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11013760NewsEditorialeInter e Juve in campo domenica. Oggi tocca al Milan2021041012:00Juve, inter,serie,a,napoli,lazio,roma,atalanta,milan,champions,scudetto,salvezzaLotta avvincente per entrare in Champions. In coda turno importante per lo Spezia<p><span>Dopo un emozionante turno di Champions ed Europa League, i calciatori di serie A torneranno in campo per la 30esima giornata. Le danze verranno aperte da un attesissimo match in chiave salvezza: Spezia - Crotone. Da una parte, la squadra di Italiano cercher&#224; di trovare la via della vittoria per allungarsi dalla zona retrocessione e superare i rivali della Fiorentina. I pitagorici, ormai sempre pi&#249; lontani dalla salvezza, vogliono onorare un campionato in cui sembra, purtroppo, sempre pi&#249; chiaro il loro destino, nonostante, da come si pu&#242; evincere dalle ultime partite, mister Cosmi</span> <span>abbia</span> <span>cercato di dare un'anima ad una squadra</span> <span>e anche trovando in</span> <span>Simy</span> <span>un gran trascinatore che merita di restare in serie A. Alle 18.00, l'arbitro Maresca dar&#224; il fischio d'inizio di Parma-Milan, match in cui gli emiliani tenteranno di vincere per staccarsi dal Crotone e prendere un po' d'ossigeno</span> <span>e quindi,</span> <span>punti molto importanti. Essi sfideranno un Milan reduce da un deludente pareggio in casa con la Sampdoria e dunque arrabbiato e desideroso di tenersi stretto il secondo posto e provare a mettere pressione ai rivali concittadini (primi in classifica). L'anticipo delle 20.45 vedr&#224; opporsi l'Udinese e</span> <span>il</span> <span>Torino</span><span>, con quest'ultimi motivati dal pareggio ottenuto nell'ostico e sentito derby della Mole. Dunque, dai granata ci aspettiamo una buona partita al fine di ottenere tre punti fondamentali per non rischiare una clamorosa retrocessione, che mai, come quest'anno, &#232; sembrata vicina. La compagine bianconera, invece, tenter&#224; di ritrovare la vittoria che manca da</span><span>ben tre partite, anche se disputate con squadre di livello qualitativo pi&#249; alto come Atalanta e, prima, Lazio. La Domenica di serie A si aprir&#224; con Inter-Cagliari</span><span>. Dai nerazzurri &#232; lecito aspettarsi i tre punti con una vittoria facile e non sofferta, ma affronteranno un Cagliari pronto a dare il tutto per tutto per ottenere la salvezza che, mai come quest'anno, sembra distante. Una partita ostica</span> <span>attender&#224;</span> <span>la Juve, la quale ospiter&#224; fra le mura domestiche il Genoa, squadra divenuta pi&#249; organizzata e solida grazie alla cura di Ballardini e che sta conducendo un cammino tran</span><span>quillo, ma sempre stando attenta</span> <span>alle</span> <span>zone basse della classifica. La Juve arriver&#224; a quest'incontro con alle spalle una fondamentale vittoria ai danni del Napoli, tre punti importantissimi per approdare nell'Europa che conta e cercare di onorare una stagione ben al di sotto delle aspettative. Il Napoli, dopo la cocente sconfitta subita all'Allianz</span> <span>Stadium</span><span>, affronter&#224; la Sampdoria, formazione allenata da mister Ranieri e che, di sicuro, dar&#224; filo da torcer alla compagine partenopea. Lazio-Verona sar&#224; un'importante partita in ottica Europa, dato che i laziali cercheranno di vincere per accorciare sul Napoli e tentare il difficile approdo fra le prime quattro del campionato. Anche la Roma, orm</span><span>ai unica squadra a rappresentar</span><span>e l'Italia in Europa, cercher&#224; di trovare i tre punti al Dall'</span><span>Ara</span> <span>per risalire in classifica al fine di uscire</span> <span>dalla postazione in Conference League che, di certo, pesa parecchio. La Domenica del campionato italiano si chiuder&#224; con Fiorentina-Atalanta, match presumibilmente piacevole in cui si affrontano squadre con un cammino assai diverso alle spalle e con posizioni</span> <span>in classifica</span><a name="_GoBack"></a> <span>opposte, infatti, i viola sono poco su la zona retrocessione e i bergamaschi in zona Champions. Infine, la giornata si concluder&#224; con Benevento-Sassuolo. Da questo posticipo, entrambe le fazione cercheranno di vincere e regalare emozioni.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomeslautaro-martinez.jpgSISIntervicinascudetto.lottachampionsaperta-1013760.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101032n
21013756NewsEditorialeLa 29° giornata ci regala il derby della Mole2021040311:00seriea,torino,juve,atalanta,roma, inter,bologna,udinese,lazio,29,pirlo,pioli,conte,classificaInter in serata a Bologna, mentre il Milan riceve la Samp a ora di pranzo<p ><span>Tutte le dieci partite della 29esima giornata di serie A verranno spalmate lungo il giorno di oggi, un evento pi&#249; unico che raro e che, senza dubbio, ci far&#224; rimanere incollati sul divano e rimander&#224; i pi&#249; nostalgici ai tempi in cui tutte le partite venivano disputate esclusivamente la domenica. La giornata si apre con Milan-Sampdoria, un match che regalerebbe tre punti al Milan che potrebbe continuare a sognare lo scudetto, ormai sempre pi&#249; distante e difficile da raggiungere. La Sampdoria, invece, reduce da un'ardua vittoria per uno a zero ai danni del Torino, prover&#224; a dare continuit&#224; al proprio cammino ai fini di rimanere nella parte sinistra della classifica. Alle 15, una maratona attende i telespettatori, i quali assisteranno a ben sette partite, fondamentali per raggiungere l'obiettivo champions per squadre come la Roma, il Napoli e l'Atalanta. La prima giocher&#224; con il Sassuolo di De Zerbi, allenatore capace di far esprimere un ottimo gioco da parte dei suoi giocatori, valorizzandone le qualit&#224;. Il Napoli, invece, affronter&#224; il Crotone che, presumibilmente, sar&#224; arrabbiato e in cerca di riscatto in seguito alla pesante sconfitta in casa subita in rimonta da parte del Bologna. L'Atalanta giocher&#224; contro un'Udinese trascinata da Rodrigo De Paul, giocatore dalle straordinarie qualit&#224; grazie alle quali si sta mettendo in mostra e sta dimostrando, sempre di pi&#249;, di essere un calciatore all'altezza di importanti palcoscenici. Sar&#224; un scontro per la salvezza, invece, Benevento-Parma, rispettivamente 16esima e 19esima in classifica. Entrambe sono alla ricerca di un'importantissima vittoria per risollevare il morale e cercare di dare una svolta (in positivo) a questa stagione. All'Olimpico di Roma, vedremo sfidarsi la Lazio, il cui obiettivo &#232; cercare di approdare in Europa League, e la compagine Spezzina, autrice di un campionato pi&#249; che dignitoso anche considerando che &#232; la sua prima apparizione in Serie A. Una partita combattuta sar&#224; Genoa-Fiorentina, quest'ultima protagonista di un campionato molto deludente e che la vede 14esima in classifica. Un'altra partita di questo interminabile filotto, &#232; Cagliari-Hellas Verona. La squadra di mister Semplici prover&#224; a sconfiggere il Verona che, ormai, sta diventando sempre di pi&#249; una certezza del campionato italiano. Alle 18.00, invece, andr&#224; in scena la partita pi&#249; emozionante da seguire : Torino-Juventus. La Juve dovr&#224; vincere necessariamente per cercare di conquistare un posto fra le grandi d'Europa, ma davanti a s&#232; trover&#224; una squadra ostica come il Torino che, nonostante il rendimento al di sotto delle aspettative, dar&#224; filo da torcere alla compagine bianconera. Ultima ma non meno importante, &#232; Bologna-Inter, una partita tutt'altro che facile per i nerazzurri, autori di una grande cavalcata che li vede in testa e a sei punti sulla seconda. Dunque, per gli appassionati di calcio, una giornata come questa rappresenta un piacevole augurio per le festivit&#224; pasquali.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesdavide-nicola.jpgSISmlan-samp-bolognainter-toro-juve.29giornata-1013756.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101059n
31013755NewsEditorialeJuve, ammetti i tuoi errori2021032218:23juventus,paraticiE' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile<p>E' la societ&#224; pi&#249; blasonata d'Italia, la pi&#249; scudettata e con il maggior numero di tifosi, ma c'&#232; troppa propensione a nascondere sempre le cose. Capiamo che ci stia pure un certo modus operandi di non fare trapelare notizie che riguardano la societ&#224; e i suoi progetti, tuttavia, sarebbe opportuno che di fronte a un fallimento stagionale di tale portata, tu Juve avresti dovuto quantomeno presentarti davanti alle telecamere di Sky senza arrampicarti sui vetri. E' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile, presentandosi inaspettatamente per raccontarci che non ci si pu&#242; dimenticare che la Juve ha vinto nove scudetti consecutivi, che in Champions &#232; arrivata due volte in finale, che contro il Benevento si &#232; giocato male e perso meritatamente, che &#232; giusto riflettere per i giocatori quanto pesa indossare questa maglia, che Pirlo continuer&#224; il progetto intrapreso con la Juve, che.....che.....che....Ma quante banali e precostituite risposte che sanno di aria fritta! La Juve ha sbagliato sonoramente tutti i suoi calcoli tecnici, tattici ed ha buttato al vento un patrimonio di denaro facendo l'errore imperdonabile di pensare che il sacrificio economico per Ronaldo potesse significare fare quel salto di qualit&#224; tale da vincere finalmente la Champions League. Tuttavia, non ci sentiamo di penalizzare CR7, del quale riconosciamo l'importanza di averlo in squadra nonostante che nessuno sia in grado di dirgli di farsi da parte quando si tratta di tirare le punizioni, ma &#232; sui vari Rabiot, Ramsey, Arthur, Kulusevski, Bentancur (impiegato in un ruolo davanti alla difesa che per sue caratteristiche tecniche non gli &#232; congeniale) che bisogna porre il punto di una supervalutazione tale da disperdere denaro inutilmente. Dunque, la societ&#224; &#232; per noi la prima ad essere sotto accusa a cominciare dal Presidente Andrea Agnelli, per continuare con Nedved e per finire con Paratici. La triade non &#232; sempre di comune accordo nelle varie decisioni importanti della societ&#224;, come ad esempio la scelta degli allenatori, infatti, fonti vicine ai vertici societari riferiscono del licenziamento di Allegri sostituito da Sarri per volere di Nedved e Paratici, mentre Agnelli dopo avere mandato a casa Sarri ha imposto la panchina di Pirlo. Non sappiamo se questo corrisponda alla verit&#224; di questa societ&#224; sempre ermetica e intrapelabile nelle sue scelte, tuttavia, quando i nodi vengono al pettine come in questo caso, c'&#232; da rimboccarsi le maniche e chiedere scusa al popolo bianconero. Ripetiamo che non &#232; scritto da nessuna parte che la Juve debba vincere tutti gli anni il campionato ed essere in corsa per tutte le competizioni, ma quando il fallimento &#232; cos&#236; evidente, ebbene, bisognerebbe non nascondere l'evidenza dei fatti. Fatti incresciosi che sono cominciati questa estate con il caso Suarez finito in Procura a Perugia e poi continuati con una serie di errori dirigenziali che non sanno di Juve ma hanno qualcosa di simile a gestioni di societ&#224; dilettantistiche. E poi Pirlo, la ciliegina su una torta bella in apparenza ma lavorata in maniera raffazzonata. Un allenatore neo patentato messo l&#236; per giustificare l'errore anche economico sostenuto dalla societ&#224; bianconera per rispettare a vuoto il contratto di Sarri. Altro errore! Prima allenatore dell'Under 23 e dopo una settimana coach della Prima Squadra. Un susseguirsi di situazioni che sembrano rattoppare falle profonde ed errori che fanno pensare al tentativo di sperare nella mano benevola del fato. No, questo sistema non &#232; da Juve, non pu&#242; esserlo. Rischiare con Pirlo, pensando a una scommessa da vincere &#232; quantomeno azzardato e pericoloso, proprio perch&#232; sei la Juve e non puoi rischiare la faccia anche a livello internazionale. Altro errore &#232; stato quello di dare l'opportunit&#224; a Marotta e Conte di andare a rafforzare proprio l'Inter, l'antagonista di sempre, proprio perch&#232; Agnelli non ha voluto che l'allenatore tornasse alla Juve. Insomma tutta una serie di situazioni che giustificano il fallimento di un'annata in cui la Juve pur essendo stata in corsa su tutto, adesso si ritrova con la sola finale di Coppa Italia da giocare contro un'Atalanta che la sovrasta per gioco, mentalit&#224; e chiarezza tattica. Adesso bisogner&#224; voltare pagina mettendo da parte i soliti stereotipi qualunquistici come «Vincere &#232; l'unica cosa che conta» oppure «La maglia della Juve pesa molto addosso ai calciatori», tutte cose trite e ritrite. Adesso la Juve deve risprendere dall'alto dei suoi vertici quello stile e quell'immagine di societ&#224; ben organizzata che sta perdendo. Non basta dire ai tifosi che ogni anno si tenta di vincere la Champions, perch&#232; se non ci sono i presupposti &#232; meglio tacere.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711paratici.jpgSISjuve-ammetti-i-tuoi-errori-1013756.htmSI01,02,03,060108n
41013754NewsEditorialeCADE A SORPRESA LA JUVE, VINCONO MILAN, ATALANTA, NAPOLI E LAZIO2021032200:30juve,roma,milan,inter,atalanta,verona,udinese,sconfitta,pirlo,pioli,stadium,olimpico,napoli,gattusoGattuso espugna anche l'Olimpico. Bella rimonta del Milan che passa a Firenze. Bene anche Atalanta e Lazio<p>La 28esima giornata di campionato, giornata molto importante per le inseguitrici dell'Inter, ci regala un'inatteso tonfo casalingo per la Juve, sconfitta allo Stadium per 1 a 0 dal Benevento, mentre vincono e convincono Milan, Napoli, Atalanta e Lazio. In attesa del recupero Inter- Sassuolo (gara non giocata per i tanti affetti da Covid-19), il turno di campionato ci ha regalato l'exploit dei ragazzi di Pippo Inzaghi che inguaiano la Juventus di Pirlo, che rimane a -10 dalla capolista. Dopo ben tre vittorie di fila, decide il goal di Adolfo Gaich, a soli venti minuti dal fischio finale, propiziato da un errato passaggio di Arthur. Resta comunque la pessima prestazione da parte della squadra di Pirlo, con tanti errori a centrocampo, in difesa e sottoporta (eroe della giornata il portiere Montip&#242;, autore di almeno tre interventi decisivi). Ottima prestazione invece per il Milan, che riesce ad imporsi per 3 goal a 2 dopo una grande rimonta, grazie alle reti di Ibrahimovic, Diaz e Chalanoglu. I rossoneri si portano cos&#236; temporaneamente a -6 punti dalla capolista. Partita combattuta e segnata da alti e bassi per entrambe le squadre. Dopo la sconfitta col Napoli e l'eliminazione dall'Europa League contro lo United, serviva una prova di carattere. E Pioli, nonostante le assenze, ha mandato in campo una squadra carica, tonica, che con la giusta determinazione ha sconfitto l'ostica Fiorentina di Prandelli a domicilio. Per i viola pesano i numerosi errori in fase difensiva.Vittorie convincenti anche per l'Atalanta a Verona (2 a 0 per i bergamaschi che agganciano la Juve), per la Lazio a Udine (vittoria quantomai importante e sofferta per a 1 a 0 al Friuli) e per il Napoli all'Olimpico. La banda-Gattuso dopo aver espugnato il Meazza passa nettamente anche a Roma imponendosi per 2 a 0 con la doppietta del ritrovato Mertens, che rilancia i partenopei a 53 punti e con la gara di Torino da recuperare. Adesso non resta che attendere e vedere come si evolver&#224; la &#171;situazione Inter&#187;, che dovr&#224; recuperare la partita con il Sassuolo e vedere se ci saranno ripercussioni sul campionato dovute a questa &#171;pausa&#187;, o se invece i nerazzurri continueranno la loro marcia verso il titolo, che a questo punto sembra davvero vicino per gli uomini di Antonio Conte. Adesso arriva la sosta, con il campionato che riprender&#224; sabato 3 aprile, vigilia di Pasqua, con Milan-Samp, Atalanta-Udinese, Napoli-Crotone, Sassuolo-Roma, Benevento-Parma, Genoa-Fiorentina, Lazio-Spezia, Cagliari-Verona, Bologna-Inter e Torino-Juve.</p><p>Alessandro Vispo</p>ivomesivomes27d06bf3-52c1-4a61-803f-7fe90217ee64.jpgSISnapolivince20aroma-juvepessima-belmilan-benedea.lazio-1013754.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101040n
51013753NewsEditorialeASPETTANDO L`INTER FERMATA DAL COVID, JUVE E MILAN CERCANO PUNTI CON BENEVENTO E FIORENTINA2021032111:26juve, inter, cr7,milan, lazio,napoli,spesia,roma, crotone,udinese,samp,pirlo,classifica,atalanta,torinoA pranzo l'Atalanta cerca punti al Bentegodi, mentre CR7 e compagni alle 15 attendono il Benevento<p>La ventottesima di campionato ci regala Juventus-Benevento alle 15 allo Stadium e Fiorentina-Milan alle 18 al Franchi. I campioni d'Italia cercano conferme dopo la vittoria di Cagliari con tripletta di CR7 contro un ostico Benevento, allenato da Pippo Inzaghi. I bianconeri di Pirlo devono vincere per sperare ancora nello scudetto e avvicinarsi all'Inter (bloccata dal Covid e che ha saltato la gara di ieri col Sassuolo), e consolidare comunque la propria posizione nei piani alti della graduatoria per guadagnarsi la partecipazione alla prossima Champions League. I rossoneri, invece, dopo lo stop interno col Napoli e l'eliminazione dall'Europa League, cercano punti in casa della Viola di Prandelli, per evitare di essere avvicinati ulteriormente da Roma, Napoli, Atalanta e Lazio, che inseguono e non mollano, costituendo un'insidia costante per la conquista di un posto in Champions. Dopo gli anticipi di venerdi sera (vittoria esterna del Genoa a Parma per 2 a 1 che conferma la crescita del Genoa e le difficolt&#224; dei ducali) e le due gare di ieri, che risaltano le qualit&#224; dello Spezia di Italiano, che si tira fuori dai bassifondi della classifica sconfiggendo il Cagliari per 2 a 1 tenendo a debita distanza proprio i sardi (terzultimi), e la rocambolesca vittoria in rimonta del Bologna a Crotone, che condanna quasi sicuramente i calabresi alla serie B, oggi vanno di scena Verona-Atalanta, Udinese-Lazio, Samp-Torino, e in serata il big-match Roma-Napoli. Gara difficile per la Dea sul terreno difficile di Verona, mentre la Lazio potrebbe tentare il colpaccio a Udine, contro una squadra in forma che per&#242; si &#232; gi&#224; tirata fuori dalla secchie della bassa classifica (33 sono i punti dei friulani). Si preannuncia interessante la sfida del Ferraris con la Samp tranquilla a quota 32 punti e il Toro di Nicola ritrovato che vuole fare punti per risalire ancora dal quartultimo posto con 23 punti e una gara da recuperare in casa della Lazio, mentre promette scintille la sfida serale dell'Olimpico di Roma con le due squadre appaiate a 50 punti al 5&deg; posto, con i partenopei che devono ancora recuperare la gara con la Juve (recupero previsto il 7 aprile alle 18.45).</p><p>Ivano Messineo</p>ivomesivomesronaldo.jpgSISjuvebenevento.milanafirenze.intercovid.udineselazio.seraleromanapoli-1013753.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101054n
61013751NewsEditorialeIL NAPOLI PASSA A SAN SIRO. PERDONO ANCORA TERRENO DALLA VETTA I ROSSONERI 2021031511:10MILAN, INTER, JUVE, PIOLI, PIRLO, CR7,GATTUSO, CONTEVOLA L'INTER E STACCA IL MILAN ORA A - 9<p >Un brutto Milan perde in casa contro il Napoli e si allontana ulteriormente dai cugini nerazzurri, ora avanti con 9 punti di vantaggio sui rossoneri. Alla luce del successo esterno dei bianconeri di Pirlo per 3 a 1 contro il Cagliari (tripletta di CR7), e della vittoria importante degli uomini di Conte all'Olimpico di Torino contro i granata per 2 reti a 1, il Milan era obbligato a vincere il match contro il Napoli per non perdere ulteriore terreno dalla vetta e per tenere a bada la Juventus. Purtroppo per i rossoneri cos&#236; non &#232; stato. Decisivo &#232; stato il goal di Politano a inizio ripresa, che ha regalato cos&#236; tre punti fondamentali alla squadra di Gattuso, rimettendola in gioco nella rincorsa alla Champions. Duro colpo invece per i rossoneri, che rischiano di essere scavalcati dai bianconeri (in caso di successo di Ronaldo e compagni nel recupero del 17 marzo contro i partenopei). Passo indietro quindi per gli uomini di Pioli, che sono apparsi in calo fisico e involuti nel gioco rispetto alle ultime gare. Si sar&#224; sicuramente fatta sentire la stanchezza accumulata dopo la gara con il Manchester United in Europa League, in cui i rossoneri hanno disputato un'ottima prestazione conquistando un prezioso 1 a 1 fuori casa che significa tanto in chiave qualificazione. Aldil&#224; del risultato finale, comunque la partita contro i partenopei &#232; stata abbastanza combattuta, nonostante il Milan non abbia brillato. Sicuramente meritata la vittoria del Napoli, soprattutto per la prestazione offerta nel primo tempo. Gattuso torna a sorridere, dunque, ma non c'&#232; tempo di festeggiare che mercoled&#236; 17 arriva il recupero contro la Juve, altra gara fondamentale in chiave Champions per il Napoli.</p><p >Alessandro Vispo</p>ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISvolainter-milansconfitto-salenapoli-juvevince-1013751.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101033n
71013748NewsEditorialeChampions: Juve attesa dall`esame Porto, una gara che vale una stagione2021030822:51juve,porto,ronaldo,ottavi,champions,tifosiLa Juve cerca continuità in Champions, in una stagione altalenante con la rosa decimata dai tanti infortuni<p ><span>Domani sera, all'Allianz Stadium, andr&#224; in scena Juve-Porto, una partita che non vale semplicemente l'approdo ai quarti di finale di Champions League, ma molto di pi&#249;. Innanzitutto, in una Juve rimaneggiata dalle assenze e con un rendimento molto altalenante, occorre trovare certezze, che hanno caratterizzato i dieci anni di vittorie in casa Juve e, ora come non mai, ce n'&#232; bisogno. La compagine bianconera, fin qui, &#232; stata protagonista di un arduo e complicato cammino, costituito da importanti soddisfazioni ma anche da cocenti delusioni, che hanno demoralizzato i pretenziosi e insaziabili tifosi juventini. Domani, dai bianconeri ci aspettiamo una partita intelligente e d'orgoglio, dato che il risultato non &#232; a loro favore e serve fare gol, ma ponendo attenzione a non subirne. Insomma, una partita da Juve, da squadra capace di compiere imprese memorabili e di emozionare i propri tifosi. Lo scacchiere juventino, senza dubbio, includer&#224; Cristiano Ronaldo, il quale, dopo aver riposato nella recente gara casalinga con la Lazio, ha voglia di vincere e trascinare la propria squadra in una competizione che lui conosce meglio di chiunque altro. Invece, il Porto, forte della vittoria casalinga per 2 a 1, presumibilmente condurr&#224; una partita difensiva, in cui soprattutto penser&#224; a contenere gli attacchi bianconeri e a conservare il risultato dell'andata, dando filo da torcere all'attacco juventino. Per i tifosi di entrambe le squadre sar&#224; di certo una partita tirata sino alla fine, una gara di sofferenza e di pazienza, che decider&#224; chi delle due entrer&#224; a far parte delle prime otto squadre d'Europa.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesronaldo.jpgSISjuve-porto-garadecisivaperlastagionedellajuve-tornaronaldo-1013748.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010161n
81013743NewsEditorialeEuropa League: delusione Napoli, beffa Milan raggiunto nel finale, e bene Roma che passa 2 a 0 a Braga2021021910:55napli,roma, milan,gattuso,pioli,fonseca,braga, stessarossa,granadaRossoneri agguantati al 93', Roma vittoria facile, mentre complicata la situazione in casa Napoli che perde 2 a 0 con tante assenze per infortunio<p ><span>Grande delusione per il Milan che stava per portare a casa un successo senza strafare. Pioli aveva previsto un grande turnover in vista del derby. Il Milan si porta in vantaggio con un'autorete di Pankov al 42'. Nel secondo tempo, a causa di un fallo di mano in area di rigore di Romagnoli su cross di Falcinelli, la Stella Rossa trova il pareggio dagli undici metri con Kanga che trasforma il rigore concesso. Al 61' il Milan passa in vantaggio su un rigore procurato e poi trasformato da Theo Hernandez. Al 77' la Stella Rossa rimane in 10 uomini a causa dell'espulsione, per doppio giallo, di Rodic. Il Milan sembra andare dritto verso la vittoria, ma la beffa arriva al 93' minuto, in pieno recupero. Corner e colpo di testa di Pavkok che incorna sorprendendo Donnarumma con una traiettoria a pallonetto.</span></p><p ><span>Brutta sconfitta per il Napoli contro il Granada. Dopo la sconfitta in campionato contro la Juventus, Gattuso schiera una formazione obbligata a causa dei dieci giocatori indisponibili. Succede tutto nel primo tempo. Il Napoli parte bene e crea un'occasione con Elmas. Il Granada reagisce e in soli due minuti colpisce e piazza l'uno-due decisivo: al 19' Yangel Herrera sblocca di testa sul cross di Kenedy, al 21' &#232; proprio Kenedy a raddoppiare con un preciso diagonale. La squadra di Gattuso prova a reagire procurandosi ben due occasioni. Nella ripresa Gattuso mette dentro Zielinski per alzare il baricentro, ma non produce grossi risultati. Finisce 2-0 per il Granada e il Napoli &#232; costretto alla rimonta al ritorno.</span></p><p ><span>La Roma archivia la pratica con un bel 2-0 esterno contro il Braga che lancia i giallorossi verso una gara di ritorno da giocare con serenit&#224;. La gara viene sbloccata subito, dopo 4 minuti, dal rientrante titolare Dzeko che sfrutta un'assist dalla sinistra di Spinazzola colpendo al volo di piatto destro. La squadra di Fonseca amministra molto bene la sfida rischiando poco. All'inizio della ripresa l'arbitro espelle per doppia ammonizione Esgaio. La Roma, forte della superiorit&#224; numerica, riesce a concretizzare, dopo alcune occasioni sprecate nel finale con il neo entrato Borja Mayoral .</span></p><p ><span>Giacomo Barletta</span></p>Caltagironeivomesivomesstefano-pioli.jpgSISeuropa-napoliperde20-romavinceabraga-milan22abelgrado-1013743.htmSI01,02,03,05,06,07,08,09,10,1101042n
91013725NewsEditorialeInter, che succede?2020111116:53La squadra di Conte preoccupa i suoi tifosi<br /><p><span>C'&#232; qualcosa nell'aria della Pinetina che non convince. L'Inter non ingrana, non &#232; all'altezza del gioco promesso dopo il mercato voluto dal suo allenatore. <strong>Antonio Conte</strong> pare non raccogliere certi malumori dell'ambiente nerazzurro che si profilano all'orizzonte e attacca con apparente calma, dicendo: <strong>«Levate il vino da tavola»,</strong> un po' come dire che certe sciocchezze sono tipiche di persone ubriache. Eppure, dati alla mano, la squadra di Conte dopo dieci partite dall'inizio di questa nuova stagione pallonara ha conquistato solo 3 vittorie su dieci partite giocate tra Campionato e Champions. Una media che non si addice a una grande squadra quale l'Inter &#232;, ma soprattutto preoccupa per alcuni problemi non risolti, non ultimi quelli della difesa e dell'atteggiamento di alcuni giocatori in campo. Hakimi non convince e persino la sicurezza di Handanovic quest'anno sembra essersi dissolta. Certo, i portieri sono soggetti al funzionamento dei meccanismi della difesa che devono essere perfetti nell'allineamento e nel coordinamento dei vari movimenti, tuttavia, vediamo spesso incerto il portiere nerazzurro. Ma questo non &#232; il solo problema, visto che nell'Inter aleggia una sorta di nervosismo che non aiuta a ritrovarsi. Troppi sbagli a centrocampo dove il solo <strong>Barella</strong> si danna a correre, pressare e svolgere diligentemente le due fasi di possesso e non possesso palla. E intanto il malumore dei tifosi nerazzurri &#232; in crescita, una situazione che mette in guardia Conte a svoltare rapidamente dopo la sosta per la Nazionale. Secondo alcuni la figura di <strong>Massimiliano Allegri</strong> sulla panchina dell'Inter si fa sempre pi&#249; possibile, anche in virt&#249; dell'ottimo rapporto che lega l'ex allenatore della Juventus all'amministratore delegato <strong>Beppe Marotta</strong>. Da qui a Natale ci sono da giocare dieci gare senza respiro e vicine l'una dall'altra, dove Conte deve portare la sua squadra a qualificarsi per gli ottavi di finale della Champions League e alzare il livello di gioco e punti in classifica campionato. Un obiettivo considerato essenziale in casa Inter che altrimenti si vedrebbe costretta a rivedere il proprio rapporto con l'allenatore salentino. E poi c'&#232; questo continuo nervosismo camuffato dall'apparente calma di <strong>Antonio Conte</strong> che dice: <strong>«Non c'era bisogno di nessuna reazione, perch&#233; anche in Champions League era mancato solo il risultato. E anche oggi a Bergamo, contro una forte Atalanta, ci &#232; mancato l'istinto killer che ci permettesse di chiudere il risultato e portare a casa la vittoria».</strong> Mah! Chiss&#224;! Noi rispettiamo il pensiero di Conte, tuttavia, riteniamo che a Bergamo l'assenza di <strong>Lukaku</strong> abbia pesato pi&#249; del dovuto e certi svarioni a centrocampo di un <strong>Vidal</strong> in chiara difficolt&#224;, hanno penalizzato soprattutto il rendimento della difesa. Un tre - quattro - uno - due, dove <strong>Barella</strong> &#232; stato inserito come trequartista e dove i due esterni <strong>Darmian</strong> (schierato a sorpresa dall'inizio al posto di <strong>Hakimi</strong> per scelta tecnica)e <strong>Young</strong> si sono alternati con folate in avanti, pi&#249; con buona volont&#224; che con risultati soddisfacenti. L&#236; davanti, poi, <strong>Sanchez</strong> non ha inciso pi&#249; di tanto e <strong>Martinez,</strong> pur avendo sbloccato il risultato al 59', ha palesato quella forma approssimativa che l'ha caratterizzato in questi ultimi tempi. Dunque, un'Inter ancora da assemblare, da unire anche a livello di spogliatoio, dove i malumori di <strong>Eriksen</strong> si fanno sentire in maniera assordante. Vedremo cosa accadr&#224;, anche se riteniamo che Conte debba presto optare con chiarezza su una squadra base che adesso non ha ancora, visto i continui cambiamenti per scelta tecnica dovuti a giocatori come <strong>Stankovic, Nainggolan, Eriksen e Hakimi.</strong> Quest'anno l'Inter gode di una maggiore qualit&#224; tecnica, vista nei singoli interpreti e nella quantit&#224; di giocatori affidabili. Adesso Conte non ha pi&#249; scuse!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-conte.jpgSIS-1013725.htmSI01,02,03,1001039n
101013715NewsEditorialeIl Conte pensiero da psicanalisi che non stupisce più2020082315:48Conte a un bivio con l`Inter. Allegri è il successore.<br /><p><span>11 milioni di euro netti a stagione che passano in secondo piano per altri mille motivi, alcuni comprensibili e altri assolutamente oscuri che fanno parte del personaggio. Siamo all'ennesimo teatrino del Conte pensiero, una sorta di tormento continuo che s'innesca in questo allenatore eternamente insoddisfatto per non arrivare prima degli altri. Un <strong><em>Antonio</em></strong> <strong><em>Conte</em></strong> che fa pensare a tanti psicodrammi vissuti dal momento in cui ha scelto di fare l'allenatore, prima a Bari, poi a Siena, poi all'Atalanta, quindi alla Juve, in Nazionale, al Chelsea e adesso all'Inter. Sempre lo stesso atteggiamento, sempre lo stesso pretesto per incolpare qualcuno o qualcosa per giustificare l'eterna insoddisfazione che alberga in lui e gli fa perdere l'acume delle cose da gestire. La societ&#224; che manca nel non comprare giocatori di primo livello, il responsabile della comunicazione che non ha saputo gestire l'immagine all'esterno della squadra e suo personale nella faccenda privata riguardante quella famosa pallottola intimidatoria che Conte ha ricevuto in una busta a casa sua, tutto &#232; un problema insormontabile. E poi <strong><em>l'A.D. Beppe Marotta e Ausilio</em></strong>, forse chiss&#224;, rei di avere contattato <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong> quando i rapporti non erano pi&#249; idilliaci come il giorno in cui si sono detti entusiasti di cominciare insieme un progetto nuovo. Ma col senno di poi possiamo dire che questo matrimonio no s'aveva da fare soprattutto in considerazione del fatto che Marotta conosce bene il carattere dell'imprevedibile Conte, capace di buttare tutto all'aria da un momento all'altro non appena qualcosa non va. La realt&#224; &#232; che Conte &#232; un accentratore che non ammette di arrivare secondo e non scrivere la storia per la societ&#224; in cui lavora, soprattutto quando sente la responsabilit&#224; di non avere centrato nessun obiettivo durante l'arco dell'anno. Secondo in campionato a un punto dalla Juve, secondo in Europa League dopo avere perso la finale contro il Siviglia e dopo avere fallito i gironi di Champions League, Coppa Italia compresa. La colpa? Sempre degli altri, con la presunzione di dire in societ&#224; che cos'&#232; giusto fare per vincere e cosa &#232; sbagliato. E' un po' come dimenticare di stare al proprio posto e, semmai, proporsi con garbo nei momenti in cui il club ti coinvolge per migliorare la situazione tecnica della squadra. Ma questo non sembra essere lo stile di <strong><em>Antonio Conte</em></strong> che somatizza amaramente il fatto di non vincere a causa del destino, della societ&#224;, dei quadri dirigenti, ma mai per colpe sue e della sua squadra. Eppure <strong><em>Steven Zhang</em></strong> sta tentando il tutto per tutto per convincerlo a restare, anche perch&#233; il suo esonero costerebbe una montagna di denaro che andrebbe a sommarsi a quello speso per <strong><em>Spalletti</em></strong> (ancora in essere) e il nuovo contratto a <strong><em>Max Allegri</em></strong>. Dunque, all'Inter mala tempora currunt per tutta una serie di scintille pericolose innescate dal suo coach tanto voluto quanto profumatamente pagato. In buona sostanza <strong><em>Conte</em></strong> non pu&#242; pensare di volere rivoluzionare la societ&#224; con i suoi credo organizzativi che non si confanno con il suo ruolo di allenatore. In fondo, in una societ&#224; ci sono delle gerarchie da rispettare e a queste bisogna sottostare, anche se non sei d'accordo su tante cose. Se soffri tanto quelle che a tuo dire sono delle incapacit&#224; dirigenziali, nessuno ti impone di restare. Tante volte abbiamo sentito dire da <strong><em>Conte</em></strong> che non &#232; una questione di soldi. E allora, invece di soffrire tanto decida di dare le dimissioni, perch&#233; crediamo che l'Inter abbia comunque una sua dignit&#224; da far rispettare, dopo che il suo allenatore l'ha messa in cattiva luce pubblicamente. Di Conte non discutiamo l'allenatore e neanche il professionista serio, preparato, che vive con intensit&#224; la sua interiorit&#224; professionale tra picchi di entusiasmo eccessivi e delusioni cocenti che gli tagliano le gambe e non gli fanno capire pi&#249; nulla, Manca l'equilibrio, manca la forza di supportare e sopportare anche le avversit&#224;, le ingiustizie e quell'indirizzo altrui sbagliato che vorresti correggere, ma che non puoi sputtanare pubblicamente. Eppure fino a un certo punto ha messo a frutto la scuola Juve, talora fatta di problemi interni da non fare apparire, da non fare trapelare, per unirsi compatti contro tutti e tutto. Ma poi non ce l'ha fatta, e quando Conte sbotta affila la lingua tagliente e non ce n'&#232; per nessuno. Vedremo cosa accadr&#224; marted&#236; prossimo nel'incontro a quattr'occhi con il presidente <strong><em>Zhang,</em></strong> anche se questa situazione lascia ormai pensare a un addio per far posto a <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong>. Ancora la stessa storia, ancora lo stesso film gi&#224; visto e rivisto. Ma non dovevamo vederlo pi&#249;?</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711antonio-conte.jpgSIS-1013715.htmSI01,02,03,1001058n
111013714NewsCoppeE’ la notte di Shakhtar Donetsk – Inter.20200817160444Il mondo interista attende con ansia la semifinale di Europa League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Incontro Zhang – Conte. Il club è finalmente presente con tutti vertici.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si scrive Inter, si legge Italia</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>. L’avevamo scritto in onore dell’Atalanta e lo riscriviamo adesso anche per l’Inter, unica squadra italiana rimasta nell’Europa del calcio a difendere i colori nazionali.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Handanovic in porta – Godin, DeVrij e Bastoni a comporre la difesa a tre – D’Ambrosio, Barella, Brozovic, Gagliardini e Young a costituire un centrocampo a cinque – e poi Lautaro e Lukaku a pungere lì davanti lo Shakhtar</i></b> – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter di Conte</i></b> si presenta a questa importante semifinale con quel 3-5-2 di base che resta da sempre il suo credo tattico di un calcio costruito per valorizzare il gioco degli esterni, dando al contempo maggior tutela al centrocampo in fase di non possesso palla. Questo significa che ancora una volta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Christian Eriksen </i></b>è destinato a partire dalla panchina, segno evidente che l’allenatore salentino lo vede più come appoggio alla squadra quando l’avversario è stanco, piuttosto che dall’inizio gara in cui si richiede gamba e vivacità nell’interdire e offendere. Gli avversari si presentano con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pyatov, Dodò, Kryvtsov, Khocholava, Matviyenko, Marcos Antonio, Stepanenko, Marlos, Alan Patrick, Taison e Jumior Moraes</i></b>, un ibrido tattico che visto sulla carta potrebbe considerarsi come un 4-3-3 ma che poi in campo si potrebbe tramutare in un 4-2-3-1. Insomma, un osso duro per l’Inter di Conte che deve in qualche modo essere molto concreto sottoporta per non recriminare sulle eventuali ripartenze degli avversari, i quali essendo molto veloci sono particolarmente pericolosi. In più, c’è da dire che lo Shakhtar ha grande acume tattico e spiccate caratteristiche nell’imbrigliare il gioco degli avversari nel chiudere ogni varco. D’altra parte, l’Inter di Conte è chiamata a sostenere una semifinale di Europa League e non può pensare di avere di fronte una squadra abbordabile, perché se lo Shakhtar è arrivato a questo punto un motivo ci sarà pure. Tuttavia, nell’ottica di un’Inter volitiva e compatta, così come l’abbiamo vista dopo la famosa polemica di Conte contro il Club, diciamo che i nerazzurri nulla hanno da temere se la testa funzionerà ancor prima dei piedi. L’incontro e l’abbraccio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte con Zhang a Dusseldorf</i></b>, pregiudica una sorta di reunion rappacificante dopo la pubblica lamentela per un’assenza vitale e costante da parte del massimo dirigente di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning.</i></b> Dopo lo sfogo la squadra si è compattata con il suo allenatore, al punto di dare dimostrazione a coloro i quali l’hanno criticata ingiustamente, che l’Inter è composta da giocatori in grado di seguire il suo coach con serietà e spirito di gruppo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Abbiamo dimostrato</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">di avere gli attributi”</i></b> ha detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Barella</i></b> dopo la vittoriosa gara contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bayern Dusseldorf,</i></b> quasi a dare una risposta concreta a chi stava seminando zizzania all’interno dello spogliatoio. Comunque, questi sono discorsi che trovano il tempo che trovano, anche perché quando nel calcio le cose vanno bene si è tutti amici e si vedono le cose con l’enfasi talora anche esagerata. Poi, quando le cose vanno male, tutti devono sentirsi colpevoli, dal massimo dirigente all’ultimo magazziniere. E’ la legge del calcio che non si nega a nessuno, neanche a chi si sforza da sempre di percorrere la retta via dell’equilibrio che non esiste. Ma questa notte l’Inter deve mettere da parte ogni pensiero di questo tipo e concentrarsi immediatamente contro un avversario ostico, difficile da battere ma possibile se affrontato con tignosa caparbietà. Dieci anni dopo il triplete, i tifosi nerazzurri sognano di alzare al cielo la UEFA EUROPA LEAGUE. Ma prima deve superare lo scoglio Shakhtar e poi pensare alla finale con il Siviglia. Step by step.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Dusseldorffl0711fl0711foto-conte.jpgSiN-1013714.htmSi100451001,02,03,1001044
121013709NewsCampionatiLe elucubrazioni di Conte e le critiche alla società20200802150211L`ina - spettata polemica di mister Conte, contro i vertici societari dell`Inter. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Un film già visto. Elucubrazioni che fanno capo a esternazioni pesanti, fatte contro la sua stessa<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>società: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter.</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> è così, prendere o lasciare. Era già successo alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Juve</i></b>, poi in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Nazionale</i></b>, al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Chelsea</i></b> e adesso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">all’Inter.</i></b> Lo abbiamo visto ai microfoni di Sky con la stessa faccia di sempre, così come quando vuole essere diretto, deciso sulle cose che ha da dire senza mezzi termini, giuste o sbagliate che siano, Conte non si nasconde mai dietro un dito. Questa volta la sparata contro la società non è stata data per il problema del mercato calciatori, ma per il fatto che i suoi ragazzi e lui stesso non sono stati difesi e protetti in occasione delle feroci critiche che si sono riversate ingiustamente sulla squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Abbiamo ricevuto palate di m…….”</i></b> - dice Conte – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“ma nessuno ha saputo proteggere la nostra immagine. E adesso che abbiamo chiuso il nostro campionato tutti salgono sul carro. A me questa cosa non sta bene per niente.” </i></b>Dichiarazioni pesanti che hanno colto di sorpresa soltanto chi non conosce ancora il carattere dell’allenatore dell’Inter, la sua cocciutaggine, il suo vivere il calcio in maniera esasperata ed esasperante. Le sue ripetitive metafore e detti comuni ormai noti a tutti, tipo il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“bicchiere mezzo pieno”</i></b> oppure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“arrivare secondi vuol dire essere i primi dei perdenti”</i></b> o anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“solo chi vince scrive la storia, gli altri la leggono!”,</i></b> fanno ormai parte del suo repertorio, del suo personaggio, delle sue caratteristiche caratteriali che non gli permettono di contare fino a dieci prima di parlare. Intendiamoci, non è tutto negativo ciò che dice e pensa Conte, che talora manifesta pensieri anche condivisibili. Tra questi appoggiamo il suo giudizio negativo su una società Inter che da anni vuole colmare il gap con la Juve, pensando che basti emulare le loro conquiste attraverso l’acquisto di giocatori e allenatori che sono stati alle dipendenze della Vecchia Signora. Non è così, perché è nella gestione della società che è importante cambiare in una innovazione gestionale che prevede l’ammodernamento dei ruoli dirigenziali in maniera originale, senza scimmiottare eternamente ciò che fa la Juve mietitrice di scudetti nazionali. E su questo crediamo davvero che, visto il passato di panchine e giocatori che dalla sponda bianconera sono passati a quella nerazzurra, talora senza successo alcuno, ci sia da cambiare rotta nel decidere definitivamente di diventare Inter a tutti gli effetti, cominciando proprio dalla società, dai suoi alti vertici e poi finire con l’ultimo dei magazzinieri. Un po’ come scrollarsi di dosso questa sorta di dietrologia che fa sempre capo a una Juve da imitare, ma da non fare apparire. Ciò che invece non condividiamo con mister Conte è questo suo non stare mai al proprio posto. Intendiamo dire nel posto di un dipendente della società di calcio che in questo specifico caso gli fornisce un contratto succulento di undici milioni di euro netti a stagione fino al 30 giugno 2022, e ad oggi, a un anno dalla stipula del contratto con l’Inter, non ha ancora vinto nulla. Questi sono i dati di fatto su questo mister che pur vivendo di rimpianti per aver buttato al vento la possibilità di conquistare lo scudetto, se solo non averse perso alcune partite in modo banale, oggi ringhia contro la società per non essere stato accanto a lui e ai suoi ragazzi nel momento del bisogno. Insomma, per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> c’è sempre qualcosa che non va. Adesso si attende la risposta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning</i></b> proprio alla vigilia dell’inizio della partita di Europa League contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Getafe</i></b>, che dà la possibilità all’Inter di continuare a sperare di conquistare l’unico trofeo rimasto, visto che è stata fuori dalla Champions, dalla Coppa Italia ed è arrivata seconda in campionato a un solo punto dalla Juve. Insomma, adesso il futuro di Conte all’Inter non è più chiaro come prima. Le due strade potrebbero dividersi, soprattutto in considerazione del fatto che la proprietà non acconsentirà mai a un proprio tesserato di invadere il campo che non è di propria competenza. E’ successo in tutti i posti dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> è andato, là dove lui con la lungimiranza di capire quali cose non vanno per migliorare, per vincere, per sentirsi uniti sempre, esagera con toni da saccente. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte</i></b> è genio o sregolatezza? Forse la verità sta nel mezzo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Milanofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013709.htmSi100451001,02,03,1001056
131013708NewsCampionatiIl male oscuro di Josip Ilicic20200801155718Storie di campioni che si riflettono nell`umano sentire. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ci sono storie legate all’uomo che vanno oltre il proprio stato sociale, la ricchezza o la difficoltà di vivere un quotidiano che spesso contribuisce con la sua storia a colpire la sensibilità di ognuno di noi. Storie che si intersecano nell’io più profondo, che colpiscono i meandri interiori talora oscuri e ben nascosti nell’anima, che all’apparenza possono sembrare inspiegabili, immotivate, senza senso. E invece un senso ce l’hanno, eccome se ce l’hanno! La storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Josip Ilicic</i></b> calciatore sloveno e stella della bellissima Atalanta, sta interessando i media, i tifosi della Dea bergamasca e non solo. Si è appreso, infatti, che il campione dell’Atalanta non è infortunato a causa dei suoi muscoli o delle sue ossa, ma è affetto da quella malattia che colpisce l’anima e che non ti lascia più vivere serenamente. Una patologia che quasi sempre trova terreno fertile nelle persone più sensibili che somatizzano in maniera esasperata ogni accadimento avvenga nella vita. Un retaggio di situazioni che non nascono mai dal nulla ma che si trascinano nel tempo fino a farti crollare. L’Atalanta non è stata ovviamente chiara su questo problema personale di Ilicic, tuttavia, da ambienti vicini al calciatore si è appreso di quanto abbiamo detto. A curarlo sono i familiari, i quali lo conoscono davvero fin dal tempo in cui Josip era un anonimo personaggio che non aveva ancora raggiunto quella notorietà capace di proiettarlo nel benessere assieme alla sua famiglia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“E’ un ragazzo forte ma anche fragile, come i tronchi degli alberi antichi” </i></b>dicono i suoi compagni che l’hanno conosciuto quando giocava a Firenze. E adesso neanche il successo delle sue prestazioni in un’Atalanta da favola, sono bastati ad evitare a Ilicic che qualcosa si rompesse dentro di lui. Il periodo del lockdown, le immagini crude dei camion militari che portavano via le bare nella città di Bergamo a pochi passi da dove egli vive, hanno impressionato e sconvolto questo calciatore forte fisicamente ma fragile nella sua interiorità. E anche l’umano perduto come senso di conforto per sfociare poi nella paura del contagio, hanno sconvolto il profondo di un uomo che è spesso assalito da momenti di tristezza. Certo, non siamo noi a dover significare una situazione che in questo ragazzone sloveno ha tutti i presupposti di una depressione, piuttosto che di un semplice e momentaneo stato d’animo. E non è un caso che il giocatore, con il permesso della società, abbia deciso di tornare in Slovenia tra le sue persone care, la sua gente, il suo mondo che possa aiutarlo a superare questo momento buio della sua vita. L’ultima volta l’abbiamo visto in campo contro la Juve all’Allianz Stadium. In quell’occasione non aveva brillato come suo solito. Era apparso stanco e poco incisivo, quasi avesse la testa altrove, per questo Gasperini a un certo punto ha deciso di sostituirlo. Tutto lasciava pensare a una stanchezza fisica, non certamente a una situazione di così larga e preoccupante difficoltà personale. Già contro la Lazio, l’Udinese, il Cagliari e la Sampdoria non aveva brillato e nonostante il suo sforzo, il ragazzo non è riuscito a far scoccare quella scintilla in grado di fargli dare il meglio di sé. E adesso crediamo pure che non sia neanche in grado di partecipare con i suoi compagni alla prossima Champions League che vedrà l’Atalanta affrontare il Paris Saint Germain. E’ certo che per la squadra di Bergamo fare a meno di Ilicic significa come per la Juve fare a meno di Dybala o Cristiano Ronaldo. Tuttavia, c’è un fatto umano da rispettare che va oltre ogni conquista di titolo, trofeo o coppa che vinci grazie a campioni come lui. Ma la società, la città di Bergamo, i tifosi della Dea gli sono vicini e con rispetto e pazienza lo aspettano a braccia aperte. Sì, quelle braccia aperte che nella vita gli hanno dato il conforto ancor più della fama e della ricchezza. Non sono solo parole, no! Per Josip Ilicic è il senso della vita, l’essenza dell’umano cui aggrapparsi. Il resto è soltanto la cornice di un quadro che esprime l’esistenza attraverso i suoi colori sgargianti e variopinti, che esprimono la bellezza di vedere le cose con gli occhi della speranza. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711ilicic.jpgSiN-1013708.htmSi100451001,02,03,1001032
141013706NewsCampionatiIl Milan che non ti aspetti20200730121019Stefano Pioli e Ibrahimovic, sono gli autori del ritrovato diavolo rossonero <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Da gennaio, con l’entrata in squadra di Ibra, il diavolo rossonero è rinvigorito nell’essenza di un gioco e di uno spirito di gruppo che da molto tempo era assente in casa Milanello. Poi, anche l’avvento sulla panchina di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b>, ha dato la spinta necessaria a una definitiva rinascita di un gruppo e di una società che aveva sopito il suo glorioso passato. Tutto ciò fa pensare come nel calcio ci siano fattori e motivazioni che vanno al di là delle beghe serpeggianti e velenose in ambito societario. Prima il fattivo interesse e accordo quasi raggiunto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Rangnick</i></b>, con l’incarico di allenatore e direttore tecnico del Milan, che ha creato le dimissioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Boban</i></b>. Poi la retromarcia dei vertici societari che hanno giustamente pensato di non dare carta bianca a Rangnick e di tenersi stretto Pioli anche per il prossimo anno. Ma in mezzo a tutto questo frastuono c’è stato il lavoro del tecnico del Milan che assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibrahimovic </i></b>ha costruito un monolito di intenti che hanno portato la squadra a sviluppare un gioco globale tale da convincere, anche per i risultati ottenuti dopo il lockdown. Segno che il calcio è fatto di risultati e non di parole evanescenti che trovano il tempo che trovano. Prova ne è che il Milan, a una sola giornata dal termine del campionato, si trova ad occupare la sesta posizione di classifica dopo avere superato dal basso tutti gli ostacoli che gli si sono presentati in un anno davvero difficile per il trambusto all’interno della società. E adesso l’umile ma eccellente allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> che il Milan ha giustamente valorizzato lasciando perdere l’idea Rangnick, sta già programmando con la società rossonera il futuro. Tutto ciò anche in virtù del fatto che a partire dal prossimo 17 settembre, Ibrahimovic e compagni dovranno disputare i preliminari di Europa League. Certo, se pensiamo in quale situazione si trovava il Milan prima del lockdown con l’arrivo del subentrato mister Pioli, allora parliamo quasi di un sogno che nemmeno i più incalliti tifosi del diavolo rossonero avrebbero potuto immaginare. Ma il calcio è questo, nella buona e nella cattiva sorte c’è sempre un elemento che sfocia nel lavoro, nella serietà, nel sacrificio e nell’idea di crederci fino in fondo, non a parole ma a fatti. E la leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibra</i></b> è stata poi la ciliegina su una torta ben guarnita di giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Donnarumma, Romagnoli, Kessie, Krunic, Calhanoglu, Bennacer, Castillejo, Rebic e Leao</i></b>, che avevano bisogno di autoconvincersi delle proprie qualità tecniche, le quali dovevano essere messe a disposizione della squadra. Questo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> l’ha capito subito, ed ha lavorato alacremente volgendo il suo sguardo là dove non fosse distratto da ciò che stava succedendo all’interno della sua società. Alla fine ha vinto lui, perché da sicuro partente è passato a sicuro confermato nel progetto di un Milan che ha tutte le intenzioni di ritornare poco per volta ai fasti di un tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711stefano-pioli.jpgSiN-1013706.htmSi100451001,02,03,0701043
151013702NewsCampionatiConte, non esagerare!20200720190832Uno sfogo eccessivo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>“Calendario fatto per metterci in difficoltà, abbiamo sempre meno giorni di riposo. E’ un’anomalia strana…Io vi farei vedere il calendario dell’FC Internazionale, perché questo sta passando inosservato. Il calendario nostro è folle. E’ un calendario fatto per metterci in difficoltà, questo è fuori di dubbio”.</span></i></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Questo è stato lo sfogo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> dopo la partita pareggiata 2 a 2 all’Olimpico di Roma contro i giallorossi di Fonseca. Un muro del pianto che non condividiamo! Premesso che non abbiamo nulla contro questo allenatore capace di non dormire la notte per l’inquietudine di non avere vinto una partita e di somatizzare oltremodo ogni evento negativo cui egli tiene particolarmente, ci preme fare alcune considerazioni. Prima di ogni cosa non capiamo chi possa essere stato ad architettare il malevolo pensiero di mettere in difficoltà l’Inter, nell’assegnargli un calendario senza respiro e irto di difficoltà. Seconda cosa, si deve mettere in considerazione il particolare momento in cui il pallone italiano professionistico è stato messo in difficoltà dal lungo lockdown dovuto al Coronavirus. Le difficoltà sono da ritenersi generalizzate in un calcio che calcio non è per giocare ogni tre giorni, allenarsi sotto il sole di oltre 32 gradi e poi andare in campo e disputare la partita senza pubblico e in orari impensati. Dove sta tutto questo avercela contro l’Inter, se tutti sono coinvolti nella medesima situazione? No Antonio, capiamo la tua delusione e se vuoi anche il tuo umano sfogo frutto di delusione, ma credi pure che non è così! Andare a caccia di fantasmi non aiuta il lavoro che pur stai facendo da neanche un anno e che ti premia per aver portato l’Inter nella Champions del prossimo anno, mentre sei ancora in lizza per un’eventuale conquista dell’Europa League. D’altra parte, nessuno mette in dubbio che l’essere stato chiamato da Marotta per dirigere l’Inter prevedeva quello che già hai ottenuto e magari con il retro pensiero di dare fastidio fino all’ultimo alla Juve per la conquista dello scudetto. Ecco, forse è proprio questo che ti ha deluso per tanti motivi, ma non preclude le altre cose che hai saputo ottenere con la tua squadra che, inevitabilmente, avrà bisogno di essere ritoccata in alcuni punti. E’ il famoso bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto) che tu ami tanto declamare come metafora durante le tue interviste. Il tuo percorso con l’Inter è appena cominciato e ha bisogno di un triennio per potere essere valutato. Qualche volta sei riuscito a vincere al primo anno (vedi Juve e Chelsea) ma questo non deve essere per te un tarlo, perché ogni esperienza è diversa dall’altra per tanti motivi che il calcio, inteso come ambiente, squadra e società, mettono in evidenza. Dunque, certe sparate ci sembrano davvero fuori luogo perché se è vero che difendi giustamente i tuoi ragazzi, dicendo che non hai nulla da rimproverare loro per l’impegno profuso, è altresì vero che dire che nell’aria spira un vento contrario all’Inter, ci sembra davvero infondato. E per quale diabolico meccanismo dovrebbe esserci questo mettere in difficoltà la tua squadra, quando ognuno pensa sempre a sé stesso? Forse certe motivazioni sono da ricercarsi in fatti più tecnici e tattici, più che al fatto di giocare ogni tre giorni e allenarsi sotto il solleone di luglio e agosto, in un anno che ci auguriamo irripetibile per la sua negatività generalizzata in tutto il nostro Paese. Noi riteniamo che il bicchiere nerazzurro sia pieno per tre quarti. Quel quarto che manca devi ricercarlo in te.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013702.htmSi100451001,02,0301056
161013701NewsCampionatiConte, non esagerare!20200720185935Un muro del pianto che non condividiamo....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>“Calendario fatto per metterci in difficoltà, abbiamo sempre meno giorni di riposo. E’ un’anomalia strana…Io vi farei vedere il calendario dell’FC Internazionale, perché questo sta passando inosservato. Il calendario nostro è folle. E’ un calendario fatto per metterci in difficoltà, questo è fuori di dubbio”.</span></i></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Questo è stato lo sfogo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> dopo la partita pareggiata 2 a 2 all’Olimpico di Roma contro i giallorossi di Fonseca. Un muro del pianto che non condividiamo! Premesso che non abbiamo nulla contro questo allenatore capace di non dormire la notte per l’inquietudine di non avere vinto una partita e di somatizzare oltremodo ogni evento negativo cui egli tiene particolarmente, ci preme fare alcune considerazioni. Prima di ogni cosa non capiamo chi possa essere stato ad architettare il malevolo pensiero di mettere in difficoltà l’Inter, nell’assegnargli un calendario senza respiro e irto di difficoltà. Seconda cosa, si deve mettere in considerazione il particolare momento in cui il pallone italiano professionistico è stato messo in difficoltà dal lungo lockdown dovuto al Coronavirus. Le difficoltà sono da ritenersi generalizzate in un calcio che calcio non è per giocare ogni tre giorni, allenarsi sotto il sole di oltre 32 gradi e poi andare in campo e disputare la partita senza pubblico e in orari impensati. Dove sta tutto questo avercela contro l’Inter, se tutti sono coinvolti nella medesima situazione? No Antonio, capiamo la tua delusione e se vuoi anche il tuo umano sfogo frutto di delusione, ma credi pure che non è così! Andare a caccia di fantasmi non aiuta il lavoro che pur stai facendo da neanche un anno e che ti premia per aver portato l’Inter nella Champions del prossimo anno, mentre sei ancora in lizza per un’eventuale conquista dell’Europa League. D’altra parte, nessuno mette in dubbio che l’essere stato chiamato da Marotta per dirigere l’Inter prevedeva quello che già hai ottenuto e magari con il retro pensiero di dare fastidio fino all’ultimo alla Juve per la conquista dello scudetto. Ecco, forse è proprio questo che ti ha deluso per tanti motivi, ma non preclude le altre cose che hai saputo ottenere con la tua squadra che, inevitabilmente, avrà bisogno di essere ritoccata in alcuni punti. E’ il famoso bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto) che tu ami tanto declamare come metafora durante le tue interviste. Il tuo percorso con l’Inter è appena cominciato e ha bisogno di un triennio per potere essere valutato. Qualche volta sei riuscito a vincere al primo anno (vedi Juve e Chelsea) ma questo non deve essere per te un tarlo, perché ogni esperienza è diversa dall’altra per tanti motivi che il calcio, inteso come ambiente, squadra e società, mettono in evidenza. Dunque, certe sparate ci sembrano davvero fuori luogo perché se è vero che difendi giustamente i tuoi ragazzi, dicendo che non hai nulla da rimproverare loro per l’impegno profuso, è altresì vero che dire che nell’aria spira un vento contrario all’Inter, ci sembra davvero infondato. E per quale diabolico meccanismo dovrebbe esserci questo mettere in difficoltà la tua squadra, quando ognuno pensa sempre a sé stesso? Forse certe motivazioni sono da ricercarsi in fatti più tecnici e tattici, più che al fatto di giocare ogni tre giorni e allenarsi sotto il solleone di luglio e agosto, in un anno che ci auguriamo irripetibile per la sua negatività generalizzata in tutto il nostro Paese. Noi riteniamo che il bicchiere nerazzurro sia pieno per tre quarti. Quel quarto che manca devi ricercarlo in te.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013701.htmSi100451001,02,030105
171013692NewsCampionatiDiamo voce al popolo bianconero. Cosa c’è che non va in questa Juve?20200708183644Dopo la cocente sconfitta della Juve ad opera del Milan.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juve sì, Juve no. Dopo la debacle di San Siro contro il diavolo rossonero, abbiamo pensato di dare voce al popolo bianconero formato da giornalisti, addetti ai lavori e tifosi, proprio per capire bene che cos’è la Juventus di Maurizio Sarri. Geniale o evanescente? Qual è davvero l’immagine di una squadra costruita per vincere la Champions, lo Scudetto, la Supercoppa e la Coppa Italia (questi due ultimi Trofei sono stati persi malamente). Per rispondere a questo quesito, abbiamo voluto tastare gli umori del mondo bianconero dando voce a chi spesso non ce l’ha. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cominciamo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Leonetti</b>. Giornalista, scrittore e opinionista TV sull’emittente privata 7 Gold, Leonetti è un grande esperto di calcio ed in particolare della Juventus, la squadra di cui conosce molto bene l’ambiente come un vero juventinologo. Ascoltiamolo, dunque, in quella che è la sua idea legata al momento della Vecchia Signora.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una Juventus in completa crisi psicologica, quella vista a San Siro contro il Milan. Un blackout mentale giunto come un’eclissi totale al 60’, quando i bianconeri conducevano per 2 a 0 sui rossoneri e avevano il controllo del gioco e la partita in ghiaccio. E forse anche il campionato. Difficile analizzare, difficile capire perché la squadra di Sarri abbia staccato completamente la spina del match, subendo poi, giustamente, una sconfitta tanto bruciante quanto meritata. L’istantanea del match è il gol del pareggio ad opera di Kessie: difesa piatta, passiva, con zero reazioni. Il doppio vantaggio ha avuto effetto bromuro nei bianconeri, che sono scivolati via dal match e non hanno più ritrovato il filo logico del gioco, del saper soffrire e lottare. Subendo 3 reti in cinque minuti, uno scempio, un crollo verticale che non ammette scusanti. Ora la Juventus deve voltare pagina, sin da sabato contro la terribile e brillantissima Atalanta, che non concederà nulla allo Stadium. La Juve ha lo scudetto in mano, ora sta ai bianconeri non sciupare tutto il percorso fatto sino ad ora.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Franco Leonetti</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è invece il parere di mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niko Caragliano</b>, allenatore della SS. Milazzo e componente del direttivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’Official Fan Club di Milazzo (Me) “Alessandro Del Piero”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Noi tifosi juventini siamo abituati bene, Da otto anni riusciamo ad accumulare titoli su titoli e siamo pronti a festeggiare per i nono anno di fila. Però quest’anno ci siamo rendendo conto che stiamo vincendo per mancanza di una concorrente che possa dare fastidio alla Juve, squadra formata da top player. La sensazione che abbiamo tutti è che quest’anno la Juve non è la solita squadra compatta, cinica, ordinata con mentalità vincente. Chi osserva attentamente la partita e non lo fa solo con l’occhio del tifoso accanito, nota una squadra fragile, mai costante, con la sensazione che si può prendere gol in qualsiasi momento. C’è da dire anche (ma vale per tutte le squadre) che questa è una stagione particolare. Il Covid ha influito e influirà ancora sullo spettacolo che regala il gioco del calcio. Quest’anno, a differenza di altri anni, constatiamo del malcontento generale sulla gestione di Maurizio Sarri, un allenatore che non è riuscito ancora ad oggi a farsi amare da noi tifosi, a differenza di Max Allegri, arrivato tra i cori di contestazione e andato via tra gli applausi di uno Juventus Stadium gremito. Tornando al presente, il campionato sembra ormai vinto (facendo tutti gli scongiuri del caso) con la speranza di vedere una Juve solida e vincente in Champions League, perché ricordiamoci tutti che alla Juve “Vincere è l’unica cosa che conta” e dei 60’ del calcio mondiale, a noi tifosi interessa ben poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Mister Niko Caragliano, SS. Milazzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso leggiamo cosa ne pensa il tifoso juventino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Salvo</b> da Milazzo (Me)</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A parte il blackout che succede ogni sette anni, devo dire che senza giocatori chiave come De Ligt e Dybala, prima dei trenta minuti di assoluta follia ho visto una Juventus che ha fatto una partita di controllo con un gran goal di Rabiot. Speriamo che si sia sbloccato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Daniele </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>da Perugia, tifoso juventino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Se dicessi tutto quello che penso, dubito che lo pubblicherebbero”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Spoto Francesco, un altro tifoso juventino.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io dico che quando un allenatore vede che la squadra cala di concentrazione, o meglio non ci mette più impegno, deve intervenire riprendendo i giocatori anche in modo prorompente, deve dare carica e si deve fare sentire. E poi, ci sono giocatori come Alex Sandro che avrebbero bisogno di ripetizione di calcio, perché non è la prima volta che fa questo errore”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Bene, per il momento ci fermiamo qui. Coloro i quali continueranno a esplicare i propri pareri, i commenti e le analisi sulla Juve di quest’anno, saranno pubblicati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013692.htmSi100451001,02,03,0701061
181013687NewsCampionatiL’ambiente interista deluso, pensa già al prossimo futuro20200627161142In casa nerazzurra,ora si fa affidamento sull`Europa League e sul futuro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Per l’Inter si prospetta l’ennesima rivoluzione tecnica. Fallita probabilmente l’idea di vincere lo scudetto, alla squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> resta l’Europa League come ultimo titolo da vincere in quest’anno funesto da Covid 19, che per tanti versi ha nuociuto le aspettative dei tifosi nerazzurri, i quali avevano assaporato l’aspirazione di considerarsi di fatto l’anti Juventus già da questo Campionato 2019’20. Ma non è stato così per tanti motivi, non ultimo il fatto che nella vera e propria strategia del club nerazzurro ci fosse soltanto l’idea fondata dalla leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> come garanzia di un’Inter da riorganizzare dopo troppi anni di delusioni e di mancate conquiste di trofei. Dopo i fasti del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">triplete di Mourinho</b>, la piazza di tifosi interisti ha fretta di vincere qualcosa d’importante e, soprattutto, di contrastare lo strapotere juventino come unica forza da sradicare nel Campionato Italiano. Ma, evidentemente, qualcosa non ha funzionato nel club di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Steven Zhang</b>, il quale assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta e Ausilio</b> sembra essere molto attivo sul mercato per costruire una squadra più competitiva, andando a coprire quei buchi tecnici inaspettatamente emersi da parte di certi giocatori. E poi c’è da ragionare anche a livello di bilanci, in cui è necessario essere attenti nel ricavare delle plusvalenze in grado di non stravolgere i conti che non vadano a compromettere la suscettibilità di quel fair play economico, cui è necessario attenersi nell’attenta supervisione della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">UEFA</b>. Ma, a parte questo aspetto, quello che interessa maggiormente ai tifosi interisti delusi soprattutto dopo aver visto la partita contro il Sassuolo, è la nuova idea di Inter che deve ripartire da un progetto capace di far proprio il concetto di vittoria, intesa come cattiveria agonistica predicata da sempre dal suo allenatore. In realtà, in base a quanto abbiamo visto sin qui in casa Inter, c’è un problema legato al centrocampo e in attacco, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu Lukaku</b> (forte fisicamente ma incostante) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez</b> (ultimamente distratto dalla probabile cessione al Barcellona) sembra non avere più quello smalto tale da mettere in gol palloni importanti ai fini di un risultato capace di mascherare certe falle tecnico tattiche che si stanno manifestando all’interno della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte.</b> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> sta lavorando per accontentare il suo allenatore e definire una squadra che sia competitiva al massimo nel suo regolare incedere di gioco e risultati. C’è dunque molto da sfoltire in casa Inter, ma c’è anche tanto da acquistare. A oggi sembra fatta per il 21enne esterno destro (adattabile anche a sinistra) del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">marocchino Achraf Hakimi</b>, da due stagioni al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borussia Dortmund</b> ma di proprietà del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b>. Il valore di mercato di questo giovane calciatore si aggira sui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">45 milioni + bonus</b>, che l’Inter ha intenzione di pagare garantendogli un lungo contratto sulla base di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">5 milioni di euro</b> a stagione che, se così fosse, sarebbe il terzo contratto importante per l’Inter che sborsa anche per Lukaku ed Eriksen contratti di questo livello e forse più. C’è poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sandro Tonali</b> in pole position con un’offerta da parte dell’Inter che si aggira intorno ai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">35 milioni di euro + 5 di bonus</b> per rinforzare un centrocampo che ha numeri ridotti in caso di squalifiche e infortuni. Dunque, l’ennesima rivoluzione da parte dell’Inter sta per cominciare con un programma più dettagliato tra sfoltimento della rosa e acquisti di grande valore. Ma se per quest’anno ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> si può perdonare il suo essere neofita in un ambiente che non conosceva, a partire dal prossimo anno si deve fare conto necessariamente con la responsabilità dei risultati, visto che la società lo sta accontentando negli acquisti da lui suggeriti. Tuttavia, il mister leccese ex Juve è uno che non nasconde mai le sue responsabilità, anche se spesso lo vediamo impegnato in analisi discolpanti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non è facile vincere subito in una squadra e una società che da anni non vince più nulla”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte dixit</b>. Vedremo dunque quello che accadrà nel prossimo futuro in casa Inter. E intanto i tifosi attendono pazientemente, mentre vivono i ricordi del triplete di Mourinhiana memoria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013687.htmSi100451001,02,0301047
191013683NewsCampionatiLa Juve e l’errore di non avere insistito su Simone Inzaghi20200619174143Dopo avere fallito la conquista della Super Coppa e della Coppa Italia, Sarri è in discussione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Chi mi segue su queste pagine di giornale web, ricorderà che fin da questa estate ho caldeggiato la candidatura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> come ideale nuovo allenatore della Juventus 2019/20. Non sono stato ascoltato perché si disse che è troppo giovane, che non ha esperienza internazionale e tanti altri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“che”</b> i quali hanno affievolito e poi annullato l’interesse verso l’attuale allenatore della Lazio. Oggi, col senno di poi e alla luce di quanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> sta facendo in casa Juventus, magari qualche ripensamento qualcuno comincia ad averlo. E non parlo dei tifosi né di noi media, ma faccio riferimento proprio a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Paratici</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pavel Nedved</b> che sono stati i veri sostenitori della soluzione B che si era presentata dopo il lungo e interminabile “NO” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pep Guardiola</b> che a chiari lettere ha affermato più d’una volta di non volersi spostare dal Manchester City. Così, tutti ricorderanno che certe titubanze dei vertici bianconeri per quanto riguardava il profilo giusto di allenatore del post <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri</b> (dopo aver perso pure la possibilità per tardivo convincimento, di fare ritornare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zinedine Zidane</b> che già conosce <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">CR7</b>) sarebbe stato quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b>. A dire il vero, ci risulterebbe che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b> non fosse completamente d’accordo di affidare la panchina della Juve a questo allenatore che pur avendo dato un gioco nuovo e armonioso al Napoli e vissuto un anno senza brillare sulla panchina del Chelsea, non avesse spiccate caratteristiche caratteriali e di immagine adatte alla Juventus. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved</b>, convinti che l’avvento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> avrebbe apportato un nuovo corso storico a quella Signora d’Italia che aveva bisogno di scrollarsi di dosso una vecchia immagine di società vincente ma con un calcio di antico stampo e poco incline alle idee innovative proposte dal calcio europeo, si decise di tentare la carta dell’ex coach di Napoli e Chelsea. Oggi, pur in un’annata strana dovuta alla pandemia da covid 19, la Juve di Sarri, pur essendo prima in Campionato a un punto dalla Lazio ed in corsa per la Champions League, ha perso due appuntamenti importanti come la conquista della Super Coppa e la Coppa Italia. Ciascuno legga questa situazione come meglio crede, tuttavia, se facciamo attenzione a quanto questo allenatore sta facendo in casa Juve, ci si accorge che con il suo fare da integralista convinto delle sue idee di gioco da inculcare a giocatori che non hanno le caratteristiche per poterlo attuare: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se qualcuno pensa che la Juve possa giocare come giocava il Napoli, si sbaglia di grosso” – Sarri dixit -.</b> Infatti, più volte l’allenatore napoletano ha spiegato di avere a sua disposizione giocatori con caratteristiche diverse da quelli che aveva a Napoli, in una Juventus abituata a sviluppare un calcio basato sulle individualità dei suoi numerosi campioni, ma che difettava della logica del gioco di squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ed è questo il punto sul quale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> si sta intestardendo senza trovare la via d’uscita. D’altra parte, pur riconoscendogli il fatto che al suo arrivo (tardivo per molte vicissitudini) la rosa della Juventus era già stata costruita dalla triade ANP, ci domandiamo ancora oggi perché ha accettato di venire alla Juve se già allora pensava che quei giocatori (Campioni assoluti che numericamente avrebbero potuto allestire due squadre titolari di grande qualità) non sarebbero mai stati in grado di sposare il suo credo calcistico. Così, ancora oggi, dopo avere fatto fuori <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic</b>, contato su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic</b> che lo ha deluso, creduto su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Khedira</b> che è sempre infortunato, su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> ormai in fase calante, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi</b> evanescente calciatore messo in alternativa a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> (anch’egli fragile di muscolatura) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado </b>sfruttato nel ruolo di difensore, centrocampista, attaccante, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral </b>infortunati, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rabiot</b> da dimenticare, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey</b> utile ma anch’egli incapace di capire cosa voglia l’allenatore da lui (se trequartista o mezz’ala) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> a fase alterne e ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo</b> che Sarri considera dei titolari tatticamente anarchici. Campioni assoluti di calcio cui non gli si dà la possibilità di esprimersi come vogliono per caratteristiche tecniche, ma devono necessariamente ubbidire a un allenatore che cambia continuamente formazione nella speranza di trovare quel bandolo di una matassa che pare ingarbugliarsi sempre più. E a questo punto di una stagione anomala, in cui si deve fare in fretta per ultimare il Campionato e la Champions, Sarri e la Juve si trovano davanti a una situazione in cui non hanno ancora espresso il gioco che tutti avevano sperato, con l’aggravante che tutte le squadre che affrontano la Vecchia Signora hanno trovato il metodo per imbrigliarla. Si tratti di una grande squadra o di una più modesta, tutte hanno capito che basta disporsi in campo in maniera ordinata, chiudendo gli spazi sugli esterni e infoltendo il centrocampo, che si preclude così la possibilità ai campioni della Juve di arrivare a tirare in porta. Tutto questo costringe i giocatori di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> a non trovare spazi utili per esprimere il proprio gioco che, per forza di cose, si inibisce nella verticalizzazione e nei passaggi filtranti per mandare in gol Ronaldo, piuttosto che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b>, o qualche centrocampista o difensore che a turno vengono avanti per incrementare la fase di possesso palla. E così Sarri s’incaponisce, prova, riprova Ronaldo centravanti, poi capisce che il pallone d’oro ha bisogno di partire da sinistra, saltare l’uomo e possibilmente tirare in porta, ma continua a farlo giocare in mezzo all’area di rigore perché non ha un centravanti di ruolo, visto che Higuain è infortunato. Insomma, tutto questo porta a una gran confusione nella mancanza della morbidezza mentale di Sarri, il quale continua a insistere come se i suoi giocatori fossero manovrati da fili. E adesso, dopo la cocente delusione della sconfitta contro il Napoli e la perdita della Coppa Italia, la Juventus deve unirsi in toto per centrare l’obiettivo Champions e Scudetto. In fondo, era proprio questo che all’inizio di stagione chiedeva la Società, i tifosi, e tutto l’entourage bianconero. Riuscirà Sarri nell’impresa? Chissà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711simone-inzaghi.jpgSiN-1013683.htmSi100451001,02,0301073
