso troppo solo e mai supportato dagli avanti nerazzurri. Riteniamo dunque che l’apparente sicurezza di mister Spalletti, questa volta si sia tramutata in una sorta di chissà quale improvviso pensiero nel rispolverare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b> visibilmente avulso dal gioco. E adesso che mancano sette partite alla fine del campionato, pensiamo che se Spalletti porterà l’Inter in Champions avrà raggiunto quell’obiettivo minimo che la società nerazzurra si era prefissata all’inizio. Se invece non dovesse riuscirci, allora si parlerà giustamente di flop e cioè di un fallimento che ridimensionerà il mister toscano tanto osannato inizialmente, come fosse la soluzione necessaria per risolvere tutti i mali dell’Inter. Vedremo cosa accadrà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNspalletti-se-non-porti-l-inter-in-champions-hai-toppato-1013403.htmSi100451001,02,03030182
531013398NewsCampionatiIl Milan e la sua metamorfosi 20180328170833I rossoneri in splendida forma, andranno ad affrontare la Juventus all`Allianz Stadium. Un match che si profila interessante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Senza tanti fronzoli e con la logica di un calcio semplice dove ogni contrasto si misura con la forza fisica, il sudore e la voglia di sacrificarsi per il bene della squadra, il Milan di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rino Gattuso</b> è la vera rivelazione del 2018. Il Milan fin dall’inizio di campionato, con una campagna acquisti fatta a suon di milioni di euro, era considerata da tutti la squadra che si sarebbe classificata in zona Champions, dando filo da torcere a Juventus e Napoli. Ma, sotto la guida di Montella, il Milan ha dato dimostrazione di disorganizzazione di gioco con l’alibi di avere costruito una squadra di campioni, i quali avrebbero avuto bisogno di tempo per integrarsi tra loro. E così, più d’una volta, ci si è chiesto se davvero la squadra rossonera fosse costituita da campioni. Ma con l’avvento di ringhio Gattuso, i rossoneri hanno acquisito grinta, determinazione, concentrazione, compattezza di gruppo, pur producendo un calcio semplice. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Calma, non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">abbiamo ancora fatto nulla”</b> dice Gattuso buttando acqua sul fuoco dei facili entusiasmi. Ma i numeri parlano chiaro e dicono di un Milan in corsa per un posto Champions, nonostante l’affannoso recupero dovuto a un inizio di campionato disastroso. E poi con Gattuso, il diavolo rossonero ha pure conquistato il diritto alla finale di Coppa Italia contro la Juventus. Certo, in tutta questa positività, nel mondo Milan pesa l’eliminazione dall’Europa League ad opera dell’Arsenal, che ha saputo approfittare di una serata negativa dei rossoneri <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>nel match d’andata. Nonostante ciò, la squadra di Gattuso ha saputo reagire disputando in casa degli inglesi un inizio di partita molto convincente sotto il profilo caratteriale. Purtroppo non è bastato per passare il turno, ma c’è stata una reazione positiva. Segno che certe delusioni che potrebbero creare deconcentrazione, vengono subito assorbite grazie all’atteggiamento giusto; quello voluto da Gattuso. Con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romagnoli,</b> il Milan ha trovato due centrali di difesa capaci di integrarsi bene. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonaventura, Biglia, Suso, Kessie,</b> costituiscono l’ossatura di un centrocampo capace di fare reparto in fase di non possesso palla a favore della difesa, mentre, allo stesso tempo, costruiscono le ripartenze in attacco a beneficio della rivelazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cutrone </b>(frenetico goleador) e del “resuscitato” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrè Silva.</b> L’unico incompiuto sembra essere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kalinic,</b> il quale non si è integrato perfettamente nel gioco voluto dal suo allenatore e sembrerebbe in partenza per la Cina. E così, l’idea di Gattuso di dare le chiavi del gioco del Milan a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Suso</b>, si è rivelata preziosa e assolutamente azzeccata. Adesso il diavolo rossonero si prepara al confronto di campionato contro la Juventus all’Allianz Stadium. Sarà una bella sfida tra due squadre che non solo hanno obiettivi diversi da raggiungere, ma hanno anche differenti metodi tattici e mentali. La qualità della Juventus, la cui squadra ultimamente è stata cambiata più volte da Allegri a causa dei tanti infortuni e dei numerosi impegni di Champions, dovrà confrontarsi con la grinta e la determinazione di un Milan che verrà sicuramente a Torino per pressare alto una Juve che tecnicamente gli è superiore. Sarà una bella sfida sotto il profilo dell’intensità agonistica, soprattutto nel vedere come mentalmente la Juve si approccerà alla gara, sapendo che tre giorni dopo ospiterà il Real Madrid nella partita d’andata dei quarti di finale di Champions. Il piatto è davvero ricco di succulenti ingredienti che sapranno interessare i buongustai del pallone. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-rino-gattuso.jpgSiNil-milan-e-la-sua-metamorfosi-1013398.htmSi100451001,02,03030183
541013391NewsCampionatiMax Allegri alla vigilia di Juventus Atalanta20180313172211L`approfondimento dell`allenatore bianconero, capace di intiepidire gli entusiasmi dettati dal momento. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se la Juventus dovesse vincere la partita di recupero con l’Atalanta andrebbe a + 4 dal Napoli, ma chi si illude che il campionato sia finito si sbaglia di grosso. Queste sono state sostanzialmente le parole di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri,</b> che nel corso della conferenza stampa di Vinovo mette le mani avanti, chiarendo certi punti importanti che non devono essere dimenticati. Primo su tutti bisogna tenere presente che il Napoli ha grandi possibilità di vincere lo scudetto, perché oltre ad esserci lo scontro diretto da giocare, per la Juventus ci sono ancora <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>molte partite difficili da affrontare. Sempre sicuro il mister della Juve con noi giornalisti, vivace, spigliato, loquace nel suo modo di esprimersi anche con similitudini che sanno di reminiscenza toscana. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quando si</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">fanno i conti vengono fuori i contadini…”,</b> per dire che è meglio non pensare all’eventuale + 4 dal Napoli, perché tanta strada c’è ancora da fare. A chi gli chiede qual è la forza della Juve di quest’anno, Allegri risponde così: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”E’ la forza del gruppo che ha l’obiettivo di arrivare in fondo e vincere. Quindi, tutti si mettono in discussione e c’è la voglia di dimostrare di essere i più forti. Abbiamo tante partite e la rosa deve essere a disposizione. Non giocheremo sempre con</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">lo stesso sistema”.</b> Poi è possibilista sull’impiego di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic </b>contro l’Atalanta – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vedremo come si sentirà alla fine dell’ultimo allenamento”.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa </b>deve fare gli straordinari, perché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> ha preso una botta sul piede infortunato e la sua presenza contro la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini </b>è in forse. Sicuro di giocare è invece <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala, </b>che resta il primo rigorista della Juventus - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A meno che non sia io a decidere diversamente nel</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">corso della partita….”-</b> chiaro il riferimento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri</b> a domenica scorsa, quando il Pipita su sua libera iniziativa ha tirato e sbagliato il rigore. Intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> continua le terapie e si spera di recuperarlo prima della fine del campionato. La sua è una fastidiosa pubalgia e quindi non ci sono mai tempi certi di guarigione. Per quanto riguarda <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi,</b> invece, ha iniziato un lavoro di rinforzo e si spera di recuperarlo entro una ventina di giorni. Dunque, dopo l’analisi approfondita sullo stato di salute della Juventus e i vari temi toccati in conferenza stampa dal “pompiere” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> che butta acqua sul fuoco dell’eccessivo entusiasmo, la Juventus è pronta ad affrontare il difficile ostacolo di un’Atalanta che verrà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium</b> di Torino per vendere cara la pelle.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711max-allegri.jpgSiNmax-allegri-alla-vigilia-di-juventus-atalanta-1013391.htmSi100451001,02,03030225
551013389NewsCampionati96 sfumature di granata20180310164559L`illusorio primo tempo del Torino contro la Roma, delude i suoi tifosi con l`amaro retrogusto della disfatta.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>96 <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sono i minuti complessivi della durata del match Roma – Torino (1’ di recupero nel primo tempo e 5’ nella ripresa). Le sfumature sono quelle apparse di intenso granata nel primo tempo, ma che poi sono diventate sbiadite ed evanescenti fino a decolorarsi definitivamente. E’ la sintesi metaforica e cromatica di una gara in cui il Torino non ha saputo essere cinico al momento opportuno, svuotandosi poi di energie psico - fisiche con l’inizio del secondo tempo. Eppure, questa sarebbe stata un’ottima occasione per risollevarsi in qualche modo dalle brutte sconfitte subite nel derby e poi a Verona. Ma non è stato così. Nel primo tempo, infatti, la Roma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Francesco</b> priva degli squalificati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fazio</b> e di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perotti</b> tenuto volontariamente in panchina in vista della partita di ritorno di Champions contro lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Shakhtar Donetsk</b>, è apparsa confusa nel gioco e insicura nelle iniziative d’attacco, soprattutto con i deludenti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Schick </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">El Shaarawy.</b> Il Torino, invece, si è dimostrato sufficientemente volenteroso nell’approfittare di una situazione propizia e forse pure inaspettata. Ma un po’ la mancanza di mentalità cinica e un po’ per le straordinarie parate di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allison,</b> il quale si è reso protagonista sui tiri di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Acquah,</b> hanno fatto sì che i granata spegnessero la luce proprio all’inizio della ripresa. La Roma, dopo essere stata strigliata negli spogliatoi dal suo tecnico <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Francesco</b>, ha iniziato il secondo tempo con vero cipiglio e veementi azioni d’attacco. Così, sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Florenzi,</b> all’11’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manolas</b> con un colpo di testa supera <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu.</b> Questo gol accende di furore i capitolini, i quali prima raddoppiano con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Rossi</b> al 28’ e poi triplicano il loro vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pellegrini.</b> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma il Toro dov’è andato a finire? E’ scomparso letteralmente da tutto e da tutti. E come se non bastasse, al 23’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri </b>ha fatto pure danno nel sostituire proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> che è stato il miglior giocatore del Toro, con un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niang </b>apparso assolutamente evanescente. Poi anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Silvestri</b> è stato sostituito per infortunio da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barreca, </b>mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Acquah </b>ha lasciato il posto a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edera</b>. Ma sono stati i cambi di chi non sa più che fare, talmente la squadra granata si è sciolta come neve al sole. E adesso per il Toro si conta pure la terza sconfitta consecutiva in una situazione di assoluta confusione, in cui ci si comincia a chiedere che senso abbia tutto questo. L’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> ha illuso in un cambiamento positivo, ma a parte un inizio fortunato, oggi non si ha più modo di credere nel suo progetto tattico. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b> è purtroppo l’ombra di quello che è stato, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niang</b> sembra sempre avulso dal gioco di squadra, mentre il centrocampo granata resta sempre incompiuto e alla ricerca di ciò che forse non c’è. Volenteroso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> e persino ammirevole per sforzo profuso è stato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon,</b> duro e talora anche cattivo per interventi fatti non con la necessaria scelta di tempo. Ma il centrocampo della Roma è stato superiore ai granata, i quali con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baselli,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Acquah </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Berenguer,</b> non hanno saputo costruire la diga necessaria per intralciare la propulsione d’attacco degli avversari. La pochezza di possesso palla dimostrata nel secondo tempo, è stata parimente insufficiente anche nel non possesso. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ma il mali del Toro risalgono sempre da lontano, e il presidente Cairo adesso è al centro di questa disfatta granata. Dimostri una volta per tutte di spendere del denaro e costruire una squadra degna di tale nome. Ma che senso ha avuto la cessione di Zappacosta (30 milioni di euro) e Benassi (10 milioni di euro), quando si sa da sempre che una squadra di calcio senza lo zoccolo duro non può andare da nessuna parte. D’accordo, è importante far quadrare il bilancio, ma il Torino non può vivacchiare sempre in una zona di classifica anonima. E per favore si faccia in modo di non parlare più di Europa, perché sarebbe come illudere ancora una volta i sostenitori granata che non meritano di incassare queste reiterate e cocenti delusioni. Adesso il Toro ha il dovere di dimostrare la resilienza di gruppo. La Fiorentina incombe al prossimo turno in casa granata. C’è bisogno di una reazione immediata. Si scuota questo Toro, una volta per tutte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiN96-sfumature-di-granata-1013389.htmSi100451001,02,03030217
561013386NewsCampionatiZaccarelli e Liboni in Sicilia per incontrare i tifosi del Toro20180307190354Trinacria Granata e Renzo Zambito hanno organizzato un evento per i tifosi siciliani del Toro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Renato Zaccarelli</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni,</b> un connubio di ispirazione granata che si interseca tra calcio e musica. Due mondi apparentemente diversi ma eguali nel loro legarsi ai sentimenti e a quella passione capace di sfociare nell’emozione più pura. Grande centrocampista di quel Torino di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b> che conquistò lo scudetto nel 1976 dopo 27 anni dalla tragedia di Superga, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renato Zaccarelli</b> è legato alla maglia granata da una lunga militanza professionale. Alto, elegante e di bella presenza, l’ex centrocampista del Toro ha ancora oggi un nutrito seguito di tifosi granata di tutta Italia, isole comprese. Ma anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni</b>, batterista e cantautore che ha scritto dieci inni ufficiali del Torino calcio interpretandone sei, ha un largo seguito di simpatizzanti tifosi del Toro che non mancano mai di cantare quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ancora Toro”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(io questa maglia sognavo da bambino)</b> che è entrata ormai nell’anima della gente granata. Prova ne è stato il successo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni</b> ha avuto la scorsa estate a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milazzo (Me),</b> quando è stato invitato a presentare il suo libro racchiuso in un cofanetto comprendente un cd che porta il titolo dell’inno ufficiale del Toro. Ebbene, i due personaggi sono stati invitati in Sicilia per un viaggio itinerante che partirà da Agrigento il prossimo 22 marzo e terminerà il giorno 25 dello stesso mese. Due cuori Toro che sono attesi con trepidazione dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Trinacria Granata</b> e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>dall’organizzatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Zambito,</b> che con orgoglio contribuiscono alla passione granata in una terra che pur lontana logisticamente da Torino, non fa precludere mai la sua nutrita presenza alle varie partite che la squadra del cuore gioca in casa e fuori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agrigento e la Valle dei Templi, Noto, Siracusa, Raddusa, Rosolini, Taormina e Fiumefreddo,</b> rappresentano le tappe di un tour granata che si dipana tra storia, cultura, bellezze paesaggistiche e succulente prelibatezze siciliane. Ma per capire meglio quello che sarà l’itinerario di questo mini viaggio in terra di Sicilia da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaccarelli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Liboni</b>, abbiamo pensato di intervistare proprio il cantautore dell’inno del Toro, divagando anche su quello che è il suo pensiero sul Torino di oggi. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Valerio, vogliamo parlare di questo viaggio che farai assieme a Zaccarellli nel cuore della Sicilia granata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sì, con piacere. Il tour che faremo in Sicilia dal 22 al 25 marzo compreso, è stato organizzato dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Trinacria Granata</b> nel nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Zambito</b>. Come hai già detto, andrò assieme a Renato Zaccarelli per partecipare alla manifestazione dal titolo : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cena con Renato Zaccarelli e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni, autore dell’inno del Toro”.</b> Porterò con me i cofanetti di “Ancora Toro” che presenterò a tutti i tifosi granata. Sarà una festa in cui si ricorderà il Toro dell’ultimo scudetto, grazie alla presenza di Zaccarelli. Ma si parlerà anche del mio libro e del Torino di oggi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Canterai dunque l’inno “Ancora Toro” e altre canzoni della tua carriera artistica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Penso che i tifosi vorranno ascoltare in primis l’inno del Toro, e poi se ci sarà l’occasione farò un revival della mia lunga carriera di cantautore”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ vero che tra i tifosi granata in Sicilia si sta cercando di ampliare ancora l’evento con aperitivi e pranzi conviviali?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Su internet ho letto qualcosa di simile, ma tutto è rimandato agli organizzatori e anche ai vari impegni di Renato Zaccarelli. Certo, l’idea è piacevole, ma vediamo cosa ne verrà fuori”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, ritorni in Sicilia dopo il successo che hai ottenuto la scorsa estate a Milazzo. Immagino che ti sei trovato bene!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Di questo nostro tour in Sicilia ho già informato il Dr. Andriolo e l’amico Salmeri, che la scorsa estate hanno organizzato un torneo di calcio a Milazzo con la partecipazione del Torino Primavera. Ho dato loro i contatti di Renzo Zambito per far conoscere il programma del tour. Mi fa molto piacere ritornare in Sicilia in questa circostanza. Devo anche dire che Milazzo mi ha colpito particolarmente per la sua bellezza paesaggistica e non è un caso che con il Dr. Andriolo abbiamo parlato di un eventuale ritorno durante la prossima estate. Mi piacerebbe davvero!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Valerio, cosa pensi di questo Toro deludente per gioco, risultati e classifica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mi è stato riferito, anche se non posso rivelare la fonte, che Mazzarri ha rifatto la preparazione atletica che era già stata completata dal suo predecessore Sinisa Mihajlovic. Un segno inequivocabile di questo fatto è stato l’atteggiamento di De Silvestri, che non ha chiuso a dovere sul secondo gol del Verona. E poi la lentezza di movimenti che si è palesata nel corso del derby, lascia ancor più pensare a carichi di lavoro che sono più tipici della preparazione estiva, piuttosto che in questo periodo della stagione. Ecco perché i giocatori del Toro non corrono al cospetto degli avversari che sembrano saette”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma non pensi che i mali del Toro siano anche imputabili alla società?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“I mali del Toro partono da lontano, questo è appurato da sempre. Costruire un’ottima squadra di calcio, significa anche non vendere i giocatori più rappresentativi che costituiscono lo zoccolo duro del gruppo. E invece ti accorgi che già si parla di vendere Belotti per sostituirlo con Zaza o chissà quale altro acquisto non costoso dal punto di vista economico. Penso che Cairo costruisca delle squadre adatte alla metà della classifica, ma i tifosi sono profondamente delusi e questo lo avverto andando ospite nelle varie trasmissioni televisive. L’ambiente dei tifosi granata è convinto che il pensiero fisso di Cairo sia il bilancio e non la squadra. I risultati parlano chiaro e nel calcio nulla si fa se non si costruiscono basi solide e adatte al raggiungimento di prestigiosi obiettivi. Il Toro attuale è lontano da tutto questo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, il tuo “Ancora Toro” così carico di passione granata e antico romanticismo, sembra quasi in contrasto con tutto ciò che è il Toro di oggi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non farò più un pezzo legato al Torino, perché questo rimarrà nella storia. E’ chiaro che sono molto dispiaciuto per questa situazione legata al Toro, proprio io che sono uno dei più vecchi tifosi granata. Alla soglia dei 70anni, visto che io ne ho 68, avrei voluto almeno una volta vincere qualcosa per scendere in piazza a festeggiare. Invece sono continue delusioni, perché penso che il presidente del Toro abbia investito i suoi soldi in altre cose”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questo mi fa pensare che la tua idea di Toro sia solo romantica!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Esatto. Se voglio vedere giocare al calcio fatto di spettacolo, divertimento e grandi ambizioni, rivolgo lo sguardo a squadre che calcano scenari europei. Il Toro è nel mio cuore, ma il calcio è un’altra cosa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Agrigentofl0711fl0711valerio-liboni.jpgSiNzaccarelli-e-liboni-in-sicilia-per-incontrare-i-tifosi-del-toro-1013386.htmSi100451001,02,03030447
571013382NewsCoppeAtalanta, ecco l’esempio di una ex provinciale20180227155035La squadra di Gian Piero Gasperini si colloca di diritto tra le squadre più importanti del nostro campionato. L`analisi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Doveva essere la prima delle doppie sfide ravvicinate tra Juventus e Atalanta, invece ci sarà soltanto la partita di mercoledì prossimo che deciderà quale delle due squadre affronterà la finale di Coppa Italia. Tutto questo per una copiosa nevicata che si è abbattuta su Torino proprio all’inizio della gara di campionato. Un segno premonitore che avvantaggia sicuramente la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini,</b> il quale aveva preannunciato una squadra di giovani per recuperare le forze dei giocatori titolari, dopo la fatica di Europa League. Ma a parte questo particolare che non mancherà di creare le solite polemiche, rivolgiamo lo sguardo ad un’Atalanta che ormai è diventata una realtà del calcio italiano. Uscita immeritatamente dall’Europa League nello sfortunato match conto il Borussia Dortmund, l’Atalanta ha un’antica tradizione di società capace di valorizzare i suoi giovani attraverso una programmazione lenta, paziente, ma redditizia. Esattamente al contrario di quella che è la cultura moderna, in cui non si ha tempo di aspettare i giovani ed investire su di loro. A partire dal presidente Percassi che non sbaglia mai l’acquisto dei suoi allenatori, la società orobica ha mantenuto negli anni una mentalità vincente, capace di allontanarla da quel calcio provinciale che comunemente viene inteso come qualcosa di inferiore. Oggi l’Atalanta sa farsi rispettare in casa e fuori dalle mura del suo stadio, per avere acquisito personalità e autostima attraverso un gioco tecnicamente bello da vedere e quindi anche produttivo. Il segreto? Come abbiamo detto pocanzi nasce proprio dalla linea direttiva della società, che attraverso il Settore Giovanile si rispecchia poi sulla Prima Squadra. Sono tanti i giovani orobici che sono stati promossi in Prima Squadra da mister Gasperini, il quale ha il merito di averci creduto fin dall’inizio anche se incurante del rischio. Così ha creato una perfetta armonia di gruppo, adottando il suo credo calcistico contemporaneamente alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Papu Gomes</b> è il capitano che fa da chioccia ai suoi, per avere esperienza e qualità tecniche indiscusse. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Masiello</b>, granitico e antico lottatore di difesa, dà l’impressione che il tempo per lui non passi mai, così come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b> che Gasperini sta gestendo in maniera egregia. E poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toloi, Palomino, Caldara, Spinazzola, Cristante, Petagna, Cornelius, </b>senza dimenticare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conti </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kessié </b>ceduti al Milan<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">,</b> che soltanto poco tempo fa non appartenevano al calcio di elite. Eppure tutti ricordano quell’inizio di campionato disarmante che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> fece tra il 21 agosto e il 21 settembre 2016, in cui raccolse soltanto tre punti in cinque partite. Una situazione che mise in discussione anche l’allenatore arrivato dal Genoa con molta enfasi di far bene, ma per questa partenza negativa fu in procinto di essere esonerato. Poi, il mister di Grugliasco, in provincia di Torino, ingranò la marcia e decise con coraggio di dare fiducia ai giovani adottando il 3-4-1-2. Destino volle che la Dea inanellò 8 risultati utili consecutivi, 7 vittorie (di cui tre prestigiose con Napoli, Inter e Roma), sviluppando un calcio davvero brillante e moderno. Certo, quel sistema tattico fu poi cambiato nel tempo dall’allenatore orobico, il quale ha optato per metodi adatti a imbrigliare gli avversari di turno. Esemplare il possesso palla dell’Atalanta e quella capacità di ripartire velocemente sfruttando gli esterni, che è tipico del gioco delle grandi squadre. Oggi i nerazzurri stanno raccogliendo i meriti di un lavoro serio, mai improvvisato, in cui emerge la perfetta collaborazione tra Società, tecnico e squadra. E’ un po’ come dire che nel calcio nulla si inventa. E l’Atalanta di Gasperini è l’emblema di tutto ciò. Adesso puntano concretamente alla finale di Coppa Italia, nonostante la prima partita d’andata tra le mura di casa contro la Juventus, si sia conclusa con il punteggio di 0 a 1. Per l’Atalanta sarebbe un’impresa storica. Ci riuscirà? <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamo Stadio Azzurri d'Italiafl0711fl0711gasperini.jpgSiNatalanta-ecco-l-esempio-di-una-ex-provinciale-1013382.htmSi100451001,02,03030211
581013340NewsCampionatiIl Torino e le sue diverse realtà calcistiche. L`analisi.20171124172816I grandi meriti di Massimo Bava, responsabile del Settore Giovanile del Torino Calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dall'analisi&nbsp;attenta&nbsp;sul lavoro e sui risultati di casa Toro, si evince una sostanziale superiorità della Squadra Primavera rispetto alla Prima Squadra. Pur con tutte le debite considerazioni di appartenenza a campionati di qualità tecniche diverse, dobbiamo dire che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Coppitelli</span></b> si fa preferire a quella di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic.</span></b> Paragone assurdo? Forse! Ma c’è da mettere in rilievo l’ottimo lavoro di programmazione e assemblaggio che già da questa estate hanno saputo attuare il responsabile del Settore Giovanile <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Massimo Bava,</span></b> i suoi collaboratori più stretti e l’enfant prodige delle panchine giovanili d’Italia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Fabrizio Coppitelli</span></b>. I risultati, frutto di un lavoro attento e minuzioso, si stanno riscontrando partita dopo partita. Infatti, dopo un inizio di Campionato piuttosto in sordina, la Primavera del Torino sta dando dimostrazione di un gioco che è emblema di qualità, idee chiare, forza caratteriale, unione di intenti e capacità tattica in fase di costruzione e interdizione di gioco. Vedere giocare la squadra di Coppitelli è davvero piacevole, non soltanto per la capacità di sapere organizzare un gioco propositivo come mentalità di base, ma anche come ottimo approccio mentale alle partite e agli avversari di turno. Verticalizzazione di gioco, movimento senza palla, velocizzazione degli esterni e finalità di gioco, sono il fiore all’occhiello di un Torino Primavera capace di offrire straordinarie palle gol alla sua punta di diamante <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Karlo Butic.</span></b> Classe ’98, 1,87 di altezza per 78 Kg di peso, il croato è l’acquisto più importante fiutato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Massimo Bava.</span></b> Ex Inter, l’attaccante del Toro Primavera è la vera promessa granata per un’eventuale sostituzione non tanto futuribile di Belotti in Prima Squadra. Certo, nel calcio chi fa gol richiama maggiori attenzioni mediatiche, tuttavia, ci sembra giusto onorare il grande lavoro di Coppitelli che ha costruito una squadra quadrata e ben sistemata nei vari reparti. La stessa cosa non possiamo dire parlando della Prima Squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic.</span></b> Un’altalena di risultati che pregiudica una mancanza di continuità e forse anche di quella serenità d’ambiente non sempre curata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Sinisa Mihajlovic</span></b>. Troppe sfasature nel gioco, troppa discontinuità e confusione che fanno del Toro l’espressione di un gruppo insicuro nel suo incedere verso la tanto sospirata Europa. Un passo avanti e un altro indietro. Quando pensi che i granata di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic</span></b> abbiano intrapreso la strada giusta per un regolare seguire, ecco che la delusione dell’ennesima partita non vinta e mal giocata contro avversari mediocri, ti fanno ricredere su molte cose. E così dopo Verona, Crotone, Roma, Firenze, Cagliari, Milano sponda Inter e Chievo, è sempre la commedia del pallone che ti fa sorridere, sperare, illudere e poi darti il gusto dell’amaro che sa di buio nero piuttosto che di granata certezza. Ecco, tutto ciò ci fa pensare come l’analisi del calcio di casa granata si contrapponga tra positività e negatività dovute a tante situazioni. Ottimo Settore Giovanile, mediocre risultato della Prima Squadra. Ma in tutto questo, crediamo che non ci sia un vero e proprio vincitore da una parte e un assoluto perdente dall’altra. E’ semplicemente un modo diverso di interpretare il calcio con la rosa dei propri giocatori, individuando qualità tecniche e caratteristiche capaci di imprimere un gioco atto a primeggiare nel confronto di avversari, anche se di categorie diverse. Ma una cosa è certa, da oggi il Torino calcio può pensare seriamente all’immediato futuro della Prima Squadra, attingendo tra i suoi componenti del Settore Giovanile. Non è azzardato pensare che Coppitelli e alcuni giovani della sua rosa, farebbero meglio di quanto non stia facendo Sinisa Mihajlovic e il suo Toro in Serie A. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimo-bava-resp.settore-giovanile-del-torino.jpgSiNil-torino-e-le-sue-diverse-realta-calcistiche-l`analisi-1013340.htmSi100451001,02,03030275
591013325NewsCampionatiSaper gestire Paulo Dybala20171106134448Il caso de la Joya <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’arbitro di Juventus – Benevento si chiamava Abisso, ed è quello che avrebbe dovuto esserci alla vigilia tra le due squadre. Poi, sul campo, le cose sono andate diversamente. Altro che “abisso” tecnico, il Benevento ha fatto vedere le streghe alla Juve di Allegri, arrabbiato come non mai per la prestazione incolore della sua squadra. Al gol di Ciciretti su calcio di punizione (con barriera messa male in questa circostanza da Szczesny!)che ha portato il Benevento in vantaggio, la Juve ha reagito con mancanza di chiarezza di idee. E così si è trascinata verso un secondo tempo in cui ha sofferto non poco per vincere il match, prima con il gol liberatorio di Higuain e poi con il colpo di testa di Cuadrado su cross di Alex Sandro. Ma a parte l’analisi della partita che ha visto emergere dettagli per nulla trascurabili dal punto di vista della salute fisica e mentale dei bianconeri, ci sono molte riflessioni da fare. Una su tutte il momento di scadimento di forma di Paulo Dybala che richiede un’attenzione particolare. Fermo restando che l’argentino è per la Juve un valore tecnico ed economico da preservare con la massima cura, si devono necessariamente fare alcune considerazioni. Prima di tutto c’è da adoperarsi dal punto di vista psicologico su un ragazzo di 24 anni dall’indiscutibile talento, che improvvisamente ha perso una parte non indifferente di autostima. Dopo avere sbagliato alcuni calci di rigore che potevano essere determinanti per la classifica della Juve, adesso Dybala rinuncia pure a battere i calci di punizione (sua perla indiscutibile dell’agire). Tutto ciò fa pensare a una situazione mentale da ricostruire in fretta per il bene del ragazzo e della Juve stessa. E allora, come fare? Partendo dal presupposto che non tutti i calciatori sono uguali dal punto di vista caratteriale, è importante saper gestire simili situazioni con metodi diversificati che siano studiati ad hoc per il calciatore e quindi per la persona da recuperare. E, in queste occasioni, l’allenatore entra in ballo più come mentore che come effettivo riferimento di fatti tecnici e tattici. In buona sostanza Dybala dovrebbe essere preso con cura da Allegri e fargli capire che stare fuori dalla squadra titolare per qualche domenica, non è una punizione ma, al contrario, un modo per recuperare energie fisiche e mentali tali da farlo rinascere. Proprio in virtù di ciò che dicevamo pocanzi sulla diversa reattività caratteriale a momenti di non forma da parte dei giocatori, c’è da dire che con Higuain, ad esempio, il problema si è risolto facendolo giocare e aspettandolo con pazienza. In quel caso, bene ha fatto Allegri a insistere nel farlo giocare comunque anche se in chiare difficoltà di forma fisica e mentale. Il caso di Dybala a nostro avviso è diverso nel senso che si debba agire in maniera opposta per carattere diverso, per maturazione diversa, per anni anagrafici diversi e per percorsi professionali diversi. Mentre i 30 anni di Higuain parlano chiaro di una maturazione già avvenuta, i 24 anni di Paulo Dybala indicano ancora una condizione di saggezza calcistica e umana ancora da sviluppare. Fino a poche settimane fa si parlava di lui come il Messi della situazione con valutazioni di mercato iperboliche, poi la crisi che sembra sciogliere tutto come neve al sole. In questi casi è necessario l’equilibrio anche da parte di noi media, che troppe volte tendiamo a esaltare le indiscutibili qualità tecniche di questo o quel giocatore, senza valutare certe situazioni di personalità ancora da maturare. E’ il caso di Dybala, ragazzo dall’anima pulita, dal contratto economico davvero consistente e dal talento calcistico mai messo in discussione, ma che adesso deve essere seguito in un momento difficile della sua carriera. Come? L’abbiamo già detto. E’ il tecnico che in collaborazione con la società, deve gestire questo caso molto delicato. Il calcio non è solo pedata sopraffina, ma anche momenti di capacità di dialogo, di ascolto, di intendersi e capirsi per il bene di entrambi. Si lasci fuori squadra il buon Paulo per qualche settimana, nell’armonia di un gruppo che saprà stargli vicino assieme alla società. E al rientro rivedremo il campione che c’è in lui.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNsaper-gestire-paulo-dybala-1013325.htmSi100451001,02,03030199
601013322NewsCampionatiL’Inter studia per ridiventare grande20171031163659L`ex malata del calcio italiano, si riprende le posizioni che le competono.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’avevamo detto. L’Inter di quest’anno non è un semplice caso, e a beneficio dei suoi tifosi aggiungiamo che ne vedranno delle belle. Seconda in classifica con 29 punti in 11 partite significa entrare nella storia, in quanto neanche nell’anno del Triplete l’Inter di Mourinho seppe fare meglio di Spalletti. Diciamo subito che i nerazzurri targati 2017/18 non sono belli da vedersi per trame di gioco scolastico, ma il suo andamento di risultati è altamente redditizio. Qualcuno parla di fortuna, noi propendiamo per caratteristiche tecniche espresse da un centrocampo in cui Borja Valero, Gagliardini e Vecino, non hanno propriamente un bagaglio tecnico che consenta loro l’estro calcistico, ma sono dotati di grande essenzialità di manovra, sia in fase d’attacco che di interdizione. Era proprio quello che mancava a questa squadra da anni, che ha sempre optato per calciatori dal nome roboante ma che all’atto pratico si sono dimostrati senza costrutto. Dunque, meglio penalizzare lo spettacolo per aumentare cinicamente le vittorie e quindi inserirsi stabilmente nelle posizioni alte di classifica. Sarà l’anno dello scudetto? Noi fin dall’inizio abbiamo sempre optato per un’Inter da podio e, fino ad oggi, possiamo dire di non esserci sbagliati. Ottima la conduzione di Luciano Spalletti che sta creando un gruppo perfetto sotto il profilo puramente tattico, ma anche ordinato mentalmente nell’esprimere con chiarezza la vita dello stare insieme nello spogliatoio, poi a tavola con la dieta studiata ad hoc, nella consapevolezza che tutto questo concorra a creare una grande squadra. E poi la sensazione è che c’è armonia d’intenti, con il pensiero che soltanto lavorando come stanno già facendo, si possono raggiungere i risultati desiderati. Per questo Spalletti si dichiara soddisfatto di questo gruppo di ragazzi, cui dà pubblicamente il suo 10 in pagella. E domenica prossima all’ora di pranzo arriva il Toro di Mihajlovic. Sarà la solita Inter di quest’anno, con quel 4-2-3-1 che Spalletti ha studiato apposta per questa squadra che per troppi anni è stata la grande malata del calcio italiano. Adesso è l’ora di riprendere il tempo perduto con gli interessi. L’Inter è finalmente ritornata ad essere una squadra. E questo per il momento basta, nell’attesa di diventare grande.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711icardi.jpgSiNl-inter-studia-per-ridiventare-grande-1013322.htmSi100451001,02,03030183
611013321NewsCampionatiLa Primavera del Toro e i tangibili segnali di consapevolezza20171030184004Serietà e lavoro, sono i «segreti« visibili dei ragazzi di mister Coppitelli.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La rotonda vittoria per 3 a 0 della Primavera del Toro a Firenze, ci fa riflettere come nel calcio non ci sia mai nulla di improvvisato e che ogni successo si conquisti grazie al lavoro, alla dedizione, alla compattezza di squadra e all’armonia nell’essere consapevoli della propria forza. Naturalmente, tutto questo deve avvenire con la lucidità di capire che ogni partita fa storia a sé e che nulla è scontato in partenza. I ragazzi di Coppitelli sono così, attenti durante la settimana al lavoro impartito dal suo mentore e poi ogni sabato pronti mentalmente ad affrontare i rivali che il campionato propone. Dopo la netta vittoria nel derby e quella casalinga di Coppa Italia contro lo Spezia, i granata di mister Coppitelli sfoderano una superba partita in quel di Firenze, in una trasferta che alla vigilia appariva costellata da mille pericoli. Maturità e compattezza di squadra sono stati i veri artefici di un risultato che dà la dimensione di come questa squadra stia lievitando in maniera esponenziale, evidenziando valori tecnici che hanno ancora larghi margini di miglioramento. Una tela che sta prendendo la sua forma migliore, con la pazienza certosina di chi sa tessere step by step un lavoro cui crede per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Doppietta di Butic e gran gol da fuori area di Oukhadda, sono la sintesi di una summa di situazioni agonistiche di squadra, che hanno sentenziato la vittoria di un Toro che segna e convince. Eppure mister Coppitelli impartisce umiltà ai suoi ragazzi, proprio per non creare facili illusioni capaci di deviare il giusto percorso intrapreso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Siamo nel gruppo di squadre che vogliono guardare avanti, ma che hanno anche l’obbligo di girarsi costantemente indietro”.</span></b> Questo non vuol dire non ambire a posizioni di alta classifica, ma è la giusta espressione di maturità calcistica che è data dalla filosofia di non fare mai voli pindarici, stando sempre con i piedi ben piantati in terra. Un modus operandi e pensandi che nel calcio è valido a tutti i livelli, figuriamoci per chi segue i calciatori del Settore Giovanile. Ma, al di là di queste considerazioni, ci preme evidenziare che al momento Butic e compagni stanno dimostrando attraverso le sfide in trasferta, di essere preparati fisicamente e mentalmente a uno spirito di squadra che sa di compattezza, unione e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>i risultati positivi sono la logica conseguenza. E adesso avanti con la prossima partita di Verona, contro quel Chievo che precede in classifica i granata di due punti. Mister Coppitelli e il suo staff, continuino il lavoro intrapreso con la serietà professionale che li contraddistingue. I ragazzi sanno di essere in buone mani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-primavera-toro-2017.jpgSiNla-primavera-del-toro-e-i-tangibili-segnali-di-consapevolezza-1013321.htmSi100451001,02,03030232
621013314NewsCampionatiUn pomeriggio d’autunno, tra armonia e preparazione del Toro Primavera 20171022143934La squadra di mister Coppitelli in campo a Orbassano, in un allenamento che vuole dare continuità fisica e mentale del dopo derby. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Rinviata la partita della Primavera del Torino che avrebbe dovuto affrontare la Roma sabato 21 ottobre allo Stadio Filadelfia nel 6° turno di campionato, i ragazzi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli </b>torneranno in campo mercoledì 25 c.m. contro lo Spezia, per il secondo turno eliminatorio della Primavera Tim Cup. Certo, non ci voleva questo improvviso arresto di campionato per la squadra di Coppitelli che, dopo aver vinto il derby in casa della Juve a Vinovo, ha convinto per gioco, grinta e determinazione. E allentare proprio adesso la corda della giusta tensione agonistica nell’ambito della squadra, non è facile<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>per un ambiente che dopo la netta vittoria nel derby ardeva a misurarsi subito contro la Roma. Ma pazienza, perché nel processo di maturazione dei ragazzi di Coppitelli, c’è anche l’accettazione fisica e mentale di situazioni contingenti che non possono scalfire il positivo percorso intrapreso, per raggiungere obiettivi che fanno parte di un progetto granata stilato fin dall’inizio della preparazione estiva. Oggi, il lavoro del mister granata comincia a dare i suoi frutti, dopo un inizio di campionato non proprio esaltante. Noi siamo stati testimoni dell’armonia che si respira nell’ambito della squadra Primavera granata, per esserci recati ad assistere all’allenamento di questi giorni nei campi di Orbassano Rivalta, nei dintorni di Torino. Ebbene, dobbiamo dire che l’impressione è stata positiva, per aver notato un’attenzione particolare da parte dei ragazzi agli insegnamenti di mister Coppitelli. Nessuna distrazione è ammessa nel non eseguire i movimenti giusti che vengono impartiti con certosina pazienza, mentre il gruppo risponde con entusiasmo cercando di sbagliare il meno possibile. Armonia di movimenti, scatti nel proporsi tra le linee seguendo tracce stabilite; non più di due tocchi nel passare la palla e voglia matta di fare gol, nonostante si tratti di un allenamento e non di una gara ufficiale. E’ uno spettacolo che dà merito a questo mister Coppitelli, piccolo di statura ma grande nella preparazione specifica di un calcio che prevede armonia di gioco e di rapporti interpersonali nell’ambito dello spogliatoio. Ma qui c’è anche tanto di più nell’ammirare lo staff di questo Torino Primavera, sempre consapevole della passione dettata da una maglia dai colori speciali, che invoglia a fare sempre bene. Ognuno con il suo compito assegnato dalla società, ognuno al suo posto con professionalità e per il bene di tutti. Dai dirigenti, al medico, ai massaggiatori, al preparatore dei portieri, tutti insieme per crescere con lo spirito di una famiglia che vuole fare bene, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>onorando ovunque il Torino e la sua società. Questo abbiamo respirato in un pomeriggio d’autunno, visionando la preparazione di un calcio granata dalla forte identità, che fa capo ai ragazzi della Primavera allenata da Federico Coppitelli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Orbassanofl0711fl0711foto-coppitelli-federico.jpgSiNun-pomeriggio-d-autunno-tra-armonia-e-preparazione-del-toro-primavera-1013314.htmSi100451001,02,03030222
631013307NewsCampionatiLe dichiarazioni del Presidente Cairo: “Belotti va tutelato”20171004155035Momento difficile per il Toro. Ma certe dichiarazioni, se pur giustificate da fatti reali, non concorrono a crescere. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, Belotti va tutelato! Ma da chi? Solo dagli arbitri? No, anche dal suo allenatore, diciamo noi! Si, perché la partita contro il Verona di domenica scorsa ha messo in evidenza come Mihajlovic abbia sbagliato nel fare rientrare il “gallo” nel secondo tempo. Il centravanti del Toro si era fatto male sul finire del primo tempo e andava tutelato non solo in vista della convocazione in Nazionale ma anche per il bene del Torino stesso. Dunque, sembra in contraddizione il presidente Cairo quando afferma: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Sinisa ha cominciato bene, a parte i punti che ci mancano per gli errori del Var, il tecnico serbo lo vedo super motivato anche nell’apportare delle correzioni al momento del bisogno. Certo, si può sempre fare meglio…”.</span></b> Già, signor presidente, si può fare certamente meglio di quanto stia facendo il tecnico granata, che a noi risulta invece insufficiente nella lettura e nella gestione della partita. E poi il Toro non può affrontare tutte le squadre a trazione anteriore, poiché sia il centrocampo che la difesa non risultano sufficientemente protetti. Domenica dopo domenica, sulla panchina del Toro scorgiamo confusione e troppa fretta di chiudere le partite, che poi immancabilmente rischiano di essere compromesse. E non ci si può appellare soltanto ai punti che mancano in classifica per gli errori di un Var che ha ancora bisogno di tempo per essere effettivamente di aiuto agli arbitri e al calcio in generale, perché il Toro deve fare la sua strada senza recriminare su situazioni esterne. Così si rischia sempre di ricadere nei soliti piagnistei che sanno di mancanza di crescita e fungono da paravento a troppi problemi di natura tecnica e organizzativa. Oggi il Toro ha bisogno di serenità, di chiarezza di idee e attenzioni che nascono dalla calma di sapere gestire un gruppo di calciatori che, a nostro avviso, hanno un ottimo valore tecnico. Sirigu, Barreca, Lyanco (la rivelazione)Baselli, Rincon, Belotti, Ljajic, Iago Falque, non ci sembrano proprio gli ultimi arrivati nella costellazione calcistica della migliore tecnica, tuttavia c’è bisogno di un cambio di rotta a livello di coach. Forse non subito, non nell’immediato, ma bisogna cercare di pensare a un eventuale sostituto di Mihajlovic che potrebbe essere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Davide Nicola.</span></b> Già, proprio l’attuale allenatore del Crotone ci sembrerebbe la persona giusta. Il suo profilo di allenatore ci pare adatto alla panchina di un Toro che egli conosce bene per avere vestito da calciatore la maglia granata. Oggi questo allenatore ci sembra cresciuto e sufficientemente maturo per dare sì, spirito agonistico fatto di grinta e determinazione, ma che devono essere necessariamente bilanciati con la chiarezza di chi attraverso la calma e la competenza sa leggere la partita e gli avversari di turno, per riuscire a produrre un football produttivo e vincente. Dunque, per il momento è forse giusto sfogare certi sentimenti di delusione, rifugiandosi dietro gli errori del Var nei confronti del Toro e alla mancanza di tutela del gallo Belotti da parte degli arbitri. Ma così, signor presidente Cairo, non si va da nessuna parte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711presidente-cairo.jpgSiNle-dichiarazioni-del-presidente-cairo:-belotti-va-tutelato-1013307.htmSi100451001,02,03030172
