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11013762NewsEditorialeLotta serrata in chiave Champions2021041112:00Juve,pirlo,dybala,ronaldo,milan,atalanta,Napoli,lazio,romaLa Juve cerca punti contro il Genoa. Napoli a Marassi in casa della Samp<p><span>In questa tiepida e mite domenica d'Aprile, gli appassionati di calcio non assisteranno a big match decisivi da cui passano le intere stagioni, ma ad altre partite fondamentali per la corsa champions, che vede protagoniste la Juve, il Milan, la Lazio, l' Atalanta, il Napoli e la Roma. Tre posti per ben sei squadre, di cui la met&#224; raccolte in soli tre punti e che, nel rush finale del campionato, daranno il tutto per tutto per raggiungere l'obiettivo tanto sperato. Alla Juve (che ormai ha quasi abbandonato lo scudetto) non rimane nient'altro che il posto in Champions per risollevare le sorti di una stagione fallimentare al termine della quale sono tutti messi in discussione, dall'emergente Pirlo ai veterani come Bonucci e Chiellini. Quest'oggi, avranno davanti a s&#233; una squadra compatta e difficile da battere (il Genoa) , ma la vecchia Signora si affider&#224; alla classe del ritrovato Dybala, allo straripante Chiesa (un trascinatore a tutti gli effetti) e all'intramontabile Ronaldo, giocatore decisivo e la cui qualit&#224; non va messa mai in discussione. Inoltre, i tre punti serviranno a mettere pressione al Milan, secondo in classifica e distante di una sola lunghezza sulla compagine bianconera. Invece, il Napoli giocher&#224; contro l'altra fazione genovese : la Sampdoria. I partenopei tenteranno di riacciuffare il quarto posto, sfumato dopo la deludente sconfitta all'Allianz Stadium. Dovranno stare attenti alla Lazio, che oggi affronter&#224; il Verona, squadra capace di esprimere un ottimo gioco e dare molta continuit&#224; ai propri risultati. La Roma, con alle spalle l'importante vittoria alla Johan Cruijff Arena, giocher&#224; al Dall'Ara, campo ostico e da cui vorranno uscirne vittoriosi. Infine, la 30esima giornata si concluder&#224; con l'Atalanta che sfider&#224; la Fiorentina di Iachini. Posticipo dal pronostico incerto e con cui l'Atalanta pu&#242; continuare ad inanellare successi per guadagnarsi un posto fra le grandi d'Europa.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesfoto-dybala.jpgSISChampionslottaapiusquadraapertalacorsa-1013762.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101028n
21013761NewsEditorialeA Udine, il Toro conquista tre punti d`oro2021041111:02I granata di mister Nicola vincono allo Stadio Dacia Arena, dopo una prestazione più utile che bella.<p>Si pu&#242; dire che in questo scorcio di campionato il bianconero porti bene al Toro. Infatti, dopo l'ottimo risultato ottenuto nel derby con sprazzi di bel gioco e la neanche tanto sottile amarezza di non avere conquistato la vittoria, i granata di mister Nicola hanno ottenuto il colpo quasi salvezza, grazie al rigore siglato da Belotti e una prestazione di squadra apprezzabile solo dal punto di vista del risultato ma non del gioco. Tuttavia, riteniamo sia opportuno in questa situazione di classifica non andare troppo per il sottile e badare al sodo. E' quello che ha fatto il Toro nel confronto con l'Udinese in quel dello stadio Dacia Arena di Udine. A un primo tempo sostanzialmente equilibrato &#232; seguita una ripresa in cui Arslan ha travolto in area di rigore Belotti, il quale ha trasformato in gol il rigore assegnato dall'arbitro. La reazione dell'Udinese &#232; apparsa troppo sterile e comunque non adeguata a scardinare la compattezza dei granata, i quali si sono dimostrati determinati a portare a casa i tre punti, senza se e senza ma. Per i bianconeri friulani &#232; salito in cattedra il solito De Paul, il quale non &#232; bastato da solo ad illuminare un gioco per nulla adatto ad offendere l'avversario in maniera concreta. Nel Toro &#232; regnata molta confusione a centrocampo, dove Rincon &#232; apparso poco incisivo e Mandragora ha dato maggiori spunti fisici piuttosto che tecnici. Ma l'obiettivo era vincere una partita che sarebbe stata determinante per il prosieguo di un campionato cui il Toro si deve scrollare presto di dosso l'incubo della retrocessione. Possiamo dunque ribadire che al di l&#224; del gioco, i granata stanno assorbendo il carattere e la sostanza del calcio utilitaristico voluto da mister Nicola, senza tanti fronzoli ma con la tigna di chi deve badare al sodo con chiarezza di idee, recuperando in fretta quell'autostima perduta per troppo tempo. E' il Toro, &#232; il cuore granata, &#232; l'antico tremendismo che deve essere sempre ricordato come simbolo ed essenza di questa gloriosa societ&#224; di calcio.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Udinefl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013761.htmSI0101027n
31013760NewsEditorialeInter e Juve in campo domenica. Oggi tocca al Milan2021041012:00Juve, inter,serie,a,napoli,lazio,roma,atalanta,milan,champions,scudetto,salvezzaLotta avvincente per entrare in Champions. In coda turno importante per lo Spezia<p><span>Dopo un emozionante turno di Champions ed Europa League, i calciatori di serie A torneranno in campo per la 30esima giornata. Le danze verranno aperte da un attesissimo match in chiave salvezza: Spezia - Crotone. Da una parte, la squadra di Italiano cercher&#224; di trovare la via della vittoria per allungarsi dalla zona retrocessione e superare i rivali della Fiorentina. I pitagorici, ormai sempre pi&#249; lontani dalla salvezza, vogliono onorare un campionato in cui sembra, purtroppo, sempre pi&#249; chiaro il loro destino, nonostante, da come si pu&#242; evincere dalle ultime partite, mister Cosmi</span> <span>abbia</span> <span>cercato di dare un'anima ad una squadra</span> <span>e anche trovando in</span> <span>Simy</span> <span>un gran trascinatore che merita di restare in serie A. Alle 18.00, l'arbitro Maresca dar&#224; il fischio d'inizio di Parma-Milan, match in cui gli emiliani tenteranno di vincere per staccarsi dal Crotone e prendere un po' d'ossigeno</span> <span>e quindi,</span> <span>punti molto importanti. Essi sfideranno un Milan reduce da un deludente pareggio in casa con la Sampdoria e dunque arrabbiato e desideroso di tenersi stretto il secondo posto e provare a mettere pressione ai rivali concittadini (primi in classifica). L'anticipo delle 20.45 vedr&#224; opporsi l'Udinese e</span> <span>il</span> <span>Torino</span><span>, con quest'ultimi motivati dal pareggio ottenuto nell'ostico e sentito derby della Mole. Dunque, dai granata ci aspettiamo una buona partita al fine di ottenere tre punti fondamentali per non rischiare una clamorosa retrocessione, che mai, come quest'anno, &#232; sembrata vicina. La compagine bianconera, invece, tenter&#224; di ritrovare la vittoria che manca da</span><span>ben tre partite, anche se disputate con squadre di livello qualitativo pi&#249; alto come Atalanta e, prima, Lazio. La Domenica di serie A si aprir&#224; con Inter-Cagliari</span><span>. Dai nerazzurri &#232; lecito aspettarsi i tre punti con una vittoria facile e non sofferta, ma affronteranno un Cagliari pronto a dare il tutto per tutto per ottenere la salvezza che, mai come quest'anno, sembra distante. Una partita ostica</span> <span>attender&#224;</span> <span>la Juve, la quale ospiter&#224; fra le mura domestiche il Genoa, squadra divenuta pi&#249; organizzata e solida grazie alla cura di Ballardini e che sta conducendo un cammino tran</span><span>quillo, ma sempre stando attenta</span> <span>alle</span> <span>zone basse della classifica. La Juve arriver&#224; a quest'incontro con alle spalle una fondamentale vittoria ai danni del Napoli, tre punti importantissimi per approdare nell'Europa che conta e cercare di onorare una stagione ben al di sotto delle aspettative. Il Napoli, dopo la cocente sconfitta subita all'Allianz</span> <span>Stadium</span><span>, affronter&#224; la Sampdoria, formazione allenata da mister Ranieri e che, di sicuro, dar&#224; filo da torcer alla compagine partenopea. Lazio-Verona sar&#224; un'importante partita in ottica Europa, dato che i laziali cercheranno di vincere per accorciare sul Napoli e tentare il difficile approdo fra le prime quattro del campionato. Anche la Roma, orm</span><span>ai unica squadra a rappresentar</span><span>e l'Italia in Europa, cercher&#224; di trovare i tre punti al Dall'</span><span>Ara</span> <span>per risalire in classifica al fine di uscire</span> <span>dalla postazione in Conference League che, di certo, pesa parecchio. La Domenica del campionato italiano si chiuder&#224; con Fiorentina-Atalanta, match presumibilmente piacevole in cui si affrontano squadre con un cammino assai diverso alle spalle e con posizioni</span> <span>in classifica</span><a name="_GoBack"></a> <span>opposte, infatti, i viola sono poco su la zona retrocessione e i bergamaschi in zona Champions. Infine, la giornata si concluder&#224; con Benevento-Sassuolo. Da questo posticipo, entrambe le fazione cercheranno di vincere e regalare emozioni.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomeslautaro-martinez.jpgSISIntervicinascudetto.lottachampionsaperta-1013760.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101032n
41013758NewsEditorialeBianconero tenebra e splendore granata2021040409:50Il pareggio di un derby che lascia molti rimpianti al Toro di mister Nicola<p>E' finito in parit&#224; il derby della Mole che si tinge di sgargiante colore granata, piuttosto che del buio bianconero. Ecco, potremmo dire che questa &#232; la sintesi di un derby cittadino che ha messo in evidenza i gravissimi problemi della societ&#224; bianconer&#224; e della squadra di Pirlo, esaltando al contempo i valori di un Toro che pur non avendo risolto i suoi problemi di classifica precaria, ha comunque dimostrato in campo di essersi ricordato del suo cuore granata. Un 2 a 2 che non risolve i problemi di entrambe le squadre ma, certamente, ne d&#224; consapevolezza del momento che le due squadre stanno vivendo . Alla doppietta di Sanabria la Juve ha risposto arrancando con aspettati segni di confusione totale, mancanza di memoria juventina che ha dato l'immagine di una squadra allo sbando, piuttosto che di una Juventus lontana dal suo «Vincere non &#232; importante ma &#232; l'unica cosa che conta». Il Toro di mister Nicola aveva annusato alla vigilia che questo avrebbe potuto essere finalmente quello buono, quello che l'avrebbe portato alla vittoria proprio per quanto sta succedendo in casa bianconera. Ed in effetti c'&#232; andato vicino a vincerlo questo derby, prova ne &#232; che i granata sono usciti dal campo con l'orgoglio di avere fatto di tutto per vincere meritatamente il match. Per come l'ha interpretato questo derby, per come l'ha giocato e per come l'ha impostato sfruttando tutte le debolezze dell'avversario che sono apparse davvero tante. Alla fine il pareggio dell'evanescente Ronaldo non ha fatto altro che salvare la faccia e forse la panchina di Pirlo, apparso sempre pi&#249; confuso che persuaso per quanto sta succedendo all'interno della sua squadra e forse anche della societ&#224; che l'ha voluto mettere prematuramente in un posto di rilievo. In attesa della finale di Coppa Italia, possiamo definire quello della Juventus un annus horribilis sotto tutti i punti di vista. Un grave errore di programmazione che parte dal presidente Agnelli e continua con il vicepresidente Nedved e di quel Fabio Paratici che avrebbe dovuto essere la mente illuminante di una Juve competitiva. Ma il Toro che ha i suoi grossi problemi da risolvere ha saputo capire tutto questo e, intelligentemente, ha fatto di tutto per raggiungere la soddisfazione ma soprattutto il desiderio dei tre punti in classifica che avrebbero significato un gran passo avanti nella lotta per non retrocedere. Ecco, diremmo che la sintesi di questo derby della Mole &#232; racchiusa in tutto ci&#242;. Adesso vedremo cosa accadr&#224; nel futuro delle due societ&#224; torinesi.</p><p>Salvino Cavallaro ..</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013758.htmSI0101029n
51013757NewsEditorialeL`INTER PASSA A BOLOGNA E SI AVVICINA ALLO SCUDETTO2021040408:11juve,torino,milan,atalanta, napoli,inter,conte,bologna,lukaku,roma,spezia,champions,lazio,sassuolo,crotoneRALLENTANO JUVE E MILAN, RISALGONO NAPOLI, ATALANTA E LAZIO<p>&#171;E' stato un grande passo in avanti&#187;: Sono queste le parole di Antonio Conte dopo la difficile vittoria dell'Inter in casa del Bologna. E' stato proprio il suo Bomber, Lukaku , a spedire i cugini rossoneri a - 8 in classifica. Conte ai microfoni, nel dopo partita sembra essere molto cauto, ma lo stop del Milan in casa 1-1 con la Sampdoria e della sempre temibile Juve nel derby con il Torino (pareggio 2-2), fanno ben sperare in una volata finale per lo scudetto con una partita ancora da recuperare mercoled&#236; 7 aprile contro il Sassuolo. Importanti vittorie del Napoli contro il Crotone (4-3), dell'Atalanta contro l'Udinese (3-2) e della Lazio contro lo Spezia ( 2-1), mentre la Roma viene fermata con un pari (2-2) dall'ottimo Sassuolo. Si fa avvincente, dietro la capolista Inter, la lotta per la zona Champions. Sono ben sei squadre in 9 punti: Milan 60 Pt, Atalanta 58 Pt, Juventus e Napoli a 56 Pt, Lazio 52 Pt e Roma a 51 Pt. Sar&#224; un finale di stagione avvincente a 9 giornate dalla fine. Pane per i denti degli appassionati di calcio che si godranno fino alla fine un campionato che quest'anno sta regalando una tanto attesa adrenalina. E mercoledi 7, il recupero di Torino che vedr&#224; in campo Juve e Napoli si preannuncia decisivo in chiave Champions. In coda sembra spacciato il Crotone, che ieri ha comunque dato filo da torcere al Napoli, mentre in 4 punti ci sono Parma (20 pt), Cagliari (22 pt) e Torino (24 pt). Ancora invischiate anche Spezia (29 pt), Benevento e Fiorentina (30pt).</p><p>Giacomo Barletta</p>ivomesivomesantonio-conte.jpgSISvolalinter-frenanojuvemilan-salelazionapoliatalanta-1013757.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101016n
61013756NewsEditorialeLa 29° giornata ci regala il derby della Mole2021040311:00seriea,torino,juve,atalanta,roma, inter,bologna,udinese,lazio,29,pirlo,pioli,conte,classificaInter in serata a Bologna, mentre il Milan riceve la Samp a ora di pranzo<p ><span>Tutte le dieci partite della 29esima giornata di serie A verranno spalmate lungo il giorno di oggi, un evento pi&#249; unico che raro e che, senza dubbio, ci far&#224; rimanere incollati sul divano e rimander&#224; i pi&#249; nostalgici ai tempi in cui tutte le partite venivano disputate esclusivamente la domenica. La giornata si apre con Milan-Sampdoria, un match che regalerebbe tre punti al Milan che potrebbe continuare a sognare lo scudetto, ormai sempre pi&#249; distante e difficile da raggiungere. La Sampdoria, invece, reduce da un'ardua vittoria per uno a zero ai danni del Torino, prover&#224; a dare continuit&#224; al proprio cammino ai fini di rimanere nella parte sinistra della classifica. Alle 15, una maratona attende i telespettatori, i quali assisteranno a ben sette partite, fondamentali per raggiungere l'obiettivo champions per squadre come la Roma, il Napoli e l'Atalanta. La prima giocher&#224; con il Sassuolo di De Zerbi, allenatore capace di far esprimere un ottimo gioco da parte dei suoi giocatori, valorizzandone le qualit&#224;. Il Napoli, invece, affronter&#224; il Crotone che, presumibilmente, sar&#224; arrabbiato e in cerca di riscatto in seguito alla pesante sconfitta in casa subita in rimonta da parte del Bologna. L'Atalanta giocher&#224; contro un'Udinese trascinata da Rodrigo De Paul, giocatore dalle straordinarie qualit&#224; grazie alle quali si sta mettendo in mostra e sta dimostrando, sempre di pi&#249;, di essere un calciatore all'altezza di importanti palcoscenici. Sar&#224; un scontro per la salvezza, invece, Benevento-Parma, rispettivamente 16esima e 19esima in classifica. Entrambe sono alla ricerca di un'importantissima vittoria per risollevare il morale e cercare di dare una svolta (in positivo) a questa stagione. All'Olimpico di Roma, vedremo sfidarsi la Lazio, il cui obiettivo &#232; cercare di approdare in Europa League, e la compagine Spezzina, autrice di un campionato pi&#249; che dignitoso anche considerando che &#232; la sua prima apparizione in Serie A. Una partita combattuta sar&#224; Genoa-Fiorentina, quest'ultima protagonista di un campionato molto deludente e che la vede 14esima in classifica. Un'altra partita di questo interminabile filotto, &#232; Cagliari-Hellas Verona. La squadra di mister Semplici prover&#224; a sconfiggere il Verona che, ormai, sta diventando sempre di pi&#249; una certezza del campionato italiano. Alle 18.00, invece, andr&#224; in scena la partita pi&#249; emozionante da seguire : Torino-Juventus. La Juve dovr&#224; vincere necessariamente per cercare di conquistare un posto fra le grandi d'Europa, ma davanti a s&#232; trover&#224; una squadra ostica come il Torino che, nonostante il rendimento al di sotto delle aspettative, dar&#224; filo da torcere alla compagine bianconera. Ultima ma non meno importante, &#232; Bologna-Inter, una partita tutt'altro che facile per i nerazzurri, autori di una grande cavalcata che li vede in testa e a sei punti sulla seconda. Dunque, per gli appassionati di calcio, una giornata come questa rappresenta un piacevole augurio per le festivit&#224; pasquali.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesdavide-nicola.jpgSISmlan-samp-bolognainter-toro-juve.29giornata-1013756.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101059n
71013753NewsEditorialeASPETTANDO L`INTER FERMATA DAL COVID, JUVE E MILAN CERCANO PUNTI CON BENEVENTO E FIORENTINA2021032111:26juve, inter, cr7,milan, lazio,napoli,spesia,roma, crotone,udinese,samp,pirlo,classifica,atalanta,torinoA pranzo l'Atalanta cerca punti al Bentegodi, mentre CR7 e compagni alle 15 attendono il Benevento<p>La ventottesima di campionato ci regala Juventus-Benevento alle 15 allo Stadium e Fiorentina-Milan alle 18 al Franchi. I campioni d'Italia cercano conferme dopo la vittoria di Cagliari con tripletta di CR7 contro un ostico Benevento, allenato da Pippo Inzaghi. I bianconeri di Pirlo devono vincere per sperare ancora nello scudetto e avvicinarsi all'Inter (bloccata dal Covid e che ha saltato la gara di ieri col Sassuolo), e consolidare comunque la propria posizione nei piani alti della graduatoria per guadagnarsi la partecipazione alla prossima Champions League. I rossoneri, invece, dopo lo stop interno col Napoli e l'eliminazione dall'Europa League, cercano punti in casa della Viola di Prandelli, per evitare di essere avvicinati ulteriormente da Roma, Napoli, Atalanta e Lazio, che inseguono e non mollano, costituendo un'insidia costante per la conquista di un posto in Champions. Dopo gli anticipi di venerdi sera (vittoria esterna del Genoa a Parma per 2 a 1 che conferma la crescita del Genoa e le difficolt&#224; dei ducali) e le due gare di ieri, che risaltano le qualit&#224; dello Spezia di Italiano, che si tira fuori dai bassifondi della classifica sconfiggendo il Cagliari per 2 a 1 tenendo a debita distanza proprio i sardi (terzultimi), e la rocambolesca vittoria in rimonta del Bologna a Crotone, che condanna quasi sicuramente i calabresi alla serie B, oggi vanno di scena Verona-Atalanta, Udinese-Lazio, Samp-Torino, e in serata il big-match Roma-Napoli. Gara difficile per la Dea sul terreno difficile di Verona, mentre la Lazio potrebbe tentare il colpaccio a Udine, contro una squadra in forma che per&#242; si &#232; gi&#224; tirata fuori dalla secchie della bassa classifica (33 sono i punti dei friulani). Si preannuncia interessante la sfida del Ferraris con la Samp tranquilla a quota 32 punti e il Toro di Nicola ritrovato che vuole fare punti per risalire ancora dal quartultimo posto con 23 punti e una gara da recuperare in casa della Lazio, mentre promette scintille la sfida serale dell'Olimpico di Roma con le due squadre appaiate a 50 punti al 5&deg; posto, con i partenopei che devono ancora recuperare la gara con la Juve (recupero previsto il 7 aprile alle 18.45).</p><p>Ivano Messineo</p>ivomesivomesronaldo.jpgSISjuvebenevento.milanafirenze.intercovid.udineselazio.seraleromanapoli-1013753.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101054n
81013752NewsEditorialeIl Torino batte il Sassuolo e ritrova la sua vera anima2021031718:41Sono molto positive le indicazioni espresse in campo dalla squadra di mister Nicola. <p>Dopo otto lunghi mesi il Torino inflila finalmente in casa la sua prima vittoria: Torino 3 - Sassuolo 2. Detto cos&#236; sarebbe persino riduttivo significare a chi non ha visto la partita, quella evoluzione di autostima che il Toro ha saputo mettere in atto nel secondo tempo. L'approccio alla partita &#232; stato sbagliato, tanto &#232; vero che i neroverdi di mister De Zerbi hanno chiuso la prima fase di gioco con il risultato a loro favore di due gol a zero, grazie alla doppietta di Berardi. Solita dormita in difesa e Sassuolo che gioca sul velluto. Tuttavia, fin dal primo gol incassato, il Toro ha saputo reagire con rabbia e veemenza trovando per&#242; un Consigli che ha parato di tutto e di pi&#249;.Nel secondo tempo i granata sembrano rinvigoriti e non ci stanno a perdere un match che per la classifica e soprattutto per il morale sarebbe stato frustrante sotto tutti gli aspetti. Ma la svolta avviene quando mister Nicola ha deciso di fare entrare Simone Zaza, il calciatore forse pi&#249; criticato dei granata, il quale ha sfoderato una prestazione a tratti volitiva di chi vuole mettersi sulle spalle la squadra e trascinarla alla vittoria. Il primo gol di Zaza arriva al 77esimo, dopo avere sfruttato al meglio un suggerimento di Sanabria. Poi, mentre il Toro spinge al massimo sull'acceleratore, all'86esimo arriva il gol di Mandragora che porta le sorti idella partita momentaneamente n parit&#224;. Ma il Toro non si accontenta, attacca e vuole la vittoria a tutti i costi, anche se a onor del vero rischia terribilmente di perdere la partita in una delle tante ripartenze in contropiede del Sassuolo. Ma il Toro oggi aveva un qualcosa in pi&#249;, perch&#232; oltre gli stimoli aveva grande voglia di ritrovarsi, di ricordarsi del suo cuore Toro e di quell'anima perduta per troppo tempo. Cos&#236;, ecco che al 92esimo Zaza di testa spinge in gol un assist di Ansaldi. E' l'apoteosi, il momento tanto atteso che &#232; frutto di una ritrovata autostima di squadra e di una compattezza che mister Nicola non fa fatica a definire motivazione di squadra e non di singoli giocatori. Ed &#232; vero, perch&#232; proprio nella partita forse pi&#249; importante della stagione si &#232; evidenziato uno spirito di squadra tale da quasi non fare accorgere la grande stanchezza di Belotti, rientratto dopo il Covid ma volutamente messo in campo a stringere stoicamente i denti per aiutare i suoi compagni. Tuttavia, trattenendo l'entusiasmo granata che in questi casi risulta davvero essere legittimo, pensiamo che con questa partita si sia segnato il nuovo corso di un Toro che ha tutte le intenzioni di volere caparbiamente risalire la classifica. Il tempo a disposizione c'&#232; tutto e le partite per dimostrare di essere il Toro ci sono tutte. Vediamo cosa accadr&#224;. Certo che la partita di oggi ha dato nuove indicazioni su una squadra che aveva maledettamente perduto quell'autostima necessaria per rivitalizzare muscoli e cervello. Il Sassuolo, invece, esce dal campo Grande Torino a testa bassa, consapevole di avere buttato al vento una partita che fino a buona parte del secondo tempo sembrava gi&#224; essere propria. De Zerbi &#232; giustamente arrabbiato e ai microfoni di Sky si &#232; detto sconfortato dalla prestazione dei suoi giovani calciatori. Mister Nicola, invece, &#232; l'altra parte della medaglia finalmente felice, ma al contempo attento a non esagerare nell'entusiasmo. Zaza? dice il mister, &#232; un calciatore importante per il Toro cos&#236; come sono tutti quelli che fanno parte della rosa. Anche questo &#232; un chiaro esempio di come si tiene unito lo spogliatoio.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>fl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013752.htmSI0101027n
91013742NewsEditorialeIl Milan perde il primato al termine di una brutta gara giocata al Picco e persa per 2 a 0. L`Inter batte la Lazio e va in testa2021021505:31maggiore,bastoni,ibra,pioli, italiano,milan,capolista,spezia,picco,provedel,donnarumma,salvezzaLa squadra di Italiano si impone con merito sui rossoneri<p><span>Dopo pi&#249; di un anno dall'ultima sconfitta fuori casa per il Milan (Atalanta-Milan 5-0 nel dicembre 2019) i rossoneri vengono sconfitti da un ottimo Spezia, grazie alle reti di Maggiore e Bastoni, e vengono scavalcati dall'Inter (3 a 1 alla Lazio) ad una settimana dal derby. Spezia in palla e ben schierato da Vincenzo Italiano, ma Milan deludente, mai entrato in campo al Picco.</span></p><p><span>Stefano Pioli &#232; deluso ma cerca di guardare al futuro. Ecco le sue parole rilasciate ai microfoni di DAZN nel post-partita: &#171;Dobbiamo reagire e sicuramente lo faremo. Lo Spezia ha vinto nettamente, questa &#232; la prima sconfitta che davvero abbiamo meritato perch&#233; abbiamo messo in campo troppo poco. E' stata una brutta serata per me e per la squadra, ma ripartiremo. Sapevamo che avremmo affrontato un avversario aggressivo, ma non abbiamo offerto una prestazione all'altezza&#187;.</span></p><p><span>Dopo diversi mesi il Milan perde anche il primato in classifica, detenuto dall'Inter, che nel posticipo serale ha battuto per 3 a 1 la Lazio. Risalgono la Roma, che vincendo sull'Udinese sale al terzo posto, il Napoli, che ha sconfitto di rigore una Juve disordinata e poco concreta sotto porta (anche per la bravura del portiere partenopeo Meret), e l'Atalanta, che espugna Cagliari all'ultimo respiro grazie a Muriel.</span></p><p><span>Alessandro Vispo</span></p>Caltagironeivomesivomesitaliano.spezia.jpgSISspezia-vittorioso-sul-milan-sorpassato-da-inter-che-batte-lazio-1013742.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,1101038n
101013741NewsEditorialeJuve, al San paolo un passo indietro2021021322:20insigne,gattuso,pirlo,juve,napoli,classifica,scudetto, vertice,bernardeschi,chielliniInsigne dagli undici metri salva la panchina di Gattuso<p ><span>Gattuso salva la panchina battendo la Juventus con un rigore ineccepibile (ma frutto di una grossa ingenuit&#224; di capitan Chiellini) e con una partita coraggiosa, in cui Insigne si assume anche stavolta, nonostante le cocenti delusioni dal dischetto proprio con i bianconeri, la responsabilit&#224; di tirare (e trasformare) il rigore che decide il match. Per il resto &#232; soprattutto Juve, che trova sulla propria strada un ottimo Meret e che avrebbe meritato il pari. Ma gli uomini di Pirlo compiono un passo indietro</span> <span>tanto nel gioco, riuscendo soltanto a tratti ad alzare il ritmo e a fare le necessarie verticalizzazioni, quanto in classifica, con il distacco dalle primissime che comincia a farsi pesante. L'unico che prova con costanza a superare l'uomo e a dare cos&#236; superiorit&#224; numerica alla squadra &#232; Chiesa, che si esprime meglio se schierato a destra. Per il resto una chiara superiorit&#224; territoriale che non si traduce in reti anche per un pizzico di sfortuna. Ma invocare la cattiva sorte non serve a giustificare una sconfitta che &#232; principalmente attribuibile a una prestazione non all'altezza delle precedenti. Dal San Paolo esce fuori una Juve con qualche punto interrogativo in pi&#249; (per esempio, perch&#233; insistere ancora su Bernardeschi che, pur non risparmiandosi, ha bisogno di cambiare aria?), a conferma di una discontinuit&#224; non ancora superata, mentre il Napoli, che oggi, in crisi e privo, specie in difesa, di alcuni titolari di primo piano, non poteva oggettivamente fare di pi&#249;, trae da questa vittoria ossigeno per ridare un senso alla propria stagione.</span></p><p ><span>Mariano Messineo</span></p>Napoliivomesivomesinsigne.jpgSISinsigne-fa-felice-gattuso-e-il-napoli-che-risale-1013741.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010156n
111013736NewsCampionatiSprofondo granata2021011918:16Davide Nicola è il nuovo allenatore del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo tanta attesa, adesso è ufficiale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> è il nuovo allenatore del Toro. Sostituisce <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Giampaolo</b>, un filosofo, teorico del calcio offensivo che avrebbe potuto rappresentare una svolta di mentalità agonistica in un ambiente conservatore, ma che forse è arrivato in un momento storico ancora troppo lontano nell’intendere la quadratura tecnica di una squadra moderna per una società professionistica gestita e invasa da sparagnine misure economiche e mentali. Arriva, dunque, Davide Nicola, un allenatore da Toro con spiccate caratteristiche che la storia granata gli ha fatto assorbire nel tempo, fin dall’inizio in cui ha giocato con questa maglia. Un “guerriero” dalla rabbia agonistica, un allenatore concreto e senza tanti fronzoli che intende il calcio come chi deve buttare dentro il pallone per fare gol e punti in classifica. Questo non significa pochezza pallonara, vuol dire invece essere concreti verso l’unica cosa che conta: non perdere! E così Davide Nicola si è guadagnato l’immagine di allenatore salva squadre dal precipizio della Serie B. Ci riuscirà anche al Toro? Vedremo! La squadra è quella che è, l’ambiente è da risollevare e la tifoseria è da calmare attraverso i risultati che dovrebbero arrivare con il lavoro, testa bassa e pedalare, ricreando armonia in uno spogliatoio che ha perso autostima ed è stato assalito da paure, ansie e confusioni varie. Insomma, la classica situazione da ultima spiaggia, anche se il tempo per lavorare bene c’è tutto. Mancano gli arrivi, i rinforzi che la società dovrebbe fare soprattutto a centrocampo e che, come al solito, non se ne vede alcun spiraglio d’acquisto. Partito Meitè verso la sponda rossonera di Milano, al momento tutto tace per quanto riguarda gli eventuali arrivi. Radio info parla dell’interesse a Sanabria, un attaccante da affiancare a Belotti e poi di Kurtic per il centrocampo. Ma di sicuro al momento c’è solo il rientro della mezzala Daniele Baselli dopo il grave infortunio subito oltre sei mesi fa al ginocchio destro con lesione del legamento crociato anteriore. Un incubo per questo calciatore sfortunato che, comunque, se non si fosse infortunato avrebbe potuto dare il suo apporto proprio in un settore del campo in cui il Toro è perennemente deficitario. In sostanza, possiamo dire che al momento c’è un nuovo allenatore con squadra vecchia, la quale patisce la penultima posizione di classifica e parla chiaro di tanti, ripetuti sbagli fatti nell’era Cairo. Ma questo è: prendere o lasciare! Non c’è alternativa a tutto questo, se non sperare in un guizzo di forza apportato dall’allenatore dei “miracoli”. Vedremo, anche se in casa Toro si continua a sperare nelle improvvisazioni, piuttosto che programmare un serio progetto di rifondazione anche per quanto riguarda la parte dirigenziale. Perché è lì che nasce il calcio, è lì che si valutano le capacità. Cairo non deve solo mettere le mani in tasca per spendere, ma deve guardarsi anche intorno nell’entourage dei suoi dirigenti. Il calcio è calcio, non editoria. Ci si convinca di questo, altrimenti la Serie B sarà sempre lo spettro con il quale convivere. Il Toro, la sua storia, il suo passato sportivo e culturale non merita questo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSiN-1013736.htmSi100451001,02,03,10,0701068
121013734NewsEditorialeInter - Juventus, mille motivi in più per vincere.2021011517:05Sale la febbre del derby d`Italia<br /><p><span>Per i tifosi sar&#224; il primo Inter - Juve virtuale; un derby d'Italia vissuto sul divano, davanti alla televisione e senza l'ausilio degli sfott&#242; da stadio. Tuttavia, non per questo si rende meno importante dal punto di vista dell'intensit&#224; emotiva e dell'ansia di attesa. Inter - Juve &#232; sempre una partita a parte, un incontro di antica tradizione fatta di rancori, ruggini e antipatie calcistiche mai sfumate nel tempo. L'espressione «Derby d'Italia» &#232; stata coniata da Gianni Brera nel 1967 per indicare due formazioni che, pur risiedendo in due Citt&#224; e Regioni diverse, sono caratterizzate da una profonda rivalit&#224; reciproca, tipica delle sfide stracittadine. E ci sono tanti motivi in pi&#249; in questo incontro della 18ma giornata del Campionato Italiano di Serie A che lo rende ancora pi&#249; piccante. Basti pensare che le recenti reminiscenze di appartenenza juventina di Antonio Conte e Beppe Marotta, si arrovellano nell'immaginario collettivo dei tifosi bianconeri come uno sgarbo che non doveva essere fatto. Ma si sa che il tifoso non bada al razionale senso del professionismo pallonaro e si perde tra mille altri tortuosi pensieri che convergono nella parola: «tradimento». Tuttavia, lasciando da parte tutte queste annose polemiche di parte, soffermiamoci su quelli che sono i motivi di interesse che coinvolgono le due squadre dal punto di vista tecnico. Diciamo subito che sia per la Juventus di Pirlo che per l'Inter di Conte &#232; assolutamente vietato perdere per non buttare via punti in classifica. La Juve, infatti, pur con una partita da recuperare, perdendo contro l'Inter si troverebbe troppo distanziata dai vertici della classifica, mentre per i nerazzurri si potrebbe accendere l'ennesima polemica su una squadra che manca di cattiveria nel sapere gestire le partite. E poi Lukaku contro Ronaldo, chi &#233; pi&#249; decisivo? Due bomber a confronto che sono devastanti nel Campionato Italiano. Il gigante nerazzurro ha totalizzato 17 gol in 22 partite, mentre Ronaldo &#232; a quota 19 su 18 gare giocate. In Campionato CR7 comanda la classifica cannonieri con 15 gol contro le 12 reti segnate da Lukaku. Ma a parte queste considerazioni, il derby d'Italia non si pu&#242; sminuire in quest'unico concetto di base, perch&#233; sul piatto ci sono molte altre considerazioni tecniche che rendono questa partita davvero affascinante. Due squadre diverse ma simili nella ricerca di continuit&#224; di risultati e nella solidit&#224; di un centrocampo che non ha ancora messo a fuoco certi meccanismi che identificano la grande squadra. Pirlo si trover&#224; privo di Dybala infortunato, pi&#249; Cuadrado, De Ligt e Alex Sandro messi in quarantena dal Covid. Conte, invece, deve fare a meno del solo D'Ambrosio, di Sensi che stenta a entrare in forma dopo l'infortunio subito, e poi si ritrova con l'eterno problema mai risolto di un super pagato come Eriksen, che nel 3-5-2 dell'allenatore dell'Inter non troverebbe posto nel suo ruolo di trequartista. Dunque, sono tanti i temi di questo ennesimo confronto tra le due pi&#249; amate squadre d'Italia che hanno voglia di superarsi a prescindere da ogni considerazione tecnica, tattica e di natura storica. Vedremo come andr&#224; a finire. Pirlo che sostiene di essere uno che da sempre ha apprezzato il modo d'allenare di Conte fin dai tempi della Juve, e poi Conte, che forte del suo carattere caparbio che non prevede mai la sconfitta, sta preparando attentamente una partita che, come lui dice, deve essere affrontata con forza, determinazione e «pedalare». Ci riuscir&#224; a battere la sua ex squadra? E la Juve sapr&#224; stare sul pezzo di una gara che &#232; carica di stimoli? Vedremo. Tutto pu&#242; essere. Solo il campo dar&#224; la risposta. Intanto sappiamo che l'arbitro sar&#224; il Signor Doveri coadiuvato da Carbone e Peretti. Il quarto uomo sar&#224; Maresca, mentre al Var ci sar&#224; Calvarese.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-inter-juve.jpgSIS-1013734.htmSI01,02,03,06,1001051n
131013732NewsEditorialeRoberto Bettega e i suoi 70 anni dedicati al pallone.2020122717:0470 candeline sulla torta bianconera di Bobby Gol <br /><p><span>Se solo si potesse fermare il tempo. Se solo ci si potesse rendere conto appieno del momento magico in cui vivi, allora persino il trascorrere frettoloso del tempo si vivrebbe senza rimpianto. E' la legge che impone la vita fin dal momento in cui nasciamo, cresciamo, corriamo, cadiamo, ci rialziamo, e intanto invecchiamo tra cose giuste e altre fatte in modo sbagliato. Nel calcio come in altri ambiti, il percorso dell'umano &#232; lo stesso e non sfugge alla legge tracciata per noi fin dalla nascita. <strong>Roberto Bettega, Bobby Gol, compie 70 anni.</strong> Un bel traguardo per tutti, un momento in cui affiorano i ricordi, soprattutto per il calciatore che fu l'emblema della Juventus e della Nazionale. Ricordi ingialliti dal tempo ma mai dismessi malinconicamente come un abito non pi&#249; indossato. S&#236;, perch&#233; quelli di Bobby Gol sono stati anni in cui il successo si &#232; alternato alla parabola della sua vita che repentinamente &#232; andata in discesa, quando &#232; stato frenato, prima da una grave infezione polmonare e poi da un brutto infortunio che ne hanno limitato la carriera proprio nel suo momento migliore. Un destino che gli &#232; toccato tra capo e collo, proprio quando aveva fatto l'abitudine ad alzare le braccia al cielo dopo avere fatto gol, i tanti 178 gol segnati nella Juventus, che lo pongono al terzo posto nella classifica della Vecchia Signora, dopo Del Piero e Boniperti. In maglia azzurra &#232; stato protagonista con 19 gol in 42 gare disputate. Erano gli anni dei grandi bomber che dovevano lottare tutte le domeniche con le strette marcature degli stopper avversari. Storie di un calcio ormai riposto nei cassetti dell'armadio con la naftalina per non essere intaccati dalle tarme, giusto per la speranza nella legge dei corsi e ricorsi storici che spesso ci fa ritornare da dove siamo partiti. Ma gli uomini e i campioni passano, mentre ritrovano magari con gli anni un altro significato di vita che non si riflette pi&#249; sul mondo del pallone giocato, ma che, magari, fa scoprire nuovi orizzonti personali. E poi c'&#232; quella dolce malinconia dei ricordi di campo e quelli di scrivania dirigenziale passati sempre nella Juventus assieme a Moggi e Giraudo. Momenti s&#236; e momenti no, si sono alternati nella vita di Bettega come un destino segnato, stabilito per lui come in ognuno di noi. <strong>Tra Gigi Riva, Paolo Rossi, Boninsegna e Paolino Pulici</strong> avrebbe potuto giocarsi il ruolo del pi&#249; forte attaccante del calcio italiano di allora, ma come detto, mille vicissitudini si sono intersecati alla sua vita professionale e umana. E ci sembra ancora di vederlo il <strong>Bobby Gol</strong> che fa coppia con <strong>Pietro Anastasi</strong> per completare l'attacco di quella Juventus di allora, in cui l'Avvocato Agnelli e il presidente Boniperti seppero dare un'impronta di squadra dal grande carisma, scegliendo giocatori in grado di far volare in cielo il tifo bianconero. E in cielo spesso ci andava <strong>Roberto Bettega</strong>, quando si alzava da terra e volava per colpire la palla di testa e fare gol, per poi ritornare sul prato verde del Comunale di Torino per abbracciare i compagni. Momenti che presumiamo siano sempre vividi nella mente e nello sguardo di questo calciatore dal fisico ben pronunciato, del quale i telecronisti argentini durante i mondiali del '78 declamavano i suoi gol con quel <strong>«Cabeza de Bettega»</strong> che era tutto dire. Sono passati tanti anni da allora. E oggi che Bobby Gol ha raggiunto l'et&#224; di 70 anni, pensiamo che quel soffiare le candeline sulla sua torta bianconera abbia nascosto un pizzico di malinconia di quel tempo mai fermato e che oggi &#232; solo pi&#249; un ricordo. Un piacevole ricordo!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>TorinoFL0711FL0711foto-roberto-bettega.jpgSIn-1013732.cfmSI01,02,03,06,1001048n
141013728NewsEditorialeIl derby Juventus Torino s`intreccia alla storia della città piemontese.2020120418:27Juve Toro tra passato e presente<br /><p><span>Erano gli anni di piombo che si alternavano nello sfondo mai opaco delle gesta calcistiche di una Torino suddivisa tra tifo bianconero e granata. Tragedie di morti e gambizzazioni provocati dal terrorismo dilagante, ma con il rovescio di una medaglia che sapeva raccontare le emozioni del pallone torinese. Brigate Rosse tra paure e fermento di un movimento operaio che ha segnato la storia di quella Torino che si chiamava Fiat e si identificava nel bene e nel male nel cuore pulsante operaio di Mirafiori. Erano gli anni delle lotte di classe in cui la storia della Torino si incrociava con i destini di Juventus e Torino separati da un solo punto in quel campionato 1977, in cui i bianconeri con 51 punti prevalsero sui granata che di punti ne realizzarono 50. Bettega e Zoff contro Pulici e Graziani, derby sanguigni carichi di intensit&#224; emotiva si dipanavano in un quotidiano sociale che la citt&#224; della Mole ha vissuto in maniera ansiogena e preoccupata per un futuro che all'orizzonte appariva incerto dal punto di vista politico e sociale. Ma il calcio e il derby in particolare, &#232; sempre stato per la citt&#224; di Torino qualcosa di significativo soprattutto nel suo intendere sociale, prima ancora che supportato da disparit&#224; di valore tecnico che spesso si &#232; evidenziato nel tempo tra le due agguerrite contendenti. E oggi, come ieri, la storia si ripete nella rivalsa della squadra meno abbiente, dal punto di vista economico e finanziario, la quale porta in campo sentimenti che vanno oltre il pallone e le tante teorie di superiorit&#224; tecniche oggettive di una compagine sull'altra. Non &#232; retorica, ma il derby di Torino racconta la storia di due squadre che si «odiano» sportivamente fin dai tempi in cui il Grande Torino la faceva da padrona sul campo, cui si &#232; poi continuato con gli innumerevoli scudetti conquistati dalla pi&#249; aristocratica Vecchia Signora d'Italia. Era la storia del pallone di Torino che si dipanava tra lotta operaia e quel potere economico che si identificava nella Fiat dell'Avvocato Agnelli. Eppure un derby &#232; sempre un derby, anche oggi che la Juve di Pirlo si trova al quarto posto in classifica con 17 punti e il Toro di Giampaolo &#232; al terzultimo posto con soli 6 miseri punti. Una disparit&#224; eccessiva che, nonostante quanto detto in precedenza, non rispecchia esattamente la pur reale differenza tra le due squadre di Torino. La Juve per proseguire il suo intento di squadra alla ricerca di una nuova identit&#224; di gioco e mentalit&#224; attraverso i suoi nuovi interpreti, e poi un Toro che &#232; in chiara difficolt&#224; ed immerso nel cantiere della costruzione di una squadra che desidera risalire la china dell'attuale classifica. Per i suoi tifosi e per la stessa societ&#224; granata. Vedremo cosa accadr&#224; in quel rettangolo di gioco che &#232; pur sempre il vero arbitro di ogni valutazione tecnica. E intanto Torino aspetta il suo derby, non pi&#249; tra le angosce degli anni di piombo ma, semmai, tra la preoccupazione di un virus che offusca il pensiero dell'oggi e del domani.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>Allianz StadiumFL0711FL0711foto-mole-antonelliana.jpgSIn-1013728.htmSI01,02,03,0601066n
151013725NewsEditorialeInter, che succede?2020111116:53La squadra di Conte preoccupa i suoi tifosi<br /><p><span>C'&#232; qualcosa nell'aria della Pinetina che non convince. L'Inter non ingrana, non &#232; all'altezza del gioco promesso dopo il mercato voluto dal suo allenatore. <strong>Antonio Conte</strong> pare non raccogliere certi malumori dell'ambiente nerazzurro che si profilano all'orizzonte e attacca con apparente calma, dicendo: <strong>«Levate il vino da tavola»,</strong> un po' come dire che certe sciocchezze sono tipiche di persone ubriache. Eppure, dati alla mano, la squadra di Conte dopo dieci partite dall'inizio di questa nuova stagione pallonara ha conquistato solo 3 vittorie su dieci partite giocate tra Campionato e Champions. Una media che non si addice a una grande squadra quale l'Inter &#232;, ma soprattutto preoccupa per alcuni problemi non risolti, non ultimi quelli della difesa e dell'atteggiamento di alcuni giocatori in campo. Hakimi non convince e persino la sicurezza di Handanovic quest'anno sembra essersi dissolta. Certo, i portieri sono soggetti al funzionamento dei meccanismi della difesa che devono essere perfetti nell'allineamento e nel coordinamento dei vari movimenti, tuttavia, vediamo spesso incerto il portiere nerazzurro. Ma questo non &#232; il solo problema, visto che nell'Inter aleggia una sorta di nervosismo che non aiuta a ritrovarsi. Troppi sbagli a centrocampo dove il solo <strong>Barella</strong> si danna a correre, pressare e svolgere diligentemente le due fasi di possesso e non possesso palla. E intanto il malumore dei tifosi nerazzurri &#232; in crescita, una situazione che mette in guardia Conte a svoltare rapidamente dopo la sosta per la Nazionale. Secondo alcuni la figura di <strong>Massimiliano Allegri</strong> sulla panchina dell'Inter si fa sempre pi&#249; possibile, anche in virt&#249; dell'ottimo rapporto che lega l'ex allenatore della Juventus all'amministratore delegato <strong>Beppe Marotta</strong>. Da qui a Natale ci sono da giocare dieci gare senza respiro e vicine l'una dall'altra, dove Conte deve portare la sua squadra a qualificarsi per gli ottavi di finale della Champions League e alzare il livello di gioco e punti in classifica campionato. Un obiettivo considerato essenziale in casa Inter che altrimenti si vedrebbe costretta a rivedere il proprio rapporto con l'allenatore salentino. E poi c'&#232; questo continuo nervosismo camuffato dall'apparente calma di <strong>Antonio Conte</strong> che dice: <strong>«Non c'era bisogno di nessuna reazione, perch&#233; anche in Champions League era mancato solo il risultato. E anche oggi a Bergamo, contro una forte Atalanta, ci &#232; mancato l'istinto killer che ci permettesse di chiudere il risultato e portare a casa la vittoria».</strong> Mah! Chiss&#224;! Noi rispettiamo il pensiero di Conte, tuttavia, riteniamo che a Bergamo l'assenza di <strong>Lukaku</strong> abbia pesato pi&#249; del dovuto e certi svarioni a centrocampo di un <strong>Vidal</strong> in chiara difficolt&#224;, hanno penalizzato soprattutto il rendimento della difesa. Un tre - quattro - uno - due, dove <strong>Barella</strong> &#232; stato inserito come trequartista e dove i due esterni <strong>Darmian</strong> (schierato a sorpresa dall'inizio al posto di <strong>Hakimi</strong> per scelta tecnica)e <strong>Young</strong> si sono alternati con folate in avanti, pi&#249; con buona volont&#224; che con risultati soddisfacenti. L&#236; davanti, poi, <strong>Sanchez</strong> non ha inciso pi&#249; di tanto e <strong>Martinez,</strong> pur avendo sbloccato il risultato al 59', ha palesato quella forma approssimativa che l'ha caratterizzato in questi ultimi tempi. Dunque, un'Inter ancora da assemblare, da unire anche a livello di spogliatoio, dove i malumori di <strong>Eriksen</strong> si fanno sentire in maniera assordante. Vedremo cosa accadr&#224;, anche se riteniamo che Conte debba presto optare con chiarezza su una squadra base che adesso non ha ancora, visto i continui cambiamenti per scelta tecnica dovuti a giocatori come <strong>Stankovic, Nainggolan, Eriksen e Hakimi.</strong> Quest'anno l'Inter gode di una maggiore qualit&#224; tecnica, vista nei singoli interpreti e nella quantit&#224; di giocatori affidabili. Adesso Conte non ha pi&#249; scuse!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-conte.jpgSIS-1013725.htmSI01,02,03,1001039n
161013712NewsEditorialeLa Juve e il suo ridimensionarsi. Che c`è dietro?202008159:17Rebus bianconero<p>Da tanta carne a fuoco, a preoccupanti incertezze. La Juve sta facendo perdere il sonno ai suoi tifosi, i quali sono increduli dopo aver visto arrivare Pirlo sulla panchina bianconera e, soprattutto, non riescono a capire cosa stia succedendo in seno alla societ&#224; pi&#249; scudettata d'Italia. La partenza di Matuidi e la chiara idea di uno svecchiamento globale dei suoi giocatori, porta a pensare che la Juve 2020'21 sar&#224; una squadra composta in massima parte da giovani. Almeno, queste sono ad oggi le indicazioni di massima. Ma cerchiamo insieme di fare ordine.<br /><br />Ecco la lista dei possibili partenti<br /><br />Gonzalo Higuain - per lui la Juve vorrebbe incassare almeno 10 milioni di euro -<br /><br />Federico Bernardeschi - un anno deludente che pregiudica la sua partenza dalla Juve senza tanti rimpianti. Paratici cerca di inserirlo con lo scambio di qualche giocatore che interessi a mister Pirlo. La sua valutazione di partenza &#232; di circa 35 milioni di euro,<br /><br />Daniele Rugani - un altro giocatore che non ha avuto modo di mettersi in luce e quando gli &#232; stata data questa possibilit&#224; ha praticamente mostrato lacune e insicurezze di reparto. La sua valutazione si aggira intorno ai 12 milioni di euro.<br /><br />Aaron Ramsey - qualora dovesse arrivare un'offerta per il gallese della Juve, nessuno farebbe resistenza per un calciatore che &#232; sempre stato n&#233; carne n&#233; pesce. Con lui la Juve porterebbe in cassa una discreta plusvalenza.<br /><br />Mattia De Sciglio - E' stato fermato dalla sfortuna e da tanti infortuni, tuttavia nel corso degli anni che &#232; rimasto alla Juve non ha dimostrato grandi valori tecnici, tali da considerarlo mai incedibile. Ha un discreto mercato all'estero e potrebbe partire a fronte di 12 milioni di euro.<br /><br />Douglas Costa - anche il brasiliano &#232; incappato in continui infortuni muscolari che ne hanno compromesso la stagione in seno alla Juventus che sborsa per lui un contratto troppo oneroso. Potrebbe essere il momento dell'addio, anche perch&#233; garantirebbe l'entrata di 40 milioni di euro. E per il bilancio della Juve di adesso, sarebbe un apporto importante nel riequilibrio del bilancio.<br /><br />Sami Khdira - &#232; ormai fuori dal progetto Juve. La societ&#224; vorrebbe guadagnare qualcosa dalla sua partenza ma c'&#232; anche la probabilit&#224; che il suo contratto venga rescisso.<br /><br />Adrien Rabiot - prima del lockdown &#232; stato praticamente nullo. Poi, alla ripresa del campionato &#232; sembrato riprendersi. Tuttavia, il fatto che abbia un lauto contratto e la possibilit&#224; che abbia un'ottima valutazione di mercato, la sua partenza garantirebbe alla Juve una buona plusvalenza liberandosi cos&#236; da un ingaggio piuttosto gravoso.<br /><br />Cristian Romero - rientrer&#224; dal prestito al Genoa, ma per lui non sembra esserci posto nella retroguardia bianconera. Con una valutazione di 20 milioni di euro potrebbe essere inserito come merce di scambio.<br /><br />Luca Pellegrini - anch'egli &#232; un rientro, ma dal Cagliari. La Juve per cederlo chiede almeno 12 milioni di euro.<br /><br />Griezmann, Aubameyang, Depay, Zapata, Jmenez, Kaio Jorge, Lacazette, Pinamonti, Dzeko, Milik. 10 nomi che naturalmente hanno una loro classifica di priorit&#224;. In cima c'&#232; Milik, ma attenzione anche alle candidature di Dzeko, Lacazette, Raul Jmenez e Zapata. I giovani Kaio Jorge e Pinamonti sarebbero inseriti eventualmente come ipotesi di prospettiva, vista la necessit&#224; della dirigenza della Juve di volere dare un colpo netto di svecchiamento alla squadra. Ma dopo lo scambio di Pjanic con Arthur e l'acquisto di Kulusevski fatto a gennaio, nella lista di Paratici si leggono questi nomi. Oltre il gi&#224; citato Griezmann, ci sono Verratti, Zaniolo, Milinkovic Savic, Donnarumma, Pogba, Gabriel Jesus. Naturalmente molti di questi nomi rappresentano una vera e propria suggestione per una Juve che mai come quest'anno si trova ad essere in chiare difficolt&#224; economiche dopo essersi «dissanguata» per acquistare e mantenere Cristiano Ronaldo. A proposito di CR7, sembrerebbe che anche il campione portoghese possa essere venduto per liberarsi della gravosit&#224; di un contratto davvero pesante. Evidentemente gli introiti commerciali derivanti dall'ottimo merchandising, non coprono a sufficienza i pesanti oneri per mantenere in rosa Ronaldo. E, come se non bastasse, nell'entourage bianconera circola voce di un possibile addio a Dybala, qualora dovesse arrivare dall'estero un'offerta irrinunciabile. Insomma, ad oggi, parrebbe che la Juve debba scegliere di tenere soltanto uno dei due campioni: o CR7 o Dybala, che tra l'altro, e non a caso, non gli &#232; stata data ancora la possibilit&#224; di rinnovare il contratto che era stato previsto come allungamento fino al 2025 a 10 milioni l'anno. Dunque, il cambiamento in squadra della Juve parte proprio dai conti in bilancio, che mai come in questa occasione si sta rivelando essenziale. Non aver vinto la Supercoppa, la Coppa Italia ed essere uscita agli ottavi dalla Champions, ha comportato perdite economiche non previste per una societ&#224; che con l'arrivo di Sarri pensava, o almeno sperava vivamente, di potere centrare almeno un'altra finale di Champions. Ma il parziale fallimento della stagione 2019'20, ha fatto ritornare la Juventus con i piedi per terra, fino al punto di dare al neo allenatore Pirlo una squadra che forse da quest'anno si ridimensioner&#224; dal punto di vista della strategia per la conquista dei grandi trofei. E magari chiss&#224;, cominciando in sordina e con i malumori e le incertezze dei tifosi bianconeri, hai visto mai che potrebbe essere l'anno buono? Chiss&#224;! Nel calcio tutto &#232; possibile.<br /><br />Salvino Cavallaro<br /></p>TorinoFL0711FL0711andrea-agnelli1.jpgSISjuve-calciomercato-tifosi-preoccupati-1013712.htmSI01,02,03,06,1001024n
171013706NewsCampionatiIl Milan che non ti aspetti20200730121019Stefano Pioli e Ibrahimovic, sono gli autori del ritrovato diavolo rossonero <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Da gennaio, con l’entrata in squadra di Ibra, il diavolo rossonero è rinvigorito nell’essenza di un gioco e di uno spirito di gruppo che da molto tempo era assente in casa Milanello. Poi, anche l’avvento sulla panchina di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b>, ha dato la spinta necessaria a una definitiva rinascita di un gruppo e di una società che aveva sopito il suo glorioso passato. Tutto ciò fa pensare come nel calcio ci siano fattori e motivazioni che vanno al di là delle beghe serpeggianti e velenose in ambito societario. Prima il fattivo interesse e accordo quasi raggiunto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Rangnick</i></b>, con l’incarico di allenatore e direttore tecnico del Milan, che ha creato le dimissioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Boban</i></b>. Poi la retromarcia dei vertici societari che hanno giustamente pensato di non dare carta bianca a Rangnick e di tenersi stretto Pioli anche per il prossimo anno. Ma in mezzo a tutto questo frastuono c’è stato il lavoro del tecnico del Milan che assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibrahimovic </i></b>ha costruito un monolito di intenti che hanno portato la squadra a sviluppare un gioco globale tale da convincere, anche per i risultati ottenuti dopo il lockdown. Segno che il calcio è fatto di risultati e non di parole evanescenti che trovano il tempo che trovano. Prova ne è che il Milan, a una sola giornata dal termine del campionato, si trova ad occupare la sesta posizione di classifica dopo avere superato dal basso tutti gli ostacoli che gli si sono presentati in un anno davvero difficile per il trambusto all’interno della società. E adesso l’umile ma eccellente allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> che il Milan ha giustamente valorizzato lasciando perdere l’idea Rangnick, sta già programmando con la società rossonera il futuro. Tutto ciò anche in virtù del fatto che a partire dal prossimo 17 settembre, Ibrahimovic e compagni dovranno disputare i preliminari di Europa League. Certo, se pensiamo in quale situazione si trovava il Milan prima del lockdown con l’arrivo del subentrato mister Pioli, allora parliamo quasi di un sogno che nemmeno i più incalliti tifosi del diavolo rossonero avrebbero potuto immaginare. Ma il calcio è questo, nella buona e nella cattiva sorte c’è sempre un elemento che sfocia nel lavoro, nella serietà, nel sacrificio e nell’idea di crederci fino in fondo, non a parole ma a fatti. E la leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibra</i></b> è stata poi la ciliegina su una torta ben guarnita di giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Donnarumma, Romagnoli, Kessie, Krunic, Calhanoglu, Bennacer, Castillejo, Rebic e Leao</i></b>, che avevano bisogno di autoconvincersi delle proprie qualità tecniche, le quali dovevano essere messe a disposizione della squadra. Questo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> l’ha capito subito, ed ha lavorato alacremente volgendo il suo sguardo là dove non fosse distratto da ciò che stava succedendo all’interno della sua società. Alla fine ha vinto lui, perché da sicuro partente è passato a sicuro confermato nel progetto di un Milan che ha tutte le intenzioni di ritornare poco per volta ai fasti di un tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711stefano-pioli.jpgSiN-1013706.htmSi100451001,02,03,0701043
181013697NewsCampionatiIl “Sarrismo?”, un’invenzione giornalistica.20200712172448La Juventus, prima della classe, ha smarrito la sua personalità.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Dopo aver visto Juventus – Atalanta, abbiamo riflettuto molto su quanto l’Atalanta sia molto avanti nel gioco rispetto alla Juventus. Un altro mondo, un’altra realtà. E’ innegabile la qualità e l’espressione di gioco profuso della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini,</b> che per tutto il primo tempo (e anche oltre), ha impartito lezioni di calcio ai più accreditati avversari. Per lunghissimi tratti della partita abbiamo visto una sola squadra in campo che correva con freschezza a mille all’ora e, soprattutto, sviluppava la coralità di un gioco moderno, molto vicino a quello espresso dalle più forti squadre europee. La Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> non ne ha capito nulla e per tutto il primo tempo, tranne l’unico tiro in porta di Dybala, si è limitata a contenere la brillantezza del gioco dell’Atalanta, non per scelta ma per manifesta superiorità dell’avversario. E mentre Gasperini incanta con Zapata e Malinovskyi, Sarri si salva con due gol su rigore di Cristiano Ronaldo. Regole assurde, quelle arbitrali, regole che sanno di non calcio. Infatti, non è possibile dare tutti questi rigori perché la palla va a sbattere sul braccio del giocatore. Si ritorni all’intenzionalità e al braccio che si allarga dal corpo (giusto quello su Muriel, ingiusto quello causato da De Roon) per assegnare il calcio di rigore. Sia chiaro che non vogliamo far passare il messaggio di una Juve sempre aiutata dagli arbitri, perché a Milano contro il Milan, ad esempio, è stato dato lo stesso rigore inesistente su Bonucci, a cui era sbattuto il pallone sul braccio attaccato al corpo. Non esiste. Questa regola va cambiata e Rizzoli deve saperla modificare fin dall’inizio del prossimo campionato. Detto questo, non possiamo non continuare a sostenere che Sarri sia un allenatore non adatto alla Juve che appare sempre più compassata, priva di idee, fragile dal punto di vista fisico e mentale. Tutte magagne ingigantite da un’Atalanta brillante che meritava di vincere un match largamente dominato. Peccato, perché i sogni scudetto della bellissima squadra di Gasperini finiscono forse qui, visto che è terza in classifica a -9 dalla capolista Juve. Già, la capolista Juve! Che dire di questa squadra di Sarri che doveva essere modificata nella logica di un gioco brillante, divertente e si ritrova nell’inesauribile noiosa tiritera di chi vince il campionato per mancanza di avversari che non hanno la sua stessa regolarità, e poi perde la Champions per l’incapacità di sviluppare un gioco europeo diventato sempre più moderno e carico di logiche atletiche, fisiche, prima ancora che tecniche. Troppo poco per una Juve di campioni mal gestiti da un allenatore caparbio e cocciuto nell’insistere su una sua filosofia sarriana che è solo un’invenzione giornalistica. La Juve era già cinica, vincente in campionato e pure noiosa nel gioco. Cos’è cambiato con Sarri e il “Sarrismo” che ripropone un Danilo “pericoloso”, un centrocampo che cammina ed è incapace di verticalizzare il gioco e fornire palloni giocabili alle punte. E Bernardeschi dov’è finito? Insomma, la Juve vive sulla ritrovata verve di Dybala e su Cristiano Ronaldo. Un po’ poco per una squadra che ha investito fior di milioni di euro per rimanere quello che era. Una corazzata senza l’arma del bel gioco del calcio. Per noi, Sarri ha fallito. Chi lo ha scelto cominci a pensarci seriamente. Naturalmente, ci auguriamo di sbagliarci per i tifosi e il mondo bianconero, che tanto ha a cuore una Juventus che possa finalmente alzare la Champions al cielo. Ma così non va!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013697.htmSi100451001,02,03,0701056
191013691NewsCampionatiDerby senza storia. Adesso la Juve è a +7 dalla Lazio20200705135036Il derby della Mole conferma il pronostico della vigilia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>L’emozione è stata assente, la constatazione sulla superiorità della Juve sul Toro non è stata una sorpresa. Il derby della Mole è stato come previsto un motivo per i bianconeri di aumentare il suo distacco dalla Lazio. E così è stato, tutto come un film già visto. Juve cinica ma non bellissima, Toro con l’idea di mettere in difficoltà gli avversari (riuscendoci dopo il 2 a 1 soprattutto nel primo quarto d’ora della ripresa) e Lazio che perde pesantemente per 3 a 0 il suo match contro il Milan e mette in evidenza la sua coperta troppo corta per competere con la Juve per la conquista dello scudetto. Questa in sintesi è stata l’analisi di due partite fatte a distanza e che, con molta probabilità, hanno sancito anzitempo l’assegnazione dello scudetto, anche se restano ancora otto partite da disputare e la Juve deve andare a Milano a giocare contro il diavolo rossonero e poi ricevere in casa l’Atalanta della grande bellezza e la Lazio. Per il Toro, invece, si sta consumando il dramma che fa pensare alla prossima partita interna contro il Brescia, come una finale da vincere a tutti i costi. In casa granata spira aria di contestazione contro il presidente Cairo, reo di essere partito in campionato con velleità di calcio europeo, e oggi, dopo tante traversie abbastanza prevedibili per avere costruito una rosa dal tasso tecnico assolutamente mediocre nella qualità e insufficiente dal punto di vista numerico, si ritrova sul ciglio del vortice. Insomma, mala tempora currunt in una dirigenza che manifesta chiaramente i suoi limiti nel sapere costruire un progetto che sappia seriamente di investimenti sì oculati, ma raziocinanti di una programmazione tecnica che non può lesinare sempre la logica economica. In Serie A devi spendere con mire di plusvalenze ma, soprattutto, devi avere bene in mente che l’investimento debba essere programmato da personaggi che sappiano di calcio, professionisti pagati il giusto, senza l’assillo mentale di uno sbilanciamento sui libri contabili. Il risparmio esasperato in questo calcio di Serie A è esattamente l’opposto di chi acquista inopinatamente pseudo campioni, senza la lungimiranza di capire lo spreco. E adesso i tifosi granata contestano con il loro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cairo vattene”,</b> senza riflettere che dietro questo signore non c’è nessuno. Nessuno che voglia acquistare un Torino che avrebbe bisogno di essere ammodernato da quell’antico cuore granata che da solo non basta per affrontare e avvicinarsi alla logica dell’Atalanta delle meraviglie. Noi pensiamo che alla fine il Toro si salvi dalla Serie B, anche in virtù del fatto che la distanza dalle ultime tre in classifica lascia sperare anche dal punto di vista dei loro risultati negativi. Tuttavia, ad oggi nulla è ancora deciso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Parlando di Juventus, invece, si deve tenere in evidenza l’evoluzione e lo spirito di squadra che nelle ultime partite ha dimostrato, pur non manifestando alti valori di gioco sarriano così significati a livello teorico, ma che stentano ancora oggi, nonostante tutto, a emergere. Nervoso CR7 per non ricevere palloni giocabili, ma reattivo nel suo essere assoluto campione nel fare un gol da favola su palla inattiva. E poi la crescita d’intesa con Dybala, la capacità tattica di Bentancur, la caparbietà di Cuadrado, la riscontrata qualità di De Ligt che deve ancora imparare a tenere le braccia dietro il corpo, lo scompiglio di Douglas Costa che Sarri sta imparando a inserirlo a un certo punto della partita per portare scompiglio alle difese avversarie, si contrappongono a un Bernardeschi che continua a essere l’oggetto misterioso nello scacchiere di Sarri, mentre Rabiot manifesta chiaro – scuri che sanno di poca convinzione nell’apporto globale della squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Detto questo, parliamo della Lazio. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> ha subito un brusco arresto all’inseguimento della Juve per il titolo finale. Ma se dal punto di vista della qualità del gioco dei biancocelesti non c’è ancora nulla da eccepire, contro il Milan si sono scoperte tutte le fragilità di una squadra che non possiede una rosa tale da potere affrontare serenamente l’arco di una stagione agonistica stressante e piena di impegni, per chi aspira a vincere lo scudetto e andare in Champions. La mancanza di Immobile e Caicedo, assenti per squalifica, hanno messo a nudo quanto la squadra di Inzaghi sia dipendente dai suoi campioni titolari, senza il reale contributo di una panchina insufficiente nella degna sostituzione dei suoi titolari. E questo, alla lunga, non può far altro che essere un limite. Tuttavia, a sentire Inzaghi, la Lazio resta convinta nell’inseguire la Juve per lo scudetto e, soprattutto, consapevole di potere difendere la sua posizione di squadra che lotta per la partecipazione alla Champions del prossimo anno. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, certe aspirazioni si stanno delineando col passare delle giornate di campionato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711pallone8.jpgSiN-1013691.htmSi100451001,02,03,070108
201013690NewsCampionatiJuve Toro e pensieri destinati all’altrui altrove20200703121136Lo strano derby di Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Anche la Mole sembra imbronciata e quasi disinteressata al derby torinese che è privo di folklore e di quel pepe – sale che generalmente si avverte in città nell’attesa della stracittadina. Chi vive a Torino e tasta gli umori della città piemontese del pallone, sicuramente si sarà accorto di un cambiamento umorale che aleggia nell’hinterland e s’infiltra pure tra le pieghe di un mondo pallonaro che sembra sbiadito di entusiasmo. Da una parte la Juve che gioca per vincere il derby e continuare a distanziare la Lazio per conquistare il suo nono scudetto consecutivo. Dall’altra parte un Toro che scende in campo per salvare una stagione da dimenticare, per lo spettro inaspettato della Serie B. Un derby unico nel suo genere, perché si svolgerà alle 17,15 di sabato 4 luglio a porte chiuse e con la totale mancanza dell’anima del football: i tifosi. E anche quel rimbombare dei calci al pallone che si sente in televisione, si interseca all’unico vociare delle rispettive panchine, che non siamo soliti recepire quando il tifo e la vita dello stadio si permea di tanto vestito della festa. Ma a parte il rammarico privante di una cornice storicamente carica di adrenalina, resta comunque il fatto tecnico da analizzare. Gli uomini di Longo, reduci dalla sconfitta contro la Lazio e con una posizione di classifica preoccupante, dovranno necessariamente ottenere un risultato utile per l’orgoglio ma soprattutto per la classifica. Non sarà facile per il Toro contrastare l’attacco prolifero della Juve imbottita di campioni, tuttavia, è essenziale un approccio alla gara che non sia da considerarsi persa in partenza. La Juve, invece, sembra forte della sua ritrovata salute tecnica e mentale messa in atto soprattutto nell’ultima gara contro il Genoa in quel di Marassi. Da sempre si dice che un derby è sempre un derby, ma in questa strana volta in cui Juve e Toro si affrontano per motivi diametralmente opposti, emerge soprattutto per il Toro il peso di una gara che va oltre i semplici ma pur importantissimi punti da conquistare. C’è l’orgoglio granata da ritrovare proprio nella gara che potrebbe far scattare quella molla che per la squadra di Longo sembra essersi inceppata per tanti motivi tecnici moltiplicati da una rosa numericamente insufficiente e sbiadita di quel tremendismo granata che fa parte soltanto del passato ormai troppo lontano. Ma c’è da pensare al presente, all’urgenza di non perdersi in rimpianti della piacevolezza di ciò che è stato scritto nella storia granata. C’è la Juve, c’è la necessità di fare punti, c’è da insistere sull’importanza di non lasciarsi travolgere dall’oblio dei sentimenti, senza razionalizzare il divario esistente tra le due squadre. E’ l’unica arma che ha il Toro a disposizione e deve giocarsela con grinta e determinazione. La Juve da sempre sente forse meno questo spirito d’orgoglio cittadino, in quanto la sua testa è rivolta in quell’altrui altrove che per definizione si delinea attraverso lo spirito cinico del vincere per puntare dritto allo scudetto, con l’ambizione di conquistare poi la Champions. Che ci riesca di fatto, nessuno può saperlo. Tuttavia, il pensiero quasi alienante è quello, è fisso nel cervello della società bianconera che mira a grandi traguardi. Un concetto che c’è ed è insito nella squadra, radicato nei suoi tifosi e in un ambiente mai sazio di vittorie. Insomma due mondi pallonari a confronto, due realtà storicamente diverse che vivono in una sola città divisa da colori e aspirazioni differenti, che il covid ha quasi fatto dimenticare per pensieri molto più importanti che sanno di esistenzialismo, di umanità, di vita che si contrappone alla morte. Ecco, diremmo che la città della Mole sta lentamente riprendendosi da quell’oscurantismo che non aveva tempo di pensare ai vari concetti di un pallone stracittadino fatto di momenti inneggianti alla vita. Certo, le ferite sono ancora latenti, ma questo Juve Toro che arriva in un momento impensabile di stagione che in altri tempi avrebbe avuto il piacevole gusto vacanziero, lo vedremo con altri occhi: quello della speranza per un futuro migliore. L’autunno di Torino e di tutto il Paese Italia sarà caldo e con molti punti interrogativi legati al probabile ritorno del virus e, soprattutto, di una ripresa economica e sociale tutta in salita. Ma al calcio tutto ciò interessa solo di riflesso. Quello è un mondo a parte, una realtà che è in grado di farci allontanare almeno per un attimo da pensieri che vanno anche oltre l’antagonismo cittadino di un pallone così misterioso nel racconto della sua commedia di vita. Juve Toro - Torino città - e pensieri che vanno oltre.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSiN-1013690.htmSi100451001,02,0301073
211013686NewsCampionatiPoker della Juve contro il Lecce, ma c’è ancora tanto da fare nel gioco.20200627122040I bianconeri vincono ma deludono sull`intendere del calcio moderno <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Se vincere è l’unica cosa che conta e se essere andati a +7 in classifica sulla Lazio che è seconda ma con una partita ancora da giocare, dà respiro per aggiudicarsi lo scudetto, allora ogni discorso relativo all’analisi del gioco del calcio inteso come coralità di squadra, viene a decadere. Diciamo questo perché dopo avere visto la partita vinta per 4 a 0 dalla Juventus contro il Lecce in dieci uomini, continuiamo a non vedere il gioco d’insieme di una squadra imbottita di campioni che stentano a sviluppare un insieme di azioni tali da giustificarne l’alto contenuto tecnico. C’è un motivo portante nella squadra di Sarri, ed è l’evidente incepparsi davanti a squadre chiuse che partono in contropiede. E non è un caso che i bianconeri abbiano sofferto contro il Milan, il Napoli e per tutto il primo tempo anche contro il Lecce. In antitesi, invece, riesce a migliorare l’espressione del gioco con squadre come il Bologna, le quali scendono in campo con il desiderio di giocare una partita aperta e magari di batterla questa Juve. E siccome dal punto di vista concettuale sono poche le squadre del campionato italiano ad essere supportate da questa idea tattica di calcio propositivo quando affrontano la Vecchia Signora d’Italia, sarebbe opportuno che Sarri cambiasse magari modulo, adeguandolo alla squadra che si incontra. Infatti, sembra ormai troppo scontato l’atteggiamento in campo della Juve, che si basa soprattutto sulle pregevoli giocate individuali che, tuttavia, sono quasi sempre imbrigliate dai coriacei difensori avversari, più propensi a distruggere piuttosto che a costruire il gioco. Così si determina una situazione in cui la verticalizzazione del gioco viene a mancare, le imbucate sono inesistenti, con l’inevitabile conseguenza che giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo e Dybala</b> diventino giocatori “normali”. Poi, per fortuna della Juve c’è il guizzo di una giocata individuale che fa la differenza, ma resta sempre la difficoltà di trovare un gioco che non c’è anche alla luce della prossima Champions. Insomma, Juve nuova problemi vecchi. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri a Sarri</b> la Signora è rimasta con il suo vecchio stile e modo di pensare: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere è l’unica cosa che conta”</b> anche se poi patisce le partite secche e le finali. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>avrebbe dovuto rappresentare la novità, l’innovazione, la teorizzazione di una filosofia calcistica basata sull’armonia del gioco di squadra, adatta soprattutto ad essere competitiva in campo internazionale. Fino ad oggi non abbiamo visto nulla di tutto questo in una squadra che si affanna, spinge in avanti, trova muri invalicabili e non trova il modo per aggirare difese chiuse e protette da un centrocampo attento a chiudere ogni varco. E’ troppo poco sperare nell’entrata di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> che dribbla anche se stesso e scombina i programmi tattici degli avversari. Troppo poco sperare nei pregevoli gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> che inventa la giocata da maestro campione. La Juventus è squadra di grandi talenti che sta anche rivedendo attraverso il mercato, di migliorare un centrocampo apparso vulnerabile e poco propenso a sposare in toto l’idea di Sarri. Una Juve che appare ancora troppo lontana dalla verve agonistica e dalla freschezza atletica dimostrata dall’Atalanta di Gasperini. Pensiamo anche che la Juve di Sarri debba ritrovarsi in fretta sotto l’aspetto mentale della cattiveria, perché non è ammissibile che dia sempre questa impressione di squadra che parta con sufficienza, pensando che prima o poi il gol arrivi. Rivedersi in un gioco di calcio moderno, corale, empirico, che riassuma il concetto di squadra capace di collegare all’unisono l’aspetto di possesso e non possesso palla, urge a una Juve che vuole vincere Scudetto e Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013686.htmSi100451001,02,03,0701044
221013661NewsCampionatiDisamorarsi di calcio20200303121944Il delicato momento del football italiano<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Noi che scriviamo di calcio da molti anni, noi che cerchiamo di non incrementare l’odio sportivo tra fazioni di diversa fede pallonara, noi che da sempre vogliamo informare dando l’impronta imparziale e oggettiva su ciò che rappresenta qualunque fatto legato al football contemporaneo, siamo disgustati dai toni, dalle parole di offesa e dai comportamenti di chi ha la responsabilità di mediare senza aizzare gli animi. In questi giorni di emergenza per il coronavirus il pallone è nel caos, per la ridefinizione del calendario di campionato<a name="_GoBack"></a> dopo i rinvii per l’emergenza sanitaria. Tante, troppe parole di parte si sono ascoltate con l’aggravante di offese contro i responsabili della FIGC e in particolare contro il numero 1 della Lega di Serie A <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Dal Pino</b> il quale, secondo il patron dell’Inter Steven Zhang, ha proposto il recupero del match Juventus Inter in data 9 marzo a porte aperte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Giocare con il calendario e mettere sempre la salute pubblica al secondo posto” </b>dice Zhang <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“sei</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">probabilmente il pagliaccio più grande che abbia mai visto. Vergognati”.</b> Parole pesanti, che stonano particolarmente sulla bocca del massimo dirigente di una delle più importanti società di calcio di Serie A. Non entriamo nel merito di tale questione, ma il fatto stesso che si dicano certe parole così pesanti pubblicamente, che possono eccitare gli animi già accesi da sempre tra interisti e juventini, ebbene lo riteniamo un fatto irresponsabile. Puoi non essere d’accordo, puoi dichiarare pubblicamente che quella determinata data non ti sta bene proponendone altre, ma non puoi assolutamente lasciarti andare come l’ultimo tifoso da bar che offende e non usa mezzi termini. Questa eterna guerra tra Inter e Juventus non finirà mai e ha logorato davvero un mondo del calcio sempre più proiettato all’odio, alla guerra, alle pericolose imboscate tra frange esagitate delle due tifoserie. Guelfi e Ghibellini che si guardano in cagnesco e basta poco per accendersi. No, almeno la classe dirigente misuri i comportamenti e si disponga a collaborare con le istituzioni in questa situazione di completa emergenza sanitaria, in cui tutta l’Italia del nord si è fermata per far fronte a un’epidemia dilagante di infezioni. In questa tremenda situazione non è facile stabilire la ripresa della normalità, per questo c’è bisogno di lavorare insieme senza porre paletti di dietrologia sospettosa nel favorire l’uno a discapito dell’altro. No, questo sistema non ci piace più e ci dissociamo da ogni atteggiamento atto a offendere chi è preposto a decidere in momenti particolari come questo. E’ l’enfasi dell’ipocrisia in cui tutti siamo d’accordo che la salute venga preservata e sia prima in classifica nella scala dell’importanza di vita, e poi ci facciamo la guerra l’un l’altro pensando che dietro a un paravento ci siano sempre i figli e i figliastri. Si smetta di vedere sempre farneticanti persecuzioni che distruggono tutto e tutti. Il calcio, per andare avanti ha bisogno di uomini veri!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNdisamorarsi-di-calcio-1013661.htmSi100451001,02,0303086
