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11013784NewsEditoriale2021052409:36<p>Ultimato l'ultimo turno di campionato con la qualificazione in Champions di Milan e Juventus, si apre l'inizio del progetto riguardante i club di Serie A per il nuovo anno 2021'22. Una nuova stagione calcistica che si prepara all'insegna dell'arrivo di Jos&#232; Mourinho quale nuovo allenatore della Roma, mentre c'&#232; tutta una serie di coach che costituiscono il balletto delle panchine. E mentre Ringhio Gattuso &#232; stato liquidato con uno squallido twitter dal presidente Aurelio De Laurentiis, per il resto ascoltiamo soltanto voci all'orizzonte, con le relative conferme e smentite tipiche di questo periodo di cambiamenti che si protrarr&#224; fino a settembre prossimo. Dunque, altro giro - altra corsa. Il pallone inizia a girare vorticosamente tra i sogni dei suoi tifosi i quali, tra l'altro, riassaporano il gusto di un ritorno allo stadio anche se sar&#224; ancora contingentato.E allora oggi, in virt&#249; di quanto detto sin qui, proviamo a cominciare con l'analisi del pallone della citt&#224; della Mole con le eventuali nuove idee e progetti relativi a Juventus e Torino.</p><p>Juventus - Potremmo dire che tutto &#232; bene ci&#242; che finisce bene. Adesso il popolo bianconero esulta dopo la paura, mentre Andrea Pirlo pone l'accento su due trofei conquistati in questa stagione e la speranza di essere riconfermato alla guida tecnica della Juventus per l'anno 2021'22. Tuttavia, non ci si pu&#242; nascondere dietro i marchiani errori commessi dalla societ&#224; bianconera che si &#232; trascinata un campionato da dimenticare sotto l'aspetto tecnico e non solo. In tanti articoli pubblicati su questo giornale abbiamo pi&#249; volte definito fallimentare il campionato di una Juventus irriconoscibile anche sotto l'aspetto della mentalit&#224; vincente che &#232; stata trascinata nel baratro della mancanza di gioco, di reattivit&#224; e di quel furore agonistico che si &#232; perso per strada. La Juve di Pirlo ha deluso, diciamocelo in tutta franchezza e anche con i meriti dei due trofei vinti. S&#236;, ha deluso come spesso all'inizio si era temuto, proprio per una panchina cos&#236; pesante per un neofita come Andrea Pirlo, il quale era stato prima destinato sulla panchina dell'Under 23 e dopo una settimana &#232; stato ufficializzato dal presidente Agnelli, come l'allenatore della Prima Squadra. Tutti i media ci siamo guardati in faccia quasi increduli di quanto alla Juventus, che si presentava con 9 scudetti vinti di seguito, stesse succedendo e come questa incredibile scommessa di Agnelli avesse una sua logica razionale in virt&#249; di un campionato da difendere e, soprattutto, di una Champions da affrontare per l'ennesima volta con il sogno di vincerla. E non ci siamo sbagliati, perch&#232; con il senno di poi, la Juventus ha fallito i suoi obiettivi pi&#249; importanti, arrivando ad acciuffare la partecipazione alla Champions targata 201'22 soltanto all'ultimo respiro e per il rotto della cuffia. No, tutto ci&#242; non &#232; da Juventus, una societ&#224; che si presenter&#224; ai nastri di partenza della nuova stagione agonistica con gravi problemi economici, mentre c'&#232; ancora da chiarire il rapporto - Uefa Ceferin - Juventus Agnelli -. Vedremo cosa accadr&#224;, per intanto sul fronte squadra, si susseguono le voci della partenza di Cristiano Ronaldo che si aggiunge all'addio gi&#224; ufficializzato di Buffon. Per il resto si attende l'arrivo di Zinedine Zidane, anche se la candidatura di Max Allegri &#232; sempre molto forte, visto il rapporto di amicizia che c'&#232; da sempre tra Andrea Agnelli e l'allenatore livornese, Vedremo, certo &#232; che alla Juve c'&#232; bisogno di un cambiamento che noi vediamo anche nei ruoli dirigenziali della societ&#224;. C'&#232; chi rimpiange ancora Marotta, mentre Paratici sembra non averlo sostituito degnamente, almeno per quanto riguarda una campagna acquisti ritenuta sbagliata sotto l'aspetto tecnico di un centrocampo carico di doppioni e al contempo di poca qualit&#224;. Anche in questo vedremo gli sviluppi della societ&#224; Juventus.</p><p>Torino -</p>fl0711fl0711SIncalcio-1013784.htmSI0101025n
21013783NewsEditorialeAll`Allianz Stadium torna la Partita del Cuore2021052116:20I campioni dello sport, dello spettacolo e della cultura, si uniscono per giocare la partita contro il cancro. <p>Insieme per sconfiggere il cancro. E' il motto di quella squadra del cuore che da sempre si &#232; occupata della raccolta fondi per la ricerca scientifica. Una bellissima iniziativa che per anni ha coinvolto attraverso il pallone tanti personaggi illustri del mondo dello sport e dello spettacolo che attraverso l'unione d'intenti hanno saputo portare avanti un progetto che anno dopo anno ha dato significativi risultati di crescita. Marted&#236; 25 maggio con la diretta TV su Canale 5 torneranno in campo i Campioni per la Ricerca, la squadra della fondazione piemontese per la ricerca sul campo, nata nel 2013 per sostenere le attivit&#224; di ricerca e cura <strong>dell'Istituto di Candiolo IRCCS</strong>.Per il <strong>Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Gianmarco Sala - figlio di Claudio, il «Poeta del gol» capitano dell'ultimo scudetto del Torino - «La trentesima edizione della Partita del Cuore vedr&#224; ancora una volta la partecipazione significativa di esponenti del mondo dello sport, dello spettacolo, della cultura e dell'imprenditoria, che si sfideranno per una grande causa: sostenere la ricerca sul campo. Pur senza la tradizionale cornice di pubblico, che nelle ultime edizioni ha sempre fatto registrare il tutto esaurito all'Allianz Stadium di Torino, sar&#224; una serata speciale dedicata alla nostra Fondazione che proprio nel 2021 compie 35 anni. Siamo sicuri che non mancheranno l'affetto e il sostegno delle persone, che in questi trentacinque anni hanno consentito la nascita e lo sviluppo dell'Istituto di Candiolo IRCCS». Componendo il numero solidale 45527 si possono donare 2 euro per ciascun sms inviato dal cellulare e chiamando con lo stesso numero dalla rete fissa si possono invece donare 5 o 10 euro.</strong> I campioni che parteciperanno alla serata saranno tra gli altri: <strong>John Elkann Andrea Agnelli, Neri Marcor&#232;, Pavel Nedved, i piloti della Ferrari Lecrerce Sainz, Shade, Antonio Giovinazzi, Gigi Buffon, Andrea Pirlo, Davide Cassani</strong> e tanti altri ancora. <strong>Jeep, Intesa San Paolo e Grimaldi Lines</strong> saranno i partners vicini alla Fondazione; grazie a loro, nonostante l'assenza del pubblico, si potranno destinare importanti risorse per la cura e la ricerca sul cancro dell'Istituto di Candiolo. La Fondazione Onlus sulla ricerca sul cancro &#232; stata istituita nel 1986 per offrire un contributo significativo alla sconfitta del cancro attraverso la realizzazione in Piemonte di un centro oncologico, l'Istituto di Candiolo (TO) capace di coniugare la Ricerca Scientifica con la pratica clinica e di mettere a disposizione dei pazienti le migliori risorse umane e tecnologiche. Dunque, marted&#236; 25 maggio sar&#224; un'occasione in pi&#249; per dare forza a questa nobile causa, mentre il pallone calciato da illustri personaggi che stuzzicano la curiosit&#224; di tutti noi, si render&#224; partecipe nell'unire divertimento e impegno sociale.</p><p>Salvino Cavallaro </p>Torinofl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSIncalcio-1013783.htmSI0101073n
31013780NewsEditorialeDal dito medio allo scudetto2021051513:49Conte e Agnelli, amici mai!<p>Sembra ieri che <strong>Antonio Conte</strong> ha alzato il dito medio all'indirizzo di <strong>Andrea Agnelli,</strong> il quale ha replicato con un chiaro e netto :<strong>«Mettitelo nel c.....».</strong> Storie di volgarit&#224;, di inaccettabile maleducazione che vorremmo non vedere mai soprattutto da chi ti aspetti maggiore attenzione nella cura dell'esempio e dell'immagine. E invece entrambi sono caduti in basso, molto in basso per quella scurrilit&#224; che si evince anche dalla gestualit&#224; che &#232; il linguaggio del corpo. Ebbene, da quella infelice volta l'allenatore dell'Inter ingran&#242; la marcia con la sua squadra, fino a raggiungere un meritato scudetto. Non altrettanto ha fatto l'Andrea bianconero che attraverso la sua Juventus allenata dal suo pupillo Pirlo, sta lottando per qualificarsi alla Champions del prossimo anno, con quella macchia pesante e indelebile che si chiama Superlega. Storie che nascono da antiche ruggini in cui le fraterne promesse di amicizia sono state tradite, aumentando fino all'eccesso quell'odio sportivo gi&#224; esistente tra Juventus e Inter. Tra queste due squadre non &#232; mai stata una partita come le altre - non lo sar&#224; mai - e forse per questo &#232; anche il motivo di giocare questo derby d'Italia che produce sempre la forza di non perdere mai, neanche quando si giocano match amichevoli - si fa per dire -. Gi&#224;, si fa per dire, perch&#232; tra queste due squadre di amichevole non c'&#232; stato e n&#232; mai ci sar&#224; nulla capace di sintetizzare un calcio di rilassante spettacolo calcistico. Il match di oggi vede l'Inter gi&#224; forte dello scudetto strappato con merito alla Juventus, plurivincitrice del tricolore per nove anni di seguito. La situazione si &#232; ribaltata, adesso &#232; l'Inter di Conte a farla da padrona, sovvertendo l'egemonia bianconera durata per molto tempo. Una sorta di rivincita tra le due societ&#224; che verte anche sulla rivalsa personale di Conte e Marotta, i quali si sono tolti quei fastidiosi sassolini dalle scarpe che provocavano disturbo. Ma oggi &#232; la Juve a dovere fare la partita, per non perdere il pulmann che potrebbe significare zona Champions e quegli introiti economici che la societ&#224; di Andrea Agnelli quest'anno ha perso per strada. Ma c'&#232; poi quel viscerale orgoglio che si associa sempre a questo derby d'Italia che, come dicevamo pocanzi, non ammette di perdere a nessuna delle due contendenti. E poi, non ultimo, c'&#232; da <strong>«vendicare»</strong> quell'increscioso episodio tra <strong>Conte e Agnelli.</strong> Due personaggi che a parer nostro hanno perso l'occasione per dimostrare la signorilit&#224; perduta. Un episodio da stigmatizzare, ma che resta significativo nel suo infinito modo di guardarsi in cagnesco.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSIncalcio-1013780.htmSI0101042n
41013777NewsEditorialeJuventus, società da rifondare2021051011:50L'opinione sulla disarmante situazione della società bianconera.<p>Riflettendo su quanto espresso dalla Juventus in questo suo annus horribilis, ci verrebbe da dire che sia stata proprio lei ad autoescludere la sua egemonia nel calcio italiano. Porre in analisi la situazione attuale di questa societ&#224;, ci fa pensare che ogni opinione in merito sarebbe come sparare sulla croce rossa. E intanto cominciamo a riflettere sull'eccessivo sbandierare di Conte e Marotta - forse anche legittimo - che si fregiano di avere tolto alla Juventus l'egemonia durata ben nove anni di scudetti vinti di seguito. Ma a questo punto lo stesso discorso potrebbero farlo tutti, a cominciare dal Milan per finire alla Fiorentina e persino al Benevento, capaci di venire a vincere all'Allianz Stadium che &#232; diventato il regno di tutti. La Juve, come dicevamo pocanzi, ha fatto harakiri a partire dalla questione Suarez, per continuare poi con la scelta di Pirlo allenatore della Prima Squadra, una campagna acquisti e vendite errata e poi la ciliegina sulla torta rappresentata da quell'indemoniata idea chiamata Superlega. Tutta una serie di inaccettabili errori che hanno sconquassato un giocattolo perfetto curato da anni e che adesso appare come qualcosa di insignificante, inutile, disamorevole agli occhi stessi della numerosissima tifoseria bianconera che per anni &#232; stata deliziata di ben altri risultati e palcoscenici. E non &#232; certo la sberla subita dal Milan di Pioli, che pur avendogli rifilato 3 gol l'ha messa quasi in disparte per la lotta Champions. No, la causa &#232; data da tutto il regredire di una squadra irriconoscibile che non ha gioco, anima, entusiasmo, attributi. Non ha pi&#249; nulla, perch&#232; non fa calcio e si trova in un mare di guai per il decadimento di una societ&#224;, la cui governance ha fallito i principi di quelle regole che da sempre hanno fatto della Juventus la prima della classe.</p><p>E' dunque un problema da analizzare a fondo per ripartire con figure diverse che possano in qualche modo rinnovare l'immagine perduta malamente. I vertici devono cominciare ad andare a casa per far posto a personaggi nuovi, capaci di proporre un progetto serio di risalita d'immagine che non sar&#224; facile acquisire nell'immediato. A decidere le sorti di Andrea Agnelli sar&#224; il cugino John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, la societ&#224; che detiene il 63,8% del capitale sociale della Juve. E la possibilit&#224; che l'attuale presidente della Juventus faccia un passo indietro &#232; pi&#249; che concreta, soprattutto in considerazione del fatto che ha rotto le relazioni con la UEFA, la FIFA e anche con i presidenti di Serie A, esponendosi al contempo contro il numero uno della UEFA Ceferin. Quali dunque sono i nomi papabili alla pi&#249; alta carica della dirigenza della Juventus? In primis c'&#232; Alessandro Nasi, cugino di Andrea Agnelli e vicepresidente di Exor. In lizza c'&#232; anche Evelina Christillin, attuale menbro del consiglio FIFA, una figura ritenuta perfetta soprattutto per la sua esperienza internazionale e per il dialogo che garantirebbe con FIFA e UEFA, con i quali i rapporti sono ai minimi storici. Non &#232; poi da escludere neanche la pista «calcistica» in cui si fa avanti anche il nome di Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus. Per quanto riguarda la panchina, ieri circolava voce di un accordo di massima con Zidane. Tuttavia, pensiamo che allo stato attuale delle cose non crediamo che tecnici e campioni di prima fascia ambiscano almeno per ora a venire alla Juventus. Vedremo cosa accadr&#224; a breve, alla chiusura di queste tre partire di Campionato (Sassuolo fuori casa, Inter in casa, Bologna fuori) e di una finale di Coppa Italia che molti vedono come il consumarsi di un'agonia che sarebbe meglio chiudere qui.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013777.htmSI0101081n
51013768NewsEditorialeCeferin, adesso basta con le minacce2021042413:43Inaccettabili ultimatum del presidente Uefa, che assieme ai club ideatori della Superlega fanno emergere uguali sentimenti di arroganza. <p>Chi mi segue da anni su queste pagine di giornale sa quanto il mio giornalismo sia sempre misurato nelle espressioni che conducono all'oggettivo pensiero di critica, facendo ricorso alla deontologia professionale e alle regole dell'informazione attendibile che resta il grande impegno per ogni giornalista. Detto questo, desidero ritornare ancora una volta sul tema riguardante la Superlega come fatto mediatico che per tre giorni ha invaso le prime pagine dei giornali e i teleschermi dei vari telegiornali, i quali hanno spostato in secondo piano le loro attenzioni sul Covid. Ebbene, alla luce di questo &#171;golpe&#187; sportivo - finanziario che si &#232; catapultato come uno tsunami mediatico, lasciando strascichi di feroci polemiche e di battibecchi velenosi di Uefa, Fifa, Lega e Figc contro le societ&#224; di calcio europee che avrebbero voluto costituire la Superlega Europea, mi viene da pensare come sempre che la verit&#224; stia a met&#224;. In tutta questa storia, infatti, non c'&#232; la parte buona e quella cattiva, non ci sono gli angeli e i demoni, esistono solo tempi e metodi sbagliati in una forma da condannare per avere fatto emergere un'idea di calcio di sola appartenenza aristocratica e unilaterare nel tentativo di salvaguardare bilanci in rosso e debiti insormontabili che la pandemia ha messo in luce senza mezzi termini. Tuttavia, se &#232; vero che tutto questo ha creato uno sconquasso mediatico di larga portata tra chi ha condannato questa iniziativa durata l'arco di 48 ore prima di ritirarsi in buon ordine con i suoi club pi&#249; rappresentativi, &#232; altres&#236; vero che il presidente della Uefa Ceferin stia esagerando con le sue pubbliche minacce indirizzate soprattutto al Real Madrid, alla Juventus e al Milan, rei di essere ancora ancorati al progetto che aveva intenzione di rivoluzionare il calcio. &#171;E' evidente che i club devono decidere se sono parte di una Superlega o sono club europei. Se vogliono essere parte, &#232; evidente che non possono giocare in Champions League&#187;, cos&#236; dichiara il massimo esponente dell'Uefa con fare sprezzante di chi vuole fare sentire la sua voce autorevole che sa di ultimatum del Potere del calcio Europeo. No, personalmente condanno certi toni arroganti perch&#232; non &#232; vero che l'Uefa e tutti gli altri organi sportivi hanno soltanto ragione, in quanto se parliamo di introiti ci accorgiamo che la stessa Uefa in qualit&#224; di organizzatrice della Champions League guadagna solo per lei una vagonata di milioni di euro che poi divide in minima parte con la vincitrice del torneo. Girando la medaglia, poi, ci si accorge che i club europei pi&#249; ricchi hanno esagerato nell'acquistare campioni di calcio, svenando i propri bilanci e pensando di investire con il giusto ritorno di interesse economico. Operazioni finanziarie che si sono rivelate un flop perch&#232; non si &#232; tenuto conto del sopraggiungere di una crisi mondiale portata dal Covid, che nessuno aveva previsto. Ecco, forse per me &#232; proprio questo il grave errore alla base di tutto. E adesso che rivoluzionare il sistema calcio che resta di tutti e non soltanto di pochi eletti, ecco che tutti i nodi vengono al pettine; tu Uefa perch&#232; senza le 12 potenze calcistiche europee non sapresti che fartene della tua Champions League, e tu Superlega che hai tentato di superare la crisi che si &#232; abbattuta sulle societ&#224; di calcio, con un'idea assolutamente impopolare. Dunque, in tutta questa storia vedo la colpa di tutto il mondo calcio che deve darsi una calmata effettiva, con l'impegno di riorganizzare tutto il sistema calcio in cui l'interesse economico non pu&#242; superare la logica delle attenzioni in cui le entrate devono sempre superare le uscite in bilancio e non viceversa. E poi ci si dia una calmata verbale. La buona educazione &#232; la base dalla quale ripartire.Tanto pi&#249; se ti chiami Florentino Perez, Andrea Agnelli o Ceferin che siete a capo del mondo calcistico europeo che reclama unione e non divisioni di parte.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSIncalcio-1013768.htmSI0101047n
61013767NewsEditorialeSuperLeague: E adesso che succederà?2021042115:08Il fallimento della SuperLeague, passata in 48 ore dalle "stelle" alle stalle.<p>Dopo il fallimento del progetto SuperLeague e dopo la clamorosa figuraccia a livello planetario che soprattutto la Juventus ha subito da questa incredibile vicenda sportiva e finanziaria, ci aspettiamo delle inevitabili reazioni da parte della UEFA, FIFA, LEGA ItALIANA e FGCI. Il tentativo di «golpe» sul sistema calcio internazionale architettato dal presidente Florentino Peres e dal vicepresidente SuperLeague Andrea Agnelli, non pu&#242; essere considerato come se nulla fosse accaduto. Sono state 48 ore tremende, in cui si sono mobilitate le nazioni europee calcisticamente pi&#249; importanti, trascinando nelle ferree polemiche anche le istituzioni politiche che hanno unanimemente condannato ogni tentativo di ribaltare un sistema calcio gi&#224; consolidato nel tempo. Cos&#236; dice Andrea Agnelli: «La SupeLeague non pu&#242; andare avanti. Dobbiamo essere franchi e onesti, no. Evidentemente non &#232; il caso, non proseguir&#224;» Gi&#224;, «dobbiamo essere franchi e onesti». E' comodo adesso scegliere la strada pi&#249; facile a posteriori del tentativo di costruire un progetto ambizioso e consapevolmente malefico di una SupeLeague riservata ai ricchi, lasciando a bocca asciutta i meno abbienti. I tifosi della Juventus sono giustamente inviperiti e non digeriscono di buon grado la clamorosa debacle e la pessima immagine di tutta la societ&#224; in tutto il mondo. Una caduta macroscopica di stile, che ha in solo 48 ore cancellato quella che nel tempo &#232; stata costruita attentamente nei riflessi comportamentali di una gestione che all'esterno &#232; sempre apparsa esemplare. Merito della casata Agnelli, dell'Avvocato Giovanni e di Umberto, il pap&#224; di Andrea, il quale non ha saputo mantenere lo stile e l'immagine di una societ&#224; sempre attenta a non apparire marcatamente arrogante nel Potere, almeno nei rapporti con l'esterno. E adesso non c'&#232; dubbio che tutto ci&#242; &#232; stato vanificato da questa grossolana perdit&#224; di focalizzare lo sport e il calcio in particolare, come mezzo accessibile a tutti, sia dal punto di vista delle ambizioni sportive che umane. Gli arrivismi economico finanziari hanno un limite oltre il quale il calcio non pu&#242; andare. E Andrea Agnelli con Florentino Peres sono andati oltre, l&#224; dove non pu&#242; esserci tolleranza. E non &#232; che i tempi non sono maturi a operazioni di questo tipo, cos&#236; come qualcuno ha voluto fare intendere fra le righe. Diciamo piuttosto che &#232; proprio nella sua scellerata scelta di discriminare attraverso infauste divisioni, che sta tutto il vero problema. S&#236;, perch&#232; il mondo ha capito che il fattore principe del calcio &#232; il sogno di arrivare a vincere, anche di chi &#232; meno forte dell'altro. E non importa se alla fine vincono le societ&#224; di calcio pi&#249; blasonate d'Europa, anche se si sono indebitate fino al collo e adesso si trovano con i bilanci in rosso, nonostante il Fair Play Finanziario glielo impedisca. Il calcio &#232; e rester&#224; dei suoi tifosi appassionati, innamorati e legati alle proprie bandiere che ne identificano la storia della squadra del cuore. In fondo, con questo clamoroso tonfo di marchiano tentativo di cambiare Uefa e Fifa in SuperLega che avrebbe voluto ribaltare tutto il sistema calcio, ha dato modo ai romantici del pallone ad avere la meglio su chi &#232; sempre pi&#249; legato al dio denaro. Adesso si proceda a dare un esempio, punendo chi ha sbagliato. Le pi&#249; alte cariche istituzionali non ci deludano. La botta &#232; stata troppo forte.</p><p>Salvino Cavallaro . .</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013767.htmSI0101040n
71013765NewsEditorialeTerremoto nel mondo del calcio: nasce la Superlega2021041917:03Superlega, un fulmine in un cielo già nebuloso<p>Con un comunicato stampa urgente, diffuso intorno alla mezzanotte del 19 aprile 2021, nasce la Superlega. Ma che cos'&#232; in realt&#224; questa Superlega e perch&#232; le varie potenze europee del calcio, hanno deciso di comune accordo di unirsi per creare un'organizzazione propria. Cerchiamo di fare chiarezza. La Superlega Europea sar&#224; una competizione che coinvolger&#224; 20 club, di cui 15 fissi composti dai cosidetti Club Fondatori e altri 5 che verranno selezionati ogni anno in base ai risultati ottenuti nella stagione precedente nei rispettivi campionati locali che con ogni probabilit&#224; comprender&#224; la Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1. Questo sembra essere il disegno degli organizzatori. Lo schema della competizione prevede due gironi da 10 squadre che si sfideranno in gare di andata e ritorno nel corso della settimana e al termine delle diciotto giornate le prime tre classificate di ogni girone si qualificheranno automaticamente ai quarti di finale. Le quarte e quinte classificate si affronteranno in una sfida di andata e ritorno per i due posti restanti e disponibili per i quarti. Quarti di finale e semifinali si giocheranno in sfide di andata e ritorno, mentre la finale consister&#224; in una partita secca che sar&#224; disputata a maggio in uno stadio neutrale. Al momento i club fondatori sono 12 - 6 provenienti dalla Premier League - Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, e Tottenham - 3 dalla Liga - Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid - e 3 dalla Serie A - Inter, Juventus e Milan. Ma nel comunicato diramato dalla Superlega emerge che altri tre Club saranno probabilmente inseriti nel gruppo dei Fondatori e cio&#232;, PSG, Bayern Monaco e Borussia Dortmund che, tuttavia, al momento non avrebbero ancora dato la propria adesione. La Uefa, dal canto suo, prima ancora che la Superlega diramasse il suo comunicato, ha minacciato di esclusione dalle Coppe Europee e dai Campionati Nazionali, tutti i Club coinvolti. Insomma un vero e proprio caos si &#232; instaurato nel mondo europeo del calcio che con questa iniziativa dei Club Fondatori della Superlega, rivoluziona un sistema che alla luce della crisi economica attuale metterebbe a riparo i Club pi&#249; ricchi rivalutando introiti persi nel corso di questi anni. Una sorta di separatismo del calcio internazionale di alto livello, che lascerebbe fuori dalla competizione i Club con patrimoni meno cospicui. Molto criticato &#232; stato il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, reo di essere stato assieme al Predidente del Real Madrid Florentino Perez, uno dei cardini dell'avvenuta nascita della Superlega. Queste le parole contro Agnelli pronunciate dal Presidente UEFA Cefim:«Non ho mai visto uno che mente cos&#236;. La Superlega &#232; uno sputo in faccia a chi ama il calcio, pronti a escludere tutti». Ricordiamo che Agnelli ha dato le sue dimissioni in fretta e furia dall'ECA - organismo dei top club europei - per non essere coinvolto in problemi di conflitti di interessi. Una cosa &#232; certa, il calcio con questa netta separazione tra ricchi - ricchissimi - e il resto dei Club, alza muri insormontabili e discriminanti di un pallone che ormai appartiene alla deriva sociale degli stati europei e mondiali. Si salvi chi pu&#242;. Il calcio sar&#224; sempre meno giocato sul campo e pi&#249; amministrato sulle scrivanie dei potenti. E' calcio questo?</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013765.htmSI0101053n
81013759NewsEditorialeLa Juve e gli errori della società2021040611:22L'analisi sul delicato momento della Juventus<p>Mentre per volere di Andrea Agnelli si profila il ritorno di Max Allegri alla Juve con il ventilato interesse di Fabio Paratici per Icardi e Kean, non possiamo che constatare la vera mancanza di programmazione e la collettiva confusione da parte delle pi&#249; alte cariche dirigenziali della Juventus. Situazioni mai viste nell'ambito della societ&#224; bianconera che da sempre vanta esemplare metodo di progettualit&#224; e di investimenti mirati per restare sempre competitivi anche in campo internazionale. Ma la Juve di quest'anno sembra avere perso la diritta via tracciata dall'antica casata Agnelli, cui il presidente Andrea fa parte non certo come prosieguo di impostazione societaria, in cui ogni cosa, a partire da suo zio Giovanni e dal pap&#224; Umberto, veniva stabilita con la massima attenzione all'immagine e allo stile, con la prerogativa essenziale di sbagliare il meno possibile nelle scelte tecniche. Era l'attenzione nell'attorniarsi di figure capaci, affidabili per curriculum e percorsi professionali di fondata seriet&#224;. Non esistevano amici, non c'erano preferenze da inserire nell'organico pi&#249; importante delle aziende calcio d'Italia, ma collaborazioni con persone giuste messe al posto giusto. Una sola debacle juventina ricordiamo in quel periodo in cui la societ&#224; bianconera decise nel 1990 di affidare la panchina a Maifredi per passare a una mentalit&#224; nuova di calcio che si chiamava «calcio a zona». L'incarico di vicepresidente esecutivo del club fu dato allora a Luca Cordero di Montezemolo, manager di riferimento alle dirette dipendendenze dell'Avv. Gianni Agnelli, Ecco, quello fu l'errore marchiano dato dal desiderio di cambiare repentinamente un calcio consolidato negli anni per vittorie, e poi sostituirlo con la modernit&#224; di un pallone che all'orizzonte appariva come spettacolo di calcio offensivo, piuttosto che l'antico modulo difensivo con connesso catenaccio. Ecco, a memoria ricordiamo questo come unico vero errore della Juventus di allora che assieme a Maifredi perse la consueta faccia di societ&#224; sicura, dove nulla era affidato al caso. E oggi che sotto la guida di Andrea Agnelli (pur dopo la conquista di nove scudetti consecutivi, cui riconosciamo apprezzamento per il lavoro fatto) da qualche anno a questa parte si &#232; inserita una sorta di fragilit&#224; nelle figure pi&#249; importanti della dirigenza. Forse tutto &#232; cominciato con la lite con Conte e poi con l'allontanamento improvviso dell'ex amministratore delegato Beppe Marotta. Ecco, secondo noi da l&#236; &#232; partita tutta una serie di situazioni che attraverso l'attrito personale hanno creato confusione e disaccordi tra i tre che sono alla guida della societ&#224; attuale della Juve: Agnelli, Nedved e Paratici. Il resto &#232; la logica conseguenza di scelte tecniche sbagliate e denari spesso buttati al vento. Questo &#232; secondo noi il vero problema della Juventus di oggi.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013759.htmSI0101056n
91013758NewsEditorialeBianconero tenebra e splendore granata2021040409:50Il pareggio di un derby che lascia molti rimpianti al Toro di mister Nicola<p>E' finito in parit&#224; il derby della Mole che si tinge di sgargiante colore granata, piuttosto che del buio bianconero. Ecco, potremmo dire che questa &#232; la sintesi di un derby cittadino che ha messo in evidenza i gravissimi problemi della societ&#224; bianconer&#224; e della squadra di Pirlo, esaltando al contempo i valori di un Toro che pur non avendo risolto i suoi problemi di classifica precaria, ha comunque dimostrato in campo di essersi ricordato del suo cuore granata. Un 2 a 2 che non risolve i problemi di entrambe le squadre ma, certamente, ne d&#224; consapevolezza del momento che le due squadre stanno vivendo . Alla doppietta di Sanabria la Juve ha risposto arrancando con aspettati segni di confusione totale, mancanza di memoria juventina che ha dato l'immagine di una squadra allo sbando, piuttosto che di una Juventus lontana dal suo «Vincere non &#232; importante ma &#232; l'unica cosa che conta». Il Toro di mister Nicola aveva annusato alla vigilia che questo avrebbe potuto essere finalmente quello buono, quello che l'avrebbe portato alla vittoria proprio per quanto sta succedendo in casa bianconera. Ed in effetti c'&#232; andato vicino a vincerlo questo derby, prova ne &#232; che i granata sono usciti dal campo con l'orgoglio di avere fatto di tutto per vincere meritatamente il match. Per come l'ha interpretato questo derby, per come l'ha giocato e per come l'ha impostato sfruttando tutte le debolezze dell'avversario che sono apparse davvero tante. Alla fine il pareggio dell'evanescente Ronaldo non ha fatto altro che salvare la faccia e forse la panchina di Pirlo, apparso sempre pi&#249; confuso che persuaso per quanto sta succedendo all'interno della sua squadra e forse anche della societ&#224; che l'ha voluto mettere prematuramente in un posto di rilievo. In attesa della finale di Coppa Italia, possiamo definire quello della Juventus un annus horribilis sotto tutti i punti di vista. Un grave errore di programmazione che parte dal presidente Agnelli e continua con il vicepresidente Nedved e di quel Fabio Paratici che avrebbe dovuto essere la mente illuminante di una Juve competitiva. Ma il Toro che ha i suoi grossi problemi da risolvere ha saputo capire tutto questo e, intelligentemente, ha fatto di tutto per raggiungere la soddisfazione ma soprattutto il desiderio dei tre punti in classifica che avrebbero significato un gran passo avanti nella lotta per non retrocedere. Ecco, diremmo che la sintesi di questo derby della Mole &#232; racchiusa in tutto ci&#242;. Adesso vedremo cosa accadr&#224; nel futuro delle due societ&#224; torinesi.</p><p>Salvino Cavallaro ..</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013758.htmSI0101058n
101013755NewsEditorialeJuve, ammetti i tuoi errori2021032218:23juventus,paraticiE' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile<p>E' la societ&#224; pi&#249; blasonata d'Italia, la pi&#249; scudettata e con il maggior numero di tifosi, ma c'&#232; troppa propensione a nascondere sempre le cose. Capiamo che ci stia pure un certo modus operandi di non fare trapelare notizie che riguardano la societ&#224; e i suoi progetti, tuttavia, sarebbe opportuno che di fronte a un fallimento stagionale di tale portata, tu Juve avresti dovuto quantomeno presentarti davanti alle telecamere di Sky senza arrampicarti sui vetri. E' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile, presentandosi inaspettatamente per raccontarci che non ci si pu&#242; dimenticare che la Juve ha vinto nove scudetti consecutivi, che in Champions &#232; arrivata due volte in finale, che contro il Benevento si &#232; giocato male e perso meritatamente, che &#232; giusto riflettere per i giocatori quanto pesa indossare questa maglia, che Pirlo continuer&#224; il progetto intrapreso con la Juve, che.....che.....che....Ma quante banali e precostituite risposte che sanno di aria fritta! La Juve ha sbagliato sonoramente tutti i suoi calcoli tecnici, tattici ed ha buttato al vento un patrimonio di denaro facendo l'errore imperdonabile di pensare che il sacrificio economico per Ronaldo potesse significare fare quel salto di qualit&#224; tale da vincere finalmente la Champions League. Tuttavia, non ci sentiamo di penalizzare CR7, del quale riconosciamo l'importanza di averlo in squadra nonostante che nessuno sia in grado di dirgli di farsi da parte quando si tratta di tirare le punizioni, ma &#232; sui vari Rabiot, Ramsey, Arthur, Kulusevski, Bentancur (impiegato in un ruolo davanti alla difesa che per sue caratteristiche tecniche non gli &#232; congeniale) che bisogna porre il punto di una supervalutazione tale da disperdere denaro inutilmente. Dunque, la societ&#224; &#232; per noi la prima ad essere sotto accusa a cominciare dal Presidente Andrea Agnelli, per continuare con Nedved e per finire con Paratici. La triade non &#232; sempre di comune accordo nelle varie decisioni importanti della societ&#224;, come ad esempio la scelta degli allenatori, infatti, fonti vicine ai vertici societari riferiscono del licenziamento di Allegri sostituito da Sarri per volere di Nedved e Paratici, mentre Agnelli dopo avere mandato a casa Sarri ha imposto la panchina di Pirlo. Non sappiamo se questo corrisponda alla verit&#224; di questa societ&#224; sempre ermetica e intrapelabile nelle sue scelte, tuttavia, quando i nodi vengono al pettine come in questo caso, c'&#232; da rimboccarsi le maniche e chiedere scusa al popolo bianconero. Ripetiamo che non &#232; scritto da nessuna parte che la Juve debba vincere tutti gli anni il campionato ed essere in corsa per tutte le competizioni, ma quando il fallimento &#232; cos&#236; evidente, ebbene, bisognerebbe non nascondere l'evidenza dei fatti. Fatti incresciosi che sono cominciati questa estate con il caso Suarez finito in Procura a Perugia e poi continuati con una serie di errori dirigenziali che non sanno di Juve ma hanno qualcosa di simile a gestioni di societ&#224; dilettantistiche. E poi Pirlo, la ciliegina su una torta bella in apparenza ma lavorata in maniera raffazzonata. Un allenatore neo patentato messo l&#236; per giustificare l'errore anche economico sostenuto dalla societ&#224; bianconera per rispettare a vuoto il contratto di Sarri. Altro errore! Prima allenatore dell'Under 23 e dopo una settimana coach della Prima Squadra. Un susseguirsi di situazioni che sembrano rattoppare falle profonde ed errori che fanno pensare al tentativo di sperare nella mano benevola del fato. No, questo sistema non &#232; da Juve, non pu&#242; esserlo. Rischiare con Pirlo, pensando a una scommessa da vincere &#232; quantomeno azzardato e pericoloso, proprio perch&#232; sei la Juve e non puoi rischiare la faccia anche a livello internazionale. Altro errore &#232; stato quello di dare l'opportunit&#224; a Marotta e Conte di andare a rafforzare proprio l'Inter, l'antagonista di sempre, proprio perch&#232; Agnelli non ha voluto che l'allenatore tornasse alla Juve. Insomma tutta una serie di situazioni che giustificano il fallimento di un'annata in cui la Juve pur essendo stata in corsa su tutto, adesso si ritrova con la sola finale di Coppa Italia da giocare contro un'Atalanta che la sovrasta per gioco, mentalit&#224; e chiarezza tattica. Adesso bisogner&#224; voltare pagina mettendo da parte i soliti stereotipi qualunquistici come «Vincere &#232; l'unica cosa che conta» oppure «La maglia della Juve pesa molto addosso ai calciatori», tutte cose trite e ritrite. Adesso la Juve deve risprendere dall'alto dei suoi vertici quello stile e quell'immagine di societ&#224; ben organizzata che sta perdendo. Non basta dire ai tifosi che ogni anno si tenta di vincere la Champions, perch&#232; se non ci sono i presupposti &#232; meglio tacere.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711paratici.jpgSISjuve-ammetti-i-tuoi-errori-1013756.htmSI01,02,03,060108n
111013739NewsEditorialeJuve - Inter dei veleni. Ma basta! Adesso giocate a calcio. Finitella con questo squallido teatrino. 2021021014:47Conte,Agnelli,Coppa Italia Il pessimo esempio da stigmatizzare, tra Conte e Agnelli <h5>Ma basta! Pensate a giocare e finitela con questo eterno teatrino che non si addice alla storia delle vostre rispettive societ&#224;. Basta! Metteci in condizione di scrivere di calcio e non di eterni veleni, di diatribe personali che non ci interessano. Nessuno di voi ha ragione. Tutti avete torto. Chi ha cominciato prima o finito dopo, non vogliamo saperlo. Il popolo di tifosi &#232; avvelenato di &#171;guerra&#187;, di &#171;odio&#187; e la responsabilit&#224; &#232; solo vostra, solo dei vertici bianconeri e nerazzurri, incapaci di dare il buon esempio. No, questo non &#232; il derby d'Italia in cui il calcio di Gianni Brera narrava il sano antagonismo come condimento di sapore pallonaro tra le due pi&#249; amate e odiate societ&#224; d'Italia. Questo &#232; lo spettacolo dei gesti scurrili, delle parolacce, delle blasfeme imprecazioni,delle antiche ruggini personali e delle offese rese pubbliche senza il pudore di sbollire a casa propria tutta la rabbia che si prova contro l'altro, dimenticandosi delle telecamere che inquadrano tutto e di pi&#249;.Esempi vergognosi che ci hanno francamente disgustato, annoiato, disinteressato del gioco del calcio, di quel pallone per cui scriviamo da tanti anni e mai come adesso lo sentiamo estraneo a noi. Avremmo voluto parlare della partita, del gioco, della tattica, del risultato di 0 a 0 che ha portato in finale di Coppa Italia la Juventus. Avremmo voluto esplicare come al solito la nostra analisi pi&#249; possibile oggettiva e superpartes, cogliendo la narrazione di ci&#242; che &#232; avvenuto in campo tra le due squadre. E invece ci ritroviamo a parlare di squallide situazioni che nulla hanno a che fare col calcio e la buona educazione. Il &#171;dito medio&#187; di Conte e il &#171;cogl....ne&#187; probabilmente indirizzato da Agnelli a Conte, sono il retaggio di un passato di ruggini mai appianate tra questi due personaggi che non possono essere allargati a tutti, men che meno ai tifosi delle due fazioni che gi&#224; da sempre si guardano in cagnesco. Non fate accendere simili scintille, sono pericolose. Giocate a calcio se volete e se invece continuate a sentire dentro di voi tali sentimenti di reciproco odio, provate a pensare chi non arriva a mille euro al mese e deve mantenere a fatica la propria famiglia in un Paese italico che in questa situazione di infinita crisi pandemica, avrebbe bisogno di una piccolissima parte del vostro lauto guadagno. Chi incassa 12 milioni l'anno o chi &#232; a capo della pi&#249; qualificata societ&#224; di calcio italiana, avr&#224; pure degli obblighi da rispettare. S&#236;,proprio quello stile, quell'etica professionale che forma l'immagine da imitare e non da cancellare. Dunque, basta veleni e ipocrite strette di mano. Il calcio pretende integrit&#224;, rispetto, educazione. Poi parleremo e scriveremo di calcio.</h5><h5>Salvino Cavallaro</h5>fl0711fl0711foto-conte---agnelli.jpgSInJuve-Inter-1013739.htmSI01,0601099n
121013732NewsEditorialeRoberto Bettega e i suoi 70 anni dedicati al pallone.2020122717:0470 candeline sulla torta bianconera di Bobby Gol <br /><p><span>Se solo si potesse fermare il tempo. Se solo ci si potesse rendere conto appieno del momento magico in cui vivi, allora persino il trascorrere frettoloso del tempo si vivrebbe senza rimpianto. E' la legge che impone la vita fin dal momento in cui nasciamo, cresciamo, corriamo, cadiamo, ci rialziamo, e intanto invecchiamo tra cose giuste e altre fatte in modo sbagliato. Nel calcio come in altri ambiti, il percorso dell'umano &#232; lo stesso e non sfugge alla legge tracciata per noi fin dalla nascita. <strong>Roberto Bettega, Bobby Gol, compie 70 anni.</strong> Un bel traguardo per tutti, un momento in cui affiorano i ricordi, soprattutto per il calciatore che fu l'emblema della Juventus e della Nazionale. Ricordi ingialliti dal tempo ma mai dismessi malinconicamente come un abito non pi&#249; indossato. S&#236;, perch&#233; quelli di Bobby Gol sono stati anni in cui il successo si &#232; alternato alla parabola della sua vita che repentinamente &#232; andata in discesa, quando &#232; stato frenato, prima da una grave infezione polmonare e poi da un brutto infortunio che ne hanno limitato la carriera proprio nel suo momento migliore. Un destino che gli &#232; toccato tra capo e collo, proprio quando aveva fatto l'abitudine ad alzare le braccia al cielo dopo avere fatto gol, i tanti 178 gol segnati nella Juventus, che lo pongono al terzo posto nella classifica della Vecchia Signora, dopo Del Piero e Boniperti. In maglia azzurra &#232; stato protagonista con 19 gol in 42 gare disputate. Erano gli anni dei grandi bomber che dovevano lottare tutte le domeniche con le strette marcature degli stopper avversari. Storie di un calcio ormai riposto nei cassetti dell'armadio con la naftalina per non essere intaccati dalle tarme, giusto per la speranza nella legge dei corsi e ricorsi storici che spesso ci fa ritornare da dove siamo partiti. Ma gli uomini e i campioni passano, mentre ritrovano magari con gli anni un altro significato di vita che non si riflette pi&#249; sul mondo del pallone giocato, ma che, magari, fa scoprire nuovi orizzonti personali. E poi c'&#232; quella dolce malinconia dei ricordi di campo e quelli di scrivania dirigenziale passati sempre nella Juventus assieme a Moggi e Giraudo. Momenti s&#236; e momenti no, si sono alternati nella vita di Bettega come un destino segnato, stabilito per lui come in ognuno di noi. <strong>Tra Gigi Riva, Paolo Rossi, Boninsegna e Paolino Pulici</strong> avrebbe potuto giocarsi il ruolo del pi&#249; forte attaccante del calcio italiano di allora, ma come detto, mille vicissitudini si sono intersecati alla sua vita professionale e umana. E ci sembra ancora di vederlo il <strong>Bobby Gol</strong> che fa coppia con <strong>Pietro Anastasi</strong> per completare l'attacco di quella Juventus di allora, in cui l'Avvocato Agnelli e il presidente Boniperti seppero dare un'impronta di squadra dal grande carisma, scegliendo giocatori in grado di far volare in cielo il tifo bianconero. E in cielo spesso ci andava <strong>Roberto Bettega</strong>, quando si alzava da terra e volava per colpire la palla di testa e fare gol, per poi ritornare sul prato verde del Comunale di Torino per abbracciare i compagni. Momenti che presumiamo siano sempre vividi nella mente e nello sguardo di questo calciatore dal fisico ben pronunciato, del quale i telecronisti argentini durante i mondiali del '78 declamavano i suoi gol con quel <strong>«Cabeza de Bettega»</strong> che era tutto dire. Sono passati tanti anni da allora. E oggi che Bobby Gol ha raggiunto l'et&#224; di 70 anni, pensiamo che quel soffiare le candeline sulla sua torta bianconera abbia nascosto un pizzico di malinconia di quel tempo mai fermato e che oggi &#232; solo pi&#249; un ricordo. Un piacevole ricordo!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>TorinoFL0711FL0711foto-roberto-bettega.jpgSIn-1013732.cfmSI01,02,03,06,1001057n
131013728NewsEditorialeIl derby Juventus Torino s`intreccia alla storia della città piemontese.2020120418:27Juve Toro tra passato e presente<br /><p><span>Erano gli anni di piombo che si alternavano nello sfondo mai opaco delle gesta calcistiche di una Torino suddivisa tra tifo bianconero e granata. Tragedie di morti e gambizzazioni provocati dal terrorismo dilagante, ma con il rovescio di una medaglia che sapeva raccontare le emozioni del pallone torinese. Brigate Rosse tra paure e fermento di un movimento operaio che ha segnato la storia di quella Torino che si chiamava Fiat e si identificava nel bene e nel male nel cuore pulsante operaio di Mirafiori. Erano gli anni delle lotte di classe in cui la storia della Torino si incrociava con i destini di Juventus e Torino separati da un solo punto in quel campionato 1977, in cui i bianconeri con 51 punti prevalsero sui granata che di punti ne realizzarono 50. Bettega e Zoff contro Pulici e Graziani, derby sanguigni carichi di intensit&#224; emotiva si dipanavano in un quotidiano sociale che la citt&#224; della Mole ha vissuto in maniera ansiogena e preoccupata per un futuro che all'orizzonte appariva incerto dal punto di vista politico e sociale. Ma il calcio e il derby in particolare, &#232; sempre stato per la citt&#224; di Torino qualcosa di significativo soprattutto nel suo intendere sociale, prima ancora che supportato da disparit&#224; di valore tecnico che spesso si &#232; evidenziato nel tempo tra le due agguerrite contendenti. E oggi, come ieri, la storia si ripete nella rivalsa della squadra meno abbiente, dal punto di vista economico e finanziario, la quale porta in campo sentimenti che vanno oltre il pallone e le tante teorie di superiorit&#224; tecniche oggettive di una compagine sull'altra. Non &#232; retorica, ma il derby di Torino racconta la storia di due squadre che si «odiano» sportivamente fin dai tempi in cui il Grande Torino la faceva da padrona sul campo, cui si &#232; poi continuato con gli innumerevoli scudetti conquistati dalla pi&#249; aristocratica Vecchia Signora d'Italia. Era la storia del pallone di Torino che si dipanava tra lotta operaia e quel potere economico che si identificava nella Fiat dell'Avvocato Agnelli. Eppure un derby &#232; sempre un derby, anche oggi che la Juve di Pirlo si trova al quarto posto in classifica con 17 punti e il Toro di Giampaolo &#232; al terzultimo posto con soli 6 miseri punti. Una disparit&#224; eccessiva che, nonostante quanto detto in precedenza, non rispecchia esattamente la pur reale differenza tra le due squadre di Torino. La Juve per proseguire il suo intento di squadra alla ricerca di una nuova identit&#224; di gioco e mentalit&#224; attraverso i suoi nuovi interpreti, e poi un Toro che &#232; in chiara difficolt&#224; ed immerso nel cantiere della costruzione di una squadra che desidera risalire la china dell'attuale classifica. Per i suoi tifosi e per la stessa societ&#224; granata. Vedremo cosa accadr&#224; in quel rettangolo di gioco che &#232; pur sempre il vero arbitro di ogni valutazione tecnica. E intanto Torino aspetta il suo derby, non pi&#249; tra le angosce degli anni di piombo ma, semmai, tra la preoccupazione di un virus che offusca il pensiero dell'oggi e del domani.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>Allianz StadiumFL0711FL0711foto-mole-antonelliana.jpgSIn-1013728.htmSI01,02,03,0601075n
141013711NewsCampionatiQuando si dice: “Non ha esperienza”.20200809142515Andrea Pirlo è il nuovo allenatore della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>“Ubi maior minor cessat”.</span></i></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Per tutti quanti, in ventiquattro ore ha deciso il capo in testa. Dopo l’uscita agli ottavi di Champions e dopo un anno di gravi incertezze tecniche e tattiche della Juve di Sarri, il siluramento dell’ex allenatore di Napoli e Chelsea era nell’aria, nonostante abbia vinto uno scudetto dal sapore molto insipido. Ma la scelta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b> come suo successore ha creato sbigottimento, non certo per la qualità dell’uomo e dell’ex calciatore dotato di tecnica sopraffina, ma per il grosso punto interrogativo dato dal suo essere un neofita allenatore che, peraltro, è ancora senza patentino. Apprendiamo infatti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Renzo Ulivieri</i></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente dell’Associazione Italiana Allenatori</i></b>, che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b> ha il permesso di allenare perché ha frequentato e ultimato il corso allenatori a Coverciano, e nel mese di ottobre, dopo avere consegnato la tesi, sarà ufficializzato allenatore a tutti gli effetti. Ma ciò che a molti sta sembrando una decisione troppo affrettata, diciamo che non è nello stile della Juventus fare delle scelte senza discuterle a livello dirigenziale, valutando attentamente i pro e i contro di ogni operazione da fare. Infatti, ci si doveva già porre delle domande quando qualche giorno prima dell’ufficializzazione ad allenatore della prima squadra della Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b> è stato presentato in pompa magna come allenatore della Under 23. Troppa enfasi, troppa accademia, troppa pomposità, per essere una semplice info ai media convocati in conferenza stampa per un allenatore di Under 23, anche se questo faceva pensare al ritorno a casa di un ex campione dalla indiscussa juventinità. A dire il vero qualcuno l’aveva già intuito, ma troppe erano le legittime domande nell’affidare una panchina così importante a un personaggio che si è appena affacciato in quel mondo allenatori così tanto diverso dal calcio giocato. Così commenta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ringhio Gattuso: “Pirlo allenatore della Juve? Adesso sono tutti c……suoi”.</i></b> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Tuttavia, l’eterno dubbio pallonaro in cui vige da sempre il detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">- <i style="mso-bidi-font-style: normal;">“non ha esperienza” -</i></b> viene a decadere in un calcio moderno che si è giustamente liberato da certe stereotipate idee qualunquiste, incapaci di dare fiducia a chi propone idee progressiste, giovani e di fresca iniziativa, pronta a mettersi in luce senza timori ma con l’idea di proporre un calcio di ottima fattura, capace di smitizzare il principio alienante che soltanto certi parrucconi sostenitori di esperienza in campo internazionale, possano essere affidabili. E’ certo che in qualsiasi panchina da allenatore di calcio, ogni cosa deve essere equilibrata e assecondata dalle figure che compongono l’area tecnica. E alla Juve questo c’è, per questo riteniamo che mister Pirlo sarà aiutato nella fase esplicativa del suo ruolo, sia nelle scelte tecniche che tattiche, pur avendo rispetto delle idee dell’allenatore cui è stata data fiducia. E poi, in base a quanto riferito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Renzo Ulivieri, Andrea Pirlo</i></b> durante il corso allenatori ha dimostrato di essere attento e acuto anche nell’analizzare possibili strumenti di un calcio proiettato al futuro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pirlo, dice Ulivieri</i></b>, è uno che guarda sempre avanti ed è preciso, ordinato, ascolta tutto e poi riassume le cose che ritiene più importanti. Insomma, non ci piove sull’aver affidato la Juve a una persona concretamente valida. Ma in primis resta comunque una scommessa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Agnelli</i></b> che questa volta ha preso in mano la questione allenatore, dopo avere ascoltato l’anno scorso i suoi fidi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Nedved e Paratici</i></b> nella scelta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sarri.</i></b> Per noi, questa scelta che ha sorpreso tutti resta un punto interrogativo che solo all’atto pratico si potrà eventualmente cancellare. Una cosa è certa, con la scelta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pirlo </i></b>come allenatore della Juventus si profila l’ennesimo tentativo di cambiamento tecnico in un sistema moderno di gioco, che si dovrebbe accostare a quel calcio europeo ad alto livello che dia la possibilità di vincere quella tanto agognata Champions che sfugge sempre di anno in anno. Già, rimandare di anno in anno quell’alzata al cielo della coppa dalle grandi orecchie che sta diventando una vera persecuzione. Ma chi ha tempo non aspetti tempo. Lo dice anche Cristiano Ronaldo, il quale adesso non è più sicuro di volere restare alla Juve. Un altro punto interrogativo da sciogliere nel caso che il leader dei bianconeri riflettesse sul fatto che neanche la sua presenza in seno alla squadra sia stata sufficiente a vincere la Champions. Con il suo arrivo, due anni fa, questo era l’obiettivo da raggiungere. Oggi, a distanza di tempo, questo obiettivo non è stato raggiunto per molti motivi, che il leader della Juve, consapevole della sua età e del fatto che non abbia più tempo da perdere, dà probabilmente colpe alla stessa società di non avere centrato ciò che maggiormente vuole. E allora? Chissà! Tutto è possibile. Intanto la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“maledetta”</i></b> di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b> si fa avanti come garanzia di affidabilità. Il resto lo commenteremo strada facendo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pirlo-6.jpgSiN-1013711.htmSi100451001,02,03,1001069