201013676NewsCampionatiA Milazzo c’è “Juventus sotto le stelle”20200606162541Lo Juventus Club di Milazzo(Me)«Alessandro Del Piero«, tra la passione e l`equilibrio di seguire le regole anti covid.<br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt;">Il calcio riaccende gli animi e, come tale, i tifosi organizzano nei vari club di appartenenza la possibilità di vivere attraverso Sky o i vari collegamenti in streaming, le partite di Coppa Italia, Campionato e Champions League. Tutto questo, naturalmente, nel rispetto delle distanze di sicurezza, uso delle mascherine e di quanto i vari protocolli emanati dai DDL impongano alla luce di un corretto comportamento, per non ricadere in un pericoloso rischio di contagio covid 19. E’ una questione seria di organizzazione in cui deve emergere spontanea l’idea dello spirito di un tifo, che pur non perdendo il suo naturale patos e l’emozione di sentirsi uniti nell’esaltare il proprio sentimento di fede calcistica, è necessario agire in maniera civile e consapevole nel godere il momento sportivo senza creare assembramenti, abbracci o pericolosi atteggiamenti di eccessiva enfasi. Dunque, nell’ottica di queste importanti regole da seguire, lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club di Milazzo (Me) - “Alessandro Del Piero”</b> – consapevole degli spazi ristretti della propria sede e incapace di contenere tutti i propri iscritti rispettando le regole di distanza, ha pensato e ottenuto di organizzare in una zona all’aperto della città di Milazzo, la reunion di tifosi juventini che saranno invitati ad assistere alle partite in numero ristretto e, soprattutto, nel rispetto delle regole imposte. Così si legge in una nota emanata dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttivo dello</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club di Milazzo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presieduto da Peppe Gitto</b>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Con la ripresa di Campionato, Coppa Italia e Champions League, anche il nostro club riparte con l’attività principale, ovvero la trasmissione in diretta di tutte le partite della Juventus che mancano per la conclusione della stagione 2019/’20. Tuttavia, il rispetto delle distanze di sicurezza, che avrebbe determinato dei limiti di affluenza nella nostra attuale sede, ci ha indotto a trovare una soluzione alternativa tale da garantire l’accesso al numero dei soci proporzionato alle presenze abituali. In attesa di fare ritorno nella sede ufficiale, abbiamo individuato un’area all’aperto che si presta benissimo allo scopo, visto lo svolgersi delle partite nel periodo estivo. Nei mesi di giugno, luglio e agosto, i nostri soci avranno la possibilità di seguire tutte le gare della nostra Juventus in 2 ampie sale esterne al bar del Terminal Aliscafi, sito in Via Luigi Rizzo 10. Vivremo un calcio d’estate differente da quello al quale siamo abituati. Non amichevoli ma partite decisive per lottare sui tre fronti e chiudere una stagione anomala e tormentata, ma che può ancora regalarci tante belle emozioni. Vi aspettiamo per tifare</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">insieme la nostra</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juve sotto le stelle.”</b> Da questa nota, dunque, si evidenzia un apprezzabile sforzo organizzativo del Club di Milazzo, il quale è riuscito ad amalgamare passione, cuore, ma anche cervello, nel sensibilizzare i propri soci a un comportamento consono al rispetto delle regole anti coronavirus. Ciascuno con la propria fede sportiva, ciascuno all’interno del proprio club di appartenenza, ciascuno con il desiderio appassionato di rivivere il calcio come tifo intelligente e consapevole del pericolo di non ricadere negli errori comportamentali che sono stati causa di pandemia. Il calcio è vita, il tifo è l’intelligenza di appassionarsi a un gioco che crea emozioni e rispetto verso se stessi e gli altri.</span><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 16pt;">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br>Milazzo (Me)FL0711FL0711img-20200606-wa0003.jpgSiNjuventus-clib-milazzo-1013676.htmSi100451001,02,0301031
211013674NewsCampionatiL’algoritmo dell’anti calcio20200603162328Il Presidente della FIGC Gravina propone un`idea per ultimare il campionato in caso di positività da covid 19<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Tra le tante diavolerie pensate dal presidente della FIGC Gravina per portare a termine il campionato 2019/20 interrotto per la nota pandemia da covid 19, ci sono i playoff, i playout e l’algoritmo. Tutto ciò, naturalmente, qualora la partenza che avverrà il 20 giugno prossimo, dovesse incepparsi malauguratamente a causa di un solo positivo da virus che costringerebbe ad attuare la quarantena delle squadre. Siamo all’assurdo di un pallone di Serie A che per il suo alto volume di interessi economici deve iniziare con la paura di non finire. Tenuto conto che playoff e playout sarebbero già mal digeriti dalle società di calcio e pensiamo pure della stessa UEFA, l’algoritmo diventerebbe l’assurda forzatura in un’ultima analisi studiata per definire in fretta e furia chi vincerà lo scudetto, chi parteciperà alla Champions, alla Europa League del prossimo anno e chi sarà retrocesso in Serie B. Siamo all’assurdo di un calcolo matematico che prevede la Media Punti/Partita, la differenza punti casa/trasferta, Calendario mancante, Differenza reti e Gol fatti. Un difficilissimo computo di laurea ingegneristica che disconoscerebbe il senso di un calcio fatto per essere definito sul campo. Certo, capiamo le difficoltà dovute ad un momento epocale di pandemia in cui tutto è insicuro, instabile e di difficile programmazione, tuttavia, forzare un campionato che comunque non potrà definirsi regolare per la mancata prosecuzione naturale delle partite previste nel calendario del campionato di serie A 2019/20, non è certamente il massimo della scelta. Ma questo gioco del calcio, purtroppo, risente troppo degli alti interessi economici che gli gravitano attorno e, come tale, neanche una situazione estrema come quella che stiamo vivendo, può permettere di interrompere un meccanismo oleato da tanti milioni di euro entrati ormai nella logica ordinaria che mette in gioco gli interessi della Lega Calcio e delle Società di Serie A che attendono i lauti proventi derivanti da Sky, dagli sponsor e da altri diritti di immagine, conclusi nei contratti con i calciatori. Adottare l’algoritmo significherebbe finire in fretta e furia qualcosa che ha assoluto bisogno di definirsi senza sé e senza ma. Ma il mondo del calcio, giustamente, è contrario a questo eventuale sistema di applicazione dell’algoritmo in quanto, se è vero che per la sua oggettività eviterebbe un contenzioso in tribunale da parte delle società scontente, è altresì vero che non terrebbe conto della differenza di un incontro con la capolista che non è uguale al confronto con una squadra che è fanalino di coda in campionato. Perplessità che coinvolgono unanimemente i presidenti delle società di calcio di serie A, ma anche tutto ciò che c’è intorno a un sistema calcio che non può accettare una soluzione di questo tipo. Meglio sarebbe non assegnare alcun titolo, fermandosi su quelle che erano state le indicazioni prima del blocco, facendo solamente recuperare le partite non disputate e stilare la partecipazione alle Coppe Europee. Sì, così la situazione si aggroviglia ancor di più, in quanto il pericolo in corso d’opera di un eventuale ma possibile caso positivo al covid 19, farebbe crollare ogni possibilità di continuità. Comunque vedremo cosa accadrà, anche se la ripresa del calcio, pur con tutte le sue attenuanti, resta un motivo di piacevolezza per la gente, per il suo desiderio di riprendere a vivere, per la legittima voglia di perdersi in discorsi opinabili che enfatizzano il tifo di parte. Ma l’algoritmo no. E’ l’anti calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Romafl0711fl0711presidente-gravina.jpgSiNpresidente-figc-proposta-1013674.htmSi100451001,02,0301080
221013671NewsCampionatiCoronavirus e Campionato di calcio: la strada è in salita.20200513114935Il parere del medico sportivo Dr. Attilio Andriolo, sui vari problemi emersi sull`eventuale riapertura del Campionato di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Le linee guida emanate dal CTS (Comitato Tecnico Scientifico) cui dovranno adeguarsi le società di calcio di Serie A per riprendere il campionato e così assegnare sul campo lo scudetto 2019/20, oltre che i posti in Champions League ed Europa League, fanno molto discutere in queste ore soprattutto i medici sportivi del calcio. Le notizie trapelate sui protocolli da adottare, a mio parere in qualità di medico di calcio, rendono la ripartenza del campionato alquanto difficile, se non impossibile. Ci vorranno, pare, almeno undicimila tamponi per sottoporre a screening tutti i giocatori almeno 2-3 volte prima dell’inizio del campionato; il che è un’impresa, non tanto per il mondo del calcio ma per il nostro paese, che ha assoluta penuria di questi test diagnostici, di cui invece può vantarsi di possedere la Germania, che si è approvvigionata in tempi non sospetti di tamponi e test sierologici. E non per niente la Bundesliga è iniziata regolarmente già da qualche settimana, mentre l’Italia fra le disfunzioni del suo sistema sanitario, deve accusare le difficoltà a reperire i tamponi necessari per testare la popolazione, non essendosi preoccupata di acquistarne un numero sufficiente<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>all’inizio della pandemia. Pur tuttavia, immaginiamo che tutte le società di calcio si riforniscano dei tamponi necessari per eseguire le indicazioni del CTS, seguirà un ritiro severo per tutta la durata del campionato dei giocatori e degli addetti alla squadra per evitare contagi dall’esterno. I medici delle società saranno i<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>responsabili del mantenimento del ritiro e quindi dovranno vigilare sui giocatori e lo staff, perché nessuno si allontani dalla sede scelta per il ritiro e perché nessuno entri in contatto dall’esterno. Se dovesse accadere che un atleta si mostri positivo al tampone che dovrebbe essere eseguito ogni tre-quattro giorni, dovrà fermarsi tutta la squadra che uscirà fuori dal campionato per almeno 14 giorni. In pratica, il campionato si fermerà e molto probabilmente non ricomincerà. Chi pensa che queste linee guida del CTS siano funzionali alla ripresa del calcio, alzi la mano! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In serie B quante società potranno adattarsi alle linee guida emanate dagli scienziati del Ministero? Credo poche, molto poche. C’è da aggiungere che il Comitato Tecnico Scientifico non ha avvertito l’esigenza di ascoltare il parere di quella rappresentanza dei medici delle società calcistiche, che hanno il polso della condizione logistica dei club e che perciò hanno minacciato di dimettersi se non cambieranno le norme, in quanto non si sentono abbastanza tutelati per le responsabilità penali della sorveglianza sull’isolamento dei giocatori e dell’intero staff tecnico-dirigenziale. Inoltre i rischi aumenteranno inevitabilmente giocando fuori casa, allorché i controlli sulla squadra non potranno essere rispettati ed eseguiti alla perfezione, mentre i giocatori potrebbero approfittarne per sfuggire alla vigilanza e prendersi una “botta” di libertà. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Eh no! Così non va, cari politici. Se da un lato si enuncia con enfasi l’inizio degli allenamenti a Giugno, dall’altro senza clamori e facendo prendere la patata bollente al CTS, si varano delle linee guida impossibili da attuare, finendo con annunciare in realtà il “de profundis” del calcio italiano. Stiamo pensando ai ragazzi dei vivai, delle scuole calcio, dei campionati minori, a tutto il movimento del calcio dilettantistico che non ha alcuna possibilità di ritornare a praticare questo sport. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Credo che la politica debba svolgere un ruolo decisivo per trovare la soluzione, la quadratura del cerchio, che<a name="_GoBack"></a> pur nel rispetto delle condizioni di sicurezza, consenta di rivedere i protocolli asettici del CTS.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>La popolarità di questo sport, la sua importanza trainante per l’economia del nostro paese, l’orgoglio della tradizione calcistica italiana rapportata a quella di altri paesi come la Germania, sono motivi sufficienti per rimodulare regole che non appaiono in grado di restituire agli italiani<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>la gioia di tifare di nuovo per i colori della loro squadra.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Attilio Andriolo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiNparere-medico-sportivo-attilio-andriolo-1013671.htmSi100451001,02,03010230
231013663NewsCoppeAnche il calcio europeo chiuda le porte20200312155110In un periodo di galoppanti infezioni da Coronavirus, l`UEFA tarda un intervento che è auspicato per la salvaguardia della salute. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è un antico detto che serve a far riflettere sul mondo del calcio in questo particolare periodo storico in cui il contagio di Coronavirus è galoppante: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Alla Chiesa di Santa Chiara, prima</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">hanno rubato l’oro e poi hanno messo le porte di ferro”.</b> La positività del giocatore della Juventus <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Daniele Rugani</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Covid 19</b>, non ci coglie di sorpresa in un periodo in cui si è certificata la pandemia di contagio al Coronavirus. Certo, gli interessi economici di bottega sono davvero tanti, tuttavia, non capiamo perché l’UEFA stia aspettando ancora a chiudere fino a data da destinarsi i vari impegni internazionali, studiando a tavolino le misure da prendere non solo per la Champions League e l’Europa League ma anche per il prossimo Campionato d’Europa. Tardivo questo intervento e incredibilmente ritardato, vista l’urgenza che si sta creando nel mondo a tutti i livelli. Già il calcio italiano, pur con notevole ritardo, ha deciso di fermarsi almeno fino alla prima settimana di aprile, peccando nell’incertezza e nella non chiarezza di idee per fermare soprattutto il calcio di Serie A che fornisce introiti economici altissimi a livello di televisioni, sponsor e pubblicità di ogni genere. Un sistema che garantisce soldi a palate e che ha bisogno di non essere interrotto, pena una perdita considerevole di interessi economici e perdite finanziarie in Borsa. Ma tutto questo che senso ha, quando in ballo c’è la salute dei suoi protagonisti e di migliaia di persone al seguito? Assistere alla partita di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions Liverpool - Atletico Madrid</b>, partita di ritorno degli ottavi di finale, ci ha fatto riflettere come non ci sia alcuno scrupolo di coscienza sulla pericolosità di un evento così importante, che per forza di cose ha raccolto migliaia di persone accalcate allo stadio Anfiel di Liverpool. Va bene, le condizioni attuali dell’Inghilterra non sono ancora a livelli di emergenza per il Coronavirus, tuttavia, riflettendo sull’esorbitante numero di tifosi arrivati dalla Spagna in cui il virus si è già propagato notevolmente, ci domandiamo se tutto questo assembramento di persone non abbia contribuito al diffondersi dell’epidemia. No, riteniamo che l’UEFA debba necessariamente intervenire con urgenza, garantendo con la chiusura delle competizioni in programma la salute pubblica e dei suoi interpreti. I soldi sono importanti, anche se il pallone garantisce ricchezza strabordante che va contro ogni principio etico, ma c’è da tenere conto che la salvaguardia della salute dell’intera umanità deve essere intesa come primaria a tutti gli effetti e salvaguardata con risolutezza. Si fermi il calcio, si fermi lo sport, così come ci stiamo fermando noi per il bene nostro e per il futuro del mondo. Si intervenga in fretta. Il pallone non aspetti più. Il prezzo da pagare è troppo alto!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone-champions-2020.jpgSiNanche-il-calcio-europeo-chiuda-le-porte-1013663.htmSi100451001,02,0303096
241013656NewsCampionatiCinque partite a porte chiuse per il coronavirus20200225115156In questi giorni il calcio vive momenti di cui non era preparato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Al termine del Consiglio dei Ministri, il ministro dello sport <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spadafora</b> ha confermato la disponibilità da parte del Governo&nbsp;di far disputare a porte chiuse le partite di Serie A previste nelle regioni soggette a ordinanza restrittiva per il coronavirus. Cinque sono le partite di Serie A che si giocheranno a porte chiuse. E’ ancora da definire la situazione per la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria – Verona </b>che si giocherà lunedì sera. Dunque, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Udinese – Fiorentina, Milan</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– Genoa, Parma – Spal, Sassuolo – Brescia e Juventus – Inter, </b>sono le partite che si disputeranno a porte chiuse, mentre dovrebbero giocarsi a porte aperte le altre partite in programma nella 26ma giornata di campionato. Una rivoluzione a cielo aperto che rende difficile il momento del calcio italiano, alle prese com’è nel gestire al meglio una situazione irta di difficoltà, proprio nel periodo di massima definizione degli incontri che si concentrano tra Campionato, Champions e Coppa Italia. E’difficile trovare le date dei recuperi, ed è improbo il lavoro nel gestire con oculatezza la regolarità delle partite, proprio per non alimentare polemiche di sorta. Ma la salute ha la priorità su ogni altra cosa, anche se è lecito disquisire su misure apparse talora troppo restrittive e pronte a creare dubbi sulla reale efficacia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non abbiamo ritenuto di dovere estendere il provvedimento al resto dell’Italia” – detto Spadafora – “ perché, come ci ha spiegato la comunità scientifica, in questo momento c’è una zona di focolai che abbiamo limitato, mentre per il resto dell’Italia non esistono condizioni per creare allarmismo e prendere misure altrettanto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">gravi”.</b> Tutto questo, naturalmente, è il quadro che si prospetta a oggi 25 febbraio 2020, visto che da qualche ora si è sparsa la notizia di due nuovi casi di coronavirus a Firenze e Palermo. Intanto è arrivata la decisione dell’UEFA, riguardo la partita di Europa League <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ludogorets </b>che si giocherà a San Siro giovedì 27 febbraio 2020 a porte chiuse, mentre la partita di Champions League Napoli – Barcellona si disputerà regolarmente a cancelli aperti al pubblico. Incredibile come il calcio in pochi giorni sia stato rivoluzionato dal propagarsi di un virus sconosciuto e letale soprattutto per chi è affetto da altre malattie pregresse. Il calcio come nel commercio, nell’economia, nella scuola, nella sanità e in mille altri settori che ci accompagnano nella quotidianità si fermano paralizzando la naturale continuità del vivere. Un fatto davvero nuovo per il quale non siamo preparati, ma che non deve nel modo più assoluto creare panico, ansia e attacchi di eccessiva paura, capaci di non farci ragionare e renderci fragili ed esasperati. Non c’è motivo per esserlo, nonostante il momento sia da ritenersi serio e non sottovalutabile. Ce ne faremo una ragione. Sì, ragioneremo sicuramente sul fatto che il pallone possa attenderci allo stadio in tempi migliori, nonostante l’amarezza di non potere vivere le emozioni che già fermentavano da tempo soprattutto per il big match Juventus – Inter. Le società e i tifosi, pur con tutta la delusione possibile, una volta tanto si trovano insieme per collaborare. E questo non è davvero un dettaglio da trascurare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711vincenzo-spadafora.jpgSiNcinque-partite-a-porte-chiuse-per-il-coronavirus-1013656.htmSi100451001,02,0303088
251013651NewsCalciomercatoIl Prof. Marotta e l’allievo Paratici20200130113842Un dualismo sempre in atto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>E’ in fondo il motivo conduttore della diatriba tra Inter e Juve. Tra Marotta e Paratici si contano innumerevoli messaggi apparenti di stima reciproca, ma poi a conti fatti si nota una evidente corsa ad arrivare primi negli affari relativi alle rispettive società di appartenenza. Striscianti tradimenti si frappongono a sorrisi forzati e abnormi ipocrisie. E non è un caso che l’Inter in questo mercato d’inverno che sta per chiudersi, è stata molto più attiva della Juventus. Con l’acquisto di Eriksen, Marotta ha sistemato un centrocampo che adesso appare quadrato dal punto di vista dei tempi di gioco dati da un suggeritore di grande classe com’è il danese, mentre Paratici stenta a definire la cessione di Emre Can (che probabilmente arriverà sul filo della chiusura del mercato di gennaio) e nonostante da tempo l’infortunio di Chiellini abbia provocato problemi alla difesa della Juve, ci si è limitati a inventare Cuadrado come terzino di fascia, tenuto De Sciglio (che si è infortunato), acquistato Danilo (un giocatore normale, infortunato anch’egli, ma che non fa la differenza) e venduto Cancelo per la questione delle plus valenze. Il problema della Juventus che prende troppi gol, nasce proprio dal non avere sulle due fasce della difesa giocatori in grado di coprire una zona nevralgica, così pure come il centrocampo, in cui manca la mente illuminante del gioco. Troppi incontristi, tra cui Matuidì (sembra stanco il francese) Rabiot (chissà quando e come dimostrerà il suo valore) e poi Alex Sandro che continua in una corsa stanca e pesante nel suo incedere, non garantendo il necessario recupero in difesa. Molto più abile Marotta che ha venduto Politano (non gradito a Conte) al Napoli e, come dicevamo pocanzi, ha acquistato Eriksen. Strategie di mercato che sanno di lunga esperienza nel settore, capaci di sapersi muovere con abilità e tempestivamente nella logica di far conciliare la parte tecnica a quella amministrativa di bilancio. In questo senso si devono evidenziare i meriti dell’Inter nell’essere passata dalla violazione dei parametri del Fair Play Finanziario a uno stato patrimoniale florido. Tutto ciò dà la misura di un lavoro che è cominciato in maniera positiva da parte di Marotta che si è pure avvalso di Antonio Conte nell’affidargli la gestione tecnica della squadra. E la Juve? La Juve è lì che aspetta e realizza il suo tanto aver speso in acquisto di giocatori di indubbia altissima qualità tecnica, ma che ancora con il suo allenatore Maurizio Sarri sembra non avere ancora raggiunto un equilibrio tale da rilevarne la reale crescita di identità nell’aspirazione della conquista del triplete. Agnelli, Nedved e Paratici non affondano i colpi, ma sanno di avere in casa una corazzata che, secondo noi, ha bisogno di essere ancora plasmata in almeno due settori del campo. Perdere malamente due volte contro la Lazio e una volta indecorosamente contro il Napoli, apre degli interrogativi che pur si contrappongono al dato di fatto che la Juve di Sarri ha chiuso in testa il suo girone di Champions League, è prima in classifica in Campionato ed è entrata in semifinale di Coppa Italia. Tutto questo stride, al cospetto di quanto abbiamo detto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNil-prof-marotta-e-l-allievo-paratici-1013651.htmSi100451001,02,03010166
261013645NewsCampionatiCampionato di calcio. L’anno nuovo non cambia il nome delle pretendenti al titolo.20200107190536Un campionato da vivere fino in fondo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter, Juve e Lazio sono le papabili alla vittoria finale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Finito lo stop per le vacanze di Natale, il campionato di calcio di Serie A riapre i battenti di un pallone che ha ripreso a far vivere i palpiti ansiosi ai suoi tifosi, impazienti com’erano di continuare a vivere il fine settimana all’insegna della sfrenata passione calcistica. Si è cominciato a giocare domenica 5 gennaio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia – Lazio</b>, una partita che ha visto la squadra di Inzaghi vincere 2 a 1 un incontro che ha confermato lo stato di salute dei biancocelesti i quali aspirano ad essere il terzo incomodo per la lotta scudetto, proponendosi anche per entrare a far parte delle squadre che parteciperanno alla prossima Champions League. Nel pomeriggio anche il Genoa del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> ha superato il Sassuolo con il risultato di 2 a 1. Il cuore del Genoa si è imposto all’ordine tattico e alla piacevolezza delle trame di gioco di un Sassuolo che ha subito non pochi errori arbitrali, i quali ne hanno decretato la sconfitta. Un match che ha riproposto l’importanza di dare maggiore credito al Var, piuttosto che all’arbitro in campo. C’è stata poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spal – Verona</b>, una gara vinta per 2 a 0 dagli scaligeri che hanno sfruttato l’ottimo momento di forma già palesato sul finire del vecchio anno 2019. Male la Spal di Semplici che con questa sconfitta si è ritrovata ad essere fanalino di coda della classifica. La serata della 18ma giornata di Serie A è terminata con la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma – Torino</b>, un incontro che ha visto vincere meritatamente i granata per 2 a 0, ribaltando un pronostico che alla vigilia li dava sconfitti. Così, ad una Roma che evidentemente ha risentito non poco dell’imminente cambio al vertice della proprietà, ha fatto eco un Torino che Mazzarri ha preparato nella consapevolezza di non avere altra scelta che vincere e convincere, anche per attenuare in qualche modo gli intensi venti di contestazione che spirano tra i tifosi di casa Toro. In realtà possiamo dire che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>(autore della doppietta) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu</b> (sempre formidabili le sue parate) sono stati gli eccellenti interpreti di un Toro che non brilla per gioco corale, ma che spesso si rifugia nella forza del suo capitano per togliere le castagne dal fuoco. Detto questo, passiamo all’Epifania calcistica che è partita all’ora di pranzo con il derby dell’Appennino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bologna – Fiorentina</b> finita 1 a 1. La viola del nuovo tecnico Iachini, è andata in vantaggio con un bellissimo gol di Benassi, ed ha condotto una gara accorta e attenta a portare a casa l’intera posta in palio. Tuttavia, allo scadere della gara ha subito il pareggio ad opera di Orsolini, il quale si è inventato un eurogol da palla inattiva, posta in una posizione defilata della destra dell’area viola. Dunque, è sostanzialmente giusto il risultato finale. C’è poi da commentare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta – Parma,</b> il cui risultato di 5 a 0 non fa altro che dare splendore assoluto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dea </b>di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b>, una squadra in forma, bella da gustare e, soprattutto, capace di finire la sua ultima partita dello scorso anno con lo stesso punteggio contro il Milan. 10 gol in due partite! Onestamente abbiamo esaurito tutti gli aggettivi superlativi, per questa interprete del calcio spettacolo di casa nostra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria </b>è finita 0 a 0. Ibra, Ibra e sempre Ibra. E’ stato l’urlo a San Siro del popolo rossonero, ma lo svedese entrato in campo nel secondo tempo non ha fatto il miracolo sperato. La squadra di Pioli si arrovella in problemi che vanno oltre l’apporto del possibile beneficio di un campione 38enne, che secondo il nostro parere resta positivo sotto l’aspetto commerciale con riferimento al marketing e di entusiasmo per i tifosi del Milan, piuttosto che per un reale fatto di positività in campo tecnico per la squadra stessa. Ottimo il punto conquistato da Ranieri, con una Sampdoria che ha addirittura sfiorato la vittoria. Pregevole poi la vittoria dell’Udinese che ha superato il Lecce allo stadio di Via del Mare per 1 a 0. Anche qui ci sono state delle recriminazioni leccesi sulle decisioni arbitrali contestate dall’allenatore Liverani. Ma la sostanza dice che i bianconeri friulani hanno conquistato tre punti d’oro per la loro classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E dulcis in fundo, veniamo alle due ultime gare di questa 18esima giornata di Serie A.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Partiamo con</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus – Cagliari, 4 a 0 – Tripletta di Ronaldo e gol di Higuain-</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La partita è finita con tre gol di CR7 e uno di Higuain. Un 4 a 0 che maschera le solite incertezza della squadra di Sarri, la quale ha l’alibi di essere ancora un cantiere in fase di ultimazione di quell’opera che si chiama: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fluidità di manovra e Continuità”.</b> Nel primo tempo, infatti, la Juve ha sì dimostrato grande spinta in avanti con evidente voglia di pressare e chiudere l’avversario nella propria zona difensiva, ma ha rischiato più di una volta di subire le ripartenze di un Cagliari che, a onor del vero, sembra aver perso la brillantezza di gioco di qualche settimana fa. Poi, nel secondo tempo, causa un banale errore della difesa cagliaritana, la Juve è andata in vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il quale non si è fatto sfuggire l’invito così godereccio. Da qui in avanti la Juve è uscita alla grande con trame di gioco eccellenti che effettivamente hanno dato splendore al quel gioco tanto sperato in casa juventina e che si tramuta nel vincere, convincere e divertire divertendosi. Ma, per arrivare a questo nell’arco degli oltre 90 minuti di gioco, Sarri deve ancora lavorare molto sui meccanismi di centrocampo, dove si esalta molto la costruzione del gioco a discapito dell’interdizione in appoggio alla difesa. E’ l’equilibrio non ancora trovato tra i vari momenti di possesso e non possesso palla, che vanno disciplinati per evitare di prendere troppi gol che si potrebbero evitare. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral,</b> non troppo convinto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Rabiot</b> ancora alla ricerca di capire cosa vuole Sarri da lui. Eccellente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> che deve essere sfruttato più da esterno d’attacco, mettendo alle sue spalle un terzino di ruolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> non è ancora il giocatore ammirato l’anno scorso e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> soffre più del previsto il compito di involarsi sulla fascia sinistra, per poi ritornare a coprire il ruolo di difensore. Vedremo cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa, la Juve lotterà fino alla fine per vincere lo scudetto e lo farà in dirittura finale assieme a Inter e Lazio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Napoli – Inter, 1 a 3 – doppietta di Lukaku e gol di Lautaro Martinez </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Continua il testa a testa di classifica dell’Inter con la Juve. Per far questo la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte </b>doveva vincere e l’ha fatto nella gara del San Paolo contro un Napoli che è la pessima copia di quello che è stato lo scorso campionato. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ringhio Gattuso</b> ha fatto quello che ha potuto al cospetto di una squadra come l’Inter che quest’anno pressa alto l’avversario, forte dei suoi due attaccanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez,</b> sempre pronti a sfruttare tutte le occasioni offerte dal proprio centrocampo e dagli esterni. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> è cinica, sicura di sé e convinta di rendere difficile la strada a una Juve che vede ancor di più come un avversario ostico da battere a tutti i costi. Tutto questo, fermo restando della consapevolezza di non essere ancora allo stesso livello della squadra di Sarri, ma che attraverso il lavoro, la grinta, la convinzione e la determinazione, sia possibile accorciare questo gap tecnico e di rosa allargata che vanta la Juve. Dunque, assisteremo sicuramente a un bel campionato e a domeniche da gustare intensamente nella consapevolezza di vedere fino alla fine Juve e Inter appaiate, con l’incomodo della Lazio e il probabile disturbo di un’Atalanta che si farà valere anche in Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone-ufficiale-serie-a-2019-20.jpgSiNcampionato-di-calcio-l-anno-nuovo-non-cambia-il-nome-delle-pretendenti-al-titolo-1013645.htmSi100451001,02,03030189
271013642NewsCampionatiIl Toro e la serenità perduta.20191223175336C`è bisogno di calma e ragionevolezza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’analisi della situazione attuale del Torino ci porterebbe concretamente ad assumere un atteggiamento giornalisticamente esacerbato contro un ambiente, quello granata, che si rende spesso disunito a torto o a ragione all’interno dei tifosi stessi. Purtroppo, l’andamento negativo della squadra di Mazzarri è coinciso con le vicende avvenute all’interno della Curva Primavera subito supportata in uno sciopero da una parte della Curva Maratona, che si è allineata al malcontento dei granata dirimpettai dello Stadio Grande Torino. Ma questo ci porterebbe ad <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>un discorso molto ampio di rapporti poco curati, che coinvolge la dirigenza, la squadra, l’allenatore e i tifosi. A ciascuno il suo, perché in tutta questa situazione in cui non si percepisce più il senso di quell’empatia che è l’emblema del buon andamento e dei risultati di una società di calcio, c’è la corresponsabilità di ogni singolo personaggio legato al Toro. E non è giusto puntare il dito sull’altra persona, quando non ci si accorge quanta responsabilità ha il singolo in fase oggettiva. Detto questo, veniamo alla squadra e al suo condottiero. E’ evidente che questo Toro abbia perso l’acume tattico e soprattutto l’autostima ritrovata l’anno scorso nella seconda parte del campionato, quando ha avuto un andamento di risultati positivi capaci di portare la squadra di Mazzarri nei livelli alti di classifica. Oggi il Toro non riesce ad avere continuità e sicurezza nei propri mezzi. La squadra gioca con il timore di perdere e si abbandona in errori in difesa e a centrocampo, che sono inaccettabili per giocatori professionisti di Serie A. Dopo buone prestazioni contro Genoa e Fiorentina, la difesa del Toro ha incassato 5 gol in 180 minuti; un’enormità rispetto a quanto aveva fatto vedere lo scorso campionato. I numeri parlano chiaro e dicono che la squadra di Mazzarri a oggi ha subito 26 gol e 66 parate di Sirigu, un portiere che spesso salva pure l’impossibile. E se pensiamo che l’anno scorso di questi tempi i gol subiti sono stati 18 e a fine campionato 36, ecco spiegata l’instabilità prodotta dalla squadra e soprattutto da un centrocampo poco adatto a supportare una difesa che non si avvale più dell’ottima forma di Nkoulou e Izzo e che arranca per la cronica indisponibilità di Lyanco che è quasi sempre infortunato, Djidji che si è perso per strada, Bremer ancora molto grezzo tecnicamente, Bonifazi (chi l’ha più visto?). E così, evidenziando sempre la dietrologia del mondo granata, si rimpiange anche il buon Moretti che dava comunque un apporto concreto di esperienza e fattiva opera carismatica all’interno del gruppo. Ma questi non possono essere discorsi da prendere in considerazione, soprattutto alla luce di una squadra che ha iniziato l’anno calcistico 2019’20 disputando alcune partite nei preliminari di Europa League senza superarli e che si è presentata in questo campionato con la presunzione di conquistare un posto per l’Europa. Non ci sono i presupposti e non c’è neanche l’adeguata conduzione tecnica in grado di dare un’impronta di gioco moderno, pipante, consapevole che il calcio di oggi consiglia squadre di mediocre livello tecnico come il Toro, di andare ad aggredire alto l’avversario in maniera sistematica, tanto da inibire la fonte del gioco degli avversari, specie se ti sovrastano dal punto di vista tecnico. Tuttavia, pur rendendoci conto che quanto sostenuto a livello di scuola di pensiero tattico ci sia bisogno di una robusta preparazione atletica capace di supportare lo sforzo fisico, si intravvede anche la necessità di avere il coraggio anche a livello di cultura societaria, di mettere in atto un processo di cambiamento di mentalità capace di un ammodernamento dirigenziale e tecnico. In buona sostanza il Toro di oggi deve investire il suo futuro attraverso cambiamenti culturali che partono dall’alto e finiscono alla conduzione tecnica e alla squadra. Si prosegua pure con Mazzarri fino a giugno e poi si ricominci con un allenatore giovane, dalle vedute di calcio moderno come Roberto D’Aversa, oppure si sostituisca subito il tecnico toscano con Davide Nicola (soluzione secondo noi molto remota, visto il pensiero di Cairo che dichiara la sua piena fiducia nell’attuale panchina). E poi a livello di ambiente granata, si cerchi la serenità perduta. Chissà, magari è proprio dietro l’angolo e nessuno la vede. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNil-toro-e-la-serenita-perduta-1013642.htmSi100451001,02,03030226
281013638NewsCampionatiIl calcio e le sue promesse da marinaio.20191211142353Brindisi e strette di mano. Quanta ipocrisia!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono addii che fanno riflettere come certe promesse di lunga vita insieme fatte nel calcio, siano dettate soltanto dall’enfasi di un fatuo momento legato all’entusiasmo. Ma si sa che in questo mondo così legato indissolubilmente al dio che conduce ai risultati, non si tenga conto di parole poi smentite dai fatti, né, tanto meno, di rispetto verso le persone. Nel commentare l’esonero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Ancelotti</b> da parte del presidente del Napoli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aurelio De Laurentiis</b>, corre l’obbligo nell’apostrofarlo come un vero tradimento. Ognuno vede la situazione dal proprio punto di vista e dà una motivazione al proprio comportamento. C’è chi si mette dalla parte di De Laurentiis, che in qualità di patron del Napoli decide di liquidare il tecnico della squadra partenopea, per non avere avuto dei buoni risultati in campionato (nonostante il passaggio agli ottavi di Champions League) ma soprattutto per essersi schierato a favore della squadra nel non rispettare gli ordini impartiti dallo stesso presidente, a proposito di un ritiro forzato che sapeva tanto di punizione. E c’è chi invece si schiera a favore di Ancelotti per la serietà dell’uomo e del professionista, che ha alle spalle una carriera di allenatore con una nutrita bacheca di trofei conquistati nelle varie squadre in cui ha lavorato. Anche noi intendiamo dire la nostra nello schierarci a favore di Carlo Ancelotti, del quale apprezziamo non solo la serietà della persona nell’avere preso le parti della squadra e di averla difesa fino alla fine contro l’ingiustizia di un ritiro forzato, ma ne esaltiamo il risultato internazionale nell’avere ottenuto il prosieguo del cammino in Champions per il suo Napoli. E’ vero, in campionato non è stato all’altezza della situazione più per una questione psicologica che si è creata intorno alla squadra per scossoni esterni, che non di un fatto tecnico tattico dovuto magari a una collocazione errata di qualche calciatore. Tutto ci sta nel calcio, ma certe frasi di eterno amore sbandierate ai quattro venti proprio da chi dirige le sorti della società di calcio Napoli, non possono essere accettate come frutto di un momento e nulla più. Sì, perché nulla è per sempre, neanche quando vinci e fai gol e risultati, ti abbracci e pensi che quel gesto sia sincero. No, è falso, perché appena il pallone non entra più nella rete avversaria e si casca nell’oblio dei sentimenti, ecco che si esalta il cinico pensiero della sconfitta che ti mette di fronte al fatto compiuto. E’ vero che chi investe del denaro non può badare a sottigliezze di questo genere, tuttavia, come detto pocanzi, sarebbe opportuno essere più equilibrati soprattutto quando le cose vanno bene. E se in tutta questa storia del Napoli si pensa a un affronto dell’allenatore nei confronti del suo presidente nel prendere le parti della propria squadra, diciamo che per noi è stato un atto di coraggio da mettere in evidenza in un mondo in cui si predilige sempre, e a prescindere, il rapporto di collaborazione del tecnico con il proprio presidente. Un po’ come dire che ti pago profumatamente e devi fare come ti dico. Non è sempre così, perché la logica talora sconfina anche nella razionalità di ciò che la coscienza pensi sia giusto fare, anche andando contro un certo tipo di potere imposto dal sistema calcio. Per fortuna c’è ancora uno spiraglio di luce che ci fa intravedere la coerenza dell’essere. Per questo siamo convinti che l’esonero di Carlo Ancelotti da allenatore del Napoli, sia stata un’assoluta ingiustizia e una grande leggerezza dal punto di vista tecnico. L’ira dovuta al momento, non può mettere da parte il cervello di chi sa che dando fiducia a chi lavora bene e onestamente per la tua squadra, possa portarla nell’olimpo del calcio. Dunque, riteniamo assolutamente sbagliata a tutti gli effetti, la decisione del presidente De Laurentiis. Il suo Napoli sarà affidato a Gattuso, un allenatore che fa della motivazione di squadra il suo maggiore pregio. Auguri ringhio, anche se tu in questa squallida storia non c’entri nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711foto-ancelotti-e-de-laurentiis.jpgSiNil-calcio-e-le-sue-promesse-da-marinaio-1013638.htmSi100451001,02,03030284
291013636NewsCampionatiChe cosa sta succedendo al Torino? Lo abbiamo chiesto a Claudio Sala20191204120155Assieme al poeta del gol, abbiamo analizzato il momento negativo della squadra di Mazzarri.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“L’unico rammarico è di avere avuto poco spazio in Nazionale, perché prima avevo davanti Rivera e Mazzola, poi Franco Causio. Da lì, sono nate le difficoltà di trovare un posto in azzurro".</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Sala</b>, uno degli ultimi interpreti del calcio inteso come fantasia e poesia. Capitano del Torino dell’ultimo scudetto conquistato nella stagione 1975’76, questo poeta del gol che con i suoi dribbling e le discese sulla destra del campo, metteva sempre i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Gemelli del gol” Pulici e Graziani</b> in condizione di segnare numerose reti. Quello fu un Torino davvero particolare, proprio per quella concezione innovativa di un football che si ispirava molto a quello olandese. Atleta corretto e fantasioso, Claudio Sala per le sue undici stagioni giocate con la maglia granata, è considerato da tutti un fedelissimo del Toro. E non è un caso che abbiamo pensato di fargli questa intervista, proprio per affrontare insieme i vari temi che possano spiegare in qualche modo la situazione non certo brillante del Torino attuale.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Claudio, che cosa sta succedendo al Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che a questa domanda potresti rispondere meglio tu che sei dentro le cose del Toro, rispetto a quanto non lo sia io. Personalmente non credo alle favole di chi dice che nella squadra ci sia chi gioca contro l’allenatore e neanche a chi sostiene che ci siano giocatori che non passano la palla al compagno per partito preso. Questo è fantacalcio. Ogni squadra gioca per vincere e quindi non sono da considerare certe situazioni. Certo, per il Toro è un momento difficile, tuttavia, nonostante fosse partito bene in campionato, ha avuto quella sconfitta in casa con il Lecce, una squadra che poi a dimostrato fuori casa di farsi valere. Adesso sono arrivati questi tre punti conquistati contro il Genoa fuori casa. Questo secondo me è un dato importante, perché fa vedere le cose sotto un’ottica diversa e sicuramente più ottimistica.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Condividi i malumori dei tifosi che sono delusi anche dopo la vittoria esterna di Genova?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I tifosi hanno sempre il diritto di potere esprimere il loro stato d’animo, però non è che si possa accettare sempre un certo tipo di atteggiamento, soprattutto quando la squadra si presenta sotto la curva per essere incoraggiata. E anche se a Genova si è vinto pur giocando male, il calcio ci insegna che la cosa che conta è il risultato. Io sono pratico oggi, così com’ero ieri quando giocavo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dal punto di vista tecnico, che motivazioni dai a questo cattivo andamento di un Toro che all’inizio di campionato prometteva ben altro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è vero. Il Toro prometteva ben altro, anche se ha fatto una campagna acquisti negli ultimi giorni, per inserire due pedine come Laxalt e Verdi e potenziare la squadra. Io avrei cercato di farlo molto tempo prima, una volta saputo che dovevi andare a giocare l’Europa League. Quindi, penso che tutto ciò sia stato un premio ai tifosi, i quali si aspettano sempre l’arrivo di giocatori di un certo livello.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu che sei stato capitano del Toro, ricordi momenti di questo tipo nell’ambito della squadra? Come si vivevano certe situazioni all’interno dello spogliatoio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, prima di vincere i campionati, qualche volta ci sono stati degli screzi con i tifosi. Tuttavia, devo dirti che adesso è cambiato tutto nel calcio e quindi è difficile fare un paragone. Per quanto riguarda la situazione attuale, penso che ci siano delle cose che noi non possiamo sapere e quindi i giocatori possono anche fare delle scelte sbagliate, come quelle di andare o no sotto la curva dopo la fine della gara.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso sta per arrivare la Fiorentina. Sarà una gara tra deluse?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Tra deluse non direi, perché il Torino viene da un risultato positivo fuori casa, mentre la Fiorentina ha perso malamente in casa e aveva pure perso la partita precedente. La squadra di Montella ha fatto un buon avvio di campionato e anche lei probabilmente sta patendo qualche problema.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Claudio. Tu sei ottimista o no, per quanto riguarda il prosieguo del campionato del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io sono sempre ottimista, anche perché non considero mai che l’allenatore sia l’unica causa del cattivo andamento della squadra. Spero che da adesso in poi il Toro affronti le partite con un pizzico di morale in più, perché è una squadra che può fare molto bene e sicuramente meglio di quanto non abbia fatto fino adesso.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-claudio-sala.jpgSiNche-cosa-sta-succedendo-al-torino-lo-abbiamo-chiesto-a-claudio-sala-1013636.htmSi100451001,02,03030229
301013629NewsEditorialeLettera a Cristiano Ronaldo20191112095724L`errore di CR7 nel ritenersi diverso dagli altri,non rispettando certe regole che sono alla base del professionismo calcistico. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Hai sbagliato Cristiano. Sì, hai sbagliato per più di un motivo, quando il tuo allenatore Maurizio Sarri ha deciso nell’arco di tre giorni di sostituirti, prima con Douglas Costa in Champions contro la Dinamo Mosca e poi con Paulo Dybala in Campionato contro il Milan. Non è stata lesa maestà, la tua, ma più semplicemente un cambio che tu stesso avresti dovuto accettare con intelligenza, consapevole che da circa un mese a questa parte il tuo stato di forma non è consono alle aspettative che si hanno su di te che sei pluripremiato di Palloni d’Oro e Campione che costituisce per le società con le quali hai giocato in carriera, un Brand insostituibile dal punto di vista commerciale. Ed è così anche oggi per la Juventus che nell’estate 2018 ha acquistato il tuo cartellino per 100 milioni di euro, più 12 milioni di commissioni, più 58 milioni di stipendio lordo annuale, per avere da te l’accesso a nuovi mercati europei con l’eventuale assalto alla tanto sospirata conquista della Champions League. Un contratto che non avviene propriamente tutti i giorni per giocatori non solo ritenuti “normali”, ma anche per quelli come te che extraterrestre sei ritenuto. E’ vero, il management della Juventus ha fatto con te l’affare del secolo, tenuto conto che nella scorsa stagione si sono ricavati 55 milioni di euro in più rispetto al passato, tuttavia, tutto questo dare e avere sviluppato nel tuo rapporto con Andrea Agnelli e il suo entourage, non pregiudica il fatto che tu resti pur sempre un calciatore dalle immense qualità tecniche, dotato di un indiscutibile spessore carismatico all’interno della squadra e quindi dello spogliatoio, il quale ti deve caricare di responsabilità in tutti quegli sviluppi di calciatore professionista che riconducono a momenti di grande forma ad altri di appannamento fisico, tecnico e mentale. E’ un fatto naturale che investe i calciatori come te e anche quelli più giovani e meno dotati tecnicamente, ma che si vedono a dover gestire, pur tra piccoli mugugni di delusione personale, quell’accettare i momenti di difficoltà che devono essere presi con intelligenza e forza di volontà, nel superare quella particolare situazione delicata della propria carriera. Ecco, Cristiano, tu questo non l’hai fatto, perché quel tuo uscire dall’Allianz Stadium nel momento del cambio senza sederti in panchina ma andando via direttamente, mormorando frasi probabilmente irriguardose nei confronti del tuo allenatore, hai messo in evidenza una presupponenza che non è da grande campione quale tu sei. Tutto ciò va a inficiare a tuo discapito i buoni rapporti con i tuoi compagni di squadra, che quotidianamente condividono con te uno spogliatoio fatto di relazioni non solo tecniche ma anche umane. E pensa se Del Piero o il tuo amico Gigi Buffon, si fossero dimostrati in carriera quello che tu hai espresso in un attimo con quell’atteggiamento negativo, che non si addice alla grandezza dei tuoi trascorsi pallonari. E’ vero, in carriera sei stato sostituito soltanto poche volte, ma il tuo stato di forma fisica e mentale era tale, per cui non si poneva il problema. Ora, che a 35 anni è possibile qualche momento di legittimo appannamento di forma, nonostante la tua grandezza da extraterrestre, sei messo alla prova anche sotto l’aspetto della tua maturità personale. E chiedere scusa ai tuoi compagni di squadra, alla società Juventus che ti coccola, ai tifosi che da quando sei arrivato a Torino si assoggettano a pagare un biglietto salatissimo per assistere alle tue giocate, credimi, non è mortificarsi, ma, semmai, è dare un ulteriore segnale della tua grandezza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNlettera-a-cristiano-ronaldo-1013629.htmSi100451001,02,03030232
311013627NewsCampionatiToro, ma dov’è finita la banda Mazzarri?20191031080130L`analisi sul momento negativo del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Certo, nel calcio come nella vita ci sono cose che si possono dire e altre no. Il presidente Urbano Cairo lo sa molto bene, altrimenti se non avesse conosciuto questa “sana” ipocrisia commerciale, nonostante i suoi indiscussi meriti in campo imprenditoriale, sicuramente non sarebbe arrivato dov’è oggi. Ma se parliamo del suo Torino, pensiamo davvero che difendere pubblicamente il macroscopico indifendibile, sia come nascondersi dietro un dito. Queste le sue parole dopo la batosta di 4 gol a 0 subita a Roma dal Toro contro la Lazio<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">:” Ho parlato con Mazzarri, abbiamo esaminato la partita e da parte mia non ho visto il Toro di altre partite, ad esempio quello visto contro l’Atalanta. Ho deciso di mandare la squadra in ritiro a partire da domani perché credo ci sia da fare una riflessione tutti insieme. La prestazione di questa sera va esaminata con cura, siamo solo alla decima partita di campionato, va fatto un esame di coscienza per ripartire velocemente. La società mette tutto ciò che serve ai giocatori, a partire dalle strutture. L’unico che non è sotto osservazione è Mazzarri, il derby nella maniera più assoluta non sarà un crocevia per lui. La prestazione? Non è un fatto di nomi. Verdi è arrivato in condizioni fisiche particolari, anche perché a Napoli lo facevano giocare poco. Troverà presto la condizione e darà il suo contributo alla squadra. Credo sia giusto andare in ritiro per discutere e parlare con franchezza”</b>. Già, parlare con franchezza! A parte il fatto che il ritiro di una squadra di calcio non è un ritiro spirituale e poi con questo discutere e parlare con franchezza a cosa si riferisce? Forse ad allontanare pericoli di disunione della squadra? Ma a nostro parere non è solo la squadra da sensibilizzare sotto l’aspetto del gioco che poche volte abbiamo visto quest’anno, ma il suo allenatore che non è indenne da colpe. Cairo afferma che Mazzarri non è sotto osservazione e che il prossimo derby non sarà un crocevia per lui. E’ un po’ come difenderlo a spada tratta andando contro la squadra e i suoi giocatori che, forse per una preparazione incominciata troppo presto e in un’estate torrida, adesso stanno pagando le conseguenze fisiche e mentali. Può darsi che tutto ciò abbia contribuito a formare questo stato di cose negative, tuttavia, facciamo presente che non siamo ancora in primavera, stagione in cui si sentono le tossine accumulate durante l’arco di tante partite giocate, ma siamo soltanto alla decima giornata di campionato e il Toro si è già perso per strada. Storie di tutti gli anni, storie di sempre diremmo noi, anche se a onor del vero bisogna dire che l’anno scorso dopo un inizio altalenante, la squadra di Mazzarri ha trovato un filotto di risultati positivi che l’ha portata in Europa League (grazie alla estromissione del Milan da parte dell’UEFA) ma visto il risultato, sarebbe stato meglio non partecipare. Dunque, la nostra analisi sul momento negativo del Toro si basa più su colpe imputabili a Mazzarri piuttosto che alla squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chi prepara la squadra? Chi infonde i teoremi tattici? Chi ha la responsabilità di recuperare i giocatori dal punto di vista fisico e mentale? Chi cura l’armonia e l’unione dello spogliatoio? Chi chiude le porte del Filadelfia ai tifosi granata, ai quali si proibisce di assistere agli allenamenti e incontrare i giocatori?</b> Sì, ci sono tante domande che vertono su questo allenatore toscano dalla mentalità di calcio antico, poco propositivo e tanto preoccupato dell’avversario piuttosto che della propria squadra. Altro che dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mazzarri non è in discussione!”.</b> Si guardi in giro presidente Cairo, cerchi di cambiare rotta perché così non va proprio. E’ notte fonda! E il derby è dietro l’angolo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNtoro-ma-dov-e-finita-la-banda-mazzarri-1013627.htmSi100451001,02,03030276
321013622NewsEditorialeIl pallone apolitico? No, non esiste!20191015090142L`attualità politica mondiale e l`imprescindibile coinvolgimento del calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nel corso di tanti anni di storia del calcio mondiale, si sono scritte innumerevoli pagine che ci ricordano come il mondo del pallone sia stato sempre coinvolto in situazioni socio – politiche dal quale non si è mai potuto sottrarre. Troppo grande è l’esposizione mediatica mondiale del calcio, per permettersi elementi disgiunti da quello che è il momento storico e politico vissuto in un certo contesto sociale. E allora ci sembra più che mai giusto che certi avvenimenti, siano essi di carattere umanitario piuttosto che politico e sociale, debbano necessariamente intersecarsi a fatti più prettamente tecnici che il calcio ci propone nella sua quotidianità. Quanto sta accadendo in questi giorni in Siria non può lasciare insensibile lo sport italiano ed europeo. Infatti, alla luce dei gravissimi atti contro la popolazione civile curda, l’Unione Europea (unita concretamente e non a parole) deve condannare assolutamente l’azione militare della Turchia. Come fare? Mentre l’Europa sta portando avanti le sue pressioni di intervento verso Russia e Usa, si sta studiando anche l’eventuale processo di embargo di armi alla Turchia. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E’ una chiara pronuncia di condanna per l’operazione militare della Turchia in Siria, che non deve lasciare titubante il Consiglio degli Esteri riunito in Lussemburgo che, a parer nostro, sta peccando di indecisione sull’immediata cessazione di fornitura delle armi alla Turchia. Così come sta accadendo nel mondo del calcio, in cui è ventilata l’idea (per noi assolutamente legittima) di sensibilizzare l’UEFA a revocare la Finale di Champions League prevista il 30 maggio 2020 a Istanbul. Un atto dovuto del mondo del pallone, giusto per allinearsi a quelle che sono le strategie politiche da mettere in atto per dissuadere l’azione militare voluta da Erdogan contro i curdi. Una colpa gravissima del 12° dittatore turco che, tuttavia, in questo momento beneficia pure di quella sorta di retromarcia di Donald Trump che ha lasciato campo libero alle milizie turche. E intanto sui campi di calcio si assiste anche ad inaccettabili saluti militari da parte della nazionale turca, la quale è impegnata a giocare il suo girone di qualificazione europea assieme alla Francia, l’Islanda e Andorra. Segno evidente di un messaggio politico, cui il calcio europeo e mondiale non può accettare come veicolo pubblicitario di un’azione bellica da stigmatizzare. Dunque, ci uniamo al sentimento comune di disapprovazione a questo atto politico voluto dalla Turchia contro la Siria, che insidia la pace tra i popoli e uccide innumerevoli civili innocenti. Non è così che deve girare il mondo, non è così che dobbiamo assistere inermi al volere di un dittatore pericoloso e attentatore di pace, che fa della sua prepotente politica la forza di abbandono totale delle più basilari nozioni di democrazia. Il mondo del pallone e i suoi vertici europei reagiscano a questa ignobile presa di posizione della Turchia, incominciando ad annullare ad Istanbul una finale di Champions League che per la sua risonanza sportiva e sociale deve essere trasferita altrove, proprio per non dare segnali di separazione da ciò che è socialmente e politicamente indissociabile. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-nazionale-turca.jpgSiNil-pallone-apolitico-no-non-esiste-1013622.htmSi100451001,02,03030246
331013618NewsCampionatiInter – Juve. L’analisi20191007172139Un derby d`Italia da ricordare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il tanto atteso derby d’Italia firmato da Conte e Sarri è finito con la vittoria della Juventus per 2 a 1. Un risultato che non rispecchia appieno l’armonia delle trame di gioco prodotte da una Juve spettacolo, che forse ha meravigliato persino se stessa. Diciamo questo perché alla vigilia del match si pensava che la non brillantezza del gioco della Juventus, ancora alla ricerca della propria fisionomia, potesse in qualche modo agevolare il furore agonistico dell’Inter che era capoclassifica a punteggio pieno. Ma alla squadra di Conte non è bastata la freschezza, l’intensità e la voglia di pressare alto (in verità solo qualche volta durante tutta la partita) per una Juventus che fin dai primi minuti ha mostrato un approccio alla gara di notevole qualità. In gol con Dybala fin dall’inizio del match, i bianconeri hanno messo subito le cose in chiaro e finalmente goduto di quello spettacolo calcistico ad alto livello espresso da straordinarie trame di gioco volute da Sarri. Poi l’Inter al 18’ giunge al pareggio su calcio di rigore segnato da Lautaro Martinez e la partita assume attimi di fiammate offensive più per merito della Juve che dell’Inter stessa. Ma all’80’ dopo tante occasioni mancate dalla Juventus, Gonzalo Higuain segna il gol della vittoria bianconera. Tuttavia, partendo dal presupposto che ai fini della classifica attuale questa vittoria della Juventus sia oggettivamente ininfluente per la conquista dello scudetto, possiamo dire con certezza che il gap esistente tra le due squadre sia un fatto acclarato e nel momento in cui si tireranno le somme finali avrà sicuramente il suo significato. Tuttavia, la delusione patita dall’Inter per questa sconfitta, non deve demotivare l’ambiente facendolo cadere nel solito catastrofismo esistente prima dell’arrivo di Conte, perché questa squadra ha assorbito in fretta il carattere del suo allenatore e intende proseguire il proprio cammino attraverso l’intensità agonistica, la determinazione, la grinta che sono il credo di Antonio Conte. Detto questo, aggiungiamo che quanto visto a San Siro è il frutto di un maestoso progetto che quest’anno la Juve ha fatto nell’investire in maniera per certi aspetti anche smisurata, di arrivare a un processo di cambiamento culturale e calcistico che è sembrato necessario per dare un senso al dopo Allegri. Una sorta di rivoluzione di mentalità pallonara rivista e aggiornata con i tempi moderni, affidandosi ai modelli più prestigiosi europei che immancabilmente sono le forze più rappresentative della Champions League. Un calcio che faccia divertire divertendosi, che non è un gioco di parole ma ha un suo significato ben preciso nel volere essere belli, propositivi e allo stesso tempo pragmatici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il calcio moderno voluto da Sarri, due tocchi e via, squadra corta e sempre alta a pressare costantemente l’avversario, senza la paura di doverlo subire in contropiede. Da qui parte tutto il coraggio psicologico di liberare le menti dei giocatori a propria disposizione, che pur sviluppando negli allenamenti schemi tattici da imparare a memoria, non devono sentirsi attanagliati da preclusioni che inibiscano la fantasia e la voglia di divertirsi giocando al pallone. E’ il credo di Sarri che, posto alla guida di una squadra di tanti campioni come la Juve, deve inculcare la semplicità di giocare un calcio offensivo, pur non intimorendo chi non è attento alla fase difensiva. E su questo discorso entra in ballo De Ligt, il 19enne difensore olandese pagato 85,5 milioni di euro, che secondo noi rappresenta al momento il vero problema nel gioco della Juve. E’ vero, il ragazzo è stato acquistato per un investimento che possa protrarsi nel tempo e che nell’immediato era in previsione di farlo maturare attraverso l’esempio di Chiellini e Bonucci. Ma l’imprevisto grave infortunio subito a inizio stagione dal capitano della Juventus ha dato via libera al difensore olandese, il quale si è trovato a dovere capire un calcio diverso, un ambiente diverso, un allenatore diverso e dei compagni di reparto che ha bisogno di sentirli più vicini dal punto di vista dell’intesa. Tutte cose che hanno bisogno di tempo, ma che al momento creano molti problemi a una Juve che anche per questo motivo non è ancora perfetta. Dunque, ritornando al derby d’Italia, possiamo dire che abbiamo goduto di un calcio vero prodotto da cambi azzeccati negli uomini e tattiche rivoluzionate al momento da Sarri senza il timore di sbagliare; anche se, come dicevamo pocanzi, è giusto non dimenticare certe preoccupanti incertezze difensive prodotte dalla Juve. Per quanto riguarda invece la squadra di Conte, continuiamo a pensare tutto il bene che abbiamo detto fin dall’inizio di stagione, a patto però che dopo questa bruciante sconfitta non si ricada a rivedere i soliti scheletri nerazzurri, che per anni si sono accumulati nell’armadio di casa Inter.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711dybala-e-higuain.jpgSiNinter-juve-l-analisi-1013618.htmSi100451001,02,03030272
341013616NewsCampionatiAntonio Conte V/S Maurizio Sarri20191004193022Questo sarà il motivo conduttore di Inter Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il Live Motiv di Inter Juventus che si giocherà a San Siro domenica sera, in uno stadio sold out e un’attesa televisiva spasmodica che si fa davvero elettrizzante. Ma più che dell’antagonismo antico del derby d’Italia che mette sempre in mostra veleni e ruggini dal sapore vendicativo, questa volta possiamo parlare di Conte contro Sarri, ovvero la ferocia agonistica V/S l’dea di calcio spettacolo. Molti sono i temi che questo match tanto atteso mette in discussione tra le due diverse fazioni, ma il fulcro di tutto si focalizza nel comportamento delle due panchine. Alzi la mano chi soltanto un anno fa avrebbe scommesso su Conte all’Inter e Sarri alla Juve: nessuno, anche se questo calcio così imprevedibile da un momento all’altro, che promette parole che non vengono mantenute per situazioni contingenti a interessi economici e perché no anche professionali, tutto è il contrario di tutto. Sì, perché in fondo è soltanto l’ideale del tifoso che costruisce modelli che non esistono. Ma è un coccolarsi dietro il tifo, una bandiera, una cultura calcistica a cui il tifoso ha bisogno di aggrapparsi per collocare figure che appartengono alla storia di una data società. E se è vero che Antonio Conte è entrato nel mondo del calcio da giovane e non si è mai allontanato, Maurizio Sarri è l’emblema della favola iniziata nel1990 sulle polverose panchine della Seconda Categoria e approdato 29 anni dopo nella società più blasonata d’Italia. Due scuole di pensiero differenti, due sistemi di gioco forse anche opposti che giustificano due allenatori fondamentalmente diversi ma uguali nell’arrivare in alto con l’ausilio della meritocrazia che non fa sconti a nessuno. Se vali vai avanti se no resti indietro e non emergi mai. E’ un fatto di carattere che i due allenatori possono dire di averlo molto spiccato, nel sapere cosa vogliono dalle squadre che hanno allenato in passato e che allenano oggi. Entrambi provenienti da famiglie umili e con l’idea (mai retorica) che il pane bisogna guadaglielo attraverso la fatica, il lavoro e la voglia di credere in ciò che si fa. Poi, il risultato nel calcio è ciò che conta e non è un caso che Conte e Sarri abbiano ottenuto successi che li hanno portati ad essere tra i primi coach al mondo. Conte ha vinto di più rispetto a Sarri, ma da parte dell’ex allenatore del Napoli c’è il chiodo fisso di vincere fin da quest’anno attraverso la sua filosofia di calcio spettacolo. I due non si vedono di buon occhio, tuttavia, c’è da dire che chi vede il calcio in maniera diversa e porta avanti il proprio credo, può soltanto rispettare l’avversario senza amarlo. E mentre l’Inter di Conte sembra rinata e tirata a lucido almeno in campionato, avendo infilato sei partite vinte su sei giocate, la Juve di Sarri sta carburando nell’assimilare i concetti voluti dal suo maestro. Eppure con il senno di poi tutto cambia, se pensiamo che Conte aveva dichiarato di fare da sempre il tifo per la Juventus e che da professionista qual è, se fosse andato al Milan o all’Inter ne avrebbe incamerato i colori e la storia con correttezza professionale. Ma anche Sarri criticava la Juventus e non perdeva l’occasione per andarle contro talora pure con acredine, fin dai tempi in cui allenava il Napoli. Eppure si cambia perché quell’odio di Sarri verso la Vecchia Signora si è tramutato in un’opportunità professionale che egli ha sognato da sempre. Conte, invece, dopo l’esperienza fatta in Premier League, aveva voglia di tornare in Italia e avendo trovato la porta chiusa della sua Juventus, ha accettato l’opportunità di allenare l’Inter perché ha la sua stessa fame agonistica e di vittorie. In questo, bisogna dire che Conte ci mette l’anima, così come fece alla Juve quando fu chiamato da Andrea Agnelli dopo quel mortificante settimo posto in classifica di qualche anno fa. E allor, non parleremmo di banali e qualunquistici pensieri di tradimenti (Conte alla Juve e Sarri al Napoli), perché il percorso lavorativo di ogni professionista va rispettato con il cervello, senza farsi prendere da fatti di cuore che non possono più essere accettati in un mondo del pallone che ormai da anni luce non conosce le bandiere. Il passato è passato e il concetto del presente è questo. Che piaccia o no, Conte e Sarri non sono colpevoli di nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-conte-e-sarri.jpgSiNantonio-conte-v-s-maurizio-sarri-1013616.htmSi100451001,02,03030280
351013607NewsEditorialeGian Piero Gasperini, cittadino onorario di Bergamo20190910155751Una bella storia da raccontare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con la cittadinanza onoraria, vogliamo riconoscere a Gian Piero Gasperini la nostra gratitudine per quello che ha fatto”.</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Così motiva il riconoscimento della città di Bergamo il sindaco <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio Gori</b>, il quale dopo avere riunito l’intero Consiglio Comunale ha dato seguito all’onorificenza. Molto emozionato è apparso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> che quasi incredulo di tanta attenzione nei suoi confronti ha così dichiarato:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">” Vogliamo vivere altre emozioni, forse ancora più forti, abbiamo voglia di dare entusiasmo e felicità alla gente, perché in tutta questa storia quello che più ci ha emozionato è stata la felicità negli occhi dei tifosi. Per me non è un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">premio, ma il regalo più bello della mia vita”.</b> E, in effetti, questo è il più bel riconoscimento che il tecnico della Dea potesse ricevere alla presenza dei suoi affetti più cari, di una nutrita schiera di politici locali, di semplici tifosi, del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente nerazzurro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Percassi</b> e del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttore operativo Roberto Spagnolo</b>. Tutti per lui, animati dall’esaltazione di chi desidera dirgli grazie per quanto sta facendo per la città Orobica, a livello di immagine nel mondo non solo calcistico. Essere considerato bergamasco è per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> motivo di orgoglio, proprio lui che conserva origini piemontesi di quel paese di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grugliasco</b> che sorge silente e senza squilli di tromba nell’hinterland torinese. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bergamo è speciale, ho un forte legame con questa città”,</b> dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b> manifestando chiari momenti di commozione capaci di fare scendere le lacrime sul suo viso. E’ il tributo di un lavoro serio, eticamente perfetto nell’intendere il calcio come qualcosa che va oltre la ricchezza, il denaro e tutto ciò che spesso enfatizza la banalità di pensiero verso questo mondo edulcorato da troppi privilegi. Tuttavia, i sentimenti che fanno sempre capo alla centralità della persona, devono sempre essere tenuti in considerazione come il significato profondo di ogni cosa. Sono storie di vita, di percorsi professionali che spesso ti portano a scoprire angoli di mondo che premiano la tua persona, così com’è successo a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini da Grugliasco</b>, che nato nel 1958, partito dal settore giovanile della Juventus e poi legato particolarmente a questi colori, mai più avrebbe pensato che il destino della sua vita personale e calcistica si potesse legare così affettivamente alla città orobica e alla gente bergamasca che gli è grata per avere condotto l’Atalanta per la prima volta nella sua storia in Champions League. Segno che anche nel calcio ci sono storie belle da raccontare, da ascoltare e fare proprie come quei sogni che nella vita spesso si avverano quando meno te l’aspetti. E allora pensi quanto sia fantastica la vita e come troppe volte non ce ne accorgiamo, presi come siamo a rincorrere frettolosamente una quotidianità che spesso tende a demotivare le nostre legittime aspirazioni. Ma la perseveranza, la voglia di non arrendersi mai nell’esplicare il proprio compito professionale all’insegna dell’etica, della serietà e della correttezza, qualche volta nella vita è premiante. La storia del piemontese Gian Piero Gasperini diventato cittadino onorario della città di Bergamo, ce lo insegna. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711gasperini_cittadinanza_bergamo_3.jpgSiNgian-piero-gasperini-cittadino-onorario-di-bergamo-1013607.htmSi100451001,02,03030215
361013605NewsEditorialeUrbano Cairo, il presidente dell’ultima ora di mercato.20190904152640Lo stratega della buona gestione aziendale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non c’è niente da fare. Questo è lo stile, la strategia, la forma mentis del presidente del Torino Urbano Cairo. Sempre all’ultimo, sempre ad aspettare pazientemente alla finestra i movimenti degli altri, per poi agire in extremis e risparmiare magari qualche milione di euro che possa in qualche modo consentire al bilancio del Torino F.C. di inorgoglirsi per essere positivo. Ma quanta fatica però per il popolo granata, che tutti gli anni deve soffrire per apprezzare questo maniacale senso del quadrare i conti e di non fare mai il passo più lungo della gamba, imposto dal presidente Cairo. Razionale fino all’eccesso, il presidente del Toro ha speso 30 milioni con un attivo di mercato di 4,5 milioni di euro. Alle spese per il riscatto di Ola Aina (10 milioni di euro), Djidji (3,5), Ansaldi , Zaza, Laxalt (500 mila euro di prestito oneroso e riscatto a 11,5 milioni), Simone Verdi (costato<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>al momento soltanto 3 milioni di euro ma per il prossimo anno, se vorrà riscattarlo, ne dovrà pagare 20 + eventuali bonus di 2 milioni), il bilancio del Torino registra gli introiti dovuti agli incassi delle operazioni in uscita di Ljajic, Niang, Avelar, Gustafson, che portano il bilancio del Toro in attivo. E fin qui non c’è nulla da dire, se non apprezzare una gestione amministrativa davvero impeccabile. Tuttavia, il Torino pur essendo uscito dall’Europa League e godendosi l’attuale primato in classifica, sembra ancora non completo soprattutto a centrocampo, dove il folto numero di giocatori con caratteristiche di quantità, evidenzia la mancanza di un calciatore di qualità capace di gestire i tempi di gioco e illuminare le proiezioni offensive del Toro. Certo, in questo senso il recupero di Iago Falque sarà importante nell’aumentare la qualità della squadra granata, ma bisogna vederlo all’opera nel momento in cui rientrerà. Comunque, c’è da dire che l’essersi assicurato le prestazioni di Simone Verdi, è per mister Mazzarri un motivo di orgoglio in una squadra che ha bisogno di dare a Belotti e compagni un apporto di qualità in attacco. Un calciatore che tecnicamente è molto valido nell’intendere offensivo, nella facilità di saper calciare bene di destro e di sinistro, che ha grandi capacità di centrare la porta nelle palle inattive e, soprattutto, ha molta mobilità sulle gambe nel tentativo di fare sempre movimento senza palla. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Verdi</b> è tecnicamente diverso da Belotti e Zaza, quindi lo riteniamo un grande acquisto da parte del presidente Cairo e del direttore sportivo Massimo Bava, il quale lentamente sta entrando diligentemente ad assaporare un incarico nuovo per lui. Dunque, il popolo granata sorride a dispetto della delusione di Europa League che ha davvero lasciato l’amaro in bocca a tutto l’ambiente. E chissà che chiudendosi una porta non si apra un portone. I presupposti ci sono tutti per emulare il cammino fatto l’anno scorso dall’Atalanta di Gasperini, la quale ha fatto un ottimo campionato dopo essere uscita ai play off di Europa League, involandosi di diritto alla partecipazione di Champions di quest’anno. Certo, le due squadre hanno caratteristiche diverse per volere del credo tattico di due diversi allenatori, tuttavia, la vittoria del Toro nella seconda di campionato contro la Dea, deve far riflettere per la capacità tecnica e mentale con la quale i granata di Mazzarri hanno superato la squadra di Gasperini. Ma attenzione ad evitare gli squilli di tromba che fanno fare voli pindarici. Il Toro e i suoi tifosi continuino su questa strada con entusiasmo, senza cadere in depressione se qualcosa non andrà per il verso giusto. La squadra è stata potenziata tecnicamente e Mazzarri può essere soddisfatto del lavoro del suo presidente. Adesso si dia la parola al rettangolo di gioco. E se il buongiorno si vede dal mattino……! Chissà.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNurbano-cairo-il-presidente-dell-ultima-ora-di-mercato-1013605.htmSi100451001,02,03030245