231013658NewsCampionatiJuve imbarazzante e inguardabile20200227170446A Lione si è presentata la più brutta Juventus di sempre.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Facciamo fatica a capire se quella vista in Champions sul campo del Lione e in altre reiterate circostante, sia la Juventus o una qualsiasi squadra dilettantistica che si atteggia con il massimo sforzo a emularne il mito. E invece quella vista con le maglie azzurre che ha perso malamente contro la settima squadra del campionato francese, era proprio la Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b>. Già, proprio il filosofo del calcio moderno, della mentalità innovativa, del giro palla che disarma gli avversari, delle trame di gioco filtrate in maniera verticale, del pressing alto, del furore agonistico e dello spettacolo assicurato, è solo una bolla di sapone che galleggia nell’aria e poi svanisce. La sua bruttezza è stata tale da fare persino disarmare la critica all’arbitro per due rigori negati. Sì, perché se la Juve avesse lasciato tracciata di sé in quel di Lione, allora potremmo anche porre nella nostra cronaca questi due momenti che avrebbero potuto essere decisivi ai fini del risultato. Ma l’andamento della gara condotta dalla Juve è stata tale che, obiettivamente, ci sentiamo solo di mettere in primo piano ciò che ha colpito negativamente tutti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">vedere</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la non Juventus.</b> Più volte nel corso di questa stagione abbiamo messo in rilievo le tante falle di un gioco che stenta ad essere tale e che nasce da un centrocampo che mal sopporta l’idea di costruire e interdire, disponendosi armonicamente a ventaglio sia in fase di possesso palla che in fase di non possesso. Ma per far questo ci vuole gamba, polmoni e testa per tutti i 95 minuti e oltre, tanto da determinare il trait d’union tattico tra i vari reparti. Purtroppo, questo non è dato vedere, e allora ci viene il dubbio se è Sarri a non essere adatto a questi giocatori, oppure sono gli stessi giocatori a non essere adatti a quest’allenatore. E intanto questo tremendo ko ha avuto ripercussioni negative non solo nella gestione della squadra a disposizione di Sarri e nei tenebrosi umori del popolo juventino nei confronti dell’allenatore, ma anche dal punto di vista economico finanziario che ha visto crollare le azioni della Juventus in Borsa. E’ tutta una catena di situazione che fanno pensare a una stagione fallimentare, anche se in questo momento, il fatto di essere prima in classifica in campionato, di essere ancora in corsa in Champions e in Coppa Italia, lascia uno piccolo spiraglio di speranza per una immediata ripresa di situazioni che al momento sono davvero negative al massimo. Chi ha avuto modo di vedere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lione – Juventus e Real Madrid –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester City</b> si sarà accorto dell’abissale differenza di gioco prodotta nei due match. Da una parte la palla cantava e dall’altra era stonata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(Fabio Capello dixit).</b> A Madrid si è giocato a football e a Lione a nulla. Zero tiri in porta della Juve, pochissima tecnica, zero giro palla, zero corsa nel proporsi, infiniti passaggi sbagliati in difesa, a centrocampo e in attacco, dove il solo Ronaldo predica nel deserto, avendo accanto le penose prestazioni di Cuadrado, Rabiot, Pjanic, Bentancur e un Dybala che rispetto ad altre volte è stato incolore. Dunque il discorso sulla situazione della Juventus non è tanto se riuscire a sovvertire il risultato in Champions nel match di ritorno che si disputerà all’Allianz Stadium il prossimo 17 marzo, ma trovare il bandolo di una matassa che invece di srotolarsi si attorciglia sempre più. Una cosa è certa, a meno di un miracolo che ad oggi ci sembra davvero molto improbabile, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> non sarà più l’allenatore della Juventus. Il suo credo calcistico (se esiste davvero) ha fallito per tanti motivi che vediamo sul campo e altri di spogliatoio che immaginiamo. In questi casi è proprio l’allenatore che dovrebbe risolvere la situazione che, a dire il vero, secondo noi gli sta pure sfuggendo di mano. Ci auguriamo per il popolo bianconero di essere smentiti da fatti positivi che al momento non scorgiamo all’orizzonte. E adesso lo stato maggiore della Juventus alzi la voce con chi di dovere e non resti supinamente nel retroscena a osservare passivamente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Lionefl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuve-imbarazzante-e-inguardabile-1013658.htmSi100451001,02,03030106
241013657NewsCampionatiMarcello Chirico è ipercritico su Sarri e la sua Juventus.20200227151118Intervista a uno dei più popolari tifosi della Vecchia Signora d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Giornalista professionista, opinionista tv e juventino da legare, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marcello Chirico</b> rappresenta uno di quei personaggi che se non ci fossero dovremmo inventarli. Il suo modo di porsi, infatti, è sempre molto deciso nel sostenere le proprie verità, mettendo in mostra una chiarezza di idee pallonare che spesso vanno oltre la sua esuberanza da vero tifoso della Vecchia Signora d’Italia. Torinese, Marcello Chirico è attualmente direttore editoriale de “Il Bianconero.com”, dopo avere lavorato per 18 anni come cronista politico ne “Il Giornale”. Dal 2004 è opinionista sportivo sulle tv del gruppo Mediapason (Telelombardia, Antenna 3, Top Calcio 24, Videogruppo Piemonte) dove si occupa prevalentemente di Juventus. Per la sua squadra del cuore ha scritto diversi libri ed ha anche dedicato una canzone dal titolo “Atto d’amore”. Davvero inconfondibile questo personaggio, che dalla faccia, dai movimenti, dal suo gesticolare espressivo, mette sempre in mostra il carisma del suo essere juventino che esprime tutta la sua gioia nelle belle vittorie, ma che sa essere anche molto critico nelle partite perse senza gioco, passione e determinazione. Sono temi che abbiamo sviluppato in questa intervista, in cui Chirico manifesta tutto il suo interrogarsi sulla Juve di Sarri.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, cosa pensi del big match Juve Inter che si giocherà a porte chiuse?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che fosse l’unica cosa da fare, anzi credevo addirittura che già domenica scorsa si adottasse il sistema di giocare a porte chiuse tutte le partite di campionato. E’ un periodo delicato e c’è un’emergenza grave in atto, per cui ritengo che sia responsabile prendere delle precauzioni. Poi, se vogliamo parlare del lato sportivo, è chiaro che sarebbe stato meglio vedere una partita con una bella cornice di pubblico, le coreografie, i cori e tutto il resto. E’ evidente che da tutta questa storia, sempre dal punto di vista sportivo, se ne avvantaggia l’Inter perché gioca la partita dell’anno in uno stadio deserto, dove non c’è neanche un tifoso della Juve e quindi per l’Inter è ancora meglio che giocare in campo neutro, perché lì i tifosi sarebbero andati. Ma non solo, devo dire che la squadra di Conte è doppiamente fortunata perché non ha giocato neppure la partita contro la Sampdoria di domenica scorsa, e quindi sarà più riposata della Juve”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per Conte è dunque un vantaggio dal punto di vista ambientale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ un enorme vantaggio, anzi è un vantaggio gigantesco. Penso che neanche lui se lo immaginasse di avere questo vantaggio, perché un conto è giocare la partita in uno stadio ostile, e tale sarebbe stato nei suoi confronti, e un conto è giocare in uno stadio vuoto. E’ chiaramente un vantaggio enorme per Conte. Non ci sono dubbi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non credi che il coronavirus e la relativa psicosi, stiano producendo più danni del virus stesso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente. Vedo gente che si va a fare i tamponi senza avere avuto contatti con nessuno e stando anche bene. Si è creata una psicosi perché ci siamo spaventati tutti, tuttavia, penso che l’allerta sia giusta ma a creare il panico siano soprattutto i politici ancor prima dei medici”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ banale dire che mancando la bolgia dello Stadium, sarà più difficile vincere la partita contro l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, la presenza dei tifosi sarebbe stata fondamentale, tuttavia mi viene da fare questa domanda: Quante volte quest’anno abbiamo visto la bolgia bianconera all’Allianz Stadium?. Sì, perché un conto è avere lo stadio pieno che fa il tifo, e un conto è vederlo come lo stiamo avendo quest’anno, in cui si notano dei vuoti. Dunque, ritengo che in questa particolare occasione avremmo sentito soltanto i cori dell’Inter”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chiara la tua sottile critica al non gioco della Juve. A proposito, non pensi che tra Juve e Inter alla fine goda la Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Juve farà di tutto per vincere contro l’Inter, ma è chiaro che se dovesse pareggiare e la Lazio dovesse vincere contro il Bologna ci sarebbe un ribaltamento in classifica. Tra l’altro, mi sono chiesto perché la Lazio debba giocare a porte aperte, visto che ci sono stati anche dei casi di coronavirus a Roma. Ecco, non capisco la difformità delle regole. Se tu hai deciso di non volere raduni di persone nei luoghi pubblici, allora dovresti uniformare il campionato a questa regola e giocare con gli stadi vuoti per non creare aggregazioni di massa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, in questo periodo hai la fama di essere un tifoso ipercritico del gioco della Juve di Sarri. Cosa non ti piace della tua squadra del cuore? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Parto dal presupposto che a me non piaceva già come Allegri faceva giocare la Juve, nonostante si vincesse con il risultato di farci sentire tutti debitori dei tanti successi ottenuti. Poi si è cambiato allenatore perché si voleva vedere giocare la Juve in un modo più brillante e, soprattutto, con un’altra mentalità che fino ad oggi stiamo vedendo soltanto a sprazzi. Spero di vedere il bel gioco promesso domenica prossima contro l’Inter. Io do tempo a Sarri, anche se siamo già a fine febbraio e nulla di nuovo e di diverso si vede. Devo dire che qualche volta ho persino visto peggiorare il gioco rispetto all’anno scorso. Altro che cambiamento di mentalità!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi delle parole dette pubblicamente da Andrea Agnelli, in cui si evince tra le righe il suo desiderio di portare Guardiola alla Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Che Guardiola piaccia ad Agnelli non lo scopriamo adesso, solo perché lo dice lui in quest’occasione. E’ già dalla scorsa estate che si sapeva quanto avesse tentato di portarlo alla Juve. Il problema è nato dal fatto che Guardiola non ha mai avuto voglia di lasciare il Manchester City. Tuttavia, penso che questo discorso sia soltanto rimandato a posteriori, anche perché sono convinto che se Sarri non vincerà, è molto probabile che il presidente Agnelli ritorni alla carica”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Restando sempre sulle rivelazioni che il presidente bianconero ha fatto nel corso di una diretta a Radio 24, emerge anche un velato avvertimento a Sarri e Paratici a riguardo del loro futuro. Te lo aspettavi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il fatto che Agnelli, nel corso della conferenza stampa di addio di Allegri avesse detto che i responsabili sarebbero stati a tutti gli effetti Paratici e Nedved, la dice lunga su come il presidente volesse delegare le responsabilità, come si fa esattamente in tutte le aziende. Poi, però, si attendono i risultati, e se questi non ci sono, è chiaro che al momento qualcosa è venuto a mancare. Quindi, se la Juve dovesse vincere, è chiaro che nulla cambierebbe, se invece non dovesse avvenire più questo, probabilmente qualcosa cambierà. Devo dire che c’è stato qualche colpo a vuoto da parte di Paratici nelle due campagne di mercato estivo e invernale. Quindi, mi sembra chiaro che se i risultati non verranno con scadenza 2021, così come ha detto Agnelli, è logico che sarà sostituito così com’è nella logica di ogni azienda che si rispetti. Paratici, è un bravissimo conoscitore di giocatori, ma come dirigente probabilmente è un novizio. Qualche errore l’ha fatto, e secondo me il mercato non è stato fatto in maniera totalmente corretta”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, rimpiangi Marotta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Assolutamente no. Non mi ha mai convinto del tutto. E’ uno fin troppo attento ai conti, e ricordo tanti giocatori di livello non presi per le sue titubanze. Non mi sembrava questo grandissimo fenomeno che tutti dicono. E’ un bravo dirigente ma non un top player. Paratici, invece, lo ritengo un top player per quello che riguarda la conoscenza dei giocatori, ma un neofita per quanto riguarda le pratiche dirigenziali, perché lo si vede chiaramente in difficoltà”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Con che stato d’animo vivrai il derby d’Italia davanti al teleschermo?<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per ovvi motivi televisivi allo stadio ci vado quasi mai, perché devo essere presente in studio su 7 Gold. Gli interisti li ho sempre davanti in studio, e le così dette me le fanno girare abbastanza. Spero di vedere una bella partita. Ho grande fiducia nella Juventus”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi vincerà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve, naturalmente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-chirico-marcello.jpgSiNmarcello-chirico-e-ipercritico-su-sarri-e-la-sua-juventus-1013657.htmSi100451001,02,0303075
251013654NewsCampionatiContro il Brescia vince la Juve e…….la noia!20200217123340La Juve è prima in classifica ma.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella domenica dello scontro diretto tra Lazio e Inter, la Juventus ha affrontato il Brescia all’Allianz Stadium. Era una partita da vincere per ovvie ragioni e la Juve l’ha fatta sua con il risultato di 2 a 0 con gol di Dybala su calcio di punizione e di Cuadrado su una delle pochissime azioni di gioco meritevoli di citazione. Per il resto è stata noia completa. Noia di una squadra che appare in ritardo di preparazione, noia di un gruppo di calciatori che non ha intensità, noia di una circolazione di palla troppo lenta. In poche parole questa non è Juventus, non può esserlo, a meno che non si capisca quale sia esattamente il male oscuro che si è inserito prepotentemente nella situazione globale dei meccanismi di squadra. Crediamo che Sarri sia l’unica persona a dovere dare una risposta precisa su quello che sta succedendo a questa squadra e, di conseguenza, prendere le giuste misure per risolvere una situazione che richiede ormai soluzioni in tempi brevi, visti gli impegni di Champions, Campionato e Coppa Italia, i quali sono ormai dietro l’angolo. D’altra parte con quello che guadagna il tecnico dall’inconfondibile parlata toscana, chiamato dalla Juve per infondere un gioco armonico e spettacolare, ci si deve aspettare una risposta concreta ai tanti dubbi che affliggono la sua squadra incapace di avere un’identità ben precisa. L’idea di aspettare ancora, accumulare punti per la classifica, restare bene o male in corsa per tutte e tre le competizioni calcistiche non regge più. E’ tempo di risposte chiare e inconfutabili, perché la Juventus è carica di super campioni profumatamente pagati, così come il suo allenatore che guadagna 6,5 milioni netti a stagione più bonus. Poi possiamo anche parlare di certi errori fatti nella campagna acquisti estiva fatta da Paratici, il quale non ha saputo sistemare a dovere il centrocampo ed ha ritardato palesemente la cessione di giocatori che non apparivano più nel progetto Juve voluto da Sarri. Certo, il dirigente della Juventus ha poi riparato in extremis nel mercato di gennaio con le cessioni di Mandzukic, Emre Can e Pjaca dato in prestito per farlo giocare, tuttavia, prima ancora di una questione legata a trattative economiche non convenienti alla Juve, si pensa a un’incertezza nel programma da seguire, a una sorta di tentennamento fatto di indecisione che si riflette inevitabilmente anche sulla fisionomia tecnica della squadra. La Juve e Sarri non hanno ancora capito se con il vasto parco di giocatori di primissima qualità che hanno nel proprio organico, devono tatticamente inseguire il 4-3-3, piuttosto che il 3-5-2, o il 4-3-1-2 con il trequartista che non c’è, non si trova e qualche volta si tenta d’inventare. Così come si tenta di inventare una difesa che a seguito degli infortuni di Chiellini (rientrato contro il Brescia per una decina di minuti finali) Demiral, Danilo (anch’egli rientrato ieri) si sia optato di inventare un Cuadrado che da terzino ha fatto quello che ha potuto. E poi De Ligt, un giocatore tanto pagato che non riesce a dare garanzie di personalità e, per questo, Sarri cambia continuamente formazione. Un po’ per sostituire gli infortunati e un po’ per non avere le idee chiare su come affrontare la situazione, la Juve sembra in un continuo cantiere di lavori in corso. Per fortuna CR7 dà il suo apporto di vero campione instaurando una leadership in campo e nello spogliatoio, pur avendo bisogno di tanto in tanto di tirare il fiato per essere gestito al meglio. Ma, a onor del vero, dobbiamo dire che anche Dybala è migliorato. Il ragazzo si è fatto valere dimostrando di meritare la maglia da titolare e non essere vittima delle continue indecisioni di Sarri, il quale sistematicamente l’ha sostituito nel corso delle gare giocate. Dunque, la situazione di questa Juve non è chiara e il fragile gioco messo in campo che spesso si traduce in situazioni d’incomprensibile pausa di attenzioni, non induce a trovare la svolta risolutiva per vedere rinascere la Juve e il suo gioco. Ci riuscirà Sarri in queste settimana che precedono i grandi impegni della stagione 2019/’20?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNcontro-il-brescia-vince-la-juve-e-.la-noia-1013654.htmSi100451001,02,0303097
261013651NewsCalciomercatoIl Prof. Marotta e l’allievo Paratici20200130113842Un dualismo sempre in atto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>E’ in fondo il motivo conduttore della diatriba tra Inter e Juve. Tra Marotta e Paratici si contano innumerevoli messaggi apparenti di stima reciproca, ma poi a conti fatti si nota una evidente corsa ad arrivare primi negli affari relativi alle rispettive società di appartenenza. Striscianti tradimenti si frappongono a sorrisi forzati e abnormi ipocrisie. E non è un caso che l’Inter in questo mercato d’inverno che sta per chiudersi, è stata molto più attiva della Juventus. Con l’acquisto di Eriksen, Marotta ha sistemato un centrocampo che adesso appare quadrato dal punto di vista dei tempi di gioco dati da un suggeritore di grande classe com’è il danese, mentre Paratici stenta a definire la cessione di Emre Can (che probabilmente arriverà sul filo della chiusura del mercato di gennaio) e nonostante da tempo l’infortunio di Chiellini abbia provocato problemi alla difesa della Juve, ci si è limitati a inventare Cuadrado come terzino di fascia, tenuto De Sciglio (che si è infortunato), acquistato Danilo (un giocatore normale, infortunato anch’egli, ma che non fa la differenza) e venduto Cancelo per la questione delle plus valenze. Il problema della Juventus che prende troppi gol, nasce proprio dal non avere sulle due fasce della difesa giocatori in grado di coprire una zona nevralgica, così pure come il centrocampo, in cui manca la mente illuminante del gioco. Troppi incontristi, tra cui Matuidì (sembra stanco il francese) Rabiot (chissà quando e come dimostrerà il suo valore) e poi Alex Sandro che continua in una corsa stanca e pesante nel suo incedere, non garantendo il necessario recupero in difesa. Molto più abile Marotta che ha venduto Politano (non gradito a Conte) al Napoli e, come dicevamo pocanzi, ha acquistato Eriksen. Strategie di mercato che sanno di lunga esperienza nel settore, capaci di sapersi muovere con abilità e tempestivamente nella logica di far conciliare la parte tecnica a quella amministrativa di bilancio. In questo senso si devono evidenziare i meriti dell’Inter nell’essere passata dalla violazione dei parametri del Fair Play Finanziario a uno stato patrimoniale florido. Tutto ciò dà la misura di un lavoro che è cominciato in maniera positiva da parte di Marotta che si è pure avvalso di Antonio Conte nell’affidargli la gestione tecnica della squadra. E la Juve? La Juve è lì che aspetta e realizza il suo tanto aver speso in acquisto di giocatori di indubbia altissima qualità tecnica, ma che ancora con il suo allenatore Maurizio Sarri sembra non avere ancora raggiunto un equilibrio tale da rilevarne la reale crescita di identità nell’aspirazione della conquista del triplete. Agnelli, Nedved e Paratici non affondano i colpi, ma sanno di avere in casa una corazzata che, secondo noi, ha bisogno di essere ancora plasmata in almeno due settori del campo. Perdere malamente due volte contro la Lazio e una volta indecorosamente contro il Napoli, apre degli interrogativi che pur si contrappongono al dato di fatto che la Juve di Sarri ha chiuso in testa il suo girone di Champions League, è prima in classifica in Campionato ed è entrata in semifinale di Coppa Italia. Tutto questo stride, al cospetto di quanto abbiamo detto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNil-prof-marotta-e-l-allievo-paratici-1013651.htmSi100451001,02,03010166
271013649NewsCampionati“Il Toro è un’idea, una diversità”, parola di Fabio Viglione.20200123144520Intervista a un tifoso eccellente,che vede il calcio attraverso analisi approfondite e condivisibili. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avv. Fabio Viglione da Roma</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>. Sì, proprio lui, il tifoso del Torino autore del libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Caro Toro ti</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">scrivo” </i></b>che ha<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>elaborato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giorgio Merlo</i></b>. Non è la prima volta che lo intervistiamo e non è un caso che ci rivolgiamo a lui, nonostante abiti lontano da Torino, per conoscere il suo pensiero sul Toro. Oggi più che mai, vista la delicata situazione che sta attraversando l’ambiente granata in questo momento. Il suo è un contributo da opinionista prima ancora che da tifoso, in quanto ha una spiccata capacità di analisi su fatti calcistici ad ampio raggio. Avvaliamoci dunque della sua opinione.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, cosa pensi di questa freddezza da parte dei tifosi granata nei confronti della società e della squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certamente vivendo a Roma non sono al corrente di tante cose che riguardano l’ambiente, se non per le notizie che leggo attraverso i giornali. Ho sempre pensato, e penso, che il tifoso granata fosse diverso dagli altri, proprio per le peculiarità uniche che la grande storia del Torino possiede. Il Toro è un’idea, una diversità e anche una voglia di mettere in campo quelle caratteristiche che ci fanno prescindere dalla mancanza di ricchezza economica, per riconoscerci in una simbolo di lotta, di sofferenza e maniche rimboccate. E’ la nostra storia, è nel nostro dna. Non è retorica la mia, quando sostengo che il tifoso del Toro, da sempre, non ha mai misurato il suo attaccamento alla squadra ed alla società in base al risultato, ma ha vinto già per il solo fatto di “essere del Toro”. E’ una vittoria di sentimento che ci fa diversi, orgogliosamente diversi. Noi siamo sempre stati un po’ originali come tifo, come passione, colore, calore, quindi questa è l’identità che per noi è fondamentale rimarcare. Ed il Toro non può prescindere dai suoi tifosi, dal suo Popolo. Questo è un tema secondo me centrale quando si parla di Toro. E non è un caso che la vasta letteratura granata e le tante pubblicazioni, suscitino tutto questo interesse. Perché nonostante le poche vittorie la letteratura e la cinematografia parlano di noi più di ogni altra realtà calcistica? E’ il segno evidente che il Toro non è una semplice squadra di calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che nel calcio moderno fatto di business, non c’è molto spazio per le squadre come il Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, perché oggi mancano le possibilità di competere per vincere. L’estate passata sotto l’ombrellone a scommettere su chi avrebbe vinto lo scudetto è un lontano ricordo. Negli anni passati il tricolore lo potevano vincere, come è avvenuto, - e parlo anche degli anni settanta e ottanta - la Sampdoria, il Verona, il Torino, il Napoli. Adesso la competizione per il titolo si è ristretta al punto che squadre come il Toro si possono collocare al massimo, nella stagione di grazia, in quel ristretto numero di compagini capaci di piazzarsi per un ingresso in Champions. E’ impossibile sognare. Realisticamente, l’ingresso nelle competizioni europee è il massimo a cui possiamo aspirare per come il sistema si è sviluppato. Non penso che sia molto “distante” la strada che ci separa da un quarto/quinto posto come crescita generale. Una crescita che non va dimenticata. Non solo, una crescita nella quale l’ultimo tratto di strada è il più difficile da raggiungere.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Noi veniamo da un periodo in cui faticavamo a collocarci in serie A… E’ stato un periodo di grande sofferenza nel quale credo che abbiamo perso anche diverse generazioni di giovani tifosi… Ora siamo certamente su un altro piano e su altri livelli. Ma dobbiamo e possiamo certamente migliorare. Penso che non sia facile per il Torino, consolidare un posto davvero importante in un calcio come quello attuale ma io ci credo. Voglio crederci. Anche perché voglio regalare a mio figlio tredicenne, che tifa Toro e vive a Roma, meno sofferenze… ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo questo tuo pensiero filosofico e al contempo razionale, si evince chiaramente una forma dissociativa dalle attuali contestazioni granata contro la squadra e la società. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io credo che si debbano trovare sempre delle ragioni di “cucitura”, perché una società e una squadra di calcio non possono prescindere dal calore del pubblico e la nostra passione non ci può mutilare della squadra del cuore. La società e la squadra hanno bisogno della passione della gente, della gente granata. Non gente qualsiasi. Il Toro ha sempre avuto un “tifo” ed una curva da scudetto anche quando la squadra giocava in serie B. Credo e spero che una soluzione possa trovarsi nel mettere al centro i punti di convergenza. Anche i calciatori devono capire che indossano una maglia storica e ricca di passione che non può essere mortificata. I tifosi sono un patrimonio immenso di passione dalle potenzialità infinite. Anche se viviamo un calcio ormai deprivato di sentimenti e ostaggio di fatturati e social media. E’ indubbio che quando i risultati non arrivano, qualcosa si è sbagliato anche in sede di valutazioni a monte. Tuttavia, parlando del profilo tecnico che è l’unico su cui sono in grado di esprimermi, sempre guardando dall’esterno, credo si debba fare anche una valutazione “ex ante”. Perché sono stati tenuti i pezzi pregiati? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sirigu, Belotti, Izzo?</i></b> Si è probabilmente pensato che mantenendo la struttura di una squadra che aveva fatto bene si sarebbe potuto fare ancora meglio del settimo posto. Io, francamente, ero tra quelli che aveva creduto nelle scelte di mercato. Ma il calcio non è una scienza esatta. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi della quasi certa cessione di Bonifazi e dell’eventuale prestito di Iago Falque?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questo caso penso ci sia un problema tecnico, piuttosto che un volere della società. Bonifazi credo venga ceduto per esubero nel ruolo visto che abbiamo tanti difensori centrali e non tutti possono giocare. Tuttavia, che la scelta per sfoltire il reparto ricada su un giovane di valore proveniente dalla nostra ‘cantera’ mi lascia un po' di amaro in bocca. Su Iago? Lo vorrei ancora con noi. È stato considerato un punto fermo del Toro, nonostante l’infortunio subito, credo gli si debba dare adesso l’opportunità di rientrare proprio per le sue qualità tecniche e la sua duttilità. E poi non si può a questo punto della stagione privarsi di un ottimo calciatore, minimizzando il numero della rosa dei titolari. Mazzarri non può avere la panchina corta, anche perché un allenatore deve essere in grado di gestire tanti giocatori se l’obiettivo è ambizioso. La competizione va gestita ma tiene alta la qualità e le soluzioni. E’ un problema di chi allena saper dosare la competizione interna e l’armonia. Con una rosa corta si ha il …respiro corto….” e alla lunga la squadra ne risente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, non sei d’accordo con la gestione tecnica di Mazzarri? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Oggi direi di no. Io credo che lo stesso Mazzarri non sia soddisfatto del rendimento della squadra. In campo si alternano buone giocate a momenti di blackout, abbiamo giocato un girone d’andata in chiaroscuro quanto a continuità ed intensità di gioco.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Vedo una propensione a giocare chiusi sull’avversario. Un atteggiamento tattico che ha fatto in modo di far soffrire la squadra, più contro squadre meno attrezzate e dai valori più modesti che contro le cosiddette “grandi”, squadre chiamate a “fare la partita”. Il calcio non è una scienza esatta ma è spregiudicatezza, spensieratezza, voglia di fare, freschezza di idee che spesso vengono apportate dai giovani capaci di farti la giocata sopra le righe che ti fa vincere la partita. Il calcio fa sognare pure per questo, non è il gioco degli scacchi. No, la direzione tecnica di Mazzarri, di cui non discuto la preparazione, in questo momento risente, a mio avviso, di questo atteggiamento di scarsa propensione alla proposizione del gioco. Al coraggio. E’ una mia opinione. Vedo poi poca apertura di credito verso i giovani, come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Millico, Edera</i></b>, che potrebbero apportare entusiasmo e sfrontatezza. Le capacità balistiche di Millico che ha strabiliato nel campionato primavera credo che possano confermarsi anche in serie A. La traversa contro il Sassuolo non mi ha sorpreso, gli ho visto fare tanti gol così nelle giovanili, ha una strabiliante naturalezza nel calciare a giro da quelle distanze. Credo che i giovani talentuosi debbano essere maggiormente coinvolti, come peraltro, sta accadendo altrove (penso a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Vlahovic, Malinoski, Kulusevski</i></b>). Non credo affatto che inserendo i giovani in squadra ed equilibrandoli naturalmente nell’assetto base, con i più esperti, si rischi di bruciarli. Chi l’ha detto? Semmai, tenerli in panchina rischia di demotivarli, di frustrare la loro autostima e di non farli sbocciare. Poi non dimentichiamo che il tifoso del Toro ha sempre avuto un legame particolare con i giovani del Filadelfia ed è pronto a perdonare anche qualche sbavatura. I nostri giovani sono fondamentali per ridare entusiasmo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Vuoi spendere qualche parola per un giocatore in particolare ? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una parola per Sirigu. E’ un portiere davvero formidabile. Non credevo fosse così forte. Merita di giocare titolare in Nazionale, un vero fuoriclasse. E’ l’idolo di mio figlio che cerca di emularlo nel campetto della scuola, giocando con la sua maglia numero 39. Ma anche Belotti merita elogi particolari. E’ cresciuto molto ed è diventato un vero trascinatore. Non si risparmia, lotta dal primo all’ultimo minuto, è migliorato molto anche tecnicamente, è maturato nei movimenti e nella capacità di leggere le situazioni, incarna davvero lo spirito del Toro quando carica a testa bassa e non si arrende mai”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come vedi il prossimo incontro casalingo contro l’Atalanta di Gasperini, reduce dalla sconfitta interna contro la Spal?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sconfitta in casa dell’Atalanta contro la Spal, dimostra che tranne qualche squadra che si colloca su un livello nettamente superiore, tutte le altre compagini possono vincere o perdere contro tutti. Ogni partita ha le sue insidie. Al di là degli episodi che possono capitare ed essere sempre determinanti, tra Torino e Atalanta vincerà chi dimostra di avere più fame. In ogni zona del campo, su ogni pallone, sarà necessario dare il massimo ed avere la testa libera. Si gioca con il cuore, con la testa e con la giusta determinazione. Mi auguro davvero che sia il Toro ad avere più fame, anche se dubito che l’Atalanta dal gioco arioso messo in mostra fino ad oggi, accetti di buon grado una sconfitta interna contro una Spal ultima in classifica, senza la voglia di rifarsi immediatamente. Quella partita persa brucia ancora tanto alla Dea di Gasperini. Il Toro è avvertito!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><a name="_GoBack"></a></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avvocato-fabio-viglione.jpgSiNil-toro-e-un-idea-una-diversita-parola-di-fabio-viglione-1013649.htmSi100451001,02,03030261
281013648NewsCampionatiToro, qualcosa si è incrinato tra tifosi e società20200115160658Tra la tifoseria del Toro, c`è voglia di uscire dal limbo dei perenni insoddisfatti. Colpa dell`ambiente o della società? <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In casa granata aleggia un certo malcontento che si traduce in tante piccole, grandi insoddisfazioni, che fanno capo a una divergenza di vedute da sempre latenti e mai definitivamente risolte. I tifosi, si sa, sono molto umorali e non vanno tanto per il sottile quando si tratta di contestazioni che riguardano il rapporto non proprio idilliaco con la società. Vuoi perché la squadra va male, vuoi perché l’allenatore non è in grado di dare un assetto tattico tale da far rifiorire un calcio moderno e aggressivo, vuoi perché nonostante i ripetuti solleciti annuali, la società non dimostra di essere in grado di costruire attraverso gli acquisti di un certo livello una squadra che sappia competere per la conquista dello scudetto o, quantomeno, di piazzarsi in zona UEFA, dando un’immagine di società che vuole uscire dal limbo cui sembra essere piombata da troppo tempo. E’ il Toro di Cairo che ha portato la società granata ad essere perfetta sotto l’aspetto dei libri contabili, ma che pecca inevitabilmente nella fase di organizzazione tecnica e di un progetto che deve essenzialmente partire dallo stato maggiore della stessa azienda calcio. Tuttavia, dobbiamo dire che quest’anno il presidente Cairo ha dato dimostrazione di spendere del denaro con l’acquisto di Verdi, ma, col senno di poi, il suo arrivo si è rivelato totalmente insufficiente sotto l’aspetto del tesseramento di un calciatore che avrebbe dovuto apportare alla squadra un miglioramento tale da far crescere un gruppo che vede in Belotti e Sirigu i principali interpreti carismatici dei granata. Questo spendere tanto denaro per un giocatore che già da molto tempo non veniva impiegato a Napoli da Ancelotti, ha fatto pensare che il presidente – già così attento a tirare fuori dei soldi dalle casse societarie – fosse stato consigliato male. Un’operazione onerosa di 25 milioni di euro che lascia davvero sbalorditi. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma ritornando ai malumori dell’ambiente granata, c’è da capire come si possano avvertire dei solenni mugugni verso la squadra e la società, nonostante l’attuale posizione di classifica veda il Toro al settimo posto. Certo, se guardiamo in faccia la realtà, non possiamo certamente nascondere che dopo avere faticato in Coppa Italia per passare il turno ai rigori contro un Genoa privo dei suoi titolari e poi aver giocato in campionato contro un Bologna che se avesse pareggiato allo stadio Grande Torino nessuno avrebbe gridato allo scandalo, allora c’è davvero da riflettere bene su ciò che veramente fa tendere i nervi tesi, i quali incrinano il rapporto tra tifosi e società. Certo, è brutto assistere dopo una vittoria e dopo l’inno cantato da Valerio Liboni “Ancora Toro”, vedere la squadra che non va sotto la curva Maratona ad assorbire il calore dei suoi tifosi. E’ come essere separati in casa. E mentre Cairo e Mazzarri restano fermi sulle loro posizioni - imperterriti a dare risposte sul campo - a “rimetterci” in tutta questa confusione di offesi in casa granata sono proprio i calciatori, i quali hanno vinto a Roma contro i giallorossi, hanno superato il turno di Coppa Italia e hanno vinto contro il Bologna in campionato senza tuttavia risollevare gli umori della tifoseria. Eppure, nel girone di ritorno dell’anno scorso si era creata una tale alchimia tra tifosi e squadra, che lasciava ben sperare per il futuro. Evidentemente nulla è per sempre, visto che nel calcio le cose cambiano repentinamente nel momento in cui si razionalizzano lunghi momenti insufficienti per il calcio che conta. Detto ciò, e per il bene del Toro, l’augurio è che si possa allentare la corda tesa e carica di esasperanti situazioni che non fanno bene a nessuno e, soprattutto, non portano da nessuna parte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-tifosi-toro.jpgSiNtoro-qualcosa-si-e-incrinato-tra-tifosi-e-societa-1013648.htmSi100451001,02,03010167
291013645NewsCampionatiCampionato di calcio. L’anno nuovo non cambia il nome delle pretendenti al titolo.20200107190536Un campionato da vivere fino in fondo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter, Juve e Lazio sono le papabili alla vittoria finale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Finito lo stop per le vacanze di Natale, il campionato di calcio di Serie A riapre i battenti di un pallone che ha ripreso a far vivere i palpiti ansiosi ai suoi tifosi, impazienti com’erano di continuare a vivere il fine settimana all’insegna della sfrenata passione calcistica. Si è cominciato a giocare domenica 5 gennaio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia – Lazio</b>, una partita che ha visto la squadra di Inzaghi vincere 2 a 1 un incontro che ha confermato lo stato di salute dei biancocelesti i quali aspirano ad essere il terzo incomodo per la lotta scudetto, proponendosi anche per entrare a far parte delle squadre che parteciperanno alla prossima Champions League. Nel pomeriggio anche il Genoa del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> ha superato il Sassuolo con il risultato di 2 a 1. Il cuore del Genoa si è imposto all’ordine tattico e alla piacevolezza delle trame di gioco di un Sassuolo che ha subito non pochi errori arbitrali, i quali ne hanno decretato la sconfitta. Un match che ha riproposto l’importanza di dare maggiore credito al Var, piuttosto che all’arbitro in campo. C’è stata poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spal – Verona</b>, una gara vinta per 2 a 0 dagli scaligeri che hanno sfruttato l’ottimo momento di forma già palesato sul finire del vecchio anno 2019. Male la Spal di Semplici che con questa sconfitta si è ritrovata ad essere fanalino di coda della classifica. La serata della 18ma giornata di Serie A è terminata con la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma – Torino</b>, un incontro che ha visto vincere meritatamente i granata per 2 a 0, ribaltando un pronostico che alla vigilia li dava sconfitti. Così, ad una Roma che evidentemente ha risentito non poco dell’imminente cambio al vertice della proprietà, ha fatto eco un Torino che Mazzarri ha preparato nella consapevolezza di non avere altra scelta che vincere e convincere, anche per attenuare in qualche modo gli intensi venti di contestazione che spirano tra i tifosi di casa Toro. In realtà possiamo dire che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>(autore della doppietta) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu</b> (sempre formidabili le sue parate) sono stati gli eccellenti interpreti di un Toro che non brilla per gioco corale, ma che spesso si rifugia nella forza del suo capitano per togliere le castagne dal fuoco. Detto questo, passiamo all’Epifania calcistica che è partita all’ora di pranzo con il derby dell’Appennino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bologna – Fiorentina</b> finita 1 a 1. La viola del nuovo tecnico Iachini, è andata in vantaggio con un bellissimo gol di Benassi, ed ha condotto una gara accorta e attenta a portare a casa l’intera posta in palio. Tuttavia, allo scadere della gara ha subito il pareggio ad opera di Orsolini, il quale si è inventato un eurogol da palla inattiva, posta in una posizione defilata della destra dell’area viola. Dunque, è sostanzialmente giusto il risultato finale. C’è poi da commentare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta – Parma,</b> il cui risultato di 5 a 0 non fa altro che dare splendore assoluto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dea </b>di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b>, una squadra in forma, bella da gustare e, soprattutto, capace di finire la sua ultima partita dello scorso anno con lo stesso punteggio contro il Milan. 10 gol in due partite! Onestamente abbiamo esaurito tutti gli aggettivi superlativi, per questa interprete del calcio spettacolo di casa nostra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria </b>è finita 0 a 0. Ibra, Ibra e sempre Ibra. E’ stato l’urlo a San Siro del popolo rossonero, ma lo svedese entrato in campo nel secondo tempo non ha fatto il miracolo sperato. La squadra di Pioli si arrovella in problemi che vanno oltre l’apporto del possibile beneficio di un campione 38enne, che secondo il nostro parere resta positivo sotto l’aspetto commerciale con riferimento al marketing e di entusiasmo per i tifosi del Milan, piuttosto che per un reale fatto di positività in campo tecnico per la squadra stessa. Ottimo il punto conquistato da Ranieri, con una Sampdoria che ha addirittura sfiorato la vittoria. Pregevole poi la vittoria dell’Udinese che ha superato il Lecce allo stadio di Via del Mare per 1 a 0. Anche qui ci sono state delle recriminazioni leccesi sulle decisioni arbitrali contestate dall’allenatore Liverani. Ma la sostanza dice che i bianconeri friulani hanno conquistato tre punti d’oro per la loro classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E dulcis in fundo, veniamo alle due ultime gare di questa 18esima giornata di Serie A.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Partiamo con</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus – Cagliari, 4 a 0 – Tripletta di Ronaldo e gol di Higuain-</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La partita è finita con tre gol di CR7 e uno di Higuain. Un 4 a 0 che maschera le solite incertezza della squadra di Sarri, la quale ha l’alibi di essere ancora un cantiere in fase di ultimazione di quell’opera che si chiama: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fluidità di manovra e Continuità”.</b> Nel primo tempo, infatti, la Juve ha sì dimostrato grande spinta in avanti con evidente voglia di pressare e chiudere l’avversario nella propria zona difensiva, ma ha rischiato più di una volta di subire le ripartenze di un Cagliari che, a onor del vero, sembra aver perso la brillantezza di gioco di qualche settimana fa. Poi, nel secondo tempo, causa un banale errore della difesa cagliaritana, la Juve è andata in vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il quale non si è fatto sfuggire l’invito così godereccio. Da qui in avanti la Juve è uscita alla grande con trame di gioco eccellenti che effettivamente hanno dato splendore al quel gioco tanto sperato in casa juventina e che si tramuta nel vincere, convincere e divertire divertendosi. Ma, per arrivare a questo nell’arco degli oltre 90 minuti di gioco, Sarri deve ancora lavorare molto sui meccanismi di centrocampo, dove si esalta molto la costruzione del gioco a discapito dell’interdizione in appoggio alla difesa. E’ l’equilibrio non ancora trovato tra i vari momenti di possesso e non possesso palla, che vanno disciplinati per evitare di prendere troppi gol che si potrebbero evitare. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral,</b> non troppo convinto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Rabiot</b> ancora alla ricerca di capire cosa vuole Sarri da lui. Eccellente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> che deve essere sfruttato più da esterno d’attacco, mettendo alle sue spalle un terzino di ruolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> non è ancora il giocatore ammirato l’anno scorso e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> soffre più del previsto il compito di involarsi sulla fascia sinistra, per poi ritornare a coprire il ruolo di difensore. Vedremo cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa, la Juve lotterà fino alla fine per vincere lo scudetto e lo farà in dirittura finale assieme a Inter e Lazio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Napoli – Inter, 1 a 3 – doppietta di Lukaku e gol di Lautaro Martinez </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Continua il testa a testa di classifica dell’Inter con la Juve. Per far questo la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte </b>doveva vincere e l’ha fatto nella gara del San Paolo contro un Napoli che è la pessima copia di quello che è stato lo scorso campionato. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ringhio Gattuso</b> ha fatto quello che ha potuto al cospetto di una squadra come l’Inter che quest’anno pressa alto l’avversario, forte dei suoi due attaccanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez,</b> sempre pronti a sfruttare tutte le occasioni offerte dal proprio centrocampo e dagli esterni. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> è cinica, sicura di sé e convinta di rendere difficile la strada a una Juve che vede ancor di più come un avversario ostico da battere a tutti i costi. Tutto questo, fermo restando della consapevolezza di non essere ancora allo stesso livello della squadra di Sarri, ma che attraverso il lavoro, la grinta, la convinzione e la determinazione, sia possibile accorciare questo gap tecnico e di rosa allargata che vanta la Juve. Dunque, assisteremo sicuramente a un bel campionato e a domeniche da gustare intensamente nella consapevolezza di vedere fino alla fine Juve e Inter appaiate, con l’incomodo della Lazio e il probabile disturbo di un’Atalanta che si farà valere anche in Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone-ufficiale-serie-a-2019-20.jpgSiNcampionato-di-calcio-l-anno-nuovo-non-cambia-il-nome-delle-pretendenti-al-titolo-1013645.htmSi100451001,02,03030189
301013642NewsCampionatiIl Toro e la serenità perduta.20191223175336C`è bisogno di calma e ragionevolezza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’analisi della situazione attuale del Torino ci porterebbe concretamente ad assumere un atteggiamento giornalisticamente esacerbato contro un ambiente, quello granata, che si rende spesso disunito a torto o a ragione all’interno dei tifosi stessi. Purtroppo, l’andamento negativo della squadra di Mazzarri è coinciso con le vicende avvenute all’interno della Curva Primavera subito supportata in uno sciopero da una parte della Curva Maratona, che si è allineata al malcontento dei granata dirimpettai dello Stadio Grande Torino. Ma questo ci porterebbe ad <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>un discorso molto ampio di rapporti poco curati, che coinvolge la dirigenza, la squadra, l’allenatore e i tifosi. A ciascuno il suo, perché in tutta questa situazione in cui non si percepisce più il senso di quell’empatia che è l’emblema del buon andamento e dei risultati di una società di calcio, c’è la corresponsabilità di ogni singolo personaggio legato al Toro. E non è giusto puntare il dito sull’altra persona, quando non ci si accorge quanta responsabilità ha il singolo in fase oggettiva. Detto questo, veniamo alla squadra e al suo condottiero. E’ evidente che questo Toro abbia perso l’acume tattico e soprattutto l’autostima ritrovata l’anno scorso nella seconda parte del campionato, quando ha avuto un andamento di risultati positivi capaci di portare la squadra di Mazzarri nei livelli alti di classifica. Oggi il Toro non riesce ad avere continuità e sicurezza nei propri mezzi. La squadra gioca con il timore di perdere e si abbandona in errori in difesa e a centrocampo, che sono inaccettabili per giocatori professionisti di Serie A. Dopo buone prestazioni contro Genoa e Fiorentina, la difesa del Toro ha incassato 5 gol in 180 minuti; un’enormità rispetto a quanto aveva fatto vedere lo scorso campionato. I numeri parlano chiaro e dicono che la squadra di Mazzarri a oggi ha subito 26 gol e 66 parate di Sirigu, un portiere che spesso salva pure l’impossibile. E se pensiamo che l’anno scorso di questi tempi i gol subiti sono stati 18 e a fine campionato 36, ecco spiegata l’instabilità prodotta dalla squadra e soprattutto da un centrocampo poco adatto a supportare una difesa che non si avvale più dell’ottima forma di Nkoulou e Izzo e che arranca per la cronica indisponibilità di Lyanco che è quasi sempre infortunato, Djidji che si è perso per strada, Bremer ancora molto grezzo tecnicamente, Bonifazi (chi l’ha più visto?). E così, evidenziando sempre la dietrologia del mondo granata, si rimpiange anche il buon Moretti che dava comunque un apporto concreto di esperienza e fattiva opera carismatica all’interno del gruppo. Ma questi non possono essere discorsi da prendere in considerazione, soprattutto alla luce di una squadra che ha iniziato l’anno calcistico 2019’20 disputando alcune partite nei preliminari di Europa League senza superarli e che si è presentata in questo campionato con la presunzione di conquistare un posto per l’Europa. Non ci sono i presupposti e non c’è neanche l’adeguata conduzione tecnica in grado di dare un’impronta di gioco moderno, pipante, consapevole che il calcio di oggi consiglia squadre di mediocre livello tecnico come il Toro, di andare ad aggredire alto l’avversario in maniera sistematica, tanto da inibire la fonte del gioco degli avversari, specie se ti sovrastano dal punto di vista tecnico. Tuttavia, pur rendendoci conto che quanto sostenuto a livello di scuola di pensiero tattico ci sia bisogno di una robusta preparazione atletica capace di supportare lo sforzo fisico, si intravvede anche la necessità di avere il coraggio anche a livello di cultura societaria, di mettere in atto un processo di cambiamento di mentalità capace di un ammodernamento dirigenziale e tecnico. In buona sostanza il Toro di oggi deve investire il suo futuro attraverso cambiamenti culturali che partono dall’alto e finiscono alla conduzione tecnica e alla squadra. Si prosegua pure con Mazzarri fino a giugno e poi si ricominci con un allenatore giovane, dalle vedute di calcio moderno come Roberto D’Aversa, oppure si sostituisca subito il tecnico toscano con Davide Nicola (soluzione secondo noi molto remota, visto il pensiero di Cairo che dichiara la sua piena fiducia nell’attuale panchina). E poi a livello di ambiente granata, si cerchi la serenità perduta. Chissà, magari è proprio dietro l’angolo e nessuno la vede. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNil-toro-e-la-serenita-perduta-1013642.htmSi100451001,02,03030226
311013637NewsCampionatiIpotesi Allegri sulla panchina del Napoli20191205140237La crisi del Napoli<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ un dato di fatto, ormai conclamato, che la situazione del Napoli Calcio, dopo i fatti di ammutinamento da parte dei giocatori nel non rispettare l’obbligo di ritiro forzato imposto dal presidente De Laurentiis, abbia creato malumori e spaccature nell’ambito di uno spogliatoio che mal volentieri accetta di pagare le onerose multe inflitte dalla società partenopea. Detto questo, c’è anche da considerare una situazione di classifica chiaramente deludente, se si pensa che la squadra di Carlo Ancelotti si trova in settima posizione di classifica a 17 punti di distacco dall’Inter che è prima e 16 punti dalla Juventus che si trova al secondo posto in classifica. Vista così, la stagione del Napoli appare quanto meno critica e fallimentare, tanto più che su questa squadra condotta da Ancelotti, il presidente De Laurentiis e la tifoseria partenopea avevano costruito sogni da scudetto anche in considerazione dell’ottimo andamento di questi ultimi anni in campionato. Ma, trovandosi nella situazione attuale, sembra anche giusto che la società Napoli Calcio con il suo presidente in testa, decida di guardarsi intorno per trovare in qualche modo la soluzione ai tanti problemi venutisi inaspettatamente a trovare nell’ambito della squadra. Fin dall’inizio di campionato De Laurentiis ha sperticato grandi lodi al suo allenatore, del quale nutre ancora oggi molta stima per la serietà professionale. Tuttavia, si impone il pensiero che in questa particolare circostanza riferita al disobbedire gli ordini della società alla squadra di andare in ritiro, Ancelotti non abbia gestito a dovere una situazione che richiedeva maggiore polso e autorità. Per tutte queste cose messe insieme e per la delusione di vedere il Napoli in quella posizione di classifica nonostante la possibilità di andare ancora avanti in Champions, si pensa a una sorta di ricambio tra giocatori e allenatore. E mentre la sorte di alcuni giocatori che compongono la rosa eccellente del Napoli, si sia già delineata tra il mercato di gennaio e quello estivo del 2020, per quanto riguarda la posizione dell’allenatore potrebbero esserci dei risvolti più immediati. E’ una sorta di prevenzione a quello che in realtà potrebbe succedere, il contattare telefonicamente alcuni mister che potrebbero sedere sulla panchina del Napoli. De Laurentiis pensa seriamente a Max Allegri, ma anche Spalletti e Gattuso potrebbero essere appetibili al patron napoletano. Ma se l’idea di avere come allenatore del Napoli Allegri stuzzica De Laurentiis, non altrettanto è nell’idea dell’ex allenatore della Juve che preferirebbe ricominciare eventualmente ad allenare il prossimo giugno 2020. Per quanto riguarda l’ipotesi Spalletti, invece, c’è da considerare il legame contrattuale ancora in essere dell’allenatore toscano con l’Inter, che chiederebbe a conti fatti un esborso di sei milioni per sbloccare la situazione. C’è poi una terza ipotesi legata a Gattuso, una strada percorribile e forse anche più semplice da definire. Ma c’è ancora un’altra idea da parte di De Laurentiis, il quale sta anche pensando a un altro mister x, del quale al momento non si conosce il nome. Insomma, una situazione molto delicata al Napoli, che si sta accentuando in un momento di caos assoluto. Riuscirà Aurelio De Laurentiis a sbrogliare una matassa così aggrovigliata?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Napolifl0711fl0711foto-aurelio-de-laurentiis.jpgSiNipotesi-allegri-sulla-panchina-del-napoli-1013637.htmSi100451001,02,03030249
321013634NewsCampionatiIl Toro e l’insostenibile leggerezza dell`essere20191126193110La crisi del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La leggerezza dell’essere è insostenibile, dice Milan Kundera, autore del suo omonimo romanzo, perché è uno schermo dietro cui nascondere la reale essenza della vita: la pesantezza esistenziale. E allora qual è la reale essenza del gioco del calcio se non la “pesantezza” di vincere, convincere, avere un’idea di gioco moderno e un andamento continuo di risultati per tutto l’arco del campionato, soprattutto se ti chiami Torino F.C. e hai una storia da difendere? E così subentra quella leggerezza della quale parlavamo prima, nella non consapevolezza di capire cosa significa indossare quella maglia granata. Retorica? Forse! Ma il dato di fatto è questo! Analizzando invece il profilo tecnico e dando una giustificazione pressoché plausibile di un Toro che dall’inizio di stagione non è stato all’altezza delle aspettative, diciamo che si riscontrano tutta una serie di errori che coinvolgono la dirigenza, l’allenatore e i giocatori. L’anno scorso la squadra di Mazzarri è stata una delle sorprese del campionato, grazie soprattutto a una fase difensiva di ottimo livello tecnico. Con la marcatura a uomo, l’aggressività a tutto campo e l’intensità di gioco, il Toro ha centrato una serie di risultati positivi che l’hanno collocato nei piani alti della classifica. La clamorosa annata di Salvatore Sirigu che ha parato di tutto e di più, ha dato poi tanta forza e consapevolezza alla difesa, ma anche al centrocampo e all’attacco, i quali si sono uniti in un unico monolito. E allora oggi che succede? La squadra è sempre guidata da Mazzarri ed ha sempre la solita fisionomia tattica in difesa con i suoi tre giocatori, che pur avendo gli stessi identici compiti nell’assegnazione delle marcature, spesso (soprattutto i centrali) vengono superati dall’avversario per leggerezza nell’intendere anche i meccanismi di certi movimenti di reparto che sono essenziali nel contrastare l’incedere dell’avversario. E poi manca anche la coesione con il centrocampo e l’attacco, dove si evidenza soltanto una fase offensiva che è orientata semplicemente sull’individualità. Questo non è calcio moderno, non è calcio propositivo e non è calcio arrembante, privo com’è di quegli stimoli concettuali in cui una squadra che è inferiore tecnicamente dell’avversario, non deve aspettarla ma deve aggredirla alta per inibire la fonte del gioco avversario. Detto questo, un appunto di negatività va fatto anche alla dirigenza granata e in primis al presidente Cairo il quale, nonostante il suo proverbiale modo di essere oculato in maniera maniacale, quest’anno ha speso una fortuna per comprare Verdi, un giocatore che non serve a questo Toro che ha ben altri problemi da risolvere dal punto di vista tecnico e dell’allenatore. Si pensi presto a prendere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b>, almeno per traghettare il Toro fino a fine stagione. Poi, se il risultato non sarà ancora soddisfacente, ci si orienti verso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto D’Aversa</b>, un allenatore che vede il calcio da un’ottica moderna. Sì, perché il mondo granata non ne può più di vedere svanire l’interesse per il proprio campionato già a novembre, mese in cui ci si preoccupa delle squadre che sono in fondo alla classifica. Altro che fare voli pindarici! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNil-toro-e-l-insostenibile-leggerezza-dell`essere-1013634.htmSi100451001,02,03030242
331013632NewsCampionatiFabio Viglione, “Il Toro? Un contrasto tra luci e ombre”20191119060915Il parere di un autorevole avvocato tifoso granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avvocato Fabio Viglione</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno di quei tifosi del Toro che maggiormente si sono distinti nel tempo, per qualità di opinioni calcistiche espresse sempre con la massima oggettività. Tante volte abbiamo avuto modo di intervistarlo per avere una sua idea sulla situazione della sua squadra del cuore, e in ogni occasione non ha mai deluso le nostre aspettative. Così come in questa esaustiva intervista, in cui pone l’accento, con evidente amarezza, sul momento negativo del suo Toro che ha deluso le aspettative di tanti tifosi granata. Giurista patrocinante in Cassazione, l’Avvocato Fabio Viglione vive a Roma ormai da molti anni e svolge la sua attività professionale presso il suo avviatissimo studio legale che si avvale dell’apporto di numerosi qualificati professionisti. Ma il lunedì di ogni settimana, quando il Toro vince, pareggia o perde, per lui c’è sempre modo di fare un’analisi critica e competente con amici e colleghi, con la stessa meticolosa attenzione e precisione che pone nel suo quotidiano, quando deve garantire assistenza in ambito giudiziale. Ascoltiamolo dunque in questa intervista.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo il 4 a 0 del Toro inflitto al Brescia in terra lombarda, il tuo giudizio sulla squadra è cambiato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“No, non è cambiato. Resta un giudizio in chiaroscuro. Un contrasto tra luci e ombre. La parte luminosa è la potenzialità della squadra, espressa nella stagione scorsa quando tutto girava al meglio. Le ombre sono rappresentate dal gioco che non mi ha mai completamente convinto. Neanche quando assistito dai risultati. Naturalmente tengo stretta la vittoria di Brescia e soprattutto i 3 punti perché cominciavo ad essere in astinenza e cominciavo a guardarmi alle spalle…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A cosa pensi sia dovuto il periodo negativo che la squadra di Mazzarri sta attraversando?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Confesso che non sono riuscito a capirlo fino in fondo. Forse un calo della condizione atletica, una sfiducia dopo le prime impreviste difficoltà, un gioco troppo prevedibile e privo di coraggio e di un po’ di sana spregiudicatezza. Una punta come Belotti, isolata e senza rifornimenti, si sbatte facendo di tutto per conquistare palloni giocabili, ma è uno sforzo titanico con uno spreco mostruoso di energie. Essendo l’unico riferimento in attacco viene continuamente raddoppiato dai difensori avversari”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu, come tanti tifosi del Toro, che idea ti eri fatto di questa squadra all’inizio del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Avevo tante aspettative. Pensavo che, confermando tutto il gruppo e soprattutto non cedendo i cosiddetti “prezzi pregiati”, giocatori come Sirigu, Belotti e Izzo, tanto per fare tre nomi, saremmo stati in grado di mettere in campo una squadra solida e competitiva. Non cedere calciatori tanto richiesti sul mercato, poi, l’ho letto come una evidente dimostrazione di forza da parte del club. C’è un progetto e si porta avanti con continuità. Pensavo, poi, che l’affiatamento del gruppo, con una stagione in più sulle spalle avrebbe ulteriormente aumentato il tasso di esperienza e la complessiva affidabilità. Maggiore assimilazione degli schemi, più affiatamento. Gli acquisti di Verdi e Laxalt avrebbero dato poi ulteriore qualità. Due giocatori in cerca di riscatto dopo annate difficili. Si, in estate ero molto fiducioso. Ad oggi sono stato smentito dal campo. Ma credo ci voglia equilibrio di giudizio soprattutto nelle situazioni difficili, quando tutte le certezze sembrano venire meno”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se ci sono delle colpe, a chi sono maggiormente imputabili?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che quando, a quasi un terzo del campionato, si determini una situazione come quella attuale, è evidente che siano stati commessi errori. Preferisco parlare di errori e non di colpe, forse per la mia deformazione professionale. Errori commessi da tutti naturalmente. Credo che possano suddividersi in due tipi di errori. Quelli di valutazione iniziale, diciamo “programmatici”, sulle potenzialità dell’organico e quelli chiamiamoli “esecutivi” sulla realizzazione pratica del progetto. Dopo quasi un terzo di campionato, il bilancio parziale è certamente negativo. Abbiamo perso la metà delle partite, la maggior parte delle quali contro squadre costruite con diversi e meno ambiziosi obiettivi, certamente con organici meno competitivi. Credo che attualmente la squadra si esprima al di sotto delle proprie reali potenzialità”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se tu fossi il Presidente Cairo, cosa faresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è facile sostituirsi al Presidente e fare valutazioni dall’esterno. Io personalmente punterei sul potenziamento dei quadri dirigenziali della società, investendo su figure di massima professionalità ed esperienza. Per una società come il Torino saper individuare, in anticipo, prima che “esplodano”, i calciatori su cui puntare può essere determinante. E’ inutile far finta di niente: i fatturati delle società, i contributi dei diritti Tv creano fossati. La competizione oggi in Italia è figlia di questi dislivelli, in parte incolmabili. Guardiamo le classifiche finali degli ultimi 10 anni per averne una dimostrazione. Negli ultimi anni il Presidente Cairo attraverso una serie di investimenti - basti pensare a quanto sia salito il monte ingaggi e quanto abbia speso per acquistare alcuni calciatori da club di prima fascia - <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ha cercato di far salire il livello del Toro. D’altronde, anche quest’anno, l’aver trattenuto tutti, l’aver acquistato Verdi e riscattato Aina per cifre importanti, rappresentava il chiaro intendimento di puntare ancora più in alto del precedente settimo posto. Qualcosa evidentemente, ad oggi, non ha funzionato. Ma credo che il Presidente Cairo sia perfettamente in grado di diagnosticare i problemi ed abbia la voglia e la capacità per cercare e trovare le soluzioni più appropriate.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato prossimo il Toro affronterà in casa l’Inter di Antonio Conte. Che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una partita difficile per il valore dell’avversario e le motivazioni che spingono i nerazzurri. Ma il Toro ci ha abituati a meglio figurare contro questo tipo di squadre. Anche perché, a mio parere, quando è chiamato ad imporre il proprio gioco contro squadre chiuse fatica moltissimo. Credo che il Toro giocherà una partita ordinata ed attenta ed avrà l’atteggiamento giusto. Poi nelle singole partite, anche un episodio può indirizzare l’andamento e conseguentemente il risultato”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A parte il divario tecnico esistente tra queste due squadre, pensi davvero che sia possibile un’impennata d’orgoglio da parte del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che la partita possa essere l’occasione per far scoccare la scintilla e riaccendere una stagione che oggi sembra essere andata in letargo. Perdere contro Sampdoria, Lecce, Parma, Udinese… A tacere dello sconfortante tonfo contro la Lazio. E’ inutile giraci intorno, tutti ci saremmo aspettati un’altra classifica a questo punto del campionato. Ma la squadra deve essere in grado di non farsi condizionare e vivere l’evento liberandosi di zavorre mentali e di un velato senso di sfiducia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se potessi togliere qualche giocatore ai nerazzurri e inserirlo tra i granata, chi sceglieresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ dura. L’Inter ha un organico molto competitivo ed un allenatore in grado di far tirar fuori il meglio delle potenzialità di ciascun calciatore. Ma dico Nicolò Barella anche perché credo che il centrocampo sia il punto di crisi del Torino. Un problema antico. E’ quello il luogo nevralgico del gioco. Un gioco che, purtroppo, anche per le difficoltà in quella zona e la penuria di uomini di qualità non consente verticalizzazioni e manovre ariose. Barella potrebbe farci davvero molto comodo…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, da grande tifoso del Toro quale tu sei, come vivi la tua passione granata a Roma, città in cui abiti ed eserciti la tua professione di avvocato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con grande orgoglio. Anche mio figlio, tredicenne, tifa Toro a testa alta. Ha seguito la passione di suo padre e, pur senza averlo mai conosciuto, di suo nonno, capostipite della tradizione granata in famiglia. Noi siamo tifosi di una squadra speciale, unica, ammirata per la storia e l’identità che esprime. A Roma la passione per il calcio è vissuta in modo molto intenso ma sia i tifosi romanisti che laziali hanno grande rispetto per la nostra identità calcistica. Ne siamo fieri ed il nostro sentirci un po’ fuori dal coro ci rafforza nella nostra passione. Certo il lunedì, lui a scuola ed io in Tribunale, quando il Toro vince o perde catalizziamo i commenti di tutti…Dobbiamo sempre essere sul pezzo… <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti auguri per il futuro del Toro? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una crescita continua, una stabilizzazione nella parte alta della classifica. Una dimensione che possiamo migliorare soprattutto facendo salire l’asticella delle ambizioni. Io credo nella crescita graduale purché sempre assistita da un progetto. Puntare all’Europa o alla vittoria della coppa Italia deve diventare la normalità. Nel far ciò non dovremo mai perdere di vista la nostra storia e le nostre peculiarità. Dalla valorizzazione del Filadelfia come fucina di “granatismo” al rafforzamento costante del settore giovanile. Continuo a pensare che dalla Primavera debbano essere selezionati in buona parte i calciatori “da Toro”. Proprio pensando a quella distinzione del nostro grande Emiliano Mondonico tra giocatori “del Toro” e giocatori “da Toro”. Abbiamo bisogno di questi ultimi, anche in un calcio ormai votato sempre più al freddo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i>. Noi siamo il Toro, non una semplice squadra di calcio…”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avv.-fabio-viglione.jpgSiNfabio-viglione-il-toro-un-contrasto-tra-luci-e-ombre-1013632.htmSi100451001,02,03030392
341013625NewsCoppeChampions Juve, se si offusca CR701 s’illumina la Joya20191023134819Opaca prestazione casalinga della Juventus contro la Lokomotiv Mosca.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>L’analisi</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In una notte surreale ma vincente, la Juventus mette in cassa forte tre punti preziosissimi per la sua classifica di Champions. Diciamo subito che non è stata una bella partita, soprattutto per “merito” della Lokomotiv Mosca che dopo essere andata in vantaggio si è arroccata in difesa penalizzando il proprio gioco e quello degli avversari. Ma c’è anche tanto demerito della Juventus, che fino al primo dei due gol segnati da Dybala (coincisi con l’ingresso in campo di Higuain) è apparsa smarrita nel suo vitale senso del gioco armonico e allo stesso tempo utilitaristico. Nulla di tutto ciò è apparso all’Allianz Stadium, dove si è notato soltanto un grande sforzo di volontà dato dall’onnipresente Cuadrado e da Bentancur, per il loro instancabile apporto dato tra difesa, centrocampo e attacco. Ma è dall’inizio di campionato che nella squadra di Sarri assistiamo a un intervallarsi di partite spettacolo ad altre insipide come quella di ieri sera contro la Lokomotiv Mosca. Quando tu pensi che in toto la squadra bianconera abbia già assimilato il gioco voluto dal suo allenatore, ecco che t’accorgi che ancora non è tempo di stabilità di gioco inteso nella sua pura essenza dello spettacolo. E allora, mentre trascorrono i mesi e gli impegni si fanno sempre più estenuanti, continuiamo ad assistere a un calcio che la Vecchia Signora d’Italia stenta a recepire nei suoi basilari meccanismi sarriani, mettendo in evidenza ciò che significa rivoluzionare in maniera copernicana l’antico concetto di gioco. E allora continuiamo a dare tale giustificazione ogni qualvolta si assiste a prestazioni bianconere come quella contro i russi della Lokomotiv. Tuttavia, in una squadra così colma di grandi campioni, ci si salva spesso nell’usufruire delle giocate dei suoi fuoriclasse che mascherano in qualche modo in maniera individuale, quelli che sono i problemi di un perfezionismo di gioco globale di squadra che stenta ad emergere nell’arco dei 90 e oltre minuti di gioco. E così, quando CR701 non sembra in serata adatta ai suoi grandi mezzi, ecco che si riaffaccia alla ribalta quel Dybala che spesso è stato messo in panchina da Sarri non tanto per demeriti di forma, ma soprattutto per un equilibrio tattico che non sempre può supportare la presenza in contemporanea di Higuain, Ronaldo e lo stesso Dybala. Tuttavia, in due occasioni (vedi partita contro l’Inter e la Lokomotiv) quando Sarri decide di volere forzare in attacco la pressione del suo gioco, ecco che si raggiungono con successo gli obiettivi sperati. Dunque, crediamo che questo interrogativo della presenza in campo in maniera contemporanea dei tre fuoriclasse si riproponga per tutto l’arco della stagione. Certo, il popolo bianconero vorrebbe bearsi sempre di cotanto calcio spettacolo, ma non è soltanto questo il problema che la Vecchia Signora d’Italia rinvigorita dagli schemi moderni impartiti da Sarri, deve ancora assimilare. Il tecnico è un perfezionista del gioco del calcio e, come tale, non intende modificare l’atavica mentalità di casa Juve basata sul “vincere come unica cosa che conta”, ma vuole anche aggiungere lo spettacolo di un gioco che intende divertire divertendosi. Per far questo c’è bisogno di tempo. Lo sappiamo. Anche perché la bacchetta magica non ce l’ha nessuno, neanche Maurizio Sarri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNchampions-juve-se-si-offusca-cr701-s-illumina-la-joya-1013625.htmSi100451001,02,03030253
351013623NewsCampionatiSinisa, un esempio per noi20191018165538L`allenatore serbo impegnato nella sua battaglia personale contro la leucemia, siederà sulla panchina dell`Allianz Stadium per dirigere il suo Bologna contro la Juve. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif";'><font size="3">Ci sono storie e personaggi nel mondo del calcio (ma più specificatamente nella vita), che per il loro esempio nel reagire a certi accadimenti personali ci fanno riflettere intensamente e ci mettono alla prova sulla nostra forza interiore. Come tutti sanno, quest’estate <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b> ex calciatore e oggi allenatore del Bologna ha scoperto di essere affetto da leucemia. Un fulmine a ciel sereno che gli è piombato addosso quando meno se lo sarebbe aspettato. Eppure, tignoso e combattente come non mai, Sinisa se n’è fatta una ragione nonostante si fosse chiesto legittimamente e ripetutamente con la testa tra le meni, “Perché proprio a me?”. Purtroppo non c’è una risposta plausibile e neanche qualcosa che possa dare segni di conforto in una situazione che umanamente sfocia invece nello sconforto. Ma lui, il Sinisa coriaceo, si è presentato in conferenza stampa ed ha pubblicamente informato tutti della sua condizione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“So che sarà una battaglia dura, ma sono sicuro di vincerla. Anzi, non vedo l’ora di cominciare le cure per finire prima la battaglia”.</b> Così il Sinisa serbo memore di tante battaglie affrontare nei campi di calcio, si riempie di coraggio e affronta la malattia a viso aperto, con coraggio, a testa alta, mostrandosi collaborativo con i medici e quella chemioterapia che nonostante tutto resta ad oggi l’unica speranza di sconfiggere il male. Una prova eccezionale di un uomo ex atleta e persona che vive di calcio, che non solo è entrato in ospedale per curarsi, ma ha avuto anche la forza di continuare gli allenamenti dal nosocomio, collegandosi quotidianamente con il campo sportivo di Casteldebole, il luogo nei pressi di Bologna dove si svolgono le attività della squadra felsinea. Poi, non appena i medici gli hanno dato il benestare per uscire, è andato persino in campo la domenica a dirigere la squadra e poi ritornare in ospedale. Una sorta di libera uscita capace di aiutarlo psicologicamente, ma che doveva essere fatta con il massimo riguardo per non stancarsi fisicamente. E Sinisa ha obbedito ai medici, promettendo anche a se stesso di eseguire attentamente quanto gli è stato consigliato. Ebbene, oggi il “guerriero”, dopo essere uscito dall’ospedale per avere ultimato il primo ciclo di cure, si accinge a sedere in panchina all’Allianz Stadium per affrontare con il suo Bologna quella Juventus prima in classifica e forte dei suoi innumerevoli campioni. Ma c’è un” però” che è dovuto al tempo, infatti se a Torino pioverà il tecnico serbo non scenderà sul campo per sedersi in panchina, ma vedrà la partita in un luogo coperto dello Stadium. E’ qualcosa di incredibile che ci fa ammirare questo allenatore dotato di un particolare carattere forte, il quale è stato spesso investito da critiche furibonde, ma oggi, invece, è visto come persona capace di insegnarci ad affrontare di petto ciò che la vita ci riserva da un momento all’altro. Sì, perché nessuno è preparato ad affrontare simili momenti in cui portano a chiederti “Perché proprio a me?”. Sinisa ce lo sta insegnando con il suo modus operandi, con il suo esempio e la forza di guardare negli occhi la realtà della propria condizione. Così come Vialli, così come Acerbi e tanti altri sportivi che stanno combattendo o hanno vinto la battaglia contro il tumore. Grandi esempi di vita che amplifichiamo mediaticamente com’è giusto che sia, riflettendo su un calcio spesso antipatico perché fatto di stratosferici guadagni, ma che non perde mai l’occasione di ricordarci che si tratta di uno sport il quale fa parte della vita; e come tale………</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sinisa-mihajlovic.jpgSiNsinisa-un-esempio-per-noi-1013623.htmSi100451001,02,03030282