151013704NewsCampionatiJuventus, cancellato l’appuntamento di ferragosto a Villar Perosa20200725151435Annullato il vernissage estivo della Val Chisone. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>In 61 anni è la prima volta che viene annullata la tradizionale passerella ferragostana della Juve nel feudo di Villar Perosa. Una decisione presa da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b>, che ha scritto una lettera al sindaco del ridente paesino posto nella Val Chisone, per annullare l’appuntamento simbolo di inizio stagione calcistica dei bianconeri. Un po’ il problema del Covid 19 e un po’ la stagione particolare che ha imposto gli impegni di campionato ancora in essere con la Champions che occuperà il mese di agosto, fatto è che quest’anno 2020 segnato da mille funeste vicissitudini, neutralizza anche un appuntamento diventato da sempre, una piacevole consuetudine per migliaia di tifosi bianconeri. E’ il frutto del mondo che è cambiato e che spesso stravolge ogni consuetudine come a dire che nulla è per sempre. E persino là, in quell’altura del cimitero di Villar Perosa dove riposano le spoglie dell’Avvocato Agnelli e della sua aristocratica famiglia, tutto sembra avvolto da un silenzio quasi assordante di meraviglia per ciò che è sempre stato e quest’anno non è. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le comunico con molto dispiacere che non essendoci le condizioni”</b> – così si legge nella lettera inviata da Andrea Agnelli al sindaco di Villar Perosa Marco Ventre – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“quest’anno non si potrà tenere la tradizionale festa in famiglia presso il campo sportivo di Villar Perosa. Sono certo che comprenderà che regole dettate dal protocollo di sicurezza Covid 19 e il nuovo calendario agonistico della stagione 2019’20, purtroppo non ci consentono di confermare il consueto vernissage estivo, evento cui tutti noi teniamo”.</b> Dunque, anche la storia della Juventus subisce un intoppo nel suo appuntamento augurale di inizio stagione. Un vernissage estivo che serviva a presentare i nuovi campioni acquistati e gli altri che facevano ritorno dalle vacanze appena concluse, pronti a far da vetrina nella partitella in famiglia tra Juventus A e la squadra Primavera. E poi il bagno di folla bianconera dei tifosi tornati dalle vacanze, appena in tempo per partecipare al vernissage festante. Ma quest’anno no, quest’anno è andata così. Tuttavia, Villar Perosa è sempre lì ad aspettare che arrivino tempi migliori per ricominciare a vivere lo sventolio festante bianconero. E anche l’Avvocato aspetta! Chissà, magari una Juventus migliore.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSiN-1013704.htmSi100451001,02,0301045
161013688NewsCampionatiCompletate al J Medical le visite mediche di Arthur e Pjanic20200628191349Il mercato della Juve inizia presto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il J Medical</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> come centro dello stato di salute di campioni e di persone comuni. Un luogo di professionisti del settore medico e di attrezzature all’avanguardia nell’indagine di patologie e cure ad esse connesse. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arthur a Pjanic, da Cristiano Ronaldo al signor Rossi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">qualunque</b>. Qui, nel centro medico J Medical di Torino ormai famoso per le visite a campioni dello sport, c’è posto per tutti coloro i quali vogliono affidarsi a mani competenti. L’ultima visita in ordine di tempo è avvenuta proprio questa mattina dalle 9,30 alle 15,30, ora in cui si sono presentati per le visite mediche il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">neo acquisto della Juventus</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arthur e Pjanic</b> che concluderà il suo rapporto con la Vecchia Signora dopo gli impegni di Campionato e Champions. E, proprio per evitare al campione della Juve l’affaticamento del viaggio a causa di eventuali limitazioni dei voli per la città spagnola, in accordo con il Barcellona si è pensato di farlo visitare da alcuni medici blaugrana al J Medical di Torino. Arthur, invece, è stato seguito da un gruppo di medici della Juventus. Ad attendere Arthur davanti all’entrata del J Medical ci sono stati alcuni tifosi, ma la loro curiosità non è stata soddisfatta in quanto il campione ex Barcellona è entrato da una porta secondaria. Il brasiliano, arrivato a Torino nella serata di ieri, è stato controllato con cura e nei minimi particolari, proprio per evidenziarne l’ottimo stato di salute. Le cifre che riguardano lo scambio tra i due giocatori sono ormai chiare: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arthur è valutato 70 milioni di euro + bonus, mentre Pjanic 60 milioni di euro + bonus. Stante questi valori di mercato, la Juventus dovrà versare al Barcellona un conguaglio di 10 milioni di euro + bonus e 5 milioni di euro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’anno per cinque anni per Arthur</b>. Chi ha fatto il vero affare? Dal punto di vista dei conti in bilancio entrambe le società hanno acquisito delle plusvalenze, mentre dal punto di vista tecnico, il campo darà la risposta a questa domanda. Tatticamente la Juve di Sarri metterà come play davanti alla difesa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rodrigo Bentancur,</b> con il nuovo arrivato Arthur più avanzato a distribuire palloni per le punte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic</b>, molto probabilmente continuerà nel suo ruolo di mediano metodista davanti alla difesa blaugrana e in appoggio a Messi e compagni. Discorsi, questi, che noi facciamo nell’ottica delle caratteristiche dei due campioni così diversi tra loro. Una cosa è certa, la responsabilità di questa operazione è sicuramente di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved</b> sotto l’occhio vigile di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b>. Il fatto che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>sia stato tenuto all’oscuro di tutto, così come il tecnico della Juve ha affermato in conferenza stampa, ci giunge molto strano. Anzi, quello che pensiamo noi è che proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> abbia caldeggiato questa operazione più per una questione tattica, che non per esigenze di plusvalenze economiche che competono alla società. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino J Medicalfl0711fl0711foto-arthur-e-pjanic.jpgSiN-1013688.htmSi100451001,02,0301053
171013684NewsEditorialeGiada e Piero, serietà sul lavoro e passione per la Juventus20200620164116Quando il lavoro e la simpatia per la Juve e Alessandro Del Piero, si intersecano tra amicizia e spiccato senso del dovere. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita comune che in questo nostro Paese sempre afflitto da eterni problemi sociali ed economici, fanno riflettere per entusiasmo e intraprendenza sul lavoro portato avanti attraverso piccoli investimenti privati, che danno la possibilità di lavorare e portare avanti con dignità il proprio quotidiano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada è la sorella di Piero</b>, due personaggi che da tanti anni lavorano in proprio come specialisti di carni e profondi conoscitori di un settore che richiede massima serietà e oculatezza nell’individuare l’ottima qualità di pollame, piuttosto che conigli, agnelli, carni di vitello e tanto altro. Il loro posto di lavoro è un ricco doppio banco che condividono con papà e una serie di operosi aiutanti, per vendere carni al mercato di Corso Racconigi a Torino. La loro giornata comincia al mattino presto, incuranti se piove, fa freddo o si prospetta una giornata calda e ricca di raggi di sole. Giada e Piero sono là alle cinque del mattino per preparare il banco, lavorare le carni fresche arrivate dalla zona della vicina Cuneo e poi attendere i clienti che arriveranno di buon mattino. All’interno del luminoso banco nella cui vetrinetta spicca la merce preparata con cura, si scorge l’icona di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b>. Un simbolo inequivocabile di tifo juventino che si tramanda negli anni e che, presumiamo, abbia una sua spiegazione data da una fede che si trasmette da antica generazione famigliare. Ma avere messo orgogliosamente la fotografia di Del Piero, visibile all’interno del banco di lavoro, costituisce per Giada, Piero e il loro papà, un motivo di orgoglio, empatia e simpatia, verso un campione della Juventus che ha fatto un pezzo di gloriosa storia della Juventus. Un campione che nonostante abbia appeso da qualche anno le scarpe al chiodo, attraverso la sua immagine riesce ancora a far rivivere ai suoi tifosi i fasti luminosi della sua carriera. Ma Giada e Piero sanno che quell’immagine così volutamente messa in risalto sul loro banco, crea anche degli affettuosi sfottò da parte di clienti che essendo di fede calcistica opposta alla Juve, si divertono a scherzare, parlare di calcio e fare i propri commenti di parte. Ci sta, qui al mercato di Corso Racconigi a Torino in cui spesso attraverso il rapporto di lavoro si creano amicizie, ci sta pure che tra un petto di pollo e l’altro si affrontino temi pallonari che sfociano in risate, ironie e sfottò. Tu perché sei dell’Inter, l’altro perché fa il tifo per il Toro, il Milan, o il Napoli, qui, nell’attesa di essere serviti, è un vero e proprio intrattenimento discorsivo. Intanto la giornata di lavoro prosegue e presto volgerà al termine. Finirà intorno alle ore 14,00 e forse anche più, visto il tempo necessario per sgomberare le carni e deporle in un apposito luogo di trasporto refrigerato, ripulire e igienizzare la vetrinetta frigo e poi ritornare a casa. Bisogna fare in fretta, poiché in un battito di ciglia si faranno di nuovo le cinque del mattino e bisogna ricominciare un’altra giornata di lavoro. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> lo sa, visto che è sempre là, immortalato da molti anni con il suo sguardo che sembra dare il buongiorno a tutti. E non importa se non sono juventini, perché qui, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada e Piero</b> si fa sul serio. Il calcio e la Juve sono la loro passione, ma il lavoro e la cura del cliente rappresentano il guadagno per poter vivere di un mestiere duro, faticoso, con molte incertezze, ma sicuramente gratificante sotto l’aspetto umano e professionale. Sì, perché per Giada e suo fratello Piero è sempre importante cominciare la giornata alimentando le corde della positività. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> è lì con loro a esortarli con quel sorriso sornione di chi sembra dirti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dai, cominciamo insieme un’altra giornata di lavoro”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711immagine-di-del-piero.jpgSiN-1013684.htmSi100451001,02,030101
181013683NewsCampionatiLa Juve e l’errore di non avere insistito su Simone Inzaghi20200619174143Dopo avere fallito la conquista della Super Coppa e della Coppa Italia, Sarri è in discussione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Chi mi segue su queste pagine di giornale web, ricorderà che fin da questa estate ho caldeggiato la candidatura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> come ideale nuovo allenatore della Juventus 2019/20. Non sono stato ascoltato perché si disse che è troppo giovane, che non ha esperienza internazionale e tanti altri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“che”</b> i quali hanno affievolito e poi annullato l’interesse verso l’attuale allenatore della Lazio. Oggi, col senno di poi e alla luce di quanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> sta facendo in casa Juventus, magari qualche ripensamento qualcuno comincia ad averlo. E non parlo dei tifosi né di noi media, ma faccio riferimento proprio a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Paratici</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pavel Nedved</b> che sono stati i veri sostenitori della soluzione B che si era presentata dopo il lungo e interminabile “NO” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pep Guardiola</b> che a chiari lettere ha affermato più d’una volta di non volersi spostare dal Manchester City. Così, tutti ricorderanno che certe titubanze dei vertici bianconeri per quanto riguardava il profilo giusto di allenatore del post <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri</b> (dopo aver perso pure la possibilità per tardivo convincimento, di fare ritornare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zinedine Zidane</b> che già conosce <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">CR7</b>) sarebbe stato quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b>. A dire il vero, ci risulterebbe che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b> non fosse completamente d’accordo di affidare la panchina della Juve a questo allenatore che pur avendo dato un gioco nuovo e armonioso al Napoli e vissuto un anno senza brillare sulla panchina del Chelsea, non avesse spiccate caratteristiche caratteriali e di immagine adatte alla Juventus. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved</b>, convinti che l’avvento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> avrebbe apportato un nuovo corso storico a quella Signora d’Italia che aveva bisogno di scrollarsi di dosso una vecchia immagine di società vincente ma con un calcio di antico stampo e poco incline alle idee innovative proposte dal calcio europeo, si decise di tentare la carta dell’ex coach di Napoli e Chelsea. Oggi, pur in un’annata strana dovuta alla pandemia da covid 19, la Juve di Sarri, pur essendo prima in Campionato a un punto dalla Lazio ed in corsa per la Champions League, ha perso due appuntamenti importanti come la conquista della Super Coppa e la Coppa Italia. Ciascuno legga questa situazione come meglio crede, tuttavia, se facciamo attenzione a quanto questo allenatore sta facendo in casa Juve, ci si accorge che con il suo fare da integralista convinto delle sue idee di gioco da inculcare a giocatori che non hanno le caratteristiche per poterlo attuare: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se qualcuno pensa che la Juve possa giocare come giocava il Napoli, si sbaglia di grosso” – Sarri dixit -.</b> Infatti, più volte l’allenatore napoletano ha spiegato di avere a sua disposizione giocatori con caratteristiche diverse da quelli che aveva a Napoli, in una Juventus abituata a sviluppare un calcio basato sulle individualità dei suoi numerosi campioni, ma che difettava della logica del gioco di squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ed è questo il punto sul quale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> si sta intestardendo senza trovare la via d’uscita. D’altra parte, pur riconoscendogli il fatto che al suo arrivo (tardivo per molte vicissitudini) la rosa della Juventus era già stata costruita dalla triade ANP, ci domandiamo ancora oggi perché ha accettato di venire alla Juve se già allora pensava che quei giocatori (Campioni assoluti che numericamente avrebbero potuto allestire due squadre titolari di grande qualità) non sarebbero mai stati in grado di sposare il suo credo calcistico. Così, ancora oggi, dopo avere fatto fuori <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic</b>, contato su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic</b> che lo ha deluso, creduto su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Khedira</b> che è sempre infortunato, su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> ormai in fase calante, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi</b> evanescente calciatore messo in alternativa a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> (anch’egli fragile di muscolatura) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado </b>sfruttato nel ruolo di difensore, centrocampista, attaccante, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral </b>infortunati, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rabiot</b> da dimenticare, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey</b> utile ma anch’egli incapace di capire cosa voglia l’allenatore da lui (se trequartista o mezz’ala) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> a fase alterne e ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo</b> che Sarri considera dei titolari tatticamente anarchici. Campioni assoluti di calcio cui non gli si dà la possibilità di esprimersi come vogliono per caratteristiche tecniche, ma devono necessariamente ubbidire a un allenatore che cambia continuamente formazione nella speranza di trovare quel bandolo di una matassa che pare ingarbugliarsi sempre più. E a questo punto di una stagione anomala, in cui si deve fare in fretta per ultimare il Campionato e la Champions, Sarri e la Juve si trovano davanti a una situazione in cui non hanno ancora espresso il gioco che tutti avevano sperato, con l’aggravante che tutte le squadre che affrontano la Vecchia Signora hanno trovato il metodo per imbrigliarla. Si tratti di una grande squadra o di una più modesta, tutte hanno capito che basta disporsi in campo in maniera ordinata, chiudendo gli spazi sugli esterni e infoltendo il centrocampo, che si preclude così la possibilità ai campioni della Juve di arrivare a tirare in porta. Tutto questo costringe i giocatori di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> a non trovare spazi utili per esprimere il proprio gioco che, per forza di cose, si inibisce nella verticalizzazione e nei passaggi filtranti per mandare in gol Ronaldo, piuttosto che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b>, o qualche centrocampista o difensore che a turno vengono avanti per incrementare la fase di possesso palla. E così Sarri s’incaponisce, prova, riprova Ronaldo centravanti, poi capisce che il pallone d’oro ha bisogno di partire da sinistra, saltare l’uomo e possibilmente tirare in porta, ma continua a farlo giocare in mezzo all’area di rigore perché non ha un centravanti di ruolo, visto che Higuain è infortunato. Insomma, tutto questo porta a una gran confusione nella mancanza della morbidezza mentale di Sarri, il quale continua a insistere come se i suoi giocatori fossero manovrati da fili. E adesso, dopo la cocente delusione della sconfitta contro il Napoli e la perdita della Coppa Italia, la Juventus deve unirsi in toto per centrare l’obiettivo Champions e Scudetto. In fondo, era proprio questo che all’inizio di stagione chiedeva la Società, i tifosi, e tutto l’entourage bianconero. Riuscirà Sarri nell’impresa? Chissà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711simone-inzaghi.jpgSiN-1013683.htmSi100451001,02,0301077
191013682NewsCoppeLa scurrilità di Sarri, che dimentica lo stile Juventus.20200617163730Aspettando il risultato della finale di Coppa Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è falso puritanesimo il nostro. E non è neppure voglia di fare polemica spicciola contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri,</b> il quale è un esteta del bel calcio ma pecca in maniera macroscopica sotto il profilo dello stile, della classe e del bon ton. Eppure, sembrerà strano, ma è l’allenatore della Juventus, la società che negli anni è stata rappresentativa di originalità, eleganza e stile. Già, quello storico stile Juventus che non mancava mai occasione per sbandierarne i principi e rimarcarne i contenuti. Il fatto che siano cambiati i tempi sotto l’aspetto del rapporto della società e dei suoi collaboratori con i media, non giustifica la ripetizione di vocaboli coloriti e poco adatti alle varie conferenze stampa che l’attuale allenatore della Juve fa, nel significare talora la sua disapprovazione su certi punti messi in atto dai colleghi giornalisti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mi girano i</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">coglioni quando dicono che non ho vinto niente. Ho fatto otto promozioni e tutte sul campo, non ho saltato una categoria tranne il passaggio da C1 alla B, dove ho comunque raggiunto i play – off. E sul campo ho conquistato l’accesso alla Champions…..”.</b> Ecco, queste sono alcune frasi uscite dalla bocca di Sarri rispondendo a chi sostiene che lui non ha ancora vinto nulla. Possiamo capire il suo essere indispettito e adirato contro quella parte di colleghi che affermano tale pensiero come dato di fatto, tuttavia, riscontriamo la ripetitività dell’allenatore bianconero a dare risposte pepate e cariche di linguaggio da bar dello sport. Peccato, diciamo noi, perché se il suo dire avesse connaturato in sé la convinzione dell’importanza di essere l’allenatore della Juventus, di una società e di un calcio che in Italia e in Europa ha una sua collocazione storica di conquiste e di stile, probabilmente non scivolerebbe, come spesso fa, su una buccia di banana. Ma il personaggio è questo, prendere o lasciare. In fondo la società bianconera con a capo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli,</b> prima di assumere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>avrà ben valutato i pro e i contro di questo matrimonio che si prefigge di armonizzare il calcio giocato di una Juve che per tanti anni ha vinto attraverso lo sviluppo di un calcio non proprio divertente sotto l’aspetto estetico del gioco. A dire il vero, a oggi, tutto questo miglioramento tattico non l’abbiamo ancora visto, poiché a noi pare che la Juventus di Sarri sia in un continuo cantiere. Una sorta di lungo periodo in cui il prova e riprova di determinate situazioni tattiche, sono eloquenti di una situazione non ancora chiara e ben definita. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho fatto una cazzata” </b>ha detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>davanti alle telecamere della Rai, quando gli è stato chiesto perché nel corso della partita contro il Milan, nella semifinale di Coppa Italia, ha sostituito tre uomini del centrocampo in una sola volta. Evidente il fatto che ancora sta provando situazioni che per caratteristiche di giocatori in rosa non sono confacenti al suo schema tattico di gioco, fa pensare in un tardivo (lasciando a parte i tre mesi di stop) arrivo di un assetto tattico che dovrebbe essere già stato rodato e consolidato. Intanto, questa sera ci sarà la finale di Coppa Italia contro il Napoli di Gattuso. E’ la seconda occasione per mister Sarri di conquistare un trofeo da quando è alla Juve (la prima occasione è stata fallita contro la Lazio in Supercoppa), vedremo come andrà a finire. Forse tutto questo suo nervosismo nasce proprio dal fatto che poco per volta sta prendendo coscienza che alla Juve non basta l’etichetta di coach dalle mille idee moderne da calcio spettacolo, perché in questa società l’essenziale è vincere. Lo dicono i milioni di euro spesi per tentare il triplete e avere a disposizione due squadre titolari carichi di campioni e una mentalità che basta sfogliare gli annali bianconeri per capirne il senso, anche di uno stile Juventus e di un’eleganza verbale che Sarri non ha ancora compreso. E chissà cosa direbbero oggi, in tale situazione, lo zio e il padre di Andrea! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013682.htmSi100451001,02,0301068
201013657NewsCampionatiMarcello Chirico è ipercritico su Sarri e la sua Juventus.20200227151118Intervista a uno dei più popolari tifosi della Vecchia Signora d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Giornalista professionista, opinionista tv e juventino da legare, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marcello Chirico</b> rappresenta uno di quei personaggi che se non ci fossero dovremmo inventarli. Il suo modo di porsi, infatti, è sempre molto deciso nel sostenere le proprie verità, mettendo in mostra una chiarezza di idee pallonare che spesso vanno oltre la sua esuberanza da vero tifoso della Vecchia Signora d’Italia. Torinese, Marcello Chirico è attualmente direttore editoriale de “Il Bianconero.com”, dopo avere lavorato per 18 anni come cronista politico ne “Il Giornale”. Dal 2004 è opinionista sportivo sulle tv del gruppo Mediapason (Telelombardia, Antenna 3, Top Calcio 24, Videogruppo Piemonte) dove si occupa prevalentemente di Juventus. Per la sua squadra del cuore ha scritto diversi libri ed ha anche dedicato una canzone dal titolo “Atto d’amore”. Davvero inconfondibile questo personaggio, che dalla faccia, dai movimenti, dal suo gesticolare espressivo, mette sempre in mostra il carisma del suo essere juventino che esprime tutta la sua gioia nelle belle vittorie, ma che sa essere anche molto critico nelle partite perse senza gioco, passione e determinazione. Sono temi che abbiamo sviluppato in questa intervista, in cui Chirico manifesta tutto il suo interrogarsi sulla Juve di Sarri.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, cosa pensi del big match Juve Inter che si giocherà a porte chiuse?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che fosse l’unica cosa da fare, anzi credevo addirittura che già domenica scorsa si adottasse il sistema di giocare a porte chiuse tutte le partite di campionato. E’ un periodo delicato e c’è un’emergenza grave in atto, per cui ritengo che sia responsabile prendere delle precauzioni. Poi, se vogliamo parlare del lato sportivo, è chiaro che sarebbe stato meglio vedere una partita con una bella cornice di pubblico, le coreografie, i cori e tutto il resto. E’ evidente che da tutta questa storia, sempre dal punto di vista sportivo, se ne avvantaggia l’Inter perché gioca la partita dell’anno in uno stadio deserto, dove non c’è neanche un tifoso della Juve e quindi per l’Inter è ancora meglio che giocare in campo neutro, perché lì i tifosi sarebbero andati. Ma non solo, devo dire che la squadra di Conte è doppiamente fortunata perché non ha giocato neppure la partita contro la Sampdoria di domenica scorsa, e quindi sarà più riposata della Juve”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per Conte è dunque un vantaggio dal punto di vista ambientale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ un enorme vantaggio, anzi è un vantaggio gigantesco. Penso che neanche lui se lo immaginasse di avere questo vantaggio, perché un conto è giocare la partita in uno stadio ostile, e tale sarebbe stato nei suoi confronti, e un conto è giocare in uno stadio vuoto. E’ chiaramente un vantaggio enorme per Conte. Non ci sono dubbi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non credi che il coronavirus e la relativa psicosi, stiano producendo più danni del virus stesso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente. Vedo gente che si va a fare i tamponi senza avere avuto contatti con nessuno e stando anche bene. Si è creata una psicosi perché ci siamo spaventati tutti, tuttavia, penso che l’allerta sia giusta ma a creare il panico siano soprattutto i politici ancor prima dei medici”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ banale dire che mancando la bolgia dello Stadium, sarà più difficile vincere la partita contro l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, la presenza dei tifosi sarebbe stata fondamentale, tuttavia mi viene da fare questa domanda: Quante volte quest’anno abbiamo visto la bolgia bianconera all’Allianz Stadium?. Sì, perché un conto è avere lo stadio pieno che fa il tifo, e un conto è vederlo come lo stiamo avendo quest’anno, in cui si notano dei vuoti. Dunque, ritengo che in questa particolare occasione avremmo sentito soltanto i cori dell’Inter”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chiara la tua sottile critica al non gioco della Juve. A proposito, non pensi che tra Juve e Inter alla fine goda la Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Juve farà di tutto per vincere contro l’Inter, ma è chiaro che se dovesse pareggiare e la Lazio dovesse vincere contro il Bologna ci sarebbe un ribaltamento in classifica. Tra l’altro, mi sono chiesto perché la Lazio debba giocare a porte aperte, visto che ci sono stati anche dei casi di coronavirus a Roma. Ecco, non capisco la difformità delle regole. Se tu hai deciso di non volere raduni di persone nei luoghi pubblici, allora dovresti uniformare il campionato a questa regola e giocare con gli stadi vuoti per non creare aggregazioni di massa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, in questo periodo hai la fama di essere un tifoso ipercritico del gioco della Juve di Sarri. Cosa non ti piace della tua squadra del cuore? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Parto dal presupposto che a me non piaceva già come Allegri faceva giocare la Juve, nonostante si vincesse con il risultato di farci sentire tutti debitori dei tanti successi ottenuti. Poi si è cambiato allenatore perché si voleva vedere giocare la Juve in un modo più brillante e, soprattutto, con un’altra mentalità che fino ad oggi stiamo vedendo soltanto a sprazzi. Spero di vedere il bel gioco promesso domenica prossima contro l’Inter. Io do tempo a Sarri, anche se siamo già a fine febbraio e nulla di nuovo e di diverso si vede. Devo dire che qualche volta ho persino visto peggiorare il gioco rispetto all’anno scorso. Altro che cambiamento di mentalità!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi delle parole dette pubblicamente da Andrea Agnelli, in cui si evince tra le righe il suo desiderio di portare Guardiola alla Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Che Guardiola piaccia ad Agnelli non lo scopriamo adesso, solo perché lo dice lui in quest’occasione. E’ già dalla scorsa estate che si sapeva quanto avesse tentato di portarlo alla Juve. Il problema è nato dal fatto che Guardiola non ha mai avuto voglia di lasciare il Manchester City. Tuttavia, penso che questo discorso sia soltanto rimandato a posteriori, anche perché sono convinto che se Sarri non vincerà, è molto probabile che il presidente Agnelli ritorni alla carica”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Restando sempre sulle rivelazioni che il presidente bianconero ha fatto nel corso di una diretta a Radio 24, emerge anche un velato avvertimento a Sarri e Paratici a riguardo del loro futuro. Te lo aspettavi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il fatto che Agnelli, nel corso della conferenza stampa di addio di Allegri avesse detto che i responsabili sarebbero stati a tutti gli effetti Paratici e Nedved, la dice lunga su come il presidente volesse delegare le responsabilità, come si fa esattamente in tutte le aziende. Poi, però, si attendono i risultati, e se questi non ci sono, è chiaro che al momento qualcosa è venuto a mancare. Quindi, se la Juve dovesse vincere, è chiaro che nulla cambierebbe, se invece non dovesse avvenire più questo, probabilmente qualcosa cambierà. Devo dire che c’è stato qualche colpo a vuoto da parte di Paratici nelle due campagne di mercato estivo e invernale. Quindi, mi sembra chiaro che se i risultati non verranno con scadenza 2021, così come ha detto Agnelli, è logico che sarà sostituito così com’è nella logica di ogni azienda che si rispetti. Paratici, è un bravissimo conoscitore di giocatori, ma come dirigente probabilmente è un novizio. Qualche errore l’ha fatto, e secondo me il mercato non è stato fatto in maniera totalmente corretta”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, rimpiangi Marotta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Assolutamente no. Non mi ha mai convinto del tutto. E’ uno fin troppo attento ai conti, e ricordo tanti giocatori di livello non presi per le sue titubanze. Non mi sembrava questo grandissimo fenomeno che tutti dicono. E’ un bravo dirigente ma non un top player. Paratici, invece, lo ritengo un top player per quello che riguarda la conoscenza dei giocatori, ma un neofita per quanto riguarda le pratiche dirigenziali, perché lo si vede chiaramente in difficoltà”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Con che stato d’animo vivrai il derby d’Italia davanti al teleschermo?<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per ovvi motivi televisivi allo stadio ci vado quasi mai, perché devo essere presente in studio su 7 Gold. Gli interisti li ho sempre davanti in studio, e le così dette me le fanno girare abbastanza. Spero di vedere una bella partita. Ho grande fiducia nella Juventus”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi vincerà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve, naturalmente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-chirico-marcello.jpgSiNmarcello-chirico-e-ipercritico-su-sarri-e-la-sua-juventus-1013657.htmSi100451001,02,0303077
211013653NewsCampionati“La Juventus è la più forte”, ma è soltanto un luogo comune.20200210181005In casa Juve non si parla di crisi, ma di delusione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>E’ dall’inizio dell’anno che sentiamo dire non solo da Antonio Conte, che la Vecchia Signora d’Italia è la squadra da battere perché possiede ancora qualcosa in più rispetto alle altre squadre. Un qualcosa che fa la differenza, un qualcosa che si materializza dal nome dei suoi tanti campioni i quali da soli sembrerebbero essere più che sufficienti per la garanzia di chiamarsi “JUVENTUS”. La riteniamo una leggenda metropolitana, anzitutto perché ogni anno calcistico da affrontare è diverso, ogni partita da fare non è uguale alla precedente e ogni campionato da giocare non è mai come gli altri che hai vinto precedentemente. Dire “JUVENTUS” è una credenziale teorica suffragata dalla storia dei tanti scudetti vinti e da quel modello gestionale che ne caratterizza da sempre la reale differenza. Ma da questo, a dire che sei migliore delle altre perché hai CR7 e un nutrito gruppo di campioni, ebbè, ce ne passa davvero tanto. Il calcio è fatto di risultati positivi, di gioco, ma anche di furore agonistico che devi tradurre sul campo a prescindere da tutte quelle considerazioni che abbiamo fatto. E quello che stiamo vedendo sul campo dall’inizio del campionato a oggi da parte della Juventus “migliore di tutte”, non è propriamente ciò che si era sbandierato fin dall’inizio. E allora, qual è il problema di una squadra che nelle promesse iniziali ha fatto proseliti di bel gioco e risultati, tanto da essere la prima bellezza italiana del pallone che conta? Proviamo dunque a dare una spiegazione il più possibile plausibile. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Innanzitutto crediamo che in tutto questo stentare di identità da parte della Juventus targata Sarri, ci sia un concorso di colpe che fa capo a una più che evidente campagna acquisti estiva errata, nell’assemblare la squadra in maniera tecnicamente irrazionale nei suoi vari reparti nevralgici di difesa e centrocampo. In più, c’è da considerare la smania della società che emotivamente si è lasciata attrarre dalla voglia irrefrenabile di operare nell’ambito della squadra, quel processo di modernizzazione di gioco e cultura calcistica che agli occhi dei più appariva troppo ancorata a un sistema sì vincente, ma poco avvezzo allo spettacolo. Era la sintesi filosofica di tutto quello che noi abbiamo scritto (compreso lo scrivente che lo afferma in onore della sua onestà intellettuale), annoiati com’eravamo dal gioco noioso espresso dalla squadra di Allegri. A memoria ricordiamo che per lunghi periodi si è dibattuto molto sul tema del vincere senza divertire o cercare di essere primi appagando il palato dei buongustai del pallone e delle sue geometrie. Così, nel processo voluto da Agnelli and company, si è andati alla ricerca di tecnici che in campo internazionale potessero garantire il bel gioco e, soprattutto, dare migliorie in campo internazionale per potere vincere quella Champions che per la Juve appare sempre più stregata. E senza pensarci più d’una volta, si è andati all’affannosa ricerca di allenatori come Guardiola, Klopp, Pochettino, Sarri e altri nomi che potessero far fare quel salto di bel gioco tanto auspicato. La ricerca è stata ardua, lunga e asfissiante come la calura estiva, perché nonostante la Juve avesse corteggiato per lungo tempo questi nomi, la situazione non si sbloccava. Così, con un’operazione tardiva arrivava finalmente Maurizio Sarri, il quale si è sbloccato dai suoi impegni con il Chelsea.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Intanto bisognava pur fare una campagna acquisti che potesse risultare potenziata rispetto all’anno precedente. Il compito che è stato affidato a Paratici (l’allievo di Marotta) ha portato a vendere Cancelo, Spinazzola, Kean, Orsolini e a gennaio anche Mandzukic ed Emre Can, per creare plusvalenze e al contempo sfoltire ciò che creava esborsi economici di giocatori che non rientravano più nel progetto della Juve. Poi ha acquistato Higuain e Buffon come “cavalli” di ritorno, Ramsey, Rabiot, De Ligt, Demiral, Danilo, e a gennaio Kulusevski che di fatto avrà nell’organico soltanto a fine campionato. Ma guardando attentamente gli acquisti fatti in estate, ci si accorge che qualcosa manca soprattutto a centrocampo, zona nevralgica del gioco del calcio. Manca il trequartista che Sarri sta cercando di inventare, visto che nel gioco a rombo Ramsey non si sta rivelando ciò che era nelle promesse iniziali. Bernardeschi si sta perdendo, Matuidì arranca, Rabiot sembra correre a vuoto nel tentativo di capire cosa Sarri gli chieda e Pjanic davanti alla difesa è spesso in difficoltà. La difesa con i vari infortuni di Chiellini, Demiral, De Sciglio, Danilo, si è trovata a doversi avvalere delle prestazioni di un Cuadrado che terzino non è mai stato e fa quello che può. Il risultato è dato da una serie di gol presi da una difesa alta, messa tatticamente all’altezza del centrocampo, così com’è nel volere di Sarri. Insomma, una Juve in confusione che fa gol con Cristiano Ronaldo e poi non mantiene il vantaggio. E dov’è il bel gioco? Dov’è il calcio globale degli interscambi di ruoli e le trame fluidificanti che danno un’identità di squadra superiore? Non c’è. E allora cominciano i mugugni e una parte dell’ambiente bianconero rimpiange Allegri e quel calcio che si ispira all’antico: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Prima non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">perdere”.</b> Doveva essere la rivoluzione copernicana di un cambiamento epocale fatto per portare a vincere tutto, mentre in questo preciso momento si teme seriamente di non arrivare a vincere nulla. Sarri è sotto l’occhio del ciclone, ma riteniamo che soprattutto la dirigenza della Juventus debba cominciare a recitare il mea culpa. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711paratici.jpgSiNla-juventus-e-la-pio-forte-ma-e-soltanto-un-luogo-comune-1013653.htmSi100451001,02,03010136
221013651NewsCalciomercatoIl Prof. Marotta e l’allievo Paratici20200130113842Un dualismo sempre in atto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>E’ in fondo il motivo conduttore della diatriba tra Inter e Juve. Tra Marotta e Paratici si contano innumerevoli messaggi apparenti di stima reciproca, ma poi a conti fatti si nota una evidente corsa ad arrivare primi negli affari relativi alle rispettive società di appartenenza. Striscianti tradimenti si frappongono a sorrisi forzati e abnormi ipocrisie. E non è un caso che l’Inter in questo mercato d’inverno che sta per chiudersi, è stata molto più attiva della Juventus. Con l’acquisto di Eriksen, Marotta ha sistemato un centrocampo che adesso appare quadrato dal punto di vista dei tempi di gioco dati da un suggeritore di grande classe com’è il danese, mentre Paratici stenta a definire la cessione di Emre Can (che probabilmente arriverà sul filo della chiusura del mercato di gennaio) e nonostante da tempo l’infortunio di Chiellini abbia provocato problemi alla difesa della Juve, ci si è limitati a inventare Cuadrado come terzino di fascia, tenuto De Sciglio (che si è infortunato), acquistato Danilo (un giocatore normale, infortunato anch’egli, ma che non fa la differenza) e venduto Cancelo per la questione delle plus valenze. Il problema della Juventus che prende troppi gol, nasce proprio dal non avere sulle due fasce della difesa giocatori in grado di coprire una zona nevralgica, così pure come il centrocampo, in cui manca la mente illuminante del gioco. Troppi incontristi, tra cui Matuidì (sembra stanco il francese) Rabiot (chissà quando e come dimostrerà il suo valore) e poi Alex Sandro che continua in una corsa stanca e pesante nel suo incedere, non garantendo il necessario recupero in difesa. Molto più abile Marotta che ha venduto Politano (non gradito a Conte) al Napoli e, come dicevamo pocanzi, ha acquistato Eriksen. Strategie di mercato che sanno di lunga esperienza nel settore, capaci di sapersi muovere con abilità e tempestivamente nella logica di far conciliare la parte tecnica a quella amministrativa di bilancio. In questo senso si devono evidenziare i meriti dell’Inter nell’essere passata dalla violazione dei parametri del Fair Play Finanziario a uno stato patrimoniale florido. Tutto ciò dà la misura di un lavoro che è cominciato in maniera positiva da parte di Marotta che si è pure avvalso di Antonio Conte nell’affidargli la gestione tecnica della squadra. E la Juve? La Juve è lì che aspetta e realizza il suo tanto aver speso in acquisto di giocatori di indubbia altissima qualità tecnica, ma che ancora con il suo allenatore Maurizio Sarri sembra non avere ancora raggiunto un equilibrio tale da rilevarne la reale crescita di identità nell’aspirazione della conquista del triplete. Agnelli, Nedved e Paratici non affondano i colpi, ma sanno di avere in casa una corazzata che, secondo noi, ha bisogno di essere ancora plasmata in almeno due settori del campo. Perdere malamente due volte contro la Lazio e una volta indecorosamente contro il Napoli, apre degli interrogativi che pur si contrappongono al dato di fatto che la Juve di Sarri ha chiuso in testa il suo girone di Champions League, è prima in classifica in Campionato ed è entrata in semifinale di Coppa Italia. Tutto questo stride, al cospetto di quanto abbiamo detto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNil-prof-marotta-e-l-allievo-paratici-1013651.htmSi100451001,02,03010170
231013647NewsCampionatiSimone Inzaghi, l’allenatore che si ispira ad un calcio moderno20200114184239Il segreto della Lazio? Questo giovane allenatore in cui molti non credevano.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono allenatori di calcio che in carriera sono stati veri campioni e hanno fallito la strada di coach e altri che sono stati degli assoluti mediocri e si sono imposti come ottimi tecnici di squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> classe 1976, sta diventando poco per volta il simbolo di quanto si possa far bene da allenatore pur essendo stato un modesto attaccante. La sua è una carriera legata alla Lazio, dove sta maturando esperienze da allenatore modello, capace di interpretare questo ruolo in maniera moderna, sia dal punto di vista tecnico – tattico che da catalizzatore di idee atte a fare da trait d’union nell’assemblare la sua squadra e renderla vivace nei vari ruoli di campo e di spogliatoio. Un po’ come dire che nel calcio nulla s’inventa ma tutto si lavora all’unisono con dedizione, voglia di arrivare senza troppe parole ma con l’ausilio dei fatti. Simone Inzaghi è stato allenatore degli Allievi Regionali della Lazio nel campionato 2010’11, poi ha assunto la guida degli Allievi Nazionali dal 2011 al 2014 ed ha allenato la Squadra Primavera dal 2014 al 2016, allorquando il presidente Lotito gli diede l’opportunità di allenare la Prima Squadra. Piacentino di nascita, Simone Inzaghi è il profilo ideale di allenatore per ogni società che ha grandi aspirazioni, in quanto alle capacità già esposte prima, si aggiungono caratteristiche di serietà professionale, ottima presenza e massima attenzione nei rapporti con i media nel non essere mai polemico e irascibile, ma sempre attento a presentarsi con stile ed eleganza anche verbale. E non è un caso che questa estate nel vorticoso giro di allenatori, la Juventus di Andrea Agnelli aveva anche puntato su di lui come eventuale cavallo di battaglia per il dopo Allegri. Oggi, con il senno di poi, forse avrebbe fatto bene a preferire il tecnico della Lazio proprio per queste sue caratteristiche che, secondo un nostro avviso, si sposerebbero perfettamente con lo stile Juventus. E poi, puntando su Inzaghi, la Juve avrebbe ottenuto un cambiamento più soft e meno rivoluzionario e integralista di quanto non ha fatto puntando le sue scelte su Maurizio Sarri. Tuttavia, dobbiamo dire che col senno di poi è tutto più facile, anche se non escludiamo che un giorno non lontano sia Agnelli che Nedved e Paratici ritornino a rinvigorire questo pensiero su Inzaghi che non è stato mai accantonato. Comunque, ogni idea su questo tema sarebbe al momento molto prematura, ma conferma quanto anche dal punto di vista tattico sia possibile in un prossimo futuro. Adesso Inzaghi sta bene dov’è. La sua Lazio sta andando con il vento in poppa e, soprattutto, se resisterà a tenere la freschezza fisica e mentale di oggi, siamo sicuri che sarà una delle candidate allo scudetto. Lui, in questo campionato che ha già fruttato per la sua Lazio dieci vittorie consecutive, ha sicuramente messo molto del suo essere giovane allenatore dalle larghe vedute calcistiche moderne.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-simone-inzaghi.jpgSiNsimone-inzaghi-l-allenatore-che-si-ispira-ad-un-calcio-moderno-1013647.htmSi100451001,02,03010196
241013646NewsCampionatiJuventus campione d’inverno ma non di gioco20200113203124La squadra di Sarri è prima al giro di boa, ma sarà così fino alla fine del campionato?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Con la 19vesima giornata del campionato di calcio di Serie A 2019/20 finisce il girone d’andata. La Juve è campione d’inverno con due punti di distacco sull’Inter, ma la vera entità del suo gioco non è ancora emersa con chiarezza. Atalanta e Lazio sono le squadre che giocano meglio, che sviluppano trame di gioco brillanti e di piacevole armonia corale, grazie anche al fatto che i tecnici e i giocatori delle due rispettive squadre sono rimasti uguali e, tranne qualche piccolo ritocco, non hanno mutato il loro assetto base. Juve e Inter hanno invece cambiato molto, non solo nei suoi interpreti principali, ma anche nella nuova cultura ideologica di un calcio che per essere spettacolare e al contempo redditizio, ha ancora bisogno di tempo per potersi integrare in tutti i suoi elementi. La Juve resta, di fatto, una squadra che si distingue sempre per il suo cinismo, che approfitta delle giocate dei suoi singoli campioni ma che non riesce a dare continuità di un gioco armonico che si vede soltanto a sprazzi. Possiamo dire che la logica di questa squadra bianconera e della società che fa capo ad Andrea Agnelli, continua ad avere il suo storico principio di base che resta quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere perché</i> <i style="mso-bidi-font-style: normal;">è</i></b><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’unica cosa che conta”,</b></i> proprio in un anno in cui con l’avvento della filosofia sarriana, ci si era proposti di arrivare a vincere senza annoiare i buongustai del calcio. Ma i palati fini sanno che se vogliono divertirsi e assistere a un calcio moderno, brillante, forte nella corsa e duraturo nella resistenza fisica, devono guardare l’Atalanta di Gasperini o la Lazio di Inzaghi, una squadra che nel breve volgere di due settimane ha battuto la Juve in Campionato e in Supercoppa Italiana. Così, mentre Juve e Inter si guardano in cagnesco e giocano la loro lotta a distanza, la Lazio avanza con le sue 10 vittorie consecutive e un concreto possibile inserimento nella lotta per lo scudetto, avendo ancora una partita da recuperare. Certo, in questo momento gira tutto bene per i biancocelesti che stando bene di salute fisica e mentale, si trovano magnificamente nelle ripartenze e vincono spesso sul finire delle partite. Questo dimostra quanto la squadra di Inzaghi sia caparbia e decisa a non mollare mai, senza fare apparire lo spettro della disattenzione che è l’emblema della stanchezza mentale di squadra. L’Inter di Conte sta facendo bene, ma non è ancora pronta a presentarsi come squadra da battere, così come non lo è la Juve di Sarri che si trova a razionalizzare un campionato che se mai dovesse vincerlo, non lo stravincerà sicuramente con largo distacco. E allora dove sta la verità, se l’anno scorso la noiosa squadra di Allegri ha fatto il vuoto alle sue spalle nonostante producesse un calcio lontano dai canoni moderni? Noi diciamo che non c’erano le squadre che potevano infastidirla nel suo incedere solitario al vertice, e quindi ha vinto con merito ma senza il gusto di confrontarsi con antagoniste del suo livello. Quest’anno la musica è cambiata e anche se la Juve resta sempre una delle papabili vincitrici finali per lo scudetto, c’è da vedere come si attrezzerà l’Inter e se la Lazio riuscirà a resistere fino alla fine, con questo spirito di squadra che stupisce sempre più. Chissà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuventus-campione-d-inverno-ma-non-di-gioco-1013646.htmSi100451001,02,03030170