371013604NewsCoppeIl Torino è fuori dall’Europa League20190830072318I granata escono dalla competizione europea a testa alta, ma....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Al Wolverhampton giocatori come Traoré e Jimenez che hanno fatto la differenza contro il Torino, sono costati 58 milioni di euro (Traoré 20 e Jimenez 38). Potrebbe essere un modo per analizzare la differenza tecnica che è emersa sul campo tra gli inglesi e un Toro che esce dall’Europa se pur a testa alta, ma con il dato di fatto che il sogno europeo è svanito ancor prima di cominciare. Se vogliamo dire che nella summa dei due incontri contro la squadra di Nuno Espirito Santo il Toro ha messo l’anima pur commettendo errori di ingenuità difensiva, ci può stare. Tuttavia, è innegabile che la squadra di Mazzarri non sembri abbastanza attrezzata, così com’è, per potere affrontare la ribalta del football europeo. E allora ci rivolgiamo al presidente Cairo, da noi più volte elogiato per la qualità amministrativa con la quale riesce a mantenere perfetti i bilanci della società granata, i quali dovrebbero essere gestiti con una maggiore attenzione su ciò che è la materia prima dell’azienda granata che fornisce calcio. Bene i risparmi quando ci vogliono e bene l’acume gestionale quasi persecutorio nell’intendere le entrate in bilancio superiori alle uscite, ma il campo vuole la sua parte e quindi si deve spendere (non scriteriatamente) per costruire una squadra capace di ben figurare in Europa, Questo ad oggi non è stato fatto, pur con l’attenuante che il Toro è entrato di diritto (ma tardivamente) ad effettuare i play off di Europa League in sostituzione del Milan. Detto questo e tenuto conto che ogni esperienza in campo internazionale è sempre bene farla perché produce mentalità e immagine per la squadra e la società, c’è sempre da rimarcare la lacuna della spesa non fatta per acquistare giocatori all’altezza della situazione, capaci di riempire i vuoti che emergono in certi settori del campo. Difesa e centrocampo andrebbero potenziati, ma a tre giorni ormai dalla chiusura del calciomercato il presidente Cairo ha acquistato il solo Laxalt, (l’annuncio ufficiale sarà dato probabilmente oggi) il quale è stato preso in prestito con diritto di riscatto. Poco, troppo poco per un Toro che ha avuto l’opportunità dopo tanti anni di partecipare al calcio europeo. Adesso testa al Campionato e alla Coppa Italia, ma i granata devono aumentare il tasso tecnico, anche se a parer nostro la squadra di Mazzarri ha fatto notevoli passi avanti sotto l’aspetto della mentalità vincente e di un’autostima che per troppi anni è stata latente. Ma ritrovata la forza, il carattere e lo spirito da Toro, adesso ci vuole la sostanza di qualche giocatore in più a centrocampo, capace di fare la differenza. Uscire a testa alta dall’Europa League, così come ha fatto il Toro contro il Wolverhampton, non fa altro che aumentare la delusione dell’ennesima occasione sognata e puntualmente destata repentinamente. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Wolverhamptonfl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNil-torino-e-fuori-dall-europa-league-1013604.htmSi100451001,02,03030290
381013601NewsCoppeTra Torino e Wolverhampton, la differenza è troppo evidente20190823075515Brutta partita del Toro contro i più qualificati avversari.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Finisce 3 a 2 per gli inglesi, il play off di andata di Europa League. Adesso i granata di Mazzarri devono compiere l’impresa per qualificarsi nel match di ritorno che si giocherà tra una settimana. Il Torino ha fatto una brutta impressione, ma soprattutto ha messo in evidenza lacune tecniche che erano state nascoste dall’entusiasmo di avere stravinto i due match precedenti contro avversari di scarsa levatura. Troppo evidente la differenza tecnica che c’è tra il Wolverhampton e il Toro, il quale è stato surclassato per velocità e forza fisica da un avversario che è sembrato giocare in scioltezza. D’altra parte, si conoscevano fin dall’inizio i veri valori della squadra inglese, tuttavia, si è sperato in un match che da parte del Toro potesse offrire intensità e voglia di ben figurare davanti al proprio pubblico, in uno stadio stracolmo di tifosi granata. Ma certe fantasie accompagnate a sogni impossibili si sono subito acquietate quando il campo ha destato i sognatori a una realtà irreprensibile. Gli inglesi sono di fatto superiori al Toro ma i granata hanno peccato di ingenuità, incrementando ancor di più l’evidente superiorità tecnica del Wolverhampton. Al 43’ il primo gol degli inglesi con la partecipazione di Bremer, il quale nel tentativo di contrastare Saiss insacca di testa, superando il proprio portiere Sirigu. Nel secondo tempo la musica non cambia e gli inglesi raddoppiano con Diogo Jota, mentre De Silvestre sembra riaprire le speranze per i granata, quando al 16’ insacca di testa. Pia illusione, perché gli ospiti firmano il terzo gol con Jmenez e gustano già un ritorno in scioltezza per la partita di ritorno sul proprio campo. Ma il Toro non si dà per vinto e sul finale mette a segno il secondo gol con Belotti, il quale trasforma un rigore concesso dall’arbitro. Una flebile speranza che si riaccende per il match di ritorno, ma non ha il potere di nascondere certe differenze sostanziali che esistono tra le due squadre. Vedremo cosa accadrà, anche se consideriamo compromessa la possibilità che il Toro possa continuare il suo percorso nella competizione europea.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNtra-torino-e-wolverhampton-la-differenza-e-troppo-evidente-1013601.htmSi100451001,02,03030267
391013600NewsCalciomercatoI tanti “NO” del presidente Cairo.20190810154330L`analisi sul momento positivo del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Si moltiplica il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“NO”</b> del presidente Cairo alla richiesta di acquisto dei suoi giocatori più rappresentativi da parte delle altre società di calcio; ma si allarga il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sì”</b> nel verificare la bellezza del suo Toro che ha ampiamente vinto in Europa contro lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Shakhtyor Soligorsk</b> con il punteggio di 5 a 0. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“E’ la mia vittoria europea più larga. In generale tutti i nostri giocatori mi sono piaciuti. Ho visto una bellissima intesa tra Zaza e Belotti e poi un grande Berenguer che oggi è stato imprendibile. Bene anche Bonifazi, per lui ho detto uno dei tanti No alla sua cessione”</b>. Si presenta così il Presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b> ai microfoni dei media, raggiante di soddisfazione nel verificare che il progetto europeo del suo Torino sta andando avanti a gonfie vele. Certo, la pochezza tecnica degli avversari ha ingigantito la prestazione dei granata di Mazzarri, tuttavia, ci sono da analizzare alcuni aspetti da non sottovalutare, uno fra tutti il ritrovato gioco di squadra, l’intesa tra i reparti e una buona condizione fisica che ben si interseca a quella psicologica. Il Toro c’è, è agguerrito quanto basta, sa conquistare palla a centrocampo e fluidifica il suo gioco attraverso il movimento senza palla dei suoi attaccanti che si fanno trovare sempre pronti al tiro in porta. E’ indubbiamente un bel Toro che sta preparando al meglio il prossimo confronto dei preliminari di Europa League contro gli inglesi del Wolverhampton. Un inizio di stagione scoppiettante che non deve far fare voli pindarici, ma ha bisogno di essere valutata con la razionalità del caso. Tuttavia, resta innegabile l’intensità di gioco espressa da capitan <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>e compagni, capaci di incarnare lo spirito del cuore Toro che tante volte, nel corso dell’inizio dello scorso campionato, si è rievocato nella vasta letteratura della storia granata, piuttosto che sul campo di gioco. E intanto, mentre il mercato impazza di nomi altisonanti e milioni di euro che si moltiplicano nelle strategie societarie per indebolire l’avversario, piuttosto che pensare a rinforzare la propria squadra, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il Toro di Urbano Cairo</b> procede il suo mercato a fari spenti, in modo sornione e senza tanti squilli di tromba, ma con la testa sulle spalle. E’ la caratteristica di questo presidente sempre così attento a non sforare mai il bilancio societario che tra entrate e uscite deve sempre essere equilibrato. Dopo l’addio di Petrachi, con il quale per anni ha raggiunto l’idem sentire sulla necessità di curare le plusvalenze, il presidente Cairo coadiuvato da quest’anno dal Direttore Sportivo Massimo Bava, ha messo una barriera protettiva verso il tentativo di cessione di capitan Belotti e compagni. E’ una chiara tendenza conservativa del patrimonio tecnico ed economico della società granata, nel tentativo di non ricominciare sempre d’accapo ma di continuare la strada tracciata già l’anno scorso da mister Mazzarri. D'altronde, il ritorno nel calcio europeo e gli impegni annuali di Campionato e Coppa Italia, fanno pensare a un disegno tecnico che si traduce nell’orgoglio di volere ben figurare in tutte e tre le competizioni. Tuttavia, si presume che il mercato in entrata del Toro debba riservare qualche sorpresa magari prima della fine di agosto. Che il Toro insegua senza fretta l’attaccante <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Verdi </b>non è un mistero, anche se inaspettatamente Mazzarri si è ritrovato uno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza </b>volitivo e rinvigorito dalla voglia di dimostrare tutto il suo valore in attacco con il gallo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti.</b> Dunque, le strategie di mercato del Torino non sono da banalizzare in un pensiero negativo che faccia capo alla mancanza di acquisti, ma deve essere inteso come chi attende pazientemente gli sviluppi della situazione. D’altra parte, per acquistare c’è bisogno che la controparte sia decisa a vendere e, almeno per quanto riguarda Verdi, il Napoli attende di avere le idee chiare sui suoi attaccanti. Vedremo cosa accadrà in casa granata e, soprattutto, è importante monitorare attentamente l’evoluzione di Zaza che è entrato in sintonia con lo spogliatoio, con i compagni di squadra e con il gioco voluto da mister Mazzarri. E se dopo tanti NO del presidente Cairo che non intende cedere i migliori, ed ha rinnovato contratti importanti come quelli di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Izzo, Lyanco </b>e riscattato tanti giovani promettenti come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ola Aina,</b> magari, chissà, ci sarà pure l’acquisto di cui si parla insistentemente da molto tempo. E’ questione di logica di pazienza e di corretta strategia aziendale. E Cairo, per questo, se ne intende da sempre!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNi-tanti-no-del-presidente-cairo-1013600.htmSi100451001,02,03030486
401013594NewsCalciomercatoIl calciomercato che fa sognare20190712080150Juventus, Napoli e Inter, regine del calciomercato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In questi tempi di calciomercato in cui i tifosi sognano a occhi aperti e i discorsi da bar si moltiplicano di evanescenti pensieri di parte, è legittimo che ognuno vinca il proprio scudetto estivo. E anche sotto l’ombrellone, tra un bagno e l’altro, si sentono i più disparati pareri che sanno di scommessa personale. E’ il bello del calcio d’estate fatto di poco o nulla, in cui basta solo un titolo di giornale per scatenare l’adrenalina dei tifosi e sviluppare esagerate immaginazioni di vittorie. Dal punto di vista mediatico tiene sempre banco la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus,</b> la quale dopo l’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> e gli acquisti di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rabiot, Demiral, Romero, Ramsey, Pellegrini,</b> il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain,</b> promette ancora colpi importanti come l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiesa</b> e le inevitabili cessioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spinazzola, Perin, Mandzukic, (Matuidì?) Caceres, Khedira, Cuadrado, Kean.</b> C’è poi l’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter</b> di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte, Marotta</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ausilio </b>capaci di portare a casa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Godin </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barella</b>, mentre si nutrono reali possibilità di far vestire di nerazzurro anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko</b>. Tutto questo a seguito delle pubbliche dichiarazioni della società, che non intende inserire nel proprio progetto i nomi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nainggolan.</b> Una sorta di benservito che fa chiarezza sull’intendimento della nuova direzione nerazzurra, la quale non ammette la mancanza di rispetto delle regole. Altrettanto vivace è il mercato estivo del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Napoli</b>, il quale dopo avere acquistato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manolas,</b> sta puntando dritto su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">James Rodriguez</b>. Ci sono poi squadre come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan, Roma, Lazio, Fiorentina, Atalanta e Torino</b> che non danno segni di eclatanti strombazzamenti di sorta, ma non per questo meno operativi sul mercato. Tutto ciò, mentre i granata di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri </b>lavorano a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bormio</b> per preparare i preliminari di Europa League. Così dice il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Direttore Operativo del Torino F.C. Alberto Barile:</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Vogliamo fare crescere il Torino nel mondo”.</b> Certo non sarà facile, tuttavia, in casa Toro si respira un’aria diversa dal solito. C’è più consapevolezza di potere aggiungere al grande valore di società perfetta nei conti in bilancio, quella volontà di raggiungere un buon livello europeo che farebbe lievitare l’immagine granata. Dunque, attendiamo la fine del calciomercato per valutare certe situazioni che ad oggi sembrerebbero già contrassegnate dai duelli circoscritti tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus, Inter e Napoli</b>. Ma sono valutazioni estive, basate soltanto sui nomi eclatanti di un mercato pallonaro che eccita la fantasia dei tifosi Tuttavia, c’è da considerare che anche le altre squadre non staranno sicuramente a guardare, perché nessuno vorrà inchinarsi alle più titolate regine di mercato.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pace.jpgSiNil-calciomercato-che-fa-sognare-1013594.htmSi100451001,02,03030383
411013593NewsCoppeUrbano Cairo, un amministratore perfetto20190702073617Grandi meriti vanno al presidente del Toro, dopo la sentenza del governo del calcio europeo che boccia il Milan nel fair play finanziario. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tenere i conti in ordine, essere oculati nelle spese, stare sempre allerta sull’acquisizione delle plus valenze societarie, è il primo pensiero nella buona conduzione di un’azienda. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente del F.C. Torino calcio, di RCS, di Cairo Communication e dell’emittente televisiva La 7</b>, è sicuramente ai vertici nazionali della buona gestione aziendale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere lo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">scudetto del bilancio è sicuramente un valore”</b> afferma il presidente Cairo, che fa della saggezza dei conti l’ordine mentale per investire senza tanti squilli di tromba. Così nel F.C. Torino, così a La 7 e così pure in RCS e Cairo Communication. Sempre parsimonioso, sempre attento e ordinato in ogni particolare che si riferisca alle mille voci di un bilancio che non deve mai chiudersi in rosso, ma che al contrario deve brillare per la crescita attiva. E in tutti questi anni i risultati gli hanno dato sempre ragione, nonostante i tifosi della sua azienda granata del Toro lo abbia tacciato di “braccino corto”. Ma Cairo risponde sempre con i fatti e i successi dei conti visti e rivisti forse anche in maniera maniacale ma con grande senso del rispetto, anche per le persone che lavorano nelle sue aziende. Sì, perché il segreto di salvaguardare il proprio posto di lavoro in un’azienda, sta proprio nel successo amministrativo che resta sempre il primo obiettivo da raggiungere. E adesso che il suo Toro è stato ufficialmente promosso a partecipare all’Europa League 2019’20 al posto di un Milan sicuramente impreparato nella buona gestione dei suoi bilanci che sono stati bocciati dal Fair Play Finanziario, ebbene, anche questa volta il Presidente Cairo ha avuto ragione del suo modus operandi. Non vince lo scudetto (almeno, fino a oggi) ma è premiato per la sua lungimiranza contabile. Lui è il primo direttore delle sue aziende, l’amministratore delegato per eccellenza, la figura carismatica cui attingere la metodologia economica e finanziaria di un’azienda. Certo, in tutto questo saggio operare aziendale, c’è sempre la capacità di sapersi avvalere dei personaggi giusti, capaci e soprattutto simili in una forma mentis che debba necessariamente avvicinarsi a quella del presidente. Ecco, diremmo proprio che se c’è un segreto in tutto questo successo, è anche da ricercarsi nella collaborazione di professionisti preparati e capaci di alzare il livello aziendale. E questa partecipazione del suo Toro nella competizione Europea del calcio dopo tanto tempo di assenza, certifica quanto di buono ha saputo fare il presidente Cairo in questi anni in cui, seppur sbagliando qualche scelta tecnica, è arrivato là dove altri hanno fallito. Dunque, se è vero che il Toro ha meritato di entrare nell’Europa del pallone per meriti acquisiti sul campo, è altresì vero che l’orgoglio dei suoi bilanci ordinati e perfetti hanno saputo fare il resto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNurbano-cairo-un-amministratore-perfetto-1013593.htmSi100451001,02,03030302
421013592NewsEditorialeTra scetticismo e attesa di vedere, il popolo bianconero tace.20190622161552Dopo il radicale cambiamento,un atteggiamento che rientra nella normalità. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> è stato presentato alla stampa, che abbiamo ascoltato le sue parole sul passato anti juventino, sul presente da imbastire e su un futuro ancora da decifrare, i tifosi della Juventus si rifugiano in un silenzio assordante che sa di paziente attesa. Da più parti sentiamo frasi come: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Aspettiamo di vedere cosa sarà la Juve di Sarri, se divertirà come si dice, se vincerà com’è nell’indole della Juventus e, soprattutto, se riuscirà a vincere la Champions</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">League”</b>. Tutti interrogativi legittimi che sanno di scetticismo, ma che non vanno a turbare l’eventuale pensiero di non rinnovare il proprio abbonamento, nonostante l’ennesimo aumento voluto dalla società. Malumori che non superano la voglia di Juventus, tipica di questo periodo dell’anno in cui i sogni si moltiplicano sotto l’ombrellone. Ma quest’anno, inutile dirlo, in casa Juve c’è molta più attesa dell’anno scorso in cui ci si accingeva a godere dell’acquisto di CR7. Ma quest’anno c’è quella sorta di rivoluzione culturale, mentale e tattica che sa di rinnovamento globale. Ed è facile pensare che la nuova Juventus si presenti con un’altra faccia, con un altro vestito che non ha mai indossato prima, sposando un’immagine che sa di rinnovamento, di un ammodernamento capace di rivedere quella classica figura secolare di società aristocratica. Ed è un dato di fatto che assumendo Maurizio Sarri non si acquisti soltanto la speranza di un calcio brillante e di un’idea di gioco che sappia di vittorie e pura bellezza, ma c’è da considerare il modo con cui il nuovo tecnico si approcci ai dopogara con il suo dire spontaneo e per nulla diplomatico. Lui che appartiene alla scuola operaia, in cui si dice tutto davanti senza alcun voltafaccia, mentre è vestito di tutto punto da Juventus. Tuttavia, c’è sempre il rovescio della medaglia su ogni cosa. Infatti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> che adesso siede sulla sedia di quel Potere da lui tanto criticato e adesso molto amato, sta addirittura apportando modifiche di pensiero a un ambiente notoriamente conservatore. E la curiosità di vederlo all’opera supera ogni altra cosa, ma non certo quello scetticismo di partenza che aleggia nell’ambito dei tifosi bianconeri. Ma tenuto conto che il nuovo tecnico della Juventus sta andando a trovare in vacanza i giocatori bianconeri più rappresentativi, per parlargli, per capire come sono, cosa desiderano dal punto di vista tecnico, quali delusioni hanno vissuto nell’anno passato e cosa gli piacerebbe migliorare, allora pensiamo che questo primo lavoro di Sarri debba essere apprezzato come qualcosa che non ha precedenti. Una sorta di mental coach cui in Italia siamo poco abituati, un qualcosa che mette avanti la persona prima ancora del campione. A questo proposito sappiamo che ieri Sarri è andato a trovare Cristiano Ronaldo in Costa Azzurra e che in tutta forma privata si è intrattenuto sul suo yacht per parlargli di lavoro. Farà così anche con Dybala, Pjanic, Bernardeschi, nomi che ha fatto in conferenza stampa. Dunque, facendo riferimento a ciò che Paratici sta operando sul mercato, la Juve sta preparando un bel piattino succulento al nuovo tecnico, che vedrà arrivare molto probabilmente alla Continassa, Rabiot e forse Pogba in pole, mentre a questo punto si renderebbe incedibile Dybala. In partenza Cancelo, Matuidi, Khedira e probabilmente Mandzukic che non riteniamo adatto al gioco di Sarri. E allora, se è vero che tra i tifosi della Juventus c’è un legittimo scetticismo, è altresì vero che la curiosità di vedere questa nuova Juve diventa un fatto fondato. Tante speranze, poche certezze, tante scuole di pensiero che si intersecano in una tifoseria che da sempre ha gustato il sapore della vittoria in campo nazionale, poco in quella internazionale e adesso ha voglia di primeggiare in Champions con l’ausilio della grande bellezza! Ci riuscirà? Vedremo. I presupposti ci sono. Con la scelta di Sarri, il presidente Agnelli, Paratici e Nedved sono sicuri di non avere sbagliato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-tifosi-juve.jpgSiNtra-scetticismo-e-attesa-di-vedere-il-popolo-bianconero-tace-1013592.htmSi100451001,02,03030247
431013587NewsEditorialeE’ ufficiale, la Juve ha scelto Sarri20190616193147Habemus Sarri<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Alla Juve è rivoluzione copernicana. Dalla tecnica, alla tattica, dal vestito elegante, alla tuta, dal pragmatismo di Max Allegri, all’ossessione maniacale di un calcio sarriano perfetto nei passaggi, nel pressing alto, nel continuo correre e verticalizzare il gioco. Ma basterà al popolo juventino vedere un buon calcio con il punto interrogativo di continuare a vincere? Questo lo sapremo cammin facendo! Al momento possiamo solo commentare che alla Juventus è finalmente arrivata la fumata bianca: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Habemus Sarri”</i></b> e poi eventualmente, “morto” un Sarri se ne fa un altro. Scherziamo, naturalmente! Ma c’è qualcosa di nuovo in questo agire della triade <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Agnelli,</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Paratici, Nedved</i></b>, ed è la consapevolezza di volere cambiare aspetto a una Juventus che ha bisogno di essere rinfrescata dal punto di vista tattico e quindi del bel gioco sul campo. Si passa dall’essenzialità alla ricerca di un calcio brillante, moderno e più consono a quelli che sono i canoni dell’attuale football europeo, quello che tutti gli anni ammiriamo in Champions, piuttosto che in Premier League. Ma, per far questo, si prevede pure una sorta di cambiamento anche per quanto riguarda gli interpreti, visto che alcuni giocatori che fanno parte dell’attuale rosa della Vecchia Signora, non avrebbero le caratteristiche tecniche per soddisfare il gioco voluto da Sarri. Insomma, è come dire che cambiando il maestro di musica è inevitabile che cambino pure i suonatori. Signori si cambia, perché con l’arrivo del sessantenne Maurizio Sarri si passa a qualcosa che era inimmaginabile soltanto qualche tempo fa, nel regno dello stile Juventus. E ci piacerebbe sapere cosa ne pensa da lassù l’Avv. Giovanni Agnelli, nel vedere la sua Juve così legata a certi valori nella cura dell’immagine - dentro e fuori dal campo - che decide dopo una lunga e ponderata analisi, di cambiare l’abito indossato per tanti anni. Ma forse è il frutto di un calcio che cambia nella sua fase culturale, più che in quella tecnica e tattica. Svanisce dunque il sogno di tanti tifosi juventini che sulla panchina bianconera avrebbero voluto vedere Pep Guardiola. Un matrimonio che non si è potuto fare, nonostante i ripetuti corteggiamenti, le speranze, i mille contorti ragionamenti che sono stati il frutto del nulla. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E così la Juve nel primo pomeriggio di oggi, ha annunciato ufficialmente sul proprio sito l’arrivo dell’ex allenatore di Napoli e Chelsea, con un contratto triennale che lo legherà alla società bianconera fino al 2022. Pensiamo che Maurizio Sarri prima di firmare, abbia valutato i pro e i contro di venire ad allenare la squadra della società prima in Italia, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere è l’unica cosa che conta”.</i></b> Lui sa che al suo gioco brillante deve aggiungere inevitabilmente la vittoria in Champions League con l’annesso nono scudetto consecutivo. Altrimenti, se così non sarà, per lui si potrà parlare di fallimento. Ecco, diremmo che a tutto ciò che la Juve ha saputo fare in questi anni, Sarri deve apportare l’armonia e la brillantezza di gioco, fermo restando la mentalità di vincere. Ci riuscirà a ribaltare anche culturalmente quel suo grossolano modo di essere anti juventino davanti ai media e agli stessi tifosi? Certe cose non si cambiano con l’esile vento che spira oggi a suo favore, perché c’è da constatare tutta una serie di cose. Intanto vediamo come si presenta il giorno di buon mattino, per il resto si vedrà. Vincere crea entusiasmo, fa allontanare i cattivi pensieri e fa persino diventare amici i più acerrimi nemici. E’ il calcio del nostro tempo, capace di rimuovere offese che sembravano incancellabili.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNe-ufficiale-la-juve-ha-scelto-sarri-1013587.htmSi100451001,02,03030225
441013580NewsCampionatiIl romanzo del pallone, tra lacrime e addii.20190527180756L`ultima domenica del campionato di Serie A, ha riservato molte emozioni. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è concluso il campionato di Serie A 2018/’19. Una domenica di tristezze in cui il calcio italiano ha manifestato una summa di sentimenti capaci di contrapporsi tra lacrime di gioia e malinconici addii. Gioisce l’Atalanta di Gasperini che vincendo contro il Sassuolo si è piazzata al terzo posto in classifica con 69 punti assieme all’Inter, la quale soffrendo smisuratamente contro un ottimo Empoli, entra a far parte della Champions League del prossimo anno. Milan, Roma e Lazio, (che vincendo la Coppa Italia si è qualificata ai gironi di Europa League) entrano in Europa, mentre Chievo, Frosinone ed Empoli vanno mestamente in Serie B. Si salvano per il rotto della cuffia Genoa e Fiorentina, che pareggiando una partita priva di intensità per evidente paura di offendersi reciprocamente, accolgono con entusiasmo la sconfitta dell’Empoli. Peccato per la squadra di mister Andreazzoli, che ha espresso un buon calcio fino alla fine e capace di mettere in serie difficoltà la pazza Inter di Spalletti. Emozioni e adrenalina ad alti livelli per gli appassionati di calcio che, tranne le partite Sampdoria – Juventus (gara insignificante), Cagliari – Udinese e Frosinone – Chievo, hanno tenuto il fiato in sospeso. Ha vinto il Bologna contro il Napoli (straordinaria l’impresa fatta da Mihajlovic) ed ha vinto anche il Toro di Mazzarri e la Roma di Ranieri che hanno salutato gli addii eccellenti di Emiliano Moretti che ha appeso le scarpe al chiodo, quello di Daniele De Rossi che ha lasciato la sua Roma per volere della società giallorossa. E ancora mister Ranieri, prima chiamato per risolvere i problemi della Roma nel dopo Di Francesco e poi frettolosamente non confermato. Film che si ripetono col passare degli anni, ingratitudini e struggenti visioni di un pallone sempre pronto a raccontarti la vita con tutte le sue sfaccettature. Una metafora perfetta dove lo sgorgare delle lacrime è il significato di momenti di gioia e di dolore, di sorrisi, di braccia alzate al cielo e di tristezze su volti che manifestano la propria delusione. Così come l’Empoli che va in Serie B dopo aver creduto legittimamente fino alla fine di restare in Serie A. E così come i tifosi di Torino e Roma che perdono due calciatori e un allenatore tanto amato. Diverse queste figure, diverse queste storie che comunque raccontano l’unico senso romantico di un pallone che fa dell’emozione il significato di ogni cosa. E allora ci chiediamo cosa mai sarebbe il calcio senza il gol e senza i suoi personaggi che gli ruotano attorno, costruendo percorsi professionali che sfociano nell’umano dei sentimenti più profondi. Nulla è per sempre, tutto si può protrarre per lungo tempo, ma niente ti garantisce l’eterno, almeno tra noi comuni mortali. E quando vedi stadi come quelli di Torino e Roma che sono gremiti di tifosi non tanto per l’esclusivo senso del gioco del calcio, ma per quello che rappresenta nei suoi valori umani, allora tutto ritorna come qualcosa che dà il significato profondo a chi in maniera superficiale vede soltanto il calcio al pallone come una semplice pedata per fare gol. No, dentro c’è l’emozione, c’è la rabbia, ci sono gli abbracci, c’è la persona in quanto tale. Schegge di momenti di sport che enfatizzano la fragilità dell’uomo nella sua essenza. E’ stata dunque la domenica della commozione ma anche dei verdetti finali, delle giustizie, delle ingiustizie, delle gioie e delle delusioni talora inaspettate. Ma non è proprio come il nostro quotidiano?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711l'addio-di-de-rossi.jpgSiNil-romanzo-del-pallone-tra-lacrime-e-addii-1013580.htmSi100451001,02,03030303
451013574NewsCalciomercatoPanchina Juve? Lasciamo perdere, non è serio.20190523202050L`attesa del nuovo allenatore della Juve è ansiogena<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il primo dovere di un giornalista è verificare la notizia prima di pubblicarla. Ma nel caso riguardante i nomi degli allenatori che in questi giorni si fanno per cercare il vero sostituto di Allegri, molte volte diamo quasi per certo ciò che i vari depistaggi e le tante monitorate situazioni ci consentono di pubblicare a ragion veduta. E così, un giorno arriva Mourinho, il giorno dopo sembra quasi fatta per Sarri e due ore dopo Guardiola è la vera sorpresa che tutti gli juventini aspettano e si dà come quasi realizzata. E neanche l’opzione per Simone Inzaghi garantisce nulla di concreto, perché in realtà, anche se Paratici ha detto pubblicamente che gli alti vertici della Juventus hanno le idee chiare sul profilo di allenatore cui affidare la panchina della Vecchia Signora, è altresì vero che gli scenari si aprono a vista d’occhio. E se agli allenatori che saranno impegnati nelle finali europee ci aggiungiamo anche il nome dell’inaspettato Zinedine Zidane che sembrava saldamente incollato alla panchina del Real Madrid, ecco che diventa davvero improbo individuare ad oggi chi sarà davvero il nuovo allenatore della Juventus. A questo punto pensiamo pure che Andrea Agnelli abbia volutamente inibito questo argomento, non perché non si sappia ancora ciò che si vuole, ma più propriamente come cercare di ottenere ciò che si vuole. Sì, perché le situazioni non sono meramente legate agli alti costi che inevitabilmente si devono affrontare se vuoi il top dei coach del calcio europeo ad altissimi livelli, ma ci sono mille altre situazioni da dover risolvere, e cioè i rapporti con la società di appartenenza, il convincimento dell’allenatore stesso a lasciare la panchina in cui lavora, e non ultimo le antipatie radicate nel tempo tra tifosi e qualche allenatore (Mourinho e Sarri) che da sempre si sono dichiarati anti Juve. Dunque, non è solo questione di soldi, ma in tutte queste trattative si innescano tanti fattori non sempre facili da risolvere. E allora, noi che scriviamo, non possiamo far altro che riportare gli intendimenti e le volontà che emergono strada facendo. Certo, i contatti ci sono e ciò che sappiamo per sicuro è che la Juventus è orientata verso un profilo di allenatore che sia diverso da Allegri sotto il profilo del gioco. Una sorta di cambiamento tecnico che non sappia di rivoluzione copernicana, ma che si traduca in una Juve dal gioco più moderno al pari delle grandi squadre europee. E allora, chi di noi al posto di Agnelli avrebbe potuto fare diversamente da come si è espresso lui in sede di conferenza stampa a proposito del nuovo allenatore? Sul fatto che la Juve già da tempo abbia contattato più di un allenatore scelto dalla società, non ci piove; ma da questo a dire che tutto era già stato deciso prima di separarsi da Allegri, onestamente non ci sentiamo di dirlo. Tutto è possibile e nulla ad oggi è sicuro. I nomi degli italiani sono sempre gli stessi, Inzaghi, Sarri, Gasperini, Conte (ormai dell’Inter) si contrappongono costantemente ai top coach come Jurgen Klopp, Guardiola, Pochettino, Zidane, Dechamps (che si è votato alla sua Nazionale francese) e forse Mourinho. Certo, ci sono delle attendibili indicazioni, tuttavia, crediamo che per avere l’ufficialità della Juve su chi sarà l’allenatore del prossimo anno, bisognerà attendere le finali di Europa League e di Champions. Capiamo l’ansia di chi non sta più nella pelle nel desiderio di sapere, ma non si caschi nel gioco delle verità inventate perché ad oggi non c’è ancora nulla di concreto. Se il popolo juventino sogna, è giusto che lo faccia legittimamente. Il toto allenatore è cominciato già da tanto tempo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSiNpanchina-juve-lasciamo-perdere-non-e-serio-1013574.htmSi100451001,02,03030426
461013571NewsEditorialeVia Allegri dalla Juve, ma Agnelli non si sbilancia sul futuro20190520213949E adesso si attende il nome del nuovo allenatore della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo la conferenza stampa di addio a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri,</b> ho pensato come la Juventus sia sempre in grado di affrontare con l’ausilio della diplomazia, anche i temi più scottanti e maggiormente carichi di domande precise. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono qui per celebrare Max Allegri, un allenatore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che ha fatto da solo la storia della Juventus”. </b>A parlare è il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agnelli</b> che in molti momenti della conferenza stampa è apparso sincero, ma con la classica posizione del manager moderno d’azienda, capace di dire tutto e dire nulla allo stesso tempo. Infatti, sono tante le riservatezze che la Juventus ha in seno in questo momento e che non ha intenzione di spifferare a nessuno. Uno su tutti il nome del prossimo allenatore. Ma sull’esonero di Max Allegri non si è mai parlato dei punti veri di divergenza lasciati tra le stanze dei tre precedenti incontri; e cioè dell’aumento di contratto, della posizione più decisionale nell’acquisto e nella vendita dei giocatori, che Allegri avrebbe voluto in seno alla società, e poi anche del gioco della squadra per nulla apprezzato da molti dirigenti della Juventus. Tutto è stato taciuto magistralmente, abbellendo discorsi di amicizia profonda e carezzevoli momenti di infinita gratitudine. Ci sta, questo atteggiamento ci sta in casa Juve, che ha la capacità di sapere lavare i panni sporchi a casa propria, come nessun’altra società di calcio italiana sa fare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non ci sono elementi fattuali” -</b> dice il massimo dirigente bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– “Al di là delle dietrologie, c’è stato un percorso di un mese di un gruppo di professionisti che ha avuto la capacità di capire che questo era il momento giusto, che era arrivato il momento di chiudere questo ciclo. Gestendo aziende bisogna saper prendere le giuste decisioni nei momenti in cui vanno prese. Solo il futuro saprà dire se le scelte prese erano quelle corrette”.</b> Quindi, la sostanza di tutto questo discorso è che inevitabilmente un ciclo si chiude come fatto naturale, e adesso la Juve è pronta a ripartire per cominciarne un altro con una diversa direzione tecnica. Ma di questo nuovo tentare la scalata alla Champions con un altro coach, Agnelli non ne parla esplicitamente, perché? Sappiamo che i giochi sono già fatti da tempo, ma per motivi di impegni ancora in essere di tanti allenatori con le varie società di appartenenza, l’argomento è top secret. Tra i tanti nomi che ruotano già da tempo sulla nuova panchina bianconera c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi, Maurizio Sarri, Josè Mourinho</b>. Circolano tante voci, talune fondate e altre no. Ma se guardiamo realmente le varie possibilità, il cerchio si restringe a questi nomi per tanti motivi. Adesso c’è da valutare quale pensiero corre in senso alla società, se quello dello stile e dell’immagine, o più concretamente quello legato al calcio spettacolo. E’ da molti anni che la Juventus non opta per un allenatore straniero, forse perché pensa che nessuno meglio dei nostri coach conosca il calcio italiano. Tuttavia, c’è da dire che il tempo ha rivoluzionato la cultura di un calcio che per interessi economici stratosferici, mette sempre in prima posizione la conquista della Champions League. E’ un fatto di prestigio, di immagine che contribuisce a migliorare il proprio merchandising che inevitabilmente fa lievitare il fatturato aziendale. La Juventus da questo punto di vista è cresciuta molto in questi anni, accorciando quel gap che la divideva dalle grandi forze calcistiche europee. Ma non è ancora stato fatto abbastanza, in quanto continua ormai da troppi anni a non vincere il trofeo più prestigioso del pallone giocato da club europei. Dunque, per far questo, si è capito che non è bastato investire nel solo Ronaldo, ma che molto ancora si debba fare nel costruire una cultura di gioco moderna, europea, fatta di top player ma soprattutto di mentalità offensiva. E allora, se veramente si vuole arrivare a ciò, la Juve deve puntare su un allenatore che arrivi da questo tipo di calcio e non più dal concetto basilare dell’italico pallone, capace di farti primeggiare soltanto nel nostro Paese. Ottima l’idea di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b>, ma la vediamo come un’operazione non immediata per le fortune europee. Dunque, si punti su un cavallo da corsa speciale. E non è un caso che il nome dello special Mourinho sta circolando con insistenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-agnelli-allegri.jpgSiNvia-allegri-dalla-juve-ma-agnelli-non-si-sbilancia-sul-futuro-1013571.htmSi100451001,02,03030180
471013569NewsCampionatiL’Atalanta delle meraviglie20190516175998La Dea, nonostante la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, resta la migliore realtà calcistica del nostro campionato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Dea, prossima avversaria della Juventus nel penultimo turno di campionato, nonostante la delusione della sconfitta da parte della Lazio nella finale di Coppa Italia, possiamo definirla come una squadra che più d’ogni altra gode dei favori del bel gioco, paragonabile per dinamismo, brillantezza e ordine tattico, alle migliori compagini inglesi di questo momento. I bergamaschi, infatti, con 65 punti in classifica occupano il quarto posto a un solo punto dall’Inter. Un obiettivo intrigante per i giocatori di Gasperini, che accarezzano il sogno di partecipazione alla Champions 2019/’20. Tuttavia, il cammino in questo campionato della Dea non è sempre stato così brillante, come da un certo punto in avanti. Se infatti proviamo a ripercorrere le prestazioni della squadra di Gasperini fin dall’inizio dell’attuale campionato, ci accorgiamo delle tante traversie sostenute prima di arrivare a tale livello. L’iniziale esclusione del Milan in Europa League avrebbe portato la Dea ad accedere direttamente alla fase a girone, ma dopo che il ricorso presentato dai rossoneri è stato accettato, ai bergamaschi è toccato disputare in piena estate i turni preliminari, eliminando il Sarajevo e l’Hapoel Haifa. Nel frattempo è iniziato l’attuale campionato di Serie A, e l’Atalanta con il 4 a 0 inflitto al Frosinone, realizza come numero di gol un qualcosa che alla prima giornata di campionato non si verificava da dieci anni. E intanto continua il percorso degli orobici in Europa League con il match d’andata contro i danesi del Copenaghen terminato a reti bianche, ma la squadra di Gasperini sembra decisa a vendere cara la pelle nello scontro di ritorno. Intanto, la partita di campionato contro la Roma finisce 3 a 3 e l’Atalanta si avvia subito a disputare il match di ritorno in Europa League. La partita termina a reti inviolate e la Dea è costretta a effettuare i tempi supplementari e i calci di rigore, che la estromettono dalla competizione europea per effetto degli errori dal dischetto di Papu Gomez e Cornelius. Questa delusione, davvero cocente per gli orobici, ha subito creato un periodo negativo a livello mentale e fisico, dovuto anche a una preparazione inaspettatamente anticipata per i fatti prima citati. E così i nerazzurri di Gasperini perdono in casa contro il Cagliari, perdono a Ferrara contro la Spal, pareggiano contro il Milan e il Torino e ripiombano nella sconfitta fuori casa contro la Fiorentina e poi in casa contro la Sampdoria. A questo punto il cielo sopra lo Stadio Atleti Azzurri d’Italia, comincia a essere nuvoloso e carico di polemiche. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che succede dunque a questa Atalanta così piena di promesse di bel gioco e risultati? Gasperini cerca una spiegazione a questa improvvisa carenza di gioco e si discolpa nell’asserire che mai si è sognato di dire che la sua Atalanta potesse arrivare in Europa, semmai il primo obiettivo sarebbe stato quello di salvarsi. Un classico del calcio che acclama quando le cose vanno bene e distrugge tutto al primo insuccesso. Comunque, tra una polemica e l’altra, la Dea e il suo allenatore s’impongono di non smarrirsi e cercano di riprendere la strada bruscamente interrotta. Così, all’inizio dell’autunno, gli orobici azzeccano un filotto di 4 vittorie, cominciando con un corposo 5 a 1 a Verona contro il Chievo e finendo con un bel 4 a 1 casalingo inflitto all’Inter di Spalletti. Segno di una ritrovata vena e una ripresa che sapeva di orgoglio, ma anche di qualche ravvedimento tattico effettuato da mister Gasperini. Poi, sul finire del girone d’andata, l’Atalanta beneficia dell’improvvisa vena di Zapata il quale realizza gol importanti per il gioco, l’ambiente e la classifica, che dopo 19 giornate la vede salire all’ottavo posto con l’avanzare del suo cammino in Coppa Italia. Nel girone di ritorno la squadra mantiene una grande regolarità di risultati, grazie anche alla crescita di giocatori tecnicamente forti come Ilicic e Papu Gomez che spalleggiano la forza fisica di Duvan Zapata. La squadra sembra rifiorita anche sul piano mentale, per il suo essere perfettamente coesa tra difesa (con il redivivo Masiello e poi Castagne, Djimsiti, Gosens, Mancini, Palomino e Toloi) centrocampo (con De Roon, Freuler, Pasalic) e attacco. Ma nulla sarebbero questi giocatori, se non ci fosse la sapiente mano di Gian Piero Gasperini da Grugliasco, il 60enne allenatore di un’Atalanta cui si sono ormai sprecati i migliori aggettivi nell’espressione del bel calcio. Certo, perdere la finale di Coppa Italia brucia molto all’ambiente orobico, soprattutto in virtù di come è maturata questa sconfitta. Tuttavia, possiamo tranquillamente dire che questa Atalanta, la quale oggi consideriamo come una ex provinciale, ci induce a pensare come anche nelle piccole realtà si possa instaurare l’idea di un calcio ad alti livelli. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711foto-gian-piero-gasperini.jpgSiNl-atalanta-delle-meraviglie-1013569.htmSi100451001,02,03030230
481013561NewsCampionatiLe considerazioni a tre giorni dal derby della Mole20190506175842Il dopo Juve - Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ronaldo V/s Torino – 1 a 1. A tre giorni dalla stracittadina torinese, emergono alcune considerazioni di carattere tecnico. Dire che CR7 è stato l’unico vero calciatore juventino a contrastare un Toro motivato dall’idea del quarto posto in classifica, corrisponde a quanto abbiamo visto sul terreno dell’Allianz Stadium. La notte del venerdì da derby ha praticamente dato la certezza di ciò che si pensava alla vigilia, e cioè di una gara in cui il Toro avrebbe incontrato una Juve poco lucida, con poche motivazioni, ancora frastornata dalla cocente esclusione dalla Champions e appagata soltanto dallo scudetto già vinto anzitempo. Insomma una squadra che pur con l’orgoglio di non volere perdere il derby, è sembrata una sorta di scampolo di fine stagione. Tuttavia, questo non significa che il Toro di Mazzarri sia stato facilitato dall’apparente disarmo dell’avversario, perché il derby della Mole è stato un match vero giocato fin dall’inizio con il giusto cipiglio da parte dei granata. Il Toro, con in testa la voglia di vincere per la classifica e onorare il 70esimo anno della morte del Grande Torino, è andato in vantaggio all’inizio del primo tempo con Lukic, grazie a uno svarione difensivo di Pjanic il quale, facendosi ingenuamente spostare di spalla, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ha agevolato colpevolmente il tiro in porta del granata che ha superato Szczesny. Da qui in avanti e con il Torino in vantaggio per 1 a 0, da parte della Juve si sono visti pochi tentativi veri di riportarsi subito in pareggio. Anzi, la squadra di Allegri nel corso di tutto il primo tempo ha avuto una sola ghiotta opportunità di segnare con Matuidi, ma il tiro al volo del francese è stato neutralizzato da Sirigu. Così il Toro avvia le sue ripartenze con un Berenguer in stato di grazia e un Belotti che si catapulta su ogni pallone come un furetto. Nel secondo tempo il Toro arretra il suo baricentro, con la convinzione di potere resistere fino alla fine e portare a casa 3 punti d’oro. Purtroppo, all’84esimo quel “diavolo” di un alieno che risponde al nome di Cristiano Ronaldo, su un cross proveniente dalla sinistra si alza in cielo e di testa trafigge il portiere Sirigu. Peccato per questo Toro che ha dimostrato il suo buon momento di forma fisica e mentale, al cospetto di una Juve che si lustra il suo campione e vive di rendita. E adesso che l’Atalanta di Gasperini (a proposito, straordinaria questa squadra dal gioco brillante) si è portata a 62 punti, la Roma che ne ha 59 e il Milan che giocherà il monday night ed è a quota 56, il Torino dopo il pari con la Juve si è portato a quota 57.Un po’ come dire che ancora tutto può succedere, visto che anche l’Inter segna il passo e trovandosi con 63 punti in classifica a un solo punto di distacco dall’Atalanta, non è più neanche sicura del terzo posto. Un finale avvincente per sognare la partecipazione in Champions e restare aggrappati all’Europa League. Vediamo cosa accadrà. Intanto il Toro c’è!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711pallone.jpgSiNle-considerazioni-a-tre-giorni-dal-derby-della-mole-1013561.htmSi100451001,02,03030302
491013558NewsCampionatiIl Toro delle meraviglie e della ricorrenza20190430170429Il mondo granata vive una settimana di sentimenti che si intersecano a una realtà di squadra pronta per l`Europa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>C’è qualcosa che riesce difficile spiegare nella vita, ed è quella coincidenza di fatti e situazioni che spesso ti fanno riflettere sul mistero chiamato destino. Nella settimana della liturgia granata, in prossimità di un 4 maggio che quest’anno segna il 70esimo anno della tragedia del Grande Torino, il Toro di Mazzarri sconfigge 2 a 0 il Milan, si porta a 56 punti in classifica, mentre in piena zona Champions si accinge ad affrontare un derby che mai come in questa circostanza ha il sapore di un match dai connotati agonistici ancor più intensi delle altre volte. L’Europa League, il sogno di partecipazione alla Champions, poi il derby, e quindi la liturgia del 4 maggio a Superga. Una serie di tessere che sembrano incastrarsi perfettamente in quel puzzle di color granata, che mai come quest’anno si arricchisce di concretezza e non solo di ricordi, di rimpianti e di funeste commemorazioni. Questo è un bellissimo momento per il Toro, forse inaspettato ma sognato a lungo. E hai visto mai che anche il derby che si giocherà all’Allianz Stadium, si colori di granata portando ancor più in alto il Toro fino a toccare il cielo con le dita? E chissà che proprio i mitici INVINCIBILI da lassù non abbiano architettato qualcosa che deve ancora accadere per il Toro, qualcosa che si amalgami perfettamente in un tutt’uno di situazioni che s’intrecciano tra lacrime di gioia e commozione, per una storia che non ha eguali e non può definirsi soltanto calcistica. E’ la storia del Grande Torino, una squadra unica, forte, imbattibile, legata a un destino incredibile che in un giorno di vento, di pioggia, in cui il cielo plumbeo non prometteva nulla di buono, ha segnato una tragedia che andrà oltre il tempo. Ma oggi il Toro gioca ancora una volta contro il destino avverso per il suo popolo granata, per la sua gente, per un presente che si riflette sul campo di calcio con il fattivo orgoglio di esibire quella maglia che per troppi anni è stata solo intrisa di nostalgie lacrimevoli per un passato che oggi si è tramutato in una realtà di sorrisi e di abbracci verso questo Toro delle meraviglie che ha assunto i tratti di quel Grande Torino, non fosse altro per la grinta, la determinazione e la voglia di mettere da parte ogni senso di sfiga cosmica ricorrente nei lunghi anni in cui c’era bisogno di crearsi un alibi. Oggi il Toro di Mazzarri è sanguigno, concreto, senza tanti fronzoli, magari non bellissimo da vedere ma vince, accumula punti in classifica e non guarda in faccia nessuno. Da capitan Belotti, a Sirigu, a De Silvestri, Ansaldi, Moretti, Nkoulou, Izzo, Baselli, Berenguer, Rincon, Meitè, Iago Falque, fino ad giovane di belle speranze come Parigini, tutti si recheranno a Superga per ripetere una liturgia che da 70 anni si rinnova con senso di accorata partecipazione collettiva. In tutto questo tempo, tante sono state le generazioni dei vari calciatori che hanno vestito la maglia granata, tanti sono stati i capitani del Toro che hanno letto uno per uno davanti alla lapide di Superga i nomi dei giocatori del Grande Torino, tanti sono stati gli allenatori, i presidenti, i dirigenti che si sono avvicendati negli anni, sempre con lo stesso spirito di appartenenza in un’atmosfera in cui il silenzio diventa davvero assordante. Sì, perché in quel momento tutti capiscono cosa significa Toro. Anche i più giovani calciatori di oggi che riescono ad abbinare il significato di vittoria al sentimento profondo di un pallone che oltre al denaro, alla ricchezza e al privilegio di svolgere un’attività dal benessere unico, riescono a capire meglio un mondo che racchiude molto altro. Ecco, diremmo che in questo momento in cui il mondo granata sta gustando un presente che è figlio della gloriosa storia del Grande Torino, riesca forse per la prima volta a racchiudere intimamente gioie e dolori, sorrisi e lacrime. Proprio come fa la vita che ci mette di fronte alla capacità di sorreggere emozioni forti e contrapposte tra loro. E in questa settimana granata iniziata con la vittoria sul Milan, che continuerà con la stracittadina torinese e si chiuderà con i 70 anni della morte del Grande Torino, tante cose devono ancora accadere. Da lassù, loro lo sanno già.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNil-toro-delle-meraviglie-e-della-ricorrenza-1013558.htmSi100451001,02,03030278
501013555NewsCampionatiVerso Inter – Juventus20190427181454Un derby d`Italia che racchiude sempre il suo antico fascino, anche se......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’attesa per questo derby d’Italia non è febbrile come altre volte. Tuttavia, c’è da dire che la sfida tra Inter e Juventus rievoca sempre il suo antico fascino di match, che dal punto di vista agonistico ci ricorda intensi fatti di odio sportivo. I bianconeri, già campioni d’Italia, affrontano allo stadio Meazza l’anticipo della 34ma giornata di Serie A contro i nerazzurri di Spalletti che attualmente occupano la terza posizione di classifica e ambisce, con l’eventuale vittoria di questa sera, ad avvicinarsi sempre più all’obiettivo di qualificazione Champions League. Allo stadio non c’è ancora il tutto esaurito, ma si conta che nelle prossime ore potrà esserlo per effetto di quella antica suggestione che solo questo derby d’Italia riesce a dare. Tuttavia, come dicevamo pocanzi, la partita offre un confronto tra due squadre che si trovano in situazioni diverse, ma con il medesimo spirito di superarsi vicendevolmente. Da una parte i nerazzurri che a questo campionato devono ancora dire molto sulle restanti partite ancora da giocare, e dall’altra parte una Juventus che ha l’obbligo di sfoltire la mente dai festeggiamenti per la conquista dell’ottavo scudetto consecutivo di una settimana fa all’Allianz Stadium. La squadra di Spalletti dovrebbe presentarsi in campo con il suo solito 4-2-3-1 di partenza che vede in difesa D’Ambrosio, De Vrij, Skriniar, Asamoah, poi Brozovic e Vecino a far da interdittori di centrocampo in attesa di eventuali ripartenze, consegnando a Politano, Nainggolan e Perisic il compito di supportare l’unica punta di ruolo Lautaro Martinez. Questo vuol dire che il tecnico nerazzurro opterà ancora una volta la scelta di lasciare in panchina (almeno all’inizio) Icardi. La Juve si presenterà con un probabile 3-5-2 iniziale, che prevede l’inedito Emre Can in difesa con Bonucci e Chiellini, a centrocampo Cancelo, Cuadrado, Pjanic, Matuidi e Alex Sandro alle spalle di Bernardeschi e Cristiano Ronaldo. Una squadra rabberciata per infortuni avvenuti a catena, quella di Max Allegri, che vede il rientro di Chiellini e Cuadrado, ma deve fare i conti con le assenze di Dybala e Mandzukic. In panchina ci sarà Kean, pronto eventualmente a subentrare a Bernardeschi. E mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti</b> dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">fine anno si faranno i nomi di chi ha sbagliato”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> ribatte con : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Niente figuracce!</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions? Bella e bastarda”.</b> Chiari messaggi di due allenatori che hanno vissuto un campionato con criticità di diversa natura. Vedremo cosa accadrà questa sera. L’Inter giocherà per consolidare il terzo posto, la Juventus per lottare contro eventuali demotivazioni, ma entrambe si affronteranno come sempre in cagnesco con l’obiettivo di non farsi superare. Inter – Juve, amici mai. Comunque sia!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-inter-juventus.jpgSiNverso-inter-juventus-1013555.htmSi100451001,02,03030271
511013552NewsCoppeUno struggente messaggio a CR7, da parte di un tifoso della Juve20190418200457Quando l`amarezza di una sconfitta, tocca i sentimenti del tifoso. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sul giornale numero 18 di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve – Toro”</b> ho letto con piacere l’articolo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Catapano</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Caro Cristiano, ti scrivo”.</b> Ciò che mi ha colpito in questo accorato messaggio è il sentimento profondo di delusione che si percepisce nell’animo del tifoso bianconero, dopo la sconfortante uscita della Juventus dalla Champions League. Ma ciò che piace di Antonio Catapano è questo suo rivolgersi a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> in maniera amichevole, consigliandolo quasi a non sentirsi in obbligo a restare nella Juve anche per il prossimo anno. Lo definirei un atto di amore di chi, con l’amaro in bocca, distrugge ciò che ama di più. Sembra un controsenso, ma non lo è. Sì, perché quando si ama davvero e si resta delusi, ti assale quella voglia di distruggere ogni cosa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“….perchè so come ti senti, anche tua mamma l’ha confermato che non l’hai presa bene l’uscita dalla Champions. Hai ragione, non fai miracoli. O almeno, non sempre….”.</b> Così inizia la lettera a CR7 scritta da Catapano. Un messaggio struggente che nel suo proseguire diventa quasi disarmante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Io al posto tuo, per quello che può valere la mia inutile opinione, alzerei i tacchi. Non sei il primo giocatore bravo a trovarsi in questa situazione riflessiva – esistenziale (citofonare Dani Alves e Carlitos Tevez ore pasti). Non pensare ai soldi, che ne hai già tanti, a camionate, e comunque di certo se trovi un altro club non ti metteranno mica a stecchetto. Che ne sarà di noi? Non preoccuparti, noi magari ci riprendiamo Gonzalo…….e comunque vada andiamo a prenderci il 9° scudetto consecutivo”.</b> E’ un lasciarsi altruistico, un qualcosa che sa di importante per il bene dell’altro. E ancora: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Che altro dirti, grazie di tutto, infinitamente grazie di essere stato con noi. E’ stato un grandissimo onore. Ciao CR7,tante belle cose e Buona Pasqua. Un amico”.</b> Un po’ come dire che la Juve e il popolo bianconero non merita cotanto campione che sembrerebbe quasi sprecato in una squadra che con la Champions non ha il suo stesso feeling. E allora ho pensato ai sentimenti scaturiti da un pallone che si antepone anche alle varie fedi calcistiche. C’è chi gode per gli insuccessi dell’odiata Juve e c’è chi da juventino ne soffre. Storie di social che si manifestano talora anche in maniera pesante. Sfottò che fanno parte del tifo calcistico e non tengono conto della sportività. Ci sta! Ognuno intenda la passione per il calcio come meglio crede. I sentimenti, le passioni, le emozioni e le lacrime contrapposte ai sorrisi beffardi, fanno parte di questo gioco. Ciascuno lo interpreti al meglio, secondo il proprio modo di vedere le cose. E intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Catapano</b>, tifoso juventino, ha scritto qualcosa che anche in chi è di altra fede calcistica, non può non far riflettere e apprezzare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNuno-struggente-messaggio-a-cr7-da-parte-di-un-tifoso-della-juve-1013552.htmSi100451001,02,03030270
521013538NewsEditorialeLettera a Cristiano Ronaldo.20190316163555Peccato per quel deprecabile gesto che in parte ha rovinato la festa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quel gesto non dovevi farlo. Potevi e dovevi evitarlo, Cristiano. Nel calcio come nella vita ci sono delle regole etiche e di buona educazione che sono fondamentali e vanno rispettate. Tu, mostrando gli attributi alla curva ospite alla fine della stupenda partita contro l’Atletico Madrid, queste regole non le hai rispettate. Penso che sia stata una grave macchia che è andata ad intaccare una partita memorabile, capace di essere ricordata nella storia degli annali del calcio della Juventus. Questo non è lo stile Juventus e forse non è neppure il tuo, giocatore di immensa classe che sei stato insignito più volte di preziose targhe e trofei, che ti hanno regalato il titolo di migliore calciatore al mondo. Chi mi segue da anni tra le pagine di questo giornale, sa che non sono un ipocrita moralista di idee falsamente puritane e ammantate da quel perbenismo di facciata che sa di bacchettone. Tuttavia, penso che ci sono atteggiamenti che vanno oltre ogni limite della più legittima euforia. Così come avevo biasimato il cholo Simeone all’andata della partita di Champions vinta dai colchoneros, per avere mostrato sbracatamente gli attributi alla tribuna dei suoi tifosi in segno di forza e virilità della sua squadra, non posso fare a meno di disapprovare il tuo gesto rivolto (probabilmente) ai tifosi ospiti. E’ stato davvero stridente essere immortalato dai fotografi e dalle telecamere di tutto il mondo, mentre con quel gesto davi sfogo alla gioia di essere stato l’interprete principale di una remuntada che sa di qualcosa di epocale. Non è da te, quell’atteggiamento volgare non può appartenere a un Cristiano Ronaldo il cui comportamento viene imitato da tutti, piccoli e grandi fan. Nel bene e nel male hai il dovere di essere da esempio, così come lo sei negli spogliatoi, negli allenamenti e in campo, quando sai trascinare i compagni da vero leader quale tu sei, non puoi dimenticare di esserlo anche quando sei stuzzicato da ingiuste e volgari offese ricevute da parte di tifoserie avverse. Sì, perché se il tuo gesto volgare voleva essere la risposta alla brutta accoglienza cui sei stato sottoposto la notte del Wanda Metropolitano dai Colchoneros, hai sbagliato alla grande perché ti sei messo alla pari di chi interpreta il mondo del calcio in maniera errata. La risposta, quella vera, l’avevi saputa dare in campo da vero trascinatore, da vero campione quale sei. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Allora, perché abbandonarsi alla bassezza di comportamenti che hanno offeso e forse anche deluso certi tifosi che vedono in te un modello da imitare? Cosa avrà pensato di papà, tuo figlio che è già un piccolo campioncino in erba? No Cristiano, è stato come mostrare tutta la tua fragilità di campione e di uomo. E poi ti ricordo che i grandi campioni del passato della Juventus hanno sempre rispettato l’etica di una società che ha fatto dello stile il suo emblema. A memoria non ricordo simili atteggiamenti da parte dei vari Platini, Baggio, Del Piero, e neanche di quella squadra che vinse l’ultima Champions League a Roma contro l’Aiax. Ricordo che la mia cronaca di allora sottolineò una grande gioia che si è intersecata tra brividi ed emozioni juventine. Adrenalina alle stelle e sensazioni forti che avrebbero potuto farti andare fuori di testa, ma che si sono limitati alla legittima euforia. E adesso, come se non bastasse per il gesto che hai fatto, si attende la decisione del Comitato di Controllo, Etica e Disciplina della UEFA che valuterà se ci sia stata o no la tua intenzione di provocare gli spagnoli presenti all’Allianz Stadium. Per il caso Simeone si optò per una multa, in quanto il Comitato si rifece all’articolo 11 del Codice disciplinare che parla chiaramente al punto B di “condotta antisportiva”. Per te, Cristiano, si parla di una multa e di una possibile squalifica di una o addirittura due giornate. E allora, in questo caso come farà la Juve senza di te nell’affrontare l’Aiax ai quarti di finale? Capisci che danno ha provocato quella tua immane sciocchezza carica di stupidità? No, non è da te. Non può esserlo! Eppure ci sei cascato, quasi a inorgoglirti di qualcosa che invece deve fare arrossire. In tutte le professioni ci sono delle regole deontologiche da rispettare, io ho le mie, tu hai le tue. Ma non esiste da nessuna parte che ad una persona ricca e famosa sia concesso di fare ciò che vuole, semmai deve sentirsi ancor più responsabile del proprio modus vivendi e operandi. E’ il prezzo che deve pagare un personaggio pubblico che appartiene a tutti oltre che a se stesso. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-cr7---gestaccio--.jpgSiNlettera-a-cristiano-ronaldo-1013538.htmSi100451001,02,03030129
531013537NewsCampionatiCrisi Inter. Per il derby la curva nord senza coreografie.20190315193442Il momento difficile di casa nerazzurra.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Amore e odio vanno sempre di pari passo. Sono sentimenti forti che apparentemente sembrano essere diametralmente opposti e invece hanno sempre qualcosa di simile e si intersecano tra bellezza e disamore. L’Inter è palesemente in crisi e i suoi sostenitori si sentono mortificati. La partita persa contro l’Eintracht in maniera davvero imbarazzante, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Fuori dalla Champions, fuori dalla Coppa Italia e adesso pure fuori dall’Europa League, l’Inter di Spalletti spera come minimo in un piazzamento al quarto posto in Campionato, che possa garantire la partecipazione nella Champions del prossimo anno. Ma non sarà facile,vista la condizione fisica e psicologica di un ambiente che è destabilizzato da uno spogliatoio che appare chiaramente disunito e che fa ancora riferimento ai cattivi rapporti con Icardi e Wanda Nara. Storie che si sono evidenziate in maniera macroscopica anche grazie a una società incapace di gestire una situazione così difficile. Marotta è arrivato da troppo poco tempo, per avere responsabilità dirette su questo stato di cose, ma siamo convinti che a partire da giugno prossimo, proprio l’attuale amministratore delegato dell’Inter farà un repulisti a partire da certe figure in organico alla società, per continuare a quelle legate alla squadra. L’Inter ha bisogno di ordine ormai da troppo tempo, ha bisogno di essere gestita in maniera consona a una azienda che fa calcio moderno e che non ammette fuoriuscita di voci che devono essere gestite in società e al massimo nello spogliatoio a porte chiuse. Certi spifferi regalati ai media non possono essere più accettati. Così come avviene alla Juventus, modello di squadra e di gestione societaria così tanto odiata dall’Inter e da tutto l’ambiente, ma che in fondo, con l’avvento di Marotta e per volere del presidente Steven Zhang, si tende a utilizzare un modello vincente. Dunque, in casa Inter si prevede a giugno uno scossone non indifferente, anche se Beppe Marotta furbescamente dichiara che di questa situazione Spalletti non ha alcuna colpa. E’ sapersi relazionare con la stampa, sapere cosa dire ai microfoni evitando polemiche. Tutto ciò sa di esperienza, soprattutto alla luce di un momento della stagione in cui è lecito pensare di finirla nel migliore dei modi. Non serve cambiare adesso, non serve fare proclami contro questo o quello, che potrebbe soltanto peggiorare una situazione già difficile. L’Inter deve partire dall’alto, per questo pensiamo che il prossimo anno molto cambierà. Intanto c’è da salvare la stagione. Dunque, tutti allineati e coperti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-beppe-marotta.jpgSiNcrisi-inter-per-il-derby-la-curva-nord-senza-coreografie-1013537.htmSi100451001,02,03030155
541013536NewsEditorialeDopo la remuntada sul campo, per la Juve c’è anche la risalita in Borsa20190314155144Balzo improvviso delle azioni Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La tripletta di Cristiano Ronaldo e il passaggio ai quarti di Champions della Juventus, hanno fruttato ben 214 milioni di euro e un aumento del 17% delle azioni bianconere. Una chiusura col botto in Piazza Affari a Milano, dopo la notte stellare dell’Allianz Stadium. Le azioni della Juventus hanno chiuso in rialzo del 17,4% a 1,436 euro. In una sola seduta la società Juventus ha così recuperato 214 milioni di euro di capitalizzazione e il titolo si è stabilizzato sui livelli che segnava prima della partita d’andata di Champions che i bianconeri persero per 2 a 0. In mattinata il titolo – Juve era arrivato a toccare + 24%, fino al’1,58 euro per azione, prima di essere sospeso per eccesso di rialzo. Questo è quanto informano le fonti finanziarie italiane, per quanto riguarda l’incredibile balzo delle azioni della Juventus. E’ la forza di un pallone lontano ormai anni luce dal semplice gioco del calcio. Ogni gol, ogni vittoria è ammantata da iperbolici introiti scaturiti da più parti. Giusto o sbagliato il calcio professionistico (soprattutto se ad alti livelli) è diventato interesse economico che si manifesta prima all’interno dei bilanci societari, piuttosto che sul campo. L’alzata al cielo di un trofeo come la Champions League, si arricchisce di milioni di euro che entrano nelle casse societarie. Ma anche nelle varie qualificazioni che vanno dai sedicesimi, agli ottavi e poi ai quarti, alle semifinali e in finale, sono significativi di entrate di vari milioni di euro. La Juventus è uno dei principali club calcistici al mondo e può contare di un bacino potenziale di 12 milioni di tifosi. Dunque, visti gli alti introiti derivanti dagli sponsor, dalla pubblicità, dal marketing, dalle partecipazioni alle varie Coppe e dalle vittorie ottenute, ci sono stati tutti i presupposti affinché l’azienda Juventus decidesse anni fa di far parte della Borsa Italiana, mettendo a disposizione degli azionisti i vari strumenti finanziari. Un po’ come dire che c’è un’altra realtà da seguire oltre la passione, i sentimenti, le emozioni e le notti magiche che questo pallone riesce a dare. Una semplice sfera di cuoio variopinta di cromature cangianti, capace di essere al centro di ogni cosa, di rappresentare il focus politico, economico e sociale del mondo. Un’aggregazione sociale che fa smuovere ogni cosa, che s’intromette nei vari modus vivendi e operandi dei vari popoli nella loro quotidianità. Si chiama calcio, si chiama pallone, si chiama investire per avere lauti interessi economici. Ma non si chiamava anche gioco?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-juve-dopo-un-gol.jpgSiNdopo-la-remuntada-sul-campo-per-la-juve-c-e-anche-la-risalita-in-borsa-1013536.htmSi100451001,02,03030112
551013526NewsCoppeFiorentina - Atalanta di Coppa Italia, un divertimento allo stato puro20190228194132Uno show di calcio <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In Italia ci sono rare partite che per la spettacolarità di gioco, di gol, di movimento e grandi numeri di tecnica sopraffina, ti sembra quasi che servano da insegnamento per le scuole calcio. Un pallone inteso con quell’antica purezza che predilige lo spettacolo, distruggendo quasi con disprezzo ogni tatticismo esasperato. E’ la bellezza di un calcio che sa di gioco fatto al parco, negli antichi cortili di casa, dove le porte erano fatte di indumenti o di zaini che avevano ancora dentro i libri di scuola. Puro e semplice divertimento che visto su un campo di calcio di Serie A quasi stona, abituati come siamo a quella inevitabile forma mentale costituita da tattiche fatte per inibire il gioco avversario. Eppure, incredibile ma vero, anche in Italia come in Premier League si è verificato il miracolo di assistere a una partita maschia, con gesti tecnici e corse furibonde per oltre 90 minuti, tali da lasciarti a bocca aperta e farti stropicciare gli occhi per l’incredulità. Fiorentina e Atalanta sono le squadre che hanno offerto questo gran calcio, nel corso della prima semifinale di Coppa Italia finita 3 a 3. Ma non sono solo i sei gol realizzati ad avere fatto spettacolo, perché questa partita deve essere vista nel suo insieme come una grande voglia di superarsi con forza decisionale e con il pensiero primario di offendere l’avversario piuttosto che contenerlo con mezzucci noiosi, tipici di quell’italico calcio che annoia. Tinti di viola sono stati gli spalti del Franchi di Firenze, che ha beneficiato del grande spettacolo sul rettangolo verde offerto dalle squadre di Pioli e Gasperini. Qualche fissato di tattica ostinata, potrà dire che il risultato di 3 a 3 è dovuto a difese disattente e magari disposte malamente a 3 o 4 giocatori. Noi diciamo, invece, che abbiamo visto due squadre arrembanti, le quali hanno sbagliato poco o nulla, badando a verticalizzare il gioco con aperture perfette, costruite con massimo due tocchi. Tutto fatto con grande velocità da una parte all’altra, quasi a non avere ancora avuto il tempo di apprezzare le incursioni di Chiesa e Benassi, che già sei conquistato dall’incedere del Papu Gomez piuttosto che di Ilicic. Uno show esaltante di squadre e giocatori capaci di accendersi in campo con qualità, badando a superarsi attraverso il pensiero fisso che nel calcio chi fa più gol vince. E se è vero che con quel punteggio di 3 a 3 l’Atalanta potrà avvalersi nella partita di ritorno di un pareggio o una vittoria per potere partecipare alla finale di Coppa Italia, la Fiorentina di Pioli vista al Franchi, se metterà la stessa determinazione nell’esprimere la purezza di gioco espressa in questa circostanza, allora potrà anche ambire a una vittoria che le spalancherebbe le porte della finale. Dunque, è errato pensare e scrivere di un calcio italiano che è inferiore per sostanza e spettacolo, rispetto al calcio inglese. I numeri li abbiamo anche noi, basta volerlo! Imparino i ragazzi che fanno calcio perché il gioco del pallone è semplice, è fatto di passione, corsa, duri contrasti, lealtà e tecnica sopraffina. La tattica? Lasciamola a chi millanta parole e snatura il senso vero di uno sport che appassiona. Brava Fiorentina e brava Atalanta, la vostra lezione di calcio ha fatto bene a noi e dà speranza a chi vuole emulare tale filosofia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711foto-calciatore-chiesa.jpgSiNfiorentina-atalanta-di-coppa-italia-un-divertimento-allo-stato-puro-1013526.htmSi100451001,02,03030202
561013523NewsCoppeChampions League, tra debacle Juve e caduta di stile di Simeone20190221163122Bruttissima partita dei bianconeri, che mettono in evidenza gli errori di Allegri.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Erano tanti mesi che il mondo juventino aspettava con ansia questo fatidico 20 febbraio 2019. Ebbene, per la Juventus quel 20 febbraio di Champions è arrivato disastroso come non mai, sciagurato come nessuno poteva prevederlo. Ma quanto tempo ci vuole ancora affinché la direzione tecnica della Vecchia Signora d’Italia si accorga coi fatti e non a parole, che c’è una sostanziale differenza tra il calcio del nostro campionato e quello della Champions? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> ha sbagliato e purtroppo non è la prima volta in Champions, in cui il tecnico livornese sotto l’apparente sicurezza e la voglia di mitigare l’ansia delle attese, nelle conferenze stampa di vigilia dichiara di andare a giocare fuori casa (specie gli ottavi di finale in cui i gol segnati valgono doppio) per imporre il proprio gioco. E così, anche questa volta il buon Max non si è smentito ed ha dichiarato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">:”Andremo a giocare in casa dell’Atletico Madrid per segnare almeno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">un gol……anzi, meglio due”.</b> Già, almeno un gol e meglio se sono due. Parole, nient’altro che parole, perché se davvero volevi impostare il match per segnare un gol avresti dovuto avere più coraggio alzando il centrocampo, verticalizzare le azioni d’attacco e dare intensità a una manovra apparsa fin dall’inizio troppo flemmatica per impedire agli avversari di travolgerti con fiammate che sono tipiche della squadra del cholo Simeone. I Colchoneros hanno sovrastato in lungo e in largo la Juventus con furore agonistico, cattiveria da “belve scatenate” capaci di arrivare sempre primi sul pallone, corsa indemoniata per tutta la durata del match e continuo ringhiare senza respiro su una Juventus apparsa inaspettatamente inerme e disarmata. Così la squadra di Simeone ha vinto per 2 a 0 un match in cui ha convinto soprattutto nella condizione smagliante di forma atletica e mentale. E neanche il rigore prima assegnato dall’arbitro e poi giustamente negato dal Var, più un gol segnato di testa da Morata, prima convalidato e poi neutralizzato dal Var per evidente spinta dello spagnolo in area ai danni di Chiellini, hanno scoraggiato i Colchoneros a demordere sull’esasperata voglia di sconfiggere la temuta Juventus. Già, e la Juventus che ha fatto? Poca cosa! I bianconeri, infatti, hanno fatto due tiri in porta, uno con CR7 su punizione bomba nel primo tempo, mentre l’altro è stato scagliato da fuori area da Bernardeschi subentrato a Dybala proprio sul finire della gara, quando ormai con il risultato di 2 a 0 la frittata era già stata fatta. E allora la domanda che sorge spontanea è questa: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perché la Juve vista negli ultimi dieci minuti, quando è stata colpita nell’orgoglio ed ormai tutto era segnato, non ha iniziato la gara con lo stesso cipiglio?</b> Evidentemente le intese tattiche volute da Allegri erano quelle di coprirsi, attendere l’avversario e fare un possesso palla che è apparso subito sterile nella sua logica di passaggi orizzontali, che hanno subito dato l’impressione di far passare il tempo e portare a casa lo 0 a 0. No Allegri, così non va! In campo internazionale non puoi avere timore dell’avversario e dell’ambiente esterno creato da stadi come il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda Metropolitano di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Madrid.</b> La spinta di tifosi così accesi bisogna metterla in preventivo e bisogna controbatterla con vigore attraverso il gioco e quella manovra capace di azzittire tutti attraverso il gol. Non si può avere la pretesa di vincere la Champions League senza dimostrare carattere, attributi e voglia arrembante di spingere con forza ogni manovra d’attacco. Non si può! Adesso, il mondo Juve aspetta il 12 marzo per riscattare una partita sbagliata sotto tutti gli aspetti. Ma anche se giochi all’Allianz Stadium con il pubblico amico e hai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> (100 milioni di euro per acquistarlo e 30 milioni di contratto annuo moltiplicati per 4 anni) ma non utilizzi scientemente l’alta qualità tecnica della totalità della tua squadra, come puoi pretendere di ribaltare un risultato che per passare ai quarti di Champions, a questo punto prevede di realizzare 3 gol senza subirne alcuno? Vedremo! Fino alla fine!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Detto questo, ci preme anche sottolineare l’assoluta caduta di stile del cholo Simeone. Un gesto volgare, quello dell’allenatore dell’Atletico Madrid, un gesto di reiterata rozzezza che gli è consono per averlo già esibito da calciatore, dopo avere segnato un gol con la maglia della Lazio contro il Bologna. Evidentemente la classe non mente e all’occorrenza fa emergere la natura grossolana di un personaggio che non ha bene in mente la responsabilità dell’essere professionista in un mondo del calcio che dovrebbe essere anche esempio di comportamento e buona educazione, soprattutto per quei giovani che frequentano e sognano di diventare un giorno calciatori affermati. Ma non è questo ciò che si chiede a un professionista, che pur nell’esplosione adrenalinica di un gol segnato dalla propria squadra, deve dimostrare il limite nel manifestare la propria gioia. Adesso l’UEFA intervenga con multe salatissime, almeno se vuole essere coerente con il suo tanto decantato FAIR PLAY. Non è così che si mostrano gli attributi!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Madrid Stadio Wanda Metropolitano fl0711fl0711foto-allegri.jpgSiNchampions-league-tra-debacle-juve-e-caduta-di-stile-di-simeone-1013523.htmSi100451001,02,03030220