361013618NewsCampionatiInter – Juve. L’analisi20191007172139Un derby d`Italia da ricordare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il tanto atteso derby d’Italia firmato da Conte e Sarri è finito con la vittoria della Juventus per 2 a 1. Un risultato che non rispecchia appieno l’armonia delle trame di gioco prodotte da una Juve spettacolo, che forse ha meravigliato persino se stessa. Diciamo questo perché alla vigilia del match si pensava che la non brillantezza del gioco della Juventus, ancora alla ricerca della propria fisionomia, potesse in qualche modo agevolare il furore agonistico dell’Inter che era capoclassifica a punteggio pieno. Ma alla squadra di Conte non è bastata la freschezza, l’intensità e la voglia di pressare alto (in verità solo qualche volta durante tutta la partita) per una Juventus che fin dai primi minuti ha mostrato un approccio alla gara di notevole qualità. In gol con Dybala fin dall’inizio del match, i bianconeri hanno messo subito le cose in chiaro e finalmente goduto di quello spettacolo calcistico ad alto livello espresso da straordinarie trame di gioco volute da Sarri. Poi l’Inter al 18’ giunge al pareggio su calcio di rigore segnato da Lautaro Martinez e la partita assume attimi di fiammate offensive più per merito della Juve che dell’Inter stessa. Ma all’80’ dopo tante occasioni mancate dalla Juventus, Gonzalo Higuain segna il gol della vittoria bianconera. Tuttavia, partendo dal presupposto che ai fini della classifica attuale questa vittoria della Juventus sia oggettivamente ininfluente per la conquista dello scudetto, possiamo dire con certezza che il gap esistente tra le due squadre sia un fatto acclarato e nel momento in cui si tireranno le somme finali avrà sicuramente il suo significato. Tuttavia, la delusione patita dall’Inter per questa sconfitta, non deve demotivare l’ambiente facendolo cadere nel solito catastrofismo esistente prima dell’arrivo di Conte, perché questa squadra ha assorbito in fretta il carattere del suo allenatore e intende proseguire il proprio cammino attraverso l’intensità agonistica, la determinazione, la grinta che sono il credo di Antonio Conte. Detto questo, aggiungiamo che quanto visto a San Siro è il frutto di un maestoso progetto che quest’anno la Juve ha fatto nell’investire in maniera per certi aspetti anche smisurata, di arrivare a un processo di cambiamento culturale e calcistico che è sembrato necessario per dare un senso al dopo Allegri. Una sorta di rivoluzione di mentalità pallonara rivista e aggiornata con i tempi moderni, affidandosi ai modelli più prestigiosi europei che immancabilmente sono le forze più rappresentative della Champions League. Un calcio che faccia divertire divertendosi, che non è un gioco di parole ma ha un suo significato ben preciso nel volere essere belli, propositivi e allo stesso tempo pragmatici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il calcio moderno voluto da Sarri, due tocchi e via, squadra corta e sempre alta a pressare costantemente l’avversario, senza la paura di doverlo subire in contropiede. Da qui parte tutto il coraggio psicologico di liberare le menti dei giocatori a propria disposizione, che pur sviluppando negli allenamenti schemi tattici da imparare a memoria, non devono sentirsi attanagliati da preclusioni che inibiscano la fantasia e la voglia di divertirsi giocando al pallone. E’ il credo di Sarri che, posto alla guida di una squadra di tanti campioni come la Juve, deve inculcare la semplicità di giocare un calcio offensivo, pur non intimorendo chi non è attento alla fase difensiva. E su questo discorso entra in ballo De Ligt, il 19enne difensore olandese pagato 85,5 milioni di euro, che secondo noi rappresenta al momento il vero problema nel gioco della Juve. E’ vero, il ragazzo è stato acquistato per un investimento che possa protrarsi nel tempo e che nell’immediato era in previsione di farlo maturare attraverso l’esempio di Chiellini e Bonucci. Ma l’imprevisto grave infortunio subito a inizio stagione dal capitano della Juventus ha dato via libera al difensore olandese, il quale si è trovato a dovere capire un calcio diverso, un ambiente diverso, un allenatore diverso e dei compagni di reparto che ha bisogno di sentirli più vicini dal punto di vista dell’intesa. Tutte cose che hanno bisogno di tempo, ma che al momento creano molti problemi a una Juve che anche per questo motivo non è ancora perfetta. Dunque, ritornando al derby d’Italia, possiamo dire che abbiamo goduto di un calcio vero prodotto da cambi azzeccati negli uomini e tattiche rivoluzionate al momento da Sarri senza il timore di sbagliare; anche se, come dicevamo pocanzi, è giusto non dimenticare certe preoccupanti incertezze difensive prodotte dalla Juve. Per quanto riguarda invece la squadra di Conte, continuiamo a pensare tutto il bene che abbiamo detto fin dall’inizio di stagione, a patto però che dopo questa bruciante sconfitta non si ricada a rivedere i soliti scheletri nerazzurri, che per anni si sono accumulati nell’armadio di casa Inter.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711dybala-e-higuain.jpgSiNinter-juve-l-analisi-1013618.htmSi100451001,02,03030272
371013616NewsCampionatiAntonio Conte V/S Maurizio Sarri20191004193022Questo sarà il motivo conduttore di Inter Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il Live Motiv di Inter Juventus che si giocherà a San Siro domenica sera, in uno stadio sold out e un’attesa televisiva spasmodica che si fa davvero elettrizzante. Ma più che dell’antagonismo antico del derby d’Italia che mette sempre in mostra veleni e ruggini dal sapore vendicativo, questa volta possiamo parlare di Conte contro Sarri, ovvero la ferocia agonistica V/S l’dea di calcio spettacolo. Molti sono i temi che questo match tanto atteso mette in discussione tra le due diverse fazioni, ma il fulcro di tutto si focalizza nel comportamento delle due panchine. Alzi la mano chi soltanto un anno fa avrebbe scommesso su Conte all’Inter e Sarri alla Juve: nessuno, anche se questo calcio così imprevedibile da un momento all’altro, che promette parole che non vengono mantenute per situazioni contingenti a interessi economici e perché no anche professionali, tutto è il contrario di tutto. Sì, perché in fondo è soltanto l’ideale del tifoso che costruisce modelli che non esistono. Ma è un coccolarsi dietro il tifo, una bandiera, una cultura calcistica a cui il tifoso ha bisogno di aggrapparsi per collocare figure che appartengono alla storia di una data società. E se è vero che Antonio Conte è entrato nel mondo del calcio da giovane e non si è mai allontanato, Maurizio Sarri è l’emblema della favola iniziata nel1990 sulle polverose panchine della Seconda Categoria e approdato 29 anni dopo nella società più blasonata d’Italia. Due scuole di pensiero differenti, due sistemi di gioco forse anche opposti che giustificano due allenatori fondamentalmente diversi ma uguali nell’arrivare in alto con l’ausilio della meritocrazia che non fa sconti a nessuno. Se vali vai avanti se no resti indietro e non emergi mai. E’ un fatto di carattere che i due allenatori possono dire di averlo molto spiccato, nel sapere cosa vogliono dalle squadre che hanno allenato in passato e che allenano oggi. Entrambi provenienti da famiglie umili e con l’idea (mai retorica) che il pane bisogna guadaglielo attraverso la fatica, il lavoro e la voglia di credere in ciò che si fa. Poi, il risultato nel calcio è ciò che conta e non è un caso che Conte e Sarri abbiano ottenuto successi che li hanno portati ad essere tra i primi coach al mondo. Conte ha vinto di più rispetto a Sarri, ma da parte dell’ex allenatore del Napoli c’è il chiodo fisso di vincere fin da quest’anno attraverso la sua filosofia di calcio spettacolo. I due non si vedono di buon occhio, tuttavia, c’è da dire che chi vede il calcio in maniera diversa e porta avanti il proprio credo, può soltanto rispettare l’avversario senza amarlo. E mentre l’Inter di Conte sembra rinata e tirata a lucido almeno in campionato, avendo infilato sei partite vinte su sei giocate, la Juve di Sarri sta carburando nell’assimilare i concetti voluti dal suo maestro. Eppure con il senno di poi tutto cambia, se pensiamo che Conte aveva dichiarato di fare da sempre il tifo per la Juventus e che da professionista qual è, se fosse andato al Milan o all’Inter ne avrebbe incamerato i colori e la storia con correttezza professionale. Ma anche Sarri criticava la Juventus e non perdeva l’occasione per andarle contro talora pure con acredine, fin dai tempi in cui allenava il Napoli. Eppure si cambia perché quell’odio di Sarri verso la Vecchia Signora si è tramutato in un’opportunità professionale che egli ha sognato da sempre. Conte, invece, dopo l’esperienza fatta in Premier League, aveva voglia di tornare in Italia e avendo trovato la porta chiusa della sua Juventus, ha accettato l’opportunità di allenare l’Inter perché ha la sua stessa fame agonistica e di vittorie. In questo, bisogna dire che Conte ci mette l’anima, così come fece alla Juve quando fu chiamato da Andrea Agnelli dopo quel mortificante settimo posto in classifica di qualche anno fa. E allor, non parleremmo di banali e qualunquistici pensieri di tradimenti (Conte alla Juve e Sarri al Napoli), perché il percorso lavorativo di ogni professionista va rispettato con il cervello, senza farsi prendere da fatti di cuore che non possono più essere accettati in un mondo del pallone che ormai da anni luce non conosce le bandiere. Il passato è passato e il concetto del presente è questo. Che piaccia o no, Conte e Sarri non sono colpevoli di nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-conte-e-sarri.jpgSiNantonio-conte-v-s-maurizio-sarri-1013616.htmSi100451001,02,03030280
381013614NewsCampionatiInter Juve? Quest’anno è un’altra cosa!20190930074213Ecco perché da quest`anno il derby d`Italia assume il tratto di una partita ancor più diversa del solito.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il derby d’Italia? Certo, lo è sempre stato! E’ la partita che da sempre si gioca tra antiche ruggini e serpeggianti veleni? Certo, se n’è avuta la conferma da tanti anni, sia sul campo che dietro le scrivanie! E allora perché Inter Juve di quest’anno sarà un’altra cosa? E perché assume i contorni di una partita di calcio davvero speciale? I motivi sono tanti e sono noti a tutti. L’incontro di domenica prossima 6 ottobre a San Siro si potrebbe definire per la prima volta nella sua storia, non solo come il confronto tra due odiatissime rivali del calcio italiano, ma più semplicemente come l’incontro tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b>, due allenatori che non si guardano di buon occhio fin dai tempi in cui hanno allenato l’Arezzo e che oggi manifestano due scuole di pensiero calcistico che sono in contrapposizione tra loro. E se a questo “menù” ci aggiungiamo anche i “tradimenti” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> che per tanti anni sono stati gli artefici di una parte consistente delle glorie della Juventus, ecco che la partita di calcio tra nerazzurri e bianconeri aggiunge ancora più sale in una minestra che bolle prima ancora di cominciare. Il tutto è iniziato questa estate durante il periodo di calciomercato, allorquando si ventilava il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> sulla panchina della Juve. Questo era il desiderio che si manifestava chiaramente nel volere del mister leccese. Ma questa operazione non si poté fare per evidenti “no” da parte della dirigenza della Vecchia Signora che ricordava ancora come un affronto personale, quel giorno di luglio 2014 in cui il tecnico volle separarsi dalla Società bianconera per evidenti divergenze dopo tre anni indimenticabili. Sentimenti di amore –odio protratti nel tempo, anche quando Conte fu chiamato a fare il CT in Nazionale e poi ad allenare il Chelsea. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ciascuno per la sua strada, si disse allora! E adesso? Adesso le due strade si rincontrano quasi ad intrecciarsi in un destino che prosegue quel percorso di sentimenti contrapposti, in cui vige per Conte il ricordo di essere stato bandiera e capitano della Juve ai tempi in cui era calciatore e allenatore, e poi la ruggine di un rapporto finito male con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli and company</b>. E poi? C’è anche il discorso legato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> fatto fuori dal Direttivo della Juventus per non tanto chiare vicende interne, il quale passato all’Inter vuole dimostrare quanto la società bianconera si sia sbagliata a disfarsi di lui che ben ha lavorato per tanti anni alla Juve. E c’è anche il dualismo estivo sulla “telenovela” legata a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku,</b> in cui dapprima sembrava chiusa l’operazione Inter per acquistare il giocatore belga tanto desiderato da Conte, poi è intervenuta la Juve con Paratici a rallentarne volutamente le operazioni per non fare rafforzare la squadra nerazzurra e la voglia di portare in bianconero giocatore. Tuttavia, per tanti motivi di mercato, quel tentativo di far vestire la maglia bianconera a Lukaku non riuscì a Paratici e così Marotta entrò definitivamente a gamba tesa e permise al possente giocatore di colore di accasarsi definitivamente all’Inter. Ma quante ripicche, quante ruggini e quante situazioni incresciose si sono fatte in tanti anni tra queste due società di calcio che fanno del pallone qualcosa che va oltre il piano esclusivamente tecnico legato al rettangolo di gioco. E così, in questo momento la classifica parla di un’Inter in testa con due punti sopra la Juventus. Un dato significativo dettato soltanto da questo inizio di campionato in cui la Juve di Sarri sta ancora cercando la sua vera identità di gioco, nonostante i tanti infortuni dei suoi difensori esterni e l’abbondanza di campioni d’attacco e di centrocampo. L’Inter, invece, ha trovato in Antonio Conte l’allenatore giusto per cambiare mentalità e mettere ordine in una squadra e una società che da anni era in difficoltà nel far rispettare le regole in uno spogliatoio “polveriera” in cui vigeva incontrastata l’anarchia. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi non è più così, perché l’allenatore leccese che per tanti anni è stato una bandiera della Juventus, ha apportato il suo stile operaio di “testa bassa e pedalare” fatto di grinta e determinazione che si manifesta nell’unione d’intenti prodotta dalla sua squadra e da tutti i suoi giocatori a disposizione. Ecco, diremmo proprio che Inter – Juve di quest’anno non si giocherà soltanto la notte del 6 ottobre prossimo, ma si protrarrà per tutto l’arco del campionato in un inseguirsi a vicenda che sa tanto di pensiero fisso e quasi maniacale, nel volere anteporre sempre e comunque antichi rancori e ruggini mai dissipate. Inter – Juve è, e sarà sempre, una partita diversa da tutte le altre. Oggi più di ieri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-conte-sarri.jpgSiNinter-juve-quest-anno-e-un-altra-cosa-1013614.htmSi100451001,02,03030295
391013613NewsCampionatiIl Toro e il “gallo” Belotti ribaltano il Milan di Giampaolo20190927080001Una gara a due facce.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono partite di calcio che per la loro intensità di gioco ed emozioni prodotte, restano nella memoria come momento di un vissuto sportivo difficile da dimenticare. Tutto questo, naturalmente, a prescindere dalla propria fede sportiva che riesca in qualche modo a far vedere con oggettività l’andamento di un match calcistico che propone sentimenti di sfrenata gioia e cocente delusione. Due facce del mondo dello sport che appassionano, che esaltano, che danno il gusto dolce amaro della vittoria o della sconfitta. Ebbene, parlando della partita di calcio Torino – Milan che ha chiuso la quinta giornata di campionato, possiamo proprio dire che tutti questi altalenanti sentimenti che toccano le corde dell’emozione, si sono prodotti nel vedere le due facce delle squadre in campo. Alla fine ha vinto il Toro con un 2 a 1 meritato, ma che non toglie la qualità di un Milan il quale, andato in vantaggio nel primo tempo con un rigore calciato da Piatek, ha condotto la prima frazione di gioco senza essere cinico nel chiudere la gara con un altro gol, approfittando dell’assoluta assenza fisica di un Toro che è apparso annichilito, privo di idee e senza i suoi soliti attributi calcistici. Questa è la sintesi di un primo tempo in cui la squadra di mister Gianpaolo ha dominato un Toro che rientrato a testa bassa, ha saputo riflettere tra le pareti dello spogliatoio, si è guardato negli occhi ed è ripartito con rinnovata grinta, determinazione e voglia di superare un avversario difficile, il quale era forse più da ricercare in se stessi, piuttosto che nella squadra avversaria. E così è stato, perché il Toro trascinato dal gallo Belotti che ha realizzato una fantastica doppietta, ha superato un Milan in evidente difficoltà e incredulo di questa metamorfosi mostrata in campo dai granata. Tuttavia, è giusto dire che fino alla fine i rossoneri hanno tentato di pareggiare la partita con Piatek, ma grazie alle strepitose parate di Sirigu, il Toro di Mazzarri ha raggiunto il quarto gradino della classifica assieme a Napoli e Cagliari. Ma nell’analisi tattica della partita c’è da rilevare anche il mutamento iniziale voluto da mister Mazzarri, il quale dapprima si è presentato in campo con un 3-4-1-2 proponendo una squadra con il trequartista Verdi, poi, per effetto della sostituzione dello stesso Verdi con Berenguer, l’inserimento di Ansaldi al posto di Lyanco e Djidji in sostituzione di Aina, ha cambiato l’assetto con un 4-4-2 che prevedeva l’arretramento di De Silvestri come esterno basso e Ansaldi e Berenguer esterni alti a far da supporto alle due punte Belotti e Zaza. Una mossa azzeccata e vincente, che si è intersecata perfettamente a uno spirito di gruppo di notevole intensità agonistica. E il Milan? Si è perso per strada, aggredito com’è stato dalle tante folate granata che nel secondo tempo ne hanno sentenziato la vittoria finale. Ma siamo agli inizi del campionato e partite come questa non devono contrapporre irreparabili pensieri distruttivi per chi ha perso ed eccessivi entusiasmi per chi ha vinto ma deve necessariamente trovare la continuità di gioco e risultati, perché la strada da percorrere è ancora molto lunga. E se è vero che il Milan di Giampaolo deve in qualche modo lavorare molto sotto il profilo caratteriale nell’essere più cinico, il Toro di Mazzarri deve assolutamente trovare la continuità facendo tesoro di questa bella vittoria casalinga, senza tuttavia dimenticare le due cocenti sconfitte rimediate con Lecce e Sampdoria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNil-toro-e-il-gallo-belotti-ribaltano-il-milan-di-giampaolo-1013613.htmSi100451001,02,03030261
401013609NewsCampionatiL’Inter delle meraviglie20190922085773La squadra di Antonio Conte procede a gonfie vele.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quattro partite giocate in campionato e quattro partite vinte, con una sola incertezza: la partita di Champions contro lo Slavia Praga. Un ruolino di marcia niente male per la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> che, com’è nel suo stile, butta sempre acqua sul fuoco dei facili entusiasmi. Ma la realtà è che questa Inter è cambiata sotto l’aspetto non solo tecnico e tattico, ma anche dal punto di vista delle idee che devono essere chiare e inconfutabili nel rispetto delle regole di spogliatoio e di serietà professionale. E i risultati si stanno vedendo, perché nel calcio come in altri settori le chiacchiere sono portate via dal vento e i fatti alla fine sono quelli che contano veramente. La netta vittoria di nerazzurri nel derby meneghino, ha dato una chiara risposta su quelle che sono state fin dall’inizio le velleità dell’Inter, la quale si è presentata in campionato per essere la reale antagonista della Juventus. La squadra di Conte appare vitalizzata sotto l’aspetto mentale e fisico, in un insieme di intenti che sanno di consapevolezza che non verte mai sul singolo interesse ma su quello collettivo. Una logica che fa del calcio l’essenza di un gioco che si forma attraverso l’unione di gruppo, nell’intento di dare delle chiare indicazioni tecniche e tattiche atte a primeggiare. E Conte, con la sua frase storica <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Testa bassa e pedalare”,</i></b> vuole proprio significare che certi obiettivi si raggiungono soltanto attraverso il sudore, la dedizione, l’attaccamento alla squadra e il rispetto delle regole. C’è poi la qualità dei singoli calciatori che devono fare la differenza, non per scopi personali ma per apportare benefici all’andamento del collettivo. Certo, alla quarta giornata di campionato in casa Inter non è ancora tutto risolto, ma certi segnali emblematici di grandi passi verso la continuità di gioco e risultati ci sono tutti. Il derby vinto sul Milan di Giampaolo che è stato surclassato in lungo e in largo dall’Inter, la dice lunga su una squadra che ha chiaramente lanciato il guanto di sfida alla Juve, come fosse un chiodo fisso che è penetrato nell’ambiente nerazzurro. Adesso la squadra di Conte è prima in classifica a punteggio pieno e con due punti di distacco su una Juventus ancora molto lontana dall’intendimento tattico voluto da Sarri. Vedremo cosa ci riserverà il prosieguo del Campionato, della Champions e degli altri impegni di Coppa Italia che si aggiungeranno alle fatiche dei giocatori interessati alla Nazionale di Mancini. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo tranquillamente affermare che dopo tanti anni di limbo calcistico, l’Inter di Antonio Conte è indirizzata a ritornare ai livelli che gli competono.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-conte.jpgSiNl-inter-delle-meraviglie-1013609.htmSi100451001,02,03030275
411013606NewsCampionatiLa rosa extra large della Juve crea problemi a Sarri.20190905173111Problemi di abbondanza in casa Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo l’esclusione dalla Champions di Mandzukic e di Emre Can che ha ufficializzato il proprio disappunto, in casa Juve aleggia una certa qual insoddisfazione da parte di Maurizio Sarri nei confronti di Fabio Paratici, per non essere riuscito nel mercato appena chiuso, a sfoltire una rosa composta da troppi giocatori che mal volentieri si adattano alla panchina. Allenare la Juve non è proprio come allenare un’altra squadra, e Maurizio Sarri pur nella sua soddisfazione di essere arrivato in carriera a lavorare per la più scudettata squadra d’Italia, non nasconde le sue difficoltà di gestire un gruppo di giocatori che per quantità e qualità non ha mai avuto. Il muso duro che Sarri ha mostrato a Paratici in questi giorni, la dice lunga su un carattere poco incline ad abbassare sempre la testa alla società per cui lavora. Un problema nuovo che l’ex allenatore di Napoli e Chelsea non aveva messo in conto, non sono le questioni tecnico tattiche, dello spogliatoio, del turnover, ma è la gestione di un alto numero di campioni cui comunicare certe scelte che apparterrebbero alla società. Evidentemente Sarri era stato chiaro fin dall’inizio, dando alla società i nomi dei giocatori da trattenere e altri da cedere. Ma, evidentemente, l’opera di Fabio Paratici non è stata impeccabile da questo punto di vista. Prima Mandzukic, poi Khedira, Matuidi, Rugani, Dybala, Higuain, Emre Can, Cuadrado, e ancora marcia indietro per Higuain (che si è inserito bene) Dybala (che fino alla fine è stato in bilico se restare o essere ceduto), Khedira (improvvisamente rinato per il gioco di Sarri), Matuidi (anch’egli promosso a titolare) insomma, possiamo dire che la confusione in casa Juve è di casa. Eppure eravamo abituati a una Vecchia Signora simbolo di chiarezza di idee e ottima gestione, mentre in questa occasione si sta mettendo in evidenza l’esatto opposto. C’è chi rimpiange Beppe Marotta e c’è chi (Agnelli e Nedved) difendono a spada tratta Fabio Paratici perché il giovane e rampante dirigente della Juve ha lavorato bene in entrata, anche se le circostanze non l’hanno aiutato a fare altrettanto bene nell’uscita dei calciatori suggerita da Sarri. Al momento in mediana ci sono sette giocatori per tre maglie, Khedira, Pjanic e Matuidi al sono i titolari, mentre Ramsey, Rabiot, Bentancur ed Emre Can aspettano di giocare. Lo stesso discorso va fatto per l’attacco, dove Dybala, Mandzukic e Bernardeschi sembrano chiusi da Ronaldo, Higuain e Duglas Costa. Una serie di top campioni di Club da vertice europeo che, tuttavia, devono essere gestiti con l’aiuto della società che dovrebbe in qualche modo alleggerire il lavoro già difficile di tattica e tecnica in una squadra che deve ancora assorbire il credo calcistico del nuovo allenatore. In questo caso il “comandante” Sarri è stato messo davanti a una situazione del tutto nuova. Ma la Juve non può avere smarrito improvvisamente l’antica forma ordinata di chi ha le idee chiare e vincenti. La confusione non è mai regnata alla Continassa. E allora cosa succede quest’anno alla Vecchia Signora d’Italia, nonostante il suo primato in classifica a punteggio pieno?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNla-rosa-extra-large-della-juve-crea-problemi-a-sarri-1013606.htmSi100451001,02,03030253
421013605NewsEditorialeUrbano Cairo, il presidente dell’ultima ora di mercato.20190904152640Lo stratega della buona gestione aziendale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non c’è niente da fare. Questo è lo stile, la strategia, la forma mentis del presidente del Torino Urbano Cairo. Sempre all’ultimo, sempre ad aspettare pazientemente alla finestra i movimenti degli altri, per poi agire in extremis e risparmiare magari qualche milione di euro che possa in qualche modo consentire al bilancio del Torino F.C. di inorgoglirsi per essere positivo. Ma quanta fatica però per il popolo granata, che tutti gli anni deve soffrire per apprezzare questo maniacale senso del quadrare i conti e di non fare mai il passo più lungo della gamba, imposto dal presidente Cairo. Razionale fino all’eccesso, il presidente del Toro ha speso 30 milioni con un attivo di mercato di 4,5 milioni di euro. Alle spese per il riscatto di Ola Aina (10 milioni di euro), Djidji (3,5), Ansaldi , Zaza, Laxalt (500 mila euro di prestito oneroso e riscatto a 11,5 milioni), Simone Verdi (costato<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>al momento soltanto 3 milioni di euro ma per il prossimo anno, se vorrà riscattarlo, ne dovrà pagare 20 + eventuali bonus di 2 milioni), il bilancio del Torino registra gli introiti dovuti agli incassi delle operazioni in uscita di Ljajic, Niang, Avelar, Gustafson, che portano il bilancio del Toro in attivo. E fin qui non c’è nulla da dire, se non apprezzare una gestione amministrativa davvero impeccabile. Tuttavia, il Torino pur essendo uscito dall’Europa League e godendosi l’attuale primato in classifica, sembra ancora non completo soprattutto a centrocampo, dove il folto numero di giocatori con caratteristiche di quantità, evidenzia la mancanza di un calciatore di qualità capace di gestire i tempi di gioco e illuminare le proiezioni offensive del Toro. Certo, in questo senso il recupero di Iago Falque sarà importante nell’aumentare la qualità della squadra granata, ma bisogna vederlo all’opera nel momento in cui rientrerà. Comunque, c’è da dire che l’essersi assicurato le prestazioni di Simone Verdi, è per mister Mazzarri un motivo di orgoglio in una squadra che ha bisogno di dare a Belotti e compagni un apporto di qualità in attacco. Un calciatore che tecnicamente è molto valido nell’intendere offensivo, nella facilità di saper calciare bene di destro e di sinistro, che ha grandi capacità di centrare la porta nelle palle inattive e, soprattutto, ha molta mobilità sulle gambe nel tentativo di fare sempre movimento senza palla. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Verdi</b> è tecnicamente diverso da Belotti e Zaza, quindi lo riteniamo un grande acquisto da parte del presidente Cairo e del direttore sportivo Massimo Bava, il quale lentamente sta entrando diligentemente ad assaporare un incarico nuovo per lui. Dunque, il popolo granata sorride a dispetto della delusione di Europa League che ha davvero lasciato l’amaro in bocca a tutto l’ambiente. E chissà che chiudendosi una porta non si apra un portone. I presupposti ci sono tutti per emulare il cammino fatto l’anno scorso dall’Atalanta di Gasperini, la quale ha fatto un ottimo campionato dopo essere uscita ai play off di Europa League, involandosi di diritto alla partecipazione di Champions di quest’anno. Certo, le due squadre hanno caratteristiche diverse per volere del credo tattico di due diversi allenatori, tuttavia, la vittoria del Toro nella seconda di campionato contro la Dea, deve far riflettere per la capacità tecnica e mentale con la quale i granata di Mazzarri hanno superato la squadra di Gasperini. Ma attenzione ad evitare gli squilli di tromba che fanno fare voli pindarici. Il Toro e i suoi tifosi continuino su questa strada con entusiasmo, senza cadere in depressione se qualcosa non andrà per il verso giusto. La squadra è stata potenziata tecnicamente e Mazzarri può essere soddisfatto del lavoro del suo presidente. Adesso si dia la parola al rettangolo di gioco. E se il buongiorno si vede dal mattino……! Chissà.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNurbano-cairo-il-presidente-dell-ultima-ora-di-mercato-1013605.htmSi100451001,02,03030245
431013580NewsCampionatiIl romanzo del pallone, tra lacrime e addii.20190527180756L`ultima domenica del campionato di Serie A, ha riservato molte emozioni. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è concluso il campionato di Serie A 2018/’19. Una domenica di tristezze in cui il calcio italiano ha manifestato una summa di sentimenti capaci di contrapporsi tra lacrime di gioia e malinconici addii. Gioisce l’Atalanta di Gasperini che vincendo contro il Sassuolo si è piazzata al terzo posto in classifica con 69 punti assieme all’Inter, la quale soffrendo smisuratamente contro un ottimo Empoli, entra a far parte della Champions League del prossimo anno. Milan, Roma e Lazio, (che vincendo la Coppa Italia si è qualificata ai gironi di Europa League) entrano in Europa, mentre Chievo, Frosinone ed Empoli vanno mestamente in Serie B. Si salvano per il rotto della cuffia Genoa e Fiorentina, che pareggiando una partita priva di intensità per evidente paura di offendersi reciprocamente, accolgono con entusiasmo la sconfitta dell’Empoli. Peccato per la squadra di mister Andreazzoli, che ha espresso un buon calcio fino alla fine e capace di mettere in serie difficoltà la pazza Inter di Spalletti. Emozioni e adrenalina ad alti livelli per gli appassionati di calcio che, tranne le partite Sampdoria – Juventus (gara insignificante), Cagliari – Udinese e Frosinone – Chievo, hanno tenuto il fiato in sospeso. Ha vinto il Bologna contro il Napoli (straordinaria l’impresa fatta da Mihajlovic) ed ha vinto anche il Toro di Mazzarri e la Roma di Ranieri che hanno salutato gli addii eccellenti di Emiliano Moretti che ha appeso le scarpe al chiodo, quello di Daniele De Rossi che ha lasciato la sua Roma per volere della società giallorossa. E ancora mister Ranieri, prima chiamato per risolvere i problemi della Roma nel dopo Di Francesco e poi frettolosamente non confermato. Film che si ripetono col passare degli anni, ingratitudini e struggenti visioni di un pallone sempre pronto a raccontarti la vita con tutte le sue sfaccettature. Una metafora perfetta dove lo sgorgare delle lacrime è il significato di momenti di gioia e di dolore, di sorrisi, di braccia alzate al cielo e di tristezze su volti che manifestano la propria delusione. Così come l’Empoli che va in Serie B dopo aver creduto legittimamente fino alla fine di restare in Serie A. E così come i tifosi di Torino e Roma che perdono due calciatori e un allenatore tanto amato. Diverse queste figure, diverse queste storie che comunque raccontano l’unico senso romantico di un pallone che fa dell’emozione il significato di ogni cosa. E allora ci chiediamo cosa mai sarebbe il calcio senza il gol e senza i suoi personaggi che gli ruotano attorno, costruendo percorsi professionali che sfociano nell’umano dei sentimenti più profondi. Nulla è per sempre, tutto si può protrarre per lungo tempo, ma niente ti garantisce l’eterno, almeno tra noi comuni mortali. E quando vedi stadi come quelli di Torino e Roma che sono gremiti di tifosi non tanto per l’esclusivo senso del gioco del calcio, ma per quello che rappresenta nei suoi valori umani, allora tutto ritorna come qualcosa che dà il significato profondo a chi in maniera superficiale vede soltanto il calcio al pallone come una semplice pedata per fare gol. No, dentro c’è l’emozione, c’è la rabbia, ci sono gli abbracci, c’è la persona in quanto tale. Schegge di momenti di sport che enfatizzano la fragilità dell’uomo nella sua essenza. E’ stata dunque la domenica della commozione ma anche dei verdetti finali, delle giustizie, delle ingiustizie, delle gioie e delle delusioni talora inaspettate. Ma non è proprio come il nostro quotidiano?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711l'addio-di-de-rossi.jpgSiNil-romanzo-del-pallone-tra-lacrime-e-addii-1013580.htmSi100451001,02,03030303
441013573NewsCampionatiBeppe Gandolfo, “Alla stagione del Torino do un bel 7”20190523153441Intervista al giornalista delle reti Mediaset.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe Gandolfo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>, scrittore e giornalista delle reti Mediaset, è da sempre un grande tifoso del Toro. Una passione radicata nel tempo e rafforzata da quella grande storia del Torino che gli ha dato modo di incrementare con le sue opere la già vasta letteratura granata. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il Toro che vorrei”, “Meroni,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’artista campione”, “Il mio Toro”</b> e tanti altri libri pubblicati, sono la testimonianza del suo attaccamento a una squadra di calcio che per lui è qualcosa di più che una semplice passione. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Gandolfo</b> è il giornalista che racconta Torino all’Italia con il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un anno in</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piemonte”</b>, il volume edito da EnneCi Communication che quest’anno è giunto alla sedicesima edizione. E’ un po’ come rivivere anno dopo anno, i palpiti e i respiri talora affannosi di un Piemonte che si manifesta con orgoglio agli occhi dell’Italia. Oggi l’abbiamo incontrato per rivivere insieme un anno di Toro, tra sogni europei svaniti sul traguardo finale, ma con l’orgoglio e la consapevolezza di avere raggiunto dopo tanti anni un livello davvero importante.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe, come spieghi la debacle del Toro a Empoli?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Premesso che do alla stagione del Torino un bel 7, dico che nel momento in cui la Lazio ha vinto la Coppa Italia e il Toro ha capito che matematicamente era impossibile entrare in zona Uefa, c’è stato un calo totale di tensione. Quindi, trovandosi di fronte a una squadra che giocava per la vita o per la morte come l’Empoli, il Toro ha capito che forse dando anche il massimo per vincere la partita, sarebbe stata comunque un’impresa inutile”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma c’è ancora una speranza di entrare ugualmente in Europa, visto che i problemi legati al fair play finanziario del Milan consentirebbero al Toro di partecipare alla competizione europea. Tu cosa pensi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono stato spesso molto critico nei confronti di Cairo, imputandogli alcune scelte sbagliate, errori e mancanza di passione. Ma bisogna dargli atto di aver messo il bilancio del Torino in regola e se dovesse succedere com’è successo con il Parma, non la ritengo un’entrata dalla porta di servizio ma un’entrata di diritto, perché se ci sono delle regole devono essere rispettate. Dunque, chi non ha rispettato il fair play finanziario è giusto che sia penalizzato, mentre chi l’ha rispettato, deve essere premiato. Ricordo che abbiamo vissuto fior di presidenti delinquenti che hanno massacrato i bilanci del Toro, ma una volta che abbiamo un presidente che ha fatto della correttezza finanziaria il proprio vanto, ebbene, tutto questo gli va riconosciuto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe, perché quest’anno la squadra di Mazzarri non è riuscita ad avere continuità?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che sia un problema di motivazioni, nel senso che il Toro ha giocato molto bene tutte le partite con le cosiddette grandi. Tranne la partita iniziale con la Roma, abbiamo giocato benissimo i due derby con la Juve, poi contro l’Inter, il Milan, l’Atalanta che è la rivelazione di questo campionato, mentre ci siamo distratti e abbiamo perso punti in casa contro il Bologna, il Parma, il Cagliari. Credo che si tratti di mancanza di maturità, di concentrazione e di non sapere affrontare questo tipo di partite con il piglio giusto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mazzarri è davvero l’allenatore giusto per il Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo non lo so, so soltanto che all’inizio dell’anno avevo pronosticato una squadra che avrebbe fatto tanti pareggi, che non avrebbe beccato sonore sconfitte, ma che non avrebbe mai messo in pratica un gran bel gioco, conoscendo in parte le esperienze precedenti di Mazzarri. Abbiamo pareggiato tante partite, non abbiamo mai preso delle sonore batoste (tranne contro l’Empoli) e il bel gioco lo abbiamo visto soltanto a tratti e non con continuità. Detto questo, ritengo Mazzarri un allenatore solido, molto sanguigno, preciso nel preparare le partite inibendo il gioco avversario piuttosto che curare l’offensiva. Ma se pensiamo all’esperienza precedente con Mihajlovic, in cui si andava tutti in attacco per vincere e poi non si combinava nulla, quest’anno con Mazzarri abbiamo raggiunto ottimi risultati anche grazie a uno spogliatoio coeso e una buona preparazione atletica”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tra i giocatori in forza al Toro, c’è qualcuno che ti ha deluso quest’anno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente Zaza, perché ha fallito le premesse iniziali incappando in una stagione storta dal punto di vista del gioco, ma anche dell’atteggiamento, del nervosismo, dell’incapacità di entrare nei meccanismi dello spirito Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi ti ha invece entusiasmato particolarmente?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Emiliano Moretti. Domenica prossima lo stadio deve venire giù, per Moretti. E’ il più grande giocatore che ha avuto il Torino negli ultimi anni, non solo come prestazioni effettuate ma anche per l’abnegazione, lo spirito, la serietà, il sacrificio, l’eleganza che ha mostrato sul campo. Moretti é una ricchezza che il Toro non può perdere. E anche se ci sarà l’addio al calcio giocato, dico che il Torino deve ripartire da Emiliano Moretti. Mi auguro che sarà il prossimo dirigente del Torino, perché questo giocatore ha incarnato perfettamente lo spirito Toro, in un mondo del calcio fatto di procuratori e di esorbitanti interessi economici. Per questo, mi piacerebbe che domenica prossima lo stadio gli tributasse un grande ringraziamento”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo all’addio di Petrachi. Chi vedi in sua sostituzione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Petrachi ha lavorato molto bene al Toro, curando molto le plusvalenze e partecipando attivamente a mettere sempre in regola i bilanci del Torino. Ma Petrachi ha anche scovato calciatori come Meitè e soprattutto Nkoulou che nessuno conosceva prima, mentre adesso metà delle squadre europee lo vorrebbero. Chi verrà al suo posto non lo so, tuttavia posso dire che mi piacerebbe che questo ruolo fosse proposto a Massimo Bava, l’attuale responsabile del Settore Giovanile del Torino, che conosco molto bene e lo ritengo una persona straordinaria, eccezionale, pulita e puntigliosa. Certo, inizialmente mancherà di esperienza in quel ruolo di direttore sportivo, così diverso da quello che attualmente occupa. Tuttavia, penso che Bava sia davvero la persona indicata a far bene il DS del Torino F.C.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire, Torino – Lazio che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una bella partita, perché nessuna delle due squadre avrà più nulla da chiedere alla classifica. Senza tanti tatticismi, ma con tanta voglia di divertirsi e far divertire il pubblico. Una partita con tanti gol, magari un 3 a 3 come Lazio – Bologna di lunedì scorso”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711foto-gandolfo.jpgSiNbeppe-gandolfo-alla-stagione-del-torino-do-un-bel-7-1013573.htmSi100451001,02,03030268
451013569NewsCampionatiL’Atalanta delle meraviglie20190516175998La Dea, nonostante la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, resta la migliore realtà calcistica del nostro campionato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Dea, prossima avversaria della Juventus nel penultimo turno di campionato, nonostante la delusione della sconfitta da parte della Lazio nella finale di Coppa Italia, possiamo definirla come una squadra che più d’ogni altra gode dei favori del bel gioco, paragonabile per dinamismo, brillantezza e ordine tattico, alle migliori compagini inglesi di questo momento. I bergamaschi, infatti, con 65 punti in classifica occupano il quarto posto a un solo punto dall’Inter. Un obiettivo intrigante per i giocatori di Gasperini, che accarezzano il sogno di partecipazione alla Champions 2019/’20. Tuttavia, il cammino in questo campionato della Dea non è sempre stato così brillante, come da un certo punto in avanti. Se infatti proviamo a ripercorrere le prestazioni della squadra di Gasperini fin dall’inizio dell’attuale campionato, ci accorgiamo delle tante traversie sostenute prima di arrivare a tale livello. L’iniziale esclusione del Milan in Europa League avrebbe portato la Dea ad accedere direttamente alla fase a girone, ma dopo che il ricorso presentato dai rossoneri è stato accettato, ai bergamaschi è toccato disputare in piena estate i turni preliminari, eliminando il Sarajevo e l’Hapoel Haifa. Nel frattempo è iniziato l’attuale campionato di Serie A, e l’Atalanta con il 4 a 0 inflitto al Frosinone, realizza come numero di gol un qualcosa che alla prima giornata di campionato non si verificava da dieci anni. E intanto continua il percorso degli orobici in Europa League con il match d’andata contro i danesi del Copenaghen terminato a reti bianche, ma la squadra di Gasperini sembra decisa a vendere cara la pelle nello scontro di ritorno. Intanto, la partita di campionato contro la Roma finisce 3 a 3 e l’Atalanta si avvia subito a disputare il match di ritorno in Europa League. La partita termina a reti inviolate e la Dea è costretta a effettuare i tempi supplementari e i calci di rigore, che la estromettono dalla competizione europea per effetto degli errori dal dischetto di Papu Gomez e Cornelius. Questa delusione, davvero cocente per gli orobici, ha subito creato un periodo negativo a livello mentale e fisico, dovuto anche a una preparazione inaspettatamente anticipata per i fatti prima citati. E così i nerazzurri di Gasperini perdono in casa contro il Cagliari, perdono a Ferrara contro la Spal, pareggiano contro il Milan e il Torino e ripiombano nella sconfitta fuori casa contro la Fiorentina e poi in casa contro la Sampdoria. A questo punto il cielo sopra lo Stadio Atleti Azzurri d’Italia, comincia a essere nuvoloso e carico di polemiche. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che succede dunque a questa Atalanta così piena di promesse di bel gioco e risultati? Gasperini cerca una spiegazione a questa improvvisa carenza di gioco e si discolpa nell’asserire che mai si è sognato di dire che la sua Atalanta potesse arrivare in Europa, semmai il primo obiettivo sarebbe stato quello di salvarsi. Un classico del calcio che acclama quando le cose vanno bene e distrugge tutto al primo insuccesso. Comunque, tra una polemica e l’altra, la Dea e il suo allenatore s’impongono di non smarrirsi e cercano di riprendere la strada bruscamente interrotta. Così, all’inizio dell’autunno, gli orobici azzeccano un filotto di 4 vittorie, cominciando con un corposo 5 a 1 a Verona contro il Chievo e finendo con un bel 4 a 1 casalingo inflitto all’Inter di Spalletti. Segno di una ritrovata vena e una ripresa che sapeva di orgoglio, ma anche di qualche ravvedimento tattico effettuato da mister Gasperini. Poi, sul finire del girone d’andata, l’Atalanta beneficia dell’improvvisa vena di Zapata il quale realizza gol importanti per il gioco, l’ambiente e la classifica, che dopo 19 giornate la vede salire all’ottavo posto con l’avanzare del suo cammino in Coppa Italia. Nel girone di ritorno la squadra mantiene una grande regolarità di risultati, grazie anche alla crescita di giocatori tecnicamente forti come Ilicic e Papu Gomez che spalleggiano la forza fisica di Duvan Zapata. La squadra sembra rifiorita anche sul piano mentale, per il suo essere perfettamente coesa tra difesa (con il redivivo Masiello e poi Castagne, Djimsiti, Gosens, Mancini, Palomino e Toloi) centrocampo (con De Roon, Freuler, Pasalic) e attacco. Ma nulla sarebbero questi giocatori, se non ci fosse la sapiente mano di Gian Piero Gasperini da Grugliasco, il 60enne allenatore di un’Atalanta cui si sono ormai sprecati i migliori aggettivi nell’espressione del bel calcio. Certo, perdere la finale di Coppa Italia brucia molto all’ambiente orobico, soprattutto in virtù di come è maturata questa sconfitta. Tuttavia, possiamo tranquillamente dire che questa Atalanta, la quale oggi consideriamo come una ex provinciale, ci induce a pensare come anche nelle piccole realtà si possa instaurare l’idea di un calcio ad alti livelli. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711foto-gian-piero-gasperini.jpgSiNl-atalanta-delle-meraviglie-1013569.htmSi100451001,02,03030230
461013565NewsCampionatiIl Toro trascina il popolo granata, in un’alternanza di emozioni intense 20190512163628Contro il Sassuolo, i granata di Mazzarri sono stati autori di una partita incredibile. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono partite di calcio che per la grande intensità emotiva, riesce difficile raccontare anche a noi cronisti che da molti anni narriamo le gesta dei calciatori sul terreno di gioco. Torino – Sassuolo è uno di quei match in cui se racconti l’inizio, la metà e poi la fine della gara, ti accorgi di avere scritto cose diverse, perché differenti sono state le situazioni tecniche e agonistiche capaci di farti cambiare umore e persino giudizi affrettati su questo o quel giocatore e anche sull’allenatore. Così è il calcio, così è questo mondo del pallone capace di farti perdere il senso logico dell’equilibrio e disperderti tra i meandri di sentimenti ed emozioni contrapposti tra loro. Ma la partita che il Toro ha giocato in casa contro il Sassuolo all’ora di pranzo, era una di quelle che equivalgono una grande finale per situazione di classifica e per emozioni garantite fin dall’inizio. E poi, nello sviluppo della gara, ti accorgi che proprio queste forti emozioni così altalenanti, immediate e capaci di toglierti il respiro, sono adatte soltanto ai forti di cuore. Ma questa volta il cuore granata ha retto bene, perché non è stato facile assorbire la prima delusione della gara, proprio quando il gallo Belotti al 16’ del primo tempo su calcio di rigore scheggia la traversa con la palla che va alta. Poi, al 27’ il Sassuolo è andato in vantaggio con un gol di Bourabia, il quale si fa espellere dall’arbitro per un doppio giallo causato da un suo precedente fallo e poi dall’essersi tolto la maglia nell’esultare. Dunque, un Sassuolo rimasto in dieci uomini ma in grado di continuare a dare filo da torcere ai granata che non ci stanno a subire una sconfitta davanti a uno stadio gremito di tifosi. E intanto sugli spalti abbiamo visto soffrire il popolo granata che, come sempre, ha incitato la squadra nel suo eterno ruolo di dodicesimo giocatore in campo. Passano i minuti e l’ansia si fa ancora più forte, i battiti del cuore si acuiscono ad ogni tiro fallito dai granata e soprattutto di Belotti, il quale al 35’ tira addosso al portiere Consigli un pallone che avrebbe potuto riequilibrare le sorti della prima frazione della gara. Si va così all’intervallo tra l’esultanza dei sostenitori del Sassuolo e l’angoscia di quelli del Toro. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma si ricomincia, non c’è tempo da perdere, il Toro non può fare svanire nel nulla un’Europa che è lì, a portata di mano, anzi di piede e di cervello. In campo rientrano gli stessi 22 che avevano cominciato la partita, ma poi al 49’ Mazzarri fa entrare Zaza che prende il posto di Lukic. Così, si evince subito l’intenzione di un Toro arrembante che appare a trazione anteriore con la presenza in campo di Belotti, Zaza, Iago Falque e Berenguer in contemporanea. E non è un caso che il Toro, sanguigno più che mai, pareggi i conti con Belotti al 56’. Al 64’ anche i nero verdi cambiano Djuricic con Rogerio, ma è il Toro che attacca a testa bassa e con forza costringe il Sassuolo ad arretrare il proprio baricentro, fino a chiudersi nella propria metà campo. Ma, ironia della sorta, il calcio beffardo riserva ancora ai tifosi del Toro un’altra delusione nel vedere segnare il Sassuolo con un eurogol di Lirola. Incredibile, un gol che avrebbe stroncato gli animi di chiunque, ma non dei giocatori granata che invece di perdersi in disarmanti ed effimeri atteggiamenti negativi, ricominciano a macinare chilometri con straordinaria forza fisica, a testa bassa, quasi a combattere il destino avverso ancor più che il Sassuolo stesso. Proprio com’è scritto nella sua gloriosa storia che si rivede sempre tra le sagome e le gesta del Grande Torino. Così, con il cipiglio di chi non ci sta a essere sconfitto, all’81’ arriva il pareggio di Zaza. Un boato di speranza si capta tra il popolo granata che riprende animo, proprio come fanno i suoi campioni in campo. Ed è proprio adesso che si avverte il picco di un’adrenalina che sale dritta in cielo e crea emozioni che tolgono il respiro. Adesso lo stadio innalza al cielo le sue urla di speranza, le cromature granata si uniscono tra lo sventolio di sciarpe e l’alzare delle sciarpe in segno di carica verso i calciatori del Toro, a cui si chiede un ultimo sforzo. Un presagio al gol del gallo Belotti che arriva all’82’ e pone fine alla grande paura. Torino 3 – Sassuolo 2. Una bellissima rete che non si ha nemmeno il tempo di magnificare per la bellezza del gesto tecnico con cui il gallo l’ha messa lì, alle spalle del portiere Consigli che nulla ha potuto contro un’imparabile sforbiciata al volo. Sempre nella stessa porta, sempre con lo stesso gesto tecnico che il gallo Belotti aveva fatto contro il Sassuolo lo scorso campionato. Un segno del destino, un qualcosa che racconta un Toro da assaporare, che fa soffrire e poi gioire i suoi tifosi. E chissà che gli Invincibili del Grande Torino siano i veri autori di questo sogno granata che si sta avverando dopo tanti anni. Il Toro di Mazzarri c’è, è volenteroso, arrembante anche se non perfetto. Ma che importa, la classifica al momento parla di un sesto posto e di 60 punti che fanno felice il popolo granata, il presidente Cairo, Mazzarri e i suoi ragazzi. Adesso restano due partite da giocare, una ad Empoli e l’altra in casa con la Lazio. I deboli di cuore sono avvertiti. Le emozioni saranno ancora intensissime!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Sadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNil-toro-trascina-il-popolo-granata-in-un-alternanza-di-emozioni-intense-1013565.htmSi100451001,02,03030234
471013561NewsCampionatiLe considerazioni a tre giorni dal derby della Mole20190506175842Il dopo Juve - Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ronaldo V/s Torino – 1 a 1. A tre giorni dalla stracittadina torinese, emergono alcune considerazioni di carattere tecnico. Dire che CR7 è stato l’unico vero calciatore juventino a contrastare un Toro motivato dall’idea del quarto posto in classifica, corrisponde a quanto abbiamo visto sul terreno dell’Allianz Stadium. La notte del venerdì da derby ha praticamente dato la certezza di ciò che si pensava alla vigilia, e cioè di una gara in cui il Toro avrebbe incontrato una Juve poco lucida, con poche motivazioni, ancora frastornata dalla cocente esclusione dalla Champions e appagata soltanto dallo scudetto già vinto anzitempo. Insomma una squadra che pur con l’orgoglio di non volere perdere il derby, è sembrata una sorta di scampolo di fine stagione. Tuttavia, questo non significa che il Toro di Mazzarri sia stato facilitato dall’apparente disarmo dell’avversario, perché il derby della Mole è stato un match vero giocato fin dall’inizio con il giusto cipiglio da parte dei granata. Il Toro, con in testa la voglia di vincere per la classifica e onorare il 70esimo anno della morte del Grande Torino, è andato in vantaggio all’inizio del primo tempo con Lukic, grazie a uno svarione difensivo di Pjanic il quale, facendosi ingenuamente spostare di spalla, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ha agevolato colpevolmente il tiro in porta del granata che ha superato Szczesny. Da qui in avanti e con il Torino in vantaggio per 1 a 0, da parte della Juve si sono visti pochi tentativi veri di riportarsi subito in pareggio. Anzi, la squadra di Allegri nel corso di tutto il primo tempo ha avuto una sola ghiotta opportunità di segnare con Matuidi, ma il tiro al volo del francese è stato neutralizzato da Sirigu. Così il Toro avvia le sue ripartenze con un Berenguer in stato di grazia e un Belotti che si catapulta su ogni pallone come un furetto. Nel secondo tempo il Toro arretra il suo baricentro, con la convinzione di potere resistere fino alla fine e portare a casa 3 punti d’oro. Purtroppo, all’84esimo quel “diavolo” di un alieno che risponde al nome di Cristiano Ronaldo, su un cross proveniente dalla sinistra si alza in cielo e di testa trafigge il portiere Sirigu. Peccato per questo Toro che ha dimostrato il suo buon momento di forma fisica e mentale, al cospetto di una Juve che si lustra il suo campione e vive di rendita. E adesso che l’Atalanta di Gasperini (a proposito, straordinaria questa squadra dal gioco brillante) si è portata a 62 punti, la Roma che ne ha 59 e il Milan che giocherà il monday night ed è a quota 56, il Torino dopo il pari con la Juve si è portato a quota 57.Un po’ come dire che ancora tutto può succedere, visto che anche l’Inter segna il passo e trovandosi con 63 punti in classifica a un solo punto di distacco dall’Atalanta, non è più neanche sicura del terzo posto. Un finale avvincente per sognare la partecipazione in Champions e restare aggrappati all’Europa League. Vediamo cosa accadrà. Intanto il Toro c’è!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711pallone.jpgSiNle-considerazioni-a-tre-giorni-dal-derby-della-mole-1013561.htmSi100451001,02,03030302
481013559NewsCampionatiLa notte del derby della Mole20190502184228Ecco il derby torinese di ritorno. Orgoglio, passione e voglia di vincere!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Juve, storia di un grande amore” </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>contro<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “Ancora Toro”.</b> Due inni, due modi di intendere la storia dei propri colori in una sola città: Torino. E’ la notte del derby della Mole che la Juve non gioca per la classifica ma per l’orgoglio, mentre il Toro aggiunge alla propria fierezza l’importanza di fare punti anche per l’Europa. Da una parte i bianconeri e dall’altra i granata, due stili diversi di intendere il calcio nella città sabauda, la quale, quando si parla di tifo pallonaro, si accende come le luci che illuminano a giorno i tanti salotti della storica Torino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Da Piazza San Carlo a Piazza Castello, da Via Roma, Via Po, Piazza Vittorio, la Gran Madre, i Murazzi del Po e la splendida collina a far da cornice in una cartolina che sa di quadro d’autore.</b> Per effetto del già acquisito ottavo scudetto consecutivo della Vecchia Signora, all’apparenza sembrerebbe esserci poca attesa per questo derby, ma non è così. Infatti, al sale da sempre disseminato in ogni derby della Mole, c’è una classifica che il Toro deve smuovere per continuare a sognare la zona Champions e difendere un posto in Europa. E poi le tossine causate dall’eterna e storica rivalità cittadina, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non sono mai assorbite e si acuiscono sempre in occasione del derby. Ci auguriamo di potere assistere a una bella gara, uno di quei derby che ti facciano parlare e scrivere di calcio, di campioni e di gol che sono l’essenza del gioco del calcio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo </b>contro<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>il “gallo”<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Belotti.</b> Il bianconero per la classifica cannonieri e i suoi tifosi della Juventus, il granata per l’Europa, la storia del suo Toro e quei 70 anni di sacra liturgia che si ripete puntualmente il 4 maggio a Superga. Dettagli tecnici che incuriosiscono i tifosi e noi che siamo addetti ai lavori, ma che non superano il folklore di una partita che avrà sugli spalti quelle cromature intense di colore carico di passione vera, capace di distinguerla da ogni altra gara. Importante che non si assista a beceri comportamenti e striscioni di cattivo gusto. Lo sfottò è indispensabile, ci vuole, perché in fondo è come rispettare la storia di questa partita tanto attesa. E’ il derby di Torino. E’ la 148esima stracittadina piemontese da raccontare, da vivere, da sognare. E anche la Mole saprà sbirciare oltre le mura dell’Allianz Stadium in quell’Area 12 che è feudo bianconero. Ma saprà essere come sempre elegante, signorile, imparziale, sapendo già che da una parte si illuminerà di bianconero e dall’altra di granata. E’ come dire al mondo che Torino c’è, che il derby c’è, che l’antica rivalità si ripropone sul campo e sugli spalti, mentre lei, la Mole, antico simbolo della città sabauda, dall’alto della sua maestosa bellezza farà da arbitro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSiNla-notte-del-derby-della-mole-1013559.htmSi100451001,02,03030299
491013558NewsCampionatiIl Toro delle meraviglie e della ricorrenza20190430170429Il mondo granata vive una settimana di sentimenti che si intersecano a una realtà di squadra pronta per l`Europa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>C’è qualcosa che riesce difficile spiegare nella vita, ed è quella coincidenza di fatti e situazioni che spesso ti fanno riflettere sul mistero chiamato destino. Nella settimana della liturgia granata, in prossimità di un 4 maggio che quest’anno segna il 70esimo anno della tragedia del Grande Torino, il Toro di Mazzarri sconfigge 2 a 0 il Milan, si porta a 56 punti in classifica, mentre in piena zona Champions si accinge ad affrontare un derby che mai come in questa circostanza ha il sapore di un match dai connotati agonistici ancor più intensi delle altre volte. L’Europa League, il sogno di partecipazione alla Champions, poi il derby, e quindi la liturgia del 4 maggio a Superga. Una serie di tessere che sembrano incastrarsi perfettamente in quel puzzle di color granata, che mai come quest’anno si arricchisce di concretezza e non solo di ricordi, di rimpianti e di funeste commemorazioni. Questo è un bellissimo momento per il Toro, forse inaspettato ma sognato a lungo. E hai visto mai che anche il derby che si giocherà all’Allianz Stadium, si colori di granata portando ancor più in alto il Toro fino a toccare il cielo con le dita? E chissà che proprio i mitici INVINCIBILI da lassù non abbiano architettato qualcosa che deve ancora accadere per il Toro, qualcosa che si amalgami perfettamente in un tutt’uno di situazioni che s’intrecciano tra lacrime di gioia e commozione, per una storia che non ha eguali e non può definirsi soltanto calcistica. E’ la storia del Grande Torino, una squadra unica, forte, imbattibile, legata a un destino incredibile che in un giorno di vento, di pioggia, in cui il cielo plumbeo non prometteva nulla di buono, ha segnato una tragedia che andrà oltre il tempo. Ma oggi il Toro gioca ancora una volta contro il destino avverso per il suo popolo granata, per la sua gente, per un presente che si riflette sul campo di calcio con il fattivo orgoglio di esibire quella maglia che per troppi anni è stata solo intrisa di nostalgie lacrimevoli per un passato che oggi si è tramutato in una realtà di sorrisi e di abbracci verso questo Toro delle meraviglie che ha assunto i tratti di quel Grande Torino, non fosse altro per la grinta, la determinazione e la voglia di mettere da parte ogni senso di sfiga cosmica ricorrente nei lunghi anni in cui c’era bisogno di crearsi un alibi. Oggi il Toro di Mazzarri è sanguigno, concreto, senza tanti fronzoli, magari non bellissimo da vedere ma vince, accumula punti in classifica e non guarda in faccia nessuno. Da capitan Belotti, a Sirigu, a De Silvestri, Ansaldi, Moretti, Nkoulou, Izzo, Baselli, Berenguer, Rincon, Meitè, Iago Falque, fino ad giovane di belle speranze come Parigini, tutti si recheranno a Superga per ripetere una liturgia che da 70 anni si rinnova con senso di accorata partecipazione collettiva. In tutto questo tempo, tante sono state le generazioni dei vari calciatori che hanno vestito la maglia granata, tanti sono stati i capitani del Toro che hanno letto uno per uno davanti alla lapide di Superga i nomi dei giocatori del Grande Torino, tanti sono stati gli allenatori, i presidenti, i dirigenti che si sono avvicendati negli anni, sempre con lo stesso spirito di appartenenza in un’atmosfera in cui il silenzio diventa davvero assordante. Sì, perché in quel momento tutti capiscono cosa significa Toro. Anche i più giovani calciatori di oggi che riescono ad abbinare il significato di vittoria al sentimento profondo di un pallone che oltre al denaro, alla ricchezza e al privilegio di svolgere un’attività dal benessere unico, riescono a capire meglio un mondo che racchiude molto altro. Ecco, diremmo che in questo momento in cui il mondo granata sta gustando un presente che è figlio della gloriosa storia del Grande Torino, riesca forse per la prima volta a racchiudere intimamente gioie e dolori, sorrisi e lacrime. Proprio come fa la vita che ci mette di fronte alla capacità di sorreggere emozioni forti e contrapposte tra loro. E in questa settimana granata iniziata con la vittoria sul Milan, che continuerà con la stracittadina torinese e si chiuderà con i 70 anni della morte del Grande Torino, tante cose devono ancora accadere. Da lassù, loro lo sanno già.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNil-toro-delle-meraviglie-e-della-ricorrenza-1013558.htmSi100451001,02,03030278
501013557NewsCampionatiTonino Asta, “Il derby? Spero che il Toro mantenga spensieratezza….”20190430095511Intervista all`ex capitano del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonino Asta è tornato in panchina a ottobre dello scorso anno. Attualmente allena la Pistoiese in Serie C, dopo avere affrontato le esperienze con Monza, Bassano Virtus, Lecce, Feralpi Salò e Teramo. Da giocatore è stato capitano ed anima vera di un Torino sanguigno, vero, capace di fare emergere antichi valori legati alla grande storia granata. Nato ad Alcamo il 17 novembre del 1970 è arrivato non più giovanissimo ad essere illuminato dai riflettori del calcio professionistico. Ha giocato con il Saronno, col Torino, con il Napoli e il Palermo. Ma è nelle fila del Toro che ha costruito il suo vero senso di calciatore esterno di fascia con caratteristiche da vero capitano. La leadership instaurata nello spogliatoio di quel suo Toro, è stata provvidenziale nell’inculcare ai suoi compagni di allora cosa volesse dire indossare la maglia granata. E non è un caso che tutti i suoi derby giocati nel Toro, hanno sempre avuto il gusto di un agonismo intenso e sempre pronto ad affilare i bulloni delle scarpe per rendere difficile la vita alla Juve. Potremmo definirla una vita da derby con l’essenza da Toro. Così, in occasione della prossima stracittadina torinese, abbiamo pensato di intervistarlo per capire cosa ne pensa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, come vanno le cose con la Pistoiese?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Bene. Ci siamo salvati e questo è quello che conta. Adesso si programmerà il futuro. Per quanto mi riguarda, devo verificare alcune cose prima di decidere cosa fare. Vedremo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parliamo del derby. Juve già campione d’Italia e Toro con l’entusiasmo di chi vuole entrare in Europa e magari in Champions. Che derby sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I derby in genere non danno mai una motivazione in più o in meno rispetto alla situazione di classifica. Il derby è derby, comunque sia. Tuttavia, penso che dopo la partita contro il Milan, il Toro cerchi di vincere questa gara non solo perché c’è la Juve ma anche perché si trova in una situazione importante di classifica. E’ brutto dire che i granata sono favoriti dal momento attuale, perché il derby sfugge sempre ad ogni pronostico. Io spero che il Toro mantenga questa spensieratezza, questa libertà mentale che gli permetta di fare una bella partita, pur sapendo che la Juve non ci starà a perdere il derby soprattutto in casa.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti piace del Toro di quest’anno. Pensi che sia la vera rivelazione di questo campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Aspetterei ancora la fine del campionato per dare una risposta precisa a questa domanda. Il Toro sta davvero facendo qualcosa d’importante e in questo senso potremmo ritenerlo come la rivelazione del campionato. Negli altri anni gli si chiedeva la continuità che poi non ha mai avuto, mentre quest’anno ha trovato proprio quella regolarità di risultati che gli ha permesso di andare avanti. Con questa voglia, questa determinazione e con quel non accontentarsi mai, si può essere determinati ad ambire di entrare in zona Champions.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dal punto di vista mentale, pensi che per il Toro sia finalmente arrivata la convinzione di essere squadra da vertice?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo va a pari passo di quello che dicevo pocanzi. Già l’anno scorso il Toro ha alzato l’asticella e la ricerca della continuità ha fatto sì di raggiungere una maturità proficua nel migliorare la propria autostima. Ho apprezzato molto che il Torino negli ultimi anni abbia corretto sempre i suoi errori. Adesso è arrivato il momento di prendersi le meritate soddisfazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Di questo ottimo momento granata, dai grandi meriti a Mazzarri oltre che alla squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente. Come in tutte le squadre l’allenatore ha la sua importanza. Dirti che Mazzarri è un valore aggiunto di questo Toro, per me che sono allenatore è semplice. E’ anche vero che sono i giocatori che vanno in campo e la verità sui meriti e demeriti dovrebbe essere ripartita in parti uguali. Tuttavia, nell’immaginario collettivo del mondo del calcio, se perdi è sempre colpa dell’allenatore con pochi demeriti dei calciatori, se vinci è solo merito dei giocatori. Ecco, io credo che ci sia sempre una via di mezzo nel valutare le varie situazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>D’accordo, il derby è sempre una partita a parte. Ma non credi che per il Toro sia un piccolo vantaggio affrontare la Juve in questo momento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questa è una domanda cui è difficile dare una risposta ben precisa. La tua può essere una lettura giusta, ma dall’altra parte c’è da considerare che perdere la stracittadina non piace a nessuno. Mancano ancora quattro partite ed è impensabile che la Juve possa affrontarle in maniera svogliata e non da seria professionista. E’ logico che se penso a una squadra che ha maggiori motivazioni in questo derby, certamente il Toro ha un teorico minimo vantaggio che non è trascurabile.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, cosa ricordi dei tuoi trascorsi granata e dei derby vissuti intensamente?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ricordo che la settimana prima della partita c’erano sempre gli sfottò dei tifosi da una parte e dall’altra. C’era l’attenzione dei tifosi del Toro che venivano al campo d’allenamento a caricarci per questa partita. Per questo dico che il derby di Torino non è una partita come le altre, non può esserlo né ora e né mai. Ci sono delle emozioni, delle sensazioni che sono diverse e vivi in maniera intensa. Personalmente non potrò mai dimenticare quel famoso 3 a 3 che resta tra i miei ricordi più belli della mia carriera di calciatore. “</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quale significato ha avuto per te essere stato il capitano del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ stato molto importante dal punto di vista umano perché mi ha dato modo di crescere ancora di più, anche se quella fascia da capitano l’ho raggiunta a quasi 30 anni. Mi ha dato una responsabilità diversa nel bene e nel male, anche nel farmi carico dei momenti negativi e di trovare delle motivazioni in tutto quello che facevo. Devo dire ancora oggi grazie a Giancarlo Camolese, perché volle affidarmi quella fascia da capitano che mi ha responsabilizzato molto. Non solo a Torino, ma anche in altre città mi ricordano affettuosamente come il capitano del Toro. Ecco, questo per me è motivo di grande soddisfazione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Un pensiero sul 70esimo anniversario della tragedia del Grande Torino.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ già un successo che la data del derby sia stata cambiata. Il 4 maggio sarebbe stato davvero impossibile affrontare un derby. Quel giorno l’ho vissuto intensamente in quegli anni che sono stato capitano del Toro. Leggere i nomi dei grandi campioni del Torino davanti alla lapide di Superga, per me è stata una grande emozione che mi ha fatto capire cosa significa giocare nel Toro. Lì te ne accorgi ancor di più, perché quando il silenzio diventa assordante come in quei momenti, ti sembra di aver vissuto anche tu quella tragedia. E intanto sei portavoce del popolo granata, della sua storia, della sua tragedia. E’ una cosa che deve restare per sempre. E’ un evento da commemorare con sacro rispetto. Grande onore per quegli INVINCIBILI.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, ti manca un po’ il Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi mancherà sempre. Seguo sempre il Toro e i suoi risultati. E poi come potrei dimenticare certe radici che parlano di me come giocatore per 5 anni di cui 2 da capitano, e poi 7 anni da allenatore nel Settore Giovanile Granata. Sono troppo legato affettivamente al Toro e alla città di Torino, dove torno sempre e ho tanti amici. Il Torino è come la mia carta d’identità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711asta.jpgSiNtonino-asta-il-derby-spero-che-il-toro-mantenga-spensieratezza-1013557.htmSi100451001,02,03030276
511013555NewsCampionatiVerso Inter – Juventus20190427181454Un derby d`Italia che racchiude sempre il suo antico fascino, anche se......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’attesa per questo derby d’Italia non è febbrile come altre volte. Tuttavia, c’è da dire che la sfida tra Inter e Juventus rievoca sempre il suo antico fascino di match, che dal punto di vista agonistico ci ricorda intensi fatti di odio sportivo. I bianconeri, già campioni d’Italia, affrontano allo stadio Meazza l’anticipo della 34ma giornata di Serie A contro i nerazzurri di Spalletti che attualmente occupano la terza posizione di classifica e ambisce, con l’eventuale vittoria di questa sera, ad avvicinarsi sempre più all’obiettivo di qualificazione Champions League. Allo stadio non c’è ancora il tutto esaurito, ma si conta che nelle prossime ore potrà esserlo per effetto di quella antica suggestione che solo questo derby d’Italia riesce a dare. Tuttavia, come dicevamo pocanzi, la partita offre un confronto tra due squadre che si trovano in situazioni diverse, ma con il medesimo spirito di superarsi vicendevolmente. Da una parte i nerazzurri che a questo campionato devono ancora dire molto sulle restanti partite ancora da giocare, e dall’altra parte una Juventus che ha l’obbligo di sfoltire la mente dai festeggiamenti per la conquista dell’ottavo scudetto consecutivo di una settimana fa all’Allianz Stadium. La squadra di Spalletti dovrebbe presentarsi in campo con il suo solito 4-2-3-1 di partenza che vede in difesa D’Ambrosio, De Vrij, Skriniar, Asamoah, poi Brozovic e Vecino a far da interdittori di centrocampo in attesa di eventuali ripartenze, consegnando a Politano, Nainggolan e Perisic il compito di supportare l’unica punta di ruolo Lautaro Martinez. Questo vuol dire che il tecnico nerazzurro opterà ancora una volta la scelta di lasciare in panchina (almeno all’inizio) Icardi. La Juve si presenterà con un probabile 3-5-2 iniziale, che prevede l’inedito Emre Can in difesa con Bonucci e Chiellini, a centrocampo Cancelo, Cuadrado, Pjanic, Matuidi e Alex Sandro alle spalle di Bernardeschi e Cristiano Ronaldo. Una squadra rabberciata per infortuni avvenuti a catena, quella di Max Allegri, che vede il rientro di Chiellini e Cuadrado, ma deve fare i conti con le assenze di Dybala e Mandzukic. In panchina ci sarà Kean, pronto eventualmente a subentrare a Bernardeschi. E mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti</b> dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">fine anno si faranno i nomi di chi ha sbagliato”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> ribatte con : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Niente figuracce!</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions? Bella e bastarda”.</b> Chiari messaggi di due allenatori che hanno vissuto un campionato con criticità di diversa natura. Vedremo cosa accadrà questa sera. L’Inter giocherà per consolidare il terzo posto, la Juventus per lottare contro eventuali demotivazioni, ma entrambe si affronteranno come sempre in cagnesco con l’obiettivo di non farsi superare. Inter – Juve, amici mai. Comunque sia!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-inter-juventus.jpgSiNverso-inter-juventus-1013555.htmSi100451001,02,03030271