251013635NewsCoppePaulo Dybala, talento sublime.20191127114446In Champions,straordinaria prestazione del campione argentino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’abbiamo visto ieri sera contro l’Atletico Madrid in Champions, ma ci siamo beati delle sue giocate anche in campionato. Paulo Dybala è un talento puro, che la Juventus ha magicamente ritrovato dopo che questa estate ha fatto di tutto per venderlo. Ma per fortuna della Vecchia Signora non si è giunti in un accordo economico con i vari acquirenti di tutta Europa, e adesso si ritrova una perla preziosa della quale aveva anche dubitato, soprattutto nell’ultimo anno della gestione di Max Allegri. Ma lui, la Joya argentina, ha sempre professato il suo desiderio di rimanere alla Juve perché, probabilmente, aveva un conto in sospeso con l’allenatore, la società e con se stesso. Quando qualche anno fa è arrivato dal Palermo era ‘u picciriddu, adesso è campione maturo e soprattutto un calciatore ritrovato. Le sue giocate sono sublimi e tutto gli riesce a meraviglia. Eleganti giocate, stop al volo, dribbling da farti girare la testa, colpi di tacco che sanno di meraviglia e spettacolo puro del football diretto agli esteti del calcio spettacolo, sono il repertorio di questo piccolo, grande campione del football dei nostri tempi. E poi il gol rifilato su calcio di punizione da una posizione impossibile all’Atletico Madrid: è magia pura. E allora succede che quando ti aspetti il ritorno di grazia di Cristiano Ronaldo in evidente periodo negativo, ecco che ti ritrovi un Dybala supremo, un De Light che è stato pagato 85 milioni di euro e oggi ti spieghi perché, e un pipita Higuain che è ritornato ad essere il giocatore amante del gol e anche abile nella costruzione del gioco a beneficio dei compagni. Di tutto questo rivitalizzarsi di campioni, diamo anche merito all’ex “talebano” Maurizio Sarri, il quale riesce a far divertire i suoi giocatori senza costrizioni tattiche asfissianti, ma con un ordine di posizione in campo che ben si addice alle caratteristiche tecniche del singolo calciatore. A ciascuno il suo, sembra dire questo allenatore della Juventus, che dopo Napoli e Chelsea ha capito che un coach che ha insito il concetto di squadra spettacolo, si deve calare al servizio delle caratteristiche tecniche dei propri giocatori, mettendo da parte anche il proprio credo calcistico a beneficio della qualità dei propri interpreti. Non è un segno di disarmo il suo, piuttosto lo riteniamo un miglioramento professionale che ne assicura una maturazione definitiva di allenatore ad alto livello. Calarsi nel ruolo di calcio moderno, è anche un arricchimento personale nell’essere propenso a capire i propri calciatori e farli giocare come desiderano. Ecco la differenza tra Sarri e Allegri, il quale vedeva in Dybala una sorta di “tuttocampista”, un neologismo tutto “allegriano” che vuole significare un giocatore portato a stare in ogni parte del campo. Un concetto egoistico da allenatore, il quale crede che a ogni giocatore bisogna imporre determinati ruoli a prescindere dalle proprie caratteristiche tecniche. Il calcio di oggi si ispira a metodologie diverse, più “democratiche” e rispettose del calciatore, nel suo desiderio di stare in campo con la smaniosa voglia di mettersi al servizio della squadra e la legittima ambizione<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di fare emergere le proprie qualità. Ecco perché c’è stata questa metamorfosi nel gioco della Juventus (anche se in verità è ancora in fase di costruzione) e di Dybala, un campione che andava capito a beneficio della squadra stessa. E’ vero, nel calcio non si inventa nulla, semmai ti aggiorni ad una scuola di pensiero moderna che deve essere in linea con i dettami espressi dalle varie potenze calcistiche europee, i cui trofei conquistati e i traguardi raggiunti sono l’emblema di un concetto di football innovativo. In questo senso Sarri è salito in cattedra, e la Juve intesa come concetto di squadra e di gioco globale, ne sta beneficiando a livello di risultati. Certo, resta ancora molto da fare, tuttavia, pensiamo che la squadra costruita da Agnelli, Paratici e Nedved, sia sulla strada giusta per conquistare quel triplete che comprende in primis la tanto sognata Champions, così bramata dal mondo bianconero.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNpaulo-dybala-talento-sublime-1013635.htmSi100451001,02,03010221
261013633NewsCampionatiInaugurato il JHotel, vero gioiello della Juventus20191120210429Ecco l`albergo della Juve.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il JHotel è un nuovo concetto di accoglienza, realizzato in collaborazione con Juventus Football Club S.p.A. Situato nel cuore del JVillage, il JHotel si trova accanto all’Allianz Stadium e nella vicina Area della Continassa, in cui si può ammirare l’ampio Centro Sportivo della Juventus. Questa avveniristica struttura alberghiera è un luogo in cui non solo si può vivere un’autentica esperienza bianconera, ma è stato concepito anche per offrire molto di più. Infatti, il JHotel è stato studiato nel dettaglio per garantire l’organizzazione di perfetti appuntamenti di lavoro, nonché di meeting di successo. Alla guida del ristorante si può apprezzare uno chef illustre come Davide Scabin, che propone un’offerta gastronomica ispirata all’Eleganza Contadina, una cucina legata alla tradizione del nostro Paese e affiancata a proposte internazionali. 138 camere suddivise in due tipologie dotati da arredi di alta gamma e con esclusivi layout originali. Tutte le camere offrono servizi Sky e collegamento Wi – Fi. Per chi ne volesse sapere di più, può visitare il sito </span><a href="http://www.jhotel.eu/"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><font color="#0563c1">www.jhotel.eu</font></span></a><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> . </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, un’altra grande realtà arricchisce il processo di espansione della società bianconera, che dopo aver costruito l’Allianz Stadium, la vasta area del Centro sportivo di Vinovo, il proprio Museum, avere ampliato il suo Store, realizzato il JMedical e il nuovo centro Juventus dell’area della Continassa, adesso ha inaugurato il suo JHotel. Una ciliegina su una torta già abbondantemente farcita di grandi cose, che fa felici i tifosi della Juventus (quelli che se lo possono permettere dal punto di vista economico) che hanno la possibilità di vivere una o più giornate a contatto con i propri campioni. L’hotel è operativo da luglio scorso, ma è stato presentato da Andrea Agnelli soltanto in questi giorni. Si tratta di una struttura di 11.200 metri quadrati con all’interno anche una Spa. Una parte dell’Hotel è riservata alla Prima Squadra per i ritiri pre – partita e il resto è a disposizione di tifosi e turisti. Questa idea alberghiera della Juventus è qualcosa di assolutamente unico in Italia ma non in Inghilterra, dove già dal 2015 sono stati costruiti alberghi accanto agli stadi più importanti. E’ un fatto di stile e anche di ottime possibilità economiche ricavati da tanti investimenti effettuati da molti anni. E non è un caso che il fatturato della Juventus sia lievitato a dismisura in questi ultimi anni, grazie a un’ottima progettualità che sa di smaglianti operazioni manageriali. E’ la Juventus, è il suo modo di arrivare sempre prima degli altri e di farsi imitare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-jhotel.jpgSiNinaugurato-il-jhotel-vero-gioiello-della-juventus-1013633.htmSi100451001,02,03030245
271013629NewsEditorialeLettera a Cristiano Ronaldo20191112095724L`errore di CR7 nel ritenersi diverso dagli altri,non rispettando certe regole che sono alla base del professionismo calcistico. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Hai sbagliato Cristiano. Sì, hai sbagliato per più di un motivo, quando il tuo allenatore Maurizio Sarri ha deciso nell’arco di tre giorni di sostituirti, prima con Douglas Costa in Champions contro la Dinamo Mosca e poi con Paulo Dybala in Campionato contro il Milan. Non è stata lesa maestà, la tua, ma più semplicemente un cambio che tu stesso avresti dovuto accettare con intelligenza, consapevole che da circa un mese a questa parte il tuo stato di forma non è consono alle aspettative che si hanno su di te che sei pluripremiato di Palloni d’Oro e Campione che costituisce per le società con le quali hai giocato in carriera, un Brand insostituibile dal punto di vista commerciale. Ed è così anche oggi per la Juventus che nell’estate 2018 ha acquistato il tuo cartellino per 100 milioni di euro, più 12 milioni di commissioni, più 58 milioni di stipendio lordo annuale, per avere da te l’accesso a nuovi mercati europei con l’eventuale assalto alla tanto sospirata conquista della Champions League. Un contratto che non avviene propriamente tutti i giorni per giocatori non solo ritenuti “normali”, ma anche per quelli come te che extraterrestre sei ritenuto. E’ vero, il management della Juventus ha fatto con te l’affare del secolo, tenuto conto che nella scorsa stagione si sono ricavati 55 milioni di euro in più rispetto al passato, tuttavia, tutto questo dare e avere sviluppato nel tuo rapporto con Andrea Agnelli e il suo entourage, non pregiudica il fatto che tu resti pur sempre un calciatore dalle immense qualità tecniche, dotato di un indiscutibile spessore carismatico all’interno della squadra e quindi dello spogliatoio, il quale ti deve caricare di responsabilità in tutti quegli sviluppi di calciatore professionista che riconducono a momenti di grande forma ad altri di appannamento fisico, tecnico e mentale. E’ un fatto naturale che investe i calciatori come te e anche quelli più giovani e meno dotati tecnicamente, ma che si vedono a dover gestire, pur tra piccoli mugugni di delusione personale, quell’accettare i momenti di difficoltà che devono essere presi con intelligenza e forza di volontà, nel superare quella particolare situazione delicata della propria carriera. Ecco, Cristiano, tu questo non l’hai fatto, perché quel tuo uscire dall’Allianz Stadium nel momento del cambio senza sederti in panchina ma andando via direttamente, mormorando frasi probabilmente irriguardose nei confronti del tuo allenatore, hai messo in evidenza una presupponenza che non è da grande campione quale tu sei. Tutto ciò va a inficiare a tuo discapito i buoni rapporti con i tuoi compagni di squadra, che quotidianamente condividono con te uno spogliatoio fatto di relazioni non solo tecniche ma anche umane. E pensa se Del Piero o il tuo amico Gigi Buffon, si fossero dimostrati in carriera quello che tu hai espresso in un attimo con quell’atteggiamento negativo, che non si addice alla grandezza dei tuoi trascorsi pallonari. E’ vero, in carriera sei stato sostituito soltanto poche volte, ma il tuo stato di forma fisica e mentale era tale, per cui non si poneva il problema. Ora, che a 35 anni è possibile qualche momento di legittimo appannamento di forma, nonostante la tua grandezza da extraterrestre, sei messo alla prova anche sotto l’aspetto della tua maturità personale. E chiedere scusa ai tuoi compagni di squadra, alla società Juventus che ti coccola, ai tifosi che da quando sei arrivato a Torino si assoggettano a pagare un biglietto salatissimo per assistere alle tue giocate, credimi, non è mortificarsi, ma, semmai, è dare un ulteriore segnale della tua grandezza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNlettera-a-cristiano-ronaldo-1013629.htmSi100451001,02,03030234
281013619NewsEditorialeLa Juve e l’imperdonabile errore di volere vendere Paulo Dybala20191008070334Cambia la strategia della società bianconera nei confronti della Joya <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questa estate lo volevano cedere per creare plusvalenza e incrementare le casse della società. Ma non sempre la teoria del denaro da acquisire è il toccasana di tutte le cose, perché nel calcio c’è anche un’altra logica che spesso sfugge a coloro i quali sono al centro del calciomercato: la persona che c’è dentro il campione e i suoi desideri di continuare a giocare nell’ambiente in cui si trova bene e vuole continuare a vincere. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> è stato al centro di mille possibili scambi con altri giocatori che dessero l’opportunità alla Juve di dare respiro a un bilancio appesantito dall’acquisto di grandi campioni e dai loro cospicui contratti. Prima con l’Inter per avere in cambio Icardi e incassare svariati milioni di euro, poi con il Manchester United per avere in cambio Lukaku. Noi abbiamo sempre sostenuto la tesi che questo giovane campione argentino della Juventus, doveva continuare a giocare in questa società e con quella squadra che è stata concepita per vincere ancor di più di quanto non lo avesse fatto la scorsa stagione. Per la fantasia, la classe, l’inventiva e la qualità delle giocate che sa produrre, Dybala fa sempre la differenza, che lo si voglia impiegare da falso nueve, piuttosto che da trequartista a ridosso delle punte. E non è un caso che Antonio Conte lo avrebbe voluto all’Inter perché ritiene il campione argentino il giocatore ideale per il suo 3-5-2. Ma la Juve e Paratici in testa, preferivano trattare con il Manchester per avere Lukaku, togliendo così la possibilità che il giocatore belga potesse andare all’Inter e potenziarla in attacco. Per fortuna non se ne fece nulla per una sola questione di denaro, e oggi, dopo la maiuscola prestazione offerta da Paulo Dybala nel derby d’Italia, tutti a magnificarlo come se nulla fosse stato. Certo, in tutto questo frastuono c’è da ricordare che Maurizio Sarri l’ha sempre sostenuto e che ha studiato la collocazione tattica affinché il campione argentino potesse dare alla squadra l’apporto ideale per incrementare tecnicamente il gioco brillante studiato apposta per la Juve. C’era solo bisogno di tempo, ma così è stato. Sì, perché oggi Sarri ha fatto sbocciare l’idea di collocare tatticamente Dybala sia come trequartista schierandolo alle spalle di CR7 e Higuain, che come seconda punta assieme a Ronaldo. E così “u picciriddu” (come lo chiamavano a Palermo) o la Joya (come adesso lo si definisce) ha lasciato il segno sulla partita vinta dalla Juve sull’Inter, non solo per lo straordinario gol che ha saputo fare di potenza e mirata precisione, ma anche per le giocate di classe che ha impartito proprio davanti ad Antonio Conte, uno dei tanti estimatori di Dybala, che per averlo avrebbe fatto qualsiasi cosa. E adesso vorremmo essere nei pensieri di Agnelli e Paratici per capire cosa stanno pensando e se sono coscienti del macroscopico errore che stavano per fare. Chissà, forse sono stati anche consigliati male dall’idea errata che Max Allegri si era fatta su Dybala, e cioè di un indiscutibile campione di classe che però non è portato al sacrificio tattico. Lo aveva nominato tutto campista, (ricordate?) e lo faceva giocare partendo sempre dalla difesa, inibendone così le sue qualità tecniche di calciatore portato a creare attraverso la fantasia, bellissime giocate offensive. Poi è arrivato Sarri che l’ha fatto rinascere e ora punta fortemente nel suo apporto in una intuizione tattica che si avvale di due possibili soluzioni in base anche all’avversario da affrontare. E allora ci domandiamo se adesso la società Juventus abbia cambiato finalmente la sua strategia, nel trattenere Dybala in bianconero almeno fino a fine stagione. A nostro parere non dovrebbero esserci dubbi di sorta, anche se questa convinzione si doveva avere già questa estate.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNla-juve-e-l-imperdonabile-errore-di-volere-vendere-paulo-dybala-1013619.htmSi100451001,02,03030235
291013616NewsCampionatiAntonio Conte V/S Maurizio Sarri20191004193022Questo sarà il motivo conduttore di Inter Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il Live Motiv di Inter Juventus che si giocherà a San Siro domenica sera, in uno stadio sold out e un’attesa televisiva spasmodica che si fa davvero elettrizzante. Ma più che dell’antagonismo antico del derby d’Italia che mette sempre in mostra veleni e ruggini dal sapore vendicativo, questa volta possiamo parlare di Conte contro Sarri, ovvero la ferocia agonistica V/S l’dea di calcio spettacolo. Molti sono i temi che questo match tanto atteso mette in discussione tra le due diverse fazioni, ma il fulcro di tutto si focalizza nel comportamento delle due panchine. Alzi la mano chi soltanto un anno fa avrebbe scommesso su Conte all’Inter e Sarri alla Juve: nessuno, anche se questo calcio così imprevedibile da un momento all’altro, che promette parole che non vengono mantenute per situazioni contingenti a interessi economici e perché no anche professionali, tutto è il contrario di tutto. Sì, perché in fondo è soltanto l’ideale del tifoso che costruisce modelli che non esistono. Ma è un coccolarsi dietro il tifo, una bandiera, una cultura calcistica a cui il tifoso ha bisogno di aggrapparsi per collocare figure che appartengono alla storia di una data società. E se è vero che Antonio Conte è entrato nel mondo del calcio da giovane e non si è mai allontanato, Maurizio Sarri è l’emblema della favola iniziata nel1990 sulle polverose panchine della Seconda Categoria e approdato 29 anni dopo nella società più blasonata d’Italia. Due scuole di pensiero differenti, due sistemi di gioco forse anche opposti che giustificano due allenatori fondamentalmente diversi ma uguali nell’arrivare in alto con l’ausilio della meritocrazia che non fa sconti a nessuno. Se vali vai avanti se no resti indietro e non emergi mai. E’ un fatto di carattere che i due allenatori possono dire di averlo molto spiccato, nel sapere cosa vogliono dalle squadre che hanno allenato in passato e che allenano oggi. Entrambi provenienti da famiglie umili e con l’idea (mai retorica) che il pane bisogna guadaglielo attraverso la fatica, il lavoro e la voglia di credere in ciò che si fa. Poi, il risultato nel calcio è ciò che conta e non è un caso che Conte e Sarri abbiano ottenuto successi che li hanno portati ad essere tra i primi coach al mondo. Conte ha vinto di più rispetto a Sarri, ma da parte dell’ex allenatore del Napoli c’è il chiodo fisso di vincere fin da quest’anno attraverso la sua filosofia di calcio spettacolo. I due non si vedono di buon occhio, tuttavia, c’è da dire che chi vede il calcio in maniera diversa e porta avanti il proprio credo, può soltanto rispettare l’avversario senza amarlo. E mentre l’Inter di Conte sembra rinata e tirata a lucido almeno in campionato, avendo infilato sei partite vinte su sei giocate, la Juve di Sarri sta carburando nell’assimilare i concetti voluti dal suo maestro. Eppure con il senno di poi tutto cambia, se pensiamo che Conte aveva dichiarato di fare da sempre il tifo per la Juventus e che da professionista qual è, se fosse andato al Milan o all’Inter ne avrebbe incamerato i colori e la storia con correttezza professionale. Ma anche Sarri criticava la Juventus e non perdeva l’occasione per andarle contro talora pure con acredine, fin dai tempi in cui allenava il Napoli. Eppure si cambia perché quell’odio di Sarri verso la Vecchia Signora si è tramutato in un’opportunità professionale che egli ha sognato da sempre. Conte, invece, dopo l’esperienza fatta in Premier League, aveva voglia di tornare in Italia e avendo trovato la porta chiusa della sua Juventus, ha accettato l’opportunità di allenare l’Inter perché ha la sua stessa fame agonistica e di vittorie. In questo, bisogna dire che Conte ci mette l’anima, così come fece alla Juve quando fu chiamato da Andrea Agnelli dopo quel mortificante settimo posto in classifica di qualche anno fa. E allor, non parleremmo di banali e qualunquistici pensieri di tradimenti (Conte alla Juve e Sarri al Napoli), perché il percorso lavorativo di ogni professionista va rispettato con il cervello, senza farsi prendere da fatti di cuore che non possono più essere accettati in un mondo del pallone che ormai da anni luce non conosce le bandiere. Il passato è passato e il concetto del presente è questo. Che piaccia o no, Conte e Sarri non sono colpevoli di nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-conte-e-sarri.jpgSiNantonio-conte-v-s-maurizio-sarri-1013616.htmSi100451001,02,03030281
301013614NewsCampionatiInter Juve? Quest’anno è un’altra cosa!20190930074213Ecco perché da quest`anno il derby d`Italia assume il tratto di una partita ancor più diversa del solito.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il derby d’Italia? Certo, lo è sempre stato! E’ la partita che da sempre si gioca tra antiche ruggini e serpeggianti veleni? Certo, se n’è avuta la conferma da tanti anni, sia sul campo che dietro le scrivanie! E allora perché Inter Juve di quest’anno sarà un’altra cosa? E perché assume i contorni di una partita di calcio davvero speciale? I motivi sono tanti e sono noti a tutti. L’incontro di domenica prossima 6 ottobre a San Siro si potrebbe definire per la prima volta nella sua storia, non solo come il confronto tra due odiatissime rivali del calcio italiano, ma più semplicemente come l’incontro tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b>, due allenatori che non si guardano di buon occhio fin dai tempi in cui hanno allenato l’Arezzo e che oggi manifestano due scuole di pensiero calcistico che sono in contrapposizione tra loro. E se a questo “menù” ci aggiungiamo anche i “tradimenti” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> che per tanti anni sono stati gli artefici di una parte consistente delle glorie della Juventus, ecco che la partita di calcio tra nerazzurri e bianconeri aggiunge ancora più sale in una minestra che bolle prima ancora di cominciare. Il tutto è iniziato questa estate durante il periodo di calciomercato, allorquando si ventilava il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> sulla panchina della Juve. Questo era il desiderio che si manifestava chiaramente nel volere del mister leccese. Ma questa operazione non si poté fare per evidenti “no” da parte della dirigenza della Vecchia Signora che ricordava ancora come un affronto personale, quel giorno di luglio 2014 in cui il tecnico volle separarsi dalla Società bianconera per evidenti divergenze dopo tre anni indimenticabili. Sentimenti di amore –odio protratti nel tempo, anche quando Conte fu chiamato a fare il CT in Nazionale e poi ad allenare il Chelsea. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ciascuno per la sua strada, si disse allora! E adesso? Adesso le due strade si rincontrano quasi ad intrecciarsi in un destino che prosegue quel percorso di sentimenti contrapposti, in cui vige per Conte il ricordo di essere stato bandiera e capitano della Juve ai tempi in cui era calciatore e allenatore, e poi la ruggine di un rapporto finito male con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli and company</b>. E poi? C’è anche il discorso legato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> fatto fuori dal Direttivo della Juventus per non tanto chiare vicende interne, il quale passato all’Inter vuole dimostrare quanto la società bianconera si sia sbagliata a disfarsi di lui che ben ha lavorato per tanti anni alla Juve. E c’è anche il dualismo estivo sulla “telenovela” legata a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku,</b> in cui dapprima sembrava chiusa l’operazione Inter per acquistare il giocatore belga tanto desiderato da Conte, poi è intervenuta la Juve con Paratici a rallentarne volutamente le operazioni per non fare rafforzare la squadra nerazzurra e la voglia di portare in bianconero giocatore. Tuttavia, per tanti motivi di mercato, quel tentativo di far vestire la maglia bianconera a Lukaku non riuscì a Paratici e così Marotta entrò definitivamente a gamba tesa e permise al possente giocatore di colore di accasarsi definitivamente all’Inter. Ma quante ripicche, quante ruggini e quante situazioni incresciose si sono fatte in tanti anni tra queste due società di calcio che fanno del pallone qualcosa che va oltre il piano esclusivamente tecnico legato al rettangolo di gioco. E così, in questo momento la classifica parla di un’Inter in testa con due punti sopra la Juventus. Un dato significativo dettato soltanto da questo inizio di campionato in cui la Juve di Sarri sta ancora cercando la sua vera identità di gioco, nonostante i tanti infortuni dei suoi difensori esterni e l’abbondanza di campioni d’attacco e di centrocampo. L’Inter, invece, ha trovato in Antonio Conte l’allenatore giusto per cambiare mentalità e mettere ordine in una squadra e una società che da anni era in difficoltà nel far rispettare le regole in uno spogliatoio “polveriera” in cui vigeva incontrastata l’anarchia. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi non è più così, perché l’allenatore leccese che per tanti anni è stato una bandiera della Juventus, ha apportato il suo stile operaio di “testa bassa e pedalare” fatto di grinta e determinazione che si manifesta nell’unione d’intenti prodotta dalla sua squadra e da tutti i suoi giocatori a disposizione. Ecco, diremmo proprio che Inter – Juve di quest’anno non si giocherà soltanto la notte del 6 ottobre prossimo, ma si protrarrà per tutto l’arco del campionato in un inseguirsi a vicenda che sa tanto di pensiero fisso e quasi maniacale, nel volere anteporre sempre e comunque antichi rancori e ruggini mai dissipate. Inter – Juve è, e sarà sempre, una partita diversa da tutte le altre. Oggi più di ieri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-conte-sarri.jpgSiNinter-juve-quest-anno-e-un-altra-cosa-1013614.htmSi100451001,02,03030296
311013606NewsCampionatiLa rosa extra large della Juve crea problemi a Sarri.20190905173111Problemi di abbondanza in casa Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo l’esclusione dalla Champions di Mandzukic e di Emre Can che ha ufficializzato il proprio disappunto, in casa Juve aleggia una certa qual insoddisfazione da parte di Maurizio Sarri nei confronti di Fabio Paratici, per non essere riuscito nel mercato appena chiuso, a sfoltire una rosa composta da troppi giocatori che mal volentieri si adattano alla panchina. Allenare la Juve non è proprio come allenare un’altra squadra, e Maurizio Sarri pur nella sua soddisfazione di essere arrivato in carriera a lavorare per la più scudettata squadra d’Italia, non nasconde le sue difficoltà di gestire un gruppo di giocatori che per quantità e qualità non ha mai avuto. Il muso duro che Sarri ha mostrato a Paratici in questi giorni, la dice lunga su un carattere poco incline ad abbassare sempre la testa alla società per cui lavora. Un problema nuovo che l’ex allenatore di Napoli e Chelsea non aveva messo in conto, non sono le questioni tecnico tattiche, dello spogliatoio, del turnover, ma è la gestione di un alto numero di campioni cui comunicare certe scelte che apparterrebbero alla società. Evidentemente Sarri era stato chiaro fin dall’inizio, dando alla società i nomi dei giocatori da trattenere e altri da cedere. Ma, evidentemente, l’opera di Fabio Paratici non è stata impeccabile da questo punto di vista. Prima Mandzukic, poi Khedira, Matuidi, Rugani, Dybala, Higuain, Emre Can, Cuadrado, e ancora marcia indietro per Higuain (che si è inserito bene) Dybala (che fino alla fine è stato in bilico se restare o essere ceduto), Khedira (improvvisamente rinato per il gioco di Sarri), Matuidi (anch’egli promosso a titolare) insomma, possiamo dire che la confusione in casa Juve è di casa. Eppure eravamo abituati a una Vecchia Signora simbolo di chiarezza di idee e ottima gestione, mentre in questa occasione si sta mettendo in evidenza l’esatto opposto. C’è chi rimpiange Beppe Marotta e c’è chi (Agnelli e Nedved) difendono a spada tratta Fabio Paratici perché il giovane e rampante dirigente della Juve ha lavorato bene in entrata, anche se le circostanze non l’hanno aiutato a fare altrettanto bene nell’uscita dei calciatori suggerita da Sarri. Al momento in mediana ci sono sette giocatori per tre maglie, Khedira, Pjanic e Matuidi al sono i titolari, mentre Ramsey, Rabiot, Bentancur ed Emre Can aspettano di giocare. Lo stesso discorso va fatto per l’attacco, dove Dybala, Mandzukic e Bernardeschi sembrano chiusi da Ronaldo, Higuain e Duglas Costa. Una serie di top campioni di Club da vertice europeo che, tuttavia, devono essere gestiti con l’aiuto della società che dovrebbe in qualche modo alleggerire il lavoro già difficile di tattica e tecnica in una squadra che deve ancora assorbire il credo calcistico del nuovo allenatore. In questo caso il “comandante” Sarri è stato messo davanti a una situazione del tutto nuova. Ma la Juve non può avere smarrito improvvisamente l’antica forma ordinata di chi ha le idee chiare e vincenti. La confusione non è mai regnata alla Continassa. E allora cosa succede quest’anno alla Vecchia Signora d’Italia, nonostante il suo primato in classifica a punteggio pieno?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNla-rosa-extra-large-della-juve-crea-problemi-a-sarri-1013606.htmSi100451001,02,03030254
321013603NewsEditorialeDybala, perché no? Il popolo bianconero se lo chiede.20190825073533In questo caso, è la Juventus a sbagliare?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questo trascinante dubbio amletico ha francamente stufato tutti. Perché nella prima partita giocata a Parma, il giocatore argentino viene in un primo momento schierato in campo fin dalla partenza e poi lasciato in panchina? E perché non è stato neppure considerato nel corso di una gara che nel secondo tempo ha manifestato grandi carenze di tenuta fisica da parte della Juventus? Tutte domande che sembrano ovattate da mistero, o meglio rinchiuse in uno stile Juventus che fa dei segreti aziendali la forza delle sue strategie da non svelare mai a nessuno, neanche alla propria moglie, mamma, fratello o persona cara cui ti fidi ciecamente. E allora non capisci bene se gli ordini impartiti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli,</b> ermetico figlio di cotanta famiglia dinastica, siano un dogma imposto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici,</b> oppure le operazioni di calciomercato e i suoi rari insuccessi, debbano essere tenuti in tutta segretezza per non dare riferimenti gratuiti agli avversari. Noi sosteniamo che la verità stia sempre in mezzo e, nello specifico caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala,</b> si nasconda una serie di insuccessi a catena che si intersecano tra il fatto che il giocatore gode dei suoi diritti di immagine che non ha intenzione di perdere, assieme alla voglia di restare alla Juve per dimostrare che mister Allegri ha sbagliato tutto nei suoi riguardi. Prima merce di scambio con Icardi, poi messo in mezzo sull’affare Lukaku, adesso in trattative con il PSG e il Barcellona in attesa che il signor Neymar decida cosa fare, insomma questo giovane calciatore della Juventus, campione argentino di indiscusso valore tecnico, sta vivendo un’estate da incubo. E, tra tutte queste cose, a parer nostro c’è anche qualcosa che non convince nell’operato di Fabio Paratici, l’allievo che nel suo ruolo di plenipotenziario del mercato della Juventus <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>deve ancora dimostrare di aver superato il maestro Marotta. Eppure, a proposito del fatto che all’ultimo momento si sia deciso di lasciare Dybala in panchina contro il Parma, Paratici così dichiara ai microfoni di Sky Sport: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La decisione di lasciare Dybala in panchina non è legata al mercato, lui è un grande numero 10 della Juve e siamo contenti che sia con noi. A inizio campionato anche con Allegri c’era</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bisogno di adattamento, quindi ci schieriamo così”.</b> Dichiarazioni che vogliono dire tutto e niente, che sanno di bugie e di strategie di mercato che non possono essere sbandierate ai quattro venti, ma che lasciano il dubbio di una serie di errori sul suo lavoro che, a parer nostro, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>devono essere presi in considerazione dalla società. Se l’uscita di Dybala debba essere considerata come una sorta di plusvalenza nel tentativo di equilibrare l’andamento del bilancio societario, può avere una sua logica; ma allora perché a oggi la Juve si trova così ingolfata di calciatori che non riesce a vendere e concorrono ad aumentare il debito? Dopo tanti acquisti eccellenti (Ramsey, De Light, Rabiot, Demiral, Danilo, il ritorno di Buffon, Higuain, e le sole uscite di Cancelo, Kean, Caceres, Orsolini, Spinazzola) c’è il pericolo di incorrere in un fair play finanziario? Tutte domande che in questo assurdo, lungo e snervante calciomercato italiano che si protrarrà fino al 2 settembre con due turni di campionato già effettuati, non trovano risposte concrete ma soltanto illazioni. E intanto il tormentone d’estate continua. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNdybala-perche-no-il-popolo-bianconero-se-lo-chiede-1013603.htmSi100451001,02,03030258
331013602NewsCampionatiA Milazzo (Me) è stata inaugurata la nuova sede dello Juventus Official Fan Club.20190824165417L`entusiasmo del popolo bianconero della città mamertina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Anche Radio Bianconera si collegherà con la nuova casa. </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come in ogni altra parte d’Italia, anche a Milazzo (Me) quando si parla di Juventus, il popolo bianconero è sempre pronto a rendersi partecipe a qualsiasi evento organizzato. Prova ne è stata ieri sera, quando in occasione dell’inaugurazione della nuova sede dello <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Official</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fan Club di Milazzo di Via San Giovanni 32, </b>sono accorsi centinaia di tifosi debitamente vestiti di colori bianconeri. Una sorta di testimonianza della propria fede calcistica, capace di sfidare l’insopportabile calura estiva che in questi giorni di agosto sta tormentando la Sicilia e in genere anche il Sud d’Italia. Ma la Juve e il calcio che conta, sembrano avere la priorità su ogni altra cosa in una Milazzo che ha sete di football vero. Così, dopo avere salutato i tanti tifosi in attesa di entrare per la prima volta nella nuova sede per brindare e addolcire il palato con le specialità del luogo, siamo stati accolti dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente Giuseppe Gitto</b> e da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Sottile</b> che orgogliosamente ci hanno fatto visitare in anteprima le stanze della nuova casa bianconera di Milazzo. E’ inutile dire che le stanze, i pavimenti, i muri e persino le porte trasudano di storia bianconera. Un capiente locale fornito di grande schermo per assistere alle partite, fa da contraltare ai tanti quadri che ricordano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Avvocato Giovanni Agnelli, Giampiero Boniperti</b>, maglie con firme e dediche dei giocatori della Juventus e poi due manichini vestiti con le nuove maglie bianconere a far da benvenuto agli ospiti. Poi, in un’altra sala, si può scorgere anche una play station per chi ne vuole fare uso e una scrivania che è corredo di segreteria. Non c’è che dire, questa nuova sede dello <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Official Fan Club di Milazzo </b>intitolato ad<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Alessandro Del Piero</b> è davvero funzionale, moderno e adatto a ospitare gli oltre 250 iscritti che potranno vivere il senso di aggregazione e le emozioni regalate dalla Vecchia Signora d’Italia. E non è un caso che la prossima settimana anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Radio Bianconera</b> del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttore Antonio Paolino</b>, si collegherà con la nuova sede della Juventus a Milazzo per scoprire gli angoli che misureranno i palpiti bianconeri in Campionato, Champions e di tanti altri impegni stagionali che la squadra di Maurizio Sarri è chiamata ad affrontare. Intanto è arrivato il momento di brindare al futuro della nuova sede, mentre l’immancabile torta rigorosamente ornata con i colori bianconeri, è servita ai tanti tifosi che ne gustano la prelibatezza. E’ il segno tangibile di una rinnovata fiducia della Milazzo bianconera, che dopo avere risposto in maniera così eclatante all’invito di partecipazione all’evento di inaugurazione della nuova sede, sicuramente si attiveranno nel frequentarla ancor più di prima.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzofl0711fl0711foto-inaugurazione-juve-milazzo.jpgSiNa-milazzo-me-e-stata-inaugurata-la-nuova-sede-dello-juventus-official-fan-club-1013602.htmSi100451001,02,03030480
341013596NewsCalciomercatoJuve Inter, quanta acredine!20190724074413A Nanchino si gioca Juventus Inter, per l`International Champions Cup. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oggi alle 13,30 e con diretta TV su Sportitalia, a Nanchino (dove c’è la base di Suning) si affronteranno Juventus e Inter. Una gara amichevole che si disputa all’interno dell’International Champions Cup, un evento calcistico che sta mettendo in evidenza la superiorità delle squadre inglesi, le quali sono più avanti nella preparazione rispetto alle squadre italiane. Tuttavia, la curiosità e l’interesse verso questa manifestazione sportiva risulta di vivo interesse, nonostante si svolga in un periodo dell’anno in cui si toccano alti gradi di caldo e insopportabile umidità. Ma partite come Juve Inter non si possono perdere perché dentro questo match c’è l’antica rivalità tra tifosi e società, acuiti ancor di più da quest’anno per la presenza tra i nerazzurri di due ex juventini come Marotta e Conte. Da una parte la Juve con il nuovo allenatore Sarri e un mare di campioni da amalgamare attraverso quel gioco spettacolo tanto promesso dai dirigenti bianconeri; dall’altra un’Inter che è ancora in cantiere e alla ricerca di sveltire il proprio calciomercato che appare ancora in ritardo nelle entrate ma soprattutto nelle uscite. E mentre Antonio Conte tuona contro la società che sta anche riflettendo sull’opportunità di cedere tra gli altri anche Politano e Perisic non ritenuti validi nel contesto del gioco voluto dal nuovo allenatore nerazzurro, Maurizio Sarri dichiara apertamente la volontà di schierare sempre CR7 sulla sinistra, di attendere il rientro di Dybala per provarlo come falso nove o trequartista e di essere alle prese con il dilemma Higuain che la società bianconera vuole cedere. Tuttavia, in tutto questo pensiero comune cui fa sempre spazio l’idea della ricerca dell’optimum per potere sempre primeggiare in Italia e all’estero, c’è sempre quel chiodo fisso di rivalità tra Juve e Inter. Un derby d’Italia che da quest’anno aggiunge ruggine sul già proverbiale odio sportivo. Marotta e Conte contro Agnelli e Paratici, un antagonismo che sa quasi di vendetta rusticana, un po’ come dire che il passato e i torti subiti devono essere sbrigati sul campo con le vittorie dell’una sull’altra squadra. Ma, oggettivamente, al momento la squadra di Sarri sembra di gran lunga superiore a quella di Conte, il quale ha bisogno di tempo per ridurre il gap con la Juve. Dunque, c’è sempre sale e pepe tra queste due società di calcio che rincorrono sempre il desiderio di superarsi anche quando in palio non c’è nulla, ma c’è l’orgoglio di vincere e di non essere sconfitti dall’odiato nemico. Vedremo cosa accadrà in questo campionato 2019’20 così pieno di aspettative a livello generale, ma che mette sempre in risalto l’eterno duello tra bianconeri e nerazzurri che non finirà mai. Anche oggi alle 13,30, mentre la calura estiva avvampa gli animi dei tifosi juventini e interisti che avrebbero invece bisogno di darsi una calmata. Le due società non alimentino pensieri di vendetta. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Nanchinofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNjuve-inter-quanta-acredine-1013596.htmSi100451001,02,03030392
351013592NewsEditorialeTra scetticismo e attesa di vedere, il popolo bianconero tace.20190622161552Dopo il radicale cambiamento,un atteggiamento che rientra nella normalità. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> è stato presentato alla stampa, che abbiamo ascoltato le sue parole sul passato anti juventino, sul presente da imbastire e su un futuro ancora da decifrare, i tifosi della Juventus si rifugiano in un silenzio assordante che sa di paziente attesa. Da più parti sentiamo frasi come: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Aspettiamo di vedere cosa sarà la Juve di Sarri, se divertirà come si dice, se vincerà com’è nell’indole della Juventus e, soprattutto, se riuscirà a vincere la Champions</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">League”</b>. Tutti interrogativi legittimi che sanno di scetticismo, ma che non vanno a turbare l’eventuale pensiero di non rinnovare il proprio abbonamento, nonostante l’ennesimo aumento voluto dalla società. Malumori che non superano la voglia di Juventus, tipica di questo periodo dell’anno in cui i sogni si moltiplicano sotto l’ombrellone. Ma quest’anno, inutile dirlo, in casa Juve c’è molta più attesa dell’anno scorso in cui ci si accingeva a godere dell’acquisto di CR7. Ma quest’anno c’è quella sorta di rivoluzione culturale, mentale e tattica che sa di rinnovamento globale. Ed è facile pensare che la nuova Juventus si presenti con un’altra faccia, con un altro vestito che non ha mai indossato prima, sposando un’immagine che sa di rinnovamento, di un ammodernamento capace di rivedere quella classica figura secolare di società aristocratica. Ed è un dato di fatto che assumendo Maurizio Sarri non si acquisti soltanto la speranza di un calcio brillante e di un’idea di gioco che sappia di vittorie e pura bellezza, ma c’è da considerare il modo con cui il nuovo tecnico si approcci ai dopogara con il suo dire spontaneo e per nulla diplomatico. Lui che appartiene alla scuola operaia, in cui si dice tutto davanti senza alcun voltafaccia, mentre è vestito di tutto punto da Juventus. Tuttavia, c’è sempre il rovescio della medaglia su ogni cosa. Infatti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> che adesso siede sulla sedia di quel Potere da lui tanto criticato e adesso molto amato, sta addirittura apportando modifiche di pensiero a un ambiente notoriamente conservatore. E la curiosità di vederlo all’opera supera ogni altra cosa, ma non certo quello scetticismo di partenza che aleggia nell’ambito dei tifosi bianconeri. Ma tenuto conto che il nuovo tecnico della Juventus sta andando a trovare in vacanza i giocatori bianconeri più rappresentativi, per parlargli, per capire come sono, cosa desiderano dal punto di vista tecnico, quali delusioni hanno vissuto nell’anno passato e cosa gli piacerebbe migliorare, allora pensiamo che questo primo lavoro di Sarri debba essere apprezzato come qualcosa che non ha precedenti. Una sorta di mental coach cui in Italia siamo poco abituati, un qualcosa che mette avanti la persona prima ancora del campione. A questo proposito sappiamo che ieri Sarri è andato a trovare Cristiano Ronaldo in Costa Azzurra e che in tutta forma privata si è intrattenuto sul suo yacht per parlargli di lavoro. Farà così anche con Dybala, Pjanic, Bernardeschi, nomi che ha fatto in conferenza stampa. Dunque, facendo riferimento a ciò che Paratici sta operando sul mercato, la Juve sta preparando un bel piattino succulento al nuovo tecnico, che vedrà arrivare molto probabilmente alla Continassa, Rabiot e forse Pogba in pole, mentre a questo punto si renderebbe incedibile Dybala. In partenza Cancelo, Matuidi, Khedira e probabilmente Mandzukic che non riteniamo adatto al gioco di Sarri. E allora, se è vero che tra i tifosi della Juventus c’è un legittimo scetticismo, è altresì vero che la curiosità di vedere questa nuova Juve diventa un fatto fondato. Tante speranze, poche certezze, tante scuole di pensiero che si intersecano in una tifoseria che da sempre ha gustato il sapore della vittoria in campo nazionale, poco in quella internazionale e adesso ha voglia di primeggiare in Champions con l’ausilio della grande bellezza! Ci riuscirà? Vedremo. I presupposti ci sono. Con la scelta di Sarri, il presidente Agnelli, Paratici e Nedved sono sicuri di non avere sbagliato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-tifosi-juve.jpgSiNtra-scetticismo-e-attesa-di-vedere-il-popolo-bianconero-tace-1013592.htmSi100451001,02,03030248
361013591NewsCalciomercatoDirettamente dalla conferenza stampa di Maurizio Sarri20190620174332Tanti sono stati i temi toccati nel corso del primo incontro pubblico con i media, da parte dell`ex tecnico del Chelsea. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella sua prima uscita pubblica da allenatore della Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> ha parlato da professionista e non certo da trascinatore di fede juventina. Emozionato ma non troppo, l’ex coach di Napoli e Chelsea ha subito messo in chiaro qual è stato il motivo per cui ha subito accettato di venire alla Juve. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“In 30 anni di panchina non ho mai visto una società così determinata a prendere un allenatore. Questo mi ha convinto a venire alla Juve, vedere una dirigenza così compatta nell’atteggiamento e tanto determinata”,</b> così esordisce Sarri nella sala stampa Gianni e Umberto Agnelli dopo avere salutato i presenti, rendendosi disponibile a rispondere alle domande dei colleghi giornalisti. Indossato per contratto la divisa ufficiale di rappresentanza della Juve, il tecnico del bel gioco continua a rispondere toccandosi l’orecchio, qualche volta la punta del naso che intervalla a parole e qualche sorso d’acqua, giusto per rinfrescare l’ugola. L’espressione è sempre la stessa, pochi sorrisi, occhiali che nascondono sguardi talora interrogativi e seriosità nel dire con orgoglio da dove è venuto, quali sono le sue radici professionali di ex allenatore dilettante arrivato nell’olimpo del football a 60 anni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non passo dai dilettanti alla Juventus. Il mio è un percorso lungo e fatto di passi. Sono arrivato al Chelsea, un grande club che chiaramente ha meno storia della Juventus. Lo ritengo un passo avanti tra quelli fatti sempre gradualmente. L’emozione è forte, ma non è quella di un allenatore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">appena arrivato dai dilettanti”.</b> Sarri continua con apparente sicurezza, dimostrando a tutti i presenti di essersi preparato a dovere per questa giornata fitta di precise domande talora pure punzecchianti, ma che egli avrebbe già previsto prima. Chiaro riferimento di chi, pur non conoscendo la nuova piazza, ne ha già acquisito il sistema. A chi gli chiede quale disegno tattico adotterà con la sua nuova squadra, risponde che si baserà esclusivamente sulle caratteristiche tecniche dei tre o quattro giocatori che nella Juventus fanno la differenza. Chiaro il riferimento a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo, Dybala, Pjanic (che deve toccare almeno 120 palloni per</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">partita) Douglas Costa,</b> mentre ha avuto grandi parole di elogio per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Bernardeschi,</b> un calciatore che deve migliorare nelle continuità. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E poi si toccano i temi più scottanti, ovvero quelli che arrivano da Napoli, che lo definiscono un traditore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho fatto un percorso a Napoli, da cui sono uscito per scelta della società. Poi sono andato all’estero e sono tornato con una società importante che mi ha voluto fortemente. Io penso di aver dato nella vita il 110% rispettando tutti. E lo farò anche per questi colori, può essere poco ma di più non posso fare. Penso siano scelte logiche, senza romanzarci tanto sopra. Penso di avere rispettato tutti. Se mi fischieranno in Napoli – Juventus? Comunque vada tra fischi o applausi, so che sarà un gesto d’amore. Io uscirò dal campo volendogli bene, in un modo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">o nell’altro”.</b> E lo scetticismo con cui il popolo juventino lo accoglierà, come si supera? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Come ho fatto altrove, vincendo e convincendo! Andare in campo, fare risultato e divertire. Sinceramente non vedo altre strade.”</b> Insomma, tanto altro ancora c’è stato in questa ora e mezza di conferenza stampa che ha visto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> accanto a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Paratici</b> davanti a 200 giornalisti, con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pavel Nedved</b> posti in prima fila e molto attenti a ciò che si è detto. Ma la nostra idea è che il popolo juventino debba vedere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> come tecnico, come professionista del bel gioco, come rivoluzionatore di culture calcistiche basate sull’offensiva. Ma non si pretenda da lui l’anima bianconera, il sentimento, perché la sua passione è altrove. L’ha detto con apprezzabile correttezza di pensiero. Sarri tifa Napoli fin da bambino, poi è diventato un professionista e come tale ha fatto la sua carriera nel rispetto del suo lavoro. Quindi lo si giudichi per questo, lasciando perdere ogni romanzo legato a sentimenti intrisi di ruggine e odio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNdirettamente-dalla-conferenza-stampa-di-maurizio-sarri-1013591.htmSi100451001,02,03030422
371013589NewsEditorialeJuve, da un toscano all’altro20190618111710E adesso aspettiamo di vedere la bellezza della Juventus di Sarri.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, nel dopo Allegri alla Juve arriva Maurizio Sarri. Da un toscano verace ad un altro naturalizzato, da una filosofia calcistica, ad un altro modo di intendere la cultura della vittoria attraverso il bel gioco che si manifesta nell’essenza dell’attacco. Quante parole e quante frasi sono state scritte in questi giorni sull’arrivo nella città sabauda di Maurizio Sarri, allenatore con precedenti di aspra polemica contro la Juve e un certo Potere calcistico che è insito nel sistema. Ci sono molte correnti di pensiero che si intersecano a questo arrivo roboante di un allenatore voluto dalla società bianconera, che intende rivoluzionare quella logica radicata nel tempo di una Juventus cinica, sempre pronta a vincere, comunque avvenga sul campo l’acquisizione dei tre punti in palio. Ed è proprio per questo sconvolgimento filosofico che bisognerà attendere di vedere la nuova Juventus, prima ancora di ogni giudizio. Tutto questo, naturalmente, al netto di ogni discriminante pensiero sulla persona di Sarri e di quell’incancellabile passato da dito medio contro i tifosi bianconeri, che la società ha ritenuto opportuno mettere da parte assieme alle mille polemiche suscitate da un dualismo che andava oltre il lecito di fatti puramente tecnici. Ma Andrea Agnelli, Fabio Paratici e Pavel Nedved, evidentemente hanno preferito pensare al tecnico, alla sua filosofia sarriana fatta di brillantezza di gioco e di quel 4-3-3 che poggia su basi di un garantismo assoluto di purezza del gioco del calcio. Altrimenti non si può spiegare questo capovolgimento di intendimenti con aspirazioni di cambiamento culturale proprio in una società, prima in Italia per titoli conquistati a livello nazionale, che a un certo punto decide di cambiare rotta, di ammodernarsi dal punto di vista mentale, scrollandosi quasi di dosso una corazza costruita in tanti anni di storia. Tuttavia, restiamo dell’idea che è nella parte tecnica che la Juve vuole cambiare totalmente la sua antica filosofia di gioco, mantenendo quelli che sono i canoni storici di una società sempre attenta al rispetto delle regole, dell’immagine e dello stile. Ecco, proprio lo stile, uno dei punti di forza della Juventus che con l’avvento dell’uomo con la tuta, del mister che allena fumando, del professionista che si presenta sempre in conferenza stampa senza peli sulla lingua, sembra davvero in contraddizione di quello che è sempre stato in casa Juventus. Sono temi, questi, ampiamente dibattuti più volte senza un reale riscontro di veridicità su quello che sarà. Ecco perché conviene attendere per giudicare, per scrivere e dare spazio a ogni opinione calcistica che si rifletta sui risultati, sul tanto declamato bel gioco di Sarri, ma anche sul suo comportamento, sul suo nuovo vestito che indosserà e che va oltre ogni cosa. Staremo dunque a vedere. Intanto sentiamo cosa avrà da dirci il mister venuto dall’esperienza maturata al Chelsea, nella conferenza stampa in programma alle ore 11,00 di giovedì 20 giugno nella sala Gianni e Umberto Agnelli dell’Allianz Stadium. Vedremo cosa accadrà in quella sala dai nomi così altisonanti, che già ti indirizzano ai grandi interpreti della storia chiamata Juventus. E Maurizio Sarri nato a Napoli, cresciuto in provincia di Bergamo, aretino di adozione, ex dipendente della Banca Toscana a Firenze e poi allenatore del calcio delle meraviglie, avrà qualche sussulto di emozione? Oppure metterà la solita maschera della non simpatia?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711foto-sarri-che-fuma.jpgSiNtorino-1013589.htmSi100451001,02,03030302
