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11013847NewsEditorialePresidente Agnelli, suo padre Umberto avrebbe condiviso il suo modo di gestire la Juventus? 2021120509:58Riflessioni senza sentenza!<p>Premesso che essere indagati non significa essere colpevoli, e che semmai, stabilito il reato commesso, l'imputazione venga formulata in sede penale dalla Procura di Torino che sta proseguendo nell'indagine e non da altri.Tuttavia, resta legittimo pensare se la gestione di <strong>Andrea Agnelli i</strong><strong>n qualit&#224; di imprenditore, dirigente sportivo e presidente della Juventus dal 2010 - oltrech&#232; presidente dell'European Football Club dal 2017 al 2021 -</strong> sia stata consona alla responsabilit&#224; del ruolo. Cercando di emarginare le varie banalit&#224; sulla retorica che verte sempre su quel <strong>&#171;Una volta il calcio era diverso e non si possono fare paragoni&#187;</strong>, resta evidente il fatto che certe conduzioni aziendali fanno sempre capo all'uomo e alla sua abilit&#224; di attorniarsi delle persone giuste al posto giusto con consapevole ponderatezza, mettendo da parte eventuali amicizie, simpatie, antipatie, che non possono davvero far parte del mondo dirigenziale, in cui si richiede la massima risolutezza in ogni azione fatta ai fini di una conduzione aziendale che deve eccellere nel proprio settore. Ebbene, tutto questo, in tanti anni della presidenza <strong>Andrea Agnelli,</strong> che pur ha scritto nella sua storia di alto vertice della Vecchia Signora d'Italia la conquista di nove Scudetti consecutivi, Supercoppe e Coppe Italia, resta sempre da verificare il modo con cui questo primo tifoso della Juventus abbia condotto un'azienda che resta controllata dalla <strong>Exor, l'holding finanziaria olandese della famiglia Agnelli gestita dal presidente cugino John Elkann</strong>. Tante cose <strong>&#171;Non da Juventus&#187;</strong> sono state fatte. E penso al modo con cui ci si &#232; liberati di <strong>Beppe Marotta</strong> (l'Allodi di oggi) per dissidii sull'acquisto di Ronaldo, cui il manager, oggi dirigente dell'Inter, si era opposto per salvaguardare il bilancio in maniera lungimirante, o anche quel feroce bisticcio con l'irascibile Antonio Conte che si poteva gestire in maniera diversa mediando con maggiore interesse per la societ&#224;, fino poi ad arrivare al caso Suarez seguito dalla Procura di Perugia in cui furono <strong>indagati Fabio Paratici</strong> (allora dirigente della Juve in sostituzione di Marotta) e altri componenti della societ&#224; Juventus. E ancora penso agli ultimi episodi sulla Superlega in cui il presidente Agnelli &#232; stato uno dei massimi fautori, per arrivare ad oggi in cui la Procura di Torino sta indagando su presunte emissioni di fatture false, manomissioni in bilancio derivanti dalle plusvalenze e intercettazioni su un'ipotetica carta sulla cessione di Ronaldo che risulta introvabile nelle sedi della Continassa e di Milano, di cui si sta cercando di fare chiarezza. In tutto questo terremoto finanziario, per cui la Procura sta indagando sugli ipotizzati reati commessi da Agnelli, Nedved, Paratici (allora dirigente della Juventus) e altri nomi autorevoli della societ&#224; bianconera, resta una sorta di sospetto, e cio&#232;: <strong>&#171;Perch&#232; c'&#232; sempre di mezzo la Juventus?&#187;</strong>. La domanda non &#232; banale, tuttaltro! La Vecchia Signora &#232; la squadra pi&#249; scudettata d'Italia, quella che da sempre ha creato invidie e, come tale, ha sempre attratto l'attenzione della Finanza, dell'opinione pubblica e di tutto il mondo legato al calcio. Una ragione di pi&#249; per rendere ci&#242; che si fa negli alti piani dirigenziali in maniera pi&#249; trasparente possibile e senza l'ausilio del <strong>&#171;Delirio di onnipotenza&#187;.</strong> Ecco, <strong>presidente Andrea Agnelli,</strong> per tutti questi motivi mi sono chiesto se suo padre <strong>Umberto</strong> sarebbe soddisfatto appieno di questa sua conduzione aziendale di una Juventus che negli anni ha condiviso col fratello <strong>presidente Gianni Agnelli</strong> in maniera forse anche non perfetta su tutto, ma sicuramente ammirevole nel creare uno stile sotto l'aspetto della capacit&#224; di dirigere una societ&#224; pi&#249; volte Campione d'Italia al cospetto di altri pur prestigiosi sodalizi calcistici italiani. E creda pure che non era un altro calcio solo perch&#232; la Juventus non era quotata in Borsa. Era, ed &#232;, una questione di persone capaci di condurre una vera azienda.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-andrea-agnelli-1013847.htmSI0101015n
21013845NewsEditorialeLa Dea e la sua grande bellezza2021120211:39I nerazzuri di Gasperini si candidano a essere tra le squadre vincitrici del prossimo scudetto.<p>Ormai non &#232; pi&#249; una novit&#224;. L'Atalanta &#232; entrata a far parte delle squadre pi&#249; importanti del nostro campionato. Una ex provinciale che gioca un calcio spettacolare, divertente, fatto di grande corsa, possesso palla e fulminanti ripartenze che danno il senso di un gioco che si sviluppa a ventaglio sia in fase di possesso e non possesso palla. E' la grande bellezza costruita da quel genio di Gasperini - il Pep Guardiola de no altri - che in pochi anni ha saputo costruire un gruppo in grado di inserirsi di diritto nelle aspiranti allo scudetto. E non &#232; eccessivo pronunciare questa parola che a molti bergamaschi, a cominciare dal presidente Percassi, risulta stonata forse per pura scaramanzia. E invece non lo &#232; per niente, perch&#232; l'Atalanta &#232; matura per il grande salto. L'armonicit&#224; di un gioco proiettato a costruire con la mentalit&#224; creata dall'autostima da grande squadra, porta spesso la bellissima Dea a subire qualche gol di troppo. Tuttavia, resta evidente che il senso del gioco voluto da Gasperini porta alla logica di un calcio portato ad offendere l'avversario, pressarlo, non farlo ragionare, sia in casa che fuori. Ed &#232; questo il bello di questa Atalanta che diverte e soddisfa i palati fini di un calcio frizzante, mai ristagnante in lunghi periodi di non gioco per apparire sparagnini e calcolatori di portare a casa magari l'1 a 0 striminzito. No, la Dea gioca, gioca sempre e si diverte per divertire la gente che ama il calcio, quello vero. E non importa se non sono solo i propri tifosi ad innamorarsi della Dea, perch&#232; questi benedetti orobici con quel gioco stanno conquistando a poco a poco la simpatia degli amanti del bel gioco. Gi&#224;, perch&#232; quando tu vedi l'Atalanta di Gasperini sai gi&#224; che ti aspetta di assistere a uno spettacolo e non a noiose azioni di calcio fatto di numerosi passaggi all'indietro, magari per far passare il tempo e portare a casa il risultato. No, questi calcoli non si addicono alla Dea che anche in Champions League contro le grandi potenze europee non disdegna mai di portare avanti la propria filosofia di calcio spettacolo. Il Napoli e il Sassuolo ne stanno imitando l'essenza, anche se la Dea di Gasperini resta ancora oggi l'unica squadra in grado di fare la differenza. E anche quando Gasperini cambia questo o quel giocatore per situazioni tattiche o per qualche infortunio, la sostanza non cambia perch&#232; &#232; insito nella mentalit&#224; che aleggia quotidianamente tra gli allenamenti del Centro Bortolotti. Questa &#232; l'Atalanta del presidente Percassi, del figlio Luca che occupa il ruolo di Amministratore Delegato, ma soprattutto di quell'inventore di grande calcio che risponde al nome di Gian Piero Gasperini.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Bergamofl0711fl0711gasperini.jpgSIncalcio-1013845.htmSI010106n
31013844NewsEditorialeSimon Kjaer, il pallone d`oro lo meritava lui2021113017:34L'assegnazione del Pallone d'Oro è spesso discutibile.<p>La 65ma edizione del Pallone d'oro &#232; stata vinta da Lionel Messi, il quale conquista per la settima volta l'ambito trofeo. Ci sono per&#242; una serie di considerazioni da fare sull'assegnazione di un premio che non corrisponde pi&#249; a quelli che sono i criteri necessari per conquistare il pallone d'oro. Secondo si &#232; classificato Lewandoski che ha ricevuto il premio come migliore attaccante dell'anno solare. Terzo, invece, si &#232; posizionato il centrocampista del Chelsea Jorginho il quale nel corso dell'anno ha alzato al cielo la Champions League, la Supercoppa e l'Europeo con la Nazionale Italiana. Cristiano Ronaldo si &#232; piazzato al sesto posto, dietro lui Salah del Liverpool e poi Kevin De Bruyne del Manchester City che si &#232; classificato all'ottava posizione. Il portiere Gigio Donnarumma ha vinto il premio di miglior portiere, essendosi classificato primo nella classifica intitolata a Lev Jascin. Tuttavia, resta il neo di quest'assegnazione annuale del Pallone d'Oro che non convince appieno sulla designazione di una prima posizione spesso criticata per la effettiva mancanza di oggettivit&#224;. Pur ammettendo la qualit&#224; indiscutibile di un grandissimo campione come Lionel Messi, c'&#232; da dire che quest'anno, dopo essere passato dal Barcellona al PSG e dopo essersi infortunato e quindi rimasto fuori per diverse partite, non vediamo per quale motivo sia stato premiato con il massimo dei voti. Certo, la vittoria con la sua nazionale argentina gli ha dato la spinta per superare gli altri, tuttavia, tutto lascia pensare che l'importanza del suo nome condizioni in qualche modo la giuria dei giornalisti incaricati a votare. E poi c'&#232; un altro giocatore che secondo noi avrebbe dovuto essere premiato e non relegato al 18&deg; posto; Simon Kjaer, il capitano della Danimarca e difensore del Milan. S&#236;, proprio lui, che nel corso dei campionati europei ha salvato la vita al suo compagno Christian Eriksen che and&#242; in arresto cardiaco nella partita conrtro la Finlandia. Un gesto che avrebbe dovuto essere maggiormente enfatizzato per l'importanza che ne riveste. Per noi, Kjaer &#232; il vero pallone d'oro. Lui meriterebbe davvero di alzare al cielo quell'ambito trofeo assegnato ai veri campioni di calcio e uomini capaci di lasciare un segno indelebile per un esemplare gesto che va oltre ogni cosa. Il calcio &#232; anche questo!</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Parigifl0711fl0711simon-kjaer.jpgSIncalcio-1013844.htmSI0101027n
41013843NewsEditorialeNapule è core, emozione, fantasia. Altro che pizza e mandolino! 2021112917:03Magico Napoli di Spalletti, che nella notte del ricordo di Maradona ha sfoderato un calcio fatto di grande fantasia. Annientata la Lazio di Sarri. <p>Sar&#224; l'effetto Maradona, sar&#224; che quest'anno il Napoli di Spalletti sfodera un calcio divertente e redditizio, fatto &#232; che allo stadio Armando Maradona e in tutta la citt&#224; di Napoli si torna a sognare: che cosa? lo scudetto! E ne ha ben donde il popolo napoletano a sognare, ad abbracciarsi, a far riaffiorare lacrime di gioia dopo le tante di dolore versate per la morte di Diego Armando. Gi&#224;, proprio lui che a un anno dalla sua prematura morte aleggia sulla citt&#224; di Napoli come fosse un'ombra, come fosse qualcuno sempre in grado di aiutare a superare i momenti peggiori e a vivere con intensit&#224; emotiva le gioie pi&#249; grandi. Proprio come fa il capitano vero di una squadra, un campione che si &#232; compenetrato nell'anima di un popolo che mai e poi mai potr&#224; dimenticarlo. S&#236;, perch&#232; Maradona &#232; e rester&#224; per sempre <strong>«O core e Napule».</strong> E non &#232; un caso che ad un anno dalla sua morte, la sua statua primeggia imperante all'entrata di quello che &#232; stato il teatro della sua vita, il senso di una carriera grandissima su quel prato verde che ancora oggi ricorda l'impronta della sua scarpa, del suo sinistro fatato, delle sue giocate magiche, dei suoi gol e tutto ci&#242; che faceva impazzire di gioia Napoli e la sua gente. E ieri sera contro la Lazio ha pure contribuito a far fare quattro gol al suo Napoli che &#232; parso adrenalinico, magico e spettacolare in un gioco del calcio che &#232; spettacolo, fantasia, cuore, emozione, proprio la sintesi di tutto ci&#242; che si trova tra la gente di queste parti, nella loro anima, nel loro modo di intendere la vita con grande senso di ospitalit&#224;, la stessa ospitalit&#224; e amicizia che Diego Armando trov&#242; fin dal primo giorno in cui approd&#242; in quella che poi sarebbe diventata la citt&#224; cui ha dato e ricevuto tanto. Tutto quello che poi ha messo nella sua vita privata &#232; storia sua, privata, un qualcosa che ha toccato la sua fragilit&#224;, certe debolezze che si sono intersecate tra la purezza di una vita fatta di riflettori, applausi, abbracci, affetti napoletani, che per&#242; non sono valsi a sorreggerlo in quella debolezza interiore che ha dato sfogo al peggio interiore che covava nel suo essere umano. Era Diego Armando Maradona. E' Diego Armando Maradona, genio di un calcio che &#232; spettacolo, fantasia, cuore e passione, proprio come la sua Napoli, la sua gente che gli somiglia in tante cose. Forse in tutto.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Napolifl0711fl0711napoli-e-maradona.jpgSIncalcio-1013843.htmSI0101016n
51013842NewsEditorialePlusvalenze Juve, la Procura di Torino indaga sui reati ipotizzati2021112912:10Dopo Milan e Inter assolte nel 2008, adesso anche la Juve è nella lente d'ingrandimento della Guardia di Finanza.<p><strong>L'inchiesta «Prisma»</strong> ha messo a fuoco 282 milioni di plusvalenze sospette in tre anni, con l'ipotesi di reato di falso in bilancio. Dopo le varie perquisizioni della Finanza, <strong>Federico</strong> <strong>Cherubini,</strong> <strong>direttore generale della Juventus,</strong> &#232; stato ascoltato in Procura a Torino come persona informata dei fatti. Sarebbero stati disposti anche accertamenti sul contratto di <strong>Cristiano Ronaldo</strong> che, comunque, non risulta indagato. Intanto il club bianconero mette le mani avanti e dichiara che <strong>«ogni operazione &#232; avvenuta nel rispetto delle leggi».</strong> Questa sar&#224; una settimana di grande lavoro per la Procura di Torino che si sta occupando delle indagini sulle plusvalenze della Juventus nelle ultime tre stagioni. Un meccanismo contabile che gli inquirenti hanno individuato come <strong>«Gestione Paratici»,</strong> l<strong>'ex responsabile dell'area sportiva della Juventus il quale &#232; indagato assieme al presidente Agnelli, al vicepresidente Nedved, al responsabile finanziario Stefano Cerrato e ai suoi predecessori Marco Re e Stefano Bertola.</strong></p><p><strong>Tesi dell'accusa</strong></p><p>I pm che, attraverso delle operazioni di mercato con valutazione di calciatori maggiorate in modo fraudolento, ci sarebbe stato un ingiusto profitto a bilancio in modo da correggere - come si legge nel decreto di perquisizione - <strong>«I rischi di investimenti e costi connessi ad acquisti e stipendi scriteriati».</strong></p><p><strong>I reati ipotizzati</strong></p><p>Il materiale sequestrato (pc, documenti vari, fatture) dalla Guardia di Finanza alla Continassa e al centro sportivo di Vinovo, sar&#224; analizzato attentamente nel corso di un'indagine che ipotizza i reati di <strong>«falsa comunicazione delle societ&#224; quotate ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti».</strong> Oltre Cherubini, direttore generale della Juventus. nei prossimi giorni la Procura di Torino proseguir&#224; con l'interrogazione ad altri indagati coinvolti nell'indagine che procede su due piani, e cio&#232; giustizia ordinaria e giustizia sportiva.</p><p>Questo &#232; al momento tutto ci&#242; che trapela dalle indagini della Procura di Torino sull'inchiesta <strong>«Prisma»</strong> e cio&#232; sull'ipotesi di reato commesso dalla Juventus sulle plusvalenze relative alla compravendita dei calciatori. Adesso non ci resta che attendere l'evolversi dell'indagine per capire bene se, in effetti, siano state accertatate manipolazioni finanziarie a livello di bilanci. Dopo Milan e Inter - assolte nel 2008 - adesso anche la Juve &#232; nella lente d'ingrandimento della Procura e della Guardia di Finanza. Si rinnova il grande vizietto da parte dei club, i quali tentano di evadere le regole imposte dallo Stato e dallo sport, per appianare bilanci in deficit fuori dal consentito.Secondo noi servono pi&#249; controlli e, soprattutto, devono essere fatti con maggiore continuit&#224; annuale, dettagliando ogni operazione di calciomercato tra club, procuratori e giocatori. Il calcio dei debiti deve capire che non &#232; pi&#249; tempo di fare il passo pi&#249; lungo della gamba.</p><p><strong>Salvino Cavallaro .</strong> .</p>Torinofl0711fl0711foto-paratici,-nedved-e-agnelli.jpgSIncalcio-1013842.htmSI0101025n
61013841NewsEditorialeJuve, mala tempora currunt2021112518:23Lo shock della Vecchia Signora. Il Chelsea mette a nudo i suoi difetti. <p>Quella squadra vista allo Stamford Bridge contro il Chelsea in Champions League non &#232; la Juventus, non pu&#242; esserlo! Perdere ci sta. Nel calcio si vince, si perde e si pareggia, tuttavia, l'espressione di ci&#242; che si produce in campo durante i novanta e tanti altri minuti di gioco &#232; l'emblema di ci&#242; che sei. Pu&#242; andarti bene una volta, due, ma poi tutti i nodi vengono al pettine. E non &#232; un caso che la squadra di Max Allegri (non indenne da colpe) abbia incassato malamente quattro gol e sia tornata a casa con le pive nel sacco. Una cocente, solenne bocciatura che la scuola del calcio londinese ha dato a quella compagine che forse meglio di ogni altra porta in Europa l'orgoglio della squadra italiana che ha vinto pi&#249; scudetti.Ma questo non basta, non &#232; sufficiente sbandierare ai quattro venti che &#171;Vincere non &#232; importante, ma &#232; l'unica cosa che conta&#187;. Una frase storica che ha fatto il suo tempo ma che non significa pi&#249; nulla se i fatti non corrispondono alla realt&#224; di tante parole di scuola juventina diventate obsolete.Nella notte di Londra la Juve &#232; impattata in una storica disfatta, dando l'addio all'incantesimo europeo. S&#236;, &#232; vero, la Vecchia Signora molto probabilmente si qualificher&#224; comunque agli ottavi di finale, ma che gusto pu&#242; avere entrarci quando certe tenebre funeste ingombrano il cielo della Continassa? Troppo misera la figuraccia subita contro un Chelsea che l'ha sovrastata in lungo e in largo, disarmando ogni residuo, flebile tentativo di ribattere da parte di una Juve confusa e senza attributi. I motivi? Non sono certamente solo psicologici ma chiaramente da ricercarsi in una squadra che porta nei campi d'Europa gente come Bentancur, Arthur, Rabiot, (Ramsey che fine ha fatto?) Kulusevski (chi l'ha visto?) Bernardeschi (porta palla e si perde nel marasma dell'inutile). E poi Dybala (fragile come un filo d'erba al vento) Morata (corre, corre, corre sempre spalle alla porta e risulta inconcludente) e Kean? (Boh?). senza parlare del reparto arretrato dove Alex Sandro arranca, Cuadrado ( I chilometri fatti in carriera reclamano il suo ritorno al naturale ruolo di esterno alto). Tutto questo, tenuto conto degli anni ormai trascorsi da Chiellini, la resilienza di Bonucci e quel De Ligt che per crescere ancora avrebbe bisogno di pi&#249; serenit&#224;. Signori, questa &#232; la Juventus targata 2021 '22 che avrebbe dovuto essere protagonista in Campionato e Champions. Questa &#232; la Juve di Allegri e del suo amaro ritorno in quella societ&#224; che pur gli ha dato delle grandi soddisfazioni in passato, ma con altri giocatori, con altro spirito, con altra impostazione tecnico tattica, l&#224; dove il suo corto muso bastava per portare a casa scudetti e trofei. Ma stiamo parlando del passato, recente passato che non &#232; la realt&#224; di oggi. E adesso arriva l'Atalanta, la Dea bergamasca che impartisce lezione di calcio, di corsa, di tecnica, di bel gioco anche nei pi&#249; quotati campi d'Europa. E' quella ex provinciale che Gasperini ha saputo creare come gruppo capace di sviluppare gioco e spettacolo. Gi&#224;, proprio quello spettacolo che Allegri ha sempre detto di andarlo a vedere al circo e non allo stadio.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711gasperino-e-allegri.jpgSIncalcio-1013841.htmSI0101019n
71013840NewsEditorialeL`Under 18 di mister Asta è seconda in classifica a tre punti dalla Roma 2021112316:18Esempio di un calcio propositivo, frutto di un'accurata preparazione di base.<p>Dopo i primi due passi falsi di inizio campionato contro Parma e Lazio, l'Under 18 del Torino F.C. allenata da Antonino Asta ha incanalato una serie di risultati positivi che l'hanno portata ad essere seconda in classifica con 18 punti, a soli tre lunghezze dalla Roma che di punti ne ha 21. Una escalation, quella di mister Asta, che fa pensare a un lavoro certosino fatto con la cura che &#232; consona a molti allenatori i quali si mettono al servizio della squadra curando ogni dettaglio tecnico, tattico, ma anche psicologico dei calciatori che si sentono seguiti anche nei momenti pi&#249; difficili. Cos&#236;, come dicevamo pocanzi, l'Under 18 di Asta ha cominciato a vincere il 3 ottobre 2021 in casa contro il Bologna e ha proseguito nel filone delle vittorie contro la Sampdoria, il Sassuolo, a Milano contro l'Inter, e poi contro Hellas Verona e a Bergamo contro l'Atalanta. E adesso si prospetta ancora, fin da domani 24 Novembre contro la Fiorentina, un altro cammino di impegni di campionato che i ragazzi di Asta affronteranno con l'entusiasmo portato dalle vittorie conquistate fin qui. Pi&#249; d'una volta ci &#232; capitato di assistere agli allenamenti impartiti da mister Asta e dal suo staff ai suoi ragazzi, al campo del Cit Turin. Ebbene, ogni volta abbiamo avuto la sensazione del grande entusiasmo con il quale si sono affrontati gli allenamenti, persino nella ripetitivit&#224; di certi movimenti tattici eseguiti fino a che non vengano compresi da tutti. Ma il bello &#232; che nei volti di questi ragazzi non si &#232; mai avvertito alcun segno di insofferenza, anzi si &#232; percepita l'importanza di eseguire correttamente ci&#242; che il mister voleva da loro. Tutto ci&#242; presuppone maturit&#224; e desiderio di compattezza, affinch&#232; la fiducia dell'allenatore venga poi ripagata con i risultati. E questi risultati stanno arrivando e si traducono in un lavoro settimanale che ne sta curando atleticamente e mentalmente quel principio di unione di squadra che nel calcio &#232; essenziale. E' il frutto che mister Asta sta raccogliendo fin da quando lo scorso agosto il Torino F.C. gli affid&#242; questo gruppo di ragazzi, che avevano bisogno di essere seguiti con la giusta preparazione per raccogliere il meglio di loro. Ebbene, questo sta avvenendo grazie anche allo staff che comprende l'allenatore in seconda Andrea Ferri, figlio di Giacomo Ferri ex calciatore e dirigente del Toro, Renzo Sottile, allenatore dei portieri, Gaetano Lozito, preparatore atletico, il medico Francesco Mariani, l'operatore sanitario Alberto Gambarin e i dirigenti Fabiano Andriola e Angelo Andriulli. Insomma uno staff che fa squadra, cos&#236; come squadra vera, viva &#232; quella che Asta sta assemblando con quella pazienza e dedizione che traspare dalla voglia di questo allenatore di ritornare alla grande ai livelli di tecnico, che per tanti motivi fino ad oggi non gli sono stati riconosciuti dalla buona sorte. E lui, assieme a questo gruppo di ragazzi dell'Under 18 del Torino F.C..vuole raccogliere ci&#242; che nel calcio si arriva attraverso l'impegno serio e la dedizione. Senza risparmiarsi mai, ma con la convinzione che questa &#232; la strada giusta da seguire. Tutti insieme!</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711under-18-torino-f.c..jpgSIncalcio-1013840.htmSI010107n
81013839NewsEditorialeBonucci, vero leader della Juventus di Allegri2021112116:47E' il vero capitano della squadra di Allegri<p>A vederlo giocare nella partita contro la Lazio, sembrava proprio che <strong>Leo Bonucci</strong> portasse sulle spalle la sua Juventus, dando in pi&#249; occasioni la sensazione di avere raggiunto appieno il ruolo di vero capitano. Un carisma sfoderato con grinta e determinazione, anche quando in occasione dei due rigori concessi dall'arbitro a favore della Juventus, non ha esitato neppure un attimo a prendere il pallone e metterlo sul dischetto per tirare il penalty. Con sicurezza e senza il timore di sbagliare, ma mettendoci faccia e responsabilit&#224; nella decisione presa. Ed in entrambe le volte Leo &#232; stato sicuro di far gol e trascinare la squadra verso una vittoria importante, che i tifosi si augurano dia una definitiva svolta ad una stagione che per la Juve &#232; cominciata nel peggiore dei modi. Una doppietta da leader, ma soprattutto qualcosa che ne determina la riappacificazione con Max Allegri. Piccoli grandi screzi risalenti alla prima gestione del mister di Livorno, quando fu mandato in tribuna in una gara di Champions per questioni personali. E dopo essere andato via per un anno a vestire la maglia rossonera del Milan, l'anno dopo torn&#242; dicendo: <strong>&#171;Adesso ho capito qual &#232; la mia vera casa&#187;.</strong> Ma il bello &#232; che quella frase non ha rappresentato una sorta di sviolinata per la societ&#224; e i tifosi bianconeri, perch&#232; quelle parole con il tempo Leo le ha tradotte sul campo crescendo di partita in partita. Dallo spogliatoio al campo, sempre l&#236; a fare da chioccia ai suoi compagni. Che ci sia Chiellini o no, lui si veste sempre da capitano anche quando la fascia la indossa un altro suo compagno. Evidente &#232; il suo stile, il suo senso di appartenenza, la seriet&#224; professionale, il carisma e la leadership che lo contraddistinguono in diverse circostanze. Poi, &#232; chiaro che anche lui sbaglia come tutti i comuni mortali. Ci sta, perch&#232; il suo ruolo in campo &#232; molto delicato, soprattutto quando gli si chiede di lasciare momentaneamente il ruolo di centrale per aiutare il centrocampo. E grazie ai suoi piedi &#171;buoni&#187; (ricordiamo che Bonucci ha cominciato la sua carriera da centrocampista) Leo &#232; spesso autore di assist vincenti per i compagni di squadra. Adesso, con le sue 457 presenze con la Juventus &#232; a meno due presenze da Giampiero Boniperti. Una scalata nella top ten all time che lo vede sulla scia di Chiellini, Del Piero e Buffon oltre che Furino e Scirea, tutti grandi capitani della Juventus che hanno scritto pagine importanti della lunga e gloriosa storia della Vecchia Signora d'Italia. Dunque, &#232; giusto dare merito a Bonucci per quello che ha saputo fare in tutti questi anni alla Juventus, raggiungendo proprio in questo periodo tra Nazionale e Club l'apice di una carriera da imitare, pur con tutti gli errori fatti. Tuttavia, &#232; giusto ricononoscergli la forza interiore di avere sbagliato pi&#249; volte a livello tecnico e anche comportamentale, ma di avere saputo riconoscere i suoi errori dimostrando sul campo tutto l'impegno a riparare ogni errore fatto. E' il destino dei grandi giocatori e la forza dei veri uomini che sanno rivedersi con i fatti e non a parole. Cos&#236; come fa oggi con i suoi compagni nello spogliatoio e in campo, l&#224; dove, come a Roma contro la Lazio, ha saputo essere l'esempio eclatante di incoraggiamento a spendere fino all'ultimo tutte le proprie energie per la vittoria di squadra. Ed &#232; chiaro che quando nel calcio i compagni di squadra vedono simili atteggiamenti propositivi, ecco che si sentono autorizzati a dare una mano per il bene comune. Questi sono i veri valori sportivi che incarnano il senso di crederci anche quando sembra tutto perduto. E se il c.t. Mancini avesse dato a Leo l'incarico di battere quel fatidico rigore in Nazionale contro la Svizzera, molto probabilmente adesso saremmo stati qualificati per il campionato del mondo in Qatar. Ma questo &#232; un altro discorso, perch&#232; col senno di poi mai nessuno potr&#224; dirci che quella sarebbe stata la scelta giusta.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711bonucci.jpgSIncalcio-1013839.htmSI0101012n
91013838NewsEditorialeLo scrittore e poeta Giovanni Macrì, premiato dalla giuria del Premio Letterario Poesia Granata2021111911:05Un riconoscimento letterario di grande importanza.<p><strong>Giovanni Macr&#236;</strong> scrittore di libri gialli e poeta, sar&#224; premiato a Torino il 5 dicembre 2021 per la sua poesia dedicata al &#171;Grande Torino&#187;. Una lirica che la giuria della VII Edizione del Premio Letterario Nazionale &#171;Poesia Granata&#187; ha deciso di riconoscere per la qualit&#224; letteraria, posizionandola al quinto posto della classifica generale. Per questo l'insindacabile giudizio della giuria ha deciso di pubblicarla sull'<strong>Antologia Ufficiale del Premio &#171;Poesia Granata&#187;</strong> e di far parte dell'Albo d'Oro dello stesso Premio. La lirica &#232; un ricordo dell'ultima partita giocata dagli Invincibili calciatori del Grande Torino che avevano dato lustro al calcio italiano, i quali persero la vita in quel tragico destino avvenuto il 4 maggio 1949 a Superga. Quella fu definita la &#171;Tragedia di Superga&#187; diventata letteratura. Una storia che ci ha accompagnato fin dal quel funesto giorno in cui l'aereo con a bordo tutti i giocatori del Grande Torino, l'equipaggio e tutti i giornalisti al seguito, persero la vita a causa dello schianto di quell'aereo proveniente da Lisbona, contro il muraglione del terrapieno della Basilica di Superga. <strong>Complimenti dunque al poeta - scrittore Giovanni Macr&#236;</strong> che con il suo testo ha saputo dare una spinta letteraria e culturale verso la memoria storica del Grande Torino.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711img-20211106-wa0009.jpgSIncalcio-1013838.htmSI0101060n
101013837NewsEditorialeAntonino Asta, 51 anni e non sentirli2021111811:28Il compleanno di un campione serio che si è costruito attraverso i sacrifici e l'educazione ai veri valori dello sport.<p>Antonino Asta, ex calciatore e capitano del Torino ha militato in maglia granata dal 1997 al 2002. E' stato protagonista soprattutto nella stagione 2000/2001 in cui centr&#242; assieme ai suoi compagni di squadra la promozione in Serie A. Nato ad Alcamo e trasferitosi da piccolo con la sua famiglia a Milano, Antonino Asta ha cominciato a giocare nel Settimo Milanese in Prima Categoria, costruendo con i sacrifici una carriera di campione arrivata forse tardi nel magico mondo del calcio che conta. Tuttavia, il suo curriculum racconta le gesta di un giocatore che non si &#232; mai arreso ed ha percorso la strada che poi l'ha portato a giocare persino in Nazionale. Ma con la maglia granata del Toro, Antonino Asta si &#232; preso le migliori soddisfazioni per essere diventato in breve tempo l'idolo della Curva Maratona, quella storica curva granata che individua subito coloro i quali sanno indossare quella storica maglia con la voglia di onorarla. E Antonino Asta &#232; stato proprio cos&#236;, personaggio che anche in maniera umile ha espresso al meglio ci&#242; che significa giocare nel Toro. E qui, in questa societ&#224; che gli vuole bene da sempre, &#232; stato anche allenatore degli Allievi Regionali subito dopo il fallimento del Torino Calcio, mentre in seguito &#232; stato promosso allenatore degli Allievi Nazionali fino ad arrivare ad allenare con successo la Primavera del Torino. Nel 2012 diventa allenatore del Monza e da qui siede molte panchine d'Italia con alterna fortuna. Dopo Monza, infatti, Antonino Asta ha allenato il Lecce, il FeralpiSal&#242;, Teramo, Pistoiese e nel 2020 fa ritorno a Torino con il ruolo di collaboratore tecnico di Moreno Longo sulla panchina granata.Oggi &#232; allenatore della formazione Under 18 del Torino, sempre con la stessa voglia di fare, di metterci la faccia e prendersi le sue responsabilit&#224;. E' il suo lavoro che lo appassione, &#232; quel pallone che ha rincorso dalla Sicilia alla Lombardia e poi a Torino e ancora in giro per l'Italia, senza arrendersi mai ma con la seriet&#224; professionale che l'ha contraddistinto da sempre. I suoi 51 anni parlano di un personaggio che non ama le autocelebrazioni e neanche tanto le celebrazioni fatte da altri, tuttavia, tiene sempre care le persone che si ricordano di lui e che gli riempiono il cuore nonostante il tempo voli via velocemente.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711antonino-asta.jpgSIncalcio-1013837.htmSI0101031n
111013836NewsEditorialeAl Circolo dei Lettori di Torino ci sarà la presentazione del libro «Stasera Liboni«2021111617:18Pronti, via. Viaggiamo insieme. Valerio Liboni ci accompagna alla scoperta di ciò che è stato di lui.<p>Alle ore 21,00 di luned&#236; 22 novembre 2021 il musicista Enzo Ferraro condurr&#224; la serata di presentazione del libro «Stasera Liboni, viaggio in musica lungo cinquant'anni di carriera». E' il frutto del binomio targato Valerio Liboni - Alberto Borgatta, in cui si evince la qualit&#224; di un prodotto letterario scritto a quattro mani. La vita, la musica, la professione, gli aneddoti, gli incontri e tanto altro che &#232; stato elaborato dalla memoria di Liboni, &#232; stato immortalato da Borgatta in un libro che racchiude praticamente il lungo percorso professionale di un interprete che con la sua storica batteria ha scritto una parte di storia della musica italiana. Figlio d'arte, il cui padre era Gianni Liboni spalla dell'indimenticato attore di rivista teatrale Erminio Macario, Valerio ha fondato la Strana Societ&#224; ed ha militato nei Ragazzi del Sole e I Nuovi Angeli.Come solista ha pubblicato molti album e quarantacinque giri. Ha collaborato in qualit&#224; di autore, musicista e produttore con Fiorella Mannoia, Umberto Tozzi, Little Tony, Donatella Rettore, Mal, Wilma Goich, i New Trollls e molti altri.Con Silvano Borgatta ha composto l'inno ufficiale del Torino F.C. «Ancora Toro». Questo libro di Valerio Liboni &#232; il terzo lavoro letterario, un p&#242; come dire che l'appetito vien mangiando e che la letteratura ben si abbina al suo percorso musicale che si interseca con la sua narrazione di vita di fatti e ricordi anche personali. Era la voglia di questo personaggio artistico di raccontarsi e aprirsi ai suoi lettori in una sorta di viaggio fatto di musica ed episodi vissuti in prima persona. Per fare tutto questo, come dicevamo pocanzi, ha avuto la preziosa collaborazione letteraria di Alberto Borgatta, il quale ha ascoltato il racconto dell'amico Liboni e con fare minuzioso ha fatto in modo di non tralasciare nulla di quanto si fosse detto. Si chiama collaborazione, si chiama amicizia, si chiama voglia di immedesimarsi attraverso l'empatia di tutto ci&#242; che di Valerio sono stati i momenti topici e le emozioni di una carriera che con questo interessante libro intende lasciare alle persone che gli vogliono bene. Oggi come ieri, nonostante il tempo sia malinconicamente trascorso con la velocit&#224; del vento. Ma ci&#242; che Alberto Borgatta ha messo in evidenza di Liboni &#232; proprio questo sentimento che traspare tra le pagine del libro, e cio&#232; quella dolce malinconia di tutto ci&#242; che &#232; passato ma che &#232; stato bello come se lo rifacesse ancora oggi. E cos&#236; ogni pagina &#232; la fotografia di come era Valerio Liboni, tra allegri e scanzonati momenti di vita, ma anche di situazioni personali e personaggi a lui cari che gli hanno procurato momenti di tristezza. E' la vita di Valerio Liboni tra musica e tanto altro che si dipana tra mille cose fatte giuste o sbagliate, ma che ne identificano il suo percorso di vita. Alberto Borgatta, torinese di nascita classe 1990, laureato con lode in Storia all'Universit&#224; di Torino con una tesi su Radio Libert&#224;, una radio libera che opera nel biellese. Borgatta &#232; autore di teatro civile a tema storico e organizza lezioni e conferenze per associazioni culturali. Ha curato testi e grafiche, oltre a rivestire il ruolo di narratore, A Natale in musica per la Sacra di San Michele, presentato nel dicembre del 2020. Dunque, un libro che grazie anche al connubbio Liboni - Borgatta che ne hanno fatto un volume piacevole da leggere, si pu&#242; partire assieme a loro approfondendo ci&#242; che &#232; stato di Valerio Liboni tra vita e musica.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711foto-valerio-liboni.jpgSIncalcio-1013836.htmSI0101072n
121013835NewsEditorialeAddio a Giampiero Galeazzi, il giornalista che narrava le emozioni dello sport2021111311:40Lo stile unico di un giornalista forse irripetibile.<p>Lo sport &#232; vita. Quante volte praticando l'attivit&#224; motoria abbiamo sentito dire questa frase collegandola principalmente a «Mens sana in corpore sano». Ed &#232; vero, perch&#232; raccontando lo sport fin dalla sua genesi, ritroviamo la storia di atleti e fatti tecnici che sono l'esempio e l'essenza di una vita sana. Tuttavia, se l'aspetto tecnico dello sport si evidenzia come gesta che restano indelebili nel tempo, &#232; altres&#236; vero che le emozioni relative a questo particolare mondo chiamato sport, rappresentano il fulcro di ogni vittoria ma anche di una sconfitta. La persona resta sempre al centro di ogni cosa e narrarne gli attimi fatti di imprese sportive o delusioni cocenti derivanti da una sconfitta, diventa essenziale per ogni tipo dii comunicazione. Giampiero Galeazzi, morto all'et&#224; di 75 anni per una grave forma di diabete, &#232; stato un giornalista sportivo capace di emozionare perch&#232; il suo modo di raccontare lo sport era particolare, diverso da tutti gli altri. Per anni ha prestato la sua voce alle telecronache di grandissime imprese sportive, soprattutto alle olimpiadi, sviluppando un giornalismo di particolare senso umano. Un modo come un altro di trasmettere le proprie emozioni al telespettatore attraverso la sua voce roca e quall'anima che si faceva tutt'uno con chi riceveva i brividi che egli stesso provava nell'assistere e raccontare il vissuto di una vittoria. Sapete cari lettori, giornalisticamente parlando non &#232; facile trasmettere certi momenti appartenenti alla vita dello sport, la forza fisica degli atleti ma anche le umane ansie e fragilit&#224; che spesso conducono a lacrime di gioia o delusione. Ed &#232; proprio qui la difficolt&#224; di raccontarne i momenti che nulla hanno a che fare con la parte tecnica, ma con tutto ci&#242; che s'interseca tra cuore e anima. Sono i sentimenti, le emozioni che Giampiero Galeazzi sapeva tradurre con facilit&#224; in qualcosa di essenziale e capace di coinvolgere il telespettatore in momenti da ricordare per sempre. Cos&#236; come le telecronache che sono rimaste impresse nella storia dei fratelli Abbagnale, di Antonio Rossi e Bonomi <strong>«Ultimi 50 metri.....Non li prendono pi&#249;, non li prendono pi&#249;»</strong> sembra di sentirlo ancora il buon «Bisteccone» con l'enfasi della sua voce roca rotta dall'emozione. Ma di Giampiero Galeazzi c'&#232; ancora molto altro nel racconto del Tennis e della Coppa Devis di quegli anni '90, senza dimenticare la narrazione del calcio e dei suoi campioni come Maradona, lo scudetto del Napoli, della Roma, del Verona e tanto altro. Sempre a bordocampo, sempre l&#236; ad avvicinare i personaggi, a esprimere l'attimo legato alle emozioni che si moltiplicavano al fischio finale dell'arbitro. Era un giornalismo unico il suo, capace di entrare dentro le persone animate dalla voglia di sport e di vita.</p><p>Ciao Giampiero, il tuo stile inconfondibile di fare il giornalista sportivo rester&#224; per sempre negli annali Rai come qualcosa di unico e irripetibile.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong> .</p>Torinofl0711fl0711galeazzi.jpgSIncalcio-1013835.htmSI0101058n
131013834NewsEditorialeIl Cit Turin rende pubblica l`affiliazione con il Torino F.C. Academy2021111117:14Un salto di qualità per il Cit Turin, il quale si avvale della preziosa collaborazione del Torino F.C. Academy<p><strong>Alle ore 11,00 di marted&#236; 16 novembre 2021, l'Associazione Sportiva Dilettantistica Cit Turin LDE ha indetto nella sua sede di Corso Ferrucci 63/A Torino, una Conferenza Stampa per annunciare pubblicamente la sua affiliazione con il Torino F.C. Academy, finalizzato alla crescita delle societ&#224; dilettantistiche affiliate alla F.I.G.C. - sia sotto il profilo tecnico che sociale, educativo e didattico. Prova ne &#232; l'attenzione data alla Scuola Calcio Femminile seguita con sconfinata passione.</strong></p><p><strong>L'evento sar&#224; moderato da Mirco Repetto, Direttore Artistico del Teatro Concordia di Venaria Reale. Nutrita sar&#224; la partecipazione di personaggi illustri quali il neo Sindaco di Torino Stefano Lo Russo, Teodoro Coppola Direttore Academy F.C. Torino, Fabrizio Ricca Assessore allo Sport della Regione Piemonte, Domenico Carretta Assessore allo Sport della Citt&#224; di Torino, Francesca Troise Presidente della Terza Circiscrizione della Citt&#224; di Torino, Angelo Frau Presdente dell'ASD CIT TURIN LDE.</strong></p><p><strong>Raggiante di soddisfazione appare il Presidente Frau, il quale con questa affiliazione mette in atto un ulteriore e significativo salto di qualit&#224; verso quello che &#232; il rapporto con le famiglie, le ragazze, i ragazzi, il quartiere, la Citt&#224; di Torino e la Regione Piemonte. Prosegue dunque l'impegno sociale e sportivo della Societ&#224; Dilettantistica Cit Turin che da sempre ha curato i propri tesserati in un percorso sportivo contrassegnato da un forte impegno Sociale, ponendo sempre particolare attenzione verso le ragazze e i ragazzi meno fortunati.</strong></p><p><strong>Cos&#236; dichiara il Presidente Angelo Frau, cuore pulsante e anima pensante di questo importante sodalizio: «L'Affiliazione con il Torino F.C. Academy &#232; una novit&#224; che far&#224; crescere la professionalit&#224;, il livello dell'insegnamento e della formazione dei nostri giovani. Il risultato sar&#224; un continuo scambio di informazioni e programmazione con una societ&#224; che &#232; parte integrante della storia del calcio: una iniezione di professionalit&#224; che deve alzare ancora di pi&#249; l'asticella della competitivit&#224; della Scuola Calcio Elite »Luciano Domenico«, Scuola di Calcio dedicata alla staffetta Partigiana, a soli 11 anni ucciso dai nazisti nelle campagne di Givoletto mentre chiedeva la resa per i suoi compagni. Sar&#224; senz'altro una miglioria di tutto il nostro Settore Giovanile e delle realta Cit Turin LDE, Borgata Cit Turin e Rapid Torino. La competenza del nostro staff sar&#224; chiamata a crescere ancora, nella metodologia del lavoro e nella capacit&#224; organizzativa dei nostri gi&#224; preparatissimi istruttori. Saranno molto importanti la gestione dell'attivit&#224; motoria e quella dei gruppi sportivi, oltre ai rapporti con le famiglie e con un lavoro di scouting di qualit&#224; per vecchi e nuovi atleti e atlete. Rivolgo un particolare ringraziamento al Dr. Teodoro Coppola, responsabile unico dell'Academy Torino F. C. per avere dato dimostrazione di lungimiranza, umanit&#224; e competenza nella realizzazione di questo progetto di rilevanza internazionale».</strong></p><p><strong>Davvero un bel salto di qualit&#224; per il Cit Tutin del Presidente Angelo Frau, il quale gi&#224; da subito pu&#242; contare nell'interscambio collaborativo tra Toro Academy e la Societ&#224; di Corso Ferrucci a Torino.</strong></p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711foto-pres.-angelo-frau-cit-turin.jpgSIncalcio-1013834.htmSI0101057n
141013833NewsEditorialeA Reggio Calabria «Partita della solidarietà« tra Reggina e Nazionale Attori2021111014:47Gli attori scendono in campo per una giusta causa al Granillo di Reggio Calabria <p><strong>Alle ore 11,00 di sabato 13 novembre 2021 allo Stadio Granillo di Reggio Calabria,</strong> <strong>si affronteranno le squadre della Primavera della Reggina 1914 e la Nazionale degli Attori per una partita della solidariet&#224;.</strong>Il tutto per ricordare che attraverso i bambini il futuro &#232; in gioco, perch&#232; proprio loro saranno gli interpreti del domani se si riesce a dare un'adeguata formazione. Tanti attori noti si sono resi disponibili per aderire a questo nobile progetto di raccolta fondi a favore <strong>dell'Sos Villaggi dei Bambini</strong> con l'obiettivo di contrastare la povert&#224; educativa in Italia che adesso fa tappa con grande orgoglio calabro in quel di Reggio Calabria. <strong>Enrico Loverso, Mario Ermito, Raimondo Todaro, Antonio Tallura, Andrea</strong> <strong>Agostinelli, Ludovico Fremon e gli ex amaranto Ciccio Cozza, Ciccio Marino, Ivan Franceschini</strong> e molti altri ancora, si affronteranno sul terreno dello storico stadio reggino <strong>Oreste</strong> <strong>Granillo.</strong> Dunque <strong>«Il Futuro &#232; in Gioco»</strong> &#232; presentato oltre che dal <strong>Comune di Reggio Calabria in collaborazione con la Figc, le Acli e l'UsaAcli, anche da numerosi e prestigiosi patrocini con il sostegno della Croce Rossa sede di Reggio Calabria che metter&#224; a disposizione gratuitamente due autoambulanze con un medico a bordo e personale sanitario.</strong> Un plauso dunque va alla Calabria e al popolo calabrese, per avere organizzato un evento sportivo di solidariet&#224; capace di sensibilizzare gli animi per una giusta causa sociale che, come in questo caso, mette in prima linea il futuro dei bambini italiani seguiti da <strong>Sos Villaggi dei Bambini Italia</strong>.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong> .</p>Reggio Calabriafl0711fl0711il-futuro-e-in-gioco.jpgSIncalcio-1013833.htmSI0101060n
151013832NewsEditorialeMilan - Inter, derby entusiasmante2021110817:37<p>Almeno nel primo tempo abbiamo visto calcio, idee, forza atletica, desiderio di superarsi attraverso il gioco fatto anche di scontri fisici. Poi, nel secondo tempo, &#232; stato un derby pi&#249; tattico e forse ha perso un p&#242; del suo furore iniziale, del suo antico carisma meneghino.Calcisticamente bello anche il finale, in cui gli spazi creati dalla stanchezza delle due squadre ha fatto s&#236; che il Milan potesse far sua la gara finita poi in parit&#224; con il gol di Calhanoglu su rigore e l'autorete di De Vrij. Tuttavia, l'episodio centrale &#232; stato il rigore sbagliato da Lautaro in cui il portiere del Milan Tatarusanu si &#232; davvero superato in una parata eccezionale. Da qui in poi l'Inter ha dato l'impressione di non avere superato la delusione di non essere andata in vantaggio e il Milan ha sempre pi&#249; preso campo e si &#232; reso pericoloso in pi&#249; occasioni. Asfissiante &#232; stato il pressing alto del Milan che in tante occasioni ha messo in difficolt&#224; la squadra di Inzaghi che ha fatto fatica ad uscire dalla propria area di rigore. E mentre l'Inter &#232; apparsa pi&#249; mentalmente impostata sul non avere fretta, il Milan di Pioli si &#232; scatenato in un arrembaggio finale che non ha dato i frutti voluti. Insomma, sostanzialmente il pareggio &#232; parso il risultato pi&#249; giusto di un derby della Madunina che ha fatto entusiasmare i tifosi delle due contendenti. E' certo che la vittoria sarebbe servita maggiormente all'Inter che ora si trova a dovere recuperare ben sette punti dalla coppia di testa formata da Napoli e Milan. Ma il campionato &#232; ancora lungo e tutto &#232; ancora possibile nel suo cammino che mai come quest'anno si annuncia interessante per la qualit&#224; delle squadre, con Verona, Bologna e Udinese che con il loro gioco sono in grado di mettere in difficolt&#224; le grandi squadre. Ogni partita fa storia a s&#232;, questo si sa, ma quest'anno &#232; ancora pi&#249; penetrante il pensiero dell'incertezza sulla vittoria finale, anche se fin da adesso si individuano alcune possibilit&#224; legate alle citt&#224; di Napoli e Milano.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711SIncalcio-1013832.htmSI0101019n
161013831NewsEditorialeEnea Benedetto e Felice Munafò, «Granata è una seconda pelle«2021110815:21Enea Benedetto e il mondo granata alle prese di sviluppare il progetto di acquisizione del Toro. <p>Gi&#224;, <strong>«Granata &#232; una seconda pelle».</strong> Sembra diventato un modo dire, l'enfatizzazione di ci&#242; che significa amare la propria squadra del cuore che meglio di ogni altra rappresenta la storia che si interseca tra tragedia e fasti pallonari d'altri tempi che &#232; anche cultura. Fatto &#232; che amare il Toro &#232; qualcosa di pi&#249;, perch&#232; nella sofferenza di quanto ci ha tramandato la storia degli invincibili del Grande Torino, c'&#232; il significato profondo di un volere lottare affinch&#232; la memoria del passato si allinei al presente. Come fare? Come tutti sanno l'ultimo scudetto vinto dal Torino nel campionato 1975 '76 &#232; stato quello di Capitan Sala - il poeta - ma anche quello dei gemelli del gol, Pulici, Graziani e poi tanto altro ancora. Da allora niente pi&#249;, se non qualche altro momento di illusoria rinascita calcistica in grado di rinvigorire l'entusiasmo dei tifosi granata, i quali hanno conosciuto l'effimera enfasi dei sogni prima illusi e poi delusi. Tuttavia, nonostante il lungo trascorrere del tempo che ne ha anche sancito fallimenti e rovinosi declassamenti in Serie B, il mondo granata ha conservato il suo stile, il suo orgoglio indistruttibile di sentirsi tifosi del Toro contro tutto e tutti. Gi&#224;, contro tutto e tutti, l&#224; dove in questa frase c'&#232; tutta l'inettitudine di ogni propriet&#224; granata che si &#232; dimostrata incapace di far lievitare il senso di entusiasmo in un ambiente dirigenziale che &#232; stato sempre mal gestito nel dopo Pianelli. Ebbene, <strong>Felice Munaf&#242;</strong>, <strong>chef di prim'ordine dell''Hotel Les Anglais di Sanremo,</strong> ha pensato di raccontarsi, di narrare momenti della sua vita personale legata anche alla sua passione per il Toro che ama fin da bambino. Tanti sono stati gli spunti interessanti nell'ascoltare l'excursus della sua vita e molte sono le sue speranze nella rinascita di un Toro che per un'idea di <strong>Enea Benedetto</strong> si appoggia sull'unione del popolo granata ed alle varie categorie di imprenditori capaci di unirsi per tentare la scalata al Toro. Per acquistarlo e farne una squadra capace di dare lustro alla sua immensa storia con vittorie in campo nazionale e internazionale. Un qualcosa che non assomigli pi&#249; all'ennesimo sogno infranto, ma a qualcosa che attraverso il popolo granata dia il senso della concretezza. E' quel famoso progetto Taurinorum, una cordata di imprenditori capaci di coordinare la trattativa per l'acquisizione del Torino Football Club S.p.A. il cui primo tentativo &#232; stato vano. Ma <strong>Enea</strong> <strong>Benedetto,</strong> uno dei pi&#249; arcigni rappresentanti di questa cordata di imprenditori, prosegue il suo lavoro di rammendatore della tela smagliata in alcune sue parti - ma non rotta - per allargare ancor pi&#249; convintamente il numero dei personaggi capaci di crescere e credere in questa iniziativa popolare. E <strong>Felice Munaf&#242;</strong>, siciliano di Taormina, &#232; uno di questi. Un'anima da Toro che nella vita si &#232; fatto da s&#232;, ma che ora pu&#242; vantare un grande successo nazionale nel campo della ristorazione.Da poco tempo <strong>Munaf&#242;</strong> &#232; stato insignito da <strong>Enea Benedetto</strong> come <strong>presidente del consorzio Toro Club,</strong> una carica importante che funge da coordinatore con i vari club granata d'Italia per sensibilizzarli all'idea di un progetto di acquisizione del Torino, cui <strong>Enea Benedetto</strong> crede molto. Riusciranno i nostri «eroi» a portare avanti questo progetto tutto granata? Chiss&#224;, il tempo dar&#224; la sua risposta. Intanto, il passa parola e l'opera di sensibilizzazione granata prosegue, ed <strong>Enea Benedetto</strong> ne &#232; il massimo esponente.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711img-20211106-wa0009.jpgSIncalcio-1013831.htmSI0101032n
171013830NewsEditorialeTorino, Juric chiede a Cairo i riforzi per gennaio2021110516:47L'allenatore del Toro ha le idee chiare su come far fare il salto di qualità ai granata<p>A gennaio il Toro perder&#224; Singo e Aina impegnati in Coppa d'Africa. Gi&#224; da adesso Juric mette le mani avanti e dice che ci sar&#224; bisogno di entrare sul mercato con forza e determinazione per inserire giocatori di qualit&#224; in grado di sostituirli. E chiss&#224; se sar&#224; l'ennesimo avvertimento al presidente Cairo di rendersi conto che mai come adesso il Toro di Juric ha bisogno di essere assecondato nelle richieste per non vanificare l'ottimo lavoro che sta svolgendo l'ex allenatore di Genoa e Verona. Il Toro, infatti, oggi fa gioco, corre, non butta mai via la palla, esegue a memoria i movimenti di possesso e non possesso palla districandosi anche egregiamente nel proprorsi attraverso la verticalizzazione del gioco. Certo, non &#232; perfetto! Tuttavia bisogna dare atto a questo allenatore «operaio di un football concreto» che mangia pane e calcio, di avere dato una mentalit&#224; di gioco in una squadra che per tanti anni &#232; apparsa amorfa con pochissime idee e con l'antico desiderio di buttare il cuore oltre l'ostacolo. Troppo poco per avere una collocazione di rispetto nel campionato italiano in cui i valori tecnici, tattici e, soprattutto, atletici, fanno la differenza creando autostima e voglia di vincere. Ecco, diremmo che Juric sta modificando anche mentalmente questo Torino la cui storia non pu&#242; essere relegata in basso alla classifica con il timore di finire sempre in Serie B. Ecco, almeno adesso questo non c'&#232; pi&#249; perch&#232; il Toro ha imparato a farsi rispettare sia in casa che fuori con il cipiglio di affrontare l'avversario sempre con idee chiare e nessuna paura. Tuttavia, ad oggi il Toro di Juric ha bisogno di essere supportato dal suo presidente, dal direttore sportivo e da coloro i quali fanno parte della dirigenza granata per non rendere inutile quanto fatto fino adesso. Juric &#232; uno che non ha mezze misure, non ha peli sulla lingua e, giustamente, &#232; abituato a non mandare a dire le cose ma affrontarle di petto, senza reticenza alcuna. Per questo pensiamo che adesso il presidente si trovi ad un bivio in cui non pu&#242; pi&#249; tergiversare come sempre ha fatto, ma deve assolutamente dimostrare la forza di una propriet&#224; che fino ad oggi &#232; stata insufficiente in tante, troppe cose.Juric &#232; stato voluto proprio dal presidente Cairo, adesso, lo assecondi nell'intento di fare ancora uno step verso il miglioramento. Per fare questo, dimostri di pensare economicamente prima al Toro e dopo alle sue tante altre aziende. Proprio al contrario di quello che ha fatto fino ad oggi.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711ivan-juric.jpgSIncalcio-1013830.htmSI0101040n
181013829NewsEditorialeJuve col corto muso e Atalanta che spreca una super occasione2021102116:20Pragmatismo o spettacolo calcistico? Questo è l'eterno dilemma! <p>Pragmatica e brutta da vedere questa Juventus di Allegri, che pur avendo vinto contro un mediocre Zenit e pur avendo ottenuto tre vittorie su tre partite che gli aprono le porte degli ottavi di Champions, procura sbadigli di un calcio noioso. Si &#232; praticamente ritornati a quel «Chi vuole vedere lo spettacolo e il divertimento vada pure al circo» - storica frase arrabbiata contro i cronisti da parte di Max Allegri - . Cos&#236; &#232; infatti, perch&#232; se vuoi vedere calcio ti sintonizzi meglio sulla Dea di Gasperini che pur avendo buttato al vento un'occasione d'oro per vinncere all'Old Trafford contro il Manchester United, ha dato dimostrazione di sviluppare un calcio moderno e molto valido per competere nel pallone d'Europa ad alti livelli. E invece il Max di Livorno che fa? ti rispolvera dalla naftalina quel De Sciglio che &#232; stato persino uno dei migliori in campo per effetto di un calcio banale, dove &#232; bastata la chiusura ermetica dell'avversario per far s&#236; che la Juventus si incasinasse le idee (gi&#224; poche) nel tentativo di fare il suo golletto e portare a casa una vittoria pesantissima. E' il musetto di Max Allegri che con il suo «Primo non prenderle» ha dato modo a questa squadra imbottita di insufficienze tecniche a centrocampo e in attacco, di insistere con una difesa che tutto sommato risulta essere il reparto pi&#249; affidabile dell'attuale Vecchia Signora. E allora potremmo parlare per anni, disquisire di tattiche e modi di concepire il calcio ad alti livelli per competere e vincere in Europa, ma se mentalmente non ti adegui al meglio del football europeo non vai da nessuna parte. D'altra parte, se la si vuole mettere sulla praticit&#224;, questa &#232; la strada giusta da seguire per questa squadra che ha arrancato fin dall'inizio in campionato e che ora sta lentamente risalendo la china senza lode e senza inganno.</p><p>Bella la Dea di Gasperini, ma questa non &#232; pi&#249; una novit&#224; neanche in campo internazionale. E' vero, ha perso 3 a 2, ma che partita ha fatto, che calcio ha prodotto, che corsa ha sostenuto durante l'incontro? Roba che se avesse buttato dentro il terzo gol e avesse avuto maggior fortuna, oggi parleremmo di una Atalanta ammazza grandi. Purtroppo, tutto &#232; cambiato alla fine del primo tempo, quando Demiral dopo avere segnato il secondo gol per i bergamaschi &#232; stato costretto a uscire fuori dal campo per un problema fisico. Da l&#236; &#232; iniziato il crescendo del Manchester che pur perdendo in quella fase della partita per 2 a 0 (gol di Pasalic e Demiral per la Dea) &#232; partita a testa bassa ed ha trafitto la squadra di Gasperini prima con Rashford al 53', poi con Maguire al 75' e in fine con Ronaldo all'81'. Partita bellissima, condotta a ritmi molto alti e tipica del football inglese. Tuttavia, la Dea ha avuto il merito di stare al gioco con la stessa mentalit&#224;, con la stessa corsa, con lo stesso spirito d'attacco, ma senza la fortuna che ha baciato in fronte il Manchester di CR7.</p><p>E allora si dir&#224;: «Meglio la Juve che ha giocato male ha annoiato ma ha vinto, o meglio l'Atalanta che ha giocato a calcio contro un signor avversario ma ha perso?».</p><p>E' l'eterno dilemma di chi vede nel calcio quel musetto sparagnino che da solo basta per vincere e chi invece d&#224; sfogo allo spettacolo attraverso un pallone fatto per giocare a calcio e fare gol. E se vincere non &#232; importante ma &#232; l'unica cosa che conta, allora non lamentiamoci quando sbadigliamo o ancora peggio dimentichiamo l'emozione di quelle azioni costruite con qualit&#224; tecnica e velocit&#224;, capaci di arrivare al gol e farti alzare le braccia al cielo con l'entusiasmo di un bambino. .</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711gasperino-e-allegri.jpgSIncalcio-1013829.htmSI0101032n
191013828NewsEditorialeAmbra Angiolini e l`addio ad Allegri. Giusto parlarne ed entrare nel vivo dell`intimità?2021101418:24La fine del rapporto tra l'attrice e l'allenatore della Juventus. <p><strong>«Ci si allontana da chi non c'&#232; mai stato».</strong> E' l'amaro commento di <strong>Ambra Angiolini</strong> sulla fine del suo rapporto con <strong>Massimiliano Allegri.</strong> Tante volte ci siamo chiesti se &#232; giusto rendere pubblico ci&#242; che &#232; privato e appartiene a fatti di cuore. Eppure, nonostante i tanti problemi che il nostro tempo ci mette davanti come ostacoli che appaiono insormontabili, il gossip fatto di foto, notizie, video e tutto ci&#242; che &#232; pettegolezzo e morbosa curiosit&#224; degli affari altrui, sembra sempre attrarre come una calamita. E, anche se tutto ci&#242; incrementa la vendita di giornali di settore, diciamo che non ci sembra giusto entrare con tanta facilit&#224; nell'intimo di una relazione. Noi,con questo articolo, non vogliamo continuare a incrementare la curiosit&#224; su fatti strettamente privati ma, pi&#249; semplicemente, desideriamo chiederci chi pu&#242; di noi dire se per il fallimento di una convivenza felice di quattro anni, la colpa sia da addebitare in questo caso all'una o all'altra persona. Chi di noi pu&#242; permettersi di entrare nell'io profondo di due persone che attraverso il gossip sembrano aver vissuto giorni felici? Nessuno, perch&#232; il privato &#232; sacrosanto, sia esso riferito a personaggi pubblici che hanno una grande visibilit&#224; mediatica, sia di chi sia meno importante e talora pure sconosciuto.Resta l'amarezza, questo s&#236;, di vivere come fosse nostra la delusione, l'amarezza di qualcosa che finisce anche attraverso parole che mettono in evidenza un chiaro sentimento di amarezza interiore. <strong>«Forse c'&#232; tempo solo per una citazione, non per una poesia, perch&#232; ormai &#232; tardi. Per&#242;, secondo me, a chiusura, questa cosa che ho sul telefono da un p&#242; ci sta. Dice »Esiste per tutti il giorno zero«, &#232; un momento in cui non si vince, non si perde, ma si riparte. Ci si allontana dalle persone, che diventano ricordi, da quelle che non restano, da quelle che in fondo non ci sono mai state. Si chiama giorno zero, perch&#232; quello che segue lo zero &#232; sempre un inizio e negli inizi non si conosce sconfitta»</strong>. E' ci&#242; che ha detto <strong>Ambra Angiolini</strong>, la quale appare chiaramente ferita nell'anima ma forte nell'incassare una delusione d'amore vissuta con <strong>Max Allegri</strong> durante la loro convivenza. Tuttavia, il silenzio dell'allenatore della Juventus pone un interrogativo sulle reali colpe di una fine sentimentale che per <strong>Ambra,</strong> in maniera signorile, &#232; qualcosa che accomune anche nel dirsi addio. Sono fatti personali che, ripetiamo, non devono essere messi in piazza, anche se, quando finisce un amore (se davvero finisce) non si pu&#242; far altro che condividerne il sentimento di profonda amarezza.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torino fl0711fl0711angiolini-allegri.jpgSIncalcio-1013828.htmSI0101037n
201013827NewsEditoriale2021101418:24<p>«Ci si allontana da chi non c'&#232; mai stato». E' l'amaro commento di Ambra Angiolini sulla fine del suo rapporto con Massimiliano Allegri. Tante volte ci siamo chiesti se &#232; giusto rendere pubblico ci&#242; che &#232; privato e appartiene a fatti di cuore. Eppure, nonostante i tanti problemi che il nostro tempo ci mette davanti come ostacoli che appaiono insormontabili, il gossip fatto di foto, notizie, video e tutto ci&#242; che &#232; pettegolezzo e morbosa curiosit&#224; degli affari altrui, sembra sempre attrarre come una calamita. E, anche se tutto ci&#242; incrementa la vendita di giornali di settore, diciamo che non ci sembra giusto entrare con tanta facilit&#224; nell'intimo di una relazione. Noi con questo articolo non vogliamo continuare a incrementare la curiosit&#224; su fatti strettamente privati ma, pi&#249; semplicemente, desideriamo chiederci chi pu&#242; di noi dire se per il fallimento di una convivenza felice di quattro anni, la colpa sia da addebitare in questo caso all'una o all'altra persona. Chi di noi pu&#242; permettersi di entrare nell'io di due persone che attraverso il gossip sembrano aver vissuto giorni felici? Nessuno, perch&#232; il privato &#232; sacrosanto, sia esso riferito a personaggi pubblici che hanno una grande visibilit&#224; mediatica, sia di chi sia meno importante e talora pure sconosciuto.</p>fl0711fl0711SIncalcio-1013827.htmSI01010233n
211013826NewsEditorialeIl tifoso tra Campionato e Nazionale, due modi diversi di vedere il calcio2021101117:48Passioni calcistiche diverse ma uguali, che creano appeal tra tifosi che seguono il Campionato e la Nazionale. <p>C'&#232; nella passione dei tifosi italiani che amano il pallone e ne fanno un appuntamento imperdibile che inizia verso fine estate, prosegue in autunno - inverno e finisce a maggio dell'anno dopo, un motivo per vivere settimanalmente le passioni legate alla propria squadra del cuore e poi anche alla Nazionale che ha ripreso a unirci. Due momenti diversi di guardare il calcio, due situazioni che si delineano tra emozioni di diversa origine. Il campionato ha un fascino diverso, un'attenzione che si protrae anche verso l'affascinante Champions League e l'Europa League, la competizione meno seguita ma pur sempre di fascino dovuto alla propria squadra del cuore che vi partecipa. E poi? Poi c'&#232; l'interruzione dovuta alla Nazionale di Mancini che pur seguita e affascinante, ha un impatto diverso sul tifoso del campionato che vede una sorta di perdita di continuit&#224; nel prosieguo di un gioco proiettato sempre verso la domenica successiva. Un calendario carico di impegni per i calciatori che, obiettivamente, pensiamo siano davvero eccessivi per i tanti viaggi da sopportare e il pericolo di infortuni che sono sempre dietro l'angolo. E' il pallone che ha bisogno di svilupparsi continuamente per incrementare il denaro, per aumentare i milioni di euro che sono l'essenza di tutto quello che prima era un gioco. E in mezzo tutto questo frastuono di impegni calcistici ci stanno i tifosi, i quali a un certo punto non nascondono la quasi delusione di essere continuamente interrotti nella continuit&#224; di un interesse pallonaro che si chiama campionato, calendario, scontri diretti, fascino del sogno scudetto o, ancor di pi&#249;, della conquista della Champions League. Eppure la Nazionale di Mancini ha ricreato interesse, armonia, passione azzurra per lungo tempo dimenticata e ora rinvigorita dopo la conquista dell'Europeo 2020. Due fascini diversi, due mondi che se pur collegati tra loro s'intersecano e si identificano nelle passioni pallonare dell'italiano medio. E' vivere un'emozione che forse resta ancora pi&#249; forte nella forma del tifo verso la propria squadra del cuore che combatte contro tutti e tutto, piuttosto che nell'unione romantica del calcio che ci fa scoprire i valori nazionalisti. E' il pallone, &#232; il gioco del calcio, &#232; ci&#242; che fa arrabbiare e gioire, in cui l'essenza del gol resta fondamentale per fare affiorare ogni emozione. Ma &#232; meglio il campionato o la nazionale? Mah, chiss&#224;! Una cosa &#232; certa, entrambi attraggono perch&#232; sono simili anche se diversi.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013826.htmSI0101022n
221013825NewsEditorialeQuando il calcio giovanile rappresenta la parte migliore dello sport2021100411:57Il pallone, il gioco più bello che aiuta a crescere tanti ragazzi anche attraverso sfortunate circostanze. <p>Ci sono storie nel calcio che devono essere messe sempre in primo piano come messaggi che riconciliano con i buoni sentimenti, i quali nulla hanno a che fare con la facile retorica. S&#236;, perch&#232; quando avvengono certi fatti legati al cuore in un rettangolo verde in cui giocano a pallone dei ragazzini, allora si ha l'obbligo di parlarne perch&#232; questo vuol dire migliorarsi e crescere con l'etichetta di uomini veri. Tutto avviene sabato 2 ottobre 2021, durante la partita di campionato 2006 Candiolo - San Secondo. Passano solamente 10 minuti dall'inizio della partita e il biancorosso <strong>Luca Lo Grasso</strong> &#232; costretto ad uscire in lacrime in barella. Minuti terribili, carichi d'ansia per l'arrivo dell'ambulanza che appare dopo pochi minuti. Luca viene subito soccorso, coccolato dai sanutari della Croce Verde di Vinovo, i quali gli immobilizzano subito l'arto dopo avergli tagliato le scarpette da calcio. Poi la lunga corsa all'ospedale mentre la squadra lotta e vince la partita. Una vittoria che i compagni di Luca gli dedicano con affetto. Ma c'&#232; poi un altro messaggio di cuore per Luca che non ti aspetti, ed &#232; il gesto fatto dai ragazzi della Croce Verde di Vinovo che hanno soccorso il ragazzo, i quali il giorno dopo si recano in ospedale per regalargli un paio di scarpette nuove. Ecco, questo &#232; il gesto di donazione che sa di piccolo grande regalo partito dal cuore, da sentimenti forti e veri che ti riconciliano con il calcio e anche con il mondo intero. Una sorta di piccola pillola di fiducia che aiuta ad andare avanti e a vedere il calcio e lo sport con gli occhi della speranza. <strong>Luca ha avuto dai sanitari la sentenza: frattura scomposta di tibia e perone con interessamento dei legamenti.</strong> I tempi di rientro saranno lunghi, ma Luca &#232; forte e siamo sicuri che, nonostante le lacrime versate, ritorner&#224; in campo come e meglio di prima. E' il calcio che aiuta i ragazzi a diventare uomini veri. Un fatto non trascurabile che &#232; poi la logica educativa di un pallone giovanile che deve avere come base il mero divertimento, senza assilli da futuro campione. Questi pensieri lasciamoli fare a quei genitori che vorrebbero vedere nel proprio figlio ci&#242; che loro non sono stati. Sono i bimbi, sono i ragazzi che insegnano a noi adulti il vero significato dei primi calci al pallone e dello sport in genere.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711foto-calcio-giovanile.jpgSIncalcio-1013825.htmSI0101056n
231013824NewsEditorialeLa Juve si aggiudica il derby e conquista tre punti pesantissimi2021100314:38Con un tiro chirurgico di Locatelli, la Juventus batte il Torino all'86°<p>La Juve ha vinto il derby della Mole con un gol di Locatelli all'86&deg;. E' stata la partita del famoso <strong>«musetto»</strong> tanto caro ad Allegri, quando metaforicamente vuole significare che nel calcio non serve strafare ma basta vincere per poco. In genere il collegamento viene fatto sulla corsa dei cavalli, del quale il mister juventino &#232; appassionato da anni e dove trova la metafora del musetto del puledro che vince la corsa al fotofinish. Un successo meritato, quello della Juventus, anche se dobbiamo dire che al Torino del primo tempo &#232; mancato soltanto il gol per suggellare una supremazia che si &#232; evidenziata dopo i primi dieci minuti di sfuriate della squadra di Allegri. Poi, nel secondo tempo, con la sostituzione di Kean con Cuadrado, la squadra di Allegri &#232; apparsa pi&#249; concreta nel gioco e con meno errori tecnici evidenziati nella prima parte della gara. Il Toro &#232; invece sembrato visibilmente calato d'intensit&#224; fisica e con idee non pi&#249; brillanti come il primo tempo, mettendo anche in evidenza gli errori nei cambi da parte di Juric, il quale ha sbagliato nel sostituire <strong>Sanabria con Baselli e Breakalo con Rincon</strong>, Un chiaro messaggio errato alla sua squadra di volere portare a casa un pareggio che, se si fosse realizzato, lo avrebbe meritato almeno per quanto ha saputo produrre nel primo tempo. L'errore marchiano &#232; stato quello di non avere inserito Verdi che, comunque, avrebbe dato modo di cercare di offendere l'avversario in fase di costruzione del gioco. E invece il Toro &#232; apparso sempre pi&#249; chiuso nella sua area, agevolando la crescita di una Juventus che ha senza dubbio approfittato di questa errata situazione tattica voluta da Juric. La Juve, dunque, ha raggiunto l'obiettivo di vincere il derby non tanto per l'orgoglio stracittadino ma, soprattutto, per avere cominciato a risalire la classifica. Dopo Malmoe, la squadra di Allegri appare in qualche modo rinvigorita mentalmente, pi&#249; tonica e solida nell'affrontare duramente la battaglia di ogni match, anche se restano ancora molti problemi da risolvere soprattutto a centrocampo, dove si contano ancora troppi errori tecnici in fase di interdizione e ripartenza. Il movimento senza palla della squadra nella sua globalit&#224; dei ruoli &#232; apparso migliorato, tuttavia, resta evidente una qualit&#224; a centrocampo che non c'&#232; nonostante Allegri (come dicevamo pocanzi) si inventi di tutto per vincere la partita senza gloria e senza spettacolo; ma col «musetto», appunto. Dunque, possiamo definire il derby della Mole come una partita in cui si sono evidenziati pi&#249; i momenti di studio di due squadre ancora alla ricerca di se stesse, piuttosto che l'effettiva immagine di compagini gi&#224; assemblate nel gioco. E mentre la Juve sta cominciando lentamente a rivedere un barlume di carattere e di gioco, il Toro che &#232; ancor pi&#249; sanguigno con Juric e aspetta il ritorno di Belotti, deve ancora trovare la quadratura del cerchio nei vari reparti. E' vero, Juric ha sbagliato nei cambi, tuttavia, se il risultato fosse finito in parit&#224;, nulla ci sarebbe stato da dire a questo Toro uscito comunque dal campo a testa alta. La Juve, invece, deve dimostrare adesso tutta la sua voglia in campionato di vincere ogni partita per ritornare a essere Juventus. Dopo la sosta della Nazionale l'aspettano Roma e Inter. Solo allora vedremo di che pasta &#232; fatta la squadra con il «musetto».</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711locatelli-juve.jpgSIncalcio-1013824.htmSI0101050n
241013823NewsEditorialeL`Inter è la squadra da battere, ma questo Napoli......2021092106:04La squadra di Spalletti è prima in classifica per una notte, ma ha ancora molte frecce nel suo arco.<p>S&#236;, secondo noi l'Inter resta la squadra da battere. Tuttavia, questo Napoli di Spalletti che vince 4 a 0 in casa dell'Udinese e convince per gioco e qualit&#224; tecniche messe in atto nei vari reparti della squadra, dar&#224; sicuramente filo da torcere alla pi&#249; accreditata rivale milanese. Intanto c'&#232; da dire che i partenopei sono in questo momento in vetta alla classifica e non succedeva dal 2018, quando in panchina c'era ancora Maurizio Sarri. E poi dobbiamo constatare la facilit&#224; con cui il Napoli di Osimhen, Insegne, Rrahmani, koulibaly, Lozano riescono ad andare in gol. Certo, &#232; presto per potere parlare di scudetto a Napoli, ma questo inizio di campionato tambureggiante che distacca la Juventus di ben dieci punti in classifica, lascia pensare che se la squadra di Spalletti riuscir&#224; nell'intento di esprimersi con continuit&#224;, allora sotto il Vesuvio se ne potranno vedere delle belle. E' pensiero comune che questo Napoli fatto di fantasia, ottime trame di gioco, possesso palla e facilit&#224; di verticalizzare in velocit&#224; le sue ripartenze, abbia grandi margini di miglioramento soprattutto alla luce dei rientri di Martens e Demme, oltre a Lobotka e Ghoulam. E pensiamo pure che la profondit&#224; della rosa che quest'anno ha a disposizione mister Spalletti, possa rappresentare un'arma in pi&#249; nella gestione degli impegni ravvicinati con una gestione pi&#249; consona alle aspettative di grande squadra. Vedremo cosa accadr&#224; nel prosieguo del campionato, ma una cosa &#232; certa, il Napoli quest'anno c'&#232; e sapr&#224; essere squadra temibile per tutti.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Napolifl0711fl0711spalletti.jpgSIncalcio-1013823.htmSI0101024n
251013822NewsEditorialeL`Inter è la squadra da battere, ma questo Napoli......2021092106:04La squadra di Spalletti è prima in classifica per una notte, ma ha ancora molte frecce nel suo arco.<p>S&#236;, secondo noi l'Inter resta la squadra da battere. Tuttavia, questo Napoli di Spalletti che vince 4 a 0 in casa dell'Udinese e convince per gioco e qualit&#224; tecniche messe in atto nei vari reparti della squadra, dar&#224; sicuramente filo da torcere alla pi&#249; accreditata rivale milanese. Intanto c'&#232; da dire che i partenopei sono in questo momento in vetta alla classifica e non succedeva dal 2018, quando in panchina c'era ancora Maurizio Sarri. E poi dobbiamo constatare la facilit&#224; con cui il Napoli di Osimhen, Insegne, Rrahmani, koulibaly, Lozano riescono ad andare in gol. Certo, &#232; presto per potere parlare di scudetto a Napoli, ma questo inizio di campionato tambureggiante che distacca la Juventus di ben dieci punti in classifica, lascia pensare che se la squadra di Spalletti riuscir&#224; nell'intento di esprimersi con continuit&#224;, allora sotto il Vesuvio se ne potranno vedere delle belle. E' pensiero comune che questo Napoli fatto di fantasia, ottime trame di gioco, possesso palla e facilit&#224; di verticalizzare in velocit&#224; le sue ripartenze, abbia grandi margini di miglioramento soprattutto alla luce dei rientri di Martens e Demme, oltre a Lobotka e Ghoulam. E pensiamo pure che la profondit&#224; della rosa che quest'anno ha a disposizione mister Spalletti, possa rappresentare un'arma in pi&#249; nella gestione degli impegni ravvicinati con una gestione pi&#249; consona alle aspettative di grande squadra. Vedremo cosa accadr&#224; nel prosieguo del campionato, ma una cosa &#232; certa, il Napoli quest'anno c'&#232; e sapr&#224; essere squadra temibile per tutti.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Napolifl0711fl0711spalletti.jpgSIncalcio-1013822.htmSI0101016n
261013821NewsEditorialeBarcanova, la storica società di calcio di Torino si rinnova.2021091914:14Il vulcanico Presidente Enea Benedetto, sogna di far rinascere il Barcanova stando però con i piedi per terra.<p>Il merito &#232; tutto del <strong>Presidente Enea Benedetto</strong>, un cuore granata che ha preso a curare le sorti del Barcanova, la storica soiet&#224; di calcio piemontese che intende risorgere con stile ed entusiasmo. E non &#232; certamente un caso che il presidente rossoblu abbia annunciato da poco il nuovo <strong>Direttore Tecnico del Settore Giovanile Giuseppe Pallavicini</strong> che proprio con il Torino vinse lo scudetto del 1976. <strong>«Una figura importante»</strong> dice il presidente <strong>Enea Benedetto «per rilanciare lo spirito dei vecchi tempi, per aiutare il Barcanova a tornare a essere esempio di filiera positiva del nostro calcio e della nostra citt&#224;».</strong> Parole chiare e inconfutabili che non sfuggono alla precisa volont&#224; di prendere a cuore il calcio dilettantistico di quel Barcanova che negli anni ha lanciato fior di campioni. Prova ne &#232; che nell'allestire un organigramma di qualit&#224;, il presidente ha annunciato oltre la sua <strong>vice Rosa Racioppi,</strong> anche lo staff composto da <strong>Giorgio Trombini nel ruolo di Direttore Generale, Livio Manzin quale responsabile tecnico della Scuola Calcio e Alessio Billia che ricopre l'incarico di Tecnico di Prima Squadra e Under 19.</strong> Cose fatte per bene, con oculatezza e massima attenzione nell'inserire nomi che diano la massima garanzia in un calcio che ha bisogno di pochi evanescenti orpelli e tanta concretezza di crescita effettiva. Per questo il presidente <strong>Enea Benedetto,</strong> pur con tutta l'empatia e l'entusiasmo del quale facevamo cenno pocanzi, ha studiato attentamente come completare un assetto societario in grado di far rinascere la gloriosa storia del Barcanova. Un modello di conduzione calcistica capace di rispettare i cento anni di storia e costumi che ricorda i fasti <strong>dell'allora portiere del Barca Enea Benedetto ai tempi di Giorgio Lovato ed Ercole Rabitti.</strong> E chi oggi conosce la storia, non solo del Barcanova ma anche quella delle pi&#249; antiche societ&#224; di calcio piemontesi, sa che certi nomi sono legati a un pallone giovanile di grande qualit&#224; nel fornire fucine di giovani campioni per le societ&#224; professionistiche. E' una sorta di ritorno al passato attraversando un presente falcidiato da mille problematiche economiche e sociali, che sono state acuite dalla pandemia da Covid. Tuttavia, &#232; bello sentire il profumo delle gesta vulcaniche e appassionate del <strong>presidente Enea</strong> che &#232; capace di coinvolgere tutti nell'intento di fare innamorare i tifosi. Attenzione per&#242;, abbiamo detto <strong>«Innamorare»</strong> e non <strong>«Illudere»,</strong> perch&#232; le due parole hanno un diverso e sostanziale significato. S&#236;, perch&#232; nel calcio sono tanti i costruttori di castelli in aria, capaci di incrementare i sogni dei tifosi e poi farli sciogliere come neve al sole. Questo non ci sembra il caso del <strong>Presidente del Barcanova che afferma: «Sognare si, ma rimanendo coi piedi per terra».</strong> Ecco, diremmo proprio che questo sia il miglior biglietto da visita che <strong>Enea</strong> potesse fare come sua presentazione fatta di entusiasmo concreto ma, soprattutto, di grande stile nelle affermazioni citate. E allora, non ci resta che augurare a questo simpatico presidente di riuscire davvero nell'intento di far rinascere quei colori rossoblu cos&#236; legati alla lunga storia del Barcanova.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711enea_benedetto.jpgSIncalcio-1013821.htmSI01010165n
271013820NewsEditorialeL`idea di calcio di Ivan Juric fa volare il Torino2021091906:06Il Toro di quest'anno, sembra avere imboccato la strada giusta. Sarà così?<p>In tanti anni che seguiamo le sorti del Toro, spesso ci siamo trovati a raccontare situazioni di calcio che poi sono state immancabilmente disilluse da fattori tecnici avversi, registrando inevitabili malumori da parte della tifoseria granata. «Stendiamo un velo pietoso» si diceva al centro del popolo del Toro, il quale frustrato da mille risultati negativi, soffriva l'altalena di un incubo da Serie B che &#232; quasi diventato costante. Cos&#236; la contestazione nei confronti del Presidente Cairo si &#232; fatta sempre pi&#249; aspra e duratura nel tempo. Oggi, dopo solo poche partite di campionato e dopo avere raggiunto risultati insperati, il Toro di <strong>Ivan Juric</strong> sembra avere indossato il vestito giusto, quello delle idee di un calcio che si intende cinico ma anche capace di divertire nella sua essenzialit&#224; di portare a casa punti che necessitano per la classifica. La partita vinta in casa del Sassuolo ha dato risposte positive da questo punto di vista, ma soprattutto oltre il pur importante successo per 1 a 0 ottenuto contro la pi&#249; accreditata avversaria, &#232; emersa un'idea di calcio che si sintetizza nel forte credo del suo allenatore. <strong>Ivan</strong> <strong>Juric</strong> &#232; forse l'allenatore che negli ultimi decenni appare il pi&#249; adatto alle caratteristiche del Torino e della sua piazza, per quel suo modo di intendere il calcio capace d'intersecarsi tra forme atletiche, tattiche e di continuo movimento tra i vari reparti. Mai attendere staticamente la palla dal compagno, ma proporsi continuamente in fase di costruzione di gioco, per poi ritornare a difendere nella fase di non possesso palla. Una mentalit&#224; pi&#249; rigenerante di un calcio che fa unione di squadra, che si assembla in un unico grande blocco anche nel carpire la palla all'avversario ed avere un maggior possesso. E' il credo di <strong>Juric</strong> che <strong>« tomo tomo,quatto quatto» (Tot&#242; dixit)</strong> sta plasmando lentamente una squadra a sua immagine e somiglianza, cos&#236; come lui intende il calcio. Ma, nonostante l'eccellente risultato ottenuto dalla sua squadra, <strong>Juric</strong> mostra ancora quel carattere di eterna ricerca verso un miglioramento soprattutto nella fase conclusiva, il quale deve necessariamente essere pi&#249; cattiva nel tramutare in gol ci&#242; che si crea. <strong>«Non era paura di non vincerla»</strong> dice nel post gara contro i neroverdi <strong>«ma contro il Sassuolo abbiamo fatto sempre grandi partite e di solito perdevamo: un p&#242; ci ho pensato. Oggi abbiamo giocato veramente molto bene contro una grande squadra, tante occasioni avute e poche concesse. Quando prendi pali e salvataggi sulla linea non puoi dire molto ai ragazzi, abbiamo fatto un gol di classe e magari potevamo avere un p&#242; pi&#249; di cattiveria sotto porta. Spero che la prossima volta ci basti meno per segnare. Tanti trequartisti? Nessun imbarazzo, va bene cos&#236;. Pjaca deve essere determinante, mi spiace per Praet che si &#232; fatto male».</strong> Ecco, questo &#232; <strong>Ivan Juric,</strong> l'allenatore sempre alla ricerca di quella perfezione che sta inculcando alla squadra con quel quasi a dire di non sbandierare mai facili entusiasmi, ma piuttosto soffermarsi su ci&#242; che si deve migliorare. Dunque, i presupposti ci sono tutti per un campionato di buon livello. Adesso si cerchi di non smentire strada facendo ci&#242; che si prospetta di buono all'orizzonte.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711ivan-juric.jpgSIncalcio-1013820.htmSI0101054n