521013533NewsCampionati”Sogno o son desto?” Se lo chiede il tifoso del Toro20190311190411La squadra di Mazzarri vince a Frosinone la sua terza partita consecutiva.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ sogno o realtà? I tifosi del Toro si stropicciano gli occhi e guardano la classifica. 44 punti in classifica assieme all’Atalanta e la Roma (che deve ancora giocare una partita), terza vittoria consecutiva e doppietta di capitan Belotti. Il Torino corre veloce ed ha il vento in poppa, nonostante il rammarico di aver perso l’imbattibilità di Sirigu che si è fermato a 599’. Non un dettaglio, questo, visto che il record del portiere granata si è posizionato al secondo posto nella grande storia del Torino, dietro Bacigalupo. Merito di Salvatore Sirigu, ma merito anche della difesa granata apparsa coriacea, attenta e in grado di garantire sicurezza e protezione al guardiano della porta del Toro. Ma a parte questa considerazione non di poco conto, c’è davvero da fare i complimenti alla squadra di Mazzarri, perché in ogni turno di campionato si denota una crescita esponenziale in tutti i suoi reparti. Allo stadio Stirpe di Frosinone, i granata sono stati pressati fin dall’inizio dai padroni di casa, i quali sono andati in vantaggio al 42’ del primo tempo con Paganini, che sugli sviluppi di un calcio d’angolo ha battuto Sirigu con un colpo di testa. Nella ripresa il Toro si è presentato più convinto e desideroso di portare a casa la vittoria. Si è scatenato capitan Belotti e la squadra lo ha seguito, lo ha supportato nell’incedere di tutte le azioni. Il gallo si è dato da fare come sempre attraverso quel suo moto perpetuo che lo distingue come vero leader di squadra. Così Belotti ha firmato la sua doppietta personale, prima su assist di Iago Falque e poi di Aina. Un doppio gol che è salutare per il gallo, in quanto non solo dà la possibilità alla sua squadra di vincere il mach, ma gli consente anche di portarsi a 10 reti nella classifica cannonieri. Oggi Belotti è il ritrovato campione che tutti aspettavano al Torino, il giocatore capace di imprimere carattere alla sua squadra che è cresciuta in ogni reparto. In questo momento la classifica dice che tra il Toro e l’Inter che si trova in quarta posizione ci sono 6 punti di distacco, mentre dal Milan, che è terzo, si contano 7 punti. E allora non appaia indiscreta la presenza del Toro nell’olimpo della prima fascia delle squadre italiane, perché la compagine di Mazzarri ha già capito da qualche tempo qual è la strada giusta da percorrere per entrare in Europa. Adesso il Toro fa calcio, non è spettacolare ma pragmatico e particolarmente consapevole dei propri mezzi tecnici. Un po’ come dire che sta assumendo l’atteggiamento di chi conosce bene i propri limiti, ma che non manca mai di esprimersi in maniera corale attraverso l’autostima ritrovata. Proprio come una grande squadra. La partita di Frosinone ci racconta di un brutto primo tempo dei granata che, tuttavia, non hanno perso la testa e hanno ribattuto colpo su colpo nella ripresa, con il risultato e la voglia di portare a casa i tre punti. Ebbene, ci sono riusciti. Ecco, è proprio questo il vento nuovo che soffia sul Toro e che rispolvera antichi valori di cuore granata. Il prossimo turno vedrà la visita del Bologna e dell’ex allenatore Mihajlovic tra le mura dello Stadio Grande Torino. Fa bene il presidente Cairo ad abbassare i prezzi come ha già fatto in precedenza, perché questo match con il Bologna è importantissimo vincerlo. Il Torino è in alto alla classifica ed ha tanta voglia di restarci. Erano troppi anni che non succedeva, ma adesso ci si ricorda che l’appetito vien mangiando. Per questo i tifosi del Toro si chiedono se stanno sognando o son desti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNsogno-o-son-desto-se-lo-chiede-il-tifoso-del-toro-1013533.htmSi100451001,02,03030173
531013529NewsCampionatiAdesso è più di un sogno, il Toro si avvicina all’Europa20190303181533Momento positivo per i granata che trovano una mentalità vincente. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’avevamo detto. In casa Toro il vento è cambiato e non è più contrario per effetto di nuovi meccanismi che si sono innescati positivamente, i quali non si riducono al solo tratto conducibile alla tecnica e alla tattica azzeccata da mister Mazzarri, ma a qualcosa di nuovo che si chiama autostima. Partite come quelle giocate in casa contro il Chievo, in altri tempi non si sarebbero vinte. E invece, pur soffrendo una squadra ostica e ben disposta in campo, i granata hanno superato una giornata non proprio brillante sotto il profilo del gioco. Sembrava andare tutto storto, ma il Toro ha avuto pazienza, non si è mai disunito ed ha aspettato pazientemente il momento buono per colpire l’avversario, nonostante la gara desse pericolosi cenni di spigolosità. Gli scontri, infatti, sono stati molto duri, specie nel confronto uno ad uno. Segno della vitalità di due squadre che seppur con obiettivi diversi da raggiungere, non ci stavano a chiudere la partita a reti inviolate. Ma il Toro è stato superiore al Chievo ed ha offerto nel secondo tempo diverse occasioni d’attacco che hanno sfiorato il gol. Gol che è arrivato come una liberazione al 31’ del secondo tempo, allorquando il gallo Belotti sbloccatosi finalmente dal lungo digiuno di gol, scarica dai venticinque metri un forte tiro di destro che si insacca nell’angolo alla sinistra di Sorrentino. Poi, nei tempi di recupero, anche Rincon e Zaza mettono la firma su un 3 a 0 che sa di festa dilagante per un Toro d’Europa. Sesto posto in classifica alla pari della Lazio che deve recuperare una partita, e sesto risultato utile consecutivo. Il Torino va con il vento in poppa, sicuro, convinto, mai demotivato e attento a non perdere mai la concentrazione. Gli applausi, com’è giusto che sia, si sprecano in uno Stadio Grande Torino che per l’occasione si è vestito a festa, proprio nella consapevolezza dell’importanza della partita. Grandi meriti vanno a tutta la squadra ma soprattutto a Salvatore Sirigu, il portiere imbattuto in Serie A da 557 minuti, capace di superare il precedente primato nel Toro, che apparteneva a Castellini con 521 minuti. Adesso ci vuole continuità nell’affrontare una partita alla volta, sempre con lo stesso cipiglio, con la stessa autostima, con lo stesso orgoglio granata per anni sbandierato a parole e oggi fattivo sul campo e nello spogliatoio, dentro ogni giocatore, dentro tutta la squadra. E’ un Toro che sta spazzando via l’antico senso del piangersi addosso, rifugiandosi sempre dietro mille alibi. Ora il Toro fa calcio, poche chiacchiere e molta concretezza. Una prerogativa che sembrava essere di altre squadre e non appartenere mai ai granata. Cambia mentalità e cambia veste, questo Toro forte mentalmente e consapevole di agguantare l’Europa. E se non adesso, quando?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNadesso-e-pio-di-un-sogno-il-toro-si-avvicina-all-europa-1013529.htmSi100451001,02,03030163
541013525NewsCampionatiIl Torino mette il turbo verso l’Europa20190223190134Ottima prova del Torino contro l`Atalanta.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In casa granata sta cambiando il vento, ma soprattutto si sta delineando una squadra consapevole dei propri mezzi, con quel pizzico di autostima che è la chiave di ogni successo. La squadra di Mazzarri ha vinto il confronto interno con l’Atalanta con il punteggio di due a zero, raggiungendo la Dea al settimo posto in classifica. Un gol per tempo (Izzo e Iago Falque) hanno steso un’Atalanta che si è presentata a Torino priva di qualche titolare e mai incisiva nel controbattere i granata. Il Toro, invece, ha giocato la sua miglior partita di campionato, mettendo in rilievo non solo la forza di una difesa impenetrabile che per la quinta partita consecutiva non ha subito gol, ma ha dato consapevolezza in un centrocampo che pur non essendo ancora perfetto nel suo sincronismo di suggerimenti in attacco, mette in mostra grande compattezza in fase di interdizione. Con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu, Nkoulou, Moretti e Izzo</b> sugli scudi, il Toro esibisce anche un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> che sta ritornando lentamente ad essere utile alla squadra in quella zona del campo in cui c’è maggiormente bisogno di qualità. Piace sempre di più <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b>, il quale non deve deludere per la sua mancanza di gol, ma bisogna apprezzare per la quantità di interventi a tutto campo, capaci di essere determinanti nell’economia di gioco voluto da Mazzarri. Come dicevamo pocanzi, è indubbio che ci sono ancora delle cose da migliorare in fase d’attacco, dove soprattutto il centrocampo e gli esterni devono aiutare di più un Belotti che si affanna, corre, contrasta e recupera palloni, ma appare ancora troppo solo in fase di realizzazione. Comunque, non mancherà tempo per perfezionare certi meccanismi tattici di verticalizzazione tra le linee, che al momento, visti anche i risultati ottenuti dai granata, possono essere migliorati con calma. Adesso la priorità bisogna darla alla continuità di risultati e di concentrazione. Giusto vivere il momento con esaltazione, ma ciò non deve assolutamente distrarre la squadra alla determinazione e a quella compattezza di gruppo che rappresenta la strada giusta verso l’Europa. Bella la cornice dello stadio Grande Torino che si è tinto di granata e grande entusiasmo prima dell’inizio della partita, quando la squadra Primavera di Coppitelli ha fatto il giro del campo, esibendo orgogliosamente la Supercoppa vinta mercoledì scorso. In casa Toro c’è dunque più di un motivo per essere ottimisti. Il vento che è stato contrario per anni sta cambiando. Si approfitti dell’attimo che non può essere fuggente. Basta prenderlo al volo, farne tesoro e non lasciarselo scappare. L’Europa è vicina. Adesso più che mai dipende solo dal Toro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNil-torino-mette-il-turbo-verso-l-europa-1013525.htmSi100451001,02,03030138
551013519NewsCampionatiIl Toro sta imparando a non aver paura20190218155848Buona prova dei granata al San Paolo di Napoli.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La partita di Napoli ha dato delle indicazioni di maturità crescente nell’ambito della squadra granata. Da una serie di partite a questa parte, il Toro di Mazzarri sembra avere trovato la strada giusta per capire bene chi è, cosa aspira in questo campionato e, soprattutto, cosa significa pensare, agire e comportarsi da grande squadra. Senza paura, senza reconditi timori capaci di frenare il processo di crescita di un Torino in cui finalmente si evidenzia il carattere forte e la voglia di giocarsela con tutti per entrare in Europa. E così si denota un’ottima qualità di gioco, minori errori in difesa centrocampo e attacco, con una sensibile diminuzione di quell’eterno senso di vittimismo granata (anche se in qualche circostanza motivato) che per anni ha rappresentato l’alibi di tante proprie carenze. Il Toro ammirato a Napoli è coriaceo, ben messo in campo sotto l’aspetto tattico, ma con qualche problema ancora da risolvere in attacco, là dove il gallo Belotti ha ritrovato la sua antica vena aggressiva nel carpire palloni all’avversario, ma che a partire da trequarti campo risulta essere troppo solo per la fase risolutiva. Il fatto che Iago Falque sia ormai da qualche tempo fuori forma e Zaza che con il suo non essere mai vero titolare sembra destinato a non rientrare nei programmi futuri del Toro, creano lacune in attacco che sono molto evidenti. Peccato, proprio in questo periodo in cui il centrocampo con Ansaldi mezz’ala, Rincon, Lukic, Berenguer e De Silvestri e Aina esterni, è in grado di garantire un’ottima diga a supporto della difesa, mentre tutti si rendono utili anche nelle ripartenze. Sirigu, poi, è il vero baluardo da superare per qualsiasi attacco. Sempre sicuro tra i pali e ottimo organizzatore della difesa, il portiere granata ricopre alla grande<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>quel ruolo che ormai da tanti anni il Torino non aveva. Dunque, un Toro tosto che sta imparando a essere concreto e a non lasciare spazi tra le linee agli avversari. D’altra parte, avere 35 punti in classifica assieme alla Fiorentina ed essere a 3 punti di distanza da Lazio e Atalanta che verrà a far visita ai granata nel prossimo turno di campionato, non è cosa da poco. L’importante è continuare nella consapevolezza di voler percorrere la strada che porta in Europa con la stessa autostima, con lo stesso spirito di gruppo che bada al sodo senza perdersi in disarmanti conti di quello che avrebbe potuto essere senza certi errori arbitrali e non è stato. E’ la forza di chi crede in se stesso e non deve dire grazie a nessuno. Il Toro può farcela.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNil-toro-sta-imparando-a-non-aver-paura-1013519.htmSi100451001,02,03030154
561013513NewsCampionatiPam, pam, pam. Piatek, il “pistolero” del Milan.20190202153719Il nuovo centravanti del Milan è una vera forza della natura.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ il vero colpo del mercato di gennaio. L’ha fatto il Milan, il quale dopo essersi sbarazzato del Pipita Higuain, ha realizzato con molto acume l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Krzysztof Piatek</b>. Un attaccante polacco di 24 anni che è nato per il gol. Forte fisicamente, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piatek</b> è una vera forza della natura. Difficile da marcare per la sua stazza fisica, questo attaccante ha subito fatto alzare le antenne di molti direttori sportivi i quali sono stati preceduti dal Genoa che, acquistandolo, ha acquisito le sue prestazioni per l’anno 2018’19. Il suo esordio avviene nella terza serie polacca con la maglia della sua città, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lechia Dzierzoniow</b>. Un anno dopo passa nel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaglebie Lubin</b> e poi nel 2016 viene ingaggiato dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">KS Cracovia</b>. Qui comincia la sua vera escalation, in quanto in poco più di 2 anni segna 32 gol in 65 partite. Arrivato in Italia, sulle rive della città di Genova si carica al punto di realizzare 19 gol in 21 partite, vestendo la maglia rossoblu del Genoa. Ma il suo talento fa subito scattare la voglia di fare proposte di acquisto allettanti al club del presidente Preziosi, da parte di molte importanti squadre italiane ed europee. Così passa al Milan conquistando immediatamente il pubblico di San Siro proprio con una straordinaria doppietta realizzata in Coppa Italia contro il Napoli. Contro di lui nulla hanno potuto i forti difensori centrali partenopei, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maksimovic</b>, i quali sono stati presi d’assalto dal furore agonistico del polacco. Una prova maiuscola che decreta il passaggio in semifinale di Coppa Italia e scatena gli umori della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rino Gattuso</b>, tanto criticata per le sue fasi alterne che mettevano in evidenza soprattutto il problema fisico e psicologico di un Higuain totalmente estraneo e inadeguato all’ambiente rossonero. Diciamo che la grana creata dall’argentino al Milan, è stata provvidenziale nell’incrociare un segno del destino premonitore di una svolta fortunata, cui nessuno avrebbe scommesso. E invece, ecco verificarsi <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>la realtà dei fatti; per un bomber scarico che va al Chelsea di Maurizio Sarri, arriva un bomber pistolero che ha tutta l’aria di far bene e di risollevare gli animi di un Milan che tenta la scalata alle prime quattro posizioni di classifica. E’ la stranezza di un calcio in cui spesso si sbaglia l’acquisto di un calciatore, ma poi ti dà modo di riparare l’errore commesso attraverso il fiuto da talent scout e anche di una buona dose di fortuna. Adesso il Milan è rinato. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gattuso</b> può stare tranquillo, il suo “pistolero” è un bomber di razza che dà certezze di forza dirompente e gol. Mica grovigli di problemi e dispendi di denaro buttato al vento. Higuain è ormai il passato, Piatek è il presente e il futuro di un Milan che fa bene a sognare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-piatek.jpgSiNpam-pam-pam-piatek-il-pistolero-del-milan-1013513.htmSi100451001,02,03030154
571013509NewsCampionatiUn campionato dalle mille sfumature20190128163812L`analisi <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 21ma giornata di Serie A (seconda di ritorno), ha riservato colpi di scena e molti spunti di carattere tecnico – tattico da analizzare. Pareggia il Napoli di Carletto Ancelotti a San Siro contro il Milan di Gattuso, con un risultato a reti bianche che non fa brillare né l’una, né l’altra squadra. All’inaspettata batosta interna del Bologna che perde 4 a 0 contro il modesto Frosinone e sentenzia l’allontanamento di Pippo Inzaghi con il ritorno sulla panchina felsinea di Sinisa Mihajlovic, si evidenzia la vittoria in casa per 4 a 0 della Sampdoria contro l’Udinese, con un Quagliarella stratosferico che alla veneranda età di 36 anni continua a fare gol a grappoli e si propone come prossimo attaccante della Nazionale di Mancini. Intanto l’Atalanta di Gasperini conferma il suo momento di grazia pareggiando 3 a 3 contro la Roma di Di Francesco, recuperando 3 gol al passivo subiti nel primo tempo e sbagliando addirittura un rigore con Zapata. Fuori casa vincono Fiorentina e Spal, rispettivamente contro Chievo e Parma, mentre il Sassuolo che si posiziona a 29 punti in classifica, fa suo il match con un rotondo 3 a 0 che fa preoccupare il Cagliari. E mentre si attende il risultato del posticipo del monday night Empoli Genoa, facciamo un’analisi più approfondita per quanto riguarda le partite <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lazio – Juventus e Torino – Inter.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lazio – Juventus.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Da dove cominciamo? Se vogliamo parlare di calcio diciamo di avere visto per tutto il match una sola squadra in campo: la Lazio di Simone Inzaghi. Se invece vogliamo parlare di tutto quello che vuol dire “non calcio”, allora diciamo che la Juventus ha vinto immeritatamente per 2 a 1, disputando la più brutta partita del campionato in corso. E, mentre la Lazio ha disputato la partita della vita con bellissime trame di gioco, grande furore agonistico e capacità di non fare ragionare la Juventus dei suoi tanti campioni,i bianconeri di Allegri hanno mostrato limiti atletici, innumerevoli errori in fase di impostazione di gioco e un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b> che solo il tecnico toscano vede nel ruolo delicato che di solito ricopre Pjanic. Infatti, il calciatore tedesco di origine turca, non ha il passo né la tecnica necessaria per posizionarsi davanti alla difesa e distribuire palloni utili nella dinamica del gioco d’attacco della Juventus. Troppo ruvidi i suoi piedi per affidargli un ruolo così delicato. Ma Emre Can non è stato il solo calciatore insufficiente di una Juve in cui soltanto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Szczesny si è conquistato la palma di migliore in campo. Chiaro, dunque, come la Juve che ha perso pure Bonucci per un infortunio che lo terrà lontano dal campo per un mese, sia stata per quasi tutta la partita in balia di una Lazio pimpante che, dopo essere andata in vantaggio grazie a un’autorete di Emre Can, ha fallito il raddoppio con Immobile. I biancocelesti hanno seriamente messo alle corde la Juventus che oltre a non sapere reagire, ha mostrato certi errori grazie anche ad Allegri, il quale ha capito tardi di avere sbagliato formazione. I bianconeri, infatti, non hanno vinto un contrasto, non hanno saltato l’uomo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non hanno sfruttato a sufficienza le fasce laterali e persino CR7 è risultato non pervenuto. Poi, dopo avere sostituito Matuidì con Bernardeschi e Douglas Costa con Cancelo la Juve ha pareggiato i conti, prima con Cancelo e poi ha vinto il match grazie ad un rigore calciato da CR7, per un ingenuo atterramento di Cancelo in area di rigore ad opera di Lulic. Che dire? Dopo quanto visto di così squallido calcio, la Juventus ha allungato pure il suo vantaggio portandosi a + 11 dal Napoli che la segue al secondo posto. Tutto ciò è semplicemente disarmante se visto nell’ottica del non merito, tuttavia, bisogna anche dare atto alla Juve di essere risuscitata a sovvertire il risultato proprio nel match più brutto del suo campionato. E’ questione di carattere. Anche così si raggiungono i grandi traguardi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino – Inter.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Vincono i granata di Mazzarri con un gol di Izzo, ma l’Inter dov’è? E se questa non è la vera Inter di Spalletti, che cos’è? Dire che i nerazzurri sono apparsi lontani da ogni logica di gioco, da ogni idea che potesse dare un senso a una squadra che punta al terzo posto per entrare in Champions League, è quasi un eufemismo. Tuttavia, la scarsezza mostrata sul campo dalla squadra di Spalletti, non deve sminuire l’importante vittoria di un Toro che, pur non avendo disputato la partita della vita, ha saputo dare aggressività a una manovra che ancora oggi risente della mancanza di gol dei suoi attaccanti Belotti e Zaza. Con questa vittoria i granata hanno saputo onorare al meglio i 100 anni dalla nascita di capitan Valentino Mazzola, ma sanno benissimo che adesso comincia il loro campionato. Infatti, il desiderio di entrare in Europa League ha un solo scopo: quello di ritrovare la continuità di gioco e risultati a partire dalla prossima partita che i granata giocheranno a Ferrara contro la Spal. Ma ritornando all’Inter di Spalletti, possiamo dire di ricavare sempre la sensazione di una squadra incompiuta, senza anima e molto preoccupata per il rinnovo del contratto di Icardi piuttosto che per le bizze di Perisic, il quale ha dichiarato apertamente di volere cambiare squadra. Tutte situazioni che distolgono i pensieri dal campo e s’intersecano tra mille cose che non possono essere gestite in maniera ordinata. Pensiamo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> avrà il suo daffare per mettere ordine in una società che dà segni di nervosismo. E poi c’è la parte tecnica da rivedere. Sì, perché se è vero che i calciatori dell’Inter hanno le loro responsabilità per questa discendente situazione di gioco e risultati, è altresì vero che Spalletti non mostra di avere le idee chiare da allenatore di una grande squadra, qual è l’Inter. Troppe volte lo vediamo camminare davanti alla panchina a testa bassa. Su e giù, guardando quel tappeto verde in cui gli sembra di trovare una soluzione per illuminare qualcosa che non c’è. Contro il Toro, Spalletti si è presentato con un inedito 3-5-2, lasciando fuori Perisic e inserendo Lautano Martinez in appoggio a Icardi. Ma l’idea tattica non ha sortito alcun vantaggio, anche per i troppi errori commessi dal mediocre Joao Mario, Brozovic, Vecino e poi da Dalbert e D’Ambrosio, i quali attraverso le folate offensive, avrebbero dovuto dare linfa a un attacco opacizzato da pochissime opportunità da gol. C’è dunque ancora molto da fare in un’Inter ancora troppo lontana dal suo standard da grande squadra. Noi pensiamo a una mini rivoluzione estiva, che inizierà probabilmente con la sostituzione sulla panchina di Luciano Spalletti. Un allenatore filosofo, ma forse poco adatto a imprimere quel mordente e quella foga agonistica che la sua squadra dimostra di non avere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711campionato-di-serie-a-2018'19.jpgSiNun-campionato-dalle-mille-sfumature-1013509.htmSi100451001,02,03030153
581013507NewsCampionatiA Roma, il Torino perde e recrimina per la sua ingenuità.20190120140934I granata di Mazzarri alle prese con una ulteriore sconfitta. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>C’è chi si piazza in zona Champions e chi resta sempre nel limbo di un’identità sfuocata da altalenanti risultati che la pongono in situazioni mai emergenti. E’ il vero significato emerso dal match di campionato tra Roma e Torino, in cui i giallorossi di Di Francesco si sono imposti sulla squadra di Mazzarri per 3 a 2. Uno dei tanti risultati in cui il Torino, pur falcidiato di assenze importanti, recrimina disattenzioni e, soprattutto, ingenuità di reiterata e inaccettabile mancanza di crescita. Chi ha visto la partita, avrà sicuramente rimarcato oggettivamente che se i granata avessero pareggiato la partita, nessuno avrebbe potuto fare appello all’ingiustizia. Infatti, a un primo tempo davvero disastroso dal punto di vista caratteriale, il Toro si è presentato a inizio secondo tempo con la vigoria e la consapevolezza di avere buttato al vento la prima parte del match, nell’avere acconsentito di realizzare un gol da seduto in terra di Zaniolo (con l’intera difesa granata a guardare passivamente) e di un rigore provocato da Sirigu, nel vano tentativo di neutralizzare la corsa verso la porta di El Shaarawy. E’ vero che la Roma è stata superiore al Torino nel primo tempo, tuttavia, resta innegabile l’oggettiva assenza di concentrazione e voglia di arrivare prima su ogni pallone. Poi, come dicevamo pocanzi, i granata si sono presentati nella ripresa con rinnovato cipiglio e voglia di pareggiare un punteggio che li vedeva soccombere per 2 a 0. Così, prima Rincon e poi Ansaldi (il migliore dei granata anche nell’inedito ruolo di centrocampista) pareggiano i conti con una Roma che non ci sta e giunge presto alla terza rete con El Shaarawy. Una partita che si chiude in modo amaro per il Torino, che dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia ha l’obbligo di continuare a sperare in un buon piazzamento in campionato per l’Europa League. La Roma, dal canto suo, non ha ancora risolto completamente i suoi problemi inerenti soprattutto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dzeko, un calciatore che ha bisogno di ritrovarsi. Così come urge il ritorno a centrocampo di Daniele De Rossi e Alessandro Florenzi che per l’occasione è stato assente causa influenza. Ciò che importa alla squadra di Di Francesco è essersi posizionati al quarto posto in classifica e di continuare ad aspirare legittimamente al piazzamento in Champions League. Per quanto riguarda il Toro, invece, emergono sempre i soliti problemi di squadra incompleta e incapace di capire chi è, cosa vuole e, soprattutto, definire una volta per tutte se il suo posto nel campionato italiano è quello di squadra da centro classifica che nulla pretende e niente rischia. Intanto, il prossimo turno vedrà il Torino in casa contro l’Inter e il recupero di alcuni giocatori base assenti a Roma. Mazzarri insista con il riproporre Ansaldi a centrocampo e, soprattutto, viste le precarie condizioni di forma di Iago Falque, ci si decida a far giocare dall’inizio l’accoppiata Belotti – Zaza. E poi basta con le continue lamentele di ingenuità. Sono o non sono calciatori professionisti che vestono la gloriosa maglia del Toro? </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNa-roma-il-torino-perde-e-recrimina-per-la-sua-ingenuita-1013507.htmSi100451001,02,03030148
591013502NewsCampionatiIl Toro che non ti aspetti e la Juve che vince il derby20181216124821Un derby combattuto da parte del Torino, ma che accontenta soltanto la Juve.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un controsenso, ma questo è il calcio. Per quello che si è visto in campo, se il Torino avesse pareggiato la partita nessuno avrebbe urlato l’ingiustizia. Due rigori non concessi ai granata (uno su Zaza ad opera di Alex Sandro e l’altro su Belotti che su calcio d’angolo si alza al cielo e viene spinto alle spalle da Matuidì) e uno giustamente assegnato dall’arbitro Guida alla Juve per atterramento di Mandzukic in area di rigore ad opera di Ichazo. Il Toro è apparso sveglio, muscolare, deciso a vendere cara la pelle, mentre la Juve (almeno fino a quando Ronaldo non ha segnato il rigore) è apparsa la stessa di Berna. Da parte juventina sono stati tanti i passaggi sbagliati a centrocampo, con l’ormai consueta e offuscata perdita di qualità che viene compensata dal cinismo e dalla buona sorte. Detto questo, dobbiamo dire che nel calcio come nella vita sono i risultati che contano, e la Juve, in questo, è davvero capace di impartire lezioni a chiunque. Resta il fatto che, in un’analisi oggettiva del derby della Mole, il Torino avrebbe meritato di più per avere preparato la partita con la consapevolezza di essere inferiore tecnicamente alla Juve, ma che (ed è quello che ha fatto) se avesse impostato il mach sulla fisicità e l’aggressività, probabilmente avrebbe avuto le sue belle chance da giocarsi. Era l’unico modo per affrontare una Juve supportata da un altissimo tasso tecnico, ma che ultimamente pecca di qualità in un gioco che delude gli esteti del bel calcio. E non è un caso che anche da più parti del mondo bianconero si avvertono timidi mugugni che, tuttavia, sono sopraffatti da una situazione di classifica e di Champions che fa dire: Chapeau Juventus! Da parte granata resta invece il rammarico di aver perso un derby in cui non si sono evidenziati i recenti timori reverenziali al cospetto di una Vecchia Signora che resta più forte ma non imbattibile, almeno in questo periodo della stagione in cui avverte una probabile stanchezza. Ma il Toro di Mazzarri ha trovato finalmente il filone del gioco tra difesa e centrocampo. Manca soltanto il gol, questo sì! Manca Belotti e manca anche Zaza, che avrebbe dovuto fare la differenza in Toro da sempre alla ricerca dei gemelli del gol. Mazzarri è stato incerto fino alla fine se preferire il trequartista Iago Falque a Zaza, da accostare al gallo Belotti. Poi, un po’ per le non perfette condizioni fisiche dello spagnolo e un po’ per il desiderio di affrontare la Juve con due punte effettive, il tecnico toscano ha optato per quest’ultima soluzione. Peccato che Zaza e Ichazo (che ha sostituito Sirigu per infortunio in partita in corso) ne hanno combinate più di…. “Bertoldo”. Alla squadra di Mazzarri, dunque, resta l’amaro in bocca per avere perso un derby che era alla sua portata. Tuttavia, le ultime prestazioni offerte dai granata fanno intendere finalmente un ritrovato gruppo capace di fare gioco e potere ambire all’entrata in Europa. Per quanto riguarda la Juve, invece, siamo convinti che la squadra di Max Allegri stia arrancando fino all’interruzione natalizia, con la certezza di laurearsi sicuramente campione d’inverno. Ma il gioco e i suoi campioni di alta classe li deve ritrovare presto, almeno se veramente vuole fare l’accoppiata vincente tra Champions e Campionato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNil-toro-che-non-ti-aspetti-e-la-juve-che-vince-il-derby-1013502.htmSi100451001,02,03030256
601013501NewsCampionatiLa notte del derby della Mole20181215135751Speranze ed emozioni si rincorrono nella stracittadina torinese.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ancora Toro”</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve, storia di un grande amore”.</b> Due inni, due modi di intendere la storia dei propri colori in una sola città: Torino. E’ la notte del derby della Mole che non si gioca per la classifica (21 punti dividono il Torino dalla Juventus) ma per l’orgoglio che coinvolge tutta la città sabauda. Da una parte i granata e dall’altra i bianconeri, due stili diversi di intendere il calcio di una città che quando si parla di tifo pallonaro si accende come le luci d’artista che in questo periodo di Natale invadono le strade di Torino. C’è molta attesa per questo derby e l’aria che si respira non è proprio confacente a questo periodo natalizio che induce alla fraternità e alla benevolenza. La tossine causate dalla trasmissione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Report”</b> non sono state ancora assorbite e vanno ad accumularsi alla storica rivalità tra granata e bianconeri. Ci auguriamo di potere assistere a un bel derby, uno di quelli che ti facciano parlare e scrivere di calcio, di campioni e di gol che sono l’essenza del gioco del calcio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo.</b> Il granata per sbloccarsi da una mancanza di gol che sta diventando stressante e il bianconero per riscattare la scialba partita di Champions contro lo Young Boys. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> ha il dubbio se far giocare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri</b> deve fare a meno degli infortunati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cancelo, Cuadrado, Barzagli, Khedira</b> e lo squalificato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bentancur.</b> Dunque, il mister granata che si fa prendere dal dubbio di far giocare la coppia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti – Zaza</b> escludendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b>, mentre l’allenatore bianconero ritrova <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini, Dybala,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perin</b> che tra i pali sostituirà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Szczesny.</b> Dettagli tecnici che incuriosiscono i tifosi e noi che siamo addetti ai lavori, ma che non superano il folklore di una partita che avrà sugli spalti quelle cromature intense di colore carico di passione vera, capace di distinguerla da ogni altra. E’ il derby di Torino. E’ la 197ma stracittadina da raccontare, da vivere, da sognare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-mole-illuminata.jpgSiNla-notte-del-derby-della-mole-1013501.htmSi100451001,02,03030239
611013500NewsCoppeLa Juve di Champions, da corazzata diventa una piccola barca.20181213190021Deludente trasferta della Juventus in Svizzera. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per tutta la partita di Champions, ultima del girone H nei sedicesimi di finale, abbiamo stentato a capire se quella vista contro lo Young Boys fosse veramente la Juventus o, piuttosto, una squadra di terza categoria. Altro che corazzata, quella era una barchetta da pesca. Troppo brutta per essere vera, troppo fuori da ogni logica calcistica che non può ammettere errori anche nella più elementare funzione dei fondamentali. Errori negli stop, innumerevoli passaggi sbagliati, frenesia assurda e gioco di squadra che è stato latitante. Si dirà del campo sintetico, si farà riferimento al freddo, al terreno ghiacciato e altre scuse che non reggono perché la Juve e Allegri hanno sbagliato alla grande. Dybala, unico giocatore veramente in forma e talentuoso, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è stato tenuto chissà perché in panchina fino a metà del secondo tempo, allorquando, dopo essersi adattato al sintetico che non predilige, ha sfoderato una prestazione maiuscola realizzando un bellissimo gol e un altro di pregevole fattura tecnica che, tuttavia, è stato annullato dall’arbitro per una molto dubbia situazione di gioco in area di rigore. Ma la Juve, a parte la nota lieta del rinvigorito argentino, deve lamentare una partita assolutamente negativa in cui pur perdendo contro i modestissimi svizzeri che hanno giocato il match della vita, chiude il proprio girone in testa alla classifica anche per effetto della sconfitta del Manchester United a Valencia. A nostro avviso si è insistito erroneamente su un Bernardeschi che è ancora troppo lontano dalla forma migliore, si è fatto giocare un Cuadrado che in allenamento aveva già avvertito male al ginocchio e un Pjanic troppo stanco e annebbiato nelle idee. Neanche Mandzukic e Cristiano Ronaldo si sono salvati nella generale confusione tattica e tecnica. A centrocampo, nel bene e nel male, ha fatto quel che ha potuto soltanto Bentancur, il quale ha creato la sua piccola diga nel contrastare gli indemoniati svizzeri che hanno pressato alto e inibito la fonte del gioco bianconera. Sì, la Juve passa agli ottavi da prima in classifica, ma deve assolutamente convertire il suo pensiero in base al quale in Champions basta soltanto CR7 per vincere la Coppa. Non è così, perché fermo restando la maggiore qualità tecnica e mentale apportata da Ronaldo nella Juventus di quest’anno, in Europa bisogna presentarsi sempre con un alto cipiglio di squadra fisicamente preparata a lottare su ogni pallone, evitando magari di far riposare i vari Cancelo, Chiellini, Matuidì per risparmiarli in vista del derby. No – Juve - non c’è giustificazione a una partita del genere. Ravvediti, se davvero vuoi vincere la Champions. Chiunque sia il tuo prossimo avversario agli ottavi di finale, prepara un altro tipo di partita. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bernafl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-di-champions-da-corazzata-diventa-una-piccola-barca-1013500.htmSi100451001,02,03030328
621013485NewsCampionatiIl Parma stoppa la corsa all’Europa del Torino.20181111121540Il Toro è stato bocciato all`esame di maturità.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensiamo davvero che il popolo granata debba fare alcune considerazioni sulla propria squadra. Una su queste potrebbe essere ad esempio di non illudersi mai, se non a obiettivo raggiunto. Dopo le sperticate lodi dei giorni scorsi verso il Toro di Mazzarri che ha ottenuto una serie di risultati positivi ottenuti anche con l’ausilio del bel gioco, eccoci ancora a dovere parlare di una squadra immatura e poco incline a uno spirito di gruppo capace di dimostrare a se stessi di essere diventati definitivamente adulti. E’ bastato un Parma pimpante nelle ripartenze e concentrato a ferire con Gervinho e Inglese, che i granata si sono sciolti come neve al sole. Da dimenticare i primi 30/35 minuti che hanno messo in evidenza l’approccio sbagliato degli uomini di Mazzarri, incapaci di arrivare primi sul pallone e abulici nel contrastare le folate offensive della squadra di D’Aversa. Poi, dopo avere incassato incredibilmente le due reti del Parma, ecco scuotersi leggermente il Toro che ha accorciato le distanze con Baselli, prima della chiusura del primo tempo. Ma nel secondo tempo, nonostante Mazzarri si sia tolto la giacca per incitare i suoi, nulla di buono si è visto nell’intento di capovolgere il destino di una gara che sembrava già scritta. Così il tecnico toscano ha cambiato Djidji con Zaza, Soriano con Berenguer e Baselli con Parigini, rivoluzionando suo malgrado quel 3-4-2-1 di partenza che non aveva dato alcun risultato positivo. Ma il vero problema del Toro visto contro il Parma, non è stato tanto nell’intendimento tattico, quanto in un approccio mentale sbagliato che non ha tenuto conto dell’importanza di vincere e convincere per migliorare la propria classifica verso l’Europa, aumentando così il processo della propria autostima. Niente di tutto questo, perché il Toro è stato impaurito dalle ripartenze veloci degli avversari, ma anche da una superiorità a centrocampo che si è ben evidenziata in fase di costruzione di gioco e di interdizione. Il cielo plumbeo e quella pioggerellina insistente, sono stati l’emblema di una giornata da dimenticare per la squadra di Mazzarri. Resta la grande riflessione sull’incapacità di maturare una mentalità che non si addice a chi si infiamma improvvisamente e poi si spegne all’improvviso. Il calcio non si può interpretare a spizzichi e bocconi, ma soprattutto, non si può pensare di vivere di rendita in base a ciò che hai fatto prima di buono, perché c’è sempre chi all’improvviso ti castiga. E il Parma, oggi, ha castigato un Toro che è mancato proprio quando si è presentato a sostenere l’esame di maturità.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNil-parma-stoppa-la-corsa-all-europa-del-torino-1013485.htmSi100451001,02,03030276
631013484NewsCoppeJuventus – Manchester United, una gara incredibile20181109203127Sembrerebbe un controsenso, eppure la Juve fatica a fare più gol. Perché?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juventus - Manchester United è stata una partita carica di spunti tecnici e comportamentali, capaci di porre in analisi diversi argomenti. Ma partiamo con l’analizzare il fatto tecnico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come tutti ormai già sanno, la Juventus ha perso in casa per 1 a 2 la partita di Champions contro la squadra di Mourinho. Un match dominato dalla squadra di Allegri che, tuttavia, non ha saputo concretizzare con altri due o tre gol il grande volume di gioco espresso in campo. Una sconfitta immeritata e per certi versi anche grottesca per come si è presentata. Sguardi superficiali, infatti, potrebbero confondere il merito di chi ha vinto con il demerito di chi ha perso. Il Manchester ha vinto in maniera cinica e fortunosa, mentre la Juventus ha perso in un modo davvero incredibile. E non parliamo di compromissione di una eventuale qualificazione agli ottavi di finale, visto che i bianconeri sono saldamente in testa al proprio girone. Infatti, il punto da analizzare non è certamente questo, ma l’espressione un po’ superficiale di non saper pesare in maniera opportuna la gravità di avere sbagliato troppi gol, forse anche facili da fare. Quello che abbiamo notato nella Juve di quest’anno è una sorta di convinzione nel pensare che, vista la presenza di Cristiano Ronaldo, i gol possono arrivare da un momento all’altro. Non è così! Intanto il campione portoghese ha sempre due o tre avversari addosso e poi perché anche lui, da quando è arrivato alla Juve, tende a fare il passaggio anziché tentare il tiro. Il meraviglioso gol inflitto al Manchester, è l’espressione di una realizzazione superba di grande qualità tecnica. E allora, perché CR7 non fa il CR7 come sa? E’ il tecnico che gli dice di essere partecipe al gioco di squadra, oppure è lui stesso che immerso nel ruolo di insegnante psicologico dell’autostima di squadra, si immola con un atteggiamento da straordinario suggeritore di palloni che hanno solo bisogno di essere spinti in porta per fare gol? A parte la traversa e il palo colpito, sull’1 a 0 la Juve ha fallito il raddoppio ( e quindi il colpo di grazia) con Dybala, Pjanic e Cuadrado. Ma il punto che notiamo con troppa ripetitività, nonostante il suo primeggiare nella classifica di Serie A e nel girone di Champions, è che nonostante tanti campioni in squadra la vera punta della Juve è soltanto Cristiano Ronaldo, il quale (come già detto)in ogni partita è marcato da più avversari. E’ vero, il gioco di Allegri prevede sempre che tutti siano in continuo movimento e che centrocampisti e difensori possano diventare all’occorrenza anche attaccanti aggiunti. Così Khedira (che non ha il passo veloce e non incide come forza da imprimere nel calciare in porta dopo una lunga corsa da centrocampo) Pjanic, Cuadrado, Bernardeschi, Dybala, Mandzukic, Matuidi, Bentancur, Cancelo, Alex Sandro e talora anche Chiellini (con il suo gambone) e Bonucci che fa il rifinitore di centrocampo, si trovano a dovere spendere energie fisiche che annebbiano vista e muscoli. Intendiamoci, questo è il nostro parere su una squadra che per la qualità tecnica dei suoi campioni in squadra non può soffrire e restare con il patema d’animo fino alla fine, con il rischio di perdere la partita o di pareggiarla. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>Il secondo punto in esame è il comportamento dei tifosi, i quali hanno insultato Mourinho durante la partita, con il conseguente atto deprecabile dell’allenatore portoghese che a fine gara si è rivolto al pubblico in maniera provocatoria, ponendo la mano sul suo orecchio per sentire meglio quanto bruciava la delusione del popolo bianconero, per avere assistito alla sconfitta della propria squadra. Atteggiamenti da stigmatizzare, comportamenti da rimarcare come qualcosa di pericoloso che possa far scatenare scintille di guerriglia tra tifosi di opposta fazione. Si mediti</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>bene su questo punto, soprattutto quando ci si sofferma in particolare su quel </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“# Equal Game” </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>che</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>“dovrebbe” rientrare nel programma di responsabilità sociale UEFA, il quale intende migliorare lo stato di salute e l’integrità del calcio. E quante volte abbiamo letto quel <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“RESPECT” scritto a caratteri cubitali in ogni dove del rettangolo verde. Ma se il risultato è questo, di che cosa parliamo?</span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino AllianzStadiumfl0711fl0711foto-mourinho.jpgSiNjuventus-manchester-united-una-gara-incredibile-1013484.htmSi100451001,02,03030369
641013483NewsCampionatiA Marassi, il Torino sugli scudi mette sotto la Sampdoria20181104191662Prestazione maiuscola dei granata che adesso si trovano a un solo punto dalla zona Europa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Prima o poi doveva accadere. Allo stadio Marassi di Genova contro la Sampdoria, il “Gallo” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>ha ritrovato la sua vera essenza di goleador. La sua doppietta ha fatto da sprone a tutta la squadra che non solo ha vinto con il rotondo punteggio di 1 a 4, ma ha soprattutto convinto nel gioco e in quel ritrovato spirito da Toro vero. Due gol di Belotti, uno di Iago Falque e l’altro di Izzo hanno fatto da contraltare al crollo di una Sampdoria il cui unico gol è stato segnato da Quagliarella. Dunque, possiamo enfatizzare com’ è giusto che sia il ritorno al gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>dopo 42 giorni e 479 minuti di digiuno, tuttavia, ci preme sottolineare la prova assolutamente maiuscola di tutta la squadra, che nel suo insieme è stata capace di mettere in mostra trame di gioco molto fluide, associati a una forza fisica e mentale che da tempo non vedevamo nel Torino. La squadra di Mazzarri, infatti, è scesa in campo a Marassi molto motivata e convinta di potere fare una prestazione caratterialmente perfetta e convincente, che potesse in primis migliorare una classifica cui spesso si fa riferimento come qualcosa che non rispecchi esattamente ciò che i granata hanno saputo fare in campo. Sviste arbitrali e polemiche di vario genere, hanno evidentemente giocato a favore di un Torino che colpito nell’orgoglio ha saputo rispondere sul campo coi fatti e non con le parole. In fondo è quello che desidera il popolo granata che da sempre ama il cuore, la grinta e quella determinazione che storicamente rappresentano l’essenza della cultura calcistica del Torino. Così a Genova non c’è stata partita, perché il Toro si è imposto ai padroni di casa con assoluta autorevolezza e cipiglio da condottieri. E’ stato un Toro dalla forza fisica e mentale davvero straordinaria, tanto è vero che la Sampdoria fin dall’inizio della gara è apparsa poco ordinata e incapace di sviluppare in concreto il suo solito gioco. Merito della squadra di Mazzarri che ha attaccato con furia e continua voglia di tenere ben salde le redini del gioco. E’ vero, la Sampdoria è incappata in una giornata a dir poco storta, tuttavia, non si pensi a una squadra in disarmo, soprattutto in considerazione del fatto che il team di Gianpaolo fino ad oggi in casa aveva subito soltanto tre reti. Dunque, onore a questo Toro che adesso si trova a un solo punto in classifica dalla zona Europa. E adesso che si è ritrovato finalmente il gioco e l’entusiasmo, l’unico problema è la continuità. Ci sarà? Vedremo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Genova Stadio Marassifl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNa-marassi-il-torino-sugli-scudi-mette-sotto-la-sampdoria-1013483.htmSi100451001,02,03030213
651013480NewsCampionatiInter sugli scudi e Lazio irriconoscibile20181030192714La squadra di Spalletti si impone come anti Juve assieme al Napoli<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’Inter lievita come il buon pane. C’è stato bisogno di tempo, ma adesso sembra davvero essere diventata la forte squadra che hanno sperato i suoi tifosi. Senza alcun timore reverenziale, la squadra di Spalletti ha superato l’ostacolo Olimpico contro la Lazio di Inzaghi, la quale ha dimostrato grandi lacune soprattutto a centrocampo. Un 3 a 0 che non solo mette in mostra la ritrovata forma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b>, ma ha evidenziato soprattutto un assetto di squadra coesa in fase di interdizione e di ripartenza in attacco. E adesso i nerazzurri sono pure considerati <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>l’anti Juve assieme ai partenopei, considerando una classifica che vede Inter e Napoli appaiate al secondo posto con 22 punti, a 6 lunghezze di distacco dalla Vecchia Signora. Il merito di questa rinascita? La capacità di Spalletti che ha provato e riprovato continuamente vari assetti tattici tra difesa, centrocampo e attacco, cambiando giocatori e un sistema di gioco non sempre confacente al suo credo calcistico. Era come cercare la chiave di volta che potesse far scattare quella molla capace di far trovare la giusta soluzione. Ebbene, crediamo davvero che adesso l’Inter debba essere considerata la grande squadra che mostra con orgoglio il proprio carattere. E c’è anche da considerare un merito particolare che va a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Joao Mario</b>, il ritrovato centrocampista messo in campo a sorpresa da Spalletti. I tanti fischi che i tifosi interisti hanno indirizzato a questo giocatore si sono tramutati presto in applausi, forse anche tra lo sbigottimento generale. Il giocatore portoghese, infatti, ha spesso fallito le sue prestazioni con l’Inter, probabilmente perché più dei suoi compagni aveva bisogno di fiducia. E adesso che Spalletti l’ha tirato fuori dal suo cilindro come carta vincente, si sono visti già i risultati contro la Lazio. Ma a parte questa lieta sorpresa, c’è da dire che anche giocatori come Brozovic, Perisic, Vecino e Politano, hanno trovato la quadratura del cerchio con meccanismi che sanno di massima intesa nel mettere Icardi in condizione di segnare. Spalletti, oltre Joao Mario, ha saputo ripescare anche Miranda come baluardo di difesa al posto di De Vrij. E’ un po’ come dire che il calcio a volte stupisce per certi risultati che magari non erano messi in preventivo. Alzi la mano chi avrebbe scommesso su Joao Mario come calciatore cardine del centrocampo nerazzurro. Eppure Spalletti ha avuto coraggio, e di questo bisogna dargli merito. E, anche se il tecnico toscano dopo la bellissima partita contro la Lazio non vuole sentire parlare di squadra anti Juve, noi diciamo che per la maturazione di alcuni giocatori fondamentali nel gioco voluto da Spalletti, questa Inter è squadra che ne farà vedere delle belle. Adesso i nerazzurri devono continuare su questa strada non disperdendo il carattere, la fiducia e l’intensità di gioco mostrata contro la Lazio, anche contro squadre di minore levatura. Sì, perché è proprio lì che si vede la grande squadra che si prefigge l’obiettivo di contrapporsi a fatti e non a parole, nello stare in alto alla classifica per intralciare quella Juventus di Cristiano Ronaldo che non è abituata a fare sconti a nessuno. Dunque, vedremo cosa accadrà. La lievitazione è ormai giunta al punto giusto. Non si disperda quanto di buono si è fatto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNinter-sugli-scudi-e-lazio-irriconoscibile-1013480.htmSi100451001,02,03030155
661013479NewsCoppeIn Champions League, un Napoli da sogno e Inter priva di autostima.20181025192351Le indicazioni di Napoli e Inter nel turno di Champions.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nel vedere il Napoli in casa del PSG, ci si accorge quanto la squadra di Ancelotti stia progredendo sulla strada iniziata da Maurizio Sarri. I partenopei hanno pareggiato una partita che hanno vinto dal punto di vista del gioco, della fantasia e della forza caratteriale, ma sono stati sfortunatamente raggiunti da un gol beffa di Di Maria al 93°. Giocare a testa alta al Parco dei Principi di Parigi non è cosa semplice per nessuno, eppure i ragazzi di Carletto Ancelotti hanno aperto le marcature con Insigne e hanno subito un autogol di Mario Rui in avvio di ripresa. Ma colpiti nell’orgoglio, gli azzurri hanno macinato gioco di ottima fattura tra centrocampo e attacco, arrivando a quel gol di Mertens che aveva dato l’apparente illusione di qualcosa di definito. Un 2 a 1 che in base a ciò che si è visto in campo era davvero meritato. Poi, come già detto, De Maria allo scadere ha pareggiato le sorti di una partita che ha messo in rilievo la fragilità difensiva del PSG e la convinzione che questo Napoli modellato perfettamente da Ancelotti, possa giocarsela con tutti senza alcun timore reverenziale. Infatti, se teniamo conto della qualità tecnica dell’avversario che vanta la presenza di Neymar, Cavani, Mbappé, Di Maria, Rabiot, Verratti, il Napoli ha messo in luce tantissima abnegazione in Allan, Insigne (uscito poi per infortunio) Callejon, Fabian Ruiz, Mario Rui, che hanno saputo spingere in avanti grazie anche alla sicurezza difensiva data da Koulibaly e Albiol, i quali hanno saputo tenere a bada energicamente i “mostri sacri” del PSG. Ma se è vero che dopo quanto si è visto in campo resti l’amarezza di non aver portato a casa i tre punti in palio, è altresì vero che i 5 punti in classifica del Napoli che è staccato da una sola lunghezza dal Liverpool, fanno sperare in un passaggio del turno che non è per nulla difficile. Tuttavia, è importante vedere se la squadra di Ancelotti riuscirà a ripetere la stessa prestazione contro il PSG nella gara di ritorno. Noi siamo certi che il Napoli non deluderà, perché il gioco del calcio non è qualcosa che si inventa dall’oggi al domani, ma è il frutto di un percorso costruttivo che fa sempre capo a un progetto serio. Detto questo, passiamo alla prestazione dell’Inter al Camp Nou di Barcellona. Diciamo subito che dopo la vittoria nel derby, ci si aspettava un approccio alla gara sicuramente diverso. I blaugrana hanno dimostrato tutta la loro forza anche senza Messi, imponendosi con un 2 a 0 (gol di Raphinha e Jordi Alba) che ha garantito il vertice del gruppo B. L’Inter di Spalletti, invece, ha evidenziato alcune lacune nel rallentare il proprio percorso di crescita europea, nonostante un avvio di ripresa determinata. Certo, non si può dire che nerazzurri non siano mai entrati in partita, tuttavia, la carenza concettuale della propria forza nel credere in se stessi, crediamo abbia giocato un brutto scherzo alla squadra di Spalletti. L’impressione è che questa squadra abbia ancora delle remore reverenziali contro certi avversari, disperdendo certi convincimenti di grande squadra che i nerazzurri sanno mettere in evidenza soltanto saltuariamente. Dunque, riteniamo che a questa squadra manchi ancora quella convinzione che faccia la differenza e contribuisca a fare della continuità di gioco e risultati, qualcosa da acquisire al più presto. E non si può rimproverare la sola mancanza del pur importante Nainggolan nella manovra nerazzurra, perché è nel suo insieme che questa squadra ha bisogno di auto convincersi della propria forza. Comunque, allo stato delle cose, pensiamo che l’Inter con i suoi 6 punti in classifica e con il Tottenham e il PSV Eindhoven fanalini di coda a 1 solo punto, possa passare agevolmente agli ottavi di finale. Resta il problema di un’Inter che ha presto bisogno di rivedere certi meccanismi mentali,tattici e tecnici, che possano far ben sperare per il prosieguo in campo europeo. Non bastano gli exploit dell’ultimo momento e certe entusiasmanti vittorie ottenute in extremis. Serve la compattezza e la continuità nel saper gestire il match in maniera ordinata fin dall’inizio. Ci riuscirà la squadra di Spalletti?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711foto-ancelotti.jpgSiNin-champions-league-un-napoli-da-sogno-e-inter-priva-di-autostima-1013479.htmSi100451001,02,03030253
671013478NewsCoppeChampions, Juventus e Roma alla grande20181024193938Le due squadre italiane dimostrano grande carattere <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juventus inarrestabile. Dopo 8 successi di fila in campionato, ecco la terza vittoria consecutiva in Champions che con 9 punti in classifica la porta in testa, conquistando anzitempo la sicurezza di passare agli ottavi di finale. Un ruolino di marcia davvero pazzesco per la squadra di Max Allegri che dà la sensazione di divertirsi e di manovrare con fluidità estrema il proprio gioco. Chi non ha visto la partita non si lasci distrarre dallo striminzito punteggio di 1 a 0 che la Juventus ha ottenuto in casa del Manchester United, grazie al gol di Dybala. In questo unico gol c’è qualcosa di più! C’è il coraggio di andare all’Old Trafford e imporre il proprio gioco; c’è la consapevolezza di puntare dritto alla finale di Champions per vincerla; ma soprattutto c’è la convinzione di essere diventata la squadra più forte d’Europa, non solo per la presenza in squadra di Cristiano Ronaldo. Certo, CR7 è il vero catalizzatore di tutte le azioni d’attacco della Juventus, il valore aggiunto, ma resta il fatto che anche gli altri campioni presenti in squadra o in panchina siano comunque influenzati positivamente dalla sua mentalità vincente. E allora diventa tutto più facile, anche se Max Allegri deve stare attento a non far ripetere più ai suoi giocatori, certi momenti di offuscamento mentale che si sono evidenziati nel match di campionato contro il Genoa. Ma ci sta, anche se quel pareggio in casa suona ancora come fosse stata quasi una sconfitta. E’ il destino delle grandi squadre, quelle abituate a vincere sempre e non ci stanno mai a fare il minimo passo falso. Detto questo, dobbiamo dire che la squadra di Mourinho attualmente non è più la pericolosa macchina da gol di qualche anno fa, anche se gli diamo l’attenuante di alcune assenze importanti. Pogba ha preso un palo, ha giocato un’ottima partita, ma non è bastato ai fini di un risultato che sentenzia la superiorità della Juventus. La Roma, invece, nell’impegno di Champions contro il CSKA doveva dare una risposta ai suoi tifosi, ma prima ancora a sé stessa, proprio per dimostrare che la vera squadra di Di Francesco non poteva essere quella vista in campionato e, soprattutto, quella che aveva perso amaramente in casa contro la Spal. Il riscatto è avvenuto in maniera chiara e inconfutabile, visto che i giallorossi vincendo con un rotondo 3 a 0 hanno saputo verticalizzare il gioco con una compattezza di squadra che è stata molto eloquente nel rispondere sul campo a chi ha criticato lungamente il lavoro di Di Francesco. E poi anche Dzeko si è finalmente sbloccato facendo 2 gol, qualche assist pregevole e grande spinta aggressiva anche per sensibilizzare i suoi compagni di squadra. Under ha poi chiuso definitivamente la pratica contro i russi realizzando il gol della tranquillità. Oltre a Dzeko sono stati<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>molto convincenti nel gioco di squadra, Pellegrini, El Shaarawy e De Rossi, eterna anima indistruttibile dei giallorossi. Adesso la Roma sale a sei punti in classifica scavalcando proprio il CSKA e condividendo il primato con il Real Madrid. Una posizione che fa ben sperare per il passaggio del turno,ma, soprattutto, rende vitale un ambiente giallorosso depresso e preoccupato per l’andamento della propria squadra. Adesso a Di Francesco si chiede continuità, anche nell’inculcare al suo giocatore più atteso (Dzeko) di non essere bello solo di notte. Lui, le qualità le ha proprio tutte. Deve soltanto sbloccarsi in maniera definitiva.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Manchesterfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNchampions-juventus-e-roma-alla-grande-1013478.htmSi100451001,02,03030246
681013476NewsCampionatiC’è grande attesa per il derby Inter – Milan.20181019185054Nerazzurri e rossoneri ritornano a sfidarsi con il sapore dei derby d`altri tempi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E siamo arrivati all’antivigilia del derby milanese numero 169. C’è chi dice che vincerà l’Inter e c’è chi è convinto che prevarrà il Milan. Ma al momento chi ha vinto davvero è lo stadio Meazza, che da giorni è già tutto esaurito. Domenica sera, infatti, ad assistere al derby meneghino ci saranno 78 mila spettatori per un incasso che sfiorerà i 5 milioni di euro. Questi dati sono emblematici di un’attesa rinnovata per questo derby che ormai da troppo tempo vive di ricordi. Le due squadre della città lombarda, hanno infatti vissuto lunghi periodi gloriosi che si sono manifestati attraverso i grandi trofei conquistati in campo nazionale e internazionale. Poi c’è stata una sorta di lungo periodo in cui le due società milanesi non hanno più saputo ritrovare il bandolo della matassa per primeggiare. Le cause? Sono davvero tante e tra queste c’è da considerare la fine di un ciclo dovuto anche a travasi di vecchie e nuove proprietà arrivate dalla lontana Cina. E allora tutti a rimpiangere i Moratti e i Berlusconi, ineguagliabili condottieri e straordinari amministratori che hanno fatto grande l’Inter e il Milan. Oggi c’è una timida ripresa d’interesse per il calcio meneghino, prova ne è questa grande attesa per un derby che giunge in un momento in cui l’Inter si trova a 16 punti in classifica, occupando la terza posizione alle spalle di Juventus e Napoli, mentre il Milan che di punti ne ha 12, si trova a condividere la sua decima posizione con Genoa e Torino. E mentre la squadra di Spalletti nelle ultime partite ha dimostrato più continuità di gioco e risultati, la squadra di Gattuso sta cercando ancora la sua vera identità. Tutti parlano del derby di Icardi e Higuain, noi pensiamo che sarà invece l’incontro delle due squadre milanesi che hanno ripreso a guardarsi in cagnesco dal punto di vista sportivo. Forse questa è la vera novità del 169esimo derby della Madonnina, in cui si ritrova quello spirito calcistico che fa di ogni derby una partita a sé. Nessuno ci sta a perdere, nessuno vuole sorbirsi gli sfottò del dopo derby nei bar, nei luoghi di ritrovo o di lavoro. E’ il fascino di una partita che divide le due curve con particolare orgoglio cromatico; da una parte i nerazzurri e dall’altra i rossoneri, tutti pronti a sostenere che la Milano calcistica storicamente gli appartiene. Ma alla fine c’è il campo con il suo verdetto finale, con le due squadre che si contenderanno attraverso il gioco e i gol quella vittoria che ingigantirà i meriti dei vincenti e deprimerà oltremodo i perdenti. Perché? Semplicemente perché questo derby meneghino ha ritrovato i suoi antichi valori del football milanese, in cui una squadra vuole prevalere sull’altra per soddisfare il proprio tifo di appartenenza. D’altra parte, come dicevamo pocanzi, Milano è sempre stata la scala del calcio, proprio perché ha avuto due squadre competitive in campo nazionale e internazionale. Inter e Milan si sono sempre spartite una grande fetta del football che conta, forse anche per questo motivo il derby di Milano storicamente ha assunto i connotati di una gara ancor più importante delle altre stracittadine d’Italia. Dunque, l’attesa del 169esimo derby di Milano si fa sempre più febbricitante. Come una volta, come quando Mazzola e Rivera sono stati gli artefici principali di una continuità che ha dato il sapore principe alla sfida tra Inter e Milan.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-derby-inter-milan.jpgSiNc-e-grande-attesa-per-il-derby-inter-milan-1013476.htmSi100451001,02,03030147
691013468NewsCoppeJuventus priva di CR7 e colma di Dybala20181003144642Tre gol dell`argentino in Champions League. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tre gol, un palo e si è pure procurato un rigore non dato dall’arbitro. La Juve di Champions contro lo Young Boys si può riassumere così. Tanto Dybala e poco valore tecnico degli avversari. Proprio nella serata in cui spiccava l’assenza di Cristiano Ronaldo, fuori per un turno di squalifica, ecco emergere quel Paulo Dybala tanto atteso da tutto l’ambiente bianconero. Ma la partita che ha dato modo alla Juventus di balzare in testa alla classifica a punteggio pieno, è stata un valido motivo per verificare una squadra che all’apparenza può sembrare Ronaldo dipendente, ma che in realtà ha una sua immagine ben precisa dal punto di vista tecnico e tattico. Molte sono le soluzioni a disposizione di Allegri che gongola di soddisfazione nel potere godere di una grande varietà nella qualità tecnica. Note liete di una squadra costruita per vincere la Champions League, azzerando il gap per lunghi anni esistente in campo internazionale tra la Vecchia Signora d’Italia e le altre potenze europee. Dall’organizzazione societaria, al bilancio, al merchandising, alla parte tecnica, la Juventus ha imboccato la strada giusta e innestato la marcia necessaria per conquistare il trofeo più ambito in Europa. Dicevamo della squadra senza Ronaldo. Ebbene, contro i mediocri svizzeri dello Young Boys, la Juventus ha provato alcune novità e trovato un Federico Bernardeschi sugli scudi per intelligenza tattica,tecnica sopraffina, capacità di adattarsi a più ruoli e mettersi al servizio della squadra. L’ex viola è la nota più lieta tra le tante di questa Juventus. Impiegato da Allegri come trequartista, Bernardeschi ha fatto vedere quanto sia ampio il suo bagaglio tecnico nell’interdire, costruire e finalizzare il gioco d’attacco. Come esterno o come centrocampista spostato più al centro, Bernardeschi è diventato un punto di riferimento insostituibile nel gioco della Juventus. Esattamente come si è espresso Paulo Dybala che uscito finalmente da quella empasse che lo ha sminuito negli ultimi periodi, ha ritrovato quei numeri tecnici che fanno di lui un campione vero. Ecco, diremmo che la sostanza posta in analisi dalla seconda partita di Champions della Juve, si possa sintetizzare con la certezza di una Juve non dipendente da Cristiano Ronaldo ma con una sua fisionomia ben precisa, con la ricchezza di poter diversificare il suo assetto tattico senza sentirsi orfana di nessuno. E’ la forza di una squadra e di una società che ha le idee chiare,che sa quel che vuole e che studia sempre il modo per essere all’avanguardia delle nuove idee che portino sempre a vincere per scrivere le pagine indelebili della propria storia. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNjuventus-priva-di-cr7-e-colma-di-dybala-1013468.htmSi100451001,02,03030233
701013466NewsCampionatiToro, una scoppola inaspettata20180924163440Brutta tegola sul capo dei tifosi granata, ma non è il caso di drammatizzare.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un 1 a 3 contro il Napoli, che per il Toro di Mazzarri sa di amara sorpresa. Sì, perché nel calcio si può perdere, ma non si può concepire l’improvviso disarmo psicologico. Nella prima parte della gara, infatti, i granata sembravano non essere scesi in campo, talmente è stata evidente la superiorità dei partenopei che con questa vittoria si sono sistemati a quota 12 in classifica, confermandosi la vera anti Juve del campionato. La prima mezzora della partita ha evidenziato un Napoli da spettacolo, con Insigne sugli scudi e il duo Mertens – Verdi a fare da preziosi collaboratori in fase d’attacco. Su sette occasioni create, due sono stati i gol del Napoli di Carletto Ancelotti. E’ stato come far scivolare il coltello in un burro scaldato dal sole. Già, quel sole caldo di mezzogiorno, in uno strano settembre in cui si sono evidenziati oltre 30 gradi. Ma è stata questa la causa di un Toro disarmante che non si è mai visto? Non crediamo possibile una simile scusa! E allora perché questo improvviso calo di rendimento e di tensione proprio adesso che siamo all’inizio di un lungo campionato? Sarà certamente Mazzarri a dare la risposta su situazioni atletiche e tattiche, che sono ancora da rivedere. Il fatto che il work in progress granata consigli di pazientare per evitare giudizi affrettati, non esclude lo sbigottimento di un Toro dall’atteggiamento remissivo e deconcentrato di molti giocatori. Concedere all’avversario (tanto più se si chiama Napoli) due gol banali, non mette sotto accusa soltanto la difesa ma tutta la squadra. Certo, non è il caso di cominciare con la sfiducia in questo Toro, tanto più che fino a questa partita la squadra di Mazzarri si è presentata molto bene dal punto di vista del carattere e della convinzione. Diciamo che quella contro il Napoli è stata una giornata storta, una di quelle che capita a ogni squadra e che spesso non ha una precisa causa. D’altra parte, così come ha detto il gallo Belotti, lo stesso Napoli qualche settimana fa è stato inguardabile a Genova contro la Sampdoria, mentre oggi è sembrato tutta un’altra squadra. Dunque, dopo questa brutta partita che il Toro ha perso male contro il Napoli, ci si limiti ad essere forzatamente critici anche in virtù di quanto il Toro di inizio campionato aveva fatto vedere. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNtoro-una-scoppola-inaspettata-1013466.htmSi100451001,02,03030161
711013457NewsCampionatiSeconda gara di campionato. Vincono Juve e Napoli.20180826153522Juve e Napoli già in testa alla classifica.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus – Lazio = 2 a 0. Gol di Pjanic al 30’ e di Mandzukic al 75’</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> non ha segnato, non è un caso. La Juventus di Allegri è una Ferrari tirata a freno, quasi sminuita della sua grande potenzialità tecnica che non riuscire a trovare né trame di gioco, né capacità di imporsi all’avversario. La Juve vince e non convince, così com’era successo una settimana fa a Verona contro il Chievo, anche all’Allianz Stadium nella sua prima partita casalinga, la Vecchia Signora ha svolto il compitino dei sufficienti in maniera risicata. Trascinati dall’euforia generale in uno stadio sold out che non è più una notizia, la squadra di Allegri si è disposta in campo con un 4-3-3 iniziale che in realtà si è poi materializzato con un 4-4-1-1 per effetto di un Mandzukic che vera punta non è più da tanto tempo e un Bernardeschi le cui caratteristiche tecniche secondo noi, dovrebbero essere sfruttate più da mezz’ala piuttosto che da esterno. Così, a conti fatti, l’unico vero attaccante è stato CR7 il quale è apparso spesso solo. Riteniamo che questo fenomeno di giocatore debba essere supportato maggiormente dai compagni di reparto e servito a dovere. Questo non è stato a Verona e neanche a Torino. Il suo continuo scattare velocemente deve essere concepito e supportato da meccanismi perfetti che prevedono passaggi precisi e soprattutto tempestivi. E invece la Juve, soprattutto all’inizio del secondo tempo, invece di fare il proprio gioco e chiudere la partita, si è preoccupata di disporsi in maniera bassa per contenere una Lazio che con il suo 3-5-1-1, ha subito pensato di limitare i danni. Certo, ci rendiamo conto che siamo solo all’inizio e che Max Allegri stia cercando di capire come guidare questa Formula 1 che la società gli ha consegnato, tuttavia, prescindendo dallo stato atletico e fisico che a questo punto della stagione non può logicamente essere eccelso, ci lascia interdetti questa forma mentale che verte più sulla preoccupazione dell’avversario di turno, piuttosto che realizzare la consapevolezza della propria forza tecnica. Durante tutta la partita abbiamo visto molti errori, passaggi sbagliati, poco movimento senza palla (l’unico è stato CR7), mancanza di gioco sugli esterni (migliorato un po’ con l’ingresso in campo di Douglas Costa) e poi troppi lanci lunghi a saltare il centrocampo, che sono state immancabili prede dell’avversario. Insomma, Allegri deve lavorare molto su questa squadra, diminuendo magari quel tentativo di smorzare i facili entusiasmi dell’ambiente. Giusta la saggezza riguardante la scontatissima frase fatta, in base al quale contro la Juve tutte le squadre giocano la partita della vita, tuttavia, è assolutamente necessario rinforzare un’autostima che non vuole essere presunzione ma consapevolezza nei propri mezzi. Se questa Juve è stata costruita per vincere tutto, perché la squadra di Allegri con cotanto fenomeno in campo e una straordinaria panchina da vertice alto, continua a preoccuparsi dell’avversario piuttosto che dare prova di un gioco e di un’identità che non ha? Per quanto riguarda la Lazio di Simone Inzaghi abbiamo notato un’involuzione di gioco rispetto allo scorso campionato. Troppo solo è apparso Immobile in attacco e Milinkovic Savic non riesce a fare quella differenza che si richiede a un campione della sua levatura. Anche Inzaghi ha molto da lavorare, sperando che resti fuori dalle polemiche con il presidente Lotito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Napoli – Milan 3 a 2. Gol di Bonaventura al 15’, Calabria al 49’, Zielinski al 53’ e 67’, Mertens all’80’.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche il Napoli di Carletto Ancelotti vince la sua seconda partita di campionato e si trova in testa alla classifica ribattendo la vittoria della Juventus. Alla vigilia questo match era stato presentato come il confronto tra il maestro (Ancelotti) e l’allievo (Gattuso), ma sul campo ci si è resi conto che sono sempre i calciatori che destinano i risultati di una partita. Andati sorprendentemente in vantaggio con Bonaventura e Calabria, i rossoneri di Gattuso si sono sciolti come neve al sole dopo il primo gol di Zielinski. Sembra quasi un delitto questa sconfitta del Milan che ha mandato in malora un inizio di partita scoppiettante a discapito di un Napoli che ha subito uno strano blackout iniziale. Ma questo Napoli ha il merito di averci creduto fino alla fine, trasportato da un pubblico che come da copione ormai consumato ha fischiato il “core ingrato” Higuain, presentatosi al San Paolo con un’altra maglia. L’argentino non ha brillato, ma ha l’attenuante di doversi ancora ambientare nel gioco di squadra voluto da ringhio Gattuso. Ma la rimonta strepitosa del Napoli sul Milan ha due verità: la forza di non demordere mai della squadra di Carletto Ancelotti e la mancanza di carattere del Milan di Gattuso che, naturalmente, è stato penalizzato dal fatto di non avere potuto giocare la prima di campionato per i noti fatti accaduti a Genova. Comunque, c’è da dire che l’emozione e il tifo trascinante del popolo partenopeo è stata la chiave del successo di un Napoli che ha alternato cose buone ad altre meno interessanti, tra difesa, centrocampo e attacco. Il Milan dal canto suo deve invece recitare un “mea culpa” grandioso che serva da lezione per i tanti impegni che verranno.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNseconda-gara-di-campionato-vincono-juve-e-napoli-1013457.htmSi100451001,02,03030155
721013454NewsCampionatiPrima giornata di Serie A e primi errori arbitrali20180820090147Tra delusioni e sorprese,inizia il campionato di calcio di Serie A<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Rinviate le partite Milan – Genoa e Sampdoria – Fiorentina per onorare le vittime della tragedia causata dal crollo del ponte Morandi a Genova, la Serie A inizia con non pochi spunti di polemica. C’è chi dice che il calcio avrebbe dovuto fermarsi rinviando tutte le partite in programma nella prima giornata di Serie A e c’è chi è d’accordo con il governo del calcio per ciò che è stato deciso. Ma questo non è stato il solo punto posto in discussione, infatti, c’è stato un altro motivo del contendere che ha caratterizzato l’inizio del campionato di Serie A 2018/’19: quale? La direzione arbitrale e il VAR. Le partite che sono state maggiormente prese in esame dalla lente d’ingrandimento televisivo sono state Sassuolo – Inter e Torino Roma. Sia Inter che Torino sembrano essere state penalizzate da decisioni sbagliate in occasioni di rigori non dati a loro favore per estrema decisione dell’arbitro che, come vuole la regola del VAR, resta l’unico e insindacabile giudice di gara. Detto questo, passiamo ad analizzare i vari risultati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Soffre la Juventus a Verona contro un Chievo sceso in campo per vendere cara la pelle. Tutti aspettavano il gol di CR7 e invece la Juve vince in extremis e con sofferenza, grazie ai gol di Khedira, un’autorete del Chievo Verona e la rete liberatoria di Bernardeschi che rende vani i precedenti gol di Stepinski e Giaccherini. In una giornata caldissima la Juventus ha mostrato una condizione fisica e di idee ancora da mettere a fuoco, mentre il Chievo ha fatto la sua onesta partita con la consapevolezza che quella fosse la partita della vita. La Juve di Allegri resta la squadra da battere e ci sarà tempo per verificarne lo stato organizzativo dal punto di vista tattico. Bene il Napoli che batte 2 a 1 la Lazio sul suo campo. La squadra di Ancelotti, contrariamente agli umori negativi della vigilia, ha saputo ribaltare un risultato che inizialmente la vedeva in svantaggio per effetto del gol segnato da Immobile. Poi, dopo avere preso le giste misure e un assetto tattico appropriato al confronto con un avversario proiettato all’attacco, il Napoli di Carletto Ancelotti ha messo in mostra delle buone ripartenze con un gioco sugli esterni che resta la caratteristica dei partenopei. Di Milik e Lorenzo Insigne sono stati i gol della vittoria. Per quanto riguarda la Lazio, invece, pensiamo che Inzaghi abbia ancora molto da lavorare per riorganizzare attraverso i nuovi arrivati quel gioco che l’anno scorso l’ha portato sui piani alti della classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In Torino – Roma, nonostante le condizioni climatiche davvero proibitive per un alto tasso di umidità che sovrastava la città piemontese, abbiamo potuto ammirare un calcio che da parte dei granata di Mazzarri è apparso volenteroso e pure di buona fattura. La Roma non ci è parsa all’altezza della situazione, tanto è vero che la sua difesa con in testa i suoi centrali, è stata lenta e incapace di sostenere le veloci incursioni di Iago Falque e Belotti. Un rigore negato, un gol annullato per fuorigioco millimetrico e una traversa colpita da Iago Falque, rappresentano il magro bottino della squadra granata che a parer nostro è stata penalizzata da un arbitro che non è apparso all’altezza della situazione. La Roma di Di Francesco poco ha fatto per ottenere un risultato positivo che va oltre i suoi meriti. Di Edin Dzeko il gol che all’89 sconfigge immeritatamente il Torino. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Malissimo dal punto di vista del gioco e del risultato, la prima uscita della rinnovata Inter di Spalletti che perde sul campo della sua bestia nera: il Sassuolo di De Zerbi. Ma c’è da dire che anche in questo caso, l’Inter è stata penalizzata dall’arbitro Mariani soprattutto nella decisione di non dare un rigore netto per atterramento in area di Asamoah. Certo, questo non avrebbe cancellato la brutta prestazione di Icardi e compagni, tuttavia avrebbe potuto cominciare un campionato in maniera meno traumatica. Ottimo il gioco del Sassuolo che brilla per una vittoria che fa capo al gol su rigore di Domenico Berardi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per il resto, Parma e Udinese hanno pareggiato 2 a 2 una partita dominata dai parmigiani ma calati alla distanza per un calo fisico che ha agevolato il ritorno dei friulani. Vince l’Empoli con due gol contro un Cagliari apparso ancora troppo fragile, mentre perde in casa il Bologna che subisce il gioco e il gol di una Spal davvero sorprendente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone.jpgSiNprima-giornata-di-serie-a-e-primi-errori-arbitrali-1013454.htmSi100451001,02,03030184