641013299NewsCampionatiMessina, c’è bisogno di tempo. E poi vedrai…..20170914193041Il legittimo entusiasmo del presidente del Messina Pietro Sciotto, non nasconde il messaggio di pazientare. I risultati arriveranno. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ciò che ci sembra di questo rinato Messina del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sciotto,</b> è il desiderio di fare le cose in fretta per dare alla città che è appena uscita dal fallimento del pallone, quel segnale di ripresa immediata che significa a tutti i costi un campionato al vertice. Chi vive di calcio ormai da diversi lustri, sa bene che in questo particolare mondo bisogna avere pazienza e che nulla si risolve con la bacchetta magica. Dopo le due sconfitte subite ad opera del Portici e della Nocerina, attorno alla squadra di Antonio Venuto c’è una sorta di inspiegabile delusione da parte di qualche critico e tifoso. A questo proposito si è tirato in ballo l’entusiasmo (forse eccessivo ma comprensibile) del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sciotto</b>, il quale fin dall’inizio ha promesso ai tifosi un campionato di vertice. E si sa che la passione talvolta gioca brutti scherzi, tuttavia, chi ascolta e legge i giornali dovrebbe mettere in conto che non sempre si dice nel calcio ciò che è razionale, ma si manifesta a chiari lettere ciò che nasce dal punto di vista emotivo. Certo, è bello avere entusiasmo, ma non è auspicabile fare dei voli pindarici per non farsi male. Noi che siamo testimoni di una lunga intervista fatta a mister Venuto durante il mese d’agosto, possiamo dire che nelle parole di questo coach che ha sempre avuto nel cuore il Messina, si è evidenziato (com’è giusto che sia) l’appello alla pazienza, pur con vere note di speranza nella crescita di una squadra che ha assoluto bisogno di lavorare in serenità per trovare l’assetto di gioco, la forza fisica e mentale per costruire qualcosa che scaturirà nell’armonia del gruppo e nell’inevitabile arrivo dei buoni risultati. D’altra parte il tecnico di Villafranca Tirrena, ha da sempre sposato il credo di un calcio propositivo che richiede particolare attenzione negli allenamenti e nel sistema tattico di gioco che coinvolge tutti i reparti e che si manifesta attraverso l’intento globale di squadra che non è mai affidato al singolo. Grinta, determinazione, cattiveria agonistica, sono da sempre le caratteristiche che hanno manifestato le squadre allenate da Venuto, ma, per fare questo, c’è bisogno di tanto impegno, di umiltà, di convinzione e tanta pazienza. Noi confidiamo nel lavoro di questo tecnico, perché lo seguiamo ormai da parecchio tempo e riconosciamo in lui il senso di appartenenza, anche nell’arrovellarsi se i risultati non arrivano come vorrebbe. Ma lui, prima o poi, la quadratura del cerchio la trova sempre, stiano tranquilli i tifosi giallorossi perché questo tecnico è la persona giusta al posto giusto. Quando nel calcio si rinasce si ha bisogno dell’opera del collettivo, con figure atte a esplicare il proprio ruolo nel migliore dei modi. E’ il mondo dell’azienda chiamata calcio, che deve essere intesa come una piccola industria in cui ogni investimento deve essere fatto con oculatezza, professionalità e capacità di settore. Il presidente Sciotto questo lo sa, ed è per tale motivo che sta costruendo attraverso il suo smisurato entusiasmo una Messina del pallone che oggi sogna legittimamente un ritorno a quella magica storia che non è neppure molto lontana nel tempo. Ma c’è bisogno di pazienza, dell’aiuto di tutti, dell’unione che fa la forza e che non disgrega mai. Oggi apprendiamo che un altro tassello è stato posto nei vertici dirigenziali della società peloritana. Infatti, con l’entrata in società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabrizio Ferrigno</b> in qualità di direttore sportivo, riteniamo che si stia migliorando lentamente un’organizzazione tale da percorrere la strada giusta. Vedremo cosa accadrà in seguito. Noi siamo fiduciosi che questo nuovo Messina rappresenti la sorpresa di chi, troppo banalmente, oggi si lascia prendere da quelle eccessive delusioni iniziali che il calcio mette sempre in preventivo quando tutto è da riorganizzare. A Messina ci si liberi della facile negatività e si pensi oggettivamente a far gruppo, in campo e fuori. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>fl0711fl0711immagine-pietro-sciotto.jpgSiNmessina-c-e-bisogno-di-tempo-e-poi-vedrai-1013299.htmSi100451001,02,03030192
651013296NewsCoppeItalia, disordine tattico e pochezza di creatività e fantasia.20170903140119Al Santiago Bernabeu di Madrid, l`Italia di Ventura incappa in una figuraccia senza precedenti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Al Santiago Bernabeu non ho visto serpenti e neanche coccodrilli, quindi che paura dobbiamo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">avere?”. </b>Queste sono state le ultime parole del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Gianpiero Ventura</b> in conferenza stampa prima della partita contro la Spagna, valevole per la qualificazione ai mondiali di calcio 2018. E invece la paura c’è stata, anzi diremmo proprio che l’assenza di reattività e di fisionomia di gioco sono state l’emblema di una partita scialba e priva di significato. In campo una sola squadra: la Spagna, che ha sovrastato l’Italia in lungo e in largo. 3 a 0 è stato il risultato finale con doppietta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Isco</b> (l’hombre del partido) e gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata.</b> Dell’Italia ricordiamo soltanto un colpo di testa da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>nel primo tempo, e poi nulla più. Poco, troppo poco in un 4-2-4 voluto dal C.T. azzurro che avrebbe dovuto spingere all’attacco una squadra che aveva assoluto bisogno di vincere per confermare il primato in classifica e garantire la qualificazione al mondiale 2018. Ma tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare, perché i soli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Verratti</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Rossi</b> sono stati letteralmente sovrastati dal centrocampo spagnolo che, già dall’inizio della gara, ha dimostrato superiorità tecnica e tattica. D’altra parte, già a priori si sapeva del divario tecnico e fisico dei nostri avversari, tuttavia, nessuno avrebbe potuto prevedere una debacle così sconfortante. La sterilità di idee e di gioco ha agevolato il compito dei nostri avversari, che a un certo punto della gara hanno quasi confuso la nostra Nazionale per una qualsiasi sparring partner ideale per potersi allenare. E’ stato davvero deprimente assistere a una gara in cui persino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b> ha dimostrato incertezze, soprattutto sul primo gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Isco </b>su calcio piazzato; il che è tutto dire! Adesso, dopo la partita con Israele e le restanti partite da disputare, è assai probabile che i play off di qualificazione mondiale si giocheranno contro la seconda di un altro girone. Diamo dunque a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianpiero Ventura</b> la responsabilità di una scelta tattica che ha agevolato il gioco dei nostri avversari. Strane le sue scelte, proprio lui che ha sempre prediletto il calcio difensivo a quello propositivo. Ragliatela a centrocampo e buon assetto di difesa, è stato il suo credo fin da quando ha allenato il Torino. E invece, chissà come, chissà perché, questa volta ha voluto in avanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Candreva</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Insigne </b>a supportare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Immobile</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b>. Una pazzia davvero! Non si può sfoltire il centrocampo lasciando la difesa in preda ai furibondi attacchi degli spagnoli. Eppure, poco più di un anno fa, erano stati gli azzurri a cacciare fuori dall’Europeo la Spagna con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pellè. </b>Segno evidente che nel calcio le cose cambiano in maniera repentina e che per restare sempre sul pezzo occorre continuità di buona gestione tattica e ottima preparazione dal punto di vista atletico. Tutto questo al Santiago Bernabeu non c’è stato. Adesso ci aspetta l’Israele e dobbiamo rispolverare orgoglio e dignità, per guadagnarci gli spareggi che portano al Mondiale 2018. Riuscirà il nostro C.T. a mettere ordine a un gruppo che ha subìto una dura lezione di calcio vero?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Madridfl0711fl0711foto-ventura.jpgSiNitalia-disordine-tattico-e-pochezza-di-creativita-e-fantasia-1013296.htmSi100451001,02,03030259
661013295NewsCampionatiAntonio Venuto: “Con pazienza risorgeremo dalle ceneri”.20170901232735Intervista al neo allenatore del Messina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sogno che un giorno il Messina possa ritornare in Serie A”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è il neo allenatore della squadra dello stretto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b>, che abbiamo incontrato sul campo comunale di Torregrotta in occasione di una partita di preparazione contro la squadra locale che milita in promozione. E’ fiducioso il mister di Villafranca Tirrena, anche se non nasconde le difficoltà di una preparazione frettolosa, dovuta al fallimento della società giallorossa che è poi stata salvata dal presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sciotto.</b> Problemi che non mettono in disparte la sua gioia di essere finalmente diventato il coach della squadra che ha sempre amato. Antonio Venuto arriva sulla panchina del Messina dopo una lunga trafila di esperienze che l’hanno fatto conoscere agli addetti ai lavori come un allenatore di sicuro affidamento. Serio, preparato e con spiccato senso dell’appartenenza, Venuto ha sempre sposato il culto del lavoro, del sudore, della fatica, ma anche del rispetto dei ragazzi a sua disposizione che egli cura sotto l’aspetto tattico, tecnico e anche psicologico. E’ la caratteristica di questo allenatore siciliano, capace di non risparmiarsi mai e di restare sempre con i piedi ben piantati a terra. Per questo motivo il presidente Sciotto l’ha scelto tra tanti, perché sa che il suo Messina è in buone mani. E allora ascoltiamolo questo allenatore, dal quale traspare evidente la voglia di lavorare per portare il Messina ai livelli che gli compete. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mister Venuto, finalmente si realizza il sogno di diventare l’allenatore del Messina. E’ più contento o preoccupato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Entrambe le cose. Sono sicuramente felice di approdare nella squadra della mia città che sogno fin da quando ho cominciato a frequentare la tribuna e la gradinata del mitico stadio Celeste negli anni ’70. Non pensavo che un giorno sarei diventato l’allenatore della mia squadra del cuore. Questo oggi è accaduto e adesso sono felicissimo. Dall’altra parte, però, so benissimo che questo incarico ricopre una grandissima responsabilità, tuttavia, sono sicuro che con l’aiuto, dei ragazzi, dei tifosi e di tutto l’ambiente riusciremo a toglierci delle belle soddisfazioni”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il vero progetto del Messina che è reduce da un fallimento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il Messina è rinato dalle ceneri grazie alla famiglia Sciotto, che è riuscita a risollevare le sorti di questo club pagando 150 mila euro per l’iscrizione ai campionati e 50 mila euro per la fidejussione. Un’operazione di grande impatto economico, per riconsegnare il calcio a una città che per il suo blasone e la sua storia non poteva esserne priva. Adesso, sulle ali dell’entusiasmo, tutti si aspettano di vincere il campionato. Questo non sarà facile perché abbiamo un gravissimo ritardo nella partenza, visto che abbiamo cominciato praticamente il 6 agosto con una squadra rabberciata, e adesso, a poco a poco, stiamo costruendo un buon gruppo con calciatori che possono fare al caso nostro. Certo, mancano ancora dei tasselli tali da completare il puzzle per una squadra competitiva a tutti gli effetti, tuttavia, devo dire che la società sta lavorando alacremente, nonostante il grave ritardo della nostra partenza. Sono venuti parecchi giocatori a provare da noi, ma non tutti hanno avuto le caratteristiche di far parte di un disegno tattico tale da fare la differenza in campionato. Vedremo in seguito di trovare qualche giocatore svincolato o qualche under di sicuro valore. Attualmente, la mia squadra gode di un centrocampo importante, capace di giocare a due o a tre. In difesa ci siamo rinforzati dopo l’acquisto del centrale Colombini, anche se c’è ancora bisogno di un altro acquisto per completare un reparto che io ritengo assolutamente importante per il gioco che intendo fare con le mie squadre. Ma c’è anche bisogno di un ariete in attacco e di un portiere under”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Possiamo dunque dedurre che i tre giocatori arrivati dalla Vibonese, rappresentino una sorta di riparazione momentanea?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è proprio così. C’è un gap di partenza ritardata che al momento non abbiamo ancora colmato, perché buona parte degli under e i migliori giocatori sul mercato si sono accasati in altre squadre. Non è facile costruire frettolosamente una squadra competitiva, tuttavia sono convinto che attraverso la buona organizzazione societaria, il lavoro costante, la dedizione, la fame calcistica e la voglia di arrivare dei miei ragazzi, si possono anche raggiungere risultati che in partenza sembrerebbero insperati. Ci vuole pazienza, questo è sicuro, perché altre squadre si sono completate prima di noi e perciò dobbiamo andare avanti attraverso la cultura del lavoro, sperando ancora in qualche acquisto importante. Il campionato è lungo e chissà, magari alla fine si illumineranno non soltanto i fari ma anche tutto il resto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo ci lascia pensare a un eventuale cambiamento tattico di ciò che è il suo credo calcistico, fatto di gioco propositivo e mai difensivo.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho degli attaccanti importanti e capaci di fare tanti gol, vedi Bonadio, Rizzo, oltre le punte centrali che possono essere Cocuzza e De Zai. Ritengo di avere un attacco prolifico e un centrocampo di qualità, capace di interdire nel momento di non possesso palla. Certamente, bisogna vedere se riusciremo a supportare questo peso nella fase difensiva, soprattutto nelle ripartenze degli avversari. C’è invece ancora molto da lavorare per quanto riguarda il gioco degli esterni, che ritengo indispensabili nelle due fasi di attacco e di difesa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire mister Venuto, qual è il suo messaggio diretto ai tifosi del Messina?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Dico alla piazza di Messina di sapere aspettare, di avere pazienza, perché sono convinto che risorgeremo dalle ceneri. Questo è il mio pensiero da primo tifoso del Messina, perché ho sempre sognato che questa squadra e questa società potesse tornare presto in Serie A, figuriamoci se non lo penso adesso che sono il diretto interessato.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torregrotta (Me)fl0711fl0711foto-antonio-venuto.jpgSiNantonio-venuto:-con-pazienza-risorgeremo-dalle-ceneri-1013295.htmSi100451001,02,03030246
671013294NewsCampionatiL’Inter di Spalletti farà un ottimo campionato.20170828151220Le indicazioni di questo inizio di campionato, fanno salire l`Inter sul podio finale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La seconda giornata del Campionato di Serie A ha cominciato a delineare le squadre che si contenderanno la corsa al titolo. Vince la Juventus a Genoa, ma vince anche l’Inter a Roma, il Milan in casa con il Cagliari e il Napoli al San Paolo contro l’Atalanta. Poi, anche Lazio, Sampdoria, Torino, Spal e Bologna raccolgono il massimo dei punti in palio, mentre soltanto Crotone e Verona si sono accontentate di uno scialbo 0 a 0. Da questo quadro di risultati si evince come le squadre da battere di questo campionato siano, Juventus, Napoli, Inter e Milan, con un probabile inserimento della Roma di Eusebio Di Francesco. La Juventus vista a Genova ha mostrato una doppia faccia, tipica di squadra che è ancora in lavorazione; una sorta di cantiere in cui si cerca ancora l’assetto tattico e gli atleti sui quali fare maggior affidamento. Come al solito Allegri ci impiegherà un po’ a capire certe sfumature, visto che per natura non è molto propenso a rischiare alcune novità. A Genova, dopo avere inserito Barzagli e Matuidì, ha provato il giovane Betancur quando ormai la partita aveva già segnato il suo epilogo, lasciando in panchina Douglas Costa e Bernardeschi. Segno evidente che nonostante i sei punti in classifica della Vecchia Signora, ancora c’è molto da fare. Non è così in casa Napoli, dove la squadra di Sarri esprime non solo da oggi il vero calcio spettacolo, anche in virtù del fatto che i partenopei hanno cambiato quasi nulla e quindi sono avvantaggiati ad esprimere trame di gioco che sono ormai consolidate nella mente dei giocatori. Il Milan vince contro il Cagliari ma soffre oltre il dovuto, facendo dedurre che quest’anno la squadra di Montella deve fare i conti con la tenuta fisica e mentale, vista la sua partecipazione all’Europa League che l’ha costretta ai preliminari e ad un inizio anticipato della preparazione. E allora pensiamo a un interrogativo di tenuta soprattutto in primavera, quando i primi caldi potranno essere deleteri per i rossoneri. Certo, questo improvviso exploit di Cutrone, giovane calciatore che segna gol a raffica e ben s’interseca all’indiscutibile valore tecnico di una squadra che è stata regina del calciomercato 2017’18, fa pensare a grandi obiettivi da raggiungere. Ma la squadra che secondo noi sarà quella che salirà sul podio finale, è l’Inter di Spalletti. Non è un caso che i nerazzurri hanno fatto un ottimo precampionato. E non è neppure un caso che questa squadra vinca attraverso il suo essere cinica, anche se ancora non completamente perfetta nei meccanismi di gioco voluti dal suo allenatore. La sensazione è che l’Inter abbia finalmente centrato il suo atavico problema di mancanza di ordine interno e di rispetto dei ruoli non sempre stabiliti a dovere. Con l’avvento di Luciano Spalletti, s’intravvede un barlume di ordine tattico, di unione d’intenti, di spogliatoio pronto a fare fatti e non parole e, soprattutto, si sta delineando sempre più un ambiente in cui si devono rispettare le regole anche a livello gerarchico. E non è per pura fatalità, se Icardi è esploso a suon di gol con la responsabilità di essere capitano di un gruppo che sta cancellando il recente e deludente passato. La squadra è pragmatica, così com’è il suo allenatore che bada sempre al sodo studiando un assetto tattico tale da far emergere le caratteristiche tecniche dei suoi giocatori. Vecino e Borja Valero, hanno dato ordine a un centrocampo che adesso sbaglia molto meno rispetto al passato, proprio perché non si perde in futilità di evanescenti passaggi fini a se stessi. I due ex viola danno garanzia di un calcio semplice ma redditizio, proprio quello che mancava al centrocampo nerazzurro. Ecco, diremmo proprio che l’Inter è la squadra che dà maggiore affidamento di continuità, anche in considerazione di impegni che si limitano soltanto al Campionato e alla Coppa Italia. Tutte queste cose, a nostro parere, s’incastrano perfettamente come tessere nerazzurre capaci di costruire un ottimo puzzle. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNl-inter-di-spalletti-fara-un-ottimo-campionato-1013294.htmSi100451001,02,03030262
681013292NewsCoppeChampions, per le italiane c’è una media difficoltà.20170825170441E` tempo di Champions League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Si è svolto a Nyon il sorteggio per la fase a gironi della Champions League 2017’18. L’urna non è stata fortunata per la Roma, che deve affrontare il Chelsea, l’Atletico Madrid e il Qarabag. E’ di media difficoltà, invece, la possibilità di qualificazione al turno successivo da parte della Juve e del Napoli. Questi sono gli otto gruppi che compongono la prima fase a gironi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo A = Benfica, Manchester United, Basilea, Cska Mosca</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span lang="EN-US" style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ansi-language: EN-US;'>Gruppo B = Bayern Monaco, Paris Saint Germain, Anderlecht, Celtic Glasgow</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo C = Roma, Chelsea, Atletico Madrid, Qarabag</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo D = Juventus, Barcellona, Olympiacos, Sporting Lisbona</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo E =<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Spartak Mosca, Siviglia, Liverpool, Maribor</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span lang="EN-US" style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ansi-language: EN-US;'>Gruppo F = Napoli, Shakhtar Donetsk, Manchester City, Feyenoord</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo G = Monaco, Porto, Besiktas, Lipsia</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo H = Real Madrid, Borussia Dortmund, Tottenham, Apoel<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711champions-pallone.jpgSiNchampions-per-le-italiane-c-e-una-media-difficolta-1013292.htmSi100451001,02,03030238
691013282NewsCalciomercatoMax Allegri è alla prova del nove20170722083119L`allenatore della Juventus è a un bivio<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da sempre trincerata davanti al suo stile che vuol anche dire non far trapelare mai le proprie magagne interne, la Juventus si è trovata davanti a un bivio. Andare avanti con Max Allegri o scegliere di rinforzare la propria difesa lasciando però gli intoccabili santoni della BBC? Agnelli, Marotta e Paratici hanno scelto Allegri come fiducia per una riprova alla scalata della Champions. Da qui nasce il naturale allontanamento di Leonardo Bonuci e Dany Alves, rei di avere creato scompiglio nell’ambito dell’equilibrio di relazione tra la squadra e il suo allenatore. Adesso Max Allegri sa che se è vero che la società l’ha appoggiato in maniera incondizionata, è altresì vero che al primo cenno di cedimento, per forza di cose anch’egli dovrà cambiare aria. Subito dopo quella finale di Cardiff, l’allenatore bianconero aveva dichiarato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho pensato di lasciare la Juventus”.</b> Segno evidente che non era soltanto l’amarezza di avere perso in malo modo quella Champions contro il Real Madrid, ma piuttosto il rammarico di non avere saputo tenere legata la squadra proprio in quella dirittura finale che significava molto, anzi diremmo proprio tutto per la Juventus, i suoi tifosi e l’intero ambiente. E allora si spiega quella cenere mai spenta che si alimentava tra le polemiche e l’insanabile antipatia tra Bonucci e il suo allenatore. In tutta questa storia pensiamo che nessuno sia indenne da colpe, nemmeno il salvato Max Allegri che nel corso del Campionato e anche della Champions ha manifestato grandi insicurezze mascherate da una forma di buona sorte dopo quel di Firenze, in cui si spinse a presentare una Juventus a trazione anteriore, senza tuttavia smembrare una difesa che appariva imbattibile. Questione di fortuna o di consapevolezza nel tentare vie nuove mai azzardate per timore di peggiorare la situazione? Crediamo che entrambe le cose si traducano in quello che poi ha portato la Juventus a vincere il sesto scudetto consecutivo, la Coppa Italia e una finale di Champions persa nel peggior modo possibile. Oggi, dopo essersi sbarazzato di Bonucci e Dany Alves, Max Allegri sa che si trova ormai in una via senza ritorno e che da lui ci si aspetta la vittoria della Champions League, prima ancora che lo scudetto e la Coppa Italia. La Juventus pare coccolarlo in tutti (o quasi) i suoi desideri; ha acquistato Douglas Costa, Bernardeschi, il suo pupillo De Sciglio, ha tentato di superare una situazione difficile per l’acquisto di Schick che Allegri considera un predestinato, ha comprato Szczesny come vice Buffon di lusso, mentre sta insistendo per l’acquisto di un centrocampista forte fisicamente, per potenziare un reparto apparso molto tecnico ma fragile. Insomma un top player che possa ancor più alzare l’asticella e colmare definitivamente quel gap tecnico ancora esistente tra la Juve e il Real Madrid. Ma, al contrario dell’anno scorso in cui la Juventus è stata la regina del mercato con il botto Higuain, quest’anno i tifosi juventini mugugnano un po’ e si suddividono nei pareri riguardanti Allegri e in un mercato che ad oggi non appare del tutto soddisfacente. Staremo dunque a vedere che cosa accadrà in seguito in casa Juve e, soprattutto, come il suo allenatore saprà gestire al meglio un peso che per lui sarà certamente più pesante da sopportare. Mettere da parte le insicurezze del passato è indispensabile, mentre è essenziale ritrovare l’armonia di gruppo che deve associarsi agli stimoli che non si possono mai perdere in una società come la Juve in cui vincere è l’unica cosa che conta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNmax-allegri-e-alla-prova-del-nove-1013282.htmSi100451001,02,03030431
701013274NewsEditorialeQuando un allenatore esagera a motivare i propri giocatori20170615152131Dopo la bruciante sconfitta in finale di Champions League, Allegri voleva lasciare la Juve. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tutto ciò che è eccessivo, anche in funzione di positività, può ritorcersi in maniera negativa. Le recenti e inaspettate dichiarazioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimiliano Allegri</b> a due settimane dalla bruciante sconfitta della Juventus nella finale di Champions League contro il Real Madrid, ci fanno trarre alcune considerazioni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non andiamo a Cardiff per fare una passeggiata, si va per vincere la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppa e dobbiamo essere spietati”.</b> Queste sono state le dichiarazioni in conferenza stampa a Vinovo, prima della partenza per Cardiff. Poi, dopo il risultato che tutti<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>sappiamo, Allegri rivela con amarezza: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Ho pensato di lasciare, ma la Juve può riprovarci, per questo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sono rimasto”.</b> Due momenti diversi, due situazioni contrastanti che lasciano pensare ad un equilibrio perduto lungo un percorso difficile, in cui l’ansia da prestazione e l’adrenalina hanno sopraffatto la ragione. Non sempre certe motivazioni trasmesse ad un gruppo che pratica sport professionistico e non, raccolgono l’effetto voluto. Nello specifico caso, Allegri ha esasperato il pensiero trasmesso alla squadra che era quello di vincere a tutti i costi e che non poteva esserci altro risultato, se non quello di portare a casa la Coppa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Adesso o mai più”</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fino alla fine”,</b> erano gli slogan che si ripetevano come un mantra quasi persecutorio nell’ambito della squadra, dell’ambiente bianconero, nei media. Un qualcosa dovuto a tutti, tifosi compresi, dopo tanti anni di attesa. E, in effetti, molti hanno creduto di potercela fare, non fosse altro che per quello che aveva saputo costruire la Juve vincendo in maniera convincente sia il campionato (sesto scudetto consecutivo, uguale leggenda) che la Coppa Italia, nonostante un anno stressante in cui i campioni di Max Allegri hanno conquistato la partecipazione alla finale di Champions League. Sempre gli stessi giocatori (o quasi) hanno fatto gruppo contro tutto e contro tutti. La BBC, il centrocampo con Pjanic, Khedira e Cuadrado (poi scoppiati) Dybala e Higuain esausti e opacizzati da una volontà non più sorretta da forze fisiche e psicologiche. Sì, perché tutto ha un limite. I calciatori non sono robot e dopo innumerevoli partite ad altissimo livello, in cui contro la Juve tutti fanno sempre la partita della vita, c’è bisogno di cambi freschi anche nel corso della gara. Ma, se è vero che la panchina della Juve con Marko Pjaca rotto, Marchisio che dopo il grave infortunio ha stretto i denti dimostrando una forma ancora precaria, Rugani infortunato ma mai valorizzato a sufficienza, Sturaro e Rincon le cui caratteristiche tecniche hanno dimostrato grandi lacune e pur con un Dany Alves uscito con grande autorevolezza dal mazzo degli inaspettati, tra l’entusiasmo e le varie motivazioni psicologiche di vincere a tutti i costi, si è perso il filo logico di certi limiti che la superiorità tecnica del Real Madrid ha spietatamente evidenziato. Forse, inconsciamente, si è sperato fino all’ultimo che nel calcio non è mai detta l’ultima parola e che certe caratteristiche caratteriali dimostrate nel corso della stagione da Buffon e compagni, bastassero da sole per annullare quel gap ancora minimo, ma<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>esistente, che c’è in campo europeo. E così ci si è appellati alla sfortuna e ad una Coppa che per la Juve sembra storicamente stregata. Ma la partita, dopo un primo tempo di finale di Champions che la Juve ha giocato ad un ottimo livello, nella ripresa sono emerse tutte quelle lacune ancora in essere, che le eccessive motivazioni di Allegri : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“dobbiamo essere spietati”,</b> non sono valse a nulla se non a peggiorare la situazione. E così succede che quando ti convincono di vincere un triplete che sembrava ormai alla tua portata, finisci con cedere di colpo proprio sulla dirittura d’arrivo. Quegli ultimi 50 minuti di partita che sono stati fatali a una Juve che ha deposto la sua determinazione, la grinta e la cattiveria, in maniera disarmante. Dunque, forze fisiche al lumicino, annebbiamento completo della spinta psicologica e oggettiva qualità tecnica dell’avversario, sono stati le componenti di un’amara sconfitta che oggi, dopo le dichiarazioni di mister Allegri, fanno pensare in che stato depressivo si trovassero tutti. Ma la Juve insegna a non mollare mai, ecco perché Allegri ha deciso di rimanere e riprovare a vincere il prossimo anno la Champions in quel di Kiev, a patto però di rafforzare la squadra e di non rifare più gli stessi errori. Nel calcio, motivare i giocatori è essenziale, ma a tutto c’è un limite. Sì, perché è bene convincerli della loro forza, ma è anche giusto renderli consapevoli dei propri limiti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNquando-un-allenatore-esagera-a-motivare-i-propri-giocatori-1013274.htmSi100451001,02,03030326
711013262NewsCoppeDani Alves, vero asso nella manica della Juventus20170518190545I bianconeri conquistano la terza Coppa Italia consecutiva. Un record!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Avevamo sospettato qualche dubbio di tenuta fisica e mentale, dopo la scialba partita di campionato che la Juventus ha giocato domenica scorsa all’Olimpico contro la Roma. Ebbene, siamo stati subito smentiti da una prestazione maiuscola a seguito della finale di Coppa Italia contro la Lazio. La squadra di Allegri è ritornata cattiva sotto il profilo agonistico, attenta e decisa di conquistare la sua terza Coppa Italia consecutiva, iniziando così il processo di conquiste e primati per le squadre di club in Italia. Scrivere pagine di storia che resterà indelebile nel tempo, vuol dire sacrificarsi nella propria professione. E ci sta che i calciatori della Juventus attraverso il senso dell’unione di squadra, di coesione tra giocatori maggiormente impegnati da Allegri e quelli che giocano meno, stanno dimostrando di aver capito cosa vuol dire sacrificarsi e giocare in una grande squadra con la consapevolezza di prepararsi a dovere, soprattutto quando vincere vuol dire immortalare primati da affiggere nelle proprie bacheche museali. E’ la storia dei primati che non fa differenze tra chi ha giocato meglio, chi si è divertito di più attraverso il gioco praticato oppure no. I primati sono fatti per essere scritti, immortalati tra le pagine degli annali storici. E la Juve lo sta facendo, step by step, tra piccole cadute e immancabili riprese che sanno di desiderio di volersi subito rialzare per dimostrare il proprio orgoglio. Sono le capacità di una grande società di calcio, di uno staff all’altezza della situazione,di un allenatore capace di tenere sulla corda il proprio spogliatoio e di una squadra unita nella sostanza di porsi sempre l’unico obiettivo, che è sempre quello di primeggiare. E così questa Juve targata 2016’17, sapendo già in partenza che quest’anno avrebbe potuto essere l’occasione da non perdere nell’acquisizione dei grandi primati, ha raggiunto il suo primo obiettivo dei tre prefissati; e cioè la conquista della terza Coppa Italia di fila. Contro la Lazio di Inzaghi, la squadra di Allegri è ritornata a essere cinica e sicura nelle sue trame di gioco, precisa e attenta a sbagliare meno possibile per non dar adito alle ripartenze improvvise di Keita e Immobile. La Juventus ha vinto 2 a 0, ma non è stata una passeggiata, perché la Lazio ha creato qualche criticità soprattutto all’inizio della gara proprio con Keita, che ha colpito il palo di destra di Neto. Poi, forse impauriti da questo episodio, la Juventus ha messo in atto tutta la sua superiorità tecnica che fin dall’inizio della gara la dava favorita per la vittoria finale. E così sale in cattedra soprattutto Dani Alves, che in quella zona del campo in cui è stato impiegato da Allegri, ha fatto il bello e il cattivo tempo. Questo è davvero un giocatore che la Juventus ha tirato fuori dal cilindro come fosse magia, come qualcosa che non era previsto ma che ha trovato al momento giusto. E non è solo per il gol di rara bellezza tecnica che ha fatto, ma è nell’insieme che questo brasiliano preso dalla Juve a costo zero e considerato un fine carriera, sta meravigliando coloro (quasi tutti), che non credevano più in lui. E invece lo trovi dappertutto; largo a destra come a sinistra, al centro del campo a misurare palloni deliziosi per i compagni, a fare dribbling incredibili, palloni che fa passare tra le gambe dell’avversario, mentre è furbo e intelligente quando deve interdire, spostando l’avversario per metterlo fuori dalla portata del pallone. Questo Dani Alves è davvero il valore aggiunto di questa Juventus che dopo la conquista della Coppa Italia si appresta a conquistare il suo storico sesto scudetto consecutivo e chissà, anche la tanto sospirata Champions League. Aria di triplete per una Juve che è squadra simbolo di sacrificio, partendo dai suoi giocatori più rappresentativi, Higuain, Dybala, Mandzukic, Pjanic, Khedira, Marchisio, Cuadrado, Alex Sandro, e poi Buffon, Chiellini, Barzagli, Bonucci e tutti coloro che pur giocando meno si sentono giustamente coinvolti nel bene delle vittorie e nel male delle poche ma brucianti sconfitte. E’ la Juve che chiude la gara contro la Lazio con un gol di Bonucci, che vince la Coppa e capisce che ancora deve soffrire per continuare a conquistare quello che la farà passare alla storia con tutti i suoi nomi della rosa titolare e non, ma anche con l’abilità di uno staff tecnico che è rappresentato dall’allenatore, dai preparatori, dai fisioterapisti,dai medici sportivi al seguito, ma anche dei magazzinieri e di tutti coloro che fanno gruppo condividendo momenti di lavoro ad altri di rilassamento. E’ la famiglia del calcio che sa vincere, che sa mettere da parte gelosie, personalismi e tutto quello che si perde con il significato di disgregare, piuttosto che unire. Intelligenza vuole che nel calcio come nella vita, se non si è uniti per il raggiungimento di uno scopo ben preciso, non si va da nessuna parte. La storia della Juve lo insegna come stile di società capace di annullare ogni festeggiamento ufficiale per le strade della Torino bianconera, anche se si dovesse vincere matematicamente il sesto scudetto consecutivo. Sì, perché c’è ancora la stregata Coppa dalle grandi orecchie da portare a casa. Quindi, almeno per adesso, in casa bianconera si aspetta a festeggiare a cose fatte. Step by step. Fatti, non parole!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-dani-a.jpgSiNdani-alves-vero-asso-nella-manica-della-juventus-1013262.htmSi100451001,02,03030329
721013260NewsCampionatiLa Juventus impatta a Roma. 20170515181227La nostra analisi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ un campanello d’allarme?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A due giorni dalla finale di Coppa Italia contro la Lazio, a sei giorni dalla penultima partita di campionato contro il Crotone (che potrebbe dare la matematica certezza del sesto scudetto consecutivo) e a tre settimane dalla finale di Champions League contro il Real Madrid, la Juventus impatta malamente all’Olimpico di Roma contro i giallorossi. Dopo 53 partite giocate ad alto livello (tranne le due debacle contro Genoa e Fiorentina), tra Campionato, Coppa Italia e Champions League, la squadra di Max Allegri è apparsa stanca nonostante ci sia stato un naturale avvicendamento, soprattutto in difesa e a centrocampo. In realtà, è da tre partite che vediamo i bianconeri in difficoltà. Prima a Bergamo contro l’Atalanta, poi nel derby e ora contro la Roma, la Juventus sembra quasi trascinarsi in dirittura d’arrivo tra calcoli matematici e programmazioni gestionali, nel far rifiatare i calciatori che sono stati maggiormente impegnati nelle tre competizioni. Certo, a questo punto della stagione ci sembra anche fisiologico centellinare le forze per avere maggiore freschezza fisica e mentale. Ma c’è a parer nostro un campanello d’allarme in tutto questo; ed è l’inspiegabile mancanza di controllo della situazione, che alla Juventus a un certo punto della partita spesso sfugge di mano per dare spazio e motivazioni all’avversario che è lì, e non aspetta altro per aggredirti. E’ successo contro l’Atalanta, è successo per buona parte dell’inizio della gara contro il Monaco, si è ripetuto nel derby contro il Toro, (dove abbiamo visto molti errori in difesa a centrocampo e soprattutto in attacco) e infine anche a Roma, dove nonostante essere passata in vantaggio e fatto un primo tempo apprezzabile, nella ripresa la squadra di Allegri ha perso completamente il bandolo della matassa. Fino ad oggi la Juventus ha abituato i suoi sostenitori a non preoccuparsi, perché dopo le uniche due avvilenti partite di campionato di Genova e Firenze, sono sempre seguite reazioni degne della grande squadra, quale la Juventus è. Ma adesso, a questo punto della stagione, con le forze fisiche e mentali non più completamente lucide come prima, Buffon e compagni riprenderanno ancora una volta quel cammino di calcio propositivo fatto di fame, orgoglio e cattiveria agonistica dimostrata fino ad oggi? La risposta potremo averla già mercoledì sera, dopo la finale di Coppa Italia contro la Lazio di Inzaghi che, nonostante abbia perso in campionato in casa della Fiorentina, dimostra più freschezza fisica. Ecco, diremmo proprio che al di là della delusione generale dell’ambiente bianconero che sperava di conquistare a Roma quel punto che le avrebbe dato la matematica certezza di aver conquistato lo scudetto, la Juve ha bisogno di guardarsi allo specchio, di compattarsi e di ritrovarsi come gruppo coeso. A questo punto emergerà ancora una volta la professionalità di Allegri e quel suo valore di magnifico gestore del suo gruppo, che è stato già tante volte osannato. Cuadrado è stanco e deve fare posto a Dani Alves nel ruolo di esterno alto. La difesa deve stringere i denti e deve essere targata BBBC, sia in Coppa Italia che in campionato contro il Crotone. Poi, a cose fatte e in attesa della finale di Champions, si pongano pure a riposo per l’ultima partita di campionato. Con questa nostra analisi, non crediamo di scoprire l’acqua calda se scriviamo che a questa Juve che ambisce di conquistare il triplete, si debba chiedere l’ultimo sforzo. Allegri scelga il meglio che ha nella sua rosa fin dalla finale di Coppa Italia, nel convincimento di raggiungere un traguardo alla volta, senza pensare di preservare più nessuno in previsione della finale di Champions League. Tutti sanno che quella finale di Cardiff è il tarlo della società, il chiodo fisso di tutto l’ambiente bianconero. Il pensiero è davvero legittimo, ma cosa sarebbe a questo punto della stagione, se proprio sul traguardo finale si perdesse di vista ciò che a fatica si è seminato con l’ambizione di vincere su tre fronti?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711buffon 4.jpgSiNla-juventus-impatta-a-roma-1013260.htmSi100451001,02,03030294
731013250NewsCampionatiLampi di furore granata20170424165936L`analisi sui problemi del Torino.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un po’ sì, un po’ no. Un po’ bene, un po’ male. Un po’ vinci e un po’ pareggi partite con la consapevolezza di aver <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>buttato al vento dei punti per causa tua. Nell’arco di una stagione la forza di una squadra di calcio si misura dalla sua continuità e dall’equilibrio messo in mostra partita dopo partita. Il Torino manca di tutto questo, e pur avendo una squadra tecnicamente competitiva a buoni livelli, non riesce ad avere continuità. A parte gli eventuali infortuni che possono capitare in una stagione, il Torino di Mihajlovic ha pochi giocatori che danno regolarità di prestazione (vedi Belotti, Zappacosta e pochi altri) mentre la gran parte dei calciatori granata alternano momenti di alte prestazione ad altri di basso rendimento. Chiaro il riferimento a Ljajic, Baselli, Iago Falque, Benassi, Joe Hart. Giocatori che non si possono definire propriamente grandi campioni, semplicemente perché mancano di continuità. Certo, possedere l’equilibrio da veri professionisti del pallone non è cosa semplice, ma è proprio questo che fa la differenza di un gruppo da grande squadra. E’ un filo sottile che coinvolge tutto l’apparato tecnico della società e che si materializza durante le prestazioni domenicali nel confrontarsi con piccole o grandi squadre. Ed è l’approccio mentale sbagliato alla partita, che spesso è deficitario di consapevolezza nei propri mezzi, perché la vera forza sei tu coi tuoi compagni e la tua squadra, non certamente l’avversario che se pur tecnicamente superiore a te devi saperlo affrontare con cipiglio nell’arco di tutta la partita. Poi si può pure perdere il confronto, ma se dai l’idea di avere sostenuto un match di qualità che caratterizzi la continuità di rendimento, ecco che fai la differenza. Sinisa Mihajlovic è gran predicatore di stimoli calcistici fatti di grinta e determinazione. Tante volte lo abbiamo criticato per il suo carattere irascibile, tuttavia, non si può disconoscere ciò che ha sempre fatto per la squadra e per i singoli giocatori, cui tante volte è dovuto ricorrere per tirare le orecchie a fin di bene. E così alterni partite dal gioco globale eccellente (vedi Chievo Verona - Torino 1 a 3) a risultati casalinghi che sono risultati scialbi per gioco, idee e concentrazione, che mettono in risalto quella mancanza di regolarità che fa vincere i campionati. Allenti la morsa e subito sciupi quanto hai costruito a fatica ma con la consapevolezza dei propri mezzi. Ecco, diciamo che il Torino, pur mancando di due centrali di buon livello tecnico e di un centrocampo spesso messo sottoaccusa per inadeguatezza alle esigenze granata, si trova tante volte a dover dubitare del proprio portiere, dei difensori, di qualche centrocampista e di qualche attaccante che non si lascia avvolgere d’istinto, dal fuoco di quel gallo Belotti che è esemplare per continuità di rendimento. Sappiamo che non è facile e che il calcio è composto da tante piccole componenti che fanno grande uno spogliatoio, ma se c’è una complessiva percentuale di buon livello tecnico, fa specie che manchi proprio quella regolarità di rendimento che è essenziale per arrivare a risultati di grande prestigio. Questioni psicologiche ma anche tecnico tattiche che vanno curate durante la settimana. Il Torino ha buoni giocatori, di questo ne siamo convinti, ma manca l’essenziale che non è il singolo lampo di luce di una o più partite, ma la continuità di rendimento nell’arco di tutto il campionato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-mihajlovic.jpgSiNlampi-di-furore-granata-1013250.htmSi100451001,02,03030316
741013210NewsCampionatiAllegri: ”Contro la Juve fanno tutti la partita della vita”20170116192008Il commento alla brutta partita della Juventus al Franchi di Firenze<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Mai banalità fu più grande nell’affermare che contro la Juventus ogni squadra moltiplica le proprie forze per incorniciare la partita della vita. Ma qual è la novità? Qual è la notizia? E’ come parlare del nulla, visto che quando la Juve perde fa felice mezza Italia, quella non bianconera. Tutte le volte che il Max della Juve si presenta davanti alle telecamere dopo una bruciante sconfitta, non fa altro che ripetere ciò che sanno tutti, che hanno visto e vissuto tutti. Dopo le sconfitte ad opere di Inter, Milan (campionato e supercoppa) e Genoa, anche a Firenze la Vecchia Signora d’Italia esce a testa bassa dal campo, completamente cosciente d’aver disputato un primo tempo da dimenticare e un secondo tempo che non ha sortito gli effetti desiderati di una reazione da grande squadra che non c’è stata. La Fiorentina di Paulo Sousa ha dominato in lungo e largo, infliggendo una vera lezione di calcio agonistico, di ordine tattico e di grande aggressività. E’ il calcio di chi sa che la squadra che hai di fronte ti sovrasta dal punto di vista tecnico e che c’è solo un modo per superarla, attraverso l’intensità agonistica, il pressing alto e asfissiante, mettendo anche grande concentrazione nel non concedere una minima occasione all’avversario. E la viola, con una stadio Franchi colmo fino all’eccesso, quel compito l’ha eseguito con grande diligenza, agevolata com’è stata da una Juventus che in campo non si è mai vista. Troppi sono stati gli errori tecnici e troppe le macroscopiche confusioni manifestate da una squadra amorfa che è sempre stata in balìa dell’avversario. Ma a prescindere dalla solita banalità che fa sempre capo alla Juve che stimola l’avversario a far la partita della vita, ci sembra di poter dire che gli sbagli di Allegri stiano diventando purtroppo una costante negativa per la squadra. Soprattutto fuori casa, la Juve è messa in campo per contenere l’avversario e cercare di ripartire. Al contrario delle partite casalinghe allo Juventus Stadium, in cui i bianconeri, fin dall’inizio, aggrediscono l’avversario attraverso un gioco corale, una difesa a quattro, tre centrocampisti, un trequartista, una mezza punta e una punta effettiva di ruolo. Una disposizione tattica che vede due centrali di difesa, due esterni (Lichtsteiner, Alex Sandro) tre centrocampista (Marchisio, Kedira, Sturaro) un trequartista (Pjanic), una mezza punta che agisce dalla trequarti campo in avanti (Dybala che aiuta sia Pjanic che Higuain) e una classica punta pronta a segnare (Higuain). Fuori casa, come a Firenze, Allegri schiera la difesa a tre ( la vecchia BBC), cinque centrocampisti con il confusionario Cuadrado che funge da esterno alto, porta palla, qualche volta salta l’uomo e cento altre volte cade a terra. E poi? Già, dimenticavamo la “magnifica” idea di far girare a vuoto per il campo un Dybala che si fa trovare nella zona della difesa, di centrocampo, di esterno destro e sinistro, con l’obbligo di stare larghissimo e quasi attaccato alla linea laterale. Ma come potrà mai questo talento argentino, sacrificato com’è nelle partite fuori casa, ad arrivare in porta, segnare e/o aiutare Higuain che resta immancabilmente solo? E poi, a parer nostro, sarebbe pure opportuno chiedersi perché Kedira che cammina e non corre, sia sempre in campo senza mai incidere. E persino Marchisio non sembra più lui. Certo, mancando Pogba, Vidal e Pirlo, la situazione è cambiata di molto, ma non si può certo dire che questa squadra non sia infarcita di campioni capaci di fare la differenza. E per fare questa differenza è necessaria una quadratura del cerchio che si chiama assetto tattico soprattutto a centrocampo, che si chiama ordine, che si chiama collegamento tra i reparti, linearità di manovra e verticalizzazione di gioco che fa capo a un pressing alto e continuo. Ma, per fare questo, ci vuole grande preparazione fisica, mentale, intensità e tenuta continua. Certo, ha un bel dire il Max della Juve che non c’è nessuna squadra al mondo che riesce ad avere un possesso palla per 60 o 70 minuti della partita. E’ vero, nessuno pretende che questi giocatori vestiti con la maglia bianconera diventino dei marziani capaci di vincere sempre e magari stravincere il campionato anzitempo. Si chiede più semplicemente di vedere un calcio consono alle reali capacità tecniche e agonistiche, fatto da campioni quali essi sono. Ma è il direttore d’orchestra che deve prima di ogni altra cosa avere le idee chiare sulla sua squadra, sulle caratteristiche tecniche di ognuno di loro e assemblarli ad una formula tattica definitiva. E anche se ci si rifugia dietro al paravento dei discorsi che la Juve è prima in Campionato, che si è qualificata per gli ottavi di finale di Champions ed è in corsa per la Coppa Italia, oggi, 16 gennaio 2017, dopo sei mesi di partite, vediamo ancora troppa confusione e insicurezza, basti vedere Allegri che continuamente si rivolge al suo secondo Landucci per sapere cosa ne pensa, cosa fare, cosa cambiare, quando e chi togliere. Noi riteniamo che Barzagli e Chiellini debbano cominciare a stare in panchina e fare gruppo con la squadra, dando spazio a un Rugani che ha già ampiamente dimostrato l’eleganza di gioco e maturazione personale . E poi Marko Pjaca deve essere considerato di diritto un titolare. Lui ha i numeri per diventare un punto fermo di questa Juve. E adesso ci si aspetta una partita d’orgoglio contro la Lazio, tra le mura casalinghe. Noi siamo pronti a scommettere che vedremo un’altra Juve, proprio per l’analisi che abbiamo fatto fin qui. Ma a partire dalle prossime partite fuori casa, vedremo la stessa Juve dello Stadium? Chissà! D’altra parte, sia in casa che fuori, tutti vogliono fare la partita della vita contro la Juve. Vero mister Allegri?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri:-contro-la-juve-fanno-tutti-la-partita-della-vita-1013210.htmSi100451001,02,03030318
