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11013762NewsEditorialeLotta serrata in chiave Champions2021041112:00Juve,pirlo,dybala,ronaldo,milan,atalanta,Napoli,lazio,romaLa Juve cerca punti contro il Genoa. Napoli a Marassi in casa della Samp<p><span>In questa tiepida e mite domenica d'Aprile, gli appassionati di calcio non assisteranno a big match decisivi da cui passano le intere stagioni, ma ad altre partite fondamentali per la corsa champions, che vede protagoniste la Juve, il Milan, la Lazio, l' Atalanta, il Napoli e la Roma. Tre posti per ben sei squadre, di cui la met&#224; raccolte in soli tre punti e che, nel rush finale del campionato, daranno il tutto per tutto per raggiungere l'obiettivo tanto sperato. Alla Juve (che ormai ha quasi abbandonato lo scudetto) non rimane nient'altro che il posto in Champions per risollevare le sorti di una stagione fallimentare al termine della quale sono tutti messi in discussione, dall'emergente Pirlo ai veterani come Bonucci e Chiellini. Quest'oggi, avranno davanti a s&#233; una squadra compatta e difficile da battere (il Genoa) , ma la vecchia Signora si affider&#224; alla classe del ritrovato Dybala, allo straripante Chiesa (un trascinatore a tutti gli effetti) e all'intramontabile Ronaldo, giocatore decisivo e la cui qualit&#224; non va messa mai in discussione. Inoltre, i tre punti serviranno a mettere pressione al Milan, secondo in classifica e distante di una sola lunghezza sulla compagine bianconera. Invece, il Napoli giocher&#224; contro l'altra fazione genovese : la Sampdoria. I partenopei tenteranno di riacciuffare il quarto posto, sfumato dopo la deludente sconfitta all'Allianz Stadium. Dovranno stare attenti alla Lazio, che oggi affronter&#224; il Verona, squadra capace di esprimere un ottimo gioco e dare molta continuit&#224; ai propri risultati. La Roma, con alle spalle l'importante vittoria alla Johan Cruijff Arena, giocher&#224; al Dall'Ara, campo ostico e da cui vorranno uscirne vittoriosi. Infine, la 30esima giornata si concluder&#224; con l'Atalanta che sfider&#224; la Fiorentina di Iachini. Posticipo dal pronostico incerto e con cui l'Atalanta pu&#242; continuare ad inanellare successi per guadagnarsi un posto fra le grandi d'Europa.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesfoto-dybala.jpgSISChampionslottaapiusquadraapertalacorsa-1013762.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101028n
21013760NewsEditorialeInter e Juve in campo domenica. Oggi tocca al Milan2021041012:00Juve, inter,serie,a,napoli,lazio,roma,atalanta,milan,champions,scudetto,salvezzaLotta avvincente per entrare in Champions. In coda turno importante per lo Spezia<p><span>Dopo un emozionante turno di Champions ed Europa League, i calciatori di serie A torneranno in campo per la 30esima giornata. Le danze verranno aperte da un attesissimo match in chiave salvezza: Spezia - Crotone. Da una parte, la squadra di Italiano cercher&#224; di trovare la via della vittoria per allungarsi dalla zona retrocessione e superare i rivali della Fiorentina. I pitagorici, ormai sempre pi&#249; lontani dalla salvezza, vogliono onorare un campionato in cui sembra, purtroppo, sempre pi&#249; chiaro il loro destino, nonostante, da come si pu&#242; evincere dalle ultime partite, mister Cosmi</span> <span>abbia</span> <span>cercato di dare un'anima ad una squadra</span> <span>e anche trovando in</span> <span>Simy</span> <span>un gran trascinatore che merita di restare in serie A. Alle 18.00, l'arbitro Maresca dar&#224; il fischio d'inizio di Parma-Milan, match in cui gli emiliani tenteranno di vincere per staccarsi dal Crotone e prendere un po' d'ossigeno</span> <span>e quindi,</span> <span>punti molto importanti. Essi sfideranno un Milan reduce da un deludente pareggio in casa con la Sampdoria e dunque arrabbiato e desideroso di tenersi stretto il secondo posto e provare a mettere pressione ai rivali concittadini (primi in classifica). L'anticipo delle 20.45 vedr&#224; opporsi l'Udinese e</span> <span>il</span> <span>Torino</span><span>, con quest'ultimi motivati dal pareggio ottenuto nell'ostico e sentito derby della Mole. Dunque, dai granata ci aspettiamo una buona partita al fine di ottenere tre punti fondamentali per non rischiare una clamorosa retrocessione, che mai, come quest'anno, &#232; sembrata vicina. La compagine bianconera, invece, tenter&#224; di ritrovare la vittoria che manca da</span><span>ben tre partite, anche se disputate con squadre di livello qualitativo pi&#249; alto come Atalanta e, prima, Lazio. La Domenica di serie A si aprir&#224; con Inter-Cagliari</span><span>. Dai nerazzurri &#232; lecito aspettarsi i tre punti con una vittoria facile e non sofferta, ma affronteranno un Cagliari pronto a dare il tutto per tutto per ottenere la salvezza che, mai come quest'anno, sembra distante. Una partita ostica</span> <span>attender&#224;</span> <span>la Juve, la quale ospiter&#224; fra le mura domestiche il Genoa, squadra divenuta pi&#249; organizzata e solida grazie alla cura di Ballardini e che sta conducendo un cammino tran</span><span>quillo, ma sempre stando attenta</span> <span>alle</span> <span>zone basse della classifica. La Juve arriver&#224; a quest'incontro con alle spalle una fondamentale vittoria ai danni del Napoli, tre punti importantissimi per approdare nell'Europa che conta e cercare di onorare una stagione ben al di sotto delle aspettative. Il Napoli, dopo la cocente sconfitta subita all'Allianz</span> <span>Stadium</span><span>, affronter&#224; la Sampdoria, formazione allenata da mister Ranieri e che, di sicuro, dar&#224; filo da torcer alla compagine partenopea. Lazio-Verona sar&#224; un'importante partita in ottica Europa, dato che i laziali cercheranno di vincere per accorciare sul Napoli e tentare il difficile approdo fra le prime quattro del campionato. Anche la Roma, orm</span><span>ai unica squadra a rappresentar</span><span>e l'Italia in Europa, cercher&#224; di trovare i tre punti al Dall'</span><span>Ara</span> <span>per risalire in classifica al fine di uscire</span> <span>dalla postazione in Conference League che, di certo, pesa parecchio. La Domenica del campionato italiano si chiuder&#224; con Fiorentina-Atalanta, match presumibilmente piacevole in cui si affrontano squadre con un cammino assai diverso alle spalle e con posizioni</span> <span>in classifica</span><a name="_GoBack"></a> <span>opposte, infatti, i viola sono poco su la zona retrocessione e i bergamaschi in zona Champions. Infine, la giornata si concluder&#224; con Benevento-Sassuolo. Da questo posticipo, entrambe le fazione cercheranno di vincere e regalare emozioni.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomeslautaro-martinez.jpgSISIntervicinascudetto.lottachampionsaperta-1013760.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101032n
31013756NewsEditorialeLa 29° giornata ci regala il derby della Mole2021040311:00seriea,torino,juve,atalanta,roma, inter,bologna,udinese,lazio,29,pirlo,pioli,conte,classificaInter in serata a Bologna, mentre il Milan riceve la Samp a ora di pranzo<p ><span>Tutte le dieci partite della 29esima giornata di serie A verranno spalmate lungo il giorno di oggi, un evento pi&#249; unico che raro e che, senza dubbio, ci far&#224; rimanere incollati sul divano e rimander&#224; i pi&#249; nostalgici ai tempi in cui tutte le partite venivano disputate esclusivamente la domenica. La giornata si apre con Milan-Sampdoria, un match che regalerebbe tre punti al Milan che potrebbe continuare a sognare lo scudetto, ormai sempre pi&#249; distante e difficile da raggiungere. La Sampdoria, invece, reduce da un'ardua vittoria per uno a zero ai danni del Torino, prover&#224; a dare continuit&#224; al proprio cammino ai fini di rimanere nella parte sinistra della classifica. Alle 15, una maratona attende i telespettatori, i quali assisteranno a ben sette partite, fondamentali per raggiungere l'obiettivo champions per squadre come la Roma, il Napoli e l'Atalanta. La prima giocher&#224; con il Sassuolo di De Zerbi, allenatore capace di far esprimere un ottimo gioco da parte dei suoi giocatori, valorizzandone le qualit&#224;. Il Napoli, invece, affronter&#224; il Crotone che, presumibilmente, sar&#224; arrabbiato e in cerca di riscatto in seguito alla pesante sconfitta in casa subita in rimonta da parte del Bologna. L'Atalanta giocher&#224; contro un'Udinese trascinata da Rodrigo De Paul, giocatore dalle straordinarie qualit&#224; grazie alle quali si sta mettendo in mostra e sta dimostrando, sempre di pi&#249;, di essere un calciatore all'altezza di importanti palcoscenici. Sar&#224; un scontro per la salvezza, invece, Benevento-Parma, rispettivamente 16esima e 19esima in classifica. Entrambe sono alla ricerca di un'importantissima vittoria per risollevare il morale e cercare di dare una svolta (in positivo) a questa stagione. All'Olimpico di Roma, vedremo sfidarsi la Lazio, il cui obiettivo &#232; cercare di approdare in Europa League, e la compagine Spezzina, autrice di un campionato pi&#249; che dignitoso anche considerando che &#232; la sua prima apparizione in Serie A. Una partita combattuta sar&#224; Genoa-Fiorentina, quest'ultima protagonista di un campionato molto deludente e che la vede 14esima in classifica. Un'altra partita di questo interminabile filotto, &#232; Cagliari-Hellas Verona. La squadra di mister Semplici prover&#224; a sconfiggere il Verona che, ormai, sta diventando sempre di pi&#249; una certezza del campionato italiano. Alle 18.00, invece, andr&#224; in scena la partita pi&#249; emozionante da seguire : Torino-Juventus. La Juve dovr&#224; vincere necessariamente per cercare di conquistare un posto fra le grandi d'Europa, ma davanti a s&#232; trover&#224; una squadra ostica come il Torino che, nonostante il rendimento al di sotto delle aspettative, dar&#224; filo da torcere alla compagine bianconera. Ultima ma non meno importante, &#232; Bologna-Inter, una partita tutt'altro che facile per i nerazzurri, autori di una grande cavalcata che li vede in testa e a sei punti sulla seconda. Dunque, per gli appassionati di calcio, una giornata come questa rappresenta un piacevole augurio per le festivit&#224; pasquali.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesdavide-nicola.jpgSISmlan-samp-bolognainter-toro-juve.29giornata-1013756.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101059n
41013754NewsEditorialeCADE A SORPRESA LA JUVE, VINCONO MILAN, ATALANTA, NAPOLI E LAZIO2021032200:30juve,roma,milan,inter,atalanta,verona,udinese,sconfitta,pirlo,pioli,stadium,olimpico,napoli,gattusoGattuso espugna anche l'Olimpico. Bella rimonta del Milan che passa a Firenze. Bene anche Atalanta e Lazio<p>La 28esima giornata di campionato, giornata molto importante per le inseguitrici dell'Inter, ci regala un'inatteso tonfo casalingo per la Juve, sconfitta allo Stadium per 1 a 0 dal Benevento, mentre vincono e convincono Milan, Napoli, Atalanta e Lazio. In attesa del recupero Inter- Sassuolo (gara non giocata per i tanti affetti da Covid-19), il turno di campionato ci ha regalato l'exploit dei ragazzi di Pippo Inzaghi che inguaiano la Juventus di Pirlo, che rimane a -10 dalla capolista. Dopo ben tre vittorie di fila, decide il goal di Adolfo Gaich, a soli venti minuti dal fischio finale, propiziato da un errato passaggio di Arthur. Resta comunque la pessima prestazione da parte della squadra di Pirlo, con tanti errori a centrocampo, in difesa e sottoporta (eroe della giornata il portiere Montip&#242;, autore di almeno tre interventi decisivi). Ottima prestazione invece per il Milan, che riesce ad imporsi per 3 goal a 2 dopo una grande rimonta, grazie alle reti di Ibrahimovic, Diaz e Chalanoglu. I rossoneri si portano cos&#236; temporaneamente a -6 punti dalla capolista. Partita combattuta e segnata da alti e bassi per entrambe le squadre. Dopo la sconfitta col Napoli e l'eliminazione dall'Europa League contro lo United, serviva una prova di carattere. E Pioli, nonostante le assenze, ha mandato in campo una squadra carica, tonica, che con la giusta determinazione ha sconfitto l'ostica Fiorentina di Prandelli a domicilio. Per i viola pesano i numerosi errori in fase difensiva.Vittorie convincenti anche per l'Atalanta a Verona (2 a 0 per i bergamaschi che agganciano la Juve), per la Lazio a Udine (vittoria quantomai importante e sofferta per a 1 a 0 al Friuli) e per il Napoli all'Olimpico. La banda-Gattuso dopo aver espugnato il Meazza passa nettamente anche a Roma imponendosi per 2 a 0 con la doppietta del ritrovato Mertens, che rilancia i partenopei a 53 punti e con la gara di Torino da recuperare. Adesso non resta che attendere e vedere come si evolver&#224; la &#171;situazione Inter&#187;, che dovr&#224; recuperare la partita con il Sassuolo e vedere se ci saranno ripercussioni sul campionato dovute a questa &#171;pausa&#187;, o se invece i nerazzurri continueranno la loro marcia verso il titolo, che a questo punto sembra davvero vicino per gli uomini di Antonio Conte. Adesso arriva la sosta, con il campionato che riprender&#224; sabato 3 aprile, vigilia di Pasqua, con Milan-Samp, Atalanta-Udinese, Napoli-Crotone, Sassuolo-Roma, Benevento-Parma, Genoa-Fiorentina, Lazio-Spezia, Cagliari-Verona, Bologna-Inter e Torino-Juve.</p><p>Alessandro Vispo</p>ivomesivomes27d06bf3-52c1-4a61-803f-7fe90217ee64.jpgSISnapolivince20aroma-juvepessima-belmilan-benedea.lazio-1013754.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101040n
51013750NewsEditorialeI CALCIATORI E QUEL FASTIDIOSO MESSAGGIO DI STARE ZITTI 2021031510:52ronaldo juveAnche i grandi campioni di calcio sbagliano come tutti noi. <p>Si tratti di qualsiasi giocatore criticato dai media a ragion veduta, dopo uno o pi&#249; gol realizzati nella partita successiva alle critiche c'&#232; sempre la reazione di avvicinarsi alla telecamera di campo con l'indice della mano portato davanti al naso, in segno di stare tutti zitti. Una fastidiosa risposta all'informazione sportiva che altro non fa che scrivere ci&#242; che vede in campo con oggettivit&#224; di pensiero. Il nostro non &#232; mai stato un dispetto ad personam, ma &#232; pi&#249; semplicemente un analizzare prestazioni talora anche pessime che si avvicendano ad altre brillanti sotto l'aspetto puramente tecnico. Scrivere, ad esempio, che contro il Porto Ronaldo e la Juventus hanno disputato una pessima partita, non &#232; un sacrilegio e non &#232; neppure lesa maest&#224; del pi&#249; premiato calciatore al mondo; &#232; soltanto un dato di fatto. Per questo diciamo che simili gesti visti sul campo devono essere stigmatizzati e archiviati come segno di risposte che nessuno di noi intende accettare. S&#236;, perch&#232; ogni partita fa storia a s&#232;. Sarebbe quindi opportuno che da parte dei giocatori, anche quelli considerati &#171;intoccabili&#187;, si instaurasse una sorta di accettazione alla critica costruttiva che spesso &#232; anche pungolatura verso il migliorarsi di un campione che tale deve essere anche sotto l'aspetto culturale. Noi giornalisti non siamo nemici di nessuno, ci limitiamo a pubblicare ci&#242; che vediamo e sentiamo nella certezza che la notizia sia fondata, come fondata &#232; da considerarsi la debacle di una sconfitta, piuttosto che di una prestazione negativa che a onor del vero dovrebbe essere ammessa pubblicamente anche dai rispettivi protagonisti. Ci sta poi che anche noi sbagliamo, come sbagliano arbitri, calciatori e addetti ai lavori, tuttavia, &#232; sempre opportuno essere s&#232; stessi nell'ammettere l'errore. L'etica professionale impone certe regole che vanno rispettate oltre ogni cosa, per questo noi ci battiamo per sensibilizzare questo mondo del calcio fondamentalmente intriso di denaro eccessivo che, tuttavia, in questi tempi di pandemia sembra subire una discesa economica che, comunque, no &#232; mai paragonabile ad altri settori commerciali del nostro Paese. Dunque, si faccia cultura sulla base della logica del rispetto che &#232; necessario per il bene del calcio e non solo.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711ronaldo.jpgSIncalcio-ronaldo-juve-1013750.htmSI0101032n
61013747NewsEditorialeSTASERA INTER - ATALANTA. MILAN E JUVE SPERANO IN UNO STOP DEI NERAZZURRI2021030806:28juve, milan,inter,atalanta, napoli,lazio,verona,roma,pioli,morata,gasperiniIl Milan espugna Verona con pieno merito, mentre i bianconeri senza Ronaldo ribaltano d'orgoglio la Lazio <p>Vincono Juve e Milan e tornano a sperare nel titolo. La Juve regala i soliti 20 minuti all'avversario e 1 gol (Correja), poi reagisce da grande squadra e pareggia con Rabiot prima dell'intervallo, prima di dominare e chiudere il match, nonostante le numerose assenze, contro una Lazio fragile, che cede per 3 a 1 sotto i colpi di Morata autore di una doppietta (il secondo sigillo dello spagnolo arriva dagli undici metri). Il Milan, seppur incerottato, prepara e vince una gara in trasferta sulla carta molto difficile, grazie ad un gol per tempo e alla gara di sacrificio dei suoi giocatori (Kessie su tutti), messi benissimo in campo da Pioli contro il Verona, una delle rivelazioni del campionato, che prova a reagire solo nel finale, quando oramai &#232; troppo tardi. I campioni d'Italia e i rossoneri tallonano l'Inter, che resta avanti di 3 punti sul Milan e 7 punti sui bianconeri (che il 17 recuperano il match contro il Napoli), ma dimostrano di poter ancora recitare un ruolo importante sino alla fine per la vittoria del torneo. Per l'Inter, dunque, vietato sbagliare stasera contro l'Atalanta a San Siro. Se perde o pareggia vede riavvicinare in un solo colpo sia la Juve che il Milan, e in caso di sconfitta dovrebbe cominciare a preoccuparsi anche degli uomini di Gasperini, che si porterebbero a -7 da Lukaku e compagni. In chiave Champions vittorie importanti anche per Roma (1 a 0 al Genoa) e Napoli (3 a 1 nel posticipo serale contro il Bologna). Anche in coda tutto ancora aperto, con il Crotone che vince lo scontro contro il Torino e sale a 15 punti (i granata restano terz'ultimi con 20 punti), il Parma che pareggia 3 a 3 a Firenze e va a quota 16, il Cagliari che pareggia in extremis in casa della Samp e sale a 22 punti. Si dividono la posta Spezia e Benevento (che si portano a 26 punti). Momento felice per l'Udinese, che dimostra il suo stato di forma vincendo 2 a 0 contro il Sassuolo nell'anticipo di sabato pomeriggio, agganciando l'undicesima posizione (i neroverdi di De Zerbi restano in nona posizione con 36 punti e una gara da recuperare).</p><p>Ivano Messineo</p>ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISinter-atalanta-attesa-perjuveemilan-1013747.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010127n
71013745NewsEditorialeL`Inter vince il derby e allunga sui rossoneri. Brutto stop per il Milan, che deve guardarsi le spalle da Roma, Lazio, Atalanta e Juve2021022206:42inter, milan, pioli, conte, lautaro, handanovic, lukaku,ibra,derby, hernandez,scudettoGli uomini di Antonio Conte non sbagliano un colpo e si confermano i super-favoriti per il titolo<p>Grazie alla doppietta di Lautaro Martinez e al goal straordinario di Romelo Lukaku, l'Inter conferma la leadership e allunga il passo proiettandosi a +4 dal Milan. Ottima prestazione da parte dei nerazzurri, che hanno da subito messo in difficolt&#224; la squadra di Pioli, che adesso sar&#224; costretta ad inseguire i cugini interisti nella lotta per lo scudetto. Un Milan spento e incapace di gestire anche i palloni pi&#249; semplici, quello visto nel derby, tutto l'opposto dell'Inter, che invece ha gestito molto bene la partita, facilitata anche dalla scarsa incisione e lucidit&#224; degli avversari. Sicuramente ad incidere pesantemente per i rossoneri &#232; il goal sub&#236;to a freddo dopo appena cinque minuti a dopera di Lautaro Martinez. Al 33' il Milan prova a salire di tono e sfiora la rate del pari, grazie ad una pericolosa conclusione di Theo Hernandez, che fa salire la squadra rossonera di tono e convinzione. Atteggiamento che caratterizza il Milan anche all'inizio del secondo tempo e che gli permette di mettere in difficolt&#224; la squadra avversaria, che si salva per tre volte grazie ad altrettanti miracoli di un super Handanovic in grandissima forma. Cos&#236;, al 57', proprio nel momento migliore del Milan, l'Inter segna per la seconda volta ancora con Lautaro, chiudendo di fatto la gara. A mettere in cassaforte il derby ci pensa uno stratosferico Lukaku, autore del 3 a 0 degli uomini di Antonio Conte, rete che sigilla il definitivo crollo della squadra rossonera e la fine della partita. Brutto colpo per i rossoneri che prima della gara di La Spezia poi persa malamente per 2 a 0 avevano 2 punti di vantaggio sull'Inter, e che dopo la sconfitta della stracittadina rimangono al secondo posto a -4 dalla vetta, dopo essere stati sin dall'inizio del campionato in testa. Riusciranno gli uomini di Pioli a reagire e a contendere il titolo ai nerazzurri, o questa sconfitta segna il crollo dei rossoneri, che adesso devono stare attenti a conservare il secondo posto? Prossima insidia la Roma, che sfider&#224; il Milan nel prossimo turno. Vedremo come reagiranno Ibra e company la prossima domenica all'Olimpico. Vittoria invece fondamentale per l'Inter, che si conferma la favorita per il titolo, anche in considerazione del fatto che non gioca le coppe. E domenica a San Siro, a vender cara la pelle agli uomini di Conte, arriver&#224; il Genoa di Ballardini, con i nerazzurri che avranno l'opportunit&#224; di confermarsi saldamente in vetta, in attesa dei risultati delle inseguitrici, che potrebbero anche consentire all'Inter, in caso di vittoria sul Genoa, di aumentare il vantaggio sulle inseguitrici.</p><p >Alessandro Vispo</p>Milanoivomesivomesantonio-conte.jpgSISinter-derby-milan-crollo-handanovic-salva-lukakulautarosuper-1013745.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,1101052n
81013743NewsEditorialeEuropa League: delusione Napoli, beffa Milan raggiunto nel finale, e bene Roma che passa 2 a 0 a Braga2021021910:55napli,roma, milan,gattuso,pioli,fonseca,braga, stessarossa,granadaRossoneri agguantati al 93', Roma vittoria facile, mentre complicata la situazione in casa Napoli che perde 2 a 0 con tante assenze per infortunio<p ><span>Grande delusione per il Milan che stava per portare a casa un successo senza strafare. Pioli aveva previsto un grande turnover in vista del derby. Il Milan si porta in vantaggio con un'autorete di Pankov al 42'. Nel secondo tempo, a causa di un fallo di mano in area di rigore di Romagnoli su cross di Falcinelli, la Stella Rossa trova il pareggio dagli undici metri con Kanga che trasforma il rigore concesso. Al 61' il Milan passa in vantaggio su un rigore procurato e poi trasformato da Theo Hernandez. Al 77' la Stella Rossa rimane in 10 uomini a causa dell'espulsione, per doppio giallo, di Rodic. Il Milan sembra andare dritto verso la vittoria, ma la beffa arriva al 93' minuto, in pieno recupero. Corner e colpo di testa di Pavkok che incorna sorprendendo Donnarumma con una traiettoria a pallonetto.</span></p><p ><span>Brutta sconfitta per il Napoli contro il Granada. Dopo la sconfitta in campionato contro la Juventus, Gattuso schiera una formazione obbligata a causa dei dieci giocatori indisponibili. Succede tutto nel primo tempo. Il Napoli parte bene e crea un'occasione con Elmas. Il Granada reagisce e in soli due minuti colpisce e piazza l'uno-due decisivo: al 19' Yangel Herrera sblocca di testa sul cross di Kenedy, al 21' &#232; proprio Kenedy a raddoppiare con un preciso diagonale. La squadra di Gattuso prova a reagire procurandosi ben due occasioni. Nella ripresa Gattuso mette dentro Zielinski per alzare il baricentro, ma non produce grossi risultati. Finisce 2-0 per il Granada e il Napoli &#232; costretto alla rimonta al ritorno.</span></p><p ><span>La Roma archivia la pratica con un bel 2-0 esterno contro il Braga che lancia i giallorossi verso una gara di ritorno da giocare con serenit&#224;. La gara viene sbloccata subito, dopo 4 minuti, dal rientrante titolare Dzeko che sfrutta un'assist dalla sinistra di Spinazzola colpendo al volo di piatto destro. La squadra di Fonseca amministra molto bene la sfida rischiando poco. All'inizio della ripresa l'arbitro espelle per doppia ammonizione Esgaio. La Roma, forte della superiorit&#224; numerica, riesce a concretizzare, dopo alcune occasioni sprecate nel finale con il neo entrato Borja Mayoral .</span></p><p ><span>Giacomo Barletta</span></p>Caltagironeivomesivomesstefano-pioli.jpgSISeuropa-napoliperde20-romavinceabraga-milan22abelgrado-1013743.htmSI01,02,03,05,06,07,08,09,10,1101042n
91013742NewsEditorialeIl Milan perde il primato al termine di una brutta gara giocata al Picco e persa per 2 a 0. L`Inter batte la Lazio e va in testa2021021505:31maggiore,bastoni,ibra,pioli, italiano,milan,capolista,spezia,picco,provedel,donnarumma,salvezzaLa squadra di Italiano si impone con merito sui rossoneri<p><span>Dopo pi&#249; di un anno dall'ultima sconfitta fuori casa per il Milan (Atalanta-Milan 5-0 nel dicembre 2019) i rossoneri vengono sconfitti da un ottimo Spezia, grazie alle reti di Maggiore e Bastoni, e vengono scavalcati dall'Inter (3 a 1 alla Lazio) ad una settimana dal derby. Spezia in palla e ben schierato da Vincenzo Italiano, ma Milan deludente, mai entrato in campo al Picco.</span></p><p><span>Stefano Pioli &#232; deluso ma cerca di guardare al futuro. Ecco le sue parole rilasciate ai microfoni di DAZN nel post-partita: &#171;Dobbiamo reagire e sicuramente lo faremo. Lo Spezia ha vinto nettamente, questa &#232; la prima sconfitta che davvero abbiamo meritato perch&#233; abbiamo messo in campo troppo poco. E' stata una brutta serata per me e per la squadra, ma ripartiremo. Sapevamo che avremmo affrontato un avversario aggressivo, ma non abbiamo offerto una prestazione all'altezza&#187;.</span></p><p><span>Dopo diversi mesi il Milan perde anche il primato in classifica, detenuto dall'Inter, che nel posticipo serale ha battuto per 3 a 1 la Lazio. Risalgono la Roma, che vincendo sull'Udinese sale al terzo posto, il Napoli, che ha sconfitto di rigore una Juve disordinata e poco concreta sotto porta (anche per la bravura del portiere partenopeo Meret), e l'Atalanta, che espugna Cagliari all'ultimo respiro grazie a Muriel.</span></p><p><span>Alessandro Vispo</span></p>Caltagironeivomesivomesitaliano.spezia.jpgSISspezia-vittorioso-sul-milan-sorpassato-da-inter-che-batte-lazio-1013742.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,1101038n
101013741NewsEditorialeJuve, al San paolo un passo indietro2021021322:20insigne,gattuso,pirlo,juve,napoli,classifica,scudetto, vertice,bernardeschi,chielliniInsigne dagli undici metri salva la panchina di Gattuso<p ><span>Gattuso salva la panchina battendo la Juventus con un rigore ineccepibile (ma frutto di una grossa ingenuit&#224; di capitan Chiellini) e con una partita coraggiosa, in cui Insigne si assume anche stavolta, nonostante le cocenti delusioni dal dischetto proprio con i bianconeri, la responsabilit&#224; di tirare (e trasformare) il rigore che decide il match. Per il resto &#232; soprattutto Juve, che trova sulla propria strada un ottimo Meret e che avrebbe meritato il pari. Ma gli uomini di Pirlo compiono un passo indietro</span> <span>tanto nel gioco, riuscendo soltanto a tratti ad alzare il ritmo e a fare le necessarie verticalizzazioni, quanto in classifica, con il distacco dalle primissime che comincia a farsi pesante. L'unico che prova con costanza a superare l'uomo e a dare cos&#236; superiorit&#224; numerica alla squadra &#232; Chiesa, che si esprime meglio se schierato a destra. Per il resto una chiara superiorit&#224; territoriale che non si traduce in reti anche per un pizzico di sfortuna. Ma invocare la cattiva sorte non serve a giustificare una sconfitta che &#232; principalmente attribuibile a una prestazione non all'altezza delle precedenti. Dal San Paolo esce fuori una Juve con qualche punto interrogativo in pi&#249; (per esempio, perch&#233; insistere ancora su Bernardeschi che, pur non risparmiandosi, ha bisogno di cambiare aria?), a conferma di una discontinuit&#224; non ancora superata, mentre il Napoli, che oggi, in crisi e privo, specie in difesa, di alcuni titolari di primo piano, non poteva oggettivamente fare di pi&#249;, trae da questa vittoria ossigeno per ridare un senso alla propria stagione.</span></p><p ><span>Mariano Messineo</span></p>Napoliivomesivomesinsigne.jpgSISinsigne-fa-felice-gattuso-e-il-napoli-che-risale-1013741.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010156n
111013740NewsEditorialeGattuso al capolinea. Se perde con la Juve domenica probabile il suo esonero2021021108:00Gattuso,napoli,esonero,de laurentis,juventus,atalanta,eliminazioneBrucia l'eliminazione contro l'Atalanta, vittoriosa per 3 a 1<p><span>Dopo l'ennesima sconfitta (quella di ieri a Bergamo per 3 a 1 costata l'eliminazione dalla Coppa Italia) &#232; sempre pi&#249; difficile la posizione di Rino Gattuso, il cui futuro probabilmente dipender&#224; dal risultato della prossima gara di campionato contro la Juventus.</span></p><p><span>Mentre i tifosi sui social si scagliano contro Gattuso, chiedendo il suo esonero, il presidente Aurelio De Laurentis, secondo le ultime indiscrezioni, avrebbe deciso di non prendere decisioni affrettate ed aspettare sabato 13 febbraio per prenderne una definitiva.</span></p><p><span>Intanto ha gi&#224; iniziato a pensare ad un possibile sostituto. Nel mirino ci sarebbe un grande ex allenatore del Napoli: Rafael Benitez, che allen&#242; per due anni il Napoli vincendo la Coppa Italia nel 2014. De Laurentis sembra averlo gi&#224; contattato diverse volte e, da quanto si &#232; compreso, Benitez preferirebbe non subentrare a stagione iniziata, ma iniziare una nuova stagione con la squadra. Il Napoli, per&#242;, ne avrebbe bisogno adesso ed &#232; per questo che il presidente sta cercando di convincerlo.</span></p><p><span>A quanto pare, nel caso in cui Gattuso venga esonerato, De Laurentis ingaggerebbe il nuovo allenatore soltanto per concludere questa stagione. Per la prossima, infatti, vorrebbe ingaggiare un tecnico emergente come Vincenzo Italiano, attualmente allenatore dello Spezia o Juric, allenatore dell'Hellas Verona. Ancora sono solo ipotesi e nulla &#232; certo. L'unica certezza &#232; che questo fine settimana sar&#224; decisivo per le sorti di Gattuso e del Napoli.</span></p><p><span>Alessandro Vispo</span></p>Bergamoivomesivomes27d06bf3-52c1-4a61-803f-7fe90217ee64.jpgSISgattuso-esonero-vicino-calcio-1013740.htmSI01,02,03,06,07,08,10,1101053n
121013735NewsEditorialeNel calcio dove sta la verità? 2021011911:27sky,processo del lunedìL`angolo del tifoso bianconero. Considerazioni sui commenti giornalistici di Sky nel dopo gara di Inter - Juventus <br /><p><span>Nel vedere il post-partita di Inter - Juventus su Sky, qualsiasi spettatore ha notato che gli opinionisti , quasi tutti ex giocatori , hanno graziato l'allenatore bianconero di critiche feroci per la prestazione della sua squadra, anzi ad una richiesta di Caressa, detta sottovoce ma non abbastanza se &#232; filtrata fino a noi, di chiedere ad Alex Del Piero di porre una domanda al suo ex compagno di squadra Andrea Pirlo, c'&#232; stato un diniego che la dice lunga sulla voglia di evitare di mettere in difficolt&#224; il tecnico juventino da parte di un Del Piero, per ovvi motivi molto abbottonato sulle scelte tattiche dell'allenatore bianconero.</span><br /></p><p><span><span>Cosicch&#233; mi sono venute alla mente alcune puntate del &#171;Processo del Lunedi&#187;, dove nonostante fossero passate 24 h. dalla partita e quindi si fossero sbolliti gli animi, si assisteva ad uno spettacolo da parte di giornalisti , non ex giocatori, che davano una lettura critica, ricca di note tecniche e di strategie in campo, da &#171;leccarsi i baffi&#187; per il pubblico pi&#249; esigente della &#171;pelota italiota&#187;. Non facevano sconti a nessuno, anche perch&#233; non ci avevano giocato insieme fino a ieri, ma nessuno si offendeva o gli toglieva il saluto, se il suo modulo di gioco era massacrato da Maurizio Mosca o Bruno Bernardi o Maurizio Biscardi o Gianpiero Galeazzi. Eh s&#236;, grandi firme del giornalismo sportivo, che hanno lasciato un ricordo indelebile in tutti i tifosi di calcio e non solo , ma che apprezziamo ancora di pi&#249; dopo aver ascoltato i commenti degli opinionisti del cosiddetto &#171;salotto calcistico &#171; di Sky.</span></span><br /></p><p><span><span>Se ieri sera qualcuno di quelli seduti intorno al tavolo rotondo avesse chiesto a mister Pirlo come mai la sua squadra ad esempio ha giocato per la prima volta in campionato con un modulo con 4 difensori e non il suo solito 3-5-2 , speculare a quello di Antonio Conte, che fra l'altro Pirlo avrebbe dovuto prevedere, visto che il modulo di Conte lo conosce alla perfezione per averci giocato, ebbene se glielo avessero chiesto non avrebbero commesso un delitto di lesa maest&#224;, ma ci avrebbero fatto capire quali sono i limiti di questo tecnico rapportati ai valori dei suoi atleti in campo. E se avessero domandato sempre ad Andrea Pirlo come mai insiste a centrocampo su Rabiot e Ramsey , che non hanno mai convinto , lasciando in panchina McKenzie ed Arthur, soprattutto l'americano che sembra l'unico a correre l&#236; in mezzo raccogliendo palloni su palloni fino a colpire di testa sotto rete avversaria segnando goal importanti, pensate che se l'avessero chiesto Pirlo si sarebbe offeso e, se anche fosse stato, non avrebbero rispettato il calcio e i tifosi che comunque pagano l'abbonamento?</span></span><br /></p><p><span><span>Potrei continuare ancora per molto a snocciolare tutti i perch&#233;, che avrebbero potuto essere chiesti all'allenatore della squadra pi&#249; blasonata d'Italia su una sconfitta senza attenuanti, ma soprattutto su una squadra ,che appare lo specchio del suo allenatore : timorosa nel condurre quel poco di gioco, che riesce a confezionare e quindi votata al &#171;passaggio al portiere&#187;, unico &#171;refrain &#171; di un modulo difensivo sempre poco propositivo e piantato sulla linea Maginot del limite della propria area.</span></span><br /></p><p><span><span>Mi sono chiesto quanto faccia bene al calcio italiano un giornalismo sportivo-calcistico, che non affonda il bisturi sull'involuzione del modo di giocare al pallone, che si nota in quasi tutti i campi di gioco di serie A e quanto sia producente glissare nelle interviste post-partita sui rilievi tecnici della prestazione. Sinceramente ho paura che questo atteggiamento dei commentatori calcistici molto generoso, sia una delle cause del non gioco delle nostre squadre e della loro inferiorit&#224; rispetto alle squadre del continente europeo.</span></span><br /></p><p><span><span>Rimedi? E se riducessimo il numero degli ex-calciatori opinionisti negli studi televisivi durante il post-partita e richiamassimo le penne del nostro giornalismo sportivo che magari non hanno mai dato un calcio al pallone, ma danno ancora del Lei all'intervistato?.</span></span><br /></p><p><span><strong><span>Attilio Andriolo</span></strong></span><br /><br /><br /></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSISnel-calcio-diove-sta-la-verita-1013735.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010144n
131013734NewsEditorialeInter - Juventus, mille motivi in più per vincere.2021011517:05Sale la febbre del derby d`Italia<br /><p><span>Per i tifosi sar&#224; il primo Inter - Juve virtuale; un derby d'Italia vissuto sul divano, davanti alla televisione e senza l'ausilio degli sfott&#242; da stadio. Tuttavia, non per questo si rende meno importante dal punto di vista dell'intensit&#224; emotiva e dell'ansia di attesa. Inter - Juve &#232; sempre una partita a parte, un incontro di antica tradizione fatta di rancori, ruggini e antipatie calcistiche mai sfumate nel tempo. L'espressione «Derby d'Italia» &#232; stata coniata da Gianni Brera nel 1967 per indicare due formazioni che, pur risiedendo in due Citt&#224; e Regioni diverse, sono caratterizzate da una profonda rivalit&#224; reciproca, tipica delle sfide stracittadine. E ci sono tanti motivi in pi&#249; in questo incontro della 18ma giornata del Campionato Italiano di Serie A che lo rende ancora pi&#249; piccante. Basti pensare che le recenti reminiscenze di appartenenza juventina di Antonio Conte e Beppe Marotta, si arrovellano nell'immaginario collettivo dei tifosi bianconeri come uno sgarbo che non doveva essere fatto. Ma si sa che il tifoso non bada al razionale senso del professionismo pallonaro e si perde tra mille altri tortuosi pensieri che convergono nella parola: «tradimento». Tuttavia, lasciando da parte tutte queste annose polemiche di parte, soffermiamoci su quelli che sono i motivi di interesse che coinvolgono le due squadre dal punto di vista tecnico. Diciamo subito che sia per la Juventus di Pirlo che per l'Inter di Conte &#232; assolutamente vietato perdere per non buttare via punti in classifica. La Juve, infatti, pur con una partita da recuperare, perdendo contro l'Inter si troverebbe troppo distanziata dai vertici della classifica, mentre per i nerazzurri si potrebbe accendere l'ennesima polemica su una squadra che manca di cattiveria nel sapere gestire le partite. E poi Lukaku contro Ronaldo, chi &#233; pi&#249; decisivo? Due bomber a confronto che sono devastanti nel Campionato Italiano. Il gigante nerazzurro ha totalizzato 17 gol in 22 partite, mentre Ronaldo &#232; a quota 19 su 18 gare giocate. In Campionato CR7 comanda la classifica cannonieri con 15 gol contro le 12 reti segnate da Lukaku. Ma a parte queste considerazioni, il derby d'Italia non si pu&#242; sminuire in quest'unico concetto di base, perch&#233; sul piatto ci sono molte altre considerazioni tecniche che rendono questa partita davvero affascinante. Due squadre diverse ma simili nella ricerca di continuit&#224; di risultati e nella solidit&#224; di un centrocampo che non ha ancora messo a fuoco certi meccanismi che identificano la grande squadra. Pirlo si trover&#224; privo di Dybala infortunato, pi&#249; Cuadrado, De Ligt e Alex Sandro messi in quarantena dal Covid. Conte, invece, deve fare a meno del solo D'Ambrosio, di Sensi che stenta a entrare in forma dopo l'infortunio subito, e poi si ritrova con l'eterno problema mai risolto di un super pagato come Eriksen, che nel 3-5-2 dell'allenatore dell'Inter non troverebbe posto nel suo ruolo di trequartista. Dunque, sono tanti i temi di questo ennesimo confronto tra le due pi&#249; amate squadre d'Italia che hanno voglia di superarsi a prescindere da ogni considerazione tecnica, tattica e di natura storica. Vedremo come andr&#224; a finire. Pirlo che sostiene di essere uno che da sempre ha apprezzato il modo d'allenare di Conte fin dai tempi della Juve, e poi Conte, che forte del suo carattere caparbio che non prevede mai la sconfitta, sta preparando attentamente una partita che, come lui dice, deve essere affrontata con forza, determinazione e «pedalare». Ci riuscir&#224; a battere la sua ex squadra? E la Juve sapr&#224; stare sul pezzo di una gara che &#232; carica di stimoli? Vedremo. Tutto pu&#242; essere. Solo il campo dar&#224; la risposta. Intanto sappiamo che l'arbitro sar&#224; il Signor Doveri coadiuvato da Carbone e Peretti. Il quarto uomo sar&#224; Maresca, mentre al Var ci sar&#224; Calvarese.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-inter-juve.jpgSIS-1013734.htmSI01,02,03,06,1001051n
141013692NewsCampionatiDiamo voce al popolo bianconero. Cosa c’è che non va in questa Juve?20200708183644Dopo la cocente sconfitta della Juve ad opera del Milan.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juve sì, Juve no. Dopo la debacle di San Siro contro il diavolo rossonero, abbiamo pensato di dare voce al popolo bianconero formato da giornalisti, addetti ai lavori e tifosi, proprio per capire bene che cos’è la Juventus di Maurizio Sarri. Geniale o evanescente? Qual è davvero l’immagine di una squadra costruita per vincere la Champions, lo Scudetto, la Supercoppa e la Coppa Italia (questi due ultimi Trofei sono stati persi malamente). Per rispondere a questo quesito, abbiamo voluto tastare gli umori del mondo bianconero dando voce a chi spesso non ce l’ha. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cominciamo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Leonetti</b>. Giornalista, scrittore e opinionista TV sull’emittente privata 7 Gold, Leonetti è un grande esperto di calcio ed in particolare della Juventus, la squadra di cui conosce molto bene l’ambiente come un vero juventinologo. Ascoltiamolo, dunque, in quella che è la sua idea legata al momento della Vecchia Signora.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una Juventus in completa crisi psicologica, quella vista a San Siro contro il Milan. Un blackout mentale giunto come un’eclissi totale al 60’, quando i bianconeri conducevano per 2 a 0 sui rossoneri e avevano il controllo del gioco e la partita in ghiaccio. E forse anche il campionato. Difficile analizzare, difficile capire perché la squadra di Sarri abbia staccato completamente la spina del match, subendo poi, giustamente, una sconfitta tanto bruciante quanto meritata. L’istantanea del match è il gol del pareggio ad opera di Kessie: difesa piatta, passiva, con zero reazioni. Il doppio vantaggio ha avuto effetto bromuro nei bianconeri, che sono scivolati via dal match e non hanno più ritrovato il filo logico del gioco, del saper soffrire e lottare. Subendo 3 reti in cinque minuti, uno scempio, un crollo verticale che non ammette scusanti. Ora la Juventus deve voltare pagina, sin da sabato contro la terribile e brillantissima Atalanta, che non concederà nulla allo Stadium. La Juve ha lo scudetto in mano, ora sta ai bianconeri non sciupare tutto il percorso fatto sino ad ora.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Franco Leonetti</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è invece il parere di mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niko Caragliano</b>, allenatore della SS. Milazzo e componente del direttivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’Official Fan Club di Milazzo (Me) “Alessandro Del Piero”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Noi tifosi juventini siamo abituati bene, Da otto anni riusciamo ad accumulare titoli su titoli e siamo pronti a festeggiare per i nono anno di fila. Però quest’anno ci siamo rendendo conto che stiamo vincendo per mancanza di una concorrente che possa dare fastidio alla Juve, squadra formata da top player. La sensazione che abbiamo tutti è che quest’anno la Juve non è la solita squadra compatta, cinica, ordinata con mentalità vincente. Chi osserva attentamente la partita e non lo fa solo con l’occhio del tifoso accanito, nota una squadra fragile, mai costante, con la sensazione che si può prendere gol in qualsiasi momento. C’è da dire anche (ma vale per tutte le squadre) che questa è una stagione particolare. Il Covid ha influito e influirà ancora sullo spettacolo che regala il gioco del calcio. Quest’anno, a differenza di altri anni, constatiamo del malcontento generale sulla gestione di Maurizio Sarri, un allenatore che non è riuscito ancora ad oggi a farsi amare da noi tifosi, a differenza di Max Allegri, arrivato tra i cori di contestazione e andato via tra gli applausi di uno Juventus Stadium gremito. Tornando al presente, il campionato sembra ormai vinto (facendo tutti gli scongiuri del caso) con la speranza di vedere una Juve solida e vincente in Champions League, perché ricordiamoci tutti che alla Juve “Vincere è l’unica cosa che conta” e dei 60’ del calcio mondiale, a noi tifosi interessa ben poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Mister Niko Caragliano, SS. Milazzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso leggiamo cosa ne pensa il tifoso juventino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Salvo</b> da Milazzo (Me)</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A parte il blackout che succede ogni sette anni, devo dire che senza giocatori chiave come De Ligt e Dybala, prima dei trenta minuti di assoluta follia ho visto una Juventus che ha fatto una partita di controllo con un gran goal di Rabiot. Speriamo che si sia sbloccato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Daniele </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>da Perugia, tifoso juventino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Se dicessi tutto quello che penso, dubito che lo pubblicherebbero”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Spoto Francesco, un altro tifoso juventino.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io dico che quando un allenatore vede che la squadra cala di concentrazione, o meglio non ci mette più impegno, deve intervenire riprendendo i giocatori anche in modo prorompente, deve dare carica e si deve fare sentire. E poi, ci sono giocatori come Alex Sandro che avrebbero bisogno di ripetizione di calcio, perché non è la prima volta che fa questo errore”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Bene, per il momento ci fermiamo qui. Coloro i quali continueranno a esplicare i propri pareri, i commenti e le analisi sulla Juve di quest’anno, saranno pubblicati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013692.htmSi100451001,02,03,0701061
151013690NewsCampionatiJuve Toro e pensieri destinati all’altrui altrove20200703121136Lo strano derby di Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Anche la Mole sembra imbronciata e quasi disinteressata al derby torinese che è privo di folklore e di quel pepe – sale che generalmente si avverte in città nell’attesa della stracittadina. Chi vive a Torino e tasta gli umori della città piemontese del pallone, sicuramente si sarà accorto di un cambiamento umorale che aleggia nell’hinterland e s’infiltra pure tra le pieghe di un mondo pallonaro che sembra sbiadito di entusiasmo. Da una parte la Juve che gioca per vincere il derby e continuare a distanziare la Lazio per conquistare il suo nono scudetto consecutivo. Dall’altra parte un Toro che scende in campo per salvare una stagione da dimenticare, per lo spettro inaspettato della Serie B. Un derby unico nel suo genere, perché si svolgerà alle 17,15 di sabato 4 luglio a porte chiuse e con la totale mancanza dell’anima del football: i tifosi. E anche quel rimbombare dei calci al pallone che si sente in televisione, si interseca all’unico vociare delle rispettive panchine, che non siamo soliti recepire quando il tifo e la vita dello stadio si permea di tanto vestito della festa. Ma a parte il rammarico privante di una cornice storicamente carica di adrenalina, resta comunque il fatto tecnico da analizzare. Gli uomini di Longo, reduci dalla sconfitta contro la Lazio e con una posizione di classifica preoccupante, dovranno necessariamente ottenere un risultato utile per l’orgoglio ma soprattutto per la classifica. Non sarà facile per il Toro contrastare l’attacco prolifero della Juve imbottita di campioni, tuttavia, è essenziale un approccio alla gara che non sia da considerarsi persa in partenza. La Juve, invece, sembra forte della sua ritrovata salute tecnica e mentale messa in atto soprattutto nell’ultima gara contro il Genoa in quel di Marassi. Da sempre si dice che un derby è sempre un derby, ma in questa strana volta in cui Juve e Toro si affrontano per motivi diametralmente opposti, emerge soprattutto per il Toro il peso di una gara che va oltre i semplici ma pur importantissimi punti da conquistare. C’è l’orgoglio granata da ritrovare proprio nella gara che potrebbe far scattare quella molla che per la squadra di Longo sembra essersi inceppata per tanti motivi tecnici moltiplicati da una rosa numericamente insufficiente e sbiadita di quel tremendismo granata che fa parte soltanto del passato ormai troppo lontano. Ma c’è da pensare al presente, all’urgenza di non perdersi in rimpianti della piacevolezza di ciò che è stato scritto nella storia granata. C’è la Juve, c’è la necessità di fare punti, c’è da insistere sull’importanza di non lasciarsi travolgere dall’oblio dei sentimenti, senza razionalizzare il divario esistente tra le due squadre. E’ l’unica arma che ha il Toro a disposizione e deve giocarsela con grinta e determinazione. La Juve da sempre sente forse meno questo spirito d’orgoglio cittadino, in quanto la sua testa è rivolta in quell’altrui altrove che per definizione si delinea attraverso lo spirito cinico del vincere per puntare dritto allo scudetto, con l’ambizione di conquistare poi la Champions. Che ci riesca di fatto, nessuno può saperlo. Tuttavia, il pensiero quasi alienante è quello, è fisso nel cervello della società bianconera che mira a grandi traguardi. Un concetto che c’è ed è insito nella squadra, radicato nei suoi tifosi e in un ambiente mai sazio di vittorie. Insomma due mondi pallonari a confronto, due realtà storicamente diverse che vivono in una sola città divisa da colori e aspirazioni differenti, che il covid ha quasi fatto dimenticare per pensieri molto più importanti che sanno di esistenzialismo, di umanità, di vita che si contrappone alla morte. Ecco, diremmo che la città della Mole sta lentamente riprendendosi da quell’oscurantismo che non aveva tempo di pensare ai vari concetti di un pallone stracittadino fatto di momenti inneggianti alla vita. Certo, le ferite sono ancora latenti, ma questo Juve Toro che arriva in un momento impensabile di stagione che in altri tempi avrebbe avuto il piacevole gusto vacanziero, lo vedremo con altri occhi: quello della speranza per un futuro migliore. L’autunno di Torino e di tutto il Paese Italia sarà caldo e con molti punti interrogativi legati al probabile ritorno del virus e, soprattutto, di una ripresa economica e sociale tutta in salita. Ma al calcio tutto ciò interessa solo di riflesso. Quello è un mondo a parte, una realtà che è in grado di farci allontanare almeno per un attimo da pensieri che vanno anche oltre l’antagonismo cittadino di un pallone così misterioso nel racconto della sua commedia di vita. Juve Toro - Torino città - e pensieri che vanno oltre.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSiN-1013690.htmSi100451001,02,0301073
161013689NewsCampionatiToro, che sberla a Cagliari.20200629191116Per il Toro c`è da soffrire<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Dopo la vittoria sull’Udinese, la squadra di Moreno Longo presentatasi a Cagliari con le velleità di uscire almeno indenne dal terreno sardo, ha fatto una partita anonima palesando ingenuità che non si addicono a giocatori come Nkoulou, il quale ha procurato un rigore per gli avversari come se fosse un neofita. Certo, non vogliamo fargliene una colpa come se lui solo fosse stato l’unica causa di una sconfitta che deve essere attribuita a tutta la squadra. L’ambiente non è tranquillo, questo è evidente. Tuttavia, pur rendendoci conto delle difficoltà fisiche e psicologiche di un Toro che avverte il pericolo di essere risucchiato nella zona retrocessione è essenziale imparare a stringere i denti facendo gruppo e badando al sodo, senza razionalizzare troppo le evidenti carenze tecniche già manifestate nel corso del campionato. Non vorremmo riaprire antichi discorsi imputabili alla dirigenza e, soprattutto, al patron Cairo reo di aver buttato al vento i milioni di euro per Verdi (responsabilità da suddividere con Mazzarri, il quale ne aveva caldeggiato l’acquisto) e adesso si trova in zona rimpianti come chi si arrampica sui vetri per rattoppare e salvare il salvabile. La cassa integrazione chiesta per tutti gli impiegati del Torino F.C. (eccetto quelli che operano in prima linea) ci parla di una crisi profonda in cui parlare di assetto di squadra e situazioni tecniche, non può farci pensare a un raffazzonarsi di situazioni che si traducono in un Toro che, per ovvi motivi, avrebbe preferito non ricominciare questo strano campionato colpito e stoppato per lungo tempo a causa del coronavirus. E adesso si spera nel rientro di Ansaldi (uno dai piedi buoni), nel ritorno di Verdi da affiancare a capitan Belotti e poco altro, visto che in mezzo al centrocampo si scoprono le lacune di sempre. Va già bene che in contemporanea alla sconfitta del Toro, anche Fiorentina, Udinese e Sampdoria hanno perso i loro incontri contro Lazio, Atalanta e Bologna. Fatto è che adesso, in pochi giorni di distanza, il Toro si trova a dovere affrontare Lazio, Juve, Brescia, Inter e così via fino al 2 agosto. La situazione è difficile, anche Longo predica giustamente calma nel vedere tra la vittoria con l’Udinese e la sconfitta con il Cagliari, quel bicchiere mezzo pieno che conforta le idee a un ambiente poco tranquillo. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa. Da che mondo e mondo, le nozze con i fichi secchi non si sono mai fatte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiN-1013689.htmSi100451001,02,0301036
171013683NewsCampionatiLa Juve e l’errore di non avere insistito su Simone Inzaghi20200619174143Dopo avere fallito la conquista della Super Coppa e della Coppa Italia, Sarri è in discussione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Chi mi segue su queste pagine di giornale web, ricorderà che fin da questa estate ho caldeggiato la candidatura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> come ideale nuovo allenatore della Juventus 2019/20. Non sono stato ascoltato perché si disse che è troppo giovane, che non ha esperienza internazionale e tanti altri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“che”</b> i quali hanno affievolito e poi annullato l’interesse verso l’attuale allenatore della Lazio. Oggi, col senno di poi e alla luce di quanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> sta facendo in casa Juventus, magari qualche ripensamento qualcuno comincia ad averlo. E non parlo dei tifosi né di noi media, ma faccio riferimento proprio a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Paratici</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pavel Nedved</b> che sono stati i veri sostenitori della soluzione B che si era presentata dopo il lungo e interminabile “NO” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pep Guardiola</b> che a chiari lettere ha affermato più d’una volta di non volersi spostare dal Manchester City. Così, tutti ricorderanno che certe titubanze dei vertici bianconeri per quanto riguardava il profilo giusto di allenatore del post <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri</b> (dopo aver perso pure la possibilità per tardivo convincimento, di fare ritornare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zinedine Zidane</b> che già conosce <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">CR7</b>) sarebbe stato quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b>. A dire il vero, ci risulterebbe che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b> non fosse completamente d’accordo di affidare la panchina della Juve a questo allenatore che pur avendo dato un gioco nuovo e armonioso al Napoli e vissuto un anno senza brillare sulla panchina del Chelsea, non avesse spiccate caratteristiche caratteriali e di immagine adatte alla Juventus. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved</b>, convinti che l’avvento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> avrebbe apportato un nuovo corso storico a quella Signora d’Italia che aveva bisogno di scrollarsi di dosso una vecchia immagine di società vincente ma con un calcio di antico stampo e poco incline alle idee innovative proposte dal calcio europeo, si decise di tentare la carta dell’ex coach di Napoli e Chelsea. Oggi, pur in un’annata strana dovuta alla pandemia da covid 19, la Juve di Sarri, pur essendo prima in Campionato a un punto dalla Lazio ed in corsa per la Champions League, ha perso due appuntamenti importanti come la conquista della Super Coppa e la Coppa Italia. Ciascuno legga questa situazione come meglio crede, tuttavia, se facciamo attenzione a quanto questo allenatore sta facendo in casa Juve, ci si accorge che con il suo fare da integralista convinto delle sue idee di gioco da inculcare a giocatori che non hanno le caratteristiche per poterlo attuare: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se qualcuno pensa che la Juve possa giocare come giocava il Napoli, si sbaglia di grosso” – Sarri dixit -.</b> Infatti, più volte l’allenatore napoletano ha spiegato di avere a sua disposizione giocatori con caratteristiche diverse da quelli che aveva a Napoli, in una Juventus abituata a sviluppare un calcio basato sulle individualità dei suoi numerosi campioni, ma che difettava della logica del gioco di squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ed è questo il punto sul quale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> si sta intestardendo senza trovare la via d’uscita. D’altra parte, pur riconoscendogli il fatto che al suo arrivo (tardivo per molte vicissitudini) la rosa della Juventus era già stata costruita dalla triade ANP, ci domandiamo ancora oggi perché ha accettato di venire alla Juve se già allora pensava che quei giocatori (Campioni assoluti che numericamente avrebbero potuto allestire due squadre titolari di grande qualità) non sarebbero mai stati in grado di sposare il suo credo calcistico. Così, ancora oggi, dopo avere fatto fuori <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic</b>, contato su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic</b> che lo ha deluso, creduto su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Khedira</b> che è sempre infortunato, su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> ormai in fase calante, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi</b> evanescente calciatore messo in alternativa a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> (anch’egli fragile di muscolatura) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado </b>sfruttato nel ruolo di difensore, centrocampista, attaccante, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral </b>infortunati, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rabiot</b> da dimenticare, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey</b> utile ma anch’egli incapace di capire cosa voglia l’allenatore da lui (se trequartista o mezz’ala) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> a fase alterne e ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo</b> che Sarri considera dei titolari tatticamente anarchici. Campioni assoluti di calcio cui non gli si dà la possibilità di esprimersi come vogliono per caratteristiche tecniche, ma devono necessariamente ubbidire a un allenatore che cambia continuamente formazione nella speranza di trovare quel bandolo di una matassa che pare ingarbugliarsi sempre più. E a questo punto di una stagione anomala, in cui si deve fare in fretta per ultimare il Campionato e la Champions, Sarri e la Juve si trovano davanti a una situazione in cui non hanno ancora espresso il gioco che tutti avevano sperato, con l’aggravante che tutte le squadre che affrontano la Vecchia Signora hanno trovato il metodo per imbrigliarla. Si tratti di una grande squadra o di una più modesta, tutte hanno capito che basta disporsi in campo in maniera ordinata, chiudendo gli spazi sugli esterni e infoltendo il centrocampo, che si preclude così la possibilità ai campioni della Juve di arrivare a tirare in porta. Tutto questo costringe i giocatori di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> a non trovare spazi utili per esprimere il proprio gioco che, per forza di cose, si inibisce nella verticalizzazione e nei passaggi filtranti per mandare in gol Ronaldo, piuttosto che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b>, o qualche centrocampista o difensore che a turno vengono avanti per incrementare la fase di possesso palla. E così Sarri s’incaponisce, prova, riprova Ronaldo centravanti, poi capisce che il pallone d’oro ha bisogno di partire da sinistra, saltare l’uomo e possibilmente tirare in porta, ma continua a farlo giocare in mezzo all’area di rigore perché non ha un centravanti di ruolo, visto che Higuain è infortunato. Insomma, tutto questo porta a una gran confusione nella mancanza della morbidezza mentale di Sarri, il quale continua a insistere come se i suoi giocatori fossero manovrati da fili. E adesso, dopo la cocente delusione della sconfitta contro il Napoli e la perdita della Coppa Italia, la Juventus deve unirsi in toto per centrare l’obiettivo Champions e Scudetto. In fondo, era proprio questo che all’inizio di stagione chiedeva la Società, i tifosi, e tutto l’entourage bianconero. Riuscirà Sarri nell’impresa? Chissà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711simone-inzaghi.jpgSiN-1013683.htmSi100451001,02,0301073
181013673NewsEditorialeErmanno Eandi, la passione granata espressa attraverso l’anima.20200521172918La passione per il Toro e il concetto filosofico di sentirsi granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fa male raccontare la morte. Duole maledettamente parlare di ferite dell’anima, di dolore verso amici che hai conosciuto, frequentato e poi improvvisamente scompaiono senza neanche darti modo di un ultimo saluto. E allora ti chiedi come sia possibile riflettere sempre sul senso della vita, scavando l’intrinseco sentimento nascosto in ognuno di noi, senza mai rilassarsi per condividerne la spensieratezza, le gioie, che sono tante e altrettanto importanti. Non abbiamo fatto in tempo a ricordare la figura del maestro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bruno Bernardi</b>, deceduto in questi giorni, che già ci arriva la tremenda notizia di un altro lutto: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la morte dell’amico</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi, il poeta granata. </b>Aveva 56 anni, era colto e raffinato, etereo nel suo manifestare versi e sentimenti legati alla sua fede calcistica per il Toro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi</b> era un personaggio particolare, difficile da accostare a qualsiasi altro tifoso o persona che in qualche modo possa avere la sua stessa connotazione nei tratti filosofici di vita, siano essi riflessi sul calcio in genere, o più propriamente verso quel suo Toro per il quale si definiva “malato”. Un amore grande per i colori granata, che egli tramutava sempre in versi, poesie dal respiro letterario che lasciavano dentro qualcosa di indefinibile, di magicamente impalpabile, ma così fortemente penetrante che non potevi non ascoltare in religioso silenzio. Poesie di un calcio visto in maniera delicata, culturalmente forbita, che non ha nulla di simile alle ripicche, ai toni accesi, agli odi tra fedi calcistiche di opposte fazioni, cui ci hanno abituato a vedere i tanti anni in cui seguiamo un pallone che è l’emblema materialistico dell’opinabilità. Per questo colpiva sempre il messaggio del poeta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eandi</b>, proprio per il suo modo di entrare elegantemente nell’anima attraverso quella sua fede granata espressa in letteratura. Nei suoi articoli non c’era nulla di opinione tecnica su quanto succedeva in campo, c’era invece marcato il sentimento profondo e mai sopito, verso quella maglia granata che è storia, che è passione, che è sapere accettare e addentrarsi senza mai rimpianti a ciò che significa essere del Toro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò granata</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lascio la vittoria facile a coloro che hanno vinto tutto.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lascio a chi non sa soffrire il semplice gioco di chi si accontenta.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Respirerò aria irraggiungibile,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>non mi nasconderò nella muffa,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>libero di perdere</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>orgoglioso delle vittorie.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il rimbombo delle porte sbattute</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>risuona nella vita di chi non si abbassa</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>l’unica sconfitta è il non vivere.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Anche quando il sole del tempo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>offuscherà il mio volto</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>e il grande vuoto aspetterà,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>io, solo in naufragio di ricordi</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>mi aggrapperò alla fierezza</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>di un’esistenza sbagliata ma</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>lontana dall’incubo apatico e inutile</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>di chi vince sempre.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>(Ermanno Eandi)</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’era cuore in questo personaggio, c’era passione, c’era la visione di un mondo sognante e volutamente proiettato verso tutto ciò che non è realtà. Come fosse qualcosa da sfuggire per vivere meglio in una dimensione aulica. Era ed è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi</b>, un amico che ci ha lasciato in eredità tanti motivi per vivere la sconfitta come qualcosa dalla quale farne tesoro per crescere. Così nella vita, così nella passione per il Toro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ho solo le ali,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>per portarti con me</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>nel limpido cielo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>dove la luce splende</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>e il brutto non esiste</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>(Ermanno Eandi)</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 18pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711eandi.jpgSiNpassione-torino-calcio-1013673.htmSi100451001,02,0301035
191013660NewsCampionatiAdesso il Toro ha bisogno dell’aiuto del popolo granata.20200301113349In casa granata spirano impetuosi venti di crisi profonda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il virus coronagranata colpisce ancora. Tra Campionato e Coppa Italia produce la settima sconfitta consecutiva, mettendo in evidenza uno sbando totale che è figlio di tanti errori prodotti nel recente passato. L’unico a tenere alto il proprio orgoglio è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salvatore Sirigu</b>, il portiere che da solo merita il plauso e il ringraziamento incessante della delusissima tifoseria granata, che nell’amarezza di vedere il Toro risucchiato al fondo del pericolo retrocessione, quasi fa passare inosservato l’opera di un solo giocatore capace di accollarsi sulle spalle le sconfitte evitate con molti gol di scarto per suo unico merito. Il Torino è ammalato e sembra aver contratto un virus sconosciuto che fa persino tacere il presidente Cairo, in un silenzio assordante capace di far pensare molte cose negative sul futuro della società granata. Nel corso dei nostri tanti articoli scritti sulla grave situazione del Torino, abbiamo spesso fatto notare i marchiani errori di valutazione in ambito della compra vendita di giocatori, con l’eterno assillo di spendere troppo per non destabilizzare il bilancio e la situazione economica della società, sempre eternamente assillata dall’equilibrio tra entrate e uscite, tra plusvalenze e minusvalenze, perdendo la logica di un football che richiede capacità e competenze tecniche di settore. Così, chi meno vuol spendere più sperpera malamente. E’ il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Verdi</b> che con i 25 milioni spesi per acquistarlo, è diventato il giocatore più pagato della storia granata. Un errore marchiano addebitabile allo stato maggiore granata ma soprattutto a Walter Mazzarri, reo di avere dato il suo assenso per un acquisto che avrebbe dovuto dare impulso a un attacco che da troppo tempo poggia le sue uniche speranze di gol sul capitano Belotti. Il risultato? E’ sotto gli occhi di tutti, con giocatori che oggi non hanno più mercato come Zaza, Baselli, Lukic, Djidji, Ola Aina, Lyanco, Meitè, mentre si spera che in questa situazione non si affievolisca ancor di più il valore di mercato dei vari, Nkoulou, Izzo, Belotti, Ansaldi. Unico valore aggiunto, come dicevamo, è Salvatore Sirigu che nella malaugurata ipotesi di un declassamento in Serie B, non potrà certamente più far parte del Torino. Dunque, una situazione davvero grave si prospetta nell’ambito del Toro, affetto com’è di un male per niente oscuro ma che necessità di una massima urgenza nel riparare in extremis quello che tra un mese potrebbe rappresentare l’irreparabile. La patata bollente è stata data a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moreno Longo,</b> il quale non avendo nulla da perdere, ha accettato di tentare il possibile per raddrizzare una situazione diventata insostenibile nell’ambito di una squadra che sembra alla deriva della ratio tecnica, tattica, mentale e fisica, con l’aggiunta di sensi di colpa che ne peggiorano la situazione generale. Il Toro è ammalato, su questo non ci sono dubbi. Chiedere uno sforzo al popolo granata di non eccedere nella contestazione è forse difficile, anche se riteniamo sia l’unica strada per uscire fuori dall’oscurità di questo lunghissimo tunnel. Per questo pensiamo che esacerbare ancor di più il sentimento di delusione profonda, porterebbe a peggiorare una situazione già di per sé compromessa. Dunque, si proceda con la corazza di chi come il popolo granata ne ha viste tante di cose negative nella sua lunga e gloriosa storia, che questa al confronto è poca cosa. Solo così si potrà attenuare il fardello di colpe che impaurisce la squadra e la rende sempre più fragile al primo alito di vento. Esca fuori il 12 giocatore in campo. E’ l’unica speranza rimasta per aiutare Longo e i suoi ragazzi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiNadesso-il-toro-ha-bisogno-dell-aiuto-del-popolo-granata-1013660.htmSi100451001,02,0303098
201013649NewsCampionati“Il Toro è un’idea, una diversità”, parola di Fabio Viglione.20200123144520Intervista a un tifoso eccellente,che vede il calcio attraverso analisi approfondite e condivisibili. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avv. Fabio Viglione da Roma</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>. Sì, proprio lui, il tifoso del Torino autore del libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Caro Toro ti</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">scrivo” </i></b>che ha<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>elaborato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giorgio Merlo</i></b>. Non è la prima volta che lo intervistiamo e non è un caso che ci rivolgiamo a lui, nonostante abiti lontano da Torino, per conoscere il suo pensiero sul Toro. Oggi più che mai, vista la delicata situazione che sta attraversando l’ambiente granata in questo momento. Il suo è un contributo da opinionista prima ancora che da tifoso, in quanto ha una spiccata capacità di analisi su fatti calcistici ad ampio raggio. Avvaliamoci dunque della sua opinione.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, cosa pensi di questa freddezza da parte dei tifosi granata nei confronti della società e della squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certamente vivendo a Roma non sono al corrente di tante cose che riguardano l’ambiente, se non per le notizie che leggo attraverso i giornali. Ho sempre pensato, e penso, che il tifoso granata fosse diverso dagli altri, proprio per le peculiarità uniche che la grande storia del Torino possiede. Il Toro è un’idea, una diversità e anche una voglia di mettere in campo quelle caratteristiche che ci fanno prescindere dalla mancanza di ricchezza economica, per riconoscerci in una simbolo di lotta, di sofferenza e maniche rimboccate. E’ la nostra storia, è nel nostro dna. Non è retorica la mia, quando sostengo che il tifoso del Toro, da sempre, non ha mai misurato il suo attaccamento alla squadra ed alla società in base al risultato, ma ha vinto già per il solo fatto di “essere del Toro”. E’ una vittoria di sentimento che ci fa diversi, orgogliosamente diversi. Noi siamo sempre stati un po’ originali come tifo, come passione, colore, calore, quindi questa è l’identità che per noi è fondamentale rimarcare. Ed il Toro non può prescindere dai suoi tifosi, dal suo Popolo. Questo è un tema secondo me centrale quando si parla di Toro. E non è un caso che la vasta letteratura granata e le tante pubblicazioni, suscitino tutto questo interesse. Perché nonostante le poche vittorie la letteratura e la cinematografia parlano di noi più di ogni altra realtà calcistica? E’ il segno evidente che il Toro non è una semplice squadra di calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che nel calcio moderno fatto di business, non c’è molto spazio per le squadre come il Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, perché oggi mancano le possibilità di competere per vincere. L’estate passata sotto l’ombrellone a scommettere su chi avrebbe vinto lo scudetto è un lontano ricordo. Negli anni passati il tricolore lo potevano vincere, come è avvenuto, - e parlo anche degli anni settanta e ottanta - la Sampdoria, il Verona, il Torino, il Napoli. Adesso la competizione per il titolo si è ristretta al punto che squadre come il Toro si possono collocare al massimo, nella stagione di grazia, in quel ristretto numero di compagini capaci di piazzarsi per un ingresso in Champions. E’ impossibile sognare. Realisticamente, l’ingresso nelle competizioni europee è il massimo a cui possiamo aspirare per come il sistema si è sviluppato. Non penso che sia molto “distante” la strada che ci separa da un quarto/quinto posto come crescita generale. Una crescita che non va dimenticata. Non solo, una crescita nella quale l’ultimo tratto di strada è il più difficile da raggiungere.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Noi veniamo da un periodo in cui faticavamo a collocarci in serie A… E’ stato un periodo di grande sofferenza nel quale credo che abbiamo perso anche diverse generazioni di giovani tifosi… Ora siamo certamente su un altro piano e su altri livelli. Ma dobbiamo e possiamo certamente migliorare. Penso che non sia facile per il Torino, consolidare un posto davvero importante in un calcio come quello attuale ma io ci credo. Voglio crederci. Anche perché voglio regalare a mio figlio tredicenne, che tifa Toro e vive a Roma, meno sofferenze… ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo questo tuo pensiero filosofico e al contempo razionale, si evince chiaramente una forma dissociativa dalle attuali contestazioni granata contro la squadra e la società. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io credo che si debbano trovare sempre delle ragioni di “cucitura”, perché una società e una squadra di calcio non possono prescindere dal calore del pubblico e la nostra passione non ci può mutilare della squadra del cuore. La società e la squadra hanno bisogno della passione della gente, della gente granata. Non gente qualsiasi. Il Toro ha sempre avuto un “tifo” ed una curva da scudetto anche quando la squadra giocava in serie B. Credo e spero che una soluzione possa trovarsi nel mettere al centro i punti di convergenza. Anche i calciatori devono capire che indossano una maglia storica e ricca di passione che non può essere mortificata. I tifosi sono un patrimonio immenso di passione dalle potenzialità infinite. Anche se viviamo un calcio ormai deprivato di sentimenti e ostaggio di fatturati e social media. E’ indubbio che quando i risultati non arrivano, qualcosa si è sbagliato anche in sede di valutazioni a monte. Tuttavia, parlando del profilo tecnico che è l’unico su cui sono in grado di esprimermi, sempre guardando dall’esterno, credo si debba fare anche una valutazione “ex ante”. Perché sono stati tenuti i pezzi pregiati? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sirigu, Belotti, Izzo?</i></b> Si è probabilmente pensato che mantenendo la struttura di una squadra che aveva fatto bene si sarebbe potuto fare ancora meglio del settimo posto. Io, francamente, ero tra quelli che aveva creduto nelle scelte di mercato. Ma il calcio non è una scienza esatta. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi della quasi certa cessione di Bonifazi e dell’eventuale prestito di Iago Falque?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questo caso penso ci sia un problema tecnico, piuttosto che un volere della società. Bonifazi credo venga ceduto per esubero nel ruolo visto che abbiamo tanti difensori centrali e non tutti possono giocare. Tuttavia, che la scelta per sfoltire il reparto ricada su un giovane di valore proveniente dalla nostra ‘cantera’ mi lascia un po' di amaro in bocca. Su Iago? Lo vorrei ancora con noi. È stato considerato un punto fermo del Toro, nonostante l’infortunio subito, credo gli si debba dare adesso l’opportunità di rientrare proprio per le sue qualità tecniche e la sua duttilità. E poi non si può a questo punto della stagione privarsi di un ottimo calciatore, minimizzando il numero della rosa dei titolari. Mazzarri non può avere la panchina corta, anche perché un allenatore deve essere in grado di gestire tanti giocatori se l’obiettivo è ambizioso. La competizione va gestita ma tiene alta la qualità e le soluzioni. E’ un problema di chi allena saper dosare la competizione interna e l’armonia. Con una rosa corta si ha il …respiro corto….” e alla lunga la squadra ne risente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, non sei d’accordo con la gestione tecnica di Mazzarri? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Oggi direi di no. Io credo che lo stesso Mazzarri non sia soddisfatto del rendimento della squadra. In campo si alternano buone giocate a momenti di blackout, abbiamo giocato un girone d’andata in chiaroscuro quanto a continuità ed intensità di gioco.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Vedo una propensione a giocare chiusi sull’avversario. Un atteggiamento tattico che ha fatto in modo di far soffrire la squadra, più contro squadre meno attrezzate e dai valori più modesti che contro le cosiddette “grandi”, squadre chiamate a “fare la partita”. Il calcio non è una scienza esatta ma è spregiudicatezza, spensieratezza, voglia di fare, freschezza di idee che spesso vengono apportate dai giovani capaci di farti la giocata sopra le righe che ti fa vincere la partita. Il calcio fa sognare pure per questo, non è il gioco degli scacchi. No, la direzione tecnica di Mazzarri, di cui non discuto la preparazione, in questo momento risente, a mio avviso, di questo atteggiamento di scarsa propensione alla proposizione del gioco. Al coraggio. E’ una mia opinione. Vedo poi poca apertura di credito verso i giovani, come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Millico, Edera</i></b>, che potrebbero apportare entusiasmo e sfrontatezza. Le capacità balistiche di Millico che ha strabiliato nel campionato primavera credo che possano confermarsi anche in serie A. La traversa contro il Sassuolo non mi ha sorpreso, gli ho visto fare tanti gol così nelle giovanili, ha una strabiliante naturalezza nel calciare a giro da quelle distanze. Credo che i giovani talentuosi debbano essere maggiormente coinvolti, come peraltro, sta accadendo altrove (penso a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Vlahovic, Malinoski, Kulusevski</i></b>). Non credo affatto che inserendo i giovani in squadra ed equilibrandoli naturalmente nell’assetto base, con i più esperti, si rischi di bruciarli. Chi l’ha detto? Semmai, tenerli in panchina rischia di demotivarli, di frustrare la loro autostima e di non farli sbocciare. Poi non dimentichiamo che il tifoso del Toro ha sempre avuto un legame particolare con i giovani del Filadelfia ed è pronto a perdonare anche qualche sbavatura. I nostri giovani sono fondamentali per ridare entusiasmo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Vuoi spendere qualche parola per un giocatore in particolare ? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una parola per Sirigu. E’ un portiere davvero formidabile. Non credevo fosse così forte. Merita di giocare titolare in Nazionale, un vero fuoriclasse. E’ l’idolo di mio figlio che cerca di emularlo nel campetto della scuola, giocando con la sua maglia numero 39. Ma anche Belotti merita elogi particolari. E’ cresciuto molto ed è diventato un vero trascinatore. Non si risparmia, lotta dal primo all’ultimo minuto, è migliorato molto anche tecnicamente, è maturato nei movimenti e nella capacità di leggere le situazioni, incarna davvero lo spirito del Toro quando carica a testa bassa e non si arrende mai”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come vedi il prossimo incontro casalingo contro l’Atalanta di Gasperini, reduce dalla sconfitta interna contro la Spal?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sconfitta in casa dell’Atalanta contro la Spal, dimostra che tranne qualche squadra che si colloca su un livello nettamente superiore, tutte le altre compagini possono vincere o perdere contro tutti. Ogni partita ha le sue insidie. Al di là degli episodi che possono capitare ed essere sempre determinanti, tra Torino e Atalanta vincerà chi dimostra di avere più fame. In ogni zona del campo, su ogni pallone, sarà necessario dare il massimo ed avere la testa libera. Si gioca con il cuore, con la testa e con la giusta determinazione. Mi auguro davvero che sia il Toro ad avere più fame, anche se dubito che l’Atalanta dal gioco arioso messo in mostra fino ad oggi, accetti di buon grado una sconfitta interna contro una Spal ultima in classifica, senza la voglia di rifarsi immediatamente. Quella partita persa brucia ancora tanto alla Dea di Gasperini. Il Toro è avvertito!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><a name="_GoBack"></a></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avvocato-fabio-viglione.jpgSiNil-toro-e-un-idea-una-diversita-parola-di-fabio-viglione-1013649.htmSi100451001,02,03030261