381013587NewsEditorialeE’ ufficiale, la Juve ha scelto Sarri20190616193147Habemus Sarri<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Alla Juve è rivoluzione copernicana. Dalla tecnica, alla tattica, dal vestito elegante, alla tuta, dal pragmatismo di Max Allegri, all’ossessione maniacale di un calcio sarriano perfetto nei passaggi, nel pressing alto, nel continuo correre e verticalizzare il gioco. Ma basterà al popolo juventino vedere un buon calcio con il punto interrogativo di continuare a vincere? Questo lo sapremo cammin facendo! Al momento possiamo solo commentare che alla Juventus è finalmente arrivata la fumata bianca: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Habemus Sarri”</i></b> e poi eventualmente, “morto” un Sarri se ne fa un altro. Scherziamo, naturalmente! Ma c’è qualcosa di nuovo in questo agire della triade <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Agnelli,</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Paratici, Nedved</i></b>, ed è la consapevolezza di volere cambiare aspetto a una Juventus che ha bisogno di essere rinfrescata dal punto di vista tattico e quindi del bel gioco sul campo. Si passa dall’essenzialità alla ricerca di un calcio brillante, moderno e più consono a quelli che sono i canoni dell’attuale football europeo, quello che tutti gli anni ammiriamo in Champions, piuttosto che in Premier League. Ma, per far questo, si prevede pure una sorta di cambiamento anche per quanto riguarda gli interpreti, visto che alcuni giocatori che fanno parte dell’attuale rosa della Vecchia Signora, non avrebbero le caratteristiche tecniche per soddisfare il gioco voluto da Sarri. Insomma, è come dire che cambiando il maestro di musica è inevitabile che cambino pure i suonatori. Signori si cambia, perché con l’arrivo del sessantenne Maurizio Sarri si passa a qualcosa che era inimmaginabile soltanto qualche tempo fa, nel regno dello stile Juventus. E ci piacerebbe sapere cosa ne pensa da lassù l’Avv. Giovanni Agnelli, nel vedere la sua Juve così legata a certi valori nella cura dell’immagine - dentro e fuori dal campo - che decide dopo una lunga e ponderata analisi, di cambiare l’abito indossato per tanti anni. Ma forse è il frutto di un calcio che cambia nella sua fase culturale, più che in quella tecnica e tattica. Svanisce dunque il sogno di tanti tifosi juventini che sulla panchina bianconera avrebbero voluto vedere Pep Guardiola. Un matrimonio che non si è potuto fare, nonostante i ripetuti corteggiamenti, le speranze, i mille contorti ragionamenti che sono stati il frutto del nulla. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E così la Juve nel primo pomeriggio di oggi, ha annunciato ufficialmente sul proprio sito l’arrivo dell’ex allenatore di Napoli e Chelsea, con un contratto triennale che lo legherà alla società bianconera fino al 2022. Pensiamo che Maurizio Sarri prima di firmare, abbia valutato i pro e i contro di venire ad allenare la squadra della società prima in Italia, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere è l’unica cosa che conta”.</i></b> Lui sa che al suo gioco brillante deve aggiungere inevitabilmente la vittoria in Champions League con l’annesso nono scudetto consecutivo. Altrimenti, se così non sarà, per lui si potrà parlare di fallimento. Ecco, diremmo che a tutto ciò che la Juve ha saputo fare in questi anni, Sarri deve apportare l’armonia e la brillantezza di gioco, fermo restando la mentalità di vincere. Ci riuscirà a ribaltare anche culturalmente quel suo grossolano modo di essere anti juventino davanti ai media e agli stessi tifosi? Certe cose non si cambiano con l’esile vento che spira oggi a suo favore, perché c’è da constatare tutta una serie di cose. Intanto vediamo come si presenta il giorno di buon mattino, per il resto si vedrà. Vincere crea entusiasmo, fa allontanare i cattivi pensieri e fa persino diventare amici i più acerrimi nemici. E’ il calcio del nostro tempo, capace di rimuovere offese che sembravano incancellabili.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNe-ufficiale-la-juve-ha-scelto-sarri-1013587.htmSi100451001,02,03030226
391013584NewsEditorialeNeri Marcorè e tanto altro, alla XIII Edizione del Festival Luigi Pirandello20190609113956Un coinvolgente evento culturale, che attrae per i vari temi letterari e sociali del XX secolo. Ma anche il calcio ha un suo ruolo importante. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Loving Pirandello: dalla Terra allo Spazio”</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Il festival piemontese dedicato al Premio Nobel siciliano, creato e diretto dal regista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulio Graglia</b>, si apre quest’anno con una novità importante, ovvero la collaborazione con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polo del ‘900</b>, una delle realtà culturali più significative del territorio piemontese. Infatti, oltre alle location tradizionali come il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Circolo dei</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lettori, il Circolo della Stampa Sporting e Coazze</b>, alcune delle rappresentazioni saranno localizzate dentro la struttura torinese che ha allestito nel cortile interno un nuovo spazio con circa 200 posti a sedere e un palcoscenico di grande impatto tecnico e scenografico. L’apertura del cortile alla città è stata resa possibile grazie al sostegno della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Compagnia di San Paolo</b>, che è anche sostenitore del festival. A questi luoghi si aggiunge il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Parco della Tesoriera e il Mercato</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Centrale di Torino</b>, nuovo spazio cittadino che lega l’arte culinaria a quella dei grandi eventi culturali sul territorio. Ma oltre queste nuove location che si aggiungono a quelle tradizionali, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">XIII Edizione del Festival Luigi Pirandello</b> pone la sua attenzione su vari temi di carattere letterario, sociale e culturale del XX secolo. Così come spiega <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulio Graglia</b>, anima pensante e direttore artistico del Festival Pirandello: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’edizione 2019 che si inaugura con la collaborazione del Polo del ’900 si apre ancor di più ai temi letterari, sociali e culturali del XX secolo ed è per questo che già nel nome appare Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ‘900. Tre i temi portanti: la figura della donna, la luna, il ’69; viene dato ampio spazio a spettacoli realizzati e pensati da donne. Partendo da Futurismo, si celebra il cinquantenario della Luna, senza dimenticare i 70 anni di Superga, per arrivare all’autunno caldo. Fra i talenti presenti, siamo orgogliosi di potere annunciare un artista molto amato e stimato, ovvero Neri Marcorè che è la nostra punta di diamante. Insomma, l’offerta è ampia e soddisferà, almeno questa è la nostra speranza, il pubblico che ci segue, attraverso spettacoli, incontri, video, musica e prosa. Da Torino e dal Polo del ‘900 il Festival si diffonde in più location fino a raggiungere Coazze, dove tutto ebbe inizio nel 1901 con Luigi Pirandello”.</b> Il Festival oltre al programma artistico, ospita il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Premio Giovanni</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Graglia,</b> nato nel 2005 per ricordare il padre del regista Giulio e presieduto dalla scrittrice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sabrina Gonzatto</b>. Quest’anno il premio sarà assegnato in autunno alla giornalista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandra Comazzi</b> e alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">prof. Anna Maria Poggi</b>. Insomma, i nomi eccellenti che parteciperanno a questa ricca edizione del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">XIII Festival Pirandello</b>, si aggiungono ai grandi artisti che in tanti anni hanno arricchito con la loro collaborazione questo evento di grande impatto culturale. Ricordiamo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Corrado Tedeschi, Leo Gullotta, Vetrano e Randisi, Sebastiano Lo Monaco, Gipo Farassino, Carlo Simoni, Mario Brusa, Giovanni Moretti, Riccardo Forte, Il Teatro delle Dieci, Natalino Balasso, Giovanni Mongiano, Enrico Lo Verso, Mariella Lo Giudice, Carlotta Micol De Palma, il Balletto Teatro Torino diretto da Viola Scaglione.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è il programma completo, con le date e i luoghi del XIII Festival Luigi Pirandello:</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>10 giugno ore 18 – Futurismo – Rai Teche di Via Verdi 31 a Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>11 giugno ore 18 – Femminilità Diffusa – Il Circolo dei Lettori Via Bogino 9</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>17 giugno ore 18 – - Pirandello VS Soriano - Circolo della Stampa Sporting Corso Agnelli 45 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>19 giugno ore 21 – Neri Marcorè – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>20 giugno ore 21 – Io, Marta – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>27 giugno – Memoria di Carta, L’Editoria Piemontese – Il Circolo dei Lettori Via Bogino 9 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>1 luglio ore 21 – Ma cos’era mai questo Toro ? – Tesoriera Corso Francia 186/192 Torino </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>2 luglio ore 21 – Donne – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>4 luglio ore 21 – Da Woodstock all’autunno caldo – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>9 luglio ore 21 – Sfumature di Donne di Scienza – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>11 luglio ore 18 – Smisurata Preghiera – Mercato Centrale Piazza della Repubblica 25 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>14 luglio ore 18 – Concerto in Quota – Borgata Oliva Coazze (To) </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>16 luglio ore 21 – Effetto Luna – Polo del ‘900 Via del Carmine 19 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>18 luglio ore 21 – Effetto Luna – Villa Prever – Tosco Viale Italia 61 n. 72 Coazze (To)</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt 18pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Polo del '900fl0711fl0711foto-neri-marcorè.jpgSiNneri-marcore-e-tanto-altro-alla-xiii-edizione-del-festival-luigi-pirandello-1013584.htmSi100451001,02,03030217
401013583NewsCalciomercatoJuve, l’estenuante attesa sta per finire.20190605192754Noi azzardiamo l`ipotesi Guardiola<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Guardiola, Pochettino, Sarri</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>. In verità, dal 18 maggio, giorno in cui è stato ufficializzato l’addio ad Allegri da parte della Juventus, si sono fatti altri nomi. Ma ad oggi la scrematura è stata fatta, anche perché tutto questo tempo trascorso non fa altro che aumentare i malumori del popolo juventino che ha sete di sapere. Va bene l’ermetismo della società su un tema così delicato, ma questa assoluta mancanza di comunicazione su tale argomento, porta a fare mille considerazioni sul nulla. Noi proviamo a dire che la prima scelta della Juve è sempre stata quella di Guardiola e, nonostante i mille nodi da sciogliere di carattere economico e burocratico, siamo convinti che proprio l’attuale coach del Manchester City sarà il nuovo allenatore della Juventus. In verità non crediamo agli avvistamenti o pseudo tali di Pep Guardiola a Torino, ma la nostra convinzione si poggia su basi logiche. Innanzi tutto la situazione finanziaria del club inglese, il quale sarebbe alle prese con il famoso fair play finanziario. Poi, fatto non trascurabile, il nome di Guardiola fa lievitare il Titolo Finanziario della Juventus in Borsa. Un aspetto, questo, che cura molto gli interessi della società, la quale tra ricavi finanziari dovuti appunto al Titolo, Sponsor Tecnico (Adidas), Sponsor Televisivi, Plusvalenze, arriverebbe a pagare la somma richiesta per avere Guardiola. Tuttavia, da più parti leggiamo il nome di Sarri come più indicato a sedere sulla panchina della Juve il prossimo anno; perché? A noi sembra tanto il paravento della Juventus per depistare ogni traccia, anche se i contatti con l’ex allenatore del Napoli vengono tenuti a caldo come eventuale seconda scelta. Pochettino è un altro papabile, ma la sua situazione legata al Tottenham sembrerebbe difficile da sradicare. Dunque, alla Juventus non è più tempo di suggestioni, di avvistamenti ipotetici e neanche di dispersivi scenari europei. Si è perso troppo tempo anche nell’allontanare la curiosità mediatica che deve pur avere delle basi per dare delle informazioni. Ecco, diciamo che per la prima volta la Juve nel suo mentore Agnelli e nel suo braccio destro Paratici, si stanno arrovellando nel mantenere segreta ogni trattativa che, se resa pubblica, potrebbe rovinare ogni piano faticosamente portato avanti da mesi. Operazioni costruite da un’azienda forte qual è la Juventus, ma che, suo malgrado, non riesce ancora concludere ciò che dall’inizio aveva in mente di ottenere: Pep Guardiola. Conosciamo la caparbietà di Andrea Agnelli e Fabio Paratici, (il quale ha parlato di un range di allenatori da valutare) anche in considerazione dell’operazione Ronaldo che sembrava impossibile e poi si è avverata. Sono strategie aziendali che necessitano di tempo per poterle portare avanti, tuttavia, come dicevamo pocanzi, resta il fatto che il pensiero comune è che si stia aspettando troppo tempo, anche in virtù del calcio mercato che entrato nel vivo della stagione. Noi restiamo dell’idea che la Juve stia ormai puntando sul solo nome di Guardiola. Il resto è contorno. A Torino si vocifera da più parti, che sarà presentato al più tardi il 16 giugno. Le quotazioni dei bookmakers aumentano, le notizie che giungono da Londra attraverso il Sole 24 Ore danno per sicuro l’arrivo del tecnico del Manchester alla Juve, nonostante le mille smentite del tecnico. Insomma, la telenovela dell’allenatore della Juve sembra quasi arrivata alle ultime puntate. La montagna sta per partorire il suo nome eccellente, mica il topolino….!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-guardiola.jpgSiNjuve-l-estenuante-attesa-sta-per-finire-1013583.htmSi100451001,02,03030461
411013582NewsCalciomercatoAntonio Conte all’Inter, conflitto tra sentimento e ragione.20190601161917Le farneticazioni scatenate dagli ultras, dopo l`annuncio che l`ex allenatore della Juve siederà sulla panchina dell`Inter.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In merito al nuovo allenatore dell’Inter, in questi giorni ne abbiamo sentito di tutti i colori. Era prevedibile che l’integralismo degli ultras di Juventus e Inter manifestassero tutto il loro disappunto. Tuttavia, certe farneticazioni capaci di esasperare pericolosamente gli animi non sono ammissibili, soprattutto in considerazione della già antica e aspra rivalità tra le due tifoserie. Dunque, cerchiamo di andare per ordine, entrando nel focus del problema che è senza dubbio molto delicato. Cominciamo a dire che Conte, con questa decisione di accettare la panchina dell’Inter, sta spaccando in due la città di Torino. Gli ultras bianconeri, infatti, hanno raccolto online 11.000 firme per togliergli la stella allo Stadium, “vomitando” tutta una serie di irripetibili parole contro l’ex allenatore della Juve. Di contro, il popolo interista in un comunicato emesso sui vari social network, si esprimono con frasi allucinanti sui trascorsi giudiziari di Conte e contro una Juve che, a detta loro, rappresenterebbe il potere corrotto del calcio italiano. Frasi pericolose, pesanti, assurde e senza senso, scritte da chi si è macchiato di reati penali e sportivi, organizzando qualche mese fa anche disordini contro i tifosi del Napoli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma l’analisi di tutto quest’assurdo conflitto tra sentimento e ragione, ci porta a ponderare sulla mancanza di realtà di ciò che è il business del calcio moderno e del suo professionismo, con evanescenti farneticazioni pseudo – sentimentali che sanno di pretesto per aumentare a dismisura i pericolosissimi atteggiamenti di odio fra le tifoserie. In altre parole, riteniamo che Conte non debba essere imputato di tradimento dai tifosi della Juve, non solo in virtù del suo essere professionista, ma anche sul fatto (in conformità a quanto si scrive ormai da molti mesi) che è stata proprio la premiata ditta Andrea Agnelli – John Elkann a non volere Conte sulla panchina della Juve, grazie al retaggio dei cattivi rapporti tra le parti che non sono mai stati risanati. Strategie di calcio moderno, infatti, impongono di non rinforzare in primis le dirette avversarie, lasciando liberi sul mercato i protagonisti legati all’appartenenza storica di una data società. E non è mistero che Antonio Conte, tramite Nedved e Paratici ha dato il suo consenso nel volere ritornare sulla panchina della Juventus, nella città in cui ha casa e che l’ha visto crescere dal punto di vista professionale e umano. Dunque, a questo punto, era gioco forza che il bocconcino sarebbe stato appetibile dall’Inter che, capitanata da Beppe Marotta (altro ex, mandato via dalla società bianconera) ha approfittato della situazione per proporre a Conte un lauto contratto ed essere il personaggio adatto per il dopo Spalletti. Tuttavia, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mal comune”</b> degli ultras non accetta questo discorso, perché si pensa in un Conte traditore e mercenario che ha accettato di andare ad allenare l’odiata Inter. Così si esprime in merito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi: “Siamo professionisti, ma l’amore per la Juve resta. Conte non ha rinnegato la sua juventinità e può andare dove vuole, perché l’amore per i colori bianconeri resta lo stesso. Ci sono tanti giocatori che dalla Juventus sono andati all’Inter, io, Causio, Tardelli, Schillaci…..”</b> Già, tanti giocatori e allenatori (aggiungiamo noi) come Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi che non ricordiamo fossero stati vilipesi e oltraggiati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma c’è ancora un’altra riflessione su quello che oggi è il calcio con i suoi iperbolici interessi economici di aziende che sono entrate a far parte delle quotazioni azionarie nelle borse europee. E quando si parla di organizzazione aziendale e di professionismo, ci si riferisce anche a questo. Si pensi, ad esempio, come in questi giorni l’andamento delle azioni della Juventus in Borsa, oscillano con un + 7% se si parla e si scriva di Pep Guardiola come prossimo allenatore della Vecchia Signora, anche se gli ultimi aggiornamenti in merito portino ormai a pensare a Maurizio Sarri come coach della prossima stagione. Già, Sarri! A proposito, restando sempre sui vari tradimenti pseudo – sentimentali manifestati dagli ultras, chi ricorda le parole pesanti dell’ex allenatore del Napoli contro la Juventus nelle varie conferenze stampa? E chi ricorda ancora quel provocatorio “dito medio” alzato dallo stesso allenatore e rivolto contro i tifosi juventini? E allora, di che cosa stiamo parlando? Nel calcio d’oggi tutto è il contrario di tutto. Si metta dunque in moto il cervello, e non ci si perda in assurdi e deliranti pensieri per un pallone che non può più supportare logiche di tradimenti sentimentali.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-conte.jpgSiNantonio-conte-all-inter-conflitto-tra-sentimento-e-ragione-1013582.htmSi100451001,02,03030397
421013574NewsCalciomercatoPanchina Juve? Lasciamo perdere, non è serio.20190523202050L`attesa del nuovo allenatore della Juve è ansiogena<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il primo dovere di un giornalista è verificare la notizia prima di pubblicarla. Ma nel caso riguardante i nomi degli allenatori che in questi giorni si fanno per cercare il vero sostituto di Allegri, molte volte diamo quasi per certo ciò che i vari depistaggi e le tante monitorate situazioni ci consentono di pubblicare a ragion veduta. E così, un giorno arriva Mourinho, il giorno dopo sembra quasi fatta per Sarri e due ore dopo Guardiola è la vera sorpresa che tutti gli juventini aspettano e si dà come quasi realizzata. E neanche l’opzione per Simone Inzaghi garantisce nulla di concreto, perché in realtà, anche se Paratici ha detto pubblicamente che gli alti vertici della Juventus hanno le idee chiare sul profilo di allenatore cui affidare la panchina della Vecchia Signora, è altresì vero che gli scenari si aprono a vista d’occhio. E se agli allenatori che saranno impegnati nelle finali europee ci aggiungiamo anche il nome dell’inaspettato Zinedine Zidane che sembrava saldamente incollato alla panchina del Real Madrid, ecco che diventa davvero improbo individuare ad oggi chi sarà davvero il nuovo allenatore della Juventus. A questo punto pensiamo pure che Andrea Agnelli abbia volutamente inibito questo argomento, non perché non si sappia ancora ciò che si vuole, ma più propriamente come cercare di ottenere ciò che si vuole. Sì, perché le situazioni non sono meramente legate agli alti costi che inevitabilmente si devono affrontare se vuoi il top dei coach del calcio europeo ad altissimi livelli, ma ci sono mille altre situazioni da dover risolvere, e cioè i rapporti con la società di appartenenza, il convincimento dell’allenatore stesso a lasciare la panchina in cui lavora, e non ultimo le antipatie radicate nel tempo tra tifosi e qualche allenatore (Mourinho e Sarri) che da sempre si sono dichiarati anti Juve. Dunque, non è solo questione di soldi, ma in tutte queste trattative si innescano tanti fattori non sempre facili da risolvere. E allora, noi che scriviamo, non possiamo far altro che riportare gli intendimenti e le volontà che emergono strada facendo. Certo, i contatti ci sono e ciò che sappiamo per sicuro è che la Juventus è orientata verso un profilo di allenatore che sia diverso da Allegri sotto il profilo del gioco. Una sorta di cambiamento tecnico che non sappia di rivoluzione copernicana, ma che si traduca in una Juve dal gioco più moderno al pari delle grandi squadre europee. E allora, chi di noi al posto di Agnelli avrebbe potuto fare diversamente da come si è espresso lui in sede di conferenza stampa a proposito del nuovo allenatore? Sul fatto che la Juve già da tempo abbia contattato più di un allenatore scelto dalla società, non ci piove; ma da questo a dire che tutto era già stato deciso prima di separarsi da Allegri, onestamente non ci sentiamo di dirlo. Tutto è possibile e nulla ad oggi è sicuro. I nomi degli italiani sono sempre gli stessi, Inzaghi, Sarri, Gasperini, Conte (ormai dell’Inter) si contrappongono costantemente ai top coach come Jurgen Klopp, Guardiola, Pochettino, Zidane, Dechamps (che si è votato alla sua Nazionale francese) e forse Mourinho. Certo, ci sono delle attendibili indicazioni, tuttavia, crediamo che per avere l’ufficialità della Juve su chi sarà l’allenatore del prossimo anno, bisognerà attendere le finali di Europa League e di Champions. Capiamo l’ansia di chi non sta più nella pelle nel desiderio di sapere, ma non si caschi nel gioco delle verità inventate perché ad oggi non c’è ancora nulla di concreto. Se il popolo juventino sogna, è giusto che lo faccia legittimamente. Il toto allenatore è cominciato già da tanto tempo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSiNpanchina-juve-lasciamo-perdere-non-e-serio-1013574.htmSi100451001,02,03030429
431013572NewsCoppeJuventus, Mourinho è in pole position per essere il nuovo allenatore20190521174322Chi l`avrebbe mai detto......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono diversi indizi che fanno pensare che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Josè Mourinho,</b> il quale è stato visto incontrare Andrea Agnelli a Torino, sarà il nuovo allenatore della Juventus. Il primo fra tutti conduce al nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jorge Mendes</b>, il potente agente di Mourinho che ha portato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> alla Juve ed ha un ottimo rapporto di amicizia con Paratici e Agnelli. Pare che lo stesso Mendes stia ricucendo il rapporto tra l’allenatore portoghese e CR7, incrinatosi qualche tempo fa per non precisati motivi di incomprensioni personali. Tuttavia, questa scelta di portare Mourinho alla Juventus avrebbe bisogno di un grande lavoro di diplomazia, in un ambiente che storicamente è ostile alla figura dello Special One fin dai tempi in cui vinse il triplete con l’Inter. Polemiche, provocazioni e antipatie protratte fino all’ultima partita di Champions giocata in casa dalla Juve contro il Manchester United e che all’apparenza sembrerebbero insanabili d’ambo le parti. Una situazione di repellenza ad personam che si innesca a livello epidermico e non tiene conto dell’opportunità di venirsi incontro per il bene di entrambi. Infatti, se è vero che la Juventus con il Mou risolverebbe il problema di una maggior conoscenza del calcio europeo inteso come espressione cinica, è altresì vero che lo stesso allenatore portoghese avrebbe l’opportunità di sistemarsi in una società di calcio e un ambiente che ha tanta sete di Champions. E poi Mourinho è tra i più quotati allenatori di club europei che in questo momento è libero da legami contrattuali, cosa da non sottovalutare, viste le difficoltà per avere Pochettino, piuttosto che Guardiola e Klopp. Ma c’è anche l’esteta Sarri dietro l’angolo, l’ex allenatore del Napoli attualmente in forza al Chelsea, che tuttavia in passato è stato coinvolto in polemiche contro la Juve. E allora tutto questo giro di situazioni di odio sportivo, di allenatori e di tifoserie che si guardano in cagnesco, fanno pensare che nel calcio tutto è il contrario di tutto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi Allegri non lo vogliamo”,</b> tifoseria juventina dixit cinque anni fa. E poi? cinque scudetti vinti, quattro Coppe Italia, due Supercoppe e due finali di Champions. E allora dove sta la verità in un mondo del calcio che prima sembra avverso all’appartenenza di certe figure, e poi ne fa tesoro come se nulla fosse stato. Le polemiche fanno parte del gioco, le simpatie e le antipatie si rincorrono come se una avesse bisogno dell’altra per esistere, ma la vittoria alla fine è quella che mette tutti d’accordo. Dunque, nel calcio mai dire mai. E se arriverà Mourinho, hai visto mai che il popolo bianconero insorga con cortei e cori, tipo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mourinho non lo vogliamo”</b> e poi ti vince la tanto sospirata Champions e magari altri trofei e scudetti. Corsi e ricorsi storici di un pallone che spesso si perde tra i meandri qualunquistici del nulla, ma che poi si ritrova nel celebrare ciò che prima non poteva immaginare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-josè-mourinho.jpgSiNjuventus-mourinho-e-in-pole-position-per-essere-il-nuovo-allenatore-1013572.htmSi100451001,02,03030320
441013571NewsEditorialeVia Allegri dalla Juve, ma Agnelli non si sbilancia sul futuro20190520213949E adesso si attende il nome del nuovo allenatore della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo la conferenza stampa di addio a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri,</b> ho pensato come la Juventus sia sempre in grado di affrontare con l’ausilio della diplomazia, anche i temi più scottanti e maggiormente carichi di domande precise. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono qui per celebrare Max Allegri, un allenatore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che ha fatto da solo la storia della Juventus”. </b>A parlare è il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agnelli</b> che in molti momenti della conferenza stampa è apparso sincero, ma con la classica posizione del manager moderno d’azienda, capace di dire tutto e dire nulla allo stesso tempo. Infatti, sono tante le riservatezze che la Juventus ha in seno in questo momento e che non ha intenzione di spifferare a nessuno. Uno su tutti il nome del prossimo allenatore. Ma sull’esonero di Max Allegri non si è mai parlato dei punti veri di divergenza lasciati tra le stanze dei tre precedenti incontri; e cioè dell’aumento di contratto, della posizione più decisionale nell’acquisto e nella vendita dei giocatori, che Allegri avrebbe voluto in seno alla società, e poi anche del gioco della squadra per nulla apprezzato da molti dirigenti della Juventus. Tutto è stato taciuto magistralmente, abbellendo discorsi di amicizia profonda e carezzevoli momenti di infinita gratitudine. Ci sta, questo atteggiamento ci sta in casa Juve, che ha la capacità di sapere lavare i panni sporchi a casa propria, come nessun’altra società di calcio italiana sa fare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non ci sono elementi fattuali” -</b> dice il massimo dirigente bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– “Al di là delle dietrologie, c’è stato un percorso di un mese di un gruppo di professionisti che ha avuto la capacità di capire che questo era il momento giusto, che era arrivato il momento di chiudere questo ciclo. Gestendo aziende bisogna saper prendere le giuste decisioni nei momenti in cui vanno prese. Solo il futuro saprà dire se le scelte prese erano quelle corrette”.</b> Quindi, la sostanza di tutto questo discorso è che inevitabilmente un ciclo si chiude come fatto naturale, e adesso la Juve è pronta a ripartire per cominciarne un altro con una diversa direzione tecnica. Ma di questo nuovo tentare la scalata alla Champions con un altro coach, Agnelli non ne parla esplicitamente, perché? Sappiamo che i giochi sono già fatti da tempo, ma per motivi di impegni ancora in essere di tanti allenatori con le varie società di appartenenza, l’argomento è top secret. Tra i tanti nomi che ruotano già da tempo sulla nuova panchina bianconera c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi, Maurizio Sarri, Josè Mourinho</b>. Circolano tante voci, talune fondate e altre no. Ma se guardiamo realmente le varie possibilità, il cerchio si restringe a questi nomi per tanti motivi. Adesso c’è da valutare quale pensiero corre in senso alla società, se quello dello stile e dell’immagine, o più concretamente quello legato al calcio spettacolo. E’ da molti anni che la Juventus non opta per un allenatore straniero, forse perché pensa che nessuno meglio dei nostri coach conosca il calcio italiano. Tuttavia, c’è da dire che il tempo ha rivoluzionato la cultura di un calcio che per interessi economici stratosferici, mette sempre in prima posizione la conquista della Champions League. E’ un fatto di prestigio, di immagine che contribuisce a migliorare il proprio merchandising che inevitabilmente fa lievitare il fatturato aziendale. La Juventus da questo punto di vista è cresciuta molto in questi anni, accorciando quel gap che la divideva dalle grandi forze calcistiche europee. Ma non è ancora stato fatto abbastanza, in quanto continua ormai da troppi anni a non vincere il trofeo più prestigioso del pallone giocato da club europei. Dunque, per far questo, si è capito che non è bastato investire nel solo Ronaldo, ma che molto ancora si debba fare nel costruire una cultura di gioco moderna, europea, fatta di top player ma soprattutto di mentalità offensiva. E allora, se veramente si vuole arrivare a ciò, la Juve deve puntare su un allenatore che arrivi da questo tipo di calcio e non più dal concetto basilare dell’italico pallone, capace di farti primeggiare soltanto nel nostro Paese. Ottima l’idea di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b>, ma la vediamo come un’operazione non immediata per le fortune europee. Dunque, si punti su un cavallo da corsa speciale. E non è un caso che il nome dello special Mourinho sta circolando con insistenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-agnelli-allegri.jpgSiNvia-allegri-dalla-juve-ma-agnelli-non-si-sbilancia-sul-futuro-1013571.htmSi100451001,02,03030181
451013570NewsCampionatiL’Allianz Stadium e la festa scudetto in tono minore.20190517123114Allegri o non Allegri? Questo è il problema!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Domenica prossima contro l’Atalanta sarà l’ultima partita in casa della Juventus in questo campionato 2018’19, che l’ha vista vincere lo scudetto per l’ottava volta consecutiva. Allo stadio è in programma la festa ufficiale che si ripete ormai da 8 anni. Ma quest’anno sarà diverso, inevitabilmente diverso. Troppe cose bollono in pentola in casa Juve, per avere la mente sgombra e pronta ai bagordi festaioli. A Torino e nell’Italia juventina c’è un unico sentire che sa di spasmodica attesa, su quello che sarà il prossimo futuro della Vecchia Signora. E ci sono tifosi bianconeri che si arrovellano di ansia, nell’attesa di una fumata bianca della più ermetica società di calcio italiana che nulla lascia trapelare. Pensiamo persino che Andrea Agnelli non parli neanche da solo in una stanza, per evitare che i muri stessi possano ascoltare. Ma questa lunga attesa di una conferma così apparentemente sicura a parole e tanto declamata davanti alle telecamere da Agnelli e Allegri, dopo l’orrenda scoppola subita in Champions da parte dell’Ajax, adesso, col senno di poi, è sembrata una farsa per far capire al popolo bianconero che la società Juventus ha sempre le idee chiare sul da farsi. Spiace dirlo, ma questa volta non è così, perché chi attende all’esterno delle mura ha il diritto di sapere cosa stia succedendo ormai da giorni all’interno della sede della Continassa. Ad oggi sappiamo di due incontri. Il primo vissuto faccia a faccia tra Agnelli e Allegri e il secondo in compagnia di Nedved e Paratici. In ballo ci sono diverse questioni che si dividono tra richieste di Allegri che vuole un rinnovo di contratto in scadenza il prossimo anno, ma con un congruo aumento di milioni di euro (10 milioni contro gli attuali 7,5) e la possibilità di avere il potere di fare mercato, decidendo con la società i giocatori da cedere e quelli da acquistare. Sappiamo ad esempio che già da diversi mesi Allegri dice di avere bene in mente la Juve del prossimo anno, quasi fosse già tutto deciso, scontato. Non è così! Infatti, questa lungaggine di incontri senza esito definitivo, fa pensare ad una profonda incertezza che ha creato una spaccatura all’interno dei vertici dirigenziali. Andrea e suo cugino John Elkann si oppongono vivacemente al ritorno di Antonio Conte, il quale sarebbe invece gradito da Nedved e Paratici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma prescindendo da questo nodo difficile da sciogliere come tanti altri che si stanno attorcigliando in casa Juve, resta il fatto che il ruolo tecnico e manageriale richiesto da Allegri non può essere accettato da Andrea Agnelli il quale, pur tenendo conto del calcio che cambia anche nelle sue figure dirigenziali, non può disconoscere la tradizione storica della sua nobile casata, che nella Juventus ha da sempre visto il modo di gestire in maniera autorevole e senza interferenze di sorta. Ciascuno con il suo ruolo ben definito. Ciascuno con le proprie responsabilità. Ciascuno con i propri doveri. Sì, perché vincere è l’unica cosa che conta. E, se vogliamo, Max Allegri l’ha pure sposata alla lettera questa frase simbolo del feudo bianconero, vincendo 5 scudetti di fila, Coppe Italia e Supercoppe, con l’aggiunta di avere portato in finale <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di Champions due volte la Juve, senza tuttavia averla mai vinta. Ed è questo il bubbone che tormenta la società e i tifosi, proprio in un anno in cui si sono fatti investimenti notevoli per l’acquisto di Cristiano Ronaldo. E tutto questo insieme di cose danno il senso della non chiarezza di idee da parte della società, la quale per la prima volta si trova ad essere fragile nelle sue scelte. Allegri o non Allegri? A questo punto non è neanche semplice, perché pensiamo che si sia aspettato troppo e tergiversato su un argomento basilare; per l’appunto quello della direzione tecnica. Buona idea sarebbe stata quella iniziale, e cioè di un ritorno di Zinedine Zidane. Tuttavia, adesso è troppo tardi! Poi si sono fatti i nomi di Deschamps, Pochettino, Simone Inzaghi e perfino Pep Guardiola che appare saldamente ancorato al Manchester City e al suo lauto contratto. Quindi che si fa? La domanda resta ancora senza risposta, anche se il calciomercato è alle porte con le voci insistenti delle cessioni di Paulo Dybala, Mandzukic, Khedira, Alex Sandro, Cancelo. Insomma una sorta di epurazione suggerita dallo stesso Allegri con l’acquisto di almeno 5 Top Player suddivisi tra difesa (2), centrocampo (2) e attacco (1). Così si è espresso pubblicamente il tecnico di Livorno, peccato che il 90% del popolo bianconero non sia d’accordo sulla sua conferma, per il ben noto problema di una Juventus incapace di esprimere un gioco moderno, brillante, agonisticamente frizzante, vivo, come quello che ci viene proposto dalle migliori compagini di calcio europee. Così, anche tra i tifosi si risente questo eco percepito in società già da diverso tempo, e cioè di una squadra che vince, annoia in Italia e non progredisce in Europa. Dunque l’attesa alla Continassa si fa davvero insopportabile e, di conseguenza, il tormentone che si arrovella nello stomaco dei tifosi juventini si manifesterà inconsciamente pure dentro le mura dell’Allianz Stadium, quando si celebrerà la festa dell’ottavo scudetto consecutivo che in un altro momento avrebbe un sapore diverso. Perché adesso la testa è altrove.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-agnelli-e-allegri.jpgSiNl-allianz-stadium-e-la-festa-scudetto-in-tono-minore-1013570.htmSi100451001,02,03030288
461013564NewsCampionatiAllegri? Ci sono diversi segnali che inducono a pensare che andrà via20190509195124Fervente attesa sul futuro della panchina della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A Torino, sponda bianconera, ci sono ormai da tempo domande su chi sarà il futuro allenatore della Juventus. Da quella bruciante esclusione dalla Champions da parte dell’Ajax, il popolo bianconero si è schierato quasi all’unanimità contro Max Allegri, ritenuto già da diverso tempo responsabile della mancanza di gioco della Juve. Certo, la delusione Champions è stata la goccia che ha fatto traboccare un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>vaso già colmo di insoddisfazioni, nonostante i cinque scudetti vinti di seguito, supercoppe e Coppe Italia. Ma i tifosi vogliono il gioco, desiderano divertirsi, soprattutto in considerazione dei suoi tanti campioni in squadra e dalla presenza di Cristiano Ronaldo. Ma ciò che rode soprattutto ai tifosi della Juve è quell’atteggiamento di squadra che al cospetto delle meraviglie del calcio europeo, ci sia davvero un divario culturale nell’intendere un calcio offensivo, fisicamente preparato a sostenere sforzi, contrasti duri e, soprattutto, capaci di creare una ragnatela di passaggi con poche possibilità di errore per non dare vantaggio all’avversario. E allora il popolo bianconero si chiede perché la Juve che conta di grandi campioni, non possa fare un gioco più moderno e all’altezza di contrastare le più alte espressioni di calcio europeo? Il gioco all’inglese, ad esempio, è così impossibile da imparare? E’ soltanto questione di mentalità, di cultura o di che altro? Ed ecco che ci si chiede perché Andrea Agnelli non stia pensando ad un allenatore che sappia di calcio europeo per potere inculcare alla squadra i principi di un calcio che sappia andare oltre i confini. Un calcio che magari sia più adatto a vincere la Champions piuttosto che gli scudetti. E allora che fare? Secondo noi si è aspettato troppo, in quanto la società avrebbe dovuto stringere i rapporti con Zinedine Zidane per opzionarlo, prima che furbescamente Florentino Perez se lo accaparrasse nel tentativo di ricominciare un ciclo di vittorie. E adesso? Adesso ci sono diversi segnali che lasciano pensare all’addio di Allegri, nonostante in apparenza, fin dal post gara con l’Ajax, sia Agnelli che lo stesso allenatore bianconero hanno dichiarato di voler proseguire ancora insieme. Ma voci di corridoio dicono che ad Allegri sia arrivata una proposta irrinunciabile da parte del PSG. A questo punto si aprirebbero diversi scenari che porterebbero a vari nomi per la sostituzione del tecnico livornese. Potrebbe esserci infatti il ritorno di Antonio Conte che però, tranne improvvisi ripensamenti, sembrerebbe ormai destinato ad accasarsi all’Inter. Ma nel quartiere bianconero della Continassa, corre insistente il nome di Didier Deschamps che conosce molto bene l’ambiente juventino ma è attualmente legato alla nazionale francese. Ma se il punto nevralgico delle aspettative della Juventus è quello di dare alla squadra un segnale di calcio moderno ed europeo, perché pensare a un coach che di fatto non allena in una società ma è il commissario tecnico della Francia? Due ruoli diversi che porterebbero molti interrogativi. Dunque, riteniamo che Andrea Agnelli a questo debba pensare al profilo di un allenatore che arrivi dall’estero e abbia un curriculum adatto ad inculcare principi di gioco offensivo e meno inibito da schemi tattici più adatti al pallone italiano piuttosto che estero. Se Guardiola sembra irraggiungibile per il suo lauto contratto al Manchester City (ma cos’è irraggiungibile per una Juve che può permettersi di avere tra le proprie fila un costosissimo campione come CR7?), perché non pensare a Jurgen Klopp, ( 10 milioni di contratto già pronti per lui) piuttosto che Pochettino o l’allenatore dell’Ajax Erik ten Hag che tanto bene sta facendo nella squadra olandese, nonostante la sfortunata eliminazione in extremis dalla Champions ad opera del Tottenham? Insomma la Torino bianconera non sta più nella pelle e anche se nulla trapela dalla società Juventus in merito alla panchina del prossimo anno, i segnali che Max Allegri abbia ormai deciso il suo futuro lontano dall’Allianz Stadium ci sono tutti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri-ci-sono-diversi-segnali-che-inducono-a-pensare-che-andra-via-1013564.htmSi100451001,02,03030293
471013556NewsCampionatiLite televisiva tra Allegri e Adani20190428175020Un siparietto di cattivo gusto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La furibonda lite tra Allegri e l’ex calciatore Adani è diventata virale ed ha diviso il pubblico in tanti pareri. Un siparietto improvviso che a seguito della partita Inter Juve, ha soddisfatto la curiosità morbosa di tanti tifosi dell’una e dell’altra fazione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non dici nulla di ragionato, di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">serio”</b> ha detto Adani a Max Allegri, il quale indispettito ha risposto così: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">” Stai zitto, ora parlo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">io…..”</b> e Adani: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Stai zitto lo dici a tuo fratello”.</b> Stiamo parlando di quello che dovrebbe essere il salotto delle critiche costruttive e non offensive, fatte dai professionisti dell’opinione sportiva. Non il linguaggio spesso irriverente e dai toni molto accesi che prevarica la <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>buona educazione nei bar sport, ma qualcosa che non ti aspetti in una televisione che dovrebbe essere maestra di comportamento al di là di ogni sottile pensiero di parte. Noi che da sempre siamo stati critici del gioco espresso dalla Juventus di Allegri, il quale pur avendo vinto il suo quinto scudetto di seguito in bianconero non ha mai convinto gli amanti del bel gioco, pensiamo che in questo caso Adani abbia esagerato nella sua parte di eterno saccente di cose calcistiche. Riteniamo che in questa circostanza abbiano sbagliato entrambi, ma il punto secondo noi è da ricercarsi in un momento di nervosismo manifestato soprattutto da Allegri. Infatti, c’è la sensazione che il mister della Juve cominci a soffrire quello che gli rimproverano da tempo molti sostenitori bianconeri, e cioè l’assenza di un gioco moderno e più consono a quelle che sono le migliori realtà europee, le quali praticano un calcio più aggressivo con chiare predisposizioni offensive prodotte da una mentalità di squadra forte nel fisico e nella corsa. Ma Allegri bada ai fatti e dice che se ti vuoi divertire puoi andare al circo, perché quando tu leggi gli annali scritti nella storia del club, ti accorgi che viene immortalata la vittoria, non come l’hai ottenuta. Ma resta il fatto che la Juve continua a non vincere da troppo tempo la Champions e questo mortifica in qualche modo un ambiente che in Italia ha vinto di tutto e di più. Tuttavia, quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho vinto sei scudetti”</b> suona come frase ripetitiva di un Allegri che ha smarrito la sua serenità e vuole mettere a tacere ogni tentativo di polemica sulla sua squadra. Troppi dubbi e pressioni su di lui fanno pensare ad un incerto futuro nella Juventus, nonostante Andrea Agnelli abbia dichiarato che lo stesso Allegri sarà l’allenatore dei bianconeri anche il prossimo anno. Storie di calcio che si ripetono. Esacerbate polemiche che si aggrovigliano e creano nervosismo, piuttosto che relazioni di vicendevole rispetto su divergenti vedute. Per questo diciamo che sulla vicenda Adani – Allegri si debba riflettere su quello che è il limite del porsi con educazione. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-allegri-adani.jpgSiNlite-televisiva-tra-allegri-e-adani-1013556.htmSi100451001,02,03030260