281013819NewsEditorialePier Luigi Pizzaballa, il portiere «più ricercato« di sempre2021091506:50La storia di un grande portiere degli anni '60.<p>Il tempo &#232; passato inesorabile, gli anni si fanno sentire e quel calcio di ieri lascia qualche volta rimpianti dovuti ai ricordi di un periodo storico che non ritorner&#224; pi&#249;. <strong>Pier Luigi Pizzaballa</strong> &#232; oggi per tutti il mito di quella <strong>figurina Panini</strong> introvabile ma lui tra i pali ha fatto molto di pi&#249;, coronando una carriera di calciatore piena di soddisfazioni. <strong>Bergamasco doc, Pier Luigi Pizzaballa nasce il 14 Settembre 1939 ed ha difeso i pali di Atalanta, Roma, Milan ed Hellas Verona a partire da quegli anni '60</strong> in cui il ruolo di portiere si definiva tecnicamente come semplice estremo difensore della propria squadra. E anche se oggi quel ruolo &#232; cambiato per effetto di un calcio che prevede l'inizio dell'azione proprio dal portiere che ha il compito di essere bravo anche con i piedi, quella di estremo difensore resta pur sempre la figura di un ruolo particolare, determinante sotto l'aspetto della sicurezza della propria difesa. Una sorta di regista della propria area di rigore in cui il guardiano dei pali deve essere sicuro nelle uscite e impeccabile nel far suo il pallone con perfetta scelta di tempo. Era ed &#232; il ruolo pi&#249; delicato di una squadra di calcio, anche se da sempre, per definizione, si guarda l'attaccante come il vero simbolo del gol che poi &#232; tutto quanto concerne un'eventuale vittoria. Tuttavia, nel tempo ci si &#232; accorti che una parata decisiva in particolari momenti di una gara, pu&#242; essere determinante quanto e forse pi&#249; del gol di un attaccante. Ieri come oggi. E poi quell'attrattiva di ogni bambino, ragazzo e anche uomini di allora che collezionavano figurine Panini, era l'aspirazione di completare l'album dei ricordi dei tanti campioni che ricordavano i fasti di un pallone che ha fatto gioire e sognare al contempo come fosse una cosa cara da riporre con cura nel cassetto dei ricordi. Ma quando c'era l'intoppo di qualche figurina che non si trovava, quell'album diventava un qualcosa di incompleto, quasi fosse non volarizzato per la sua mancanza di interezza. Cos&#236; &#232; successo a <strong>Pier Luigi Pizzaballa,</strong> il quale &#232; passato alla storia pi&#249; per l'introvabile sua figurina nella collezione 1963 '64 che per le 300 gare disputate in carriera, suddivise tra tante esperienze professionistiche che, tuttavia, non hanno mai fatto mistero dei suoi colori del cuore: <strong>il nerazzurro della Dea Bergamasca.</strong> E non sappiamo se quel dire <strong>«Mi manca Pizzaballa»</strong> sia stato in fondo una fortuna per questo campione di un pallone di altri tempi, o piuttosto qualcosa che possa oscurare in qualche modo il ricordo di una brillante carriera professionistica. Chiss&#224;, ma il ricordo di quel bimbo che muove le sue prime parate nel settore giovanile del <strong>Verdello</strong> che poi passa <strong>all'Atalanta appena diciannovenne e viene aggregato in</strong> <strong>Prima Squadra nel Campionato 1958 '59 esordendo in Coppa Italia</strong>, ebbene, tutto questo nessuno potr&#224; mai toglierlo al ricordo di un portiere giustamente descritto dagli annali del calcio come un campione che ha atto un pezzetto di storia di <strong>Atalanta, Roma, Milan, Hellas Verona,</strong> e che ha poi chiuso la carriera l&#224; dove l'ha cominciata, e cio&#232; in quell'Atalanta che ancora oggi segue con una passione che s'interseca ai ricordi di campo che mai pi&#249; nessuno potr&#224; cancellare. Altro che figurine Panini, <strong>Pier Luigi Pizzaballa</strong> &#232; stato un campione e portiere vero, simbolo di grandi valori sportivi e seriet&#224; professionale. Poi, l'essere ricordato come mito di una figurina introvabile ci sta pure. Ma non &#232; stato questo il <strong>Pizzaballa da Bergamo.</strong></p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Bergamofl0711fl0711pizzaballa.jpgSIncalcio-1013819.htmSI0101051n
291013818NewsEditorialeL`impressione è che la Juve quest`anno segni il passo2021091006:40I grossi punti interrogativi della Juventus targata 2021/'22<p>Troppi punti interrogativi si pongono attorno alla Juventus di <strong>Max Allegri,</strong> o per meglio dire, alla squadra che l'amico <strong>Andrea Agnelli</strong> gli ha rifilato. Via <strong>Ronaldo</strong> (questo secondo noi &#232; il vero nocciolo della questione) la societ&#224; ha mostrato grandi incertezze dovute alle casse societarie non pi&#249; floride come una volta, le quali si accompagnano a una dirigenza improvvisata, quasi raffazzonata per dare continuit&#224; e risolvere in qualche modo le problematiche economiche che si sono venute a creare durante l'arco degli anni.Ci&#242; che &#232; stato speso per avere CR7, il quale ha percepito un contratto che la Juventus non poteva permettersi (Marotta dixit) &#232;, secondo noi, l'errore pi&#249; eclatante che una societ&#224; come la Vecchia Signora d'Italia abbia potuto fare. E' vero che parlare con il senno di poi &#232; semplice, tuttavia, allo stato attuale delle cose di casa Juventus, vengono in mente decisioni che si sono prese con l'enfasi da tifoso pi&#249; che da responsabili di una societ&#224; di calcio che da sempre &#232; stata leader in Italia per qualit&#224; nell'amministrare e programmare il futuro. Questo, <strong>Agnelli, Nedved, Paratici, Cherubini</strong> e compagni non l'hanno saputo fare e adesso tutti i nodi stanno venendo al pettine. La sostanza &#232; di una evidente crisi di idee che si accomuna al continuo rinvigorire di denaro nelle casse della Juventus da parte della <strong>Exor, la cassaforte della famiglia Agnelli presieduta dal cugino Elkann,</strong> il quale pi&#249; d'una volta ha rimarcato le difficolt&#224; di coninuare a rimpolpare di denaro fresco una societ&#224; che ha sbagliato nel lasciarsi prendere dalla frenesia di volere vincere a tutti i costi la Champions League. Un vero stress economico, quello della Juve, incapace di gestire con calma la scalata all'Europa avendo in seno il rigetto di avere vinto nove Scudetti di seguito, Coppe Italia, Supercoppe che davano s&#236; il sapore magico di chi pensa che <strong>&#171;Vincere non &#232; importante ma &#232; l'unica cosa che</strong> <strong>conta&#187;,</strong> senza tuttavia assaporare mai quella Coppa che altre potenze europee fanno propria con una certa assiduit&#224;. In fondo &#232; la storia della Juventus che in vetrina pu&#242; esporre Coppe e Scudetti vinti a volont&#224;, ma con poche Coppe dei Campioni acciuffate e mai consolidate negli anni da altre Champions League. Ecco, questo continuare ad inseguire affannosamente un qualcosa di &#171;stregato&#187; ha fatto perdere il lume della ragione di una societ&#224; che ha commesso tanti errori, non per ultima la scellerata decisione di essere tra gli artefici dell'idea di una Superlega che &#232; andata a cozzare contro la UEFA.senza l'essenza di una effettiva efficacia. Insomma, se la Juventus quest'anno segner&#224; il passo lasciando largo al nazionale calcio importante di Milano e Roma, lo dovr&#224; a se stessa e agli errori commessi in tanti anni di presidenza Andrea Agnelli. Tifoso s&#236;, ma non un grande dirigente.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013818.htmSI0101051n
301013817NewsEditorialeAntonio Fantin, ovvero quando la disabilità non è una barriera2021090705:03<p>Le paralimpiadi sono una occasione data dallo sport per dimostrare a se stessi che la disabilit&#224; non &#232; una barriera ma un'opportunit&#224; per misurarsi con la propria forza caratteriale, fisica e mentale. Antonio Fantin nato a Latisana nel 2001, a soli tre anni e mezzo &#232; stato colpito da una (MAV) malformazione artero - venosa e si &#232; avvicinato al mondo dello sport come forma di riabilitazione dopo una operazione chirurgica. Da quel febbraio 2005 ne &#232; passato di tempo, quando Antonio, figlio di quella fertile pianura veneto - friulana scopriva qualcosa che non andava e preoccupava molto i suoi genitori.Cos&#236; il nuoto lo ha scoperto un p&#242; per caso e un p&#242; per forza di cose. Il suo primo approccio con la piscina non fu proprio un bell'incontro, infatti, il piccolo Antonio aveva paura di immergersi in quell'acqua e, soprattutto, dentro quella enorme vasca che lo turbava solo a vederla. Pi&#249; volte la mamma che lo accompagnava in piscina ha dovuto fare opera di convincimento, ma Antonio non voleva neanche scendere dalla sua carrozzina. Ebbene, oggi che Antonio Fantin ha compiuto vent'anni &#232; uno dei pi&#249; tenaci campioni paralimpici. Dopo avere vinto tante medaglie d'oro, quella forse pi&#249; bella &#232; quella vinta a Tokyo, in quella terra d'Asia cos&#236; lontana dalle sue radici venete in cui cominci&#242; la sua storia di campione di razza. Un minuto, tre secondi e sessantuno centesi &#232; il tempo con il quale ha vinto la medaglia d'oro nei 100 metri stile libero con bracciate di forza che lasciano ben lontani i ricordi di quel primo giorno di paura in cui si avvicin&#242; alla piscina. Non pi&#249; il dolore della malattia ma la rinascita, l'orgoglio di avere conquistato il record del mondo superando il suo stesso record precedente.«Nascere non basta. E' per rinascere che siamo nati» scriveva Pablo Neruda. Mai frase fu pi&#249; appropriata a Antonio Fantin, ragazzo campione che con il suo impegno, la sua detrminazione e la sua forte personalit&#224; ha saputo tracciare un percorso di vita personale che attraverso lo sport &#232; rinata. Ricordiamo anche che alle paralimpiadi di Tokyo, Fantin ha conquistato la medaglia d'argento nei 400 metri stile S6 e la medaglia di bronzo nella 4x100 mista maschile. E' bello raccontare storie come quella di Antonio Fantin, storie che fanno riflettere soprattutto noi media, addetti a una comunicazione spesso distratta e finalizzata all'orgoglio di una vittoria sportiva, piuttosto che alla rivincita umana che ci racconta l'emozione di superarsi nell'avere conquistato il sogno di essere rinati.</p><p>Salvino Cavallaro</p>fl0711fl0711SIncalcio-1013817.htmSI0101036n
311013816NewsEditorialeAntonio Fantin, ovvero quando la disabilità non è una barriera.2021090705:03Una storia, tante storie.<p>Le paralimpiadi rappresentano un' occasione data dallo sport per dimostrare che la disabilit&#224; non &#232; una barriera ma un'opportunit&#224; per misurarsi con la propria forza caratteriale, fisica e mentale. <strong>Antonio Fantin nato a Latisana nel 2001</strong>, a soli tre anni e mezzo &#232; stato colpito da una (MAV) malformazione artero - venosa e si &#232; avvicinato al mondo dello sport come forma di riabilitazione dopo un'operazione chirurgica. Da quel febbraio 2005 ne &#232; passato di tempo, quando Antonio, figlio di quella fertile pianura veneto - friulana, scopriva qualcosa che non andava e preoccupava molto i suoi genitori. Cos&#236; il nuoto l'ha scoperto un p&#242; per caso e un p&#242; per forza di cose. Il suo primo approccio con la piscina non fu proprio un bell'incontro, infatti, il piccolo Antonio aveva paura di immergersi in quell'acqua e, soprattutto, dentro quella enorme vasca che lo turbava solo a vederla. Pi&#249; volte la mamma che lo accompagnava in piscina ha dovuto fare opera di convincimento, ma Antonio non voleva neanche scendere dalla carrozzina. Ebbene, oggi <strong>Antonio Fantin</strong> ha compiuto vent'anni ed &#232; uno dei pi&#249; tenaci campioni paralimpici. Dopo avere vinto tante medaglie d'oro, la pi&#249; bella &#232; forse quella vinta a Tokyo, in quella terra d'Asia cos&#236; lontana dalle sue radici venete in cui cominci&#242; la sua storia di campione di razza. <strong>Un minuto, tre secondi e sessantuno centesimi &#232; il tempo con il quale ha vinto la medaglia d'oro nei 100 metri stile libero</strong> con bracciate di forza che lasciano ben lontani i ricordi di quel primo giorno di paura in cui si avvicin&#242; alla piscina. Non pi&#249; il dolore della malattia ma la rinascita, l'orgoglio di avere conquistato il primato del mondo superando il suo stesso record precedente.<strong>&#171;Nascere non basta. E' per rinascere che siamo nati&#187;,</strong> cos&#236; scriveva <strong>Pablo Neruda.</strong> una frase che si dimostra appropriata alla storia di <strong>Antonio Fantin</strong>, ragazzo campione che con il suo impegno,la sua determinazione e la sua forte personalit&#224;, ha saputo tracciare un percorso di vita personale che attraverso lo sport &#232; rinata. <strong>Ricordiamo anche che alle paralimpiadi di Tokyo, Fantin ha conquistato la medaglia d'argento nei 400 metri stile S6 e la medaglia di bronzo nella 4x100 mista maschile.</strong> E' bello raccontare storie come quella di <strong>Antonio Fantin</strong>, storie che fanno riflettere soprattutto noi media addetti a una comunicazione spesso distratta e finalizzata al legittimo orgoglio di una splendida vittoria sportiva, piuttosto che alla rinascita umana che ci racconta l'emozione di superarsi nell'avere conquistato il sogno pi&#249; bello: <strong>quello di essere rinati.</strong></p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Tokyofl0711fl0711fantin.jpgSIncalcio-1013816.htmSI0101039n
321013815NewsEditorialeParalimpiadi e orgoglio Italia2021090614:49Un grande insegnamento di cultura sportiva e umano senso dell'essere.<p>Cerimonia di chiusura dei giochi Paralimpici di Tokyo. L'Italia conclude la Paralimpiade pi&#249; vincente di sempre con il nono posto nel medagliere generale con 69 medaglie complessive: 14 ori, 29 argenti e 26 bronzi. Dietro tutte queste vittorie ci sono delle storie di vita che fungono da esempio a tutti noi che dello sport siamo i produttori di notizie, di pathos e di emozioni che spesso ci coinvolgono in maniera superficiale e quasi mai attraverso la capacit&#224; di entrare dentro l'anima di ognuno di questi fantastici atleti. S&#236;, perch&#232; dietro ogni atleta paralimpico c'&#232; la grande voglia di essere visto come vero praticante di sport che non ha bisogno di inutili pietismi ma di una cultura consapevole di ammodernamento mentale che scaturisca nei meriti che nulla hanno di meno degli atleti nornodotati. Sono esempi di vita, sono emblemi di forza fisica e mentale che ti inducono ad imitarne l'orgoglio e la voglia di non lasciarsi mai andare alla deriva dell'abbandono, dello scoraggiamento, nonostante la vita abbia riservato loro momenti di storia personale che avrebbero consigliato un appartarsi dietro le quinte della quotidianit&#224;. E invece no, perch&#232; non c'&#232; nulla di pi&#249; forte di volersi rivalere sulla sfortuna o comunque qualcosa che ne abbia cambiato bruscamente il percorso di vita. Come <strong>Ambra Sabatini, 19enne originaria di Livorno e residente a Porto Empedocle (Grosseto) che in 14«11 ha stabilito anche il nuovo record del mondo, o come Martina Caironi di 31 anni originaria di Alzano Lombardo (Bergamo) che ha conquistato la medaglia d'argento e come Monica Graziana Contraffatto 40enne originaria di Gela (Caltanissetta) che ha conquistato la medaglia di Bronzo.</strong> Cos&#236; potremmo continuare per tutti gli altri atleti paralimpici italiani e del mondo, che in comune hanno il fertile sentire della grande voglia di superarsi e dimostrare a se stessi che tutto si pu&#242;, che nulla &#232; vietato a chi &#232; in grado di far sopperire quel qualcosa che manca con la forza mentale e caratteriale spesso riscontrabile in chi si vede diversamente abile. Ed &#232; proprio questo esempio di forza caratteriale che talora ci fa pensare come noi che madre natura ci ha reso pi&#249; fortunati, non abbiamo. Questi fantastici atleti, infatti, ci insegnano che tutto parte dal nostro cervello, dalla voglia di crederci, di tentare, di allenarsi, di fare sacrifici per raggiungere un obiettivo che va oltre la mera medaglia trionfale conquistata con merito. E dietro quelle lacrime di gioia al traguardo di ogni disciplina sportiva, c'&#232; sempre il pensiero di essere arrivati l&#224; dove non si sarebbe mai pensato. E' l'insegnamento degli atleti paralimpici, &#232; la voglia di dimostrare a tutti noi che anche quando sembra che la vita si &#232; dimostrata ingrata con te, c'&#232; sempre il momento della rivincita, di quella riscossa fatta con la metafora del coltello in mezzo ai denti. E' bello tutto ci&#242;, ed &#232; motivo di sprone per tutti noi che troppo spesso dimentichiamo la fortuna di essere come siamo. Grazie cari amici atleti paralimpici di tutto il mondo. Grazie di averci fatto riflettere che certe motivazioni sono dentro di noi e che sta solo a noi stessi saperle tirare fuori senza inutili ed evanescenti piagnistei.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Tokyofl0711fl0711parlimpici-ok.jpgSIncalcio-1013815.htmSI0101056n
331013814NewsEditorialeAlice Impellizzeri, la pallavolista milazzese dal grande futuro2021090107:15Certi sogni si possono avverare. Solo il futuro di Alice Impellizzeri potrà dircelo.<p><strong>Alice Impellizzeri,</strong> classe 2006, pallavolista di ruolo schiacciatrice che quest'anno ha partecipato al <strong>Campionato Under 15 con l'Asd Volley 96 di Milazzo allenata dai tecnici Franco Salmeri e Maria Amato,</strong> passa alla <strong>Volley Academy WeKondor di Catania.</strong> Un notevole salto di qualit&#224; per questa giovane giocatrice dalle spiccate caratteristiche tecniche, che attraverso le sue ottime prestazioni si &#232; messa in evidenza nel panorama della pallavolo giovanile nazionale. E non &#232; un caso che la pallavolista milazzese <strong>Alice Impellizzeri</strong> sia stata notata dalla <strong>Volley Academy WeKondor di Catania,</strong> la quale ha deciso di tesserarla dopo avere riscontrato in lei un posssibile futuro da campionessa. Ricordiamo che la Volley Academy WeKondor di Catania &#232; societ&#224; di eccellenza nel Settore Giovanile della Pallavolo Siciliana, che nell'ultimo decennio ha dominato la scena isolana con ben 40 Titoli Provinciali e 18 Regionali. Quest'anno, dopo 40 anni, la Volley catanese parteciper&#224; alla Serie A2. Un motivo in pi&#249; per la giovane pallavolista milazzese <strong>Alice Impellizzeri</strong> che ha l'occasione di mettere in atto le proprie capacit&#224; tecniche gi&#224; scoperte dai supervisori del Volley Academy WeKondor, societ&#224; che da sempre ha messo in rilievo l'importanza del progetto imperniato sui giovani, quale migliore risorsa per qualsiasi societ&#224; che punta al raggiungimento di importanti obiettivi sportivi. S&#236;, perch&#232; la valorizzazione del vivaio resta l'elemento centrale del progetto giovani con il quale costruire il futuro della Prima Squadra. Dunque, per <strong>Alice Impellizzeri</strong> si prospetta un percorso tecnico e atletico di ottima formazione in un ambiente di forte impatto motivazionale.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Milazzofl0711fl0711foto-logo-wekondor-catania.jpgSIncalcio-1013814.htmSI0101048n
341013813NewsEditorialeRonaldo e la telenovela senza fine2021082605:41L'estenuante storia di mercato del campione portoghese<p>Mentre Allegri cerca un centro di gravit&#224; permanente, Mendes, il procuratore di Ronaldo, &#232; a Torino per stabilire con lui qual &#232; la strada migliore da seguire in vista del prossimo futuro del campione portoghese. La sensazione &#232; che Ronaldo abbia deciso di cambiare aria e questa nuova aria potrebbe essere con ogni probabilit&#224; data dal Manchester City. Pep Guardiola, dopo avere incassato il no di Harry Kane, vuole un attaccante di altissimo livello. CR7 potrebbe essere il campione giusto per la sua squadra, tuttavia, restano ancora pochi giorni di mercato per potere decidere costi, tempi e metodi tecnico tattici da mettere a fuoco. Di tutto ci&#242; resta l'estenuante dentro o fuori con il quale Cristiano Ronaldo sta invadendo il mercato estivo della Juventus. Tutto quello che rappresenter&#224; l'epilogo di questa estenuante storia di calciomercato, ha finito per stancare i tifosi bianconeri divisi tra Ronaldo s&#236; e Ronaldo no. Tutto ci&#242; nonostante Nedved, Allegri e tutta la Juventus dichiarino convintamente che il campione portoghese rester&#224;. Molti sono i pareri contrastanti in merito a questa interminabile storia pallonara di casa Juventus. C'&#232; chi dice che CR7 desidera andare via e c'&#232; chi invece sostiene che il suo apporto sia ancora essenziale per una squadra che vuole ritentare per l'ennesima volta la conquista di quella Champions tanto desiderata quanto stregata per la Vecchia Signora d'Italia. Noi ci schieriamo tra quelli che sostengono la sua partenza, tanto pi&#249; che quando un calciatore decide di andare via perch&#232; non trova gli stimoli giusti nella squadra in cui si trova, &#232; giusto non trattenerlo con malavoglia. Ma c'&#232; anche un altro aspetto che secondo noi &#232; da considerare, ed &#232; proprio questo assurdo stallo decisionale di mercato che questa situazione ronaldiana ha creato in casa bianconera. Un dentro - fuori che non fa risolvere i problemi a centrocampo che la squadra di Allegri ha ancora oggi, con l'aggiunta della necessit&#224; di comprare un portiere di prima fascia capace di sostituire Szczesny, il custode dei pali che non d&#224; pi&#249; affidamento. Dunque, a pochi giorni della fine del calciomercato resta ancora fortemente in bilico quella che sar&#224; la nuova Juve di Allegri, il quale comincia a pensare se il suo ritorno alla base bianconera &#232; stata una decisione giusta o sbagliata. Tutto dipende da Ronaldo, tutto &#232; legato al campione che attraverso la sua decisione segner&#224; la strada della Juventus di quest'anno. Tuttavia, c'&#232; da dire che nel calcio resta inaccettabile una simile situazione creata da qualsiasi giocatore, sia esso un campione oppure no, capace di stabilire o intralciare il futuro di una societ&#224;. Ronaldo lo sta facendo infischiandosene dei problemi provocati alla Juve. Per lui e per il suo agente di fiducia Jorghe Mendes esiste soltanto il loro interesse da sostenere egoisticamente anche in prospettiva futura, visto che Ronaldo, nonostante l'et&#224;, &#232; considerato un'azienda vivente che produce altissimi introiti. Dunque, aspettiamo l'evolversi degli eventi, anche se il tempo sta per scadere.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711ronaldo.jpgSIncalcio-1013813.htmSI0101056n
351013812NewsEditorialePensieri neanche tanto reconditi sul calcio di oggi2021082105:42Ma che cos'è diventato questo calcio!<p>Chi come me scrive da tanti anni di calcio e ha visto molti mutamenti tecnici che ne hanno cambiato la sua antica immagine di gioco, sicuramente avr&#224; avuto momenti di riflessione tale da ricredersi su tante cose. In questi giorni di calciomercato e di inizio dei nuovi campionati, abbiamo visto cambiamenti e baci di maglia da parte di calciatori che a parer nostro andrebbero evitati per rispetto dei tifosi. Una cattiva abitudine che andrebbe rimossa per ci&#242; che significa un gesto che a nostro dire &#232; quantomeno inopportuno. <strong>Messi</strong> che passa in 24 ore dalle lacrime di Barcellona alle dichiarazioni - <strong>«Sono qui per vincere tutto»</strong> - espresse durante la sua presentazione ufficiale a Parigi, o <strong>Lukaku</strong> che dopo avere promesso ai tifosi interisti di volere continuare a giocare per i colori nerazzurri, una settimana dopo se ne va al Chelsea per un ben pi&#249; lauto contratto da nababbo. Tanto di foto con la nuova maglia, tanto di presentazione alla stampa con annesse ipocrite frasi di rito che danno la dimensione di come le parole non hanno pi&#249; nessun significato, se non esprimere nel recondito quanta presa in giro esiste nel mondo mercenario del pallone. E allora pensi come possa ancora andare avanti questo carrozzone miliardario di denaro che offende chi con carta e penna o smartphone, sgomita tra la folla per avere un autografo o un selfie con il campione tanto idolatrato. No, non &#232; questo il calcio che ci piace. Non &#232; questo lo spettacolo che vogliamo da un pallone che sta scoppiando per troppi interessi che stanno uccidendo la voglia di entusiasmarsi per i colori della propria squadra del cuore o per quel campione che il giorno dopo tradir&#224; le tue attese .No, tutto ha un limite e questo limite &#232; stato superato da troppi anni che ne hanno soffocato la voglia di calcio che resta esigua ma pur resistente nel suo fingere promesse da marinaio. Certo, non stiamo parlando di vetusti pensieri legati a calciatori attaccati in carriera alla maglia del club di appartenenza; no, questo sarebbe davvero ridicolo! Tuttavia, nulla vieta il nostro richiamo a un ravvedersi di una situazione in cui il dio denaro &#232; diventato eccessivo nel protrarsi dell'autodistruzione. Il pallone ha bisogno di respiro, ha bisogno di un minimo segno di appartenenza, di seriet&#224; al proprio lavoro, senza l'ausilio di millantatori capaci di promesse immancabilmente non mantenute. Certo, ce ne faremo una ragione - anzi ce la siamo gi&#224; fatta da tanti anni - tuttavia, certe amare considerazioni vengono sempre a galla anche quando vorresti lasciarle nel recondito dei tuoi pensieri. E' il calcio d'oggi, sono i suoi personaggi che ruotano intorno al pallone con lo sguardo da dollaro, da euro o da lira sterlina, mentre tutti noi continuiamo a scrivere le sorti di un calcio che comunque resta passione e gloria. Cos&#236; come l'emozione di un gol fatto dal tuo campione preferito, il quale una settimana dopo lo far&#224; contro la stessa squadra per cui ha elargito abbracci, baci e sorrisi rivolti ai propri tifosi, con simbolici gesti di falso entusiasmo. E' la commedia di un pallone che scoppia!</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711pace.jpgSIncalcio-1013812.htmSI0101053n
361013811NewsEditorialeAnche quest`anno, il Torneo Marco Salmeri di Milazzo sarà rimandato2021081517:15Per il secondo anno consecutivo, l'evento calcistico in memoria di Marco Salmeri non si farà. Tuttavia, la famiglia Salmeri confida nella realizzazione di un sogno chiuso nel cassetto.<p>Avrebbe dovuto essere il settimo torneo di calcio dedicato a Marco Salmeri, il giovane calciatore di Milazzo che perse la vita in un tragico incidente automobilistico a soli 22 anni. Purtroppo, dopo la continuit&#224; che la famiglia Salmeri ha saputo dare fino alla quinta edizione, il sesto e il settimo evento calcistico che solitamente si svolge nel periodo di agosto tra le mura dello stadio Salmeri, &#232; stato ancora una volta rimandato per l'avvento del Covid prima, e poi per il ritardato avvio del calcio a causa del perdurare della pandemia. Situazioni di incertezza che hanno messo in ginocchio questo torneo di calcio che, come tanti altri, hanno bisogno di tempo per essere organizzati al meglio. Affranto da questa situazione altalenante e insostenibile &#232; Antonino Salmeri, padre del compianto Marco, il quale ha dichiarato: <strong>&#171;Sono molto amareggiato per non essere riuscito ancora quest'anno a organizzare il torneo dedicato a mio figlio Marco, per problemi inerenti la situazione di questo maledetto virus che ha cambiato le abitudini della nostra vita. Dopo avere organizzato la quinta edizione, tutti siamo stati sorpresi dall'avvento di questa pandemia che ha bloccato sul nascere sia la sesta che la settima edizione. Quest'anno, nonostante il mio sforzo di potere realizzare almeno in extremis il torneo, ho dovuto desistere per gli impegni presi dalle societ&#224; partecipanti, gi&#224; occupate per la preparazione del nuovo anno calcistico. Tuttavia, colgo l'occasione per ringraziarle ugualmente, visto che comunque si sono rese disponibili a partecipare al settimo torneo Marco Salmeri, mentre allo stesso tempo desidero esprimere il mio sentimento di gratitudine anche al Comune di Milazzo per essersi reso disponibile a portare avanti il lavoro di riassestamento del manto erboso dello stadio Salmeri, pur di aiutarmi nell'intento di stringere i tempi per realizzare l'evento calcistico. Mi auguro davvero che, se Dio vorr&#224;, questo appuntamento annuale che il prossimo anno raggiunger&#224; l'ottava edizione, si possa finalmente fare organizzandola con largo anticipo. Voglio ancora ricordare a tutti gli sportivi di Milazzo che, grazie all'interessamento di alcuni importanti amici di Torino, mi &#232; stata promessa la realizzazione del Torneo Marco Salmeri nella citt&#224; piemontese. Per me e la mia famiglia sarebbe davvero un sogno che fin da adesso spero di realizzare per tutti coloro i quali hanno voluto bene a Marco. Vedremo! Io confido anche nell'eventuale partecipazione di un rappresentante dell'Inter che possa onorare il torneo attraverso quei colori nerazzurri che da sempre sono racchiusi dentro il cuore della mia famiglia, con Marco compreso&#187;.</strong> Questa &#232; stata la lunga dichiarazione di pap&#224; <strong>Nino Salmeri,</strong> il quale con evidente amarezza ed emozione, ma con grande chiarezza, ha sottolineato l'impegno costante che c'&#232; sempre in lui e nella sua famiglia per portare avanti il ricordo di Marco. Mamma Grazia, pap&#224; Nino e il figlio Gaetano,sempre uniti contro ogni avversit&#224;.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Milazzofl0711fl0711foto-marco-salmer.jpgSIncalcio-1013811.htmSI0101097n
371013810NewsEditorialeDivagazioni di calcio estivo, tra mercato e fair play finanziario che sembra non esistere più.2021080916:16Si prendano provvedimenti. Il mondo del calcio sta scoppiando.<p>Dopo i successi ottenuti alle Olimpiadi di Tokyo 2020 dagli atleti azzurri, ritornano i discorsi sul calcio estivo che, tra addii prestigiosi e pazzie economiche, fanno spesso discutere anche in riva al mare, sotto l'ombrellone e con il vicino che magari &#232; tifoso di una squadra diversa dalla tua. Ci sta, perch&#232; &#232; tempo di canicola e torride giornate che nonostante la meritata voglia di rilassarsi, nulla fa in modo di non sbirciare sul giornale sportivo i titoli che sta scorrendo rapidamente chi occupa l'ombrellone accanto al nostro. E cos&#236; scopriamo che <strong>Lukaku</strong> lascia l'Inter per il Chelsea, dopo che la societ&#224; inglese ha versato nelle casse nerazzurre il controvalore in sterline di ben 115 milioni di euro, assicurandogli un contratto di cinque anni a 11 milioni di euro pi&#249; bonus a stagione.Uno sull'altro, soldo su soldo, senza se e senza ma. I tifosi dell'Inter sono in subbuglio verso una societ&#224; che aveva promesso il sacrificio di <strong>Hakimi</strong> per fare rifiatare le casse nerazzurre e ritoccare con qualche acquisto minore alcuni punti che consentano di dare a Inzaghi una squadra competitiva per Campionato, Champions League e perch&#232; no, anche Coppa Italia. La continuit&#224; era l'idea di Conte, il quale per primo, vista l'aria che tirava in casa Inter, ha salutato tutti e se n'&#232; andato. Col senno di poi possiamo dire che Antonio Conte ha fiutato bene la situazione che evidenziava un possibile smembramento dei campioni nerazzurri che fanno gola ai maggiori club europei, i quali non badano a spese pazze per potersi accaparrare il meglio del mercato. Si, vabb&#232;, ma il Fair Play finanziario dov'&#232;? E dove sta il controllo della UEFA per portare un limite di spesa, dando uno sguardo ai bilanci e alle loro corrette informazioni?</p><p>L'altro punto bomba che ha fatto vibrare i tifosi di calcio di tutto il mondo &#232; l'addio di <strong>Messi al Barcellona</strong>. Lacrime di commozione hanno inondato la conferenza stampa d'addio dell'argentino, il quale tra un singulto e l'altro ha dichiarato che per lui non &#232; stata una questione di soldi. Gi&#224;, non &#232; stata una questione di soldi perch&#232; lui stesso avrebbe proposto al presidente del Barca di decurtarsi il proprio mega contratto pur di restare .Ma allora dove sta la verit&#224; se poi <strong>Nasser Al -</strong> <strong>Khelaifi, il nababbo presidente del PSG</strong> &#232; intenzionato a spendere la pazzia pur di averlo nella sua squadra? No, cos&#236; non va bene! Cos&#236; si uccide il calcio, l'interesse dei tifosi e la voglia di vedere sul campo il vero vincitore di ogni gara. Ma che senso ha vedere una squadra che schiera gi&#224; <strong>Neymar, Mbapp&#232;, Di Maria</strong>, <strong>Verratti, Marquinhos, Draxler, Alcantara</strong>, aggiungere ancora <strong>Messi, Sergio Ramos, Hakimi, Donnarumma?</strong> S&#236;, &#232; vero che il PSG continua a non vincere la tanto attesa Champions pur essendo la squadra principe in un campionato come quello francese che &#232; assolutamente mediocre dal punto di vista tecnico. Tuttavia, non si pu&#242; dare adito a un presidente nababbo di essere padrone assoluto del mondo del calcio, assieme all'altro i<strong>mprenditore petroliere, presidente del Manchester City, Khaldun Al - Mubarak</strong>, oppure al <strong>presidente del Chelsea, Roman Abramovich</strong>. Stiano attenti i vertici UEFA, perch&#232; lasciando andare cos&#236; le cose, nel calcio europeo si arriver&#224; prima o poi a un vero e proprio collasso del pallone che far&#224; sempre pi&#249; largo a uno strapotere che porter&#224; alla nausea anche i pi&#249; accaniti sostenitori. Il movimento calcio si ribelli a questa situazione, altrimenti potremo parlare soltanto della letteratura del calcio, come qualcosa che c'&#232; stato e non c'&#232; pi&#249;.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Milanofl0711fl0711romelu-lukaku.jpgSIncalcio-1013810.htmSI0101071n
381013809NewsEditorialeAlle Olimpiadi di Tokyo 2020, l`Italia con 38 medaglie vinte ha superato il record di Roma 19602021080705:23Sapore sportivo al gusto dell'azzurra Italia<p>Per lo sport italiano questo &#232; un anno d'oro, non tanto per la quantit&#224; di medaglie vinte alle Olimpiadi di Tokyo 2020 ma, soprattutto, per la qualit&#224; con il quale si &#232; preparato ogni impegno sportivo. Onore al CONI, alla FIGC, a tante istituzioni italiane che si occupano di sport e agli atleti che con le loro vittorie hanno saputo rendere onore al nostro Paese nel mondo. Alle Olimpiadi il risultato &#232; sorprendente soprattutto per i trionfi dell'atletica che ha vinto 5 degli 8 ori complessivi. Dopo l'oro conquistato da <strong>Antonella Palmisano nella marcia e quello di Luigi Bus&#224; nel karate &#232; arrivato anche l'oro conquistato nella 4X100 da Lorenzo Patta, Marcell Jacobs, Eseosa Desalus e Filippo Tortu.</strong> La gioia di questi primati conquistati da chi come in altri sport non ha la possibilit&#224; di stare continuamente all'apice della notoriet&#224; mediatica, cancella in parte la delusione della scherma e di tanti giochi di squadra sui quali fin dall'inizio si faceva particolare affidamento. Tuttavia, resta incancellabile l'impresa globale di casa Azzurra che ha saputo regalare allo sport italiano tante emozioni, tali da essere condivise anche da coloro i quali con lo sport non hanno un vero e proprio feeling. C'&#232; davvero da sentirsi orgogliosi per essere stati anche ammirati da Paesi che nello sport olimpico ci hanno spesso superato negli anni e adesso ci guardano quasi con una punta di invidia. Dietro tutto ci&#242; c'&#232; anche una forza fisica e morale di rivalersi contro i vari accadimenti sociali e paure provocate dall'imperversare di una pandemia che ha steso al suolo le esigue resistenze del sistema sanitario che non ci ha aiutato in qualche misura a combattere fin da subito l'arrivo del Covid 19. Ma a parte queste considerazioni che ovviamente entrano a far parte di un altro campo, c'&#232; da considerare l'intensit&#224; delle emozioni vissute che hanno dato luogo a qualcosa di diverso dal solito, proprio per il senso di tirare fuori dall'anima certe preoccupazioni e sofferenze che ci hanno coinvolto per lungo tempo. Adesso &#232; ora di gioire assieme allo sport italiano. S&#236;, gioire tra lacrime e abbracci stretti e forti, dei quali ancora oggi ci viene impedito di fare a causa del distanziamento anti covid. Per una volta tanto facciamolo senza timore, a patto che dopo ci si riponga nel rispetto delle regole imposte. In fondo, chiss&#224; quando potremo eguagliare nello sport ci&#242; che quest'anno 2021 ha riservato al popolo italiano.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Tokyofl0711fl0711tokyo.jpgSIncalcio-1013809.htmSI0101060n
391013808NewsEditorialeL`emozione e il grande messaggio dello sport alle Olimpiadi di Tokyo 20202021080317:22Una Olimpiade da incorniciare<p>L'esaltazione per le medaglie vinte alle Olimpiadi di Tokyo 2020, porta subito al pensiero di quanto l'emozione sia una parte determinante dello sport e della vita in genere. Ci sono storie che raccontano sacrifici nella preparazione quasi maniacale per il raggiungimento dell'obiettivo finale che &#232; costituito dalla vittoria. Modelli da seguire per entusiasmo e forza fisica e mentale, capaci di ribaltare a volte situazioni di momentanea perdita di autostima personale nel non superare quel momento di insuccesso che potrebbe cambiare il percorso di una carriera. Sono momenti importanti di vita che raccontano storie personali che attraverso lo sport ci insegnano a non demordere mai e di tentare sempre anche se la strada da percorrere &#232; in salita. Ecco, diremmo che lo sport ha le perfette sembianze della vita che, fatta ad ostacoli, spesso ci condiziona nel continuare a confrontarci con noi stessi. <strong>Sentire le emozioni della Pellegrini, piuttosto che quelle di Vanessa Ferrari (l'atleta medaglia d'argento di ginnastica artistica) o ancor pi&#249; quelle scatenate di Jacobs e Gianmarco Tamberi,</strong> ci fa pensare al legittimo sfogo di gioia e pianto che non &#232; altro che la logica conseguenza di ci&#242; che si &#232; vissuto nell'attesa di quel giorno, di quel momento, per esplodere nel giusto orgoglio personale. Bello ed emozionante &#232; il racconto di Tamberi, campione di salto in alto maschile, di cui tutti ricordiamo il pianto di dolore per essersi procurato la rottura della caviglia sinistra che ne ha estromesso la partecipazione alle Olimpiadi di Rio. Ebbene, ai microfoni della Rai dopo avere conquistato la medaglia d'oro a Tokyo, Gianmarco Tamberi &#232; riuscito ad emozionarci tutti attraverso il suo ripercorrere il film di ci&#242; che significava per lui quella medaglia d'oro, e cio&#232; la forza di non abbandonarsi mai ma credere ed avere fiducia in se stessi. Sono i sentimenti che si sono moltiplicati con le emozioni di un continuo crescere dal punto di vista sportivo e umano. Ecco, diremmo che queste olimpiadi che dopo la conquista della Coppa d'Europa da parte della nostra Nazionale di calcio ha dato evidenti segnali di orgoglio nazionale, ci ha fatto pensare che &#232; bello crederci sempre, comunque vada. Si chiamano emozioni, si chiama voglia di primeggiare nella consapevolezza che nulla &#232; impossibile. Grazie dunque a questi fantastici ragazzi che ci stanno dando l'opportunit&#224; di riscoprire i veri valori che lo sport ci insegna da sempre.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Tokyofl0711fl0711jacobs-e-tamberi.jpgSIncalcio-1013808.htmSI0101032n
401013807NewsEditorialeIl pessimo esempio inglese2021071816:42La mancanza di sportività dei tifosi britannici<p>Da anni luce si parla della cultura della sconfitta nello sport. Si sostiene infatti a parole che prima di affrontare una gara per vincerla, bisogna educare la mente all'eventuale sconfitta e congratularsi con l'avversario. Macch&#232;, tutto questo &#232; solo teoria che abbellisce elegantemente le apparenze, ma poi a conti fatti, la buzzurraggine e il grezzume che &#232; latente negli animi pi&#249; indomabili, allontana ogni senso di signorilit&#224; che dovrebbe essere sovrana oltre ogni legittima amarezza procurata dalla sconfitta contro l'avversario. Parliamo naturalmente della reazione inglese dopo la sconfitta ai calci di rigore contro l'Italia di Mancini. Togliersi dal collo la medaglia appena data dalle autorit&#224; della Uefa al secondo classificato, &#232; stato un gesto eloquente di anti sportivit&#224; e mancanza di quel fair play tutto apparentemente britannico, del quale si fregiano da sempre gli abitanti del Regno Unito. Possiamo davvero dire di avere assistito ad uno squallido comportamento che nulla ha a che fare con i principi dello sport che vanno oltre l'ormai vetusto pensiero decubertiniano. E adesso leggiamo pure che gli inglesi dopo la notte di Wembley non vanno pi&#249; a mangiare nei ristoranti italiani, quasi a fare un dispetto per chiss&#224; quale ruggine interiore creatasi dall'amarezza d'aver perso per i loro rigori sbagliati. Sar&#224; che tutti i tifosi inglesi si erano detti sicuri di vincere la Coppa d'Europa, proclamando un motto che &#232; diventato virale <strong>«It's coming home»</strong> - ossia la Coppa <strong>«Sta tornando a casa»</strong> - fatto &#232; che queste esagerate reazioni sono davvero inaccettabili. Cos&#236; le prenotazioni nei ristoranti italiani in Inghilterra sono diminuiti del 60%, proprio per non condividere pasti consigliati dagli chef e dai men&#249; tipici della cucina italiana. E' il massimo della stupidit&#224;, la cancellazione del senso logico dell'uomo che in maniera immeritevole si accinge ad accostarsi al mondo dello sport senza conoscere le basi comportamentali, in cui congratularsi con l'avversario dopo la sconfitta &#232; prassi da seguire con senso di sportivit&#224;. E' quel fair play che gli inglesi considerano evidentemente dopo una vittoria, ma non dopo una sconfitta. Ma allora, che senso ha dare spazio a titoloni di bugiarda esistenza in tutte le manifestazioni sportive ed eventi culturali ad essa collegate? Si, va bene: «Vincere non &#232; importante, &#232; l'unica cosa che conta», tuttavia, quando si &#232; sconfitti &#232; necessario mettere in atto gesti di sportiva eleganza che, evidentemente, non &#232; di scuola inglese.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Londrafl0711fl0711mancini-e-la-coppa-europea-conquistata.jpgSIncalcio-1013807.htmSI0101062n
411013806NewsEditorialeIl cielo di Wembley si tinge d`azzurro e l`Italia è sul tetto d`Europa2021071315:03L'esempio di una vittoria azzurra che non può e non deve passare inosservata<p>Sembra incredibile che in uno stadio come Wembley cos&#236; pieno di tifosi inglesi che hanno urlato per tutta la gara della finale dell'europeo 2020, abbia vinto la squadra ospite: <strong>l'Italia</strong>. I motivi? penso che ce ne siano pi&#249; d'uno e fanno capo nel riassumersi di due concetti ben distinti: <strong>uno di tipo emotivo con il carico di straordinari sentimenti e l'altro di tipo tecnico tattico che ritengo si sia ben amalgamato all'enfasi generale.</strong></p><p><strong>Dunque, provo a porre in analisi il primo punto: l'emozione</strong></p><p>L'emozione &#232; l'essenza del calcio, il quale ha molti punti in comune con la vita. Ma, per arrivare a ci&#242; &#232; necessario preparare l'ambiente giusto per scatenare tale sentimento cos&#236; forte e generalizzato che ha coinvolto l'Italia e gli italiani sparsi per il mondo a manifestare il proprio incommensurabile orgoglio. E' stato come un liberarsi di tante angoscie che sono state subito messe in disparte per dare sfogo all'irrefrenabile gioia collettiva. La Nazionale Italiana ha vinto con merito, ispirando sentimenti di unione, dove il collettivo di squadra si rende essenziale per la coesione di gruppo. Ho sentito parlare spesso di spogliatoio unito, di sentimenti di amicizia vera in cui si esprime tutto ci&#242; che si fa con leggerezza, passione e divertimento. Insomma, una famiglia creata per merito di <strong>Roberto</strong> <strong>Mancini</strong> e dal suo staff, il quale ha saputo agire prima sulla testa del gruppo, responsabilizzandoli fin dall'inizio sull'importanza di portare avanti un progetto europeo che ha avuto doppia valenza nel coinvolgere tutti gli italiani nel risollevare i propri animi tristemente immalinconiti da una pandemia che &#232; stata vissuta come vera e propria tragedia umana. Ebbene, non nascondo che nello stesso momennto in cui Donnarumma ha parato l'ultimo rigore agli inglesi, decretando per l'Italia la vittoria del campionato europeo 2020, mi sono commosso al <strong>pensiero di Bergamo,</strong> la citt&#224; italiana che pi&#249; di ogni altra ha rappresentato il centro di tante vittime di Covid. E subito sono passati davanti ai miei occhi i camion militari che trasportavano i morti, senza avere avuto neppure il conforto dell'ultimo saluto dai propri cari. Ecco, non sembri strano o retorico questo mio sentimento forte e malinconico che si &#232; sviluppato proprio nel momento dell'esaltazione, della gioia che ho condiviso con l'Italia tutta, tra sventolii di bandiere, abbracci e po, po po po, po. E chiss&#224; quanti come me hanno avuto questo pensiero grazie ai ragazzi di <strong>Mancini</strong> che sono stati fantastici nell'esempio di unione e nel far rifiorire sentimenti profondi di umanit&#224; e amicizia vera come quella tra Vialli e Mancini, il cui abbraccio forte, inondato di lacrime di gioia, &#232; l'emblema di ci&#242; che il gruppo unito ha saputo creare. Una bella immagine che rester&#224; immortalata nel tempo.</p><p><strong>La partita di pallone e l'impostazione tecnico - tattica ideata da mister Mancini.</strong></p><p>Chi scrive di calcio sa benissimo che ogni vittoria ottenuta nel rettangolo verde non &#232; mai data al caso, ma &#232; frutto di allenamenti e concetti tattici curati con scrupolosa attenzione. Oltre a dire al gruppo - <strong>«Prendete il pallone e divertitevi»</strong> - Mancini ha dato prova di sapere leggere pi&#249; d'una volta la partita in corsa, dando una chiara impronta di calcio moderno fatto di tecnica, di velocit&#224; e interscambi di ruoli in velocit&#224; che spesso disorientano l'avversario di turno. Il Tiki Taka adottato spesso dagli azzurri nella finale di Wembley &#232; stata la sostanza di un calcio intelligente, capace di non farsi travolgere dalla voglia di pareggiare subito le sorti dopo avere subito un gol a freddo, ma di tenere concentrata la mente a reggere bene nei momenti difficili. E poi l'utilizzo del falso nueve, spesso messo in evidenza da Mancini nel tentativo di disorientare l'avversario che, non avendo pi&#249; un riferimento preciso da marcare,si ritrova con un avversario in pi&#249; a centrocampo. Ecco, ritengo che questo concetto (associato all'analisi prima citata dei sentimenti di unione) abbia fatto in modo di arrivare sul tetto d'Europa in maniera splendida di un calcio che diventa commedia, racconto, narrazione di una notte che ha fatto rinascere il nostro Paese in ci&#242; che si era tragicamente sopito. Adesso l'Italia s'&#232; desta, stringiamoci con forza e non disperdiamo nel nulla ci&#242; che faticosamente &#232; stato prodotto dai nostri azzurri.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Londrafl0711fl0711mancini-e-la-coppa-europea-conquistata.jpgSIncalcio-1013806.htmSI0101081n
421013805NewsEditorialeNotte prima degli esami2021071014:34Quanta attesa per questa finale! L'Italia si unisce in un unico monolito, attraverso un pallone dai mille significati.<p>Ho pensato che questo titolo rappresenti il modo migliore per riassumere lo stato d'animo e i tanti pensieri che si annidano nell'anima degli azzurri prima di andare a letto questa notte. E' la notte prima della finale di Euro 2020 allo stadio Wembley che sar&#224; stracolmo di tifosi inglesi. Stessa l'ansia, stessa la difficolt&#224; di prendere sonno prima di sostenere un esame. Una sorta di autodisciplina mentale che accarezza dolcemente il sogno di farcela a raggiungere l'obiettivo immaginato da tanto tempo. La formula giusta suggerita da Mancini &#232; quella di scendere in campo con la voglia di divertirsi, di giocare al pallone senza l'assillo di pensieri controversi e troppo carichi di responsabilit&#224;, nella consapevolezza della propria forza che non si lascia intimorire dalla bolgia inglese. Gi&#224;, gli inglesi che quasi pregustano la loro vittoria finale con il pensiero di dare la possibilit&#224; ai lavoratori di potere usufruire di un orario elastico per andare in ufficio o in fabbrica luned&#236; mattino. Calma, caro Regno Unito! Calma, perch&#232; prima dovrai fare i conti con quell'Azzurro Italia che sicuramente non stenderer&#224; ai tuoi piedi il red carpet. Intanto il club Italia &#232; atterrato a Londra stamattina e alle ore 19 si allener&#224; al centro sportivo del Tottenham. Sar&#224; presente anche Leonardo Spinazzola sceso all'aeroporto con le stampelle per stare accanto ai compagni. Un gesto da non sottovalutare, perch&#232; la nazionale di Mancini si &#232; costruita attraverso queste cose, piccoli grandi gesti che formano la famiglia, allontanando pericolosi pensieri di invidia che appartengono alla strada della disgragazione. E invece con questo spirito della non retorica, ma con la semplict&#224; dei fatti concreti, step by step si &#232; costruito un giocattolo che potremmo definire della grande bellezza del pallone, l&#224; dove per grande bellezza s'intende la piacevolezza di gioco, lo spirito di appartenenza con pensieri patriottici che sono alla base nel vestire la maglia azzurra. E poi questo gruppo compatto che fa giocare anche coloro i quali stanno in panchina. Gi&#224;, proprio loro! Ma li avete visti i loro occhi quando vengono inquadrati? E' come se stessero giocando, come se fossero in campo a correre, a lottare assieme ai compagni. Mai un'espressione svogliata, distaccata verso chi &#232; sceso in campo per volere del c.t. e si assume ogni responsabilit&#224;. No, perch&#232; anche chi non gioca e va in panchina si sente responsabile nel bene e nel male di tutto quello che avviene in campo. Intanto alle 18,15 Mancini sar&#224; in conferenza stampa, ultima prima della gara di domani. L'orientamento &#232; quello di confermare la stessa squadra che ha vinto contro la Spagna continuando con quel 4-3-3 iniziale che non &#232; mai considerato un dogma, tenendo conto dei possibili spostamenti tattici derivanti dalla lettura della partita in corso. Tuttavia, pur sapendo che la forza degli inglesi &#232; soprattutto data dalla velocit&#224; di esecuzione nei vari progressivi avanzamenti in attacco, l'Italia pu&#242; colpire la loro difesa per nulla insuperabile, partendo proprio da un centrocampo che per qualit&#224; tecnica &#232; certamente superiore agli avversari. C'&#232; da tenere d'occhio soprattutto <strong>Sterling</strong> e <strong>Kane</strong> il quele sar&#224; probabilmente marcato da <strong>Chiellini</strong> e in alcune circostanze da <strong>Bonucci</strong>. Vediamo cosa accadr&#224;. Una cosa &#232; certa, questo italico pallone che sar&#224; rappresentato a Wembley anche dal nostro Capo dello Stato Sergio Mattarella, riserva molte fantasie di comuni abbracci e unione, mentre mette in luce ricordi di dolore e di morte vissuti drammaticamente attraverso il Covid. Ma questa finale, comunque andr&#224; a finire, l'ha vinta la Nazionale Azzurra perch&#232; ha sempre messo in avanti il pensiero della rinascita sociale ed economica del nostro Paese, il quale deve riprendere a vivere in tutti i suoi aspetti vitali. Non &#232; retorica, &#232; il pensiero manifestato dagli azzurri in ogni conferenza stampa, E' la forza del pallone, &#232; la trasmissione di pensiero che va oltre il gol e la Coppa vinta o persa. Per tale motivo questa notte gli azzurri faticheranno a prendere sonno. Proprio per tutto questo profondo significato, vogliono che la notte di Wembley si colori di azzurro.</p><p>Salvino Cavallaro</p>fl0711fl0711italia-inghilterrra.jpgSIncalcio-1013805.htmSI0101091n
431013804NewsEditorialeL`Italia batte ai rigori la Spagna e va in finale2021070714:30Dal dischetto, l'Italia supera la Spagna 5 a 3. Ed è subito festa! <p>Diciamo subito che la grande emozione vissuta ci fa passare oltre l'analisi tecnica e tattica di una partita che ha visto l'Italia essere stata messa sotto da una Spagna forte dal punto di vista atletico e attenta a neutralizzare ogni velleit&#224; di attacco degli azzurri. C'&#232; poi da considerare l'acume tattico e il grande intuito di Luis Enrique di mettere in campo una squadra senza un punto di riferimento in attacco, lasciando fin dall'inizio Morata in panchina e utilizzando un falso nueve capace di dare al proprio centrocampo una forza in pi&#249; per contrastare l'Italia. Questa idea del c.t. spagnolo &#232; stata a dir poco strategica, perch&#232; l'Italia di Mancini si &#232; trovata imbrigliata proprio in quel centrocampo che &#232; la fonte inesauribile di gioco per gli azzurri. Cos&#236; abbiamo assistito a una gara sofferta, che abbiamo dovuto affrontare con intelligenza e molta pazienza fino al momento in cui Chiesa, al 60esimo minuto della ripresa, &#232; riuscito a sbloccare il risultato con un bellissimo tiro a giro da fuori area che ha reso vano l'intervento del portiere Unai Simon. Ma la Spagna ha dimostrato subito di non starci ed ha subito attaccato a testa bassa producendo diverse azioni da gol e mettendo alle corde gli azzurri apparsi stanchi e attenti a portare in porto un risultato importante. Ma Morata, dopo essere entrato in campo intorno alla met&#224; del secondo tempo, all'80esimo minuto ha pareggiato le sorti della partita grazie a un bel gol costruito grazie a una bellissima triangolazione con Dani Olmo. E, mentre i munuti passavano inesorabili, il preludio ai tempi supplementari si faceva sempre pi&#249; concreto. Tuttavia, neanche il prolungare la partita oltre i tempi regolamentari &#232; bastato a Italia e Spagna per superarsi. Cos&#236;, l'inevitabile lotteria dei rigori si &#232; stabilita verso due squadre che hanno speso molto e risultano allo stremo delle forze. La paura &#232; tanta, e quando Locatelli ha fallito il primo rigore per l'Italia, il cielo sopra Wembley sembra oscurarsi improvvisamente. Ma poi, dal dischetto sbagliano anche Dani Olmo e Morata per la Spagna e mentre il cielo londinese si riempie di stelle, Jorginho realizza l'ultimo rigore e gli azzurri vanno in finale impazzendo di gioia. La stessa gioia che si scatena in tutte le piazze d'Italia, le stesse lacrime, gli stessi abbracci che ci hanno accomunato in un furibondo sfogo, liberandoci del repressivo senso ansioso accumulato durante l'arco di tutta la gara .L'Italia di Mancini che ci ha fatto riscoprire le emozioni e la grande bellezza del calcio azzurro, prenota la sua finale contro l'Inghilterra o la Danimarca; questo lo vedremo stasera. Intanto godiamoci tutti questo fantastico momento in cui continuiamo a chiederci come la forza di un pallone possa farci ritrovare sentimenti di unione e compattezza che va al di l&#224; di ogni cosa. E intanto manca ancora un ultimo step per arrivare l&#224; dove il sogno possa diventare realt&#224;.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Londrafl0711fl0711italia-spagna.jpgSIncalcio-1013804.htmSI0101057n
441013803NewsEditorialeIl Torino F.C. chiude il proprio rapporto di lavoro con Antonio Comi e Massimo Bava 2021070515:57I cambiamenti di casa granata<p><strong>&#171;Il Torino Football Club comunica che Antonio Comi non &#232; pi&#249; il Direttore Generale della Societ&#224;. Il Presidente Urbano Cairo lo ringrazia per il suo leale contributo di questi anni, dapprima come Responsabile del Settore Giovanile e poi come Direttore Generale. Tutto il Torino Football Club saluta Comi e gli augura ogni bene&#187;.</strong></p><p><strong>&#171;Il Torino Football Club comunica che Massimo Bava non &#232; pi&#249; il Responsabile del Settore Giovanile del Club. La Societ&#224; saluta e ringrazia Massimo Bava per il buon lavoro svolto nella sua esperienza in granata, nove stagioni dove grazie al contributo di tutti si sono anche raggiunti ottimi risultati, e gli augura il meglio nel proseguimento della sua carriera&#187;.</strong></p><p>Abbiamo riportato testualmente i due comunicati emessi dal Torino Football Club in cui si dice ufficialmente che due storici rappresentanti della societ&#224; granata hanno concluso il loro rapporto di lavoro con il Torino. Non sappiamo dire quanto <strong>Antonio Comi e Massimo Bava</strong> si aspettassero questa scelta della societ&#224; di sostituirli con figure nuove, ma si sa che ogni nuovo responsabile porta sempre i suoi, quelli di cui si fida perch&#232; li conosce, avendo lavorato insieme a loro per un certo periodo di tempo. E' la legge del nuovo corso del <strong>Direttore Sportivo Vagnati</strong> che si trova alla corte del Presidente Cairo gi&#224; dall'anno scorso. Ebbene, da lui nasce l'idea di suggerire al presidente del Toro l'affidabile profilo del <strong>35enne Roberto</strong> <strong>Ludergnani,</strong> affidandogli il ruolo di Responsabile del Settore Giovanile del Torino. Insieme hanno percorso un periodo lavorativo nella Spal e, in base al curriculum, ha convinto il presidente Cairo a procedere verso il nuovo corso granata. .Oggi non possiamo prevedere quel che sar&#224;, tuttavia dobbiamo rimarcare ci&#242; che negli anni hanno saputo fare per il Toro sia <strong>Antonio Comi che Massimo Bava</strong> per l'impegno, il senso di appartenenza e la capacit&#224; di ottenere nel Settore Giovanile Granata ci&#242; che negli anni nessuno era riuscito nell'imitare la gloria di ci&#242; che ha rappresentato il Torino dei giovani calciatori negli anni d'oro. Un settore orgogliosamente primo in Italia fin da quando si investiva e si dava spazio ad una organizzazione in grado di raggiungere grandi risultati. Eppure <strong>Comi e Bava,</strong> nonostante il Toro non abbia ancora una casa propria ed &#232; sempre costretto a chiedere ospitalit&#224; alle varie Societ&#224; di calcio dilettantistiche di Torino, hanno saputo raggiungere traguardi forse neanche immaginati. Ricordiamo che Massimo Bava era stato voluto proprio da Antonio Comi, il quale passato dall'incarico di responsabile del settore giovanile del Toro a Direttore Generale, non ha esitato neppure un attimo a segnalarlo in societ&#224; come un affidabile personaggio che bene aveva lavorato precedentemente. Ebbene, Comi non sbagli&#242;, perch&#232; Massimo Bava in nove anni ha saputo organizzare un calcio giovanile granata di prim'ordine. <strong>Uno Scudetto Primavera nel 2014/15 pi&#249; una finale scudetto persa contro il Chievo ai rigori nel 2013/14 - Due Supercoppe Primavera ottenute nel 2015 e nel 2018 - Una Coppa Italia Primavera nel 2017/18 - Due Titoli Berretti 2013/14 e 2018/19.</strong> Davvero niente male, soprattutto se teniamo conto di quanto detto pocanzi.. Ogni vittoria ottenuta nel calcio &#232; sempre figlia di un lavoro costante con obiettivi da raggiungere. Nulla &#232; affidato al caso, ma tutto si identifica nel lavoro e nell'organizzazione. Sono pagine di storia che sono entrate a far parte dei successi giovanili del recente passato del Toro e nessuno potr&#224; mai disconoscerli. Adesso si cambia, forse anche perch&#232; nulla &#232; per sempre. Tuttavia, soltanto il futuro sapr&#224; dirci se lasciare la strada vecchia per la nuova &#232; sempre un vantaggio.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Torinofl0711fl0711comi.jpgSIncalcio-1013803.htmSI0101071n
451013802NewsEditorialeGli azzurri e il grande inequivocabile gesto di vicinanza verso Spinazzola2021070412:00Il grande messaggio del pallone azzurro<p>Osservando attentamente il saluto dei compagni della Nazionale Italiana a <strong>Leonardo Spinazzola,</strong> il quale ha dovuto lasciare il ritiro di Coverciano dopo avere subito nella partita contro il Belgio la rottura del tendine di achille che lo terr&#224; probabilmente lontano dai campi di gioco forse oltre sei mesi, ho pensato come certi sentimenti di vicinanza e affetto siano presenti anche in un mondo in cui tutti siamo convinti che si viva pi&#249; all'insegna della materialit&#224; legata all'interesse economico, piuttosto che a umanitari pensieri di fratellanza. Ebbene, gli abbracci sinceri e le parole di conforto sussurate nell'orecchio a <strong>Spinazzola</strong> da parte di tutti i suoi compagni di squadra, sono stati l'emblema di un gruppo che fa dell'unione il segno tangibile di ci&#242; che si sta verificando sul campo da parte degli azzurri ai Campionati Europei. Raggiungere con merito la semifinale (e chiss&#224;, incrociando le dita forse anche la tanto sognata finale) ci rende consapevoli che tutto questo sfoderato bel gioco, divertimento, senso d'incoraggiamento verso il compagno che sbaglia un passaggio o un gol, conduca di conseguenza anche a migliorarsi automaticamente nelle intese tecnico - tattiche che non hanno bisogno di tanti stressanti allenamenti per renderli armoniosi e facili da attuare. Sembrer&#224; strano, ma guardate che &#232; cos&#236;. Il calcio &#232; un gioco semplice proprio per questo, proprio perch&#232; mette in atto l'essenza di una unione che fa delle intese e della compattezza di gruppo il segno tangibile che porta alla vittoria. Senza invidie, senza pensieri di premi partita e raggiungimento di maggior arricchimento di denaro che, in questo preciso contesto, non diciamo che passi in secondo ordine ma quasi. E tra quelli abbracci di incoraggiamento a <strong>Leonardo Spinazzola</strong> si &#232; notato quanto davvero sia stato difficile staccarsi da un compagno sfortunato con il quale si sono condivisi momenti forti di sentimenti ed emozioni. Proprio adesso che comincia il bello, proprio ora che ogni successo che verr&#224; sar&#224; dedicato a lui, che tanto ha dato per arrivare fin qui. Possiamo davvero dire che il sentimento che ci lega ancora tanto a questo gioco del calcio che spesso delude per tradimenti di natura mercenaria, &#232; questo ritrovare nel gruppo l'intesa della famiglia del pallone, in cui tutti si sentono uniti nella gioia, nelle vittorie, ma anche nelle delusioni di eventuali insuccessi. Bene cos&#236; Italia di Mancini, tu sei bella anche per quel tuo modo di trasportarci nell'emozione di non fare sentire solo mai nessuno.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Coverciano (Fi)fl0711fl0711spinazzola.jpgSIncalcio-1013802.htmSI0101066n
461013801NewsEditoriale2021070412:00<p>Guardando il saluto dei compagni della Nazionale Italiana a Leonardo Spinazzola, il quale ha dovuto lasciare il ritiro di Coverciano dopo avere subito inella partita contro il Belgio la rottura del tendine di achille che lo terr&#224; probabilmente lontano dai campi di gioco forse oltre sei mesi, ho pensato come certi sentimenti di vicinanza e affetto siano presenti anche in un mondo in cui tutti siamo convinti che si viva pi&#249; all'insegna della materialit&#224; legata all'interesse economico, piuttosto che a umanitari pensieri di fratellanza. Ebbene, gli abbracci sinceri e le parole di conforto sussurate nell'orecchio a Spinazzola da parte di tutti i suoi compagni di squadra, sono stati l'emlema di un gruppo che fa dell'unione il segno tangibile di ci&#242; che si sta verificando sul campo da parte degli azzurri ai Campionati Europei. Raggiungere con merito la semifinale (e chiss&#224;, incrociando le dita forse anche la tanto sognata finale) ci rende consapevoli che tutto questo sfoderato bel gioco, divertimento, senso d'incoraggiamento verso il compagno che sbaglia un passaggio o un gol, conduca di conseguenza anche a migliorarsi automaticamente nelle intese tecnico - tattiche che non hanno bisogno di tanti stressanti allenamenti per renderli armoniosi e facili da attuare. Sembrer&#224; strano, ma guardate che &#232; cos&#236;. Il calcio &#232; gioco semplice proprio per questo, giusto perch&#232; mette in atto l'essenza di una unione che fa delle intese e della compattezza di gruppo il segno tangibile che porta alla vittoria. Senza invidie, senza pensieri di premi partita e raggiungimento di maggior arricchimento di denaro che in questo preciso contesto, non diciamo che passi in secondo ordine ma quasi. E tra quelli abbracci di incoraggiamento a Leonardo Spinazzola si &#232; notato quanto davvero sia stato difficile staccarsi da un compagno sfortunato con il quale si sono condivisi momenti forti di sentimenti ed emozioni. Proprio adesso che comincia il bello, proprio ora che ogni successo che verr&#224; sar&#224; dedicata a lui, che tanto ha dato per arrivare fin qui. Possiamo davvero dire che il sentimento che ci lega ancora tanto a questo gioco del calcio che spesso delude per tradimenti di natura mercenaria, &#232; questo ritrovare nel gruppo l'intesa della famiglia del pallone in cui tutti si sentono uniti nella gioia, nelle vittorie, ma anche nelle delusioni di eventuali insuccessi. Bene cos&#236; Italia di Mancini, tu sei bella anche per quel tuo modo di trasportarci nell'emozione di non fare sentire solo mai nessuno.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711SIncalcio-1013801.htmSI01010288n
471013800NewsEditorialeL`Italia annienta il Belgio e va in semifinale2021070317:16Barella e Insigne riassumono con i loro gol la qualità della Nazionale contro il Belgio di Lukaku <p>Con un gol di Barella e una spettacolare rete d'autore pennellata da Insigne, la Nazionale di Mancini liquida un Belgio apparso vivo soltanto nella ripresa quando, grazie al rigore trasformato da Lukaku sul finire del primo tempo, ha dovuto tentare il tutto per tutto per pareggiare la partita e sperare di andare almeno ai tempi supplementari. Ma non &#232; stato cos&#236; perch&#232; Chiellini e compagni hanno saputo stringere i denti, hanno saputo soffrire e alla fine sono usciti vittoriosi dal campo. E' stata la notte dell'italica euforia, del pallone delle notti magiche e del tanto atteso ritorno tra le grandi. Battere il Belgio non &#232; stato facile perch&#232; la squadra del coach Martinez ha grande qualit&#224; tecnica ed &#232; in grado di mettere in difficolt&#224; chiunque. Ma cos&#236; non &#232; successo contro la Nazionale Italiana che ha saputo sfoderare una prestazione di alto spessore tecnico con spunti di vero e proprio pregio individuale e anche di squadra. Una partita che &#232; stata vinta da chi aveva pi&#249; fame, pi&#249; voglia di mordere, di andare avanti con testa, muscoli e grande spirito d'insieme. E' davvero un'ottima Italia quella di Mancini, la grande bellezza di un football i cui ingredienti si mescolano tra fatti tecnico -tattici e un'allegria di gruppo che ha voglia di portare a casa qualcosa d'importante per loro, per i tifosi, per l'Italia tutta che ha sofferto situazioni di delusioni cocenti e tristezze sociali che fanno pensare ai tanti morti per covid. Per questo siamo orgogliosi di questa squdra che ha capito come coinvolgerci nella passione, nelle emozioni e nel modo di saper soffrire insieme per poi gioire. E' quel gusto sottile in cui ci si rivede nella vita, proprio quando per raggiungere la meta prefissata devi assolutamente attraversare momenti di difficolt&#224;. Ebbene, le difficolt&#224; ci sono state e sono state pure tante, adesso &#232; il momento di gioire dopo essersi rimboccati le maniche. I ragazzi della nostra Nazionale l'hanno capito ed insieme, nell'intento di rappresentarci tutti, spingono per raggiungere ci&#242; che &#232; il sogno di tutti. Unico neo sfortunato &#232; stato l'infortinio al tendine di achille di Spinazzola, uno che ha condotto un europeo davvero strepitoso. Dispiace, ma pazienza, siamo sicuri che chi dovr&#224; sostituirlo sapr&#224; farsi valere. Adesso si va avanti in semifinale contro la Spagna, sar&#224; un'altra dura battaglia. Un alto match in cui forse soffriremo, ma avremo dalla nostra ci&#242; che nessun avversario dell'Euro 2020 ha: il piacevole gusto di giocare a calcio e divertirsi.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Monaco di Bavierafl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013800.htmSI0101054n
481013799NewsEditorialeE` il giorno di Italia - Belgio2021070207:51Trepidante attesa dei tifosi italiani per l'importante match contro i Belgi.<p>Il cielo si colora di azzurro e la notte pallonara porta emozioni e speranze che volano prima verso le semifinali e poi........a quella tanto ambita finale che vuole rinvigorire passioni ed entusiasmi non pi&#249; vissuti da diverso tempo. Cos&#236;, per ritornare su quel tetto dell'Europa calcistica, l'Italia di <strong>Roberto Mancini</strong> deve superare un Belgio che in massima parte &#232; rappresentato dalla forza d'urto in attacco di Lukaku. L'Italia che si presenta in campo con quel 4-3-3 che ha dato frutti eccezionali di bel gioco e armonioso calcio d'attacco, soprattutto quando non ha incontrato avversari capaci di porre una ferrea ragnatela a centrocampo, si presenter&#224; questa sera in campo a Monaco di Baviera con questa formazione: <strong>Donnarumma, Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini (Acerbi), Spinazzola, Barella, Jorginho, Verratti, Chiesa, Immobile e Insigne.</strong> Chiellini, che scender&#224; in campo soltanto se sar&#224; completamente guarito dall'infortunio muscolare che l'ha tenuto fuori squadra per qualche partita, mette in preallarme Acerbi. D'altra parte &#232; comprensibile che si faccia molta attenzione soprattutto in quel ruolo determinante di centrale, che prevede in questo caso l'attenta marcatura a un Lukaku in forma strepitosa. Gi&#224;, il Belgio del <strong>C.T. Martinez</strong> che si presenta con il 3-4-2-1 e una formazione che dar&#224; battaglia all'Italia con: <strong>Courtois, Alderweireld, Vermaelen, Vertonghen, Meunier, Tielemans, Witsel, T.Hazard, De Bruyne, Carrasco, Lukaku.</strong> Dovremmo dunque affrontare un avversario capace di intendere un gioco d'attacco continuo, senza le logiche di una particolare attenzione nel chiudere esasperatamente gli inserimenti dei nostri esterni, cos&#236; com'&#232; stato contro quell'Austria che ci ha fatto non poco penare. <strong>«Il Belgio &#232;</strong> <strong>forte, ma noi faremo la nostra partita cercando di divertirci come sempre» dice Mancini</strong> che, in verit&#224;, oltre il dubbio Chiellini ha quello di mandare in campo Chiesa o Berardi. In realt&#224;, vista l'opaca prestazione del calciatore del Sassuolo nell'ultima partita degli azzurri, pensiamo che alla fine la freschezza atletica e l'entusiasmo di un Chiesa apparso molto in forma, giocher&#224; a favore dello juventino. Dunque, non ci resta che attendere il fischio d'inizio, incrociando le dita dopo avere cantato insieme il nostro Inno che ci sta accompagnando orgogliosamente partita dopo partita.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong> </p>Monaco di Bavierafl0711fl0711la-nazionale-italiana-2021.jpgSIncalcio-1013799.htmSI0101054n
491013798NewsEditorialeL`Uefa e l`avvertimento inascoltato2021070206:47L'OMS urla il pericolo di contagio ad una UEFA sorda. <p>Non c'&#232; pi&#249; sordo di chi fa finta di esserlo. Nonostante gli innumerevoli avvertimenti di pericolo di contagio della nuova variante Delta da parte dell'OMS, l'Uefa continua imperterrita a difendere le proprie ragioni con l'arroganza di un Potere capace di non ascoltare niente e nessuno. E mentre la scienza ci avverte che in Europa siamo ancora molto indietro sull'inoculazione dei vaccini, gli stadi si riempiono di tifosi al seguito della propria squadra. Siamo dunque nella confusione pi&#249; totale, immersi come siamo in una barca in cui ognuno rema per conto suo, mettendo da parte tutti i criteri di buon senso che vanno oltre ogni interesse economico. Cos&#236;, a proposito della gara dei quarti di finale di Euro 2020 Ucraina - Inghilterra che si svolger&#224; sabato 3 luglio allo stadio Olimpico di Roma, il governo del Regno Unito urla a tutti i tifosi inglesi di stare a casa e di non andare a Roma. Inoltre, sono stati annullati tutti i biglietti venduti dal 28 giugno ai residenti di oltremanica, i quali non potranno pi&#249; usufruire il diritto di accedere allo stadio di Roma. <strong>La Farnesina</strong> precisa che non sono ammesse eccezioni a favore di chi si trattiene in Italia per poche ore, mentre nel testo emesso si evince chiaramente che: <strong>«L'accesso allo stadio sar&#224; consentito solo a chi pu&#242; provare di avere rispettato l'isolamento fiduciario ed &#232; in possesso dei due tamponi negativi. Inoltre dovranno essere rispettate scrupolosamente le ulteriori misure sanitarie previste dalle autorit&#224; italiane per l'ingresso allo stadio, inclusa l'effettuazione di ulteriori tamponi o il possesso di un certificato verde riconosciuto in Italia»</strong>. <strong>E allora c'&#232; davvero da chiedersi perch&#232; &#232; stata data via libera da parte dell'Uefa all'accesso in massa negli stadi in occasione dei Campionati Europei? Perch&#232; la stessa Uefa dopo pi&#249; di un anno e mezzo in cui le partite si sono svolte senza pubblico ha improvvisamente allargato il numero degli spettatori allo stadio? E perch&#232; da quest'anno ha deciso di fare svolgere le partite dell'Europeo nei pi&#249; disparati stadi d'Europa, costringendo il continuo spostamento di squadre e tifosi, proprio mentre l'umanit&#224; sta lottando contro una pandemia che non &#232; ancora debellata del tutto?</strong> Sono tutte domande che a parer nostro si riducono a una sola risposta e cio&#232; che il Potere dato dall'organo pi&#249; alto del calcio europeo ha dei suoi alti interessi economici cui non intende assolutamente privarsi. Ogni anello dell'ingranaggio &#232; conseguente a una catena che non pu&#242; essere interrotta, pena sarebbe far fallire il disegno politico di un pallone che s'impernia esclusivamente sul vertiginoso giro d'affari. Peccato che oltre tutto questo gran casino ci sia in ballo il futuro dell'umanit&#224; e non il gioco del calcio che non esiste pi&#249;.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Romafl0711fl0711foto-uefa.jpgSIncalcio-1013798.htmSI0101052n
501013797NewsEditorialeEuro 2020 e il pericolo variante Delta2021063015:30Si intervenga presto a cambiare la destinazione dello Stadio Wembley come finale di Euro 2020. La variante Delta incombe.<p>In poco pi&#249; di un mese siamo passati dalla chiusura degli stadi alla riapertura quasi totale con accesso ai tifosi in massa. E' serio problema che investe le autorit&#224; organizzatrici compresi Uefa, Fifa e i vari Governi di Nazioni Europee in cui si effettuano le gare di Euro 2020. E adesso che l'Inghilterra &#232; in piena crisi pandemica di Covid 19 tramutata nella pericolosissima variante indiana chiamata Delta, ecco che si pone il problema di una riapertura affrettata che non ha tenuto conto dei facili entusiasmi di massa. Ancor di pi&#249; oggi che dopo avere superato gli ottavi di finale contro la Germania, i tifosi inglesi seguiranno la propria nazionale a Roma, dove l'Inghilterra affronter&#224; l'Ucraina ai quarti di finale. Un fatto che mette in guardia chi si mette in viaggio per l'Italia, in quanto &#232; gi&#224; previsto da tempo che chi arriva dall'Inghilterra deve sottoporsi a 5 giorni di quarantena obbligata. Noi pensiamo che in tutto questo pasticcio ci siano molte responsabit&#224; degli organizzatori che non hanno tenuto conto della gravit&#224; del momento, bypassando tutto con la leggerezza di chi continua a guardare in faccia il dio denaro a discapito della salute pubblica. Intanto siamo convinti che Euro 2020 sia stato pensato soltanto per incrementare l'interscambio di tifosi a beneficio di un'economia che ha bisogno di recuperare i gravi danni subiti a causa del lungo fermo pandemico. Purtroppo non si &#232; tenuto conto che ancora, nonostante i vaccini, non possiamo ritenerci vittoriosi e indenni da un virus che continua maledettamente a produrre varianti sempre pi&#249; pericolose. Per questo motivo si doveva evitare questa novit&#224; del continuo sottoporre le squadre e i tifosi stessi a continui spostamenti, organizzando com'&#232; sempre stato tutto in una sola nazione europea. Tuttavia, ci rendiamo perfettamente conto che gli altissimi interessi economici prodotti dal calcio, abbiano portato ad una scelta consapevole nell'incrementare il movimento di denaro che va per&#242; ad inficiare la salute pubblica con alti rischi di contagi, soprattutto in coloro i quali non hanno ancora fatto il vaccino oppure si sono sottoposti soltanto alla prima dose. Riteniamo quindi che ci sia davvero l'eterno abissale problema causato dall'interesse per il denaro, piuttosto che per la salute. Il calcio &#232; vita e nei suoi meandri di ricchezza assoluta non pu&#242; nascondersi dietro l'apparenza della salvaguardia della salute con decisioni che portano soltanto agli interessi personali. Per questo puntiamo il dito contro i massimi esponenti di Uefa, Fifa e in questo caso anche del Primo Ministro del Regno Unito Boris Johsons, il quale si &#232; opposto con ferrea decisione di non fare cambiare la destinazione dello stadio per la finale Euro 2020 che si svolger&#224; come stabilito da tempo a Wembley. Noi diciamo che &#232; semplicemente una pazzia, proprio alla luce di questa terribile variante covid che si sta scatenando nel Regno Unito. Per carit&#224;, si eviti un'altra Atalanta - Valencia.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711tifosi-inglesi.jpgSIncalcio-1013797.htmSI01010100n
511013796NewsEditorialeLe notizie dal fronte bianconero2021062811:48Allegri e la Juventus preparano la nuova stagione calcistica.<p>Mentre procede il Campionato Europeo e l'Azzurro Italia che scender&#224; in campo venerd&#236; prossimo per affrontare i quarti di finale contro il Belgio, la programmazione della Juventus va avanti con la data fissata per il ritrovo dopo le vacanze e il mercato che tra entrate e uscite comincia a vivere il suo periodo pi&#249; intenso. La Vecchia Signora si raduner&#224; agli ordini di Max Allegri il 14 o il 15 luglio (tranne gli azzurri che avranno naturalmente una o pi&#249; settimane di permesso prima del rientro alla base) e rimarr&#224; tutto il periodo della preparazione alla Continassa e al suo JHotel, l&#224; dove il gruppo dei calciatori potr&#224; pranzare, riposare ed allenarsi nella vicina struttura che comprende campi di calcio, palestre e piscine. Comincer&#224; anche il periodo delle visite mediche presso il JMedical e secondo quanto reso noto dalla societ&#224; bianconera, &#232; molto probabile che l'unica partita amichevole pre campionato si svolger&#224; al Camp Now contro il Barcellona di Messi. Per il resto si attende la decisione di Cristiano Ronaldo che ieri con il suo Portogallo &#232; stato eliminato dal Belgio. Resta o va via? Decisione ancora lontana, ma Cherubini si porta avanti con il lavoro programmando incontri per l'acquisto di Locatelli, e Dusan Vlahovic della Fiorentina. C'&#232; poi da vedere di sistemare il possibile ritorno alla base di Pjanic e la partenza di Demiral, Arthur, Frabotta, Ramsey, mentre si procede a grandi passi per rinnovare il contratto a Dybala. Al momento &#232; tutto in working, ma le scelte di Allegri sono gi&#224; abbastanza chiare, almeno per quanto riguarda l'utilit&#224; di Dybala e Morata. Il resto si vedr&#224; cammin facendo.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711max-allegri.jpgSIncalcio-1013796.htmSI0101069n
521013795NewsEditorialeITALIA AI QUARTI CONTRO IL BELGIO. ONORE AGLI AUSTRIACI PER LA BELLA GARA DISPUTATA CONTRO GLI AZZURRI2021062805:44italia, belgio,lukaku, ronaldo,pessina, chiesa,mancini, vialli,gruppo,europei,donnarumma, hazard,austriaVenerdì 2 luglio a Monaco di Baviera gli azzurri incrociano il Belgio dell'interista Lukaku<p >Sono serviti i tempi supplementari per decretare la vincente dell'ottavo di finale tra Italia e Austria. Partita tiratissima nei 90 minuti regolamentari di gioco. Immobile centra l'incrocio dei pali e poi &#232; grazie all'ausilio del VAR che l'arbitro, Sig. Taylor, annulla un gol di testa di Arnautovic, che era riuscito ad ingannare Donnarumma in uscita. Nei supplementari segnano prima Chiesa e poi Pessina, entrambi entrati a gara in corso e soprattutto segnano in un momento cruciale della gara, quando ormai le energie psico-fisiche sono in calo e quando serve uno sforzo oltre i limiti per centrare l'obiettivo. Dopo i due gol dell'Italia, anche se la gara sembrava indirizzata sui binari azzurri, non mancano i brividi per i tifosi azzurri. Prima un miracolo di Donnarumma su un potente tiro di Schaube, poi il gol del 2-1 di Kalajdzic con un colpo di tesa su corner. L'Italia si serra nella sua linea difensiva e con tanta forza di volont&#224; ottiene una qualificazione non facile. L'Austria esce davvero a testa alta e stupisce la prestazione fisica di tutti i suoi giocatori che hanno pressato su ogni palla gli avversari per 120'. Davvero da appludire la prestazione degli austriaci. E adesso, dopo qualche giorno di riposo, venerd&#236; 2 luglio arriva l'ostacolo Belgio ai quarti (sconfitto di misura il Portogallo di Ronaldo). Ci sar&#224; tanto da soffrire contro Lukaku e compagni, ma questa Italia ci fa ben sperare.</p><p >Alessandro Vispo</p>ivomesivomesroberto-mancini.jpgSISitalia-ai-quarti-arriva-il-belgio-1013795.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010376n
531013794NewsEditorialeLa Nazionale Italiana si ricorda che esistono anche gli avversari2021062711:33Austria, osso duro per gli azzurri di Mancini <p>15 milioni di spettatori e 70% di share. La Nazionale Italiana di Mancini &#232; seguitissima come non mai e il sogno di arrivare in finale incrementa la curiosit&#224; di assistere ogni incontro. Detto questo dobbiamo affermare che tutto &#232; bene ci&#242; che finisce bene, perch&#232; se &#232; vero che gli azzurri vanno ai quarti di finale dopo avere battuto 2 a 1 l'Austria, &#232; altres&#236; vero che si &#232; sofferto oltre il dovuto. Il perch&#232; di questa sofferenza ha probabilmente un'origine data da un narcisismo che non avevamo messo in conto, per effetto di un entusiasmo forse eccessivo nell'essersi innamorati del gioco degli azzurri di Mancini. Intendiamoci, non vogliamo raffreddare gli entusiasmi legittimi che sono dati in primis da un desiderio sociale e calcistico di dimenticare almeno per un attimo le nubi che si sono addensate negli stadi come nel quotidiano di ognuno di noi. Tuttavia, premesso che essere ottimisti rappresenta il buon viatico verso la strada del vivere meglio, c'&#232; sempre da tenere conto della ricerca della razionalit&#224; e dell'equilibrio, una condizione sempre difficile da raggiungere. E il calcio, che racchiude popolari sentimenti di passione collettiva, non aiuta certamente a vedere le cose attraverso l'ottica della misura e della stabilit&#224;. Siamo forse anche noi giornalisti che attraverso il calcio aiutiamo a enfatizzare in positivo e in negativo ci&#242; che dovremmo scrivere con opinioni pi&#249; specificatamente inerenti alle tecniche di gioco, senza oltrepassare i limiti della passione di parte. E, a questo scopo, vediamo di porre in analisi la partita degli ottavi di finale tra Italia e Austria.</p><p>Ci&#242; che abbiamo visto in campo &#232; stato qualcosa che ci ha fatto ripiombare con i piedi per terra, Dopo i vari tormentoni, gli inni che toccano il cuore e l'anima nazionalista, c'&#232; il calcio, c'&#232; il gioco, c'&#232; la tattica, c'&#232; il modo di affrontare avversari ostici, ben preparati fisicamente e tatticamente, cos&#236; come si &#232; dimostrata l'Austria che &#232; stata capace di inibire la nostra fonte di gioco imperniata soprattutto sul centrocampo e sulle aperture repentine verso gli esterni. Ebbene, l'Italia di Mancini per la prima volta ha sofferto un avversario intelligente che pur consapevole della sua inferiorit&#224; tecnica, ha saputo imbrigliare gli azzurri attraverso un gioco fatto di forza mentale e freschezza atletica, pressando alto e senza mai aspettare l'avversario nella propria area di rigore. Un atteggiamento tattico che non ha fatto trovare spazi concreti di gioco all'Italia, la quale si &#232; quasi indispettita nervosamente ed ha portato palla, finendo nell'imbuto di una ragnatela impossibile da superare. Questo &#232; successo ai vari Verratti, Jorginho, Barella e anche Berardi e Insigne, i quali si sono visti arrivare palloni di vecchio stampo come «palla lunga e pedalare». Insomma, un calcio che avevamo perso di vista e che abbiamo riesumato nel tentativo di sbloccare in qualche modo una situazione che minuto dopo minuto appariva sempre pi&#249; difficile da risolvere. Per fortuna Mancini, anche se a parer nostro con notevole ritardo, ha sostituito Berardi con Chiesa, Immobile con Belotti, Pessina con Barella e Cristante con Insigne. Provvidenziale scelta tecnica del mister che ha permesso di vincere la partita con il gol di un Chiesa eccellente e un Pessina che sta crescendo a vista d'occhio. Dunque, adesso gli azzurri aspettano di giocare il quarto di finale contro Belgio o Portogallo, ricordando che ogni avversario scende in campo per vincere, neutralizzando il gioco altui. E intanto il sogno continua, cerchiamo di viverlo in maniera equilibrata. Passione ed entusiasmo sono l'essenza del gioco del calcio, ma anche il cervello deve dettare l'equilibrio.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Londrafl0711fl0711la-nazionale-italiana-2021.jpgSIncalcio-1013794.htmSI0101091n