571013518NewsCampionatiWanda Nara è la sola responsabile della confusione Inter?20190216182239L`Inter, Wanda Nara e Icardi al centro di un caso che ha molti responsabili.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ripercorrendo la questione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter e Icardi – Nara</b>, ci sono molti punti che indicano come questo polverone sollevato dalla società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Suning </b>abbia molti responsabili. E’ vero, tra i post nei vari social e le pubbliche chiacchiere nei salotti televisivi, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda Nara</b> sembrerebbe maggiormente esposta alle ire di tutti, società e tifosi nerazzurri compresi. Tuttavia, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mauro Icardi</b> tace e si chiude in un assordante silenzio, c’è da dire che gli stessi vertici della società nerazzurra hanno sbagliato nell’affrettare la decisione di togliere la fascia di capitano al centravanti argentino. Infatti, riteniamo che se ci sono stati così gravi motivi di Icardi nell’ambito del comportamento esterno e interno allo spogliatoio, sarebbe stato più giusto non rendere pubblico ciò che invece si doveva fare a fine stagione. E fa specie che proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Ad Beppe Marotta</b>, ancora così ammantato da scuola Juventus in cui tutto rimane rigorosamente tra le mura della propria società, sia stato coinvolto da una questione che, evidentemente, non è riuscito a gestire nel silenzio circoscritto tra allenatore e dirigenti nerazzurri. Certo, quando c’è una voce fuori dal coro che fa scalpore come quella della biondissima e avvenente moglie - procuratrice Wanda Nara, anche i grandi manager di pluriennale esperienza gestionale di società di calcio ad alti livelli, si trovano in qualche modo spiazzati nel prevenire una “bomba” che dai e dai è scoppiata con disarmante ingenuità. Sarebbe stato opportuno da parte di Marotta and company, convocare a un tavolo Icardi e Wanda Nara per discutere del contratto in scadenza e in quella occasione magari istruire l’avvenente procuratrice di non rendere pubbliche le parole dette in quella circostanza. Invece, probabilmente per una indecisione dovuta alla società, si è sempre rimandato tutto con dichiarazioni di apparenza in cui si affermava che per il rinnovo del contratto di Icardi non ci sarebbero stati problemi di sorta. Dietro questo atteggiamento non decisionale della società, c’è stato evidentemente un volere attendere per avere le idee chiare sull’Inter del prossimo anno. In buona sostanza, se la società di Suning vuole rinnovarsi per costruire una squadra veramente capace di rappresentare l’anti Juve nel campionato italiano,deve in qualche modo cedere il centravanti argentino. Ma l’attesa è stata troppo lunga e Wanda Nara si è pure permessa nel frattempo di andare in televisione e parlare di fatti anche tecnici legati all’allenatore e alla squadra che sarebbero responsabili di non dare a Icardi almeno 5 palloni per partita, che fossero giocabili per fare gol. Ed ecco l’immancabile reazione di forza della dirigenza nerazzurra, che togliendo la fascia a Icardi ha dato prova di un’azione chiaramente punitiva nei confronti dell’argentino. Una decisione troppo affrettata, perché l’Inter dopo queste parole che hanno reciso irrimediabilmente ogni rapporto con il giocatore, avrebbe dovuto continuare fino a fine anno una situazione di apparenza pubblica, che non sarebbe andata a creare confusione in una squadra che vuole finire il campionato piazzandosi per l’Europa che conta e tentare di conquistare magari una Coppa Europa League che riuscirebbe in qualche modo ad addolcire l’amara pillola di tante aggrovigliate situazioni. Adesso è tutto difficile, perché il malumore dell’argentino che aleggia sul cielo di Appiano Gentile, non fa altro che peggiorare una situazione interna troppo difficile per l’allenatore e lo spogliatoio. Dunque, in tutta questa storia di disordine aziendale calcistico, c’è ancora da rimarcare che a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda Nara</b> è stata scagliata una pietra sul parabrezza della sua macchina, mentre accompagnava suo figlio a disputare una partita di calcio con la maglia dell’Inter. Atti vandalici di fanatismo pallonaro, che noi stigmatizziamo senza se e senza ma. Tuttavia, certe situazioni sono l’emblema di mancanza di mediazioni private tra società e calciatore, capaci di non farti cadere nel’impulso dello sgarbo, della ripicca, dell’offesa che provoca attrito e la certezza di non uscirne più. Ciascuno fermo nelle proprie ragioni e nel desiderio di fare capire che comunque un tesserato di calcio deve in qualche modo attenersi alle regole della società. Ma questa volta anche la società non è stata in grado nel prevenire tempestivamente il terremoto che poi è successo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-wanda-nara.jpgSiNwanda-nara-e-la-sola-responsabile-della-confusione-inter-1013518.htmSi100451001,02,03030144
581013516NewsCampionatiScossa in casa Inter, Mauro Icardi non è più il capitano.20190213151416Una notizia che ha colto tutti di sorpresa<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Una notizia bomba ci arriva da Appiano Gentile. La dirigenza dell’Inter ha infatti comunicato ufficialmente che il nuovo capitano nerazzurro è il portiere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Samir Handanovic</b>. Una chiara bocciatura per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mauro Icardi,</b> che con questo emblematico gesto punitivo incassa una decisione clamorosa da parte della società, di cui al momento non si conoscono i veri motivi. A spiegarli sarà oggi pomeriggio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> in sede di conferenza stampa, rispondendo alle domande di tanti colleghi presenti. Ciò che si può immaginare è che questa presa di posizione della dirigenza (e presumiamo anche dell’allenatore), sia dovuta all’insoddisfazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi e Wanda Nara</b> per il mancato rinnovo di contratto già da tempo caldeggiato. Fino a questa mattina <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’AD Beppe Marotta</b> ai microfoni delle varie televisioni, ha spiegato che non ci sarebbero stati problemi sul rinnovo contrattuale di Icardi e, d’accordo con Spalletti, (del quale non manca mai di sperticare le lodi) avrebbero ben presto risolto tutto ciò che è rimasto in sospeso. Questo, fino alle 12,34 di oggi, ora in cui c’è stata la comunicazione dell’Inter di togliere la fascia di capitano a Icardi. Dunque, un fulmine a ciel non tanto sereno si è abbattuto sull’Inter che sta pure preparandosi ad affrontare la partita di Europa League contro il Rapid Vienna. Adesso, l’unica cosa che ci resta da fare è conoscere le vere ragioni che hanno portato la dirigenza a una simile e grave decisione. Vedremo cosa dirà Spalletti!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Appiano Gentilefl0711fl0711icardi.jpgSiNscossa-in-casa-inter-mauro-icardi-non-e-pio-il-capitano-1013516.htmSi100451001,02,03030175
591013514NewsEditorialeBuon Compleanno Cristiano20190205185333Il mondo juventino fa gli auguri al suo campione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>34? A vederlo come sta fisicamente e mentalmente si potrebbe dire, 24? 28? O forse 30 anni? Boh, non sappiamo. E’ molto difficile credere alla sua carta d’identità, ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> è nato il 5 febbraio del 1985 in Portogallo e, se la matematica non è un’opinione, possiamo dire che CR7 oggi festeggia il suo 34mo compleanno. E anche se in questo periodo alla Juve si tende ad essere un po’ preoccupati per i tanti infortuni e l’andamento non molto fluido della squadra, lui, il Ronaldo dal numero 7 sulla maglia bianconera si è presentato agli allenamenti della Continassa come sempre pimpante, volitivo, deciso a portare avanti la sua leadership nell’ambito della Vecchia Signora. Compleanno o no, lui prende sempre tutto seriamente, con la convinzione di essere voluto venire a Torino, sponda Juve, per vincere ancora una volta la Champions League, così come ha fatto nelle sue precedenti esperienze fatte al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">United </b>e al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b>. E allora vuole trascinare tutti con la sua forza fisica, ma soprattutto mentale, di chi non si risparmia mai anche se non è visto da nessuno. Lui sa che alla fine il lavoro paga sempre gli sforzi compiuti. E’ la sua convinzione, il suo mantra che non l’ha mai tradito. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> è questo, antipatico, presuntuoso, pieno di sé e persino testardo, ma con la garanzia di essere un vero professionista del pallone che non si sente mai arrivato, che vuole continuare a mettersi alla prova e vedere fino dove, fino quando continuare a rappresentare la differenza, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>l’esempio da imitare. E’ il vero capitano senza esserlo di fatto. In campo lo vediamo incoraggiare i compagni ad andare avanti, a pressare, a non arretrare troppo il baricentro, anche se lui è sempre preda di marcature strettissime e asfissianti da parte di uno, due e talora anche tre avversari. Questo è il campione che ha acquistato la Juve a suon di milioni di euro, che ha voluto Andrea Agnelli per dare anche alla squadra quella carica di adrenalina e di professionalità che solo CR7 poteva dare. Sì, oggi è il suo compleanno, ma fino alle 17,05 Ronaldo è uscito dalla Continassa dopo tre ore di allenamento in preparazione della partita di domenica prossima contro il Sassuolo. Stasera si vedrà se festeggiare assieme ai suoi compagni di squadra o solo con i suoi affetti più cari. Non sappiamo, farà lui come sempre. E intanto non gli sfugge il pensiero che domani è un altro giorno. Stesso luogo, stesso allenamento, stesso pensiero nel volere superare assieme ai suoi compagni questo momento difficile per la sua Juve. Sassuolo, Frosinone e Atletico Madrid, il vero problema non parte da loro, ma dalla Juve stessa che deve risolvere ciò che si è inceppato. E CR7 è pronto a fare la sua parte. Come sempre. Lo direste che oggi ha compiuto 34 anni?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Area Continassafl0711fl0711cr7.jpgSiNbuon-compleanno-cristiano-1013514.htmSi100451001,02,03030140
601013512NewsCampionatiInter, Spalletti sotto esame. 20190201153919In casa nerazzurra si profila una ristrutturazione di base già da questa estate.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>D</span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>opo la fuoriuscita dalla Champions da parte dell’Inter, adesso registriamo anche la sconfitta ai rigori contro la Lazio e la conseguente eliminazione dalla Coppa Italia. Situazioni non proprio idilliache per la società nerazzurra, che all’inizio di campionato si presentava come la vera antagonista alla Juventus. E così con il trascorrere dei vari impegni calcistici, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> mette in mostra quell’ansia da prestazione che nel calcio è emblema di mancanza di sicurezza e di recondite paure che si manifestano con l’assoluta carenza di autostima. Il gioco che non c’è, lo spogliatoio che mostra nervosismo perché non c’è partecipazione globale di squadra, dove ciascuno dei calciatori cerca di salvare soltanto se stesso. Senza contare l’ormai risaputa voglia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic </b>di andare via dall’Inter, la quale non è riuscita a cederlo nell’appena chiuso mercato di gennaio. Tutte cose che raccontano una situazione sfuggita di mano a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti,</b> il quale è consapevole di avere fallito il suo intento di riportare l’Inter ai fasti che gli competono. E adesso si parla di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> come naturale sostituto di Spalletti sulla panchina dell’Inter. E ci sarebbe più di un indizio, visto che l’ex allenatore di Juventus e Chelsea è stato visto nelle vicinanze della sede nerazzurra dove sembrerebbe essersi incontrato con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta.</b> Naturalmente, allo stato attuale delle cose tutti negano ogni trapelata voce, tuttavia, l’idea di una ristrutturazione tecnica di casa Inter prende sempre più fondatezza nell’ambiente nerazzurro. Adesso per Spalletti resta il piazzamento Champions in campionato e quell’Europa League che a questo punto della stagione è per l’Inter l’unico trofeo da conquistare. Intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> è alle prese con il rinnovo del contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi,</b> oltre a stilare i nomi dei giocatori su cui partire fin dal prossimo campionato. Una situazione non facile per il nuovo amministratore delegato dell’Inter, abituato com’era alla Juventus a pianificare con un certo ordine e con largo margine i programmi tecnici che devono sempre tenere conto della situazione economica e finanziaria della società. Ma in casa Inter le cose da fare sono tante, troppe anche per Beppe Marotta il quale metterà sicuramente a frutto tutta la sua esperienza per riorganizzare una società che per anni è stata in balia di errori e di situazioni (tranne il triplete di Mourinho) che hanno apportato soltanto grandi esborsi economici e tante delusioni. Adesso è ora di cambiare rotta, di partire dalle fondamenta con un allenatore che Marotta conosce bene per la dedizione, la grinta e la determinazione con cui ha lavorato alla Juve. Certo non sarà facile, anche in considerazione delle cose da fare che sono tante e tutte di primaria importanza. Ma l’Inter e i suoi tifosi non possono più aspettare. L’attesa è stata troppo lunga ed estenuante e ha fatto vivere sempre anni di delusioni talora anche cocenti. Vedremo cosa accadrà in seguito. Intanto, Spalletti e la sua squadra sono consapevoli di essere sotto esame. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNinter-spalletti-sotto-esame-1013512.htmSi100451001,02,03030129
611013510NewsCoppeLa Juve smaltirà l’umiliazione subita dall’Atalanta?20190131191007La pessima prova della Juventus in Coppa Italia pone tanti quesiti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E adesso la paura del mondo juventino è che nel presente e nell’immediato futuro, nella Juventus <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>restino tracce indelebili di Atalanta. Troppo brutta la Vecchia Signora e troppo bella l’Atalanta di Gasperini che per foga agonistica, qualità messa in campo e lucidità nell’aggredire l’avversario, sembra appartenere alla Premier League piuttosto che ad un campionato italiano povero di calcio atleticamente valido e continuativo fino al 95mo. La Dea è stata tutto questo, capace com’è apparsa a passare il turno di Coppa Italia convincendo nel gioco e nel risultato. Ma crediamo che neanche i bergamaschi si aspettassero una Juve così disarmante, distratta, imbarazzante e umiliata dall’avversario. Questa volta il Max toscano non ha potuto cominciare la sua intervista ai microfoni di Sky,dicendo la solita frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“C’è da fare i complimenti ai ragazzi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">perché non era facile affrontare……”,</b> frasi ripetute anche quando stonavano perché la Juve aveva giocato male e aveva vinto per il fattore C. Ma si sa, soprattutto nel calcio l’ipocrisia di dire il contrario di ciò che si pensa è all’ordine del giorno, ed è pari agli esorbitanti interessi economici che ruotano attorno al pallone. Detto questo, dobbiamo anche dire che da sempre siamo fautori dell’idea che nel calcio nulla si inventa, nulla si improvvisa e nulla è scontato. Sì, perché le partite bisogna giocarle tutte con il giusto cipiglio, proprio perché ti chiami Juve e contro di te si fa sempre la partita della vita. Era ormai da qualche tempo che vedevamo la Juventus soffrire e dare l’impressione di una corazzata che volesse impostare la gara adottando la filosofia del raggiungere il miglior risultato con il minimo sforzo. Solo apparenze, perché in realtà negli ultimi tempi la Juve ha sempre sofferto l’avversario di turno, offrendo prestazioni insufficienti e talora anche noiose di un calcio in cui la striminzita vittoria era sufficiente per allungare il proprio vantaggio in un campionato che, a onor del vero, non offre nessuna vera alternativa nell’intralciare il percorso di una squadra bianconera che ha sì, iniziato in maniera scoppiettante, ma che poi ha opacizzato quel suo furore agonistico, tecnico, tattico e fisico. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A questo punto la domanda sorge spontanea: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“PERCHE’ QUESTA INVOLUZIONE NELLA</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">SQUADRA Di MAX ALLEGRI?”.</b> E allora vediamo di capirne qualcosa. Innanzi tutto la Società bianconera che liquida a settembre (o giù di lì) Beppe Marotta. A parer nostro una mossa errata, anche perché l’allievo Paratici avrebbe avuto ancora un po’ di tempo per maturare sull’esempio del maestro sornione e capace di coprire il delicato ruolo di Amministratore Delegato di una società importante come la Juventus. C’è poi la parte tecnica da considerare in un’ampia rosa di campioni messa a disposizione di Allegri il quale, forte delle sue tante vittorie ottenute negli anni in cui siede sulla panchina della Juventus, ha praticamente messo il suo modus operandi prima di ogni cosa. Dopo avere stravolto le caratteristiche di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic</b> ha fatto diventare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“tuttocampista”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b>, il quale, pur di giocare, ha dovuto accettare un ruolo che ha dovuto accogliere con visibile sforzo. Noi pensiamo che questo campione argentino esprima il meglio quando si trova a dovere giocare accanto alla prima punta. Le sue caratteristiche tecniche e il suo fisico minuto, a parer nostro non possono supportare un lavoro così dispendioso, in cui si richiede di interdire anche all’altezza della difesa e poi costruire palle gol ripartendo tra le linee e creare superiorità numerica. A nostro modo di vedere, così facendo si inibiscono le qualità del ragazzo che non si discute dal punto di vista tecnico, ma che non può intestardirsi a portare palla, dribblare e poi perdere sistematicamente di vista la dinamica dell’azione d’attacco, perché l’avversario furbescamente lo pressa anche con falli non fischiati dall’arbitro. Ma avete visto quante volte Dybala è preda dell’avversario? Avete notato quante volte viene sbattuto a terra di brutto? Ma c’è ancora un altro motivo per cui, secondo noi, questa Juventus sembra aver perso improvvisamente la forza nelle gambe. E’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la preparazione</b> che sarebbe atta ad allungare la resistenza dei giocatori e permettere di arrivare meno stanchi, a quello che in primavera è considerato il vero appuntamento cruciale della stagione della Juve: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la Champions League.</b> Ebbene, questo sistema imposto da Allegri e dal suo staff, lo riteniamo assai pesante in una rosa di giocatori fatta per avere addirittura due squadre ad alto livello. E non è un caso assistere a tanti infortuni degli ultimi tempi, i quali hanno falcidiato soprattutto la difesa e il centrocampo creando tanti problemi in quei settori vitali, soprattutto in una squadra che deve affrontare una lunga e impegnativa stagione agonistica. Ebbene, oggi si pensa a una non positiva gestione della lungimiranza, cosa che la Juventus non ha saputo fare soprattutto con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia</b>, un centrale di difesa che se fosse stato considerato meglio, adesso con il senno di poi degli infortuni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini,</b> avrebbe sicuramente fatto meglio “dell’adattato” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio</b> o del ritorno di un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caceres</b> che è al crepuscolo di una carriera mediocre. Dunque, alla luce di quanto è emerso nel dopo Atalanta – Juventus di Coppa Italia, pensiamo che questi siano i punti cruciali di una situazione che ha creato un chiaro nervosismo nell’ambito della Vecchia Signora. Tuttavia, per tutti i tifosi juventini che ci leggono, ci auguriamo di essere presto smentiti in questa nostra analisi che è semplice pensiero in un mondo in cui l’opinabilità del calcio impone il rispetto della diversa idea, anche se non condivisa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamo fl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-smaltira-l-umiliazione-subita-dall-atalanta-1013510.htmSi100451001,02,03030202
621013509NewsCampionatiUn campionato dalle mille sfumature20190128163812L`analisi <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 21ma giornata di Serie A (seconda di ritorno), ha riservato colpi di scena e molti spunti di carattere tecnico – tattico da analizzare. Pareggia il Napoli di Carletto Ancelotti a San Siro contro il Milan di Gattuso, con un risultato a reti bianche che non fa brillare né l’una, né l’altra squadra. All’inaspettata batosta interna del Bologna che perde 4 a 0 contro il modesto Frosinone e sentenzia l’allontanamento di Pippo Inzaghi con il ritorno sulla panchina felsinea di Sinisa Mihajlovic, si evidenzia la vittoria in casa per 4 a 0 della Sampdoria contro l’Udinese, con un Quagliarella stratosferico che alla veneranda età di 36 anni continua a fare gol a grappoli e si propone come prossimo attaccante della Nazionale di Mancini. Intanto l’Atalanta di Gasperini conferma il suo momento di grazia pareggiando 3 a 3 contro la Roma di Di Francesco, recuperando 3 gol al passivo subiti nel primo tempo e sbagliando addirittura un rigore con Zapata. Fuori casa vincono Fiorentina e Spal, rispettivamente contro Chievo e Parma, mentre il Sassuolo che si posiziona a 29 punti in classifica, fa suo il match con un rotondo 3 a 0 che fa preoccupare il Cagliari. E mentre si attende il risultato del posticipo del monday night Empoli Genoa, facciamo un’analisi più approfondita per quanto riguarda le partite <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lazio – Juventus e Torino – Inter.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lazio – Juventus.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Da dove cominciamo? Se vogliamo parlare di calcio diciamo di avere visto per tutto il match una sola squadra in campo: la Lazio di Simone Inzaghi. Se invece vogliamo parlare di tutto quello che vuol dire “non calcio”, allora diciamo che la Juventus ha vinto immeritatamente per 2 a 1, disputando la più brutta partita del campionato in corso. E, mentre la Lazio ha disputato la partita della vita con bellissime trame di gioco, grande furore agonistico e capacità di non fare ragionare la Juventus dei suoi tanti campioni,i bianconeri di Allegri hanno mostrato limiti atletici, innumerevoli errori in fase di impostazione di gioco e un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b> che solo il tecnico toscano vede nel ruolo delicato che di solito ricopre Pjanic. Infatti, il calciatore tedesco di origine turca, non ha il passo né la tecnica necessaria per posizionarsi davanti alla difesa e distribuire palloni utili nella dinamica del gioco d’attacco della Juventus. Troppo ruvidi i suoi piedi per affidargli un ruolo così delicato. Ma Emre Can non è stato il solo calciatore insufficiente di una Juve in cui soltanto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Szczesny si è conquistato la palma di migliore in campo. Chiaro, dunque, come la Juve che ha perso pure Bonucci per un infortunio che lo terrà lontano dal campo per un mese, sia stata per quasi tutta la partita in balia di una Lazio pimpante che, dopo essere andata in vantaggio grazie a un’autorete di Emre Can, ha fallito il raddoppio con Immobile. I biancocelesti hanno seriamente messo alle corde la Juventus che oltre a non sapere reagire, ha mostrato certi errori grazie anche ad Allegri, il quale ha capito tardi di avere sbagliato formazione. I bianconeri, infatti, non hanno vinto un contrasto, non hanno saltato l’uomo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non hanno sfruttato a sufficienza le fasce laterali e persino CR7 è risultato non pervenuto. Poi, dopo avere sostituito Matuidì con Bernardeschi e Douglas Costa con Cancelo la Juve ha pareggiato i conti, prima con Cancelo e poi ha vinto il match grazie ad un rigore calciato da CR7, per un ingenuo atterramento di Cancelo in area di rigore ad opera di Lulic. Che dire? Dopo quanto visto di così squallido calcio, la Juventus ha allungato pure il suo vantaggio portandosi a + 11 dal Napoli che la segue al secondo posto. Tutto ciò è semplicemente disarmante se visto nell’ottica del non merito, tuttavia, bisogna anche dare atto alla Juve di essere risuscitata a sovvertire il risultato proprio nel match più brutto del suo campionato. E’ questione di carattere. Anche così si raggiungono i grandi traguardi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino – Inter.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Vincono i granata di Mazzarri con un gol di Izzo, ma l’Inter dov’è? E se questa non è la vera Inter di Spalletti, che cos’è? Dire che i nerazzurri sono apparsi lontani da ogni logica di gioco, da ogni idea che potesse dare un senso a una squadra che punta al terzo posto per entrare in Champions League, è quasi un eufemismo. Tuttavia, la scarsezza mostrata sul campo dalla squadra di Spalletti, non deve sminuire l’importante vittoria di un Toro che, pur non avendo disputato la partita della vita, ha saputo dare aggressività a una manovra che ancora oggi risente della mancanza di gol dei suoi attaccanti Belotti e Zaza. Con questa vittoria i granata hanno saputo onorare al meglio i 100 anni dalla nascita di capitan Valentino Mazzola, ma sanno benissimo che adesso comincia il loro campionato. Infatti, il desiderio di entrare in Europa League ha un solo scopo: quello di ritrovare la continuità di gioco e risultati a partire dalla prossima partita che i granata giocheranno a Ferrara contro la Spal. Ma ritornando all’Inter di Spalletti, possiamo dire di ricavare sempre la sensazione di una squadra incompiuta, senza anima e molto preoccupata per il rinnovo del contratto di Icardi piuttosto che per le bizze di Perisic, il quale ha dichiarato apertamente di volere cambiare squadra. Tutte situazioni che distolgono i pensieri dal campo e s’intersecano tra mille cose che non possono essere gestite in maniera ordinata. Pensiamo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> avrà il suo daffare per mettere ordine in una società che dà segni di nervosismo. E poi c’è la parte tecnica da rivedere. Sì, perché se è vero che i calciatori dell’Inter hanno le loro responsabilità per questa discendente situazione di gioco e risultati, è altresì vero che Spalletti non mostra di avere le idee chiare da allenatore di una grande squadra, qual è l’Inter. Troppe volte lo vediamo camminare davanti alla panchina a testa bassa. Su e giù, guardando quel tappeto verde in cui gli sembra di trovare una soluzione per illuminare qualcosa che non c’è. Contro il Toro, Spalletti si è presentato con un inedito 3-5-2, lasciando fuori Perisic e inserendo Lautano Martinez in appoggio a Icardi. Ma l’idea tattica non ha sortito alcun vantaggio, anche per i troppi errori commessi dal mediocre Joao Mario, Brozovic, Vecino e poi da Dalbert e D’Ambrosio, i quali attraverso le folate offensive, avrebbero dovuto dare linfa a un attacco opacizzato da pochissime opportunità da gol. C’è dunque ancora molto da fare in un’Inter ancora troppo lontana dal suo standard da grande squadra. Noi pensiamo a una mini rivoluzione estiva, che inizierà probabilmente con la sostituzione sulla panchina di Luciano Spalletti. Un allenatore filosofo, ma forse poco adatto a imprimere quel mordente e quella foga agonistica che la sua squadra dimostra di non avere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711campionato-di-serie-a-2018'19.jpgSiNun-campionato-dalle-mille-sfumature-1013509.htmSi100451001,02,03030153
631013507NewsCampionatiA Roma, il Torino perde e recrimina per la sua ingenuità.20190120140934I granata di Mazzarri alle prese con una ulteriore sconfitta. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>C’è chi si piazza in zona Champions e chi resta sempre nel limbo di un’identità sfuocata da altalenanti risultati che la pongono in situazioni mai emergenti. E’ il vero significato emerso dal match di campionato tra Roma e Torino, in cui i giallorossi di Di Francesco si sono imposti sulla squadra di Mazzarri per 3 a 2. Uno dei tanti risultati in cui il Torino, pur falcidiato di assenze importanti, recrimina disattenzioni e, soprattutto, ingenuità di reiterata e inaccettabile mancanza di crescita. Chi ha visto la partita, avrà sicuramente rimarcato oggettivamente che se i granata avessero pareggiato la partita, nessuno avrebbe potuto fare appello all’ingiustizia. Infatti, a un primo tempo davvero disastroso dal punto di vista caratteriale, il Toro si è presentato a inizio secondo tempo con la vigoria e la consapevolezza di avere buttato al vento la prima parte del match, nell’avere acconsentito di realizzare un gol da seduto in terra di Zaniolo (con l’intera difesa granata a guardare passivamente) e di un rigore provocato da Sirigu, nel vano tentativo di neutralizzare la corsa verso la porta di El Shaarawy. E’ vero che la Roma è stata superiore al Torino nel primo tempo, tuttavia, resta innegabile l’oggettiva assenza di concentrazione e voglia di arrivare prima su ogni pallone. Poi, come dicevamo pocanzi, i granata si sono presentati nella ripresa con rinnovato cipiglio e voglia di pareggiare un punteggio che li vedeva soccombere per 2 a 0. Così, prima Rincon e poi Ansaldi (il migliore dei granata anche nell’inedito ruolo di centrocampista) pareggiano i conti con una Roma che non ci sta e giunge presto alla terza rete con El Shaarawy. Una partita che si chiude in modo amaro per il Torino, che dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia ha l’obbligo di continuare a sperare in un buon piazzamento in campionato per l’Europa League. La Roma, dal canto suo, non ha ancora risolto completamente i suoi problemi inerenti soprattutto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dzeko, un calciatore che ha bisogno di ritrovarsi. Così come urge il ritorno a centrocampo di Daniele De Rossi e Alessandro Florenzi che per l’occasione è stato assente causa influenza. Ciò che importa alla squadra di Di Francesco è essersi posizionati al quarto posto in classifica e di continuare ad aspirare legittimamente al piazzamento in Champions League. Per quanto riguarda il Toro, invece, emergono sempre i soliti problemi di squadra incompleta e incapace di capire chi è, cosa vuole e, soprattutto, definire una volta per tutte se il suo posto nel campionato italiano è quello di squadra da centro classifica che nulla pretende e niente rischia. Intanto, il prossimo turno vedrà il Torino in casa contro l’Inter e il recupero di alcuni giocatori base assenti a Roma. Mazzarri insista con il riproporre Ansaldi a centrocampo e, soprattutto, viste le precarie condizioni di forma di Iago Falque, ci si decida a far giocare dall’inizio l’accoppiata Belotti – Zaza. E poi basta con le continue lamentele di ingenuità. Sono o non sono calciatori professionisti che vestono la gloriosa maglia del Toro? </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNa-roma-il-torino-perde-e-recrimina-per-la-sua-ingenuita-1013507.htmSi100451001,02,03030148
641013506NewsCampionatiJuve, preparazione mirata o leggenda metropolitana?20190118160844Allegri e la ferrea preparazione della sua squadra. Ma è proprio un bene esagerare?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da quanto trapela dal “bunker” della Continassa, la Juventus di Massimiliano Allegri e del suo staff starebbe iniziando la sua corsa fisico – atletica verso la Champions League. Da Gedda a Madrid intercorrono circa 5 mesi, passando attraverso l’ottavo di finale del 20 febbraio prossimo contro l’Atletico Madrid. In base a quanto si apprende, la preparazione in questo periodo di gennaio assume carichi di lavoro molto pesanti, proprio per potere permettere ai calciatori della Vecchia Signora di essere in perfetta forma per i mesi cruciali che vanno da marzo a giugno. Tutto sembra studiato a tavolino con l’ausilio dell’esperienza, ma soprattutto dei dati fisiometrici che rappresentano il termometro dello stato fisico di ogni calciatore. In effetti, non è da oggi che vediamo soffrire la Juventus, la quale spesso si limita a giocare la palla da fermo e senza l’ausilio del movimento capace di dettare quelle verticalizzazioni di gioco che spesso sono causa di corse fatte a vuoto, con il conseguente dispendio di energie. Così si esprime <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci: ”Sì, siamo un po’ stanchi, ma é normale visti i carichi di lavoro cui siamo stati sottoposti nei dieci giorni che hanno preceduto la Supercoppa contro il Milan”.</b> Certo, è naturale pensare che a questi livelli non si possa andare sempre a 100 l’ora dall’inizio a fine stagione, soprattutto affrontando impegni di alto prestigio come Champions, Campionato, Supercoppa e Coppa Italia. Il turnover, poi, in casa Juventus è utilizzato in maniera scientifica anche per la qualità tecnica di tutta la rosa a disposizione di Max Allegri. Tuttavia, in tutto questo processo di tabelle personalizzate e di perfetto ordine di accuratezza tecnico – fisica imposta dalla filosofia in cui nulla è lasciato al caso, ci si chiede quanto ci sia di rischioso in una squadra che spesso vediamo ferma sulle gambe con il naturale soffrire fino all’ultimo minuto, per non aver saputo chiudere la partita in tempo utile e poi gestirla fino alla fine. Non sembri un controsenso, ma la Juve di Ronaldo, Pjanic, Dybala, Cancelo, Mandzukic, Matuidi, Alex Sandro, che alterna Douglas Costa a Bernardeschi e altri campioni della sua rosa, spesso la vediamo più attenta a non forzare e ad imporsi un ritmo troppo lento per centellinare le energie. E’ un po’ come dire di saper ottenere il massimo con il minimo sforzo. Ma si dà il caso che il calcio non è sempre logica perfetta e che certi piani messi in programma alla vigilia, tante volte sono ribaltati da situazioni contingenti e impreviste. Per questo intendiamo dire che se è vera l’importanza di un certo tipo di preparazione mirata agli impegni della squadra, è altresì vero che questo maniacale atteggiamento sparagnino di forze fisiche e talora anche di non gioco, può rappresentare un rischio non calcolato. E’ il calcio ad alti livelli, quello in cui vincere è l’unica cosa che conta. E la Juve, in questo, è l’emblema della ricerca accurata della perfezione. Anche se il calcio ci insegna talora a intenderlo in maniera più elastica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNjuve-preparazione-mirata-o-leggenda-metropolitana-1013506.htmSi100451001,02,03030158
651013479NewsCoppeIn Champions League, un Napoli da sogno e Inter priva di autostima.20181025192351Le indicazioni di Napoli e Inter nel turno di Champions.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nel vedere il Napoli in casa del PSG, ci si accorge quanto la squadra di Ancelotti stia progredendo sulla strada iniziata da Maurizio Sarri. I partenopei hanno pareggiato una partita che hanno vinto dal punto di vista del gioco, della fantasia e della forza caratteriale, ma sono stati sfortunatamente raggiunti da un gol beffa di Di Maria al 93°. Giocare a testa alta al Parco dei Principi di Parigi non è cosa semplice per nessuno, eppure i ragazzi di Carletto Ancelotti hanno aperto le marcature con Insigne e hanno subito un autogol di Mario Rui in avvio di ripresa. Ma colpiti nell’orgoglio, gli azzurri hanno macinato gioco di ottima fattura tra centrocampo e attacco, arrivando a quel gol di Mertens che aveva dato l’apparente illusione di qualcosa di definito. Un 2 a 1 che in base a ciò che si è visto in campo era davvero meritato. Poi, come già detto, De Maria allo scadere ha pareggiato le sorti di una partita che ha messo in rilievo la fragilità difensiva del PSG e la convinzione che questo Napoli modellato perfettamente da Ancelotti, possa giocarsela con tutti senza alcun timore reverenziale. Infatti, se teniamo conto della qualità tecnica dell’avversario che vanta la presenza di Neymar, Cavani, Mbappé, Di Maria, Rabiot, Verratti, il Napoli ha messo in luce tantissima abnegazione in Allan, Insigne (uscito poi per infortunio) Callejon, Fabian Ruiz, Mario Rui, che hanno saputo spingere in avanti grazie anche alla sicurezza difensiva data da Koulibaly e Albiol, i quali hanno saputo tenere a bada energicamente i “mostri sacri” del PSG. Ma se è vero che dopo quanto si è visto in campo resti l’amarezza di non aver portato a casa i tre punti in palio, è altresì vero che i 5 punti in classifica del Napoli che è staccato da una sola lunghezza dal Liverpool, fanno sperare in un passaggio del turno che non è per nulla difficile. Tuttavia, è importante vedere se la squadra di Ancelotti riuscirà a ripetere la stessa prestazione contro il PSG nella gara di ritorno. Noi siamo certi che il Napoli non deluderà, perché il gioco del calcio non è qualcosa che si inventa dall’oggi al domani, ma è il frutto di un percorso costruttivo che fa sempre capo a un progetto serio. Detto questo, passiamo alla prestazione dell’Inter al Camp Nou di Barcellona. Diciamo subito che dopo la vittoria nel derby, ci si aspettava un approccio alla gara sicuramente diverso. I blaugrana hanno dimostrato tutta la loro forza anche senza Messi, imponendosi con un 2 a 0 (gol di Raphinha e Jordi Alba) che ha garantito il vertice del gruppo B. L’Inter di Spalletti, invece, ha evidenziato alcune lacune nel rallentare il proprio percorso di crescita europea, nonostante un avvio di ripresa determinata. Certo, non si può dire che nerazzurri non siano mai entrati in partita, tuttavia, la carenza concettuale della propria forza nel credere in se stessi, crediamo abbia giocato un brutto scherzo alla squadra di Spalletti. L’impressione è che questa squadra abbia ancora delle remore reverenziali contro certi avversari, disperdendo certi convincimenti di grande squadra che i nerazzurri sanno mettere in evidenza soltanto saltuariamente. Dunque, riteniamo che a questa squadra manchi ancora quella convinzione che faccia la differenza e contribuisca a fare della continuità di gioco e risultati, qualcosa da acquisire al più presto. E non si può rimproverare la sola mancanza del pur importante Nainggolan nella manovra nerazzurra, perché è nel suo insieme che questa squadra ha bisogno di auto convincersi della propria forza. Comunque, allo stato delle cose, pensiamo che l’Inter con i suoi 6 punti in classifica e con il Tottenham e il PSV Eindhoven fanalini di coda a 1 solo punto, possa passare agevolmente agli ottavi di finale. Resta il problema di un’Inter che ha presto bisogno di rivedere certi meccanismi mentali,tattici e tecnici, che possano far ben sperare per il prosieguo in campo europeo. Non bastano gli exploit dell’ultimo momento e certe entusiasmanti vittorie ottenute in extremis. Serve la compattezza e la continuità nel saper gestire il match in maniera ordinata fin dall’inizio. Ci riuscirà la squadra di Spalletti?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711foto-ancelotti.jpgSiNin-champions-league-un-napoli-da-sogno-e-inter-priva-di-autostima-1013479.htmSi100451001,02,03030253
661013475NewsCoppeLa Nazionale di Mancini vince e convince20181016184429La vittoria contro la Polonia ha delineato il nuovo percorso della Nazionale azzurra. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se ci soffermiamo all’ultima prestazione della Nazionale Italiana di Roberto Mancini, possiamo dire senza alcun dubbio che la strada intrapresa è quella giusta. Contro la Polonia abbiamo visto finalmente non solo la vittoria, ma soprattutto un gioco convincente per mentalità e idee quasi innovative. Molta freschezza fisica e mentale, desiderio di vittoria e tanta voglia di dimostrare che questa Nazionale non poteva essere declassata nella Serie B della Uefa Nations League. L’obiettivo di Mancini è quello di creare una mentalità vincente, sempre e comunque. Solo così si potrà riconquistare l’interesse degli italiani che da troppo tempo ormai hanno dimostrato verso gli azzurri un pallido interesse. Ma la vittoria conquistata al 91mo in casa della Polonia, dà linfa al prosieguo della nostra Nazionale in quanto conquistata in maniera davvero convincente. Pressing alto, possesso palla, triangolazioni e verticalizzazioni di gioco sono state il frutto di una coralità di squadra che ben fa sperare anche per la prossima partita di Nations League che la squadra di Mancini affronterà in casa del Portogallo. Non è certamente lo striminzito gol di Biraghi che racchiude l’essenza di una partita a senso unico, ma tutti quegli ingredienti che nel calcio danno quel sapore d’azzurro che avevamo quasi dimenticato. Troppo cocente è stata l’eliminazione dal recente campionato del mondo, ma ora con Mancini si cambia mentalità e metodologia. Certo, c’è ancora molto da fare, tuttavia è già possibile vedere il futuro con più ottimismo perché l’espressione della “nuova” Nazionale, racchiude la volontà assoluta di cercare continuità di gioco e risultati con buone prestazioni offensive, sia in casa che fuori. E non è poco, vista l’eterna filosofia del gioco all’italiana in cui sono sempre emerse caratteristiche attendiste e poco propense alla manovra d’attacco. Dunque, possiamo definirla una svolta culturale che era necessaria per ricostruire un ambiente diventato quasi amorfo e dove gli antichi valori verso la maglia azzurra rischiavano di appiattirsi opacizzando il nostro sguardo. Fa bene Mancini a costruire l’ossatura della squadra attraverso i giovani, almeno quelli che hanno più valore in un Campionato scarno di calciatori italiani e stracolmo di stranieri. Si proceda dunque anche a livello di Federazione con il cipiglio di chi ha bisogno di coltivare i propri talenti nella consapevolezza di investire per il futuro glorioso della maglia azzurra. Il C.T. azzurro ha bisogno di essere supportato e non lasciato solo. La F.I.G.C. questo lo deve sapere, altrimenti ritorneremo a fare la fine di ciò che amaramente è stato con il suo predecessore.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Poloniafl0711fl0711foto-c.t.-mancini.jpgSiNla-nazionale-di-mancini-vince-e-convince-1013475.htmSi100451001,02,03030271
671013468NewsCoppeJuventus priva di CR7 e colma di Dybala20181003144642Tre gol dell`argentino in Champions League. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tre gol, un palo e si è pure procurato un rigore non dato dall’arbitro. La Juve di Champions contro lo Young Boys si può riassumere così. Tanto Dybala e poco valore tecnico degli avversari. Proprio nella serata in cui spiccava l’assenza di Cristiano Ronaldo, fuori per un turno di squalifica, ecco emergere quel Paulo Dybala tanto atteso da tutto l’ambiente bianconero. Ma la partita che ha dato modo alla Juventus di balzare in testa alla classifica a punteggio pieno, è stata un valido motivo per verificare una squadra che all’apparenza può sembrare Ronaldo dipendente, ma che in realtà ha una sua immagine ben precisa dal punto di vista tecnico e tattico. Molte sono le soluzioni a disposizione di Allegri che gongola di soddisfazione nel potere godere di una grande varietà nella qualità tecnica. Note liete di una squadra costruita per vincere la Champions League, azzerando il gap per lunghi anni esistente in campo internazionale tra la Vecchia Signora d’Italia e le altre potenze europee. Dall’organizzazione societaria, al bilancio, al merchandising, alla parte tecnica, la Juventus ha imboccato la strada giusta e innestato la marcia necessaria per conquistare il trofeo più ambito in Europa. Dicevamo della squadra senza Ronaldo. Ebbene, contro i mediocri svizzeri dello Young Boys, la Juventus ha provato alcune novità e trovato un Federico Bernardeschi sugli scudi per intelligenza tattica,tecnica sopraffina, capacità di adattarsi a più ruoli e mettersi al servizio della squadra. L’ex viola è la nota più lieta tra le tante di questa Juventus. Impiegato da Allegri come trequartista, Bernardeschi ha fatto vedere quanto sia ampio il suo bagaglio tecnico nell’interdire, costruire e finalizzare il gioco d’attacco. Come esterno o come centrocampista spostato più al centro, Bernardeschi è diventato un punto di riferimento insostituibile nel gioco della Juventus. Esattamente come si è espresso Paulo Dybala che uscito finalmente da quella empasse che lo ha sminuito negli ultimi periodi, ha ritrovato quei numeri tecnici che fanno di lui un campione vero. Ecco, diremmo che la sostanza posta in analisi dalla seconda partita di Champions della Juve, si possa sintetizzare con la certezza di una Juve non dipendente da Cristiano Ronaldo ma con una sua fisionomia ben precisa, con la ricchezza di poter diversificare il suo assetto tattico senza sentirsi orfana di nessuno. E’ la forza di una squadra e di una società che ha le idee chiare,che sa quel che vuole e che studia sempre il modo per essere all’avanguardia delle nuove idee che portino sempre a vincere per scrivere le pagine indelebili della propria storia. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNjuventus-priva-di-cr7-e-colma-di-dybala-1013468.htmSi100451001,02,03030233
681013467NewsCampionatiTifo Inter, vietato ai deboli di cuore.20180925102632Nervosismo e ansia da prestazione,coinvolgono il popolo interista<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ la squadra italiana che espone maggiormente a rischio le coronarie dei suoi tifosi. Partite come quelle di Champions contro il Tottenham e quella disputata in campionato contro la Sampdoria a Genova, rappresentano davvero un rischio per chi soffre di cuore e vive sempre con intensa emozione le sorti dell’Inter. La squadra di Spalletti ha cominciato il campionato a fasi alterne, evidenziando certi chiaro scuri che sanno ancora di un work in progress più <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>confuso che persuaso. La difficoltà di Icardi a fare gol (bravo nei 16 metri ma inconcludente quando parte da lontano), i vari errori di confusione di Perisic, la mancanza di continuità di Brozovic e Vecino, la non ancora perfetta forma di Nainggolan, l’infortunio di Vrsaljko, sembrano essere alla base dei veri problemi dell’Inter di Spalletti. Unica nota lieta sembra essere l’acquisto di Asamoah, diligente tatticamente e poco propenso a sbagliare. Dunque, un’Inter che ripete anno dopo anno gli stessi errori che non la fanno più ritornare ai fasti di un tempo, come vorrebbe il tifoso nerazzurro così affettivamente legato a quel triplete di ormai lontana memoria mourinhiana. E allora, nonostante i notevoli acquisti che la società nerazzurra ha fatto quest’anno, la storia dell’Inter si ripete nella sua ormai cronica incertezza del gioco giusto da fare in base alle caratteristiche tecniche dei suoi calciatori. E allora è colpa dell’allenatore, della società o dei giocatori? Un dilemma che si sta protraendo ormai da troppi anni in casa nerazzurra e che ancora oggi non ha saputo risolvere. Sempre legati all’ultimo minuto, sempre appesi all’esile filo di quella speranza che a lungo andare nuoce la tranquillità di tutto l’ambiente. Basti pensare come l’Inter dell’anno scorso è entrata in Champions League e come quest’anno ha risolto la sua prima partita nella manifestazione europea. Sempre all’ultimo, sempre con fatica immensa, sempre lì a scatenare l’entusiasmo del popolo interista dopo le sofferenze somatizzate da tanta deludente attesa. Sarà perché come dice il suo inno ufficiale è “Pazza Inter” (ma tu amala), sarà perché certa storia si lega ai risvolti dei cicli calcistici, fatto è che anche la sofferenza e la gioia sportiva hanno i loro limiti. Per questo l’Inter di Spalletti deve trovare presto la sua continuità, il suo gioco che abbiamo visto soltanto a fasi alterne e sempre improvvisato dal gesto tecnico di questo o quel campione, ma mai dalla coralità della squadra. E dopo la partita rocambolesca contro la Sampdoria, in cui la squadra nerazzurra ha evidenziato ancora il suo nervosismo e i suoi limiti, pur vincendo il match in extremis, adesso deve convincere se stessa proprio contro una Fiorentina che sta facendo bene in campionato. Un risultato positivo nel gioco e nel risultato, che potrebbe significare il ritrovato cammino sulla strada della continuità. Solo così il tifo nerazzurro sarebbe libero a tutti. Anche ai deboli di cuore!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711icardi.jpgSiNtifo-inter-vietato-ai-deboli-di-cuore-1013467.htmSi100451001,02,03030152
691013463NewsCoppeIl lato umano di Cristiano Ronaldo.20180920094118La riflessione sul campione più osannato del mondo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Persone. Questo ci insegna la vita. Ognuno con la sua storia, ognuno con le proprie fragilità umane. E chissà quante volte abbiamo pensato come possa essere la vita di chi è ricco, di chi non ha problemi economici di sorta e il mondo gli si spalanca davanti senza preclusioni di sorta. Fantasie che ci assalgono come sogni che non realizzeremo mai, perché ricchi, famosi e potenti non lo saremo in nessun caso. E allora ci limitiamo a immaginarci tanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> per la sua bravura calcistica, per la fortuna che ha avuto nella vita, per la sua immensa popolarità, per la sua ricchezza che confonde anche il nostro limite nel saper contare esattamente gli svariati milioni di euro che guadagna questo grande campione della pelota mondiale. Eppure, c’è sempre quel lato umano che spesso sfugge volutamente per quella superficialità che limita l’idea di andare in profondità delle cose. E così siamo abbagliati dai gesti tecnici sopraffini di CR7, dalla sua facilità nel saper trattare il pallone nel saltare l’avversario, nel fare gol a grappoli. Tutto ci appare come magia. Ma non è così, perché spesso questo campione tanto osannato suscita simpatie da vendere e qualche antipatia dovuta proprio a certi atteggiamenti da superman. Tuttavia, alla base di tutto resta sempre l’uomo, la persona che è al centro di ogni cosa. Guardando la prima partita di Champions League che la Juventus ha giocato in terra spagnola contro il Valencia, ci sono stati diversi spunti di riflessione che ci hanno distolto per un attimo dalle considerazioni puramente tecniche. Al 29’ del primo tempo, infatti, l’arbitro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brych</b> decide di espellere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> per un contatto a palla lontana con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Murillo.</b> Il labiale dell’addizionale di linea dice all’arbitro che il portoghese, dopo avere dato un calcetto con il piede sinistro sulla gamba destra del colombiano, deve essere espulso per aver tirato i capelli all’avversario. E’ il primo cartellino rosso per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> in Champions League, una punizione eccessiva immortalata dalle telecamere che impietosamente si soffermano sul viso in lacrime del portoghese, il quale in maniera disperata urla: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non ho fatto niente”.</b> Tenuto conto che il fallo di ingenuità c’è stato, da regolamento sarebbe stato opportuno che l’arbitro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brych </b>l’avesse sanzionato con un cartellino giallo e non con una espulsione apparsa a tutti inconcepibile. Tuttavia, a prescindere dai fatti tecnici dovuti a una Juventus che rimasta in dieci uomini è riuscita ugualmente a vincere la partita con due reti messe a segno su rigore da Pjanic, restano emblematiche le lacrime di delusione di CR7 che hanno fatto il giro del mondo. Il gesto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> era da considerarsi come una vera e propria ingenuità e non come una condotta violenta; di questo non ci sono dubbi. Ma il punto che ci ha fatto riflettere, sono state le lacrime di un giocatore che ha saputo mostrare tutta la sua fragilità di uomo, proprio a noi che siamo abituati a considerarlo immune da fatti legati alle corde dell’anima. Quelle immagini di pianto dettate dall’ingiustizia avranno colpito anche i figli di CR7, i quali, come tutti noi, non sono abituati a vedere in lui un papà con la manchevolezza della forza, del coraggio dettato anche da uno strapotere economico che innalza sempre una grande quantità di autostima e sicurezza. Un papà pieno di muscoli, attento sempre all’immagine per fare sfoggio della sua bellezza fisica e dei suoi immensi interessi extra calcistici. Ma c’è anche un papà, (quel papà), che sa svestirsi pubblicamente di certe esteriorità che l’hanno reso famoso. E’ il marziano che si fa uomo. E chissà se anche il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristianinho</b> che gioca nei pulcini della Juventus, vedendo tutto ciò che è successo a papà in campo a Valencia, non l’abbia ammirato ancor di più della sua bravura nel fare gol, dribbling e tutto ciò che fa grande un vero campione di calcio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Valenciafl0711fl0711foto-cr7-che-piange.jpgSiNil-lato-umano-di-cristiano-ronaldo-1013463.htmSi100451001,02,03030288
701013462NewsCampionatiInter, grande voglia di essere la vera anti Juve.20180914154731Il popolo nerazzurro attende una squadra di successo. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senza se e senza ma, l’Inter di quest’anno è indiscutibilmente più forte dello scorso campionato. Pur nel rispetto del fair play finanziario imposto dalla Uefa, la società nerazzurra non ha badato a spese. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vrsaljko, De Vrij, Asamoah, Nainggolan, Martinez, Keita, Politano</b>, si sono aggiunti ai vari <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Skriniar, Miranda, Dalbert, Gagliardini, Vecino, Borja Valero, Brozovic,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi, Perisic e Candreva</b>, che facevano già parte dell’organico dello scorso campionato. Ebbene, se contiamo (almeno a quanto si vocifera nell’ambiente nerazzurro) il possibile arrivo a gennaio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luka Modric</b>, possiamo dire davvero che per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> non ci siano più attenuanti di sorta. Lui che è il timoniere di questa squadra ormai dal 9 giugno 2017, deve in qualche modo costruire una squadra capace di vincere, convincere e inserirsi di diritto come la più accreditata a essere la vera anti Juve. In base alla sua eccellente rosa di giocatori, la società nerazzurra e il popolo di fede interista premono per vedere una squadra che arrivi più in alto possibile sia in campionato e in Champions League. Il modulo preferito dall’allenatore toscano è sempre stato il 4-2-3-1, un assetto tattico che spesso non ha sortito i frutti sperati, forse anche per effetto di un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> apparso troppo solo in attacco, anche per la mancanza di una verticalizzazione di gioco che non c’è. Eppure, con l’arrivo dell’esterno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Politano</b> e la velocità di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic,</b> se utilizzati leggermente più avanti rispetto al concetto di gioco di inizio campionato, pensiamo sia possibile dare all’argentino maggiori chance per andare in gol. E poi c’è ancora il centrocampo da assemblare in maniera più consona alle caratteristiche tecniche dei vari <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nainggolan, Brozovic, Vecino, Borja Valero</b> and company. La difesa nerazzurra appare il reparto più completo, con i vari <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Skriniar</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Vrij</b> a far da garanzia centrale agli esterni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vrsaljko</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah.</b> Insomma, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> a questo punto sa di non avere più alcuna scusa da accampare in caso di insuccesso di questa Inter, alla quale manca forse solo quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Modric </b>lungamente inseguito questa estate e che sembra ritardare di qualche mese il suo arrivo a Milano. L’uomo che faccia la differenza a centrocampo, che distribuisca palloni e che sappia prendere in mano la squadra con autorevolezza. Tuttavia, tenuto conto di quanto sostenuto pocanzi, diciamo che la mancanza di una figura così carismatica nell’ambito della squadra sia soltanto un piccolo neo ancora da colmare, ma che non può rappresentare un alibi nell’eventuale insuccesso da parte dell’Inter di quest’anno. L’organico della squadra nerazzurra è di prim’ordine dal punto di vista tecnico e deve in qualche modo poter manifestarlo sul campo attraverso il gioco e le vittorie. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti</b> sa bene che nel calcio contano i risultati e se questi non arrivano il primo a saltare è proprio l’allenatore. Ecco perché questo campionato 2018’19 sarà per lui la prova del nove in un’Inter che è stata costruita per ritornare presto ai fasti di un tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNinter-grande-voglia-di-essere-la-vera-anti-juve-1013462.htmSi100451001,02,03030159
711013460NewsEditorialeLa superficialità del calcio.20180906194215Il comune pensiero degli italiani su CR7 a secco di gol.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ronaldo si, Ronaldo no. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ma perché non segna ancora CR7? No, vedrai che quest’anno se li sogna i gol che faceva in Spagna. In Italia il calcio è diverso”.</b> Sono i commenti di un quotidiano calcistico nazionale che spesso verte sulla superficialità di pensiero. Tu perché sei juventino e tu perché fai il tifo per altre squadre e godi all’idea che questo fenomeno portoghese acquistato quest’estate, possa rappresentare il flop della Vecchia Signora d’Italia. Non è così. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> ha bisogno di ambientarsi, di entrare negli schemi della sua nuova squadra ed ha anche bisogno di conoscere volta per volta gli avversari, prendere le dovute misure e capire con il cervello come superare l’ostacolo delle marcature strettissime. Chi pensava inizialmente che il suo arrivo alla Juventus rappresentasse una immediata passeggiata con gol a bizzeffe, probabilmente non ha tenuto conto che anche i fenomeni nel calcio non giocano da soli, anche se rappresentano la fondamentale differenza. C’è poi da considerare l’alta professionalità di questo indiscusso campione 33enne, il quale si allena con sistematico impegno e maniacale voglia di raggiungere sempre la perfezione del tono muscolare e mentale. Alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Continassa di Torino</b> lo sanno, perché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> è il primo ad arrivare agli allenamenti e l’ultimo ad andare via. E anche in questi giorni in cui le attenzioni sono deviate verso le varie Nazionali che incominciano il percorso di qualificazione agli Europei, lui, il fenomeno portoghese, continua a lavorare sodo per farsi trovare al top alla ripresa del campionato contro il Sassuolo. Un campione che potrebbe vivere di allori conquistati, che potrebbe far finta di apparire e non essere, non si accontenta di ciò che è stato ma vuole migliorarsi attraverso il sudore, la corsa, gli esercizi impartiti dall’allenatore e poi continuati per proprio conto. Con o senza palla tra i piedi, Ronaldo è uno spettacolo esemplare nella ricerca continua della forma fisica e mentale. </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span lang="EN-US" style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-ansi-language: EN-US;'>“Two worlds only: Hard work” – “Solo due</span></b><span lang="EN-US" style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-ansi-language: EN-US;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">parole: Lavoro duro”.</b> </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Così scrive CR7 su Instagram. Un post <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>che in meno di un’ora ha raggiunto quasi un milione e mezzo di like. Lavoro sul possesso palla, piuttosto che potenziamento muscolare, forza fisica e cambio improvviso di direzione del pallone. Ronaldo non si ferma mai, perché sa che la Juventus tra il 16 settembre e il 6 ottobre (data in cui ci sarà la seconda sosta stagionale) sarà impegnata 5 volte in campionato e 2 in Champions League. Ebbene, se traduciamo tutto questo metodo responsabile di gestire la professione del calciatore moderno in un mondo in cui la ricchezza, la notorietà e tante altre cose che potrebbero deviare il senso di uno sport che ti dà molto ma sa essere anche spietato con chi vive di rendita, allora possiamo dire che il lavoro duro e costante alla lunga paga anche chi ha 33 anni come CR7 e una luminosa carriera alle spalle. Il gol arriverà e ne arriveranno anche tanti, a dimostrazione di una serietà e una correttezza professionale che va oltre i suoi lauti compensi che lo potrebbero distogliere da certi importanti obiettivi personali ancora da raggiungere. In fondo, tutto l’entourage bianconero l’ha voluto non solo per vincere la Champions, ma anche per quel suo modus operandi che ben si allinea allo storico stile Juventus di agnelliana memoria. Si rifletta su questo punto che secondo noi non è assolutamente da sottovalutare. Un gol può essere importante e anche banale. Comunque, in un caso o nell’altro si dia spazio alla profondità di pensiero, minimizzando quella latente superficialità che aleggia da sempre nel mondo del pallone.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNla-superficialita-del-calcio-1013460.htmSi100451001,02,03030173
721013455NewsCampionatiCR7, il fenomeno che rivoluziona ogni cosa.20180822175223Inebriarsi di Cristiano Ronaldo. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da quando è arrivato a Torino, ha cambiato persino il modus vivendi degli juventini abitanti nell’antica città sabauda. E persino quel fascino discreto di nobile ex capitale d’Italia, è stato sostituito dal vociare squillante verso il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> che tutti vogliono vedere per un selfie, un autografo con dedica da apporre sulla maglia bianconera appena acquistata. Basta solo un attimo, un secondo capace di ripagare ore d’attesa sotto il sole cocente d’agosto dietro le sbarre che delimitano il passaggio dei calciatori. E’ la ronaldomania che imperversa nelle strade, nei bar, nei ritrovi, tra le bancarelle dei mercati, nelle piazze e, soprattutto, in quella zona “Continassa” diventata ormai il quartier generale della Juventus. E persino il lento fluire del Po sembra agitarsi improvvisamente nella zona sottostante la Gran Madre, proprio in quello spicchio di collina che lascia intravvedere in lontananza la villa ottocentesca riservata a lui, il CR7 che racchiude i sogni di tutti, grandi e bambini, uomini, donne e famiglie che non avranno mai l’opportunità di firmare la centomillesima parte dei ricchissimi contratti di questo ragazzo portoghese che ha fatto la sua fortuna con il pallone tra i piedi. E lui dichiara parole d’amore verso la Juventus, la città di Torino e tutti gli juventini cui vuole regalare quella Champions tanto ambita e spesso sfuggita per quell’attimo che sa di destino avverso. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La Juventus è uno dei top team al mondo e sono molto contento di essere qui. A Torino mi sono ambientato bene e sono felice. La squadra è forte e sono sorpreso in positivo”.</b> Dette così sembrerebbero frasi fatte, quasi un canovaccio da recitare ogni qualvolta si cambi maglia, squadra, città e si deve pagare lo scotto delle apparenze che nascondono il proprio essere. Ma lui, il CR7, il Cristiano Ronaldo plurivincitore di coppe, trofei e palloni d’oro, sembra davvero sincero quando ricorda il suo bellissimo gol in Champions, segnato alla Juve in rovesciata: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Posso solo dire che spesso sono i piccoli dettagli che fanno la differenza, diciamo che quel che ho visto mi ha facilitato. Dispiace aver segnato contro la mia attuale squadra, ma adesso appartiene al passato. Credo che quello sia stato il gol più bello della mia carriera e sono rimasto senza parole quando ho sentito gli applausi dell’Allianz Stadium. Non mi era mai successo. Naturalmente voglio vincere questo trofeo anche con la Juve. Ce la metteremo tutta, ma non deve essere un’ossessione. Importante è avanzare il più possibile in Champions League”.</b> Parole che sembrano vere e magari lo sono pure, ma siamo sicuri che se la Juve non avesse imbottito di milioni di euro questo grande campione della pelota internazionale, difficilmente sarebbe arrivato a Torino tra le fila della Vecchia Signora d’Italia. Non vogliamo certamente fare il processo alle intenzioni per sminuire un arrivo così ampiamente voluto dalla famiglia Agnelli e da tutto il mondo Juve. CR7 è un grande apportatore di interessi economici che si moltiplicano a dismisura e a beneficio di chi se ne è assicurato le sue prestazioni. Tutti parlano di lui, tutti lo sognano, tutti vorrebbero toccarlo per attingere un po’ di quella fortuna che lui ha avuto nella vita. E’ legittimo! E poi non costa nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNcr7-il-fenomeno-che-rivoluziona-ogni-cosa-1013455.htmSi100451001,02,03030161
731013450NewsCalciomercatoToro, Izzo non basta20180719165249Il mercato del Torino a 29 giorni dalla chiusura.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A 29 giorni dalla fine del calciomercato, al Torino sono arrivati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Izzo, Rosati</b> (secondo o terzo portiere) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bremer, Meitè e Damascan</b> (chi sono?). E intanto gli abbonamenti sono in vendita da oggi. Ma con quale spirito il popolo granata può supportare anche solo un centesimo di aumento, rispetto allo scorso anno che è stato fallimentare per non essere entrati in Europa? Ma che fine hanno fatto i ventilati arrivi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza, Pereyra</b> e altri euro big? Il presidente Cairo non smentisce nulla, anzi fa capire di lavorare in sordina e senza squilli di tromba. Lui e Petrachi, il duo granata che decide il mercato del Toro e amministra plusvalenze e bilancio da non perdere mai di vista. Siamo dunque alle solite. In casa Toro la musica non cambia mai e l’incertezza sembra sempre la certezza che alla fine la squadra non avrà la caratura tecnica necessaria per raggiungere obiettivi importanti. Tutti sperano nel ritorno in Europa League già nel 2019, ma con questi chiari di luna e tenuto conto di come si stanno attrezzando le squadre di seconda fascia, pensiamo che così com’è oggi il Toro, non farà altro che andare verso la strada della delusione. Visione pessimistica? Forse! Ma i fatti a 29 giorni dalla chiusura del mercato, inducono a pensare per l’ennesima volta a una campagna acquisti granata scarna e priva di ogni reale velleità. Speriamo di sbagliarci. E intanto aspettiamo l’evoluzione delle trattative che speriamo siano tenute segrete fino alla fine per il botto finale. Ma ci sarà?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNtoro-izzo-non-basta-1013450.htmSi100451001,02,03030326
741013446NewsCalciomercatoCR7 alla Juve? Oggi è più che una semplice suggestione. Ecco perchè!20180704185259I tifosi della Juve sono già in fermento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La notizia prende sempre più fondatezza negli ambienti juventini. Quello che fino a ieri sembrava un sogno irraggiungibile, oggi appare più concretamente fattibile anche se la società bianconera non conferma e non smentisce. Le fonti provenienti da Madrid sono più che attendibili, infatti, è da qualche giorno che il quotidiano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marca</b> e i vari telegiornali spagnoli affermano che l’avventura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b> sia ormai giunta al termine e sia già in procinto di passare alla Juventus per 100 milioni di euro. Ma analizzando i dettagli, com’è possibile realizzare questo clamoroso passaggio di CR7 alla Juve? Proviamo a verificare i vari punti dell’affare, non solo dal punto di vista economico. Partendo dal costo del cartellino che, come abbiamo già detto si aggira sui 100 milioni di euro, si deve tenere conto di quanto percepisce il giocatore in questo momento. Pare che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Florentino Perez, </b>presidente del Real<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>Madrid, abbia proposto al giocatore un rinnovo di contratto pari a 320 milioni di euro annui, mentre la Juventus proporrebbe un quadriennale a 300 milioni di euro esclusi i diritti di immagine. Dove prenderebbe tutti questi soldi la società bianconera? Da due cessioni eccellenti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain al Chelsea</b> per 60 milioni di euro e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Miralem Pjanic</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">al Barcellona</b> per 80 – 90 milioni di euro. In questo caso l’affare potrebbe rendersi concreto, anche perché il campione portoghese ha fatto intendere di gradire il suo trasferimento a Torino sponda Juventus, memore anche dalla simpatia tributatagli in occasione di quel gol da cineteca che CR7 fece alla Juve in occasione dell’incontro d’andata di Champions League. C’è dunque più di un indizio che porterebbe Ronaldo alla Juve. In questi giorni la Torino bianconera sembra impazzita alla notizia che il campione del Real Madrid stia già cercando casa nella città Sabauda. Sembra addirittura che ci siano stati degli avvistamenti di alcuni mandatari di CR7, i quali avrebbero già avuto istruzione per trattare la sua casa ideale nella collina torinese? Probabile! Sta di fatto che anche la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sindaca Appendino</b> afferma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Seguo con apprensione la possibile trattativa, sarebbe straordinario per la città”. </b>Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> sorride e parla di vere e proprie suggestioni di mercato. Intanto, questa notizia bomba lascia a bocca aperta anche tanti possibili futuri compagni di squadra di Cristiano Ronaldo come il francese Matuidi, il quale dichiara: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Siamo alla Coppa del Mondo e vivo intensamente il Mondiale. Ma ditemi, sapete qualcosa di più di questo trasferimento di CR7 alla Juve? Sarebbe bello avere uno dei migliori giocatori al mondo alla Juventus. Sarebbe davvero fantastico!”.</b> La Torino bianconera, dunque, è già affetta da Ronaldomania. Addirittura, nella serata di ieri un nutrito gruppo di tifosi bianconeri si è recato all’aeroporto di Caselle con l’immagine di Ronaldo in attesa dei voli provenienti dall’estero. Un’esagerazione? Certamente! Ma questo deve dare la dimensione di ciò che significherebbe per la città Sabauda (e non solo), un arrivo così eccellente. Ronaldo vuole la Juve non solo per la stima attribuitagli dai suoi tifosi, ma anche perché conosce bene la bramosia di conquista Champions che nutre questa piazza ormai da troppi anni. E lui di conquiste Champions se ne intende proprio. Insomma la società Juventus è balzata sul tetto del mondo nei notiziari di tutto l’universo calcio. D’altra parte, non è una sorpresa considerare un ritorno d’immagine così forte, quando si tratta di acquistare il più premiato pallone d’oro in attività, nonostante abbia già compiuto 33 anni. Certo, se teniamo conto dell’età anagrafica, non vediamo come questo campione possa rispettare il quadriennale offerto dalla Juventus. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> rappresenta soprattutto il presente che possa fare la differenza della Juve soprattutto in campo internazionale. E poi questo suo fisico ancora così asciutto e integro, lascia pensare a un immediato futuro ancora prodigo di grandi soddisfazioni per lui e la società che si aggiudicherà le sue prestazioni professionali. Di questo non ci sono dubbi. Dunque, i tifosi bianconeri d’Italia possono davvero cominciare a credere che l’arrivo di questo immenso campione alla Juve non sia solo una semplice suggestione di mercato, ma una notizia che richiede un’attenta e seria valutazione giornaliera nei suoi sviluppi. E’ il calcio, è la passione che fa stravedere, sognare e poi realizzare. E chi ci dice che tutti gli aumenti che la Juventus ha ufficializzato quest’anno per il rinnovo degli abbonamenti, non nascondano questo straordinario arrivo? </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNcr7-alla-juve-oggi-e-pio-che-una-semplice-suggestione-ecco-perche-1013446.htmSi100451001,02,03030345
751013437NewsCalciomercatoMercato Juve, Higuain e Pjanic nodi da sciogliere20180607195033Quante decisioni importanti sono da prendere in casa bianconera!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche se non c’è ancora l’ufficialità da parte della Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perin</b> sono i primi colpi estivi dei bianconeri. Il tedesco effettuerà le visite mediche la prossima settimana al JMedical di Torino, mentre Perin ha già effettuato i primi test fisici che precedono la firma del contratto che lo legherà alla Juventus per i prossimi quattro anni. Tuttavia, dopo questi due acquisti, la società bianconera dovrà preoccuparsi di gestire al meglio le cessioni per portare a termine il grande colpo della stagione. Al momento sembrerebbe che Milinkovic – Savic sia il nome maggiormente inseguito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> and company, anche se si vocifera insistentemente anche il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b>. E, anche se nelle ultime ore si stanno intensificando le voci per l’interesse di mercato che riguardano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic,</b> i due campioni non sarebbero gli unici a manifestare l’interesse di squadre europee. Ma andiamo per ordine.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tra arrivi e partenze</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>: Per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matteo Darmian</b> sembra ormai cosa fatta, ma la Juventus deve sacrificare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> per diversi motivi legati anche al bilancio. L’argentino compirà 31 anni a dicembre e la Juventus sa che questo può essere l’ultimo anno in cui per il Pipita potrà realizzare almeno 60 milioni di euro che servono per acquistare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alvaro Morata</b>. Ma, come dicevamo pocanzi, anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Miralem Pjanic</b> è l’altro giocatore della Juventus appetibile dai club europei. Pare che sulla base d’asta di 50 milioni di euro, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barcellona</b> si stiano contendendo il giocatore bosniaco. E, ammesso tutto ciò, sembrerebbe che il centrocampista bianconero non sia iscritto nell’agenda cessioni della Juve. Tuttavia, se l’eventuale offerta si concretizzasse a partire da 70 milioni in su, all’ora la società bianconera rivedrebbe i suoi piani tecnici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ed ecco altri nomi che sono qualcosa in più di una semplice suggestione</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>: In Premier League oltre a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain (Chelsea),</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United </b>piace molto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic</b> il quale sarà ceduto soltanto se deciderà egli stesso di lasciare la Juve. Poi, in base alle offerte che arriveranno in casa della Vecchia Signora, non si esclude la dipartita di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia</b>, ma anche di alcuni centrocampisti come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio, Sturaro, Khedira</b> che vorrebbe andare in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Premier League</b>. Insomma, in questi giorni alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Continassa di Torino</b> i dirigenti della Juventus stanno studiando quale strada percorrere per una scelta sensata sia dal punto di vista numerico che di bilancio. Una cosa è certa, c’è bisogno di qualche cessione eccellente per realizzare le tante idee di mercato che la Juventus sta studiando attentamente. Gli scenari che si possono aprire sono tanti, ma l’importante è monetizzare per reinvestire rafforzando la squadra. Vedremo cosa accadrà durante il cammino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-higuain-e-pjanic.jpgSiNmercato-juve-higuain-e-pjanic-nodi-da-sciogliere-1013437.htmSi100451001,02,03030343