731013435NewsCampionatiUrbano Cairo, gran maestro di economia e finanza20180530185525Il Torino F.C. chiude in forte attivo il bilancio 2017.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è chi vince scudetti di fila e chi si fregia di chiudere in utile il proprio bilancio per il quinto anno consecutivo. E’ il Torino F.C. di Urbano Cairo che a livello economico sigla un 2017 da record. Infatti, in base a quanto viene documentato dalla società granata, si evince il superamento di 100 milioni di fatturato, grazie alle plusvalenze che hanno permesso di superare e raddoppiare il valore della produzione rispetto all’esercizio 2016 in cui si registrarono 76,4 milioni di fatturato, contro i 146,4 milioni dell’esercizio 2017. Un aumento di circa il 91% che parla chiaro di un vero e proprio record di fatturato per il Torino F.C. che mai prima d’ora aveva superato i 100 milioni. Ma, come dicevamo pocanzi, l’anima di questo successo economico della società granata è rappresentato dalle plusvalenze evidenziate dalle cessioni di Maksimovic (18,6 milioni) – Bruno Peres (11,3 milioni) – Martinez (2,9 milioni) – Zappacosta (21,8 milioni) – Benassi (9,6 milioni) – Jansson (3,3 milioni) – Gaston Silva (0,7 milioni) – Tachtsidis (0,9 milioni) da aggiungere al milione di euro ricevuto come premio di rendimento per Matteo Darmian. A tutti questi ricavi ci sono da aggiungere i diritti Tv (50,9 milioni di euro), più i ricavi pubblicitari ( 2,7 milioni di euro). A tutto questo ci sono da detrarre i costi aumentati del personale, gli ammortamenti dei diritti pluriennali dei calciatori, il monte ingaggi dei giocatori e dello staff tecnico della Prima Squadra. Dunque, nell’esemplare<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>bilancio 2017 del Torino F.C. si mette in risalto un utile di 37,2 milioni di euro, che polverizza letteralmente quell’ 1,3 milioni di attivo registrato nel 2016. I meriti? Certamente di un Urbano Cairo che conosce molto bene la conduzione economica delle sue aziende sempre attente a crescere dal punto di vista economico. Vedi la Cairo Communication, oppure la RCS, o anche La7, tutte perle in espansione. E adesso anche il Torino F.C. può inorgoglirsi di questo primato raggiunto da un quinquennio di seguito. Peccato che resti sempre il solito problema che non si addice a una squadra di Serie A così splendidamente condotta, che dovrebbe avere anche l’orgoglio di programmare per vincere. Come? Investendo sul mercato una buona parte degli utili! Se poi si preferisce sempre non rischiare per restare in una posizione di classifica anonima, allora si vada avanti con l’attenzione alle plusvalenze da inserire nei bilanci annuali. Se il Torino sta bene economicamente, perché deve sempre apparire come chi fa fatica ad andare avanti? Questa è una mentalità errata che pone grossi limiti all’azienda calcio. Non si vive di sole plusvalenze, c’è bisogno di campioni capaci di cambiare il volto a questa gloriosa società granata che scalpita per entrare nell’Europa primeggiando nel campionato italiano. Le possibilità economiche ci sono, perché non sfruttarle?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNurbano-cairo-gran-maestro-di-economia-e-finanza-1013435.htmSi100451001,02,03030198
741013427NewsCampionatiJuventus, una non bella che piace ai suoi tifosi (perché vince)20180514190033La Juventus si laurea Campione d`Italia per la settima volta consecutiva ed entra nella Leggenda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“C’è una strada che va dagli occhi al cuore senza passare dall’intelletto” (GK Chesterton).</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Una frase che sembra scritta appositamente per i tifosi della Juventus che oggi gioiscono giustamente per avere vinto lo scudetto, il settimo di fila dopo avere conquistato anche la quarta Coppa Italia di seguito. Un po’ come dire che i numeri parlano da soli e che non c’è nulla da obiettare, da criticare contro una squadra che nonostante i tanti detrattori vince anche se il più delle volte non convince. Chi ci segue ormai da diverso tempo, sa quante volte abbiamo criticato la mancanza di gioco e la regia di un Max Allegri che ha forse modificato negli anni lo spirito cultural calcistico della Vecchia Signora, che dello spettacolo nel rettangolo di gioco ne ha sempre fatto il suo vestito cucito sulla pelle. E non è un caso che questa squadra che vanta più scudetti in Italia, è ormai da molto tempo che non annovera più un capocannoniere nella speciale classifica dei gol segnati. Sì, perché la Juventus va al concreto e non si basa mai sulla spettacolarità del gioco che è spesso considerata marginale al cospetto del risultato finale che parla sempre di vittoria. Certo, non si può avere sempre tutto, ma nel calcio ci sono certe filosofie di gioco che vanno rispettate perché si parla di coralità, di schemi tattici che sanno di propositiva voglia offensiva, piuttosto che di vittorie ottenute da palle inattive che sono il frutto di capacità balistiche dei propri campioni. Non è un calcio romantico che si confronta con la necessità assoluta di vincere per acquisire i grandi poteri economici dettati da un pallone che è soltanto business, ma è la voglia di vedere lo spettacolo di un calcio manovrato, arioso nell’intento corale e capace di portare al gol con fluidità. Sì, il calcio è fatto di gol che devono essere l’espressione di una manovra di squadra che non badi in primis a difendere per non subire l’avversario. Più d’una volta, in sede di conferenza stampa, Max Allegri ha sostenuto che lo scudetto lo vince chi prende meno gol. E, in effetti, è quello che sta avvenendo in questi anni in casa della Vecchia Signora d’Italia, capace di vincere senza lasciarsi andare e sciogliersi a beneficio dello spettacolo, del divertimento puro che appaghi gli esteti del football. Noi diciamo che alla vittoria ci si può arrivare anche senza quell’assillo che sminuisce la qualità del gioco, tanto più se ti chiami Juventus e hai il dovere di importi anche nella ricerca della bellezza. Questione di punti di vista, questione di vedere le cose di calcio in un’angolatura diversa e con occhi spesso critici ma costruttivi. Detto questo, non vogliamo certamente sminuire i meriti di questa Juve che vince trofei e scudetti a ripetizione, anche contro l’antipatia espressa da quell’altra parte d’Italia che si affida ad altri colori. E’ la Juve, che piaccia o no è sempre lì, in alto alla classifica. La sua storia parla chiaro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711max-allegri.jpgSiNjuventus-una-non-bella-che-piace-ai-suoi-tifosi-perche-vince-1013427.htmSi100451001,02,03030225
751013424NewsEditorialeGiro d`Italia: a Caltagirone la spunta il belga Wellens2018050910:52giro d`italiatappa catania-caltagirone<p><span><span>Tim Wellens vince la quarta tappa del Giro 2018 (Catania-Caltagirone di 202 Km), una tappa durissima e costellata da tante insidie. Secondo Michael Woods mentra la terza posizione va all'italiano Enrico Battaglin <span>Quella di Caltagirone &#232; anche la 161&deg; affermazione nella Corsa Rosa per il Belgio: le ultime due portano la firma proprio di Wellens. L'australiano Rohan Dennis mantiene la maglia rosa</span></span><span>, che porter&#224; anche oggi nella tappa da Agrigento a Santa Ninfa. Dopo diverse fughe nel corso della tappa, alle prime pendenze importanti, a pochi chilometri dall'arrivo, l'italiano Valerio Conti tenta il colpaccio, ma gli uomini di classifica mettono in moto il treno e annullano il tentativo del 25enne romano a 3 Km dall'arrivo. I big si muovono in vista dell'ultimo km, con una pendenza che ha punte al 13%: a spuntarla &#232; <strong>Tim Wellens</strong>, che rimonta negli ultimi 300 metri <span>Battaglin</span>, che si deve accontentare della terza piazza davanti al favorito di giornata, Simon Yates. Quinto Davide Formolo, nono Domenico Pozzovivo. Una caduta nel finale ha spaccato il gruppo in due, facendo <strong>terreno a Fabio Aru e a Chris Froome</strong>. Grande entusiasmo durante e a fine gara per i numerosissimi spettatori presenti nella citt&#224; della ceramica per seguire le fasi finali dalla quarta tappa del Giro d'Italia, provenienti da ogni parte della Sicilia.</span></span><br /><br /><br /><br /><br /></p>Caltagironeivomesivomesimage1-(46).jpgSISciclismo-quarta-tappa-arrivo-caltagirone-1013424.cfmSI01,02,03,09010852n
761013417NewsCampionatiOmbretta Cantarelli, “Inter – Juve? Partita difficilissima per entrambe”20180427173527Intervista a una interista doc<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando si affrontano Inter e Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b>, appassionata tifosa dell’Inter e moglie dell’attore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianfranco Jannuzzo</b>, per noi è diventata una piacevole consuetudine. Un interessante appuntamento con l’opinione, capace di entrare nel fulcro dei temi sportivi in maniera attendibile. Schietta, sincera, appassionata tifosa, ma sufficientemente sportiva nell’analisi talora anche critica verso la sua squadra, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b> è l’ideale interlocutrice per le interviste che riguardano il calcio, inteso anche nel suo aspetto più ampio. Così, come avevamo fatto nella partita d’andata del derby d’Italia, anche questa volta abbiamo pensato di avvalerci del suo pensiero in merito a questa partita. Un match che <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>a questo punto del campionato assume un sapore ancor più forte del solito. Ascoltiamola, dunque. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter – Juventus, il derby d’Italia che si presenta con tanti temi che coinvolgono le due squadre. Come vedi questa partita?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ una partita che arriva in un momento particolare del campionato perché, dopo aver perso contro il Napoli, tutti sono contro la Juve. Ho visto quella partita e anche la delusione che traspariva evidente dai volti del popolo juventino, che notoriamente è sicuro della forza della propria squadra. Tuttavia, dopo la batosta subita in Champions, la Juve ha accusato il colpo e contro un Napoli che ha messo tanto cuore, grinta e determinazione, ha perso una gara che a me è sembrata sostanzialmente equilibrata. Ma ritornando alla tua domanda, devo dire che per quanto riguarda l’Inter ho visto una ripresa generale della squadra, anche se nell’ultima partita non mi è piaciuta tantissimo. Inter – Juve è sempre una partita di cartello, ma in questa occasione si contrappongono due altissimi interessi di classifica. Infatti, mentre la Juve viene a Milano per vincere e tenere il suo punto di vantaggio sul Napoli che potrebbe anche significare la conquista dello scudetto, l’Inter si contrappone con la stessa voglia di far suo il match per continuare a sperare nella Champions. Sarà certamente una bella partita, tutta da vivere!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma come spieghi questa strana e pazza Inter, che inizia il campionato in alto alla classifica e poi perde mordente per ritrovarlo sul finire del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“A un certo punto del campionato, fino alla partita d’andata contro la Juve, l’Inter aveva fatto volare di entusiasmo i suoi tifosi e me compresa. Poi, improvvisamente, stentavamo tutti a riconoscerla, talmente deludeva nel gioco e nei risultati. E allora,come spesso accade in questi casi, giravano delle voci che mettevano sotto accusa la squadra e lo spogliatoio. Adesso le cose stanno cambiando in meglio, probabilmente dovuto anche a un nuovo assetto tattico voluto da Spalletti che ha inserito stabilmente in squadra Rafinha.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A questo punto, pensi che l’Inter riuscirà ad arrivare tra le prime quattro e garantirsi la partecipazione in Champions League?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“La possibilità ce l’ha, anche se Roma e Lazio stanno andando forte e qualche volta anche loro peccano di continuità. Secondo me il gioco è tutto aperto, anche se io che sono interista, spero ovviamente che la mia squadra possa farcela anche per una questione di introiti economici, che per l’Inter significherebbero un ulteriore incentivo a rafforzare la squadra.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sempre in tema di zona Champions. Pensi che per l’Inter sia decisivo il match che giocherà all’Olimpico contro la Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Calma, prima pensiamo alla prossima partita contro la Juve che non sarà certamente facile per tutte le ragioni che ti ho esposto. Certo, se all’ultima partita l’Inter dovesse trovarsi ancora in questa posizione di classifica, allora quella gara sarà determinante. Io mi auguro che l’Inter venda cara la pelle e possa ritornare a calcare quei palcoscenici che gli competono per storia e tradizione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Ombretta, in questo momento sei a Roma o a Milano? Te lo chiedo per sapere se andrai a vedere allo stadio Inter - Juve.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“No, in questo momento mi trovo a Roma. Tu sai che seguo il lavoro di mio marito Gianfranco Jannuzzo e in questo periodo siamo impegnati qui. Tuttavia, seguirò la partita in televisione con lo stesso spirito, la stessa passione che mi coinvolge ogni volta che gioca l’Inter. Poi, se c’è di mezzo la Juve…….”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se sarai ancora a Roma, andrai a vedere l’ultima partita di campionato Lazio – Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Contaci, se sarò a Roma non la perderò”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma a conti fatti, ti senti soddisfatta per questo campionato dell’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“In modo assoluto non sono contenta. Visto l’inizio di campionato in cui nonostante un gioco non ancora perfetto l’Inter faceva punti ed era prima in classifica, mi aspettavo certamente qualcosa in più. Tuttavia, devo dare atto a Spalletti di avere dato un gioco che fino a poco tempo fa era frammentario e adesso sembrerebbe migliorato, anche se a mio parere manca ancora quella cattiveria agonistica che è essenziale nel gioco del calcio. Devo comunque aggiungere che se la squadra non si è espressa con continuità, la responsabilità non è certamente da attribuire a Spalletti, ma piuttosto alla squadra che avrebbe ancora bisogno di essere completata in alcuni settori. In fondo, questo mister è all’Inter soltanto da quest’anno. Lasciamolo lavorare in tutta serenità per almeno due o tre anni e poi vedremo i risultati. Naturalmente, è importante che la società lo assecondi nei limiti del possibile.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Insomma, l’Inter ha bisogno di investire ancora in giocatori di alto livello per ritornare grande?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sì, anche se io mi arrabbio moltissimo con questo maledettissimo fair play finanziario, quando guardo Barcellona e Real Madrid che spendono e spandono, comprano i migliori calciatori e nessuno dice niente. L’attenzione a salvaguardare i bilanci societari è essenziale, ma è importante che la legge valga per tutti. Questo, per dirti che l’Inter ha ancora bisogno del campione che faccia la differenza. Come una volta. Come quando si vinceva.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Ombretta, per finire. Togliendo per un attimo la mano dal tuo cuore interista, quanto ti manca la presidenza di Moratti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Tantissimo. Sai, se tu facessi questa domanda a qualsiasi altro tifoso dell’Inter ti risponderebbe allo stesso modo. Questi cinesi sono la continuità, ma la storia romantica di un calcio interista che ci ha emozionato entrando nell’anima, beh, quella la dobbiamo soltanto alla famiglia Moratti perché ha rappresentato il glorioso passato nerazzurro.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cantarelli-ombretta-foto.jpgSiNombretta-cantarelli-inter-juve-partita-difficilissima-per-entrambe-1013417.htmSi100451001,02,03030771
771013413NewsCampionatiLa Juve che ti aspetti20180419194936La Vecchia Signora delude a Crotone<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è più una novità. Quando la Juventus va in provincia soffre maledettamente più che giocare in casa delle più titolate squadre del nostro campionato. E’ successo a Ferrara contro la Spal ed è successo a Crotone. Un film che continuiamo a vedere come fosse ormai qualcosa che t’aspetti. E l’aveva detto anche Marotta in una intervista televisiva poco prima dell’inizio del match in terra calabra: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per noi questa partita sarà ancora più difficile di quella contro il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Napoli”.</b> Evidentemente l’amministratore delegato della Juventus conosce già queste situazioni che Allegri, assieme alla squadra, non ha ancora saputo risolvere. Nei campi di provincia si suda, si corre maledettamente e si aggredisce con il pensiero fisso che non si ha nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. E così nasce sempre la partita della vita, naturalmente per gli avversari della Juve. E persino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simy, </b>il corpulento attaccante di colore del Crotone, ha vissuto la sua giornata di gloria da incorniciare per aver pareggiato i conti con la Juventus, grazie a una clamorosa rovesciata che amaramente ha ricordato quella di Cristiano Ronaldo. Ma non c’è nulla da fare, la Vecchia Signora in questi campi soffre sempre, non perché è stanca o vittima di ansia da prima in classifica, ma più semplicemente perché pecca di presunzione complicandosi il prossimo futuro. E’ una questione di testa, di approccio a queste gare caratterizzate da scarsa tecnica e grande forza fisica e atletica. L’unico a salvarsi dal naufragio calabro è stato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b>, il quale con il suo solito cross chirurgico ha colto la testa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> che ha portato in vantaggio i bianconeri. Ma il sonnecchiare della Juventus è continuato anche dopo essere andata in vantaggio, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> dalla panchina gesticola, inveisce, dà pugni alla lamiera della panchina, calci alle bottigliette d’acqua, ma la Juve sembra in ipnosi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sturaro</b> corre a vuoto, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> delude ancora una volta e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> in novanta minuti e oltre di partita, sferra un solo tiro in porta che è degno di nota. In campo c’è molta confusione e tantissimi passaggi sbagliati. La Juve è proprio brutta da vedere. E così, gioco forza, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zenga</b> sale in cattedra, spinta dal calore del suo pubblico che è complice anche del pareggio spettacolare di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simy</b>. Sì, l’abbiamo scritto più volte; questa Juve è cinica, quasi mai bella, ma punta sempre all’essenziale. E’ vero! Tuttavia, tutto ciò non preclude certi atteggiamenti che lasciano pensare ai problemi di una squadra che si nascondono proprio dietro al suo zoccolo duro. Troppe volte in questi campi di provincia abbiamo notato la difficoltà di sapere reagire con veemenza alla furia dell’avversario, proprio con i suoi giocatori più rappresentativi e con un Allegri che pur mettendo sempre tutti in guardia alla vigilia di certi incontri, anch’egli evidentemente ha le sue buone colpe perché non è in grado di mettere in campo una squadra che abbia maggiori motivazioni. Adesso, all’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allianz Stadium </b>arriva il Napoli di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri,</b> in una partita che molto probabilmente deciderà lo scudetto. Ci saranno le giuste motivazioni per la Juventus?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-che-ti-aspetti-1013413.htmSi100451001,02,03030204
781013404NewsCoppeMa che cos’è questo calcio?20180411172556Roma - Barcellona, una partita entusiasmante!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando pensi che tutto sia finito, quando ci credi solo a parole ma non sei convinto di ciò che dici, quando ti unisci agli altri per farti forza, ecco che quell’incredibile sogno da sempre sognato diventa realtà. E’ la storia del calcio che somiglia alla vita e come tale è fatto di sentimenti e forti emozioni capaci di intersecarsi tra loro e farti mancare il fiato. Succede di tanto in tanto, ma qualche volta accade che in Champions o in qualsiasi altro avvenimento calcistico tutto sembri perso. E invece, chissà come, chissà perché, tutto viene ribaltato e si avvera l’imprevedibile, quello che forse non avevi neanche osato sperare ma lo sognavi. E così sugli spalti dello stadio vedi da una parte bambini, donne, uomini giovani e vecchi che piangono di gioia, mentre dall’altra le lacrime hanno il significato della delusione provocata dalla sconfitta. E’ la bellezza di un calcio che riserva sempre emozioni e imprevedibili situazioni che ti trascinano oltre il pallone, la maglia e la squadra per cui fai il tifo. Questo è successo tra Roma e Barcellona nei quarti di finale in ritorno di Champions League. Una partita difficile da raccontare per l’esaltazione di un significato in cui preponderanti sono le passioni, i sentimenti che quasi nascondono l’analisi tecnica di una partita che ha scritto una pagina indimenticabile del club giallorosso. Un 3 a 0 della Roma, capace di fare ritornare sulla terra i marziani del Barcellona. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi a Iniesta a Piquè a Suarez</b>, incredibile vedere la loro disfatta davanti alla furia, alla determinazione, alla foga di vincere dei giallorossi, che spinti da 60.000 appassionati spettatori, hanno toccato il cielo con le dita. E’ stato davvero un privilegio assistere a un calcio apparentemente ruspante, fatto di poco studio premeditato e tanto cuore, capace di scatenare passioni talora sopite dalle convinzioni anche ingigantite dalla reale superiorità tecnica dell’avversario. Sembra la storia di Davide contro Golia che non tramonta mai, non passa mai di moda e che attraverso il pallone fa vivere momenti indescrivibili di passione. E’ stato un trionfo per il calcio italiano, per i tifosi e per la società giallorossa che giustamente si inorgoglisce per avere una delle prime quattro squadre d’Europa. Vedere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko, De Rossi, Kolarov, Nainggolan, Florenzi,</b> che agli ordini di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eusebio Di Francesco</b> hanno surclassato anima e corpo il meglio dell’Europa calcistica, sembra un film che non finisci mai di vedere. Certo, per i romanisti è stata una <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Maggica”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma,</b> ma crediamo che anche per coloro i quali fanno il tifo per altre maglie e altri colori, questa partita sia stata qualcosa che fa parte della bellezza del calcio. Complimenti Lupa, per aver tenuto alto questo nostro calcio italiano troppe volte bistrattato, inondato da mille congetture e convinzioni di un mondo in cui tutto sia da rifare e nulla da salvare. E ai fautori dei superinvestimenti calcistici, capaci di prometterti vittorie a gogò e primeggianti situazioni di classifica, la bellezza della Roma vista contro il Barcellona mette tutti a tacere. In fondo è il calcio che ci piace, anche se per i suoi mille significati ci rende sempre più difficile raccontare le emozioni vissute.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711eusebio-di-francesco.jpgSiNma-che-cos-e-questo-calcio-1013404.htmSi100451001,02,03030182
791013399NewsCampionatiAdesso c’è un “Mondo” anche lassù20180329204252Il calcio piange la morte di Emiliano Mondonico<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono contento di tornare a respirare il profumo dell’erba”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Una frase emblematica che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Mondonico</b> disse sette anni fa dopo avere subito un delicato intervento chirurgico per un tumore all’addome. Sembra ieri che è ritornato a vivere in mezzo ai suoi giocatori, al pallone che è vita e che per lui non ha mai smesso di rotolare. Negli ultimi anni è apparso spesso in TV come opinionista della Domenica Sportiva durante gli Europei del 2014. Da qualche tempo si era ritirato dalle scene pubbliche per riposarsi, ma senza mai mollare quello spirito combattivo che lo ha caratterizzato lungo l’arco della sua vita. Ma oggi, dopo avere lottato tanto ed essere stato l’allenatore che portò la classe operaia del calcio in paradiso, il “Mondo” ci ha lasciato. Aveva 71 anni ed era un gran conoscitore di quel calcio che per lui era fatto di pragmatismo piuttosto che di fatiscenti estetismi. Palla lunga e pedalare. Era concettualmente il suo calcio, la sua idea di gioco in cui bisognava fare molta attenzione all’avversario per poi colpirlo in contropiede. Una cultura antica che ha dato i suoi frutti e che lo ha reso l’allenatore che disse: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“la partita non è finita finché non è finita”.</b> Un po’ come dire che bisogna crederci fino alla fine e non mollare mai. Così come ha fatto con la sua malattia, capace com’è stato di affrontarla e combatterla a viso aperto. Mondonico viveva un mondo a sé rispetto ai colleghi più illustri e blasonati di lui, era uno che preferiva i fatti alle parole. Ha allenato molte squadre, ma quelle con cui ha scritto una parte di storia indelebile sono state principalmente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta e Torino</b>. A Bergamo è arrivato dalla Cremonese e nel campionato ’87- ’88 ha guidato l’Atalanta di Stromberg che militava in Serie B. Finalista in Coppa Italia, ha partecipato alla Coppa delle Coppe arrivando in semifinale. Il 4-4-2 era il suo credo tattico, quello pragmatico che si opponeva all’estro del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Napoli di Maradona, del Milan di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sacchi e dell’Inter</b> che mieteva successi su successi. Così l’Atalanta, pur non avendo in squadra i grandi campioni, con Mondonico si piazzò al sesto posto nell’89 e fu settima nel ’90. Comincia quindi la sua scalata al Toro di Borsano, dove trova quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lentin</b>i che sembrava essere il suo erede ufficiale per caratteristiche simili alle sue. Ma in quel Toro c’erano anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mussi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fusi</b> in difesa, l’ex giocatore del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid Martin Vasquez</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vincenzo Scifo,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Casagrande</b> e un giovanissimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Christian Vieri</b>. Quel campionato ’91-’92 per il Toro fu un anno da ricordare per i dettami del “Mondo”, per i suoi giocatori di grande levatura tecnica e per il fatto che i granata si classificarono al terzo posto in campionato e furono finalisti di Coppa Uefa dietro l’Ajax, dopo avere eliminato il Real Madrid. Ma l’immagine indelebile di Mondonico, cui è legato il vero spirito Toro, resta sempre quell’episodio di storia granata in cui il 13 maggio del 1992 in occasione della finale di ritorno contro l’Ajax ad Amsterdam, alzò al cielo una sedia in segno di protesta contro l’arbitro, il quale non diede al Torino un sacrosanto rigore che gli costò l’ingiusta sconfitta. In quella occasione emerse l’animo di un Mondonico capace di controbattere vivacemente il macroscopico errore arbitrale, che sgretolò il grande sogno granata di vincere quella Coppa. Nostalgie e rimpianti si intersecarono ai ricordi in agrodolce di quegli anni che rappresentarono il simbolo di un Toro che si sposò bene al temperamento del “Mondo”. Sembravano nati l’uno per l’altro. Così lo ricordano oggi al Toro, con l’affetto incommensurabile verso chi ha dato tanto nel rispetto della grande storia granata. E’ la storia di un allenatore unico e di un uomo che ha saputo associare alla tecnica e alla tattica delle sue squadre, quei valori sportivi che vanno oltre le mode di un calcio che è cambiato nel tempo. Per questo oggi il pallone rotola a fatica; piange la scomparsa di un uomo speciale e pragmatico come il calcio che intendeva. Adesso, c’è un “Mondo” anche lassù.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mondonico.jpgSiNadesso-c-e-un-mondo-anche-lasso-1013399.htmSi100451001,02,03030211
801013398NewsCampionatiIl Milan e la sua metamorfosi 20180328170833I rossoneri in splendida forma, andranno ad affrontare la Juventus all`Allianz Stadium. Un match che si profila interessante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Senza tanti fronzoli e con la logica di un calcio semplice dove ogni contrasto si misura con la forza fisica, il sudore e la voglia di sacrificarsi per il bene della squadra, il Milan di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rino Gattuso</b> è la vera rivelazione del 2018. Il Milan fin dall’inizio di campionato, con una campagna acquisti fatta a suon di milioni di euro, era considerata da tutti la squadra che si sarebbe classificata in zona Champions, dando filo da torcere a Juventus e Napoli. Ma, sotto la guida di Montella, il Milan ha dato dimostrazione di disorganizzazione di gioco con l’alibi di avere costruito una squadra di campioni, i quali avrebbero avuto bisogno di tempo per integrarsi tra loro. E così, più d’una volta, ci si è chiesto se davvero la squadra rossonera fosse costituita da campioni. Ma con l’avvento di ringhio Gattuso, i rossoneri hanno acquisito grinta, determinazione, concentrazione, compattezza di gruppo, pur producendo un calcio semplice. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Calma, non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">abbiamo ancora fatto nulla”</b> dice Gattuso buttando acqua sul fuoco dei facili entusiasmi. Ma i numeri parlano chiaro e dicono di un Milan in corsa per un posto Champions, nonostante l’affannoso recupero dovuto a un inizio di campionato disastroso. E poi con Gattuso, il diavolo rossonero ha pure conquistato il diritto alla finale di Coppa Italia contro la Juventus. Certo, in tutta questa positività, nel mondo Milan pesa l’eliminazione dall’Europa League ad opera dell’Arsenal, che ha saputo approfittare di una serata negativa dei rossoneri <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>nel match d’andata. Nonostante ciò, la squadra di Gattuso ha saputo reagire disputando in casa degli inglesi un inizio di partita molto convincente sotto il profilo caratteriale. Purtroppo non è bastato per passare il turno, ma c’è stata una reazione positiva. Segno che certe delusioni che potrebbero creare deconcentrazione, vengono subito assorbite grazie all’atteggiamento giusto; quello voluto da Gattuso. Con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romagnoli,</b> il Milan ha trovato due centrali di difesa capaci di integrarsi bene. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonaventura, Biglia, Suso, Kessie,</b> costituiscono l’ossatura di un centrocampo capace di fare reparto in fase di non possesso palla a favore della difesa, mentre, allo stesso tempo, costruiscono le ripartenze in attacco a beneficio della rivelazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cutrone </b>(frenetico goleador) e del “resuscitato” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrè Silva.</b> L’unico incompiuto sembra essere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kalinic,</b> il quale non si è integrato perfettamente nel gioco voluto dal suo allenatore e sembrerebbe in partenza per la Cina. E così, l’idea di Gattuso di dare le chiavi del gioco del Milan a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Suso</b>, si è rivelata preziosa e assolutamente azzeccata. Adesso il diavolo rossonero si prepara al confronto di campionato contro la Juventus all’Allianz Stadium. Sarà una bella sfida tra due squadre che non solo hanno obiettivi diversi da raggiungere, ma hanno anche differenti metodi tattici e mentali. La qualità della Juventus, la cui squadra ultimamente è stata cambiata più volte da Allegri a causa dei tanti infortuni e dei numerosi impegni di Champions, dovrà confrontarsi con la grinta e la determinazione di un Milan che verrà sicuramente a Torino per pressare alto una Juve che tecnicamente gli è superiore. Sarà una bella sfida sotto il profilo dell’intensità agonistica, soprattutto nel vedere come mentalmente la Juve si approccerà alla gara, sapendo che tre giorni dopo ospiterà il Real Madrid nella partita d’andata dei quarti di finale di Champions. Il piatto è davvero ricco di succulenti ingredienti che sapranno interessare i buongustai del pallone. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-rino-gattuso.jpgSiNil-milan-e-la-sua-metamorfosi-1013398.htmSi100451001,02,03030183
811013395NewsCampionatiLa crisi del Toro parte da lontano20180319163734La sconfitta interna del Torino contro la Fiorentina ha aperto la crisi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Essere presidente del Toro non vuol dire vedere il calcio come semplice passione distensiva della domenica. E non vuol neppure giustificare la sistematica dipartita da Milano per venire a Torino, sistemarsi sulla seggiola della tribuna vip dello stadio e rilassarsi allontanando gli eventuali pensieri di lavoro legati a <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>RCS, LA7 e CAIRO COMMUNICATION. No, non basta, perché si dà il caso che quella squadra di Torino che viene a vedere per sola passione calcistica è un’altra delle sue aziende, presidente Cairo. Questo è bene ricordarlo, qualora se ne fosse dimenticato! Parlare della crisi del Toro ci sembra quasi di continuare a sparare sulla croce rossa. Dopo avere scritto di tutto e di più su questo argomento che è stato pensato e pubblicato senza mai un riscontro di miglioramento, adesso è anche difficile non disarmarsi davanti a un’evidenza diventata persino stucchevole. Quattro sconfitte consecutive non sono cosa da poco. La contestazione manifestata durante la partita casalinga contro la Fiorentina, è chiara di una situazione insostenibile che affonda le sue radici proprio nei meandri di una molteplicità di errori fatti senza fine. A questo punto disamorarsi di Toro diventa quasi terapeutico, anche in coloro che quando si incontrano per strada hanno ancora voglia di dire la solita frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“FORZA TORO” – “SEMPRE”.</b> Sì, forza Toro per sempre! Ma la delusione di una società vecchia, incapace, pragmaticamente portata al denaro da incassare e spendere centellinando ogni minimo movimento&nbsp;capace di inibire le idee progressiste nel fondare un progetto moderno di calcio vero, beh, lasciatecelo dire, snerverebbe persino i più tiepidi affezionati a una tifoseria che storicamente è tra le più appassionate d’Italia. Figuriamoci tra i più accesi! Il Torino è ammalato. Questo è evidente! Due tecnici (Miahajlovic e poi Mazzarri), una squadra di mediocri, un presidente, un direttore tecnico e uno staff dirigenziale preposto a studiare il presente e il futuro granata, hanno fallito su tutto. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Forse la cultura del Torino calcio deve cambiare cominciando dalla propria gente e dagli antichi pensieri che parlano sempre di “sfiga cosmica”, piuttosto che di “tragedie senza fine”. Non c’è passato se non c’è presente. E se non c’è presente, come potrà mai esserci un futuro? La dirigenza Pianelli fu la prima a fondare una nuova era dopo il Grande Torino, ma nessuno ne raccolse mai l’esempio per una continuità di ammodernamento mentale e gestionale che si presentava necessario. L’orgoglio e la retorica di un passato davvero unico, ha sempre prevalso sul “mai andare avanti” e sul “mai adeguarsi ai tempi”, compiacendosi sempre dietro mille alibi. E’ tempo di cambiare dal basso, dando un chiaro messaggio di voglia di ammodernamento per il presente e il futuro. Stimolare la società per dire di essere cresciuti, di avere delle ambizioni e di non accontentarsi più del quasi niente. Non sappiamo quanto questo possa servire, ma siamo certi che la società prima o poi capirà che il Torino vuole stare sempre in alto alla classifica per raggiungere mete ambiziose. Non bastano più i perenni ricordi di una società fallita, poi rimessa in sesto dai lodisti e acquistata con evidenti pensieri di investimento commerciale e promozione d’immagine da parte dell’attuale presidente Cairo. Il Toro deve crescere nel suo interno. E’ il presente che conta, per costruire le fondamenta in un futuro che vuole interessare e appassionare le nuove generazioni di fede granata. Altrimenti si resterà sempre fermi con i nostalgici parrucconi, un Toro da metà classifica e attento a non retrocedere in Serie B. Quasi fosse una vittoria, quasi fosse un orgoglio. No, l’orgoglio granata è di tutt’altra natura. Si provi a dirlo con l’esempio dei fatti a questa presidenza e a questa squadra. La maglia del Toro deve rappresentare il presente e il futuro. Il passato è storia, è amore, è orgoglio. Sacro e intoccabile resti il pensiero commemorativo del Grande Torino, della tragedia di Superga, di Meroni, di Ferrini, del sentimento romantico legato al vecchio e glorioso Fila e di tutto ciò che appartiene alla storia granata, ma basta girarsi indietro perché così facendo si perderà di vista il domani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNla-crisi-del-toro-parte-da-lontano-1013395.htmSi100451001,02,03030201
821013390NewsEditorialeLe rondini, il sogno di volare e la vita che va oltre la morte20180312180116Quando il calcio offre una domenica di incredibili emozioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ stata la domenica del pallone che non scorderemo mai. E’ stata la 28ma giornata di Campionato di Serie A, in cui neanche il sorpasso in classifica della Juventus sul Napoli ha fatto rumore quanto il silenzio assordante degli attimi e delle emozioni suscitate nel ricordo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. La voce di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla</b> che canta: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vorrei girare il cielo come le</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">rondini….”</b>sembra arrivare dall’aldilà, mentre con fare discreto penetra tra le pieghe dell’anima. E intanto scorrono impietose le immagini di Davide mentre rincorre il pallone della vita. Stadi ammutoliti e calciatori abbracciati in mezzo al campo prima dell’inizio della partita. Ma questo abbraccio sincero è stato diverso dal solito momento di ipocrisia cui siamo purtroppo abituati ad assistere. Questo abbraccio tra giocatori che vestono maglie diverse e hanno diversi obiettivi da raggiungere, adesso, in questo momento, ha il gusto vero dell’umano. Arbitri, assistenti, giocatori, avversari di squadra, tutti stretti a guardare quelle immagini e ascoltare la poesia cantata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla: “Le rondini”</b> appunto. E anche il cielo in questa mesta domenica pallonara di marzo ha deciso di piangere, di commuoversi, di insegnarci che la vita e unica e va oltre ogni cosa. Nuvole basse, cielo plumbeo in tutta Italia e pioggia a catinelle, hanno accompagnato un momento di riflessione verso il senso dell’esistenza, della morte e della vita, che per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori </b>si è recisa troppo presto. E intanto, quelle che sembravano essere gocce di pioggia scendere sul viso dei calciatori, ci accorgiamo&nbsp;che sono&nbsp;lacrime vere. Momenti struggenti, forti, intrisi di emozione, in cui anche il pallone ha dato la dimostrazione di sapere aspettare. E mentre tace anche il fischio dell’arbitro, che in questi momenti rifiuta con discrezione e rispetto la sua autorità di sempre, i tifosi sugli spalti mostrano al mondo i loro pensieri toccanti, i loro sentimenti manifestati attraverso le sciarpe, le bandiere, le foto giganti di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> con dediche tipo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ciao capitano”</b>, che prendono il cuore e danno un calcio al pallone della morte. Un minuto di raccoglimento che sembra una dolce e commovente eternità. Per ovvie ragioni lo stadio di Firenze (dove la partita è stata interrotta per un attimo al 13 minuto del primo tempo, per ricordare il numero di maglia di Astori) è stato il fulcro di questo inizio di gara particolare. Ma anche Cagliari, Roma, Verona, Torino, Bologna, Genova, Crotone, Reggio Emilia, Milano, hanno tributato il ricordo di Astori. Cerimonia davvero toccante, unica per rispetto, per affetto e voglia di inebriarsi di sentimenti di amicizia. E intanto l’arbitro decide che adesso è ora di cominciare. Il suo fischio stavolta è autoritario e doveroso. E’ ora di giocare, di rincorrere il pallone, di scontrarsi,di fare fallo e se possibile di chiedere scusa e dare la mano all’avversario per rialzarsi. Sono le premesse, ma anche le promesse mai mantenute di un mondo che non è così, lo sappiamo. Ma oggi,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>almeno per un minuto, per un solo attimo, grazie a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori,</b> abbiamo vissuto il sogno di una illusione che fa bene all’anima. Sono <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">rondini”</b> di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla </b>(ma anche le nostre), dalle quali cerchiamo sempre di estrarre il significato profondo della vita, delle cose semplici, di quelle cose che contano davvero. Già, questa volta il pallone ci ha dimostrato la sua vera faccia: quella della vita oltre la morte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711le-rondini.jpgSiNle-rondini-il-sogno-di-volare-e-la-vita-che-va-oltre-la-morte-1013390.htmSi100451001,02,03030272
831013389NewsCampionati96 sfumature di granata20180310164559L`illusorio primo tempo del Torino contro la Roma, delude i suoi tifosi con l`amaro retrogusto della disfatta.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>96 <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sono i minuti complessivi della durata del match Roma – Torino (1’ di recupero nel primo tempo e 5’ nella ripresa). Le sfumature sono quelle apparse di intenso granata nel primo tempo, ma che poi sono diventate sbiadite ed evanescenti fino a decolorarsi definitivamente. E’ la sintesi metaforica e cromatica di una gara in cui il Torino non ha saputo essere cinico al momento opportuno, svuotandosi poi di energie psico - fisiche con l’inizio del secondo tempo. Eppure, questa sarebbe stata un’ottima occasione per risollevarsi in qualche modo dalle brutte sconfitte subite nel derby e poi a Verona. Ma non è stato così. Nel primo tempo, infatti, la Roma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Francesco</b> priva degli squalificati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fazio</b> e di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perotti</b> tenuto volontariamente in panchina in vista della partita di ritorno di Champions contro lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Shakhtar Donetsk</b>, è apparsa confusa nel gioco e insicura nelle iniziative d’attacco, soprattutto con i deludenti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Schick </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">El Shaarawy.</b> Il Torino, invece, si è dimostrato sufficientemente volenteroso nell’approfittare di una situazione propizia e forse pure inaspettata. Ma un po’ la mancanza di mentalità cinica e un po’ per le straordinarie parate di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allison,</b> il quale si è reso protagonista sui tiri di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Acquah,</b> hanno fatto sì che i granata spegnessero la luce proprio all’inizio della ripresa. La Roma, dopo essere stata strigliata negli spogliatoi dal suo tecnico <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Francesco</b>, ha iniziato il secondo tempo con vero cipiglio e veementi azioni d’attacco. Così, sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Florenzi,</b> all’11’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manolas</b> con un colpo di testa supera <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu.</b> Questo gol accende di furore i capitolini, i quali prima raddoppiano con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Rossi</b> al 28’ e poi triplicano il loro vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pellegrini.</b> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma il Toro dov’è andato a finire? E’ scomparso letteralmente da tutto e da tutti. E come se non bastasse, al 23’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri </b>ha fatto pure danno nel sostituire proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> che è stato il miglior giocatore del Toro, con un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niang </b>apparso assolutamente evanescente. Poi anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Silvestri</b> è stato sostituito per infortunio da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barreca, </b>mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Acquah </b>ha lasciato il posto a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edera</b>. Ma sono stati i cambi di chi non sa più che fare, talmente la squadra granata si è sciolta come neve al sole. E adesso per il Toro si conta pure la terza sconfitta consecutiva in una situazione di assoluta confusione, in cui ci si comincia a chiedere che senso abbia tutto questo. L’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> ha illuso in un cambiamento positivo, ma a parte un inizio fortunato, oggi non si ha più modo di credere nel suo progetto tattico. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b> è purtroppo l’ombra di quello che è stato, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niang</b> sembra sempre avulso dal gioco di squadra, mentre il centrocampo granata resta sempre incompiuto e alla ricerca di ciò che forse non c’è. Volenteroso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> e persino ammirevole per sforzo profuso è stato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon,</b> duro e talora anche cattivo per interventi fatti non con la necessaria scelta di tempo. Ma il centrocampo della Roma è stato superiore ai granata, i quali con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baselli,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Acquah </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Berenguer,</b> non hanno saputo costruire la diga necessaria per intralciare la propulsione d’attacco degli avversari. La pochezza di possesso palla dimostrata nel secondo tempo, è stata parimente insufficiente anche nel non possesso. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ma il mali del Toro risalgono sempre da lontano, e il presidente Cairo adesso è al centro di questa disfatta granata. Dimostri una volta per tutte di spendere del denaro e costruire una squadra degna di tale nome. Ma che senso ha avuto la cessione di Zappacosta (30 milioni di euro) e Benassi (10 milioni di euro), quando si sa da sempre che una squadra di calcio senza lo zoccolo duro non può andare da nessuna parte. D’accordo, è importante far quadrare il bilancio, ma il Torino non può vivacchiare sempre in una zona di classifica anonima. E per favore si faccia in modo di non parlare più di Europa, perché sarebbe come illudere ancora una volta i sostenitori granata che non meritano di incassare queste reiterate e cocenti delusioni. Adesso il Toro ha il dovere di dimostrare la resilienza di gruppo. La Fiorentina incombe al prossimo turno in casa granata. C’è bisogno di una reazione immediata. Si scuota questo Toro, una volta per tutte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiN96-sfumature-di-granata-1013389.htmSi100451001,02,03030217
841013386NewsCampionatiZaccarelli e Liboni in Sicilia per incontrare i tifosi del Toro20180307190354Trinacria Granata e Renzo Zambito hanno organizzato un evento per i tifosi siciliani del Toro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Renato Zaccarelli</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni,</b> un connubio di ispirazione granata che si interseca tra calcio e musica. Due mondi apparentemente diversi ma eguali nel loro legarsi ai sentimenti e a quella passione capace di sfociare nell’emozione più pura. Grande centrocampista di quel Torino di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b> che conquistò lo scudetto nel 1976 dopo 27 anni dalla tragedia di Superga, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renato Zaccarelli</b> è legato alla maglia granata da una lunga militanza professionale. Alto, elegante e di bella presenza, l’ex centrocampista del Toro ha ancora oggi un nutrito seguito di tifosi granata di tutta Italia, isole comprese. Ma anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni</b>, batterista e cantautore che ha scritto dieci inni ufficiali del Torino calcio interpretandone sei, ha un largo seguito di simpatizzanti tifosi del Toro che non mancano mai di cantare quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ancora Toro”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(io questa maglia sognavo da bambino)</b> che è entrata ormai nell’anima della gente granata. Prova ne è stato il successo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni</b> ha avuto la scorsa estate a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milazzo (Me),</b> quando è stato invitato a presentare il suo libro racchiuso in un cofanetto comprendente un cd che porta il titolo dell’inno ufficiale del Toro. Ebbene, i due personaggi sono stati invitati in Sicilia per un viaggio itinerante che partirà da Agrigento il prossimo 22 marzo e terminerà il giorno 25 dello stesso mese. Due cuori Toro che sono attesi con trepidazione dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Trinacria Granata</b> e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>dall’organizzatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Zambito,</b> che con orgoglio contribuiscono alla passione granata in una terra che pur lontana logisticamente da Torino, non fa precludere mai la sua nutrita presenza alle varie partite che la squadra del cuore gioca in casa e fuori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agrigento e la Valle dei Templi, Noto, Siracusa, Raddusa, Rosolini, Taormina e Fiumefreddo,</b> rappresentano le tappe di un tour granata che si dipana tra storia, cultura, bellezze paesaggistiche e succulente prelibatezze siciliane. Ma per capire meglio quello che sarà l’itinerario di questo mini viaggio in terra di Sicilia da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaccarelli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Liboni</b>, abbiamo pensato di intervistare proprio il cantautore dell’inno del Toro, divagando anche su quello che è il suo pensiero sul Torino di oggi. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Valerio, vogliamo parlare di questo viaggio che farai assieme a Zaccarellli nel cuore della Sicilia granata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sì, con piacere. Il tour che faremo in Sicilia dal 22 al 25 marzo compreso, è stato organizzato dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Trinacria Granata</b> nel nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Zambito</b>. Come hai già detto, andrò assieme a Renato Zaccarelli per partecipare alla manifestazione dal titolo : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cena con Renato Zaccarelli e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni, autore dell’inno del Toro”.</b> Porterò con me i cofanetti di “Ancora Toro” che presenterò a tutti i tifosi granata. Sarà una festa in cui si ricorderà il Toro dell’ultimo scudetto, grazie alla presenza di Zaccarelli. Ma si parlerà anche del mio libro e del Torino di oggi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Canterai dunque l’inno “Ancora Toro” e altre canzoni della tua carriera artistica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Penso che i tifosi vorranno ascoltare in primis l’inno del Toro, e poi se ci sarà l’occasione farò un revival della mia lunga carriera di cantautore”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ vero che tra i tifosi granata in Sicilia si sta cercando di ampliare ancora l’evento con aperitivi e pranzi conviviali?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Su internet ho letto qualcosa di simile, ma tutto è rimandato agli organizzatori e anche ai vari impegni di Renato Zaccarelli. Certo, l’idea è piacevole, ma vediamo cosa ne verrà fuori”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, ritorni in Sicilia dopo il successo che hai ottenuto la scorsa estate a Milazzo. Immagino che ti sei trovato bene!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Di questo nostro tour in Sicilia ho già informato il Dr. Andriolo e l’amico Salmeri, che la scorsa estate hanno organizzato un torneo di calcio a Milazzo con la partecipazione del Torino Primavera. Ho dato loro i contatti di Renzo Zambito per far conoscere il programma del tour. Mi fa molto piacere ritornare in Sicilia in questa circostanza. Devo anche dire che Milazzo mi ha colpito particolarmente per la sua bellezza paesaggistica e non è un caso che con il Dr. Andriolo abbiamo parlato di un eventuale ritorno durante la prossima estate. Mi piacerebbe davvero!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Valerio, cosa pensi di questo Toro deludente per gioco, risultati e classifica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mi è stato riferito, anche se non posso rivelare la fonte, che Mazzarri ha rifatto la preparazione atletica che era già stata completata dal suo predecessore Sinisa Mihajlovic. Un segno inequivocabile di questo fatto è stato l’atteggiamento di De Silvestri, che non ha chiuso a dovere sul secondo gol del Verona. E poi la lentezza di movimenti che si è palesata nel corso del derby, lascia ancor più pensare a carichi di lavoro che sono più tipici della preparazione estiva, piuttosto che in questo periodo della stagione. Ecco perché i giocatori del Toro non corrono al cospetto degli avversari che sembrano saette”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma non pensi che i mali del Toro siano anche imputabili alla società?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“I mali del Toro partono da lontano, questo è appurato da sempre. Costruire un’ottima squadra di calcio, significa anche non vendere i giocatori più rappresentativi che costituiscono lo zoccolo duro del gruppo. E invece ti accorgi che già si parla di vendere Belotti per sostituirlo con Zaza o chissà quale altro acquisto non costoso dal punto di vista economico. Penso che Cairo costruisca delle squadre adatte alla metà della classifica, ma i tifosi sono profondamente delusi e questo lo avverto andando ospite nelle varie trasmissioni televisive. L’ambiente dei tifosi granata è convinto che il pensiero fisso di Cairo sia il bilancio e non la squadra. I risultati parlano chiaro e nel calcio nulla si fa se non si costruiscono basi solide e adatte al raggiungimento di prestigiosi obiettivi. Il Toro attuale è lontano da tutto questo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, il tuo “Ancora Toro” così carico di passione granata e antico romanticismo, sembra quasi in contrasto con tutto ciò che è il Toro di oggi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non farò più un pezzo legato al Torino, perché questo rimarrà nella storia. E’ chiaro che sono molto dispiaciuto per questa situazione legata al Toro, proprio io che sono uno dei più vecchi tifosi granata. Alla soglia dei 70anni, visto che io ne ho 68, avrei voluto almeno una volta vincere qualcosa per scendere in piazza a festeggiare. Invece sono continue delusioni, perché penso che il presidente del Toro abbia investito i suoi soldi in altre cose”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questo mi fa pensare che la tua idea di Toro sia solo romantica!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Esatto. Se voglio vedere giocare al calcio fatto di spettacolo, divertimento e grandi ambizioni, rivolgo lo sguardo a squadre che calcano scenari europei. Il Toro è nel mio cuore, ma il calcio è un’altra cosa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Agrigentofl0711fl0711valerio-liboni.jpgSiNzaccarelli-e-liboni-in-sicilia-per-incontrare-i-tifosi-del-toro-1013386.htmSi100451001,02,03030447
851013383NewsCampionatiToro, in fondo ti si chiede maggiore dignità20180302180113Si attende la partita contro il Crotone, ma il popolo granata è già in fermento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Le due sconfitte subite dal Toro tra derby e Verona, hanno creato tra i tifosi granata un diffuso malcontento. C’è fermento tra la gente del Toro che ha mal sopportato l’atteggiamento quasi rinunciatario contro la Juve e poi la sconfitta in casa di un Verona penultimo in classifica. Così la rabbia, intesa come sentimento del sentirsi traditi, ha prevalso nel popolo granata con polemiche e anche con una bomba carta scoppiata all’interno dello stadio Filadelfia nel corso di un allenamento. Insopportabile l’idea dell’ennesimo fallimento stagionale in cui certe premesse di Europa sono andate letteralmente in fumo. Adesso ci sarà la partita casalinga contro il Crotone a dover dire chi è eventualmente da Toro oppure no, ma soprattutto i tifosi si aspettano una reazione nell’atteggiamento della propria squadra che contro i calabresi deve assolutamente vincere. Con il rientro dal primo minuto di Ljajic, Mazzarri pensa di cambiare tatticamente un modulo che dia maggiori garanzie in attacco. Fino ad oggi, infatti, il gallo Belotti è apparso troppo solo in attacco pur con la presenza di Iago Falque, il quale è apparso troppo arretrato e preoccupato di tenere a bada la fase di non possesso palla. Con l’inserimento di Ljajic, del quale non è mistero la sua non adattabilità al sacrificio d’interdire all’occorrenza, Mazzarri tenta la carta di un Toro più offensivo e meno assillato sulla fase difensiva. I tifosi attendono l’incontro contro il Crotone (che ha pure problemi di classifica) con la mera speranza di un successo del Torino. Dare tutto deve essere l’imperativo assoluto, altrimenti crediamo che la contestazione granata lieviterà ancora. Troppi anni di delusione e questa maglia non lo merita. Questo dicono i tifosi del Toro che in fondo chiedono maggiore dignità e rispetto per la grande storia granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNtoro-in-fondo-ti-si-chiede-maggiore-dignita-1013383.htmSi100451001,02,03030203
861013381NewsCampionatiToro, un altro anno di delusione20180226175434La squadra di Mazzarri perde in casa del Verona,che è penultimo in classifica.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se ci fosse la corsa allo scudetto tra tifosi e squadra, il popolo granata avrebbe sicuramente raggiunto il primato ancora prima del Toro. Commuove questa gente del Toro che segue la squadra in casa e fuori sfidando il freddo, le intemperie, i disagi logistici, i costi talora rilevanti per le proprie tasche e anche le immancabili delusioni accumulate nel tempo. Dopo avere perso il derby della sonnolenza, la squadra di Mazzarri è andata in quella fatal Verona, storica terra di Giulietta e Romeo, a rimediare una sconfitta che brucia. Un 2 a 1 penoso, che dalla cella frigorifera del Bentegodi sbriciola ogni residua speranza granata per l’Europa. La partita del Torino è stata inguardabile, confusionaria e priva di ogni cosa che possa far pensare a una gara di calcio. Il Verona, invece, motivato dal suo essere penultimo in classifica e con il suo allenatore Pecchia in procinto di essere esonerato, pur senza essere irresistibile ha messo in campo attributi e voglia di vincere, proprio come fosse la partita della vita. Il pensare di aver trovato con Mazzarri la terapia giusta per centrare una serie di risultati positivi, ha allontanato tutti da quella che è la realtà di una società che resta fallimentare sotto l’aspetto di una gestione che guarda poco al rettangolo di gioco e tanto ai conti che risultano sempre di un ordine che fa quasi rabbia per la sua perfezione. E’ la gestione di Urbano Cairo, mister braccino corto solo per il Toro, che in tutti questi anni di presidenza granata non ha mai dato l’impressione di essere un imprenditore capace di spendere il dovuto ai fini di un progetto brillante, ambizioso, senza il chiaro intento di accontentarsi di poco, anzi di nulla. Troppo spesso ci si dimentica che nel calcio c’è assoluto bisogno di persone capaci, ma è anche essenziale spendere del denaro e non solo ricavarlo dalle plus valenze. Altrimenti i tifosi della Curva Maratona, invece di andare allo stadio per vedere una partita di calcio, fare il tifo per la propria squadra con bandiere granata, cori da raucedine e magiche coreografie, finiranno per portare con loro, la carta, la penna e la calcolatrice, per aggiornare i conti del bilancio della società per cui fanno il tifo. Peccato che amare una squadra di calcio non è pensare sempre e in maniera ossessiva a non spendere più di quanto si guadagni, ma è anche innamorarsi del gioco, delle triangolazioni, dello spettacolo per arrivare a fare gol e avere la possibilità di vincere per stare in alto alla classifica. Tutto ciò al Toro non succede mai perché si arranca sempre, non si brilla mai e si resta ancorati a un passato che dovrebbe essere preso da esempio. Parli con Junior, Claudio Sala, Agroppi, Pulici, Pecci, e poi scorri gli anni in cui i tifosi granata hanno minimamente gioito con Asta e Ferrante, ma il tema è sempre lo stesso: rimpiangere il passato, dal Grande Torino ai giorni nostri. Ma c’è anche un altro aspetto da considerare nel calcio moderno, ed è l’abilità di saper passare da squadra provinciale a realtà capace di contrastare le grandi squadre. L’Atalanta del presidente Percassi insegna che si può diventare grandi, pur vivendo in un centro non molto grande come Bergamo. Il Torino, invece, sta diventando una realtà provinciale a causa di tutto un insieme di cose che lasciano pensare a storiche insufficienze, di vivere l’azienda calcio senza la necessaria attenzione ai valori tecnici del campo. Non basta cambiare allenatore, se il presidente non si pone neanche il dubbio che forse a sbagliare è proprio lui stesso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Verona Stadio Bentegodifl0711fl0711presidente-cairo.jpgSiNtoro-un-altro-anno-di-delusione-1013381.htmSi100451001,02,03030199
871013376NewsCampionatiTorino – Juventus, un derby sempre affascinante20180216180745Allo stadio Olimpico del Grande Torino, si disputerà la 196ma stracittadina della Mole. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sì, sono proprio lontani i tempi di quei derby dello scavetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maspero</b> che fece sbagliare il rigore a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salas</b>, le corna di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ferrante</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maresca</b>, le dispute di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bettega </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Anastasi</b> contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pulici </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Graziani.</b> Erano anni di stracittadine torinesi sanguigne, legate a un calcio romantico ma anche di grande agonismo come quel campionato 1976-’77, in cui vincere significava anche contendersi lo scudetto fino alla fine. Vinse la Juve con 51 punti in classifica, mentre il Torino <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>realizzò soltanto un punto in meno con l’amara consapevolezza di aver disputato un campionato strepitoso. Quella fu una stagione bellissima, emozionante, in cui i derby di Torino non furono soltanto due, ma si sono protratti per tutto l’arco di un campionato in cui granata e bianconeri si inseguirono partita dopo partita. Così fu! Ma dopo avere aperto la finestra romantica sul passato del derby di Torino, veniamo all’oggi. Per le strade della città sabauda è già derby e tra i locali vicini allo stadio Grande Torino si notano i preparativi per la prossima domenica in cui Torino e Juventus si affronteranno alle 12,30. Le previsioni climatiche non sono buone, perché si prevede un cielo plumbeo e minaccioso di pioggia. Ma questi sono soltanto dettagli, sottigliezze che passeranno sicuramente inosservate, vista la grande attesa per questo 196mo derby della Mole. Il Toro si prepara con la solita antica furia granata e la Juve scenderà in campo per vincere, perché non vuole perdere terreno sul Napoli che lo precede in classifica di un punto. Ma per la Juve c’è pure da rivendicare il deludente 2 a 2 di Champions contro il Tottenham che non è ancora stato digerito dall’ambiente bianconero. Con il recupero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> a centrocampo, la Juve ritornerà presumibilmente a quel 4-3-3 che dopo la sconfitta con la Sampdoria le garantì una serie di vittorie. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> dovrebbero affiancare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> molto arrabbiato per le eccessive critiche subite a seguito della partita di Champions. Il Torino che dall’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> non ha ancora perso una partita, spera di raggiungere quella quota in classifica capace di dargli il diritto di partecipare all’Europa League. Non sarà semplice, ma la squadra del tecnico toscano di San Vincenzo sembra avere trovato la formula giusta con un centrocampo tutto muscoli che prevede <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Obi</b>, più uno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> sempre regolare nel suo impegno, che a differenza di prima non è gravato da compiti di interdizione ma più offensivi. E poi c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>che dopo tanta sfortuna e ripetuti infortuni, è ritornato al gol domenica scorsa contro l’Udinese. Sarà dunque un derby tutto da vivere proprio nel bel mezzo di una domenica di febbraio in cui molti tifosi eviteranno il pranzo a casa, per recarsi allo stadio e gustare il classico panino imbottito. E’ il derby, è la forza del pallone stracittadino che incanta, che fa palpitare e cogliere gli attimi che emozionano per un gol fatto, ma che pure deludono per una rete subita. C’è chi piange e c’è chi ride, così com’è la vita. Ed è proprio questo il fascino di due curve storiche, due bandiere che racchiudono trascorsi diversi spesso anche filosofeggiati dalla cultura granata e bianconera. Ma è il derby della Mole, è il guardarsi sportivamente in cagnesco, che attrae e attizza perché nessuno vuole perderlo. E’ un fatto di orgoglio e sentimenti legati a un pallone capace di mettere gli uni contro gli altri. Ma alla fine, per fortuna, si ritorna a ragionare con il cervello, non più con la pancia e in modo istintivo. Sì, perché tutto ha un limite, anche la gioia o la delusione di perdere un derby. I tifosi del Toro e della Juve lo devono ricordare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNtorino-juventus-un-derby-sempre-affascinante-1013376.htmSi100451001,02,03030185
881013375NewsCampionatiPaolo Aghemo, tra ricordi personali e analisi approfondite 20180215155325Il giornalista di Sky Sport ripercorre il suo passato e il presente della sua attività professionale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Torino, Juventus, la Champions, il campionato e tanto di più è stato approfondito con il giornalista di Sky Sport, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Aghemo.</b> Nato a Torino, Paolo è figlio del compianto ex presidente del Toro Beppe Aghemo, il quale gli ha trasmesso la passione per il calcio. Ama la storia ma soprattutto lo sport e il calcio che ha praticato fin da bambino. Dopo avere frequentato il liceo scientifico all’Istituto Sociale di Torino, dal quale ha attinto valori etici e sociali capaci di formarlo e indirizzarlo alla vita, si è laureato in Scienze Politiche ed ha iniziato a lavorare nei giornali locali. Una professione, quella del giornalista, che ama in maniera particolare perché si confà con il suo modo d’essere. Segue in maniera attenta e competente le vicende sportive di Juventus e Torino curando le interviste ai bordi del campo, oppure in sala stampa per informarci delle varie novità quotidiane delle due società torinesi. Oggi abbiamo pensato di intervistarlo per conoscerlo meglio, parlando di tante cose interessanti che riguardano non solo il calcio. Il suo è un narrare piacevole fatto di ricordi affettivi che lo rendono orgoglioso, mentre rivelano un certo tipo di personalità che si evidenzia anche dal punto di vista professionale. Ascoltiamolo dunque in questa esaustiva intervista, capace di farci conoscere meglio la persona dal punto di vista professionale e umano. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Paolo, cosa si prova ad essere figlio d’arte?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Si prova una sensazione di grande orgoglio e soddisfazione per quella che è stata la storia, la vita di mio padre. E ancora adesso sono tanti<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>gli attestati di stima ricevuti, quando vado in giro e sentono il cognome che porto con grande orgoglio. Io so che quella sua vita è stata vissuta con grande passione e che ha saputo trasmettere dei valori, dei principi e un modo di stare al mondo e rapportarsi con gli altri che, vedendo queste testimonianze adesso che papà non c’è più, mi fanno capire che è una strada da seguire. Dall’altra parte dico che non è facile essere figlio d’arte. Non lo era ai tempi del calcio in cui mio papà era grande protagonista ed io giocavo, ma non lo è in generale per tutti. Infatti, avendo una figura genitoriale così importante, forse dall’esterno ci si aspetta che il figlio sia all’altezza del nome che porta, nell’essere capace di fare ciò che hanno fatto il padre o la madre. Non è così perché ognuno di noi è diverso, e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>oggi devo dire che questo confronto l’ho patito per un certo periodo della mia vita. Poi ho trovato la mia strada e adesso sto cercando di seguire quel percorso precedentemente tracciato. E’chiaro che per me papà resta un punto fermo, una luce capace di illuminarmi nei momenti di difficoltà. E’ come segnare il sentiero da seguire, ma con la consapevolezza che non potrò mai essere come lui e neanche alla sua altezza. Lui è stato unico, così come ognuno di noi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma c’è qualcosa in particolare di papà che ricordi più d’ogni altra cosa?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La generosità e la naturalezza, che però è una caratteristica che ognuno ha oppure no. Ma papà era un istintivo, un passionale. Tutte doti che però gli hanno creato più problemi che altro, soprattutto nel periodo in cui è stato presidente del Torino calcio in cui forse sarebbe stato meglio essere più diplomatici, frenando istinto e passione. Ma lui era fatto così, non c’era nulla da fare! Dunque, ciò che mi è rimasto di lui è la generosità, la passione, il rispetto degli altri e anche quell’intendere la propria professione come qualcosa che ti diverte. E io sono così nel mio intendere il lavoro di giornalista, esattamente come quando mio padre curava le pubbliche relazioni all’Unione Industriale di Torino. Sempre con passione!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che quando eri piccolo facevi la radiocronaca delle partite di calcio del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non solo del Toro, ma anche di tutte le partite del “Novantesimo Minuto”. A casa replicavo i servizi di domenica sprint con il pallone di spugna. Giocavo, facevo l’azione e intanto facevo il commento dell’azione stessa e mi inventavo i risultati. E, come se non bastasse, lunedì con i compagni di scuola elementare ricreavamo lo studio di Paolo Valenti”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu sei stato alunno dell’Istituto Sociale di Torino per 13 anni. Quale importanza ha avuto per la tua formazione personale nella vita.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Fondamentale, perché mi ha permesso di vivere un’esperienza di serenità nell’adolescenza e nell’infanzia. L’Istituto Sociale è stato un ambiente che mi ha messo nelle condizioni migliori per crescere, sia da un punto di vista delle strutture,dei rapporti, degli insegnanti e del clima che si respirava e coinvolgeva tantissimo la famiglia. Crescendo, i valori<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>cristiani, cattolici, di rispetto e di generosità che già si respiravano in famiglia, venivano assorbiti anche a scuola. Ma anche i valori più tecnici, tipo la disciplina e le regole da rispettare e seguire, sono state formative. C’è poi un’apertura mentale che il Sociale è riuscito a darmi, ed è la capacità di avere dei dubbi e mettersi in discussione con forma di autocritica. Una sorta di apertura mentale che l’Istituto che ho frequentato per 13 anni è riuscito a darmi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dal 2007 sei reporter di Sky Sport. Come nasce la tua passione per il giornalismo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nasce da bambino, proprio quando facevo le cronache delle partite ed avevo una particolare passione per il calcio, visto che ho anche giocato fin da quando avevo sei anni. Poi, crescendo, ho sempre avuto l’idea di fare quel tipo di mestiere. Volevo fare il calciatore, ma ho capito ben presto che non era possibile farlo. Così, all’età di 17 anni ho cominciato a scrivere sui giornali locali. Da lì in avanti ho capito che era una cosa che mi piaceva fare e così ho continuato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parlando del Toro, che idea ti sei fatto della squadra di Walter Mazzarri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi piace e penso positivo. Con Mihajlovic c’era una situazione difficile a livello di feeling, di clima pesante tra lo staff tecnico e la proprietà. Non si percepiva più anche a pelle quell’unità di intenti e condivisione che è necessaria tra le parti. E poi alcune divergenze sulla comunicazione e la valorizzazione di alcuni giocatori, che si concretizzavano in risultati negativi. Con Mazzarri credo che Cairo abbia trovato un allenatore che sa valorizzare quello che ha. Il nuovo tecnico non chiede più di quanto la società possa dare, e poi in questa squadra che è da ritenersi buona per come è stata costruita, il nuovo tecnico sta apportando delle modifiche tattiche tali da valorizzare i giocatori che già dimostrano un ottimo atteggiamento in campo e grande attenzione in fase difensiva. Tutto questo dimostra che Mazzarri è in grado di sfruttare al meglio le caratteristiche tecniche di ogni giocatore. Ad esempio c’è il Baselli di turno che è stato messo in un ruolo diverso, piuttosto che Ansaldi inserito a centrocampo, Niang che sta facendo bene e Iago Falque che continua a fare benissimo e non viene mai tolto. Tutto ciò ci fa capire come Mazzarri stia cercando il miglior schema tattico, funzionale alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori e non viceversa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Paolo, ma perché il Torino non vince più lo scudetto da troppi anni?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il primo motivo è economico, visto che c’è un gap talmente alto con le prime in classifica che hanno un cospicuo fatturato. Oggi come oggi è impossibile sostenere il costo dei grandi campioni e dei loro ingaggi. Un monte ingaggi come quello che ha la Juventus, per il Torino è praticamente impossibile sostenerlo e anche soltanto immaginarlo. Una volta si cercava di coprire queste differenze lavorando sui giovani. Adesso i giovani di valore ambiscono ad alti livelli con grandi palcoscenici e vengono subito acquistati da altre società. Quindi è praticamente impossibile trattenerli, a causa di una alta richiesta economica che il Torino non può sostenere”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ecco Paolo, tu hai toccato un tema di grande attualità: i settori giovanili. Quanto è responsabile la FIGC di avere ormai da troppi anni non supportato le società di calcio a incrementare la valorizzazione dei giovani calciatori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che la Federazione interverrà presto, perché c’è stato questo cambio di rotta oltreché di uomini, per un intervento con i centri federali piuttosto che con altri sistemi e metodologie atte ad aiutare i giovani e le società. Quindi, si auspicano maggiori incentivi affinché i club siano portati ad investire ancor più di quanto non facciano adesso, cambiando un certo tipo di cultura nella reale valorizzazione dei giovani calciatori”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il tuo pensiero sul campionato attuale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il Napoli gioca benissimo, è una squadra spettacolare, ma la Juventus è la grande squadra che vince anche quando non gioca bene e quindi è più forte. All’estetica del Napoli si oppone la mentalità vincente dei bianconeri, che per me sono i favoriti a vincere lo scudetto. La rosa della Juventus a livello di qualità e alternativa, è sicuramente superiore a quella della squadra di Sarri. Io credo che il Napoli farà molta fatica a mantenere il livello attuale, perché giocare su due fronti significa avere una rosa ampia di giocatori di qualità. La Juventus, invece, andrà fino in fondo in tutte e tre le competizioni, o comunque ci proverà perché ha i mezzi per farcela”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parlando di Napoli. Pensi che sia soltanto un limite economico quel suo insistere sempre sugli stessi giocatori, oppure è una mentalità apportata da Sarri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A livello economico il Napoli non ha le stesse possibilità della Juve che ha un fatturato superiore. Però la Juve insegna che certi affari economici si possono fare spendendo poco e a parametro zero. Questa società è brava ad andare a prendere giocatori, prima ancora che esplodano e che diventino calciatori a livello internazionale. Aveva preso Vidal che era un buon giocatore ma non grandissimo come poi è diventato, aveva preso Pogba a parametro zero, Coman che poi era andato al Bayern a parametro zero. E quindi bisogna avere anche la capacità di fare certi colpi, anche senza grandi potenzialità economiche. Il Napoli ha fatto sicuramente grandissime operazioni, ma probabilmente in questo momento la Juve è più brava, grazie anche alle idee e alla vasta rete di osservatori capaci di scoprire quei giocatori che servono a quel tipo di squadra”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che idea ti sei fatto del mezzo passo falso della Juve di Champions contro il Tottenham?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un blackout inaspettato. La Juventus ha iniziato la gara nel migliore dei modi, ha segnato due reti con Higuain e giocato un ottimo calcio, ma poi ha dato troppo campo agli avversari che hanno approfittato della situazione e hanno terminato la gara in parità. Ma ha ragione Allegri quando sostiene che non è il caso di drammatizzare per questo mezzo passo falso della Juve. Il Tottenham è un’ottima squadra dal centrocampo in avanti, ma è apparsa vulnerabile in difesa”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi delle critiche che sono state fatte in questa occasione al pipita Higuain?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Le ritengo esagerate. A mio avviso, pur avendo sbagliato un rigore, l’argentino ha fatto un’ottima partita non solo per aver segnato due gol, ma anche per aver sostenuto il centrocampo in fase di contenimento dell’avversario. Ma attenzione, perché il pipita si esalta sempre quando viene pungolato dalla critica, e poi nella partita successiva in genere sfodera prestazioni ancora più grandi. Per questo motivo penso che sarà il primo giocatore della Juve, che il Toro dovrà temere nel derby”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, il derby di domenica prossima. Qual è il tuo pensiero in merito?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve è nettamente favorita, però attenzione a Mazzarri e al Toro che soprattutto contro le squadre più forti riescono a leggere gli aspetti che rappresentano i punti deboli dell’avversario. Il Toro ha incartato molto bene la Sampdoria, con l’Udinese ha fatto una partita intelligente, essendo disposta bene in campo e dimostrando la capacità ad adattarsi bene all’avversario. Ed è proprio attraverso la rivoluzione tattica che c’è stata con l’avvento di Mazzarri, che si riescono a trovare i punti deboli dell’avversario per poi colpirlo; a differenza del Toro di Mihajlovic in cui bisognava attaccare e fare la partita con il pericolo di esporsi immancabilmente alle qualità dell’avversario. Quindi, Juve favorita. Ma attenzione a questo Toro che non parte sconfitto e cercherà di aggredirla alta”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Secondo te i granata riusciranno ad entrare finalmente in Europa?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ritengo che quest’anno sia difficile, perché c’è la Sampdoria che sta facendo una grande stagione, c’è il Milan che verrà fuori, c’è l’Atalanta che è una squadra che ha uno zoccolo duro e Gasperini la fa giocare benissimo e con meccanismi giusti. Mazzarri è arrivato in corsa, il Torino non è stato costruito da lui e per forza di cose si trova a far rendere al meglio una squadra non sua. Credo che il Torino abbia ancora bisogno di un paio di innesti da inserire su questo telaio. Mi riferisco soprattutto a un centrocampista di qualità superiore da inglobare in un centrocampo già ricco di incontristi. E poi tutto dipenderà dal gallo Belotti, se resterà o meno. Sì, perché se le strade tra il centravanti e il Torino dovessero dividersi, la società dovrà pensare a un sostituto che sia all’altezza della situazione come ad esempio Duvan Zapata, che secondo me è il giocatore perfetto per l’attacco del Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-paolo-aghemo.jpgSiNpaolo-aghemo-tra-ricordi-personali-e-analisi-approfondite-1013375.htmSi100451001,02,03030224