541013793NewsEditorialeCR7 esalta i social con il suo sombrero su Rudiger, ma.......2021062014:50Tanto fumo e poco arrosto. Ronaldo non fa la diffrenza nel suo Portogallo,<p>Quel sombrero di Cristiano Ronaldo su Rudiger che ha suscitato tante meraviglie, si potrebbe tradurre come qualcosa di evanescente, impalpabile, fine a se stesso. Una sorta di show personale che d&#224; sfogo allo spettacolo ma con il calcio non ha nulla a che fare. Indubbiamente bello il gesto tecnico ma poi la sostanza &#232; stata un'altra cosa. Intanto perch&#232; il Portogallo ha perso 4 a 2 subendo una cocente sconfitta da parte di una Germania che ha messo sul suo trono un Gosens eccezionale, e poi perch&#232; il CR7 tanto pagato non ha inciso in quella differenza che da lui ci si aspetta sempre. Un pensiero che abbiamo fatto durante tutto l'arco della partita, in cui il campione della Juventus pur avendo siglato il primo gol del Portogallo &#232; poi sparito nel nulla. Questo ci lascia pensare che questo grande calciatore di sempre si stia ormai affacciando sul viale che preclude al tramonto, pur con la lentezza di chi ancora vive del suo nome altisonante. Intendiamoci, non stiamo dicendo che &#232; ora di suonare la melodia di fine carriera, questo no, tuttavia riteniamo che qualora il campione portoghese decidesse di non rispettare l'ultimo anno di contratto alla Juventus, ebbene, ci sembrerebbe proprio che ad avvantaggiarsene sarebbe proprio la Vecchia Signora d'Italia. Un risparmio economico non indifferente che si assocerebbe ai 400 milioni di euro in entrata come aumento di capitale sociale previsto per il prossimo autunno. Da qui si aprirebbe il grande scenario del mercato, che la Juventus ha in serbo per arrivare prima a Locatelli e poi a Pogba. Ma, affinch&#232; avvenga questo &#232; necessario che CR7 prenda altre strade, altrimenti tutto resterebbe ancora in stand by almeno fino al 30 giugno 2022, data di scadenza contratto del portoghese. Vedremo cosa accadr&#224;, anche perch&#232; CR7 manifester&#224; il suo volere soltanto a Europeo terminato. Squilli di tromba enunciano l'interesse del Manchester United e del Paris Saint Germain, ma anche il Real Madrid si dice possibilista (in verit&#224; con poca convinzione da parte del presidente Florentino Perez) al ritorno in blancos di Cristiano Ronaldo.Noi, come peraltro abbiamo gi&#224; detto, crediamo che la sua partenza farebbe cambiare molte cose in casa bianconera, dando la possibilit&#224; a Max Allegri di potere rifinire una squadra rinnovata senza il peso di un nome altisonante che, comunque, incide sempre nel bene e nel male di una squadra di calcio. E se pensiamo che in fondo CR7 &#232; stato acquistato dalla Juventus per vincere la Champions che poi non ha vinto, a che &#232; servito tutto questo dispendio di milioni di euro che ha prosciugato le casse bianconere? Certo, pi&#249; che sulla vittoria internazionale si &#232; giocato molto sull'apporto iniziale dell'immagine, del merchandises e di quell'aumento in borsa, in cui il titolo della Juventus ha avuto un'impennata al suo arrivo ma che poi &#232; oscillato verso il basso. Scelte che secondo noi la Juventus ha fatto per imboccare in qualche modo la strada del rinnovamento internazionale che poi non c'&#232; stato. Con Cristiano Ronaldo ha vinto scudetto, Coppa Italia e Supercoppa, trofei che riteniamo avrebbe vinto ugualmente anche senza CR7. Noi la vediamo cos&#236;. Ci auguriamo di sbagliare per la Juventus e i suoi tanti tifosi, ma questo &#232; il nostro pensiero in merito a quello che &#232; ormai diventato l'assillo shekespeariano. Cristiano Ronaldo si o no? Questo &#232; il problema!</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711ronaldo.jpgSIncalcio-1013793.htmSI0101082n
551013792NewsEditorialeSotto il cielo di un`estate italiana2021061916:33E' la grande bellezza del football della Nazionale Italiana.<p>Entusiasmo alle stelle. Sogni azzurri che si moltiplicano e vanno oltre il sonno estivo che si concretizza a tarda ora. Sono le serate degli italiani seduti sul divano a sorseggiare qualcosa di fresco, mentre l'adrenalina aumenta ogni qualvolta un azzurro tira in porta per fare gol. L'Italia di Mancini &#232; bella, fa sognare davvero per un gioco che diverte, per triangolazioni e meccanismi tattici che sembrano oleati da mille prove di allenamento. Ma, soprattutto, c'&#232; la testa a farla da padrona.Gi&#224;, proprio la testa che fa da organizzatrice a un gruppo compatto in cui non si avvertono mai scricchiolii di invidie, malumori e pericolosi gesti di disgregazione. C'&#232; unione, c'&#232; voglia di vincere e misurarsi con le big di questo Campionato Europeo 2020, in cui la Francia, il Belgio, il Portogallo e forse anche l'Inghilterra sembrano sulla carta avere qualcosa in pi&#249; della nostra Italia. Tuttavia, lasciando perdere ogni preferenza di parte italica, diciamo che la bellezza del football espresso dalla squadra di mister Mancini, non l'abbiamo ancora visto in nessun altra compagine europea. S&#236;, perch&#232; oltre la fluida manovra d'attacco e la lucidit&#224; mentale di un centrocampo di grande qualit&#224; tecnica in cui Jorginho, Barella, Locatelli e compagni riescono a contenere la fase di interdizione in aiuto alla difesa, dimostra una voglia di sacrificio e di mettersi al servizio della squadra stessa, tale da lasciare perdere ogni tentativo di gloria personale. E' il calcio, &#232; il vero calcio di squadra, il senso di un football nato come gioco capace di coinvolgere tutti dal portiere all'ultimo attaccante, con l'entusiasmo che dimentica anche l'eventuale passaggio sbagliato del compagno, anzi, se c'&#232; tempo viene pure rincuorato. Mai un gesto plateale di mandare a quel paese il compagno e mai la negazione di un abbraccio forte di gruppo nel momento in cui si realizza un gol. Chiunque lo faccia, chiunque metta dentro la porta quel pallone, &#232; come se lo facesse anche uno che sta in panchina. Se ricordiamo l'antico dualismo tra Mazzola e Rivera in quella Nazionale targata Ferruccio Valcareggi, adesso ci sembra di vivere un altro mondo, soprattutto se pensiamo a Immobile e Belotti, amici, compagni di stanza e felici entrambi di giocare, segnare o restare in panchina. Fantastico, il calcio della Nazionale Italiana &#232; bellissimo per questo, perch&#232; oltre ai fatti tecnici che prima abbiamo citato, c'&#232; questa condizione psicologica che porta alla grande famiglia del calcio. Quasi fosse la squadra di un club qualunque e non la Nazionale di calcio in cui ci si ritrova periodicamente per fare fronte agli impegni della maglia azzurra ritornata a essere tanto ambita. Piace, entusiasma questa nazionale italiana che ha fatto riscoprire sentimenti di passione offuscati dai pensieri di covid che si sono infiltrati a seguito di quelle indimenticate tenebre azzurre provocate dall'esclusione della scorsa edizione del campionato del mondo. Ma adesso questa nazionale che gioca sotto il cielo di un'estate italiana, ci fa sognare il raggiungimento di un qualcosa di importante.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013792.htmSI0101049n
561013791NewsEditorialeBoniperti, simbolo di un calcio che non esiste più2021061814:26Il calcio italiano ricorda il Presidente Onorario della Juventus.<p>Il Presidente Onorario della Juventus Giampiero Boniperti avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 4 luglio. Per noi che siamo addetti alla comunicazione, cadere nella retorica dei sentimenti in questi casi &#232; molto facile. Tuttavia, come nostra abitudine, cerchiamo di onorare il ricordo della persona scomparsa con il rispetto verso l'ex calciatore, il presidente e, soprattutto, l'uomo. Sempre attento allo stile e alla cura dell'immagine all'esterno, il presidente Boniperti per lunghi anni ha rappresentato ci&#242; che &#232; stata la Juventus; ovvero, esempio di comportamento in campo e fuori dal rettangolo verde. Barba fatta tutti i giorni, taglio di capelli corti, cura della divisa indossata sempre con completo di giacca e cravatta con stemma della Juventus, rappresentavano un segno tangibile di chi era in predicato a vestire la maglia bianconera. Una sorta di vademecum che incarnava uno status pronto a far parte dei calciatori nel momento in cui firmavano il contratto per la Juventus.Ma attenzione a non confondere questo sistema come qualcosa di stampo dittatoriale perch&#232; cos&#236; non era, in quanto rappresentava pi&#249; semplicemente un piacevole modo di ritenersi orgogliosi di essere entrati a far parte di una societ&#224; di calcio che insegnava l'appartenenza e il senso di ci&#242; che vuol dire arrivare primi per scrivere la storia. Gi&#224;, da qui quella celeberrima frase di Boniperti che &#232; rimasta il simbolo di un qualcosa scalfito sui muri juventini e che ne rappresenta l'emblema della Societ&#224;: « Vincere non &#232; importante, &#232; l'unica cosa che conta». Boniperti cominci&#242; a giocare da centravanti e chiuse la carriera di calciatore come centrocampista. Vinse cinque scudetti e due Coppe Italia interpretando con John Charles e Omar Sivori uno dei tridenti pi&#249; affascinanti di sempre. In carriera resistette alle lusinghe di trasferirsi ad altri club. Vivo il ricordo che fu del Presidente Novo del Grande Torino, il quale sollecitato da Valentino Mazzola gli propose di passare in granata, ma Boniperti ringrazi&#242; e disse: «Non posso, sono della Juve». Storie da libro cuore di un calcio lontano ormai anni luce, che &#232; facile raccontare come fosse fiaba ai propri nipoti. Finita la carriera di calciatore, Boniperti rest&#242; nei quadri dirigenziali della Juventus e nel 1971 divenne presidente costruendo una societ&#224; capace di vincere ancor pi&#249; di quando egli stesso giocava. Arrivarono 9 scudetti, 2 Coppe Italia e i primi Trofei Internazionali tra cui, Coppa dei Campioni, Coppa Uefa, Supercoppa e Coppa delle Coppe. Il suo modo di gestire la presidenza della Juventus &#232; stato un esempio per capacit&#224; di sapere curare gli interessi della societ&#224; senza tralasciare quelli dei suoi calciatori. Ragazzi che amava anche nella vita privata e che sapeva trattare con cura e sensibilit&#224;, anche pungolandoli nell'orgoglio quando era il caso di farlo per il loro bene. Signorilit&#224;, eleganza e gloria, tre aspetti che Boniperti seppe riscontrare in Carlo Parola, ex calciatore e allenatore della Juventus, e in tanti altri che hanno saputo sposare il suo stesso idem sentire nell'orgoglio di appartenere alla Juventus. Oggi il tributo all'ex presidente della Juventus viene da tanti calciatori come Brio, il quale dice: «Se sono diventato calciatore lo devo a Boniperti» - oppure Alessandro Del Piero:«Lui &#232; la Juventus» - o Tapattoni:«Un padre» - o Beppe Furino: «Nelle persone apprezzava soprattutto le qualit&#224; morali e il coraggio del sacrificio». Insomma, l'avevamo detto fin all'inizio che personaggi di tale spessore non fanno altro che portarci al sottile pensiero del distinguo di un calcio che trascina verso quei sentimenti non pi&#249; realisticamente comprensibili. E intanto la storia continua, ma chi l'ha scritta prima come Giampiero Boniperti, rester&#224; per sempre immortale.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711foto-giampiero-boniperti.jpgSIncalcio-1013791.htmSI0101090n
571013790NewsEditorialeComincia il sogno azzurro2021061016:38La Nazionale di Mancini e la responsabilità di fare innamorare i tifosi di calcio italico.<p>Sar&#224; perch&#232; la vita si sta riproponendo davanti a noi con la speranza di un futuro migliore dopo la batosta della pandemia, sar&#224; perch&#232; non abbiamo perso l'inguaribilit&#224; dei nostri sentimenti che ci conducono ad essere sempre romantici e sognatori, fatto &#232; che questo ritorno all'interesse verso la nostra Nazionale di calcio diventa quasi un'evasione nel desiderio di riabbracciarci ancora come una volta. E per far questo ci vogliono i presupposti che ci inducano a spogliarci del retaggio di antiche malinconie pallonare indotte dal'azzurro tenebra. Fu l'Italia di Giampiero Ventura a farci disamorare dell'italico calcio tra lacrime e tormenti che bruciarono per diverso tempo. Ma oggi ci si rinnova con il C.T. Mancini, con il suo credo calcistico, con la voglia da sempre sbandierata fin dal suo arrivo nel club azzurro di far dimenticare le delusioni e di unire l'Italia del Football attraverso l'entusiasmo e il divertimento. Esattamente come fanno tutti i componenti della rosa di questa Nazionale che non vede l'ora di cominciare domani la prima partita dell'Europeo 2020 contro la Turchia. Sono tanti i motivi per entusiasmarci e sono innumerevoli le considerazioni di simpatia verso tutti i giocatori scelti da Mancini per far dimenticare, almeno per un p&#242;, tutto quello che ognuno di noi ha vissuto nella lotta al virus. Ma questo azzurro che si chiama «vita che rinasce e continua» &#232; il simbolo di un pallone che arricchisce nell'anima e ti trasporta l&#224; dove nessun altro riuscirebbe a farlo. C'&#232; voglia di notti magiche in ognuno di noi che ama il calcio e non affonda nelle innumerevoli realt&#224; che porterebbero a disamorarsi per i tanti lati oscuri che spesso scoraggiano chi sogna un calcio vero, sincero, mai intriso di possibili dubbi sulla veridicit&#224; di certe situazioni. E allora pensiamo che con l'entusiasmo apportato dalla Nazionale di Mancini si possa abbracciare il sogno del rettangolo verde, del gioco del calcio vero, del confronto che fin dall'inizio urli «Vinca il migliore» con lo stesso entusiasmo di quella Nazionale targata Schillaci che ancora oggi vediamo attraverso quegli occhi spiritati dell'azzurro siciliano che coinvolgevano tutti dopo ogni suo gol. E' stato bello davvero, ma adesso che ci sentiamo ancor pi&#249; fragili dopo le varie clausure da covid, abbiamo ancor pi&#249; desiderio di essere coinvolti nel gioco del calcio che &#232; azzurro, che &#232; passione senza limiti, che &#232; ritornare a vivere con l'entusiasmo che &#232; il sapore principe di ogni cosa. Domani sera contro la Turchia gli italiani del football tiferanno con passione e anche chi di calcio poco si interessa, una volta tanto assaporerr&#224; il gusto di abbracciarci dopo un gol segnato dalla nostra nazionale.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Romafl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013790.htmSI0101075n
581013789NewsEditorialeLa Nazionale Italiana torna a farci innamorare2021060517:51La Nazionale di Mancini si diverte in campo e produce un'idea di calcio moderna. <p>Avevamo perso un p&#242; il gusto dell'azzurro pallonaro di un'Italia che in tempi non tanto lontani aveva deluso gli sportivi e tutti quei tifosi che grazie anche all'inno cantato insieme e abbracciati, produce sempre unici sentimenti di nazionalismo. Ma il calcio vuole sempre la sua parte per entusiasmare, per far rivivere ricordi fatti di emozione e unici momenti di narrazione che esaltano. La Nazionale Italiana di Roberto Mancini sta lentamente entusiasmando per gioco, per spirito di gruppo, per risultati e per quel criterio che nel calcio si definisce come spettacolo nel produrre un gioco offensivo. La squadra di Mancini &#232; giovane ma risulta essere un gruppo compatto che &#232; fresco di idee e voglia di arrivare a scalare il successo con spirito di squadra e concetti moderni di un calcio che sa poco di primedonne e molto di unioni di intenti a beneficio di tutti. E poi c'&#232; lo spettacolo mai scriteriato nella fase soltanto offensiva, ma che ben si allinea all'ordine di stare in campo nella intercambiabilit&#224; dei ruoli che sono l'emblema di volersi sacrificare l'un per l'altro. E in virt&#249; di quanto detto sin qui, la Nazionale di Mancini vista in tante partite ufficiali e amichevoli, non ultima la partita contro la Repubblica Ceca vinta dagli azzurri per 4 a 0, dimostra come nel calcio fatto di divertimento e spettacolo ben si abbini alle vittorie, nonostante antiche teorie difensivistiche in cui qualche allenatore sostiene che si vince attraverso la migliore difesa, prima ancora che nel migliore attacco. Teorie, idee, frasi che non danno spazio allo spettacolo, proprio quello spettacolo che qualcuno dice di andarlo a vedere al circo e non allo stadio. E invece in questa bellissima Italia costruita da Mancini ritroviamo il piacere di divertirci attraverso giocate di alta scuola, cos&#236; come vediamo fare a Insigne a beneficio di Immobile, piuttosto che di Berardi, Locatelli, Barella, Jorginho, gli esterni Florenzi e Spinazzola, sempre pronti a sganciarsi a turno con meccanismi perfetti. S&#236;, piace davvero questa Italia giovane, fresca nelle idee e intelligente nel produrre un calcio armonico, mai asfittico e sparagnino. C'&#232; finalmente entusiasmo giustificato nell'ambiente azzurro, tale da dare piena consapevolezza nei propri mezzi e nel prosieguo di un Campionato d'Europa che ci auguriamo di vedere fino alla sua finale, con il sogno per nulla proibito di alzare la coppa al cielo. Adesso si pu&#242; ragazzi! Questa volta si pu&#242; davvero!</p><p><strong>Salvino Cavallaro.</strong></p>Bolognafl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013789.htmSI0101075n
591013788NewsEditorialeMaledetto razzismo2021060515:26La società razzista che ha giocato sulla fragilità di un giovane di 20 anni <p><strong>«Quegli sguardi schifati su di me......».</strong> E' la frase pronunciata da <strong>Seid Visin</strong>, un giovane appena ventenne che ha giocato nelle giovanili del Milan ed &#232; stato compagno di squadra di <strong>Gigio Donnarumma.</strong> Ebbene, queste parole cos&#236; pesanti di colpevolismo umano e inaccettabile crudelt&#224; razziale, sono inserite in una lettera - testamento che Visin ha scritto prima di suicidarsi. <strong>«Ho dovuto lasciare un lavoro perch&#232; la gente si rifiutava di farsi servire da me»</strong> - un monito per la nostra societ&#224;, per le nostre coscienze insensibili e sempre alle prese con la grettezza mentale di scartare colui il quale ha un colore di pelle diverso dal nostro. Gi&#224;, l'inaccettabile pensiero di denigrare tutto ci&#242; che &#232; diverso e non &#232; degno di rispetto. Assurdo, imperdonabile che ai nostri giorni ci sia ancora questo modo di sbeffeggiare e fare del male in modo gratuito a chi non &#232; come noi e non la pensa come noi; ma chi siamo noi per potere giudicare ed emarginare l'altro? Eppure i 20 anni di un ragazzo di colore sono stati umanamente offesi al punto di uccidersi, di farla finita con la vita perch&#232; non accettato dalla societ&#224;. <strong>«Ovunque io vada, ovunque io sia sento alle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone».</strong> Continuava cos&#236; Seid Visin, il quale metteva in evidenza uno stato d'animo offeso e maltrattato nella propria intimit&#224;, capace di lacerare in profondit&#224; la sua anima. Seid era nato in Etiopia ma era cresciuto in Italia, adottato da una famiglia a Nocera inferiore. Lo ricorda lui stesso in quella lettera testamento che ha scritto prima di farla finita con la vita: <strong>«Io non sono un immigrato, sono stato adottato da piccolo. Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosit&#224;. Adesso sembra che si sia capovolto tutto. Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perch&#232; troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi gi&#224; a disagio, mi additavano come responsabile perch&#232; molti giovani italiani non trovassero lavoro».</strong> Poi il calcio giocato; prima nelle giovanili del Milan con la stanza condivisa con <strong>Donnarumma</strong> e quindi l'addio al calcio professionistico per tornare a divertirtirsi in una squadra di calcio a 5. E nel frattempo il razzismo l'ha divorato dentro fino a compiere il gesto estremo di finirla con la vita. Proprio a 20 anni, proprio nel cominciare a vivere la vita sul pi&#249; bello dei sogni da realizzare. Ebbene, crediamo proprio che tutti noi dobbiamo sentirci responsabili di una simile societ&#224; intollerante e con spiccate quanto gravi forme disumane di razzismo. Si rispetti la persona in quanto tale. Questa &#232; la base di ogni civile convivenza che abbraccia i diritti dell'umanit&#224;.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Milanofl0711fl0711seid-visin.jpgSIncalcio-1013788.htmSI0101070n
601013787NewsEditoriale2021052915:20fl0711fl0711SIncalcio-1013787.htmSI0101034n
611013786NewsEditorialeL`inguaribile romanticismo del tifoso di calcio2021052616:07Anche oggi che il calcio è cambiato, il tifoso resta ancorato a passioni sentimentali che contrastano la realtà. <p>Molti psicologici e sociologi hanno studiato negli anni il fenomeno del tifo legato al calcio. Studi profondi che hanno percorso la lunga storia del football di tutto il mondo in lungo e in largo, addivenendo a un risultato che si giustifica soltanto con la passione indescrivibile che mette in moto i sentimenti e mai la razionalit&#224; di un calcio che nel tempo &#232; cambiato, che &#232; diventato sempre pi&#249; azienda con la responsabilit&#224; di curare i bilanci, piuttosto che perdersi dietro i vari sentimentalismi legati al gioco, al colore e alla storia delle varie maglie con relative bandiere al vento. E se anche il tifoso &#232; consapevole di tutto ci&#242;, non accetter&#224; mai l'idea di un professionismo sfrenato in cui il senso di «tradimento» provocato da un calciatore ritenuto «bandiera» che cambia repentinamente squadra e abbraccia magari la maglia di un altro club, ebbene, ancora oggi tutto ci&#242; &#232; ritenuto un grave torto. Un fenomeno, questo dell'appartenenza, che fa pensare a qualcosa di strettamente privato che non pu&#242; essere tradito. E nella lunga storia del calcio, come dicevamo pocanzi, tanti sono i casi di calciatori che hanno cambiato maglia e societ&#224;, creando vere e proprie insurrezioni popolari da parte dei tifosi. Cos&#236; come i corsi e ricorsi storici ci insegnano, si ripropone periodicamente questo problema nei tifosi, esattamente come fosse sempre la prima volta. Ma chiss&#224;, forse &#232; persino bello verificare l'anima del tifo pallonaro in un mondo ormai proiettato senza freni inibitori alla volta del dio denaro e a speculare ogni movimento, ogni progetto studiato per combattere il rischio di far straripare negativamente i conti in bilancio. Il gioco del pallone diventa cos&#236; solo il paravento per i tifosi, per gli appassionati di momenti in cui ci si realizza quando il pallone entra in rete per fare gol. Ecco, proprio il gol che &#232; tutto per i tifosi, mentre per i dirigenti delle societ&#224; di calcio &#232; il motivo di acquisire introiti iperbolici, capaci di creare denaro per fare ancor pi&#249; ricchezza. E intanto i tifosi seguono il pallone, gioiscono e soffrono, proprio come se quel calciatore, quella societ&#224;, quei colori gli appartenessero da sempre, esattamente come si fa per qualsiasi cosa cara si ha al mondo. E poi guai a toccarli quei colori, quella storia, quei beniamini che vengono difesi e poi se &#232; il caso anche offesi per reazioni emotive esagerate. E' il tifoso del calcio, un'inguaribile romantico che vive di empatia, ma quando si sente «tradito» sprigiona il peggio di s&#232;. Da un'esagerazione all'altra. L'equilibrio non fa parte del mondo del calcio.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711pace.jpgSIncalcio-1013786.htmSI0101070n
621013785NewsEditorialeInter e Milan, due società alle prese con il futuro2021052515:37<p>Dopo il ciel sereno e i vari festeggiamenti pallonari, all'ombra della Madunina de Milan si stanno accentrando inaspettate nubi nere che cominciano a guastare i bagordi dei giorni scorsi. Interisti e milanisti, infatti, sono terribilmente preoccupati per il futuro delle proprie squadre e della partenza di alcuni nomi importanti. Il motivo? <strong>Progetto fermo da parte dell'Inter e partenza del giocatore pi&#249; rappresentativo del Milan: Gigio Donnarumma</strong>. Ma andiamo per ordine.</p><p><strong>Inter</strong> - Sono giorni d'attesa per l'incontro tra il <strong>Presidente Zhang e Antonio Conte,</strong> nel quale si chiarir&#224; il futuro dell'Inter. La societ&#224; nerazzurra ha gi&#224; archiviato la festa per la vittoria dello scudetto nel peggiore dei modi, infatti, ci sono molti dubbi sulla competitivit&#224; del progetto della societ&#224;. E mentre il tecnico attende chiarezza dal club nerazzurro, il presidente Zhang fa sapere che la societ&#224; ha gi&#224; espresso i suoi progetti per il futuro. Abbassamento del monte ingaggi e la cessione di almeno un titolare. Parole chiare e inconfutabili che vanno contro quelle che sono le aspettative di Conte; e cio&#232; una squadra senza alcuna cessione dei titolari con il potenziamento di qualche top player in grado far salire ancor di pi&#249; l'asticella in vista della Champions e di un ciclo di vittorie e conquiste di trofei da portare avanti come modello di societ&#224; ben organizzata, attraverso progetti seri e duraturi. Tuttavia, in base a quanto trapela dalla sede dell'Inter, il prossimo anno la squadra non sar&#224; chiamata a difendere il titolo ad ogni costo ma a conquistare un posto in Champions. Questi sono i piani di Zhang che evidenziano l'intenzione di continuare il progetto non sulla base dell'improvvisa espansione e con elevati costi economici, tali da concorrere negativamente sul bilancio delle casse societarie, ma di progredire a passo lento anche attraverso una cessione importante che possa aiutare le operazioni di acquisto non di top player. Insomma, qui si itravvede una seria frenata all'entusiasmo di un Antonio Conte che vorrebbe subito tutto per continuare a scrivere la storia dei suoi anni all'Inter. Adesso il mister leccese deve decidere in base a quelle che sono state le indicazioni della societ&#224;. Alcune indiscrezioni lo danno gi&#224; sulla panchina del Real Madrid, tuttavia, almeno per il momento, nulla trapela da bocche assolutamente cucite. Vedremo cosa accadr&#224; a breve.</p><p><strong>Milan</strong> - Qui, il punto nevralgico &#232; <strong>Donnarumma.</strong> Anche il Milan e i milanisti hanno festeggiato la qualificazione alla Champions del prossimo anno con l'entusiasmo indescrivibile di tutto l'ambiente e di una squadra cos&#236; giovane che agli inizi del campionato di quest'anno nessuno la poneva tra le prime quattro. La societ&#224; milanista dopo avere rinnovato per un anno il contratto a Ibrahimovic e acquistato il portiere Mike Maignan dal Lille per 15 milioni di Euro, adesso si trova a dovere affrontare la grana <strong>Gigio Donnarumma</strong>. Una situazione difficile da risolvere perch&#232; il procuratore <strong>Mino Raiola</strong> fa sapere che al Milan &#232; parsa eccessiva la proposta di rinnovare il contratto a fronte di 7 milioni di Euro, pi&#249; uno di bonus a stagione e le commissioni spettanti a lui. Dunque, il portiere rossonero sembra allontanarsi da Milano per andare all'estero o forse alla Juve. Vedremo. Anche a Milanello il cielo si &#232; fatto nebuloso dopo soli due giorni di luce festante.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>fl0711fl0711foto-conte.jpgSIncalcio-1013785.htmSI0101053n
631013784NewsEditoriale2021052409:36<p>Ultimato l'ultimo turno di campionato con la qualificazione in Champions di Milan e Juventus, si apre l'inizio del progetto riguardante i club di Serie A per il nuovo anno 2021'22. Una nuova stagione calcistica che si prepara all'insegna dell'arrivo di Jos&#232; Mourinho quale nuovo allenatore della Roma, mentre c'&#232; tutta una serie di coach che costituiscono il balletto delle panchine. E mentre Ringhio Gattuso &#232; stato liquidato con uno squallido twitter dal presidente Aurelio De Laurentiis, per il resto ascoltiamo soltanto voci all'orizzonte, con le relative conferme e smentite tipiche di questo periodo di cambiamenti che si protrarr&#224; fino a settembre prossimo. Dunque, altro giro - altra corsa. Il pallone inizia a girare vorticosamente tra i sogni dei suoi tifosi i quali, tra l'altro, riassaporano il gusto di un ritorno allo stadio anche se sar&#224; ancora contingentato.E allora oggi, in virt&#249; di quanto detto sin qui, proviamo a cominciare con l'analisi del pallone della citt&#224; della Mole con le eventuali nuove idee e progetti relativi a Juventus e Torino.</p><p>Juventus - Potremmo dire che tutto &#232; bene ci&#242; che finisce bene. Adesso il popolo bianconero esulta dopo la paura, mentre Andrea Pirlo pone l'accento su due trofei conquistati in questa stagione e la speranza di essere riconfermato alla guida tecnica della Juventus per l'anno 2021'22. Tuttavia, non ci si pu&#242; nascondere dietro i marchiani errori commessi dalla societ&#224; bianconera che si &#232; trascinata un campionato da dimenticare sotto l'aspetto tecnico e non solo. In tanti articoli pubblicati su questo giornale abbiamo pi&#249; volte definito fallimentare il campionato di una Juventus irriconoscibile anche sotto l'aspetto della mentalit&#224; vincente che &#232; stata trascinata nel baratro della mancanza di gioco, di reattivit&#224; e di quel furore agonistico che si &#232; perso per strada. La Juve di Pirlo ha deluso, diciamocelo in tutta franchezza e anche con i meriti dei due trofei vinti. S&#236;, ha deluso come spesso all'inizio si era temuto, proprio per una panchina cos&#236; pesante per un neofita come Andrea Pirlo, il quale era stato prima destinato sulla panchina dell'Under 23 e dopo una settimana &#232; stato ufficializzato dal presidente Agnelli, come l'allenatore della Prima Squadra. Tutti i media ci siamo guardati in faccia quasi increduli di quanto alla Juventus, che si presentava con 9 scudetti vinti di seguito, stesse succedendo e come questa incredibile scommessa di Agnelli avesse una sua logica razionale in virt&#249; di un campionato da difendere e, soprattutto, di una Champions da affrontare per l'ennesima volta con il sogno di vincerla. E non ci siamo sbagliati, perch&#232; con il senno di poi, la Juventus ha fallito i suoi obiettivi pi&#249; importanti, arrivando ad acciuffare la partecipazione alla Champions targata 201'22 soltanto all'ultimo respiro e per il rotto della cuffia. No, tutto ci&#242; non &#232; da Juventus, una societ&#224; che si presenter&#224; ai nastri di partenza della nuova stagione agonistica con gravi problemi economici, mentre c'&#232; ancora da chiarire il rapporto - Uefa Ceferin - Juventus Agnelli -. Vedremo cosa accadr&#224;, per intanto sul fronte squadra, si susseguono le voci della partenza di Cristiano Ronaldo che si aggiunge all'addio gi&#224; ufficializzato di Buffon. Per il resto si attende l'arrivo di Zinedine Zidane, anche se la candidatura di Max Allegri &#232; sempre molto forte, visto il rapporto di amicizia che c'&#232; da sempre tra Andrea Agnelli e l'allenatore livornese, Vedremo, certo &#232; che alla Juve c'&#232; bisogno di un cambiamento che noi vediamo anche nei ruoli dirigenziali della societ&#224;. C'&#232; chi rimpiange ancora Marotta, mentre Paratici sembra non averlo sostituito degnamente, almeno per quanto riguarda una campagna acquisti ritenuta sbagliata sotto l'aspetto tecnico di un centrocampo carico di doppioni e al contempo di poca qualit&#224;. Anche in questo vedremo gli sviluppi della societ&#224; Juventus.</p><p>Torino -</p>fl0711fl0711SIncalcio-1013784.htmSI0101038n
641013783NewsEditorialeAll`Allianz Stadium torna la Partita del Cuore2021052116:20I campioni dello sport, dello spettacolo e della cultura, si uniscono per giocare la partita contro il cancro. <p>Insieme per sconfiggere il cancro. E' il motto di quella squadra del cuore che da sempre si &#232; occupata della raccolta fondi per la ricerca scientifica. Una bellissima iniziativa che per anni ha coinvolto attraverso il pallone tanti personaggi illustri del mondo dello sport e dello spettacolo che attraverso l'unione d'intenti hanno saputo portare avanti un progetto che anno dopo anno ha dato significativi risultati di crescita. Marted&#236; 25 maggio con la diretta TV su Canale 5 torneranno in campo i Campioni per la Ricerca, la squadra della fondazione piemontese per la ricerca sul campo, nata nel 2013 per sostenere le attivit&#224; di ricerca e cura <strong>dell'Istituto di Candiolo IRCCS</strong>.Per il <strong>Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Gianmarco Sala - figlio di Claudio, il «Poeta del gol» capitano dell'ultimo scudetto del Torino - «La trentesima edizione della Partita del Cuore vedr&#224; ancora una volta la partecipazione significativa di esponenti del mondo dello sport, dello spettacolo, della cultura e dell'imprenditoria, che si sfideranno per una grande causa: sostenere la ricerca sul campo. Pur senza la tradizionale cornice di pubblico, che nelle ultime edizioni ha sempre fatto registrare il tutto esaurito all'Allianz Stadium di Torino, sar&#224; una serata speciale dedicata alla nostra Fondazione che proprio nel 2021 compie 35 anni. Siamo sicuri che non mancheranno l'affetto e il sostegno delle persone, che in questi trentacinque anni hanno consentito la nascita e lo sviluppo dell'Istituto di Candiolo IRCCS». Componendo il numero solidale 45527 si possono donare 2 euro per ciascun sms inviato dal cellulare e chiamando con lo stesso numero dalla rete fissa si possono invece donare 5 o 10 euro.</strong> I campioni che parteciperanno alla serata saranno tra gli altri: <strong>John Elkann Andrea Agnelli, Neri Marcor&#232;, Pavel Nedved, i piloti della Ferrari Lecrerce Sainz, Shade, Antonio Giovinazzi, Gigi Buffon, Andrea Pirlo, Davide Cassani</strong> e tanti altri ancora. <strong>Jeep, Intesa San Paolo e Grimaldi Lines</strong> saranno i partners vicini alla Fondazione; grazie a loro, nonostante l'assenza del pubblico, si potranno destinare importanti risorse per la cura e la ricerca sul cancro dell'Istituto di Candiolo. La Fondazione Onlus sulla ricerca sul cancro &#232; stata istituita nel 1986 per offrire un contributo significativo alla sconfitta del cancro attraverso la realizzazione in Piemonte di un centro oncologico, l'Istituto di Candiolo (TO) capace di coniugare la Ricerca Scientifica con la pratica clinica e di mettere a disposizione dei pazienti le migliori risorse umane e tecnologiche. Dunque, marted&#236; 25 maggio sar&#224; un'occasione in pi&#249; per dare forza a questa nobile causa, mentre il pallone calciato da illustri personaggi che stuzzicano la curiosit&#224; di tutti noi, si render&#224; partecipe nell'unire divertimento e impegno sociale.</p><p>Salvino Cavallaro </p>Torinofl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSIncalcio-1013783.htmSI0101091n
651013782NewsEditorialeLa Juventus vince meritatamente la sua 14ma Coppa Italia2021052016:04Una finale di Coppa Italia che ha visto il ritorno dei tifosi allo stadio.<p>E' stata la prima notte di football in cui dopo tanto tempo abbiamo rivisto una parvenza di ritorno alla normalit&#224;. Abbiamo gustato l'antico piacere di sentire le urla, il tifo, gli sfott&#242;, i fischi, gli applausi e quello sventolio di bandiere che racchiude l'essenziale delle emozioni del pallone: <strong>i tifosi allo stadio</strong>. Ieri sera allo Stadio Mapei di Reggio Emilia si &#232; svolta la finale di Coppa Italia tra Atalanta e Juventus. La 74ma edizione ha visto la vittoria dei bianconeri per 2 a 1, regalando un match godibile sotto il profilo della qualit&#224; tecnica e agonistica. La Juventus &#232; andata in vantaggio alla mezzora del primo tempo con <strong>Kulusevski</strong> che ha concretizzato il suo primo tiro in porta della partita. L'Atalanta, che fino a quel punto aveva disputato un'ottima gara, ha pareggiato sul finire del primo tempo con <strong>Malinovskyi</strong>. Nella ripresa, a venti minuti dal termine e con un'Atalanta in difficolt&#224;, <strong>Federico Chiesa</strong> ha siglato il gol della vittoria prima di essere sostituito con <strong>Dybala.</strong> <strong>Per la Juventus &#232; la 14ma Coppa Italia vinta in venti finali disputate</strong> e per <strong>Andrea Pirlo</strong> &#232; il secondo trofeo conquistato da allenatore. Un trofeo che arriva proprio sul finire di un anno calcistico che per i bianconeri &#232; stato negativo sotto ogni aspetto, mentre in campionato spera ancora di raggiungere all'ultima giornata la qualificazione alla prossima Champions League, dopo avere perso lo scudetto. Per l'Atalanta, invece, che &#232; seconda in campionato, si tratta della quarta sconfitta in cinque finali disputate dal 1963 ad oggi.</p><p>Detto questo passiamo all'analisi della partita. Innanzi tutto diciamo che la vittoria della Juventus &#232; stata meritata per la voglia di dimostrare il suo ritorno a se stessa, proprio quando il gioco si fa duro e necessitano cattiveria agonistica e qualit&#224; di gioco. Tutto ci&#242;, nonostante la squadra di <strong>Gasperini</strong> si fosse presentata a questa finale con il cipiglio di squadra dal gioco fluido, armonioso e con quelle verticalizzazioni capaci di scardinare anche le difese pi&#249; arcigne. L'Atalanta resta una bella realt&#224; del nostro campionato, tanto &#232; vero che fino al primo gol della Juventus ha sfoderato la solita aggressione con pressing alto e alta velocit&#224; negli interscambi tra centrocampisti e attaccanti. Diciamo che non &#232; stata fortunata negli episodi di qualche situazione discutibile nelle decisioni dell'arbitro, tuttavia, a onor del vero, nel secondo tempo la Juventus &#232; salita in cattedra, producendo grande gioco d'assieme e chiara tendenza ad arrivare sempre prima su ogni pallone. Ecco, possiamo tranquillamente dire che la Juventus vista allo Stadio Mapei ha fatto l'Atalanta, l'ha emulata nel gioco, nel carattere, nella voglia di cattiveria, di fame di vittoria con la massima determinazione di fare calcio dando sfogo allo spettacolo e alla concretezza. E la Juventus ha vinto cos&#236;, facendo un secondo tempo in cui la convinzione di fare propria la partita si &#232; materializzata in ogni attacco, in ogni ordinato modo di offendere senza mai lasciare sguarnita la fase di interdizione. E' stata la Juventus che non vedevamo da tanto, da troppo tempo, che abbiamo criticato quando &#232; stato giusto farlo e che adesso, in questa finale di Coppa Italia, gli diamo i meriti dovuti. Per la Juventus, non da oggi, <strong>Cuadrado</strong> &#232; diventato insostituibile anche dal punto di vista dell'intelligenza e dell'adattabilit&#224; dei ruoli. Lui si &#232; formato come vero regista di questa squadra, anche se da difensore adattato fa quello che pu&#242;. C'&#232; poi <strong>Chiesa</strong> che si &#232; rivelato un ottimo acquisto, uno su cui la Juventus potr&#224; fare affidamento per l'avvenire, cos&#236; come <strong>De Ligt, McKennie</strong> e poco altro. S&#236;, perch&#232; la Juve deve ricominciare con chiarezza di idee a partire dal centrocampo, zona nevralgica in cui quest'anno si sono avute molte delusioni. E poi la societ&#224;, i suoi vertici e l'allenatore, tutti temi che al momento sono solo discorsi carichi di ipotesi e che probabilmente a partire dalla prossima settimana si avr&#224; maggiore chiarezza. Staremo a vedere gli addii e gli eventuali acquisti, dopodich&#232; valuteremo l'operato in altro momento. Intanto la Juve di <strong>Andrea Pirlo</strong> &#232; ritornata a Torino con la Coppa Italia, un trofeo vinto che, tuttavia, non cancella la delusione di un anno sconfortante per la lunga schiera dei tifosi bianconeri.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Reggio Emiliafl0711fl0711ab7182c2-2164-44c7-b673-6d287e3d6cec.jpgSIncalcio-1013782.htmSI0101063n
661013781NewsEditorialeIl Torino è salvo, ma per il popolo granata non c`è nulla da festeggiare2021051914:58La grande delusione dei tifosi del Toro.<p>A Torino, sponda granata, spira aria di temporale e le tenebre oscure pi&#249; che mai, non fanno largo neanche un p&#242; al cielo azzurro. Un p&#242; come dire che &#171;Mala tempora currunt&#187; e tutto il legittimo malcontento accumulato durante tutto l'arco del campionato 2020 '21 dai tifosi granata, sembra essersi sprigionato proprio nel momento in cui in televisione, dopo lo 0 a 0 contro la Lazio, si celebrava la felicit&#224; della squadra e del presidente Cairo, per avere raggiunto la matematica certezza di restare in Serie A. Incredibile questa concomitanza di sentimenti avversi che sono l'emblema di una situazione di rapporti difficili tra i tifosi e la societ&#224;, che si sono prolungati per troppi anni. E oggi, dopo l'ennesima sofferenza di un anno calcistico da dimenticare, molte sono le testimonianze dei tifosi granata che si uniscono contro la societ&#224;. Cos&#236; si legge in una nota dell'articolo redatto dal <strong>presidente del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, Domenico &#171;Mecu&#187; Beccaria su Torino Oggi: &#171;Per l'ennesima stagione abbiamo assistito alla farsa di proclami roboanti, vacui quanto fragili, che alle prime difficolt&#224; crollavano come castelli di carte, lasciando il presidente, che li aveva pronunciati, nudo di fronte all'impietosa evidenza dei fatti. Per l'ennesima stagione siamo indecorosamente salvi, ma ora basta&#187;.</strong> Un chiaro pensiero che completa un articolo carico di amarezza e s'interseca tra sentimenti di rabbia per un presente che sembra non tenere conto della storia del Grande Torino e di ci&#242; che rappresenta davvero indossare quella maglia granata. Non &#232; retorica ma la dimostrazione di quello che rappresenta la piazza della Torino Granata, sempre cos&#236; legata al rispetto del glorioso passato anche attraverso il presente. <strong>&#171;Nel corso di questa incredibile crisi, in piena pandemia abbiamo assistito per troppo tempo impotenti davanti a un televisore a soffrire per una squadra color granata sbiadito&#187; scrive in un post pubblicato su facebook, Walter Borgognoni, un altro tifoso granata che &#232; stato anche portiere di quella squadra del Settore Giovanile del Torino che schierava Zago e Lentini.</strong> &#171;<strong>Fa impressione vedere il Torino in classifica&#187; - continua Borgognoni - &#171;fa male al cuore sapere che si &#232; dovuto faticare a vincere anche una sola partita, soprattutto se si riflette sulle gloriose pagine di storia che aveva scritto questa societ&#224; un tempo gloriosa. Il Presidente Cairo &#232; ricascato nell'antica imperdonabile tendenza di accentrare ogni sua scelta, compresa la nomina del Direttore Sportivo Vagnati. lo dice il campo, ha steccato del tutto il mercato estivo&#187;.</strong> Anche qui si percepisce chiaramente uno stato d'animo di delusione profonda, di mortificazione, una sorta di illusione di quello che avrebbe potuto essere e non &#232; stato. E' il sentimento di una piazza granata che non ha proprio nulla da festeggiare e che si dissocia dal legittimo sentimento festante della squadra, del tecnico Nicola e del Presidente Cairo. Una spaccatura che fa molto riflettere e si ramifica in un calcio che d&#224; passione, emozioni e toglie serenit&#224;. Noi ci auguriamo che alla fine tutto ritorni civilmente nella logica dei buoni rapporti. Per il Toro e per la sua grande storia.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013781.htmSI0101081n
671013780NewsEditorialeDal dito medio allo scudetto2021051513:49Conte e Agnelli, amici mai!<p>Sembra ieri che <strong>Antonio Conte</strong> ha alzato il dito medio all'indirizzo di <strong>Andrea Agnelli,</strong> il quale ha replicato con un chiaro e netto :<strong>«Mettitelo nel c.....».</strong> Storie di volgarit&#224;, di inaccettabile maleducazione che vorremmo non vedere mai soprattutto da chi ti aspetti maggiore attenzione nella cura dell'esempio e dell'immagine. E invece entrambi sono caduti in basso, molto in basso per quella scurrilit&#224; che si evince anche dalla gestualit&#224; che &#232; il linguaggio del corpo. Ebbene, da quella infelice volta l'allenatore dell'Inter ingran&#242; la marcia con la sua squadra, fino a raggiungere un meritato scudetto. Non altrettanto ha fatto l'Andrea bianconero che attraverso la sua Juventus allenata dal suo pupillo Pirlo, sta lottando per qualificarsi alla Champions del prossimo anno, con quella macchia pesante e indelebile che si chiama Superlega. Storie che nascono da antiche ruggini in cui le fraterne promesse di amicizia sono state tradite, aumentando fino all'eccesso quell'odio sportivo gi&#224; esistente tra Juventus e Inter. Tra queste due squadre non &#232; mai stata una partita come le altre - non lo sar&#224; mai - e forse per questo &#232; anche il motivo di giocare questo derby d'Italia che produce sempre la forza di non perdere mai, neanche quando si giocano match amichevoli - si fa per dire -. Gi&#224;, si fa per dire, perch&#232; tra queste due squadre di amichevole non c'&#232; stato e n&#232; mai ci sar&#224; nulla capace di sintetizzare un calcio di rilassante spettacolo calcistico. Il match di oggi vede l'Inter gi&#224; forte dello scudetto strappato con merito alla Juventus, plurivincitrice del tricolore per nove anni di seguito. La situazione si &#232; ribaltata, adesso &#232; l'Inter di Conte a farla da padrona, sovvertendo l'egemonia bianconera durata per molto tempo. Una sorta di rivincita tra le due societ&#224; che verte anche sulla rivalsa personale di Conte e Marotta, i quali si sono tolti quei fastidiosi sassolini dalle scarpe che provocavano disturbo. Ma oggi &#232; la Juve a dovere fare la partita, per non perdere il pulmann che potrebbe significare zona Champions e quegli introiti economici che la societ&#224; di Andrea Agnelli quest'anno ha perso per strada. Ma c'&#232; poi quel viscerale orgoglio che si associa sempre a questo derby d'Italia che, come dicevamo pocanzi, non ammette di perdere a nessuna delle due contendenti. E poi, non ultimo, c'&#232; da <strong>«vendicare»</strong> quell'increscioso episodio tra <strong>Conte e Agnelli.</strong> Due personaggi che a parer nostro hanno perso l'occasione per dimostrare la signorilit&#224; perduta. Un episodio da stigmatizzare, ma che resta significativo nel suo infinito modo di guardarsi in cagnesco.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSIncalcio-1013780.htmSI0101054n
681013779NewsEditorialeToro, sconfitta inaccettabile2021051317:47Incredibile debacle della squadra di Davide Nicola<p>C'&#232; modo e modo di perdere una partita di calcio. E c'&#232; anche da preservare la dignit&#224; di un gruppo, di un club, della sua storia e anche dei suoi tifosi, a prescindere da ogni altra cosa. Il Torino che si trova in una bruttissima situazione di classifica ha affrontato il Milan in maniera disarmante, prova ne &#232; il 7 a 0 scaturito a favore del diavolo rossonero. 7 sono stati i giocatori titolari sostituiti da mister Nicola per preservarli presumibilmente dalle tossine di troppe partite ravvicinate e 7 sono state le pere che Salvatore Sirigu ha dovuto raccogliere dentro la rete. Il Toro &#232; ferito, ammutolito, uscito a testa bassa dalla vergogna, consapevole di avere condotto una gara senza sale, nerbo, attributi. E non si dica per favore che c'&#232; stato troppo Milan per questo poco Toro. No, non lo si pensi neppure, perch&#232; se &#232; vero che nella sua globalit&#224; il Milan dispone di una squadra tecnicamente superiore al Toro, &#232; altres&#236; vero che &#232; inammissibile scendere in campo e guardare l'avversario, restando alla sua merc&#232; per l'intera gara. Ok, il mister granata ha ammesso le sue colpe sul fatto di avere probabilmente ecceduto nel caricare troppo la squadra alla vigilia di questo importante incontro. Tuttavia, c'&#232; da considerare che in campo ci vanno i calciatori e come tale sono loro che devono correre, lottare, mai demordere, soprattutto se alle seconde scelte viene data l'opportunit&#224; di mettersi in luce. Ma questo Toro &#232; apparso troppo rassegnato fin da subito, quasi fosse gi&#224; matematicamente retrocesso in Serie B. Stesso l'atteggiamento, stessa la svogliatezza, stessa l'indolenza a crederci almeno un p&#242;, almeno per ricordare il valore della maglia indossata. Crediamo che questa ulteriore beffa rappresenti per il popolo granata una ferita mai rimarginata, che puntualmente si ripresenta in ogni campionato da qualche anno a questa parte. La scorsa settimana avevamo cos&#236; titolato il nostro articolo dedicato alla Juventus dopo la gara contro il Milan: <strong>«Juventus, societ&#224; da rifondare»</strong>. Ebbene, oggi, commentando la partita del Toro contro lo stesso Milan, potremmo scrivere lo stesso titolo a caratteri cubitali, cambiando naturalmente il nome della societ&#224; da rifondare, che &#232; il Toro. S&#236;, perch&#232; tutto nasce da l&#236;, tutto comincia dall'alto per poi finire al basso. Cos&#236; nel calcio, cos&#236; in qualsiasi altra azienda che si rispetti. E il Toro sbaglia sempre nel programmare stagioni che sanno sempre di risparmio, oppure di mancanza di vere strategie per potere raggiungere livelli tecnici tali da potere essere competitivi nel campionato di Serie A. Guardando ieri sera la partita del Toro abbiamo fatto il confronto con il calcio prodotto da squadre di Serie B, come ad esempio la neo promossa Salernitana. Ebbene, dobbiamo dire che il livello del Toro &#232; ancora inferiore a quello espresso nella serie minore. Non bastano pi&#249; le fiammate improvvise della squadra di Nicola, non serve pi&#249; accendersi e poi spegnersi perdendosi nel nulla. Non &#232; calcio, non &#232; organizzazione di squadra di Serie A, &#232; solo improvvisazione e speranza negli altri pi&#249; che in se stessi. Cos&#236; come sta succedendo in questo fine campionato, in cui il Toro &#232; pure fortunato nell'approfittare delle sconfitte del Benevento, squadra che lotta ancora per restare in Serie A dopo la condanna matematica di Crotone e Parma. E allora? Questo &#232; il Toro che non t'aspetti! Un Toro che ha perso l'anima e l'orgoglio di apparire degna della Serie A. No, cos&#236; non va Toro. Si dia una svegliata l'ambiente granata, lo faccia presto. Il tempo sta scadendo!</p><p>Salvino Cavallaro . .</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013779.htmSI0101059n
691013778NewsEditorialeIl Toro e la costante idea di ridursi a soffrire fino all`ultimo 2021051018:57Il Toro deve costruire per il futuro una mentalità diversa, capace di scrollarsi di dosso il tarlo degli ultimi. <p>Il pareggio di Verona d&#224; al Torino quel punticino striminzito che non lo fa stare ancora tranquillo. La squadra di Nicola ha ritrovato da un p&#242; il mordente e quella consapevolezza di dovere soffrire fino alla fine. Una costante di questo club granata che sembra ormai destinato continuamente ad essere impegolato nelle basse sfere della classifica di Serie A. Una condizione mentale cui abbiamo il sospetto che ci si stia abituando, un p&#242; come se salvarsi dal baratro della Serie B rappresentasse comunque la conditio sine qua non per sentirsi consapevoli di avere fatto il proprio dovere, ritentando al contempo una sorte migliore per l'anno prossimo Gi&#224;, l'anno prossimo. Ma quale sarebbe questo anno prossimo in cui la societ&#224; granata si presenti realmente con il cipiglio di essere competitiva e con le qualit&#224; di squadra in grado di sistemarsi nella parte sinistra della classifica, tentando - perch&#232; no - di andare a dar fastidio anche alle squadre che stabilmente occupano il vertice alto di Serie A. Chiss&#224;! Parlando di quest'anno e della sofferenza che tifosi granata e club stanno vivendo in maniera ansiosa, diciamo che c'&#232; tutta una serie di problemi mai risolti che identificano la precaria situazione della squadra di mister Nicola, al quale bisogna dare atto di avere ricompattato lo spogliatoio dopo il suo arrivo, ma di non avere dato quel gioco di squadra che il popolo granata e forse la stessa societ&#224; si aspettava. Purtroppo, abbiamo assistito pi&#249; volte a fiammate d'orgoglio che ultimamente hanno portato a vincere qualche partita determinante, ma mai con quell'equilibrio di squadra capace di dare continuit&#224; di gioco e risultati. Fumi di entusiasmo apprezzabili ma evanescenti che, tuttavia, non cambiano la sostanza di una squadra che spesso risulta monotematica nella manovra, in cui si assiste alle sgroppate sulla fascia sinistra di Ansaldi e il relativo cross per la testa di un compagno appostato in area di rigore per fare gol o magari mancare l'occasione. Un calcio troppo scolastico. E' vero, in questa particolare situazione di classifica del Toro non &#232; concesso andare troppo per il sottile, tuttavia, pensiamo che produrre una squadra che faccia calcio, che abbia idee chiare nel verticalizzare le imbucate producendo al contempo il movimento senza palla pressando alto, sia nelle corde possibili di una squadra come il Toro che deve per il futuro cercare la qualit&#224; soprattutto a centrocampo. Belotti, com'&#232; giusto che sia dopo un infortunio, il covid e un campionato in cui ha tirato da solo la forza di portare avanti tutte le offensive contro gli avversari, in questo momento sta rifiatando. Onestamente, da questo capitano il Toro non pu&#242; pretendere di pi&#249;. Per lui sembra arrivato l'anno del distacco dal Toro, una societ&#224; cui ha dato tanto per avere tanto; tranne la soddisfazione di appartenere a un club capace di raggiungere obiettivi significativi. Ma a lui la Leggenda del Grande Torino gli &#232; entrata dentro l'anima, e forse soltanto per questo motivo ha lottato in tutti questi anni con le unghie e con i denti, accorgendosi per&#242; che nel calcio da soli non si va da nessuna parte. Ecco, il Toro &#232; questo. Soffrire per raccogliere il minimo sindacale, anche se il calcio di oggi impone accorgimenti qualitativi che vanno oltre il continuo risparmio della parte gestionale e tecnica di un'azienda. Elevarsi vuol dire anche costruire una squadra capace di organizzare un calcio moderno con larghe vedute e ambiziose voglie di arrivare. Altrimenti ti collochi per anni nel posto in cui si trova stabilmente il Toro a soffrire.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013778.htmSI0101055n
701013777NewsEditorialeJuventus, società da rifondare2021051011:50L'opinione sulla disarmante situazione della società bianconera.<p>Riflettendo su quanto espresso dalla Juventus in questo suo annus horribilis, ci verrebbe da dire che sia stata proprio lei ad autoescludere la sua egemonia nel calcio italiano. Porre in analisi la situazione attuale di questa societ&#224;, ci fa pensare che ogni opinione in merito sarebbe come sparare sulla croce rossa. E intanto cominciamo a riflettere sull'eccessivo sbandierare di Conte e Marotta - forse anche legittimo - che si fregiano di avere tolto alla Juventus l'egemonia durata ben nove anni di scudetti vinti di seguito. Ma a questo punto lo stesso discorso potrebbero farlo tutti, a cominciare dal Milan per finire alla Fiorentina e persino al Benevento, capaci di venire a vincere all'Allianz Stadium che &#232; diventato il regno di tutti. La Juve, come dicevamo pocanzi, ha fatto harakiri a partire dalla questione Suarez, per continuare poi con la scelta di Pirlo allenatore della Prima Squadra, una campagna acquisti e vendite errata e poi la ciliegina sulla torta rappresentata da quell'indemoniata idea chiamata Superlega. Tutta una serie di inaccettabili errori che hanno sconquassato un giocattolo perfetto curato da anni e che adesso appare come qualcosa di insignificante, inutile, disamorevole agli occhi stessi della numerosissima tifoseria bianconera che per anni &#232; stata deliziata di ben altri risultati e palcoscenici. E non &#232; certo la sberla subita dal Milan di Pioli, che pur avendogli rifilato 3 gol l'ha messa quasi in disparte per la lotta Champions. No, la causa &#232; data da tutto il regredire di una squadra irriconoscibile che non ha gioco, anima, entusiasmo, attributi. Non ha pi&#249; nulla, perch&#232; non fa calcio e si trova in un mare di guai per il decadimento di una societ&#224;, la cui governance ha fallito i principi di quelle regole che da sempre hanno fatto della Juventus la prima della classe.</p><p>E' dunque un problema da analizzare a fondo per ripartire con figure diverse che possano in qualche modo rinnovare l'immagine perduta malamente. I vertici devono cominciare ad andare a casa per far posto a personaggi nuovi, capaci di proporre un progetto serio di risalita d'immagine che non sar&#224; facile acquisire nell'immediato. A decidere le sorti di Andrea Agnelli sar&#224; il cugino John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, la societ&#224; che detiene il 63,8% del capitale sociale della Juve. E la possibilit&#224; che l'attuale presidente della Juventus faccia un passo indietro &#232; pi&#249; che concreta, soprattutto in considerazione del fatto che ha rotto le relazioni con la UEFA, la FIFA e anche con i presidenti di Serie A, esponendosi al contempo contro il numero uno della UEFA Ceferin. Quali dunque sono i nomi papabili alla pi&#249; alta carica della dirigenza della Juventus? In primis c'&#232; Alessandro Nasi, cugino di Andrea Agnelli e vicepresidente di Exor. In lizza c'&#232; anche Evelina Christillin, attuale menbro del consiglio FIFA, una figura ritenuta perfetta soprattutto per la sua esperienza internazionale e per il dialogo che garantirebbe con FIFA e UEFA, con i quali i rapporti sono ai minimi storici. Non &#232; poi da escludere neanche la pista «calcistica» in cui si fa avanti anche il nome di Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus. Per quanto riguarda la panchina, ieri circolava voce di un accordo di massima con Zidane. Tuttavia, pensiamo che allo stato attuale delle cose non crediamo che tecnici e campioni di prima fascia ambiscano almeno per ora a venire alla Juventus. Vedremo cosa accadr&#224; a breve, alla chiusura di queste tre partire di Campionato (Sassuolo fuori casa, Inter in casa, Bologna fuori) e di una finale di Coppa Italia che molti vedono come il consumarsi di un'agonia che sarebbe meglio chiudere qui.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013777.htmSI0101092n
711013776NewsEditorialeAl Milan lo scontro diretto contro la Juve, sempre più in crisi e fuori dalla Champions2021051006:49juve, mila, crisi, pirlo, pioli, ronaldo, diaz,tomori,ibra,rebic,donnarumma, chiellini,morata,championsProva di forza dei rossoneri che sbancano meritatamente l'Allianz e mettono nei guai la Juve<p>Grande impresa da parte del Milan che, a sole tre giornate dalla fine del campionato, vince per tre reti a zero all'Allianz Stadium, portandosi in terza posizione, a +3 dai bianconeri, e proiettandosi verso la tanto desiderata Champions. A sbloccare la situazione ci pensa Brahim Diaz nel corso del recupero del primo tempo, seguono Rebic e Tomori rispettivamente al 78' e al 82'. Vincere questa partita sarebbe stato molto importante per il Milan poich&#233;, trattandosi di uno scontro diretto per la zona Champions, gli avrebbe permesso di guadagnare un vantaggio importante, e cos&#236; &#232; stato. Ma &#232; ancora presto per festeggiare, come afferma lo stesso Pioli e commenta cos&#236; la partita ai microfoni di Sky Sport: «La squadra ci ha creduto, con sacrificio e mentalit&#224;. Ma, soprattutto stasera, non pu&#242; essere la vittoria di un singolo. Abbiamo vinto meritatamente. La prossima partita sar&#224; ancora pi&#249; difficile. Abbiamo fatto una grande partita. &#200; uno scontro diretto, con questa classifica, molto importante da aver vinto. Purtroppo, non &#232; l'ultima gara e non possiamo esultare ancora. La dirigenza ci ha sempre sostenuto, sentivamo tutti l'importanza della gara e ci tenevamo a fare bene. Sono sempre attento alle vostre valutazioni. Spirito, sacrificio e collaborazione. Sotto questi punti di vista siamo stati i migliori per molto tempo. Stanchezza mentale e i tanti impegni ci hanno poi penalizzato. Sapevamo che dovevamo portare in campo una prestazione diversa e lo abbiamo fatto«. Sconforto, invece, in casa Juve, dove Pirlo continua ad essere in discussione e la squadra, adesso fuori dalla Champions, dimostra i suoi limiti partita dopo partita. E quando steccano anche i campioni come Ronaldo, ieri impalpabile, e Morata, fuori dalla manovra, diventa davvero difficile per tutta la squadra. Se poi i cambi li fai quando sei sotto di 2 gol e a 10' minuti dalla fine, diventa impossibile rientrare in partita contro chiunque. A tre turni dalla fine solo un'impresa potrebbe riportare i bianconeri in zona Champions, mentre per il Milan adesso tutto diventa pi&#249; facile, anche se non bisogna mai abbassare la guardia, a cominciare dalla sfida di mercoled&#236; all'Olimpico Grande Torino contro i granata, a caccia di punti salvezza. I bianconeri, invece, sono obbligati a vincere sino alla fine per sperare ancora nella qualificazione Champions, a partire dalla delicatissima partita di mercoled&#236; in casa del Sassuolo.</p><p>Alessandro Vispo</p> ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISalmilanloscontrodirettoejuveneiguai-1013776.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010273n
721013775NewsEditorialeGrazie Roma2021050614:30L'importante significato di portare in Italia lo special one Josè Mourinho<p>S&#236;, proprio cos&#236;. Grazie Roma! Ma non &#232; l'inno della squadra capitolina scritto da Antonello Venditti, quello a cui facciamo riferimento, ma ad un vero e proprio ringraziamento da innamorato del calcio ad una societ&#224; che, assumendo <strong>Jos&#232; Mourinho</strong> come allenatore, ha reso un grande favore innanzitutto a se stessa e poi a tutto il movimento calcistico italiano. Eh s&#236;, bisogna riconoscere che il calcio in Italia ha preso una brutta piega, poich&#232; il gioco dal basso che ha avuto il suo profeta in <strong>Andrea Pirlo</strong> ha proprio stufato. Il gioco &#232; lento, farraginoso, prevedibile, nessun cambiamento di ritmo nel corso dei novanta minuti, organizzazione di gioco fumosa, atleti distratti e confusionari che mostrano carenze di tecnica di base e nessuna fantasia di gioco.</p><p>L'arrivo di <strong>Mourinho</strong> quindi, pu&#242; aiutare a insegnare nuove tecniche di allenamento, di comportamento in campo, pu&#242; mostrarci le carenze di preparazione dei nostri giocatori, pu&#242; indirizzare a una diversa formazione anche psicologica del team nell'affrontare e curare lo stress prima di un appuntamento agonistico di rilievo, pu&#242; cambiare le regole di formazione a Coverciano che sforna ogni anno migliaia di allenatori.</p><p>Il calcio &#232; in crisi e cerca nuovi sponsor per fare fronte al deficit economico delle sue societ&#224;, ma non sta tenendo conto dei giovani che cominciano a disamorarsi di un gioco sempre pi&#249; prevedibile e monotono, oltre che sospetto a causa degli scandali che lo stanno attraversando negli ultimi anni.</p><p><strong>L'ECA</strong> <strong>(Associazione dei Club Europei di Calcio)</strong> ha svolto un'analisi in 7 Paesi (Italia esclusa), dove ha rilevato che il <strong>27% dei &#171;Millenials&#187;</strong> (convenzionalmente chi ha dai 24 ai 39 anni di et&#224;) intervistati - dice testualmente il testo - <strong>&#171;Di non avere alcun interesse per il calcio&#187;</strong> - e il <strong>13% di odiarlo</strong>. Chi &#232; invece maggiore di <strong>13 anni</strong> dice di avere smesso di seguire il calcio: <strong>&#171;perch&#232; ho meglio da fare&#187;.</strong></p><p>Ecco, quindi, che l'arrivo di <strong>Mourinho</strong> pu&#242; segnare una svolta per fare avvicinare di nuovo i giovani a questo sport cos&#236; bello e imprevedibile, ma cos&#236; fragile da essere arrivato, almeno in Italia, sul viale del tramonto!</p><p><strong>Attilio Andriolo</strong></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711roma_calcio.jpgSIncalcio-1013775.htmSI0101043n
731013774NewsEditorialeL`emozione di vivere a Superga la tragedia del Grande Torino2021050418:12Storia di un giorno particolare<p>Ma che cos'&#232; l'emozione se non il momento dell'esaltazione dei sentimenti che si intersecano in maniera profonda alla nostra sensibilit&#224;. Ognuno di noi pu&#242; avvertirla in tanti modi, in tanti luoghi e in varie situazioni, ma resta pur sempre uno degli attimi pi&#249; importanti della nostra vita. Cos&#236; come librarsi l'anima dinnanzi al ricordo, alla memoria del Grande Torino, alla sua storia diventata Leggenda. Chi ha avuto modo di andare a Superga, di percorrere in auto o attraverso la caratteristica Tranvia a Dentiera detta anche cremagliera che parte da Sassi e si inerpica attraverso la folta vegetazione della collina torinese, avr&#224; sicuramente ammirato oltre lo spettacolo di vedere Torino dall'alto, anche qualcosa di particolare che si identifica in un luogo unico per storia, cultura, arte e tanto altro che &#232; racchiuso all'interno dell'affascinante Basilica. S&#236;, perch&#232; Superga &#232; questo e non solo. Tu arrivi nel piazzale antistante la maestosa Basilica - capolavoro di Filippo Juvarra - e gi&#224; avverti uno strano senso che ti porta alla bellezza della vita. Strano, ma qui non &#232; il luogo di tragedia e di morte del Grande Torino? Gi&#224;, una strana sensazione si impadonisce di te e ti porta a pensare come il parallelismo tra la vita e la morte sia molto sottile. E intanto entri nella Basilica e ti inebri di questa singolare struttura circolare ricca di affreschi, di storia e cultura che rappresenta appunto la vita. Poi, uscendo e percorrendo l'ala sinistra della circolare Basilica, segui l'indicazione per andare a vedere la lapide del Grande Torino. I passi sul selciato sembrano quasi muti e il silenzio ovattato d&#224; l'impressione di prepararti a un momento magico e di raccoglimento verso chi non c'&#232; pi&#249;. Cos&#236; ti trovi l&#224; dove si consum&#242; la tragedia di quella squadra unica e irripetibile, di quegli Invincibili che, tornando da Lisbona, persero la vita nello schianto dell'aereo che li stava portando a casa. Giorno funesto quel 4 maggio 1949, quando alle 17,03 di un pomeriggio in cui le nubi nere, basse e volutamente maligne, consumarono in tragedia ci&#242; che avrebbe dovuto essere un ritorno ai propri affetti pi&#249; cari. 31 componenti l'equipaggio di quell'aereo perirono. Erano i calciatori del Grande Torino, ma c'erano anche i giornalisti al seguito. E mentre sei l&#236; in devoto raccoglimento, alzi la testa e vedi da un lato la maestosit&#224; dell'icona della squadra capitanata da Valentino Mazzola e dall'altra una serie di bandiere e sciarpe di tifosi di tante squadre d'Italia ed Europa che sono il segno tangibile del loro essere stati presenti qui a onorare il Grande Torino. E poi? Poi scorri uno ad uno i nomi dei morti che inevitabilmente emozionano e portano al pensiero del significato stesso della vita che &#232; sempre legata a un filo, come se il destino che qualcuno dice essere segnato sin dalla nascita in ognuno di noi, scegliesse sempre il momento di decidere quando &#232; l'ora. Non sappiamo quanto ci sia di vero sul significato di fato o destino che dir si voglia, tuttavia, in quel luogo di tragedia c'&#232; qualcosa che ti porta sempre a pensare alla vita e alla morte come due momenti strettamente legati a loro. E intanto comincia ad inbrunire, qui al colle di Superga l'aria raccoglie tutta l'umidit&#224; presente dei 672 metri di altezza. Le luci della sera consigliano di ritornare a casa, non prima per&#242; di avere salutato ancora una volta con uno sguardo il Grande Torino, il quale attraverso la tragedia ci ha saputo trasportare in pensieri esistenziali che sanno di emozione vissuta. Il silenzio ci &#232; stato amico e anche il cinguett&#236;o degli uccelli ha saputo accarezzare l'anima e il pensiero che in questi casi porta inevitabilmente a Dio. E' Superga, &#232; la lapide del Grande Torino, &#232; questo luogo particolare che sa di mistero, di vita e di morte.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711nuova-gigantografia-grande-torino.jpgSIncalcio-1013774.htmSI01010115n
741013773NewsEditorialeE fu scudetto. L`Inter si laurea campione d`Italia 2020 `212021050311:14L'analisi di uno scudetto meritato<p>Per l'Inter &#232; finalmente arrivato il tanto sospirato 19vesimo scudetto. Un traguardo meritato, voluto dopo 11 lunghi anni di attesa e, soprattutto, realizzato con la consapevolezza di avere annullato il gap con la Juventus, interrompendo un'egemonia scudetto durata 9 anni di seguito. Il popolo interista di tutta italia si &#232; riversato in massa sulle piazze, interrompendo drasticamente (questo non si fa) le misure e i vari distanziamenti imposti dalle leggi sanitarie e ministeriali anti covid. Il tutto si &#232; trasformato in un delirio nerazzurro passionale quanto esagerato, come se ci si volesse svuotare di antiche rabbie pregresse. Tuttavia, pur sapendo che in questi casi l'adrenalina portata all'eccesso ha il suo effetto nell'opacizzare la razionalit&#224;, biasimiamo tale comportamento per non avere salvaguardato la salute pubblica. Detto questo, passiamo a fare un'analisi dei meriti indiscussi dell'Inter targata Antonio Conte. Vincere uno scudetto &#232; pur sempre un'opera collettiva, tuttavia, in questa precisa situazione dobbiamo rendere omaggio a mister Conte per quanto ha saputo fare in due anni dal suo avvento in casa Inter. Si denota chiaramente la sua mano di allenatore che continua a parlare del raggiungimento di &#171;qualcosa di importante&#187; - dove in questo qualcosa di importante c'&#232; non soltanto la conquista dello scudetto dopo tanti anni di attesa, ma c'&#232; soprattutto il cambiamento mentale di una societ&#224; di calcio che a parte l'anno del triplete conquistato dalla gestione tecnica di Mourinho, ha avuto sempre problemi organizzativi di ruoli non sempre chiari nello sviluppo delle loro mansioni. Insomma, una sorta di anarchia dove tutto diventava dispersivo e si rifletteva automaticamente sulla squadra. &#171;Pazza Inter&#187;, non &#232; un caso il testo del suo inno in cui si evince proprio questo altalenare di situazioni che spesso non ha portato a vincere nulla. Ora, con l'avvento di Marotta e Conte, l'Inter sembra pi&#249; ordinata nella sua gestione dirigenziale e tecnica. Un ordine aziendale che si riflette benissimo sull'avere vinto uno scudetto che non &#232; casualit&#224;, nonostante i problemi finanziari emersi dalla societ&#224; del presidente Zhang che adesso, sulle ali dell'entusiasmo, parla di diffondere l'obiettivo &#171;Energia Positiva&#187;. Ecco, &#232; proprio quella mancanza di energia positiva in casa Inter, di cui parlavamo pocanzi e che Conte e Marotta hanno individuato essere il neo da estirpare della societ&#224; nerazzurra. E poi ci sono i meriti (non per ultimi) della squadra di Conte. Da Lukaku a Barella, da Lautaro a Eriksen (uno che Conte ha capito in extremis) e poi da Bastoni (talento scoperto da Conte) a Matteo Darmian, da Alexis Sanchez (gestito in maniera intelligente dal punto di vista tecnico - tattico) fino ad arrivare a quel Marcelo Brozovic che secondo noi resta il punto nevralgico dell'impostazione tattica voluta da Conte. E' il metronomo intelligente di centrocampo che si mette in luce per essere sempre presente nella fase di attacco e di interdizione. Certo, il suo carattere a volte indisponente non lo rende sempre simpatico agli allenatori, tuttavia, bisogna dire che Conte ha saputo capirlo e ne ha colto i benefici. L'unico errore di Conte, se cos&#236; possiamo definirlo, &#232; stato quello di insistere per l'acquisto di Kolarov che ha disilluso le aspettative e poi di Vidal, un giocatore che non poteva risultare insostituibile a centrocampo, cos&#236; come aveva fatto vedere ai tempi in cui giocava nella Juventus. Ecco, secondo noi questi sono sostanzialmente i meriti racchiusi in questo scudetto numero 19 conquistato dall'Inter. Una squadra che dopo avere fallito la Champions League, non essersi qualificata per l'Europa League e aver stentato in Coppa Italia, ha capito che doveva ingranare la marcia per potere vincere lo scudetto nel girone di ritorno del campionato. E c'&#232; riuscita alla grande. Complimenti all'Inter, alla societ&#224; e a tutti i suoi tifosi, con la raccomandazione di non fare pi&#249; pericolosi assembramenti di massa.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>Torinofl0711fl0711foto-conte.jpgSIncalcio-1013773.htmSI0101061n
751013772NewsEditorialeRonaldo salva una brutta Juve 2021050221:56Pirlo,gotti,molina,ronaldo,udinese,juve,champions,dybala,morata,bonucciNel finale due gol del fuoriclasse portoghese tengono a galla la Juve<p>Nel giorno in cui l'Inter vince con largo anticipo un meritato scudetto, una Juventus per lunghi tratti imbarazzante conquista a Udine tre punti di platino nella corsa - Champions. L'unica cosa da salvare, per i bianconeri, in una partita giocata sotto ritmo e costellata da tanti, troppi errori tecnici, &#232; proprio il risultato, frutto di una doppietta del redivivo Ronaldo, maturata in rimonta. Per il resto, una prestazione da dimenticare che conferma i limiti caratteriali della squadra di Pirlo, i tanti equivoci tattici specie a centrocampo e le amnesie della difesa, riconducibili pure a un deficit di concentrazione che una squadra come la Juve non pu&#242; e non deve permettersi. E domenica arriva il Milan, in uno scontro che sa tanto di spareggio Champions.</p><p>Mariano Messineo</p>ivomesivomesronaldo.jpgSISRonaldosalvajuveeforsechampions-1013772.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,10,11010273n
761013771NewsEditorialeMarco Salmeri sette anni dopo la sua morte2021042911:25Per non dimenticare il giovane campione, il cui destino gli ha reciso bruscamente i sogni coltivati fin da bambino. <p>Ci sono storie nello sport che si intrecciano alla vita e si identificano nell'unione di una cosa sola. E ci sono personaggi che riescono nel tempo a intensificare da soli il ricordo dopo la loro morte, quasi rappresentassero in piccolo una sorta di &#171;Leggenda&#187; da associare ai grandi campioni dello sport.Ciascuno per ci&#242; che ha fatto, per ci&#242; che ha rappresentato in vita e per ci&#242; che ha lasciato in suo ricordo. Marco Salmeri morto tragicamente in quel maledetto pomeriggio di sette anni fa, quando nell'autostrada Palermo - Messina, nei pressi di Patti, il destino lo travolse in un incidente automobilistico dopo avere disputato la partita con il Due Torri. Per Milazzo, la citt&#224; che gli ha dato i natali, fu subito lutto generale. Troppo grande il dolore di avere perso un ragazzo di cos&#236; giovane et&#224; che la citt&#224; marmetina stava accarezzando come campione di belle speranze calcistiche. Era l'orgoglio di un territorio che ancora oggi ricorda Marco con lo stesso affetto, proprio come se dopo sette anni trascorsi dalla sua morte la ferita fosse ancora aperta con la consapevolezza che non rimarginer&#224; mai. E non &#232; stato un caso che l'Amministrazione Comunale di allora decise unanimemente di intitolare il vecchio stadio Grotta Polifemo proprio a lui, a quel Marco Salmeri che ha vestito i colori rossoblu del Milazzo, lasciando traccia di tecnica e umanit&#224; in ogni angolo dello spogliatoio come nel prato verde di gioco. E proprio con la maglia del Milazzo, Salmeri ha vissuto le emozioni della fantastica promozione tra i professioniti, raggiunta nel campionato 2009/2010 sotto la Presidenza di Pietro Cannistr&#224; e mister Antonio Venuto che guid&#242; quello storico gruppo capace di disputare al &#171;Partenio&#187; di Avellino una partita memorabile. E fu proprio l&#236; che Marco segn&#242; quel gol della speranza milazzese, una rete che per lui rappresent&#242; il punto pi&#249; alto di un'esperienza meravigliosa vissuta da protagonista. Fa male parlare al passato di questo ragazzo che si &#232; fatto volere bene da tutti, fa male soprattutto per ci&#242; che avrebbe potuto, e forse dovuto essere e non &#232; stato. Oggi lo piange la famiglia, lo piangono gli amici, i conoscenti e persino i bambini milazzesi di oggi che muovono i primi calci al pallone e conoscono la storia di Marco Salmeri perch&#232; gli &#232; stata raccontata dal loro pap&#224;. Marco per quei bimbi &#232; un esempio da seguire, il modo per sognare di arrivare, di diventare un campione attraverso quel pallone che nell'inseguirlo ti d&#224; modo di riconoscere tutto il tuo gratificarti. Passeranno gli anni, ma Marco Salmeri vivr&#224; anche in queste giovani generazioni che lo ricorder&#224; sempre come la piccola favola della citt&#224; di Milazzo.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSIncalcio-1013771.htmSI0101046n
771013770NewsEditorialeMa in questa Inter vincente, quanto c`è di Antonio Conte?2021042615:53L'analisi di uno scudetto che sta per cucirsi sulle maglie dell'Inter<p>Quante parole si sono scritte su questo personaggio tanto chiacchierato, per avere un carattere cos&#236; particolare che lo rende unico nel suo genere. Ma Antonio Conte &#232; un moto perpetuo, uno che non si tira mai indietro, che non si ferma mai, che ci mette sempre la faccia, ma, soprattutto, pretende sempre tanto da se stesso e dalla sua squadra.Uno stacanovista del pallone, l&#224; dove allenamento, puntualit&#224;, seriet&#224;, rispetto delle regole si traducono nel lavoro di ogni professionista che intende lavorare sodo per raccogliere i frutti poi. Ma attenzione a non sgarrare, a non fare i furbi, perch&#232; mister Conte annota tutto il bene e il male. Questo &#232; quanto d&#224; della sua professione dove va, dov'&#232; andato con alterne polemiche. S&#236;, perch&#232; chi vuole questo allenatore alle proprie dipendenze deve sapere che deve avere a che fare con un carattere particolare, forse anche irascibile e senza peli sulla lingua. Prova ne &#232; che fin da quando &#232; stato allenatore del Siena, Arezzo, Bari, dell'Atalanta, della Juventus, C,T, della Nazionale e poi ancora allenatore del Chelsea e ora dell'Inter, ha sempre vinto ma ha sempre preteso molto dalle societ&#224; in cui &#232; stato. E adesso che dopo due anni in cui si &#232; accasato nella societ&#224; nerazzurra e sta per vincere lo scudetto, ci si chiede quanto veramente ci sia di suo in questa Inter. Noi diciamo che c'&#232; molto, forse tutto, perch&#232; ha saputo inculcare in questa societ&#224; non solo l'entusiasmo perduto in tanti anni e quella sempre latente anarchia di ruoli, ma, soprattutto, ha trovato regolarit&#224; di risultati cancellando in qualche modo quell'eterna immagine di «Pazza Inter» che da sempre l'ha contraddistinta in un'altalena che l'ha portata a non vincere nulla da tanti, troppi anni. S&#236;, perch&#232; la memoria di Jos&#232; Mourinho e il triplete conquistato in tempi ormai troppo lontani, avevano bisogno di essere rinfrescati, rivisitati, anche nel tentativo riuscito quest'anno di spezzare in qualche modo l'egemonia di una Juventus che per ben nove anni di fila ha vinto lo scudetto. E adesso che finalmente si sta per tagliare il traguardo per primi, il popolo interista gode ma non ancora liberamente come vorrebbe, almeno fino a quando la matematica non dir&#224; che finalmente quel «Qualcosa di importante» - come dice Conte - sia stato raggiunto. E allora cosa vogliamo ancora dire a questo piccolo, grande allenatore che nonostante ispiri antipatia a molti interisti per i suoi trascorsi juventini, c'&#232; da applaudirlo perch&#232; &#232; riuscito con la sua squadra a ricompattarsi sul campo, nonostante le mille vicissitudini societarie per nulla confortanti, avrebbero potuto distrarre i suoi ragazzi. E invece il suo motto &#232; stato sempre «Testa bassa e pedare» fino adesso, fino a una sola settimana dalla probabile conquista matematica dello scudetto. E persino la Madunina interista sorride e abbraccia questo allenatore «antipaticone» e forse anche rompiscatole, a cui non si pu&#242; disconoscere di vivere intensamente i sentimenti di un football che non &#232; banalmente solo ricchezza, ma sa essere anche meritocratico.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSIncalcio-1013770.htmSI0101049n
781013769NewsEditorialeSolo un pari per la Juve, che rischia seriamente di non entrare in Champions2021042517:57juve, fiorentina, pirlo, iachini, ronaldo, ramsey,morata,vlaovic,franchi,championsI bianconeri nella ripresa agguantano il pareggio, ma giocano al di sotto delle proprie possibilità<p>Una Juventus da dimenticare nel primo tempo, assolutamente incolore, rimedia un punto al «Franchi» grazie a una seconda frazione di gioco un po' pi&#249; convincente, disputata per lo meno con una maggiore cattiveria agonistica. Per i viola di Iachini un punto meritato e utile in chiave salvezza. Per gli uomini di Pirlo, molti dei quali autori di una prestazione modesta - Ramsey ancora una volta deludente, Rabiot protagonista in negativo nel rigore assegnato ai padroni di casa - la conquista di un posto Champions torna in seria discussione. A preoccupare &#232; soprattutto l'incapacit&#224; di imporre il proprio gioco e di comportarsi «da Juve», con un'eccessiva timidezza persino negli atleti pi&#249; rappresentativi, da Ronaldo a Dybala. Pesante l'assenza di Chiesa, uno dei pochi a salvarsi in questa sciagurata stagione.</p><p>Mariano Messineo</p>ivomesivomesfoto-dybala.jpgSISlajuverimediasolounpareggioafirenze.championsarischio-1013769.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010271n
791013768NewsEditorialeCeferin, adesso basta con le minacce2021042413:43Inaccettabili ultimatum del presidente Uefa, che assieme ai club ideatori della Superlega fanno emergere uguali sentimenti di arroganza. <p>Chi mi segue da anni su queste pagine di giornale sa quanto il mio giornalismo sia sempre misurato nelle espressioni che conducono all'oggettivo pensiero di critica, facendo ricorso alla deontologia professionale e alle regole dell'informazione attendibile che resta il grande impegno per ogni giornalista. Detto questo, desidero ritornare ancora una volta sul tema riguardante la Superlega come fatto mediatico che per tre giorni ha invaso le prime pagine dei giornali e i teleschermi dei vari telegiornali, i quali hanno spostato in secondo piano le loro attenzioni sul Covid. Ebbene, alla luce di questo &#171;golpe&#187; sportivo - finanziario che si &#232; catapultato come uno tsunami mediatico, lasciando strascichi di feroci polemiche e di battibecchi velenosi di Uefa, Fifa, Lega e Figc contro le societ&#224; di calcio europee che avrebbero voluto costituire la Superlega Europea, mi viene da pensare come sempre che la verit&#224; stia a met&#224;. In tutta questa storia, infatti, non c'&#232; la parte buona e quella cattiva, non ci sono gli angeli e i demoni, esistono solo tempi e metodi sbagliati in una forma da condannare per avere fatto emergere un'idea di calcio di sola appartenenza aristocratica e unilaterare nel tentativo di salvaguardare bilanci in rosso e debiti insormontabili che la pandemia ha messo in luce senza mezzi termini. Tuttavia, se &#232; vero che tutto questo ha creato uno sconquasso mediatico di larga portata tra chi ha condannato questa iniziativa durata l'arco di 48 ore prima di ritirarsi in buon ordine con i suoi club pi&#249; rappresentativi, &#232; altres&#236; vero che il presidente della Uefa Ceferin stia esagerando con le sue pubbliche minacce indirizzate soprattutto al Real Madrid, alla Juventus e al Milan, rei di essere ancora ancorati al progetto che aveva intenzione di rivoluzionare il calcio. &#171;E' evidente che i club devono decidere se sono parte di una Superlega o sono club europei. Se vogliono essere parte, &#232; evidente che non possono giocare in Champions League&#187;, cos&#236; dichiara il massimo esponente dell'Uefa con fare sprezzante di chi vuole fare sentire la sua voce autorevole che sa di ultimatum del Potere del calcio Europeo. No, personalmente condanno certi toni arroganti perch&#232; non &#232; vero che l'Uefa e tutti gli altri organi sportivi hanno soltanto ragione, in quanto se parliamo di introiti ci accorgiamo che la stessa Uefa in qualit&#224; di organizzatrice della Champions League guadagna solo per lei una vagonata di milioni di euro che poi divide in minima parte con la vincitrice del torneo. Girando la medaglia, poi, ci si accorge che i club europei pi&#249; ricchi hanno esagerato nell'acquistare campioni di calcio, svenando i propri bilanci e pensando di investire con il giusto ritorno di interesse economico. Operazioni finanziarie che si sono rivelate un flop perch&#232; non si &#232; tenuto conto del sopraggiungere di una crisi mondiale portata dal Covid, che nessuno aveva previsto. Ecco, forse per me &#232; proprio questo il grave errore alla base di tutto. E adesso che rivoluzionare il sistema calcio che resta di tutti e non soltanto di pochi eletti, ecco che tutti i nodi vengono al pettine; tu Uefa perch&#232; senza le 12 potenze calcistiche europee non sapresti che fartene della tua Champions League, e tu Superlega che hai tentato di superare la crisi che si &#232; abbattuta sulle societ&#224; di calcio, con un'idea assolutamente impopolare. Dunque, in tutta questa storia vedo la colpa di tutto il mondo calcio che deve darsi una calmata effettiva, con l'impegno di riorganizzare tutto il sistema calcio in cui l'interesse economico non pu&#242; superare la logica delle attenzioni in cui le entrate devono sempre superare le uscite in bilancio e non viceversa. E poi ci si dia una calmata verbale. La buona educazione &#232; la base dalla quale ripartire.Tanto pi&#249; se ti chiami Florentino Perez, Andrea Agnelli o Ceferin che siete a capo del mondo calcistico europeo che reclama unione e non divisioni di parte.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSIncalcio-1013768.htmSI0101054n
