IL PESSIMO ESEMPIO INGLESE


La mancanza di sportività dei tifosi britannici
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Londra, 18/07/2021 -

Da anni luce si parla della cultura della sconfitta nello sport. Si sostiene infatti a parole che prima di affrontare una gara per vincerla, bisogna educare la mente all'eventuale sconfitta e congratularsi con l'avversario. Macchè, tutto questo è solo teoria che abbellisce elegantemente le apparenze, ma poi a conti fatti, la buzzurraggine e il grezzume che è latente negli animi più indomabili, allontana ogni senso di signorilità che dovrebbe essere sovrana oltre ogni legittima amarezza procurata dalla sconfitta contro l'avversario. Parliamo naturalmente della reazione inglese dopo la sconfitta ai calci di rigore contro l'Italia di Mancini. Togliersi dal collo la medaglia appena data dalle autorità della Uefa al secondo classificato, è stato un gesto eloquente di anti sportività e mancanza di quel fair play tutto apparentemente britannico, del quale si fregiano da sempre gli abitanti del Regno Unito. Possiamo davvero dire di avere assistito ad uno squallido comportamento che nulla ha a che fare con i principi dello sport che vanno oltre l'ormai vetusto pensiero decubertiniano. E adesso leggiamo pure che gli inglesi dopo la notte di Wembley non vanno più a mangiare nei ristoranti italiani, quasi a fare un dispetto per chissà quale ruggine interiore creatasi dall'amarezza d'aver perso per i loro rigori sbagliati. Sarà che tutti i tifosi inglesi si erano detti sicuri di vincere la Coppa d'Europa, proclamando un motto che è diventato virale «It's coming home» - ossia la Coppa «Sta tornando a casa» - fatto è che queste esagerate reazioni sono davvero inaccettabili. Così le prenotazioni nei ristoranti italiani in Inghilterra sono diminuiti del 60%, proprio per non condividere pasti consigliati dagli chef e dai menù tipici della cucina italiana. E' il massimo della stupidità, la cancellazione del senso logico dell'uomo che in maniera immeritevole si accinge ad accostarsi al mondo dello sport senza conoscere le basi comportamentali, in cui congratularsi con l'avversario dopo la sconfitta è prassi da seguire con senso di sportività. E' quel fair play che gli inglesi considerano evidentemente dopo una vittoria, ma non dopo una sconfitta. Ma allora, che senso ha dare spazio a titoloni di bugiarda esistenza in tutte le manifestazioni sportive ed eventi culturali ad essa collegate? Si, va bene: «Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta», tuttavia, quando si è sconfitti è necessario mettere in atto gesti di sportiva eleganza che, evidentemente, non è di scuola inglese.

Salvino Cavallaro




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    11013807NewsEditorialeIl pessimo esempio inglese2021071816:42La mancanza di sportività dei tifosi britannici<p>Da anni luce si parla della cultura della sconfitta nello sport. Si sostiene infatti a parole che prima di affrontare una gara per vincerla, bisogna educare la mente all'eventuale sconfitta e congratularsi con l'avversario. Macch&#232;, tutto questo &#232; solo teoria che abbellisce elegantemente le apparenze, ma poi a conti fatti, la buzzurraggine e il grezzume che &#232; latente negli animi pi&#249; indomabili, allontana ogni senso di signorilit&#224; che dovrebbe essere sovrana oltre ogni legittima amarezza procurata dalla sconfitta contro l'avversario. Parliamo naturalmente della reazione inglese dopo la sconfitta ai calci di rigore contro l'Italia di Mancini. Togliersi dal collo la medaglia appena data dalle autorit&#224; della Uefa al secondo classificato, &#232; stato un gesto eloquente di anti sportivit&#224; e mancanza di quel fair play tutto apparentemente britannico, del quale si fregiano da sempre gli abitanti del Regno Unito. Possiamo davvero dire di avere assistito ad uno squallido comportamento che nulla ha a che fare con i principi dello sport che vanno oltre l'ormai vetusto pensiero decubertiniano. E adesso leggiamo pure che gli inglesi dopo la notte di Wembley non vanno pi&#249; a mangiare nei ristoranti italiani, quasi a fare un dispetto per chiss&#224; quale ruggine interiore creatasi dall'amarezza d'aver perso per i loro rigori sbagliati. Sar&#224; che tutti i tifosi inglesi si erano detti sicuri di vincere la Coppa d'Europa, proclamando un motto che &#232; diventato virale <strong>«It's coming home»</strong> - ossia la Coppa <strong>«Sta tornando a casa»</strong> - fatto &#232; che queste esagerate reazioni sono davvero inaccettabili. Cos&#236; le prenotazioni nei ristoranti italiani in Inghilterra sono diminuiti del 60%, proprio per non condividere pasti consigliati dagli chef e dai men&#249; tipici della cucina italiana. E' il massimo della stupidit&#224;, la cancellazione del senso logico dell'uomo che in maniera immeritevole si accinge ad accostarsi al mondo dello sport senza conoscere le basi comportamentali, in cui congratularsi con l'avversario dopo la sconfitta &#232; prassi da seguire con senso di sportivit&#224;. E' quel fair play che gli inglesi considerano evidentemente dopo una vittoria, ma non dopo una sconfitta. Ma allora, che senso ha dare spazio a titoloni di bugiarda esistenza in tutte le manifestazioni sportive ed eventi culturali ad essa collegate? Si, va bene: «Vincere non &#232; importante, &#232; l'unica cosa che conta», tuttavia, quando si &#232; sconfitti &#232; necessario mettere in atto gesti di sportiva eleganza che, evidentemente, non &#232; di scuola inglese.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Londrafl0711fl0711mancini-e-la-coppa-europea-conquistata.jpgSIncalcio-1013807.htmSI0101062n

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