751013201NewsCalciomercatoTomas Rincon, “Essere alla Juve è la realizzazione di un sogno”20170103191255Juventus - Conferenza stampa del neo acquisto venezuelano(ex Genoa)<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche noi de Il calcio 24 eravamo presenti alla conferenza stampa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tomas Rincon,</b> primo acquisto di gennaio della Juventus. Molti sono stati gli spunti interessanti emersi da questo incontro del giocatore venezuelano con i media, cui ha fatto gli onori di casa Beppe Marotta. Questi sono stati gli argomenti toccati con il giocatore che ha avuto modo di scambiare soltanto qualche parola con mister Allegri durante il suo primo allenamento a Vinovo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Rincon, come sei stato accolto dai nuovi compagni della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Molto bene. Tutti sono stati molto ospitali con me e questo mi aiuta ad entrare in un ambiente particolare che io ho sempre sognato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Come pensi di entrare a far parte di questa Juve carica di campioni?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Tutti sono dei potenziali leader, bisogna solo tirar fuori il carattere. Penso che i giocatori possano e debbano crescere come persone, io sono il capitano del Venezuela e devo essere un esempio per i giovani. Per quanto riguarda il mio inserimento nella Juve, penso che il tempo e il mio carattere saranno complici nell’agevolare un compito che è una sfida con me stesso.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Come commenti quel 3 a 1 che la Juventus ha subito contro il Genoa che ti ha visto giocare in campo con quei colori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ stata una partita particolare, abbiamo segnato due gol in poco tempo e per noi è stata una spinta speciale. Non posso dire cosa avrei apportato io, perché da fuori le cose si vedono sempre in un altro modo. E poi chi gioca contro questa Juve fa sempre di tutto per ben figurare. La Juve è la Juve e contro di lei tutti rafforzano le proprie forze, perché quella è la partita della vita.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oggi che sei arrivato alla Juve, guardi già indietro nel tuo percorso professionale e pensi come hai fatto ad arrivare fin qui?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il mio percorso è stato lungo. Avevo un sogno ed ho cercato di perseguirlo come obiettivo da raggiungere. Nei cinque anni in Germania ho imparato tanto e sono cresciuto come calciatore, ma anche come uomo. Poi in Italia ho incontrato un grande allenatore come Gasperini che mi ha fatto maturare ancor di più. Ancora oggi tutta Genova lo ringrazia e io ho tanti motivi in più per stimarlo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ vero che contemporaneamente alla Juve, su di te c’era un forte interesse anche della Roma?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Io sono sempre stato concentrato a giocare come ogni professionista deve fare. Quando è arrivata la sosta della Serie A ci siamo seduti e tutto è stato molto veloce. Quando ho sentito della Juventus non ho avuto dubbi. Oggi sono molto felice di essere qui.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E adesso, quali sono i tuoi propositi da neo giocatore della Juventus?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Come ho già detto, oggi ho realizzato un sogno. Alla Juventus mi sto ancora ambientando e sicuramente darò sempre il massimo, lavorando come sempre al top delle mie possibilità. Se sei un vero professionista e vieni alla Juve non puoi risparmiarti di niente. Qui si gioca per vincere, ed è una cosa che mi piace tanto perché caratterialmente assomiglia al mio modo di essere.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quali sono state le tue prime sensazioni nell’inserimento con i tuoi nuovi compagni di squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Questo gruppo è una famiglia. Qui ci sono grandi campioni ed è un onore stare in mezzo a loro ed essere compagno di squadra anche di Buffon, che è il più forte portiere del mondo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Perché hai scelto il numero 28 sulla maglia della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Fin da quando sono stato all’Amburgo ho gradito il numero 8 sulle spalle. Ma qui, alla Juve, quel numero è già di Claudio Marchisio e così ho deciso per il 28 che è anche il numero dei miei anni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per finire, Tomas. Come pensi di inserirti nel sistema tattico voluto da Allegri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“So per esperienza che nel calcio come nella vita, l’impegno e il lavoro costante sono il segreto per raggiungere ogni obiettivo. Sono a completa disposizione della Juve<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e di mister Allegri, per dimostrare tutto il mio entusiasmo e la mia voglia di combattere in campo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino JUventus Stadiumfl0711fl0711foto-rincon.jpgSiNtomas-rincon-essere-alla-juve-e-la-realizzazione-di-un-sogno-1013201.htmSi100451001,02,03030412
761013180NewsCampionatiGabbiadini sulla cenere, ma non è il solo responsabile della sconfitta del Napoli20161016110020La squadra di Maurizio Sarri è incappata in una giornata da dimenticare. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo l’interruzione a favore delle squadre Nazionali, il Campionato di calcio ha presentato un sabato pallonaro ricco di spunti da analizzare attentamente. Si è iniziato alle ore 15,00 con Napoli – Roma, il derby del sud che ha assegnato il diritto di squadra anti Juve. Ebbene, questa squadra è la Roma, non solo perché ha vinto 3 a 1 con doppietta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko </b>e gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salah</b>, ma soprattutto perché ha convinto in un gioco con una difesa a tre molto elastica. La squadra di Spalletti si è presentata sul terreno di Fuorigrotta con un 3-4-1-2 e poi dal 10’ minuto ha ancora cambiato schierando la difesa a 4 con un giocatore davanti alla difesa, 4 centrocampisti e una punta. Naturalmente si tratta di numeri che trovano il tempo che trovano, ma ciò che è apprezzabile nella squadra di Spalletti, è questa ritrovata mentalità capace di modificare in corsa la sistemazione in campo senza subire traumi. In poche parole è la capacità e la duttilità dei giocatori giallorossi, capaci di assemblarsi in un unico corpo<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e fare gruppo. Ecco, crediamo proprio che questa sia stata la carta vincente di una Roma che adesso ha bisogno di mantenere una certa continuità, soprattutto con il rientro importante di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Strootman</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bruno Peres.</b> Per quanto riguarda il Napoli, invece, abbiamo notato una certa involuzione di concentrazione, quasi che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> si fosse smarrita dopo l’infortunio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milik</b>. Così, tutte le speranze sono state riposte su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gabbiadini,</b> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il quale a parer nostro è stato caricato di troppa responsabilità, soprattutto alla luce del fatto che mentalmente non era preparato a fare la prima punta. Lui, che è seconda punta e da quando è a Napoli ha vissuto alle spalle di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e poi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milik</b>, non può per incanto essere buttato nella mischia e risolvere tutti i problemi dell’attacco del Napoli. Detto questo, ci sentiamo invece di fare un appunto alla squadra di Sarri che, come dicevamo, ha peccato di concentrazione. Troppe folate scriteriate abbiamo riscontrato in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hysaj, Ghoulam</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Callejon</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Insigne</b> e poi anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mertens</b> entrato al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gabbiadini</b>, del quale si evidenziava la sua amara e ingiusta (secondo noi) bocciatura. E poi anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hamsik</b>, uomo d’ordine del gioco del Napoli, appariva opaco in tutte le sue iniziative di suggerimento e inserimento in zona d’attacco. E che dire di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly, </b>perno inamovibile<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>della difesa del Napoli, che è incappato in una giornata negativa nonostante un gol di testa che aveva fatto sperare al pubblico napoletano in una riapertura della partita. La sua disattenzione in occasione del primo gol della Roma, non si&nbsp; giustifica in un giocatore di così alto livello, se non in una giornata negativa per lui e i suoi compagni di squadra. Dunque, a conti fatti e in base a ciò che si è visto in campo, il Napoli deve ancora lavorare molto sotto il profilo mentale, evitando ansie nocive da risultato positivo da raggiungere subito e a tutti i costi. Mentre, per quanto riguarda la Roma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti</b> che si propone di diritto a essere la squadra anti Juve, ci riserviamo di fare una valutazione più approfondita in base alla continuità di gioco e la facilità dei meccanismi tattici, che sono stati molto bene interpretati a Napoli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;"> </span></span></b><br><br><br><br>Napoli Stadio Fuorigrottafl0711fl0711foto-gabbiadini.jpgSiNgabbiadini-sulla-cenere-ma-non-e-il-solo-responsabile-della-sconfitta-del-napoli-1013180.htmSi100451001,02,03030323
771013154NewsCampionatiAntonio Venuto, leadership e motivazione nel ruolo di allenatore.20160811155756Quando il calcio dilettantistico è gestito da seri professionisti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><div style="border-width: medium medium 1pt; border-style: none none solid; border-color: currentColor currentColor windowtext; padding: 0cm 0cm 1pt; border-image: none; mso-element: para-border-div; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; padding: 0cm; border: currentColor; border-image: none; text-align: justify; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;">Antonio Venuto</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> da Villafranca Tirrena in provincia di Messina, è stato allenatore della S.S. Milazzo dal 2008 al 2011 conquistando due promozioni tra Campionato di Eccellenza e poi di Serie D, raggiungendo il terzo posto nel Campionato di Lega Pro di Seconda Divisione nell’anno 2010’11. Una scalata professionale che l’ha visto crescere fin da quando, allenatore dilettante di terza categoria nel 1989 ha deciso di continuare i suoi studi calcistici per ottenere l’abilitazione di allenatore di seconda categoria fin dal 2007. Poi, non contento di quanto ottenuto, si misura con se stesso per verificare le sue potenzialità. Si iscrive al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Corso di Allenatori Professionisti di Prima</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Categoria a Coverciano nell’anno 2011’12</b> e s’incammina in questa avventura con l’ardire di chi ama il calcio, desidera studiarne approfonditamente i sistemi di preparazione, l’individuazione e l’abilità nel percepire la chiave tattica giusta (anche a partita in corso), conoscere le varie scuole di pensiero e l’anima da tirar fuori dai giocatori per poterli motivare positivamente. Ma è soprattutto la psicologia applicata al gruppo dei calciatori e anche individuale, che alla fine del corso porta Venuto a discutere la sua interessantissima tesi dal titolo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Leadership e motivazione: il ruolo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’allenatore”.</b> Non è un caso che mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b> abbia scelto di ricercare e discutere questa tesi davanti a una commissione d’esame competente, (tra gli altri c’era pure mister Spalletti). Infatti, chi lo conosce bene, sa che il suo desiderio di approfondimento teorico - pratico sulle più moderne discipline tecniche calcistiche europee, lo caratterizza come uomo -allenatore dai connotati personali talmente chiari che non si possono confondere con chi vede la professione di coach in maniera minimalista, raffazzonata e senza l’opportuna etica. Lui sa che nel calcio non c’è nulla di improvvisato e neanche di definitivo e che i risultati positivi sono la chiave del successo ripartito tra società, allenatore, giocatori e tifosi, ma sa anche che ai primi insuccessi chi paga per primo è l’allenatore. Troppo navigato è mister Venuto per illudersi di successi facili che in prospettiva non danno alcuna garanzia. Lui sa come lavorare sodo con i suoi ragazzi, dai quali pretende impegno, serietà e vita ordinata fuori dal campo. Ma è anche pronto a capire se un giocatore non rende come potrebbe a causa di problemi psicologici che non rientrano propriamente nell’infortunio fisico. Ed è questa la peculiarità più naturale e importante di questo allenatore: saper capire i suoi ragazzi e motivarli ad un impegno maggiore dal quale possa scaturire il meglio di loro. Senza stress, ma con la naturalezza e la consapevolezza che si ha quando si ama qualcosa, quando si sogna di raggiungere un obiettivo che è frutto della fatica e del lavoro serio. Sono queste le caratteristiche naturali di Venuto, un allenatore che non ha solo imparato attraverso i libri e gli studi tecnico-calcistici certi valori che sono insiti nel suo DNA, semmai le ha affinate confrontandosi con i suoi compagni di corso dai nomi altisonanti come Roberto Baggio, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Fabiens Cauet, Alessandro Dal Canto, Davide Dionigi, Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Devis Mangia, Fabio Pecchia, Lamberto Zauli, Zè Maria, per citarne solo alcuni tra i più famosi. Ma lui, mister Venuto, pur non vantando un curriculum altisonante da ex calciatore, (è stato portiere di ottime qualità in campionati di Serie D e Lega Pro) non si è lasciato intimidire da nessuno, anzi si è confrontato consapevolmente con grinta e determinazione di chi deve dimostrare a se stesso e agli altri la propria preparazione. E non è un caso che ha ottenuto uno dei più alti punteggi finali di tutto il corso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">97/110</b>. Oggi si accinge a cominciare il suo secondo anno consecutivo con il Due Torri di Piraino che parteciperà al campionato di Serie D, dopo avere sfiorato la partecipazione ai Play Off nel campionato 2015-’16. Stiamo parlando di un allenatore che stuzzica davvero la curiosità per preparazione culturale calcistica, per una forma mentis di lavoro applicato al calcio che significa fatica, dedizione e ricerca insistente ai meccanismi tattici che devono essere sostenuti da una buona preparazione fisica. E così in un assolato pomeriggio d’estate, abbiamo pensato di assistere a una seduta di allenamento. Sono le ore 17,00 di un pomeriggio d’estate 2016 che a chiunque consiglierebbe di stare a mare per refrigerarsi dalla calura. Ma qui, allo stadio di Piraino in provincia di Messina si fa sul serio, proprio come se ci si dovesse preparare a un campionato di professionisti e non di dilettanti. Due allenamenti giornalieri che sono gestiti in maniera intelligente da mister Venuto, dove ogni movimento, ogni corsa, ogni fatica che sfocia nel sudore della passione, ha sempre una sua logica e nulla è mai improvvisato. La ricerca del sincronismo di movimenti che allenano la mente e il corpo a proiettarsi tra le linee degli avversari, deve essere ripetuto fino a quando i giocatori non capiscono bene ciò che devono fare con la palla al piede. L’azione parte sempre dal portiere che appoggia all’esterno di difesa e poi al centrale che cambia gioco e lancia la palla all’esterno d’attacco che s’involerà per creare l’operazione d’attacco. Esercizi ripetuti mille volte che diventano quasi maniacali, ma che devono far capire che quella è la strada giusta da seguire. La fatica e il sudore che ti ripagherà dei sacrifici fatti. E’ il concetto di un calcio fatto di poche parole e molti fatti. Un pallone che è l’emblema dell’anima messa in campo e che fa il gruppo, la squadra, il calcio. A Piraino, in quell’assolato pomeriggio di agosto, abbiamo assistito alla preparazione di un calcio vero, che chiamarlo dilettantismo è come sminuire un qualcosa che è molto simile al professionismo. E’ il calcio di mister Venuto, che non risparmia mai energie e rafforza l’autostima di chi capisce che seguirlo non fa altro che aumentare la conoscenza di stare in campo e migliorarsi. Siamo certi che anche quest’anno, (come sempre nella gestione di mister Venuto), i risultati saranno eccellenti per il Due Torri, una squadra che parte sempre in sordina, con umiltà, ma poi emerge sempre alla grande, moltiplicando il suo reale potenziale tecnico. C’è un detto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Mazzarri,</b> l’allenatore toscano ex Napoli, Inter e adesso in Premier League, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se la mia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">squadra vale 50 ed io riesco a farla valere 100, vuol dire che……”.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b> è questo, un allenatore che vive di calcio, conosce la fame di vittorie e la trasmette ai suoi ragazzi. Per tale motivo siamo convinti che per lui si apriranno scenari sicuramente più consoni alle sue aspirazioni di allenatore ad alti livelli.</span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; padding: 0cm; border: currentColor; border-image: none; text-align: justify; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font></div><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Piraino (Me)fl0711fl0711venuto-6.jpgSiNantonio-venuto-leadership-e-motivazione-nel-ruolo-di-allenatore-1013154.htmSi100451001,02,03030655
781013152NewsEditorialeQuando il calcio è sinonimo di psicologia applicata.20160807170914Calcio e concetto di squadra,fra psicologia e comunicazione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Allenare il pensiero e aiutarlo a vincere attraverso strategie che si fondono perfettamente con le capacità di unire la squadra tramite la comunicazione di gruppo. Nel piccolo parco di capaci comunicatori, di cui purtroppo il mondo del calcio è spesso arido, abbiamo pensato da sempre come dal rettangolo verde di gioco si possano trarre lezioni talora indispensabili di relazioni umane. Pep Guardiola e Josè Mourinho ritenuti giustamente tra i migliori allenatori dell’era moderna, sono presi come un esempio importante da parte delle migliaia di allenatori che frequentano master e studi universitari di settore. Il campo di calcio e lo spogliatoio, sono spesso palcoscenico di brutture sociali come scandali dovuti alle scommesse e gesti di razzismo, ma sono anche luoghi in cui si manifesta leadership di gruppo e coaching, nella consapevolezza di migliorare le proprie risorse nello sviluppo delle energie e delle motivazioni. Tante volte, in questo mondo moderno fatto di personaggi privi di carisma, sia a livello politico che imprenditoriale, abbiamo riscontrato che nel pallone ci sono maggiori spinte e riferimenti portati al ragionamento, all’approfondimento di corsi universitari, strategie di business e relazioni. Già, la relazione. Il pane quotidiano senza il quale il nostro vivere non avrebbe alcun significato, alcun senso logico. C’è un collegamento indicativo nell’essere umano, che parte dalla logica di pensiero che l’uomo non è “un’isola” e come tale ha assoluto bisogno di vivere e confrontarsi con gli altri in maniera ragionevole. E’ come migliorare la propria qualità di vita, intesa in senso generale ma anche come specifico settore professionale. E, in questo senso, particolare attenzione è data dai media agli allenatori di calcio e ai loro metodi di preparazione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Ancelotti, Antonio Conte, Simeone, Pep</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Guardiola, Josè Mourinho</b> e altri illustri nomi dei coach più famosi d’Europa, sono seguiti con interesse soprattutto dai giovani allenatori che ambiscono a percorrere la stessa strada vincente. Da qui lo studio approfondito del Mental Coach, una figura capace di interagire con l’allenatore e di sfociare in una logica fatta di motivazioni e comunicativa verso il proprio gruppo di giocatori che devono necessariamente costituire un team coeso per il raggiungimento di obiettivi voluti all’unisono. Insomma, tutti per uno e uno per tutti. Nel calcio non è retorica ma effettiva necessità di costruire un gioco di squadra capace di determinare risultati di positiva continuità. Oggi, come non mai, per giocare bene al pallone occorre la testa oltre ai piedi buoni, anche perché in nessuno sport come nel calcio, un atleta si gioca il presente e il proprio futuro ogni tre giorni. Ed è per questo motivo che i grandi allenatori di calcio come Josè Mourinho e Pep Guardiola sono esemplari su certe filosofie di studio sempre nuove e capaci di primeggiare. Strategie vincenti che inducono allenatori e giocatori ad avere pretese economiche legittime, dando al contempo un segnale di autorevolezza alle società di appartenenza. Di vitale importanza è la comunicazione e, in altre parole, la capacità di parlare al gruppo e anche al singolo giocatore in maniera di farsi capire, creando quell’empatia necessaria per uno scambievole senso dell’autostima. Costruire un team vincente è anche la logica conseguenza e la consapevolezza di appartenere a una grande società di calcio seria e qualificata anche sotto l’aspetto economico, organizzativo e della logistica delle strutture che devono essere sempre in grado di supportare le esigenze di un lavoro quotidiano che, talora, occupa anche una giornata intera. Tre sono dunque gli elementi essenziali per la leadership di un bravo allenatore di calcio: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">strategia, capacità di fare</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">squadra e abilità nel motivare i singoli e il gruppo</b>. Un po’ come dire che nel calcio nulla s’inventa, ma si costruisce pazientemente giorno dopo giorno attraverso il lavoro e la fatica. D’altra parte il ruolo dell’allenatore di calcio moderno, non si limita più alla sola preparazione tecnico-tattica della squadra, ma va a integrarsi a una logica di psicologia applicata che, davvero, non può più ritenersi superflua ma necessaria. Cambia il calcio, cambiano i sistemi di preparazione e cambiano pure le generazioni. Oggi, il pallone che crea business e interessi economici sempre maggiori, è diventato materia di studi approfonditi anche a livello universitario e, per questo motivo, a chi si chiede ancora oggi se è più importante avere in squadra un bravo allenatore piuttosto che degli ottimi calciatori, diciamo che, da sempre, è essenziale che le due cose si combinino e si fondino perfettamente in un unico <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“metallo prezioso”</b>: la squadra.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro </font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><span style="mso-spacerun: yes;"><font face="Calibri">&nbsp;</font></span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711mourinho.jpgSiNquando-il-calcio-e-sinonimo-di-psicologia-applicata-1013152.htmSi100451001,02,03030325
791013148NewsCalciomercatoLa Juventus è padrona del calciomercato20160727153541Higuain, Pianjc,Dani Alves, Benatia, Pjaca e tanto altro, nella Juve targata 2016`17<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe Marotta</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> l’aveva detto. Dopo il primo incontro avvenuto con il presidente del Napoli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Laurentiis</b> per l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gonzalo Higuain</b>, le parti si erano lasciate con un nulla di fatto. Ma l’amministratore delegato della Juventus aveva aggiunto un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per ora”</b> che era emblematico della volontà della società di Corso Galileo Ferraris di riprendere la trattativa in termini ancora più decisi. Così è stato. La Juventus ha acquistato il Pipita pagando la clausola rescissoria di 90 milioni di Euro in due anni al Napoli, mentre al giocatore argentino è stato riservato un contratto quinquennale di 7,5 milioni di Euro a stagione. Pazzo mercato che dichiara di non avere soldi e poi li spende alla grande. Ma la Juventus, i suoi conti se li sa fare molto bene, perché ha calcolato quanto percepirà dalla partecipazione alla Champions League, mentre ha ancora in riserbo l’asse nella manica concernente l’operazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba,</b> che dovrebbe fruttare ben 115 milioni di Euro per la cessione al Manchester. Cessione che sarà probabilmente ufficializzata a fine Luglio. L’argentino sarà a Torino per la seconda parte delle visite mediche Giovedì 28 (la prima l’ha già effettuata a Madrid), mentre arriverà in gran segreto all’aeroporto di Caselle alle ore 10,30 di Mercoledì 27 Luglio. Lunedì 1° Agosto comincerà gli allenamenti a Vinovo. Questo è quanto ci risulta sulla questione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain.</b> Un’operazione che ha scombussolato il calciomercato nel suo evolversi. Un puzzle che deve ricomporre le tante tessere mancanti di società come il Napoli, l’Inter, il Milan e tutte le maggiori squadre di calcio italiane che da questa mega operazione della Juventus, cercano di inserirsi per capire come organizzarsi meglio. E partiamo proprio dai partenopei.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Napoli</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - Rientrati per fine prestito, il portiere Sepe dalla Fiorentina, il centrocampista De Guzman dal Carpi e dopo avere acquistato il difensore Tonelli dall’Empoli e il centrocampista Giaccherini dal Bologna via Sunderland, il presidente De Laurentiis ha acquistato la punta polacca Milik ed ha ceduto il portiere Gabriel al Milan, il centrocampista Chalobah al Chelsea e il difensore Regini per fine prestito alla Sampdoria. Adesso si profilano una serie di obiettivi da raggiungere e si fanno i nomi di Icardi, Candreva, Rog (centrocampista della Dinamo di Zagabria), Soriano dalla Sampdoria, Herrera (centrocampista dal Porto), Pereyra dalla Juventus, Widmer e Zielisnki dall’Udinese. Ma, dopo la partenza del Pipita, per il Napoli resta ancora il punto fermo relativo alla sua sostituzione. Dopo Milik, probabile Icardi. Vedremo cosa accadrà.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Inter</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - Tenuto conto che la nuova proprietà Suning ha dato segnali di cambiamenti non immediati, come la guida tecnica della squadra, il mercato procede a rilento con il rientro per fine prestito di Ranocchia, Dodò, Andreolli, Bessa, Yao, gli acquisti di Erkin (difensore del Fenerbahce), Ansaldi (difensore dal Genoa), Banega (centrocampista del Siviglia). Ceduti Ljajic, Telles, Manaj e Juan Jesus, l’Inter si pone questi obiettivi: Gabbiadini, Yaya Tourè, Berardi, Witsel (anche se sembra in procinto di passare alla Juve).</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Milan</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - La società rossonera sta per essere ceduta da Berlusconi a un gruppo cinese, pare addirittura con il 100% delle azioni. Il nuovo allenatore Montella sta cercando di capire assieme a Galliani, qual è la strada migliore da percorrere per essere competitivi in campionato con obiettivi europei. Rientrati dal fine prestito il portiere Gabriel, Paletta, Matri, Suso e dopo avere acquistato Lapadula dal Pescara e il difensore Vangioni dal River Plate, il Milan ha ceduto Balotelli al Liverpool per fine prestito, Mexes, Boateng e Alex per fine contratto, mentre Abbiati ha chiuso la sua carriera. Al momento gli obiettivi rimangono focalizzati in Musacchio, difensore del Villareal, Kovacic, centrocampista del Real Madrid e poi Paredes, Sosa, Zielinski, Arbeloa e Mustafi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Roma </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>– La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> sembra quasi lavorare in sordina. Dopo aver rinnovato il contratto a Francesco Totti ancora per un anno, il presidente americano Pallotta non ha ancora fatto vedere acquisti scoppiettanti, e forse non li farà neppure vedere neanche al termine del calciomercato. Rientrati dal fine prestito i vari Iturbe, Ricci e Paredes, al momento i veri acquisti si riducono nei nomi del difensore Seck, del centrocampista della Fluminense Gerson, del portiere Alisson, del difensore dell’Empoli Mario Rui e del difensore dell’Inter Juan Jesus, mentre sono stati ceduti Digne, Ucan, Keita (svincolato), Maicon, De Santis, Pjanic, Castan, il portiere Szczesny all’Arsenal per fine prestito, Iago Falque e Zukanovic. Insomma, oltre mezza squadra è stata sfoltita e adesso bisognerà ricostruire. Al momento gli obiettivi sembrano essere il difensore del Barcellona Vermaelen, l’esterno Zappacosta dal Torino, Caceres che è stato svincolato dalla Juventus, il difensore del Manchester City Zabaleta e il centrocampista della Fiorentina Badelj. Troppo poco per una squadra che giocherà i preliminari di Champions League e ha in mente di fare un ottimo campionato agli ordini del suo coach Spalleetti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Torino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Agli ordini del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, la società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b> si propone come squadra dallo spirito aggressivo, così com’è nella sua storica natura. Dopo avere acquistato il difensore Ajeti dal Frosinone, il difensore Barreca dal Cagliari, l’attaccante Boyè dal River Plate, l’attaccante Iago Falque dalla Roma e il serbo Ljajic dall’Inter, i granata hanno ceduto alla Lazio l’attaccante Immobile, il difensore Glik al Monaco, il portiere Castellazzi per fine carriera e il centrocampista Farnerud. Questi gli obiettivi da raggiungere: il difensore De Silvestri, il difensore della Fiorentina Tomovic, il centrocampista del Milan Kucka (che piace tanto a Mihajlovic) il centrocampista Badelj della Fiorentina, il centrocampista Valdifiori del Napoli e Grenier, il centrocampista del Lione. Vedremo cosa accadrà da qui al 31 di Agosto, giorno della chiusura del calciomercato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Della Juventus abbiamo già parlato abbondantemente. Possiamo solo aggiungere che nella lista degli acquisti della triade composta da Agnelli, Marotta e Paratici c’è anche Witsel, il centrale di difesa belga che attualmente milita nello Zenit di Pietroburgo. Arriverà anche lui? Con quest’andazzo nulla è precluso alla società bianconera.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711GONZALO-HIGUAIN580.jpgSiNla-juventus-e-padrona-del-calciomercato-1013148.htmSi100451001,02,03030553
801013141NewsCampionatiGli azzurri tornano a casa tra le lacrime.20160703184138Si interrompe il cammino europeo dell`Italia di Conte. La Germania va in semifinale dopo i calci di rigore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Non era mai successo di vedere due calciatori con l’esperienza di Barzagli e Buffon, scoppiare in lacrime durante un’intervista del dopo partita. Una reazione emotiva che fino ad oggi è sempre stata consumata in campo dopo una sconfitta bruciante. Ma così, davanti alle telecamere, non la ricordiamo mai. Segno evidente di quella Contemania capace di solcare l’anima dei calciatori che prima di tutto sono uomini. Ma la Nazionale Italiana con il suo lavoro e i suoi risultati, ha invertito una tendenza che da qualche anno la vedeva scemare sotto il profilo dell’interesse dei tifosi, dei media e degli addetti ai lavori. Ma anche certi giocatori storcevano il naso alla chiamata azzurra. Tutto questo aveva portato a una sorta di decadimento da parte della Nazionale Italiana nel Ranking Uefa, dopo la delusione della gestione Prandelli. Con l’avvento di Conte, fortemente voluto e lungamente corteggiato dal Presidente della FIGC Tavecchio, si è imboccata la strada giusta; quella della rinascita, del lavoro nei minimi particolari. E così, anche se il CT Antonio Conte ha toccato con mano la difficoltà di costruire una Nazionale competitiva senza avere a disposizione per lungo tempo i suoi convocati a causa degli innumerevoli impegni delle società di calcio, ha costruito pazientemente un gruppo di giocatori, non da selezionatore ma da vero e proprio allenatore. Esattamente come se si chiamasse ipoteticamente Juventus, piuttosto che Nazionale Italiana. Quello era il concetto, quello era lo spirito che lui voleva e che conosce come lavoro serio. Purtroppo, a febbraio di quest’anno sentendosi solo contro tutti, decide di lasciare la panchina azzurra dopo gli europei, per fare un’esperienza inglese al Chelsea. Forse è questo l’unico errore vero di Antonio Conte, che non ha riflettuto abbastanza sull’importanza di portare a termine il suo lavoro, almeno fino ai Mondiali del 2018. Una semina della quale raccoglie solo in parte i frutti, in questo Euro 2016. Forse Conte si è pentito di questo, tanto è vero che tra le lacrime di commiato ha voluto mettere in chiaro che non si tratta di un addio alla panchina azzurra, ma di un arrivederci. Detto questo, poniamo in analisi la sconfitta maturata soltanto ai rigori contro la Germania. Riteniamo che sia stato un gran peccato non continuare il cammino verso la semifinale di Euro 2016. Nell’oggettività di una partita difficile da affrontare contro i campioni del mondo in carica dopo avere superato l’ostacolo della Spagna, ci riesce difficile capire alcuni punti che per noi sono rimasti senza risposta. Fermo restando che la Germania ci è superiore dal punto di vista tecnico, perché attenderla per tutta la partita lasciando loro il possesso palla, senza andare mai ad aggredirli sul nascere delle loro ripartenze? Si dirà che, vista la forza dell’avversario, era consigliabile non scoprirsi troppo per tentare un contropiede che però non c’è mai stato. Questo ci lascia presupporre un eccessivo timore reverenziale della Nazionale di Conte nei confronti dei tedeschi, i quali alla resa dei conti e nonostante un loro asfissiante possesso palla, non possiamo dire che gli uomini di Low abbiano fatto una grande gara. Loro volevano essere cinici, ma in realtà ci temevano. E gli azzurri con la rinuncia al furore agonistico visto contro il Belgio, la Svezia e la Spagna, gli hanno dato l’opportunità di prendere coraggio. E così Ozil ha sfruttato al 65’ l’occasione di andare in gol e portare la Germania in vantaggio. Sotto di un gol, l’Italia ha tentato un timido accenno al gioco offensivo, e al 78’ Bonucci pareggia le sorti dell’incontro, trasformando un calcio di rigore per fallo di mani in area da parte di Boateng. A questo punto, sulle ali dell’entusiasmo, bisognava insistere con dei cambi oculati che sono arrivati in ritardo: perché il primo cambio di Conte è arrivato al 41’ della ripresa, quando Darmian ha sostituito l’esausto Florenzi? E perché si è aspettato il 2’ dei tempi supplementari per sostituire Eder con Insigne e poi il 16’ degli stessi supplementari a mettere dentro Zaza per Chiellini? Poi i calci di rigore: una estenuante lotteria che vede la Germania superare l’Italia per 7 a 6. Zaza fa il balletto davanti Neuer, e butta la palla fuori. Ma sbaglia anche Pellè, quando ciabatta malamente un pallone, prima di aver schernito il portiere avversario. Poi Darmian fallisce ancora. Che peccato, visto che all’inizio i tedeschi hanno sbagliato tre rigori su cinque, mentre l’Italia non ha saputo approfittarne. Naturalmente, nonostante questa nostra analisi che può essere condivisa o meno, diciamo che l’Italia è uscita dall’europeo a testa altissima, senza tuttavia approfittare di una Germania che ci ha temuto senza farlo capire agli azzurri di Conte. Pazienza, la vita continua. Anche se la delusione di un sogno a lungo accarezzato e poi svanito, ha solcato l’anima di tutta quella “famiglia” chiamata: NAZIONALE ITALIANA targata ANTONIO CONTE. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711conte-6.jpgSiNgli-azzurri-tornano-a-casa-tra-le-lacrime-1013141.htmSi100451001,02,03030433
811013138NewsCampionatiMeravigliosa Italia. Sconfigge la Spagna e passa ai quarti di finale.20160628115625Adesso gli azzurri di Conte sono attesi dalla Germania.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Se si potesse coniare un nuovo aggettivo superlativo per significare la bellissima prestazione degli azzurri contro la Spagna ad Euro 2016, diremmo tutte le cose più positive che offre il gioco del calcio. Emozione alle stelle e adrenalina che per entusiasmo <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>fa alzare le braccia al cielo azzurro, proprio come il colore delle maglie dell’Italia. E’ l’effetto della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">contemania</b>, una sorta di preparazione fisica e mentale che prevede un lavoro anche interiore dell’atleta. Una sensibilizzazione a non mollare mai, di crederci sempre, ed essere sorretti da quell’autostima che spesso e volentieri ti fa buttare il cuore oltre l’ostacolo. Non ipocritamente a parole, ma coi fatti. E’ il frutto di un calcio moderno che non inventa nulla, ma che rispolvera tra le sue pieghe l’antico senso di gioco di squadra, di gruppo coeso, capace di scendere in campo assieme a coloro i quali stanno in panchina. Riserve ma non troppo. Diremmo piuttosto, che si tratta di titolari aggiunti ai compagni che lottano in campo; quello sì, ci sembra più giusto! La nostra analisi non viene descritta con orpelli per ammantare di grande magnificenza il gruppo straordinario condotto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b>, ma, più semplicemente, è il modo realistico di intendere e significare un gioco del calcio che fa della preparazione oculata e maniacale il senso del vincere insieme. Infatti, la Nazionale di Conte più volte bistrattata per la carenza di qualità, ha assunto ormai il marchio di squadra sfavorita nella maggior parte degli incontri di questo Campionato Europeo 2016 che sta mostrando un grande livello tecnico. Un vantaggio psicologico che è tipico di chi non gode i favori del pronostico e ne fa tesoro. Ma se all’oggettiva carenza di qualità degli azzurri, che per infortunio hanno dovuto fare a meno sin dall’inizio di giocatori tecnicamente importanti come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Verratti e Marchisio</b>, si contrappone il modo di interpretare un calcio aggressivo di gruppo e agonisticamente di alto livello, il risultato non può essere che questo. Sì, perché negli azzurri ci sono giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pellè, Eder</b>, che non hanno vissuto una grande stagione calcistica nei loro club di appartenenza. Eppure Conte, fin dall’inizio, ha fatto scudo contro tutto e tutti con la testardaggine di chi crede comunque in un gruppo che ha grandi capacità che nascono da una professionalità che, se stimolata, dà il massimo di sé. E così, dopo 23 anni, l’Italia batte la Spagna in una partita ufficiale, non solo vincendo una partita meritatissima, ma anche convincendo in una indiscutibile supremazia territoriale in cui si è potuta evincere una sete di successo, senza dubbio superiore a quella messa in campo dagli spagnoli. Superiori dal punto di vista tecnico, gli uomini di Del Bosque hanno manifestato tutto il loro scemare di un ciclo storico di 8 magnifici anni che sembrerebbe giunto ormai al traguardo. L’Italia è stata capace di sorprenderli con aggressività, togliendo loro la possibilità di ragionare con il possesso palla. In vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b>, al seguito di una punizione dal limite battuta da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eder </b>e non trattenuta dal portiere spagnolo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Gea,</b> gli azzurri hanno sfiorato il raddoppio più volte nell’arco di tutta la gara, mentre gli spagnoli hanno tentato senza successo di pareggiare il conto. Ma sul finire del match, un superbo suggerimento dell’appena entrato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Insigne </b>coglie libero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Darmian </b>sulla destra, il quale crossa in area di rigore un pallone indirizzato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pellè </b>che insacca. E’ il 2 a 0 finale, una rete che ha ricordato quella realizzata da egli stesso contro il Belgio. Un gol liberatorio che ha rappresentato l’apoteosi azzurra. Adesso si dovrà affrontare la Germania ai quarti di finale. Avremo modo di parlare di questo incontro che si giocherà Sabato 2 Luglio alle ore 21,00. Per il momento godiamoci il trionfo azzurro, questa perla di calcio della Nazionale Italiana targata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b>, capace di scrivere un capitolo importante nella già vasta letteratura azzurra che dopo tanti anni di stelle che ne hanno fatto la differenza, oggi scopre l’essenzialità di un atteggiamento calcistico fatto di tante piccole – grandi cose.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711logo-euro-2016.jpgSiNmeravigliosa-italia-sconfigge-la-spagna-e-passa-ai-quarti-di-finale-1013138.htmSi100451001,02,03030380
821013134NewsCoppeItalia Svezia, l’importante è aver vinto, ma…20160617183511L`Italia che non convince, entra agli ottavi di finale di Euro 2016.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Com’è strano questo calcio che ti annoia per 87 minuti e poi sprigiona in un attimo le emozioni che hai atteso per tutta la partita. E’ la sintesi di un match che ha visto l’Italia giocare male e la Svezia essere più in palla ma carente in attacco. Avevamo ancora negli occhi la bellissima partita di carattere che gli azzurri hanno giocato contro il Belgio, mentre contro la squadra di Ibrahimovic si sono evidenziate lacune in tutti i settori. Il gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eder</b> è arrivato come una specie di liberazione, non solo per il successo acquisito ma, soprattutto, perché questo gol ci spalanca le porte degli ottavi di finale. E possiamo pure dire che quel famoso e amaro biscotto che avevamo dovuto ingoiare 12 anni fa in cui fummo mandati a casa dal tacito accordo tra Svezia e Danimarca, è stato “vendicato”. Ma a parte queste considerazioni che riguardano un passato troppo lontano, l’Italia vista oggi ha palesato lunghi momenti di ansia da stress fisico e mentale. Per tutto il primo tempo abbiamo visto gli svedesi arrivare primi sul pallone, mentre la nostra azione si spegneva praticamente a centrocampo, lasciandoci pericolosamente troppo bassi e arroccati nella nostra trequarti campo. Per fortuna, come dicevamo prima, la Svezia pur sovrastando l’Italia dal punto di vista fisico, hanno mostrato grandi carenze tecniche e di convinzione in fase di conclusione in area di rigore. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dobbiamo guardare in faccia la realtà”</b> dice Antonio Conte: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“All’inizio nessuno avrebbe scommesso su un’Italia che dopo le prime due partite dell’europeo, sarebbe entrata agli ottavi di finale. Oggi, soprattutto nel primo tempo, ho visto i ragazzi un po’ contratti, ansiosi, forse perché volevano togliere in fretta qualche scheletro dall’armadio. Tuttavia, non mi sembra che in tutta la partita, Buffon abbia rischiato il gol. La Svezia ha avuto il pallino del gioco, ma noi siamo stati bravi a</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">contenere la loro spinta che, ripeto, non ci ha mai creato grandi problemi.”</b> Lucida l’analisi del C.T. azzurro che si stringe attorno alla sua squadra, anche dopo una partita insufficiente dal punto di vista del gioco. Certo, siamo all’inizio, tuttavia è assolutamente necessario riprendere il bandolo del gioco, degli schemi, del giusto approccio mentale alla partita. Tutte cose che questa Italia di Conte ci ha abituati, per carattere e per voglia di superare l’ostacolo attraverso l’unione di gruppo, capace di enfatizzare il senso di squadra. Certe carenze di poca qualità a centrocampo, non si possono certamente inventare. Ma la grinta e la determinazione della squadra nell’intendere il gioco sugli esterni d’attacco che, contro la Svezia non si è praticamente mai visto, è necessario ritrovarlo presto. Insomma, tutto è bene ciò che finisce bene, ma l’entusiasmo su una vittoria acquisita negli ultimi due minuti del tempo regolamentare,non deve nascondere i problemi che la Svezia di Ibrahimovic ha messo a nudo.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Tolosafl0711fl0711conte-6.jpgSiNitalia-svezia-l-importante-e-aver-vinto-ma-1013134.htmSi100451001,02,03030295