891013371NewsCalciomercatoIl Torino e l’anonimo mercato invernale20180201195522L`analisi sul mercato del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ecco il mercato del Toro: </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Acquisti – Damascan dallo Sheriff <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Tiraspol, acquistato per 1.5 milioni di euro e non ancora tesserato in quanto in attesa del passaporto rumeno. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Cessioni - <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Gustafson in prestito al Perugia, Boyè prestito oneroso con diritto di riscatto, Sadiq ritorna a Roma.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tutto qua, niente più e niente meno di un mercato granata che non meraviglia più per il suo sterile apporto a una squadra che ha cambiato il suo conduttore, con la convinzione che il parco giocatori che compongono la rosa del Torino sia sufficiente per centrare l’ingresso in Europa. E mentre la Primavera di Coppitelli batte la Roma e va in finale di Coppa Italia dopo ben sedici anni, a nostro avviso la Prima Squadra granata sembra ancora una volta non essere competitiva per la conquista di un posto per l’Europa. Si ripete la storia di sempre che mette in evidenza l’ottima gestione economica del presidente Cairo, che però va a discapito della qualità di una squadra che non eccelle dal punto di vista tecnico. Sono linee aziendali che rispettiamo e che sintetizzano una chiara scelta societaria di restare nell’ambito di una classifica anonima e incapace di fare quel balzo di qualità che la gloriosa storia della società granata meriterebbe. Sono i discorsi di sempre che non smuovono mai l’entusiasmo talora supportato dalla pancia e dal cuore, piuttosto che sempre dalla razionalità di non fare mai il passo più lungo della gamba. E’ vero che la finestra di gennaio non offre molto a chi pensa di fare l’affare che possa migliorare la situazione della squadra, tuttavia, per quanto riguarda la società di Cairo, avvertiamo sempre quel senso di volere fare attenzione in maniera quasi maniacale, a un bilancio in cui le entrate devono sempre essere superiori alle uscite. Ma l’azienda calcio chiede talora sforzi economici che devono essere fatti in virtù di un miglioramento del tasso tecnico della squadra, capaci di portarti al centro dell’attenzione senza farti rifugiare volutamente tra le retrovie che non brillano, ma che ti fanno restare a galla. Il Torino merita una squadra ai vertici. E non basta un allenatore di buon livello, se i calciatori sono bravi ma non abbastanza per ambire ad ottimi traguardi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711presidente-cairo.jpgSiNil-torino-e-l-anonimo-mercato-invernale-1013371.htmSi100451001,02,03030361
901013367NewsCampionatiIl calcio in una domenica di poca luce20180129152949Tra Var e qualità di gioco che non c`è, il campionato di Serie A entra in confusione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 22ma giornata di Serie A ha posto in analisi molti quesiti. Innanzitutto la crisi della Roma e dell’Inter, il lento recupero del Milan, le vittorie di Napoli e Juventus, cui si associano anche quelle dell’Atalanta, della sorprendente Udinese, della Sampdoria, del Torino e del “disperato” Verona che va a vincere a Firenze con un clamoroso 4 a 1. Roba da non credere! Ma ciò che fa ancora discutere è il Var, o meglio la classe arbitrale che ultimamente sembra non imbroccarne più una. Della serie “Chi l’ha visto”, infatti, c’è da mettere in rilievo il gol regolare annullato al Crotone, il mancato annullamento del gol di Cutrone segnato con il braccio alla Lazio, il mani in area di Koulibaly giudicato involontario e il rigore generoso assegnato a Callejon. Detto questo, dobbiamo anche parlare del non gioco espresso dalla partita Chievo – Juventus. E’ vero che si è giocato a una sola porta, ed è pure vero che il Chievo è rimasto in nove uomini per la giusta espulsione dell’ingenuo Bastien e di Cacciatore, ma è anche vero che la Juventus è incappata in una serata riprovevole sotto il profilo della logica del calcio ad alti livelli. Gioco lento, sonnolento, noioso, con molti errori che non giustificano una Juventus che lotta con il Napoli per conquistare lo scudetto. E poi le avete viste le maglie della Vecchia Signora? Un verde marcio che non ricorda nulla della storia bianconera e che per la sua bruttezza è stata perfettamente in linea con la nebbiosa, noiosa e malinconica serata di un “non calcio” espresso nella terra di Giulietta e Romeo. Il campanello d’allarme si è avvertito già contro il Genoa, ma tutti pensavamo che fosse dovuto alla lunga sosta invernale. Invece, sembra proprio che la Juve abbia perso la sua spiccata qualità di gioco, magari non bellissimo ma sicuramente accettabile per la posizione che occupa. Adesso pensiamo che Max Allegri abbia fatto fare ai suoi una preparazione più pesante, proprio alla luce dei prossimi impegni di Champions e anche di Coppa Italia e Campionato. Se così fosse, rimandiamo ancora il nostro giudizio attuale su una Juve che non può certamente essere espresso con note positive. Intanto, il Napoli di Sarri dopo avere incassato il gol del Bologna (a parte le sviste arbitrali a suo favore) agguanta una vittoria che la riporta in testa alla classifica. Il suo gioco divertente e brillante, diventato ormai leggenda metropolitana al cospetto della mediocrità espressa dalle altre squadre, si avvale adesso anche da certe situazioni fortunate che ne agevolano le vittorie. C’è poi da evidenziare la crisi di una Roma, che perdendo in casa contro la Sampdoria mette a nudo un lungo momento di confusione dovuto anche alle sirene di calciomercato. E poi l’Inter di Spalletti che non smette di deludere, soprattutto in virtù del fatto che in base al suo buon inizio di campionato aveva fatto illudere addirittura in un piazzamento finale da podio. Ma, evidentemente, i nerazzurri hanno semplicemente mascherato gli annosi problemi di carattere tecnico, di mentalità e di organizzazione di squadra, che il nuovo tecnico aveva quasi individuato ma non risolto completamente per mancanza di qualità a centrocampo. Adesso, sembra che si stia definendo l’acquisto di Pastore dal PSG, ma basterà per ritornare a vedere un’Inter all’altezza della sua fama? Vedremo! Per il resto dobbiamo mettere in rilievo la rotonda vittoria del Toro contro il Benevento, tuttavia, per quanto riguarda i granata del nuovo corso targato Mazzarri, ci riserviamo prossimamente di dare dei giudizi più concreti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNil-calcio-in-una-domenica-di-poca-luce-1013367.htmSi100451001,02,03030192
911013361NewsCampionatiCairo a Mihajlovic, “Mi ringrazi, perché avrei potuto licenziarlo prima”20180115172551Pronta risposta del presidente granata a Mihajlovic, il quale si è risentito per non aver ricevuto da lui la telefonata di esonero. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sì, presidente Cairo, siamo d’accordo con lei! Sinisa Mihajlovic doveva esonerarlo dopo Firenze, dopo le polemiche scaturite per le frasi su Anna Frank e dopo tutte le sceneggiate in campo che il tecnico serbo ha collezionato pubblicamente come fossero cose scontate. Certo, nessuno potrà mai dirci se con una sua più decisa azione risolutrice, il Toro avrebbe migliorato la sua situazione in classifica. Tuttavia, andando anche a ritroso nel tempo di ciò che abbiamo scritto su questo tema, siamo convinti che l’immagine Toro ne avrebbe guadagnato almeno sotto il profilo di uno stile che si stava lentamente deteriorando suo malgrado. Lei sa che da parte nostra non c’è mai stata, né mai ci sarà, nessuna aprioristica voglia di strumentalizzare questo o quel personaggio che gravita nel mondo del calcio, anzi se siamo convinti della qualità tecnica, professionale e umana, lo scriviamo sempre nel rispetto della correttezza giornalistica. Ma Mihajlovic ci ha francamente deluso sotto il profilo comportamentale e anche tecnico. Troppa confusione, troppi isterismi, troppi atteggiamenti a muso duro contro i giocatori e talora anche contro i suoi stessi collaboratori. E poi quante parole di intimidazione ai suoi giocatori prima di ogni derby: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Chi non gioca bene questa</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">partita non giocherà il derby…” (Sinisa dixit).</b> Senza parlare poi delle conferenze stampa e di alcune frasi dette ad alcuni colleghi che non possono essere accettate, tipo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ma che caz.. di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">domande mi fai…” </b>No, questo sistema non poteva durare a lungo, anzi diciamo che è durato fin troppo. Non discutiamo la persona perché bisognerebbe averla conosciuta a fondo, ma il tecnico sì, quella figura è davvero discutibile. Ora c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Mazzarri</b> che rappresenta la speranza (più che la certezza) di ristabilire un equilibrio granata che si era perso per strada. I risultati sono importanti, anzi sono essenziali per rinvigorire un entusiasmo che negli ultimi tempi si è opacizzato a causa di quanto abbiamo detto fin qui. A questo punto, dopo la sosta invernale, dopo il ritrovato entusiasmo dei tifosi granata accorsi numerosi al Filadelfia per assistere all’allenamento e dopo avere appreso piacevolmente che Mazzarri, in una domenica mattina qualunque si è recato in anonimato a Superga per respirare la grande storia del Toro, pensiamo davvero che ci siano tutti i presupposti ambientali per fare bene. Il campo poi darà le risposte necessarie ad eventuali analisi tecniche che non tarderemo a fare come da nostra abitudine professionale. Come sempre cercheremo di analizzare i vari risultati del nuovo Toro targato Mazzarri, gli eventuali movimenti in entrata e in uscita durante questo mercato di gennaio e poi speriamo di continuare a scrivere pagine di calcio granata anche in campo europeo. Vedremo cosa accadrà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711presidente-cairo.jpgSiNcairo-a-mihajlovic-mi-ringrazi-perche-avrei-potuto-licenziarlo-prima-1013361.htmSi100451001,02,03030184
921013358NewsCampionatiIl commento alla 20esima giornata di Serie A20180107184516In Serie A si delinea un campionato a due tra Napoli e Juve.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 20esima giornata di Serie A, prima di ritorno, ha messo in chiaro alcune cose che fino a qualche domenica fa sembravano ancora incerte. Prima di tutto si evidenzia il delinearsi di un campionato che per la conquista dello scudetto sembra ristretto a due sole squadre: Napoli e Juventus. Le altre pretendenti al titolo, infatti, sembrano perdere punti a causa di un gioco inizialmente illusorio di speranza e poi sfumato nel nulla. Su questo piano mettiamo l’Inter di Spalletti e la Roma di Di Francesco, mentre prosegue bene la Lazio di Inzaghi e l’Atalanta di Gasperini, che dopo avere perso qualche punto in partenza, adesso sta recuperando attraverso la concretezza di un gioco che ha saputo mettere in ginocchio il Napoli in Coppa Italia e la stessa Roma in campionato. Per il resto c’è da rilevare la lenta e faticosa risalita del Milan di Gattuso che pur faticando in casa contro il Crotone, riesce a portare a casa tre punti importantissimi per la sua classifica e il morale. Vince il Toro del neo allenatore Walter Mazzarri, di cui abbiamo largamente descritto lo spirito propositivo in un altro articolo. Cade malamente la Sampdoria a Benevento, l’Udinese pareggia a Verona contro il Chievo e il Genoa ha la meglio sul Sassuolo all’80esimo. Questo è il quadro dei risultati della domenica di calcio di Serie A che si appresta a iniziare una settimana di riposo invernale. Dicevamo della deludente Inter che si è fatta raggiungere dalla Fiorentina in terra toscana, dopo aver segnato uno striminzito gol frutto di un gioco farraginoso, che nasconde quanto di interessante si era detto dei nerazzurri di Spalletti per buona parte del girone d’andata. Stessa delusione per la Roma, alle prese com’è nella gestione etica di un Nainggolan escluso dai convocati dopo la folle diretta Instagram di Capodanno, la crisi del gol di Dzeko e tanti altri problemi che forse inaspettatamente si sono abbattuti su Eusebio Di Francesco e la sua squadra. Sorride invece la Lazio dopo il 2 a 5 a Ferrara contro la Spal. 4 gol di Immobile e una condizione di squadra invidiabile sotto il profilo atletico e tecnico, fanno dei biancocelesti la squadra più in forma del campionato. Il Napoli soffre più del dovuto ad avere la meglio sul Verona allo Stadio Fuorigrotta. Un 2 a 0 che porta la firma di Koulibaly e Callejon nella squadra di Sarri che inceppa la fluidità del proprio gioco brillante, ma che comunque resta in testa alla classifica con un punto davanti alla Juve. Già, la Juventus! I bianconeri soffrono al Sardegna Stadium contro un Cagliari che ha fatto la partita della vita. Un solo gol segnato da Bernrdeschi, un palo, una traversa e un andamento di partita che se fosse finita in parità (vedi l’errore dell’arbitro e del Var nel non valutare con un penalty il fallo di mani in area di rigore di Bernardeschi) nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Si infortuna seriamente Dybala e adesso è incerta la sua presenza nella partita d’andata in Champions League, che si svolgerà a Torino contro il Tottenham il prossimo 13 febbraio. C’è da dire che Allegri è riuscito a fare un corpo unico tra giocatori vecchi e nuovi arrivati. Di questo dobbiamo dargli atto, anche nell’inculcare ai suoi giocatori quella mentalità vincente che caparbiamente si evince in partite come quella di Cagliari, in cui si soffre più del dovuto, si stringono i denti, non si riesce a fare il proprio gioco per incontrare un avversario agguerrito, ma alla fine ci si rende conto che sono proprio queste le gare che ti fanno vincere lo scudetto. Ciniche strategie di chi ha esperienza da vendere e sa gestire i vari momenti legati alle varie competizioni cui si partecipa. E intanto vedremo cosa accadrà in seguito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNil-commento-alla-20esima-giornata-di-serie-a-1013358.htmSi100451001,02,03030218
931013352NewsCampionatiEcco perché Juventus Roma arriva al momento giusto.20171219163228Il fascino del big match dell`antivigilia di Natale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La 18ma giornata di Serie A (penultima del girone d’andata) ci propone il big match tra Juventus e Roma. Una sfida di antichi veleni e antipatie senza fine, che hanno caratterizzato la storia di queste due società di calcio sempre rivali, più nella forma del mal accettarsi aprioristicamente, che nel reale antagonismo per la conquista del titolo di Campione d’Italia. L’attesa è da sempre spasmodica fra le due tifoserie, tanto da registrare sempre il tutto esaurito nei due stadi di appartenenza. E anche per questo incontro del 23 dicembre, antivigilia di Natale che sarà molto fredda dal punto di vista climatico, duemila e cento tifosi della Roma riempiranno il settore ospiti dell’Allianz Stadium. Nonostante le numerose lamentele per il caro biglietto che ai tifosi giallorossi costerà circa 45 euro, i tagliandi a loro riservati sono andati polverizzati nell’arco di un’ora. Segno evidente che, come sempre, l’attesa per questa partita è davvero intensa. E ne hanno ben donde le due tifoserie ad aspettare con così tanta ansia questo big match dal sapore cruciale, almeno per quanto riguarda la sistemazione nell’alta classifica che potrebbe concorrere anche al titolo d’inverno, sia per la Juve che per la Roma. Il Napoli è capolista con 42 punti, mentre la Juventus segue a 41 e la Roma è a 38. Tenuto conto che i giallorossi devono ancora recuperare una partita, qualora dovessero vincere il big match con la Juve si sistemerebbero al pari della Vecchia Signora. Ma se a vincere la partita saranno i bianconeri, ecco che il titolo d’inverno sarà riservato a Napoli e Juve, che nell’ultimo turno di andata se la vedranno fuori casa, rispettivamente con Crotone e Verona. Comunque, a parte queste considerazioni di carattere numerico, pensiamo che la sfida tra Juventus e Roma arrivi proprio al momento giusto della stagione per situazioni di carattere tecnico che sono molto simili tra loro. Le due squadre, infatti, sono in un momento positivo di forma che sta lievitando domenica dopo domenica. La compagine di Eusebio Di Francesco, fin dall’inizio del campionato sta mostrando tutto il suo valore dal punto di vista tecnico, cui si è aggiunto quell’ordine tattico e mentale che l’ha resa anche cinica e granitica. E non è un caso che domenica scorsa nel match casalingo contro il Cagliari, i giallorossi abbiano sofferto l’avversario per tutta la partita e poi superato con un misero ma importantissimo gol di Fazio proprio allo scadere del match. E’ stata una prova di forza e di grande carattere che non è da sottovalutare. La Juve di mister Allegri, invece, a Bologna ha dato una dimostrazione di squadra che non demorde mai e anche quando sembra non essere all’apice della sua forma, ha dentro di sé grandi valori di caparbietà che fanno sempre la differenza. Il momentaneo problema dovuto alle precarie condizioni di forma di Dybala, non va ad intaccare la crescita globale di una Juve che trova sempre il modo (grazie anche ai tanti campioni della rosa a disposizione di Allegri) di superare certi momenti difficili che per altre squadre potrebbero essere irreparabili. La Juventus sta lievitando molta convinzione nelle proprie forze, in attesa di quel mese di marzo tanto declamato da mister Allegri, in cui, a suo dire, la sua squadra raggiungerà quella condizione di forma fisica e mentale capace di sostenere la dirittura d’arrivo in Champions, ma anche in Campionato. Dunque, alla luce di tutte queste considerazioni, possiamo proprio dire che il big match tra Juventus e Roma arrivi al momento giusto per dare tante risposte sulle ambizioni reali delle due squadre.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-max-allegri.jpgSiNecco-perche-juventus-roma-arriva-al-momento-giusto-1013352.htmSi100451001,02,03030226
941013347NewsCampionatiDerby d’Italia: tanta attesa, molta delusione20171210101940Nel catino dello Stadium, freddo polare e calcio deludente.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nel calcio succede spesso che partite di notevole importanza ai fini della classifica, diventino match di esasperazioni tattiche che vanno a discapito del gioco e dello spettacolo. E’ successo ieri sera all’Allianz Stadium, dove era di scena Juventus Inter. Era davvero tanta l’attesa di questa partita che poneva tutti i presupposti per un gustoso piatto di emozioni, ma le due squadre si sono preoccupate maggiormente di non perdere. Soprattutto l’Inter di Spalletti, che soltanto in un’occasione nel corso del secondo tempo l’abbiamo vista sfiorare il vantaggio. Dall’altra parte la Juve non ha dimostrato di fare chissà quale sforzo per superare l’avversario, tuttavia, nel computo dell’interesse di vincere la partita ha manifestato maggiore convinzione. Questo non vuol dire che avrebbe meritato di vincere la gara più dell’avversario, anche perché non si sono viste azioni brillanti ed è quindi mancato lo spettacolo. Mandzukic ha sprecato le poche occasioni da gol create dai bianconeri e soltanto Cuadrado si è sfiancato per tutta la partita, cercando sulla destra di azzeccare il cross vincente. Ma non era serata, perché i tanto attesi Higuain e Icardi non hanno potuto dare corso alla loro abilità di bomber per non avere ricevuto nessuna palla gol, anzi li abbiamo visti più come aiuto al centrocampo che non nel loro naturale ruolo di attaccanti. Non avendo dunque spunti di cronaca vera da rilevare, ci sembra giusto fare un’analisi su quello che in fondo ci ha detto questo match che ci è apparso freddo e privo di fiammate, proprio come il clima dello Stadium che segnalava – 0 gradi. L’Inter di Spalletti sembra effettivamente essere uscita dall’anonimato che l’ha relegata in questi lunghi anni di oscurantismo pallonaro, dimostrando molto carattere in difesa, solidità a centrocampo e quell’ordine tattico che non era più nelle sue corde ormai da troppo tempo. La Juventus ha ricominciato a non prendere gol (cosa molto indicativa) ma ha assoluto bisogno di recuperare Dybala.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>L’argentino è stato lasciato in panchina per entrare sul finire della gara, ma non si capisce come Allegri abbia potuto privarsi di un Douglas Costa che nelle partite precedenti è stato tra i giocatori più brillanti della Juventus. Davvero ardita la decisione del mister bianconero di lasciare in panchina un giocatore in forma, per inserirne altri che non lo sono. Ad esempio, perché Marchisio non può giocare dall’inizio al posto di un Khedira in chiaro affaticamento? E perché Mandzukic è inamovibile, quando invece appare evidente la sua voglia di riprendersi attraverso qualche turno di riposo? Tutte domande che spesso vengono fatte ad Allegri, la cui risposta è sempre legata alla garanzia della copertura della squadra. C’è dunque un’evidente logica nel tecnico della Juve che sa più di necessità di una copertura in aiuto del centrocampo e della difesa, piuttosto che di costruzione di un gioco che poche volte appare propositivo. D’altra parte, non è un caso che Allegri sostenga che lo scudetto lo vince chi prende meno gol. Sarà, ma a noi questa teoria non ci convince molto. Dunque, un derby d’Italia che non ha detto nulla sotto il profilo del gioco e delle emozioni, ma che in fondo accontenta soprattutto l’Inter per essere uscita indenne da uno stadio, dove giocarci che non è facile per nessuno. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNderby-d-italia:-tanta-attesa-molta-delusione-1013347.htmSi100451001,02,03030199
951013344NewsCoppeJuventus, avanti in Champions20171206161124La Juve entra negli ottavi di Champions, grazie al 2 a 0 inflitto all`Olympiacos di Atene.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un po’ bene, un po’ benino e un po’ stiracchiata, la Juve di Champions passa agli ottavi. Non era facile in relazione a come si erano messe le cose, ma adesso in cassaforte ci sono gli introiti economici previsti dall’Uefa per chi passa il turno, mentre c’è anche la possibilità di arrivare fino in fondo. Dipende solo dalla Juventus, da Allegri, dalla sua squadra e dalla condizione con cui si arriverà a quel mese di marzo più volte citato dal mister juventino, per significare il bivio cruciale che in genere porta a vincere lo scudetto e proseguire per la finale di Champions. Vedremo. Allo stato attuale, nell’arco dei 90 minuti si evidenziano troppi errori a metà campo e in generale si evince una manovra non sempre fluida. Il gioco non sembra oleato nei meccanismi del suo insieme tra difesa centrocampo e attacco e spesso si nota il numero del singolo piuttosto che la partecipazione corale dei tanti campioni di cui dispone la Juve. E’ evidente che Allegri le sta provando tutte, cambia modulo e giocatori (mai a partita in corso) e talora tenta l’inserimento di chi inizialmente gli sembrava il doppione dell’altro. Ancor prima di Napoli, Allegri ha optato per Bernardeschi all’esterno, poi è ritornato sui suoi passi e ha rispolverato Douglas Costa che pensava essere la controfigura di Cuadrado. E così, utilizzando entrambi, lo ha sistemato proprio nel lato opposto al colombiano. I risultati sono stati soddisfacenti ma non siamo ancora all’optimum, perché Dybala continua a essere un giocatore da recuperare. Certo, un tale calciatore di così alta qualità tecnica e fantasia non si può considerare un problema per una squadra di calcio(ce ne fossero di questi problemi), tuttavia il ragazzo è da troppo tempo fuori dal coro, lontano da una squadra e da un ambiente che continua ad aspettarlo. Non è da lui fare errori tecnici da scuola calcio, sbagliare nei fondamentali di uno stop con la palla che gli tocca lo stinco e schizza via perdendo la possibilità del gol, o di qualsiasi altra manovra d’azione che potrebbe significare per la Juve un’occasione perduta. Dybala è un giocatore di fantasia che quando è in forma sbaglia pochissimo, trascina la squadra, salta gli avversari come birilli, detta l’ultimo passaggio e va in gol con facilità. L’aver fallito alcuni rigori nel recente passato, ha dato probabilmente alla squadra la sensazione che qualcosa si sia inceppato in lui. Allegri deve recuperarlo tenendolo un po’ a riposo, deve stargli vicino, deve aiutarlo a uscire fuori da questa ostinante forma ansiogena di ricercare assolutamente il gol come terapia di fine periodo di crisi. E’ troppo importante questo campione per la Juve, è un valore aggiunto cui si ha l’obbligo di recuperare perché è giovane e talentuoso. Ma non così, non in questo modo si recupera. Poi c’è il grande problema di sostituire Buffon, perché Szczesny (con tutto il rispetto) non può rappresentare la continuità. Poco sicuro, poco autoritario nel sistemare la difesa e appare anche <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>timido e lontano nell’infondere sicurezza in un ruolo che è assolutamente determinante. Già, la difesa. Su questo punto dobbiamo mettere in rilievo il grande salto di qualità che ha avuto Benatia, granitico e sicuro nell’anticipare l’avversario e andare a raccogliere di testa il pallone in area di rigore avversaria, in occasione dei calci d’angolo. E poi il centrocampo che sembra ancora doversi amalgamare. Pjanic è fragile dal punto di vista muscolare, Khedira è troppo lento in una manovra che spesso prevede velocità nei rovesciamenti di fronte. Note liete invece per Matuidi, giocatore che lascia da parte i fronzoli del calcio per essere concreto nell’andare a carpire il pallone all’avversario come se fosse un furetto. E poi Higuain,un giocatore maturo, ritrovato, intelligente nella manovra collettiva in aiuto al centrocampo e talora anche alla difesa. Ha ritrovato il piacere del gol e del passaggio in verticale per i compagni. Contro l’Olympiacos è apparso forse un po’ stanco a causa delle tossine da smaltire dopo la tensione di Napoli, tuttavia, il suo apporto alla squadra è sempre garantito anche dal punto di vista carismatico, nell’incoraggiare i compagni d’attacco a partecipare al pressing alto. E c’è anche un Bernardeschi che frulla continuamente nella testa di Allegri, ma che ancora non ha capito bene come sistemarlo nell’assetto tattico da lui voluto. Farlo entrare negli ultimi minuti non agevola un calciatore giovane e tecnicamente valido come questo ragazzo che, ricordiamolo pure, la Juventus lo ha pagato 40 milioni di euro. Dunque, c’è ancora molto da fare in questa Juve che, comunque, pur in una situazione non ottimale di gioco si trova in alto alla classifica ed è entrata negli ottavi di Champions. Scusate se è poco!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-douglas-costa.jpgSiNjuventus-avanti-in-champions-1013344.htmSi100451001,02,03030198
961013342NewsCampionatiL’analisi del dopo Napoli – Juve. 20171202175053Il big match di Napoli ha dato parecchi spunti di riflessione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La Juve vince al San Paolo con un gol di Higuain e si porta a – 1 dai partenopei che restano primi in classifica . Se dovessimo scrivere un romanzo di questa eterna storia di veleni contro il pipita da parte del pubblico napoletano, ci sarebbero tutti i presupposti per ampliare certi temi di ciò che il calcio è in grado di assurgere tra i più disparati sentimenti umani. Tuttavia, il dovere di cronaca ci impone di fare l’analisi tecnica di una partita tanto attesa, non bella dal punto di vista spettacolare, ma ugualmente ricca di spunti agonistici meritevoli di attenzione. Tenuto conto che il Napoli di Sarri pur disponendo di un maggior possesso palla non ha saputo incidere per mancanza di brillantezza, dobbiamo dire che la Juventus ci è apparsa tatticamente più intelligente, sorniona e attenta a non fare errori, anche se Chiellini più d’una volta ha fatto tremare i compagni di difesa a causa di sconsiderati interventi che avrebbero potuto essere irreparabili. Detto questo, c’è da aggiungere che ultimamente il Napoli ha dato segni di leggero cedimento, basti ricordare le recenti partite con Milan e Chievo per avere il quadro di una squadra che fa calcio ad alti livelli ma che non dispone di una panchina di ottima qualità tecnica, capace di venire in aiuto nei momenti di difficoltà. Gli impegni agonistici sono molti e tutti di grande importanza, per cui se non hai un parco giocatori in grado di sostenere i vari appuntamenti nazionali e internazionali, non vai da nessuna parte. Discorso inverso per la Juve di Allegri, che è sicuramente più attrezzata del Napoli nel sostenere i vari impegni. Crediamo di non scoprire l’acqua calda nel dire che proprio la partita contro la Juve ha fatto emergere il problema di un Napoli che sembra non essere più quello di due o tre partite fa. Maurizio Sarri, per forza di cose, insiste con la sua squadra base che ha dovuto far fronte al grave infortunio subito da Ghoulam, con l’inserimento di Allan e Mario Rui sull’esterno. Era l’unica idea, visto che tra l’acerbo Diawara, Zielinski, Rog, Giaccherini, Ounas, Chiriches, Maggio, Tonelli e Leandrinho, onestamente non avremmo potuto vedere di meglio, almeno in virtù di ciò che è l’espressione del gioco di Sarri. E la Juve ha così capito che era il momento di colpire l’avversario non più sorretto dalla forma brillante di Insigne, Mertens e Callejon. Ha atteso l’avversario disponendosi con un 4-3-3 ordinato, ed ha colpito in contropiede per tutto il primo tempo. Nella seconda parte della gara, invece, la Juve ha subito gli attacchi volenterosi ma poco lucidi degli avversari che non hanno saputo pareggiare le sorti. Anzi, è stata proprio la Juve ad andare al raddoppio in una delle poche incursioni d’attacco, dove il tiro di Matuidi è stato miracolosamente sventato da Reina. Higuain, Douglas Costa e Benatia ci sono sembrati i migliori dei bianconeri, con un Matuidi intenso nel suo lavoro di perpetuo movimento a tutto campo. Per quanto riguarda il Napoli, l’unica nota positiva è stata data da Reina, mentre Mertens, Callejon, Insigne e Hamsik (cioè l’asse portante del bel Napoli visto fino ad oggi) sono stati assolutamente insufficienti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napoli Stadio San Paolofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNl-analisi-del-dopo-napoli-juve-1013342.htmSi100451001,02,03030221
971013341NewsCampionatiE venne il giorno di Napoli – Juventus20171201165551Al San Paolo di Napoli si gioca l`atteso match del Campionato d`Italia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ la notte di una partita che tutti aspettano fin dall’inizio di campionato. Sotto il cielo del San Paolo a Fuorigrotta (quartiere periferico dell’area occidentale di Napoli) persino il mare di questo primo dicembre 2017 è discreto, quasi voglia non disturbare col suo impeto un evento sportivo di grande importanza. Tra le vie della città napoletana già da tempo ornata di quell’arte antica capace di costruire presepi e personaggi legati non solo all’appuntamento cristiano religioso del Natale, si intravvedono anche i simboli di un calcio partenopeo che si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Insigne,</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mertens,</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Hamsik,</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Callejon,</span></b> ma anche quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Maurizio Sarri</span></b> di terra toscana che si è perfettamente inserito nel contesto e nella cultura napoletana. Erano gli anni della scaramanzia per i napoletani, in cui non avendo una squadra ad alto livello tecnico, quando incontrava la Juve spargevano sale, esibivano corni e cornetti, stavano seduti sempre sulla stessa sedia, vestivano gli stessi abiti e mangiavano la stessa pizza <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“A bella Napuli”.</span></b> Storie di un’antica cultura scaramantica che oggi sembra attenuata perché Napoli e i napoletani hanno preso coscienza di avere una squadra forte, armoniosa e bella da vedersi per quel calcio di impronta sarriana che mai annoia, mai distoglie per un attimo l’attenzione verso un agonismo che sviluppa sentimenti ed emozioni forti. E anche “l’odio” per il “tradimento” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gonzalo Higuain</span></b> sembra essersi attenuato, anche se sul Lungomare Caracciolo ci sono ancora i disegnatori da marciapiede che ricordano il torto subito dall’argentino, per essere passato dalla parte della Vecchia Signora d’Italia. Già, la Juventus di Max Allegri che è arrivata a Napoli per giocare il big match che pur non essendo ancora considerato decisivo per lo scudetto, è sicuramente importantissimo non perderlo. Sì, non perdere, perché la Juventus di questi tempi non sembra essere la squadra che conoscevamo fino all’anno scorso. Gioco che langue, schemi tattici che cambiano continuamente alla ricerca dell’assetto definitivo e qualche nervosismo che affiora all’interno della squadra. In questi giorni a Vinovo <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>si respirava l’aria di una vigilia importante, una partita che la Juve sa di non poter perdere ma che deve anteporsi con tutta la sua forza a una rivale che l’aspetta con il dente avvelenato, spinta da uno stadio gremito di tifosi fino all’inverosimile. Non ci sarà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mario Mandzukic</span></b> per un risentimento al polpaccio della gamba sinistra, ma non ci sarà nemmeno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Howedes</span></b> bloccato dal quadricipite della coscia destra, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gonzalo Higuain</span></b> è stato convocato ugualmente per la trasferta di Napoli, nonostante in settimana si sia sottoposto a un intervento chirurgico alla mano destra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Napoli è un buon test”</span></b> dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Max Allegri, “ Una partita dal grande fascino. I nostri avversari</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">sono favoriti per lo scudetto perché sono primi in classifica e noi dobbiamo arrivare a marzo per giocarci tutto con serenità. Dobbiamo avere rispetto per il Napoli, perché lì davanti hanno una grande tecnica, sono piccolini, veloci e hanno caratteristiche diverse dalle</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">nostre”</span></b>. E dunque sarà il 4-3-2-1 l’assetto tattico prescelto dall’allenatore della Juve, oppure il 3-4-3 con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Cuadrado,</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Dybala</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Douglas Costa</span></b> a far da finto nueve? Chissà! E mentre in alcune parti del mondo sarà già l’alba, non ci resta che aspettare il fischio d’inizio dell’arbitro Orsato di Schio che alle 20,45 di questa sera aprirà il confronto tanto atteso. Vinca il migliore, si dice con estrema ipocrisia sportiva. Ma ciascuno in cuor suo sa che vincere è importante, anche se non ha dimostrato di essere il migliore.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napoli Stadio San Paolofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNe-venne-il-giorno-di-napoli-juventus-1013341.htmSi100451001,02,03030212
981013334NewsEditorialeTavecchio non si è dimesso20171115183451La grave situazione del nostro calcio<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>E intanto si fanno i conti sulle perdite economiche.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A mente fredda (ricordo ancora la sera della bruciante esclusione dai mondiali di calcio che mi ha fatto scrivere fino a notte inoltrata), cerco di analizzare con più lucidità i vari aspetti della bocciatura del pallone Nazionale e della sua governance. E’ certo che abbiamo toccato il fondo, di questo non ci sono dubbi di sorta, ma sulle cause più lampanti continuano a esserci gravi responsabilità che non sono imputabili a una persona da punire sulla pubblica piazza ma (cosa ancor più grave) a un sistema che è il vero responsabile delle lacrime di delusione versate da Buffon e compagni. Oggi qualcuno parla di esagerazioni, di estremizzazioni di problemi che al cospetto di altri dovrebbero passare in secondo piano. Tuttavia, resta innegabile la grave negatività provocata dalla bocciatura del pallone mondiale, che ci crea inevitabili scossoni d’immagine con ripercussioni in ambito economico, politico e anche sociale. A chi è solito vedere le cose con superficialità e comunque non con la necessaria profondità di pensiero, gli sarà sfuggito che quel pallone mai entrato nella porta degli svedesi è costato all’Italia circa 100 milioni di euro, tra sponsorizzazioni, diritti TV e premi Fifa. E’ il giro vorticoso degli introiti della partecipazione alla World Cup, che dà la dimensione di come il football delle Nazionali di calcio, è oggi un business non meno di quello dei club. In Russia ciascuna delle 32 finaliste riceverà una preparazione gratuita di 1,5 milioni di dollari, mentre le 16 squadre eliminate nella fase a gironi intascheranno comunque 8 milioni<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>di dollari ciascuna. Per le due finaliste, poi, si parla di 38 milioni di dollari per la squadra vincitrice dei mondiali e 28 per la seconda classificata. La mancata partecipazione dell’Italia alla World Cup in Russia, provoca quindi una svalutazione del brand Italia che ha effetti pesanti sul piano degli incassi da sponsor e TV. Dunque, come dicevamo pocanzi, abbiamo toccato il fondo su tutto, sia dal punto di vista sportivo che economico. Adesso ci tocca ripartire e, anche se non sarà facile, ci chiediamo come. Intanto le ultime notizie sulla riunione della F.I.G.C., ci informano che il presidente Tavecchio non ha dato le dimissioni e che c’è stata bagarre nell’ambito della discussione dei vertici federali. Damiano Tommasi, presidente dell’Aic, ha lasciato anzitempo la riunione ancora in corso. Ciò pregiudica un ambiente caldo fatto di accuse reciproche e di inquietanti dilemmi sul futuro del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-tavecchio.jpgSiNtavecchio-non-si-e-dimesso-1013334.htmSi100451001,02,03030212
991013326NewsCampionatiContro l’Inter, abbiamo visto il miglior Toro della stagione20171106192619Ottima prova dei granata, che hanno messo in difficoltà la squadra di Spalletti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Spesso siamo stati tra i detrattori di Mihajlovic, non certo per partito preso ma crediamo a ragion veduta, visti i risultati di un Toro che non ha mai dato l’impressione di mostrare gli attributi. Ma questa volta, al Meazza contro l’Inter, abbiamo ammirato una squadra capace di fare una partita di sostanza e anche di grande acume tattico, nel contrastare un avversario che alla vigilia era dato favorito da tutti. Con il rientro di Belotti, già domenica scorsa contro il Cagliari si è notata la tendenza tattica al ritorno del 4-3-3, che l’anno scorso aveva apportato buoni risultati. Così il Miha ha optato per questo assetto tattico, lasciando in panchina lo spento Niang e anche Acquah e Moretti. Difesa a 4 composta da De Silvestri, N’koulou, Burdisso e Ansaldi, centrocampo a 3 con Obi, Rincon e Baselli (ottima partita la sua) e poi 3 in attacco con Ljajic, Iago Falque e Belotti. Ma ciò che ha impressionato di più fin dall’inizio è l’approccio alla gara, un atteggiamento vivo, costante, che il Torino non faceva vedere da diverso tempo. Andato in vantaggio al 14mo del secondo tempo con Iago Falque, il Toro ha pure sfiorato il raddoppio in diverse circostanze. Per quanto riguarda l’Inter, invece, soprattutto nel primo tempo abbiamo notato un’inversione di tendenza rispetto alle partite precedenti di campionato, dove la squadra di Spalletti ha mostrato maggiore mordente e più cipiglio nell’andare a pressare alto l’avversario per non farlo ragionare. In più è mancato il movimento senza palla e la giornata un po’ sottotono dimostrata da Gagliardini e Vecino. Nel secondo tempo c’è stato un timido cenno di miglioramento, ma quando i nerazzurri sono passati in svantaggio hanno perso la loro naturale razionalità di gioco. A questo punto, nel tentativo di pareggiare le sorti contro un Toro così coriaceo e ben messo in campo, Luciano Spalletti decide di fare entrare in campo Eder per Gagliardini con l’arretramento di Borja Valero davanti alla difesa. Diciamo che con questa mossa il tecnico dell’Inter ha messo una pezza su una partita nata male, che poteva pure finire anche peggio. Infatti, al 34mo Perisic trova Icardi dentro l’area piccola, il quale fa da sponda per Eder che lasciato colpevolmente solo dalla difesa granata, realizza il gol del pareggio finale. Dunque, più Toro che Inter in un match che Spalletti in conferenza stampa ha definito carico di sbagli da parte dei suoi. Mihajlovic si dice naturalmente soddisfatto per il Toro, che è stato capace di portare a casa un risultato positivo con freschezza fisica e mentale. E’ uno di quei casi in cui si dice che una squadra esce dal campo a testa alta. Ebbene, il Toro visto in casa dell’Inter seconda in classifica è stato veramente meritevole del risultato, anzi, se avesse portato a casa i tre punti nessuno avrebbe avuto nulla da dire, nemmeno gli avversari. Ottima la partita di Baselli, Ansaldi, Obi e Iago Falque, mentre Belotti si è dato molto da fare, ma ha ancora bisogno di tempo per ritornare al suo standard abituale. Per l’Inter, come dicevamo, non è stata una giornata positiva, essendo mancati all’appuntamento i vari Gagliardini, D’Ambrosio, Perisic. Sottotono Vecino, Icardi, Candreva e anche un po’ Borja Valero, non sempre preciso nei suoi passaggi che in altre occasioni sono stati decisivi. Sul fronte granata, adesso si respira un’aria più leggera rispetto alla vigilia, nonostante Mihajlovic continui a dire che non sentiva in bilico la sua panchina. Il Toro è stato bello, ma adesso è importante continuare su questa strada per non perdere di vista ciò che a Milano ha fatto vedere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711mihajlovic1.jpgSiNcontro-l-inter-abbiamo-visto-il-miglior-toro-della-stagione-1013326.htmSi100451001,02,03030234
1001013325NewsCampionatiSaper gestire Paulo Dybala20171106134448Il caso de la Joya <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’arbitro di Juventus – Benevento si chiamava Abisso, ed è quello che avrebbe dovuto esserci alla vigilia tra le due squadre. Poi, sul campo, le cose sono andate diversamente. Altro che “abisso” tecnico, il Benevento ha fatto vedere le streghe alla Juve di Allegri, arrabbiato come non mai per la prestazione incolore della sua squadra. Al gol di Ciciretti su calcio di punizione (con barriera messa male in questa circostanza da Szczesny!)che ha portato il Benevento in vantaggio, la Juve ha reagito con mancanza di chiarezza di idee. E così si è trascinata verso un secondo tempo in cui ha sofferto non poco per vincere il match, prima con il gol liberatorio di Higuain e poi con il colpo di testa di Cuadrado su cross di Alex Sandro. Ma a parte l’analisi della partita che ha visto emergere dettagli per nulla trascurabili dal punto di vista della salute fisica e mentale dei bianconeri, ci sono molte riflessioni da fare. Una su tutte il momento di scadimento di forma di Paulo Dybala che richiede un’attenzione particolare. Fermo restando che l’argentino è per la Juve un valore tecnico ed economico da preservare con la massima cura, si devono necessariamente fare alcune considerazioni. Prima di tutto c’è da adoperarsi dal punto di vista psicologico su un ragazzo di 24 anni dall’indiscutibile talento, che improvvisamente ha perso una parte non indifferente di autostima. Dopo avere sbagliato alcuni calci di rigore che potevano essere determinanti per la classifica della Juve, adesso Dybala rinuncia pure a battere i calci di punizione (sua perla indiscutibile dell’agire). Tutto ciò fa pensare a una situazione mentale da ricostruire in fretta per il bene del ragazzo e della Juve stessa. E allora, come fare? Partendo dal presupposto che non tutti i calciatori sono uguali dal punto di vista caratteriale, è importante saper gestire simili situazioni con metodi diversificati che siano studiati ad hoc per il calciatore e quindi per la persona da recuperare. E, in queste occasioni, l’allenatore entra in ballo più come mentore che come effettivo riferimento di fatti tecnici e tattici. In buona sostanza Dybala dovrebbe essere preso con cura da Allegri e fargli capire che stare fuori dalla squadra titolare per qualche domenica, non è una punizione ma, al contrario, un modo per recuperare energie fisiche e mentali tali da farlo rinascere. Proprio in virtù di ciò che dicevamo pocanzi sulla diversa reattività caratteriale a momenti di non forma da parte dei giocatori, c’è da dire che con Higuain, ad esempio, il problema si è risolto facendolo giocare e aspettandolo con pazienza. In quel caso, bene ha fatto Allegri a insistere nel farlo giocare comunque anche se in chiare difficoltà di forma fisica e mentale. Il caso di Dybala a nostro avviso è diverso nel senso che si debba agire in maniera opposta per carattere diverso, per maturazione diversa, per anni anagrafici diversi e per percorsi professionali diversi. Mentre i 30 anni di Higuain parlano chiaro di una maturazione già avvenuta, i 24 anni di Paulo Dybala indicano ancora una condizione di saggezza calcistica e umana ancora da sviluppare. Fino a poche settimane fa si parlava di lui come il Messi della situazione con valutazioni di mercato iperboliche, poi la crisi che sembra sciogliere tutto come neve al sole. In questi casi è necessario l’equilibrio anche da parte di noi media, che troppe volte tendiamo a esaltare le indiscutibili qualità tecniche di questo o quel giocatore, senza valutare certe situazioni di personalità ancora da maturare. E’ il caso di Dybala, ragazzo dall’anima pulita, dal contratto economico davvero consistente e dal talento calcistico mai messo in discussione, ma che adesso deve essere seguito in un momento difficile della sua carriera. Come? L’abbiamo già detto. E’ il tecnico che in collaborazione con la società, deve gestire questo caso molto delicato. Il calcio non è solo pedata sopraffina, ma anche momenti di capacità di dialogo, di ascolto, di intendersi e capirsi per il bene di entrambi. Si lasci fuori squadra il buon Paulo per qualche settimana, nell’armonia di un gruppo che saprà stargli vicino assieme alla società. E al rientro rivedremo il campione che c’è in lui.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNsaper-gestire-paulo-dybala-1013325.htmSi100451001,02,03030199
1011013322NewsCampionatiL’Inter studia per ridiventare grande20171031163659L`ex malata del calcio italiano, si riprende le posizioni che le competono.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’avevamo detto. L’Inter di quest’anno non è un semplice caso, e a beneficio dei suoi tifosi aggiungiamo che ne vedranno delle belle. Seconda in classifica con 29 punti in 11 partite significa entrare nella storia, in quanto neanche nell’anno del Triplete l’Inter di Mourinho seppe fare meglio di Spalletti. Diciamo subito che i nerazzurri targati 2017/18 non sono belli da vedersi per trame di gioco scolastico, ma il suo andamento di risultati è altamente redditizio. Qualcuno parla di fortuna, noi propendiamo per caratteristiche tecniche espresse da un centrocampo in cui Borja Valero, Gagliardini e Vecino, non hanno propriamente un bagaglio tecnico che consenta loro l’estro calcistico, ma sono dotati di grande essenzialità di manovra, sia in fase d’attacco che di interdizione. Era proprio quello che mancava a questa squadra da anni, che ha sempre optato per calciatori dal nome roboante ma che all’atto pratico si sono dimostrati senza costrutto. Dunque, meglio penalizzare lo spettacolo per aumentare cinicamente le vittorie e quindi inserirsi stabilmente nelle posizioni alte di classifica. Sarà l’anno dello scudetto? Noi fin dall’inizio abbiamo sempre optato per un’Inter da podio e, fino ad oggi, possiamo dire di non esserci sbagliati. Ottima la conduzione di Luciano Spalletti che sta creando un gruppo perfetto sotto il profilo puramente tattico, ma anche ordinato mentalmente nell’esprimere con chiarezza la vita dello stare insieme nello spogliatoio, poi a tavola con la dieta studiata ad hoc, nella consapevolezza che tutto questo concorra a creare una grande squadra. E poi la sensazione è che c’è armonia d’intenti, con il pensiero che soltanto lavorando come stanno già facendo, si possono raggiungere i risultati desiderati. Per questo Spalletti si dichiara soddisfatto di questo gruppo di ragazzi, cui dà pubblicamente il suo 10 in pagella. E domenica prossima all’ora di pranzo arriva il Toro di Mihajlovic. Sarà la solita Inter di quest’anno, con quel 4-2-3-1 che Spalletti ha studiato apposta per questa squadra che per troppi anni è stata la grande malata del calcio italiano. Adesso è l’ora di riprendere il tempo perduto con gli interessi. L’Inter è finalmente ritornata ad essere una squadra. E questo per il momento basta, nell’attesa di diventare grande.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711icardi.jpgSiNl-inter-studia-per-ridiventare-grande-1013322.htmSi100451001,02,03030183
1021013321NewsCampionatiLa Primavera del Toro e i tangibili segnali di consapevolezza20171030184004Serietà e lavoro, sono i «segreti« visibili dei ragazzi di mister Coppitelli.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La rotonda vittoria per 3 a 0 della Primavera del Toro a Firenze, ci fa riflettere come nel calcio non ci sia mai nulla di improvvisato e che ogni successo si conquisti grazie al lavoro, alla dedizione, alla compattezza di squadra e all’armonia nell’essere consapevoli della propria forza. Naturalmente, tutto questo deve avvenire con la lucidità di capire che ogni partita fa storia a sé e che nulla è scontato in partenza. I ragazzi di Coppitelli sono così, attenti durante la settimana al lavoro impartito dal suo mentore e poi ogni sabato pronti mentalmente ad affrontare i rivali che il campionato propone. Dopo la netta vittoria nel derby e quella casalinga di Coppa Italia contro lo Spezia, i granata di mister Coppitelli sfoderano una superba partita in quel di Firenze, in una trasferta che alla vigilia appariva costellata da mille pericoli. Maturità e compattezza di squadra sono stati i veri artefici di un risultato che dà la dimensione di come questa squadra stia lievitando in maniera esponenziale, evidenziando valori tecnici che hanno ancora larghi margini di miglioramento. Una tela che sta prendendo la sua forma migliore, con la pazienza certosina di chi sa tessere step by step un lavoro cui crede per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Doppietta di Butic e gran gol da fuori area di Oukhadda, sono la sintesi di una summa di situazioni agonistiche di squadra, che hanno sentenziato la vittoria di un Toro che segna e convince. Eppure mister Coppitelli impartisce umiltà ai suoi ragazzi, proprio per non creare facili illusioni capaci di deviare il giusto percorso intrapreso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Siamo nel gruppo di squadre che vogliono guardare avanti, ma che hanno anche l’obbligo di girarsi costantemente indietro”.</span></b> Questo non vuol dire non ambire a posizioni di alta classifica, ma è la giusta espressione di maturità calcistica che è data dalla filosofia di non fare mai voli pindarici, stando sempre con i piedi ben piantati in terra. Un modus operandi e pensandi che nel calcio è valido a tutti i livelli, figuriamoci per chi segue i calciatori del Settore Giovanile. Ma, al di là di queste considerazioni, ci preme evidenziare che al momento Butic e compagni stanno dimostrando attraverso le sfide in trasferta, di essere preparati fisicamente e mentalmente a uno spirito di squadra che sa di compattezza, unione e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>i risultati positivi sono la logica conseguenza. E adesso avanti con la prossima partita di Verona, contro quel Chievo che precede in classifica i granata di due punti. Mister Coppitelli e il suo staff, continuino il lavoro intrapreso con la serietà professionale che li contraddistingue. I ragazzi sanno di essere in buone mani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-primavera-toro-2017.jpgSiNla-primavera-del-toro-e-i-tangibili-segnali-di-consapevolezza-1013321.htmSi100451001,02,03030232
1031013320NewsCampionati Obi mette una pezza alla crisi del Toro 20171030164241Insufficienza di risultati e precarietà tecnica della panchina di Mihajlovic, enfatizzano la vittoria del Toro contro il Cagliari. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Alla fine del match Torino – Cagliari, i granata esultano come se si fosse usciti da un tunnel il cui buio fitto non lasciava trasparire neanche un piccolo spiraglio di luce speranzosa di miglioramento. E invece, dai e dai, il Toro ha superato il Cagliari grazie al gol di Iago Falque e poi di Obi, che hanno reso vano il momentaneo vantaggio dei sardi ad opera di Barella. Una partita che alla vigilia presentava diversi interrogativi per il Torino, sulla necessità o meno di continuare il suo rapporto con Sinisa Mihajlovic. La squadra granata, nonostante il rientro di capitan Belotti, è apparsa nervosa per quell’aria così pesante che si respirava sotto il cielo dello Stadio Grande Torino. C’era una chiara e diffusa protesta generata da troppi motivi di insoddisfazione verso un Toro dal non gioco, dai risultati negativi, dalle scelte tattiche del mister, dal suo comportamento e da una comunicazione mediatica non sempre condivisibile. Contro il Cagliari serviva la vittoria che garantisse i tre punti in classifica, al di là di un ritrovato gioco che non poteva esserci per ovvi motivi. La vittoria è dunque arrivata con la speranza di guarire in fretta da una salute precaria, alla ricerca di quella brillantezza di gioco che non c’è mai stata. Con il rientro del gallo Belotti, il tecnico serbo è tornato a riproporre quel 4-3-3 di suo personale convincimento, per un Toro cui meglio si adatterebbero le caratteristiche tecniche dei giocatori della sua rosa. E così, mentre Niang e Sadiq si sono accomodati in panchina, è stato rispolverato Valdifiori a centrocampo accanto a Baselli e Acquah, che poi è sostituito da Obi. Il Cagliari è stato bravo nelle ripartenze, ma ha difettato nella sua difesa di destra, tanto è vero che Ansaldi e Ljajic ne hanno approfittato. Questa è stata la vera chiave di volta della partita, che si è risolta a favore del Toro grazie anche all’inadeguatezza del tecnico sardo Lopez, che non è stato in grado di correre ai ripari in tempo dovuto. Nel primo tempo, Barella ha segnato per i sardi in una delle tante ripartenze della sua squadra. Poi il Toro, ferito nell’orgoglio e esortato da un pubblico tendente a spazientirsi, ha cominciato a macinare gioco più con la forza dei nervi che con la concreta lucidità di pensiero. Così Iago Falque imbeccato da Ansaldi segna la prima rete per il Toro, e poi Obi raddoppia spingendo in rete di testa il pallone della disperazione che salva la panchina di Mihajlovic. Dunque, tutto è bene ciò che finisce bene. Ma attenzione, perché i problemi del Toro non sono stati eliminati con una spugna e neanche attraverso la pia illusione di un’improvvisa ritrovata magia capace di portarlo dritto in Europa. I nodi da sciogliere sono ancora tanti e cominceranno già a venire a galla nel prossimo turno di campionato, in cui i granata dovranno giocare a San Siro contro l’Inter. Vedremo cosa accadrà. Noi restiamo scettici su molti punti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-obi.jpgSiN obi-mette-una-pezza-alla-crisi-del-toro -1013320.htmSi100451001,02,03030184
1041013319NewsCampionatiIneccepibile Juve e Milan ancora da plasmare20171029145917Il big match dell`11ma giornata di campionato, ha ritrovato la Juve che Allegri vuole. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tenuto conto che nel calcio la vittoria è di basilare importanza, ci sono partite la cui analisi va oltre questo pur fondamentale concetto di football da vertice. La gara tra Milan e Juventus ha dato molti spunti di riflessione su come si vincono partite che oltre ai tre punti conquistati in classifica, fanno pensare a una ritrovata squadra che ha fatto emergere valori e gioco che si erano persi. E non è un caso che la Juventus di Allegri abbia sfoderato una partita maiuscola in quel di San Siro, al cospetto di un Milan che ha pressato alto per i primi quindici minuti di partita, ma che poi (dopo la traversa colpita da Kalinic) è apparso confuso e sovrastato dalla superiorità messa in campo dalla Juve. Con la doppietta di Higuain, la squadra di Max Allegri ha ritrovato l’equilibrio di tenuta fisica e mentale fino alla fine della gara. Era il grave problema della Juventus di quest’anno, spesso vittoriosa ma incapace di chiudere le partite per non soffrire attraverso momenti di inspiegabile astenia. Alla vigilia di questa partita, l’allenatore della Juve l’aveva detto con tutta chiarezza: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se giochiamo come contro la Spal, usciremo da San Siro con</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">le ossa rotta”</b>. E, se pensiamo che la Juve nel turno infrasettimanale contro la Spal ha vinto 4 a 1, qualcuno si era chiesto come mai il tecnico livornese avesse fatto questo appunto proprio a posteriore di una tale e roboante vittoria carica di gol. Il riferimento chiaro era rivolto al gioco e ad un’attenzione troppo flebile e altalenante della squadra, che la Juve non può permettersi contro nessuno. E, in effetti, i suoi ragazzi hanno eseguito alla lettera il suo suggerimento, disputando una partita che è stata perfetta dal punto di vista tattico – tecnico – agonistico e di continuità nervosa nell’essere lucida e attenta fino alla fine. Nella Vecchia Signora non abbiamo visto un solo attimo di rilassamento sia in difesa che a centrocampo e in attacco. Ma, su tutti, dobbiamo dire che è stata la giornata di Higuain che ha toccato quota 101 di gol segnati in Serie A, proprio nella giornata migliore della sua squadra. Allegri chiedeva una svolta e la prima risposta c’è stata, proprio a posteriore di quell’atteggiamento plateale di togliersi nervosamente la giacca in campo e sbatterla a terra con la furia di chi non vuole vedere certe storture e disattenzioni ripetute. L’aveva fatto l’anno scorso a Reggio Emilia durante la partita contro il Sassuolo, e poi tutti sappiamo com’è andato il proseguire della Juventus in campionato. Adesso è successa la stessa cosa prima della partita contro il Milan, e adesso siamo tutti curiosi di vedere se quella giacca sbattuta via di brutto, sortirà lo stesso benefico risultato nella continuazione del campionato e della Champions. In casa Milan, come abbiamo detto pocanzi, c’è ancora molto da fare. Non convince il centrocampo con un Biglia irriconoscibile e un Suso evanescente, intrappolato come è stato dalla marcatura asfissiante voluta da Allegri. Il risultato è che Kalinic ha ricevuto pochi palloni giocabili, nonostante il da farsi volenteroso di Borini che, però, non è stato pregnante per la causa rossonera. Risultato evidente è che la squadra di Allegri ha avuto gli uomini giusti al posto giusto, mentre Montella no; ed è per questo che colleziona 5 sconfitte in 11 giornate di campionato. La Juve è lassù, in alto alla classifica i compagnia di Napoli e Inter e, se non ci saranno sorprese di percorso, contenderà proprio a queste squadre la vittoria finale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNineccepibile-juve-e-milan-ancora-da-plasmare-1013319.htmSi100451001,02,03030198
1051013315NewsCampionatiBenevento, il pallone e la sua vita20171025151858Il caso di un calcio che si frappone tra picchi di entusiasmo e di sconforto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>9 partite e 9 sconfitte. Un primato negativo che mette il Benevento ai vertici di una classifica del pallone mondiale che non ha eguali per negatività. Dalla Lega Pro alla Serie A in tre anni, una fiaba diventata realtà che faceva sperare in un qualcosa di simile a quello che è stato per l’Inghilterra il Leicester di Claudio Ranieri. Ma per il Benevento ci sono due facce della stessa medaglia che si suddivide tra gioie, speranze e brucianti delusioni. Un modello da imitare, diventato pietra miliare di riferimento negativo. Dalle stelle alle stalle, forse per aver salito troppo in fretta gli scalini della gloria su cui si ripongono tutte le delusioni di carattere sociale ed economico che Benevento, cuore del Sannio, ha ormai compenetrato persino tra le pieghe dei suoi angoli storicamente più belli. Benevento è la città del sindaco Clemente Mastella, ma è pure la città di Oreste Vigorito, presidente della squadra di calcio che si batte contro chi è già pronto a recitare il de profundis. Un 70enne sorretto dallo spirito di chi non molla mai, visto che è stato l’artefice della scalata giallorossa fino alla Serie A grazie anche all’energia eolica. E’ come essere stati spinti da un vento impetuoso, capace di lasciarsi andare attraverso l’entusiasmo smisurato della gente beneventina la cui voglia di uscire dall’anonimato si è dimostrata al di sopra di ogni cosa, anche delle possibili o inevitabili difficoltà. Ma che importava, qui, allo stadio Ciro Vigorito, sarebbero venute a giocare la Juventus, il Napoli, l’Inter, il Milan, la Roma, la Lazio e quanto di meglio offre il pallone italico. Era come vedere tutto chiaro e limpido come una giornata di sole dal cielo terso che, invece, nascondeva impenetrabili banchi di nebbia di un calcio lievitato troppo velocemente. E oggi, la Benevento del pallone così fragile nella sua interiorità, è pure diventato uno stereotipo di negatività che si antepone a quel miracolo calcistico declamato fino alla sua promozione in Serie A. Segno evidente di un mondo che non conosce equilibrio e che fa sempre affiorare momenti esaltanti che potrebbero essere contenuti senza fare voli pindarici, e momenti di negatività come questo, che oscurano irrimediabilmente tutto ciò che si è fatto di buono in questi anni, attraverso il calcio di una città sempre alle prese con problematiche economico – sociali che riflettono l’italico Paese. E adesso Marco Baroni l’allenatore delle due promozioni del Benevento, è stato rimosso dalla sua carica assieme al direttore sportivo Salvatore Di Somma. Al posto dell’ex tecnico è stato chiamato De Zerbi, un coach che non è amato dai tifosi giallorossi forse per antiche ruggini create fin dai tempi in cui De Zerbi è stato allenatore del Foggia. Storie di calcio e di vita. Storie di fragilità nascoste dal recondito pensiero, che troppo spesso fa capo al desiderio di gloria senza costruire un futuro che possa lentamente essere artefice di esperienza vissuta. E’ la fretta dei nostri giorni, capace di mettere le ali là dove improvvisamente si atterri sbattendo violentemente a terra, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>facendosi male. E’ il mondo di un calcio che da sempre è metafora di vita in tante, troppe similitudini che non sono mai sufficienti a farci riflettere abbastanza. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Beneventofl0711fl0711foto-benevento-calcio.jpgSiNbenevento-il-pallone-e-la-sua-vita-1013315.htmSi100451001,02,03030189
1061013313NewsCampionatiTra Napoli e Inter, un pareggio senza reti che sa di spettacolo20171022130355L`analisi della partita più importante della nona giornata di Serie A.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Né Mertens, né Icardi e neppure i loro compagni di squadra hanno segnato gol. Napoli – Inter è finita 0 a 0, ma lo spettacolo c’è stato e per certi versi ha pure mitigato la delusione di non aver visto alcuna palla entrare in rete. Un pareggio che per l’Inter di Spalletti equivale una vittoria, soprattutto in considerazione del fatto che affrontare di questi tempi il Napoli non è facile per chiunque. La squadra di Sarri è davvero tanta roba; ottimo possesso palla, continui movimenti nel proporsi senza palla, gioco sugli esterni, ripartenze con passaggi precisi, pressing alto e squadra che sa attaccare facendosi trovare pronta e compatta in fase di interdizione. Questo Napoli è proprio una bella realtà del nostro calcio italico, tuttavia, ci sembra giusto dire che questi apprezzamenti che oggi facciamo ai partenopei, siamo curiosi di sapere se potremmo anche farli a gioco lungo. In buona sostanza, bisogna vedere quale sarà la capacità di tenuta della squadra di Sarri la cui caratterista si evidenzia in un gioco a tutto campo, che dal punto di vista atletico risulta davvero molto dispendioso. L’Inter di Spalletti, invece, ha confermato il suo essere squadra non proprio bella da vedersi, quanto utile in un gioco forse elementare ma proficuo nell’attenzione di sbagliare il meno possibile. I nerazzurri visti al San Paolo di Napoli, sono stati molto accorti nella tattica di non offrirsi alle ripartenze avversarie, pur non abbassando mai eccessivamente il suo centrocampo. Handanovic è stato strepitoso in alcuni interventi, ma anche Skriniar, Candreva e Vecino si sono rivelati insostituibili nello scacchiere tattico ordinato voluto da Spalletti. Qualcuno parla di fortuna, ma l’Inter di oggi ha una sua fisionomia di gioco concreta, mai improvvisata e raffazzonata di antica memoria. Quello che notiamo nel modo di interpretare le giocate dei nerazzurri è l’ordine tattico, l’intelligenza di saper stare in campo non solo inibendo il gioco avversario, ma anche costruendo il proprio con l’ausilio del cervello. Forse mancherà la bellezza di vedere un calcio dal respiro arioso e platealmente adulatore delle masse, ma c’è da dire che a differenza di Sarri che insegue il progetto con il Napoli da tre anni, Spalletti lavora nell’Inter da tre mesi. Dunque, diamo tempo al tempo e siamo sicuri che lavorando assiduamente, i nerazzurri potranno dare spettacolo e soddisfazioni ai propri tifosi che già oggi vedono la propria squadra al secondo posto in classifica. Quindi giù il cappello di fronte a Luciano Spalletti, capace di mettere ordine in una squadra e una società che per troppi anni è apparsa anonima e,comunque,non all’altezza della sua storia. Del Napoli abbiamo già detto e sperticato lodi che allo stato attuale merita, come è obiettivamente meritevole la sua posizione di classifica che lo vede in testa. Ma, come già detto, aspettiamo l’evoluzione del nostro campionato che per alcune squadre come il Napoli, si dovrà dividere tra gli impegni di Champions e Coppa Italia, con alcuni giocatori da prestare alla Nazionale. Noi, cammin facendo faremo le&nbsp;giuste valutazioni, così come ci impone la nostra attività giornalistica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napoli Stadio San Paolofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNtra-napoli-e-inter-un-pareggio-senza-reti-che-sa-di-spettacolo-1013313.htmSi100451001,02,03030177
1071013307NewsCampionatiLe dichiarazioni del Presidente Cairo: “Belotti va tutelato”20171004155035Momento difficile per il Toro. Ma certe dichiarazioni, se pur giustificate da fatti reali, non concorrono a crescere. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, Belotti va tutelato! Ma da chi? Solo dagli arbitri? No, anche dal suo allenatore, diciamo noi! Si, perché la partita contro il Verona di domenica scorsa ha messo in evidenza come Mihajlovic abbia sbagliato nel fare rientrare il “gallo” nel secondo tempo. Il centravanti del Toro si era fatto male sul finire del primo tempo e andava tutelato non solo in vista della convocazione in Nazionale ma anche per il bene del Torino stesso. Dunque, sembra in contraddizione il presidente Cairo quando afferma: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Sinisa ha cominciato bene, a parte i punti che ci mancano per gli errori del Var, il tecnico serbo lo vedo super motivato anche nell’apportare delle correzioni al momento del bisogno. Certo, si può sempre fare meglio…”.</span></b> Già, signor presidente, si può fare certamente meglio di quanto stia facendo il tecnico granata, che a noi risulta invece insufficiente nella lettura e nella gestione della partita. E poi il Toro non può affrontare tutte le squadre a trazione anteriore, poiché sia il centrocampo che la difesa non risultano sufficientemente protetti. Domenica dopo domenica, sulla panchina del Toro scorgiamo confusione e troppa fretta di chiudere le partite, che poi immancabilmente rischiano di essere compromesse. E non ci si può appellare soltanto ai punti che mancano in classifica per gli errori di un Var che ha ancora bisogno di tempo per essere effettivamente di aiuto agli arbitri e al calcio in generale, perché il Toro deve fare la sua strada senza recriminare su situazioni esterne. Così si rischia sempre di ricadere nei soliti piagnistei che sanno di mancanza di crescita e fungono da paravento a troppi problemi di natura tecnica e organizzativa. Oggi il Toro ha bisogno di serenità, di chiarezza di idee e attenzioni che nascono dalla calma di sapere gestire un gruppo di calciatori che, a nostro avviso, hanno un ottimo valore tecnico. Sirigu, Barreca, Lyanco (la rivelazione)Baselli, Rincon, Belotti, Ljajic, Iago Falque, non ci sembrano proprio gli ultimi arrivati nella costellazione calcistica della migliore tecnica, tuttavia c’è bisogno di un cambio di rotta a livello di coach. Forse non subito, non nell’immediato, ma bisogna cercare di pensare a un eventuale sostituto di Mihajlovic che potrebbe essere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Davide Nicola.</span></b> Già, proprio l’attuale allenatore del Crotone ci sembrerebbe la persona giusta. Il suo profilo di allenatore ci pare adatto alla panchina di un Toro che egli conosce bene per avere vestito da calciatore la maglia granata. Oggi questo allenatore ci sembra cresciuto e sufficientemente maturo per dare sì, spirito agonistico fatto di grinta e determinazione, ma che devono essere necessariamente bilanciati con la chiarezza di chi attraverso la calma e la competenza sa leggere la partita e gli avversari di turno, per riuscire a produrre un football produttivo e vincente. Dunque, per il momento è forse giusto sfogare certi sentimenti di delusione, rifugiandosi dietro gli errori del Var nei confronti del Toro e alla mancanza di tutela del gallo Belotti da parte degli arbitri. Ma così, signor presidente Cairo, non si va da nessuna parte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711presidente-cairo.jpgSiNle-dichiarazioni-del-presidente-cairo:-belotti-va-tutelato-1013307.htmSi100451001,02,03030172