761013433NewsCoppeVince il Real Madrid, ma CR7 dice “E’ stato bello giocare qui”.20180527173456Una finale di Champions che racchiude gioie, tristezze e qualche rancore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è chiuso il sipario sulla Champions League 2017-’18. Il Real Madrid resta sul tetto del mondo con 13 Champions gelosamente esposte nella sua storica bacheca, di cui tre vinte consecutivamente. A Kiev i blancos di Zidane si sono imposti per 3 a 1 sul Liverpool con una rete di Benzema e una doppietta di Bale, mentre Mane ha siglato l’unico gol per i Reds. E’ stata una gara molto strana, proprio per le sue vicissitudini che ne hanno caratterizzato il risultato finale. Il Liverpool di Jurgen Klopp è partito molto forte, costringendo per i primi venti minuti il Real Madrid a difendersi<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e ripartire sporadicamente in avanti con Benzema e Cristiano Ronaldo, costruendo per costrizione un centrocampo folto di interdittori dai piedi buoni come Kroos, Casemiro, Modric e Isco. Ma alla mezz’ora si verifica il grande rammarico dei Reds per avere perso Mohamed Salah, il quale a seguito di un brutto fallo di gioco subito da Sergio Ramos (che non è stato neanche ammonito dall’arbitro) ha dovuto lasciare il campo in lacrime perché afflitto da forte dolore alla spalla. Peccato davvero per questo segno del destino che si è poi ancora accanito contro la squadra di Klopp, nel momento in cui il portiere Karius con due allucinanti papere ha agevolato la vittoria finale dei blancos. Storie di un destino che ha favorito indubbiamente la squadra più forte, ma che, se non ci fossero stati questi due episodi, probabilmente avremmo visto un’altra partita. Questo non lo sapremo mai. E non sapremo mai neanche cosa sarebbe successo se la gara si fosse protratta con la stessa intensità agonistica che i Reds hanno saputo imprimere all’inizio. Sono i famosi punti interrogativi senza risposta che spesso inondano i pensieri dei perdenti, i quali si devono attenersi alla realtà dei vincenti. Dunque - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">The Winner is Real Madrid</b> – onore al merito a una squadra abituata a disputare le finali di Champions e che spesso è più attenta a vincere questa competizione piuttosto che la Liga di Spagna. Ma la vera novità con il retro gusto amaro di questa Champions di Madrid alzata al cielo, è che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> ha detto ai microfoni televisivi spagnoli: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“E’ stato bello giocare qui”.</b> Una frase eloquente che ha il significato dell’addio. 33 anni e una lunga carriera da calciatore migliore del mondo, CR7 ha più volte manifestato il desiderio di tornare a giocare nel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United con Mourinho</b>, anche se in base a quanto si dice il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">PSG </b>avrebbe la possibilità economica di sostenere il lauto contratto del giocatore. Tante possono essere le strade percorribili e diverse sono le suggestioni che lo scenario calcistico riguardante questo campione pluripremiato di palloni d’oro può ancora nascondere. Fisico asciutto e integro per la sua non più giovane età, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> ha una clausola di un miliardo di euro, che eventualmente dovrà concordare con il Real Madrid per ogni eventuale mossa futura. Ma, stante a quanto si apprende dai rumors, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">CR7</b> sarebbe in combutta con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Florentino Perez</b> per due motivi: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il contratto non ritenuto sufficiente e la corte ufficiosa che il presidente del Real Madrid sta facendo a</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neymar.</b> Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> così dichiara ufficialmente: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non è una questione di denaro, è qualcosa che viene da lontano. Forse non è stato il momento perfetto per parlare, ma di sicuro sono stato onesto e per questo motivo non ho nulla di cui pentirmi. Non parlo tanto, ma quando lo faccio parlo sul serio. Florentino? Non ho nulla da dirgli lo saluto da buon professionista come sono sempre stato. Resterò a Madrid? Non posso assicurare nulla. Non mi nascondo, nei prossimi giorni</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">parlerò”</b>. E allora non ci aspetta che attendere per commentare la decisione di questo grande campione, capace di avere fatto fare voli pindarici nei sogni impossibili di tanti tifosi anche italiani che oggi sperano, chissà……magari in qualcosa che apparentemente può sembrare assolutamente improponibile.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Kievfl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNvince-il-real-madrid-ma-cr7-dice-e-stato-bello-giocare-qui-1013433.htmSi100451001,02,03030182
771013420NewsCoppeChampions, non basta il 4 a 2 della Roma sul Liverpool20180503184628Errori tecnici e arbitrali, vietano alla Roma l`accesso alla finale di Champions League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando nel calcio hai un budget inferiore alle altre contendenti europee, ti classifichi tra le prime quattro squadre di Champions League e sfiori la finale anche a causa di certi errori arbitrali, allora possiamo parlare di una grande squadra. E’ la Roma di Eusebio Di Francesco, un allenatore capace di motivare la sua squadra rendendola compatta dal punto di vista tattico e anche nei rapporti di spogliatoio. Contro il Liverpool, nella seconda semifinale di ritorno, la Roma per andare in finale avrebbe dovuto fare 3 gol senza subirne nessuno. Purtroppo, nonostante il risultato di 4 a 2 a favore della Roma, in finale ci va il Liverpool di Jurgen Klopp. Ma nell’analisi di una partita a due facce, c’è da considerare una serie di concause che hanno negato ala Roma di partecipare alla finale di Kiev. Infatti, a un primo tempo in cui si sono evidenziati alcuni imperdonabili errori da parte dei giocatori giallorossi, uno su tutti il passaggio scriteriato di Nainggolan verso la trequarti della propria metà campo che ha praticamente regalato a Mané il vantaggio per il Liverpool, è seguito un secondo tempo in cui la Roma, pur manifestando grande convinzione e determinazione, ha dovuto cedere le armi dinnanzi agli errori dell’arbitro che in ben due occasioni ha negato il rigore ai padroni di casa. Peccato davvero, perché la squadra di Di Francesco nei confronti del Liverpool ha totalizzato 24 tiri di cui 6 in porta, il 61% di possesso palla e 7 calci d’angolo contro i 3 della formazione inglese. Un quadro molto chiaro di una grande voglia di finale giallorossa, in uno stadio colmo fino all’inverosimile e capace di spingere la propria squadra con il cuore oltre l’ostacolo. Ma, come dicevamo pocanzi, nonostante la doppietta di Nainggolan arrivata tra il 41mo e il 48mo della ripresa, il gol di Dzeko e l’autorete di Milner, la Roma ha dovuto amaramente arrendersi a un avversario che ha fatto vedere le cose migliori in casa, ma che all’Olimpico di Roma, nonostante le sviste dell’arbitro Skomina, è apparsa assai lontana dalla sua fama di squadra che sa adottare un gioco brillante e redditizio. Insufficiente la prestazione di Salah, mentre Firmino ci è parso il migliore della squadra ospite. Dunque, l’amaro verdetto della partita non può certamente cancellare il meritevole percorso della Roma in questa Champions League 2017 – ’18, anche in considerazione del fatto che la squadra di Di Francesco è partita in terza fascia ed ha superato squadre come l’Atletico Madrid, FK Qarabag, Chelsea, Shakhtar e Barcellona. Niente male per una squadra che all’inizio, nessuno dava per destinata alla semifinale con reali possibilità di giocare la finale di Kiev. Eppure i giallorossi hanno dimostrato con il gioco, il carattere e la volontà, di potere competere con le squadre più forti d’Europa senza mostrare alcun atteggiamento reverenziale. Possiamo dunque dire in tutta tranquillità, che la squadra di Di Francesco ha intrapreso la strada giusta per migliorarsi ancor di più in Campionato e in Champions. Adesso l’aspetta un ultimo trittico di gare di campionato, in cui deve conquistare quella terza o quarta posizione che le consentirebbe di partecipare alla scalata di quella finale di Champions che quest’anno le è sfuggita per un soffio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-di-francesco.jpgSiNchampions-non-basta-il-4-a-2-della-roma-sul-liverpool-1013420.htmSi100451001,02,03030196
781013418NewsCampionatiIl derby d’Italia in casa Andriolo20180428140610I fatti e i personaggi che emergono in questo testo più letterario che giornalistico, sono assolutamente veri e sintetizzano l`antico dualismo sportivo nel derby d`Italia. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Natale in casa Cupiello”</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è una famosa commedia tragicomica scritta da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edoardo De Filippo</b> nel 1931. La commedia, che è forse la più nota di Edoardo, ha sfumature comiche, grottesche, farsesche e, analizzando la tematica dell’incomunicabilità e dei contrasti famigliari, presenta un fatto fortemente realistico. Ecco, non so perché quando penso al derby d’Italia vissuto in casa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andriolo,</b> mi viene sempre in mente la commedia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edoardo De Filippo</b>, non certo per l’incomunicabilità tra i componenti famigliari, ma per le sfumature di comicità e del “contrasto” sportivo vissuto soltanto per il divergente tifo tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus e Inter</b>. Mi sembra di vederla la scena di quel giorno. Tutti davanti alla televisione a casa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano,</b> interista sfegatato con la presenza dei suoi due figli, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Domenico e Giulia</b>, juventini dalla nascita. E poi l’altro juventino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Attilio,</b> fratello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano</b> e zietto affettuoso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Domenico e Giulia</b>. E’ un momento topico dell’anno calcistico italiano, quello in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">casa Andriolo,</b> che vede assistere il derby d’Italia tra urla e abbracci, quasi fosse una questione personale da risolvere. La famiglia è di quelle che va d’amore e d’accordo, ma quando c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Inter o Inter Juventus</b> non ce n’è per nessuno. Certo, il povero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano</b> essendo solo lui di fede interista in casa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andriolo</b> si trova in minoranza, ma non per questo si lascia intimorire. E’ un fatto di cuore, di passione calcistica che qualche volta va persino oltre la logica razionale di ammettere la superiorità dell’una verso l’altra squadra. E questa sera, in una notte in cui la Juventus deve vincere per mantenere una lunghezza di vantaggio sul Napoli per far suo lo scudetto e l’Inter deve fare altrettanto per la Champions League, immagino cosa può accadere in casa Andriolo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Gli animi si esaltano e si accendono come fiammiferi in ogni situazione della partita. Momenti in cui l’adrenalina è ai massimi livelli e difficilmente fa razionalizzare certe situazioni che, semmai, andrebbero discusse serenamente. E poi gli sfottò, se l’una o l’altra squadra segna un gol. Certo, per chi guarda la partita in modo distaccato c’è tutto da ridere e da piegarsi in due nel sentire i commenti attraverso il colorito dialetto siciliano. Più d’una volta mi sono ripromesso di scrivere il testo di una giornata di calcio in cui si giochi il derby d’Italia in casa Andriolo, per poi portarlo magari in teatro. Prima o poi lo farò, perché è davvero tutto divertente, grottesco e con sfumature farsesche, proprio come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Natale in casa Cupiello”.</b> Ma questo è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il derby</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">d’Italia in casa Andriolo”.</b> Ricordo una volta in cui la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> dimostratasi nettamente superiore nel gioco contro i nerazzurri di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri, </b>vinse 3 a 1<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">.</b> Il buon <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano </b>solitamente battagliero, ha dovuto deporre le armi di fronte alla schiacciante superiorità bianconera. Ma quella volta tutti i componenti la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andriolo</b> di fede juventina, non hanno neppure infierito contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano</b> interista, perché sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa. I gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lichtsteiner,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vidal </b>avevano suggellato una superiorità bianconera indiscutibile, nonostante l’impennata d’orgoglio nerazzurra che nel finale di partita ha segnato il gol della bandiera con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rolando</b>. Ma quella volta Gaetano non se l’è presa più di tanto, ha semplicemente cercato di farsi le proprie ragioni pur incassando la sonora sconfitta nell’attesa di urlare per la sua Inter al prossimo incontro con la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vecchia Signora</b>. E poi, in ballo escono sempre le antiche ruggini tra tifosi dell’opposta fazione, che vertono su quel famoso scudetto targato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">calciopoli,</b> tolto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juve </b>per darlo all’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter</b>. Un passato fatto di odi sportivi mai sopiti che, tuttavia, non fanno capo alla famiglia Andriolo che è esempio di unione, di affetti famigliari e rispetto di antichi valori. Ma quando arriva il giorno della sfida tra Inter e Juventus…….. tutti vogliono vincere, è un fatto personale!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711inter-vs-juventus.jpgSiNil-derby-d-italia-in-casa-andriolo-1013418.htmSi100451001,02,03030241
791013417NewsCampionatiOmbretta Cantarelli, “Inter – Juve? Partita difficilissima per entrambe”20180427173527Intervista a una interista doc<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando si affrontano Inter e Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b>, appassionata tifosa dell’Inter e moglie dell’attore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianfranco Jannuzzo</b>, per noi è diventata una piacevole consuetudine. Un interessante appuntamento con l’opinione, capace di entrare nel fulcro dei temi sportivi in maniera attendibile. Schietta, sincera, appassionata tifosa, ma sufficientemente sportiva nell’analisi talora anche critica verso la sua squadra, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b> è l’ideale interlocutrice per le interviste che riguardano il calcio, inteso anche nel suo aspetto più ampio. Così, come avevamo fatto nella partita d’andata del derby d’Italia, anche questa volta abbiamo pensato di avvalerci del suo pensiero in merito a questa partita. Un match che <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>a questo punto del campionato assume un sapore ancor più forte del solito. Ascoltiamola, dunque. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter – Juventus, il derby d’Italia che si presenta con tanti temi che coinvolgono le due squadre. Come vedi questa partita?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ una partita che arriva in un momento particolare del campionato perché, dopo aver perso contro il Napoli, tutti sono contro la Juve. Ho visto quella partita e anche la delusione che traspariva evidente dai volti del popolo juventino, che notoriamente è sicuro della forza della propria squadra. Tuttavia, dopo la batosta subita in Champions, la Juve ha accusato il colpo e contro un Napoli che ha messo tanto cuore, grinta e determinazione, ha perso una gara che a me è sembrata sostanzialmente equilibrata. Ma ritornando alla tua domanda, devo dire che per quanto riguarda l’Inter ho visto una ripresa generale della squadra, anche se nell’ultima partita non mi è piaciuta tantissimo. Inter – Juve è sempre una partita di cartello, ma in questa occasione si contrappongono due altissimi interessi di classifica. Infatti, mentre la Juve viene a Milano per vincere e tenere il suo punto di vantaggio sul Napoli che potrebbe anche significare la conquista dello scudetto, l’Inter si contrappone con la stessa voglia di far suo il match per continuare a sperare nella Champions. Sarà certamente una bella partita, tutta da vivere!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma come spieghi questa strana e pazza Inter, che inizia il campionato in alto alla classifica e poi perde mordente per ritrovarlo sul finire del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“A un certo punto del campionato, fino alla partita d’andata contro la Juve, l’Inter aveva fatto volare di entusiasmo i suoi tifosi e me compresa. Poi, improvvisamente, stentavamo tutti a riconoscerla, talmente deludeva nel gioco e nei risultati. E allora,come spesso accade in questi casi, giravano delle voci che mettevano sotto accusa la squadra e lo spogliatoio. Adesso le cose stanno cambiando in meglio, probabilmente dovuto anche a un nuovo assetto tattico voluto da Spalletti che ha inserito stabilmente in squadra Rafinha.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A questo punto, pensi che l’Inter riuscirà ad arrivare tra le prime quattro e garantirsi la partecipazione in Champions League?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“La possibilità ce l’ha, anche se Roma e Lazio stanno andando forte e qualche volta anche loro peccano di continuità. Secondo me il gioco è tutto aperto, anche se io che sono interista, spero ovviamente che la mia squadra possa farcela anche per una questione di introiti economici, che per l’Inter significherebbero un ulteriore incentivo a rafforzare la squadra.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sempre in tema di zona Champions. Pensi che per l’Inter sia decisivo il match che giocherà all’Olimpico contro la Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Calma, prima pensiamo alla prossima partita contro la Juve che non sarà certamente facile per tutte le ragioni che ti ho esposto. Certo, se all’ultima partita l’Inter dovesse trovarsi ancora in questa posizione di classifica, allora quella gara sarà determinante. Io mi auguro che l’Inter venda cara la pelle e possa ritornare a calcare quei palcoscenici che gli competono per storia e tradizione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Ombretta, in questo momento sei a Roma o a Milano? Te lo chiedo per sapere se andrai a vedere allo stadio Inter - Juve.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“No, in questo momento mi trovo a Roma. Tu sai che seguo il lavoro di mio marito Gianfranco Jannuzzo e in questo periodo siamo impegnati qui. Tuttavia, seguirò la partita in televisione con lo stesso spirito, la stessa passione che mi coinvolge ogni volta che gioca l’Inter. Poi, se c’è di mezzo la Juve…….”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se sarai ancora a Roma, andrai a vedere l’ultima partita di campionato Lazio – Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Contaci, se sarò a Roma non la perderò”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma a conti fatti, ti senti soddisfatta per questo campionato dell’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“In modo assoluto non sono contenta. Visto l’inizio di campionato in cui nonostante un gioco non ancora perfetto l’Inter faceva punti ed era prima in classifica, mi aspettavo certamente qualcosa in più. Tuttavia, devo dare atto a Spalletti di avere dato un gioco che fino a poco tempo fa era frammentario e adesso sembrerebbe migliorato, anche se a mio parere manca ancora quella cattiveria agonistica che è essenziale nel gioco del calcio. Devo comunque aggiungere che se la squadra non si è espressa con continuità, la responsabilità non è certamente da attribuire a Spalletti, ma piuttosto alla squadra che avrebbe ancora bisogno di essere completata in alcuni settori. In fondo, questo mister è all’Inter soltanto da quest’anno. Lasciamolo lavorare in tutta serenità per almeno due o tre anni e poi vedremo i risultati. Naturalmente, è importante che la società lo assecondi nei limiti del possibile.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Insomma, l’Inter ha bisogno di investire ancora in giocatori di alto livello per ritornare grande?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sì, anche se io mi arrabbio moltissimo con questo maledettissimo fair play finanziario, quando guardo Barcellona e Real Madrid che spendono e spandono, comprano i migliori calciatori e nessuno dice niente. L’attenzione a salvaguardare i bilanci societari è essenziale, ma è importante che la legge valga per tutti. Questo, per dirti che l’Inter ha ancora bisogno del campione che faccia la differenza. Come una volta. Come quando si vinceva.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Ombretta, per finire. Togliendo per un attimo la mano dal tuo cuore interista, quanto ti manca la presidenza di Moratti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Tantissimo. Sai, se tu facessi questa domanda a qualsiasi altro tifoso dell’Inter ti risponderebbe allo stesso modo. Questi cinesi sono la continuità, ma la storia romantica di un calcio interista che ci ha emozionato entrando nell’anima, beh, quella la dobbiamo soltanto alla famiglia Moratti perché ha rappresentato il glorioso passato nerazzurro.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cantarelli-ombretta-foto.jpgSiNombretta-cantarelli-inter-juve-partita-difficilissima-per-entrambe-1013417.htmSi100451001,02,03030771
801013416NewsCampionatiToro, un altro anno insipido.20180424190239L`ennesimo anno di promesse non mantenute<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>I tifosi del Toro hanno già perso il conto. Ma quanti anni sono che la squadra granata intorno al mese di febbraio o marzo, non ha più nulla da dire al suo campionato? Anche quest’anno il Torino era partito per raggiungere l’obiettivo dell’Europa League. Il presidente Cairo ( a suo dire) sembra che abbia dato carta bianca a Sinisa Mihajlovic, il quale ha stilato una serie di calciatori potenzialmente da acquistare e altri da vendere. Così, in buona fiducia, si è cominciato un campionato dal sapore promettente per l’Europa, quasi si trattasse di qualcosa di più della semplice speranza che questo fosse finalmente l’anno giusto per il Toro. Oggi, a quattro giornate dal termine del campionato, tutti sanno com’è andata a finire. A Bergamo, infatti, la squadra di Mazzarri non solo ha giocato male ma ha anche perso la partita e anche quell’esile speranza rimasta di Europa. Grande è stato il nervosismo al termine del match tra Sirigu e Belotti, reo (secondo il portiere) di non aver saputo tenere la palla per fare scorrere gli ultimi minuti della partita che si era incanalata sul risultato di 1 a 1. E’ il segno tangibile di una situazione interna che, visti i risultati insufficienti, divide lo spogliatoio. Il Torino sull’esempio dell’Atalanta deve ripartire dal Settore Giovanile, ma soprattutto ha bisogno di affidarsi a una programmazione seria che significa anche investimenti su giocatori di qualità. Altrimenti questo Torino resterà insipido e senza reali obiettivi da raggiungere. I tifosi granata hanno bisogno di certezze e non di effimere promesse. Le probabili partenze di alcuni calciatori fanno presumere l’arrivo di altri; importante è creare con Mazzarri una squadra con caratteristiche tecniche adatte al suo modulo di gioco. Si respingano con forza le tentazioni di acquistare giocatori come Niang che non hanno più nulla da dire al calcio, ma si imbastisca una squadra degna di portare in alto certi colori granata che il tempo sta sbiadendo non certamente per storia, ma per appiattimento di entusiasmo. Ci auguriamo davvero che il prossimo anno sia davvero prodigo di risultati positivi e quindi di quell’interesse che non vada scemando con l’arrivo della primavera. Si rispolveri in maniera simbolica quella fatidica sedia che Mondonico alzò al cielo, incarnando lo spirito di un Toro il cui cuore non può e non deve essere soltanto di apparenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino, Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNtoro-un-altro-anno-insipido-1013416.htmSi100451001,02,03030218
811013404NewsCoppeMa che cos’è questo calcio?20180411172556Roma - Barcellona, una partita entusiasmante!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando pensi che tutto sia finito, quando ci credi solo a parole ma non sei convinto di ciò che dici, quando ti unisci agli altri per farti forza, ecco che quell’incredibile sogno da sempre sognato diventa realtà. E’ la storia del calcio che somiglia alla vita e come tale è fatto di sentimenti e forti emozioni capaci di intersecarsi tra loro e farti mancare il fiato. Succede di tanto in tanto, ma qualche volta accade che in Champions o in qualsiasi altro avvenimento calcistico tutto sembri perso. E invece, chissà come, chissà perché, tutto viene ribaltato e si avvera l’imprevedibile, quello che forse non avevi neanche osato sperare ma lo sognavi. E così sugli spalti dello stadio vedi da una parte bambini, donne, uomini giovani e vecchi che piangono di gioia, mentre dall’altra le lacrime hanno il significato della delusione provocata dalla sconfitta. E’ la bellezza di un calcio che riserva sempre emozioni e imprevedibili situazioni che ti trascinano oltre il pallone, la maglia e la squadra per cui fai il tifo. Questo è successo tra Roma e Barcellona nei quarti di finale in ritorno di Champions League. Una partita difficile da raccontare per l’esaltazione di un significato in cui preponderanti sono le passioni, i sentimenti che quasi nascondono l’analisi tecnica di una partita che ha scritto una pagina indimenticabile del club giallorosso. Un 3 a 0 della Roma, capace di fare ritornare sulla terra i marziani del Barcellona. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi a Iniesta a Piquè a Suarez</b>, incredibile vedere la loro disfatta davanti alla furia, alla determinazione, alla foga di vincere dei giallorossi, che spinti da 60.000 appassionati spettatori, hanno toccato il cielo con le dita. E’ stato davvero un privilegio assistere a un calcio apparentemente ruspante, fatto di poco studio premeditato e tanto cuore, capace di scatenare passioni talora sopite dalle convinzioni anche ingigantite dalla reale superiorità tecnica dell’avversario. Sembra la storia di Davide contro Golia che non tramonta mai, non passa mai di moda e che attraverso il pallone fa vivere momenti indescrivibili di passione. E’ stato un trionfo per il calcio italiano, per i tifosi e per la società giallorossa che giustamente si inorgoglisce per avere una delle prime quattro squadre d’Europa. Vedere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko, De Rossi, Kolarov, Nainggolan, Florenzi,</b> che agli ordini di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eusebio Di Francesco</b> hanno surclassato anima e corpo il meglio dell’Europa calcistica, sembra un film che non finisci mai di vedere. Certo, per i romanisti è stata una <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Maggica”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma,</b> ma crediamo che anche per coloro i quali fanno il tifo per altre maglie e altri colori, questa partita sia stata qualcosa che fa parte della bellezza del calcio. Complimenti Lupa, per aver tenuto alto questo nostro calcio italiano troppe volte bistrattato, inondato da mille congetture e convinzioni di un mondo in cui tutto sia da rifare e nulla da salvare. E ai fautori dei superinvestimenti calcistici, capaci di prometterti vittorie a gogò e primeggianti situazioni di classifica, la bellezza della Roma vista contro il Barcellona mette tutti a tacere. In fondo è il calcio che ci piace, anche se per i suoi mille significati ci rende sempre più difficile raccontare le emozioni vissute.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711eusebio-di-francesco.jpgSiNma-che-cos-e-questo-calcio-1013404.htmSi100451001,02,03030182
821013403NewsCampionatiSpalletti, se non porti l’Inter in Champions hai toppato20180410174930Il tecnico toscano non sembra indenne da colpe che evidenziano la mancanza di continuità di risultati. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lo ritenevamo (e forse lo riteniamo ancora) il salvatore della patria interista. Un allenatore capace di apportare ordine in una società e uno spogliatoio non sempre esemplare nelle idee da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> è arrivato quest’anno sulla panchina nerazzurra, reduce da un anno di Roma in cui pur avendo fatto sostanzialmente bene, è stato coinvolto da mille polemiche e contrasti con i tifosi per la questione legata a Totti. Da quest’anno, come dicevamo, è arrivato a Milano in quella sponda nerazzurra che essendo fuori da ogni competizione europea, vuole raggiungere un posto per la partecipazione alla Champions League del prossimo anno. A questo punto del campionato, Lazio, Roma e Inter si giocano l’accesso alla coppa più importante che garantisce prestigio, ma soprattutto quegli introiti economici che sono importantissimi per queste tre società. Più che la Lazio di Inzaghi che è la vera novità non prevista all’inizio di campionato, per Roma e Inter se dovessero fallire l’obiettivo Champions si potrebbe parlare di fallimento. Ma la squadra che domenica scorsa ha deluso le aspettative dei suoi tifosi è stata maggiormente l’Inter di Spalletti che non ha saputo approfittare della sconfitta della Roma, la quale <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>contro la Fiorentina già pensava al ritorno del match di Champions contro il Barcellona. Ebbene, l’Inter di Spalletti che aveva fatto un’ottima partita nel recupero del derby infrasettimanale, nonostante non fosse riuscita ad andare oltre lo 0 a 0, ha perso malamente il match fuori casa contro un Torino che ha sfoderato una prestazione maiuscola. Questa debacle della squadra di Spalletti, si pone davanti a un quadro di situazioni che lasciano pensare a momenti in cui il coach toscano non riesce a costruire un gruppo capace di ottenere continuità di risultati. Infatti, non dimentichiamo la positiva partenza dell’Inter all’inizio di campionato, che si è protratta fino a metà dicembre. Poi, un lungo periodo di crisi di risultati ha fatto temere i tifosi nerazzurri di non potere più recuperare i punti persi per entrare all’interno della quarta posizione. Ma da tre partite a questa parte Spalletti ha sostituito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vecino,</b> spostando davanti alla difesa quel Brozovic che aveva fallito come trequartista e inserendo Raphina a centrocampo. Così l’Inter ha subito ripreso il cammino interrotto e ritrovato gioco e risultati. E, visto i buoni risultati ottenuti, non capiamo perché il tecnico nerazzurro contro i granata abbia deciso di rimettere in squadra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b>, lasciando in panchina <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Raphina</b>. Secondo noi è stata una decisione errata, visto che il giocatore brasiliano ha dimostrato di essere in forma e di aver capito come inserirsi nella manovra d’attacco interista. E’ vero, Sirigu ha fatto delle grandissime parate, ma l’Inter di Spalletti non era la stessa, perché mancava l’inventiva in un zona del campo nevralgica per aiutare gli attacchi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi</b>, apparso troppo solo e mai supportato dagli avanti nerazzurri. Riteniamo dunque che l’apparente sicurezza di mister Spalletti, questa volta si sia tramutata in una sorta di chissà quale improvviso pensiero nel rispolverare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b> visibilmente avulso dal gioco. E adesso che mancano sette partite alla fine del campionato, pensiamo che se Spalletti porterà l’Inter in Champions avrà raggiunto quell’obiettivo minimo che la società nerazzurra si era prefissata all’inizio. Se invece non dovesse riuscirci, allora si parlerà giustamente di flop e cioè di un fallimento che ridimensionerà il mister toscano tanto osannato inizialmente, come fosse la soluzione necessaria per risolvere tutti i mali dell’Inter. Vedremo cosa accadrà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNspalletti-se-non-porti-l-inter-in-champions-hai-toppato-1013403.htmSi100451001,02,03030182
831013401NewsCampionatiIl Torino ritrova la strada perduta20180405184994Il Toro attende il test contro l`Inter, per verificare la ritrovata forma <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo il 4 a 0 contro il Cagliari e il 4 a 1 casalingo contro il Crotone, il Toro di Mazzarri tenta una timida e beneaugurante ripresa. La chiave di volta? I gol di Belotti e la ritrovata vena di Ljajic. Ma chi si illude che tutto sia passato e che le restanti gare di Campionato conducano il Toro alla possibilità di riagguantare quella tanto auspicata posizione europea, forse avrebbe bisogno di riflettere su quante volte i tifosi granata sono stati illusi e poi delusi dalla proprio squadra del cuore. Le invenzioni di Ljajic hanno fatto cantare il Gallo Belotti, ma il giocatore serbo, purtroppo, non è affidabile sotto il profilo della continuità. L’idea del 3-4-1-2 voluto da Mazzarri con l’innesto di forze nuove come Bonifazi e Buongiorno - sfortunato talento granata che ha giocato soltanto quattro minuti a causa di un infortunio alla spalla – la buona lena di Iago Falque e il ritrovato Gallo, lasciano ben sperare in una chiusura di campionato almeno dignitosa. Adesso il Toro ha 42 punti e si trova a – 5 da Sampdoria, Atalanta e Fiorentina, le tre squadre che lottano per un posto in Europa League. Domenica all’ora di pranzo, i granata ospiteranno l’Inter di Spalletti che ha ripreso la forma interrotta qualche mese fa. Non sarà una partita facile per il Toro che vorrà misurarsi con una big per capire bene se può ancora sperare in un posto in Europa League. Noi pensiamo che non sia il caso di esaltare un momento granata che appare sì confortante, ma che non deve illudere nessuno. D’altra parte i tifosi del Toro lo sanno già, visto che da troppi anni desiderano quella squadra all’altezza di competere con le big del campionato, ma che poi tutto svanisce nel nulla. Noi pensiamo che la cosa più importante per questo Toro, sia di ritornare a far pace con il deluso popolo granata; Come? Finendo dignitosamente l’ennesimo campionato terminato anzitempo, senza raggiungere mai neanche il minimo obiettivo. Dunque, si badi a continuare con questo trend a cominciare proprio dalla prossima partita contro l’Inter. Solo così potremo valutare lo stato di salute di questo Toro targato Mazzarri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNil-torino-ritrova-la-strada-perduta-1013401.htmSi100451001,02,03030185
841013398NewsCampionatiIl Milan e la sua metamorfosi 20180328170833I rossoneri in splendida forma, andranno ad affrontare la Juventus all`Allianz Stadium. Un match che si profila interessante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Senza tanti fronzoli e con la logica di un calcio semplice dove ogni contrasto si misura con la forza fisica, il sudore e la voglia di sacrificarsi per il bene della squadra, il Milan di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rino Gattuso</b> è la vera rivelazione del 2018. Il Milan fin dall’inizio di campionato, con una campagna acquisti fatta a suon di milioni di euro, era considerata da tutti la squadra che si sarebbe classificata in zona Champions, dando filo da torcere a Juventus e Napoli. Ma, sotto la guida di Montella, il Milan ha dato dimostrazione di disorganizzazione di gioco con l’alibi di avere costruito una squadra di campioni, i quali avrebbero avuto bisogno di tempo per integrarsi tra loro. E così, più d’una volta, ci si è chiesto se davvero la squadra rossonera fosse costituita da campioni. Ma con l’avvento di ringhio Gattuso, i rossoneri hanno acquisito grinta, determinazione, concentrazione, compattezza di gruppo, pur producendo un calcio semplice. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Calma, non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">abbiamo ancora fatto nulla”</b> dice Gattuso buttando acqua sul fuoco dei facili entusiasmi. Ma i numeri parlano chiaro e dicono di un Milan in corsa per un posto Champions, nonostante l’affannoso recupero dovuto a un inizio di campionato disastroso. E poi con Gattuso, il diavolo rossonero ha pure conquistato il diritto alla finale di Coppa Italia contro la Juventus. Certo, in tutta questa positività, nel mondo Milan pesa l’eliminazione dall’Europa League ad opera dell’Arsenal, che ha saputo approfittare di una serata negativa dei rossoneri <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>nel match d’andata. Nonostante ciò, la squadra di Gattuso ha saputo reagire disputando in casa degli inglesi un inizio di partita molto convincente sotto il profilo caratteriale. Purtroppo non è bastato per passare il turno, ma c’è stata una reazione positiva. Segno che certe delusioni che potrebbero creare deconcentrazione, vengono subito assorbite grazie all’atteggiamento giusto; quello voluto da Gattuso. Con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romagnoli,</b> il Milan ha trovato due centrali di difesa capaci di integrarsi bene. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonaventura, Biglia, Suso, Kessie,</b> costituiscono l’ossatura di un centrocampo capace di fare reparto in fase di non possesso palla a favore della difesa, mentre, allo stesso tempo, costruiscono le ripartenze in attacco a beneficio della rivelazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cutrone </b>(frenetico goleador) e del “resuscitato” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrè Silva.</b> L’unico incompiuto sembra essere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kalinic,</b> il quale non si è integrato perfettamente nel gioco voluto dal suo allenatore e sembrerebbe in partenza per la Cina. E così, l’idea di Gattuso di dare le chiavi del gioco del Milan a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Suso</b>, si è rivelata preziosa e assolutamente azzeccata. Adesso il diavolo rossonero si prepara al confronto di campionato contro la Juventus all’Allianz Stadium. Sarà una bella sfida tra due squadre che non solo hanno obiettivi diversi da raggiungere, ma hanno anche differenti metodi tattici e mentali. La qualità della Juventus, la cui squadra ultimamente è stata cambiata più volte da Allegri a causa dei tanti infortuni e dei numerosi impegni di Champions, dovrà confrontarsi con la grinta e la determinazione di un Milan che verrà sicuramente a Torino per pressare alto una Juve che tecnicamente gli è superiore. Sarà una bella sfida sotto il profilo dell’intensità agonistica, soprattutto nel vedere come mentalmente la Juve si approccerà alla gara, sapendo che tre giorni dopo ospiterà il Real Madrid nella partita d’andata dei quarti di finale di Champions. Il piatto è davvero ricco di succulenti ingredienti che sapranno interessare i buongustai del pallone. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-rino-gattuso.jpgSiNil-milan-e-la-sua-metamorfosi-1013398.htmSi100451001,02,03030183
851013394NewsCoppeJuventus – Real Madrid, storia di un destino già scritto20180317184717Si ripete la storia delle grandi sfide europee tra Juventus e Real Madrid<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrij Shevchenko</b> ha estratto i nomi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b> come accoppiamento di andata e ritorno valevole per i quarti di finale di Champions League, tutti hanno pensato a qualcosa di predestinato che aleggiasse sull’urna di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nyon.</b> E non è bastato neanche incrociare le dita per fare affidamento su quel fato che potesse far sì di agevolare un accoppiamento diverso (ad esempio Siviglia o Liverpool, tanto invocati alla vigilia dall’ambiente bianconero) che sulla carta potesse dare maggiori chance alla Juve. Ma il destino ha voluto materializzare qualcosa che la storia di queste due squadre si è incrociato da sempre. Sembra quasi che l’una debba passare attraverso l’altra, per poter vincere quella Champions League che una volta si chiamava Coppa dei Campioni. Fin dai tempi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alfredo Di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Omar Sivori</b>, tra Real e Juve c’è sempre stato antagonismo e le due squadre rappresentano una classica rivalità nella più alta competizione europea. Ma la storia continua nel tempo con i vari rappresentanti di campioni che si sono affacciati nelle varie generazioni. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emilio Butragueno</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Cabrini</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Raul Gonzales</b> ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b>, a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mijatovic,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo, Roberto Carlos</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zidane, Nedved</b>, fino ad arrivare a quell’ultima dannata finale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cardiff</b> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>in cui la doppietta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Casemiro </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asensio </b>segnarono la disfatta di una Juve che deluse tutte le aspettative dei suoi tifosi. Un 4 a 1 a favore del Real che brucia ancora oggi tra la gente di fede juventina, che a distanza da quell’infausto 3 giugno 2017 non riesce ancora a capacitarsi, di quella metamorfosi negativa dimostrata dalla squadra di Allegri nel corso di un secondo tempo davvero inspiegabile. Tante sono state le supposizioni, ma nessuna certezza è venuta a galla. Adesso, a distanza di sette mesi, quando ancora in casa della Vecchia Signora non si è ancora metabolizzata definitivamente quella nerissima giornata di calcio europeo (anche per i fatti accaduti in Piazza San Carlo a Torino) il destino rimette a confronto due squadre che in fondo hanno dimostrato di temersi da sempre. Tuttavia, pur non nascondendo le reali difficoltà di questa Juventus che contro il Real avrà come sempre vita difficile, siamo convinti che la doppia sfida possa giocare a favore dei bianconeri. Il Real Madrid, infatti, è una squadra forte, ma più abituata alle finali piuttosto che al doppio confronto. E poi, quell’enorme divario che si era palesato qualche anno fa tra la Juventus e le grandi squadre europee, oggi è stato in larga parte assottigliato. Piuttosto, ciò che maggiormente pesa sulla squadra di Allegri, sarà l’assenza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia </b>che devono scontare un turno di squalifica. Non è cosa da poco, soprattutto la mancanza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic</b> che sta dimostrando di essere un punto di forza nel fulcro di gioco della Juventus. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, la Juve di Allegri nella doppia sfida contro il Real non ripeterà più quella perdita di personalità che ha determinato quello sprofondo bianconero di Cardiff. Già, perché soltanto quel giorno in cui si alzerà finalmente la Champions al cielo, si potrà forse cancellare dagli infausti ricordi bianconeri. Dunque, non si parta battuti anzitempo, perché questa Juve pur non incantando nel gioco è in corsa su tre fronti. Al Real Madrid, invece, è rimasta soltanto la competizione europea. Vorrà pur dire qualcosa, no?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-juventus-real-madrid.jpgSiNjuventus-real-madrid-storia-di-un-destino-gia-scritto-1013394.htmSi100451001,02,03030224
861013392NewsCoppeE chissà se sarà derby di Champions20180315191999Trepidazione per i sorteggi dei quarti di finale di Champions League<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ultimati gli ottavi di finale di Champions League con alcune nobili decadute come Manchester United e Chelsea, si apre la pagina dei sorteggi che venerdì 16 marzo vedrà uscire dall’urna di Nyon gli abbinamenti per i quarti di finale. Questi i nominativi delle squadre che saranno inserite dentro le palline del fato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus, Roma, Manchester City, Liverpool, Real Madrid, Siviglia, Barcellona, Bayern Monaco</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Le gare d’andata saranno giocate il 3 e 4 aprile, mentre quelle di ritorno il 10 e l’11 aprile. Il sorteggio per le semifinali avverrà giorno 13 aprile, mentre le date per lo svolgimento delle gare di semifinali d’andata è fissato per i giorni 24 e 25 aprile, mentre il ritorno si giocherà l’1 e il 2 maggio. La finale, come da cartello, si disputerà allo stadio NSC Olimpiyskyi di Kiev sabato 26 maggio.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Intanto i risultati ranking relativi ai risultati delle squadre italiane, stanno facendo volare il Ranking Uefa per Paese nella stagione 2017-18. L’ultima volta in cui l’Italia portò due squadre a disputare i quarti di finale di Champions League fu 11 anni fa e in quell’anno fu il Milan ad aggiudicarsi la Coppa con le Grandi Orecchie. Vedremo cosa accadrà, visto che il sorteggio sarà libero, senza teste di serie e con la possibilità che due squadre della stessa nazione possano incontrarsi tra loro. Sarà dunque possibile assistere a più di un derby, vista la presenza di squadre inglesi, italiane e spagnole. Alla luce di quanto si è visto fino ad oggi, la cenerentola dovrebbe essere rappresentata dal Siviglia, ma usiamo il condizionale vista la caparbietà con la quale la squadra di Montella ha saputo battere il Manchester United di Mourinho. Il piatto è davvero ricco e lo spettacolo non mancherà di entusiasmare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711champions-pallone-finale-2018.jpgSiNe-chissa-se-sara-derby-di-champions-1013392.htmSi100451001,02,03030221
871013388NewsCoppeLa Juve entra nei quarti di finale di Champions. Ma quanta fatica!20180308190837Allo Stadio Wembley, una storica impresa della Juventus. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Contro l’inefficienza dell’arbitro, contro il dannato destino che la vuole sempre bocciata dalla Champions League, contro certe malefatte poi riparate in corso d’opera da Max Allegri, la Juventus soffre, barcolla, ma non cade. E’ un po’ la sintesi di una serata di Champions che per la Vecchia Signora si presentava difficile non solo per il risultato sibillino ottenuto nella partita d’andata, ma anche per i tanti giocatori infortunati. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi</b>, con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi, Dybala e Higuain</b> in chiara carenza di forma, la Juventus pur essendo stata penalizzata da un evidentissimo rigore a suo favore non dato dall’arbitro, ha praticamente condotto un primo tempo in cui non ha fatto neanche un tiro in porta facilitando il dilagare <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>degli inglesi a centrocampo, i quali apparivano come vere e proprie furie capaci di arrivare sempre primi sul pallone e produrre un pressing asfissiante. Così i bianconeri sono stati letteralmente presi d’assalto da un Tottenham, in cui l’irrefrenabile esterno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Son </b>ha fatto soffrire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> e l’intera difesa della Juventus. Questa marcatura è stata una macroscopica topica di Max Allegri, che non ha previsto l’inadeguatezza di passo da parte di un Barzagli incapace di contrastare la fonte del gioco avversario. A centrocampo anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dembele, Dier</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eriksen e Kane</b> hanno spinto come dannati, consapevoli di una Juventus impotente e mal sistemata in campo. E così al 39’ il sudcoreano Son ha portato in vantaggio il Tottenham, grazie a un tiro svirgolato in area di rigore che si è infilato in maniera beffarda, ingannando un Buffon che nell’occasione non è apparso completamente indenne da colpe. La reazione della Juve è molto blanda e si è concretizzata soltanto con un tiro a lato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic </b>e un colpo di testa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> che non ha impensierierito nessuno. Nel primo quarto d’ora della ripresa il copione non muta, tanto è vero che il Tottenham ha attaccato in maniera furibonda per chiudere la partita. Poi la svolta del match. In panchina si è accesa una luminosa lampadina sulla fronte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b>, il quale decide di inserire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b>, alzando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> a centrocampo e inserendo un minuto dopo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lichtsteiner </b>al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia.</b> Detto fatto, e la Juve è subito sembrata un’altra squadra. Lo svizzero ha subito preso in consegna Son annullandolo, ma soprattutto ha dato vigoria in fase d’attacco, portando palloni invitanti per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala.</b> Anche sulla fascia sinistra si è vista una grande propensione all’attacco da parte di un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> che ha difeso con attenzione e ha anche saltato avversari come fossero birilli. Così, su uno dei tanti cross effettuati da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lichtsteiner</b>, al 19’ il Pipita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> pareggia con una zampata sferrata nell’area piccola della difesa del Tottenham. Adesso la Juve ci crede e appare più tonica, decisa e con la voglia di ribaltare un risultato che così restando l’avrebbe eliminata. Così al 22’ Dybala, su un magistrale suggerimento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> che taglia in profondità tutta la difesa avversaria, si invola verso la porta difesa da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lloris </b>e lo batte con la freddezza di un vero campione. Il resto è sofferenza pura fino alla fine. Una sofferenza che adesso ci sta, diventa quasi logica perché è diversa da quella sofferta dalla Juve per 60 minuti in maniera assolutamente sterile. E persino il brivido di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini </b>che anticipa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kane</b> rischiando un colossale autogol e il colpo di testa ancora di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kane</b>, la cui palla colpisce il palo, danza pericolosamente sulla linea di porta e viene respinta da Barzagli, pur provocando situazioni da infarto non modificano l’essenza di una partita in cui la Juventus, suo malgrado, ha dimostrato due facce. Alla fine Max Allegri l’ha detto: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il merito è dei ragazzi</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">io sono molto orgoglioso di allenarli anche se qualche volta faccio danni e poi li</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">riparo”</b>. La Juve, dunque, va ai quarti e prosegue il suo cammino nelle tre competizioni di Champions,Campionato e Coppa Italia. Questo non è puramente un dettaglio da sottovalutare, soprattutto in funzione di alcuni recuperi importanti dall’infermeria. Continua la grande storia scritta dal calcio italiano nello stadio di Wembley. La Juventus ha superato una impresa davvero difficile, resa ancor più faticosa dalle farneticanti scelte iniziali di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Londra Stadio Wembleyfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-entra-nei-quarti-di-finale-di-champions-ma-quanta-fatica-1013388.htmSi100451001,02,03030236
881013382NewsCoppeAtalanta, ecco l’esempio di una ex provinciale20180227155035La squadra di Gian Piero Gasperini si colloca di diritto tra le squadre più importanti del nostro campionato. L`analisi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Doveva essere la prima delle doppie sfide ravvicinate tra Juventus e Atalanta, invece ci sarà soltanto la partita di mercoledì prossimo che deciderà quale delle due squadre affronterà la finale di Coppa Italia. Tutto questo per una copiosa nevicata che si è abbattuta su Torino proprio all’inizio della gara di campionato. Un segno premonitore che avvantaggia sicuramente la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini,</b> il quale aveva preannunciato una squadra di giovani per recuperare le forze dei giocatori titolari, dopo la fatica di Europa League. Ma a parte questo particolare che non mancherà di creare le solite polemiche, rivolgiamo lo sguardo ad un’Atalanta che ormai è diventata una realtà del calcio italiano. Uscita immeritatamente dall’Europa League nello sfortunato match conto il Borussia Dortmund, l’Atalanta ha un’antica tradizione di società capace di valorizzare i suoi giovani attraverso una programmazione lenta, paziente, ma redditizia. Esattamente al contrario di quella che è la cultura moderna, in cui non si ha tempo di aspettare i giovani ed investire su di loro. A partire dal presidente Percassi che non sbaglia mai l’acquisto dei suoi allenatori, la società orobica ha mantenuto negli anni una mentalità vincente, capace di allontanarla da quel calcio provinciale che comunemente viene inteso come qualcosa di inferiore. Oggi l’Atalanta sa farsi rispettare in casa e fuori dalle mura del suo stadio, per avere acquisito personalità e autostima attraverso un gioco tecnicamente bello da vedere e quindi anche produttivo. Il segreto? Come abbiamo detto pocanzi nasce proprio dalla linea direttiva della società, che attraverso il Settore Giovanile si rispecchia poi sulla Prima Squadra. Sono tanti i giovani orobici che sono stati promossi in Prima Squadra da mister Gasperini, il quale ha il merito di averci creduto fin dall’inizio anche se incurante del rischio. Così ha creato una perfetta armonia di gruppo, adottando il suo credo calcistico contemporaneamente alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Papu Gomes</b> è il capitano che fa da chioccia ai suoi, per avere esperienza e qualità tecniche indiscusse. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Masiello</b>, granitico e antico lottatore di difesa, dà l’impressione che il tempo per lui non passi mai, così come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b> che Gasperini sta gestendo in maniera egregia. E poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toloi, Palomino, Caldara, Spinazzola, Cristante, Petagna, Cornelius, </b>senza dimenticare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conti </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kessié </b>ceduti al Milan<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">,</b> che soltanto poco tempo fa non appartenevano al calcio di elite. Eppure tutti ricordano quell’inizio di campionato disarmante che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> fece tra il 21 agosto e il 21 settembre 2016, in cui raccolse soltanto tre punti in cinque partite. Una situazione che mise in discussione anche l’allenatore arrivato dal Genoa con molta enfasi di far bene, ma per questa partenza negativa fu in procinto di essere esonerato. Poi, il mister di Grugliasco, in provincia di Torino, ingranò la marcia e decise con coraggio di dare fiducia ai giovani adottando il 3-4-1-2. Destino volle che la Dea inanellò 8 risultati utili consecutivi, 7 vittorie (di cui tre prestigiose con Napoli, Inter e Roma), sviluppando un calcio davvero brillante e moderno. Certo, quel sistema tattico fu poi cambiato nel tempo dall’allenatore orobico, il quale ha optato per metodi adatti a imbrigliare gli avversari di turno. Esemplare il possesso palla dell’Atalanta e quella capacità di ripartire velocemente sfruttando gli esterni, che è tipico del gioco delle grandi squadre. Oggi i nerazzurri stanno raccogliendo i meriti di un lavoro serio, mai improvvisato, in cui emerge la perfetta collaborazione tra Società, tecnico e squadra. E’ un po’ come dire che nel calcio nulla si inventa. E l’Atalanta di Gasperini è l’emblema di tutto ciò. Adesso puntano concretamente alla finale di Coppa Italia, nonostante la prima partita d’andata tra le mura di casa contro la Juventus, si sia conclusa con il punteggio di 0 a 1. Per l’Atalanta sarebbe un’impresa storica. Ci riuscirà? <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamo Stadio Azzurri d'Italiafl0711fl0711gasperini.jpgSiNatalanta-ecco-l-esempio-di-una-ex-provinciale-1013382.htmSi100451001,02,03030211
891013376NewsCampionatiTorino – Juventus, un derby sempre affascinante20180216180745Allo stadio Olimpico del Grande Torino, si disputerà la 196ma stracittadina della Mole. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sì, sono proprio lontani i tempi di quei derby dello scavetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maspero</b> che fece sbagliare il rigore a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salas</b>, le corna di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ferrante</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maresca</b>, le dispute di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bettega </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Anastasi</b> contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pulici </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Graziani.</b> Erano anni di stracittadine torinesi sanguigne, legate a un calcio romantico ma anche di grande agonismo come quel campionato 1976-’77, in cui vincere significava anche contendersi lo scudetto fino alla fine. Vinse la Juve con 51 punti in classifica, mentre il Torino <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>realizzò soltanto un punto in meno con l’amara consapevolezza di aver disputato un campionato strepitoso. Quella fu una stagione bellissima, emozionante, in cui i derby di Torino non furono soltanto due, ma si sono protratti per tutto l’arco di un campionato in cui granata e bianconeri si inseguirono partita dopo partita. Così fu! Ma dopo avere aperto la finestra romantica sul passato del derby di Torino, veniamo all’oggi. Per le strade della città sabauda è già derby e tra i locali vicini allo stadio Grande Torino si notano i preparativi per la prossima domenica in cui Torino e Juventus si affronteranno alle 12,30. Le previsioni climatiche non sono buone, perché si prevede un cielo plumbeo e minaccioso di pioggia. Ma questi sono soltanto dettagli, sottigliezze che passeranno sicuramente inosservate, vista la grande attesa per questo 196mo derby della Mole. Il Toro si prepara con la solita antica furia granata e la Juve scenderà in campo per vincere, perché non vuole perdere terreno sul Napoli che lo precede in classifica di un punto. Ma per la Juve c’è pure da rivendicare il deludente 2 a 2 di Champions contro il Tottenham che non è ancora stato digerito dall’ambiente bianconero. Con il recupero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> a centrocampo, la Juve ritornerà presumibilmente a quel 4-3-3 che dopo la sconfitta con la Sampdoria le garantì una serie di vittorie. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> dovrebbero affiancare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> molto arrabbiato per le eccessive critiche subite a seguito della partita di Champions. Il Torino che dall’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> non ha ancora perso una partita, spera di raggiungere quella quota in classifica capace di dargli il diritto di partecipare all’Europa League. Non sarà semplice, ma la squadra del tecnico toscano di San Vincenzo sembra avere trovato la formula giusta con un centrocampo tutto muscoli che prevede <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Obi</b>, più uno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> sempre regolare nel suo impegno, che a differenza di prima non è gravato da compiti di interdizione ma più offensivi. E poi c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>che dopo tanta sfortuna e ripetuti infortuni, è ritornato al gol domenica scorsa contro l’Udinese. Sarà dunque un derby tutto da vivere proprio nel bel mezzo di una domenica di febbraio in cui molti tifosi eviteranno il pranzo a casa, per recarsi allo stadio e gustare il classico panino imbottito. E’ il derby, è la forza del pallone stracittadino che incanta, che fa palpitare e cogliere gli attimi che emozionano per un gol fatto, ma che pure deludono per una rete subita. C’è chi piange e c’è chi ride, così com’è la vita. Ed è proprio questo il fascino di due curve storiche, due bandiere che racchiudono trascorsi diversi spesso anche filosofeggiati dalla cultura granata e bianconera. Ma è il derby della Mole, è il guardarsi sportivamente in cagnesco, che attrae e attizza perché nessuno vuole perderlo. E’ un fatto di orgoglio e sentimenti legati a un pallone capace di mettere gli uni contro gli altri. Ma alla fine, per fortuna, si ritorna a ragionare con il cervello, non più con la pancia e in modo istintivo. Sì, perché tutto ha un limite, anche la gioia o la delusione di perdere un derby. I tifosi del Toro e della Juve lo devono ricordare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNtorino-juventus-un-derby-sempre-affascinante-1013376.htmSi100451001,02,03030185
901013368NewsEditorialeSocial si, social no, social ni.20180130115037Il calcio e i social.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nessuno discuta l’importanza dei social, ma si metta in discussione la mancanza di equilibrio della persona. Certi post su Instagram o Facebook, mandano spesso messaggi volutamente allarmanti e privi di fondatezza. E’ il caso di calciatori ben pagati e capaci di svegliarsi al mattino e postare piccole frasi con l’intento di destabilizzare l’ambiente dei tifosi e della società cui sono legati da contratti carichi di milioni di euro. E’ il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> capitano dell’Inter, che in questo periodo di calciomercato ha pensato di postare su Instagram questa frase sibillina che può dire tutto e può dire niente : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Poder decir adios es crecer” </b>– tradotto – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Poter dire addio è crescere”</b> e accompagna pure il finale con l’ausilio di manine che hanno l’intento di salutare. Ma qual è il suo vero significato? Da un po’ di tempo si parla di un interessamento del Real Madrid, che vorrebbe inserire Icardi nella sua squadra per sostituire l’eventuale partenza di Cristiano Ronaldo, ma, a quanto ci risulta, ad oggi non c’è ancora nulla di concreto, almeno per quanto riguarda l’immediato. Se mai se ne riparlerà a giugno prossimo, attraverso una trattativa tra le due società che sembrerebbe <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>già essere in atto. Ma allora, qual è lo scopo di allarmare tutto l’ambiente nerazzurro attraverso questa frase? Probabilmente per farsi ascoltare di più, vantandosi pure di avere richieste altisonanti che possano farti crescere professionalmente. Un po’ come dire che andare a giocare a Ferrara contro la Spal, non è come calcare palcoscenici importanti come la Champions League. Naturalmente, questa è soltanto una nostra libera interpretazione di un post che è stato studiato ad arte per allarmare i tifosi, i quali sul web sono andati letteralmente in tilt. Dunque, resta il mistero di un calciatore che con la sua compagna Wanda Nara fa uso e abuso dei social, in cui i messaggi sono sempre ricchi di parole e immagini talora anche eccessive. Intanto la società nerazzurra, nel nome del direttore sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piero Ausilio</b>, nega ogni contatto con qualsiasi società per la cessione di Icardi e al contempo dichiara che al momento non ci sono le condizioni per un eventuale acquisto di Pastore all’Inter. Sono i giochi di un calciomercato fatto di sogni, pochi soldi, bugie che nascondono verità e messaggi social creati spesso ad arte per mettere in difficoltà tutti. E allora, ecco che si ripropone il problema sull’importanza dei social, sul suo utilizzo e su una comunicazione non sempre all’altezza della suo vero significato. Dunque, Icardi lascerà l’Inter il prossimo campionato? Può darsi si, può darsi no! Questo è il dilemma che oggi si intrufola malignamente nell’ambiente nerazzurro, già scosso di suo per evidenti problemi legati a una squadra che gioca male e non sa più vincere una partita. Social si, social no, social ni!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-icardi.jpgSiNsocial-si-social-no-social-ni-1013368.htmSi100451001,02,03030173
911013358NewsCampionatiIl commento alla 20esima giornata di Serie A20180107184516In Serie A si delinea un campionato a due tra Napoli e Juve.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 20esima giornata di Serie A, prima di ritorno, ha messo in chiaro alcune cose che fino a qualche domenica fa sembravano ancora incerte. Prima di tutto si evidenzia il delinearsi di un campionato che per la conquista dello scudetto sembra ristretto a due sole squadre: Napoli e Juventus. Le altre pretendenti al titolo, infatti, sembrano perdere punti a causa di un gioco inizialmente illusorio di speranza e poi sfumato nel nulla. Su questo piano mettiamo l’Inter di Spalletti e la Roma di Di Francesco, mentre prosegue bene la Lazio di Inzaghi e l’Atalanta di Gasperini, che dopo avere perso qualche punto in partenza, adesso sta recuperando attraverso la concretezza di un gioco che ha saputo mettere in ginocchio il Napoli in Coppa Italia e la stessa Roma in campionato. Per il resto c’è da rilevare la lenta e faticosa risalita del Milan di Gattuso che pur faticando in casa contro il Crotone, riesce a portare a casa tre punti importantissimi per la sua classifica e il morale. Vince il Toro del neo allenatore Walter Mazzarri, di cui abbiamo largamente descritto lo spirito propositivo in un altro articolo. Cade malamente la Sampdoria a Benevento, l’Udinese pareggia a Verona contro il Chievo e il Genoa ha la meglio sul Sassuolo all’80esimo. Questo è il quadro dei risultati della domenica di calcio di Serie A che si appresta a iniziare una settimana di riposo invernale. Dicevamo della deludente Inter che si è fatta raggiungere dalla Fiorentina in terra toscana, dopo aver segnato uno striminzito gol frutto di un gioco farraginoso, che nasconde quanto di interessante si era detto dei nerazzurri di Spalletti per buona parte del girone d’andata. Stessa delusione per la Roma, alle prese com’è nella gestione etica di un Nainggolan escluso dai convocati dopo la folle diretta Instagram di Capodanno, la crisi del gol di Dzeko e tanti altri problemi che forse inaspettatamente si sono abbattuti su Eusebio Di Francesco e la sua squadra. Sorride invece la Lazio dopo il 2 a 5 a Ferrara contro la Spal. 4 gol di Immobile e una condizione di squadra invidiabile sotto il profilo atletico e tecnico, fanno dei biancocelesti la squadra più in forma del campionato. Il Napoli soffre più del dovuto ad avere la meglio sul Verona allo Stadio Fuorigrotta. Un 2 a 0 che porta la firma di Koulibaly e Callejon nella squadra di Sarri che inceppa la fluidità del proprio gioco brillante, ma che comunque resta in testa alla classifica con un punto davanti alla Juve. Già, la Juventus! I bianconeri soffrono al Sardegna Stadium contro un Cagliari che ha fatto la partita della vita. Un solo gol segnato da Bernrdeschi, un palo, una traversa e un andamento di partita che se fosse finita in parità (vedi l’errore dell’arbitro e del Var nel non valutare con un penalty il fallo di mani in area di rigore di Bernardeschi) nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Si infortuna seriamente Dybala e adesso è incerta la sua presenza nella partita d’andata in Champions League, che si svolgerà a Torino contro il Tottenham il prossimo 13 febbraio. C’è da dire che Allegri è riuscito a fare un corpo unico tra giocatori vecchi e nuovi arrivati. Di questo dobbiamo dargli atto, anche nell’inculcare ai suoi giocatori quella mentalità vincente che caparbiamente si evince in partite come quella di Cagliari, in cui si soffre più del dovuto, si stringono i denti, non si riesce a fare il proprio gioco per incontrare un avversario agguerrito, ma alla fine ci si rende conto che sono proprio queste le gare che ti fanno vincere lo scudetto. Ciniche strategie di chi ha esperienza da vendere e sa gestire i vari momenti legati alle varie competizioni cui si partecipa. E intanto vedremo cosa accadrà in seguito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNil-commento-alla-20esima-giornata-di-serie-a-1013358.htmSi100451001,02,03030218
921013356NewsCampionatiCairo esonera Mihajlovic, ma la decisione appare tardiva.20180104163656Fuori Mihajlovic dentro Mazzarri. Cairo riuscirà a rimettere in sesto il Toro?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma quanto tempo c’è voluto prima di maturare una decisione che si doveva prendere subito dopo la deludente partita casalinga contro il Verona. Adesso verrebbe proprio da dire: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Meglio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tardi che mai”.</b> Tuttavia, anche se il Toro si trova a soli tre punti sotto la possibilità di rientrare ad acquisire un posto in Europa, ci sembra un po’ difficile che possa raggiungere l’impresa nonostante ci sia ancora da giocare tutto il girone di ritorno. Il nuovo tecnico della squadra granata sarà Mazzarri, ex allenatore di Napoli e Inter che manca dal calcio italiano dal 2014. Per lui è già pronto un contratto da firmare che lo legherebbe al Toro fino al 2020. Dunque, almeno per il momento scadrebbe l’dea di una figura di allenatore traghettatore, ossia il desiderio di poter arrivare&nbsp;a fine campionato per potere ingaggiare Gasperini, il quale è ancora legato contrattualmente all’Atalanta. Il Gasp, si sa, è un pallino di vecchia data di Cairo, tuttavia, in situazioni di così impellente emergenza non era possibile affidare la squadra ad altro allenatore più disponibile di Mazzarri. Adesso si spera che con l’avvento del nuovo tecnico il Torino ritrovi il gioco, ma soprattutto quella tranquillità perduta. Con Mihajlovic si perde un personaggio vulcanico e imprevedibile sotto l’aspetto caratteriale, che in 18 mesi di permanenza in granata non è mai riuscito a dare un gioco di squadra vero e proprio. Un Toro sempre a spizzichi e piccoli bocconi, in cui si è evidenziato il comportamento di una squadra mediocre che fino all’anno scorso veniva camuffato dai gol del gallo Belotti, ma che quest’anno a causa del suo lungo infortunio non è stato più possibile nasconderne l’evidenza. Storie di un Toro in cui si crede ancora nello storico cuore, ma che ormai in un calcio moderno concepito in modo cinico e non più romantico si vorrebbe più attuale nella mentalità e nelle ambizioni sorrette da una giusta programmazione. Adesso si volta pagina e si spera nell’avvento di Mazzarri, il quale, pur non avendo fatto grandi cose nella Premier League inglese, ci si augura possa dare un’impronta tecnica e tattica a un Toro che ancora oggi aspira ad entrare in Europa. La squadra può vantare due ottimi portieri, una difesa accettabile, un centrocampo ancora da registrare ma non meno valido delle squadre di seconda fascia, e un attacco che può contare sulle prestazioni in recupero di Belotti, del giovane Edera e di un Niang che potrebbe essere ceduto per far posto ad un attaccante di maggiore affidamento. Vedremo cosa accadrà in questo mese di gennaio in cui si apre il mercato invernale. Intanto, il primo passo importante è stato fatto! Adesso si proceda con il rinnovamento che deve essere caratterizzato da un ambiente più sereno e dal recupero di un’immagine di società il cui stile è stato spesso messo in discussione a causa dei comportamenti non sempre esemplari del suo ex allenatore.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711mazzarri-inter.jpgSiNcairo-esonera-mihajlovic-ma-la-decisione-appare-tardiva-1013356.htmSi100451001,02,03030223
931013354NewsEditorialeUn anno di sport e……altro.20171229170435I più importanti avvenimenti del 2017 <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Siamo nei giorni in cui facciamo il bilancio di ciò che è&nbsp;accaduto nell'anno che sta per finire. E così percorriamo le tappe più importanti dello sport, dei vari accadimenti internazionali e anche di ciò che in genere ha rappresentato il percorrere la strada del nostro interesse personale e quello legato alla Nazione che ci rappresenta. Top e flop si intersecano tra loro e si manifestano in noi come gioie, delusioni e rimpianti di quello che avrebbe potuto essere e non è stato. E mentre si materializza in noi una sottile speranza per l’anno che sta per cominciare, dove ci auguriamo tanta salute, benessere, serenità per noi, per le persone che vogliamo bene, ma anche per chi non conosciamo e ai quali sentiamo vivamente di auspicare una buona vita, facciamo alcune riflessioni. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dicevamo delle tappe più importanti che ci ha riservato il 2017 in un anno di sport e altro. Parlando di calcio non possiamo non dare precedenza alla grande delusione per la mancata partecipazione dell’Italia ai mondiali del 2018 in Russia. Un fatto che non accadeva da 60 anni, tuttavia, pur con l’amarezza tipica di chi è deluso di non vedere la propria nazionale di calcio nella vetrina più importante del mondo, a pochi giorni dalla fine del 2017 proviamo a tracciare i Top e i Flop dei vari avvenimenti. E’ stato l’anno dell’addio al calcio giocato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti</b>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federica Pellegrini</b> si è aggiudicata la medaglia d’oro nei 200 stile libero ai mondiali di Budapest. Ma tra i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Top</b> calcistici di quest’anno c’è sicuramente la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus,</b> che con la conquista del suo sesto scudetto consecutivo è entrata nella leggenda. Per l’automobilismo, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mercedes</b> si conferma la macchina da battere, visto che dal 2014 ha vinto il campionato piloti e costruttori. Nella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">MotoGP, Marc Marquez</b> vince meritatamente il mondiale battendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Dovizioso</b> che ha avuto il merito di portare in alto la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ducati.</b> Tra i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Flop</b> del nostro italico sport, invece, c’è ancora la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> che è stata sconfitta a Cardiff nella Finale di Champions League contro il Real Madrid, perdendo l’ennesima occasione di ritornare a vincere quella Coppa dalle grandi orecchie che per lei sembra davvero stregata. Ma anche Milan e Napoli hanno deluso. I rossoneri, dopo il passaggio di società tra l’ex presidente Berlusconi e il cinese Li Yonghong, sono irriconoscibili dal punto di vista tecnico e organizzativo. Il Napoli, invece, pur contrastando bene la Juve in campionato, ha deluso in Champions League per non essere entrata almeno agli ottavi di finale. E poi l’Italia di Ventura, della quale abbiamo già largamente manifestato la delusione di tutto il nostro Paese per non essersi qualificata ai mondiali del 2018 in Russia. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E poi tanto altro è accaduto in Italia e nel mondo in questo 2017. Ricordiamo quel maledetto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">18 gennaio in cui a Farindola</b>, a causa di una slavina che si è abbattuta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">nell’Hotel Rigopiano</b> posto nell’Appennino Centrale, persero la vita 29 persone e 11 furono i superstiti. Il 20 gennaio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Donald Trump</b> si insidia alla Casa Bianca, ma le ombre della sua elezione aleggiano ancora oggi per effetto di quel Russiagate in cui è sempre più tangibile il sospetto che la Russia abbia influenzato l’esito elettorale favorendo il tycoon e boicottando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hillary Clinton</b>. Ma i primi mesi dell’anno che sta per finire, si sono caratterizzati anche per i flussi migratori nel Mediterraneo che sono apparsi subito allarmanti. E intanto, con gli attentati dell’Isis che soffiano sulla xenofobia, il populismo che imperversa in tutta Europa e la Brexit che fa tremare l’Unione Europea, il 2017 è anche caratterizzato dalle elezioni presidenziali in Francia, dove il “ragazzo d’oro” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emmanuel Macron</b> ha salvato (almeno per ora) la Francia e l’Europa dal pericolo populista. E mentre si accende la tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord, la crisi catalana si fa strada e realizza un referendum per la sua indipendenza. E poi che dire dell’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Isis </b>che continua a macchiare l’Europa e il mondo intero con il suo terrorismo? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester, Londra, Barcellona</b> e la strage nella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moschea nel Nord del Sinai</b>, sono state centro di stragi che hanno provocato sangue e numerose vittime. A tutto ciò si sono pure interposte le molestie sessuali di almeno otto donne da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Harvey Weinstein</b>, il potente produttore cinematografico che ha scatenato un vero e proprio subbuglio su un tema che si è poi allargato a macchia d’olio nel mondo del cinema e dell’arte. E ancora, come non ricordare le lacrime di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emma Bonino</b> nel giorno del 14 dicembre scorso in cui è stata approvata la legge sul biotestamento? A questo successo hanno certamente contribuito le commoventi storie di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">DJ Fabo</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Loris Bertocco</b> e le battaglie del radicale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Cappato</b>. Storie di un anno che se ne va via con la velocità di quel vento che qualche volta soffia in maniera impetuosa, ma che in altre circostanze ci addolcisce lievemente per i suoi accadimenti più lieti. E’ la vita che scorre tra giorni luminosi e altri più bui, ma pieni di consapevolezza nell’assoluta responsabilità dell’uomo sul futuro del mondo. Che il 2018 sia migliore!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone.jpgSiNun-anno-di-sport-e-altro-1013354.htmSi100451001,02,03030226