211013645NewsCampionatiCampionato di calcio. L’anno nuovo non cambia il nome delle pretendenti al titolo.20200107190536Un campionato da vivere fino in fondo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter, Juve e Lazio sono le papabili alla vittoria finale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Finito lo stop per le vacanze di Natale, il campionato di calcio di Serie A riapre i battenti di un pallone che ha ripreso a far vivere i palpiti ansiosi ai suoi tifosi, impazienti com’erano di continuare a vivere il fine settimana all’insegna della sfrenata passione calcistica. Si è cominciato a giocare domenica 5 gennaio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia – Lazio</b>, una partita che ha visto la squadra di Inzaghi vincere 2 a 1 un incontro che ha confermato lo stato di salute dei biancocelesti i quali aspirano ad essere il terzo incomodo per la lotta scudetto, proponendosi anche per entrare a far parte delle squadre che parteciperanno alla prossima Champions League. Nel pomeriggio anche il Genoa del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> ha superato il Sassuolo con il risultato di 2 a 1. Il cuore del Genoa si è imposto all’ordine tattico e alla piacevolezza delle trame di gioco di un Sassuolo che ha subito non pochi errori arbitrali, i quali ne hanno decretato la sconfitta. Un match che ha riproposto l’importanza di dare maggiore credito al Var, piuttosto che all’arbitro in campo. C’è stata poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spal – Verona</b>, una gara vinta per 2 a 0 dagli scaligeri che hanno sfruttato l’ottimo momento di forma già palesato sul finire del vecchio anno 2019. Male la Spal di Semplici che con questa sconfitta si è ritrovata ad essere fanalino di coda della classifica. La serata della 18ma giornata di Serie A è terminata con la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma – Torino</b>, un incontro che ha visto vincere meritatamente i granata per 2 a 0, ribaltando un pronostico che alla vigilia li dava sconfitti. Così, ad una Roma che evidentemente ha risentito non poco dell’imminente cambio al vertice della proprietà, ha fatto eco un Torino che Mazzarri ha preparato nella consapevolezza di non avere altra scelta che vincere e convincere, anche per attenuare in qualche modo gli intensi venti di contestazione che spirano tra i tifosi di casa Toro. In realtà possiamo dire che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>(autore della doppietta) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu</b> (sempre formidabili le sue parate) sono stati gli eccellenti interpreti di un Toro che non brilla per gioco corale, ma che spesso si rifugia nella forza del suo capitano per togliere le castagne dal fuoco. Detto questo, passiamo all’Epifania calcistica che è partita all’ora di pranzo con il derby dell’Appennino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bologna – Fiorentina</b> finita 1 a 1. La viola del nuovo tecnico Iachini, è andata in vantaggio con un bellissimo gol di Benassi, ed ha condotto una gara accorta e attenta a portare a casa l’intera posta in palio. Tuttavia, allo scadere della gara ha subito il pareggio ad opera di Orsolini, il quale si è inventato un eurogol da palla inattiva, posta in una posizione defilata della destra dell’area viola. Dunque, è sostanzialmente giusto il risultato finale. C’è poi da commentare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta – Parma,</b> il cui risultato di 5 a 0 non fa altro che dare splendore assoluto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dea </b>di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b>, una squadra in forma, bella da gustare e, soprattutto, capace di finire la sua ultima partita dello scorso anno con lo stesso punteggio contro il Milan. 10 gol in due partite! Onestamente abbiamo esaurito tutti gli aggettivi superlativi, per questa interprete del calcio spettacolo di casa nostra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria </b>è finita 0 a 0. Ibra, Ibra e sempre Ibra. E’ stato l’urlo a San Siro del popolo rossonero, ma lo svedese entrato in campo nel secondo tempo non ha fatto il miracolo sperato. La squadra di Pioli si arrovella in problemi che vanno oltre l’apporto del possibile beneficio di un campione 38enne, che secondo il nostro parere resta positivo sotto l’aspetto commerciale con riferimento al marketing e di entusiasmo per i tifosi del Milan, piuttosto che per un reale fatto di positività in campo tecnico per la squadra stessa. Ottimo il punto conquistato da Ranieri, con una Sampdoria che ha addirittura sfiorato la vittoria. Pregevole poi la vittoria dell’Udinese che ha superato il Lecce allo stadio di Via del Mare per 1 a 0. Anche qui ci sono state delle recriminazioni leccesi sulle decisioni arbitrali contestate dall’allenatore Liverani. Ma la sostanza dice che i bianconeri friulani hanno conquistato tre punti d’oro per la loro classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E dulcis in fundo, veniamo alle due ultime gare di questa 18esima giornata di Serie A.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Partiamo con</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus – Cagliari, 4 a 0 – Tripletta di Ronaldo e gol di Higuain-</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La partita è finita con tre gol di CR7 e uno di Higuain. Un 4 a 0 che maschera le solite incertezza della squadra di Sarri, la quale ha l’alibi di essere ancora un cantiere in fase di ultimazione di quell’opera che si chiama: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fluidità di manovra e Continuità”.</b> Nel primo tempo, infatti, la Juve ha sì dimostrato grande spinta in avanti con evidente voglia di pressare e chiudere l’avversario nella propria zona difensiva, ma ha rischiato più di una volta di subire le ripartenze di un Cagliari che, a onor del vero, sembra aver perso la brillantezza di gioco di qualche settimana fa. Poi, nel secondo tempo, causa un banale errore della difesa cagliaritana, la Juve è andata in vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il quale non si è fatto sfuggire l’invito così godereccio. Da qui in avanti la Juve è uscita alla grande con trame di gioco eccellenti che effettivamente hanno dato splendore al quel gioco tanto sperato in casa juventina e che si tramuta nel vincere, convincere e divertire divertendosi. Ma, per arrivare a questo nell’arco degli oltre 90 minuti di gioco, Sarri deve ancora lavorare molto sui meccanismi di centrocampo, dove si esalta molto la costruzione del gioco a discapito dell’interdizione in appoggio alla difesa. E’ l’equilibrio non ancora trovato tra i vari momenti di possesso e non possesso palla, che vanno disciplinati per evitare di prendere troppi gol che si potrebbero evitare. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral,</b> non troppo convinto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Rabiot</b> ancora alla ricerca di capire cosa vuole Sarri da lui. Eccellente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> che deve essere sfruttato più da esterno d’attacco, mettendo alle sue spalle un terzino di ruolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> non è ancora il giocatore ammirato l’anno scorso e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> soffre più del previsto il compito di involarsi sulla fascia sinistra, per poi ritornare a coprire il ruolo di difensore. Vedremo cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa, la Juve lotterà fino alla fine per vincere lo scudetto e lo farà in dirittura finale assieme a Inter e Lazio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Napoli – Inter, 1 a 3 – doppietta di Lukaku e gol di Lautaro Martinez </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Continua il testa a testa di classifica dell’Inter con la Juve. Per far questo la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte </b>doveva vincere e l’ha fatto nella gara del San Paolo contro un Napoli che è la pessima copia di quello che è stato lo scorso campionato. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ringhio Gattuso</b> ha fatto quello che ha potuto al cospetto di una squadra come l’Inter che quest’anno pressa alto l’avversario, forte dei suoi due attaccanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez,</b> sempre pronti a sfruttare tutte le occasioni offerte dal proprio centrocampo e dagli esterni. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> è cinica, sicura di sé e convinta di rendere difficile la strada a una Juve che vede ancor di più come un avversario ostico da battere a tutti i costi. Tutto questo, fermo restando della consapevolezza di non essere ancora allo stesso livello della squadra di Sarri, ma che attraverso il lavoro, la grinta, la convinzione e la determinazione, sia possibile accorciare questo gap tecnico e di rosa allargata che vanta la Juve. Dunque, assisteremo sicuramente a un bel campionato e a domeniche da gustare intensamente nella consapevolezza di vedere fino alla fine Juve e Inter appaiate, con l’incomodo della Lazio e il probabile disturbo di un’Atalanta che si farà valere anche in Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone-ufficiale-serie-a-2019-20.jpgSiNcampionato-di-calcio-l-anno-nuovo-non-cambia-il-nome-delle-pretendenti-al-titolo-1013645.htmSi100451001,02,03030189
221013638NewsCampionatiIl calcio e le sue promesse da marinaio.20191211142353Brindisi e strette di mano. Quanta ipocrisia!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono addii che fanno riflettere come certe promesse di lunga vita insieme fatte nel calcio, siano dettate soltanto dall’enfasi di un fatuo momento legato all’entusiasmo. Ma si sa che in questo mondo così legato indissolubilmente al dio che conduce ai risultati, non si tenga conto di parole poi smentite dai fatti, né, tanto meno, di rispetto verso le persone. Nel commentare l’esonero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Ancelotti</b> da parte del presidente del Napoli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aurelio De Laurentiis</b>, corre l’obbligo nell’apostrofarlo come un vero tradimento. Ognuno vede la situazione dal proprio punto di vista e dà una motivazione al proprio comportamento. C’è chi si mette dalla parte di De Laurentiis, che in qualità di patron del Napoli decide di liquidare il tecnico della squadra partenopea, per non avere avuto dei buoni risultati in campionato (nonostante il passaggio agli ottavi di Champions League) ma soprattutto per essersi schierato a favore della squadra nel non rispettare gli ordini impartiti dallo stesso presidente, a proposito di un ritiro forzato che sapeva tanto di punizione. E c’è chi invece si schiera a favore di Ancelotti per la serietà dell’uomo e del professionista, che ha alle spalle una carriera di allenatore con una nutrita bacheca di trofei conquistati nelle varie squadre in cui ha lavorato. Anche noi intendiamo dire la nostra nello schierarci a favore di Carlo Ancelotti, del quale apprezziamo non solo la serietà della persona nell’avere preso le parti della squadra e di averla difesa fino alla fine contro l’ingiustizia di un ritiro forzato, ma ne esaltiamo il risultato internazionale nell’avere ottenuto il prosieguo del cammino in Champions per il suo Napoli. E’ vero, in campionato non è stato all’altezza della situazione più per una questione psicologica che si è creata intorno alla squadra per scossoni esterni, che non di un fatto tecnico tattico dovuto magari a una collocazione errata di qualche calciatore. Tutto ci sta nel calcio, ma certe frasi di eterno amore sbandierate ai quattro venti proprio da chi dirige le sorti della società di calcio Napoli, non possono essere accettate come frutto di un momento e nulla più. Sì, perché nulla è per sempre, neanche quando vinci e fai gol e risultati, ti abbracci e pensi che quel gesto sia sincero. No, è falso, perché appena il pallone non entra più nella rete avversaria e si casca nell’oblio dei sentimenti, ecco che si esalta il cinico pensiero della sconfitta che ti mette di fronte al fatto compiuto. E’ vero che chi investe del denaro non può badare a sottigliezze di questo genere, tuttavia, come detto pocanzi, sarebbe opportuno essere più equilibrati soprattutto quando le cose vanno bene. E se in tutta questa storia del Napoli si pensa a un affronto dell’allenatore nei confronti del suo presidente nel prendere le parti della propria squadra, diciamo che per noi è stato un atto di coraggio da mettere in evidenza in un mondo in cui si predilige sempre, e a prescindere, il rapporto di collaborazione del tecnico con il proprio presidente. Un po’ come dire che ti pago profumatamente e devi fare come ti dico. Non è sempre così, perché la logica talora sconfina anche nella razionalità di ciò che la coscienza pensi sia giusto fare, anche andando contro un certo tipo di potere imposto dal sistema calcio. Per fortuna c’è ancora uno spiraglio di luce che ci fa intravedere la coerenza dell’essere. Per questo siamo convinti che l’esonero di Carlo Ancelotti da allenatore del Napoli, sia stata un’assoluta ingiustizia e una grande leggerezza dal punto di vista tecnico. L’ira dovuta al momento, non può mettere da parte il cervello di chi sa che dando fiducia a chi lavora bene e onestamente per la tua squadra, possa portarla nell’olimpo del calcio. Dunque, riteniamo assolutamente sbagliata a tutti gli effetti, la decisione del presidente De Laurentiis. Il suo Napoli sarà affidato a Gattuso, un allenatore che fa della motivazione di squadra il suo maggiore pregio. Auguri ringhio, anche se tu in questa squallida storia non c’entri nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711foto-ancelotti-e-de-laurentiis.jpgSiNil-calcio-e-le-sue-promesse-da-marinaio-1013638.htmSi100451001,02,03030284
231013636NewsCampionatiChe cosa sta succedendo al Torino? Lo abbiamo chiesto a Claudio Sala20191204120155Assieme al poeta del gol, abbiamo analizzato il momento negativo della squadra di Mazzarri.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“L’unico rammarico è di avere avuto poco spazio in Nazionale, perché prima avevo davanti Rivera e Mazzola, poi Franco Causio. Da lì, sono nate le difficoltà di trovare un posto in azzurro".</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Sala</b>, uno degli ultimi interpreti del calcio inteso come fantasia e poesia. Capitano del Torino dell’ultimo scudetto conquistato nella stagione 1975’76, questo poeta del gol che con i suoi dribbling e le discese sulla destra del campo, metteva sempre i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Gemelli del gol” Pulici e Graziani</b> in condizione di segnare numerose reti. Quello fu un Torino davvero particolare, proprio per quella concezione innovativa di un football che si ispirava molto a quello olandese. Atleta corretto e fantasioso, Claudio Sala per le sue undici stagioni giocate con la maglia granata, è considerato da tutti un fedelissimo del Toro. E non è un caso che abbiamo pensato di fargli questa intervista, proprio per affrontare insieme i vari temi che possano spiegare in qualche modo la situazione non certo brillante del Torino attuale.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Claudio, che cosa sta succedendo al Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che a questa domanda potresti rispondere meglio tu che sei dentro le cose del Toro, rispetto a quanto non lo sia io. Personalmente non credo alle favole di chi dice che nella squadra ci sia chi gioca contro l’allenatore e neanche a chi sostiene che ci siano giocatori che non passano la palla al compagno per partito preso. Questo è fantacalcio. Ogni squadra gioca per vincere e quindi non sono da considerare certe situazioni. Certo, per il Toro è un momento difficile, tuttavia, nonostante fosse partito bene in campionato, ha avuto quella sconfitta in casa con il Lecce, una squadra che poi a dimostrato fuori casa di farsi valere. Adesso sono arrivati questi tre punti conquistati contro il Genoa fuori casa. Questo secondo me è un dato importante, perché fa vedere le cose sotto un’ottica diversa e sicuramente più ottimistica.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Condividi i malumori dei tifosi che sono delusi anche dopo la vittoria esterna di Genova?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I tifosi hanno sempre il diritto di potere esprimere il loro stato d’animo, però non è che si possa accettare sempre un certo tipo di atteggiamento, soprattutto quando la squadra si presenta sotto la curva per essere incoraggiata. E anche se a Genova si è vinto pur giocando male, il calcio ci insegna che la cosa che conta è il risultato. Io sono pratico oggi, così com’ero ieri quando giocavo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dal punto di vista tecnico, che motivazioni dai a questo cattivo andamento di un Toro che all’inizio di campionato prometteva ben altro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è vero. Il Toro prometteva ben altro, anche se ha fatto una campagna acquisti negli ultimi giorni, per inserire due pedine come Laxalt e Verdi e potenziare la squadra. Io avrei cercato di farlo molto tempo prima, una volta saputo che dovevi andare a giocare l’Europa League. Quindi, penso che tutto ciò sia stato un premio ai tifosi, i quali si aspettano sempre l’arrivo di giocatori di un certo livello.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu che sei stato capitano del Toro, ricordi momenti di questo tipo nell’ambito della squadra? Come si vivevano certe situazioni all’interno dello spogliatoio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, prima di vincere i campionati, qualche volta ci sono stati degli screzi con i tifosi. Tuttavia, devo dirti che adesso è cambiato tutto nel calcio e quindi è difficile fare un paragone. Per quanto riguarda la situazione attuale, penso che ci siano delle cose che noi non possiamo sapere e quindi i giocatori possono anche fare delle scelte sbagliate, come quelle di andare o no sotto la curva dopo la fine della gara.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso sta per arrivare la Fiorentina. Sarà una gara tra deluse?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Tra deluse non direi, perché il Torino viene da un risultato positivo fuori casa, mentre la Fiorentina ha perso malamente in casa e aveva pure perso la partita precedente. La squadra di Montella ha fatto un buon avvio di campionato e anche lei probabilmente sta patendo qualche problema.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Claudio. Tu sei ottimista o no, per quanto riguarda il prosieguo del campionato del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io sono sempre ottimista, anche perché non considero mai che l’allenatore sia l’unica causa del cattivo andamento della squadra. Spero che da adesso in poi il Toro affronti le partite con un pizzico di morale in più, perché è una squadra che può fare molto bene e sicuramente meglio di quanto non abbia fatto fino adesso.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-claudio-sala.jpgSiNche-cosa-sta-succedendo-al-torino-lo-abbiamo-chiesto-a-claudio-sala-1013636.htmSi100451001,02,03030229
241013624NewsCampionatiDalla parte del tifoso del Toro20191021173638Dopo l`ennesima prestazione incolore del Torino a Udine, si pongono i soliti interrogativi di una squadra incapace di crescere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Già, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">FORZA TORO. Sempre!</b> Ma quante volte ancora il popolo granata deve fare di questo mantra la ragione di sentirsi tifosi del Toro sulla pelle, nella testa e nel cuore, sorpassando gli altalenanti momenti di illusione e poi di disillusione? A Udine come contro Lecce, Sampdoria e Parma, sempre lo stesso problema, sempre lo stesso atteggiamento di squadra che non intende incidere, far parlare di sé in termini ammirevoli ma soltanto in modo negativo. E non è certo il mancato rigore su Laxalt che può far gridare allo scandalo nel match che il Toro ha perso a Udine, ma per un complesso di cose che l’hanno reso avulso dal gioco e incapace di dare un’immagine di gioco moderno che s’intende fatto con sanguigna propulsione in avanti con l’attenzione a essere corti quanto basta, per potere far fronte ai vari momenti che si riferiscono al non possesso palla. Nella squadra di Mazzarri si parla da sempre di difetti atavici dovuti a ingenuità, distrazioni difensive, mancanza di concentrazione mentale nell’affrontare con la stessa attenzione le squadre forti e quelle che stimolano meno. Discorsi senza fine che non hanno portato nel tempo alcuna modifica mentale, oltre che tattica e tecnica. E non è tanto lo schema tattico che Mazzarri ha imposto a questa squadra fin dal primo giorno in cui si è insediato allenatore del Toro, ma a parer nostro sussiste quella mancanza di stimoli a produrre un gioco moderno, che si concretizza attraverso una mentalità propositiva e senza timori reverenziali verso l’avversario che probabilmente nemmeno lo stesso Mazzarri ha insito in sé. Va bene rispettare l’avversario, ma c’è un calcio d’oggi in cui non si prevede più il dovere aspettare l’avversario per colpirlo nelle ripartenze. L’avversario, anche se superiore tecnicamente, lo devi aggredire alto, non farlo ragionare e inibirlo nella sua naturale fonte di gioco.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Per fare questo c’è bisogno di una preparazione fisica e mentale che il Toro non ha perché è l’espressione dell’insegnamento del proprio allenatore. Chi ha mai visto il Toro aggredire dal primo minuto l’avversario di turno fino alla fine della partita? Crediamo che in questo campionato (ma se non ricordiamo male neanche in altri) soltanto in pochi sprazzi di match la squadra di Mazzarri si sia espressa in questo senso. Eppure, squadre come Parma, Hellas Verona, Lecce, Brescia, che sono inferiori tecnicamente al Toro, hanno un gioco aggressivo, mai riverenziale verso l’avversario e scendono in campo con la mentalità rafforzata da un’autostima che aiuta a moltiplicare le proprie reali qualità. Il Toro non può continuare ad andare sempre indietro come i gamberi, perché se dovesse continuare così, ci sembrerebbe opportuno puntare lo sguardo su Mazzarri come probabile imputato della mancanza di crescita dei granata. Non serve andare davanti alle telecamere dopo l’ennesima sconfitta e ripetere sempre: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ non siamo stati capaci di chiudere la partita”</b> oppure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“i ragazzi sono</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">stati ingenui e su quest’aspetto dobbiamo continuare a lavorare molto…..”.</b> Ma quanti anni ci vogliono ancora affinché il popolo del Toro possa vivere un presente capace di inorgoglirsi non solo per la sua immensa, grande storia? Il Torino deve entrare stabilmente a far parte del novero delle grandi squadre italiane in cui c’è entrata anche l’Atalanta di Gasperini con un concetto di gioco a tutto campo che va oltre le reali potenzialità tecniche dei suoi giocatori che vede nel Papu Gomez, Muriel, Duvan Zapata e Ilicic, i fari di orientamento dei vari Toloi, Palomino, Gosens, Castagne, Freuler, mentre i granata di Sirigu, Izzo, Ansaldi, De Silvestri, Nkoulou, Baselli, Rincon, Laxalt, Belotti, Iago Falque, Zaza e Verdi, non fanno da traino ai vari Millico, Parigini, Meitè, Ola Aina e altri giovani? Un motivo ci sarà pure. Qual è? Secondo noi sta proprio nella mentalità generale di un’idea di calcio moderno che il Toro non ha!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNdalla-parte-del-tifoso-del-toro-1013624.htmSi100451001,02,03030293
251013618NewsCampionatiInter – Juve. L’analisi20191007172139Un derby d`Italia da ricordare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il tanto atteso derby d’Italia firmato da Conte e Sarri è finito con la vittoria della Juventus per 2 a 1. Un risultato che non rispecchia appieno l’armonia delle trame di gioco prodotte da una Juve spettacolo, che forse ha meravigliato persino se stessa. Diciamo questo perché alla vigilia del match si pensava che la non brillantezza del gioco della Juventus, ancora alla ricerca della propria fisionomia, potesse in qualche modo agevolare il furore agonistico dell’Inter che era capoclassifica a punteggio pieno. Ma alla squadra di Conte non è bastata la freschezza, l’intensità e la voglia di pressare alto (in verità solo qualche volta durante tutta la partita) per una Juventus che fin dai primi minuti ha mostrato un approccio alla gara di notevole qualità. In gol con Dybala fin dall’inizio del match, i bianconeri hanno messo subito le cose in chiaro e finalmente goduto di quello spettacolo calcistico ad alto livello espresso da straordinarie trame di gioco volute da Sarri. Poi l’Inter al 18’ giunge al pareggio su calcio di rigore segnato da Lautaro Martinez e la partita assume attimi di fiammate offensive più per merito della Juve che dell’Inter stessa. Ma all’80’ dopo tante occasioni mancate dalla Juventus, Gonzalo Higuain segna il gol della vittoria bianconera. Tuttavia, partendo dal presupposto che ai fini della classifica attuale questa vittoria della Juventus sia oggettivamente ininfluente per la conquista dello scudetto, possiamo dire con certezza che il gap esistente tra le due squadre sia un fatto acclarato e nel momento in cui si tireranno le somme finali avrà sicuramente il suo significato. Tuttavia, la delusione patita dall’Inter per questa sconfitta, non deve demotivare l’ambiente facendolo cadere nel solito catastrofismo esistente prima dell’arrivo di Conte, perché questa squadra ha assorbito in fretta il carattere del suo allenatore e intende proseguire il proprio cammino attraverso l’intensità agonistica, la determinazione, la grinta che sono il credo di Antonio Conte. Detto questo, aggiungiamo che quanto visto a San Siro è il frutto di un maestoso progetto che quest’anno la Juve ha fatto nell’investire in maniera per certi aspetti anche smisurata, di arrivare a un processo di cambiamento culturale e calcistico che è sembrato necessario per dare un senso al dopo Allegri. Una sorta di rivoluzione di mentalità pallonara rivista e aggiornata con i tempi moderni, affidandosi ai modelli più prestigiosi europei che immancabilmente sono le forze più rappresentative della Champions League. Un calcio che faccia divertire divertendosi, che non è un gioco di parole ma ha un suo significato ben preciso nel volere essere belli, propositivi e allo stesso tempo pragmatici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il calcio moderno voluto da Sarri, due tocchi e via, squadra corta e sempre alta a pressare costantemente l’avversario, senza la paura di doverlo subire in contropiede. Da qui parte tutto il coraggio psicologico di liberare le menti dei giocatori a propria disposizione, che pur sviluppando negli allenamenti schemi tattici da imparare a memoria, non devono sentirsi attanagliati da preclusioni che inibiscano la fantasia e la voglia di divertirsi giocando al pallone. E’ il credo di Sarri che, posto alla guida di una squadra di tanti campioni come la Juve, deve inculcare la semplicità di giocare un calcio offensivo, pur non intimorendo chi non è attento alla fase difensiva. E su questo discorso entra in ballo De Ligt, il 19enne difensore olandese pagato 85,5 milioni di euro, che secondo noi rappresenta al momento il vero problema nel gioco della Juve. E’ vero, il ragazzo è stato acquistato per un investimento che possa protrarsi nel tempo e che nell’immediato era in previsione di farlo maturare attraverso l’esempio di Chiellini e Bonucci. Ma l’imprevisto grave infortunio subito a inizio stagione dal capitano della Juventus ha dato via libera al difensore olandese, il quale si è trovato a dovere capire un calcio diverso, un ambiente diverso, un allenatore diverso e dei compagni di reparto che ha bisogno di sentirli più vicini dal punto di vista dell’intesa. Tutte cose che hanno bisogno di tempo, ma che al momento creano molti problemi a una Juve che anche per questo motivo non è ancora perfetta. Dunque, ritornando al derby d’Italia, possiamo dire che abbiamo goduto di un calcio vero prodotto da cambi azzeccati negli uomini e tattiche rivoluzionate al momento da Sarri senza il timore di sbagliare; anche se, come dicevamo pocanzi, è giusto non dimenticare certe preoccupanti incertezze difensive prodotte dalla Juve. Per quanto riguarda invece la squadra di Conte, continuiamo a pensare tutto il bene che abbiamo detto fin dall’inizio di stagione, a patto però che dopo questa bruciante sconfitta non si ricada a rivedere i soliti scheletri nerazzurri, che per anni si sono accumulati nell’armadio di casa Inter.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711dybala-e-higuain.jpgSiNinter-juve-l-analisi-1013618.htmSi100451001,02,03030272
261013613NewsCampionatiIl Toro e il “gallo” Belotti ribaltano il Milan di Giampaolo20190927080001Una gara a due facce.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono partite di calcio che per la loro intensità di gioco ed emozioni prodotte, restano nella memoria come momento di un vissuto sportivo difficile da dimenticare. Tutto questo, naturalmente, a prescindere dalla propria fede sportiva che riesca in qualche modo a far vedere con oggettività l’andamento di un match calcistico che propone sentimenti di sfrenata gioia e cocente delusione. Due facce del mondo dello sport che appassionano, che esaltano, che danno il gusto dolce amaro della vittoria o della sconfitta. Ebbene, parlando della partita di calcio Torino – Milan che ha chiuso la quinta giornata di campionato, possiamo proprio dire che tutti questi altalenanti sentimenti che toccano le corde dell’emozione, si sono prodotti nel vedere le due facce delle squadre in campo. Alla fine ha vinto il Toro con un 2 a 1 meritato, ma che non toglie la qualità di un Milan il quale, andato in vantaggio nel primo tempo con un rigore calciato da Piatek, ha condotto la prima frazione di gioco senza essere cinico nel chiudere la gara con un altro gol, approfittando dell’assoluta assenza fisica di un Toro che è apparso annichilito, privo di idee e senza i suoi soliti attributi calcistici. Questa è la sintesi di un primo tempo in cui la squadra di mister Gianpaolo ha dominato un Toro che rientrato a testa bassa, ha saputo riflettere tra le pareti dello spogliatoio, si è guardato negli occhi ed è ripartito con rinnovata grinta, determinazione e voglia di superare un avversario difficile, il quale era forse più da ricercare in se stessi, piuttosto che nella squadra avversaria. E così è stato, perché il Toro trascinato dal gallo Belotti che ha realizzato una fantastica doppietta, ha superato un Milan in evidente difficoltà e incredulo di questa metamorfosi mostrata in campo dai granata. Tuttavia, è giusto dire che fino alla fine i rossoneri hanno tentato di pareggiare la partita con Piatek, ma grazie alle strepitose parate di Sirigu, il Toro di Mazzarri ha raggiunto il quarto gradino della classifica assieme a Napoli e Cagliari. Ma nell’analisi tattica della partita c’è da rilevare anche il mutamento iniziale voluto da mister Mazzarri, il quale dapprima si è presentato in campo con un 3-4-1-2 proponendo una squadra con il trequartista Verdi, poi, per effetto della sostituzione dello stesso Verdi con Berenguer, l’inserimento di Ansaldi al posto di Lyanco e Djidji in sostituzione di Aina, ha cambiato l’assetto con un 4-4-2 che prevedeva l’arretramento di De Silvestri come esterno basso e Ansaldi e Berenguer esterni alti a far da supporto alle due punte Belotti e Zaza. Una mossa azzeccata e vincente, che si è intersecata perfettamente a uno spirito di gruppo di notevole intensità agonistica. E il Milan? Si è perso per strada, aggredito com’è stato dalle tante folate granata che nel secondo tempo ne hanno sentenziato la vittoria finale. Ma siamo agli inizi del campionato e partite come questa non devono contrapporre irreparabili pensieri distruttivi per chi ha perso ed eccessivi entusiasmi per chi ha vinto ma deve necessariamente trovare la continuità di gioco e risultati, perché la strada da percorrere è ancora molto lunga. E se è vero che il Milan di Giampaolo deve in qualche modo lavorare molto sotto il profilo caratteriale nell’essere più cinico, il Toro di Mazzarri deve assolutamente trovare la continuità facendo tesoro di questa bella vittoria casalinga, senza tuttavia dimenticare le due cocenti sconfitte rimediate con Lecce e Sampdoria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNil-toro-e-il-gallo-belotti-ribaltano-il-milan-di-giampaolo-1013613.htmSi100451001,02,03030261
271013595NewsEditorialeSinisa Mihajlovic e la leucemia20190714073338Momento difficile per l`allenatore del Bologna.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando si dice che il calcio è la metafora della vita, non si dà per scontato una delle tante banalità che s’impadroniscono del nostro dire quotidiano. Noi che scriviamo di questo mondo che tutti crediamo non faccia parte della “normalità”, per la quantità eccessiva di milioni di euro che si investono e poi si ricavano come plusvalenze, spesso dimentichiamo che al centro di tutto c’è la persona. Calciatori, allenatori, manager e procuratori del pallone, si arricchiscono a dismisura, sono viziati, coccolati, idolatrati, ma restano comunque essere umani con le fragilità di ogni altra persona. Quanto è accaduto in questi giorni all’attuale allenatore del Bologna <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, il quale ha scoperto di essere affetto da leucemia acuta, ci ha fatto riflettere ancora una volta su come il calcio dei ricchi e di un mondo a parte, non sia diverso nei sentimenti da ciò che è la lotta per la vita che è uguale per tutti. Così ha detto Mihajlovic in conferenza stampa: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono qui per combattere, tutto è iniziato cinque giorni fa. Ho dovuto inventare di avere la febbre per non fare preoccupare mia moglie. Ho sostenuto gli esami alle 15 e alle 21 ho avuto la risposta: leucemia acuta”.</b> E ancora: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“E’ stata una bella botta, sono dovuto stare in camera per piangere e riflettere. Ho ricevuto tantissimi messaggi e chiamate, mi scuso con le persone cui non ho risposto. Ora posso affrontare la malattia a testa alta. Sì, sono incazzato perché nella vita nessuno mi ha mai regalato nulla. Ho dovuto sempre combattere e lo farò anche questa volta.</b> E poi l’appello: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Non dovete sentirvi invincibili, la prevenzione può salvarci la vita. Per fortuna ho scoperto ora la malattia e posso batterla. La batterò come ho sempre fatto. Ho chiesto ai miei ragazzi di starmi vicino, continuerò ad allenare ma ho bisogno di tutti”.</b> E tra comprensibili momenti di commozione, c’è sempre un motivo portante nelle parole di Sinisa Mihajlovic: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la vita.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">La vita</b> come significato di ogni cosa, come riflessione dell’essere una e irripetibile, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la vita</b> che ti si para davanti quando meno te lo aspetti, ti chiede il conto e in un attimo sconvolge tutto, anche il tuo mondo così edulcorato cui il pallone ti ha abituato e anche privilegiato. Ma nel dire di Sinisa c’è anche il suo carattere che conosciamo sempre così forte e talora irascibile, proprio quando le cose non vanno per il verso giusto. E’ il suo modo di essere che, tuttavia, non ha mai nascosto angoli di fragilità non tanto nascosti. Lo abbiamo conosciuto quando è stato allenatore del Torino, sempre verbalmente aggressivo in sede di conferenza stampa, in allenamento, in panchina e anche quando diede una manata di sfogo al cartellone TIM prima di uscire dal campo, quasi a manifestare i presunti torti subiti nel corso della gara. E’ il suo modo d’essere, è qualcosa che è sempre stato insito nel suo carattere forte che, tuttavia, non ha mai nascosto il valore dell’uomo. E ora che la vita lo mette a dura prova, Sinisa sfodera tutta la sua forza di combattente puro, capace di non arrendersi mai anche di fronte all’avversario più agguerrito come la leucemia. Adesso comincia la sua vera battaglia di vita e, conoscendolo, siamo sicuri che la vincerà con forza, con l’animo di chi alla sconfitta non c’è mai stato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bolognafl0711fl0711sinisa-mihajlovic-bologna.jpgSiNsinisa-mihajlovic-e-la-leucemia-1013595.htmSi100451001,02,03030223
281013580NewsCampionatiIl romanzo del pallone, tra lacrime e addii.20190527180756L`ultima domenica del campionato di Serie A, ha riservato molte emozioni. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è concluso il campionato di Serie A 2018/’19. Una domenica di tristezze in cui il calcio italiano ha manifestato una summa di sentimenti capaci di contrapporsi tra lacrime di gioia e malinconici addii. Gioisce l’Atalanta di Gasperini che vincendo contro il Sassuolo si è piazzata al terzo posto in classifica con 69 punti assieme all’Inter, la quale soffrendo smisuratamente contro un ottimo Empoli, entra a far parte della Champions League del prossimo anno. Milan, Roma e Lazio, (che vincendo la Coppa Italia si è qualificata ai gironi di Europa League) entrano in Europa, mentre Chievo, Frosinone ed Empoli vanno mestamente in Serie B. Si salvano per il rotto della cuffia Genoa e Fiorentina, che pareggiando una partita priva di intensità per evidente paura di offendersi reciprocamente, accolgono con entusiasmo la sconfitta dell’Empoli. Peccato per la squadra di mister Andreazzoli, che ha espresso un buon calcio fino alla fine e capace di mettere in serie difficoltà la pazza Inter di Spalletti. Emozioni e adrenalina ad alti livelli per gli appassionati di calcio che, tranne le partite Sampdoria – Juventus (gara insignificante), Cagliari – Udinese e Frosinone – Chievo, hanno tenuto il fiato in sospeso. Ha vinto il Bologna contro il Napoli (straordinaria l’impresa fatta da Mihajlovic) ed ha vinto anche il Toro di Mazzarri e la Roma di Ranieri che hanno salutato gli addii eccellenti di Emiliano Moretti che ha appeso le scarpe al chiodo, quello di Daniele De Rossi che ha lasciato la sua Roma per volere della società giallorossa. E ancora mister Ranieri, prima chiamato per risolvere i problemi della Roma nel dopo Di Francesco e poi frettolosamente non confermato. Film che si ripetono col passare degli anni, ingratitudini e struggenti visioni di un pallone sempre pronto a raccontarti la vita con tutte le sue sfaccettature. Una metafora perfetta dove lo sgorgare delle lacrime è il significato di momenti di gioia e di dolore, di sorrisi, di braccia alzate al cielo e di tristezze su volti che manifestano la propria delusione. Così come l’Empoli che va in Serie B dopo aver creduto legittimamente fino alla fine di restare in Serie A. E così come i tifosi di Torino e Roma che perdono due calciatori e un allenatore tanto amato. Diverse queste figure, diverse queste storie che comunque raccontano l’unico senso romantico di un pallone che fa dell’emozione il significato di ogni cosa. E allora ci chiediamo cosa mai sarebbe il calcio senza il gol e senza i suoi personaggi che gli ruotano attorno, costruendo percorsi professionali che sfociano nell’umano dei sentimenti più profondi. Nulla è per sempre, tutto si può protrarre per lungo tempo, ma niente ti garantisce l’eterno, almeno tra noi comuni mortali. E quando vedi stadi come quelli di Torino e Roma che sono gremiti di tifosi non tanto per l’esclusivo senso del gioco del calcio, ma per quello che rappresenta nei suoi valori umani, allora tutto ritorna come qualcosa che dà il significato profondo a chi in maniera superficiale vede soltanto il calcio al pallone come una semplice pedata per fare gol. No, dentro c’è l’emozione, c’è la rabbia, ci sono gli abbracci, c’è la persona in quanto tale. Schegge di momenti di sport che enfatizzano la fragilità dell’uomo nella sua essenza. E’ stata dunque la domenica della commozione ma anche dei verdetti finali, delle giustizie, delle ingiustizie, delle gioie e delle delusioni talora inaspettate. Ma non è proprio come il nostro quotidiano?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711l'addio-di-de-rossi.jpgSiNil-romanzo-del-pallone-tra-lacrime-e-addii-1013580.htmSi100451001,02,03030303
291013569NewsCampionatiL’Atalanta delle meraviglie20190516175998La Dea, nonostante la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, resta la migliore realtà calcistica del nostro campionato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Dea, prossima avversaria della Juventus nel penultimo turno di campionato, nonostante la delusione della sconfitta da parte della Lazio nella finale di Coppa Italia, possiamo definirla come una squadra che più d’ogni altra gode dei favori del bel gioco, paragonabile per dinamismo, brillantezza e ordine tattico, alle migliori compagini inglesi di questo momento. I bergamaschi, infatti, con 65 punti in classifica occupano il quarto posto a un solo punto dall’Inter. Un obiettivo intrigante per i giocatori di Gasperini, che accarezzano il sogno di partecipazione alla Champions 2019/’20. Tuttavia, il cammino in questo campionato della Dea non è sempre stato così brillante, come da un certo punto in avanti. Se infatti proviamo a ripercorrere le prestazioni della squadra di Gasperini fin dall’inizio dell’attuale campionato, ci accorgiamo delle tante traversie sostenute prima di arrivare a tale livello. L’iniziale esclusione del Milan in Europa League avrebbe portato la Dea ad accedere direttamente alla fase a girone, ma dopo che il ricorso presentato dai rossoneri è stato accettato, ai bergamaschi è toccato disputare in piena estate i turni preliminari, eliminando il Sarajevo e l’Hapoel Haifa. Nel frattempo è iniziato l’attuale campionato di Serie A, e l’Atalanta con il 4 a 0 inflitto al Frosinone, realizza come numero di gol un qualcosa che alla prima giornata di campionato non si verificava da dieci anni. E intanto continua il percorso degli orobici in Europa League con il match d’andata contro i danesi del Copenaghen terminato a reti bianche, ma la squadra di Gasperini sembra decisa a vendere cara la pelle nello scontro di ritorno. Intanto, la partita di campionato contro la Roma finisce 3 a 3 e l’Atalanta si avvia subito a disputare il match di ritorno in Europa League. La partita termina a reti inviolate e la Dea è costretta a effettuare i tempi supplementari e i calci di rigore, che la estromettono dalla competizione europea per effetto degli errori dal dischetto di Papu Gomez e Cornelius. Questa delusione, davvero cocente per gli orobici, ha subito creato un periodo negativo a livello mentale e fisico, dovuto anche a una preparazione inaspettatamente anticipata per i fatti prima citati. E così i nerazzurri di Gasperini perdono in casa contro il Cagliari, perdono a Ferrara contro la Spal, pareggiano contro il Milan e il Torino e ripiombano nella sconfitta fuori casa contro la Fiorentina e poi in casa contro la Sampdoria. A questo punto il cielo sopra lo Stadio Atleti Azzurri d’Italia, comincia a essere nuvoloso e carico di polemiche. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che succede dunque a questa Atalanta così piena di promesse di bel gioco e risultati? Gasperini cerca una spiegazione a questa improvvisa carenza di gioco e si discolpa nell’asserire che mai si è sognato di dire che la sua Atalanta potesse arrivare in Europa, semmai il primo obiettivo sarebbe stato quello di salvarsi. Un classico del calcio che acclama quando le cose vanno bene e distrugge tutto al primo insuccesso. Comunque, tra una polemica e l’altra, la Dea e il suo allenatore s’impongono di non smarrirsi e cercano di riprendere la strada bruscamente interrotta. Così, all’inizio dell’autunno, gli orobici azzeccano un filotto di 4 vittorie, cominciando con un corposo 5 a 1 a Verona contro il Chievo e finendo con un bel 4 a 1 casalingo inflitto all’Inter di Spalletti. Segno di una ritrovata vena e una ripresa che sapeva di orgoglio, ma anche di qualche ravvedimento tattico effettuato da mister Gasperini. Poi, sul finire del girone d’andata, l’Atalanta beneficia dell’improvvisa vena di Zapata il quale realizza gol importanti per il gioco, l’ambiente e la classifica, che dopo 19 giornate la vede salire all’ottavo posto con l’avanzare del suo cammino in Coppa Italia. Nel girone di ritorno la squadra mantiene una grande regolarità di risultati, grazie anche alla crescita di giocatori tecnicamente forti come Ilicic e Papu Gomez che spalleggiano la forza fisica di Duvan Zapata. La squadra sembra rifiorita anche sul piano mentale, per il suo essere perfettamente coesa tra difesa (con il redivivo Masiello e poi Castagne, Djimsiti, Gosens, Mancini, Palomino e Toloi) centrocampo (con De Roon, Freuler, Pasalic) e attacco. Ma nulla sarebbero questi giocatori, se non ci fosse la sapiente mano di Gian Piero Gasperini da Grugliasco, il 60enne allenatore di un’Atalanta cui si sono ormai sprecati i migliori aggettivi nell’espressione del bel calcio. Certo, perdere la finale di Coppa Italia brucia molto all’ambiente orobico, soprattutto in virtù di come è maturata questa sconfitta. Tuttavia, possiamo tranquillamente dire che questa Atalanta, la quale oggi consideriamo come una ex provinciale, ci induce a pensare come anche nelle piccole realtà si possa instaurare l’idea di un calcio ad alti livelli. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711foto-gian-piero-gasperini.jpgSiNl-atalanta-delle-meraviglie-1013569.htmSi100451001,02,03030230
301013565NewsCampionatiIl Toro trascina il popolo granata, in un’alternanza di emozioni intense 20190512163628Contro il Sassuolo, i granata di Mazzarri sono stati autori di una partita incredibile. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono partite di calcio che per la grande intensità emotiva, riesce difficile raccontare anche a noi cronisti che da molti anni narriamo le gesta dei calciatori sul terreno di gioco. Torino – Sassuolo è uno di quei match in cui se racconti l’inizio, la metà e poi la fine della gara, ti accorgi di avere scritto cose diverse, perché differenti sono state le situazioni tecniche e agonistiche capaci di farti cambiare umore e persino giudizi affrettati su questo o quel giocatore e anche sull’allenatore. Così è il calcio, così è questo mondo del pallone capace di farti perdere il senso logico dell’equilibrio e disperderti tra i meandri di sentimenti ed emozioni contrapposti tra loro. Ma la partita che il Toro ha giocato in casa contro il Sassuolo all’ora di pranzo, era una di quelle che equivalgono una grande finale per situazione di classifica e per emozioni garantite fin dall’inizio. E poi, nello sviluppo della gara, ti accorgi che proprio queste forti emozioni così altalenanti, immediate e capaci di toglierti il respiro, sono adatte soltanto ai forti di cuore. Ma questa volta il cuore granata ha retto bene, perché non è stato facile assorbire la prima delusione della gara, proprio quando il gallo Belotti al 16’ del primo tempo su calcio di rigore scheggia la traversa con la palla che va alta. Poi, al 27’ il Sassuolo è andato in vantaggio con un gol di Bourabia, il quale si fa espellere dall’arbitro per un doppio giallo causato da un suo precedente fallo e poi dall’essersi tolto la maglia nell’esultare. Dunque, un Sassuolo rimasto in dieci uomini ma in grado di continuare a dare filo da torcere ai granata che non ci stanno a subire una sconfitta davanti a uno stadio gremito di tifosi. E intanto sugli spalti abbiamo visto soffrire il popolo granata che, come sempre, ha incitato la squadra nel suo eterno ruolo di dodicesimo giocatore in campo. Passano i minuti e l’ansia si fa ancora più forte, i battiti del cuore si acuiscono ad ogni tiro fallito dai granata e soprattutto di Belotti, il quale al 35’ tira addosso al portiere Consigli un pallone che avrebbe potuto riequilibrare le sorti della prima frazione della gara. Si va così all’intervallo tra l’esultanza dei sostenitori del Sassuolo e l’angoscia di quelli del Toro. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma si ricomincia, non c’è tempo da perdere, il Toro non può fare svanire nel nulla un’Europa che è lì, a portata di mano, anzi di piede e di cervello. In campo rientrano gli stessi 22 che avevano cominciato la partita, ma poi al 49’ Mazzarri fa entrare Zaza che prende il posto di Lukic. Così, si evince subito l’intenzione di un Toro arrembante che appare a trazione anteriore con la presenza in campo di Belotti, Zaza, Iago Falque e Berenguer in contemporanea. E non è un caso che il Toro, sanguigno più che mai, pareggi i conti con Belotti al 56’. Al 64’ anche i nero verdi cambiano Djuricic con Rogerio, ma è il Toro che attacca a testa bassa e con forza costringe il Sassuolo ad arretrare il proprio baricentro, fino a chiudersi nella propria metà campo. Ma, ironia della sorta, il calcio beffardo riserva ancora ai tifosi del Toro un’altra delusione nel vedere segnare il Sassuolo con un eurogol di Lirola. Incredibile, un gol che avrebbe stroncato gli animi di chiunque, ma non dei giocatori granata che invece di perdersi in disarmanti ed effimeri atteggiamenti negativi, ricominciano a macinare chilometri con straordinaria forza fisica, a testa bassa, quasi a combattere il destino avverso ancor più che il Sassuolo stesso. Proprio com’è scritto nella sua gloriosa storia che si rivede sempre tra le sagome e le gesta del Grande Torino. Così, con il cipiglio di chi non ci sta a essere sconfitto, all’81’ arriva il pareggio di Zaza. Un boato di speranza si capta tra il popolo granata che riprende animo, proprio come fanno i suoi campioni in campo. Ed è proprio adesso che si avverte il picco di un’adrenalina che sale dritta in cielo e crea emozioni che tolgono il respiro. Adesso lo stadio innalza al cielo le sue urla di speranza, le cromature granata si uniscono tra lo sventolio di sciarpe e l’alzare delle sciarpe in segno di carica verso i calciatori del Toro, a cui si chiede un ultimo sforzo. Un presagio al gol del gallo Belotti che arriva all’82’ e pone fine alla grande paura. Torino 3 – Sassuolo 2. Una bellissima rete che non si ha nemmeno il tempo di magnificare per la bellezza del gesto tecnico con cui il gallo l’ha messa lì, alle spalle del portiere Consigli che nulla ha potuto contro un’imparabile sforbiciata al volo. Sempre nella stessa porta, sempre con lo stesso gesto tecnico che il gallo Belotti aveva fatto contro il Sassuolo lo scorso campionato. Un segno del destino, un qualcosa che racconta un Toro da assaporare, che fa soffrire e poi gioire i suoi tifosi. E chissà che gli Invincibili del Grande Torino siano i veri autori di questo sogno granata che si sta avverando dopo tanti anni. Il Toro di Mazzarri c’è, è volenteroso, arrembante anche se non perfetto. Ma che importa, la classifica al momento parla di un sesto posto e di 60 punti che fanno felice il popolo granata, il presidente Cairo, Mazzarri e i suoi ragazzi. Adesso restano due partite da giocare, una ad Empoli e l’altra in casa con la Lazio. I deboli di cuore sono avvertiti. Le emozioni saranno ancora intensissime!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Sadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNil-toro-trascina-il-popolo-granata-in-un-alternanza-di-emozioni-intense-1013565.htmSi100451001,02,03030234
311013534NewsCoppeJuventus, è arrivato il giorno della verità20190312174951Per Allegri,CR7 e compagni è l`ora della verità. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ da quella assurda sera del Wanda Metropolitano, che i tifosi bianconeri aspettano la notte della rivincita. Quella squadra scesa in campo non era la vera Juventus e non era neanche la lontana parente di quella che è veramente, nonostante certe manchevolezze tattiche che spesso imputiamo ad Allegri. Una notte mortificante per il popolo bianconero, il quale mise da parte persino l’immenso distacco in campionato dal Napoli, che già preannunciava la conquista dell’ottavo scudetto consecutivo per la Juventus. L’amarezza di quella partita di Champions contro l’Atletico Madrid fu troppo intensa, bruciante ed impossibile da assorbire. Per questo, fin dal giorno dopo quella incredibile sconfitta, il mondo bianconero ha vissuto con ansia la spasmodica attesa della rivincita all’Allianz Stadium. Ebbene, adesso quella notte tanto attesa sta per arrivare. A Torino, nella sua parte di fede bianconera si respira aria e voglia di partita perfetta, in cui solo la Juventus stessa, prima ancora dei Colchoneros, può essere la vera antagonista di sé. Certo, resettare completamente tutto è praticamente impossibile, tuttavia, nella notte più importante della stagione della Juventus, il popolo bianconero deve mobilitarsi e provare in qualche modo a non essere prevenuto su pensieri anti Allegri, su insoddisfazioni e idee di programmazione sulla sua probabile sostituzione e di tante innumerevoli disapprovazioni contro la società per il caro biglietti. Pensiamo che a tempo dovuto i sostenitori della Vecchia Signora d’Italia abbiano la legittimità, se lo riterranno opportuno, di scegliere il modo migliore per contestare. Ma questa notte, no! La Juventus ha bisogno del dodicesimo giocatore in campo, perché l’eventuale remuntada sugli spagnoli significherebbe l’accesso ai quarti di finali e la possibilità di arrivare fino in fondo, partecipando a quella finale tanto attesa per poterla vincere. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ stato il sogno delle notti juventine già da questa estate, proprio quando la Juventus ufficializzò l’acquisto di Cristiano Ronaldo. Già, perché lui è senza dubbio l’uomo Champions, il calciatore che ha vinto cinque volte la Coppa dalle grandi orecchie ed ha segnato 122 reti. CR7 ha scelto la Juve, ma anche la società lo ha voluto insistentemente senza badare a spese, sicura di colmare finalmente quel fastidioso gap che le ha impedito di vincere una Champions che nel tempo è persino apparsa stregata per i colori bianconeri. E’ stato come incontrarsi in un intersecarsi di situazioni che fanno capo alla convinzione di un affare comune, capace di portare benefici ad entrambi. Quindi, in questa notte di football ad alti livelli in cui si spera in un’impresa storica da parte della Juventus, la differenza la farà sicuramente il campione tanto voluto da tutto il mondo bianconero. E se è vero che nel calcio contano gli episodi e certi meccanismi di squadra che si devono incastrare perfettamente come tessere che completano un puzzle, è altresì vero che il campione fa sempre la differenza. E CR7 la fa la differenza; su questo non ci sono dubbi! <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono sicuro al 200% che Cristiano farà Cristiano”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dice capitan</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini.</b> Un chiaro pensiero di quello che significa avere in squadra, nello spogliatoio, in campo e nei vari allenamenti quotidiani, un leader di tale spessore tecnico e umano, capace di migliorare l’autostima di tutti i propri compagni di squadra. E in momenti come questo c’è proprio bisogno dell’unione d’intenti, c’è bisogno di vedere l’avversario con rancore sportivo, per aver creato tanti malumori dopo quell’infausta notte al Wanda Metropolitano, capace di destabilizzare l’armonia dell’ambiente juventino che comprende, oltre ai tifosi, anche gli addetti ai lavori. C’è poi la fase tattica da analizzare da parte di Allegri, che sta studiando da giorni il modo migliore per superare la squadra del Cholo Simeone. Proprio il Max livornese che ha le sue responsabilità e che si trova ormai in mezzo a un mare di contestazioni, deve dimostrare che sa di Europa e che non è vero che tende ad un calcio fatto di antiche idee, dove basta attendere sempre l’avversario per poi colpirlo nelle ripartenze. Il calcio in Europa si gioca con aggressività, forza fisica, velocità, e con uno, o massimo due tocchi, capaci anche di verticalizzare il gioco e trovarsi in area di rigore ed essere pronti al tiro in porta. Ma snaturare le caratteristiche di certi calciatori, nel fare di Allegri sembra essere la sua specialità, il suo modo di intendere un calcio fatto di tuttologi. Naturalmente è ancora tutto da dimostrare, visto che in campo europeo conta vincere e lui non ha mai vinto nulla, al contrario dei vari Guardiola, Mourinho, Zidane, la cui prossima presenza sulla panchina della Juve sembrava già cosa fatta, se non ci fosse stato l’intervento furbesco e repentino di Florentino Perez, il quale gli ha dato maggiori poteri per convincerlo a ritornare ad allenare il Real Madrid. Ma questa notte il campo parlerà chiaro e Massimiliano Allegri lo sa bene. Le chiacchiere sono già state spazzate via dall’impetuosità del vento che in questi giorni è soffiato violentemente sull’Allianz Stadium. Dunque, signor Allegri, dimostri che in campo internazionale ci sa fare. I giocatori li ha. E <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>una volta per tutte, metta pure il turbo a questa “Ferrari” bianconera che ha a sua disposizione. Altrimenti s’ingolfa……… </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNjuventus-e-arrivato-il-giorno-della-verita-1013534.htmSi100451001,02,03030242
321013512NewsCampionatiInter, Spalletti sotto esame. 20190201153919In casa nerazzurra si profila una ristrutturazione di base già da questa estate.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>D</span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>opo la fuoriuscita dalla Champions da parte dell’Inter, adesso registriamo anche la sconfitta ai rigori contro la Lazio e la conseguente eliminazione dalla Coppa Italia. Situazioni non proprio idilliache per la società nerazzurra, che all’inizio di campionato si presentava come la vera antagonista alla Juventus. E così con il trascorrere dei vari impegni calcistici, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> mette in mostra quell’ansia da prestazione che nel calcio è emblema di mancanza di sicurezza e di recondite paure che si manifestano con l’assoluta carenza di autostima. Il gioco che non c’è, lo spogliatoio che mostra nervosismo perché non c’è partecipazione globale di squadra, dove ciascuno dei calciatori cerca di salvare soltanto se stesso. Senza contare l’ormai risaputa voglia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic </b>di andare via dall’Inter, la quale non è riuscita a cederlo nell’appena chiuso mercato di gennaio. Tutte cose che raccontano una situazione sfuggita di mano a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti,</b> il quale è consapevole di avere fallito il suo intento di riportare l’Inter ai fasti che gli competono. E adesso si parla di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> come naturale sostituto di Spalletti sulla panchina dell’Inter. E ci sarebbe più di un indizio, visto che l’ex allenatore di Juventus e Chelsea è stato visto nelle vicinanze della sede nerazzurra dove sembrerebbe essersi incontrato con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta.</b> Naturalmente, allo stato attuale delle cose tutti negano ogni trapelata voce, tuttavia, l’idea di una ristrutturazione tecnica di casa Inter prende sempre più fondatezza nell’ambiente nerazzurro. Adesso per Spalletti resta il piazzamento Champions in campionato e quell’Europa League che a questo punto della stagione è per l’Inter l’unico trofeo da conquistare. Intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> è alle prese con il rinnovo del contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi,</b> oltre a stilare i nomi dei giocatori su cui partire fin dal prossimo campionato. Una situazione non facile per il nuovo amministratore delegato dell’Inter, abituato com’era alla Juventus a pianificare con un certo ordine e con largo margine i programmi tecnici che devono sempre tenere conto della situazione economica e finanziaria della società. Ma in casa Inter le cose da fare sono tante, troppe anche per Beppe Marotta il quale metterà sicuramente a frutto tutta la sua esperienza per riorganizzare una società che per anni è stata in balia di errori e di situazioni (tranne il triplete di Mourinho) che hanno apportato soltanto grandi esborsi economici e tante delusioni. Adesso è ora di cambiare rotta, di partire dalle fondamenta con un allenatore che Marotta conosce bene per la dedizione, la grinta e la determinazione con cui ha lavorato alla Juve. Certo non sarà facile, anche in considerazione delle cose da fare che sono tante e tutte di primaria importanza. Ma l’Inter e i suoi tifosi non possono più aspettare. L’attesa è stata troppo lunga ed estenuante e ha fatto vivere sempre anni di delusioni talora anche cocenti. Vedremo cosa accadrà in seguito. Intanto, Spalletti e la sua squadra sono consapevoli di essere sotto esame. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNinter-spalletti-sotto-esame-1013512.htmSi100451001,02,03030129
331013500NewsCoppeLa Juve di Champions, da corazzata diventa una piccola barca.20181213190021Deludente trasferta della Juventus in Svizzera. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per tutta la partita di Champions, ultima del girone H nei sedicesimi di finale, abbiamo stentato a capire se quella vista contro lo Young Boys fosse veramente la Juventus o, piuttosto, una squadra di terza categoria. Altro che corazzata, quella era una barchetta da pesca. Troppo brutta per essere vera, troppo fuori da ogni logica calcistica che non può ammettere errori anche nella più elementare funzione dei fondamentali. Errori negli stop, innumerevoli passaggi sbagliati, frenesia assurda e gioco di squadra che è stato latitante. Si dirà del campo sintetico, si farà riferimento al freddo, al terreno ghiacciato e altre scuse che non reggono perché la Juve e Allegri hanno sbagliato alla grande. Dybala, unico giocatore veramente in forma e talentuoso, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è stato tenuto chissà perché in panchina fino a metà del secondo tempo, allorquando, dopo essersi adattato al sintetico che non predilige, ha sfoderato una prestazione maiuscola realizzando un bellissimo gol e un altro di pregevole fattura tecnica che, tuttavia, è stato annullato dall’arbitro per una molto dubbia situazione di gioco in area di rigore. Ma la Juve, a parte la nota lieta del rinvigorito argentino, deve lamentare una partita assolutamente negativa in cui pur perdendo contro i modestissimi svizzeri che hanno giocato il match della vita, chiude il proprio girone in testa alla classifica anche per effetto della sconfitta del Manchester United a Valencia. A nostro avviso si è insistito erroneamente su un Bernardeschi che è ancora troppo lontano dalla forma migliore, si è fatto giocare un Cuadrado che in allenamento aveva già avvertito male al ginocchio e un Pjanic troppo stanco e annebbiato nelle idee. Neanche Mandzukic e Cristiano Ronaldo si sono salvati nella generale confusione tattica e tecnica. A centrocampo, nel bene e nel male, ha fatto quel che ha potuto soltanto Bentancur, il quale ha creato la sua piccola diga nel contrastare gli indemoniati svizzeri che hanno pressato alto e inibito la fonte del gioco bianconera. Sì, la Juve passa agli ottavi da prima in classifica, ma deve assolutamente convertire il suo pensiero in base al quale in Champions basta soltanto CR7 per vincere la Coppa. Non è così, perché fermo restando la maggiore qualità tecnica e mentale apportata da Ronaldo nella Juventus di quest’anno, in Europa bisogna presentarsi sempre con un alto cipiglio di squadra fisicamente preparata a lottare su ogni pallone, evitando magari di far riposare i vari Cancelo, Chiellini, Matuidì per risparmiarli in vista del derby. No – Juve - non c’è giustificazione a una partita del genere. Ravvediti, se davvero vuoi vincere la Champions. Chiunque sia il tuo prossimo avversario agli ottavi di finale, prepara un altro tipo di partita. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bernafl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-di-champions-da-corazzata-diventa-una-piccola-barca-1013500.htmSi100451001,02,03030328
341013484NewsCoppeJuventus – Manchester United, una gara incredibile20181109203127Sembrerebbe un controsenso, eppure la Juve fatica a fare più gol. Perché?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juventus - Manchester United è stata una partita carica di spunti tecnici e comportamentali, capaci di porre in analisi diversi argomenti. Ma partiamo con l’analizzare il fatto tecnico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come tutti ormai già sanno, la Juventus ha perso in casa per 1 a 2 la partita di Champions contro la squadra di Mourinho. Un match dominato dalla squadra di Allegri che, tuttavia, non ha saputo concretizzare con altri due o tre gol il grande volume di gioco espresso in campo. Una sconfitta immeritata e per certi versi anche grottesca per come si è presentata. Sguardi superficiali, infatti, potrebbero confondere il merito di chi ha vinto con il demerito di chi ha perso. Il Manchester ha vinto in maniera cinica e fortunosa, mentre la Juventus ha perso in un modo davvero incredibile. E non parliamo di compromissione di una eventuale qualificazione agli ottavi di finale, visto che i bianconeri sono saldamente in testa al proprio girone. Infatti, il punto da analizzare non è certamente questo, ma l’espressione un po’ superficiale di non saper pesare in maniera opportuna la gravità di avere sbagliato troppi gol, forse anche facili da fare. Quello che abbiamo notato nella Juve di quest’anno è una sorta di convinzione nel pensare che, vista la presenza di Cristiano Ronaldo, i gol possono arrivare da un momento all’altro. Non è così! Intanto il campione portoghese ha sempre due o tre avversari addosso e poi perché anche lui, da quando è arrivato alla Juve, tende a fare il passaggio anziché tentare il tiro. Il meraviglioso gol inflitto al Manchester, è l’espressione di una realizzazione superba di grande qualità tecnica. E allora, perché CR7 non fa il CR7 come sa? E’ il tecnico che gli dice di essere partecipe al gioco di squadra, oppure è lui stesso che immerso nel ruolo di insegnante psicologico dell’autostima di squadra, si immola con un atteggiamento da straordinario suggeritore di palloni che hanno solo bisogno di essere spinti in porta per fare gol? A parte la traversa e il palo colpito, sull’1 a 0 la Juve ha fallito il raddoppio ( e quindi il colpo di grazia) con Dybala, Pjanic e Cuadrado. Ma il punto che notiamo con troppa ripetitività, nonostante il suo primeggiare nella classifica di Serie A e nel girone di Champions, è che nonostante tanti campioni in squadra la vera punta della Juve è soltanto Cristiano Ronaldo, il quale (come già detto)in ogni partita è marcato da più avversari. E’ vero, il gioco di Allegri prevede sempre che tutti siano in continuo movimento e che centrocampisti e difensori possano diventare all’occorrenza anche attaccanti aggiunti. Così Khedira (che non ha il passo veloce e non incide come forza da imprimere nel calciare in porta dopo una lunga corsa da centrocampo) Pjanic, Cuadrado, Bernardeschi, Dybala, Mandzukic, Matuidi, Bentancur, Cancelo, Alex Sandro e talora anche Chiellini (con il suo gambone) e Bonucci che fa il rifinitore di centrocampo, si trovano a dovere spendere energie fisiche che annebbiano vista e muscoli. Intendiamoci, questo è il nostro parere su una squadra che per la qualità tecnica dei suoi campioni in squadra non può soffrire e restare con il patema d’animo fino alla fine, con il rischio di perdere la partita o di pareggiarla. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>Il secondo punto in esame è il comportamento dei tifosi, i quali hanno insultato Mourinho durante la partita, con il conseguente atto deprecabile dell’allenatore portoghese che a fine gara si è rivolto al pubblico in maniera provocatoria, ponendo la mano sul suo orecchio per sentire meglio quanto bruciava la delusione del popolo bianconero, per avere assistito alla sconfitta della propria squadra. Atteggiamenti da stigmatizzare, comportamenti da rimarcare come qualcosa di pericoloso che possa far scatenare scintille di guerriglia tra tifosi di opposta fazione. Si mediti</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>bene su questo punto, soprattutto quando ci si sofferma in particolare su quel </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“# Equal Game” </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>che</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>“dovrebbe” rientrare nel programma di responsabilità sociale UEFA, il quale intende migliorare lo stato di salute e l’integrità del calcio. E quante volte abbiamo letto quel <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“RESPECT” scritto a caratteri cubitali in ogni dove del rettangolo verde. Ma se il risultato è questo, di che cosa parliamo?</span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino AllianzStadiumfl0711fl0711foto-mourinho.jpgSiNjuventus-manchester-united-una-gara-incredibile-1013484.htmSi100451001,02,03030369
351013478NewsCoppeChampions, Juventus e Roma alla grande20181024193938Le due squadre italiane dimostrano grande carattere <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juventus inarrestabile. Dopo 8 successi di fila in campionato, ecco la terza vittoria consecutiva in Champions che con 9 punti in classifica la porta in testa, conquistando anzitempo la sicurezza di passare agli ottavi di finale. Un ruolino di marcia davvero pazzesco per la squadra di Max Allegri che dà la sensazione di divertirsi e di manovrare con fluidità estrema il proprio gioco. Chi non ha visto la partita non si lasci distrarre dallo striminzito punteggio di 1 a 0 che la Juventus ha ottenuto in casa del Manchester United, grazie al gol di Dybala. In questo unico gol c’è qualcosa di più! C’è il coraggio di andare all’Old Trafford e imporre il proprio gioco; c’è la consapevolezza di puntare dritto alla finale di Champions per vincerla; ma soprattutto c’è la convinzione di essere diventata la squadra più forte d’Europa, non solo per la presenza in squadra di Cristiano Ronaldo. Certo, CR7 è il vero catalizzatore di tutte le azioni d’attacco della Juventus, il valore aggiunto, ma resta il fatto che anche gli altri campioni presenti in squadra o in panchina siano comunque influenzati positivamente dalla sua mentalità vincente. E allora diventa tutto più facile, anche se Max Allegri deve stare attento a non far ripetere più ai suoi giocatori, certi momenti di offuscamento mentale che si sono evidenziati nel match di campionato contro il Genoa. Ma ci sta, anche se quel pareggio in casa suona ancora come fosse stata quasi una sconfitta. E’ il destino delle grandi squadre, quelle abituate a vincere sempre e non ci stanno mai a fare il minimo passo falso. Detto questo, dobbiamo dire che la squadra di Mourinho attualmente non è più la pericolosa macchina da gol di qualche anno fa, anche se gli diamo l’attenuante di alcune assenze importanti. Pogba ha preso un palo, ha giocato un’ottima partita, ma non è bastato ai fini di un risultato che sentenzia la superiorità della Juventus. La Roma, invece, nell’impegno di Champions contro il CSKA doveva dare una risposta ai suoi tifosi, ma prima ancora a sé stessa, proprio per dimostrare che la vera squadra di Di Francesco non poteva essere quella vista in campionato e, soprattutto, quella che aveva perso amaramente in casa contro la Spal. Il riscatto è avvenuto in maniera chiara e inconfutabile, visto che i giallorossi vincendo con un rotondo 3 a 0 hanno saputo verticalizzare il gioco con una compattezza di squadra che è stata molto eloquente nel rispondere sul campo a chi ha criticato lungamente il lavoro di Di Francesco. E poi anche Dzeko si è finalmente sbloccato facendo 2 gol, qualche assist pregevole e grande spinta aggressiva anche per sensibilizzare i suoi compagni di squadra. Under ha poi chiuso definitivamente la pratica contro i russi realizzando il gol della tranquillità. Oltre a Dzeko sono stati<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>molto convincenti nel gioco di squadra, Pellegrini, El Shaarawy e De Rossi, eterna anima indistruttibile dei giallorossi. Adesso la Roma sale a sei punti in classifica scavalcando proprio il CSKA e condividendo il primato con il Real Madrid. Una posizione che fa ben sperare per il passaggio del turno,ma, soprattutto, rende vitale un ambiente giallorosso depresso e preoccupato per l’andamento della propria squadra. Adesso a Di Francesco si chiede continuità, anche nell’inculcare al suo giocatore più atteso (Dzeko) di non essere bello solo di notte. Lui, le qualità le ha proprio tutte. Deve soltanto sbloccarsi in maniera definitiva.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Manchesterfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNchampions-juventus-e-roma-alla-grande-1013478.htmSi100451001,02,03030246
361013457NewsCampionatiSeconda gara di campionato. Vincono Juve e Napoli.20180826153522Juve e Napoli già in testa alla classifica.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus – Lazio = 2 a 0. Gol di Pjanic al 30’ e di Mandzukic al 75’</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> non ha segnato, non è un caso. La Juventus di Allegri è una Ferrari tirata a freno, quasi sminuita della sua grande potenzialità tecnica che non riuscire a trovare né trame di gioco, né capacità di imporsi all’avversario. La Juve vince e non convince, così com’era successo una settimana fa a Verona contro il Chievo, anche all’Allianz Stadium nella sua prima partita casalinga, la Vecchia Signora ha svolto il compitino dei sufficienti in maniera risicata. Trascinati dall’euforia generale in uno stadio sold out che non è più una notizia, la squadra di Allegri si è disposta in campo con un 4-3-3 iniziale che in realtà si è poi materializzato con un 4-4-1-1 per effetto di un Mandzukic che vera punta non è più da tanto tempo e un Bernardeschi le cui caratteristiche tecniche secondo noi, dovrebbero essere sfruttate più da mezz’ala piuttosto che da esterno. Così, a conti fatti, l’unico vero attaccante è stato CR7 il quale è apparso spesso solo. Riteniamo che questo fenomeno di giocatore debba essere supportato maggiormente dai compagni di reparto e servito a dovere. Questo non è stato a Verona e neanche a Torino. Il suo continuo scattare velocemente deve essere concepito e supportato da meccanismi perfetti che prevedono passaggi precisi e soprattutto tempestivi. E invece la Juve, soprattutto all’inizio del secondo tempo, invece di fare il proprio gioco e chiudere la partita, si è preoccupata di disporsi in maniera bassa per contenere una Lazio che con il suo 3-5-1-1, ha subito pensato di limitare i danni. Certo, ci rendiamo conto che siamo solo all’inizio e che Max Allegri stia cercando di capire come guidare questa Formula 1 che la società gli ha consegnato, tuttavia, prescindendo dallo stato atletico e fisico che a questo punto della stagione non può logicamente essere eccelso, ci lascia interdetti questa forma mentale che verte più sulla preoccupazione dell’avversario di turno, piuttosto che realizzare la consapevolezza della propria forza tecnica. Durante tutta la partita abbiamo visto molti errori, passaggi sbagliati, poco movimento senza palla (l’unico è stato CR7), mancanza di gioco sugli esterni (migliorato un po’ con l’ingresso in campo di Douglas Costa) e poi troppi lanci lunghi a saltare il centrocampo, che sono state immancabili prede dell’avversario. Insomma, Allegri deve lavorare molto su questa squadra, diminuendo magari quel tentativo di smorzare i facili entusiasmi dell’ambiente. Giusta la saggezza riguardante la scontatissima frase fatta, in base al quale contro la Juve tutte le squadre giocano la partita della vita, tuttavia, è assolutamente necessario rinforzare un’autostima che non vuole essere presunzione ma consapevolezza nei propri mezzi. Se questa Juve è stata costruita per vincere tutto, perché la squadra di Allegri con cotanto fenomeno in campo e una straordinaria panchina da vertice alto, continua a preoccuparsi dell’avversario piuttosto che dare prova di un gioco e di un’identità che non ha? Per quanto riguarda la Lazio di Simone Inzaghi abbiamo notato un’involuzione di gioco rispetto allo scorso campionato. Troppo solo è apparso Immobile in attacco e Milinkovic Savic non riesce a fare quella differenza che si richiede a un campione della sua levatura. Anche Inzaghi ha molto da lavorare, sperando che resti fuori dalle polemiche con il presidente Lotito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Napoli – Milan 3 a 2. Gol di Bonaventura al 15’, Calabria al 49’, Zielinski al 53’ e 67’, Mertens all’80’.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche il Napoli di Carletto Ancelotti vince la sua seconda partita di campionato e si trova in testa alla classifica ribattendo la vittoria della Juventus. Alla vigilia questo match era stato presentato come il confronto tra il maestro (Ancelotti) e l’allievo (Gattuso), ma sul campo ci si è resi conto che sono sempre i calciatori che destinano i risultati di una partita. Andati sorprendentemente in vantaggio con Bonaventura e Calabria, i rossoneri di Gattuso si sono sciolti come neve al sole dopo il primo gol di Zielinski. Sembra quasi un delitto questa sconfitta del Milan che ha mandato in malora un inizio di partita scoppiettante a discapito di un Napoli che ha subito uno strano blackout iniziale. Ma questo Napoli ha il merito di averci creduto fino alla fine, trasportato da un pubblico che come da copione ormai consumato ha fischiato il “core ingrato” Higuain, presentatosi al San Paolo con un’altra maglia. L’argentino non ha brillato, ma ha l’attenuante di doversi ancora ambientare nel gioco di squadra voluto da ringhio Gattuso. Ma la rimonta strepitosa del Napoli sul Milan ha due verità: la forza di non demordere mai della squadra di Carletto Ancelotti e la mancanza di carattere del Milan di Gattuso che, naturalmente, è stato penalizzato dal fatto di non avere potuto giocare la prima di campionato per i noti fatti accaduti a Genova. Comunque, c’è da dire che l’emozione e il tifo trascinante del popolo partenopeo è stata la chiave del successo di un Napoli che ha alternato cose buone ad altre meno interessanti, tra difesa, centrocampo e attacco. Il Milan dal canto suo deve invece recitare un “mea culpa” grandioso che serva da lezione per i tanti impegni che verranno.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNseconda-gara-di-campionato-vincono-juve-e-napoli-1013457.htmSi100451001,02,03030155
371013418NewsCampionatiIl derby d’Italia in casa Andriolo20180428140610I fatti e i personaggi che emergono in questo testo più letterario che giornalistico, sono assolutamente veri e sintetizzano l`antico dualismo sportivo nel derby d`Italia. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Natale in casa Cupiello”</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è una famosa commedia tragicomica scritta da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edoardo De Filippo</b> nel 1931. La commedia, che è forse la più nota di Edoardo, ha sfumature comiche, grottesche, farsesche e, analizzando la tematica dell’incomunicabilità e dei contrasti famigliari, presenta un fatto fortemente realistico. Ecco, non so perché quando penso al derby d’Italia vissuto in casa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andriolo,</b> mi viene sempre in mente la commedia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edoardo De Filippo</b>, non certo per l’incomunicabilità tra i componenti famigliari, ma per le sfumature di comicità e del “contrasto” sportivo vissuto soltanto per il divergente tifo tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus e Inter</b>. Mi sembra di vederla la scena di quel giorno. Tutti davanti alla televisione a casa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano,</b> interista sfegatato con la presenza dei suoi due figli, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Domenico e Giulia</b>, juventini dalla nascita. E poi l’altro juventino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Attilio,</b> fratello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano</b> e zietto affettuoso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Domenico e Giulia</b>. E’ un momento topico dell’anno calcistico italiano, quello in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">casa Andriolo,</b> che vede assistere il derby d’Italia tra urla e abbracci, quasi fosse una questione personale da risolvere. La famiglia è di quelle che va d’amore e d’accordo, ma quando c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Inter o Inter Juventus</b> non ce n’è per nessuno. Certo, il povero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano</b> essendo solo lui di fede interista in casa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andriolo</b> si trova in minoranza, ma non per questo si lascia intimorire. E’ un fatto di cuore, di passione calcistica che qualche volta va persino oltre la logica razionale di ammettere la superiorità dell’una verso l’altra squadra. E questa sera, in una notte in cui la Juventus deve vincere per mantenere una lunghezza di vantaggio sul Napoli per far suo lo scudetto e l’Inter deve fare altrettanto per la Champions League, immagino cosa può accadere in casa Andriolo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Gli animi si esaltano e si accendono come fiammiferi in ogni situazione della partita. Momenti in cui l’adrenalina è ai massimi livelli e difficilmente fa razionalizzare certe situazioni che, semmai, andrebbero discusse serenamente. E poi gli sfottò, se l’una o l’altra squadra segna un gol. Certo, per chi guarda la partita in modo distaccato c’è tutto da ridere e da piegarsi in due nel sentire i commenti attraverso il colorito dialetto siciliano. Più d’una volta mi sono ripromesso di scrivere il testo di una giornata di calcio in cui si giochi il derby d’Italia in casa Andriolo, per poi portarlo magari in teatro. Prima o poi lo farò, perché è davvero tutto divertente, grottesco e con sfumature farsesche, proprio come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Natale in casa Cupiello”.</b> Ma questo è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il derby</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">d’Italia in casa Andriolo”.</b> Ricordo una volta in cui la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> dimostratasi nettamente superiore nel gioco contro i nerazzurri di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri, </b>vinse 3 a 1<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">.</b> Il buon <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano </b>solitamente battagliero, ha dovuto deporre le armi di fronte alla schiacciante superiorità bianconera. Ma quella volta tutti i componenti la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andriolo</b> di fede juventina, non hanno neppure infierito contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano</b> interista, perché sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa. I gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lichtsteiner,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vidal </b>avevano suggellato una superiorità bianconera indiscutibile, nonostante l’impennata d’orgoglio nerazzurra che nel finale di partita ha segnato il gol della bandiera con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rolando</b>. Ma quella volta Gaetano non se l’è presa più di tanto, ha semplicemente cercato di farsi le proprie ragioni pur incassando la sonora sconfitta nell’attesa di urlare per la sua Inter al prossimo incontro con la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vecchia Signora</b>. E poi, in ballo escono sempre le antiche ruggini tra tifosi dell’opposta fazione, che vertono su quel famoso scudetto targato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">calciopoli,</b> tolto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juve </b>per darlo all’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter</b>. Un passato fatto di odi sportivi mai sopiti che, tuttavia, non fanno capo alla famiglia Andriolo che è esempio di unione, di affetti famigliari e rispetto di antichi valori. Ma quando arriva il giorno della sfida tra Inter e Juventus…….. tutti vogliono vincere, è un fatto personale!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711inter-vs-juventus.jpgSiNil-derby-d-italia-in-casa-andriolo-1013418.htmSi100451001,02,03030241