481013544NewsCampionatiTra Campionato e Champions, nasce Radio Bianconera20190405132510Intervista al giornalista Antonio Paolino, direttore di Radio Bianconera.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio Paolino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> ha la Juve dentro l’anima. Il suo profilo di giornalista sportivo si delinea fin dall’inizio della sua carriera come commentatore fazioso della Vecchia Signora d’Italia. Tuttavia, pur avendo ormai assunto a tutti gli effetti il ruolo di difensore della sua squadra del cuore, in più d’una occasione ha dimostrato attraverso i suoi commenti di essere non solo preparato dal punto di vista tecnico, ma di sapersi anche districare positivamente nei giudizi oggettivi. Giornalista, regolarmente iscritto all’Ordine Professionale del Piemonte dal 1999, Antonio Paolino ha inizialmente lavorato in alcune radio locali di Torino e poi nel 2003 ha fatto il salto di qualità, entrando a far parte del canale televisivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“7 Gold” </b>come inviato e telecronista della Juventus. Nel 2006 ha fatto parte della redazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juventus Channel”</b> e nel 2012 è ritornato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“7 Gold”.</b> Dal 2015 collabora con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tuttosport.com,</b> mentre l’anno seguente è stato nominato nuovo telecronista tifoso della Juventus per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Premium Sport”</b>, in sostituzione di Claudio Zuliani diventato direttore JTV. Tutte sfide professionali che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha superato in maniera brillante, dimostrando passione e grande attaccamento ai colori bianconeri. Sappiamo che adesso comincerà anche a lavorare in radio con un nuovo programma legato alla sua Juventus. Con lui abbiamo parlato della sua nuova esperienza radiofonica, dei vari temi legati alla prossima partita Juve – Milan, ma anche del finale di stagione bianconera che si presenta davvero interessante soprattutto in chiave Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio, sappiamo che tra breve inizierai in radio una nuova esperienza lavorativa in veste di direttore. Di che cosa si tratta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che sia una iniziativa davvero intrigante e interessante sotto il profilo professionale e umano. Mi sento molto coinvolto nel progetto, perché ci sarà da dialogare tanto con colleghi e tifosi durante dieci ore di diretta continuativa da Torino, dagli studi di Roma, Firenze, Milano, (dove ci sono delle altre sedi da cui trasmettere), ma soprattutto c’è la possibilità di vivere un’iniziativa editoriale innovativa, perché sarà una radio web che ha l’ambizione di arrivare nel cuore dei tifosi di tutto il mondo, visto che in questo momento c’è un’attesa spasmodica. Parlare di Juve è facile e ci impegniamo a farcela nel disquisire le varie tematiche tecniche che fanno capo alla sportività. Questo è il mio obiettivo da raggiungere.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando potremo ascoltare questa nuova trasmissione in radio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questi giorni stiamo mettendo a punto la situazione tecnica. Lunedì 8 aprile ci sarà la presentazione alla stampa intorno alle ore 12 – 12,30 a Milano, presso la sede editoriale e commerciale di Tribù. In contemporanea alla presentazione ai colleghi della stampa, apriremo il mixer per questa iniziativa web che si potrà fare attraverso il cellulare, dal tablet e dal computer, collegandosi su <a href="http://www.radiobianconera.com/"><font color="#0000ff">www.radiobianconera.com</font></a> oppure attraverso l’App che si potrà scaricare da Tutto Juve, Tutto Mercato Web o da Juventus news 24.com. C’è davvero grande attesa per questa nuova iniziativa editoriale che intriga noi, i tifosi di tutto il mondo che mi conoscono, quelli che amano la Juventus e quelli che avranno facilmente la parola in questa tavola rotonda allargata, dove sarà importante essere juventini, non esserlo, ed essere critici nei giudizi sportivi. ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, la radio. Per te è come ritornare ai primordi della tua carriera. Provi emozione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, provo molta emozione e spero di poterla provare ancora ogni volta che si presenterà qualche progetto nuovo. Sai, i progetti professionali sono come la vita, perché ti rimettono in gioco e sono sempre convinto che (come diceva mio nonno), quando si chiude un portone c’è sempre la porta aperta di chi ti vuole bene. Per questo dico che la radio è una palestra spettacolare che inviterei tutti a fare, perché ti dà modo nel raccontare sportivamente e umanamente la squadra che tu ami, tenendo conto che quello che tu dici non è sempre la verità, ma ci provi a dirla quasi interamente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Juventus per te è un grande amore. Come sei riuscito negli anni a conciliare il ruolo di giornalista con quello di tifoso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che sarebbe stato più facile nascondersi dietro una maschera e forse qualche volta l’ho fatto anche professionalmente. Penso che in campo giornalistico sia peggio negare qualsiasi tipo di appartenenza e poi scrivere o guardare solo la bandierina della propria squadra. Detto questo, devo dirti che per quanto mi riguarda, tutto nasce da una piccola bandiera che mi regalò il mio carissimo zio bianconero. Ebbene, da quel momento ho iniziato ad amare questa Signora e non un’altra. Per questo ne vado fiero.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tra 7 Gold, Juventus Channel e Premium Sport. Tre esperienze professionali diverse o simili tra loro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Simili e complementari. A Juventus Channel ho imparato a stare vicino ai giocatori e a capire il loro umore. 7 Gold è una palestra interessante proprio come la radio, dove devi farti capire con poche parole. E poi Premium, dove la telecronaca era il momento clou della giornata sportiva che ti faceva confrontare con grandi giornalisti. Diciamo che sono andato in palestra e adesso spero di mettere in atto ciò che ho imparato da queste esperienze.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo al prossimo big match Juventus – Milan. Come vedi questo incontro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Vedo la Juve più in salute. Mi è piaciuto molto l’atteggiamento della squadra a Cagliari, in cui si è evidenziato un grande spirito di gruppo nonostante le varie assenze di rilievo. Tutto ciò mi fa pensare a una Juve capace di arrivare fino in fondo alla Champions.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora, mi pare di capire che vuoi simpaticamente dare un dispiacere al tuo amico milanista Tiziano Crudeli.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con Tiziano ci pizzichiamo spesso in trasmissione, ma tra di noi c’è un rapporto di correttezza che va al di là di quelle che possono sembrare le apparenze. In 90 minuti di trasmissione, siamo agguerriti nemici dal punto di vista sportivo. Spero dunque di potere urlare sui suoi baffi la mia gioia.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che idea ti sei fatto di Allegri. Pensi che andrà via dalla Juve anche se dovesse vincere la Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che né la società e né Allegri aspetteranno l’ultimo giorno per decidere il futuro. Credo che le parti sappiano già da molto tempo quello che sarà il finale di stagione. Nel bene e nel male diciamo che ci avviciniamo ancora una volta nella scelta dell’eccellenza, e sono quindi convinto che Allegri non sarà più l’allenatore della Juventus del prossimo anno. Pur con tutte le soddisfazioni possibili, penso che si sia chiuso ormai un ciclo. In Italia i cicli calcistici hanno una durata ben precisa, anche per questo motivo credo che sulla panchina della Juve ci sarà un altro allenatore. E poi è importante finire al meglio, perché ciascuno decide quando è giusto smettere. Non quando lo dicono gli altri. ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora chi sarà il nuovo allenatore della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Le speranze della Juventus credo che portino al nome di Pep Guardiola. Tutto è possibile per la famiglia Agnelli, compatibilmente con l’attenzione ai bilanci. Poi ci potrebbe essere il ritorno di Didier Deschamps, anzi ti dirò che ci sono molte piste che mi portano a dire che questo allenatore francese sia già stato contattato dalla Juventus e possa seriamente diventare il prossimo allenatore bianconero.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Allora le voci che parlano di Luis Enrique alla Juve, non sono da considerare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che ci siano molti allenatori bravi, i cui profili potrebbero essere adatti ad allenare la Juve. Tuttavia, anche se le caratteristiche di Luis Enrique non si discutono, penso che su di lui si siano fatte soltanto delle riflessioni che non sono compatibili con il futuro della Juventus.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A proposito di Champions, pensi che la Juve possa superare il turno contro l’Ajax, anche senza CR7 nel match di andata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Dopo l’estrazione dall’urna che aveva decretato l’Atletico Madrid quale avversario della Juve, avevo detto che chi passava questo turno sarebbe arrivato in finale. Ebbene, oggi lo riconfermo più che mai!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ritorniamo al campionato. Nonostante la quasi conquista dell’ottavo scudetto consecutivo, molti non sono contenti del gioco della Juventus che appare più redditizio che divertente. Qual è il tuo pensiero in merito?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ E’ vero che ci sono molti tifosi che non sono contenti del gioco della Juve. Ma ce ne sono molti di più, tra questi anche il sottoscritto, che pretendono sempre qualcosa di più nonostante si riconoscano i meriti di quello che è il migliore allenatore italiano; ovvero Massimiliano Allegri. Quindi, preferisco arrivare primo con questo gioco, piuttosto che arrivare secondi, terzi o quarti con un gioco migliore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Antonio. Da giornalista tifoso bianconero è facile immaginare il tuo sogno di rivincere la Champions dopo tanti anni. Ma tu, quale altro desiderio hai chiuso nel cassetto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Professionalmente mi piacerebbe che dopo 23 anni, con Radio Bianconera e con me direttore si potesse festeggiare la vittoria di quella Champions che ho vissuto da semplice tifoso. Dal punto di vista umano, invece, mi piacerebbe che fossimo tutti d’accordo almeno quando guardiamo una partita insieme. Questo è il mio augurio nel mondo del calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-antonio-paolino.jpgSiNtra-campionato-e-champions-nasce-radio-bianconera-1013544.htmSi100451001,02,03030206
491013514NewsEditorialeBuon Compleanno Cristiano20190205185333Il mondo juventino fa gli auguri al suo campione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>34? A vederlo come sta fisicamente e mentalmente si potrebbe dire, 24? 28? O forse 30 anni? Boh, non sappiamo. E’ molto difficile credere alla sua carta d’identità, ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> è nato il 5 febbraio del 1985 in Portogallo e, se la matematica non è un’opinione, possiamo dire che CR7 oggi festeggia il suo 34mo compleanno. E anche se in questo periodo alla Juve si tende ad essere un po’ preoccupati per i tanti infortuni e l’andamento non molto fluido della squadra, lui, il Ronaldo dal numero 7 sulla maglia bianconera si è presentato agli allenamenti della Continassa come sempre pimpante, volitivo, deciso a portare avanti la sua leadership nell’ambito della Vecchia Signora. Compleanno o no, lui prende sempre tutto seriamente, con la convinzione di essere voluto venire a Torino, sponda Juve, per vincere ancora una volta la Champions League, così come ha fatto nelle sue precedenti esperienze fatte al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">United </b>e al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b>. E allora vuole trascinare tutti con la sua forza fisica, ma soprattutto mentale, di chi non si risparmia mai anche se non è visto da nessuno. Lui sa che alla fine il lavoro paga sempre gli sforzi compiuti. E’ la sua convinzione, il suo mantra che non l’ha mai tradito. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> è questo, antipatico, presuntuoso, pieno di sé e persino testardo, ma con la garanzia di essere un vero professionista del pallone che non si sente mai arrivato, che vuole continuare a mettersi alla prova e vedere fino dove, fino quando continuare a rappresentare la differenza, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>l’esempio da imitare. E’ il vero capitano senza esserlo di fatto. In campo lo vediamo incoraggiare i compagni ad andare avanti, a pressare, a non arretrare troppo il baricentro, anche se lui è sempre preda di marcature strettissime e asfissianti da parte di uno, due e talora anche tre avversari. Questo è il campione che ha acquistato la Juve a suon di milioni di euro, che ha voluto Andrea Agnelli per dare anche alla squadra quella carica di adrenalina e di professionalità che solo CR7 poteva dare. Sì, oggi è il suo compleanno, ma fino alle 17,05 Ronaldo è uscito dalla Continassa dopo tre ore di allenamento in preparazione della partita di domenica prossima contro il Sassuolo. Stasera si vedrà se festeggiare assieme ai suoi compagni di squadra o solo con i suoi affetti più cari. Non sappiamo, farà lui come sempre. E intanto non gli sfugge il pensiero che domani è un altro giorno. Stesso luogo, stesso allenamento, stesso pensiero nel volere superare assieme ai suoi compagni questo momento difficile per la sua Juve. Sassuolo, Frosinone e Atletico Madrid, il vero problema non parte da loro, ma dalla Juve stessa che deve risolvere ciò che si è inceppato. E CR7 è pronto a fare la sua parte. Come sempre. Lo direste che oggi ha compiuto 34 anni?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Area Continassafl0711fl0711cr7.jpgSiNbuon-compleanno-cristiano-1013514.htmSi100451001,02,03030141
501013482NewsEditorialeLe insanabili ruggini granata contro l’altra parte del tifo cittadino.20181102184519La delicata questione legata a striscioni offensivi<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo le intercettazioni di Report, la trasmissione di giornalismo di inchiesta che va in onda su Rai3, il popolo granata ha raccolto quasi tremila firme per impedire alla dirigenza della Juventus di accedere allo stadio Grande Torino, in occasione del prossimo derby. Il motivo è dato da quegli striscioni offensivi su Superga apparsi allo Stadium durante il derby del 2014. La condanna dell’opinione pubblica fu ferma, tanto è vero che il presidente della Juventus Andrea Agnelli non tardò a scusarsi con il mondo granata. Tuttavia, il rispolverare certe immonde brutture, ha provocato una sorta di rigurgito di quell’insanabile malessere che aleggia sempre tra le due tifoserie e che va oltre il semplice tifo pallonaro. Così si è espresso il presidente Cairo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per cose</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">così gravi servono scuse doppie, anzi bisognerebbe pronunciarle dieci volte nei confronti di una tragedia<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>che scosse profondamente l’Italia e che anche oggi fa scendere le lacrime a tanti tifosi che ogni 4 maggio rendono omaggio a Superga e agli Invincibili”.</b> Parole chiare che sintetizzano la grave offesa fatta verso la storia del Grande Torino, che rappresenta il cuore della propria cultura calcistica. Ma, a parere nostro, il punto nevralgico della questione sta proprio nell’aver risvegliato tale gravissimo fatto di aberrante idiozia, proprio in prossimità del derby della Mole. Sia chiaro che non abbiamo nulla in contrario verso il giornalismo d’inchiesta, il quale in un Paese libero di espressione deve essere posto alla base di una sana informazione, per rendere pubblico ogni fatto di cronaca realmente accaduto. Tuttavia, ci resta il dubbio sulla tempistica di certi fatti che vengono sistematicamente rispolverati dopo molti anni, e talora anche in prossimità di eventi che possano turbare una già precaria situazione di tifo cittadino che storicamente si guarda in cagnesco. E con questo sistema in cui i toni si alzano esasperando i tifosi, si rischia seriamente di aizzare gli animi alla contestazione, piuttosto che indurli al buon senso. E allora ci chiediamo che aria potrà tirare il prossimo 15 dicembre <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>intorno allo stadio Grande Torino, in occasione del prossimo derby della Mole. Per il moderato sentire che ci è connaturato, abbiamo sempre pensato che certe offese non si cancellano con altre offese. A nostro avviso, infatti, privare la dirigenza della Juventus ad entrare in casa del Torino resta un’idea assurda e discriminante. No, così non se ne esce più! Piuttosto saremmo dell’idea di sensibilizzare le due dirigenze ad un incontro pubblico, proprio per scusarsi su questioni sulle quali bisognerebbe chiarire la responsabilità oggettiva della stessa Juventus. Ma se l’iniziativa venisse addebitata soltanto a un gruppo di facinorosi che nulla hanno a che fare con il tifo legato al mondo del calcio, allora tutto cadrebbe nel nulla. Già, ma Report ha messo in onda certe intercettazioni telefoniche che coinvolgerebbero la dirigenza bianconera. E allora si vada a fondo alla questione, fino a quando la magistratura chiarirà ogni cosa. Ma adesso non si inneschino altre scintille di violenza. Non ce n’è proprio bisogno!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-tifosi-del-torino.jpgSiNle-insanabili-ruggini-granata-contro-l-altra-parte-del-tifo-cittadino-1013482.htmSi100451001,02,03030181
511013481NewsCampionatiBeppe Marotta sarà il nuovo AD dell’Inter20181101182327Il giovane presidente Steven Zhang si assicura l`ex amministratore delegato della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Manca l’ufficialità ma i giochi sembrano già fatti. A fine anno o al più tardi ad inizio 2019, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta </b>sarà il nuovo amministratore delegato dell’Inter. L’ex dirigente della Juventus firmerà un contratto triennale da top manager, ma soprattutto dovrà compiere la missione di scavalcare la Vecchia Signora, interrompendo un dominio che dura ormai da troppi anni. Corsi e ricorsi storici di situazioni simili che il calcio non smette mai di farci ricordare. Infatti, sembra ieri che Beppe Marotta in quel 1° giugno 2010 prese in mano le redini della Juventus, proprio nel tentativo di contrastare quell’Inter da triplete di Mourinho che aveva oscurato in qualche modo la società bianconera. E con la collaborazione del giovane e rampante presidente Andrea Agnelli, ha scritto la storia che tutti conosciamo. Oggi si verifica l’opportunità di ricominciare sulla falsariga di ciò che è stato il recente passato di Marotta proprio con il giovane presidente nerazzurro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Steven Zhang,</b> rampollo di casa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Suning</b>. Stesso obiettivo da raggiungere, stessa carica da occupare e stesse metodologie da seguire in un ambiente che da molti anni ormai non ha una figura dirigenziale all’altezza della situazione. Individuando la figura di Marotta, infatti, il giovane <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Steven Zhang</b> ha capito qual è il vero problema della sua Inter che ormai da troppo tempo ha cambiato allenatori, giocatori e persino team manager, nella speranza di costruire una squadra in grado di ritornare ai fasti del passato. Ma, nonostante i tanti soldi spesi dall’ex presidente nerazzurro Massimo Moratti, tranne la parentesi Mourinho non si è data la continuità richiesta. Il livellamento generale della società nerazzurra si è stabilizzato verso il basso, con risultati non sempre confacenti alle aspettative dei suoi tifosi. Tutti speravano nei grandi nomi di calciatori o di allenatori che la società acquistava anno dopo anno. Ma la musica non cambiava mai, era sempre la stessa, con l’aggravante di non capire mai quale fosse il vero problema dell’Inter. E persino quando Moratti prese Lippi per costruire in casa nerazzurra ciò che aveva fatto alla Juve, si rivelò un ennesimo flop perché mancava quella figura di riferimento che in casa bianconera era ricoperta da Moggi. Adesso, proprio nel momento in cui l’Inter affidata a Spalletti sembra aver trovato l’assetto di squadra in grado di recitare la parte dell’anti Juve, si aggiunge quella figura che è sempre mancata: un amministratore delegato dal grande curriculum, che conosca bene il suo ruolo di dirigente. Dobbiamo dunque dire che alla luce dei fatti attuali, il giovane presidente nerazzurro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zhang</b> ha fiutato bene l’opportunità di non lasciarsi scappare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b>, che fin da adesso riteniamo essere la figura giusta al posto giusto. E poi, giocare furbescamente su certi dissapori e qualche ruggine lasciata dall’ex Juve sotto il cielo di Torino, non può fare altro che bene a questa Inter che ambisce a ricalcare ciò che il nuovo AD ha saputo fare alla Juventus. E, se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo proprio dire che la società di Zhang è a metà dell’opera. E chissà se prima o poi il buon Marotta non s’inventerà pure un ritorno al passato, richiamando in panchina quell’Antonio Conte con il quale ha condiviso la vera rinascita della Juve. Chissà, nel calcio tutto è possibile. E se pensiamo che Marotta da AD della Juve passerà proprio all’Inter, alzi la mano chi l’avrebbe mai detto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-beppe-marotta.jpgSiNbeppe-marotta-sara-il-nuovo-ad-dell-inter-1013481.htmSi100451001,02,03030207
521013460NewsEditorialeLa superficialità del calcio.20180906194215Il comune pensiero degli italiani su CR7 a secco di gol.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ronaldo si, Ronaldo no. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ma perché non segna ancora CR7? No, vedrai che quest’anno se li sogna i gol che faceva in Spagna. In Italia il calcio è diverso”.</b> Sono i commenti di un quotidiano calcistico nazionale che spesso verte sulla superficialità di pensiero. Tu perché sei juventino e tu perché fai il tifo per altre squadre e godi all’idea che questo fenomeno portoghese acquistato quest’estate, possa rappresentare il flop della Vecchia Signora d’Italia. Non è così. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> ha bisogno di ambientarsi, di entrare negli schemi della sua nuova squadra ed ha anche bisogno di conoscere volta per volta gli avversari, prendere le dovute misure e capire con il cervello come superare l’ostacolo delle marcature strettissime. Chi pensava inizialmente che il suo arrivo alla Juventus rappresentasse una immediata passeggiata con gol a bizzeffe, probabilmente non ha tenuto conto che anche i fenomeni nel calcio non giocano da soli, anche se rappresentano la fondamentale differenza. C’è poi da considerare l’alta professionalità di questo indiscusso campione 33enne, il quale si allena con sistematico impegno e maniacale voglia di raggiungere sempre la perfezione del tono muscolare e mentale. Alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Continassa di Torino</b> lo sanno, perché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> è il primo ad arrivare agli allenamenti e l’ultimo ad andare via. E anche in questi giorni in cui le attenzioni sono deviate verso le varie Nazionali che incominciano il percorso di qualificazione agli Europei, lui, il fenomeno portoghese, continua a lavorare sodo per farsi trovare al top alla ripresa del campionato contro il Sassuolo. Un campione che potrebbe vivere di allori conquistati, che potrebbe far finta di apparire e non essere, non si accontenta di ciò che è stato ma vuole migliorarsi attraverso il sudore, la corsa, gli esercizi impartiti dall’allenatore e poi continuati per proprio conto. Con o senza palla tra i piedi, Ronaldo è uno spettacolo esemplare nella ricerca continua della forma fisica e mentale. </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span lang="EN-US" style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-ansi-language: EN-US;'>“Two worlds only: Hard work” – “Solo due</span></b><span lang="EN-US" style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-ansi-language: EN-US;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">parole: Lavoro duro”.</b> </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Così scrive CR7 su Instagram. Un post <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>che in meno di un’ora ha raggiunto quasi un milione e mezzo di like. Lavoro sul possesso palla, piuttosto che potenziamento muscolare, forza fisica e cambio improvviso di direzione del pallone. Ronaldo non si ferma mai, perché sa che la Juventus tra il 16 settembre e il 6 ottobre (data in cui ci sarà la seconda sosta stagionale) sarà impegnata 5 volte in campionato e 2 in Champions League. Ebbene, se traduciamo tutto questo metodo responsabile di gestire la professione del calciatore moderno in un mondo in cui la ricchezza, la notorietà e tante altre cose che potrebbero deviare il senso di uno sport che ti dà molto ma sa essere anche spietato con chi vive di rendita, allora possiamo dire che il lavoro duro e costante alla lunga paga anche chi ha 33 anni come CR7 e una luminosa carriera alle spalle. Il gol arriverà e ne arriveranno anche tanti, a dimostrazione di una serietà e una correttezza professionale che va oltre i suoi lauti compensi che lo potrebbero distogliere da certi importanti obiettivi personali ancora da raggiungere. In fondo, tutto l’entourage bianconero l’ha voluto non solo per vincere la Champions, ma anche per quel suo modus operandi che ben si allinea allo storico stile Juventus di agnelliana memoria. Si rifletta su questo punto che secondo noi non è assolutamente da sottovalutare. Un gol può essere importante e anche banale. Comunque, in un caso o nell’altro si dia spazio alla profondità di pensiero, minimizzando quella latente superficialità che aleggia da sempre nel mondo del pallone.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNla-superficialita-del-calcio-1013460.htmSi100451001,02,03030174
531013455NewsCampionatiCR7, il fenomeno che rivoluziona ogni cosa.20180822175223Inebriarsi di Cristiano Ronaldo. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da quando è arrivato a Torino, ha cambiato persino il modus vivendi degli juventini abitanti nell’antica città sabauda. E persino quel fascino discreto di nobile ex capitale d’Italia, è stato sostituito dal vociare squillante verso il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> che tutti vogliono vedere per un selfie, un autografo con dedica da apporre sulla maglia bianconera appena acquistata. Basta solo un attimo, un secondo capace di ripagare ore d’attesa sotto il sole cocente d’agosto dietro le sbarre che delimitano il passaggio dei calciatori. E’ la ronaldomania che imperversa nelle strade, nei bar, nei ritrovi, tra le bancarelle dei mercati, nelle piazze e, soprattutto, in quella zona “Continassa” diventata ormai il quartier generale della Juventus. E persino il lento fluire del Po sembra agitarsi improvvisamente nella zona sottostante la Gran Madre, proprio in quello spicchio di collina che lascia intravvedere in lontananza la villa ottocentesca riservata a lui, il CR7 che racchiude i sogni di tutti, grandi e bambini, uomini, donne e famiglie che non avranno mai l’opportunità di firmare la centomillesima parte dei ricchissimi contratti di questo ragazzo portoghese che ha fatto la sua fortuna con il pallone tra i piedi. E lui dichiara parole d’amore verso la Juventus, la città di Torino e tutti gli juventini cui vuole regalare quella Champions tanto ambita e spesso sfuggita per quell’attimo che sa di destino avverso. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La Juventus è uno dei top team al mondo e sono molto contento di essere qui. A Torino mi sono ambientato bene e sono felice. La squadra è forte e sono sorpreso in positivo”.</b> Dette così sembrerebbero frasi fatte, quasi un canovaccio da recitare ogni qualvolta si cambi maglia, squadra, città e si deve pagare lo scotto delle apparenze che nascondono il proprio essere. Ma lui, il CR7, il Cristiano Ronaldo plurivincitore di coppe, trofei e palloni d’oro, sembra davvero sincero quando ricorda il suo bellissimo gol in Champions, segnato alla Juve in rovesciata: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Posso solo dire che spesso sono i piccoli dettagli che fanno la differenza, diciamo che quel che ho visto mi ha facilitato. Dispiace aver segnato contro la mia attuale squadra, ma adesso appartiene al passato. Credo che quello sia stato il gol più bello della mia carriera e sono rimasto senza parole quando ho sentito gli applausi dell’Allianz Stadium. Non mi era mai successo. Naturalmente voglio vincere questo trofeo anche con la Juve. Ce la metteremo tutta, ma non deve essere un’ossessione. Importante è avanzare il più possibile in Champions League”.</b> Parole che sembrano vere e magari lo sono pure, ma siamo sicuri che se la Juve non avesse imbottito di milioni di euro questo grande campione della pelota internazionale, difficilmente sarebbe arrivato a Torino tra le fila della Vecchia Signora d’Italia. Non vogliamo certamente fare il processo alle intenzioni per sminuire un arrivo così ampiamente voluto dalla famiglia Agnelli e da tutto il mondo Juve. CR7 è un grande apportatore di interessi economici che si moltiplicano a dismisura e a beneficio di chi se ne è assicurato le sue prestazioni. Tutti parlano di lui, tutti lo sognano, tutti vorrebbero toccarlo per attingere un po’ di quella fortuna che lui ha avuto nella vita. E’ legittimo! E poi non costa nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNcr7-il-fenomeno-che-rivoluziona-ogni-cosa-1013455.htmSi100451001,02,03030162
541013452NewsCalciomercatoQuando il calcio riserva storie di destini incrociati.20180802181253Quante domande si sono fatte in questa strana operazione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è concluso positivamente il maxi affare tra Milan e Juventus che ha coinvolto Higuain, Caldara e Bonucci. Una storia di destini incrociati tra società, ma anche di due calciatori e di un terzo (Caldara) che è stato coinvolto per chiudere una situazione che rischiava di trascinarsi per le lunghe. La Juve più del Milan aveva bisogno di chiudere la trattativa per sistemare un Higuain, il cui contratto oneroso dopo l’arrivo di Ronaldo pesava in maniera eccessiva sui bilanci della stessa Juventus. Attenta a non creare una minusvalenza, la società della Continassa non è riuscita a non fare entrare nella trattativa Caldara, il giovane difensore dell’Atalanta che ha avuto appena il tempo di fare qualche allenamento in casa Juventus. Intanto, l’arrivo di Bonucci a Torino è stato accolto con molta freddezza. Pochi, sparuti tifosi si sono visti all’aeroporto di Caselle, manifestando un chiaro segnale d’insofferenza per il suo ritorno in casa bianconera. Infatti, ancora adesso c’è chi non capisce il significato di un ritorno quasi ossessivo, che si è manifestato nella volontà del difensore e della stessa società del presidente Andrea Agnelli. Troppi dissidi tra Allegri e Bonucci avevano consigliato le parti a lasciarsi più o meno di comune accordo, seguendo ognuno la propria strada. Molte sono state le polemiche durante l’incontro della scorsa stagione tra Juve e Milan all’Allianz Stadium, in cui Bonucci dopo avere segnato un gol alla sua ex squadra ha esultato in maniera ritenuta eccessiva. E si sa che i tifosi di ogni squadra non sono mai propensi a perdonare certi atteggiamenti ritenuti eccessivi, anche nel momento più adrenalinico di un gol fatto contro l’ex squadra. Ma queste sono storie di tifoserie le cui manifestazioni eccessive sono spesso legate a momenti idealizzati piuttosto che razionalizzati. Certo, prima o poi si chiarirà tutto questo ritorno di fiamma tra Leonardo Bonucci, la Juventus e Allegri, anche se intanto rode forse anche più del suo ritorno, la cessione di un giocatore elegante, giovane, tecnicamente bravo come Caldara, che avrebbe potuto segnare un importante percorso di crescita definitiva nella Juve, anche in considerazione della cessione di Rugani. Insomma, la Juve ci ha insegnato storicamente a non sbagliare mai (o quasi mai) le sue scelte, ma questa volta ci appare davvero difficile capire questa scelta impopolare. Certo, il Milan voleva Higuain e la Juve aveva bisogno di disfarsene per ovvi motivi economici, ma perché si è insistito a definire questa operazione con il Milan e non con il Chelsea? E perché si è acconsentito a Leonardo, di essere inamovibile sull’inserimento di Caldara in quest’operazione? Forse tutto è nato dalla strana voglia di Bonucci che d’accordo con la Juve ha voluto riappacificarsi in un ritorno inaspettato? C’è qualcosa di strano in tutta questa storia, qualcosa che non convince appieno e che probabilmente verrà a galla strada facendo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711bonucci-legg.jpgSiNquando-il-calcio-riserva-storie-di-destini-incrociati-1013452.htmSi100451001,02,03030385
551013449NewsCalciomercatoChe accoglienza per Cristiano!20180717180357CR7 al centro dell`interesse mediatico<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In questi giorni di calciomercato c’è soltanto un interesse a dettare la curiosità di milioni di tifosi della pelota italiana: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’arrivo alla Juventus di Cristiano Ronaldo</b>. Ogni suo passo, ogni suo piccolo spostamento è stato monitorato dal corpo di sicurezza e dai tantissimi tifosi accorsi all’evento dell’anno. C’è chi gioisce e sente vicina ogni vittoria per la Juve (in primis la conquista della tanto sospirata Champions), c’è chi rosica per l’invidia e c’è pure chi s’inventa macumbe e malefiche fatture, affinché questo tanto declamato arrivo di Cristiano in Italia risulti un insuccesso. E allora si fa appello alla sua età (33 anni) e ad un contratto quadriennale che tocca i 120 milioni di euro, per dire che anche per i campioni come lui non si possa andare contro natura. Ma lui, il CR7 della Juventus, in una sala stampa gremita di 200 giornalisti provenienti dalle più disparate nazioni del mondo, affronta la conferenza stampa con tante parole ma con un unico focus: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho scelto la Juventus per vincere e continuare la mia carriera”.</b> E’ la sicurezza di un personaggio che sa ancora di potere dare tanto, grazie a una condizione psico – fisica davvero invidiabile. Infatti, più di una volta ha ribadito che lui si sente diverso dai suoi colleghi, i quali alla sua età preferiscono campionati di minore importanza per potere chiudere la propria carriera. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le sfide mi appassionano, per questo ho scelto il campionato italiano che è molto tattico e fatto di scontri fisici”</b> dice CR7 a chi rivolgeva domande sulla sua scelta italiana e soprattutto sulla Juventus. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono qui per segnare la storia, non fare le ferie”, </b>parole che non lasciano adito a dubbi alcuni e che vanno oltre le solite ruffianate che di prassi ascoltiamo ogni qualvolta i calciatori si presentano in un nuovo club. Qui si tratta di un campione davvero unico, un top player che garantisce la differenza tecnica, ma anche una grande lievitazione economica e finanziaria per la sua società. E non è un caso che il merchandising della Vecchia Signora d’Italia sia volato alle stelle fin da quando è stato annunciato ufficialmente l’acquisto di CR7. Tutti parlano di lui, tutti si interessano alle sue parole, ai suoi sguardi e al suo atteggiamento sempre sicuro di chi sa di valere tanto. Poi si può pure disquisire su alcune esagerazioni che sanno di venerazione per un campione forse eccessivamente osannato. E persino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli, Marotta, Paratici</b> e tutto lo staff della comunicazione della Juventus pendevano dalle sue labbra, quasi fosse essenziale curare l’evento di presentazione alla stampa con assoluta perfezione. Nulla è stato lasciato al caso, com’è da stile Juventus. Dalle visite mediche sostenute al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">JMedical</b>, all’incontro con i tifosi e con la stampa, tutto ha funzionato perfettamente<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">. Cristiano Ronaldo</b> ha avuto l’accoglienza che merita un campione come lui, il quale si rende apportatore di miglioramenti tecnici e di immagine del nostro calcio, che aveva davvero bisogno di una sferzata di entusiasmo capace di risollevare appiattimenti di interesse che si sono ingigantiti anche a causa della debacle della nostra nazionale italiana, che ha fallito la partecipazione ai recenti campionati mondiali di Russia. Adesso non ci resta che attendere il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> il quale è partito alla volta del resort greco, per continuare le sue vacanze. Ritornerà il 30 luglio prossimo per allenarsi con i suoi nuovi compagni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Voglio debuttare alla prima di campionato”</b> ha detto CR7 <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Penso che la prima partita la giocherò il 12 agosto a</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Villar Perosa”.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Già, Villar Perosa!</b> Quasi fosse un segno del destino per incominciare in quel luogo in cui tutto parla di una storia unica. Qui, la famiglia Agnelli, la Fabbrica e la Juventus si respirano a pieni polmoni tra le pieghe di ogni angolo, proprio là dove ogni anno si svolge la consueta partita estiva nel “feudo”degli Agnelli. Il vernissage bianconero è un evento estivo irrinunciabile per tutti i tifosi che possono ammirare i propri calciatori dal vivo. Figuriamoci quest’anno che ci sarà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo!</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cr7.jpgSiNche-accoglienza-per-cristiano-1013449.htmSi100451001,02,03030355
561013448NewsCalciomercatoGaleotta fu quella rovesciata all’Allianz Stadium.20180712141111Tra sentimenti e interessi economici.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ripercorrendo le varie fasi del trasferimento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> alla Juventus, ci sono diverse tessere che il destino ha voluto fare intersecare tra loro per completare il puzzle dell’affare del secolo. Prima di tutto ci viene in mente quella bellissima rovesciata che CR7 fece in occasione della partita d’andata di Champions contro il Real Madrid. Stupore, disarmo e riconoscimento della grandezza del campione, furono i sentimenti manifestati dal popolo juventino cui attribuì un lunghissimo applauso a scena aperta. Era come avere ingoiato qualcosa di dolce amaro capace di inchinarsi alla bellezza balistica di un gesto tecnico che resta la prerogativa appartenente a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> e pochissimi altri. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b>, in quell’occasione alzarono gli occhi e le braccia al cielo in segno di anticipata resa, nell’eloquente pensiero che contro la grandezza di un simile campione nulla sarebbe stato possibile. Certo, ci sono cose che non si possono affermare in un mondo del calcio che strapaga il professionismo, tuttavia, resta pur sempre quel linguaggio del corpo che trasmette ogni cosa e che lascia traccia indelebile del proprio pensiero. E in quell’occasione abbiamo avuto modo di capire come al disarmo dei difensori della Juventus, si siano contrapposti i gesti di gratitudine da parte di tutto lo stadio gremito di tifosi bianconeri per lo spettacolo offerto da CR7. E lui, il campione che ha vinto più palloni d’oro al mondo, con le mani giunte ha ringraziato di cuore la gente di avversa passione calcistica che ha saputo apprezzare il suo gesto tecnico. Ecco, pensiamo proprio che quell’episodio sia rimasto nella mente e nel cuore di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo,</b> il quale a parte la ratio che lega freddamente gli alti interessi economici e finanziari all’atleta, ci sia stato questo episodio che ha fatto propendere la scelta della Juve piuttosto che altre squadre. D’altra parte se pensiamo che lui, il quale è un’azienda vivente che non ha certo bisogno di aspettare il miglior offerente per accasarsi, ha voluto la Juve - ci sarà pure un motivo. Così, cavalcando l’onda della scelta professionale di CR7, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agnelli </b>e il suo staff si sono subito attivati per chiudere immediatamente l’affare del secolo. Per la Juve, per il campionato italiano, per gli appassionati del calcio spettacolo e per coloro i quali riescono ancora a mettere da parte per un attimo la propria fede calcistica non juventina per la curiosità di gustare le giocate di questo grande campione di calcio, siamo convinti che il suo arrivo in Italia apporterà sicuramente quel valore aggiunto che ormai mancava da troppo tempo. Ma sappiamo pure che questo tanto osannato campione di nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, è anche antipatico a molti. Per il suo atteggiamento in campo? Per la sua grandezza di superare l’avversario e creare sublimi gesti tecnici con facilità? O forse per l’antipatia di chi vince sempre e non lascia niente a nessuno? Chissà! Una cosa è certa, nello spirito di questo campione c’é tanta professionalità, serietà e consapevolezza di condurre una vita sportiva sana che gli dà integrità fisica e mentale. Infatti, anche se la sua carta d’identità parla di un calciatore di 33 anni, sono garantiti i suoi ottimi muscoli, la forza fisica e la voglia di prepararsi sempre con desiderio di far bene (ricordiamo che Cristiano Ronaldo si allena tre volte al giorno). Dunque, ci troviamo di fronte a un campione con la C maiuscola che ha scelto la Juventus e il campionato italiano non per chiudere mestamente la sua carriera, ma per dare ancora il massimo di una professione da leggenda. In questo modo CR7 intende ringraziare i tifosi juventini, i quali dopo quella fatidica e imprendibile rovesciata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium,</b> gli tributarono un caloroso applauso. Chapeau CR7! Tutti in piedi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Totinofl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNgaleotta-fu-quella-rovesciata-all-allianz-stadium-1013448.htmSi100451001,02,03030362
571013447NewsCalciomercatoCristiano Ronaldo è stato acquistato dalla Juve.20180710183618Si è conclusa l`operazione del secolo di calciomercato in Italia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il lungo e spasmodico attendere della definitiva operazione di calciomercato più importante del secolo è giunta alla fine. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo è della Juventus</b>. Tra qualche ora ci sarà l’annuncio ufficiale della società bianconera. Una giornata intensa che ha visto Andrea Agnelli partire direttamente con un volo speciale per il resort della Grecia, dove si trova in questo momento il campione per trascorrere le sue vacanze. 105 milioni di euro per l’acquisto del cartellino e contratto di 30 milioni annui per quattro stagioni per Ronaldo. Dunque il migliore giocatore del mondo arriva alla Juventus, dopo un’operazione d’attacco che i dirigenti della società bianconera hanno fatto per non lasciarsi sfuggire un’occasione che esalta non solo l’ambiente juventino ma tutto il calcio italiano. La presenza di Andrea Agnelli in Grecia è emblematica di un viaggio d’affari sviluppata con immediatezza, segno evidente della voglia già più volte dichiarata da CR7 di volere venire alla Juventus. Intanto Marotta e Paratici attendono il ritorno di Agnelli a Milano, nella sede in cui si stipulano tutti i contratti dei calciatori della Juve. Intanto il titolo Juventus è alle stelle! Chi in questo momento ha deciso di investire comprando le azioni della Juventus ha fatto un ottimo affare. Adesso si attende l’ufficialità da parte della società bianconera che confermerebbe l’inizio di una giornata storica. Cristiano Ronaldo ha voluto la Juve e la Juve ha voluto fermamente CR7, senza se e senza ma, nella convinzione che questo sarebbe stato un affare da non perdere per nulla al mondo. La storia della Juventus continua il suo incedere in un mondo del calcio in cui l’ha vista da sempre protagonista. Presto ci sarà la presentazione di Ronaldo in grande stile, ma adesso ciò che conta è che l’operazione di mercato più importante sia stato concluso. L’era di Cristiano Ronaldo in Italia è cominciata, sembrava un sogno per il nostro campionato e invece la leggenda del nostro tempo giocherà in Italia per quattro anni. Questo è certo. E ‘ un fatto storico che non allieta soltanto il popolo juventino ma anche i cultori del calcio ad alti livelli, a prescindere dalla propria fede sportiva. L’operazione di marketing e calcistica è stata ultimata, adesso non ci resta che raccontarvi ciò che accadrà da qui in avanti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cristiano-ronaldo.jpgSiNcristiano-ronaldo-e-stato-acquistato-dalla-juve-1013447.htmSi100451001,02,03030335
581013429NewsCampionatiBuffon, addio alla Juve ma non al calcio giocato20180517164652Un saluto colmo di riconoscenza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>17 come gli anni che è rimasto alla Juventus. 17 come il giorno in cui ha annunciato ufficialmente il suo addio alla Vecchia Signora. Davvero strana coincidenza del destino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> si è presentato alla conferenza stampa per il suo commiato, nella sala dell’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allianz</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stadium </b>assieme al Presidente<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Andrea Agnelli.</b> Non smetterà con il calcio, ma ha detto che sta vagliando alcune proposte interessanti e che deciderà il da farsi durante la prossima settimana. Elegante, sicuro come sempre e con una emozione per nulla nascosta davanti al gran numero di giornalisti accorsi per l’occasione, il numero uno bianconero ha messo in evidenza il suo spessore umano, che si percepisce sempre da certi concetti sviluppati con l’intelligenza che si manifesta attraverso l’umiltà d’animo. Sabato prossimo nell’ultima partita di campionato contro il Verona, non ci sarà solo la festa dello scudetto ma sarà anche il giorno dell’addio ai tifosi bianconeri. Una giornata dal sapore dolce amaro che si interseca ai ricordi di un campione di alti valori umani e sportivi, il cui merito è quello di avere incarnato il significato profondo del vero capitano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per me è una giornata particolare, ricca di emozioni, ma ci arrivo con tanta serenità, felicità e appagamento. Sentimenti che sono figli di un percorso straordinario e bellissimo, che ho avuto la fortuna di condividere con tante persone che mi hanno voluto bene. Per questo bene ho lottato e cercato di fare del mio meglio”.</b> Parole chiare di un personaggio che vive di sentimenti capaci di sfociare in emozioni empaticamente condivise da tantissime persone. E’ il destino dei personaggi come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> che emanano il senso del rispetto per i compagni ma anche per l’avversario di turno. Tutti noi abbiamo ancora negli occhi le sue parate e anche gli abbracci e i baci che Gigi elargisce sempre ad inizio e fine partita. Comunque sia stato il risultato, sempre lì a complimentarsi con l’avversario, ad abbracciarlo e rincuorarlo se ha perso. Una signorilità innata che è prerogativa di pochi campioni al mondo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> nonostante i suoi 40 anni e i suoi trascorsi da numero uno al mondo, è rimasto sostanzialmente un ragazzo semplice, educato, rispettoso dei suoi tifosi, dei media e di coloro i quali incontra nel suo percorso di calciatore e di uomo. Ma non ha ancora voglia di smettere di giocare a calcio ad alti livelli: l’ha detto a chiari lettere. Non ha specificato dove andrà a giocare, sicuramente, ha detto, continuerà in un campionato di alto prestigio. Questo ci fa dedurre che l’ormai ex capitano della Juventus si accaserà sicuramente in una grande squadra che lotta per la Champions. Le richieste, (così ha detto), sono interessanti e le sta valutando con attenzione. Ma la Juve se l’è cucita addosso e quando smetterà la carriera, se la Vecchia Signora lo vorrà ancora nell’ambito della società, sarà ben lieto di ritornare a far parte di quella che lui ritiene una famiglia. A questo proposito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b> ha aggiunto che se Gigi vorrà, troverà aperte le porte di casa Juventus magari in un posto dirigenziale: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Qualsiasi ruolo nell’azienda Juventus</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">passa da un’attenta formazione”</b> – dice il presidente – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“questo è quello che gli ho</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">prospettato”.</b> E intanto gli occhi di Gigi si fanno sempre più lucidi di commozione per tutti questi motivi di grande ammirazione. Poi tocca l’argomento della Nazionale e dell’interessamento della Figc o Fifa: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sentire di certi interessamenti mi inorgoglisce, ma devo essere pronto a farlo nel migliore dei modi perché sento forte il senso di responsabilità”.</b> E la Nazionale? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non vestirò la maglia azzurra nella sfida con l’Olanda. L’Italia ha giovani interessanti nel mio ruolo ed è giusto che facciano le loro esperienze”.</b> Infine si è toccato l’argomento del post gara di Madrid e la possibile squalifica: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Penso che sia anche giusta, non per quanto fatto in campo, visto che ancora oggi non ho capito l’espulsione, ma per ciò che ho esternato fuori. Ho trasceso e sono molto dispiaciuto”.</b> Dunque, non resta che girare l’ultima pagina dei 17 anni vissuti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> alla Juve. Sarà sabato prossimo nel suo stadio, tra la sua gente, tra i suoi compagni di squadra che festeggeranno assieme a lui il 7mo scudetto consecutivo in un forte abbraccio dai tanti significati. Dall’innamoramento all’amore per una Juve che 17 anni fa l’ha preso come talento straordinario, l’ha formato come uomo e oggi si separa dopo averlo consacrato campione vero. E’ la vita che ci insegna che nulla è per sempre e che a un certo punto dirsi addio può voler significare un atto di amore ancor più profondo. Questo è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>, un pallone da agguantare, grande esplosività tra i pali, tanto coraggio e soprattutto esemplare comportamento in campo e fuori. Lui, la storia della sua Juventus l’ha scritta in buona parte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-gigi-buffon.jpgSiNbuffon-addio-alla-juve-ma-non-al-calcio-giocato-1013429.htmSi100451001,02,03030235
591013428NewsCampionatiL’eterna disparità pallonara della città Sabauda20180515180156Juventus e Torino. Due mondi diversi che dividono il football torinese.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus e Torino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> – ovvero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A chi troppo e a chi niente”.</b> E’ l’eterna disparità che si evidenzia da troppi anni nella Torino del calcio. Due facce di un pallone che gira sempre a favore dei bianconeri e i granata sempre lì a ingoiare amaro e saltare con quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Chi non salta bianconero</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">è”</b> che sembra essere l’unico sfogo di antico sfottò che aleggia da sempre tra le due sponde del fiume Po. Nella settimana in cui fervono i preparativi per la festa bianconera di domenica prossima in cui si celebrerà il settimo scudetto consecutivo della Vecchia Signora d’Italia, la Torino granata si rifugia nei propri intimi ricordi ormai lontani che fanno capo alla Leggenda degli Invincibili giocatori del Grande Torino, con la parentesi anch’essa ormai lontana dell’ultimo scudetto conquistato da capitan Claudio Sala e compagni. Troppa differenza di conquiste, troppa dismisura di gioie pallonare e feste in città che anno dopo anno si ripetono con gli stessi colori bianconeri. Due storie a confronto che fanno riflettere su antiche rivalità spesso acuite da ruggini e veleni che si sono intensificate negli anni, proprio grazie a questo vincere scudetti a ripetizione da parte della Juventus. E così, in periodi dell’anno come questo in cui fervono i preparativi per la festa dei “gobbi” bianconeri, i tifosi del Toro annunciano il loro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Galà Granata”.</b> Un appuntamento annuale dedicato al popolo granata, che si svolge al Teatro Nuovo di Torino per risollevare i ricordi di passione vissuta assieme ai propri idoli del passato. E mentre i bianconeri godono del presente, i granata si godono gelosamente il proprio ieri come fosse una ristretta famiglia che sa apprezzare certi sentimenti romantici legati al vecchio cuore granata. Sono storie della città di Torino che si fa orgoglio del proprio football sotto due bandiere diverse nei colori, ma anche in un percorso di vicissitudini opposte e qualche volta anche simili nella tragedia. In questi giorni anche il centro di Torino appare ancor più elegante. Piazza San Carlo che l’anno scorso balzò tristemente all’attenzione della cronaca per i noti&nbsp;fatti che provocarono un morto e decine di&nbsp;feriti, sembra stringersi al suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cavallo di Bronzo</b> che spicca nel centro della piazza per ricordare il passato, centrando un presente che per i tifosi bianconeri significa 7 scudetti consecutivi e 4 Coppe Italia conquistate di seguito. Un primato che è Leggenda bianconera di oggi, senza dimenticare quella Leggenda granata che resta impenetrabile nell'orgoglio del Torino. Questa è Torino, questo è il football della Mole che si staglia tra mille cose giuste e ingiuste che si sono intersecate durante tanti anni di storia: da una parte la nobile casata degli Agnelli che continua a vincere, e dall’altra il popolo del Toro che ha messo in campo il cuore e poco altro. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711foto-torino.jpgSiNl-eterna-disparita-pallonara-della-citta-sabauda-1013428.htmSi100451001,02,03030224