831013132NewsCoppeL’attesa è finita, gli azzurri alla prova di Europa 201620160613185250Palla al centro e fischio d`inizio. Auguri azzurri!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Inizia Belgio Italia. Adesso la risposta sarà data solo dal campo e le parole saranno solo il commento di quanto visto. Il motto è: “Vietato avere paura”. Dopo tanta pretattica di Antonio Conte sulla formazione che scenderà in campo, in base a quanto riportato dagli organi d’informazione è possibile immaginare che le punte saranno Pellè e Eder, con un assetto tattico del 3-5-2 che prevede la difesa della Juventus con Buffon in porta, Barzagli, Bonucci, Chiellini e un centrocampo che vede Candreva, Parolo, De Rossi, Giaccherini e Darmian. E mentre i nostri avversari si schiereranno con un più offensivo 4-3-3, gli azzurri di Conte impronteranno il loro gioco sugli esterni d’attacco. E’ il tema che caratterizza da sempre il credo calcistico del C.T. azzurro che crede nella compattezza della squadra, nel movimento senza palla e nella verticalizzazione del gioco. Una sorta di costante maniacale della perfezione, che non prevede momenti di sosta o rallentamenti di tensione. Sempre lì a rincorrere il pallone, a chiudere i varchi e ripartire con idee chiare e lo sguardo possibilmente rivolto agli esterni Candreva o Darmian, che dovranno proporre al centro dell’area palloni da trasformare in gol. Certo, questo è il disegno teorico di una Italia che deve badare a se stessa, prima ancora di preoccuparsi degli altri. C’è poca qualità, questo si è detto fin dall’inizio. Ma in mancanza di leader che possano fare la differenza, Conte gioca la carta dell’essenzialità, dell’unione di gruppo, del senso di responsabilità che,comunque vadano le cose, non si debba fare appello al rimpianto di non avere dato tutto quello che c’era da dare. Senza rimpianti, ma con l’orgoglio di dire noi siamo l’Italia, tutti ci guardano e non possiamo deludere nessuno. In fondo ne va di mezzo l’immagine e la professionalità costruita in tanti anni di carriera. E’ questione di serietà,di preparazione fisica e mentale. Su questo, Conte è intransigente, così come lo era alla Juve. E i risultati si sono visti. Anche quando vinci 2 a 0 e sei a un minuto dalla fine, non puoi permetterti di sbagliare e fare il gioco dell’avversario. Questi saranno i temi che dovranno svolgere con diligenza gli azzurri, per colmare quel gap che la separa dalle autorevoli nazionali europee. Vedi Francia, Germania, Spagna, Belgio, che si presentano con i favori del pronostico per avere qualità e leader capaci di fare la differenza. Ma l’Italia, che fa di necessità virtù, vuole ribaltare questa tendenza con il significato di squadra unita e il mordente di chi non ha i favori del pronostico e vuole stupire anche i più scettici opinionisti del pallone. D’altra parte, la storia del calcio italiano ci ha insegnato che le cose migliori degli azzurri sono sempre arrivate nel momento in cui nessuno ci credeva, Sarà così anche questa volta?</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Lionefl0711fl0711conte-6.jpgSiNl-attesa-e-finita-gli-azzurri-alla-prova-di-europa-2016-1013132.htmSi100451001,02,03030338
841013131NewsCoppePietro Anastasi: “L’Italia? È un azzurro senza stelle”20160611101655Intervista con l`ex calciatore della Juventus e della Nazionale Italiana.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Dopo l’1 a 1 nella prima sfida, Italia e Jugoslavia si sono affrontate nella ripetizione della finale dei Campionati Europei UEFA 1968. Gli azzurri, già in vantaggio, hanno trovato il gol della sicurezza al quarto d’ora della ripresa con Pietro Anastasi, che con una conclusione in girata dal limite dell’aria certifica il primo e tuttora unico titolo continentale per l’Italia.”</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> Ricordi da incorniciare che si rispolverano di tanto in tanto come qualcosa di indelebile e che fa parte della storia del calcio italiano. E’ l’arricchimento totale di un calcio che ci riporta a ritroso nel tempo, quando il mondo era diverso, quando il pallone giocato era diverso, quando noi stessi eravamo diversi. E’ un affiorare di emozioni e ricordi che un po’ appaiono malinconici e un po’ ti rendono orgoglioso di quel momento, di quel gol spettacolare che ancora oggi appare da cineteca. Già, quel gol in mezza girata dal limite dell’area che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b> infilò nella porta della Jugoslavia, decretando l’alzata al cielo della Coppa d’Europa in una indimenticabile notte romana. Di questo e altro parliamo in questa intervista con lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b>, il siculo ex centravanti della Juventus e della Nazionale che ha scritto la storia di quegli anni sessanta sui libri del calcio italiano. L’occasione è ideale, proprio nel momento in cui inizia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Europa 2016.</b> </span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Pietro, cosa ricordi di quella notte azzurra dell’Olimpico di Roma, in cui hai segnato il gol del 2 a 0 che decretò per l’Italia la conquista della prima e ancora unica Coppa d’Europa?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“I ricordi sono tanti e tutti bellissimi, se pensiamo soprattutto che avevo vent’anni e una carriera che cominciava nel migliore dei modi. Ricordo che la Jugoslavia era una grande squadra e nella prima partita, che loro avrebbero potuto vincere, ci hanno preso sottogamba. Questa è stata fondamentalmente la chiave di un match che abbiamo pareggiato 1 a 1. Nella seconda partita, invece, dopo il primo gol segnato da Gigi Riva realizzai la seconda rete che determinò la conquista della Coppa d’Europa.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Dopo aver fatto quel bellissimo gol in mezza rovesciata dal limite dell’area, che cosa hai provato in quel momento?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Ti lascio immaginare cosa può provare un ragazzo di 20 anni che fa un gol del genere in una notte stellare. Vedere tutti i compagni di squadra che venivano ad abbracciarti è stata un’emozione unica, un sogno che calcisticamente si era realizzato per me, per i miei compagni e per l’Italia intera. In carriera ho avuto altre soddisfazioni ed emozioni intense, ma quella notte del 10 Giugno 1968 la ricorderò per sempre”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Tra l’altro, in quella occasione sei stato anche insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana. </font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Si, una bella attestazione ufficiale che ben si completava a mille altre grandi soddisfazioni di quel momento. Ricordo anche che in quella occasione, al contrario dei miei compagni di squadra che erano più vecchi di me, si è dovuto fare un’eccezione perché non avevo ancora compiuto 21 anni.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Cosa pensi della Nazionale di Conte?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Penso che è un azzurro senza stelle. I gravi infortuni di Marchisio, di Verratti e di altri giocatori, hanno costretto Conte a dover ridisegnare una Nazionale che deve in qualche modo essere competitiva al massimo. Personalmente non sono ottimista, perché sono dell’avviso che tecnicamente non è sicuramente una delle migliori nazionali degli ultimi tempi. Ottimi i giocatori convocati da Conte, ma non c’è un Del Piero, un Totti e neanche un Baggio che possa fare la differenza. Manca il classico leader di squadra. Tuttavia, è necessario aggrapparsi al senso del gruppo unito, alla grinta e alla determinazione che Conte sa dare alla squadra,così come fece alla Juventus.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Se tu fossi stato al posto di Conte, avresti convocato gli stessi giocatori o ti saresti orientato verso altri?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Conosco Leonardo Pavoletti per averlo visto giocare nel Varese. E’ una punta di ottima qualità, capace di fare molti gol. Ecco,se fossi stato io il C.T. della Nazionale lo avrei convocato, tenuto anche conto che non abbiamo il Riva della situazione, sul quale potere costruire l’attacco attorno a lui. Ci sono buoni giocatori, ma mancano i giocatori in grado di fare la differenza, così come il Portogallo di Cristiano Ronaldo e altre illustri Nazionali.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Pietro, tra i tuoi pronostici, chi vincerà il Campionato d’Europa 2016?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Partendo dal presupposto che tutte le volte che la Nazionale Italiana parte sfavorita, è statisticamente provato che fa ottimi risultati. Penso che arrivare nelle prime quattro squadre d’Europa sia già un ottimo risultato. Vedo la Francia favorita. Subito dopo la Germania, la Spagna e anche il Belgio potrebbe rappresentare una bella novità per la sua robustezza di squadra che è di ottimo livello tecnico. Poi c’è sempre la sorpresa, sarà l’Italia? E’ l’augurio sincero da parte di tutti gli sportivi e il mio in particolare.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi:-l-italia-è-un-azzurro-senza-stelle-1013131.htmSi100451001,02,03030343
851013129NewsCampionatiVentura: ”Dopo 5 anni, credo di aver capito cosa vuol dire essere del Toro”20160609200952Un segno di stile, da parte dell`ex allenatore del Torino Giampiero Ventura.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;">Salvino Cavallaro</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> - Una lettera vera, quella di Giampiero Ventura, il prossimo CT della Nazionale che con questo messaggio di commiato dalla società e dal popolo granata, ha dato un segno di stile. Parole di ringraziamento che danno l’immagine dell’uomo, prima ancora del tecnico. Spesso lo abbiamo criticato per le sue scelte tecniche, per certe testardaggini tattiche che talora sono apparse penalizzanti nel gioco, ma nulla gli si può rimproverare sulla serietà, la professionalità e il lavoro dimostrato sul campo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">«</font><em><span style='font-family: "Calibri","sans-serif";'>E’ arrivato il momento del commiato. Vado via dal Torino perché, come nei migliori cicli della vita, mi rendo conto che uno di essi si è concluso. Ci siamo divertiti, abbiamo soprattutto costruito qualcosa di molto solido, sicuro e duraturo. Adesso è il momento, nell’interesse di tutti e soprattutto per migliorare quanto realizzato, di dare spazio a nuovi stimoli.</span></em><font face="Calibri">&nbsp;</font><em><span style='font-family: "Calibri","sans-serif";'>Per me è un momento difficile perché il distacco è doloroso e perché nonostante la mia lunga esperienza c’è qualcosa che ancora non so allenare: il momento dei saluti. Questo è ancora più difficile di molti altri perché arriva dopo cinque anni in cui ci siamo dati tutto, reciprocamente, senza risparmiarci mai. Cinque anni dove tutti siamo andati al massimo, attraversando sofferenze, regalandoci gioie che hanno benedetto ogni giorno di lavoro. Sono stati soprattutto cinque anni di emozioni forti, sconosciute e inimmaginabili, come il giorno della commemorazione di Superga: lì ho vissuto quello che trascende il calcio per farti sentire parte di una storia che è e resterà sempre più grande di qualsiasi singolo uomo passi e passerà da queste parti. Sul campo abbiamo raggiunto insieme tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati: il ritorno in serie A, il ritorno nel calcio europeo, la vittoria nel derby. Sono questi risultati che tutti insieme abbiamo raggiunto, giorno dopo giorno, tappa dopo tappa. Abbiamo trasformato in forza la diffidenza iniziale e lo abbiamo fatto con l’unica cosa che sappiamo fare: lavorare, con passione e dignità, forza e rispetto, lavorare con il massimo della dedizione e di ogni capacità e talento di cui siamo dotati. Personalmente sento di dovere dire grazie: grazie a Don Aldo per quello che mi ha trasmesso, grazie a tutti i calciatori per la disponibilità; grazie al mio primo capitano, Rolando Bianchi; grazie al mio capitano di questa stagione, Kamil Glik; grazie al gruppo storico, che con noi ha cominciato questa straordinaria avventura: dai Vives ai Darmian. E grazie a tutti quelli che quotidianamente rimangono nell’ombra con l’obiettivo di dare a tutti noi che siamo sul campo il solo pensiero di rendere al massimo: medici, fisioterapisti, magazzinieri, dirigenti, segretari. Un grazie a Gianluca Petrachi, il primo che ha colto la possibilità di scrivere questa storia e che mi ha dato la possibilità di conoscere un uomo come Urbano Cairo, che per me oggi è molto più del presidente; è un uomo col quale ho un legame che va oltre quello professionale e dal quale ho ricevuto più di quanto ho dato. E’ grazie a tutte queste persone, e al mio staff, che siamo riusciti a vivere questi cinque anni esaltanti, anni in cui le soddisfazioni per le vittorie hanno superato di gran lunga le amarezze per le sconfitte. Porterò sempre nel mio cuore tutti questi momenti, vittorie e sconfitte, queste ultime inevitabili per costruire i successi di questo lungo periodo e, sono sicuro, altri successi che arriveranno. L’ultimo ringraziamento voglio rivolgerlo a Torino, al legame che questa città e i suoi abitanti hanno con la loro squadra. E’ difficile da spiegare, devi entrare nelle strade e nel cuore di questa gente per capire fino in fondo cosa voglia dire per loro il Toro. Io credo di averlo capito, ed è per questo che considero la mia più grande vittoria non quella singola ottenuta su un qualsiasi campo di gioco ma quella di avere contribuito a riportare l’orgoglio del vecchio cuore granata a battere nel corpo dei più giovani. Di questi cinque anni non dimenticherò alcuna faccia, non dimenticherò alcun momento, alcun episodio, di certo non dimenticherò la gioia di avere rivisto i bambini che oggi nuovamente vanno alle elementari indossando la maglia del Torino.Non mi dimenticherò mai di voi e spero dal profondo del cuore che non vi dimentichiate di me. Vi auguro tutti i successi che questa Società, questa tifoseria e questa maglia meritano.</span></em></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Calibri","sans-serif"; font-size: 12pt;'>Giampiero Ventura</span></b></em><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style='line-height: 115%; font-family: "Calibri","sans-serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</span></em><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNventura:-dopo-5-anni-credo-di-aver-capito-cosa-vuol-dire-essere-del-toro-1013129.htmSi100451001,02,03030334
861013128NewsCampionatiCalcio, idea Cina.20160607160228Gli investimenti cinesi e nuove idee occupazionali nel calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">C’è una nuova tendenza che sta stravolgendo in poco tempo il mondo del calcio italiano. La Cina avanza in maniera significativa e, attraverso i suoi grandi investimenti, ha deciso di accorciare in breve tempo quel gap abissale che per qualità e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>importanza ha fatto da sempre la differenza tra il pallone europeo e quello orientale. E’ notizia di questi giorni che l’Inter è stata acquistata da Suning, il colosso cinese di elettrodomestici, mentre a breve tempo si attende pure il passaggio di proprietà tra il Milan di Berlusconi e altro gruppo cinese. Segno che questi orientali, forti del loro potere economico, hanno deciso di affondare in Italia i propri interessi legati al calcio. Un’idea cinese capace di intersecarsi tra passione per il calcio e programmi di un investimento commerciale che già stanno danno i suoi frutti a Pechino. Infatti, dopo l’acquisto ufficiale dell’Inter ad opera di Suning, si è scatenata una campagna mediatica mai vista in metropolitana nella città cinese. Un milione di passeggeri al giorno possono beneficiare di centinaia di manifesti affissi ovunque, dove è proprio il calcio a fare da testimonial della qualità dei prodotti della catena commerciale più estesa della Cina con ben 1.600 negozi. Sono prove capaci di farci riflettere sull’importanza di un investimento legato al calcio, che per lievitazione di immagine e quindi di profitti economici, non trova migliori idee di moltiplicazione di interessi commerciali. E poi c’è la passione per il pallone con l’interesse di migliorarne la cultura in una terra cinese che scalpita per potere essere all’altezza della situazione, vincendo entro il 2050 la loro prima coppa del mondo di calcio. Un progetto davvero ambizioso che questa Cina dimostra di volere fare suo blandendo futili proclami, ma andando al sodo in maniera pragmatica. Francesco Abbonizio, allenatore di calcio presso Ole Footbal School, vive a Pechino dal 2007. Scelta di vita non facile la sua, ma adesso, dopo nove anni di permanenza e lavoro in Cina, sta raccogliendo i frutti del suo credere di portare la cultura del nostro football in terra orientale. All’inizio ha cominciato a lavorare per una scuola calcio privata: “All’epoca erano soltanto tre o quattro le scuole calcio a Pechino, e i bambini che si iscrivevano erano solo stranieri. Oggi saranno duecento le società di calcio, e il 30% dei bambini sono cinesi” dice Abbonizio. Segno di una crescita esponenziale, che a livello culturale e di perfezionamento calcistico tocca i vertici di un interesse che vede nell’immediato futuro anche sbocchi economici e occupazionali di settore. Oggi, Francesco Abbonizio si è messo in proprio e con altri tre colleghi gestisce a Pechino una scuola calcio di un centinaio di ragazzi dai sei ai dodici anni. Inoltre, sono incaricati da diverse scuole locali di gestire le attività extracurriculari legati al calcio, prendendosi cura della formazione di 700 bambini. Dunque, un calcio che parla orientale non soltanto per <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>l’alto potere economico della Cina, ma anche per la capacità imprenditoriale nel sapere investire su quel pallone che da sempre è stato fonte di guadagno e passione senza limiti.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711pallone8.jpgSiNcalcio-idea-cina-1013128.htmSi100451001,02,03030390
871013118NewsEditorialeTonino Asta, allenatore in attesa di panchina20160511164126La difficoltà del calcio italiano, di far crescere i giovani allenatori.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Più che da calciatore, vorremmo parlare di Tonino Asta allenatore. Sarà perché tutti ricordano i suoi recenti fasti di calciatore arrivato alla ribalta in età matura, sarà per il ricordo del suo essere capitano – trascinatore di un Torino che ha divertito e fatto sognare i suoi tifosi, fatto è che di Asta allenatore, oggi più nessuno ne parla. Eppure, la sua carriera da mister è cominciata in maniera superlativa, allorquando dal 2005 al 2007 è stato allenatore degli Allievi Regionali del Torino, dal 2007 al 2008 ha condotto gli Allievi Nazionali e poi dal 2009 al 2012 ha dato lustro alla squadra Primavera del Toro. Dal 2012 al 2014 è passato ad allenare il Monza in Lega Pro e dal 2014 al 2015 è stato sulla panchina del Bassano. Poi, nel 2015 il Lecce ripone in lui la speranza di una promozione che avrebbe dovuto dare una risposta immediata. Ma si sa che nel calcio, così come in tutti gli altri settori professionali, è il tempo a dare la risposta sui risultati. E a Lecce,in quel fatidico 2015, a mister Asta non è stato dato il tempo materiale per capirlo, per conoscere fino in fondo la sua preparazione professionale, il suo credo calcistico, la capacità di motivatore e assemblatore di un gruppo coeso che significa vera squadra di calcio. Ma per fare questo occorre pazienza, assiduo lavoro, ricerca di empatia con i propri giocatori e, nel frattempo, la capacità della società di aspettare che tutte queste cose maturino assieme all’allenatore. Per vedere un po’ di luce, si parla sempre di una continuità minima di almeno 5 o 6 mesi di lavoro. Ma quando certe componenti importanti vengono oscurati da chissà quali motivazioni, ecco che il calcio frettoloso trancia di netto ciò che di importante avrebbe potuto essere e non è stato. E così, dopo poche partite dall’inizio del campionato di Lega Pro 2015, mister Asta è stato esonerato dal Lecce. Da allora, non abbiamo più notizie di lui, che aspetta con pazienza la chiamata di una società in grado di dargli fiducia collaborando attraverso un serio progetto di base. 45 anni, ma non li dimostra. Mister Asta è pronto ad affrontare valide esperienze, purché, come dicevamo pocanzi, siano suffragate da seri progetti. Le sue squadre prediligono un gioco propositivo, per concetto di base. Tuttavia, Asta sa bene che essere allenatore di un gruppo di calciatori, significa studiarne bene le caratteristiche tecniche prima di adottare l’eventuale modulo tattico da mettere in campo. Troppo arguto e intelligente è mister Asta, per non capire che non sono i giocatori ad adattarsi all’allenatore, ma è l’allenatore che deve adattarsi ai suoi giocatori. E oggi che stiamo ammirando il gioco espresso dal Napoli di Sarri, un allenatore che viene dalla gavetta, ci domandiamo perché in questa nostra Italia del pallone, non si possa dare più spazio e voce a giovani allenatori fatti in casa. Si cerca l’esperienza, ma se non ti è data l’occasione per farla,come si potrà mai dare affidamento a chi ha qualità da dimostrare? <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E poi non facciamo altro che riflettere su certi errori di valutazione, quando spuntano i casi come quello di Claudio Ranieri, che a 65 anni di età è stato capace di vincere il campionato inglese con la favola del suo Leicester. Di lui, in Italia, si diceva che non avrebbe mai vinto nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711asta.jpgSiNtonino-asta-allenatore-in-attesa-di-panchina-1013118.htmSi100451001,02,03030363
881013116NewsCampionatiSerie D, s’infrange il sogno play off del Due Torri20160509170411La piccola realtà calcistica di Piraino (Me), allenata da mister Antonio Venuto. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>A un certo punto della stagione a Piraino, piccolo centro del messinese, quasi tutti ci credevano, o meglio, speravano di partecipare ai play off di un campionato di Serie D che aveva visto la squadra locale del Due Torri, prima iniziare in punta di piedi e poi rivelarsi compagine di alto rango. Sfuma così il sogno a lungo cullato, di un’occasione che avrebbe potuto dare ai siciliani la possibilità della promozione tra i professionisti. Nell’ultima partita di campionato, infatti, il Due Torri ha perso per 1 a 0 la partita casalinga contro il Reggio Calabria, che era decisiva ai fini della partecipazione ai play off per un eventuale ripescaggio in Lega Pro. Una sconfitta che brucia più di quanto non si pensi, soprattutto in virtù di un match che ha visto i siciliani di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Antonio Venuto</b> spingere con cuore e anima. Già, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Antonio Venuto</b>, uno che se si potesse si dovrebbe persino clonare per la sua consolidata esperienza e bravura professionale che, tranne i confini siciliani, aspetta ancora di essere valutata in termini di alta qualità. Un allenatore capace, grande motivatore, lavoratore instancabile e curatore dei minimi particolari di ciò che significa gestione di un gruppo coeso che poi si converte in vera squadra di calcio. Non chiacchiere da bar, ma vere e proprie sostanze che si riflettono nei risultati che mister Venuto ha lasciato dovunque è andato ad allenare, come veri e propri segni tangibili di un lavoro di qualità. E anche qui, come dicevamo, a Piraino, in questo piccolo centro del messinese, è riuscito a fare sognare un presidente, una società e una piazza con mentalità provinciale, che ha toccato il cielo con le dita e poi, in un attimo, il fatuo destino chiamato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Oggiano”</b> ha reso tutto vano. Oggiano è il nome del giocatore che ha deciso il match su calcio di rigore, tra il Due Torri e Reggio Calabria. Una partita disputata in dieci da parte della squadra siciliana, per effetto dell’espulsione del portiere Ingrassia che al 9’ del secondo tempo, ha atterrato in area di rigore proprio il match winner calabrese. E, come se non bastava, a un certo punto i biancorossi pirainesi sono rimasti in nove, anche per l’espulsione di Cicirello. Dunque, nell’analisi tecnica della partita, tenuto conto della foga agonistica e delle opportunità create dai siciliani, sarebbe stato forse più giusto un pareggio che avrebbe comunque premiato i calabresi nell’accesso ai play off. Agli 11 di Venuto resta l’inconfutabile dato matematico di una difesa arcigna che è stata la prima del girone, avendo subito soltanto 27 gol; cinque in meno rispetto a quelli incassati dal Siracusa, la squadra siciliana già promossa in Lega Pro. E poi resta la soddisfazione di un campionato condotto ad alti livelli, nonostante che questo Due Torri di Antonio Venuto si fosse presentato all’inizio come una<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>cenerentola. Adesso, dopo un anno di lavoro, la squadra di Venuto si ritroverà al Vasi per l’ultimo allenamento della stagione che, questa volta, avrà più il sapore di un ritrovo fatto di riflessione e di leggera amarezza per l’occasione sfuggita per poco. Ma nel rovescio della medaglia chiamata Due Torri, resta scritta la storia di un campionato da incorniciare. Una squadra fatta di giovani atleti che, sotto la cura di mister Venuto, potrà dire di essere cresciuta e di avere acquisito l’arricchimento di un impareggiabile bagaglio di valori tecnici e umani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Piraino (Me)fl0711fl0711venuto-6.jpgSiNserie-d-s-infrange-il-sogno-play-off-del-due-torri-1013116.htmSi100451001,02,03030377
891013115NewsCampionatiA Torino, la presentazione della sesta edizione del Palio dei Quartieri 20160506190919Il grande significato sportivo e sociale del Palio dei Quartieri di Torino.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà un’edizione ricca di novità con un ampliamento della formula: vi saranno, infatti, 40 società di Torino e 80 squadre per dare vita a 5 tornei con 4 categorie per esordienti e pulcini”. </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Stella</b> anima pensante e ideatore del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Palio dei Quartieri di Torino</b>, la kermesse di calcio che è giunta alla sua sesta edizione. Giovedì 5 Maggio nella bellissima location della Sala Viglione di Palazzo Lascaris a Torino, è stata presentata la manifestazione che si terrà dal 27 Maggio al 12 Giugno nel capoluogo torinese. Il Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mauro Laus</b> ha parlato sul tema dello sport sottolineando la sua importanza, perché, oltre a migliorare la salute nella cittadinanza, può trasmettere quei valori positivi tanto utili alla società. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per questo abbiamo fondato gli stati generali dello sport, e per questo intendiamo chiedere per la prossima edizione del Palio che vi si affianchi anche un momento di approfondimento e riflessione”</b>, aggiunge ancora il Presidente del Consiglio Regionale. Una importante testimonianza di quanto le istituzioni della città di Torino siano presenti, attivi, e incoraggino le Associazioni Culturali e Sportive come Il Palio dei Quartieri di Torino, che ben si adoperano per il bene collettivo, sia esso riguardante la salute fisica e la socializzazione. Alla presentazione del Palio dei Quartieri c’era anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Assessore allo Sport della Regione Piemonte Giovanni Maria Ferraris,</b> il quale ha ribadito l’incoraggiamento per una manifestazione annuale che è il linea con i programmi della Giunta, all’insegna dell’educazione e della formazione. Ma l’elegante e antica Sala Viglione del Palazzo Lascaris, si è arricchita della presenza di numerosi presidenti e dirigenti di società di calcio di Torino, ma anche di allenatori e addetti ai lavori che sono stati attenti e partecipi alla presentazione. Su tutti, abbiamo notato la partecipazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’ex calciatore e allenatore del Torino</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ezio Rossi</b>, che con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Serino Rampanti</b> ha ben rappresentato i colori granata. Non ultima, ci piace citare anche l’elegante presenza della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dott.ssa Sabrina Gonzatto</b>, attenta e sensibile scrittrice che da sei anni rappresenta un aiuto di qualità insostituibile per Lucio Stella e per tutta l’organizzazione del Palio dei Quartieri. Ci piace citare qualche riga del suo articolo intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Calcio che passione”</b> scritto per l’occasione sull’elegante brochure di presentazione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il calcio è una passione. Le passioni non si spiegano. Il calcio è tecnica e la tecnica invece va spiegata, eccome se va spiegata. Allenare è un compito complesso che richiede organizzazione, metodo, capacità e conoscenze adeguate. Lo sanno bene i calciatori; di tutte le età”.</b> Diremmo proprio che in queste parole si racchiude la sintesi del grande significato dello sport che si chiama calcio. La filosofia del pallone a tuttotondo,capace d’essere passione ma anche tecnica….e quindi didattica. Ecco, pensiamo davvero che il Palio dei Quartieri di Torino racchiuda bene tutti i significati di un calcio che è bello vivere. Per la salute fisica, per le relazioni sociali, per la passione, per i palpiti, ma anche per imparare la tecnica e il senso di gruppo inteso come squadra. Per questo diciamo grazie al presidente Lucio Stella, che con questo sesto anno del Palio dei Quartieri di Torino, tra le altre cose, ci fa riflettere sull’importanza di certi valori che devono essere recuperati anche attraverso manifestazioni sportive come questa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNa-torino-la-presentazione-della-sesta-edizione-del-palio-dei-quartieri-1013115.htmSi100451001,02,03030351
901013110NewsEditoriale“Storie Granata di Poeti Guerrieri”, il libro di Gaetano Pizzuto20160428171731La voce dei tifosi del Toro nel libro di Gaetano Pizzuto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Per quelli come me che credono ancora alle favole. C’era una volta…..una storia da raccontare. Un mondo senza Toro era come un giardino senza fiori, una sinfonia senza musica, un Louvre senza Monna Lisa, un vigneto senza sole, la storia del cinema senza Marilyn, come un giorno senza</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">amore”</b>. Già, senza amore. E come avrebbe mai potuto avere l’idea di racchiudere in un libro dedicato ai tifosi del Toro, dandogli l’opportunità di esprimere i propri sentimenti, di arrabbiarsi e commuoversi tra le tante storie di vita personale che s’intersecano al percorso sportivo e umano all’affascinante storia del Torino, se in tutto ciò non ardesse un profondo amore? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano Pizzuto</b> siciliano di nascita e torinese d’adozione, è un personaggio che sembra uscito da un mondo che è l’esatto contrario di quello contemporaneo. Gli parli e scorgi subito nei suoi occhi la poesia che ti prende per mano e ti porta là dove vuole il cuore. Ai<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>più superficiali potrebbe apparire ingenuo, ma la sensibilità che gli è connaturata e traspare cristallina come gocce d’acqua, fa di lui un uomo speciale, originale per tanti versi, uno che mette sempre davanti il cuore sopra ogni cosa. E’ facile cogliere in Tano Pizzuto i tratti romantici di un uomo d’altri tempi, che a forza si adatta alla realtà di un mondo in cui i valori si stanno disperdendo con troppa facilità. Egli ama l’arte in tutte le sue forme e la poesia è nelle sue corde come l’aria che respira. Tempo fa ha pubblicato quattro raccolte di poesie, l’ultima nel 2012 intitolata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un sogno lungo 90 lune”</b> edito dalla Casa Editrice Genesi. Nel 2014 si è messo in evidenza come scrittore pubblicando il libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie da Baci e cuori da lupi”</b> che racchiude la lunga storia del gruppo sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Bacigalupo,</b> società dilettantistica di Torino, di cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> è stato prima giocatore e poi allenatore di calcio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi si presenta al mondo della già vasta letteratura granata con la sua ultima fatica letteraria dal titolo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie Granata di Poeti Guerrieri”,</b> edito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Impremix Edizioni Visual Grafika</b> che si può trovare nelle migliori librerie o richiedendolo tramite posta elettronica a: <a href="mailto:tano.pizzuto@libero.it"><font color="#0000ff">tano.pizzuto@libero.it</font></a>. Sono storie raccontate in maniera intima da chi vive il Toro in una forma speciale e non conosce altro modo per esprimere quel profondo amore che li lega a quella squadra di calcio chiamata Torino, che è qualcosa di più, qualcosa di diverso da tutte le altre. Eppure, mentre gusti delicatamente le pagine di questo libro che è corredato da fotografie e illustrazioni anche inedite, ti accorgi della cura nel non cadere nella facile retorica, trasmettendo al lettore quelle esperienze di vita vissuta in prima persona, dagli stessi tifosi granata. Sono sentimenti forti che scaturiscono dall’anima di ogni tifoso del Toro, che pur manifestandosi in maniera diversa, sono simili nel concetto d’amore che talora può pure sfociare in momentanea rabbia e quasi odio, ma che poi ritorna a essere ancora amore profondo. E’ quindi un liberare la propria anima da tante cose vissute insieme. Essere granata è qualcosa di particolare e, se non lo sai, lo scopri leggendo le pagine di esperienze personali vissute tra fratelli di DNA, che s’intersecano negli anni tra trasferte al seguito del Toro e palpitanti momenti vissuti in quella Curva Maratona che resta l’anima e il cuore pulsante del tifo granata. Ma dentro questo libro di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> c’è ancora di più. C’è la tradizione, ci sono gli affetti, i legami, le lacrime di gioia e di dolore, tanto dolore. Ma c’è l’empatia con una storia che vorresti spiegare bene a chi non capisce cosa vuol dire appartenere al tifo granata. Perché si tifa Toro se da un po’ di anni non vince niente? Perché si è così irrimediabilmente legati alla storia del Grande Torino e di quegli invincibili giocatori caduti nella tragedia di Superga? Semplicemente perché dentro tutte queste cose si racchiudono le emozioni e i palpiti di un vissuto che appaiono ancora più grandi dello stesso gioco del pallone. E’ ciò che fa grande il cuore e la passione granata che fa sembrare minimalista il calcio fatto di plusvalenze e iperbolici interessi economici. E’ come tuffarsi nel mare dei sentimenti forti che vengono estratti dal profondo dell’anima, esplorando ogni angolo di vissuto granata. Dunque, un’opera letteraria che Tano Pizzuto ha prima pensato come idea originale nel dare voce al racconto dei tifosi del Toro, e poi ha realizzato dopo 16 lunghi mesi di accurato e attento lavoro. E’ la bellezza di un libro, capace di farti riflettere sul perché tu stesso sei del Toro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-copertina-libro-toro.jpgSiNstorie-granata-di-poeti-guerrieri-il-libro-di-gaetano-pizzuto-1013110.htmSi100451001,02,03030261
911013109NewsEditoriale20160428171731La voce dei tifosi del Toro nel libro di Gaetano Pizzuto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Per quelli come me che credono ancora alle favole. C’era una volta…..una storia da raccontare. Un mondo senza Toro era come un giardino senza fiori, una sinfonia senza musica, un Louvre senza Monna Lisa, un vigneto senza sole, la storia del cinema senza Marilyn, come un giorno senza</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">amore”</b>. Già, senza amore. E come avrebbe mai potuto avere l’idea di racchiudere in un libro dedicato ai tifosi del Toro, dandogli l’opportunità di esprimere i propri sentimenti, di arrabbiarsi e commuoversi tra le tante storie di vita personale che s’intersecano al percorso sportivo e umano all’affascinante storia del Torino, se in tutto ciò non ardesse un profondo amore? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano Pizzuto</b> siciliano di nascita e torinese d’adozione, è un personaggio che sembra uscito da un mondo che è l’esatto contrario di quello contemporaneo. Gli parli e scorgi subito nei suoi occhi la poesia che ti prende per mano e ti porta là dove vuole il cuore. Ai<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>più superficiali potrebbe apparire ingenuo, ma la sensibilità che gli è connaturata e traspare cristallina come gocce d’acqua, fa di lui un uomo speciale, originale per tanti versi, uno che mette sempre davanti il cuore sopra ogni cosa. E’ facile cogliere in Tano Pizzuto i tratti romantici di un uomo d’altri tempi, che a forza si adatta alla realtà di un mondo in cui i valori si stanno disperdendo con troppa facilità. Egli ama l’arte in tutte le sue forme e la poesia è nelle sue corde come l’aria che respira. Tempo fa ha pubblicato quattro raccolte di poesie, l’ultima nel 2012 intitolata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un sogno lungo 90 lune”</b> edito dalla Casa Editrice Genesi. Nel 2014 si è messo in evidenza come scrittore pubblicando il libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie da Baci e cuori da lupi”</b> che racchiude la lunga storia del gruppo sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Bacigalupo,</b> società dilettantistica di Torino, di cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> è stato prima giocatore e poi allenatore di calcio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi si presenta al mondo della già vasta letteratura granata con la sua ultima fatica letteraria dal titolo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie Granata di Poeti Guerrieri”,</b> edito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Impremix Edizioni Visual Grafika</b> che si può trovare nelle migliori librerie o richiedendolo tramite posta elettronica a: <a href="mailto:tano.pizzuto@libero.it"><font color="#0000ff">tano.pizzuto@libero.it</font></a>. Sono storie raccontate in maniera intima da chi vive il Toro in una forma speciale e non conosce altro modo per esprimere quel profondo amore che li lega a quella squadra di calcio chiamata Torino, che è qualcosa di più, qualcosa di diverso da tutte le altre. Eppure, mentre gusti delicatamente le pagine di questo libro che è corredato da fotografie e illustrazioni anche inedite, ti accorgi della cura nel non cadere nella facile retorica, trasmettendo al lettore quelle esperienze di vita vissuta in prima persona, dagli stessi tifosi granata. Sono sentimenti forti che scaturiscono dall’anima di ogni tifoso del Toro, che pur manifestandosi in maniera diversa, sono simili nel concetto d’amore che talora può pure sfociare in momentanea rabbia e quasi odio, ma che poi ritorna a essere ancora amore profondo. E’ quindi un liberare la propria anima da tante cose vissute insieme. Essere granata è qualcosa di particolare e, se non lo sai, lo scopri leggendo le pagine di esperienze personali vissute tra fratelli di DNA, che s’intersecano negli anni tra trasferte al seguito del Toro e palpitanti momenti vissuti in quella Curva Maratona che resta l’anima e il cuore pulsante del tifo granata. Ma dentro questo libro di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> c’è ancora di più. C’è la tradizione, ci sono gli affetti, i legami, le lacrime di gioia e di dolore, tanto dolore. Ma c’è l’empatia con una storia che vorresti spiegare bene a chi non capisce cosa vuol dire appartenere al tifo granata. Perché si tifa Toro se da un po’ di anni non vince niente? Perché si è così irrimediabilmente legati alla storia del Grande Torino e di quegli invincibili giocatori caduti nella tragedia di Superga? Semplicemente perché dentro tutte queste cose si racchiudono le emozioni e i palpiti di un vissuto che appaiono ancora più grandi dello stesso gioco del pallone. E’ ciò che fa grande il cuore e la passione granata che fa sembrare minimalista il calcio fatto di plusvalenze e iperbolici interessi economici. E’ come tuffarsi nel mare dei sentimenti forti che vengono estratti dal profondo dell’anima, esplorando ogni angolo di vissuto granata. Dunque, un’opera letteraria che Tano Pizzuto ha prima pensato come idea originale nel dare voce al racconto dei tifosi del Toro, e poi ha realizzato dopo 16 lunghi mesi di accurato e attento lavoro. E’ la bellezza di un libro, capace di farti riflettere sul perché tu stesso sei del Toro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-copertina-libro-toro.jpgSiN-1013109.htmSi100451001,02,03030346
921013108NewsEditoriale“Storie Granata di Poeti Guerrieri”, il libro di Gaetano Pizzuto20160428171731La voce dei tifosi del Toro nel libro di Gaetano Pizzuto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Per quelli come me che credono ancora alle favole. C’era una volta…..una storia da raccontare. Un mondo senza Toro era come un giardino senza fiori, una sinfonia senza musica, un Louvre senza Monna Lisa, un vigneto senza sole, la storia del cinema senza Marilyn, come un giorno senza</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">amore”</b>. Già, senza amore. E come avrebbe mai potuto avere l’idea di racchiudere in un libro dedicato ai tifosi del Toro, dandogli l’opportunità di esprimere i propri sentimenti, di arrabbiarsi e commuoversi tra le tante storie di vita personale che s’intersecano al percorso sportivo e umano all’affascinante storia del Torino, se in tutto ciò non ardesse un profondo amore? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano Pizzuto</b> siciliano di nascita e torinese d’adozione, è un personaggio che sembra uscito da un mondo che è l’esatto contrario di quello contemporaneo. Gli parli e scorgi subito nei suoi occhi la poesia che ti prende per mano e ti porta là dove vuole il cuore. Ai<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>più superficiali potrebbe apparire ingenuo, ma la sensibilità che gli è connaturata e traspare cristallina come gocce d’acqua, fa di lui un uomo speciale, originale per tanti versi, uno che mette sempre davanti il cuore sopra ogni cosa. E’ facile cogliere in Tano Pizzuto i tratti romantici di un uomo d’altri tempi, che a forza si adatta alla realtà di un mondo in cui i valori si stanno disperdendo con troppa facilità. Egli ama l’arte in tutte le sue forme e la poesia è nelle sue corde come l’aria che respira. Tempo fa ha pubblicato quattro raccolte di poesie, l’ultima nel 2012 intitolata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un sogno lungo 90 lune”</b> edito dalla Casa Editrice Genesi. Nel 2014 si è messo in evidenza come scrittore pubblicando il libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie da Baci e cuori da lupi”</b> che racchiude la lunga storia del gruppo sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Bacigalupo,</b> società dilettantistica di Torino, di cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> è stato prima giocatore e poi allenatore di calcio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi si presenta al mondo della già vasta letteratura granata con la sua ultima fatica letteraria dal titolo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie Granata di Poeti Guerrieri”,</b> edito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Impremix Edizioni Visual Grafika</b> che si può trovare nelle migliori librerie o richiedendolo tramite posta elettronica a: <a href="mailto:tano.pizzuto@libero.it"><font color="#0000ff">tano.pizzuto@libero.it</font></a>. Sono storie raccontate in maniera intima da chi vive il Toro in una forma speciale e non conosce altro modo per esprimere quel profondo amore che li lega a quella squadra di calcio chiamata Torino, che è qualcosa di più, qualcosa di diverso da tutte le altre. Eppure, mentre gusti delicatamente le pagine di questo libro che è corredato da fotografie e illustrazioni anche inedite, ti accorgi della cura nel non cadere nella facile retorica, trasmettendo al lettore quelle esperienze di vita vissuta in prima persona, dagli stessi tifosi granata. Sono sentimenti forti che scaturiscono dall’anima di ogni tifoso del Toro, che pur manifestandosi in maniera diversa, sono simili nel concetto d’amore che talora può pure sfociare in momentanea rabbia e quasi odio, ma che poi ritorna a essere ancora amore profondo. E’ quindi un liberare la propria anima da tante cose vissute insieme. Essere granata è qualcosa di particolare e, se non lo sai, lo scopri leggendo le pagine di esperienze personali vissute tra fratelli di DNA, che s’intersecano negli anni tra trasferte al seguito del Toro e palpitanti momenti vissuti in quella Curva Maratona che resta l’anima e il cuore pulsante del tifo granata. Ma dentro questo libro di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> c’è ancora di più. C’è la tradizione, ci sono gli affetti, i legami, le lacrime di gioia e di dolore, tanto dolore. Ma c’è l’empatia con una storia che vorresti spiegare bene a chi non capisce cosa vuol dire appartenere al tifo granata. Perché si tifa Toro se da un po’ di anni non vince niente? Perché si è così irrimediabilmente legati alla storia del Grande Torino e di quegli invincibili giocatori caduti nella tragedia di Superga? Semplicemente perché dentro tutte queste cose si racchiudono le emozioni e i palpiti di un vissuto che appaiono ancora più grandi dello stesso gioco del pallone. E’ ciò che fa grande il cuore e la passione granata che fa sembrare minimalista il calcio fatto di plusvalenze e iperbolici interessi economici. E’ come tuffarsi nel mare dei sentimenti forti che vengono estratti dal profondo dell’anima, esplorando ogni angolo di vissuto granata. Dunque, un’opera letteraria che Tano Pizzuto ha prima pensato come idea originale nel dare voce al racconto dei tifosi del Toro, e poi ha realizzato dopo 16 lunghi mesi di accurato e attento lavoro. E’ la bellezza di un libro, capace di farti riflettere sul perché tu stesso sei del Toro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-copertina-libro-toro.jpgSiNstorie-granata-di-poeti-guerrieri-il-libro-di-gaetano-pizzuto-1013108.htmSi100451001,02,03030261
931013107NewsCampionatiLa Juventus è Campione d’Italia per la quinta volta consecutiva.20160427135997Lo scudetto e i tanti record della Vecchia Signora d`Italia targata 2015`16.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Maradona</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”La Juventus? Ha giocatori fenomenali in federazione e fra gli arbitri”.</b> E’ l’eterna storia antijuventina che si manifesta in quella parte d’Italia che non ama i colori bianconeri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Diego Armando Maradona</b> rimasto legato al Napoli e ai napoletani, con la frase sopracitata si è reso portavoce di un retro pensiero antico come il mondo che, tuttavia, non porta a nulla di concreto. La realtà è che la Juve ha vinto il suo quinto scudetto consecutivo con un irripetibile ribaltone di + 25 punti sulla Roma e 21 sul Napoli. A Ottobre 2015, infatti, tutti pensavano che la Juve di quest’anno, dopo aver venduto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tevez,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vidal </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pirlo</b>, oltreché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Llorente</b>, avrebbe dato un addio anticipato allo scudetto. Tutti erano pronti a emarginare mister Allegri, perché si era affidato a un cambio tattico che prevedeva l’inserimento del trequartista che nella Juve di fatto non c’è. E così dopo le prime mortificanti sconfitte contro Udinese e Roma, il percorso della Juve si è fatto impervio e irto di mille figuracce tipiche da squadra provinciale, fino alla partita contro il Sassuolo in casa dei nero verdi. Una domenica in cui i bianconeri toccarono il fondo della loro dignità. In quella occasione capitan Buffon, a nome della vecchia guardia ha smosso l’orgoglio della squadra, coinvolgendo soprattutto i nuovi arrivati. E galeotto fu quel momento in cui, a cominciare dal derby torinese in cui Cuadrado ha infilato il pallone della vittoria all’ultimo minuto. Da quel momento la Juve ha ottenuto 24 vittorie consecutive su 25 partite, ha costruito il record di imbattibilità di Buffon ed è arrivata alle porte dei quarti di finale di Champions, dopo essere stata estromessa immeritatamente dal Bayern Monaco. Tutte cose che non si inventano dalla sera alla mattina, ma che hanno bisogno di tempo, di qualità, di concentrazione massima e di lavoro. E allora cosa vogliamo ancora dire oggettivamente a una squadra e a un gruppo così compatto, gestito in maniera egregia da una società capace di conoscere il segreto di “non morire mai”. Da sempre sappiamo che nel calcio non esiste una squadra forte se alle spalle non c’è una grande società. E la Juve è una grande società, perché questo dicono i fatti, gli scudetti vinti, la sua storia. Poi, ognuno può dire quel che vuole per antipatia verso i colori bianconeri, o perché dopo calciopoli ognuno ha affondato i suoi pensieri nei torbidi convincimenti di chissà quale oscuro disegno. La sostanza è che la Juve resta ancora da cinque anni la squadra da battere in campo nazionale, ma che deve ancora colmare un piccolo gap con le più titolate squadre europee. Questo è l’eterno cruccio di una società che storicamente ha vinto troppo poco in campo internazionale, ma che sta studiando per diventare grande anche in Europa. Adesso i tifosi aspettano fiduciosi di conquistare quella Champions che la storia bianconera ricorda come qualcosa di stregato. Agnelli, Marotta, Nedved e Paratici sono già all’opera, cominciando proprio dal rinnovo del contratto di quel Massimiliano Allegri che all’inizio della sua avventura bianconera nessuno voleva. Con lui si programmerà il futuro immediato di un’Europa che significa conquista della Champions League. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juventus-e-campione-d-italia-per-la-quinta-volta-consecutiva-1013107.htmSi100451001,02,03030367