801013767NewsEditorialeSuperLeague: E adesso che succederà?2021042115:08Il fallimento della SuperLeague, passata in 48 ore dalle "stelle" alle stalle.<p>Dopo il fallimento del progetto SuperLeague e dopo la clamorosa figuraccia a livello planetario che soprattutto la Juventus ha subito da questa incredibile vicenda sportiva e finanziaria, ci aspettiamo delle inevitabili reazioni da parte della UEFA, FIFA, LEGA ItALIANA e FGCI. Il tentativo di «golpe» sul sistema calcio internazionale architettato dal presidente Florentino Peres e dal vicepresidente SuperLeague Andrea Agnelli, non pu&#242; essere considerato come se nulla fosse accaduto. Sono state 48 ore tremende, in cui si sono mobilitate le nazioni europee calcisticamente pi&#249; importanti, trascinando nelle ferree polemiche anche le istituzioni politiche che hanno unanimemente condannato ogni tentativo di ribaltare un sistema calcio gi&#224; consolidato nel tempo. Cos&#236; dice Andrea Agnelli: «La SupeLeague non pu&#242; andare avanti. Dobbiamo essere franchi e onesti, no. Evidentemente non &#232; il caso, non proseguir&#224;» Gi&#224;, «dobbiamo essere franchi e onesti». E' comodo adesso scegliere la strada pi&#249; facile a posteriori del tentativo di costruire un progetto ambizioso e consapevolmente malefico di una SupeLeague riservata ai ricchi, lasciando a bocca asciutta i meno abbienti. I tifosi della Juventus sono giustamente inviperiti e non digeriscono di buon grado la clamorosa debacle e la pessima immagine di tutta la societ&#224; in tutto il mondo. Una caduta macroscopica di stile, che ha in solo 48 ore cancellato quella che nel tempo &#232; stata costruita attentamente nei riflessi comportamentali di una gestione che all'esterno &#232; sempre apparsa esemplare. Merito della casata Agnelli, dell'Avvocato Giovanni e di Umberto, il pap&#224; di Andrea, il quale non ha saputo mantenere lo stile e l'immagine di una societ&#224; sempre attenta a non apparire marcatamente arrogante nel Potere, almeno nei rapporti con l'esterno. E adesso non c'&#232; dubbio che tutto ci&#242; &#232; stato vanificato da questa grossolana perdit&#224; di focalizzare lo sport e il calcio in particolare, come mezzo accessibile a tutti, sia dal punto di vista delle ambizioni sportive che umane. Gli arrivismi economico finanziari hanno un limite oltre il quale il calcio non pu&#242; andare. E Andrea Agnelli con Florentino Peres sono andati oltre, l&#224; dove non pu&#242; esserci tolleranza. E non &#232; che i tempi non sono maturi a operazioni di questo tipo, cos&#236; come qualcuno ha voluto fare intendere fra le righe. Diciamo piuttosto che &#232; proprio nella sua scellerata scelta di discriminare attraverso infauste divisioni, che sta tutto il vero problema. S&#236;, perch&#232; il mondo ha capito che il fattore principe del calcio &#232; il sogno di arrivare a vincere, anche di chi &#232; meno forte dell'altro. E non importa se alla fine vincono le societ&#224; di calcio pi&#249; blasonate d'Europa, anche se si sono indebitate fino al collo e adesso si trovano con i bilanci in rosso, nonostante il Fair Play Finanziario glielo impedisca. Il calcio &#232; e rester&#224; dei suoi tifosi appassionati, innamorati e legati alle proprie bandiere che ne identificano la storia della squadra del cuore. In fondo, con questo clamoroso tonfo di marchiano tentativo di cambiare Uefa e Fifa in SuperLega che avrebbe voluto ribaltare tutto il sistema calcio, ha dato modo ai romantici del pallone ad avere la meglio su chi &#232; sempre pi&#249; legato al dio denaro. Adesso si proceda a dare un esempio, punendo chi ha sbagliato. Le pi&#249; alte cariche istituzionali non ci deludano. La botta &#232; stata troppo forte.</p><p>Salvino Cavallaro . .</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013767.htmSI0101044n
811013766NewsEditorialeZONA CHAMPIONS: LOTTA A 5 PER 3 POSTI2021042006:34juve,atalanta,champions,milan,inter,lazio,napoli,roma,torino,pirloScontro Champions all'Atalanta che supera i bianconeri di Pirlo, Napoli a -2 dalla Juve, ma sale minacciosa anche la Lazio<p >Quando mancano ancora 7 giornate alla conclusione del campionato cominciano a delinearsi le possibili posizioni in classifica, soprattutto per quanto riguarda la zona Champions. Sicuramente la posizione pi&#249; stabile &#232; quella dell'Inter, oramai ad un passo dallo scudetto, con i nerazzurri che, nonostante il pareggio allo stadio Maradona, mantengon ben 9 punti di vantaggio sui rossoneri, vittoriosi contro il Genoa per 2 reti ad 1, in una gara sofferta ma che bisognava vincere a tutti i costi. Amara ed immeritata sconfitta invece per la Juve, che pur giocando bene viene superata dall'Atalanta per una rete a zero, e slitta al quarto posto con 2 punti di ritardo proprio sui bergamaschi e con altrettanti punti di vantaggio sul Napoli stoppato sull'1 a 1 dall'Inter. Gara che resta quindi ancora aperta anche per la Lazio, vincente per 5 reti a 3 contro il Benevento, che la porta in sesta posizione, a -2 dal Napoli. Adesso non resta che attendere i risultati delle prossime partite, che saranno sicuramente decisive nella corsa alla Champions, di cui rimangono disponibili solamente tre posti, contesi appunto fra Milan, Atalanta, Juve, Napoli e Lazio. Per la Roma sfuma ogni sogno dopo la sconfitta dell'Olimpico contro i granata.</p><p >Alessandro Vispo</p>ivomesivomessimone-inzaghi.jpgSISatalantasuperajuve.pericolonapolielazioperlajuve.agguerritalottachampions-1013766.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010107n
821013765NewsEditorialeTerremoto nel mondo del calcio: nasce la Superlega2021041917:03Superlega, un fulmine in un cielo già nebuloso<p>Con un comunicato stampa urgente, diffuso intorno alla mezzanotte del 19 aprile 2021, nasce la Superlega. Ma che cos'&#232; in realt&#224; questa Superlega e perch&#232; le varie potenze europee del calcio, hanno deciso di comune accordo di unirsi per creare un'organizzazione propria. Cerchiamo di fare chiarezza. La Superlega Europea sar&#224; una competizione che coinvolger&#224; 20 club, di cui 15 fissi composti dai cosidetti Club Fondatori e altri 5 che verranno selezionati ogni anno in base ai risultati ottenuti nella stagione precedente nei rispettivi campionati locali che con ogni probabilit&#224; comprender&#224; la Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1. Questo sembra essere il disegno degli organizzatori. Lo schema della competizione prevede due gironi da 10 squadre che si sfideranno in gare di andata e ritorno nel corso della settimana e al termine delle diciotto giornate le prime tre classificate di ogni girone si qualificheranno automaticamente ai quarti di finale. Le quarte e quinte classificate si affronteranno in una sfida di andata e ritorno per i due posti restanti e disponibili per i quarti. Quarti di finale e semifinali si giocheranno in sfide di andata e ritorno, mentre la finale consister&#224; in una partita secca che sar&#224; disputata a maggio in uno stadio neutrale. Al momento i club fondatori sono 12 - 6 provenienti dalla Premier League - Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, e Tottenham - 3 dalla Liga - Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid - e 3 dalla Serie A - Inter, Juventus e Milan. Ma nel comunicato diramato dalla Superlega emerge che altri tre Club saranno probabilmente inseriti nel gruppo dei Fondatori e cio&#232;, PSG, Bayern Monaco e Borussia Dortmund che, tuttavia, al momento non avrebbero ancora dato la propria adesione. La Uefa, dal canto suo, prima ancora che la Superlega diramasse il suo comunicato, ha minacciato di esclusione dalle Coppe Europee e dai Campionati Nazionali, tutti i Club coinvolti. Insomma un vero e proprio caos si &#232; instaurato nel mondo europeo del calcio che con questa iniziativa dei Club Fondatori della Superlega, rivoluziona un sistema che alla luce della crisi economica attuale metterebbe a riparo i Club pi&#249; ricchi rivalutando introiti persi nel corso di questi anni. Una sorta di separatismo del calcio internazionale di alto livello, che lascerebbe fuori dalla competizione i Club con patrimoni meno cospicui. Molto criticato &#232; stato il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, reo di essere stato assieme al Predidente del Real Madrid Florentino Perez, uno dei cardini dell'avvenuta nascita della Superlega. Queste le parole contro Agnelli pronunciate dal Presidente UEFA Cefim:«Non ho mai visto uno che mente cos&#236;. La Superlega &#232; uno sputo in faccia a chi ama il calcio, pronti a escludere tutti». Ricordiamo che Agnelli ha dato le sue dimissioni in fretta e furia dall'ECA - organismo dei top club europei - per non essere coinvolto in problemi di conflitti di interessi. Una cosa &#232; certa, il calcio con questa netta separazione tra ricchi - ricchissimi - e il resto dei Club, alza muri insormontabili e discriminanti di un pallone che ormai appartiene alla deriva sociale degli stati europei e mondiali. Si salvi chi pu&#242;. Il calcio sar&#224; sempre meno giocato sul campo e pi&#249; amministrato sulle scrivanie dei potenti. E' calcio questo?</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013765.htmSI0101061n
831013764NewsEditorialePer il mondo granata, questo è un Toro da infarto2021041914:143 a 1 per il Toro contro la Roma. Un risultato che mette i granata in una situazione di classifica migliore, ma non ancora sicura per restare in Serie A <p>Tanti e tutte di alta intensit&#224; emotiva, sono i momenti di pathos che hanno caratterizzato il match tra Torino e Roma. Una gara intensa, vibrante e carica di spunti tecnici ma, soprattutto, di cuore e antico tremendismo granata emerso in verit&#224; nel corso del secondo tempo. S&#236;, perch&#232; la squadra di Nicola ha bisogno evidentemente di essere pungolata nell'orgoglio per esprimersi poi con tutte le caratteristiche di squadra che rispecchiano la sanguigna storia granata. Passati in svantaggio nel primo tempo per effetto di un gol di Mayoral , i ragazzi di mister Nicola hanno ribaltato con Sanabria, Zaza e Rincon un risultato e una vittoria assolutamente fondamentale in chiave salvezza. La Roma si &#232; presentata a Torino dopo il gioved&#236; di Europa League che ha consigliato Fonseca a rinunciare ai propri big, facendo chiaramente capire di puntare la propria stagione esclusivamente sul tentativo di vincere la Coppa Europea. Tuttavia, questo non deve ritenersi un alibi nel non essere riuscita a contrastare un Toro che nel secondo tempo &#232; apparso aggressivo al punto tale da annullare ogni residua velleit&#224; dei giallorossi di portare a casa un risultato utile per il piazzamento in Champions. No! Il Toro con il suo gioco, la lucidit&#224; di azioni e l'aggressivit&#224; messa in campo, ha costruito pallone su pallone la legittima voglia di incamerare ulteriori tre punti preziosi per la propria salvezza. Era da gennaio 2020 (48 partite) che il Torino non riusciva ad ottenere due successi consecutivi in Serie A. Da quando &#232; arrivato Nicola, il Torino ha raccolto 17 punti in 12 partite. Statistiche che parlano chiaro di una svolta positiva nel ricompattare un gruppo che aveva perso autostima, assorbendo paure psicologiche eccessive che hanno fatto disperdere la logica di una squadra che pur nel suo complesso non di grandi carature tecniche, non certo tali da cadere nel cerchio della sofferenza con l'incubo di retrocedere. Situazioni che se &#232; vero sono state consuete da qualche anno a questa parte, &#232; altres&#236; vero che certe paure vissute debbano in qualche modo far riflettere per non essere pi&#249; vissute. E per far questo &#232; necessario che la societ&#224; granata assuma la responsabilit&#224; di pianificare un progetto serio con i suoi quadri dirigenti, diminuendo l'incubo di sforare il proprio bilancio e aumentando le capacit&#224; di costruire tecnicamente un Toro competitivo e da alta classifica. Promesse che non devono essere disperse, andare vane, anche perch&#232; &#232; giusto ripartire dall'esempio dei due acquisti azzeccati di gennaio, in cui Sanabria e soprattutto Mandragora sono l'esempio di chi ha saputo magistralmente vedere lungo sul completamento della squadra affidata a Nicola. Dunque, con la promessa di non ricadere pi&#249; in sofferenze di questo tipo, il presidente Cairo e la societ&#224; granata trovino insieme la strada maestra della chiarezza di idee, che non &#232; altro che quella che si sta percorrendo in questo finale di campionato.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013764.htmSI0101063n
841013763NewsEditorialeI bianconeri vincono 3 a 1 e rimangono sulla scia del Milan2021041116:55Jue,genoa,scammacca,mkennie,dybala,kuliseski,morata,champions,milanPreoccupano però le solite amnesie difensive e i cali di concentrazione <p>La Juventus regola il Genoa con un risultato abbastanza netto (3-1) e continua a inseguire l'obiettivo minimo della qualificazione in Champions. Ma non cancella alcune delle ombre che ne hanno sin qui costellato il deludente percorso. A partire dall'amnesia difensiva costata il gol con cui Scammacca le ha messo paura e da un secondo tempo ben al di sotto del primo, in cui sembrava esserci una sola squadra in campo. Quella delle prestazioni altalenanti e dei troppi chiaroscuri all'interno della stessa partita resta la costante di quest'anno dei bianconeri. Nota positiva il ritorno di Dybala, che mette sempre pi&#249; minuti sulle gambe e potr&#224; rivelarsi il valore aggiunto del finale di stagione.</p><p>Mariano Messineo</p>ivomesivomesab7182c2-2164-44c7-b673-6d287e3d6cec.jpgSISVincemanonconvincejuvecherimanesullaSciadelmilan-1013763.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010114n
851013762NewsEditorialeLotta serrata in chiave Champions2021041112:00Juve,pirlo,dybala,ronaldo,milan,atalanta,Napoli,lazio,romaLa Juve cerca punti contro il Genoa. Napoli a Marassi in casa della Samp<p><span>In questa tiepida e mite domenica d'Aprile, gli appassionati di calcio non assisteranno a big match decisivi da cui passano le intere stagioni, ma ad altre partite fondamentali per la corsa champions, che vede protagoniste la Juve, il Milan, la Lazio, l' Atalanta, il Napoli e la Roma. Tre posti per ben sei squadre, di cui la met&#224; raccolte in soli tre punti e che, nel rush finale del campionato, daranno il tutto per tutto per raggiungere l'obiettivo tanto sperato. Alla Juve (che ormai ha quasi abbandonato lo scudetto) non rimane nient'altro che il posto in Champions per risollevare le sorti di una stagione fallimentare al termine della quale sono tutti messi in discussione, dall'emergente Pirlo ai veterani come Bonucci e Chiellini. Quest'oggi, avranno davanti a s&#233; una squadra compatta e difficile da battere (il Genoa) , ma la vecchia Signora si affider&#224; alla classe del ritrovato Dybala, allo straripante Chiesa (un trascinatore a tutti gli effetti) e all'intramontabile Ronaldo, giocatore decisivo e la cui qualit&#224; non va messa mai in discussione. Inoltre, i tre punti serviranno a mettere pressione al Milan, secondo in classifica e distante di una sola lunghezza sulla compagine bianconera. Invece, il Napoli giocher&#224; contro l'altra fazione genovese : la Sampdoria. I partenopei tenteranno di riacciuffare il quarto posto, sfumato dopo la deludente sconfitta all'Allianz Stadium. Dovranno stare attenti alla Lazio, che oggi affronter&#224; il Verona, squadra capace di esprimere un ottimo gioco e dare molta continuit&#224; ai propri risultati. La Roma, con alle spalle l'importante vittoria alla Johan Cruijff Arena, giocher&#224; al Dall'Ara, campo ostico e da cui vorranno uscirne vittoriosi. Infine, la 30esima giornata si concluder&#224; con l'Atalanta che sfider&#224; la Fiorentina di Iachini. Posticipo dal pronostico incerto e con cui l'Atalanta pu&#242; continuare ad inanellare successi per guadagnarsi un posto fra le grandi d'Europa.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesfoto-dybala.jpgSISChampionslottaapiusquadraapertalacorsa-1013762.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010130n
861013761NewsEditorialeA Udine, il Toro conquista tre punti d`oro2021041111:02I granata di mister Nicola vincono allo Stadio Dacia Arena, dopo una prestazione più utile che bella.<p>Si pu&#242; dire che in questo scorcio di campionato il bianconero porti bene al Toro. Infatti, dopo l'ottimo risultato ottenuto nel derby con sprazzi di bel gioco e la neanche tanto sottile amarezza di non avere conquistato la vittoria, i granata di mister Nicola hanno ottenuto il colpo quasi salvezza, grazie al rigore siglato da Belotti e una prestazione di squadra apprezzabile solo dal punto di vista del risultato ma non del gioco. Tuttavia, riteniamo sia opportuno in questa situazione di classifica non andare troppo per il sottile e badare al sodo. E' quello che ha fatto il Toro nel confronto con l'Udinese in quel dello stadio Dacia Arena di Udine. A un primo tempo sostanzialmente equilibrato &#232; seguita una ripresa in cui Arslan ha travolto in area di rigore Belotti, il quale ha trasformato in gol il rigore assegnato dall'arbitro. La reazione dell'Udinese &#232; apparsa troppo sterile e comunque non adeguata a scardinare la compattezza dei granata, i quali si sono dimostrati determinati a portare a casa i tre punti, senza se e senza ma. Per i bianconeri friulani &#232; salito in cattedra il solito De Paul, il quale non &#232; bastato da solo ad illuminare un gioco per nulla adatto ad offendere l'avversario in maniera concreta. Nel Toro &#232; regnata molta confusione a centrocampo, dove Rincon &#232; apparso poco incisivo e Mandragora ha dato maggiori spunti fisici piuttosto che tecnici. Ma l'obiettivo era vincere una partita che sarebbe stata determinante per il prosieguo di un campionato cui il Toro si deve scrollare presto di dosso l'incubo della retrocessione. Possiamo dunque ribadire che al di l&#224; del gioco, i granata stanno assorbendo il carattere e la sostanza del calcio utilitaristico voluto da mister Nicola, senza tanti fronzoli ma con la tigna di chi deve badare al sodo con chiarezza di idee, recuperando in fretta quell'autostima perduta per troppo tempo. E' il Toro, &#232; il cuore granata, &#232; l'antico tremendismo che deve essere sempre ricordato come simbolo ed essenza di questa gloriosa societ&#224; di calcio.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Udinefl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013761.htmSI0101070n
871013760NewsEditorialeInter e Juve in campo domenica. Oggi tocca al Milan2021041012:00Juve, inter,serie,a,napoli,lazio,roma,atalanta,milan,champions,scudetto,salvezzaLotta avvincente per entrare in Champions. In coda turno importante per lo Spezia<p><span>Dopo un emozionante turno di Champions ed Europa League, i calciatori di serie A torneranno in campo per la 30esima giornata. Le danze verranno aperte da un attesissimo match in chiave salvezza: Spezia - Crotone. Da una parte, la squadra di Italiano cercher&#224; di trovare la via della vittoria per allungarsi dalla zona retrocessione e superare i rivali della Fiorentina. I pitagorici, ormai sempre pi&#249; lontani dalla salvezza, vogliono onorare un campionato in cui sembra, purtroppo, sempre pi&#249; chiaro il loro destino, nonostante, da come si pu&#242; evincere dalle ultime partite, mister Cosmi</span> <span>abbia</span> <span>cercato di dare un'anima ad una squadra</span> <span>e anche trovando in</span> <span>Simy</span> <span>un gran trascinatore che merita di restare in serie A. Alle 18.00, l'arbitro Maresca dar&#224; il fischio d'inizio di Parma-Milan, match in cui gli emiliani tenteranno di vincere per staccarsi dal Crotone e prendere un po' d'ossigeno</span> <span>e quindi,</span> <span>punti molto importanti. Essi sfideranno un Milan reduce da un deludente pareggio in casa con la Sampdoria e dunque arrabbiato e desideroso di tenersi stretto il secondo posto e provare a mettere pressione ai rivali concittadini (primi in classifica). L'anticipo delle 20.45 vedr&#224; opporsi l'Udinese e</span> <span>il</span> <span>Torino</span><span>, con quest'ultimi motivati dal pareggio ottenuto nell'ostico e sentito derby della Mole. Dunque, dai granata ci aspettiamo una buona partita al fine di ottenere tre punti fondamentali per non rischiare una clamorosa retrocessione, che mai, come quest'anno, &#232; sembrata vicina. La compagine bianconera, invece, tenter&#224; di ritrovare la vittoria che manca da</span><span>ben tre partite, anche se disputate con squadre di livello qualitativo pi&#249; alto come Atalanta e, prima, Lazio. La Domenica di serie A si aprir&#224; con Inter-Cagliari</span><span>. Dai nerazzurri &#232; lecito aspettarsi i tre punti con una vittoria facile e non sofferta, ma affronteranno un Cagliari pronto a dare il tutto per tutto per ottenere la salvezza che, mai come quest'anno, sembra distante. Una partita ostica</span> <span>attender&#224;</span> <span>la Juve, la quale ospiter&#224; fra le mura domestiche il Genoa, squadra divenuta pi&#249; organizzata e solida grazie alla cura di Ballardini e che sta conducendo un cammino tran</span><span>quillo, ma sempre stando attenta</span> <span>alle</span> <span>zone basse della classifica. La Juve arriver&#224; a quest'incontro con alle spalle una fondamentale vittoria ai danni del Napoli, tre punti importantissimi per approdare nell'Europa che conta e cercare di onorare una stagione ben al di sotto delle aspettative. Il Napoli, dopo la cocente sconfitta subita all'Allianz</span> <span>Stadium</span><span>, affronter&#224; la Sampdoria, formazione allenata da mister Ranieri e che, di sicuro, dar&#224; filo da torcer alla compagine partenopea. Lazio-Verona sar&#224; un'importante partita in ottica Europa, dato che i laziali cercheranno di vincere per accorciare sul Napoli e tentare il difficile approdo fra le prime quattro del campionato. Anche la Roma, orm</span><span>ai unica squadra a rappresentar</span><span>e l'Italia in Europa, cercher&#224; di trovare i tre punti al Dall'</span><span>Ara</span> <span>per risalire in classifica al fine di uscire</span> <span>dalla postazione in Conference League che, di certo, pesa parecchio. La Domenica del campionato italiano si chiuder&#224; con Fiorentina-Atalanta, match presumibilmente piacevole in cui si affrontano squadre con un cammino assai diverso alle spalle e con posizioni</span> <span>in classifica</span><a name="_GoBack"></a> <span>opposte, infatti, i viola sono poco su la zona retrocessione e i bergamaschi in zona Champions. Infine, la giornata si concluder&#224; con Benevento-Sassuolo. Da questo posticipo, entrambe le fazione cercheranno di vincere e regalare emozioni.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomeslautaro-martinez.jpgSISIntervicinascudetto.lottachampionsaperta-1013760.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010120n
881013759NewsEditorialeLa Juve e gli errori della società2021040611:22L'analisi sul delicato momento della Juventus<p>Mentre per volere di Andrea Agnelli si profila il ritorno di Max Allegri alla Juve con il ventilato interesse di Fabio Paratici per Icardi e Kean, non possiamo che constatare la vera mancanza di programmazione e la collettiva confusione da parte delle pi&#249; alte cariche dirigenziali della Juventus. Situazioni mai viste nell'ambito della societ&#224; bianconera che da sempre vanta esemplare metodo di progettualit&#224; e di investimenti mirati per restare sempre competitivi anche in campo internazionale. Ma la Juve di quest'anno sembra avere perso la diritta via tracciata dall'antica casata Agnelli, cui il presidente Andrea fa parte non certo come prosieguo di impostazione societaria, in cui ogni cosa, a partire da suo zio Giovanni e dal pap&#224; Umberto, veniva stabilita con la massima attenzione all'immagine e allo stile, con la prerogativa essenziale di sbagliare il meno possibile nelle scelte tecniche. Era l'attenzione nell'attorniarsi di figure capaci, affidabili per curriculum e percorsi professionali di fondata seriet&#224;. Non esistevano amici, non c'erano preferenze da inserire nell'organico pi&#249; importante delle aziende calcio d'Italia, ma collaborazioni con persone giuste messe al posto giusto. Una sola debacle juventina ricordiamo in quel periodo in cui la societ&#224; bianconera decise nel 1990 di affidare la panchina a Maifredi per passare a una mentalit&#224; nuova di calcio che si chiamava «calcio a zona». L'incarico di vicepresidente esecutivo del club fu dato allora a Luca Cordero di Montezemolo, manager di riferimento alle dirette dipendendenze dell'Avv. Gianni Agnelli, Ecco, quello fu l'errore marchiano dato dal desiderio di cambiare repentinamente un calcio consolidato negli anni per vittorie, e poi sostituirlo con la modernit&#224; di un pallone che all'orizzonte appariva come spettacolo di calcio offensivo, piuttosto che l'antico modulo difensivo con connesso catenaccio. Ecco, a memoria ricordiamo questo come unico vero errore della Juventus di allora che assieme a Maifredi perse la consueta faccia di societ&#224; sicura, dove nulla era affidato al caso. E oggi che sotto la guida di Andrea Agnelli (pur dopo la conquista di nove scudetti consecutivi, cui riconosciamo apprezzamento per il lavoro fatto) da qualche anno a questa parte si &#232; inserita una sorta di fragilit&#224; nelle figure pi&#249; importanti della dirigenza. Forse tutto &#232; cominciato con la lite con Conte e poi con l'allontanamento improvviso dell'ex amministratore delegato Beppe Marotta. Ecco, secondo noi da l&#236; &#232; partita tutta una serie di situazioni che attraverso l'attrito personale hanno creato confusione e disaccordi tra i tre che sono alla guida della societ&#224; attuale della Juve: Agnelli, Nedved e Paratici. Il resto &#232; la logica conseguenza di scelte tecniche sbagliate e denari spesso buttati al vento. Questo &#232; secondo noi il vero problema della Juventus di oggi.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013759.htmSI0101058n
891013758NewsEditorialeBianconero tenebra e splendore granata2021040409:50Il pareggio di un derby che lascia molti rimpianti al Toro di mister Nicola<p>E' finito in parit&#224; il derby della Mole che si tinge di sgargiante colore granata, piuttosto che del buio bianconero. Ecco, potremmo dire che questa &#232; la sintesi di un derby cittadino che ha messo in evidenza i gravissimi problemi della societ&#224; bianconer&#224; e della squadra di Pirlo, esaltando al contempo i valori di un Toro che pur non avendo risolto i suoi problemi di classifica precaria, ha comunque dimostrato in campo di essersi ricordato del suo cuore granata. Un 2 a 2 che non risolve i problemi di entrambe le squadre ma, certamente, ne d&#224; consapevolezza del momento che le due squadre stanno vivendo . Alla doppietta di Sanabria la Juve ha risposto arrancando con aspettati segni di confusione totale, mancanza di memoria juventina che ha dato l'immagine di una squadra allo sbando, piuttosto che di una Juventus lontana dal suo «Vincere non &#232; importante ma &#232; l'unica cosa che conta». Il Toro di mister Nicola aveva annusato alla vigilia che questo avrebbe potuto essere finalmente quello buono, quello che l'avrebbe portato alla vittoria proprio per quanto sta succedendo in casa bianconera. Ed in effetti c'&#232; andato vicino a vincerlo questo derby, prova ne &#232; che i granata sono usciti dal campo con l'orgoglio di avere fatto di tutto per vincere meritatamente il match. Per come l'ha interpretato questo derby, per come l'ha giocato e per come l'ha impostato sfruttando tutte le debolezze dell'avversario che sono apparse davvero tante. Alla fine il pareggio dell'evanescente Ronaldo non ha fatto altro che salvare la faccia e forse la panchina di Pirlo, apparso sempre pi&#249; confuso che persuaso per quanto sta succedendo all'interno della sua squadra e forse anche della societ&#224; che l'ha voluto mettere prematuramente in un posto di rilievo. In attesa della finale di Coppa Italia, possiamo definire quello della Juventus un annus horribilis sotto tutti i punti di vista. Un grave errore di programmazione che parte dal presidente Agnelli e continua con il vicepresidente Nedved e di quel Fabio Paratici che avrebbe dovuto essere la mente illuminante di una Juve competitiva. Ma il Toro che ha i suoi grossi problemi da risolvere ha saputo capire tutto questo e, intelligentemente, ha fatto di tutto per raggiungere la soddisfazione ma soprattutto il desiderio dei tre punti in classifica che avrebbero significato un gran passo avanti nella lotta per non retrocedere. Ecco, diremmo che la sintesi di questo derby della Mole &#232; racchiusa in tutto ci&#242;. Adesso vedremo cosa accadr&#224; nel futuro delle due societ&#224; torinesi.</p><p>Salvino Cavallaro ..</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013758.htmSI0101073n
901013757NewsEditorialeL`INTER PASSA A BOLOGNA E SI AVVICINA ALLO SCUDETTO2021040408:11juve,torino,milan,atalanta, napoli,inter,conte,bologna,lukaku,roma,spezia,champions,lazio,sassuolo,crotoneRALLENTANO JUVE E MILAN, RISALGONO NAPOLI, ATALANTA E LAZIO<p>&#171;E' stato un grande passo in avanti&#187;: Sono queste le parole di Antonio Conte dopo la difficile vittoria dell'Inter in casa del Bologna. E' stato proprio il suo Bomber, Lukaku , a spedire i cugini rossoneri a - 8 in classifica. Conte ai microfoni, nel dopo partita sembra essere molto cauto, ma lo stop del Milan in casa 1-1 con la Sampdoria e della sempre temibile Juve nel derby con il Torino (pareggio 2-2), fanno ben sperare in una volata finale per lo scudetto con una partita ancora da recuperare mercoled&#236; 7 aprile contro il Sassuolo. Importanti vittorie del Napoli contro il Crotone (4-3), dell'Atalanta contro l'Udinese (3-2) e della Lazio contro lo Spezia ( 2-1), mentre la Roma viene fermata con un pari (2-2) dall'ottimo Sassuolo. Si fa avvincente, dietro la capolista Inter, la lotta per la zona Champions. Sono ben sei squadre in 9 punti: Milan 60 Pt, Atalanta 58 Pt, Juventus e Napoli a 56 Pt, Lazio 52 Pt e Roma a 51 Pt. Sar&#224; un finale di stagione avvincente a 9 giornate dalla fine. Pane per i denti degli appassionati di calcio che si godranno fino alla fine un campionato che quest'anno sta regalando una tanto attesa adrenalina. E mercoledi 7, il recupero di Torino che vedr&#224; in campo Juve e Napoli si preannuncia decisivo in chiave Champions. In coda sembra spacciato il Crotone, che ieri ha comunque dato filo da torcere al Napoli, mentre in 4 punti ci sono Parma (20 pt), Cagliari (22 pt) e Torino (24 pt). Ancora invischiate anche Spezia (29 pt), Benevento e Fiorentina (30pt).</p><p>Giacomo Barletta</p>ivomesivomesantonio-conte.jpgSISvolalinter-frenanojuvemilan-salelazionapoliatalanta-1013757.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101091n
911013756NewsEditorialeLa 29° giornata ci regala il derby della Mole2021040311:00seriea,torino,juve,atalanta,roma, inter,bologna,udinese,lazio,29,pirlo,pioli,conte,classificaInter in serata a Bologna, mentre il Milan riceve la Samp a ora di pranzo<p ><span>Tutte le dieci partite della 29esima giornata di serie A verranno spalmate lungo il giorno di oggi, un evento pi&#249; unico che raro e che, senza dubbio, ci far&#224; rimanere incollati sul divano e rimander&#224; i pi&#249; nostalgici ai tempi in cui tutte le partite venivano disputate esclusivamente la domenica. La giornata si apre con Milan-Sampdoria, un match che regalerebbe tre punti al Milan che potrebbe continuare a sognare lo scudetto, ormai sempre pi&#249; distante e difficile da raggiungere. La Sampdoria, invece, reduce da un'ardua vittoria per uno a zero ai danni del Torino, prover&#224; a dare continuit&#224; al proprio cammino ai fini di rimanere nella parte sinistra della classifica. Alle 15, una maratona attende i telespettatori, i quali assisteranno a ben sette partite, fondamentali per raggiungere l'obiettivo champions per squadre come la Roma, il Napoli e l'Atalanta. La prima giocher&#224; con il Sassuolo di De Zerbi, allenatore capace di far esprimere un ottimo gioco da parte dei suoi giocatori, valorizzandone le qualit&#224;. Il Napoli, invece, affronter&#224; il Crotone che, presumibilmente, sar&#224; arrabbiato e in cerca di riscatto in seguito alla pesante sconfitta in casa subita in rimonta da parte del Bologna. L'Atalanta giocher&#224; contro un'Udinese trascinata da Rodrigo De Paul, giocatore dalle straordinarie qualit&#224; grazie alle quali si sta mettendo in mostra e sta dimostrando, sempre di pi&#249;, di essere un calciatore all'altezza di importanti palcoscenici. Sar&#224; un scontro per la salvezza, invece, Benevento-Parma, rispettivamente 16esima e 19esima in classifica. Entrambe sono alla ricerca di un'importantissima vittoria per risollevare il morale e cercare di dare una svolta (in positivo) a questa stagione. All'Olimpico di Roma, vedremo sfidarsi la Lazio, il cui obiettivo &#232; cercare di approdare in Europa League, e la compagine Spezzina, autrice di un campionato pi&#249; che dignitoso anche considerando che &#232; la sua prima apparizione in Serie A. Una partita combattuta sar&#224; Genoa-Fiorentina, quest'ultima protagonista di un campionato molto deludente e che la vede 14esima in classifica. Un'altra partita di questo interminabile filotto, &#232; Cagliari-Hellas Verona. La squadra di mister Semplici prover&#224; a sconfiggere il Verona che, ormai, sta diventando sempre di pi&#249; una certezza del campionato italiano. Alle 18.00, invece, andr&#224; in scena la partita pi&#249; emozionante da seguire : Torino-Juventus. La Juve dovr&#224; vincere necessariamente per cercare di conquistare un posto fra le grandi d'Europa, ma davanti a s&#232; trover&#224; una squadra ostica come il Torino che, nonostante il rendimento al di sotto delle aspettative, dar&#224; filo da torcere alla compagine bianconera. Ultima ma non meno importante, &#232; Bologna-Inter, una partita tutt'altro che facile per i nerazzurri, autori di una grande cavalcata che li vede in testa e a sei punti sulla seconda. Dunque, per gli appassionati di calcio, una giornata come questa rappresenta un piacevole augurio per le festivit&#224; pasquali.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesdavide-nicola.jpgSISmlan-samp-bolognainter-toro-juve.29giornata-1013756.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010189n
921013755NewsEditorialeJuve, ammetti i tuoi errori2021032218:23juventus,paraticiE' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile<p>E' la societ&#224; pi&#249; blasonata d'Italia, la pi&#249; scudettata e con il maggior numero di tifosi, ma c'&#232; troppa propensione a nascondere sempre le cose. Capiamo che ci stia pure un certo modus operandi di non fare trapelare notizie che riguardano la societ&#224; e i suoi progetti, tuttavia, sarebbe opportuno che di fronte a un fallimento stagionale di tale portata, tu Juve avresti dovuto quantomeno presentarti davanti alle telecamere di Sky senza arrampicarti sui vetri. E' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile, presentandosi inaspettatamente per raccontarci che non ci si pu&#242; dimenticare che la Juve ha vinto nove scudetti consecutivi, che in Champions &#232; arrivata due volte in finale, che contro il Benevento si &#232; giocato male e perso meritatamente, che &#232; giusto riflettere per i giocatori quanto pesa indossare questa maglia, che Pirlo continuer&#224; il progetto intrapreso con la Juve, che.....che.....che....Ma quante banali e precostituite risposte che sanno di aria fritta! La Juve ha sbagliato sonoramente tutti i suoi calcoli tecnici, tattici ed ha buttato al vento un patrimonio di denaro facendo l'errore imperdonabile di pensare che il sacrificio economico per Ronaldo potesse significare fare quel salto di qualit&#224; tale da vincere finalmente la Champions League. Tuttavia, non ci sentiamo di penalizzare CR7, del quale riconosciamo l'importanza di averlo in squadra nonostante che nessuno sia in grado di dirgli di farsi da parte quando si tratta di tirare le punizioni, ma &#232; sui vari Rabiot, Ramsey, Arthur, Kulusevski, Bentancur (impiegato in un ruolo davanti alla difesa che per sue caratteristiche tecniche non gli &#232; congeniale) che bisogna porre il punto di una supervalutazione tale da disperdere denaro inutilmente. Dunque, la societ&#224; &#232; per noi la prima ad essere sotto accusa a cominciare dal Presidente Andrea Agnelli, per continuare con Nedved e per finire con Paratici. La triade non &#232; sempre di comune accordo nelle varie decisioni importanti della societ&#224;, come ad esempio la scelta degli allenatori, infatti, fonti vicine ai vertici societari riferiscono del licenziamento di Allegri sostituito da Sarri per volere di Nedved e Paratici, mentre Agnelli dopo avere mandato a casa Sarri ha imposto la panchina di Pirlo. Non sappiamo se questo corrisponda alla verit&#224; di questa societ&#224; sempre ermetica e intrapelabile nelle sue scelte, tuttavia, quando i nodi vengono al pettine come in questo caso, c'&#232; da rimboccarsi le maniche e chiedere scusa al popolo bianconero. Ripetiamo che non &#232; scritto da nessuna parte che la Juve debba vincere tutti gli anni il campionato ed essere in corsa per tutte le competizioni, ma quando il fallimento &#232; cos&#236; evidente, ebbene, bisognerebbe non nascondere l'evidenza dei fatti. Fatti incresciosi che sono cominciati questa estate con il caso Suarez finito in Procura a Perugia e poi continuati con una serie di errori dirigenziali che non sanno di Juve ma hanno qualcosa di simile a gestioni di societ&#224; dilettantistiche. E poi Pirlo, la ciliegina su una torta bella in apparenza ma lavorata in maniera raffazzonata. Un allenatore neo patentato messo l&#236; per giustificare l'errore anche economico sostenuto dalla societ&#224; bianconera per rispettare a vuoto il contratto di Sarri. Altro errore! Prima allenatore dell'Under 23 e dopo una settimana coach della Prima Squadra. Un susseguirsi di situazioni che sembrano rattoppare falle profonde ed errori che fanno pensare al tentativo di sperare nella mano benevola del fato. No, questo sistema non &#232; da Juve, non pu&#242; esserlo. Rischiare con Pirlo, pensando a una scommessa da vincere &#232; quantomeno azzardato e pericoloso, proprio perch&#232; sei la Juve e non puoi rischiare la faccia anche a livello internazionale. Altro errore &#232; stato quello di dare l'opportunit&#224; a Marotta e Conte di andare a rafforzare proprio l'Inter, l'antagonista di sempre, proprio perch&#232; Agnelli non ha voluto che l'allenatore tornasse alla Juve. Insomma tutta una serie di situazioni che giustificano il fallimento di un'annata in cui la Juve pur essendo stata in corsa su tutto, adesso si ritrova con la sola finale di Coppa Italia da giocare contro un'Atalanta che la sovrasta per gioco, mentalit&#224; e chiarezza tattica. Adesso bisogner&#224; voltare pagina mettendo da parte i soliti stereotipi qualunquistici come «Vincere &#232; l'unica cosa che conta» oppure «La maglia della Juve pesa molto addosso ai calciatori», tutte cose trite e ritrite. Adesso la Juve deve risprendere dall'alto dei suoi vertici quello stile e quell'immagine di societ&#224; ben organizzata che sta perdendo. Non basta dire ai tifosi che ogni anno si tenta di vincere la Champions, perch&#232; se non ci sono i presupposti &#232; meglio tacere.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711paratici.jpgSISjuve-ammetti-i-tuoi-errori-1013756.htmSI01,02,03,060108n
931013754NewsEditorialeCADE A SORPRESA LA JUVE, VINCONO MILAN, ATALANTA, NAPOLI E LAZIO2021032200:30juve,roma,milan,inter,atalanta,verona,udinese,sconfitta,pirlo,pioli,stadium,olimpico,napoli,gattusoGattuso espugna anche l'Olimpico. Bella rimonta del Milan che passa a Firenze. Bene anche Atalanta e Lazio<p>La 28esima giornata di campionato, giornata molto importante per le inseguitrici dell'Inter, ci regala un'inatteso tonfo casalingo per la Juve, sconfitta allo Stadium per 1 a 0 dal Benevento, mentre vincono e convincono Milan, Napoli, Atalanta e Lazio. In attesa del recupero Inter- Sassuolo (gara non giocata per i tanti affetti da Covid-19), il turno di campionato ci ha regalato l'exploit dei ragazzi di Pippo Inzaghi che inguaiano la Juventus di Pirlo, che rimane a -10 dalla capolista. Dopo ben tre vittorie di fila, decide il goal di Adolfo Gaich, a soli venti minuti dal fischio finale, propiziato da un errato passaggio di Arthur. Resta comunque la pessima prestazione da parte della squadra di Pirlo, con tanti errori a centrocampo, in difesa e sottoporta (eroe della giornata il portiere Montip&#242;, autore di almeno tre interventi decisivi). Ottima prestazione invece per il Milan, che riesce ad imporsi per 3 goal a 2 dopo una grande rimonta, grazie alle reti di Ibrahimovic, Diaz e Chalanoglu. I rossoneri si portano cos&#236; temporaneamente a -6 punti dalla capolista. Partita combattuta e segnata da alti e bassi per entrambe le squadre. Dopo la sconfitta col Napoli e l'eliminazione dall'Europa League contro lo United, serviva una prova di carattere. E Pioli, nonostante le assenze, ha mandato in campo una squadra carica, tonica, che con la giusta determinazione ha sconfitto l'ostica Fiorentina di Prandelli a domicilio. Per i viola pesano i numerosi errori in fase difensiva.Vittorie convincenti anche per l'Atalanta a Verona (2 a 0 per i bergamaschi che agganciano la Juve), per la Lazio a Udine (vittoria quantomai importante e sofferta per a 1 a 0 al Friuli) e per il Napoli all'Olimpico. La banda-Gattuso dopo aver espugnato il Meazza passa nettamente anche a Roma imponendosi per 2 a 0 con la doppietta del ritrovato Mertens, che rilancia i partenopei a 53 punti e con la gara di Torino da recuperare. Adesso non resta che attendere e vedere come si evolver&#224; la &#171;situazione Inter&#187;, che dovr&#224; recuperare la partita con il Sassuolo e vedere se ci saranno ripercussioni sul campionato dovute a questa &#171;pausa&#187;, o se invece i nerazzurri continueranno la loro marcia verso il titolo, che a questo punto sembra davvero vicino per gli uomini di Antonio Conte. Adesso arriva la sosta, con il campionato che riprender&#224; sabato 3 aprile, vigilia di Pasqua, con Milan-Samp, Atalanta-Udinese, Napoli-Crotone, Sassuolo-Roma, Benevento-Parma, Genoa-Fiorentina, Lazio-Spezia, Cagliari-Verona, Bologna-Inter e Torino-Juve.</p><p>Alessandro Vispo</p>ivomesivomes27d06bf3-52c1-4a61-803f-7fe90217ee64.jpgSISnapolivince20aroma-juvepessima-belmilan-benedea.lazio-1013754.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101088n
941013753NewsEditorialeASPETTANDO L`INTER FERMATA DAL COVID, JUVE E MILAN CERCANO PUNTI CON BENEVENTO E FIORENTINA2021032111:26juve, inter, cr7,milan, lazio,napoli,spesia,roma, crotone,udinese,samp,pirlo,classifica,atalanta,torinoA pranzo l'Atalanta cerca punti al Bentegodi, mentre CR7 e compagni alle 15 attendono il Benevento<p>La ventottesima di campionato ci regala Juventus-Benevento alle 15 allo Stadium e Fiorentina-Milan alle 18 al Franchi. I campioni d'Italia cercano conferme dopo la vittoria di Cagliari con tripletta di CR7 contro un ostico Benevento, allenato da Pippo Inzaghi. I bianconeri di Pirlo devono vincere per sperare ancora nello scudetto e avvicinarsi all'Inter (bloccata dal Covid e che ha saltato la gara di ieri col Sassuolo), e consolidare comunque la propria posizione nei piani alti della graduatoria per guadagnarsi la partecipazione alla prossima Champions League. I rossoneri, invece, dopo lo stop interno col Napoli e l'eliminazione dall'Europa League, cercano punti in casa della Viola di Prandelli, per evitare di essere avvicinati ulteriormente da Roma, Napoli, Atalanta e Lazio, che inseguono e non mollano, costituendo un'insidia costante per la conquista di un posto in Champions. Dopo gli anticipi di venerdi sera (vittoria esterna del Genoa a Parma per 2 a 1 che conferma la crescita del Genoa e le difficolt&#224; dei ducali) e le due gare di ieri, che risaltano le qualit&#224; dello Spezia di Italiano, che si tira fuori dai bassifondi della classifica sconfiggendo il Cagliari per 2 a 1 tenendo a debita distanza proprio i sardi (terzultimi), e la rocambolesca vittoria in rimonta del Bologna a Crotone, che condanna quasi sicuramente i calabresi alla serie B, oggi vanno di scena Verona-Atalanta, Udinese-Lazio, Samp-Torino, e in serata il big-match Roma-Napoli. Gara difficile per la Dea sul terreno difficile di Verona, mentre la Lazio potrebbe tentare il colpaccio a Udine, contro una squadra in forma che per&#242; si &#232; gi&#224; tirata fuori dalla secchie della bassa classifica (33 sono i punti dei friulani). Si preannuncia interessante la sfida del Ferraris con la Samp tranquilla a quota 32 punti e il Toro di Nicola ritrovato che vuole fare punti per risalire ancora dal quartultimo posto con 23 punti e una gara da recuperare in casa della Lazio, mentre promette scintille la sfida serale dell'Olimpico di Roma con le due squadre appaiate a 50 punti al 5&deg; posto, con i partenopei che devono ancora recuperare la gara con la Juve (recupero previsto il 7 aprile alle 18.45).</p><p>Ivano Messineo</p>ivomesivomesronaldo.jpgSISjuvebenevento.milanafirenze.intercovid.udineselazio.seraleromanapoli-1013753.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101086n
951013752NewsEditorialeIl Torino batte il Sassuolo e ritrova la sua vera anima2021031718:41Sono molto positive le indicazioni espresse in campo dalla squadra di mister Nicola. <p>Dopo otto lunghi mesi il Torino inflila finalmente in casa la sua prima vittoria: Torino 3 - Sassuolo 2. Detto cos&#236; sarebbe persino riduttivo significare a chi non ha visto la partita, quella evoluzione di autostima che il Toro ha saputo mettere in atto nel secondo tempo. L'approccio alla partita &#232; stato sbagliato, tanto &#232; vero che i neroverdi di mister De Zerbi hanno chiuso la prima fase di gioco con il risultato a loro favore di due gol a zero, grazie alla doppietta di Berardi. Solita dormita in difesa e Sassuolo che gioca sul velluto. Tuttavia, fin dal primo gol incassato, il Toro ha saputo reagire con rabbia e veemenza trovando per&#242; un Consigli che ha parato di tutto e di pi&#249;.Nel secondo tempo i granata sembrano rinvigoriti e non ci stanno a perdere un match che per la classifica e soprattutto per il morale sarebbe stato frustrante sotto tutti gli aspetti. Ma la svolta avviene quando mister Nicola ha deciso di fare entrare Simone Zaza, il calciatore forse pi&#249; criticato dei granata, il quale ha sfoderato una prestazione a tratti volitiva di chi vuole mettersi sulle spalle la squadra e trascinarla alla vittoria. Il primo gol di Zaza arriva al 77esimo, dopo avere sfruttato al meglio un suggerimento di Sanabria. Poi, mentre il Toro spinge al massimo sull'acceleratore, all'86esimo arriva il gol di Mandragora che porta le sorti idella partita momentaneamente n parit&#224;. Ma il Toro non si accontenta, attacca e vuole la vittoria a tutti i costi, anche se a onor del vero rischia terribilmente di perdere la partita in una delle tante ripartenze in contropiede del Sassuolo. Ma il Toro oggi aveva un qualcosa in pi&#249;, perch&#232; oltre gli stimoli aveva grande voglia di ritrovarsi, di ricordarsi del suo cuore Toro e di quell'anima perduta per troppo tempo. Cos&#236;, ecco che al 92esimo Zaza di testa spinge in gol un assist di Ansaldi. E' l'apoteosi, il momento tanto atteso che &#232; frutto di una ritrovata autostima di squadra e di una compattezza che mister Nicola non fa fatica a definire motivazione di squadra e non di singoli giocatori. Ed &#232; vero, perch&#232; proprio nella partita forse pi&#249; importante della stagione si &#232; evidenziato uno spirito di squadra tale da quasi non fare accorgere la grande stanchezza di Belotti, rientratto dopo il Covid ma volutamente messo in campo a stringere stoicamente i denti per aiutare i suoi compagni. Tuttavia, trattenendo l'entusiasmo granata che in questi casi risulta davvero essere legittimo, pensiamo che con questa partita si sia segnato il nuovo corso di un Toro che ha tutte le intenzioni di volere caparbiamente risalire la classifica. Il tempo a disposizione c'&#232; tutto e le partite per dimostrare di essere il Toro ci sono tutte. Vediamo cosa accadr&#224;. Certo che la partita di oggi ha dato nuove indicazioni su una squadra che aveva maledettamente perduto quell'autostima necessaria per rivitalizzare muscoli e cervello. Il Sassuolo, invece, esce dal campo Grande Torino a testa bassa, consapevole di avere buttato al vento una partita che fino a buona parte del secondo tempo sembrava gi&#224; essere propria. De Zerbi &#232; giustamente arrabbiato e ai microfoni di Sky si &#232; detto sconfortato dalla prestazione dei suoi giovani calciatori. Mister Nicola, invece, &#232; l'altra parte della medaglia finalmente felice, ma al contempo attento a non esagerare nell'entusiasmo. Zaza? dice il mister, &#232; un calciatore importante per il Toro cos&#236; come sono tutti quelli che fanno parte della rosa. Anche questo &#232; un chiaro esempio di come si tiene unito lo spogliatoio.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>fl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013752.htmSI0101075n
961013751NewsEditorialeIL NAPOLI PASSA A SAN SIRO. PERDONO ANCORA TERRENO DALLA VETTA I ROSSONERI 2021031511:10MILAN, INTER, JUVE, PIOLI, PIRLO, CR7,GATTUSO, CONTEVOLA L'INTER E STACCA IL MILAN ORA A - 9<p >Un brutto Milan perde in casa contro il Napoli e si allontana ulteriormente dai cugini nerazzurri, ora avanti con 9 punti di vantaggio sui rossoneri. Alla luce del successo esterno dei bianconeri di Pirlo per 3 a 1 contro il Cagliari (tripletta di CR7), e della vittoria importante degli uomini di Conte all'Olimpico di Torino contro i granata per 2 reti a 1, il Milan era obbligato a vincere il match contro il Napoli per non perdere ulteriore terreno dalla vetta e per tenere a bada la Juventus. Purtroppo per i rossoneri cos&#236; non &#232; stato. Decisivo &#232; stato il goal di Politano a inizio ripresa, che ha regalato cos&#236; tre punti fondamentali alla squadra di Gattuso, rimettendola in gioco nella rincorsa alla Champions. Duro colpo invece per i rossoneri, che rischiano di essere scavalcati dai bianconeri (in caso di successo di Ronaldo e compagni nel recupero del 17 marzo contro i partenopei). Passo indietro quindi per gli uomini di Pioli, che sono apparsi in calo fisico e involuti nel gioco rispetto alle ultime gare. Si sar&#224; sicuramente fatta sentire la stanchezza accumulata dopo la gara con il Manchester United in Europa League, in cui i rossoneri hanno disputato un'ottima prestazione conquistando un prezioso 1 a 1 fuori casa che significa tanto in chiave qualificazione. Aldil&#224; del risultato finale, comunque la partita contro i partenopei &#232; stata abbastanza combattuta, nonostante il Milan non abbia brillato. Sicuramente meritata la vittoria del Napoli, soprattutto per la prestazione offerta nel primo tempo. Gattuso torna a sorridere, dunque, ma non c'&#232; tempo di festeggiare che mercoled&#236; 17 arriva il recupero contro la Juve, altra gara fondamentale in chiave Champions per il Napoli.</p><p >Alessandro Vispo</p>ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISvolainter-milansconfitto-salenapoli-juvevince-1013751.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101057n
971013750NewsEditorialeI CALCIATORI E QUEL FASTIDIOSO MESSAGGIO DI STARE ZITTI 2021031510:52ronaldo juveAnche i grandi campioni di calcio sbagliano come tutti noi. <p>Si tratti di qualsiasi giocatore criticato dai media a ragion veduta, dopo uno o pi&#249; gol realizzati nella partita successiva alle critiche c'&#232; sempre la reazione di avvicinarsi alla telecamera di campo con l'indice della mano portato davanti al naso, in segno di stare tutti zitti. Una fastidiosa risposta all'informazione sportiva che altro non fa che scrivere ci&#242; che vede in campo con oggettivit&#224; di pensiero. Il nostro non &#232; mai stato un dispetto ad personam, ma &#232; pi&#249; semplicemente un analizzare prestazioni talora anche pessime che si avvicendano ad altre brillanti sotto l'aspetto puramente tecnico. Scrivere, ad esempio, che contro il Porto Ronaldo e la Juventus hanno disputato una pessima partita, non &#232; un sacrilegio e non &#232; neppure lesa maest&#224; del pi&#249; premiato calciatore al mondo; &#232; soltanto un dato di fatto. Per questo diciamo che simili gesti visti sul campo devono essere stigmatizzati e archiviati come segno di risposte che nessuno di noi intende accettare. S&#236;, perch&#232; ogni partita fa storia a s&#232;. Sarebbe quindi opportuno che da parte dei giocatori, anche quelli considerati &#171;intoccabili&#187;, si instaurasse una sorta di accettazione alla critica costruttiva che spesso &#232; anche pungolatura verso il migliorarsi di un campione che tale deve essere anche sotto l'aspetto culturale. Noi giornalisti non siamo nemici di nessuno, ci limitiamo a pubblicare ci&#242; che vediamo e sentiamo nella certezza che la notizia sia fondata, come fondata &#232; da considerarsi la debacle di una sconfitta, piuttosto che di una prestazione negativa che a onor del vero dovrebbe essere ammessa pubblicamente anche dai rispettivi protagonisti. Ci sta poi che anche noi sbagliamo, come sbagliano arbitri, calciatori e addetti ai lavori, tuttavia, &#232; sempre opportuno essere s&#232; stessi nell'ammettere l'errore. L'etica professionale impone certe regole che vanno rispettate oltre ogni cosa, per questo noi ci battiamo per sensibilizzare questo mondo del calcio fondamentalmente intriso di denaro eccessivo che, tuttavia, in questi tempi di pandemia sembra subire una discesa economica che, comunque, no &#232; mai paragonabile ad altri settori commerciali del nostro Paese. Dunque, si faccia cultura sulla base della logica del rispetto che &#232; necessario per il bene del calcio e non solo.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711ronaldo.jpgSIncalcio-ronaldo-juve-1013750.htmSI0101061n
981013749NewsEditorialeL`INTER BATTE L`ATALANTA E METTE LA FRECCIA2021030901:24inter, conte, atalanta, juve, scudetto, lukaku, skriniarVITTORIA SOFFERTA DEI NERAZZURRI, CHE SUPERANO DI MISURA L'ATALANTA E STACCANO MILAN E JUVE<div><p >La ventiseiesima giornata di Serie A si chiude con la vittoria dell'Inter di misura sull'Atalanta. Una partita impegnativa, segnata da un ritmo elevato ma con poche occasioni da goal. Per fortuna dei nerazzurri milanesi a risolvere la situazione ci ha pensato Skriniar, che, al decimo minuto del secondo tempo, sugli sviluppi di un'azione d'angolo, in mischia ha trovato la stoccata vincente per battere Sportiello. I ragazzi di Antonio Conte riescono quindi a mantenere il vantaggio di +6 sul Milan, che ieri &#232; riuscito a battere fuori casa l'Hellas Verona per due goal a zero, e +10 sulla Juve, che deve recuperare la gara col Napoli e potenzialmente potrebbe arrivare a -7 dalla vetta. Dopo il superamento di un ostacolo cos&#236; ostico come l'Atalanta, adesso per Lukaku e compagni lo scudetto sembra pi&#249; vicino. Mancano per&#242; 12 giornate alla fine del campionato e tutto pu&#242; ancora succedere, anche se rispetto al girone d'andata l'Inter sembra aver messo letteralmente la freccia e difficilmente si far&#224; scappare il successo finale, avendo anche il vantaggio di non dovere giocare le coppe europee, che invece vedono ancora impegnate Juve, Milan, Atalanta e Roma.</p><p >Alessandro Vispo</p> </div>ivomesivomesantonio-conte.jpgSISvittoria-sofferta-inter-atalanta-milanamenosei.-1013749.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010218n
991013748NewsEditorialeChampions: Juve attesa dall`esame Porto, una gara che vale una stagione2021030822:51juve,porto,ronaldo,ottavi,champions,tifosiLa Juve cerca continuità in Champions, in una stagione altalenante con la rosa decimata dai tanti infortuni<p ><span>Domani sera, all'Allianz Stadium, andr&#224; in scena Juve-Porto, una partita che non vale semplicemente l'approdo ai quarti di finale di Champions League, ma molto di pi&#249;. Innanzitutto, in una Juve rimaneggiata dalle assenze e con un rendimento molto altalenante, occorre trovare certezze, che hanno caratterizzato i dieci anni di vittorie in casa Juve e, ora come non mai, ce n'&#232; bisogno. La compagine bianconera, fin qui, &#232; stata protagonista di un arduo e complicato cammino, costituito da importanti soddisfazioni ma anche da cocenti delusioni, che hanno demoralizzato i pretenziosi e insaziabili tifosi juventini. Domani, dai bianconeri ci aspettiamo una partita intelligente e d'orgoglio, dato che il risultato non &#232; a loro favore e serve fare gol, ma ponendo attenzione a non subirne. Insomma, una partita da Juve, da squadra capace di compiere imprese memorabili e di emozionare i propri tifosi. Lo scacchiere juventino, senza dubbio, includer&#224; Cristiano Ronaldo, il quale, dopo aver riposato nella recente gara casalinga con la Lazio, ha voglia di vincere e trascinare la propria squadra in una competizione che lui conosce meglio di chiunque altro. Invece, il Porto, forte della vittoria casalinga per 2 a 1, presumibilmente condurr&#224; una partita difensiva, in cui soprattutto penser&#224; a contenere gli attacchi bianconeri e a conservare il risultato dell'andata, dando filo da torcere all'attacco juventino. Per i tifosi di entrambe le squadre sar&#224; di certo una partita tirata sino alla fine, una gara di sofferenza e di pazienza, che decider&#224; chi delle due entrer&#224; a far parte delle prime otto squadre d'Europa.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesronaldo.jpgSISjuve-porto-garadecisivaperlastagionedellajuve-tornaronaldo-1013748.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010179n
1001013747NewsEditorialeSTASERA INTER - ATALANTA. MILAN E JUVE SPERANO IN UNO STOP DEI NERAZZURRI2021030806:28juve, milan,inter,atalanta, napoli,lazio,verona,roma,pioli,morata,gasperiniIl Milan espugna Verona con pieno merito, mentre i bianconeri senza Ronaldo ribaltano d'orgoglio la Lazio <p>Vincono Juve e Milan e tornano a sperare nel titolo. La Juve regala i soliti 20 minuti all'avversario e 1 gol (Correja), poi reagisce da grande squadra e pareggia con Rabiot prima dell'intervallo, prima di dominare e chiudere il match, nonostante le numerose assenze, contro una Lazio fragile, che cede per 3 a 1 sotto i colpi di Morata autore di una doppietta (il secondo sigillo dello spagnolo arriva dagli undici metri). Il Milan, seppur incerottato, prepara e vince una gara in trasferta sulla carta molto difficile, grazie ad un gol per tempo e alla gara di sacrificio dei suoi giocatori (Kessie su tutti), messi benissimo in campo da Pioli contro il Verona, una delle rivelazioni del campionato, che prova a reagire solo nel finale, quando oramai &#232; troppo tardi. I campioni d'Italia e i rossoneri tallonano l'Inter, che resta avanti di 3 punti sul Milan e 7 punti sui bianconeri (che il 17 recuperano il match contro il Napoli), ma dimostrano di poter ancora recitare un ruolo importante sino alla fine per la vittoria del torneo. Per l'Inter, dunque, vietato sbagliare stasera contro l'Atalanta a San Siro. Se perde o pareggia vede riavvicinare in un solo colpo sia la Juve che il Milan, e in caso di sconfitta dovrebbe cominciare a preoccuparsi anche degli uomini di Gasperini, che si porterebbero a -7 da Lukaku e compagni. In chiave Champions vittorie importanti anche per Roma (1 a 0 al Genoa) e Napoli (3 a 1 nel posticipo serale contro il Bologna). Anche in coda tutto ancora aperto, con il Crotone che vince lo scontro contro il Torino e sale a 15 punti (i granata restano terz'ultimi con 20 punti), il Parma che pareggia 3 a 3 a Firenze e va a quota 16, il Cagliari che pareggia in extremis in casa della Samp e sale a 22 punti. Si dividono la posta Spezia e Benevento (che si portano a 26 punti). Momento felice per l'Udinese, che dimostra il suo stato di forma vincendo 2 a 0 contro il Sassuolo nell'anticipo di sabato pomeriggio, agganciando l'undicesima posizione (i neroverdi di De Zerbi restano in nona posizione con 36 punti e una gara da recuperare).</p><p>Ivano Messineo</p>ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISinter-atalanta-attesa-perjuveemilan-1013747.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010164n
1011013746NewsEditorialeEcco l`Inter che speravano i suoi tifosi2021022218:37Meritata vittoria dei nerazzurri che annullano un Milan apparso stanco e privo di idee.<p>Non c'&#232; solo il pur importante risultato che l'Inter ha ottenuto nel derby, c'&#232; molto altro. C'&#232; molto di pi&#249;. S&#236;, perch&#232; quel 3 a 0 inflitto al diavolo rossonero parla di una squadra che fa calcio, che ha ritrovato l'entusiasmo, lo spirito di gruppo, i meccanismi di gioco che ben si intersecano a chi ama il calcio spettacolo e la fluidit&#224; nei passaggi che sono risultati come fossero stati studiati a memoria. Sar&#224; che Conte e i suoi ragazzi hanno capito l'importanza di vincere lo scudetto,soprattutto alla luce di un anno in cui i nerazzurri sono stati estromessi da tutto e quindi fallire quest'ultimo traguardo sarebbe come vivere da perdenti. Tuttavia, anche se ci sono ancora tante partite da disputare, c'&#232; da dire che l'Inter gode del fatto che pu&#242; usufruire il vantaggio di allenarsi in tutta tranquillit&#224; senza essere distratta da altre competizioni da affrontare. Ma prescindendo da questo, quello che ultimamente riscontriamo nella squadra di Conte &#232; quella compatezza di squadra che produce pochi margini di errori e dove il 3-5-2 catechizzato dal tecnico leccese si abellisce nei meccanismi ben oleati tra difesa, centrocampo e attacco. Non &#232; poco in una squadra che ci ha abituato a essere spesso svagata in difesa e con alterne partite in cui si manifestava un notevole numero di errori atti a mortificare gioco e risultato. Oggi l'Inter &#232; forte soprattutto del suo centrocampo in cui i vari Brozovic, Barella, Hakimi e soprattutto i ritrovati Eriksen e Perisic che danno tono e freschezza nel modo giusto per essere finalmente inclusivi e utili alle esigenze della squadra. E poi questa esplosione di Lautaro Martinez che con Lukaku rappresenta la carta vincente per movimento, furore agonistico e voglia di fare gol senza dimenticarsi di sacrificarsi per i compagni quando &#232; ora di farlo. Ecco, diremmo proprio che Conte ha centrato l'obiettivo di far capire alla propria squadra l'importanza di effettuare correttamente certi movimenti che devono essere sincronizzati bene nel movimento senza palla, C'&#232; un momento in cui si attacca e lo si deve fare con ordine tattico ( Brozovic sa amministrare bene questa fase) e poi c'&#232; un momento in cui bisogna stare attenti nell'interdizione, dando una mano a centrocampo e in difesa.Quello che abbiamo notato nelle ultime partite della squadra di Conte &#232; questo suo aprirsi a ventaglio e richiudersi all'occorrenza come fosse un fatto naturale che deve coinvolgere e responsabilizzare tutti, dal portiere all'ultimo dei due attaccanti. Ed &#232; questo il gioco del calcio che alla fine d&#224; profitto, che fa vincere e diverte, perch&#232; oltre ad avere i campioni che all'occorrenza possono risolvere la partita con una giocata eccelsa, il gioco di squadra ha sempre bisogno dei suoi meccanismi globali per potere esprimere il vero gioco del pallone. Ebbene, dopo aver visto il derby e qualche altra partita precedente, possiamo proprio dire che i tifosi nerazzurri hanno il diritto di sognare stando per&#242; ancora un p&#242; con i piedi ben a terra. Il calcio fa in fretta a smentire quanto di buono ha fatto vedere. Adesso ci vuole continuit&#224;. L'Inter di Conte la deve dimostrare. Almeno se vuole vincere lo scudetto per il suo popolo nerazzurro.</p><p>Salvino Cavallaro</p>fl0711fl0711lautaro-martinez.jpgSIncalcio-1013746.htmSI01,1001050n
1021013745NewsEditorialeL`Inter vince il derby e allunga sui rossoneri. Brutto stop per il Milan, che deve guardarsi le spalle da Roma, Lazio, Atalanta e Juve2021022206:42inter, milan, pioli, conte, lautaro, handanovic, lukaku,ibra,derby, hernandez,scudettoGli uomini di Antonio Conte non sbagliano un colpo e si confermano i super-favoriti per il titolo<p>Grazie alla doppietta di Lautaro Martinez e al goal straordinario di Romelo Lukaku, l'Inter conferma la leadership e allunga il passo proiettandosi a +4 dal Milan. Ottima prestazione da parte dei nerazzurri, che hanno da subito messo in difficolt&#224; la squadra di Pioli, che adesso sar&#224; costretta ad inseguire i cugini interisti nella lotta per lo scudetto. Un Milan spento e incapace di gestire anche i palloni pi&#249; semplici, quello visto nel derby, tutto l'opposto dell'Inter, che invece ha gestito molto bene la partita, facilitata anche dalla scarsa incisione e lucidit&#224; degli avversari. Sicuramente ad incidere pesantemente per i rossoneri &#232; il goal sub&#236;to a freddo dopo appena cinque minuti a dopera di Lautaro Martinez. Al 33' il Milan prova a salire di tono e sfiora la rate del pari, grazie ad una pericolosa conclusione di Theo Hernandez, che fa salire la squadra rossonera di tono e convinzione. Atteggiamento che caratterizza il Milan anche all'inizio del secondo tempo e che gli permette di mettere in difficolt&#224; la squadra avversaria, che si salva per tre volte grazie ad altrettanti miracoli di un super Handanovic in grandissima forma. Cos&#236;, al 57', proprio nel momento migliore del Milan, l'Inter segna per la seconda volta ancora con Lautaro, chiudendo di fatto la gara. A mettere in cassaforte il derby ci pensa uno stratosferico Lukaku, autore del 3 a 0 degli uomini di Antonio Conte, rete che sigilla il definitivo crollo della squadra rossonera e la fine della partita. Brutto colpo per i rossoneri che prima della gara di La Spezia poi persa malamente per 2 a 0 avevano 2 punti di vantaggio sull'Inter, e che dopo la sconfitta della stracittadina rimangono al secondo posto a -4 dalla vetta, dopo essere stati sin dall'inizio del campionato in testa. Riusciranno gli uomini di Pioli a reagire e a contendere il titolo ai nerazzurri, o questa sconfitta segna il crollo dei rossoneri, che adesso devono stare attenti a conservare il secondo posto? Prossima insidia la Roma, che sfider&#224; il Milan nel prossimo turno. Vedremo come reagiranno Ibra e company la prossima domenica all'Olimpico. Vittoria invece fondamentale per l'Inter, che si conferma la favorita per il titolo, anche in considerazione del fatto che non gioca le coppe. E domenica a San Siro, a vender cara la pelle agli uomini di Conte, arriver&#224; il Genoa di Ballardini, con i nerazzurri che avranno l'opportunit&#224; di confermarsi saldamente in vetta, in attesa dei risultati delle inseguitrici, che potrebbero anche consentire all'Inter, in caso di vittoria sul Genoa, di aumentare il vantaggio sulle inseguitrici.</p><p >Alessandro Vispo</p>Milanoivomesivomesantonio-conte.jpgSISinter-derby-milan-crollo-handanovic-salva-lukakulautarosuper-1013745.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,1101069n
1031013744NewsEditorialeMauro Bellugi, ultimo baluardo del calcio in bianco e nero2021022111:50MauroBellugiL'Inter nel cuore e il calcio come professione che era passione.<p>Ci sono campioni di calcio che hanno fatto la storia di un tempo in cui il pallone si identificava soltanto alle ore 15,00 di ogni domenica, in tutto il calcio minuto per minuto, in 90esimo minuto, nella domenica sportiva e nel significato di recarsi allo stadio come fosse l'orario della Messa. Rita Pavone impazzava con la canzone «La partita di pallone» e la gara di campionato diventava come una sorta liturgia a cui non si poteva assolutamente mancare. Era la passione, lo svago di una domenica di calcio che precedeva la settimana del lavoro dove ciscuno al suo pensiero faceva ritorno. E i campioni, quelli di quel tempo, a far da complici nell'innamorarsi di un calcio che oggi sembra lontano anni luce per tecnica, interessi economici e per molto altro. Mauro Bellugi, 71 anni appena compiuti &#232; stato uno degli artefici di quel tempo, di quel calcio e di quegli uomini che anche noi giornalisti intervistavamo con facilit&#224; senza dovere passare attraverso la ghigliottina degli uffici stampa. Come fosse un'umanizzazione che era rispettosa del lavoro di entrambi e dove l'etica si sposava a prescindere con la deontologia giornalistica. Era tutto cos&#236; romantico che persino personaggi come Mauro Bellugi riuscivano a non essere focalizzati soltanto con la maglia che hanno indossato per lunghi tratti della carriera, ma si identificavano nel campione, nell'uomo..Difensore arcigno e stopper che si incollava all'avversario mordendo sempre le caviglie, Mauro Bellugi ha cominciato a giocare nelle giovanili dell'Inter nel 1967 e nel 1969 &#232; approdato in Prima Squadra fino al 1974. E' poi passato al Bologna, al Napoli e alla Pistoiese, rimanendo per&#242; di passione interista per sempre..L'ex difensore era ricoverato dal 4 novembre 2020 dopo essere risultato positivo al Coronavirus e poi ha subito l'amputazione delle due gambe. Una decisione presa dai medici per avere individuato patologie pregresse rispetto al Covid 19. Poi il peggioramento che l'ha portato alla morte. Bellugi lascia la moglie Loredana e la figlia Giada che aveva avuto dalla prima moglie Donatella. I funerali si svolgeranno nella Chiesa di Sant'Ambrogio, marted&#236; 23 febbraio alle ore 11,00. Con Bellugi muore un altro pezzo di calcio romantico ma, soprattutto, svanisce il sentimento primario di uno sport che si identificava nelle sue bandiere. E lui &#232; stato tutto questo.</p><p>Salvino Cavallaro</p>fl0711fl0711mauro-bellugi.jpgSIncalcio-MauroBellugi-1013744.htm01,1001074n
1041013743NewsEditorialeEuropa League: delusione Napoli, beffa Milan raggiunto nel finale, e bene Roma che passa 2 a 0 a Braga2021021910:55napli,roma, milan,gattuso,pioli,fonseca,braga, stessarossa,granadaRossoneri agguantati al 93', Roma vittoria facile, mentre complicata la situazione in casa Napoli che perde 2 a 0 con tante assenze per infortunio<p ><span>Grande delusione per il Milan che stava per portare a casa un successo senza strafare. Pioli aveva previsto un grande turnover in vista del derby. Il Milan si porta in vantaggio con un'autorete di Pankov al 42'. Nel secondo tempo, a causa di un fallo di mano in area di rigore di Romagnoli su cross di Falcinelli, la Stella Rossa trova il pareggio dagli undici metri con Kanga che trasforma il rigore concesso. Al 61' il Milan passa in vantaggio su un rigore procurato e poi trasformato da Theo Hernandez. Al 77' la Stella Rossa rimane in 10 uomini a causa dell'espulsione, per doppio giallo, di Rodic. Il Milan sembra andare dritto verso la vittoria, ma la beffa arriva al 93' minuto, in pieno recupero. Corner e colpo di testa di Pavkok che incorna sorprendendo Donnarumma con una traiettoria a pallonetto.</span></p><p ><span>Brutta sconfitta per il Napoli contro il Granada. Dopo la sconfitta in campionato contro la Juventus, Gattuso schiera una formazione obbligata a causa dei dieci giocatori indisponibili. Succede tutto nel primo tempo. Il Napoli parte bene e crea un'occasione con Elmas. Il Granada reagisce e in soli due minuti colpisce e piazza l'uno-due decisivo: al 19' Yangel Herrera sblocca di testa sul cross di Kenedy, al 21' &#232; proprio Kenedy a raddoppiare con un preciso diagonale. La squadra di Gattuso prova a reagire procurandosi ben due occasioni. Nella ripresa Gattuso mette dentro Zielinski per alzare il baricentro, ma non produce grossi risultati. Finisce 2-0 per il Granada e il Napoli &#232; costretto alla rimonta al ritorno.</span></p><p ><span>La Roma archivia la pratica con un bel 2-0 esterno contro il Braga che lancia i giallorossi verso una gara di ritorno da giocare con serenit&#224;. La gara viene sbloccata subito, dopo 4 minuti, dal rientrante titolare Dzeko che sfrutta un'assist dalla sinistra di Spinazzola colpendo al volo di piatto destro. La squadra di Fonseca amministra molto bene la sfida rischiando poco. All'inizio della ripresa l'arbitro espelle per doppia ammonizione Esgaio. La Roma, forte della superiorit&#224; numerica, riesce a concretizzare, dopo alcune occasioni sprecate nel finale con il neo entrato Borja Mayoral .</span></p><p ><span>Giacomo Barletta</span></p>Caltagironeivomesivomesstefano-pioli.jpgSISeuropa-napoliperde20-romavinceabraga-milan22abelgrado-1013743.htmSI01,02,03,05,06,07,08,09,10,1101060n
1051013742NewsEditorialeIl Milan perde il primato al termine di una brutta gara giocata al Picco e persa per 2 a 0. L`Inter batte la Lazio e va in testa2021021505:31maggiore,bastoni,ibra,pioli, italiano,milan,capolista,spezia,picco,provedel,donnarumma,salvezzaLa squadra di Italiano si impone con merito sui rossoneri<p><span>Dopo pi&#249; di un anno dall'ultima sconfitta fuori casa per il Milan (Atalanta-Milan 5-0 nel dicembre 2019) i rossoneri vengono sconfitti da un ottimo Spezia, grazie alle reti di Maggiore e Bastoni, e vengono scavalcati dall'Inter (3 a 1 alla Lazio) ad una settimana dal derby. Spezia in palla e ben schierato da Vincenzo Italiano, ma Milan deludente, mai entrato in campo al Picco.</span></p><p><span>Stefano Pioli &#232; deluso ma cerca di guardare al futuro. Ecco le sue parole rilasciate ai microfoni di DAZN nel post-partita: &#171;Dobbiamo reagire e sicuramente lo faremo. Lo Spezia ha vinto nettamente, questa &#232; la prima sconfitta che davvero abbiamo meritato perch&#233; abbiamo messo in campo troppo poco. E' stata una brutta serata per me e per la squadra, ma ripartiremo. Sapevamo che avremmo affrontato un avversario aggressivo, ma non abbiamo offerto una prestazione all'altezza&#187;.</span></p><p><span>Dopo diversi mesi il Milan perde anche il primato in classifica, detenuto dall'Inter, che nel posticipo serale ha battuto per 3 a 1 la Lazio. Risalgono la Roma, che vincendo sull'Udinese sale al terzo posto, il Napoli, che ha sconfitto di rigore una Juve disordinata e poco concreta sotto porta (anche per la bravura del portiere partenopeo Meret), e l'Atalanta, che espugna Cagliari all'ultimo respiro grazie a Muriel.</span></p><p><span>Alessandro Vispo</span></p>Caltagironeivomesivomesitaliano.spezia.jpgSISspezia-vittorioso-sul-milan-sorpassato-da-inter-che-batte-lazio-1013742.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,1101054n
1061013741NewsEditorialeJuve, al San paolo un passo indietro2021021322:20insigne,gattuso,pirlo,juve,napoli,classifica,scudetto, vertice,bernardeschi,chielliniInsigne dagli undici metri salva la panchina di Gattuso<p ><span>Gattuso salva la panchina battendo la Juventus con un rigore ineccepibile (ma frutto di una grossa ingenuit&#224; di capitan Chiellini) e con una partita coraggiosa, in cui Insigne si assume anche stavolta, nonostante le cocenti delusioni dal dischetto proprio con i bianconeri, la responsabilit&#224; di tirare (e trasformare) il rigore che decide il match. Per il resto &#232; soprattutto Juve, che trova sulla propria strada un ottimo Meret e che avrebbe meritato il pari. Ma gli uomini di Pirlo compiono un passo indietro</span> <span>tanto nel gioco, riuscendo soltanto a tratti ad alzare il ritmo e a fare le necessarie verticalizzazioni, quanto in classifica, con il distacco dalle primissime che comincia a farsi pesante. L'unico che prova con costanza a superare l'uomo e a dare cos&#236; superiorit&#224; numerica alla squadra &#232; Chiesa, che si esprime meglio se schierato a destra. Per il resto una chiara superiorit&#224; territoriale che non si traduce in reti anche per un pizzico di sfortuna. Ma invocare la cattiva sorte non serve a giustificare una sconfitta che &#232; principalmente attribuibile a una prestazione non all'altezza delle precedenti. Dal San Paolo esce fuori una Juve con qualche punto interrogativo in pi&#249; (per esempio, perch&#233; insistere ancora su Bernardeschi che, pur non risparmiandosi, ha bisogno di cambiare aria?), a conferma di una discontinuit&#224; non ancora superata, mentre il Napoli, che oggi, in crisi e privo, specie in difesa, di alcuni titolari di primo piano, non poteva oggettivamente fare di pi&#249;, trae da questa vittoria ossigeno per ridare un senso alla propria stagione.</span></p><p ><span>Mariano Messineo</span></p>Napoliivomesivomesinsigne.jpgSISinsigne-fa-felice-gattuso-e-il-napoli-che-risale-1013741.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010181n
1071013740NewsEditorialeGattuso al capolinea. Se perde con la Juve domenica probabile il suo esonero2021021108:00Gattuso,napoli,esonero,de laurentis,juventus,atalanta,eliminazioneBrucia l'eliminazione contro l'Atalanta, vittoriosa per 3 a 1<p><span>Dopo l'ennesima sconfitta (quella di ieri a Bergamo per 3 a 1 costata l'eliminazione dalla Coppa Italia) &#232; sempre pi&#249; difficile la posizione di Rino Gattuso, il cui futuro probabilmente dipender&#224; dal risultato della prossima gara di campionato contro la Juventus.</span></p><p><span>Mentre i tifosi sui social si scagliano contro Gattuso, chiedendo il suo esonero, il presidente Aurelio De Laurentis, secondo le ultime indiscrezioni, avrebbe deciso di non prendere decisioni affrettate ed aspettare sabato 13 febbraio per prenderne una definitiva.</span></p><p><span>Intanto ha gi&#224; iniziato a pensare ad un possibile sostituto. Nel mirino ci sarebbe un grande ex allenatore del Napoli: Rafael Benitez, che allen&#242; per due anni il Napoli vincendo la Coppa Italia nel 2014. De Laurentis sembra averlo gi&#224; contattato diverse volte e, da quanto si &#232; compreso, Benitez preferirebbe non subentrare a stagione iniziata, ma iniziare una nuova stagione con la squadra. Il Napoli, per&#242;, ne avrebbe bisogno adesso ed &#232; per questo che il presidente sta cercando di convincerlo.</span></p><p><span>A quanto pare, nel caso in cui Gattuso venga esonerato, De Laurentis ingaggerebbe il nuovo allenatore soltanto per concludere questa stagione. Per la prossima, infatti, vorrebbe ingaggiare un tecnico emergente come Vincenzo Italiano, attualmente allenatore dello Spezia o Juric, allenatore dell'Hellas Verona. Ancora sono solo ipotesi e nulla &#232; certo. L'unica certezza &#232; che questo fine settimana sar&#224; decisivo per le sorti di Gattuso e del Napoli.</span></p><p><span>Alessandro Vispo</span></p>Bergamoivomesivomes27d06bf3-52c1-4a61-803f-7fe90217ee64.jpgSISgattuso-esonero-vicino-calcio-1013740.htmSI01,02,03,06,07,08,10,1101084n
1081013739NewsEditorialeJuve - Inter dei veleni. Ma basta! Adesso giocate a calcio. Finitella con questo squallido teatrino. 2021021014:47Conte,Agnelli,Coppa Italia Il pessimo esempio da stigmatizzare, tra Conte e Agnelli <h5>Ma basta! Pensate a giocare e finitela con questo eterno teatrino che non si addice alla storia delle vostre rispettive societ&#224;. Basta! Metteci in condizione di scrivere di calcio e non di eterni veleni, di diatribe personali che non ci interessano. Nessuno di voi ha ragione. Tutti avete torto. Chi ha cominciato prima o finito dopo, non vogliamo saperlo. Il popolo di tifosi &#232; avvelenato di &#171;guerra&#187;, di &#171;odio&#187; e la responsabilit&#224; &#232; solo vostra, solo dei vertici bianconeri e nerazzurri, incapaci di dare il buon esempio. No, questo non &#232; il derby d'Italia in cui il calcio di Gianni Brera narrava il sano antagonismo come condimento di sapore pallonaro tra le due pi&#249; amate e odiate societ&#224; d'Italia. Questo &#232; lo spettacolo dei gesti scurrili, delle parolacce, delle blasfeme imprecazioni,delle antiche ruggini personali e delle offese rese pubbliche senza il pudore di sbollire a casa propria tutta la rabbia che si prova contro l'altro, dimenticandosi delle telecamere che inquadrano tutto e di pi&#249;.Esempi vergognosi che ci hanno francamente disgustato, annoiato, disinteressato del gioco del calcio, di quel pallone per cui scriviamo da tanti anni e mai come adesso lo sentiamo estraneo a noi. Avremmo voluto parlare della partita, del gioco, della tattica, del risultato di 0 a 0 che ha portato in finale di Coppa Italia la Juventus. Avremmo voluto esplicare come al solito la nostra analisi pi&#249; possibile oggettiva e superpartes, cogliendo la narrazione di ci&#242; che &#232; avvenuto in campo tra le due squadre. E invece ci ritroviamo a parlare di squallide situazioni che nulla hanno a che fare col calcio e la buona educazione. Il &#171;dito medio&#187; di Conte e il &#171;cogl....ne&#187; probabilmente indirizzato da Agnelli a Conte, sono il retaggio di un passato di ruggini mai appianate tra questi due personaggi che non possono essere allargati a tutti, men che meno ai tifosi delle due fazioni che gi&#224; da sempre si guardano in cagnesco. Non fate accendere simili scintille, sono pericolose. Giocate a calcio se volete e se invece continuate a sentire dentro di voi tali sentimenti di reciproco odio, provate a pensare chi non arriva a mille euro al mese e deve mantenere a fatica la propria famiglia in un Paese italico che in questa situazione di infinita crisi pandemica, avrebbe bisogno di una piccolissima parte del vostro lauto guadagno. Chi incassa 12 milioni l'anno o chi &#232; a capo della pi&#249; qualificata societ&#224; di calcio italiana, avr&#224; pure degli obblighi da rispettare. S&#236;,proprio quello stile, quell'etica professionale che forma l'immagine da imitare e non da cancellare. Dunque, basta veleni e ipocrite strette di mano. Il calcio pretende integrit&#224;, rispetto, educazione. Poi parleremo e scriveremo di calcio.</h5><h5>Salvino Cavallaro</h5>fl0711fl0711foto-conte---agnelli.jpgSInJuve-Inter-1013739.htmSI01,06010100n