1081013306NewsCampionati“Io, questa maglia sognavo da bambino…”, ma al Toro manca l’essenziale.20171002144224Deludente prova del Torino contro il Verona.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Più che fare la cronaca della partita <span style="color: #C00000;">Torino – Hellas Verona</span>, ci piace analizzare alcuni aspetti che spesso si ripetono in casa granata. Dire che la gara ha manifestato risvolti pazzeschi, è come sminuire l’ennesima delusione di una logica granata che si presenta sistematicamente intrisa di fuego, di fretta ingiustificata, di confusione, di esagerazione e di esasperazione che mette sempre da parte quella logica calcistica che è l’emblema di una serie di fattori che fanno capo alla ragione, e quindi al cervello. Dopo la scoppola rimediata nel derby della Mole, allo stadio Grande Torino si prevedeva una partita di riscatto, tanto più che i granata si trovavano ad affrontare quel Verona di Fabio Pecchia che naviga negli abissi del fondo classifica. E invece abbiamo assistito all’ennesima delusione che si accompagna alla storia e alla cultura del Toro. Contro gli scaligeri la squadra di Mihajlovic è partita a testa bassa, ha segnato con Iago Falque e Niang e poi in maniera assolutamente banale non ha saputo gestire il suo prezioso vantaggio. Nel finale di partita, infatti, succede di tutto con il Var. All’88°, l’arbitro prima annulla e poi convalida un gol di Kean perché il calciatore del Verona è tenuto in gioco da un difensore del Toro, mentre al 90° un mani di Molinaro in area di rigore prepara la frittata granata che dà modo a Pazzini di realizzare il rigore e conquistare un pareggio insperato. Ma in tutto questo masticare amaro del Toro, dei suoi tifosi e di un ambiente che aspira all’Europa più per il concetto di speranza che non per un effettivo manifestarsi di forza, capacità e organizzazione calcistica, ci fa pensare ad alcuni punti significativi che si ripetono sistematicamente. La domanda è: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #C00000;">“Perché dall’anno 1976 il Toro non può più ambire a vincere lo scudetto?”.</span></b> Crediamo che questo sia il vero nocciolo di una questione che si è radicata in una storia e una cultura granata che spesso e volentieri si rifugia dietro ai ricordi perché non ha presente. E anche ieri allo stadio Grande Torino, prima dell’incontro con il Verona, abbiamo assistito all’innalzamento dei sentimenti romantici che si enfatizzano sempre nel folclore di una curva maratona che si immerge sempre nel granata attraverso il vero vestito che si mette in occasione della festa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni</b> con il suo inno cantato dal vivo in mezzo al campo, ha arricchito di emozione momenti che fanno sempre capo al cuore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #C00000;">“Io questa maglia sognavo da</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #C00000;">bambino……”.</span></b> Certo, è un bellissimo messaggio, ma il calcio dov’è? Quando si parla di Toro, infatti, difficilmente riusciamo a parlare della materia prima come concetto di agonismo legato a un pallone che della vittoria fa il suo unico senso del calcio moderno. Forse i nostri concetti sono filosofie legate ai 40anni di non vittorie granata che, tuttavia, vorremmo separare nettamente dai fatti drammatici che sono oggettivi e legati a una storia davvero particolare. Ma vorremmo anche separarli dalle grandi emozioni che nel tempo ci ha regalato la vasta letteratura granata, perché il Torino è una squadra di calcio di Serie A e come tale bisogna chiedersi perché non vince. Tra i tanti dire e fare di questo genere sono passati gli anni, si sono avvicendati tanti presidenti, tanti allenatori e tanti calciatori hanno illuso di cambiare un percorso di strada che sembra sempre la stessa e che si chiama mediocrità e consapevolezza nell’adattamento di un convincimento di essere tali. E allora potremmo parlare e disquisire con analisi opinabili sulle decisioni non sempre comprensibili di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, piuttosto che sulla sistemazione - tecnico - tattica della squadra che fa capo a un allenatore e a una società che il presidente Cairo ha rilevato dopo un fallimento, portandola avanti con alterne fortune che non sono mai riconducibili a nessun successo. Già, il successo che è figlio di quell’arrivare primi e che si racchiude nella logica di quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”,</b> che non è una mera frase di bonipertiana memoria, ma è un linguaggio universale dal quale chi fa calcio moderno non può dissociarsi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: #C00000; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711mihajlovic1.jpgSiNio-questa-maglia-sognavo-da-bambino-ma-al-toro-manca-l-essenziale-1013306.htmSi100451001,02,03030211
1091013303NewsCampionatiAllianz Stadium, il teatro del derby della Mole20170922181770Torino attende impaziente la sua stracittadina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fino allo scorso campionato era lo Juventus Stadium, oggi è Allianz Stadium. Ma poco cambia nella sostanza di uno stadio di calcio che ci ha abituato ai grandi incontri. Prossima partita Juventus – Torino, il derby della Mole che tanto si contende il fregio di una vittoria cittadina dall’intenso sapore che sa di orgoglio. 193 volte si è incontrata la zebra contro il Toro, e anche in questa 194ma volta di sabato 23 settembre 2017, c’è la promessa di una battaglia pallonara senza esclusione di colpi. La Juve è prima in classifica a punteggio pieno e arriva a questo derby con il pensiero del prossimo impegno casalingo in Champions League. Il Torino, invece, si presenta all’Allianz Stadium con l’orgoglio di chi è ancora imbattuto in questo inizio di campionato. E, mentre i bianconeri aspettano ancora Gonzalo Higuain che tarda ad entrare in forma, i granata hanno in mente di raggiungere quell’Europa che troppe volte hanno fallito per svariati motivi. Ma adesso è derby, una partita che sfugge a ogni pronostico proprio per il suo essere un confronto sanguigno, dove spesso la maggior caratura tecnica dell’avversario viene sovvertita da quella smisurata voglia di battere i cugini della stessa città. E’ la città sabauda che come sempre si presenta con classe ed eleganza, capace di riflettersi nella sua lunga storia di capoluogo culturale. Ma quando si parla di calcio cittadino, nessuno ci sta a perdere. <span style="color: red;">“Torino siamo noi”</span> dicono i tifosi bianconeri della Juventus, mentre di rimando il popolo granata si ribella a questa frase dicendo: <span style="color: red;">“No, Torino siamo noi, la storia parla chiaro”.</span> E’ un continuo arrovellarsi per quei primati che scrivono la storia di una Torino, che per il suo pallone cittadino si guarda sempre in cagnesco. Da sempre si manifesta il dualismo tra ricco e povero, tra popolo e padroni, perché è tra le pieghe di questa città sabauda che nascono certi sentimenti socio – culturali che per qualcuno non hanno nulla a che vedere con il calcio. E invece è proprio questo il retro pensiero di un derby torinese che non è mai banale nella sua sostanza e che va oltre al mero fatto sportivo. Così dice l’allenatore del Toro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b> alla vigilia del derby: <span style="color: red;">“Se puoi sognare qualcosa, è perché lo puoi fare. Questo è lo scontro tra la passione e la ragione, tra i colori e il bianconero”.</span> Già, proprio come dicevamo pocanzi. Il derby a Torino si vive così, in maniera intensa e significativa di un qualcosa che quasi sempre sfugge all’analisi tecnica per far posto a mille altre cose. E intanto anche mister Allegri prepara la sua Juventus che è l’espressione di un calcio non particolarmente bello ma redditizio. Anche lui sa quanto sia significativo per il popolo bianconero vincere la stracittadina torinese. <span style="color: red;">“Il</span> <span style="color: red;">Torino di quest’anno”</span> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dice Allegri,</b> <span style="color: red;">“ha dei giocatori in grado di portarlo in Europa. Ma noi dobbiamo vincere questo derby, per continuare la striscia di risultati positivi fin qui</span> <span style="color: red;">conquistati”.</span> Vedremo dunque cosa accadrà. Intanto la Mole è lì che aspetta in maniera imparziale, non si sbilancia, non prende posizione, né per l’una, né per l’altra parte, anche se sa che questo 194mo derby continuerà a raccontarci le antiche diatribe sportive tra popolo e padroni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-torino.jpgSiNallianz-stadium-il-teatro-del-derby-della-mole-1013303.htmSi100451001,02,03030238
1101013302NewsCampionatiL’irascibile Sinisa Mihajlovic20170921192815Il tecnico serbo e il lato del suo carattere impulsivo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il comportamento di Mihajlovic che spesso viene biasimato da parte dei media, si connatura con un suo modo d’essere che è particolare. Qualcuno lo giustifica e qualche altro lo disapprova. Ma lui è così, fa apparire sempre quella parte da duro che non ammette distrazioni della sua squadra, del suo staff e di coloro i quali lavorano con lui tutti i giorni. Durante la sua carriera da allenatore lo abbiamo visto spesso entrare in campo a partita ultimata e rimproverare platealmente un suo giocatore per non avere eseguito i suoi ordini, oppure, altre volte, davanti alle telecamere, abbiamo assistito al litigio con il suo staff tecnico per non aver capito al volo il cambio di un giocatore invece che un altro. E anche ieri, dopo la partita vinta 3 a 2 sul campo dell’Udinese, ha manifestato tutta la sua furia contro la squadra che attraverso lunghi momenti di disattenzione, ha rischiato di pareggiare una partita che fin dall’inizio sembrava largamente vinta. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Evidentemente, a questo Toro non piace vincere</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">facile”</b> dice il tecnico serbo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ma di sicuro non è possibile rischiare una beffa del genere. Per</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">fortuna, alla fine l’abbiamo evitata e così potremo preparare il derby in modo più sereno e con un’ottima classifica. Ma se facciamo così anche contro la Juve sarà durissima”</b>. Resta dunque l’immagine di un allenatore irascibile anche se motivato a far bene, a volere sensibilizzare i suoi giocatori a non distrarsi per sciupare ciò che si costruisce con fatica e tanto lavoro settimanale. Non sappiamo dire se questo sistema adottato dall’allenatore serbo sia positivo per un miglioramento globale dell’attenzione dei suoi ragazzi, fatto è che con questo comportamento non sempre si raggiungono gli obiettivi prefissati. In fondo, fare l’allenatore di una squadra di calcio è come educare i propri figli. Non sempre, infatti, con azioni di forza o intimidazioni, si innescano le linee guida capaci di far raggiungere quella maturazione che ti fa capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Spesso si ottiene il risultato inverso, anche perché non tutti i calciatori (così come i figli) sono dotati dello stesso carattere. E allora, qual è il metodo giusto? Il risultato! Se è positivo vivaddio, ma se è negativo…….</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711mihajlovic1.jpgSiNl-irascibile-sinisa-mihajlovic-1013302.htmSi100451001,02,03030237
1111013296NewsCoppeItalia, disordine tattico e pochezza di creatività e fantasia.20170903140119Al Santiago Bernabeu di Madrid, l`Italia di Ventura incappa in una figuraccia senza precedenti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Al Santiago Bernabeu non ho visto serpenti e neanche coccodrilli, quindi che paura dobbiamo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">avere?”. </b>Queste sono state le ultime parole del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Gianpiero Ventura</b> in conferenza stampa prima della partita contro la Spagna, valevole per la qualificazione ai mondiali di calcio 2018. E invece la paura c’è stata, anzi diremmo proprio che l’assenza di reattività e di fisionomia di gioco sono state l’emblema di una partita scialba e priva di significato. In campo una sola squadra: la Spagna, che ha sovrastato l’Italia in lungo e in largo. 3 a 0 è stato il risultato finale con doppietta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Isco</b> (l’hombre del partido) e gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata.</b> Dell’Italia ricordiamo soltanto un colpo di testa da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>nel primo tempo, e poi nulla più. Poco, troppo poco in un 4-2-4 voluto dal C.T. azzurro che avrebbe dovuto spingere all’attacco una squadra che aveva assoluto bisogno di vincere per confermare il primato in classifica e garantire la qualificazione al mondiale 2018. Ma tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare, perché i soli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Verratti</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Rossi</b> sono stati letteralmente sovrastati dal centrocampo spagnolo che, già dall’inizio della gara, ha dimostrato superiorità tecnica e tattica. D’altra parte, già a priori si sapeva del divario tecnico e fisico dei nostri avversari, tuttavia, nessuno avrebbe potuto prevedere una debacle così sconfortante. La sterilità di idee e di gioco ha agevolato il compito dei nostri avversari, che a un certo punto della gara hanno quasi confuso la nostra Nazionale per una qualsiasi sparring partner ideale per potersi allenare. E’ stato davvero deprimente assistere a una gara in cui persino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b> ha dimostrato incertezze, soprattutto sul primo gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Isco </b>su calcio piazzato; il che è tutto dire! Adesso, dopo la partita con Israele e le restanti partite da disputare, è assai probabile che i play off di qualificazione mondiale si giocheranno contro la seconda di un altro girone. Diamo dunque a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianpiero Ventura</b> la responsabilità di una scelta tattica che ha agevolato il gioco dei nostri avversari. Strane le sue scelte, proprio lui che ha sempre prediletto il calcio difensivo a quello propositivo. Ragliatela a centrocampo e buon assetto di difesa, è stato il suo credo fin da quando ha allenato il Torino. E invece, chissà come, chissà perché, questa volta ha voluto in avanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Candreva</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Insigne </b>a supportare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Immobile</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b>. Una pazzia davvero! Non si può sfoltire il centrocampo lasciando la difesa in preda ai furibondi attacchi degli spagnoli. Eppure, poco più di un anno fa, erano stati gli azzurri a cacciare fuori dall’Europeo la Spagna con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pellè. </b>Segno evidente che nel calcio le cose cambiano in maniera repentina e che per restare sempre sul pezzo occorre continuità di buona gestione tattica e ottima preparazione dal punto di vista atletico. Tutto questo al Santiago Bernabeu non c’è stato. Adesso ci aspetta l’Israele e dobbiamo rispolverare orgoglio e dignità, per guadagnarci gli spareggi che portano al Mondiale 2018. Riuscirà il nostro C.T. a mettere ordine a un gruppo che ha subìto una dura lezione di calcio vero?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Madridfl0711fl0711foto-ventura.jpgSiNitalia-disordine-tattico-e-pochezza-di-creativita-e-fantasia-1013296.htmSi100451001,02,03030259
1121013294NewsCampionatiL’Inter di Spalletti farà un ottimo campionato.20170828151220Le indicazioni di questo inizio di campionato, fanno salire l`Inter sul podio finale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La seconda giornata del Campionato di Serie A ha cominciato a delineare le squadre che si contenderanno la corsa al titolo. Vince la Juventus a Genoa, ma vince anche l’Inter a Roma, il Milan in casa con il Cagliari e il Napoli al San Paolo contro l’Atalanta. Poi, anche Lazio, Sampdoria, Torino, Spal e Bologna raccolgono il massimo dei punti in palio, mentre soltanto Crotone e Verona si sono accontentate di uno scialbo 0 a 0. Da questo quadro di risultati si evince come le squadre da battere di questo campionato siano, Juventus, Napoli, Inter e Milan, con un probabile inserimento della Roma di Eusebio Di Francesco. La Juventus vista a Genova ha mostrato una doppia faccia, tipica di squadra che è ancora in lavorazione; una sorta di cantiere in cui si cerca ancora l’assetto tattico e gli atleti sui quali fare maggior affidamento. Come al solito Allegri ci impiegherà un po’ a capire certe sfumature, visto che per natura non è molto propenso a rischiare alcune novità. A Genova, dopo avere inserito Barzagli e Matuidì, ha provato il giovane Betancur quando ormai la partita aveva già segnato il suo epilogo, lasciando in panchina Douglas Costa e Bernardeschi. Segno evidente che nonostante i sei punti in classifica della Vecchia Signora, ancora c’è molto da fare. Non è così in casa Napoli, dove la squadra di Sarri esprime non solo da oggi il vero calcio spettacolo, anche in virtù del fatto che i partenopei hanno cambiato quasi nulla e quindi sono avvantaggiati ad esprimere trame di gioco che sono ormai consolidate nella mente dei giocatori. Il Milan vince contro il Cagliari ma soffre oltre il dovuto, facendo dedurre che quest’anno la squadra di Montella deve fare i conti con la tenuta fisica e mentale, vista la sua partecipazione all’Europa League che l’ha costretta ai preliminari e ad un inizio anticipato della preparazione. E allora pensiamo a un interrogativo di tenuta soprattutto in primavera, quando i primi caldi potranno essere deleteri per i rossoneri. Certo, questo improvviso exploit di Cutrone, giovane calciatore che segna gol a raffica e ben s’interseca all’indiscutibile valore tecnico di una squadra che è stata regina del calciomercato 2017’18, fa pensare a grandi obiettivi da raggiungere. Ma la squadra che secondo noi sarà quella che salirà sul podio finale, è l’Inter di Spalletti. Non è un caso che i nerazzurri hanno fatto un ottimo precampionato. E non è neppure un caso che questa squadra vinca attraverso il suo essere cinica, anche se ancora non completamente perfetta nei meccanismi di gioco voluti dal suo allenatore. La sensazione è che l’Inter abbia finalmente centrato il suo atavico problema di mancanza di ordine interno e di rispetto dei ruoli non sempre stabiliti a dovere. Con l’avvento di Luciano Spalletti, s’intravvede un barlume di ordine tattico, di unione d’intenti, di spogliatoio pronto a fare fatti e non parole e, soprattutto, si sta delineando sempre più un ambiente in cui si devono rispettare le regole anche a livello gerarchico. E non è per pura fatalità, se Icardi è esploso a suon di gol con la responsabilità di essere capitano di un gruppo che sta cancellando il recente e deludente passato. La squadra è pragmatica, così com’è il suo allenatore che bada sempre al sodo studiando un assetto tattico tale da far emergere le caratteristiche tecniche dei suoi giocatori. Vecino e Borja Valero, hanno dato ordine a un centrocampo che adesso sbaglia molto meno rispetto al passato, proprio perché non si perde in futilità di evanescenti passaggi fini a se stessi. I due ex viola danno garanzia di un calcio semplice ma redditizio, proprio quello che mancava al centrocampo nerazzurro. Ecco, diremmo proprio che l’Inter è la squadra che dà maggiore affidamento di continuità, anche in considerazione di impegni che si limitano soltanto al Campionato e alla Coppa Italia. Tutte queste cose, a nostro parere, s’incastrano perfettamente come tessere nerazzurre capaci di costruire un ottimo puzzle. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNl-inter-di-spalletti-fara-un-ottimo-campionato-1013294.htmSi100451001,02,03030262
1131013268NewsCampionatiQuell’ultima volta di Francesco Totti20170529191111Il capitano della Roma è Leggenda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ogni inizio pregiudica sempre la fine di ogni cosa. E’ la dura legge della vita che non fa sconti a nessuno, neanche a coloro i quali per lungo tempo si sono illusi inconsciamente di essere immortali. Si spengono i riflettori, si lasciano gli angoli, i personaggi che ti hanno accompagnato per una vita e si allontanano i ricordi di tante cose fatte con fatica ma anche con tanta passione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti</b> è il campione che dismette quella maglia giallorossa numero 10 della Roma, che ha indossato ininterrottamente per 25 anni. Capitano di lungo corso, Totti è vera Leggenda. Eppure, dopo tanti anni vissuti sempre nell’anima dell’unica squadra del suo cuore, sembrava quasi voler resistere al tempo, confortato com’è stato di tanto smisurato affetto da parte dei tifosi giallorossi. Il popolo romanista che si è sempre schierato al suo fianco, che ne ha raccolto i palpiti, le emozioni, le gioie di tanti gol fatti e di tante vittorie conquistate sul campo. Capitan Totti per loro è stato, ed è ancora, l’emblema del campione fatto in casa e capace di rappresentarli tutti, uno per uno. Tu perché vieni da Testaccio, da Trastevere, piuttosto che da Monte Mario, o da qualsiasi altra parte di Roma Capitale, se sei romanista, se nasci con quel chiodo fisso e fai entrare nell’anima la smisurata passione per i colori giallorossi, allora in alto ad ogni cosa metti sempre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti,</b> l’unico vero capitano della Roma. Ma questa viscerale passione per il capitano è stata forse un’arma a doppio taglio per lui, allungando l’agonia della decisione di smettere. E i tifosi, passionali e mai raziocinanti del tempo trascorso per il loro capitano, non hanno perdonato a Spalletti <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di non avere quasi mai fatto giocare Totti – “mortificandolo”- in panchina. Il tutto, nonostante l’allenatore toscano abbia portato la Roma al secondo posto in classifica, assicurandogli il diritto di partecipare alla Champions League senza l’ausilio dei fastidiosissimi preliminari. Ma l’allenatore toscano ha visto giusto, perché il tempo è trascorso anche per la Leggenda giallorossa che, nonostante tutto, pur conservando la limpidezza della sua classe innata, la corsa e la tenuta non potevano essere più garanzia a beneficio della squadra. Grandi pennellate fatte da fermo, passaggi millimetrici che sono stati la sua specialità, ma che non sono più sufficienti per il calcio moderno che è diventato principalmente atletico e con una enuta fisica che si protrae ininterrottamente per oltre 90 - 95 minuti di gioco . E così la malinconia è sopraggiunta soprattutto quando Totti, leggendo ciò che aveva scritto su un foglio di carta prima della partita contro il Genoa, l’ultima della sua carriera giallorossa, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>dice :<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il tempo ha</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">deciso”</b>. Già, il tempo ha deciso per lui come decide per tutti i comuni mortali. Piangono i 60 mila spettatori dell’Olimpico di Roma e si aggiungono alle lacrime di un Francesco Totti che abbiamo visto nella sua parte più umana, più fragile nei sentimenti che sono più forti e intensi dell’emozione di un gol, di un dribbling, di uno stop fatto con quel pallone che è stato il primo giocattolo che ha voluto fin da piccolo e che gli si è incollato addosso sulla pelle anche da adulto, assieme a quell’unica maglia numero 10 di una sola tinta. Emozioni forti che si infiltrano tra le pieghe dell’anima, che restituiscono all’uomo la sua dimensione più autentica. Sì, perché tu puoi essere Leggenda, aver vissuto una vita fortunata dal punto di vista professionale, ma resti sempre l’uomo con il tuo sguardo, le tue lacrime, le tue fragilità, le tue parole di ringraziamento a mamma, a papà, a tua moglie, ai figli, a tutti gli affetti più cari, agli amici più vicini che non ti hanno lasciato mai, neanche nei momenti più difficili della vita. In fondo è la storia dell’uomo che s’interseca alle mille vicende vissute dal campione, dalla sua vita vissuta su un campo di calcio a sentire il profumo dell’erba, mentre hai rincorso quel pallone che è stato il mezzo per farti conoscere, ammirare, farti voler bene. Affetti reciproci che sono sempre figli di un dare ed un avere che, comunque, non tutti hanno la fortuna di potere incontrare nella vita. Ma lui, Francesco Totti, il pupone, il capitano di mille battaglie giallorosse, il calciatore che ha scritto pagine indelebili del calcio italiano, oggi è lì a riflettere come una persona qualunque che il tempo è passato via velocemente, che adesso si gira pagina e si scrive un’altra storia diversa dal passato. Quale? Nessuno lo sa ancora. Forse neanche lui stesso. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-capitano-roma.jpgSiNquell-ultima-volta-di-francesco-totti-1013268.htmSi100451001,02,03030315
1141013261NewsCampionatiToro, hai perso la faccia.20170515195027Il Napoli ha battuto un Torino inesistente.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che brutta figura! Che partita da dimenticare per il Toro! Dire che c’è da vergognarsi è un eufemismo. Ma il Torino visto in campo contro il Napoli non ci lascia neanche fare un’analisi tecnico tattico sulla reale superiorità della squadra di Sarri, perché il suo atteggiamento e l’approccio alla gara è stato letteralmente disarmante. 11 figure senza attributi hanno vagato per il campo in balìa di un Napoli che infliggendo un secco 5 a 0 ha dato lezioni di calcio. Sì, una lectio magistralis del pallone nostrano che purtroppo non lascia nulla di positivo alla squadra di Sinisa Mihajlovic, presa com’è stata a ritirarsi negli spogliatoi dopo essersi presentata a capo chino davanti alla curva maratona. Ma cosa è successo al Torino per essere così inaspettatamente amorfo, privo di reattività e attributi? E’ vero, il Napoli è una squadra che aveva mille motivazioni in più del Toro, ma questo non può giustificare un comportamento così remissivo da parte dei granata. Nessuno si è salvato nel marasma generale che ha visto Belotti in chiara difficoltà e in debito d’ossigeno, in una giornata di caldo afoso. A parer nostro la società deve intervenire nel cambiare quell’antica cultura granata in cui si vive il senso del proprio campionato soltanto se si batte la Juve. E’ un modo come un altro per non crescere mai, per restare in quel minimalismo calcistico fatto di niente, che non porta a nulla se non al fatuo orgoglio di avere messo alle corde gli odiati cugini. E poi? Nulla più, perché si vivacchia sempre nell’anonimato di una metà classifica che vuol dire essere sempre fuori dall’Europa, di non essere coinvolti nel pericolo della Serie B e di accontentarsi continuando a sperare nelle disgrazie altrui. Toro, è ora che ti svegli, che cresci, che diventi adulto pur restando attaccato alla tua storia immensa, alla tua estrazione popolare di squadra sanguigna che più d’ogni altra esprime lo spirito sportivo di anti Juve. Ma poi c’è dell’altro. C’è il carattere, c’è la personalità, c’è l’orgoglio, c’è il desiderio della continuità di risultati, di impegno, di foga agonistica che non può essere limitata a una sola partita o poche altre, perché i campionati si giocano con la testa. Poi si può riconoscere il valore e la superiorità dell’avversario, quello ci sta pure se perdi la partita in maniera dignitosa. Ma quel 5 a 0 subito da Insigne, Callejon, Mertens e compagni, brucia troppo per il modo con cui è arrivato. Capiamo le lacrime di sconforto del gallo Belotti a fine gara, come pure ci affianchiamo a Sinisa Mihajlovic nel vederlo sconfortato in tribuna, dov’è stato ripreso con le braccia penzolanti in senso di abbandono. Che serva da lezione questa figuraccia. Sì, perché se non sarà così, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>i tifosi del Toro dovranno dire che: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico”. </b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-mihajlovic.jpgSiNtoro-hai-perso-la-faccia-1013261.htmSi100451001,02,03030302
1151013252NewsEditorialeLa Milano cinese e il pallone italiano.20170425155714Tra passato, presente e futuro del calcio meneghino.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Era la scala del calcio italiano. Quando si parlava dello stadio San Siro di Milano era garanzia di calcio ad alto livello. E anche il derby cittadino assumeva i connotati di un antagonismo sfizioso, sanguigno, capace di essere il più atteso d’Italia. Inter e Milan sempre lassù, in vetta alla classifica per giocarsi un primato prestigioso che voleva dire: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Milano siamo noi”.</b> Persino la “Madunina de Milàn” era orgogliosa delle sue squadre di calcio e sembrava fare sfoggio dei colori nerazzurri e rossoneri. Un orgoglio da non sottovalutare, perché quello era l’emblema di un calcio che si rifletteva in una città che da sempre è stata prima in Italia dal punto di vista degli affari commerciali ed economici. E oggi? Che cos’è Milano? Una città in cui i Moratti e i Berlusconi non ci sono più, o meglio, si sono fatti da parte con l’arrivo dei cinesi per mancanza di sostenibilità economica. Prima l’Inter, passata a giugno scorso nelle mani della proprietà Zhang Jindong, imprenditore cinese a capo della conglomerata Suning azionista di maggioranza della squadra nerazzurra, e poi il Milan che si aggiunto alla schiera cinese con il closing del 13 aprile scorso, passando nelle mani di Li Yonghong e della Rossoneri Sport Investiment Lux. E’ vero, nulla è per sempre, anche se ci illudiamo. Tuttavia, la storia di queste nobili <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>società di calcio meneghine ci ha insegnato come il passato abbia costruito l’immagine di una città che ha saputo conquistare trofei di importanza mondiale a livello di club. Adesso sono arrivati loro, i cinesi padroni di acquistare per investire e non certo per passione sportiva. Ma il calcio non è soltanto potere economico e caccia spietata al maggior fatturato societario, il pallone è competizione, ma soprattutto conoscenza aziendale <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>e organizzativa di settore, capace di fondersi tra materia gestionale e area tecnica. Riteniamo che per le due squadre di Milano ci saranno tempi molto lunghi, affinché si possa ritornare ai fasti di un tempo. Prima bisogna superare quel cantiere di ricostruzione in cui sono piombate nella fase di passaggio societario, e poi, lentamente, cominciare a capire bene come muoversi dal punto di vista tecnico. Dopo Mancini, De Boer e adesso Pioli, in casa Inter abbiamo assistito a una tale confusione da non lasciare prevedere nulla di positivo, almeno nell’immediato. Anche in casa Milan le idee sono abbastanza confuse e Montella si è trovato in mezzo a situazioni tecniche difficili da gestire. I giocatori risentono di questa situazione e la loro mente non può essere sgombra da ogni cosa. E’ un fatto naturale che non gioca a favore della serenità di un lavoro, quello del calcio, che ha bisogno di assoluta concentrazione durante la settimana e poi anche in partita. E infatti i risultati delle due squadre milanesi a cinque giornate dalla fine del campionato, non sono certo incoraggianti per un’eventuale entrata nell’Europa calcistica del prossimo anno. Per questo motivo, alla Madunina che si erge sempre orgogliosa in quella Piazza Duomo di Milano così gremita di turisti, scorgiamo una vena di romantica malinconia verso un passato che è certezza e un futuro pallonaro meneghino che ad oggi resta colmo di speranza e nulla più.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milanofl0711fl0711foto-derby-inter-milan.jpgSiNla-milano-cinese-e-il-pallone-italiano-1013252.htmSi100451001,02,03030300
1161013237NewsCoppeJuventus Stadium, un errore averlo costruito così piccolo.20170324160218Febbrile corsa al biglietto per Juve - Barca<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se chi ha costruito lo Juventus Stadium avesse previsto il grandissimo successo di pubblico presente a tutte le partite casalinghe della Juventus, sicuramente avrebbe realizzato uno stadio con una capienza di almeno 80.000 spettatori, invece dell’attuale 41.507. Stessa moderna concezione, stessa architettura, stessa capacità di facile gestione, ma sicuramente più adeguata all’esigenza dei suoi tifosi. Ma si sa, con il senno di poi <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è sempre tutto facile, anche perché prevedere un tale afflusso di pubblico sarebbe stato impensabile, tenuto conto che quando la Juve giocava allo Stadio Comunale di Torino (oggi Grande Torino) o al vecchio Stadio Delle Alpi, non raggiungeva mai un adeguato seguito di pubblico. Partite di Coppa o match di campionato importanti, la Juventus raccoglieva sempre pochi spettatori. Poi il boom! Certo, l’adeguamento a una visibilità più moderna e il pubblico che quasi si affaccia sul campo e vede bene i giocatori e la partita in tutti i posti dello Juventus Stadium, ha fatto sì che anche quando i bianconeri affrontano l’ultima squadra in classifica, in casa c’è quasi sempre il sold out. E, neanche a dirlo, per la prossima partita di Champions dell’11 aprile che vedrà la Juventus affrontare il Barcellona nei quarti di finale, si profila una richiesta di biglietti pari a 80 mila richieste. Facile ipotizzare il tutto esaurito e un record d’incasso che sicuramente sarà superiore a 3.305.232 euro, ricavati dai 41.011 tifosi presenti allo Stadium in occasione del match Juventus – Real Madrid, semifinale d’andata del 5 maggio 2015. In occasione di Juve – Barca, la segreteria ha alzato i prezzi ai livelli massimi. Una curva costerà 50,00 euro, le tribune costeranno dai 135 ai 200 euro, polverizzando i costi dell’ultima sfida di Champions contro il Porto. Intanto a Torino, in Italia e anche all’estero, la febbre da football bianconero sale alle stelle e tocca il tetto “dell’impossibile” spesa. E mentre la Mole sorride, la prevendita riservata ai 29.000 abbonati è già cominciata. I fedelissimi hanno tempo a confermare il loro posto fino a domenica 26 marzo, poi toccherà agli abbonati UEFA. Da giovedì 30 marzo a partire dalle ore 10,00 si riserverà la vendita ai tesserati, mentre a partire dal 31 marzo anche gli abbonati a Premium Member avranno modo di prenotarsi. Insomma, chi resterà fuori (e saranno tantissimi) potranno accontentarsi di vedere la partita su Canale 5, visto che Mediaset ha già previsto di trasmetterla in chiaro. E’ il fenomeno Juve, è la sete di passione bianconera che se potesse vivrebbe la propria vita all’interno delle mura dello JStadium. I negozi, i ristoranti, i supermercati, i bar, i ritrovi; ma cosa manca? E se questo Stadium contenesse il doppio di spettatori? Beh, sicuramente la corsa al biglietto sarebbe meno febbrile, ansiosa e meglio gestibile.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711foto-jstadium.jpgSiNjuventus-stadium-un-errore-averlo-costruito-cosi-piccolo-1013237.htmSi100451001,02,03030709
1171013231NewsCampionatiIn Roma – Napoli, Mertens è il vero mattatore20170304202614Meglio il Napoli. La Roma è stanca.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Una Roma abulica si inchina a un Napoli che gioca meglio e sigla due gol con Mertens. E dire che alla vigilia della partita si pensava a un Napoli più preoccupato per il match di ritorno che dovrà affrontare in Champions League contro il Real Madrid, piuttosto che a una Roma apparsa stanca e forse delusa dalla sconfitta subita in Coppa Italia dalla Lazio. Eppure, dopo il successo ottenuto a San Siro contro l’Inter, ci si aspettava una Roma che avrebbe dato filo da torcere alla Juventus, almeno per quanto riguarda la conquista dello scudetto. E invece,dopo essere incappata in una giornata negativa, si cominciano a tirare le somme di un’annata giallorossa in cui si evidenzia la discontinuità e la difficoltà di reggere bene nei momenti clou della stagione. Per contrapporre gli attacchi dei napoletani, Spalletti si è affidato a El Shaarawy preferito inizialmente a Salah e a Perotti preferito a Bruno Peres. Un 4-2-3-1 che il tecnico giallorosso pensava fosse sufficiente per contrapporre le ripartenze dei napoletani, i quali, contrariamente a quanto pensato inizialmente, hanno trovato campo libero con Insigne, Mertens e Callejon, apparsi come spine nel fianco della statica difesa giallorossa, dove Fazio, più degli altri, non ha dimostrato l’attenzione e la reattività di sempre. E così la partita si è sviluppata su binari di squadre troppo allungate. Gli uomini di Sarri ( che si è fatto espellere per proteste dall’arbitro Banti) hanno dimostrato vitalità, freschezza atletica e voglia di entrare subito in partita. Al 26’ del primo tempo, Mertens sfrutta al meglio un passaggio filtrante di Hamsik e lascia partire un tiro di destro che s’insacca nella porta difesa da Szczesny. Nel secondo tempo è lo stesso Mertens a raddoppiare per il Napoli al 5’ minuto, raccogliendo un cross da sinistra di Insigne. A questo punto la Roma sembra non reagire, se non fosse per qualche timida iniziativa di Nainggolan, Perotti e El Shaarawy. Ma si nota subito la mancanza di Dzeko, apparso troppo molle sulle gambe e privo di cattiveria agonistica. Dunque, la partita si è trascinata senza emozioni particolari, anche se sul finire del match Salah ha colpito un palo e al 44’ Strootman ha accorciato le distanze, dopo aver raccolto un assist di Perotti. Al fischio finale dell’arbitro Banti, la squadra di Spalletti dimostra tutta la propria delusione, mentre il Napoli di Sarri (che si porta a soli due punti in classifica dalla Roma) può gustare una vittoria che lascia ben sperare per l’attesissimo confronto contro il Real Madrid.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-mertens.jpgSiNin-roma-napoli-mertens-e-il-vero-mattatore-1013231.htmSi100451001,02,03030295
1181013224NewsCampionatiEcco perché Belotti sarà ceduto dal Torino20170216143142Il vero problema del Toro che stenta a diventare grande, non è vendere o non vendere Belotti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E mentre stiamo assistendo alla parata delle stelle in Champions League, a Torino dilaga il tormentone di casa granata. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti si o no - resta o và?</b> - Sono decenni ormai che i sentimenti e le bandiere del calcio non esistono più. E oggi sarebbe persino anacronistico pensare che un giocatore del suo valore possa restare in una squadra dove si trova bene, è acclamato dai tifosi, ed è il leader della sua squadra che, tuttavia, non parteciperà alla vetrina europea del prossimo anno. Forse neanche lui stesso è padrone di stabilire un suo eventuale desiderio di conferma. Leggi di mercato, sponsor, società e procuratori, sono sempre lì in agguato per acquisire l’affare del secolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Belotti</b>, 23 anni, talentuoso centravanti del Toro, costituisce proprio l’affare del secolo per il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b> che si frega giustamente le mani al sol pensiero di incassare la clausola di 100 milioni di euro, da lui stesso imposta in sede di contratto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Josè Mourinho,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carletto Ancelotti</b> sono pronti ad averlo in squadra, sicuri che le loro società di appartenenza non baderanno tanto al denaro da spendere, ma all’apporto tecnico che un giocatore come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b> può dare all’interno della loro squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">United,</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chelsea</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bayern Monaco</b> sono già pronti a gareggiare per accaparrarsi il “<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gallo” Belotti</b>, senza se e senza ma. Dunque, come può rinunciare Cairo a una tale montagna di denaro, anche in considerazione del fatto che il Toro non parteciperà a nessuna competizione europea? Noi diciamo che il problema sta nella società, perché questa volta più che mai il presidente Cairo deve uscire allo scoperto nel delineare una squadra con ambizioni di primato, oppure vivacchiare a centro classifica, facendo girare il denaro incassato a beneficio delle sue tante aziende. E’ arrivata l’ora di guardarsi negli occhi, senza illudere più i sogni di tanti tifosi granata che vogliono qualcosa di concreto che si chiama progetto, che si chiama chiarezza, che si chiama andare oltre l’apparenza di un tifo effimero che non raccoglie mai fatti concreti. Insomma, se si vuole costruire un Torino all’altezza dei primi della classe, lo si faccia attraverso la montagna di denaro che si incasserà per la vendita del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gallo Belotti</b>. Si spendano tutti gli euro fino all’ultimo centesimo, comprando calciatori di alto livello, capaci di venire al Toro non solo per i lauti guadagni ma anche per un progetto serio che possa valorizzarli ancora di più dal punto di vista professionale. Ecco, questo ci sembra un modo chiaro per capire se il Torino targato Cairo ha delle velleità di crescita, oppure restare ancorato a una mediocrità che francamente ha svilito anche i più resistenti sostenitori granata. Si comincia sempre bene, ci si illude, si fanno voli pindarici e poi il nulla. Apri il palmo della mano ed escono soltanto delle mosche. E’ l’enfasi dell’inutile e dell’evanescente, che spesso ha illuso tifosi e anche noi giornalisti che ci siamo anche inebriati di spettacolo calcistico, ricordando il Toro d’inizio stagione. Analisi concrete che abbiamo fatto al seguito di partite che hanno confortato la certezza di avere finalmente trovato una squadra, dei giocatori e un allenatore all’altezza della situazione. Ci era sembrato di respirare un’aria nuova, diversa dalla solita mediocrità che ristagna in casa granata fin dall’ultimo scudetto conquistato, anche se con qualche parentesi rosa che alla resa dei conti non ha portato la crescita sperata. Se, come pensiamo, sarà ceduto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b>, si ha subito l’obbligo di costruire in campo e in panchina una squadra di campioni. Se non sarà così, vorrà dire che i tifosi granata dovranno essere orgogliosi di fare il tifo per una società di calcio che ha sempre i conti in ordine, che è attenta a non uscire mai dai limiti del buonsenso economico, ma con una squadra che non potrà mai essere all’altezza dei primi della classe.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cairo.jpgSiNecco-perche-belotti-sara-ceduto-dal-torino-1013224.htmSi100451001,02,03030271
1191013223NewsCampionatiAldo Agroppi: “Il Toro? Sbaglia troppi rigori”20170209193951Intervista ad uno dei grandi rappresentanti della storia del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Toscano di Piombino (Li), lingua sciolta e senza peli, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aldo Agroppi</b> è l’emblema di verità scomode dette sempre senza freni inibitori. Con lui abbiamo parlato del Toro e del suo momento difficile, ma abbiamo volutamente toccato altri temi come il campionato di calcio, la Juve e le relative polemiche dell’Inter, piuttosto che Sanremo e il suo festival. Ma abbiamo anche fatto cenno alla prossima uscita del suo libro intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non so parlare sottovoce”.</b> Insomma di tutto un po’, in questa intervista che stuzzica la curiosità. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Aldo, che idea ti sei fatto di questo Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ un Toro che sbaglia i rigori e continua a buttare via dei punti. C’era la speranza di vedere una leadership dettata da qualche giocatore in più, tipo Ljajic. Ma questo non si è visto e così siamo ricaduti nella mediocrità”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se ci sono delle colpe, a chi le attribuisci?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non saprei dire. Quello che invece posso dirti che seguo marginalmente il calcio. Pensa che non riesco neanche più a vedere una partita per intero in televisione. Preferisco assistere ai gol e alle immagini che riportano spezzoni di partita. Quindi, per me è molto difficile rispondere alla tua domanda, anche perché sarebbe giusto, prima di parlare, essere dentro all’ambiente, vivere le giornate di allenamento e gli umori dello spogliatoio. E’ un fatto di correttezza, per questo ribadisco ciò che vedo da lontano, e cioè un Toro che ha cominciato bene ma che adesso si trova a metà classifica.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Cosa ti piace e cosa non ti piace di Mihajlovic?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non lo conosco personalmente. Non gli ho mai parlato e non so cosa dice nello spogliatoio. Per me gli allenatori sono tutti uguali, perché contano il 20%. L’importante è avere dei giocatori validi e una squadra che abbia un alto tasso tecnico da poter gestire al meglio. Provate a dare al fenomeno Conte la squadra del Crotone; cosa farebbe? E quindi sono i giocatori che contano.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Filadelfia che sta per rinascere, un’aria granata che sembra più respirabile rispetto a prima, allenatore nuovo e giocatori nuovi. Tuttavia, il risultato non cambia mai e siamo sempre alle solite. Perché?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Ma dove sono i Graziani, Pulici, Claudio Sala, Zaccarelli, Pecci. Dove sono? Oltre Belotti non vedo grandi calciatori che possano fare la differenza in una squadra che ha desiderio di primeggiare. Diciamocelo pure, la qualità non è eccelsa. Certo, se fossero andati a segno quei calci di rigore sbagliati, il Torino avrebbe avuto 4 o 5 punti in più in classifica, senza tuttavia cambiare la sostanza di una squadra senza grandi campioni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Parlando di calci di rigore sbagliati, perché nel Toro non si stabilisce la gerarchia che altre squadre hanno? E’ positivo il gesto di prendere il pallone, carpirlo ai compagni e metterlo sul dischetto per tirare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sono gli allenatori che decidono chi deve tirare i calci di rigore, già durante gli allenamenti della settimana. Spesso succede che sbagliano, com’è capitato a Belotti all’inizio di campionato. Quindi, il giocatore stesso non si sente più in grado di tirarli e così si decide di assegnare ad altri il compito. Ma, a quanto pare sia Ljajic, sia Iago Falque, continuano a sbagliare. Certo, è difficile dire perché. Evidentemente c’è un problema di timore che si è venuto a creare per mancanza di tranquillità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensi che il Torino sia destinato a non eccellere mai?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Quando c’erano Cerci e Immobile, se non sbaglio la squadra aveva fatto un buon campionato e la società aveva ottenuto considerevoli incassi economici. Poi, tutto è cambiato. Sono annate che vanno e che vengono, perché manca la continuità di proseguire la giusta strada intrapresa. E’ un po’ come cominciare e ricominciare, che è la cosa più difficile da fare. Sento le stesse cose a Firenze, dove non vedo grandi calciatori come non li vedo al Toro. Voglio dire che le società fanno quello che possono, ma poi sul campo ci vanno i calciatori.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Aldo, pensi che la Juve ha già vinto il campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Credo che debbano già pensare al prossimo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Cosa mi dici delle feroci polemiche che ci sono state dopo la partita Juventus – Inter? Pensi che i due rigori che non sono stati dati dal signor Rizzoli, dovevano essere concessi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non ti so rispondere perché la Juve non la guardo. E poi, ti sembrerà strano, ma come ti dicevo prima mi sono distaccato dal calcio. Questa, comunque, è storia vecchia. Diciamo sempre le stesse cose da anni e non cambia mai nulla.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>So che hai scritto un nuovo libro che dovrebbe uscire a maggio, il cui titolo è: “Non so parlare sottovoce”. Ci puoi dare qualche anticipazione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Al momento mi sembra opportuno non dare alcuna anticipazioni, perché l’Editore, che è Cairo, sta vagliando i contenuti di ciò che ho scritto. Diciamo che il titolo è l’unica cosa sicura di questo libro, composto da tanti paragrafi che delineano molte situazioni della mia vita. E’ un libro cui tengo davvero tanto e mi auguro che possa essere pubblicato e presentato nel prossimo mese di maggio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tu che sei un estimatore di canzoni e che ami Mina, Lucio Battisti, Modugno e altri che hanno accompagnato la tua generazione e fatto la storia della canzone italiana, stai seguendo il Festival di Sanremo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il Festival di Sanremo è diventato un baraccone. Io sono rimasto a Domenico Modugno, Claudio Villa, Celentano, Peppino Di Capri. Oggi è diventata la passerella delle scosciate e dei cantanti che presentano canzoni che fra 50 anni non le ricorderà più nessuno.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Aldo, se per ipotesi un giorno dovessi vedere il Torino primo in classifica, ti piacerebbe vederlo giocare come il Napoli di Sarri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Devo dirti che il Torino di Radice non era meno bello e forte di questo Napoli. Certo, la bellezza del gioco che applica Sarri in un Napoli fatto di giocatori tecnicamente validi e veloci, è indubbia. Ma se questa squadra trova delle compagini come il Palermo che è stato capace di essere attento alle ripartenze degli avversari, costruendo una ragnatela a centrocampo, allora il Napoli va in difficoltà perché non trova gli spazi necessari che gli consentono di realizzare il suo gioco.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-agroppi.jpgSiNaldo-agroppi:-il-toro-sbaglia-troppi-rigori-1013223.htmSi100451001,02,03030379
1201013221NewsCampionatiSandro Mazzola, “La Juve? Non la conosco….”20170203203238Il parere dell`ex campione dell`Inter sul prossimo Derby d`Italia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo avere intervistato Pietro Anastasi per sapere il suo parere sul prossimo Derby d’Italia, per par condicio abbiamo voluto ascoltare anche Sandro Mazzola, una grande bandiera nerazzurra che ancora oggi è l’emblema di un calciatore e di un dirigente che ha scritto pagine importanti della storia dell’Inter. Figlio di Valentino Mazzola, Sandro è considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Nelle fila del’Inter ha giocato dal 1960 al 1977, collezionando 565 presenze e 158 reti, vincendo quattro campionati nazionali, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Mazzola è stato anche uno dei punti di forza della Nazionale Italiana. Oggi è un ottimo opinionista ed un attento critico dell’Inter, che ama ancora come quel primo giorno in cui ne è entrato a far parte. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Mazzola, che idea si è fatto di questa Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“A me non dispiace. E’ una squadra che va al sodo e sa anche quando affondare i colpi per andare a vincere.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Le piace Gagliardini?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Aspettiamo un attimo a valutarlo. A me piace e non credo che deluderà le aspettative.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lei che ha conosciuto fattivamente l’operato della famiglia Moratti, pensa che Suning potrà nel tempo ambire a vincere gli stessi allori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Io penso di si. A parer mio stanno lavorando bene, per cui ritengo che nel tempo questa Inter potrà tornare a conquistare grandi trofei.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo l’errore di dare la squadra all’olandese De Boer, pensa che con Stefano Pioli si sia finalmente trovato l’allenatore giusto per ritornare ad essere una grande Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Pioli mi sembra un allenatore molto valido. Lui sa quando è il momento di dare lezioni ai giocatori e quando è opportuno rincuorarli. Mi piace davvero come sta portando avanti il suo lavoro.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senta Mazzola, ricordo perfettamente che nelle sue recenti interviste, fin dai tempi in cui tutti criticavano l’operato di Mancini e poi di De Boer, lei ha sempre sostenuto che bisognava avere pazienza e dargli tempo per lavorare. Oggi, col senno di poi, è ancora convinto della tesi sostenuta allora?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Per me, quella è una regola fissa dalla quale non si può prescindere. Chi ha fatto calcio sa che per costruire una buona squadra ci vuole del tempo, e quindi anche i giocatori devono capire bene certi meccanismi voluti dal proprio allenatore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dal punto di vista tecnico, pensa che la squadra sia già a posto così o ritiene che ci sia ancora bisogno di qualcosa?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Secondo me va bene così. Non vedo proprio dove possa essere ritoccata questa Inter, che sembra avere imboccato la strada giusta.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quindi, la ritiene già pronta per un eventuale ritorno di partecipazione alla Champions League?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sicuramente!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Come vede l’incontro di domenica prossima contro la Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non conosco quella squadra! Ma che squadra è? A parte gli scherzi, penso che sarà una partita che potrà dire la verità sull’Inter. A mio modo di vedere la squadra di Pioli deve dimostrare di confermare la qualità e quella personalità che ha messo in mostra nelle recenti partite, anche contro una squadra come la Juve che di personalità ne ha da vendere. Penso che dopo la partita potremo sapere dove può arrivare questa Inter.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Insomma, un po’ come dire che si tratta di un banco di prova che per l’Inter arriva al momento giusto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Secondo me, sì. E’ proprio il momento giusto!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ha un ricordo particolare legato alle sue innumerevoli sfide giocate nel Derby d’Italia contro la Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Si, ricordo bene quella mia prima partita contro la Juve. L’Inter era in testa alla classifica e dopo fu penalizzata per motivi che adesso mi sfuggono. In quel momento andò in testa la Juve, mentre nel frattempo c’era da recuperare una partita, perché c’era stata un’invasione di campo a Torino. Intanto, l’Inter aveva perso dei punti in classifica e non poteva più vincere lo scudetto. A questo punto la dirigenza dell’Inter, per smacco, decise di fare andare a giocare i ragazzi contro la Juve a Torino. La partita si giocò di sabato, ma io dovevo andare a scuola e quel mattino ricordo pure che avevo tre interrogazioni. Andai quindi alla sede dell’Inter per parlare con l’allora direttore generale Italo Allodi. Quando gli dissi che per quel motivo non sarei potuto andare a giocare contro la Juve, lui mi propose che si sarebbe interessato per farmi uscire dopo la terza ora. Ricordo che parlai con il preside dell’istituto per informarlo dei fatti, e quando alla terza ora di lezione di quel sabato, dissi al professore di matematica che dovevo uscire, lui che era abituato a farmi fare la schedina nella speranza di vincere, mi disse di mettere la vittoria dell’Inter, perché la mia presenza in campo sarebbe stata una garanzia di vittoria. Magari! Esclamai al mio professore, dopo averlo salutato per uscire di scuola. Così, dopo questo siparietto, raggiunsi i miei compagni che erano già a Torino. Ecco, questo è un ricordo che non rimuoverò mai dalla mia testa. Forse perché è coinciso con la mia partita contro la Juve.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Mazzola, cosa le piace del calcio di oggi e cosa non le piace più?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mi piace molto il modo di giocare che hanno oggi tutte le squadre. Una volta si giocava molto in difesa cercando le ripartenze in contropiede. Adesso, invece, si cerca di fare calcio attraverso la cultura del gioco propositivo. Quello che invece non mi piace è questa mania di protagonismo dei giocatori che ambiscono all’esteriorità dell’immagine, più che alla sostanza. Tanti fanno a gara per andare in televisione, mentre sarebbe più opportuno allenarsi pensando di lavorare e far bene.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Spesso si fa appello ai corsi e ricorsi storici. Ma sarebbe ancora proponibile il calcio di Helenio Herrera?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Assolutamente no. Era un calcio che badava molto a difendere, anche se Giacinto Facchetti è stato il precursore di un ruolo di esterno sinistro, che ancora oggi potrebbe essere inserito in uno schema tattico moderno.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per finire, Sandro. Qual è il suo pronostico su Juventus –Inter di domenica prossima?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Penso a un pareggio, perché l’Inter ha la possibilità di controbattere bene le velleità della Juve.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-sandro-mazzola.jpgSiNsandro-mazzola-la-juve-non-la-conosco-1013221.htmSi100451001,02,03030307
1211013219NewsCampionatiJuventus – Inter, tra storia e rivalità20170201191223Cresce l`attesa per il derby d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fu Gianni Brera a definirlo “Il derby d’Italia”, non per gli scudetti, le retrocessioni o il numero dei tifosi, ma più semplicemente per quella rivalità che era già epica ancor prima degli anni ’60. E’ inutile dirlo, Juventus – Inter non è una partita come le altre, non può esserlo per sua natura storica fatta di ruggini e veleni sportivi mai dissipati. C’è poi un immaginario collettivo che fa sempre capo a un antagonismo che è forse superiore ai derby della stessa città. Juventus Torino, Inter – Milan, Genoa – Sampdoria, Roma – Lazio, sono stracittadine al fulmicotone. Ma Juventus – Inter resta il derby d’Italia più chiacchierato, più stuzzicato, grazie anche a quell’antica definizione DOC del maestro Gianni Brera che ha fatto la storia del giornalismo sportivo italiano, raccontando il pallone italico come pochi altri hanno saputo fare. Detto questo, veniamo all’attualità di un’attesa che è già febbrile, non solo per quanto abbiamo significato sin qui, ma, soprattutto, per la qualità delle due squadre che si incontreranno in un periodo di particolare forma. A parte la fuoriuscita dalla Coppa Italia subita ad opera della Lazio a San Siro, l’Inter di Pioli viene da una sequela di sette vittorie consecutive, capaci di far ricredere coloro i quali, dopo la dipartita di Mancini e il mega flop di De Boer, aveva perso ogni speranza di rivedere una squadra capace di produrre un gioco di qualità e vittorie convincenti. Ebbene, con l’avvento di Stefano Pioli, allenatore intelligente e capace sotto l’aspetto della conoscenza del calcio italiano, l’Inter è rinvigorita, ha trovato un gioco, un’anima, un’armonia e una coesione di squadra che aveva perso per strada. Prova ne è che la squadra di Pioli è quarta in classifica con 42 punti, alle spalle di Juventus, Roma e Napoli, cioè il meglio del calcio italico in questo preciso momento. Dall’altra parte c’è la Juventus. Ma che dire della Vecchia Signora d’Italia? Si sono sprecati fiumi di parole, commenti talora anche aspri contro certe scelte di Max Allegri, responsabile di non aver avuto coraggio nel presentare una Juve che ha un altissimo potenziale di qualità tecnica, ma che in partite come quelle disputate a Milano, Genova e Firenze ha dimostrato grande pochezza di idee e coraggio. E dopo la scoppola subita contro la viola al Franchi di Firenze, si è accesa finalmente la luce della presa di coscienza di una squadra costruita per vincere, convincere, divertire, dando spazio allo spettacolo e all’armonia di gioco. E così, dopo essersi leccata le ferite rimediate a Firenze, la Juventus di Allegri contro la Lazio si è presentata aggressiva, caparbia, ben disposta in campo e consapevole della sua forza. Ma soprattutto è lo schema tattico messo in campo, che ha avuto ed ha il sapore di un calcio d’avanguardia, propositivo e allo stesso tempo capace nell’interdizione, attraverso il sacrificio di attaccanti e centrocampisti. Cuadrado, Dybala, Pjanic, Higuain, Mandzukic, schierati tutti insieme, senza se e senza ma! E chi l’avrebbe mai detto che mister Allegri avesse questa giusta pensata offensiva, aggressiva, che non lascia spazio ai suoi ben noti timori di essere troppo propositivi e proiettati in avanti, con la paura di subire le ripartenze avversarie? Niente affatto, perché i campioni sopracitati hanno saputo dissipare tutti i timori del loro mister, attraverso il sacrificio tattico di sapere interdire al momento del bisogno con intelligenza e con il desiderio di mettersi al servizio della squadra. La fase di possesso palla e non possesso, sono interpretati in maniera fluida e con poche possibilità di sbagliare. Nel nuovo schema del 4-2-3-1 della Juventus, scopriamo infatti un Higuain che difende, produce assist per i compagni e segna pure; Mandzukic che diventa insostituibile per il suo pressing e capace di recuperare una miriade di palloni che aiutano le ripartenze. E poi Dybala e Cuadrado, che si inseriscono sempre tra le linee creando superiorità numerica, mentre Pjanic sembra rinato in quel ruolo di play maker che funge da ago della bilancia, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>mentre è insostituibile nel saper mettere la palla nel sette, in occasione dei calci dal limite dell’area. Tutte cose che non s’inventano dal nulla, ma che sono il frutto della cultura del lavoro e del coraggio. Dunque, una Juventus capace di divertire i suoi tifosi e coloro i quali sanno apprezzare oggettivamente il calcio fatto di deliziose giocate, a prescindere dalle simpatie o antipatie che si hanno verso i bianconeri. Sarà quindi un derby d’Italia sicuramente apprezzabile, quello tra Juventus e Inter di questo inizio febbraio 2017. Due squadre in forma che vogliono superarsi, dimostrando il loro eccellente stato di salute. La Juve per incrementare il suo primato in classifica e l’Inter con chiare aspirazioni di volere entrare a far parte della Champions del prossimo anno. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dunque, una partita che riserverà bel gioco, con quel retrogusto dell’odio sportivo che siamo sicuri emergerà e sarà il motivo conduttore di questa tanto attesa Juventus - Inter. Signori, sta per aprirsi il sipario!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNjuventus-inter-tra-storia-e-rivalita-1013219.htmSi100451001,02,03030277
1221013215NewsCampionatiE adesso si critica il Toro, Cairo e Mihajlovic20170124181927Tra i tifosi del Toro c`è aria di proteste e delusioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Come tutto il Toro, anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic</b> è sui carboni ardenti. Storie di un calcio che non dà vittorie e, come tale, è soggetto ad aspre critiche. Certo, in alcuni momenti è difficile mantenere l’equilibrio, tuttavia, lasciarsi andare non è mai cosa positiva. Mihajlovic è un allenatore capace e vede il calcio in maniera propositiva. Ma il suo essere eccessivamente sanguigno e irascibile, fa in modo che egli si accenda come un cerino al minimo insuccesso. Il suo è un carattere difficile, ma questo lo si sapeva anche prima del suo arrivo. E, se è stato preso alla corte del presidente Cairo, evidentemente ci saranno state alcune credenziali che hanno giocato a suo favore. Quali? Ad esempio essere un grande motivatore, capace di instillare nei suoi giocatori quel sacro fuoco che significa spirito di squadra, compattezza e coesione. Poi si può discutere sul suo modo di mettere 4 o anche 5 punte quando vuole raddrizzare un risultato, ma, evidentemente, queste cose sarebbero state apprezzate qualora il Torino, con il serbo in panchina, avesse fatto quel salto di qualità che tutti i tifosi granata speravano. Partito alla grande, il Torino si è perso per strada con un apparente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“senza</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">perché”</b>. Ma un perché c’è sempre, e anche in questo caso in cui cerchiamo di dare una spiegazione attraverso la nostra analisi sul momentaccio del Torino, la logica ci suggerisce che ci sono più colpe da ripartire. I giocatori sono qualitativamente di buon livello tecnico ma sono giovani e, come tale, soggetti a sbalzi di rendimento. Mihajlovic, con il suo modo di dire certe verità in conferenza stampa, non agevola l’ammorbidimento di certe sconfitte che, se analizzate a bocce ferme tra le mura dello spogliatoio, avrebbero sicuramente l’effetto dovuto. Ma lui è così, lo è sempre stato, e non per questo è da considerarsi un tecnico negativo. La sua filosofia di essere sempre concentrato e teso come corde di violino, non l’aiuta a somatizzare certe sconfitte che, qualche volta, diciamolo pure, hanno anche il sapore dei suoi sbagli. Ma questo ci sta pure in un calcio che non dà più frutti e vittorie. E allora, come mai all’inizio abbiamo visto un grande Toro dal gioco spumeggiante e gol a grappoli, mentre adesso manca il gioco e i gol di Belotti non garantiscono più la vittoria? Frutto di disattenzioni difensive e di centrocampo che, peraltro, sono emerse anche in tempi non sospetti, quando i granata vincevano ed erano in alto alla classifica. Con tutto il rispetto per Castan e Rossettini, lì in mezzo ci vuole ben altro per essere competitivi in campionato e aspirare all’Europa. E poi a centrocampo manca sempre il ragionatore, l’ispiratore delle azioni, il metronomo capace di dettare i tempi di gioco in fase offensiva e di interdizione. Un giocatore come Giaccherini, che ha grande qualità tecnica, saggezza tattica, intelligenza, correttezza e ottimi piedi in grado di fare anche tanti gol. Peccato, perché questa estate il Toro aveva avanzato un timido interesse per questo giocatore. Ma, evidentemente, invogliato da un alto ingaggio ha preferito accasarsi a Napoli, dove però Sarri lo impiega molto raramente. Sarebbe dunque il caso di bussare a quella porta, ma Cairo dopo avere speso soldi per i vari Iago Falque, Ljajic, Belotti, Valdifiori, e l’anno precedente per Benassi, Zappacosta, Baselli, non crediamo sia disposto a grandi spese, almeno in questo mercato invernale. Si vocifera l’interesse a Lucas Castro e Niang, ma nulla di concreto c’è in questo momento. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dunque, c’è una spiegazione logica a questo rallentamento improvviso del Torino, che allo stato attuale delle cose non ci sembra soltanto imputabile all’allenatore e al suo essere Dr Jekyll e Mr. Hyde. Sarebbe troppo banale e superficiale. Il presidente Cairo dia al tecnico granata i ritocchi richiesti, senza essere tentato di vendere questa estate il suo pezzo pregiato che si chiama Andrea Belotti. Certo i soldi incassati sarebbero davvero tanti e fanno gola, ma questa è una storia vecchia in casa granata, il focus di una società con grandi limiti e incapace di crescere. Ma se questa svolta mentale, gestionale e organizzatrice di crescita ci deve essere, si ragioni col cervello senza pensare alla tasca. A nostro avviso la squadra c’è già, e manca poco per essere completata. Non si renda vano ciò che si è costruito fino ad oggi, andando a guardare la pagliuzza nell’occhio di Mihajlovic, mentre si ignora la trave che spicca all’interno della squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mihajlovic.jpgSiNe-adesso-si-critica-il-toro-cairo-e-mihajlovic-1013215.htmSi100451001,02,03030329
1231013204NewsCampionatiIl Toro pareggia contro il Sassuolo e scivola verso l’anonimato20170109180335Nell`ultima partita di andata,i granata evidenziano un periodo di appannamento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Peccato! Questo Toro tecnicamente interessante e nuovo sotto l’aspetto della mentalità, sta ritornando a condurre un campionato anonimo. Segno che qualcosa non va ancora per potere ambire all’Europa. E’ davvero difficile porre in analisi un Torino che dimostra due facce di una medaglia, che dovrebbe essere uguale d’ambo i lati. Dopo una serie di sconfitte accumulate prima della pausa invernale, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b> si è presentata a Reggio Emilia con l’intento di portare a casa i tre punti in palio, per potere risalire posizioni in classifica. E, in effetti, abbiamo visto (almeno nel primo tempo) un Toro che ha dimostrato il giusto atteggiamento e la concentrazione tipica di chi sa che per centrare l’Europa ci vuole fatica, lavoro e grande coralità di squadra tra i vari reparti. Ma nel secondo tempo abbiamo visto più confusione che altro; così Ljajic e compagni sono tornati a casa con uno sterile 0 a 0 che non cambia la sostanza di un Torino che ha velleità europee. Così si esprime Mihajlovic a fine partita: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono amareggiato. Abbiamo fatto un grande primo tempo e questi sono due punti persi. Quando è così, e giochi un primo tempo con tutte queste occasioni, devi avere la cattiveria e la lucidità di segnare e fare tua la partita. Quando non la butti dentro, non vinci”.</b> E’ proprio così, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">- Quando non butti dentro la palla, non vinci –</b> è la legge del calcio. Ma adesso, in quest’anno magico di attaccanti di valore, il Torino ha l’obbligo di buttarla dentro questa palla. E allora perché non lo fa più come all’inizio? I motivi sono tanti: mancanza di cattiveria, di esperienza, di essenzialità e di umiltà nel capire, che essere cinici nella sostanza è più importante che specchiarsi e dire – “Quanto siamo belli” -. Ecco, forse questa potrebbe essere una delle cause tecniche e tattiche che affiorano nel Torino di oggi, il quale ha affidato la direzione d’orchestra a un Ljajic, che pur avendo grandi mezzi tecnici, pecca da sempre di continuità e maturazione. Da lui si pretende molto di più, proprio perché dal punto di vista della qualità tecnica si erge sugli altri. Ma il suo non essere in grado di prendere in mano la squadra da vero e proprio leader, non consente ai compagni di avere in lui l’affidabilità richiesta. Sono situazioni ed elementi chiari che non sfuggono, e sono l’emblema di un Torino che sta crescendo ma che non è ancora abbastanza maturo. Manca ancora qualcosa, quel qualcosa che potrebbe identificarsi in qualche acquisto che dovrebbe alzare l’asticella dell’esperienza. L’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juan Iturbe</b>, a nostro avviso non è male. Tuttavia, se visto sotto l’aspetto della sostanza nell’ambito della fase d’attacco e di interdizione, non si può pretendere che l’argentino rappresenti come per incanto l’immediatezza di un giocatore che deve ritrovare quella forma espressa nell’ormai lontano Hellas Verona di qualche anno fa. Questo giocatore da troppo tempo fa panchina, ed è giusto che gli sia dato del tempo per ritrovarsi, soprattutto in un ambiente totalmente nuovo per lui. Quindi, i problemi sono da ricercarsi nella squadra che deve essere aiutata a maturare nella sua globalità e non in un solo giocatore. Ljajic è un giocatore estroso che ha classe, tecnica, ma non garantirà mai l’ordine tattico e la continuità che gli si richiede. Era così con la Fiorentina, è stato così nella Roma e poi nell’Inter. Quindi, vedremo cosa accadrà in casa granata. C’è tutto il girone di ritorno per ravvedersi. L’Europa è lì, pronta per essere acciuffata da chi più se lo merita. Riuscirà il Toro?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br>Reggio Emiliafl0711fl0711foto-ljajic.jpgSiNil-toro-pareggia-contro-il-sassuolo-e-scivola-verso-l-anonimato-1013204.htmSi100451001,02,03030290
1241013198NewsEditorialeQuando muore una società di calcio.20161220171946Cala il sipario sull`A.S.D.Due Torri di Gliaca di Piraino<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Questo pallone che ci fa gioire, penare, abbracciare, arrabbiare e poi adirarci gli uni contro gli altri, resta pur sempre una passione dalla quale è impossibile privarsi. Vivi le tue domeniche calcistiche aspettando di vedere la squadra del cuore e in settimana ti informi sullo stato di forma di questo o quel giocatore, sperando che tutti siano in ordine per vedere un bell’incontro. Ma quando tutto questo finisce, ecco che ti casca il mondo addosso. Abbiamo seguito da lontano la recente&nbsp;storia negativa&nbsp;del Due Torri di Piraino, squadra che militava nel girone I del Campionato Nazionale di Serie D. Piraino è un piccolo paese in provincia di Messina, che conta circa 4000 anime. Il pallone era l’unico vero appuntamento della settimana, l’unico orgoglio di uno sport che faceva parlare di se, anche fuori da quelle mura. E adesso che il vecchio Stadio Enzo Vasi di Gliaca di Piraino (ricordiamo che Gliaca è la frazione marina di Piraino) ha chiuso malinconicamente i battenti, sembra quasi che il silenzio assordante che avvolge gli spalti vuoti, il terreno di gioco senza vita e gli spogliatoi muti e orfani dell’urlo incoraggiante di squadra, sia l’emblema di un abbandono che sa di rabbia. La scorsa estate avevamo visitato questa piccola realtà calcistica del nord della Sicilia. Era un pomeriggio assolato. L’orologio segnalava le ore 17,00, ma c’era un caldo incredibile. Le scarpe affondavano nel catrame cotto dai raggi del sole, ma lì, all’interno dello Stadio Enzo Vasi, si faceva sul serio e si preparava con orgoglio l’inizio di un Campionato di Serie D che, per il Due Torri, si percepiva già fosse in ripida salita. Tuttavia, lasciando perdere le paure di ciò che poi sarebbe stata certezza, abbiamo visto i ragazzi iniziare il secondo allenamento della giornata agli ordini del tecnico Antonio Venuto. La preoccupazione di un fallimento traspariva già dagli sguardi dei ragazzi che attendevano l'incasso di alcuni stipendi arretrati, ma il mister con fare deciso ha provato e riprovato schemi, incursioni di gioco da parte degli esterni in fase offensiva e di interdizione, con il chiaro intento di sgomberare dalla mente ogni idea che potesse avvilire anche i muscoli e i polmoni dei suoi ragazzi. Era come vedere il comandante di una nave che stava a galla per miracolo, ma che era obbligo credere che presto sarebbe stata fluida e sicura nel suo incedere. E così abbiamo visto scendere le gocce dalla fronte dei ragazzi di Venuto. Le maglie erano intrise di sudore e di ansia, nonostante muscoli e polmoni fossero stati messi a dura prova in quell’infuocato pomeriggio di inizio agosto che invogliava piuttosto un bel bagno a mare. Ma sentirsi professionisti è anche questo. E’ capire il sacrificio mentale e fisico per raggiungere un obiettivo ben preciso.&nbsp;E in questo caso quale&nbsp;sarebbe stato l'obiettivo da raggiungere? Beh, in questa situazione più che ambire a far bene in campionato, c’era la speranza mai perduta che la società potesse dare cenni di ripresa, di vita, di orgoglio. Quell’orgoglio di onorata società di calcio di un piccolo paese della Sicilia, che negli anni ha militato tra i dilettanti e poi ha assunto un meritato posto anche tra i professionisti. Era come far parlare di sé, era come dare l’immagine di un luogo a tanti sconosciuto ma che invece meritava di essere apprezzato. E quale miglior mezzo se non il pallone che attrae e riempie di adrenalina anche i cervelli più offuscati? Poi, tra settembre e metà dicembre scorso, si avvera ciò che avresti voluto non si realizzasse mai in una società di calcio: l'abbandono di tutti. E intanto da quel settembre di inizio campionato tante cose sembravano oscillare come in un’altalena, prima fatta di rosea speranza e poi di buia realtà. Domeniche interminabili con il pallone tra i piedi che veniva calciato con rabbia da tutti i ragazzi di mister Venuto. L’avversario impersonava sempre più il destino avverso e bisognava attaccarlo senza fargli prendere il sopravvento. Ma le tante sconfitte, qualche pareggio e le sparute vittorie, si sono accumulate ai punti di penalizzazione inflitti alla società per non avere adempiuto in tempo agli obblighi previsti dal regolamento. Il Due Torri si è dunque trovato ad essere (forse irrimediabilmente) ultimo in classifica. Una squadra che negli anni precedenti aveva sempre ben figurato, sfiorando addirittura la partecipazione ai play off. Ma adesso è lì a guardare tutti dal basso. E’ il segno della fine. Mister Venuto ha rassegnato le sue dimissioni il 30 novembre scorso e i suoi ragazzi hanno proseguito qualche domenica con un altro mister, fino a quando hanno deciso di non scendere più in campo. Storie di promesse mai mantenute, storie di linfa mai alimentata, storie di un pallone senza vita. Laconico il presidente del Due Torri Giovanni Di Bartolo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ La squadra è ferma da giorni, i calciatori sono stati inseriti tutti in lista di svincolo. Non ci presenteremo ad Aversa e concluderemo con questa rinuncia il girone</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">d’andata”</b>. Dopo 43 anni, 4 campionati di Serie D e nessuna retrocessione, il futuro del Due Torri è dunque già scritto. Cala il sipario. La lettera di rinuncia che la società invierà alla Lega Dilettanti, sarà l’ultimo atto di una commedia che avremmo voluto si risolvesse con un altro epilogo. Sì, perché quando muore una società di calcio è come se morisse una parte di noi che appassionati siamo di pallone, a prescindere da quel tifo che ci lega da sempre alla nostra squadra del cuore.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Pirainofl0711fl0711venuto-6.jpgSiNquando-muore-una-societa-di-calcio-1013198.htmSi100451001,02,03030335