941013104NewsCampionatiIl Toro conquista la terza vittoria consecutiva.20160417125434In casa granata si riprende animo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo la partita di campionato Bologna Torino, si possono fare mille discorsi e abbandonarsi pure a quelle innumerevoli dietrologie tecnico – tattiche che metterebbero il Toro nella consueta quanto persino instabile mediocrità di base. Ma la realtà è che la squadra di Ventura, nel finale di campionato sembra farsi perdonare ciò che l’ha resa volubile e anche (diciamolo pure) brutta da vedersi. Un 1 a 0 conquistato su rigore dal “gallo” Belotti nei minuti di recupero, che fa pensare a una buona condizione mentale nel voler credere fino all’ultimo di poter conquistare una vittoria, che in altre partite non c’è stata. Il match non ha offerto spunti emozionali di gran gioco, se non nella circostanza del palo colpito da Giaccherini e da un tiro di Martinez. Il resto è stata noia. Tuttavia, come dicevamo, l’aver conquistato un risultato che per i granata è il terzo di fila, ha un grande significato, visto che al Toro difficilmente succedono certe continuità di risultato positivo. E, mentre Donadoni è molto arrabbiato con la sua squadra per avere offerto una prestazione incolore, non solo per le assenze di Destro, Mounier, Donsah e Gastardello in panchina, Ventura se la gode giustamente per le sue scelte che, una volta tanto, sono state azzeccate. Il tecnico granata, infatti, ha lasciato in panchina Maxi Lopez alle prese con un attacco influenzale, ed ha schierato Belotti e Martinez. A centrocampo c’è da registrare il ritorno di Baselli con Benassi a riposo per un risentimento muscolare e, nella linea di difesa a tre, Ventura ha schierato Bovo al posto di Maksimovic. Insomma, tutto è bene ciò che finisce bene, anche se c’è da sottolineare la crescita esponenziale del “gallo” Andrea Belotti, che con i suoi 10 gol all’attivo sta diventando lentamente l’idolo della tifoseria granata. Adesso il Toro deve continuare su questa strada. Fare punti e conquistare autostima e crescita di gruppo, è la priorità su ogni altra cosa. Il gioco verrà con il tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bologna Stadio D'Allarafl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNil-toro-conquista-la-terza-vittoria-consecutiva-1013104.htmSi100451001,02,03030367
951013085NewsCampionatiA Milazzo, gli stage estivi di Marco Ferrante 20160302151411Un`interessante iniziativa ludico sportiva dell`ex bomber del Torino calcio, che si prefigge di organizzare uno stage di qualità nella città di Milazzo. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Ci capita spesso di passare a trovare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Ferrante</b> nella sua mega struttura sportiva di Grugliasco in provincia di Torino. E’ un modo come un altro per ritornare a respirare il calcio dei più piccoli, dei futuri uomini, e chissà, magari dei campioni di domani. Ci piace stare dietro le quinte per assistere ai metodi di allenamento degli istruttori, alla loro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>professionalità e al modo con cui vivono una passione senza limiti. Ed è bello scoprire quanto sia importante e insostituibile il rapporto diretto con il piccolo calciatore, partendo proprio dalle sue qualità naturali e migliorare nel tempo ciò che si percepisce carente nei fondamentali. Ma ci piace ancor di più verificare la pazienza con la quale questi giovani e preparati maestri di calcio, riescono a insegnare attraverso il gioco la grande opportunità di stare insieme, di conoscersi, di ritrovarsi dopo la scuola. La <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Soccer School di Marco Ferrante</b> sta diventando sempre più la casa dei piccoli, ma anche dei grandi appassionati di calcio che amano il senso della socializzazione. In questo luogo è come se ci fosse un quotidiano appuntamento con la relazione e gli incontri che sono il sale della vita. E ci piace anche osservare come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Ferrante</b>, il campione di ieri che ha realizzato ben 125 gol in maglia granata, sia sempre lì a curare i rapporti con i bambini, ma anche con i grandi. Sfumature che diventano l’essenzialità di un processo educativo – culturale e sportivo, legato alla crescita da parte dei genitori e dei propri figli. Un tentativo di miglioramento comportamentale, atto a modificare certi atteggiamenti esasperati che spesso il mondo del calcio ci riserva in maniera davvero deludente. Qualche fotografia di rito con il campione, qualche autografo con dedica a chi si è legato affettivamente a questo simpatico calciatore di Velletri, e poi una pacca affettuosa e significativa sulle sue spalle per sapere cosa si dice, cosa si fa, come si trova in questo nuovo mondo del calcio dedicato ai più piccoli. E lui, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Ferrante da Velletri</b>, ha sempre una parola verso tutti. Un caffè al bar e poi il piacere di parlare di tanto, di tutto ciò che accade oggi nel mondo del calcio, con l’intelligenza e l’umiltà che lo contraddistinguono da sempre. Ma quello che abbiamo potuto appurare di Ferrante è che lo puoi trovare sempre lì, presente per ogni evenienza. Sempre sul pezzo, sempre pronto a dare consigli a grandi e piccini. E ci piace pure constatare che egli non ha fondato una scuola calcio fatta di evanescenti promesse e fatue illusioni, come spesso succede da parte di chi specula sul proprio illustre nome di ex campione di calcio, ma qui, in questo centro sportivo di Grugliasco si respira l’aria del gioco, inteso come il più antico significato ludico della parola. Con questa logica e con lo spirito di portare avanti una filosofia che abbraccia la funzione etico – sociale e ludico – sportiva, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">A.S.D. di Marco Ferrante</b> sta preparando gli stage estivi, ovvero quel momento dell’anno che, finita la scuola, deve rappresentare per il bambino un appuntamento con lo svago e il gioco che si manifesta meglio stando insieme mentre si fa gruppo. Due mesi di impegni molto intensi per Ferrante e i suoi istruttori, che nell’ultima settima di giugno (o la prima di luglio) andranno a Milazzo per uno stage estivo. A questo proposito, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con l’ex campione di calcio per capire meglio com’è nata questa idea e dove sarà il centro sportivo milazzese che ospiterà questo appuntamento con il pallone e con le varie attività estive e balneari. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Marco, come nasce l’idea di fare uno stage estivo proprio a Milazzo.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Premetto che non conosco la città di Milazzo e sono molto curioso di conoscerla presto, per vivere un’esperienza che sicuramente mi arricchirà sotto l’aspetto umano, sportivo e culturale. Questa idea di venire a Milazzo per fare uno stage estivo, nasce dalla conoscenza di alcuni cari amici del luogo che mi hanno parlato di un posto bellissimo sotto l’aspetto paesaggistico e storico culturale. Una città che per la sua conformazione geografica è una penisola che si affaccia sul mare, dove puoi godere le albe del mar di levante e i magnifici tramonti del mar di ponente. Tutto questo quadretto è naturalmente arricchito dalla vicinanza delle isole Eolie che si affacciano in lontananza sul mare.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Come fai a sapere tutte queste cose di Milazzo se non ci sei mai stato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi sono informato attraverso internet e poi i miei cari amici milazzesi mi hanno portato tante brochure, depliant, fotografie, cartoline e quant’altro, che parlano del fascino reale di un luogo che non vedo l’ora di vivere.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>E parliamo dello stage estivo. In quale struttura di Milazzo ti appoggerai?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ molto probabile che io e i miei istruttori ci appoggeremo presso la struttura sportiva <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">A.S.D.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gi.Fra. di Milazzo</b>, proprio attaccata alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Parrocchia SS. Crocifisso di San Papino</b>. Ho potuto vedere che si tratta di una posizione eccellente per la sua vicinanza al mare e per la comodità nel raggiungerla. Poi ho visto che si tratta di una struttura moderna e funzionale, corredata da spogliatoi e campi di calcio in erba sintetica. So che questa società di calcio dilettantistica è molto attenta allo spirito religioso, per la vicinanza della Parrocchia di San Papino che è diretta dal Frate Paolino Isaia. Mi è stato anche detto che in questa società sono passati diversi presidenti che hanno associato la passione del calcio alla formazione etico sociale e religiosa dei ragazzi. Questa cosa mi piace molto, anche perché, sotto certi aspetti, rappresenta la filosofia della mia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Soccer Shool di Grugliasco</b> in provincia di Torino, dove i fondamentali di calcio si associano alla formazione dei bambini.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Come si articolerà questa settimana di calcio milazzese?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Stiamo ancora lavorando per mettere bene a punto il programma di questa intensa settimana suddivisa tra calcio, attività ludiche e altre idee di svago che presto metteremo in atto anche con l’aiuto degli amici milazzesi che mi assisteranno sul luogo. Tutto in virtù di uno spirito di squadra fatto di intrattenimento, divertimento e di calcio giocato. In pratica potranno essere iscritti i bambini di 6 anni, fino all’età di 13/14 anni. Ma appureremo meglio questo aspetto, in base a quella che sarà la richiesta del bacino d’utenza milazzese. E’ chiaro che i bambini resteranno con noi per tutta la giornata. Naturalmente saranno divisi per fascia d’età, e per coloro i quali invece verranno da lontano, ( se ci saranno) potranno sistemarsi per il pernottamento in Hotel.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Come saranno distribuiti i pasti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Ci affideremo a una seria società di catering di Milazzo, cui stileremo il nostro menù settimanale che, anche in virtù del clima molto caldo, non deve appesantire i bambini.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Quali saranno i costi di iscrizione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Anche su questo punto stiamo lavorando per stabilire una quota di iscrizione che sia alla portata di tutti, compatibilmente con i costi vivi che comportano tali manifestazioni sportive. Comunque, coloro i quali volessero saperne di più, tra qualche giorno potranno parlare direttamente con la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sig.ra Nadia Finassi del mio ufficio Marketing, cell. 3393888220”</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Come pensi di promuovere la campagna di informazione inerente questo stage?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“A Milazzo, tra breve tempo, saranno affisse delle locandine. Poi partiremo con le varie pubblicità sul territorio. A questo proposito, mi auguro che anche gli sponsor del luogo siano interessati a tale iniziativa sportiva che, sono sicuro, avrà una buona cassa di risonanza.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>In quali altri luoghi hai in programma di fare i tuoi stage estivi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Cominceremo a intrattenere i bambini che saranno iscritti presso il nostro centro sportivo di Grugliasco, subito dopo la chiusura delle scuole. Poi verremo a Milazzo, e probabilmente (ma è ancora da definire) subito dopo andremo in America per qualche settimana.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Una domanda che è d’obbligo. Cosa prometti a tanti genitori che hanno la speranza di vedere nel proprio figlio un probabile futuro campione di calcio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho già detto tante volte che non vendo fumo e illusioni di nessun genere. La mia fortunata carriera di calciatore ad alti livelli, non deve illudere nessuno. Si inizia con il gioco, con le attività ludiche, con la capacità e la voglia di stare insieme e socializzare. Poi, sarà compito mio e dei miei istruttori mettere in evidenza certe caratteristiche tecniche naturali che potranno essere affinate nel tempo. Se l’idea di iscrivere il proprio figlio allo stage estivo è quella di vedere un futuro calciatore, dico subito che si tratta di un errore di partenza. Piuttosto, non metterei limiti a nulla e direi che nel progetto formativo rivolto al bambino, c’è anche l’attenzione verso quei fondamentali calcistici che, se ci sono come base, potranno essere migliorati e incrementati per un eventuale progetto futuro.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711mascot-scuola-ferrante.jpgSiNa-milazzo-gli-stage-estivi-di-marco-ferrante-1013085.htmSi100451001,02,03030720
961013084NewsCampionatiTorino, tanti discorsi fatti di nulla 20160301155234Il campionato del Torino e i problemi di sempre. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Ci capita spesso di seguire il Torino e di sentire i commenti di fine gara che non si discostano mai dallo stesso refrain, nell’illusione che la prossima volta andrà meglio. Una speranza che non si affida mai su basi concrete ma danno l’idea di parole dette tanto per dire. Dopo la partita contro il Milan, Padelli ha dichiarato a grandi linee ciò che ha detto mister Ventura: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se giochiamo come contro il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan ci toglieremo grandi soddisfazioni”.</b> Noi, tutto questo giocar bene non l’abbiamo visto. Ciò che abbiamo potuto vedere è un desiderio di offendere che è stato leggermente più consistente del solito. Ma parliamo di “desiderio” e non di reale forza nell’imporre il proprio gioco ad un Milan che non ci è apparso stratosferico dal punto di vista del gioco ma, piuttosto, ci è sembrato alla portata del Torino. E così il Toro che fa? Perde la partita per 1 a 0 e torna a casa. Altro che: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">giochiamo……ci toglieremo grandi soddisfazioni”.</b> Forse <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Padelli</b> non sa che alla fine del campionato mancano soltanto 11 partite e, semmai, certe dichiarazioni si possono fare all’inizio del campionato e non alla fine. A noi sembrano discorsi da squadra provinciale che si arrabatta alla fine per potersi salvare dalla retrocessione. Ma dov’è il progetto di questa società granata che continua una gestione così conservatrice che sembra ormai lontana anni luce da tutto ciò che significa il calcio moderno. Più volte abbiamo detto che questa squadra deve essere portata stabilmente su posizioni europee e quindi deve considerarsi, non a parole, facente parte del gruppo delle migliori squadre italiane. Non una squadra relegata eternamente in quella fascia di illustri mediocri senza l’orgoglio di emergere. Quell’orgoglio granata di appartenenza ad una straordinaria storia, offesa da un presente che da anni non è all’altezza della situazione. Non basta più vincere i derby (adesso neanche più quelli) per salvare una stagione e dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Torino siamo noi”.</b> Urgono i fatti, urge la risposta sul campo che è frutto di ciò che si produce dietro la scrivania, urge la mentalità moderna di gioco e di espressione calcistica che sia realmente consona a ciò che circonda il Toro e il calcio di Serie A. Questo Torino merita un restyling. Il suo vestito è passato ormai di moda, ciononostante <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>si tende a ritoccarlo ormai da anni, troppi anni, senza capire che era tempo di cambiare. I giovani acquistati quest’estate sono l’unica nota positiva. Tuttavia, questo accenno di rinverdire giustamente la squadra, non ha dato i frutti sperati perché i giovani sembrano essere stati risucchiati da un ambiente e un gioco timoroso, occasionalmente propositivo e mai costruttivo nella mentalità di offendere l’avversario e imporre il proprio gioco. E così,tranne il periodo iniziale del campionato in cui il Toro ci aveva illuso in un miglioramento, si è sprofondati di nuovo nella poca qualità di gioco e di conseguenza di risultati. Una storia senza fine quella del Torino, che ancora oggi vive e rimpiange uno straordinario passato che non aiuta il presente e neanche il futuro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino-tanti-discorsi-fatti-di-nulla-1013084.htmSi100451001,02,03030336
971013076NewsCampionatiLuciano Spalletti, un tecnico di grandi qualità20160216171999La Roma e il proficuo lavoro di Luciano Spalletti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Era quello che ci voleva per questa Roma. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti,</b> il tecnico toscano che sta mettendo a posto la squadra e l’ambiente giallorosso. Piace il suo modo di sussurrare verità talora scomode, impopolari per lui, ma concrete sotto l’aspetto di un progetto che deve per forza di cose badare all’essenziale, cioè alla vittoria, alla scalata in classifica e alla crescita della squadra. La sua intelligenza non solo di stratega tattico, fa sì che riesca a dare anche un tocco di psicologia applicata al calcio. E non gli importa se va ad urtare inconsapevolmente la suscettibilità dell’ambiente romanista, quando lascia in panchina il capitano Totti. Non è un’offesa contro la grandezza del giocatore che resta pur sempre legato a uno storico passato, ma è più semplicemente badare al sodo, mettendo il cervello prima ancora del cuore. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Io alleno la Roma, non soltanto Totti. Il mio obiettivo sono i risultati e scelgo in base a questi, non sulla base della storia di un calciatore. Rispetto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">moltissimo la sua storia e le sue qualità, ma io penso ai risultati”.</b> Parole di grande chiarezza che non vogliono mettersi contro nessuno, più semplicemente fanno capire una logica inconfutabile che è legata al tempo che passa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti</b> sta lavorando per costruire il futuro immediato della Roma e lo sta facendo con molto ordine, accortezza, precisione certosina. Gli allenamenti quotidiani parlano chiaro, danno la dimensione su come si possa e si debba fare affidamento su un gruppo coeso che deve avere una sua identità ben precisa. E non è un caso se la sua cura sta facendo poco per volta l’effetto sperato, visto che la Roma sta risalendo lentamente le posizioni in classifica che le competono. Questo allenatore è deciso, ha carattere, si prende tutte le responsabilità, ma non vuole apparire un sergente di ferro, più semplicemente desidera apportare armonia tra tutto il gruppo, convincendo coloro i quali volta per volta sono destinati alla panchina, che non è una bocciatura ma è l’attesa di un momento che può arrivare da un momento all’altro, basta farsi trovare preparati dal punto di vista fisico e mentale. Soltanto remando tutti per lo stesso obiettivo, si crea armonia, si fa spogliatoio e in campo si vedranno i risultati. Se questa non è psicologia applicata al calcio, allora che cos’è? Riteniamo davvero che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> sia l’allenatore giusto al posto giusto. Intelligenza, arguzia e sprazzi di sensibilità si intersecano ai toni che non sono mai sopra le righe. E’ la qualità dell’uomo che si associa all’esperienza del tecnico e alla sua signorilità nel difendere i suoi predecessori, quando parla di Garcia per il lavoro fatto alla Roma e il rammarico per non avergli dato il tempo di ultimare ciò che era la sua idea da apportare per il bene della squadra. Egli difende a spada tratta anche altri colleghi allenatori che sono stati esonerati come Rafa Benitez, passando da Luis Enrique ai tempi in cui è stato allenatore della Roma. Ma il suo allenatore preferito è Carletto Ancelotti, per lui un maestro e un grande amico. Parla così, semplicemente, sempre a bassa voce, sia che si trovi in conferenza stampa o davanti alle telecamere. E quando è in panchina non ha mai atteggiamenti di “vendetta” ma si sgola il giusto,richiamando questo o quel giocatore che non ha tenuto la posizione corretta in campo. In questo momento c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeco</b> da recuperare sotto il profilo psicologico e Spalletti sta lavorando da tecnico, ma anche da amico e fratello maggiore. E intanto ci si prepara ad affrontare il Real Madrid di Cristiano Ronaldo. Senza paura ma con la consapevolezza che questa Roma non parte battuta in partenza, avendo il 50% delle possibilità di passare il turno. E’ la convinzione dettata da un’autostima ritrovata, assieme ad un’aria nuova che si respira in casa giallorossa, fin dal momento in cui è entrato Luciano Spalletti. Galantuomo e tecnico di grandi vedute.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;"> </span></span></b><br><br>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711spalletti-dopo-ranieri.jpgSiNluciano-spalletti-un-tecnico-di-grandi-qualita-1013076.htmSi100451001,02,03030401
981013072NewsSanremo: Terza serata dedicata alle cover e ai 50 anni dei Pooh.20160212132500Carlo Conti,festival di Sanremo,cover,poohInvalidata la votazione delle Nuove proposte tra Miele e Francesco Gabbani. Scoppia il caso.<div>A Sanremo mancava ancora l’errore. E’ arrivato alla terza serata. La prima votazione delle Nuove proposte tra Miele e Francesco Gabbani, divisa tra il 50% del Televoto e 50% della sala stampa, è stata invalidata perché non è stato registrato il voto dei giornalisti. Dopo essersi accorti dell’errore che aveva decretato il successo di Miele, si è tenuto conto dei voti dei giornalisti che sommati al televoto hanno definitivamente sancito la vittoria di Francesco Gabbani. Grande la delusione di Miele che ha chiesto ufficialmente di potere almeno interpretare il suo pezzo nell’ambito della serata di venerdì. Un errore davvero increscioso che ha gettato una piccola ombra in un’organizzazione quasi perfetta. Gli Stadio, con “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla, vincono la serata dedicate alle cover. Ma i Pooh con i loro 50 anni di carriera alle spalle hanno rappresentato il momento più atteso della serata. E, in effetti, l’emozione l’ha fatta da padrona fin dalle prime canzoni che hanno fatto grande questo gruppo immortale. Per il resto, grande come sempre la Raffaele che ha imitato Donatella Versace. Questa sera, nel corso della quarta serata, si proclamerà il vincitore delle Nuove proposte, mentre ritorneranno a cantare tutti i big nell’attesa della serata finale di sabato. </div>SanremoFL0711FL0711sanremo-conferenza-stampa.jpgSiNsanremo-2016-votazione-invalidata-miele-gabbani-1013072.htmSi100451001,02,03,04,05,06,07,08,09,400101132
991013053NewsEditorialeBello e vincente, il Torino prosegue nelle sue partite utili20150302175638Grande momento della squadra di Ventura. Vince e convince.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Torino di oggi è talmente bello e vincente che è persino un piacere seguirlo e commentarlo nelle sue prestazioni. Non più solo cuore e sentimento. Il Torino di Ventura è qualcosa di più perché sa essere razionale, ordinato in campo e sviluppa un gioco piacevole a vedersi. Difesa a tre, centrocampo a cinque e due punte che spesso si scambiano di posizione e ritornano a dare una mano in difesa, nella fase di interdizione. Ma ciò che impressiona del Toro attuale è la freschezza fisica e mentale soprattutto nei due esterni, Darmian e Bruno Peres. Un continuo andirivieni sull’estremità del campo, questo è il compito dei&nbsp;due esterni che, a nostro avviso, rappresentano una parte determinante nel gioco voluto da mister Ventura. Una scuola di pensiero, un credo calcistico moderno che si può solo attuare se hai i giocatori in forma, specialmente nelle zone nevralgiche del campo, come appunto l'esterno, che&nbsp;è l’ago del centrocampo.&nbsp;E il Toro in questo momento li ha. Ma ha anche una difesa attenta più nell’interscambio tra Glik che si porta spesso e volentieri in attacco per sfruttare i calci d’angolo e un centrocampista che a turno ripiega per non lasciare scoperta la difesa. C’è dunque armonia di gruppo, in campo e negli spogliatoi. Nulla nasce dal nulla, e il Toro di oggi è l’esatta espressione del lavoro, della dedizione, dell’impegno di chi è partito dal basso e adesso che sta arrivando in alto vuole restarci. A questo proposito, ricordiamo al presidente Cairo di sfuggire ai prossimi diavoli tentatori che vorrebbero la cessione di Darmian, Bruno Peres e magari Quagliarella, Glik e qualche altro degno rappresentante di questo bel Toro. Facciamo appello di trattenere, anzi di ripartire su questa base per implementarla con pochi accorti acquisti atti alla definitiva crescita. Adesso ci sono i presupposti per diventare grandi davvero. Per questo auspichiamo di non ritornare sempre indietro come i gamberi. Senza svenarsi e con la consapevolezza che il Torino deve continuare la sua strada di società esemplare sotto l’aspetto della gestione economica, ci sentiamo di dire che è arrivato il tempo di non lasciarsi tentare dai milioni di euro e dalle plusvalenze che certi giocatori del Toro attualmente porterebbero nelle casse granata, qualora venissero ceduti. A nostro parere, oggi il Toro è a un bivio. Se si sceglie la strada dell’ambizione, allora bisogna percorrerla senza se e senza ma. Se invece si vuole ritornare a vivacchiare nella mediocrità di chi non incide in nulla, allora si pensi pure a vendere, incassare denaro e a disgregare un giocattolo che con tanta fatica Giampiero Ventura sta costruendo con le&nbsp; proprie mani. La partita contro l’Atheltic Bilbao e poi quella contro il Napoli, ci hanno suggerito questi pensieri che crediamo siano condivisi dalla stragrande maggioranza del popolo granata. Sì, quel popolo granata che adesso sta assaporando il gusto dell’assistere al bel gioco, alle vittorie che ti portano in alto alla classifica e che qualche volta ti fanno pure girare un po’ la testa, perché non sei più abituato a stare a certi livelli. Ma al meglio ci si abitua presto. Mentre il peggio che è già stato vissuto, bisogna cancellarlo come un brutto sogno! Adesso il Toro è ben desto. Si continui su questa strada.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: right 481.9pt;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino&nbsp;Cavallaro&nbsp;<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711cairo.jpgSiNbello-e-vincente-il-torino-prosegue-nelle-sue-partite-utili-1013053.htmSi100451001,02,03030601
1001013051NewsEditorialeL`indifferenza del mondo del calcio, mentre a Parma si vive il dramma sportivo20150223205844La situazione del Parma calcio ci riporta ad antichi problemi di ordine etico.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Forse c’è solo il problema di dare credibilità al campionato italiano. E, se non fosse per questo motivo, probabilmente nessuno si interesserebbe al dramma sportivo del Parma Calcio. Ma più che la credibilità e la protezione dell’immagine dell’italico calcio nel mondo, c’è da tenere conto del fattore umano e sportivo di chi con il fallimento alle porte perde la storia, i titoli acquisiti ma, soprattutto, la dignità dei suoi dipendenti. Già, i dipendenti che non sono solo i calciatori che, nonostante non siano remunerati da circa un anno presumiamo che non abbiano gli stessi problemi economici di tutti gli altri dipendenti del Parma Calcio. Ma c’è una dignità che va oltre il benessere economico dei calciatori che, in tutta questa storia, appaiono più uomini, piuttosto&nbsp;che viziati benestanti del mestiere di calciatori. Sarà che nella vita ci si sente più vicini nel momento del bisogno, sarà che lo spirito di gruppo in certe circostanze si rafforza in maniera indissolubile, fatto è che certi valori umani si esaltano come fatto concreto, palpabile e non è frutto di inconcludenti metafore. Domenica 22 febbraio si sono disputate le partite in calendario tranne Parma – Udinese. Un grave fatto che avrebbe dovuto sensibilizzare la Figc, ma anche tutto il sistema calcio italiano che, quasi in sordina, ha dato notizia che davanti allo stadio Tardini si sono ritrovati i tifosi che hanno manifestato tutta la loro amarezza e delusione verso tutti i personaggi che si sono succeduti dopo il fallimento economico della Parmalat. Non è possibile restare insensibili a certi eventi negativi del calcio, non è possibile disinteressarsi degli altri. Eppure gli interessi economici non danno spazio a nulla, se non all’egoistico pensiero che c’è il pericolo di un campionato non regolare dal punto di vista della classifica. E, in tutto questo incredibile disinteresse, ci piace leggere che Lucarelli, il capitano del Parma, ha fatto sapere che i suoi compagni sono d’accordo a raggiungere la città, la squadra e lo stadio che il calendario presenta per effettuare le partite che il Parma deve giocare fino alla fine del campionato, affrontando di tasca propria le spese relative al viaggio. Ma ci piace anche il pensiero del presidente della Sampdoria Ferrero che si è reso promotore di sensibilizzare tutti i presidenti delle società di Serie A. Dice Ferrero: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il calcio italiano non può restare indifferente davanti alla serietà, alla professionalità, alla maturità con la quale i giocatori del Parma stanno affrontando una situazione estremamente difficile. Per questo motivo non vorrei sentire parlare di fallimento ma di ricostruzione. Il mondo ci guarda: dobbiamo dare un segnale forte e compatto a Lucarelli, a tutti i suoi compagni, ai ragazzi del</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">settore giovanile e ai tifosi del Parma. Dobbiamo dare loro la possibilità di giocare, di continuare a onorare la maglia che indossano”.</b> Sì, ci piace davvero questo appello del presidente della Sampdoria Ferrero, ma ci piace anche la voglia dei calciatori che sfuggono all’idea tentatrice di abbandonare la nave per andare altrove. Questo è il calcio che ci piace tanto! Dare una mano a chi è in difficoltà, deve essere principio di vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parma Stadio Tardinifl0711fl0711lucarelli alessandro.jpgSiNl`indifferenza-del-mondo-del-calcio-mentre-a-parma-si-vive-il-dramma-sportivo-1013051.htmSi100451001,02,03030508
1011013038NewsAllerta alimentare per contaminazione microbiologica in Europa: ritirato formaggio francese20150204130150Cambert Calvados,alimentare,contaminazioneAllerta alimentare per contaminazione microbiologica in Europa: scatta il ritiro del formaggio francese Cambert Calvados commercializzato anche in Italia. Lo segnala oggi l`Ufficio federale della sicurezza alimentare tedesco che raccomanda alla popolazione di non mangiarloIl comunicato diffuso oggi dall'Ufficio federale della sicurezza alimentare tedesco è molto chiaro e non lascia spazio a dubbi. Nel formaggio prima del consumo sono state trovate tracce di Escherichia coli, STX 1. Tutti i lotti in commercio avente n° 347 3 &nbsp;possono essere contaminati microbiologicamente e per questo motivo il produttore ha ritirato dai tutti i punti vendita i prodotti interessati ancora esposti&nbsp; sugli scaffali. I supermercati a loro volta dovrebbero avere sbandierato un cartello per avvisare i clienti. Più in dettaglio, si tratta del formaggio francese " Cambert Calvados" con date di scadenza dal 10 febbraio 2015, prodotto dalla Coopérative Isigny Sainte-Mère. Questo prodotto caseario era in vendita presso alcune filiali nelle città Baden-Württemberg, Baviera, Berlino, Saarland e commercializzato anche in Italia. L'Escherichia coli è una delle specie principali di batteri che vivono nella parte inferiore dell'intestino di animali a sangue caldo (uccelli e mammiferi, incluso l'uomo), e che sono necessari per la digestione corretta del cibo. La sua presenza nei bacini idrici segnala la presenza di condizioni di fecalizzazione (è il principale indicatore di contaminazione fecale, insieme con gli enterococchi). Il nome deriva dal suo scopritore, il tedesco-austriaco Theodor Escherich. Appartiene al gruppo degli enterobatteri ed è usato comunemente come organismo modello dei batteri in generale. Il numero di cellule di E. coli nelle feci che un umano espelle in un giorno va dai 100 miliardi (1011) ai 10 trilioni (1019). Il genere Escherichia, insieme altri generi (Enterobacter, Klebsiella, Citrobacter, Serratia, ecc.) vengono raggruppati insieme sotto il nome di coliformi. Tecnicamente il "gruppo dei coliformi" comprende batteri aerobi e anaerobi non sporigeni. Nell’ambito del gruppo dei coliformi, Escherichia coli è ampiamente rappresentata ed è in esclusivo rapporto col tratto gastrointestinale dell’uomo e degli animali a sangue caldo, a differenza dei microrganismi appartenenti a diversi generi, tra cui Enterobacter, Klebsiella e Citrobacter (che si caratterizzano per una potenziale capacità di ricrescita una volta pervenuti nell’ambiente). La specie Escherichia coli è un microrganismo a forma di bastoncello, Gram-negativo, aerobio e anaerobio facoltativo, non sporigeno, che cresce alla temperatura di 44,5°C; è in grado di fermentare il lattosio, è indolopositivo in terreni contenenti triptofano, e beta-D-glucuronidasi-positivo. In letteratura, la presenza di questo enzima è stata evidenziata nel 94- 99,5% dei biotipi di Escherichia coli, con l'eccezione dei sierotipi O157:H7.3 Ruolo di E. coli in patologia Anche se rappresenta un comune abitante dell'intestino e ha un ruolo fondamentale nel processo digestivo, ci sono situazioni in cui E. coli può provocare malattie nell'uomo e negli animali. Alcuni ceppi di E. coli sono l'agente eziologico di malattie intestinali e extra-intestinali come infezioni del tratto urinario, meningite, peritonite, setticemia e polmonite. Alcuni ceppi di E. coli sono tossigenici, producono cioè tossine che possono essere causa di diarrea. La dissenteria da E. coli è una comune tossinfezione alimentare, poiché viene contratta principalmente da alimenti contaminati. La contaminazione può avvenire da carni infette non adeguatamente cotte, da latte non pastorizzato e formaggi prodotti con tale latte, e da altri alimenti contaminati da feci. E. coli produce quattro tipi di tossine che si distinguono, per la loro diversa sensibilità al trattamento termico, in tossine termolabili e tossine termostabili, e per l'azione tossigena (tossine shiga e tossine emolitiche, HlyA). La tossina termolabile, denominata LT, è molto simile nella struttura e nelle funzioni alla tossina del colera. Contiene una subunità 'A' e cinque subunità 'B' in un'olotossina. Le subunità B contribuiscono all'aderenza e all'entrata della tossina nelle cellule intestinali dell'ospite, dove la subunità A stimola le cellule a rilasciare acqua, provocando diarrea. Setticemia: E. coli è il più comune isolato nelle emocolture nei casi di batteriemia; la colonizzazione del torrente ematico può avvenire a causa di traumi intestinali, tumori del colon e del tenue. Le scarse misure igieniche nel posizionamento di cateteri o di accessi venosi centrali sono comuni cause di batteriemie da E. coli. Infezioni dell’apparato urinario: E. coli è comune causa di uretriti e cistite in persone anziane, diabetiche e cateterizzate. Grazie alle fimbrie formanti fasci, ai pili P e alle fimbrie Dr, E. coli riesce ad ancorarsi saldamente all'epitelio di uretra e vescica, resistendo al flusso urinario. Questa condizione è necessaria ma non sufficiente all'instaurarsi dell'infezione; questa è infatti provocata maggiormente dall'emolisina A (HlyA), in grado di ledere l'epitelio urinario e promuovere chemiotassi, infiammazione e invasione dei tessuti. Meningiti: E. coli, soprattutto il sierotipo K1, è il principale enterobatterio isolato (insieme agli streptococchi di gruppo B) nelle emocolture di bambini di età inferiore a 5 anni affetti da meningite.Giovanni D'Agata, presidente dello “<a href="http://giovannidagata.voxmail.it/nl/hjhsn/q3qtgd/1?_t=c1fff365" target="_blank">Sportello dei Diritti</a>” rilanciando l'allerta riportata dal portale del governo tedesco su Lebensmittelwarnung.de, invita i consumatori di astenersi dall’acquisto del lotto del formaggio interessato invitando chi lo ha già effettuato a non utilizzare il prodotto e a riconsegnarlo al punto vendita, per il rimborso o la sostituzione.Per evitare futuri problemi, aziende ed autorità non possono dare per scontato che i prodotti alimentari siano tutti e sempre sicuri; servono verifiche sul campo approfondite, sui processi e sui controlli, in laboratorio e a tavolino. Sono episodi del tutto evitabili, se si procede nella maniera giusta. L’altra cosa da ribadire è che i formaggi francese non coinvolti si possono mangiare con serenità.<br><br>WM01MSWM01MSNoNcontaminazione-microbiologica-ritirato-formaggio-francese-1013038.htmNo-01,02,03,04,05,06,07,08,09,40400258
1021013034NewsEditorialeCalcio, cinquina del Torino contro un’evanescente Sampdoria20150202154344I granata di Ventura mortificano la Sampdoria di Mihajlovic<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>– <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mi sono vergognato. Per prima cosa desidero chiedere scusa a tutti i tifosi della Sampdoria, perché oggi la mia squadra ha cominciato male la partita contro il Torino e l’ha finita anche peggio. Non ci sono scuse di sorta”.</b> A parlare nella conferenza stampa post partita è Sinisa Mihajlovic, visibilmente scosso e amareggiato per la prestazione indegna della sua squadra. E, in effetti, per tutta la partita in tribuna stampa, ci siamo chiesti come fosse possibile che la quarta forza del campionato, se pur condivisa con la Lazio, potesse essere questa Sampdoria. Una giornata davvero da dimenticare per i blucerchiati che escono a testa bassa dall’Olimpico di Torino. A godere di una prestazione felice e da incorniciare, sono stati invece i granata di Ventura che, con una tripletta di Fabio Quagliarella, un gol (finalmente) di Amauri e poi di Bruno Peres, ha praticamente chiuso una gara che l’ha vista dominare in lungo e in largo. Nell’analisi di un match sicuramente anomalo, possiamo dire con tutta franchezza che il Torino ha ritrovato gioco, freschezza fisica, mentale e quell’autostima che aveva perso per strada. All’ottima prestazione di Quagliarella, in una giornata di vena speciale che gli ha fatto portare a casa il pallone come ricordo, è seguito lo spirito di gruppo di tutta la squadra del Torino. Non sappiamo quanto la squadra di Ventura sia stata agevolata dall’assenza di gioco espresso dalla squadra avversaria, ma dobbiamo dare i meriti a Glik e compagni per aver sfoderato una prestazione maiuscola sotto l’aspetto caratteriale, che sembrerebbe proprio l’emblema della rinascita. Sì, una rinascita che sarà tale solo se ci sarà continuità di impegno negli allenamenti settimanali e capacità nelle trame di gioco, durante le partite della domenica. In questo momento il Toro si gode la ritrovata parte sinistra della classifica, che tanti elogi gli aveva dato nel corso della scorsa stagione. Con 28 punti, a un solo punto da Genoa e Milan, il Torino di Ventura dà un segnale di ritrovata vigoria e concreta speranza per l’immediato futuro. Si accorcia così la classifica per il Toro e si allargano le prospettive, a patto di continuare a dare seguito a ciò che abbiamo visto di buono nelle ultime tre partite del Torino. Vedremo solo in seguito se saranno stati ritrovati gli equilibri, o se le cinque reti inflitte alla Sampdoria resteranno solo un piacevole ricordo che fa storia a sé. Un’ultima nota per Giampiero Ventura, il quale a un certo punto della partita, dopo l’ennesimo gol della sua squadra, ha polemizzato a gesti con chi parla troppo e male (presumiamo) del Torino e di una campagna acquisti povera. Crediamo che ciò che scriviamo sia sempre costruttivo e a fin di bene, per sollecitare una squadra e una società a diventare definitivamente grande tra le grandi, senza vivacchiare sotto l’emblema di squadra provinciale. Il Torino visto in queste ultime partite, ha dimostrato che può entrare nel novero delle migliori squadre del campionato italiano. Allora, perché non potenziarlo attraverso un progetto serio?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp; </span></span></b>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNcalcio-cinquina-del-torino-contro-un-evanescente-sampdoria-1013034.htmSi100451001,02,03030560
1031013032NewsEditorialeIl Torino va fuori dalla Coppa Italia. Ma quanti annosi problemi emergono....!20150115115949Il modo con cui il Torino si estromette praticamente dalla Coppa Italia, fa riemergere una realtà qualche volta sopita ma mai dimenticata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Guardando la partita di Coppa Italia tra Torino e Lazio, vinta dai biancocelesti con il risultato di 3 a 1, abbiamo capito perché il calcio italiano è caduto così in basso rispetto a Germania, Spagna e Inghilterra. Una noia incredibile, uno spettacolo da non calcio che ha reso insofferenti anche i più appassionati sostenitori della pelota di casa nostra. La Lazio ha vinto praticando un calcio essenziale ma per nulla esaltante, contro un avversario praticamente inesistente. Un Torino che, pur avendo la consapevolezza dell’impegno importante da affrontare, non è sceso in campo, non s’è mai visto. Si potrebbe definire la sfilata dello squallore calcistico, dove rabbia e indifferenza si sono alternate tra lo sparuto gruppo di sostenitori presenti all’Olimpico di Torino, che hanno avuto il coraggio di sfidare l’umidità e il freddo di una serata di gennaio. Da mezzo secolo a questa parte il Torino è sempre lo stesso. Immensa leggenda, grande storia calcistica, vasta letteratura granata fatta di romanzi, racconti, disgrazie, poesie ed eterni rimpianti. E poi…..nulla! No, questa volta non vogliamo cadere romanticamente nella retorica dei sentimenti, ma desideriamo riflettere sulla realtà di un Torino che non può essere altro che negativa. E concordiamo con mister Ventura che, con la sua solita onestà intellettuale, ammette che la partita contro la Lazio deve farci riflettere. E’ vero, deve farci capire tante cose, soffermandoci sul fatto che nonostante cambino le generazioni e passi inevitabilmente il tempo,&nbsp;da quel lontano 1975- ’76 in cui il Torino di Gigi Radice vinse il suo ultimo scudetto, oggi le cose non sono cambiate per nulla. Un’alternanza di tenue luci si sono contrapposte al buio della notte fonda. Mai l’accenno a migliorarsi, a ingranare la marcia, neanche nel momento in cui è sembrato di trovare il bandolo della matassa. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci riferiamo all’anno scorso, in cui il Torino ha avuto l’opportunità di crescere, di scrollarsi di dosso un anonimato che gli sta stretto, che non si addice a chi ha la responsabilità di uno storico passato che, ironia della sorta, invece di migliorarne l’aspetto, diventa un fardello pesante da sostenere. E così, invece di ripartire da Cerci e Immobile e incrementare con acquisti importanti il valore di una squadra che partecipa finalmente all’Europa League, ecco che si ritorna indietro come i gamberi. Si vendono ottimi giocatori, si acquista qualche giovane promessa con pochi spiccioli, si prende in prestito qualche giocatore e, soprattutto, si diventa società che tenta il recupero psicofisico di ex giocatori come Amauri&nbsp;e adesso anche Maxi Lopez, solo per citare il presente. No, così proprio non va. La serie A è una cosa&nbsp;importante e l’attuale conduzione societaria del Torino, continua a non assumere i connotati di prestigiosa società di calcio ma, più semplicemente, si nasconde dietro un dito: quello dell’apparire senza essere. Se il problema è solo legato al denaro che non c’è, lo si dica chiaramente. Anche se, più d’una volta, ci viene il serio dubbio che ci sia una buona dose di incapacità. Sì, perché questo fare e disfare senza mai trovare il focus, l’equilibrio di una squadra importante che possa contare su una grande società, così come accade non da oggi in casa Toro, lascia davvero perplessi, attoniti. Il problema è che in tutti questi anni, anche se ci fosse stata la possibilità di acquistare i campioni, gli stessi non sarebbero venuti perché al Torino non c’è certezza di crescita professionale. Poi si può trovare qualsiasi altro discorso, disquisire su tanti altri motivi e ipotesi, dividersi tra accusatori e più morbidi difensori, ma la sostanza non cambia.&nbsp;E' questa. Una perniciosa carenza nel voler crescere, diventare adulti non solo nella sofferenza delle sconfitte ma anche nella capacità delle vittorie, nella gloria in cui si acquisisce il buon nome dell’immagine di società e di squadra importante, nella consapevolezza che l'avversario di turno possa anche temerti. Adesso, dopo l'amarezza di questa brutta sconfitta rimediata contro la Lazio in Coppa Italia, questi temi tornano sempre più attuali, cocenti, pesanti come macigni. Ventura ha ragione, la riflessione è d’obbligo. Ma riflettere non vuol dire ricominciare sempre d’accapo senza mai andare avanti, progredire, crescere, stilare un progetto serio. Ma poi, siamo proprio sicuri che sia solo questione di soldi che non ci sono?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711cairo.jpgSiNil-torino-va-fuori-dalla-coppa-italia-ma-quanti-annosi-problemi-emergono-1013032.htmSi100451001,02,03030655
1041013025NewsEditorialeSerie A. Il Torino e la delicata settimana che è alle porte20141124190742Il Torino è alle prese con una imprevista crisi di risultati.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Torino – Un’altra scoppola per il Toro di Ventura. La sconfitta interna subita dal Sassuolo brucia in maniera particolare, non solo per il modo con cui i granata si sono fatti superare dalla squadra di Di Francesco, ma anche perché alle porte c’è la delicata partita di Europa League contro il Bruges e il derby cittadino. Nel lunch match dell’Olimpico di Torino, i granata incassano in maniera davvero brutta la terza sconfitta consecutiva, pregiudicando un campionato che, almeno per il momento, non può essere considerato di alte aspirazioni. Il ridimensionamento evidente è dato da una situazione oggettiva che ha fatto venire al pettine tutti i nodi nascosti all’inizio di campionato, in cui sulle ali dell’entusiasmo per l’ottimo campionato precedente, il Torino si era forse illuso di bissare la gloria assaporata con Cerci e Immobile. Ma i granata con una rosa così povera dal punto di vista tecnico, si sono accorti ben presto che la musica era cambiata in peggio. L’Europa League, se affrontata con questi giocatori, è un lusso che il Torino non può davvero permettersi. Questa squadra, se ha la giusta mentalità, può al massimo lottare con buone probabilità di salvezza dalla retrocessione. Due giocatori su tutti: Quagliarella e Darmian che, per grinta, determinazione, voglia di fare e trascinare la squadra al pressing e al gioco corale, predicano davvero nel deserto. C’è poca cosa in questo Toro che pur aveva tante ambizioni e che per breve tempo si è illuso di poter competere con le migliori forze del nostro campionato. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Troppa mediocrità, troppa confusione, troppa mancanza di mentalità cinica. I rigori fanno parte del gioco e, quando non riesci neanche a sfruttarli approfittando dell’occasione, allora vuol dire che sei preda della paura, della confusione. Due brutte sensazioni che inibiscono ancor più la poca iniziativa. Se Quagliarella è il rigorista ufficiale del Toro, perché non fare tirare a lui il penalty che l’arbitro Rizzoli ha concesso a favore dei granata? E poi, perché proprio Sanchez Mino? Una disdetta, quella dei rigori sbagliati per il Torino. Un ciclo di errori dal dischetto che non può essere casuale. Ma, pur nell’oggettiva mancanza di qualità di questo Torino, ci sono alcune considerazioni da fare sulle scelte tecniche. Notiamo che Ventura, forse proprio per questa consapevolezza di avere a sua disposizione una rosa ristretta e qualitativamente mediocre, ha spesso timore di osare. Nella partita contro il Sassuolo, invece di inserire Amauri, che avrebbe comunque dato un chiaro segnale di iniziativa nel tentare di vincere il match, Ventura ha cambiato prima Sanchez Mino con Farnerud e poi Peres con Martinez e ancora Vives con Nocerino. Di Francesco, invece, forte del suo gioco propositivo e della sua chiara voglia di vincere la partita, ha cambiato Brighi con Taider, Zaza con Floccari e Sansone con Floro Flores che al 42’ ha realizzato il gol della vittoria del Sassuolo. Logiche diverse, scuole di pensiero che forse sono il frutto di generazioni diverse, ma che comunque danno il segnale di ciò che si ha in mente di ottenere. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non vogliamo calcare la mano ed essere oltremodo negativi su questo Torino che è davvero poca cosa. Ma, se lo vediamo soltanto dal punto di vista della competizione per le posizioni alte di classifica, dobbiamo dire che c’è ancora molto da fare. Cairo deve assolutamente mettere mano al portafoglio, partendo da un centrocampista con personalità. Uno di quei giocatori capaci di dettare i tempi del gioco, di prendere le redini della squadra con il carisma del vero capitano. Ma,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>a nostro avviso, manca anche un portiere con personalità e una punta da affiancare a Quagliarella. Gillet è stato troppo tempo fuori e, in alcune volte, dà la sensazione di essere lontano dalla forma migliore. Padelli, dal canto suo, ha accusato il colpo nell’essere stato privato della sua titolarità nella squadra in cui l’anno scorso aveva dato un buon apporto. E poi la chiarezza, la tranquillità perduta, l’autostima che si è persa per strada. Ancora una volta, Ventura è chiamato ad essere il condottiero di un gruppo che ha bisogno di vedere in lui il coach che osa vincere le partite. Senza paura, senza tattiche scriteriate, ma convinti che se si tenta di vincere si acquista in autostima, in personalità, e anche i tifosi capiranno la buona volontà. Poi, Cairo deve fare la sua parte, un segnale da presidente che tiene alla propria squadra e, come tale, deve necessariamente spendere dei soldi. Se così non sarà, evitiamo di pensare a un Toro perseguitato dalla sfiga cosmica. Non è più tempo. Adesso è arrivata l’ora di crescere, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>almeno se si vuole uscire definitivamente fuori dall’anonimato. Il Bruges e la Juve sono lì che aspettano il Toro. Ci vuole un atto di coraggio, un tentativo di cambiamento di rotta. La luna non la pretende nessuno.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNserie-a-il-torino-e-la-delicata-settimana-che-e-alle-porte-1013025.htmSi100451001,02,03030629