1091013738NewsEditorialeCuadrado, emblema del gioco voluto da Pirlo 2021020715:17cuadrado,pirloLa Juve batte la Roma e risale la classifica posizionandosi alla terza posizione.<p>Se &#232; vero che la Juve &#232; molto condizionata dalla presenza di <strong>Cristiano Ronaldo,</strong> dal suo carisma e dalle sue finalizzazioni, &#232; altres&#236; vero che nella nuova idea di gioco impostata da Andrea Pirlo, Cuadrado ha assunto un ruolo dal quale la Juve non pu&#242; prescindere. Ed &#232; subito evidente il suo apporto alla squadra per fluidit&#224; di gioco, di inserimento tra le linee e passaggi filtranti tali da mettere in condizione i compagni di andare in gol con facilit&#224;. Lo abbiamo visto in pi&#249; occasioni e lo abbiamo messo a fuoco anche nell'ultima partita di campionato contro la Roma. Infatti, non appena entrato nella seconda parte della gara a circa mezzora dalla fine, si &#232; rivista l'armonia di gioco corale che ha contribuito a migliorare il centrocampo formato da un Artur e Rabiot apparsi fino a quel momento privi di idee. La Roma, da parte sua, ha messo in difficolt&#224; la Juve attraverso le sue ripartenze, ma ha mostrato gravi carenze nella finalizzazione del gioco per la mancanza di una punta vera Dzeko entrato sul finire della gara no ha inciso per chiara mancanza di forma e per polemiche contro il suo allenatore Fonseca che l'ha lasciato in disparte per qualche settimana. Il 4-4-2 di Pirlo si &#232; dunque imposto sul 3-4-2-1 di Fonseca e il 2 a 0 con il quale la Juve ha superato la Roma con un gol di Cristiano Ronaldo al 13&deg; del primo tempo e l'autorete di Ibanez, giustificano una superiorit&#224; territoriale che se pur non protratta per tutto l'arco della gara, ha dato evidenti segni di superiorit&#224;. E adesso la Juve continua la sua marcia nel recupero delle posizioni perse, nella convinzione che il recupero della partita di campionato contro il Napoli dia il l&#224; verso i pretendenti dello scudetto. Il tutto tra Coppa Italia e Champions, impegni che mettono a ferro e fuoco un calendario pieno di impegni. Dunque, possiamo propio dire che la Juve non muore mai, anzi con il rientro di Chiellini ha dato ulteriore garanzia a una difesa che ad oggi ha subito meno gol in campionato rispetto al resto delle altre squadre.Vedremo cosa accadr&#224; cammin facendo e, soprattutto, se la squadra di Pirlo riuscir&#224; a dare continuit&#224; fisica, mentale e di risultati che la dovrebbero avvantaggiare sotto il profilo del raggiungimento degli obiettivi prefissati fin dall'inizio, nonostante quella spada di damocle data da un allenatore neofita come Andrea Pirlo sul quale noi, ancora oggi, manteniamo le nostre riserve,</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong> .</p>fl0711fl0711juan-cuadrado.jpgSIScuadrado-emblema-del-gioco-voluto-da-pirlo-1013738.htmSI01,06010210n
1101013737NewsEditorialeInter - Juventus, l`analisi della prima semifinale di Coppa Italia.2021020318:16inter,juve ,coppa italiaInter - Juve 1 a 2. I bianconeri di Pirlo sfoderano un`ottima prestazione che l`avvantaggiano verso la finale. <p><span>C'&#232; una Juventus senza Cuadrado e una Juventus con Cuadrado.</span> <span>E c'&#232; un'Inter senza Lukaku e Hakimi che manca di tanto, di troppo. A vedere la semifinale d'andata tra Inter - Juventus, ponendo in analisi i vari sviluppi tecnico tattici emersi durante la gara, si pu&#242; sintetizzare come un qualcosa di simile a un confronto che nulla ha avuto a che fare con la copia del precedente incontro di campionato tra le due squadre. Ed &#232; proprio vero che nel calcio ogni partita fa storia a s&#233; per impostazioni tattiche ma anche per scelta, talora anche forzata, di giocatori che inevitabilmente cambiano la fisionomia dell'incontro nell'approccio e nel suo sviluppo. La Juve vista a San Siro ha meritato di vincere con il risultato di 2 a 1, ma soprattutto ha dimostrato grande carattere, superando l'iniziale empasse di uno sbandamento difensivo che ha fatto s&#236; che Lautaro Martinez infilasse la rete dell'1 a 0 per l'Inter, con una incertezza anche di Buffon. Poi, prendendo le redini da grande squadra ha spostato il suo baricentro in avanti, pressando e facendo circolare la palla con azioni orizzontali e verticali che per precisione hanno ottenuto l'effetto di maggior possesso palla nei confronti dell'Inter, la quale &#232; invece apparsa sorpresa da tanto furore agonistico messo in campo dalla Juve. Un 4-4-2 che Pirlo ha studiato per mettere in difficolt&#224; il 3-5-2 di Conte che nonostante il super Barella, la buona prestazione di Darmian, ha risentito in maniera eclatante l'assenza di Lukaku, della sua potenza fisica che associata alla mancanza della veloce ripartenza dell'esterno Hakimi, hanno pesato in negativo sul rendimento globale dei nerazzurri. Ma qui, si sa, viaggiamo sui s&#232; e sui ma, che non hanno mai fatto la storia del calcio. Fatto &#232; che la Juve di Pirlo con la difesa a 4 che in varie fasi si disponeva a 3 per effetto di un centrocampo a 5 con l'avanzamento continuo di Cuadrado e Alex Sandro, ha centrato il modo di mettere in difficolt&#224; l'Inter di Conte che ha cercato per lunghi tratti della gara di arginare le folate offensive dei bianconeri nel ripartire con Barella e Brozovic, anche se l&#236; davanti Martinez e l'inconcludente Sanchez hanno fatto ben poco. Con questo modulo e con questo centrocampo arricchito da Mc Kennie, Betancur e Rabiot, persino Bernardeschi ha dato timidi segnali di ripresa da quel torpore che l'ha assalito ormai da troppo tempo. CR7 ha segnato la sua doppietta realizzando un gol su rigore e una rete da classico rapinatore di una palla della quale Bastoni e Handanovic si sono resi complici di un pasticcio colossale. Detto questo, per onest&#224; intellettuale dobbiamo dire che la Juve di Pirlo che abbiamo pi&#249; volte criticato per mancanza di gioco di squadra e idee mai supportate dalla qualit&#224; che &#232; pur esistente in questa squadra, pur nel forte ritardo dai vertici del campionato, resta in corsa su tutti i fronti con un gioco ritrovato ma ancora con la continuit&#224; da dimostrare. Vedremo cosa succeder&#224; in seguito per i bianconeri. Per quanto riguarda l'Inter di Conte, invece, siamo certi che con il rientro di Lukaku e Hakimi dar&#224; filo da torcere alla Juve, nella seconda semifinale di Coppa Italia che si svolger&#224; all'Allianz Stadium di Torino la prossima settimana. Se cos&#236; non fosse, sfumerebbe per i nerazzurri un altro obiettivo stagionale, con il conseguente obbligo di vincere lo scudetto. I problemi dell'Inter partono dalla situazione societaria che &#232; in difficolt&#224; dal punto di vista economico, tuttavia, i lauti stipendi percepiti dai suoi tesserati che pongono in passivo il bilancio, devono avere un riscontro almeno nella conquista dello scudetto. Vedremo.</span></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong></p>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-inter-juve.jpgSIScoppa-italia-2021-inter-juventus-1013737.htmSI01,02,03,06,1001048n
1111013735NewsEditorialeNel calcio dove sta la verità? 2021011911:27sky,processo del lunedìL`angolo del tifoso bianconero. Considerazioni sui commenti giornalistici di Sky nel dopo gara di Inter - Juventus <br /><p><span>Nel vedere il post-partita di Inter - Juventus su Sky, qualsiasi spettatore ha notato che gli opinionisti , quasi tutti ex giocatori , hanno graziato l'allenatore bianconero di critiche feroci per la prestazione della sua squadra, anzi ad una richiesta di Caressa, detta sottovoce ma non abbastanza se &#232; filtrata fino a noi, di chiedere ad Alex Del Piero di porre una domanda al suo ex compagno di squadra Andrea Pirlo, c'&#232; stato un diniego che la dice lunga sulla voglia di evitare di mettere in difficolt&#224; il tecnico juventino da parte di un Del Piero, per ovvi motivi molto abbottonato sulle scelte tattiche dell'allenatore bianconero.</span><br /></p><p><span><span>Cosicch&#233; mi sono venute alla mente alcune puntate del &#171;Processo del Lunedi&#187;, dove nonostante fossero passate 24 h. dalla partita e quindi si fossero sbolliti gli animi, si assisteva ad uno spettacolo da parte di giornalisti , non ex giocatori, che davano una lettura critica, ricca di note tecniche e di strategie in campo, da &#171;leccarsi i baffi&#187; per il pubblico pi&#249; esigente della &#171;pelota italiota&#187;. Non facevano sconti a nessuno, anche perch&#233; non ci avevano giocato insieme fino a ieri, ma nessuno si offendeva o gli toglieva il saluto, se il suo modulo di gioco era massacrato da Maurizio Mosca o Bruno Bernardi o Maurizio Biscardi o Gianpiero Galeazzi. Eh s&#236;, grandi firme del giornalismo sportivo, che hanno lasciato un ricordo indelebile in tutti i tifosi di calcio e non solo , ma che apprezziamo ancora di pi&#249; dopo aver ascoltato i commenti degli opinionisti del cosiddetto &#171;salotto calcistico &#171; di Sky.</span></span><br /></p><p><span><span>Se ieri sera qualcuno di quelli seduti intorno al tavolo rotondo avesse chiesto a mister Pirlo come mai la sua squadra ad esempio ha giocato per la prima volta in campionato con un modulo con 4 difensori e non il suo solito 3-5-2 , speculare a quello di Antonio Conte, che fra l'altro Pirlo avrebbe dovuto prevedere, visto che il modulo di Conte lo conosce alla perfezione per averci giocato, ebbene se glielo avessero chiesto non avrebbero commesso un delitto di lesa maest&#224;, ma ci avrebbero fatto capire quali sono i limiti di questo tecnico rapportati ai valori dei suoi atleti in campo. E se avessero domandato sempre ad Andrea Pirlo come mai insiste a centrocampo su Rabiot e Ramsey , che non hanno mai convinto , lasciando in panchina McKenzie ed Arthur, soprattutto l'americano che sembra l'unico a correre l&#236; in mezzo raccogliendo palloni su palloni fino a colpire di testa sotto rete avversaria segnando goal importanti, pensate che se l'avessero chiesto Pirlo si sarebbe offeso e, se anche fosse stato, non avrebbero rispettato il calcio e i tifosi che comunque pagano l'abbonamento?</span></span><br /></p><p><span><span>Potrei continuare ancora per molto a snocciolare tutti i perch&#233;, che avrebbero potuto essere chiesti all'allenatore della squadra pi&#249; blasonata d'Italia su una sconfitta senza attenuanti, ma soprattutto su una squadra ,che appare lo specchio del suo allenatore : timorosa nel condurre quel poco di gioco, che riesce a confezionare e quindi votata al &#171;passaggio al portiere&#187;, unico &#171;refrain &#171; di un modulo difensivo sempre poco propositivo e piantato sulla linea Maginot del limite della propria area.</span></span><br /></p><p><span><span>Mi sono chiesto quanto faccia bene al calcio italiano un giornalismo sportivo-calcistico, che non affonda il bisturi sull'involuzione del modo di giocare al pallone, che si nota in quasi tutti i campi di gioco di serie A e quanto sia producente glissare nelle interviste post-partita sui rilievi tecnici della prestazione. Sinceramente ho paura che questo atteggiamento dei commentatori calcistici molto generoso, sia una delle cause del non gioco delle nostre squadre e della loro inferiorit&#224; rispetto alle squadre del continente europeo.</span></span><br /></p><p><span><span>Rimedi? E se riducessimo il numero degli ex-calciatori opinionisti negli studi televisivi durante il post-partita e richiamassimo le penne del nostro giornalismo sportivo che magari non hanno mai dato un calcio al pallone, ma danno ancora del Lei all'intervistato?.</span></span><br /></p><p><span><strong><span>Attilio Andriolo</span></strong></span><br /><br /><br /></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSISnel-calcio-diove-sta-la-verita-1013735.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010178n
1121013734NewsEditorialeInter - Juventus, mille motivi in più per vincere.2021011517:05Sale la febbre del derby d`Italia<br /><p><span>Per i tifosi sar&#224; il primo Inter - Juve virtuale; un derby d'Italia vissuto sul divano, davanti alla televisione e senza l'ausilio degli sfott&#242; da stadio. Tuttavia, non per questo si rende meno importante dal punto di vista dell'intensit&#224; emotiva e dell'ansia di attesa. Inter - Juve &#232; sempre una partita a parte, un incontro di antica tradizione fatta di rancori, ruggini e antipatie calcistiche mai sfumate nel tempo. L'espressione «Derby d'Italia» &#232; stata coniata da Gianni Brera nel 1967 per indicare due formazioni che, pur risiedendo in due Citt&#224; e Regioni diverse, sono caratterizzate da una profonda rivalit&#224; reciproca, tipica delle sfide stracittadine. E ci sono tanti motivi in pi&#249; in questo incontro della 18ma giornata del Campionato Italiano di Serie A che lo rende ancora pi&#249; piccante. Basti pensare che le recenti reminiscenze di appartenenza juventina di Antonio Conte e Beppe Marotta, si arrovellano nell'immaginario collettivo dei tifosi bianconeri come uno sgarbo che non doveva essere fatto. Ma si sa che il tifoso non bada al razionale senso del professionismo pallonaro e si perde tra mille altri tortuosi pensieri che convergono nella parola: «tradimento». Tuttavia, lasciando da parte tutte queste annose polemiche di parte, soffermiamoci su quelli che sono i motivi di interesse che coinvolgono le due squadre dal punto di vista tecnico. Diciamo subito che sia per la Juventus di Pirlo che per l'Inter di Conte &#232; assolutamente vietato perdere per non buttare via punti in classifica. La Juve, infatti, pur con una partita da recuperare, perdendo contro l'Inter si troverebbe troppo distanziata dai vertici della classifica, mentre per i nerazzurri si potrebbe accendere l'ennesima polemica su una squadra che manca di cattiveria nel sapere gestire le partite. E poi Lukaku contro Ronaldo, chi &#233; pi&#249; decisivo? Due bomber a confronto che sono devastanti nel Campionato Italiano. Il gigante nerazzurro ha totalizzato 17 gol in 22 partite, mentre Ronaldo &#232; a quota 19 su 18 gare giocate. In Campionato CR7 comanda la classifica cannonieri con 15 gol contro le 12 reti segnate da Lukaku. Ma a parte queste considerazioni, il derby d'Italia non si pu&#242; sminuire in quest'unico concetto di base, perch&#233; sul piatto ci sono molte altre considerazioni tecniche che rendono questa partita davvero affascinante. Due squadre diverse ma simili nella ricerca di continuit&#224; di risultati e nella solidit&#224; di un centrocampo che non ha ancora messo a fuoco certi meccanismi che identificano la grande squadra. Pirlo si trover&#224; privo di Dybala infortunato, pi&#249; Cuadrado, De Ligt e Alex Sandro messi in quarantena dal Covid. Conte, invece, deve fare a meno del solo D'Ambrosio, di Sensi che stenta a entrare in forma dopo l'infortunio subito, e poi si ritrova con l'eterno problema mai risolto di un super pagato come Eriksen, che nel 3-5-2 dell'allenatore dell'Inter non troverebbe posto nel suo ruolo di trequartista. Dunque, sono tanti i temi di questo ennesimo confronto tra le due pi&#249; amate squadre d'Italia che hanno voglia di superarsi a prescindere da ogni considerazione tecnica, tattica e di natura storica. Vedremo come andr&#224; a finire. Pirlo che sostiene di essere uno che da sempre ha apprezzato il modo d'allenare di Conte fin dai tempi della Juve, e poi Conte, che forte del suo carattere caparbio che non prevede mai la sconfitta, sta preparando attentamente una partita che, come lui dice, deve essere affrontata con forza, determinazione e «pedalare». Ci riuscir&#224; a battere la sua ex squadra? E la Juve sapr&#224; stare sul pezzo di una gara che &#232; carica di stimoli? Vedremo. Tutto pu&#242; essere. Solo il campo dar&#224; la risposta. Intanto sappiamo che l'arbitro sar&#224; il Signor Doveri coadiuvato da Carbone e Peretti. Il quarto uomo sar&#224; Maresca, mentre al Var ci sar&#224; Calvarese.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-inter-juve.jpgSIS-1013734.htmSI01,02,03,06,1001072n
1131013732NewsEditorialeRoberto Bettega e i suoi 70 anni dedicati al pallone.2020122717:0470 candeline sulla torta bianconera di Bobby Gol <br /><p><span>Se solo si potesse fermare il tempo. Se solo ci si potesse rendere conto appieno del momento magico in cui vivi, allora persino il trascorrere frettoloso del tempo si vivrebbe senza rimpianto. E' la legge che impone la vita fin dal momento in cui nasciamo, cresciamo, corriamo, cadiamo, ci rialziamo, e intanto invecchiamo tra cose giuste e altre fatte in modo sbagliato. Nel calcio come in altri ambiti, il percorso dell'umano &#232; lo stesso e non sfugge alla legge tracciata per noi fin dalla nascita. <strong>Roberto Bettega, Bobby Gol, compie 70 anni.</strong> Un bel traguardo per tutti, un momento in cui affiorano i ricordi, soprattutto per il calciatore che fu l'emblema della Juventus e della Nazionale. Ricordi ingialliti dal tempo ma mai dismessi malinconicamente come un abito non pi&#249; indossato. S&#236;, perch&#233; quelli di Bobby Gol sono stati anni in cui il successo si &#232; alternato alla parabola della sua vita che repentinamente &#232; andata in discesa, quando &#232; stato frenato, prima da una grave infezione polmonare e poi da un brutto infortunio che ne hanno limitato la carriera proprio nel suo momento migliore. Un destino che gli &#232; toccato tra capo e collo, proprio quando aveva fatto l'abitudine ad alzare le braccia al cielo dopo avere fatto gol, i tanti 178 gol segnati nella Juventus, che lo pongono al terzo posto nella classifica della Vecchia Signora, dopo Del Piero e Boniperti. In maglia azzurra &#232; stato protagonista con 19 gol in 42 gare disputate. Erano gli anni dei grandi bomber che dovevano lottare tutte le domeniche con le strette marcature degli stopper avversari. Storie di un calcio ormai riposto nei cassetti dell'armadio con la naftalina per non essere intaccati dalle tarme, giusto per la speranza nella legge dei corsi e ricorsi storici che spesso ci fa ritornare da dove siamo partiti. Ma gli uomini e i campioni passano, mentre ritrovano magari con gli anni un altro significato di vita che non si riflette pi&#249; sul mondo del pallone giocato, ma che, magari, fa scoprire nuovi orizzonti personali. E poi c'&#232; quella dolce malinconia dei ricordi di campo e quelli di scrivania dirigenziale passati sempre nella Juventus assieme a Moggi e Giraudo. Momenti s&#236; e momenti no, si sono alternati nella vita di Bettega come un destino segnato, stabilito per lui come in ognuno di noi. <strong>Tra Gigi Riva, Paolo Rossi, Boninsegna e Paolino Pulici</strong> avrebbe potuto giocarsi il ruolo del pi&#249; forte attaccante del calcio italiano di allora, ma come detto, mille vicissitudini si sono intersecati alla sua vita professionale e umana. E ci sembra ancora di vederlo il <strong>Bobby Gol</strong> che fa coppia con <strong>Pietro Anastasi</strong> per completare l'attacco di quella Juventus di allora, in cui l'Avvocato Agnelli e il presidente Boniperti seppero dare un'impronta di squadra dal grande carisma, scegliendo giocatori in grado di far volare in cielo il tifo bianconero. E in cielo spesso ci andava <strong>Roberto Bettega</strong>, quando si alzava da terra e volava per colpire la palla di testa e fare gol, per poi ritornare sul prato verde del Comunale di Torino per abbracciare i compagni. Momenti che presumiamo siano sempre vividi nella mente e nello sguardo di questo calciatore dal fisico ben pronunciato, del quale i telecronisti argentini durante i mondiali del '78 declamavano i suoi gol con quel <strong>«Cabeza de Bettega»</strong> che era tutto dire. Sono passati tanti anni da allora. E oggi che Bobby Gol ha raggiunto l'et&#224; di 70 anni, pensiamo che quel soffiare le candeline sulla sua torta bianconera abbia nascosto un pizzico di malinconia di quel tempo mai fermato e che oggi &#232; solo pi&#249; un ricordo. Un piacevole ricordo!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>TorinoFL0711FL0711foto-roberto-bettega.jpgSIn-1013732.cfmSI01,02,03,06,1001057n
1141013731NewsEditorialeVicenza dà l`ultimo saluto al figlio della gloriosa storia del suo pallone2020121116:32lanerossi-vicenza,paolo rossiInno alla città veneta che meglio di ogni altra ha saputo legare affetto e gratitudine per Paolo Rossi.<br /><p><span>Vicenza e i vicentini uniti per dimostrare tutto l'affetto al campione, a colui il quale era stato insignito della cittadinanza vicentina come segno di gratitudine per quello che aveva fatto sul campo ai tempi in cui giocava tra le fila del <strong>Lanerossi Vicenza di G.B. Fabbri</strong>. <strong>Paolo Rossi</strong> &#232; nato a Prato, ma per molti anni tante persone hanno pensato che fosse veneto. Un vicentino doc quale lui non era, ma &#232; come se lo fosse stato per avere incarnato perfettamente quelle caratteristiche umane e culturali che la bella Vicenza gli aveva consegnato. Era come avere assorbito attraverso il pallone giocato a ottimi livelli con la maglia biancorossa nel mitico Stadio Menti, quel rapporto stretto di amicizia con la citt&#224; e i suoi abitanti. D'altra parte, il carattere semplice di Pablito, ben si addiceva al modus vivendi e operandi di una Vicenza con la quale ha subito stretto rapporti quasi familiari, un qualcosa che andava oltre la semplice curiosit&#224;, la relazione e l'incontro tra tifoso e giocatore, ma si allargava come senso di rispetto nell'abbraccio reciproco con il popolo veneto, le cui caratteristiche peculiari si ammantano da sempre di quell'umano sentire che si traduce in calore di vivere. La partita della domenica, i gol di Pablito, la squadra del Lanerossi Vicenza ben condotta dall'indimenticato mister <strong>G.B.</strong> <strong>Fabbri</strong>, non erano altro che il contorno di una giornata di festa che i vicentini vivevano in maniera entusiastica nel vedere giocare il giovane <strong>Paolo Rossi</strong> nel manto erboso dello <strong>Stadio Menti.</strong> Ed &#232; proprio l&#236;, dove ancora oggi tra le pieghe delle antiche mura di questo mitico stadio vicentino capace di offrire football provinciale di ottimo livello tecnico, sembra sentire ancora il boato dei tifosi biancorossi che si entusiasmavano ai dribbling, alla velocit&#224; e ai gol di quell'esile calciatore capace di fare la differenza. E non &#232; un caso che per onorare la memoria di <strong>Paolo Rossi,</strong> Vicenza e i vicentini abbiano pensato di allestire la camera ardente proprio su quel prato verde, su quei fili d'erba che hanno visto girare un pallone che per molti anni &#232; stato il vanto di questa citt&#224; del Veneto. Domani, invece, i funerali che si potranno vedere anche in diretta TV dalle 10,30, saranno celebrati nel Duomo di quella Piazza vicentina dove Paolo era solito incontrarsi con la gente, proprio come fosse uno qualunque, uno di loro che era capace di mostrare umilt&#224; e intelligenza. Ecco, diremmo proprio che questo indissolubile legame che si &#232; instaurato nel tempo tra Pablito, Vicenza e i vicentini, abbia avuto un inizio, un durante e un dopo che non finir&#224;, che continuer&#224; nel ricordo non soltanto negli annali del calcio ma, soprattutto, nell'immenso idem sentire instauratosi tra le due parti: <strong>Pablito il</strong> <strong>goleador e Vicenza.</strong> Per questo prevediamo un mesto, ordinato, quanto rispettoso flusso di vicentini e veneti che arriveranno da ogni dove allo Stadio Menti, per dare l'ultimo saluto a lui che assieme a <strong>Roberto Baggio</strong> ha rappresentato l'orgoglio di questa terra innamorata del pallone con la passione e il cuore che non si pu&#242; considerare inferiori ad altre parti d'Italia. E lui, il Pablito nazionale, il ragazzo toscano venuto da Prato che oggi &#232; volato in cielo, si &#232; nutrito per anni di tutto l'affetto di un popolo semplice, umile com'&#232; stato lui in campo e nella vita di tutti i giorni. Il suo sorriso &#232; ancora stampato l&#224; come le braccia al cielo in segno di ringraziamento dopo un gol fatto, dopo l'abbraccio dei compagni di squadra che con lui hanno vestito quella la maglia biancorossa del L.R. Vicenza che &#232; l'orgoglio della citt&#224; veneta che non smetter&#224; mai di volergli bene.</span><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /></p>Vicenza Stadio Romeo Mentifl0711fl0711paolo-rossi-foto.jpgSInvicenza-ultimo-saluto-paolo-rossi-1013731.cfmSI01,02,0301014n
1151013730NewsEditorialeAddio a Paolo Rossi, l’Italia piange il campione del mondiale ’82.20201210172129Lo spaccato di vita di un grande campione di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questa volta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi</b> non è riuscito a fare gol contro il destino avverso. Quel pallone che tante volte ha scaraventato rabbiosamente dentro la porta con forza per gonfiare la rete, questa volta non ce l’ha fatta. Una porta maledettamente stregata che è stata più forte di lui e questa volta gli ha giocato un brutto scherzo. Quasi a fargli toccare con mano l’altra faccia della medaglia sempre presente, sempre in agguato a farti pagare quanto nella vita hai gioito. Paolo Rossi è morto a 64 anni. Troppo presto per un ragazzo che ha amato la vita, il calcio, i compagni e gli affetti più cari. Era amabile di carattere, anche se in campo è stato l’emblema del calciatore forte che mieteva gol a raffica, come in quella memorabile Coppa del Mondo vinta nell’82 con la Nazionale di Enzo Bearzot. Pablito Rossi, così lo chiamavano in Argentina, identificandolo come il più importante calciatore italiano di allora. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ricordo quando alzai quella Coppa del Mondo al cielo e il mio sguardo rivolto in alto al Signore per pregarlo di fermare il tempo”.</b> E’ una delle tante frasi celebri dette da Pablito in quell’estate di calcio giocato in un clima afoso, in cui lui assieme ai suoi compagni fece il giro dello stadio Sarrà di Barcellona, esaltando un’impresa che inorgoglì l’Italia tutta e pure il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Pertini</b> che era presente in quello stadio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi in carriera ha giocato nelle giovanili del Santa Lucia, l’Ambrosiana, Cattolica Virtus, Juventus. Poi Como, Lanerossi Vicenza, Perugia, Juventus, Milan, Verona. </b>Un palmares davvero importante che si completò poi con l’oro in Spagna ’82. Nella sua vita ha lottato con il destino che gli aveva procurato più di un menisco rotto, ma soprattutto con la sua ingenuità, quando al tempo in cui giocava a Perugia si fece squalificare per essere stato coinvolto nella storia del calcio scommesse. Una pagina nera della sua vita che ha saputo voltare presto, rialzandosi con forza dopo quella che era apparsa come una caduta che poteva essere rovinosa per la sua carriera e la sua vita. La Juve lo riprese dandogli fiducia, così come fece in Nazionale Enzo Bearzot. E lui, il Pablito nazionale, ripagò tutti a suon di gol. Com’è strana la vita! Nasci, cresci, cadi, ti rialzi e poi voli. Quasi fossero passaggi obbligati in cui finito un periodo se ne comincia un altro. Ma non è per tutti così. Sì, perché se non hai il carattere giusto per affrontare il peso di certe delusioni, ecco che ti siedi e sei morto prima di morire davvero. Ma Paolo Rossi fu invece supportato da un carattere caparbio, forte, tipico delle sue radici toscane. E’ stato il campione che ha rappresentato quel calcio romantico per cui si sono scritti fiumi di parole, osannando vittorie pallonare che erano anche rivincite sociali in anni di crisi economica. E oggi che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi</b> non c’è più, tutti noi percorriamo le tappe della sua vita vissuta con forza, coraggio e con il sorriso stampato sul suo viso. Già, quel sorriso sempre presente in lui che rassicurava, sdrammatizzava, dava fiducia. Quante emozioni, pensieri neanche tanto nascosti si sono moltiplicati nella gioia di un gol, di una vittoria capace di tramutarsi in delusione quando le cose non andavano più bene. E in fondo cos’è il calcio, se non l’accettare il fronte retro della medaglia della vita? Ciao Pablito Rossi, grande realizzatore di tanti gol che ci hanno spinto all’abbraccio. Quello vero, quello di cui oggi ne apprezziamo solo il ricordo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-paolo-rossi.jpgSiN-1013730.htmSi100451001,02,03,0701071
1161013728NewsEditorialeIl derby Juventus Torino s`intreccia alla storia della città piemontese.2020120418:27Juve Toro tra passato e presente<br /><p><span>Erano gli anni di piombo che si alternavano nello sfondo mai opaco delle gesta calcistiche di una Torino suddivisa tra tifo bianconero e granata. Tragedie di morti e gambizzazioni provocati dal terrorismo dilagante, ma con il rovescio di una medaglia che sapeva raccontare le emozioni del pallone torinese. Brigate Rosse tra paure e fermento di un movimento operaio che ha segnato la storia di quella Torino che si chiamava Fiat e si identificava nel bene e nel male nel cuore pulsante operaio di Mirafiori. Erano gli anni delle lotte di classe in cui la storia della Torino si incrociava con i destini di Juventus e Torino separati da un solo punto in quel campionato 1977, in cui i bianconeri con 51 punti prevalsero sui granata che di punti ne realizzarono 50. Bettega e Zoff contro Pulici e Graziani, derby sanguigni carichi di intensit&#224; emotiva si dipanavano in un quotidiano sociale che la citt&#224; della Mole ha vissuto in maniera ansiogena e preoccupata per un futuro che all'orizzonte appariva incerto dal punto di vista politico e sociale. Ma il calcio e il derby in particolare, &#232; sempre stato per la citt&#224; di Torino qualcosa di significativo soprattutto nel suo intendere sociale, prima ancora che supportato da disparit&#224; di valore tecnico che spesso si &#232; evidenziato nel tempo tra le due agguerrite contendenti. E oggi, come ieri, la storia si ripete nella rivalsa della squadra meno abbiente, dal punto di vista economico e finanziario, la quale porta in campo sentimenti che vanno oltre il pallone e le tante teorie di superiorit&#224; tecniche oggettive di una compagine sull'altra. Non &#232; retorica, ma il derby di Torino racconta la storia di due squadre che si «odiano» sportivamente fin dai tempi in cui il Grande Torino la faceva da padrona sul campo, cui si &#232; poi continuato con gli innumerevoli scudetti conquistati dalla pi&#249; aristocratica Vecchia Signora d'Italia. Era la storia del pallone di Torino che si dipanava tra lotta operaia e quel potere economico che si identificava nella Fiat dell'Avvocato Agnelli. Eppure un derby &#232; sempre un derby, anche oggi che la Juve di Pirlo si trova al quarto posto in classifica con 17 punti e il Toro di Giampaolo &#232; al terzultimo posto con soli 6 miseri punti. Una disparit&#224; eccessiva che, nonostante quanto detto in precedenza, non rispecchia esattamente la pur reale differenza tra le due squadre di Torino. La Juve per proseguire il suo intento di squadra alla ricerca di una nuova identit&#224; di gioco e mentalit&#224; attraverso i suoi nuovi interpreti, e poi un Toro che &#232; in chiara difficolt&#224; ed immerso nel cantiere della costruzione di una squadra che desidera risalire la china dell'attuale classifica. Per i suoi tifosi e per la stessa societ&#224; granata. Vedremo cosa accadr&#224; in quel rettangolo di gioco che &#232; pur sempre il vero arbitro di ogni valutazione tecnica. E intanto Torino aspetta il suo derby, non pi&#249; tra le angosce degli anni di piombo ma, semmai, tra la preoccupazione di un virus che offusca il pensiero dell'oggi e del domani.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>Allianz StadiumFL0711FL0711foto-mole-antonelliana.jpgSIn-1013728.htmSI01,02,03,0601079n
1171013727NewsEditorialeUna signora per la Vecchia Signora d`Italia2020120218:20Anche in Champions League avanza la cultura delle pari opportunità.Allianz StadiumFL0711FL0711stephanie-frappart.jpgSIn-1013727.htmSI01,02,03,0601044n
1181013726NewsEditorialeDiego Armando Maradona e l’amore per Napoli20201126180445Ecco cos`ha rappresentato per Napoli e i napoletani, il più grande calciatore al mondo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>di</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Napule è mille culure<br> Napule è mille paure<br> Napule è a voce de' criature<br> Che saglie chianu chianu<br> E tu sai ca' non si sulo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Napule è nu sole amaro<br> Napule è ardore e' mare<br> Napule è na' carta sporca<br> E nisciuno se ne importa<br> E ognuno aspetta a' sciorta</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Napule è na' camminata<br> Int'e viche miezo all'ate<br> Napule è tutto nu suonno<br> E a' sape tutto o' munno<br> Ma nun sanno a' verità</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Napule è mille culture<br> (Napule è mille paure)<br> Napule è nu sole amaro<br> (Napule è addore e'… </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Mi piace cominciare così l’articolo dedicato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Diego Armando Maradona, </b>con il testo della canzone di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pino Daniele</b> che meglio di ogni altro racchiude il forte rapporto che il genio del pallone argentino ha avuto con la città di Napoli. Sì, perché Napoli é mille colori, paure e anche la voce dei bambini che sale lentamente, mentre sai di non essere solo. Ma Napoli è anche un sole amaro, odore di mare, una carta sporca e nessuno se ne importa. Forse anche per questo Maradona ha rappresentato meglio di ogni altro il senso di una città meravigliosa e piena di contraddizioni, così com’è stato lui, campione di calcio numero uno al mondo che per certi versi non si è ricordato di essere anche un uomo. Ma non voglio accodarmi alla lunga schiera di moralisti che in questi giorni fanno suonare squilli di tromba sulle manchevolezze e sulle fragilità di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Diego Armando Maradona</b>. No, non lo ritengo giusto, anche perché ritengo che nessuno di noi possa vantare il privilegio di scrutare e giudicare la vita altrui. Tuttavia, penso che nel mio ruolo di giornalista sportivo ci debba essere l’intimo rammarico, semmai, di non avere ricordato a Diego il suo essere uomo, oltre avere scritto di lui, assieme ad altri colleghi, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>titoloni eccessivi come - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sei un Dio” – “Sei una stella” – oppure – “Sei il più grande di tutti”.</b> Già, magnificenze che ci stavano ma che forse gli hanno fatto girare la testa, infervorati e pieni d’amore com’eravamo delle sue giocate, dei suoi tocchi di classe, dei suoi gol e anche quello fatto con la mano, che abbiamo definito come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La mano de Dios”.</b> Eravamo giustamente infatuati e la nostra penna scorreva fiumi d’inchiostro capace di far sognare i tifosi di una Napoli che con Maradona ha avuto l’orgoglio di non sentirsi inferiore a nessuno. Ma non siamo stati in grado di dirgli, di ricordargli la cosa più importante: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Diego, sei un uomo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">e non solo il calciatore più forte al mondo”.</b> Sarebbe stato importante scriverlo e forse non avrebbe contribuito a farlo cadere nella dipendenza delle sue fragilità. Ma abbiamo scelto l’evanescente, il fatuo, scrivendo titoloni che hanno fatto sviluppare la fantasia degli amanti del pallone e di una Napoli che con lui ha vinto il primo scudetto dopo 60 anni di storia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli”</b> - disse Maradona appena arrivato nella città campana – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sì, perché loro sono com’ero io quando vivevo a Buenos Aires”.</b> Ed è stato così, perché i vicoli, le strade e i murales di Napoli sono tappezzati della sua icona, come se fosse stato l’interprete e il salvatore di tutto ciò che da sempre hanno detto e mai fatto per questa città. E i napoletani non dimenticano, amano con il cuore, sono passionali, ringraziano e cantano: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Oh mamma, mamma, mamma, sai perché mi batte il corason? Ho visto Maradona, ho visto Maradona….”. </b>Un rapporto di indescrivibile passione che si è protratto da padre in figlio, di generazione in generazione, in una città in cui attraverso il pallone si sono intersecati molti motivi di natura sociale che hanno invaso una certa letteratura partenopea. Ecco, direi che questo è il modo migliore per ricordare oggi chi non c’è più, chi ha capito meglio di ogni altro la città di Napoli e il Napoli, che del pallone ne ha fatto una ragione d’essere. Proprio come Diego Armando Maradona.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711foto-diego-armando-maradona.jpgN-1013726.htmSi100451001,02,03,1001015
1191013725NewsEditorialeInter, che succede?2020111116:53La squadra di Conte preoccupa i suoi tifosi<br /><p><span>C'&#232; qualcosa nell'aria della Pinetina che non convince. L'Inter non ingrana, non &#232; all'altezza del gioco promesso dopo il mercato voluto dal suo allenatore. <strong>Antonio Conte</strong> pare non raccogliere certi malumori dell'ambiente nerazzurro che si profilano all'orizzonte e attacca con apparente calma, dicendo: <strong>«Levate il vino da tavola»,</strong> un po' come dire che certe sciocchezze sono tipiche di persone ubriache. Eppure, dati alla mano, la squadra di Conte dopo dieci partite dall'inizio di questa nuova stagione pallonara ha conquistato solo 3 vittorie su dieci partite giocate tra Campionato e Champions. Una media che non si addice a una grande squadra quale l'Inter &#232;, ma soprattutto preoccupa per alcuni problemi non risolti, non ultimi quelli della difesa e dell'atteggiamento di alcuni giocatori in campo. Hakimi non convince e persino la sicurezza di Handanovic quest'anno sembra essersi dissolta. Certo, i portieri sono soggetti al funzionamento dei meccanismi della difesa che devono essere perfetti nell'allineamento e nel coordinamento dei vari movimenti, tuttavia, vediamo spesso incerto il portiere nerazzurro. Ma questo non &#232; il solo problema, visto che nell'Inter aleggia una sorta di nervosismo che non aiuta a ritrovarsi. Troppi sbagli a centrocampo dove il solo <strong>Barella</strong> si danna a correre, pressare e svolgere diligentemente le due fasi di possesso e non possesso palla. E intanto il malumore dei tifosi nerazzurri &#232; in crescita, una situazione che mette in guardia Conte a svoltare rapidamente dopo la sosta per la Nazionale. Secondo alcuni la figura di <strong>Massimiliano Allegri</strong> sulla panchina dell'Inter si fa sempre pi&#249; possibile, anche in virt&#249; dell'ottimo rapporto che lega l'ex allenatore della Juventus all'amministratore delegato <strong>Beppe Marotta</strong>. Da qui a Natale ci sono da giocare dieci gare senza respiro e vicine l'una dall'altra, dove Conte deve portare la sua squadra a qualificarsi per gli ottavi di finale della Champions League e alzare il livello di gioco e punti in classifica campionato. Un obiettivo considerato essenziale in casa Inter che altrimenti si vedrebbe costretta a rivedere il proprio rapporto con l'allenatore salentino. E poi c'&#232; questo continuo nervosismo camuffato dall'apparente calma di <strong>Antonio Conte</strong> che dice: <strong>«Non c'era bisogno di nessuna reazione, perch&#233; anche in Champions League era mancato solo il risultato. E anche oggi a Bergamo, contro una forte Atalanta, ci &#232; mancato l'istinto killer che ci permettesse di chiudere il risultato e portare a casa la vittoria».</strong> Mah! Chiss&#224;! Noi rispettiamo il pensiero di Conte, tuttavia, riteniamo che a Bergamo l'assenza di <strong>Lukaku</strong> abbia pesato pi&#249; del dovuto e certi svarioni a centrocampo di un <strong>Vidal</strong> in chiara difficolt&#224;, hanno penalizzato soprattutto il rendimento della difesa. Un tre - quattro - uno - due, dove <strong>Barella</strong> &#232; stato inserito come trequartista e dove i due esterni <strong>Darmian</strong> (schierato a sorpresa dall'inizio al posto di <strong>Hakimi</strong> per scelta tecnica)e <strong>Young</strong> si sono alternati con folate in avanti, pi&#249; con buona volont&#224; che con risultati soddisfacenti. L&#236; davanti, poi, <strong>Sanchez</strong> non ha inciso pi&#249; di tanto e <strong>Martinez,</strong> pur avendo sbloccato il risultato al 59', ha palesato quella forma approssimativa che l'ha caratterizzato in questi ultimi tempi. Dunque, un'Inter ancora da assemblare, da unire anche a livello di spogliatoio, dove i malumori di <strong>Eriksen</strong> si fanno sentire in maniera assordante. Vedremo cosa accadr&#224;, anche se riteniamo che Conte debba presto optare con chiarezza su una squadra base che adesso non ha ancora, visto i continui cambiamenti per scelta tecnica dovuti a giocatori come <strong>Stankovic, Nainggolan, Eriksen e Hakimi.</strong> Quest'anno l'Inter gode di una maggiore qualit&#224; tecnica, vista nei singoli interpreti e nella quantit&#224; di giocatori affidabili. Adesso Conte non ha pi&#249; scuse!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-conte.jpgSIS-1013725.htmSI01,02,03,1001048n
1201013724NewsEditorialeTutti contro Dybala, ma la colpa non è sua.2020111018:28Confusione Juve<br /><p><span>La Juventus di Andrea Pirlo non va bene. Mancano gli equilibri di gioco e i meccanismi tra difesa, centrocampo e attacco sono ancora da perfezionare. Se a questo si aggiungono le pesanti assenze di De Ligt, Alex Sandro, Chiellini, Ramsey, di Bernardeschi che si &#232; perso nella nebbia di Torino e la forma precaria di Dybala, ecco che si procede a fasi alterne e con rendimenti ben al di sotto delle proprie potenzialit&#224;. Ma il pareggio di domenica scorsa contro la Lazio, avvenuto all'ultimo secondo di partita, ha scatenato furibonde critiche soprattutto nell'atteggiamento della difesa che in quell'occasione non &#232; apparsa abbastanza attenta nel gestire la situazione. Ma c'&#232; un altro imputato tra le cause di questo amaro pareggio della Juve contro la Lazio, ed &#232; <strong>Paulo Dybala.</strong> L'argentino entrato in campo al posto di CR7 infortunatosi alla caviglia, &#232; stato incolpato per avere gestito male un pallone nell'out di destra che andava stoppato e difeso, cercando di farsi fare fallo per arrivare praticamente al fischio finale. Noi pensiamo sia ingiusto incolparlo per un episodio che ci sta e pu&#242; accadere a chiunque. Che Dybala sia in sofferenza per un'infezione urinaria e una precaria forma generale, questo ci sembra evidente. Tuttavia, un campione della sua levatura non pu&#242; fare da parafulmine a problemi da ricercarsi in altri ambiti. Tra questi motivi poniamo l'attenzione verso <strong>Andrea Pirlo,</strong> il coach che sta cercando di capire cosa significhi essere allenatore della Juventus. Lui, pur conoscendo l'ambiente bianconero per avere giocato ad alti livelli tra le fila della Vecchia Signora, adesso si trova a dovere attuare i suoi concetti tecnici di un calcio da gestire nell'ambito della squadra e di uno spogliatoio da tenere in pugno, senza farselo sfuggire di mano. L'impresa &#232; ardua, questo lo si sapeva anche all'inizio di campionato, tuttavia, la dirigenza bianconera confida in lui, nella sua crescita e in quella di un collettivo che ancora non c'&#232;. Ma sapr&#224; aspettare un ambiente abituato a vincere sempre? Sapranno i tifosi juventini avere la necessaria pazienza nel rivedere magari situazioni come quelle riscontrate contro la Lazio, dove per quel finale incredibile ci si &#232; incolpati tra Bonucci, Cuadrado, Dybala e altri? Pensiamo che prima di guidare una squadra come la Juve si debba partire dallo spogliatoio e poi dalla tattica, con idee ben precise che adesso non vediamo da parte di Andrea Pirlo, un allenatore troppo compassato, amorfo nel manifestare espressioni di entusiasmo e delusione. Mani conserte, sguardo al gioco, ogni tanto un piccolo suggerimento, ma mai un atteggiamento carismatico di sicurezza da impartire alla squadra. Chi ci segue ormai da diverso tempo tra le pagine di questo giornale, ricorder&#224; certamente che abbiamo sempre sostenuto la candidatura di <strong>Simone Inzaghi</strong>, quale perfetto profilo di allenatore della Juventus. Un giovane che ha stile, carisma, eleganza nel porsi con i media e grande capacit&#224; di unire e tenere compatto lo spogliatoio. In campo poi &#232; uno spettacolo nel vederlo sempre a bordo campo e gestire situazioni talora anche difficili nella lettura della partita. Comunque, a parte queste considerazioni e ritornando a ci&#242; che &#232; oggi la Juventus, diciamo che si debba ancora attendere gli sviluppi di una squadra che &#232; ancora in cantiere per gioco e chiarezza di idee. Dopo la sosta della Nazionale, gli impegni di Campionato, Champions e Coppa Italia saranno ravvicinati e decisivi, almeno per quanto riguarda la vera fisionomia di una Juve che Juventus non &#232; ancora. Vedremo cosa accadr&#224; con il rientro degli infortunati e, soprattutto, con il frutto di un lavoro che ha ancora molto bisogno di perfezionare gli schemi tattici nel collettivo di una squadra che ha bisogno di ricordarsi che si chiama Juventus.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /><br /><br /></p>Torino FL0711FL0711foto-dybala.jpgSIS-1013724.htmSI01,02,03,0601048n
1211013722NewsEditorialeA Superga, il progetto di ToroMio e la gigantografia del Grande Torino20200924184048L`Associazione di azionariato popolare granata è stata promotrice dell`evento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sì, è stata proprio una bella mattinata carica di emozioni, quella vissuta a Superga in occasione dell’inaugurazione della nuova gigantografia posta di fianco alla lapide del Grande Torino. L’evento promosso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">dall’Associazione ToroMio</i></b> in collaborazione con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Circolo Soci Torino FC</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">1906,</i></b> ha avuto un grande impatto di profonda emozione verso la memoria della tragedia di quel 4 maggio 1949, in cui persero la vita gli Invincibili campioni del Grande Torino. A onorare questo momento c’è stata la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">sindaca di Torino Chiara Appendino</i></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">il direttore generale del Torino F.C. Antonio Comi, oltre a diversi ex calciatori granata quali, Claudio Sala,</i></b> capitano dell’ultimo scudetto del Toro che ha letto i nomi dei 31 caduti nella tragedia aerea, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Angelo Cereser e Renato Zaccarelli</i></b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Il Grande Torino è patrimonio della città e fa parte del nostro presente, del passato e del futuro. Ci impegniamo e ci impegneremo per mantenere viva la sua memoria” ha detto la sindaca Chiara Appendino.</i></b> Presenti anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Valerio Liboni</i></b>, interprete dell’Inno del Toro, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Domenico Beccaria</i></b> presidente del Museo Grande Torino che ha suonato la storica trombetta di Oreste Bolmida, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Beppe Gandolfo</i></b> giornalista Mediaset e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giulio Graglia</i></b> regista teatrale e cinematografico. A far gli onori di casa è stata la vicepresidente di ToroMio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dott.ssa Sabrina Gonzatto</i></b>, la quale si è prodigata come sempre nell’introduzione della conferenza stampa cui ha partecipato un gruppo di colleghi giornalisti interessati ad ascoltare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente dell’Associazione ToroMio Guido Regis</i></b>, il quale ha esposto il progetto di azionariato popolare che è il fulcro del credo di questa associazione granata. Un’idea di rafforzamento della società Torino F.C. fatta attraverso l’azionariato popolare che non è nuova, visto che già nel 2007 era stata esplicitata nel libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Se</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">vogliamo, possiamo”.</i></b> Tuttavia, con il passare del tempo, il progetto iniziale ha avuto una sua evoluzione attraverso una serie di aggiornamenti. Un progetto, questo dell’azionariato popolare, che a livello mondiale è stato adottato dal Barcellona, dal Real Madrid, dal Bayern Monaco e dal River Plate, ma non ha avuto un seguito tra le altre società di calcio. Certo, il progetto dell’Associazione ToroMio è davvero interessante nella sua funzione stimolante di partecipazione fattiva dei tifosi granata, chiamati a partecipare fattivamente al potenziamento economico del Torino F.C., tuttavia, riteniamo elaborata questa presa mentale di azionariato popolare, in una forma culturale che forse ha bisogno ancora di tempo per potere maturare. Diamo comunque merito all’Associazione ToroMio, presieduta da Guido Regis e portata avanti con ammirevole convinzione da parte di tutti i soci, di credere con anima e corpo in un progetto di azionariato popolare granata che per crescere ha anche bisogno di una rilevante informazione mediatica. Infondo è il segno del tempo che muta molte situazioni della nostra vita. Anche del tifo calcistico, il quale ha bisogno di crescere ancora sotto questo particolare aspetto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Superga (To)fl0711fl0711nuova-gigantografia-grande-torino.jpgSiN-1013722.htmSi100451001,02,03,1001087
1221013720NewsEditorialeDedicato a Franco Ossola20200920153553Lutto in casa granata. Si è spenta Cristina, la figlia di Franco Ossola <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono giorni diversi anche per un appassionato di calcio, per un tifoso granata imbronciato a seguito della deludente prova della propria squadra in terra toscana. Ma gli attimi che ti conducono al pensiero doloroso della morte della figlia di una persona amica va oltre ogni cosa.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Avere appreso la morte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Cristina</i>,</b> figlia primogenita di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Franco Ossola</i></b>, non solo mi ha colto di sorpresa, ma ha suscitato in me molteplici pensieri di profondo dolore verso l’amico del quale conservo l’immagine di una spiccata signorilità che s’interseca perfettamente a una sensibilità d’animo non comune. E allora penso a quanto un padre e una madre possano soffrire intimamente un dolore che non ha eguali, che butta nello sconforto per la dipartita di chi hai creato e messo al mondo con amore. Un sentimento profondo che riconduce alla domanda senza risposta, che nella vita spesso ci facciamo quando pensi sia più giusto che a morire siano prima i genitori dei figli. Un’idea teorica che non ha mai avuto nessuna logica, nessuna legittima regola, nessun motivo per essere attuata. E’ l’ineluttabilità della vita contro cui è impossibile lottare, il destino cui ci si deve attenere in modo dolente. La storia del Grande Torino insegna tutto questo - e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Franco Ossola</i></b> - figlio dell’omonimo immenso campione perito nella tragedia di Superga, fa riflettere come tutto sia ripetibile nello scorrere vorticoso della vita. Franco che ha perso il padre quando ancora era nel grembo di mamma, Franco che ha vissuto tutta la sua vita a pensare e a scrivere come sarebbe stato aver visto papà, essere accolto e protetto dalle sue forti braccia allargate e piene di calore che ti fa crescere e fortifica in sicurezza, oggi piange la prematura scomparsa della figlia Cristina. Un dolore troppo grande, intenso, che non ha eguali e che risveglia un destino famigliare protratto nel tempo. Prima da figlio e oggi da padre, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Franco Ossola</i></b> compone le tessere di un puzzle mai completamente ultimato per volere di un fato mai benevolo. Ti sono vicino Franco e sono accanto anche a tua moglie. Come amico, ma soprattutto come chi da padre può capire da vicino il valore di un figlio. Un forte abbraccio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711dce7d47b1ccfdafdee6587412d130dbb.jpgSiN-1013720.htmSi100451001,02,03,10010105
1231013719NewsEditorialeAttilio Andriolo, uno juventino in politica20200911161051Tra calcio, cultura e politica. Mondi diversi ma simili nella voglia di raggiungere gli obiettivi prefissati. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ un chirurgo con la specializzazione di medico sportivo, ma soprattutto è juventino dalla nascita. E non è un caso che qualche anno fa ha voluto immergersi nell’esperienza estiva nello Staff Medico dei Summer Camp, prima in Umbria a Norcia e poi direttamente tra i giovani calciatori a Vinovo in provincia di Torino. Un periodo che Andriolo ricorda ancora oggi in maniera positiva, soprattutto per le sue esperienze sportive e umane. Nella sua Milazzo oggi è preso da tanti impegni di natura professionale, culturale e adesso anche politica per avere accettato di buon grado l’invito ad essere inserimento nella squadra degli assessori della candidata sindaca di Milazzo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Avv. Adele Roselli.</i></b> Così scrive <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Attilio Andriolo</i></b> in una nota informativa: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">”Desidero ringraziare l’Avv. Adele Roselli, candidata sindaco per la lista “Adesso Milazzo”, per la fiducia accordatami nel nominarmi nella squadra dei suoi assessori. Ho accettato con entusiasmo di contribuire a realizzare il “Progetto di squadra” che Adele Roselli sta presentando alla città, azzerando “l’idea di un sindaco sganciato dalla comunità o dalla sua stessa compagine amministrativa”. L’accompagna in questo splendido viaggio una sola lista. Molti credono o si stanno convincendo in queste settimane di campagna elettorale, che sia il tanto a creare il valore: tante liste, tante parole, tante azioni…. Spesso l’accumulo genera l’illusione della grandezza e non solo nelle ricchezze ma anche nel sapere; e adesso in politica. Invece è proprio ciò che tiene insieme la pietra angolare che regge la volta, incuneandosi fra i due lati che non aggiunge ma completa a fare la differenza. In queste parole trasposte da una citazione del filosofo latino Lucio Anneo Seneca è il segreto del progetto di Adesso Milazzo, perché Adele Roselli ne rappresenta la pietra angolare che non aggiunge ma completa. Sono orgoglioso di far parte di questo progetto e mi spenderò con tutte le forze per ridare alla mia città quell’identità che la storia le ha assegnato, e ai miei concittadini l’orgoglio e la dignità di fare parte di una splendida comunità”.</i></b> Una dichiarazione carica di gratitudine e di soddisfazione personale, per essere messo in condizione di fare qualcosa per la propria città e per la comunità, sposando il progetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Adesso Milazzo”</i></b>. Un sapore unico nell’opportunità preziosa di miglioramento sociale. Certo, per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Attilio Andriolo,</i></b> già medico di base con specializzazione sportiva e presidente dell’Associazione Culturale Teseo di Milazzo, si aggiunge ancora una tessera personale al suo mosaico del fare con un altro incarico che egli sente particolarmente forte, soprattutto nel miglioramento culturale della città mamertina. Uno juventino, cui è stata passata la palla della politica che sfugge a ogni colore ideologico di parte, ma che si identifica nella situazione interna di una città che ha bisogno di rinascere programmando anche il futuro per i tanti giovani che rappresentano il domani. E’ un atto lodevole di altruismo di una figura che tanto giovane non è più, ma che non si risparmia mai ad essere in prima fila, a metterci la faccia per tutto, per ogni cosa fatta per il bene della comunità. Attilio Andriolo, inesausto promotore di cose che contano.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiN-1013719.htmSi100451001,02,03,10010102
1241013717NewsEditorialeQuesta sera a Villa Hera di Milazzo, ci sarà la consegna dei premi del concorso Teseo20200901112231Anche noi de «Il calcio 24« ci uniamo all`iniziativa culturale dell`Associazione Teseo di Milazzo <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oltre settanta persone <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">(tra cui è ospite anche la candidata sindaca di Milazzo Adele Roselli)</i></b> parteciperanno questa sera alla premiazione del Concorso di Poesie in Italiano, dialetto Siciliano e Racconti inediti, organizzato dall’Associazione Teseo di Milazzo. Autori, amici e famigliari che confluiranno a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Villa Hera</i></b> da ogni parte d’Italia e testimonieranno con la loro numerosa presenza un successo che è andato oltre le più rosee aspettative. Raggiante di soddisfazione è il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente dell’Associazione Teseo Attilio Andriolo</i></b> il quale, a seguito di questo riscontro di notevole interesse letterario, ha già in mente di implementare per il prossimo anno nuove idee culturali da aggiungere alle già esistenti. E’ il concorso di una letteratura che si esprime attraverso versi che riassumono l’anima di autori sconosciuti, ma ammirevoli nel manifestare sentimenti e piccoli grandi pensieri che si intersecano tra l’attualità e le mille storie umane vissute in questi anni difficili del nostro tempo. Di tutto ciò ne beneficia l’immagine di una Milazzo che fa da trampolino alla voglia di aggregazione culturale proposta dall’Associazione Teseo. Nel corso della serata, come già riferito, saranno consegnati i pregiati premi firmati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">dall’artista maestro Benedetto Norcia,</i></b> in un contesto in cui si rispetteranno rigorosamente le previste regole di distanziamento emanate dalla legge anti covid, anche se tutto si svolgerà all’aperto tra lo sguardo di una splendida terrazza che si affaccia sul panorama mozzafiato di una Milazzo che in settembre e anche oltre, procederà con la sua logica estiva fatta di bagni e tuffi in un mare azzurro che incanta e stuzzica l’estrinsecare i versi poetici. Proprio come stasera, proprio come il significato proposto dall’Associazione Teseo che invoglia a scrivere, a entrare nel fantastico mondo della poesia e della letteratura che è la sostanza dell’anima.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711foto-terrazza-villa-hera-di-milazzo.jpgSiN-1013717.htmSi100451001,02,03,10010168
1251013715NewsEditorialeIl Conte pensiero da psicanalisi che non stupisce più2020082315:48Conte a un bivio con l`Inter. Allegri è il successore.<br /><p><span>11 milioni di euro netti a stagione che passano in secondo piano per altri mille motivi, alcuni comprensibili e altri assolutamente oscuri che fanno parte del personaggio. Siamo all'ennesimo teatrino del Conte pensiero, una sorta di tormento continuo che s'innesca in questo allenatore eternamente insoddisfatto per non arrivare prima degli altri. Un <strong><em>Antonio</em></strong> <strong><em>Conte</em></strong> che fa pensare a tanti psicodrammi vissuti dal momento in cui ha scelto di fare l'allenatore, prima a Bari, poi a Siena, poi all'Atalanta, quindi alla Juve, in Nazionale, al Chelsea e adesso all'Inter. Sempre lo stesso atteggiamento, sempre lo stesso pretesto per incolpare qualcuno o qualcosa per giustificare l'eterna insoddisfazione che alberga in lui e gli fa perdere l'acume delle cose da gestire. La societ&#224; che manca nel non comprare giocatori di primo livello, il responsabile della comunicazione che non ha saputo gestire l'immagine all'esterno della squadra e suo personale nella faccenda privata riguardante quella famosa pallottola intimidatoria che Conte ha ricevuto in una busta a casa sua, tutto &#232; un problema insormontabile. E poi <strong><em>l'A.D. Beppe Marotta e Ausilio</em></strong>, forse chiss&#224;, rei di avere contattato <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong> quando i rapporti non erano pi&#249; idilliaci come il giorno in cui si sono detti entusiasti di cominciare insieme un progetto nuovo. Ma col senno di poi possiamo dire che questo matrimonio no s'aveva da fare soprattutto in considerazione del fatto che Marotta conosce bene il carattere dell'imprevedibile Conte, capace di buttare tutto all'aria da un momento all'altro non appena qualcosa non va. La realt&#224; &#232; che Conte &#232; un accentratore che non ammette di arrivare secondo e non scrivere la storia per la societ&#224; in cui lavora, soprattutto quando sente la responsabilit&#224; di non avere centrato nessun obiettivo durante l'arco dell'anno. Secondo in campionato a un punto dalla Juve, secondo in Europa League dopo avere perso la finale contro il Siviglia e dopo avere fallito i gironi di Champions League, Coppa Italia compresa. La colpa? Sempre degli altri, con la presunzione di dire in societ&#224; che cos'&#232; giusto fare per vincere e cosa &#232; sbagliato. E' un po' come dimenticare di stare al proprio posto e, semmai, proporsi con garbo nei momenti in cui il club ti coinvolge per migliorare la situazione tecnica della squadra. Ma questo non sembra essere lo stile di <strong><em>Antonio Conte</em></strong> che somatizza amaramente il fatto di non vincere a causa del destino, della societ&#224;, dei quadri dirigenti, ma mai per colpe sue e della sua squadra. Eppure <strong><em>Steven Zhang</em></strong> sta tentando il tutto per tutto per convincerlo a restare, anche perch&#233; il suo esonero costerebbe una montagna di denaro che andrebbe a sommarsi a quello speso per <strong><em>Spalletti</em></strong> (ancora in essere) e il nuovo contratto a <strong><em>Max Allegri</em></strong>. Dunque, all'Inter mala tempora currunt per tutta una serie di scintille pericolose innescate dal suo coach tanto voluto quanto profumatamente pagato. In buona sostanza <strong><em>Conte</em></strong> non pu&#242; pensare di volere rivoluzionare la societ&#224; con i suoi credo organizzativi che non si confanno con il suo ruolo di allenatore. In fondo, in una societ&#224; ci sono delle gerarchie da rispettare e a queste bisogna sottostare, anche se non sei d'accordo su tante cose. Se soffri tanto quelle che a tuo dire sono delle incapacit&#224; dirigenziali, nessuno ti impone di restare. Tante volte abbiamo sentito dire da <strong><em>Conte</em></strong> che non &#232; una questione di soldi. E allora, invece di soffrire tanto decida di dare le dimissioni, perch&#233; crediamo che l'Inter abbia comunque una sua dignit&#224; da far rispettare, dopo che il suo allenatore l'ha messa in cattiva luce pubblicamente. Di Conte non discutiamo l'allenatore e neanche il professionista serio, preparato, che vive con intensit&#224; la sua interiorit&#224; professionale tra picchi di entusiasmo eccessivi e delusioni cocenti che gli tagliano le gambe e non gli fanno capire pi&#249; nulla, Manca l'equilibrio, manca la forza di supportare e sopportare anche le avversit&#224;, le ingiustizie e quell'indirizzo altrui sbagliato che vorresti correggere, ma che non puoi sputtanare pubblicamente. Eppure fino a un certo punto ha messo a frutto la scuola Juve, talora fatta di problemi interni da non fare apparire, da non fare trapelare, per unirsi compatti contro tutti e tutto. Ma poi non ce l'ha fatta, e quando Conte sbotta affila la lingua tagliente e non ce n'&#232; per nessuno. Vedremo cosa accadr&#224; marted&#236; prossimo nel'incontro a quattr'occhi con il presidente <strong><em>Zhang,</em></strong> anche se questa situazione lascia ormai pensare a un addio per far posto a <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong>. Ancora la stessa storia, ancora lo stesso film gi&#224; visto e rivisto. Ma non dovevamo vederlo pi&#249;?</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711antonio-conte.jpgSIS-1013715.htmSI01,02,03,1001065n
1261013712NewsEditorialeLa Juve e il suo ridimensionarsi. Che c`è dietro?202008159:17Rebus bianconero<p>Da tanta carne a fuoco, a preoccupanti incertezze. La Juve sta facendo perdere il sonno ai suoi tifosi, i quali sono increduli dopo aver visto arrivare Pirlo sulla panchina bianconera e, soprattutto, non riescono a capire cosa stia succedendo in seno alla societ&#224; pi&#249; scudettata d'Italia. La partenza di Matuidi e la chiara idea di uno svecchiamento globale dei suoi giocatori, porta a pensare che la Juve 2020'21 sar&#224; una squadra composta in massima parte da giovani. Almeno, queste sono ad oggi le indicazioni di massima. Ma cerchiamo insieme di fare ordine.<br /><br />Ecco la lista dei possibili partenti<br /><br />Gonzalo Higuain - per lui la Juve vorrebbe incassare almeno 10 milioni di euro -<br /><br />Federico Bernardeschi - un anno deludente che pregiudica la sua partenza dalla Juve senza tanti rimpianti. Paratici cerca di inserirlo con lo scambio di qualche giocatore che interessi a mister Pirlo. La sua valutazione di partenza &#232; di circa 35 milioni di euro,<br /><br />Daniele Rugani - un altro giocatore che non ha avuto modo di mettersi in luce e quando gli &#232; stata data questa possibilit&#224; ha praticamente mostrato lacune e insicurezze di reparto. La sua valutazione si aggira intorno ai 12 milioni di euro.<br /><br />Aaron Ramsey - qualora dovesse arrivare un'offerta per il gallese della Juve, nessuno farebbe resistenza per un calciatore che &#232; sempre stato n&#233; carne n&#233; pesce. Con lui la Juve porterebbe in cassa una discreta plusvalenza.<br /><br />Mattia De Sciglio - E' stato fermato dalla sfortuna e da tanti infortuni, tuttavia nel corso degli anni che &#232; rimasto alla Juve non ha dimostrato grandi valori tecnici, tali da considerarlo mai incedibile. Ha un discreto mercato all'estero e potrebbe partire a fronte di 12 milioni di euro.<br /><br />Douglas Costa - anche il brasiliano &#232; incappato in continui infortuni muscolari che ne hanno compromesso la stagione in seno alla Juventus che sborsa per lui un contratto troppo oneroso. Potrebbe essere il momento dell'addio, anche perch&#233; garantirebbe l'entrata di 40 milioni di euro. E per il bilancio della Juve di adesso, sarebbe un apporto importante nel riequilibrio del bilancio.<br /><br />Sami Khdira - &#232; ormai fuori dal progetto Juve. La societ&#224; vorrebbe guadagnare qualcosa dalla sua partenza ma c'&#232; anche la probabilit&#224; che il suo contratto venga rescisso.<br /><br />Adrien Rabiot - prima del lockdown &#232; stato praticamente nullo. Poi, alla ripresa del campionato &#232; sembrato riprendersi. Tuttavia, il fatto che abbia un lauto contratto e la possibilit&#224; che abbia un'ottima valutazione di mercato, la sua partenza garantirebbe alla Juve una buona plusvalenza liberandosi cos&#236; da un ingaggio piuttosto gravoso.<br /><br />Cristian Romero - rientrer&#224; dal prestito al Genoa, ma per lui non sembra esserci posto nella retroguardia bianconera. Con una valutazione di 20 milioni di euro potrebbe essere inserito come merce di scambio.<br /><br />Luca Pellegrini - anch'egli &#232; un rientro, ma dal Cagliari. La Juve per cederlo chiede almeno 12 milioni di euro.<br /><br />Griezmann, Aubameyang, Depay, Zapata, Jmenez, Kaio Jorge, Lacazette, Pinamonti, Dzeko, Milik. 10 nomi che naturalmente hanno una loro classifica di priorit&#224;. In cima c'&#232; Milik, ma attenzione anche alle candidature di Dzeko, Lacazette, Raul Jmenez e Zapata. I giovani Kaio Jorge e Pinamonti sarebbero inseriti eventualmente come ipotesi di prospettiva, vista la necessit&#224; della dirigenza della Juve di volere dare un colpo netto di svecchiamento alla squadra. Ma dopo lo scambio di Pjanic con Arthur e l'acquisto di Kulusevski fatto a gennaio, nella lista di Paratici si leggono questi nomi. Oltre il gi&#224; citato Griezmann, ci sono Verratti, Zaniolo, Milinkovic Savic, Donnarumma, Pogba, Gabriel Jesus. Naturalmente molti di questi nomi rappresentano una vera e propria suggestione per una Juve che mai come quest'anno si trova ad essere in chiare difficolt&#224; economiche dopo essersi «dissanguata» per acquistare e mantenere Cristiano Ronaldo. A proposito di CR7, sembrerebbe che anche il campione portoghese possa essere venduto per liberarsi della gravosit&#224; di un contratto davvero pesante. Evidentemente gli introiti commerciali derivanti dall'ottimo merchandising, non coprono a sufficienza i pesanti oneri per mantenere in rosa Ronaldo. E, come se non bastasse, nell'entourage bianconera circola voce di un possibile addio a Dybala, qualora dovesse arrivare dall'estero un'offerta irrinunciabile. Insomma, ad oggi, parrebbe che la Juve debba scegliere di tenere soltanto uno dei due campioni: o CR7 o Dybala, che tra l'altro, e non a caso, non gli &#232; stata data ancora la possibilit&#224; di rinnovare il contratto che era stato previsto come allungamento fino al 2025 a 10 milioni l'anno. Dunque, il cambiamento in squadra della Juve parte proprio dai conti in bilancio, che mai come in questa occasione si sta rivelando essenziale. Non aver vinto la Supercoppa, la Coppa Italia ed essere uscita agli ottavi dalla Champions, ha comportato perdite economiche non previste per una societ&#224; che con l'arrivo di Sarri pensava, o almeno sperava vivamente, di potere centrare almeno un'altra finale di Champions. Ma il parziale fallimento della stagione 2019'20, ha fatto ritornare la Juventus con i piedi per terra, fino al punto di dare al neo allenatore Pirlo una squadra che forse da quest'anno si ridimensioner&#224; dal punto di vista della strategia per la conquista dei grandi trofei. E magari chiss&#224;, cominciando in sordina e con i malumori e le incertezze dei tifosi bianconeri, hai visto mai che potrebbe essere l'anno buono? Chiss&#224;! Nel calcio tutto &#232; possibile.<br /><br />Salvino Cavallaro<br /></p>TorinoFL0711FL0711andrea-agnelli1.jpgSISjuve-calciomercato-tifosi-preoccupati-1013712.htmSI01,02,03,06,1001032n
1271013707NewsEditorialeBuon Compleanno Tuttosport20200730162058Il giornale sportivo torinese compie 75 anni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Sono passati 75 anni dal 30 luglio 1945 in cui iniziò la storia di Tuttosport, quel giornale sportivo torinese fondato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Renato Casalbore</i></b>, il direttore perito nella tragedia di Superga accanto al Grande Torino. Un giornale la cui informazione sportiva si è sempre messa in luce per la ricercatezza di articoli che hanno da sempre manifestato l’impegno nell’accuratezza giornalistica, data da un profilo professionale in cui è emerso lo sforzo di essere sempre attendibili attraverso l’informazione corretta. Da quell’ormai lontano 1945, sono stati tanti i direttori di Tuttosport che hanno dato la loro impronta personale di giornalisti con caratteristiche e vedute diverse, ma mai tali da capovolgere il primario senso di un’informazione che ha saputo attraversare momenti difficili sotto il profilo sociale, economico e occupazionale. Ieri come oggi, nell’era del dopo covid 19 che tutto ha disarmato, spogliando le residue speranze di certezza sul lavoro, rimaste come flebile fiammella contro la furia del vento impetuoso. E non è un caso l’avere vissuto notevoli momenti di inquietudine assieme a quegli amici – colleghi - che ancora oggi sono il frutto dell’incertezza di un futuro che nel nostro campo giornalistico è ancora più complesso rispetto ad altri settori. Il mondo dell’informazione che ha avuto nel tempo diverse innovazioni tecnologiche e che oggi soffre ancor di più l’incremento di social dal copia incolla, è in continua allerta nel salvaguardare i pochi posti di lavoro e tutelare il presente e il futuro dei colleghi giornalisti e delle loro rispettive famiglie. Tuttavia, pur consapevoli di un autunno che in linea generale si prospetta molto difficile e carico di incertezze, vogliamo festeggiare assieme a Tuttosport quell’alzar dei calici che deve essere di buon auspicio. Così come si fa quando ognuno di noi festeggia il proprio compleanno, tra la gioia di avere vissuto tanto tempo e l’emozionante malinconia dei ricordi che sanno di agrodolce. Un momento che si manifesta tra applausi, abbracci e brindisi, per un traguardo che si traduce nella metafora di un soffio alle candeline accese sulla torta e pronti per ricominciare una nuova storia. Ma, al di là di ogni cosa, Tuttosport ha dalla sua parte i lettori che in 75 anni si sono dimostrati fedeli e interessati alle varie informazioni di sport proposte da una linea editoriale sempre attenta a soddisfare le aspettative dei tifosi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Tuttosport nasce in un momento difficile” - si legge nell’odierno editoriale del direttore Xavier Jacobelli – “…difficile sotto tutti gli aspetti; compreso quello sportivo che direttamente ci riguarda. E’, comunque, un momento di transizione. Si sta gettando un ponte fra il passato e l’avvenire. Esortati alla realtà dalle vicende che ci circondano e sono in noi stessi, impegniamo le nostre modeste forze, la nostra esperienza e – ci sia consentito – la nostra fede nel movimento di riforma”.</i></b> Parole che mettono in luce le reali difficoltà del settore, ma che deve essere visto come un momento di transizione tra il passato e l’avvenire. Dal dopoguerra fino ad arrivare a oggi, in cui si sta cercando faticosamente di risollevarci lentamente dall’epocale pandemia che sta ancora trafiggendo il mondo. Ma oggi che è festa per il Tuttosport, pensiamo che nulla sia abbastanza distruttivo per interrompere di fatto il futuro di un giornale che i lettori vogliono che viva ancora per lunghi anni. Di generazione in generazione, per altri 75 anni e oltre. Lo chiede la città sabauda del tifo cittadino e lo chiede la gente di tutta Italia, che ancora oggi come ieri attinge alle informazioni dello sport e dei suoi campioni, tra le righe di un giornale diventato amico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711tuttosport.jpgSiN-1013707.htmSi100451001,02,03,1001057
1281013698NewsEditorialeFine dell’astinenza da calcetto. 20200718153818Il Piemonte dello sport di contatto si allinea al resto d`Italia <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 14pt;'>Il Piemonte dà via libera agli sport di contatto</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Da oggi, sabato 18 luglio 2020, in Piemonte potranno ripartire tutti gli sport di contatto come il calcetto, il volley, basket, judo e tante altre attività fisiche di scontro che hanno atteso di ricominciare. Finalmente diciamo noi, così come lo urlano i presidenti, i ragazzi e le famiglie che fanno capo alle varie società dilettantistiche piemontesi. D’altra parte, l’accorato Flash Mob di inizio luglio che ha visto la partecipazione numerosa di tutte le realtà sportive del Piemonte, ha dato una svegliata alle Istituzioni locali a farsi partecipi nei confronti dello Stato e del Ministero della Salute, a sveltire la risoluzione di un problema che sembrava rimasto chiuso nei meandri della Regione Piemonte. Un problema politico che è emerso come unico vero responsabile di una situazione ristagnante, proprio in un momento in cui la situazione epidemiologica da Covid 19 dà respiro a una regione Piemonte che è stata tra le più colpite d’Italia per infezioni e morti. Comunque, è il caso di dirlo<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">, “meglio tardi che mai”</b> a una riapertura che comincia ad assumere i connotati di un ricominciare a gustare la vita anche attraverso le attività sportive. Tuttavia, resta fermo l’obbligo di attenersi sempre a quelle che sono le linee guida da seguire scrupolosamente come il ricambio dell’aria negli ambienti interni, l’accesso alla sede di allenamento soltanto se in assenza di sintomi quali febbre (non superiore a 37,5) tosse, difficoltà respiratoria, alterazione di gusto e olfatto. E poi conservazione per 14 giorni del registro dei presenti quali atleti, staff tecnico, dirigenti, massaggiatori, fisioterapisti che hanno operato nelle sedi delle attività. Insomma, questo e tanto altro da seguire attentamente per non incorrere in multe e chiusure degli impianti sportivi che non si dimostrino ligi al rispetto delle linee guida assunte dalla Giunta Regionale e approvate dalla Conferenza delle Regioni. Così sottolineano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il vicepresidente Fabio Carosso e l’assessore allo sport Fabrizio Ricca: “Interveniamo per dare una risposta a migliaia di realtà, nonostante dal Governo non sia arrivato ancora nessun riscontro. Da settimane sollecitiamo il Governo perché, di fatto, il Dpcm vincola il via libera da parte delle Regioni al parere del Ministero della Salute, che però ad oggi non ci ha mai dato un feedback, né positivo, né negativo. A questo punto non possiamo più attendere e lasciare senza risposta migliaia di realtà che aspettano di ripartire. Interveniamo quindi come Regione e da domani in Piemonte gli sport di contatto potranno riprendere in sicurezza”. </i></b>Dunque, si riprende nella consapevolezza che il rispetto delle regole anti Covid resti fermo come pensiero ripetitivo, che la possibilità di contagio è diminuita ma non completamente annullata. Non sembra vero, ma dopo il lungo calvario del lockdown che ha costretto il mondo del calcetto e delle altre innumerevoli attività sportive a restare fermi, oggi riprende il suo vero significato di vita, di movimento, di incontri e scontri che sanno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mens sana in corpore sano”.</b> Adesso, anche il Piemonte degli sport da contatto si allinea finalmente al resto d’Italia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiN-1013698.htmSi100451001,02,030109
1291013696NewsEditorialeLa Mitica, Nazionale Ragazzi Guariti dalla Leucemia20200711191221Tutti insieme diamo un calcio alla leucemia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Non è sempre CR7, Lukaku, Ibrahimovic, piuttosto che Messi o Mbappè ad attrarre l’attenzione di noi media addetti al seguito di un mondo pallonaro sempre alle prese con i milioni di euro e, di conseguenza, con la necessità assoluta di vincere trofei, coppe e tutto ciò che è apportatore di introiti economici iperbolici. No, non è solo questo, perché il calcio che è anche gioco antico e mezzo di aggregazione sociale capace di lanciare messaggi come nessun altro sport è in grado di fare, si impone per sensibilizzazione e grande impatto nella comunicazione. E alla luce di quanto detto sin qui, ci piace mettere in evidenza un mondo del calcio spesso relegato dietro le quinte per mancanza d’informazione. Forse non tutti sanno dell’esistenza della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mitica”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la Nazionale composta da ragazzi guariti dalla leucemia e da volontari al seguito</b>. Una realtà in cui si respira prima di tutto aria di vita, con la forza e la voglia di dare un calcio a quel pallone che, in questo caso, è la metafora della leucemia che colpisce bambini e ragazzi in età pediatrica. E la Nazionale è proprio composta da ragazzi che hanno vinto la loro partita più importante e che attraverso il loro esempio ci trasportano in un mondo di riflessione e di coraggio che spesso perdiamo in un quotidiano ansiogeno, che ci fa perdere il gusto di apprezzare le piccole cose della vita. E’ nostro obiettivo giornalistico non trascendere nella retorica più spicciola, anche se trattando argomenti delicati come questo, talvolta ci si perde in una narrazione che va oltre il limite dell’informazione più semplice. Tuttavia, l’impegno di riferire dell’esistenza di questa Mitica Nazionale di calcio di ragazzi guariti dalla leucemia, ci esorta a farlo con le dovute delicatezze del caso, senza lasciarsi andare a futili sentimenti di pietismo ma con la consapevolezza di conoscere per essere d’aiuto. Detto questo, ci piace sottolineare quanto sia bello pensare a bambini definibili come campioni autentici che hanno saputo combattere con coraggio e con forza contro la leucemia, si mettano in prima fila con coraggio. Già, lo stesso coraggio dimostrato da adolescenti, quando hanno saputo della loro malattia e poi hanno vissuto l’esperienza dell’ospedale, del ricovero, della chemioterapia, del dolore e della paura impressa nei loro volti e negli sguardi dei loro genitori. Momenti di vita che hanno segnato la loro esistenza, ma che oggi attraverso il calcio possono metterla al servizio degli altri per raccogliere fondi e donarli agli ospedali per l’acquisto di macchinari e tutto ciò che è necessario dal punto di vista sanitario, per sconfiggere questa terribile malattia. A questo scopo ci rivolgiamo alle società di calcio dilettantistiche di tutta Italia, ai volontari che intendano aggregarsi e a coloro i quali vogliono dare un apporto di idee e iniziative calcistiche quali tornei, quadrangolari o anche semplicemente partite organizzate per beneficenza, che è possibile contattare la Nazionale i Ragazzi Guariti dalla Leucemia tramite la pagina Facebook del gruppo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><a href="https://www.facebook.com/La-Mitica-Ragazzi-Guariti-Dalla-Leucemia-1527879214144029/"><font color="#0563c1">https://www.facebook.com/La-Mitica-Ragazzi-Guariti-Dalla-Leucemia-<span style="font-weight: normal; text-decoration: none; text-underline: none;">1527879214144029</span>/</font></a>. </b>Sono tante storie<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>di vita che non possono lasciarci estranei, ma devono in qualche modo renderci inclusivi di un mondo che ci chiede aiuto proprio attraverso quel calcio di cui tanto scriviamo, esaltando emozioni senza fine. Un calcio al pallone e un gol alla leucemia, per la vita e la voglia di sentirsi uniti nella speranza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-la-mitica.jpgSiN-1013696.htmSi100451001,02,03010140
1301013694NewsEditorialeIl presidente Cirio riceve i rappresentanti dello sport piemontese.20200710163885Quando farsi sentire, serve a sollevare la soluzione del problema....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo il flash mob organizzato dal mondo dello sport piemontese, concentratosi davanti alla Regione Piemonte per sollecitare la ripresa delle attività dopo il lockdown, l’assessore regionale Ricca aveva assicurato tutti i rappresentanti sportivi della città di Torino, che giovedì 9 luglio alle ore 17,30 sarebbero stati ricevuti dal Presidente Cirio per chiarimenti circa questo tema che ormai da troppo tempo si è perso nei meandri del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Chi si assume la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">responsabilità?”</b> da parte delle Istituzioni. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Una situazione assurda che lascia trasparire un’indecisione immotivata da parte della Regione Piemonte che si rivela indecisa e immobilista, circa una riapertura che è già stata effettuata da sei Regioni d’Italia (tra cui la Lombardia che riapre il 10 luglio) mentre mercoledì 15 luglio decade il famoso Decreto Ministeriale che prevedeva la chiusura totale degli impianti causa Covid 19. Così, come promesso dall’Assessore Ricca, i vari rappresentanti sportivi piemontesi sono stati ricevuti dal Governatore Cirio il quale, nel corso dell’incontro, ha esibito la lettera che ha inviato al Ministro della Sanità Speranza, in cui si richiedeva esplicitamente l’autorizzazione della riapertura degli impianti sportivi e di trasmettere le linee guida da seguire. Ma fino ad oggi pare che tutto ciò sia stata considerata lettera morta, perché il Ministero della Sanità con questo silenzio manifestato anche in virtù del fatto che il decadere del Decreto Ministeriale dia la possibilità di riaprire, non dà alcuna risposta. Ma il Presidente Cirio vuole tutelarsi, e senza una delibera del Ministero della Salute in cui si certifichino anche le linee guida da seguire, sembrerebbe contrario a firmare qualsiasi documento riguardante questo tema, se non è confermata l’autorizzazione attraverso la firma del Ministro della Salute. Insomma, il solito pasticcio all’italiana che evidenzia una bagarre politica fra diversi colori, i quali, con questo intendere, non tutelano certamente gli interessi del mondo dello sport piemontese che si è coalizzato nel difendere ragazzi e famiglie che attendono con ansia il ricominciare della vita sportiva. Tra i tanti rappresentanti ricevuti in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Regione Piemonte dal Governatore Cirio, (tra cui il presidente dello CSEN, la UISP e i presidenti delle dilettanti società di calcio - Barracuda e Kl di Torino), c’è stato il Presidente del Cit Turin Angelo Frau</b>, che ha così dichiarato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Questo incontro è stato carico di speranza nella volontà di pianificare la ripartenza dei ragazzi della Città di Torino e della Regione Piemonte, i quali hanno tanta voglia di fare sport. Non solo calcio, ma anche tutte le altre attività sportive che hanno bisogno urgentemente della riapertura delle strutture. La situazione, purtroppo, si è protratta fino all’eccesso per un principio politico in cui il Ministro della Salute dà facoltà al Presidente di Regione di decidere, mentre il Governatore del Piemonte non intende assumere responsabilità che (secondo Cirio) devono essere prese dal Ministero con la chiarezza delle linee guida da seguire. Oggi ho telefonato alla segreteria del Ministero della Salute, perché mi è stato suggerito di scrivere una lettera in cui si faccia riferimento al flash mob organizzato per manifestare tutta la frustrazione globale del mondo dello sport piemontese, il quale si vede privato di una libertà che, visto anche l’andamento attuale dell’abbassamento delle insidie di contagio da Covid 19, debba considerarsi urgente e non più rimandabile.”</b> Dunque, se il flash mob è servito a destare le istituzioni per sollecitare la riapertura delle strutture sportive piemontesi, è altresì vero che ha messo in evidenza diatribe politiche che non aiutano certamente a migliorare la situazione. Vedremo comunque come si evolverà la situazione nella prossima settimana di luglio. Adesso la speranza deve essere sostituita dalla certezza! Per i ragazzi e per le loro famiglie. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711il-presidente-angelo-frau.jpgSiN-1013694.htmSi100451001,02,0301032