381013407NewsCoppeQuell’impresa sfiorata per poco20180413173652L`analisi sulla partita dei quarti di Champions, Real Madrid - Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A chi si chiede perché! A chi non ha dormito tutta la notte per quell’ingiustizia subita! A chi si mangia ancora le mani per avere visto i bianconeri arrivare a un passo dalla storia! A chi pensa che sarebbe stato meglio che la Juventus fosse uscita dalla Champions in un altro modo, oggi, con la mente meno sottoposta ad alta adrenalina, diciamo che questa bruciante eliminazione si può tradurre in un altro modo. In fondo quell’arbitro Oliver che ha concesso un rigore assai dubbio al 93mo scatenando le ire di Buffon, dei suoi compagni di squadra e di tutto il mondo innamorato della Vecchia Signora d’Italia, può avere un altro significato. Dopo avere assistito attentamente alle partite di andata e ritorno, pensiamo che la Juve si sia giocata banalmente l’accesso alle semifinali, grazie a quella sua abulica partita d’andata (non) giocata a Torino contro il Real Madrid. Sì, perché se la squadra di Allegri avesse interpretato quell’incontro con soltanto la metà della concentrazione mentale espressa in campo al Bernabeu, ebbene, siamo convinti che l’episodio del rigore e tutte le inevitabili polemiche che ci sono state a fine partita, non sarebbero successe. E’ vero che nella partita d’andata la Juve può recriminare un rigore non dato a Cuadrado all’ultimo minuto, tuttavia, abbiamo ancora negli occhi quell’atteggiamento disarmato e disarmante che la squadra di Allegri ha messo in campo in quella occasione. Come se tutto fosse ancora retaggio reverenziale di quella maledetta sconfitta di Cardiff in cui la Juventus fermò tutto il suo grandioso essere, in un secondo tempo di inspiegabile metamorfosi. Una sorta di blocco mentale che l’ha condizionata ancora a Torino, proprio nel suo Stadium che splende sempre per nutrita presenza di tifosi che arrivano in massa da tutta Italia e anche dall’estero. E neanche il popolo bianconero inteso come dodicesimo giocatore in campo, è valso a destare, a spronare, a sollecitare l’orgoglio di una nobile Signora apparsa troppo timida, paurosa e che ha sbagliato di tutto e di più. Ed è stato quindi inevitabile che il cinismo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> e compagni che hanno approfittato della situazione psicologica a loro vantaggio, si tramutasse in un regalo davvero inaspettato. A quel punto la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zidane</b> ha affondato i colpi, passeggiando letteralmente sul corpo di una Juve che ha fatto harakiri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ successo a Cardiff ed è successo a Torino. Stesso film, stessa mancanza di riparare gli errori commessi. Ma quante volte <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli, Chiellini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio</b> devono rimproverarsi i danni fatti in tutta la partita contro un Real Madrid, che si è subito sentito superiore e agevolato nell’autostima rafforzatagli dagli avversari? Aveva proprio bisogno questo Real di avere dei vantaggi, visto che è già forte di suo? E così è venuto il primo gol di CR7 e poi la seconda rete da cineteca, mentre l’incredulo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> alzava le braccia al cielo invece di marcare l’avversario e entrare come un motocarro spinto da grinta e senza freni inibitori. Bastava più attenzione, più concentrazione mentale che non c’è mai stata. Poi, la terza rete di Marcelo è stata la saga della delusione, dello scoramento, anzi dello sbracamento di chi disarma con il pensiero di chi ha davanti una squadra di marziani. Già, gli stessi “marziani” che quella stessa Juventus ha poi incontrato una settimana dopo al Bernabeu con un altro spirito, con un altro cipiglio capace di far sbarrare gli occhi increduli di tutti quei juventini che speravano ma che non osavano credere per scaramanzia. E allora qual è la vera Juve che ha sfiorato l’epica impresa contro questo Real Madrid che giocherà la sua semifinale con il Bayern Monaco? E’ la Juventus che ha capito come si giocano certe partite in Europa! E’ la Juventus che ha compreso che in Champions si gioca in modo diverso che nel campionato italiano! E’ la Juventus che oggi recrimina quell’ingiustizia subita, ma che ha capito che in fondo è tutta colpa sua, prima che quella dell’arbitro Oliver, dell’assistente di linea e di una serata che ha scatenato anche gli animi più nobili di un Buffon e di una società che vanta da sempre il suo impeccabile stile. Poi si può parlare di designatori e di ingiustizie italiche nel mondo del calcio europeo. Ma se prima non fai autoanalisi, se prima non cerchi di fare la partita perfetta come hai saputo fare al Bernabeu, non puoi sempre pensare che la colpa sia solo degli altri. Gli errori e le ingiustizie fanno parte del calcio, ma se tu li previeni al momento giusto con la grinta, l’orgoglio, il gioco e la determinazione, forse, come abbiamo detto, un po’ di colpa è anche tua: Juventus!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Madrid Stadio Bernabeufl0711fl0711foto-real-madrid---juventus.jpgSiNquell-impresa-sfiorata-per-poco-1013407.htmSi100451001,02,03030192
391013404NewsCoppeMa che cos’è questo calcio?20180411172556Roma - Barcellona, una partita entusiasmante!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando pensi che tutto sia finito, quando ci credi solo a parole ma non sei convinto di ciò che dici, quando ti unisci agli altri per farti forza, ecco che quell’incredibile sogno da sempre sognato diventa realtà. E’ la storia del calcio che somiglia alla vita e come tale è fatto di sentimenti e forti emozioni capaci di intersecarsi tra loro e farti mancare il fiato. Succede di tanto in tanto, ma qualche volta accade che in Champions o in qualsiasi altro avvenimento calcistico tutto sembri perso. E invece, chissà come, chissà perché, tutto viene ribaltato e si avvera l’imprevedibile, quello che forse non avevi neanche osato sperare ma lo sognavi. E così sugli spalti dello stadio vedi da una parte bambini, donne, uomini giovani e vecchi che piangono di gioia, mentre dall’altra le lacrime hanno il significato della delusione provocata dalla sconfitta. E’ la bellezza di un calcio che riserva sempre emozioni e imprevedibili situazioni che ti trascinano oltre il pallone, la maglia e la squadra per cui fai il tifo. Questo è successo tra Roma e Barcellona nei quarti di finale in ritorno di Champions League. Una partita difficile da raccontare per l’esaltazione di un significato in cui preponderanti sono le passioni, i sentimenti che quasi nascondono l’analisi tecnica di una partita che ha scritto una pagina indimenticabile del club giallorosso. Un 3 a 0 della Roma, capace di fare ritornare sulla terra i marziani del Barcellona. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi a Iniesta a Piquè a Suarez</b>, incredibile vedere la loro disfatta davanti alla furia, alla determinazione, alla foga di vincere dei giallorossi, che spinti da 60.000 appassionati spettatori, hanno toccato il cielo con le dita. E’ stato davvero un privilegio assistere a un calcio apparentemente ruspante, fatto di poco studio premeditato e tanto cuore, capace di scatenare passioni talora sopite dalle convinzioni anche ingigantite dalla reale superiorità tecnica dell’avversario. Sembra la storia di Davide contro Golia che non tramonta mai, non passa mai di moda e che attraverso il pallone fa vivere momenti indescrivibili di passione. E’ stato un trionfo per il calcio italiano, per i tifosi e per la società giallorossa che giustamente si inorgoglisce per avere una delle prime quattro squadre d’Europa. Vedere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko, De Rossi, Kolarov, Nainggolan, Florenzi,</b> che agli ordini di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eusebio Di Francesco</b> hanno surclassato anima e corpo il meglio dell’Europa calcistica, sembra un film che non finisci mai di vedere. Certo, per i romanisti è stata una <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Maggica”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma,</b> ma crediamo che anche per coloro i quali fanno il tifo per altre maglie e altri colori, questa partita sia stata qualcosa che fa parte della bellezza del calcio. Complimenti Lupa, per aver tenuto alto questo nostro calcio italiano troppe volte bistrattato, inondato da mille congetture e convinzioni di un mondo in cui tutto sia da rifare e nulla da salvare. E ai fautori dei superinvestimenti calcistici, capaci di prometterti vittorie a gogò e primeggianti situazioni di classifica, la bellezza della Roma vista contro il Barcellona mette tutti a tacere. In fondo è il calcio che ci piace, anche se per i suoi mille significati ci rende sempre più difficile raccontare le emozioni vissute.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711eusebio-di-francesco.jpgSiNma-che-cos-e-questo-calcio-1013404.htmSi100451001,02,03030182
401013403NewsCampionatiSpalletti, se non porti l’Inter in Champions hai toppato20180410174930Il tecnico toscano non sembra indenne da colpe che evidenziano la mancanza di continuità di risultati. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lo ritenevamo (e forse lo riteniamo ancora) il salvatore della patria interista. Un allenatore capace di apportare ordine in una società e uno spogliatoio non sempre esemplare nelle idee da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> è arrivato quest’anno sulla panchina nerazzurra, reduce da un anno di Roma in cui pur avendo fatto sostanzialmente bene, è stato coinvolto da mille polemiche e contrasti con i tifosi per la questione legata a Totti. Da quest’anno, come dicevamo, è arrivato a Milano in quella sponda nerazzurra che essendo fuori da ogni competizione europea, vuole raggiungere un posto per la partecipazione alla Champions League del prossimo anno. A questo punto del campionato, Lazio, Roma e Inter si giocano l’accesso alla coppa più importante che garantisce prestigio, ma soprattutto quegli introiti economici che sono importantissimi per queste tre società. Più che la Lazio di Inzaghi che è la vera novità non prevista all’inizio di campionato, per Roma e Inter se dovessero fallire l’obiettivo Champions si potrebbe parlare di fallimento. Ma la squadra che domenica scorsa ha deluso le aspettative dei suoi tifosi è stata maggiormente l’Inter di Spalletti che non ha saputo approfittare della sconfitta della Roma, la quale <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>contro la Fiorentina già pensava al ritorno del match di Champions contro il Barcellona. Ebbene, l’Inter di Spalletti che aveva fatto un’ottima partita nel recupero del derby infrasettimanale, nonostante non fosse riuscita ad andare oltre lo 0 a 0, ha perso malamente il match fuori casa contro un Torino che ha sfoderato una prestazione maiuscola. Questa debacle della squadra di Spalletti, si pone davanti a un quadro di situazioni che lasciano pensare a momenti in cui il coach toscano non riesce a costruire un gruppo capace di ottenere continuità di risultati. Infatti, non dimentichiamo la positiva partenza dell’Inter all’inizio di campionato, che si è protratta fino a metà dicembre. Poi, un lungo periodo di crisi di risultati ha fatto temere i tifosi nerazzurri di non potere più recuperare i punti persi per entrare all’interno della quarta posizione. Ma da tre partite a questa parte Spalletti ha sostituito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vecino,</b> spostando davanti alla difesa quel Brozovic che aveva fallito come trequartista e inserendo Raphina a centrocampo. Così l’Inter ha subito ripreso il cammino interrotto e ritrovato gioco e risultati. E, visto i buoni risultati ottenuti, non capiamo perché il tecnico nerazzurro contro i granata abbia deciso di rimettere in squadra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b>, lasciando in panchina <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Raphina</b>. Secondo noi è stata una decisione errata, visto che il giocatore brasiliano ha dimostrato di essere in forma e di aver capito come inserirsi nella manovra d’attacco interista. E’ vero, Sirigu ha fatto delle grandissime parate, ma l’Inter di Spalletti non era la stessa, perché mancava l’inventiva in un zona del campo nevralgica per aiutare gli attacchi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi</b>, apparso troppo solo e mai supportato dagli avanti nerazzurri. Riteniamo dunque che l’apparente sicurezza di mister Spalletti, questa volta si sia tramutata in una sorta di chissà quale improvviso pensiero nel rispolverare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b> visibilmente avulso dal gioco. E adesso che mancano sette partite alla fine del campionato, pensiamo che se Spalletti porterà l’Inter in Champions avrà raggiunto quell’obiettivo minimo che la società nerazzurra si era prefissata all’inizio. Se invece non dovesse riuscirci, allora si parlerà giustamente di flop e cioè di un fallimento che ridimensionerà il mister toscano tanto osannato inizialmente, come fosse la soluzione necessaria per risolvere tutti i mali dell’Inter. Vedremo cosa accadrà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNspalletti-se-non-porti-l-inter-in-champions-hai-toppato-1013403.htmSi100451001,02,03030182
411013399NewsCampionatiAdesso c’è un “Mondo” anche lassù20180329204252Il calcio piange la morte di Emiliano Mondonico<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono contento di tornare a respirare il profumo dell’erba”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Una frase emblematica che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Mondonico</b> disse sette anni fa dopo avere subito un delicato intervento chirurgico per un tumore all’addome. Sembra ieri che è ritornato a vivere in mezzo ai suoi giocatori, al pallone che è vita e che per lui non ha mai smesso di rotolare. Negli ultimi anni è apparso spesso in TV come opinionista della Domenica Sportiva durante gli Europei del 2014. Da qualche tempo si era ritirato dalle scene pubbliche per riposarsi, ma senza mai mollare quello spirito combattivo che lo ha caratterizzato lungo l’arco della sua vita. Ma oggi, dopo avere lottato tanto ed essere stato l’allenatore che portò la classe operaia del calcio in paradiso, il “Mondo” ci ha lasciato. Aveva 71 anni ed era un gran conoscitore di quel calcio che per lui era fatto di pragmatismo piuttosto che di fatiscenti estetismi. Palla lunga e pedalare. Era concettualmente il suo calcio, la sua idea di gioco in cui bisognava fare molta attenzione all’avversario per poi colpirlo in contropiede. Una cultura antica che ha dato i suoi frutti e che lo ha reso l’allenatore che disse: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“la partita non è finita finché non è finita”.</b> Un po’ come dire che bisogna crederci fino alla fine e non mollare mai. Così come ha fatto con la sua malattia, capace com’è stato di affrontarla e combatterla a viso aperto. Mondonico viveva un mondo a sé rispetto ai colleghi più illustri e blasonati di lui, era uno che preferiva i fatti alle parole. Ha allenato molte squadre, ma quelle con cui ha scritto una parte di storia indelebile sono state principalmente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta e Torino</b>. A Bergamo è arrivato dalla Cremonese e nel campionato ’87- ’88 ha guidato l’Atalanta di Stromberg che militava in Serie B. Finalista in Coppa Italia, ha partecipato alla Coppa delle Coppe arrivando in semifinale. Il 4-4-2 era il suo credo tattico, quello pragmatico che si opponeva all’estro del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Napoli di Maradona, del Milan di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sacchi e dell’Inter</b> che mieteva successi su successi. Così l’Atalanta, pur non avendo in squadra i grandi campioni, con Mondonico si piazzò al sesto posto nell’89 e fu settima nel ’90. Comincia quindi la sua scalata al Toro di Borsano, dove trova quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lentin</b>i che sembrava essere il suo erede ufficiale per caratteristiche simili alle sue. Ma in quel Toro c’erano anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mussi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fusi</b> in difesa, l’ex giocatore del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid Martin Vasquez</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vincenzo Scifo,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Casagrande</b> e un giovanissimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Christian Vieri</b>. Quel campionato ’91-’92 per il Toro fu un anno da ricordare per i dettami del “Mondo”, per i suoi giocatori di grande levatura tecnica e per il fatto che i granata si classificarono al terzo posto in campionato e furono finalisti di Coppa Uefa dietro l’Ajax, dopo avere eliminato il Real Madrid. Ma l’immagine indelebile di Mondonico, cui è legato il vero spirito Toro, resta sempre quell’episodio di storia granata in cui il 13 maggio del 1992 in occasione della finale di ritorno contro l’Ajax ad Amsterdam, alzò al cielo una sedia in segno di protesta contro l’arbitro, il quale non diede al Torino un sacrosanto rigore che gli costò l’ingiusta sconfitta. In quella occasione emerse l’animo di un Mondonico capace di controbattere vivacemente il macroscopico errore arbitrale, che sgretolò il grande sogno granata di vincere quella Coppa. Nostalgie e rimpianti si intersecarono ai ricordi in agrodolce di quegli anni che rappresentarono il simbolo di un Toro che si sposò bene al temperamento del “Mondo”. Sembravano nati l’uno per l’altro. Così lo ricordano oggi al Toro, con l’affetto incommensurabile verso chi ha dato tanto nel rispetto della grande storia granata. E’ la storia di un allenatore unico e di un uomo che ha saputo associare alla tecnica e alla tattica delle sue squadre, quei valori sportivi che vanno oltre le mode di un calcio che è cambiato nel tempo. Per questo oggi il pallone rotola a fatica; piange la scomparsa di un uomo speciale e pragmatico come il calcio che intendeva. Adesso, c’è un “Mondo” anche lassù.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mondonico.jpgSiNadesso-c-e-un-mondo-anche-lasso-1013399.htmSi100451001,02,03030211
421013389NewsCampionati96 sfumature di granata20180310164559L`illusorio primo tempo del Torino contro la Roma, delude i suoi tifosi con l`amaro retrogusto della disfatta.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>96 <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sono i minuti complessivi della durata del match Roma – Torino (1’ di recupero nel primo tempo e 5’ nella ripresa). Le sfumature sono quelle apparse di intenso granata nel primo tempo, ma che poi sono diventate sbiadite ed evanescenti fino a decolorarsi definitivamente. E’ la sintesi metaforica e cromatica di una gara in cui il Torino non ha saputo essere cinico al momento opportuno, svuotandosi poi di energie psico - fisiche con l’inizio del secondo tempo. Eppure, questa sarebbe stata un’ottima occasione per risollevarsi in qualche modo dalle brutte sconfitte subite nel derby e poi a Verona. Ma non è stato così. Nel primo tempo, infatti, la Roma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Francesco</b> priva degli squalificati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fazio</b> e di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perotti</b> tenuto volontariamente in panchina in vista della partita di ritorno di Champions contro lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Shakhtar Donetsk</b>, è apparsa confusa nel gioco e insicura nelle iniziative d’attacco, soprattutto con i deludenti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Schick </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">El Shaarawy.</b> Il Torino, invece, si è dimostrato sufficientemente volenteroso nell’approfittare di una situazione propizia e forse pure inaspettata. Ma un po’ la mancanza di mentalità cinica e un po’ per le straordinarie parate di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allison,</b> il quale si è reso protagonista sui tiri di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Acquah,</b> hanno fatto sì che i granata spegnessero la luce proprio all’inizio della ripresa. La Roma, dopo essere stata strigliata negli spogliatoi dal suo tecnico <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Francesco</b>, ha iniziato il secondo tempo con vero cipiglio e veementi azioni d’attacco. Così, sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Florenzi,</b> all’11’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manolas</b> con un colpo di testa supera <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu.</b> Questo gol accende di furore i capitolini, i quali prima raddoppiano con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Rossi</b> al 28’ e poi triplicano il loro vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pellegrini.</b> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma il Toro dov’è andato a finire? E’ scomparso letteralmente da tutto e da tutti. E come se non bastasse, al 23’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri </b>ha fatto pure danno nel sostituire proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> che è stato il miglior giocatore del Toro, con un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niang </b>apparso assolutamente evanescente. Poi anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Silvestri</b> è stato sostituito per infortunio da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barreca, </b>mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Acquah </b>ha lasciato il posto a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edera</b>. Ma sono stati i cambi di chi non sa più che fare, talmente la squadra granata si è sciolta come neve al sole. E adesso per il Toro si conta pure la terza sconfitta consecutiva in una situazione di assoluta confusione, in cui ci si comincia a chiedere che senso abbia tutto questo. L’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> ha illuso in un cambiamento positivo, ma a parte un inizio fortunato, oggi non si ha più modo di credere nel suo progetto tattico. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b> è purtroppo l’ombra di quello che è stato, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niang</b> sembra sempre avulso dal gioco di squadra, mentre il centrocampo granata resta sempre incompiuto e alla ricerca di ciò che forse non c’è. Volenteroso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> e persino ammirevole per sforzo profuso è stato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon,</b> duro e talora anche cattivo per interventi fatti non con la necessaria scelta di tempo. Ma il centrocampo della Roma è stato superiore ai granata, i quali con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baselli,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Acquah </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Berenguer,</b> non hanno saputo costruire la diga necessaria per intralciare la propulsione d’attacco degli avversari. La pochezza di possesso palla dimostrata nel secondo tempo, è stata parimente insufficiente anche nel non possesso. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ma il mali del Toro risalgono sempre da lontano, e il presidente Cairo adesso è al centro di questa disfatta granata. Dimostri una volta per tutte di spendere del denaro e costruire una squadra degna di tale nome. Ma che senso ha avuto la cessione di Zappacosta (30 milioni di euro) e Benassi (10 milioni di euro), quando si sa da sempre che una squadra di calcio senza lo zoccolo duro non può andare da nessuna parte. D’accordo, è importante far quadrare il bilancio, ma il Torino non può vivacchiare sempre in una zona di classifica anonima. E per favore si faccia in modo di non parlare più di Europa, perché sarebbe come illudere ancora una volta i sostenitori granata che non meritano di incassare queste reiterate e cocenti delusioni. Adesso il Toro ha il dovere di dimostrare la resilienza di gruppo. La Fiorentina incombe al prossimo turno in casa granata. C’è bisogno di una reazione immediata. Si scuota questo Toro, una volta per tutte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiN96-sfumature-di-granata-1013389.htmSi100451001,02,03030217
431013383NewsCampionatiToro, in fondo ti si chiede maggiore dignità20180302180113Si attende la partita contro il Crotone, ma il popolo granata è già in fermento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Le due sconfitte subite dal Toro tra derby e Verona, hanno creato tra i tifosi granata un diffuso malcontento. C’è fermento tra la gente del Toro che ha mal sopportato l’atteggiamento quasi rinunciatario contro la Juve e poi la sconfitta in casa di un Verona penultimo in classifica. Così la rabbia, intesa come sentimento del sentirsi traditi, ha prevalso nel popolo granata con polemiche e anche con una bomba carta scoppiata all’interno dello stadio Filadelfia nel corso di un allenamento. Insopportabile l’idea dell’ennesimo fallimento stagionale in cui certe premesse di Europa sono andate letteralmente in fumo. Adesso ci sarà la partita casalinga contro il Crotone a dover dire chi è eventualmente da Toro oppure no, ma soprattutto i tifosi si aspettano una reazione nell’atteggiamento della propria squadra che contro i calabresi deve assolutamente vincere. Con il rientro dal primo minuto di Ljajic, Mazzarri pensa di cambiare tatticamente un modulo che dia maggiori garanzie in attacco. Fino ad oggi, infatti, il gallo Belotti è apparso troppo solo in attacco pur con la presenza di Iago Falque, il quale è apparso troppo arretrato e preoccupato di tenere a bada la fase di non possesso palla. Con l’inserimento di Ljajic, del quale non è mistero la sua non adattabilità al sacrificio d’interdire all’occorrenza, Mazzarri tenta la carta di un Toro più offensivo e meno assillato sulla fase difensiva. I tifosi attendono l’incontro contro il Crotone (che ha pure problemi di classifica) con la mera speranza di un successo del Torino. Dare tutto deve essere l’imperativo assoluto, altrimenti crediamo che la contestazione granata lieviterà ancora. Troppi anni di delusione e questa maglia non lo merita. Questo dicono i tifosi del Toro che in fondo chiedono maggiore dignità e rispetto per la grande storia granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNtoro-in-fondo-ti-si-chiede-maggiore-dignita-1013383.htmSi100451001,02,03030203
441013381NewsCampionatiToro, un altro anno di delusione20180226175434La squadra di Mazzarri perde in casa del Verona,che è penultimo in classifica.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se ci fosse la corsa allo scudetto tra tifosi e squadra, il popolo granata avrebbe sicuramente raggiunto il primato ancora prima del Toro. Commuove questa gente del Toro che segue la squadra in casa e fuori sfidando il freddo, le intemperie, i disagi logistici, i costi talora rilevanti per le proprie tasche e anche le immancabili delusioni accumulate nel tempo. Dopo avere perso il derby della sonnolenza, la squadra di Mazzarri è andata in quella fatal Verona, storica terra di Giulietta e Romeo, a rimediare una sconfitta che brucia. Un 2 a 1 penoso, che dalla cella frigorifera del Bentegodi sbriciola ogni residua speranza granata per l’Europa. La partita del Torino è stata inguardabile, confusionaria e priva di ogni cosa che possa far pensare a una gara di calcio. Il Verona, invece, motivato dal suo essere penultimo in classifica e con il suo allenatore Pecchia in procinto di essere esonerato, pur senza essere irresistibile ha messo in campo attributi e voglia di vincere, proprio come fosse la partita della vita. Il pensare di aver trovato con Mazzarri la terapia giusta per centrare una serie di risultati positivi, ha allontanato tutti da quella che è la realtà di una società che resta fallimentare sotto l’aspetto di una gestione che guarda poco al rettangolo di gioco e tanto ai conti che risultano sempre di un ordine che fa quasi rabbia per la sua perfezione. E’ la gestione di Urbano Cairo, mister braccino corto solo per il Toro, che in tutti questi anni di presidenza granata non ha mai dato l’impressione di essere un imprenditore capace di spendere il dovuto ai fini di un progetto brillante, ambizioso, senza il chiaro intento di accontentarsi di poco, anzi di nulla. Troppo spesso ci si dimentica che nel calcio c’è assoluto bisogno di persone capaci, ma è anche essenziale spendere del denaro e non solo ricavarlo dalle plus valenze. Altrimenti i tifosi della Curva Maratona, invece di andare allo stadio per vedere una partita di calcio, fare il tifo per la propria squadra con bandiere granata, cori da raucedine e magiche coreografie, finiranno per portare con loro, la carta, la penna e la calcolatrice, per aggiornare i conti del bilancio della società per cui fanno il tifo. Peccato che amare una squadra di calcio non è pensare sempre e in maniera ossessiva a non spendere più di quanto si guadagni, ma è anche innamorarsi del gioco, delle triangolazioni, dello spettacolo per arrivare a fare gol e avere la possibilità di vincere per stare in alto alla classifica. Tutto ciò al Toro non succede mai perché si arranca sempre, non si brilla mai e si resta ancorati a un passato che dovrebbe essere preso da esempio. Parli con Junior, Claudio Sala, Agroppi, Pulici, Pecci, e poi scorri gli anni in cui i tifosi granata hanno minimamente gioito con Asta e Ferrante, ma il tema è sempre lo stesso: rimpiangere il passato, dal Grande Torino ai giorni nostri. Ma c’è anche un altro aspetto da considerare nel calcio moderno, ed è l’abilità di saper passare da squadra provinciale a realtà capace di contrastare le grandi squadre. L’Atalanta del presidente Percassi insegna che si può diventare grandi, pur vivendo in un centro non molto grande come Bergamo. Il Torino, invece, sta diventando una realtà provinciale a causa di tutto un insieme di cose che lasciano pensare a storiche insufficienze, di vivere l’azienda calcio senza la necessaria attenzione ai valori tecnici del campo. Non basta cambiare allenatore, se il presidente non si pone neanche il dubbio che forse a sbagliare è proprio lui stesso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Verona Stadio Bentegodifl0711fl0711presidente-cairo.jpgSiNtoro-un-altro-anno-di-delusione-1013381.htmSi100451001,02,03030199
451013376NewsCampionatiTorino – Juventus, un derby sempre affascinante20180216180745Allo stadio Olimpico del Grande Torino, si disputerà la 196ma stracittadina della Mole. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sì, sono proprio lontani i tempi di quei derby dello scavetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maspero</b> che fece sbagliare il rigore a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salas</b>, le corna di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ferrante</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maresca</b>, le dispute di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bettega </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Anastasi</b> contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pulici </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Graziani.</b> Erano anni di stracittadine torinesi sanguigne, legate a un calcio romantico ma anche di grande agonismo come quel campionato 1976-’77, in cui vincere significava anche contendersi lo scudetto fino alla fine. Vinse la Juve con 51 punti in classifica, mentre il Torino <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>realizzò soltanto un punto in meno con l’amara consapevolezza di aver disputato un campionato strepitoso. Quella fu una stagione bellissima, emozionante, in cui i derby di Torino non furono soltanto due, ma si sono protratti per tutto l’arco di un campionato in cui granata e bianconeri si inseguirono partita dopo partita. Così fu! Ma dopo avere aperto la finestra romantica sul passato del derby di Torino, veniamo all’oggi. Per le strade della città sabauda è già derby e tra i locali vicini allo stadio Grande Torino si notano i preparativi per la prossima domenica in cui Torino e Juventus si affronteranno alle 12,30. Le previsioni climatiche non sono buone, perché si prevede un cielo plumbeo e minaccioso di pioggia. Ma questi sono soltanto dettagli, sottigliezze che passeranno sicuramente inosservate, vista la grande attesa per questo 196mo derby della Mole. Il Toro si prepara con la solita antica furia granata e la Juve scenderà in campo per vincere, perché non vuole perdere terreno sul Napoli che lo precede in classifica di un punto. Ma per la Juve c’è pure da rivendicare il deludente 2 a 2 di Champions contro il Tottenham che non è ancora stato digerito dall’ambiente bianconero. Con il recupero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> a centrocampo, la Juve ritornerà presumibilmente a quel 4-3-3 che dopo la sconfitta con la Sampdoria le garantì una serie di vittorie. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> dovrebbero affiancare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> molto arrabbiato per le eccessive critiche subite a seguito della partita di Champions. Il Torino che dall’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> non ha ancora perso una partita, spera di raggiungere quella quota in classifica capace di dargli il diritto di partecipare all’Europa League. Non sarà semplice, ma la squadra del tecnico toscano di San Vincenzo sembra avere trovato la formula giusta con un centrocampo tutto muscoli che prevede <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Obi</b>, più uno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> sempre regolare nel suo impegno, che a differenza di prima non è gravato da compiti di interdizione ma più offensivi. E poi c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>che dopo tanta sfortuna e ripetuti infortuni, è ritornato al gol domenica scorsa contro l’Udinese. Sarà dunque un derby tutto da vivere proprio nel bel mezzo di una domenica di febbraio in cui molti tifosi eviteranno il pranzo a casa, per recarsi allo stadio e gustare il classico panino imbottito. E’ il derby, è la forza del pallone stracittadino che incanta, che fa palpitare e cogliere gli attimi che emozionano per un gol fatto, ma che pure deludono per una rete subita. C’è chi piange e c’è chi ride, così com’è la vita. Ed è proprio questo il fascino di due curve storiche, due bandiere che racchiudono trascorsi diversi spesso anche filosofeggiati dalla cultura granata e bianconera. Ma è il derby della Mole, è il guardarsi sportivamente in cagnesco, che attrae e attizza perché nessuno vuole perderlo. E’ un fatto di orgoglio e sentimenti legati a un pallone capace di mettere gli uni contro gli altri. Ma alla fine, per fortuna, si ritorna a ragionare con il cervello, non più con la pancia e in modo istintivo. Sì, perché tutto ha un limite, anche la gioia o la delusione di perdere un derby. I tifosi del Toro e della Juve lo devono ricordare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNtorino-juventus-un-derby-sempre-affascinante-1013376.htmSi100451001,02,03030185
461013354NewsEditorialeUn anno di sport e……altro.20171229170435I più importanti avvenimenti del 2017 <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Siamo nei giorni in cui facciamo il bilancio di ciò che è&nbsp;accaduto nell'anno che sta per finire. E così percorriamo le tappe più importanti dello sport, dei vari accadimenti internazionali e anche di ciò che in genere ha rappresentato il percorrere la strada del nostro interesse personale e quello legato alla Nazione che ci rappresenta. Top e flop si intersecano tra loro e si manifestano in noi come gioie, delusioni e rimpianti di quello che avrebbe potuto essere e non è stato. E mentre si materializza in noi una sottile speranza per l’anno che sta per cominciare, dove ci auguriamo tanta salute, benessere, serenità per noi, per le persone che vogliamo bene, ma anche per chi non conosciamo e ai quali sentiamo vivamente di auspicare una buona vita, facciamo alcune riflessioni. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dicevamo delle tappe più importanti che ci ha riservato il 2017 in un anno di sport e altro. Parlando di calcio non possiamo non dare precedenza alla grande delusione per la mancata partecipazione dell’Italia ai mondiali del 2018 in Russia. Un fatto che non accadeva da 60 anni, tuttavia, pur con l’amarezza tipica di chi è deluso di non vedere la propria nazionale di calcio nella vetrina più importante del mondo, a pochi giorni dalla fine del 2017 proviamo a tracciare i Top e i Flop dei vari avvenimenti. E’ stato l’anno dell’addio al calcio giocato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti</b>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federica Pellegrini</b> si è aggiudicata la medaglia d’oro nei 200 stile libero ai mondiali di Budapest. Ma tra i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Top</b> calcistici di quest’anno c’è sicuramente la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus,</b> che con la conquista del suo sesto scudetto consecutivo è entrata nella leggenda. Per l’automobilismo, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mercedes</b> si conferma la macchina da battere, visto che dal 2014 ha vinto il campionato piloti e costruttori. Nella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">MotoGP, Marc Marquez</b> vince meritatamente il mondiale battendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Dovizioso</b> che ha avuto il merito di portare in alto la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ducati.</b> Tra i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Flop</b> del nostro italico sport, invece, c’è ancora la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> che è stata sconfitta a Cardiff nella Finale di Champions League contro il Real Madrid, perdendo l’ennesima occasione di ritornare a vincere quella Coppa dalle grandi orecchie che per lei sembra davvero stregata. Ma anche Milan e Napoli hanno deluso. I rossoneri, dopo il passaggio di società tra l’ex presidente Berlusconi e il cinese Li Yonghong, sono irriconoscibili dal punto di vista tecnico e organizzativo. Il Napoli, invece, pur contrastando bene la Juve in campionato, ha deluso in Champions League per non essere entrata almeno agli ottavi di finale. E poi l’Italia di Ventura, della quale abbiamo già largamente manifestato la delusione di tutto il nostro Paese per non essersi qualificata ai mondiali del 2018 in Russia. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E poi tanto altro è accaduto in Italia e nel mondo in questo 2017. Ricordiamo quel maledetto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">18 gennaio in cui a Farindola</b>, a causa di una slavina che si è abbattuta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">nell’Hotel Rigopiano</b> posto nell’Appennino Centrale, persero la vita 29 persone e 11 furono i superstiti. Il 20 gennaio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Donald Trump</b> si insidia alla Casa Bianca, ma le ombre della sua elezione aleggiano ancora oggi per effetto di quel Russiagate in cui è sempre più tangibile il sospetto che la Russia abbia influenzato l’esito elettorale favorendo il tycoon e boicottando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hillary Clinton</b>. Ma i primi mesi dell’anno che sta per finire, si sono caratterizzati anche per i flussi migratori nel Mediterraneo che sono apparsi subito allarmanti. E intanto, con gli attentati dell’Isis che soffiano sulla xenofobia, il populismo che imperversa in tutta Europa e la Brexit che fa tremare l’Unione Europea, il 2017 è anche caratterizzato dalle elezioni presidenziali in Francia, dove il “ragazzo d’oro” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emmanuel Macron</b> ha salvato (almeno per ora) la Francia e l’Europa dal pericolo populista. E mentre si accende la tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord, la crisi catalana si fa strada e realizza un referendum per la sua indipendenza. E poi che dire dell’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Isis </b>che continua a macchiare l’Europa e il mondo intero con il suo terrorismo? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester, Londra, Barcellona</b> e la strage nella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moschea nel Nord del Sinai</b>, sono state centro di stragi che hanno provocato sangue e numerose vittime. A tutto ciò si sono pure interposte le molestie sessuali di almeno otto donne da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Harvey Weinstein</b>, il potente produttore cinematografico che ha scatenato un vero e proprio subbuglio su un tema che si è poi allargato a macchia d’olio nel mondo del cinema e dell’arte. E ancora, come non ricordare le lacrime di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emma Bonino</b> nel giorno del 14 dicembre scorso in cui è stata approvata la legge sul biotestamento? A questo successo hanno certamente contribuito le commoventi storie di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">DJ Fabo</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Loris Bertocco</b> e le battaglie del radicale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Cappato</b>. Storie di un anno che se ne va via con la velocità di quel vento che qualche volta soffia in maniera impetuosa, ma che in altre circostanze ci addolcisce lievemente per i suoi accadimenti più lieti. E’ la vita che scorre tra giorni luminosi e altri più bui, ma pieni di consapevolezza nell’assoluta responsabilità dell’uomo sul futuro del mondo. Che il 2018 sia migliore!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone.jpgSiNun-anno-di-sport-e-altro-1013354.htmSi100451001,02,03030226
471013348NewsCampionatiTenebra Var e luci di speranza20171212162234Tra furibonde polemiche, il Torino si impone alla Lazio con un secco 3 a 1.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Mentre all’Olimpico di Roma si consuma la confusione che è figlia di un Var che evidentemente ha ancora bisogno di essere perfezionato, il Toro riaccende la speranza europea. Tra Lazio e Torino è successo tutto e di più, a causa dell’arbitro Giacomelli che per la terza volta in un mese e mezzo ha espulso Bonucci, De Rossi e Immobile. Situazioni diverse tra loro, ma certamente eloquenti di decisioni non sempre condivisibili di quest’arbitro che in Lazio Torino ha sbagliato davvero troppo. Lascia la Lazio in dieci uomini per l’espulsione di Immobile nel primo tempo, reo di avere contestato un rigore non dato alla Lazio per fallo di mano in area di rigore da parte di Iago Falque, e poi per aver dato una testata a Burdisso. Nulla di tutto questo, perché il rigore era evidente e andava visto attentamente al Var, mentre la testata di Immobile a Burdisso altro non è stata che una spallata di allontanamento dell’avversario che gli si era posto davanti. Fasi concitate di un match in cui il calcio è stato onorato soltanto dal Torino che incolpevole di tanti, marchiani errori arbitrali, ha condotto una partita impeccabile sotto il profilo di quel gioco che da troppo tempo latitava nella squadra granata. In 11 contro 10 della Lazio, il Toro è stato in grado di approfittare della circostanza con l’intelligenza e la furbizia che è tipica della squadra cinica. Terminato il primo tempo tra furibonde polemiche biancocelesti, nella ripresa il Toro andava in gol con Berenguer, Rincon e il giovane Edera, mentre la Lazio nervosa e inconcludente, aveva riacceso le momentanee speranze di riequilibrare le sorti con il gol di Luis Alberto; ma la partita si è conclusa con il risultato di 1 a 3. Difficile poter dire come dal punto di vista tecnico e anche psicologico, tutta questa confusione creatasi tra la Lazio e l’arbitro abbia giocato a favore del Toro. Certo, esiste il dato di fatto che la non serenità e il nervosismo ti fanno perdere la lucidità necessaria per affrontare una partita di calcio, tuttavia, in questi casi la posizione dell’avversario non è sempre agevolata per tanti motivi. Infatti, se il Toro fosse stato quello di qualche settimana fa, probabilmente non avrebbe fatto quello che ha saputo realizzare a Roma. Nella squadra di Mihajlovic serpeggiava un velato nervosismo interno per un eventuale allontanamento del tecnico serbo nel caso in cui non avesse fatto una partita convincente. E invece questa partita convincente c’è stata, eccome se c’è stata, pur con tutte le attenuanti del caso. Note liete sono arrivate da Rincon (grande spirito da Toro) Berenguer, (pungente, veloce, capace di portare su la squadra anche se deve ancora migliorare quando gli si chiede di sacrificarsi in aiuto del centrocampo e della difesa). Ottimi Burdisso, N’Koulou e Sirigu, il portiere che il Torino non aveva più da anni. Dunque, mentre i granata sorridono e guardano con più fiducia il prossimo incontro casalingo con il Napoli di Sarri, la Lazio, nel nome del suo presidente Lotito e della sua dirigenza, propone di ritirare la sua squadra dal campionato per i reiterati torti subiti di seguito nel corso delle ultime partite. Che botta sarebbe per la credibilità di un sistema calcistico e arbitrale che, pur non essendo perfetto, facciamo fatica a pensare che ci sia alcuna premeditazione nei confronti di Lotito e della sua squadra. Sarebbe davvero la sconfitta del nostro calcio. Non possiamo credere a una cosa del genere, anche perché, se così fosse, potremmo chiudere tutti i battenti e andare a casa. Non vi pare?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-arbitro-giacomelli.jpgSiNtenebra-var-e-luci-di-speranza-1013348.htmSi100451001,02,03030218
481013346NewsCampionatiDavide Nicola lascia il Crotone20171206185625Dimissioni shock <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Storie di uomini, di pallone e di equilibri spesso precari. Se vinci ci abbracciamo e se perdi litighiamo. Tu perché sei l’allenatore, tu perché sei il presidente o il direttore sportivo, c’è sempre qualcosa di delicato nei rapporti professionali e umani nell’ambito di ogni ambiente di lavoro, e nel calcio ancor di più. Davide Nicola non è più l’allenatore del Crotone, per aver dato le dimissioni dopo aver maturato l’idea a seguito della sconfitta interna con l’Udinese. Non è dato sapere il motivo della decisione improvvisa dell’ormai ex allenatore del Crotone, in quanto si è trincerato in riservatezze personali. Secondo alcune indiscrezioni, si è saputo che all’origine del fatto ci sia l’entrata nello spogliatoio da parte del presidente Vrenna tra il primo e il secondo tempo della partita interna contro l’Udinese. Il risultato era a vantaggio dell’Udinese per 1 a 0 e il presidente del Crotone aveva pensato di incoraggiare i giocatori a non abbattersi. Sembra che la cosa non sia andata a genio a Davide Nicola, il quale l’ha presa come un’interferenza nello scavalcare un fatto tecnico, tattico e psicologico che compete esclusivamente all’allenatore. Con la Coppa Italia, questa del Crotone è stata la quarta sconfitta consecutiva e, evidentemente, qualcosa si era già rotto nel rapporto tra allenatore e società. Nicola ha un contratto di 500.000 euro che scadrà nel 2018 e dando le dimissioni di sua sponte, praticamente si autoesclude da ogni successiva retribuzione. Da questo punto di vista è da ammirare, anche se al momento non si capisce come abbia potuto maturare repentinamente questa decisione. Nicola è un ottimo allenatore che il Torino aspira ad assumere per un eventuale dopo Mihajlovic, anche se, a dire il vero, si fa insistente anche il nome di Gasperini. Non crediamo che questa decisione di Nicola abbia alcun collegamento con eventuali accordi con il Torino, tuttavia, non appena Nicola deciderà di parlare in sede di conferenza stampa, potremo commentare e approfondire meglio questa decisione scioccante per tutto l’ambiente del Crotone .</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Crotonefl0711fl0711foto-davide-nicola.jpgSiNdavide-nicola-lascia-il-crotone-1013346.htmSi100451001,02,03030199
491013345NewsCampionatiDavide Nicola lascia il Crotone20171206185625Dimissioni shock <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Storie di uomini, di pallone e di equilibri spesso precari. Se vinci ci abbracciamo e se perdi litighiamo. Tu perché sei l’allenatore, tu perché sei il presidente o il direttore sportivo, c’è sempre qualcosa di delicato nei rapporti professionali e umani nell’ambito di ogni ambiente di lavoro, e nel calcio ancor di più. Davide Nicola non è più l’allenatore del Crotone, per aver dato le dimissioni dopo aver maturato l’idea a seguito della sconfitta interna con l’Udinese. Non è dato sapere il motivo della decisione improvvisa dell’ormai ex allenatore del Crotone, in quanto si è trincerato in riservatezze personali. Secondo alcune indiscrezioni, si è saputo che all’origine del fatto ci sia l’entrata nello spogliatoio da parte del presidente Vrenna tra il primo e il secondo tempo della partita interna contro l’Udinese. Il risultato era a vantaggio dell’Udinese per 1 a 0 e il presidente del Crotone aveva pensato di incoraggiare i giocatori a non abbattersi. Sembra che la cosa non sia andata a genio a Davide Nicola, il quale l’ha presa come un’interferenza nello scavalcare un fatto tecnico, tattico e psicologico che compete esclusivamente all’allenatore. Con la Coppa Italia, questa del Crotone è stata la quarta sconfitta consecutiva e, evidentemente, qualcosa si era già rotto nel rapporto tra allenatore e società. Nicola ha un contratto di 500.000 euro che scadrà nel 2018 e dando le dimissioni di sua sponte, praticamente si autoesclude da ogni successiva retribuzione. Da questo punto di vista è da ammirare, anche se al momento non si capisce come abbia potuto maturare repentinamente questa decisione. Nicola è un ottimo allenatore che il Torino aspira ad assumere per un eventuale dopo Mihajlovic, anche se, a dire il vero, si fa insistente anche il nome di Gasperini. Non crediamo che questa decisione di Nicola abbia alcun collegamento con eventuali accordi con il Torino, tuttavia, non appena Nicola deciderà di parlare in sede di conferenza stampa, potremo commentare e approfondire meglio questa decisione scioccante per tutto l’ambiente del Crotone .</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Crotonefl0711fl0711foto-davide-nicola.jpgSiNdavide-nicola-lascia-il-crotone-1013345.htmSi100451001,02,03030194
501013336NewsEditorialeIl mio calcio.20171118115215Prima del derby capitolino tra Roma e Lazio, c`è un incontro tra Totti, Peruzzi e la famiglia Sandri, che deve farci riflettere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’incontro di Totti e Peruzzi con il papà e il fratello di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso dieci anni fa, mi ha fatto riflettere sul calcio dei valori che per sua natura si contrappone all’odio. E’ il mio calcio fatto di sana rivalità sportiva, lealtà, capacità di rispettare l’avversario e, soprattutto, mettere in evidenza la volontà di intendere che il pallone resta qualcosa che deve unire e mai disgregare. Ognuno con la propria fede sportiva, coi colori della bandiera e della maglia che porta nel cuore, senza mai perdere di vista che la rivalità non può sfociare nell’accecante odio che resta il vero male dell’uomo. L’abbraccio tra Totti, Peruzzi e la famiglia Sandri, altro non è che l’esempio di quanto sin qui detto, e cioè l’emblema di unione di due tifoserie storicamente ostili, che davanti al senso dell’umano sono capaci di portare la loro accorata partecipazione al ricordo di un ragazzo che in una maledetta domenica di novembre di dieci anni fa, fu ucciso da un poliziotto intervenuto nel tentativo di porre ordine tra scontri di tifosi in un area di rifornimento dell’autostrada. E poco importa se Gabriele fosse come tutta la sua famiglia un appassionato tifoso della Lazio, perché i romanisti rappresentati da Francesco Totti fin dal giorno dei funerali, sono stati partecipi al cordoglio per la morte del giovane ragazzo. Ecco, questo è il calcio in cui mi riconosco, che non è segno di poca fiamma ardente verso la passione per la propria squadra, ma più esattamente è il senso dell’umano sportivo che resta<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>il vero significato di un pallone che non può ungerci di odio ma deve ammantarci di voglia di aggregazione e quindi di umanità. La gioia di una vittoria che si contrappone alla delusione di una sconfitta. Immagini di abbracci e felicità che si oppongono alla teste chine e alle lacrime di delusione. E’ il calcio che somiglia alla vita con la sua eterna metafora e che non può oscurare i sentimenti e le emozioni che restano il fulcro principale della persona. E siccome il calcio è fatto di persone, resta purtroppo l’eterna diatriba interna tra bene e male. Ma il pallone della passione ha l’obbligo di insegnarci a fare il tifo per la nostra squadra e non a denigrare, ingiuriare, disprezzare la passione altrui. E’ un fatto di cultura sociale, di educazione sportiva che deve nascere dalle radici di ogni famiglia, ma anche dalla scuola e dal rapporto verso gli altri, dello stare insieme e rispettarsi pur senza condividere il pensiero altrui. La chiamano retorica, quel manifestare dei buoni sentimenti che tuttavia non si oppongono mai alla voglia di grinta e determinazione agonistica per inseguire la vittoria, ma che ci fa ravvedere su comportamenti troppo spesso esasperati e ostili verso il nostro avversario. Ma l’avversario altro non è che una persona come noi, con pregi e difetti che ne completano l’uomo fin dalla sua genesi. E allora ben vengano gli esempi di umanità come l’incontro del Totti romanista con la famiglia Sandri laziale, capaci di dirci che è il primo passo verso un’educazione sportiva che va oltre ogni rivalità. E’ il mio calcio, è quello in cui credo e per cui scrivo ormai da molti anni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711incontro-tra-totti,-peruzzi-e-la-famiglia-sandri.jpgSiNil-mio-calcio-1013336.htmSi100451001,02,03030230
511013329NewsCampionati“Siamo l’Italia, non ci può essere un mondiale senza noi”20171111191233L`Italia di Ventura perde la prima partita di play off contro la Svezia, valevole per la partecipazione al prossimo mondiale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sono settimane che sentiamo queste parole. Frasi che sanno di ripetuto senso qualunquistico di una filosofia che è l’emblema del nulla.&nbsp;Cosa vuol dire&nbsp;essere Italia e non partecipare al mondiale di calcio&nbsp;perché non te lo meriti?&nbsp;E' forse un sacrilegio? Ma è proprio per il fatto di chiamarti Italia che devi dimostrare tutto il tuo valore sul campo e meritare concretamente la partecipazione tra le migliori potenze calcistiche mondiali.&nbsp;Pensate se tutte le Nazionali che hanno tanta storia e blasone come l’abbiamo noi, si fossero rifugiati dietro questi assurdi discorsi. E così tra un cercare lo sprone e l’autostima perduta già in Spagna, la Nazionale di Gian Piero Ventura&nbsp;ha perso&nbsp;per 1 a 0 il suo primo incontro di play off contro la Svezia. Ora serve l’impresa a San Siro, la partita perfetta per ribaltare il risultato che ci qualificherebbe. In una partita in cui la posta in palio era altissima, abbiamo visto un’Italia che è stata sovrastata fisicamente e mentalmente da una Svezia che fin dall’inizio della gara ha mostrato i suoi attributi, nella consapevolezza che l’avversario (cioè noi) siamo realmente superiori sul piano tecnico. E così la prestanza fisica svedese si è fatta notare soprattutto nelle palle alte e con gomiti largamente aperti, che l’arbitro troppe volte non ha sanzionato come avrebbe dovuto. Ma appellarci a questo, come ad altre cose, ci farebbe perdere di vista il senso di una sconfitta che, nonostante il palo di Darmian, mette a nudo la pochezza della squadra di Ventura. Un match basato su un sistema tattico imperniato sul 3-5-2, con la difesa targata BBC, un centrocampo a 5 con De Rossi, Verratti, Parolo e i due esterni Candreva e Darmian, mentre Belotti e Immobile avrebbero dovuto essere le due punte effettive. Tutti hanno visto che la partita si è persa proprio a centrocampo, dove De Rossi e Parolo avrebbero dovuto fare da frangiflutti per agevolare la verticalizzazione di gioco ispirato da Verratti, con la variante degli esterni pronti a inserirsi tra le linee. Niente di tutto questo, perché non solo siamo stati aggrediti continuamente&nbsp;davanti alla nostra area, ma non siamo neanche riusciti a impensierire la difesa avversaria con Immobile e Belotti, risultati in evidente forma precaria. Alla vigilia era stata annunciata la presenza di Zaza, ma l’ex juventino che adesso sta facendo bene al Siviglia si è infortunato in allenamento. Noi, a questo punto, avremmo&nbsp;giocato la carta Insigne come falso nueve assieme a Immobile, piuttosto che improvvisarlo nel corso della ripresa come vice Verratti. Un ruolo che non gli si addice per caratteristiche tecniche, visto che nel Napoli gioca sempre da esterno sinistro con grande efficacia nelle ripartenze. Dunque, possiamo pure parlare di sfortuna, di non aiuto da parte dell’arbitro e di mille altre scuse che nel calcio ci stanno pure, ma non possiamo certamente nasconderci dietro un dito. Tutti sono responsabili di questa preoccupante sconfitta in terra svedese, il C.T. ancor più degli altri per non aver saputo dare in tutto questo tempo che la squadra è nelle sue mani, una fisionomia di gioco che in fondo non c’è mai stata. Fino alla partita contro la Spagna siamo andati avanti senza l’entusiasmo dovuto contro Albania, Israele, Macedonia e Liechtenstein. Sempre a cercare il compitino, sempre a centrare il necessario per andare avanti con la speranza che prima o poi si trovasse la quadratura di un modulo mai esattamente definito. Ventura ha provato il 4-2-4, il 4-4-2, per poi ritornare a quel 3-5-2 di partenza e di continiana memoria, ma con risultati a dir poco insoddisfacenti. E adesso ci ritroviamo con l’acqua alla gola, sperando in un appiglio da afferrare al volo per salvarci dallo sprofondo azzurro. A San Siro serve la partita perfetta, serve quella quadratura del cerchio che non è stata mai trovata, ma soprattutto serve l’intelligenza tattica che non si esprime a parole nelle stanze delle conferenze stampa, ma sul terreno di gioco contro avversari agguerriti, magari mediocri, ma nerboruti come gli svedesi. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Già, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non li temiamo questi svedesi perché: “Noi siamo l’Italia e non ci può essere un mondiale di calcio senza di noi…”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Friends Arena Solnafl0711fl0711foto-ventura.jpgSiNsiamo-l-italia-non-ci-puo-essere-un-mondiale-senza-noi-1013329.htmSi100451001,02,03030209
521013323NewsCampionatiChampions, splendida Roma e Juve intorpidita20171101151124In Europa, una prova in agrodolce di Juventus e Roma <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’imprevedibilità del calcio è infinita. Quando pensi che tutto sia stabilito con la logica, ecco che vieni smentito sonoramente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Roma</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> – Chi all’inizio pensava che i giallorossi fossero stati sfortunati per l’estrazione di un’urna per nulla benevola, oggi si ravvede nel constatare la squadra di Di Francesco essere prima del girone con 8 punti, mentre Chelsea e Atletico Madrid che dovevano rappresentare lo spauracchio del girone, brillano per negatività. All’Olimpico di Roma si è consumata una notte da favola, perché i giallorossi non solo hanno vinto 3 a 0 contro il Chelsea di Antonio Conte, ma hanno dato dimostrazione di grande gioco, furore agonistico e intensa voglia di continuare a percorrere la strada della Champions League che sembrava sbarrata dalla forza delle avversarie. E’ bello il calcio quando offre questi spunti fantastici di emozione per un urlo liberatorio, in questo caso giallorosso, che si libera come boato nel cielo di Roma a seguito dei due gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">El Shaarawy</span></b> e la rete di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Perotti.</span></b> Potremmo disquisire sul rinnovato ruolo del savonese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">El Shaarawy</span></b> che Eusebio Di Francesco vuole per lui nel renderlo più partecipe al gioco centrale d’attacco, piuttosto che il disegno tattico che prevede attenzione e inserimenti tra le linee, ma è la squadra nella sua totalità che è cresciuta in maniera esponenziale. La Roma, dunque, ha superato alla grande l’esame di laurea con una goleada che, grazie a un solo punto ancora <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>da conquistare, le spalanca le porte degli ottavi di finale. Il Chelsea è apparso annichilito davanti alla forza di questa Roma che ha scatenato una furia agonistica davvero inaspettata. Anche Conte alla fine della gara si è complimentato con gli avversari, dimostrando una chiara delusione per il comportamento della sua squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>– E mentre la Roma va in paradiso, la Juve in trasferta a Lisbona si rifugia in purgatorio. Per i bianconeri è stata una partita scialba, priva di cattiveria agonistica e con molti errori soprattutto nel primo tempo, quando abbiamo assistito all’ennesimo episodio di reiterata regalia all’avversario di turno. Lo Sporting ci è sembrato sicuramente ben messo in campo e anche difficile da domare, ma non è certo una squadra irresistibile come la Juve stessa l’ha resa. La squadra di Allegri continua ad avere due facce: quella di Campionato e quella di Champions. Due mondi simili perché legati alla competizione pallonara, ma così diversi nell’interpretazione del basilare concetto di vittoria. In campo internazionale devi correre di più e, soprattutto, non puoi permetterti di sbagliare. La Juve contro lo Sporting Lisbona ha sbagliato tanto e deve dire grazie al ritrovato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gonzalo Higuain</span></b> se in Portogallo è uscita indenne da una sconfitta che poteva essere davvero bruciante. Troppo sottotono è apparso il centrocampo, che è mancato in fase di appoggio per le punte e nella tempestività di chiudere bene la fase di interdizione. In avanti i soli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Cuadrado</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Higuain </span></b>sono apparsi degni di considerazione, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Dybala</span></b> è apparso opaco e anche cocciuto a portar palla, perdendola in ogni occasione. Riteniamo che Allegri debba decidere di lasciarlo in panchina almeno per qualche partita, visto che l’argentino è ormai in chiara difficoltà di forma. Gioca da solo, ha dimenticato il suggerimento e si ostina a imbrigliarsi tra due o tre avversari che immancabilmente gli portano via il pallone, mentre i compagni si propongono per ricevere un passaggio che non arriva mai. E’ un chiaro sintomo di mancanza di forma fisica e mentale, quindi la Juve ha bisogno di ritrovare presto i suoi guizzi, le giocate da campione quale lui è, se proiettato a splendere di luce propria. Per il resto, riteniamo questo pareggio assolutamente prezioso (pur nella delusione di una mancata vittoria che avrebbe garantito anzitempo alla Juve il passaggio agli ottavi di finale), soprattutto in considerazione di una partita che fin dall’inizio si era messa male per la Vecchia Signora, che in Portogallo si è presentata in giallo. Storie di Champions, storie di un calcio diverso in cui la Juve sembra sempre essere estranea.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-pallone-finale--champions-2017.jpgSiNchampions-splendida-roma-e-juve-intorpidita-1013323.htmSi100451001,02,03030179
531013300NewsCampionatiTra storia ed emozioni, il Filadelfia riapre l’ufficialità del gioco20170915185712L`avvio del Campionato Primavera del Toro, in quello che fu il Tempio del football del Grande Torino. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Più che la partita in sé, il match del Torino Primavera contro l’Atalanta rappresenta un momento storico. Infatti, quella di sabato pomeriggio 16 settembre è una data importante, perché sarà la prima partita ufficiale che il Torino Primavera effettuerà allo Stadio Filadelfia. E pensiamo che mister Coppitelli, nell’accomodarsi in quella panchina che non è come le altre, riuscirà a dare una spinta in più ai suoi ragazzi che calpesteranno quell’erba che fu di Valentino Mazzola e dove si sono formati giocatori come Pulici e Ferrini. Emozioni vibranti che sfuggono a qualsiasi analisi tecnica, ma che devono necessariamente esserci per significare la seconda giornata del Campionato Primavera che da quest’anno, in base alla nuova riforma, si preannuncia molto più difficile rispetto al passato per la presenza delle migliori squadre giovanili d’Italia. Una riforma davvero interessante, atta a migliorare la qualità tecnica di un campionato che è già l’anticamera di quello scenario del pallone italiano fatto di campioni. Il campionato Primavera 1 è composto da 16 squadre, tutte di Serie A e tutte impegnate tra di loro in un week end calcistico che attrae, emoziona e fa alzare l’adrenalina dei più esigenti palati fini, che seguono il pallone fatto di tecnica a ottimo livello. Contro l’Atalanta si prevede un Filadelfia esaurito, con i posti di tribuna scoperta riservata agli ospiti e la tribuna coperta che si tingerà di granata, proprio come quella che rappresentò l’incommensurabile storia del Grande Torino. La squadra del tecnico Coppitelli che abbiamo già apprezzato in altre occasioni, affronterà dunque gli orobici di Massimo Brambilla un ex granata che bene sta facendo nell’ambito del settore giovanile bergamasco. Purtroppo, per la sua squadra, la prima partita di campionato che l’Atalanta ha disputato in Campionato contro l’Inter è stata persa con il risultato di 2 a 0. Tuttavia, questa prima sconfitta non sminuisce il valore di una squadra che ben figurerà in questo campionato. Come dicevamo, sul fronte granata diretto da Coppitelli ci sono diverse individualità di valore, ma è proprio la squadra che nel suo complesso fa sperare in un campionato al vertice, nonostante le mille insidie provenienti da compagini che sono davvero ad alto livello. In realtà, per la Primavera del Toro questa è la prima partita di campionato della stagione, in quanto il primo turno, che l’avrebbe vista giocare in casa della Sampdoria, è stato rinviato per l’allerta meteo. I granata di Federico Coppitelli (che in settimana ha iniziato il Master di Coverciano per conseguire l’abilitazione ad allenare in Serie A e B) in queste ore sta pensando alla migliore squadra da mettere in campo. Contro gli orobici ci sono mille motivazioni per ben figurare, e questo tecnico molto preparato e di sicuro affidamento sa bene che ha bisogno di cominciare con il piede giusto. Il difensore Ferigra proveniente dalla Fiorentina, il centrocampista Ruggiero arrivato da Palermo e il trequartista Leveque ex Akragas, si sono da poco inseriti nell’organico già interessante di un Torino Primavera che farà sicuramente parlare di sé per qualità di gioco. Dunque, non ci resta che aspettare per ammirare da vicino una giornata di calcio al Filadelfia, che resterà negli annali della storia. Da queste parti ci sono mille motivi per emozionarsi, non solo di calcio ma anche di indelebili ricordi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711foto-coppitelli-federico.jpgSiNtra-storia-ed-emozioni-il-filadelfia-riapre-l-ufficialita-del-gioco-1013300.htmSi100451001,02,03030240
541013298NewsCoppeJuve, se in Champions ci sei, batti un colpo.20170913173835La squadra di Allegri incappa in una sonora sconfitta contro il Barca di Messi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da Cardiff a Barcellona, da Cristiano Ronaldo a Messi; per la Juve non è cambiato nulla. Stesso cliché, stessa partita amorfa, stesse pecche difensive e medesimo atteggiamento che pone l’accento su un evidente gap tecnico e tattico, che da esiguo si sta trasformando in rilevante. E non si dica che alla Juve mancavano giocatori come Chiellini, Marchisio, Cuadrado, Mandzukic, Dani Alves, Bonucci, perché buona parte di loro erano presenti in quella fatidica finale di Champions che ancora oggi brucia al popolo bianconero come carbone ardente. Una fotocopia di partita che mette a nudo problemi tecnici e tattici mai risolti da un mister Allegri che non è certamente indenne da colpe. Fermo restando la forza delle due squadre spagnole che possono vantare della presenza in campo di due veri campioni che appartengono a un altro pianeta, resta evidente che la Juventus di Champions League si trova a doversi confrontare con potenze calcistiche che la sovrastano dal punto di vista mentale e organizzativo. Si dirà che i bianconeri di Max Allegri sono pur reduci dall’aver disputato due finali consecutive, ma cosa serve arrivare fino in fondo se poi non si fa mai tesoro degli sbagli fatti? Al Camp Nou la Juve regge un tempo, prende gol allo scadere del primo tempo e poi crolla letteralmente nella ripresa. Un film già visto, un atteggiamento che sa dell’incredibile soprattutto in considerazione del fatto che manca in assoluto il senso della reattività. Le partite si possono perdere, certo, soprattutto se l’avversario si dimostra più forte e meglio organizzato, tuttavia, resta inaccettabile quell’atteggiamento inerme di chi è completamente in balia dell’avversario che si chiami Barcellona, piuttosto che Real Madrid, PSG, Manchester, Bayern o Chelsea, tanto per citarne alcune tra le migliori. Tu sei la Juventus, e come tale devi presentarti in campo internazionale con dignità e idee chiare. Un 3 a 0 inconfutabile, che parla della sconfitta contro quel Barcellona (allora c’era pure Neymar), che l’anno scorso la Juve aveva messo sotto allo Juventus Stadium. Ieri, invece, abbiamo assistito a una lezione di calcio e a una umiliazione che ripetiamo, non si può semplificare con la grandezza di un Messi spaziale. Oggi la difesa della Juventus è davvero poca cosa. La BBC è solo un ricordo, non soltanto per la mancanza di Bonucci che è andato a far danni al Milan, ma per una carta d’identità che parla chiaro su Chiellini (anche se assente per infortunio), per Barzagli e anche per un Buffon che, nonostante il suo indubbio valore, dimostra tutta la fragilità tipica del ruolo del portiere che non può più contare su un affidabile reparto difensivo. La Juve si è così sgretolata, franando come terra d’argilla dopo una breve pioggia. Dybala, al cospetto di Messi, è sembrato come un bambino al suo primo giorno di scuola e l’abulico Higuain è un serio problema che Allegri deve risolvere al più presto. Benatia è lontano da quel calciatore che fu alla Roma, Alex Sandro è fuori forma e De Sciglio (prima dell’infortunio) fa cosucce da giocatore di categoria inferiore. A centrocampo, Pjanic, Bentancur e Matuidi remano nel mare in tempesta, Douglas Costa corre, corre e non conclude nulla, mentre Sturaro fa il tappabuchi di Allegri. Non si vince così la Champions League, anzi diremmo pure che neanche si partecipa in queste condizioni. Questa non è la Juventus, non può esserlo. Almeno quella di Giampiero Boniperti che ha coniato quella fatidica frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere non è importante, è la sola cosa che</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">conta”</b>. Ma la Juve, almeno in campo internazionale, continua a ignorare questa indelebile frase affissa tra le pieghe delle pareti del suo Juventus Museum.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Barcellona Camp Noufl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNjuve-se-in-champions-ci-sei-batti-un-colpo-1013298.htmSi100451001,02,03030238
551013288NewsCoppeAllegri, ma quanto l’hai desiderato questo De Sciglio?20170814233995La Juve perde malamente la Supercoppa Italiana, ad opera di una la Lazio più convincente. L`analisi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo la sconfitta della Juventus per opera della Lazio nella Supercoppa Italiana, molti sono gli interrogativi per la squadra di Allegri. Per la Vecchia Signora si prospetta un’annata difficile, che sembrerebbe inevitabile nel cercare la conferma dopo sei scudetti di fila. La situazione è davvero preoccupante perché il modo con cui i bianconeri perdono le partite di finale, fa pensare a un’analisi da ricercarsi su un centrocampo che ha bisogno di rinforzi, una difesa da assestare e una condizione mentale generale che sembra aver perso la fame e il mordente di vincere. Condizione, questa, che forse è la più difficile da risolvere per Massimiliano Allegri che spesso, anche lui, sbaglia formazione ed entra in confusione durante la partita. I suoi cambi avvengono mediamente intorno al 70° minuto, quasi avesse sempre il timore di sbagliare. Da Cardiff a Roma, sostanzialmente le cose non sono cambiate per effetto di una Juventus che regala lunghi tempi agli avversari. Contro la Lazio che ha meritato di vincere la Supercoppa grazie a una maggiore aggressività e un atteggiamento mentale di netta superiorità, la Juventus ha mostrato diversi flop in Benatia, Higuain, Khedira, Pjanic, De Sciglio, mentre Dybala e Douglas Costa si sono staccati dall’insufficienza generale. Dicevamo di De Sciglio. Anche se non è giusto imputargli la sconfitta della Juventus per quel sorpasso fulminante che gli ha fatto Lukaku sul finire del match che ha determinato il passaggio per il gol decisivo della Lazio, dobbiamo dire che debutto peggiore non poteva esserci per l’ex giocatore del Milan. Un giocatore che ha subito suscitato molte perplessità, per la stagione negativa dell’anno scorso e che, nonostante ciò, è stato inseguito e voluto da Allegri. Entra, ciabatta un paio di cross e, soprattutto, si fa aggirare con naturalezza da un Lukaku che con tutto il rispetto non è propriamente Robben. Higuain, invece, è apparso macchinoso come l’avevamo visto a Cardiff e in altre partite che contano. D’accordo, il suo fisico non gli permette di entrare subito in forma, tuttavia, almeno una parvenza di cattiveria agonistica bisogna almeno aspettarsela da lui che si è fatto sovrastare in lungo e in largo da De Vrji. Khedira sembra lontano anni luce da una condizione accettabile e fa subito porre l’interrogativo sul perché Allegri insista a farlo giocare tenendo in panchina un Marchisio che ha dato segnali di ripresa. Pjanic ha sbagliato tutti i passaggi in fase di costruzione dell’azione e non ha saputo dare la giusta forza in fase di interdizione. Noi pensiamo che questo giocatore che manca da sempre per continuità, debba essere spostato a trequarti campo, svariando alle spalle dell’unica vera punta che è Higuain. Per il ruolo di centrale davanti alla difesa, pensiamo che Marchisio possa essere al momento l’unico punto fermo per caratteristiche tecniche e tattiche. Per il resto c’è poco o niente, visto che Chiellini fa più confusione che altro, al pari di Cuadrado e Alex Sandro non spinge sull’esterno sinistro come in genere sa fare. Le uniche note liete (si fa per dire) sembrano essere quelle di Dybala (svegliatosi in ritardo) e di Douglas Costa (non sembra un caso il suo, che dopo essere entrato in campo la Juve abbia cominciato a giocare). Infine c’è un Mandzukic smunto e incapace di coordinare (come sue recenti prestazioni) la fase di attacco e di interdizione, così come piace ad Allegri. E poi Bernardeschi, quanto ci vorrà ancora a capire la sua collocazione tattica? Dunque, una Juve ancora in cantiere e soprattutto in attesa che Marotta e Paratici acquistino un centrocampista top player capace di saper coniugare il gioco difensivo con l’abilità nella costruzione delle ripartenze in attacco. Vedremo cosa accadrà in casa bianconera in questi ultimi 15 giorni di mercato. Una cosa è certa, la Juve deve ritrovare gli stimoli e la fame di vittorie che l’hanno resa celebre per sei anni di seguito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri-ma-quanto-l-hai-desiderato-questo-de-sciglio-1013288.htmSi100451001,02,03030262
561013285NewsCampionatiMessina, spiragli di luce intensa20170802100774Antonio Venuto è il nuovo tecnico del Messina<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il futuro del pallone messinese sembrava essere avvolto da oscure e impenetrabili tenebre. Invece, dopo la nuova costituzione societaria che fa capo a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Sciotto</b>, è stata presentata a Palermo la richiesta di affiliazione alla FIGC, della nuova Associazione Calcio Rilancio Messina costituita il 26 luglio scorso presso lo studio notarile Pitrone. Il presidente Sciotto e il DG in pectore Giovanni Carabellò stanno ultimando i documenti da presentare alla Lega Nazionale Dilettanti con i relativi adempimenti di natura economica e la disponibilità dello stadio ratificata dal sindaco Renato Accorinti. Nella giornata di mercoledì sarà presentata a Roma la domanda d’iscrizione e subito dopo si suggellerà l’accordo abbozzato fra dirigenti, componenti dello staff e calciatori. Appurata la scelta di rinunciare a un DS, l’allenatore designato dal quale ripartire è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto,</b> il quale ha indicato tre nomi per il suo staff; Santo Martinella ex difensore che è in grado di affiancare il tecnico di Villafranca Tirrena nel ruolo di responsabile dell’area tecnica, il preparatore dei portieri Mauro Manganaro e Nunzio Bertano nel ruolo di preparatore atletico. Ma tra tanti nodi da sciogliere c’è ancora quello dello stadio Celeste che non è a norma, e dunque restano urgenti i lavori di ripristino con l’istanza di conformità da parte dei Vigili del Fuoco che dovranno vagliare attentamente gli impianti elettrici e la situazione anti incendio. Sul versante tecnico, dunque, il nuovo presidente Pietro Sciotto ha scelto il tecnico Antonio Venuto, un allenatore molto conosciuto nello stretto di Messina e dintorni. Dal Milazzo al Sersale, oggi per l’allenatore di Villafranca Tirrena si avvera il sogno a lungo rincorso di allenare il Messina. Un tecnico con filosofie calcistiche aggiornate che si rispecchiano in un 3-5-2 di base, capace di enfatizzare le caratteristiche tecniche dei giocatori a disposizione. In panchina è un vulcano di grinta e determinazione, chiaro segnale dell’appartenenza alla filosofia della vittoria che non prevede la sconfitta, la quale, quando arriva, brucia oltremisura. Il nuovo presidente del Messina sa che ripartire da Antonio Venuto è garanzia di un percorso che nel tempo darà i suoi frutti, anche perché i trascorsi di questo allenatore parlano di un tecnico affidabile sotto l’aspetto caratteriale, capace di riflettersi sulla squadra in maniera positiva. Un motivatore con la rabbia in corpo, capace di trascinare un ambiente che ha bisogno di risollevare animi sopiti da scoraggiamenti e incapacità, derivanti dalle precedenti conduzioni societarie. Vedremo cosa accadrà nella città dello stretto, che è stata anche la storia di una Serie A del pallone che ha conosciuto una Sicilia non sempre considerata inferiore dal punto di vista dell’organizzazione calcistica. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Messinafl0711fl0711foto-venuto.jpgSiNmessina-spiragli-di-luce-intensa-1013285.htmSi100451001,02,03030227
571013274NewsEditorialeQuando un allenatore esagera a motivare i propri giocatori20170615152131Dopo la bruciante sconfitta in finale di Champions League, Allegri voleva lasciare la Juve. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tutto ciò che è eccessivo, anche in funzione di positività, può ritorcersi in maniera negativa. Le recenti e inaspettate dichiarazioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimiliano Allegri</b> a due settimane dalla bruciante sconfitta della Juventus nella finale di Champions League contro il Real Madrid, ci fanno trarre alcune considerazioni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non andiamo a Cardiff per fare una passeggiata, si va per vincere la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppa e dobbiamo essere spietati”.</b> Queste sono state le dichiarazioni in conferenza stampa a Vinovo, prima della partenza per Cardiff. Poi, dopo il risultato che tutti<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>sappiamo, Allegri rivela con amarezza: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Ho pensato di lasciare, ma la Juve può riprovarci, per questo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sono rimasto”.</b> Due momenti diversi, due situazioni contrastanti che lasciano pensare ad un equilibrio perduto lungo un percorso difficile, in cui l’ansia da prestazione e l’adrenalina hanno sopraffatto la ragione. Non sempre certe motivazioni trasmesse ad un gruppo che pratica sport professionistico e non, raccolgono l’effetto voluto. Nello specifico caso, Allegri ha esasperato il pensiero trasmesso alla squadra che era quello di vincere a tutti i costi e che non poteva esserci altro risultato, se non quello di portare a casa la Coppa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Adesso o mai più”</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fino alla fine”,</b> erano gli slogan che si ripetevano come un mantra quasi persecutorio nell’ambito della squadra, dell’ambiente bianconero, nei media. Un qualcosa dovuto a tutti, tifosi compresi, dopo tanti anni di attesa. E, in effetti, molti hanno creduto di potercela fare, non fosse altro che per quello che aveva saputo costruire la Juve vincendo in maniera convincente sia il campionato (sesto scudetto consecutivo, uguale leggenda) che la Coppa Italia, nonostante un anno stressante in cui i campioni di Max Allegri hanno conquistato la partecipazione alla finale di Champions League. Sempre gli stessi giocatori (o quasi) hanno fatto gruppo contro tutto e contro tutti. La BBC, il centrocampo con Pjanic, Khedira e Cuadrado (poi scoppiati) Dybala e Higuain esausti e opacizzati da una volontà non più sorretta da forze fisiche e psicologiche. Sì, perché tutto ha un limite. I calciatori non sono robot e dopo innumerevoli partite ad altissimo livello, in cui contro la Juve tutti fanno sempre la partita della vita, c’è bisogno di cambi freschi anche nel corso della gara. Ma, se è vero che la panchina della Juve con Marko Pjaca rotto, Marchisio che dopo il grave infortunio ha stretto i denti dimostrando una forma ancora precaria, Rugani infortunato ma mai valorizzato a sufficienza, Sturaro e Rincon le cui caratteristiche tecniche hanno dimostrato grandi lacune e pur con un Dany Alves uscito con grande autorevolezza dal mazzo degli inaspettati, tra l’entusiasmo e le varie motivazioni psicologiche di vincere a tutti i costi, si è perso il filo logico di certi limiti che la superiorità tecnica del Real Madrid ha spietatamente evidenziato. Forse, inconsciamente, si è sperato fino all’ultimo che nel calcio non è mai detta l’ultima parola e che certe caratteristiche caratteriali dimostrate nel corso della stagione da Buffon e compagni, bastassero da sole per annullare quel gap ancora minimo, ma<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>esistente, che c’è in campo europeo. E così ci si è appellati alla sfortuna e ad una Coppa che per la Juve sembra storicamente stregata. Ma la partita, dopo un primo tempo di finale di Champions che la Juve ha giocato ad un ottimo livello, nella ripresa sono emerse tutte quelle lacune ancora in essere, che le eccessive motivazioni di Allegri : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“dobbiamo essere spietati”,</b> non sono valse a nulla se non a peggiorare la situazione. E così succede che quando ti convincono di vincere un triplete che sembrava ormai alla tua portata, finisci con cedere di colpo proprio sulla dirittura d’arrivo. Quegli ultimi 50 minuti di partita che sono stati fatali a una Juve che ha deposto la sua determinazione, la grinta e la cattiveria, in maniera disarmante. Dunque, forze fisiche al lumicino, annebbiamento completo della spinta psicologica e oggettiva qualità tecnica dell’avversario, sono stati le componenti di un’amara sconfitta che oggi, dopo le dichiarazioni di mister Allegri, fanno pensare in che stato depressivo si trovassero tutti. Ma la Juve insegna a non mollare mai, ecco perché Allegri ha deciso di rimanere e riprovare a vincere il prossimo anno la Champions in quel di Kiev, a patto però di rafforzare la squadra e di non rifare più gli stessi errori. Nel calcio, motivare i giocatori è essenziale, ma a tutto c’è un limite. Sì, perché è bene convincerli della loro forza, ma è anche giusto renderli consapevoli dei propri limiti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNquando-un-allenatore-esagera-a-motivare-i-propri-giocatori-1013274.htmSi100451001,02,03030326
581013231NewsCampionatiIn Roma – Napoli, Mertens è il vero mattatore20170304202614Meglio il Napoli. La Roma è stanca.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Una Roma abulica si inchina a un Napoli che gioca meglio e sigla due gol con Mertens. E dire che alla vigilia della partita si pensava a un Napoli più preoccupato per il match di ritorno che dovrà affrontare in Champions League contro il Real Madrid, piuttosto che a una Roma apparsa stanca e forse delusa dalla sconfitta subita in Coppa Italia dalla Lazio. Eppure, dopo il successo ottenuto a San Siro contro l’Inter, ci si aspettava una Roma che avrebbe dato filo da torcere alla Juventus, almeno per quanto riguarda la conquista dello scudetto. E invece,dopo essere incappata in una giornata negativa, si cominciano a tirare le somme di un’annata giallorossa in cui si evidenzia la discontinuità e la difficoltà di reggere bene nei momenti clou della stagione. Per contrapporre gli attacchi dei napoletani, Spalletti si è affidato a El Shaarawy preferito inizialmente a Salah e a Perotti preferito a Bruno Peres. Un 4-2-3-1 che il tecnico giallorosso pensava fosse sufficiente per contrapporre le ripartenze dei napoletani, i quali, contrariamente a quanto pensato inizialmente, hanno trovato campo libero con Insigne, Mertens e Callejon, apparsi come spine nel fianco della statica difesa giallorossa, dove Fazio, più degli altri, non ha dimostrato l’attenzione e la reattività di sempre. E così la partita si è sviluppata su binari di squadre troppo allungate. Gli uomini di Sarri ( che si è fatto espellere per proteste dall’arbitro Banti) hanno dimostrato vitalità, freschezza atletica e voglia di entrare subito in partita. Al 26’ del primo tempo, Mertens sfrutta al meglio un passaggio filtrante di Hamsik e lascia partire un tiro di destro che s’insacca nella porta difesa da Szczesny. Nel secondo tempo è lo stesso Mertens a raddoppiare per il Napoli al 5’ minuto, raccogliendo un cross da sinistra di Insigne. A questo punto la Roma sembra non reagire, se non fosse per qualche timida iniziativa di Nainggolan, Perotti e El Shaarawy. Ma si nota subito la mancanza di Dzeko, apparso troppo molle sulle gambe e privo di cattiveria agonistica. Dunque, la partita si è trascinata senza emozioni particolari, anche se sul finire del match Salah ha colpito un palo e al 44’ Strootman ha accorciato le distanze, dopo aver raccolto un assist di Perotti. Al fischio finale dell’arbitro Banti, la squadra di Spalletti dimostra tutta la propria delusione, mentre il Napoli di Sarri (che si porta a soli due punti in classifica dalla Roma) può gustare una vittoria che lascia ben sperare per l’attesissimo confronto contro il Real Madrid.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-mertens.jpgSiNin-roma-napoli-mertens-e-il-vero-mattatore-1013231.htmSi100451001,02,03030295