941013351NewsCampionatiFassone e Mirabelli falliscono il progetto Milan20171218181514Il Milan è in crisi profonda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In Italia, come al solito, gli allenatori a volte pagano colpe che non sono da imputare completamente a loro. E’ il caso del Milan che ha esonerato Montella per dare la squadra a Gattuso. Stessa squadra, stessi pessimi risultati e diavolo che non decolla mai. Quest’estate, dopo una dispendiosissima campagna acquisti, il Milan era dato da tutti come il favorito numero uno per la conquista dello scudetto. Ma non si era tenuto conto delle incapacità di una società che, dopo avere investito una enorme quantità di quattrini, ha affidato le sue sorti a Fassone e Mirabelli che non si sono rivelati il massimo della buona conduzione gestionale tecnica e amministrativa. Quando in un’azienda calcio si crea confusione, i risultati non possono altro che essere negativi anche se hai in squadra fior di campioni strapagati. E’ un po’ come dire che il comando è deficitario di carisma e personalità. Tanto osannati in estate per i 10 nuovi acquisti sul mercato e per i 230 milioni di euro investiti, l’Amministratore Delegato Marco Fassone e il responsabile dell’area sportiva <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Massimiliano Mirabelli designati dal Presidente Li Yonghong, hanno praticamente fallito il progetto iniziale che si basava soprattutto nell’entrare a far parte del novero delle squadre partecipanti alla Champions League del 2018-19, con il tentativo minimo di concorrere anche alla conquista dello scudetto. Niente di tutto questo, niente che possa far pensare alla costruzione di basi solide che potessero quantomeno far sperare al raggiungimento di tali risultati progettati fin dall’inizio. In casa Milan c’è stata tanta esteriorità! Troppo fumo e niente arrosto. E così alle scoppole hanno fatto seguito gli schiaffoni ricevuti con sorprendente regolarità, prima dal punto di vista tecnico con le numerose sconfitte in Campionato, e poi, come se non bastasse, s’è pure aggiunto il grave problema finanziario per avere superato 30 milioni di perdite non consentite dall’Uefa. E adesso il duo - Fassone – Mirabelli - viene considerato il vero artefice del fallimento rossonero. La tifoseria è in subbuglio, la squadra sembra incapace di reagire e l’allenatore davanti alle telecamere non può far altro che chiedere scusa per prestazioni opache e inconcludenti <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>come quelle contro la “fatal Verona”, in cui si è toccato il fondo e ancor di più. In un simile ambiente, Fassone e Mirabelli hanno deciso di relegare la squadra in un ritiro punitivo che non prevede neppure la rituale cena di Natale. Ma di questo stato di cose, non sono solo responsabili i giocatori e l’allenatore ma anche i due dirigenti in testa, che assieme al presidente cinese Li Yonghong compongono la nuova società Milan. A nostro parere, estromettere repentinamente Galliani dal Milan è stato un errore gravissimo. In fondo si poteva ereditare il suo operato con il sistema di affiancamento, attingendo l’esperienza di una figura che negli anni è stata capace di portare il Milan sul tetto del mondo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-fassone-mirabelli.jpgSiNfassone-e-mirabelli-falliscono-il-progetto-milan-1013351.htmSi100451001,02,03030236
951013323NewsCampionatiChampions, splendida Roma e Juve intorpidita20171101151124In Europa, una prova in agrodolce di Juventus e Roma <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’imprevedibilità del calcio è infinita. Quando pensi che tutto sia stabilito con la logica, ecco che vieni smentito sonoramente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Roma</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> – Chi all’inizio pensava che i giallorossi fossero stati sfortunati per l’estrazione di un’urna per nulla benevola, oggi si ravvede nel constatare la squadra di Di Francesco essere prima del girone con 8 punti, mentre Chelsea e Atletico Madrid che dovevano rappresentare lo spauracchio del girone, brillano per negatività. All’Olimpico di Roma si è consumata una notte da favola, perché i giallorossi non solo hanno vinto 3 a 0 contro il Chelsea di Antonio Conte, ma hanno dato dimostrazione di grande gioco, furore agonistico e intensa voglia di continuare a percorrere la strada della Champions League che sembrava sbarrata dalla forza delle avversarie. E’ bello il calcio quando offre questi spunti fantastici di emozione per un urlo liberatorio, in questo caso giallorosso, che si libera come boato nel cielo di Roma a seguito dei due gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">El Shaarawy</span></b> e la rete di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Perotti.</span></b> Potremmo disquisire sul rinnovato ruolo del savonese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">El Shaarawy</span></b> che Eusebio Di Francesco vuole per lui nel renderlo più partecipe al gioco centrale d’attacco, piuttosto che il disegno tattico che prevede attenzione e inserimenti tra le linee, ma è la squadra nella sua totalità che è cresciuta in maniera esponenziale. La Roma, dunque, ha superato alla grande l’esame di laurea con una goleada che, grazie a un solo punto ancora <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>da conquistare, le spalanca le porte degli ottavi di finale. Il Chelsea è apparso annichilito davanti alla forza di questa Roma che ha scatenato una furia agonistica davvero inaspettata. Anche Conte alla fine della gara si è complimentato con gli avversari, dimostrando una chiara delusione per il comportamento della sua squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>– E mentre la Roma va in paradiso, la Juve in trasferta a Lisbona si rifugia in purgatorio. Per i bianconeri è stata una partita scialba, priva di cattiveria agonistica e con molti errori soprattutto nel primo tempo, quando abbiamo assistito all’ennesimo episodio di reiterata regalia all’avversario di turno. Lo Sporting ci è sembrato sicuramente ben messo in campo e anche difficile da domare, ma non è certo una squadra irresistibile come la Juve stessa l’ha resa. La squadra di Allegri continua ad avere due facce: quella di Campionato e quella di Champions. Due mondi simili perché legati alla competizione pallonara, ma così diversi nell’interpretazione del basilare concetto di vittoria. In campo internazionale devi correre di più e, soprattutto, non puoi permetterti di sbagliare. La Juve contro lo Sporting Lisbona ha sbagliato tanto e deve dire grazie al ritrovato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gonzalo Higuain</span></b> se in Portogallo è uscita indenne da una sconfitta che poteva essere davvero bruciante. Troppo sottotono è apparso il centrocampo, che è mancato in fase di appoggio per le punte e nella tempestività di chiudere bene la fase di interdizione. In avanti i soli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Cuadrado</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Higuain </span></b>sono apparsi degni di considerazione, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Dybala</span></b> è apparso opaco e anche cocciuto a portar palla, perdendola in ogni occasione. Riteniamo che Allegri debba decidere di lasciarlo in panchina almeno per qualche partita, visto che l’argentino è ormai in chiara difficoltà di forma. Gioca da solo, ha dimenticato il suggerimento e si ostina a imbrigliarsi tra due o tre avversari che immancabilmente gli portano via il pallone, mentre i compagni si propongono per ricevere un passaggio che non arriva mai. E’ un chiaro sintomo di mancanza di forma fisica e mentale, quindi la Juve ha bisogno di ritrovare presto i suoi guizzi, le giocate da campione quale lui è, se proiettato a splendere di luce propria. Per il resto, riteniamo questo pareggio assolutamente prezioso (pur nella delusione di una mancata vittoria che avrebbe garantito anzitempo alla Juve il passaggio agli ottavi di finale), soprattutto in considerazione di una partita che fin dall’inizio si era messa male per la Vecchia Signora, che in Portogallo si è presentata in giallo. Storie di Champions, storie di un calcio diverso in cui la Juve sembra sempre essere estranea.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-pallone-finale--champions-2017.jpgSiNchampions-splendida-roma-e-juve-intorpidita-1013323.htmSi100451001,02,03030179
961013317NewsCampionatiSprofondo granata20171026163772Sinisa Mihajlovic e il Toro che non sa più vincere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Torino incassa tre gol in quel di Firenze e torna a casa con le ossa rotte. Un misto di colpevolezza tecnico – tattica e qualche segno di evidente sfortuna, ha caratterizzato la trasferta della squadra di Mihajlovic che già alla decima giornata ha la brutta sensazione di arrivare a fine di questo campionato per ricominciare tutto d’accapo. Già, tutto d’accapo, come se in casa granata fosse un must, una cosa considerata o imposta come indispensabile di una logica che sembra far parte di una squadra che si accontenta della sempiterna mediocrità e che non intende neanche studiare per essere la prima della classe. E’ una questione di mentalità mai aggiornata ai tempi, con promesse fatte soltanto a parole e mai evidenziate dalla concretezza. Doveva essere l’anno del rientro in Europa, almeno questo è stato sbandierato dalla società granata e dal suo allenatore fin dalla preparazione estiva. Con la partenza di Zappacosta, ma con la conferma almeno di un anno di Belotti, il Torino si è illuso di avere sistemato ogni cosa per competere fattivamente per una posizione che potesse garantire l’entrata nel calcio europeo. Peccato che non si sia tenuto conto di alcuni fattori importanti come l’inadeguatezza della difesa, di un centrocampo troppo leggero e di una punta di peso capace di sostituire un Belotti che, come tutti gli umani, da solo non può garantire gol, sfaceli e continue presenze per tutti gli impegni suddivisi tra Campionato, Coppa Italia e convocazione in Nazionale. In tutto questo quadro, non sappiamo se c’è più impreparazione o, piuttosto, l’ennesimo progetto di barcamenarsi in un cosciente stato di assoluta mediocrità. Insomma, è il solito tirare avanti sperando in chi sa quale miracolo di un percorso pallonaro che talora apre inaspettati varchi di luce improvvisa. Ma qui, in casa granata, dopo dieci partite di campionato s’intravvedono soltanto tenebre di crisi, altro che entrare a far parte dell’Europa League del prossimo anno. E poi c’è un grave problema di conduzione tecnica. Mihajlovic non può continuare in questo Toro che ha bisogno di serenità, di idee chiare, di quella calma che significa mettere da parte i toni troppo alti e lavorare con metodi che siano in grado di imprimere un gioco alla squadra. I tre gol subiti a Firenze sono l’emblema della non reattività alle poche chance sprecate per mancanza di precisione e un po’ di sfortuna. Troppo fragile la difesa che si è fatta trafiggere facilmente dal gol dell’ex Benassi e poi da Simeone e Babacar. I granata hanno chiuso la gara in dieci uomini per l’espulsione di Barreca, e così nella prossima partita casalinga contro il Cagliari, oltre al laterale mancherà anche Rincon che era in diffida e torna a casa con una ammonizione. Insomma, il quadro analitico del Torino di Mihajlovic è davvero deprimente, soprattutto in considerazione del fatto che il tecnico serbo continui a dare la sensazione di una conduzione che sa tanto più di una volontà impositiva, che di democratico rapporto. Tatticamente dispone la squadra con il 4-2-3-1, non supportato a sufficienza da un centrocampo che sembra poco propenso a tutelare una già fragile difesa. Iago Falque si dimostra più volenteroso che costruttivo, Ljajic non incide per carisma, né per le sue reali capacità tecniche, Niang sembra immerso nella nebbia del fare, per dimostrare a tutti i costi che non è stato un acquisto sbagliato come si pensa e si dice, ma indovinato (solo per lui, però). E poi Sadiq, un ragazzo buttato nella mischia per risolvere problemi più grossi di lui, tanto è vero che non ricordiamo nulla che potesse in qualche modo ricordarci di fare il vice Belotti. E anche qui; perché il tecnico serbo nella mancanza del “gallo” non si è mai inventato un falso nueve? Perché Ljajic, ad esempio, invece di girovagare a vuoto da trequartista, non lo si inventava da centravanti? Sono tutti esempi che avrebbero dato l’impressione di tentativi che potessero almeno significarci una mentalità più elastica e non sempre così ristretta a insistere su ciò che non ha dato i frutti desiderati. Comunque, vedremo come andrà a finire già domenica prossima contro il Cagliari e il rientro di Belotti. Alzi la mano chi crede ancora che solo lui possa salvare il Toro da questa situazione!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711mihajlovic1.jpgSiNsprofondo-granata-1013317.htmSi100451001,02,03030198
971013312NewsCoppeLa Juve vince contro lo Sporting Lisbona, ma quanto affanno20171019191523In Champions una prestazione non convincente della Juventus. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Conta il risultato” (Allegri dixit).</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Dopo la sofferta vittoria della Juventus in Champions League contro lo Sporting Lisbona, i tifosi della Juventus si dividono in chi è d’accordo con Allegri e chi invece vorrebbe una Juventus capace di esprimere un gioco e avere una vera identità di squadra. Aleggia un velato nervosismo nell’ambito della squadra, tipico di un ambiente che è consapevole di attraversare un momento difficile. Khedira che protesta chiaramente contro Allegri per la sostituzione, si antepone a un rebus difesa che la Juve di Champions si trova a dover risolvere, improvvisando addirittura Cuadrado come terzino sul finire della gara. Lichtsteiner che non è stato inserito volutamente nella lista UEFA e De Sciglio infortunato come Howedes, Daniele Rugani che non sembra godere delle simpatie di Allegri, sono i punti su cui ci si dovrebbe soffermare per riflettere, visto che il mister si trova a improvvisare il mediocre Sturaro in un ruolo non suo, dando fiducia a Chiellini, Benatia e Barzagli (in sostituzione del franco –marocchino che si è infortunato). Capiamo l’indisponibilità di certi giocatori scelti per partecipare alla competizione europea, tuttavia viene da chiedersi come mai una società che ambisce ad arrivare in fondo alla Champions per l’ennesima volta, non abbia messo in preventivo un reparto difensivo più qualitativamente numerico e consono agli obiettivi da raggiungere. E poi, se pensiamo che sono stati spesi 40 milioni di euro per Bernardesci + 40 per Douglas Costa che nell’assetto tattico voluto da Allegri sembrerebbero l’uno il doppione dell’altro, facciamo fatica a pensare che questa volta Marotta, Paratici e crediamo anche Allegri, non abbiano sbagliato nel costruire una squadra in grado di sviluppare un gioco brillante e di alto livello, nel competere con le più forti corazzate europee. Eppure Allegri, nella conferenza stampa post partita con lo Sporting Lisbona (uscito a testa alta dall’Allianz Stadium) dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“<span style="color: red;">Non c’erano alternative: vincere era l’unica opzione. Con il cuore e con la testa. Abbiamo centrato l’obiettivo, perché la strada è</span> <span style="color: red;">questa”</span>.</b> Sarà, ma noi abbiamo dei seri dubbi sul prosieguo di questa squadra che vede un Dybala da recuperare perché chiaramente fuori forma, un Mandzukic che sputa l’anima ogni partita, un Higuain che continua a non segnare ma che corre, si dà da fare e confeziona preziosi suggerimenti, e (per fortuna) un ritrovato Pjanic che è risultato il cecchino della partita. Per il resto, pensiamo che Matuidi (entrato a partita in corso) sia stato volutamente lasciato in panchina per farlo riposare, visto che almeno lui rappresenta l’acquisto azzeccato del centrocampo bianconero. Ma il leitmotiv della Juventus resta sempre la noia di un gioco che non c’è e l’improvvisazione tattica che fa emergere confusione e stress da insicurezza. Esattamente al contrario di quello che negli anni la Vecchia Signora d’Italia ci ha abituato, e cioè una squadra forte, sicura, cinica, bella da vedersi. Tutte cose che dall’inizio di campionato stentiamo di vedere. Ma, forse sarà il confronto e il gusto che ci dà nel vedere giocare le partite del Napoli di Sarri, fatto è che il calcio senza spettacolo diventa noia. E’ vero, vincere è l’unica cosa che conta, ma non sempre si vince senza una reale superiorità di gioco e chiarezza di idee. I fantasmi visti a Bergamo e contro la Lazio, sono l’emblema di una Juve che è ancora alla ricerca di se stessa. Vedremo cosa accadrà quando rientreranno i Marchisio, i De Sciglio, gli Howedes (che non abbiamo mai visto all’opera) e, soprattutto, quando si troverà un ruolo preciso a Bernardeschi e Douglas Costa che, così gestiti, rappresentano un vero e proprio spreco economico della società.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-vince-contro-lo-sporting-lisbona-ma-quanto-affanno-1013312.htmSi100451001,02,03030230
981013303NewsCampionatiAllianz Stadium, il teatro del derby della Mole20170922181770Torino attende impaziente la sua stracittadina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fino allo scorso campionato era lo Juventus Stadium, oggi è Allianz Stadium. Ma poco cambia nella sostanza di uno stadio di calcio che ci ha abituato ai grandi incontri. Prossima partita Juventus – Torino, il derby della Mole che tanto si contende il fregio di una vittoria cittadina dall’intenso sapore che sa di orgoglio. 193 volte si è incontrata la zebra contro il Toro, e anche in questa 194ma volta di sabato 23 settembre 2017, c’è la promessa di una battaglia pallonara senza esclusione di colpi. La Juve è prima in classifica a punteggio pieno e arriva a questo derby con il pensiero del prossimo impegno casalingo in Champions League. Il Torino, invece, si presenta all’Allianz Stadium con l’orgoglio di chi è ancora imbattuto in questo inizio di campionato. E, mentre i bianconeri aspettano ancora Gonzalo Higuain che tarda ad entrare in forma, i granata hanno in mente di raggiungere quell’Europa che troppe volte hanno fallito per svariati motivi. Ma adesso è derby, una partita che sfugge a ogni pronostico proprio per il suo essere un confronto sanguigno, dove spesso la maggior caratura tecnica dell’avversario viene sovvertita da quella smisurata voglia di battere i cugini della stessa città. E’ la città sabauda che come sempre si presenta con classe ed eleganza, capace di riflettersi nella sua lunga storia di capoluogo culturale. Ma quando si parla di calcio cittadino, nessuno ci sta a perdere. <span style="color: red;">“Torino siamo noi”</span> dicono i tifosi bianconeri della Juventus, mentre di rimando il popolo granata si ribella a questa frase dicendo: <span style="color: red;">“No, Torino siamo noi, la storia parla chiaro”.</span> E’ un continuo arrovellarsi per quei primati che scrivono la storia di una Torino, che per il suo pallone cittadino si guarda sempre in cagnesco. Da sempre si manifesta il dualismo tra ricco e povero, tra popolo e padroni, perché è tra le pieghe di questa città sabauda che nascono certi sentimenti socio – culturali che per qualcuno non hanno nulla a che vedere con il calcio. E invece è proprio questo il retro pensiero di un derby torinese che non è mai banale nella sua sostanza e che va oltre al mero fatto sportivo. Così dice l’allenatore del Toro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b> alla vigilia del derby: <span style="color: red;">“Se puoi sognare qualcosa, è perché lo puoi fare. Questo è lo scontro tra la passione e la ragione, tra i colori e il bianconero”.</span> Già, proprio come dicevamo pocanzi. Il derby a Torino si vive così, in maniera intensa e significativa di un qualcosa che quasi sempre sfugge all’analisi tecnica per far posto a mille altre cose. E intanto anche mister Allegri prepara la sua Juventus che è l’espressione di un calcio non particolarmente bello ma redditizio. Anche lui sa quanto sia significativo per il popolo bianconero vincere la stracittadina torinese. <span style="color: red;">“Il</span> <span style="color: red;">Torino di quest’anno”</span> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dice Allegri,</b> <span style="color: red;">“ha dei giocatori in grado di portarlo in Europa. Ma noi dobbiamo vincere questo derby, per continuare la striscia di risultati positivi fin qui</span> <span style="color: red;">conquistati”.</span> Vedremo dunque cosa accadrà. Intanto la Mole è lì che aspetta in maniera imparziale, non si sbilancia, non prende posizione, né per l’una, né per l’altra parte, anche se sa che questo 194mo derby continuerà a raccontarci le antiche diatribe sportive tra popolo e padroni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-torino.jpgSiNallianz-stadium-il-teatro-del-derby-della-mole-1013303.htmSi100451001,02,03030238
991013298NewsCoppeJuve, se in Champions ci sei, batti un colpo.20170913173835La squadra di Allegri incappa in una sonora sconfitta contro il Barca di Messi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da Cardiff a Barcellona, da Cristiano Ronaldo a Messi; per la Juve non è cambiato nulla. Stesso cliché, stessa partita amorfa, stesse pecche difensive e medesimo atteggiamento che pone l’accento su un evidente gap tecnico e tattico, che da esiguo si sta trasformando in rilevante. E non si dica che alla Juve mancavano giocatori come Chiellini, Marchisio, Cuadrado, Mandzukic, Dani Alves, Bonucci, perché buona parte di loro erano presenti in quella fatidica finale di Champions che ancora oggi brucia al popolo bianconero come carbone ardente. Una fotocopia di partita che mette a nudo problemi tecnici e tattici mai risolti da un mister Allegri che non è certamente indenne da colpe. Fermo restando la forza delle due squadre spagnole che possono vantare della presenza in campo di due veri campioni che appartengono a un altro pianeta, resta evidente che la Juventus di Champions League si trova a doversi confrontare con potenze calcistiche che la sovrastano dal punto di vista mentale e organizzativo. Si dirà che i bianconeri di Max Allegri sono pur reduci dall’aver disputato due finali consecutive, ma cosa serve arrivare fino in fondo se poi non si fa mai tesoro degli sbagli fatti? Al Camp Nou la Juve regge un tempo, prende gol allo scadere del primo tempo e poi crolla letteralmente nella ripresa. Un film già visto, un atteggiamento che sa dell’incredibile soprattutto in considerazione del fatto che manca in assoluto il senso della reattività. Le partite si possono perdere, certo, soprattutto se l’avversario si dimostra più forte e meglio organizzato, tuttavia, resta inaccettabile quell’atteggiamento inerme di chi è completamente in balia dell’avversario che si chiami Barcellona, piuttosto che Real Madrid, PSG, Manchester, Bayern o Chelsea, tanto per citarne alcune tra le migliori. Tu sei la Juventus, e come tale devi presentarti in campo internazionale con dignità e idee chiare. Un 3 a 0 inconfutabile, che parla della sconfitta contro quel Barcellona (allora c’era pure Neymar), che l’anno scorso la Juve aveva messo sotto allo Juventus Stadium. Ieri, invece, abbiamo assistito a una lezione di calcio e a una umiliazione che ripetiamo, non si può semplificare con la grandezza di un Messi spaziale. Oggi la difesa della Juventus è davvero poca cosa. La BBC è solo un ricordo, non soltanto per la mancanza di Bonucci che è andato a far danni al Milan, ma per una carta d’identità che parla chiaro su Chiellini (anche se assente per infortunio), per Barzagli e anche per un Buffon che, nonostante il suo indubbio valore, dimostra tutta la fragilità tipica del ruolo del portiere che non può più contare su un affidabile reparto difensivo. La Juve si è così sgretolata, franando come terra d’argilla dopo una breve pioggia. Dybala, al cospetto di Messi, è sembrato come un bambino al suo primo giorno di scuola e l’abulico Higuain è un serio problema che Allegri deve risolvere al più presto. Benatia è lontano da quel calciatore che fu alla Roma, Alex Sandro è fuori forma e De Sciglio (prima dell’infortunio) fa cosucce da giocatore di categoria inferiore. A centrocampo, Pjanic, Bentancur e Matuidi remano nel mare in tempesta, Douglas Costa corre, corre e non conclude nulla, mentre Sturaro fa il tappabuchi di Allegri. Non si vince così la Champions League, anzi diremmo pure che neanche si partecipa in queste condizioni. Questa non è la Juventus, non può esserlo. Almeno quella di Giampiero Boniperti che ha coniato quella fatidica frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere non è importante, è la sola cosa che</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">conta”</b>. Ma la Juve, almeno in campo internazionale, continua a ignorare questa indelebile frase affissa tra le pieghe delle pareti del suo Juventus Museum.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Barcellona Camp Noufl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNjuve-se-in-champions-ci-sei-batti-un-colpo-1013298.htmSi100451001,02,03030238
1001013294NewsCampionatiL’Inter di Spalletti farà un ottimo campionato.20170828151220Le indicazioni di questo inizio di campionato, fanno salire l`Inter sul podio finale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La seconda giornata del Campionato di Serie A ha cominciato a delineare le squadre che si contenderanno la corsa al titolo. Vince la Juventus a Genoa, ma vince anche l’Inter a Roma, il Milan in casa con il Cagliari e il Napoli al San Paolo contro l’Atalanta. Poi, anche Lazio, Sampdoria, Torino, Spal e Bologna raccolgono il massimo dei punti in palio, mentre soltanto Crotone e Verona si sono accontentate di uno scialbo 0 a 0. Da questo quadro di risultati si evince come le squadre da battere di questo campionato siano, Juventus, Napoli, Inter e Milan, con un probabile inserimento della Roma di Eusebio Di Francesco. La Juventus vista a Genova ha mostrato una doppia faccia, tipica di squadra che è ancora in lavorazione; una sorta di cantiere in cui si cerca ancora l’assetto tattico e gli atleti sui quali fare maggior affidamento. Come al solito Allegri ci impiegherà un po’ a capire certe sfumature, visto che per natura non è molto propenso a rischiare alcune novità. A Genova, dopo avere inserito Barzagli e Matuidì, ha provato il giovane Betancur quando ormai la partita aveva già segnato il suo epilogo, lasciando in panchina Douglas Costa e Bernardeschi. Segno evidente che nonostante i sei punti in classifica della Vecchia Signora, ancora c’è molto da fare. Non è così in casa Napoli, dove la squadra di Sarri esprime non solo da oggi il vero calcio spettacolo, anche in virtù del fatto che i partenopei hanno cambiato quasi nulla e quindi sono avvantaggiati ad esprimere trame di gioco che sono ormai consolidate nella mente dei giocatori. Il Milan vince contro il Cagliari ma soffre oltre il dovuto, facendo dedurre che quest’anno la squadra di Montella deve fare i conti con la tenuta fisica e mentale, vista la sua partecipazione all’Europa League che l’ha costretta ai preliminari e ad un inizio anticipato della preparazione. E allora pensiamo a un interrogativo di tenuta soprattutto in primavera, quando i primi caldi potranno essere deleteri per i rossoneri. Certo, questo improvviso exploit di Cutrone, giovane calciatore che segna gol a raffica e ben s’interseca all’indiscutibile valore tecnico di una squadra che è stata regina del calciomercato 2017’18, fa pensare a grandi obiettivi da raggiungere. Ma la squadra che secondo noi sarà quella che salirà sul podio finale, è l’Inter di Spalletti. Non è un caso che i nerazzurri hanno fatto un ottimo precampionato. E non è neppure un caso che questa squadra vinca attraverso il suo essere cinica, anche se ancora non completamente perfetta nei meccanismi di gioco voluti dal suo allenatore. La sensazione è che l’Inter abbia finalmente centrato il suo atavico problema di mancanza di ordine interno e di rispetto dei ruoli non sempre stabiliti a dovere. Con l’avvento di Luciano Spalletti, s’intravvede un barlume di ordine tattico, di unione d’intenti, di spogliatoio pronto a fare fatti e non parole e, soprattutto, si sta delineando sempre più un ambiente in cui si devono rispettare le regole anche a livello gerarchico. E non è per pura fatalità, se Icardi è esploso a suon di gol con la responsabilità di essere capitano di un gruppo che sta cancellando il recente e deludente passato. La squadra è pragmatica, così com’è il suo allenatore che bada sempre al sodo studiando un assetto tattico tale da far emergere le caratteristiche tecniche dei suoi giocatori. Vecino e Borja Valero, hanno dato ordine a un centrocampo che adesso sbaglia molto meno rispetto al passato, proprio perché non si perde in futilità di evanescenti passaggi fini a se stessi. I due ex viola danno garanzia di un calcio semplice ma redditizio, proprio quello che mancava al centrocampo nerazzurro. Ecco, diremmo proprio che l’Inter è la squadra che dà maggiore affidamento di continuità, anche in considerazione di impegni che si limitano soltanto al Campionato e alla Coppa Italia. Tutte queste cose, a nostro parere, s’incastrano perfettamente come tessere nerazzurre capaci di costruire un ottimo puzzle. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNl-inter-di-spalletti-fara-un-ottimo-campionato-1013294.htmSi100451001,02,03030262
1011013292NewsCoppeChampions, per le italiane c’è una media difficoltà.20170825170441E` tempo di Champions League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Si è svolto a Nyon il sorteggio per la fase a gironi della Champions League 2017’18. L’urna non è stata fortunata per la Roma, che deve affrontare il Chelsea, l’Atletico Madrid e il Qarabag. E’ di media difficoltà, invece, la possibilità di qualificazione al turno successivo da parte della Juve e del Napoli. Questi sono gli otto gruppi che compongono la prima fase a gironi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo A = Benfica, Manchester United, Basilea, Cska Mosca</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span lang="EN-US" style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ansi-language: EN-US;'>Gruppo B = Bayern Monaco, Paris Saint Germain, Anderlecht, Celtic Glasgow</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo C = Roma, Chelsea, Atletico Madrid, Qarabag</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo D = Juventus, Barcellona, Olympiacos, Sporting Lisbona</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo E =<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Spartak Mosca, Siviglia, Liverpool, Maribor</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span lang="EN-US" style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ansi-language: EN-US;'>Gruppo F = Napoli, Shakhtar Donetsk, Manchester City, Feyenoord</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo G = Monaco, Porto, Besiktas, Lipsia</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Gruppo H = Real Madrid, Borussia Dortmund, Tottenham, Apoel<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711champions-pallone.jpgSiNchampions-per-le-italiane-c-e-una-media-difficolta-1013292.htmSi100451001,02,03030238
1021013283NewsCalciomercatoIl punto sul calciomercato 2017’18.20170725180662Il calciomercato tra trattative e pazze idee<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mentre la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> con Bernardeschi si gode il suo acquisto migliore, ad oggi il calciomercato propone imminenti colpi e sogni che possono diventare realtà. Restando in casa bianconera l’acquisto del centrocampista Emre Can dal Liverpool sembra essere quello più possibile, visto che per N’Zonzi del Siviglia e Matic del Chelsea si è raffreddato l’interesse della dirigenza bianconera. La <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma,</b> invece, dopo aver blindato Nainggolan per avergli rinnovato il contratto, Monchi sta trattando l’esterno algerino Riyad Mahrez che la Roma considera una prima scelta per rinforzare la fascia destra. Il Leicester vuole 45 milioni di euro, mentre la Roma è orientata a darne 30 più bonus. Il giocatore ha già preso un accordo di massima con la società giallorossa, tuttavia, resta il nodo dell’accordo tra le due società che al momento sembra difficile da risolvere. Il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan</b> si prepara ad affrontare i preliminari di Europa League e Montella chiede ancora uno sforzo alla sua società per avere un attaccante, un esterno e una mezz’ala. Quanta roba in questo Milan cinese capace di raccattare campioni come fossero frutti caduti dall’albero. Già, è l’albero della cuccagna in cui basta parlare che tutto è fatto. Tenuto conto che Bacca sarà probabilmente ceduto in prestito con diritto di riscatto al Marsiglia, la società rossonera sta cercando di convincere Cairo per la cessione di Belotti che, tuttavia, appare lontano nella logica di un’offerta che nemmeno s’avvicina alla clausola rescissoria di 100 milioni di euro. A questo punto Nikola Kalinic sembra essere l’attaccante più vicino a indossare la maglia del Milan, dato l’accordo con la Fiorentina per 25 milioni di euro più bonus. Ma nell’intento di Fassone e Mirabelli c’è anche l’idea Aubameyang, l’attaccante del Borussia Dortmund che nel campionato 2007-’08 giocava nel Milan e che tornerebbe volentieri a vestire la maglia rossonera. Vedremo cosa accadrà in seguito. Sul fronte <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter</b>, invece, si attendono una serie di interventi importanti da parte della società Suning per completare la squadra che vorrebbe Spalletti. E, anche se al momento sembra tutto in fase di stallo, trapela insistente il nome di Keita quale migliore soluzione per sostituire eventualmente Perisic. L’acquisto di Matias Vecino è praticamente da formalizzare, in quanto ci sarebbe già un accordo definitivo con la Fiorentina sul pagamento della clausola rescissoria di 24 milioni di euro. Ma c’è ancora troppo da fare in casa nerazzurra che, evidentemente, sta aspettando sorniona di piazzare alcuni colpi eccellenti dei quali trapela poco. Sul fronte <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Napoli, </b>c’è il disappunto di Maurizio Sarri che non vuole sentirsi favorito per la conquista dello scudetto, senza neanche aver cominciato il campionato. E mentre è imminente il rinnovo di contratto per Pepe Reina, il Napoli sta programmando il futuro dei suoi pali con l’interessamento al portiere del Real Societad Geronimo Rulli, cui è stata fatta una valutazione di 20 milioni di euro. Questo è quanto il calciomercato di fine luglio propone in Italia, mentre il panorama calcistico europeo si avvale di sogni che potrebbero diventare realtà. Certi rumors, infatti, darebbero già per possibile il passaggio di Neymar dal Barcellona al PSG che pagherebbe la clausola rescissoria di 222 milioni di euro. A questo punto potrebbe anche verificarsi un’offerta eccellente del Barca alla Juventus per avere Dybala. Fantasie calcistiche di mercato? Forse! Ma ormai non ci meravigliamo più di nulla!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNil-punto-sul-calciomercato-2017-18-1013283.htmSi100451001,02,03030387
1031013282NewsCalciomercatoMax Allegri è alla prova del nove20170722083119L`allenatore della Juventus è a un bivio<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da sempre trincerata davanti al suo stile che vuol anche dire non far trapelare mai le proprie magagne interne, la Juventus si è trovata davanti a un bivio. Andare avanti con Max Allegri o scegliere di rinforzare la propria difesa lasciando però gli intoccabili santoni della BBC? Agnelli, Marotta e Paratici hanno scelto Allegri come fiducia per una riprova alla scalata della Champions. Da qui nasce il naturale allontanamento di Leonardo Bonuci e Dany Alves, rei di avere creato scompiglio nell’ambito dell’equilibrio di relazione tra la squadra e il suo allenatore. Adesso Max Allegri sa che se è vero che la società l’ha appoggiato in maniera incondizionata, è altresì vero che al primo cenno di cedimento, per forza di cose anch’egli dovrà cambiare aria. Subito dopo quella finale di Cardiff, l’allenatore bianconero aveva dichiarato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho pensato di lasciare la Juventus”.</b> Segno evidente che non era soltanto l’amarezza di avere perso in malo modo quella Champions contro il Real Madrid, ma piuttosto il rammarico di non avere saputo tenere legata la squadra proprio in quella dirittura finale che significava molto, anzi diremmo proprio tutto per la Juventus, i suoi tifosi e l’intero ambiente. E allora si spiega quella cenere mai spenta che si alimentava tra le polemiche e l’insanabile antipatia tra Bonucci e il suo allenatore. In tutta questa storia pensiamo che nessuno sia indenne da colpe, nemmeno il salvato Max Allegri che nel corso del Campionato e anche della Champions ha manifestato grandi insicurezze mascherate da una forma di buona sorte dopo quel di Firenze, in cui si spinse a presentare una Juventus a trazione anteriore, senza tuttavia smembrare una difesa che appariva imbattibile. Questione di fortuna o di consapevolezza nel tentare vie nuove mai azzardate per timore di peggiorare la situazione? Crediamo che entrambe le cose si traducano in quello che poi ha portato la Juventus a vincere il sesto scudetto consecutivo, la Coppa Italia e una finale di Champions persa nel peggior modo possibile. Oggi, dopo essersi sbarazzato di Bonucci e Dany Alves, Max Allegri sa che si trova ormai in una via senza ritorno e che da lui ci si aspetta la vittoria della Champions League, prima ancora che lo scudetto e la Coppa Italia. La Juventus pare coccolarlo in tutti (o quasi) i suoi desideri; ha acquistato Douglas Costa, Bernardeschi, il suo pupillo De Sciglio, ha tentato di superare una situazione difficile per l’acquisto di Schick che Allegri considera un predestinato, ha comprato Szczesny come vice Buffon di lusso, mentre sta insistendo per l’acquisto di un centrocampista forte fisicamente, per potenziare un reparto apparso molto tecnico ma fragile. Insomma un top player che possa ancor più alzare l’asticella e colmare definitivamente quel gap tecnico ancora esistente tra la Juve e il Real Madrid. Ma, al contrario dell’anno scorso in cui la Juventus è stata la regina del mercato con il botto Higuain, quest’anno i tifosi juventini mugugnano un po’ e si suddividono nei pareri riguardanti Allegri e in un mercato che ad oggi non appare del tutto soddisfacente. Staremo dunque a vedere che cosa accadrà in seguito in casa Juve e, soprattutto, come il suo allenatore saprà gestire al meglio un peso che per lui sarà certamente più pesante da sopportare. Mettere da parte le insicurezze del passato è indispensabile, mentre è essenziale ritrovare l’armonia di gruppo che deve associarsi agli stimoli che non si possono mai perdere in una società come la Juve in cui vincere è l’unica cosa che conta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNmax-allegri-e-alla-prova-del-nove-1013282.htmSi100451001,02,03030431
1041013274NewsEditorialeQuando un allenatore esagera a motivare i propri giocatori20170615152131Dopo la bruciante sconfitta in finale di Champions League, Allegri voleva lasciare la Juve. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tutto ciò che è eccessivo, anche in funzione di positività, può ritorcersi in maniera negativa. Le recenti e inaspettate dichiarazioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimiliano Allegri</b> a due settimane dalla bruciante sconfitta della Juventus nella finale di Champions League contro il Real Madrid, ci fanno trarre alcune considerazioni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non andiamo a Cardiff per fare una passeggiata, si va per vincere la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppa e dobbiamo essere spietati”.</b> Queste sono state le dichiarazioni in conferenza stampa a Vinovo, prima della partenza per Cardiff. Poi, dopo il risultato che tutti<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>sappiamo, Allegri rivela con amarezza: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Ho pensato di lasciare, ma la Juve può riprovarci, per questo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sono rimasto”.</b> Due momenti diversi, due situazioni contrastanti che lasciano pensare ad un equilibrio perduto lungo un percorso difficile, in cui l’ansia da prestazione e l’adrenalina hanno sopraffatto la ragione. Non sempre certe motivazioni trasmesse ad un gruppo che pratica sport professionistico e non, raccolgono l’effetto voluto. Nello specifico caso, Allegri ha esasperato il pensiero trasmesso alla squadra che era quello di vincere a tutti i costi e che non poteva esserci altro risultato, se non quello di portare a casa la Coppa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Adesso o mai più”</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fino alla fine”,</b> erano gli slogan che si ripetevano come un mantra quasi persecutorio nell’ambito della squadra, dell’ambiente bianconero, nei media. Un qualcosa dovuto a tutti, tifosi compresi, dopo tanti anni di attesa. E, in effetti, molti hanno creduto di potercela fare, non fosse altro che per quello che aveva saputo costruire la Juve vincendo in maniera convincente sia il campionato (sesto scudetto consecutivo, uguale leggenda) che la Coppa Italia, nonostante un anno stressante in cui i campioni di Max Allegri hanno conquistato la partecipazione alla finale di Champions League. Sempre gli stessi giocatori (o quasi) hanno fatto gruppo contro tutto e contro tutti. La BBC, il centrocampo con Pjanic, Khedira e Cuadrado (poi scoppiati) Dybala e Higuain esausti e opacizzati da una volontà non più sorretta da forze fisiche e psicologiche. Sì, perché tutto ha un limite. I calciatori non sono robot e dopo innumerevoli partite ad altissimo livello, in cui contro la Juve tutti fanno sempre la partita della vita, c’è bisogno di cambi freschi anche nel corso della gara. Ma, se è vero che la panchina della Juve con Marko Pjaca rotto, Marchisio che dopo il grave infortunio ha stretto i denti dimostrando una forma ancora precaria, Rugani infortunato ma mai valorizzato a sufficienza, Sturaro e Rincon le cui caratteristiche tecniche hanno dimostrato grandi lacune e pur con un Dany Alves uscito con grande autorevolezza dal mazzo degli inaspettati, tra l’entusiasmo e le varie motivazioni psicologiche di vincere a tutti i costi, si è perso il filo logico di certi limiti che la superiorità tecnica del Real Madrid ha spietatamente evidenziato. Forse, inconsciamente, si è sperato fino all’ultimo che nel calcio non è mai detta l’ultima parola e che certe caratteristiche caratteriali dimostrate nel corso della stagione da Buffon e compagni, bastassero da sole per annullare quel gap ancora minimo, ma<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>esistente, che c’è in campo europeo. E così ci si è appellati alla sfortuna e ad una Coppa che per la Juve sembra storicamente stregata. Ma la partita, dopo un primo tempo di finale di Champions che la Juve ha giocato ad un ottimo livello, nella ripresa sono emerse tutte quelle lacune ancora in essere, che le eccessive motivazioni di Allegri : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“dobbiamo essere spietati”,</b> non sono valse a nulla se non a peggiorare la situazione. E così succede che quando ti convincono di vincere un triplete che sembrava ormai alla tua portata, finisci con cedere di colpo proprio sulla dirittura d’arrivo. Quegli ultimi 50 minuti di partita che sono stati fatali a una Juve che ha deposto la sua determinazione, la grinta e la cattiveria, in maniera disarmante. Dunque, forze fisiche al lumicino, annebbiamento completo della spinta psicologica e oggettiva qualità tecnica dell’avversario, sono stati le componenti di un’amara sconfitta che oggi, dopo le dichiarazioni di mister Allegri, fanno pensare in che stato depressivo si trovassero tutti. Ma la Juve insegna a non mollare mai, ecco perché Allegri ha deciso di rimanere e riprovare a vincere il prossimo anno la Champions in quel di Kiev, a patto però di rafforzare la squadra e di non rifare più gli stessi errori. Nel calcio, motivare i giocatori è essenziale, ma a tutto c’è un limite. Sì, perché è bene convincerli della loro forza, ma è anche giusto renderli consapevoli dei propri limiti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNquando-un-allenatore-esagera-a-motivare-i-propri-giocatori-1013274.htmSi100451001,02,03030326
1051013273NewsCalciomercatoCairo, ma come può Belotti restare al Toro?20170612133008Al Torino, si moltiplicano le richieste interessanti per il gallo Belotti. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Le offerte per Andrea Belotti arrivano da tutte le parti. La clausola messa all’inizio di stagione dal presidente Cairo è inconfutabile: 100 milioni di euro, solo per una squadra all’estero. Ma il presidente granata avrebbe intenzione di trattenerlo ancora per un anno, qualora il ragazzo desse la sua disponibilità a restare. Ma la domanda è: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Come può un calciatore affermato di 23 anni che è al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">centro della sua maturazione professionale, con richieste così numerose e allettanti dal punto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di vista economico e professionale, dire no a tutto e restare al Toro che non potrà avvalersi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">neanche della vetrina europea?”.</b> Oltre al Milan che offre 45 milioni di euro più un paio di contropartite tecniche interessanti, il Manchester United offre 80 milioni per l’acquisto e 5 milioni di euro l’anno più bonus al giocatore. Un mare di denaro con la possibilità di giocare in una squadra di primo livello della Premier League che parteciperà alla Champions. Eppure il presidente Cairo dichiara: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Voglio sentir</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dire da Belotti che vuole restare con noi. Stiamo lavorando per un Toro più forte, bello e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">competitivo, capace anche di prendere meno gol”.</b> E comunque, dice ancora Cairo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Meno di 100 milioni di euro, Belotti non lo vendo”.</b> Capiamo che ognuno tiri sempre l’acqua al proprio mulino, ma ci sono delle cose che sfuggono ad ogni logica e, se pensiamo che il presidente Cairo due anni fa ha sborsato “soltanto” 8 milioni di euro per acquistare il gallo Belotti dal Palermo, ci chiediamo oggi come possa ancora riflettere su un’occasione che per lui, mago dei conti aziendali, significherebbe reinvestire il denaro per fare davvero un Torino competitivo a tutti gli effetti. Ecco perché ci risulta tanto strano che Cairo aspetti dal giocatore una risposta che non c’è, non può esserci, perché con tutto l’affetto per l’ambiente e il popolo granata che il gallo possa avere, non può dire di no ad offerte così allettanti. E poi, chi può garantire che il prossimo anno, pur mantenendo la medesima clausola, per Belotti continuino ad esserci offerte di tale portata economica? Il calcio insegna che nulla è scontato e che non c’è mai nulla di definitivo. Da un anno all’altro potrebbero cambiare molte cose, quindi siamo convinti che l’affare Belotti debba andare in porto per il bene delle due parti; per il futuro del gallo che potrà mostrare la sua cresta in altri lidi dal calcio stellare e per il Torino che a quel punto non potrà più tirarsi indietro per costruire una squadra di campioni che abbia la certezza di continuità per restare lassù, dove la sua straordinaria storia gli impone.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNcairo-ma-come-puo-belotti-restare-al-toro-1013273.htmSi100451001,02,03030446
1061013272NewsCoppeL’ennesima occasione perduta20170604144335Non va. Per la Juve, la conquista della Champions League è tabù.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sette finali perse. Per la Juventus continua la maledizione Champions. Ma più che al fato avverso, questa volta sarebbe più opportuno fare un’analisi tecnico – tattica di quello che è stato lo svolgimento della finale per la conquista della Coppa dalle Grandi Orecchie. L’ha vinta il Real Madrid, infliggendo un salasso di 4 reti alla Juve, che di gol ne ha realizzati soltanto 1. Ma prima di addentrarci sulla partita,vorremmo fare cenno ai gravi fatti accaduti a Torino proprio nel suo salotto storico di Piazza San Carlo, dove era stato messo uno dei maxi schermi per seguire la finale di Champions. Una piazza gremita di sostenitori arrivati da ogni parte d’Italia, faceva da cornice a quell’irraggiungibile Millennium Stadium di Cardiff, che è risultato costoso e già esaurito in tutti i suoi posti. Troppa gente in quella piazza di Torino, tanto è vero che a un certo punto si è scatenato il finimondo a causa di un rumore che ha fatto subito pensare a un attentato. La calca era troppa e a causa del fuggi fuggi generale, oltre 1500 persone si sono calpestate e ferite, mentre due versano in condizioni disperate in ospedale. Ci sentiamo di potere dire che la Juventus in questa particolare occasione, avrebbe dovuto proporre alle Istituzioni di Torino, di fruire del suo Stadium. Certo, con il senno di poi tutto è più facile, ma la prevista folla di tifosi juventini che volevano assistere alla finale di Champions, avrebbe dovuto consigliare una migliore organizzazione. Detto questo, passiamo alla partita di Cardiff. Dopo un primo tempo che aveva fatto sperare in un epilogo positivo, la Juventus si è sciolta come neve al sole. Ma, a dire il vero, anche nel primo tempo, nonostante il bellissimo gol di Mandzukic che ha pareggiato dopo pochi minuti quello segnato da Cristiano Ronaldo, abbiamo visto una Juve lenta che ha sbagliato molti passaggi, soccombendo così a un Real Madrid capace di arrivare sempre primo su ogni pallone. Abbiamo visto Dybala sbagliare tocchi e fraseggi che dovrebbero essere naturali per un talento come lui. Anche Gonzalo Higuain ha deluso le aspettative perché non è mai riuscito a far salire la squadra, fallendo come spesso gli è successo in carriera l’appuntamento con le partite importanti. Tranne un tiro di destro sferrato da fuori area nel primo tempo e il passaggio di sponda che ha dato a Mandzukic la possibilità di realizzarsi in un gesto tecnico pregevole, l’argentino non è mai riuscito a superare Ramos e Varane. Ma a parte la notte da dimenticare per la BBC, è il centrocampo della Juve che nel secondo tempo è letteralmente naufragato. Khedira e Pjanic sono stati surclassati da Casemiro (che ha segnato un bellissimo gol) e Kroos,un calciatore tosto capace di costruire e interdire con immutata capacità. E allora, quando nel calcio si capisce fin da subito che non è serata, deve intervenire l’allenatore che a gara in corso deve rileggere la partita, apportando in tempo utile gli accorgimenti del caso. Allegri l’ha fatto, ma come al solito tardivamente. Cuadrado e Marchisio dovevano essere impiegati all’inizio del secondo tempo, anche se, a parer nostro, il “principino” avrebbe dovuto trovare spazio fin dall’inizio della gara al posto di un Khedira apparso in chiaro appannamento di forma. Troppo lento il passo del tedesco, troppo prevedibile il suo agire in una zona nevralgica del campo. Dunque, il Real Madrid ha meritato di vincere la sua 12ma Coppa, per chiara superiorità tecnica e tattica, data da una maggiore freschezza atletica e dall’abitudine che per i blancos significa esperienza a partecipare alle finali con l’ardire di vincere. Quello che è mancato alla Juve è stato proprio ciò che si diceva all’inizio; e cioè che era matura, consapevole nei propri mezzi e capace di affrontare chiunque senza condizionamenti reverenziali. Il campo ha detto tutto il contrario, e cioè che Dybala ha ancora bisogno di maturare per raggiungere i livelli di Messi e CR7, che Higuain deve essere messo in condizione di fare gol in una posizione più avanzata in un modulo che preveda la verticalizzazione del gioco e che, soprattutto, c’è bisogno di arrivare al traguardo senza farsi umiliare dall’avversario, come stasera è successo contro la squadra di Zidane. Non basta avere in squadra il volenteroso Mandzukic (sempre cinico, utile ai compagni, anche se poco brillante), Dani Alves, intelligente manovratore di lunghe battaglie ad alto livello, che mette in mostra la sua classe cristallina, Alex Sandro che spesso fa cose buone in quella fascia alta di sinistra e poi pecca in fase difensiva. Non basta ancora. Tuttavia, nonostante il rammarico di avere perso l’ennesima finale di Champions che mai come questa volta era a portata della Juventus, dobbiamo dire che l’amarezza non può sostituire il senso di approvazione per quanto la squadra di Allegri ha saputo fare vincendo il sesto scudetto consecutivo e la Coppa Italia. Non è poco, nonostante essere uscita con le ossa rotte da una finale che significava conquista della Coppa cui tutto l’ambiente juventino ambiva più d’ogni altra cosa. Non è arrivato il triplete tanto auspicato, ma la Vecchia Signora ci riproverà ancora, anche se questa amara pagina di storia resterà negli annali di una delusione europea iniziata il 30 maggio 1973 e proseguita fino ad oggi con due sole eccezioni: le finali di Roma e Bruxelles. Dunque, anche se questa ferita per la Vecchia Signora sarà difficile da rimarginare, ci si deve sforzare di ricordare che questo anno calcistico 2016’17 è da ritenersi assolutamente positivo. Adesso si pensi a migliorare la squadra e la si costruisca in virtù di una presenza continua in Europa, che significa anche e soprattutto arrivare primi per alzare più volte al cielo quella Champions League che per la Juve sembra davvero stregata. Una società di calcio di così alto prestigio, di ottimo fatturato, che si fregia del maggior numero di tifosi in Italia, deve poter recuperare negli anni quanto ha perso in campo europeo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cardifffl0711fl0711foto-pallone-finale--champions-2017.jpgSiNl-ennesima-occasione-perduta-1013272.htmSi100451001,02,03030318
1071013271NewsCoppeIl fenomeno calcio che non finisce mai di stupire20170603152312Oggi 3 giugno 2017, ogni nostra attenzione è rivolta a un solo evento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Donald Trump che conferma l’uscita degli Stati Uniti d’America dagli accordi di Parigi sul clima. L’esame in commissione parlamentare sulla legge elettorale con 780 emendamenti e il voto. Galoppante aumento della disoccupazione, con problematiche preoccupanti. Ma niente, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>oggi 3 giugno 2017 il nostro Paese si interessa soltanto di una cosa: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la finale di Champions</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">League tra Juventus – Real Madrid.</b> Tutto sembra refrattario a qualsiasi cosa che non riguardi la curiosità per il calcio ad alti livelli. Siano essi tifosi della Juventus o gufi per antipatia contro i colori bianconeri, si parla, si scrive, si discute soltanto di Juventus Real Madrid. A Torino tutti gli alberghi sono stati presi d’assalto nella speranza che domani, 4 giugno 2017, la Juventus possa tornare da Cardiff con la Coppa tanto sognata. La città sabauda in queste ore è febbricitante di ansia. Da Piazza San Carlo a Piazza Castello, Piazza Vittorio, Via Po, Via Roma, Via Garibaldi, Via Cernaia e tutto il centro cittadino è stracolmo di torinesi bianconeri ma, soprattutto, di juventini arrivati da tutta Italia. Tutti i pensieri sono rivolti alla finale, le cui tematiche convergono esclusivamente come fenomeno sociale più che nella sua versione tecnica e sportiva. In poche parole, la voglia di festeggiare in una notte che potrà scrivere la storia della Juventus di Max Allegri diventata leggenda, prevale su ogni descrizione tattica che molto probabilmente sarà la chiave di volta di una partita che deciderà la vittoria dell’una o dell’altra squadra. Ma oggi Buffon, Higuain, Dybala, Pjanic e compagni sono più importanti di ogni cosa, perché a loro si affidano i sogni, i sacrifici sostenuti dai sostenitori bianconeri che si sono riversati a Cardiff con prenotazioni e biglietti assicurati fin dalla partenza, ma anche di chi è partito senza avere nessuna garanzia di nulla. E’ la pazzia per una partita secca, unica, che l’ambiente juventino non può farsi sfuggire. Dire: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Io quel giorno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">c’ero”</b> è qualcosa che ti inorgoglisce a prescindere, ti fa sentire partecipe di una esperienza da ricordare per i sentimenti coinvolgenti e talora anche diametralmente opposti e contrastanti. L’adrenalina alle stelle e la voglia di immortalare una notte che non è poi così facile da vivere nel ripetersi dell’immediato. E’ l’effetto di un pallone che oscura ogni altra cosa. E poi che importa se abbiamo famiglia, problemi, patemi d’animo, tasse da pagare, futuro da considerare con le difficoltà di un realismo oscuro. Questa è la notte di Juventus – Real Madrid, tanto basta. Per la Juve, per gli juventini del globo, ma anche per coloro che gufano e vorrebbero sadicamente vedere soffrire quelli che questa festa la stanno preparando per gioire. E’ il calcio, è il fenomeno sociale studiato fin dalle sue origini antichissime, ma mai nessuno ha saputo spiegarne bene la scatenante passione. Un gol, una Coppa che viene alzata al cielo da braccia vittoriose, mentre dall’altra parte c’è la disperazione di chi ha perso. E allora chiamiamola vita, questo calcio che ci fa gioire, abbracciare, piangere e disperare. In fondo, non sono scene che viviamo nel quotidiano? </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cardifffl0711fl0711foto-finale-di-uefa-champions.jpgSiNil-fenomeno-calcio-che-non-finisce-mai-di-stupire-1013271.htmSi100451001,02,03030310
1081013270NewsCoppeSi alza la febbre per la finale di Champions League20170601182059Si parte alla volta di Cardiff<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ormai il popolo bianconero è pronto per la grande avventura chiamata Cardiff. Venerdì 2 giugno si parte. Chi in aereo, chi in autobus, chi in macchina e c’è pure chi vivrà la partita più importante della Juventus a casa o in piazza. Sono giorni ormai che il tifo bianconero d’Italia e dall’estero fermenta ansie da Champions e soprattutto da triplete, capaci di non farti prendere sonno, di farti girare e rigirare sul letto senza mai perdere di vista quel sogno a lungo cullato. La Coppa dalle Grandi Orecchie che ti inorgoglisce anche solo a pensarla come qualcosa che è lì, a portata di mano e non ti può sfuggire. E così si parte, si va finalmente in quella città di Cardiff che t’aspetta, che ti ospiterà per due lunghi giorni di festa, di aggregazione, di sogno che deve avverarsi con tinte bianche e nere. E’ la storia degli aficionado del pallone juventino abituato a stare sempre ad alti livelli, la pazzia dei tifosi che non si ferma davanti a nulla pur di seguire la propria squadra del cuore chiamata Juventus. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve, storia di un grande amore – il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bianco che abbraccia il nero…”</b> è l’inno ufficiale che il popolo bianconero ripete sempre come fosse un mantra, qualcosa che si sprigiona da dentro quasi come un deterrente contro eventuali situazioni avverse. 1.400 Km. o poco più, che i sostenitori della Vecchia Signora d’Italia affronteranno per starle vicino, per assisterla durante una finale contro i detentori del Real Madrid che si annuncia storica. Non ci sono favoriti, si parte da 0 a 0. Ma la Juve sembra avere più fame agonistica, più desiderio di alzare quella Coppa, per lei, per la sua grande storia, per i suoi tifosi al seguito che non hanno badato a spese, che non si sono fatti intimorire dalla lontananza per starle accanto, per essere il 12mo giocatore in campo capace di darle quella spinta necessaria per correre di più dell’avversario e per segnare un gol in più. Dalla Sicilia a oltre Manica, dalla Svizzera, Germania, Polonia e dall’Europa, tutti insieme i cuori juventini per una carica senza precedenti. Ci credono loro, ma ci crede tutto l’ambiente compresa società e la squadra. E’ un crederci consapevole, fatto di oggettivo pensiero di forza di una Juve che è maturata rispetto al passato, migliorata davanti alla sua storia non sempre vincente del grande football europeo. Ma adesso no, questa Juve ha grandi capacità tecniche, atletiche, chiarezza di idee, un modulo vincente e campioni che fanno la differenza. Tutti sono consapevoli, per questo che i pazzi d’amore juventino non si risparmiano, perché ci credono. Sì, perché sei finali perse su otto disputate nella sua storia europea, fanno ancora male e fanno rabbrividire solo al pensiero. Ci si augura dunque una festa che possa coronare l’alzata al cielo di quella Coppa tanto ambita, desiderata,voluta. Ripercorrere la strada del ritorno con il sorriso tra le labbra, è quello che si augura il popolo juventino. Al contrario, nessuno è disposto a pensarci.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="text-transform: uppercase;"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNsi-alza-la-febbre-per-la-finale-di-champions-league-1013270.htmSi100451001,02,03030303
1091013268NewsCampionatiQuell’ultima volta di Francesco Totti20170529191111Il capitano della Roma è Leggenda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ogni inizio pregiudica sempre la fine di ogni cosa. E’ la dura legge della vita che non fa sconti a nessuno, neanche a coloro i quali per lungo tempo si sono illusi inconsciamente di essere immortali. Si spengono i riflettori, si lasciano gli angoli, i personaggi che ti hanno accompagnato per una vita e si allontanano i ricordi di tante cose fatte con fatica ma anche con tanta passione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti</b> è il campione che dismette quella maglia giallorossa numero 10 della Roma, che ha indossato ininterrottamente per 25 anni. Capitano di lungo corso, Totti è vera Leggenda. Eppure, dopo tanti anni vissuti sempre nell’anima dell’unica squadra del suo cuore, sembrava quasi voler resistere al tempo, confortato com’è stato di tanto smisurato affetto da parte dei tifosi giallorossi. Il popolo romanista che si è sempre schierato al suo fianco, che ne ha raccolto i palpiti, le emozioni, le gioie di tanti gol fatti e di tante vittorie conquistate sul campo. Capitan Totti per loro è stato, ed è ancora, l’emblema del campione fatto in casa e capace di rappresentarli tutti, uno per uno. Tu perché vieni da Testaccio, da Trastevere, piuttosto che da Monte Mario, o da qualsiasi altra parte di Roma Capitale, se sei romanista, se nasci con quel chiodo fisso e fai entrare nell’anima la smisurata passione per i colori giallorossi, allora in alto ad ogni cosa metti sempre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti,</b> l’unico vero capitano della Roma. Ma questa viscerale passione per il capitano è stata forse un’arma a doppio taglio per lui, allungando l’agonia della decisione di smettere. E i tifosi, passionali e mai raziocinanti del tempo trascorso per il loro capitano, non hanno perdonato a Spalletti <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di non avere quasi mai fatto giocare Totti – “mortificandolo”- in panchina. Il tutto, nonostante l’allenatore toscano abbia portato la Roma al secondo posto in classifica, assicurandogli il diritto di partecipare alla Champions League senza l’ausilio dei fastidiosissimi preliminari. Ma l’allenatore toscano ha visto giusto, perché il tempo è trascorso anche per la Leggenda giallorossa che, nonostante tutto, pur conservando la limpidezza della sua classe innata, la corsa e la tenuta non potevano essere più garanzia a beneficio della squadra. Grandi pennellate fatte da fermo, passaggi millimetrici che sono stati la sua specialità, ma che non sono più sufficienti per il calcio moderno che è diventato principalmente atletico e con una enuta fisica che si protrae ininterrottamente per oltre 90 - 95 minuti di gioco . E così la malinconia è sopraggiunta soprattutto quando Totti, leggendo ciò che aveva scritto su un foglio di carta prima della partita contro il Genoa, l’ultima della sua carriera giallorossa, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>dice :<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il tempo ha</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">deciso”</b>. Già, il tempo ha deciso per lui come decide per tutti i comuni mortali. Piangono i 60 mila spettatori dell’Olimpico di Roma e si aggiungono alle lacrime di un Francesco Totti che abbiamo visto nella sua parte più umana, più fragile nei sentimenti che sono più forti e intensi dell’emozione di un gol, di un dribbling, di uno stop fatto con quel pallone che è stato il primo giocattolo che ha voluto fin da piccolo e che gli si è incollato addosso sulla pelle anche da adulto, assieme a quell’unica maglia numero 10 di una sola tinta. Emozioni forti che si infiltrano tra le pieghe dell’anima, che restituiscono all’uomo la sua dimensione più autentica. Sì, perché tu puoi essere Leggenda, aver vissuto una vita fortunata dal punto di vista professionale, ma resti sempre l’uomo con il tuo sguardo, le tue lacrime, le tue fragilità, le tue parole di ringraziamento a mamma, a papà, a tua moglie, ai figli, a tutti gli affetti più cari, agli amici più vicini che non ti hanno lasciato mai, neanche nei momenti più difficili della vita. In fondo è la storia dell’uomo che s’interseca alle mille vicende vissute dal campione, dalla sua vita vissuta su un campo di calcio a sentire il profumo dell’erba, mentre hai rincorso quel pallone che è stato il mezzo per farti conoscere, ammirare, farti voler bene. Affetti reciproci che sono sempre figli di un dare ed un avere che, comunque, non tutti hanno la fortuna di potere incontrare nella vita. Ma lui, Francesco Totti, il pupone, il capitano di mille battaglie giallorosse, il calciatore che ha scritto pagine indelebili del calcio italiano, oggi è lì a riflettere come una persona qualunque che il tempo è passato via velocemente, che adesso si gira pagina e si scrive un’altra storia diversa dal passato. Quale? Nessuno lo sa ancora. Forse neanche lui stesso. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-capitano-roma.jpgSiNquell-ultima-volta-di-francesco-totti-1013268.htmSi100451001,02,03030315
1101013263NewsCampionati6…..6…..6….sempre Juventus20170522193713La Vecchia Signora si laurea Campione d`Italia per la sesta volta consecutiva ed entra nella leggenda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>33mo scudetto, il sesto consecutivo. E la Juventus entra nella leggenda. Ci sono storie nel calcio che ci piace raccontare al di là delle passioni sportive di parte che vanno oltre ogni spicciolo antagonismo discriminatorio, capace di precludere quell’onestà intellettuale che nello sport è necessaria quando devi congratularti con l’avversario. Ma davanti al raggiungimento di traguardi così importanti, come quelli raggiunti dalla Juventus, c’è davvero da complimentarsi per una laurea sportiva senza precedenti. Sei scudetti consecutivi parlano chiaro di una superiorità che non può essere confusa con sentimenti contrari all’oggettiva forza di una Juventus il cui progetto di vittorie e organizzazione interna, si erge sempre come qualcosa da imitare. Non è facile scrivere delle belle pagine che entrano nel libro della storia del calcio. Sono i fatti che parlano chiaro e che non si possono confondere con discorsi minimalisti, fatti di presunti favoritismi e qualunquistici pensieri di aiuti immaginati dietro l’angolo. La Juve, dopo avere conosciuto malinconicamente l’esperienza della Serie B, aveva bisogno di rivalutare un’immagine opacizzata dai fatti di calciopoli. A ragione o a torto del danno subito, la società ha cambiato i suoi vertici, si è rimboccata le maniche, ed ha cominciato a lavorare per riprendere presto il ruolo di squadra che le compete. Prima dell’avvento alla presidenza della Juventus di Andrea Agnelli, c’erano tante nuvole sul cielo di Torino. Preoccupanti interrogativi di continuità di una casata che si pensava cedesse al tempo e che non fosse più all’altezza di uno stile chiamato Juventus, che era nelle corde dell’Avv. Giovanni Agnelli e di suo fratello Umberto. Ma dal 2011, dopo l’inaugurazione dello Juventus Stadium, tutto è ritornato come prima, anzi meglio di prima. La Vecchia Signora, con Andrea Agnelli, Giuseppe Marotta, Pavel Nedved e Fabio Paratici, va alla conquista di vittorie e record che la faranno entrare nella leggenda. E’ la capacità di sapere gestire con successo l’azienda calcio fatta di aumenti di capitale, di fatturato che lievita grazie anche al merchandising, agli sponsor, alle televisioni, ai lauti introiti derivanti dalle varie partecipazioni europee e alle plusvalenze di calciatori acquistati a poco e rivenduti a prezzo esorbitante. E poi c’è la capacità di sapere scegliere gli uomini giusti al posto giusto. Prima con Conte – anima juventina – e poi con Allegri – non voluto dalla piazza bianconera – Andrea Agnelli ha insistito contro tutti, puntando su quello che a gioco lungo si rivelato il vero cavallo vincente. Ma c’è anche la capacità di non sbagliare mai un acquisto o una vendita, perché tutto è ponderato in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere. E’ la Juve di cui tanti ne vorrebbero emulare la capacità gestionale, carpire i segreti di tanto successo, ma che ipocritamente si nascondono dietro una forma di malcelata invidia, che diventa persino antipatia per chi vince troppo e rende il campionato monotematico. Ma il calcio è fatto di cicli più o meno lunghi. Questi sono gli anni della Juventus che significano 6 anni di scudetti di seguito, tre continue conquiste di Coppe Italia, Supercoppe e appuntamenti festanti che si ripetono puntualmente per le strade di Torino, a partire da quella Piazza San Carlo che è il salotto della città Sabauda. Ma, nonostante tutto, manca ancora qualcosa da conquistare. La più grande, la più attesa, la più fortemente voluta Champions League che ronza nel cervello della società e di tutti i tifosi bianconeri a partire dall’inizio della stagione 2016’17. Quella notte del 3 giugno non ci saranno più le nuvole sul cielo di Cardiff. Sì, perché tutto sarà più chiaro come 6 anni fa, quando la storia recente della Vecchia Signora cominciò con quell’obiettivo di conquistare una Champions spesso sfuggita per un soffio. Non c’è due senza tre, e la Juve sa che quel 3 ha il significato di un anno di calcio che scolpirà sulla roccia ogni momento, ogni attimo mai fuggente che ne ha segnato le emozioni, i brividi sulla pelle di una storia diventata leggenda.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711foto-juve-vincitrice-sesto-scudetto-consecutivo.jpgSiN6-6-6-.sempre-juventus-1013263.htmSi100451001,02,03030278
1111013262NewsCoppeDani Alves, vero asso nella manica della Juventus20170518190545I bianconeri conquistano la terza Coppa Italia consecutiva. Un record!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Avevamo sospettato qualche dubbio di tenuta fisica e mentale, dopo la scialba partita di campionato che la Juventus ha giocato domenica scorsa all’Olimpico contro la Roma. Ebbene, siamo stati subito smentiti da una prestazione maiuscola a seguito della finale di Coppa Italia contro la Lazio. La squadra di Allegri è ritornata cattiva sotto il profilo agonistico, attenta e decisa di conquistare la sua terza Coppa Italia consecutiva, iniziando così il processo di conquiste e primati per le squadre di club in Italia. Scrivere pagine di storia che resterà indelebile nel tempo, vuol dire sacrificarsi nella propria professione. E ci sta che i calciatori della Juventus attraverso il senso dell’unione di squadra, di coesione tra giocatori maggiormente impegnati da Allegri e quelli che giocano meno, stanno dimostrando di aver capito cosa vuol dire sacrificarsi e giocare in una grande squadra con la consapevolezza di prepararsi a dovere, soprattutto quando vincere vuol dire immortalare primati da affiggere nelle proprie bacheche museali. E’ la storia dei primati che non fa differenze tra chi ha giocato meglio, chi si è divertito di più attraverso il gioco praticato oppure no. I primati sono fatti per essere scritti, immortalati tra le pagine degli annali storici. E la Juve lo sta facendo, step by step, tra piccole cadute e immancabili riprese che sanno di desiderio di volersi subito rialzare per dimostrare il proprio orgoglio. Sono le capacità di una grande società di calcio, di uno staff all’altezza della situazione,di un allenatore capace di tenere sulla corda il proprio spogliatoio e di una squadra unita nella sostanza di porsi sempre l’unico obiettivo, che è sempre quello di primeggiare. E così questa Juve targata 2016’17, sapendo già in partenza che quest’anno avrebbe potuto essere l’occasione da non perdere nell’acquisizione dei grandi primati, ha raggiunto il suo primo obiettivo dei tre prefissati; e cioè la conquista della terza Coppa Italia di fila. Contro la Lazio di Inzaghi, la squadra di Allegri è ritornata a essere cinica e sicura nelle sue trame di gioco, precisa e attenta a sbagliare meno possibile per non dar adito alle ripartenze improvvise di Keita e Immobile. La Juventus ha vinto 2 a 0, ma non è stata una passeggiata, perché la Lazio ha creato qualche criticità soprattutto all’inizio della gara proprio con Keita, che ha colpito il palo di destra di Neto. Poi, forse impauriti da questo episodio, la Juventus ha messo in atto tutta la sua superiorità tecnica che fin dall’inizio della gara la dava favorita per la vittoria finale. E così sale in cattedra soprattutto Dani Alves, che in quella zona del campo in cui è stato impiegato da Allegri, ha fatto il bello e il cattivo tempo. Questo è davvero un giocatore che la Juventus ha tirato fuori dal cilindro come fosse magia, come qualcosa che non era previsto ma che ha trovato al momento giusto. E non è solo per il gol di rara bellezza tecnica che ha fatto, ma è nell’insieme che questo brasiliano preso dalla Juve a costo zero e considerato un fine carriera, sta meravigliando coloro (quasi tutti), che non credevano più in lui. E invece lo trovi dappertutto; largo a destra come a sinistra, al centro del campo a misurare palloni deliziosi per i compagni, a fare dribbling incredibili, palloni che fa passare tra le gambe dell’avversario, mentre è furbo e intelligente quando deve interdire, spostando l’avversario per metterlo fuori dalla portata del pallone. Questo Dani Alves è davvero il valore aggiunto di questa Juventus che dopo la conquista della Coppa Italia si appresta a conquistare il suo storico sesto scudetto consecutivo e chissà, anche la tanto sospirata Champions League. Aria di triplete per una Juve che è squadra simbolo di sacrificio, partendo dai suoi giocatori più rappresentativi, Higuain, Dybala, Mandzukic, Pjanic, Khedira, Marchisio, Cuadrado, Alex Sandro, e poi Buffon, Chiellini, Barzagli, Bonucci e tutti coloro che pur giocando meno si sentono giustamente coinvolti nel bene delle vittorie e nel male delle poche ma brucianti sconfitte. E’ la Juve che chiude la gara contro la Lazio con un gol di Bonucci, che vince la Coppa e capisce che ancora deve soffrire per continuare a conquistare quello che la farà passare alla storia con tutti i suoi nomi della rosa titolare e non, ma anche con l’abilità di uno staff tecnico che è rappresentato dall’allenatore, dai preparatori, dai fisioterapisti,dai medici sportivi al seguito, ma anche dei magazzinieri e di tutti coloro che fanno gruppo condividendo momenti di lavoro ad altri di rilassamento. E’ la famiglia del calcio che sa vincere, che sa mettere da parte gelosie, personalismi e tutto quello che si perde con il significato di disgregare, piuttosto che unire. Intelligenza vuole che nel calcio come nella vita, se non si è uniti per il raggiungimento di uno scopo ben preciso, non si va da nessuna parte. La storia della Juve lo insegna come stile di società capace di annullare ogni festeggiamento ufficiale per le strade della Torino bianconera, anche se si dovesse vincere matematicamente il sesto scudetto consecutivo. Sì, perché c’è ancora la stregata Coppa dalle grandi orecchie da portare a casa. Quindi, almeno per adesso, in casa bianconera si aspetta a festeggiare a cose fatte. Step by step. Fatti, non parole!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-dani-a.jpgSiNdani-alves-vero-asso-nella-manica-della-juventus-1013262.htmSi100451001,02,03030329