1311013684NewsEditorialeGiada e Piero, serietà sul lavoro e passione per la Juventus20200620164116Quando il lavoro e la simpatia per la Juve e Alessandro Del Piero, si intersecano tra amicizia e spiccato senso del dovere. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita comune che in questo nostro Paese sempre afflitto da eterni problemi sociali ed economici, fanno riflettere per entusiasmo e intraprendenza sul lavoro portato avanti attraverso piccoli investimenti privati, che danno la possibilità di lavorare e portare avanti con dignità il proprio quotidiano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada è la sorella di Piero</b>, due personaggi che da tanti anni lavorano in proprio come specialisti di carni e profondi conoscitori di un settore che richiede massima serietà e oculatezza nell’individuare l’ottima qualità di pollame, piuttosto che conigli, agnelli, carni di vitello e tanto altro. Il loro posto di lavoro è un ricco doppio banco che condividono con papà e una serie di operosi aiutanti, per vendere carni al mercato di Corso Racconigi a Torino. La loro giornata comincia al mattino presto, incuranti se piove, fa freddo o si prospetta una giornata calda e ricca di raggi di sole. Giada e Piero sono là alle cinque del mattino per preparare il banco, lavorare le carni fresche arrivate dalla zona della vicina Cuneo e poi attendere i clienti che arriveranno di buon mattino. All’interno del luminoso banco nella cui vetrinetta spicca la merce preparata con cura, si scorge l’icona di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b>. Un simbolo inequivocabile di tifo juventino che si tramanda negli anni e che, presumiamo, abbia una sua spiegazione data da una fede che si trasmette da antica generazione famigliare. Ma avere messo orgogliosamente la fotografia di Del Piero, visibile all’interno del banco di lavoro, costituisce per Giada, Piero e il loro papà, un motivo di orgoglio, empatia e simpatia, verso un campione della Juventus che ha fatto un pezzo di gloriosa storia della Juventus. Un campione che nonostante abbia appeso da qualche anno le scarpe al chiodo, attraverso la sua immagine riesce ancora a far rivivere ai suoi tifosi i fasti luminosi della sua carriera. Ma Giada e Piero sanno che quell’immagine così volutamente messa in risalto sul loro banco, crea anche degli affettuosi sfottò da parte di clienti che essendo di fede calcistica opposta alla Juve, si divertono a scherzare, parlare di calcio e fare i propri commenti di parte. Ci sta, qui al mercato di Corso Racconigi a Torino in cui spesso attraverso il rapporto di lavoro si creano amicizie, ci sta pure che tra un petto di pollo e l’altro si affrontino temi pallonari che sfociano in risate, ironie e sfottò. Tu perché sei dell’Inter, l’altro perché fa il tifo per il Toro, il Milan, o il Napoli, qui, nell’attesa di essere serviti, è un vero e proprio intrattenimento discorsivo. Intanto la giornata di lavoro prosegue e presto volgerà al termine. Finirà intorno alle ore 14,00 e forse anche più, visto il tempo necessario per sgomberare le carni e deporle in un apposito luogo di trasporto refrigerato, ripulire e igienizzare la vetrinetta frigo e poi ritornare a casa. Bisogna fare in fretta, poiché in un battito di ciglia si faranno di nuovo le cinque del mattino e bisogna ricominciare un’altra giornata di lavoro. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> lo sa, visto che è sempre là, immortalato da molti anni con il suo sguardo che sembra dare il buongiorno a tutti. E non importa se non sono juventini, perché qui, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada e Piero</b> si fa sul serio. Il calcio e la Juve sono la loro passione, ma il lavoro e la cura del cliente rappresentano il guadagno per poter vivere di un mestiere duro, faticoso, con molte incertezze, ma sicuramente gratificante sotto l’aspetto umano e professionale. Sì, perché per Giada e suo fratello Piero è sempre importante cominciare la giornata alimentando le corde della positività. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> è lì con loro a esortarli con quel sorriso sornione di chi sembra dirti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dai, cominciamo insieme un’altra giornata di lavoro”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711immagine-di-del-piero.jpgSiN-1013684.htmSi100451001,02,030103
1321013681NewsEditorialeMihajlovic sostiene la ricerca contro le leucemie.20200616191047L`allenatore del Bologna continua il suo percorso verso la guarigione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono passati quasi sette mesi dal trapianto. Il peggio dovrebbe essere passato, ma ci vuole un anno prima che si torni alla normalità, ma dipende da persona a persona”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, l’ex calciatore e attuale allenatore del Bologna che scende in campo per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sostenere la ricerca sulle leucemie, sui linfomi, sul mieloma e finanziare il lavoro di 30 giovani ricercatori dell’Istituto Seràgnoli del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.</b> Oggi più che mai, l’esperienza che sta vivendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic</b> mi ha fatto riflettere molto sul significato del dolore e dell’improvviso destino che in un attimo ti cambia la vita, quasi fosse l’appuntamento con il conto salato da pagare. Sono pensieri che sorgono spontanei soprattutto in questo periodo di post lockdown legato al covid 19 che ci ha forse cambiato, reso più vulnerabili e in qualche modo anche ferito nell’anima. Stesse le paure, uguali le ansie, medesimo il senso del dolore legato alle morti di una pandemia che ha distrutto tutto in maniera disumana. E allora penso quanto sia importante fare qualcosa per gli altri, per chi soffre, per chi si sente solo e si domanda quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Perché proprio a me”</b> che non ha nessuna risposta. Penso che questa domanda se la sia fatta chissà quante volte anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic </b>fin dal primo momento in cui gli è stata diagnosticata la sua grave malattia. Lui come tanti altri al mondo che lottano per la vita e per riassaporare il gusto inconfondibile di quelle cose semplici che non hai saputo apprezzare durante il vorticoso incedere verso non si sa bene cosa, che non ti ha fatto ragionare a fermarti un attimo per riflettere cos’è la vita. E allora ti rammarichi di avere sprecato il tempo nel non sapere viverla la vita, così com’è giusto che sia nella sua unicità e non ripetitivo dono che la natura ci ha regalato fin da quando siamo venuti al mondo. Ma c’è qualcosa di strano nell’essere umano che sembra mettere al centro la ragione soltanto quando si è in difficoltà, soltanto quando la sofferenza prende il sopravvento. Quasi fosse l’unico motivo per maturare sentimenti che hanno bisogno di essere stimolati dal dolore per risvegliare tutto ciò che è sopito in quell’angolo nascosto di noi<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">. “C’è una grande soddisfazione nel sapere che puoi salvare una vita” - dice Mihajlovic – “se avessi saputo, avrei donato il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">midollo.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Un piccolo sacrificio per chi lo fa, ma un grande dono per chi lo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">riceve.”</b> Ecco, credo proprio che in questa frase ci sia racchiuso il rimpianto di ciò che avremmo dovuto essere quando non siamo stati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bolognafl0711fl0711foto-sinisa-mihajlovic.jpgSiN-1013681.htmSi100451001,02,0301041
1331013673NewsEditorialeErmanno Eandi, la passione granata espressa attraverso l’anima.20200521172918La passione per il Toro e il concetto filosofico di sentirsi granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fa male raccontare la morte. Duole maledettamente parlare di ferite dell’anima, di dolore verso amici che hai conosciuto, frequentato e poi improvvisamente scompaiono senza neanche darti modo di un ultimo saluto. E allora ti chiedi come sia possibile riflettere sempre sul senso della vita, scavando l’intrinseco sentimento nascosto in ognuno di noi, senza mai rilassarsi per condividerne la spensieratezza, le gioie, che sono tante e altrettanto importanti. Non abbiamo fatto in tempo a ricordare la figura del maestro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bruno Bernardi</b>, deceduto in questi giorni, che già ci arriva la tremenda notizia di un altro lutto: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la morte dell’amico</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi, il poeta granata. </b>Aveva 56 anni, era colto e raffinato, etereo nel suo manifestare versi e sentimenti legati alla sua fede calcistica per il Toro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi</b> era un personaggio particolare, difficile da accostare a qualsiasi altro tifoso o persona che in qualche modo possa avere la sua stessa connotazione nei tratti filosofici di vita, siano essi riflessi sul calcio in genere, o più propriamente verso quel suo Toro per il quale si definiva “malato”. Un amore grande per i colori granata, che egli tramutava sempre in versi, poesie dal respiro letterario che lasciavano dentro qualcosa di indefinibile, di magicamente impalpabile, ma così fortemente penetrante che non potevi non ascoltare in religioso silenzio. Poesie di un calcio visto in maniera delicata, culturalmente forbita, che non ha nulla di simile alle ripicche, ai toni accesi, agli odi tra fedi calcistiche di opposte fazioni, cui ci hanno abituato a vedere i tanti anni in cui seguiamo un pallone che è l’emblema materialistico dell’opinabilità. Per questo colpiva sempre il messaggio del poeta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eandi</b>, proprio per il suo modo di entrare elegantemente nell’anima attraverso quella sua fede granata espressa in letteratura. Nei suoi articoli non c’era nulla di opinione tecnica su quanto succedeva in campo, c’era invece marcato il sentimento profondo e mai sopito, verso quella maglia granata che è storia, che è passione, che è sapere accettare e addentrarsi senza mai rimpianti a ciò che significa essere del Toro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò granata</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lascio la vittoria facile a coloro che hanno vinto tutto.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lascio a chi non sa soffrire il semplice gioco di chi si accontenta.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Respirerò aria irraggiungibile,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>non mi nasconderò nella muffa,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>libero di perdere</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>orgoglioso delle vittorie.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il rimbombo delle porte sbattute</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>risuona nella vita di chi non si abbassa</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>l’unica sconfitta è il non vivere.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Anche quando il sole del tempo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>offuscherà il mio volto</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>e il grande vuoto aspetterà,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>io, solo in naufragio di ricordi</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>mi aggrapperò alla fierezza</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>di un’esistenza sbagliata ma</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>lontana dall’incubo apatico e inutile</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>di chi vince sempre.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>(Ermanno Eandi)</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’era cuore in questo personaggio, c’era passione, c’era la visione di un mondo sognante e volutamente proiettato verso tutto ciò che non è realtà. Come fosse qualcosa da sfuggire per vivere meglio in una dimensione aulica. Era ed è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi</b>, un amico che ci ha lasciato in eredità tanti motivi per vivere la sconfitta come qualcosa dalla quale farne tesoro per crescere. Così nella vita, così nella passione per il Toro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ho solo le ali,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>per portarti con me</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>nel limpido cielo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>dove la luce splende</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>e il brutto non esiste</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>(Ermanno Eandi)</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 18pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711eandi.jpgSiNpassione-torino-calcio-1013673.htmSi100451001,02,0301040
1341013672NewsEditorialeCalcio, il mondo dilettantistico chiede aiuti economici.20200514190736Il calcio dilettantistico è allo sfinimento economico.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ un grido di dolore, quello urlato dalle società di calcio dilettantistiche italiane. Una situazione drammatica, che dal punto di vista economico e sociale investe le tante aree e impianti sportivi i cui sostegni sono venuti a mancare in maniera esponenziale. Se pensiamo che in tempi normali le società di calcio dilettantistiche si arrabattano per far quadrare bilanci fatti di piccoli introiti dovuti alle iscrizioni dei tesserati, al consumo di caffè, panini e quant’altro nei vari bar interni, alle molteplici iniziative sportive e sociali per raggranellare qualche euro in più e dare continuità alle strutture, non possiamo fare altro che constatare il danno provocato dalla lunga chiusura imposta dai vari decreti ministeriali imposti a causa del contagio del covid 19. Ma c’è ancora il vuoto economico creato dalla mancanza dell’affitto dei vari campi di calcio che rappresentano forse il maggior introito, nonostante le spese dovute alla luce, all’acqua, alla pulizia e l’igienizzazione delle docce, dei bagni e la cura del manto in erba o sintetico dei vari campi. E c’è poi il lato ludico e sociale che tutte le società di calcio dilettantistiche del Piemonte e di tutta Italia garantiscono ai bambini e alle loro famiglie, che in questa situazione viene ovviamente a mancare. A Torino il presidente del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cit Turin Angelo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Frau,</b> lamenta come tanti altri responsabili del settore, le difficoltà economiche ingenti e chiede aiuti allo Stato, alla Regione e alla Federazione Gioco Calcio, per una ripresa che non può più attendere, pena la chiusura degli impianti. Una situazione gravissima, sintetizzata chiaramente dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Frau</b> che si fa da tramite al grido comune di aiuto immediato, invocato anche da parte di tanti altri presidenti di società di calcio dilettantistiche. Così dice il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Frau</b>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“<span style="color: black;">Questo stop ci è costato circa 150 mila euro: sono mancate le entrate degli affitti dei campi, quelle delle partite e di tutti i tornei, che a loro volta creavano introiti connessi, quali ad esempio quelli del bar. Difficoltà delle famiglie? Dico che a livello nazionale deve essere previsto un aiuto diretto che copra almeno in parte la quota d’iscrizione individuale. Nel calcio, come in qualsiasi sport. Sono certo che la nostra Federazione manterrà gli impegni e adatterà i costi di iscrizione per la nuova stagione”.</span></b><span style="color: black;"> La società di Angelo Frau consta di 700 tesserati, ed è tra le società dilettantistiche più importanti del tessuto pallonaro piemontese. Una realtà che per volere del suo presidente ha molteplici altre iniziative oltre il calcio, che arricchiscono l’interesse sociale e promuovono quell’aggregazione da sempre importante nella formazione dei ragazzi, e che oggi, in un momento in cui si raccomanda il distanziamento da tutto e da tutti, si predilige la chiusura ermetica piuttosto che il sopraggiungere del pericolo di contagio virus. Ma se vuole Dio questo momento passerà, e quando si ritornerà a vivere la vita vera, in che stato saranno le società che si sono accollate spese di acqua, luce e tanto altro, pur restando chiuse? Dunque, si dia una mano di aiuto a chi sta soffrendo una situazione di incredibile difficoltà economica, che a cascata va anche a colpire le famiglie, i ragazzi e tutto ciò che si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">VITA DELLO SPORT!</b></span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711il-presidente-angelo-frau.jpgSiNcalcio-dilettantistico-sfinimento-economico-1013672.htmSi100451001,02,0301050
1351013670NewsEditoriale17,03 – Dai propri balconi, la gente del Toro onora gli Invincibili.2020050415234371 anni dopo la tragedia del Grande Torino <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt 18pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non può esistere rivalità in momenti come questo, ma solo un unico grande abbraccio da chi ha sofferto tanto e parla con il cuore. Troppi morti e troppo dolore…..”</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt 18pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ho voluto aprire questo mio articolo dedicato al ricordo del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grande Torino</b>, citando una frase emblematica che in questi giorni mi è stata inviata sul mio telefonino. E’ stata scritta da un tifoso del Toro, rispondendo al mio invito di dare il risultato di un ipotetico derby della Mole da disputare in questi terribili giorni di dolore da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Covid -19.</b> La frase è molto eloquente e dà il senso dello sfinimento di chi proprio il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">4 maggio 2020 - 71 anni dopo la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">morte del Grande Torino</b> – commemorando una giornata di storia che va oltre il tempo, dà il significato di una tragedia che accomuna tutti indistintamente e che sa andare oltre quello che in tempi “normali” significava sfottò e odio sportivo tra le diverse fazioni della città Sabauda. Già, TRAGEDIA! Una parola che dal suo significato etimologico imprime tutto il senso di un avvenimento doloroso e luttuoso. Tragedia fu quella del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">4 maggio 1949</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">a Superga e tragedia è quella che sta vivendo l’umanità in quest’anno 2020</b>. E anche se tutti noi siamo confinati in casa per contenere al massimo l’aumentare di un’epidemia che ha già falcidiato la vita di tantissime persone, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il 4 maggio</b> non può non essere ricordato come il giorno della sofferenza e del dolore. Una giornata che in questo momento assume ancor di più i connotati di una partecipazione intensa, dettata dall’onda fragile che confluisce direttamente al sentire emotivo che accomuna tutti. E il popolo granata, la cui storia fatta di lutti e tragedie incominciata proprio alle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">17,03 di quel 4</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">maggio 1949,</b> si unisce oggi sui balconi delle proprie case a sventolare attraverso le bandiere granata tutto il proprio affettuoso ricordo che orgogliosamente tiene vivo e vuole tramandarlo nel tempo attraverso il cambiamento generazionale. Tutto ciò non ha nulla da spartire con le sorti di un Torino che da quel funesto giorno luttuoso ha vinto soltanto uno scudetto, perché il Toro è sentimento, poesia, storia, passione, cuore. Sbaglia chi confonde la retorica spicciola con una storia di calcio che si ispira alla vita, alla sua ineluttabilità, al suo lottare contro l’imprevedibilità. Il Toro è il Toro, la sua gente lo sa e se lo tiene stretto. Che vincano altri poco importa. Il cuore granata si ispira ai valori intramontabili di quella straordinaria squadra di Invincibili, i cui nomi ancora oggi fanno vivere l’emozione di stringersi in un unico abbraccio distanziato, nel rispetto di quell’altra umana ed epocale tragedia epidemiologica che si identifica nel dolore di tante vite svanite nel nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt 18pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-tragedia-del-grande-torino.jpgSiNtragedia-grande-torino-71-anni-dopo-1013670.htmSi100451001,02,03010121
1361013668NewsEditorialeRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426141135Il calcio e la vita di uno dei più importanti interpreti del calcio italiano di tutti i tempi. <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013668.htmSi100451001,02,0301030
1371013667NewsEditorialeIl presidente Frau e le sue iniziative nel periodo del Covid 1920200425191548Quando il calcio, pur fermato dal virus, dà segni di risveglio sociale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono persone al mondo che riescono a distinguersi dagli altri per iniziative, idee e voglia di fare, in cui si evince l’obiettivo di interessare e coinvolgere tutti alla partecipazione di tanti interessanti progetti. Il presidente del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Cit Turin Angelo Frau</i></b> è tra le persone più attente al sociale che io abbia mai conosciuto. Sono tanti gli anni che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Frau </i></b>presiede quest’Associazione Dilettantistica di Torino nata per il calcio giovanile, ma che poi ha allargato il proprio sguardo verso il sociale nel chiaro intento di stare al passo coi tempi e le esigenze apportate dalle nuove generazioni. Sì, perché è vero che in questa società si pratica essenzialmente il calcio dilettantistico con la sua funzione educativa e sociale, ma chi conosce i vari mutamenti positivi che sono avvenuti all’interno di questo sodalizio, non può fare altro che ammirarne le iniziative atte a sensibilizzare i ragazzi, le loro famiglie, i nonni, i dirigenti, gli allenatori, gli istruttori, il consiglio direttivo e tutto ciò che gravita intorno al quadrilatero di questa efficiente struttura sportiva posta nel cuore di Torino. E allora ogni circostanza è buona per creare un rinnovato entusiasmo e coinvolgimento di tutti. Natale, Carnevale, Pasqua, il 25 aprile, il Primo Maggio, la festa della donna, della mamma, del papà e mille altre cose atte a non tenere mai fermo nessuno, ma cercando di centrare lo scopo socializzante in cui emergono sempre i valori umani. Ecco, proprio in quel momento il presidente Frau e i suoi collaboratori si mettono in moto per organizzare non solo tornei di pallone, ma anche iniziative socio culturali molto interessanti. Così, in questo lungo periodo di inattività agonistica in cui il covid 19 ha sconvolto la vita di tutti attraverso un lockdown restrittivo di clausura domestica, il presidente Frau soffriva nel vedere vuota la sua casa. Non accettava di sporgersi dalle gradinate e vedere malinconicamente il manto d’erba sintetica appena rimesso a nuovo, le porte e il campo nella sua interezza, avvolto da un silenzio assordante che nulla ha a che fare con la vita. Ecco, crediamo che tutto ciò abbia suggerito questo presidente dalle mille idee e dotato di una sensibilità particolare, a reagire in modo concreto con iniziative che spezzassero in qualche modo le negatività e i pensieri di non vita che si susseguono in questi terribili giorni. Come fare? Semplice! Intanto si è già organizzata una videoconferenza da parte dei ragazzi e dei loro genitori con la Sindaca di Torino Chiara Appendino, la quale ha risposto a tante legittime domande nate da una situazione davvero preoccupante e che richiede fiducia di proseguire con la vita vera nel medio termine. E’ inutile dire che è stato un successo così come lo sarà anche il prossimo, in cui si prevede un’altra videoconferenza con un virologo per dare informazioni scientifiche sul coronavirus. Sappiamo che ci sono in programma anche altre idee coinvolgenti per tenere vivo l’interesse dei ragazzi e dei loro genitori, pur nel disagio di stare chiusi in casa e di rispettare le regole. Ed è lì l’abilità del presidente Frau e dei suoi collaboratori, i quali hanno pensato di utilizzare il mezzo informatico tanto di moda in questi giorni per vedersi e parlarsi, esprimendo le proprie ansie, gli umori, i pensieri legati alla scuola, agli esami che saranno sostenuti da casa, al nuovo anno scolastico che forse ricomincerà a settembre e, non ultimo, il desiderio di ritornare a rincorrere il pallone e socializzare di nuovo con i propri compagni. Tutto verrà a suo tempo. Ma intanto c’è il buon presidente Frau e il Cit Turin che pensano a loro e fanno coraggio a tutti!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711il-presidente-angelo-frau.jpgSiNangelo-frau-1013667.htmSi100451001,02,03010207
1381013666NewsEditorialeLa sindaca Appendino, in videoconferenza con i ragazzi del Cit Turin.20200423181911Il Presidente del Cit Turin Angelo Frau, promotore di una iniziativa ammirevole <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In questo lungo periodo di lockdown imposto dall’emergenza virus, i bambini e i ragazzi abituati ad andare a scuola e poi fare le attività sportive, sono tra coloro i quali stanno soffrendo maggiormente. Così, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Angelo Frau</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente del Cit Turin</b> (società di calcio dilettantistica di Torino) ha pensato bene di proporre alla sindaca <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Appendino</b>, di incontrarsi in videoconferenza con i ragazzi “orfani” del pallone per rispondere ad alcune domande. Tra le domande più ovvie c’è stata quella di sapere quando si potrà tornare a stare tutti insieme e giocare anche nei parchi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nella seconda fase, proveremo a fare piccoli passi avanti ma ci vorrà del tempo” dice la sindaca “la regola delle distanze ce la porteremo dietro per diversi mesi e la scuola non inizierà prima di settembre. Si arriverà gradualmente alla normalità, ma dovremo rispettare le regole. Penso che gli spazi verdi della nostra città potranno tornare a essere frequentati e vissuti. Stiamo già lavorando con l’idea di aprire gli spazi per giocare”.</b> Poi la sindaca Appendino afferma il suo pensiero in tema di ripresa delle attività sportive che saranno legate all’andamento della situazione del contagio virus, con il quale dovremo convivere almeno fino al momento in cui ci sarà il vaccino. Sulla situazione mascherine, invece, la sindaca dice di avere avuto conferma dal presidente della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Regione Piemonte Cirio</b> il quale ha rassicurato che a partire dal 4 maggio le mascherine saranno distribuite. Il ritardo è dovuto al fatto (sindaca dixit) che tutti noi non eravamo preparati a gestire una simile pandemia che richiede un numero elevato di mascherine, per cui si è data priorità a coloro i quali lavorano a stretto contatto con gli ammalati. Temi interessanti che hanno dato risposte a chi, tra ragazzi e genitori, somatizza momenti di ansia esasperata per un modus vivendi difficile che sta cambiando i rapporti sociali in maniera tale da vivere distanziati e talora separati, per evitare un possibile contagio del virus. Di tutto questo diamo atto al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Angelo Frau</b>, anima insostituibile della sua creatura chiamata Cit Turin, in cui da sempre si è animata la vita sportiva e di valori ad essa collegati. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’idea è stata abbastanza semplice”</b> dice il Presidente Frau <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“abbiamo fatto delle riunioni e abbiamo capito che c’era questa esigenza, ossia quella di avvicinare i bambini, i ragazzi e le famiglie, alle persone che parlano in televisione. Tanto è vero che siamo anche in attesa di un virologo, per spiegare il virus ai bambini dal loro punto di vista e dalle loro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">domande”.</b> Quella del Presidente Frau e dello staff dirigenziale del Cit Turin è una iniziativa meritevole di elogio in quanto sensibile al lato prettamente sociale del problema, visto che dal punto di vista sportivo e calcistico si prevede ancora un fermo che riteniamo ancora lungo nel medio termine. Ma il Cit Turin non sta mai ad attendere passivamente che i suoi ragazzi e le relative famiglie si abbandonino alla deriva del pessimismo. La fiducia di ricominciare c’è. L’ha detto la sindaca Appendino e lo propone empaticamente anche il presidente Frau, fautore di questa bella iniziativa organizzata per esortare gli animi a non abbattersi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sindaca-chiara-appendino.jpgSiNchiara-appendino-1013666.htmSi100451001,02,0301074
1391013665NewsEditorialeDalla morte alla graduale normalità di vita.20200420180225Una incredibile coincidenza<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>4 maggio 1949 – La morte del Grande Torino – </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>4 maggio 2020 – L’Italia riprende gradualmente a vivere –</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chissà quante volte in questi giorni di altalenanti manifestazioni di instabile umore e molteplici pensieri di paure condizionate dal Covid 19, gli amanti della storia del Grande Torino hanno pensato alla coincidenza di una data che adesso, ancor più di prima, non sarà mai come un’altra. Sarà un caso ma questo giorno così carico di significati funesti per la Grande Storia Granata che coincideva con il lento riavvio del motore Italia del dopoguerra, va esattamente a intersecarsi 71 anni dopo alla stessa voglia di ricominciare a rialzarsi con la massima cautela, dopo il lockdown che ha reso tutti noi persone diverse, così come diversa è l’Italia che si è scoperta fragile nel suo sistema economico e finanziario svelato da un virus maligno che l’ha messa in ginocchio. Storie di una data che significa speranza dopo il dolore, dopo la morte, dopo le sconvolgenti immagini di un umano che nulla di umano ha avuto, ma che ancora esprime nelle sue manifestazioni di una vita vera che tale non è. Il Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga lasciò un profondo solco di disorientamento in un’Italia che attraverso il calcio e quegli Invincibili Campioni si rivedeva con l’orgoglio e la speranza di ritrovarsi dopo le devastazioni belliche, mentre adesso lo stesso nostro Paese così distrutto e colpito al cuore, si aggrappa alla flebile speranza di ritrovare quella vita smarrita due mesi fa. Già, due mesi fa, ma sembra due anni fa. Un lungo periodo in cui abbiamo subito cambiamenti personali e socio politici che ci hanno messo davvero in ginocchio. Un momento in cui facciamo ricorso alla speranza, proprio come mai è accaduto prima. Sì, perché tutto ci appariva normale, scontato, dovuto, anche se parlavamo di crisi economica, di Pil deficitario, di endemica disoccupazione, di mondo che spesso in maniera retorica ci portava a pensare che si stava meglio quando stavamo peggio. Ma non sapevamo che al peggio non c’è mai limite e la vita ti si pone davanti proprio quando meno te l’aspetti per chiederti il conto. Tutte cose che fanno parte della letteratura della vita, che sappiamo manifestare in maniera filosofica, ma poi ci perdiamo quando si tratta di metterle in pratica. In fondo è sempre un ricominciare, proprio come gli esami che non finiscono mai e caratterizzano la storia del mondo con i suoi accadimenti talora tragici che creano difficoltà di ripresa. E’ sempre la stessa storia che si tramanda di generazione in generazione, nel giro vorticoso di un’esistenza che mette sempre in gioco sentimenti come la speranza, di cui l’essere umano non può farne a meno. Proprio come in quella pagina del libro di storia che racconta a noi che non eravamo ancora nati, quel 4 maggio 1949. Le angosce, i lutti, la disperazione e la speranza che si aveva nella ripresa della vita sportiva, economica e sociale di allora. Così come nel presente di quel 4 maggio 2020 che verrà, in cui ci affidiamo alla stessa speranza fatta anche di preghiera per cominciare timidamente a riconoscere la vita vera perduta. Dovremo convivere ancora con la distanza umana, armati di maschere, guanti e la paura mai dissipata di un pericoloso contagio diventato tormento. Ma, per fortuna, c’è la speranza che deve essere forte in noi nella consapevolezza che torneremo a darci la mano, ad abbracciarci, a sentire quel calore umano che resta l’essenza della vita. 4 maggio 1949 – 4 maggio 2020 – Il buio e la luce hanno messo in moto la speranza di rinascere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNgrande-torino-1948-1013665.htmSi100451001,02,03010141
1401013664NewsEditorialeIl pallone con la faccia da virus20200317172143Il mondo del calcio si ferma e riflette.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ rivoluzione a livello mondiale. Si spostano di un anno gli europei di calcio 2020, è probabile che anche le Olimpiadi del Giappone siano rimandate, i vari campionati di Lega si fermano per riprendere in data da destinarsi e gli allenamenti di tutte le società professionistiche e non, decidono forzatamente lo stop. Un’apocalisse del pallone e non solo, perché anche altri sport si sono fermati per non incorrere ancora al rischio di essere infettati dal Covid 19. Così c’è chi si allena tra le proprie mura domestiche e c’è anche chi raccoglie fondi e si adopera per opere di beneficenza verso i vari ospedali d’Italia che sono sull’orlo della crisi a causa della mancanza di posti letto in reparto e soprattutto in rianimazione, il luogo più consistente di carenze a causa dei numerosissimi casi gravi per coronavirus. Berlusconi devolve 10 milioni di euro alla Regione Lombardia, Buffon fa un appello di raccolta fondi per il Piemonte, Lorenzo Insigne per Napoli e la Campania, Francesco Totti per la città di Roma, De Rossi e sua moglie si sono attivati per donare sangue, il Torino calcio e la Juventus sono anch’essi partecipi all’aiuto in denaro, e tanti altri benefattori si sono messi a disposizione in un momento di particolare difficoltà per questa nostra Italia così colpita dalla virulenza di un ospite subdolo, malvagio, silente, penetrante, quanto inatteso nel suo maligno dilagare. E’ il pallone che assume la faccia da virus, che mette tutti a tacere per paura della sua forza estrema capace di disorientare anche i potenti manovratori di un mondo che produce soldi a palate. E così scopriamo che mai come adesso i calciatori seppur privilegiati, sono molto simili a noi che non godiamo degli stessi benefici perché siamo portatori di difficoltà quotidiane, capaci di manifestarsi tra numerosi momenti di crisi economica. Ma c’è l’umano che unisce, che non fa distinguo tra ricchi e poveri ma si compenetra nel pensiero di aiutare chi sta peggio. E in questo momento chi sta peggio è tutta l’Italia con la sua difficoltà di vivere, perché è impegnata a salvare il salvabile dopo aver contato le migliaia di morti uccise dall’inesorabile virus. Una partita per la vita che non dura solo 95 minuti come quella del pallone, ma ne richiede molti di più in un indefinibile tempo che appare ancora troppo lungo per ritornare a vivere nella normalità. E’ il pallone della vita che s’inceppa maledettamente, ma che ci fa anche scoprire lati nuovi di quell’umano pensiero che fino ad oggi ha creato un netto solco divisorio tra il lusso sfrenato dei privilegiati calciatori e l’altra parte di popolo che li sostiene per passione, ma che a conti fatti si è trovato sempre da solo. Ecco, forse adesso, dopo questa esperienza che ci accomuna tutti, possiamo pensare ideologicamente a un mondo meno egoista e più unito concretamente e non a parole nello sguardo verso chi ha più bisogno, ma che in modo adrenalinico si bea sempre delle gesta dei propri campioni. Per arrivare a tutto questo, ci voleva la sofferenza umana portata all’eccesso dall’epidemia del coronavirus?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-pallone-con-la-faccia-da-virus.jpgSiNil-pallone-con-la-faccia-da-virus-1013664.htmSi100451001,02,03030150
1411013659NewsEditorialeIl Cit Turin non è solo Cristiano Ronaldo, è molto di più20200229193432«Una vita da mediano«, è il titolo del triangolare di squadre professionistiche riservate agli Under 14.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Angelo Frau</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>, il presidente del Cit Turin (una delle più importanti società di calcio dilettantistiche di Torino e dintorni), ci ha ormai abituato da molti anni a nobili messaggi che si intersecano tra calcio giovanile e problemi sociali. Un accorato andamento di sensibilizzazione, che sa di riflessione su quelli che sono i problemi legati alla vita. Sì, perché il presidente Frau è legatissimo al concetto culturale ed educativo, in cui si esalta il pallone come mezzo di comunicazione e aggregazione sociale con scopi educativi, specialmente per i più piccoli calciatori. Una voce che si staglia in maniera forte e decisa in un mondo, quello del calcio dilettantistico e professionistico, che mostra di essere molto lontano da quelli che sono gli antichi principi di socializzazione, per far posto al risultato che conta e si concretizza spesso in una futile vittoria ai fini del significato primario di umanizzazione. E così, in un mondo pallonaro che bada al sodo facendosi scrollare di dosso fatti che colpiscono le coscienze della vita di tutti i giorni, il presidente Frau organizza tornei, mini tornei e triangolari di calcio che lasciano traccia di sé. Un ricordo, un accenno, o una rielaborazione mentale di un fatto, di una tragedia accaduta, che possa fungere da sensibilizzazione soprattutto alle giovani generazioni che sono la speranza di un futuro migliore. Tra le tante cose fatte nell’ambito calcistico dei dilettanti, il presidente Frau sta organizzando in questi giorni un triangolare con la partecipazione di squadre professionistiche giovanili, per inaugurare il nuovo campo in erba sintetica ad intaso naturale, che grazie alle sue proprietà organolettiche uniche e innovative, offre al sistema in erba sintetica un tocco di incredibile naturalezza. Una perfezione innovativa che favorisce la tecnica del calcio moderno e al contempo completa la struttura del Cit Turin già dotata dei più moderni accorgimenti, capaci di ospitare match e avvenimenti calcistici che richiedono una particolare organizzazione tecnica. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ebbene, come dicevamo pocanzi, per inaugurare questo bellissimo campo ultimato da poco, il presidente Frau ha pensato di organizzare un triangolare con squadre professionistiche Under 14 nel pomeriggio del 25 marzo. L’evento, che conta anche la presenza di ospiti importanti del mondo del calcio, dell’arte e della cultura, oltre a un momento di festa e di allegria, vuole essere una rassegna di calcio giovanile che mette a confronto le migliori scuole di Calcio del Nord d’Italia. Ma, come dicevamo pocanzi, dietro ogni evento organizzato dal presidente Frau c’è sempre un nobile pensiero da realizzare. In questa particolare circostanza, infatti, si intende ricordare la figura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, un giovane calciatore di Milazzo (Me) che è morto tragicamente in un incidente d’auto dopo avere giocato la sua ultima partita di campionato. Si intitolerà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Una vita</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">da Mediano”,</b> la rassegna sportiva che vuole commemorare questo ragazzo di belle speranze calcistiche il quale ha lasciato inermi la famiglia, gli amici, i conoscenti, i compagni di squadra e l’intera cittadinanza milazzese. Così si legge in una nota della società dilettantistica Cit Turin: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco Salmeri è mancato all’età di 23 anni in un tragico incidente stradale, mentre rientrava a casa dopo una gara di campionato. Con lui vogliamo ricordare tutti i giovani periti in incidenti sulla strada e al contempo richiamare l’attenzione alla prudenza quando si guida”.</b> Dunque, si profila un evento calcistico atto a sensibilizzare i giovani nel ricordo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, un ragazzo che amava giocare a calcio ma il destino gli ha spezzato troppo presto quei sogni che esistono nei cuori di tanti giovani calciatori. Il pallone come vita e non come morte, questo potrebbe essere il messaggio del presidente Frau che vuole rimarcare il calcio quale simbolo di gioco, di divertimento, ma anche di aggregazione sociale e maturazione educativa. E non è un caso che la società sportiva da lui presieduta, si rivolga prevalentemente a bambini, ragazzi e ragazze, avendo una Prima Squadra che partecipa al Campionato di Promozione. 270 bambini tesserati che partecipano a tutte le categorie del Settore Giovanile Dilettantistico, di cui quattro squadre partecipano al Campionato Regionale e Provinciale, mentre il Calcio Femminile comprende tutte le categorie del Settore: attività di base giovanile e partecipazione della Prima Squadra al Campionato di Eccellenza. E, come se non bastasse, al Cit Turin si organizzano momenti di Calcio a 5 e a 8 riservati al disagio mentale, con la partecipazione di ragazzi Down e Ipovedenti, i quali partecipano ai vari Campionati Nazionali. Eppure, nonostante questo, tutti ricordano il Cit Turin come la struttura che ha ospitato recentemente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, per avergli dato l’opportunità di girare uno spot pubblicitario nell’ambito della propria struttura. Certo, si è trattato di un fatto che ha dato molta luce all’immagine della società del presidente Frau, tuttavia, conoscendo la sua persona e i concetti espressi da sempre, siamo certi che egli tenga maggiormente ai messaggi sociali che si propagano dalla sua società. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino, Struttura del Cit Turinfl0711fl0711il-presidente-angelo-frau.jpgSiNil-cit-turin-non-e-solo-cristiano-ronaldo-e-molto-di-pio-1013659.htmSi100451001,02,0301093
1421013655NewsEditorialeL’esempio della grande bellezza dell’Atalanta Bergamasca Calcio20200221173810L`avvento di una nuova cultura calcistica, fatta propria da una ex squadra provinciale<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Riservato a chi si inebria di calcio spettacolo, di armonia del pallone, di pregiato gusto del gioco e della sua purezza di espressione. L’Atalanta è questo, merita sempre il prezzo del biglietto anche se non sei propriamente tifoso simpatizzante della Dea Bergamasca. Ma che importa dare giudizi di parte, quando l’espressione di questo calcio sviluppato dai nerazzurri orobici è inconfutabilmente piacevole e capace di trasportarti in emozioni che durano anche 95 minuti. La partita di Champions contro il Valencia ha confermato quanto detto e visto ormai da almeno un triennio della squadra di Gasperini. Già, Gasperini. Se pensiamo che si continua a declamare nomi altisonanti di tecnici europei che potrebbero essere ingaggiati il prossimo anno per venire ad allenare in Italia, allora non capiamo come il modello italiano rappresentato da Gian Piero Gasperini e anche da Simone Inzaghi passi sempre in secondo piano. Siamo convinti, non da oggi, che il meglio dei coach dalle vedute moderne del football internazionale l’abbiamo in Italia. E non è un caso che Atalanta e Lazio stanno stravolgendo con il proprio gioco l’antica cultura calcistica italiana nel mondo, ancorata com’era a un calcio sparagnino, farraginoso, utilitaristico, talora vincente ma scarno di spettacolo. E non è vero che per assistere a uno spettacolo (Allegri dixit) bisogna andare al cinema, al teatro o al circo, perché anche lo stadio può offrire, se vuole, l’armonia di un pallone che non deve essere per forza strozzato dalla vittoria a tutti i costi, ma sappia intendere con scioltezza fisica e mentale ciò che significa emozione, brividi di trame di gioco, corsa non forsennata ma corretta, intelligente, e amalgama di squadra che ti trasmette la sua voglia di divertirsi e divertire. Eppure sulla bocca di tutti, nei sogni dei tifosi e anche dello stato maggiore delle società di calcio d’Italia, ci sono sempre Pep Guardiola, Jurgen Klopp, Josè Mourinho, Mauricio Pochettino, Zinedine Zidane. Ottimi tecnici che hanno vinto molto ma che hanno saputo vendere la propria immagine nel mondo come fossero il non plus ultra, come se con loro si stipulasse il contratto delle Champions sicuramente vinte. Ma i meccanismi del calcio sono molto delicati perché si tratta di uno sport di squadra che ha bisogno di oleare bene tutti i suoi meccanismi in maniera globale, armonica, e se soltanto un tassello non s’incastra bene all’interno del gruppo, ecco che tu puoi avere il miglior tecnico del mondo e non vincere, perché in quel calcio espresso dalla tua squadra manca sempre qualcosa. E’ un po’ il discorso che l’ambiente juventino sta vivendo in questa stagione con Maurizio Sarri, il tecnico chiamato dal Chelsea per venire ad apportare alla Juventus un gioco divertente che non c’è perché sembra esserci un conflitto ideologico tra tecnico e squadra. Sì, perché la prima regola è che un buon allenatore deve poter sviluppare il proprio credo calcistico in base alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori, senza snaturare ruoli e caratteristiche di campioni a cui non hai nulla da insegnare se non collocarli nella giusta posizione per rendere al meglio, creando l’armonia globale all’interno della squadra stessa. E’ quello che stanno facendo certi tecnici italiani nel loro lavoro, con le relative rose non particolarmente eccelse come quelle di Gasperini, Inzaghi, ma anche di D’Aversa, piuttosto che di Juric. E’ il calcio della grande bellezza, è la voglia di divertirsi e divertire che aleggia nella globalizzazione di un football internazionale diventato forse meno tecnico e più atletico, là dove la forza fisica è sempre supportata dal cervello. Si rifletta su questi temi e si prenda ad esempio il fantastico messaggio di un’Atalanta che incanta, che diverte, che emoziona e ti riconcilia con un pallone che spesso angustia e disamora per noia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711inzaghi-gasperini.jpgSiNl-esempio-della-grande-bellezza-dell-atalanta-bergamasca-calcio-1013655.htmSi100451001,02,0301098
1431013643NewsEditorialeJavier Zanetti, l’esempio di un grande uomo di sport20191230155550Il vicepresidente dell`Inter è campione anche nella vita<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sono tanti anni che scrivo di calcio e intervistato uomini di sport dai quali ho colto prima d’ogni cosa il loro lato umano. Sì, perché ci sono calciatori senza maglia che pur identificandosi nella società in cui hanno militato per tanti anni, riescono a condividere la loro innata simpatia anche con chi non fa propriamente il tifo per la società cui è stato legato calcisticamente per molto tempo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b>, capitano gentiluomo e poi vicepresidente dell’Inter è tra quelle figure che appartengono al mondo del calcio che maggiormente mi attraggono, proprio per le sue peculiarità di uomo simbolo di integrità, correttezza e sensibilità verso il sociale. Nato a Buenos Aires il 10 agosto del 1973, Zanetti è stato capitano dell’Inter dal 2001 al 2014, anno del suo ritiro. Ha origini friulane in quanto il suo bisnonno Paolo Zanetti era della provincia di Pordenone. Papà Rodolfo Ignacio Zanetti e mamma Violeta Bonazzola hanno avuto due figli maschi, Sergio e Javier che è il minore dei due eredi. Quando nacque Javier i genitori hanno deciso di dargli come secondo nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Adelmar,</b> in quanto si riferisce al nome di un medico argentino che gli salvò la vita da neonato, perché era affetto da problemi di respirazione. A saperle certe cose, ti fa pensare come poi il destino della vita ti porti ad abbracciare un mondo che non avresti mai conosciuto se quel medico non avesse salvato la vita a quel minuscolo essere umano, che con il suo esempio avrebbe poi dato segnali di grandi valori umani attraverso lo sport inteso come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mens sana in corpore sano”.</b> Zanetti ha pubblicato tre autobiografie: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Capitano e gentiluomo”, “Giocare da uomo” e “Vincere, ma non solo”.</b> Nel 2012 ha aperto un ristorante assieme a Cambiasso, il “Botinero” che si trova nel quartiere Brera a Milano. Poi, nell’ottobre del 2011 ha ricevuto il premio alla carriera come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Leggenda del calcio”,</b> un riconoscimento che corona degnamente un ex calciatore, ma soprattutto un uomo davvero speciale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“L’addio al calcio non è stato semplice.”</i></b> dice Zanetti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Era difficile per me pensare a quel giorno, ma prima o poi doveva arrivare. Tra l’altro, nella stagione 2013 – 2014 ho subito un grave infortunio al tendine d’Achille e tutti pensavano che quella sarebbe stata la mia ultima partita. La mia mente invece si è subito proiettata al mio ritorno in campo. Sì, perché volevo tornare a San Siro almeno per un’altra sfida e sentire ancora l’amore dei tifosi. E così è stato. Ricordo che quella notte è stata indimenticabile. Speravo non finisse più. Quell’amore dei tifosi dell’Inter resterà per sempre nel mio cuore”. </i></b>Padre di tre figli, Sol, Ignacio e Tomas avuti dal suo matrimonio con Paula de la Fuentes che ha sposato nel 1999, Javier Zanetti è un campione anche nella vita privata, ritenendo sacri e indissolubili i suoi affetti più cari intesi come famiglia vera e unita. Oggi vive nella sua casa sul lago di Como, un luogo che adora fin dal primo giorno in cui giunse a Milano. Ma c’è ancora un’altra cosa importante nella vita di questo straordinario campione, ed è il suo essere protagonista nel sociale attraverso la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fondazione Pupi,</b> un progetto che ha costruito 16 anni fa e che porta avanti con alto spirito di convinzione e solidarietà. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Da sportivi abbiamo grandi responsabilità</i></b><i style="mso-bidi-font-style: normal;">”</i> afferma Zanetti parlando a centinaia di ragazzi riuniti nella Sala Paolo Sesto in Vaticano nel corso dell’evento <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">calcio che amiamo</b><i style="mso-bidi-font-style: normal;">”. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’integrazione sociale fa parte del DNA dell’Inter. Il razzismo è un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">problema trasversale”.</b> </i>Che dire di più di questo immenso ex calciatore vicepresidente dell’Inter, che per il suo esempio di vita e il suo messaggio sociale potrebbe essere presidente di tutte le squadre di calcio del mondo? Nulla! Ogni altra parola sarebbe inutile. Sì, perché certi uomini di sport hanno solo un’appartenenza universale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711zanetti.jpgSiNjavier-zanetti-l-esempio-di-un-grande-uomo-di-sport-1013643.htmSi100451001,02,03010193
1441013630NewsEditoriale“I Granata”, il nuovo libro di Merlo e Margrita20191112154740Per gli appassionati della letteratura granata, c`è questa nuova e interessante proposta editoriale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nonostante la vasta letteratura dedicata al Torino F.C. scoraggi il pensiero di scrivere un nuovo libro granata da pubblicare, ecco che la voglia, la passione e il desiderio di elaborare le storie dedicate alla cultura del pallone torinista si fa sempre più forte. E’ come se ci fosse sempre la spinta interiore di cercare qualcosa di nuovo nell’immensa vetrina passionale dedicata al Toro. Ed ecco che spunta un’altra idea, un altro libro capace di appassionare per il suo racconto, mentre lo sfogliar delle pagine che sanno di Toro, che sanno di momenti di sanguigno tifo, ti fanno avvertire il profumo della passione vera. Lunedì 11 novembre 2019 c’eravamo anche noi al Polo del Novecento di Torino, per assistere alla presentazione del libro scritto a quattro mani da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio Merlo e Marco Margrita “I Granata”, edito da Daniela Piazza.</b> Presenti, oltre gli autori del libro, anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Comi, il giornalista Stefano Tallia e il Caporedattore della Rai di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino Tarcisio Mazzeo</b> a far da moderatore. Molti gli appassionati granata presenti in sala con l’intento e la curiosità di capire come le due M (Merlo e Margrita) uniti dalla stessa fede per il Toro, abbiano pensato di scrivere questo nuovo libro dal titolo apparentemente semplice ma profondo nel suo insieme: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“I Granata”, </b>che si<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>inorgoglisce per la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">prefazione di Eraldo Pecci</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’introduzione di Steve Della Casa</b>. Già, un titolo profondo! Sì, perché se si cercava come meglio identificare il cuore pulsante dell’identità granata, questo titolo è l’ideale per potere significare cosa vuol dire fare il tifo per il Toro che è cultura, storia e fonte di ideali sportivi. Il libro racconta gli idoli di questo particolare mondo tinto di color granata, ma anche i luoghi “sacri” che rievocano un passato fatto di tragedie. E si parla di allenatori carismatici in questo volume che evidenzia tra gli altri anche la coerenza dei tifosi granata e le loro peculiarità. Ecco perché il Toro è una grande comunità ideale e sportiva che suscita amicizia, rispetto, deferenza e passione. Tifare per il Toro non è banale, è diverso dagli altri perché è intriso di sentimenti che sanno di storia e poesia. Il Toro lo devi vivere dentro come qualcosa che ti appartiene perché suscita brividi di emozione. Ecco, forse a questo hanno pensato gli autori de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“I Granata”,</b> fin dal primo momento in cui hanno pensato insieme di dedicare al mondo del popolo granata l’ennesima letteratura che mai stanca e sempre inorgoglisce.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-libro-i-granata.jpgSiNi-granata-il-nuovo-libro-di-merlo-e-margrita-1013630.htmSi100451001,02,03030200
1451013629NewsEditorialeLettera a Cristiano Ronaldo20191112095724L`errore di CR7 nel ritenersi diverso dagli altri,non rispettando certe regole che sono alla base del professionismo calcistico. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Hai sbagliato Cristiano. Sì, hai sbagliato per più di un motivo, quando il tuo allenatore Maurizio Sarri ha deciso nell’arco di tre giorni di sostituirti, prima con Douglas Costa in Champions contro la Dinamo Mosca e poi con Paulo Dybala in Campionato contro il Milan. Non è stata lesa maestà, la tua, ma più semplicemente un cambio che tu stesso avresti dovuto accettare con intelligenza, consapevole che da circa un mese a questa parte il tuo stato di forma non è consono alle aspettative che si hanno su di te che sei pluripremiato di Palloni d’Oro e Campione che costituisce per le società con le quali hai giocato in carriera, un Brand insostituibile dal punto di vista commerciale. Ed è così anche oggi per la Juventus che nell’estate 2018 ha acquistato il tuo cartellino per 100 milioni di euro, più 12 milioni di commissioni, più 58 milioni di stipendio lordo annuale, per avere da te l’accesso a nuovi mercati europei con l’eventuale assalto alla tanto sospirata conquista della Champions League. Un contratto che non avviene propriamente tutti i giorni per giocatori non solo ritenuti “normali”, ma anche per quelli come te che extraterrestre sei ritenuto. E’ vero, il management della Juventus ha fatto con te l’affare del secolo, tenuto conto che nella scorsa stagione si sono ricavati 55 milioni di euro in più rispetto al passato, tuttavia, tutto questo dare e avere sviluppato nel tuo rapporto con Andrea Agnelli e il suo entourage, non pregiudica il fatto che tu resti pur sempre un calciatore dalle immense qualità tecniche, dotato di un indiscutibile spessore carismatico all’interno della squadra e quindi dello spogliatoio, il quale ti deve caricare di responsabilità in tutti quegli sviluppi di calciatore professionista che riconducono a momenti di grande forma ad altri di appannamento fisico, tecnico e mentale. E’ un fatto naturale che investe i calciatori come te e anche quelli più giovani e meno dotati tecnicamente, ma che si vedono a dover gestire, pur tra piccoli mugugni di delusione personale, quell’accettare i momenti di difficoltà che devono essere presi con intelligenza e forza di volontà, nel superare quella particolare situazione delicata della propria carriera. Ecco, Cristiano, tu questo non l’hai fatto, perché quel tuo uscire dall’Allianz Stadium nel momento del cambio senza sederti in panchina ma andando via direttamente, mormorando frasi probabilmente irriguardose nei confronti del tuo allenatore, hai messo in evidenza una presupponenza che non è da grande campione quale tu sei. Tutto ciò va a inficiare a tuo discapito i buoni rapporti con i tuoi compagni di squadra, che quotidianamente condividono con te uno spogliatoio fatto di relazioni non solo tecniche ma anche umane. E pensa se Del Piero o il tuo amico Gigi Buffon, si fossero dimostrati in carriera quello che tu hai espresso in un attimo con quell’atteggiamento negativo, che non si addice alla grandezza dei tuoi trascorsi pallonari. E’ vero, in carriera sei stato sostituito soltanto poche volte, ma il tuo stato di forma fisica e mentale era tale, per cui non si poneva il problema. Ora, che a 35 anni è possibile qualche momento di legittimo appannamento di forma, nonostante la tua grandezza da extraterrestre, sei messo alla prova anche sotto l’aspetto della tua maturità personale. E chiedere scusa ai tuoi compagni di squadra, alla società Juventus che ti coccola, ai tifosi che da quando sei arrivato a Torino si assoggettano a pagare un biglietto salatissimo per assistere alle tue giocate, credimi, non è mortificarsi, ma, semmai, è dare un ulteriore segnale della tua grandezza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNlettera-a-cristiano-ronaldo-1013629.htmSi100451001,02,03030242
1461013626NewsEditorialePolisportiva calcio S.S. Martiri di Legnano20191029175338Una storia bella da raccontare.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nel variegato mondo del calcio dilettantistico nazionale, c’è sempre qualche realtà che fa parlare di sé per spiccate esperienze sportive capaci di intersecarsi ai valori religiosi. La Polisportiva S.S. Martiri di Legnano, città metropolitana di Milano che dista una ventina di chilometri dalla zona nord ovest del capoluogo lombardo, oltre ad essere società affiliata al Novara calcio, ha grandi aperture sociali e sportive verso Torino, per essere sempre presente agli inviti di partecipazione ai vari tornei organizzati dalle società dilettantistiche della città piemontese. Una sorta di tacita amicizia che si è instaurata con l’ambiente calcistico torinese, fin dalla prima partecipazione al Torneo organizzato dalla società Beppe Viola, avvenuta ad Aprile di quest’anno. Così, grazie anche alla voglia di nuove esperienze formative da parte dei ragazzi e delle loro famiglie che vedono in questi incontri qualcosa di interessante per i propri figli a livello di maturazione calcistica e sociale, si prosegue nel desiderio di partecipazione ad altri tornei organizzati in Torino. E poi, non in ultima analisi, c’è il piacere e la curiosità di visitare il mondo della Juventus, dall’Allianz Stadium, al Museum, al centro della Continassa a quello di Vinovo. E chissà, magari un giorno sperare pure di confrontarsi con i bambini e i ragazzi che giocano nel Settore Giovanile della Juventus, per potersi inorgoglire di aver fatto un’esperienza particolare con coloro i quali vestono la maglia della propria squadra del cuore. Già, è proprio una bella storia da raccontare, quella della Polisportiva calcio S.S. Martiri di Legnano, una riflessione che fa pensare come il mondo del pallone sia sempre più uno straordinario mezzo di aggregazione sociale e amichevoli interscambi culturali.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711logo-polisportiva-calcio-ss.-martiri-di-legnano.jpgSiNpolisportiva-calcio-s.s-martiri-di-legnano-1013626.htmSi100451001,02,03030358
1471013622NewsEditorialeIl pallone apolitico? No, non esiste!20191015090142L`attualità politica mondiale e l`imprescindibile coinvolgimento del calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nel corso di tanti anni di storia del calcio mondiale, si sono scritte innumerevoli pagine che ci ricordano come il mondo del pallone sia stato sempre coinvolto in situazioni socio – politiche dal quale non si è mai potuto sottrarre. Troppo grande è l’esposizione mediatica mondiale del calcio, per permettersi elementi disgiunti da quello che è il momento storico e politico vissuto in un certo contesto sociale. E allora ci sembra più che mai giusto che certi avvenimenti, siano essi di carattere umanitario piuttosto che politico e sociale, debbano necessariamente intersecarsi a fatti più prettamente tecnici che il calcio ci propone nella sua quotidianità. Quanto sta accadendo in questi giorni in Siria non può lasciare insensibile lo sport italiano ed europeo. Infatti, alla luce dei gravissimi atti contro la popolazione civile curda, l’Unione Europea (unita concretamente e non a parole) deve condannare assolutamente l’azione militare della Turchia. Come fare? Mentre l’Europa sta portando avanti le sue pressioni di intervento verso Russia e Usa, si sta studiando anche l’eventuale processo di embargo di armi alla Turchia. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E’ una chiara pronuncia di condanna per l’operazione militare della Turchia in Siria, che non deve lasciare titubante il Consiglio degli Esteri riunito in Lussemburgo che, a parer nostro, sta peccando di indecisione sull’immediata cessazione di fornitura delle armi alla Turchia. Così come sta accadendo nel mondo del calcio, in cui è ventilata l’idea (per noi assolutamente legittima) di sensibilizzare l’UEFA a revocare la Finale di Champions League prevista il 30 maggio 2020 a Istanbul. Un atto dovuto del mondo del pallone, giusto per allinearsi a quelle che sono le strategie politiche da mettere in atto per dissuadere l’azione militare voluta da Erdogan contro i curdi. Una colpa gravissima del 12° dittatore turco che, tuttavia, in questo momento beneficia pure di quella sorta di retromarcia di Donald Trump che ha lasciato campo libero alle milizie turche. E intanto sui campi di calcio si assiste anche ad inaccettabili saluti militari da parte della nazionale turca, la quale è impegnata a giocare il suo girone di qualificazione europea assieme alla Francia, l’Islanda e Andorra. Segno evidente di un messaggio politico, cui il calcio europeo e mondiale non può accettare come veicolo pubblicitario di un’azione bellica da stigmatizzare. Dunque, ci uniamo al sentimento comune di disapprovazione a questo atto politico voluto dalla Turchia contro la Siria, che insidia la pace tra i popoli e uccide innumerevoli civili innocenti. Non è così che deve girare il mondo, non è così che dobbiamo assistere inermi al volere di un dittatore pericoloso e attentatore di pace, che fa della sua prepotente politica la forza di abbandono totale delle più basilari nozioni di democrazia. Il mondo del pallone e i suoi vertici europei reagiscano a questa ignobile presa di posizione della Turchia, incominciando ad annullare ad Istanbul una finale di Champions League che per la sua risonanza sportiva e sociale deve essere trasferita altrove, proprio per non dare segnali di separazione da ciò che è socialmente e politicamente indissociabile. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-nazionale-turca.jpgSiNil-pallone-apolitico-no-non-esiste-1013622.htmSi100451001,02,03030251
1481013621NewsEditorialeQuando il calcio è vicino a chi soffre20191012172258Ammirevole iniziativa umanitaria da parte della Nazionale Italiana di Mancini<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando sei un numero in un letto d’ospedale e aspetti qualcuno che ti venga a trovare per condividere un momento di conforto che sorregga moralmente la tua condizione di ammalato, allora si apre la finestra della luce e della speranza. Già, la speranza di guarire, soprattutto quando ad essere ammalati sono i bambini. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; display: none; mso-hide: all;'>uando sei un numero in un letto d’ospedale e aspetti qualcunoQ</span><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono tante cose che ci piacciono della Nazionale Italiana di Mancini che si differenzia dalle precedenti direzioni tecniche per la nuova mentalità di un calcio moderno, inteso come cultura propositiva di gioco affidata a tanti giovani che ben si sono amalgamati allo zoccolo duro della squadra. Ma c’è anche un altro aspetto che vogliamo mettere in evidenza come momento significativo di un messaggio di sensibilizzazione sociale alla solidarietà, che va oltre la convinzione tecnica capace di indurci a pensare positivamente nel prosieguo della nostra Nazionale ai prossimi campionati europei. E’ un fatto nuovo che apprezziamo particolarmente come gesto che intende trascinare i sentimenti di aiuto e di vicinanza verso chi soffre ed ha particolarmente bisogno di noi. E’ un fatto di stile e soprattutto di grande sensibilità, quando ad essere aiutati anche solo con una presenza fisica sono proprio i bambini ricoverati nei reparti oncologici (e non solo) dei vari ospedali d’Italia. La visita della Nazionale di Mancini all’ospedale Bambin Gesù di Roma, ci ha fatto riflettere sull’importanza mediatica ma soprattutto umana che questo gesto possa avere sui bambini e sui loro genitori. Momenti di vita ed esperienze che maturano e fanno bene a chi si adopera per il bene, piuttosto a chi lo riceve. Una foto, un autografo con dedica, un abbraccio, un sorriso nel luogo del dolore è significativo di un messaggio di vicinanza anche, e soprattutto, da chi sembra vivere un mondo a parte come i calciatori che godono di fama e tanta ricchezza economica. Ma ci sono cose che vanno oltre, che non ti danno fama e promozione d’immagine, né lauti guadagni economici. Ti danno molto di più dal punto di vista interiore, anche se il più delle volte restano gesti che non hanno bisogno di tante parole. Ma i bambini ricoverati all’Ospedale Bambin Gesù di Roma hanno vissuto un giorno assieme ai propri idoli che hanno giocato con loro, che si sono stretti in un affettuoso abbraccio quando hanno fatto gol nelle piccole porte improvvisate e adattate tra i letti dell’ospedale e le fredde pareti murali che raccontano le interminabili giornate vissute nella speranza che le terapie possano aiutarti a farti rincorrere il pallone della vita. In un campo di calcio o magari ai giardinetti, che importa, basta avere il sorriso della speranza che scacci i brutti pensieri e i disarmanti momenti di sconforto. Ma intanto la Nazionale c’è, è qui, è con loro, e vuole sentirsi unita e partecipe in una delle tante nobili iniziative promosse dalla FIGC per sostenere la realizzazione dell’Istituto dei Tumori e dei trapianti. C’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Acerbi</b> particolarmente emozionato per avere vinto la sua battaglia contro il tumore, ma ci sono anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaniolo, Spinazzola, Cristante, Mancini, El Shaarawy, Immobile, Barella, Bonucci</b> e tanti altri che assieme al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Mancini e il Presidente Gravina</b> si sono dedicati ai bambini. Ecco, diremmo proprio che il calcio in questa occasione ha dato dimostrazione di fare parte di un mondo che non è solo negativo nella sua forma egoistica e nel suo vivere bene in quel megagalattico quotidiano fatto di ricchezza economica, ma c’è anche una parte di ricchezza interiore che si chiama sensibilità per chi soffre. E di questo ne diamo atto ai vertici e agli organizzatori della FIGC che hanno saputo dare segnali di vicinanza a chi soffre. Si continui su questa strada, si incrementino queste iniziative umanitarie, perché il pallone deve dare messaggi di grandi relazioni sociali verso chi vede nel campione di calcio il proprio idolo da imitare, non solo nel realizzare appassionanti gol.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-nazionale-in-visita-al-bambin-gesù.jpgSiNquando-il-calcio-e-vicino-a-chi-soffre-1013621.htmSi100451001,02,03030252
1491013620NewsEditoriale“I luoghi del Toro”, il libro di Claudio Calzoni20191010182234Recensione del nuovo libro sul Grande Torino, che si riflette sullo sfondo della Torino di allora. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nonostante la vasta letteratura granata quasi scoraggi chi si accinge a scrivere un nuovo libro che possa in qualche modo dare delle nuove idee narrative sulla mitica squadra del Grande Torino, c’è sempre qualche autore che, spinto dall’amore e dalla passione granata, riesce a interessare i lettori di questa particolare collana editoriale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Calzoni</b>, scrittore e poeta torinese, ha una forte passione per il Toro che ha esternato nella sua ultima fatica letteraria intitolata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“I luoghi del Toro” edito da Yume.</b> Sfogliando le pagine del libro, si avverte lo sforzo letterario dell’autore nell’andare a ricercare attraverso la storia, quello che è stato il rapporto tra la città di Torino e la squadra immortale del Grande Torino, diventata Leggenda dopo la tragedia di Superga. Gli aneddoti, i locali che frequentavano i giocatori, i mestieri, le buone e le cattive amicizie e poi anche le case e i quartieri di Torino che hanno ospitato la dimora dei calciatori, sanno di poesia in una narrazione romantica che profuma di antico e lascia trasparire tra le sue pieghe un qualcosa che va oltre la storia stessa delle vicende sportive del Grande Torino. Già, epiche vicende pallonare che Claudio Calzoni tratta sullo sfondo di una Torino travagliata, prima dalla guerra e poi anche dal periodo postbellico, andando a rievocare le difficoltà del vivere quotidiano con l’attenzione di chi non vuol cadere nel tentativo della facile retorica, ma col desiderio di rivivere il respiro di quella che fu la prima capitale d’Italia che si appassionò al Grande Torino. E non è un caso che l’autore strutturi il suo libro in quattro parti, proprio per dare al lettore una sequenza descrittiva ordinata, in cui partendo sempre dal fulcro della storia inerente al Grande Torino, si dirama poi nella narrazione economico – sociale della Torino di allora. Infatti, Claudio Calzoni riserva la prima parte del libro alla storia della squadra granata, poi ha affrontato il rapporto tra la città piemontese e la squadra, ha continuato la sua ricerca individuando le case in cui vivevano i calciatori del Grande Torino e, come se non bastasse ancora, si è dedicato agli stadi della città, quelli ancora presenti e quelli demoliti, giusto per offrire agli appassionati un completo sguardo sulle attività non solo calcistiche della città Sabauda. Davvero ammirevole questo sforzo letterario di Claudio Calzoni che con questo libro ha non solo toccato le corde del cuore al popolo granata, ma ha saputo interessare anche quei lettori che amano il racconto di come eravamo, facendo capire ai giovani cos’è stata la storia che ha reso elegante Torino e passionale la squadra del Grande Torino. Sì, perché certe storie e certi spaccati di vita non devono essere dispersi nel tempo, ma devono essere custoditi come un’eredità preziosa che sappia di continuità. Così lo sfondo della Torino che fu, si intreccia perfettamente alla bellissima storia del Grande Torino che fu, che è, e sarà sempre. Entrambi concepiti per stare insieme e vivere in simbiosi, quasi che l’uno avesse bisogno dell’altro per dare il senso della grandezza nel desiderio di risorgere dalle ceneri. Ecco, diremmo proprio che questo è il vero significato del libro di Claudio Calzoni, un raccoglitore di storie, aneddoti e posti dei calciatori che hanno fatto Grande il Torino. 159 pagine che sanno di cose granata e di vita vissuta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-claudio-calzoni.jpgSiNi-luoghi-del-toro-il-libro-di-claudio-calzoni-1013620.htmSi100451001,02,03030301
1501013619NewsEditorialeLa Juve e l’imperdonabile errore di volere vendere Paulo Dybala20191008070334Cambia la strategia della società bianconera nei confronti della Joya <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questa estate lo volevano cedere per creare plusvalenza e incrementare le casse della società. Ma non sempre la teoria del denaro da acquisire è il toccasana di tutte le cose, perché nel calcio c’è anche un’altra logica che spesso sfugge a coloro i quali sono al centro del calciomercato: la persona che c’è dentro il campione e i suoi desideri di continuare a giocare nell’ambiente in cui si trova bene e vuole continuare a vincere. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> è stato al centro di mille possibili scambi con altri giocatori che dessero l’opportunità alla Juve di dare respiro a un bilancio appesantito dall’acquisto di grandi campioni e dai loro cospicui contratti. Prima con l’Inter per avere in cambio Icardi e incassare svariati milioni di euro, poi con il Manchester United per avere in cambio Lukaku. Noi abbiamo sempre sostenuto la tesi che questo giovane campione argentino della Juventus, doveva continuare a giocare in questa società e con quella squadra che è stata concepita per vincere ancor di più di quanto non lo avesse fatto la scorsa stagione. Per la fantasia, la classe, l’inventiva e la qualità delle giocate che sa produrre, Dybala fa sempre la differenza, che lo si voglia impiegare da falso nueve, piuttosto che da trequartista a ridosso delle punte. E non è un caso che Antonio Conte lo avrebbe voluto all’Inter perché ritiene il campione argentino il giocatore ideale per il suo 3-5-2. Ma la Juve e Paratici in testa, preferivano trattare con il Manchester per avere Lukaku, togliendo così la possibilità che il giocatore belga potesse andare all’Inter e potenziarla in attacco. Per fortuna non se ne fece nulla per una sola questione di denaro, e oggi, dopo la maiuscola prestazione offerta da Paulo Dybala nel derby d’Italia, tutti a magnificarlo come se nulla fosse stato. Certo, in tutto questo frastuono c’è da ricordare che Maurizio Sarri l’ha sempre sostenuto e che ha studiato la collocazione tattica affinché il campione argentino potesse dare alla squadra l’apporto ideale per incrementare tecnicamente il gioco brillante studiato apposta per la Juve. C’era solo bisogno di tempo, ma così è stato. Sì, perché oggi Sarri ha fatto sbocciare l’idea di collocare tatticamente Dybala sia come trequartista schierandolo alle spalle di CR7 e Higuain, che come seconda punta assieme a Ronaldo. E così “u picciriddu” (come lo chiamavano a Palermo) o la Joya (come adesso lo si definisce) ha lasciato il segno sulla partita vinta dalla Juve sull’Inter, non solo per lo straordinario gol che ha saputo fare di potenza e mirata precisione, ma anche per le giocate di classe che ha impartito proprio davanti ad Antonio Conte, uno dei tanti estimatori di Dybala, che per averlo avrebbe fatto qualsiasi cosa. E adesso vorremmo essere nei pensieri di Agnelli e Paratici per capire cosa stanno pensando e se sono coscienti del macroscopico errore che stavano per fare. Chissà, forse sono stati anche consigliati male dall’idea errata che Max Allegri si era fatta su Dybala, e cioè di un indiscutibile campione di classe che però non è portato al sacrificio tattico. Lo aveva nominato tutto campista, (ricordate?) e lo faceva giocare partendo sempre dalla difesa, inibendone così le sue qualità tecniche di calciatore portato a creare attraverso la fantasia, bellissime giocate offensive. Poi è arrivato Sarri che l’ha fatto rinascere e ora punta fortemente nel suo apporto in una intuizione tattica che si avvale di due possibili soluzioni in base anche all’avversario da affrontare. E allora ci domandiamo se adesso la società Juventus abbia cambiato finalmente la sua strategia, nel trattenere Dybala in bianconero almeno fino a fine stagione. A nostro parere non dovrebbero esserci dubbi di sorta, anche se questa convinzione si doveva avere già questa estate.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNla-juve-e-l-imperdonabile-errore-di-volere-vendere-paulo-dybala-1013619.htmSi100451001,02,03030237
1511013617NewsEditorialeL’addio al calcio di Claudio Marchisio20191006125041Allo Stadium, il «Principino« ha annunciato la sua fine alla carriera di calciatore. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello sport come nella vita di tutti i giorni, ci sono addii che non sono come altri e che fanno la differenza per la qualità dei pensieri espressi con profondità da chi decide di accomiatarsi dal mondo in cui ha vissuto professionalmente. E’ un fatto di stile, di eleganza e forse anche di umiltà nel non magnificare la grandezza delle cose fatte in carriera, ma di porle come elemento fortunato e meritevole di aver realizzato il sogno della propria vita attraverso tutto ciò che si è fatto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho vissuto un sogno, peccato non avere vinto la Champions”</b> a parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Marchisio,</b> il “Principino” che dice addio al calcio all’età di 33 anni – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono un ragazzo di Torino</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che voleva giocare con la Juve e ci è riuscito. Quest’anno ho rifiutato molte proposte di lavoro, ma ho preferito ascoltare il mio fisico”</b> – Già, quel fisico che non risponde più come qualche anno fa, come negli anni gloriosi in cui Marchisio ha vissuto assieme alla sua Juve momenti di incancellabile appartenenza a quella Vecchia Signora d’Italia che lo ha attratto e affascinato da bambino, fin da quando ha rincorso il pallone con la maglietta bianconera e tanti sogni calcistici chiusi nel cassetto. E così, anno dopo anno, quello che sarebbe diventato un giorno il numero 8 della Juventus, comincia la sua trafila nel settore giovanile bianconero sempre con il chiodo fisso di arrivare in Prima Squadra, sempre con la grinta e la determinazione di chi vuole realizzare il proprio sogno. E il destino lo ha premiato vestendo per 23 anni la maglia della Vecchia Signora, conquistando 7 scudetti e passando anche dagli inferi della Serie B. Un bellissimo ricordo incorniciato da molte esperienze professionali che si sono intersecati tra gioie, soddisfazioni e momenti di tristezza dovuti anche a quel grave infortunio al ginocchio poi operato, che ne hanno praticamente accelerato la fine della carriera. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Durante</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la riabilitazione per l’infortunio al ginocchio, dentro di me è scattato qualcosa”</b> ha detto Marchisio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vedevo che il mio corpo non reagiva più come volevo. Se non puoi dare più quello che hai dato, allora è giusto arrivare a questa decisione”.</b> Parla con voce pacata il “Principino”, un tono che non fai fatica a interpretare come momento emozionante in cui la parola “Fine” si intromette quasi bruscamente nella tua vita come fatto naturale, come qualcosa che ti dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“nulla è per sempre”.</b> Ma è proprio in questi momenti che si esalta il valore di un uomo, calciatore o altro professionista che sia nella vita. E adesso? Si gira pagina, si cerca di capire cosa volere fare da grande e rimettersi in gioco, magari in un percorso di vita diverso. E chissà cos’ha ancora in mente il “Principino”! Forse in questo momento ha ancora nella mente lo scorrere del film della sua vita vissuta per la sua squadra del cuore, con i sentimenti e le emozioni mai sopiti e contrapposti fra loro, ma semmai vissuti intensamente con l’incommensurabile gusto di avere realizzato il sogno vissuto fin da bambino. Questo è Claudio Marchisio, questo è il “Principino” che il popolo bianconero ricorderà per sempre, annoverandolo tra gli artefici più importanti che hanno fatto la storia della Juventus.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711claudio-marchisio-.jpgSiNl-addio-al-calcio-di-claudio-marchisio-1013617.htmSi100451001,02,03030226
1521013615NewsEditorialeToro per uomini, uomini da Toro.20190930125538A Borgo San Dalmazzo in provincia di Cuneo, si celebreranno i 70 anni della tragedia del Grande Torino. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per celebrare i 70 anni della tragedia di Superga, venerdì 4 ottobre all’Auditorium di Borgo San Dalmazzo in provincia di Cuneo, si svilupperà un evento sportivo e culturale di sicuro interesse. Una mostra e due serate con gli ex calciatori <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fossati e Cereser</b>, in cui sarà presentato il libro dello scrittore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Calzoni “Gente e luoghi del Toro” edito da Yume</b>. Sabato 5 ottobre ci sarà invece l’inaugurazione della mostra Art Gallery La Luna, mentre venerdì 25 ottobre ci si potrà divertire in una serata con i comici <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco e Mauro,</b> nel corso della quale saranno proiettati i film <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Natalino Fossati, una vita per il Toro” e “Ora e per sempre”.</b> Storie e personaggi del mondo granata che ben s’intersecano tra racconti, ricordi e aneddoti del vissuto della mitica squadra del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grande Torino.</b> Eppure sembra incredibile come la vastissima letteratura granata riesca ancora a interessare i suoi appassionati lettori, nonostante i numerosi testi e le fotografie immortalate che profumano ancora di fresco, proprio come se il racconto e la tragedia del Grande Torino fosse accaduta ieri e non 70 anni fa. Sembra una magia, sembra un racconto che le nostre orecchie, il cuore e la mente sono sempre bendisposte ad ascoltare, a recepire, a vivere intensamente come qualcosa che ci appartiene profondamente, anche se quando tutto è successo tu non eri ancora nato. Ma è proprio questa la bellezza di un vissuto speciale, che autori appassionati come Claudio Calzoni e tanti altri scrittori del mondo granata, ci trasportano in un periodo storico in cui, anche se non siamo stati testimoni oculari, è come se ci fossimo stati a vivere il pianto, la commozione profonda di una tragedia che sarà ricordata sempre, proprio come i fasti sportivi, le vittorie e i trofei vinti da quella squadra capitanata da Valentino Mazzola, che la storia decanta come “Invincibili”. E allora non possiamo fare altro che apprezzare gli sforzi organizzativi di eventi culturali come quelli organizzati a Borgo San Dalmazzo, in cui si evidenzia lo spirito di partecipazione, la voglia di incontro e di relazione con chi vive ancora oggi con orgoglio il vissuto del Grande Torino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Borgo San Dalmazzofl0711fl0711locandina-toro-4-ottobre.jpgSiNtoro-per-uomini-uomini-da-toro-1013615.htmSi100451001,02,03030225