591013220NewsCampionatiPietro Anastasi, “Allo Stadium la Juve è favorita, ma non vorrei……”20170202191249Intervista al giocatore che ha scritto pagine importanti nella storia della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Alla vigilia dell’attesissimo derby d’Italia che vede la Juventus affrontare l’Inter tra le mura del suo Stadium, abbiamo pensato di ascoltare l’opinione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b>, il campione siciliano che ha indossato la maglia bianconera dal 1968 al 1976, giocando 205 partite e segnando 78 reti in Serie A. Attaccante di razza, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b> ha scritto pagine importanti della storia della Vecchia Signora d’Italia. Nato a Catania, è stato il simbolo di un’Italia che cambiava dal punto di vista sociale. Lo chiamavano “terrone”, ma fu l’orgoglio di un meridione che fece parlare finalmente di sé, come conquista di un’immagine rivalutata nel tempo. Oggi Anastasi vive a Varese, quella città che lo accolse tanti anni fa dopo aver lasciato la sua Catania, per realizzare quel sogno diventato poi realtà. Ascoltiamolo dunque in questa intervista. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pietro, cosa pensi di questa Juve a trazione anteriore?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mi piace molto, perché vedo una squadra compatta. Soprattutto a Reggio Emilia, dove tutti gli attaccanti sono stati bravi a sacrificarsi per la squadra. Certo, se Mandzukic, Higuain, Dybala, Cuadrado e Pjanic vogliono giocare insieme, devono sacrificarsi. Devo dire che lo stanno facendo molto bene. E poi, soprattutto come gioco, si è fatto un grande salto di qualità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensi che questo schema di gioco così offensivo, sia proponibile anche in Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Penso proprio di si. Se i giocatori che ho citato prima, sapranno sacrificarsi come hanno fatto a Reggio Emilia, sono convinto che anche in Champions League si potranno avere grandi soddisfazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si dice che il prossimo anno Allegri lascerà la Juve per andare ad allenare in Premier League. Se così fosse, tu chi vedresti bene sulla panchina della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Vedrei un allenatore capace di continuare a percorrere la strada intrapresa prima da Conte e poi continuata da Allegri. Si parla di Paulo Sousa, un allenatore che ha fatto molto bene con la Fiorentina, dando una fisionomia di gioco propositivo. Ecco, direi proprio che lui, per il suo profilo di tecnico e per la sua conoscenza della società bianconera, potrebbe essere la persona giusta a proseguire il percorso di crescita tracciato dai suoi predecessori. E poi, avere a disposizione i giocatori che ti dà la Juve, significa indubbiamente farti fare un notevole salto di qualità anche come allenatore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se la Juve dovesse vincere la partita di domenica prossima contro l’Inter, pensi che metterà una seria ipoteca per la vittoria finale in campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il campionato non finisce certamente domenica, anche se la Juve dovesse battere l’Inter. Tuttavia, darebbe un segnale molto forte a squadre come la Roma, il Napoli e la stessa Inter che sta andando molto bene.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Vedi delle insidie in questo incontro con i nerazzurri di Pioli che arrivano da sette vittorie consecutive, nonostante siano usciti dalla Coppa Italia ad opera della Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“L’Inter ha trovato finalmente la quadratura del cerchio. Pioli sta facendo davvero un bel lavoro, ha inquadrato bene la squadra e i risultati ottenuti sono l’emblema di questa serie di vittorie consecutive. La sconfitta in Coppa Italia ci può anche stare, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>perché dopo tante vittorie la ritengo fisiologica. E poi, forse sono stati distratti dal pensiero della partita di domenica contro la Juve. Chissà!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tu che hai giocato tante partite contro l’Inter, è vero che durante la settimana preparavate questo incontro in maniera particolare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sai Salvino, queste partite non c’è bisogno di prepararle perché si predispongono da sole. Solo il nome dell’avversario ti galvanizza e non c’è bisogno di motivare i giocatori. L’allenatore, semmai, ha l’obbligo di tenere alta la concentrazione della propria squadra, proprio quando si affrontano partite che sulla carta sembrerebbero di facile portata. Il calcio ci ha insegnato che ogni partita fa storia a sé, per cui è fondamentale prepararsi a dovere e con mentalità da seri professionisti, prima di affrontare qualsiasi match. Poi, se si incontra l’Inter c’è un motivo in più per far bene.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pietro, se tu fossi l’allenatore della Juve, come la sistemeresti tatticamente in campo per battere l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Proseguirei con lo stesso modulo, anche se mi sembra che Allegri sia intenzionato ad inserire Marchisio. In questo caso si dovrebbe scegliere tra Khedira e Pjanic, perché uno dei due dovrebbe restare fuori. Personalmente penso che Pjanic potrebbe essere l’escluso, almeno inizialmente. Questo giocatore dalle grandi qualità tecniche, lo stiamo tutti aspettando. Lui può dare molto di più di quanto ha fatto vedere alla Juve fino adesso, nonostante abbia dato segni di miglioramento nelle ultime partite. Vedremo. Comunque, ribadisco che se io fossi al posto di Allegri inserirei Marchisio al posto di Pjanic.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, qual è il tuo pronostico sulla partita Juventus – Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ una partita difficile da pronosticare, anche per la forma attuale e la bella espressione di gioco messa in mostra dalle due squadre. Tuttavia, è indubbio dare un leggero favore a questa Juve che statisticamente ha collezionato tante vittorie allo Juventus Stadium. Ma nel calcio non c’è nulla di scontato e anche le statistiche fanno storia a se. Sai, è vero che non si può sempre vincere, ma non vorrei perdere proprio contro l’Inter!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi-allo-stadium-la-juve-e-favorita-ma-non-vorrei-1013220.htmSi100451001,02,03030350
601013210NewsCampionatiAllegri: ”Contro la Juve fanno tutti la partita della vita”20170116192008Il commento alla brutta partita della Juventus al Franchi di Firenze<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Mai banalità fu più grande nell’affermare che contro la Juventus ogni squadra moltiplica le proprie forze per incorniciare la partita della vita. Ma qual è la novità? Qual è la notizia? E’ come parlare del nulla, visto che quando la Juve perde fa felice mezza Italia, quella non bianconera. Tutte le volte che il Max della Juve si presenta davanti alle telecamere dopo una bruciante sconfitta, non fa altro che ripetere ciò che sanno tutti, che hanno visto e vissuto tutti. Dopo le sconfitte ad opere di Inter, Milan (campionato e supercoppa) e Genoa, anche a Firenze la Vecchia Signora d’Italia esce a testa bassa dal campo, completamente cosciente d’aver disputato un primo tempo da dimenticare e un secondo tempo che non ha sortito gli effetti desiderati di una reazione da grande squadra che non c’è stata. La Fiorentina di Paulo Sousa ha dominato in lungo e largo, infliggendo una vera lezione di calcio agonistico, di ordine tattico e di grande aggressività. E’ il calcio di chi sa che la squadra che hai di fronte ti sovrasta dal punto di vista tecnico e che c’è solo un modo per superarla, attraverso l’intensità agonistica, il pressing alto e asfissiante, mettendo anche grande concentrazione nel non concedere una minima occasione all’avversario. E la viola, con una stadio Franchi colmo fino all’eccesso, quel compito l’ha eseguito con grande diligenza, agevolata com’è stata da una Juventus che in campo non si è mai vista. Troppi sono stati gli errori tecnici e troppe le macroscopiche confusioni manifestate da una squadra amorfa che è sempre stata in balìa dell’avversario. Ma a prescindere dalla solita banalità che fa sempre capo alla Juve che stimola l’avversario a far la partita della vita, ci sembra di poter dire che gli sbagli di Allegri stiano diventando purtroppo una costante negativa per la squadra. Soprattutto fuori casa, la Juve è messa in campo per contenere l’avversario e cercare di ripartire. Al contrario delle partite casalinghe allo Juventus Stadium, in cui i bianconeri, fin dall’inizio, aggrediscono l’avversario attraverso un gioco corale, una difesa a quattro, tre centrocampisti, un trequartista, una mezza punta e una punta effettiva di ruolo. Una disposizione tattica che vede due centrali di difesa, due esterni (Lichtsteiner, Alex Sandro) tre centrocampista (Marchisio, Kedira, Sturaro) un trequartista (Pjanic), una mezza punta che agisce dalla trequarti campo in avanti (Dybala che aiuta sia Pjanic che Higuain) e una classica punta pronta a segnare (Higuain). Fuori casa, come a Firenze, Allegri schiera la difesa a tre ( la vecchia BBC), cinque centrocampisti con il confusionario Cuadrado che funge da esterno alto, porta palla, qualche volta salta l’uomo e cento altre volte cade a terra. E poi? Già, dimenticavamo la “magnifica” idea di far girare a vuoto per il campo un Dybala che si fa trovare nella zona della difesa, di centrocampo, di esterno destro e sinistro, con l’obbligo di stare larghissimo e quasi attaccato alla linea laterale. Ma come potrà mai questo talento argentino, sacrificato com’è nelle partite fuori casa, ad arrivare in porta, segnare e/o aiutare Higuain che resta immancabilmente solo? E poi, a parer nostro, sarebbe pure opportuno chiedersi perché Kedira che cammina e non corre, sia sempre in campo senza mai incidere. E persino Marchisio non sembra più lui. Certo, mancando Pogba, Vidal e Pirlo, la situazione è cambiata di molto, ma non si può certo dire che questa squadra non sia infarcita di campioni capaci di fare la differenza. E per fare questa differenza è necessaria una quadratura del cerchio che si chiama assetto tattico soprattutto a centrocampo, che si chiama ordine, che si chiama collegamento tra i reparti, linearità di manovra e verticalizzazione di gioco che fa capo a un pressing alto e continuo. Ma, per fare questo, ci vuole grande preparazione fisica, mentale, intensità e tenuta continua. Certo, ha un bel dire il Max della Juve che non c’è nessuna squadra al mondo che riesce ad avere un possesso palla per 60 o 70 minuti della partita. E’ vero, nessuno pretende che questi giocatori vestiti con la maglia bianconera diventino dei marziani capaci di vincere sempre e magari stravincere il campionato anzitempo. Si chiede più semplicemente di vedere un calcio consono alle reali capacità tecniche e agonistiche, fatto da campioni quali essi sono. Ma è il direttore d’orchestra che deve prima di ogni altra cosa avere le idee chiare sulla sua squadra, sulle caratteristiche tecniche di ognuno di loro e assemblarli ad una formula tattica definitiva. E anche se ci si rifugia dietro al paravento dei discorsi che la Juve è prima in Campionato, che si è qualificata per gli ottavi di finale di Champions ed è in corsa per la Coppa Italia, oggi, 16 gennaio 2017, dopo sei mesi di partite, vediamo ancora troppa confusione e insicurezza, basti vedere Allegri che continuamente si rivolge al suo secondo Landucci per sapere cosa ne pensa, cosa fare, cosa cambiare, quando e chi togliere. Noi riteniamo che Barzagli e Chiellini debbano cominciare a stare in panchina e fare gruppo con la squadra, dando spazio a un Rugani che ha già ampiamente dimostrato l’eleganza di gioco e maturazione personale . E poi Marko Pjaca deve essere considerato di diritto un titolare. Lui ha i numeri per diventare un punto fermo di questa Juve. E adesso ci si aspetta una partita d’orgoglio contro la Lazio, tra le mura casalinghe. Noi siamo pronti a scommettere che vedremo un’altra Juve, proprio per l’analisi che abbiamo fatto fin qui. Ma a partire dalle prossime partite fuori casa, vedremo la stessa Juve dello Stadium? Chissà! D’altra parte, sia in casa che fuori, tutti vogliono fare la partita della vita contro la Juve. Vero mister Allegri?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri:-contro-la-juve-fanno-tutti-la-partita-della-vita-1013210.htmSi100451001,02,03030318
611013202NewsCalciomercatoBeppe Marotta, ”L’equazione di chi più spende più vince, non esiste”20170104181341Allo Stadium ci siamo intrattenuti con l`AD della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo la presentazione ufficiale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tomas Rincon</b> avvenuta il 3 gennaio allo Juventus Stadium, l’Amministratore Delegato Beppe Marotta si è soffermato con noi giornalisti. L’incontro che è apparso subito interessante e di grande rilievo per quanto riguarda le notizie sulla Juve, è stato per certi aspetti prolifico anche sotto l’aspetto gestionale del calcio moderno. L’aver perso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Witsel,</b> che fino all’ultimo sembrava cosa fatta, ha suscitato domande lecite sull’esoso potere d’acquisto della Cina. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’equazione di chi più spende più vince, non esiste e spesso è</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">stata disattesa”</b> dice Marotta, il quale sposta l’argomento più come fatto nuovo che va a discapito di tutti i club europei, piuttosto che come argomento di perdita improvvisa di potere della Juventus. Ed è stata proprio questa una delle tante domande che abbiamo rivolto all’AD della Juve, società da sempre incontrastata in Italia a mantenere un certo potere economico che altre non hanno. Per quanto riguarda l’affare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gagliardini, </b>che è quasi concluso dall’Inter, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“E’ importante creare un modello di riferimento e la Juventus ce l’ha, sia sportivo che imprenditoriale. Noi abbiamo vinto con il modello che vale più dei soldi. Non ci preoccupa che l’Inter punti sui giovani italiani, perché noi continuiamo a monitorare. In ogni caso non conta la capacità del management ma il valore del brand. E in questo preciso momento sono i giocatori che vogliono venire da noi, tanti e buoni. Tuttavia, non possiamo prenderli tutti.”</b> Abbiamo poi spostato il discorso sugli acquisti nel mercato di gennaio, chiedendo se Rincon fosse per la Juve l’unico acquisto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Siamo in fase di conclusione per Caldara, quindi di acquisti ne abbiamo già fatti due. Gennaio serve anche per lavorare per il futuro e qualche contatto lo avremo per giocatori che oggi non sono trasferibili. Caldara l’abbiamo preso perché è funzionale al nostro modello, visto che in difesa abbiamo grandi professionisti ma datati e quindi dobbiamo pensare al futuro. Lo lasceremo in prestito per altri sei mesi e probabilmente anche per l’anno prossimo, visto che in difesa siamo a posto e Benatia verrà probabilmente riscattato.” </b>Si insiste poi sull’argomento <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri </b>che è stato immortalato dalle telecamere dopo la sconfitta di Supercoppa a Doha. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ne ho visti tanti di allenatori arrabbiati dopo una sconfitta. Allegri non fa eccezione e quindi cataloghiamolo come semplice sfogo adrenalinico. Calci nel sedere non ne abbiamo dati a nessuno. E’ vero, abbiamo perso per un rigore, ma non vedo come si possano rimproverare giocatori che ci hanno regalato tante soddisfazioni: non dimentichiamo che siamo campioni d’inverno e primi nel girone di Champions. Perdere una partita ci sta, anche se la Juve è più abituata a vincere e quindi il rammarico rimane evidente.”</b> Esaustivo e molto loquace ci è parso l’AD della Juventus. Toni bassi, garbati e idee molto chiare nell’affrontare le relazioni con i media. Così com’è nello stile Juventus.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadium fl0711fl0711marotta.jpgSiNbeppe-marotta-l-equazione-di-chi-pio-spende-pio-vince-non-esiste-1013202.htmSi100451001,02,03030362
621013199NewsCoppeAllegri, qualche colpa ce l’hai anche tu20161224160024Il Milan di Montella conquista ai rigori la 29ma Supercoppa Italiana. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Il mister bianconero, dopo aver perso ai rigori la finale di Supercoppa Italiana contro il Milan a Doha, si mette in evidenza per un siparietto privato ai bordi del campo, dove davanti ai dirigenti bianconeri e con fare altamente nervoso urla: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Li prenderei tutti a calci nel…..”.</b> Poi, pubblicamente, ai microfoni delle televisioni parla di una sconfitta provocata dagli errori e dalla stanchezza. Ma un po’ colpa di questa sconfitta è anche da imputare proprio ad Allegri, il quale dopo l’infortunio di Alex Sandro ha fatto entrare Evra con il compito di stare sulla zona di Suso. E si è visto subito che il francese non era in grado di marcare il milanista che, proprio dall’uscita di Alex Sandro, ha lievitato in crescendo una superba prestazione che è stata la chiave di volta della vittoria del Milan. Occorreva ravvedersi subito, ma Allegri non l’ha fatto. Ma a parte questa svolta tattica, riteniamo che la Juve abbia anche perso perché (soprattutto con Dybala entrato al posto di Pjanic al 22’ del s.t.) non ha saputo sfruttare una sorta di rigore in movimento che gli è capitato sul finire dei tempi regolamentari. Ma prescindendo da ogni errore fatto dagli avanti bianconeri, è anche giusto dare merito a un Milan che ha saputo interpretare la partita con umiltà e compattezza di squadra, individuando subito la giornata negativa della Juve. Dunque, la ventinovesima Supercoppa italiana si tinge di rossonero, proprio nell’anno in cui sembra calare il sipario sulla presidenza targata Berlusconi. Montella, che ha vinto il suo primo titolo importante nella sua giovane carriera da allenatore, sta creando i presupposti per un Milan capace di iniziare un ciclo importante nell’immediato futuro. La squadra è giovane ed è farcita di molti talenti italiani. Ci sono dunque tutte le premesse affinché il diavolo rossonero possa ripercorrere la strada tracciata dalla sua storia. Per quanto riguarda la Juve, invece, pensiamo che pur nella delusione di aver buttato alle ortiche una Supercoppa che sarebbe stata possibile conquistare se avesse evitato moltissimi errori, deve continuare il suo percorso che la vede saldamente in testa al campionato. Per la Champions c’è ancora tanto tempo. Dunque, si rifaccia mente locale su un’eventuale potenziamento a centrocampo nel mercato invernale. Per il resto, pensiamo che il riposo (vedi l’evidente stanchezza palesata da Marchisio, Kedira, Pjanic, Evra, Lichtsteiner) sia la condizione per ritrovarsi ad inizio anno 2017 e affrontare nel migliore dei modi i 6 lunghi mesi decisivi. La Juve è già forte così, ma deve fare attenzione a saper affrontare le partite secche (quelle che non hanno altro appello e sono decisive per il risultato). Ecco perché la Champions è diversa dal Campionato. E la Juve deve migliorare in questo senso.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Dohafl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri-qualche-colpa-ce-l-hai-anche-tu-1013199.htmSi100451001,02,03030318
631013197NewsCampionatiIl Napoli trita un Toro irriconoscibile20161218193631I partenopei dilagano e si portano a un solo punto dalla Roma.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">E adesso, per piacere, non si esageri con commenti pesanti che, se formalizzati come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>vecchia maniera, l’ambiente granata va subito in depressione. Certo, non fa piacere perdere con il risultato pesante di 5 a 3, ma questo non significa che i ragazzi di Sinisa Mihajlovic, prima erano dei fenomeni e adesso sono dei brocchi. Occorre equilibrio e cercare di fare un’analisi costruttiva proprio su partite come quella di Napoli, in cui si evidenziano alcune lacune ancora da colmare per proseguire la fase di crescita e quindi di quella maturazione che ancora non c’è. Partendo dal presupposto che il Napoli di Sarri è la più bella espressione di calcio moderno in Italia, c’è da dire che forse, per la prima volta quest’anno, abbiamo notato un senso di eccessiva riverenza del Toro nei confronti degli avversari. Da qui il mancato approccio corretto alla gara, che ha poi determinato la sintesi di una disfatta evidente. Siamo sempre stati d’accordo con il mister del Toro che ha apportato una mentalità nuova nell’impostare una squadra granata dalle caratteristiche offensive. Tuttavia, questa volta, non capiamo perché nel primo tempo ha rinunciato al suo naturale 4-3-3 con Iago Falque in campo e non in panchina. L’inserimento di Zappacosta in avanti con De Silvestri a difendere sulla stessa fascia, ha dato la sensazione di volere coprirsi maggiormente al cospetto di un avversario che fa delle ripartenze improvvise e delle verticalizzazioni, la sua forza. Ecco, forse su questo non siamo tanto d’accordo, tenuto conto che la squadra di Mihajlovic non ha più il senso logico del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“primo non prenderle”.</b> Ma il mister granata ai microfoni di Mediaset sostiene proprio il contrario di questa nostra tesi, e dice che la maggiore corsa di Zappacosta rispetto a Iago Falque, lo ha consigliato a scegliere questa soluzione. Questioni di vedute tattiche che non vanno a inficiare minimamente ciò che pensiamo di positivo su questo allenatore sanguigno e coraggioso nelle scelte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Come prima cosa”</b> dice Mihajlovic <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ faccio i complimenti al Napoli per aver meritato ampiamente la vittoria. Sono fortissimi, poi se gli lasci spazio ti fanno a pezzi. In quei nove minuti del primo tempo abbiamo dormito e la partita è finita lì. Nel secondo tempo abbiamo provato a riaprirla ma la sconfitta stavolta è meritata. A volte occorre “rompersi” per capire di che materiale si è fatti e ricomporsi più forti di prima. Ora</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dobbiamo pensare al Genoa e cercare di vincere a tutti i costi”.</b> L’allenatore del Toro è un saggio signore del calcio moderno che non guarda in faccia nessuno, che non conosce l’ipocrisia e, più volte, in sede di conferenza stampa, ha dato cenni di riflessione che sono ben lontani dalla pochezza espressa dalle solite banalità pallonare che siamo soliti ascoltare. Ecco, diremmo proprio che è giusto ripartire da questo messaggio di Mihajlovic, facendo tesoro degli errori commessi da parte di tutti, ricompattandosi in maniera da ritrovarsi con l’autostima dimostrata prima dei tre tonfi di Genova con La Sampdoria, poi nel derby e quindi contro questo Napoli che ha trovato un Mertens strepitoso. Ma il Toro deve proseguire la sua strada senza ricadere in antiche polemiche che fanno sempre tornare indietro per poi ricominciare. E’inevitabile che Cairo debba potenziare questa squadra, che già ha alzato l’asticella tecnica in maniera notevole rispetto allo scorso anno. Tuttavia, è necessario coprire bene i ruoli dei due centrali di difesa, con calciatori che siano almeno al livello degli altri componenti la squadra. Quelli di adesso, non lo sono. E poi è necessario continuare su questa strada, dando alla squadra quella convinzione che è già propria del sentire del centrocampo e dell’attacco, ma che non lo è ancora a livello di difesa. I tifosi del Toro stiano tranquilli, certe ferite si rimargineranno presto. Perché questo Torino è già andato molto avanti rispetto al recente passato, almeno nella mentalità e nella voglia di fare. Ritornare indietro sarebbe davvero un gravissimo errore!</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napoli Stadio San Paolofl0711fl0711sinisa-mihajlovic.jpgSiNil-napoli-trita-un-toro-irriconoscibile-1013197.htmSi100451001,02,03030298
641013192NewsCampionatiLa Juventus e il male (non tanto) oscuro20161127201742Poco alla volta emergono i problemi della Vecchia Signora d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Genoa batte Juve 3 a 1. Non è tanto la sconfitta a far parlare di sé, ma come è maturata. Ci si potrebbe appellare alle assenze o all’avversario arrembante, forte fisicamente e capace di non farti più capire niente, disputando la partita della vita, fatto è che a questa Juve manca l’anima. E’ dall’inizio del campionato che ne parliamo, che scriviamo di una squadra senza gioco e senza un centrocampo capace di illuminare e interdire nella stessa misura. Ma, evidentemente, il suo primato nelle classifiche di Campionato e di Champions ha azzittito quella parte di critica costruttiva che, nonostante tutto, ha sempre cercato di fare un’analisi approfondita che potesse vedere oltre la positività data dalle vittorie maturate attraverso il non gioco. Questo stato di cose ha fatto prolungare l’emergere dei fatidici nodi al pettine e prendere coscienza della situazione. E’ come avere assorbito il cortisone, che pur con tutte le sue controindicazioni è capace di togliere il dolore senza però andare alla radice del problema e risolverlo. Ecco, ci sembra che questa metafora si addica perfettamente alla Juventus di quest’anno, che fino ad oggi è riuscita a nascondere i suoi gravi problemi di un assetto di squadra che non fa emergere le idee di gioco, nonostante i vari primati. Sono tanti i campioni di questa Juve di Allegri, ed è per questo motivo che le tre sconfitte subite in campionato tra Inter, Milan e Genoa, fanno particolarmente rumore per come sono maturate. Moduli di gioco che cambiano e giocatori che tra infortuni e scelte tecniche sono messi in campo saltuariamente, dando la sensazione di una confusione che non è da Juve. Il passo lento, la mancanza di movimento senza palla e l’ostinazione di portarla avanti senza sapere a chi darla, hanno fatto sì che gli avversari hanno capito come aggredire alto una Juve che è troppo flemmatica e incapace di reagire all’intensità di gioco avversario. La partita vista a Genova è la fotocopia di quelle viste a San Siro contro Inter e Milan. Una squadra che viene aggredita costantemente dall’avversario all’altezza della sua difesa senza farti ragionare, deve dimostrare dall’alto della sua esperienza di sapersi districare con calma, senza cadere in confusione. Questo atteggiamento la Juve di oggi non è in grado di farlo, perché non è sorretta dall’intendimento globale di squadra capace di accorciare il suo gioco tra difesa, centrocampo e attacco. Pjanic (che ha battuto una punizione alla Pirlo, siglando l’unico gol bianconero contro il Genoa), non ha le caratteristiche di Pogba, sia per forza fisica nell’interdire e costruire il gioco, sia per mancanza di continuità. Ma non è l’unico neo di questa Juve infarcita di grandi campioni, ma incapace di avere una sua ben precisa fisionomia di squadra. I tifosi aspettano fiduciosi e la società che ha speso un patrimonio di Euro, si augura di risolvere questi problemi almeno entro il prossimo marzo, il mese in cui riprenderà la Champions League. Sì, perché in questa condizione non vediamo proprio come la Vecchia Signora possa ambire alla conquista di quella Coppa che la casa bianconera quasi pretende.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Genovafl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juventus-e-il-male-non-tanto-oscuro-1013192.htmSi100451001,02,03030312
651013189NewsCampionatiQuando il calcio è sensibilizzazione verso la ricerca sul cancro20161107193636Calcio e sensibilizzazione sociale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Calcio e ricerca. Due commedie che rappresentano bene le vicissitudini del pallone e della vita. Noi che seguiamo il calcio per scriverne gli accadimenti, domenica 6 novembre abbiamo apprezzato come i calciatori, gli allenatori, i dirigenti, si siano schierati a favore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’AIRC,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro</b>. Momenti di riflessione che si sono intrecciati tra sport e sensibilizzazione sull’importanza della ricerca che vuol dire lottare per la vita, che è certamente più importante di un gol, di una partita, di una vittoria o di una sconfitta, della quale stupidamente ne facciamo un dramma. E’ il pallone che rotola sul campo e che ci fa gioire e penare di cose di cui non ci rendiamo conto di quanto siano effimere al cospetto di chi lotta per la vita. Non ci piace cadere nella retorica, anche se l’argomento può portare a farlo, tuttavia, non possiamo non esprimere i nostri sentimenti verso quella ricerca che studia come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>curare e guarire le malattie tumorali che, purtroppo, sono di diversa natura e per questo difficili da sconfiggere. Ma, grazie alla ricerca, notevoli passi avanti si sono fatti in un campo che qualche anno fa sembrava impossibile. Recenti studi confermano che quasi il 70% dei tumori potrebbe essere prevenuto o diagnosticato in tempo, se tutti avessimo stili di vita corretti e aderissimo ai protocolli di screening. E lo sport è tra i migliori ambasciatori dell’importanza dell’esercizio fisico, che talvolta funziona proprio come una medicina. Così, come dicevamo, i calciatori, gli allenatori e tutti gli appartenenti al mondo del pallone, hanno invitato gli sportivi e gli inguaribili innamorati di calcio a sostenere l’AIRC, con l’obiettivo di investire su una nuova generazione di ricercatori di talento, che saranno i futuri campioni della ricerca sul cancro. Già, i futuri campioni della ricerca sul cancro, ma cosa fa lo Stato Italiano per incrementare la ricerca, i cervelli che si adoperano per costruire un domani fatto di certezze e non più legato alla flebile speranza? Poco o nulla si investe su un settore che dovrebbe avere la priorità su ogni altra cosa, perché si tratta della nostra salute e del futuro delle generazioni che verranno. E allora, come può essere incrementato il fondo per la ricerca scientifica? Dalla sensibilizzazione culturale che deve entrare nell’anima della gente, di tutti noi che dobbiamo percepirne l’importanza concreta che va oltre ogni senso di buonismo personale dettato dal momento. La ricerca sul cancro è qualcosa di diverso, di importante. E’ volere costruire il futuro stando accanto a chi soffre, a chi ha vissuto questa terribile esperienza con la fortuna di poterla raccontare. Tutto questo grazie alla Ricerca Scientifica, all’AIRC che spesso si identifica in quel 45510 che significa speranza e consapevolezza di un giorno forse ancora lontano, in cui l’umanità potrà sconfiggere un male che annienta il bene più prezioso per ognuno di noi: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la vita</b>. Assieme si può fare! Ciascuno, con quello che può. Come noi che scriviamo di calcio e che spesso e volentieri ci “distraiamo” tra mille altre sfaccettature che compongono la commedia della vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: 443.55pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino&nbsp;Cavallaro<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNquando-il-calcio-e-sensibilizzazione-verso-la-ricerca-sul-cancro-1013189.htmSi100451001,02,03030358
661013180NewsCampionatiGabbiadini sulla cenere, ma non è il solo responsabile della sconfitta del Napoli20161016110020La squadra di Maurizio Sarri è incappata in una giornata da dimenticare. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo l’interruzione a favore delle squadre Nazionali, il Campionato di calcio ha presentato un sabato pallonaro ricco di spunti da analizzare attentamente. Si è iniziato alle ore 15,00 con Napoli – Roma, il derby del sud che ha assegnato il diritto di squadra anti Juve. Ebbene, questa squadra è la Roma, non solo perché ha vinto 3 a 1 con doppietta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko </b>e gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salah</b>, ma soprattutto perché ha convinto in un gioco con una difesa a tre molto elastica. La squadra di Spalletti si è presentata sul terreno di Fuorigrotta con un 3-4-1-2 e poi dal 10’ minuto ha ancora cambiato schierando la difesa a 4 con un giocatore davanti alla difesa, 4 centrocampisti e una punta. Naturalmente si tratta di numeri che trovano il tempo che trovano, ma ciò che è apprezzabile nella squadra di Spalletti, è questa ritrovata mentalità capace di modificare in corsa la sistemazione in campo senza subire traumi. In poche parole è la capacità e la duttilità dei giocatori giallorossi, capaci di assemblarsi in un unico corpo<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e fare gruppo. Ecco, crediamo proprio che questa sia stata la carta vincente di una Roma che adesso ha bisogno di mantenere una certa continuità, soprattutto con il rientro importante di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Strootman</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bruno Peres.</b> Per quanto riguarda il Napoli, invece, abbiamo notato una certa involuzione di concentrazione, quasi che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> si fosse smarrita dopo l’infortunio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milik</b>. Così, tutte le speranze sono state riposte su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gabbiadini,</b> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il quale a parer nostro è stato caricato di troppa responsabilità, soprattutto alla luce del fatto che mentalmente non era preparato a fare la prima punta. Lui, che è seconda punta e da quando è a Napoli ha vissuto alle spalle di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e poi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milik</b>, non può per incanto essere buttato nella mischia e risolvere tutti i problemi dell’attacco del Napoli. Detto questo, ci sentiamo invece di fare un appunto alla squadra di Sarri che, come dicevamo, ha peccato di concentrazione. Troppe folate scriteriate abbiamo riscontrato in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hysaj, Ghoulam</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Callejon</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Insigne</b> e poi anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mertens</b> entrato al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gabbiadini</b>, del quale si evidenziava la sua amara e ingiusta (secondo noi) bocciatura. E poi anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hamsik</b>, uomo d’ordine del gioco del Napoli, appariva opaco in tutte le sue iniziative di suggerimento e inserimento in zona d’attacco. E che dire di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly, </b>perno inamovibile<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>della difesa del Napoli, che è incappato in una giornata negativa nonostante un gol di testa che aveva fatto sperare al pubblico napoletano in una riapertura della partita. La sua disattenzione in occasione del primo gol della Roma, non si&nbsp; giustifica in un giocatore di così alto livello, se non in una giornata negativa per lui e i suoi compagni di squadra. Dunque, a conti fatti e in base a ciò che si è visto in campo, il Napoli deve ancora lavorare molto sotto il profilo mentale, evitando ansie nocive da risultato positivo da raggiungere subito e a tutti i costi. Mentre, per quanto riguarda la Roma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti</b> che si propone di diritto a essere la squadra anti Juve, ci riserviamo di fare una valutazione più approfondita in base alla continuità di gioco e la facilità dei meccanismi tattici, che sono stati molto bene interpretati a Napoli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;"> </span></span></b><br><br><br><br>Napoli Stadio Fuorigrottafl0711fl0711foto-gabbiadini.jpgSiNgabbiadini-sulla-cenere-ma-non-e-il-solo-responsabile-della-sconfitta-del-napoli-1013180.htmSi100451001,02,03030323
671013141NewsCampionatiGli azzurri tornano a casa tra le lacrime.20160703184138Si interrompe il cammino europeo dell`Italia di Conte. La Germania va in semifinale dopo i calci di rigore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Non era mai successo di vedere due calciatori con l’esperienza di Barzagli e Buffon, scoppiare in lacrime durante un’intervista del dopo partita. Una reazione emotiva che fino ad oggi è sempre stata consumata in campo dopo una sconfitta bruciante. Ma così, davanti alle telecamere, non la ricordiamo mai. Segno evidente di quella Contemania capace di solcare l’anima dei calciatori che prima di tutto sono uomini. Ma la Nazionale Italiana con il suo lavoro e i suoi risultati, ha invertito una tendenza che da qualche anno la vedeva scemare sotto il profilo dell’interesse dei tifosi, dei media e degli addetti ai lavori. Ma anche certi giocatori storcevano il naso alla chiamata azzurra. Tutto questo aveva portato a una sorta di decadimento da parte della Nazionale Italiana nel Ranking Uefa, dopo la delusione della gestione Prandelli. Con l’avvento di Conte, fortemente voluto e lungamente corteggiato dal Presidente della FIGC Tavecchio, si è imboccata la strada giusta; quella della rinascita, del lavoro nei minimi particolari. E così, anche se il CT Antonio Conte ha toccato con mano la difficoltà di costruire una Nazionale competitiva senza avere a disposizione per lungo tempo i suoi convocati a causa degli innumerevoli impegni delle società di calcio, ha costruito pazientemente un gruppo di giocatori, non da selezionatore ma da vero e proprio allenatore. Esattamente come se si chiamasse ipoteticamente Juventus, piuttosto che Nazionale Italiana. Quello era il concetto, quello era lo spirito che lui voleva e che conosce come lavoro serio. Purtroppo, a febbraio di quest’anno sentendosi solo contro tutti, decide di lasciare la panchina azzurra dopo gli europei, per fare un’esperienza inglese al Chelsea. Forse è questo l’unico errore vero di Antonio Conte, che non ha riflettuto abbastanza sull’importanza di portare a termine il suo lavoro, almeno fino ai Mondiali del 2018. Una semina della quale raccoglie solo in parte i frutti, in questo Euro 2016. Forse Conte si è pentito di questo, tanto è vero che tra le lacrime di commiato ha voluto mettere in chiaro che non si tratta di un addio alla panchina azzurra, ma di un arrivederci. Detto questo, poniamo in analisi la sconfitta maturata soltanto ai rigori contro la Germania. Riteniamo che sia stato un gran peccato non continuare il cammino verso la semifinale di Euro 2016. Nell’oggettività di una partita difficile da affrontare contro i campioni del mondo in carica dopo avere superato l’ostacolo della Spagna, ci riesce difficile capire alcuni punti che per noi sono rimasti senza risposta. Fermo restando che la Germania ci è superiore dal punto di vista tecnico, perché attenderla per tutta la partita lasciando loro il possesso palla, senza andare mai ad aggredirli sul nascere delle loro ripartenze? Si dirà che, vista la forza dell’avversario, era consigliabile non scoprirsi troppo per tentare un contropiede che però non c’è mai stato. Questo ci lascia presupporre un eccessivo timore reverenziale della Nazionale di Conte nei confronti dei tedeschi, i quali alla resa dei conti e nonostante un loro asfissiante possesso palla, non possiamo dire che gli uomini di Low abbiano fatto una grande gara. Loro volevano essere cinici, ma in realtà ci temevano. E gli azzurri con la rinuncia al furore agonistico visto contro il Belgio, la Svezia e la Spagna, gli hanno dato l’opportunità di prendere coraggio. E così Ozil ha sfruttato al 65’ l’occasione di andare in gol e portare la Germania in vantaggio. Sotto di un gol, l’Italia ha tentato un timido accenno al gioco offensivo, e al 78’ Bonucci pareggia le sorti dell’incontro, trasformando un calcio di rigore per fallo di mani in area da parte di Boateng. A questo punto, sulle ali dell’entusiasmo, bisognava insistere con dei cambi oculati che sono arrivati in ritardo: perché il primo cambio di Conte è arrivato al 41’ della ripresa, quando Darmian ha sostituito l’esausto Florenzi? E perché si è aspettato il 2’ dei tempi supplementari per sostituire Eder con Insigne e poi il 16’ degli stessi supplementari a mettere dentro Zaza per Chiellini? Poi i calci di rigore: una estenuante lotteria che vede la Germania superare l’Italia per 7 a 6. Zaza fa il balletto davanti Neuer, e butta la palla fuori. Ma sbaglia anche Pellè, quando ciabatta malamente un pallone, prima di aver schernito il portiere avversario. Poi Darmian fallisce ancora. Che peccato, visto che all’inizio i tedeschi hanno sbagliato tre rigori su cinque, mentre l’Italia non ha saputo approfittarne. Naturalmente, nonostante questa nostra analisi che può essere condivisa o meno, diciamo che l’Italia è uscita dall’europeo a testa altissima, senza tuttavia approfittare di una Germania che ci ha temuto senza farlo capire agli azzurri di Conte. Pazienza, la vita continua. Anche se la delusione di un sogno a lungo accarezzato e poi svanito, ha solcato l’anima di tutta quella “famiglia” chiamata: NAZIONALE ITALIANA targata ANTONIO CONTE. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711conte-6.jpgSiNgli-azzurri-tornano-a-casa-tra-le-lacrime-1013141.htmSi100451001,02,03030433
681013137NewsCoppeUna brutta Italia perde contro l’Irlanda, adesso ci aspetta la Spagna20160623150827L`errore di Conte contro l`Irlanda? Aver sostituito troppi titolari.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Euro 2016. Primo gol subito dall’Italia, prima sconfitta e prima figuraccia. Gli azzurri visti contro l’Irlanda sono stati sconcertanti. E’ vero che aver perso questa partita risulta ininfluente dal punto di vista della qualificazione agli ottavi, già abbondantemente conquistati. Ma questo non può essere considerato un alibi di fronte a una non partita azzurra che ha visto soltanto colpire un palo da Insigne, entrato sul finire della gara. L’Irlanda ha giocato la partita della vita e quindi è stata sorretta da alte motivazioni di vittoria, per potersi qualificare agli ottavi di finale. Gli azzurri hanno invece prodotto un match che ha mostrato tutta la confusione possibile nell’ambito delle idee, che sono apparse offuscate e non sorrette da una buona preparazione fisica e caratteriale. Forza fisica e determinazione che invece hanno messo in campo gli irlandesi, più corpulenti, aggressivi, cattivi in un pressing asfissiante che ha lasciato di stucco l’intera squadra azzurra. E’ vero che la squadra di Conte si è schierata con otto giocatori che in genere non fanno parte dei titolari, ma questo punto non può rappresentare l’unico motivo di defaillance collettiva. Il CT azzurro cerca di anestetizzare la bruttissima prestazione dei suoi ragazzi, dicendo che non può rimproverare nulla e che, nonostante la sconfitta, ha avuto modo di trarre delle ulteriori indicazioni. Sinceramente non capiamo quali possano essere queste indicazioni, tuttavia, parlando ancora della partita contro la Svezia giocata dalla squadra “tipo” di Conte, avevamo palesato alcuni punti di incertezza nonostante la vittoria. A nostro parere, infatti, l’unica partita che gli azzurri hanno giocato bene sotto il profilo della determinazione e delle idee è stata quella contro il Belgio. Una partita che ha visto l’Italia preparata a soffrire contro i più titolati avversari. Ottimo pressing, buon movimento senza palla, gioco sugli esterni, compattezza di squadra nei vari settori del campo e verticalizzazione del gioco, sono stati gli artefici di una vittoria convincente e forse pure inaspettata. Poi c’è stata una flessione di gioco e idee, nonostante l’esigua vittoria contro la pochezza tecnica di una Svezia che, nonostante Ibrahimovic, ritorna a casa senza far parte degli ottavi di finale di questo europeo 2016. Certo, dopo la delusione della partita persa malamente contro l’Irlanda non è il caso di fare drammi, anche in prospettiva della partita che l’Italia dovrà affrontare lunedì 27 Giugno contro la Spagna. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ecco, quel match dovrà essere giocato con l’approccio giusto, come se fosse la partita della vita. Una sorta di ripetizione dell’incontro con il Belgio, anzi ancor di più. Non scopriamo certamente noi la forza di una Spagna, che si avvale di grandi campioni capaci di sviluppare un gioco che attraverso il centrocampo fa da trait d’union tra difesa e attacco, in un moto perpetuo di interscambi di ruoli. L’Italia, questa Italia azzurra, gli è certamente inferiore sotto il profilo tecnico. Ed è per questo che l’approccio mentale alla gara deve essere preparato da Conte in maniera ancora più ossessiva e maniacale del solito. Gli azzurri dovranno essere preparati a pressare alto e conquistare il possesso palla fin dal fischio d’inizio, altrimenti son dolori. Tenendo conto che l’evanescente Thiago Motta debba essere lasciato fuori, per evidente stato di forma precaria, palesata ormai da troppo tempo, proviamo già a pensare a uno schieramento con un 3-5-2 che prevede Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini, a centrocampo Candreva a destra, poi Parolo, De Rossi, Giaccherini, Florenzi, mentre in attacco inizieranno i soliti Eder e Pellè. Questi sembrano essere gli intendimenti di Antonio Conte, anche se a noi stuzzica molto l’idea di far giocare Insigne al posto di Eder. Ma il CT azzurro si è dichiarato più d’una volta contrario ad inserire il giocatore napoletano nell’assetto tattico del 3-5-2, semmai lo vedrebbe meglio in un ipotetico 4-3-3. Sono tutte idee che trovano il tempo che trovano, perché è proprio il campo a dare le indicazioni tattiche a partita in corso. E’ il calcio in cui non s’inventa nulla, ma che per la sua opinabilità fa spesso discutere di sé. Talora anche con toni accesi, perché ognuno pensa di custodire la chiave per scardinare ogni difesa avversaria. Ma poi chi vince ha sempre ragione. Ed è l’Italia che è chiamata a vincere contro la Spagna di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iniesta</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sergio Ramos</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabregas,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">David Silva</b> e compagni. Una partita secca che significa proseguire il percorso dell’europeo 2016, oppure ritornare a casa infrangendo quel sogno a lungo cullato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b>Lillefl0711fl0711conte-6.jpgSiNuna-brutta-italia-perde-contro-l-irlanda-adesso-ci-aspetta-la-spagna-1013137.htmSi100451001,02,03030391
691013136NewsEditorialeAlex Schwazer e la tentazione mai smarrita.20160622181037Doping, eterno problema dell`uomo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Nella vita come nello sport ci sono tentazioni che vanno oltre ogni logica. In genere chi si immette nell’impervio percorso del doping, è difficile che possa rientrare nella logica di uno sport fatto per mettersi a confronto con se stessi. Conoscere i propri limiti senza aiutarsi con sostanze dopanti, è il senso di un’etica che lo sport a tutti i livelli impone. Ma quella tentazione di andare a mille, di superare tutti (anche se stessi), è sempre dietro l’angolo e ti accarezza con mano malvagia e non ti fa pensare ai tanti problemi cui vai incontro. Una sorta di voragine del male che all’apparenza ti illude di volare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Schwazer</b> è ricaduto nella trappola del doping, segno di un ritorno all’effimero di cui non puoi più fare a meno. Eppure c’è stato un periodo florido in cui questo fuoriclasse della marcia non aveva bisogno di nessun aiuto chimico. Ha vinto la 50Km di marcia nel 2005 e poi nel 2007 non si è accontentato di vincere la medaglia di bronzo, perché quella volta l’avrebbe voluta d’oro. Sembra quasi la schizofrenia di un bambino viziato che pretenda di essere primo sempre, di vincere comunque e in qualsiasi modo. Così ricadi nel vizio di assumere sostanze chimiche che oltre a uccidere la lealtà nello sport, uccide pure te stesso. Una sorta di ossessione che non ti lascia più vivere, perché arrivare primo e salire su quell’ambito podio più in alto di tutti, rappresenta il tuo smisurato orgoglio. Ma non può essere orgoglio servirsi di anabolizzanti, ingannando le leggi dello sport e dell’onestà interiore. Sei falso e non te ne rendi conto, anche perché appena vieni controllato attraverso le analisi sei finito. Così è successo la prima volta in cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Schwazer</b> è stato trovato positivo rimediando una lunga squalifica, e così succede probabilmente oggi in cui è ritornato a doparsi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federica Pellegrini</b> dichiara che chi viene trovato ad assumere anabolizzanti deve essere radiato a vita. Su questo siamo tutti d’accordo, non esiste alcun dubbio. Ma se l’atleta viene estromesso dallo sport attivo, resta pur sempre la parte più importante da recuperare: l’uomo. Ed è questa la strada più difficile da percorrere, quella del recupero di un ragazzo che si è fatto illudere, esaltare e stordire da false vittorie che eludevano con l’inganno a conquiste da primo della classe. Quella bandiera intorno al collo esibita con orgoglio dopo ogni vittoria, per Schwazer era come sentirsi un re, il più grande di tutti. Fragilità di un ragazzo che non ha capito l’importanza di uno sport sano, fatto di resistenza fisica, di conoscenza dei propri limiti e della ragionevolezza di capire che una sconfitta può significare più di una falsa vittoria. E’ il senso dell’umano che si scontra con lo sport, quando ti annebbia la vista con il desiderio per nulla rinunciabile, di essere primo non solo con le proprie forze. La storia dello sport di tutti i tempi ci ha insegnato a vivere momenti di questo tipo, in cui l’atleta perde totalmente il senso logico delle cose per abbandonarsi all’effimero del sentirsi potente, più forte di tutto e tutti. Amara storia di un falso orgoglio in cui non si accetta che nello sport, come nella vita, è meglio perdere con le sole proprie forze, piuttosto che vincere con la falsità che mette a nudo la persona. Medaglie d’oro che diventano di cartone nel volgere di un attimo. Ma che senso ha?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711schwazer.jpgSiNalex-schwazer-e-la-tentazione-mai-smarrita-1013136.htmSi100451001,02,03030314
701013117NewsCampionatiUna brutta Juve, si perde tra le lacrime d’addio di Luca Toni.20160509191254Al Bentegodi, più Luca Toni che Juve. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Una Juve irriconoscibile perde a Verona,ultima della classe e intenta a celebrare l’addio al calcio giocato di Luca Toni. Molte le concause di una sconfitta indolore ma al contempo roboante, se si tiene conto dell’abissale punteggio di classifica tra le due squadre. Approccio alla gara sbagliato e mancanza di stimoli, sembrano essere i primi e più eclatanti motivi di un risultato negativo che si abbatte sulla Juve, esattamente dopo 193 giorni dalla fatidica notte di Sassuolo. Amareggiato ma non preoccupato appare Massimiliano Allegri dopo la gara,il quale si appella ad un approccio mentale sbagliato della sua squadra, anche se, ogni tanto, uno “schiaffo” ci vuole per far riflettere. Chiaro accenno alla preparazione della finale di Coppa Italia contro il Milan, che deve essere presa con ben altra vigoria. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dobbiamo rimetterci subito a posto, perché quello è un obiettivo da</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">raggiungere”</b> afferma con tutta franchezza il Max Allegri, fresco di contratto appena firmato. Tuttavia, pensiamo che a questa sconfitta di 2 a 1 della Juve in quel di Verona, si debba tenere conto di alcune assenze importanti. Buffon, Pogba, Morata, Marchisio, Mandzukic, Khedira, Evra, Lichtsteiner, tenuti volutamente a riposo (tranne Marchisio e Khedira infortunati), significa privarsi dell’80% del valore della squadra. Una percentuale così alta, che nessuna squadra al mondo potrebbe sostenere senza subire conseguenze nell’assetto tattico. Certo,nel caso della Juve presentata a Verona non c’è da obiettare, visto che lo scudetto è stato vinto largamente e che ci si prepara,come dicevamo, a una finale di Coppa Italia che la Juventus è orientata a conquistare. E,in questo caso, nemmeno l’analisi dell’accoppiata d’attacco Zaza – Dybala, può essere considerata come fatto negativo, visti gli innumerevoli errori di appoggio da parte di un centrocampo che vagava nel nulla e incapace di affondare tra le linee difensive di un Verona che con grande dignità ha dato l’addio alla Serie A. Ma, come dicevamo, è stata la partita dell’addio di Luca Toni, attaccante di razza, campione del mondo nel 2006 che lascia il calcio giocato all’età di 39 anni, dopo oltre 600 partite giocate e oltre 300 gol in carriera. Ecco, diremmo proprio che più della brutta sconfitta rimediata dalla Juve, sia doveroso parlare di un addio che ti fa rammaricare con il tempo che fugge via in maniera frettolosa e che ti fa rimpiangere gli atleti veri, i campioni seri di un calcio che stenta a riproporre certe esemplari continuità. Eppure, Luca Toni, nel suo The End, si è anche inventato il “cucchiaio” sul rigore che ha battuto per la sua squadra, per la sua gente che l’ha seguito durante tutto il suo percorso calcistico partito da Modena, finito a Verona e passando attraverso Empoli, Fiorenzuola, Lodigiani, Treviso, Vicenza, Brescia, Palermo, Fiorentina, Bayern Monaco, Roma, Genoa, Juventus, Al-Nasr e ancora Fiorentina. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Verona Stadio Bentegodifl0711fl0711Luca-Toni.jpgSiNuna-brutta-juve-si-perde-tra-le-lacrime-d-addio-di-luca-toni-1013117.htmSi100451001,02,03030399
711013116NewsCampionatiSerie D, s’infrange il sogno play off del Due Torri20160509170411La piccola realtà calcistica di Piraino (Me), allenata da mister Antonio Venuto. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>A un certo punto della stagione a Piraino, piccolo centro del messinese, quasi tutti ci credevano, o meglio, speravano di partecipare ai play off di un campionato di Serie D che aveva visto la squadra locale del Due Torri, prima iniziare in punta di piedi e poi rivelarsi compagine di alto rango. Sfuma così il sogno a lungo cullato, di un’occasione che avrebbe potuto dare ai siciliani la possibilità della promozione tra i professionisti. Nell’ultima partita di campionato, infatti, il Due Torri ha perso per 1 a 0 la partita casalinga contro il Reggio Calabria, che era decisiva ai fini della partecipazione ai play off per un eventuale ripescaggio in Lega Pro. Una sconfitta che brucia più di quanto non si pensi, soprattutto in virtù di un match che ha visto i siciliani di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Antonio Venuto</b> spingere con cuore e anima. Già, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Antonio Venuto</b>, uno che se si potesse si dovrebbe persino clonare per la sua consolidata esperienza e bravura professionale che, tranne i confini siciliani, aspetta ancora di essere valutata in termini di alta qualità. Un allenatore capace, grande motivatore, lavoratore instancabile e curatore dei minimi particolari di ciò che significa gestione di un gruppo coeso che poi si converte in vera squadra di calcio. Non chiacchiere da bar, ma vere e proprie sostanze che si riflettono nei risultati che mister Venuto ha lasciato dovunque è andato ad allenare, come veri e propri segni tangibili di un lavoro di qualità. E anche qui, come dicevamo, a Piraino, in questo piccolo centro del messinese, è riuscito a fare sognare un presidente, una società e una piazza con mentalità provinciale, che ha toccato il cielo con le dita e poi, in un attimo, il fatuo destino chiamato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Oggiano”</b> ha reso tutto vano. Oggiano è il nome del giocatore che ha deciso il match su calcio di rigore, tra il Due Torri e Reggio Calabria. Una partita disputata in dieci da parte della squadra siciliana, per effetto dell’espulsione del portiere Ingrassia che al 9’ del secondo tempo, ha atterrato in area di rigore proprio il match winner calabrese. E, come se non bastava, a un certo punto i biancorossi pirainesi sono rimasti in nove, anche per l’espulsione di Cicirello. Dunque, nell’analisi tecnica della partita, tenuto conto della foga agonistica e delle opportunità create dai siciliani, sarebbe stato forse più giusto un pareggio che avrebbe comunque premiato i calabresi nell’accesso ai play off. Agli 11 di Venuto resta l’inconfutabile dato matematico di una difesa arcigna che è stata la prima del girone, avendo subito soltanto 27 gol; cinque in meno rispetto a quelli incassati dal Siracusa, la squadra siciliana già promossa in Lega Pro. E poi resta la soddisfazione di un campionato condotto ad alti livelli, nonostante che questo Due Torri di Antonio Venuto si fosse presentato all’inizio come una<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>cenerentola. Adesso, dopo un anno di lavoro, la squadra di Venuto si ritroverà al Vasi per l’ultimo allenamento della stagione che, questa volta, avrà più il sapore di un ritrovo fatto di riflessione e di leggera amarezza per l’occasione sfuggita per poco. Ma nel rovescio della medaglia chiamata Due Torri, resta scritta la storia di un campionato da incorniciare. Una squadra fatta di giovani atleti che, sotto la cura di mister Venuto, potrà dire di essere cresciuta e di avere acquisito l’arricchimento di un impareggiabile bagaglio di valori tecnici e umani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Piraino (Me)fl0711fl0711venuto-6.jpgSiNserie-d-s-infrange-il-sogno-play-off-del-due-torri-1013116.htmSi100451001,02,03030377
721013092NewsCoppeJuve, impresa sfiorata alla grande.20160317202345Bayern, Juve, Guardiola, AllegriIl Bayern passa ai quarti di finale di Champions. Juve bella e sfortunata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Grandi, ma non abbastanza”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'> E’ l’amaro commento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimiliano Allegri</b> dopo la partita di Champions contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bayern</b>. La Juve esce dalla competizione europea a testa alta, anzi altissima, per aver dominato per 70 minuti i temibili avversari. Peccato davvero per un risultato di 4 a 2 maturato nei tempi supplementari, dopo che la Juve al 90° si era fatta raggiungere sul risultato di 2 a 2. Possiamo dire che la Juventus di Allegri si è presentata molto preparata davanti alla commissione d’esame di maturità, ed è stata pure capace di meravigliarla alla grande, meritando pieni voti. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Poi, improvvisamente, si è inceppata dopo poche domande e per puro caso non ha superato la prova. Ci piace usare questa metafora di vita scolastica, per assorbire meglio la delusione cocente, nel tentativo di capire le cause di una Juve che prima ti sbalordisce e poi viene sconfitta immeritatamente. Come tutti sanno, i bianconeri si sono presentati all’Allianz Stadium con le pesanti assenze di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b>, cui si è pure aggiunta all’ultimo momento anche quella di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manzukic </b>che è poi entrato nel secondo tempo al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b>. Già, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b>. Una partita da 8 la sua, capace di rispolverare il Morata capace di ripartenze improvvise e strappi vigorosi. Aiutato da un improvvisato modulo voluto da Allegri che con il 4-5-1 prevedeva le grandi ripartenze degli esterni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b>, Morata ha trovato una serata di antica magia. Fresco nell’interdizione e caparbio nel ripartire all’attacco. Ma è stata tutta la Juve ad interpretare un calcio ad alti livelli, mettendo alla sbarra per ben 70 minuti un Bayern Monaco che a nostro avviso è solo secondo al Barcellona. E così dopo aver segnato con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b>, nel primo tempo la Juve ha avuto pure la possibilità di portare a 4 le sue reti, se solo si fosse convalidato il gol di Morata che non era in fuorigioco e fosse entrato quel tiro di Cuadrado che, solo davanti a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neuer</b>, ha calciato banalmente sul portiere. Incredibile! Per tutto il primo tempo abbiamo visto solo una squadra: la Juventus. Poi, nel secondo tempo, la Juve ha abbassato il suo baricentro soffrendo in modo esagerato e, dopo i primi dieci minuti, i tedeschi hanno cominciato a spingere in modo convinto. Nel frattempo Allegri sostituisce <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Khedira</b> con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sturaro</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata </b>con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pep Guardiola</b>, tra gli altri, fa entrare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coman</b>. Il francese è stato la chiave di volta della gara, poiché Alex Sandro, ormai stanco, non è stato in grado di contrastare la freschezza del nuovo entrato. Così il Bayern segna, prima con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lewandoski </b>e poi con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Muller</b> al 90’. Poi, nel corso dei supplementari, i tedeschi di Pep Guardiola vanno a segno con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alcantara</b> e pochi minuti dopo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coman</b>. La bolgia infernale dell’Allianz Arena, fa da cornice ai festeggiamenti per un’entrata ai quarti di finale che, così come si erano messe le cose, sembrava quasi svanita. La Juve può recriminare sugli errori dell’arbitro, sui cambi sbagliati di Max Allegri (Morata non doveva essere sostituito), sul non essersi ravveduta in tempo nel cambiare la marcatura su Coman e sull’incapacità di chiudere la partita quando si è presentata l’occasione. Tuttavia, pur con tutta l’amarezza del caso, dobbiamo dire che questa Juventus è cresciuta molto a livello internazionale, assottigliando quel gap ancora esistente tra lei e le altre grandi squadre europee. Questo ci ha detto un ottavo di finale, che la Juve di Allegri avrebbe meritato di superare alla grande. E adesso, tutti insieme, dalla società, all’allenatore, alla squadra, devono avere la consapevolezza che questo incidente di percorso ha aperto grandi prospettive future.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b>Monaco Stadio Allianz Arena.fl0711fl0711marotta.jpgSiNbayern juve guardiola allegri-1013092.htmSi100451001,02,03030418
731013088NewsCampionatiA Torino non si avverte più la febbre da derby.20160311164998torino,juventus,serie a timA una settimana dal derby di Torino, si respira una flebile attesa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" roman","serif";="" new="" times="">E chi l’avrebbe mai detto che la città della Mole Antonelliana sarebbe arrivata a disinteressarsi (o quasi) del suo derby cittadino. Storia di un pallone torinese che da sempre ha regalato attese febbrili ed emozioni da vendere. E adesso? Adesso non è più così per colpa di un Torino che ha creato intorno a sé un alone di freddezza. Nonostante le iniziative popolari del presidente Cairo che ha abbassato i prezzi, prima a favore dei giovani e poi a beneficio delle donne in occasione dell’8 Marzo, non sembra esserci stato l’auspicato risveglio di interesse granata. E, mentre la Juve procede nella sua strada fatta di record e interesse da parte dei suoi innumerevoli tifosi sparsi in tutta Italia, il Torino si trova a dovere affrontare come sempre situazioni di difficoltà tecniche e organizzative. Procede la costruzione dello stadio Filadelfia che dovrebbe essere ultimato alla fine del 2016. E positivo è stato pure l’affitto dei campi Robaldo in Strada Castello di Mirafiori, dove il Torino potrà creare finalmente una casa per il suo vivaio giovanile. Ma è la squadra di Ventura che non va bene. E sono anche tante altre cose legate a una gestione societaria troppo ancorata a un conservatorismo che non fa crescere mai sotto l’aspetto dell’immagine e della popolarità. Abbiamo più volte affrontato questo tema granata, che per noi è essenziale ai fini di una svolta epocale che possa fondersi in maniera perfetta tra storia, leggenda e presente – futuro. Erano gli anni in cui si attendeva il derby con passione. Una stracittadina che faceva emergere due sponde pallonare ricche di storia, di avvenimenti, di vittorie, di gioie e anche di disgrazie senza fine. Era il periodo storico del tremendismo granata, capace di mettere soggezione la Vecchia Signora d’Italia che faceva incetta di scudetti, ma che soccombeva davanti a quel Toro arrembante, sanguino, desideroso di farsi valere contro la più titolata avversaria. Storie forse evanescenti, talora anche effimere, ma ricche di passione, di interesse, di colore, di gioco, di grinta, di determinazione, di spettacolo capace di tenerti sul filo delle emozioni più vere. Era la gioia della vittoria che si contrapponeva alla delusione della sconfitta. Oggi non è più così, visto che si vive una fredda vigilia del derby torinese che si disputerà domenica 20 marzo. Pochi i biglietti venduti in prelazione ai tifosi del Toro, mentre l’Olimpico rischia di non essere uno stadio tutto granata. Il conto alla rovescia è già iniziato, ma tutto va a rilento e&nbsp;in maniera svogliata, quasi a dimostrare che il tifoso del Toro si senta offeso nel ricordo del derby d’andata che, se&nbsp;potesse, lo cancellerebbe dagli annali dei derby torinesi di tutti i tempi. Finora non si sono verificate le corse ai botteghini e soltanto la curva Maratona risulta esaurita in tutti i suoi posti. Ma quella, si sa, è l’anima della fede granata che emerge sempre. Attaccata, inossidabile e refrattaria anche a quel vento impetuoso che molte volte spira contro i granata, così come si sta verificando in questo periodo. Ma domenica 20 Marzo allo Stadio Olimpico di Torino arriva la Juve, arrivano quelle maglie bianconere che per il Toro sono state da sempre lo stimolo a fare la partita della vita. Vedremo se qualcosa cambierà nell’atteggiamento di attesa della Torino del pallone, città sabauda e prima capitale d’Italia apparentemente fredda, ma che da sempre si è sciolta nell’attesa di un derby cittadino che nessuno ha mai voluto perdere. La Juve è sempre là, in alto alla classifica. Ma è il Toro che deve crescere per stuzzicarla come faceva una volta, dimostrando di essere all’altezza della situazione. E magari chissà, sotto la Mole si potrà ancora respirare quell’aria da derby che non c’è più. Neanche a inventarla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" roman","serif";="" new="" times="">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" roman","serif";="" new="" times=""><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>Torino Stadio Olimpico.fl0711FL0711torino---juventus.jpgSiNtorino-juventus-febbre-da-derby-serie-a-1013088.htmSi100451001,02,03030566
741013077NewsCampionatiNapoli, tra storia, cultura e passioni legate al calcio.20160217192112Napoli, città di passione calcistica e non solo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Azzurro come il cielo e il mare di Napoli. Questo è il colore delle maglie della squadra partenopea, questa è la tinta, la cromatura che maggiormente si confà a tutta una città. E come poteva essere interpretata in maniera diversa la cultura popolare e l’orgoglio di sentirsi napoletani. La complessità delle storiche problematiche sociali della città di Napoli, si concentrano quasi tutte nella propria squadra di calcio e ne fanno l’orgoglio di un contesto sociale, in cui i sentimenti e anche i risentimenti sono spesso in contraddizione tra loro. Ma questa squadra, questo Higuain e prima ancora quel Maradona, sono i simboli di una sorta di rivincita contro un destino non sempre premiante. E qui,in questo angolo di mondo in cui l’allegria e l’ottimismo si contrappongono allo sconforto e al pessimismo, si vive tra mille problemi in un quotidiano non sempre facile da vivere. Ma per fortuna arriva la domenica e si può andare allo stadio San Paolo a godere del gioco del calcio, ad appassionarsi alla propria squadra, ad amare i propri beniamini, tra uno sventolio di colori azzurri che sono cielo e mare di Napoli, che sono canto, poesia, cuore. E’ Napoli, è terra di arte, di poeti, di romanticismo, ma anche di angoli di povertà che è segno di disagio sociale. Al di là del fenomeno calcio, a Napoli non c’è nulla che crei lo stesso interesse, proprio perché si intende come forza d’urto nel rappresentare i propri risentimenti verso chi pensa che questa particolare terra del sole, del mare e del cielo azzurro, sia da considerare da serie B. E invece no! Napoli è una città da serie A, come la sua squadra che quest’anno aspira giustamente alla vittoria dello scudetto, una gioia vissuta in tempi ormai troppo lontani; quelli di Diego Armando Maradona. Ma Napoli da allora non è cambiata, è rimasta sempre la stessa. Piena di passione, esaltazione,inventiva, talento canoro e poetico, ma capace anche di varcare le soglie del precario equilibrio, sprofondando nella delusione e nello sdegno per il minimo insuccesso. Sono le radici di questo popolo napoletano tutto cuore e sentimento, che crede, sogna e poi è capace di piangere, di commuoversi per poco, per niente. Nelle sfide calcistiche con le grandi città del Nord d’Italia, c’è stato da sempre una sorta di rivincita sociale attraverso un pallone che parla di voglia di dimostrare che il Sud, nonostante i suoi mille problemi, non è inferiore al Nord. E’ giustamente orgoglioso questo napoletano, che attraverso questa passione vuol far vedere che non esiste alcun gap da colmare, perché Napoli è anche calcio ad alti livelli. Certo, la sconfitta subita allo Juventus Stadium contro la Vecchia Signora d’Italia, assume i connotati di una delusione cocente. Ma ci può anche stare,non deve essere un dramma per Napoli e i napoletani. In fondo la squadra è sempre lì, ai vertici della classifica, a un solo punto dalla Juventus. Ma adesso bisogna pensare al Villarreal. L’aspetta la Spagna, l’aspetta l’Europa League, ma l’aspetta soprattutto il confronto con sé stessa. Sì, perché il Napoli e i napoletani devono ritornare a credere nella propria squadra con l’entusiasmo di sempre, nonostante quel piccolo incidente di percorso che è avvenuto a Torino. Niente drammi, niente delusione e musi lunghi, il Napoli di Sarri con il suo gioco spettacolare saprà divertire ancora quel popolo napoletano fatto di poeti, di cantanti, di sognatori solari che <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>si tingono d’azzurro come il cielo e il mare di Napoli. Una città e un popolo straordinario.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br>Napoli fl0711fl0711delaurentiis67.jpgSiNnapoli-tra-storia-cultura-e-passioni-legate-al-calcio-1013077.htmSi100451001,02,03030445
751013074NewsCampionatiLa Juventus e la sua eterna abitudine a vincere.20160215160550Juventus - Napoli. I motivi essenziali del match più atteso. <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Ciclo finito? Macché, solo un momento di impasse!&nbsp;Juventus, squadra eterna e&nbsp; società che poco ha sbagliato nella sua lunga storia caratterizzata da un’unica frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere è l’unica cosa</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che conta”.</b> Già, vincere è l’unica cosa che conta e la Vecchia Signora d’Italia non lo dimentica, neanche nei momenti di difficoltà. Dopo aver cominciato il campionato in corso in maniera irriconoscibile, la squadra di Allegri si è rimboccata le maniche e in tre mesi è ritornata a guardare tutti dall’alto della sua classifica. Tutto ciò, proprio alla fine del match contro quel Napoli di Sarri che ha inseguito e superato a due minuti dalla fine di una gara davvero avvincente. 15ma vittoria consecutiva e sorpasso in classifica. Una striscia di risultati incredibili che testimonia uno stato di salute fisica e mentale di indiscutibile forza. Togli Morata e inserisci Zaza che ti risolve la partita. Fai entrare Rugani e Alex Sandro e non t’accorgi se hai tolto due titolari per inserire due riserve. E’ la storia di questa Juve che scopre pure l’evergreen Barzagli, il quale ha controllato in maniera attenta il capocannoniere del campionato Higuain. Grinta e determinazione, carattere e forza mentale che scaturiscono da un equilibrio perfetto. Ma il Napoli non è stato a guardare. I partenopei, infatti, sono venuti allo Juventus Stadium per affrontare la grande rivale di sempre a viso aperto, nonostante un primo tempo in cui si sono evidenziate esagerate situazioni tattiche, capaci di soffocare a tratti il bel gioco. Ma, sostanzialmente, si è visto un match piacevole che ha dato brividi d’emozione ai tifosi delle due squadre. Gli juventini allo stadio e i napoletani a casa dietro i teleschermi, così come era stato in parti inverse nel match d’andata. Una sconfitta del calcio, un qualcosa che purtroppo ritarda il processo di maturazione di un tifo italico che per certi aspetti è ancora lontano dai sentimenti di non condivisione, ma di rispetto verso chi professa un’altra fede sportiva. Detto questo, possiamo affermare che per quanto riguarda la conquista dello scudetto è facile dedurre che ormai si tratta di un duello a distanza tra Juventus e Napoli, anche se la Roma di Spalletti è ritornata a far parlare di sé per gioco e risultati. Certo, se la Juve dovesse vincere il suo quinto scudetto consecutivo, scriverebbe il primato nella storia di tutti i tempi. E nell’eventualità che dovesse invece vincere il Napoli, ci sarebbe una specie di mega festa a livello della città partenopea, che si protrarrebbe chissà per quanto tempo. D’altra parte, i tifosi del Napoli sono ammirevoli nel sognare uno scudetto che attendono fin dai tempi del dopo Maradona. Rilevante l’applauso dei tifosi, al ritorno della squadra del Napoli dopo la sconfitta subita a Torino contro la Juve. Un segno di ringraziamento alla propria squadra del cuore che è stata capace di affrontare una partita a testa alta, persa poi soltanto per sfortuna negli ultimi minuti del match. Ma è la forza della Juve, coriacea fino alla fine e mai appagata. Così com’è la filosofia della società. Così com’è la reattività di Simone Zaza, il match winner di Juve – Napoli che non demorde mai. Neanche nell’amarezza di stare in panchina, aspettando il suo definitivo momento di essere considerato un titolare. Ma lui sa di appartenere a una grande squadra in cui non c’è differenza tra titolari e riserve. In fondo, anche questo modo di saper gestire le proprie risorse umane è un vanto di questa Juventus. Nel calcio, nulla nasce per caso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juventus-e-la-sua-eterna-abitudine-a-vincere-1013074.htmSi100451001,02,03030445
761013055NewsEditorialeCoppa Italia, la Juventus perde ad opera di una Fiorentina superba20150307122936La partita di Coppa Italia contro la Fiorentina,ha evidenziato forti dubbi sulla condizione mentale e fisica della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sembrava essere nell’aria questa sconfitta della Juve che perde 2 a 1 proprio nel suo Stadium. L’ultima partita persa in casa da parte dei bianconeri risale a più di due anni fa. Ma questa sconfitta non si può considerare un semplice scivolone nel percorso pallonaro della Vecchia Signora d’Italia, c’è di più. A sentire Allegri in conferenza stampa, prima della partita contro la viola, sembrava che questo appuntamento fosse importantissimo per la sua squadra che da troppo tempo ormai non vince la Coppa Italia. E allora, diciamo noi, perché fare un turnover così radicale quando lo si poteva invece rimandare per la partita di campionato contro il Sassuolo, che è in programma lunedì 9 marzo? Comunque, a parte questa considerazione, ci sembra che la squadra di Allegri abbia dato la sensazione di essere stanca anche con le seconde scelte. Nel calcio si può perdere una partita senza fare drammi, tuttavia, è il modo con cui la Juventus ha perso contro la Fiorentina che fa venire seri dubbi. La squadra di Montella pratica un buon calcio. E poi questa fortunata new entry di Salah nella viola, ha dato ancora più ambizione ad una squadra che appare davvero bella da vedere. Un 4-3-3 molto pratico che rende veloce la Fiorentina nelle ripartenze, ed è capace di costruire con facilità la superiorità numerica. Difficile dire quanto sia stato merito della squadra di Montella o demerito della Juventus, fatto è che la squadra di Allegri questa sera è apparsa disarmante in tutti i suoi reparti. Una media di insufficienze globali che da tempo non registravamo nella Juventus. Ma ciò che più fa pensare negativamente è che la squadra, proprio alla vigilia della partita di ritorno di Champions League contro il Borussia, abbia mostrato segni di preoccupante stanchezza fisica e mentale. I 20 minuti finali di follia, vissuti a Roma contro i giallorossi, non rappresentano un fatto episodico. La stessa cosa, infatti, era successa a Cesena, poi contro l’Inter e in qualche altra occasione. Perdere di botto il senso del gioco, lasciandosi perdere dall’ansia e non capirci più nulla non è la prerogativa della Juve e neanche di giocatori della qualità di Vidal, Pogba, Bonucci, Chiellini, Marchisio. E poi Llorente la cui unica cosa che sa fare è tramutare in gol di testa il cross proveniente dall’esterno. Ma nell’assetto tattico di Allegri non è previsto il gioco asfissiante degli esterni che invece era la prerogativa del gioco di Conte. Insomma, la brutta sconfitta subita ad opera della Fiorentina, suona come un campanello d’allarme per una Juve che ha assoluto bisogno di ritrovarsi in fretta. Ad Allegri, l’opera di riparare in tempo i danni provocati. Ci riuscirà? Vedremo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: 408.0pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino, Juventus Stadiumfl0711fl0711buffon 4.jpgSiNcoppa-italia-la-juventus-perde-ad-opera-di-una-fiorentina-superba-1013055.htmSi100451001,02,03030681
771013054NewsEditorialeRoma - Juventus 1 a 1. L’analisi di Salvino Cavallaro20150303164555Un pareggio che scontenta la Roma, per aver perso l`appuntamento con la speranza dello scudetto, ma che lascia l`amaro in bocca anche alla Juve, per aver perso banalmente l`occasione di vincere la partita e allungare il vantaggio a + 12. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Come spesso accade nei match point tanto attesi, la delusione del gioco visto in campo è prevalsa su ogni altra cosa. All’Olimpico di Roma, nella notte che avrebbe dovuto dare una svolta decisiva al campionato, non c’è stato nulla che potesse dare il significato di una partita dai connotati determinanti. La Juventus, ben disposta in campo dal punto di vista tattico, ha saputo aspettare gli avversari per poi colpirli in contropiede. I giallorossi di Garcia avrebbero dovuto fare la partita, ma, in realtà, si è vista solo una squadra nervosa, il cui comportamento non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Per 70 minuti la Juve di Allegri, tornata al vecchio modulo 3-5-2, ha macinato gioco, ha saputo attaccare con ordine e intelligenza, è andata in vantaggio con un bellissimo gol su calcio di punizione di Tevez, ed è stata molto attenta anche in fase di interdizione. Poi, 20 minuti finali di follia hanno decretato il pareggio della Roma e persino l’inaspettato pericolo di perdere la partita immeritatamente. La squadra di Garcia, infatti, dopo il rocambolesco pareggio di Keita, ha preso animo e si buttata in avanti con vigoria e decisione, cogliendo inaspettatamente impreparata una Juventus che improvvisamente è sembrata attonita e priva di idee. Una sorta di cambiamento repentino che i bianconeri ricorderanno a lungo per la sua negatività. Eppure, quel bellissimo gol di Tevez che avrebbe portato la Juve a più 12 punti dalla Roma, poteva significare il capitolo chiuso di uno scudetto già conquistato. Certo, i 9 punti rimasti di distacco tra Juve e Roma sono significativi per i bianconeri di Allegri, che possono proseguire con tranquillità un campionato che ha ancora 13 partite da disputare fino alla fine. Ma come ha dichiarato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Marchisio</b> alla fine della partita di Roma, questi ultimi 20 minuti della Juve devono fare riflettere. Già, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b>. Riteniamo che, al di là del piccolo pasticcio difensivo che l’ha coinvolto in occasione del gol del pareggio della Roma, pensiamo che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Principino”</b> sia indenne da colpe, anche se, nella circostanza, in un’area affollatissima di giocatori, avrebbe dovuto spazzare via quel pallone. Claudio Marchisio, a parer nostro, ha disputato una partita da centrocampista moderno, unendo quantità ed eleganza in un ruolo di regia che solitamente occupa Pirlo. Il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Principino”</b> ha sfoderato grande grinta in una zona nevralgica del campo che richiedeva sacrificio nell’interdizione e immediatezza nel costruire le manovre d’attacco. Copre, morde, è dinamico, è sufficientemente “cattivo” e attento contro l’avversario e, se capita, sa anche inquadrare la porta con efficacia. Un giocatore completo del quale questa Juve di Allegri non può fare a meno. Ma, oltre Marchisio, ci è anche piaciuto Pereyra, un giocatore che copre bene il centrocampo, che sa fare bene il movimento senza palla, crea superiorità numerica ed è spesso una spina nel fianco delle difese avversarie. Juve di oggi, dunque, e Juve che sta già costruendo il futuro anche per quanto riguarda Morata e Coman, due gioiellini che fungono da freccia penetrante nell’arco bianconero. Per quanto riguarda la Roma, invece, è stata l’espressione della squadra affetta da pareggite. Molta voglia di primeggiare per buona parte del campionato, che contrasta con l’attuale carenza atletica e di idee che fanno emergere un nervosismo di base, che è deleterio ai fini di un’idea di squadra compatta. Adesso, quella frase celebre di Garcia: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono convinto che la Roma vincerà lo scudetto”</b> è stata chiarità dallo stesso autore, il quale ha precisato di averla detta per stimolare un ambiente depresso, dopo la sconfitta d’andata allo Juventus Stadium. Attualmente, la Roma resta la seconda forza del campionato, anche se Napoli, Lazio e Fiorentina sembrano volerla contrastare in maniera convinta. Intanto, vogliamo fare una nota di elogio all’arbitro Orsato, perché ha saputo arbitrare in maniera corretta una partita che, alla vigilia, non si presentava certamente con le credenziali di match facile da dirigere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711marchisio.jpgSiNroma-juventus-1-a-1-l-analisi-di-salvino-cavallaro-1013054.htmSi100451001,02,03030622