601013422NewsCampionatiSe questa è la squadra che sta per vincere lo scudetto….20180506125748La critica alla Juve di Allegri<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nessuno smentisca i meriti a una squadra che sta per entrare nella leggenda per avere vinto sette scudetti di seguito. Ma il calcio giocato è un’altra cosa. Facciamo fatica a ricordare la Juventus di Allegri bella da gustare, da vedere nello spettacolo di trame di gioco limpido e propositivo, con pochi sbagli nel passare la palla, con movimenti sincronizzati e verticalizzazione di gioco. Ma l’impressione costante è sempre quella di una squadra troppo attenta a difendere, puntando all’invenzione dei singoli campioni che la Juve possiede. Ma il gioco di squadra dov’è? Senza essere estremisti dell’estetica calcistica a tutti i costi, tutte le volte che assistiamo a partite della Juventus dimentichiamo la vera chiave del calcio che è anche spettacolo. E anche se siamo sicuri che qualcuno obietterà su quanto stiamo sostenendo, ci sembra innegabile che nella cultura calcistica inculcata da Max Allegri alla Vecchia Signora ci sia quell’essenzialità di soffrire e vincere magari annoiando, capace di tappare la bocca a tutti. Certo, i numeri parlano a favore della Juve di Allegri che nel suo quinquennio ha vinto tutto tranne la Champions, tuttavia, resta innegabile che la squadra che ha più tifosi in Italia, ha perso per strada quell’antica filosofia che fu dell’avvocato Agnelli, in cui il calcio veniva visto anche come supremazia di gioco. E se “vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”, è altresì vero che si possa essere vincenti anche attraverso quella purezza del gioco del calcio che vuol dire spettacolo che passa attraverso il gioco globale di squadra e non attraverso l’invenzione del singolo campione. In fondo è questa la sintesi del match Juventus – Bologna, in cui è emersa la svolta data da Douglas Costa. Poco, troppo poco per una Juve che nel primo tempo è letteralmente naufragata in un gioco sterile, privo di idee e molti errori che non si addicono a una squadra che sta per vincere lo scudetto. A nostro avviso, Allegri e Landucci (il suo fido secondo che talvolta sembra il primo) mostrano una confusione tattica che si riflette inevitabilmente sul campo. E soltanto grazie al campione tirato fuori dal cilindro per rimediare ai marchiani errori iniziali, salva spesso la Juve da figuracce che non si addicono a chi ha obiettivi sempre grandi da raggiungere. Tutta questa conduzione, a parer nostro, non ha fatto altro che scegliere la strada di vincere in Campionato mostrando sempre il lato meno elegante; e cioè la sostanza che non dà spazio alla bellezza del gioco,anzi lo soffoca. E’ questione di scelte ben precise. Ma questa teoria del vincere per scrivere la propria storia negli annali del calcio, resta pur sempre il senso unico e rispettabile di una Juventus che concede poco, troppo poco alla purezza dello spettacolo nel rettangolo di gioco. I cinque anni di Allegri alla Juve hanno lasciato questo imprinting.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadium fl0711fl0711foto-juve-2018.jpgSiNse-questa-e-la-squadra-che-sta-per-vincere-lo-scudetto-1013422.htmSi100451001,02,03030224
611013406NewsCampionatiPietro Anastasi, “Ma com’è amaro il calcio in certe situazioni”20180412201994La Juventus nel cuore, tra ricordi e analisi di oggi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Pietro Anastasi finì per essere il simbolo vivente di un’intera classe sociale: quella di chi lasciava a</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">malincuore il meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord”.</b> Così scriveva <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Baricco</b>, torinese di nascita, scrittore, saggista, sceneggiatore, regista e noto esponente della narrativa italiana contemporanea. E, in effetti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b> ha rappresentato attraverso il calcio un periodo storico importante del nostro Paese. La sua lunga carriera di calciatore siciliano partito dalla Massiminiana di Catania, per passare al Varese e poi percorrere la strada del suo destino glorioso con la Juventus, si è legata all’avvocato Agnelli e soprattutto a Giampiero Boniperti, il quale l’ha subito accolto a braccia aperte come fosse un figlio. Pietro Anastasi ha compiuto da poco 70 anni, ma segue sempre la sua Juve come fosse un tifoso qualunque; retaggio di una passione antica per la Vecchia Signora che si è incarnata in lui fin da piccolo, prima ancora che il destino gli affidasse quella maglia numero 9 a strisce bianconere che gli appartenne per molti anni. La sua casa di Varese è tappezzata di ricordi indelebili che parlano di un passato bianconero che si è alternato alla maglia azzurra e a quella nazionale che fu campione d’Europa a Roma, grazie anche a un suo indimenticabile gol in mezza rovesciata contro la Jugoslavia. Frammenti e bagliori di un calcio d’altri tempi, che romanticamente ci pongono davanti al tempo che è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>fuggito via inesorabile, ma che ci fa riflettere anche tecnicamente come il pallone e gli uomini che gli gravitano attorno sono cambiati profondamente. Ma con Pietro Anastasi preferiamo parlare di oggi, perché è quello che interessa maggiormente ai tifosi e a tutto il mondo Juve. Del Campionato, di Allegri, dei calciatori a sua disposizione, ma soprattutto della Champions. Già, della Champions! E non è un caso che abbiamo voluto ascoltare il parere di Anastasi a tarda sera, proprio sul finire delle fasi concitate della partita di ritorno contro il Real Madrid. Una grande delusione provocata da un arbitro incapace, che elimina in extremis una Juventus in vantaggio di 3 gol a 0 e pronta a fare i tempi supplementari. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Juve, purtroppo, nonostante una prestazione epica non è riuscita nell’impresa di raggiungere le semifinali di Champions. Qual è il tuo pensiero in merito?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Fa male uscire di scena in questa maniera, perché in base a ciò che si è visto chiaramente in campo, la Juve meritava di giocare i tempi supplementari. Il rigore dato all’ultimo minuto non c’era assolutamente, per me l’arbitro non ha dimostrato carattere e capacità professionale. E’ amara questa eliminazione, soprattutto in virtù del fatto che la Juve ha saputo riscattare in maniera eccelsa la brutta prestazione dell’andata. Allegri non ha fatto cambi, perché la squadra stava facendo bene e sarebbe stato rischioso apportare modifiche in alcune zone del campo che avrebbero potuto peggiorare la situazione. Per me, l’unico neo è stato Higuain che ha giocato male e non è stato in grado di incidere sulla partita. Per il resto nulla da dire. Adesso facciamo il tifo per la Roma che è l’unica italiana rimasta. Ma com’è amaro il calcio in certe situazioni.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pietro, ma che idea ti sei fatto di questa Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve lascia un po’ a desiderare come gioco, ma è sempre lì a vincere scudetti e coppe in maniera essenziale. D’altra parte, la storia del calcio ci insegna a ricordare sempre chi vince e non come si vince. Se hai giocato bene o male nessuno lo ricorda, ma se hai vinto o perso resta sempre in mente a tutti.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non pensi che per competere maggiormente in Europa, alla Juve<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>manchino due Top Player?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Diciamo che sarebbe meglio alzare di più l’asticella per giocarcela meglio con il Real Madrid, il Barcellona e il Bayern Monaco. La squadra è forte dei suoi campioni già in rosa, tuttavia, ritengo che bisognerebbe fare ancora un piccolo sforzo per renderla ancora più competitiva in Europa.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di Max Allegri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso tutto il bene possibile, perché tutti i cambi che fa sono sempre azzeccati. Magari sbaglia qualche volta nel mettere in campo la formazione giusta, ma poi si ravvede subito a partita in corso.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Allora sei d’accordo con lui, quando dice di far danni ma poi li ripara?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è la sua caratteristica.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dell’attuale rosa della Juve, quali giocatori devono essere sostituiti per avere maggiori chance in Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che si debba partire dalla difesa, perché adesso con Barzagli e Chiellini è diventata troppo vecchia. La fase di rinnovamento è necessaria e sono sicuro che i giovani presi dall’Atalanta faranno subito bene.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Secondo te Buffon giocherà ancora un anno, oppure chiuderà definitivamente la sua splendida carriera?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A parte l’espulsione di stasera, avvenuta durante le ultime fasi concitate della partita, Gigi ha ancora tanta voglia di giocare. Certamente a 40 anni, sostenere il peso di un calcio ad alti livelli comincia a essere pesante. Tuttavia, ritengo che nonostante qualcuno cominci a lamentarsi di lui, Buffon resta ancora una garanzia tra i pali. Una cosa è certa, se continua a giocare nella Juventus deve fare il titolare e non la riserva di qualcuno. Sono scelte da ponderare attentamente, sia da parte sua che dalla società.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pietro, mi sai dire perché Allegri ha quasi messo da parte Marchisio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che Marchisio non abbia recuperato al 100% la sua condizione fisica. Non c’è altra spiegazione per un giocatore che se sta bene deve giocare assolutamente titolare nel centrocampo della Juve.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parlando invece di scudetto, pensi che si deciderà nella partita contro il Napoli?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che potrebbe decidersi addirittura domenica prossima, perché se la Juve vince contro la Sampdoria e il Napoli pareggia a Milano contro il Milan, i sei punti di differenza a sei giornate dalla fine del campionato, sarebbero sufficienti ai bianconeri per vincere lo scudetto.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, nonostante le fatiche accumulate dal match di Champions contro il Real Madrid, confidi in una vittoria della Juve contro la Sampdoria?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non sarà semplice, anche perché mi sovviene che la prima partita che abbiamo perso in campionato è stata proprio contro la Sampdoria. La squadra di Gianpaolo è temibile per la sua qualità di gioco, ma come ti ho detto pocanzi, penso che la Juve vincendo in questo turno di campionato abbia la possibilità di allungare il suo vantaggio sul Napoli.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi-ma-com-e-amaro-il-calcio-in-certe-situazioni-1013406.htmSi100451001,02,03030204
621013365NewsEditorialeAddio a Franco Costa, giornalista sportivo20180123185438Il giornalismo sportivo perde una storica figura. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non sapevo che fosse ammalato da qualche anno, ed ho appreso soltanto da poco che è mancato domenica scorsa. Già, proprio in una domenica di gennaio in cui il sole non riesce neanche a scaldarti, al contrario di quelle tante altre domeniche pomeriggio di tanta adrenalina, in cui il calcio si giocava sempre alla stessa ora e riempiva gli stadi di tifosi e di tanti addetti ai lavori. Il giornalista sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Costa</b> aveva 77 anni. Nel 1980 era stato assunto dalla Rai, dove ha lavorato per oltre trent’anni collaborando anche con i maggiori giornali sportivi italiani, dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gazzetta dello Sport</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tuttosport</b>, dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Corriere della Sera</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stampa Sera</b>. Il suo volto è molto conosciuto per avere raccontato negli anni tanta Juventus e tanto Torino, tra carta stampata e immagini televisive in onda su 90° minuto, storica trasmissione Rai della domenica pomeriggio. Un professionista serio, discreto, sempre attento a non andare mai sopra le righe. Le sue interviste avevano il sapore delicato del rispetto verso il suo interlocutore. Confessioni che andavano oltre il racconto minimalista delle imprese sportive, ma capaci di mettere sempre al centro l’uomo prima ancora del campione. Forse è proprio questo che mi ha sempre conquistato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Costa</b>, quel suo essere giornalista attento a non fare domande che potessero creare banali ed evanescenti curiosità, tali da non lasciarti nulla dentro l’anima. Scoprire il personaggio nella sua interiorità, era nelle corde dell’essere di Franco Costa. Una peculiarità riservata a pochi giornalisti, cui arde sempre vivo il sacro fuoco di una professione <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>senza tempo, se vissuta in maniera consona all’etica e alla deontologia. Era il suo modo eccellente di fare interviste che potessero farti riflettere attraverso il racconto di storie vissute, in cui ciascun lettore avrebbe anche potuto immedesimarsi. Negli anni ha svelato tante curiosità e retroscena di casa Juventus e Torino. Tra le sue interviste più importanti c’è quella fatta all’Avv. Gianni Agnelli, ma anche a campioni di calcio come Michel Platini, Zoff e Boniek. Franco Costa è stato anche autore di diversi libri come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’Avvocato e la Signora”</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve ti amo”, </b>che richiamano la memoria dei tanti anni vissuti da giornalista al seguito della Juventus. Con la sua morte, tutti noi giornalisti perdiamo un caro amico e un esempio di grande professionalità. Ma la strada che ha saputo tracciare in tanti anni di onorata carriera non sarà dispersa nel nulla, anzi, sono sicuro che i più giovani di noi sapranno cogliere la preziosa eredità.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711franco-costa-giornalista.jpgSiNaddio-a-franco-costa-giornalista-sportivo-1013365.htmSi100451001,02,03030182
631013301NewsCampionatiAndrea Agnelli, “Mai incontrato boss mafiosi”20170916152712Intanto la Procura della Figc, chiede l’inibizione del presidente della Juventus per due anni e mezzo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mai incontrato boss mafiosi”. Queste sono state le parole del presidente della Juventus Andrea Agnelli, che nel corso dell’inchiesta sull’infiltrazione della ‘ndrangheta nella curva e sulla cessione dei biglietti agli ultrà, era intervenuto con assoluta chiarezza. Oggi, a distanza di molti mesi, il capo procuratore della Figc Giuseppe Pecoraro ha chiesto due anni e mezzo di inibizione per il presidente bianconero, al tribunale federale nazionale nel processo a porte chiuse per la nota vicenda di cui sopra. La stessa procura federale ha inoltre disposto una multa di 50 mila euro a carico del presidente e chiesto l’estensione del provvedimento anche alle competizioni FIFA e UEFA, mentre entro 30 giorni è attesa la sentenza di primo grado del tribunale federale nazionale. Intanto, l’avvocato Franco Coppi, che è il legale del pool difensivo ha così commentato: “La Procura fa il suo mestiere, queste sono solo richieste, noi puntiamo a un’assoluzione piena”. Una vicenda che è ancora tutta da chiarire in sede legale, visto che la procura federale, davanti all’Antimafia, aveva fatto riferimento ai documenti arrivati dalla procura di Torino, in cui si faceva riferimento a presunti rapporti di alcuni esponenti della ndrangheta con la dirigenza della Juventus. Tuttavia, dobbiamo dire che il presidente Agnelli fin dall’inizio si è dichiarato innocente: “Nel rispetto di organi inquirenti e giudicanti, ricordo che non ho mai incontrato boss mafiosi. Ciò che leggo è falso”. Così scriveva in un tweet il maggiore esponente della Juventus che usa molto raramente i social. Dunque, come dicevamo pocanzi, ad oggi la questione è ferma alla richiesta della pena di inibizione per Agnelli da parte della procura Figc. Adesso si attendono gli sviluppi della questione che prevede un ricorso da parte dei legali difensori del presidente della Juve. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSiNandrea-agnelli-mai-incontrato-boss-mafiosi-1013301.htmSi100451001,02,03030263
641013282NewsCalciomercatoMax Allegri è alla prova del nove20170722083119L`allenatore della Juventus è a un bivio<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da sempre trincerata davanti al suo stile che vuol anche dire non far trapelare mai le proprie magagne interne, la Juventus si è trovata davanti a un bivio. Andare avanti con Max Allegri o scegliere di rinforzare la propria difesa lasciando però gli intoccabili santoni della BBC? Agnelli, Marotta e Paratici hanno scelto Allegri come fiducia per una riprova alla scalata della Champions. Da qui nasce il naturale allontanamento di Leonardo Bonuci e Dany Alves, rei di avere creato scompiglio nell’ambito dell’equilibrio di relazione tra la squadra e il suo allenatore. Adesso Max Allegri sa che se è vero che la società l’ha appoggiato in maniera incondizionata, è altresì vero che al primo cenno di cedimento, per forza di cose anch’egli dovrà cambiare aria. Subito dopo quella finale di Cardiff, l’allenatore bianconero aveva dichiarato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho pensato di lasciare la Juventus”.</b> Segno evidente che non era soltanto l’amarezza di avere perso in malo modo quella Champions contro il Real Madrid, ma piuttosto il rammarico di non avere saputo tenere legata la squadra proprio in quella dirittura finale che significava molto, anzi diremmo proprio tutto per la Juventus, i suoi tifosi e l’intero ambiente. E allora si spiega quella cenere mai spenta che si alimentava tra le polemiche e l’insanabile antipatia tra Bonucci e il suo allenatore. In tutta questa storia pensiamo che nessuno sia indenne da colpe, nemmeno il salvato Max Allegri che nel corso del Campionato e anche della Champions ha manifestato grandi insicurezze mascherate da una forma di buona sorte dopo quel di Firenze, in cui si spinse a presentare una Juventus a trazione anteriore, senza tuttavia smembrare una difesa che appariva imbattibile. Questione di fortuna o di consapevolezza nel tentare vie nuove mai azzardate per timore di peggiorare la situazione? Crediamo che entrambe le cose si traducano in quello che poi ha portato la Juventus a vincere il sesto scudetto consecutivo, la Coppa Italia e una finale di Champions persa nel peggior modo possibile. Oggi, dopo essersi sbarazzato di Bonucci e Dany Alves, Max Allegri sa che si trova ormai in una via senza ritorno e che da lui ci si aspetta la vittoria della Champions League, prima ancora che lo scudetto e la Coppa Italia. La Juventus pare coccolarlo in tutti (o quasi) i suoi desideri; ha acquistato Douglas Costa, Bernardeschi, il suo pupillo De Sciglio, ha tentato di superare una situazione difficile per l’acquisto di Schick che Allegri considera un predestinato, ha comprato Szczesny come vice Buffon di lusso, mentre sta insistendo per l’acquisto di un centrocampista forte fisicamente, per potenziare un reparto apparso molto tecnico ma fragile. Insomma un top player che possa ancor più alzare l’asticella e colmare definitivamente quel gap tecnico ancora esistente tra la Juve e il Real Madrid. Ma, al contrario dell’anno scorso in cui la Juventus è stata la regina del mercato con il botto Higuain, quest’anno i tifosi juventini mugugnano un po’ e si suddividono nei pareri riguardanti Allegri e in un mercato che ad oggi non appare del tutto soddisfacente. Staremo dunque a vedere che cosa accadrà in seguito in casa Juve e, soprattutto, come il suo allenatore saprà gestire al meglio un peso che per lui sarà certamente più pesante da sopportare. Mettere da parte le insicurezze del passato è indispensabile, mentre è essenziale ritrovare l’armonia di gruppo che deve associarsi agli stimoli che non si possono mai perdere in una società come la Juve in cui vincere è l’unica cosa che conta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNmax-allegri-e-alla-prova-del-nove-1013282.htmSi100451001,02,03030432
651013263NewsCampionati6…..6…..6….sempre Juventus20170522193713La Vecchia Signora si laurea Campione d`Italia per la sesta volta consecutiva ed entra nella leggenda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>33mo scudetto, il sesto consecutivo. E la Juventus entra nella leggenda. Ci sono storie nel calcio che ci piace raccontare al di là delle passioni sportive di parte che vanno oltre ogni spicciolo antagonismo discriminatorio, capace di precludere quell’onestà intellettuale che nello sport è necessaria quando devi congratularti con l’avversario. Ma davanti al raggiungimento di traguardi così importanti, come quelli raggiunti dalla Juventus, c’è davvero da complimentarsi per una laurea sportiva senza precedenti. Sei scudetti consecutivi parlano chiaro di una superiorità che non può essere confusa con sentimenti contrari all’oggettiva forza di una Juventus il cui progetto di vittorie e organizzazione interna, si erge sempre come qualcosa da imitare. Non è facile scrivere delle belle pagine che entrano nel libro della storia del calcio. Sono i fatti che parlano chiaro e che non si possono confondere con discorsi minimalisti, fatti di presunti favoritismi e qualunquistici pensieri di aiuti immaginati dietro l’angolo. La Juve, dopo avere conosciuto malinconicamente l’esperienza della Serie B, aveva bisogno di rivalutare un’immagine opacizzata dai fatti di calciopoli. A ragione o a torto del danno subito, la società ha cambiato i suoi vertici, si è rimboccata le maniche, ed ha cominciato a lavorare per riprendere presto il ruolo di squadra che le compete. Prima dell’avvento alla presidenza della Juventus di Andrea Agnelli, c’erano tante nuvole sul cielo di Torino. Preoccupanti interrogativi di continuità di una casata che si pensava cedesse al tempo e che non fosse più all’altezza di uno stile chiamato Juventus, che era nelle corde dell’Avv. Giovanni Agnelli e di suo fratello Umberto. Ma dal 2011, dopo l’inaugurazione dello Juventus Stadium, tutto è ritornato come prima, anzi meglio di prima. La Vecchia Signora, con Andrea Agnelli, Giuseppe Marotta, Pavel Nedved e Fabio Paratici, va alla conquista di vittorie e record che la faranno entrare nella leggenda. E’ la capacità di sapere gestire con successo l’azienda calcio fatta di aumenti di capitale, di fatturato che lievita grazie anche al merchandising, agli sponsor, alle televisioni, ai lauti introiti derivanti dalle varie partecipazioni europee e alle plusvalenze di calciatori acquistati a poco e rivenduti a prezzo esorbitante. E poi c’è la capacità di sapere scegliere gli uomini giusti al posto giusto. Prima con Conte – anima juventina – e poi con Allegri – non voluto dalla piazza bianconera – Andrea Agnelli ha insistito contro tutti, puntando su quello che a gioco lungo si rivelato il vero cavallo vincente. Ma c’è anche la capacità di non sbagliare mai un acquisto o una vendita, perché tutto è ponderato in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere. E’ la Juve di cui tanti ne vorrebbero emulare la capacità gestionale, carpire i segreti di tanto successo, ma che ipocritamente si nascondono dietro una forma di malcelata invidia, che diventa persino antipatia per chi vince troppo e rende il campionato monotematico. Ma il calcio è fatto di cicli più o meno lunghi. Questi sono gli anni della Juventus che significano 6 anni di scudetti di seguito, tre continue conquiste di Coppe Italia, Supercoppe e appuntamenti festanti che si ripetono puntualmente per le strade di Torino, a partire da quella Piazza San Carlo che è il salotto della città Sabauda. Ma, nonostante tutto, manca ancora qualcosa da conquistare. La più grande, la più attesa, la più fortemente voluta Champions League che ronza nel cervello della società e di tutti i tifosi bianconeri a partire dall’inizio della stagione 2016’17. Quella notte del 3 giugno non ci saranno più le nuvole sul cielo di Cardiff. Sì, perché tutto sarà più chiaro come 6 anni fa, quando la storia recente della Vecchia Signora cominciò con quell’obiettivo di conquistare una Champions spesso sfuggita per un soffio. Non c’è due senza tre, e la Juve sa che quel 3 ha il significato di un anno di calcio che scolpirà sulla roccia ogni momento, ogni attimo mai fuggente che ne ha segnato le emozioni, i brividi sulla pelle di una storia diventata leggenda.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711foto-juve-vincitrice-sesto-scudetto-consecutivo.jpgSiN6-6-6-.sempre-juventus-1013263.htmSi100451001,02,03030279
661013255NewsEditorialeLa Partita del Cuore, forza sociale a favore della ricerca.20170505185330Un importante appuntamento annuale a beneficio della ricerca contro il cancro e le malattie genetiche rare. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Martedì 30 maggio allo Juventus Stadium, artisti, campioni e vip saranno in campo per la 26/ma Partita del Cuore. La Nazionale Cantanti affronterà i Campioni per la Ricerca. Giocheranno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianni Morandi, Eros Ramazzotti, Paolo Belli, i ferraristi Vettel e Raikkonen, Andrea Agnelli. </b>L’evento è stato presentato oggi nella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sala delle Colonne del</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Comune di Torino dalla Sindaca, Chiara Appendino, dal Presidente del Consiglio Regionale, Mauro Laus, dalla Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Allegra Agnelli, dal Presidente della Fondazione del Piemonte per l’Oncologia – Istituto di Candiolo, Andrea Agnelli, dal Direttore Generale della Fondazione Telethon, Francesca Pasinelli, dal Direttore di Rai 1, Andrea Fabiano e dal Presidente della Associazione Nazionale Italiana Cantanti, Paolo Belli. </b>Proprio a Torino la Nazionale Cantanti festeggerà i suoi 30 anni di concreto associazionismo e tornerà a sfidare i “Campioni per la ricerca”, raccogliendo fondi per sostenere la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro e la Fondazione Telethon. La Partita del Cuore fa tappa nel capoluogo piemontese per la terza volta negli ultimi cinque anni, dopo i grandi successi del 2013 e del 2015 e punterà a un obiettivo ambizioso: superare il record di 2 milioni e 111 mila euro di raccolta complessiva tra biglietti, sms, sponsor, ottenuto nell’ultima edizione torinese. Alla XXVI Partita del Cuore, hanno già confermato la loro presenza: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il Presidente Paolo Belli, Gianni Morandi,Eros Ramazzotti, Luca Barbarossa, Enrico Ruggeri, Niccolò Fabi, Neri Marcorè, Paolo Vallesi, Briga, Benji e Fede, Ermal Meta, Raoul Bova, Boosta, Clementino.</b> Fra le novità più significative, la presenza come allenatore, a fianco del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dg Gianluca Pecchini</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi,</b> per dare un segnale di affetto anche verso le popolazioni colpite dal terremoto. Molte le novità attese per la formazione dei “Campioni per la Ricerca”, oltre a Vettel, Raikkonen e Andrea Agnelli. E mentre la nostra attività di giornalisti attenti all’informazione e al racconto di un evento sociale e culturale di così alto livello ci impegna a non tralasciare di scrivere nessun particolare, dobbiamo dire che più d’una volta abbiamo pensato intimamente a chi soffre, a chi è ammalato e vede nella ricerca l’unica speranza per sconfiggere il cancro e le innumerevoli malattie generiche rare. Così si è espressa la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Allegra Agnelli: “Sono felice che la Nazionale Cantanti abbia deciso di riportare a Torino la Partita del Cuore, confermando la volontà di organizzare con noi questo evento con cadenza biennale. Insieme abbiamo realizzato due edizioni record, fornendo un prezioso sostegno per lo sviluppo dell’Istituto di Candiolo, dove ricerca e cura convivono fianco a fianco per combattere nel modo più efficace possibile la difficile battaglia contro il cancro. Utilizzeremo i fondi raccolti per la costruzione di una nuova area per la criogenia. Sono convinta che anche quest’anno sarà una serata speciale come fu per l’edizione del2015. La sensibilità e la generosità di chi ci</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sostiene ci aiuterà a</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">raggiungere traguardi importanti. Grazie a tutti”.</b> Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesca Pasinelli, Direttore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Generale della Fondazione Telethon</b>, ha preso la parola: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Essere beneficiari anche quest’anno, insieme alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus, di questa splendida iniziativa è per la Fondazione Telethon un grande orgoglio. Ringraziamo di cuore, oltre ai protagonisti e gli organizzatori,tutte le persone che saranno sugli spalti dello Juventus Stadium e tutti coloro che anche da casa, tramite il numero solidale decideranno di sostenere</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la ricerca scientifica sulle malattie generiche</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">rare”.</b> Volti, sguardi che raccontano la loro storia, personaggi che mettono la faccia, che si fanno garanti di trasparenza, che credono fermamente nella sensibilità della gente in aiuto alla ricerca che è fondamentale nel mondo civile. Sullo stesso stile e con il medesimo significato si sono espressi anche il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Direttore di Rai 1 Andrea Fabiano, la Sindaca Chiara Appendino, il Presidente del Consiglio Regionale Mauro Laus, il neo Presidente della Fondazione del Piemonte per l’Oncologia – Istituto di Candiolo, Andrea Agnelli e il Presidente</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">della Nazionale Cantanti Paolo Belli.</b> Un corpo unico, una squadra di dirigenti ideali per intersecarsi con lo spirito partecipativo di cantanti e campioni accorsi per un bene sociale. E noi che siamo stati presenti e testimoni di una conferenza stampa di assoluto prestigio culturale, ci sentiamo partecipi nell’appoggiare i sentimenti comuni di sensibilità verso quella Partita del Cuore che anno dopo anno ci fa riflettere sul senso della vita e sul diritto di viverla in qualità e buona salute. Tutto questo, grazie alla ricerca e alla sua grande sfida verso le attaccabili malattie che ancora oggi sono incurabili.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-gruppo-per-la-partita-del-cuore.jpgSiNla-partita-del-cuore-forza-sociale-a-favore-della-ricerca-1013255.htmSi100451001,02,03030335
671013242NewsEditorialeLo stato maggiore della Juventus incontra i suoi Club Doc20170408165625Interessante iniziativa della Juventus con i suoi fan. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che bello sarebbe se nel calcio come nella vita si potessero attingere le cose positive per scartare gli esempi più negativi. Tutto questo indipendentemente da certe aprioristiche chiusure mentali che ne inibiscono la possibilità di crescita collettiva. Nessuno è perfetto, ma qualcuno sbaglia meno di altri e dunque merita di essere preso come esempio. Partendo dunque dal presupposto che la perfezione non esiste e che dalla medaglia delle cose buone c’è sempre il risvolto di quelle meno buone, dobbiamo dire che al di là delle simpatie o antiche antipatie, l’esempio di qualità, di programmazione, di gestione amministrativa, commerciale e tecnica che dà la Juventus, è oggettivamente da imitare per potere crescere. Ci rendiamo conto che questo nostro articolo non possa suscitare apprezzamenti da parte di quella metà di tifosi italiani che non sono di fede juventina, tuttavia, riteniamo opportuno fare buona informazione facendo cronaca e parlando di certe tematiche di professionalità gestionale emerse dall'incontro voluto da una azienda calcio di successo come la Vecchia Signora. Valutazioni che quantomeno devono essere prese in considerazione attraverso punti di riflessione, nel tentativo di costruire insieme un mondo del pallone italiano, che al di là della disparità di potenza economica, deve essere amministrato con capacità progettuali che ne fanno la differenza. Una sorta di formazione collettiva che va oltre il minimalismo degli spiccioli veleni e della pochezza delle insanabili rivalità, per una crescita esponenziale di settore. Detto questo, ci piace dare informazione dell’incontro avvenuto allo Juventus Stadium da parte della società con i suoi Club Doc. Ecco i concetti più esplicativi di una comunicazione che tiene anche conto dell’etica professionale. La festa del coordinamento ha fatto emergere i dati di 133 mila iscritti per 488 Club Doc, di cui 69 fuori dall’Italia, con il 32% di crescita rispetto al 2016. Un evento atteso da tutti i Club bianconeri ma anche dalla dirigenza della Juventus che si è presentata puntuale con tutto il suo stato maggiore. Agnelli, Marotta, Nedved, Mazzia e in appoggio al centro di coordinamento anche Mariella Scirea, moglie dell’indimenticato Gaetano. Un incontro che si è occupato marginalmente di caricare la tifoseria, in vista dell’imminente partita di Champions che si disputerà martedì prossimo allo Stadium contro il Barcellona. Naturalmente, non è stato solo questo il pretesto di un evento di qualità che, se fosse stato solo per tale motivo, sarebbe risultato davvero riduttivo. Diciamo che si è approfittato di tale circostanza per rafforzare la qualità di un rapporto che deve restare sempre rispettoso delle parti, senza tuttavia prevaricare mai il senso di una collaborazione che deve sempre unire nella passione e mai disgregare. Queste le parole di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b>: <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per voi io sarò sempre Andrea, perché io sono il primo tifoso della Juventus e perché penso che come tifosi siamo tutti uguali. E’ un piacere accogliere voi, primi portatori</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di juventinità dentro e fuori dal campo”.</b> Qualche maligno potrà pensare a frasi fatte, capaci di ruffianarsi i tifosi per chissà quale scopo oscuro. Noi, più democraticamente, pensiamo invece che attraverso il dialogo, l’incontro, la relazione, il rispetto e la buona educazione delle parti, si possa costruire un rapporto di durevole stima a prescindere da ogni cosa. E’ la partecipazione alla vita dell’azienda calcio che coinvolge i suoi sostenitori e li rende collaborativi al fine di unire. Tanto è vero, che nel corso dell’evento lo stato maggiore della Juventus ha presentato il nuovo logo bianconero, facendo partecipare i presenti alla visita del cantiere dove sta sorgendo il nuovo centro sportivo della Continassa. Dunque, riteniamo davvero che questo rapporto che la società Juventus ha instaurato con i suoi Club Doc, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sia da ritenersi assolutamente positivo alla luce di un obiettivo comune da raggiungere, che è quello della maturazione, del reciproco rispetto e di una crescita culturale che può e deve innalzare i valori sportivi di un calcio troppo spesso ritenuto pericoloso e alla mercé di personaggi ambigui. Sì, perché l’adrenalina per una partita vinta o la delusione per aver perso, non può cancellare quanto è stato seminato oggi allo Juventus Stadium, nelle menti dei suoi Club Doc sparsi in Italia e nel mondo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711foto-andrea-agnelli.jpgSiNlo-stato-maggiore-della-juventus-incontra-i-suoi-club-doc-1013242.htmSi100451001,02,03030294
681013194NewsCampionatiA Torino, sta per arrivare l’attesissimo derby20161210174025Una partita che si preannuncia interessante e ricca di emozioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">In questo periodo dell’anno in cui siamo presi dai preparativi per il prossimo Natale, il calcio ha sempre un suo posto di primaria importanza. E così, nell’attesa del derby della Mole, nell’area prospiciente lo stadio Grande Torino scorgiamo sguardi d’attesa febbrile che s’intersecano all’ansia da derby. Tu perché sei del Toro, e tu perché sei della Juve. Storie diverse che s’incontrano in una domenica di calcio tanto attesa, forse anche un po’ da chi di pallone non se ne intende. Ed è questa la bellezza di un tifo che non deve mai oltrepassare i limiti, ma che deve essere gioia, festa pallonara, capace d’intersecarsi alla speranza di una sempre maggiore cultura del rispetto. E’ troppa l’attesa. Nei negozi, al mercato, al bar e persino nella coda ai supermercati, non si fa altro che parlare di derby, di Toro e di Juve, del gallo Belotti e del pipita Higuain. Ciascuno con la propria maglia, con i propri colori, con la propria fede calcistica, con la propria storia che si lega a un passato che è sempre presente come trampolino di lancio per il futuro. In fondo, con un pizzico d’orgoglio, torinisti e juventini possono dire di essere invidiati da tutta Italia. Sì, perché qui, nella città sabauda che trasuda cultura da ogni dove, c’è un pallone che da un lato è vincente, e dall’altro è in predicato di vincere dopo tanti anni. A questa nobile città un po’ discreta e capace di parlare sottovoce, hanno portato via la centralità della Rai, della Fiat, del Salone dell’Automobile e forse pure il Salone del Libro. Ma il calcio no. Quello appartiene di diritto alla città piemontese che ha saputo costruire negli anni e proporsi ad alti livelli. A Torino, Andrea Agnelli e Urbano Cairo, sportivamente parlando si guardano in cagnesco, tuttavia, chi ne beneficia per un calcio ad alti livelli è proprio la città della Mole, che da sempre fa parlare di sé per storia, tragedie legate al pallone, ma anche per <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>vittorie e derby che sono l’emblema dell’antica tradizione torinese. Bollito, fritto misto o Bagna Cauda, i torinesi s’incontrano a tavola e si scontrano allo stadio. C’è rivalità per un derby che non è ammesso perdere, perché ne va dell’orgoglio che non può e non deve essere ferito. E’ il pallone di Torino, sia esso granata o bianconero, che fa sperare, sognare, sorridere e piangere. E’ la storia, è il derby che si ripete, che non muore mai, perché fa sempre parlare di sé come una bella donna che è desiderata, ma fa gioire e amareggiare. Li chiamavano “bogianen” (non ti muovere), ma in campo e tra gli spalti dello stadio, granata e bianconeri non si risparmieranno mai e si affronteranno sempre per vincere. Sì, perché questo è l’unico obiettivo da raggiungere. Così lunedì, ritornando a lavoro, non si debba sottostare agli sfottò che bruciano e ammutoliscono. Vinca dunque il migliore (così si dice banalmente), ma ciascuno sta già pensando che a vincere sarà la propria squadra del cuore. E’ legittimo. Tu perché sei del Toro e tu perché fai il tifo per la Juve.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-torino.jpgSiNa-torino-sta-per-arrivare-l-attesissimo-derby-1013194.htmSi100451001,02,03030339
691013177NewsEditorialeFiladelfia, rinascere 90 anni dopo20161010210339A Torino ci sarà un evento di particolare interesse.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Era il 17 ottobre 1926, quando si teneva il battesimo del caro vecchio Stadio Filadelfia di Torino. Non so perché quando penso al significato che ha assunto quello stadio, non posso fare a meno di emozionarmi. E poi mi piace chiamarla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Casa Granata”,</b> forse perché da sempre la propria dimora sa di calore, ha qualcosa di intimo ed è il luogo dove ognuno di noi si ritrova per stare insieme. E proprio lì, in quella casa, i tifosi del Toro vivevano l’allenamento della propria squadra del cuore come fosse qualcosa che gli apparteneva intimamente. Un incontro che significava anche relazionarsi con i giocatori. Una pacca sulle spalle, uno scambio di vedute, qualche critica che ne giustifica i diversi punti di vista su una materia opinabile come il calcio, e poi niente più, se non il pensiero di darsi appuntamento il giorno dopo; proprio lì, tra le mura intime di quello stadio. Poi, le vicissitudini di quegli anni che sono succeduti alla distruzione di quel tempio chiamato Filadelfia, sono ormai note a tutti per il pentimento di avere calpestato in maniera troppo superficiale una bomboniera colma di irripetibile storia. Ma, per fortuna, finché c’è vita c’è speranza e, come tale, siamo qui a celebrarne la rinascita 90 anni dopo. Infatti, lunedì 17 ottobre alle ore 18 presso il Circolo della Stampa Sporting in Corso Agnelli 45 a Torino, si renderà onore a uno stadio nato per il calcio e dove per la prima volta sullo stesso terreno si vinsero sei scudetti, conquistati dal Toro tra il 1927 e quel fatidico 1949 in cui si consumò la tragedia del Grande Torino. Un evento eccezionale per gli amanti della storia granata, che va oltre il senso minimalista di un pallone che rotola in mezzo a un rettangolo verde. Presenti all’incontro saranno personaggi illustri quali, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cesare Salvadori</b>, presidente della Fondazione Filadelfia, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Sala, Renato</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaccarelli, Sergio Vatta</b> (maestro e allenatore che ha conquistato molti titoli giovanili), <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Comi</b> – direttore generale del Torino F.C. – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Nizzola, Gianpaolo Ormezzano,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianni Romeo,</b> il biografo del compianto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Aldo Rabino, Beppe Gandolfo,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Guido Barosio</b>, e poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Gabetto</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Ossola</b>, figli dei mitici campioni del Grande Torino e tanti altri nomi illustri del mondo del calcio. Per la Città di Torino e in rappresentanza delle Istituzioni, ci sarà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Assessore allo Sport Roberto Finardi</b>, mentre la scrittrice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sabrina Gonzatto</b>, il regista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulio Graglia</b> e l’attore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Danilo Bruni</b>, si dedicheranno alle letture e ai progetti per il futuro, assieme allo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">staff del Circolo della Stampa Sporting</b>. Ma questo eccezionale evento non sarà il solo, perché in contemporanea sarà onorata la ricorrenza dei 60 anni del Circolo della Stampa Sporting che si celebrerà nel 2017. Sarà un anno ricco di ricorrenze, a cominciare dalle sue sedi. 130 anni fa, esattamente nel 1887, fu inaugurato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Palazzo Ceriana Mayneri</b> di Corso Stati Uniti 27 a Torino, dove attualmente si svolgono attività culturali aperte alla Città e dove operano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Ordine dei Giornalisti del</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piemonte e l’Associazione Stampa Subalpina</b>. Nel 1942, invece, fu realizzato l’impianto sportivo di Corso Agnelli a Torino, con l’intento di farlo diventare il più bel circolo di tennis d’Europa. Dunque, ci sono molti punti interessanti in questo evento in cui si celebrano ricorrenze e compleanni celebri. Il consiglio? Quello di non perdere l’opportunità di essere presenti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNfiladelfia-rinascere-90-anni-dopo-1013177.htmSi100451001,02,030303022
701013156NewsEditorialeTotò Schillaci, “Il gol è tutto”.20160819140847L`ex bomber della Juventus e della Nazionale Italiana, ha presentato il suo libro e inaugurato a Milazzo lo Juventus Club Alessandro Del Piero. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In un caldo pomeriggio d’estate, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Totò Schillaci</b> è venuto a Milazzo per presentare il suo libro intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il gol è tutto”</b> edito da Piemme con la prefazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edoardo Bennato</b>. Ma è stata una duplice visita la sua, perché in contemporanea ha anche inaugurato lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club DOC</b> della città mamertina, che ha così realizzato le numerose richieste dei sostenitori bianconeri, di rinnovare l’ormai vetusto e non più attivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club Milazzo</b> intitolato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Michel Platini</b> dell’ex presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vincenzo Cannistrà</b>, che oggi si presenta nelle vesti di presidente onorario del nuovo club intitolato ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b>. In un Atrio del Carmine gremito in tutti i suoi posti disponibili, Totò Schillaci ha parlato a ruota libera e con dovizia di dettagli del suo libro che racconta come il gol nel calcio possa cambiare la vita. Una letteratura semplice capace di arrivare a tutti gli amanti di storie di vita che s’intrecciano alle fortune di un calcio che improvvisamente ti porta sul tetto del mondo. Sono sentimenti che ciascuno riesce a fare propri, con quel filo conduttore che parte dalla povertà più povera e ti fa raggiungere a una celebrità improvvisa che sbigottisce, che quasi non ti fa riflettere come tutto ciò sia potuto accadere. E’ il sogno che si avvera, che si materializza come quasi non avevi neanche sperato, ma ti coinvolge in maniera totale e ti rivoluziona sostanzialmente uno status che diventa privilegio. E’ il gol che è tutto, che fa vincere la tua squadra, che ti porta alla ribalta, che crea immagine e ricchezza. Nato a Palermo nel 1964 nel quartiere Cep, dove i ragazzini si scambiano la droga come in altri posti si scambiano le figurine dei calciatori, Totò Schillaci è stato capocannoniere ai Mondiali d’Italia ’90 e Scarpa d’Oro nello stesso anno. Ma per gli italiani del football quel mondiale ’90 iniziò al 78’ minuto di Italia - Austria, quando Schillaci, ultimo convocato, scende in campo e in quattro minuti segna il gol della vittoria. Erano le notti magiche fatte di girotondi di clacson, sventolii di bandiere e l’inno a Totò gol. L’Italia del pallone sembrava impazzita. Gli occhi spiritati di Totò Schillaci che venivano inquadrati dalle telecamere dopo ogni suo gol, fecero il giro del mondo ed erano significativi di chi, per trovarsi lì, ha preso a morsi il destino. Il racconto di Totò Schillaci scorre in maniera fluida, passionale, senza intoppi, come se tutto fosse accaduto soltanto ieri, E’ la storia di un ragazzo che partito con il pallone in valigia da Palermo è arrivato a Messina dove ha conosciuto grandi allenatori strateghi come Scoglio e Zeman che gli hanno costruito il trampolino di lancio di una carriera ad altissimo livello nella Juventus dell’Avv. Giovanni Agnelli e Giampiero Boniperti che gli hanno spalancato le porte della Nazionale Italiana. Già, la maglia azzurra. L’ennesimo sogno che si realizza nella vita di Totò Schillaci. Una vita che è sempre legata al gol segnato che è tutto, perché lo realizzi quando entri in campo a partita in corso e fai vincere la tua squadra. Un segno del fato che è forse il motivo conduttore della sua storia di campione talentuoso e fortunato, come se qualcuno dall’alto del cielo gli avesse dato una mano. Un destino fatto di tante sfaccettature di vita che si dipanano tra glorie calcistiche e fatti personali, che hanno segnato il percorso umano di Totò Schillaci. Egli non sembra avere problemi nel raccontare i suoi trascorsi legati alla sua sfera affettiva e ai legami matrimoniali non sempre felici, che l’hanno provato. E’ un Totò Schillaci che dà se stesso alla sua gente, non curante di alimentare la curiosità generale, ma con la consapevolezza di esprimere tutto il suo orgoglio di quanto ha fatto nella vita di calciatore e di ragazzo venuto dalla povertà del profondo sud. Non ha amato la scuola, questo è stato un neo indelebile che gli ha impedito di crescere sotto l’aspetto culturale, tuttavia, resta pur sempre l’esempio di un ragazzo venuto dalla povertà del profondo sud d’Italia, che se non avesse costruito la sua storia di campione di calcio, chissà cosa sarebbe stata la sua vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>Milazzo (Me)fl0711fl0711pace.jpgSiNtoto-schillaci-il-gol-e-tutto-1013156.htmSi100451001,02,03030280
711013150NewsEditorialeBerlusconi vende il Milan e resta presidente onorario.20160806080714Finisce l`era di Silvio Berlusconi al Milan<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho venduto ai cinesi. Una scelta dolorosa ma necessaria. Nel mercato mondiale è impossibile stare a certe cifre, ho venduto per passione. Ho rinunciato a una parte del valore, purché ci fosse l’impegno a investire”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è Silvio Berlusconi, dopo avere venduto il suo Milan a una cordata di cinesi per 740 milioni di Euro (compresi 220 milioni di debiti). Dopo Moratti, nella Milano del football che conta anche Berlusconi passa la mano. E’ il segno di un’era che si chiude definitivamente e porta con sé i ricordi di tanti trofei vinti, assieme a un’incancellabile passione chiamata calcio. Sono passati trent’anni, eppure sembra ieri che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Silvio Berlusconi</b> manager del network televisivo che non era ancora entrato in politica, si affacciava al mondo del calcio con l’obiettivo di stravolgere certe antiche filosofie sparagnine, che imperversavano in un periodo in cui soltanto la Juventus dell’Avv. Agnelli mostrava tutta la sua vigoria organizzativa ed economica. Ed era proprio da qui, che Silvio Berlusconi voleva partire, con quella capacità imprenditoriale che l’aveva portato all’apice del successo della televisione privata. Ma il calcio era un’altra cosa, lui questo l’ha capito subito. Non bastava soltanto la passione e l’essere tifoso rossonero per destinazione famigliare. Ci voleva la competenza, ci volevano le teste giuste al posto giusto. E così fece, quando costruì un organigramma di persone scelte che potessero gestire i milioni che egli mise a disposizione per investire in un mercato del football che rivoluzionò, mettendo sul piatto dei quattrini che per l’epoca fecero impallidire per la sua consistenza nel comprare i giocatori che poi avrebbero fatto grande il Milan. L’idea di mettersi in politica era solo nell’aria, tuttavia, ben presto e sulle ali dell’entusiasmo, egli volle provare con quella linea innovativa che si configurò nella logica di chi aveva fatto del denaro attraverso la televisione e voleva subito reinvestirlo in altri settori. E’ la logica degli investimenti creata da chi non si accontenta mai e vede un futuro di galoppante sviluppo. Un po’ come dire che soldo fa soldo e non c’è altro modo per apportare innovazioni anche di mentalità. Così entrò prepotentemente nel Milan di 30 anni fa, facendo fuori un’icona rossonero come Gianni Rivera ritenuto grande ex calciatore ma mediocre dirigente, abituato a tempi decisionali troppo lenti nell’esecuzione. C’era bisogno di qualcosa di diverso, di frenetico, di convinzione che quel Milan avrebbe dovuto cominciare in fretta la scalata al successo, alla conquista del mondo pallonaro, non accontentandosi mai di arrivare secondo. Bisognava primeggiare. Era la logica di chi ha poi vinto tanto, prima in maniera cinica e poi con l’esigenza di creare un football che potesse vincere, convincere e divertire. Fu l’era di Arrigo Sacchi e del calcio champagne olandese. Un Milan che vinse e divertì attraverso la logica di un calcio nuovo, innovativo nella sua sostanza, che teneva conto della vittoria attraverso la bellezza del gioco di squadra. Schegge di affascinanti ricordi che si intersecano tra loro e si dipanano in trent’anni di storia berlusconiana che ha fatto un Milan vincente, capace di scrivere pagine di calcio che sono indelebili. Oggi tutto è cambiato, un po’ come dire che nulla è per sempre e che certi cicli sono destinati a finire per ricominciarne altri. Non sappiamo se realmente questi cinesi saranno in grado di continuare quel percorso berlusconiano che ha dato grandi soddisfazioni al club rossonero. Nel calcio, non sempre la grande liquidità si sposa con le capacità gestionali e le competenze di settore. Trent’anni fa, Silvio Berlusconi l’aveva capito. E questi cinesi lo capiranno?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711berlusconi-milan.jpgSiNberlusconi-vende-il-milan-e-resta-presidente-onorario-1013150.htmSi100451001,02,03030316