1531013612NewsEditoriale“1° Torneo BCC CUP” di calcio femminile e maschile 20190924140711Numerosi sono stati i consensi del pubblico presente alla Polisportiva Garino.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Grande successo di pubblico al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">1° Torneo Calcistico BCC CUP, organizzato dalla Polisportiva</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Garino in provincia di Torino</b>. Un evento sportivo riservato a calciatori del 2007 che abbiamo apprezzato particolarmente per la partecipazione di società professioniste di alta qualità tecnica come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus, Torino, Milan e Inter</b> che hanno giocato con le proprie squadre femminili contro i dilettanti del football maschile di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">CBS, Sisport, Cumiana e Garino</b>. Nel corso di questa lunga giornata di calcio dedicata ai giovani, abbiamo avuto modo di incontrare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Gianni Matacchione</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il Consigliere Antonio Landolfi</b> e il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Onorario</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carmelo Famulari</b>, con i quali abbiamo parlato non solo del Torneo in corso, ma anche della Polisportiva Garino, delle sue squadre e della sua bellissima struttura che si sviluppa su circa 15000 metri quadri di terreno comprensivi di parco, ristorante e bar. I vari campi di calcio ultimati da due anni con tappeti in erba sintetica di ultima generazione, possono contare anche di un’ottima illuminazione artificiale e di confortanti spogliatoi capaci di ospitare contemporaneamente un numero consistente di calciatori. Raggiante di soddisfazione appare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Matacchione</b>, il quale desidera mettere in evidenza il progressivo crescere di questa Polisportiva Garino che oggi è molto ambita anche dalla vicina Juventus di Vinovo, la quale affitta i campi per gli allenamenti di una tra le giovani squadre femminili bianconere. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Siamo molto soddisfatti dell’andamento migliorativo della nostra Polisportiva”</b> - dice il Presidente Matacchione – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“… e anche l’adesione immediata delle squadre professioniste al<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>1° Torneo BCC CUP (Credito Cooperativo) è emblematico dell’importanza e della qualità della nostra struttura che vanta moderne apparecchiature capaci di soddisfare le più</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">disparate esigenze degli sportivi”.</b> Con 16 squadre regolarmente iscritte alla FIGC, la Polisportiva Garino si avvale anche di allenatori muniti di patentino e quindi in grado di dare qualità agli insegnamenti tecnici ed ai fondamentali destinati ai giovani calciatori. E’ comunque prerogativa societaria della Polisportiva Garino, di incrementare l’attenzione verso la scuola calcio e i più piccoli calciatori, i quali rappresentano sempre il futuro di ogni società di calcio dilettantistica. Dunque, una realtà sportiva davvero interessante, capace di avere un bacino d’utenza rilevante proprio per la sua posizione compresa tra il circondario calcistico di Vinovo, Chisola e Nichelino. E siamo certi che dopo la lunga giornata di incontri per assegnare i titoli ai vincitori del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">1° Torneo BCC CUP,</b> tutti i partecipanti riserveranno il ricordo e la soddisfazione di essersi esibiti in questa bellissima struttura di Garino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Garinofl0711fl0711foto-landolfi-,famulari-e-presidente-matacchione-della-polisportiva-garino.jpgSiN1-torneo-bcc-cup-di-calcio-femminile-e-maschile-1013612.htmSi100451001,02,03030314
1541013611NewsEditorialeLutto nel mondo granata20190924132339In una grigia giornata autunnale,si sono svolti i funerali del Prof. Antonio Bertolusso.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato 21 settembre presso la Chiesa di Santa Rita in Torino, si è svolto il funerale del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prof.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Bertolusso</b>. Molti sono stati i parenti, gli amici e i tifosi granata presenti, assieme agli ex calciatori <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eraldo Pecci, Antonino Asta e Renato Salvadori</b>. Ma anche il mondo della cultura ha voluto dare il suo estremo saluto, partecipando con personaggi noti come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Ossola</b>, scrittore e figlio dell’omonimo ex calciatore del Grande Torino, il regista teatrale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulio Graglia, </b>il manager del settore automobilistico<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Enrico Maria Rosso, </b>il giornalista SKY<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Paolo Aghemo, </b>il giornalista di Tuttosport<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Andrea Pavan, </b>lo scrittore<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Claudio Calzoni, </b>l’ex conduttore di<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>Granata Doc<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Carlo Testa</b> e la scrittrice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sabrina Gonzatto,</b> che per commemorare la figura dell’amico scomparso ha letto un suo commovente testo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Professore all’Università di Torino presso la scuola di Biotecnologie,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bertolusso</b> è stato promotore di diverse iniziative benefiche verso i bambini delle Case Famiglia e dell’Istituto Charitas, con i quali ha avuto un rapporto di continua opera sociale. Tifoso del Toro e amante della storia del Grande Torino è stato fondatore di ACUTO, l’Associazione Cuore Toro che non aveva scopo di lucro ma si adoperava esclusivamente per fini benefici. Un signore d’altri tempi, un galantuomo che ha fatto della sua esperienza di vita personale irta di difficoltà e tragedie, un motivo per dedicarsi alle persone che soffrono e ai bambini affidati a Istituti di Accoglienza, i quali rappresentano il lato più fragile e indifeso del nostro mondo. Era il suo pensiero costante, il motivo per il quale dare un senso alla sua vita già costellata di molte difficoltà fin da quando egli, giovane studente lavoratore, decise di fare sacrifici per diplomarsi e poi laurearsi. Essere Prof. all’Università di Torino, non era per lui un effimero vanto che potesse far incrementare il proprio ego, ma un modo culturale per stare con i giovani, dedicarsi all’insegnamento e alle relazioni sociali. Ma il Toro, e soprattutto il Grande Torino, gli era entrato nel cuore proprio come tanti bimbi abbandonati. Ed è per loro che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prof. Bertolusso,</b> ha sensibilizzato un gruppo di amici a sostenere tramite la fede granata l’impegno ad aiutare chi ha più bisogno degli altri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nel nome del Toro vogliamo aiutare i bambini in difficoltà che vivono in alcune case famiglia. Il nostro sogno è di potere sensibilizzare tanta gente a non dimenticare</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">chi soffre”.</b> Queste sono le parole emblematiche di Antonio Bertolusso. Un nobile esempio sociale da seguire, ricordando la sua figura e il suo operato che deve avere nel tempo una fattiva continuità.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-antonio-bertolusso.jpgSiNlutto-nel-mondo-granata-1013611.htmSi100451001,02,03030302
1551013610NewsEditorialeJmedical, tutti meritano un centro medico da campioni.20190924082827Tra le tante specializzazioni mediche, adesso il centro torinese dispone anche della Medicina del Lavoro. Nella foto il Direttore di Jmedical Dr. Riccardo Agricola <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Un’equipe di centocinquanta specialisti di alto livello si adopera in un ambiente ideale per mettere in atto le cure dei pazienti che arrivano da tutta l’Italia, per essere assistiti in ambulatori polispecialistici dotati delle più moderne apparecchiature mediche. Due sale operatorie per interventi di chirurgia ambulatoriale, in un modello organizzativo che consente al paziente di programmare il proprio percorso senza perdite di tempo. Stiamo parlando del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">JMedical Center</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Torino che sorge sul lato est dell'Allianz Stadium</b>, uno dei centri medici più all’avanguardia in Italia, nato con l’idea di rendere accessibile a tutti il Know how sanitario a disposizione di una delle società sportive più importanti d’Italia: la Juventus. Jmedical nasce con la collaborazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Santa Clara Group</b>, il partner industriale di comprovata esperienza di settore, ideale per creare un centro medico moderno capace di soddisfare le richieste di tanti pazienti sparsi in tutta Italia. Grazie all’ospitalità del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Commerciale Dott. Nicola Gandino</b>, più volte siamo stati testimoni oculari di quanto stiamo scrivendo, per avere avuto modo di visitare la struttura in un percorso dettagliato, dove gli spazi riservati alla salute e al benessere sono davvero rassicuranti per ogni paziente. In tutte le lettere dell’alfabeto specialistico sanitario che vanno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dall’Allergologia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Urologia</b> e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">alla Fisioterapia, alla Radiologia e Diagnostica per</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">immagini, alla Medicina Legale e delle Assicurazioni,</b> in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jmedical</b> si può avere la risposta a ogni domanda, a ogni dubbio che legittimamente si pone ogni paziente. E, come se non bastasse, il Jmedical si è avvalso ultimamente anche del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Centro di Medicina del Lavoro</b>, capace di fornire assistenza alle aziende nella prevenzione e nella diagnosi delle malattie causate dalle attività lavorative. E’ la ciliegina su una torta già ricca di ingredienti, ma che mancava ancora di qualcosa per essere perfetta. Questo ci fa pensare come a livello organizzativo, Jmedical di Torino non si senta mai arrivato definitivamente ma vada continuamente alla ricerca delle nuove proposte medico – scientifiche per essere sempre all’avanguardia. Un’azienda medica che sa di aggiornamenti, che studia i minimi particolari ed è consapevole di potere competere ad alti livelli con le più importanti realtà italiane di questo specifico settore. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Diagnostica per Immagini, Medicina Polispecialistica, Medicina dello Sport, Fisioterapia e Riabilitazione, Idrokinesiterapia, Chirurgia Ambulatoriale Complessa, Medicina</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Legale,</b> rappresentano il fiore all’occhiello del Jmedical diretto dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dr.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Riccardo Agricola, medico chirurgo e specialista in medicina dello sport, Neuropatologie e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Psichiatria.</b> Insomma, un centro medico capace di dare fiducia a molti pazienti che arrivano da tutta Italia per sentirsi seguiti in un percorso medico che dà assoluta garanzia professionale. E poi c’è ancora da ricordare che Jmedical non cura solo i campioni della Juventus, ma anche tutti noi che nel nostro piccolo siamo campioni di attese mediche e confortanti diagnosi di alta qualità</span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 13.5pt;'>.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 13.5pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-dr.-riccardo-agricola.jpgSiNjmedical-tutti-meritano-un-centro-medico-da-campioni-1013610.htmSi100451001,02,03030249
1561013607NewsEditorialeGian Piero Gasperini, cittadino onorario di Bergamo20190910155751Una bella storia da raccontare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con la cittadinanza onoraria, vogliamo riconoscere a Gian Piero Gasperini la nostra gratitudine per quello che ha fatto”.</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Così motiva il riconoscimento della città di Bergamo il sindaco <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio Gori</b>, il quale dopo avere riunito l’intero Consiglio Comunale ha dato seguito all’onorificenza. Molto emozionato è apparso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> che quasi incredulo di tanta attenzione nei suoi confronti ha così dichiarato:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">” Vogliamo vivere altre emozioni, forse ancora più forti, abbiamo voglia di dare entusiasmo e felicità alla gente, perché in tutta questa storia quello che più ci ha emozionato è stata la felicità negli occhi dei tifosi. Per me non è un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">premio, ma il regalo più bello della mia vita”.</b> E, in effetti, questo è il più bel riconoscimento che il tecnico della Dea potesse ricevere alla presenza dei suoi affetti più cari, di una nutrita schiera di politici locali, di semplici tifosi, del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente nerazzurro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Percassi</b> e del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttore operativo Roberto Spagnolo</b>. Tutti per lui, animati dall’esaltazione di chi desidera dirgli grazie per quanto sta facendo per la città Orobica, a livello di immagine nel mondo non solo calcistico. Essere considerato bergamasco è per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> motivo di orgoglio, proprio lui che conserva origini piemontesi di quel paese di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grugliasco</b> che sorge silente e senza squilli di tromba nell’hinterland torinese. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bergamo è speciale, ho un forte legame con questa città”,</b> dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b> manifestando chiari momenti di commozione capaci di fare scendere le lacrime sul suo viso. E’ il tributo di un lavoro serio, eticamente perfetto nell’intendere il calcio come qualcosa che va oltre la ricchezza, il denaro e tutto ciò che spesso enfatizza la banalità di pensiero verso questo mondo edulcorato da troppi privilegi. Tuttavia, i sentimenti che fanno sempre capo alla centralità della persona, devono sempre essere tenuti in considerazione come il significato profondo di ogni cosa. Sono storie di vita, di percorsi professionali che spesso ti portano a scoprire angoli di mondo che premiano la tua persona, così com’è successo a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini da Grugliasco</b>, che nato nel 1958, partito dal settore giovanile della Juventus e poi legato particolarmente a questi colori, mai più avrebbe pensato che il destino della sua vita personale e calcistica si potesse legare così affettivamente alla città orobica e alla gente bergamasca che gli è grata per avere condotto l’Atalanta per la prima volta nella sua storia in Champions League. Segno che anche nel calcio ci sono storie belle da raccontare, da ascoltare e fare proprie come quei sogni che nella vita spesso si avverano quando meno te l’aspetti. E allora pensi quanto sia fantastica la vita e come troppe volte non ce ne accorgiamo, presi come siamo a rincorrere frettolosamente una quotidianità che spesso tende a demotivare le nostre legittime aspirazioni. Ma la perseveranza, la voglia di non arrendersi mai nell’esplicare il proprio compito professionale all’insegna dell’etica, della serietà e della correttezza, qualche volta nella vita è premiante. La storia del piemontese Gian Piero Gasperini diventato cittadino onorario della città di Bergamo, ce lo insegna. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711gasperini_cittadinanza_bergamo_3.jpgSiNgian-piero-gasperini-cittadino-onorario-di-bergamo-1013607.htmSi100451001,02,03030218
1571013605NewsEditorialeUrbano Cairo, il presidente dell’ultima ora di mercato.20190904152640Lo stratega della buona gestione aziendale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non c’è niente da fare. Questo è lo stile, la strategia, la forma mentis del presidente del Torino Urbano Cairo. Sempre all’ultimo, sempre ad aspettare pazientemente alla finestra i movimenti degli altri, per poi agire in extremis e risparmiare magari qualche milione di euro che possa in qualche modo consentire al bilancio del Torino F.C. di inorgoglirsi per essere positivo. Ma quanta fatica però per il popolo granata, che tutti gli anni deve soffrire per apprezzare questo maniacale senso del quadrare i conti e di non fare mai il passo più lungo della gamba, imposto dal presidente Cairo. Razionale fino all’eccesso, il presidente del Toro ha speso 30 milioni con un attivo di mercato di 4,5 milioni di euro. Alle spese per il riscatto di Ola Aina (10 milioni di euro), Djidji (3,5), Ansaldi , Zaza, Laxalt (500 mila euro di prestito oneroso e riscatto a 11,5 milioni), Simone Verdi (costato<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>al momento soltanto 3 milioni di euro ma per il prossimo anno, se vorrà riscattarlo, ne dovrà pagare 20 + eventuali bonus di 2 milioni), il bilancio del Torino registra gli introiti dovuti agli incassi delle operazioni in uscita di Ljajic, Niang, Avelar, Gustafson, che portano il bilancio del Toro in attivo. E fin qui non c’è nulla da dire, se non apprezzare una gestione amministrativa davvero impeccabile. Tuttavia, il Torino pur essendo uscito dall’Europa League e godendosi l’attuale primato in classifica, sembra ancora non completo soprattutto a centrocampo, dove il folto numero di giocatori con caratteristiche di quantità, evidenzia la mancanza di un calciatore di qualità capace di gestire i tempi di gioco e illuminare le proiezioni offensive del Toro. Certo, in questo senso il recupero di Iago Falque sarà importante nell’aumentare la qualità della squadra granata, ma bisogna vederlo all’opera nel momento in cui rientrerà. Comunque, c’è da dire che l’essersi assicurato le prestazioni di Simone Verdi, è per mister Mazzarri un motivo di orgoglio in una squadra che ha bisogno di dare a Belotti e compagni un apporto di qualità in attacco. Un calciatore che tecnicamente è molto valido nell’intendere offensivo, nella facilità di saper calciare bene di destro e di sinistro, che ha grandi capacità di centrare la porta nelle palle inattive e, soprattutto, ha molta mobilità sulle gambe nel tentativo di fare sempre movimento senza palla. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Verdi</b> è tecnicamente diverso da Belotti e Zaza, quindi lo riteniamo un grande acquisto da parte del presidente Cairo e del direttore sportivo Massimo Bava, il quale lentamente sta entrando diligentemente ad assaporare un incarico nuovo per lui. Dunque, il popolo granata sorride a dispetto della delusione di Europa League che ha davvero lasciato l’amaro in bocca a tutto l’ambiente. E chissà che chiudendosi una porta non si apra un portone. I presupposti ci sono tutti per emulare il cammino fatto l’anno scorso dall’Atalanta di Gasperini, la quale ha fatto un ottimo campionato dopo essere uscita ai play off di Europa League, involandosi di diritto alla partecipazione di Champions di quest’anno. Certo, le due squadre hanno caratteristiche diverse per volere del credo tattico di due diversi allenatori, tuttavia, la vittoria del Toro nella seconda di campionato contro la Dea, deve far riflettere per la capacità tecnica e mentale con la quale i granata di Mazzarri hanno superato la squadra di Gasperini. Ma attenzione ad evitare gli squilli di tromba che fanno fare voli pindarici. Il Toro e i suoi tifosi continuino su questa strada con entusiasmo, senza cadere in depressione se qualcosa non andrà per il verso giusto. La squadra è stata potenziata tecnicamente e Mazzarri può essere soddisfatto del lavoro del suo presidente. Adesso si dia la parola al rettangolo di gioco. E se il buongiorno si vede dal mattino……! Chissà.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNurbano-cairo-il-presidente-dell-ultima-ora-di-mercato-1013605.htmSi100451001,02,03030247
1581013603NewsEditorialeDybala, perché no? Il popolo bianconero se lo chiede.20190825073533In questo caso, è la Juventus a sbagliare?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questo trascinante dubbio amletico ha francamente stufato tutti. Perché nella prima partita giocata a Parma, il giocatore argentino viene in un primo momento schierato in campo fin dalla partenza e poi lasciato in panchina? E perché non è stato neppure considerato nel corso di una gara che nel secondo tempo ha manifestato grandi carenze di tenuta fisica da parte della Juventus? Tutte domande che sembrano ovattate da mistero, o meglio rinchiuse in uno stile Juventus che fa dei segreti aziendali la forza delle sue strategie da non svelare mai a nessuno, neanche alla propria moglie, mamma, fratello o persona cara cui ti fidi ciecamente. E allora non capisci bene se gli ordini impartiti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli,</b> ermetico figlio di cotanta famiglia dinastica, siano un dogma imposto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici,</b> oppure le operazioni di calciomercato e i suoi rari insuccessi, debbano essere tenuti in tutta segretezza per non dare riferimenti gratuiti agli avversari. Noi sosteniamo che la verità stia sempre in mezzo e, nello specifico caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala,</b> si nasconda una serie di insuccessi a catena che si intersecano tra il fatto che il giocatore gode dei suoi diritti di immagine che non ha intenzione di perdere, assieme alla voglia di restare alla Juve per dimostrare che mister Allegri ha sbagliato tutto nei suoi riguardi. Prima merce di scambio con Icardi, poi messo in mezzo sull’affare Lukaku, adesso in trattative con il PSG e il Barcellona in attesa che il signor Neymar decida cosa fare, insomma questo giovane calciatore della Juventus, campione argentino di indiscusso valore tecnico, sta vivendo un’estate da incubo. E, tra tutte queste cose, a parer nostro c’è anche qualcosa che non convince nell’operato di Fabio Paratici, l’allievo che nel suo ruolo di plenipotenziario del mercato della Juventus <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>deve ancora dimostrare di aver superato il maestro Marotta. Eppure, a proposito del fatto che all’ultimo momento si sia deciso di lasciare Dybala in panchina contro il Parma, Paratici così dichiara ai microfoni di Sky Sport: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La decisione di lasciare Dybala in panchina non è legata al mercato, lui è un grande numero 10 della Juve e siamo contenti che sia con noi. A inizio campionato anche con Allegri c’era</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bisogno di adattamento, quindi ci schieriamo così”.</b> Dichiarazioni che vogliono dire tutto e niente, che sanno di bugie e di strategie di mercato che non possono essere sbandierate ai quattro venti, ma che lasciano il dubbio di una serie di errori sul suo lavoro che, a parer nostro, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>devono essere presi in considerazione dalla società. Se l’uscita di Dybala debba essere considerata come una sorta di plusvalenza nel tentativo di equilibrare l’andamento del bilancio societario, può avere una sua logica; ma allora perché a oggi la Juve si trova così ingolfata di calciatori che non riesce a vendere e concorrono ad aumentare il debito? Dopo tanti acquisti eccellenti (Ramsey, De Light, Rabiot, Demiral, Danilo, il ritorno di Buffon, Higuain, e le sole uscite di Cancelo, Kean, Caceres, Orsolini, Spinazzola) c’è il pericolo di incorrere in un fair play finanziario? Tutte domande che in questo assurdo, lungo e snervante calciomercato italiano che si protrarrà fino al 2 settembre con due turni di campionato già effettuati, non trovano risposte concrete ma soltanto illazioni. E intanto il tormentone d’estate continua. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNdybala-perche-no-il-popolo-bianconero-se-lo-chiede-1013603.htmSi100451001,02,03030260
1591013598NewsEditorialeDa Garino a Milazzo, per festeggiare i 70 anni di Carmelo Famulari.20190729143655La celebrazione di un volontario esemplare del calcio dilettantistico. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>I nostri lettori ricorderanno sicuramente che qualche tempo fa ci siamo occupati di scrivere tra le pagine web del nostro giornale, di un personaggio che per certe peculiarità umane ha catturato la nostra curiosità: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carmelo Famulari.</b> E’ uno dei tanti personaggi che gravitano nel mondo del calcio dilettantistico sempre povero di interessi economici ma ricco di persone capaci di dare il proprio contributo sociale, ricevendo in cambio dalla gente grande calore e sentimenti di gratitudine. Sono le vere risorse umane sulle quali si basano le Polisportive e le tante società di calcio dilettantistiche che si nutrono dei sogni di tanti bambini e genitori che vedono nel proprio figlio il futuro campione. E non è un caso che abbiamo preso a esempio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carmelo Famulari</b> della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polisportiva Garino in provincia di Torino</b>, proprio perché incarna in modo esemplare l’immagine tipo del ruolo di volontariato svolto con passione. Ebbene, in questi tempi di vacanza, di sole e di mare incantato che induce al relax, abbiamo incontrato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carmelo Famulari</b> nell’immensità delle spiagge di Milazzo in provincia di Messina. Con tanto di attrezzatura marina, Carmelo si sposta dalla sua casa del Capo di Milazzo in quel Ponente mamertino che lo attrae particolarmente, anche grazie ai tanti amici che ha incontrato in questa penisola siciliana che viene considerata da molti anni la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Perla del</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tirreno”</b>. Così, vista la circostanza del suo 70esimo anno d’età, Carmelo ha pensato bene di invitare tanti amici che quotidianamente condividono con lui le chiacchiere, gli scherzi amichevoli, le pacche sulle spalle che si moltiplicano tra i tuffi in mare, i raggi del sole e l’ombra che si raccoglie sotto gli ombrelloni. Dunque, la sera del 28 luglio, tutti si sono ritrovati a casa di Carmelo a festeggiare il suo compleanno, tra cotillon, balli e tipici rustici siciliani con annesse bevande e, dulcis in fundo, la classica torta con l’immancabile spumante che sa di allegria e buon augurio per il futuro. Niente sfarzosità, nessun convenevole precostituito che sa di ipocrisia, ma tanta semplicità, cuore e sentimento. Lo stesso sentimento di gratitudine verso tutti gli amici accorsi nella sua casa di Capo di Milazzo, per celebrarlo come egli merita. Poi, durante l’apertura dei regali, in Carmelo s’intravvede un certo imbarazzo che egli cela con difficoltà attraverso sorrisi e ringraziamenti che sanno di genuinità. E’ naturale quest’atteggiamento per una persona come lui che è abituata a dare, piuttosto che ricevere. E’ il suo modo d’essere, così a Garino come a Milazzo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carmelo Famulari</b> vive per stare bene in mezzo agli amici. E i suoi 70 anni li ha voluti celebrare così, com’è lui, con la semplicità di chi s’aspetta amicizia vera e non falsità condita di ipocrisia. In fondo è una lezione di vita, qualcosa che ai margini della festa ha fatto riflettere tutti i partecipanti. Auguri Carmelo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711foto-carmelo-famulari.jpgSiNda-garino-a-milazzo-per-festeggiare-i-70-anni-di-carmelo-famulari-1013598.htmSi100451001,02,03030350
1601013597NewsEditorialeAllo stadio di Milazzo, si disputerà il 5° Memorial Marco Salmeri.2019072618:11Un appuntamento calcistico da non perdere<br /><p><span>Giorno 7 agosto alle ore 17,00 saremo tutti presenti allo stadio Salmeri di Milazzo. Perch&#233;? Perch&#233; c'&#232; l'imperdibile appuntamento annuale con il <strong>Memorial Marco Salmeri</strong>, giunto ormai al suo quinto rendez - vous. In questa edizione che ospiter&#224; la <strong>Prima Squadra del Catania</strong> allenata dal nuovo tecnico <strong>Andrea Camplone</strong>, ci saranno anche le due squadre di Milazzo, la <strong>SSD 1937 e la SS Milazzo.</strong> Gli uni contro gli altri per offrire uno spettacolo degno del ricordo indelebile di <strong>Marco Salmeri,</strong> la cui anima aleggia ancora fra le mura dello stadio mamertino, il quale dopo la sua morte dovuta a tragiche circostanze ha ereditato il suo nome. E ogni anno che passa la famiglia Salmeri riesce a organizzare interessanti triangolari di calcio con l'intento di andare contro il tempo, talora impietoso nel far sbiadire ricordi che per mamma, pap&#224;, i parenti pi&#249; stretti, i veri amici che hanno sostenuto e amato Marco, non possono permettere che si ingialliscano definitivamente. Il calcio era la sua passione e di questo mondo si era inebriato grazie anche al suo talento naturale che ne garantiva un radioso futuro. Ma il destino non gli &#232; stato amico e in una tragica domenica dal cielo plumbeo e dal terreno viscido e scivoloso, dopo avere giocato la sua ultima partita tra le fila del Due Torri, l'auto in cui viaggiava assieme a un amico si &#232; ribaltata, facendo s&#236; che Marco perdesse la sua giovane vita. In questi cinque anni si &#232; scritto molto di questa immane tragedia che ha colpito la famiglia Salmeri come fulmine a ciel sereno, tuttavia, con il passare del tempo si acuiscono i sentimenti che sono sempre pi&#249; rafforzati da un naturale e forte rimpianto. Ma la vita continua e si &#232; subito capito che il modo migliore affinch&#233; l'icona di Marco sia sempre viva nel cuore di Milazzo &#232; organizzare un Memorial di calcio, proprio di quel pallone che egli ha rincorso fin da bambino. Cos&#236;, in cinque anni di appuntamenti calcistici organizzati allo stadio di Milazzo che fu teatro delle sue performance tecniche di calciatore di belle speranze, si sono avvicendate squadre come il Palermo, la Reggina, il Torino, il Catania, quasi a volere testimoniare con la loro presenza la voglia di essere vicini alla famiglia Salmeri nel nome di Marco. Ma ci&#242; che abbiamo notato in quest'ultimo periodo &#232; che il tempo ha saputo fortificare i sentimenti anzich&#233; affievolirli, rendendo consapevole pap&#224; Nino Salmeri di organizzare al meglio un Memorial che deve avere sempre un interesse calcistico appetibile anche ai palati pi&#249; esigenti del bel calcio. Sappiamo che non &#232; semplice, ma questa &#232; la strada giusta, questo &#232; il modo migliore per far rivivere le gesta umane e sportive di un ragazzo forte e generoso in campo e nella vita. E se pensiamo che la storia di Marco Salmeri sia ormai nota anche oltre le mura di Milazzo, che ha attraversato lo stretto di Messina ed &#232; arrivata fino alla citt&#224; di Torino e nel Torino Football Club, possiamo proprio dire che meglio di cos&#236; il significato di questo Memorial non si poteva davvero interpretare meglio. Dunque, grande &#232; la soddisfazione per i genitori di Marco cui il destino ha tolto il loro principale significato di vita, ma che poco a poco sta restituendo a piccoli passi la realizzazione di un'eredit&#224; di ricordi capaci di coinvolgere tutti, da sud a nord dell'Italia. E chiss&#224;, forse da lass&#249; qualcuno sta dando una grande mano d'aiuto.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711marco-salmeri.jpgSISallo-stadio-di-milazzo-si-disputera-il-5-memorial-marco-salmeri-1013597.cfmSI01,02,03,0903,0103n
1611013595NewsEditorialeSinisa Mihajlovic e la leucemia20190714073338Momento difficile per l`allenatore del Bologna.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando si dice che il calcio è la metafora della vita, non si dà per scontato una delle tante banalità che s’impadroniscono del nostro dire quotidiano. Noi che scriviamo di questo mondo che tutti crediamo non faccia parte della “normalità”, per la quantità eccessiva di milioni di euro che si investono e poi si ricavano come plusvalenze, spesso dimentichiamo che al centro di tutto c’è la persona. Calciatori, allenatori, manager e procuratori del pallone, si arricchiscono a dismisura, sono viziati, coccolati, idolatrati, ma restano comunque essere umani con le fragilità di ogni altra persona. Quanto è accaduto in questi giorni all’attuale allenatore del Bologna <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, il quale ha scoperto di essere affetto da leucemia acuta, ci ha fatto riflettere ancora una volta su come il calcio dei ricchi e di un mondo a parte, non sia diverso nei sentimenti da ciò che è la lotta per la vita che è uguale per tutti. Così ha detto Mihajlovic in conferenza stampa: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono qui per combattere, tutto è iniziato cinque giorni fa. Ho dovuto inventare di avere la febbre per non fare preoccupare mia moglie. Ho sostenuto gli esami alle 15 e alle 21 ho avuto la risposta: leucemia acuta”.</b> E ancora: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“E’ stata una bella botta, sono dovuto stare in camera per piangere e riflettere. Ho ricevuto tantissimi messaggi e chiamate, mi scuso con le persone cui non ho risposto. Ora posso affrontare la malattia a testa alta. Sì, sono incazzato perché nella vita nessuno mi ha mai regalato nulla. Ho dovuto sempre combattere e lo farò anche questa volta.</b> E poi l’appello: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Non dovete sentirvi invincibili, la prevenzione può salvarci la vita. Per fortuna ho scoperto ora la malattia e posso batterla. La batterò come ho sempre fatto. Ho chiesto ai miei ragazzi di starmi vicino, continuerò ad allenare ma ho bisogno di tutti”.</b> E tra comprensibili momenti di commozione, c’è sempre un motivo portante nelle parole di Sinisa Mihajlovic: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la vita.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">La vita</b> come significato di ogni cosa, come riflessione dell’essere una e irripetibile, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la vita</b> che ti si para davanti quando meno te lo aspetti, ti chiede il conto e in un attimo sconvolge tutto, anche il tuo mondo così edulcorato cui il pallone ti ha abituato e anche privilegiato. Ma nel dire di Sinisa c’è anche il suo carattere che conosciamo sempre così forte e talora irascibile, proprio quando le cose non vanno per il verso giusto. E’ il suo modo di essere che, tuttavia, non ha mai nascosto angoli di fragilità non tanto nascosti. Lo abbiamo conosciuto quando è stato allenatore del Torino, sempre verbalmente aggressivo in sede di conferenza stampa, in allenamento, in panchina e anche quando diede una manata di sfogo al cartellone TIM prima di uscire dal campo, quasi a manifestare i presunti torti subiti nel corso della gara. E’ il suo modo d’essere, è qualcosa che è sempre stato insito nel suo carattere forte che, tuttavia, non ha mai nascosto il valore dell’uomo. E ora che la vita lo mette a dura prova, Sinisa sfodera tutta la sua forza di combattente puro, capace di non arrendersi mai anche di fronte all’avversario più agguerrito come la leucemia. Adesso comincia la sua vera battaglia di vita e, conoscendolo, siamo sicuri che la vincerà con forza, con l’animo di chi alla sconfitta non c’è mai stato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bolognafl0711fl0711sinisa-mihajlovic-bologna.jpgSiNsinisa-mihajlovic-e-la-leucemia-1013595.htmSi100451001,02,03030224
1621013592NewsEditorialeTra scetticismo e attesa di vedere, il popolo bianconero tace.20190622161552Dopo il radicale cambiamento,un atteggiamento che rientra nella normalità. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> è stato presentato alla stampa, che abbiamo ascoltato le sue parole sul passato anti juventino, sul presente da imbastire e su un futuro ancora da decifrare, i tifosi della Juventus si rifugiano in un silenzio assordante che sa di paziente attesa. Da più parti sentiamo frasi come: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Aspettiamo di vedere cosa sarà la Juve di Sarri, se divertirà come si dice, se vincerà com’è nell’indole della Juventus e, soprattutto, se riuscirà a vincere la Champions</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">League”</b>. Tutti interrogativi legittimi che sanno di scetticismo, ma che non vanno a turbare l’eventuale pensiero di non rinnovare il proprio abbonamento, nonostante l’ennesimo aumento voluto dalla società. Malumori che non superano la voglia di Juventus, tipica di questo periodo dell’anno in cui i sogni si moltiplicano sotto l’ombrellone. Ma quest’anno, inutile dirlo, in casa Juve c’è molta più attesa dell’anno scorso in cui ci si accingeva a godere dell’acquisto di CR7. Ma quest’anno c’è quella sorta di rivoluzione culturale, mentale e tattica che sa di rinnovamento globale. Ed è facile pensare che la nuova Juventus si presenti con un’altra faccia, con un altro vestito che non ha mai indossato prima, sposando un’immagine che sa di rinnovamento, di un ammodernamento capace di rivedere quella classica figura secolare di società aristocratica. Ed è un dato di fatto che assumendo Maurizio Sarri non si acquisti soltanto la speranza di un calcio brillante e di un’idea di gioco che sappia di vittorie e pura bellezza, ma c’è da considerare il modo con cui il nuovo tecnico si approcci ai dopogara con il suo dire spontaneo e per nulla diplomatico. Lui che appartiene alla scuola operaia, in cui si dice tutto davanti senza alcun voltafaccia, mentre è vestito di tutto punto da Juventus. Tuttavia, c’è sempre il rovescio della medaglia su ogni cosa. Infatti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> che adesso siede sulla sedia di quel Potere da lui tanto criticato e adesso molto amato, sta addirittura apportando modifiche di pensiero a un ambiente notoriamente conservatore. E la curiosità di vederlo all’opera supera ogni altra cosa, ma non certo quello scetticismo di partenza che aleggia nell’ambito dei tifosi bianconeri. Ma tenuto conto che il nuovo tecnico della Juventus sta andando a trovare in vacanza i giocatori bianconeri più rappresentativi, per parlargli, per capire come sono, cosa desiderano dal punto di vista tecnico, quali delusioni hanno vissuto nell’anno passato e cosa gli piacerebbe migliorare, allora pensiamo che questo primo lavoro di Sarri debba essere apprezzato come qualcosa che non ha precedenti. Una sorta di mental coach cui in Italia siamo poco abituati, un qualcosa che mette avanti la persona prima ancora del campione. A questo proposito sappiamo che ieri Sarri è andato a trovare Cristiano Ronaldo in Costa Azzurra e che in tutta forma privata si è intrattenuto sul suo yacht per parlargli di lavoro. Farà così anche con Dybala, Pjanic, Bernardeschi, nomi che ha fatto in conferenza stampa. Dunque, facendo riferimento a ciò che Paratici sta operando sul mercato, la Juve sta preparando un bel piattino succulento al nuovo tecnico, che vedrà arrivare molto probabilmente alla Continassa, Rabiot e forse Pogba in pole, mentre a questo punto si renderebbe incedibile Dybala. In partenza Cancelo, Matuidi, Khedira e probabilmente Mandzukic che non riteniamo adatto al gioco di Sarri. E allora, se è vero che tra i tifosi della Juventus c’è un legittimo scetticismo, è altresì vero che la curiosità di vedere questa nuova Juve diventa un fatto fondato. Tante speranze, poche certezze, tante scuole di pensiero che si intersecano in una tifoseria che da sempre ha gustato il sapore della vittoria in campo nazionale, poco in quella internazionale e adesso ha voglia di primeggiare in Champions con l’ausilio della grande bellezza! Ci riuscirà? Vedremo. I presupposti ci sono. Con la scelta di Sarri, il presidente Agnelli, Paratici e Nedved sono sicuri di non avere sbagliato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-tifosi-juve.jpgSiNtra-scetticismo-e-attesa-di-vedere-il-popolo-bianconero-tace-1013592.htmSi100451001,02,03030249
1631013589NewsEditorialeJuve, da un toscano all’altro20190618111710E adesso aspettiamo di vedere la bellezza della Juventus di Sarri.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, nel dopo Allegri alla Juve arriva Maurizio Sarri. Da un toscano verace ad un altro naturalizzato, da una filosofia calcistica, ad un altro modo di intendere la cultura della vittoria attraverso il bel gioco che si manifesta nell’essenza dell’attacco. Quante parole e quante frasi sono state scritte in questi giorni sull’arrivo nella città sabauda di Maurizio Sarri, allenatore con precedenti di aspra polemica contro la Juve e un certo Potere calcistico che è insito nel sistema. Ci sono molte correnti di pensiero che si intersecano a questo arrivo roboante di un allenatore voluto dalla società bianconera, che intende rivoluzionare quella logica radicata nel tempo di una Juventus cinica, sempre pronta a vincere, comunque avvenga sul campo l’acquisizione dei tre punti in palio. Ed è proprio per questo sconvolgimento filosofico che bisognerà attendere di vedere la nuova Juventus, prima ancora di ogni giudizio. Tutto questo, naturalmente, al netto di ogni discriminante pensiero sulla persona di Sarri e di quell’incancellabile passato da dito medio contro i tifosi bianconeri, che la società ha ritenuto opportuno mettere da parte assieme alle mille polemiche suscitate da un dualismo che andava oltre il lecito di fatti puramente tecnici. Ma Andrea Agnelli, Fabio Paratici e Pavel Nedved, evidentemente hanno preferito pensare al tecnico, alla sua filosofia sarriana fatta di brillantezza di gioco e di quel 4-3-3 che poggia su basi di un garantismo assoluto di purezza del gioco del calcio. Altrimenti non si può spiegare questo capovolgimento di intendimenti con aspirazioni di cambiamento culturale proprio in una società, prima in Italia per titoli conquistati a livello nazionale, che a un certo punto decide di cambiare rotta, di ammodernarsi dal punto di vista mentale, scrollandosi quasi di dosso una corazza costruita in tanti anni di storia. Tuttavia, restiamo dell’idea che è nella parte tecnica che la Juve vuole cambiare totalmente la sua antica filosofia di gioco, mantenendo quelli che sono i canoni storici di una società sempre attenta al rispetto delle regole, dell’immagine e dello stile. Ecco, proprio lo stile, uno dei punti di forza della Juventus che con l’avvento dell’uomo con la tuta, del mister che allena fumando, del professionista che si presenta sempre in conferenza stampa senza peli sulla lingua, sembra davvero in contraddizione di quello che è sempre stato in casa Juventus. Sono temi, questi, ampiamente dibattuti più volte senza un reale riscontro di veridicità su quello che sarà. Ecco perché conviene attendere per giudicare, per scrivere e dare spazio a ogni opinione calcistica che si rifletta sui risultati, sul tanto declamato bel gioco di Sarri, ma anche sul suo comportamento, sul suo nuovo vestito che indosserà e che va oltre ogni cosa. Staremo dunque a vedere. Intanto sentiamo cosa avrà da dirci il mister venuto dall’esperienza maturata al Chelsea, nella conferenza stampa in programma alle ore 11,00 di giovedì 20 giugno nella sala Gianni e Umberto Agnelli dell’Allianz Stadium. Vedremo cosa accadrà in quella sala dai nomi così altisonanti, che già ti indirizzano ai grandi interpreti della storia chiamata Juventus. E Maurizio Sarri nato a Napoli, cresciuto in provincia di Bergamo, aretino di adozione, ex dipendente della Banca Toscana a Firenze e poi allenatore del calcio delle meraviglie, avrà qualche sussulto di emozione? Oppure metterà la solita maschera della non simpatia?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711foto-sarri-che-fuma.jpgSiNtorino-1013589.htmSi100451001,02,03030304
1641013588NewsEditorialeFrancesco Totti, “Mi dimetto perché sono stato tenuto fuori da tutto”20190617173911L`amaro sfogo dell`ex capitano della Roma, che consegna le sue dimissioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Essere ingombranti. E’ il destino dei calciatori importanti che poi, a fine carriera, si preferisce mandarli via perché fanno ombra ai vertici della società. Storie che si ripetono nel calcio di oggi, sempre più soggetto a rispettare gerarchie e ruoli importanti. Del Piero come Totti. Due capitani che hanno fatto la storia delle loro rispettive società, sono apparsi subito ingombranti per il loro successo mediatico a discapito dello stato maggiore societario. E così pure Totti ha dato l’addio alla sua Roma in una lunga conferenza stampa organizzata al Salone d’onore del Coni, tra emozione e tanta sicurezza di non avere più alcun ripensamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Mi dimetto non per colpa mia, ma perché sono stato tenuto fuori da tutto”. </i></b>Così <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Francesco Totti</i></b> si presenta ad una platea gremita di colleghi giornalisti i quali il più delle volte restano disarmati dalla chiarezza e dalla trasparenza dell’ex direttore tecnico della Roma. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Non è stata una decisione facile, ma non potevo più restare con una dirigenza che non mi ha mai fatto sentire parte in causa” </i></b>dice Totti, che aggiunge di avere contattato soltanto Conte come allenatore della Roma, perché ritenuto adatto al progetto di ricostruzione, ma la cosa non è andata a buon fine per diversi motivi.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> “Per il resto ho sentito parlare di altri allenatori che avrei contattato per sedere sulla panchina della Roma. Non è vero niente, sono tutte storie inventate”</i></b>. E la sua tanta voglia di sincerità lo porta a raccontare ciò che gli esce da dentro il cuore<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">: “Non ho mai avuto la possibilità di lavorare nell’area tecnica della Roma. Non avevo mai chiesto soldi, ma penso di avere le competenze per fare il direttore tecnico. Invece hanno fatto l’allenatore e il D.S. senza neppure chiamarmi. Mi hanno invitato a Londra due giorni prima, quando avevano deciso tutto, senza chiedermi se mi andavano bene o meno. Il pensiero fisso di alcune persone fin dall’inizio era fare fuori i romani dalla Roma. Adesso hanno ottenuto quello che volevano. Baldini? Mai avuto un rapporto con lui e mai ci sarà: si doveva scegliere e mi sono fatto da parte io.”</i></b> Amare le parole di Totti che dice pure che a Trigoria qualcuno “l’ha pugnalato”. Insomma uno sfogo a tutto campo contro chi non lo ha mai preso in considerazione per la posizione che occupava nella dirigenza della Roma. Intanto i tifosi giallorossi sono già in fermento, perché perdere in una volta sola due bandiere come Francesco Totti e Daniele De Rossi non è cosa da poco. Adesso si attende la risposta di Pallotta, Baldini e dei vertici della società. L’affare si complica e la gestione della comunicazione continua ad essere davvero carente. Ma lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Francesco Totti,</i></b> eterno capitano della Roma apre la porta ad un eventuale ritorno soltanto se un giorno cambierà la proprietà. Per adesso promette di andare a vedere qualche volta la sua Roma in curva, magari assieme a De Rossi. Tra la sua gente, il suo popolo che lo ha idolatrato, coccolato come uno di loro. Ma la Roma no!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-francesco-totti.jpgSiNfrancesco-totti-mi-dimetto-perche-sono-stato-tenuto-fuori-da-tutto-1013588.htmSi100451001,02,03030237
1651013587NewsEditorialeE’ ufficiale, la Juve ha scelto Sarri20190616193147Habemus Sarri<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Alla Juve è rivoluzione copernicana. Dalla tecnica, alla tattica, dal vestito elegante, alla tuta, dal pragmatismo di Max Allegri, all’ossessione maniacale di un calcio sarriano perfetto nei passaggi, nel pressing alto, nel continuo correre e verticalizzare il gioco. Ma basterà al popolo juventino vedere un buon calcio con il punto interrogativo di continuare a vincere? Questo lo sapremo cammin facendo! Al momento possiamo solo commentare che alla Juventus è finalmente arrivata la fumata bianca: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Habemus Sarri”</i></b> e poi eventualmente, “morto” un Sarri se ne fa un altro. Scherziamo, naturalmente! Ma c’è qualcosa di nuovo in questo agire della triade <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Agnelli,</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Paratici, Nedved</i></b>, ed è la consapevolezza di volere cambiare aspetto a una Juventus che ha bisogno di essere rinfrescata dal punto di vista tattico e quindi del bel gioco sul campo. Si passa dall’essenzialità alla ricerca di un calcio brillante, moderno e più consono a quelli che sono i canoni dell’attuale football europeo, quello che tutti gli anni ammiriamo in Champions, piuttosto che in Premier League. Ma, per far questo, si prevede pure una sorta di cambiamento anche per quanto riguarda gli interpreti, visto che alcuni giocatori che fanno parte dell’attuale rosa della Vecchia Signora, non avrebbero le caratteristiche tecniche per soddisfare il gioco voluto da Sarri. Insomma, è come dire che cambiando il maestro di musica è inevitabile che cambino pure i suonatori. Signori si cambia, perché con l’arrivo del sessantenne Maurizio Sarri si passa a qualcosa che era inimmaginabile soltanto qualche tempo fa, nel regno dello stile Juventus. E ci piacerebbe sapere cosa ne pensa da lassù l’Avv. Giovanni Agnelli, nel vedere la sua Juve così legata a certi valori nella cura dell’immagine - dentro e fuori dal campo - che decide dopo una lunga e ponderata analisi, di cambiare l’abito indossato per tanti anni. Ma forse è il frutto di un calcio che cambia nella sua fase culturale, più che in quella tecnica e tattica. Svanisce dunque il sogno di tanti tifosi juventini che sulla panchina bianconera avrebbero voluto vedere Pep Guardiola. Un matrimonio che non si è potuto fare, nonostante i ripetuti corteggiamenti, le speranze, i mille contorti ragionamenti che sono stati il frutto del nulla. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E così la Juve nel primo pomeriggio di oggi, ha annunciato ufficialmente sul proprio sito l’arrivo dell’ex allenatore di Napoli e Chelsea, con un contratto triennale che lo legherà alla società bianconera fino al 2022. Pensiamo che Maurizio Sarri prima di firmare, abbia valutato i pro e i contro di venire ad allenare la squadra della società prima in Italia, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere è l’unica cosa che conta”.</i></b> Lui sa che al suo gioco brillante deve aggiungere inevitabilmente la vittoria in Champions League con l’annesso nono scudetto consecutivo. Altrimenti, se così non sarà, per lui si potrà parlare di fallimento. Ecco, diremmo che a tutto ciò che la Juve ha saputo fare in questi anni, Sarri deve apportare l’armonia e la brillantezza di gioco, fermo restando la mentalità di vincere. Ci riuscirà a ribaltare anche culturalmente quel suo grossolano modo di essere anti juventino davanti ai media e agli stessi tifosi? Certe cose non si cambiano con l’esile vento che spira oggi a suo favore, perché c’è da constatare tutta una serie di cose. Intanto vediamo come si presenta il giorno di buon mattino, per il resto si vedrà. Vincere crea entusiasmo, fa allontanare i cattivi pensieri e fa persino diventare amici i più acerrimi nemici. E’ il calcio del nostro tempo, capace di rimuovere offese che sembravano incancellabili.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNe-ufficiale-la-juve-ha-scelto-sarri-1013587.htmSi100451001,02,03030226
1661013586NewsEditorialeLa Nazionale di calcio femminile che sa emozionare.20190614152238Le azzurre impegnate nel mondiale di calcio femminile in Francia, sbalordiscono per grinta e determinazione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Barbara Bonansea, Sara Gama, Laura Giuliani.</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Nomi che fino a poco tempo fa non si sapeva chi fossero. E adesso, con grande stupore, scopriamo che sono le artefici di un football nazionale femminile capace di inorgoglirci ai campionati mondiali che si stanno svolgendo in Francia. Ma la cosa che maggiormente sorprende è la capacità della Nazionale Femminile di Calcio Italiana di sviluppare un football all’altezza del calcio maschile. Per buoni fondamentali, per gioco corale, per forza agonistica e per ordine tattico, le ragazze del football italiano stanno mostrando tutto il proprio valore tecnico in un avanzamento culturale che ha fatto passi da gigante. E non è un caso che nella partita contro l’Australia, vinta all’ultimo minuto per 2 a 1 con doppietta di Barbara Bonansea, ci sia stato un alto indice di telespettatori che si sono appassionati né più e né meno come se avessero assistito alla Nazionale di Mancini. Le signore del calcio mandano messaggi propositivi di sport, al contrario del calcio maschile sempre sottoposto a stress e aggressività. Così dichiara la C.T. della Nazionale Italiana <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milena Bertolini:” Molto è cambiato, prima si svolgeva quasi tutto sul campo. Adesso le ore passate sul campo sono un po’ meno, circa dieci giorni al mese, ma è un lavoro a 360 gradi. Allenare la Nazionale è creare sinergia, legami con i vari club. E’ molto più complesso. Lo staff deve essere formato da persone che hanno qualità e più competenze di me per certi aspetti. La figura dello psicologo è proprio questo. E’ quella persona in grado di fare emergere le grandi potenzialità interiori nelle ragazze. Serve anche da supporto allo stesso staff. Soprattutto durante il mondiale sarà importantissimo per la gestione della tensione e dello stress.”</b> E intanto si profila all’orizzonte la seconda partita delle azzurre in questo mondiale di calcio femminile contro la Giamaica. L’Italia deve vincere per proseguire senza intoppi il suo percorso mondiale, ma soprattutto deve emozionare così come ha saputo fare contro l’Australia, in un match da incorniciare per voglia di superare una squadra che dal punto di vista tecnico, sulla carta avrebbe dovuto sovrastare le calciatrici azzurre. Dunque, l’attesa per questa sfida di calcio mondiale al femminile è davvero tanta. E chi l’avrebbe mai detto qualche anno fa, che le signore del pallone italiano avrebbero saputo incantare il pubblico, tenerlo in suspense, farlo gioire per un gol fatto e soffrire per uno mancato. Un calcio femminile che sta lievitando a vista d’occhio, mettendo da parte gli antichi stereotipi di stampo maschilista, in base al quale questo sport non sarebbe adatto ad essere praticato dalle donne. Ecco, la risposta è stata data proprio in occasione di questo mondiale francese, in cui gli stadi stracolmi di tifosi si mischiano ai media di tutto il mondo. E chissà se presto assisteremo pure a un calcio femminile italiano che si qualificherà come professionista e non più da dilettanti. La strada è quella giusta e i tempi ci sembrano anche maturi per una rivoluzione culturale in ambito calcistico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711foto-nazionale-di-calcio-femminile.jpgSiNla-nazionale-di-calcio-femminile-che-sa-emozionare-1013586.htmSi100451001,02,03030234
1671013584NewsEditorialeNeri Marcorè e tanto altro, alla XIII Edizione del Festival Luigi Pirandello20190609113956Un coinvolgente evento culturale, che attrae per i vari temi letterari e sociali del XX secolo. Ma anche il calcio ha un suo ruolo importante. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Loving Pirandello: dalla Terra allo Spazio”</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Il festival piemontese dedicato al Premio Nobel siciliano, creato e diretto dal regista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulio Graglia</b>, si apre quest’anno con una novità importante, ovvero la collaborazione con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polo del ‘900</b>, una delle realtà culturali più significative del territorio piemontese. Infatti, oltre alle location tradizionali come il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Circolo dei</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lettori, il Circolo della Stampa Sporting e Coazze</b>, alcune delle rappresentazioni saranno localizzate dentro la struttura torinese che ha allestito nel cortile interno un nuovo spazio con circa 200 posti a sedere e un palcoscenico di grande impatto tecnico e scenografico. L’apertura del cortile alla città è stata resa possibile grazie al sostegno della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Compagnia di San Paolo</b>, che è anche sostenitore del festival. A questi luoghi si aggiunge il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Parco della Tesoriera e il Mercato</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Centrale di Torino</b>, nuovo spazio cittadino che lega l’arte culinaria a quella dei grandi eventi culturali sul territorio. Ma oltre queste nuove location che si aggiungono a quelle tradizionali, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">XIII Edizione del Festival Luigi Pirandello</b> pone la sua attenzione su vari temi di carattere letterario, sociale e culturale del XX secolo. Così come spiega <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulio Graglia</b>, anima pensante e direttore artistico del Festival Pirandello: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’edizione 2019 che si inaugura con la collaborazione del Polo del ’900 si apre ancor di più ai temi letterari, sociali e culturali del XX secolo ed è per questo che già nel nome appare Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ‘900. Tre i temi portanti: la figura della donna, la luna, il ’69; viene dato ampio spazio a spettacoli realizzati e pensati da donne. Partendo da Futurismo, si celebra il cinquantenario della Luna, senza dimenticare i 70 anni di Superga, per arrivare all’autunno caldo. Fra i talenti presenti, siamo orgogliosi di potere annunciare un artista molto amato e stimato, ovvero Neri Marcorè che è la nostra punta di diamante. Insomma, l’offerta è ampia e soddisferà, almeno questa è la nostra speranza, il pubblico che ci segue, attraverso spettacoli, incontri, video, musica e prosa. Da Torino e dal Polo del ‘900 il Festival si diffonde in più location fino a raggiungere Coazze, dove tutto ebbe inizio nel 1901 con Luigi Pirandello”.</b> Il Festival oltre al programma artistico, ospita il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Premio Giovanni</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Graglia,</b> nato nel 2005 per ricordare il padre del regista Giulio e presieduto dalla scrittrice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sabrina Gonzatto</b>. Quest’anno il premio sarà assegnato in autunno alla giornalista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandra Comazzi</b> e alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">prof. Anna Maria Poggi</b>. Insomma, i nomi eccellenti che parteciperanno a questa ricca edizione del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">XIII Festival Pirandello</b>, si aggiungono ai grandi artisti che in tanti anni hanno arricchito con la loro collaborazione questo evento di grande impatto culturale. Ricordiamo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Corrado Tedeschi, Leo Gullotta, Vetrano e Randisi, Sebastiano Lo Monaco, Gipo Farassino, Carlo Simoni, Mario Brusa, Giovanni Moretti, Riccardo Forte, Il Teatro delle Dieci, Natalino Balasso, Giovanni Mongiano, Enrico Lo Verso, Mariella Lo Giudice, Carlotta Micol De Palma, il Balletto Teatro Torino diretto da Viola Scaglione.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è il programma completo, con le date e i luoghi del XIII Festival Luigi Pirandello:</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>10 giugno ore 18 – Futurismo – Rai Teche di Via Verdi 31 a Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>11 giugno ore 18 – Femminilità Diffusa – Il Circolo dei Lettori Via Bogino 9</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>17 giugno ore 18 – - Pirandello VS Soriano - Circolo della Stampa Sporting Corso Agnelli 45 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>19 giugno ore 21 – Neri Marcorè – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>20 giugno ore 21 – Io, Marta – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>27 giugno – Memoria di Carta, L’Editoria Piemontese – Il Circolo dei Lettori Via Bogino 9 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>1 luglio ore 21 – Ma cos’era mai questo Toro ? – Tesoriera Corso Francia 186/192 Torino </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>2 luglio ore 21 – Donne – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>4 luglio ore 21 – Da Woodstock all’autunno caldo – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>9 luglio ore 21 – Sfumature di Donne di Scienza – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>11 luglio ore 18 – Smisurata Preghiera – Mercato Centrale Piazza della Repubblica 25 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>14 luglio ore 18 – Concerto in Quota – Borgata Oliva Coazze (To) </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>16 luglio ore 21 – Effetto Luna – Polo del ‘900 Via del Carmine 19 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>18 luglio ore 21 – Effetto Luna – Villa Prever – Tosco Viale Italia 61 n. 72 Coazze (To)</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt 18pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Polo del '900fl0711fl0711foto-neri-marcorè.jpgSiNneri-marcore-e-tanto-altro-alla-xiii-edizione-del-festival-luigi-pirandello-1013584.htmSi100451001,02,03030217
1681013581NewsEditorialeStefano Abatangelo, quando il pugilato è esempio di vita.20190530194555Un campione che conquista per la sua umanità<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Chi pensa che il pugilato sia uno sport feroce, adatto a chi è dotato soltanto di forza fisica, probabilmente non conosce a fondo i meccanismi di questo antico modo di duellare su un ring contro uno sfidante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b> tornato sul trono nazionale dei mediomassimi a giugno dello scorso anno, è un pugile che sa di vita, di esperienza, di lavoro e sacrifici. Nobile di pensiero e fine conoscitore di filosofie di vita che sono il retaggio di un’educazione famigliare che gli ha trasmesso i veri valori umani, Stefano ama questo sport fin da ragazzino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nel</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">pugilato devi metterci soprattutto cervello. Su ogni cosa, è la testa che comanda tutto. Senza di quella</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">non si va da nessuna parte”</b>. Sono pillole di saggezza che escono spontanee dalla bocca di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b>, 37enne campione italiano dei mediomassimi e professionista dal 2005. Il suo palmares parla di 20 vittorie (6 prima del limite), un pareggio e sei sconfitte. Nella sua carriera ha conquistato 2 titoli italiani, ha combattuto e perso 2 titoli europei, prima in Germania nel 2013 contro Braehemer e poi in Danimarca nel 2014 contro Skoglund. Sconfitte che sanno di dignità morale e di forza mentale, per essere riuscito ad ultimare questi incontri perdendo ai punti. Poi, il 25 maggio scorso, in un incontro internazionale sugli 8 round, organizzato come match di preparazione ad un evento intercontinentale, Stefano Abatangelo ha battuto alla quinta ripresa Mile Nikolic per kot. Ma ciò che impressiona di questo pugile campione dei mediomassimi di Montanaro in provincia di Torino, è la qualità della persona capace di non fermarsi mai davanti a nulla. Il coraggio è il suo pane quotidiano e l’intelligenza è il suo supporto di vita. Ma Stefano è un lavoratore instancabile capace di dividersi tra mille impegni, cui fa fronte ogni giorno con assoluta capacità personale. A nessuno fa mancare il suo apporto, si parli della famiglia, piuttosto che del lavoro nel suo banco di generi alimentari al mercato di Corso Racconigi a Torino, che divide con la fatica degli allenamenti in palestra in preparazione a match da disputare. E’ come svestirsi dell’abito di tutti i giorni e poi andare in palestra, infilare guantoni, scarpette e pantaloncini e allenarsi a dovere. Due momenti che racchiudono la sua giornata, in cui nulla fa mancare a nessuno. Ai figli, alla moglie, ai suoi affetti più cari, ai suoi clienti di mercato, ma anche agli amici che passano, lo salutano e desiderano sapere come va, cosa si dice e cosa si fa. Per tutti c’è un’attenzione particolare da parte di Stefano, e una stretta di mano o una sana pacca sulle spalle non si nega a nessuno. E poi quel suo modo di intrattenersi con la gente per raccontare un po’ di lui, di com’è realmente, di cosa pensa del suo sport preferito, del suo mondo, delle sue abitudini e della sua giornata che inizia sempre di buon mattino. Estate o inverno, Stefano Abatangelo è sempre là, a guadagnarsi da vivere per lui e la sua famiglia con l’orgoglio di esporre le foto e le locandine dei suoi match di pugilato. Sì, Stefano è un grande personaggio, è la serietà fatta in persona, e tutto ciò che la vita gli dà, se l’è guadagnato con il sacrificio, con la forza e la determinazione di chi non deve dire grazie a nessuno se non a se stesso. Questo è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b>, campione italiano dei mediomassimi. Un esempio, cui non ti basta mai ascoltarne i pensieri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-stefano-abatangelo.jpgSiNstefano-abatangelo-quando-il-pugilato-e-esempio-di-vita-1013581.htmSi100451001,02,03030300
1691013579NewsEditorialeAldo Agroppi, “Non so parlare sottovoce”20190526085338Recensione di un libro che racconta la vita dell`autore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Una vita in contropiede (tra parole e pallone) </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sembra ieri, eppure è già passato un anno dalla sua presentazione alla Fiera del Libro di Torino. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non so parlare sottovoce” </b>pubblicato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>da<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Cairo Editore</b>, fa parte di quella letteratura italiana che appassiona sempre ed è senza tempo. Mai titolo di un libro fu adatto al suo contenuto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aldo Agroppi </b>è così, prendere o lasciare. E’ il destino di tutte le persone schiette come lui, toscano fino alla punta dei capelli nel non conoscere dove sta di casa l’ipocrisia. Ricordo di aver letto con molto piacere il file che mi era stato inviato via mail prima della pubblicazione del libro. Bozze corrette, parole sottolineate e ricorrette dall’autore, che sapevano di impegno letterario da parte di chi si accingeva per la prima volta a scrivere un libro da solo, svelando pubblicamente come egli è nella sua anima e nel suo più profondo essere, con i pro e i contro di un carattere che è simile a un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“legno storto”,</b> così come (dice lui), era il “su babbo”. Ricordo che lo scorrere di questo lungo e intenso lavoro letterario mi aveva affascinato sotto l’aspetto della conoscenza di un percorso di vita fatto in rettilineo, ma che spesso ha subito curve improvvise e inaspettate. L’amore eterno per Nadia, sua moglie, donna perfetta con la quale condivide lunghi anni di matrimonio felice. E poi tanti momenti di ricordi e figure incancellabili della sua famiglia, che tracciano un passato fatto di semplicità e tanto orgoglio. Tutto questo s’interseca perfettamente agli aneddoti che si sono sviluppati tra antipatie e polemiche vissute con personaggi del mondo pallonaro, vedi Mancini, Lippi, Sacchi. Pagine e<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>capitoli in cui Aldo mette a nudo le proprie ansie, le fragilità, l’oscurità e il pessimismo verso il mondo d’oggi che ha perso il senso dell’equilibrio e dei valori umani. Ma al contempo ho letto pagine che fanno sorridere, che sono esilaranti, capaci di contrapporsi a certi racconti commoventi. Il Toro, Gigi Meroni e la giornata di una maledetta domenica d’ottobre, che inizia con la vittoria sulla Sampdoria e si conclude tragicamente con la morte della “farfalla” granata. Chi conosce Aldo Agroppi lo ritiene un caro amico, e chi come me ha avuto l’occasione di intervistarlo più volte, coglie sempre in lui il tratto malinconico di un’anima spesso inquieta, sensibile, reattiva alle storture e alle ingiustizie della vita, ma al contempo capace di sciogliersi come un bimbo. Sono i forti sentimenti contrapposti che lo coinvolgono personalmente, e forse, chissà, sono stati gli artefici del suo male oscuro che a un certo punto gli ha cambiato la vita. E’ l’Aldo Agroppi degli estremi opposti tra loro, che si sviluppano tra picchi di positività ad altri di negatività. E’ il marchio della sua vita di ex calciatore professionista e di uomo che con la sua schiettezza si è inimicato anche i “papaveri” del Potere. Per questo ha pagato a lungo sulla sua persona, ma la cosa più bella è che egli fa di questo suo modo d’essere il suo orgoglio. Senza rimpianti, senza incertezze, ma con la consapevolezza che se la sua vita dovesse ricominciare rifarebbe esattamente ciò che ha fatto. E’ Aldo Agroppi, mediano arcigno e marcatore senza mezzi termini in campo e nella vita. Incendiario e mai pompiere, per questo non sa parlare sottovoce.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-agroppi.jpgSiNaldo-agroppi-non-so-parlare-sottovoce-1013579.htmSi100451001,02,03030281
1701013578NewsEditorialeFabio Viglione racconta la storia di un campione vero20190525134666Tra passione, emozione e sentimenti granata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Emiliano Moretti, dopo aver disputato seicento partite da professionista, ha dichiarato che dalla prossima stagione non scenderà più in campo. La sua è stata una scelta coraggiosa e difficile, maturata dopo un travaglio interiore che solo alcuni giorni fa ha voluto rendere noto con la sobrietà e lo stile che lo contraddistinguono. Anche a fronte delle richieste di segno contrario di allenatore e società, ha scelto di lasciare il calcio giocato al termine di una stagione vissuta da protagonista in un Toro che ha ritrovato il suo tremendismo e la sua identità. Non solo un buon piazzamento ed una positiva stagione. Per sei anni ha vestito la maglia granata con assoluta dedizione e massima professionalità. Ho avuto modo di vedere la conferenza stampa, convocata alla presenza dello staff tecnico del vertice societario e di tutti i suoi compagni e devo dire che mi ha regalato davvero emozioni forti. Le modalità con le quali ha comunicato la sua decisione rappresentano la sintesi del suo modo di essere campione. Si, non esagero, un campione. Quello che lui, con la consueta umiltà, proprio nella conferenza stampa, ha dichiarato di non essere mai stato. Moretti è un campione di serietà e di stile. E’ un campione di umiltà e professionalità. Non è mai stato il calciatore da copertina, quello pronto ad esibire numeri spettacolari, fisico e tatuaggi. Non è mai stato l’atleta che ha fatto dell’individualismo uno sgomitare continuo in campo e fuori, anteponendo il perseguimento della propria affermazione professionale. La sua grandezza l’ha costruita scendendo in campo e dando sempre più del massimo per la propria squadra. La sua professionalità l’ha vissuta facendo sempre vita da atleta con i conseguenti sacrifici quotidiani che la scelta impone. Il suo stile lo ha sempre portato con sé tenendosi lontano da riflettori e microfoni nelle giornate di vittoria e mettendoci la faccia nelle giornate storte. La sua umiltà l’ha dimostrata mettendoci sempre il massimo negli allenamenti, spronando i più giovani e dispensando incoraggiamenti e consigli ai compagni. Lentamente, partita dopo partita, si è ritagliato il ruolo di <i style="mso-bidi-font-style: normal;">leader</i> silenzioso, sposando la filosofia granata senza mai ostentare un attaccamento alla maglia che, al contrario, viveva con i fatti e non a parole. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche la convocazione in Nazionale, momento sognato da qualsiasi calciatore, lui l’ha vissuta come un traguardo conseguito dal Toro e non come un vanto o un merito individuale. “<i style="mso-bidi-font-style: normal;">Non sono un campione</i>” ha più volte affermato. Ma sono proprio i calciatori come Moretti che consentono ad un insieme di atleti di diventare squadra. Sono proprio i calciatori come Moretti che vanno presi come modello di riferimento perché in loro c’è l’essenza di uno sport che con queste storie di vita si riscatta. Si riscatta dallo sfrenato ed effimero <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i> che spesso mette da parte la passione e l’etica di un fenomeno che ha saputo rappresentare, in età moderna, molto più di un semplice gioco. E’ un esempio per i giovani perché rappresenta il senso più autentico della professionalità e della passione, alimentata in un quotidiano vissuto con dedizione ed entusiasmo. Un entusiasmo per un gioco meraviglioso che può diventare professione e scelta di vita anche se non si hanno le qualità di Messi. Solo così si riesce ad essere quello che Moretti è stato, un difensore che a trentotto anni, fino a qualche settimana fa, non faceva vedere palla a giocatori della massima serie di quasi vent’anni in meno. Anche per merito suo la porta è rimasta imbattuta per sei partite consecutive, altro record di solidità. Un record cui ha contribuito spendendosi in corse per il compagno in difficoltà, applicazione tattica esemplare e determinazione in ogni momento della gara. Le parole timide quanto spontanee che molti dei suoi emozionati compagni di squadra gli hanno rivolto dopo aver appreso la sua decisione sono lo specchio più autentico del suo successo. La sua forza dentro e fori dal campo per cementare il gruppo, riconosciuta dallo stesso allenatore, non si misura solo nei contrasti vinti e nelle diagonali efficacemente realizzate o in qualche gol messo a segno. (Che goduria il suo gol nella vittoria a S. Siro contro l’Inter!). <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Moretti non è stato solo un ottimo difensore. Moretti è stato un protagonista assoluto di questi sei anni che hanno segnato una crescita evidente del club, della squadra e, conseguentemente, delle ambizioni. Quest’anno poi, era partito per fare la riserva e vivere prevalentemente per fare da “chioccia” ai giovani difensori ma ha finito per essere sostanzialmente un titolare a forza di prestazioni maiuscole. Prestazioni fatte di grande sostanza e sempre vissute in chiave di costruzione di equilibri tattici e di crescita di personalità ed autostima del gruppo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è un caso, allora, che una società sana ed ambiziosa come quella granata gli abbia immediatamente proposto di restare per cominciare un nuovo percorso. Un percorso da dirigente per mettere a frutto quel patrimonio di serietà, di dedizione e di sensibilità che può essere prezioso nella costruzione delle alchimie di un gruppo chiamato a rappresentare il popolo granata. Non voglio scivolare nella retorica ma quando si parla di Toro è necessario partire da concetti identitari. Un calciatore come lui, che ho avuto il piacere di conoscere, possiede tutte le qualità per trasmettere valori di lealtà e dedizione a quanti faranno parte del Toro che verrà. Saprà spiegare che cosa unisce questo popolo straordinario e quali qualità chi indossa la maglia granata deve custodire dentro di sé per diventare protagonista. Raccontare un aneddoto, consigliare una lettura, richiamare l’attenzione su particolari decisivi che fanno la differenza. Tra un giocatore del Toro e un giocatore da Toro.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Non so se la maglia granata con il suo numero 24 sarà ritirata. Potrebbe essere un doveroso omaggio. Se così non dovesse essere, chi la indosserà non potrà che ispirarsi ad un campione silenzioso come lui. E sarà la più importante eredità che questa lunga esperienza avrà trasmesso al mondo granata. Aggiungendo un altro solido mattone in grado di arricchire di valori umani la storia di un club che non può definirsi solo una semplice squadra di calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fabio Viglione</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><a name="_GoBack"></a><font size="3"><font face="Calibri"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style="mso-spacerun: yes;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp; </font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Romafl0711fl0711avv.-fabio-viglione-600x800.jpgSiNfabio-viglione-racconta-la-storia-di-un-campione-vero-1013578.htmSi100451001,02,03030382
1711013576NewsEditorialePapa Francesco, rockstar vestita di bianco.20190524193229Un bellissimo giorno da ricordare....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il calcio, inteso come strumento straordinario di relazioni e integrazione sociale, è stato al centro dell’attenzione nella Sala Nervi in Vaticano, in un incontro organizzato dalla Gazzetta dello Sport. Davanti a seimila ragazzi entusiasti, Papa Francesco è sembrato tornare bambino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Giocare è bello, il calcio è davvero il gioco più bello del mondo”</b> dice Francesco, il quale dà persino un calcio al pallone riscuotendo una ola di entusiasmo. E’ il calcio che amiamo, quello fatto di cose semplici, perché la palla che rotola è il primo divertimento di ogni bimbo, un qualcosa da rincorrere. E’ la metafora della vita che t’insegna a rincorrere sempre gli obiettivi da raggiungere per farli tuoi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La vostra ola è come se avessi fatto un gol. Mi fa tornare in mente San Giovanni Bosco: lui diceva che per radunare dei giovani bastava lanciare una palla in aria. Dietro un pallone, infatti, c’è sempre un ragazzo con i sogni e le aspirazioni. Nella pratica sportiva non sono solo coinvolti i muscoli, ma c’è l’intera responsabilità del ragazzo. Chi dà tutto, dà l’anima”.</b> Sono le parole di Francesco, il Papa che sa entrare nell’anima di tutti, giovani e meno giovani. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b>, presidente RCS Mediagroup e del Torino F.C. ha parlato davanti al Papa e al folto numero di ragazzi, raccontando il significato di una giornata speciale. Ci sono stati dibattiti coordinati dai giornalisti della Gazzetta, in cui si è parlato del gioco del calcio come divertimento, educazione e inclusione con i campioni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dobbiamo fare squadra noi adulti”</b> - ha detto Cairo – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il calcio non sostituisce la scuola e la famiglia, ma è il fratello maggiore. E poi questo gioco è inclusione”. </b>E poi il Papa si rivolge ai campioni di calcio:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “ Non dimenticate da dove siete partiti, non dimenticate quel campo di periferia, quell’oratorio, quella società: vi auguro di sentire sempre gratitudine per la vostra storia, responsabilità educativa e solidarietà per i più</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">deboli, siate campioni anche nella vita perché non finisca la bellezza del calcio”.</b> Dunque, una bellissima giornata in cui i valori umani e sportivi si sono ben intersecati alla sacralità di un luogo davvero affascinante.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Vaticano Sala Nervifl0711fl0711foto-papa-francesco-con-cairo.jpgSiNpapa-francesco-rockstar-vestita-di-bianco-1013576.htmSi100451001,02,03030255
1721013575NewsEditorialeMassimo Bava e il destino di chi vale davvero.20190524163927L`attuale Responsabile del Settore Giovanile del Torino, è candidato alla promozione di Direttore Sportivo della Società Granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono persone al mondo che per valore professionale e umano sono destinate al successo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>, attuale Responsabile del Settore Giovanile del Torino F.C. fa sicuramente parte di questa categoria. Persona di poche parole e non particolarmente avvezza alla ribalta dei riflettori accesi, Bava è personaggio di qualità che preferisce lavorare senza clamori per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. E’ un po’ come dire di far parlare i fatti, perché le parole vanno sempre al vento. E purtroppo sono troppe le effimere parole che inondano il mondo del pallone, così, quando trovi qualcuno che ama i fatti, ti sembra quasi di non crederci. Conosco da qualche anno Massimo Bava e posso dire di avere seguito il suo lavoro nell’ambito del Settore Giovanile del Torino che è lievitato nella conquista di trofei ma anche nella crescita esponenziale dei giovani calciatori. Sembra ieri, eppure sono passati ben sette anni da quel 2012 in cui Bava è stato incaricato dal Torino F.C. di ricoprire il ruolo che attualmente riveste in seno alla società. E non è un caso che tra gli altri è stato insignito del prestigioso Premio Maurizio Maestrelli, per essere riconosciuto come miglior Responsabile del Settore Giovanile in Italia. Un attestato che mette in evidenza il grande lavoro svolto in questi anni con tutto il Settore Giovanile Granata. In passato persino la Juventus l’ha contattato per passare dall’altra sponda torinese, tuttavia, pur con l’orgoglio di sentirsi stimato per il lavoro fatto, ha dichiarato di stare bene al Torino con il presidente Cairo. E adesso che il patron del Toro ha incassato le dimissioni del DS Petrachi che andrà alla Roma, sta seriamente pensando di affidargli quel ruolo di dirigente che è rimasto vuoto. Una figura che il presidente ha studiato molto bene perché Bava è in sintonia con il suo modo di gestire la società sempre molto attenta ai conti, all’ordine dei bilanci che si riflettono soprattutto nelle plusvalenze ricavate dalla valorizzazione di mercato dei calciatori. Una forma mentis ideale per un dirigente di azienda calcio, capace di operazioni importanti pur non disponendo di budget astronomici. Così come sta facendo con il Settore Giovanile del Toro, in cui le squadre minori granata hanno raccolto molti successi su scala nazionale. In base a quanto sono le nostre informazioni, la promozione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b> dovrebbe avvenire a conclusione dei campionati giovanili. Tuttavia, restano delle serie riserve da parte del Presidente Cairo, che riguardano il posto eventualmente lasciato vuoto dallo stesso Bava. Trovare una figura alla sua altezza nel conoscere il mondo del calcio giovanile non è cosa semplice, proprio in considerazione del fatto che il presidente del Toro tiene particolarmente a coltivare i giovani granata che sono il patrimonio della società. Noi riteniamo che al di là di questo reale problema venuto a crearsi con l’addio di Petrachi, si possa in qualche modo trovare l’alternativa nel ruolo di responsabile del Settore Giovanile Granata. Massimo Bava è un valore aggiunto in casa Toro, questo Cairo lo sa. Per questo siamo convinti che la soluzione ideale la si troverà a breve, beneficiando della serietà professionale del nuovo DS del Toro. Certo, non sarà facile per Bava occupare un ruolo così diverso dall’attuale, tuttavia, pensiamo che la sua serietà riportata da sempre sul lavoro e l’etica che gli riconosciamo come valore professionale, siano ingredienti ben saldi nel suo essere, nel suo pensare che la dedizione al lavoro paghi, soprattutto se è supportata dal grande senso di appartenenza. Sappiamo anche che in società si stanno valutando altri possibili profili di ds come Riccardo Bigon che ha lavorato con Mazzarri ai tempi in cui è stato allenatore a Reggio Calabria e Napoli, e poi si fa anche il nome dell’attuale ds dell’Empoli Riccardo Pecini. Nomi sicuramente affidabili in un ruolo che è già <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>garanzia per esperienza nel settore specifico della direzione sportiva di società di calcio, tuttavia, il nome di Massimo Bava può avere la priorità perché è un personaggio fatto in casa e perché ha tante affinità con la gestione di budget non proprio stratosferici, ma sufficienti per significare meno spesa e più ricavi. Proprio come intende il presidente Cairo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-massimo-bava.jpgSiNmassimo-bava-e-il-destino-di-chi-vale-davvero-1013575.htmSi100451001,02,03030242