1051013024NewsEditorialeConte, Renzi e il Bel Paese che non c`è più20141119184133Due personaggi simili che identificano l`Italia di oggi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Conte come Renzi. L’uno si scaglia contro le società di calcio che non collaborano per la crescita della Nazionale, l’altro si dice progressista rottamando tutto ciò che secondo lui è vetusto e obsoleto. C’è un collegamento caratteriale tra i due. Mai contenti, sempre contro tutti e tutto per un&nbsp;cambiamento che&nbsp;non sempre vuol dire miglioramento. Il carattere di Conte lo conosciamo fin dai tempi della Juve. Sempre aggressivo in sala stampa, sempre contro ogni ipocrisia dettata dal sistema. Irascibile, ma gran lottatore per le cose giuste. Quando era alla Juve non faceva molto caso alla Nazionale e ai suoi impegni. Badava al sodo come sempre, ma in maniera egoistica pensava solo alla sua squadra. Oggi che è passato dall’altra parte, si rende conto di certe difficoltà che forse non aveva previsto in partenza. Mette le mani avanti dicendo che gli è stato chiesto di avviare un nuovo corso della Nazionale azzurra, ma egli ribatte dicendo che è impossibile lavorare ritrovandosi dopo quattro mesi per le convocazioni alla prossima partita. Adesso, infatti, la sua Nazionale si ferma per quattro mesi, libera com’è da impegni per la partecipazione ai prossimi campionati europei. Ma la mentalità di Conte non ammette pause così lunghe, almeno per chi ha bisogno di lavorare in un certo modo per raggiungere un’idea nuova di gioco, un razionale impegno a faticare, correre, provare e riprovare schemi premianti che possano far raggiungere&nbsp;l'obiettivo prefissato. Vista dalla sua angolazione, è una logica che non fa una piega. Ma la Nazionale, la conduzione, la preparazione periodica dovuta alla coincidenza con le convocazioni fatte una settimana prima della partita, non possono certamente cambiare un gioco, una mentalità vincente, un gruppo unito per il raggiungimento di&nbsp;qualcosa che Conte chiama da sempre&nbsp;"sogno da realizzare". E così, come si dice spesso in queste occasioni, il C.T. della Nazionale azzurra&nbsp;“Si bagna prima di piovere”. Mette cioè le mani avanti, dicendo che con questo metodo non si va da nessuna parte. A nostro avviso, ciò che pensa e dice Conte non lo riteniamo sbagliato, anzi lo troviamo assolutamente corretto. Ma c’è un problema annoso che va a cozzare con gli alti interessi economici delle società di calcio e dei diritti che vantano su sponsor e televisioni. Le società lavorano per vincere. Sì, perché la sconfitta significa perdere sul campo ma soprattutto in borsa. Significa un passivo in bilancio e perdite di merchandising. Questo, Conte lo sa bene. E sa pure che in questa nostra Italia è sempre più difficile raggiungere l’equilibrio delle cose. Organizzare degli stage infrasettimanali affinché Conte possa avere i giocatori durante la settimana a disposizione del Club Italia, significa interrompere la preparazione della squadra di club alla partita di fine settimana. Gli impegni sono tanti e anche massacranti, in questo nostro campionato italiano improntato com’è sul giocare sempre durante la settimana e a tutte le ore. Le esigenze di sponsor e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>televisioni, si sa, la fanno da grande in un sistema vorticoso che si basa solo ed esclusivamente sul dio denaro. Per questo, ci schieriamo dalla parte di Conte. Forse in maniera romantica, ma anche razionale dal punto di vista della logica del lavoro che paga solo se effettuato con continuità. Tuttavia, ci rendiamo anche conto che con questo sistema, il problema è di difficile soluzione. D’altra parte il C.T. azzurro avrebbe dovuto sapere, prima di assumere il suo incarico, come girano le cose pallonare in quello che un tempo è stato il Bel Paese. Già, il Bel Paese della politica, del lavoro, del benessere economico e anche del calcio che ci faceva vincere nel mondo. C’era una volta il Bel Paese chiamato Italia. Ce lo dice Renzi&nbsp;in politica. E adesso, ce lo ricorda anche Conte per quanto riguarda il calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Genovafl0711fl0711conte-6.jpgSiNconte-renzi-e-il-bel-paese-che-non-c`e-pio-1013024.htmSi100451001,02,03030654
1061013015NewsCampionatiDopo Catania-Vicenza parla il calatino Sampirisi, in forza ai veneti. «Abbiamo sprecato un`occasione. Il Catania ha ancora tempo per inserirsi nelle zone alte della graduatoria»20141025234828sampirisi, vicenza, pulvirenti, catania, sannino, rosina, calaiò, peuzzi, etnei, cibali, massimino, cocco, ragusa, bremech, frison, rinaudo, martinho.«Decisivi i primi minuti della ripresa con gli etnei avanti nel punteggio e con l`uomo in più«Torna al successo il Catania di mister Sannino, che frena la ripresa del Vicenza, sceso a Catania con l'intento di portare a casa un risultato positivo dopo la vittoria interna contro il Pescara, per continuare a risalire la classifica. I veneti, ripescati in extremis, rimangono a quota 10 punti in graduatoria, mentre gli etnei, vittoriosi per 3 reti a 1, salgono a 9 punti e lasciano momentaneamente l'ultimo posto. <br>Deluso per il punteggio maturato al Massimino il calatino Mario Sampirisi, in prestito dal Genoa al Vicenza, intervistato al termine dell'incontro. Commento a caldo dopo questa pesante sconfitta della tua formazione. "Abbiamo sprecato una buona occasione - dice l'esterno sinistro biancorosso - specie dopo il buon primo tempo in cui abbiamo contenuto gli etnei e ci siamo resi pericolosi in un paio di circostanze senza mai rischiare. Basti pensare che il Catania ha avuto la prima e unica palla-gol del primo tempo al 46' su tiro da fermo con Calaiò". <br>Come hai visto i rossazzurri? "Nei primi 45' ho visto un Catania teso e con la paura di sbagliare. Del resto per gli etnei non era semplice superare questo momento. Vi ricordo che i rossazzurri sono partiti tra i favoriti per la vittoria finale, e per una squadra costruita per vincere, ritrovatasi in coda dopo 10 turni, non diventa agevole affrontare ogni gara, subentra la paura di sbagliare e di non riuscire a risalire. Tra l'altro in settimana c'era stata la contestazione di alcuni tifosi alla dirigenza e ad alcuni giocatori". <br>La svolta della partita? "La magia di Calaiò che ha propiziato il vantaggio di Cani. Ma <a class="matchTooltip">oggi</a> a noi tutto è andato storto, a cominciare dagli infortuni di Ragusa, Sciacca e poi Cocco, per non parlare dell'inferiorità numerica, arrivata nel momento in cui avremmo dovuto spingere di più per cercare il pari". <br>Che campionato si prefigge di fare il tuo Vicenza? "La mia squadra, ripescata in extremis, ambisce ad una salvezza tranquilla, che pensiamo di poter raggiungere con questo organico, anche se non sarà un'impresa facile". <br>Come ti trovi con questa nuova maglia? "Sono felice di essere approdato al Vicenza, che mi ha voluto a tutti i costi. Qui mi trovo benissimo, sia con i dirigenti, che con mister Lopez e i compagni, siamo un gruppo affiatato. Sono certo che ci salveremo". <br>E invece come vedi il Catania? "Credo che nonostante la falsa partenza, non appena avrà recuperato tutti gli infortunati, la compagine di Sannino possa recuperare presto terreno e sperare ancora di inserirsi nel gruppone delle battistrada. Del resto il campionato di Serie B è lunghissimo, e la rosa del Catania è una delle più forti della categoria. In bocca al lupo ai rossazzurri, con l'augurio di rivedere presto nella massima serie la squadra del presidente Pulvirenti".<br> C1012937Catania, Stadio Massiminoivomesivomessampirisi.jpgSiNmsampirisi-vicenza-catania-rossazzurri-vittoria3a1-1013015.htmSi100075401,02,03030880
1071013014NewsCampionatiTerremoto in casa Inter20141025180632Il Presidente Onorario Massimo Moratti si è dimesso dalla sua carica, ma mantiene il 30% delle sue azioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Si è dimesso Massimo Moratti dall’Inter. Mala tempora currunt in casa nerazzurra, non solo per una squadra che non riesce a emergere ormai da troppi anni, ma anche per una situazione societaria che appare non meno deficitaria di quella tecnica. L’ex presidente dell’Inter, dunque, rassegna le sue dimissioni dall’incarico di presidente onorario senza motivare al momento le cause di questa repentina decisione che cade come fulmine nel ciel per nulla sereno di Appiano Gentile. Con l’avvento di Thohir si è sbandierato il nuovo corso della holding dell’Inter che doveva partire da un progetto che prevedeva una nuova riorganizzazione del gruppo dirigenziale e tecnico. Si sarebbe dovuto iniziare da Mazzarri e, con lui, dare anche sfoggio a una migliore immagine europea che desse maggiori introiti a livello di marketing internazionale. Ma, per fare questo, nel calcio c’è sempre bisogno di vincere, di accentrare le attenzioni attraverso i risultati ottenuti con i fatti e non a parole. E’ dunque la fine di un’era, quella che lega Massimo Moratti all’Inter, il quale però mantiene il suo 30% di azioni come vero e proprio investimento del suo capitale, ma che nulla più intende come sua carica a livello dirigenziale nell’ambito della società nerazzurra. Con Massimo Moratti ha dato le dimissioni da consigliere anche suo figlio Angelo Mario e poi Rinaldo Ghelfi e Alberto Manzonetto. Un cordone ombelicale che si stacca per una non precisata causa che lascia pensare a mille ipotesi, una fra tutte l’incomprensione tra Moratti e Mazzarri. L’ex presidente nerazzurro, infatti, si sarebbe espresso in maniera allusiva circa i mancati risultati ottenuti dall’attuale allenatore dell’Inter, il quale avrebbe rischiato il posto. E Mazzarri, rispondendo a una domanda di un collega giornalista in sede di conferenza stampa, ha detto a chiari lettere di non avere tempo per rispondere a certe cose. Una risposta di eloquente chiarezza che è parsa irrispettosa verso Massimo Moratti che è stata la persona che l’ha voluto fermamente sulla panchina dell’Inter su suggerimento di Marco Branca. Una goccia che ha fatto traboccare il vaso, una frase e una risposta sibillina capace di accendere la polemica a distanza in un ambiente già depresso di suo. Il presidente Thohir ha incontrato Moratti qualche giorno fa per chiarire la vicenda, ma non è trapelato nulla di ufficiale, solo generiche supposizioni. Intanto, Mazzarri e la sua squadra si preparano ad affrontare il Cesena in terra di Romagna. Ci si aspetta un deciso cambio di tendenza, almeno nei risultati più che nel gioco. Per il resto, vedremo in settimana cosa accadrà di nuovo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711massimo-moratti.jpgSiNmilano-1013014.htmSi100451001,02,03030668
1081013011NewsCoppeCocente sconfitta della Roma contro il Bayern Monaco20141022190036Troppa esuberanza e poca umiltà. La Roma di Garcia è cresciuta nel gioco ma deve cambiare mentalità. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma i tifosi giallorossi danno esempio di civiltà sportiva.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tutto si può dire della netta sconfitta della Roma ad opera del Bayern Monaco, fuorché si sia trattato di un fatto casuale. La squadra di Pep Guardiola ha dimostrato di essere su un altro livello di gioco, forse il più alto in senso assoluto a livello europeo. Troppa la differenza tecnica di gioco e di mentalità tra le due squadre. Noi non vogliamo aggiungerci alla stragrande maggioranza dei critici del pallone che di questa partita ne fanno l’emblema della decadenza del nostro calcio e magari approfittano pure dell’occasione, per farne l’emblema della decadenza dell’Italia politica, sociale ed economica. Non c’entra nulla tutto questo, c’entra piuttosto la differenza economica tra le due società. Il Bayern, infatti, può contare su un budget societario capace di programmare una squadra competitiva ad alti livelli. La Roma no, in questo gli è inferiore. Il 7 a 1 con cui la squadra tedesca ha demolito i giallorossi di Rudi Garcia non deve umiliare più del dovuto, semmai è giusto considerarlo come un fatto oggettivo di differenza di valori e, al contempo, necessita l’urgenza di rivedere la mentalità della squadra romanista che ci è sembrata a torto troppo sicura di sé. Va bene stuzzicare l’orgoglio dei propri giocatori nello spogliatoio prima della partita. E va pure bene agire sulla loro autostima per aumentarne le potenziali forze mentali e fisiche. Non va bene, invece, non responsabilizzare il proprio gruppo su una realtà evidente; la superiorità dell’avversario e le accortezze tattiche da prendere. Una sorta di equilibrio tra la giusta esaltazione dei propri mezzi e la capacità di restare con i piedi ben piantati a terra, senza fare voli pindarici. Questo, a parer nostro, è stato l’errore di Rudi Garcia, quello di sbandierare ai quattro venti che la Roma vincerà lo scudetto e che, probabilmente, i suoi ragazzi contro il Bayern avrebbero giocato la partita della vita. Troppo stress, troppa sicurezza, troppi facili entusiasmi. Che la Roma sia dotata di ottimi giocatori e sviluppi pure delle trame di gioco capaci di entusiasmare, è un fatto oggettivo. Tuttavia, riteniamo che la mancanza della giusta mentalità nel capire che l’avversario che hai di fronte non è sempre lo stesso, rappresenti l’evidente neo di questa Roma. Vediamo troppa foga, troppa ansia di vincere le partite, troppo cuore, troppa anima, emozione e poca razionalità. Segno evidente che la Roma è sulla buona strada per vincere ma, probabilmente, non è ancora matura come ormai dovrebbe essere. Il calcio propositivo voluto da Garcia, deve in qualche modo trovare una giusta collocazione di situazioni. Se affronti il Bayern, non puoi avere una foga agonistica così scriteriata nell’offendere, perché l’avversario che è meglio dotato di te tecnicamente, nelle ripartenze ti castiga senza pietà. Troppe volte abbiamo visto giocatori come Robben lasciati soli sull’esterno del campo. Un atteggiamento tattico assolutamente autolesionista. Il calcio europeo ti propone incontri con realtà tecniche che sono talora superiori e, come tale, bisogna affrontarle in maniera adeguata, anche con umiltà. Ed è questo il punto focale, una sorta di ricerca proprio in quell’umiltà che non abbiamo riscontrato nella Roma di Totti, De Rossi, De Santis, Gervinho and company. Perdere contro il Bayern ci sta, ma non in questa maniera avvilente. Nel calcio, sette gol subiti non sono proprio un’inezia, un qualcosa che è arrivato tra capo e collo senza capire il perché. Purtroppo, il perché c’è, ed è da ricercarsi soltanto nella squadra giallorossa, pur senza dimenticare la superiorità dell’avversario, che da solo non giustifica il malloppo di reti subiti. Eppure, a fine gara, dopo una debacle così cocente, la squadra è stata applaudita dai suoi tifosi al grido “Vinceremo il tricolore”. Non abbiamo sentito un fischio, un ululato. E non abbiamo visto neppure nessun atteggiamento di deprecabile contestazione sugli spalti. Un segno di civiltà ammirevole che vogliamo rimarcare, visto che quando si parla di queste manifestazioni positive e civili dei tifosi, si fa sempre riferimento ai tifosi di altre nazioni europee. Da oggi anche i tifosi romani, pur nella delusione di una sconfitta così pesante e umiliante, hanno applaudito i propri giocatori, quasi a ringraziarli ugualmente per il tentativo di averli fatti sognare. Anche nell’amarezza c’è un momento in cui devi inchinarti all’avversario con onestà intellettuale, senza fischiare, offendere, contestare la tua squadra del cuore. Ci auguriamo che certi esempi si propaghino su tutti i campi d’Italia. Così, proprio come fosse un virus che invece di infettare, diventa apportatore di lealtà e grande civiltà sportiva.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Romafl0711fl0711garcia.jpgSiNcocente-sconfitta-della-roma-contro-il-bayern-monaco-1013011.htmSi100451001,02,03030614
1091013010NewsEditorialeMilan, l`analisi tecnica del suo momento20141021174751La netta vittoria del Milan a Verona, lascia prevedere un futuro in crescendo della squadra di Pippo Inzaghi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi ci segue&nbsp;in maniera regolare,&nbsp;può testimoniare che il nostro giudizio sul Milan di quest'anno è stato positivo fin dall'inizio del campionato,&nbsp;e che abbiamo sostenuto che la squadra di Pippo Inzaghi è da podio. C’è infatti un sentore in noi che fa capo a una concomitanza di situazioni molto simili alla Juve di Conte di tre anni fa. Stesso spirito di rivalsa, stessa voglia di riconquistare i propri tifosi, stesso sentimento del neo allenatore Inzaghi che vuole inculcare ai suoi giocatori la sua stessa autostima e la voglia di crederci con grinta e determinazione. Poi, non ultimo, la cura dello spogliatoio, della sua unione, dello spirito di squadra coesa, dove vige la mentalità del tutti per uno e uno per tutti. Certo, alcuni malcontenti verranno inevitabilmente fuori, ma non è un problema, perché non fa testo il singolo ma è il gruppo che conta nel calcio. E così ci pare di avere individuato ciò che è stato il nostro sentire verso il nuovo Milan di Inzaghi. Dagli atteggiamenti in campo, dall’inequivocabile gesto di chi ha segnato il gol che corre verso la panchina e abbraccia il proprio mister. Tutti gesti eloquenti che nel calcio non sono trascurabili, ma hanno sicuramente una grande importanza. C’è poi l’analisi tecnico - tattica che lascia prevedere come questo Milan abbia grandi margini di crescita. E’ vero, la difesa, con i suoi 10 gol subiti, è la peggiore tra le squadre che ambiscono alle posizioni di alta classifica. Tuttavia, il suo attacco ha segnato 16 gol in campionato, e questo non è proprio un dato da trascurare. D’altra parte, la filosofia del Milan, fin dall’avvento di Berlusconi presidente, è sempre stata caratterizzata dal desiderio quasi maniacale di incrementare l’attacco come forma concettuale di calcio propositivo e mai sparagnino. Un modo di pensare in grande che spesso nel calcio, se non si registrano bene i vari reparti, si rischia di rendere vano ciò che si costruisce. Ebbene, ancora adesso, sia la famiglia Berlusconi che Galliani sono proiettati su questa linea. Ma oggi, come dicevamo prima, in casa Milan si respira aria nuova, una ventata d’aria fresca portata da Inzaghi, neo allenatore di Serie A che ha appeso da poco le scarpe al chiodo e che è in grado di trasferire ai suoi ragazzi la sua stessa grinta e determinazione che egli aveva sotto porta. Sempre in linea con i difensori, sempre lì, pronto a buttare dentro la palla. E non importa come, se di testa, di piede, con la schiena o il fondoschiena, importante era buttarla dentro e fare gol. Ed è questa essenzialità che sta nascendo nel Milan di Inzaghi, questa voglia di crescere al di là dell’apparenza, della fatua bellezza. La vittoria per 3 a 1 ottenuta sul<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>campo di Verona, terreno notoriamente ostico per il Milan, ha messo in evidenza ciò che abbiamo appena detto. Un 4-3-3 che fa registrare la crescita di Honda, di Menez, di El Shaarawy e che mette in serio dubbio l’importanza di avere acquistato Torres, un giocatore di indubbie qualità tecniche che, tuttavia, sembra destinato a un anticipato decrescere professionale dovuto ai suoi trent’anni<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>d’età. Sarà questo, oppure il suo mancato inserimento nell’assetto tattico voluto da Inzaghi, prova ne è che lo spagnolo stenta a dare alla squadra quell’apporto tecnico - tattico che la sua esperienza farebbe pensare. In difesa, come già detto, ci sono delle innegabili difficoltà, ma l’esclusione di Bonera e Zapata sembra abbia fatto bene a un reparto che fa registrare un lento miglioramento in Alex, Rami, De Sciglio e persino in Abbiati che, chiamato a sostituire Diego Lopez assente per lungo infortunio, sembra volere ancora dimostrare il suo valido apporto. A centrocampo registriamo invece un’involuzione di Essien che, quando chiamato in causa, sembra non inserirsi nello schema tattico di centrocampo in cui si prevede la fase di interdizione e costruzione del gioco. Ottimo Muntari e Poli, mentre Bonaventura avrebbe bisogno di giocare con maggiore assiduità. Insomma, riteniamo davvero che il Milan, questo Milan di Pippo Inzaghi, saprà dare delle soddisfazioni ai propri tifosi che soltanto qualche mese fa sembravano aver perso l’antico entusiasmo verso la propria squadra. Noi, abbiamo previsto un Milan da podio. Ci sbagliamo? Forse!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>VeronaFL0711FL0711filippo-inzaghi.jpgSiNmilan-l`analisi-tecnica-del-suo-momento-1013010.htmSi100451001,02,03030601
1101012993NewsCoppeVince il Torino in Europa League. Ventura:«Vittoria meritata»20141003194050Sofferta ma meritata vittoria del Torino contro i danesi del Copenaghen<BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">Se la sofferenza nel Toro è sempre di casa, la partita di Europa League contro il Copenaghen l’ha confermato in pieno. I granata hanno giocato una partita di notevole intensità agonistica, spingendosi costantemente in avanti e colpendo pure una traversa con Moretti. Ma, nonostante questo continuo affondare i colpi nella difesa danese, il Torino ha faticato a realizzare il gol che è arrivato in zona cesarini, grazie a un rigore battuto da Quagliarella al 93’ che ha mandato in visibilio l’Olimpico di Torino. I danesi, che sono stati declassati in Europa League per avere perso i preliminari di Champions League, sono apparsi attenti a chiudere gli spazi ai granata, i quali hanno faticato ad entrare palla al piede nell’area avversaria. Ma la spinta del Torino è stata costante, frenetica nel desiderio di far sua l’intera posta in palio. C’è stato tanto cuore, ma anche razionalità da squadra che intende maturare presto per dare significato a questa sua partecipazione europea che mancava da vent’anni. Volere e potere. Sembra essere questa la spinta mentale della squadra di Giampiero Ventura che, pur con tutti i limiti dovuti a una maturazione non ancora completata, sta crescendo sotto il profilo della compattezza e dell’unione di gruppo, elementi essenziali per ottenere grandi risultati nel calcio. Alle stelle l’entusiasmo del coach del Toro, il quale, dopo aver sofferto, si lascia andare in una battuta romantica sul sogno futuro in Champions League del Torino: <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“ Io non allenerò più il Torino, ma credo che quello sia l’ultimo obiettivo che il Toro debba avere. La partecipazione alla Champions League avviene dopo una crescita continua. Non è un discorso solo economico, ma di programmazione tecnica, non succede dall’oggi al domani. Tra un po’ di tempo, non dico anni, mi piacerebbe andare ad ascoltare la musichetta della Champions League allo stadio.</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Dopo tanti anni, un po’ di pelle granata ce l’ho”.</B> E sì, caro mister, in effetti dopo qualche anno che si occupa di cose tecniche e non solo, in casa Toro, la pelle granata se l’è fatta costruendo quel futuro che prima del suo arrivo sembrava davvero un optional. Dobbiamo darle merito di avere tamponato quando era il caso, senza mai dare la sensazione di ripartire d’accapo. Il tutto, tenendo sempre presente certe realtà che fanno capo al lato economico della società granata. Adesso c’è la sensazione che, grazie anche al suo operato, il Torino si stia ritagliando quell’immagine anche europea che gli compete, non solo per diritti acquisiti dalla sua impareggiabile storia, ma, più semplicemente, dovuto a un fatto razionale che si riflette su quel lavoro, la fatica e quella costanza che, talora, con troppa facilità si esprime solo a parole e non con i fatti. Ma lei, assieme al suo Toro, sta portando sul campo senza tanti fronzoli e orpelli, quei risultati da sempre sognati e che sembravano quasi sopiti dal tempo. Certo, lei saprà ancor meglio di noi che l’opera di questo Torino non è ancora completata. Tuttavia, la strada intrapresa ci induce a pensare che, nonostante le difficoltà che si presenteranno ancora, forse inevitabili, il suo Toro corre insieme all’umiltà di chi è consapevole che nello spogliatoio non ci sono prime donne, ma soltanto calciatori che conoscono il lavoro e quella serietà professionale che alla fine paga. E’ inevitabile. Ma adesso si pensi alla prossima partita in casa del Napoli. Step by step, per costruire quel futuro granata che sembra cominciato. </SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">Salvino Cavallaro <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN></SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR><BR><BR><BR><br><br>FL0711FL0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino stadio olimpico-1012993.htmNo100451001,02,03,08030270
1111012973NewsCampionatiE` un Milan dalle grandi motivazioni, ma senza difesa20140924170557Il Milan del nuovo corso è ancora in cantiere.<span style="line-height: 115%; font-family: " cambria","serif";="" font-size:="" 12pt;="" mso-ascii-theme-font:="" major-latin;="" mso-hansi-theme-font:="" major-latin;"="">Il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/milan.cfm">Milan</a> visto a Empoli è stato per lunghi tratti della partita davvero poca cosa. Difesa imbarazzante, centrocampo incapace di fare filtro e contenere l’agonismo indiavolato degli avversari e punte confuse nella ricerca di dare una mano a metà campo. I padroni di casa sono andati in vantaggio dopo 20 minuti, grazie alle reti di Tonelli e Pucciarelli. La rimonta rossonera è stata aperta da Torres che sigla così il suo primo gol nel campionato italiano, cui segue la rete di Honda. Poi, anche una traversa di Menez fa sperare in una vittoria del diavolo rossonero, ma il pareggio di 2 a 2 è in fondo il risultato più giusto. Arrembante l’Empoli fin dai primi minuti, capace di esprimere un calcio atleticamente valido con ottime trame di gioco. Al contrario, la squadra di <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/filippo-inzaghi-1000168.cfm">Pippo Inzaghi</a> è sembrata fuori condizione e con una difesa inguardabile, soprattutto nei suoi due centrali Bonera e Zapata. Fin dall’inizio di questo campionato, abbiamo sostenuto che il Milan fosse da podio per le grandi motivazioni che lo accompagnano. Abbiamo visto molte similitudini con la <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juve</a> di <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/antonio-conte-1000008.cfm">Conte</a>, quella di tre anni fa. Voglia di riscatto da un precedente campionato fallimentare, desiderio di riappacificarsi con i propri tifosi e, soprattutto, l’obiettivo da centrare che è il ritorno all’Europa che conta. La squadra sembra bene assortita davanti e non è neanche male a centrocampo. Ma è la difesa che naviga in acque burrascose. Bonera e Zapata sono complici di disattenzioni e spesso li vediamo in netto ritardo sull’avversario, specie se questi è dotato di ottima corsa. Così anche De Sciglio si trova in difficoltà e non sembra essere più l’esterno che abbiamo apprezzato l’anno scorso. Abate è volenteroso, ma spesso la sua foga agonistica è priva di razionalità e si perde tra corse affannose e cross che vanno a vuoto. L’esordio di Van Ginkel è durato solo mezz’ora per problemi ad un ginocchio, ma il giocatore è da rivedere per dare una giusta valutazione. A prima vista, comunque, non ci sembra un giocatore di grandi doti tecniche. Le uniche noti liete arrivano da Menez, Torres, Honda e Bonaventura, un giocatore che non si risparmia mai nell’impegno. Per quanto riguarda invece Muntari e De Jong, restiamo perplessi per i continui falli che ne determinano una forma ancora precaria. Insomma, a nostro avviso, continuiamo ad assegnare il podio finale a questo Milan che ci piace per le sue grandi motivazioni, per il gruppo che appare compatto e per un Inzaghi che oltre a tentare di consolidare la sua carriera di allenatore, s’impegna con anima e corpo in un’avventura forse più grande di lui. Ma c’è un punto determinante da rivedere con assoluta urgenza: la difesa. Spesso sentiamo dire in conferenza stampa da Inzaghi: “Noi siamo il Milan”. Sì, è vero. Ma bisogna dimostrarlo con i fatti! Il calcio si gioca in campo e non a parole durante le conferenze stampa.</span><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: " cambria","serif";="" font-size:="" 12pt;="" mso-ascii-theme-font:="" major-latin;="" mso-hansi-theme-font:="" major-latin;"="">Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br>C1012936EmpoliFL0711FL0711galliani.jpgSiNmilan-difesa-debole-1012973.htmSiT1000007,T1000087100451001,02,03,07030887
1121012946NewsEditorialeConte, «Voglio una Nazionale orgogliosa, umile e cattiva»20140903161648Juventus,antonio conte,nazionale italiana,Italia,Mattia DestroIl nuovo C.T. della Nazionale Italiana, mette subito le cose in chiaro.<br> Si presenta così Antonio Conte in sede di prima conferenza stampa da C.T. dell’Italia. Come al solito le sue idee sono chiare, motivate dal desiderio di ricominciare proprio da dove ha terminato. Esattamente dalla sua <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juventus</a>, ripensando allo spirito con cui cominciò tre anni fa quando fu chiamato ad allenare la Vecchia Signora d’Italia uscita con le ossa rotte in quell’anno in cui sulla panchina sedeva Del Neri. <b>“Voi siete la Juventus”</b> disse ai suoi giocatori prima di cominciare il primo allenamento, <b>”siete arrivati settimi in classifica e quindi avete fatto schifo”</b>. E chissà se ha usato le stesse parole con i superstiti dell’orrendo campionato mondiale in Brasile. Questo non lo sappiamo, ciò che invece rileviamo è la coincidenza di situazioni in cui Conte è chiamato in causa per “salvare” il salvabile e ricominciare a costruire ciò che il suo predecessore non ha saputo fare. Stesse situazioni, stessa grinta, stessa determinazione, stesse motivazioni nel creare un gruppo e sensibilizzarlo a onorare la maglia che indossano. <b>“Sono ripartito con grandissimo entusiasmo, passione e</b> <b>forza e voglio trasmetterlo ai miei giocatori”</b> dice Conte. E ancora: <b>“Io non regalo niente a nessuno, anche perché da giocatore non mi è stato regalato nulla. Mi sono guadagnato tutto</b> <b>attraverso il lavoro e la fatica, senza facili aiuti. Oggi che sono diventato un allenatore di calcio, voglio trasmettere ai miei ragazzi ciò che è stato ed è il mio credo calcistico, che si chiama</b> <b>innanzitutto, lavoro, serietà, professionalità ed essere per prima di ogni cosa uomini, e poi calciatori”</b>. E intanto, per cominciare, alla lista dei suoi convocati manca proprio il nome di Balotelli. Francamente, conoscendo Antonio Conte che non è per nulla amante di persone che fanno della spocchia la loro prerogativa, alla vigilia delle sue convocazioni non abbiamo fatto fatica a pensare che non l’avrebbe convocato per uno e più motivi. Tra i nomi nuovi spicca quello di Zaza e poi c’è il ritorno di Quagliarella, Giovinco, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/mattia-destro-1000357.cfm">Mattia Destro</a> e Daniel Osvaldo (che però ha un problema agli adduttori). E intanto Conte continua il suo discorso ai media. “ E’ un momento difficile per il nostro Paese e uno dei miei obiettivi primari sarà quello di riconquistare l’interesse dei tifosi della Nazionale. Mi piacerebbe vedere la risposta già dalla partita amichevole di Bari. Sì, proprio perché c’è crisi, i giocatori devono avvertire il forte senso di orgoglio e responsabilità”. Altro che disquisire su tattiche e situazioni tecniche che passano in secondo ordine, il Conte pensiero si allarga su motivazioni che toccano l’anima, il cervello e l’orgoglio del suo gruppo. Questo è un “film” che abbiamo già visto a suo tempo e, se i risultati saranno gli stessi……!<br><br> <b>Salvino Cavallaro</b><br><br> <b></b><br><br> RomaFL0711FL0711conte-6.jpgSiNconte-«voglio-una-nazionale-orgogliosa-umile-e-cattiva»-1012946.htmSi100451001,02,03,06,07,08030541
1131012935NewsCoppeChampions: Atletico Madrid-Juve, Bayern-City per la Roma20140828184556Champions sorteggi,Juve,RomaGirone di ferro per i giallorossiE' andato benissimo alla <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juve</a> il sorteggio di Champions League: per i bianconeri infatti l'urna di Montecarlo ha regalato l'Atletico Madrid del Cholo Simeone, l'Olympiacos e il Malmoe. <br><br>Girone di ferro, come previsto,&nbsp;invece per la Roma: i giallorossi prendono il Bayern Monaco di Guardiola, Manchester City e Cksa Mosca.<br><br>Ecco tutti i gironi:<br><br>GRUPPO A: Atletico Madrid, Juventus, Olympiacos, Malmoe.<br><br>GRUPPO B: Real Madrid, Basilea, Liverpool, Ludogorets.<br><br>GRUPPO C: Benfica, Zenit, Bayer Leverkusen, Monaco.<br><br>GRUPPO D: Arsenal, Borussia Dortmund, Galatasaray, Anderlecht.<br><br>GRUPPO E: Bayern Monaco, Manchester City, Cska Mosca, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/roma.cfm">Roma</a>.<br><br>GRUPPO F: Barcelona, Psg, Ajax, Apoel.<br><br>GRUPPO G: Chelsea, Shalke 04, Sporting Lisbona, Maribor.<br><br>GRUPPO H: Porto, Shaktar, Athletic Bilbao, Bate Borisov.<br><br>&nbsp;<br><br>C1012317MontecarloFL0141FL0141ok.jpgSiNchampions-atletico-madrid-juve-bayern-city-per-la-roma-1012935.htmSiT1000007,T1000012100205001,02,03,07,08,090101716
1141012932NewsCampionatiL`incertezza del campionato che sta per cominciare20140826160017A pochi giorni dall`inizio del campionato rimangono molte incertezze<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Torres, Falcao, Cerci, Lavezzi, Cuadrado, Insigne, Guarin. Tutti nomi che hanno tenuto banco in questa interminabile estate di mercato del pallone. Per fortuna si contano i giorni alla chiusura delle trattative dei campioni (o presunti tali) che attraggono i sogni dei tifosi. E, mentre comincia a scemare l’interesse verso questo o quel giocatore che potrebbe cambiare maglia da un momento all’altro, ecco che all’orizzonte si riaffaccia il campionato di calcio con tutto il suo fascino e le contraddizioni di sempre. Le candidate allo scudetto sono sempre le stesse, Juve, Roma, Napoli, forse Inter, Fiorentina, Milan e poche altre. La Juve di Massimiliano Allegri, in partenza non ha più i favori del pronostico della squadra da battere. I motivi sono tanti, a cominciare dalle caratteristiche diverse del nuovo coach<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>al cospetto di Antonio Conte. Allegri è sicuramente un ottimo allenatore, tuttavia, è statisticamente provato che le sue squadre sono molto lente a ingranare. Questo potrebbe rappresentare un handicap per la Vecchia Signora che, perdendo punti in partenza, non avrebbe più modo di recuperare sulle dirette avversarie. Se così fosse, comincerebbero i mugugni in una piazza che, da tre anni a questa parte, è stata abituata a dominare la scena calcistica nazionale. Si creerebbe malcontento nello spogliatoio e nelle tribune che si rifletterebbe inevitabilmente sul campo. Queste, naturalmente, sono tutte ipotesi che, in caso di non risultati positivi da parte della squadra di Allegri, accentuerebbero ancor di più il malcontento verso un allenatore che fin dall’inizio ha avuto pochissimi consensi. Solo i risultati positivi possono far cambiare idea nel calcio, un po’ come dire che le simpatie o le antipatie non contano nulla di fronte alla concretezza dei risultati. Vedremo! La Juve ha sicuramente una rosa valida a livello di confronti nazionali, mentre rimangono forti dubbi per ciò che riguarda il gap con le più titolate squadre europee. Intanto la Roma di Garcia sembra essere cresciuta. Pur non avendo cambiato molti giocatori, i giallorossi non rappresentano più la novità del calcio italiano, perché la maturazione del gioco voluto dal suo tecnico ha dato il senso della continuità e della compattezza, che ben si accompagnano all’unità d’intenti, all’entusiasmo e a quella “fame” di gloria che è sempre stato il focus di ogni vittoria. Napoli e Inter rappresentano invece l’eterno punto interrogativo che li accompagna ormai da troppo tempo. Per loro c’è bisogno di un periodo di assestamento e, dal punto di vista psicologico, anche un bagno di autostima perduta per strada. E’ anche un po’ il discorso di Fiorentina e Milan. La squadra di Montella pare da sempre bloccata nel momento della sua crescita definitiva, nonostante il bel gioco a tratti anche spumeggiante espresso dai viola. A oggi il pezzo pregiato di casa Della Valle, e cioè Cuadrado, sembrerebbe ancora per quest’anno in forza ai toscani. Forse le pretese iniziali per la sua vendita sono state troppo esose, così l’interessamento dei club europei è praticamente scemato. Il Milan di Filippo Inzaghi potrebbe invece rappresentare la novità. La cessione di Balotelli sembrerebbe un affare per la società rossonera, non solo dal punto di vista psicologico per la migliore gestione e compattezza di gruppo, ma anche per la definitiva valorizzazione di El Shaarawy, un talento ancora giovane del quale non si conosce ancora completamente il suo valore. E poi Galliani sembra orientato a dare a Inzaghi un giocatore importante. Si parla con insistenza di Torres, per il quale si potrebbe sfruttare la formula del prestito con riscatto. Vedremo cosa accadrà, anche se è già chiaro che la squadra di Filippo Inzaghi ha dato segnali di efficienza nell’ambito della compattezza del gruppo, mentre ha saputo correggere quegli svarioni difensivi che sono stati la vera preoccupazione della dirigenza e dei tifosi milanisti, nel corso dei vari tornei estivi in Inghilterra. In casa rossonera c’è tanta voglia di far bene e di riportare i propri tifosi allo stadio. Inzaghi sembra ricalcare la storia che fu di Conte tre anni fa alla Juve. Stesse motivazioni, stessa voglia di mettersi in gioco. Vedremo se queste nostre impressioni sul campionato che sta per cominciare saranno azzeccate o, più semplicemente, rimarranno soltanto pensieri dettati dalla sensazione e dall’esperienza di chi ha vissuto tante pagine di calcio nostrano. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNl`incertezza-del-campionato-che-sta-per-cominciare-1012932.htmSi100451001,02,03030312
1151012913NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24 - Franco Leonetti «La Juve? Aspettiamo a valutare il lavoro di Allegri»20140729065516La situazione della Juventus analizzata dal giornalista Franco Leonetti <BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Giornalista, scrittore di romanzi, editorialista su siti web a tinte bianconere, presentatore di eventi, opinionista, già autore del romanzo <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Linea d’Ossigeno”</B> pubblicato nel febbraio 2008, ha scritto e pubblicato anche <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Sei note di Pentagramma</B>” edito da <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Lettere</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Animate editore”</B>, in libreria da dicembre 2012. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Franco Leonetti</B> si divide tra grandi passioni calcistiche per la “sua” amata Juventus e il diletto di scrivere libri e comporre testi che manifestano il suo interesse verso l’analisi, le ispezioni e le osservazioni dell’individuo contemporaneo, in una sorta d’introspezione capace di dare una logica spiegazione a certi comportamenti apparentemente insignificanti che emergono preponderanti nell’uomo di oggi. Uno scrutatore dei nostri tempi, capace di analizzare attentamente tutto ciò che sembra privo di logica. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Sei note di Pentagramma”</B> é un titolo che prende spunto dal suo amore per la musica. Tutti sanno che le note musicale sono sette, ma nel suo libro se ne manifestano solo sei. La nota che non c’è, infatti, è quella che manca alla nostra società per ritenersi compiuta. Proprio quello che i media contemporanei ci illudono che ci sia per chissà quale interesse suggerito dal dio denaro. Ma la vera vita di tutti i giorni manca della settima nota, un ammanco considerevole che, nonostante appaia insignificante, assume invece connotazioni di vitale importanza che si riflettono su una non buona qualità di vita. Di questi temi ci parla l’autore <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Franco Leonetti</B> nel suo ultimo libro. Un’analisi concreta della realtà contemporanea che si manifesta con una punta d’amarezza e delusione su quello che potrebbe essere con l’aggiunta di quella magica nota mancante del pentagramma musicale, e che invece non é. Un libro che parla dell’uomo, con i propri progetti, i sogni, le delusioni, le vittorie, le amarezze e le speranze che s’infiltrano in un quotidiano difficile, fatto comunemente di difficoltà di vivere. Questo è Franco Leonetti, uomo sensibile, aperto al dialogo, pronto alle relazioni sociali che sono l’essenza e il vero significato della vita di sempre. Come dicevamo altre due passioni lo caratterizzano: l’amore per la musica e per il calcio, del quale é ottimo giornalista competente e vero tifoso della Juventus. Egli è opinionista di punta, con la sua rubrica <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Il ruggito di Leonetti”</B> nella trasmissione televisiva <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Forza</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Juve”</B>, in onda su Rete 7 Piemonte e sul canale SKY 825. Ed è proprio in questa veste di giornalista che oggi abbiamo pensato di intervistarlo, anche in considerazione del momento delicato che la Juventus e tutto il popolo bianconero sta vivendo, dopo le scioccanti dimissioni di Antonio Conte. Da questa lunga ed esaustiva intervista, si evince la razionalità giornalistica di <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Franco Leonetti</B> che, nonostante il polverone sollevato da una situazione che non era prevista, anche se era già nell’aria da tempo, non si lascia trascinare da commenti emotivi che, aprioristicamente, assumerebbero soltanto connotati distruttivi, senza neanche aver visto ancora all’opera il nuovo corso juventino targato <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Massimiliano Allegri</B>; il coach della Juventus chiamato a sostituire Antonio Conte.<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp; </SPAN></SPAN><SPAN><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; BACKGROUND: white; COLOR: #333333; FONT-SIZE: 12pt; mso-bidi-font-family: Helvetica">&nbsp;</SPAN></SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Franco, cosa succede a questa Juventus?</SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Beh è accaduto l’imprevedibile, un vero cataclisma, ovvero Conte e la Società si sono separati al secondo giorno di ritiro, una cosa scioccante per tutto il popolo bianconero, una vicenda mai accaduta nella storia della Juventus. Traumatizzante, sia per le modalità che per il risultato finale, che hanno portato repentinamente Allegri ad occupare la panchina bianconera. Un flash accecante, improvviso e mal gestito a mio parere”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Pensi che il giocattolo perfetto si sia rotto, dopo la dipartita di Conte?</SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Certamente la Juve di Conte, come siamo stati abituati a conoscerla nell’ultimo triennio, non esiste più, questo mi pare fuor di dubbio. Ogni allenatore ha le proprie caratteristiche nella gestione del gruppo, nel motivare gli interpreti, nello svolgere la preparazione, nell’apparecchiare il gioco. Ora resta da capire come verrà schierata in campo la Juventus dal nuovo allenatore e quali saranno le scelte tecnico-tattiche del nuovo corso,<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>a parere mio non si può aprioristicamente affermare che il giocattolo perfetto si è rotto: solo il campo darà una risposta chiara e netta. Certo che Antonio Conte era Antonio Conte, punto”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Quali sono i motivi per cui Conte ha deciso di lasciare la Juve?</SPAN></B> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“ Sul mercato si sono incentrate le principali distonie tra le due parti, Conte voleva nuovi arrivi capaci di rafforzare fortemente la squadra, per tentare di poter competere a grandi livelli europei, per cercare di stare nell’Olimpo della Champions servono investimenti e campioni. Tutto ciò non è accaduto e il Mister, che non aveva rinnovato il suo contratto, ha deciso di levare le tende in maniera eclatante, giustamente o meno, ognuno ormai si è fatto una propria opinione. In ogni caso i malumori non sono sbocciati all’improvviso, ma la questione rafforzamento era una situazione che permaneva da qualche tempo. Peccato davvero perdere Conte in questa maniera”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Secondo il tuo punto di vista, perché è stato scelto Allegri?</SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“ Allegri era già un nome che circolava nell’ambiente, a maggio, quando i mal di pancia di Conte si erano fatti più veementi: insieme a quelli di Mancini e Spalletti era tra i più gettonati. La Juve, improvvisa orfana di Conte , ha avuto la necessità di non far passare troppo tempo, non poteva rimanere nemmeno un’ora in più senza la figura basilare del tecnico. Quindi la dirigenza ha colmato subito la falla apertasi, virando su Max Allegri perché ha un profilo alto, ha già vinto in Italia, è abituato a certi palcoscenici europei, costa relativamente poco d’ingaggio e viene considerato adatto. Le eventualità di Mancini e Spalletti nascondevano motivazioni e insidie variegate, da ingaggi troppo onerosi a contratti in essere, vedasi Spalletti”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN></B><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Che cosa pensi del mercato della Juve sin qui svolto?</SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Un buon mercato sino ad oggi, 28 luglio, ci sono però dei nodi importanti da sciogliere, e penso a quello di Vidal , anzitutto. La dirigenza ha saputo portare a Torino giocatori che vanno ad occupare caselle scoperte, rafforzando i vari reparti, penso a Evra sulla corsia mancina, a Pereyra duttile e abile in vari ruoli a centrocampo, penso a Romulo sulla destra e a Morata che purtroppo starà fuori per due mesi. Se la Juve manterrà tutti i suoi campioni in rosa, questo sarà un mercato egregio, magari in attesa di un centrale difensivo e di un grande campione la davanti. Senza dimenticare che Coman, il francesino, potrebbe stupire molti e Morata, se in condizioni,<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>smentirà molti dubbiosi”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Pensi che ci siano malumori all’interno della dirigenza bianconera?</SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“No, la Società è compatta e unita verso l’obiettivo che in casa Juventus, da sempre, è uno e uno solo: vincere”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">R</SPAN></B><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">oma e Napoli sembrano sulla carta le più accreditate a vincere il prossimo scudetto. Tu pensi la stessa cosa?</SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Già lo scorso anno, molto più la Roma in verità, si sono dimostrate avversarie considerevoli e competitive per lo scudetto, quindi entrambe partono da una base importante. In questa prima fase di mercato i capitolini hanno operato parecchio e si sono nettamente rinforzati sulla carta, con nomi e spese ingenti, il Napoli, invece, continua ad avere problemi a centrocampo e in difesa, e ritengo, opererà sino alla scadenza del 1° settembre quando il mercato chiuderà i battenti. Teoricamente queste sono le due squadre che possono ambire a contendere il tricolore alla Juventus, ma ricordo che dopo estati a parlare e a teorizzare, il campo, spesso, regala realtà ben diverse dai proclami sotto l’ombrellone. Non basta rilasciare dichiarazioni bellicose o erigere proclami che fanno scalpore, i campionati si vincono con il gioco, i gol e i punti in classifica. Insomma fatti non parole. Sono poi curioso di vedere cosa sapranno produrre la nuova Fiorentina di Montella e l’Inter di Mazzarri con Thohir a fare capolino”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Che cosa manca alla Juve per essere competitiva ad alti livelli anche in Europa?</SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“I campioni sono coloro i quali fanno sollevare la coppa dalle grandi orecchie. Molti colleghi portano l’esempio delle ultime due finaliste Borussia Dortmund e Atletico Madrid, per cercare di scardinare il teorema, ma io ricordo che a gioire tra i coriandoli sono state Bayern Monaco e Real Madrid, compagini zeppe di campionissimi. La grande qualità ha sempre fatto la differenza in Europa e così sempre sarà. Chi vuole ambire al sommo gradino continentale ha bisogno di tante cose, ma i campioni con la C maiuscola sono la base su cui costruire. Alla Juventus non mancano i campioni, mi pare evidente, ma andrebbero implementati ”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Non ti preoccupa la prima negativa sgambata della Juve a Vinovo, che ha perso contro i dilettanti del Lucento?</SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Una sgambata non ufficiale, tra l’altro la prima della stagione, non può e non deve preoccupare sul finire di luglio, i test importanti saranno altri e cominceranno a dare un forte antipasto a riguardo della Juventus “reggenza Allegri”. Il Lucento è calcio di luglio e non può fare testo, ai più catastrofisti ricordo solo che mancavano tutti i nazionali e la formazione era infarcita di ragazzini con pochissimi titolari”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">In questo momento l’ambiente juventino sembra essere caduto in depressione. Secondo te, qual è la medicina adatta per far riprendere entusiasmo ai tifosi bianconeri?</SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“L’ambiente del tifo non è in depressione, è stato fortemente scosso dall’abbandono di Conte, e credo che tutto ciò sia innegabilmente fisiologico. L’entusiasmo da parte dei tifosi fedeli <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>si recupera e rigenera con prove convincenti e vittoriose sul terreno di gioco, con la voglia di non mollare mai e di onorare la maglia fino alla fine. Ora è normale che molti siano sul chi va là, creando sacche di resistenza e titubanza, ma alle prime vittorie il tifoso sosterrà e accompagnerà con passione questo nuovo corso bianconero. Non ho dubbi a riguardo”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Pensi che Allegri riuscirà a farsi accettare dal popolo bianconero?</SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Mai come ora sta al Mister conquistarsi l’affetto della gente juventina, schierando formazioni vincenti e portando a se lo Stadium con un gioco efficace e brillante. Con i risultati tutto passa in seconda battuta, anche il suo passato milanista e certe frasi non felicissime quando guidava dalla panca colori diversi. Succedere a Conte non sarebbe stato facile per nessuno, figuriamoci dopo un ribaltone improvviso di mezza estate. Allegri ha esperienza, e sa bene ciò che deve fare, senza farsi prendere dalla frenesia”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">La trasmissione televisiva “Forza Juve” che va in onda sull’emittente privata Rete7 Piemonte e in contemporanea su Sky, prevede novità rispetto all’anno calcistico appena trascorso?</SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Ripartiremo con l’inizio del nuovo campionato, i primi di settembre torneremo in video. Ci sono al vaglio alcune novità, anche se il canovaccio che ci ha contraddistinti e premiati con grandi ascolti, rimarrà pressoché invariato. Chi sceglie di sintonizzarsi su Forza Juve sa già chi e cosa troverà”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Pensi che il tuo “Ruggito di Leonetti” sarà combattivo come sempre e capace di risollevare gli animi sconsolati di molti juventini? </SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Il mio Ruggito è sempre coerente, sincero e schietto: commento con il mio stile personale la realtà che osservo settimanalmente. In questo momento dico a tutto il popolo bianconero di stare calmo, di attendere la Juve in campo, anche perché sino ad oggi non si è praticamente mai vista, e di essere paziente, la vera stagione parte nell’ultimo week-end di agosto. Quindi al bando lo scetticismo, in attesa delle competizioni ufficiali, solo allora potremo capire di che Juve stiamo parlando. <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>La mia speranza è di poter illustrare un’altra stagione trionfale di successi, se così non dovesse essere, naturalmente, non farò mancare mai i miei rilievi e critiche all’ambiente, così come duramente feci negli anni pre –Conte”.</SPAN><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN></B><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Per finire. Tutti sanno che oltre il calcio, la tua grande passione è la musica. Come fai a conciliare due mondi così diversi?&nbsp;<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;</SPAN></SPAN></B><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Le passioni sono le travi portanti della mia vita, senza passioni, l’esistenza perde nerbo. Quindi, anche se di primo acchito alcune possono apparire inconciliabili, ben vengano sentimenti di questa tipologia, che mantengono alto il carico di entusiasmo e voglia bruciante di vita. Un caro saluto a te Salvino e un immenso abbraccio a tutti gli amici siciliani che ci leggono, amo profondamente la vostra terra. Grazie e a presto, magari di persona”.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Salvino Cavallaro</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR><BR><br><br>TorinoFL0711FL0711franco-1.jpgSiNesclusiva-ilcalcio24-franco-leonetti-«la-juve-aspettiamo-a-valutare-il-lavoro-di-allegri»-1012913.htmSi100451001,02,03,06,08030802