781013032NewsEditorialeIl Torino va fuori dalla Coppa Italia. Ma quanti annosi problemi emergono....!20150115115949Il modo con cui il Torino si estromette praticamente dalla Coppa Italia, fa riemergere una realtà qualche volta sopita ma mai dimenticata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Guardando la partita di Coppa Italia tra Torino e Lazio, vinta dai biancocelesti con il risultato di 3 a 1, abbiamo capito perché il calcio italiano è caduto così in basso rispetto a Germania, Spagna e Inghilterra. Una noia incredibile, uno spettacolo da non calcio che ha reso insofferenti anche i più appassionati sostenitori della pelota di casa nostra. La Lazio ha vinto praticando un calcio essenziale ma per nulla esaltante, contro un avversario praticamente inesistente. Un Torino che, pur avendo la consapevolezza dell’impegno importante da affrontare, non è sceso in campo, non s’è mai visto. Si potrebbe definire la sfilata dello squallore calcistico, dove rabbia e indifferenza si sono alternate tra lo sparuto gruppo di sostenitori presenti all’Olimpico di Torino, che hanno avuto il coraggio di sfidare l’umidità e il freddo di una serata di gennaio. Da mezzo secolo a questa parte il Torino è sempre lo stesso. Immensa leggenda, grande storia calcistica, vasta letteratura granata fatta di romanzi, racconti, disgrazie, poesie ed eterni rimpianti. E poi…..nulla! No, questa volta non vogliamo cadere romanticamente nella retorica dei sentimenti, ma desideriamo riflettere sulla realtà di un Torino che non può essere altro che negativa. E concordiamo con mister Ventura che, con la sua solita onestà intellettuale, ammette che la partita contro la Lazio deve farci riflettere. E’ vero, deve farci capire tante cose, soffermandoci sul fatto che nonostante cambino le generazioni e passi inevitabilmente il tempo,&nbsp;da quel lontano 1975- ’76 in cui il Torino di Gigi Radice vinse il suo ultimo scudetto, oggi le cose non sono cambiate per nulla. Un’alternanza di tenue luci si sono contrapposte al buio della notte fonda. Mai l’accenno a migliorarsi, a ingranare la marcia, neanche nel momento in cui è sembrato di trovare il bandolo della matassa. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci riferiamo all’anno scorso, in cui il Torino ha avuto l’opportunità di crescere, di scrollarsi di dosso un anonimato che gli sta stretto, che non si addice a chi ha la responsabilità di uno storico passato che, ironia della sorta, invece di migliorarne l’aspetto, diventa un fardello pesante da sostenere. E così, invece di ripartire da Cerci e Immobile e incrementare con acquisti importanti il valore di una squadra che partecipa finalmente all’Europa League, ecco che si ritorna indietro come i gamberi. Si vendono ottimi giocatori, si acquista qualche giovane promessa con pochi spiccioli, si prende in prestito qualche giocatore e, soprattutto, si diventa società che tenta il recupero psicofisico di ex giocatori come Amauri&nbsp;e adesso anche Maxi Lopez, solo per citare il presente. No, così proprio non va. La serie A è una cosa&nbsp;importante e l’attuale conduzione societaria del Torino, continua a non assumere i connotati di prestigiosa società di calcio ma, più semplicemente, si nasconde dietro un dito: quello dell’apparire senza essere. Se il problema è solo legato al denaro che non c’è, lo si dica chiaramente. Anche se, più d’una volta, ci viene il serio dubbio che ci sia una buona dose di incapacità. Sì, perché questo fare e disfare senza mai trovare il focus, l’equilibrio di una squadra importante che possa contare su una grande società, così come accade non da oggi in casa Toro, lascia davvero perplessi, attoniti. Il problema è che in tutti questi anni, anche se ci fosse stata la possibilità di acquistare i campioni, gli stessi non sarebbero venuti perché al Torino non c’è certezza di crescita professionale. Poi si può trovare qualsiasi altro discorso, disquisire su tanti altri motivi e ipotesi, dividersi tra accusatori e più morbidi difensori, ma la sostanza non cambia.&nbsp;E' questa. Una perniciosa carenza nel voler crescere, diventare adulti non solo nella sofferenza delle sconfitte ma anche nella capacità delle vittorie, nella gloria in cui si acquisisce il buon nome dell’immagine di società e di squadra importante, nella consapevolezza che l'avversario di turno possa anche temerti. Adesso, dopo l'amarezza di questa brutta sconfitta rimediata contro la Lazio in Coppa Italia, questi temi tornano sempre più attuali, cocenti, pesanti come macigni. Ventura ha ragione, la riflessione è d’obbligo. Ma riflettere non vuol dire ricominciare sempre d’accapo senza mai andare avanti, progredire, crescere, stilare un progetto serio. Ma poi, siamo proprio sicuri che sia solo questione di soldi che non ci sono?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711cairo.jpgSiNil-torino-va-fuori-dalla-coppa-italia-ma-quanti-annosi-problemi-emergono-1013032.htmSi100451001,02,03030655
791013026NewsEditorialeArbitri, dal Mondiale a Valeri: pensiamo, prima di parlare20141206111050Arbitri, Brasile, mondiale, udinese, ValeriDopo le polemiche per l`arbitraggio di Brasile-Croazia ai Mondiali, non si smette di discutere sull`argomento. Nonostante tutto, gli arbitri italiani sono ancora sotto accusa.Il corretto o meno arbitraggio, con il recente caso di polemiche da parte dell'Udinese verso Valeri settimana scorsa, è ogni giorno argomento di dibattito in salitti tv e giornali. Basti pensare a qualche mese fa, durante il match inaugurale di Brasile 2014.<div><br><div>Il Mondiale era iniziato da appena 70 minuti e le polemiche infiammarobo già televisioni e giornali di tutto il mondo. “Rigore o no rigore?” era, è il dilemma amletico dell'uomo moderno, una domanda così problematica che nemmeno quell'inglese di Shakespeare sarebbe riuscito a dar risposta, a meno che non fosse capitato ai Leoni contro l'Italia.&nbsp;</div><div><br></div><div>Certo è che la risposta data dall'arbitro Yuichi Nishimura, l'unico che la sera della partita inaugurale del Mondiale e oggetto di mille polemiche Brasile-Croazia, non ha convinto quasi nessuno. Anzi, a colpi di replay e moviola il “quasi” non ci sta neanche più. Quel rigore non s'era da dà, citando i Bravi del Manzoni che di calcio sapeva poco o niente, non certo per colpa sua. Ma l'opinione di tutti è questa e le immagini lasciano ben poco spazio all'immaginazione.</div><div><br></div><div>Ora provate voi a trovarvi lì, sul campo dell'immensa Arena Corinthias di San Paolo, davanti a oltre 60 mila spettatori “in carne e ossa” e quasi 11 milioni davanti alla tv in tutto il mondo. Un boato immenso, voci e cori che si mischiano e il caldo soffocante del Brasile. La tensione che ti opprime, azioni veloci come un battere di ciglia e rovesciamenti di campo che pretendono scatti alla Usein Bolt.&nbsp;</div><div><br></div><div>Concentratevi sulla scena adesso: area di rigore, Fred con le spalle alla porta e il pallone tra i piedi. Tenta di girarsi, il difensore Lovren lo tocca e il brasiliano, colpito a morte forse da qualcuno sugli spalti frana a terra...il dilemma lo risolve Nishimura, prima ancora che qualcuno se lo ponga. Fischio, corsa (abbastanza curiosa, sembrava Holly e Benji) verso il fondo dell'area indicando il dischetto e giallo al croato. In sincerità, siete sicuri che non avreste dato rigore anche voi?&nbsp;</div><div><br></div><div>In meno che non si dica in tutto il mondo scoppia la polemica. “Servilismo arbitrale” è la cosa più delicata che si sente dire, insieme a svariati epiteti verso il fischietto giapponese degni di frequentatori di osteria. Twitter ovviamente si riempie di esclamazioni di dissenso, insulti all'arbitro e al Mondiale che si presenta come una farsa per favorire il Brasile.&nbsp;</div><div><br></div><div>Nell'immaginario collettivo tornano alla mente le prestazioni molto poco condivisibili dell'arbitro Byron Moreno durante la Coppa del Mondo 2002, quando la stampa italiana (e non solo) diede a lui la colpa della sconfitta degli azzurri contro la Corea del Sud.</div><div><br></div><div>Criticare l'arbitro è un'abitudine vecchia come il mondo, siamo tutti super esperti e maghi della tattica per cui possiamo permetterci di mettere alla gogna qualcuno soltanto perché è stato tradito da una svista o un calo di concentrazione durato un millesimo di secondo. Cosa che in un evento importantissimo come il Mondiale non dovrebbe capitare mai, ma gli arbitri sono esseri umani come tutti. È questo che tanti non ricordano facilmente, ieri come oggi dopo ogni faticoso weekend calcistico. Perfino i più bravi opinionisti e commentatori sportivi. &nbsp;</div></div>uttd01uttd01rizzoli nicola.jpgSiNarbitri-mondiale-brasile-polemica-1013026.htmSi101268101,02,03030751
801013025NewsEditorialeSerie A. Il Torino e la delicata settimana che è alle porte20141124190742Il Torino è alle prese con una imprevista crisi di risultati.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Torino – Un’altra scoppola per il Toro di Ventura. La sconfitta interna subita dal Sassuolo brucia in maniera particolare, non solo per il modo con cui i granata si sono fatti superare dalla squadra di Di Francesco, ma anche perché alle porte c’è la delicata partita di Europa League contro il Bruges e il derby cittadino. Nel lunch match dell’Olimpico di Torino, i granata incassano in maniera davvero brutta la terza sconfitta consecutiva, pregiudicando un campionato che, almeno per il momento, non può essere considerato di alte aspirazioni. Il ridimensionamento evidente è dato da una situazione oggettiva che ha fatto venire al pettine tutti i nodi nascosti all’inizio di campionato, in cui sulle ali dell’entusiasmo per l’ottimo campionato precedente, il Torino si era forse illuso di bissare la gloria assaporata con Cerci e Immobile. Ma i granata con una rosa così povera dal punto di vista tecnico, si sono accorti ben presto che la musica era cambiata in peggio. L’Europa League, se affrontata con questi giocatori, è un lusso che il Torino non può davvero permettersi. Questa squadra, se ha la giusta mentalità, può al massimo lottare con buone probabilità di salvezza dalla retrocessione. Due giocatori su tutti: Quagliarella e Darmian che, per grinta, determinazione, voglia di fare e trascinare la squadra al pressing e al gioco corale, predicano davvero nel deserto. C’è poca cosa in questo Toro che pur aveva tante ambizioni e che per breve tempo si è illuso di poter competere con le migliori forze del nostro campionato. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Troppa mediocrità, troppa confusione, troppa mancanza di mentalità cinica. I rigori fanno parte del gioco e, quando non riesci neanche a sfruttarli approfittando dell’occasione, allora vuol dire che sei preda della paura, della confusione. Due brutte sensazioni che inibiscono ancor più la poca iniziativa. Se Quagliarella è il rigorista ufficiale del Toro, perché non fare tirare a lui il penalty che l’arbitro Rizzoli ha concesso a favore dei granata? E poi, perché proprio Sanchez Mino? Una disdetta, quella dei rigori sbagliati per il Torino. Un ciclo di errori dal dischetto che non può essere casuale. Ma, pur nell’oggettiva mancanza di qualità di questo Torino, ci sono alcune considerazioni da fare sulle scelte tecniche. Notiamo che Ventura, forse proprio per questa consapevolezza di avere a sua disposizione una rosa ristretta e qualitativamente mediocre, ha spesso timore di osare. Nella partita contro il Sassuolo, invece di inserire Amauri, che avrebbe comunque dato un chiaro segnale di iniziativa nel tentare di vincere il match, Ventura ha cambiato prima Sanchez Mino con Farnerud e poi Peres con Martinez e ancora Vives con Nocerino. Di Francesco, invece, forte del suo gioco propositivo e della sua chiara voglia di vincere la partita, ha cambiato Brighi con Taider, Zaza con Floccari e Sansone con Floro Flores che al 42’ ha realizzato il gol della vittoria del Sassuolo. Logiche diverse, scuole di pensiero che forse sono il frutto di generazioni diverse, ma che comunque danno il segnale di ciò che si ha in mente di ottenere. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non vogliamo calcare la mano ed essere oltremodo negativi su questo Torino che è davvero poca cosa. Ma, se lo vediamo soltanto dal punto di vista della competizione per le posizioni alte di classifica, dobbiamo dire che c’è ancora molto da fare. Cairo deve assolutamente mettere mano al portafoglio, partendo da un centrocampista con personalità. Uno di quei giocatori capaci di dettare i tempi del gioco, di prendere le redini della squadra con il carisma del vero capitano. Ma,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>a nostro avviso, manca anche un portiere con personalità e una punta da affiancare a Quagliarella. Gillet è stato troppo tempo fuori e, in alcune volte, dà la sensazione di essere lontano dalla forma migliore. Padelli, dal canto suo, ha accusato il colpo nell’essere stato privato della sua titolarità nella squadra in cui l’anno scorso aveva dato un buon apporto. E poi la chiarezza, la tranquillità perduta, l’autostima che si è persa per strada. Ancora una volta, Ventura è chiamato ad essere il condottiero di un gruppo che ha bisogno di vedere in lui il coach che osa vincere le partite. Senza paura, senza tattiche scriteriate, ma convinti che se si tenta di vincere si acquista in autostima, in personalità, e anche i tifosi capiranno la buona volontà. Poi, Cairo deve fare la sua parte, un segnale da presidente che tiene alla propria squadra e, come tale, deve necessariamente spendere dei soldi. Se così non sarà, evitiamo di pensare a un Toro perseguitato dalla sfiga cosmica. Non è più tempo. Adesso è arrivata l’ora di crescere, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>almeno se si vuole uscire definitivamente fuori dall’anonimato. Il Bruges e la Juve sono lì che aspettano il Toro. Ci vuole un atto di coraggio, un tentativo di cambiamento di rotta. La luna non la pretende nessuno.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNserie-a-il-torino-e-la-delicata-settimana-che-e-alle-porte-1013025.htmSi100451001,02,03030629
811013024NewsEditorialeConte, Renzi e il Bel Paese che non c`è più20141119184133Due personaggi simili che identificano l`Italia di oggi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Conte come Renzi. L’uno si scaglia contro le società di calcio che non collaborano per la crescita della Nazionale, l’altro si dice progressista rottamando tutto ciò che secondo lui è vetusto e obsoleto. C’è un collegamento caratteriale tra i due. Mai contenti, sempre contro tutti e tutto per un&nbsp;cambiamento che&nbsp;non sempre vuol dire miglioramento. Il carattere di Conte lo conosciamo fin dai tempi della Juve. Sempre aggressivo in sala stampa, sempre contro ogni ipocrisia dettata dal sistema. Irascibile, ma gran lottatore per le cose giuste. Quando era alla Juve non faceva molto caso alla Nazionale e ai suoi impegni. Badava al sodo come sempre, ma in maniera egoistica pensava solo alla sua squadra. Oggi che è passato dall’altra parte, si rende conto di certe difficoltà che forse non aveva previsto in partenza. Mette le mani avanti dicendo che gli è stato chiesto di avviare un nuovo corso della Nazionale azzurra, ma egli ribatte dicendo che è impossibile lavorare ritrovandosi dopo quattro mesi per le convocazioni alla prossima partita. Adesso, infatti, la sua Nazionale si ferma per quattro mesi, libera com’è da impegni per la partecipazione ai prossimi campionati europei. Ma la mentalità di Conte non ammette pause così lunghe, almeno per chi ha bisogno di lavorare in un certo modo per raggiungere un’idea nuova di gioco, un razionale impegno a faticare, correre, provare e riprovare schemi premianti che possano far raggiungere&nbsp;l'obiettivo prefissato. Vista dalla sua angolazione, è una logica che non fa una piega. Ma la Nazionale, la conduzione, la preparazione periodica dovuta alla coincidenza con le convocazioni fatte una settimana prima della partita, non possono certamente cambiare un gioco, una mentalità vincente, un gruppo unito per il raggiungimento di&nbsp;qualcosa che Conte chiama da sempre&nbsp;"sogno da realizzare". E così, come si dice spesso in queste occasioni, il C.T. della Nazionale azzurra&nbsp;“Si bagna prima di piovere”. Mette cioè le mani avanti, dicendo che con questo metodo non si va da nessuna parte. A nostro avviso, ciò che pensa e dice Conte non lo riteniamo sbagliato, anzi lo troviamo assolutamente corretto. Ma c’è un problema annoso che va a cozzare con gli alti interessi economici delle società di calcio e dei diritti che vantano su sponsor e televisioni. Le società lavorano per vincere. Sì, perché la sconfitta significa perdere sul campo ma soprattutto in borsa. Significa un passivo in bilancio e perdite di merchandising. Questo, Conte lo sa bene. E sa pure che in questa nostra Italia è sempre più difficile raggiungere l’equilibrio delle cose. Organizzare degli stage infrasettimanali affinché Conte possa avere i giocatori durante la settimana a disposizione del Club Italia, significa interrompere la preparazione della squadra di club alla partita di fine settimana. Gli impegni sono tanti e anche massacranti, in questo nostro campionato italiano improntato com’è sul giocare sempre durante la settimana e a tutte le ore. Le esigenze di sponsor e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>televisioni, si sa, la fanno da grande in un sistema vorticoso che si basa solo ed esclusivamente sul dio denaro. Per questo, ci schieriamo dalla parte di Conte. Forse in maniera romantica, ma anche razionale dal punto di vista della logica del lavoro che paga solo se effettuato con continuità. Tuttavia, ci rendiamo anche conto che con questo sistema, il problema è di difficile soluzione. D’altra parte il C.T. azzurro avrebbe dovuto sapere, prima di assumere il suo incarico, come girano le cose pallonare in quello che un tempo è stato il Bel Paese. Già, il Bel Paese della politica, del lavoro, del benessere economico e anche del calcio che ci faceva vincere nel mondo. C’era una volta il Bel Paese chiamato Italia. Ce lo dice Renzi&nbsp;in politica. E adesso, ce lo ricorda anche Conte per quanto riguarda il calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Genovafl0711fl0711conte-6.jpgSiNconte-renzi-e-il-bel-paese-che-non-c`e-pio-1013024.htmSi100451001,02,03030654
821013019NewsEditorialeLa Juve di Allegri non convince20141030161411Dopo la prima sconfitta di campionato della Juve, diamo spazio ad alcune considerazioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nel calcio, non siamo ancora riusciti a capire come mai gli allenatori propendano per certi giocatori palesemente fuori forma, piuttosto che per altri chiaramente più brillanti e affidabili. Sembra quasi che ci siano dei pupilli da tutelare, da preservare dagli attacchi dei media. D’accordo il rispetto delle gerarchie, va bene la logica della scelta di chi vede tutti i giorni i giocatori in allenamento e ne stabilisce la titolarità, ma quando in partita ci si accorge che un tal giocatore è fuori forma, ebbene bisogna provvedere subito a cambiare senza aspettare che sia troppo tardi. E’ il discorso di Allegri che sta insistendo a far giocare Llorente, un giocatore che è in chiara difficoltà fin dall’inizio del campionato. In panchina, invece, scalpita Morata, il rampollo arrivato quest’anno da Madrid che ha già dato ampie garanzie di affidamento. Lucidità nella corsa, freschezza atletica&nbsp;e grande voglia di fare per mettersi in mostra. E allora, perché insistere su un giocatore come Llorente che sembra così evanescente rispetto all’anno scorso? Intendiamoci, non è che solo lui sia la causa negativa della Juve di Allegri che, rispetto a quella di Conte, ha di simile soltanto l’assetto tattico del 3-5-2. Dopo aver visto la partita infrasettimanale di campionato contro il Genoa a Marassi, abbiamo analizzato la sconfitta dei bianconeri come qualcosa che va oltre il palo colpito da Llorente, la traversa di Ogbonna e le parate incredibili di Perin che in una partita di calcio ci stanno pure. E, se il Genoa ha vinto una partita che non&nbsp;pensava di&nbsp;vincere, il demerito è sicuramente di una Juve che è affetta da molti problemi. La precaria condizione di forma di Pirlo (tenuto fuori da Allegri), di Vidal, Asamoah, Lichtsteiner, oltreché di Llorente, ci fa pensare che una squadra come la Juve non possa fare a meno di giocatori che sono stati essenziali per la conquista di tre&nbsp;scudetti consecutivi&nbsp;e record da vendere. Come dicevamo pocanzi, la Juventus di Allegri ha soltanto una similitudine con quella di Conte, e cioè l’assetto tattico del 3-5-2. Per il resto la squadra di quest’anno appare molto meno spronata e&nbsp;pungolata ad agire fino al 94’ minuto senza mai subire rallentamenti di sorta. Il gol di Antonini, subito dalla Juve all’ultimo secondo, è la chiara conferma di una squadra che non morde più come una volta. Sembra più compassata, riflessiva, meno frenetica nel pressing che non è più asfissiante come prima. Le due punte, Tevez e Llorente, erano abituate a variare, a spostarsi a destra e a sinistra, favorendo l’inserimento dei centrocampisti e, soprattutto, dei due esterni, cui Conte non faceva sconti nel dare loro respiro. L’ordine era di non&nbsp;fermarsi mai, anche se vincevi con tre gol di scarto dovevi crossare e dare palloni giocabili per le due punte che, comunque, non dovevano mai essere statiche. E così, se Allegri, suo malgrado, deve inventarsi Marchisio nel ruolo di regista per sostituire Pirlo che non riesce ad entrare in forma e Pogba che da solo non può certamente coprire le manchevolezze degli altri, ecco che la Juve fatica a centrocampo. E quando nel calcio è proprio il centrocampo a non fare&nbsp;filtro tra difesa e attacco, ecco che tutti i nodi vengono al pettine. E’ vero che la Juve è prima in classifica al pari della Roma con 22 punti, ottenendo 7 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta con 16 gol fatti e 4 subiti, tuttavia, la mancanza di fluidità della manovra, le amnesie riscontrate e l’apparente mancanza di quell’umiltà che aveva manifestato nel triennio di vittorie ottenute, fa suonare un campanello d’allarme tutt’altro che trascurabile. In questi due mesi che mancano alla fine dell’anno 2014, la Juventus è chiamata al passaggio del turno in Champions League, a proseguire in testa alla classifica del campionato e a pensare alla sfida di Supercoppa Italiana contro il Napoli, che si svolgerà il 23 dicembre prossimo a San Siro. Niente male come impegni di squadra di calcio a un certo livello. Ma la Juve è una squadra di qualità che deve dimostrare ancora tanto. Il gioco prima di tutto. E poi ritrovare quella brillantezza di manovra che sembra aver perso per strada. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Genovafl0711fl0711allegri400.jpgSiNla-juve-di-allegri-non-convince-1013019.htmSi100451001,02,03030634
831013016NewsEditorialeDopo aver visto Real Madrid - Barcellona20141027190740La prima classica della Liga Spagnola, ci dà tanti spunti di approfondimento sul nostro calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Spettacolo puro per&nbsp;palati fini del calcio. Dopo aver visto il primo clàsico della stagione della Liga Spagnola, ci sembra che il calcio di casa nostra sia così insignificante di contenuti. Il Santiago Bernabeu sembrava elettrico di entusiasmo, e ne aveva ben donde, visto che lo spettacolo e le emozioni non hanno dato respiro ai tifosi. Velocità, passaggi di prima, tocchi di classe e gol a volontà hanno rappresentato l’essenza di un calcio supremo, un pallone di alta classe che non conosce il mezzuccio di speculare sulla perdita di tempo per raggranellare, chissà, magari un piccolo pareggio striminzito. No, qui la mentalità è un’altra. Da queste parti il pallone è sicuro spettacolo, tanto più se a sfidarsi sono le storiche nemiche del calcio spagnolo: Real Madrid e Barcellona. Cristiano Ronaldo contro Messi, ma non solo. Sì, perché i temi di questo storico match non sono mai poveri di spunti, minimalisti e mediaticamente non si traducono soltanto sul mettere un campione contro l’altro. Qui le tematiche sono sempre tante e pure questa volta non sono mancati gli spunti di cronaca eccellente. A quattro minuti dal fischio d’inizio è andato in gol il Barcellona con Neymar che, dopo aver ricevuto un passaggio da Suarez, insacca nell’angolino della porta di Casillas. Nessun dramma per i blancos che, immediatamente, riprendono a macinare gioco e splendide azioni che fanno pensare a un immediato riscatto. E così è stato, perché il pareggio è arrivato con Cristiano Ronaldo, che ha trasformato il rigore assegnato dall’arbitro, per fallo di mano in area di rigore <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>da parte di Gerard Piquè. E intanto lo spettacolo dato in campo dalle due contendenti continua a deliziare gli spettatori, ad emozionarli a fargli pensare che in fondo il prezzo del biglietto merita davvero la pena. Un contenitore di così tante emozioni pallonare non ha prezzo. E intanto le Merengues continuano il loro gioco arioso, fatto di passaggi filtranti e convinzione di spingersi all’attacco per vincere la partita. Il Barcellona non è da meno e, seppur con più misurata convinzione, ribattono colpo su colpo con Messi, Luis Suarez, Neymar, e scusate se è poco. Ma il Real ha cominciato la ripresa con un’aggressività ancor più evidente del primo tempo, e così è andato in vantaggio con Pepe che mette in rete grazie a un calcio d’angolo battuto da Toni Kroos. A questo punto il Barcellona ha tentato di riportare le sorti in parità, ma è ancora il Real Madrid ad andare in gol con Benzema, che ha praticamente stroncato le residue velleità del Barca, grazie a una bella azione corale che ha visto la collaborazione di Cristiano Ronaldo e Isco. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Un gioco di squadra che è la vera essenza del calcio moderno fatto di passaggi brevi e precisi che si materializzano in tocchi che ne esaltano la tecnica sopraffina. Chi ci legge e non ha avuto modo di vedere la partita, non pensi che stiamo enfatizzando a dismisura su un match che altro non è che l’incontro tra due espressioni calcistiche che concepiscono l’essenza del calcio spettacolo in Europa. Quello che scriviamo deve essere significativo di un calcio champagne, fatto di tecnica pregiata ma, soprattutto, di mentalità che, purtroppo, non è più in uso dalle nostre parti. Si dirà che in Italia non ci sono più soldi e che invece in Spagna, per il calcio, sono stati investiti bene già a suo tempo. Ma siamo proprio sicuri che i soldi nel calcio siano la base essenziale per vincere, dare spettacolo e primeggiare? Noi ricordiamo l’Inter di Massimo Moratti che per anni ha speso fior di quattrini senza mai vincere nulla e, men che meno, dare spettacolo calcistico. Poi, con l’avvento di Mourinho le cose sono cambiate. E allora, dove sta la verità? Certamente nei campioni, ma, soprattutto, nella mentalità del gioco e nella cultura della sconfitta che non abbiamo per crescere. Già, perché in Italia si deve vincere ad ogni costo, anche tra mille polemiche. E non fa niente se hai giocato male, se hai annoiato gli spettatori, se hai dato un’errata immagine del calcio inteso come gioco di squadra e spettacolo. Sì, perché l’importante è vincere, metterci una pezza e magari non maturare mai. Crediamo davvero che in questo basilare concetto si racchiudano tutti i nostri problemi pallonari che ormai da troppi anni ci penalizzano al cospetto dell’Europa. Impariamo con umiltà per crescere con i fatti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>MadridFL0711FL0711Ancelotti41.jpgSiNdopo-aver-visto-real-madrid-barcellona-1013016.htmSi100451001,02,03030629
841013015NewsCampionatiDopo Catania-Vicenza parla il calatino Sampirisi, in forza ai veneti. «Abbiamo sprecato un`occasione. Il Catania ha ancora tempo per inserirsi nelle zone alte della graduatoria»20141025234828sampirisi, vicenza, pulvirenti, catania, sannino, rosina, calaiò, peuzzi, etnei, cibali, massimino, cocco, ragusa, bremech, frison, rinaudo, martinho.«Decisivi i primi minuti della ripresa con gli etnei avanti nel punteggio e con l`uomo in più«Torna al successo il Catania di mister Sannino, che frena la ripresa del Vicenza, sceso a Catania con l'intento di portare a casa un risultato positivo dopo la vittoria interna contro il Pescara, per continuare a risalire la classifica. I veneti, ripescati in extremis, rimangono a quota 10 punti in graduatoria, mentre gli etnei, vittoriosi per 3 reti a 1, salgono a 9 punti e lasciano momentaneamente l'ultimo posto. <br>Deluso per il punteggio maturato al Massimino il calatino Mario Sampirisi, in prestito dal Genoa al Vicenza, intervistato al termine dell'incontro. Commento a caldo dopo questa pesante sconfitta della tua formazione. "Abbiamo sprecato una buona occasione - dice l'esterno sinistro biancorosso - specie dopo il buon primo tempo in cui abbiamo contenuto gli etnei e ci siamo resi pericolosi in un paio di circostanze senza mai rischiare. Basti pensare che il Catania ha avuto la prima e unica palla-gol del primo tempo al 46' su tiro da fermo con Calaiò". <br>Come hai visto i rossazzurri? "Nei primi 45' ho visto un Catania teso e con la paura di sbagliare. Del resto per gli etnei non era semplice superare questo momento. Vi ricordo che i rossazzurri sono partiti tra i favoriti per la vittoria finale, e per una squadra costruita per vincere, ritrovatasi in coda dopo 10 turni, non diventa agevole affrontare ogni gara, subentra la paura di sbagliare e di non riuscire a risalire. Tra l'altro in settimana c'era stata la contestazione di alcuni tifosi alla dirigenza e ad alcuni giocatori". <br>La svolta della partita? "La magia di Calaiò che ha propiziato il vantaggio di Cani. Ma <a class="matchTooltip">oggi</a> a noi tutto è andato storto, a cominciare dagli infortuni di Ragusa, Sciacca e poi Cocco, per non parlare dell'inferiorità numerica, arrivata nel momento in cui avremmo dovuto spingere di più per cercare il pari". <br>Che campionato si prefigge di fare il tuo Vicenza? "La mia squadra, ripescata in extremis, ambisce ad una salvezza tranquilla, che pensiamo di poter raggiungere con questo organico, anche se non sarà un'impresa facile". <br>Come ti trovi con questa nuova maglia? "Sono felice di essere approdato al Vicenza, che mi ha voluto a tutti i costi. Qui mi trovo benissimo, sia con i dirigenti, che con mister Lopez e i compagni, siamo un gruppo affiatato. Sono certo che ci salveremo". <br>E invece come vedi il Catania? "Credo che nonostante la falsa partenza, non appena avrà recuperato tutti gli infortunati, la compagine di Sannino possa recuperare presto terreno e sperare ancora di inserirsi nel gruppone delle battistrada. Del resto il campionato di Serie B è lunghissimo, e la rosa del Catania è una delle più forti della categoria. In bocca al lupo ai rossazzurri, con l'augurio di rivedere presto nella massima serie la squadra del presidente Pulvirenti".<br> C1012937Catania, Stadio Massiminoivomesivomessampirisi.jpgSiNmsampirisi-vicenza-catania-rossazzurri-vittoria3a1-1013015.htmSi100075401,02,03030880
851013012NewsEditorialeJuventus, prima brutta e poi tardivamente sufficiente20141023174553Ci risiamo. La Juventus riesuma i suoi soliti problemi di Coppa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Approfondimento e analisi della sconfitta di Atene</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sembra incredibile, ma quando la Juventus gioca in Champions League si trasforma in maniera negativa. Una metamorfosi, una sorta di dottor Jekyll e Mr. Hyde del quale non si capisce bene il perché. Sono ormai tanti anni che la squadra bianconera e i suoi tifosi <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ambiscono a conquistare questa benedetta Coppa con le orecchie, che per loro sembra stregata. La Juventus vista ad Atene contro l’Olympiacos ha avuto due facce. Nel primo tempo è stata inguardabile e timorosa, sciupando una serie incredibile di passaggi che venivano regalati sistematicamente agli avversari. Nella ripresa, invece, ha capito che bisognava cambiare passo, avere maggiore determinazione e, pur non cambiando il risultato nella sostanza, ha avuto una specie d’impennata d’orgoglio. E’ vero che nei secondi quarantacinque minuti la squadra di Allegri ha dimostrato il giusto cipiglio ma, nonostante aver giocato praticamente sempre sotto la porta dell’avversario e colto pure una traversa con Morata (unica nota lieta bianconera della partita), non è riuscita a raggiungere quel pareggio che, in base a ciò che abbiamo visto, sarebbe stato sicuramente meritato. Ma non è giusto recriminare su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, perché la storia di questa partita ha dato altri spunti di riflessione. Innanzitutto ci viene da dire che in Europa non puoi permetterti di regalare un tempo agli avversari, chiunque essi siano. E poi è necessario essere più incisivi nel pressare l’avversario dal centrocampo in su, con convinzione, con determinazione e cattiveria agonistica, senza mai abbassare il baricentro e regalare campo all’avversario. Ma c'è un altro aspetto da non trascurare, ed è il palese distinguo di mentalità tra il calcio europeo e quello italiano. Il nostro è ancora un calcio non sufficientemente propositivo, in cui l’idea di pareggiare una partita ci porta al pensiero che in fondo si poteva perdere, senza pensare che quella stessa partita si poteva anche vincere. Insomma, è un accontentarsi vecchia maniera in modo metodico. Dal punto di vista atletico, poi, al cospetto del calcio europeo ci sembra di camminare piuttosto che correre. E così l’avversario arriva prima sul pallone, ha migliore gamba e forza atletica, pressa alto e non ti lascia ragionare. Differenze che vengono alla luce proprio nel confronto con il calcio d’Europa, mentre non ce ne accorgeremmo mai se seguissimo soltanto il pallone nazionale. La partita contro l’Olympiacos ha messo a nudo la mancanza di forma di Andrea Pirlo, un giocatore essenziale nell’assetto tattico della Juventus. Pirlo ha sbagliato una serie innumerevole di passaggi, si è fatto anticipare sempre dagli avversari e persino la sua “maledetta”, e cioè il calcio di punizione che da sempre rappresenta l’emblema del suo eccellente bagaglio tecnico, non è stato all’altezza della situazione. Ma anche Tevez, Asamoah, Pogba non sono stati i giocatori che conosciamo. Ci è piaciuta invece l’intraprendenza di Vidal che a parer nostro è stato sufficiente per impegno e grinta, almeno in fase di interdizione. Sostanzialmente, dunque, la Juventus alla terza partita di Champions <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è praticamente la stessa dell’anno scorso. Nelle prime tre partite, infatti, aveva conquistato solo due punti perché aveva pareggiato a Copenaghen e in casa con il Galatasaray, mentre aveva perso fuori casa a Madrid contro il Real. Quest’anno ha raggranellato tre punti vincendo in casa con il Malmo e perdendo a Madrid contro l’Atletico e ad Atene contro l’Olympiacos. Risultati che, come l’anno scorso, mettono in seria difficoltà la Juventus per il passaggio&nbsp;al turno successivo, tenuto conto che Atletico e Olympiacos sono appaiate a 6 punti e i bianconeri dividono il fanalino di coda a 3 punti con il Malmo. Ma, a prescindere dai punti e dalla situazione di classifica che è ancora recuperabile nelle tre partite rimanenti del girone, ciò che lascia perplessi della Juve di Coppa è questo suo atteggiamento indefinibile nella mancanza di approccio alla partita, soprattutto all’estero. Forse è mancanza di maturità che tarda ad arrivare, ma c’è molto di mentalità nazionalistica pallonara che, evidentemente, non è ancora all’altezza del calcio europeo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Atenefl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-prima-brutta-e-poi-tardivamente-sufficiente-1013012.htmSi100451001,02,03030620
861013011NewsCoppeCocente sconfitta della Roma contro il Bayern Monaco20141022190036Troppa esuberanza e poca umiltà. La Roma di Garcia è cresciuta nel gioco ma deve cambiare mentalità. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma i tifosi giallorossi danno esempio di civiltà sportiva.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tutto si può dire della netta sconfitta della Roma ad opera del Bayern Monaco, fuorché si sia trattato di un fatto casuale. La squadra di Pep Guardiola ha dimostrato di essere su un altro livello di gioco, forse il più alto in senso assoluto a livello europeo. Troppa la differenza tecnica di gioco e di mentalità tra le due squadre. Noi non vogliamo aggiungerci alla stragrande maggioranza dei critici del pallone che di questa partita ne fanno l’emblema della decadenza del nostro calcio e magari approfittano pure dell’occasione, per farne l’emblema della decadenza dell’Italia politica, sociale ed economica. Non c’entra nulla tutto questo, c’entra piuttosto la differenza economica tra le due società. Il Bayern, infatti, può contare su un budget societario capace di programmare una squadra competitiva ad alti livelli. La Roma no, in questo gli è inferiore. Il 7 a 1 con cui la squadra tedesca ha demolito i giallorossi di Rudi Garcia non deve umiliare più del dovuto, semmai è giusto considerarlo come un fatto oggettivo di differenza di valori e, al contempo, necessita l’urgenza di rivedere la mentalità della squadra romanista che ci è sembrata a torto troppo sicura di sé. Va bene stuzzicare l’orgoglio dei propri giocatori nello spogliatoio prima della partita. E va pure bene agire sulla loro autostima per aumentarne le potenziali forze mentali e fisiche. Non va bene, invece, non responsabilizzare il proprio gruppo su una realtà evidente; la superiorità dell’avversario e le accortezze tattiche da prendere. Una sorta di equilibrio tra la giusta esaltazione dei propri mezzi e la capacità di restare con i piedi ben piantati a terra, senza fare voli pindarici. Questo, a parer nostro, è stato l’errore di Rudi Garcia, quello di sbandierare ai quattro venti che la Roma vincerà lo scudetto e che, probabilmente, i suoi ragazzi contro il Bayern avrebbero giocato la partita della vita. Troppo stress, troppa sicurezza, troppi facili entusiasmi. Che la Roma sia dotata di ottimi giocatori e sviluppi pure delle trame di gioco capaci di entusiasmare, è un fatto oggettivo. Tuttavia, riteniamo che la mancanza della giusta mentalità nel capire che l’avversario che hai di fronte non è sempre lo stesso, rappresenti l’evidente neo di questa Roma. Vediamo troppa foga, troppa ansia di vincere le partite, troppo cuore, troppa anima, emozione e poca razionalità. Segno evidente che la Roma è sulla buona strada per vincere ma, probabilmente, non è ancora matura come ormai dovrebbe essere. Il calcio propositivo voluto da Garcia, deve in qualche modo trovare una giusta collocazione di situazioni. Se affronti il Bayern, non puoi avere una foga agonistica così scriteriata nell’offendere, perché l’avversario che è meglio dotato di te tecnicamente, nelle ripartenze ti castiga senza pietà. Troppe volte abbiamo visto giocatori come Robben lasciati soli sull’esterno del campo. Un atteggiamento tattico assolutamente autolesionista. Il calcio europeo ti propone incontri con realtà tecniche che sono talora superiori e, come tale, bisogna affrontarle in maniera adeguata, anche con umiltà. Ed è questo il punto focale, una sorta di ricerca proprio in quell’umiltà che non abbiamo riscontrato nella Roma di Totti, De Rossi, De Santis, Gervinho and company. Perdere contro il Bayern ci sta, ma non in questa maniera avvilente. Nel calcio, sette gol subiti non sono proprio un’inezia, un qualcosa che è arrivato tra capo e collo senza capire il perché. Purtroppo, il perché c’è, ed è da ricercarsi soltanto nella squadra giallorossa, pur senza dimenticare la superiorità dell’avversario, che da solo non giustifica il malloppo di reti subiti. Eppure, a fine gara, dopo una debacle così cocente, la squadra è stata applaudita dai suoi tifosi al grido “Vinceremo il tricolore”. Non abbiamo sentito un fischio, un ululato. E non abbiamo visto neppure nessun atteggiamento di deprecabile contestazione sugli spalti. Un segno di civiltà ammirevole che vogliamo rimarcare, visto che quando si parla di queste manifestazioni positive e civili dei tifosi, si fa sempre riferimento ai tifosi di altre nazioni europee. Da oggi anche i tifosi romani, pur nella delusione di una sconfitta così pesante e umiliante, hanno applaudito i propri giocatori, quasi a ringraziarli ugualmente per il tentativo di averli fatti sognare. Anche nell’amarezza c’è un momento in cui devi inchinarti all’avversario con onestà intellettuale, senza fischiare, offendere, contestare la tua squadra del cuore. Ci auguriamo che certi esempi si propaghino su tutti i campi d’Italia. Così, proprio come fosse un virus che invece di infettare, diventa apportatore di lealtà e grande civiltà sportiva.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Romafl0711fl0711garcia.jpgSiNcocente-sconfitta-della-roma-contro-il-bayern-monaco-1013011.htmSi100451001,02,03030614
871013003NewsCampionatiCatania, il Bari passa al Cibali ma rossazzurri troppo spuntati per essere veramente giudicati20141012200113catania, bariDal nostro inviato Pascal Desiato<BR>E' arrivata ancora una sconfitta per il Catania ma bisogna riflettere anche sul come sia arrivata. <BR><BR>Rossazzurri troppo spuntati per essere giudicati, undici indisponibili e molti dei quali giocatori che ad inizio campionato venivano evidenziati come quelli che sarebbero stati i protagonisti della risalita.<BR><BR>Tornando al match il Bari ha saputo sfruttare le amnesie difensive dei padroni di casa schierati con una retroguardia improvvisata, ma lo stesso Catania ha in più di una occasione messo in difficoltà gli avversari e se alla fine avessero raggiunto il pari non ci sarebbe stato niente da dire.<BR><BR>Adesso sarà fondamentale recuperare alcuni degli infortunati e cercare una&nbsp;sequenza di risultati positivi in odo da ridare vigore all'ambiente. <BR><BR>C1012936adm001adm001catania-sudtirol.jpgSiNcatania-il-bari-passa-al-cibali-ma-rossazzurri-troppo-spuntati-per-essere-veramente-giudicati-1013003.htmSi100075501,02,03,09030736
881013002NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24.COM, Cosatti - SkySport24: «Io, Agnelli e quella volta con Del Piero in una favelas di Rio»20141010160445Francesco Cosatti, intervista, Sky, JuventusFrancesco Cosatti, giornalista di Sky, ci ha raccontato la sua lunghissima intervista con Andrea Agnelli fino a Tokyo e molto altro ancora.Poter parlare con un giornalista che segue una delle squadre più blasonate d'Italia, peraltro per una delle emittenti satellitari più importanti del mondo, non é cosa da ogni giorno. Accade però un pomeriggio che ti trovi in un bar in centro a Udine e difronte ti trovi Francesco Cosatti, giovane inviato di Sky Sport 24 al seguito della Juventus. Friulano, abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo in questa pausa del campionato per la Nazionale per chiacchierare un po' sulle recenti polemiche di Juve-Roma ma non solo. <DIV><BR> <DIV>Iniziamo con l'argomento topico di questa settimana: Juve-Roma. Cosa ne pensi delle recenti polemiche?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Fa parte del gioco. Credo sia nella tradizione italiana, dopo una grande partita, parlare di episodi molto discussi...ognuno vuol dire la sua opinione. Per quanto ci riguarda (Sky, ndr) abbiamo cercato di presentare un ventaglio di quello che é successo, degli episodi, nella maniera più chiara possibile dando spazio a tutte le voci nel post-partita. Ovviamente guardando le immagini, che però riguardandole più volte non hanno lasciato un'idea certa. Ho visto un "box" dove i diversi moviolisti, di tutte le reti, avevano idee diverse. Per dire quanto è stato difficile e quanto, su certi episodi, non ci fosse un unico punto di vista. Ho apprezzato moltissimo la lettera del Presidente della Roma Pallotta, che ha ottenuto una grande visibilità perché la merita: probabilmente il fatto che arrivi da molto lontano lo ha aiutato in tutto questo. Ha rimandato alla gara di ritorno, per la voglia di un confronto e ha fatto capire che la Roma c'è."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Tu segui la Juventus, appunto: che idea ti sei fatto di lei dopo gli scandali di questi ultimi anni che l'hanno coinvolta?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sicuramente é una cosa che ha segnato la storia recente della Juventus e ce se ne accorge quotidianamente, quando di questi scandali se ne continua a leggere sui giornali, social media...É una cosa su cui ancora si discute. La nuova gestione di Andrea Agnelli, da quando è arrivato nel 2010, ha voluto andare oltre questi aspetti. Ovvio, ci sono cose che rendono chiaro che la Juve conosce il suo successo, come il diverso conteggio degli scudetti rispetto alla FIGC, e quelle sono scelte della società. Altrettanto vero é che la gestione Andrea Agnelli é mirata ad andare avanti. Anche punto di vista delle decisioni tecniche, dei giocatori, e ciò non ha niente a che fare con le precedenti gestioni. Stiamo andando verso il futuro. Mi piacerebbe che se ne parlasse (degli scandali, ndr) sempre di meno e che nuovi sfottò derivassero per risultati nuovi. Io credo che, con il passare del tempo, queste cose accadranno."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Proprio con Andrea Agnelli hai girato una lunga intervista, fino a Tokyo andata e ritorno. Che impressione hai avuto di lui come uomo, dirigente e soprattutto com'è nata l'idea?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"L'idea é nata attraverso la Juventus e Sky, che insieme hanno pensato di seguire il Presidente Agnelli da Parigi a Tokyo, in questo viaggio dalle finalità ben precise. É andato a Tokyo per inaugurare lo Juventus Lunch, un punto di ristoro che é rimasto aperto per pochi mesi, e quello é un motivo commerciale; poi ha avuto anche altri momenti e incontri formali, di cui abbiamo ripreso il 90%: con giornalisti stranieri; il Tokyo Football Club, con il Presidente vigente non solo per conoscerli ma per instaurare collaborazioni; ha incontrato l'ambasciatore italiano in Giappone e altri manager. É stato un tour de force assurdo, perché siamo partiti giovedì mattina da Linate per Parigi, lì abbiamo seguito la giornata di Andrea Agnelli all'UNESCO dove ha parlato di due grossi progetti legati al calcio e al razzismo che la Juventus sta portando avanti. Il materiale girato a Parigi abbiamo subito inviato a Milano; alle 18.30 abbiamo preso il volo alle 14 di venerdì siamo arrivati a Tokyo. Da lì in hotel, abbiamo lavorato tutto il giorno e quello seguente. Sabato alle 21 siamo ripartiti e siamo tornati, andando indietro nelle ore, alle 15.30 a Parigi e da lì a Torino, alle 9.30 di domenica mattina. Calcola, in quei quattro giorni, noi abbiamo dormito una sola notte, quella del venerdì. Abbiamo viaggiato in quattro, insieme al Presidente: lui, il suo braccio destro e responsabile alla comunicazione Claudio Albanese, io e il mio operatore. Abbiamo vissuto per quei quattro giorni sempre insieme, posso assicurarti che la telecamera é stata per il 90% del tempo accesa. Ci sono stati casi, anche per privacy, che é stata spenta ma abbiamo veramente testimoniato quasi tutto. É una rarità, perché Andrea Agnelli é un Presidente diverso da tutti gli altri: non ama parlare ogni giorno ma lo fa solo in sedi precise. É capitato ad esempio con noi a fine stagione o in Lega quando parla agli altri Presidenti. Proprio un anno fa parlò a Londra, al Leaders In Football, un evento che peraltro penso ci sarà anche quest'anno...É molto attento ai media internazionali, come quando c'è stata la tournée in Asia, rilasciando diverse interviste come a Fox Australiana e a un'altra televisione di Hong Kong, se non sbaglio. É molto attento alla visione internazionale del brand, e in questo c'è strategia della comunicazione. Personalmente, sono stati quattro giorni molto intensi...ovvio che viaggiare con un membro della famiglia Agnelli é diverso per la sicurezza, l'organizzazione perché si é corso tanto e dovevamo sbrigarci. Ho trovato un Presidente, un manager molto attento, che veramente non si è mai fermato un attimo. É stata una bella intervista, abbiamo parlato del suo rapporto con il Giappone, e poi siamo andati su temi d'attualità: mi ricordo che allora mi disse che il rapporto con Antonio Conte sarebbe durato molto, molto a lungo secondo quelle che erano le volontà di entrambi. Così non è stato."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Spesso si parla dei giovani per rilanciare il calcio italiano. Ma, dal dietro le quinte, si punta veramente tanto su di loro o é più uno slogan?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"É una domanda complessa. Io ho uno sguardo molto specifico su quella che è una grossa realtà nazionale e internazionale, com'è la Juventus, e un po' più largo sulla Serie A. Banalmente ti dico che di giovani se ne vedono. Poi, é vero, che lanciare un giovane in una società di medio livello é un conto, farlo in una come la Juventus è un altro. Sono rimasto molto sorpreso quando, alla prima di campionato, ho visto Komand giocare dal primo minuto, causa l'influenza di Llorente. Ecco, quindi, che puntare sui giovani alla Juventus è più difficile che farlo in un'altra società. É altrettanto vero che, se il giovane che arriva alla Juventus è forte, é veramente forte. É facile pensare a Pogba, ha il potenziale per diventare uno dei centrocampisti più forti del calcio moderno. Quindi, per quello che è il mio sguardo, i giovani li vedo. Guardando anche alla Serie A, ci sono: penso al ruolo di Scuffett l'anno scorso all'Udinese, un '96 che si è imposto da titolare. Forse sì, mi piacerebbe vedere qualche giovane italiano di più, e forse straniero in meno, banalmente. Perché credo che, a lungo andare, anche la nostra Nazionale possa essere meno competitiva. Non so e non mi va di entrare nel merito dei sistemi più complessi delle serie minori...ecco lì si potrebbe fare ancora di più. Però è solo una mia personalissima opinione."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Il Presidente della Sampdoria Ferrero ha dichiarato, qualche tempo fa, che l'Udinese é un fuoco di paglia destinato a spegnersi presto. Cosa ne pensi? Con Stramaccioni tornerà ai risultati di Guidolin?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Credo che il lavoro cominciato sia molto positivo. Sicuramente Stramaccioni é stato un netto cambiamento rispetto al passato. É vero che, sostanzialmente, la squadra non è cambiata molto: Basta e Pereyra, due giocatori di grande qualità, sono andati via. Però alla fine la struttura è rimasta quella: Widmer ha preso il posto di Basta, su cui ci sono gli occhi di società importanti tra cui la Juventus stessa, e davanti é arrivato Thereau, si é data fiducia a Muriel...Credo che la qualità all'Udinese ci sia e, forse, con l'arrivo di Stramaccioni sono arrivate quelle cose mancate l'anno scorso. Ossia una continuità di risultati e penso che, dopo la salvezza, sia un Udinese dalla parte sinistra della classifica. Solo una piccola nota: l'importanza di Dejan Stankovic in tutto questo. Perché so che è molto apprezzato dallo spogliatoio, dai "vecchi" perché in una società di provincia lavorare con un giocatore come lui porta a tanto. Poi mi dicono che è molto legato allo spogliatoio, é un uomo di campo, é viceallenatore ma ha anche un ruolo in campo. La piazza di Udine é stata la scelta ideale per Stramaccioni per ripartire, non era facile. So che ha studiato a lungo come lavorano i grandi allenatori in tutta Europa, é stato molto apprezzato con commentatore a Fox Tv, e bisogna fargli i complimenti per la scelta di Stankovic con secondo. Anche perché a Strama manca il "pedigree" internazionale."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Di Natale é spesso stato accostato alla Juventus. Personalmente non ci ho mai creduto, ma é stato veramente vicino a lei?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sì, quattro anni fa si può dire che fu praticamente un giocatore della Juventus. La società e il suo procuratore avevano trovato l'intensa, anche per noi (Sky, ndr) era una cosa praticamente fatta. Poi si dice che Totò parlò con il patron, lui era disponibile a lasciarlo andare e pare che lì Di Natale disse che non voleva andare via. Perché la sua vita a Udine aveva trovato radici profonde, anche se quella privata viene spesso messa in secondo piano e quando non é così é una novità. Le scelte di cuore sono una rarità, in un ambiente dove il denaro fa da padrone, ma ti posso confermare che Di Natale é stato vicinissimo alla Juventus, era praticamente suo ma poi decise il contrario. Vediamo anche il risvolto della medaglia, perché la scelta di legarsi all'Udinese é stata molto apprezzata dai tifosi e lui é il giocatore più forte della storia di questa squadra. Ho avuto tante volte la fortuna di vederlo a bordo campo, i suoi gol pazzeschi, e le qualità che ha, cito Andrea Carnevale, lui le ha viste fare a Maradona. A Torino, invece, é stata una scelta criticata perché in quel caso Di Natale non ebbe il coraggio di andare in una grande società."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Hai parlato di scelte di cuore. Un altro grande giocatore attaccato alla maglia é stato Del Piero. Come hai vissuto il suo addio e il passaggio dall'Australia all'India?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Ero presente quel giorno, Atalanta-Juve ma soprattutto quello é il giorno in cui Del Piero la Juventus. Ti posso assicurare che rimane una delle emozioni professionali più forti che abbia mai provato ma come fortunato spettatore di quel momento storico. Perché quando, in una partita in corso, tutto lo stadio guarda tutt'altro: questo calciatore che fa il giro e saluta, raccoglie sciarpe e ringrazia, é un qualcosa di assolutamente mai visto. Del Piero é veramente la storia della Juventus e per i tifosi é stato uno shock, perché ha rappresentato per la maggior parte di noi un qualcosa di simbolico ed è riuscito ad andare oltre i colori della Juventus. Un giocatore apprezzato anche dai tifosi delle altre squadre, perché ha le caratteristiche del bravo ragazzo e in Serie A spesso vengono celebrati i "bad boy". L'addio arrivò dopo due anni molto complessi, basti pensare al videomessaggio girato da lui in cui diceva "firmo in bianco". La società accettò e il contratto fu firmato nel cantiere dello Juventus Stadium...Ecco, la Juventus è una società che da molta importanza ai simboli e ai luoghi. Luoghi speciali per momenti speciali, lo ritroviamo spesso nella sua storia. Poi, mesi dopo, il Presidente Agnelli all'assemblea dei soci disse "Ringrazio Del Piero - prepensionandolo in pratica - ma questa è l'ultima stagione che fa con noi". Anticipò i tempi ad ottobre, forse per anticipare un altro video, no? Qualcuno ha criticato Alessandro per la scelta fatta, doveva finire la carriera lì, invece io credo che sia una persona molto intelligente. E quindi é andato dall'altra parte del mondo, non solo con stella dei Sidney ma come ambasciatore del calcio australiano. Ho lavorato con lui l'anno scorso a Jesolo, in quello che fu il primo ritiro di una squadra australiana in Italia. A ogni allenamento, pensa, c'erano circa mille tifosi! Ore e ore di autografi e questo fa capire quanto Del Piero, in quell'occasione, sembrò una rock star in tournée. Adesso c'è la scelta dell'India, da curioso del mondo. So che poi l'ultimo suo grande sogno é giocare nella Lega americana, e questa scelta di tre mesi glielo permetterà, perché l'MLS inizia a gennaio. É un giocatore, icona globale che la gente possa riconoscere. Ho avuto di lavorare con lui anche in Brasile, ho trovato tantissima attenzione da parte di tanti media, ed è stato l'unico giocatore italiano ad andare in onda nella trasmissione tv di Diego Armando Maradona. La sera ero con lui, fuori dallo studio poiché potevano entrarci solo Maradona, il conduttore della trasmissione e Del Piero. É particolarissima, un'ora in cui a Maradona si chiede un giudizio praticamente su tutto, senza immagini e fa record di ascolti. Chiudo con un ricordo piacevolissimo: la giornata che abbiamo passato insieme in una favelas a nord di Rio, con una visuale pazzesca. L'abbiamo trascorsa con dei ragazzini, vedere la felicità di loro giocare con lui é un qualcosa che mette ancora i brividi a ricordare adesso, abbiamo fatto una bella intervista e la cosa che fece ridere, soprattutto Alex, é: primo pallone della partita, un ragazzino gli fa un sombrero! Del Piero c'è rimasto malissimo (rude, ndr). Gli ho visto luccicare gli occhi in quell'occasione, parlò per un'ora con questi ragazzi e sono cose che in televisione non riescono neanche a rendere. Fu un bel progetto, legato all'UNICEF."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Un ultima domanda: pensi che questa stagione le squadre italiane riusciranno finalmente a farsi valere? Magari anche in Europa League?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sono tanti anni che l'Italia non riesce ad arrivare fino in fondo, la Juve l'anno scorso arrivò fino alle semifinali, era una finale scritta quella all'Juventus Stadium e fu veramente una doccia per fredda per lei non arrivarci. Avere la possibilità di giocarla in casa non credo capiterà mai più nella sua storia. Quest'anno è molto forte, é stata criticata per la sconfitta a Madrid ma ha fatto un primo tempo in cui a momenti ha dominato sull'Atletico. Non so dirti dove arriverà, perché poi il livello si alza tantissimo. Ma se esce bene dai gironi, io credo che a gennaio potremo assistere a qualcosa di nuovo sul mercato. A Torino valuteranno sicuramente un grande giocatore per andare avanti. Il primo giorno di Allegri si è detto che l'obiettivo é i quarti di finale, é dichiarato. Roma: ci ha fatto grande impressione, ha preso molto il carattere di Garcia ma è in un girone molto, molto complesso...Potrei dire che già il calcio che ha dimostrato in queste prime partite potrebbe essere un passo in avanti. Quanti anni erano che la Roma non era in Champions League? Se la gioca. In Europa League vedo molto positivo, non so dirti quante di queste squadre hanno messo la coppa nel mirino e che valore gli hanno dato. Sicuramente é importante per il Napoli, però è anche vero che in certi momenti l'Europa League viene sfruttata per un grande turn-over dei giocatori. E quindi i grandi risultati fatti domenica non vengono replicati giovedì perché vengono usate seconde linee. Anche l'Inter ha bisogno di una ribalta europea. Sarebbe bello ritrovare una squadra italiana fino alle fasi finali e, con spettatore e amante del calcio, vedere già a febbraio che non c'è nessuna a portare avanti il calcio italiano é un po' deprimente. Perché è vero che siamo appassionati delle grandi sfide, Bayer Monaco, Barcellona, Real Madrid...ma quando c'è un'italiana in campo é diverso. Il mio é un augurio e credo che Roma e Juve possono darci qualche soddisfazione."</DIV></DIV>C1012936Udineuttd01uttd01altaknteljzrhkjpscmwjkvsm3hkmrvqiy2sltun1avryxx.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-francesco-cosatti-intervista-juventus1013002.htmSiT1000007101268101,02,03,06,07,080302589S
891012995NewsCampionatiAllievi Regionali, per l`Usa Sport un pari con tanti rimpianti20141005105445caltagironeI calatini non riescono a sbloccare il match e la Nissa esce imbattutaSuccesso mancato e cercato sino all'ultimo minuto per l'Usa Sport contro i pari età della Real Nissa nella 2a giornata del campionato Allievi Regionali Girone F. I calatini, fortemente rimaneggiati dalle varie assenze di Spitale, Giarone, Scarciofalo e Dampha,&nbsp;nonostante l'enorme mole di gioco costruito non riescono a sbloccare la gara.<BR><BR>Prima frazione di costante forcing offensivo della squadra guidata da mister Di Benedetto, che già al 3' si rendono pericolosi con un tiro di S. Cannizzo che dal limite sfiora l'incrocio dei pali. Al 14' e al 32' arrivano altre due nitide opportunità con Ramaj che in particolare nella prima, da buona posizione, non riesce ad inquadrare la porta. Unica chance per gli ospiti che arriva al 37' con un tiro dal limite che termina largo.<BR><BR>Ripresa che vede i nisseni portarsi in avanti in più circostanze ma senza creare pericoli alla porta difesa da Lanzafame. L'occasione più grossa è ancora per l'Usa Sport con Spitaleri che al 52' in area, smarcato da un tacco di S. Cannizzo, scheggia la traversa. Nuovamente Spitaleri al 64' manda fuori da buona posizione. Match che quindi si conclude senza reti ma con i calatini che avrebbero meritato l'intera posta in palio.<BR><BR>Al termine del match parla il tecnico dell'Usa Sport Davide Di Benedetto: "Avremmo meritato senza dubbio di portare a casa i tre punti ma posso ritenermi soddisfatto per come la squadra ha reagito alla brutta sconfitta subita settimana scorsa contro la Gattopardo. Abbiamo tenuto il campo rischiando pochissimo, questa squadra giocando con questa intensità tutte le partite potrà certamente ritagliarsi un ruolo importante in questo campionato".<BR>&nbsp; <BR><BR>C1012936adm001adm00120140906_175331.jpgSiNallievi-regionali-per-l-usa-sport-un-pari-con-tanti-rimpianti-contro-la-nissa-non-sblocca-il-risultato-1012995.htmNo100075501,02,03030654
901012997NewsCampionatiCatania, troppi punti persi per distrazioni20141004152511cataniaE` tempo di riflessioni Dopo la sconfitta di Frosinone, è tempo di riflessioni in casa Catania. Troppi, analizza La Gazzetta dello Sport, i punti persi dagli etnei, tutti nel finale.C1012936adm001adm001sannino.jpgSiNcatania-troppi-punti-prsi-per-distrazioni-1012997.htmSi100075701,02,03,09030448
911012987NewsCampionatiPiù calci che calcio nel derby di Genova20140929184222L`eccessivo agonismo del derby della lanterna, ha penalizzato il calcio intenso come tecnica pura. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma se ghe penso (Ma se ci penso, in italiano) è una canzone in lingua genovese che è ormai diventata il simbolo della musica e della presenza di Genova nel mondo. Ma la città ligure è anche conosciuta per avere due squadre di calcio, Genoa e Sampdoria. Due realtà pallonare che si dividono in maniera intensa, emozioni e passioni nel derby della lanterna. Già, la lanterna. Un derby così identificato, per l’accostamento al simbolo della città di Genova che è appunto il faro posto nel porto della città. Storiche queste due tifoserie, in cui “l’odio” sportivo prevale in maniera marcata su ogni altra cosa. E così, dopo avere assistito al primo derby ligure del campionato in corso 2014’15, possiamo rimarcare la spettacolarità delle due opposte tifoserie, i cui colori sociali si sono innalzati al cielo con tutto l’orgoglio dei propri sostenitori. Un’emozione unica nella notte del pallone ligure, in cui sono prevalsi i sentimenti più che il calcio inteso come fatto tecnico da analizzare. Ha vinto la Sampdoria per 1 a 0 con un gol di Gabbiadini al 75’, ma l’intensità agonistica del match di Marassi, dove entrambe le squadre non hanno risparmiato energie, ha dato pochissimi spunti di calcio inteso come tecnica pura. I rossoblu di Gasperini, che subiscono la seconda sconfitta in campionato, restano a quota cinque punti, mentre la Sampdoria di Mihajlovic si porta nelle posizioni alte della classifica con undici punti. Alle stelle l’entusiasmo del neofita presidente blucerchiato Ferrero il quale, dopo il termine della partita, è sceso in campo per sprigionare in maniera sanguigna la sua viscerale gioia assieme alla sua squadra. Finisce così un derby tutto fisico e nervi, tattica ed emotività. Un qualcosa che è più simile al calcio inglese piuttosto che al nostro, notoriamente più ragionato, tecnico e meno intenso. Molte sono state le entrate al limite di regolamento e così l’arbitro Damato ha distribuito quattro ammonizioni ai doriani, Silvestre, Eder, Obiang e Okaka e tre ai genoani, Burdisso, Pinilla, Sturaro. Gabbiadini e Okaka sono apparsi i migliori della Sampdoria, mentre Perotti e l’interessante Sturaro, sono stati i veri cardini di un Genoa più nerboruto che convinto di giocare una partita di calcio. Adesso, dopo una sconfitta forse immeritata, il Genoa aspetta la partita di ritorno per ripagare i propri sostenitori dalla cocente delusione subita in questa circostanza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Genova Stadio Marassifl0711fl0711krsticic.jpgSiNpio-calci-che-calcio-nel-derby-di-genova-1012987.htmSi100451001,02,03030389
921012957NewsCampionatiCatania, salta Pellegrino. Tre nomi per la successione20140912234315catania,Perugia,rossazzurri,Pro VercelliLa sconfitta a Perugia decisiva per l`esonero di Pellegrino.Dopo la sconfitta contro il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/perugia.cfm">Perugia</a>, la <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/catania.cfm">società rossazzurra</a> ha deciso di sollevare dall'incarico il tecnico Maurizio Pellegrino. Eliminato in Coppa Italia, e dopo aver perso anche alla pemultima di campionato contro il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/pro-vercelli.cfm">Pro Vercelli</a>, la dirigenza catanese non ha confermato la fiducia all'allenatore.<br><br>Per la panchina adesso si fanno i nomi di Sannino, Nicola e Rossi.<br><br>C1012936adm001adm001foto-maurizio-pellegrino.jpgSiNcatania-salta-pellegrino-tre-nomi-al-suo-posto-1012957.htmSi100075701,02,03,09030388
931012951NewsCampionatiMemorial Turi Nicolosi, termina in semifinale lo splendido cammino dell`Usa Sport. Trionfa l`Atalanta20140907204631caltagironeTorneo da protagonisti per i giovani calatiniTermina in semifinale l'avventura degli Allievi Regionali dell'Usa Sport Caltagirone nel prestigioso Torneo "Memorial Turi Nicolosi", svoltosi tra i campi di Pedara, Misterbianco e Mascalucia, con protagoniste anche&nbsp;i pari età&nbsp;di Atalanta, Juventus e Catania.<BR><BR>I calatini sorteggiati nel Girone C con Catania e Giovani Leoni, superano il primo turno battendo quest'ultimi ai calci di rigore dopo che i tempi regolamentari si erano conclusi sul punteggio di 3-3, con la squadra di mister Di Benedetto capace di rimontare lo 0-3 della prima frazione, con le reti di Cucchiara, Spitale su rigore e Abdoulie Dampha all'ultimo minuto di gioco. Poi dal dischetto rigore decisivo messo a segno da Giuseppe Conti. La squadra giallonera perde anche la partita successiva contro il Catania, anch'essa conclusasi ai rigori, e l'ultimo match del girone con protagoniste l'Usa Sport e lo stesso Catania termina&nbsp;col punteggio di 3-1 per gli etnei, con tante recriminazioni da parte dei calatini che si vedono negare un netto rigore, sul 2-1, dopo un colpo di testa di Dampha e la successiva stoppata di mano di un difensore catanese. Per la squadra di Caltagirone a segno ancora Cucchiara con uno splendido tiro dalla distanza.<BR><BR>Nel gironcino delle semifinali Usa Sport che affronta prima l'Atalanta e poi il Katanè Soccer. Contro i bergamaschi match duro che si conclude con il punteggio di 4-0 per i nerazzurri, e nella successiva sfida arriva un'altra sconfitta per 3-1 ma partita decisa solamente nei minuti finali quando il punteggio era fermo sull'1-1 con momentaneo pareggio di Spitalieri, a segno con un pallonetto dal limite dell'area.<BR><BR>Torneo che viene vinto dall'Atalanta che in finale batte con un netto 3-0 la Juventus, terzo il Catania.<BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1012936adm001adm00120140906_175331.jpgSiNtermina-in-semifinale-il-torneo-memorial-nicolosi-per-l-usa-sport-trionfa-atalanta-1012951.htmNo100075501,02,03,06,09030805
941012912NewsEditorialeMessina è in festa. Vincenzo Nibali ha vinto il Tour de France20140728164335Lo Squalo dello Stretto, tiene alto il buon nome del ciclismo italiano targato Sicilia. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Prima ancora che toccare il cielo con le dita, Vincenzo Nibali da Messina ha toccato il cuore. Sì, il cuore dei suoi affetti più cari e dei tifosi di tutta Italia che si accomunano fraternamente con quelli di Messina. E’ un po’ come dire che la sua impresa ciclistica francese, ha avuto il merito di non essere soltanto forza suddivisa tra testa e gambe, ma è stata anche emozione. I suoi occhi lucidi apparsi in TV in occasione della premiazione sul podio più alto del Tour, lasciavano trasparire un’emozione profonda che scaturiva spontanea, quasi come se in quel momento nel suo cervello scorresse veloce il film della sua vita, dei suoi sacrifici fatti da quel giorno in cui, quindicenne ciclista dilettante, si trasferì in Toscana lasciando con rammarico la sua Messina, la città dello stretto che gli ha dato i natali. Eppure, a un certo punto della sua giovane età, Nibali fu assalito dalla voglia di smettere di correre in bici, così come spesso accade a chi si abbatte alla prima sconfitta perché non è completamente maturo. Ma papà Salvatore, quel giorno, diede un sonoro schiaffo a suo figlio Vincenzo, uno schiaffo che oggi il campione ricorda con grande affetto, perché è stato un toccasana di autostima per andare avanti. Vincenzo è un ragazzo dolcissimo, forte fisicamente e dalla muscolatura di gambe perfetta per essere un ottimo ciclista. Tuttavia, dopo aver vinto la Vuelta, il Giro d’Italia e il Tour de France, non tradisce mai quel suo essere ragazzo onesto nell’anima e mai banale nelle sue dichiarazioni, siano esse dell’immediato post gara o più a lungo termine. Sempre garbato, umile, mai borioso e con frasi sopra le righe. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se oggi sono qui, è perché c’è il doping”</b> ha detto mentre era sul podio più alto di Parigi, un po’ come dire che se non ci fossero i controlli seri dell’antidoping, sicuramente non avrebbe vinto perché altri sarebbero arrivati prima di lui. Dopo anni di marciume in questo sport che giustamente è ritenuto il più duro dal punto di vista dello sforzo fisico, finalmente è arrivato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vincenzo Nibali</b> che non è soltanto pulito nell’anima ma che ha una sorta di idiosincrasia verso i farmaci. Alla Vuelta, Vincenzo era stato punto da un’ape durante una tappa, con conseguente reazione allergica. La faccia si è subito gonfiata e tumefatta come se fosse stato picchiato da qualcuno. Correre in quelle condizioni sarebbe stato un incubo. Ebbene, gli stessi organizzatori vedendo la necessità, gli avevano dato il benestare per fare una puntura di cortisone che, in condizioni normali, è considerata una sostanza dopante e può essere usata soltanto per esclusivi motivi medici. Ma Vincenzo non volle sottoporsi alla cura perché aveva capito che per restituire credibilità al suo sport, rispettare le regole non bastava, perché bisognava dare messaggi di chiarezza, trasparenza e solarità. E così niente cortisone e, sistemati i piedi sui pedali della bicicletta, Vincenzo ha corso con la faccia gonfia, stringendo i denti, finendo la tappa e conquistando la maglia rossa.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Nibali è questo, un ragazzo pulito d’altri tempi che sa cos’è il sacrificio di allenamenti continui in uno sport che non dà scampo a chi pensa di farla franca con sistemi dopanti. Lui ha lo sguardo buono, ma quando monta in sella, va dritto per la sua strada senza ascoltare niente e nessuno perché diventa uno squalo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Lo Squalo dello Stretto”,</b> così com’è affettuosamente chiamato da tutti i suoi fan. La bici da corsa per Nibali è una passione iniziata da bambino e non morirà mai. Sì, perché dopo una conquista bisogna pensare subito a un’altra corsa da preparare, a un altro giro da fare con serietà, con impegno e senza mai cullarsi troppo sui traguardi conquistati. In fondo la bici da corsa è come la vita; monti in sella e vai, pur sapendo che dopo una curva ce n’è subito un’altra e poi un’altra ancora. Un po’ come dire che gli esami non finiscono mai. Questo, Vincenzino lo sa, perché l’ha imparato correndo in bici, scalando le montagne e soffrendo, fin da quel giorno in cui lasciò con un po’ d’amarezza la sua Messina, che oggi è orgogliosa di lui, come forse non è mai stata di nessuno.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711nibali.jpgSiNmessina-e-in-festa-vincenzo-nibali-ha-vinto-il-tour-de-france-1012912.htmSi100451001,02,03030373
951012911NewsCalcio EsteroDramma in Germania, muore Biermann20140720104432Andreas Biermann, suicidio, Bundesliga, Germania, depressioneIl difensore 33enne Andreas Biermann è stato ritrovato suicida nella sua casa venerdì dalla polizia. Tragedia che trova un triste precedente nel 2009.Una tragedia ha investito venerdì il calcio tedesco, dopo il suicidio del portiere dell' Hannover e nazionale tedesca <b>Robert Enke </b>nel 2009 che sconvolse l'opinione pubblica dei tifosi della <b>Bundesliga</b>. Anche questa volta la vittima è uno sportivo, <b>Andreas Biermann</b> del <b>Spandauer Kickers</b>, club dilettante.&nbsp;<div><br></div><div>Il 33enne, ex difensore dell'<b>Union Berlino</b> e <b>St. Pauli,</b> è stato trovato morto nella sua casa la scorsa settimana e le cause sono state subito chiare. <b>Suicidio</b>, fine drammatica dopo una lotta persa contro la depressione troppo comune nello sport ad alti livelli (e non solo).</div><div><br></div><div>Baumann aveva tentato di togliersi la vita già altre tre volte, la prima nel 2003, e da qualche giorno era letteralmente scomparso. Sua sorella aveva scritto su Facebook chiedendo se qualcuno avesse sue notizie, fino a quando la polizia non l'ha ritrovato a casa sua. Ma ormai era troppo tardi.</div><div><br></div><div>Una sconfitta amara per il calciatore, dopo che aveva scritto un libro contro la depressione dal titolo "<b><i>Cartellino rosso alla depressione</i></b>" per raccontare il suo problema nel <b>2009</b>, anno del secondo tentativo di suicidio. Era venuto allo scoperto proprio a causa del tragico epilogo di Enke, lanciatosi sotto un treno poco tempo prima.&nbsp;</div><div><br></div><div>Lutto profondo, quindi, a circa una settimana dal trionfo tedesco in <b>Brasile</b>. La tristezza non ha coinvolto soltanto i tifosi delle squadre con cui Baumann ha giocato e i suoi familiari, ma tutta l'opinione pubblica che si è vista precipitare sconvolta dopo il picco del <b>Mondiale</b>.</div><div><br></div><div>Un rammarico a cui si uniscono tutti gli appassionati di <b>calcio </b>di tutto il mondo, perché uno sport così bello non può degenerare in tragedie simili. E i nomi dei due tedeschi non sono i soli in questa lista nera, ma tanti altri non sono riusciti a reggere il peso eccessivo dello stress e della depressione in questo campo. L'ennesimo esempio che gli sportivi sono <b>persone come tutti</b>, meno dei di quanto si possa pensare. Ma non si può continuare a parlare di questo soltanto quando ormai il gesto estremo è stato fatto.</div>Germaniauttd01uttd01andreas_biermann-550-370-411226.jpgSiNsuicidio-germania.biermann-1012911.htmSi101268101,02,03030477
961012906NewsEditorialeVincitori e vinti del mondiale di calcio 201420140715163828Vittoria di una Germania da imitare sotto il profilo della concretezza e dell`organizzazione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mentre la Germania vola sul tetto del mondo pallonaro, l’Argentina piange per la ghiotta occasione perduta di vincere la coppa più ambita di sempre. E così si stilano classifiche in base ai risultati ottenuti, senza rendersi conto che talora una sconfitta può essere casuale o appartenere a situazioni che mal si abbinano a resoconti tecnici. Messi non è Maradona e neppure Neymar è Pelè; questo si sapeva già prima dell’inizio del Mondiale. Quello che non si poteva prevedere è la deludente prova di Leo Messi. Anche i moderni computer della Fifa si sono accorti che il numero 10 argentino ha sbagliato numerosi passaggi, tackle e movimenti atti al beneficio della squadra. Eppure gli è stato assegnato il premio quale miglior calciatore dei mondiali, mentre al tedesco Neur è toccato quello di miglior portiere. Nulla da dire sulle indubbie qualità dello statuario Neur. Ci lascia perplessi, invece, il premio assegnato a Leo Messi che ha deluso sotto il profilo della capacità di essere leader e trascinatore della sua squadra. Manca il nome di Mascherano che, a parer nostro, è stato a tutti gli effetti quello che Messi avrebbe potuto e forse dovuto essere per l’Argentina. Ma a parte queste considerazioni sui singoli, noi diciamo che la Germania è stata davvero la squadra più forte, forse meno bella da vedersi, ma sicuramente più pragmatica nell’arrivare all’obiettivo prefissato. Il tedesco Mario Gotze, giovane di 22 anni appena, è stato anzitempo il risolutore di un equilibrio che si stava delineando fino quasi ai calci di rigore. Una bella trovata, quella del C.T. Low, che all’88’ decide di sostituire l’esausto Klose con il giovane Gotze. Certo, con il senno di poi, tutto è facile. Tuttavia, diamo merito al tecnico tedesco di aver costruito nel tempo una squadra solida, compatta, sostanzialmente ancora giovane e capace di proseguire un ciclo con soltanto pochi ritocchi. Lam, Muller, Schweinsteiger, Boateng, Neur, il redivivo Klose e compagni, compongono un’ossatura di squadra caparbia ed efficace dal punto di vista tattico e tecnico. Sembrano noiosi i mille passaggi precisi dei tedeschi, fatti prima di arrivare nei pressi della porta avversaria. Tuttavia, la scuola tedesca ha insegnato al mondo quanto il calcio fatto di pochi fronzoli, fantasia e tanta praticità, sia il modo migliore per vincere e scrivere la propria storia nell’enciclopedia del pallone che conta. La Germania è dunque prima non solo per la politica europea dettata da Angela Merchel, ma anche per il suo calcio vincente. E intanto, il responso del mondiale che ha chiuso il sipario del 2014, ci dice che si esaurisce il ciclo vincente della Spagna che deve essere ricostruita con pazienza estrema, ma finisce anche il deludente Brasile di Scolari, dimessosi dopo la debacle verdeoro. La Selecao ricomincerà probabilmente da Leonardo, un tecnico intelligente e capace di individuare in maniera moderna la strada giusta per ritornare a essere la prima potenza calcistica del mondo. Per quanto riguarda l’Italia vista in Brasile, se potessimo, stenderemmo un velo pietoso. Per gli azzurri, infatti, non è stato soltanto un fallimento nella gestione tecnica, ma c’è un problema più profondo che si chiama FIGC, che si chiama mentalità da ricostruire, ma che si chiama anche cultura calcistica che deve ripartire dalle scuole, dai settori giovanili e dalle menti che saranno preposti alla direzione del governo del pallone. Non più voti dettati dalla politica, ma vogliamo uomini di campo, giovani e capaci di un cambiamento epocale. Il pallone italiano deve ricominciare da qui. Sì, perché in questo Paese è la testa che deve funzionare per dirigere i piedi che calciano il pallone.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Rio De Janeirofl0711fl0711299531_289744241038439_100000085956508_1219225_1684932752_n.jpgSiNvincitori-e-vinti-del-mondiale-di-calcio-2014-1012906.htmSi100451001,02,03030275
971012904NewsEditorialeTra lacrime e momenti di gioia20140711142884Quando il calcio mondiale è vera emozione<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono storie nel calcio che colpiscono per la loro capacità di assomigliare alla vita. Sentimenti ed emozioni s’intersecano visibilmente al gioco del pallone che, rotolando in mezzo al campo, sprigiona la magia di un mondo che spesso vediamo in maniera superficiale. Tutto si sviluppa tra passaggi, cross, calci d’angolo e gol. Le tecniche e le tattiche di gioco fanno sbizzarrire allenatori, giocatori e addetti ai lavori, mentre il pubblico e lì, a fare il tifo e a vivere gli oltre novanta minuti di passione. Il campionato mondiale do Brasil che stiamo vivendo sera dopo sera da un mese a questa parte, non fa emergere soltanto questioni tecniche e non fa discutere soltanto di eterne ingiustizie, sviste arbitrali, colpe e meriti di vario genere. Il pallone mondiale ha sviscerato sentimenti profondi che, talvolta, commuovono per una contemporaneità di sentimenti che si contrappongono in maniera crudele. Dai quarti di finale in avanti e fino all’attesissima finale, lacrime di disperazione e gioie sfrenate si contrappongono tra di loro al fischio finale dell’arbitro come fosse normalità, come se ci fossero occhi, cuore e anima capace di partecipare soltanto con la gioia dei vincenti, dimenticando il dramma di chi ha perso forse la partita più importante della loro vita. Il match di semifinale tra Argentina e Olanda, non ha avuto spunti tecnici e tattici degni di nota, anzi, se vogliamo, è stata una partita dai connotati noiosi. Mai un affondo capace di sollecitare l’adrenalina dello spettatore, mai una stimolante azione da gol degna degli altisonanti nomi dei campioni in campo. Da Messi a Higuain, piuttosto che da Robben o Van Persie, non si è mai visto nulla che fosse in grado di tenerci svegli, vista anche l’ora tarda in cui sono trasmesse le partite a causa della differenza di fuso orario tra Brasile e Italia. Così, tra uno sbadiglio e l’altro, Argentina e Olanda terminano i tempi regolamentari e supplementari sullo 0 a 0. Si va dunque ai calci di rigore che premiano l’Argentina per effetto di due penalty sbagliati dagli olandesi. Adesso, dopo tanta attesa, c’è finalmente un timido accenno all’emozione. Da una parte la gioia sfrenata degli argentini che già gustano l’idea della finale contro la Germania e, dall’altra, le lacrime e la disperazione degli olandesi che, per l’ennesima volta nella storia dei campionati mondiali, si vedono estromessi e mai vincitori della tanto ambita coppa. Ma c’è un particolare che è davvero degno di nota, ed è la corsa emozionante dell’olandese Robben verso sua moglie e suo figlio che, visto l’insuccesso di papà, è scoppiato in un incontenibile e disperato pianto. Vani sono stati i tentativi di Robben di rincuorarlo, ma ciò che ha fatto più tenerezza è stata questa partecipazione del bimbo alla delusione cocente di papà. Brucia dentro la sconfitta, ancor più nella gioia legittima dell’avversario che festeggia la sua vittoria. E’ il calcio, ma è anche la vita, con le sue contraddizioni e con le sue regole da rispettare. C’è chi vince e c’è chi perde. D’altra parte, al mondo non esistono soltanto i vincitori e neanche soltanto i perdenti. Gli uni hanno bisogno degli altri, in un gioco spietato che si ripete sempre con lo stesso iter. Adesso aspettiamo la finale tra Argentina e Germania, sono assicurate lacrime, abbracci di gioia ed emozioni. Ciò che non è garantito, almeno in partenza, è lo spettacolo del pallone che, attanagliato com’è dall’alta posta in palio, è spesso penalizzato. Comunque, come sempre, vinca il migliore. Noi italiani guarderemo la finale con altri occhi e un pizzico d’invidia, perché il nostro sogno è già svanito sul nascere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Brasilefl0711fl0711robben.jpgSiNtra-lacrime-e-momenti-di-gioia-1012904.htmSi100451001,02,03030336