1251013190NewsCampionatiL’Atalanta che non ti aspetti e il Toro che hai sempre sperato20161108171320Atalanta e Torino si affidano ai giovani<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è una strana similitudine che lega l’Atalanta al Torino di oggi. Infatti, entrambe le squadre sognano stando con i piedi ben piantati in terra, ma con l’esempio recente di un Leicester che fa pensare alla favola. E, mentre gli orobici di mister Gasperini stanno costruendo una continuità di gioco e di risultati cui nessuno poteva aspettarsi, il Toro di Mihajlovic ha incarnato lo spirito di chi non s’accontenta mai. A dodici giornate dall’inizio di campionato la favola d’Oltremanica targata Leicester sembra essersi trasferita a Bergamo, se si pensa che l’Atalanta si trova al quarto posto in classifica con 22 punti , 19 gol fatti e 13 subiti. Da una parte Claudio Ranieri, prima accolto tra lo scetticismo dei tifosi del Leicester e poi osannato, e dall’altra <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Gian Piero Gasperini, prima sulla graticola e a un passo dall’esonero, mentre adesso è visto come una sorta di eroe della provincia pallonara. Certo, l’equilibrio è un optional in questo mondo del calcio capace di osannarti e poi buttarti nella cenere. Fatto sta che i risultati sono quelli che parlano chiaro e non hanno bisogno di tante inutili parole. Ma la scelta di Gasperini di affidarsi ai giovani sconosciuti del vivaio bergamasco, ha del coraggioso. Qualcuno, infatti, lo ha definito un pazzo, ma il coraggio premia talvolta anche oltre i teorici rischi. E infatti, adesso l’Atalanta vince, convince, corre e gioca bene al calcio. Un calcio semplice, canonico nel suo esprimersi senza martellamenti tattici da rispettare fino all’ultimo respiro, ma con la sana voglia di divertirsi attraverso la lucida e giovanile freschezza fisica e mentale. Conti, Caldara, Kessiè, Papu Gomez, Petagna, per citarne qualcuno, rappresentano l’ossatura portante di un’Atalanta che oggi si fa rispettare da tutti. Qualcosa di simile riscontriamo nel Toro di Mihajlovic. Una squadra giovane e ben motivata, con i sacri valori della fame sportiva. E’ l’incarnazione dello spirito di chi non s’accontenta mai, neanche dopo avere messo a segno una lunga serie di gol e poi rallenta la morsa della concentrazione. Questo non è ammissibile nella squadra di Sinisa Mihajlovic che sbraita, si dimena, si agita in panchina anche quando la sua squadra vince 5 a 1 come è successo nella partita casalinga contro il Cagliari. E’ l’immagine di un Torino nuovo, pimpante, che già più volte abbiamo posto in analisi come squadra di grande forza d’urto nell’attaccare e attenta alle ripartenze degli avversari. Anche Mihajlovic, come Gasperini, si è affidato ai giovani con un minimo apporto di qualche elemento più esperto. Se dovessimo dire, oltre la continuità di risultati che spesso s’inceppa fuori casa, in questo Toro c’è da coprire il ruolo di difensore centrale che, con la partenza di Glik, sembrerebbe non essere stato rimpiazzato con l’attenzione che merita un ruolo così importante nell’economia del gioco di squadra. Ma su questo punto riteniamo che il presidente Cairo e Petrachi, stiano già lavorando per riparare l’insufficienza fin dal prossimo mercato di gennaio. A parte questo evidente punto debole dei granata, ci piace constatare un formidabile attacco e un centrocampo che finalmente si distingue come ottima miscela di tecnica e potenza a supporto di attacco e difesa. Quell’ago della bilancia che nel calcio resta pur sempre il punto nevralgico del gioco. Una necessità assoluta, quella di un buon centrocampo, senza la quale si rifletterebbe una squadra senz’anima. Ma dopo tanti anni d’attesa, finalmente questo Toro di Sinisa Mihajlovic l’anima ce l’ha: eccome se ce l’ha! E adesso che Belotti, Ljajic, Iago Falque, Zappacosta, Baselli, Benassi, Valdifiori, Barreca, Boyè, fanno la differenza con lo spirito grintoso ma anche intelligente voluto dal suo allenatore, bisogna lavorare ancora senza sedersi sugli allori, con la consapevolezza che c’è ancora molto da ottenere. Su tutti, l’equilibrio e la continuità di gioco e risultati anche fuori casa. E poi i sostenitori granata potranno respirare un’aria nuova che sa di crescita, di autostima, di forza interiore che nasce da una gioventù di calciatori affamati di gloria. La stessa fame che ha la società, la dirigenza e tutto il popolo granata, che da troppi anni ormai ha vissuto la sua grande storia, nell’immeritata opacità di una sostanza apparsa sempre effimera. Sarà l’anno giusto per rientrare in Europa? Noi pensiamo di sì. Ci sono tutti i presupposti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711sinisa-mihajlovic.jpgSiNl-atalanta-che-non-ti-aspetti-e-il-toro-che-hai-sempre-sperato-1013190.htmSi100451001,02,030301529
1261013188NewsCoppeMa siamo così sicuri che questa Juventus sboccerà a Marzo?20161104171050L`analisi sulla Juventus di oggi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La litania è sempre la stessa. Da fine agosto ad oggi, non facciamo altro che ripetere sempre le stesse cose; ma il gioco, le idee, la brillantezza della manovra latita in maniera troppo evidente. Massimiliano Allegri continua ad arrabbiarsi in panchina, s’inc….a, scatta via furibondo negli spogliatoi a fine gara, e poi si presenta alle telecamere come se nulla fosse accaduto. Dopo la partita di Champions contro il modesto Lione, che la Juve ha pareggiato in casa, abbiamo rivisto il film di sempre: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“I ragazzi hanno giocato una buona gara, peccato per quella disattenzione in difesa, ma ci sta. In Champions non è facile, tutti pensano che bisogna stare in testa fin dall’inizio della competizione, ma non è così. Ciò che conta è vedere come ci si comporta nel mese di marzo, perché adesso è solo importante centrare la qualificazione.”</b> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> con le solite parole di chi ha appena visto un’altra partita e non quella della sua squadra, quasi volesse difendere l’indifendibile. Basterebbe essere più sinceri senza offendere nessuno, ma facendo un’analisi più veritiera nel rispetto dei tifosi e della critica. A noi sembra che ad Allegri sia stata regalata una Ferrari che guida con difficoltà, e stenta pure a capirne bene il suo funzionamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic, Kedira,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hernanes, Dani Alves</b>, chi li ha visti? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci </b>a fasi alterne, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini </b>infortunato (più fuori che dentro), <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> appena rientrato, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah, Dybala e Pjaca</b> infortunati, raccontano di una Juve che non sta bene sotto il profilo fisico e atletico. Un non star bene che si riflette in maniera psicologica in una squadra che ha perso l’antico senso della sua personalità, della sua autostima, di quella sicurezza che era la garanzia di Juventus. Eppure questa squadra riesce a nascondere (neanche tanto) i gravi problemi di grande confusione esistente nell’ambito di un gioco che non riesce a trovare neanche con il lanternino, solo per il fatto di essere prima in classifica in campionato, restando in piena corsa per la qualificazione Champions. E se questo fosse dato soltanto dalla mediocrità della concorrenza? Potrebbe anche essere che per fortuna della Juve ci sia anche questa probabilità. Certo, buon per lei e per i suoi tifosi, ma attenti che nel calcio prima o poi i nodi vengono al pettine ed è facile pagare dazio quando questo cercare di ritrovarsi è così lungo ad arrivare. In Italia anche la Roma perde colpi, mentre il Napoli che in questo momento è la più bella espressione del calcio italiano, ha gravi problemi in fase di realizzazione di un gioco che è oggettivamente brillante. Il Milan deve maturare e l’Inter sappiamo tutti in che situazione si trova. Dunque, qual è la vera antagonista della Juventus di oggi? Nessuno, forse se stessa, mentre si specchia e si vede così brutta, noiosa e trasmettitrice di sofferenza per i suoi tifosi e per gli amanti del bel calcio. Ci auguriamo di sbagliarci, ma noi tutta questa sicurezza in una Juve di primavera, capace di dimostrare brillantezza e incantatrice di bel gioco, non ci convince per niente. Troppi i problemi da risolvere in un centrocampo provato e riprovato mille volte con situazioni tattiche e giocatori diversi, ma la sostanza è sempre la stessa. La Juve annoia, ed è penalizzante per lei il confronto del gioco brillante messo in mostra da squadre come il Barcellona e il Manchester City, capaci di affrontarsi nei match di andata e ritorno con il cipiglio di chi è in grado di dare spettacolo, di fornire calcio ad alti livelli, dove l’evento sportivo dà la misura del prezzo pagato per assisterlo. Non vogliamo essere disfattisti o penalizzanti di un qualcosa che non vediamo chiaro, tuttavia, se a marzo veramente questa Juve dimostrerà attraverso il gioco ritrovato e la fluidità di idee, di essere veramente a livello delle migliori squadre europee, saremo certamente i primi a rallegrarci nell’affermare con onestà intellettuale di esserci sbagliati. Ma oggi no, perché quello che vediamo non è calcio prodotto da una squadra la cui società ha speso molto denaro per vincere una Champions forse stregata per i colori bianconeri, ma sempre splendidamente affascinante per i suoi tanti tifosi sparsi in tutto il mondo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNma-siamo-cosi-sicuri-che-questa-juventus-sboccera-a-marzo-1013188.htmSi100451001,02,03030401
1271013185NewsCampionatiL’analisi della nona giornata di Serie A20161024165917Disamina aggiornata sul campionato di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo il tonfo di sabato sera della Juventus a Milano contro i rossoneri di Montella e la vittoria della Sampdoria nel derby di Genova, la domenica calcistica ha dato parecchi spunti di riflessione. Una su tutte la conferma della Roma che vincendo 4 a 1 contro un rabberciato Palermo, si propone in maniera convinta ad essere tra le più titolate squadre pretendenti al titolo di campione d’Italia. La squadra di Spalletti si trova assieme al Milan al secondo posto in classifica, con due punti di distacco dalla capolista Juventus. Ma, mentre la giovane compagine di Montella deve ancora crescere sotto il profilo della maturità e quindi della continuità di risultati, i giallorossi di Spalletti garantiscono maggiore esperienza e campioni che stanno lentamente trovando un gioco d’assieme che lascia ben sperare per il futuro. Anche il Napoli, sempre alle prese con il problema Gabbiadini che è stato espulso a Crotone per fallo di reazione, vincendo in Calabria si porta a terzo posto in classifica a 4 punti dalla Juve. Ma ciò che più conta è che la squadra di Maurizio Sarri è decisa ad uscire fuori da un periodo particolare che ha destabilizzato l’armonia e la tranquillità di inizio campionato. Bene per Torino e Lazio che si dividono la posta in palio e mettono in evidenza grandi presupposti per continuare a far bene in un campionato che potrebbe vederle illuminate da mille motivazioni agonistiche. Chievo e Atalanta proseguono la marcia di una raccolta punti da mettere in cascina per il prosieguo del campionato. La prima ha pareggiato 0 a 0 in casa dell’Empoli, mentre i bergamaschi di Gasperini vincendo 2 a 1 contro l’Inter, si confermano squadra ostica e difficile da affrontare per tutti. Già, l’Inter di Frank de Boer e la sua crisi. Un argomento più volte trattato, discusso e affrontato da noi con particolare attenzione. Una società, quella nerazzurra, che sta forse pagando i tanti errori commessi in questi anni dopo il triplete conquistato da Josè Mourinho. Con l’avvento in società da parte del filippino Erik Thohir e poi della società cinese Suning, le cose si sono aggravate in maniera esponenziale. Prima Mancini in veste di allenatore – dirigente con libertà di far comprare costosissimi giocatori che poi si sono rivelati inutili alla causa nerazzurra e adesso De Boer, l’olandese chiamato a sostituire il Mancio in corsa, che sta pagando forse più del dovuto il suo non conoscere il calcio e la lingua italiana. Insomma, fatto è che anche lui è sulla graticola e in procinto di essere sostituito sulla panchina dell’Inter, qualora dovesse perdere ancora nella prossima partita contro il Torino. Ma, proseguendo ancora nella nostra analisi della nona giornata di Serie A, dobbiamo mettere in evidenza il largo punteggio di 5 a 3 che la Fiorentina di Paulo Sousa ha conquistato contro il Cagliari in terra sarda. Una partita strana, in cui si è evidenziata una giornata in cui le rispettive difese sono apparse molto disattente a beneficio degli attaccanti. Ma la giornata davvero positiva degli avanti viola, hanno dato lustro alle giocate di un centrocampo molto propositivo in fase di ripartenza. Il Cagliari, da parte sua, è incappato in una giornata negativa che ha fatto smaltire la sbornia della vittoria conseguita a Milano contro l’Inter. Per il resto, Bologna e Sassuolo si sono divise la posta in palio pareggiando 1 a 1 una partita vivace, che a tratti ha evidenziato piacevoli spunti tecnici e agonistici. Vince l’Udinese in casa contro il Pescara. Un 3 a 1 molto eloquente del nuovo corso targato Del Neri, capace di far ben sperare i friulani verso una risalita in classifica che significherebbe mettere al sicuro un campionato tranquillo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNl-analisi-della-nona-giornata-di-serie-a-1013185.htmSi100451001,02,03030401
1281013184NewsCampionatiTorino, esemplare l’atteggiamento coraggioso di Mihajlovic20161024095911Il pareggio tra Torino e Lazio, mette in evidenza il tecnico granata e la sua voglia di cambiamento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Prima di iniziare la nostra analisi sulla partita tra Torino e Lazio, ci piace rilevare in primis il mutamento di mentalità granata che noi riteniamo epocale, grazie al suo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>. Infatti, al 34’ della ripresa, quando ancora il risultato era sull’1 a 1, il tecnico serbo ha avuto il coraggio di inserire un’altra punta (Maxi Lopez) togliendo un centrocampista (Benassi), cambiando l’assetto tattico in un 4-2-4 che dava il chiaro messaggio di volere vincere la partita. Certo, la mossa dell’allenatore granata è stata ad alto rischio, in quanto avrebbe potuto significare anche il pericolo di perdere. Tuttavia, ci piace ammirare il coraggio del tecnico serbo, che a un certo punto della gara ha saputo rischiare e capire che quella poteva essere l’occasione per alzare l’asticella di un Torino che ambisce giustamente ai piani alti della classifica. Ecco, secondo noi, questo tipo di mentalità è totalmente nuova in casa granata, storicamente protesa verso un atteggiamento di antica moderazione che l’ha sempre messa in una posizione di lunghe e insopportabili attese di crescita. Oggi, invece, con un reparto giocatori di ottima qualità tecnica, il Torino sta crescendo proprio in quella parte di pensiero calcistico che per lunghi anni della sua storia l’ha inibita, ridimensionandone la sua grande storia. E, tenuto conto di tante difficoltà del passato, pensiamo davvero che questa crescita propulsiva che il tecnico serbo sta dando a una squadra e a una società che aveva bisogno di autostima nel ritenersi consapevolmente capace di mettersi a livello delle più forti squadre d’Italia, diciamo che è un grosso punto di partenza. Dunque, grande merito a Sinisa Mihajlovic, per il coraggio da condottiere capace di rischiare a sue spese, Detto questo, passiamo ad analizzare il match con la Lazio finito con il risultato di 2 a 2. Il Torino è stato superiore ai biancocelesti nella prima parte della gara, mentre nel secondo tempo c’è stato un ritorno della squadra di Inzaghi. Il Torino si presenta con il 4-3-3 che giustifica il credo calcistico di Mihajlovic, con Hart in porta, Zappacosta e Barreca esterni, Rossettini e Castan al centro della difesa, Benassi, Baselli e Valdifiori a centrocampo, mentre in avanti Iago Falque, Belotti e Ljajic rappresentano il punto di forza della squadra granata. I biancocelesti di Inzaghi rispondono con una difesa composta da Marchetti, Basta, Wallace, Hoedt, Patric, poi Lulic, Parolo e Cataldi, mentre in attacco viene schierato Immobile (fischiatissimo da tutto lo stadio Grande Torino), Felipe Anderson e Keita. Parte subito forte il Toro che mette in mostra frenesia e caparbietà nel produrre un pressing alto, molto efficace nel mettere in difficoltà la squadra di Inzaghi. Al 20’ i granata vanno in vantaggio con Iago Falque, che sfrutta un cross pennellato da Zappacosta. La Lazio cerca subito di ribattere, alzando il suo baricentro di centrocampo e offrendosi al rischio delle ripartenze in contropiede del Torino. Tuttavia, nulla accade di concreto e la prima parte della gara si chiude con il vantaggio del Toro. Nella ripresa, la Lazio entra in campo più convinta e determinata di quanto avesse fatto all’inizio della gara, mentre il Toro assume un atteggiamento (forse non voluto, ma costretto dall’avversario) più attendista e meno offensivo. Al 12’ Inzaghi cambia Basta con Djordjevic con il chiaro intento di offrire a Immobile una concreta spalla offensiva. E, proprio nel momento in cui la gara è apparsa più equilibrata, al 26’ la Lazio raggiunge il pareggio con Immobile che, lasciato troppo libero in area di rigore da Zappacosta, in mezza rovesciata fulmina l’incolpevole Hart. Al 34’ Inzaghi cambia ancora; entra Murgia per Keita, mentre Mihajlovic toglie Benassi per Maxi Lopez. Al 39’ la Lazio va in vantaggio con Murgia, il quale lasciato solo in area di rigore dalla difesa del Toro, segna di testa. A questo punto il Toro non ci sta e si butta in avanti con foga sanguigna, grazie anche all’aiuto del pubblico granata che produce un tifo infernale. Così, dopo tanti attacchi, la squadra di Mihajlovic raggiunge il pareggio al 90’, grazie a un calcio di rigore trasformato da Ljajic a seguito di un mani in area di Parolo. Dunque, un pareggio tutto sommato giusto, che lascia le due contendenti nei piani alti della classifica. Ottima la squadra di Inzaghi che ci è parsa migliorata rispetto all’anno scorso, mentre il Toro di Mihajlovic deve continuare il suo processo positivo di cambio di mentalità, che il tecnico serbo sta impartendo in maniera esemplare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711sinisa-mihajlovic.jpgSiNtorino-esemplare-l-atteggiamento-coraggioso-di-mihajlovic-1013184.htmSi100451001,02,03030404
1291013181NewsCoppeBuffon batte Lione, 1 a 020161019142659Immensa prestazione del portiere bianconero, che zittisce chi ha pensato al suo tramonto.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Con tutto il rispetto per la rete realizzata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b>, è evidente a tutti che la partita di Champions League tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lione </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Juventus,</b> sia stata vinta dal numero 1 e capitano della Vecchia Signora. Infatti, oltre il rigore parato, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> ha neutralizzato almeno due chiare occasioni da gol degli avversari. In più, ha messo in campo una grinta e una determinazione di particolare intensità emotiva, che sono state l’emblema del suo recondito offeso dalla smisurata critica fatta a sue spese, dopo alcune recenti incertezze tecniche capitate tra la Nazionale e la stessa Juventus. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Che vadano al funerale, tanto non troveranno nessuno”, </b>dice con comprensibile amarezza <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> a fine partita.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “Ho già detto tante volte, senza presunzione, di essere da solo molto autocritico e non ho bisogno di sentire la spocchia degli altri che mancano di rispetto alla carriera e allo spessore di una persona. Ho sentito tante stupidate in questi giorni, ma una sola cosa è stata giusta: da Buffon si deve pretendere di più”.</b> Faccia dura e sguardo fisso alle telecamere, il Gigi nazionale sembrava quasi non assaporare una vittoria che sarà ricordata per le sue strabilianti parate, talmente era la voglia di togliersi dalle scarpe quei fastidiosi sassolini. Ma, detto questo, veniamo all’analisi di un match per nulla interessante sotto il profilo del gioco, anche se caparbio nel volere ottenere da parte della Juve, un risultato capace di metterla al sicuro per proseguire il suo cammino in Champions. E’ la fisionomia che appare a tutti in questo inizio di stagione della Vecchia Signora, la quale è cinica più che mai, senza fronzoli e, a tratti, pure noiosa. Sarà perché si chiama Juventus, sarà per il nome altisonante dei campioni che ne fanno parte, fatto è che il suo non giocar bene e quindi non divertire, è davvero una notizia che non ti aspetti. Certo, nel calcio ci sono pure gli avversari da considerare, tuttavia, il problema non sta propriamente in questi termini, poiché è proprio il gioco che è latitante. E quando nel calcio manca il gioco, vuol dire che gli interpreti devono ancora capire bene il da farsi. Ecco, a parer nostro il problema sta proprio qui. Tenuto conto che questa estate la Juve ha cambiato molti dei suoi interpreti principali, ci vorrà un po’ di tempo affinché i meccanismi di gioco vengano assimilati in maniera lineare. Questa incertezza tecnica che si aggiunge a quella tattica, (difesa a tre o a quattro? Centrocampo a cinque o a tre? Attacco a due o a tre? Trequartista o no dietro le due punte? Chi metto centrale davanti alla difesa?) fanno pensare a un cantiere che, tuttavia, tiene conto della sostanza e cioè della vittoria. Prova ne è che questa Juve, pur con tutti i suoi grossi limiti di gioco e quindi di spettacolo, si trova a essere prima in campionato con 5 punti di vantaggio sulle seconde in classifica, ed è pure in testa in Champions League a pari punti con il Siviglia. Che dire allora? Stiano zitti (almeno per il momento) i fautori del bel calcio, del gioco limpido e arioso capace di giocate che conquistano, mentre i tifosi juventini si consolino di vincere, passando attraverso quella sofferenza che storicamente non è di casa nella società di Corso Galileo Ferraris a Torino. Aspettare questa Juventus è obbligo, perché oggi come oggi non vediamo come possa controbattere le potenze calcistiche europee come, Real Madrid, Bayern Monaco, Barcellona. Per questo siamo convinti che fin dal prossimo febbraio – marzo, sarà tutta un’altra musica. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Lione Stadio OLfl0711fl07111301338-3523e2cc4a60769771cc583505f2d016.jpgSiNbuffon-batte-lione-1-a-0-1013181.htmSi100451001,02,03030348
1301013167NewsCampionatiPer la Nazionale di Ventura, male la prima e buona la seconda.20160906155916Buona prova degli azzurri di Ventura <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo la prima partita amichevole contro la Francia (che è tutta da dimenticare), nel secondo match della gestione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ventura</b> abbiamo visto cose pregevoli e alcune ombre da non sottovalutare. Contro l’Israele, partita valevole per la qualificazione ai mondiali del 2018, si è vista una squadra più concreta soprattutto a centrocampo, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Verratti</b> posto davanti alla difesa (alla Pirlo), ha contribuito largamente alla vittoria degli azzurri per 3 a 1. Il ragazzo ha mostrato grande carisma e maturità da vendere, ergendosi a pedina indispensabile per qualità di gioco e distribuzione di palloni con i giusti tempi. Una posizione nevralgica di centrocampo, quella di Verratti, che gli calza a pennello per essere sempre presente in fase di possesso e non possesso palla. Sempre nel vivo del gioco, sempre alla ricerca di palloni da distribuire con efficacia e sagacia tattica; insomma, gli azzurri hanno trovato il leader che cercavano ormai da tanto tempo. Per il resto, il cambio di guida tecnica ha evidenziato che, nonostante lo stesso schema tattico del 3-5-2 utilizzato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte,</b> la Nazionale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ventura</b> tende ad aspettare l’avversario per colpirlo poi con ripartenze improvvise. Modus operandi diversi, di chi crede in un calcio aggressivo (Conte) e chi invece sa attendere (Ventura). L’importante è che la sostanza non cambi e che si proceda con il cipiglio che abbiamo apprezzato contro l’Israele, dove per quasi tutto il secondo tempo, gli azzurri hanno dovuto affrontare la partita in dieci uomini per effetto dell’espulsione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b>. Già, Chiellini. E’ stato l’unico vero neo della serata. Ha sbagliato una serie innumerevole di palloni, forse più di quanto non abbia fatto lungo l’arco della sua carriera. Segno di una non perfetta forma fisica e mentale, che avrebbe bisogno di maggiore attenzione da parte di chi gestisce il giocatore, che non è più giovane come un tempo. E non è un caso che la Juventus stia già pensando a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matteo Darmian</b> per il mercato di Gennaio, approfittando del fatto che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United</b> e il suo coach <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mourinho</b>, lo hanno estromesso dalla rosa dei titolari. Un segnale in più, che in casa Juve si sta valutando con la solita attenzione programmatica. E quindi, tornando alla Nazionale di Ventura, questi tre punti conquistati contro l’Israele valgono oro, soprattutto in considerazione del fatto che quest’anno si qualificherà di diritto ai Mondiali soltanto la prima squadra classificata di ciascun girone. Il 6 Ottobre, allo Juventus Stadium di Torino, la Nazionale ospiterà la Spagna e poi il 9 ci sarà Macedonia – Italia, mentre il 12 Novembre si svolgerà il match contro il Liechtenstein e il 24 Marzo 2017 sarà la volta di Italia – Albania, quale ultima partita d’andata del girone. Non c’è che dire, il percorso di qualificazione degli azzurri non si presenta per nulla semplice, non solo per la presenza della Spagna che abbiamo già battuto agli Europei, ma per la necessità di risultati positivi e continuativi, che è necessario fare per garantirsi una tranquilla qualificazione. Altrimenti sarebbe un guaio, perché per qualificarsi ai Mondiali, le migliori seconde classificate dovranno giocare i play – off. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, questa Nazionale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Ventura</b> è chiamata a combattere con se stessa, ma anche con l’ombra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b>, l’irrequieto condottiero di panchina, che è stato capace di rivitalizzare un ambiente che sembrava quasi demotivato. Tuttavia, pensiamo sia giusto ormai mettere da parte i recenti ricordi europei della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nazionale targata Conte</b>, per dare credito al nuovo percorso azzurro chiamato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Ventura</b>.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNper-la-nazionale-di-ventura-male-la-prima-e-buona-la-seconda-1013167.htmSi100451001,02,03030356
1311013166NewsCampionatiJuventus regina del mercato, ma saprà mantenere le promesse?20160903181735L`analisi del mercato della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono storie nel calcio che spesso sorprendono per la loro imprevedibilità. E così accade che squadre attrezzate per vincere, qualche volta sul campo non mantengano le promesse che la teorica “carta” suggerisce all’inizio di campionato. Tuttavia, se questo discorso è accaduto in passato, non è possibile oggettivamente pensare, che la stessa cosa possa accadere per la Juventus che è stata regina del mercato. Il 9 con lode in pagella è la logica di un’estate maestosa, fatta di un mercato ricco e intraprendente per i colori bianconeri. E’ il risultato di una campagna acquisti e vendite che non ha precedenti nella storia del calcio italiano. L’acquisto record di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e l’altrettanto iperbolica cessione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paul Pogba</b>, sono l’emblema di operazioni virtuose quanto esplicite di un chiaro obiettivo da raggiungere<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">: la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions League</b> e il sesto scudetto consecutivo, che stabilirebbe il record nella storia bianconera di tutti i tempi. Gli arrivi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dani Alves, Benatia, Pjanic, Pjaca</b> e il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b>, si integrano in maniera superba al già grande valore tecnico rappresentato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> il quale, con la sua presenza in campo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sta dando grande respiro alla manovra bianconera, nell’attesa di vedere il migliore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain. </b>Tutto sembra perfetto e magistralmente organizzato in tutti i settori. Difesa rocciosa, centrocampo in cui spiccano valori tecnici di superba classe, con un attacco che, se mette in pratica certe premesse, sarà da definire come stellare. E non importa se il mancato arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Witsel </b>potrà sembrare un piccolo rimpianto in un centrocampo che dovrà fare a meno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lemina</b> che parteciperanno alla Coppa d’Africa e di Marchisio che potrà essere disponibile soltanto a inizio anno 2017. E mentre Marotta si fregia giustamente dei suoi conti in aumento, Allegri si gode la sua nuova Juve pensando all’eventuale nuovo assetto tattico, che dovrà essere inerente alle caratteristiche tecniche dei campioni che si ritrova nella rosa bianconera. E intanto la Juve si trova già in testa al campionato con il punteggio pieno di 6 punti in classifica, avendo vinto la prima partita in casa contro la Fiorentina e poi il match esterno con la Lazio. E’ stato come acquisire il massimo risultato con il minimo sforzo. In effetti, la Juve vista in campo nelle due partite citate, non è stata all’altezza della situazione. Ma se pensiamo che quella è stata una Juve di fine agosto e una squadra che era priva di parecchi titolari, possiamo davvero chiederci cosa sarà il gioco e il rendimento di una Juventus al completo, che sta lavorando con una preparazione adatta a trovare il picco della sua forma intorno a marzo - aprile del prossimo anno. L’interruzione del campionato a beneficio degli impegni della Nazionale, dà respiro alla Juventus (ma anche alle altre squadre) che risentono ancora della fatica della preparazione estiva. Dunque, il popolo juventino che è già in fermento per seguire i fasti della propria squadra, lievita speranze di bel gioco, gol, divertimento e, soprattutto, di speranza di tante altre vittorie da scrivere tra le pagine della lunga storia bianconera. D’altra parte, qui è sempre di casa la famosa frase: “Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-regina-del-mercato-ma-sapra-mantenere-le-promesse-1013166.htmSi100451001,02,03030337
1321013164NewsEditorialeLuci e ombre nel 2° Memorial Marco Salmeri20160902064356L`evento calcistico di Milazzo,che ricorda la figura del giovane calciatore <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mercoledì 31 Agosto 2016 presso lo stadio di Milazzo, si è svolto il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">2° Memorial Marco</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salmeri.</b> Un triangolare di calcio che ha visto vincere la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Primavera del Palermo</b>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’ASD Due Torri</b> e la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">S.S. Milazzo</b> si sono classificate rispettivamente al secondo e terzo posto. Ma non era questo il vero senso di una serata, che ha registrato purtroppo una scarsa partecipazione di pubblico a un evento calcistico che per la memoria di un ex calciatore del Milazzo e del Due Torri, morto in giovane età per un tragico incidente d’auto, avrebbe meritato ben altra ribalta. Sarà stata per la concomitanza della corsa ciclistica organizzata in occasione della festa del Patrono della città mamertina, o&nbsp;chissà per quale altro motivo, fatto è che questo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">2° Memorial</b> intitolato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, avrebbe meritato un seguito di pubblico decisamente più numeroso. E anche la mancata partecipazione delle Istituzioni di Milazzo si è fatta sentire, quasi a volere snobbare un appuntamento annuale che dovrebbe invece rappresentare il fiore all’occhiello dell’attività calcistica milazzese. Non vogliamo certamente entrare nel merito della questione, tuttavia, il nostro dovere di cronaca ci impone di registrare ciò che abbiamo notato e che ci ha lasciato davvero amareggiati. Detto questo, desideriamo invece rimarcare la fatica di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nino Salmeri</b>, papà del povero Marco, il quale si è adoperato per la buona riuscita di un Memorial che per ovvie ragioni gli sta a cuore e che vorrebbe migliorare anno dopo anno. Una sorta di crescita esponenziale che possa dare immagine anche alla città di Milazzo nel ricordo di un giovane calciatore talentuoso, il cui tragico destino ha strappato alla vita troppo presto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mi piacerebbe che fin dal prossimo anno, questo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Memorial crescesse ancora di livello”,</b> dice con smisurato orgoglio papà Salmeri, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mio figlio faceva il tifo per l’Inter e sogno di invitare</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la squadra nerazzurra o magari la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Primavera, così anche lui dal cielo coronerebbe quel sogno di vedere giocare su questo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">terreno la squadra del suo cuore”.</b> Un chiaro messaggio di grinta e determinazione di un padre che, assieme a sua moglie e pochi altri amici, desiderano continuare negli anni a venire la memoria di un calciatore e di un ragazzo, che attraverso il pallone stava costruendo il suo futuro. Così continua, Nino Salmeri: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Finché avrò vita lotterò per dare continuità alla memoria di mio figlio, in questo stadio che porta già il suo nome e dove si erge la sua statua che curo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">personalmente in tutti i particolari</b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tra le luci, le piante e l’erba circostante, Marco è lì, come se dovesse ancora uscire dagli spogliatoi per giocare la sua ennesima partita. Nessuno potrà mai togliermi questa</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">legittima aspirazione”.</b> Parole che nascono dal cuore ma anche dall’anima e dal ferreo carattere di un papà che si adopera quotidianamente, affinché venga rispettata la figura del proprio figlio calciatore che tanto ha dato per i colori della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">S.S. Milazzo</b> e poi dell<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">’ASD Due</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torri</b>. Riteniamo davvero che certi legittimi desideri debbano essere coltivati da parte di tutti indistintamente, facendo forza sull’unione per il raggiungimento di un obiettivo che in fondo appartiene non solo al calcio della città di Milazzo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milazzo (Me)fl0711fl0711milazzo.jpgSiNluci-e-ombre-nel-2-memorial-marco-salmeri-1013164.htmSi100451001,02,03030365
1331013155NewsEditorialeE se il Torino fosse da primi posti in classifica?20160814175722Per il Torino si prospetta un ottimo campionato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In questa pazza estate di calciomercato in cui si sono spesi e incassati milioni di euro che sembrano noccioline, ci si chiede chi davvero abbia fatto l’affare che sia inteso come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>economico e tecnico. Infatti, l’aver ceduto un campione dal nome altisonante, non sempre è indicativo di indebolimento di squadra. E’ inutile dire che quest’anno la Juventus l’’ha fatta da padrona con i suoi numerosi acquisti di qualità e la cessione di un Pogba, che se pur giovane e indiscusso campione, ha garantito una plusvalenza di 119 milioni di euro. Pazzesco sarebbe stato non cederlo. Per il resto, abbiamo assistito a un mercato che ancora si protrarrà fino al 31 Agosto e che ci sembra più ragionato che spericolato. Dopo la cessione di Higuain, il Napoli sta operando in maniera oculata sul mercato e le prime uscite stanno confermando quanto la squadra di Sarri sia convinta a migliorare il già eccellente campionato dell’anno scorso. Per il resto, la Roma di Spalletti ha cominciato anzitempo il suo ritrovo annuale, in virtù di una preparazione che deve far fronte ai preliminari di Champions League, così come il Sassuolo che deve affrontare i preliminari di Europa League. E tenuto conto dei problemi di Milan e Inter e dell’anonimato messo in mostra da Lazio e Fiorentina, ci sembra che il Torino del nuovo corso targato Sinisa Mihajlovic sia il più accreditato a viaggiare tra le sfere alte della classifica. Tutto questo ha un suo perché. Infatti, crediamo che il presidente Cairo e Petrachi stiano per ultimare un mercato che da più parti è considerato come quello più qualitativamente interessante degli ultimi anni. Sempre con l’occhio vigile alla spesa, i due alti rappresentanti di casa granata hanno acquistato Liajic e Iago Falque che si completano nello scacchiere tattico dell’allenatore serbo, che avrà l’opportunità di valorizzare le potenzialità tecniche e tattiche dei giovani Baselli, Belotti, Zappacosta, che avevano bisogno di essere integrati da giocatori dello stesso spessore tecnico ma con maggiore esperienza. Peccato che non sia arrivato Giaccherini che è poi passato al Napoli, perché altrimenti sarebbe stata davvero la ciliegina su una torta davvero succulenta. Con la probabile partenza di Bruno Peres che non da oggi è fortemente voluto dalla Roma, resta la grana Maksimovic. Il giocatore serbo, infatti, sembra orientato a cambiare aria perché vorrebbe andare a Napoli per giocare la Champions League e perché gli sarà assicurato dal presidente De Laurentiis un contratto che difficilmente potrà proporgli Cairo. Così fa le bizze, non presentandosi agli allenamenti e facendo arrabbiare proprio il suo allenatore, che fin dal primo momento in cui si è insediato in casa granata l’ha ritenuto uno dei punti di forza del Toro. Ma si sa che di mezzo ci sono i procuratori che propongono strade diverse e lauti guadagni. Vedremo come si evolverà la situazione. Tenuto conto di quanto detto, c’è ancora da dire che a parer nostro il Torino deve risolvere il problema del portiere. Padelli e Gomis non garantirebbero tra i pali quella tranquillità che una squadra che aspira giustamente a proporre una continuità di risultati, deve dare. Padelli sembra interessare all’Atalanta e, se così fosse, Cairo e Petrachi dovrebbero agevolarne la cessione pensando ad un acquisto importante in un ruolo che deve essere di prima fascia. Tuttavia, analizzati questi aspetti, riteniamo che già così il Torino ci sembra ben attrezzato per proporre un campionato di ottima fattura. C’è un vento nuovo che soffia verso lo Stadio Grande Torino, una nuova aria che spira dallo Stadio Filadelfia di nuova costruzione, che rinnova una passione mai sopita di antica storia granata e che da quest’anno vuole sprigionare tutto l’entusiasmo represso in tanti anni di attesa. Una ricostruzione che sembrava incepparsi nei meandri dell’eterna burocrazia di questo nostro Paese che spesso si perde tra problematiche politiche che nulla hanno a che fare con lo sport. Pensiamo davvero che, se non interverranno cause impreviste, il campionato 2016’17 rappresenterà per il Torino un anno da ricordare anche per la crescita esponenziale di una mentalità vincente che da troppi anni è apparsa opaca in tutti i suoi lati più importanti. Per questo siamo convinti che quest’anno vedremo un Torino che sarà a ridosso delle grandi squadre del campionato italiano, con il cipiglio e la grinta che deriva da una storia mai dimenticata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711mihajlovic.jpgSiNe-se-il-torino-fosse-da-primi-posti-in-classifica-1013155.htmSi100451001,02,03030286
1341013119NewsCampionatiDavid William Caruso, tra musica rock e ultras laziale. 20160518142927La passione per la Lazio vista dalla parte degli ultras, si interseca all`amore per la musica rock. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Nel variegato mondo della musica moderna, capita spesso di conoscere personaggi che per le loro peculiarità artistiche e umane, fanno la differenza e, per questo, sono capaci di stuzzicare la curiosità della gente. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">David William Caruso</b> nasce a Roma nel 1984 e studia pianoforte fin dall’età di 6 anni. A 16 anni prende in mano la chitarra e la suona da autodidatta. Inizia a cantare da piccolo, accompagnato da suo padre. Intanto passano gli anni e David si accorge che la musica rappresenta il senso della sua vita. Il rock è il genere musicale che più si confà con il suo modo d’essere e così inizia un percorso musicale che oggi lo pone tra le più interessanti proposte musicali dello scenario italiano. Ma c’è un altro aspetto importante di questo giovane artista romano: il suo amore per la Lazio e il modo di interpretarlo attraverso la filosofia degli ultras. Una fede che nasce fin da quando era piccolo, per essere vissuto in una famiglia dai colori biancocelesti. E non è un caso che tra le tante incisioni discografiche di David William Caruso ci sia l’inno della Lazio intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Avanti</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lazio”</b>. Ultimamente ha anche girato il video del primo singolo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vita da ultras”</b> tratto dal suo album <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non voglio rimorsi”.</b> E’ notizia di questi giorni, l’uscita del suo primo singolo intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Splendida così”.</b> Ma noi che ci occupiamo di sport a tuttotondo, abbiamo voluto intervistare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">David William Caruso</b> nella veste di tifoso ma anche di appassionato di calcio, cercando di entrare al contempo nel particolare mondo degli ultras da stadio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Vita da Ultras. A chi pensa che la figura dell’ultras da stadio sia da considerare pericolosa. Tu cosa rispondi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Non posso negare che in parte lo è. Ma difficilmente nuoce alle persone “qualunque”. Il mondo ultras è una ricerca del fronte avversario e non di famiglie e bambini. Il calcio è uno sport popolare nel significato stesso della parola non in senso di fama. E' praticato e seguito anche e soprattutto nelle periferie dove spesso il degrado, in concomitanza con una miriade di problematiche sociali diverse, sfocia anche nel mondo ultras. E' inevitabile. In Inghilterra sono riusciti con leggi ferree ad assicurare tranquillità all'interno degli stadi. Ma ciò che accade fuori, in privato è un mondo poco conosciuto dai comuni tifosi, ma ben radicato in fazioni e persone molto numerose.” <br> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ascoltando “Avanti Lazio”, l’inno che hai scritto per la tua squadra del cuore, mi è rimasta impressa una frase “Con le voci ogni domenica paghiamo il nostro dazio”. Perché?</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Beh la frase che hai scelto mi “preme” in particolar modo perché unisce i miei due amori. Amo cantare e amo la mia squadra e l'unico modo che ho per ricambiare al meglio delle mie possibilità, l'amore verso i miei colori è usare la mia “canna” vocale e sputare fiato come se fossimo in 20 a cantare.”<br> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Penso che la tua passione per la Lazio risalga da varie generazioni di famiglia. Da tuo nonno, a papà, a te e tuo fratello. Ma dentro di te si erge l’anima dura che esprimi attraverso la tua musica. Sembra quasi una risposta a muso duro verso un mondo avverso. E’ così?</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“La mia fede, la mia religione, proviene da entrambi i miei nonni. Venuti a Roma quando la Lazio era (e lo è ancora) l'unica squadra della capitale. Trasmessa da mio padre a me e mio fratello entrambi meno “facinorosi” e più calmi rispetto a me. Loro lo chiamano “temperamento artistico”. Io, perdonate il lessico, lo chiamo “incazzatura”. E' bello quando qualcosa ti viene tramandata. Anche se a scuola tu sei solo e “loro” sono tanti. Anche se devi abituarti a rispondere presto nei bar già da piccolo alla domanda “sei d' a' Lazio e 'n te vergogni?!”. La risposta ve la risparmio perchè la scurrilità preferisco lasciarla a loro e allo stadio dove mi è concesso. Scrivere l'inno e pensare a loro, tutti loro, è stato magnifico. La vera dedica va alla persona che mi ha motivato a scrivere questo brano: un grande uomo di principi. Sono felice di essere riuscito a scrivere qualcosa di diverso senza usare la solita terminologia “cielo , cuore , amore”. Ho voluto scrivere qualcosa che carichi gli 11 leoni che scendono nel santuario del pallone la domenica per dirgli : “Ragazzi … noi <br> siamo il dodicesimo in campo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi dei gemellaggi di certe tifoserie?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“I gemellaggi nascono spesso da amicizie createsi per diversi motivi: giocatori comuni, tifoserie affini nel loro atteggiamento ed, a volte, anche per motivi politici. Devo ammettere che però è davvero una cosa bella. Quando incontri determinate squadre e le loro tifoserie gemellate con la propria vieni trattato come uno di famiglia. E' strano ma questa è una cosa che amo del calcio. Entrare a Londra con la maglia della Lazio con il nome Di Canio sulla schiena, in un pub nei pressi di Upton Park ed essere sommerso da abbracci e birra è davvero una cosa strana e calorosa allo stesso tempo. Niente di male, insomma.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Da Chinaglia a Miro Klose, passando da Di Canio. E’ la storia di una Lazio che ha fatto sognare i suoi tifosi</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“La storia della mia Lazio passa anche dai nomi da te citati. Guerrieri, gente con gli attributi. Vanto della maglia che indosso la Domenica. Ma tanti nomi hanno fatto la storia e sono meno menzionati. Da Nesta, a Gazza, da Maestrelli a Fiorini. La rosa non è così bella senza spine e nella nostra storia di spine ne abbiamo avute molte lo ammetto. Ma che bella storia quando l'allenatore per antonomasia di questo secolo dice di aver incontrato la migliore squadra mai vista ed è proprio la mia Lazio. Di tante spine una non riusciamo proprio a toglierla , ma il tempo non guarda in faccia nessuno e spero ci aiuti presto. Tornerà il sereno!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi del calcio italiano e di questa Juventus che ha vinto cinque scudetti consecutivi? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Negli anni ho notato che una sola cosa accomuna tutte le tifoserie italiane: l'astio nei confronti della Juventus. Nei suoi trascorsi ha avuto tante “macchie” ed io personalmente non amo affatto alcuni loro idoli (in particolare Platini). Il calcio italiano oggi è calato nel suo prestigio perchè gli investitori non vengono certo a buttare i soldi qui in mazzette e burocrazia infinita per poter avere uno stadio proprio. Quotarsi in borsa , merchandising, insomma rispecchia la situazione socio-politica del nostro Paese. Devo però riconoscere che questa Juve ha davvero un organico molto forte. Giocatori unici come Pogba e Dybala. Ma soprattutto le partite le vince in difesa. Può permettersi di schierare spesso un uomo in più in mezzo al campo sostenuta da una difesa a 3 con Buffon che ancora fa reparto da solo. Poi che Chiellini dovrebbe finire la metà delle partite che gioca prima del fischio finale è solo un mio parere. Ma tanto di cappello a quello che sta facendo negli ultimi anni. Ma non riesco a perdonare anni di supremazia conquistata in modo losco e non </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>troppo cristallino.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il tuo pensiero su Higuain e il Napoli di Sarri ?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“E' il giocatore che tutti vorrebbero, tra i miei preferiti nel mondo. Oltre alla sua prolificità è un guerriero, un combattente. Uno che non ci sta a perdere! Forse l'unico vero Top Player (punta) nel nostro campionato paragonabile con i Top Players dei grandi club europei. 36 reti in questa stagione… uomo che fa reparto da solo. Lo scatto d'ira tanto biasimato è emblematico di quanta grinta possegga! Averlo in prestito non ci dispiacerebbe, anche se mi accontenterei di un ottimo Gabbiadini. Lo so “sto a sognà”, come si dice dalle mie parti. Per quanto riguarda Sarri non credo di essere l'unico incredulo. Lo scetticismo iniziale è stato spazzato via dopo il primo mese e mezzo. Non sono un amante del suo predecessore ma questa è un'altra storia. Credo che in una squadra di calcio influiscano tanti fattori: allenamento, strategia, tattica, spogliatoio, incitamento. Poi c'è un termine poco usato che io chiamo “alchimia”. Questo è necessario in una squadra vincente. E questo Napoli lo possiede. Un paio di rinforzi dietro come si deve e la Juve faticherà l'anno prossimo anche se a mio parere meritava qualcosina in più in Champions quest'anno.” <br> </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Ritornando alla tua Lazio. Perché non riesce più da anni a reinserirsi nel novero delle prime squadre della classifica italiana?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Citando un film che adoro,“la risposta al 90% delle domande è sempre :soldi”. La Lazio non sta investendo e non ha investitori come i top club stranieri. Quest'anno abbiamo avuto un'occasione e l'abbiamo buttata via. Era nata già “storta” perchè proveniva da un miracolo e cioè l'errore dal dischetto del Pepita nello scontro diretto. Ma non sono arrivati rinforzi. Pioli completamente incapace di capire non tanto il valore quanto la posizione, la scelta e le capacità degli uomini schierati in mezzo al campo. Una preparazione atletica ridicola a fare foto e autografi tra le montagne stile Heidi. No, non ci siamo proprio. Il pre-campionato è fondamentale. La Juve ne sa qualcosa visto l'inizio disastroso quest'anno. Sono un sostenitore della circolazione di tanti soldi nel calcio ai giocatori. Ma il lavoro è lavoro. Divertiti a Formentera ma se mi ritorni con 3 kg in più di birra sulla pancia te li tiro giù a calci nel sedere. Questo anche a causa del peso che oramai posseggono i grandi procuratori non è nemmeno più concesso di farlo agli allenatori. Miro in panchina per far giocare Djordjevic ; Keita schierato per metà campionato solo negli ultimi minuti. Gli occhi ce li avete?!?!?! Li vedete i giocatori in allenamento?!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Adesso si parla di un avvicendamento nella panchina biancoceleste. Pensi che sostituire Inzaghi con Sanpaoli sia un fatto positivo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Non ho seguito l'operato di Sanpaoli (almeno per quanto riguarda la sua carriera nei club) fino ad oggi e di conseguenza per me è un'incognita. Per quanto riguarda Inzaghi, sono partito senza pregiudizi e con buone aspettative. Ma ho notato che ha uno stile di gioco particolare. Tanta zona, e pressing solo dalla propria metà campo. Non è una tattica che prediligo o che mi faccia impazzire. La miglior difesa è l'attacco e con Miro, Keita e Candreva/Anderson avrebbe potuto fare molto di più. Parolo quest'anno è stato molto deludente eppure sempre titolare inamovibile. Un giovane Cataldi quasi “bruciato”, perchè secondo le regole degli “zonaroli” in conflitto con Biglia. Non per fare paragoni assurdi ma allora il Barcellona non avrebbe mai dovuto schierare Xavi e Iniesta insieme perchè doppioni?! A calcio servono i piedi. Due mediani che fanno girare il pallone fanno anche correre il doppio gli avversari. Il centrocampo della Lazio di quest'anno, a mio modesto parere doveva essere composta da Biglia, Cataldi e Savic nel ruolo di Tre-quartista. Mi sarebbe anche piaciuto vedere Morrison più di 14 minuti totali nel campionato ma non ci è stato concesso <br> </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>questo lusso. Sarà un serial killer e non lo sappiamo? Bah!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire, David. Se tu fossi al posto del presidente Lotito, cosa faresti per il bene della Lazio? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi dimetterei all'istante! E’ il presidente della prima squadra di questa città, Capitale del nostro Paese, meritiamo rispetto e onore. I latinismi e le “pizzicate” ai giornalisti le lasciamo al parroco del </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>mio quartiere qui a Pietralata.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><br> <br> <br> <br> <br> <br> <br style="mso-special-character: line-break;"> <br style="mso-special-character: line-break;"> </span>Romafl0711fl0711dwc_splendida_cosi_cover_1440x1440-(1)-(800x800)-(640x640)-(350x350).jpgSiNdavid-william-caruso-tra-musica-rock-e-ultras-laziale-1013119.htmSi100451001,02,03030369
1351013117NewsCampionatiUna brutta Juve, si perde tra le lacrime d’addio di Luca Toni.20160509191254Al Bentegodi, più Luca Toni che Juve. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Una Juve irriconoscibile perde a Verona,ultima della classe e intenta a celebrare l’addio al calcio giocato di Luca Toni. Molte le concause di una sconfitta indolore ma al contempo roboante, se si tiene conto dell’abissale punteggio di classifica tra le due squadre. Approccio alla gara sbagliato e mancanza di stimoli, sembrano essere i primi e più eclatanti motivi di un risultato negativo che si abbatte sulla Juve, esattamente dopo 193 giorni dalla fatidica notte di Sassuolo. Amareggiato ma non preoccupato appare Massimiliano Allegri dopo la gara,il quale si appella ad un approccio mentale sbagliato della sua squadra, anche se, ogni tanto, uno “schiaffo” ci vuole per far riflettere. Chiaro accenno alla preparazione della finale di Coppa Italia contro il Milan, che deve essere presa con ben altra vigoria. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dobbiamo rimetterci subito a posto, perché quello è un obiettivo da</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">raggiungere”</b> afferma con tutta franchezza il Max Allegri, fresco di contratto appena firmato. Tuttavia, pensiamo che a questa sconfitta di 2 a 1 della Juve in quel di Verona, si debba tenere conto di alcune assenze importanti. Buffon, Pogba, Morata, Marchisio, Mandzukic, Khedira, Evra, Lichtsteiner, tenuti volutamente a riposo (tranne Marchisio e Khedira infortunati), significa privarsi dell’80% del valore della squadra. Una percentuale così alta, che nessuna squadra al mondo potrebbe sostenere senza subire conseguenze nell’assetto tattico. Certo,nel caso della Juve presentata a Verona non c’è da obiettare, visto che lo scudetto è stato vinto largamente e che ci si prepara,come dicevamo, a una finale di Coppa Italia che la Juventus è orientata a conquistare. E,in questo caso, nemmeno l’analisi dell’accoppiata d’attacco Zaza – Dybala, può essere considerata come fatto negativo, visti gli innumerevoli errori di appoggio da parte di un centrocampo che vagava nel nulla e incapace di affondare tra le linee difensive di un Verona che con grande dignità ha dato l’addio alla Serie A. Ma, come dicevamo, è stata la partita dell’addio di Luca Toni, attaccante di razza, campione del mondo nel 2006 che lascia il calcio giocato all’età di 39 anni, dopo oltre 600 partite giocate e oltre 300 gol in carriera. Ecco, diremmo proprio che più della brutta sconfitta rimediata dalla Juve, sia doveroso parlare di un addio che ti fa rammaricare con il tempo che fugge via in maniera frettolosa e che ti fa rimpiangere gli atleti veri, i campioni seri di un calcio che stenta a riproporre certe esemplari continuità. Eppure, Luca Toni, nel suo The End, si è anche inventato il “cucchiaio” sul rigore che ha battuto per la sua squadra, per la sua gente che l’ha seguito durante tutto il suo percorso calcistico partito da Modena, finito a Verona e passando attraverso Empoli, Fiorenzuola, Lodigiani, Treviso, Vicenza, Brescia, Palermo, Fiorentina, Bayern Monaco, Roma, Genoa, Juventus, Al-Nasr e ancora Fiorentina. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Verona Stadio Bentegodifl0711fl0711Luca-Toni.jpgSiNuna-brutta-juve-si-perde-tra-le-lacrime-d-addio-di-luca-toni-1013117.htmSi100451001,02,03030399
1361013101NewsCampionatiIl Due Torri e quel sogno chiuso nel cassetto20160411182880Tutta grinta e determinazione, la squadra di Antonio Venuto produce un calcio propositivo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>In positivo e in negativo, il calcio ci ha abituato a mille improvvisi cambiamenti. Quando pensi che tutto sia stabilito, ecco che ti accorgi che la realtà ha riservato ciò che nemmeno pensavi. Il Due Torri, squadra di Piraino in provincia di Messina che milita in Serie D Girone I, questa estate è stata costruita con l’intento di una salvezza tranquilla. Ma, strada facendo, la squadra di mister Venuto ha dimostrato grande fame di calcio vero, di qualche vittoria che sulla carta sembrava impossibile e desiderio di lavorare sodo, senza tanti lustrini e luccichii che spesso sono indice di un’aristocrazia calcistica che non è appagante sotto il profilo mentale. Fin dall’inizio del campionato, Ingrassia e compagni hanno dimostrato grinta e determinazione, favorendo lo sviluppo di quel calcio propositivo che è il credo calcistico del coach Antonio Venuto. Un allenatore che non ama la teatralità, che non si abbandona mai all’effimero di parole dette come proclami, ma vede nel lavoro settimanale il segreto di motivare i suoi giocatori a credere in se stessi. E così, con questa mentalità da eterna provinciale, a Piraino si vive una voglia di calcio concreto, senza fronzoli e orpelli, anche quando l’entusiasmo di una vittoria insperata lo consentirebbe. Ma i ragazzi del Due Torri e il loro mister sanno che bisogna badare al sodo, costruendo concretamente ciò che nessuno regala mai. E il lavoro paga, perché il concetto di giocare un calcio propositivo fatto di pressing alto, possesso palla, verticalizzazione del gioco, ma anche ordine tattico in fase di interdizione, richiede grande sacrificio e preparazione fisica e mentale. Tutto ciò è il frutto degli attuali 45 punti in classifica, che significano un sesto posto condiviso con l’Aversa che ha però una partita da recuperare. Dopo la vittoria interna per 1 a 0 contro il Grignano, il Due Torri porge un retro pensiero alla possibilità di arrivare a disputare i play off. Non sappiamo se i ragazzi di Venuto riusciranno nell’impresa, ma una cosa è certa, non lasceranno nulla di intentato. In fondo, sognare è legittimo anche per coloro i quali, come il Due Torri di Antonio Venuto, sono abituati a badare al sodo senza voli pindarici. Questo è il calcio che ci piace. Questa è la fame di pane che si presenta con la forma di un pallone.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Piraino (Me)fl0711fl0711venuto-6.jpgSiNil-due-torri-e-quel-sogno-chiuso-nel-cassetto-1013101.htmSi100451001,02,03030379
1371013099NewsCampionatiL’analisi della 31/ma giornata di Serie A.20160404192149Il nervosismo di Higuain e compagni, favoriscono la Juve che sente vicino il quinto scudetto consecutivo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>A sette giornate della fine del Campionato di Calcio di Serie A, sono emersi tanti spunti da analizzare. Diciamo subito che non è stata una giornata felice per gli arbitri, che in quasi tutti i campi hanno lasciato la propria impronta di negatività. Udine e Milano sono stati i terreni in cui i fischietti sono andati maggiormente nel pallone. Rigore sì o rigore no, simulazione o non simulazione, fatto sta che assistenti di linea e addizionali di porta, spesso non sanno dare le giuste indicazioni all’arbitro della gara. Ma a prescindere da queste annose considerazioni che potranno essere almeno attenuate dalla moviola in campo, possiamo affermare che la Juventus si è quasi aggiudicata il suo quinto scudetto consecutivo, vincendo in casa con un Empoli per nulla rinunciatario nel gioco e nell’agonismo. Quella dello Juventus Stadium non è stata una bella partita, tutt’altro, ma era la vittoria che contava più di ogni altra cosa. E la Juve l’ha ottenuta. Bella o brutta che sia, l’ha ottenuta. Il Napoli, dal canto suo, è incappato in un mezzogiorno di fuoco di un’apparente domenica tranquilla, che alla vigilia sembrava di normale amministrazione. Ma, con nostra sorpresa, abbiamo subito notato in Higuain e compagni un nervosismo esagerato, una straripante ansia da risultato che si è manifestata nel desiderio affannoso di voler chiudere subito una partita, che avrebbe dovuto riportare i partenopei a tre i punti di distacco dalla Juve, già vincitrice sabato sera. E’ vero, l’arbitro e i suoi collaboratori hanno sbagliato molto, tuttavia, l’esasperato nervosismo del Napoli ha dimostrato che questa squadra non è abituata ad amministrare certi stress provocati da un lungo ed estenuante campionato che li ha obbligati ad inseguire sempre quella Juve che non molla mai. Sarri e Higuain si sono fatti espellere, creando ancor più un clima di nervosismo e, nel caso dell’argentino, anche uno spettacolo poco edificante per un giocatore che, pur avendo subito un’ingiustizia, appare rissoso e non limita mai il suo carattere focoso da contestatore. Eppure, lui che è l’emblema del Napoli e dei napoletani, dovrebbe in qualche modo calmare certi bollenti spiriti che danneggiano la squadra. Così, l’Udinese, rinfrescata nella mente e nei muscoli da mister De Canio che ha sostituito l’esonerato Colantuono sulla panchina dei friulani, ha sfoderato una prestazione di grande spessore agonistico, vincendo la partita per 3 reti a 1. A Milano, l’Inter di Mancini perde contro un Torino che aveva assoluto bisogno di muovere una classifica che si stava facendo pericolosa. I nerazzurri hanno chiuso la prima parte della gara in vantaggio, per effetto di un rigore ( che non c’era) realizzato da Icardi. Poi, nel secondo tempo, il Toro di Ventura è entrato in campo deciso a rimontare lo svantaggio. Così è andato in gol, prima con Molinaro e poi con Belotti, che trasforma un rigore (che non c’era), assegnato dall’arbitro Guida per atterramento in area di rigore dello stesso Belotti, ad opera dell’incolpevole Nagatomo che è stato pure espulso. Insomma, errori su errori marchiani, madornali. Errori che hanno falsato una partita che avrebbe potuto essere descritta in maniera diversa. Nelle altre gare, si è evidenziato il derby di Roma che non ha detto altro che quello che si prevedeva alla vigilia. Di gran lunga superiori sono stati i giallorossi di Spalletti, che vincono 4 a 1 un derby senza storia. Esonerato Stefano Pioli, adesso la Lazio si affida a Simone Inzaghi in un ritiro punitivo. Stessi problemi per il Milan di Sinisa Mihajlovic, apparso addirittura imbarazzante nel gioco e nelle idee, contro la pimpante Atalanta che, vincendo 2 a 1, raggiunge quota salvezza. Per il resto c’è da annotare il pareggio casalingo di una calante Fiorentina che pareggia 1 a 1 contro la Sampdoria dell’ex Montella. Il Chievo batte 3 a 1 un Palermo che sente già odore di Serie B, mentre il Genoa di Gasperini trafigge 4 a 0 il Frosinone, mettendo sugli scudi un Suso che, con una splendida tripletta, mette in evidenza tutto il suo potenziale tecnico che gli ha dato un meritato 8 in pagella e una ferrea risposta al Milan che non ha creduto in lui. Intanto, anche il Sassuolo di Di Francesco prosegue il suo brillante campionato, andando a vincere 3 a 1 sul campo di un Carpi che crede ancora in un’esigua speranza di salvezza. A chiusura della 31ma giornata di Serie A, resta ancora il posticipo tra Bologna e Verona che, tuttavia, non ha più nulla da dire ai fini del campionato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: right 481.9pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-tab-count: 1;">Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNl-analisi-della-31-ma-giornata-di-serie-a-1013099.htmSi100451001,02,03030425
1381013094NewsCampionatiToro, inebriarsi di derby.20160319094559Un derby che per il Torino ha molti significati. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Purtroppo in casa granata si vive ancora di piccole soddisfazioni. Il derby è rimasta l’unica occasione per “salvare” una stagione insipida, senza sussulti ed emozioni. Diremmo pure che si tratta di un campionato granata che ha fatto indietreggiare ciò che l’anno precedente aveva fatto illudere di progredire. Ma c’è ancora un altro record da far crollare per scrivere la storia: i tre minuti che separano Buffon dal record di imbattibilità. 180 secondi per segnare un gol al portiere bianconero e passare alla storia. Sarà Immobile, piuttosto che Belotti o Glik, non importa; serve buttare dentro la porta il pallone della storia di tutti i tempi. Che magra consolazione, diciamo noi. Che mentalità piccola e che mancanza di carattere. Non è certo questa la strada giusta per crescere e ambire a diventare una grande società e una grande squadra di calcio. Il derby è giusto vederlo sotto l’aspetto di una logica calcistica cittadina, che vincerlo fa sicuramente esaltare i propri tifosi. Ma la logica perversa di pensare che il derby con la Juve sia l’unico obiettivo rimasto al Torino in una stagione dai connotati pressoché fallimentari per espressione di gioco, di risultati e quindi di classifica deludente, ebbene, a nostro avviso è indice di immaturità. Il Toro è il Toro, non è squadra qualsiasi cui gli basta godere delle disgrazie dei tanto “odiati” cugini. Il Toro deve pensare a se stesso per presentarsi alle partite di sempre con lo stesso spirito e lo stesso orgoglio, cui fino a qualche tempo fa si presentava davanti alle stracittadine. Pensare a se stessi, alla propria storia, al proprio presente ancora da costruire e al proprio futuro che resta sempre più un’incognita, deve essere il motivo conduttore di una società che deve avere l’aspirazione di ambire ad alti livelli. Altrimenti, che significato ha dire : “Torino siamo noi” oppure “Chi non salta bianconero è?”. Il calcio è cambiato e anche gli sfottò hanno un senso quando tu produci un calcio ad alti livelli, vinci, diverti, sei in alto alla classifica e fai invidia a chi sta dietro. Meglio essere invidiati che compatiti sempre. Il Torino deve cambiare nella mentalità, nell’organizzazione, deve costruire un ambiente più moderno senza cancellare il suo passato. Poi si potrà anche discutere sulle non eccelse potenzialità economiche della società granata, ma se si riuscisse una volta per tutte a dare un calcio a quello stantio conservatorismo, siamo sicuri che si farebbero grandi passi di qualità. E’ il calcio d’oggi che ci spinge a fare certe considerazioni che non vogliono rappresentare una critica distruttiva, ma che desiderano invece aiutare a pensare in grande. C’è bisogno di altri stimoli. Alla gente granata non basta più accontentarsi di distruggere le ambizioni dell’avversario, ma c’è bisogno di imporre la propria personalità perduta nel tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711cairo.jpgSiNtoro-inebriarsi-di-derby-1013094.htmSi100451001,02,03030399
1391013091NewsEditorialeMessina - Stadio Celeste, quel primo giorno di Alex Del Piero20160316155644Alex Del Piero, una favola cominciata a Messina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Passa il tempo in maniera veloce e inesorabile, portando via con sé i ricordi. Ma ci sono storie che per la loro importanza sono state scritte negli annali e neanche il trascorrere del tempo potrà mai cancellare. Il 15 Marzo di 23 anni fa, esordiva Alessandro Del Piero con il suo Padova allo Stadio Celeste di Messina. L’ACR Messina cercava sul suo terreno una vittoria per evitare la retrocessione contro il Padova di Sandreani che, pur non in pericolo retrocessione, era comunque in una situazione di classifica che richiedeva la massima attenzione. Era una domenica che apparentemente sembrava come tante altre. Una domenica di pallone provinciale, i cui connotati non erano particolarmente esaltanti ai fini delle grandi attenzioni mediatiche. Ma quella domenica fu particolare, perché&nbsp;rappresentò l’inizio di una storia che a raccontarla è dolce come una favola. La favola di un ragazzo mingherlino di 17 anni, che dal momento in cui il suo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sandreani</b> rivolgendosi alla panchina, esclamò: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Alessandro, adesso entri tu”</b>, cambiò completamente la sua vita. Era incredulo Alessandro, credeva persino di non aver capito. E invece quell’invito a entrare in campo era diretto proprio a lui che indossava la maglia numero 16 del Padova, una maglia talmente larga che ci stava dentro due volte. Se il manto erboso di quello storico campo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Celeste di Messina</b> potesse raccontare ancora quell’emozione unica di un ragazzo che non poteva certamente sapere cosa sarebbe stato di lui in quel mondo del calcio che ha adorato fin da bambino, sicuramente si vanterebbe non poco dell’accaduto. Lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b> nato a Conegliano in provincia di Treviso il 9 Novembre 1974, veneto di razza, è stato baciato dal destino proprio in quella terra di Sicilia così lontana dal suo Veneto. E’ il mistero della vita che non finisce mai di stupire, sai dove nasci e non sai dove ti porta il cuore. Ma quella prima volta, su quel campo si spalancarono le porte per il futuro radioso di un ragazzo apparentemente fragile e timido che fu destinato a diventare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Pinturicchio”</b> tanto amato dall’avvocato Agnelli. E pensare che quella domenica di pallone messinese sembrava quasi inconcludente, e neanche i tifosi potevano immaginare che stavano assistendo all’esordio tra i professionisti di un ragazzo che avrebbe incantato il mondo. Un campione vero che in un ventennio di Juventus ha praticamente vinto tutto quello che c’era da vincere, capace com’è stato di arrivare ad altissimi livelli professionali. Un uomo e un campione amato anche da coloro i quali non fanno il tifo per la Juventus. Una bandiera capace di incidere in maniera determinante sulla gloriosa storia della sua Juve. Lui, Alessandro Del Piero, la favola del calcio italiano che tanti giovani sognano di emulare le gesta. Ma si sa, uno su mille ce la fa. E lui ce l’ha fatta proprio in quella domenica, in quello Stadio Celeste di Messina in cui per la prima volta fu chiamato ad entrare in campo. Una bella storia di calcio che si interseca alla vita e a un destino a volte benevolo e altre volte sfortunato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711del piero 22.JPGSiNmessina-stadio-celeste-quel-primo-giorno-di-alex-del-piero-1013091.htmSi100451001,02,03030486
1401013089NewsCampionatiGigi Buffon, leggenda bianconera.20160312120882Gigi Buffon, il suo record.La bella storia di un campione di calcio che è vicino al record d`imbattibilità di tutti i tempi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>In questo spregiudicato mondo del pallone, ci è capitato tante volte di intervistare campioni veri e giocatori, presunti tali, che spesso hanno dato dimostrazione di altezzosità e apparenza senza limiti. E’ il segno evidente delle scatole vuote che esteriormente appaiono belle e luminose, ma poi, nel momento in cui le apri, scopri che non c’è nulla. E’ l’eterna differenza tra uomini veri e piccoli giocatori che non scriveranno mai la loro storia di vita dedicata al calcio. Gigi Buffon, vera leggenda bianconera è invece il simbolo del campione vero e dell’uomo che c’è in lui. Capitano di tante battaglie della Juventus, egli è l’emblema di una figura sportiva di alto spessore etico, culturale e sportivo. Oggi è a un passo dal record di imbattibilità ottenuto da Sebastiano Rossi nel campionato 1993-’94 con 929 minuti. Buffon, con i suoi attuali 925 minuti di imbattibilità è a soli 4 minuti dal record di sempre, avendo già superato persino un’altra leggenda come Dino Zoff, che con 903 minuti d’imbattibilità, ottenuto nel campionato 1972-’73, si trovava in seconda posizione di classifica. Una figura, quella di Gigi Buffon, che ha ancora il senso antico dell’attaccamento alla maglia, espresso con alta professionalità e senso dei valori sportivi. La sua appartenenza alla Juventus si è concretizzata&nbsp;con i&nbsp;fatti e in maniera evidente, soprattutto in quell’anno in cui la sua squadra fu retrocessa in Serie B. Fu un anno mortificante per la levatura tecnica di un campione come lui che, al contrario di altri suoi colleghi i quali decisero di abbandonare la Juve, si accollò assieme a Del Piero e pochi altri, la responsabilità di riportare la sua squadra ai livelli che gli sono consoni. Da quel momento è stato un crescendo di momenti, di vittorie, di appuntamenti con i record, con le braccia alzate al cielo per dare visibilità ai tanti trofei conquistati. E’ una bella storia la sua, una storia scritta in maniera indelebile sul libro dei campioni veri che sono l’orgoglio del calcio italiano in tutto il mondo. E neanche le sue recenti vicissitudini di vita privata, hanno saputo distoglierlo dal suo lavoro, dalla sua alta professionalità, nonostante i mille pettegolezzi cui è stato coinvolto suo malgrado dai media di tutto il mondo. Ma lui,Gigi Buffon, con i suoi guantoni da portiere serio e di grandi capacità tecniche, ha sempre separato nettamente la sua vita privata dal suo essere professionista di un lavoro che dà successo e popolarità, ma che, proprio per questo motivo, non lascia serenità dal punto di vista della privacy. Davvero una bella storia, quella di Gigi Buffon, il grande portiere della Juventus e della Nazionale Italiana. Un ammirevole percorso professionale fatto di tanti punti di eccellenza calcistica e umana, del quale tanti giovani si accingono ad imitarne le gesta di campione e di uomo vero.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711buffon 4.jpgSiNgigi buffon il suo record-1013089.htmSi100451001,02,03030381
1411013088NewsCampionatiA Torino non si avverte più la febbre da derby.20160311164998torino,juventus,serie a timA una settimana dal derby di Torino, si respira una flebile attesa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" roman","serif";="" new="" times="">E chi l’avrebbe mai detto che la città della Mole Antonelliana sarebbe arrivata a disinteressarsi (o quasi) del suo derby cittadino. Storia di un pallone torine