721013148NewsCalciomercatoLa Juventus è padrona del calciomercato20160727153541Higuain, Pianjc,Dani Alves, Benatia, Pjaca e tanto altro, nella Juve targata 2016`17<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe Marotta</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> l’aveva detto. Dopo il primo incontro avvenuto con il presidente del Napoli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Laurentiis</b> per l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gonzalo Higuain</b>, le parti si erano lasciate con un nulla di fatto. Ma l’amministratore delegato della Juventus aveva aggiunto un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per ora”</b> che era emblematico della volontà della società di Corso Galileo Ferraris di riprendere la trattativa in termini ancora più decisi. Così è stato. La Juventus ha acquistato il Pipita pagando la clausola rescissoria di 90 milioni di Euro in due anni al Napoli, mentre al giocatore argentino è stato riservato un contratto quinquennale di 7,5 milioni di Euro a stagione. Pazzo mercato che dichiara di non avere soldi e poi li spende alla grande. Ma la Juventus, i suoi conti se li sa fare molto bene, perché ha calcolato quanto percepirà dalla partecipazione alla Champions League, mentre ha ancora in riserbo l’asse nella manica concernente l’operazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba,</b> che dovrebbe fruttare ben 115 milioni di Euro per la cessione al Manchester. Cessione che sarà probabilmente ufficializzata a fine Luglio. L’argentino sarà a Torino per la seconda parte delle visite mediche Giovedì 28 (la prima l’ha già effettuata a Madrid), mentre arriverà in gran segreto all’aeroporto di Caselle alle ore 10,30 di Mercoledì 27 Luglio. Lunedì 1° Agosto comincerà gli allenamenti a Vinovo. Questo è quanto ci risulta sulla questione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain.</b> Un’operazione che ha scombussolato il calciomercato nel suo evolversi. Un puzzle che deve ricomporre le tante tessere mancanti di società come il Napoli, l’Inter, il Milan e tutte le maggiori squadre di calcio italiane che da questa mega operazione della Juventus, cercano di inserirsi per capire come organizzarsi meglio. E partiamo proprio dai partenopei.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Napoli</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - Rientrati per fine prestito, il portiere Sepe dalla Fiorentina, il centrocampista De Guzman dal Carpi e dopo avere acquistato il difensore Tonelli dall’Empoli e il centrocampista Giaccherini dal Bologna via Sunderland, il presidente De Laurentiis ha acquistato la punta polacca Milik ed ha ceduto il portiere Gabriel al Milan, il centrocampista Chalobah al Chelsea e il difensore Regini per fine prestito alla Sampdoria. Adesso si profilano una serie di obiettivi da raggiungere e si fanno i nomi di Icardi, Candreva, Rog (centrocampista della Dinamo di Zagabria), Soriano dalla Sampdoria, Herrera (centrocampista dal Porto), Pereyra dalla Juventus, Widmer e Zielisnki dall’Udinese. Ma, dopo la partenza del Pipita, per il Napoli resta ancora il punto fermo relativo alla sua sostituzione. Dopo Milik, probabile Icardi. Vedremo cosa accadrà.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Inter</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - Tenuto conto che la nuova proprietà Suning ha dato segnali di cambiamenti non immediati, come la guida tecnica della squadra, il mercato procede a rilento con il rientro per fine prestito di Ranocchia, Dodò, Andreolli, Bessa, Yao, gli acquisti di Erkin (difensore del Fenerbahce), Ansaldi (difensore dal Genoa), Banega (centrocampista del Siviglia). Ceduti Ljajic, Telles, Manaj e Juan Jesus, l’Inter si pone questi obiettivi: Gabbiadini, Yaya Tourè, Berardi, Witsel (anche se sembra in procinto di passare alla Juve).</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Milan</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - La società rossonera sta per essere ceduta da Berlusconi a un gruppo cinese, pare addirittura con il 100% delle azioni. Il nuovo allenatore Montella sta cercando di capire assieme a Galliani, qual è la strada migliore da percorrere per essere competitivi in campionato con obiettivi europei. Rientrati dal fine prestito il portiere Gabriel, Paletta, Matri, Suso e dopo avere acquistato Lapadula dal Pescara e il difensore Vangioni dal River Plate, il Milan ha ceduto Balotelli al Liverpool per fine prestito, Mexes, Boateng e Alex per fine contratto, mentre Abbiati ha chiuso la sua carriera. Al momento gli obiettivi rimangono focalizzati in Musacchio, difensore del Villareal, Kovacic, centrocampista del Real Madrid e poi Paredes, Sosa, Zielinski, Arbeloa e Mustafi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Roma </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>– La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> sembra quasi lavorare in sordina. Dopo aver rinnovato il contratto a Francesco Totti ancora per un anno, il presidente americano Pallotta non ha ancora fatto vedere acquisti scoppiettanti, e forse non li farà neppure vedere neanche al termine del calciomercato. Rientrati dal fine prestito i vari Iturbe, Ricci e Paredes, al momento i veri acquisti si riducono nei nomi del difensore Seck, del centrocampista della Fluminense Gerson, del portiere Alisson, del difensore dell’Empoli Mario Rui e del difensore dell’Inter Juan Jesus, mentre sono stati ceduti Digne, Ucan, Keita (svincolato), Maicon, De Santis, Pjanic, Castan, il portiere Szczesny all’Arsenal per fine prestito, Iago Falque e Zukanovic. Insomma, oltre mezza squadra è stata sfoltita e adesso bisognerà ricostruire. Al momento gli obiettivi sembrano essere il difensore del Barcellona Vermaelen, l’esterno Zappacosta dal Torino, Caceres che è stato svincolato dalla Juventus, il difensore del Manchester City Zabaleta e il centrocampista della Fiorentina Badelj. Troppo poco per una squadra che giocherà i preliminari di Champions League e ha in mente di fare un ottimo campionato agli ordini del suo coach Spalleetti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Torino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Agli ordini del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, la società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b> si propone come squadra dallo spirito aggressivo, così com’è nella sua storica natura. Dopo avere acquistato il difensore Ajeti dal Frosinone, il difensore Barreca dal Cagliari, l’attaccante Boyè dal River Plate, l’attaccante Iago Falque dalla Roma e il serbo Ljajic dall’Inter, i granata hanno ceduto alla Lazio l’attaccante Immobile, il difensore Glik al Monaco, il portiere Castellazzi per fine carriera e il centrocampista Farnerud. Questi gli obiettivi da raggiungere: il difensore De Silvestri, il difensore della Fiorentina Tomovic, il centrocampista del Milan Kucka (che piace tanto a Mihajlovic) il centrocampista Badelj della Fiorentina, il centrocampista Valdifiori del Napoli e Grenier, il centrocampista del Lione. Vedremo cosa accadrà da qui al 31 di Agosto, giorno della chiusura del calciomercato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Della Juventus abbiamo già parlato abbondantemente. Possiamo solo aggiungere che nella lista degli acquisti della triade composta da Agnelli, Marotta e Paratici c’è anche Witsel, il centrale di difesa belga che attualmente milita nello Zenit di Pietroburgo. Arriverà anche lui? Con quest’andazzo nulla è precluso alla società bianconera.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711GONZALO-HIGUAIN580.jpgSiNla-juventus-e-padrona-del-calciomercato-1013148.htmSi100451001,02,03030554
731013144NewsCalciomercatoJuventus. Vendere o non vendere, questo è il dilemma.20160708183318Le tentazioni inglesi per l`acquisto di Pogba e Bonucci, si fanno insistenti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Squillano le trombe della Premier League in casa Juventus. Il rumore è davvero tanto nella sede di Corso Galileo Ferraris a Torino, e il dubbio di cedere o no alle lusinghe inglesi per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci</b> è altrettanto amletico. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester City</b> fanno sul serio. L’offerta per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba </b>è di 120 milioni di euro, mentre quella per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci</b> è di 60 milioni. Cifre incredibili che lasciano senza fiato. 352 mila euro a settimana per Pogba e 8 milioni netti a stagione per cinque anni a Bonucci. Sembra tutta fantascienza e invece l’amministratore delegato della Juventus Marotta, assieme ad Agnelli e Paratici cominciano a non dormire sonni tranquilli. Da sempre l’imperativo bianconero è di non vendere i suoi prezzi pregiati, in virtù dell’ennesimo tentativo di vincere quella Champions League ormai troppo desiderata dal mondo bianconero. Tuttavia, se pensiamo cosa potrebbero significare 180 milioni di euro per le casse della Juventus, per i suoi obiettivi di espansione territoriale e ricostruzione di una squadra altrettanto competitiva, allora crediamo proprio che, almeno per Pogba, si debba decidere di farlo andare via. D’altra parte, nonostante i buoni propositi dei giocatori intenzionati a onorare i sentimenti legati alla maglia bianconera, pensiamo sia legittimo andare dove c’è l’immenso di tutto. Come si fa a rifiutare 352 mila euro a settimana per Pogba e 8 milioni netti a stagione per cinque anni a Leo Bonucci? La Juventus incontrerà a giorni i procuratori dei due giocatori, intenzionata com’è di ritoccare il loro ingaggio che, logicamente, non potrà essere superiore a quanto hanno offerto i due club della città di Manchester. A questo punto, l’ultima decisione resta ai due giocatori i quali, se trattenuti da Marotta and company, potrebbero impuntarsi ad andare via ugualmente. C’è poi un fatto anagrafico da considerare. La giovane età di Paul Pogba induce certamente a pensare che se quest’anno viene valutato 120 milioni di euro, è probabile (ma non sicuro) che il prossimo anno ne valga almeno 30 in più, aumentando sensibilmente le plus valenze delle casse juventine. Ma tutto è legato a diversi fattori, in primis all’interrogativo per la conduzione di un altro anno ad alti livelli come quello appena ultimato e con un europeo che per Pogba ha rappresentato una lievitazione di immagine e valore economico. E poi ci sono anche da considerare gli eventuali rischi legati ai vari infortuni di cui sono soggetti i calciatori. Per Leo Bonucci il discorso è diverso. Nato a Viterbo il 1° Maggio 1987, significa che il calciatore bianconero ha compiuto 29 anni. Certo, non possiamo dire che si tratta di un giocatore vecchio, ma sicuramente maturo e con la probabilità che possa ancora fare almeno quattro anni ad alti livelli. Ma il futuro, si sa, non lo conosce nessuno. Quindi, la probabilità di avere un’altra offerta di questa portata anche per il prossimo anno, non è da ritenere scontata. Un bel dilemma dunque, per questa Juve che vince scudetti a ripetizione ma che ormai vuole quella benedetta Champions che sembra sempre più sfuggevole e stregata. D’altra parte gli acquisti già definiti di Dani Alves e Pjanic, il probabile arrivo di Benatia e l’interesse sempre attivo verso Cavani, dimostrano la volontà della Juve che, nonostante aver perso Morata e probabilmente trattenuto Cuadrado, gioca a carte scoperte sulla volontà di avere un ruolo determinante nell’Europa che conta. Vedremo dunque cosa accadrà. Noi pensiamo che la questione sarà più chiara la prossima settimana, con la fine del Campionato Europeo. Nel frattempo, se davvero Andrea Agnelli e Beppe Marotta decidessero di trattenere i suoi gioielli, dovranno sudare le fatidiche sette camicie. E forse non basterà neppure. </font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Calibri","sans-serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp; </span></span></b>Torinofl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-vendere-o-non-vendere-questo-e-il-dilemma-1013144.htmSi100451001,02,03030617
741013107NewsCampionatiLa Juventus è Campione d’Italia per la quinta volta consecutiva.20160427135997Lo scudetto e i tanti record della Vecchia Signora d`Italia targata 2015`16.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Maradona</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”La Juventus? Ha giocatori fenomenali in federazione e fra gli arbitri”.</b> E’ l’eterna storia antijuventina che si manifesta in quella parte d’Italia che non ama i colori bianconeri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Diego Armando Maradona</b> rimasto legato al Napoli e ai napoletani, con la frase sopracitata si è reso portavoce di un retro pensiero antico come il mondo che, tuttavia, non porta a nulla di concreto. La realtà è che la Juve ha vinto il suo quinto scudetto consecutivo con un irripetibile ribaltone di + 25 punti sulla Roma e 21 sul Napoli. A Ottobre 2015, infatti, tutti pensavano che la Juve di quest’anno, dopo aver venduto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tevez,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vidal </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pirlo</b>, oltreché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Llorente</b>, avrebbe dato un addio anticipato allo scudetto. Tutti erano pronti a emarginare mister Allegri, perché si era affidato a un cambio tattico che prevedeva l’inserimento del trequartista che nella Juve di fatto non c’è. E così dopo le prime mortificanti sconfitte contro Udinese e Roma, il percorso della Juve si è fatto impervio e irto di mille figuracce tipiche da squadra provinciale, fino alla partita contro il Sassuolo in casa dei nero verdi. Una domenica in cui i bianconeri toccarono il fondo della loro dignità. In quella occasione capitan Buffon, a nome della vecchia guardia ha smosso l’orgoglio della squadra, coinvolgendo soprattutto i nuovi arrivati. E galeotto fu quel momento in cui, a cominciare dal derby torinese in cui Cuadrado ha infilato il pallone della vittoria all’ultimo minuto. Da quel momento la Juve ha ottenuto 24 vittorie consecutive su 25 partite, ha costruito il record di imbattibilità di Buffon ed è arrivata alle porte dei quarti di finale di Champions, dopo essere stata estromessa immeritatamente dal Bayern Monaco. Tutte cose che non si inventano dalla sera alla mattina, ma che hanno bisogno di tempo, di qualità, di concentrazione massima e di lavoro. E allora cosa vogliamo ancora dire oggettivamente a una squadra e a un gruppo così compatto, gestito in maniera egregia da una società capace di conoscere il segreto di “non morire mai”. Da sempre sappiamo che nel calcio non esiste una squadra forte se alle spalle non c’è una grande società. E la Juve è una grande società, perché questo dicono i fatti, gli scudetti vinti, la sua storia. Poi, ognuno può dire quel che vuole per antipatia verso i colori bianconeri, o perché dopo calciopoli ognuno ha affondato i suoi pensieri nei torbidi convincimenti di chissà quale oscuro disegno. La sostanza è che la Juve resta ancora da cinque anni la squadra da battere in campo nazionale, ma che deve ancora colmare un piccolo gap con le più titolate squadre europee. Questo è l’eterno cruccio di una società che storicamente ha vinto troppo poco in campo internazionale, ma che sta studiando per diventare grande anche in Europa. Adesso i tifosi aspettano fiduciosi di conquistare quella Champions che la storia bianconera ricorda come qualcosa di stregato. Agnelli, Marotta, Nedved e Paratici sono già all’opera, cominciando proprio dal rinnovo del contratto di quel Massimiliano Allegri che all’inizio della sua avventura bianconera nessuno voleva. Con lui si programmerà il futuro immediato di un’Europa che significa conquista della Champions League. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juventus-e-campione-d-italia-per-la-quinta-volta-consecutiva-1013107.htmSi100451001,02,03030368
751013091NewsEditorialeMessina - Stadio Celeste, quel primo giorno di Alex Del Piero20160316155644Alex Del Piero, una favola cominciata a Messina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Passa il tempo in maniera veloce e inesorabile, portando via con sé i ricordi. Ma ci sono storie che per la loro importanza sono state scritte negli annali e neanche il trascorrere del tempo potrà mai cancellare. Il 15 Marzo di 23 anni fa, esordiva Alessandro Del Piero con il suo Padova allo Stadio Celeste di Messina. L’ACR Messina cercava sul suo terreno una vittoria per evitare la retrocessione contro il Padova di Sandreani che, pur non in pericolo retrocessione, era comunque in una situazione di classifica che richiedeva la massima attenzione. Era una domenica che apparentemente sembrava come tante altre. Una domenica di pallone provinciale, i cui connotati non erano particolarmente esaltanti ai fini delle grandi attenzioni mediatiche. Ma quella domenica fu particolare, perché&nbsp;rappresentò l’inizio di una storia che a raccontarla è dolce come una favola. La favola di un ragazzo mingherlino di 17 anni, che dal momento in cui il suo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sandreani</b> rivolgendosi alla panchina, esclamò: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Alessandro, adesso entri tu”</b>, cambiò completamente la sua vita. Era incredulo Alessandro, credeva persino di non aver capito. E invece quell’invito a entrare in campo era diretto proprio a lui che indossava la maglia numero 16 del Padova, una maglia talmente larga che ci stava dentro due volte. Se il manto erboso di quello storico campo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Celeste di Messina</b> potesse raccontare ancora quell’emozione unica di un ragazzo che non poteva certamente sapere cosa sarebbe stato di lui in quel mondo del calcio che ha adorato fin da bambino, sicuramente si vanterebbe non poco dell’accaduto. Lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b> nato a Conegliano in provincia di Treviso il 9 Novembre 1974, veneto di razza, è stato baciato dal destino proprio in quella terra di Sicilia così lontana dal suo Veneto. E’ il mistero della vita che non finisce mai di stupire, sai dove nasci e non sai dove ti porta il cuore. Ma quella prima volta, su quel campo si spalancarono le porte per il futuro radioso di un ragazzo apparentemente fragile e timido che fu destinato a diventare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Pinturicchio”</b> tanto amato dall’avvocato Agnelli. E pensare che quella domenica di pallone messinese sembrava quasi inconcludente, e neanche i tifosi potevano immaginare che stavano assistendo all’esordio tra i professionisti di un ragazzo che avrebbe incantato il mondo. Un campione vero che in un ventennio di Juventus ha praticamente vinto tutto quello che c’era da vincere, capace com’è stato di arrivare ad altissimi livelli professionali. Un uomo e un campione amato anche da coloro i quali non fanno il tifo per la Juventus. Una bandiera capace di incidere in maniera determinante sulla gloriosa storia della sua Juve. Lui, Alessandro Del Piero, la favola del calcio italiano che tanti giovani sognano di emulare le gesta. Ma si sa, uno su mille ce la fa. E lui ce l’ha fatta proprio in quella domenica, in quello Stadio Celeste di Messina in cui per la prima volta fu chiamato ad entrare in campo. Una bella storia di calcio che si interseca alla vita e a un destino a volte benevolo e altre volte sfortunato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711del piero 22.JPGSiNmessina-stadio-celeste-quel-primo-giorno-di-alex-del-piero-1013091.htmSi100451001,02,03030487
761013082NewsCampionatiSpalletti – Totti, ma la società dov’è?20160222220242L`analisi di ciò che è successo nel ritiro della Roma a Trigoria.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>E’ stata la diatriba di un week end calcistico che non ha risparmiato motivi di interesse mediatico. Spalletti che dal ritiro di Trigoria manda a casa Totti, per aver rilasciato al Tg1 un’intervista in cui ha dichiarato di pretendere rispetto da parte della Roma e dallo stesso Spalletti. Apriti cielo, cosa non è successo. Un finimondo mediatico che si è propagato a macchia d’olio in tutto il mondo dei social. C’è chi si è schierato a favore di Spalletti (pochi) e c’è chi invece ha sostenuto la tesi di Totti (tanti). Ma la sostanza è che la società, dopo essere stata avvertita del fatto avvenuto, dallo stesso mister Spalletti, si è limitata a rispondere con quattro righe frettolose, in cui il presidente Pallotta si diceva sorpreso che Totti avesse usato la parola “rispetto”. Comunque, continuava il mini comunicato, il 1 marzo il presidente sarà a Roma e potrà incontrare a quattrocchi Totti. Ma l’impressione è che i cocci di questo vaso, ormai rotto in mille pezzi, sarà difficile ricomporlo. E’ l’eterno problema di queste società di calcio i cui i presidenti arrivano da lontano e non possono entrare nel merito di un quotidiano che talora nasconde focolai che dovrebbero essere spenti prima ancora che divampino. E’ innegabile che la questione Totti sia stata mal gestita fin dall’inizio. D’altra parte, Luciano Spalletti è stato chiamato nel dopo Garcia per mettere ordine in un ambiente che sembrava sfuggisse di mano alla società. Ma la stessa società avrebbe dovuto incontrare Totti fin dall’inizio, per chiarire la sua posizione di capitano dal grande passato giallorosso che, tuttavia, pur con tutto il rispetto possibile, avrebbe dovuto attenersi alle regole di squadra. Così come fanno gli altri suoi compagni. Si dirà che Totti è stato anche azionista della Roma, mettendo in società denaro vivo proprio quando la situazione economica della società giallorossa non era proprio fulgida. Ma questo, cosa centra con il calciatore Francesco Totti che a quasi quarant’anni desidera ancora giocare? Non era il mister Spalletti a dover gestire la questione della figura di Totti calciatore, semmai avrebbe dovuto farlo Pallotta in qualità di presidente del sodalizio romano. Un po’ come fece a suo tempo Andrea Agnelli, quando alcuni mesi prima del divorzio da Del Piero, ufficializzò il distacco dal giocatore in sede di conferenza stampa. Certo, la decisione unilaterale provocò mesi di furibonde polemiche sui vari social, che si suddivisero tra chi sosteneva il torto della società e chi invece gli dava ragione. Tuttavia, in quell’occasione la società bianconera si dimostrò presente e autoritaria nel chiarire ciò che alla Juventus rappresentava il passato e ciò che si prefiggeva come futuro. Ed era proprio in quel presente – futuro che la figura di Del Piero, pur con tutta la malinconia che il passare del tempo comporta, quel capitano di tante battaglie juventine non poteva più starci. Fatto doloroso ma necessario. Una decisione sicuramente antipopolare che Andrea Agnelli ha dovuto prendere, dando dimostrazione di grande capacità gestionale. Ed è proprio questo che la Roma a nostro avviso avrebbe dovuto fare. Chiarire la posizione di Totti, proprio nel rispetto della sua persona, del suo essere calciatore di un grande passato romanista. Decidere con lui se continuare a calcare i campi di calcio, attenendosi alle regole dell’allenatore, o più semplicemente cominciare nell’ambito della stessa società una carriera da dirigente. Purtroppo, questo non è stato fatto, e questi sono stati i risultati di una vicenda che adesso ha assunto i connotati di qualcosa che è difficile raddrizzare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: right 481.9pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino&nbsp;Cavallaro<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>fl0711fl0711totti_nuove_010.jpgSiNspalletti-totti-ma-la-societa-dov-e-1013082.htmSi100451001,02,03030362
771013056NewsEditorialeJuventus. La sua forza? La Società!20150310151831La Juventus si avvia a conquistare il suo quarto scudetto consecutivo, tuttavia, spesso ci si dimentica di dare i giusti meriti a una Società che è emblema di organizzazione interna e valida programmazione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo la vittoria contro il Sassuolo per 1 a 0, la Juventus allunga il suo vantaggio a 11 punti sulla Roma. Diciamo subito che non è stata una bella partita, per merito della squadra di Eusebio Di Francesco che ha saputo tenere testa a una Juve apparsa stanca, talora pure pasticciona, che ha sbagliato molti passaggi, ma che alla fine ha raccolto tre punti fondamentali, grazie a una bella rete di Pogba. Oggi questa Juventus di campionato che si avvia a conquistare il suo quarto scudetto consecutivo, è sotto gli occhi di molti. Tutti parlano dei giocatori, del suo staff tecnico, del suo allenatore, ma nessuno, o quasi, ricorda di dare i meriti alla società. Sì, una società che è stata capace di supportare l’improvviso abbandono di Conte, di scegliere in corsa Allegri come sostituto di Conte, di contenere il disagio e il malcontento dei tifosi bianconeri che non volevano Allegri sulla panchina bianconera, di gestire il suo parco giocatori con diligenza e, non ultimo, di aver affrontato in maniera abile il disappunto dei media per non aver praticamente comprato alcun giocatore di valore. Tutti dicevano che con gli stessi giocatori, (Conte compreso) la Juve non avrebbe potuto continuare a vincere perché i vari Chiellini, Bonucci, Lichtsteiner, Pirlo, Marchisio, Llorente, erano stati “spremuti” a dovere dalla dispendiosa e frenetica tattica voluta da Conte. E invece, alla fine, la società bianconera ha avuto ragione su tanti punti. Ha speso poco, ha affidato la squadra ad un allenatore che ha dato una sua fisionomia ben precisa alla squadra che, nonostante la visibile stanchezza dei suoi cardini principali che non brillano più come un tempo, continua ad essere la padrona assoluta del campionato italiano. Insomma, un po’ come dire che cambia il mezzo, ma il fine è sempre lo stesso. In questo periodo la Juve è in netta difficoltà per la carenza fisico – atletica di Vidal, Pogba, Bonucci, Chiellini, che non sono più quelli degli anni passati. Tuttavia, nonostante le mille difficoltà che caratterizzano una Juve non più così bella da vedersi sotto il profilo del gioco, alla fine riesce a pareggiare il confronto dell’Olimpico contro la Roma inseguitrice sia pure a distanza, e a vincere a fatica contro il Sassuolo. A questo punto, chi vorrebbe che la Juve primeggiasse anche in campo europeo, sviluppando magari un gioco brillante, riteniamo che debba ancora pazientare. Sì, pazientare perché Agnelli, Marotta, Nedved e Paratici stanno lavorando dietro le quinte un progetto per riportare a casa la Coppa dalle Grandi Orecchie che tutto il popolo juventino s’aspetta ormai da troppi anni. Ma la capacità della società Juventus è quella di sapere procedere lentamente, programmare in silenzio ma con convinzione, con capacità di settore, pensando a progetti solidi che mirano alla buona gestione economica e tecnica. Poi, si può scrivere e commentare ciò che si vuole. Possiamo evidenziare la brutta Juve vista in Coppa Italia contro la Fiorentina, discutere di scelte sbagliate, di tattiche e gioco diverso rispetto al recente passato, ma alla fine la Juve vincerà per la quarta volta il suo scudetto. Cambiano gli allenatori, cambia lo staff tecnico, si incamerano le critiche (quando ci sono), ma la società è sempre lì, giovane e concreta, con le idee chiare su ciò che c’è da fare per continuare a vincere in Italia e poi anche in Europa. E, in questo momento di crisi del Milan, dell’Inter, della Roma, e di altre squadre che ambiscono a primeggiare nel campionato italiano, la Juve continua la sua storia grazie ai sani progetti della sua Società. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: 414.75pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-la-sua-forza-la-societa-1013056.htmSi100451001,02,03030692
781013047NewsEditorialeCalcio, l’analisi sulla crisi dell’Inter20150211163847Neanche Roberto Mancini sembra aver dato quella scossa necessaria alla squadra, per poter migliorare una situazione che adesso è diventata davvero preoccupante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per l’Inter, la gara della svolta è rappresentata sempre dalla prossima partita. E intanto si consuma la crisi profonda della squadra di Roberto Mancini. Come spesso accade nel calcio, quando le cose vanno male tutti si adoperano al capezzale dell’ammalato. Ognuno dice la sua, ognuno pone la propria analisi con la certezza di azzeccare le cause della crisi. Una sorta di fonte della verità dalla quale è indispensabile dare credito. Ma, per fortuna, il calcio è materia opinabile e quindi è giusto ascoltare tutti. In merito alla crisi dell’Inter, noi abbiamo la nostra idea sull’unica vera causa di tutto questo continuo insuccesso che si protrae ormai da troppi anni: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la Società.</b> </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tranne il periodo del primo Mancini e la conquista del triplete di Mourinho memoria, l’Inter ha sempre vagato tra le tenebre di un calcio che non si confà propriamente con la sua storia di una tra le più importanti società di calcio d’Italia. Erano gli anni in cui Massimo Moratti, figlio d’arte ed oggi ex presidente dell’Inter, spendeva soldi a palate ma non vinceva mai nulla. Si voleva imitare la Juventus di Agnelli, ma con scarsi risultati. Erano gli anni in cui le due società non erano ancora in combutta tra loro e persisteva una sorta di interscambio di allenatori e calciatori. Ma quasi sempre, tranne l’episodio legato a Trapattoni che nel 1989 riuscì a vincere lo scudetto sotto la presidenza di Pellegrini, non fu mai continuità di vittorie. E neanche quando Moratti chiamò alla sua corte Marcello Lippi, ebbe un miglioramento di sorta. Anzi, l’ex allenatore della Juve fallì in pieno, proprio perché Moratti gli diede carta bianca su tutto, senza mettergli a supporto una figura&nbsp;come Moggi,&nbsp;capace di vincere&nbsp;tanto alla Juve. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oggi, molti anni dopo, le cose nell’Inter sembra che non siano cambiate. La società è passata da Moratti a Thoir, ma la sostanza sembra non cambiare. Confusione di idee nella programmazione, nella progettazione tecnica, e forse anche&nbsp;nei ruoli&nbsp;e nelle persone, si intrecciano ai vertici societari che saltano da un allenatore all’altro, da un giocatore all’altro, senza mai centrare l’obiettivo prefissato. Una sorta di continua ricerca di una identità perduta. Con Mazzarri, reduce dai fasti partenopei, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>si pensava di aver trovato la quadra per lavorare in maniera armoniosa, competente, costruendo il futuro portando avanti un progetto serio. E invece, dopo poco tempo, ci si è accorti che il cambio di presidenza non ha portato bene a Mazzarri che, nel passaggio tra Moratti (che l’aveva voluto e accolto a braccia aperte) e Thoir, si è creata una sorta di confusione tale che la sua squadra non ha saputo superare. Possiamo pure disquisire sull’assetto tattico e sul valore tecnico forse mediocre dei giocatori, ma la sostanza è che alla fine Mazzarri è stato sostituito da Roberto Mancini, il quale è ritornato sulla panchina dell’Inter come il salvatore della patria.</span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;Da qui la ripartenza con l’acquisto nel mercato di gennaio, di Podolski, Shaqiri, il giovane Puscas e il ritorno all’ovile di Davide Santon. Alcuni ritocchi voluti da Mancini per migliorare una situazione che, per le caratteristiche tecniche di certi giocatori, non gli permetteva di attuare il suo credo tattico imperniato sul 4-3-1-2. Ma la sostanza è che neanche l’Inter di Mancini riesce a incidere, perdendo malamente in campionato le ultime partite con Torino e Sassuolo, mentre viene estromessa amaramente dalla Coppa Italia ad opera del Napoli. E’ vero, il senso di squadra l’Inter ce l’ha, peccato che continuino a non arrivare i risultati positivi che sono figli di amnesie difensive, difficoltà di verticalizzare il gioco e anemia di gol. La piazza interista rumoreggia, ma cambiando le carte in tavola ci si è accorti che la sostanza non cambia, perché, a parer nostro, il cuore del problema è la società nerazzurra. Un presidente che viene da lontano come Thoir è un’assurdità. Delegare è possibile, ma non è mai come rendersi conto della situazione&nbsp;quando sei presente. Adesso il problema si sposterà verso Mancini e i giocatori che perdono autostima e si trovano ad affrontare il cammino in Europa League e il prosieguo in campionato, in uno stato di contestazione quasi generale. Si dice giustamente, che quando si vuole costruire bisogna partire dalle fondamenta. Nel caso dell’Inter, invece, ci sembra che si debba partire dall’alto, rivoluzionando certi ruoli nevralgici dell’assetto societario.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><br><br>MilanoFL0711FL0711roberto_mancini_01.jpgSiNcalcio-l-analisi-sulla-crisi-dell-inter-1013047.htmSi100451001,02,03030574
791013021NewsEditorialeChampions League, in cinque minuti la Juventus passa dallo sconforto alla gioia20141105185669Altalena di emozioni allo Juventus Stadium<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Neve o pioggia, Conte o non Conte, Allegri o non Allegri, la Juve di Champions non cambia mai faccia, è sempre la stessa. Sempre maledettamente stregata da mille insicurezze che ne inibiscono il suo lato migliore: la consapevolezza nei propri mezzi. Anche la partita contro L’Olympiacos di Atene, preparata da Allegri come una partita da vincere a tutti i costi per continuare il cammino di Champions League verso gli ottavi di finale, ha rispolverato temi che si ripetono ogni qualvolta si esibiscono in Europa. Ma, per adesso, tutto è bene quel che finisce bene, visto che dopo una rocambolesca partita giocata sotto una pioggia incessante, la Juve ci ha messo una pezza vincendo 3 a 2 un match che si era messo su canali di criticità. E persino Buffon è apparso non al meglio del suo abituale standard, con Chiellini e Bonucci che per lunghi tratti della partita sono sembrati l’ombra di sé. La Juve di Max Allegri si è presentata in campo con un assetto tattico inusuale, quel 4-3-1-2 che non è mai stato il credo di Antonio Conte. Difesa a quattro, con tre centrocampisti, un trequartista e due punte che a turno partono da lontano e svariano a sinistra, a destra e al centro dell’attacco. Non male sulla carta, ma in campo è sembrato tutto più difficile per effetto di un Vidal ammirevole per impegno ma in chiara mancanza di forma per i tanti, troppi errori in fase di interdizione e di costruzione del gioco. E’ sembrato migliorato Pirlo, mentre Pogba ha dato un eccellente saggio delle sue indiscutibili qualità. La Juve parte subito con veemenza, ma trova davanti a sé un Olympiacos che non ci sta a perdere questa partita. Il primo sussulto si ha al 21’ quando l’arbitro Atkinson punisce un fallo su Pogba al limite dell’area. Batte Pirlo che indovina il sette da lui preferito e la Juve va in vantaggio. Ma la gioia dura solo tre minuti, perché al 24’ l’Olympiacos pareggia con Botia il quale da calcio d’angolo riceve un pallone che di testa anticipa Chiellini e s’infila a fil di palo nella porta di Buffon che non tenta nemmeno il tuffo. A questo punto la Juve sembra colpita nell’entusiasmo e si smarrisce dando campo all’avversario, il quale comincia a macinare gioco e al 61’ va addirittura in vantaggio con N’Dinga, il calciatore di colore che di testa fa schizzare in rete un pallone che sorprende ancora la difesa della Juve apparsa insicura in più d’una circostanza. A questo punto lo Juventus Stadium sembra raggelare e persino i giocatori in campo avvertono la delusione profonda dell’ambiente. Il rischio di perdere ed essere eliminati è un dato di fatto e, a questo punto si deve assolutamente reagire: o la va, o la spacca. E così al 65’ Llorente, entrato per sostituire Morata, trova il tempo di deviare sottomisura un cross di Lichtsteiner. I tiro dello spagnolo non è irresistibile, ma va a sbattere sullo stinco del portiere greco Roberto, il quale cincischia e il pallone finisce in rete. A questo punto la Juve riprende animo e un minuto dopo, esattamente al 66’ va in vantaggio con Pogba che da fuori area lascia partire un tiro imprendibile per il portiere Roberto. Da qui in avanti i bianconeri attaccano con convinzione e con la consapevolezza che avendo maggior possesso palla si ha la possibilità di neutralizzare le ambizioni residue dell’avversario. Con questa logica la Juve di Allegri finisce in crescendo il match e, addirittura, ha la possibilità di andare ancora in gol, ma il rigore concesso dall’arbitro per atterramento di Tevez in area di rigore è fallito da Vidal. Peccato, perché quello scarto di due gol sull’Olympiacos avrebbe consentito alla Juventus di stare più tranquilla in caso di qualificazione per miglior differenza reti. Furibondo Agnelli in tribuna che, stizzito per l’errore del cileno, scatta come una molla e lascia anzitempo lo Juventus Stadium. Insomma, una partita adatta soltanto a coloro i quali possono contare di efficienti coronarie, tali e tante sono state le altalenanti emozioni che ne hanno fatto una partita avvincente. Pericolo scampato dunque per la Juventus che può guardare con più tranquillità (ma non troppa) al prosieguo del suo cammino in Champions. Adesso restano ancora due partite da giocare nel proprio girone, per entrare di diritto agli ottavi di finale. La truppa di Allegri deve infatti far visita al Malmo e poi ospitare l’Atletico Madrid che conduce in testa alla classifica. Ma la Juventus che stenta in Europa, non è soltanto l’emblema di un calcio italiano declassato, è anche la sua storia fatta di tanti scudetti e due sole Coppe dei Campioni vinte. Un neo mai cancellato in cotanto splendore sportivo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>Torino, Juventus StadiumFL0711FL0711altaknteljzrhkjpscmwjkvsm3hkmrvqiy2sltun1avryxx.jpgSiNchampions-league-in-cinque-minuti-la-juventus-passa-dallo-sconforto-alla-gioia-1013021.htmSi100451001,02,03030712
801013002NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24.COM, Cosatti - SkySport24: «Io, Agnelli e quella volta con Del Piero in una favelas di Rio»20141010160445Francesco Cosatti, intervista, Sky, JuventusFrancesco Cosatti, giornalista di Sky, ci ha raccontato la sua lunghissima intervista con Andrea Agnelli fino a Tokyo e molto altro ancora.Poter parlare con un giornalista che segue una delle squadre più blasonate d'Italia, peraltro per una delle emittenti satellitari più importanti del mondo, non é cosa da ogni giorno. Accade però un pomeriggio che ti trovi in un bar in centro a Udine e difronte ti trovi Francesco Cosatti, giovane inviato di Sky Sport 24 al seguito della Juventus. Friulano, abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo in questa pausa del campionato per la Nazionale per chiacchierare un po' sulle recenti polemiche di Juve-Roma ma non solo. <DIV><BR> <DIV>Iniziamo con l'argomento topico di questa settimana: Juve-Roma. Cosa ne pensi delle recenti polemiche?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Fa parte del gioco. Credo sia nella tradizione italiana, dopo una grande partita, parlare di episodi molto discussi...ognuno vuol dire la sua opinione. Per quanto ci riguarda (Sky, ndr) abbiamo cercato di presentare un ventaglio di quello che é successo, degli episodi, nella maniera più chiara possibile dando spazio a tutte le voci nel post-partita. Ovviamente guardando le immagini, che però riguardandole più volte non hanno lasciato un'idea certa. Ho visto un "box" dove i diversi moviolisti, di tutte le reti, avevano idee diverse. Per dire quanto è stato difficile e quanto, su certi episodi, non ci fosse un unico punto di vista. Ho apprezzato moltissimo la lettera del Presidente della Roma Pallotta, che ha ottenuto una grande visibilità perché la merita: probabilmente il fatto che arrivi da molto lontano lo ha aiutato in tutto questo. Ha rimandato alla gara di ritorno, per la voglia di un confronto e ha fatto capire che la Roma c'è."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Tu segui la Juventus, appunto: che idea ti sei fatto di lei dopo gli scandali di questi ultimi anni che l'hanno coinvolta?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sicuramente é una cosa che ha segnato la storia recente della Juventus e ce se ne accorge quotidianamente, quando di questi scandali se ne continua a leggere sui giornali, social media...É una cosa su cui ancora si discute. La nuova gestione di Andrea Agnelli, da quando è arrivato nel 2010, ha voluto andare oltre questi aspetti. Ovvio, ci sono cose che rendono chiaro che la Juve conosce il suo successo, come il diverso conteggio degli scudetti rispetto alla FIGC, e quelle sono scelte della società. Altrettanto vero é che la gestione Andrea Agnelli é mirata ad andare avanti. Anche punto di vista delle decisioni tecniche, dei giocatori, e ciò non ha niente a che fare con le precedenti gestioni. Stiamo andando verso il futuro. Mi piacerebbe che se ne parlasse (degli scandali, ndr) sempre di meno e che nuovi sfottò derivassero per risultati nuovi. Io credo che, con il passare del tempo, queste cose accadranno."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Proprio con Andrea Agnelli hai girato una lunga intervista, fino a Tokyo andata e ritorno. Che impressione hai avuto di lui come uomo, dirigente e soprattutto com'è nata l'idea?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"L'idea é nata attraverso la Juventus e Sky, che insieme hanno pensato di seguire il Presidente Agnelli da Parigi a Tokyo, in questo viaggio dalle finalità ben precise. É andato a Tokyo per inaugurare lo Juventus Lunch, un punto di ristoro che é rimasto aperto per pochi mesi, e quello é un motivo commerciale; poi ha avuto anche altri momenti e incontri formali, di cui abbiamo ripreso il 90%: con giornalisti stranieri; il Tokyo Football Club, con il Presidente vigente non solo per conoscerli ma per instaurare collaborazioni; ha incontrato l'ambasciatore italiano in Giappone e altri manager. É stato un tour de force assurdo, perché siamo partiti giovedì mattina da Linate per Parigi, lì abbiamo seguito la giornata di Andrea Agnelli all'UNESCO dove ha parlato di due grossi progetti legati al calcio e al razzismo che la Juventus sta portando avanti. Il materiale girato a Parigi abbiamo subito inviato a Milano; alle 18.30 abbiamo preso il volo alle 14 di venerdì siamo arrivati a Tokyo. Da lì in hotel, abbiamo lavorato tutto il giorno e quello seguente. Sabato alle 21 siamo ripartiti e siamo tornati, andando indietro nelle ore, alle 15.30 a Parigi e da lì a Torino, alle 9.30 di domenica mattina. Calcola, in quei quattro giorni, noi abbiamo dormito una sola notte, quella del venerdì. Abbiamo viaggiato in quattro, insieme al Presidente: lui, il suo braccio destro e responsabile alla comunicazione Claudio Albanese, io e il mio operatore. Abbiamo vissuto per quei quattro giorni sempre insieme, posso assicurarti che la telecamera é stata per il 90% del tempo accesa. Ci sono stati casi, anche per privacy, che é stata spenta ma abbiamo veramente testimoniato quasi tutto. É una rarità, perché Andrea Agnelli é un Presidente diverso da tutti gli altri: non ama parlare ogni giorno ma lo fa solo in sedi precise. É capitato ad esempio con noi a fine stagione o in Lega quando parla agli altri Presidenti. Proprio un anno fa parlò a Londra, al Leaders In Football, un evento che peraltro penso ci sarà anche quest'anno...É molto attento ai media internazionali, come quando c'è stata la tournée in Asia, rilasciando diverse interviste come a Fox Australiana e a un'altra televisione di Hong Kong, se non sbaglio. É molto attento alla visione internazionale del brand, e in questo c'è strategia della comunicazione. Personalmente, sono stati quattro giorni molto intensi...ovvio che viaggiare con un membro della famiglia Agnelli é diverso per la sicurezza, l'organizzazione perché si é corso tanto e dovevamo sbrigarci. Ho trovato un Presidente, un manager molto attento, che veramente non si è mai fermato un attimo. É stata una bella intervista, abbiamo parlato del suo rapporto con il Giappone, e poi siamo andati su temi d'attualità: mi ricordo che allora mi disse che il rapporto con Antonio Conte sarebbe durato molto, molto a lungo secondo quelle che erano le volontà di entrambi. Così non è stato."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Spesso si parla dei giovani per rilanciare il calcio italiano. Ma, dal dietro le quinte, si punta veramente tanto su di loro o é più uno slogan?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"É una domanda complessa. Io ho uno sguardo molto specifico su quella che è una grossa realtà nazionale e internazionale, com'è la Juventus, e un po' più largo sulla Serie A. Banalmente ti dico che di giovani se ne vedono. Poi, é vero, che lanciare un giovane in una società di medio livello é un conto, farlo in una come la Juventus è un altro. Sono rimasto molto sorpreso quando, alla prima di campionato, ho visto Komand giocare dal primo minuto, causa l'influenza di Llorente. Ecco, quindi, che puntare sui giovani alla Juventus è più difficile che farlo in un'altra società. É altrettanto vero che, se il giovane che arriva alla Juventus è forte, é veramente forte. É facile pensare a Pogba, ha il potenziale per diventare uno dei centrocampisti più forti del calcio moderno. Quindi, per quello che è il mio sguardo, i giovani li vedo. Guardando anche alla Serie A, ci sono: penso al ruolo di Scuffett l'anno scorso all'Udinese, un '96 che si è imposto da titolare. Forse sì, mi piacerebbe vedere qualche giovane italiano di più, e forse straniero in meno, banalmente. Perché credo che, a lungo andare, anche la nostra Nazionale possa essere meno competitiva. Non so e non mi va di entrare nel merito dei sistemi più complessi delle serie minori...ecco lì si potrebbe fare ancora di più. Però è solo una mia personalissima opinione."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Il Presidente della Sampdoria Ferrero ha dichiarato, qualche tempo fa, che l'Udinese é un fuoco di paglia destinato a spegnersi presto. Cosa ne pensi? Con Stramaccioni tornerà ai risultati di Guidolin?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Credo che il lavoro cominciato sia molto positivo. Sicuramente Stramaccioni é stato un netto cambiamento rispetto al passato. É vero che, sostanzialmente, la squadra non è cambiata molto: Basta e Pereyra, due giocatori di grande qualità, sono andati via. Però alla fine la struttura è rimasta quella: Widmer ha preso il posto di Basta, su cui ci sono gli occhi di società importanti tra cui la Juventus stessa, e davanti é arrivato Thereau, si é data fiducia a Muriel...Credo che la qualità all'Udinese ci sia e, forse, con l'arrivo di Stramaccioni sono arrivate quelle cose mancate l'anno scorso. Ossia una continuità di risultati e penso che, dopo la salvezza, sia un Udinese dalla parte sinistra della classifica. Solo una piccola nota: l'importanza di Dejan Stankovic in tutto questo. Perché so che è molto apprezzato dallo spogliatoio, dai "vecchi" perché in una società di provincia lavorare con un giocatore come lui porta a tanto. Poi mi dicono che è molto legato allo spogliatoio, é un uomo di campo, é viceallenatore ma ha anche un ruolo in campo. La piazza di Udine é stata la scelta ideale per Stramaccioni per ripartire, non era facile. So che ha studiato a lungo come lavorano i grandi allenatori in tutta Europa, é stato molto apprezzato con commentatore a Fox Tv, e bisogna fargli i complimenti per la scelta di Stankovic con secondo. Anche perché a Strama manca il "pedigree" internazionale."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Di Natale é spesso stato accostato alla Juventus. Personalmente non ci ho mai creduto, ma é stato veramente vicino a lei?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sì, quattro anni fa si può dire che fu praticamente un giocatore della Juventus. La società e il suo procuratore avevano trovato l'intensa, anche per noi (Sky, ndr) era una cosa praticamente fatta. Poi si dice che Totò parlò con il patron, lui era disponibile a lasciarlo andare e pare che lì Di Natale disse che non voleva andare via. Perché la sua vita a Udine aveva trovato radici profonde, anche se quella privata viene spesso messa in secondo piano e quando non é così é una novità. Le scelte di cuore sono una rarità, in un ambiente dove il denaro fa da padrone, ma ti posso confermare che Di Natale é stato vicinissimo alla Juventus, era praticamente suo ma poi decise il contrario. Vediamo anche il risvolto della medaglia, perché la scelta di legarsi all'Udinese é stata molto apprezzata dai tifosi e lui é il giocatore più forte della storia di questa squadra. Ho avuto tante volte la fortuna di vederlo a bordo campo, i suoi gol pazzeschi, e le qualità che ha, cito Andrea Carnevale, lui le ha viste fare a Maradona. A Torino, invece, é stata una scelta criticata perché in quel caso Di Natale non ebbe il coraggio di andare in una grande società."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Hai parlato di scelte di cuore. Un altro grande giocatore attaccato alla maglia é stato Del Piero. Come hai vissuto il suo addio e il passaggio dall'Australia all'India?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Ero presente quel giorno, Atalanta-Juve ma soprattutto quello é il giorno in cui Del Piero la Juventus. Ti posso assicurare che rimane una delle emozioni professionali più forti che abbia mai provato ma come fortunato spettatore di quel momento storico. Perché quando, in una partita in corso, tutto lo stadio guarda tutt'altro: questo calciatore che fa il giro e saluta, raccoglie sciarpe e ringrazia, é un qualcosa di assolutamente mai visto. Del Piero é veramente la storia della Juventus e per i tifosi é stato uno shock, perché ha rappresentato per la maggior parte di noi un qualcosa di simbolico ed è riuscito ad andare oltre i colori della Juventus. Un giocatore apprezzato anche dai tifosi delle altre squadre, perché ha le caratteristiche del bravo ragazzo e in Serie A spesso vengono celebrati i "bad boy". L'addio arrivò dopo due anni molto complessi, basti pensare al videomessaggio girato da lui in cui diceva "firmo in bianco". La società accettò e il contratto fu firmato nel cantiere dello Juventus Stadium...Ecco, la Juventus è una società che da molta importanza ai simboli e ai luoghi. Luoghi speciali per momenti speciali, lo ritroviamo spesso nella sua storia. Poi, mesi dopo, il Presidente Agnelli all'assemblea dei soci disse "Ringrazio Del Piero - prepensionandolo in pratica - ma questa è l'ultima stagione che fa con noi". Anticipò i tempi ad ottobre, forse per anticipare un altro video, no? Qualcuno ha criticato Alessandro per la scelta fatta, doveva finire la carriera lì, invece io credo che sia una persona molto intelligente. E quindi é andato dall'altra parte del mondo, non solo con stella dei Sidney ma come ambasciatore del calcio australiano. Ho lavorato con lui l'anno scorso a Jesolo, in quello che fu il primo ritiro di una squadra australiana in Italia. A ogni allenamento, pensa, c'erano circa mille tifosi! Ore e ore di autografi e questo fa capire quanto Del Piero, in quell'occasione, sembrò una rock star in tournée. Adesso c'è la scelta dell'India, da curioso del mondo. So che poi l'ultimo suo grande sogno é giocare nella Lega americana, e questa scelta di tre mesi glielo permetterà, perché l'MLS inizia a gennaio. É un giocatore, icona globale che la gente possa riconoscere. Ho avuto di lavorare con lui anche in Brasile, ho trovato tantissima attenzione da parte di tanti media, ed è stato l'unico giocatore italiano ad andare in onda nella trasmissione tv di Diego Armando Maradona. La sera ero con lui, fuori dallo studio poiché potevano entrarci solo Maradona, il conduttore della trasmissione e Del Piero. É particolarissima, un'ora in cui a Maradona si chiede un giudizio praticamente su tutto, senza immagini e fa record di ascolti. Chiudo con un ricordo piacevolissimo: la giornata che abbiamo passato insieme in una favelas a nord di Rio, con una visuale pazzesca. L'abbiamo trascorsa con dei ragazzini, vedere la felicità di loro giocare con lui é un qualcosa che mette ancora i brividi a ricordare adesso, abbiamo fatto una bella intervista e la cosa che fece ridere, soprattutto Alex, é: primo pallone della partita, un ragazzino gli fa un sombrero! Del Piero c'è rimasto malissimo (rude, ndr). Gli ho visto luccicare gli occhi in quell'occasione, parlò per un'ora con questi ragazzi e sono cose che in televisione non riescono neanche a rendere. Fu un bel progetto, legato all'UNICEF."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Un ultima domanda: pensi che questa stagione le squadre italiane riusciranno finalmente a farsi valere? Magari anche in Europa League?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sono tanti anni che l'Italia non riesce ad arrivare fino in fondo, la Juve l'anno scorso arrivò fino alle semifinali, era una finale scritta quella all'Juventus Stadium e fu veramente una doccia per fredda per lei non arrivarci. Avere la possibilità di giocarla in casa non credo capiterà mai più nella sua storia. Quest'anno è molto forte, é stata criticata per la sconfitta a Madrid ma ha fatto un primo tempo in cui a momenti ha dominato sull'Atletico. Non so dirti dove arriverà, perché poi il livello si alza tantissimo. Ma se esce bene dai gironi, io credo che a gennaio potremo assistere a qualcosa di nuovo sul mercato. A Torino valuteranno sicuramente un grande giocatore per andare avanti. Il primo giorno di Allegri si è detto che l'obiettivo é i quarti di finale, é dichiarato. Roma: ci ha fatto grande impressione, ha preso molto il carattere di Garcia ma è in un girone molto, molto complesso...Potrei dire che già il calcio che ha dimostrato in queste prime partite potrebbe essere un passo in avanti. Quanti anni erano che la Roma non era in Champions League? Se la gioca. In Europa League vedo molto positivo, non so dirti quante di queste squadre hanno messo la coppa nel mirino e che valore gli hanno dato. Sicuramente é importante per il Napoli, però è anche vero che in certi momenti l'Europa League viene sfruttata per un grande turn-over dei giocatori. E quindi i grandi risultati fatti domenica non vengono replicati giovedì perché vengono usate seconde linee. Anche l'Inter ha bisogno di una ribalta europea. Sarebbe bello ritrovare una squadra italiana fino alle fasi finali e, con spettatore e amante del calcio, vedere già a febbraio che non c'è nessuna a portare avanti il calcio italiano é un po' deprimente. Perché è vero che siamo appassionati delle grandi sfide, Bayer Monaco, Barcellona, Real Madrid...ma quando c'è un'italiana in campo é diverso. Il mio é un augurio e credo che Roma e Juve possono darci qualche soddisfazione."</DIV></DIV>C1012936Udineuttd01uttd01altaknteljzrhkjpscmwjkvsm3hkmrvqiy2sltun1avryxx.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-francesco-cosatti-intervista-juventus1013002.htmSiT1000007101268101,02,03,06,07,080302613S