981012903NewsEditorialeA Maior Vergonha da Historia 20140709152552In semifinale,umiliante sconfitta del Brasile contro la Germania<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Lo shock di una Selecao irriconoscibile</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che i tedeschi sono più squadra compatta rispetto alla Selecao, l’avevamo detto alla vigilia di Brasile – Germania, ma non potevamo certamente prevedere una debacle di questa portata. L’1 a 7 con il quale la Germania ha sconfitto il Brasile è un fatto storico che si inserisce nell’imprevedibilità del calcio, ma che non si discosta dalla logica che nulla è frutto del caso. Una lezione di calcio inteso come qualcosa di pragmatico che non lascia spazio a inventiva e funambolici preziosismi, atti solo allo spettacolo e ai palati fini, ma che spesso non si tramuta in risultati positivi. La storica fantasia della Selecao verdeoro, ci ha abituato negli anni ad ammirare una squadra compatta, bella da vedersi, imbottita di grandi campioni che nascondevano la palla, ma, soprattutto, coesa nell’interpretazione di schemi che in pochi passaggi portavano dritto verso la porta avversaria. Il Brasile visto in questi campionati del mondo 2014, ha messo in evidenza grandi lacune di gioco di squadra, pur contando su alcuni indiscutibili campioni come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Thiago Silva</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neymar,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">David Luiz</b> che, tuttavia, pur rappresentando la differenza tecnica, non sono riusciti ad assorbire la mediocrità della quale è composta la formazione carioca. Già nella partita contro il Cile, vinta dai verdeoro ai calci di rigore, avevamo notato la difficoltà di questa squadra a creare un gioco d’assieme capace di impensierire l’avversario in maniera concreta. E’ un dato di fatto che è subito stato evidente a chi è addetto ai lavori. La Germania, invece, fin dall’inizio ha dato subito un’impronta ben precisa di squadra organizzata, magari non bella da vedersi, ma sicuramente concreta nel raggiungere il risultato prefissato. Pochi fronzoli e tanta praticità, proprio com’è nella storia e nella cultura di questo popolo che è sempre votato al raggiungimento degli obiettivi, lasciando stare qualsiasi inutile tentazione estetica. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“E’ una caratteristica propria del nostro spirito,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">immaginare disordine e oscurità là dove non sappiamo nulla di certo”</b> lo scriveva un certo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Goethe</b> ne: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ I dolori del giovane Verther”.</b> Già, disordine e oscurità che la Germania ha creato al Brasile in una semifinale che alla vigilia non dava alcuna certezza. Certo i brasiliani mancavano di due cardini essenziali nell’economia del loro gioco, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Thiago Silva</b> che era squalificato e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neymar</b> infortunato. Tuttavia, siamo sicuri che anche con loro in campo, il Brasile avrebbe certamente attenuato il punteggio così umiliante, ma non avrebbe potuto evitare la sconfitta. Troppo sicura la Germania che gioca un calcio ormai a memoria, fatto da atleti che si conoscono da anni. Una vittoria meritata che parte da lontano, frutto di programmazione seria, meticolosa e di eccellenze calcistiche del Paese che non lasciano spazio a pensieri d’improvvisazione che nel mondo del calcio non portano mai da nessuna parte. E’ un’organizzazione creata dai centri tecnici federali, in un’attività sportiva organizzata con l’ausilio delle scuole e, soprattutto, si fonda sulla capacità delle squadre di club di promuovere i giovani. Adesso, l’unico problema per i teutonici è di restare con i piedi per terra, perché la finale sarà davvero un’altra storia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Brasilefl0711fl0711ozil.jpgSiNa-maior-vergonha-da-historia-1012903.htmSi100451001,02,03030334
991012891NewsEditorialeL`unico errore? E` di aver costruito la Nazionale attorno a Balotelli20140623181831La confusione e le incertezze del C.T. Prandelli<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Natal</b>, nella partita che deciderà se gli azzurri potranno continuare il loro cammino mondiale, ci sarà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’ItalJuve</b>. Dopo aver dichiarato il suo deciso diniego per il 3-5-2 di Conte memoria, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Prandelli</b> nelle partite giocate contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inghilterra</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Costa Rica</b>, ha provato due formazioni diverse. Contro gli inglesi ha schierato un 3-1-5-1, con Chiellini a sinistra, Barzagli<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e Paletta difensori centrali, De Rossi davanti alla difesa, un centrocampo composto da Candreva, Verratti, Pirlo, Marchisio, Darmian, con la sola punta Balotelli. Nella partita contro il Costa Rica, Prandelli rivoluziona ancora le carte e presenta un 4-1-4-1 con Chiellini e Barzagli al centro della difesa, esterni Abate e Darmian, davanti alla difesa De Rossi, un centrocampo composto da Candreva, Thiago Motta, Pirlo e Marchisio, con il solito Balotelli solo all’attacco. Come tutti sanno, gli azzurri hanno rimediato una sonora sconfitta, tale da poter pregiudicare il cammino nel campionato del mondo. E così, il C.T. Prandelli contro l’ultima partita del girone contro l’Uruguay pensa di cambiare ancora schierando l’assetto tattico che fin dall’inizio aveva negato, e cioè quel 3-5-2 che ha dato tre scudetti consecutivi alla Juve di Conte. L’Italia, dunque, domani sera giocherà con Chiellini, Bonucci, Barzagli, classici tre di difesa juventini, che dovrebbero contrastare Cavani e Luis Suarez. A centrocampo<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Verratti (con un suo ruolo ben definito) Pirlo, Marchisio (riportato nel suo naturale ruolo di interno) e gli esterni Darmian e De Sciglio. In avanti le due punte Immobile e Balotelli. Così la squadra ci sembra più quadrata, tuttavia, questo continuo cambiar le carte di Prandelli sa più di chi è arrovellato da molte insicurezze che di certezze. Strana questa presa di posizione del C.T. azzurro il quale si ricrede in extremis sul 3-5-2, dando proprio l’impressione di chi non ha le idee chiare e si sta arrampicando sui vetri. Eppure ricordiamo quando lui è stato allenatore della Fiorentina, in cui aveva disegnato un gioco propositivo, mai sparagnino e farraginoso come quello che stiamo vedendo in Nazionale. A parer nostro, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>l’errore è stato quello di impostare tutto sull’unica punta Mario Balotelli, tenendo in panchina la vera prima punta che è stato il capocannoniere della serie A: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ciro Immobile</b>. Un equivoco tattico che è cominciato fin dall’inizio, credendo in Balotelli come prima punta, che secondo noi non è. Sono fissazioni tattiche che nell’arco degli anni, spesso i vari tecnici ci hanno abituato. D’altra parte, di loro è la responsabilità e per questo sono pagati. Tuttavia, se è vero che un C.T. deve andare dritto per la sua strada senza ascoltare le idee diverse, nel caso di Prandelli ci è sembrato che ci fosse un unico equivoco tattico dato dalla presenza di un’unica punta che, per noi,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>non ha le caratteristiche di primo attaccante. A questo punto, speriamo davvero che i due risultati utili ( pareggio o vittoria contro l’Uruguay) potranno dare via libera alla continuità del mondiale azzurro. In questo specifico caso, conta solo il risultato e non il gioco.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Natal - Brasile-fl0711fl071116534-balotelli-e-prandelli.jpgSiNl`unico-errore-e`-di-aver-costruito-la-nazionale-attorno-a-balotelli-1012891.htmSi100451001,02,03030368
1001012887NewsCoppeAd Aquileia il Pro Gorizia vince il torneo Allievi, battuto il Bearzi 1-020140622102458Aquileia, torneo, giovanili, Pro Gorizia, Trieste Calcio, Bearzi, allievi, giovanissimiIn Provincia di Udine si è concluso il torneo «Città di Aquileia«, vincono Pro Gorizia (Allievi) e Trieste Calcio (Giovanissimi). Tante emozioni grazie ai giovani calciatori. Nella suggestiva location del campo comunale di <span style="font-weight: bold;">Aquileia</span> (in provincia di <span style="font-weight: bold;">Udine</span>), a pochi passi da quel meraviglioso museo a cielo aperto che è l'antico porto fluviale romano, sono andate in scena ieri sera le finali del torneo regionale giovanile "<span style="font-weight: bold;">Città di Aquileia</span>", quest'anno alla sua seconda edizione.<br><br>Di oltre 18 società iscritte, per un totale di <span style="font-weight: bold;">40 formazioni</span> suddivise tra le cinque categorie del torneo (Pulcini a 7, Esordienti a 9 e 11, Giovanissimi e Allievi), sabato 21 ne sono rimaste soltanto sei in corsa per aggiudicarsi il titolo. Giovedì 19 era stato anticipato l'ultimo incontro degli Esordienti a 9, vinto dall'<span style="font-weight: bold;">Unione Fincantieri Monfalcone</span> per 3 a 1 sull'<span style="font-weight: bold;">Aquileia</span>.<br><br>Il primo fischio d'inizio è stato emesso alle 17.45, per la finale tra <span style="font-weight: bold;">San Luigi</span> e <span style="font-weight: bold;">Aquileia</span> (Esordienti a 11). Spazio quindi alle 19.30 al match conclusivo dei Giovanisimi, in un derby isontino-giuliano tra <span style="font-weight: bold;">Trieste Calcio</span> e<span style="font-weight: bold;"> Pro Gorizia,</span> vinto dai rosso alabardati. Dulcis in fundo ecco l'attesa "resa dei conti" degli Allievi, nella cui categoria erano rimasti soltanto il <span style="font-weight: bold;">Pro Gorizia </span>e il <span style="font-weight: bold;">Bearzi</span> di Udine, scesi in campo alle 20.20.<br><br>Partita a tratti un pò monotona, i giovani calciatori di entrambe le parti hanno però rischiato ben poco in difesa se non in certe occasioni chiave, riuscendo a stagnare l'incontro sullo 0 a 0 fino alla fine del primo tempo. Nella <span style="font-weight: bold;">ripresa</span> l'aria è cambiata, grazie al gol dei goriziani che infilano il pallone con una roccambolesca entrata nella porta perfino dell'<span style="font-weight: bold;">attacante</span>. Nulla può il portiere del Bearzi che, comunque, fino all'allora non era stato impegnato molto. <br><br>Alla sconfitta gli avversari non ci stanno e con due azioni dalla fascia destra mettono in seria difficoltà la <span style="font-weight: bold;">difesa</span> bianco-azzurra. Ma sono sempre i padroni di casa che fanno girare bene il pallone e sprecano per un soffio un'occasione d'oro a porta vuota, quando l'<span style="font-weight: bold;">ala destra</span> stampa sulla traversa un tiro da quasi centrocampo. <br><br>Palo anche per il Bearzi, qundo l'attaccante udinese si ritrova solo <span style="font-weight: bold;">in mezzo all'area</span> e spedisce sul secondo palo un pallone che fa tremare il pubblico presente. Dopo ancora qualche altro rovesciamento di fronte che si spegne velocemente, l'<span style="font-weight: bold;">arbitro</span> emette il triplice fischio e la Pro Gorizia festeggia il titolo conquistto con i denti.<br><br>Un applauso va fatto anche agli arbitri che hanno diretto le partite del torneo, tutti della Sezione di <span style="font-weight: bold;">Cervignano del Friuli</span>, e che si sono dimostrati all'altezza dell'importante impegno nonostante la calura estiva non aiutasse la concentrazione. <br><br>Un esempio di sport che, ancora un volta, Aquileia incarna alla perfezione e si dimostra un modello da imitare non solo in<span style="font-weight: bold;"> Friuli Venezia Giulia</span> ma anche nel resto d'<span style="font-weight: bold;">Italia</span>. All'ombra di una meravigliosa colonna romana.&nbsp; <br>Aquileia Campo Comunaleuttd01uttd01aquileia.jpgSiNaquileia-torneo-citta-giovanili-1012887.htmSi-01,02,03030455
1011012885NewsCampionati«Nulla è impossibile»...se credi in quello che fai 20140619185445Parola di Claudio Marchisio 8<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Claudio Marchisio</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>, protagonista della Nazionale Italiana in Brasile, è considerato uno dei giocatori fondamentali nello schema tattico del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Prandelli</b>. La sua intelligenza tattica, l’eclettismo e la freschezza atletica dimostrata nella partita d’esordio contro gli inglesi, sono la garanzia affinché il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Principino”</b> della Juventus sia considerato l’asso nella manica della Nazionale azzurra. Ma adesso, inaspettatamente, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> si presenta a noi non nella veste consueta di calciatore di grandi qualità tecniche, ma, più semplicemente, come cantante rap in un video che impazza in questi giorni sul web. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nulla è impossibile”</b> è il titolo della canzone che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio </b>canta in versione rap. La canzone nasce assieme al rapper torinese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rew, </b>e con loro hanno collaborato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roofio</b> dei <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Two Fingerz</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neroargento</b>, mentre il video è stato realizzato insieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grey Ladder</b> neonata produzione cinematografica/video. Si tratta di un bellissimo testo dedicato ai giovani, un incitamento a non mollare mai, a credere nei propri sogni e nelle proprie aspirazioni. Un bellissimo messaggio di vita in cui nel video si possono ammirare immagini della normale quotidianità di un bambino. La sua infanzia che è uguale a tanti, è fatta di fatica, di piccoli scontri, di sacrifici e di passi che, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">step by step</b>, lo avvicineranno al raggiungimento del suo sogno: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il calcio</b>. Un messaggio chiaro, forte, confortante, un’incitazione doverosa a non mollare mai, proprio in tempo di crisi nera del mercato del lavoro giovanile che deve esortare a non perdere mai la speranza. Un’idea fantastica che s’accompagna ad una novità davvero interessante da parte di chi, come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Marchisio, il “Principino”</b> campione di calcio di chiara fama, diventa messaggero di speranza. Già, la speranza e l’incitamento a non abbandonarsi mai alla deriva della sconfitta personale, perché<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">….”Nulla è impossibile”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(se credi in quello che fai),</b> il sogno si può avverare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Parola di Claudio Marchisio 8.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711marchisio.jpgSiN«nulla-e-impossibile»-.se-credi-in-quello-che-fai-1012885.htmSi100451001,02,03030382
1021012882NewsCampionatiIn ricordo dell`ex Presidente del Torino Calcio: Giuseppe Aghemo, dalla A alla Z20140617175149E` mancato l`ex presidente granata, un uomo di calcio dai grandi principi sportivi e morali <br><br><strong> </strong><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">Beppe Aghemo</font></b><font size="3"> per me era un amico, prima ancora che l’ex Presidente del Torino calcio. La notizia della sua morte mi ha lasciato inerme, mi ha addolorato profondamente come quando viene a mancarti una persona cara. E così mi sovvengono tante cose fatte insieme, tanti incontri e interviste che hanno arricchito d’umanità il mio essere giornalista sportivo. Troppe volte davvero, parlando di persone care che ci mancano improvvisamente, siamo tentati di cadere nella tenaglia della facile retorica, tuttavia, in questa particolare circostanza desidero non prevaricare il confine del composto e affettuoso dolore, per lasciarmi andare all’enfasi gratuita. Beppe non lo gradirebbe, lo so. Lui, uomo generoso legato ai sacri principi cristiani e umani, mi ha sensibilizzato ad aiutare gli altri, così come quel giorno in cui lui, Presidente del glorioso Moncalieri, si è prodigato a versare l’incasso di una importante partita di campionato </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">all’AIP, (Associazione Italiana Parkinson) di Torino.</font></b><font size="3"> Oggi che non c’è più, potrei continuare a raccontare altre mille cose buone fatte insieme, ma voglio fermarmi qui per non apparire eccessivo. Mi resta il ricordo di lui, del suo sguardo sempre rassicurante, della sua pacca sulle spalle, delle tante interviste in cui, prima del desiderio di conoscere il</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">Presidente, ho voluto scavare nell’intimità dell’uomo, non certo per morbosa curiosità. Per questo, in ricordo di Beppe, caro amico che non dimenticherò mai, desidero porre all’attenzione dei lettori una delle tante interviste, (forse la più significativa dell’uomo Aghemo) che pubblicai a suo tempo, subito dopo la sua elezione a Presidente del Torino Calcio. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Con affetto</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Salvino Cavallaro</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span></font></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><font face="Times New Roman">Intervista al neo presidente del Torino.</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><font face="Times New Roman">Il personaggio più chiacchierato di questi ultimi tempi.</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><font face="Times New Roman">Giuseppe Aghemo dalla A alla Z</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm;"><font face="Times New Roman" size="3">Torino – Tutto Giuseppe Aghemo. Un gioco, questo alfabetico, delle cose che valgono nella vita e che danno la giusta misura dell’uomo che c’è dentro colui il quale, in questi mesi ha fatto parlare di sé in maniera davvero insistente. Lui, Giuseppe Aghemo, personaggio schietto, sanguigno, passionale, sensibile e generoso, ha accettato di buon grado questa nostra intervista, pur tra le mille che gli vengono richieste giornalmente da quando è diventato ufficialmente presidente del Torino. Noi desideriamo portare a conoscenza di tutti, senza l’ausilio della carta di credito della pubblicità gratuita, il torinese più amato e odiato di questi ultimi tempi. Ci vantiamo di essere stati tra i primi conoscitori di Giuseppe Aghemo, allorquando neo presidente dell’ A.C. Moncalieri, si presentò alla ribalta del calcio piemontese dilettantistico con idee assolutamente innovative, vincenti e cariche di entusiasmo. I più scettici lo giudicarono subito ciarliero e fanfarone, ma dovettero presto ricredersi di fronte ad un’evidenza che ha visto in pochi anni emergere in maniera davvero incontrastata il Moncalieri calcio, diventato modello esemplare di organizzazione e competenza, dalla Scuola Calcio, al Settore Giovanile e alla Prima Squadra. Oggi Aghemo, che ha realizzato il suo sogno da lungo tempo inseguito di diventare presidente del Toro, si adopererà con i fatti a fare grande questa società di calcio, la cui storia non ha eguali in Italia. Torino da Scudetto dunque, Torino in Coppa Campioni, Torino che impone la propria personalità e il proprio gioco. In questo momento in cui Aghemo ha preso le redini di un Toro che è ad un passo dal baratro della retrocessione in serie B, un Toro in cui le scritture contabili evidenziano un bilancio societario a dir poco disastroso, parlare di una squadra e di una società autorevole e vincente, sembra quasi volere ripetere al popolo di fede granata, quel ritornello della facile illusione a cui ormai nessuno più crede. Il Toro e i suoi tifosi, ora hanno assoluto bisogno di certezze, e noi siamo certi che Giuseppe Aghemo saprà mantenere tutto ciò che ormai da tempo ha promesso. Conosciamo dunque questo straordinario personaggio, attraverso quel gioco dell’alfabeto, capace di evidenziare l’intrinseco valore umano del presidente che farà grande il Toro.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">A</span><font size="3"> = AMICIZIA.</font></b><i><font size="3">”Per me non è soltanto una parola fine a se stessa. Amicizia significa mettersi nei panni di coloro che ci stanno davanti. Sono convinto che la dote fondamentale di un uomo sia il rispetto verso se stesso ma soprattutto verso gli altri, in particolare per un amico. La lealtà è un qualcosa di cui un uomo non può prescindere, anche quando si devono dire delle cose che comunque corrispondono a verità. Io ho forse un difetto, quello di dire sempre le cose che penso, magari sotto forma di battuta. Mia moglie, dopo trent’anni di matrimonio si arrabbia ancora, tuttavia questo è il mio modo di dire la verità, anche agli amici.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">B</span><font size="3"> = BISOGNO. </font></b><i><font size="3">“ Credo che fin dal momento in cui ci svegliamo la mattina, tutti noi abbiamo bisogno degli altri, io più che mai. Paradossalmente devo dire, che nonostante io creda di essere sicuro di me stesso, ho molto bisogno degli altri, soprattutto quando questi si lasciano aiutare da me.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">B</span><font size="3"> = BENEFICENZA. </font></b><i><font size="3">“ La beneficenza è anche un altro aspetto della mia vita che deriva da un’educazione che ho avuto dai miei genitori e dai Gesuiti durante il periodo scolastico. Donare a chi è stato più sfortunato di me, questo è il mio principio. Io credo in Dio e penso di essere stato un uomo estremamente fortunato, tanto è vero che quando mi arrabbio, mi chiedo con quale diritto lo faccio, visto che ci sono persone al mondo che vivono in condizioni disperate, ma con quella serenità d’animo che è l’emblema della semplicità e del comportamento. Quando penso a queste cose, mi vergogno un po’ e cerco di scusare me stesso facendo del bene agli altri. Tuttavia non è mai abbastanza, perché sono convinto che potrei fare molto di più.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">C</span><font size="3"> = CASA. </font></b><i><font size="3">“ La casa per me è qualcosa d’importante, anche se mi ritengo un girovago anarchico della propria vita. Credo che tra i valori fondamentali della vita, la casa rappresenti il punto d’incontro degli affetti famigliari, quegli affetti tanto cari ai miei genitori, i quali erano molto schivi e per nulla amanti della pubblicità.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">D</span><font size="3"> = DROGA. </font></b><i><font size="3">“La droga purtroppo è uno dei mali del nostro tempo. Io ho avuto la fortuna di non conoscerla, oggi invece è molto più difficile essere giovani, imparare a vivere e diventare uomini. E’ dunque sempre più impegnativa, l’opera degli educatori e dei genitori, che devono costantemente aiutare i giovani. Io credo che ci voglia maggiore fermezza ma allo stesso tempo più comprensione. Si devono creare le condizioni necessarie affinché i ragazzi non si avvicinino alla droga.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">E</span><font size="3"> = EMOZIONI. </font></b><i><font size="3">“ Le emozioni sono alla base dell’uomo Aghemo. I giornalisti in questi giorni hanno coniato su di me un sacco do nomignoli, tipo:” L’uomo dalle bretelle granata” oppure “Scossa elettrica” o “Generalissimo”, ma nessuno ancora mi ha chiamato “ L’uomo dalla lacrima facile”. Forse sto invecchiando. Credevo di essere forte, eppure dopo che sono diventato presidente del Torino, non riesco più a nascondere le mie emozioni. Devo dire tuttavia, che non mi vergogno di manifestare chiaramente i miei sentimenti. Credo che un uomo debba mostrarsi agli altri così com’è, con i propri pregi ed i propri difetti.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">F</span><font size="3"> = FAME NEL MONDO. </font></b><i><font size="3">“E’ un altro di quei problemi drammatici che affliggono una grande parte del mondo. Troppo spesso dimentichiamo che ci sono più di un miliardo e mezzo di persone che lottano tutti i giorni per la sopravvivenza. Noi cosa facciamo per queste persone?. Io in qualità di presidente del Torino, desidero fermamente che una parte della società granata si occupi dei problemi nel mondo. Una delle poche cose buone che aveva fatto la presidenza uscente, era quella di occuparsi dei problemi del Congo. Noi vogliamo continuare non solo questo discorso, ma desideriamo aprirne altri. Per quanto riguarda quest’aspetto, preferisco prima fare e poi parlare.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">G</span><font size="3"> = GIOCO. </font></b><i><font size="3">“ Il gioco fa parte della vita, ed è una continua sfida con noi stessi e con chi ci sta intorno. Attraverso il gioco ci si identifica nella speranza di conoscersi meglio. Il gioco è un rischio, ed io interpreto la vita nella continua ricerca di me stesso.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">H</span><font size="3"> = HOBBY. </font></b><i><font size="3">“Credo che un uomo debba avere tanti hobby. Non è possibile focalizzare le proprie attenzioni solo sullo sport, sul lavoro o sulla famiglia, perché si rischia di essere incompleti. Più si hanno interessi più si conosce il mondo e maggiore è la ricchezza culturale che ti aiuta a superare le difficoltà della vita.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">I</span><font size="3"> = INVESTIMENTI. </font></b><i><font size="3">“Questo è uno dei tanti difetti della mia vita. Dal punto di vista imprenditoriale, sono un ottimo consulente per gli altri, ma non per me stesso. Tanto è vero che </font><b><font size="3">Cimminelli</font></b><font size="3">, non mi farà gestire il Toro dal punto di vista economico, perché in pochi mesi acquisterei Rivaldo ed i migliori campioni di calcio, mettendo a rischio il bilancio societario. A casa mia, mia moglie si occupa diligentemente di gestire la parte economica con estrema oculatezza. Io penso che nella vita, ci sono delle cose importanti che vanno oltre il semplice denaro.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">L</span><font size="3"> = LAVORO. </font></b><i><font size="3">“ Il lavoro è la base fondamentale della vita. Io sono felice di fare il mio lavoro, amo la mediazione, le trattative, il rapporto con la gente. Posso dire di essere stato davvero fortunato, perché attraverso il mio lavoro ho realizzato me stesso.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">M</span><font size="3"> = MUSICA. </font></b><i><font size="3">“ Non sono molto amante della musica, anche se la rispetto. Tuttavia, prediligo l’opera e le canzonette allegre, giusto per dare una certa vivacità alla vita.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">M</span><font size="3"> = MONCALIERI. </font></b><i><font size="3">“ Il Moncalieri calcio è stato importante nella mia vita, perché mi ha permesso di confrontarmi con un mondo in cui non ero mai entrato. E’ stato un mondo, quello calcistico, che io ho sempre amato, ma da dirigente sportivo ho incontrato qualche difficoltà. Infatti, dopo il primo anno poco brillante di presidenza, ho avuto l’umiltà di capire dove avevo sbagliato e da quel momento il Moncalieri è diventata la società di calcio che ormai tutti conoscono.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">N</span><font size="3"> = NAZIONALE. </font></b><i><font size="3">“La Nazionale è l’Italia. Io sono un nazionalista, soprattutto quando giro il mondo per lavoro. Amo l’Italia ed amo la Nazionale di calcio che è la massima espressione di questo sport.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">O</span><font size="3"> = ORGOGLIO. </font></b><i><font size="3">“Io sono orgoglioso e non presuntuoso, quando riesco a convincere gli altri di determinate cose. L’orgoglio rappresenta uno dei miei pregi, anche se difetti ne ho davvero tanti.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">P</span><font size="3"> = POVERTA’. </font></b><i><font size="3">“La povertà è un fatto umano difficile accettare. Tuttavia, si può essere poveri ma ricchi di spirito e vivere comunque felici. La mia non è retorica, ma&nbsp;una profonda convinzione.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">P</span><font size="3"> = PERDONO. </font></b><i><font size="3">“Il perdono fa parte di una grande cultura cattolica che è simbolo del Vangelo. Io ultimamente ho perdonato un ragazzo che avrebbe potuto essere mio figlio, il quale dopo la partita di calcio Moncalieri – Sestrese, mi ha colpito in un modo che avrebbe potuto essere fatale per la mia vita. Quando tutto è passato, ho perdonato quel ragazzo, perché ho capito che solo così non avrei rovinato la sua vita futura.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">Q</span><font size="3"> = QUALITA’. </font></b><i><font size="3">“La qualità rappresenta uno dei punti fondamentali nella vita di un uomo. Si vive nella ricerca continua di migliorarsi attraverso la scuola, la cultura, il lavoro e il rapporto con gli altri. Che vita sarebbe se un uomo vivesse senza quel necessario spessore che è simbolo di grande qualità personale?.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">R</span><font size="3"> = RELIGIONE. </font></b><i><font size="3">“La Religione ha rappresentato il grande incontro della mia vita. Ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno insegnato dei valori attraverso la religione cattolica. Il resto lo ha fatto la scuola dei Gesuiti, che io ho frequentato in gioventù. Credere in Cristo fatto uomo, per me significa vivere quotidianamente i suoi insegnamenti, pur con tutte le mie debolezze umane, le quali spero che un giorno si purifichino nel momento del grande incontro con Dio.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">S</span><font size="3"> =SCONFITTA. </font></b><i><font size="3">“Nella mia vita, generalmente, ho avuto poche sconfitte, anche perché ho fatto di tutto per non incontrarle. Ho perso delle battaglie ma mai la guerra. Chi dice che non ha mai subito sconfitte, non è un uomo sincero. Se dopo una sconfitta si riesce ad essere più forti di prima, allora vuol dire che tutto è stato positivo.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">T</span><font size="3"> = TRASPARENZA.</font></b><i><font size="3">” La trasparenza è una dote naturale che non ha mezzi termini.Per me è difficile non essere trasparente, anche perché manifesto chiaramente i miei sentimenti e le mie emozioni. Ho detto a Cimminelli, di non dirmi quando ha in mente di acquistare un calciatore, perché prima o poi lo direi a mia volta. Sono un istintivo, so fare gli interessi degli altri, ma per quanto riguarda i miei sono come un libro stampato.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">T</span><font size="3"> = TORO. </font></b><i><font size="3">“E’ la grande passione della mia vita, un qualcosa indelebile che ti ritrovi dentro la pelle e che non va più via fino alla fine dei tuoi giorni. Il più grande dolore della mia vita è stato quando è morto il grande Toro un dolore che paradossalmente mi ha colpito ancor più della scomparsa dei miei genitori. Ero bambino, ma quel dolore mi ha davvero distrutto.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">U</span><font size="3"> = UMILTA’. </font></b><i><font size="3">“Umiltà è conoscersi per quello che si è. Chi dice di non essere bravo e intelligente, è un falso umile. Umiltà è capire se stessi, anche se è molto difficile. Importante è che nella vita si faccia ciò che si sa fare, avendo l’umiltà’ di farsi aiutare in quelle cose in cui si è maggiormente carenti.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">V</span><font size="3"> = VITTORIA. “</font></b><i><font size="3">Chi nella vita arriva secondo, è il primo degli ultimi. La vittoria per me è un qualcosa che mi permette di realizzare le cose in cui credo fermamente. Fin da ragazzo mi sono prefissato dei traguardi che ho raggiunto grazie alla mia naturale grinta e determinazione. Questo è il mio carattere.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">Z</span><font size="3"> = ZELANTE. </font></b><i><font size="3">“ Le persone zelanti non le sopporto. Io non sono zelante per natura, perché accetto gli insegnamenti da tutti e ne do a mia volta.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><font size="3">……..E SE RICOMINCIASSIMO? </font></b><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">A</span><font size="3"> = AGHEMO. </font></b><i><font size="3">“Credo che sia una degna conclusione di tutto il nostro discorso. Aghemo chi sei?…è la domanda più difficile che possiate farmi. Molto spesso mia moglie ed i miei figli mi dicono:” ma perché sei sempre alla ricerca di qualcosa?” è vero. In fin dei conti io ho avuto moltissimo dalla vita, la famiglia, un ottimo stato economico,la salute( nonostante io sia diabetico), eppure dopo aver conquistato una meta ne cerco un’altra da raggiungere. Sicuramente, essere diventato presidente del Torino mi migliorerà molto sotto il profilo dell’esperienza umana e sono sicuro che capirò ancora meglio io stesso chi è Giuseppe Aghemo.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><font size="3"><br></font></b></font><br><br><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><font size="3">Salvino Cavallaro</font></b><i><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span></i><b><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span></b><i><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</font></span></i><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><i><span style="mso-spacerun: yes;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span></b><i><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span></i><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</font></span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711beppe-aghemo.jpgSiNin-ricordo-dell`ex-presidente-del-torino-calcio:-giuseppe-aghemo-dalla-a-alla-z-1012882.htmSi100451001,02,03030405
1031012857NewsCampionatiIl Torino a Firenze, tra malignità e retro pensieri di favoritismi20140517165028Gemellaggi o no, il Torino va a Firenze per entrare in Europa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nell’era dei sospetti, delle malignità pallonare e degli antichi “biscotti” accomodanti, anche il Torino dei 56 punti in classifica è messo in guardia da fastidiosi “si dice che…”. La squadra di Ventura dopo aver condotto un campionato di assoluto interesse, si trova a dover decidere delle proprie sorti europee proprio sul campo della Fiorentina, la cui antica amicizia tra i rispettivi tifosi fa sospettare un’agevolazione particolare verso il Torino che ha assoluto bisogno di vincere. Sospetti infondati, senza senso, che non possono essere attendibili semplicemente perché in campo ci vanno le squadre e non i tifosi. E poi, a perdere non ci sta mai nessuno, neanche quando si gioca una partita amichevole per beneficienza. Che interesse avrebbe la Fiorentina a perdere la sua ultima partita di campionato al Franchi davanti al suo pubblico, dopo essere stata sconfitta malamente in casa dal Sassuolo? Nessuno, diciamo noi. Il Torino ha preparato questa partita in settimana con notevole e minuziosa attenzione, perché sa che deve essere attenta e non può sbagliare. Il Presidente Cairo parla dei suoi tre gioielli Cerci, Immobile e Darmian che sono stati convocati in Nazionale e non nasconde le lodi per la sua squadra:<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>“Sono molto contento della stagione del Torino, a prescindere da come andrà a finire a Firenze. Siamo cresciuti strada facendo e possiamo coronare un sogno. Spero che i nostri ragazzi vengano confermati nella lista ufficiale di Prandelli, se lo meritano”. Al riguardo delle voci su un’eventuale dipartita di Cerci e Immobile, il Presidente Cairo sostiene che è nel suo volere trattenere i due calciatori in granata e che farà di tutto affinché si concretizzi questo desiderio suo e del popolo granata. Ma, ritornando alla partita di Firenze, 38esima di campionato, i viola già aritmeticamente certi del 4° posto in classifica, dovrebbero presentarsi in campo con il solito 4-3-3 voluto da Montella; in porta Rosati, poi Roncaglia, Rodriguez, Savic e Pasqual come retroguardia, mentre centrocampo e attacco vedranno Aquilani, Pizarro, B.Valero, Cuadrado, G.Rossi e Ilic con Mario Gomez in panchina, pronto ad entrare in campo all’occorrenza. Il Torino di Ventura, invece, si presenterà con il classico 3-5-2 che tanti frutti ha dato in questo anno pieno di soddisfazioni. In porta ci sarà Padelli, Moretti Glik e Darmian (esterno alto) in difesa, mentre il centrocampo e l’attacco granata potranno contare su Vesovic, Maksimovic, Kurtic, Vives, El Kaddouri, con Cerci e Meggiorini ad offendere. Non ci sarà Immobile, fermato dal Giudice Sportivo per un turno di squalifica, e questo potrebbe pesare nell’intento dei granata di vincere la partita. Tuttavia, il calcio ci ha insegnato che ciò che sulla carta sembra&nbsp;difficile, talora sul campo risulta più facile. E, come dice il Presidente Cairo, comunque andrà a finire, nulla potrà cancellare il bellissimo campionato del Torino. Ma, a questo punto del campionato, sarebbe davvero amaro non poter partecipare all’Europa League 2014-’15.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711barreto-6.jpgSiNil-torino-a-firenze-tra-malignita-e-retro-pensieri-di-favoritismi-1012857.htmSi100451001,02,03030357
1041012852NewsEditorialeIl pallone italiano ha perso ancora un`occasione20140512171032Riflessioni scaturite dalla brutta partita tra Roma e Juventus<BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">A una giornata dal termine il campionato di calcio italiano vive le ultime emozioni tra polemiche, veleni, paure e imperdonabili cattivi esempi che ci arrivano direttamente dal campo. E così, abbiamo assistito a partite oltre il limite della regolarità negli interventi e scontri tra calciatori che si possono considerare assolutamente negativi nel processo di un miglioramento della cultura sociale riguardante il mondo pallonaro. Nel corso della partita Roma Juventus abbiamo visto l’esaltazione del non calcio, l’enfasi di un odio calcistico che va oltre il gioco stesso. Interventi sull’uomo che sanno di vendetta personale, piuttosto che errori di valutazione sulle entrate scomposte per carpire il pallone all’avversario. Ci si dimentica con troppa facilità quanto l’esempio dato dai contendenti in campo sia emulato da una platea che non aspetta altro che mettere in pratica la cattiveria data da quell’orrendo pensiero che sfocia nella non logica di quel “occhio per occhio e dente per dente”. Esasperare gli animi non è proprio il caso, non era per niente opportuno. Eppure il non calcio che abbiamo visto durante Roma Juventus ci allontana da ciò che più ci piace del gioco del pallone e cioè, l’agonismo sano, le bellissime giocate dei campioni, le tattiche, i dribbling perfetti, le trame di gioco, la fluidità con la quale attraverso il gioco di squadra ti <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>permette di andare in rete e urlare di gioia per il gol fatto. Emozioni allo stato puro e non cattiverie fatte esclusivamente per colpire e far male. Non c’è, non ci può essere calcio attraverso la cattiveria e il semplice gusto di far male fisicamente all’avversario, lasciando perdere di vista il pallone e preoccuparsi soltanto di colpire le gambe e altro, con la chiara volontà di farlo. E allora, anche i calciatori devono ritenersi responsabili dei fatti incresciosi che avvengono sistematicamente dentro e fuori dagli stadi, dove talora ci scappa pure il morto. A Roma ci illudevamo di vedere una partita di calcio tra le due prime della classe, tra le maggiori contendenti di un calcio fatto di record e vittorie senza fine. E, invece, abbiamo visto l’espressione peggiore di ciò che s’intende per il non calcio. Gli scontri tra Totti, Chiellini, Pianic e altri giocatori, non ci fanno disquisire su chi ha cominciato prima a far male, né su di chi è la maggior colpa. Ci preme semplicemente dire che se andiamo ad analizzare minuto per minuto l’intera partita, non ne verremmo più fuori se cercassimo le colpe di una parte e dell’altra. Ci sembra aberrante il pensiero di una premeditazione a dimostrare all’avversario di essere più forti, non giocando a pallone ma colpendolo con l’intento di farlo senza chiedere neppure scusa.<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>Ciascuno dirà che la colpa è dell’altro, in base all’angolazione dalla quale viene vista e da quale fede sportiva vengono evidenziate le brutture. Ma se ci fermassimo solo un attimo a capire che in una partita del genere nessuno ha vinto, tutti hanno perso, e che soprattutto è proprio il calcio, inteso come arte del pallone ad essere stato sotterrato, calpestato, inibito, ebbene allora ci uniremmo in un unico pensiero solidale che fa capo alla sconfitta del gioco del calcio. Dopo i recenti gravi fatti di ordine pubblico avvenuti proprio a Roma prima della partita di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, c’era bisogno di distrarsi, c’era bisogno di un messaggio certamente diverso da quello che ci hanno dato Roma e Juventus, le due maggiori espressioni del calcio italiano 2013’14. Si è persa un’occasione d’oro, prima ancora di perdere o vincere la partita. Si è perso il senso del gioco, ma, soprattutto, si è persa l’opportunità di dimostrare al mondo quanto noi italiani, così inguaribili e incapaci di fare a meno della magia del pallone, sappiamo ancora essere consapevoli della netta differenza che c’è tra il bene e il male.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Salvino Cavallaro <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN></SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><br><br>Il pallone italiano ha perso ancora un'occasioneFL0711FL0711pallone.jpgSiNroma stadio olimpico-1012852.htmSi100451001,02,03,06,08030293
1051012849NewsCalcio EsteroLiga, 37a giornata: al Levante il derby di Valencia20140511091417Liga spagnola, atlético Madrid, barcellona, real Madrid, athletic bilbaoAngel e Ivanschitz regalano il derby di Valencia al LevanteDue le gare giocate ieri per la 37a e penultima giornata di Liga spagnola. Fà suo il derby della città di Valencia il Levante che si impone per 2-0 sui più blasonati cugini del Valencia. Angel e Ivanschitz decidono la partita e consentono al "piccolo" Levante di scavalcare in classifica, al settimo posto, proprio il Valencia, che resta in decima posizione con 46 punti.<BR>Nell'altra sfida, goleada del Villareal che travolge il Rayo Vallecano ormai salvo e, probabilmente, con la testa da un'altra parte. Il sottomarino giallo, con le reti di Uche, Bruno, Pereira e Costa blinda la settima posizione formalizzando il ritorno in Europa dopo l'onta della retrocessione in B di due anni fa.<BR>Oggi si disputeranno tutte le restanti partite della 37/a giornata. In campo, contemporaneamente, alle 19, tutte le big del calcio iberico. L'Atletico Madrid affronterà al Vicente Calderon il Malaga, cercando riscatto e punti dopo la cocente sconfitta di una settimana fa sul campo del Levante. In realtà, vincendo oggi, e una serie di risultati improbabili ma pur sempre possibili, potrebbero addirittura laureare l'Atletico campione già stasera. Quindi, vincere diventa la priorità anche in vista del fatto che la prossima settimana ci sarà l'atto finale contro il Barcellona. Il Malaga, avversario odierno, non ha più nulla da chiedere a questa deludente stagione ed è reduce dalla sconfitta casalinga contro l'Elche. Simeone, però, dovrà rinunciare a Diego Costa alle prese con una lesione di primo grado al bicipite femorale. <BR>Il Barcellona andrà a far visita ad un Elche che lotta per non retrocedere avendo solo 3 punti di vantaggio sull'Almeria terz'ultimo. L'11 biancoverde è a caccia di punti ma il Barcellona è di nuovo in corsa per il titolo. Inoltre mister Escribà ha problemi di formazione e dovrà fare a meno di Alvaro Gomez, Botia e Toño squalificati, più i dubbi Niguez e Boakye. Per i catalani, redivivi, saranno 180 minuti decisivi perchè con 6 punti potrebbero confermarsi campioni conquistando il quarto campionato in 5 anni.<BR>Il Real Madrid, dopo il pareggio contro il Valladolid, ha ormai abbandonato il sogno di conquistare il campionato. 4 punti a 2 giornate dal termine sembrano davvero troppi considerando che servirebbero le improbabili sconfitte, allo stesso tempo, di Atletico e Barcellona. Anche per questo Ronaldo non sarà in campo, ma anche Varane, Pepe, Di Maria e Carvajal; probabilmente per iniziare a cercare la migliore condizione in vista della finale di Champions. <BR>Tra gli altri incontri spicca il derby basco tra Athletic e Real Sociedad che, però, non ha risvolti di classifica vistyo che tra le due formazioni ci&nbsp; sono 10 punti di differenza. I biancorossi sono i favoriti, anche per chiudere al meglio una stagione decisamente positiva, con il pubblico del San Mames&nbsp; pronto a festeggiare ufficialmente l’accesso ai preliminari di Champions League di Aduriz e compagni.<BR>Importantissima, infine, anche Granada-Alemria. Chi perde va in B. I padroni di casa, virtualmente salvi fino a qualche settimana fa, sono reduci da una serie di risultati negativi (1 punti in 3 giornate). Il club dei Pozzo ha, al momento, solo due punti di vantaggio sull'Almeria e sulla zona retrocessione.&nbsp; In casa il Granada ha un bottino di 7 vittorie, un pareggio e 10 sconfitte, mentre l’Almeria in trasferta ha vinto solo 4 volte, pareggiato 1 e perso 13. <BR><BR>LIGA – Risultati 37/a Giornata<BR><BR>Ieri<BR><BR>Villarreal-Rayo Vallecano 4-0&nbsp; 22'Uche-42'Bruno-55'Pereira-64'Costa<BR>Levante-Valencia 2-0&nbsp; 70'Angel-81'Ivanschitz<BR><BR>Oggi<BR><BR>Athletic Bilbao-Real Sociedad<BR>Atletico Madrid-Malaga<BR>Real Betis-Valladolid<BR>Celta Vigo-Real Madrid<BR>Elche-Barcellona<BR>Espanyol-Osasuna<BR>Getafe-Siviglia<BR>Granada-Almeria<BR><BR>SpagnaFL0411FL0411simeone.jpgSiNliga-giornata-37-levante-vince-derby-di-valencia-1012849.htmSi100427901,02,03030376
1061012842NewsEditorialeChe senso ha! 20140504203250Il ritorno della violenza nel calcio, ci fa riflettere sul senso di parlare e scrivere ancora di questo sport. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che senso ha scrivere ancora di calcio quando non si ha rispetto per la vita. Ma che senso ha? Mi verrebbe voglia di buttare tutto all’aria, mi verrebbe voglia di cancellare in un attimo i miei lunghi anni di cronista sportivo trascorsi a scrivere di calcio, a recensire partite su partite, a parlare di tattiche, di tecnica, trofei vinti e persi, di emozioni che scaturiscono da un abbraccio che scalda il cuore per un gol fatto o di una lacrima versata per una cocente delusione. Mi verrebbe voglia di dire basta di scrivere e sensibilizzare il mondo del pallone e di tutto ciò che ci sta intorno. Pensieri che partono da lontano, che toccano il cuore e che mi ricordano la gioia di quel giorno in cui sono entrato a far parte dell’Ordine dei Giornalisti, con l’ausilio di quel “sacro fuoco” di scrivere che ancora oggi arde in me in maniera copiosa. Sempre dietro al pallone, sempre a raccontare le vicissitudini legate a questo mondo, ai personaggi che ruotano intorno, alle cose belle e a quelle brutte, alle cose che mi hanno emozionato e quelle che mi hanno addolorato. Già, quelle che mi hanno addolorato e più d’una volta mi hanno fatto sentire sconfitto a causa di un mondo in cui il giornalismo talora non riesce a incidere positivamente nel processo di crescita culturale, sociale e civile. Lo stadio di calcio, teatro da sempre di incontro di popoli e di aggregazione sociale, è spesso considerato (anche nelle sue immediate vicinanze) luogo di scontri feroci che toccano l’anima che abbruttiscono in maniera aberrante l’uomo che diventa animale e peggio ancora. I fatti successi a Roma nei pressi dello stadio Olimpico prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, mi hanno colpito in maniera particolare e mi hanno fatto pensare a una sorta di responsabilità del mondo mediatico e dell’informazione sportiva, (quale io faccio parte), nel non essere riusciti negli anni a buttare acqua sul fuoco delle critiche, delle polemiche, dei battibecchi e delle situazioni di accesa passione calcistica che spesso si tramutano in odio e guerriglia, in cui l’uomo è contro se stesso e non lo sa, in cui l’essere umano fa emergere l’animale che c’è in lui. E così, dopo il poliziotto Raciti ucciso durante i disordini di un derby di Sicilia tra Catania e Palermo e tanti altri che hanno perso la vita precedentemente per il pallone, torniamo ciclicamente a parlare di altri fatti di delinquenza e di inorridita ferocia. Stessa la radice, stessa la meccanica della violenza, stessa la provocazione, stesso l’odio, stessa la VERGOGNA! Ciro Esposito il tifoso napoletano ferito nella sparatoria proprio accanto allo stadio Olimpico di Roma, ora versa in coma farmacologico. In base a quanto riferito dal bollettino medico dell’ospedale di Roma, Esposito è arrivato con il polmone e l’addome invasi di sangue e adesso c’è il pericolo (se si salverà) che resti paralizzato per effetto di un proiettile che l’ha colpito e si è conficcato nella zona della spina dorsale. E intanto, all’interno dello stadio Olimpico lo Stato Italiano assisteva disarmato. C’era il Presidente del Consiglio, il Presidente del Coni, il Presidente della Lega Gioco Calcio, i Presidenti di Napoli e Fiorentina e tutti gli alti funzionari del Potere Italiano, tutti lì ad assistere inermi ad una vergogna senza fine, a guardare dalla tribuna l’orrendo spettacolo del capitano del Napoli Hamsik e dei dirigenti della società Partenopea che vanno sotto la curva dei tifosi napoletani per andare a concordare l’inizio o no della partita, come se loro fossero l’ago della bilancia del sì oppure del no decisivo. Che vergogna, che sconfitta di fronte al mondo che ci guarda e a noi stessi che ci guardiamo allo specchio. Ciascuno con la propria responsabilità, ciascuno con il fardello carico di pensieri rivolti a quel ragazzo che versa in fin di vita in un letto di ospedale di Roma. Ma che male ha fatto, quale torto ha un ragazzo napoletano di 30 anni per essere stato coinvolto in un agguato di balordi ed essere ridotto in quello stato? Eppure il pallone, quella sfera sulla quale versiamo tante ansie, aspettative e delusioni del nostro vivere quotidiano, rappresenta l’effimera vittoria a tutto ciò che ci dà delusione. Ma il calcio è una passione, deve essere un diversivo, uno svago, un qualcosa che ti prende dentro ma che deve essere circoscritto,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>non può essere una rivincita alle disgrazie quotidiane e neanche alla delusione di tutto ciò che avremmo voluto essere e non siamo stati. Discorsi scritti e riscritti mille volte, che non hanno seguito nell’ambito di un miglioramento sociale, umano e civile. Non ricordo più quante volte ho scritto la parola “SPERIAMO CHE NON ACCADA PIU’”. Poi, immancabilmente, tutto ritorna con ciclica periodicità, con assurda e aberrante violenza inaudita. E allora mi chiedo, a cosa servono tante parole, tanti pensieri, tante riflessioni, tanti proponimenti nel tentativo di migliorarci e di migliorare le generazioni che verranno? Servirò ancora alla causa se continuerò a scrivere di Juventus, Torino, Milan, Inter, Napoli, Roma, Lazio, Fiorentina, del calcio e delle partite della nostra Nazionale? Ma il mondo del pallone, con i suoi schemi, le tattiche, il credo calcistico dei suoi ben remunerati allenatori e le Coppe alzate al cielo, resta pur sempre legato alla storia dell’uomo e alle sue imperdonabili vergogne.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711Roma-stadio-Olimpico-bis.jpgSiNche-senso-ha-1012842.htmSi100451001,02,03030327
1071012844NewsCampionatiLa Juventus è campione d`Italia per la 30esima volta. La Roma cade a Catania e i bianconeri fanno festa in anticipo20140504165135jyuve, roma, scudetto, tevez, pirlo, conte, buffon, juventus stadiumTerza stella per i bianconeri. Ma per i tifosi siamo a quota 32 scudetti<p style="text-align: justify;"><strong>La Juventus è campione d’Italia.</strong> Senza nemmeno scendere in campo i bianconeri si aggiudicano matematicamente il trentesimo scudetto della loro storia, quello che vuol dire ufficialmente terza stella sulle maglie dalla prossima stagione. <strong>La pesante sconfitta della Roma a Catania,</strong> sancisce ufficialmente una vittoria ormai scritta. La squadra guidata con sicurezza da Antonio Conte si è dimostrata un vero e proprio schiacciasassi. <strong>In testa consecutivamente dalla tredicesima giornata</strong>, con il traguardo dei 100 punti a portata di mano, conquista il terzo alloro della gestione Conte in tre anni. <strong>Trenta le vittorie su 35 partite giocate,</strong> solo 3 pareggi e due sconfitte. Sono numeri che danno la misura del dominio bianconero. <strong>La sconfitta in rimonta subita a Firenze si è rivelata una mera illusione.</strong> La squadra di Conte ha ricominciato, proprio dopo la sconfitta di Firenze, a macinare gioco e punti. Trascinata da Carlos Tevez, il vero protagonista di questa stagione, ha prima agganciato e poi superato la Roma per non lasciare più la vetta del campionato. <strong>E proprio l’argentino è stato quel bomber capace di fare la differenza</strong> mancato nelle scorse stagioni. Con tutta probabilità l’Apache supererà le 20 reti realizzate in campionato. L’anno scorso i bomber principi della squadra furono Vidal e Vucinic con 10 reti ciascuno. Altri numeri che sintetizzano quanto determinante sia stato l’apporto dell’argentino. <strong>Formidabile la coppia formata con Llorente.</strong> Lo spagnolo, arrivato tra tanto scetticismo, ha saputo conquistarsi il suo spazio portando in dote un buon bottino di reti. Adesso è l’idolo dei tifosi che hanno trovato nbel Re Leone un giocatore grintoso e che non si arrende mai, così come è sempre stata questa Juventus. <strong>Tra i protagonisti non possono mancare il capitano Gigi Buffon,</strong> tornato su livelli Mondiali; Barzagli, Bonucci e Chiellini, trio difensivo grintoso ed elegante alo stesso tempo; e quel centrocampo grandioso formato da Vidal, Pirlo, Pogba, Marchisio e Asamoah, con Lichtsteiner abile a fare la spola tra difesa e mediana.<strong> Un collettivo meraviglioso,</strong> con solisti capaci di fare la differenza. L’obiettivo per l’anno prossimo adesso diventa l’Europa, soltanto sfiorata quest’anno. Per dimostrare di poter essere grandissimni anche fuori dai confini nazionali. Peccato solo per l'eliminazione subita ad opera del Benfica 3 giorni fa in semifinale di Europa League, perche questa Juve aveva i mezzi per superare il turno e giocarsi, nel proprio stadio, una finale che probabilmente avrebbe regalato il trofeo europeo ai bianconeri. Adesso bisognerà costruire una squadra ancora più forte per fare bene in Champions l'anno prossimo. Complimenti comunque alla SIGNORA! <br><br><br>C1012317ivomesivomesbuffon 4.jpgSiNjuve-trentesimoscudetto-terzastella-1012844.htmSiT1000007,T1000010,T1000011,T1000012,T1000014,T1000016,T1000017,T1000018,T1000019,T1000020,T1000022,T1000024,T1000026,T1000027,T1000028,T1000091,T1000097,T1000098,T1000099,T1000101100075401,02,03,06,07,08,09,400102069
1081012830NewsCalcio EsteroLiga, 35a giornata: pari tra Elche e Levante, il Real in campo stasera20140426085016liga spagnola, atlético Madrid, barcellona, real Madrid, athletic bilbaoReal Madrid in campo alle 20 contro l`OsasunaSi dividono la posta in palio Elche e Levante nell'anticipo del venerdì, valevole per la 35a giornata di Liga spagnola. 1-1 il risultato finale con le reti di Boakye per i padroni di casa e di Angel per gli ospiti. Partita divertente nella quale si sono registrati 22 tiri in porta (record in questa stagione) nonostante il fatto che il Levante sia la squadra con meno percentuale di possesso palla di tutto il campionato (37%) e l'Elche con meno gol realizzati&nbsp;negli incontri casalinghi di tutta Europa (13). Un punto solo, dunque, per gli illicitani, che speravano di sganciarsi definitivamente dalla lotta per non retrocedere e che, invece, riescono solamente a raggiungere quota 36 punti a +4 dal terz'ultimo posto attualmente occupato dal Getafe; il Levante, di contro, con 42 punti è ad un passo dal celebrare la permanenza nella massima categoria.<br>Come al solito saranno 4 gli incontri che caratterizzeranno il sabato di Liga e tra le grandi solamente il Real Madrid, reduce dall'impresa del Bernabeu contro il Bayern Monaco, sarà impegnato oggi. <br>Alle 16 andrà in scena allo stadio Los Carmenes Granada-Rayo Vallecano. Le due formazioni giungono a questo impegno con la salvezza ormai quasi raggiunta. Al&nbsp; Rayo manca solo la certezza matematica, mentre per il Granada, nonostante la sconfitta rimediata a Siviglia può ancora vantare cinque punti di vantaggio sul Getafe. <br>Da rilevare anche come i padroni di casa, nel girone di ritorno, abbiano fatto del fattore campo il proprio punto di forza, lasciando scappare solo 8 punti dall'inizio dell'anno e avendo vinto 4 degli ultimi 5 incontri casalinghi. Per conquistare i 3 punti e la salvezza il Granada si affiderà alle due stelle, Yacine Brahimi e Youssef El Arabi che, insieme, hanno segnato 6 degli ultimi 7 gol della compagine andalusa.<br>Alle 18 si giocherà le ultime possibilità proprio il Getafe per evitare l'amara retrocessione in Liga Adelante. La squadra di Madrid è reduce da un buon&nbsp;pareggio a Valencia contro il Levante e si trova ora ad occupare la fatidica terz'ultima posizione a quota 32 insieme al Valladolid, mentre il Malaga dall'alto&nbsp; dei suoi 41 punti può godersi un finale di campionato senza grossi patemi d'animo.&nbsp; Inutile dire che per il Getafe si tratta di una delle partite più importanti dell'ultima decade: dopo 9 stagioni consecutive nella massima serie, avendo disputato anche le coppe europee e due finali di coppa del Re, il Getafe è in pericolo e le sensazioni che accompagnano "los azulones"(gli azzurri) non sono delle migliori.<br>Alle 20, finalmente, toccherà al Real Madrid di Carlo Ancelotti, ancora in corsa su tutti i fronti, anzi con la coppa del Re già in bacheca e la finale di Lisbona di Champions League ad un passo. Proprio il pensiero della sfida in Germania potrebbe essere l'unica insidia odierna: bisognerà mantenere la calma e la concentrazione anche perchè l'Osasuna lotta per non retrocedere ed è reduce da una striscia di 4 risultati utili consecutivi. Con una vittoria il Real si porterebbe a meno 3 dalla capolista Atletico e, come è noto, avendo giocato una partita in meno, che sarà recuperata il 7 maggio. <br>Infine, chiuderà il sabato di Liga, Betis-Real Sociedad. Il Betis, fanalino di coda, a meno dieci punti dalla quota salvezza, probabilmente sta già pensando a come risalire nella massima categoria. Non ha più nulla da chiedere al campionato se non quello di salvare, almeno, l'onore e retrocedere a testa alta per quanto possibile.<br>Mentre i baschi della Real Sociedad, grazie al rocambolesco successo contro l'Espanyol, ha compiuto un passo importante verso l'Europa. Infatti, a quattro&nbsp; turni dalla fine del campionato, la Real Sociedad è sesta, con due punti di vantaggio sul Villareal (la settima si qualifica per la prossima Europa League sempre che non sia il Valencia ad aggiudicarsi quella in corso). <br><br>LIGA – Programma e Risultati 35/a Giornata<br><br>Ieri<br><br>Elche-Levante 1-1&nbsp; 63'Boakye(E) - 74'Angel (L)<br><br>Oggi<br><br>Granada-Rayo Vallecano<br>Getafe-Malaga<br>Real Madrid-Osasuna<br>Betis-Real Sociedad<br><br>Domani<br><br>Espanyol-Almeria<br>Valencia-Atletico Madrid<br>Athletic Bilbao-Siviglia<br>Villarreal-Barcellona<br><br>Lunedì<br><br>Celta Vigo-Valladolid<br><br>SpagnaFL0411FL0411Ancelotti41.jpgSiNliga-giornata-35-pari-tra-elche-e-levante-real-madrid-contro-osasuna-1012830.htmSi100427901,02,03030414
1091012826NewsCoppeMourinho: «Superare gli ostacoli in qualsiasi modo»20140423155546Contro l`Atletico Madrid,il Chelsea utilitarista ritorna al football del passato. Muro difensivo senza calcio spettacolo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, un po’ come dire che superare gli ostacoli in qualsiasi modo riduca in sintesi i pericoli di non andare avanti nelle competizioni. Pareggiare o vincere. La sconfitta? Non è contemplata! E’ la filosofia di Mou, un allenatore che da sempre ha fatto parlare di sé e delle sue filosofie calcistiche che badano più all’essenziale che allo spettacolo. Un coach amato o odiato nella stessa misura e senza mezzi termini. A Madrid nell’incontro di semifinale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">League</b> tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atletico Madrid</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chelsea</b> è andata come voleva alla vigilia l’allenatore portoghese. Uno 0 a 0 che ha penalizzato lo spettacolo con una tattica da muro difensivo che ben ricorda il vecchio catenaccio italiano tanto bistrattato di Paron Rocco o di Helenio Herrera. La filosofia del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“primo non perdere”</b> ha sempre avuto il sopravvento nel calcio, che non tiene conto del risultato positivo se ottenuto in maniera meritoria, se giocato bene o male o se si è vinto attraverso il puro spettacolo dettato dagli annali del football. Andare avanti e arrivare fino in fondo per cercare di vincere la Coppa messa in palio dalla competizione cui si partecipa è la massima aspirazione di ogni club che si rispetti. D’altra parte, solo così si scrive una pagina indelebile nella storia di un football club e nessuno ricorderà mai se quella vittoria è stata ottenuta attraverso lo spettacolo del pallone oppure no. Importante è arrivare fino in fondo e, ancor più importante è alzare la coppa al cielo e intascare i tanti milioni di euro messi in palio dalla UEFA. E così, con questa pragmatica filosofia calcistica, il Chelsea ha ottenuto un risultato a reti bianche contro lo spumeggiante Atletico Madrid di Simeone che, pur adottando la tattica del 4-4-2, non è riuscito a superare il muro creato da Mourinho. Una tattica studiata nei minimi particolari, quella del tecnico portoghese, che ha disinnescato l’attacco spagnolo a cominciare da Diego Costa. Al Calderon di Madrid il clima è sempre stato da corrida e, anche contro il Chelsea, si è creato lo stesso ambiente. Ma, come abbiamo già ampiamente detto, le furie biancorosse spagnole non sono riuscite a penetrare nell’arcigna difesa inglese. Un atteggiamento molto prudente, quello voluto da Mourinho, che ha dovuto rinunciare a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eto’o</b> in attacco sostituendolo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torres,</b> unica punta. E, come se non bastasse, anche il portiere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cech</b> ha dovuto abdicare durante la gara per un infortunio che gli ha precluso la stagione anzitempo. Una serata di Champions, dunque, che ha “tradito” le attese degli amanti dello spettacolo, dell’arte pura del pallone, di coloro i quali si aspettano il numero del fuoriclasse, delle grandi azioni di gioco ed emozioni da vivere. Ma questo calcio ci ha insegnato ormai da molto tempo che vincere è l’unica cosa che conta: la sconfitta, come dice Mourinho, non è contemplata. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Madridfl0711fl0711mourinho.jpgSiNmourinho:-«superare-gli-ostacoli-in-qualsiasi-modo»-1012826.htmSi100451001,02,03030404
1101012817NewsCalcio EsteroLiga 33a giornata: Atletico sempre in vetta ma quanta paura per Diego Costa20140414094331liga spagnola, atlético Madrid, real Madrid, barcellona, athletic bilbaoAtletico sempre primo, Barcellona sconfitto a GranadaDomenica di paura per l'Atletico Madrid e per Diego Costa, costretto a uscire in barella, sanguinante, dopo avere segnato il gol del 2-0 in casa del Getafe.<BR>Per fortuna, nella serata di ieri, l’Atletico ha annunciato su twitter che il bomber brasiliano sta bene e che si tratta solo di una fortissima contusione alla tibia e, a quanto pare, sarà arruolabile per la semifinale di Champions contro il Chelsea di Mourinho. Tre punti, comunque, per i Colchoneros che&nbsp;restano primi in classifica, si riportano a +3 dal Real Madrid e allungano sul Barcellona sconfitto a Granada sabato pomeriggio.<BR>Un Barcellona che, dopo l'eliminazione dalla Champions proprio ad opera dell'Atletico, perde clamorosamente anche a Granada&nbsp;in virtù&nbsp;della rete segnata da Brahimi e, bisogna dirlo, anche a causa di un Messi abulico come raramente lo si è visto. Il Granada, dal canto suo, esce dalla lotta per non retrocedere centrando la vittoria più clamorosa. Certo, sorprende vedere i catalani così in difficoltà e con la pulce Messi pericoloso solo in occasione di un calcio di punizione battuto magistralmente ma neutralizzato dal portiere greco Karnezis, in prestito dall’Udinese.<BR>Il Real Madrid, quindi, sale al secondo posto in virtù della vittoria per 4-0 al Bernabeu contro l’Almeria. Bale, Isco, Morata e Di Maria sul tabellino dei marcatori di un incontro completamente a senso unico che consente di rimanere in scia dell'Atletico per la vittoria finale. Per l'Almeria, invece, si tratta della sconfitta stagionale numero 19. <BR>Tra gli altri incontri disputati nel week end, il Siviglia vince il derby in casa del Betis con doppietta di Kevin Gameiro, che fa volare gli andalusi allenati da Emery a -3 dall’Athletic, che giocherà stasera al San Mamès contro il Malaga.<BR>Bene anche il Valencia, reduce dalla fantastica impresa in Europa League contro il Basilea, che con Piatti e Parejo liquida la pratica Elche al Mestalla;&nbsp;mentre l’Espanyol impatta 2-2 in casa contro il Rayo Vallecano. Stuani apre le marcature, poi Iago Falque e Larrivey ribaltano la situazione in favore dei madrileni raggiunti nel finale dalla rete di Diego Colotto che fissa il punteggio sul 2-2. Rayo adesso a +5 sul Getafe terzultimo.<BR>Il Villarreal aggancia il sesto posto dopo il successo in extremis contro il Levante per 1-0 grazie alla rete del francese Perbet al minuto 96, mentre la Real Sociedad non va oltre il 2-2 in casa dell’ostico Celta Vigo. <BR>Come accennato la 33a giornata si chiuderà stasera con i baschi di Bilbao che dovranno difendere il quarto posto dagli attacchi del Siviglia, adesso a soli 3 punti. E, probabilmente, risulterà decisivo lo scontro diretto in programma a Bilbao il prossimo 27 aprile. Per quanto riguarda il Malaga c'è da dire che, grazie agli ultimi due successi conquistati contro Betis e Granada, ha praticamente allontanato lo spettro della retrocessione.<BR><BR>LIGA – Risultati 33/a Giornata<BR><BR>Venerdì<BR><BR>Osasuna-Valladolid 0-0<BR><BR>Sabato<BR><BR>Celta Vigo-Real Sociedad 2-2&nbsp; 8'Canales-43'Griezmann(R) - 37'Nolito-82'Mina(C)<BR>Villarreal-Levante 1-0&nbsp; 95'Perbet<BR>Granada-Barcellona 1-0&nbsp; 16'Brahimi<BR>Real Madrid-Almeria 4-0&nbsp; 28'Di Maria-53'Bale-56'Isco-85'Morata<BR><BR>Domenica<BR><BR>Real Betis-Siviglia 0-2&nbsp; 30'-82'Gameiro<BR>Valencia-Elche 2-1&nbsp; 22'Piatti-61'Parejo(V) - 28'Coro(E)<BR>Getafe-Atletico Madrid 0-2&nbsp; 40'Godin-84'Diego Costa<BR>Espanyol-Rayo Vallecano 2-2&nbsp; 3'Stuani-88'Colotto(E) - 43'Falque-50'Larrivey(R)<BR><BR>Oggi<BR><BR>Athletic Bilbao-Malaga<BR><BR>CLASSIFICA<BR><BR>1)At.Madrid 82<BR>2)Real Madrid 79<BR>3)Barcellona 78<BR>4)At.Bilbao 59 *<BR>5)Siviglia 56<BR>6)Villareal 52<BR>7)Real Sociedad 51<BR>8)Valencia 44<BR>9)Espanyol 41<BR>10)Levante 40<BR>11)Malaga 38 *<BR>12)Celta 37<BR>13)Rayo 37<BR>14)Granada 37<BR>15)Elche 35<BR>16)Osasuna 34<BR>17)Valladolid 32<BR>18)Getafe 31 <BR>19)Almeria 30<BR>20)Betis 22<BR><BR><BR><BR><BR>SpagnaFL0411FL0411diegocosta.jpgSiNliga-giornata-33-atletico-mantiene-la-vetta-paura-per-diego-costa-1012817.htmSi100427901,02,03030716
1111012814NewsCampionatiUn cinico Torino batte il Catania in chiara crisi d`identità20140407222018Torino pragmatico e Catania che ormai non ci crede più <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A Catania abbiamo visto la doppia faccia del Torino che, passato in svantaggio già al 2° minuto per uno scivolone di Moretti che ha regalato a Bergessio l’opportunità di realizzare, ha ripreso le redini del gioco con encomiabile voglia di raddrizzare la situazione. Diciamo subito che il gioco del Toro non è stato tale da essere apprezzato dal punto di vista spettacolare, ma l’aver ottenuto il massimo risultato con il minimo sforzo lascia pensare che il processo di maturazione di questa squadra è davvero a buon punto. Ora serve continuità, consapevolezza nei propri mezzi e, soprattutto, cinismo. Quello che è mancato fino adesso al Toro di Ventura è proprio il pragmatismo nell’ottenere la vittoria, a prescindere da ogni altra cosa. Oggi, a Catania, i granata hanno capito come bisogna fare per vincere senza tante futili esteriorità di gioco. E così, pur avendo subito un gol a freddo hanno subito dimostrato di voler rimettere in sesto la partita e farla propria. D’altra parte, la fragilità di un Catania ormai destinato alla Serie B, ha in qualche modo agevolato l’impresa del Toro che, solo un anno fa, non sarebbe stato in grado di approfittare della circostanza. Ci piace la reazione del Toro, ci piace questo suo crederci, tanto è vero che pur disputando un primo tempo piuttosto scialbo, nella ripresa ha affondato i colpi andando a segno prima con Farnerud e poi con Immobile, che ha realizzato il suo 18° gol in campionato a parità di Tevez. Una rimonta che ci fa pensare a un carattere più ferreo, a un Toro più coriaceo, tenuto conto che fino a poco tempo fa chi veniva rimontato dall’avversario era proprio il Torino. Cattive notizie invece sul fronte Catania che, a seguito di questa ennesima sconfitta, si ritrova praticamente in Serie B anche se di fatto, ancora la matematica non lo condanna definitivamente. Troppi gli errori della società etnea in questo campionato, dove il presidente Pulvirenti e il vice Sorrentino devono recitare il “mea culpa” per i troppi errori di valutazione che sono stati commessi. Primo fra tutti quello di aver ceduto alcuni giocatori cardine del favoloso Catania targato 2012’13, quando ha fatto sognare l’Europa a tutti i suoi tifosi. E poi la scelta di Plasil, un giocatore che non si è mai integrato nel gioco dei rosso azzurri. Pulvirenti, a sei giornate dalla fine a pure pensato di esonerare per la seconda volta Maran, dopo averlo sostituito la prima volta con De Canio (anch’egli esonerato) e adesso con Maurizio Pellegrino, uno dei responsabili del Settore Giovanile della società etnea. Insomma, è un po’ come dire che il presidente Pulvirenti si sta rampicando sui vetri per cercare di salvare quello che ormai non è più possibile mettere a riparo. Storie di calcio, storie che non si possono raccontare come fossero le prime ad accadere e non saranno certamente neanche le ultime. Il mondo del pallone, al contrario di come si pensi superficialmente, non è davvero facile per nessuno ma è legato a fili sottilissimi che si intrecciano tra potere economico, capacità organizzative di settore e obiettivi da raggiungere. Non sempre, a causa di diverse situazioni, si creano i presupposti per non sbagliare. Oggi, col senno di poi, possiamo dire che il Presidente Pulvirenti, pur nell’apprezzabile tentativo d’investimento nella costruzione del nuovo stadio etneo, avrebbe dovuto pensare prima a potenziare quella squadra da favola che stava crescendo a vista d’occhio dopo l’operato di bravi tecnici quali, Simeone, Mihajlovic e Montella. Bisognava proseguire su quella strada, su quell’esempio, su quel lavoro, incrementando la parte tecnica con giocatori di valore, senza vendere il proprio meglio (vedi Marchese, Lodi (poi di ritorno quando ormai la frittata è stata fatta) e Gomez). Per Maxi Lopez, invece, ci sarebbe da fare un discorso a parte, ma adesso bisogna cercare di ripartire dalla Serie B, e non sarà facile. Comunque, risollevarsi dalle ceneri è un dovere per Catania città, per i suoi tifosi e per la Sicilia tutta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cataniafl0711fl0711barreto-6.jpgSiNun-cinico-torino-batte-il-catania-in-chiara-crisi-d`identita-1012814.htmSi100451001,02,03030511
1121012812NewsEditorialeNel bene e nel male, l`esempio arriva sempre dall`alto20140405141144Napoli e Juve, tra polemiche che non fanno il bene del calcio <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La recente querelle tra la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Laurentiis, la Juventus e Beppe Marotta</b>, scoppiata dopo la partita persa dalla Juventus a Napoli, ci fa pensare come questo mondo del pallone sia così legato a interessi di parte tali da dimenticare il senso etico e oggettivo dell’opinione. Come tutti sanno, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’a.d. della Juventus</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> ha dichiarato in diretta TV queste frasi: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ci ha dato fastidio l’eccessiva euforia dimostrata dal Napoli: sembra fosse l’euforia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tipica di una squadra di Provincia”.</b> Veemente la reazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luigi De Laurentiis, </b>figlio del presidente Aurelio, che ribatte: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Marotta, grande ignorante! Confonde il cuore di una</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">città unica come Napoli per un’euforia da Provincia”.</b> Parole e polemiche che non fanno bene al calcio e al suo ambiente. Noi ci schieriamo da sempre con l’onestà intellettuale, e cioè nel riconoscere la sconfitta come momento per dimostrare la propria superiorità nell’oggettiva analisi in cui si afferma che l’avversario ha vinto perché in quella determinata partita è stato superiore: punto! Pensiamo dunque che, nello specifico, la Juventus avrebbe dovuto dare atto alla sconfitta a prescindere dall’euforica reazione di una Napoli che, dopo aver battuto meritatamente la prima della classe, ha festeggiato come un evento da scrivere negli annali del calcio partenopeo. Ci sembra assolutamente legittimo l’orgoglio dei napoletani e non è certo offensivo esultare di soddisfazione dopo una partita vinta con pieno merito proprio contro la grande Juve dal gioco spumeggiante. Napoli è così, la sua gente ha grande cuore. E’ forse eccessiva nell’esultare perché è tutta passione, ed è anche la rivincita da tante cose legate a problemi che talora vanno oltre un pallone che rotola in mezzo al campo di calcio. La Juventus, invece, forte del suo primato in classifica, della sua superiorità tecnica e organizzativa che dà il senso ai tanti record conquistati coi fatti e non a parole, avrebbe dovuto dimostrare quello stile voluto dalla casa Agnelli, che da sempre si riflette nella sua lunga e leggendaria storia. E’ stato davvero peccato, cadere nel tranello della polemica squallida da cortile, non è da Juventus. La Vecchia Signora non può ribattere alle provocazioni innescate dai rivali di turno, fa parte del gioco e della storia del pallone a livello mondiale. Ma i fatti sono quelli che contano, a discapito della futilità delle parole che non dovrebbero mai<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>arrivare all’offesa. La Juve che si accinge a conquistare il suo terzo scudetto di fila dell’era Conte, deve sapere (ma lo sa già), che contro di lei ogni avversario gioca la partita della vita. Vincere contro la Juve è adrenalina allo stato puro, è caricarsi di quell’autostima che nessuna altra squadra in Italia ha il potere di dare a chi la batte sul campo. Questo, dovrebbe essere motivo di vanto per la Vecchia Signora del Calcio Italiano e per tutti i suoi innumerevoli tifosi sparsi in tutto il mondo. Sia chiaro, comunque, che non intendiamo stigmatizzare quello che noi reputiamo uno scivolone sulla buccia di banana, tuttavia, ci piace ricordare che la parola “rispetto”, debba essere significativa di un comportamento esemplare che società e dirigenti del calcio italiano devono dare, per essere in qualche modo emulati nel bene anche dai loro tifosi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711marotta.jpgSiNnel-bene-e-nel-male-l`esempio-arriva-sempre-dall`alto-1012812.htmSi100451001,02,03030635
1131012802NewsCalcio EsteroLiga,31a giornata:la capolista Atletico rischia a Bilbao20140329102144Liga spagnola, atlético Madrid, barcellona, real Madrid, athletic bilbaoIn campo tutte le grandiLiga spagnola di nuovo in campo, senza sosta dopo il turno infrasettimanale, per dare vita alla 31a giornata. Ne mancano otto e la lotta per la conquista del titolo è più che mai aperta. Le grandi del calcio iberico andranno tutte in campo oggi ma ci saranno da valutare diversi aspetti perchè martedì e mercoledì si giocherà l'andata dei quarti di finale di Champions League e il derby tutto spagnolo tra Atletico e Barcellona. Ma andiamo con ordine.<br>Alle 16 fischio d'inizio al "Cornellà-El Prat" del derby catalano tra Espanyol e Barça. All'andata si imposero di misura gli azulgrana del Tata Martino grazie alle rete di Alexis Sanchez ed è chiaro che la differenza di tasso tecnico tra le due squadre è veramente abissale. Ma un derby è pur sempre un derby e nonostante l'Espanyol non ha più nulla da chiedere al campeonato, dato che naviga lontano dai posti europei e lontano dalla zona retrocessione, l'11 di Aguirre proverà a regalare ai propri tifosi quella gioia che solo una vittoria nel derby può dare. Certamente i precedenti non fanno ben sperare: negli ultimi 4 scontri diretti, infatti, il Barcellona ha vinto sempre con un complessivo 11-0 e per rintracciare l'ultimo successo dell'Espanyol bisogna risalire al 2009.<br>Aguirre non dovrà fare i conti nè con problemi gravi d'infermeria nè con squalificati però sì con alcuni dubbi che rispondono ai nomi del centrocampista David Lopez e dell'attaccante Jhon Córdoba; il Tata Martino, oltre ai lungodegenti Puyol e Cuenca dovrà fare a meno del portiere Victor Valdes. <br>Alle 18 al "Balaidos" andrà in scena Celta-Siviglia. I padroni di casa sono reduci dalla prevedibile sconfitta proprio contro il Barcellona e conservano ancora&nbsp; 5 punti di vantaggio sulla zona retrocessione, ma lo stato di forma e di grazia del Siviglia incute paura, reduce da 6 vittorie consecutive e, soprattutto, dalla splendida vittoria ottenuta contro il Real Madrid un paio di giorni fa. Nel Siviglia Unai Emery ha già scritto una pagina importante di storia dato che mai prima d'ora gli andalusi avevano inanellato una serie di 6 vittorie di fila&nbsp;nella massima categoria. Tra le fila del Celta, Luis Enrique dovrà sopperire alle assenze di Cabral infortunato e, probabilmente, di Rafinha che soffre un'artrite all'alluce del piede sinistro; in compenso recupererà Wellinton e Krhon-Dehli che hanno scontato una giornata di squalifica.<br>Alle 20, a Bilbao, l'incontro più importante della giornata, ossia quello tra l'Athletic e l'Atletico Madrid. Per gli uomini di Simeone, primi in classifica, quindi, una trasferta insidiosissima. All'andata finì 2-0 per l'Atletico con i gol di Villa e Diego Costa ma a Bilbao, probabilmente, sarà tutta un'altra storia. I baschi in casa hanno battuto il Barcellona e pareggiato contro il Real e sono sempre andati a segno in tutte e 17 le gare disputate in casa. Inoltre i bilbaini sono imbattuti da 6 giornate e in casa hanno totalizzato ben 36 punti. Quest'oggi, però, Valverde dovrà fare a meno di elementi importanti come Kike Sola, Gurpegi ed Herrera. Simeone, invece, recupererà Felipe Luis, che rientra dalla squalifica.<br>Infine alle 22 un altro derby stracittadino, quello tra Real Madrid e Rayo Vallecano. Per mera statistica difficlmente il Real perderà di nuovo giacché è reduce da due sconfitte di fila. Ma il calcio a volte sa soprendere e il Rayo, certamentente non paragonabile al talentuoso Real Madrid, si accinge ad affrontare&nbsp; l'impegno odierno senza eccessivi patemi d'animo e con una striscia positiva di 5 turni che ha permesso di uscire dalle sabbie mobili della zona retrocessione che, adesso, è lontana 5 punti. Il Real sarà impegnato mercoledì nei quarti di finale di champions contro i tedeschi del Borussia Dortmund ma non può permettersi il lusso di ulteriori passi falsi perchè la vetta, con due avversari come Atletico e Barça, potrebbe allontanarsi definitivamente.<br><br>LIGA – Programma e Risultati 31/a Giornata<br><br>Oggi<br><br>Espanyol-Barcellona<br>Celta-Siviglia<br>Athletic Bilbao-Atletico Madrid<br>Real Madrid-Rayo Vallecano<br><br>Domani<br><br>Valladolid-Almeria<br>Osasuna-Real Sociedad<br>Villareal-Elche<br>Valencia-Getafe<br><br>Lunedì<br><br>Granada-Levante<br>Betis-Malaga<br><br>CLASSIFICA <br><br>1)At.Madrid 73<br>2)Barcellona 72<br>3)Real Madrid 70<br>4)At.Bilbao 56<br>5)Siviglia 50<br>6)Real Sociedad 49<br>7)Villareal 48<br>8)Espanyol 40<br>9)Valencia 40<br>10)Levante 37 <br>11)Granada 34<br>12)Celta 33<br>13)Rayo 33<br>14)Malaga 32<br>15)Elche 31<br>16)Almeria 30<br>17)Osasuna 29<br>18)Getafe 28 <br>19)Valladolid 27 <br>20)Betis 22<br><br>SpagnaFL0411FL0411simeone.jpgSiNliga-giornata-31-atletico-madrid-rischia-a-bilbao-1012802.htmSi100427901,02,03030498
1141012800NewsCalcio EsteroAncellotti: «Ho fiducia nel mio Real»20140327133889Ancellotti,Real madrid, Champions League, Liga Dopo la sconfitta di domenica contro il Siviglia, ora il Real si sta allontanando sempre più dalla vetta. Ma Ancellotti non si preoccupa ed è fiducioso per la rimonta. <b>Ancellotti</b> non si arrende. L'ex allenatore del <b>Milan</b> ha ancora fiducia in una rimonta del suo <b>Real</b> <b>Madrid</b>, al momento terzo con 70 punti nella Liga, alle spalle di <b>Barcellona</b> e <b>Atletico Madrid</b>, e reduce della sconfitta con il <b>Siviglia</b>, ormai a 6 successi consecutivi in campionato, di domenica scorsa.<div><br></div><div>Il tecnico italiano, dalle colonne del quotidiano “<b>As</b>”, si dice comunque fiducioso per la rimonta dei <i>blancos</i> della vetta, sicuro che i giochi non sono ancora del tutto conclusi. Il segreto, continua, è ritrovare l'equilibrio necessario tra la <b>squadra-leone</b> (come si era presentata il Real nei primi 14 minuti nell'ultima partita) e il <b>profondo stato di dormiveglia</b> che l'aveva colta anche nel <b>Clàssico</b> di due settimane fa.&nbsp;</div><div><br></div><div>I <b>tifosi</b> della squadra madrilena sperano veramente in una svegliata dei giocatori, anche in vista dell'imminente impegno di <b>Champions</b> <b>League</b> contro il <b>Borussia</b> <b>Dortmund</b>. La coppa delle grandi orecchie è un trofeo che manca da troppo tempo nella bacheca delle <i>merenghes</i> e una loro ennesima brutta figura nella competizione potrebbe essere un grosso guaio per <b>Carletto</b>.</div>C1012317,C1012318,C1012319,C1012320,C1012321,C1012322,C1007650,C1007651,C1007653,C1007654,C1007655,C1007855,C1007856,C100000 9,C1000075,C1007858Madriduttd01uttd01carlo-ancelotti.jpgSiNancellotti-madrid-fiducia-1012800.htmSi101268101,02,03030972
1151012799NewsCalcio EsteroLiga,30a giornata: una Bacca avvelenata per il Real Madrid20140327092320Liga spagnola, Atlético Madrid, barcellona, real Madrid, athletic bilbaoCade il Real a Siviglia, Atletico in vettaTurno infrasettimanale di Liga spagnola, valido per la 30a gironata di Liga, ricco di emozioni. La notizia, in primis, è che il Real Madrid, dopo aver perso il "classico", cade per la seconda volta in 3 giorni, in quel di Siviglia, e scivola in terza posizione. Certo, nulla ancora è deciso ma è significativo il fatto che due sconfitte di fila il Real non le faceva registrare dal 2009. "Merengues" sconfitte 2-1 in casa di un meraviglioso Siviglia che inanella la sesta vittoria di fila. Decidono due reti del colombiano Carlos Bacca (12 gol) che raggiunge e ribalta l’iniziale vantaggio di Cristiano Ronaldo. La vittoria&nbsp; del Siviglia ha, secondo me, dei nomi e cognomi ben precisi: intanto quello di Unai Emery che si conferma allenatore esperto e adatto a realtà calcistiche di medio-alto livello e, poi, quelli di Bacca, Rakitic e del portiere Beto.<br>E l'Atletico di Simeone si ritrova capolista solitario con 73 punti in virtù del successo casalingo, seppur di misura, sul Granada. A decidere l'incontro ci pensa l'ispano-brasiliano Diego Costa che centra la 23a marcatura stagionale. Al secondo posto, con 72 punti, c'è il Barcellona che rifila tre rei al Celta&nbsp;Vigo; doppietta di Neymar e 22° centro per Leo Messi. Per i catalani, però la brutta notizia è l'infortunio di Valdés costretto ad uscire in barella, a scricchiolare è il ginocchio del portiere. Il modo con il quale Valdés abbandona il campo non fa presumere nulla di buono, quasi piangendo e tappandosi il volto con le mani, bisognerà&nbsp; aspettare, quindi, gli esami clinici per sapere quale sarà il futuro prossimo dell'estremo difensore del Barça.<br>Nel quarto incontro disputato ieri, importante per quando riguarda la corsa alla salvezza, il Rayo Vallecano batte l'Osasuna grazie ad un rigore trasformato da Larrivey a tempo scaduto. <br>Si chiuderà stasera la 30a giornata con altri 4 incontri, due alle 20 e due alle 22. <br>Al Al Coliseum Alfono Perez si affronteranno Getafe e Villareal, due squadre che ultimamente sono alquanto in difficoltà. I padroni di casa non vincono addirittura da novembre ed occupano la terzultima posizione con 28 punti; gli ospiti certamente non sono preoccupati dalla retrocessione ma la delusione è grande visto che hanno cullato per gran parte della stagione quella quarta posizione che darebbe accesso ai preliminari di Champions League. Ormai, però, è troppo tardi, è mancata la continuità, ma resta il fatto che, da matricola, il "sottomarino giallo" abbia disputato una stagione al di sopra di ogni aspettativa.<br>In contemporanea si disputerà Real Sociedad-Valladolid. I padroni di casa, dopo la sconfitta di lunedì sera in casa dell'Almeria, si trovano a -9 dal quarto posto e a questo punto non resta che accontentarsi di inseguire un posto in Europa League.<br>Infine, andranno in campo le due compagini di Valencia. I "pipistrelli" del Valencia ad Almeria e i "granotes" del Levante contro il fanalino di coda Betis.<br><br>LIGA – Risultati 30/a Giornata<br><br>Martedì<br><br>Malaga-Espanyol 1-2&nbsp; 33'Sergio Garcia-76' Pizzi(E) - 34'Perez(M)<br>Elche-Athletic Bilbao 0-0<br><br>Ieri<br><br>Barcellona-Celta Vigo 3-0&nbsp;&nbsp; 6'-67'Neymar-30' Messi<br>Rayo Vallecano-Osasuna 1-0&nbsp; 90'Larrivey<br>Atletico Madrid-Granada 1-0&nbsp; 63'Diego Costa<br>Siviglia-Real Madrid 2-1&nbsp; 14'C.Ronaldo(R) - 19'-72'Bacca(S)<br><br>Oggi<br><br>Getafe-Villarreal<br>Real Sociedad-Valladolid<br>Almeria-Valencia<br>Levante-Real Betis<br><br>CLASSIFICA<br><br>1)At.Madrid 73<br>2)Barcellona 72<br>3)Real Madrid 70<br>4)At.Bilbao 56<br>5)Siviglia 50<br>6)Real Sociedad 46 *<br>7)Villareal 45 *<br>8)Espanyol 40<br>9)Valencia 39 *<br>10)Levante 37 *<br>11)Granada 34<br>12)Celta 33<br>13)Rayo 33<br>14)Malaga 32<br>15)Elche 31<br>16)Almeria 29 *<br>17)Osasuna 29<br>18)Getafe 28 *<br>19)Valladolid 27 *<br>20)Betis 19 *<br><br>* 1 partitta in meno<br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>SpagnaFL0411FL0411diegocosta.jpgSiNliga-giornata-30-real-madrid-sconfitto-a-siviglia-atletico-in-vetta-1012799.htmSi100427901,02,030301524