1161012907NewsCampionatiConte non è più l`allenatore della Juventus20140716082550Allegri o Mancini, i sostituti di Conte <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Decisione shock in casa della Juventus per un consensuale “lasciarsi” tra Conte e i dirigenti bianconeri, nonostante l’accordo firmato a maggio scorso, in base al quale ci sarebbe stato un allungamento del contratto fino a giugno 2015. Ma Conte, già allora, aveva messo pubblicamente le mani avanti, dicendo di accettare di restare alla Juventus soltanto in caso di una campagna acquisti convincente per essere competitivi in Champions League. Soltanto 24 ore fa al raduno della Juve a Vinovo, nessuno si sarebbe aspettato di assistere a una decisione così repentina. Così, si è passati da sorrisi e abbracci per il piacere di ritrovarsi dopo le vacanze, alle dimissioni improvvise di Antonio Conte. C’era evidentemente un malumore che aleggiava ormai da qualche tempo, un qualcosa che pur non intaccando il rispetto tra Conte, Agnelli, Marotta, Nedved e Paratici, si dissociava in maniera netta su quelle che sono le strategie della Vecchia Signora per l’immediato futuro. Una sorta di scontro tra chi come Conte avrebbe voluto una posizione alla Ferguson nell’ambito della dirigenza della Juve e il diniego di una società, con a capo Agnelli, che invece deve far quadrare il bilancio societario pur non sconvolgendo i piani di una squadra che ha vinto per tre anni di seguito il campionato, due supercoppe ed ha raggiunto un record di punti che sarà difficilmente eguagliato e superato. Conte parla di un fine rapporto sereno, senza apparente ruggine contro la società che l’ha valorizzato e fatto crescere anche dal punto di vista umano, tuttavia, dice di avere avuto la percezione che il percorso tra lui e la Juventus si fosse ormai interrotto, quasi fosse arrivato ad un bivio in cui le strade si dividono. Conte non dice chiaramente il perché di questa decisione maturata improvvisamente, si limita soltanto a ringraziare la Juventus e tutti i tifosi che lo stimano in maniera viscerale. Tuttavia, visti gli scricchiolii di fine campionato scorso, le parole centellinate di Conte fanno trasparire un’evidente delusione nel non essere riuscito a far capire l’importanza di organizzare una campagna acquisti importante per una Juventus che ormai ha dato tutto e di più. Lui, che è sempre fautore nella ricerca di stimoli e di quella “fame” di vittorie da inculcare nel suo gruppo di giocatori, adesso sembra avere perso la diritta via. C’è poi un altro discorso alla base di queste dimissioni ed è la probabile vendita di Vidal e Pogba, due cardini del gioco di Conte. Ci sono offerte indecenti per i due campioni della Juventus e la società sta pensando seriamente di prenderle in considerazione. Ma, se così fosse, dove sta il progetto di rinforzare questa squadra per far fronte a una Champions che deve vedere i bianconeri arrivare almeno ai quarti di finale? In entrata, la Juve, sembra aver concluso l’acquisto di Iturbe, Evra, Morata, (una promessa che non dà certezza) e sta pure tentando di portare a Vinovo anche Romulo, l’esterno di difesa del Verona. Evidentemente, Conte non ha accettato questa linea programmatica di campagna acquisti che, secondo lui, indebolirebbe la sua Juventus. Adesso si parla di lui come prossimo C.T. della Nazionale Italiana. E intanto il popolo bianconero è in fermento. I tifosi sono tutti con Conte e contro la società di Corso Galileo Ferraris che, come probabile sostituto sulla panchina bianconera, vedrebbe bene Allegri o Mancini. Questa è una decisione che dovrà essere presa con la massima urgenza, anche perché la squadra è già pronta per andare in ritiro. Ma, attenzione signori Agnelli, Marotta e Paratici, perché la fretta imposta dalla situazione è davvero cattiva consigliera.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711conte-6.jpgSiNconte-non-e-pio-l`allenatore-della-juventus-1012907.htmSi100451001,02,03030400
1171012894NewsEditorialeGl effetti negativi dell`eliminazione al mondiale20140626181737Il disinteresse momentaneo per il calcio, si abbina all`indifferenza manifestata al ritorno in Patria degli azzurri. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Eppure, il campionato del mondo di calcio continua, così come&nbsp;il pallone, le partite da disputare e la vita che continua il suo naturale giro delle cose. C'è chi piange e c'è chi spera in un sogno. E' tutto normale, legittimo, non fa una piega. In questi giorni di delusioni e tristezze del pallone italiano, presi come siamo dalla malinconia di non vedere più la nostra nazionale al campionato del mondo, ci siamo persino dimenticati di seguire il calciomercato e i sogni fatti sotto l’ombrellone che sono tipici della stagione estiva, sembrano quasi non sfiorarci. La <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juve</b> che insegue <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iturbe,</b> il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torin</b>o che vorrebbe <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sau</b> e si propone per acquistare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Quagliarella</b>, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan</b> che s’interessa a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzemaili </b>mentre non sa ancora se <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kakà</b> vuole ritornare in Brasile e non sa neppure se vendere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Balotelli,</b> la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma</b> che è alle prese con il nodo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia</b>, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cagliari</b> del nuovo presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulini</b> che ripesca in panchina <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zeman</b> per cominciare un nuovo corso, e poi tante altre trattative che non abbiamo più voglia di approfondire.. Un mondo che abbiamo perso di vista, almeno per il momento, per la forte delusione del fallimento azzurro in Brasile. Forse, questo accresce la nostra improvvisa non voglia di pallone, una sorta di rigetto diventato un misto d’amarezza che s’interseca all’abbondanza della visione di calcio. Si chiama distacco, si chiama indifferenza. Già, la stessa indifferenza degli sportivi italiani che nemmeno hanno voluto contestare gli azzurri al loro arrivo all’aeroporto di Milano e di Roma. Un’indifferenza che è eloquente più di mille parole e che ferisce ancor più di un’aspra contestazione. In fondo è una manifestazione civile, una forma disarmante che entra ancor più nell’anima degli atleti che, nonostante i lauti contratti e la ricchezza economica, restano pur sempre degli uomini. Il focus mediatico è sempre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Balotelli</b>, nel bene e nel male di ogni discorso, di ogni fatto positivo o negativo. C’è una spaccatura forse insanabile nel gruppo della nazionale, tra lui e la vecchia guardia formata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pirlo</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Rossi</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b>. E c’è pure chi si schiera da una parte e dall’altra, in un continuo andirivieni di colpe che non fanno il bene di nessuno. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prandelli</b> ha certamente sbagliato a creare la squadra attorno a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Balotelli</b>, (questo l’abbiamo già detto), perché lui, semmai, doveva essere uno dei tanti e non il cardine di ogni situazione. Lui non è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi</b> e neanche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neymar</b>, lui non è il campione che farà mai la differenza. Sì, perché a questo ragazzo dalle indubbie qualità tecniche, manca e mancherà la testa, l’equilibrio comportamentale, la prestazione che non sarà mai supportata dalla continuità, ma che sarà sempre soggetta all’ansia da prestazione. Forse <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prandelli </b>si è sentito tradito, perché aveva creduto in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Balo </b>soprattutto dal punto di visto umano, ed era convinto nella sua completa maturazione di uomo e atleta. Così non è stato, perché attorno a lui si è creato un polverone tale da far saltare i sacri equilibri da spogliatoio. Certo che quella maledetta partita del 24 giugno 2014, giocata a Natal alle ore 13, 00 in Brasile (ore 18,00 in Italia) sarà ricordata per sempre, nel bene e nel male del suo significato. Nel bene, perché ha tirato fuori verità a lungo sommerse, e nel male per una eliminazione che per lungo tempo brucerà ancora.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Milanofl0711fl0711cesare-prandelli.jpgSiNgl-effetti-negativi-dell`eliminazione-al-mondiale-1012894.htmSi100451001,02,03030379
1181012883NewsEditorialeIl Mondiale che non t`aspetti20140618160144Procede la Coppa del Mondo in Brasile, tra delusioni e sorprese<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando tutto sembra scontato, ecco che c’è sempre qualcosa che non t’aspetti. Il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mundial do</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brasil</b> continua la sua strada fatta di previsioni azzeccate e ciò che non avevi previsto. Non stiamo certamente parlando dell’imprevisto annuncio di matrimonio tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Balotelli</b> e la sua <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fanny</b> e neanche della loro lite che accompagna gli innumerevoli gossip correlati al pallone mondiale. Noi ci riferiamo a ben altro, e cioè, ad esempio, all’inaspettata mancata vittoria del Brasile contro il Messico, che ha dimostrato di essere una squadra ben organizzata e per nulla rinunciataria al bel gioco, nonostante fosse al cospetto di un Brasile che non ha dato l’impressione di essere cinico. Più bello a vedersi che pragmatico, il Brasile ha bisogno di non innamorarsi troppo di sé, di non soffermarsi su evanescenti tocchi di classe che sanno più di narcisismo che di sostanziale gioco di squadra. Certo, i campioni verde oro non si discutono dal punto di vista tecnico, ma danno l’impressione di essere funamboli votati più a deliziare il pubblico che a mettere dentro la porta i palloni che fanno vincere la partita. E così, contro il Messico di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Guillermo Ochoa</b>, (portiere formidabile senza contratto alcuno, per non aver rinnovato con l’Aiaccio) ma anche di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vazquez,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Herrera </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Guardado</b>, ci provano addirittura a vincere la partita contro i “mostri sacri” della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Selecao.</b> I nostri occhi, dunque, hanno visto un bel Messico e, inaspettatamente, un assai mediocre Brasile che non è andato oltre lo 0 a 0. Anche la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Russia</b> di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Capello</b> non è andata oltre l’1 a 1 contro la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Corea del Sud</b> nel gruppo H. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Fabio</b> è stato “tradito” dalla papera madornale del suo portiere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Akinfeev</b> che su tiro di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lee Keun Ho</b>, si è lasciato sfuggire il pallone in rete come fosse una saponetta. Poi, per fortuna, la Russia riacciuffa il risultato grazie alla rete di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kherzakov,</b> suo uomo simbolo. Un pari che certamente non accontenta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Capello,</b> il quale dovrà trovare soluzioni diverse se vorrà conquistare gli ottavi di finale. Nello stesso girone H, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belgio</b> vince contro l’ostica <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Algeria</b> per 2 a 1 ed è già capolista. Nel girone G, buon esordio degli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stati Uniti</b> del tedesco <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jurgen Klinsmann</b>, che battendo il Ghana si portano in testa alla classifica con 3 punti a parità della Germania; e non è davvero poca cosa. Riassumendo la situazione, possiamo dire che ad oggi, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Croazia, Spagna, Inghilterra, Uruguay, Portogallo e Russia</b> sembrerebbero le squadre che hanno inaspettatamente deluso, mentre hanno confermato i pronostici della vigilia, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francia</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Svizzera, Germania, Argentina, Olanda, Italia</b>, con il sorprendente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messico </b>e la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Selecao Verde Oro</b> che è da rivedere. Per il resto, a 48 ore dalla partita contro la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Costa Rica</b> (anch’essa sorprendente per trovarsi in testa alla classifica a pari punti dell’Italia), gli azzurri di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prandelli </b>sembrano proiettati su tre cambi: il rientro di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Thiago Motta</b>, con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Abate </b>a destra, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Darmian</b> sull’out di sinistra e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini </b>che ritorna nel suo ruolo naturale di centrale, rilevando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paletta.</b> E intanto il Mundial procede il suo cammino, tra pomeriggi assolati, carichi di asfissiante umidità e lunghe notti italiane che pur deste, danno l’opportunità di sognare un azzurro che…! Chissà cosa accadrà. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Brasilefl0711fl0711pallone8.jpgSiNil-mondiale-che-non-t`aspetti-1012883.htmSi100451001,02,03030363
1191012870NewsCalciomercatoConte, Conte, e ancora Conte20140529143414Antonio Conte, è sempre al centro dell`attenzione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sembra incredibile come in casa Juventus la forza mediatica sia sempre focalizzata su Antonio Conte e sul suo verbo che maggiormente lo attizza: VINCERE. Essere vincenti e non conoscere altro che arrivare prima degli altri non a parole ma con i fatti. Un verbo dal quale Conte non sa prescindere e quando gli capita di perdere, trova difficoltà a relazionarsi con gli altri. Deve sbollire la delusione da solo, così come spesso succede a chi vive in maniera maniacale una propria convinzione, un qualcosa che si deve rispecchiare anche sul suo gruppo di giocatori. Certo, anche lui sa quanto sia difficile vincere e ripetersi, tuttavia ritiene che è giusto destarsi dal sogno per stare con i piedi per terra. E stare coi piedi per terra significa anche guardare la realtà di questa Juventus, che ha già dato in campo nazionale e che per essere competitiva in campo internazionale deve assolutamente comprare sei/sette giocatori in grado di fare la differenza. Ma Elkann dall’alto del suo pensiero economico, fa riferimento all’Atletico Madrid come squadra da imitare per essere arrivata quasi a vincere la Champions, nonostante le ridotte risorse economiche e con un parco giocatori non certo di eccelso valore tecnico. Ma Conte non ci sta e risponde da par suo, così come il suo carattere talora impulsivo ci ha abituato. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve, guardiamo la realtà”</b> dice il tecnico del Salento, un po’ come dire che questa Juve non può perdersi dietro pensieri filosofici e similitudini che non hanno alcuna certezza. E poi, anche la sua Juve fin dal primo anno ha vinto senza avere grandi campioni e senza avere speso chissà quanti soldi. Adesso la Vecchia Signora è cresciuta, ed è giusto organizzarla in una maniera tale da ambire a grandi traguardi europei. Sono i giocatori di qualità che garantiscono i successi. Per quanto riguarda invece la componente riguardante la leadership di gruppo e suoi derivati, Conte è garante del suo operato, delle sue affidabili qualità che ormai non deve più dimostrare a nessuno. Parole chiare, idee che non lasciano adito a nessun fraintendimento di sorta. D’altra parte i suoi risultati in casa Juventus parlano chiaro. Tre scudetti vinti di seguito e numerosi record che difficilmente potranno essere superati, non ultimo quello dei 102 punti conquistati nel campionato appena concluso. Non c’è che dire, tutto si può dire di Conte; un antipatico dalle idee chiare, vincenti. Eppure lui dice di essere una persona molto tranquilla nel privato, che si dedica alla sua famiglia e alla sua bimba. Un buon padre che sul lavoro diventa esigente con se stesso e che gli permette di chiedere tanto anche ai suoi calciatori e ai tifosi della Juve. Due persone distinte; il Conte privato e il Conte professionista, due immagini allo specchio che si fondono perfettamente e che dimostrano grandi valori, serietà lavorative e maniacali nel mettersi continuamente alla prova anche quando deve ricominciare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Chi vince fa la storia, gli altri al massimo la possono leggere”</b> questo è lo slogan che gli piace molto, che gli frulla sempre in testa come chiodo fisso. Conte e la sua Juventus, la storia la vogliono continuare a fare permettendo agli altri di leggerla. Per far questo, adesso è opportuno voltare pagina, guardare avanti, mettere mani al portafoglio e costruire il futuro attraverso gli acquisti che lui, assieme al presidente Andrea Agnelli e Beppe Marotta concorderanno per la nuova Juventus il cui unico imperativo continuerà ancora ad essere: VINCERE!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711conte-6.jpgSiNconte-conte-e-ancora-conte-1012870.htmSi100451001,02,03030716
1201012865NewsCampionatiE tu, sei seedorfiano oppure no?20140522165657Il Milan, alle prese con la fine di un ciclo ed un inizio da riorganizzare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sembra essere questo l’amletico dilemma di casa Milan. Una incertezza sull’attuale allenatore dei rossoneri che fa capire quanto siano poche e ben confuse le idee della società milanista. Berlusconi convocherà probabilmente a rapporto tutti i componenti del consiglio direttivo, soltanto la prossima settimana. E intanto, in base a ciò che succede all’interno della squadra, sembra evidente il serpeggiare di un certo malessere chiamato nervosismo. Infatti, dopo la presentazione di Casa Milan, sul pullman che riportava indietro la squadra, sono volati ceffoni tra Amelia e Bonera. Un episodio scatenato dopo l’invito di Amelia a tutti i suoi compagni, di presentarsi ai tifosi e firmare gli autografi, così come lui aveva già fatto. Pare che questa cosa abbia indispettito Bonera, forse anche a causa di vecchie ruggini. Alla luce dei fatti, si percepisce lo scollamento di un gruppo che risente di inevitabili malumori tra seedorfiani e antiseedorfiani. Come se ci fosse una netta spaccatura tra coloro i quali vogliono Seedorf anche per la prossima stagione e chi invece vorrebbe fosse sostituito. Sì, nel calcio succedono queste cose da sempre, non è una novità, tuttavia, quando i calciatori litigano tra loro è perché la società è distante, si estromette dalle proprie responsabilità. Tutto questo nonostante le apparenze di una Casa Milan che, a detta di Barbara Berlusconi, dovrebbe rappresentare l’inizio di un’organizzazione perfetta, più moderna, che pur conservando la sua antica e gloriosa storia fatta di Coppe e Trofei vinti, si prefigge l’obiettivo di diventare un luogo in cui si esaltano gli incontri e le relazioni con l’esterno. Ma, al momento, l’unico fatto sicuro è il caos, è l’insoddisfazione di non aver raggiunto neanche la partecipazione all’Europa del prossimo anno. Un fatto che brucia in modo speciale in casa Milan, perché della partecipazione alla Champions o comunque all’Europa League, il club rossonero ne ha fatto da sempre l’orgoglio del quale non poter fare a meno. Era un fatto di stile, un qualcosa che ha distinto per tanti anni il club del presidente Berlusconi, che adesso sembra essere allo sbando di idee e di organizzazione interna proprio nel cuore della società stessa. Noi siamo dell’avviso che prima di sistemare la parte tecnica, è essenziale fare chiarezza sui ruoli dei quadri dirigenziali che sembravano essere definiti ma che, alla luce di quanto succede all’interno della società, non sembra essere stato risolto. A Galliani la responsabilità del settore tecnico e a Barbara Berlusconi quella commerciale. Ma è proprio così? C’è qualcosa nel panorama calcistico rossonero che non ci convince, perché nel calcio non sempre gli insuccessi dovuti a un ciclo che finisce sono imputabili esclusivamente alla squadra e all’allenatore. La società rossonera sembra essere in forte ritardo sull’aspetto di una riorganizzazione di un ciclo che deve ricominciare e non si capisce da dove e con chi. Intanto, in questa lunga fase di transizione rossonera che sembra davvero interminabile, le crepe e i malumori dello spogliatoio contrastano visibilmente con quello che nelle conferenze stampa di Milanello dichiara <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Clarence Seedorf : “Il gruppo è unito, altrimenti non avrebbe raggiunto certi risultati”.</b> E chissà quali sono questi risultati, diciamo noi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711galliani.jpgSiNe-tu-sei-seedorfiano-oppure-no-1012865.htmSi100451001,02,03030392
1211012861NewsEditorialeIl Conte pensiero20140521161857Allenatore - psicologo, Antonio Conte è stato insignito del premio Manlio Scopigno, quale miglior coach del campionato 2013`14<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio Conte sarà ancora l’allenatore della Juventus nel prossimo campionato 2014’15. Dopo tanti tira e molla è arrivato l’accordo con il presidente Andrea Agnelli. Un accordo che ufficialmente sembra davvero scarno, almeno in alcune motivazioni che lasciano adito a dubbi su cosa effettivamente si sono detti a quattrocchi, presidente e allenatore. Ma, conoscendo il Conte pensiero, possiamo dedurre che il coach bianconero sia stato in qualche modo accontentato sulla sua posizione di tecnico-manager nell’essere incluso come parte determinante nell’ambito delle strategie bianconere e della campagna acquisti, in funzione degli obiettivi da raggiungere in campo internazionale. Conte, che è stato insignito del premio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manlio Scopigno</b>, quale miglior allenatore del campionato 2013’14, è stato ospite alla Fiat di Melfi in veste di prof che insegna a fare gruppo. Una platea di operai e dirigenti che hanno ascoltato l’esperienza personale di Conte in termini di leadership e gestione di gruppo. Un incontro davvero interessante da parte di un allenatore – relatore, capace di arrecare cultura calcistica che s’incarna attraverso le motivazioni, gli stimoli, le menti da seguire attentamente come fulcro determinante di ogni cosa. Un giro d’Italia a tappe, quello che ha appena iniziato Conte, una sorta di invito in tavole rotonde dove si parla della gestione di gruppo, di una crescita esponenziale data da atleti, ma soprattutto da uomini in grado di rispettare le regole del gioco. Una forma maniacale nell’inculcare ai propri atleti la propria convinzione che la vittoria, l’arrivare primi, è l’unica cosa che conta, l’unica cosa che ti fa scrivere la storia. Non c’è che dire, Conte è proprio un professionista maniacale in cui lo stress s’incunea attraverso l’io personale che dà origine al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non mollare mai”</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Restare sempre sulla corda”</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Crederci sempre, per</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">arrivare prima degli altri”.</b> Un rafforzamento della propria autostima che si riflette sempre su chi gli sta vicino. Non sono frasi fatte, ma è un lavoro interiore, un percorso psicologico che Conte fa sempre su di sé come fatto caratteriale, come convinzione naturale che quella è la strada giusta da seguire per arrivare primi. Ma il bello è che lui, con questo suo modo di fare, è in grado di sensibilizzare il gruppo sul quale lavora e convincerlo&nbsp;dell’importanza mentale, prima ancora che fisica e tecnica. Uno psicologo che tanto pretende da se stesso e dagli altri. Un allenatore che non s’accontenta mai perché dopo aver vinto una partita non si ferma sugli allori e va avanti come se nulla fosse accaduto. Vincere aiuta a vincere. Questo è il frutto dei tanti record raggiunti dalla sua Juventus, dei 102 punti conquistati, del terzo scudetto consecutivo, delle 33 vittorie su 38 partite giocate e di mille altre cose conquistate. Un lavoro difficile, quasi sempre pesante per i suoi calciatori che sono sempre invitati all’impegno, al lavoro, alla professionalità, come forma comportamentale e di pensiero da seguire attentamente. E il gruppo lo segue sempre senza il senso dell’imposizione mentale, senza la fatica costrittiva, ma nella consapevolezza che quella è la strada giusta da seguire. I risultati? Sono sotto gli occhi di tutti, perché Conte per questa Juventus, per il suo gruppo di calciatori è l’esempio da seguire, la garanzia di affidamento, un allenatore moderno che fa del suo essere perfezionista l’esempio da seguire.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Melfifl0711fl0711c-33509839.jpgSiNil-conte-pensiero-1012861.htm100451001,02,030301547S
1221012840NewsCampionatiQuel furbacchione di Garcia20140503185553Rudi Garcia:«Lo scudetto? Non me lo aspetto più«<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo avere istigato la suscettibilità di Conte e della Juventus, con affermazioni che lasciavano presagire il dubbio sull’effettivo impegno delle squadre che affrontano i bianconeri a questo punto della stagione, adesso Rudi Garcia cambia rotta. A tre giornate dal termine e prima di affrontare il Catania sul terreno degli etnei, il coach francese esce fuori con frasi come: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Lo scudetto? Non me lo aspetto più. Per me il campionato è chiuso. Complimenti alla Juventus, una grande società con</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">grandi giocatori”.</b> Poi, sulla polemica intavolata in settimana con Antonio Conte dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non gioco più nel cortile della scuola, per me la ricreazione è finita e adesso suono la campanella”. </b>Non c’è che dire, questo Garcia ha proprio capito tutto. Prima ha cercato di innervosire Conte, la società e la piazza juventina e adesso, solo apparentemente, sembra aver smorzato la polemica ma con ancora un filo d’ironia. Storie di pallone, storie di frasi e polemiche forzate tendenti a creare nervosismo nel tentativo di far perdere la via maestra all’avversario. Psicologia spicciola che non può intaccare una società dalla grande tradizione come la Juventus che, tuttavia, nel caso del suo allenatore Conte, ha dato l’impressione di cadere nella trappola. Suscettibile è apparso Conte in occasione della risposta alla Roma e a Garcia, quando ha risposto per le rime dicendo che contro la Juve ogni squadra gioca la partita della vita e che a nessuno è mai sfiorata l’idea di non impegnarsi pensando di avere partita persa in partenza. Non esiste, ha detto ancora Conte, e non c’è bisogno che in Italia vengano personaggi come Garcia per mettere il dubbio su ciò che non c’è. Rudi Garcia, dunque, sembra alzare furbescamente bandiera bianca proprio ora che l’ambiente in casa Juve è amareggiato per l’eliminazione dalla finale di Europa League ad opera dei lusitani del Benfica. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se la Juventus ha fatto un campionato da record è anche grazie a noi”</b> dice ancora l’allenatore giallorosso che va a Catania per vincere e per continuare la striscia positiva di dieci partite utili consecutive. Ma quello che è il retro pensiero del coach romanista non è dato sapere. Possiamo semplicemente supporre che ancora si aggrappi ad una flebile speranza dovuta alla condizione psicologica dei bianconeri che non è certo quella delle migliori occasioni. Ma, da questo punto di vista, Conte ha dimostrato da tre anni a questa parte di saper far recuperare al suo gruppo le forze fisiche e psicologiche necessarie per avere la giusta reattività a momenti difficili come questo, in cui si taglierà probabilmente il traguardo del 32esimo scudetto conquistato sul campo (anche se ufficialmente si parla di 30 scudetti, per effetto dell’arcinota questione di calciopoli) in una stagione fatta di tanti record che scrivono la lunga e gloriosa storia della Juventus, mentre, al contempo, si riflette su quello che avrebbe potuto essere e non è stato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711garcia.jpgSiNquel-furbacchione-di-garcia-1012840.htmSi100451001,02,03030368
1231012836NewsCampionatiConte, perchè tutte queste polemiche? Goditi il momento!20140429181435L`allenatore della Juventus tra polemiche senza fine.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt;">Neanche il tempo di gioire dopo l’1 a 3 inflitto al Sassuolo che pregusta la quasi conquista storica del terzo scudetto consecutivo, che Conte in conferenza stampa si abbandona a polemiche contro tutti e tutto. Eppure, anche se la sua Juve non ha ancora la matematica certezza, c’è per il condottiero juventino la sicurezza d’aver visto una squadra lottare sotto il cielo di Reggio Emilia carico di pioggia e su un campo talmente pesante che avrebbe tagliato le gambe a chiunque. Non è stata bella la Juve del primo tempo che ha incassato il gol di Zaza, non ha convinto soprattutto in difesa, là dove Ogbonna è stato il punto negativo di una serata che avrebbe potuto dargli lustro in assenza di Bonucci. Ma, evidentemente, il giocatore ex Toro ha dei problemi di completa integrazione nel modulo di Conte e in una difesa a tre che spesso deve essere sia a supporto del centrocampo, sia guardinga nell’inibire il gioco degli avversari. Questa sera il ragazzo ha dimostrato grande insicurezza, soprattutto nel contrastare il gioco di Zaza che lo ha quasi sempre superato nella velocità. Tuttavia, senza voler penalizzare solo Ogbonna che pur continua a rendere dubbiosi anche chi lo vede come valida riserva di uno dei tre difensori titolari, è stata tutta la Juventus che non è piaciuta nel primo tempo. Poi, dopo la strigliata di Conte nell’intervallo, è venuto fuori il carattere e la maggior tecnica degli juventini che hanno vinto con un gol di Tevez, Marchisio e Llorente, il quale manda tutti in visibilio per aver segnato di tacco, memore degli antichi fasti di Bettega e Serena. Una lunga storia che, pur riveduta e corretta dalle nuove generazioni del calcio bianconero, continua all’insegna della spettacolarità che si abbina alla vittoria. Ma, come dicevamo, neppure questo è bastato a Conte per addolcirsi e non polemizzare. Nella conferenza stampa post gara, il condottiero juventino mostra tutta la rabbia che ha in corpo contro tutti; Garcia, gufi e coloro i quali ce l’hanno sempre contro la sua Juve. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“In Italia è</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">difficile fare i complimenti alla Juve”</b> dice Conte, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“in genere ci si limita a non dire neanche</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che siamo stati bravi e non ci elogiano mai. Noi, quando è il caso, ci complimentiamo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">con chi è stato più bravo di noi…., ma alla Juve no, alla Juve c’è sempre</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">qualcosa per cui non è consentito gratificarla, si tratti della squadra o del suo allenatore”.</b> Frasi ripetute con regolarità e acredine, anche quando dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se la Juve dovesse</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">andare fuori dall’Europa League si dirà che la squadra non è adatta alle Coppe internazionali e, se invece vincerà, si dirà che quella è una coppetta di poca importanza, un qualcosa che non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">interessa a nessuno”.</b> Insomma, una sfilza di sassolini che Conte sembra volersi togliere dalla scarpa, proprio ora che è giunto il momento di non tenere conto di queste cose e godere il magic moment bianconero. Ma è nella natura di Conte, quello di non essere mai contento, mai completamente soddisfatto e sempre polemico con chi, a suo dire, colpisce ingiustamente la sua Juve. Noi non siamo d’accordo con l’allenatore juventino, perché non è giusto fare di tutta un’erba un fascio. Se è vero, come lui dice, che gli anti juventini gufano affinché questa Juve dai primati storici cada, è anche vero che la maggior parte dei media è stata sempre d’accordo a magnificare quanto questa Juve ha fatto non solo quest’anno ma anche dal momento in cui lui è arrivato alla corte della Vecchia Signora d’Italia. Non può negare, il coach della Juve, che la stampa non gli abbia dato merito di tantissime cose. D’altra parte i numeri parlano chiaro e sono inconfutabili, così come il gioco, la grinta, la determinazione, la gestione del gruppo, il carisma, le grandi motivazioni che ha saputo dare alla sua Juve che ha raggiunto quota 93 punti a tre giornate dal termine. E come si può, juventini o no, non riconoscergli il merito di aver superato persino Fabio Capello che nel 2006 vinse lo scudetto con 91 punti in classifica, di aver eguagliato in così poco tempo i meriti del suo maestro Trapattoni che pure aveva esteso il suo dominio per un decennio, o Marcello Lippi che pur vincendo una Champions League non ha mai raggiunto una classifica di punti così alta. Sono dati che parlano da soli e, simpatia o no, Conte deve ricordare che la logica della meritocrazia a volte viene distorta dalle angolazioni con le quali si vede il calcio, dalla fede altrui e, perché no, anche dall’invidia di chi non è in grado di arrivare a prendere “l’uva e mangiarla”. Chi vince è antipatico a chi è invidioso, chi non vince o vince poco è più simpatico, forse perché è più “umano”. Questo concetto di vita Conte deve saperlo senza farsi prendere dall’ansia. Noi, al posto suo, ci godremmo il momento fantastico e forse irripetibile di una Juventus che è il frutto del suo lavoro intenso, talora anche ai limiti del maniacale alla ricerca concreta della perfezione. Ma, se i risultati sono questi, ebbene, Conte godi assieme ai tuoi ragazzi questo storico momento: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Carpe diem”.</b> Gli altri, dicano pure quel che vogliono……! E poi, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il potere logora chi non ce l’ha”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt;">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Reggio Emiliafl0711fl0711conte-6.jpgSiNconte-perche-tutte-queste-polemiche-goditi-il-momento-1012836.htmSi100451001,02,03030396
1241012827NewsEditorialeCatania, a Verona per vincere. Segui mister Pellegrino20140424194614Mister Pellegrino, tra onestà intellettuale e psicologia applicata. Il Catania spera ancora concretamente.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Vincere a Verona per sperare ancora in un sogno da “Mission Impossible”. Per gli etnei si avvicina sempre più lo spettro della Serie B, tuttavia, fino a quando la matematica non li condanna in modo definitivo è giusto mettercela tutta e uscire a testa alta dal campo, rispolverando quella dignità talora perduta. Nel corso di questo campionato, abbiamo analizzato più volte gli errori di valutazione che sono stati fatti dalla società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonino Pulvirenti.</b> Oggi, invece, vogliamo parlare del presente etneo, giusto per non abbandonarci ai “se” ed ai “ma” che non solo non hanno mai fatto la storia, ma sono da sempre rifugio di retorica senza fine. Adesso il Catania è fanalino di coda della classifica di Serie A con 23 punti a cinque punti dalla quartultima e quattro partite alla fine del campionato. Ma lasciando stare la sua molto preoccupante posizione, possiamo dire che da quando è entrato in azione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Pellegrino</b>, la squadra ha rispolverato dignità, gioco, grinta e determinazione perduti ormai da troppo tempo. Valori che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maran</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Canio</b> e poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maran</b>, non sono riusciti a dare a una squadra che sembrava ormai essersi persa nei meandri dell’abbandono totale. Forse mancava solo la sollecitazione psicologica, l’unione di gruppo, il parlare ai proprio giocatori. E’ vero che nessun allenatore ha la bacchetta magica e a nessuno è data la capacità di inventare improvvisamente situazioni positive nell’ambito della squadra, tuttavia, possiamo dire con certezza che mister Pellegrino ha dato dignità ad un gruppo che sembrava ormai sfatto e privo di autostima. Già a San Siro contro il Milan in ripresa di gioco e di vittorie si è visto un Catania che è stato capace di mettere in seria difficoltà i rossoneri. Il suo gioco è apparso subito piacevole con trame difensive e offensive di pregevole fattura. Una squadra che pressa alto, così come ha fatto il Catania a San Siro, è segno di ritrovata vitalità e, se avesse pareggiato o addirittura vinto non avrebbe sicuramente rubato davvero nulla. In quella occasione, tutti si sono chiesti se davvero questo Catania fosse l’ultimo in classifica. Poi, la domenica successiva tra le mura del Massimino, gli etnei al cospetto della Sampdoria hanno ripetuto la stessa intensa prestazione e hanno vinto meritatamente. Segno che qualcosa è successo di positivo nella testa dei giocatori che sono apparsi vitali, vigorosi, volitivi e sicuri sul da farsi. A parer nostro è il frutto di quanto mister Maurizio Pellegrino sta trasferendo ai suoi ragazzi durante la settimana in allenamento. Ci piace questo tecnico ex centrocampista rosso azzurro dal viso sincero, mai borioso e saccente ma umile e intelligente. Ci piacciono anche i suoi modi e i suoi discorsi semplici e trasparenti che lo mettono in buona relazione con i media. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non parlare di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Serie B è da stupidi”</b> dice mister Pellegrino, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“bisogna essere consapevoli del momento di difficoltà che attraversiamo. Dall’altra parte quel che sentiamo dentro è di crederci fino in fondo. Il calcio insegna che anche le imprese impossibili si possono realizzare. Io porto a</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">questa squadra una riflessione in più su cosa significhi indossare la maglia del Catania, giocare le partite con questa maglia. L’ho vissuto da calciatore e ne conosco l’importanza. Ho provato a inculcare ai miei ragazzi l’importanza di vincere per vivere settimane diverse con maggiore consapevolezza, nella ricerca del massimo obiettivo che inseguiamo: conquistare i dodici punti che restano da qui alla fine”.</b> Ci sembra davvero un discorso sano, fatto da un tecnico e soprattutto da un uomo che dimostra grande onestà intellettuale. Certo, a questo punto del campionato la situazione per il Catania è davvero difficile anche se non impossibile. Ma mister Pellegrino, pur non millantando nulla d’impossibile lascia un barlume di luce che si chiama “SPERANZA……..”. E poi, comunque vada, ci auguriamo che il presidente Pulvirenti capisca che il futuro del Catania ricomincia proprio da Mister Maurizio Pellegrino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Cataniafl0711fl0711foto-maurizio-pellegrino.jpgSiNcatania-a-verona-per-vincere-segui-mister-pellegrino-1012827.htmSi100451001,02,03030329
1251012721NewsCoppeEuro 2016: sorteggiati i gironi di qualificazione20140224092435Euro Francia 2016, ItaliaSorteggiati i gironi di qualificazioneL'urna di Nizza&nbsp;ha dato una mano all’Italia nel sorteggio dei gironi di qualificazione per l’Europeo del 2016. <br><br>Gli azzurri nel prossimo biennio sfideranno&nbsp;Norvegia (contro la quale ci sarà il debutto il prossimo 9 settembre), Croazia, Malta, Bulgaria e l’Azerbaijan. <br><br><br>Al secondo europeo francese della storia si qualificheranno le prime due di ogni girone e la migliore delle terze, mentre le altre otto terze classificate giocheranno un playoff. <br><br>La Spagna, campione in carica, sfiderà l’Ucraina e la Slovacchia di Hamsik, mentre la Germania ha pescato Irlanda, Polonia, Scozia, Georgia e Gibilterra, che per la prima volta giocherà le Qualificazioni all’Europeo.<br><br>La Francia, in qualità di paese ospitante, accederà direttamente alla fase finale del torneo mentre le 53 nazionali ai nastri di partenza sono state ripartite in gironi da 5 o 6 squadre che si affronteranno in gare di andata e ritorno.&nbsp;La prima giornata è in programma il 7 settembre, l’ultima il 17 novembre 2015.<br><br>La formula per le qualificazione a Euro 2016 prevede una novità ed è la cosiddetta ‘settimana del calcio’: ovvero, un periodo compreso tra il giovedì e il&nbsp;martedì della settimana successiva, durante il quale verranno disputate le partite in calendario.<br><br>Gruppo A: Olanda, Rep. Ceca, Turchia, Lettonia, Islanda, Kazakhistan.<br><br>Gruppo B: Bosnia, Belgio, Israele, Galles, Cipro, Andorra.<br><br>Gruppo C: Spagna, Ucraina, Slovacchia, Bielorussia, Macedonia, Lussemburgo.<br><br>Gruppo D: Germania, Irlanda, Polonia, Scozia, Georgia, Gilbilterra.<br><br>Gruppo E: Inghilterra, Svizzera, Slovenia, Estonia, Lituania, San Marino.<br><br>Gruppo F: Grecia, Ungheria, Romania, Finlandia, Irlanda del Nord, Far Oer.<br><br>Gruppo G: Russia, Svezia, Austria, Montenegro, Moldova, Liechtenstein.<br><br>Gruppo H: ITALIA, Croazia, Norvegia, Bulgaria, Azerbaijan, Malta.<br><br>Gruppo I: Portogallo, Danimarca, Serbia, Armenia, Albania.<br><br><br>NizzaFL0411FL0411uefa-euro-france-2016.jpgSiNeuro-2016-sorteggiati-i-giorni-di-qualificazione-1012721.htmSi100427901,02,03030394