1121013260NewsCampionatiLa Juventus impatta a Roma. 20170515181227La nostra analisi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ un campanello d’allarme?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A due giorni dalla finale di Coppa Italia contro la Lazio, a sei giorni dalla penultima partita di campionato contro il Crotone (che potrebbe dare la matematica certezza del sesto scudetto consecutivo) e a tre settimane dalla finale di Champions League contro il Real Madrid, la Juventus impatta malamente all’Olimpico di Roma contro i giallorossi. Dopo 53 partite giocate ad alto livello (tranne le due debacle contro Genoa e Fiorentina), tra Campionato, Coppa Italia e Champions League, la squadra di Max Allegri è apparsa stanca nonostante ci sia stato un naturale avvicendamento, soprattutto in difesa e a centrocampo. In realtà, è da tre partite che vediamo i bianconeri in difficoltà. Prima a Bergamo contro l’Atalanta, poi nel derby e ora contro la Roma, la Juventus sembra quasi trascinarsi in dirittura d’arrivo tra calcoli matematici e programmazioni gestionali, nel far rifiatare i calciatori che sono stati maggiormente impegnati nelle tre competizioni. Certo, a questo punto della stagione ci sembra anche fisiologico centellinare le forze per avere maggiore freschezza fisica e mentale. Ma c’è a parer nostro un campanello d’allarme in tutto questo; ed è l’inspiegabile mancanza di controllo della situazione, che alla Juventus a un certo punto della partita spesso sfugge di mano per dare spazio e motivazioni all’avversario che è lì, e non aspetta altro per aggredirti. E’ successo contro l’Atalanta, è successo per buona parte dell’inizio della gara contro il Monaco, si è ripetuto nel derby contro il Toro, (dove abbiamo visto molti errori in difesa a centrocampo e soprattutto in attacco) e infine anche a Roma, dove nonostante essere passata in vantaggio e fatto un primo tempo apprezzabile, nella ripresa la squadra di Allegri ha perso completamente il bandolo della matassa. Fino ad oggi la Juventus ha abituato i suoi sostenitori a non preoccuparsi, perché dopo le uniche due avvilenti partite di campionato di Genova e Firenze, sono sempre seguite reazioni degne della grande squadra, quale la Juventus è. Ma adesso, a questo punto della stagione, con le forze fisiche e mentali non più completamente lucide come prima, Buffon e compagni riprenderanno ancora una volta quel cammino di calcio propositivo fatto di fame, orgoglio e cattiveria agonistica dimostrata fino ad oggi? La risposta potremo averla già mercoledì sera, dopo la finale di Coppa Italia contro la Lazio di Inzaghi che, nonostante abbia perso in campionato in casa della Fiorentina, dimostra più freschezza fisica. Ecco, diremmo proprio che al di là della delusione generale dell’ambiente bianconero che sperava di conquistare a Roma quel punto che le avrebbe dato la matematica certezza di aver conquistato lo scudetto, la Juve ha bisogno di guardarsi allo specchio, di compattarsi e di ritrovarsi come gruppo coeso. A questo punto emergerà ancora una volta la professionalità di Allegri e quel suo valore di magnifico gestore del suo gruppo, che è stato già tante volte osannato. Cuadrado è stanco e deve fare posto a Dani Alves nel ruolo di esterno alto. La difesa deve stringere i denti e deve essere targata BBBC, sia in Coppa Italia che in campionato contro il Crotone. Poi, a cose fatte e in attesa della finale di Champions, si pongano pure a riposo per l’ultima partita di campionato. Con questa nostra analisi, non crediamo di scoprire l’acqua calda se scriviamo che a questa Juve che ambisce di conquistare il triplete, si debba chiedere l’ultimo sforzo. Allegri scelga il meglio che ha nella sua rosa fin dalla finale di Coppa Italia, nel convincimento di raggiungere un traguardo alla volta, senza pensare di preservare più nessuno in previsione della finale di Champions League. Tutti sanno che quella finale di Cardiff è il tarlo della società, il chiodo fisso di tutto l’ambiente bianconero. Il pensiero è davvero legittimo, ma cosa sarebbe a questo punto della stagione, se proprio sul traguardo finale si perdesse di vista ciò che a fatica si è seminato con l’ambizione di vincere su tre fronti?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711buffon 4.jpgSiNla-juventus-impatta-a-roma-1013260.htmSi100451001,02,03030294
1131013258NewsCoppeLa Juventus stacca il biglietto per la finale di Cardiff.20170510193337Adesso La Vecchia Signora è a un passo dalla conquista della Coppa dalle grandi orecchie. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Continua il sogno Champions</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Possiamo dire che era già tutto previsto dopo il secco 0 – 2 che la Juventus aveva ottenuto a Montecarlo nella partita di andata di semifinale di Champions League. Tuttavia, le insidie che riserva spesso il pallone aveva consigliato a mister Allegri e alla sua squadra di affrontare la partita di ritorno allo Juventus Stadium in maniera intelligente, senza foga né ansia di volere chiudere subito il discorso con i monegaschi per arrivare subito in finale. E così i bianconeri si sono disposti in campo con un 3-4-2-1 che dava modo di offendere con giudizio, forti di un centrocampo e di una difesa attenta a interdire. In questa maniera la Juventus ha chiuso la pratica soffrendo soltanto all’inizio di partita. Poi, dopo il gol di Mandzukic e la perla di Dani Alves, gli avversari hanno subito il contraccolpo riuscendo soltanto a segnare con Mbappè al 24mo della ripresa. La Juve ha quindi raggiunto il suo obiettivo di arrivare alla finale di Champions, di Coppa Italia, mentre sta per vincere il suo sesto scudetto consecutivo. Eppure Allegri tiene tutti sulla corda, ricordando che ancora non si è vinto nulla, che si è in dirittura d’arrivo per la conquista del triplete, ma ancora non c’è nulla di concreto. Stesso live motiv dei giocatori, che a partire da capitan Buffon si uniscono all’unisono nel ripetere mentalmente che c’è ancora da fare un ultimo sforzo. E’ la forza della grande squadra, consapevole nei propri mezzi ma attenta a non distrarsi, come le è successo quelle poche volte che è stata castigata; vedi ad esempio il gol di Mbappè che poteva essere tranquillamente evitato se solo ci fosse stata maggiore attenzione. Comunque, due finali di Champions League in tre anni di partecipazione continua è un risultato enorme per questa Juve targata Max Allegri, un allenatore che il popolo bianconero non voleva, che è stato contestato all’inizio, ma che adesso è diventato insostituibile per concretezza, chiarezza di gioco e per l’affidabilità che tutti ripongono in lui. Il Max livornese ha saputo con intelligenza conquistare i tifosi della Juventus, la società, i giocatori e tutto l’ambiente bianconero per la sua classe, lo stile, la preparazione e l’immagine che cura nei rapporti con i media. E poi, tutto si può dire di questo allenatore spesso paragonato a Sarri per un credo calcistico diverso, forse meno armonioso nel gioco ma sicuramente più redditizio. E non può essere questione di fortuna aver sperimentato con coraggio dopo la debacle di Firenze, un modulo offensivo capace di adattare contemporaneamente i migliori campioni della sua rosa, con una forma mentis fatta di sacrificio per la squadra. Higuain e Dybala che attaccano e difendono, Mandzukic adattato in un ruolo non suo di esterno basso, capace di interdire, contrastare l’avversario, rubare palloni e, all’occorrenza, offrire appetibili suggerimenti per le punte durante le improvvise ripartenze. E poi che dire di Dani Alves, del quale dobbiamo ammettere per onestà intellettuale, il nostro errore nell’averlo considerato un fine carriera nel rifugio di casa Juventus. Dopo l’infortunio, infatti, il giocatore ex Barca appariva spesso avulso dal gioco e smanioso di mettere soltanto in bella evidenza il suo enorme bagaglio tecnico, piuttosto che mettersi al servizio della squadra. Ora, visto l’evidente calo di forma di Cuadrado che nel corso dell’anno ha dato tanto, Allegri lo ha collocato nel ruolo di esterno alto in qualità di centrocampista aggiunto, con l’ordine di aiutare anche Barzagli che è più arretrato di lui. E i risultati si sono subito visti. Oggi Dani Alves sembra rinato nell’entusiasmo, nella voglia di fare, mentre sta cercando di minimizzare i colpi di prestigio che fanno parte del suo stile, che illuminano d’immenso, ma che spesso risultano fini a se stesso nella concretezza del gioco di squadra. E poi la BBBC, che ormai è considerata la difesa più forte d’Europa e forse del mondo a livello di club. Insomma, una Juventus che talvolta lascia a desiderare per mancanza di bellezza di gioco, ma è così che Allegri vuole la sua Juve. Cinica, intelligente, attenta, con chiare caratteristiche offensive che non possono tralasciare l’attenzione continua nella fase di non possesso palla. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ancora non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">abbiamo vinto nulla”,</b> ripetono con continuità maniacale nello spogliatoio della Juventus. Sembra quasi un ordine impartito dal suo allenatore, che con le sue urla in campo tiene tutti sulla corda. C’è ancora tempo per festeggiare, prima bisogna vincere. Adesso si deve badare al sodo, senza tante chiacchiere. E la Juventus lo sa bene.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juventus-stacca-il-biglietto-per-la-finale-di-cardiff-1013258.htmSi100451001,02,03030294
1141013254NewsEditorialeTorino, capitale del football italiano ed europeo20170504203516La città piemontese si distingue per l`attualità e la storia del suo calcio. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Strane ma possibili le circostanze che uniscono a volte due opposte fazioni di una città, storicamente divise per storie legate ad un pallone che va oltre ogni cosa. E’ il caso della Torino sabauda divisa com’è tra passione granata e bianconera. Ma la Mole, quella sì, non fa distinguo alcuno tra l’una e l’altra parte del tifo pallonaro, anzi si pavoneggia con orgoglio davanti all’Italia e all’Europa. In città non si sono ancora affievoliti gli entusiasmi bianconeri, per una Juventus che ha sconfitto 2 a 0 il Monaco in quel di Montecarlo.Un risultato che la tranquillizza per la partita di ritorno allo Stadium e mette una serie ipoteca alla sua partecipazione nella finale di Champions a Cardiff. Ma oggi, 4 maggio 2017, si respira qualcosa di diverso in casa granata, qualcosa che sembra impalpabile, etereo, e che nonostante siano trascorsi ben 68 anni da quel 4 maggio 1949, in cui l’aereo che riportava a casa dal Portogallo gli Invincibili calciatori del Grande Torino si schiantò sul muro della Basilica di Superga, nulla è cambiato da allora. Stessa numerosa partecipazione al dolore, stessa emozione, uguale voglia di unirsi e pregare attraverso l’abbraccio e la partecipazione di massa che il popolo granata fa sua in forma intima, nonostante il mondo intero si unisca con commozione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Martelli, Rigamonti, Castigliano (Grezar), Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola</b>. E’ la leggenda che diventa immortale, che è storia da insegnare nelle scuole come fatto sportivo e sociale che coinvolse il mondo intero. Sono momenti di ricorrenza annuale che hanno lo scopo di tenere sempre vivo un ricordo che, tuttavia, aleggia costantemente nei cuori e nel cervello granata come fosse un mantra al quale sei legato indissolubilmente, mentre lo fai penetrare tra corpo e anima. Dunque, la Torino elegante e orgogliosa dei suoi antichi salotti reali, ha iniziato una settimana di incredibile emozione pallonara. Come dicevamo pocanzi, dopo la vittoria della Juventus a Montecarlo e la commemorazione della morte del Grande Torino, la città piemontese si appresta a vivere la notte del derby cittadino allo Juventus Stadium. Neanche il tempo di smaltire quelle due grandi emozioni, che già il derby è alle porte con tutti i suoi preparativi, gli sfottò, il folklore e la voglia di vincere che in partenza non è mai inferiore, né dall’una, né dall’altra parte. Poi, come se non bastasse, il 9 maggio ci sarà il ritorno di Champions League che vedrà la Juventus difendere il vantaggio acquisito contro la squadra monegasca e il 24 maggio si celebrerà l’inaugurazione dello Stadio Filadelfia. Già, questa è una giornata storica per il Torino e il popolo granata. Si riaprono le porte del “Tempio” del calcio, nello stesso luogo dove hanno giocato gli Invincibili e, se si ripercorre la storia recente delle difficoltà di ricostruzione di tale memoria storica granata,vengono davvero i brividi di un’emozione che non ha eguali. Pensate che si era persa anche la speranza di una ricostruzione che sembrava essere lasciata sempre in divenire, per mancanza di fondi e altri insormontabili problemi politici e burocratici. Ma alla fine lo Stadio Filadelfia rinasce nella sua essenza più forte e tangibile di un luogo che non è solo casa del calcio granata, ma ritrovo di sentimenti profondi che partono dal pallone e arrivano dritti al cuore. C’è l’anima di un ritrovo che significa famiglia, amicizia granata, incontro e relazione. Esattamente come lo è stato prima della sua assurda demolizione, un errore imperdonabile. E così Torino sta vivendo un mese di maggio unico, forse irripetibile per combinazione di date e avvenimenti storico – culturali e calcistici, che inorgogliscono e si stagliano tra probabili conquiste di trofei juventini, stracittadine roventi e romantici momenti che sanno di grande storia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-torino.jpgSiNtorino-capitale-del-football-italiano-ed-europeo-1013254.htmSi100451001,02,03030297
1151013245NewsCampionatiDybala rinnova con la Juve fino al 202220170413180040Un contratto di grande importanza per la Juventus, per Dybala e i suoi tifosi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Adesso è ufficiale. Paulo Dybala ha firmato il contratto che lo legherà alla Juventus fino al 2022. Un impegno voluto tra le parti, che porterà la joya (gioiello in argentino) a guadagnare 7,5 milioni di euro a stagione, così com’è il contratto di Higuain. Questo nuovo contratto fa scattare il premio di rendimento per il Palermo che incasserà la cifra di 8 milioni di euro in quattro rate, partendo dalla stagione 2018- 2019. Il calciatore argentino era arrivato alla Juve nel 2015 e quest’anno ha realizzato 16 gol. Ad oggi conta 82 presenze in bianconero di cui 65 da titolare con 39 reti e 16 assist. Numeri che parlano di un campione che in neanche due anni di appartenenza alla Vecchia Signora, ha raggiunto una maturità tale da essere considerato per bravura, tra i primi giocatori al mondo. E’ la storia di un ragazzo che incarna il senso spontaneo dell’amore per il pallone, aggiungendo una naturale predisposizione tecnica che ha affinato in breve tempo. Nasce come punta, ma dopo l’arrivo di Higuain alla Juventus ha dimostrato grande duttilità tattica predisponendosi con intelligenza nel ruolo di mezza punta, capace di interdire nel caso di non possesso palla e di far salire la squadra filtrando passaggi e verticalizzando il gioco d’attacco tra le linee. Non c’è che dire, Paulo Dybala è destinato nel breve tempo a diventare il calciatore simbolo di una Juventus che ha un crescendo di introiti e grandi progetti per l’immediato futuro. Per questo motivo pensiamo che al momento Dybala stia riflettendo sull’opportunità di godersi la sua Juventus, allontanando le eventuali sirene che lo vorrebbero giocatore di calcio all’estero. Paulo sembra sincero quando afferma: “Il momento più bello è stato quando ho apposto la mia firma al primo contratto con la Juventus (14 luglio 2015). Arrivare in questa società è stata un’emozione che non dimenticherò mai. Essere qui è stato come realizzare il sogno che avevo da bambino”. Certo, se pensiamo com’è lievitato il suo contratto da quando è arrivato alla Juve ad oggi, possiamo dire che tutto è avvenuto nella misura che premia il suo alto rendimento. Da 2,2 milioni di euro a stagione, si è passati a 7,5 milioni. La Juve non è società impreparata, e quando fa firmare contratti di tale levatura economica ha bene in mente l’investimento che gli verrà utile a breve tempo. Il giocatore è giovane ed è una garanzia assoluta per il largo margine di miglioramento tecnico – tattico che ha ancora. Quindi, un numero 21 di maglia che presto diventerà il simbolo di una Juventus che si prefigge di scrivere pagine di storia e di primati a livello nazionale con una particolare attenzione a quella Champions League più volte sfumata nel nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNdybala-rinnova-con-la-juve-fino-al-2022-1013245.htmSi100451001,02,03030278
1161013244NewsCoppeJuve – Barca day.20170411154210A Torino si respira aria da Champions <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questa mattina la città di Torino si è svegliata prima del solito. C’è qualcosa di diverso nell’aria che non è la dolce primavera a farla sentire irrequieta e ansiosa più del solito. Oggi per la nobile città sabauda che al sorgere del sole non ha alzato le braccia per sbadigliare lentamente come in genere fa, si profila un appuntamento importante. E’ il calcio che conta, è il pallone che mette a confronto due culture diverse: quella sabauda e quella catalana. E’ il giorno dell’Euro sfida tra la Juventus e il Barcellona. Potremmo elencare lunghi anni di sfide tra queste due compagini europee, fare statistiche e pronostici, ma ogni partita fa storia a se per situazioni diverse e campioni che cambiano a testimonianza del tempo che fugge via e lascia i suoi ricordi indelebili. Ma oggi è l’11 aprile 2017. E’ un altro giorno che prepara l’ennesima storia da scrivere, da raccontare per emozioni che si susseguono attraverso il film di un match che sta per illuminare lo Stadium stracolmo di tifosi, di speranze, di aspettative, di sogni che illuminano il prato verde e si riflettono nell’anima di chi sogna quella Champions League capace di farti esplodere di felicità. Questo, la Torino bianconera lo sa, ed è per tale motivo che dà l’impressione di vivere e vestirsi di tutto punto per ospitare il grande evento. E’ un po’ come prepararsi in terra sabauda per ospitare quel Barcellona che oltre a essere una grande squadra, incarna perfettamente gli usi e i costumi della cultura catalana. L’antica nobiltà torinese che incontra la città spagnola che è capoluogo della catalogna. E persino la Gran Madre, la Mole Antonelliana, via Po, Piazza Castello, i Giardini Reali, la piazzetta Carignano, via Roma, Piazza San Carlo, sembrano diverse dal solito in una giornata dal clima e dal chiarore quasi estivo. I tifosi del Barca sembrano ordinati, rispettosi di non deturpare i giardini fioriti e ben curati e tutti gli angoli di una Torino che intende fare bella figura con i suoi bistrot, i suoi antichi bar dove puoi gustare il Bicerin al gusto di gianduia e le strade che oggi sembrano più ordinate del solito. E’ il giorno di Juventus Barcellona, il primo round <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>dei quarti di finale di Champions League. Una sfida antica che si porta dietro innumerevoli ricordi e la voglia di rivalsa per una Juve che ancora oggi sente l’amaro gusto della delusione provata due anni fa nel corso di quella finale di Champions persa proprio contro Messi e compagni. Ma oggi, mister Allegri, questa sfida l’ha preparata in ogni piccolo particolare, mentre la società bianconera si è impegnata a coinvolgere i suoi tifosi attraverso i social, dicendo : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ormai ci</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">siamo, la vera sfida sta per cominciare”.</b> E’ un po’ come caricare di aspettativa il popolo bianconero che, tuttavia, deve rimanere nei limiti della sportività. Una sorta di carica adrenalinica che vorremmo fosse misurata di felicità. E’ l’insegnamento di una Torino mai caciara, che non ama i frastuoni, ma è nobile nella sua immagine di città di classe poco avvezza ad esagerare. Ed è il pallone bianconero che con la sua antica storia, oggi coinvolge tutti i torinesi. Nei supermercati, i mercati rionali, nei ritrovi, non si parla altro che di Juventus – Barcellona, di Messi e Dybala, di Neymar e Higuain, di Suarez e Cuadrado, piuttosto che dell’ex Dani Alves. Insomma, la febbre è alta, l’attesa ha consumato ogni angolo di ansia personale. E mentre nella Continassa e fuori dallo Juventus Stadium già pullulano le bancarelle, i gadget, le bandiere, le sciarpe e ogni altro tipo di merchandising, il fluire del Po nella sponda bianconera procede il suo corso lento, quasi ad aspettare un risultato che sogna ma non osa dire per scaramanzia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-torino.jpgSiNjuve-barca-day-1013244.htmSi100451001,02,03030310
1171013241NewsCoppeLa Juventus conquista con merito la finale di Coppa Italia20170406174254Al San Paolo di Napoli si è giocata una partita ad alto contenuto agonistico e tecnico. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Insomma, questo doppio confronto tra Napoli e Juventus è finito col diventare “Napoli contro Higuain”. Una storia che sta diventando esagerata, stucchevole e persino noiosa, visto che non si riesce nemmeno a parlare e scrivere di calcio ma soltanto di corna e presunti tradimenti. Francamente, a noi non interessa più di tanto questa assurda storia che pare restringersi soltanto ad un dualismo tra Higuain e il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. Dunque, parliamo di calcio giocato e diciamo che contrariamente a quanto abbiamo visto nel primo match di campionato, la Juventus ha rispolverato quell’orgoglio e quella personalità che gli sono consoni. In questa partita valevole per la conquista della finale di Coppa Italia, i bianconeri di Max Allegri pur dominando la prima parte della gara, hanno subito il ritorno del Napoli con la partecipazione del portiere Neto, il quale ha favorito la quasi riapertura del match, a causa di un memorabile liscio che ha regalato il gol a Mertens. Ma andiamo per ordine. Al San Paolo si sono vissuti momenti di emozione e rovesciamenti di fronte. I bianconeri, forti del 3 a 1 dell’andata, sono andati in vantaggio al 32’ con Gonzalo Higuain che da fuori area lascia partire un tiro di destro che supera il portiere Reina, colpevole di non avere agito con la solita prontezza. La reazione del Napoli non sembra essere convincente e il primo tempo si chiude con il vantaggio della Juventus. Nella ripresa è stata subito prevedibile la riscossa della squadra di Sarri che all’8’ pareggia i conti con Hamsik. Ma è ancora la Juve a mordere&nbsp;con Higuain, il quale approfitta di un invitante passaggio di Cuadrado per siglare la sua doppietta personale. A questo punto, come dicevamo pocanzi, la Juventus si dimostra autolesionista a causa di un errore di Neto che&nbsp;svirgola un banalissimo&nbsp;pallone e&nbsp;regala il gol del 2 a 2&nbsp;all’appena entrato Mertens. Grazie a questo momento di assoluta disattenzione, il Napoli prende vigore e per lunghi tratti del secondo tempo mette alle corde la squadra di Allegri. Da qui in poi il Napoli dimostra grande cuore e spera nella remuntada, grazie anche a Insigne che al 22’ porta a 3 i gol per gli azzurri. E mentre l’arbitro Banti decide di dare 6 minuti di recupero, continua fino alla fine l’attacco ormai disordinato ma veemente di un Napoli che non ha deposto le armi fino al fischio finale. La Juventus si aggiudica dunque l’accesso alla Finale di Coppa Italia che si disputerà il 2 giugno all’Olimpico di Roma contro la Lazio. A conti fatti, dobbiamo dire che la Vecchia Signora ha meritato di accedere alla terza finale consecutiva per la sua capacità di essere cinica. In fondo, il calcio champagne della squadra di Sarri è sì bello da vedersi, piacevole nelle sue trame di gioco, ma alla fine dei conti tutto questo non ha portato a nessuna vera conquista, se non la speranza e l’ambizione di qualificarsi per la Champions League in maniera diretta (secondo posto in campionato). La Juve, invece, pur non esaltando il gusto dei palati fini del calcio spettacolo, produce un gioco redditizio legato anche a un’esperienza che il Napoli, ad oggi, non ha ancora. Riteniamo che il gap tra le due squadre si stia effettivamente riducendo, anche se resta ancora un piccolo vantaggio da parte di questa Juve dalle grandi ambizioni da triplete. Immenso Cuadrado e grande il Pipita, che si assicurano un 8 in pagella. Per il Napoli i migliori ci sono sembrati, Hamsik, Insigne e Mertens, che sono stati fino all’ultimo ispiratori di un sogno che non si è realizzato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Napoli Stadio San Paolofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNla-juventus-conquista-con-merito-la-finale-di-coppa-italia-1013241.htmSi100451001,02,03030297
1181013236NewsCoppeLa Juventus entra nei quarti di finale di Champions League20170316165458La Vecchia Signora centra il suo primo obiettivo stagionale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Leicester, Monaco, Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid e Juventus</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>, sono le squadre che parteciperanno ai quarti di finale della Champions League. A Nyon, venerdì 17 marzo alle ore 11,45 si svolgeranno i sorteggi. Sulla carta sembrerebbero da evitare Real Madrid, Bayern Monaco e Barcellona, anche se a questo punto ogni avversario costituisce un potenziale pericolo per la Juve. Ogni squadra ha un alto livello tecnico, tale da giustificare di essere tra le prime otto compagini europee. Ma intanto la Juve sogna e si gode questo momento, dopo aver battuto il Porto con il minimo sforzo. Un match per nulla avvincente, che oltre a garantire il passaggio ai quarti di finale, ha portato nelle casse della società bianconera un notevole gruzzolo di Euro pari a 87, 5 milioni. Dunque, soddisfazione e denaro fresco premiano la Vecchia Signora d’Italia che si trattiene dal fare voli pindarici, anche se comincia a gustare quell’idea neanche più segreta di riconquistare dopo tanti anni la Coppa dalle grandi orecchie. Tra le tante squadre viste a grandissimo livello in Champions, la Juventus ci sembra la squadra che ha la miglior difesa, anche se nel computo globale <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non risulta essere la migliore in senso assoluto, nei punti nevralgici di centrocampo e attacco. Tuttavia, la squadra di Allegri ha dimostrato con i fatti che quel famoso gap che la distaccava qualche anno fa dalle migliori compagini europee, è stato sensibilmente accorciato e forse annullato. Con Higuain, Dybala, Cuadrado, Mandzukic, Khedira, Pjanic e la difesa di sempre, la Juventus è davvero all’altezza delle migliori squadre europee. Step by step, ma la finale di Cardiff è il sogno che sta prendendo consapevolezza di un momento bianconero che sa di saggezza tattica, esperienza, ed essenzialità nell’essere cinica anche se talora non bella. E’ la Juve di Allegri, prima in campionato, bene avviata in Coppa Italia e adesso è pure entrata di diritto ai quarti di finale di Champions League. I tifosi bianconeri non possono chiedere di più alla propria squadra, almeno per il momento. Il resto lo si vedrà strada facendo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juventus-entra-nei-quarti-di-finale-di-champions-league-1013236.htmSi100451001,02,03030339
1191013235NewsCampionatiUn insegnamento per i calciatori del Lugano20170315121253Quando il calcio ha bisogno di un bagno di rigenerante riflessione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ capitato ai giocatori del Lugano, squadra che fa parte del campionato svizzero di Super League. Dopo aver perso la partita contro il Thun per 5 a 2, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Tramezzani,</b> allenatore, ex secondo di De Biasi sulla panchina dell’Albania e volto televisivo della RAI, ha deciso di andare a visitare un’azienda metalmeccanica di Lugano. Sveglia alle cinque del mattino e un’ora dopo tutti accanto agli operai per ricordarsi cos’è la vita vera, fatta di fatica e di sacrifici per andare avanti. Un insegnamento che è bene non dimenticare mai, anche per i calciatori che sono strapagati e vivono un mondo a parte, quasi fosse protetto da una campana di vetro. E’ il sudore della gente comune, quella meno fortunata, quella soggetta a lavori usuranti, quella che fa i turni e che limita le proprie esigenze personali per amore della famiglia e dei figli. Non è facile retorica questa, ma più semplicemente un atto di riflessione voluto da Tramezzani che più che apparire punitivo per la mancanza d’impegno della sua squadra, ha il significato di una presa di coscienza individuale che ha lo scopo di valorizzare la fortuna di fare il calciatore e di guadagnare fior di denaro, facendo un lavoro che piace. Una decisione che condividiamo appieno per il coraggio di far maturare dei ragazzi che spesso stentano a crescere, perché vivono nella bambagia protettiva di tutto ciò che forse vera vita non è. Il nostro plauso va dunque a Paolo Tramezzani, allenatore di calcio e uomo dalle grandi vedute umane.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Luganofl0711fl0711paolo-tramezzani.jpgSiNun-insegnamento-per-i-calciatori-del-lugano-1013235.htmSi100451001,02,03030296
1201013233NewsCampionatiCosa sarebbe il Toro senza Belotti?20170307172414Il «gallo« del Toro è il vero trascinatore di una squadra che non c`è.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ la domanda che circola con insistenza in casa granata. Il presidente Cairo dichiara che attorno al gallo costruirà il Toro del prossimo anno. Un investimento promesso, cui stentiamo di credere per tante ragioni. In primis, se il ragazzo andrà in Premier League come pensiamo, guadagnerà sicuramente più di quanto possa offrire Cairo. E poi c’è da considerare la legittimità di un miglioramento professionale e d’immagine per la partecipazione alle coppe europee; cosa che il Toro non può garantire. 22 gol in campionato, sono tali da dargli il titolo momentaneo di capocannoniere. Andrea Belotti è un giocatore capace di sradicare il pallone dai piedi dell’avversario. Corre, rincorre, pressa in maniera indemoniata, fa e subisce molti falli, vede la porta come pochi altri e segna con estrema facilità. Egli è il prototipo del calciatore moderno, con fattezze antiche di ragazzo perbene, educato, rispettoso dell’avversario, mai violento anche se grintoso. Conquistano ancora le sue dichiarazioni di affetto verso il Torino che gli ha dato la notorietà, che ha scoperto in lui la forza del grande calciatore che forse neanche lui conosceva di se stesso. E poi questo legame sincero con il pubblico granata che sa di lealtà disarmante. Mai una parola detta sopra le righe, mai sentito parlar male di questo o quel compagno, di questo o quell’avversario. Andrea Belotti è così, una cresta che non ha e una mano che la imita ogni volta che fa gol. Lui è il gallo, ma non è capace di pavoneggiarsi, di tirarsela, consapevole com’è della sua fortuna di fare un mestiere che adora, mentre tanti giovani come lui lottano per conquistare un posto nella vita. Egli incarna perfettamente i valori del capitano di una squadra e una maglia gloriosa come quella del Torino. Eppure, il gallo dice che deve ancora crescere e imparare tante cose del calcio, come ad esempio saper tirare i rigori con freddezza, visto che ne ha già sbagliati abbastanza. E allora ci si chiede cosa potrebbe essere questo Torino senza il suo gallo. Ben poca cosa, diciamo noi! Perché Belotti è l’anima di una squadra mediocre, dove soltanto lui riesce a far alzare l’asticella di un valore che di fatto è globalmente insufficiente per aspirare a grandi traguardi. Avere segnato tutti questi gol su azione e neanche uno su rigore, in una squadra come il Toro, vuol dire averne segnato almeno 5 o 6 di più in una qualsiasi altra squadra al vertice del campionato. Per questo si ha bisogno di riflettere a lungo sulla sua cessione (a parer nostro inevitabile) e potere investire davvero sulla squadra, quella montagna di denaro che la clausola rescissoria apporterà nelle casse del Torino. Così com’è, con un gallo in meno, il Toro si accontenterebbe di vivacchiare tristemente senza stimoli. Si scelga dunque la strada da seguire, Toro grande o mediocre? Ai posteri l’ardua sentenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino fl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNcosa-sarebbe-il-toro-senza-belotti-1013233.htmSi100451001,02,03030339
1211013231NewsCampionatiIn Roma – Napoli, Mertens è il vero mattatore20170304202614Meglio il Napoli. La Roma è stanca.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Una Roma abulica si inchina a un Napoli che gioca meglio e sigla due gol con Mertens. E dire che alla vigilia della partita si pensava a un Napoli più preoccupato per il match di ritorno che dovrà affrontare in Champions League contro il Real Madrid, piuttosto che a una Roma apparsa stanca e forse delusa dalla sconfitta subita in Coppa Italia dalla Lazio. Eppure, dopo il successo ottenuto a San Siro contro l’Inter, ci si aspettava una Roma che avrebbe dato filo da torcere alla Juventus, almeno per quanto riguarda la conquista dello scudetto. E invece,dopo essere incappata in una giornata negativa, si cominciano a tirare le somme di un’annata giallorossa in cui si evidenzia la discontinuità e la difficoltà di reggere bene nei momenti clou della stagione. Per contrapporre gli attacchi dei napoletani, Spalletti si è affidato a El Shaarawy preferito inizialmente a Salah e a Perotti preferito a Bruno Peres. Un 4-2-3-1 che il tecnico giallorosso pensava fosse sufficiente per contrapporre le ripartenze dei napoletani, i quali, contrariamente a quanto pensato inizialmente, hanno trovato campo libero con Insigne, Mertens e Callejon, apparsi come spine nel fianco della statica difesa giallorossa, dove Fazio, più degli altri, non ha dimostrato l’attenzione e la reattività di sempre. E così la partita si è sviluppata su binari di squadre troppo allungate. Gli uomini di Sarri ( che si è fatto espellere per proteste dall’arbitro Banti) hanno dimostrato vitalità, freschezza atletica e voglia di entrare subito in partita. Al 26’ del primo tempo, Mertens sfrutta al meglio un passaggio filtrante di Hamsik e lascia partire un tiro di destro che s’insacca nella porta difesa da Szczesny. Nel secondo tempo è lo stesso Mertens a raddoppiare per il Napoli al 5’ minuto, raccogliendo un cross da sinistra di Insigne. A questo punto la Roma sembra non reagire, se non fosse per qualche timida iniziativa di Nainggolan, Perotti e El Shaarawy. Ma si nota subito la mancanza di Dzeko, apparso troppo molle sulle gambe e privo di cattiveria agonistica. Dunque, la partita si è trascinata senza emozioni particolari, anche se sul finire del match Salah ha colpito un palo e al 44’ Strootman ha accorciato le distanze, dopo aver raccolto un assist di Perotti. Al fischio finale dell’arbitro Banti, la squadra di Spalletti dimostra tutta la propria delusione, mentre il Napoli di Sarri (che si porta a soli due punti in classifica dalla Roma) può gustare una vittoria che lascia ben sperare per l’attesissimo confronto contro il Real Madrid.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-mertens.jpgSiNin-roma-napoli-mertens-e-il-vero-mattatore-1013231.htmSi100451001,02,03030295
1221013228NewsCoppeUna Juventus cinica, apre le porte dei quarti di Champions20170223163942Agli ottavi di finale, la Juventus ha battuto il Porto 2 a 0 all`Estadio Do Dragao.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Avevamo ancora negli occhi la bellissima partita di Champions League che il Manchester City ha giocato contro il Monaco. Un calcio offensivo fatto di grande velocità, pressing a tutto campo, gol a grappoli e difese deboli. Poi è arrivata la serata di Porto – Juventus e per lunghissimi tratti della gara abbiamo assistito a un calcio dall’impronta totalmente diversa da quella offerta la sera precedente dal City e dal Monaco. Allo Estadio Do Dragao di Oporto decidono i due panchinari Pjaca e Dani Alves, che mister Allegri ha messo in campo al posto di Cuadrado e Lichtsteiner. Così la Juve vince 2 a 0 contro il Porto rimasto in 10 dal 27’ del primo tempo, per doppio giallo dato dall’arbitro a Telles. Una vittoria che apre le porte dei quarti di finale ad una Juve che ha saputo raccogliere il massimo con il minimo sforzo. Cinici e astuti, i bianconeri hanno colpito al momento giusto, dopo avere avuto la pazienza di aspettare. Il Porto ha abbassato notevolmente il suo baricentro, chiudendo ogni spazio disponibile all’avversario e mettendolo così in difficoltà nell’esplicazione del proprio gioco. Per lunghi tratti della gara, infatti, la Juve ha prodotto soltanto un possesso palla estenuante che è apparso persino stucchevole sotto il profilo di un gioco che non è mai stato verticalizzato. Passaggi precisi, brevi, e talora di scolastica facilità, sono stati l’emblema di un gioco che non è facilmente riscontrabile in una Juventus che ultimamente ci ha abituato allo spettacolo, ai gol e alle verticalizzazioni di gioco. E’ il problema di una Juve che trova delle difficoltà quando gioca contro squadre chiuse e arroccate in difesa, che non lasciano spazio agli attaccanti per l’inserimento tra le linee. Ma i bianconeri di Allegri, con questo modulo del 4-2-3-1 applicato con successo in campionato, hanno capito che possono adottarlo con esito positivo anche in Champions League, nonostante i timori della vigilia. Allo Estadio Do Dragao è emersa la voglia repressa di un Pjaca che scalpitava giustamente in panchina e che, al di là del gol segnato, ha dato segnali tangibili di maturità quando l’abbiamo visto arretrare per aiutare difesa e centrocampo. In fondo è proprio quello che vuole da lui Max Allegri, innamorato com’è dei giocatori bravi tecnicamente e duttili nel sapersi districare all’occorrenza in ruoli diversi dal proprio, come ad esempio fa Mario Mandzukic. Un po’ sottotono ci sono parsi Cuadrado e Dybala, mentre Higuain ha dato dimostrazione dell’importanza della sua presenza in squadra anche quando non segna. Ma, a nostro parere, la vera ciliegina sulla torta chiamata Juventus è stata rappresentata da Miralem Pjanic, un giocatore a lungo atteso, che finalmente ha trovato quel ruolo giusto che si confà esattamente con le sue caratteristiche tecniche. E’ la posizione ricoperta per lunghi anni da Andrea Pirlo. Cabina di regia, intelligenza tattica, visione di gioco, capacità di interdire per far filtro a centrocampo, e precisione di tiro e gol su palle inattive. Ecco, diremmo proprio che aver trovato questo giocatore di qualità che occupa una posizione così nevralgica nello scacchiere di centrocampo voluto da Allegri, rappresenta per la Juve il valore aggiunto. Tutto ciò grazie anche a Khedira, capace di aiutare il bosniaco nel momento in cui produce il suo sforzo in attacco. Per il resto ci sembra una Juve tutta in salute, nonostante le critiche e le polemiche di questi giorni, relative alla querelle tra mister Allegri e Bonucci. Tutto chiarito tra i due. Pace fatta ed episodio chiuso. Adesso si può pensare alla partita di campionato contro l’Empoli e quella di Coppa Italia contro il Napoli allo Stadium. Per la Juve gli esami non finiscono mai. D’altra parte, questo si sapeva già. Nel calcio che conta, questi sono i mesi cruciali. Importante&nbsp;farsi trovare pronti. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Oportofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNuna-juventus-cinica-apre-le-porte-dei-quarti-di-champions-1013228.htmSi100451001,02,03030339
1231013226NewsCoppeSensazionale alla Juve, contro il Porto Bonucci andrà in tribuna20170221204152Da parte della Vecchia Signora, un segno tangibile di forza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Una decisione forte, quella di Max Allegri, che d’accordo con la società decide di mandare in tribuna Leonardo Bonucci. Il motivo? Il battibecco che i due hanno avuto nel finale della partita contro il Palermo, in cui Bonucci ha urlato al suo mister di cambiare un compagno di squadra anziché un altro. Una violazione di regola che non può essere accettata anche se ti chiami Bonucci e giochi in una Juve che deve affrontare una partita importante degli ottavi di finale di Champions League. Ma anche Allegri è stato multato dalla Juve, per aver perso il suo normale equilibrio proprio davanti alle telecamere. Il mister, durante la conferenza stampa a Oporto, ha dichiarato che pagherà la multa che gli è stata data dalla società, devolvendo l’importo per beneficenza. E’ la storia eterna di una società forte come la Juve, capace di saper gestire situazioni delicate come questa, dando un’immagine di leadership che non può appartenere ai giocatori ma alla società che li paga. Questa volta noi ci schieriamo dalla parte della società, perché se è vero che un giocatore così importante nell’ambito della difesa della Juventus, mancherà di sicuro in un match così importante come quello contro il Porto, è altresì vero che la cultura del rispetto delle regole deve essere curato da chiunque, anche dal giocatore più rappresentativo che deve essere da esempio agli altri. Quindi, con tutto il rispetto per Leo Bonucci che abbiamo sempre ammirato come calciatore e come uomo, dobbiamo dire che questa volta ha sbagliato e, come tale, da persona intelligente quale egli è, saprà essere il primo a capire una situazione penalizzante nei suoi confronti, che non può creare precedenti. E’ l’esempio di una Juve che non vuole creare figli e figliastri, e se una legge c’è deve essere uguale per tutti, non a parole ma a fatti concreti. Siamo sicuri che dal punto di vista tecnico la Juve darà al Porto un vantaggio notevole, ma è proprio questo il punto da ammirare in una decisione che le fa onore. In fondo, in tutta questa storia ci sono attimi di adrenalina che è andata alle stelle e che ha fatto sbagliare il calciatore e anche l’allenatore. Tuttavia, in questo specifico caso, Bonucci non avrebbe dovuto permettersi di entrare in decisioni che non gli competono. Detto questo, pensiamo che la cosa si appianerà presto e che già nella partita di campionato di sabato prossimo contro l’Empoli, Bonucci riprenderà il suo posto. E’ la Juve, è il suo stile di non voler far trapelare certe cose che capitano in famiglia, se non fino all’ultimo momento, proprio quando, come in questo caso, si deve dare una spiegazione ai media del perché di un’assenza così importante. In questa specifica circostanza, un’eventuale mediazione avrebbe fatto pensare a una società debole dal punto di vista gestionale. Ma la Juve non lo è. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Oportofl0711fl0711bonucci-legg.jpgSiNsensazionale-alla-juve-contro-il-porto-bonucci-andra-in-tribuna-1013226.htmSi100451001,02,03030318
1241013224NewsCampionatiEcco perché Belotti sarà ceduto dal Torino20170216143142Il vero problema del Toro che stenta a diventare grande, non è vendere o non vendere Belotti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E mentre stiamo assistendo alla parata delle stelle in Champions League, a Torino dilaga il tormentone di casa granata. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti si o no - resta o và?</b> - Sono decenni ormai che i sentimenti e le bandiere del calcio non esistono più. E oggi sarebbe persino anacronistico pensare che un giocatore del suo valore possa restare in una squadra dove si trova bene, è acclamato dai tifosi, ed è il leader della sua squadra che, tuttavia, non parteciperà alla vetrina europea del prossimo anno. Forse neanche lui stesso è padrone di stabilire un suo eventuale desiderio di conferma. Leggi di mercato, sponsor, società e procuratori, sono sempre lì in agguato per acquisire l’affare del secolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Belotti</b>, 23 anni, talentuoso centravanti del Toro, costituisce proprio l’affare del secolo per il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b> che si frega giustamente le mani al sol pensiero di incassare la clausola di 100 milioni di euro, da lui stesso imposta in sede di contratto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Josè Mourinho,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carletto Ancelotti</b> sono pronti ad averlo in squadra, sicuri che le loro società di appartenenza non baderanno tanto al denaro da spendere, ma all’apporto tecnico che un giocatore come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b> può dare all’interno della loro squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">United,</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chelsea</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bayern Monaco</b> sono già pronti a gareggiare per accaparrarsi il “<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gallo” Belotti</b>, senza se e senza ma. Dunque, come può rinunciare Cairo a una tale montagna di denaro, anche in considerazione del fatto che il Toro non parteciperà a nessuna competizione europea? Noi diciamo che il problema sta nella società, perché questa volta più che mai il presidente Cairo deve uscire allo scoperto nel delineare una squadra con ambizioni di primato, oppure vivacchiare a centro classifica, facendo girare il denaro incassato a beneficio delle sue tante aziende. E’ arrivata l’ora di guardarsi negli occhi, senza illudere più i sogni di tanti tifosi granata che vogliono qualcosa di concreto che si chiama progetto, che si chiama chiarezza, che si chiama andare oltre l’apparenza di un tifo effimero che non raccoglie mai fatti concreti. Insomma, se si vuole costruire un Torino all’altezza dei primi della classe, lo si faccia attraverso la montagna di denaro che si incasserà per la vendita del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gallo Belotti</b>. Si spendano tutti gli euro fino all’ultimo centesimo, comprando calciatori di alto livello, capaci di venire al Toro non solo per i lauti guadagni ma anche per un progetto serio che possa valorizzarli ancora di più dal punto di vista professionale. Ecco, questo ci sembra un modo chiaro per capire se il Torino targato Cairo ha delle velleità di crescita, oppure restare ancorato a una mediocrità che francamente ha svilito anche i più resistenti sostenitori granata. Si comincia sempre bene, ci si illude, si fanno voli pindarici e poi il nulla. Apri il palmo della mano ed escono soltanto delle mosche. E’ l’enfasi dell’inutile e dell’evanescente, che spesso ha illuso tifosi e anche noi giornalisti che ci siamo anche inebriati di spettacolo calcistico, ricordando il Toro d’inizio stagione. Analisi concrete che abbiamo fatto al seguito di partite che hanno confortato la certezza di avere finalmente trovato una squadra, dei giocatori e un allenatore all’altezza della situazione. Ci era sembrato di respirare un’aria nuova, diversa dalla solita mediocrità che ristagna in casa granata fin dall’ultimo scudetto conquistato, anche se con qualche parentesi rosa che alla resa dei conti non ha portato la crescita sperata. Se, come pensiamo, sarà ceduto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b>, si ha subito l’obbligo di costruire in campo e in panchina una squadra di campioni. Se non sarà così, vorrà dire che i tifosi granata dovranno essere orgogliosi di fare il tifo per una società di calcio che ha sempre i conti in ordine, che è attenta a non uscire mai dai limiti del buonsenso economico, ma con una squadra che non potrà mai essere all’altezza dei primi della classe.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cairo.jpgSiNecco-perche-belotti-sara-ceduto-dal-torino-1013224.htmSi100451001,02,03030271
1251013221NewsCampionatiSandro Mazzola, “La Juve? Non la conosco….”20170203203238Il parere dell`ex campione dell`Inter sul prossimo Derby d`Italia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo avere intervistato Pietro Anastasi per sapere il suo parere sul prossimo Derby d’Italia, per par condicio abbiamo voluto ascoltare anche Sandro Mazzola, una grande bandiera nerazzurra che ancora oggi è l’emblema di un calciatore e di un dirigente che ha scritto pagine importanti della storia dell’Inter. Figlio di Valentino Mazzola, Sandro è considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Nelle fila del’Inter ha giocato dal 1960 al 1977, collezionando 565 presenze e 158 reti, vincendo quattro campionati nazionali, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Mazzola è stato anche uno dei punti di forza della Nazionale Italiana. Oggi è un ottimo opinionista ed un attento critico dell’Inter, che ama ancora come quel primo giorno in cui ne è entrato a far parte. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Mazzola, che idea si è fatto di questa Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“A me non dispiace. E’ una squadra che va al sodo e sa anche quando affondare i colpi per andare a vincere.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Le piace Gagliardini?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Aspettiamo un attimo a valutarlo. A me piace e non credo che deluderà le aspettative.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lei che ha conosciuto fattivamente l’operato della famiglia Moratti, pensa che Suning potrà nel tempo ambire a vincere gli stessi allori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Io penso di si. A parer mio stanno lavorando bene, per cui ritengo che nel tempo questa Inter potrà tornare a conquistare grandi trofei.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo l’errore di dare la squadra all’olandese De Boer, pensa che con Stefano Pioli si sia finalmente trovato l’allenatore giusto per ritornare ad essere una grande Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Pioli mi sembra un allenatore molto valido. Lui sa quando è il momento di dare lezioni ai giocatori e quando è opportuno rincuorarli. Mi piace davvero come sta portando avanti il suo lavoro.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senta Mazzola, ricordo perfettamente che nelle sue recenti interviste, fin dai tempi in cui tutti criticavano l’operato di Mancini e poi di De Boer, lei ha sempre sostenuto che bisognava avere pazienza e dargli tempo per lavorare. Oggi, col senno di poi, è ancora convinto della tesi sostenuta allora?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Per me, quella è una regola fissa dalla quale non si può prescindere. Chi ha fatto calcio sa che per costruire una buona squadra ci vuole del tempo, e quindi anche i giocatori devono capire bene certi meccanismi voluti dal proprio allenatore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dal punto di vista tecnico, pensa che la squadra sia già a posto così o ritiene che ci sia ancora bisogno di qualcosa?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Secondo me va bene così. Non vedo proprio dove possa essere ritoccata questa Inter, che sembra avere imboccato la strada giusta.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quindi, la ritiene già pronta per un eventuale ritorno di partecipazione alla Champions League?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sicuramente!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Come vede l’incontro di domenica prossima contro la Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non conosco quella squadra! Ma che squadra è? A parte gli scherzi, penso che sarà una partita che potrà dire la verità sull’Inter. A mio modo di vedere la squadra di Pioli deve dimostrare di confermare la qualità e quella personalità che ha messo in mostra nelle recenti partite, anche contro una squadra come la Juve che di personalità ne ha da vendere. Penso che dopo la partita potremo sapere dove può arrivare questa Inter.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Insomma, un po’ come dire che si tratta di un banco di prova che per l’Inter arriva al momento giusto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Secondo me, sì. E’ proprio il momento giusto!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ha un ricordo particolare legato alle sue innumerevoli sfide giocate nel Derby d’Italia contro la Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Si, ricordo bene quella mia prima partita contro la Juve. L’Inter era in testa alla classifica e dopo fu penalizzata per motivi che adesso mi sfuggono. In quel momento andò in testa la Juve, mentre nel frattempo c’era da recuperare una partita, perché c’era stata un’invasione di campo a Torino. Intanto, l’Inter aveva perso dei punti in classifica e non poteva più vincere lo scudetto. A questo punto la dirigenza dell’Inter, per smacco, decise di fare andare a giocare i ragazzi contro la Juve a Torino. La partita si giocò di sabato, ma io dovevo andare a scuola e quel mattino ricordo pure che avevo tre interrogazioni. Andai quindi alla sede dell’Inter per parlare con l’allora direttore generale Italo Allodi. Quando gli dissi che per quel motivo non sarei potuto andare a giocare contro la Juve, lui mi propose che si sarebbe interessato per farmi uscire dopo la terza ora. Ricordo che parlai con il preside dell’istituto per informarlo dei fatti, e quando alla terza ora di lezione di quel sabato, dissi al professore di matematica che dovevo uscire, lui che era abituato a farmi fare la schedina nella speranza di vincere, mi disse di mettere la vittoria dell’Inter, perché la mia presenza in campo sarebbe stata una garanzia di vittoria. Magari! Esclamai al mio professore, dopo averlo salutato per uscire di scuola. Così, dopo questo siparietto, raggiunsi i miei compagni che erano già a Torino. Ecco, questo è un ricordo che non rimuoverò mai dalla mia testa. Forse perché è coinciso con la mia partita contro la Juve.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Mazzola, cosa le piace del calcio di oggi e cosa non le piace più?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mi piace molto il modo di giocare che hanno oggi tutte le squadre. Una volta si giocava molto in difesa cercando le ripartenze in contropiede. Adesso, invece, si cerca di fare calcio attraverso la cultura del gioco propositivo. Quello che invece non mi piace è questa mania di protagonismo dei giocatori che ambiscono all’esteriorità dell’immagine, più che alla sostanza. Tanti fanno a gara per andare in televisione, mentre sarebbe più opportuno allenarsi pensando di lavorare e far bene.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Spesso si fa appello ai corsi e ricorsi storici. Ma sarebbe ancora proponibile il calcio di Helenio Herrera?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Assolutamente no. Era un calcio che badava molto a difendere, anche se Giacinto Facchetti è stato il precursore di un ruolo di esterno sinistro, che ancora oggi potrebbe essere inserito in uno schema tattico moderno.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per finire, Sandro. Qual è il suo pronostico su Juventus –Inter di domenica prossima?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Penso a un pareggio, perché l’Inter ha la possibilità di controbattere bene le velleità della Juve.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-sandro-mazzola.jpgSiNsandro-mazzola-la-juve-non-la-conosco-1013221.htmSi100451001,02,03030307
1261013220NewsCampionatiPietro Anastasi, “Allo Stadium la Juve è favorita, ma non vorrei……”20170202191249Intervista al giocatore che ha scritto pagine importanti nella storia della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Alla vigilia dell’attesissimo derby d’Italia che vede la Juventus affrontare l’Inter tra le mura del suo Stadium, abbiamo pensato di ascoltare l’opinione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b>, il campione siciliano che ha indossato la maglia bianconera dal 1968 al 1976, giocando 205 partite e segnando 78 reti in Serie A. Attaccante di razza, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b> ha scritto pagine importanti della storia della Vecchia Signora d’Italia. Nato a Catania, è stato il simbolo di un’Italia che cambiava dal punto di vista sociale. Lo chiamavano “terrone”, ma fu l’orgoglio di un meridione che fece parlare finalmente di sé, come conquista di un’immagine rivalutata nel tempo. Oggi Anastasi vive a Varese, quella città che lo accolse tanti anni fa dopo aver lasciato la sua Catania, per realizzare quel sogno diventato poi realtà. Ascoltiamolo dunque in questa intervista. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pietro, cosa pensi di questa Juve a trazione anteriore?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mi piace molto, perché vedo una squadra compatta. Soprattutto a Reggio Emilia, dove tutti gli attaccanti sono stati bravi a sacrificarsi per la squadra. Certo, se Mandzukic, Higuain, Dybala, Cuadrado e Pjanic vogliono giocare insieme, devono sacrificarsi. Devo dire che lo stanno facendo molto bene. E poi, soprattutto come gioco, si è fatto un grande salto di qualità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensi che questo schema di gioco così offensivo, sia proponibile anche in Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Penso proprio di si. Se i giocatori che ho citato prima, sapranno sacrificarsi come hanno fatto a Reggio Emilia, sono convinto che anche in Champions League si potranno avere grandi soddisfazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si dice che il prossimo anno Allegri lascerà la Juve per andare ad allenare in Premier League. Se così fosse, tu chi vedresti bene sulla panchina della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Vedrei un allenatore capace di continuare a percorrere la strada intrapresa prima da Conte e poi continuata da Allegri. Si parla di Paulo Sousa, un allenatore che ha fatto molto bene con la Fiorentina, dando una fisionomia di gioco propositivo. Ecco, direi proprio che lui, per il suo profilo di tecnico e per la sua conoscenza della società bianconera, potrebbe essere la persona giusta a proseguire il percorso di crescita tracciato dai suoi predecessori. E poi, avere a disposizione i giocatori che ti dà la Juve, significa indubbiamente farti fare un notevole salto di qualità anche come allenatore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se la Juve dovesse vincere la partita di domenica prossima contro l’Inter, pensi che metterà una seria ipoteca per la vittoria finale in campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il campionato non finisce certamente domenica, anche se la Juve dovesse battere l’Inter. Tuttavia, darebbe un segnale molto forte a squadre come la Roma, il Napoli e la stessa Inter che sta andando molto bene.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Vedi delle insidie in questo incontro con i nerazzurri di Pioli che arrivano da sette vittorie consecutive, nonostante siano usciti dalla Coppa Italia ad opera della Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“L’Inter ha trovato finalmente la quadratura del cerchio. Pioli sta facendo davvero un bel lavoro, ha inquadrato bene la squadra e i risultati ottenuti sono l’emblema di questa serie di vittorie consecutive. La sconfitta in Coppa Italia ci può anche stare, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>perché dopo tante vittorie la ritengo fisiologica. E poi, forse sono stati distratti dal pensiero della partita di domenica contro la Juve. Chissà!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tu che hai giocato tante partite contro l’Inter, è vero che durante la settimana preparavate questo incontro in maniera particolare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sai Salvino, queste partite non c’è bisogno di prepararle perché si predispongono da sole. Solo il nome dell’avversario ti galvanizza e non c’è bisogno di motivare i giocatori. L’allenatore, semmai, ha l’obbligo di tenere alta la concentrazione della propria squadra, proprio quando si affrontano partite che sulla carta sembrerebbero di facile portata. Il calcio ci ha insegnato che ogni partita fa storia a sé, per cui è fondamentale prepararsi a dovere e con mentalità da seri professionisti, prima di affrontare qualsiasi match. Poi, se si incontra l’Inter c’è un motivo in più per far bene.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pietro, se tu fossi l’allenatore della Juve, come la sistemeresti tatticamente in campo per battere l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Proseguirei con lo stesso modulo, anche se mi sembra che Allegri sia intenzionato ad inserire Marchisio. In questo caso si dovrebbe scegliere tra Khedira e Pjanic, perché uno dei due dovrebbe restare fuori. Personalmente penso che Pjanic potrebbe essere l’escluso, almeno inizialmente. Questo giocatore dalle grandi qualità tecniche, lo stiamo tutti aspettando. Lui può dare molto di più di quanto ha fatto vedere alla Juve fino adesso, nonostante abbia dato segni di miglioramento nelle ultime partite. Vedremo. Comunque, ribadisco che se io fossi al posto di Allegri inserirei Marchisio al posto di Pjanic.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, qual è il tuo pronostico sulla partita Juventus – Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ una partita difficile da pronosticare, anche per la forma attuale e la bella espressione di gioco messa in mostra dalle due squadre. Tuttavia, è indubbio dare un leggero favore a questa Juve che statisticamente ha collezionato tante vittorie allo Juventus Stadium. Ma nel calcio non c’è nulla di scontato e anche le statistiche fanno storia a se. Sai, è vero che non si può sempre vincere, ma non vorrei perdere proprio contro l’Inter!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi-allo-stadium-la-juve-e-favorita-ma-non-vorrei-1013220.htmSi100451001,02,03030350
1271013216NewsCoppeJuventus, espressione di calcio sublime20170126163631Tra Juventus e Milan, un match di Coppa Italia divertente e calcio giocato in grande stile.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>I lettori che sono soliti seguirci attraverso le pagine di calcio pubblicate su questo sito web, nel tempo si saranno accorti quanto sia equilibrato il nostro metro di giudizio su questa o quella squadra. Certo, non abbiamo la presunzione di trattare un argomento di così alto indice di opinabilità, senza quell’oggettiva misurazione che è tipica dei cronisti sempre attenti a riportare ciò che vedono, piuttosto che enfatizzare senza costrutto ciò che nessuno ha visto. Questione di stile, di coerenza, di rispetto della deontologia che va oltre ogni fede sportiva, ma che ha l’obbligo di manifestarsi costantemente in modo da esprimersi come super partes. Detto questo, vogliamo mettere il punto sulla Juventus che abbiamo visto ieri sera allo Stadium, nel corso della partita dei quarti di finale di Coppa Italia contro il Milan. Spesso abbiamo criticato aspramente la Vecchia Signora d’Italia, mettendo sotto accusa Massimiliano Allegri per una non precisa connotazione tattica, in una squadra dall’alto potenziale tecnico che non poteva certamente essere quella vista all’inizio di stagione contro l’Inter, poi contro il Milan in campionato e a Doha, e ancora contro il Genoa e la Fiorentina. Scoppole causate da una incredibile confusione tattica, che è stata l’artefice di una inspiegabile mancanza di autostima di calciatori ad altissimo livello tecnico, spesso dominati anche da avversari inferiori. E allora ci siamo prodigati in analisi anche acerrime, manifestate sempre nell’intento di costruire e mai per il gusto satanico di distruggere. E, quando abbiamo evidenziato l’incertezza e il non coraggio di Allegri nel sapere assemblare un centrocampo di qualità a beneficio dell’armonia del gioco d’attacco, attraverso quei giocatori le cui caratteristiche assicurano pressing alto e abnegazione nei momenti in cui c’è da interdire, non ci sbagliavamo. Dopo la figuraccia rimediata a Firenze, la Juve ha deciso di cambiare se stessa nella consapevolezza della sua reale forza. E così, dopo averla ammirata in campionato contro la Lazio, abbiamo avuto il replay contro il Milan, nella partita di Coppa Italia. Il 4-2-3-1 di fresca attuazione bianconera, garantisce una squadra con un baricentro alto e destinata a un pressing corale e avanzato, capace di soffocare sul nascere le velleità di ripartenza dell’avversario. Il coraggio di far giocare lì davanti, Cuadrado, Dybala, Higuain, Pjanic e Mandzukic ha dato i suoi frutti, perché la squadra si è espressa in maniera da far vedere giocate di calcio di alta scuola, non solo a beneficio dello spettacolo, ma con la concretezza mentale di fare gol per vincere. Ed è stata tale la propulsione ad offendere l’avversario, che già nei primi 20 minuti del match la Juve vinceva 2 a 0, avendo segnato prima con Dybala attraverso un destro sferrato in velocità , e poi con Pjanic, grazie a un bellissimo calcio piazzato degno del miglior Andrea Pirlo. Poi, nel secondo tempo, il Milan di Montella per lunghi tratti ha messo in seria difficoltà la Juve che ha abbassato, forse per fatica, il suo baricentro di centrocampo, dando così l’opportunità a Bacca di dimezzare lo svantaggio iniziale. Poi, pur restando in dieci uomini per l’espulsione di Locatelli per doppia ammonizione, il diavolo rossonero ha continuato a crederci con caparbietà, senza tuttavia alcuna seria concretezza di pareggiare i conti. La Juve, che non è stata quella del primo tempo, ha però sfiorato il terzo e il quarto gol con Mandzukic e Pjanic in due delle tante ripartenze bianconere. Ma, il non mettere al sicuro il risultato fin dal primo tempo, in cui la Juve ha continuato ad avere superiorità numerica a centrocampo e aggressività fuori dalla norma, lascia riflettere che c’è ancora da lavorare sulla tenuta mentale e fisica, per mettere al sicuro il risultato e poi saperlo gestire con razionalità, senza dover soffrire il ritorno pericoloso degli avversari. E adesso che Max Allegri si è convinto dell’importanza di far giocare insieme i cinque giocatori (Cuadrado, Dybala, Higuain, Pjanic e Mandzukic) che fanno la differenza e che hanno capito l’importanza di sacrificarsi a turno in fase di contenimento dell’avversario, ci auguriamo che anche fuori dalle mura dello Stadium si continui su questa strada, che prepara degnamente i bianconeri al prossimo turno di Champions League. Un assetto tattico premiante, capace di valorizzare le caratteristiche tecniche di un Pjanic che fino ad oggi sembrava essere un misterioso calciatore, e un Higuain che abbiamo scoperto nella maturità e completezza di campione, non solo di fare la differenza nel segnare gol, ma anche di dare concretamente una mano alla squadra nel momento del bisogno. Così Mandzukic, Cuadrado, Pjanic e Dybala. Ecco, diremmo proprio che la nostra analisi su questa “nuova” Juventus dal volto stellare finisce qui, ma con un punto interrogativo che adesso riguarda il coraggio di saper continuare su questa strada anche fuori casa. Ma Allegri, ci sorprenderà ancora nel volere cambiare la squadra in maniera guardinga, affidandosi a un centrocampo di quantità? Vedremo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNjuventus-espressione-di-calcio-sublime-1013216.htmSi100451001,02,03030331
1281013211NewsCampionatiTra Torino e Milan, un pareggio che non serve a nessuno.20170117121828Mihajlovic si arrabbia, ma il Toro ha bisogno di tempo per maturare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino e Milan sono scese in campo per vincere; i granata per continuare a sperare di entrare in Europa League e i rossoneri per ritornare in Champions. Ma anche se il risultato di 2 a 2 ha sentenziato un laconico nulla di fatto per quanto riguarda gli obiettivi da raggiungere, il match tra le due squadre è invece stato colmo di emozioni. E, anche se il Toro di Mihajlovic ha qualcosa in più da recriminare, la squadra di Montella ha dato dimostrazione di saper reggere la furia agonistica dei granata con cinismo e maggiore maturità. Il primo tempo del Toro, infatti, è stato veemente perché ha attaccato a testa bassa imponendo il suo gioco, realizzando 2 gol con Belotti e Benassi, ma fallendo la terza rete con un calcio di rigore sbagliato di Ljajic. Nel secondo tempo il Torino ha mollato la presa per lunghi tratti e il Milan ne ha approfittato segnando il primo gol con Bertolacci e poi pareggiando il conto con un rigore segnato da Bacca. A questo punto il Toro, forse perché pungolato dal pareggio ha ripreso a giocare, ma è ormai troppo tardi per poter vincere la partita. Due sono state le opportunità granata da registrare; una con Belotti , il cui tiro è andato di poco a lato e l’altra con Ljajic che si è visto neutralizzare il proprio tiro da Donnarumma. Questa è in sintesi la storia di una partita che invece ha avuto nel suo interno, grandi momenti di calcio emozionante con capovolgimenti di fronte. Il Milan ha dato dimostrazione di crescita, mentre il Toro è ancora un po’ lontano da quella logica di squadra capace di sviluppare un calcio maturo e consapevole dei propri mezzi. Tuttavia, alzi la mano chi, ricordando il gioco dei granata del campionato 2015-’16, può dire che era più divertente. Pensiamo davvero che a livello di qualità tecnica, di gioco, di determinazione e di mentalità, non ci sia alcun dubbio sul miglioramento apportato da Mihajlovic. Ma ci vuole tempo, tanta pazienza e forse qualche acquisto da parte della società granata che possa in qualche modo integrare esperienza e ancor più qualità, in un centrocampo che ha bisogno di un calciatore esperto che possa fare da chioccia a una squadra che sta crescendo, ma che non è ancora in grado di gestire la partita come vorrebbe il suo allenatore. Un Mihajlovic arrabbiatissimo, capace di dare pugni al cartellone pubblicitario Mediaset, giusto per sfogare alla fine del match tutta la sua delusione. E, in effetti, non gli si può dare tutti i torti, perché i suoi baldi giovani ripetono sistematicamente errori già fatti, come fosse un vizietto cui non riescono a farne a meno. Eppure, a detta dell’allenatore granata, sembra che certe cose provate e riprovate mille volte, abbiano sortito gli effetti desiderati. Poi, all’atto pratico, l’improvviso Black out mentale sembra quasi inevitabile. Ma una cosa è certa, Sinisa Mihajlovic deve assolutamente proseguire sulla strada iniziata, senza essere tentato di buttare all’aria tutto. Lui è un tipo sanguigno, lo sappiamo. Tuttavia, a mente fredda, è doveroso smaltire la legittima delusione aspettando con pazienza una maturazione che stenta ad arrivare. Certo, questo significherebbe non arrivare in Europa e ritornare nell’anonimato di un campionato che si era sperato fosse invece all’insegna di una rinascita che potesse dare al Toro l’immagine di squadra forte e degna della sua straordinaria storia. Noi pensiamo che è solo questione di poco tempo, di qualche correzione efficace e di un credere in maniera convinta che questa strada che oggi appare in salita, si delineerà chiaramente assieme ai nuovi e tanto sognati scenari europei. Oggi il Toro è sulla buona strada e pensiamo pure che il presidente Cairo, facendo tesoro degli errori passati, possa non avere la tentazione di privare la squadra dei suoi pezzi pregiati. Da buon amministratore del club granata quale egli è, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il presidente ha capito che se si vuole un Toro forte, è indispensabile sfoltire l’inutile e tenersi stretto ciò che fa la differenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-mihajlovic.jpgSiNtra-torino-e-milan-un-pareggio-che-non-serve-a-nessuno-1013211.htmSi100451001,02,03030287
1291013207NewsCoppeMihajlovic, carattere deciso ma mai ipocrita20170113193623Un allenatore da ammirare.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Sinisa granata sembra essere stato disegnato dal destino. Sì, perché ha tutto, ma proprio tutto quello che significa essere del Toro. Sanguigno, furioso, istintivo, ma capace di mettere cuore e anima nel suo lavoro, per il bene della squadra. E così mister Mihajlovic somatizza, s’incazza, ci sta male, si aggroviglia e s’incasina di cause e concause, dopo ogni partita in cui il suo Toro gioca bene per 45 minuti, poi molla, riprende a giocare bene, ma alla fine perde la partita. E’ quello che abbiamo visto a San Siro nella partita di Coppa Italia che il Torino ha giocato contro il Milan. Nel primo tempo abbiamo visto un Toro capace di piacevoli manovre, bello e determinato. Ha aggredito l’avversario ed è andato in vantaggio con una bellissima rete di Belotti, che si è involato in area di rigore avversaria ed ha fatto partire un destro che ha superato Donnarumma. Il Milan di Montella si è subito trovato spiazzato, forse perché non s’aspettava un Toro così ordinato tatticamente, intelligente nelle ripartenze e anche preciso nei passaggi e nelle verticalizzazioni. Brillanti i componenti di centrocampo che si sono avvalsi di uno splendido Ljajic salito in cattedra, e della velocità di un Iturbe che sembrava andare a mille all’ora, mentre Belotti lottava da vero guerriero contro un Paletta che gli ha fatto sentire più d’una volta i suoi tacchetti. Ma è tutta la squadra del Toro che ha brillato nel primo tempo, con il pensiero fisso di potere regalare ai suoi tifosi il derby di Coppa Italia con la Juve, dopo aver vinto contro il Milan. Poi, nel secondo tempo, la confusione, l’incertezza e forse anche un’ingiustificata paura di perdere, ha fatto sì che i granata si abbassassero in maniera smisurata, dando così campo a un Milan che fino a quel punto non aveva dato segni di vitalità. Così i rossoneri hanno preso animo, il Toro è andato in barca e tutto è stato più facile per il Milan che ha approfittato del momento propizio, per pareggiare le sorti con Kucka e poi segnando il 2 a 1 definitivo con Bonaventura. Tutto in 3 minuti di pura follia granata, che così facendo ha mandato ai quarti di finale un Milan che dovrà vedersela con la Juve allo Juventus Stadium. Certo, il Milan di Montella è apparso cinico e sornione, davanti un Toro ingenuo che pecca di maturità. Ma forse è proprio questo il cruccio di Sinisa, che si danna sul fatto di una tenuta psicologica che non avviene nell’arco dei 90 o 95 minuti di partita. Egli è convinto che il problema dei suoi ragazzi sia psicologico e non fisico e atletico. I ragazzi si allenano bene e riprovano a memoria schemi e ripartenze, mentre si dà pure molta importanza anche ai calci piazzati. Insomma la squadra c’è, il livello tecnico si è alzato, anche se manca ancora qualcosa in difesa e, soprattutto,bisogna avere pazienza che giovani interessanti e di qualità crescano dal punto di vista del carattere, della tenuta e anche della gestione della partita dopo averla dominata anche per lunghi tratti della gara. Noi siamo convinti che si tratti di tempo, che Baselli, Barreca, Benassi, Boyè, Iturbe, Ljajic, maturino mentalmente al pari del loro talento. Per Belotti, invece, il discorso è da fare a parte. Lui è il valore aggiunto di un Toro che si pregia di un attaccante di qualità superiore. Il “gallo” sarebbe già pronto per la Champions League, ma questo Toro no. Bisogna dunque avere pazienza e affrettare una maturazione che tarda ad arrivare. Sinisa Mihajlovic, con il suo carattere, con la cocciutaggine che si ritrova, con la voglia di Toro che ha, sicuramente ci riuscirà. Si arrabbierà ancora, non dormirà la notte, vivrà ancora qualche domenica pomeriggio in cui si presenterà giustamente rabbuiato in conferenza stampa contro noi giornalisti, ma è il suo modo di essere. Meglio così, perché tutto ciò è significativo di chi mette l’anima in tutto quello che fa. E in un mondo del calcio in cui esistono solo i lauti contratti, ed il vile denaro sembra essere l’unico scopo di un calcio che non è più gioco, noi diciamo senza remora alcuna: “Ben vengano personaggi come Sinisa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-mihajlovic.jpgSiNmihajlovic-carattere-deciso-ma-mai-ipocrita-1013207.htmSi100451001,02,03030271
1301013205NewsCampionatiClaudio Ranieri è il miglior allenatore Fifa 201620170110164527Un prestigioso premio all`allenatore romano di Testaccio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’ambito riconoscimento è stato consegnato da Diego Armando Maradona al tecnico di Testaccio, autore del miracolo Leicester. Già, è stato proprio un miracolo quello del Leicester dell’anno scorso, capace di vincere la Premier League nonostante lo strapotere dei club inglesi molto più importanti della piccola squadra di mister Ranieri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono pazzo di felicità”</b> ha commentato l’allenatore romano che ha così continuato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Il Dio del calcio ha deciso che l’anno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">scorso dovevamo vincere noi, e così in Inghilterra è successo qualcosa di incredibile. Per questo devo ringraziare i miei calciatori e i nostri tifosi”.</b> Ranieri ha conquistato il 22,6% dei voti, mentre il 16,56% sono andati a Zinedine Zidane e il 16,24% a Santos. Quello di Ranieri è anche un grande riconoscimento verso la scuola di allenatori italiani, che da qualche anno ormai è presente in tutta Europa e anche nel calcio cinese,che è sempre più propenso ad assumere le prestazioni di grandi allenatori e talenti calcistici, per potere accrescere una cultura che è ancora lontana dai massimi livelli. Con questo premio Claudio Ranieri succede a Guardiola, Del Bosque, Loew e Mourinho che l’hanno preceduto come titolo di migliore allenatore Fifa. Cristiano Ronaldo, nemmeno a dirlo, ha conquistato l’ennesimo riconoscimento dell’anno 2016 con il 34,54% dei voti, precedendo Lionel Messi che di voti ne ha avuti il 26,42%. Ma ritornando a Claudio Ranieri che è stato il principale artefice della realizzazione del sogno Leicester, ma anche suo personale, vogliamo ricordare quello che disse Mourinho quando gli mise l’etichetta del perdente : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Ranieri? Un 70enne che ha vinto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">solo una piccola coppa”</b> Già, una piccola coppa…..Peccato che allora avesse solo 54 anni e un futuro che oggi è il presente!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711claudio-ranieri--foto.jpgSiNclaudio-ranieri-e-il-miglior-allenatore-fifa-2016-1013205.htmSi100451001,02,03030276