1161012794NewsEditorialeTracce di bellezza calcistica italiana che non c`è più20140324185422Il calcio italiano perde la bellezza e l`armonia del gioco<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Era il campionato più bello del mondo, quello italiano. Tutti ce lo invidiavano e persino i calciatori più importanti al mondo facevano a gara per poter giocare in Italia. E, anche se questo mondo pallonaro ci ha abituato a pensare che i calciatori vanno là, dove la moneta brilla di ricchezza e benessere, c’è stato un periodo in cui dal punto di vista professionale e qualitativo il calcio italiano dava garanzia di grande immagine e crescita di prestigio. Oggi non è più così. Il pallone italiano, infatti, non dà più garanzie di bel gioco. E, se pensiamo che solo la Juventus, la Roma e a tratti anche il Napoli, sono in grado di offrire il calcio spettacolo adatto ai palati fini, il resto è carente di bellezza pura. La 29ma giornata di calcio di Serie A, ha offerto un piatto povero di emozioni calcistiche ed è stato davvero carente di quello che è il vero significato del calcio: il gioco. Napoli – Fiorentina finita con la vittoria dei viola per 1 a 0 non ha entusiasmato particolarmente, come neppure ha sollecitato interesse la partita dell’Olimpico Lazio – Milan finita 1 a 1. Vince la Sampdoria contro il Verona per 5 a 0 e pure il Torino segna un rotondo 3 a 1 contro uno spento Livorno. Perde in casa l’Inter di Mazzarri per 1 a 2 contro l’Atalanta, pareggia il Parma 1 a 1 contro il Genoa e vincono Udinese, Bologna e Roma, rispettivamente contro Sassuolo, Cagliari e Chievo, in incontri in cui il calcio noioso e farraginoso non stuzzica interesse alcuno. Poi, al Massimino di Catania i rosso celesti affrontano la partita della vita contro la prima della classe, Juventus. Abbiamo visto tutti la qualità scadente dell’incontro fatto di ripetuti falli, cattiverie senza fine, scontri che sanno più di rugby che di calcio. Una partita noiosa, dove il gioco del pallone, quello vero, è stato offeso in maniera vergognosa. Non una trama di gioco degna di nota, mai la sensazione di volere giocare una partita di calcio a viso aperto e con logiche tattiche consone al credo calcistico dei rispettivi allenatori. Eppure in campo c’era la prima della classe contro l’ultima. Non vogliamo dire che questa mancanza di calcio e della sua bellezza sia stata imposta solo dal Catania che aveva bisogno di punti, tuttavia, possiamo affermare con tutta franchezza che ai siciliani è imputabile molta responsabilità. Più che un campo di calcio con due squadre contendenti, sembrava un ring in cui i giocatori si preparavano a mettere i guantoni. No, quello visto a Catania non è calcio, non può esserlo, anche se la Juventus certamente superiore dal punto di vista tecnico, in maniera sorniona si è cucita il terzo scudetto consecutivo dell’era Conte. Magra consolazione, diciamo noi, anche perché la Vecchia Signora d’Italia ci ha abituato davvero a ben altro. E’ vero, per giocare a calcio, quello con la C maiuscola, bisogna essere in due a farlo, tuttavia, ci corre l’obbligo di affermare che i bianconeri di Conte, dall’alto della loro superiorità tecnica e tattica, avrebbero potuto e dovuto non cadere nel tranello della provocazione del non gioco, senza rispondere fallo su fallo in maniera del tutto sbagliata. Insomma uno spettacolo calcistico davvero deprimente, che ha evidenziato in contemporanea l’espulsione dei due allenatori, Maran e Conte e, a seguire, anche quella di Berghessio per somma di ammonizioni. E così, annoiati com’eravamo di vedere tale scempio pallonaro, abbiamo pensato di ossigenarci assistendo a spizzichi e a bocconi al “derby” spagnolo tra Real Madrid e Barcellona. Tutto un altro calcio, anzi, questo è il vero calcio che non è dato dal solo risultato di 3 a 4 in favore del Barcellona, ma da tutta una serie di azioni di gioco che fanno del calcio lo spettacolo vero. Al Bernabeu è stato tutto un godere per gli amanti di calcio puro. Sblocca Iniesta, segue la doppietta di Benzema e poi la tripletta di Messi che rende vano anche il gol di Ronaldo. Certo, qui in questa terra spagnola il calcio è arte anche grazie alla presenza di due tra i più forti giocatori al mondo che tutti gli anni si contendono il pallone d’oro: Cristiano Ronaldo e Leo Messi. Tuttavia, pur non volendo paragonare l’incontro tra Catania – Juventus a Real Madrid – Barcellona, è giusto segnalare che al di là dell’evidente divario tecnico, la differenza sta proprio nel concetto di base che sta nell’intendimento di un calcio essenzialmente concepito come spettacolo e divertimento. Certo, ci stanno i falli, gli scontri, la grinta, la determinazione, la cattiveria agonistica, tutte fasi importanti che fanno parte del gioco del calcio. Ma il non calcio fatto di continue ripicche, di gomitate reciproche e continui falli oltre ogni limite, quello no! Non è davvero accettabile! E allora, noi che siamo eterni amanti e&nbsp;gelosi del nostro calcio, non meravigliamoci quando nelle Coppe Europee non vediamo più nostre squadre se non all’inizio delle varie competizioni. Nulla nasce dal nulla, questa è l’espressione del nostro calcio. La Juventus, ci ha abituato a vedere un buon calcio e, a onor del vero, le diamo atto di essere una delle pochissime superstiti del bel gioco, tranne alcune partite come quella disputata appunto a Catania. In fondo, la Vecchia Signora è l’unica squadra italiana rimasta in Europa in questo 2014. Non sarà mica un caso, no? Riprendiamoci dunque la bellezza del gioco più bello del mondo, magari migliorando la cultura della sconfitta. Forse così si potrà superare l’ansia e l’angoscia del perdere, a beneficio dello spettacolo e del senso propositivo del gioco stesso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cataniafl0711fl0711pallone8.jpgSiNtracce-di-bellezza-calcistica-italiana-che-non-c`e-pio-1012794.htmSi100451001,02,03030342
1171012790NewsCalcio EsteroLiga,29a giornata: Malaga corsaro a Vigo nell`anticipo20140322093849Liga spagnola, Real Madrid, Atlético Madrid, Barcellona, Athletic BilbaoDue reti di Camacho stendono il CeltaMalaga corsaro nell'anticipo della 29a giornata di Liga spagnola in casa del Celta Vigo, che non vince tra le mura amiche dal 24 gennaio allorquando sconfisse il Betis per 4-2. Due gli "eroi" del successo andaluso a Vigo: Duda e Camacho, quest'ultimo autore di due reti. Discorso a parte merita Duda, al secolo Sergio Paulo Barbosa Valente, cresciuto nelle giovanili del Vitoria Guimaraes e portato in Spagna dal Cadice, il Malaga lo acquistò nel 2001 per cederlo un anno al Levante e venderlo, poi,&nbsp;al Siviglia che nel 2007 vinse la Supercoppa di Spagna, disputando una grandissima partita al Santiago Bernabeu. Di nuovo tra le fila del Malaga dal 2008, a 33 anni suonati, è l'idolo dei tifosi Malagueños. 244 partite giocate, il terzo ad avere segnato di più (31), dietro solo a Dely Valdés e Darío Silva,il più ammonito con 61 gialli, il più espulso con 4 rossi e, soprattutto, il miglior assistman con 47 passaggi. Ieri sera, di fronte al Celta autore di due splendide giocate che sono valse le due reti di Camacho e la vittoria finale che allontana la zona retrocessione. Per il Celta di Luis Enrique continua il leit-motiv dell'intera stagione, forte in trasferta e debole in casa.<br>Come di consueto saranno 4 gli incontri del sabato e protagoniste saranno essenzialmente tutte le squadre che lottano per non retrocedere. Si parte alle 16 con Granada-Elche. Entrambe cercano il successo pieno per allontanare definitivamente, appunto, lo spettro della retrocessione e dovranno farlo nonostante le numerose ed importanti assenze. E' una partita a rischio incidenti vista la storica rivalità tra le due compagini e gli incidenti tra tifoserie di tre anni fa, sia a Granada come ad Elche, in occasione della sfida per la promozione. <br>Alle 18 toccherà a Espanyol e Levante, una sfida da ultima chiamata per l'Europa. Entrambe si trovano in una sorta di limbo tra i posti che valgono l'Europa e la bassa classifica, quindi nessuna delle due ha particolari patemi d'animo. Il Levante ha vinto 5 delle ultime 6 partite disputate contro l'Espanyol, l'unica sconfitta risale alla scorsa stagione (3-2) e non sarà facile quest'oggi avere la meglio sulla squadra allenata dal messicano Aguirre, che in casa da filo da torceré a tutti. Una curiosità statistica interessante sul Levante è che è la squadra che ha subito più tiri in porta, 163 per l'esattezza, ma grazie alle splendide&nbsp; parate di Keylor Navas è solamente la sesta che ha subito meno gol al passivo (39).<br>Alle 20 uno degli incontri più affascinanti di questo turno, quello tra Valladolid e Rayo Vallecano. Il Vallladolid ha interrotto la sua serie utile la&nbsp;settimana scorsa. Dopo due pareggi e la storica vittoria contro il Barcellona, la squadra allenata da Juan Ignacio Martinez è in piena lotta per non retrocedere.&nbsp; Il Rayo di Paco Jemez, invece, ha inanellato tre vittorie consecutive ma bisogna tener presente che ha la difesa più perforata del campionato e che in questa stagione ha pareggiato solo due volte. Giochi apertissimi dunque.<br>Infine, alle 22, l'Athletic Bilbao, dovrà difendere la quarta posizione dagli attacchi delle inseguitrici contro il Getafe. I "leoni" di Bilbao forti del fattore campo, dovranno ovviare all'assenza di Aduriz squalificato e ricordare Iñaki Azkuna, medico e politico del Partito Nazionalista Basco, sindaco di Bilbao dal 1999.<br>Il Getafe sembra non avere alcuna possibilità, dato che attraversa il peggior periodo della propria storia in massima serie. Vero è che il nuovo allenatore, Cosmin Contra, ha riportato un po' di serenità ma i 28 punti in classifica la dicono lunga su come la retrocessione sia dietro l'angolo.<br><br>LIGA – Risultati 29/a Giornata<br><br>Ieri<br><br>Celta Vigo-Malaga 0-2&nbsp; 24'-32'Camacho<br><br>Oggi<br><br>Granada-Elche<br>Espanyol-Levante<br>Valladolid-Rayo Vallecano<br>Athletic Bilbao-Getafe<br><br>Domani<br><br>Osasuna-Siviglia<br>Betis Siviglia-Atletico Madrid<br>Valencia-Villarreal<br>Real Madrid-Barcellona<br><br>Lunedì<br><br>Almeria-Real Sociedad<br><br>SpagnaFL0411FL0411celtamalaga.jpgSiNliga-giornata-29-malaga-corsaro-a-vigo-1012790.htmSi100427901,02,03030635
1181012764NewsCampionatiLa ventisettesima giornata consacra la Juventus. Il Napoli si avvicina alla Roma, battuta al San Paolo 20140309235625europa, scudetto, juve, roma. napoli, bologna, catania, sassuolo, cagliari. udinese, sampdoria, salvezza, scudetto<div align="justify">IL PUNTO SULLA 27' GIORNATA - La Juventus, che nel lunch-match supera la Fiorentina con una prodezza di Asamoah, mette in cassaforte il terzo scudetto consecutivo. Bianconeri a + 14 dai giallorossi, che devono recuperare la gara contro il Parma, ma che devono stare attenti al Napoli, distante adesso solo 3 punti. La rete decisiva arriva a 10' dalla fine grazie ad un perfetto stacco aereo di Callejon, anche se la Roma non meritava la sconfitta per quanto dimostrato nell'arco dei novanta minuti. Si rifà sotto l'Inter, che supera di misura il Torino e si porta al 5' posto ad un solo punto dai viola, sempre quarti. Sale anche il sorprendente Parma, che batte il Verona e si porta al 6' posto a soli 2 punti dal 4' posto. Rallentano in chiave Europa-League il Verona, che cade a Parma, la Lazio, sconfitta all'Olimpico ad opera dell'Atalanta e il Torino. Non fanno certamente meglio Milan e Genoa, che perdono rispettivamente a Udine e al Bentegodi contro il Chievo. Salgono verso zone tranquille raggiungendo praticamente la salvezza, la Sampdoria (4 a 2 al Livorno), l'Atalanta (che sbanca Roma e batte per 1 a 0 la Lazio), e l'Udinese (che passa al Friuli contro i rossoneri grazie alla rete del solito Di Natale). In zona calda il Cagliari porta a casa un punto dal Massimino, il Chievo grazie a due tiri dagli undici metri supera il Genoa, il Bologna impatta contro il Sassuolo, che torna a far punti con Di Francesco (nuovamente in&nbsp; panca dopo 6 turni in cui il suo sostituto, Malesani, non aveva raccolto punti per i neroverdi). Pesante la sconfitta del Livorno, avanti al riposo 2 a 0, ma che poi perde clamorosamente 4 a 2 contro la Sampdoria. Inutile anche il pareggio interno del Catania contro il Cagliari, mentre positivo il pari esterno del Sassuolo al Dall'Ara. Saranno quasi certamente Sassuolo, Catania, Livorno, Bologna e Chievo a lottare per mantenere la Serie A. Archiviato il discorso scudetto, sarà lotta sino alla fine tra Roma e Napoli per il secondo posto, mentre per l'Europa lotterano ben 8 squadre, dal Genoa (undicesimo con 35 punti) alla Fiorentina (che è quarta e di punti ne ha 45).<br></div>ivomesivomesc-33509839.jpgSiNasamoah-1012764.htmSi100075401,02,03010570
1191012763NewsCampionatiUn Catania jellato spreca e non va oltre il pari con il Cagliari20140309133546vecino, nene`, cossu, lodi, bergessio, barrientos, andujar, catania, cagliari, cellino, pulvirenti, cibali, rolin, spolli, monzon, peruzzi, biraghi, avelar, conti, avramovSardi avanti a inizio ripresa con Vecino, ma pochi minuti dopo pareggia Lodi su tiro da fermo<div align="justify">DAL NOSTRO INVIATO - Nulla si può rimproverare sul piano dell'impegno al Catania, che specie nella ripresa chiude il Cagliari nella propria metà campo alla ricerca del gol della vittoria, ma due legni e un pò di precipitazione sotto porta frenano gli etnei, che sprecano un'altra opportunità per poter risalire sul treno che porta alla salvezza. Nulla è perduto, ma a 11 gare dalla fine si fa difficilissima per i rossazzurri, sempre penultimi, che non sfruttano un turno casalingo sulla carta agevole, contro i sardi di Lopez, cui manca ancora qualche punto per confermare la permanenza nella massima serie. Primo tempo a ritmi bassi, con un Cagliari che bada a controllare e con i padroni di casa che lentamente si riversano nella metà campo avversaria. Dopo un tiro di Ekdal parato da Andujar, è Lodi a confezionare due nitide palle-gol. La prima, di testa, la spreca mandando sopra la traversa, mentre in occasione della seconda il numero 10 di casa impegna severamente Avramov in corner su tiro da fermo. Prima del riposo un tiro a giro di Sau termina alto, e allo scadere Barrientos calcia addosso ad Avramov che salva i suoi dallo svantaggio. La ripresa si apre con un tiro a lato di Dessena e con la rete del vantaggio ospite firmata da Vecino in mischia. La rete dei sardi scuote il Catania, che si riversa nella metà campo cagliaritana e trova il pari con una velenosa punizione di Lodi. Poi è un monologo etneo, con gli ospiti che rimangono in dieci per l'espulsione (doppia ammonizione) di Avelar. Ma i legni salvano i sardi dalla sconfitta. Prima è un gran sinistro di Biraghi a fare tremare il palo, pochi minuti dopo la traversa dice di no al colpo di testa di Rolin. E nei minuti di recupero i colpi di testa di Fedato e Peruzzi finiscono sopra la traversa. Tanto cuore da parte degli uomini di Maran, che meritavano senza dubbio i tre punti, ma che devono accontentarsi di un solo punticino, che serve ben poco agli etnei, relegati a quota 20 al penultimo posto, alla vigilia della delicatissima e decisiva sfida di domenica prossima a Reggio Emilia contro il Sassuolo. <br></div>Catania, Stadio A.Massiminoivomesivomeslodi.jpgSiNcatania-cagliari-pareggio-occasione sprecata-1012763.htmSi100075401,02,03010256
1201012756NewsCalcio EsteroLiga, 27a giornata: sabato in-Fausto per il Barcellona, Atletico corsaro20140309084620Liga spagnola, Real Madrid, Barcellona, Atlético Madrid, Athletic BilbaoCrolla il Barcellona a Valladolid, l`Atletico stende il CeltaBenvenuto tra i rifiuti cantava Fausto Rossi, in arte Fausto'o, verso la fine degli anni '70 e tra i rifiuti sguazza da ieri il Barcellona, che fu delle meraviglie.<br>I catalani escono con le ossa rotte dal José Zorrilla di Valladolid, sconfitti di misura proprio dalla rete segnata nella prima frazione di gioco dall'italiano Fausto Rossi, classe 1990, cresciuto e di proprietà della Juventus.<br>Non è stata, però, una sconfitta arrivata per caso o per sfortuna; il Valladolid ha disputato un incontro brillante, un primo tempo asfissiante per la qualità e la quantità del pressing attuato e un secondo tempo meraviglioso se si considera la voglia che i castigliani hanno dimostrato di avere nell'aiutarsi reciprocamente in qualsiasi zona del campo e con una difesa ordinata e sempre attenta. La reazione del Barcellona è stata in alcuni tratti veemente ma quasi&nbsp;sempre inefficace nel trovare gli sbocchi giusti per le proprie giocate offensive. <br>Discorso diverso, invece, per l'Atletico Madrid che, privo di Diego Costa, Arda Turan e Godin, riesce ad espugnare il Balaìdos di Vigo grazie alla doppietta di David Villa.<br>Risultato che appare, comunque, bugiardo considerato che fino al minuto 60 gli uomini di Simeone erano apparsi in seria difficoltà, confermando il momento non proprio positivo<br>(due vittorie nelle precedenti nove partite). Il Celta resta a metà classifica ma, complice la clamorosa vittoria del Valladolid contro il Barcellona vede&nbsp;assottigliarsi a soli 4 punti il margine sulla zona retrocessione.<br>Nonostante l'assenza del giocatore più importante, Rafinha, Luis Enrique ha modellato una squadra difficile da superare, che migliora giornata dopo giornata. L'Atletico è stato messo in difficoltà per gran parte dell'incontro grazie a buone trame di gioco, alla buona prestazione di Nolito e ad un preziosissimo Oubina davanti alla difesa. Simeone può ritenersi più che soddisfatto per essere tornato a casa con i tre punti e con il sogno in tasca di lottare fino alla fine contro i cugini del Real per la conquista del titolo.<br>Negli altri incontri disputati ieri fanno notizia lo stop del Villareal che perde malamente a Granada contro una squadra che non vinceva da parecchio tempo e la vittoria del fanalino di coda Betis che, con il medesimo risultato, fa fuori un Getafe ormai allo sbando. Zona salvezza che resta ancora lontanissima per i betici che cominciano a coltivare il rimpianto per una stagione che poteva essere più all'altezza del proprio blasone.<br>Anche oggi saranno 4 gli incontri che caratterizzeranno la domenica di Liga spagnola. Si parte alle 12 con Espanyol-Elche. I catalani si trovano in una sorta di limbo, lontani dalle posizioni che valgono l'Europa e lontani dalla zona retrocessione; i tre punti servono solo per far felici i tifosi che vivono un momento di scoramento. Storicamente il campo dell'Espanyol è considerato uno dei campi più difficili di Spagna e quest'anno, invece, non è stato un fortino inespugnabile, anzi, tutto il contrario; infatti la squadra di Aguirre ha vinto solo 3 degli ultimi 8 incontri casalinghi. Dall'altro lato, l'Elche, che per la prima volta calcherà il prato de El Prat, vive un buon momento, avendo perso solo contro il Real negli ultimi 5 incontri di campionato disputati, da tenere in conto, però, che non vince in trasferta da ottobre 2013. <br>Alle 17 sarà la volta del derby tra Almeria e Siviglia. Incontro sentitissimo per i padroni di casa anche per alcune connotazioni sociali e politiche di rivalsa nei confronti del capoluogo andaluso. Partita della vita, quindi, per l'Almeria che ha bisogno di punti per conquistare la salvezza, dall'altro lato un Siviglia che giovedì affronterà il primo dei due turni di Europa League contro il Betis in un altro derby infuocato.<br>Alle 19 toccherà al Real Madrid approfittare dello scivolone del Barça e mantenere a debita distanza l'Atletico. L'avversario sarà il piccolo ma mai domo Levante.<br>I valenciani non hanno nulla da perdere e non hanno nemmeno problemi di classifica dato che non perde da 8 giornate; peseranno, comunque, le assenze di Diop e Simao Mate infortunati e di Casadesùs squalificato. Tutto sta, dunque, nella testa e nei piedi della capolista Real, una squadra, forse, poco spettacolare ma che rispecchia totalmente il carattere e il pragmatismo di Carlo Ancelotti.<br>Infine, alle 21, chiuderà la domenica di Liga un interessante Valencia-Athletic Bilbao. I padroni di casa hanno interrotto la settimana scorsa in casa del Rayo Vallecano una striscia positiva che durava da sei giornate ed è costretto a disputare un finale di stagione perfetto se vuole ancora raggiungere i posti validi per l'Europa; di contro, l'Athletic può tranquillamente considerarsi la vera sorpresa di questo campionato. L'undici allenato da Ernesto Valverde,&nbsp;ha sei punti di vantaggio sulla quinta in classifica e culla il sogno dei preliminari di Champions League.<br><br><br>LIGA – Programma e Risultati 27/a Giornata<br><br>Ieri<br><br>Valladolid-Barcellona 1-0&nbsp; 17'Rossi<br>Real Betis-Getafe 2-0&nbsp; 16'Leo Baptistao-39'Ruben Castro<br>Celta Vigo-Atletico Madrid 0-2&nbsp; 62'-64'Villa<br>Granada-Villarreal 2-0&nbsp; 23'Rico-33'El Arabi<br><br>Oggi<br><br>Espanyol-Elche<br>Almeria-Siviglia<br>Real Madrid-Levante<br>Valencia-Athletic Bilbao<br><br>Domani<br><br>Osasuna-Malaga<br>Real Sociedad-Rayo Vallecano<br><br>SpagnaFL0411FL0411fausto-rossi.jpgSiNliga-giornata-27-barcellona-perde-atletico-vince-1012756.htmSi100427901,02,03030356
1211012755NewsCalcio EsteroLiga, 27a giornata: in campo Barcellona e Atletico20140308092716Liga spagnola, Real Madrid, Barcellona, Atlético MadridValladolid-Barcellona e Celta Vigo-Atletico madridAl via oggi la 27a giornata di Liga spagnola e subito in campo, alle 16, il Barcellona sul campo del Valladolid e all'inseguimento del Real Madrid, primo in classifica con un punto di vantaggio. I padroni di casa occupano al momento la terzultima posizione con 3 punti da recuperare per evitare la retrocessione,&nbsp;ma l'incontro odierno non agevola l'impresa considerato che il Barcellona vorrà conquistare i tre punti dopo avere subito due sconfitte nelle ultime 3 giornate<br>e che i castigliani non celebrano un successo da ben 5, collezionando 4 pareggi e una sconfitta. Anche le statistiche non aiutano il Valladolid, che ha perso&nbsp; contro i catalani negli ultimi 8 scontri diretti subendo una media di 3/4 gol a partita. <br>Alle 18 scenderanno in campo Betis e Getafe, due squadre con innumerevoli problemi. Infatti, il Getafe la settimana scorsa ha battuto un record in negativo: 11 giornate consecutive senza vincere, la striscia più lunga nel massimo campionato da parte della squadra di Madrid. Dall'altro lato i padroni di casa sperano di vedere la luce in fondo al tunnel e il passaggio del turno in Europa League e il successivo pareggio contro il Villareal potrebbero far ben sperare, anche se ci vorrebbe un miracolo per recuperare gli 11 punti che attualmente separano i betici dalla zona salvezza. <br>Alle 20 toccherà all'Atletico Madrid in quel di Vigo. Il Celta naviga a metà classifica con un rassicurante +7 sulla zona retrocessione e con un solo punto conquistato nelle ultime due giornate. La squadra di Simeone non vuole abbandonare i sogni di gloria e la scia di Real e Barça; un dato, però, è certo, nelle ultime 4 gare disputate ha vinto solo una volta e ha l'impellente necessità di tornare ai livelli di un mese fa. Simeone affiderà le chiavi dell'attacco a David Villa, dovendo rinunciare a Costa e Turan squalificati. In casa Celta è in dubbio, invece, la presenza di Rafinha reduce da un duro scontro nell'allenamento di giovedì.<br>Il "Balaìdos" porta bene all'Atletico dato che ha vinto negli ultimi due scontri diretti in terra galiziana, entrambi per 1-3, e il Celta non batte tra le mura amiche i "Colchoneros" dal 2005.<br>Infine, alle 22, chiuderanno il sabato di Liga Granada e Villareal. Dopo le sconfitte in trasferta contro Valencia e Atletico Bilbao, il Granada è scivolato al quattordicesimo posto in classifica. I biancorossi hanno segnato solo 22 gol in 26 gare e sono in crisi: hanno infatti perso cinque delle <br>ultime sei partite disputate. Ora il Granada ha appena quattro lunghezze di vantaggio sulla zona retrocessione. All'andata vinse il Villarreal, con un rotondo tre a zero. <br><br><br>Il Programma della 27a Giornata<br><br>Oggi<br><br>Valladolid-Barcellona<br>Betis-Getafe<br>Celta Vigo-Atletico Madrid<br>Granada-Villareal<br><br>Domani<br><br>Espanyol-Elche<br>Almeria-Siviglia<br>Real Madrid-Levante<br>Valencia-Atletico Madrid<br><br>Lunedì<br><br>Osasuna-Malaga<br>Real Sociedad-Rayo Vallecano<br><br><br><br><br>SpagnaFL0411FL0411simeone.jpgSiNliga-giornata-27-in-campo-barcellona-e-atletico-1012755.htmSi100427901,02,03030361
1221012732NewsCampionatiInter, Mazzarri: «Siamo sfortunati. Ci prepariamo per il prossimo match»20140224193734interAbbiamoL'allenatore dell'Inter, Walter Mazzarri, è stato intervistato da&nbsp;Sky Sport&nbsp;a Biella per la presentazione del suo libro "Il meglio deve ancora venire".<br><br> Che lunedì è questo dopo la gara di ieri?<BR>"Un lunedì non tanto bello, non sono contento del risultato. Non è una sconfitta, ma pensavamo di aver meritato i 3 punti".<br><br> La prestazione?<BR>"Abbiamo faticato nel primo tempo anche per merito del Cagliari, ma nel secondo tempo abbiamo fatto il massimo sotto tutti i punti di vista. Purtroppo ci è andato un po' tutto male e non è la prima volta: ormai ci mancano diversi punti, direi anche 7-8. C'è rammarico. A volte facciamo fatica a sbloccare il risultato in casa, specie con squadre chiuse. E' successo di non aver giocato bene, ma spesso - come ieri - non siamo stati nemmeno fortunati".<br><br> Sugli errori arbitrali: "Ho già parlato ieri, siamo sfortunati. Ma non mi fate dire di più".<br><br> Su Hernanes e Icardi: "Icardi è migliorato, ha fatto 45' molto bene: valuterò in settimana e vedrete le mie scelte. Hernanes ci può servire tanto quest'anno e anche in futuro: ha caratteristiche che non avevamo in rosa".<br><br> Sabato c'è il match con la Roma: cosa pensa di Garcia?<BR>"E' stato molto bravo al suo primo anno in Italia. Non lo conosco di persona, ma mi piace tanto, anche come si pone. Ha fatto bene al nostro calcio uno come lui. E poi anche la società ha lavorato bene: sono forti. Cercheremo di prepararci al meglio come sempre, è un match dal grande fascino".<br><br> D'Ambrosio non ancora pronto?<BR>"Si sta allenando bene, migliorando anche lui senza problemi. Io chiedo cose particolari agli esterni e chi sta giocando sta facendo bene, quindi ho preferito dare continuità".<BR><br><br>C1012317adm001adm001mazzarri-inter.jpgSiNinter-mazarri-siamo-sfortunati-prepariamo-il-prossimo-match-1012732.htmSiT1000026100075701,02,03030608
1231012712NewsCalcio EsteroLiga, 25a giornata: crolla il Barcellona, Real Madrid in testa 20140223092636Liga spagnola, Real Madrid, Atlético Madrid, BarcellonaBarcellona sconfitto 3-1 dalla Real SociedadCrolla il Barcellona a San Sebastian e il Real Madrid è primo, da solo al comando. E' questo il verdetto del sabato di Liga spagnola valido per la 25a giornata.<br>Real Madrid che sfrutta il fattore campo e il turno agevole contro l'Elche e nonostante le assenze di Ronaldo e Modric. Il risultato finale, però, inganna, considerato che, forse, è stato uno dei peggiori Real di questa stagione; a parte il gol del vantaggio di Illaramendi, per più di 2/3 dell'incontro è prevalsa la noia. Poi, il gran gol di Bale da poco più di 25 metri e la marcatura di Isco hanno svegliato i tifosi del Santiago Bernabeu e regalato una vittoria dalla goleada ingannevole.<br>Come accennato, il Barcellona si arrende davanti alla solidissima Real Sociedad. Prova quasi perfetta per gli uomini di Arrasate, che partono forte, con grande intensità e pressing asfissiante, e passano in vantaggio in virtù dell’autorete di Song. La reazione blaugrana arriva subito con il solito goal di Messi a ristabilire subito gli equilibri. Poi, nella ripresa i padroni di casa passano di nuovo in vantaggio con Griezmann, che finalizza il perfetto assist di Vela e pochi minuti dopo affondano il colpo del ko con la marcatura di Zurutuza.&nbsp; <br>Nelle altre due sfide giocate ieri, pareggiano Almeria e Malaga e Celta Vigo e Getafe con i gol di Lafita per i madrileni e Rafinha per i locali.<br>Saranno 4 gli incontri che caratterizzeranno la domenica di Liga. Alle 12 sarà la volta di Rayo Vallecano-Siviglia. Il Rayo, prima della goleada subita al Camp Nou la settimana scorsa, <br>aveva inanellato due risultati utili consecutivi che avevano portato alla conquista di 4 punti. Il Rayo, comunque, detiene il non edificante record di peggior difesa del campionato (58) e questo spiega il perchè della penultima posizione che occupa attualmente. Il Siviglia, di contro, è reduce dal pareggio in Europa League (2-2) in casa del Maribor ma non vince in campionato da ben 6 giornate (3 pareggi e 3 sconfitte). <br>Alle 17 toccherà al fanalino di coda Betis, che è praticamente già retrocesso, dato che ci sarebbe bisogno di un vero e proprio miracolo. Curiosamente, in Europa League gli andalusi hanno pareggiato contro i russi del Rubin Kazan, ma in campionato hanno collezionato 16 sconfitte su 24 incontri e la quartultima posizione dista ben 11 punti. Di fronte troveranno l'agguerrito Athletic Bilbao, quarto in classifica inseguendo il sogno Champions League e col dente avvelenato per la prima sconfitta casalinga di questa stagione subita la scorsa settimana.<br>Alle 19, al "Mestalla, si affronteranno Valencia e Granada. I padroni di casa non perdono da cinque turni, che sono valsi 9 punti, ed attualmente occupano l'ottavo posto in classifica.<br>Tra il Valencia e l'Europa League della prossima stagione ci sono il Siviglia e otto punti da recuperare. Il Granada è reduce dalla vittoria contro il&nbsp; Betis, che ha interrotto una striscia di tre sconfitte consecutive. <br>Infine, alle 21 sul campo dell'Osasuna, toccherà all'Atletico Madrid lanciarsi all'inseguimento dei cugini del Real. I padroni di casa sono reduci da un pareggio a reti inviolate ottenuto sul campo dell'Elche e vorranno difendere i 4 punti di vantaggio che mantengono sulla zona retrocessione. Inoltre, l'Osasuna è&nbsp; squadra temibilissima tra le mura amiche, essendo riuscito a fermare tutte le formazioni di alta classifica. Forse, per la legge dei grandi numeri, sarà difficile che si ripeta anche contro l'Atletico ma in ogni caso ci vorrà grande attenzione e grande intensità per andar via da Pamplona con l'intera posta in palio.<br><br><br><br>LIGA – Risultati 25/a Giornata<br><br>Venerdì<br><br>Valladolid-Levante 1-1&nbsp; 25'Casadesus(L) - 52'Guerra(V)<br><br>Ieri<br><br>Real Madrid-Elche 3-0&nbsp; 34'Illaramendi-71'Bale-81'Isco<br>Celta Vigo-Getafe 1-1&nbsp; 20'Lafita(G) - 59'Rafinha(C)<br>Real Sociedad-Barcellona 3-1&nbsp; 32'a.gol Song-54'Griezmann-59'Zurutuza(R) - 36'Messi(B) <br>Almeria-Malaga 0-0<br><br>Oggi<br><br>Rayo Vallecano-Siviglia<br>Real Betis-Athletic Bilbao<br>Valencia-Granada<br>Osasuna-Atletico Madrid<br><br>Domani<br><br>Espanyol-Villarreal<br><br>SpagnaFL0411FL0411real_madrid_gareth_bale.jpgSiNliga-giornata-25-crolla-il-barcellona-real-madrid-in-vetta-1012712.htmSi100427901,02,03030440
1241012711NewsCalcio EsteroLiga, 25a giornata: il Barcellona rischia a San Sebastian20140222100557Liga spagnola, Barcellona, Real Madrid, Atlético MadridDifficile trasferta per il Barcellona, il Real sogna la vettaPareggio tra Valladolid e Levante nell'anticipo della 25a giornata di Liga spagnola. Incontro per nulla entusiasmante ma, comunque, giocato con grande intensità. Per i valenciani è la settima partita consecutiva senza sconfitte, mentre per il Valladolid è un occasione persa per allontanarsi dalla zona retrocessione. Dopo il vantaggio levantino con Casadesus, ci pensa il solito Javi Guerra a riequilibrare il conto.<br>Il sabato di Liga ci offrirà due delle tre capolista in campo. Alle 16 toccherà al Real Madrid scendere sul prato del Santiago Bernabeu per affrontare il "piccolo" Elche senza, però, due uomini importanti come Cristiano Ronaldo e Modric. Non tutti i mali vengono per nuocere dato che i due fuoriclasse potranno riposare in vista dell'impegno in Champions League contro lo Schalke 04. Ci sarà ancora spazio, dunque, per Jese Rodríguez, diventato beniamino dei tifosi in virtù delle ultime eccellenti prestazioni.<br>L'Elche di Francisco Segura dal canto suo è imbattuto da tre giornate ed è risalito fino alla quattordicesima posizione, ma il discorso salvezza non è ancora chiuso dato che le rivali non sono lontanissime.<br>Alle 18, in Galizia e più esattamente al "Balaidos" si affronteranno Celta e Getafe, due squadre con stati d'animo completamente diversi.<br>Il Celta Vigo è imbattuto da quattro turni ed è reduce dalla splendida vittoria in trasferta contro il Villareal. Dall'altra parte, il Getafe non vince&nbsp;addirittura da nove turni e dai quali ha ottenuto solo due miseri punti. La terza squadra di Madrid, comunque, conserva ancora quattro punti di vantaggio dalla zona retrocessione e la panchina di Luis García Plaza traballa e non poco.<br>Alle 20 toccherà al Barcellona e dovrà vedersela all'"Anoeta" contro l'ostica Real Sociedad. Messi &amp; co. non hanno un buon ricordo dello stadio di San Sebastian visto che non ci vincono dal 2010; da allora due sconfitte ed un pareggio. Insomma, tutto da perdere per i catalani che, commettendo un passo falso, perderebbero la vetta della classifica. <br>I baschi sono reduci dal successo di misura conquistato a Malaga per 1-0, che ha permesso alla squadra allenata da Jagoba Arrasate di alimentare le speranze di conquistare un posto per l'Europa, magari quella che conta di più, ovvero la Champions League.<br>Infine, alle 22, chiuderà il sabato di Liga un, anche se meno importante ma comunque avvincente, Almeria-Malaga, rispettivamente 16a e 17a in classifica. Entrambe, dunque, con l'acqua alla gola, alla disperata ricerca di punti che allontanino dalla zona retrocessione. Ed ecco che il derby andaluso di stasera assume connotazioni calcisticamente drammatiche. L'Almeria è reduce dalla sconfitta sul campo del Levante ma negli ultimi mesi ha imparato a sfruttare più il fattore campo, tanto da arrivare a sconfiggere persino il molto più quotato Atletico Madrid. Dall'altra parte il Malaga del tedesco Schuster appare completamente allo sbando e&nbsp;con un vantaggio sulla terzultima ormai ridotto a soli tre punti.<br><br>LIGA – Programma e&nbsp;Risultati 25/a Giornata<br><br>Ieri<br><br>Valladolid-Levante 1-1&nbsp; 25'Casadesus(L) - 52'Guerra(V)<br><br>Sabato<br><br>Real Madrid-Elche<br>Celta Vigo-Getafe<br>Real Sociedad-Barcellona<br>Almeria-Malaga<br><br>Domenica<br><br>Rayo Vallecano-Siviglia<br>Real Betis-Athletic Bilbao<br>Valencia-Granada<br>Osasuna-Atletico Madrid<br><br>Lunedì<br><br>Espanyol-Villarreal<br><br>SpagnaFL0411FL0411messi.jpgSiNliga-giornata-25-barcellona-rischia-contro-la-real-sociedad-1012711.htmSi100427901,02,03030423
1251012675NewsCalcio EsteroLiga,23a giornata: in tre al comando20140210094753Liga spagnola, Barcellona, Real Madrid, Atlético MadridTre squadre in vetta23/a giornata piena di soprese nella Liga spagnola. Cambia tutto al vertice della classifica per via dell'inattesa sconfitta dell’Atletico Madrid di Diego Pablo Simeone sul campo dell’Almeria ed è la seconda consecutiva se consideriamo anche il 3-0 incassato dal Real Madrid in Coppa del Re. Uno stop inatteso, che consente proprio al Real di Ancelotti, che liquida 4-2 il Villareal grazie alla doppietta di Benzema, Bale e Jesé Rodriguez, di raggiungere&nbsp;la vetta della classifica.<br>Il Barcellona si riscatta dopo la sconfitta di Valencia della settimana scorsae e torna al successo sul campo del Siviglia. 4-1 il risultato finale in virtù delle reti di Sanchez, Fabregas e di un ritrovato Leo Messi autore di una doppietta. Barcellona, dunque, di nuovo in vetta a quota 57 punti, in compagnia di Real e Atletico, ma, in virtù della migliore differenza reti, da considerare al comando. <br>Tra gli altri incontri, seconda vittoria consecutiva per il Valencia di Pizzi che, dopo aver sbancato il Camp Nou, rifila un rotondo 5-0 al Betis Siviglia.&nbsp;A segno ancora una volta Paco per i valenciani, il giocatore più in forma del momento, e l’ex Napoli Edu Vargas. Goleada anche per il Rayo Vallecano che&nbsp; schianta il Malaga 4-1.<br>La Real Sociedad, dopo la sconfitta in coppa del Re, non va oltre lo 0-0 casalingo contro il Levante e adesso il quarto posto dista sei lunghezze. <br>Pareggio anche tra Valladolid ed Elche. 2-2 il finale con gli ospiti avanti grazie ai gol di Coro e Manu Del Moral ma raggiunti nella ripresa dalla doppietta di Osorio.<br>Infine, anche il Getafe paga dazio nella trasferta di Pamplona e&nbsp;subisce&nbsp;un 2-0 da un Osasuna che continua ad allungare sulla zona retrocessione grazie ai gol di&nbsp;Riera e Torres.<br>Si chiuderà stasera la 23a giornata con un interessante Celta Vigo-Atheltic Bilbao. I galiziani occupano attualmente l’undicesima posizione ma il penultimo posto dista solo 5 punti. Rispetto ad inizio stagione la squadra di Luis Enrique è notevolmente migliorata ed è reduce da 3 vittorie e 1 pareggio in 4 partite. <br>I baschi sono quarti in classifica e sognano la qualificazione ai preliminari di Champions League. Dovranno lottare con Villarreal e Real Sociedad, ma&nbsp;gli uomini&nbsp;di Valverde sembrano avere una marcia in più&nbsp;rispetto alle concorrenti. <br>L’Athletic è praticamente infallibile in casa, mentre in trasferta non è raro vedere i baschi faticare più del dovuto.<br><br>LIGA – Risultati 23/a Giornata<br><br>Venerdì<br><br>Espanyol-Granada 1-0&nbsp; 79'Moreno<br><br>Sabato<br><br>Valencia-Betis 5-0&nbsp; 41'Mathieu-44'-68'Paco-62'Feghouli-79'Vargas<br>Rayo Vallecano-Malaga 4-1&nbsp; 26'-63'Falque-28'Arbilla-46'Larrivey(R) - 72'Iakovenko(M)<br>Real Madrid-Villarreal 4-2&nbsp; 7'Bale-25'-76'Benzema-64'Jesé Rodriguez(R) - 43'Mario-69'Dos Santos(V)<br>Almeria-Atletico Madrid 2-0&nbsp; 80'-86'Verza<br><br>Ieri<br><br>Osasuna-Getafe 2-0&nbsp; 6'Riera-88'Torres<br>Valladolid-Elche 2-2 34'Coro-66'Del Moral(E) - 71'-78'Osorio(V)<br>Real Sociedad-Levante 0-0<br>Siviglia-Barcellona 1-4 15'Moreno(S) - 34'Sanchez-44'-56'Messi-88'Fabregas(B)<br><br>Oggi<br><br>Celta Vigo-Athletic Bilbao<br><br>CLASSIFICA<br><br>1)Barcellona 57<br>2)Real Madrid 57<br>3)At.Madrid 57<br>4)At.Bilbao 43<br>5)Villareal 40<br>6)Real Sociedad 37<br>7)Siviglia 31<br>8)Valencia 31<br>9)Espanyol 29<br>10)Levante 29<br>11)Celta 25<br>12)Elche 25<br>13)Osasuna 25<br>14)Getafe 25<br>15)Almeria 25<br>16)Malaga 24<br>17)Granada 24<br>18)Valladolid 21<br>19)Rayo 20<br>20)Betis 14<br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>SpagnaFL0411FL0411messi.jpgSiNliga-giornata-23-tre-squadre-in-vetta-1012675.htmSi100427901,02,03030394
1261012635NewsCalcio EsteroLiga, 19a giornata: Atletico e Barcellona pareggiano, il Real può ridurre le distanze20140112142712Liga spagnola, Barcellona, Atlético Madrid, Real MadridIl Real Madrid potrebbe ridurre le distanzePareggio a reti inviolate nello scontro diretto tra Atletico e Barcellona in un incontro che, nonostante il risultato finale, ha divertito e offerto spettacolo.<BR>Da un lato l'Atletico, tutto organizzazione e grande carattere, con una difesa fortissima e folate di pressing che in più di una occasione mettono in difficoltà i catalani; dall'altro, il solito Barça, che paga, però, l'infortunio di Iniesta costretto ad uscire nell'intervallo anche se,&nbsp;nel finale. il rientrante Messi spaventa i padroni di casa, che, saggiamente, si accontentano del pareggio dopo una intera partita giocata alla ricerca del successo. Un pari che, quindi, non scontenta nessuno e che mantiene le due compagini in vetta alla classifica con 50 punti al giro di boa.<BR>Tra le altre sfide, spicca la vittoria "tennistica" dell'Athletic di Bilbao vittorioso per 6-1 contro l'Almeria. Con questo successo i baschi non solo confermano di essere imbattibili tra le mura amiche ma anche quella quarta posizione valida per un posto nei preliminari di champions. Il cammino è ancora lungo ma 36 punti nel girone d'andata sono sicuramente un buon viatico per raggiungere l'obiettivo. <BR>Prima sconfitta per Juan Antonio Pizzi sulla panchina del Valencia, che spreca il vantaggio realizzato da Dani Parejo sul campo del Celta e si fa&nbsp;rimontare da una doppietta di Charles, che regala la vittoria all'undici di Luis Enrique. Celta Vigo che coglie il successo dopo 3 turni di digiuno e che si tira fuori, almeno momentaneamente, dalla zona retrocessione. <BR>Nell'ultimo incontro del sabato di Liga, pareggio per 1-1 tra Elche e Siviglia. Illicitani davvero vicino all'impresa passando in vantaggio al minuto 83' ma súbito raggiunti dal gol di Carriço, che però si trovava in posizione di fuorigioco non ravvisata dall'arbitro.<BR>Il pareggio tra Atletico e Barcellona, in qualche modo, favorirà il Real Madrid di Ancelotti, che potrebbe ridurre le distanze e portarsi a meno 3 dalla coppia di testa. Alle 19 scenderà in campo a Barcellona, sponda Espanyol. Sulla carta non c'è partita, gli uomini di Aguirre non giocano un calcio trascendentale e sono a metà strada tra la zona retrocessione e le posizioni per l’Europa. Inoltre&nbsp;dovranno sopperire alle assenze dell’attaccante Sergio Garcia, squalificato, e, probabilmente, del centrocampista David Lopez a causa di un lieve infortunio.<BR>Fra poco meno di due ore scenderanno in campo Getafe e Rayo, due squadre che ultimamente si trovano in grande difficoltà e alle quali&nbsp;serve un immediato cambio di rotta; il derby odierno potrebbe segnare la svolta almeno per una delle due.<BR>Alle 17 toccherà a Betis Siviglia e Osasuna. I padroni di casa nelle ultime undici partite hanno raccolto solo tre punti e sono ultimi in clasifica con 5 punti da recuperare in zona salvezza. L'Osasuna, pur lottando per non retrocedere è reduce da due pareggi (Real Madrid e Celta Vigo) e una vittoria (Espanyol) negli ultimi tre incontri.<BR>Infine, chiuderà la domenica di Liga il match tra Levante e Malaga, che tutto sommato si equivalgono, avendo entrambe gli stessi punti(20) e gli stessi alti e bassi.<BR><BR>&nbsp;LIGA – Risultati 19/a Giornata<BR><BR>Venerdì<BR><BR>Granada-Valladolid 4-0&nbsp; 12'Murillo-22'-54'Recio-78'El Arabi<BR><BR>Ieri<BR><BR>Athletic Bilbao-Almeria 6-1&nbsp; 6'Rico-10'Herrera-30'Laporte-52'Aduriz-68'-87'Ibai Gomez(AB) - 34'Barbosa(A)<BR>Celta Vigo-Valencia 2-1&nbsp; 23'Parejo(V) - 50'-78'Charles(C)<BR>Atletico Madrid-Barcellona 0-0<BR>Elche-Siviglia 1-1&nbsp;&nbsp; 82'Herrera(E) - 89'Carriço(S)<BR><BR>Oggi<BR><BR>Getafe-Rayo Vallecano<BR>Real Betis-Osasuna<BR>Espanyol-Real Madrid<BR>Levante-Malaga<BR><BR>Domani<BR><BR>Villarreal-Real Sociedad<BR><BR>SpagnaFL0411FL0411Ancelotti41.jpgSiNliga-giornata-19-pareggio-atletico-barcellona-real-puo-ridurre-distanze-1012635.htmSi100427901,02,03030279
1271012634NewsCalcio EsteroLiga,19a giornata: Atletico e Barcellona alla resa dei conti20140111112527Liga Spagnoa, Barcellona, Atlético MadridUn argentino sarà campione d`inverno: Simeone o Martino?Iniziata ieri la 19a gornata di Liga spagnola e subito spettacolo e valanga di gol in quel di Granada. Dopo due sconfitte consecutive gli andalusi sfruttano il fattore campo e distruggono con un rotondo 4-0 un disastroso Valladolid. A firmare le reti della compagine dell'italiano Pozzo ci pensano Murillo, Recio(2) ed El Arabi, condannando, così, gli avversari ad una crisi profonda dato che non vincono da più di un mese ed occupano attualmente la terzultima posizione.<br>Quattro gli incontri che si disputeranno oggi in quella che si preannuncia una giornata indimenticabile e, in parte, decisiva. Iniziamo con ordine.<br>Si parte con Athletic Bilbao-Almeria. I baschi tornano al Nuovo San Mamés, laddove sembrano imbattibili, ed hanno immediatamente l'occasione di riscattare la sconfitta nel derby contro la real Sociedad subita la la settimana scorsa. Dal canto suo, l'Almeria, è reduce dal pareggio a Santander negli ottavi di Coppa e non vorrà recitare il ruolo di vittima sacrificale. Ma la "legge del San Mamès" e i cinque ultimi precedenti non parlano a favore degli andalusi; 4 vittorie per<br>i "Leoni" di Bilbao ed una per l'Almeria.<br>Alle 18 al "Balaìdos" si affronteranno Celta Vigo e Valencia. L'11 di Luis Enrique è attualmente terzultimo, proprio in compagnia del Valladolid, e il Valencia&nbsp;ottavo e con&nbsp;un nuovo allenatore, Pizzi, che sembra avere portato la fiducia che è mancata durante tutto il girone d'andata. Il Celta, se vuole conquistare facilmente la salvezza, deve migliorare il rendimento casalingo, è chiaro che 7 punti in 9 incontri casalinghi non sono sufficienti per evitare sofferenze.<br>Bisognerà aspettare qualche partita in più per iniziare a dare un giudizio sul nuovo Valencia di Juan Antonio Pizzi, che comunque è reduce da una vittoria in campeonato e dal pareggio interno negli ottavi di Coppa del Re contro l'Atletico Madrid. Una curiosità: si ritroveranno in campo dopo la bellezza di quasi 18 anni Luis Enrique e Pizzi, che furono compagni di squadra nel 1996 tanto nella Nazionale spagnola come nel Barcellona che fu di Bobby Robson.<br>Alle 20 il big-match Atletico Madrid-Barcellona. Comunque vada, un argentino sarà campione d'inverno; o Simeone o Martino. Una sorta di resa dei conti tra le due assolute dominatrici del<br>campionato e con un Real Madrid poco distante a fare da terzo incomodo. Numeri a dir poco impressionanti: 49 punti frutto di 16 vittorie, un pareggio ed una sconfitta. Simeone, per l'occasione, potrà schierare la formazione migliore con i vari Costa, Villa, Koke ed Arda Turan sulle fasce e con Gabi e Tiago in mediana. Per Martino il dubbio ha un nome solo, Messi. Difficile dire se l'argentino giocherà dal primo minuto visto che è appena rientrato dall'infortunio.<br>Infine alle 22, chiuderà il sabato di Liga, Elche-Siviglia. Due squadre dagli stati d'animo completamente differenti. Scarso stato di forma l'Elche, che negli ultimi quattro incontri ha <br>rimediato quattro sconfitte consecutive. La matricola Elche attualmente si trova ad un punto di distanza dalla zona retrocessione. Tutt'altro discorso per il Siviglia, che ha iniziato benissimo il nuovo anno con una grandissima vittoria contro il Getafe e, più in generale, è reduce da cinque vittorie negli ultimi sei incontri disputati. <br><br><br>LIGA – Risultati 19/a Giornata<br><br>Venerdì<br><br>Granada-Valladolid 4-0&nbsp; 12'Murillo-22'-54'Recio-78'El Arabi<br><br>Sabato<br><br>Athletic Bilbao-Almeria<br>Celta Vigo-Valencia<br>Atletico Madrid-Barcellona<br>Elche-Siviglia<br><br>Domenica<br><br>Getafe-Rayo Vallecano<br>Real Betis-Osasuna<br>Espanyol-Real Madrid<br>Levante-Malaga<br><br>Lunedì<br><br>Villarreal-Real Sociedad<br><br>SpagnaFL0411FL0411diegocosta.jpgSiNliga-giornata-19-atletico-madrid-barcellona-alla-resa-dei-conti-1012634.htmSi100427901,02,03010298
1281012628NewsCalcio EsteroLiga, 18a giornata: il Barça firma il poker e torna in testa20140106101998Liga spagnola, Barcellona, Atletico Madrid, Real MadridTripletta di Sanchez e il Barcellona torna in vettaIl Barcellona riaggancia l'Atletico in cima alla classifica e, seppure in coabitazione, può vantare una migliore differenza reti. I catalani firmano un poker contro la matricola Elche grazie alla tripletta di Alexis Sanchez e alla marcatura di Pedro Rodriguez. Prova superlativa dei campioni di Spagna schierati con il consueto 4-3-3, privi di Messi e con Neymar in panchina, ma del resto non c'era bisogno nè di forzare il ritorno al calcio giocato dell'argentino nè di rischiare <br>il talentuoso brasiliano. Tridente, quindi, composto da Sanchez, Pedro e con Fabregas finto 9. In fin dei conti la resistenza dell'Elche è durata solo 7 minuti e la reazione solo un palo clamoroso colpito da Boakye. <br>Negli altri incontri disputati ieri il Siviglia stende con un perentorio 3-0 il Getafe e aggancia il sesto posto in classifica. Andalusi più determinati degli avversari fin dai primi minuti di gioco grazie alla splendida regia del croato Rakitic che è diventato ormai l'oggetto dei desideri dei club più importanti d'Europa.<br>L'Osasuna approfitta del fattore campo e batte, seppur di misura ma tanto basta, un Espanyol che ha ormai perso lo smalto di inizio stagione. Tre punti d'oro in ottica salvezza per la compagine di Pamplona che raggiunge quota 18 punti; amara sconfitta, invece, per gli uomini guidati da Aguirre che nel finale dell'incontro perde le staffe e si fa espellere.<br>Infine,la Real Sociedad si aggiudica il derby basco contro l’Athletic Bilbao grazie alle reti del solito Antoine Griezmann e Ruben Pardo a tempo scaduto. La squadra di San Sebastian al quinto successo consecutivo si rilancia in ottica Champions e si porta a -1 dal quarto posto occupato proprio dai biancorossi di&nbsp;Bilbao. <br>Due gli incontri ancora da disputare e che manderanno in archivo la 18a giornata. Alle 19 toccherà al Real Madrid rispondere alle vittorie di Atletico e Barcellona per rimanere in scia. L'avversario odierno sarà il Celta Vigo guidato da Luis Enrique, che schiererà i suoi con il solito 4-3-3 provando a giocare a viso aperto contro un avversario nettamente più forte e nettamente più in forma come dimostra anche la vittoria di pochi giorni fa nell'amichevole di&nbsp; lusso contro il PSG. Le "merengues" si affideranno ad una formazione ultra offensiva con&nbsp;la solita&nbsp;batteria di trequartisti di valore indiscusso alle spalle di Benzema <br>Alle 22 chiuderà la giornata la sfida tra Rayo e Villareal. Lo stadio "Vallecas" sarà lo scenario di una sfida tra due squadre con obiettivi diametralmente opposti, il Rayo giocherà per portare a casa punti in chiave salvezza mentre il Villareal per inseguire un posto al sole in Europa. <br>I padroni di casa si trovano attualmente al penultimo posto della classifica con solo 13 punti ed è la formazione che ha pareggiato di meno (una volta sola contro il fanalino di coda Betis), inoltre, gli uomini allenati da Paco Jemez hanno perso gli ultimi quattro incontri casalinghi.<br>Il Villareal di contro ha rallentato il passo nel mese di dicembre, chiudendo il 2013 con due sconfitte (contro Barcellona e Siviglia); in ogni caso la squadra di Marcelino si trova al sesto posto, scavalcata ieri anche dalla Real Sociedad, ed è costretta a vincere se vuole ancora <br>cullare il sogno di ritornare tra le big del calcio europeo. <br><br>LIGA – Risultati 18/a Giornata<br><br>Sabato<br><br>Malaga-Atletico Madrid 0-1&nbsp; 71'Koke<br>Valladolid-Real Betis 0-0<br>Valencia-Levante 2-0&nbsp; 42'Piatti-73'Feghouli<br>Almeria-Granada 3-0&nbsp; 14'Dubarbier'28'Verza-79'Vidal<br><br>Ieri<br><br>Siviglia-Getafe 3-0&nbsp; 34'Vitolo-55'Bacca-77'Rakitic<br>Barcellona-Elche 4-0&nbsp; 7'-63'-69'Sanchez-16'Pedro<br>Osasuna-Espanyol 1-0&nbsp; 33'Cejudo<br>Real Sociedad-Athletic Bilbao 2-0&nbsp; 43'Griezmann-93'Ruben Pardo<br><br>Oggi<br><br>Real Madrid-Celta Vigo<br>Rayo Vallecano-Villarreal<br><br>SpagnaFL0411FL0411sanchez.jpgSiNliga-giornata-18-poker-del-barcellona-1012628.htmSi100427901,02,03010255
1291012611NewsCampionatiIn un campo di patate, svanisce il sogno Champions League della Juventus: Galatasaray agli ottavi di finale20131211213957juventusE’ statoDoveva essere l’inferno (presumibilmente di fuoco) e invece al Turk Telekom Arena di Istanbul è stato il giorno, anzi sono stati i giorni del gelo e della tempesta di neve anti calcio. Un rinvio estenuante della partita più attesa di Champions League che, per problemi climatici e per un campo che definirlo di patate è davvero un eufemismo, è stata disputata in due riprese. Com’era facilmente prevedibile non si è visto il gioco del calcio, non si poteva neanche immaginare con l’ausilio della migliore fantasia; in quelle condizioni era un optional. E’ stato un match beffardo quello tra Galatasaray e Juventus finito 1 a 0 a favore dei turchi, che guadagnano così l’accesso agli ottavi di finale della Champions League. Juve dunque sconfitta, non tanto dal gol segnato a cinque minuti dalla fine dall’olandese Sneijder, quanto dalla sfortuna che lascia l’amaro in bocca. Ma è anche giusto dire col senno di poi, che la&nbsp; qualificazione della Juventus è stata pregiudicata da tanti fattori, non ultimo il pareggio che la squadra bianconera ha subito nei minuti finali allo Juventus Stadium proprio contro i turchi del Galatasaray. Un sogno Champions che svanisce ancora una volta e che non può essere imputabile soltanto alla sfortuna. Una squadra come la Juve ha l’obbligo di fare i punti necessari quando si presenta l’occasione. E, invece, è successo che la squadra di Conte ha pareggiato 1 a 1 a Copenhagen, ha pareggiato in casa con il Galatasaray 2 a 2, ha perso 2 a 1 a Madrid contro il Real e pareggiato a Torino per 2 a 2 mentre, prima di perdere la partita decisiva in casa dei turchi, aveva vinto in casa contro i danesi del Copenhagen 3 a 1, l’unica sua vittoria del girone. Non ci si può ridurre all’ultima partita per sperare nella qualificazione. Ma c’è anche un altro aspetto imputabile alla UEFA, ed è quello di una partita che non avrebbe dovuto disputarsi nell’immediato a causa, appunto, delle cattive condizioni meteorologiche che hanno reso il terreno di gioco assolutamente impraticabile. Capiamo che i tempi della UEFA si restringevano, tuttavia, in casi così eccezionali come questo, è obbligo rivedere qualcosa al regolamento. Ma restiamo sempre nell’ambito dei “se” e dei “ma” che non hanno mai fatto la storia in nessun campo della vita. Ci sta tutto; la maledizione delle avversità del meteo e anche l’impreparazione ad un evento di questo genere da parte della UEFA. Ma la Juve è la Juve, e doveva arrivare a questa partita già con la qualificazione in tasca, andando a giocare in Turchia a palle di neve piuttosto che una partita di calcio. Certo, ora è facile commentare l’amarezza di una sconfitta che neanche si può ritenere tale, tuttavia, ripetiamo che la Juve ha le sue responsabilità. Adesso la Vecchia Signora d’Italia deve pensare al campionato, mentre entra a far parte del novero delle squadre che partecipano all’Europa League. La finale di questo torneo internazionale si svolgerà proprio allo Juventus Stadium. Era il segno del destino? Chissà!<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>C1012317FL0711FL0711c-33509839.jpgSiNin-un-campo-di-patate-svanisce-il-sogno-della-juventus-1012611.htmSiT1000007100451001,02,03,06030683
1301012606NewsCalcio EsteroLiga, 15a giornata:l`Athletic Bilbao stende il Barcellona20131202094855Liga spagnoa, Barcellona, Atlético Madrid, Real MadridUn gol di «Bart« Iker Muniain stende il BarcellonaLa 15/a giornata della Liga spagnola regala sorprese, emozioni e la prima sconfitta stagionale in campionato del Barcellona, battuto di misura per&nbsp;1-0 al Nuovo San Mames da un super Athletic Bilbao, ancora imbattuto nel proprio stadio.<br>Dopo 7 anni e mezzo, dunque, i baschi di Bilbao tornano a vincere contro i catalani. A decidere la sfida la zampata di Iker Muniain, al secondo gol&nbsp;di fila dopo quello messo a segno in casa del Malaga la settimana scorsa. Il Barça, senza Messi, Valdes, Dani Alves, Jordi Alba e Puyol, incappa nella seconda&nbsp;sconfitta consecutiva, considerando anche quella di Champions contro l'Ajax, e, soprattutto, dimostra di essere privo di idee offensive.<br>Gli uomini di Valverde volano, così, al quarto posto, superando il Villareal,&nbsp;a quota&nbsp;29 punti; il Barcellona rimane a 40, sempre più in alto di tutti, ma raggiunto dall'Atletico Madrid di Simeone.<br>Tra le altre gare disputate ieri, da evidenziare la terza vittoria consecutiva per il Siviglia di Unai Emery, che raccoglie i tre punti in quel di Granada. 2-1 il risultato finale grazie alle reti siglate da Bacca e da Gameiro nel finale di partita. Il Siviglia, adesso, con 22 punti, può nuovamente sognare e lottare per un posto nelle coppe europee della prossima stagione.<br>Torna a sorridere anche il pubblico del Mestalla con la vittoria degli idoli di Valencia che travolgona l'Osasuna con un perentorio 3-0. Mattatore assoluto dell'incontro il brasiliano Jonas autore di una tripletta. Un successo che può ridare un po' di buon umore a tutto l'ambiente valencianista, che dovrà, comunque, superare i soliti problemi di concentrazione e&nbsp;ottenere continuità di risultati. Per l'undici di Pamplona, invece, si tratta della terza sconfitta negli ultimi<br>cinque incontri disputati.<br>Infine, termina 2-2 la sfida salvezza tra Betis e Rayo Vallecano. Un punto che di fatto non serve a nessuno; il Betis rimane in fondo alla&nbsp;classifica mentre il Rayo mantiene una lunghezza di vantaggio sulla terzultima posizione.<br><br>&nbsp;<br><br>LIGA – Risultati 15/a Giornata<br><br>VENERDI'<br><br>Getafe-Levante 1-0&nbsp; 79'Pedro Leon<br>Villarreal-Malaga 1-1&nbsp; 32'Soriano(V) - 94'Weligton(M)<br><br><br>SABATO<br><br>Elche-Atletico Madrid 0-2&nbsp; 63'Koke-74'Diego Costa<br>Celta Vigo-Almeria 3-1&nbsp; 9'Suso(A) - 26'Orellana-49'Oubina-59'Charles(C)<br>Real Madrid-Valladolid 4-0&nbsp; 33'-64'-89'Bale-36'Benzema<br>Espanyol-Real Sociedad 1-2&nbsp; 31'Cordoba(E) - 69'Griezmann-88'A.gol Stuani(R)<br><br>IERI<br><br>Real Betis-Rayo Vallecano 2-2&nbsp; 27'Amaya-81'Verdu(Rb) - 51'-91'Bueno(RV)<br>Granada-Siviglia 1-2&nbsp; 23'Bacca-87'Gameiro(S) - 61'Brahimi(G)<br>Valencia-Osasuna 3-0&nbsp; 45'-48'-53'Jonas<br>Athletic Bilbao-Barcellona 1-0&nbsp; 70'Muniain<br><br>CLASSIFICA<br><br>1)Barcellona 40<br>2)At.Madrid 40<br>3)Real Madrid 37<br>4)At.Bilbao 29<br>5)Villareal 28<br>6)Getafe 23<br>7)Real Sociedad 23<br>8)Siviglia 22<br>9)Valencia 20<br>10)Espanyol 18<br>11)Elche 17<br>12)Levante 17<br>13)Granada 17<br>14)Celta 15<br>15)Malaga 14<br>16)Osasuna 13<br>17)Rayo 13<br>18)Almeria 12<br>19)Valladolid 12<br>20)Betis 10<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br><br>&nbsp;<br><br>SpagnaFL0411FL0411muniain.jpgSiNliga-spagnola-giornata-15-l-athletic-stende-il-barcellona-1012606.htmSi100427901,02,03010234
1311012603NewsCalcio EsteroLiga,15a giornata: Real e Atletico Madrid non mollano 20131201093447Liga spagnola, Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid 3 gol e un assist per Gareth BaleNegli incontri di venerdì validi per la 15a giornata di Liga spagnola si riscatta il Getafe, che dopo averne subito 7 dall'Atletico la scorsa settimana, torna al successo, seppur di misura, sul Levante grazie al gol del bomber Pedro Leon. Il Getafe, così, torna nelle zone alte della classifica e, precisamente al sesto posto; di contro, il Levante continua ad essere risucchiato nella parte bassa della graduatoria. Delusione Villarreal, invece, che fallisce una&nbsp;clamorosa occasione&nbsp;per tenere il passo delle tre grandi del calcio iberico. Gli uomini di Marcelino non vanno oltre l'1-1 casalingo contro il Malaga che&nbsp;riesce ad acciuffare il pareggio soltanto a tempo scaduto con Weligton. Un punto che, quindi, risulta più utile agli ospiti.<br>Nella giornata di ieri, stravincono le due compagini di Madrid mettendo così sotto pressione la capolista Barcellona. Per l'Atletico di tratta della 13a vittoria&nbsp;stagionale in campionato raggiungendo quota 40 punti, gli stessi del Barça, che, ovviamente, deve ancora giocare. Gli uomini di Simeone liquidano in trasferta la pratica Elche con il più classico dei risultati, 2-0, in virtù delle reti siglate da Koke e Diego Costa.<br>Il Real non è da meno e travolge al “Bernabeu” il Valladolid con un rotondo 4-0 con Benzema e tripletta di Gareth Bale. <br>Nelle altre due sfide giocate ieri, ottimo successo in trasferta per la Real Sociedad che vince sul campo dell’Espanyol 2-1 grazie all’autorete di Stuani e al gol di Griezmann. Con questo successo la Real riscatta in parte l'eliminazione dalle coppe europee e si rilancia in campionato all'inseguimento della quarta piazza.<br>Infine, vittoria importantissima per il Celta Vigo di Luis Enrique, che rompe finalmente la maledizione del "Balaidos", regolando per 3-1 l'Almeria.<br>Quattro gli incontri in programma oggi. Il fanalino di coda Betis affronterà nel più classico degli scontri salvezza il Rayo Vallecano. Partita delicatissima per i padroni di casa, dunque, che non vincono tra le mura amiche da fine settembre; il Rayo, nonostante la penultima posizione in classifica, sembra essere più in forma dato che ha vinto due partite delle ultime quattro disputate in trasferta.<br>Poi toccherà a Granada e Siviglia che daranno vita ad uno dei tanti derby andalusi. Il Siviglia di Emery è squdra discontinua, certamente carica per gli ultimi due successi ottenuti, in casa dell'Espanyol e nel derby cittadino contro il Betis. Il Granada, invece, in casa ha vinto solo due volte in questa stagione e perso 5. Presumibilmente sarà un incontro equilibrato.<br>Valencia-Osasuna sarà un match importante soprattutto per il futuro di mister Djukic la cui panchina continua a traballare. La vittoria in Europa League ha certamente calmato momentaneamente l'ira dei valencianisti, che comunque non sono contenti dei risultati fin qui ottenuti. L’Osasuna, però, è un avversario tutt'altro che semplice, reduce dalla vittoria esterna contro il Valladolid per 1-0 e con due successi ottenuti nelle ultime 5 gare. <br>Infine, il Barcellona andrà di scena al Nuovo San Mamès di Bilbao e non sarà, almeno sulla carta, facile. Innanzitutto c'è da dire che storicamente il Barcellona è solito soffrire in terra basca, poi, c'è da aggiungere che l'Athletic è ancora imbattuto nel nuovo stadio e che sta giocando davvero bene, occupando meritatamente la quinta posizione in classifica. Le premesse, quindi, ci sono tutte, per poter aspettarsi un passo falso della capolista, reduce tralaltro dall'"anomala" sconfitta in Champions contro l'Ajax.<br>Valverde&nbsp; potrà contare sull’attaccante Aduriz che rientra dalla squalifica e su Balenziaga e l'ambiente a Bilbao è carico e la speranza di sconfiggere i primi della classe al massimo.<br>Il Tata Martino dovrà fare a meno di Messi, del portiere Valdes e di Jordi Alba; mentre Dani Alves, che non ha giocato ad Amsterdam, dovrebbe essere regularmente in campo. <br><br>&nbsp;<br><br>LIGA – Risultati 15/a Giornata<br><br>VENERDI'<br><br>Getafe-Levante 1-0&nbsp; 79'Pedro Leon<br>Villarreal-Malaga 1-1&nbsp; 32'Soriano(V) - 94'Weligton(M)<br><br>IERI<br><br>Elche-Atletico Madrid 0-2&nbsp; 63'Koke-74'Diego Costa<br>Celta Vigo-Almeria 3-1&nbsp; 9'Suso(A) - 26'Orellana-49'Oubina-59'Charles(C)<br>Real Madrid-Valladolid 4-0&nbsp; 33'-64'-89'Bale-36'Benzema<br>Espanyol-Real Sociedad 1-2&nbsp; 31'Cordoba(E) - 69'Griezmann-88'A.gol Stuani(R)<br><br>OGGI<br><br>Real Betis-Rayo Vallecano<br>Granada-Siviglia<br>Valencia-Osasuna<br>Athletic Bilbao-Barcellona<br><br>SpagnaFL0411FL0411real_madrid_gareth_bale.jpgSiNliga-giornata-15-real-e-atletico-madrid-non-mollano-1012603.htmSi100427901,02,03010221
1321012596NewsCalcio EsteroLiga, 14a giornata: Villareal insegue le grandi, poker del Siviglia nel derby20131125100444Liga, Barcellona, At.Madrid, Real Madrid, VillarealVillareal corsaro, Siviglia-Betis 4-0Quattro le gare giocate ieri valevoli perla 14a giornata di liga spagnola. Grande prestazione del Villarreal che cala il tris in casa del Levante, che rimane prestissimo in 10 uomini per l'espulsione del portiere, Navas, che causa il calcio di rigore con il quale gli uomini di Marcelinho passano in vantaggio. Diventa, così, tutto facile per il "sottomarino giallo" che controlla la partita, dilaga e si conferma come quarta potenza del campionato. Per il Villareal si tratta del terzo successo nelle ultime 5 gare disputate, mentre il Levante, con una sola vittoria nelle ultime 5 partite, si attesta a metà classifica.<br>Risorge dalle ceneri l'Espanyol di mister Aguirre che si impone per 4-1 in casa del Rayo Vallecano. Eroe del match, senza dubbio, Sergio Garcia autore di una splendida tripletta. Anche in questa partita pesa, e non poco, l'espulsione al minuto 25 di Ruben Martinez che causa il primo dei due calci di rigore trasformati da Garcia. Con la sconfitta di ieri il Rayo registra il peggior cammino casalingo dalla stagione 2002/2003 e con 12 punti si ritrova penultimo in compagnia di altre tre squadre. Per l'Espanyol si tratta, invece, di una boccata d'ossigeno e la prima vittoria in trasferta dopo due mesi. Da segnalare il ritorno al calcio giocato del difensore Víctor Álvarez che, a soli 20 anni, ha dovuto affrontare e superare un intervento al cuore nel maggio scorso.<br>Sconfitta a sorpresa, ma nemmeno troppo, del Valencia nel derby disputato ad Elche. Un derby che mancava da 25 anni e che, visto il primo tempo, avrebbe potuto tardare altri 25. Primo tempo, dunque, abulico con un Valencia che sembrava controllare la gara grazie, soprattutto, a Parejo, e che, però, non riusciva a trovare la giocata vincente. Tutta un'altra storia, invece, nella seconda parte dell'incontro, più vivave e ben giocato. Gli sforzi premiano il piccolo Elche che a 6 minuti dalla fine centra il gol vittoria grazie alla marcatura di Herrera.&nbsp; <br>Infine, il Siviglia fà suo il derby contro il Betis con un rotondo 4-0, che lascia i betici tramortiti e ultimi, in fondo alla classifica. <br>Si archivierà stasera la 14a di liga a "La Rosaleda" con Malaga-Athletic Bilbao. Da un lato i padroni di casa guidati da Schuster, irregolari sia nel gioco che nei risultati, dall'altro l'Athletic che, giornata dopo giornata, ha preso fiducia, è quinto in classifica e destinato a giocarsi un posto per l'Europa. <br><br>&nbsp;<br><br>LIGA – Risultati 14/a Giornata<br><br>VENERDI'<br><br>Valladolid-Osasuna 0-1&nbsp; 84'Oier<br><br>SABATO<br><br>Barcellona-Granada 4-0&nbsp; 20'Iniesta-40'Fabregas-71'Sanchez-90'Pedro<br>Real Sociedad-Celta Vigo 4-3&nbsp; 6-71'-78'-81'Vela(R) - 23'-57'Rafinha-28'Lopez(C)<br>Almeria-Real Madrid 0-5&nbsp; 3'C.Ronaldo-61'Benzema-72'Bale-75'Isco-81'Morata<br>Atletico Madrid-Getafe 7-0&nbsp; 26'-52'R.Garcia-37'A.gol Lopo-49'-78'Villa-69'Diego Costa-93'Adrian<br><br>IERI<br><br>Levante-Villarreal 0-3&nbsp; 13'Soriano-74'-89'Uche<br>Rayo Vallecano-Espanyol 1-4&nbsp; 28'51'-83'S. Garcia-85'Stuani(E) - 81'Niguez(R)<br>Elche-Valencia 2-1&nbsp; 57'Fidel-84'Herrera(E) - 73'Bernat(V)<br>Siviglia-Betis Siviglia 4-0&nbsp; 2'Bacca-44'Mbia-59'Machin,88'Iborra<br><br>OGGI<br><br>Malaga-Athletic Bilbao<br><br>CLASSIFICA<br><br>1)Barcellona 40<br>2)At.Madrid 37<br>3)Real Madrid 34<br>4)Villareal 27<br>5)At.Bilbao 23<br>6)Getafe 20<br>7)Real Sociedad 20<br>8)Siviglia 19<br>9)Espanyol 18<br>10)Elche 17<br>11)Valencia 17<br>12)Levante 17<br>13)Granada 17<br>14)Malaga 13<br>15)Osasuna 13<br>16)Celta 12<br>17)Almeria 12<br>18)Rayo 12<br>19)Valladolid 12<br>20)Betis 9<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>SpagnaFL0411FL0411Ancelotti41.jpgSiNliga-giornata-14-villareal-insegue-le-big-poker-del-siviglia-1012596.htmSi100427901,02,03010220
1331012592NewsCampionatiSampdoria, Mihaijlovic torna da mister20131121074651SAMP: MIHAJLOVIC TORNA DA MISTER CON GRINTA, APPARTENENZA E ORGANIZZAZIONESAMP: MIHAJLOVIC TORNA DA MISTER CON GRINTA, APPARTENENZA E ORGANIZZAZIONELa leggenda racconta che, quand'era ancora un ragazzino, suo padre Bogdan fosse costretto a cambiare la saracinesca del garage una volta ogni due mesi. Il piccolo di casa la utilizzava come bersaglio prediletto per tenere caldo un piede sinistro fuori dal comune per potenza e precisione. Un mancino chirurgico che ha accompagnato il cecchino jugoslavo per un'intera carriera - da esterno offensivo prima e da difensore poi -, spesa tra l'amata patria e l'Italia conquistando titoli e soddisfazioni con sei maglie differenti. Vojvodina, Stella Rossa, Roma, Lazio, Inter e ovviamente Sampdoria, la più bella di tutte, maglia che Sinisa Mihajlovic ha sempre ricordato con partigiana simpatia. Adesso quella divisa tornerà - finalmente, verrebbe da dire dopo giorni d'interminabile attesa - ad indossarla: niente più "bombe" da sparare all'incrocio avversario come gli chiedeva la Sud, ma schemi, tattica, carisma, gruppo e tutto ciò che può servire per risollevare le sorti blucerchiate nelle vesti di allenatore, ruolo già sfiorato nell'estate 2010. <BR><BR><STRONG>Subentri</STRONG>. Ironia della sorte, toccherà proprio al serbo nato a Vukovar, in Croazia, il 20 febbraio 1969 sostituire Delio Rossi, colui che il 7 novembre di due anni fa aveva preso il suo posto sulla panchina della Fiorentina. E gli strani intrecci non finiscono qui: Mihajlovic - passaporto tricolore, una moglie e sei figli - subentra dopo una sconfitta in casa dei viola e, nella prossima giornata, troverà la Lazio, formazione con cui, il 13 dicembre del '98, contribuì con una storica tripletta dell'ex da calcio piazzato a far saltare l'allora mister doriano Luciano Spalletti.<BR><BR><STRONG>Avventura</STRONG>. Tralasciando corsi e ricorsi storici, i consueti richiami alla guerra fratricida vissuta sulla propria pelle e il glorioso passato da calciatore - 16 trofei a curriculum, 128 presenze e 11.123 minuti complessivi in campo da blucerchiato dal '94 al '98, arricchiti da 15 reti, 28 cartellini gialli e 6 rossi -, il quarantaquattrenne Sinisa, nono straniero di sempre al timone della Samp, si ritrova oggi ad affrontare la quinta avventura da tecnico responsabile di una prima squadra.<BR><BR><STRONG>Gambe</STRONG>. Dopo un biennio bi-scudettato sulla panchina interista accanto a un certo Roberto Mancini, nel 2008 Mihajlovic decide di camminare con le proprie gambe. L'esperienza, le competenze e la personalità non gli mancano e, ai primi di novembre, accetta la proposta del Bologna, invischiato nella lotta per non retrocedere. All'ombra delle due Torri eredita una situazione ambientale e di spogliatoio non semplice, una congiuntura negativa che il successivo 13 aprile paga con il primo esonero.<BR><BR><STRONG>Record</STRONG>. Nel dicembre 2009 una nuova opportunità in Serie A arriva grazie all'allontanamento di una futura meteora genovese chiamata Gianluca Atzori. Assunto il comando del Catania - con Dario Marcolin al proprio fianco - Sinisa punta sul 4-3-3 e i risultati gli danno ragione: togliendosi lo sfizio di battere Juventus, Inter e Palermo, i rossazzurri conquistano salvezza anticipata e record di punti (45) nella propria storia recente. Storia che però non prosegue: il 24 maggio 2010 il mister si dimette dall'incarico e lascia la Sicilia lusingato dalla proposta della Fiorentina, orfana di Cesare Prandelli.<BR><BR><STRONG>Sogno</STRONG>. In viola - dove porta con sé un altro ex blucerchiato come Giulio Nuciari, in qualità di allenatore dei portieri - il serbo ottiene un nono posto che, nonostante le sirene nerazzurre giunte a fine stagione da Milano, gli vale la riconferma. Nell'autunno 2011, come detto, viene sollevato dall'incarico gigliato con un bilancio di 15 vittorie, altrettante sconfitte e 18 pareggi. Il lavoro resta a metà ma Mihajlovic riparte dal sogno di una vita: guidare da commissario tecnico la sua Serbia, pronta a giocarsi il Mondiale 2014. L'obiettivo brasiliano - con l'ennesimo ex blucerchiato al proprio fianco: il suo vice Nenad Sakic - svanisce per tre punti pochi mesi fa.<STRONG><BR><BR>Impresa</STRONG>. Oggi, però, risolto il contratto con la Federazione slava, un'altra scommessa lo solletica e non poco: rimettere piede a Bogliasco e fare uscire la Sampdoria dalle secche della bassa classifica. Impresa non facile, ma grinta, appartenenza e organizzazione giocano tutte a favore di Sinisa, un duro, un combattente nato.<STRONG><BR><BR>Sinisa Mihajlovic: la scheda</STRONG><STRONG><BR><BR>Luogo e data di nascita</STRONG>:&nbsp;Vukovar (Croazia), 20/02/1969.<STRONG><BR><BR>Carriera da calciatore</STRONG>: Vojvodina (1988/90), Stella Rossa (1990/92), Roma (1992/94), Sampdoria (1994/98), Lazio (1998/04), Inter (2004/06).<STRONG><BR><BR>Palmarès da calciatore</STRONG>: tre campionati jugoslavi (Vojvodina 1988/89, Stella Rossa 1990/91, 1991/92), una Coppa dei Campioni (Stella Rossa 1990/91), una Coppa Intercontinentale (Stella Rossa 1991), tre Supercoppe Italiane (Lazio 1998 e 2000, Inter 2005), una Coppa delle Coppe (Lazio, 1998/99), una Supercoppa Europea (1999), due campionati italiani (Lazio 1999/00, Inter 2005/06), quattro Coppe Italia (Lazio 1999/00 e 2003/04, Inter 2004/05 e 2005/06).<STRONG><BR><BR>Carriera da allenatore</STRONG>: Inter (vice, 2006/08), Bologna (2008/09), Catania (2009/10), Fiorentina (2010/11), Serbia (2012/13). <BR><BR>GP01CTGP01CTmihajlovic.jpgSiNsamp: mihajlovic torna da mister con grinta appartenenza e organizzazione-1012592.htmSi-01,02,03,06,07,09010221
1341012582NewsCampionatiMessi, Ronaldo, Ribery: A chi il Pallone d`Oro?20131114095811Pallone d`oro, Ribery, Messi, Cristiano RonaldoChi lo merita di più?Si avvicina&nbsp;l'assegnazione del Pallone d'Oro e, quest'anno, Messi, secondo il mio modestissimo parere, non lo merita.<br>Negli ultimi anni è prevalso il criterio di calcolare più le prestazioni individuali che&nbsp;i risultati complessivi&nbsp;con la&nbsp;squadra d'appartenenza. E ciò può essere giusto fino ad un certo punto; <br>le vittorie finali con&nbsp;il club&nbsp;di appartenenza dovrebbero pesare di più.&nbsp;Semplicemente per il fatto che se non si vince nulla con&nbsp;la propria&nbsp;squadra, a nulla serve segnare 60 reti stagionali.<br>Nel 2009 il talentuoso argentino vinse ben 6 competizioni nelle quali risultò sempre<br>determinante, segnando un totale di 49 reti e fornendo 10 assist. Meritatissimo e in più con il<br>record di totalizzare ben 473 punti su 480 disponibili.<br>Nel 2010 siglò 51 gol e fornì 22 assist. Eppure Iniesta e Xavi avevano vinto anche la Coppa del Mondo e, a mio avviso, avrebbero meritato di vincerlo più di Messi.<br>Nel 2011 si registrarono 77 reti e 27 assist e il Barcellona vinse campionato, champions e supercoppa di Spagna. Meritatissimo dunque e con un Cristiano Ronaldo, però, più vicino all'argentino in quanto a statistiche individuali: 71 gol e 16 assist.<br>Nel 2012 il Barcellona portò a casa la supercoppa, la Coppa del Re e la Coppa Intercontinentale e Messi concluse la stagione con 75 gol all'attivo più 14 assist. E il Real Madrid vinse il campionato dei record grazie ad un decisivo Cristiano Ronaldo autore di 62 reti e 14 assist. Forse in quest'occasione il portoghese avrebbe meritato il Pallone d'Oro molto più di Messi. <br>Quest'anno Lionel Messi è stato più discontinuo anche per via di vari, leggeri, infortuni che però<br>ne hanno condizionato il rendimento; ed anche stato meno decisivo rispetto al passato nei successi del Barcellona, evidenziando un mediocre stato di forma fisico&nbsp;e psicologico.<br>Di contro, i due contendenti principali nella corsa al pallone d'oro di quest'anno risultano sempre più decisivi.<br>Franck Ribery, infatti, ha conquistato il "triplete" con il suo Bayern Monaco, scrivendo una delle pagine più gloriose della storia del club tedesco, mentre il fortissimo Cristiano Ronaldo ha dovuto fare i conti con un Real Madrid pieno di difetti e rimasto a guardare mentre il Bayern vinceva tutto e il Barça si riappropriava della Liga.<br>Per quanto riguarda le statistiche individuali, che in generale è quello che pesa di più nell'assegnazione del prestigioso&nbsp;trofeo, Messi ha segnato 45 reti e fornito 17 assist e per causa del recente infortunio&nbsp;non potrà migliorarsi; Cristiano è stato autore di 62 reti e 16 assist.<br>In quanto a numeri individuali, certamente, Ribery non può competere con Messi e Ronaldo. Per lui "solo" 19 reti e 22 assist. <br><br>Ma il campione di Boulogne-sur-Mer non ha mai perso una partita con il suo Bayern Monaco. E, forse, non è un caso che nell'unica sconfitta, quella contro il Borussia Dortmund nella supercoppa di Germania, lui non ci fosse.<br>Ciononostante, però, bisogna tenere conto che nella lista dei papabili ci sono anche i vari Robben, Schweinsteiger, Lahm, Müller e Neuer che inevitabilmente “ruberanno” voti a Ribery favorendo, così, indirettamente l'argentino o il portoghese. <br>Io, personalmente, non avrei dubbi ad assegnare il Pallone d'oro a Franck Ribery.<br><br><br>EuropaFL0411FL0411ribery.jpgSiNmessi-cristiano-ribery-a-chi-il-pallone-d-oro-1012582.htmSi100427901,02,03010230
1351012571NewsCalcio EsteroLiga, 13a giornata: «Manita del Real Madrid; oggi il big-match Villareal-Atletico20131110092422Liga 13a giornata, Real Madrid, Atletico, Barcellona, VillarealIl Santiago Bernabeu al grido di Ronaldo balòn de oroTredicesima giornata di Liga spagnola e terza vittoria di fila per il Real Madrid di Carlo Ancelotti, il quale sembra aver modellato finalmente la propria creatura. E' un 5-1, con gol di Benzema, Khedira e tripletta di Ronaldo (16 reti complessive in liga), che consente al Real di accorciare momentaneamente le distanze in attesa, chiaramente, che scendano in campo anche le prime due della classe, Barcellona e Atletico Madrid. Una goleada, quella del Real, frutto di un <br>gioco corale, ordinato e preciso, con Modric e Xabi Alonso padroni assoluti del centrocampo a dirigere l'orchestra e ad unire magistralmente i vari reparti. <br>Si può considerare la migliore prestazione del Real dell'era Ancelotti, che è appena iniziata, e la prova sta nel fatto che si è andati all'intervallo sul punteggio di 4-0, fedele riflesso di ciò che stava accadendo sul campo. Nel secondo tempo il Real è leggermente calato ma era logico che si riducesse la pressione sull'avversario con 4 gol di vantaggio. Poi, Griezmann ed una punizione magistrale di Ronaldo, acclamato dal Santiago Bernabeu al grido di "Ronaldo Balòn de oro", hanno inchiodato il risultato sul definitivo 5-1.<br>Vittoria in rimonta per l'Athletic Bilbao, che conserva, anche se con qualche difficoltà, l'imbattibilità del Nuovo San Mamès. A sfiorare il colpaccio il Levante di Joaquín Caparrós. Valenciani in vantaggio, appunto, grazie alla rete di Barral e poi vittime della veemente reazione basca che ribalta il risultato con i gol di Rico e Aduriz (entrambi entrati a partita in corso) tra il 72' e l'84' minuto. Da rilevare che la vittoria di misura dell'Athletic sarebbe potuta essere molto più ampia se se non fosse stato per l'estremo difensore levantino, Keilor Gamboa Navas, in giornata di grazia. Con questo successo i baschi volano a quota 23 punti, mentre per il Levante si <br>tratta della seconda sconfitta stagionale in trasferta.<br>Finisce&nbsp;1-1 la sfida tra Getafe ed Elche. Primo tempo noiosissimo con le due squadre incapaci di creare chiare occasioni da gol, eccezion fatta per il vantaggio dei padroni di casa grazie alla vena realizzativa del solito Pedro Leon. Secondo tempo più vivace ma con un Getafe impreciso e con un Elche mai domo, che agguanta il pari grazie al colpo di testa vincente dello juventino Richmond Boakye.<br>Infine, colpo a sorpresa del Rayo Vallecano in casa del Celta Vigo grazie alle firme di Viera e dell'ex cagliaritano Larrivey. Rayo e Celta adesso si ritrovano appaiate in classifica e per il Celta continua la maledizione "Balaidos" dove non è ancora riuscito a vincere in questa stagione.<br>Oggi in programma quattro incontri, che chiuderanno il programma della 13a giornata. Alle 12 toccherà ad Espanyol e Siviglia. Entrambe non vivono un buon momento considerando anche la posizione in classifica. Gli uomini di Aguirre devono riscattare la sconfitta di Elche e, più in generale, interrompere l'altalena di risultati che fino a questo momento ha caratterizzato il loro cammino. Il Siviglia è reduce dalla vittoria contro l'Osasuna e dal pareggio in Europa League contro lo Slovan Liberec.<br>Alle 17 il Valencia riceverà il Valladolid e sarà un banco di prova importante per mister Djukic. La vittoria in Europa League contro il San Gallo e il conseguente passaggio del turno ha leggermente riequilibrato il rapporto tra squadra e tifosi ma una sconfitta, oggi, potrebbe far saltare la panchina valenciana.<br>Da un punto di vista meramente statistico, Valencia e Valladolid si sono affrontati al Mestalla in 39 occasioni, con un bilancio di 27 successi per i padroni di casa, 6 pareggi e 6 vittorie per gli ospiti. <br>Alle 19, il big-match di giornata tra Villareal e Atletico Madrid. I padroni di casa, fino ad ora, non avrebbero potuto fare meglio, avendo totalizzato 23 punti e raggiunto la quarta posizione in classifica. Dall'altro lato uno splendido Atletico Madrid, che ha già raggiunto gli ottavi di Champions grazie ad una grande compattezza e aggressività in tutti i reparti. <br>Infine, alle 21 si chiuderà con Betis-Barcellona. I padroni di casa sono allo sbando, penultimi con solamente 9 punti, e totalmente involuti rispetto alla scorsa stagione. L'ambiente è amareggiato e deluso e la sfida con il Barcellona difficilmente potrà risollevare gli animi. I catalani, di contro, pur non essendo quelli degli anni passati, quelli del tiki-taka tanto per intenderci, stanno dimostrando una concretezza disarmante. Si contano meno palle gol è vero, ma il Barcellona è sempre lì, più in alto di tutte le altre con 36 punti conquistati sui 34 disponibili. <br><br><br>LIGA – Risultati 13/a Giornata<br><br>VENERDì<br><br>Osasuna-Almeria 0-1&nbsp; 18'Rios<br>Granada-Malaga 3-1&nbsp;&nbsp; 48'-59'-77'El Arabi(G) - 54'Juanmi(M)<br><br>IERI<br><br>Real Madrid-Real Sociedad 5-1&nbsp; 12'-26'-76'C.Ronaldo-18'Benzema-36'Khedira(RM) - 61'Griezmann(RS)<br>Getafe-Elche 1-1&nbsp; 18'Pedro Leon(G) - 61'Boakye(E)<br>Athletic Bilbao-Levante 2-1&nbsp; 33'Barral(L) - 72'Rico-84'Aduriz(A)<br>Celta Vigo-Rayo Vallecano 0-2&nbsp; 24'Viera-73'Larrivey<br><br>OGGI<br><br>Espanyol-Siviglia<br>Valencia-Valladolid<br>Villarreal-Atletico Madrid<br>Betis Siviglia-Barcellona<br><br>SpagnaFL0411FL0411cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNliga-giornata-13-manita-del-real-madrid-big-match-villareal-atletico-1012571.htmSi100427901,02,03010238