1261012728NewsFormula 1Ferrari Challenge: A Sepang brillano Wyatt e Tjiptobiantoro20140223220941Ferrari Challenge,Sepang,FerrariIn Malesia, nell’ultimo giorno dei primi Ferrari Racing Days vincono l`australiano Steve Wyatt, per il Trofeo Pirelli, e l’indonesiano David Tjiptobiantoro, per la Coppa Shell<div>Sono il pilota australiano Steve Wyatt, per il Trofeo Pirelli, e l’indonesiano David Tjiptobiantoro, per la Coppa Shell, i vincitori della seconda gara del Ferrari Challenge Asia Pacifico disputata sulla pista di Sepang, in Malesia, nell’ultimo giorno dei primi Ferrari Racing Days organizzati nel Paese asiatico. La gara in realtà è stata vinta anche oggi dall’italiano Max Blancardi che però non è in corsa per il campionato perché appartenete al gruppo Pirelli Pro. Wyatt, che in qualifica aveva addirittura conquistato la pole position, tra i pretendenti al Trofeo Pirelli non ha avuto difficoltà a regolare la concorrenza anche considerato che il vincitore di ieri, Philippe Prette, è incappato in una giornata non positiva. Al secondo posto si è piazzato nuovamente il pilota di Singapore Weng Sun Mok che sul traguardo ha preceduto di quasi due secondi e mezzo il veterano italiano Angelo Negro.</div><div><br></div><div>In Coppa Shell David Tjiptobiantoro ha piazzato una fantastica doppietta scattando nuovamente dal quarto posto sulla griglia di partenza. L’indonesiano si è piazzato ottavo assoluto e ha distanziato di molti secondi i principali rivali. Per il secondo e terzo gradino del podio però è stata ancora bagarre con l’australiano Paul Van Lohenhout che anche ieri è riuscito a precedere di un soffio il rivale per la piazza d’onore, questa volta il pilota di Hong Kong Francis Hideki Onda.</div><div>I primi Ferrari Racing Days organizzati nel Paese asiatico si sono chiusi con la più grande parata di Ferrari private mai vista in Malesia. Le vetture hanno girato a lungo, e a bassa velocità, per permettere al pubblico sulle tribune di godere appieno di questo magico spettacolo. Il ricordo nelle persone che sono giunte a Sepang è stato magico ma anche il resto dell’ultima giornata ha assicurato a tutti adrenalina, stile e divertimento. Ad aprire la giornata sono state ancora le esibizioni delle tre vetture di Formula 1 Clienti che hanno girato a lungo sulla pista ricreando alla perfezione l’atmosfera dei Gran Premi. Le due F2001 iridate con Michael Schumacher e la F2007 che ha vinto il titolo con Kimi Raikkonen hanno deliziato gli spettatori sotto l’occhio attento del collaudatore della Scuderia Ferrari Marc Gené. Dopo le Formula 1 l’adrenalina e lo stile in pista sono stati garantiti dalle vetture dei programmi XX, due FXX e sette 599XX, che hanno elettrizzato gli appassionati sugli spalti con il rombo dei motori e le loro prestazioni estreme.</div><div><br></div>SepangWM01MSWM01MSferrari-challenge-sepang-014.jpgSiNformula-1-ferrari-challenge-2014-a-sepang-vincono-wyatt-tjiptobiantoro-1012728.htmSi100075601,02,03,04,06,07,08,09010996
1271012689NewsCalcio EsteroLiga, 24a giornata: Atletico a caccia del riscatto20140215101949Liga spagnola, Barcellona, Real Madrid, Atletico MadridIn campo Atletico Madrid e BarcellonaFinsice 0-0 l'anticipo della 24a giornata tra Elche e Osasuna dopo un incontro molto equilibrato e numerose occasioni da rete per entrambe le squadre. La più ghiotta quella&nbsp;sui piedi di Coronminas, "Coro", che spreca malamente un calcio di rigore nel secondo tempo. Elche ed Osasuna rimangono appaiate a 26 punti a +5, chiaramente con una partita in più, sulla zona retrocessione.<br>Quattro gli incontri del sabato di Liga nella più tradizionale, ormai, agenda "liguera". <br>Alle 16 toccherà subito all'Atletico Madrid, il "terzo incomodo" di una delle stagioni più esaltanti e incerte del calcio iberico. Eliminato, come noto, dal Real Madrid nella semifinale di Coppa del Re e reduce da tre sconfitte consecutive, una in campionato e due, appunto, in coppa del Re, Diego Simeone dovrà fare&nbsp; a meno di uomini come Javi Manquillo, Filipe Luis, José Giménez e Tiago, tutti acciaccati, e con Cortois in dubbio tra i pali. <br>Nonostante tutto, però, l’Atletico è in piena corsa per il titolo e mercoledì affronterà il Milan in Champions league; l’attacco è il meno prolifico tra le tre formazioni di testa, 56 i gol realizzati dai <br>colchoneros, mentre 63 per il Barcellona e 65 per il Real, di contro Simeone ha la migliore difesa del campeonato con sole 16 reti incassate. <br>Il Valladolid, invece, è a -3 dal Granada quart’ultimo, con appena 4 vittorie ottenute in campionato corredate da 9 pareggi e 10 sconfitte e con la terza peggior difesa del torneo (39 gol subiti) a testimoniare la fragilità della formazione allenata da Ignacio Martinez.<br>Alle 18, al Ciutat de Valencia, si affronteranno Levante e Almeria. Gli ospiti sono reduci dall'inatteso successo contro l'Atletico e viaggiano sulle ali&nbsp; dell'entusiasmo mentre la squadra di casa non perde da 5 incontri e mantiene un tranquillo distacco dalla zona rossa lontana 8 punti. Gli uomini di mister Caparròs, nonostante le accuse di praticare un anti-calcio, tutto difesa e contropiede, hanno dimostrato che, con pochi soldi, giocatori pressoché sconosciuti, organizzazione di gioco e olio di gomito, si possono raggiungere grandi risultati. Non solo la salvezza, dunque, ma la speranza di lottare per un posto in&nbsp;Europa, grazie anche allo stato di grazia in cui si trova, Keylor Navas, senza ombra di dubbio il portiere rivelazione dell'intera serie A spagnola.&nbsp; Numerose, comunque, le assenze. Dal lato bianco-rosso non ci saranno Rodri per una slogatura e Fernando Soriano per squalifica, dall'altro lato, quello del Levante, Karabelas per un infortunio al bicipite femorale e Vyntra e Ivanschitz per squalifica.<br>Alle 20 toccherà al Barcellona che, dopo il passaggio del turno in Coppa del Re , deve vincere anche per affrontare con più tranquillità la trasferta di Manchester di martedì prossimo. Il Rayo Vallecano è composto da un gruppo di ragazzi giovani che ama giocare a viso aperto e ciò potrebbe agevolare il Barcellona che, recentemente, ha sofferto molto contro&nbsp; squadre più difensiviste come per esempio il Levante. Il Rayo Vallecano, comunque, è penultimo in classifica ma reduce dall' importante successo casalingo contro il Malaga per 4-1. <br>Infine, alle 22, inizierà la sfida tra Villarreal e Celta Vigo. Due formazioni con obiettivi totalmente diversi. Il sottomarino giallo è quinto in solitaria a -4 dall’Athletic Bilbao, mentre&nbsp;il Celta Vigo è reduce dal ko contro l’Athletic Bilbao ed è undicesimo in classifica con 26 punti con 5 punti di vantaggio da gestire sulla terz’ultima posizione. <br><br>LIGA – Risultati 24/a Giornata<br><br>IERI<br><br>Elche-Osasuna 0-0<br><br>OGGI<br><br>Atletico Madrid-Valladolid<br>Levante-Almeria<br>Barcellona-Rayo Vallecano<br>Villarreal-Celta Vigo<br><br>DOMANI<br><br>Granada-Real Betis<br>Getafe-Real Madrid<br>Athletic Bilbao-Espanyol<br>Siviglia-Valencia<br><br>LUNEDI'<br><br>Malaga-Real Sociedad<br><br>SpagnaFL0411FL0411simeone.jpgSiNliga-giornata-24-atletico-a-caccia-del-riscatto-1012689.htmSi100427901,02,03030478
1281012682NewsCampionatiScendere in campo la domenica ma con il fischietto20140213094259Arbitro, aia, Cervignano del FriuliPoco conosciuta e da troppi disprezzata, l`attività di arbitro di calcio è invece una vera palestra di vita dove si cresce umanamente e professionalmente. Quando guardiamo &nbsp;una partita di calcio, sia alla tv che allo stadio, c'è una persona in campo la cui presenza è fondamentale.&nbsp; <DIV>Non è né l'attaccante-bomber, né il portiere-saracinesca, né altri giocatori perché loro, bene o male, hanno un sostituto che in qualunque momento della gara può subentrare a loro.&nbsp;</DIV> <DIV>Chi, invece, è indispensabile è lui, l'<B>arbitro</B>. Senza, infatti, la gara non potrebbe neanche iniziare e il suo compito è alla base del calcio: far rispettare le regole.&nbsp;</DIV> <DIV>Non è una figura di secondo piano, dunque, sul rettangolo di gioco. Anzi, in lui "si fa persona" il regolamento. Detta così può sembrare quasi un'elevazione divina degli arbitri, ma in realtà sono persone come tutti: escono la sera con gli amici, scherzano, alcuni vanno a scuola.</DIV> <DIV>Gi, perché per diventare direttori di gara si può iniziare anche a 15 anni. Si potrebbe dire "prima si inizia e più lontano si arriva, ma importantissimo e fondamentale è anche l'impegno che ci si mette durante le partite.&nbsp;</DIV> <DIV>E non bisogna assolutamente vedere l'arbitro come una persona sola, perché la Sezione, ossia il "quartier generale" dei direttori di gara, è formata da molti altri, che si scambiano consigli e opinioni, in modo da crescere sia professionalmente che umanamente.&nbsp;</DIV> <DIV>Ti fai nuovi amici e l'esperienza è a dir poco unica. Soprattutto se si fa parte di un gruppo coeso, come &nbsp;il caso della Sezione di <B>Cervignano del Friuli</B>, in provincia di Udine, della quale fa parte addirittura un arbitro chiamato a dirigere partite di Serie A e B, <B>Renzo Candussio</B>!</DIV> <DIV>Qui arbitrare è, oltre a un modo per guadagnare qualche soldino in più, anche un divertimento, come è giusto che sia. Per cui, se siete interessati a questo importantissimo ruolo (ah, la tessera arbitrale vi permette inoltre di entrare in tutti gli <B>stadi italiani gratis</B>!), potete mandare una mail a <I>cervignano@aia-figc.it</I> o consultare il sito ufficiale dell'<B>Associazione italiana arbitri</B> per maggiori informazioni e conoscere la Sezione più vicina a voi.&nbsp;</DIV> <DIV>Vedrete, se sceglierete questa via, troverete un vera palestra di vita e non ve ne pentirete. Provare per credere.&nbsp;</DIV>uttd01uttd01rizzolinicola.jpgSiNarbitro-esperienza-formazione-1012682.htmSi101268101,02,03,06,07,08,09010405
1291012676NewsCampionatiLa 23a giornata di campionato tra conferme e sorprese20140210175012calcioTroppoTuona Antonio Conte dopo il rocambolesco pareggio di Verona: “Serve un bagno di umiltà”. Come se fosse facile mantenere l’umiltà per una squadra che vince, convince e per forza di cose deve scrollarsi di dosso la tentazione di diventare narcisista. E, come se non bastasse, si accorge pure che tranne la Roma non c’è altra squadra italiana che può infastidirla più di tanto. Certo, i due punti persi contro l’Hellas Verona potrebbero pesare alla Juve, proprio nel computo finale per la conquista di un titolo che, a questo punto della stagione, riteniamo possa perderlo soltanto la Juve stessa, piuttosto che vincerlo un’altra squadra. E’ vero, le partite durano in media 95 minuti, tuttavia certi svarioni difensivi la Juve ci ha abituato a vederli periodicamente, nonostante il notevole strapotere di gioco globale che ha dato i suoi frutti. In un gruppo dal gioco così consolidato, Antonio Conte deve essere più psicologo che tecnico. E’ essenziale mantenere mentalmente sulla corda la sua squadra, visto che dal punto di vista tecnico e tattico la Juve è in grado di organizzarsi a memoria. E’ l’eterno problema del calcio, in cui una squadra che è più forte rispetto alle altre deve mantenere nel tempo un passo fatto soprattutto di equilibrio psicologico e condizione fisica. Non è cosa semplice per nessuno, neanche per la Juve dei grandi campioni. E poi, chi gioca contro i bianconeri fa sempre la partita della vita, fosse anche l’ultima in classifica e, come tale, ogni eventuale sgambetto può nascondersi sempre dietro l’angolo. Ma la squadra di Conte ci ha abituato a vedere la sua reazione contro tutto e tutti, siano esse scoppole (vedi Firenze) o mini momenti di riflessione e mea culpa da analizzare (vedi Verona). Vedremo cosa accadrà nel prosieguo della stagione bianconera. A parte il pareggio della Juve a Verona, la 23a giornata del campionato italiano ha messo in evidenza le vittorie del Napoli contro il Milan, della Fiorentina contro l’Atalanta, dell’Inter contro il Sassuolo, rimarcando uno scialbo zero a zero nel derby di Roma. La squadra di Garcia, pur con la mente rivolta all’importante partita di Coppa Italia di mercoledì prossimo in casa del Napoli, ha macinato grande gioco d’attacco sfiorando la vittoria contro una Lazio che si è solo preoccupata di chiudere ogni varco ai giallorossi. Troppo importante per i biancocelesti di Reja non perdere il derby cittadino e quindi, più che preoccuparsi di attaccare ha capito che era meglio interdire a centrocampo e in difesa. Vince il Genoa a Livorno, la Sampdoria contro il Cagliari e l’Udinese contro il Chievo, mentre il Parma si limita a pareggiare 0 a 0 contro un Catania apparso in ripresa di gioco e caparbio a non ammainare ogni speranza residua di restare in Serie A. Un discorso a parte va fatto per il Torino che perde malamente in casa contro il Bologna privo del suo gioiellino Diamanti, passato alla corte cinese di Lippi. Il match che vedeva il ritorno all’Olimpico di Torino per la prima volta da avversario l’ex Rolando Bianchi, è stato di quelli che a dir poco sbalordiscono per quello che non ti aspetti. Il Toro di Ventura è stato irriconoscibile per tutta la partita, nonostante sia passato subito in vantaggio con Immobile. Poi il buio più assoluto, quasi che il Toro temesse sorprendentemente di trovarsi quinto in classifica, con l’Europa lì, a due passi, a fargli l’occhiolino. E’ il segno evidente di un processo di maturazione che non si è ancora completato del tutto e che ha bisogno di tempo per plasmarsi definitivamente. Più che vincere la partita, il Bologna di mister Ballardini si è trovato il piattino pronto e non se l’è fatto scappare. E’ legittimo nel calcio, che quando l’avversario non è in giornata si debba approfittare dell’occasione, soprattutto nella critica situazione di classifica in cui si trova oggi il Bologna. Tuttavia, riteniamo che per il Toro nulla sia perduto e che se saprà rivedere gli errori commessi in questa infausta domenica di febbraio, potrà sicuramente riprendere quel cammino fatto di bel gioco e risultati positivi apprezzato da tutti. Giampiero Ventura, che abbiamo visto al fischio finale del match contro il Bologna, aveva il viso rivolto verso il basso a guardare quel terreno erboso dell’Olimpico, quasi a cercare una spiegazione a una tale involuzione di gioco che nessuno si aspettava, nessuno poteva prevedere. E’ l’imprevedibilità del calcio che, comunque, riserva sempre un suo “perché” razionale a ogni insuccesso. La difficoltà sta nel trovare in fretta il problema e risolverlo.<br><br><br>C1012317FL0711FL0711pjanic-4.jpgSiNla-ventitreesima-giornata-tra-conferme-e-sorprese-1012676.htmSi100451001,02,03,06,07,08,09030480
1301012656NewsCampionatiTorino, un dolcissimo profumo d`Europa20140202151220torinoMilan 1 Torino 1. Un pareggio sostanzialmente giusto che è stato caratterizzato da un primo tempo vibrante da parte del Toro e una ripresa in cui il Milan ha spinto con maggiore convinzione e assiduità per riequilibrare le sorti della partita. Ma il Toro sogna l’Europa ed è ben desto. I granata vanno in vantaggio al 17’ del primo tempo con Immobile, mentre i rossoneri pareggiano al 4’ della ripresa con Rami con un destro da fuori area. Per Seedorf è il primo pareggio dopo due vittorie, mentre la squadra di Ventura continua il suo magico momento fatto di grande qualità di gruppo. Il Toro, adesso, è davvero una bella realtà. Vince e convince, dimostra freschezza atletica, autostima, ottimo movimento senza palla, ordine tattico in difesa e a centrocampo, grandi capacità nelle ripartenze; insomma un Toro bello da vedersi, capace di esprimere bene il football spettacolo fatto di passaggi precisi e giocate razionali. In casa granata si respira un’aria nuova fatta di fiducia nei propri mezzi e consapevolezza nel dover ancora lavorare con umiltà per migliorarsi. Sembrano davvero lontani i tempi in cui il Toro esprimeva un gioco noioso e farraginoso, impaurito e sparagnino nell’accontentarsi di non perdere. Adesso la squadra di Ventura è una bella realtà che ambisce giustamente all’Europa. Appare solida in ogni reparto e omogenea nelle due fasi di difesa e attacco. Cerci e Immobile si compensano bene nel gioco d’attacco e nelle ripartenze, ma è tutta la squadra nel suo insieme che è cresciuta in modo esponenziale, dove persino il portiere Padelli ha saputo con il suo ottimo rendimento a ribaltare ogni scettico giudizio nei suoi confronti. C’è da migliorare la tenuta atletica, perché il Toro visto a San Siro ci è sembrato calare vistosamente nel secondo tempo, e non sappiamo se per merito del Milan che è cresciuto o per demerito del Toro. Peccato per quella occasione nel primo tempo sciupata malamente da Farnerud su pennellata di Cerci. Sarebbe stato il 2 a 0 per il Toro e non sappiamo come poi sarebbe andata a finire. La squadra di Seedorf, invece, ha dimostrato gravi lacune in difesa, dove si è fatta trovare spesso impreparata sulle ripartenze di un Torino davvero difficile da domare. Il nuovo corso dell’allenatore olandese non appare semplice, ma ci sono buoni presupposti per far bene. Per quanto riguarda il Toro, c’è da augurarsi che continui su questa strada intrapresa con successo, pensando di scalare la classifica partita dopo partita. Un ultimo appello al presidente Cairo di non vendere Cerci, (se non per una proposta indecente), per ripartire il prossimo campionato proprio da lui, Immobile, Maksimovic, Glik, Darmiam e perché no, anche da Padelli.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-un-dolcissimo-profumo-d-europa-1012656.htmSi100451001,02,03,07030407
1311012649NewsCampionatiLa Sicilia e il pallone fatto di sentimenti20140129184331calcioE, a questo proposito, abbiamo pensato di avvalerci della testimonianza di Lucio Stella e Dario Spagnoli, ex calciatori e compagni di squadra nell’Akragas degli anni ‘70, proprio per significare un periodo storico vissuto all’insegna della goliardia, della semplicità e dell’importanza dei valori sportivi e umaniLa Sicilia può essere considerata meritatamente la patria della cultura e della civiltà. Essa, infatti, ha dato i natali a scultori, poeti, filosofi e scrittori di fama indiscussa, come Leonardo Sciascia, Salvatore Quasimodo e Luigi Pirandello, grande drammaturgo, scrittore e poeta agrigentino, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934. Agrigento è una delle perle della Sicilia ed è nota in tutto il mondo come Città dei Templi per la sua distesa dei Templi dorici dell’antica città greca posti nella cosiddetta valle dei Templi, ed è stata inserita nel 1997, tra i patrimoni dell’umanità dall’UNESCO. Il clima è mite anche d’inverno e in primavera, al levar del sole, si scorge il vasto e dolce pendio della città antica che si estende tra il verde dei giardini e degli innumerevoli vigneti. Qui, in questo straordinario angolo di mondo è tutto un pullulare di cultura, tra storia, architetture, monumenti, chiese, monasteri e conventi che trasudano di pregiata antichità. C’è poi la Sagra del Mandorlo in fiore, una tradizione popolare che si svolge ogni anno ad Agrigento nella prima settimana di febbraio, per festeggiare l’anticipo della primavera con il rifiorire dei mandorli. A questo straordinario evento partecipano gruppi folkloristici di tutto il mondo. E, tra cultura, paesaggi incantevoli e sublimi sensazioni derivanti dal contatto con la natura, il pallone, inteso come gioco del calcio ha un nutrito seguito di appassionati. L’U.S.D. Akragas – Città dei Templi, più semplicemente conosciuta con il nome di Akragas, è la principale società calcistica di Agrigento. La società dai colori bianco-azzurri, in seguito a un fallimento, ha portato a termine nel 2011 una fusione con la seconda squadra di Agrigento: l’Agrigentina. La squadra, adesso, milita nel campionato di Eccellenza siciliano. Non ricco ma dignitoso il suo Palmarès che la vede soltanto vincitrice della Coppa Sicilia nel 1997 e poi nel 2006. La società bianco-azzurra che ha avuto negli anni illustri allenatori quali, Carmelo Di Bella e Franco Scoglio, ha visto la sua partecipazione a campionati di Serie D, C1 e C2. Ma, nonostante non abbia raggiunto importanti traguardi sportivi, l’Akragas ha saputo lasciare in coloro i quali negli anni hanno partecipato attivamente all’interno dello staff tecnico della società, ricordi indelebili che s’intrecciano a momenti di vita calcistica e umana che, talvolta, superano anche il prestigio del raggiungimento di grandi vittorie. Segno tangibile di un ambiente ideale capace di enfatizzare il piacere e l’amore verso quel calcio che è anche fatto di rapporti umani. E, a questo proposito, abbiamo pensato di avvalerci della testimonianza di Lucio Stella e Dario Spagnoli, ex calciatori e compagni di squadra nell’Akragas degli anni ‘70, proprio per significare un periodo storico vissuto all’insegna della goliardia, della semplicità e dell’importanza dei valori sportivi e umani. Lucio Stella, oggi editore della testata giornalistica “Il Palio dei Quartieri News”, nonché presidente e organizzatore dell’omonimo Torneo di calcio dilettantistico che si svolge a giugno di ogni anno a Torino, è approdato ad Agrigento durante il campionato 1976-’77 quando la squadra militava in Serie D. Proveniente dall’Albese in Serie C e con un bagaglio di esperienze calcistiche di ottimo livello, maturate nel Settore Giovanile del Torino Calcio, Lucio Stella s’inserì rapidamente e in maniera positiva, non solo nel contesto della squadra ma anche tra la gente di Sicilia che lo ha saputo apprezzare per le sue indiscusse qualità calcistiche e umane. Alto, forte fisicamente e con ottimi fondamentali, Stella giocava a centrocampo, in quella zona nevralgica del campo considerata da sempre il fulcro del gioco del calcio.&nbsp;&nbsp; Ma, come dicevamo pocanzi, oltre le sue indiscusse qualità tecniche di calciatore di buon livello, oggettivamente riconosciute, Stella ricorda con piacere quel periodo della sua vita in cui si trovò ad affrontare un’esperienza nuova, in una terra a lui sconosciuta e dove non era mai stato neanche come turista. Oggi, parlando di quegli anni, i suoi occhi brillano di un chiarore e di un’emozione tale che è difficile nascondere. Segno evidente di un qualcosa che ti è rimasto nell’anima e che non morirà mai. Stella, tra gli altri, ci tiene a ricordare l’allenatore Carmelo Del Noce e poi il compagno di squadra e amico Paolo Magliacani ex calciatore dell’Akragas più vecchio di lui di dieci anni, che seppe dargli amicizia e ospitalità fin dal primo giorno in cui arrivò spaesato ad Agrigento.Un esempio di stima reciproca che Lucio Stella non dimenticherà mai. L’altro personaggio “testimone” dei ricordi indelebili di quegli anni ’70 vissuti ad Agrigento e nell’Akragas è Dario Spagnoli che tra gli altri, ha anche militato nelle fila del Ribera, città della provincia di Agrigento. Dario Spagnoli, bergamasco di nascita e modenese di adozione, si è perfettamente integrato in Sicilia attraverso il calcio. Egli è anche autore del libro: “La mia Akragas - Quando i pali erano quadrati” edito da Il Fiorino con prefazione di Carlo Petrini, l’ex calciatore di Serie A recentemente scomparso. Un piacevole percorso di vita personale che s’interseca dolcemente con i suoi trascorsi legati alla rincorsa di quel pallone siciliano chiamato Akragas. Per Spagnoli, rievocare il vissuto di quegli anni è come esternare dall’anima ciò che di più caro appartiene all’intimo della propria vita. “Per questo motivo ho scritto il libro “La mia Akragas”, proprio per significare ai tanti amici agrigentini, siciliani e non, un periodo prezioso della mia vita che si annida tra le pieghe della mia anima” dice con orgoglio Dario Spagnoli.<BR>Dario Spagnoli, in quali anni hai giocato nell’Akragas?<BR>“Arrivai ad Agrigento all’inizio del campionato 1973’74 e, in quell’anno, cominciai a giocare nell’Akragas.Tra le fila di questa squadra rimasi fino al 1978 con il solo intervallo del campionato 1974’75, periodo in cui ho dovuto lasciare il calcio per il servizio militare. Indelebili ricordi mi legano a questo periodo che non fu soltanto prodigo di esperienze calcistiche ma, soprattutto, di rilevanti rapporti umani. Grande merito va ai siciliani e agli agrigentini in particolare, che mi hanno accolto con amicizia e grande senso dell’ospitalità. Ti dirò che per un calciatore di buon livello, così com’eravamo noi semiprofessionisti del calcio, poter svolgere la propria attività in un ambiente sereno, gioioso, fatto d’innumerevoli attenzioni, cui molti di noi non erano abituati, è stata davvero una vera fortuna. Con i siciliani è facile intraprendere simpatia ed empatia, due elementi che s’identificano nelle relazioni e in quell’idem sentire tra le persone, che spesso ricerchiamo vanamente per tutta la vita e che invece io ho avuto la fortuna d’incontrare”. <BR>Che cosa racconti nel tuo libro “La mia Akragas”.<BR>“ E’ lo scorcio della mia vita più bella: ricordo che arrivai ad Agrigento all’età di 19 anni e debuttai in una partita contro il Messina davanti a 9.000 spettatori. Non ero abituato a tanto, perché arrivavo da campionati di livello inferiore alla Serie D e dove al massimo c’erano cinquanta persone a vedere la partita. Giocavo nel campionato Primavera dove, pur affrontando formazioni importanti quali, Juventus, Inter, Milan e Bologna che si avvalevano di giocatori che hanno proseguito la carriera professionistica in Serie A, non&nbsp; avevo sicuramente l’esperienza di partite disputate davanti a una platea così importante”.<BR>In quale ruolo giocavi?<BR>“Inizialmente mi era stata affidata la maglia numero 6, ma poi, viste le mie caratteristiche tecniche, mi diedero la maglia con il numero 8. Ero una mezz’ala di ruolo, quello che nel calcio di ieri si definiva regista e che oggi s’identifica meglio in centrocampista d’attacco . Mi piaceva suggerire, ispirare, rifinire il gioco, mandare in gol il compagno di squadra e, quando segnava, sentivo dentro di me una gratificazione immensa, quasi che quel gol l’avessi fatto io. Per questo motivo, non ho fatto molti gol in carriera. Non ero una punta&nbsp; ma avevo altre caratteristiche”.<BR>Che cosa ricordi del tuo compagno di squadra Lucio Stella?<BR>“Giocava anche lui a centrocampo, era forte fisicamente, dotato di un calcio potente e, soprattutto, dava del “Tu” al pallone. Ricordo che arrivò ad Agrigento a campionato iniziato. Era l’anno 1976’77 e giocavamo in Serie D. Lui è un amico, ed è stato un compagno di squadra corretto e leale”.<BR>Come definisci il calcio in Sicilia?<BR>“Il calcio di oggi, a livello nazionale e internazionale è cambiato tantissimo, e così presumo quello siciliano. Non si bada più alla tecnica, ma si preferisce un calcio con poca qualità e con tanta attenzione alla parte atletica. Non voglio fare retorica, ma il mio calcio era fatto anche di valori sportivi e umani che oggi non ci sono più. Era un calcio più semplice, la cui definizione di gioco si rispecchiava perfettamente con la sua storia” .<BR>Che cosa ti ha dato la terra di Sicilia e Agrigento, che altri posti d’Italia non ti hanno saputo dare?<BR>“Non posso fare altro che parlare bene della Sicilia e dei siciliani, perché mi hanno accolto&nbsp; con simpatia e amicizia. Ho vissuto in quella terra per dieci anni. Ad Agrigento mi sono&nbsp; sposato ed è nata mia figlia e lì è rimasto un pezzo del mio cuore, oltre a tanti amici che si ricordano ancora di me”.<BR>A che età hai lasciato il calcio?<BR>“Avevo solo 24 anni, ma il calcio non m’interessava più perché non mi sentivo parte del gruppo. Ero stato estraniato dai nuovi proprietari dell’Akragas che venivano da Palermo e così ho preferito cercare un calcio minore in quel del Ribera, un paesino in provincia di Agrigento. Lì, non era più la stessa cosa. Giocavo per divertirmi e lavoravo altrove per vivere. Tuttavia, non conservo rancore per questa vicenda che considero soltanto un&nbsp;&nbsp; incidente di percorso”.&nbsp; <BR>Un lato positivo e uno negativo del tuo carattere.<BR>“ Quello positivo è che sono sempre andato d’accordo con tutti e quello negativo è lo stesso: sono sempre andato d’accordo con tutti”.<BR>Se dovessi dare un consiglio ai ragazzi che aspirano a diventare campioni di calcio, cosa gli diresti?<BR>“Di divertirsi, di non esasperare l’impegno, di ritenere il calcio il più bel gioco del mondo e&nbsp; nulla di più”.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>Salvino Cavallaro <BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>&nbsp;C1012317FL0711FL0711akragas.jpgSiNla-sicilia-e-il-pallone-fatto-di-sentimenti-1012649.htmSi100451001,02,03,06,07030411
1321012644NewsCampionatiAntonio Venuto, un allenatore in attesa di panchina20140123141427calcioE’ cosìAntonio Venuto da Villafranca Tirrena in provincia di Messina, è stato allenatore della S.S. Milazzo dal 2008 al 2011 conquistando due promozioni tra Campionato di Eccellenza e poi di Serie D, raggiungendo il terzo posto nel Campionato di Lega Pro di Seconda Divisione nell’anno 2010’11. Una scalata professionale che l’ha visto crescere fin da quando, allenatore dilettante di terza categoria nel 1989 ha deciso di continuare i suoi studi calcistici per conquistare l’abilitazione di allenatore di seconda categoria fin dal 2007. Poi, non contento di quanto ottenuto, si misura con se stesso per verificare le sue potenzialità. Si iscrive al Corso di Allenatori Professionisti di Prima Categoria a Coverciano nell’anno 2011’12 e, con notevoli sforzi economici personali (visto l’ingente esborso che richiede l’iscrizione), s’incammina nell’avventura con l’ardire di chi ama il calcio, desidera studiarne approfonditamente i sistemi di preparazione, l’individuazione e l’abilità nel percepire la chiave tattica giusta (anche a partita in corso), conoscere le varie scuole di pensiero e l’anima da tirar fuori dai giocatori per poterli motivare positivamente. Ma è soprattutto la psicologia di gruppo e anche individuale per ogni singolo giocatore, che lo porta alla fine del corso a discutere la sua interessantissima tesi dal titolo: “Leadership e motivazione: il ruolo dell’allenatore”. Non è un caso che mister Antonio Venuto abbia scelto di ricercare e discutere questa tesi davanti a una commissione d’esame competente, (tra gli altri c’era pure mister Spalletti). Infatti, chi lo conosce bene, sa che il suo desiderio di approfondimento teorico - pratico sulle più moderne discipline tecniche calcistiche europee, lo caratterizza come uomo-allenatore dai connotati personali talmente chiari che non si possono confondere con chi vede la professione di coach in maniera minimalista, raffazzonata e senza l’opportuna etica . Lui sa che nel calcio non c’è nulla di improvvisato e neanche di definitivo e che i risultati positivi sono la chiave del successo ripartito tra società, allenatore, giocatori e tifosi, ma sa anche che ai primi insuccessi chi paga per primo è l’allenatore. Troppo navigato è mister Venuto per illudersi di successi facili che in prospettiva non danno alcuna garanzia. Lui sa come lavorare sodo con i suoi ragazzi, dai quali pretende impegno, serietà e vita ordinata fuori dal campo. Ma è anche pronto a capire se un giocatore non rende come potrebbe a causa di problemi psicologici che non rientrano propriamente nell’infortunio fisico. Ed è questa la peculiarità più naturale e importante di mister Venuto: saper capire i suoi ragazzi e motivarli ad un impegno maggiore dal quale possa scaturire il meglio di loro. Senza stress, ma con la naturalezza e la consapevolezza che si ha quando si ama qualcosa, quando si sogna di raggiungere un obiettivo che è frutto della fatica e del lavoro serio. Sono queste le caratteristiche naturali di Venuto, un allenatore che non ha solo imparato attraverso i libri e gli studi tecnico-calcistici certi valori che sono insiti nel suo DNA, semmai le ha affinate confrontandosi con i suoi compagni di corso dai nomi altisonanti come Roberto Baggio, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Fabiens Cauet, Alessandro Dal Canto, Davide Dionigi, Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Devis Mangia, Fabio Pecchia, Lamberto Zauli, Zè Maria, per citarne solo alcuni tra i più famosi. Ma lui, mister Venuto, pur non vantando un curriculum altisonante di calciatore importante, non si è lasciato intimidire da nessuno, anzi si è confrontato consapevolmente con grinta e determinazione di chi deve dimostrare a se stesso e agli altri la propria preparazione. E non è un caso che ha ottenuto uno dei più alti punteggi finali di tutto il corso: 97/110. Eppure, sembrerà strano che un allenatore di tale levatura tecnica e umana non abbia, almeno in questo preciso momento, una panchina a sua disposizione. Ma lui sa aspettare, con pazienza e senza fretta. Sono le sue armi migliori di uomo saggio e di allenatore preparato che aspetta una chiamata da società che possano garantirgli un progetto serio fatto di concretezza e non di effimere parole. Quelle, non possono interessare a chi, come lui, crede nella serietà di allenare e curare con competenza e professionalità un gruppo di ragazzi seri i quali si prefiggono il raggiungimento di un obiettivo che concorda con quello della società. Il resto non interessa, sono solo chiacchiere. I fatti sono quelli che contano, nel calcio e nella vita.<br><br> <BR>Una storia, tante storie. Quando cuore e pallone sono una cosa sola<br><br> Era la fine del 2012, quando ho scritto e pubblicato questo articolo sul profilo professionale e umano di Antonio Venuto, un allenatore in cerca di panchina. Ebbene, ancora oggi dopo un travagliato campionato di Lega Pro nell’Hinterreggio di Reggio Calabria cominciato in maniera eccelsa e poi finito con la retrocessione per motivi non solo a lui imputabili, oggi mister Venuto attende ancora quella chiamata importante che possa coronare il sogno della sua vita: quello di allenare in una società professionistica a un certo livello. Egli, nella vita, è Prof. di Educazione Fisica in un Istituto di Scuola Superiore di Messina. Ama l’insegnamento, i suoi ragazzi, il suo gruppo scolastico, il suo quotidiano vissuto tra colleghi che conosce da anni. Ma la panchina, il profumo dell’erba emanato da un campo di calcio, ebbene, quello gli ronza sempre fisso nel cervello come fosse un qualcosa che prima o poi deve essere raggiunto. Sì, perché quello è il vero significato della sua vita. Certo, il calore degli affetti più cari che gli stanno accanto sono decisamente importanti per lui. Ma la sua testa è sempre là, in mezzo a una squadra di calcio sua, attorno a dei ragazzi forti dalle grandi capacità caratteriali come lui, capaci di raggiungere l’obiettivo fissato attraverso il sacrificio e l’abnegazione. E’ così, Antonio Venuto da Villafranca Tirrena in provincia di Messina. Lui ama la sua terra di Sicilia, con i suoi profumi e le affascinanti tradizioni. Per questo è orgoglioso delle sue radici. D’altra parte, non è un caso che la sua carriera da allenatore si sia sviluppata principalmente in Sicilia, con soli due parentesi nella vicina Calabria. Tuttavia, lui sa che la sua professione non preclude destinazione. Quando il destino chiama, il mister chiude la valigia e si tuffa in una nuova avventura. E’ la vita, è la speranza di chi crede in qualcosa d’importante, in una chiamata che, prima o poi, deve arrivare. Mister Venuto è pronto, è già lì che aspetta, perché si conosce e sa che chiunque lo chiamerà a guidare una squadra di professionisti, state sicuri che non si pentirà.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>C1012317FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNantonio-venuto-un-allenatore-in-attesa-di-panchina-1012644.htmSi100451001,02,03030361
1331012642NewsCampionati«L`adesso» granata del Torino20140120195519torinoQualoraAdesso! Adesso che in casa granata si sogna ma si è ben desti. Adesso che la squadra ha trovato gli equilibri giusti per recitare un ruolo importante nel campionato italiano. Adesso che la grinta e la determinazione sono la logica conseguenza dell’autostima di gruppo e di spogliatoio. Adesso che finalmente s’intravede la possibilità concreta della partecipazione all’Europa League, è indispensabile che il presidente Cairo si soffermi in una serie di fattive riflessioni che portino alla definitiva crescita di questo Torino che, Adesso, fa parte di diritto della zona nobile del campionato italiano. Il calcio, si sa, è l’emblema di mille delicati fattori capaci di portarti alle stelle e, con la stessa facilità, riportarti all’oblio. Dalle stelle alle stalle, come generalmente si dice. Ma il Torino, questo Torino, non può ricadere nei mille errori dirigenziali e di non progetto che hanno caratterizzato la storia fantastica della società granata, che non ha saputo negli anni, entrare di diritto nel nobel pallonaro del nostro Paese. Sempre campionati di sofferenza. Sempre lì a sperare nelle disgrazie altrui senza mai avere una vera forza economica e organizzativa capace di lavorare per la stabilizzazione concreta in un calcio ad alti livelli. Il Torino visto nell’acquitrino di Reggio Emilia contro il Sassuolo, ha finalmente convinto anche i più scettici opinionisti. I granata hanno dimostrato maturità di squadra nell’essere cinici e caparbi quando match di questo livello lo richiedono. Non ci sono state le solite lamentele sul campo, il cui stato appariva obiettivamente al limite di regolamento. Si è giocato con furore agonistico, sovvertendo le attese di un match che sembrava destinato a essere improntato sulle verifiche balistiche di Berardi, il campioncino di proprietà Juventus che ha fatto scomodare persino il Commissario Tecnico della Nazionale Cesare Prandelli. E invece, guarda caso, è stato proprio il possente Immobile a salire in cattedra conquistando la scala delle attenzioni e trascinando con veemenza i suoi compagni a una gara maschia; pochi fronzoli e molta risolutezza. D’altra parte su quel campo, non si poteva pretendere di assistere a un match dai connotati tecnici sopraffini. Ma nel calcio ci vuole anche la lotta fisica e mentale di chi vuole necessariamente arrivare al successo con essenzialità; o di riffa o di raffa. Questo insegna Ventura, e questo i giocatori granata hanno recepito nel tempo. Il Toro, oggi, è davvero una bella realtà che non deve essere sottovalutata dai suoi dirigenti con il “Tira a campà” di lunga memoria. E’ arrivato il tempo di fare investimenti, è arrivato il tempo di fare dei sacrifici economici atti a non disperdere nel nulla ciò che così pazientemente si sta costruendo sul campo. Per questo ci rivolgiamo ancora una volta e sempre al presidente Cairo, uno che nel calcio c’è entrato dopo avere costruito in maniera eccelsa la sua “Cairo Editore” e prima di avere acquisito la proprietà de La7, due colossi industriali che non si possono certamente definire di poco conto. Adesso, il Torino, il suo Torino che a suo tempo non gli è stato imposto da nessuno, ma proposto da persone vicine all’ambiente del Toro, chiede un suo fattivo intervento per riorganizzare una squadra che deve essere migliorata nei suoi valori tecnici con raziocinio ma con grande efficacia. Vorremmo interventi decisi, lasciando stare l’eterna mentalità sparagnina dei prestiti gratuiti o con diritto di riscatto, ma rendendo concreti investimenti e affari che, in qualche modo, possano far lievitare a livello economico i bilanci della società nel tempo, migliorando di conseguenza il fattore tecnico della squadra. Sono suggerimenti, i nostri, dati da chi ha potuto verificare nel tempo che, quando è il caso, (e in questo momento per il Torino è davvero il caso), bisogna intervenire energicamente sul mercato estivo senza se e senza ma. Qualora non ci fossero tutti i fondi necessari per far fronte alle esigenze delle tre aziende di proprietà Cairo, ebbene è la volta in cui questo presidente deve necessariamente dimostrare al popolo granata, di dare priorità al calcio sacrificando gli interessi delle altre due sue aziende. Infondo, finora, le parti si sono sovvertite e il Toro ci è sembrato sempre in lista d’attesa. Adesso, non è più così. Urge una mentalità diversa, adesso è arrivato davvero il momento. Il calcio non aspetta e, talora, è veramente spietato nel suo destino. L’esempio recente del Catania del presidente Pulvirenti ci deve far riflettere su come siano fragili gli equilibri di questo nostro mondo pallonaro. Chi ha tempo non aspetti tempo. E’ già ora di cambiare in fretta e di rottamare la vecchia mentalità, programmando concretamente il nuovo progetto del Torino che deve necessariamente ricominciare dal mercato estivo e da quella casa granata chiamata Stadio Filadelfia, la cui attesa ha sinceramente sfiancato anche gli acerrimi sostenitori. Adesso, Cairo e la Società Torino Calcio sono chiamati a dimostrare con i fatti ciò che intendono fare di questo Toro che è già rinato sul campo. Al momento in cui andiamo in pubblicazione, apprendiamo del passaggio definitivo di D’Ambrosio all’Inter, ma non abbiamo ancora notizie ufficiali riguardanti la contropartita. Anche quest’operazione, se ben portata a termine nell’interesse del Toro, potrebbe essere un segnale significativo su quanto sostenuto fin qui. Staremo a vedere.<br><br> Salvino Cavallaro<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNl-adesso-granata-del-torino-1012642.htmSi100451001,02,03,06,09030337
1341012638NewsCampionatiForza e temperamento. Questo è Marchisio20140113212520juventusE’ un interno “Scusate il ritardo, era ora. Undicesima vittoria consecutiva: questa è la Juve” firmato Claudio Marchisio. Tra la molteplicità dei campioni che il calcio di oggi mette maggiormente in evidenza, il “Principino” bianconero è sicuramente tra quelli che dimostrano maggiore carattere nel montare la sua rabbia agonistica proprio nel momento in cui viene chiamato in causa, dopo essere stato in panchina. Fuori contro la Roma e in panchina a Cagliari, Marchisio non ha dato spazio allo scoramento ma ha dimostrato tutto il forte temperamento di cui è naturalmente dotato. Lui è uno che non molla mai e, al contrario di altri, quando Conte decide la sua momentanea esclusione dai titolari, egli ritorna più forte di prima, proprio nel momento in cui viene richiamato a giocare. Occhi di ghiaccio e faccia d’angelo sempre seria di chi pondera bene i pensieri prima di parlare, Marchisio è uno che piace a tutti: come calciatore e come rettitudine e serietà di uomo. Manchester United e Monaco farebbero carte farse per averlo in squadra, ma la Juve non intende disfarsene per le qualità indubbie del giocatore e per la sua ancora lunga scadenza di contratto che sarà a giugno del 2016. Ma la sua è una storia bellissima che s’incarna perfettamente in quella passione juventina che egli ha conosciuto fin da quando cominciò a dare i primi calci al pallone tra le fila della Vecchia Signora. Poi, una lunga trafila di esperienze nelle varie categorie, cominciata dai Pulcini fino alla Prima Squadra. Sempre serio, grintoso, intelligente tatticamente nell’interdire, nel costruire l’azione nelle ripartenze improvvise e, perché no, anche bravo a finalizzare l’azione raggiungendo l’apice con gol talora di rapina, proprio come fa un attaccante vero. Ma ciò che conquista la Juventus e l’allenatore Conte in particolare, è la serietà negli allenamenti, la caparbietà e il carattere che gli sono connaturati e che gli consentono di essere generoso nell’aiutare i compagni, di non risparmiarsi e di non tirare mai indietro la gamba quando è necessario. Claudio era così anche da ragazzino, non ci stava mai a perdere, mostrava i denti all’avversario, così come fa ancora oggi. E’ il suo modo intelligente di interpretare il calcio attraverso una professione e un ruolo che incarna perfettamente il suo modo d’essere, mai cattivo e sempre agonisticamente pronto a lottare. D’altra parte, questi sono i giocatori che piacciono a Conte. Gente che non molla mai e che non si risparmia fino all’ultimo.&nbsp; E’ un interno eclettico Marchisio, capace di proporsi negli spazi anche in fase d’attacco, con la possibilità di sorprendere le difese avversarie. Fa gruppo, è giovane ed è intelligente. Di uno così la Juve non può davvero farne a meno, altro che venderlo. L’improvviso e prepotente inserimento di Pogba, altro grande campione che tutti vorrebbero, al momento ha messo un po’ in difficoltà Conte nella scelta tattica. Ma l’età avanzata di Pirlo che non può essere eterno, suggerisce la logica di un assetto tattico nell’immediato futuro, che vedrà Pogba e Marchisio entrambi artefici del centrocampo della Juventus. Questo Marchisio lo sa, tuttavia, ci sembra necessario che i vertici della Juve gli parlino chiaro su quello che è e sarà il loro intendimento nei suoi confronti. Noi crediamo che sia solo questione di tempo. Claudio Marchisio e la Juve staranno insieme ancora per tanto tempo, a meno che…..!<br><br> Salvino Cavallaro<BR><br><br>C1012317FL0711FL0711marchisio.jpgSiNforza-e-temperamento-questo-e-marchisio-1012638.htmSiT1000007100451001,02,03,06030638
1351012592NewsCampionatiSampdoria, Mihaijlovic torna da mister20131121074651SAMP: MIHAJLOVIC TORNA DA MISTER CON GRINTA, APPARTENENZA E ORGANIZZAZIONESAMP: MIHAJLOVIC TORNA DA MISTER CON GRINTA, APPARTENENZA E ORGANIZZAZIONELa leggenda racconta che, quand'era ancora un ragazzino, suo padre Bogdan fosse costretto a cambiare la saracinesca del garage una volta ogni due mesi. Il piccolo di casa la utilizzava come bersaglio prediletto per tenere caldo un piede sinistro fuori dal comune per potenza e precisione. Un mancino chirurgico che ha accompagnato il cecchino jugoslavo per un'intera carriera - da esterno offensivo prima e da difensore poi -, spesa tra l'amata patria e l'Italia conquistando titoli e soddisfazioni con sei maglie differenti. Vojvodina, Stella Rossa, Roma, Lazio, Inter e ovviamente Sampdoria, la più bella di tutte, maglia che Sinisa Mihajlovic ha sempre ricordato con partigiana simpatia. Adesso quella divisa tornerà - finalmente, verrebbe da dire dopo giorni d'interminabile attesa - ad indossarla: niente più "bombe" da sparare all'incrocio avversario come gli chiedeva la Sud, ma schemi, tattica, carisma, gruppo e tutto ciò che può servire per risollevare le sorti blucerchiate nelle vesti di allenatore, ruolo già sfiorato nell'estate 2010. <BR><BR><STRONG>Subentri</STRONG>. Ironia della sorte, toccherà proprio al serbo nato a Vukovar, in Croazia, il 20 febbraio 1969 sostituire Delio Rossi, colui che il 7 novembre di due anni fa aveva preso il suo posto sulla panchina della Fiorentina. E gli strani intrecci non finiscono qui: Mihajlovic - passaporto tricolore, una moglie e sei figli - subentra dopo una sconfitta in casa dei viola e, nella prossima giornata, troverà la Lazio, formazione con cui, il 13 dicembre del '98, contribuì con una storica tripletta dell'ex da calcio piazzato a far saltare l'allora mister doriano Luciano Spalletti.<BR><BR><STRONG>Avventura</STRONG>. Tralasciando corsi e ricorsi storici, i consueti richiami alla guerra fratricida vissuta sulla propria pelle e il glorioso passato da calciatore - 16 trofei a curriculum, 128 presenze e 11.123 minuti complessivi in campo da blucerchiato dal '94 al '98, arricchiti da 15 reti, 28 cartellini gialli e 6 rossi -, il quarantaquattrenne Sinisa, nono straniero di sempre al timone della Samp, si ritrova oggi ad affrontare la quinta avventura da tecnico responsabile di una prima squadra.<BR><BR><STRONG>Gambe</STRONG>. Dopo un biennio bi-scudettato sulla panchina interista accanto a un certo Roberto Mancini, nel 2008 Mihajlovic decide di camminare con le proprie gambe. L'esperienza, le competenze e la personalità non gli mancano e, ai primi di novembre, accetta la proposta del Bologna, invischiato nella lotta per non retrocedere. All'ombra delle due Torri eredita una situazione ambientale e di spogliatoio non semplice, una congiuntura negativa che il successivo 13 aprile paga con il primo esonero.<BR><BR><STRONG>Record</STRONG>. Nel dicembre 2009 una nuova opportunità in Serie A arriva grazie all'allontanamento di una futura meteora genovese chiamata Gianluca Atzori. Assunto il comando del Catania - con Dario Marcolin al proprio fianco - Sinisa punta sul 4-3-3 e i risultati gli danno ragione: togliendosi lo sfizio di battere Juventus, Inter e Palermo, i rossazzurri conquistano salvezza anticipata e record di punti (45) nella propria storia recente. Storia che però non prosegue: il 24 maggio 2010 il mister si dimette dall'incarico e lascia la Sicilia lusingato dalla proposta della Fiorentina, orfana di Cesare Prandelli.<BR><BR><STRONG>Sogno</STRONG>. In viola - dove porta con sé un altro ex blucerchiato come Giulio Nuciari, in qualità di allenatore dei portieri - il serbo ottiene un nono posto che, nonostante le sirene nerazzurre giunte a fine stagione da Milano, gli vale la riconferma. Nell'autunno 2011, come detto, viene sollevato dall'incarico gigliato con un bilancio di 15 vittorie, altrettante sconfitte e 18 pareggi. Il lavoro resta a metà ma Mihajlovic riparte dal sogno di una vita: guidare da commissario tecnico la sua Serbia, pronta a giocarsi il Mondiale 2014. L'obiettivo brasiliano - con l'ennesimo ex blucerchiato al proprio fianco: il suo vice Nenad Sakic - svanisce per tre punti pochi mesi fa.<STRONG><BR><BR>Impresa</STRONG>. Oggi, però, risolto il contratto con la Federazione slava, un'altra scommessa lo solletica e non poco: rimettere piede a Bogliasco e fare uscire la Sampdoria dalle secche della bassa classifica. Impresa non facile, ma grinta, appartenenza e organizzazione giocano tutte a favore di Sinisa, un duro, un combattente nato.<STRONG><BR><BR>Sinisa Mihajlovic: la scheda</STRONG><STRONG><BR><BR>Luogo e data di nascita</STRONG>:&nbsp;Vukovar (Croazia), 20/02/1969.<STRONG><BR><BR&g