1731013571NewsEditorialeVia Allegri dalla Juve, ma Agnelli non si sbilancia sul futuro20190520213949E adesso si attende il nome del nuovo allenatore della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo la conferenza stampa di addio a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri,</b> ho pensato come la Juventus sia sempre in grado di affrontare con l’ausilio della diplomazia, anche i temi più scottanti e maggiormente carichi di domande precise. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono qui per celebrare Max Allegri, un allenatore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che ha fatto da solo la storia della Juventus”. </b>A parlare è il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agnelli</b> che in molti momenti della conferenza stampa è apparso sincero, ma con la classica posizione del manager moderno d’azienda, capace di dire tutto e dire nulla allo stesso tempo. Infatti, sono tante le riservatezze che la Juventus ha in seno in questo momento e che non ha intenzione di spifferare a nessuno. Uno su tutti il nome del prossimo allenatore. Ma sull’esonero di Max Allegri non si è mai parlato dei punti veri di divergenza lasciati tra le stanze dei tre precedenti incontri; e cioè dell’aumento di contratto, della posizione più decisionale nell’acquisto e nella vendita dei giocatori, che Allegri avrebbe voluto in seno alla società, e poi anche del gioco della squadra per nulla apprezzato da molti dirigenti della Juventus. Tutto è stato taciuto magistralmente, abbellendo discorsi di amicizia profonda e carezzevoli momenti di infinita gratitudine. Ci sta, questo atteggiamento ci sta in casa Juve, che ha la capacità di sapere lavare i panni sporchi a casa propria, come nessun’altra società di calcio italiana sa fare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non ci sono elementi fattuali” -</b> dice il massimo dirigente bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– “Al di là delle dietrologie, c’è stato un percorso di un mese di un gruppo di professionisti che ha avuto la capacità di capire che questo era il momento giusto, che era arrivato il momento di chiudere questo ciclo. Gestendo aziende bisogna saper prendere le giuste decisioni nei momenti in cui vanno prese. Solo il futuro saprà dire se le scelte prese erano quelle corrette”.</b> Quindi, la sostanza di tutto questo discorso è che inevitabilmente un ciclo si chiude come fatto naturale, e adesso la Juve è pronta a ripartire per cominciarne un altro con una diversa direzione tecnica. Ma di questo nuovo tentare la scalata alla Champions con un altro coach, Agnelli non ne parla esplicitamente, perché? Sappiamo che i giochi sono già fatti da tempo, ma per motivi di impegni ancora in essere di tanti allenatori con le varie società di appartenenza, l’argomento è top secret. Tra i tanti nomi che ruotano già da tempo sulla nuova panchina bianconera c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi, Maurizio Sarri, Josè Mourinho</b>. Circolano tante voci, talune fondate e altre no. Ma se guardiamo realmente le varie possibilità, il cerchio si restringe a questi nomi per tanti motivi. Adesso c’è da valutare quale pensiero corre in senso alla società, se quello dello stile e dell’immagine, o più concretamente quello legato al calcio spettacolo. E’ da molti anni che la Juventus non opta per un allenatore straniero, forse perché pensa che nessuno meglio dei nostri coach conosca il calcio italiano. Tuttavia, c’è da dire che il tempo ha rivoluzionato la cultura di un calcio che per interessi economici stratosferici, mette sempre in prima posizione la conquista della Champions League. E’ un fatto di prestigio, di immagine che contribuisce a migliorare il proprio merchandising che inevitabilmente fa lievitare il fatturato aziendale. La Juventus da questo punto di vista è cresciuta molto in questi anni, accorciando quel gap che la divideva dalle grandi forze calcistiche europee. Ma non è ancora stato fatto abbastanza, in quanto continua ormai da troppi anni a non vincere il trofeo più prestigioso del pallone giocato da club europei. Dunque, per far questo, si è capito che non è bastato investire nel solo Ronaldo, ma che molto ancora si debba fare nel costruire una cultura di gioco moderna, europea, fatta di top player ma soprattutto di mentalità offensiva. E allora, se veramente si vuole arrivare a ciò, la Juve deve puntare su un allenatore che arrivi da questo tipo di calcio e non più dal concetto basilare dell’italico pallone, capace di farti primeggiare soltanto nel nostro Paese. Ottima l’idea di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b>, ma la vediamo come un’operazione non immediata per le fortune europee. Dunque, si punti su un cavallo da corsa speciale. E non è un caso che il nome dello special Mourinho sta circolando con insistenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-agnelli-allegri.jpgSiNvia-allegri-dalla-juve-ma-agnelli-non-si-sbilancia-sul-futuro-1013571.htmSi100451001,02,03030185
1741013560NewsEditoriale70 anni di Grande Torino. Io c’ero!20190505114954Cronaca di un giorno particolare.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Penso che nei compiti di un cronista sportivo, non ci sia soltanto la narrazione di fatti di natura tecnica legati ad eventi prettamente agonistici. Sì, perché certe emozioni vissute intimamente che appartengono a momenti di commemorazione come quella dei 70 anni della tragedia del Grande Torino, debbano essere descritte con l’intento di fare informazione sul coinvolgimento dei sentimenti puri, i quali non devono essere confusi con l’effimera retorica. Ieri, 4 maggio 2019, ero presente al Duomo di Torino per partecipare alla Santa Messa in ricordo della morte di quella squadra che la Memoria Granata mette sempre orgogliosamente avanti come simbolo della propria grande storia, che nel tempo è diventata cultura non solo calcistica. 70 anni di Leggenda Granata rivissuti insieme attraverso una liturgia mistica, che ha saputo incarnare <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>valori religiosi capaci d’intersecarsi a un momento storico che l’Italia, non solo calcistica, ricorda sempre come una tra le più terribili tragedie che hanno colpito il nostro Paese. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Il Duomo di Torino, gremito di una folla incredibile, ha fatto da cornice alla</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">completa presenza del Torino F.C. nella persona del presidente Urbano Cairo, dei dirigenti, dello staff</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tecnico e della squadra capitanata dal “gallo” Belotti.</b> Ma c’erano anche i parenti più stretti dei giocatori del Grande Torino, che il trascorrere del tempo ha ormai decimato nelle sue presenze, ma non ha mai scalfito quel dolore imperituro che si sta diramando attraverso il proseguire delle varie generazioni di famiglia. Intorno a me ho visto tanti bimbi con la maglietta del Toro e la bandierina granata a farsi largo tra la gente, dando la mano rassicurante a mamma e papà che hanno fatto attenzione a non perderli. Ma i bimbi più fortunati erano vicini all’altare, così come li ha voluti fin dall’inizio della Messa il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">padre spirituale del Torino F.C.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Riccardo Robella.</b> Accanto a lui per pregare insieme ai campioni del Toro, ed essere partecipi di un ricordo che a loro è stato trasmesso come narrazione di un qualcosa che se anche non possono percepire appieno, ne ricavano momenti di preziosa trasmissibilità di valori umani che aiutano a crescere. Ma, sparuto tra la folla, ho visto anche qualche bimbo con la maglietta della Juve. Segno evidente di un momento commemorativo che unisce, che va oltre la passione per questa o quella squadra e che si materializza come insegnamento di quel padre juventino, il quale ha dato al proprio figlio insegnamenti educativi di rispetto da non confondersi con la passione per la propria appartenenza sportiva. E in tutti questi momenti di riflessione intervallati da preghiere, canti religiosi, strette di mano significativi di pace e fratellanza, ho apprezzato molto l’omelia di Don Riccardo, il quale ha paragonato la Leggenda del Grande Torino ad un vaso pregiato, una metafora perfetta che sa di bellezza e fragilità. Tanto pregiato il vaso, quanto fragile nel momento in cui cade e si frantuma in mille cocci che non è più possibile ricomporre. Così com’è stato il Grande Torino, unico, forte della sua forza, ma fragile contro un destino beffardo che ha voluto non fosse più ricomponibile su questa terra. Inevitabile il pensiero mistico verso la Resurrezione e a ciò che il nostro credo di cattolici cristiani ci indirizza verso una continuità di anima che prosegue soltanto nell’aldilà. Ma non più qui, su questa terra, dove l’unica cosa che resta è il vissuto, la storia e la memoria di gesta umane e sportive che hanno fatto Grande il Toro di Capitan Mazzola. E intanto la Messa volge al termine. In silenzio e in maniera composta, il popolo granata si dirige verso l’esterno del Duomo dove in prossimità di un’uscita secondaria i campioni del Torino salgono sul pullman che li porterà alla volta di Superga, per l’ennesimo appuntamento annuale davanti alla lapide dei Caduti. Un rito irrinunciabile, dovuto, accorato, in cui il capitano del Toro legge uno ad uno i nomi dei componenti la tragedia. Tutti, dai giocatori, all’allenatore, ai dirigenti, ai giornalisti. Tutti accomunati da un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>destino che ha fatto di questa storia indelebile, il ripercorrere dei fasti sportivi e umani diventati Leggenda. La Leggenda Granata!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-padre-robella-torino-calcio.jpgSiN70-anni-di-grande-torino-io-c-ero-1013560.htmSi100451001,02,03030207
1751013553NewsEditorialeJMedical, l’eccellenza sanitaria in Italia20190424180127JMedical è al servizio di tutti, non solo dei campioni della Juventus!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Forse non tutti sanno che a Torino, nell’Area 12 dell’Allianz Stadium, c’è un modello sanitario all’avanguardia in tema di diagnostica, di medicina specialistica e di riabilitazione alla medicina sportiva, ideato per accogliere e accompagnare i pazienti in un percorso completo di prevenzione e cura. JMedical con la sua filosofia di soddisfare il bisogno crescente della popolazione insoddisfatta del sistema pubblico sanitario, mette a disposizione di tutti la propria professionalità di alto livello, che si accompagna ad una strumentazione moderna di massima precisione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Già, a disposizione di tutti! Sì, perché nell’immaginario collettivo si pensa che questa moderna struttura sanitaria sia destinata soltanto ai calciatori della Juventus. Non è così, perché per volere della stessa Juventus che divide il diritto di proprietà con Santa Clara Group, si è deciso di dare a tutti i cittadini la possibilità di potere usufruire di questa</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">eccellenza sanitaria.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tutti, a prescindere dalla fede sportiva,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">possono fruire di un’assistenza privata davvero innovativa.</b> Un’equipe di 60 specialisti di alto livello si adoperano in un ambiente ideale per mettere in atto le cure ai pazienti che arrivano da tutta l’Italia e sono assistiti in ambulatori polispecialistici, due sale operatorie per interventi di chirurgia ambulatoriale, in un modello organizzativo che consente al paziente di programmare il proprio percorso senza perdite di tempo. Noi siamo stati testimoni oculari di quanto stiamo scrivendo, per avere avuto modo di visitare la struttura in un percorso dettagliato dove gli spazi riservati alla salute e al benessere sono davvero rassicuranti per ogni paziente. In tutte le lettere dell’alfabeto specialistico sanitario che va dall’Allergologia all’Urologia e poi alla Fisioterapia, alla Radiologia e Diagnostica per immagini, alla Medicina Legale e delle Assicurazioni, in JMedical si può avere la risposta ad ogni domanda, ad ogni dubbio che legittimamente invade ogni paziente. Dunque, provare per credere. JMedical non cura solo i campioni della Juventus, ma anche tutti noi che nel nostro piccolo siamo campioni di aspettative mediche e diagnosi di alta qualità professionale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711immagine-jmedical-torino.jpgSiNjmedical-l-eccellenza-sanitaria-in-italia-1013553.htmSi100451001,02,03030260
1761013550NewsEditorialeMarco Salmeri, cinque anni dopo la sua morte.20190416193232Cinque anni, ma sembra ieri.......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> E’ la frase di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nelson Mandela </b>che va oltre quelli che sono i discorsi fatti contro il razzismo e l’intolleranza, modelli culturali per cui Mandela ha sempre creduto e lottato. Tuttavia, pensiamo che in queste poche parole ci sia racchiuso il vero senso della vita, che si manifesta soprattutto nell’intendere il vincitore come un sognatore che non si è mai arreso. Un chiaro riferimento all’essere umano che non si dà mai per vinto e che sognando riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati. Questo era Marco Salmeri, un ragazzo che sognava grandi palcoscenici calcistici ma con la sua prematura morte, ha lasciato tutti con quel retrogusto amaro che sa di mistero e di <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>domande senza risposta. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quella di Marco è una storia culminata in una tragedia che ha colpito la stragrande maggioranza della gente di Milazzo e non solo. Tutti ricordano questo giovane calciatore di belle speranze, che in quella maledetta domenica del 27 aprile 2014 perse tragicamente la vita a causa di un incidente stradale sull’autostrada A20. Marco Salmeri aveva 23 anni, era originario di Milazzo e giocava con il Due Torri in Serie D. Destino volle che nel ritornare a casa alla fine della sua partita, incontrasse la morte nei pressi di Patti in provincia di Messina. Fu uno shock, un grave lutto che colpì tutto il calcio dilettantistico della Sicilia, la città di Milazzo, gli amici, i conoscenti, ma soprattutto i genitori di Marco: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mamma Grazia e papà Nino Salmeri.</b> L’incredulità si contrappose subito al dolore e alla commozione, che in certe circostanze è pure legittima e sfocia nell’umano dei sentimenti forti, profondi, per qualcosa che stenti a credere ma che sai essere vero. Così Milazzo, nello stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco Salmeri”,</b> rivivrà il ricordo di quel ragazzo, di quel calciatore di fede interista del quale si diceva un gran bene. E pure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b> si sono ricordati di lui qualche anno fa, donando la maglia del campione argentino che l’ha autografata con dedica. Ai più superficiali potrebbe sembrare un messaggio simbolico di poca importanza, ma per la famiglia Salmeri quella maglia nerazzurra e quella dedica hanno avuto un grande significato di vicinanza al loro dolore. Sono storie di vita, drammi che ti segnano dentro come una piaga sempre viva, che per i genitori di Marco difficilmente potrà mai essere rimarginata. Intanto il calcio continua a essere la metafora della vita. E quel pallone che i ragazzi rincorrono velocemente, resterà per sempre il sogno dei vincitori che non si sono mai arresi. Proprio come Marco! Proprio come lui! Eppure il tempo vola inesorabile. Sembra ieri e invece sono trascorsi cinque anni da quella luttuosa tragedia. Quest’anno, la ricorrenza della morte di Marco Salmeri prevede la Santa Messa alle ore 18,00 di venerdì 26 aprile presso la Chiesa S. Papino. Al termine della quale i parenti, gli amici e tanti conoscenti, si recheranno in massa verso il campo sportivo a lui intitolato, per l’inaugurazione del monumento restaurato e della stanza museo dei calciatori. Per ricordare Marco! Sempre! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milazzo Stadio Marco Salmerifl0711fl0711marco-salmeri-anniversario-(560x800).jpgSiNmarco-salmeri-cinque-anni-dopo-la-sua-morte-1013550.htmSi100451001,02,03030188
1771013547NewsEditorialeSi aprono i microfoni di Radio Bianconera20190409184355Il Direttore Antonio Paolino ha presentato alla stampa il nuovo progetto editoriale di RBN. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno”. </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Boniperti, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Antonio Paolino</b> ha indossato i “parastinchi”, lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Radio Bianconera”.</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero,</b> uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">RBN</b> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">radio bianconera.com</b>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App </b>per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">iOs </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Android</b> e dai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alexa</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cose di Calcio”</b> dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà la Juve e l’attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolino,</b> memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero “ma sempre all’insegna dell’adagio, per cui tifare a favore e mai contro”. Nel palinsesto poi ci sarà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ritratti</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in bianconero”,</b> un viaggio nel tempo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabrizio Ponciroli,</b> accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Social Club”,</b> lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demichelis</b> che darà voci a gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bordocampo”</b> poi, sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti coinvolgendo le opinioni, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Terzo Tempo”</b> è il talk show che sviscera tutto sul mondo della Vecchia Signora e suoi avversari. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Avanti Madama” </b>con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero attraverso due ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri…..tutti zebrati. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi la guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Detto tra noi”,</b> l’editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste al pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi</b> e le sue celebri “tacconate” a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wierchowood,</b> da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l’Under 23 e le selezioni giovanili. Insomma, non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp </b>dedicato. Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in “attacco”. C’è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Gabriele Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNsi-aprono-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013547.htmSi100451001,02,03030194
1781013546NewsEditorialeAntonio Paolino apre i microfoni di Radio Bianconera20190409092038Direttamente dalla conferenza stampa di RBN<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>"Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno".</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di Giampiero Boniperti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha indossato i "parastinchi", lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Radio Bianconera".</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero</b>, uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena.&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>RBN</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <a href="http://radiobianconera.com/" target="_blank"><span style="color: blue;">radiobianconera.com</span></a>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App per iOs e Android e dai podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di Alexa e Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di "Cose di Calcio" dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>a Juve e l'attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou</b>. Paolino, memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"ma sempre all'insegna dell'adagio per cui tifare a favore e mai contro".</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Nel palinsesto poi ci sarà&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Ritratti in bianconero", </b>u</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>n viaggio nel tempo con&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Fabrizio</span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ponciroli</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>, accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Social Club",</b></span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo Demichelis</b> che darà&nbsp;voce a&nbsp;gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Bordocampo"</b> poi sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti&nbsp;coinvolgendo le opinioni</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Terzo Tempo"</b> è </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;il talk show che sviscera tutto sul&nbsp;mondo della Vecchia Signora e sui&nbsp;suoi&nbsp;avversari.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Avanti Madama"</b> con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero&nbsp; attraverso d</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>ue ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri... tutti zebrati.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp; <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi alla guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Detto tra noi",</b> l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>'editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste alla pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi </b>e le sue celebri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"tacconate"</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vierchowood</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi a Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da coach <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l'Under 23 e le selezioni giovanili.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Insomma non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp</b> dedicato.&nbsp;Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in "attacco". C'è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Gabriele Cavallaro</span></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'><br clear="all" style="mso-special-character: line-break;"> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNantonio-paolino-apre-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013546.htmSi100451001,02,03030170
1791013545NewsEditorialeIl direttore Antonio Paolino, apre i microfoni di Radio Bianconera20190409090221Direttamente dalla conferenza stampa di RBN<br><strong> </strong><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>"Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno".</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di Giampiero Boniperti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha indossato i "parastinchi", lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Radio Bianconera".</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero</b>, uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>RBN</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <a href="http://radiobianconera.com/" target="_blank"><span style="color: blue;">radiobianconera.com</span></a>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App per iOs e Android e dai podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di Alexa e Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di "Cose di Calcio" dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>a Juve e l'attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou</b>. Paolino, memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"ma sempre all'insegna dell'adagio per cui tifare a favore e mai contro".</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Nel palinsesto poi ci sarà&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Ritratti in bianconero", </b>u</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>n viaggio nel tempo con&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Fabrizio</span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ponciroli</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>, accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Social Club",</b></span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo Demichelis</b> che darà&nbsp;voce a&nbsp;gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Bordocampo"</b> poi sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti&nbsp;coinvolgendo le opinioni</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Terzo Tempo"</b> è </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;il talk show che sviscera tutto sul&nbsp;mondo della Vecchia Signora e sui&nbsp;suoi&nbsp;avversari.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Avanti Madama"</b> con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero&nbsp; attraverso d</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>ue ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri... tutti zebrati.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp; <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi alla guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Detto tra noi",</b> l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>'editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste alla pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi </b>e le sue celebri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"tacconate"</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vierchowood</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi a Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da coach <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l'Under 23 e le selezioni giovanili.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Insomma non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp</b> dedicato.&nbsp;Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in "attacco". C'è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Gabriele Cavallaro</span></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'><br clear="all" style="mso-special-character: line-break;"> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNil-direttore-antonio-paolino-apre-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013545.htmSi100451001,02,03030163
1801013543NewsEditorialePrima di tutto si rispetti il giorno della memoria granata20190404172630No, il Toro non può giocare il derby il 4 maggio!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Torino calcio ha appreso con profondo rammarico, la decisione della FIGC e della Lega Calcio di far giocare il derby Juventus - Torino il 4 maggio prossimo. Pur con tutte le esigenze dovute al calcio moderno e agli impegni talora inderogabili ad esso collegati, riteniamo che mai come in questo caso gli organi preposti del calcio italiano abbiano dato prova di insensibilità verso una data storica e sacra, che fa capo alla memoria del Grande Torino. Quello è un giorno particolare per il mondo granata, il giorno del lutto e del ricordo della tragedia di Superga che deve essere rispettato sempre. Tanto più che proprio il 4 maggio di quest’anno si celebra il 70esimo anniversario di quell’infausto giorno. E allora, con quale cuore la squadra, la società e la gente granata potrebbe mai affrontare un derby, proprio nel giorno in cui si sale alla volta della Basilica di Superga per pregare e stringersi per sentirsi partecipi al grande ricordo? No, non esiste! Non può essere mai una cosa simile! E’ inaccettabile! Così apprendiamo che la richiesta del Torino F.C. di cambiare la data del derby è arrivata in Parlamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Condividiamo pienamente l’iniziativa del Torino Calcio e del Presidente Urbano Cairo che ha chiesto di non giocare il derby con la Juventus il 4 maggio, in concomitanza del 70esimo anniversario della tragedia di Superga”,</b> così si legge in una nota dei deputati del costituendo Toro Club di Montecitorio. Ci auguriamo davvero che gli organismi preposti e in particolare la FIGC e La Lega di Serie A, si prodighino nel trovare con la massima urgenza un’alternativa più consona al rispetto della memoria granata. E’ un fatto di sensibilità culturale verso una storia che fa parte del nostro Paese. Una tragedia umana e sportiva che ha sconvolto l’Italia in quell’anno 1949, in cui il Paese stava risorgendo dalle ceneri. Dunque, si cambi la data del derby. Il Toro non può giocarlo e il popolo granata è impegnato con cuore e anima verso qualcosa che gli appartiene. C’è il Grande Torino da onorare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNprima-di-tutto-si-rispetti-il-giorno-della-memoria-granata-1013543.htmSi100451001,02,03030107
1811013541NewsEditorialePaulo Dybala, campione in campo e nella vita20190325174025Classe e fantasia sono l`emblema di questo campione argentino di nobili sentimenti. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando nel calcio si parla di fantasia, si fa riferimento a giocatori che interpretano il loro ruolo attraverso concetti di classe pura, i quali si intersecano a quei tocchi di palla e a quella visione di gioco che sa di spettacolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> è uno che rientra decisamente in questa ristretta cerchia di calciatori. Più volte abbiamo scritto dell’eventuale errore della Juventus, qualora fosse tentata di cedere questo calciatore dal profilo tecnico superlativo, capace di intendere la professione con serietà e alto senso etico. Ma il futuro per questo numero 10 della Juventus si gioca proprio in questo periodo. Voci di corridoio ci informano sul suo concreto desiderio di restare alla Juve, ma le due inglesi, il Bayern, l’Atletico Madrid, il Real Madrid insistono per averlo senza badare a spese. E mentre queste squadre europee sgomitano per acquistare la Joya argentina, l’Inter ci fa un pensierino e spera di averlo precedendo le altre pretendenti. Ma Paulo, che in questi giorni è impegnato con la sua Nazionale, sembra non attraversare un periodo fortunato per essere relegato in panchina e considerato l’alternativa a Messi. Strano il suo attuale destino; alla Juve Allegri lo alterna a Bernardeschi e in Nazionale c’è il re Messi a fargli ombra. Ma lui non dispera perché sa di avere qualità sublimi, non solo in campo ma anche nella vita. E non è un caso che in questi giorni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> dal ritiro argentino abbia telefonato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rami,</b> il ragazzino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“piccolo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">eroe”</b>che ha permesso all’Arma dei Carabinieri di intervenire per evitare l’orrenda strage del pullman, sul quale un esaltato stava per compiere un gesto irreparabile. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sei un eroe, voglio conoscerti”</b>- <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è il messaggio telefonico del numero dieci della Juventus che dà appuntamento al ragazzo all’Allianz Stadium per assistere a una partita. Rami è un tifoso appassionato di Paulo. Nella sua stanza c’è la maglia numero 10 della Juventus affissa alle pareti, e poi tante foto che sono l’emblema della sua ammirazione verso il campione. Così, l’emozione di sentire la voce di Paulo è per Rami qualcosa che rasenta il sogno da non credere ancora. Un ragazzo di tredici anni che è balzato agli onori della cronaca, per avere fatto un gesto spontaneo ed eroico. Una favola nella favola, un qualcosa di simile a un racconto inventato ma che si traduce in pura realtà. Tuttavia, quello che ci piace raccontare di questo mondo pallonaro, è l’enfasi dei buoni sentimenti che devono essere disgiunti dalla facile retorica. Perché quando entra in gioco l’anima, non si può confondere con niente che non sia legato ad attimi di emozioni che partono e arrivano direttamente al cuore. Sì, perché Dybala oltre ad essere campione di fantasia in campo è anche una persona perbene, un ragazzo pulito che qualcuno ha visto più volte aiutare tanti clochard, vestito con abiti e occhiali scuri per le strade della Torino notturna. Un tè caldo, una pacca sulle spalle e qualche parola che serva da conforto e sappia di umano. E’ come dire che la persona è sempre al centro di ogni cosa. E se a pensare agli ultimi di questo mondo sono proprio quelli che come Paulo Dybala si possono considerare i primi per il raggiungimento di privilegi, allora possiamo dire che la sensibilità ha sempre un ruolo determinante nelle relazioni e nei rapporti umani. E questa ennesima prova di sensibilità scaturita dall’animo di Dybala a proposito del gesto eroico del tredicenne Rami, mette in luce la qualità della persona. Questo è Paulo Dybala. Questo è il campione che vediamo in campo e ci delizia con la sua classe pallonara. Juve non cederlo. Sbagli!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-paulo-dybala.jpgSiNpaulo-dybala-campione-in-campo-e-nella-vita-1013541.htmSi100451001,02,03030130
1821013538NewsEditorialeLettera a Cristiano Ronaldo.20190316163555Peccato per quel deprecabile gesto che in parte ha rovinato la festa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quel gesto non dovevi farlo. Potevi e dovevi evitarlo, Cristiano. Nel calcio come nella vita ci sono delle regole etiche e di buona educazione che sono fondamentali e vanno rispettate. Tu, mostrando gli attributi alla curva ospite alla fine della stupenda partita contro l’Atletico Madrid, queste regole non le hai rispettate. Penso che sia stata una grave macchia che è andata ad intaccare una partita memorabile, capace di essere ricordata nella storia degli annali del calcio della Juventus. Questo non è lo stile Juventus e forse non è neppure il tuo, giocatore di immensa classe che sei stato insignito più volte di preziose targhe e trofei, che ti hanno regalato il titolo di migliore calciatore al mondo. Chi mi segue da anni tra le pagine di questo giornale, sa che non sono un ipocrita moralista di idee falsamente puritane e ammantate da quel perbenismo di facciata che sa di bacchettone. Tuttavia, penso che ci sono atteggiamenti che vanno oltre ogni limite della più legittima euforia. Così come avevo biasimato il cholo Simeone all’andata della partita di Champions vinta dai colchoneros, per avere mostrato sbracatamente gli attributi alla tribuna dei suoi tifosi in segno di forza e virilità della sua squadra, non posso fare a meno di disapprovare il tuo gesto rivolto (probabilmente) ai tifosi ospiti. E’ stato davvero stridente essere immortalato dai fotografi e dalle telecamere di tutto il mondo, mentre con quel gesto davi sfogo alla gioia di essere stato l’interprete principale di una remuntada che sa di qualcosa di epocale. Non è da te, quell’atteggiamento volgare non può appartenere a un Cristiano Ronaldo il cui comportamento viene imitato da tutti, piccoli e grandi fan. Nel bene e nel male hai il dovere di essere da esempio, così come lo sei negli spogliatoi, negli allenamenti e in campo, quando sai trascinare i compagni da vero leader quale tu sei, non puoi dimenticare di esserlo anche quando sei stuzzicato da ingiuste e volgari offese ricevute da parte di tifoserie avverse. Sì, perché se il tuo gesto volgare voleva essere la risposta alla brutta accoglienza cui sei stato sottoposto la notte del Wanda Metropolitano dai Colchoneros, hai sbagliato alla grande perché ti sei messo alla pari di chi interpreta il mondo del calcio in maniera errata. La risposta, quella vera, l’avevi saputa dare in campo da vero trascinatore, da vero campione quale sei. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Allora, perché abbandonarsi alla bassezza di comportamenti che hanno offeso e forse anche deluso certi tifosi che vedono in te un modello da imitare? Cosa avrà pensato di papà, tuo figlio che è già un piccolo campioncino in erba? No Cristiano, è stato come mostrare tutta la tua fragilità di campione e di uomo. E poi ti ricordo che i grandi campioni del passato della Juventus hanno sempre rispettato l’etica di una società che ha fatto dello stile il suo emblema. A memoria non ricordo simili atteggiamenti da parte dei vari Platini, Baggio, Del Piero, e neanche di quella squadra che vinse l’ultima Champions League a Roma contro l’Aiax. Ricordo che la mia cronaca di allora sottolineò una grande gioia che si è intersecata tra brividi ed emozioni juventine. Adrenalina alle stelle e sensazioni forti che avrebbero potuto farti andare fuori di testa, ma che si sono limitati alla legittima euforia. E adesso, come se non bastasse per il gesto che hai fatto, si attende la decisione del Comitato di Controllo, Etica e Disciplina della UEFA che valuterà se ci sia stata o no la tua intenzione di provocare gli spagnoli presenti all’Allianz Stadium. Per il caso Simeone si optò per una multa, in quanto il Comitato si rifece all’articolo 11 del Codice disciplinare che parla chiaramente al punto B di “condotta antisportiva”. Per te, Cristiano, si parla di una multa e di una possibile squalifica di una o addirittura due giornate. E allora, in questo caso come farà la Juve senza di te nell’affrontare l’Aiax ai quarti di finale? Capisci che danno ha provocato quella tua immane sciocchezza carica di stupidità? No, non è da te. Non può esserlo! Eppure ci sei cascato, quasi a inorgoglirti di qualcosa che invece deve fare arrossire. In tutte le professioni ci sono delle regole deontologiche da rispettare, io ho le mie, tu hai le tue. Ma non esiste da nessuna parte che ad una persona ricca e famosa sia concesso di fare ciò che vuole, semmai deve sentirsi ancor più responsabile del proprio modus vivendi e operandi. E’ il prezzo che deve pagare un personaggio pubblico che appartiene a tutti oltre che a se stesso. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-cr7---gestaccio--.jpgSiNlettera-a-cristiano-ronaldo-1013538.htmSi100451001,02,03030132
1831013536NewsEditorialeDopo la remuntada sul campo, per la Juve c’è anche la risalita in Borsa20190314155144Balzo improvviso delle azioni Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La tripletta di Cristiano Ronaldo e il passaggio ai quarti di Champions della Juventus, hanno fruttato ben 214 milioni di euro e un aumento del 17% delle azioni bianconere. Una chiusura col botto in Piazza Affari a Milano, dopo la notte stellare dell’Allianz Stadium. Le azioni della Juventus hanno chiuso in rialzo del 17,4% a 1,436 euro. In una sola seduta la società Juventus ha così recuperato 214 milioni di euro di capitalizzazione e il titolo si è stabilizzato sui livelli che segnava prima della partita d’andata di Champions che i bianconeri persero per 2 a 0. In mattinata il titolo – Juve era arrivato a toccare + 24%, fino al’1,58 euro per azione, prima di essere sospeso per eccesso di rialzo. Questo è quanto informano le fonti finanziarie italiane, per quanto riguarda l’incredibile balzo delle azioni della Juventus. E’ la forza di un pallone lontano ormai anni luce dal semplice gioco del calcio. Ogni gol, ogni vittoria è ammantata da iperbolici introiti scaturiti da più parti. Giusto o sbagliato il calcio professionistico (soprattutto se ad alti livelli) è diventato interesse economico che si manifesta prima all’interno dei bilanci societari, piuttosto che sul campo. L’alzata al cielo di un trofeo come la Champions League, si arricchisce di milioni di euro che entrano nelle casse societarie. Ma anche nelle varie qualificazioni che vanno dai sedicesimi, agli ottavi e poi ai quarti, alle semifinali e in finale, sono significativi di entrate di vari milioni di euro. La Juventus è uno dei principali club calcistici al mondo e può contare di un bacino potenziale di 12 milioni di tifosi. Dunque, visti gli alti introiti derivanti dagli sponsor, dalla pubblicità, dal marketing, dalle partecipazioni alle varie Coppe e dalle vittorie ottenute, ci sono stati tutti i presupposti affinché l’azienda Juventus decidesse anni fa di far parte della Borsa Italiana, mettendo a disposizione degli azionisti i vari strumenti finanziari. Un po’ come dire che c’è un’altra realtà da seguire oltre la passione, i sentimenti, le emozioni e le notti magiche che questo pallone riesce a dare. Una semplice sfera di cuoio variopinta di cromature cangianti, capace di essere al centro di ogni cosa, di rappresentare il focus politico, economico e sociale del mondo. Un’aggregazione sociale che fa smuovere ogni cosa, che s’intromette nei vari modus vivendi e operandi dei vari popoli nella loro quotidianità. Si chiama calcio, si chiama pallone, si chiama investire per avere lauti interessi economici. Ma non si chiamava anche gioco?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-juve-dopo-un-gol.jpgSiNdopo-la-remuntada-sul-campo-per-la-juve-c-e-anche-la-risalita-in-borsa-1013536.htmSi100451001,02,03030113
1841013530NewsEditorialeAl 13° minuto, 13 secondi per ricordare Davide Astori.20190304170257Tra momenti di riflessione e commozione, l`incancellabile ricordo del capitano della Fiorentina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cos’è la vita. Che cos’è la morte. E che cos’è il calcio, capace di racchiudere sentimenti così profondi, controversi e al contempo uguali. Un anno senza <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. Il calcio si è fermato al 13° del primo tempo e per 13 secondi in tutti gli stadi d’Italia. 13 come il numero della sua maglia che resta il simbolo di un ragazzo che il destino ha prematuramente strappato alla vita. Lunghi applausi in tutti gli stadi, qualche inevitabile lacrima e tanta commozione. C’è stata molta compostezza e partecipazione da parte di tutti, ed è sembrato quasi che migliaia di persone di fede calcistica diversa si unissero in un ipotetico abbraccio per riflettere, per ricordare ciò che il tempo non cancellerà mai. Sì, perché ci sono momenti nel mondo del calcio e nella vita in genere, in cui certi antagonismi costruiti da antiche ruggini non hanno motivo di esistere. E’ sembrato quasi che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> per 13 secondi avesse messo tutti d’accordo in un’atmosfera surreale. In alto al tabellone la sua immagine che ormai abbiamo imparato a volere bene come un’icona di famiglia. Da Cagliari a Bergamo, da Roma a Milano,Torino e tutti gli stadi, hanno ricordato Davide come se avesse indossato tutte le maglie del calcio italiano. Sembra ieri, eppure è passato un anno da quel 4 marzo 2018 in cui Astori morì nel sonno in quell’albergo di Udine in cui pernottava con la sua Fiorentina, nell’attesa di disputare il giorno dopo l’incontro con l’Udinese. Ma lui, capitano della viola, quella partita non la giocò mai, lasciando attoniti i suoi compagni che sconfortati non si dettero pace, esattamente come succede ancora oggi. Così, in quei 13 secondi in cui il fischio dell’arbitro ha interrotto il gioco, l’amato pallone ha fatto spazio ai pensieri su Davide e alla sua scomparsa troppo&nbsp;frettolosa, che non ha dato neanche il tempo di salutarsi, di stringersi in un abbraccio intenso, proprio come dopo avere fatto un gol. A Bergamo hanno destato forte commozione le copiose lacrime versate da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b>, il quale in un articolo apparso oggi su diversi quotidiani sportivi, ha detto che in quegli attimi ha ricordato l’amico Davide, con il quale ha giocato nella Fiorentina, ma gli è anche venuto in mente il suo dramma vissuto questa estate, quando è stato ricoverato in ospedale per un’infezione batterica ai linfonodi del collo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quello che è successo ad Astori mi è rimasto in testa per tanti giorni. C’è stato un periodo in cui avevo paura di andare a letto e addormentarmi. Temevo di non svegliarmi più e di non vedere più la mia famiglia. Ho smesso di guardare le partite e il calcio in TV. Pensavo solo a guarire e stare con la mia famiglia. A un certo punto ho sperato di poter camminare e non di ritornare a giocare. Poi tutto è passato e ne sono uscito. Prima mi arrabbiavo per stupidaggini, ora vivo meglio”.</b> Pensieri e sentimenti che raccontano le fragilità dei campioni del pallone come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic,</b> il quale, nel ricordare il dramma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Astori,</b> si è immedesimato nella sua storia personale sfociata in un pianto dirotto in quei 13 secondi, in mezzo a quel prato verde di Bergamo in cui il pallone, la partita e i giocatori di Atalanta e Fiorentina si sono fermati. Il calcio è anche questo. Giri le pagine della commedia del pallone e ne esce il racconto della vita e della morte come un fatto naturale, come se l’una fosse direttamente collegata all’altra. Poi, al fischio dell’arbitro, il gioco riprende e la vita continua il suo scorrere naturale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“The Show Must</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Go On” – “Lo spettacolo deve andare avanti”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNal-13-minuto-13-secondi-per-ricordare-davide-astori-1013530.htmSi100451001,02,03030159
1851013528NewsEditorialeInter e Juve. E pur si odiano.20190303130830Storie di scambi e delusioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tra Juve e Inter c’è sempre stata antipatia. Tuttavia, se scorriamo gli annali scopriamo una lunga serie di scambi tra allenatori e calciatori che, soprattutto all’Inter, non hanno portato grandi benefici. A parte Trapattoni e Ibrahimovic che hanno portato reali successi all’Inter, per il resto non ricordiamo affari strepitosi di miglioramento. Senza andare alla notte dei tempi, parliamo del più eclatante passaggio che c’è stato dalla Juventus all’Inter: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b>, uno dei migliori dirigenti del calcio italiano chiamato a risolvere i gravi problemi di casa nerazzurra. Sembra quasi farsi dispetto, soprattutto se pensiamo che adesso si vocifera pure il passaggio di Max Allegri, Dybala all’Inter e di Icardi alla Juve. Un Marotta che vuole plasmare la società nerazzurra su uno stile Juventus che per tanti anni è stato ricco di successi. Ma la storia ci insegna che tante volte le minestre riscaldate non portano nulla di buono e che nel calcio si deve cominciare un ciclo non con personaggi che hanno già vinto tanto, ma soprattutto con figure tecniche che abbiano la fame di vittorie. E poi, perché creare dei malumori tra tifoserie e società che da sempre si guardano in cagnesco? Sembra un controsenso, eppure dietro tutto questo odio sportivo c’è qualcosa che lascia pensare all’ammirazione e un desiderio di carpire i segreti di vincere tanto. Strategie aziendali che non condividiamo perché non portano a nulla di nuovo e perché si pensa a un usato sicuro che quasi sempre risulta essere un fallimento. Ricordate quanto ha vinto Lippi con la Juventus? Ebbene, cos’ha fatto all’Inter? Dunque, a parer nostro, sarebbe bene che l’Inter non copiasse la Juve, ma creasse una sua strategia, un suo stile aziendale atto a iniziare un ciclo con coraggio. Marotta è un grande personaggio del calcio italiano. Inventi qualcosa di suo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-marotta-e-allegri.jpgSiNinter-e-juve-e-pur-si-odiano-1013528.htmSi100451001,02,03030144
1861013527NewsEditorialeAllegri e il rapporto con i tifosi.20190301194116Il difficile momento di Allegri<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ stato un rapporto difficile fin dall’inizio, quello di Allegri con i tifosi juventini. E mentre riecheggia ancora l’urlo iniziale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi Allegri non lo vogliamo”</b>di quell’estate 2014 in cui l’allenatore di Livorno approdò alla Juventus, si pensa al lungo periodo di apparente quiete e all’empatia mai sbocciata. Neanche quando si è vinto tanto tra scudetti di fila, Coppe Italia e Supercoppa. Sì, perché a memoria la Juventus di Allegri non ha mai divertito i cultori del bel calcio. Lui ha sempre scelto la strada della sostanza. In fondo, Max Allegri, ha sposato la filosofia di una Juve in cui si esprimono chiaramente i concetti di vittoria, l’importanza di arrivare primi per scrivere la storia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere è l’unica cosa che conta”</b>- si legge a chiari lettere entrando allo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Museum</b>, là dove non traspare mai la parola <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Come”.</b> Già, sembra una sottigliezza ma non lo è. Sì, perché da quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Come”</b> che manca al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere è l’unica</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">cosa che conta”,</b> si evince chiaramente l’unica importante cosa. La sostanza del vincere a prescindere dal fatto che tu possa giocare bene o male. Così il Max Allegri si è attenuto ai concetti espressi con chiarezza dalla società, vincendo tutto in maniera non sempre brillante, snaturando le caratteristiche tecniche di alcuni suoi giocatori fondamentali, ma non vincendo mai la Champions nonostante due finali. Ecco, questo è un altro neo addebitato dai tifosi e dalla società ad Allegri, in un ciclo che non si può definire fallimentare (tutt’altro)ma che non si avvale (fino ad oggi) di quella CHAMPIONS CUP ritenuta ormai in casa Juve come qualcosa di doveroso. E non è un caso che questa estate la società è arrivata ad acquistare Ronaldo, il calciatore che di Champions ne ha vinte 5 ma che arrivato alla Juve a 34 anni con un contratto galattico, sembra non bastare ancora. Dunque, ci sono troppe cose che sembrano ormai giunte al capolinea tra la Juve, i tifosi e Allegri. Troppe cose che lasciano pensare a un addio forse anche fisiologico, dettato dalla convinzione che il lasciarsi diventa ciò che conviene a tutti. Aspettiamo dunque gli eventi, ma ad oggi, con l’aria pesante che si respira in casa Juve dopo la debacle subita al Wanda Metropolitano di Madrid ad opera dell’Atletico Madrid, questa sembra essere la strada da seguire fin dal prossimo giugno.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-allegri.jpgSiNallegri-e-il-rapporto-con-i-tifosi-1013527.htmSi100451001,02,03030119
1871013522NewsEditorialeLa vera faccia di Cristiano Ronaldo20190220192930Una notizia che fa riflettere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Mi è sempre piaciuto entrare nella sfera intima dei miei interlocutori in sede di intervista. Trovo che sia un momento di giornalismo esaltante e di verità che fa emergere quell’intrinseco recondito di ciò che non appare ma è. Si tratta in fondo della sostanza dell’essere, capace di capovolgere spesso ciò che appare ai nostri occhi ma non all’anima. Questo preambolo per significare l’apprezzabile notizia che CR7 ogni settimana segue nel tempio cattolico della Gran Madre di Dio a Torino, la funzione cattolica assieme alla sua Georgina. E’ la chiesa che per antica storia architettonica si erge maestosa tra la prospiciente Piazza Vittorio Veneto e il ponte sul fiume Po, mentre alle spalle c’è quella verde dolce collina torinese che ospita il campione portoghese nella sua villa personale. Ebbene, più volte, quando è libero da impegni, Cristiano Ronaldo si reca in questa chiesa prima di qualche momento di svago attraverso lo shopping per le vie del centro. Tutto in un anonimato che si avvale di occhiali scuri, cappello e chissà quale altro stratagemma per non essere riconosciuto. Certo, quei momenti mistici appartengono a situazioni intime in cui ritengo non si debba andare oltre l’invasione personale dei sentimenti più profondi, tuttavia, questa notizia della necessità personale di recarsi a pregare Dio, mi fa pensare come il desiderio di ritrovare la propria anima in serenità e attraverso la preghiera, si scosti molto dal personaggio costruito ad arte per scopi di immagine che è frutto di iperbolici introiti economici maturati attraverso il marketing e la pubblicità. E così, oltre il conclamato campione di calcio vincitore di trofei, Champions e tutto quanto il più grande calciatore al mondo possa vincere, c’è l’uomo, c’è la sua anima, c’è la sua fragilità. Un campione che appare spesso antipatico per il suo atteggiamento in campo, spocchioso dopo avere fatto uno dei suoi tanti gol, prepotente nel suo recitare la parte del leader di squadra. E invece si scopre che è il suo modo d’essere,&nbsp;di concepire la sua professione con serietà. Così negli allenamenti, così in partita. CR7 è questo; forza fisica che ha bisogno di ritrovarsi lontano dagli stadi, nel silenzio mistico della “sua” Gran Madre di Dio a riflettere, a pregare accanto alla sua Georgina. La sua ricchezza economica in questi momenti non lo distingue da altre persone magari povere, da altri esseri umani che come lui si rivolgono a Dio per pregare e ritrovarsi. Sono momenti personali che comunque danno modo di riflettere su ciò che siamo quando ci sentiamo pronti a giudicare. Ma chi siamo noi per poterlo fare?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-chiesa-gran-madre-di-dio-di-torino.jpgSiNla-vera-faccia-di-cristiano-ronaldo-1013522.htmSi100451001,02,03030127
1881013520NewsEditorialeParatici, Marotta e il gioco delle parti20190219184718La commedia del pallone e il teatrino mediatico che sa di farsa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juventus e Inter, amici mai. A sentire le dichiarazioni che sono rimbalzate tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> a proposito di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b>, ci viene da pensare come l’eterno duello tra Juventus e Inter si rinnovi in ogni occasione e generazione, quasi a volere consolidare nel tempo certi scheletri mai chiusi nell’armadio, che sono sempre l’emblema di acerrimi sentimenti di aspro antagonismo e odio sportivo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Adesso Icardi è un giocatore dell’Inter”</b> - dice Il dirigente bianconero Paratici – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“in febbraio abbiamo delle partite molto importanti da preparare. Sono domande che ritorneranno di attualità, o no, soltanto a giugno”.</b> E così l’Ad dell’Inter Beppe Marotta, viste le dichiarazioni di Fabio Paratici, risponde per le rime: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quella</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Paratici è un’affermazione fuori luogo. Se lui dice che vedrà a giugno per Icardi, lo stesso</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">posso dire io per Dybala”.</b> Un teatrino mediatico che si dà in pasto all’opinione pubblica per incrementare il fermento già esistente sulla questione del rinnovo del contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mauro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi </b>tramite la moglie - agente<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Wanda</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nara</b>. In tutta questa storia sembra quasi che ci sia un’inversione di tendenza nel gestire certe strategie aziendali che riguardano il calcio. Alla completa riservatezza di idee e possibili avvenimenti di mercato che fino a poco tempo fa si ritenevano destinate a pochi intimi, adesso si tende a dire tutto attraverso i social, quasi fosse un gioco, un affronto da volere fare all’odiato nemico per renderlo ancora più vulnerabile di quanto in effetti sia. Ma la vicenda <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici – Marotta</b>, a parer nostro assume i contorni farseschi di una commedia del pallone iniziata ad personam tra i vertici della Juventus e Beppe Marotta che, come tutti sanno, è stato volutamente estromesso a ottobre scorso dal Consiglio di Amministrazione della Vecchia Signora. E’ naturale che dopo il passaggio dalla Juventus ad alto dirigente dell’Inter, da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta </b>ci sia più di un’occasione per divulgare diatribe mediatiche che si protrarranno ancora per chissà quanto. Ma ciò che si perde di vista a parer nostro, è la responsabilità delle parti nel non mettere in primo piano certe possibili scintille che potrebbero provocare disordini tra le opposte tifoserie, le quali sono già ammantate da antipatie insanabili fin dalla notte dei tempi. E neanche le apparenti forme ipocrite di abbracci e strette di mano televisive tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se è andato all’Inter vuol dire che non è un vero juventino”,</b> possono in qualche modo mitigare un rancore di base che, purtroppo, va a intaccare le due tifoserie. Ecco, secondo noi si dovrebbe fare molta attenzione ai toni di certe dichiarazioni atte più a colpire la persona, piuttosto che le vere e proprie strategie aziendali. Si ritorni a produrre nella riservatezza anche ciò che ormai il calcio non fa più indignare, ovvero il passaggio di un giocatore da una società storicamente nemica all’altra. Sì, perché certe trattative magari non ultimate ma anche solo contattate, possono fomentare ancor più attrito tra le rispettive fazioni di tifosi. Non si tiri troppo la corda. E se ci sono certe ruggini personali da risolvere tra dirigenti, non si approfitti del polverone creato da situazioni di calcio come la vicenda Inter – Wanda Nara – Icardi, per fare emergere idee e contatti che devono restare a far parte di strategie aziendali e basta. Non si fomenti inconsciamente l’eterna antipatia che arde già da sempre tra Juve e Inter. Dirigenti e giocatori passano, mentre le<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>società di calcio rimangono con la loro eterna storia. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNparatici-marotta-e-il-gioco-delle-parti-1013520.htmSi100451001,02,03030132
1891013514NewsEditorialeBuon Compleanno Cristiano20190205185333Il mondo juventino fa gli auguri al suo campione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>34? A vederlo come sta fisicamente e mentalmente si potrebbe dire, 24? 28? O forse 30 anni? Boh, non sappiamo. E’ molto difficile credere alla sua carta d’identità, ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> è nato il 5 febbraio del 1985 in Portogallo e, se la matematica non è un’opinione, possiamo dire che CR7 oggi festeggia il suo 34mo compleanno. E anche se in questo periodo alla Juve si tende ad essere un po’ preoccupati per i tanti infortuni e l’andamento non molto fluido della squadra, lui, il Ronaldo dal numero 7 sulla maglia bianconera si è presentato agli allenamenti della Continassa come sempre pimpante, volitivo, deciso a portare avanti la sua leadership nell’ambito della Vecchia Signora. Compleanno o no, lui prende sempre tutto seriamente, con la convinzione di essere voluto venire a Torino, sponda Juve, per vincere ancora una volta la Champions League, così come ha fatto nelle sue precedenti esperienze fatte al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">United </b>e al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b>. E allora vuole trascinare tutti con la sua forza fisica, ma soprattutto mentale, di chi non si risparmia mai anche se non è visto da nessuno. Lui sa che alla fine il lavoro paga sempre gli sforzi compiuti. E’ la sua convinzione, il suo mantra che non l’ha mai tradito. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> è questo, antipatico, presuntuoso, pieno di sé e persino testardo, ma con la garanzia di essere un vero professionista del pallone che non si sente mai arrivato, che vuole continuare a mettersi alla prova e vedere fino dove, fino quando continuare a rappresentare la differenza, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>l’esempio da imitare. E’ il vero capitano senza esserlo di fatto. In campo lo vediamo incoraggiare i compagni ad andare avanti, a pressare, a non arretrare troppo il baricentro, anche se lui è sempre preda di marcature strettissime e asfissianti da parte di uno, due e talora anche tre avversari. Questo è il campione che ha acquistato la Juve a suon di milioni di euro, che ha voluto Andrea Agnelli per dare anche alla squadra quella carica di adrenalina e di professionalità che solo CR7 poteva dare. Sì, oggi è il suo compleanno, ma fino alle 17,05 Ronaldo è uscito dalla Continassa dopo tre ore di allenamento in preparazione della partita di domenica prossima contro il Sassuolo. Stasera si vedrà se festeggiare assieme ai suoi compagni di squadra o solo con i suoi affetti più cari. Non sappiamo, farà lui come sempre. E intanto non gli sfugge il pensiero che domani è un altro giorno. Stesso luogo, stesso allenamento, stesso pensiero nel volere superare assieme ai suoi compagni questo momento difficile per la sua Juve. Sassuolo, Frosinone e Atletico Madrid, il vero problema non parte da loro, ma dalla Juve stessa che deve risolvere ciò che si è inceppato. E CR7 è pronto a fare la sua parte. Come sempre. Lo direste che oggi ha compiuto 34 anni?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Area Continassafl0711fl0711cr7.jpgSiNbuon-compleanno-cristiano-1013514.htmSi100451001,02,03030145
1901013508NewsEditorialeI 100 anni di Valentino Mazzola20190125161915Allo Stadio Filadelfia di Torino, il 26 gennaio 2019 ci sarà un grande evento dedicato a Capitan Mazzola.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La storia. E’ come un diamante pregevolmente incastonato in un anello d’oro, un tesoro d’incommensurabile valore che accuratamente è conservato nello scrigno del calcio italiano. E’ la straordinaria storia del Torino calcio – oggi F.C. – raccontata attraverso una letteratura granata che per la sua vastità, crediamo si ponga tra le prime in Italia. Emblema di cotanto passato che si rapporta spesso con il destino della vita, è senza dubbio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>. Il capitano del Grande Torino, il calciatore principe, l’uomo simbolo del calcio di tutti i tempi, che il 26 gennaio 2019 compirà 100 anni dalla sua nascita. Un talento calcistico che attraverso le vittorie conquistate con quella formidabile squadra capace di compattarsi all’unisono attorno al suo capitano, decretò anche quel destino funesto che dopo la tragedia di Superga si è quasi incarnato nel proseguire la strada di un Torino sempre in lotta con l’ineluttabilità della vita. Un fato che s’interseca tra lutti, tragedie e incapacità agonistiche di non vincere negli anni più nulla, tranne la parentesi di quell’ultimo scudetto conquistato dal Torino nell’ormai lontano campionato 1975- ’76. Un vero e proprio destino che è anche il marchio di un Toro che si fregia giustamente di avere tanto cuore e grande orgoglio. L’orgoglio di avere vinto sette titoli italiani, di possedere una storia unica come i personaggi che hanno indossato questa maglia granata. Valentino Mazzola resta ancora oggi, a cento anni dalla sua nascita, l’uomo e il calciatore più rappresentativo del Torino. E non è un caso che per onorare la memoria di questo immenso campione, il Torino F. C. ha organizzato una giornata ricca di eventi. Oltre al triangolare riservato alla categoria 2008 tra le rappresentative di Torino, Inter e Venezia, sarà presentato ufficialmente il francobollo emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico e distribuito dalle Poste Italiane, dedicato a Valentino Mazzola. A seguire si potrà assistere all’annullo figurato da parte dei dirigenti del Torino F. C. e di Poste Italiane. Il francobollo, inserito nella serie tematica “Lo Sport” e stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. raffigura il ritratto del capitano del Grande Torino in primo piano sulla sagoma di un Toro in posizione rampante. A completamento del francobollo, sono ben visibili le date “1919 – 1949” la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”; il bozzettista è Fabio Abbati. Insomma, una giornata che sa di storia, di ricordi, di cuore e di emozioni. Una giornata dedicata a Capitan Mazzola in quel tempio del calcio che ancora oggi si chiama “Stadio Filadelfia”, in cui sembra quasi di intravvedere le sagome degli Invincibili giocatori del Grande Torino i quali all’alzar le maniche del loro capitano, attaccavano e vincevano sempre sui malcapitati avversari, consapevoli della forza d’urto granata. E’ la storia del Torino F.C. che appassiona, che rende orgogliosi i suoi tifosi nonostante l’amarezza di un destino privo di conquiste sportive, dopo il Grande Torino e quell’ultimo scudetto del ’76. E’ come se si fosse inceppato qualcosa in un percorso sempre irto di ostacoli. Ma il Toro e il popolo granata sono forti del loro grande passato, nella speranza che prima o poi cambi quel vento che ormai da troppo tempo spira in modo avverso. E non importa, perché gli eventi non potranno cambiare mai la grande storia del Torino, di Valentino Mazzola e dei suoi cento anni. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711i-100-anni-di-valentino-mazzola.jpgSiNi-100-anni-di-valentino-mazzola-1013508.htmSi100451001,02,03030152
1911013499NewsEditorialeUn encomio al grande gesto di umanità del Torino F.C.20181211190000Un esemplare segnale di sportività calcistica.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è sterile buonismo il nostro, nel volere esaltare i buoni sentimenti attraverso l’ausilio della retorica. E non è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>neppure voglia di sperticare fatti che toccano il cuore e che attraverso il calcio decuplicano la cassa di risonanza. E’ semplicemente fare un servizio di informazione che, vivaddio, una volta tanto ci riconcilia con un pallone che pur con tutte le sue contraddizioni, resta un grande mezzo di aggregazione e comunicazione sociale. Il nostro riferimento specifico va a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Catanese</b>, un quattordicenne di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caccamo in provincia di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Palermo,</b> il quale sta lottando contro una grave malattia che ne sta invadendo l’adolescenza. Ricoverato nel reparto di oncologia pediatrica dell’Ospedale Civico di Palermo, Francesco si distrae attraverso il calcio e la passione per la sua Juventus, di cui è grande tifoso. Ebbene, conosciuta questa particolare storia che&nbsp;tocca l'animo umano, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toro Club Sicilia Granata</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Antonino Asta”</b> si è subito attivato presso la società <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino F.C.</b> nella persona del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Direttore Operativo Alberto Barile</b>, il quale ha subito acconsentito ad esaudire la richiesta di Francesco, che sogna di scendere in campo mano nella mano con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> prima del derby di sabato 15 dicembre. E, come se non bastasse, Francesco potrà assistere al riscaldamento che i suoi idoli della Juventus effettueranno prima della partita. Una storia bellissima, un sogno che si avvera per Francesco in una partita che non è mai come le altre e che mette da parte ogni rivalità sportiva. E’ l’esempio di un calcio che unisce nei suoi valori sportivi e umani, mentre tiene giustamente conto dell’antagonismo che deve semplicemente limitarsi a fatti legati al gioco e alla passione verso i propri colori. E’ un segnale importante che, grazie a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco, al Toro Club Sicilia Granata “Antonino Asta”</b> e, soprattutto, ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alberto Barile</b> che rappresenta la società granata, vuole far riflettere sull’importanza di assistere alla stracittadina torinese rispettando i limiti sportivi.&nbsp;Per questo motivo non possiamo fare altro che complimentarci pubblicamente con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino F.C.</b> per un gesto apparentemente piccolo, ma assolutamente grande nella sua sostanza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNun-encomio-al-grande-gesto-di-umanita-del-torino-f.c-1013499.htmSi100451001,02,03030275
1921013498NewsEditorialePietro Anastasi svela il suo delicato momento di vita20181209164344L`ex campione della Juventus e della Nazionale, racconta la sua lotta contro il tumore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ sempre la solita storia. Il tempo che passa inesorabile, i ricordi che si fanno sempre più vividi e forti, la malinconia nello sfogliare le fotografie ingiallite e il rapporto con un presente che non è sempre foriero di allegria. E’ la vita che ti fa pensare come ognuno di noi abbia la sua strada da percorrere, la sua storia da raccontare, il suo vissuto che non è mai uguale ad altri. Sì, perché un certo destino assegnato da chissà chi lo viviamo in maniera diversa e in situazioni diverse, forse perché diversi siamo nell’intimo del nostro essere nel saperlo affrontare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi,</b> il bomber della Juventus di mezzo secolo fa che appena arrivato dal Varese nell’anno 1968/’69 realizzò 9 gol in 13 gare, oggi si è aperto pubblicamente nel dire che sta lottando contro il tumore che lo ha colpito. Classe 1948, catanese di nascita e varesino di adozione, Pietro non è mai stato particolarmente avvezzo alla pubblicità personale e ai clamori mediatici, neanche quando giocava a calcio e rappresentava il sogno inarrivabile di tanti giovani di allora, proprio come il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> di oggi. Basti pensare che tantissimi campioni del passato remoto e anche presente, hanno voluto scrivere il libro della loro vita calcistica fatta di aneddoti e storie personali che ne esaltano le emozioni irripetibili del proprio vissuto. Ma lui no, a lui non è mai interessato. Ricordo di avergli fatto questa precisa domanda qualche anno fa, in cui veniva spontaneo offrire ai suoi tifosi di un tempo la sua vita rivisitata in un libro. Ma la risposta è stata sempre la stessa, quasi a non volere raccontare cose che oltre la sua vita pubblica devono appartenere solo alla sua privacy personale. Ebbene, oggi, a distanza di tempo, leggo che ha deciso di rendere pubblica la sua lotta personale: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho scoperto di avere un tumore, ma non voglio arrendermi. Sto lottando giorno dopo giorno per sconfiggerlo. Adesso sto un po’ meglio. Ormai c’è e sto imparando a conviverci”. </b>E’ la legittima voglia di non sentirsi soli, di aprirsi e creare una relazione con gli altri, i suoi fan di sempre e anche con coloro i quali professano un’altra passione calcistica <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>fatta di altri colori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b> come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianluca Vialli,</b> storie di vita che si intersecano a un vissuto di grande calcio professionistico e privato che sanno di uomo, che sanno di persona che percorre la strada che il destino ha loro assegnato. Ma la cosa bella che nasce in ognuno di noi che viviamo tali esperienze umane di persone legate al grande sport, è proprio l’esempio e l’ammirazione per così tanto coraggio nell’alzare la testa e affrontare il male con determinazione. Un fatto che ci fa pensare, che ci insegna tante cose e ci rende partecipi nel dare forza e coraggio nell’affrontare un quotidiano non più fatto di luci della ribalta calcistica, ma di quel qualcosa che si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">VITA VERA</b>, dando un senso a ciò che oggi è ancor più importante di quel passato fatto di lustrini, di notorietà e di tanti “amici” o presunti tali. Sì, perché è proprio in questi momenti che il grande ex calciatore ha più bisogno degli altri, dell’affetto e della pacca sulle spalle che vuol dire tanto, tutto. E’ un po’ come fare metaforicamente un gol, uno di quelli che sapeva fare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b> quando lo vedevamo sfrecciare tra le difese avversarie come fosse un furetto. Stessa astuzia, stessa forza fisica, stesso scatto improvviso che disorientava lo stopper; quell’antica figura di difesa che era determinante quando il calcio si intendeva in altro modo. Personalmente, e non solo da oggi, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>mi sento molto vicino a Pietro e lo esorto a continuare a vivere questo suo delicato momento di vita con la stessa forza, con la stessa determinazione di quando dava calci a quel “pallone” che gli ha dato tanto e che oggi rappresenta il nemico da sconfiggere. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b> e il gol che è tutto. Ma questa volta siamo noi a passarti la palla che sa di coraggio alla vita. Al resto pensaci tu, che di gol te ne intendi da sempre.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pietro-anastasi-foto.jpgSiNpietro-anastasi-svela-il-suo-delicato-momento-di-vita-1013498.htmSi100451001,02,03030283
1931013497NewsEditorialeGigi Radice, un grande che se ne va20181207191445Il mondo granata perde un altro dei suoi personaggi più importanti della sua storia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Aveva 83 anni ed era ammalato di Alzheimer da parecchio tempo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b> è stato l’ultimo allenatore che è riuscito a portare lo scudetto del dopo Superga al Torino, in quel 1976 che proclamò campione d’Italia quella magnifica squadra capitanata dal poeta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Sala</b>. Il mondo granata ancora oggi rimpiange quel periodo storico in cui il tecnico Gigi Radice seppe dare un’impronta innovativa di calcio con marcature a zona, pressing alto e gioco che si imperniava molto sulle scorribande di quei terzini che oggi siamo abituati a chiamare “esterni di fascia”. Gigi Radice era un duro, uno di quegli allenatori che già allora pretendeva dai suoi giocatori il massimo impegno per ottenere grandi risultati. La città di Torino e il Toro gli erano rimasti nel cuore anche a fine carriera, allorquando in quell’ormai lontano fine ’90 sedette per l’ultima volta sulla panchina del Monza. Gigi Radice muore in questo 2018 che sembra abbia fatto razzia di personaggi illustri del mondo granata. Prima <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mondonico</b>, poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gustavo Giagnoni</b> e adesso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b>, tecnici che hanno scritto una parte di storia importante del Toro, dimostrando di avere incarnato l’essenza di un’anima calcistica che se non la vivi in prima persona, difficilmente la puoi spiegare ad altri. E’ la storia delle grandi figure del nostro tempo, che quando vengono a mancare lasciano un vuoto umano difficilmente colmabile. Esattamente come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b>, l’uomo che rivoluzionò il calcio italiano con il suo Toro e i suoi campioni del ’76. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Sala</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolino Pulici,</b> da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Graziani</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Castellini, Salvadori</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Patrizio Sala</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renato Zaccarelli</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nello Santin</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caporale,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mozzini,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eraldo Pecci</b>, all’allenatore in seconda <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio Ferrini</b> e a quell’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Orfeo Pianelli</b> presidente di un sogno diventato realtà. Immagini romantiche, fotografie ingiallite dal tempo e momenti di un vissuto granata che emozionano ancora oggi. Sempre. Onore a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b>. Onore all’uomo e al tecnico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-gigi-radice.jpgSiNgigi-radice-un-grande-che-se-ne-va-1013497.htmSi100451001,02,03030237
1941013495NewsEditorialeVialli, “Ho avuto un cancro, adesso sto bene ma non so come finirà la partita”20181126154733Le rivelazione dell`ex bomber della Nazionale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“L’importante non è vincere; è pensare in modo vincente. Sì, perché la vita è fatta per il 10 per cento di ciò che ci succede e per il 90 per cento di come lo affrontiamo. Spero che la mia storia possa aiutare gli altri ad affrontare nel modo giusto quel che accade”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Sono parole di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianluca Vialli</b> che danno il senso della sua attuale condizione umana così ricca di riflessioni, dopo avere lottato contro il cancro. L’ex campione della Sampdoria, della Juventus e della Nazionale si è raccontato al Corriere della Sera spiegando per la prima volta di aver dovuto affrontare un tumore. Coraggio di un bomber che è sempre stato modello di forza fisica ed interiore. La solidarietà del mondo dei social è trasversale e non importa se fai il tifo per la Sampdoria, per la Juventus o per qualsiasi altra squadra, perché quanto ha rivelato Vialli ha commosso tutti facendo riflettere sul valore della vita e della sua primaria importanza che, di fatto e non a parole, riconosciamo soltanto quando si è toccato il fondo. Dopo l’operazione sono seguiti mesi di chemio e radioterapia e adesso che ha pareggiato i conti, Vialli ha avuto bisogno di sfogarsi, di raccontare la sua battaglia contro il cancro. E’ come mettere la palla al centro, ripartire, fare un gol e continuare a combattere con la caparbietà e la stessa forza di quando entrava nell’area di rigore per superare l’ostacolo rappresentato dagli avversari. Sì, perché come lui oggi dice, la partita non è ancora conclusa e bisogna mettere al sicuro il risultato finale. E’ la partita della vita, la più importante che il bomber abbia giocato in carriera. E non è un caso che Gianluca Vialli abbia scritto un libro dal titolo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Goals. 98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili”</b>. La novantanovesima storia è la sua, quella che finora nessuno conosceva, quella che si riferisce alla sua malattia e alla battaglia contro il cancro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ne avrei fatto volentieri a meno, ma non è stato possibile.” dice Vialli “E allora l’ho considerata semplicemente una fase della mia vita che andava vissuta con coraggio e dalla quale imparare qualcosa. Sapevo che era duro e difficile doverlo dire agli altri, alla mia famiglia. Non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene: i miei genitori, i miei fratelli e mia sorella, mia moglie Cathryn, le nostre bambine Olivia e Sofia. E ti prende come un senso di vergogna, come se quel che ti è successo fosse colpa tua. Giravo con un maglione sotto la camicia, perché gli altri non si accorgessero di nulla, per essere ancora il Vialli che conoscevano. Poi ho deciso di raccontare la mia storia e metterla nel libro”. </b>Una storia di vita che ci fa riflettere come l’ineluttabile non precluda che tutto sia impossibile. Sembra un controsenso, ma Gianluca Vialli ci invita a pensare in modo vincente. Sì, perché l’importante non è vincere……!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-gianluca-vialli.jpgSiNvialli-ho-avuto-un-cancro-adesso-sto-bene-ma-non-so-come-finira-la-partita-1013495.htmSi100451001,02,03030251
1951013494NewsEditorialeMazzarri fermato in allenamento da un malore20181125121735I nostri auguri di pronta guarigione al tecnico granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ successo venerdì scorso quasi al termine dell’allenamento del Torino in preparazione della partita di campionato a Cagliari. Il tecnico di San Vincenzo ha accusato un lieve malore e, per questa ragione, i medici hanno deciso di sospendere momentaneamente la sua attività per fare dei controlli clinici. Questa è la nota ufficiale diffusa dal Torino F.C. “Il Torino Football Club comunica che l’allenatore Walter Mazzarri ieri ha avvertito un malore di breve durata, dal quale si è prontamente ripreso. La società e lo staff medico hanno deciso, a scopo prudenziale, di svolgere ulteriori approfondimenti. Per questa ragione il tecnico dovrà sospendere temporaneamente l’attività sportiva fino al completamento degli esami”. A Cagliari, dunque, sulla panchina del Torino siederà Frustalupi, il tecnico in seconda dei granata. Già sei anni fa quando era alla guida del Napoli, Walter Mazzarri aveva avuto problemi di salute e dopo quest’altro campanello d’allarme è giusto andare a fondo. Ad oggi, secondo quanto filtra da notizie molto rispettose della privacy di Mazzarri, non sembrerebbe nulla di grave, tuttavia, nell’immediato è previsto un assoluto riposo. Intanto il mondo granata e del calcio in genere, si è mobilitato ad augurare al tecnico del Toro una pronta guarigione. Tra questi, Max Allegri e Insigne hanno rivolto parole di incoraggiamento. E anche noi che facciamo parte della redazione de il calcio 24. com, desideriamo associarci agli auguri di pronta guarigione. Forza Walter, ti aspettiamo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNmazzarri-fermato-in-allenamento-da-un-malore-1013494.htmSi100451001,02,03030231
1961013489NewsEditorialeBuon compleanno Paulo20181115190922Dybala compie 25 anni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oggi 15 novembre 2018 <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> compie 25 anni, essendo nato a Laguna Larga (Argentina) nel 1993. Si può dire tutto di lui, campione dalla faccia pulita che manifesta sul campo la sua gioia, ma anche i momenti no che attraversano gran parte dei calciatori. Sì, perché dentro quella maglia c’è un uomo ricco, famoso, fortunato, ma c’è anche una persona&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>consapevole che oltre il talento