1311013196NewsCampionatiVince la Juve contro la Roma e si porta a + 7 dai giallorossi.20161218132357Incontro avvincente e carico di spunti agonistici<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">17° turno di campionato, 17 come il giorno della partita, e quasi 17 (ma al 14’ di fatto) il gol di Higuain che ha deciso il match. Non c’è che dire, il 17 è il numero fortunato per questa Juve, che battendo allo Juventus Stadium la Roma per 1 a 0, la distacca di ben 7 punti. Chapeau, dunque, ai bianconeri di Allegri, che dopo avere incamerato le brutte scoppole subite da Inter, Milan e Genoa, ne ha fatto tesoro ritrovando umiltà, carattere, capacità di soffrire, e persino il gioco perduto fin dall’inizio di stagione. E’ la storia delle grandi squadre come la Juve, che difficilmente muoiono e che sono capaci di ritrovarsi dopo l’apparente agonia. Contro la Roma di Spalletti, la Juve è partita con voglia scatenante e pressing alto, decisa a far sua una partita che fin dalla vigilia si presentava importantissima per il prosieguo del campionato di entrambe le squadre. E così è salito in cattedra il portiere giallorosso Szczesny, che più di una volta ha salvato la sua porta dai tiri arrembanti degli avanti bianconeri. Ma al 14° nulla ha potuto il portiere romanista, quando il pipita Higuain sulla trequarti campo vince il contrasto con De Rossi, salta Manolas e dal limite dell’aria fa partire un tiro che risulta imparabile per il numero 1 polacco. A questo punto la Juve rallenta il suo pressing asfissiante e la Roma sale in cattedra soprattutto con Nainggolan, dimostratosi guerriero com’è nelle sue caratteristiche fisiche e mentali. Ma la Roma di Spalletti questa sera ha evidenziato alcune gravi incertezze soprattutto a centrocampo, dove Gerson non è mai entrato in partita e Perotti non è riuscito a fare la differenza come in altre occasioni. Evidentemente i giallorossi sono stati sorpresi fin dall’inizio, da questo cipiglio propulsivo di una Juve scesa in campo a vendere cara la pelle. E persino Sturaro ha meravigliato positivamente nel suo correre, contrastare e farsi trovare pronto anche in attacco, quando più d’una volta ha sfiorato il raddoppio per la Juve. Ma il 7 in pagella, a parer nostro, oltre a Higuain che ha segnato il gol decisivo, lo meritano Mandzukic e Rugani. Mandzukic, per aver giocato spesso da difensore aggiunto, recuperando un’infinità di palloni, mentre Rugani ha dimostrato grande personalità e certezza di un futuro che è già presente. Ma è nella sua totalità che la Juve ha giocato da squadra, con il pensiero mai smarrito che questa partita potesse rappresentare il bivio verso quel 6° scudetto consecutivo che la farebbe entrare nella leggenda. La Roma di Spalletti, pur avendo pressato la Juve per lunghi tratti del secondo tempo alla ricerca del pareggio, ha realmente impensierito Buffon soltanto in alcune circostanze. Molti sono stati gli ammoniti di una partita spigolosa per antiche ruggini e per il reale desiderio dei giallorossi di ambire al ruolo di unica vera squadra anti Juve: a De Rossi, Dzeko, Gerson, Nainggolan, Rudiger, il signor Orsato ha mostrato i cartellino giallo, come pure a Rugani, Alex Sandro e Sturaro. Adesso, dopo che la Juve si è laureata Campione d’inverno con due turni d’anticipo, punta tutto il suo impegno alla Supercoppa che la vedrà opporsi al Milan in quel di Doha. Poi le meritate vacanze di Natale e uno sguardo al mantenimento del distacco acquisito in campionato, che fa da antipasto al riavvio di Champions League contro il Porto. Insomma, per i tifosi juventini si prospetta un 2017 che, se avrà gli stessi risultati vincenti emersi in questa circostanza per la concomitanza del numero 17, quali migliori auspici?</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNvince-la-juve-contro-la-roma-e-si-porta-a-+-7-dai-giallorossi-1013196.htmSi100451001,02,03030318
1321013195NewsCampionatiAvvincente ed emozionante derby della Mole20161212200245Partita intensa e spettacolare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Torino 1 – Juventus 3. La Juve vince il derby della Mole. Onore al merito. Ma chi non ha visto la partita lasciandosi attrarre dal risultato così eclatante, potrebbe pensare che per i bianconeri sia stata una passeggiata. Non è così. Nell’analisi tecnico - tattica di un derby davvero interessante sotto il profilo del gioco, abbiamo notato un inizio arrembante del Toro che è andato in vantaggio nei primi venti minuti della partita con l’irrefrenabile “gallo” Belotti, che per lunghi tratti della gara ha messo in difficoltà Rugani e la difesa bianconera. Un moto perpetuo capace di aggredire, carpire palloni, ringhiare in ogni occasione d’attacco della squadra granata. Poi, poco più tardi, il “pipita” Higuain infila il portiere Hart con un tiro di destro che si insacca nell’angolo del palo esterno del portiere granata. Una disattenzione imperdonabile della difesa del Toro, che in una delle tante ripartenze improvvise della squadra di Allegri, ha lasciato campo libero al devastante Cuadrado che in velocità ha passato la palla a Mandzukic, il quale ha trovato in verticale un pallone per Higuain; e così il gioco è fatto. Un 1 a 1 momentaneo che sembra proprio il destino dei due attaccanti, quasi a volere dimostrare il loro valore comparabile ai 200 milioni di euro scarsi, con relativa clausola rescissoria. E’ il frutto del calcio moderno e degli iperbolici contratti su cui potremmo dilungarci a dismisura. Ma, continuando l’analisi del derby con la faccia di Torino e Juventus, questa volta dobbiamo dare atto a Max Allegri che si è presentato allo stadio Grande Torino con Sturaro al posto di Pjanic (entrato sul finire della gara e autore del terzo gol), prevedendo una partita di battaglia e meno tecnica. E così è stato, perché il Toro arrembante sotto il profilo dell’intensità agonistica, dopo il primo gol non ha saputo raddoppiare. Merito del 4-3-3 voluto dall’allenatore della Juventus che in fase di interdizione diventava un 4-4-2, capace di contenere l’aggressività dei granata. Mihajlovic, da parte sua, sull’1 a 1 ha pensato di vincere la partita e con un atto di coraggio, nel secondo tempo ha tolto Benassi per Boyè, Baselli per Martinez, lasciando il trio d’attacco composto da Iago Falque, Belotti e Ljajic. Si può pensare a una pazzia, ma l’allenatore granata non è nuovo a queste mosse tattiche che rivoluzionano e danno spinta estrema all’attacco, indebolendo tuttavia il centrocampo. Ma il rischio è nel suo DNA, è il suo modo di vedere il calcio propositivo e con gli attributi. D’altra parte se non ci si accontenta di uno scialbo pareggio, bisogna pur attaccare per vincere. Teorie che qualche volta non sono condivisibili nel calcio, soprattutto quando si perde. E se il Toro avesse vinto? Beh, allora saremmo tutti qui a elogiarne le mosse tattiche. Ma ritornando alla Juve, dobbiamo dire che come per incanto sembra aver ritrovato la fisionomia di un gioco che aveva perso per strada. Evidentemente la squadra di Max Allegri aveva bisogno di essere pungolata nell’orgoglio. E, ironia della sorta, il Toro con il suo essere arrembante e ad inizio gara pure asfissiante nel pressing alto, ha sollecitato il ritrovamento di un carattere bianconero che si era perso persino nel mare di Genova. Pensiamo che la vittoria della Juventus possa racchiudersi proprio con questa analisi, perché abbiamo visto finalmente quelle verticalizzazioni di gioco sperato e mai visto, soprattutto a beneficio del “pipita” Higuain che, guarda caso, ha siglato la sua doppietta di giornata. Quando hai in squadra giocatori di tale levatura, devi metterli in condizione di rendere al 100%. Altrimenti è davvero uno spreco! Si chiude così il tanto atteso derby della Mole, il primo della stagione 2016-17. Adesso la Juve può gestire tranquillamente il suo vantaggio in campionato e pensare ad un Febbraio che la vedrà avversaria del Porto in Champions League. Per quanto riguarda il Toro, invece, è importante smaltire in fretta la delusione del derby che, come dicevamo qualche tempo fa, non deve più rappresentare l’unico senso del campionato, ma soltanto una partita che è diversa dalle altre e niente più. L’ambiente granata, Mihajlovic e i suoi ragazzi devono riprendere la strada interrotta perché questo Toro è maturato, ha alzato notevolmente l’asticella tecnica ed ha sposato una volontà vincente. Quella del suo allenatore che in qualche partita dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non volevo accontentarmi del pareggio…” </b>Erano anni che non si parlava e si agiva così in casa granata…..</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNavvincente-ed-emozionante-derby-della-mole-1013195.htmSi100451001,02,03030347
1331013192NewsCampionatiLa Juventus e il male (non tanto) oscuro20161127201742Poco alla volta emergono i problemi della Vecchia Signora d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Genoa batte Juve 3 a 1. Non è tanto la sconfitta a far parlare di sé, ma come è maturata. Ci si potrebbe appellare alle assenze o all’avversario arrembante, forte fisicamente e capace di non farti più capire niente, disputando la partita della vita, fatto è che a questa Juve manca l’anima. E’ dall’inizio del campionato che ne parliamo, che scriviamo di una squadra senza gioco e senza un centrocampo capace di illuminare e interdire nella stessa misura. Ma, evidentemente, il suo primato nelle classifiche di Campionato e di Champions ha azzittito quella parte di critica costruttiva che, nonostante tutto, ha sempre cercato di fare un’analisi approfondita che potesse vedere oltre la positività data dalle vittorie maturate attraverso il non gioco. Questo stato di cose ha fatto prolungare l’emergere dei fatidici nodi al pettine e prendere coscienza della situazione. E’ come avere assorbito il cortisone, che pur con tutte le sue controindicazioni è capace di togliere il dolore senza però andare alla radice del problema e risolverlo. Ecco, ci sembra che questa metafora si addica perfettamente alla Juventus di quest’anno, che fino ad oggi è riuscita a nascondere i suoi gravi problemi di un assetto di squadra che non fa emergere le idee di gioco, nonostante i vari primati. Sono tanti i campioni di questa Juve di Allegri, ed è per questo motivo che le tre sconfitte subite in campionato tra Inter, Milan e Genoa, fanno particolarmente rumore per come sono maturate. Moduli di gioco che cambiano e giocatori che tra infortuni e scelte tecniche sono messi in campo saltuariamente, dando la sensazione di una confusione che non è da Juve. Il passo lento, la mancanza di movimento senza palla e l’ostinazione di portarla avanti senza sapere a chi darla, hanno fatto sì che gli avversari hanno capito come aggredire alto una Juve che è troppo flemmatica e incapace di reagire all’intensità di gioco avversario. La partita vista a Genova è la fotocopia di quelle viste a San Siro contro Inter e Milan. Una squadra che viene aggredita costantemente dall’avversario all’altezza della sua difesa senza farti ragionare, deve dimostrare dall’alto della sua esperienza di sapersi districare con calma, senza cadere in confusione. Questo atteggiamento la Juve di oggi non è in grado di farlo, perché non è sorretta dall’intendimento globale di squadra capace di accorciare il suo gioco tra difesa, centrocampo e attacco. Pjanic (che ha battuto una punizione alla Pirlo, siglando l’unico gol bianconero contro il Genoa), non ha le caratteristiche di Pogba, sia per forza fisica nell’interdire e costruire il gioco, sia per mancanza di continuità. Ma non è l’unico neo di questa Juve infarcita di grandi campioni, ma incapace di avere una sua ben precisa fisionomia di squadra. I tifosi aspettano fiduciosi e la società che ha speso un patrimonio di Euro, si augura di risolvere questi problemi almeno entro il prossimo marzo, il mese in cui riprenderà la Champions League. Sì, perché in questa condizione non vediamo proprio come la Vecchia Signora possa ambire alla conquista di quella Coppa che la casa bianconera quasi pretende.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Genovafl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juventus-e-il-male-non-tanto-oscuro-1013192.htmSi100451001,02,03030312
1341013187NewsCampionatiVivere nella città del pallone che ha più scudetti d’Italia.20161101170621Juventus e Torino, due storie da raccontare.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non è facile. Chi come me vive in una Torino che è prima nella conquista di scudetti, ed è sistematicamente chiamato a scrivere le sorti pallonare di Juventus e Torino, si trova spesso combattuto nella difficoltà di essere imparziale. E’ vero, la materia pallonara già così opinabile come sua marcata radice, non aiuta a liberarsi dalle varie simpatie o antipatie del caso. Ma vivere all’ombra della Mole Antonelliana, in un contesto calcistico che non fa sconti a nessuno e che storicamente è in continuo antagonismo, ti mette quasi a disagio. Eppure l’elegante città sabauda , dall’alto della sua aristocratica signorilità, sembra essere al di sopra di queste cose che invece mette in evidenza soltanto nei giorni che precedono il derby cittadino. E allora anche il lento fluire del Po sembra agitarsi tra due sponde che si dividono in maniera netta, si guardano in cagnesco e mai tentano di conciliarsi. Tu perché sei juventino e tu perché sei granata. Ognuno con la propria passione sportiva, con la propria storia, i campionati vinti, le coppe, i trofei orgogliosamente esposti nelle vetrine dei rispettivi musei e anche le tragedie che si sono intrecciate in tanti anni di storia. E noi siamo qui per raccontare le tappe, gli anniversari, ma anche le emozioni di un pallone che fa parte di una Torino che sa stare in mezzo ai due colori sportivi, senza turbarne la suscettibilità degli uni e degli altri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Torino siamo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">noi”</b> dicono i tifosi del Toro, mentre lo stesso rispondono gli appassionati juventini. In fondo, sostenendo la stessa cosa, si percepisce l’amore per lei, la città piemontese dei <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bogianen”</b> (si pronuncia Bugianen) che tradotto in italiano vuol dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“non ti muovere”,</b> un soprannome popolare dato ai piemontesi, che rispecchia un temperamento caparbio, capace di affrontare le difficoltà con determinazione. E mentre i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bogianen”</b> granata hanno appena festeggiato la ricorrenza dei novant’anni della nascita del Filadelfia e la sua rinascita che avverrà nella primavera del 2017, i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bogianen”</b> bianconeri festeggiano i 119 anni della nascita della Vecchia Signora d’Italia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Il 1° Novembre 1897, infatti, nasceva la Juventus ad opera di alcuni studenti del liceo D’Azeglio di Torino. Tanti anni sono dunque passati da allora a oggi, con un intermezzo di successi in Italia, in Europa e nel mondo, con un susseguirsi di grandi presidenti, ma anche di tragedie, di lutti e di una retrocessione in Serie B. Dopo 5 scudetti consecutivi, adesso per la Juve si apre la possibilità di entrare nella leggenda, mettendo il marchio definitivamente indelebile su quella fatidica frase detta da Boniperti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.</b> Già, è l’unica cosa che conta. Ma quest’anno bisogna cambiare registro almeno nel gioco, perché così facendo se si pensa ad un eventuale quarto di finale di Champions League o a una semifinale contro determinate squadre, è pensiero comune che la Juve debba ancora fare dei grandi passi in avanti; (Buffon dixit). E intanto la storia del calcio torinese continua con i suoi se e i suoi ma, nonostante il suo status economico e sociale non sia più florido come qualche anno fa, ma sempre in grado di evidenziare quella voglia di antagonismo pallonaro che resta pur sempre il sale della città della Mole. Sì, perché il suo sorvegliare continuo dall’alto della sua imponenza, manifesta sempre l’accuratezza&nbsp; di essere imparziale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-torino.jpgSiNvivere-nella-citta-del-pallone-che-ha-pio-scudetti-d-italia-1013187.htmSi100451001,02,03030397
1351013183NewsCampionatiIl fatal San Siro20161023124352La Juve cade ancora a Milano<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo la legnata subita ad opera dell’Inter, la Juventus perde ancora in quel di San Siro contro il Milan. E’ vero, questa volta i bianconeri sono stati penalizzati da un regolarissimo gol segnato da Pjanic, inspiegabilmente annullato dall’arbitro Rizzoli, che prima convalida la rete e poi l’annulla. Tuttavia, dobbiamo dire che se anche quel gol fosse stato assegnato com’era logico che fosse, il giudizio sulla Juve non sarebbe cambiato nella sostanza. E’ dall’inizio di campionato che in campo vediamo una squadra che è ben lontana dai suoi standard abituali. A tratti facciamo fatica a pensare che quella squadra sia la Juve, talmente i nomi altisonanti e l’autorevolezza di una società leader nel settore calcistico farebbero pensare. Eppure, ci siamo anche abituati a dire che in fondo questa Juventus di Higuain, Pjanic, Dybala, Dani Alves, Cuadrado e company, nonostante la sua estetica bruttezza di gioco, sia comunque prima in Campionato e anche in Champions League. Ma, evidentemente, il perdurare di questa situazione, non può far altro che far emergere tutti i nodi che inevitabilmente stanno venendo al pettine. La realtà è che la Juve attuale soffre troppo, quasi come una provinciale che ha l’obiettivo di salvarsi. L’abbiamo vista anche ieri sera a San Siro al cospetto di un Milan giovane, caparbio, ben messo in campo da Montella e, soprattutto, con la necessaria fame agonistica che i bianconeri sembrano aver perso per strada, proprio nell’anno dei suoi campioni. Non c’è mistero in tutto questo. Nel calcio tutto ha una sua logica e poche cose sono improvvisate, anzi diremmo quasi nessuna. Per questo, noi che scriviamo di calcio, abbiamo messo più volte in evidenza dall’inizio di campionato una Juve che è alla ricerca continua di se stessa, senza ritrovarsi mai. Una sorta di cantiere che vuole definire un’opera che tarda a completarsi, forse per mancanza di idee chiare del suo allenatore. Già, un Max Allegri che dopo la fine del match con il Milan, ai microfoni dei media, fa i complimenti ai suoi ragazzi che hanno fatto una partita di intenso valore agonistico e tecnico. Mah, sarà! Noi abbiamo visto un’altra partita! Attraverso i nostri occhi si è evidenziato un match in cui il Milan ha messo in campo idee di gioco, umiltà, fame agonistica, pressing alto e ottimo ordine tattico. La Juve, invece, fino a quando è rimasto in campo Dybala, ha cercato attraverso il movimento senza palla di sorprendere gli avversari, eccedendo tuttavia in personalismi esasperati da parte dei portatori di palla come Dani Alves, Hernanes, Alex Sandro, senza mai dare verticalizzazione a un gioco che vede sistematicamente Higuain con le spalle alla porta. Poi, con l’ingresso di Cuadrado, abbiamo notato ancor più disordine e confusione tattica in una manovra che si è incaponita maggiormente nel dribbling inconsistenze e nel portar palla senza la dovuta calma. Personalismi da ansia agonistica, che sono senza costrutto. Ma dov’è il gioco? Dov’è la fluidità di manovra? Dov’è la squadra? No, ci dispiace per Allegri, ma noi siamo davvero di parere avverso, anche perché questa Juve annoia per la sua monotonia nell’insistere su azioni monotematiche. Sempre le stesse, sempre facilmente prevedibili. Cuadrado va sul fondo e crossa sperando che qualcuno raccolga la palla di testa e segnare. Lo stesso fa Alex Sandro dall’altra parte, sfiancandosi senza costrutto a portar palla. Anche Bonucci è fuori forma. Certi errori non sono da lui. Il ragazzo, evidentemente, ha la testa altrove, ed è pure comprensibile. Forse avrebbe bisogno di rifiatare, ma è Allegri che dovrebbe farlo riposare. Unica nota lieta? L’immensità di Barzagli, sempre attento, lucido e pronto a sventare le incursioni dei più giovani avversari. Insomma, se la Juve non può certamente appellarsi alla sfortuna, il Milan di Montella che adesso si trova a due punti dalla vetta, può invece rallegrarsi di aver trovato il gioco, l’autostima, la maturità calcistica dei suoi baby come Donnarumma e Locatelli e l’umiltà di chi ha tanta fame e voglia di rientrare a far parte delle più forti compagini d’Italia. Montella sta lavorando davvero molto bene. Adesso cerchi la continuità di gioco e di risultati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNil-fatal-san-siro-1013183.htmSi100451001,02,03030352
1361013181NewsCoppeBuffon batte Lione, 1 a 020161019142659Immensa prestazione del portiere bianconero, che zittisce chi ha pensato al suo tramonto.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Con tutto il rispetto per la rete realizzata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b>, è evidente a tutti che la partita di Champions League tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lione </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Juventus,</b> sia stata vinta dal numero 1 e capitano della Vecchia Signora. Infatti, oltre il rigore parato, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> ha neutralizzato almeno due chiare occasioni da gol degli avversari. In più, ha messo in campo una grinta e una determinazione di particolare intensità emotiva, che sono state l’emblema del suo recondito offeso dalla smisurata critica fatta a sue spese, dopo alcune recenti incertezze tecniche capitate tra la Nazionale e la stessa Juventus. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Che vadano al funerale, tanto non troveranno nessuno”, </b>dice con comprensibile amarezza <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> a fine partita.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “Ho già detto tante volte, senza presunzione, di essere da solo molto autocritico e non ho bisogno di sentire la spocchia degli altri che mancano di rispetto alla carriera e allo spessore di una persona. Ho sentito tante stupidate in questi giorni, ma una sola cosa è stata giusta: da Buffon si deve pretendere di più”.</b> Faccia dura e sguardo fisso alle telecamere, il Gigi nazionale sembrava quasi non assaporare una vittoria che sarà ricordata per le sue strabilianti parate, talmente era la voglia di togliersi dalle scarpe quei fastidiosi sassolini. Ma, detto questo, veniamo all’analisi di un match per nulla interessante sotto il profilo del gioco, anche se caparbio nel volere ottenere da parte della Juve, un risultato capace di metterla al sicuro per proseguire il suo cammino in Champions. E’ la fisionomia che appare a tutti in questo inizio di stagione della Vecchia Signora, la quale è cinica più che mai, senza fronzoli e, a tratti, pure noiosa. Sarà perché si chiama Juventus, sarà per il nome altisonante dei campioni che ne fanno parte, fatto è che il suo non giocar bene e quindi non divertire, è davvero una notizia che non ti aspetti. Certo, nel calcio ci sono pure gli avversari da considerare, tuttavia, il problema non sta propriamente in questi termini, poiché è proprio il gioco che è latitante. E quando nel calcio manca il gioco, vuol dire che gli interpreti devono ancora capire bene il da farsi. Ecco, a parer nostro il problema sta proprio qui. Tenuto conto che questa estate la Juve ha cambiato molti dei suoi interpreti principali, ci vorrà un po’ di tempo affinché i meccanismi di gioco vengano assimilati in maniera lineare. Questa incertezza tecnica che si aggiunge a quella tattica, (difesa a tre o a quattro? Centrocampo a cinque o a tre? Attacco a due o a tre? Trequartista o no dietro le due punte? Chi metto centrale davanti alla difesa?) fanno pensare a un cantiere che, tuttavia, tiene conto della sostanza e cioè della vittoria. Prova ne è che questa Juve, pur con tutti i suoi grossi limiti di gioco e quindi di spettacolo, si trova a essere prima in campionato con 5 punti di vantaggio sulle seconde in classifica, ed è pure in testa in Champions League a pari punti con il Siviglia. Che dire allora? Stiano zitti (almeno per il momento) i fautori del bel calcio, del gioco limpido e arioso capace di giocate che conquistano, mentre i tifosi juventini si consolino di vincere, passando attraverso quella sofferenza che storicamente non è di casa nella società di Corso Galileo Ferraris a Torino. Aspettare questa Juventus è obbligo, perché oggi come oggi non vediamo come possa controbattere le potenze calcistiche europee come, Real Madrid, Bayern Monaco, Barcellona. Per questo siamo convinti che fin dal prossimo febbraio – marzo, sarà tutta un’altra musica. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Lione Stadio OLfl0711fl07111301338-3523e2cc4a60769771cc583505f2d016.jpgSiNbuffon-batte-lione-1-a-0-1013181.htmSi100451001,02,03030348
1371013171NewsCampionatiInter aggressiva e Juve snaturata da Allegri20160920173156Contro l`Inter una bruttissima prestazione della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il calcio ci insegna che le partite sono soggette a vittorie, ma anche a sconfitte talora brucianti. Ma c’é modo e modo di perdere. E, quando questo accade, é giusto dare sportivamente merito a chi ha vinto. Il derby d’Italia tra Inter e Juventus, caricato da antiche ruggini sportive mai dissipate, si è concluso con la meritata vittoria della squadra nerazzurra per 2 a 1. Nel secondo tempo è andata in vantaggio la Juve con Lichtsteiner, ma poco dopo l’Inter ha pareggiato con un colpo di testa di Icardi, per poi chiudere i conti con Perisic incolpevolmente lasciato solo dalla difesa juventina. Per lunghi tratti della gara abbiamo visto una sola squadra in campo: l’Inter. Ma l’analisi del match ci induce a fare alcune considerazioni che non sono sfuggite alla maggioranza dei media e a chi di calcio si alimenta. Fermo restando che la squadra di Frank De Boer, (dopo la figuraccia rimediata in Europa League) è stata sorretta da giuste motivazioni, la Juventus dei supercampioni che ambiscono alla conquista del sesto scudetto consecutivo per entrare nella leggenda con l’obiettivo di conquistare pure la Champions League, in quel di San Siro è apparsa timida, titubante, senza cattiveria e, soprattutto, confusa nelle idee di gioco. La Vecchia Signora dopo la partita con la Fiorentina, Lazio e Sassuolo, stenta a trovare la sua vera identità grazie al disordine tattico provocato proprio dal suo allenatore. Un Max Allegri che per tanti motivi non si sta rivelando all’altezza della situazione. Sbaglia molto nelle scelte dei giocatori da mandare in campo, mentre sta creando confusione tattica a una squadra che ha grandissime potenzialità tecniche. Il dato di fatto, che l’arcigna difesa bianconera incassi così tanti gol, è emblematico di un centrocampo male assemblato e di un attacco che tale non é. Il tanto sbandierato 3-5-2 della Juve di Allegri, in campo si materializza con un 5-3-1-1 che è indicativo di un calcio attendista e poco portato ad attaccare. Già in Champions League contro&nbsp;il Siviglia, il tecnico toscano ha sbagliato le sue scelte lasciando il panchina Pianjc. Contro l’Inter, Allegri ha lasciato in panchina Higuain, preferendogli un Mandzukic che non è mai entrato in partita, ha schierato Pianjc lasciando fuori Lemina e dando fiducia a un Asamoah in chiara difficoltà. E poi, mister Allegri, ci deve spiegare la posizione di Kedira, che spesso si trova a fare la punta senza averne le caratteristiche. A nostro avviso il tedesco deve stare davanti alla difesa, spostando Pianjc dietro le punte. Ma c’è ancora un altro inspiegabile disguido tattico in questa Juve dai tanti problemi fatti affiorare da Allegri: la posizione di Dybala. L’argentino sembra catechizzato a giocare lontano dalla porta; fa il terzino, il centrocampista, s’inventa il ruolo di trequartista e spesso lo vediamo pure sull’esterno di destra e di sinistra, mentre il suo vero ruolo di mezzapunta non gli è dato fare. Risultato? Il ragazzo si affatica in maniera incredibile, non arriva mai a tirare in porta per ovvi motivi e produce pure uno sforzo fisico che va oltre la resistenza della sua corporatura. Tutto il contrario dell’anno scorso, in cui ha segnato tanti gol da una posizione sicuramente più avanzata. Insomma, Allegri ha bisogno di rivedere molte cose e deve pure dimostrare di azzeccare i cambi a partita in corso, senza aspettare il 70esimo minuto del match per decidere sul da farsi. Ci dispiace dire queste cose di un tecnico del quale apprezziamo il suo lavoro negli anni post Conte, tuttavia, se la Juve vuole primeggiare nel campionato italiano e in Europa, è opportuno capire presto l’importanza della giusta collocazione tattica di campioni, che solo in questo caso riusciranno a fare la differenza. E’ una Juve che risente del centrocampista che non è arrivato nel mercato d’estate e di un Marchisio di cui si avverte la mancanza proprio in una zona del campo che è cruciale per il gioco della Vecchia Signora. Detto questo, dobbiamo dire che abbiamo apprezzato l’Inter di De Boer che di colpo è sembrata risuscitata dai suoi mille problemi di gioco, di difesa e di organizzazione in campo, che come per incanto sono stati centrati in maniera positiva. Evidentemente, incontrare la Juve è anche terapeutico. E poi, se c’è di mezzo Max Allegri……..</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>fl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNinter-aggressiva-e-juve-snaturata-da-allegri-1013171.htmSi100451001,02,03030382
1381013170NewsCoppeAllegri, perché questa Juventus con il freno tirato?20160915163553Incerto inizio della Juve in Champions<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus – Siviglia 0 a 0.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Il primo turno di Champions League 2016- ’17 della squadra bianconera, ha mostrato dei chiaro scuri che fanno discutere su alcuni punti. Fermo restando che alla Juventus sarebbe bastata un po’ di fortuna per portare a casa i tre punti (vedi la traversa di Higuain nel secondo tempo, il colpo di testa di Alex Sandro neutralizzato con la punta delle dita dal portiere spagnolo e, non ultimo, il possibile rigore non dato per atterramento in area di Pjaca sul finire della partita) ci chiediamo perché la squadra di Allegri sia apparsa così timorosa e titubante, soprattutto nel primo tempo, allorquando si è manifestato evidente un atteggiamento tattico troppo attendista. Uniche due occasioni della prima parte della gara sono capitate sui piedi di Kedira, il quale non ha saputo sfruttare due bellissime imbucate che avrebbero potuto portare in vantaggio la sua squadra. Poi il nulla, mentre appariva ordinata e ben messa in campo la squadra spagnola di Sanpaoli, il tecnico cileno che con un 4-3-3 è stato capace di imbrigliare il gioco offensivo bianconero. E’ vero, il Siviglia non ha fatto neanche un tiro in porta durante tutta la partita, tuttavia, è bene dire che il non gioco sugli esterni da parte della squadra di Allegri, ha agevolato di gran lunga la tattica degli spagnoli. E allora la domanda viene spontanea: “Perché Allegri ha optato fin dall’inizio con un centrocampo muscolare composto da Asamoah, Lemina e Kedira, lasciando in panchina Pjanic che è capace di dettare i tempi? Più che un 3-5-2 posto all’inizio della gara, la squadra di Allegri ha manifestato sul campo un 5-3-1-1 che la dice lunga su un atteggiamento tattico molto guardingo nel corso dei primi 45 minuti. Poi, nel secondo tempo, approfittando di un calo fisico da parte degli avversari, la Juventus è apparsa più aggressiva. E allora, perché non iniziare la partita con la stessa foga agonistica dimostrata in buona parte dei secondi 45 minuti di gioco? Questo ci sembra un punto importante sul quale riflettere a lungo, anche in considerazione del fatto che il calcio europeo ci insegna che nella logica del <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>gioco moderno è prevista la presenza dei due esterni larghissimi, quasi incollati sulle linee laterali. Tutto questo è allo scopo di creare un gioco arioso che possa creare superiorità numerica, quando uno dei due esterni salta l’avversario per andare a fondo campo e crossare in area di rigore. Perché la squadra di Allegri non l’ha fatto? Forse perché i 3 attaccanti spagnoli che stazionavano stabilmente e in modo aggressivo sulla trequarti campo, avrebbero potuto rappresentare un pericolo per la porta di Buffon? Ma in tal caso, non sarebbe stato meglio spingere con gli esterni Evra e Dani Alves a turno, organizzando nella fase di interdizione uno scambio di ruoli con il centrocampo? Quello di regalare il primo tempo agli avversari, non è purtroppo una novità assoluta per la squadra di Allegri, che tende sempre ad aspettare il secondo tempo inoltrato per affondare i suoi colpi, approfittando dell’inevitabile calo fisico degli avversari. Ci sono certamente molte domande da farsi su questa Juventus di Champions che tende a snaturare il suo atteggiamento di squadra brillante del campionato italiano. E poi c’è un certo Pjaca da non sottovalutare, anzi riteniamo proprio che questo giocatore giovane, dotato di velocità e ottima tecnica di base, per le sue caratteristiche tecniche potrebbe essere utilissimo alla Juventus, qualora Allegri decidesse di optare per un 4-3-3. Insomma, nell’analisi globale di ciò che abbiamo visto allo Juventus Stadium nella prima di Champions, riteniamo davvero che Allegri debba prendere coscienza di avere a sua disposizione una Ferrari, che non può essere condotta come una 500. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri-perche-questa-juventus-con-il-freno-tirato-1013170.htmSi100451001,02,03030396
1391013166NewsCampionatiJuventus regina del mercato, ma saprà mantenere le promesse?20160903181735L`analisi del mercato della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono storie nel calcio che spesso sorprendono per la loro imprevedibilità. E così accade che squadre attrezzate per vincere, qualche volta sul campo non mantengano le promesse che la teorica “carta” suggerisce all’inizio di campionato. Tuttavia, se questo discorso è accaduto in passato, non è possibile oggettivamente pensare, che la stessa cosa possa accadere per la Juventus che è stata regina del mercato. Il 9 con lode in pagella è la logica di un’estate maestosa, fatta di un mercato ricco e intraprendente per i colori bianconeri. E’ il risultato di una campagna acquisti e vendite che non ha precedenti nella storia del calcio italiano. L’acquisto record di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e l’altrettanto iperbolica cessione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paul Pogba</b>, sono l’emblema di operazioni virtuose quanto esplicite di un chiaro obiettivo da raggiungere<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">: la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions League</b> e il sesto scudetto consecutivo, che stabilirebbe il record nella storia bianconera di tutti i tempi. Gli arrivi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dani Alves, Benatia, Pjanic, Pjaca</b> e il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b>, si integrano in maniera superba al già grande valore tecnico rappresentato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> il quale, con la sua presenza in campo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sta dando grande respiro alla manovra bianconera, nell’attesa di vedere il migliore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain. </b>Tutto sembra perfetto e magistralmente organizzato in tutti i settori. Difesa rocciosa, centrocampo in cui spiccano valori tecnici di superba classe, con un attacco che, se mette in pratica certe premesse, sarà da definire come stellare. E non importa se il mancato arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Witsel </b>potrà sembrare un piccolo rimpianto in un centrocampo che dovrà fare a meno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lemina</b> che parteciperanno alla Coppa d’Africa e di Marchisio che potrà essere disponibile soltanto a inizio anno 2017. E mentre Marotta si fregia giustamente dei suoi conti in aumento, Allegri si gode la sua nuova Juve pensando all’eventuale nuovo assetto tattico, che dovrà essere inerente alle caratteristiche tecniche dei campioni che si ritrova nella rosa bianconera. E intanto la Juve si trova già in testa al campionato con il punteggio pieno di 6 punti in classifica, avendo vinto la prima partita in casa contro la Fiorentina e poi il match esterno con la Lazio. E’ stato come acquisire il massimo risultato con il minimo sforzo. In effetti, la Juve vista in campo nelle due partite citate, non è stata all’altezza della situazione. Ma se pensiamo che quella è stata una Juve di fine agosto e una squadra che era priva di parecchi titolari, possiamo davvero chiederci cosa sarà il gioco e il rendimento di una Juventus al completo, che sta lavorando con una preparazione adatta a trovare il picco della sua forma intorno a marzo - aprile del prossimo anno. L’interruzione del campionato a beneficio degli impegni della Nazionale, dà respiro alla Juventus (ma anche alle altre squadre) che risentono ancora della fatica della preparazione estiva. Dunque, il popolo juventino che è già in fermento per seguire i fasti della propria squadra, lievita speranze di bel gioco, gol, divertimento e, soprattutto, di speranza di tante altre vittorie da scrivere tra le pagine della lunga storia bianconera. D’altra parte, qui è sempre di casa la famosa frase: “Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-regina-del-mercato-ma-sapra-mantenere-le-promesse-1013166.htmSi100451001,02,03030337
1401013165NewsCampionatiIl mercato del Toro? Cairo merita un 8 in pagella20160902151646L`analisi sul calciomercato del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo tanti anni di presidenza granata, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b> ha finalmente centrato un calciomercato intelligente sotto il profilo della gestione economica e tecnica. Si diceva di lui che avesse il braccino corto e, in effetti, in tutti questi anni di presidenza ha sempre adottato la politica dei prestiti, con scarse risorse tecniche a beneficio della squadra e con la conseguente mancanza di investimenti che potessero creare delle plusvalenze economiche a favore della stessa società granata. Ma già a partire dall’anno scorso ha finalmente deciso di cambiare rotta, investendo su giocatori giovani come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benassi, Baselli, Zappacosta, Belotti</b>, per citarne solo alcuni, che in due anni hanno fatto lievitare il loro valore. E, continuando su questa falsa riga, quest’anno ha condotto assieme al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">DS Petrachi</b> una campagna ancora più intelligente, piazzando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Glik, Bruno Peres e Maksimovic</b> e acquistando giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ljajic, Iago Falque,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Castan, De Silvestri, Rossettini, Ajeti, Boyè (giovane attaccante argentino classe 1996)</b> e prendendo in prestito soltanto il portiere della nazionale inglese, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Joe Hart</b>. In questo caso si tratta di un prestito intelligente che vale oro, vista l’importanza di un portiere che va a coprire un ruolo che in tanti anni è sempre apparso insufficiente per il Torino. Così, a conti fatti, grazie al presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cairo,</b> la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic</b> sembra ben registrata in tutti i suoi reparti, mentre al contempo il bilancio della società granata si arricchisce di un + 30,9 milioni di euro tra operazioni di vendita e acquisti. Niente male per il Torino che sta costruendo una squadra con il chiaro intento di entrare a far parte dell’Europa League del prossimo anno. Oggi, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b>, che è l’alfiere dei giovani granata, vale oltre 30 milioni di euro. Non male per un acquisto dell’anno scorso, cui sono stati investiti 7,5 milioni di euro. Ma parlando di cose tecniche calcistiche più consone ai tifosi, possiamo dire che questo Torino affidato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b> piace nella sua integrità di squadra, perché con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hart, Valdifiori e Ljajic</b> ha finalmente ricoperto i ruoli di portiere, regista di centrocampo e seconda punta adattabile anche da trequartista, che ormai da troppi anni non vantava. Oggi, finalmente, il centrocampo granata si fa più equilibrato, con meno incontristi e più giocatori tecnici dai piedi buoni, che sono in grado di costruire bene l’azione d’attacco, mentre per caratteristiche tecniche riescono anche ad interdire nel momento del bisogno. Poi, con lo stato di forma del “Gallo” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b>, tutto sembra spianare una strada che da sempre è sembrata interrotta, per un Torino che dava la sensazione di essere costantemente in cantiere. Adesso la costruzione sembra completata, anche grazie al suo capocantiere che si fregia con i fatti di avere consegnato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic</b> una squadra in grado di dare grandi soddisfazioni ai suoi tifosi. I 5 gol fatti al Bologna non devono certamente illudere oltre misura, tuttavia, pur continuando la nostra analisi positiva del Torino 2016’17, diciamo che ci sono tutti i presupposti per iniziare un progetto serio che porterà lontano.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711cairo.jpgSiNil-mercato-del-toro-cairo-merita-un-8-in-pagella-1013165.htmSi100451001,02,03030356
1411013160NewsCalciomercatoPossibile scambio Gabbiadini – Kalinic, più conguaglio alla Fiorentina20160828162123Napoli e Fiorentina si incontrano per scambiare i propri centravanti<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il Napoli sfiducia Gabbiadini e propone lo scambio con Kalinic, aggiungendo 10 milioni di Euro. Un affare per De Laurentiis e Sarri che vorrebbero disfarsi dell’attaccante azzurro, per acquisire le prestazioni del giocatore croato che bene ha fatto lo scorso campionato in maglia viola. A parer nostro l’affare lo farebbe la Fiorentina che, acquistando Gabbiadini, si garantirebbe un centravanti più giovane e con maggiori motivazioni. Dopo la partenza di Higuain, infatti, l’ex giocatore della Sampdoria era sicuro di potere dare quell’apporto nell’attacco del Napoli, che l’anno precedente non ha potuto dare perché chiuso dal titolare argentino. E, infatti, nelle prime uscite di precampionato, Gabbiadini ha dimostrato a suon di gol che in questo attacco napoletano ci può stare, eccome. Ma, evidentemente, il giocatore non è riuscito a entrare nelle simpatie di Maurizio Sarri che continua ad avere delle serie perplessità su un giocatore che pur garantendo movimento in zona d’attacco, non si pone con il carisma e la necessaria esperienza per potere effettuare una Champions League ad alti livelli. Cosa che è invece nelle corde di Kalinic, il quale ha giocato nel Dnipro e viene da un’esperienza calcistica più importante in campo europeo. Tuttavia, sosteniamo ancora che se a Gabbiadini gli si dà fiducia, è un attaccante capace di fare parecchi gol garantendo movimento in attacco, duttile anche a centrocampo e capace nelle ripartenze improvvise. Pantaleo Corvino, il DS della Fiorentina che ha molta esperienza di calciatori, vedrebbe di buon occhio l’operazione che porterebbe dieci milioni nelle casse della società viola, più un giocatore che troverebbe a Firenze il suo ambiente ideale. In questo caso, il meno contento sarebbe Paulo Sousa, il quale a suo tempo caldeggiò l’acquisto del giocatore croato, facendo spendere soltanto 5,5 milioni di euro ai Della Valle. Oggi ne vale 35, con una plusvalenza di 29,5 milioni di euro. Niente male per un giocatore che sta facendo le proprie fortune proprio con la maglia viola, segnando gol importanti di testa e anche di piede. Ma Manolo Gabbiadini ha dalla sua parte la voglia e la “fame” repressa per troppo tempo, fin da quando lasciò la Sampdoria nel mercato di Gennaio di due anni fa. Vedremo cosa accadrà da qui alle ore 23,00 del 31 Agosto, giorno in cui il calciomercato chiuderà i suoi battenti, relativi all’anno in corso. Il Napoli sogna un attacco composto da Milik e Kalinic, mentre la Fiorentina, a nostro avviso, rinvigorirebbe un attacco che ha proprio bisogno di caratteristiche più simili a Gabbiadini che a Kalinic. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711gabbiadini.JPGSiNpossibile-scambio-gabbiadini-kalinic-pio-conguaglio-alla-fiorentina-1013160.htmSi100451001,02,03030448
1421013155NewsEditorialeE se il Torino fosse da primi posti in classifica?20160814175722Per il Torino si prospetta un ottimo campionato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In questa pazza estate di calciomercato in cui si sono spesi e incassati milioni di euro che sembrano noccioline, ci si chiede chi davvero abbia fatto l’affare che sia inteso come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>economico e tecnico. Infatti, l’aver ceduto un campione dal nome altisonante, non sempre è indicativo di indebolimento di squadra. E’ inutile dire che quest’anno la Juventus l’’ha fatta da padrona con i suoi numerosi acquisti di qualità e la cessione di un Pogba, che se pur giovane e indiscusso campione, ha garantito una plusvalenza di 119 milioni di euro. Pazzesco sarebbe stato non cederlo. Per il resto, abbiamo assistito a un mercato che ancora si protrarrà fino al 31 Agosto e che ci sembra più ragionato che spericolato. Dopo la cessione di Higuain, il Napoli sta operando in maniera oculata sul mercato e le prime uscite stanno confermando quanto la squadra di Sarri sia convinta a migliorare il già eccellente campionato dell’anno scorso. Per il resto, la Roma di Spalletti ha cominciato anzitempo il suo ritrovo annuale, in virtù di una preparazione che deve far fronte ai preliminari di Champions League, così come il Sassuolo che deve affrontare i preliminari di Europa League. E tenuto conto dei problemi di Milan e Inter e dell’anonimato messo in mostra da Lazio e Fiorentina, ci sembra che il Torino del nuovo corso targato Sinisa Mihajlovic sia il più accreditato a viaggiare tra le sfere alte della classifica. Tutto questo ha un suo perché. Infatti, crediamo che il presidente Cairo e Petrachi stiano per ultimare un mercato che da più parti è considerato come quello più qualitativamente interessante degli ultimi anni. Sempre con l’occhio vigile alla spesa, i due alti rappresentanti di casa granata hanno acquistato Liajic e Iago Falque che si completano nello scacchiere tattico dell’allenatore serbo, che avrà l’opportunità di valorizzare le potenzialità tecniche e tattiche dei giovani Baselli, Belotti, Zappacosta, che avevano bisogno di essere integrati da giocatori dello stesso spessore tecnico ma con maggiore esperienza. Peccato che non sia arrivato Giaccherini che è poi passato al Napoli, perché altrimenti sarebbe stata davvero la ciliegina su una torta davvero succulenta. Con la probabile partenza di Bruno Peres che non da oggi è fortemente voluto dalla Roma, resta la grana Maksimovic. Il giocatore serbo, infatti, sembra orientato a cambiare aria perché vorrebbe andare a Napoli per giocare la Champions League e perché gli sarà assicurato dal presidente De Laurentiis un contratto che difficilmente potrà proporgli Cairo. Così fa le bizze, non presentandosi agli allenamenti e facendo arrabbiare proprio il suo allenatore, che fin dal primo momento in cui si è insediato in casa granata l’ha ritenuto uno dei punti di forza del Toro. Ma si sa che di mezzo ci sono i procuratori che propongono strade diverse e lauti guadagni. Vedremo come si evolverà la situazione. Tenuto conto di quanto detto, c’è ancora da dire che a parer nostro il Torino deve risolvere il problema del portiere. Padelli e Gomis non garantirebbero tra i pali quella tranquillità che una squadra che aspira giustamente a proporre una continuità di risultati, deve dare. Padelli sembra interessare all’Atalanta e, se così fosse, Cairo e Petrachi dovrebbero agevolarne la cessione pensando ad un acquisto importante in un ruolo che deve essere di prima fascia. Tuttavia, analizzati questi aspetti, riteniamo che già così il Torino ci sembra ben attrezzato per proporre un campionato di ottima fattura. C’è un vento nuovo che soffia verso lo Stadio Grande Torino, una nuova aria che spira dallo Stadio Filadelfia di nuova costruzione, che rinnova una passione mai sopita di antica storia granata e che da quest’anno vuole sprigionare tutto l’entusiasmo represso in tanti anni di attesa. Una ricostruzione che sembrava incepparsi nei meandri dell’eterna burocrazia di questo nostro Paese che spesso si perde tra problematiche politiche che nulla hanno a che fare con lo sport. Pensiamo davvero che, se non interverranno cause impreviste, il campionato 2016’17 rappresenterà per il Torino un anno da ricordare anche per la crescita esponenziale di una mentalità vincente che da troppi anni è apparsa opaca in tutti i suoi lati più importanti. Per questo siamo convinti che quest’anno vedremo un Torino che sarà a ridosso delle grandi squadre del campionato italiano, con il cipiglio e la grinta che deriva da una storia mai dimenticata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711mihajlovic.jpgSiNe-se-il-torino-fosse-da-primi-posti-in-classifica-1013155.htmSi100451001,02,03030286
1431013154NewsCampionatiAntonio Venuto, leadership e motivazione nel ruolo di allenatore.20160811155756Quando il calcio dilettantistico è gestito da seri professionisti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><div style="border-width: medium medium 1pt; border-style: none none solid; border-color: currentColor currentColor windowtext; padding: 0cm 0cm 1pt; border-image: none; mso-element: para-border-div; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; padding: 0cm; border: currentColor; border-image: none; text-align: justify; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;">Antonio Venuto</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> da Villafranca Tirrena in provincia di Messina, è stato allenatore della S.S. Milazzo dal 2008 al 2011 conquistando due promozioni tra Campionato di Eccellenza e poi di Serie D, raggiungendo il terzo posto nel Campionato di Lega Pro di Seconda Divisione nell’anno 2010’11. Una scalata professionale che l’ha visto crescere fin da quando, allenatore dilettante di terza categoria nel 1989 ha deciso di continuare i suoi studi calcistici per ottenere l’abilitazione di allenatore di seconda categoria fin dal 2007. Poi, non contento di quanto ottenuto, si misura con se stesso per verificare le sue potenzialità. Si iscrive al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Corso di Allenatori Professionisti di Prima</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Categoria a Coverciano nell’anno 2011’12</b> e s’incammina in questa avventura con l’ardire di chi ama il calcio, desidera studiarne approfonditamente i sistemi di preparazione, l’individuazione e l’abilità nel percepire la chiave tattica giusta (anche a partita in corso), conoscere le varie scuole di pensiero e l’anima da tirar fuori dai giocatori per poterli motivare positivamente. Ma è soprattutto la psicologia applicata al gruppo dei calciatori e anche individuale, che alla fine del corso porta Venuto a discutere la sua interessantissima tesi dal titolo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Leadership e motivazione: il ruolo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’allenatore”.</b> Non è un caso che mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b> abbia scelto di ricercare e discutere questa tesi davanti a una commissione d’esame competente, (tra gli altri c’era pure mister Spalletti). Infatti, chi lo conosce bene, sa che il suo desiderio di approfondimento teorico - pratico sulle più moderne discipline tecniche calcistiche europee, lo caratterizza come uomo -allenatore dai connotati personali talmente chiari che non si possono confondere con chi vede la professione di coach in maniera minimalista, raffazzonata e senza l’opportuna etica. Lui sa che nel calcio non c’è nulla di improvvisato e neanche di definitivo e che i risultati positivi sono la chiave del successo ripartito tra società, allenatore, giocatori e tifosi, ma sa anche che ai primi insuccessi chi paga per primo è l’allenatore. Troppo navigato è mister Venuto per illudersi di successi facili che in prospettiva non danno alcuna garanzia. Lui sa come lavorare sodo con i suoi ragazzi, dai quali pretende impegno, serietà e vita ordinata fuori dal campo. Ma è anche pronto a capire se un giocatore non rende come potrebbe a causa di problemi psicologici che non rientrano propriamente nell’infortunio fisico. Ed è questa la peculiarità più naturale e importante di questo allenatore: saper capire i suoi ragazzi e motivarli ad un impegno maggiore dal quale possa scaturire il meglio di loro. Senza stress, ma con la naturalezza e la consapevolezza che si ha quando si ama qualcosa, quando si sogna di raggiungere un obiettivo che è frutto della fatica e del lavoro serio. Sono queste le caratteristiche naturali di Venuto, un allenatore che non ha solo imparato attraverso i libri e gli studi tecnico-calcistici certi valori che sono insiti nel suo DNA, semmai le ha affinate confrontandosi con i suoi compagni di corso dai nomi altisonanti come Roberto Baggio, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Fabiens Cauet, Alessandro Dal Canto, Davide Dionigi, Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Devis Mangia, Fabio Pecchia, Lamberto Zauli, Zè Maria, per citarne solo alcuni tra i più famosi. Ma lui, mister Venuto, pur non vantando un curriculum altisonante da ex calciatore, (è stato portiere di ottime qualità in campionati di Serie D e Lega Pro) non si è lasciato intimidire da nessuno, anzi si è confrontato consapevolmente con grinta e determinazione di chi deve dimostrare a se stesso e agli altri la propria preparazione. E non è un caso che ha ottenuto uno dei più alti punteggi finali di tutto il corso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">97/110</b>. Oggi si accinge a cominciare il suo secondo anno consecutivo con il Due Torri di Piraino che parteciperà al campionato di Serie D, dopo avere sfiorato la partecipazione ai Play Off nel campionato 2015-’16. Stiamo parlando di un allenatore che stuzzica davvero la curiosità per preparazione culturale calcistica, per una forma mentis di lavoro applicato al calcio che significa fatica, dedizione e ricerca insistente ai meccanismi tattici che devono essere sostenuti da una buona preparazione fisica. E così in un assolato pomeriggio d’estate, abbiamo pensato di assistere a una seduta di allenamento. Sono le ore 17,00 di un pomeriggio d’estate 2016 che a chiunque consiglierebbe di stare a mare per refrigerarsi dalla calura. Ma qui, allo stadio di Piraino in provincia di Messina si fa sul serio, proprio come se ci si dovesse preparare a un campionato di professionisti e non di dilettanti. Due allenamenti giornalieri che sono gestiti in maniera intelligente da mister Venuto, dove ogni movimento, ogni corsa, ogni fatica che sfocia nel sudore della passione, ha sempre una sua logica e nulla è mai improvvisato. La ricerca del sincronismo di movimenti che allenano la mente e il corpo a proiettarsi tra le linee degli avversari, deve essere ripetuto fino a quando i giocatori non capiscono bene ciò che devono fare con la palla al piede. L’azione parte sempre dal portiere che appoggia all’esterno di difesa e poi al centrale che cambia gioco e lancia la palla all’esterno d’attacco che s’involerà per creare l’operazione d’attacco. Esercizi ripetuti mille volte che diventano quasi maniacali, ma che devono far capire che quella è la strada giusta da seguire. La fatica e il sudore che ti ripagherà dei sacrifici fatti. E’ il concetto di un calcio fatto di poche parole e molti fatti. Un pallone che è l’emblema dell’anima messa in campo e che fa il gruppo, la squadra, il calcio. A Piraino, in quell’assolato pomeriggio di agosto, abbiamo assistito alla preparazione di un calcio vero, che chiamarlo dilettantismo è come sminuire un qualcosa che è molto simile al professionismo. E’ il calcio di mister Venuto, che non risparmia mai energie e rafforza l’autostima di chi capisce che seguirlo non fa altro che aumentare la conoscenza di stare in campo e migliorarsi. Siamo certi che anche quest’anno, (come sempre nella gestione di mister Venuto), i risultati saranno eccellenti per il Due Torri, una squadra che parte sempre in sordina, con umiltà, ma poi emerge sempre alla grande, moltiplicando il suo reale potenziale tecnico. C’è un detto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Mazzarri,</b> l’allenatore toscano ex Napoli, Inter e adesso in Premier League, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se la mia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">squadra vale 50 ed io riesco a farla valere 100, vuol dire che……”.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b> è questo, un allenatore che vive di calcio, conosce la fame di vittorie e la trasmette ai suoi ragazzi. Per tale motivo siamo convinti che per lui si apriranno scenari sicuramente più consoni alle sue aspirazioni di allenatore ad alti livelli.</span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; padding: 0cm; border: currentColor; border-image: none; text-align: justify; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font></div><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Piraino (Me)fl0711fl0711venuto-6.jpgSiNantonio-venuto-leadership-e-motivazione-nel-ruolo-di-allenatore-1013154.htmSi100451001,02,03030655
1441013151NewsCampionatiInter, “Mala tempora currunt”.20160806175746L`Inter di Mancini preoccupa Suning<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In casa nerazzurra continua a imperare la confusione. Il cielo sopra Appiano Gentile continua a essere plumbeo e le nuvole nere non promettono nulla di buono. Questo precampionato ha registrato per Mancini una serie di cattive figure che lasciano davvero disarmati. Pur con tutte le attenuanti del caso, dobbiamo dire che l’Inter continua a essere la brutta copia della squadra che negli anni è stata l’emblema della grande corazzata. Ma dov’è quell’organizzazione di gioco, quella solidità di difesa e di quel centrocampo capace di assistere le punte in uno scambio di ruoli che si identificava in un automatismo collettivo? Si diceva che Mazzarri non sapeva mettere in campo la squadra, ma Roberto Mancini che fa? Dalle casse di Thohir, che ha assecondato il volere del tecnico nerazzurro, il quale ha ricoperto il doppio ruolo di manager e allenatore, sono usciti soldi a palate. Ma quali sono stati i risultati? Beh, sono sotto gli occhi di tutti. Reduci dalle pesanti sconfitte negli Stati Uniti in cui hanno perso 3 a 1 contro il Psg e poi hanno rimediato un secco 4 a 1 contro il Bayern, i nerazzurri di Mancini sono incappati in una scoppola di 6 gol a 1 contro il Tottenham. E’ vero, l’Inter ha giocato contro squadre forti e anche più avanti nella preparazione, tuttavia, non può essere ammissibile un risultato così eclatante nella sua negatività, che è simile a una squadra dilettantistica. No, c’è qualcosa che non va in questa Inter. Più volte abbiamo percepito aria di nervosismo in casa nerazzurra, soprattutto dopo l’insediamento dei nuovi padroni cinesi di Suning. Ma non può essere questo il nocciolo del problema, visto che anche nella gestione Thohir le cose non andavano meglio. Ma allora qual è il problema di questa società che non sa esprimere il calcio ad alti livelli come da antico copione? A parer nostro c’è una confusione di base che nasce dalla società stessa e si propaga alla squadra. Zanetti, Ausilio e Mancini, non sembrano essere la triade ideale e la nuova società cinese sembra riflettere sul da farsi, mentre il mercato nerazzurro che va a rilento nonostante l’ottimo acquisto di Candreva, non sembra essere all’altezza della situazione per rientrare a far parte del novero delle squadre partecipanti alla Champions League. Poco, troppo poco è stato fatto fino adesso, tenuto conto che l’assillo di rischiare di perdere anche Icardi e Jovetic, non fa certo piacere a Mancini. Ma è la difesa che dovrebbe essere potenziata, cercando di registrare un reparto che sembra davvero in confusione totale. E non è un caso che contro Psg, Bayern e Tottenham si siano incassati ben 13 gol, da parte di una difesa che si è fatta trovare sempre impreparata. Certo, anche il centrocampo ha le sue colpe nel non aver cercato di interdire e correre in aiuto del reparto difensivo. Ma sono i meccanismi di un gioco che sembra essere sempre improvvisato e mai chiaro nelle sue iniziative. Obiettivamente, non vediamo con ottimismo una situazione futuribile che ha bisogno di riflettere sui punti nevralgici sin qui esposti. Ci auguriamo di sbagliare, ma ciò che questa Inter ha proposto da due anni a questa parte, non lascia spazio a un miglioramento sul piano organizzativo e tecnico. Non crediamo che il solo cambio di allenatore cambierebbe la situazione attuale, forse potrebbe essere un tentativo. Ma è nei membri della società che si deve intervenire e Suning ci impiegherà un po’ a capirlo. Non perché non sia in grado di farlo, ma più semplicemente perché per entrare a conoscere i meccanismi del calcio italiano ci vuole del tempo. I tifosi interisti avranno questa pazienza?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711roberto_mancini_01.jpgSiNinter-mala-tempora-currunt-1013151.htmSi100451001,02,03030320
1451013148NewsCalciomercatoLa Juventus è padrona del calciomercato20160727153541Higuain, Pianjc,Dani Alves, Benatia, Pjaca e tanto altro, nella Juve targata 2016`17<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe Marotta</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> l’aveva detto. Dopo il primo incontro avvenuto con il presidente del Napoli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Laurentiis</b> per l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gonzalo Higuain</b>, le parti si erano lasciate con un nulla di fatto. Ma l’amministratore delegato della Juventus aveva aggiunto un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per ora”</b> che era emblematico della volontà della società di Corso Galileo Ferraris di riprendere la trattativa in termini ancora più decisi. Così è stato. La Juventus ha acquistato il Pipita pagando la clausola rescissoria di 90 milioni di Euro in due anni al Napoli, mentre al giocatore argentino è stato riservato un contratto quinquennale di 7,5 milioni di Euro a stagione. Pazzo mercato che dichiara di non avere soldi e poi li spende alla grande. Ma la Juventus, i suoi conti se li sa fare molto bene, perché ha calcolato quanto percepirà dalla partecipazione alla Champions League, mentre ha ancora in riserbo l’asse nella manica concernente l’operazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba,</b> che dovrebbe fruttare ben 115 milioni di Euro per la cessione al Manchester. Cessione che sarà probabilmente ufficializzata a fine Luglio. L’argentino sarà a Torino per la seconda parte delle visite mediche Giovedì 28 (la prima l’ha già effettuata a Madrid), mentre arriverà in gran segreto all’aeroporto di Caselle alle ore 10,30 di Mercoledì 27 Luglio. Lunedì 1° Agosto comincerà gli allenamenti a Vinovo. Questo è quanto ci risulta sulla questione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain.</b> Un’operazione che ha scombussolato il calciomercato nel suo evolversi. Un puzzle che deve ricomporre le tante tessere mancanti di società come il Napoli, l’Inter, il Milan e tutte le maggiori squadre di calcio italiane che da questa mega operazione della Juventus, cercano di inserirsi per capire come organizzarsi meglio. E partiamo proprio dai partenopei.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Napoli</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - Rientrati per fine prestito, il portiere Sepe dalla Fiorentina, il centrocampista De Guzman dal Carpi e dopo avere acquistato il difensore Tonelli dall’Empoli e il centrocampista Giaccherini dal Bologna via Sunderland, il presidente De Laurentiis ha acquistato la punta polacca Milik ed ha ceduto il portiere Gabriel al Milan, il centrocampista Chalobah al Chelsea e il difensore Regini per fine prestito alla Sampdoria. Adesso si profilano una serie di obiettivi da raggiungere e si fanno i nomi di Icardi, Candreva, Rog (centrocampista della Dinamo di Zagabria), Soriano dalla Sampdoria, Herrera (centrocampista dal Porto), Pereyra dalla Juventus, Widmer e Zielisnki dall’Udinese. Ma, dopo la partenza del Pipita, per il Napoli resta ancora il punto fermo relativo alla sua sostituzione. Dopo Milik, probabile Icardi. Vedremo cosa accadrà.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Inter</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - Tenuto conto che la nuova proprietà Suning ha dato segnali di cambiamenti non immediati, come la guida tecnica della squadra, il mercato procede a rilento con il rientro per fine prestito di Ranocchia, Dodò, Andreolli, Bessa, Yao, gli acquisti di Erkin (difensore del Fenerbahce), Ansaldi (difensore dal Genoa), Banega (centrocampista del Siviglia). Ceduti Ljajic, Telles, Manaj e Juan Jesus, l’Inter si pone questi obiettivi: Gabbiadini, Yaya Tourè, Berardi, Witsel (anche se sembra in procinto di passare alla Juve).</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Milan</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - La società rossonera sta per essere ceduta da Berlusconi a un gruppo cinese, pare addirittura con il 100% delle azioni. Il nuovo allenatore Montella sta cercando di capire assieme a Galliani, qual è la strada migliore da percorrere per essere competitivi in campionato con obiettivi europei. Rientrati dal fine prestito il portiere Gabriel, Paletta, Matri, Suso e dopo avere acquistato Lapadula dal Pescara e il difensore Vangioni dal River Plate, il Milan ha ceduto Balotelli al Liverpool per fine prestito, Mexes, Boateng e Alex per fine contratto, mentre Abbiati ha chiuso la sua carriera. Al momento gli obiettivi rimangono focalizzati in Musacchio, difensore del Villareal, Kovacic, centrocampista del Real Madrid e poi Paredes, Sosa, Zielinski, Arbeloa e Mustafi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Roma </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>– La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> sembra quasi lavorare in sordina. Dopo aver rinnovato il contratto a Francesco Totti ancora per un anno, il presidente americano Pallotta non ha ancora fatto vedere acquisti scoppiettanti, e forse non li farà neppure vedere neanche al termine del calciomercato. Rientrati dal fine prestito i vari Iturbe, Ricci e Paredes, al momento i veri acquisti si riducono nei nomi del difensore Seck, del centrocampista della Fluminense Gerson, del portiere Alisson, del difensore dell’Empoli Mario Rui e del difensore dell’Inter Juan Jesus, mentre sono stati ceduti Digne, Ucan, Keita (svincolato), Maicon, De Santis, Pjanic, Castan, il portiere Szczesny all’Arsenal per fine prestito, Iago Falque e Zukanovic. Insomma, oltre mezza squadra è stata sfoltita e adesso bisognerà ricostruire. Al momento gli obiettivi sembrano essere il difensore del Barcellona Vermaelen, l’esterno Zappacosta dal Torino, Caceres che è stato svincolato dalla Juventus, il difensore del Manchester City Zabaleta e il centrocampista della Fiorentina Badelj. Troppo poco per una squadra che giocherà i preliminari di Champions League e ha in mente di fare un ottimo campionato agli ordini del suo coach Spalleetti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Torino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Agli ordini del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, la società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b> si propone come squadra dallo spirito aggressivo, così com’è nella sua storica natura. Dopo avere acquistato il difensore Ajeti dal Frosinone, il difensore Barreca dal Cagliari, l’attaccante Boyè dal River Plate, l’attaccante Iago Falque dalla Roma e il serbo Ljajic dall’Inter, i granata hanno ceduto alla Lazio l’attaccante Immobile, il difensore Glik al Monaco, il portiere Castellazzi per fine carriera e il centrocampista Farnerud. Questi gli obiettivi da raggiungere: il difensore De Silvestri, il difensore della Fiorentina Tomovic, il centrocampista del Milan Kucka (che piace tanto a Mihajlovic) il centrocampista Badelj della Fiorentina, il centrocampista Valdifiori del Napoli e Grenier, il centrocampista del Lione. Vedremo cosa accadrà da qui al 31 di Agosto, giorno della chiusura del calciomercato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Della Juventus abbiamo già parlato abbondantemente. Possiamo solo aggiungere che nella lista degli acquisti della triade composta da Agnelli, Marotta e Paratici c’è anche Witsel, il centrale di difesa belga che attualmente milita nello Zenit di Pietroburgo. Arriverà anche lui? Con quest’andazzo nulla è precluso alla società bianconera.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711GONZALO-HIGUAIN580.jpgSiNla-juventus-e-padrona-del-calciomercato-1013148.htmSi100451001,02,03030553
1461013147NewsEditorialeInter, manca la serenità20160720183541Tra Suning e Mancini non c`è feeling<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In casa nerazzurra non c’è mai pace. Dopo la delusione dello scorso campionato, con la nuova proprietà si cerca di capire quali possono essere i nodi principali da sciogliere. Fin dall’entrata di Suning in casa Inter, si è capito che molte cose sarebbero cambiate: una fra queste la non più carta bianca data a Mancini. Tutti sanno, infatti, che Thohir pendeva dalle labbra del tecnico nerazzurro, il quale ha fatto il bello e il cattivo tempo per quanto riguarda gli acquisti e le vendite. Sono stati spesi molti soldi, ma non si è vinto nulla. Si sono create pochissime plusvalenze, registrando numerose perdite a fronte di giocatori voluti, strapagati e poi rivenduti, perché ci si è accorti di aver sbagliato. Una costante, quella di casa Inter, che mette come primo imputato proprio Roberto Mancini, che fin dall’inizio ha messo in chiaro la sua tendenza di fare apprendere un’immagine di gioco a una squadra che, purtroppo, non ha saputo recepire. Oggi, con l’avvento della nuova proprietà cinese non sarà più così, perché i nuovi dirigenti tendono a essere più partecipi alle problematiche tecniche, piuttosto che delegare. E questo, a Mancini non va proprio. Infatti, all’Inter di oggi tengono più banco le tensioni tra Suning e lo stesso Mancini, piuttosto che il mercato visto come potenziamento di progetti immediati. E non è un caso che nello scenario tecnico dei personaggi papabili ad entrare a far parte dell’entourage dell’Inter si parli insistentemente di Fabio Capello nel ruolo di manager. E se questo fosse vero, cancellerebbe sicuramente il ruolo di Roberto Mancini, proprio perché ormai da anni non è solo allenatore delle sue squadre, ma pretende anche il ruolo di dirigere la parte tecnica. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Tutto questo fa pensare che la divisione fra tecnico e società sia quasi inevitabile, anche se Thohir, pur nel suo ruolo di dirigente non più determinante, cerca di ricucire lo strappo dichiarando parole di incoraggiamento verso il tecnico cui crede tanto da sempre, per arrivare in Champions League. La squadra, intanto, procede il suo ritiro a Brunico affrontando le prime amichevoli della stagione. Dopo aver disputato le prime due partite in maniera deludente, contro Real Salt Lake, al Rio Tinto Stadium ha vinto per 2 a 1. Ma, per quello che valgono le partite di questi tempi, dobbiamo dire che si è vista una parvenza di gioco soprattutto con D’Ambrosio e Jovetic che sono stati i realizzatori del match. Per il resto registriamo il malcontento del portiere Handanovic, che mostra tutta la sua delusione di giocare in una squadra che non partecipa alla Champions League. Più volte ha dichiarato di volere andare via, ma ad oggi nulla si muove per lui sul mercato. Si vocifera poi che anche Icardi desideri cambiare aria. Napoli e Juventus sono interessati a lui soprattutto dopo le “sparate” di Wanda Nara, che sui social fa intendere di volere una società con un progetto più ambizioso. C’è poi il desiderio per nulla nascosto di Mancini, di volere l’esterno Candreva. La trattativa non è facile per l’eccessiva richiesta di Lotito che vuole 25 milioni di Euro. Ma questo non è il solo problema, infatti, per l’acquisto di Candreva e Parolo si è pure inserito il Chelsea di Antonio Conte, che ingaggerebbe i due giocatori pagandoli circa 42 milioni a testa. A questo punto, per il club nerazzurro la lotta per acquisire Candreva diventa davvero improba. Vedremo cosa accadrà in seguito, anche se, come dicevamo pocanzi, il Club di Appiano Gentile ha troppi nodi da sciogliere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711roberto_mancini_01.jpgSiNinter-manca-la-serenita-1013147.htmSi100451001,02,03030356
1471013144NewsCalciomercatoJuventus. Vendere o non vendere, questo è il dilemma.20160708183318Le tentazioni inglesi per l`acquisto di Pogba e Bonucci, si fanno insistenti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Squillano le trombe della Premier League in casa Juventus. Il rumore è davvero tanto nella sede di Corso Galileo Ferraris a Torino, e il dubbio di cedere o no alle lusinghe inglesi per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci</b> è altrettanto amletico. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester City</b> fanno sul serio. L’offerta per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba </b>è di 120 milioni di euro, mentre quella per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci</b> è di 60 milioni. Cifre incredibili che lasciano senza fiato. 352 mila euro a settimana per Pogba e 8 milioni netti a stagione per cinque anni a Bonucci. Sembra tutta fantascienza e invece l’amministratore delegato della Juventus Marotta, assieme ad Agnelli e Paratici cominciano a non dormire sonni tranquilli. Da sempre l’imperativo bianconero è di non vendere i suoi prezzi pregiati, in virtù dell’ennesimo tentativo di vincere quella Champions League ormai troppo desiderata dal mondo bianconero. Tuttavia, se pensiamo cosa potrebbero significare 180 milioni di euro per le casse della Juventus, per i suoi obiettivi di espansione territoriale e ricostruzione di una squadra altrettanto competitiva, allora crediamo proprio che, almeno per Pogba, si debba decidere di farlo andare via. D’altra parte, nonostante i buoni propositi dei giocatori intenzionati a onorare i sentimenti legati alla maglia bianconera, pensiamo sia legittimo andare dove c’è l’immenso di tutto. Come si fa a rifiutare 352 mila euro a settimana per Pogba e 8 milioni netti a stagione per cinque anni a Leo Bonucci? La Juventus incontrerà a giorni i procuratori dei due giocatori, intenzionata com’è di ritoccare il loro ingaggio che, logicamente, non potrà essere superiore a quanto hanno offerto i due club della città di Manchester. A questo punto, l’ultima decisione resta ai due giocatori i quali, se trattenuti da Marotta and company, potrebbero impuntarsi ad andare via ugualmente. C’è poi un fatto anagrafico da considerare. La giovane età di Paul Pogba induce certamente a pensare che se quest’anno viene valutato 120 milioni di euro, è probabile (ma non sicuro) che il prossimo anno ne valga almeno 30 in più, aumentando sensibilmente le plus valenze delle casse juventine. Ma tutto è legato a diversi fattori, in primis all’interrogativo per la conduzione di un altro anno ad alti livelli come quello appena ultimato e con un europeo che per Pogba ha rappresentato una lievitazione di immagine e valore economico. E poi ci sono anche da considerare gli eventuali rischi legati ai vari infortuni di cui sono soggetti i calciatori. Per Leo Bonucci il discorso è diverso. Nato a Viterbo il 1° Maggio 1987, significa che il calciatore bianconero ha compiuto 29 anni. Certo, non possiamo dire che si tratta di un giocatore vecchio, ma sicuramente maturo e con la probabilità che possa ancora fare almeno quattro anni ad alti livelli. Ma il futuro, si sa, non lo conosce nessuno. Quindi, la probabilità di avere un’altra offerta di questa portata anche per il prossimo anno, non è da ritenere scontata. Un bel dilemma dunque, per questa Juve che vince scudetti a ripetizione ma che ormai vuole quella benedetta Champions che sembra sempre più sfuggevole e stregata. D’altra parte gli acquisti già definiti di Dani Alves e Pjanic, il probabile arrivo di Benatia e l’interesse sempre attivo verso Cavani, dimostrano la volontà della Juve che, nonostante aver perso Morata e probabilmente trattenuto Cuadrado, gioca a carte scoperte sulla volontà di avere un ruolo determinante nell’Europa che conta. Vedremo dunque cosa accadrà. Noi pensiamo che la questione sarà più chiara la prossima settimana, con la fine del Campionato Europeo. Nel frattempo, se davvero Andrea Agnelli e Beppe Marotta decidessero di trattenere i suoi gioielli, dovranno sudare le fatidiche sette camicie. E forse non basterà neppure. </font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Calibri","sans-serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp; </span></span></b>Torinofl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-vendere-o-non-vendere-questo-e-il-dilemma-1013144.htmSi100451001,02,03030616
1481013107NewsCampionatiLa Juventus è Campione d’Italia per la quinta volta consecutiva.20160427135997Lo scudetto e i tanti record della Vecchia Signora d`Italia targata 2015`16.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Maradona</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”La Juventus? Ha giocatori fenomenali in federazione e fra gli arbitri”.</b> E’ l’eterna storia antijuventina che si manifesta in quella parte d’Italia che non ama i colori bianconeri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Diego Armando Maradona</b> rimasto legato al Napoli e ai napoletani, con la frase sopracitata si è reso portavoce di un retro pensiero antico come il mondo che, tuttavia, non porta a nulla di concreto. La realtà è che la Juve ha vinto il suo quinto scudetto consecutivo con un irripetibile ribaltone di + 25 punti sulla Roma e 21 sul Napoli. A Ottobre 2015, infatti, tutti pensavano che la Juve di quest’anno, dopo aver venduto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tevez,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vidal </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pirlo</b>, oltreché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Llorente</b>, avrebbe dato un addio anticipato allo scudetto. Tutti erano pronti a emarginare mister Allegri, perché si era affidato a un cambio tattico che prevedeva l’inserimento del trequartista che nella Juve di fatto non c’è. E così dopo le prime mortificanti sconfitte contro Udinese e Roma, il percorso della Juve si è fatto impervio e irto di mille figuracce tipiche da squadra provinciale, fino alla partita contro il Sassuolo in casa dei nero verdi. Una domenica in cui i bianconeri toccarono il fondo della loro dignità. In quella occasione capitan Buffon, a nome della vecchia guardia ha smosso l’orgoglio della squadra, coinvolgendo soprattutto i nuovi arrivati. E galeotto fu quel momento in cui, a cominciare dal derby torinese in cui Cuadrado ha infilato il pallone della vittoria all’ultimo minuto. Da quel momento la Juve ha ottenuto 24 vittorie consecutive su 25 partite, ha costruito il record di imbattibilità di Buffon ed è arrivata alle porte dei quarti di finale di Champions, dopo essere stata estromessa immeritatamente dal Bayern Monaco. Tutte cose che non si inventano dalla sera alla mattina, ma che hanno bisogno di tempo, di qualità, di concentrazione massima e di lavoro. E allora cosa vogliamo ancora dire oggettivamente a una squadra e a un gruppo così compatto, gestito in maniera egregia da una società capace di conoscere il segreto di “non morire mai”. D