1361012560NewsCalcio EsteroLiga, 12a giornata: Barcellona, Real ed Atletico inarrestabili20131103095524Liga spagnola, Barcellona, Real, Atletico MadridVincono le prime della classe&nbsp;<BR><BR>Nessuna sorpresa eclatante ma tante emozioni nella 12a giornata di Liga spagnola. Nell'anticipo del venerdì il Barcellona fà suo, di misura, il derby catalano.<BR>Un Barcellona poco in partita, forse con la testa già alla Champions League, ha la meglio sui "cugini" dell'Espanyol grazie al gol di Alexis Sanchez al minuto 68. La capolista, dunque, prosegue la marcia raggiungendo quota 34 punti ed ottenendo la 12a vittoria stagionale. L'Espanyol, nonostante la buona&nbsp;prestazione inanella la seconda sconfitta nelle ultime tre gare.<BR>Domina, soffre e vince il Real Madrid in casa del Rayo Vallecano. Le "merengues" avanti di tre reti grazie alla doppietta di Cristiano Ronaldo e al centro di Benzema, mollano la presa e subiscono nell'arco di due minuti due reti su calcio di rigore entrambi trasformati da Viera. Sul 2-3 la reazione del Rayo si fà ancora più&nbsp;veemente ma "los vallecanos"&nbsp;non riescono a sfruttare nessuna delle ben sei occasioni da gol create.<BR>La Real Sociedad sembra finalmente essere tornata sui livelli della passata stagione e ne rifila 5 all'Osasuna. Le reti di Ansotegi, Martinez, Griezmann, Castro e dell'ex Fiorentina Seferovic regalano ai baschi la terza vittoria nelle ultime quattro partite disputate. <BR>Nelle altre due sfide del sabato da segnalare la seconda vittoria di fila per l'Almeria che, dopo avere battuto il Valencia al Mestalla, vince di misura anche contro il Valladolid raggiungendo quota 9 punti e risollevandosi dall'ultimo posto in solitaria, che adesso condivide con Rayo e Betis. Il Siviglia, dopo la goleada&nbsp;subita dal Real Madrid, si fa sorprendere in casa da un rinvigorito Celta Vigo, che grazie alla rete decisiva di Lopez ottiene la seconda vittoria <BR>consecutiva in trasferta.<BR>Tra gli incontri disputati ieri, l'Atletico Madrid liquida la pratica Athletic Bilbao col più classico dei risultati. 2-0 il finale con le reti di Villa e Diego Costa che valgono l'11a vittoria stagionale. Per Costa si tratta del tredicesimo centro&nbsp;che vale&nbsp;anche la leadership nella classifica marcatori<BR>condivisa, però,&nbsp;con Cristiano Ronaldo.<BR>Dopo tre sconfitte consecutive sembra rivedere la luce anche il Valencia di Miroslav Djukic vittorioso sul difficilissimo campo del Getafe grazie ad una magnifica realizzazione dai 25 metri dell'ex Parma, Dorlan Pabon.<BR>Si morde le mani, invece, l'altra squadra di Valencia, ossia il Levante, che ogni volta che raggiunge le parti alte della classifica non riesce mai ad assestare il colpo decisivo per spiccare il volo. E allora succede che il Granada colga l'intera posta in palio al 91 minuto grazie al gol di Piti e, soprattutto, grazie all'errore dal dischetto di El Zhar, il quale tira centralmente e non sorprende l'estremo difensore andaluso Roberto Fernandez.<BR>Infine, tanti gol ed emozioni nel derby d'Andalusia tra Malaga e Betis Siviglia. 3-2 il finale, con la zampata vincente al 90'di Samuel Garcia, entrato al posto di Tissone al minuto 85 e che fa esplodere "La Rosaleda".<BR>Stasera il posticipo vedrà di fronte due delle piacevoli sorprese della Liga spagnola. Al "Martinez Valero" si affronteranno Elche e Villareal per dare vita ad uno dei tanti derby della regione valenciana. Dei 5 precedenti tra le due squadre ad Elche, il Villareal non ha mai vinto ed il bilancio è di 2 pareggi e tre sconfitte.<BR>Stasera, però, il Villareal vorrà e dovrà cogliere il successo se vuole continuare a navigare in compagnia delle "big". Non sarà semplice perchè il piccolo&nbsp; Elche è maturato giornata dopo giornata ed ha bisogno di muovere la classifica per tenere la zona retrocessione a debita distanza.<BR><BR>LIGA – Risultati 12/a Giornata<BR><BR>VENERDI'<BR><BR>Barcellona-Espanyol 1-0&nbsp; 68'Sanchez)<BR><BR>SABATO<BR><BR>Real Sociedad-Osasuna 5-0&nbsp; 34'Ansotegi-47'Martinez-56'Griezmann-81'Castro-88'Seferovic<BR>Almeria-Valladolid 1-0&nbsp; 39'Rios<BR>Rayo Vallecano-Real Madrid 2-3&nbsp; 2'-49'C.Ronaldo-30'Benzema(RM) - 53'-55'Viera(RV)<BR>Siviglia-Celta Vigo 0-1&nbsp; 47'Lopez<BR><BR>IERI<BR><BR>Getafe-Valencia 0-1&nbsp; 41'Pabon<BR>Atletico Madrid-Athletic Bilbao 2-0&nbsp; 33'Villa-41'Diego Costa<BR>Levante-Granada 0-1&nbsp; 91'Piti<BR>Malaga-Betis Siviglia 3-2&nbsp; 13'Santa Cruz-61'Eliseu-93'S.Garcia(M) - 33'Verdu-63'Figueras(B)<BR><BR>OGGI<BR><BR>Elche-Villareal<BR><BR>CLASSIFICA<BR><BR>1)Barcellona 34<BR>2)At.Madrid 33<BR>3)Real Madrid 28<BR>4)Villareal 20<BR>5)At.Bilbao 20<BR>6)Getafe 19<BR>7)Levante 17<BR>8)Real Sociedad 17<BR>9)Valencia 16<BR>10)Espanyol 15<BR>11)Granada 14<BR>12)Siviglia 13<BR>13)Elche 13<BR>14)Malaga 13<BR>15)Celta 12<BR>16)Valladolid 11<BR>17)Osasuna 10<BR>18)Rayo 9<BR>19)Betis 9<BR>20)Almeria 9<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>SpagnaFL0411FL0411sanchez.jpgSiNliga-spagnola-giornata-12-barcellona-real-madrid-atletico-madrid-inarrestabili-1012560.htmSi100427901,02,03010224
1371012558NewsCalcio EsteroLiga,11a giornata: Real a valanga, Cristiano provoca Blatter20131031095939Liga, 11a giornata Barcellona, Real Madrid, Atletico MadridIl Real si impone 7-3 sul Siviglia, tripletta di CristianoTurno infrasettimanale anche in Liga spagnola valido per l'11/a giornata. La capolista Barcellona rimane tale con numeri impressionanti: 10 vittorie ed un pareggio, 33 gol fatti e 7 subiti. La vittima&nbsp;di giornata&nbsp;il Celta Vigo, sconfitto 3-0 al "Balaidos" con le reti siglate da Sanchez, Fabregas e un'autorete di Fernandes.<br>Ieri sera il Real Madrid ha reagito alla sconfitta in occasione del "Classico", liquidando il Siviglia con un pirotecnico 7-3. Tripletta di Cristiano Ronaldo, con dedica provocatoria a Sepp Blatter che qualche giorno fa l'aveva definito:"uno che spende soldi dal parrucchiere e si comporta da comandante", e doppiette di Gareth Bale e Karim Benzema. Per il Siviglia sono andati a segno Rakitic (3 gol in 2 partite) finalmente recuperatosi dall'infortunio e Bacca. Il croato ex Schalke<br>04 ha, però, sbaglia anche un calcio di rigore, ininfluente ma che avrebbe reso meno amara la trasferta di Madrid.<br>Impattano 0-0 Espanyol e Malaga. Gli uomini di Aguirre non vincono da due partite e non riescono a sfruttare il turno casalingo mentre gli ospiti sembrano essere migliorati in difesa dopo il tremendo 0-5 incassato domenica scorsa per mano del Celta Vigo; gli andalusi, però, sono a secco di vittorie da cinque giornate.<br>Crolla ancora il Valencia, che addirittura resuscita il fanalino di coda, Almeria ed esce dal Mestalla accompagnato dagli impietosi fischi del proprio pubblico. Gli andalusi di Almeria si impongono per 2-1, in rimonta, grazie alle reti di Torsiglieri e Vidal, che ribaltano l’iniziale vantaggio su calcio di rigore di Jonas.&nbsp; Per il Valencia si tratta della terza sconfitta consecutiva e a questo punto la panchina di Miroslav Dukic comincia a scricchiolare.<br>Convincente vittoria anche per l’Osasuna, che torna al successo dopo due turni, contro il Rayo Vallecano. 3-1 firmato Oier, Riera e Torres che vale il terzo successo stagionale dei pamplonesi. <br>Infine, pareggiano 2-2 Valladolid e Real Sociedad con gli ospiti in vantaggio due volte con Griezmann e raggiunti dai gol di&nbsp; Larsson e Guerra a 10 minuti dalla fine.&nbsp;La rimonta sarebbe potuta essere di quelle&nbsp;storiche ma i padroni di casa falliscono un calcio di rigore al 91 calciato da Ebert.<br>Stasera, quattro incontri archivieranno il turno infrasettimanale, due con inizio alle 20 e due con inizio alle 22.<br>Presso il “Nuevo los Carmenes”, l'Atletico Madrid sarà chiamato ad una grande prestazione con l'obiettivo di rimanere in scia del Barcellona e tenere a debita distanza il Real. Gli andalusi sono attualmente tredicesimi con 11 punti e ciò che più preoccupa è il rendimento tra le mura amiche: infatti, in 5 partite solo un successo e 4 sconfitte, 2 reti realizzate (entrambe nella stessa gara) e 5 subite.<br>Sempre alle 20, il Villareal ospiterà il Getafe. La neopromossa, guidata da Marcelino, è tornata prepotentemente a scalare la&nbsp;vetta del calcio spagnolo grazie anche al fattore "El Madrigal", laddove ha ottenuto 4 vittorie ed un pareggio, contro il Real Madrid, in 5 incontri disputati. Anche il Getafe sta andando oltre ogni più rosea aspettativa con l'attuale sesto posto in classifica ed è&nbsp;reduce da due successi esterni consecutivi.<br>Gli altri incontri vedranno di fronte Athletic Bilbao ed Elche, con i baschi tutti protesi a difendere l'imbattibilità del "Nuovo San Mamès, e Betis Siviglia-Levante. <br><br>LIGA – Risultati 11/a Giornata<br><br>MARTEDI'<br><br>Espanyol-Malaga 0-0<br>Celta Vigo-Barcellona 0-3&nbsp; 8'Sanchez-47'A.golFernandes-54'Fabregas<br><br>IERI<br><br>Valencia-Almeria 1-2&nbsp; 33'Jonas(V) - 62'Torsiglieri-69'Vidal(A)<br>Valladolid-Real Sociedad 2-2&nbsp; 15'-53'Griezmann(R) - 76'Larsson-79'Guerra(V)<br>Osasuna-Rayo Vallecano 3-1&nbsp; 1'Oier-13'Riera-58'Torres(O) - 71'Galvez (R)<br>Real Madrid-Siviglia 7-3&nbsp; 13'-27'Bale-32'60'-71'C.Ronaldo-53'-80'Benzema(R) - 38'-63'Rakitic-40'Bacca(S)<br><br>OGGI<br><br>Granada-Atletico Madrid<br>Villarreal-Getafe<br>Athletic Bilbao-Elche<br>Betis-Levante<br><br>SpagnaFL0411FL0411cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNliga-giornata-11-real-a-valanga-cristiano-provoca-blatter-1012558.htmSi100427901,02,03010350
1381012554NewsCampionatiAtalanta-Inter, ecco le formazioni ufficiali20131029201335Atalanta, Inter, anticipoGli schieramenti del match di apertura della decima giornataNell'anticipo della decima giornata di Serie A l'Inter di Mazzarri va in scena a Bergamo contro l'Atalanta. La Dea è in cerca di riscatto dopo la sconfitta esterna contro la Sampdoria, neroazzurri che proveranno ad aggiudicarsi una vittoria lontano da San Siro che manca da più di un mese. Bergamaschi con la difesa a tre e con Moralez alla trequarti che cercherà di innescare Denis e Livaja. Nel Biscione la novità è Samuel, ancora out Campagnaro. Ecco le formazioni ufficiali:<br><br>ATALANTA (3-4-1-2) Consigli; Stendardo, Yepes, Canini; Raimondi, Carmona, Cigarini, Brivio; Moralez; Denis, Livaja All. Colantuono<br><br>INTER (3-5-1-1) Handanovic; Rolando, Samuel, Juan Jesus; Jonathan, Guarin,&nbsp;Cambiasso, Alvarez, Nagatomo; Kovacic; Palacio; All. Mazzarri<br><br>C1007650FL0657FL0657mazzarri-inter.jpgSiNanticipo-inter-atalanta-serie-a-1012554.htmSiT1000010,T1000026100664701,02,03030690
1391012551NewsCampionatiSerie A, Top e Flop della 9a giornata20131028125845serie aTanta Argentina nella formazione Tanta Argentina nella formazione dei Top, grazie alle prestazioni vincenti di Juve, Inter e Napoli. Male invece, Torino, Milan e Genoa.<br><br> TOP<br><br> Perin = Esce sconfitto dallo Juventus Stadium,ma riceve a fine gara l’abbraccio sentito di Buffon. Praticamente un’investitura. Predestinato.<br><br> Crespo = Porta un cognome che ricorda ben altre imprese calcistiche. Ma per una volta, anche il difensore del Bologna, si dimostra degno di portarlo. Decisivo.<br><br> Benatia = Continua a tener banco nella formazione dei Top, semplicemente perché sin qui è il miglior difensore del campionato. Roccioso. <br><br> Parolo = Affonda il Diavolo con l’ennesima doppietta di questa stagione speciale, che racconterà quantomeno ai nipotini. Momento d’oro.<br><br> Cuadrado = Con le sue accelerazioni sta mettendo in ginocchio mezza serie A. Quelli del Chievo poi non sono fulmini di guerra ed il gioco è fatto. Pendolino.<br><br> Higuain = Torna al gol dopo oltre un mese,&nbsp; ma ne guadagna più in fiducia che in numeri. Ed intanto Benitez gongola. Cecchino.<br><br> Tevez = Un’altra prestazione super che regala solidità, concretezza e slancio ad una Juve massacrata da media e risultati. Decisivo.<br><br> Formazione TOP = Perin; Crespo, Benatia, Silvestre; Cambiasso, Parolo, Cuadrado, Candreva; Higuain, Tevez, Palacio.<br><br> FLOP<br><br> Padelli = Ancora una volta fa infuriare i tifosi granata, non tanto per i rigori subiti. Quanto per la sensazione di insicurezza che trasmette. Cairo mediti. Indeciso.<br><br> Constant = Affoga nella sconfitta di Parma senza mai dare la dimostrazione di poter essere adeguato&nbsp; a vestire la casacca rossonera. Pesce fuor d’acqua.<br><br> Maicon = Ingenuo nel farsi ammonire due volte, rischia di impedire ai giallorossi di suonare la nona sinfonia. Ma nonostante questo, la Roma vola. Sprovveduto.<br><br> Cerci = Questa volta stecca tutto, come d’altronde tutto il Toro. Esce a fine primo tempo, con la speranza possa risultare decisivo a Livorno. Ectoplasma.<br><br> Kucka = Gara difficile per il suo Genoa, ma non fa mai nulla per dimostrare anche solo minimamente il contrario. Assente.<br><br> Balotelli = Prestazione tanto scialba quanto chiacchierata. Per essere campioni veri, c’è ancora una marea di strada da percorrere. Immaturo.<br><br> Emeghara = A Livorno lo stanno cercando da qualche tempo. Praticamente inesistente, l’attacco dei labronici piange la sua continua svagatezza. Introvabile.<br><br> Formazione FLOP = Padelli; Maicon, Constant, Stendardo; Kucka, Cerci, Castro, Ederson; Balotelli, Emeghara, Floro Flores.<br><br> Gabriele Cavallaro<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1012317adm001adm001tevez-6.jpgSiNserie-a-top-e-flop-della-nona-giornata-1012551.htmSiT1000007100075701,02,03,06,07,08030451
1401012549NewsCalcio EsteroLiga,10a giornata: l`Atletico schianta il Betis 5-020131028090047Liga, 10a giornataL`Atletico Madrid schianta il Betis 5-0Un sontuoso Atletico Madrid risponde alla capolista Barcellona nella domenica della 10/a giornata di Liga spagnola.&nbsp; Gli uomini di Diego Simeone hanno liquidato per 5-0 il Betis Siviglia. Partita senza storia, col vantaggio "colchonero" già al primo minuto con Oliver. Poi, Villa,<br>Diego Costa e Gabi dilagano. L’Atletico torna, quindi, al successo in campionato dopo la sconfitta di sabato scorso in casa dell'Espanyol e&nbsp;grazie a questo&nbsp;successo i colchoneros <br>rimangono nella scia della capolista e, cosa più importante, incrementano il vantaggio sul Real di Ancelotti portandolo ad un rassicurante +5. <br>Fari puntati, ovviamente, anche sul derby della regione valenciana tra Villarreal e Valencia. Una partita molto sentita che la neo promossa Villarreal ha dominato e stravinto per 4-1. I gol di Uche, Perez e la doppietta di Dos Santos schiantano gli uomini di Djukic, che rimangono fermi in 11a posizione con 13 punti. Vola, invece, il “sottomarino giallo” in quarta posizione subito dietro il Real di Carlo Ancelotti. <br>Vittoria di misura, nonostante la superiorità numerica, per il Siviglia che con Rakitic, rientrato finalmente dall'infortunio, e Samperio regola 2-1 lo scorbutico Osasuna, che, però, era rimasto in 10&nbsp;a causa&nbsp;dell’espulsione di Damia al 35' del primo tempo. <br>Seconda vittoria consecutiva, infine, per la Real Sociedad che trascinata da Griezmann (doppietta) e Angel liquida la pratica Almeria rilanciandosi prepotentemente in corsa per l’Europa.<br>Stasera si archivierà la 10a giornata con la sfida tra Getafe e Athletic Bilbao. Una sorta di "piccolo big match" quello che si disputerà al "Coliseum Alfonso Perez" tra due squadre attualmente appaiate in quinta posizione con 16 punti.<br>Entrambe le compagini possono definirsi come le autentiche rivelazioni di questo scorcio di campionato. Per il Getafe, certamente l'obiettivo è e continuerà ad essere il raggiungimento di una tranquilla salvezza, ma se dovesse inanellare la quinta vittoria consecutiva sarebbe un risultato storico perla più piccola&nbsp; tra le squadre di Madrid. Il tecnico del Getafe, Luis Garcia, si affiderà ancora una volta al cannoniere Colunga e all'ex Real Madrid, Pedro Leon.<br>Di contro, gli uomini di Valverde, che comunque stanno facendo un buon lavoro, dovranno migliorare in alcuni settori del campo. E' sotto gli occhi di tutti che l'Athletic abbia una difesa colabrodo con 13 gol subiti e che, soprattutto, il rendimento in trasferta non sia all'altezza di quello casalingo(solo 3 punti in 4 gare disputate).<br><br><br>LIGA – Risultati 10/a Giornata<br><br>VENERDI'<br><br>Rayo-Valladolid 0-3&nbsp;&nbsp; 31'Ebert-40'Guerra-48'Larsson<br><br>SABATO<br><br>Malaga-Celta Vigo 0-5&nbsp; 6-64'Lopez-23'Fernandez-73'Nolito-81'Charles<br>Barcellona-Real Madrid 2-1&nbsp; 18'Neymar-78'Sanchez(B) - 91'Jesé Rodriguez(R)<br>Elche-Granada 0-1&nbsp; 26'Iturra<br>Levante-Espanyol 3-0&nbsp; 25'-51'El Zhar-27'Diawara<br><br>IERI<br><br>Siviglia-Osasuna 2-1&nbsp; 55' Rakitic-75'Samperio(S) - 87'Riera(O)<br>Villarreal-Valencia 4-1&nbsp; 17'Uche-22'Perez-50'-84'Dos Santos(Vi) - 63'R.Costa(Va)<br>Real Sociedad-Almeria 3-0&nbsp; 13'-50'Griezmann-55'Angel<br>Atletico Madrid-Real Betis 5-0&nbsp; 1'Oliver Torres-53'-57'Villa-65'Diego Costa-92'Gabi<br><br>OGGI<br><br>Getafe-Athletic Bilbao<br><br>CLASSIFICA<br><br>1)Barcellona 28<br>2)At.Madrid 27<br>3)Real Madrid 22<br>4)Villareal 20<br>5)Getafe 16<br>6)At.Bilbao 16<br>7)Levante 16<br>8)Espanyol 14<br>9)Valencia 13<br>10)Siviglia 13<br>11)Real Sociedad 13<br>12)Elche 12<br>13)Granada 11<br>14)Valladolid 10<br>15)Celta 9<br>16)Malaga 9<br>17)Rayo 9<br>18)Betis 8<br>19)Osasuna 7<br>20)Almeria 3<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br><br>&nbsp;<br><br><br>&nbsp;<br><br>SpagnaFL0411FL0411simeone.jpgSiNliga-giornata-10-l-atletico-schianta-il-betis-1012549.htmSi100427901,02,03010221
1411012547NewsCalcio EsteroLiga, 10a giornata: il Barcellona stende il Real20131027102913Liga, 10a giornataIl Barcellona vince il «classico« con le reti di Neymar e Sanchez&nbsp;<br><br>Sabato di grande calcio nella 10/a giornata di Liga spagnola e grande Barcellona. Al Camp Nou i blaugrana s’impongono 2-1 sugli eterni rivali del Real con le reti siglate da Neymar e dalla perla di Alexis Sanchez che sorprende Diego Lopez, Jesé Rodriguez accorcia le distanze per le merengues nei primi istanti dei tre minuti di recupero concessi dall'arbitro, ma è troppo tardi. Tre punti al Barça, quindi, che vola a quota 28 a +6 dal Real e, momentaneamente, a +4&nbsp; dall’Atletico Madrid. Eppure, per la prima volta dopo tantissimo tempo, il Real ha mostrato il meglio di sè, soprattutto con l'ingresso in campo di Ilarramendi e Benzema, il primo a dirigere l'orchestra a fianco di un Modric nella sua miglior versione e con il francese&nbsp;ad inserirsi&nbsp;in profondità tra le maglie della difesa catalana. Tutto ciò non è stato sufficiente, vuoi per un rigore non concesso che sarebbe valso il gol del pareggio, vuoi per la traversa che ancora trema su un siluro dello stesso Benzema, vuoi, infine, perchè il Barcellona è più squadra ed ha nella propria faretra molte più frecce a disposizione. <br>Tra gli ltri incontri disputati ieri sorprende la fantastica goleada del Celta sul campo del Malaga. Uno 0-5 che non lascia alibi agli andalusi. Vittoria in&nbsp;trasferta anche per il Granada che espugna il campo dell'Elche in virtù del gol di Iturra e che permette alla squadra di Pozzo di tornare alla vittoria dopo due sconfitte consecutive. Infine, il Levante liquida con un rotondo 3-0 l'Espanyol di mister Aguirre e coglie per la prima volta in questa stagione il successo casalingo.<br>&nbsp;Quattro incontri in programma nella giornata di oggi. Alle 12 sarà la volta di Siviglia-Osasuna. Gli andalusi iniziano a recuperarsi dalle difficoltà di questo&nbsp;scorcio di stagione dovute soprattutto agli infortuni e potrebbero già da oggi recuperare pedine importanti come M'Bia e Rakitic. Dal canto suo l'Osasuna ha il morale ben alto, dopo avere espugnato il campo del Malaga ed avere costretto la capolista al primo pareggio stagionale e può vantare, contro il Siviglia, il ruolo<br>di bestia nera. <br>Alle 17 si affronteranno Villareal e Valencia. Gli uomini di Garcia Toral sono quarti&nbsp; ma negli ultimi 3 incontri hanno conquistato solo un punticino, pareggio col Celta e sconfitte contro Betis e Athletic Bilbao. Al Valencia servono punti per avvicinarsi al gruppo di testa ed è reduce dalla brutta sconfitta casalinga contro la Real Sociedad. E’ proprio in trasferta che l'11 di Djukic soffe di più; infatti finora solo 4 punti in 4 partite, frutto di 1 vittoria e 1 pareggio. <br>Alle 19 la Real Sociedad cercherà di dare continuità alla vittoria della settimana scorsa&nbsp;e proverà&nbsp;a raddrizzare, così, una classifica ancora piuttosto deficitaria, soprattutto se paragonata a quella della scorsa stagione. L'avversario di oggi, l'Almeria, almeno sulla carta, non dovrebbe impensierire eccessivamente i baschi, che potrebbero, vincendo, far saltare la prima panchina della stagione, ovvero quella di mister Rodriguez.<br>Atletico Madrid-Betis chiuderà il programma odierno di Liga. Dopo otto vittorie consecutive, nello scorso week-end, è arrivata la prima sconfitta in campionato della stagione. Un risultato che ha lasciato tutti con l’amaro in bocca visto il contemporaneo pareggio del Barcellona contro l’Osasuna e che avrebbe potuto proiettare i colchoneros in testa alla classifica. <br>Anche in Champions League l’Atletico va benissimo: 9 punti in tre partite e primato nel girone. <br>Gli ospiti vivono un momento molto negativo della loro stagione. Reduci da tre sconfitte nelle ultime quattro partite, per gli uomini di Pepe Mel non sarà per nulla facile ottenere punti questa sera, tuttavia, proveranno a mettere in difficoltà i colchoneros.<br><br>&nbsp;<br><br>LIGA – Risultati 10/a Giornata<br><br>VENERDI'<br><br>Rayo-Valladolid 0-3&nbsp;&nbsp; 31'Ebert-40'Guerra-48'Larsson<br><br>IERI<br><br>Malaga-Celta Vigo 0-5&nbsp; 6-64'Lopez-23'Fernandez-73'Nolito-81'Charles<br>Barcellona-Real Madrid 2-1&nbsp; 18'Neymar-78'Sanchez(B) - 91'Jesé Rodriguez(R)<br>Elche-Granada 0-1&nbsp; 26'Iturra<br>Levante-Espanyol 3-0&nbsp; 25'-51'El Zhar-27'Diawara<br><br>OGGI<br><br>Siviglia-Osasuna<br>Villarreal-Valencia<br>Real Sociedad-Almeria<br>Atletico Madrid-Real Betis<br><br>DOMANI<br><br>Getafe-Athletic Bilbao<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br><br>&nbsp;<br><br>SpagmaFL0411FL0411sanchez.jpgSiNliga-giornata-10-barcellona-stende-il-real-madrid-1012547.htmSi100427901,02,03010221
1421012545NewsCampionatiIl Colantuono-pensiero dopo la sconfitta subita dai nerazzurri dopo tre vittorie consecutive20131027091453Il Colantuono-pensiero dopo la sconfitta subita dai nerazzurri dopo tre vittorie consecutiveIl Colantuono-pensiero dopo la sconfitta subita dai nerazzurri dopo tre vittorie consecutive"Meglio la Sampdoria nel secondo tempo, ma la prima frazione di gioco è stata chiaramente di marca nerazzurra. Loro hanno fatto gol, noi non siamo stati capaci di sfruttare le azioni costruite soprattutto nella prima parte della partita".<BR><BR>Questo in estrema sintesi è il&nbsp;Colantuono pensiero nel dopo&nbsp;Sampdoria-Atalanta, partita persa di misura dai nerazzurri reduci da tre vittorie consecutive.<BR><BR>Il rammarico di non aver chiuso il primo tempo in vantaggio c'è:&nbsp;"Avremmo dovuto essere più precisi negli ultimi metri".<BR><BR>E i nerazzurri dal 18' della ripresa hanno anche giocato in inferiorità numerica:&nbsp;"L'espulsione di Nica pare davvero eccessiva, il giallo poteva bastare".<br><br>gp01ctgp01ctcolantuono.jpgSiNil colantuono-pensiero dopo la sconfitta subita dai nerazzurri dopo tre vittorie consecutive-1012545.htmSi-01,02,03010130
1431012541NewsCalcio EsteroLiga,10a giornata: il «Classico» promette spettacolo20131026102333Liga 10a giornata, Barcellona-Real MadridBarcellona-Real Madrid promette spettacoloIniziata&nbsp;ieri sera la 10a giornata di Liga spagnola con Rayo Vallecano-Valladolid. Hanno avuto la meglio gli ospiti con un rotondo 0-3&nbsp;in virtù delle&nbsp;reti di Ebert, Javi Guerra e Larsson e, soprattutto, grazie alla splendida prestazione dell'italiano Fausto Rossi, autore di due assist e, più in generale, vero e proprio faro del gioco del Valladolid. Risultato giusto che evidenzia ancora una volta come il Rayo sia una delle squadre che più gol ha subito (24) in questa scorcio di stagione; per il Valladolid si tratta della seconda vittoria stagionale, che allo stato attuale vale la tredicesima posizione.<br>Il sabato di Liga, come di consueto, prevede 4 incontri e tutti gli occhi saranno puntati sul "Classico" Barcellona-Real Madrid con calcio d'inizio alle 18.<br>Alle 16, alla "Rosaleda", scenderanno in campo Malaga e Celta Vigo. Entrambe non navigano in acque tranquille. I padroni di casa, con 9 punti, sono lontani dai posti che varrebbero l'Europa, mentre gli ospiti, guidati da Luis Enrique, hanno fatto anche peggio con appena 6 punti. Certamente gli andalusi sono favoriti nel match odierno, contando anche su una buona difesa, solo 9 gol subiti fin qui e terzo miglior reparto del campionato; di contro, un attacco spuntato con appena 11 reti realizzate. Gli ospiti, invece, hanno subito tanto (13 gol) e&nbsp;segnato pochissimo (8).<br>Alle 20 si affronteranno Elche e Granada al "Martinez Valero" e sarà una partita considerata ad alto rischio a causa delle polemiche e degli incidenti scaturiti dopo la partita play off del giugno 2011. Per quanto riguardo l'aspetto tecnico della gara, entrambi gli allenatori dovranno vedersela con&nbsp;pesanti assenze. Da un lato mancheranno Cisma, Sapunaru e, probabilmente, Edu Albacar; dall'altro non saranno dell'incontro Diakhaté, Piti, Yebda e Dani Benítez.<br>Alle 22, il sabato di Liga si chiuderà al "Ciutat de Valencia" dove scenderanno in campo Levante ed Espanyol. Sarà una sfida di medio-alta classifica tra due squadre che stanno facendo bene. Dopo un inizio tremebondo (0-7 a Barcellona), il Levante ha subito solo un'altra sconfitta (contro il Real) ed ha collezionato 3 vittorie e 3 pareggi. I valenciani, però, non hanno ancora vinto tra le mura amiche e stasera potrebbe essere l'occasione giusta. L'Espanyol con 14 punti è reduce dall'impresa casalinga contro l'Atletico Madrid, ma in trasferta ha ottenuto solo una vittoria in 4 incontri disputati. <br>Come detto, alle 18 tutti gli occhi saranno puntati sul Camp Nou dove si disputerà la partita delle partite, quella tra Barcellona e Real Madrid e, sicuramente,&nbsp;merita uno spazio a parte. <br>Il Barcellona è reduce dal pareggio a Pamplona contro l'Osasuna, che ha interrotto la striscia di 8 vittorie consecutive in campionato, e dal pareggio per 1-1 sul campo del Milan in Champions league. Risultati, dunque, che hanno evidenziato alcune lacune della squadra allenata da Martino, il cui potenziale, però, rimane senza dubbio di altissimo livello. Per l'occasione, spazio ai titolari e al trio d'attacco composto da Pedro, Sanchez e Messi.<br>Il Real è reduce dalla vittoria in Champions contro la Juventus, ma la squadra è apparsa in difficoltà in più di un'occasione nonostante la superiorità numerica. Oggi si presenta l'occasione per ridurre le distanze dalla capolista e Carlo Ancelotti sta pensando qualche accorgimento tattico; primo fra tutti, un possibile "finto 9" con Bale, Di Maria e Cristiano Ronaldo in attacco. <br>Una partita come questa è una fonte interminabile di dati statistici, curiosità e numeri. Per esempio, il Barcellona non batte il Real, considerando tutte le competizioni, da 5 gare (2 pareggi e 3 sconfitte) e nelle ultime 10 stagioni la striscia non è mai andata oltre i 5 incontri consecutivi. Il Real ha vinto gli ultimi due incontri disputati e, stasera, potrebbe inanellare la terza vittoria consecutiva contro gli eterni rivali, cosa che non succede dal lontanissimo 1979. Se Messi dovesse segnare superebbe il mitico Alfredo Di Stefano nella classifica dei bomber di sempre nella storia di questa sfida (18). <br>Insomma le premesse ci sono tutte per assistere ad un incontro che, come sempre e comunque vada, scriverà la storia del calcio iberico. <br><br><br>Ecco il programma completo della 10a giornata<br><br>Ieri<br>Rayo-Valladolid 0-3&nbsp;&nbsp; 31'Ebert-40'Guerra-48'Larsson<br><br>Oggi<br>Malaga-Celta<br>Barcellona-Real Madrid<br>Elche-Granada<br>Levante-Espanyol<br><br>Domani<br>Siviglia-Osasuna<br>Villareal-Valencia<br>Real Sociedad-Almeria<br>Atletico Madrid-Betis<br><br>Lunedì<br>Getafe-Athletic Bilbao<br>&nbsp;&nbsp; <br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>SpagnaFL0411FL0411220908416-0f27d4c6-d0d9-4bf1-a53d-433bc821b539.jpgSiNliga-giornata-10-barcellona-real-madrid-promette-spettacolo-1012541.htmSi100427901,02,03010243
1441012534NewsCampionatiCALAIO’: “SIAMO IN SALUTE” 20131022142662GenoaCALAIO’: “SIAMO IN SALUTE” L’arciere è stato travolto dall’affetto e dal tiro incrociato di domande degli studenti dell’Istituto Tecnico Carlo Rosselli di Sestri Ponente, che ha ospitato la prima delle due tappe genovesi della quarta edizione del progetto ‘Non fare autogol’, promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica.&nbsp;L’obiettivo, raggiunto alla luce dell’entusiasmo con cui i ragazzi hanno partecipato all’iniziativa, è stato quello di sensibilizzarli sui principali fattori di rischio oncologico.<br><br> “Sottoponetevi periodicamente a controlli — ha subito detto Calaiò alla giovane platea — a prescindere dal fatto che facciate o non facciate attività sportiva e confrontatevi con i medici di famiglia, che conoscendovi, possono consigliarvi correttamente. Noi atleti professionisti siamo obbligati, per legge, a presentare delle certificazioni sull’idoneità a inizio stagione e quindi siamo giocoforza spinti verso la prevenzione. E poi cercate, per quanto possibile, di condurre una vita regolare. Ragazzi, pensate sia figo fumare e bere per affermarvi e sentirvi più grandi? Vi sbagliate! Godetevi la vita, con equilibrio. Cosa posso consigliarvi per stare alla larga da certi problemi di salute? Curate l’alimentazione, senza eccedere in diete o limitazioni forzate. La resa sul campo di noi giocatori passa anche da queste cose. Insomma, contro il cancro giocate d’attacco e d’astuzia, benché l’imprevedibilità di questa malattia non esuli totalmente dal pericolo”.<br><br> <DIV id=attachment_41356 class="wp-caption alignnone" style="WIDTH: 510px"><A href="http://genoacfc.it/notizie/calaio-siamo-in-salute/attachment/calaioscuola3/" rel="attachment wp-att-41356"><IMG class=" wp-image-41356 " alt="Bagno di folla per l'arciere al termine del dibattito: &quot;Piacevole e dinamico&quot;" src="http://genoacfc.it/wp-content/uploads/2013/10/calaioscuola3.jpg" width=500></A> <P class=wp-caption-text>Bagno di folla per l’arciere al termine del dibattito: “Piacevole e dinamico”<br><br></DIV> A margine dell’incontro Calaiò ha analizzato anche il momento della squadra: “Reduce da un successo di fondamentale importanza contro una diretta concorrente per la salvezza. Abbiamo allungato la striscia positiva di risultati, il gruppo c’è ed è in salute e carico. Siamo però coscienti che domenica avremo a che fare con un avversario dal valore indiscusso, che le tenterà tutte per dimenticare la sconfitta di Firenze. Mi auguro che la Juventus possa scaricare un po’ di tensione contro il Real in Champions. Immagino, conoscendo bene Conte, l’arrabbiatura per quanto accaduto lo scorso fine settimana. So quanto lui tenga a vincere, sempre e comunque, è un vincente e trasmetterà un’energia ai suoi bestiale. La Juventus ha valori tecnici superiori agli altri ma statene certi: ce la metteremo tutta!”.<br><br>gp01ctgp01ctcalaio-4.jpgSiNgenoa-1012534.htmSi-01,02,03010175
1451012529NewsCalcio EsteroLiga 9a giornata: Levante corsaro a Vigo, traballa la panchina di Luis Enrique20131022102151Liga 9a giornataLevante corsaro a Vigo, l`Athletic stende il VillarealNumeri impietosi per Luis Enrique, ex Roma ed attuale tecnico del Celta di Vigo: in 9 gare la squadra galiziana ha collezionato una sola vittoria, 3 pareggi e 5 sconfitte; 13 gol subiti e 8 realizzati. Luis Enrique se non è ancora stato esonerato poco ci manca anche perchè viene accusato di impiegare i propri uomini completamente fuori ruolo. Quella disputata al Balaidos è stata una partita all'insegna della "sfortuna": prima il diluvio universale, poi il guasto all' impianto elettrico, che ha posticipato l'inizio del secondo tempo di mezz'ora, le condizioni del terreno di gioco al limite dell'impraticabiltà. Insomma, gli ingredienti c'erano tutti per far passare una serata d'inferno ai padroni di casa e così è stato. Anche perchè il Levante non giocherà un calcio irresistibile ma l'11 valenciano sa cosa fare e sa come sfruttare alla minima occasione gli errori altrui. Vittoria di misura, dunque, grazie alla rete siglata da Diop, che&nbsp; conferma il trend più che positivo del Levante in trasferta.<br>Nell'altro incontro, che ha chiuso la nona giornata di Liga, l'Athletic Bilbao ha battuto il Villareal per 2-0 conquistando, così, la quinta vittoria stagionale e mantenendo l'imbattibilità casalinga. Incontro scintillante con le due squadre concentrate a ribattere colpo su colpo i reciproci attacchi. Poi, col passare dei&nbsp; minuti gli uomini di Marcelino Garcìa Torial hanno iniziato a ritrarsi nella propria metà campo lasciando all'Athletic il pallino del gioco. <br>In due minuti, uno-due micidiale firmato da Mikel Rico e Aritz Aduriz e baschi che volano verso posizioni di classifica che potrebbero consegnare l'Europa per la prossima stagione. Per il Villareal seconda sconfitta stagionale.<br><br>LIGA – Risultati 9/a Giornata<br><br>Real Madrid-Malaga 2-0 46'Di Maria-91'Ronaldo<br>Valencia-Real Sociedad 1-2 41'Griezmann-59'Pardo(R) - 93'Pabon (V))<br>Osasuna-Barcellona 0-0<br>Espanyol-Atletico Madrid 1-0&nbsp; 54'a.gol Courtois<br>Granada-Getafe 0-2&nbsp; 47'a.golMurillo-55'Pedro Leon<br>Almeria-Rayo Vallecano 0-1&nbsp; 78'Galvez<br>Betis Siviglia-Elche 1-2&nbsp; 29'Del Moral-33'Fidel(E) - 41'Molina(B)<br>Valladolid-Siviglia 2-2&nbsp; 2'Bacca-31'Alberto(S) - 81'Manucho-84'Eber(V)<br><br>Ieri<br>Celta Vigo-Levante 0-1&nbsp;&nbsp;&nbsp; 88'Diop<br>Athletic Bilbao-Villarreal 2-0&nbsp; 33'Rico-35'Aduriz<br><br>CLASSIFICA<br><br>1)Barcellona 25<br>2)At.Madrid 24<br>3)Real Madrid 22<br>4)Villareal 17<br>5)Getafe 16<br>6)At.Bilbao 16<br>7)Espanyol 14<br>8)Valencia 13<br>9)Levante 13<br>10)Elche 12<br>11)Siviglia 10<br>12)Real Sociedad 10<br>13)Malaga 9<br>14)Rayo 9<br>15)Betis 8<br>16)Granada 8<br>17)Valladolid 7<br>18)Osasuna 7<br>19)Celta 6<br>20)Almeria 3<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br><br><br><br><br><br>&nbsp;<br><br>SpagnaFL0411FL0411levante.jpgSiNliga-giornata-9-levante-corsaro-a-vigo-l-athletic-stende-il-villareal-1012529.htmSi100427901,02,03010200
1461012527NewsCalcio EsteroLiga 9a giornata: Getafe corsaro, stasera il Villareal a Bilbao20131021093730Liga 9a giornataGetafe corsaro a GranadaQuattro gli incontri disputati nella domenica di Liga spagnola e ben tre vittorie in trasferta. Il Getafe espugna il campo del Granada per 2-0 e mantiene la quinta posizione, per il Granada notte fonda e sedicesimo posto. Eppure la compagine andalusa non ha iniziato male la partita, dominando nettamente a centrocampo ed andando vicino al gol in un paio di occasioni. Poi, l'espulsione di Diakhatè per doppia ammonizione ha cambiato gli euqilibri del match e ne ha approfittato il Getafe nella seconda frazione di gioco. Vittoria corsara anche per il Rayo sul campo dell'Almeria grazie al gol realizzato da Galvez. Almeria sempre ultimo con tre punti e boccata d'ossigeno per il Rayo che esce fuori, per la prima volta in questa stagione, dalla zona retrocessione. Neanche il Betis riesce a sfruttare il turno casalingo e lascia i&nbsp;3 punti all'Elche, che con una solida difesa e un eccezionale pragmatismo offensivo espugna il "Benito Villamarín". L'Elche vince in virtù delle reti di Manu del Moral e Fidel ed inanella la terza vittoria consecutiva che vale la nona posizione in classifica generale. Per il Betis si tratta della seconda sconfitta di fila.<br>Infine, il Siviglia, nonostante 80 minuti di dominio, pareggia sul campo del Valladolid e si vede portare via 2 punti fondamentali. Gli uomini di Emery&nbsp;chiudono il primo tempo in vantaggio di due reti, dominano fino all’80' ma, incredibilmente, subiscono la rimonta dei padroni di casa negli ultimi dieci minuti. Due punti gettati al vento: fare bottino pieno allo Zorrilla avrebbe significato 10 punti in quattro partite, un’inversione di tendenza netta che&nbsp;avrebbe proiettato gli andalusi nelle zone alte della classifica. Invece il Siviglia resta nel limbo. I padroni di casa, al contrario, festeggiano per un punto insperato che, almeno momentaneamente, serve per uscire dalla zona retrocessione.<br>Due gli incontri in programma stasera e che archivieranno la nona giornata. Il Celta di Luis Enrique, che non ha ancora vinto tra le mura amiche in questa stagione, affronterà il Levante. Il tecnico, ex Roma, è in bilico per mancanza di risultati e mancanza di gioco. Di contro, il Levante è reduce da due sconfitte contro Barcellona e Real Madrid e 7 dei 10 punti in classifica li ha ottenuti in trasferta per cui sarà un ospite difficile che minaccia la fragilità della squadra di Luis Enrique.<br>Athletic Bilbao-Villareal chiuderà il programma di giornata. Il Villareal si ritrova in una sorprendente quarta posizione con 17 punti mentre i padroni di casa sono settimi a quota 13.<br>I baschi, nonostante una sconfitta ed un pareggio nelle ultime due uscite, vivono tutto sommato un momento positivo della sua stagione; di contro la squadra di Toral non perde in casa dallo scorso 5 maggio, in trasferta è invece reduce da una sconfitta ed un pareggio negli ultimi due match. <br><br>LIGA – Risultati 9/a Giornata<br><br>Sabato<br><br>Real Madrid-Malaga 2-0 46'Di Maria-91'Ronaldo<br>Valencia-Real Sociedad 1-2 41'Griezmann-59'Pardo(R) - 93'Pabon (V))<br>Osasuna-Barcellona 0-0<br>Espanyol-Atletico Madrid 1-0&nbsp; 54'a.gol Courtois<br><br>Ieri<br><br>Granada-Getafe 0-2&nbsp; 47'a.golMurillo-55'Pedro Leon<br>Almeria-Rayo Vallecano 0-1&nbsp; 78'Galvez<br>Betis Siviglia-Elche 1-2&nbsp; 29'Del Moral-33'Fidel(E) - 41'Molina(B)<br>Valladolid-Siviglia 2-2&nbsp; 2'Bacca-31'Alberto(S) - 81'Manucho-84'Eber(V)<br><br>Oggi<br><br>Celta Vigo-Levante<br>Athletic Bilbao-Villarreal<br><br>SpagnaFL0411FL0411cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNliga-giornata-9-getafe-corsaro-villareal-a-bilbao-1012527.htmSi100427901,02,03010208
1471012524NewsCampionatiPer la Juve beffa al Franchi20131021080739juve, fiorentinaPer la Juve beffa al FranchiDal paradiso all’inferno, in un quarto d'ora: una vittoria che per un’ora sembrava cosa fatta si trasforma in una sconfitta cocente e fin troppo punitiva nel punteggio per quanto visto in campo. Perché al Franchi è soprattuto la Juve a fare la partita e il 2-0 per i bianconeri con cui si era chiuso il primo tempo sembrava il preludio di una goleada. E goleada in effetti è stata, ma per i viola, che capitalizzano al massimo due episodi e poi la foga con cui i bianconeri, dopo essere stati agguantati, avevano cercato di riportarsi in vantaggio, lasciando però troppi spazi liberi in difesa.<br><br> E dire che l’inizio del match poteva far pensare ad una partita dal punteggio basso perché, nonostante &nbsp;Juve e Fiorentina si affrontino a viso aperto, per più di un quarto d’ora sono le difese a dominare e si deve aspettare il 17’ per vedere il primo tiro in porta: Tevez parte in velocità e prova un sinistro rasoterra dal limite, bloccato senza difficoltà da Neto. La risposta viola arriva poco più tardi, con Buffon che segue con lo sguardo il destro di Roncaglia perdersi sul fondo.<br><br> Le azioni offensive dei bianconeri passano spesso per i piedi di Tevez, che imposta e conclude di testa dopo un bello scambio con Pogba, ma mette a lato. Fuori, deviato in angolo da Neto, termina anche il destro di Marchisio dal limite.<br><br> Al 36’ arriva la svolta del match: Tevez combina con Llorente, riceve in area e viene steso senza complimenti da Pizarro, proprio a due passi da Rizzoli, che indica il dischetto. E dopo essersi guadagnato il rigore, l’Apache trasforma con un destro potente e centrale e sigla il suo quarto gol in campionato.<br><br> Il vantaggio garantisce più spazi e la Juve ne approfitta immediatamente. 40’ minuto: Pogba dal limite piazza il pallone in area, a metà strada tra Tevez e Asamoah. Cuadrado è il primo ad arrivarci, ma nel tentativo di rinviare anticipa Neto e alza un pallone a campanile che si trasforma in un assist prezioso per Pogba. Il francese arriva in corsa e conclude in rete l’azione da lui stesso iniziata.<br><br> Pensare che il 2-0 possa bastare alla Juve, sarebbe un grossolano errore. I bianconeri partono forte anche nella ripresa, chiudendosi bene, tenendo vicini i reparti e cercando subito la verticalizzazione. All’8’ la partita potrebbe essere definitivamente chiusa se il tocco di Marchisio, entrato in area con un numero d’alta scuola, non sbattesse sul volto di Neto in uscita. Il portiere viola è ancora decisivo &nbsp;quando blocca il colpo di testa ravvicinato di Chiellini e devia in angolo la punizione di Pirlo, indirizzata nel sette.<br><br> Non c’è un bianconero che non corra, raddoppi sugli avversari, e aggredisca gli spazi. Llorente valga da esempio per tutti: lo trovi quasi sulla linea dei centrocampisti a recuperare il pallone e un attimo dopo è in avanti, a suggerire la sponda per Asamoah, che entra in area centralmente, ma calcia su Neto.<br><br> Proprio quando la partita sembra orami avere un padrone ben definito, ecco che si riapre improvvisamente: Fernandez termina a terra dopo un contrasto con Asamoah &nbsp;in area e Rizzoli fischia il secondo rigore di giornata, questa volta per i viola. Dal dischetto Giuseppe Rossi non sbaglia.<BR>Il gol rianima il pubblico del Franchi, ammutolito fino a quel momento, e anche la squadra di Montella, che in dieci minuti agguanta il pareggio. Ancora Rossi a mettere firma sul gol, con un sinistro dal limite piazzato nell’angolino. Conte manda in campo Vidal al posto di Marchisio, ma non c’è tempo di vedere l’effetto del cambio che la Fiorentina passa ancora con Joaquin che quando riceve in area l’assist di Borja Valero ha tutto il tempo di controllare, aspettare l’uscita di Buffon e piazzare il pallone in rete. La Juve si butta in avanti alla ricerca del pareggio e lascia delle praterie scoperte, nelle quali Cuadrado può far valere la sua velocità. E al 36’ il contropiede del colombiano, con l’assist per la tripletta di Giuseppe Rossi, chiude una gara che definire assurda è un eufemismo &nbsp;e condanna la Juve alla prima sconfitta stagionale <br><br> <STRONG>FIORENTINA-JUVENTUS 4-2</STRONG><br><br> <STRONG>RETI: </STRONG>Tevez 37’ pt, Pogba 40’ pt, Rossi 21’ st, Rossi 31, Joaquin 33’ st , Rossi 36’ st<br><br> <STRONG>FIORENTINA</STRONG><BR>Neto; Roncaglia, Rodriguez, Savic; &nbsp;Cuadrado, Aquilani (11’ st Joaquin), Pizarro, Ambrosini (23’ pt Fernandez), Pasqual; Borja Valero; Rossi (40’ st Matos).
<BR>A disposizione: Munua, Tomovic, Compper, Bakic, Vecino, Alonso, Vargas, Wolski, Iakovenko.<BR>Allenatore: Montella
 <br><br> <STRONG>JUVENTUS</STRONG><BR>Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Padoin (38’ st Motta), Pogba, Pirlo, Marchisio (32’ st Vidal), Asamoah (35’ st Giovinco); Tevez, Llorente.
<BR>A disposizione: Storari, Rubinho, Caceres, Ogbonna, &nbsp;Peluso, De Ceglie, Isla, Bouy.<BR>Allenatore: Conte <br><br> <STRONG>ARBITRO</STRONG>: Rizzoli<BR><STRONG>ASSISTENTI:</STRONG> Di Fiore, Stefani<BR><STRONG>QUARTO UFFICIALE</STRONG>: Dobosz<BR><STRONG>ARBITRI D’AREA: </STRONG>Valeri, Calvarese <br><br> <STRONG>AMMONITI</STRONG>: 12’ pt Tevez, 15’ pt Aquilani, 22’ pt Barzagli, 36’ pt Cuadrado, 12’ st Savic, 21’ st Asamoah, 23’ st Pirlo, 42’ st Motta, 44’ st Bonucci<br><br>gp01ctgp01ctjuventus.jpgSiNjuve fiorentina-1012524.htmSi-01,02,03,06010176
1481012522NewsCampionatiBasta: «Ci sta perdere ,ma non così»20131020100550Udinese, milanBasta: «Ci sta perdere ,ma non così«Amareggiato <B>Dusan Basta,</B> che ai microfoni di Udinese Channel dice la sua dopo la quarta sconfitta esterna su quattro partite: <I>"Fuori casa abbiamo fatto finora molto male e non so per quale motivo. Sicuramente dobbiamo migliorare, siamo troppo poco pericolosi fuori casa. Il mister ci dirà se è un problema di modulo o di spirito, noi dobbiamo lavorare per migliorare a tutti i costi. Si può dire che stasera siamo stati leggermente più cattivi rispetto alle altre trasferte, ma siamo stati comunque troppo imprecisi e poco pungenti davanti".</I><br><br> Il problema c'è; ora tocca risolverlo:<I> "In spogliatoio ne parliamo. Siamo consapevoli che è un problema. Ci sta perdere a San Siro contro il Milan, ma dovremmo essere più pericolosi. Si può perdere, ma non facendo così pochi tiri in porta".</I><br><br> <br><br> Un tour de force, che però non finisce qui per Basta:<I> "Personalmente sono un po' stanco dopo le due partite con la nazionale, ma ho lavorato bene per questa partita, come lo farò per la prossima, che sarà difficilissima contro la Roma capolista. Non sarà facile affrontare una squadra che ha vinto otto partite consecutive".</I><br><br>gp01ctgp01ctdusan-basta.jpgSiNudinese milan-1012522.htmSi-01,02,03,07010204
1491012520NewsCampionatiGuidolin: «Miglioramenti sotto l`aspetto della personalità e della mentalità, ma abbiamo perso un`occasione»20131020095847udinese, milanGuidolin: «Miglioramenti sotto l`aspetto della personalità e della mentalità, ma abbiamo perso un`occasione«L'Udinese non riesce a sfatare il tabù trasferta e a San Siro, nell'anticipo della nona giornata di campionato, trova la quarta sconfitta lontano dal Friuli: "Logicamente questo risultato non ci soddisfa, ma è giusto riconoscere che questa prestazione è stata superiore a quelle esibite finora. Probabilmente se avessimo giocato così anche nelle partite precedenti non avremmo ancora questo scomodo zero nella classifica dei punti raccolti in trasferta. Dobbiamo migliorare la qualità generale delle prestazioni però oggi si sono visti miglioramenti sotto l'aspetto della personalità e della mentalità. Comunque davanti a noi c'era un avversario che si chiamava Milan, non dimentichiamolo".<br><br> Rifarebbe la scelta di far partire Muriel dalla panchina?<br><br> "E' una mia decisione. Il colombiano era arrivato tardi dal Sud America svolgendo solamente la seduta di rifinitura insieme ai compagni. In campo si è comportato bene, ma anche nel primo tempo la squadra mi è piaciuta. Abbiamo subito gol su un contropiede perché siamo venuti a giocarci la partita a viso aperto e con personalità. Preferisco subire una rete così che su calcio piazzato come successo a Bergamo".<br><br> Le dispiace non avere fatto risultato contro un Milan in emergenza?<br><br> "Abbiamo perso una buona occasione. Non stiamo dando ancora tutto quello che possiamo dare".<br><br> Il calendario ora vi mette di fronte alla prima potenza del campionato italiano: la Roma.<br><br> "La squadra capitolina ha una rosa di notevole livello. Non mi sorprende che sia in testa alla classifica, Garcia sta facendo un ottimo lavoro"<br><br>gp01ctgp01ctudinese-guidolin-il-talent-scout-L-5BT0L4.jpgSiNudinese milan-1012520.htmSi-01,02,03,07010284
1501012521NewsCalcio EsteroLiga, 9a giornata: Pari Barça, crollo Atletico e Real a -320131020094941Liga 9a giornataPari Barcellona, sconfitta Atlético e il Real sorrideNona giornata ricca di soprese e tutte a favore del Real Madrid di Carlo Ancelotti. Alla vigilia della super sfida di Champions in casa della Juventus, Cristiano Ronaldo e compagni regolano 2-0 il Malaga con le firme di Di Maria e dello stesso Cristiano avvicinando la vetta della&nbsp;classifica. Ieri pomeriggio, tanto in difesa come in attacco, le "merengues" sembra abbiano fatto notevoli progressi. Pur sempre vero che il Malaga non ha grandi credenziali; tuttavia la difesa del Real ha giocato aggressivamente e mantenendo alto&nbsp;il&nbsp;reparto cosicchè il Malaga non ha potuto far altro che retrocedere nella propria metà campo. Anche&nbsp;per quanto riguarda la fase offensiva&nbsp;il Real è sembrato più vivace rispetto alle precedenti uscite, con un Khedira molto mobile e con i due laterali, Carvajal e Marcelo, costantemente nella metà campo avversaria. Il Real,quindi, rosicchia due punti al Barcellona che non va oltre lo 0-0 a Pamplona con un Osasuna bravo e fortunato nella barricata contro Messi &amp;co. Niente record, dunque, per i catalani che non riescono a eguagliare il miglior inizio di stagione che continua ad appartenere al Real Madrid. Il Barça, comunque, piange con un occhio visto che, nonostante il pareggio, si ritrova da solo in vetta alla classifica. Complice la sconfitta dell'Atletico Madrid proprio a Barcellona sul campo dell'Espanyol. Partita davvero brutta, soprattutto nella prima frazione di gioco, a causa della grande quantità di falli ed interruzioni. Il gol vittoria arriva al 55' e ce l'ha sulla coscienza il pur forte portiere belga, Thibaut Courtois. <br>Nel quarto incontro di giornata Real Sociedad corsara a Valencia grazie alle reti di Griezmann e Pardo; a nulla vale il gol che accorcia le distanze a tempo scaduto ad opera di Pabon. Boccata d'ossigeno, quindi, per i baschi che non vincevano dalla prima giornata.<br><br>Quattro gli incontri in programma oggi. Alle 12 al "Nuovo Los Carmenes" il Granada cercherà punti preziosi contro il Getafe. Gli uomini di Alcaraz occupano la posizione 14 con 5 gol fatti ed 8 subiti. Per l'occasione il tecnico ha a disposizione quasi tutto l'organico ad eccezione di Falquier,del portiere greco Karnezis e del laterale offensivo Dani Benitez. In compenso, ed è questa la notizia più importante, rientra il bomber Francisco Medina detto Piti. Il Getafe, dal canto suo, è reduce da tre vittorie consecutive (Espanyol,Betis e Celta) grazie anche alla vena degli attaccanti Lisandro Lopez e Pedro Leon. Unica nota dolente l'assenza del&nbsp;centrale di difesa Alexis.<br>A seguire vera e propria sfida salvezza allo stadio "del Mediterraneo" tra Almeria e Rayo Vallecano. Almeria ancora a secco di vittorie e ultimo posto in classifica con 3 punti. Rayo Vallecano leggermente in ripresa dopo la vittoria sulla Real Sociedad, che ha ridato un po' di fiducia agli uomini di Paco Jemez. Il Rayo, però, con 6 punti, è penúltimo ed ha bisogno urgente di smuovere la classifica.<br>Poi sarà la volta di Betis-Elche. I padroni di casa sono attualmente tredicesimi con 8 punti, sette dei quali conquistati tra le mura amiche. Il piccolo Elche, di contro, è reduce da due vittorie consecutive (Celta ed Espanyol) ed occupa il dodicesimo posto. La formazione di Francisco Segura ha dimostrato in questo piccolo scorcio di campionato di avere le carte in regola per aspirare alla salvezza.<br>La domenica di Liga spagnola chiuderà allo stadio "Josè Zorrilla" e vedrà di fronte Valladolid e Siviglia. Padroni di casa, guidati da Ignacio Martinez, sedicesimi con 6 punti ma reduci da un calendario davvero impegnativo. In casa Siviglia si vivono gli stessi problemi ormai da qualche anno e che si possono riassumere nella difficoltà di ottenere punti in trasferta. Gli andalusi, infatti, non hanno ancora vinto in trasferta e sono riusciti a racimolare solo 2 punti in 4 trasferte fin qui giocate.<br><br><br>LIGA – Risultati 9/a Giornata<br><br>Sabato<br><br>Real Madrid-Malaga 2-0 46'Di Maria-91'C.Ronaldo<br>Valencia-Real Sociedad 1-2 41'Griezmann-59'Pardo(R) - 93'Pabon(V)<br>Osasuna-Barcellona 0-0<br>Espanyol-Atletico Madrid 1-0&nbsp; 54'a.gol Courtois<br><br>Domenica<br><br>Granada-Getafe<br>Almeria-Rayo Vallecano<br>Betis Siviglia-Elche<br>Valladolid-Siviglia<br><br>Lunedì<br><br>Celta Vigo-Levante<br>Athletic Bilbao-Villarreal<br><br>SpagnaFL0411FL0411di maria.jpgSiNliga 9a giornata-1012521.htmSi100427901,02,03010194
1511012515NewsCalcio EsteroLiga, 9a giornata: rientra Puyol dopo 7 mesi20131019095651Liga, 9a giornataIn campo Real Madrid, Real Sociedad, Barcellona e Atlético MadridConclusasi la sosta dei campionati per disputare gli ultimi turni dei gironi di qualificazione al mondiale, torna anche la Liga spagnola per&nbsp;dare vita alla nona giornata.<br>Giornata che sarà spalmata, come spesso accade, in tre giorni:&nbsp;4 incontri oggi, 4 domani e due lunedì. Tutte in campo stasera le regine di Champions League: Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid e Real Sociedad. <br>Alle 16 sullo sfondo del glorioso Santiago Bernabeu, il Real Madrid affronterà il Malaga. Il Real, certamente, non può permettersi di perdere altri preziosi punti per non lasciar scappare le avversarie Atletico e Barcellona. L'incontro odierno può servire agli uomini di Ancelotti anche per dare una spinta al morale di squadra e tifosi prima del tour de force contro Juventus, Barcellona e Siviglia. Il Malaga, di contro, non ha mai vinto in casa del Real e questo, dal punto di vista "blanco"&nbsp;non sarebbe nemmeno il momento opportuno considerato che il tecnico italiano non ha ancora, del tutto, convinto la "nobile" tifoseria merengue. Chi, invece, ha conquistato i tifosi è sicuramente uno dei grandi ex del match, Isco Alarcòn, che affronterà per la prima volta i suoi ex compagni e la sua terra, visto che il giocatore è nato a Benalmádena, a pochi kilometri da Malaga. Non sarà l'unico ex visto che assisteremo anche al ritorno del tedesco Bernd Schuster al Santiago Bernabeu. Fari puntati anche sul francese Benzema che, più volte fischiato dal proprio pubblico, ha tanta voglia di mettersi in mostra e di tornare al gol sulle ali dell'entusiasmo per le due reti realizzate con la maglia della nazionale contro la Finlandia.<br>Gli andalusi sono reduci da una sconfitta inattesa contro l’Osasuna tra le mura amiche e sono alla ricerca di punti importanti; l’avvio di campionato non lascia ben sperare, solo nove punti ottenuti in otto giornate e distacco dalla testa che è già di 15 punti. <br>Alle 18 sarà la volta di Valencia-Real Sociedad. Incontro che si presenta per le due compagini con prospettive diverse. I padroni di casa sembrano avere raggiunto una certa stabilità dopo un avvio più che faticoso e non perdono da 4 giornate; di contro, la Real Sociedad non vince dall'esordio in Liga. Per i baschi, tutti i sogni di inizio stagione sembrano essere svaniti sia in Champions League che in campionato, considerati i deludentissimi risultati in entrambe le competizioni.<br>Il Valencia fà del Mestalla il suo punto di forza, laddove ha conquistato 9 dei 13 punti in classifica generale e in più ha recuperato Joao Pereira e Ricardo Costa, entrambi reduci da lievi infortuni. Nei 62 precedenti incontri al Mestalla la Real Sociedad ha vinto solo 10 volte, pareggiato 11 e perso 41; cionostante i baschi hanno vinto gli ultimi 2: 2-5 la scorsa stagione e 0-1, firmato Antoine Griezmann nella stagione 2011-12.<br>Alle 20 l'Osasuna riceverà il Barcellona con la speranza di diventare la prima squadra a fermare la capolista. Catalani che, però, sono ad una sola vittoria dall'eguagliare il record del Real Madrid di 9 vittorie consecutive nelle prime 9 giornate di campionato ma "El Sadar" di Pamplona non è un campo facilissimo per il Barcellona che ha perso per 3-2 nel 2012. Un dato statistico interessante è che entrambe non hanno ancora pareggiato in queste prime 8 giornate di Liga. <br>Da sottolineare il possibile rientro dopo 7 mesi di Carles Puyol, che è di nuovo pronto per scendere in campo e poco a poco recuperare la forma e rientrare a pieno titolo nell'11 titolare.&nbsp; <br>Naturalmente il Barcellona spererà che i "cugini" dell'Espanyol riescano a fermare il fin qui inarrestabile Atletico Madrid. Al "Cornellà-El Prat" andrà in scena, alle 22, la squadra di Diego Simeone, l'unica fin qui in grado di reggere il passo dei blaugrana. Dopo un inizio più che promettente gli uomini di Javier Aguirre sembrano essersi bloccati. Le ultime tre sconfitte di fila contro Villarreal, Getafe ed Elche potrebbero essere state metabolizzate con l'aiuto della sosta. Il tecnico messicano, però, dovrà fare i conti con la pesante assenza di Victor Sanchez, mediano goleador, per squalifica. Al suo posto possibile l'inserimento di Alex. <br>I biancorossi di Madrid sono stati perfetti finora; una squadra che basa tutto su grinta e atletismo, specchio anche del carattere di Simeone, e che è capace anche di offrire un bel gioco. Da sottolineare come la settimana dedicata alla nazionali non ha restituito al tecnico argentino giocatori in ottime condizioni. Cionostante,ad esclusione di Leo Baptistao, l'Atletico comunque potrà contare su tutti gli effettivi. <br><br>Ecco il programa completto della 9a giornata<br><br>Oggi<br><br>Real Madrid-Malaga<br><br>Valencia-Real Sociedad<br><br>Osasuna-Barcellona<br><br>Espanyol-Atletico Madrid<br><br>Domani<br><br>Granada-Getafe<br><br>Almeria-Rayo Vallecano<br><br>Betis-Elche<br><br>Valladolid-Sevilla<br><br>Lunedì<br><br>Celta-Levante<br><br>Athletic Bilbao-Villareal<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br><br>&nbsp;<br><br>SpagnaFL0411FL0411puyol.jpgSiNliga-giornata-9-1012515.htmSi100427901,02,03010218
1521012512NewsCampionatiIl tecnico azzurro: Mi sono piaciuti carattere e prestazione. Behrami: Se giochiamo cosi` arriveranno i risultati 20131019092844Benitez, NapoliIl tecnico azzurro: Mi sono piaciuti carattere e prestazione. Behrami: Se giochiamo cosi` arriveranno i risultati Il tecnico azzurro: Mi sono piaciuti carattere e prestazione. Behrami: Se giochiamo cosi' arriveranno i risultati <DIV id=testo> "<EM>Ci è mancato il gol, siamo stati superiori alla Roma</EM>". Rafa Benitez legge con razionalità il match dell'Olimpico analizzando la gara nel suo complesso al di là degli episodi. Napoli a testa alta contro la capolista...<br><br> "<EM>Abbiamo fatto meglio di loro nel primo tempo con due chiare occasioni da gol. Nel secondo tempo abbiamo avuto il controllo di tutto per 25 minuti, poi il rigore ha cambiato la partita".</EM><br><br> <EM>"E’ chiaro che se la Roma può giocare con 11 uomini dietro la palla dopo il vantaggio allora diventa dura. Con una squadra forte subìre un gol alla fine del primo tempo e poi un rigore dopo, diventa difcicile per tutti. Ma a me è piaciuta la prestazione ed il carattere della squadra"</EM>.<br><br> "<EM>Non è una partita decisiva, ma posso dire che noi abbiamo fatto tutto giusto, solo che non siamo riusciti a segnare. Quindi si prosegue con fiducia. Se facciamo gol con Pandev o dopo con Insigne parliamo di una partita diversa. Ci è mancato solo il gol</EM>".<br><br> Il rigore è almeno dubbio..."<EM>Io non sono qui per dire se è rigore o no, sono qui per dire che la mia squadra ha fatto benissimo fino a quel momento. Poi mi pare che contatti così in area ce ne siano cinquanta a partita.</EM>..".<br><br> Poi sulla decisione di lasciar fuori Higuain. "<EM>Ho deciso io che era meglio iniziare con Pandev invece che con Gonzalo</EM>".<br><br> <SPAN style="FONT-SIZE: 14pt; FONT-FAMILY: 'Times New Roman','serif'"><IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/imgvecchiosito_535X353/ANDATA%202012_2013/behrami-napoli-bayern-31_primo.jpg" width=535 height=355></SPAN><br><br> Stessa analisi della gara per <STRONG>Valon Behrami</STRONG>...<br><br> "<EM>Io credo che il Napoli abbia fatto una gran partita fino all’episodio del rigore. E’ chiaro che dopo una sconfitta si resta male, ma a freddo dobbiamo dire che se si gioca così ci sono tanti elementi positivi su cui contare".<BR></EM><br><br> <EM>"All’inizio del secondo tempo li abbiamo messi dietro e li abbiamo schiacciati. Certo, nel momento in cui eravamo padroni della partita ci è mancata la cattiveria per andare in gol probabilmente. Che dire, il campionato è fatto di momenti: a loro gira bene, a noi di meno. Ma quando ci siamo guardati in faccia nello spogliatoio abbiamo capito che possiamo competere ad alti livelli"</EM><br><br></DIV>gp01ctgp01ctbenitez.jpgSiNbenitez napoli-1012512.htmSi-01,02,03,08010233
1531012511NewsCampionatiAll`Olimpico l`anticipo dell`ottava giornata di Serie A: Roma - Napoli 2-020131019092558Roma, NapoliAll`Olimpico l`anticipo dell`ottava giornata di Serie A: Roma - Napoli 2-0All'Olimpico l'anticipo dell'ottava giornata di Serie A <DIV id=testo> Napoli: Reina, Maggio, Albiol, Britos (44' Cannavaro), Mesto, Inler (83' Dzemaili), Behrami, Callejon, Hamsik, Insigne, Pandev (67' Higuain). A disp. Rafael, Colombo, Fernandez, Armero, Radosevic, Mertens, Zapata. All.Rafa Benitez<br><br> Roma: De Sanctis, Maicon, Benatia, Castan, Dodo', Pjanic, De Rossi, Strootman, Florenzi (81' Marquinho), Totti (33' Borriello), Gervinho (57' Ljajic). All. Rudi Garcia<BR><BR>Arbitro: Orsato di Schio<BR>Marcatori: 45'+3' Pjanic, 71' Pjanic<BR>Note: espulso Cannavaro al 70' per doppia ammonizione. Ammoniti Pandev, Inler, Benatia.<br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/NAPOLI%202013%20ANDATA/rona.jpg" width=532 height=355><br><br> Roma - <STRONG>Gioca il Napoli, vince la Roma. La capolista segna su punizione e rigore, gli azzurri arrivano per due volte davanti alla porta su azione&nbsp; sullo 0-0, ma la palla non entra. Questa è la partita, il bignami dei 90 e passa minuti dell'Olimpico. Il resto è letteratura calcistica, legittima e buona per tutte la opinioni, i colori e le passioni. Il Napoli ha due clamorose occasioni da gol negli ultimi 10 minuti del primo tempo. Prima Pandev solo davanti a De Sanctis (salva De Rossi sulla linea), poi Insigne che in area colpisce il palo. Passano 3 minuti ed all'ultimo secondo del recupero Pjanic segna una bellissima punizione. Nel secondo tempo assedio azzurro, Roma schiacciata che sembra cedere. Ma poi c'è un contatto in area Cannavaro-Borriello, prima trattenuta in attacco, poi corpo a corpo e crollo in area di entrambi. L'arbitro ci vede il fallo da rigore. Cannavaro viene espulso per doppia ammonizione. Pjanic segna su rigore la sua doppietta. La Roma vince l'ottava partita consecutiva, il Napoli perde così la prima partita in campionato. E' il calcio. Ma gli azzurri mostrano il piglio della grande squadra. Manca una vita alla fine della stagione. Complimenti ai vincitori e onore ai vinti. L'avventura continua...</STRONG><br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/NAPOLI%202013%20ANDATA/rona%20(7).jpg"><br><br> - Primo tempo -<br><br> 15' - primo tiro in porta della Roma: testa di De Rossi su angolo di Totti, Reina blocca sicuro<BR>16' - sinistro di Gervinho in area, fuori<BR>24' - ammonito Pandev<BR>31' - taglio di Inler per Callejon in area, lo spagnolo cerca il tiro d'esterno al volo ma non inquadra la porta<br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/NAPOLI%202013%20ANDATA/rona%20(5).jpg" width=532 height=355><BR>33' - entra Borriello per Totti<BR>35' - grande occasione per il Napoli. Insigne lancia Pandev che è solo davanti a De Sanctis che si supera e compie una gran parata<BR>41' - destro di Florenzi a cavallo dell'area, palla fuori<BR>44' - entra Cannavaro per Britos<BR>45' - ancora grande palla gol per il Napoli, Insigne si libera in area e colpisce il palo<BR>45' + 2' - ammonito Cannavaro<BR>45' + 3' - gol della Roma: punizione di Pjanic direttamente all'incrocio dei pali: 1-0<br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/NAPOLI%202013%20ANDATA/rona%20(7).jpg" width=532 height=355><br><br> - Secondo tempo -<br><br> 48' - botta di Inler che sfiora il palo<BR>57' - entra Ljajic per Gervinho<BR>64' - sinistro di Hamsik che scheggia il palo<BR>67' - entra Higuain per Pandev<BR>70' - rigore per la Roma per fallo di Cannavaro su Borriello.<BR>70' - espulso Cannavaro per doppia ammonizione<BR>71' - il rigore lo tira Pjanic e segna<BR>74' - ammonito Inler<br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/NAPOLI%202013%20ANDATA/rona%20(6).jpg"><BR>80' - sinistro di Inler, blocca De Sanctis<BR>81' - entra Marquinho per Florenzi<BR>83' - entra Dzemaili per Inler<BR>90' + 2' - ammonito Benatia<BR>90' + 4' - finisce 2-0 per la Roma. Prima sconfitta del Napoli in campionato, ma grande prestazione azzurra.<br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/NAPOLI%202013%20ANDATA/rona%20(4).jpg" width=532 height=355><br><br> La squadra va a salutare i tifosi azzurri all'Olimpico<br><br></DIV>gp01ctgp01ctpjanic-4.jpgSiNroma napoli-1012511.htmSi-01,02,03,08010238
1541012494NewsCampionatiMessina, fischi dopo la sconfitta contro il Foggia20131014223444messinaLa squadra peloritana Il Messina stecca la prima delle due partite in casa,che l’attendevano,con le quali sperava di fare bottino pieno per risalire posizioni in classifica e sistemarsi nel novero delle squadre,che aspirano a disputare il prossimo campionato di Lega Pro,che,com’è noto,sarà a girone unico.<BR>La squadra peloritana ha meritato la sconfitta ,che poteva assumere un punteggio più rotondo,solo se le punte del Foggia fossero state più precise sottoporta. Infatti il Messina non ha mai praticamente impensierito la difesa avversaria,se si eccettua un’azione all’80’ di Guerriera,imbeccato sottoporta da un lancio lungo (uno dei pochi)di Bucolo e che da solo, di fronte a Narciso,portiere del Foggia,ha spedito al di sopra della traversa un pallone ,che aspettava solo di essere appoggiato in un angolo della rete avversaria. <BR>Ben poca cosa il Messina visto oggi al S.Filippo,povero di idee e di gioco,lento negli scambi e quindi prevedibile,fondamentalmente stanco fisicamente (ma si allenano?). Il Foggia d’altro canto ha mostrato di essere più squadra,sicuramente vale più dei sei punti, con cui si è presentato al S.Filippo. Ottimi il centravanti Giglio(una spina nel fianco della difesa siciliana),l’esterno alto Vannittelli, il portiere Narciso,l’autore del terzo gol Zizzari,la difesa ben registrata. Sicuramente i primi due gol del Foggia sono stati favoriti da una distrazione della difesa messinese,che in entrambe le occasioni ha dimenticato di porre un uomo sul vertice della piccola area di rigore al momento del tiro del calcio d’angolo avversario. Cosicchè il secondo gol è stato la fotocopia del primo e le responsabilità dell’allenatore Catalano nel non aver disposto la sua difesa secondo i canoni del calcio moderno,sono evidenti. Il terzo gol è arrivato all’ultimo minuto di recupero e quindi non fa testo perché la squadra ormai era rassegnata.<BR>Quali sono i mali di questo Messina? Senza voler presumere ,siamo convinti che la guida tecnica si trovi in forte stato di confusione.Non si spiegherebbe altrimenti il cambio continuo di schema di gioco a partita in corso ,per cui si&nbsp; è passati da un 4-4-2 nel primo tempo,ad un 4-3-3 all’inizio del secondo tempo,che ci è apparso il più congeniale alle forze messe in campo,per finire&nbsp; al 4-2-4 spostando uno sfinito Guerriera,partito esterno alto, in difesa a fare il terzino,senza averne più la testa e la forza. Sarebbe stato meglio far uscire Parachì (insignificante la sua prestazione) e non il terzino Silvestri,mossa che ha indebolito il reparto arretrato. Ma è a centrocampo che il Messina ha mostrato le maggiori lacune: Bucolo è irriconoscibile rispetto a quando giocava nel Milazzo, non gli riesce più di catturare palloni all’avversario o di fare una parvenza di pressing sul portatore di palla.L’unica nota lieta viene dall’esordio dell’argentino Piovi,un giocatore dai piedi buoni,che sa impostare l’azione e che probabilmente deve giocare un po’ più avanzato per dare aiuto alle punte.Invece mister Catalano lo ha sostituito erroneamente,a parer nostro, dopo 5 minuti dall’inizio del secondo tempo per passare ad un 4-2-4 ,vero suicidio di questa squadra. In avanti Corona non può sopportare a 39 anni e da solo il peso dell’attacco,mentre Lasagna,che a Milazzo come ad Avellino ha sempre giocato da seconda punta, un po’ dietro la punta centrale,nel Messina di Catalano dopo metà del primo tempo è stato posto a giostrare molto largo sul fronte di attacco ,con il risultato che è rimasti inoperoso ed inefficace. L’ingresso di Mirko Guadalupi ci è apparso troppo prematuro,la condizione fisica non l’accompagna,al massimo lo si poteva rischiare nell’ultimo quarto d’ora ; mentre Bongiorni,entrato sul due a zero, non ha dato la sensazione di poter fare la differenza. <BR>Il risultato quindi non fa una grinza e molto probabilmente costerà la panchina a mister Gaetano Catalano. Resta il problema di fondo di una squadra assolutamente incolore,senza mordente e che forse ha bisogno di qualcosa in più a centrocampo ed in avanti,oltre che un cambio di rotta nella&nbsp; guida tecnica per poter dare una scossa a tutto l’ambiente. Il campionato intanto non aspetta e domenica prossima arriva il Poggibonsi di mister Tosi,reduce dalla vittoria sull’Aprilia,ma soprattutto con il dente avvelenato per essere stato esonerato l’anno scorso,mentre guidava il Milazzo,dall’attuale proprietà dei Lo Monaco con strascico di polemiche,che non si sono ancora sopite.Un’altra sconfitta sarebbe esiziale e scatenerebbe le proteste della tifoseria,che oggi nonostante la debacle,a cui ha assistito,è stata splendida continuando ad incitare i suoi beniamini,riservandosi di fischiare soltanto dopo aver subito il terzo gol. Un fatto è certo:questa tifoseria non merita di assistere ad un altro spettacolo indecente ,come quello di quest’ultima domenica al S.Filippo!<br><br> Attilio Andriolo<br><br> &nbsp;<br><br>C1012317adm001adm001messinaregginajw7.jpgSiNmessina-fischi-dopo-la-sconfitta-contro-il-foggia-1012494.htmSi100075701,02,03030216
1551012490NewsCoppeSerata internazionale per i calciatori del Napoli nelle qualificazioni mondiali20131012085936Napoli, Inler, MondialiSerata internazionale per i calciatori del Napoli nelle qualificazioni mondialiInler, Behrami e Dzemaili vincono con la Svizzera in Albania <DIV id=testo> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/NAPOLI%202013%20ANDATA/nali%20(10).jpg" width=532 height=355><br><br> Serata internazionale per i calciatori del Napoli impegnati nelle qualificazioni mondiali.<br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/imgvecchiosito_535X353/ANDATA%202012_2013/BEHRAMI-105-FOTOCUOMO_news.jpg" width=535 height=355><br><br> Inler e Behrami vincono con la Svizzera che si impone in Albania per 2-1. Entrambi gli azzurri hanno disputato tutta la partita.&nbsp; Dzemaili è entrato nei minuti finali.<br><br> Adesso gli elvetici saranno di scena a Berna contro la Slovenia il 15 ottobre.<br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/NAPOLI%202013%20ANDATA/gena%20(10).jpg" width=532 height=355><br><br> Sconfitta per Goran Pandev in Galles-Macedonia 1-0. L'attaccante azzurro ha giocato l'intero match. I macedoni torneranno in campo contro la Serbia il 15 ottobre a Jagodina.<br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/imgvecchiosito_535X353/RITORNO%202013/rona%20(2).jpg" width=532 height=355><br><br> Pablo Armero in campo in&nbsp; Colombia-Cile 3-3 per tutto l'incontro. Prossimo impegno Paraguay-Colombia (15 ottobre ad Asuncion).<br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/NAPOLI%202013%20ANDATA/fern.jpg" width=532 height=355><br><br> Vittoria per Fernandez in Argentina-Perù terminata 3-1. Il difensore azzurro ha giocato tutto l'incontro.<br><br> Poi la Nazionale Albiceleste affronterà l'Uruguay il 15 ottobre a Montevideo.<br><br></DIV>gp01ctgp01cthamsik-insigne-pandev.jpgSiNnapoli inler mondiali-1012490.htmSi-01,02,03010205
1561012483NewsCalcio EsteroLiga, 8a giornata: Diego Costa trascina l`Atletico20131007102116Liga, 8a GiornataAtlético Madrid e Barcellona sempre a punteggio pienoL'Atletico Madrid tiene il passo del Barcellona ed è primo, a pari merito con i catalani, a punteggio pieno. Gli uomini di Diego Pablo Simeone superano per 2-1 il Celta Vigo al “Vicente Calderon”, trascinati dal "Pichichi" della Liga, Diego Costa che sigla una doppietta (10 centri in 8 gare per lui) e sbaglia anche un rigore, in apertura, sullo 0-0. Sabato sera il Barcellona, privo di Messi, ha schiantato per 4-1 il modesto Valladolid. Ospiti in vantaggio al 10' grazie al gol di Javi Guerra e rimonta veemente degli azul-grana che rifilano il poker con Alexis Sanchez(2)-Xavi e Neymar. Un risultato che per l'allenatore del Barça, Tata Martino, vuol dire record; infatti, diventa l'allenatore del Barcellona che più punti ha accumulato nelle prime 8 giornate avendone totalizzato 24,&nbsp;contro i 22 di Villanova e i 19 di Guardiola.<br>Anche il Real Madrid tiene il passo delle prime dimostrando da un lato evidenti problemi tattici, dall'altro un gran combattività fino al fischio finale. A Valencia, in casa del Levante le "merengues", a tratti, sono stati messi alle corde e costretti a inseguire le reti di Diawara ed El Zhar. Le zampate di Morata e Cristiano Ronaldo regalano, comunque, la sesta vittoria in campionato e permettono al Real di rimanere a -5 dalla coppia di testa. <br>Il Villareal mantiene la quarta posizione grazie alla vittoria di venerdì sera ottenuta tra le mura amiche contro il Granada che viene travolto 3-0 con le firme&nbsp;di Soriano,Pina e Dos Santos, il quale, finalmente, sembra aver trovato l'ambiente giusto per mettere a frutto il suo talento. <br>Ad inseguire il Villareal troviamo l'Athletic Bilbao e il Valencia, che proprio ieri sera nell'ultimo match della domenica di Liga, si sono divise la posta in palio pareggiando 1-1. Valenciani in vantaggio con Banega, che trasforma un calcio di rigore, e pareggio basco con il colpo di testa di Rico. Un pari che, tutto sommato, accontenta entrambe le formazioni, appaiate a quota 13 punti al quinto posto. A quota 13 sale anche il Getafe, che a domicilio ha la meglio sul Betis per 3-1. Prima frazione di gioco spettacolare per i madrileñi di Getafe che vanno al riposo già sul 3-0 in virtù della doppietta di Pedro Leon e del&nbsp;gol di Adrian. Perde terreno il Betis, dunque, che scivola a -5 dalla zona coppe. <br>L'Espanyol, che sembra aver perso lo smalto di inizio stagione, esce sconfitto dalla trasferta di Elche. Una doppietta di Coro stende i catalani, che inanellano la terza sconfitta consecutiva. Anche la Real Sociedad conferma un trend deludente, forse pagando lo scotto della champions, capitolando di misura in casa del Rayo Vallecano.<br>Momento positivo, invece, per il Siviglia di Unai Emery alla seconda vittoria in 3 partite. Gli andalusi superano 2-1 l'Almeria allo scadere e si allontanano ulteriormente dalla zona retrocessione. Per l'Almeria è sempre più buio a quota 3 punti all'ultimo posto in classifica.<br>Infine, da segnalare il colpaggio dell'Osasuna sul campo del Malaga deciso&nbsp;una rete di Riera, che regala la seconda vittoria stagionale alla squadra di Pamplona.<br><br>LIGA – Risultati 8/a Giornata<br><br>Venerdì<br><br>Villarreal-Granada 3-0&nbsp; 30'Soriano-49'Dos Santos-83'Pina<br>Malaga-Osasuna 0-1&nbsp;&nbsp; 23'Riera<br><br>Sabato<br><br>Elche-Espanyol 2-1&nbsp;&nbsp; 40'-74' Coro(EL) - 66'Thievy(ES)<br>Rayo Vallecano-Real Sociedad 1-0&nbsp; 89'Viera<br>Levante-Real Madrid 2-3&nbsp; 57'Diawara-85'El Zhar(L) - 61'Sergio Ramos-90'Morata-94'C. Ronaldo(R)<br>Barcellona-Valladolid 4-1&nbsp; 10'Guerra(V) - 14'-64'Sanchez-52'Xavi-70'Neymar(B)<br><br>Ieri<br><br>Atletico Madrid-Celta Vigo 2-1 (42'-62'Diego Costa(A) - 71'Nolito(C)<br>Siviglia-Almeria 2-1&nbsp; 6'Gameiro-93'Rakitic(S) - 24'Rios(A)<br>Getafe-Real Betis 3-1&nbsp; 16'-23'Pedro Leon-27'Colunga(G) - 51'aut.Rafa(R)<br>Athletic Bilbao-Valencia 1-1&nbsp; 43'rig.Banega(V) - 76'Rico(A)<br><br>CLASSIFICA<br><br>1)Barcellona 24<br>2)At.Madrid 24<br>3)Real Madrid 19<br>4)Villareal 17<br>5)At.Bilbao 13<br>6)Valencia 13<br>7)Getafe 13<br>8)Espanyol 11<br>9)Levante 10<br>10)Malaga 9<br>11)Siviglia 9<br>12)Elche 9<br>13)Betis 8<br>14)Granada 8<br>15)Real Sociedad 7<br>16)Celta 6<br>17)Valladolid 6<br>18)Osasuna 6<br>19)Rayo 6<br>20)Almeria 3<br><br>SpagnaFL0411FL0411simeone.jpgSiNliga-giornata-8-diego-costa-trascina-l-atletico-madrid-1012483.htmSi100427901,02,03010245
1571012481NewsCampionatiNapoli-Livorno: le pagelle. Top Pandev e Inler, flop Bardi20131006170725Napoli,Livorno,pagelle,voti,risultato,campionato,pandevI voti del match della 7a giornata di Serie A tra Napoli e LivornoAllo stadio "San Paolo" il Livorno di Nicola sfida i padroni di casa del Napoli, sfortunato reduce della trasferta di Champions League contro l'Arsenal.<br>Gli Azzurri vogliono dimostrare che la netta disfatta dell'"Emirates Stadium" è stata solo un incidente di percorso e mirano alla vittoria in campionato che permetterebbe loro di tornare a -2 dalla Roma capolista; assenti, però, tre pezzi pregiati come Albiol, Zuniga e soprattutto "El Pipita"&nbsp;Higuain.<br>Anche il Livorno è in cerca di riscatto dopo la sconfitta nello scontro fra neopromosse con l'Hellas Verona.<br>Avvio tutto a favore del Napoli che dopo appena tre minuti trova il gol; grande cavalcata dell'ex Psv Mertens che parte dal limite della propria aerea di rigore e serve Pandev che mette dentro in diagonale.<br>I partenopei continuano a macinare gioco e al 14' sfiorano il raddoppio con lo stesso attaccante macedone che mette in difficoltà coi suoi dribbling la difesa amaranto e spara alto. Ma il 2 a 0 è nell'aria e pochi minuti dopo Inler prova la gran botta dalla distanza e coglie impreparato Bardi che interviene goffamente sul pallone.<br>La risposta del Livorno arriva solo sul finire del primo tempo ma è pericolosa. Emeghara fa esplodere una conclusione a volo che ricorda quella di Van Basten agli Europei del 1988 e colpisce l'incrocio.<br>La ripresa è un monopolio del Napoli che trova il gol al 53' con Callejon e che gestisce il risultato fino al 82' quando sugli sviluppi di un contropiede fotocopia del primo gol va in gol anche&nbsp;Marek Hamsik.<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>NAPOLI (4-2-3-1): Reina 6; Mesto 6, Fernandez 6,5, Britos 6, Armero 6,5; Inler 7, Behrami 6,5; Callejon 6,5( 22' s.t. Insigne 6,5), Hamsik 6,5( 38' s.t. Bariti s.v), Mertens 7; Pandev 7,5( 30' s.t Zapata 6). A disposizione: Rafael, Colombo, Uvini, Cannavaro, Dzemaili, Radosevic, Bariti, Insigne, Zapata. All. Benitez 6,5<br><br>&nbsp;<br><br>LIVORNO (3-5-2): Bardi 4,5; Coda 5,5, Rinaudo 5, Ceccherini 5,5; Schiattarella 6, Luci 5( 19' s.t Siligardi 6), Duncan 6, Greco5( 7' s.t Piccini 6 ), Mbaye 5,5; Emeghara 5,5, Paulinho 6. A disposizione: Anania, Valentini, Decarli, Piccini, Benassi, Borja, Emerson, Belingheri, Lambrughi, Siligardi, Mosquera. All. Nicola 5<br><br><br>ARBITRO: Bergonzi di Genova 6<br><br>&nbsp;<br><br>TOP NAPOLI<br><br>Pandev: Autentico incubo della difesa amaranto. Dribbling, gol, assist e numeri di alta scuola per il funambolico attaccante azzurro.<br><br><br>FLOP NAPOLI<br><br>Nessuno<br><br>&nbsp;<br><br>TOP LIVORNO<br><br>Paulinho: Fa a sportellate con la difesa del Napoli, lotta anche sul 4 a 0 ma non è ben assistito dai suoi compagni.<br><br><br>FLOP LIVORNO<br><br>Bardi: Forse la peggior partita di quest'anno per il giovane portiere dell'Under 21 che è responsabile&nbsp;su due dei quattro gol napoletani.<br><br><br>C1012317NapoliFL0657FL0657Goran-Pandev-Wallpaper-2.jpgSiNnapoli-livorno-campionato-serie-a-pagelle-1012481.htmSiT1000091,T1000007100664701,02,03010434
1581012471NewsCampionatiIl tecnico azzurro: La chiave per vincere è la rosa, ogni partita non e` una finale ma una tappa per crescere20131006085713Benitez, Napoli, LivornoIl tecnico azzurro: La chiave per vincere è la rosa, ogni partita non e` una finale ma una tappa per crescere"<EM>Abbiamo molte assenze ma la squadra è pronta per dare il massimo</EM>". <STRONG>Rafa Benitez</STRONG> concentrato ma anche sereno prima del match con il Livorno. E nonostante non siano disponibili uomini in ogni reparto il tecnico si prepara alla sfida con fiducia ed energia positiva...<br><br> <STRONG>Mister, Napoli che parte con assenze importanti</STRONG>…<br><br> ”<EM>Sì mancheranno Higuain, Albiol, Zuniga e Maggio e non risponderanno neppure alle convocazioni in Nazionale. Hanno bisogno di stare qui e curarsi per poter recuperare dopo la sosta</EM>”<br><br> <STRONG>Come affronterà la squadra questa delicata partita in casa dopo il pareggio con il Sassuolo</STRONG>…<br><br> ”<EM>Senza fretta e senza pausa. Questa è l’idea. Noi dobbiamo affrontare questa partita senza avere l’assillo ma cercare la vittoria in ogni momento. La nostra mentalità è questa e dobbiamo continuare a lavorare in tal senso. Lavorare, lavorare e lavorare</EM>"<br><br> <STRONG>Senza Higuain chi giocherà: Pandev o Duvan?</STRONG><br><br> “<EM>Abbiamo anche la possibilità di Callejon che ha caratteristiche di centravanti. Vedremo, sono certo che chiunque giocherà lo farà al meglio. Poi se la squadra gira, girano bene anche i singoli. Non mancherà solo Higuain, ma quando abbiamo tempo per fare lavoro tattico è molto meglio per me. Non abbiamo a disposizione alcuni giocatori ma non ho ancora la formazione. Voglio pensarci fino a domani, però ho tante alternative</EM>".<br><br> <STRONG>La sconfitta di Londra ha tolto certezze alla squadra</STRONG>?<br><br> “<EM>No, l’Arsenal e il Dortmund sono tra le squadre più forti d’Europa. Bene, noi abbiamo perso con una e vinto con l’altra. Abbiamo tre punti e siamo in corsa in un girone che tutti definiscono infernale. Quindi proseguiamo con fiducia. Gli errori commessi a Londra sono stati analizzati da me e dalla squadra e adesso cerchiamo di fare una grande prestazione con il Livorno</EM>”<br><br> <STRONG>La partita con il Livorno potrebbe valere tanto per la testa della classifica</STRONG>…<br><br> ”<EM>Vale tre punti come le altre. Le partite non vanno considerate come delle finali adesso, ma tappe graduali per crescere. Io dico che la squadra deve stare tranquilla e dimostrare sempre carattere.&nbsp; Dobbiamo avere la forza di lottare in ogni partita e poi vedremo dove saremo nelle ultime dieci partite. Credo che il campionato si decida nel tratto finale</EM>”<br><br> <STRONG>Potrebbe essere Hamsik l'uomo partita</STRONG>…<br><br> ”<EM>Sta lavorando bene, dà sempre il massimo per la squadra, è un esempio per tutti ed ha la mia fiducia al cento per cento. Gli ho detto che potrà segnare ancora tanti gol</EM>”<br><br> <STRONG>Con il modulo nuovo come procede la crescita della squadra</STRONG>?<br><br> “<EM>Io ho detto che siamo al 75 per cento. La squadra deve avere convinzione in quello che fa. Se proseguiamo su questa strada è per dare un senso al lavoro di questi mesi. Ricordo che quando vincemmo la Champions con il Liverpool cambiai modulo in una partita con la Juventus e passai alla difesa a 5. Io dico che la rosa è la chiave per il futuro. Ogni giocatore sarà importante per le singole partite. E la somma delle gare farà il risultato finale</EM>"<br><br> <STRONG>Si parla di un possibile rinvio di Roma-Napoli</STRONG>…<br><br> ”<EM>Noi preferiamo giocare. Non siamo colpevoli di questa situazione, ma noi vogliamo che la partita venga disputata nella data che indica il calendario. Altre soluzioni ci creerebbero problemi</EM>”<br><br>gp01ctgp01ctbenitez.jpgSiNbenitez napoli livorno-1012471.htmSi-01,02,03,08010228
1591012461NewsCampionatiIl tecnico azzurro: Abbiamo concesso troppo nel primo tempo e la squadra ha perso fiducia 20131003080238arsenal, napoliIl tecnico azzurro: Abbiamo concesso troppo nel primo tempo e la squadra ha perso fiducia Il tecnico azzurro: Abbiamo concesso troppo nel primo tempo e la squadra ha perso fiducia <DIV id=testo> "<EM>Abbiamo pagato gli errori iniziali</EM>". <STRONG>Rafa Benitez</STRONG> inquadra nella prima mezzora travolgente dell'Arsenal la chiave della sconfitta a Londra del Napoli. Azzurri che escono solo nella ripresa ma che hanno trovato davvero i Gunners in splendida forma...<br><br> "<EM>Abbiamo sbagliato all’inizio, subendo troppo dall’Arsenal. Abbiamo commesso un errore e loro subito ci hanno punito segnando il vantaggio. E’ chiaro che la differenza l’hanno fatta i primi venti minuti e vi assicuro che con i ragazzi avevamo parlato di quanto fosse cruciale l’impatto inizial</EM>e"<br><br> Avete pagato in esperienza?<br><br> "<EM>Non parlo di esperienza, piuttosto parlo di errori e contro una squadra di questo livello fare errori è fatale. Dopo il loro gol abbiamo perso fiducia e la partita è scivolata a favore dell’Arsenal. Mi è piaciuto il carattere della ripresa ma la gara era già nelle loro mani</EM>".<br><br> Avete sentito la mancanza di Higuain?<br><br> "<EM>Quando si compra un giocatore come Higuain non si può acquistare un altro calciatore del suo livello ed è ovvio che si perde peso in attacco. Ma stasera non credo sia questione di uomini ma di squadra perché l’Arsenal ha segnato subito ed ha tenuto un gran possesso palla. Noi dobbiamo proseguire a lavorare, la strada è lunga ed è ancora tutto aperto in Champions. Domenica ci ritroveremo in campionato e vogliamo subito riprendere il cammino</EM>"<BR><br><br></DIV>gp01ctgp01ctbenite.jpgSiNarsenal napoli-1012461.htmSi-01,02,03,08010152
1601012445NewsCoppeRiparte la missione Champions20131001082669JUve, galatasaray, conteRiparte la missione ChampionsIl giorno dopo, il Derby è stato definitivamente messo in archivio. E per qualche giorno anche il campionato non sarà nei pensieri di Antonio Conte e dei suoi ragazzi. Da oggi la concentrazione è tutta sul Galatasaray e sulla Champions League.<br><br> Mercoledì sera, lo Juventus Stadium tornerà a presentarsi nella versione europea per ospitare la prima sfida continentale della stagione. Dopo il pareggio con il Copenaghen - e la sconfitta dei turchi contro il Real - il match di Torino comincia ad assumere una certa importanza per il cammino bianconero.<br><br> Per questo, il gruppo non ha perso tempo e in mattinata è subito tornata al lavoro allo Juventus Center di Vinovo. Con il solito programma defaticante per i protagonisti del successo sul Torino e normale attività per gli altri.<br><br> Oggi, martedì 1 ottobre, la squadra sarà impegnata in una seduta pomeridiana.<br><br>gp01ctgp01ctc-33509839.jpgSiNjuve galatasaray conte-1012445.htmSi-01,02,03,06010140
1611012439NewsCalcio EsteroLiga,7a giornata: il Villareal perde l`imbattibilità20130930103662Liga Giornata 7Il Villareal sconfitto in casa del BetisQuattro le gare giocate nella domenica della 7/a giornata della Liga spagnola. Il Levante ha vinto di misura in trasferta a Pamplona sul campo dell'Osasuna. Incontro equilibrato e divertente visto il gran numero di occasioni da gol per entrambe le squadre ma è il Levante a vincere grazie al gol, nel finale del match, di Xumetra, espugnando così l' "El Sadar" dopo ben 9 anni. Altra vittoria di misura e lontana dalle mura amiche è stata quella del piccolo Elche sul campo del Celta. Prima gioia stagionale, dunque, grazie alla rete di Javi Marquez, per la squadra illicitana, mentre per il Celta, che non ha ancora vinto al "Balaidos", si tratta del terzo incontro consecutivo senza gol. Domenica disastrosa, invece, per quelle che fino ad ora sono state le piacevoli sorprese del campionato spagnolo. Espanyol e Villareal escono sconfitte dai rispettivi incontri contro Getafe e Betis. Ottima prestazione del Getafe a "El Prat" di Barcellona, confermando così la predisposizione agli incontri