811012955NewsCampionatiLuciano Moggi: «Sono 34 gli scudetti della Juventus. Del Piero? Troppo permaloso»20140914165650luciano moggi, del piero, juventusUn Moggi agguerrito si toglie i sassolini nella scarpa.Ci vediamo con&nbsp; Luciano Moggi a S. Lucia del Mela durante l’incontro organizzato dal locale Juve Club e gli chiediamo un’intervista in esclusiva per IlCalcio24.com. Acconsente subito con estrema&nbsp; cordialità e ci rimanda così&nbsp; a mangiare al ristorante, dove potremo parlare con calma.<br><br>La prima impressione che se ne ricava è quella che il tempo e le traversie giudiziarie non hanno scalfito minimamente la sua sicurezza, lo spirito di combattente nato, e il fisico che non mostra il peso degli anni.<br><br>Direttore – iniziamo l’intervista mentre distribuisce autografi e pazientemente si sottopone ai selfie- nel suo libro “Ve lo do io il pallone” (ed. Mondadori) il primo capitolo è dedicato all’episodio dell’atterramento di Ronaldo da parte di Juliano, in quella famosa partita&nbsp; Juve-Inter divenuta ormai l’emblema, per tutti gli anti-juventini, del potere che Lei esercitava sulla classe arbitrale. Ma si parla anche, sempre nel primo capitolo del suo libro, del contratto che Lei tiene gelosamente in cassaforte, sottoscritto da Moratti e da Lei e che non fu onorato per cause a tutt’oggi sconosciute. Questi due episodi sono all’origine di calciopoli,se è mai esistita, e del rancore di Moratti verso di Lei?<br><br>"La partita in questione- ci risponde- non si sarebbe mai dovuta giocare. Questa è l’unica verità accertata perché l’Inter in realtà doveva essere retrocessa quell’anno per il tesseramento irregolare di Recoba ed il regolamento della Federazione parla chiaro:” La società che&nbsp; deposita un contratto irregolare, ovvero con dati falsi quali la nazionalità, deve essere retrocessa”. Ebbene lo sa cosa mi confidò il signor Carraro,presidente della FIGC di allora?&nbsp; “ Non me la sento di&nbsp; retrocedere l’Inter dopo tutti&nbsp; i soldi spesi da Moratti”. Le pare una giustificazione accettabile questa? <br><br>Il contratto sottoscritto da me e da Moratti è vero, ma per capire perché non fu mai onorato ho invitato il signor Moratti a uscirlo dalla sua cassaforte e renderlo pubblico, così anch’io lo tirerei fuori e allora ne vedremmo delle belle. Moratti non l’ha mai fatto!&nbsp; Perché? Ve lo dico io: perché è un coniglio, un pavido! Lo scriva pure sul suo giornale, perché io non ho paura di essere querelato,anzi li invito a querelarmi, tutti quanti! Perché non lo fanno?" <br><br>Adesso si accende il solito sigaro,con cui si fa immortalare nelle foto e così ho il tempo di respirare, riordinare le idee e fargli un’altra domanda. <br><br>Direttore, gli chiedo, quanti scudetti ha effettivamente&nbsp; vinto la Juve 32 o 33 ,secondo Lei? <br><br>Mi risponde con una vampata di fumo di sigaro in viso per dirmi:” Eh no,caro Attilio,ti sbagli perché non sono né 32,né 33, ma 34 perché tutti quanti vi siete scordati lo scudetto della Roma,che vinse con il tesseramento irregolare del giapponese Nakatà, che segnò,proprio lui,un gol alla Juve e ne propiziò un altro con un terribile assist. In realtà anche in quel caso la Roma doveva essere retrocessa per il passaporto falso di Nakatà,ma il Commissario della FIGC era Petrucci,che era anche presidente del Coni e che era stato anche dirigente della Roma fino a qualche anno prima e poi era il 2000, l’anno del Giubileo, così fecero durare il Giubileo un anno in più!" <br><br>Ha&nbsp; quel sorriso un po’ sfottente che lo ha reso famoso in mezza Italia, rendendolo però&nbsp; inviso al resto dell’Italia calcistica. Sembra proprio un “boss”, lasciateci passare il termine in senso benevolo, naturalmente, e simpatico . <br><br>Senta- lo pressiamo- come mai&nbsp; Antonio Conte, da allenatore della nazionale di calcio, in una intervista ha affermato che per lui gli scudetti vinti dalla Juve e che Lui ricorda da giocatore e da allenatore bianconero sono otto e non nove,come dichiarava quando era il mister della Juve?<br><br>“A dire il vero Antonio Conte ha cercato di difendere se stesso e non la Juve in questo caso ed ha fatto riferimento soltanto a quelli, dove era presente da atleta o da allenatore. Ma per lui, se devo dire cosa penso, è normale farsi i fatti suoi! A buon intenditor, poche parole!”. <br><br>Ritornando al libro “ Ve lo do io il pallone” , proseguo con le domande, lei ha scritto che Del Piero non è stato e non sarà mai un giocatore simbolo della Juve come invece Totti lo è stato e lo sarà per la Roma. Cosa c’è che non va in Alessandro Del Piero?&nbsp; <br><br>Mi risponde molto sinteticamente, forse non mi dice tutta la verità:<br><br>“Del Piero è troppo permaloso, volubile, instabile, introverso. Ci vuole ben altro per fare l’uomo simbolo di una squadra come la Juve. Le sue spalle sono troppo leggere per reggere il carico di una storia così importante come quella bianconera.” <br><br>Proseguiamo con la nostra intervista e gli chiediamo cosa pensa della dichiarazione dell’ex portiere dell’Inter Toldo: “Dopo Calciopoli il calcio in Italia è cambiato.”<br><br>“Ha ragione Toldo, il calcio è cambiato, perché prima vincevamo le Champions League e la Coppa del Mondo e adesso invece ci buttano fuori dopo il girone di qualificazione. “&nbsp; Adesso s’incavola e ci dice:” Toldo si dovrebbe vergognare di ciò che ha detto, perché lui sa che prima di un Juve-Inter , il presidente della FIGC Carraro,che tifava Milan perché era stato presidente della squadra rossonera, telefonò a Bergamo,designatore degli arbitri, e gli disse.” Chi arbitra domenica Juve-Inter?”&nbsp; . Bergamo gli rispose :” Rodomonti”. “ Bene. Digli di non favorire la Juve” gli aggiunse Carraro, sottintendendo di favorire l’Inter e così anche il Milan che ci superava in classifica di un paio di punti. Bergamo telefonò due ore prima della partita a Rodomonti e gli disse testualmente: “Stai attento,come sei salito puoi scendere; lo sai che è più facile scendere che salire. Arbitra bene e non favorire la Juve e ,se riveli questa telefonata, ne pagherai le conseguenze!”. Un ricatto bello e buono. Noi pareggiammo 2-2 quella partita e il Milan aumentò il distacco,mentre Toldo fece un fallo in area di rigore e non fu espulso! Capito? Si dovrebbe vergognare Toldo di aver detto quelle&nbsp; parole!”.&nbsp; <br><br>“Direttore- incalziamo- c’è qualcosa che l’ha rammaricata nei comportamenti della società bianconera nei suoi confronti al di là delle vicende di Calciopoli?”. <br><br>Ci risponde con un velo di tristezza che s’intuisce dalla smorfia del suo viso, perché porta sempre gli occhiali scuri che impediscono di scrutare nei suoi occhi:” Quando sono andato a visitare lo Juve Museum, mi è presa la tristezza perché hanno cancellato la storia fantastica della Juve degli anni dal ’96 al 2006. Anche se ci sono gli scudetti,mancano le immagini più significative e i personaggi che portarono a termine&nbsp; quelle imprese gloriose di un decennio che non si potrà più cancellare nei cuori dei tanti tifosi juventini. Non è bello,vi assicuro, e vivo con la speranza che un giorno possano rimediare a questa vergognosa dimenticanza,chiamiamola&nbsp; così!”<br><br>Un’ultima domanda, Moggi, prima che finisca il suo sigaro: “Lei si è sempre dichiarato vittima,ma di chi e di che cosa?”<br><br>Stavolta posa il sigaro e diventa serio,come finora non si era mai mostrato.<br><br>“Tutto è iniziato con la morte dell’Avv. Agnelli perché si innescò una guerra senza esclusioni di colpi fra gli eredi. Qualcuno pensò che io,Giraudo e Bettega volessimo impadronirci della Juve. Proprio noi che non abbiamo mai preso una lira più di quello che ci spettasse e abbiamo fatto incassare lauti dividendi agli azionisti. Attraverso i giornali di famiglia, La gazzetta dello Sport e La Stampa, fummo attaccati duramente . Il presidente della Juve era l’avv. Grande Stevens, legale della famiglia Agnelli, il quale si presento al processo sportivo auto –accusando la società e chiedendo di essere retrocessi in serie B! Incredibile! Stento a crederci tuttora! La società rinunziò a difendersi e si autoaccusò! Questo comportamento ha avuto ripercussioni anche nei successivi procedimenti civili,danneggiandomi grandemente. Fummo denunciati per irregolarità nei bilanci per cifre molto inferiori a quelli dei bilanci di Milan e Inter: ebbene Grande Stevens chiese il patteggiamento,riconoscendo quindi anche in questo caso la colpa. Sai come finì? Il giudice respinse la richiesta di patteggiamento per chiara insussistenza del reato contestato. Pensa il processo durò due anni, mentre quelli del Milan e dell’Inter ancora si devono concludere. Hai capito adesso come sono andate le cose veramente? Pensa che se Grande Stevens fosse rimasto,alla Juve avremmo avuto mautro direttore sportivo e Vialli allenatore. Era già stato deciso. Chissà che allegria!&nbsp; Non&nbsp; aggiungo altro se non l’invito a tutti i tifosi juventini a continuare a tifare per la maglia,per Allegri ,che è un allenatore stile Juve e non vi deluderà,anche se non è vero che l’ho suggerito io ad Andrea Agnelli, ma soprattutto tifate per Andrea Agnelli che è un grande presidente, e anche se i cordoni della borsa li tiene Elkann, lui è figlio di quell’Umberto e sarà degno del padre”. <br><br>Finisce qui la nostra chiacchierata con Luciano Moggi, che resta pur sempre nel cuore di tutti gli juventini che non hanno mai dimenticato i suoi eroi :Zidane,Ibrahimovic,Nedved,Vialli,Buffon,Del Piero, con i quali ci fece salire sul tetto del mondo. Buona fortuna Direttore! <br><br>&nbsp; <br><br>Attilio Andriolo&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br><br>&nbsp;<br><br>C1012936FL0711FL0711moggi.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-luciano-moggi-gli-scudetti-trentaquattro-del-piero-permalosodella-juventus-1012955.htmSiT1000007100451001,02,03,06,070302822S
821012954NewsCampionatiDopo Buffon anche la Seredova ha una nuova fiamma. Anche lui in bianconero20140912234822juventus,Gigi Buffon,Alena SeredovaLa nuova fiamma della showgirlDopo la storia d’amore tra <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/gianluigi-buffon-1000177.cfm">Gigi Buffon</a> e Ilaria D’Amico, finalmente anche Alena Seredova trova compagnia. La showgirl ha reso pubblica la relazione con Alessandro Nasi, cugino di Lapo Elkan quindi uno degli eredi della famiglia Agnelli. A rivelarlo&nbsp; è il settimanale “Chi” che ha pubblicato in esclusiva anche alcune immagini. Con loro sono anche i due figli che la Seredova ha avuto da Buffon.C1012936adm001adm001se.jpgSiNdopo-buffon-anche-la-redova-ha-una-nuova-fiamma-anche-lui-bianconero-1012954.htmSiT1000007100075701,02,030301177
831012908NewsEditorialeJuventus, basta un attimo e il giocattolo si rompe20140716151031Massimiliano Allegri approda in casa Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Massimiliano Allegri</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è il nuovo allenatore della Juventus, ma i tifosi bianconeri sono in apprensione perché l’84% si dimostra a sfavore e soltanto il 16% degli intervistati pensa che sia il tecnico adatto alla Vecchia Signora. Ci sono troppe cose che conducono al pensiero che per l’ex allenatore del Milan questo approdo in casa Juventus non sia dei più facili, non solo perché eguagliare ciò che ha fatto Conte è impresa, se non ardua sicuramente difficile per chiunque, ma<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>per Allegri lo sarà ancor di più. Troppe cose lo mettono in svantaggio agli occhi dei bianconeri e le recenti polemiche contro la Juve di Conte che vinse il campionato nonostante fosse in svantaggio dal Milan di ben sette punti, non è il solo neo da sottolineare. Sì, perché oltre questo episodio c’è il suo non rapporto con Andrea Pirlo che lasciò il Milan proprio per i contrasti con l’allenatore livornese. Il regista della Juventus che si trova ancora in vacanza alle isole Baleari, ha già fatto sapere alla società bianconera che vuole delle garanzie tecniche, altrimenti andrà al Galatasaray di Cesare Prandelli, che lo accoglierebbe a braccia aperte. Allegri, intanto, ha già firmato un contratto che lo lega alla Juve per due anni, con il compenso di due milioni di euro più i premi partita. E’ lo stesso stipendio che percepiva al Milan e, al cospetto di Mancini e Spalletti che erano stati nominati quali probabili sostituti di Conte, la scelta è ricaduta su Allegri proprio perché percepisce meno dei suoi colleghi. Magra consolazione questa, per una Juventus che dovrebbe avere mire alte. Adesso, anche la campagna acquisti entra in confusione. Iturbe, che sembrava già della Juve nonostante il no secco di Conte che voleva Cuadrado e Sanchez, è stato acquistato dalla Roma per 31 milioni di euro. Al momento, dunque, l’unico acquisto è Morata, un ragazzo di belle speranze che è stato riserva del Real Madrid. Resta calda la pista Romulo e spunta l’idea Astori come centrale di difesa. Insomma, nulla è per sempre, e nel calcio men che meno. Il problema è ripartire da zero con una strada in salita, vista anche la freddezza dimostrata dai tifosi juventini nell’apprendere tutta questa storia. Un fulmine a ciel sereno in quest’estate capricciosa, che sembra fare le bizze non soltanto dal punto di vista meteorologico. Il calcio italiano, dopo il fallimento del campionato mondiale in Brasile, dimostra di essere in crisi nera, sia dal punto di vista economico ma anche come idee e progettazione. C’è molta confusione in merito, e il risultato non può essere altro che quello che abbiamo visto. In campo europeo contiamo poco e in campo nazionale esportiamo i migliori giocatori per importare delle mezze figure straniere. Vedremo cosa accadrà in casa Juve che per tre anni ha rappresentato il meglio del calcio italiano. Conte lascia la Juve probabilmente anche per la dipartita di Vidal che si accaserà al Manchester United per circa quaranta milioni di euro. E forse la chiave del discorso sta proprio in questa goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mentre Agnelli e Marotta mettono in primis le plus valenze a beneficio del bilancio societario, Conte che è uomo di campo, ha sempre ragionato in maniera diversa. Pensiamo che le due mentalità che convergono per il bene della Juventus, non si siano incontrate perché se è vero che c’era l’esigenza di migliorare una Juve che ha dato tutto quanto era nelle sue possibilità, è altresì vero che l’orientamento della proprietà è quello di andare al risparmio sperando di ottenere il massimo da ciò che ha. Questo è successo nei tre anni della gestione di Antonio Conte, sarà la stessa cosa con la nuova gestione tecnica di Massimiliano Allegri? Ai posteri l’ardua sentenza! Intanto il giocattolo s’è rotto (anzi, l’hanno rotto?) e per ricostruirlo ci vorrà sicuramente del tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711allegri400.jpgSiNjuventus-basta-un-attimo-e-il-giocattolo-si-rompe-1012908.htmSi100451001,02,03030489
841012907NewsCampionatiConte non è più l`allenatore della Juventus20140716082550Allegri o Mancini, i sostituti di Conte <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Decisione shock in casa della Juventus per un consensuale “lasciarsi” tra Conte e i dirigenti bianconeri, nonostante l’accordo firmato a maggio scorso, in base al quale ci sarebbe stato un allungamento del contratto fino a giugno 2015. Ma Conte, già allora, aveva messo pubblicamente le mani avanti, dicendo di accettare di restare alla Juventus soltanto in caso di una campagna acquisti convincente per essere competitivi in Champions League. Soltanto 24 ore fa al raduno della Juve a Vinovo, nessuno si sarebbe aspettato di assistere a una decisione così repentina. Così, si è passati da sorrisi e abbracci per il piacere di ritrovarsi dopo le vacanze, alle dimissioni improvvise di Antonio Conte. C’era evidentemente un malumore che aleggiava ormai da qualche tempo, un qualcosa che pur non intaccando il rispetto tra Conte, Agnelli, Marotta, Nedved e Paratici, si dissociava in maniera netta su quelle che sono le strategie della Vecchia Signora per l’immediato futuro. Una sorta di scontro tra chi come Conte avrebbe voluto una posizione alla Ferguson nell’ambito della dirigenza della Juve e il diniego di una società, con a capo Agnelli, che invece deve far quadrare il bilancio societario pur non sconvolgendo i piani di una squadra che ha vinto per tre anni di seguito il campionato, due supercoppe ed ha raggiunto un record di punti che sarà difficilmente eguagliato e superato. Conte parla di un fine rapporto sereno, senza apparente ruggine contro la società che l’ha valorizzato e fatto crescere anche dal punto di vista umano, tuttavia, dice di avere avuto la percezione che il percorso tra lui e la Juventus si fosse ormai interrotto, quasi fosse arrivato ad un bivio in cui le strade si dividono. Conte non dice chiaramente il perché di questa decisione maturata improvvisamente, si limita soltanto a ringraziare la Juventus e tutti i tifosi che lo stimano in maniera viscerale. Tuttavia, visti gli scricchiolii di fine campionato scorso, le parole centellinate di Conte fanno trasparire un’evidente delusione nel non essere riuscito a far capire l’importanza di organizzare una campagna acquisti importante per una Juventus che ormai ha dato tutto e di più. Lui, che è sempre fautore nella ricerca di stimoli e di quella “fame” di vittorie da inculcare nel suo gruppo di giocatori, adesso sembra avere perso la diritta via. C’è poi un altro discorso alla base di queste dimissioni ed è la probabile vendita di Vidal e Pogba, due cardini del gioco di Conte. Ci sono offerte indecenti per i due campioni della Juventus e la società sta pensando seriamente di prenderle in considerazione. Ma, se così fosse, dove sta il progetto di rinforzare questa squadra per far fronte a una Champions che deve vedere i bianconeri arrivare almeno ai quarti di finale? In entrata, la Juve, sembra aver concluso l’acquisto di Iturbe, Evra, Morata, (una promessa che non dà certezza) e sta pure tentando di portare a Vinovo anche Romulo, l’esterno di difesa del Verona. Evidentemente, Conte non ha accettato questa linea programmatica di campagna acquisti che, secondo lui, indebolirebbe la sua Juventus. Adesso si parla di lui come prossimo C.T. della Nazionale Italiana. E intanto il popolo bianconero è in fermento. I tifosi sono tutti con Conte e contro la società di Corso Galileo Ferraris che, come probabile sostituto sulla panchina bianconera, vedrebbe bene Allegri o Mancini. Questa è una decisione che dovrà essere presa con la massima urgenza, anche perché la squadra è già pronta per andare in ritiro. Ma, attenzione signori Agnelli, Marotta e Paratici, perché la fretta imposta dalla situazione è davvero cattiva consigliera.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711conte-6.jpgSiNconte-non-e-pio-l`allenatore-della-juventus-1012907.htmSi100451001,02,03030400
851012899NewsCampionati86 anni ma non li dimostra. Auguri a Giampiero Boniperti20140704152226Un`importante festa di compleanno in casa Boniperti <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono personaggi, ma soprattutto uomini, che per caratteristiche professionali e umane si identificano come esempio da seguire, al di là della loro tendenza politica, sportiva, culturale e religiosa. Giampiero Boniperti uomo di sport è tra i personaggi più illustri che hanno fatto la storia della Juventus, tuttavia, il suo stile e il suo innegabile rispetto verso gli altri colori sportivi da lui non condivisi, fanno di lui un personaggio senza tempo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La Juve? E’ il sogno della mia vita. La sognavo davvero, perché volevo giocare almeno una partita con quella maglia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bianconera e poi, sono sicuro, sarei stato felice per tutta la vita”</b> E invece ne ha giocate ben 443, con quella maglia, conquistando cinque scudetti da calciatore e nove da presidente della Vecchia Signora d’Italia. Una vita in bianconero, dove gli unici colori che si abbinano perfettamente alla tastiera di un pianoforte, non hanno certamente l’esigenza di essere sostituiti da colori più sgargianti. Tanti sono i ricordi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Boniperti</b>, tanti i suoi trascorsi che sanno di un unico grande amore chiamato Juventus. Il suo fraterno rapporto con l’Avvocato Agnelli, è stato essenziale per costruire accanto a lui un periodo storico fatto di grandi traguardi e forse di irripetibile senso di coesione e valori senza fine. Era il tempo in cui il calcio era principalmente passione, seria attività professionale, senso d’appartenenza e rispetto di contratti firmati talora anche sulla parola e una stretta di mano. Era duttile e intelligente in campo, Giampiero Boniperti, perspicace e grande conoscitore di talenti calcistici, fin da quando è stato presidente della Juve. Da calciatore è stato un incrocio tra Del Piero e Pogba, un misto di fantasia e potenza fisica che ben si abbinava a quella Juventus composta da grandi campioni, tra cui Sivori e Charles. Quella era una squadra capace di proliferare scudetti a volontà. Oggi che ha inserito 86 candeline sulla sua torta a forma di pallone bianconero, è giusto che tutto il mondo sportivo italiano si complimenti con lui, per quello che ha fatto, per quello che è stato e per ciò che è. Un elegante uomo d’altri tempi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiN86-anni-ma-non-li-dimostra-auguri-a-giampiero-boniperti-1012899.htmSi100451001,02,03030347
861012870NewsCalciomercatoConte, Conte, e ancora Conte20140529143414Antonio Conte, è sempre al centro dell`attenzione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sembra incredibile come in casa Juventus la forza mediatica sia sempre focalizzata su Antonio Conte e sul suo verbo che maggiormente lo attizza: VINCERE. Essere vincenti e non conoscere altro che arrivare prima degli altri non a parole ma con i fatti. Un verbo dal quale Conte non sa prescindere e quando gli capita di perdere, trova difficoltà a relazionarsi con gli altri. Deve sbollire la delusione da solo, così come spesso succede a chi vive in maniera maniacale una propria convinzione, un qualcosa che si deve rispecchiare anche sul suo gruppo di giocatori. Certo, anche lui sa quanto sia difficile vincere e ripetersi, tuttavia ritiene che è giusto destarsi dal sogno per stare con i piedi per terra. E stare coi piedi per terra significa anche guardare la realtà di questa Juventus, che ha già dato in campo nazionale e che per essere competitiva in campo internazionale deve assolutamente comprare sei/sette giocatori in grado di fare la differenza. Ma Elkann dall’alto del suo pensiero economico, fa riferimento all’Atletico Madrid come squadra da imitare per essere arrivata quasi a vincere la Champions, nonostante le ridotte risorse economiche e con un parco giocatori non certo di eccelso valore tecnico. Ma Conte non ci sta e risponde da par suo, così come il suo carattere talora impulsivo ci ha abituato. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve, guardiamo la realtà”</b> dice il tecnico del Salento, un po’ come dire che questa Juve non può perdersi dietro pensieri filosofici e similitudini che non hanno alcuna certezza. E poi, anche la sua Juve fin dal primo anno ha vinto senza avere grandi campioni e senza avere speso chissà quanti soldi. Adesso la Vecchia Signora è cresciuta, ed è giusto organizzarla in una maniera tale da ambire a grandi traguardi europei. Sono i giocatori di qualità che garantiscono i successi. Per quanto riguarda invece la componente riguardante la leadership di gruppo e suoi derivati, Conte è garante del suo operato, delle sue affidabili qualità che ormai non deve più dimostrare a nessuno. Parole chiare, idee che non lasciano adito a nessun fraintendimento di sorta. D’altra parte i suoi risultati in casa Juventus parlano chiaro. Tre scudetti vinti di seguito e numerosi record che difficilmente potranno essere superati, non ultimo quello dei 102 punti conquistati nel campionato appena concluso. Non c’è che dire, tutto si può dire di Conte; un antipatico dalle idee chiare, vincenti. Eppure lui dice di essere una persona molto tranquilla nel privato, che si dedica alla sua famiglia e alla sua bimba. Un buon padre che sul lavoro diventa esigente con se stesso e che gli permette di chiedere tanto anche ai suoi calciatori e ai tifosi della Juve. Due persone distinte; il Conte privato e il Conte professionista, due immagini allo specchio che si fondono perfettamente e che dimostrano grandi valori, serietà lavorative e maniacali nel mettersi continuamente alla prova anche quando deve ricominciare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Chi vince fa la storia, gli altri al massimo la possono leggere”</b> questo è lo slogan che gli piace molto, che gli frulla sempre in testa come chiodo fisso. Conte e la sua Juventus, la storia la vogliono continuare a fare permettendo agli altri di leggerla. Per far questo, adesso è opportuno voltare pagina, guardare avanti, mettere mani al portafoglio e costruire il futuro attraverso gli acquisti che lui, assieme al presidente Andrea Agnelli e Beppe Marotta concorderanno per la nuova Juventus il cui unico imperativo continuerà ancora ad essere: VINCERE!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711conte-6.jpgSiNconte-conte-e-ancora-conte-1012870.htmSi100451001,02,03030717
871012867NewsCalciomercatoSette giocatori rafforzeranno la nuova Juventus20140524190254Alla Juve, non si muove foglia che Conte non voglia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In casa Juventus è in predicato una mini rivoluzione nell’ambito della squadra. Dopo il tira e molla tra Conte, Agnelli e Marotta, c’è stato un accordo sulla rivoluzione di mercato che dovrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane, per poi concludersi alla fine dei Campionati Mondiali in Brasile. Già alla fine d’aprile, l’allenatore bianconero aveva espresso alla società i suoi chiari intendimenti in una rivoluzione massiccia, pianificando l’entrata di una dozzina di nuovi giocatori e l’uscita di altrettanti elementi che sembrerebbero usurati da tre anni di traguardi raggiunti ad alti livelli. Ma, tra il dire e il fare, c’è sempre di mezzo il mare. La società bianconera, infatti, viste le difficoltà oggettive di natura economica, ha instaurato con Conte una specie di faccia a faccia per nulla morbido. Una sorta di sorda diatriba interna che si è sviluppata tra Marotta e Conte, e cioè tra chi deve far quadrare i conti e chi invece pretende una Juve competitiva ad alto livello in campo internazionale. Ad oggi, sembra che la società si sia convinta nell’acquistare almeno 7 nuovi elementi che daranno modo alla rosa bianconera di dare nuova linfa. E, con questa decisione, si è di conseguenza sbloccato anche l’accordo di Conte di restare ancora alla Juve per un anno. A parte Vucinic e Quagliarella che sono dati per sicuri partenti, bisognerà stabilire quali altri li seguiranno per far posto ai nuovi arrivi. Ogbonna potrebbe essere un altro partente, visto che l’ex giocatore del Toro non sembra essersi inserito appieno nella squadra di Conte. E poi, bisognerà stabilire se riscattare Osvaldo oppure no, visto che in entrata sembra quasi sicuro l’arrivo di Drogba. Conte ha le idee chiare fin dall’inizio e, il compromesso raggiunto con la Juve, lascia intendere che sarà accontentato nei limiti del possibile sui nomi da fatti da lui. La società in un primo tempo si era orientata ad acquistare Evra, quale rinforzo sulla fascia esterna difensiva di sinistra e Nani (addirittura già prenotato) nonostante la stagione piena di infortuni accusata dal portoghese. Ma Conte si è opposto e non se n’è fatto nulla. Al momento non è dato sapere sulle effettive altre trattative della Juve che, in accordo con il suo allenatore, dovrebbe imbastire una Juve ancora vincente o, perlomeno competitiva in Champions, un chiodo fisso che ronza non solo nel cervello di Conte. Vedremo cosa accadrà. Gli alti vertici della Juve sono già a lavoro in maniera assolutamente riservata. Ma una cosa è certa, in questa Juve non si muove foglia che Conte non voglia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711conte-6.jpgSiNsette-giocatori-rafforzeranno-la-nuova-juventus-1012867.htmSi100451001,02,03030850
881012861NewsEditorialeIl Conte pensiero20140521161857Allenatore - psicologo, Antonio Conte è stato insignito del premio Manlio Scopigno, quale miglior coach del campionato 2013`14<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio Conte sarà ancora l’allenatore della Juventus nel prossimo campionato 2014’15. Dopo tanti tira e molla è arrivato l’accordo con il presidente Andrea Agnelli. Un accordo che ufficialmente sembra davvero scarno, almeno in alcune motivazioni che lasciano adito a dubbi su cosa effettivamente si sono detti a quattrocchi, presidente e allenatore. Ma, conoscendo il Conte pensiero, possiamo dedurre che il coach bianconero sia stato in qualche modo accontentato sulla sua posizione di tecnico-manager nell’essere incluso come parte determinante nell’ambito delle strategie bianconere e della campagna acquisti, in funzione degli obiettivi da raggiungere in campo internazionale. Conte, che è stato insignito del premio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manlio Scopigno</b>, quale miglior allenatore del campionato 2013’14, è stato ospite alla Fiat di Melfi in veste di prof che insegna a fare gruppo. Una platea di operai e dirigenti che hanno ascoltato l’esperienza personale di Conte in termini di leadership e gestione di gruppo. Un incontro davvero interessante da parte di un allenatore – relatore, capace di arrecare cultura calcistica che s’incarna attraverso le motivazioni, gli stimoli, le menti da seguire attentamente come fulcro determinante di ogni cosa. Un giro d’Italia a tappe, quello che ha appena iniziato Conte, una sorta di invito in tavole rotonde dove si parla della gestione di gruppo, di una crescita esponenziale data da atleti, ma soprattutto da uomini in grado di rispettare le regole del gioco. Una forma maniacale nell’inculcare ai propri atleti la propria convinzione che la vittoria, l’arrivare primi, è l’unica cosa che conta, l’unica cosa che ti fa scrivere la storia. Non c’è che dire, Conte è proprio un professionista maniacale in cui lo stress s’incunea attraverso l’io personale che dà origine al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non mollare mai”</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Restare sempre sulla corda”</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Crederci sempre, per</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">arrivare prima degli altri”.</b> Un rafforzamento della propria autostima che si riflette sempre su chi gli sta vicino. Non sono frasi fatte, ma è un lavoro interiore, un percorso psicologico che Conte fa sempre su di sé come fatto caratteriale, come convinzione naturale che quella è la strada giusta da seguire per arrivare primi. Ma il bello è che lui, con questo suo modo di fare, è in grado di sensibilizzare il gruppo sul quale lavora e convincerlo&nbsp;dell’importanza mentale, prima ancora che fisica e tecnica. Uno psicologo che tanto pretende da se stesso e dagli altri. Un allenatore che non s’accontenta mai perché dopo aver vinto una partita non si ferma sugli allori e va avanti come se nulla fosse accaduto. Vincere aiuta a vincere. Questo è il frutto dei tanti record raggiunti dalla sua Juventus, dei 102 punti conquistati, del terzo scudetto consecutivo, delle 33 vittorie su 38 partite giocate e di mille altre cose conquistate. Un lavoro difficile, quasi sempre pesante per i suoi calciatori che sono sempre invitati all’impegno, al lavoro, alla professionalità, come forma comportamentale e di pensiero da seguire attentamente. E il gruppo lo segue sempre senza il senso dell’imposizione mentale, senza la fatica costrittiva, ma nella consapevolezza che quella è la strada giusta da seguire. I risultati? Sono sotto gli occhi di tutti, perché Conte per questa Juventus, per il suo gruppo di calciatori è l’esempio da seguire, la garanzia di affidamento, un allenatore moderno che fa del suo essere perfezionista l’esempio da seguire.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Melfifl0711fl0711c-33509839.jpgSiNil-conte-pensiero-1012861.htm100451001,02,030301574S
891012856NewsCampionatiLa Città della Mole è pronta per la festa bianconera20140517100448A Torino, fervono i preparativi per la festa del terzo scudetto consecutivo della Juventus di Antonio Conte <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Torino bianconera prepara la festa del terzo scudetto consecutivo dell’era Conte. Nelle strade, nei negozi, nei bar, nei locali pubblici, si avverte la smania di un giorno di festa che sta per arrivare. Persino il lento fluire del Po, passando tra la zona di Moncalieri e i Murazzi, sembra avere un’armonia diversa, insolita. C’è l’orgoglio dell’antica capitale d’Italia con i suoi musei, con la Mole Antonelliana che in questi giorni di cielo terso, sgombro completamente da nuvole minacciose che lasciano il posto all’immenso chiarore del sole, sembra ancor più bella del solito. E’ qualcosa che sfugge alla prassi della semplice<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>conquista di uno scudetto, è qualcosa di diverso al quale gli juventini non si abituano mai. Dopo l’ultima partita di campionato che la Juve disputerà allo Juventus Stadium contro il Cagliari, sono previsti i festeggiamenti di rito all’interno dello stadio e poi tra le vie cittadine di Torino, con l’ausilio di quel pullman decappottato che accompagnerà la squadra al completo. Eppure, nonostante che per i bianconeri si tratti della terza festa dello scudetto consecutivo, sembra sempre come fosse la prima volta. Le bandiere al vento, i suoni, i frastuoni per le vie del centro della città sabauda solitamente silenziosa, discreta ed elegante, si adatta al momento di euforia irrefrenabile imposto da un&nbsp;qualcosa che non può certamente essere silenziosamente assordante. Buffon, capitano della squadra bianconera, alzerà al cielo il 32esimo scudetto vinto sul campo e il 30esimo ufficiale del dopo calciopoli. E non importa se non si sa ancora se Conte resterà alla Juve, se il presidente Andrea Agnelli ha dichiarato a chiari lettere che alla Juve nessuno è indispensabile, neanche lui. Ciò che importa al popolo bianconero che convergerà a Torino da ogni parte d’Italia è la festa, è la voglia di far passare i messaggi di un orgoglio capace di una fede calcistica che si materializza nei tanti record che stanno scrivendo una storia indelebile da tramandare alle generazioni che verranno. Per questo la Torino bianconera è in ansia, scalpita nell’attesa di un pomeriggio domenicale che gli appartiene e che va oltre ogni polemica e invidia di chi assiste con il pensiero che in fondo questo pomeriggio di festa non lo vive più da molti anni. Ma Torino, quella città antica e nobile che non ama il chiasso e il frastuono delle esteriorità, adesso si sta&nbsp;abituando a un appuntamento annuale capace di destarla persino dal suo antico essere. Da Corso Vittorio Emanuele, proseguendo per Via Roma, Piazza San Carlo, Piazza Castello, Via Cernaia, Via Po, Piazza Vittorio Veneto che si affaccia nel magico polmone verde della collina torinese, domenica pomeriggio si vestirà di bianconero con l’orgoglio di una festa che gli appartiene, a prescindere da ogni altra cosa. Fervono dunque i preparativi di questa vigilia ammantata di ansia, ma anche di tanta riconoscenza verso una squadra che nonostante certe piccole delusioni europee, inorgoglisce i suoi sostenitori per mille altri motivi. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711juventus.jpgSiNla-citta-della-mole-e-pronta-per-la-festa-bianconera-1012856.htmSi100451001,02,03030378
901012839NewsEditorialeQuello che avrebbe potuto essere e non è stato20140502162332L`analisi approfondita di Juventus Benfica<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’incontro di semifinale europea Juventus – Benfica che ha sancito il passaggio in finale della squadra portoghese, ci lascia alcuni spunti di riflessione che vanno oltre la sterile cronaca di una partita che ha deluso non solo sotto il profilo del risultato ma anche del gioco. Se ci soffermassimo semplicisticamente e in maniera minimalista sulla cocente delusione di una squadra italiana, la Juventus, che pur sapendo che la finale di Europa League si svolgerà proprio nel cuore di casa propria, saremmo tentati di versare fiumi di retorica nel dire che la colpa dell’insuccesso sia da addebitare all’arbitro, agli avversari che hanno perso tempo per lunghi tratti della gara o, ancora peggio, che<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>per la Vecchia Signora sia stregata ogni partecipazione al calcio europeo. A noi, invece, piace fare un’analisi meno emotiva, meno valutabile in maniera superficiale ma più efficace nell’approfondimento di cause che vanno ricercate nel concetto più generale di una crisi profonda che investe ormai da anni il calcio italiano a livello di club. Possiamo certamente disquisire sulle cause di uno zero a zero che la Juventus non ha saputo sbloccare al cospetto di un Benfica che, difendendo coi denti il 2 a 1 dell’andata, ha conquistato il diritto di partecipare alla finale di Europa League per il secondo anno consecutivo. Ma, come dicevamo pocanzi, la causa della mancata vittoria anche se risicata della Juventus, che le desse modo di partecipare alla finale che si svolgerà nel meraviglioso scenario dello Juventus Stadium, ha radici più profonde che si diramano nella flebile rappresentanza europea del nostro calcio. La Juventus era rimasta l’unica squadra italiana capace di rappresentarci in Europa. La sua estromissione dalla finale europea ha fatto sì che nel Ranking UEFA, l’Italia si sia posizionata al quinto posto della speciale classifica europea dei football club, essendo stata surclassata proprio dal Portogallo che precedevamo prima dell’incontro di semifinale. Davanti a noi ci sono, Spagna, Inghilterra, Germania e Portogallo, mentre noi precediamo di poco la Francia che ci soffia sul collo. Attenti però, perché lo scenario del football europeo sta vedendo la veloce avanzata anche del calcio russo che, fino a pochi anni fa appariva quasi ai margini dell’importanza pallonara a livello di club europei. Dati di fatto che ci fanno riflettere su una situazione d’importanza europea che dal 1984 a oggi ci ha visto declassati in maniera esponenziale. Le cause? Sono tante! Non ultima la situazione economica del nostro Paese che non ha visto sostanzialmente l’ingresso in campo calcistico di emiri arabi o magnati russi. Da molti anni è finito il tempo dell’opulenza economica data dalla Casata Agnelli, dall’imprenditore Berlusconi o dal petroliere Moratti che hanno rappresentato il calcio italiano a grandi livelli europei. Oggi le cose sono cambiate e l’involuzione economica di casa nostra è coincisa con la crescita culturale ed economica degli altri Paese europei. Dopo la cocente eliminazione della Juve in Europa League e dopo quanto sin qui detto sulla nostra posizione nel Ranking del Football Europeo, possiamo dire con tutta franchezza: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“C’era una volta il campionato più bello del mondo”.</b> Quindi, per quanto riguarda l’ultima malinconica uscita della Juventus dall’Europa calcistica, ci sembrerebbe un dettaglio finalizzarla ad alibi apparentemente penalizzabili quali, l’inefficienza dell’arbitro, la maggior esperienza europea del Benfica, piuttosto che la stanchezza della Juve, reduce com’è da un campionato lungo, stressante e faticoso. Certo, forse nel computo totale delle due sfide di semifinale tra le due squadre, chi avrebbe meritato di passare il turno sarebbe stata proprio la squadra di Antonio Conte. Ma c’è un piccolo particolare da non sottovalutare, e cioè che nel mondo del calcio la meritocrazia sta a zero e vince soltanto chi fa gol, mentre le valutazioni di giurie che stanno dietro un tavolo non hanno alcuna voce in capitolo. E poi gli inconfutabili risultati negativi delle nostre rappresentanti nel football europeo, sono dati dai numeri che ci collocano malinconicamente al quinto posto. Questa è l’analisi che più conta. E, mentre la Juve stravince in campo nazionale come emblema della migliore espressione del calcio italiano, all’estero non è così.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711marotta.jpgSiNquello-che-avrebbe-potuto-essere-e-non-e-stato-1012839.htmSi100451001,02,03030333
911012823NewsCampionatiUn giorno a Villar Perosa nel ricordo dell` «Avvocato»20140421111940«Aprite quella cappella e consentite l`omaggio alla tomba di Gianni Agnelli«&nbsp; <br><strong> </strong><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Villar Perosa<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>per i tifosi bianconeri, ma<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>non solo, rappresenta la località<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>collinare,dove la<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Signora del calcio italiano svolgeva ogni estate negli anni ’80 <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il ritiro pre-campionato. Questa cittadina della Val Chisone situata a poco più di <st1:metricconverter w:st="on" productid="400 m">400 m</st1:metricconverter>. sul mare, ideale quindi per favorire l’ossigenazione e lo smaltimento delle tossine <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>muscolari,che si accumulavano durante la dura <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>preparazione pre-campionato, è famosa anche per aver dato <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>i natali <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>a quasi tutti membri della famiglia<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Agnelli,compreso quindi l’Avvocato,indimenticato e insuperabile presidente del club bianconero,che qui si trova seppellito nella cappella di famiglia ,che domina dall’alto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il piccolo cimitero di Villar Perosa.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Così una fredda mattina di Aprile siamo saliti fin quassù,io e l’amico fraterno Salvino,giornalista,che divide il cuore fra la passione granata e l’amore per la sua Milazzo ,entrambi animati da un sentimento romantico di <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>amarcord sui luoghi ,che furono calpestati dai tacchetti degli <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>eroi bianconeri di quegli anni,ma con la voglia inconfessata di portare anche<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>un semplice saluto e forse,chissà,recitare una preghiera, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>davanti all’ultima dimora<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>del<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>presidentissimo .</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Sorpresa e delusione si stampano però <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ben presto sui nostri volti, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>allorchè ci accorgiamo che la cappella,dove giacciono gli Agnelli è chiusa,ma che non lo è solo per quella giornata magari sfortunata per noi,ma lo è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>per tutto l’anno,tranne,come ci informa l’unica visitatrice presente quella mattina al Cimitero,nel giorno della commemorazione dei Defunti,in cui viene aperta a quanti, tifosi bianconeri o meno, volessero visitarla.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">La delusione si tramuta ben presto in rabbia, quando avvicinandoci con la speranza di sbirciare all’interno <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>della cappella,ci rendiamo conto che pesanti lastre marmoree coprono alla nostra vista le tombe del mausoleo. “Sono messe lì perché gli uccelli,penetrando attraverso i buchi delle inferriate dei cancelli,portavano danno alle tombe”, così ci dice <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>la nostra amica, forse per addolcire un po’ la nostra amarezza.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E’ così che, quasi naturalmente, inizia una sorta di intervista,si proprio un’ intervista, nel silenzio delle <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>tombe di quel piccolo cimitero, fra una donna anziana,che viene tutte le mattine in quel luogo triste, ma ben curato,dove riposa il marito<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>due siciliani,intirizziti dal freddo pungente che solo<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>un giorno di primavera nella Val Chisone può regalarti,ma anche piacevolmente<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>sorpresi da quell’incontro inatteso con una donna ,di nome Amalia,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>abbarbicata ai suoi ricordi,alle sue radici:Villar Perosa, un tempo animatissimo e ricco paese di brava e bella gente, perché gli Agnelli sono stati la fortuna e la maledizione<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di questa vallata,caduta in disgrazia come la Fiat.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Guardate giù, vedete? il mio paese <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è deserto,non c’è più nulla,tutti hanno chiuso ; i ragazzi scappano con la speranza di trovare un lavoro altrove. Anch’io ho una figlia che&nbsp;studia&nbsp;a&nbsp; Londra. Mentre parla i suoi occhi si riempiono di lacrime e il suo petto di sussulti.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“ Quando veniva la Juve,sapeste che festa però ragazzi! Ricordo bene Trapattoni,si proprio lui,il mister:ha avuto tanto dalla Juve e dall’Avvocato… e adesso? chi l’ha visto? Non è più venuto neanche a portargli un fiore al nostro Avvocato!<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>E così tanti altri come lui!Che pena!”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>E’ un fiume in piena la povera Amalia adesso che ha preso confidenza con i suoi interlocutori. “Tutto il paese si è arricchito con gli Agnelli e anch’io ho lavorato tanto,anche troppo mi diceva mio padre,ma mi son fatta una bella casa con i<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>risparmi messi da parte. Scusate per le lacrime,ma non le riesco proprio a trattenere! E’ anche la rabbia di assistere a tanta ingratitudine. La cappella? Dovrebbero curarla i giardinieri,che si occupano della Villa degli Agnelli, giù in paese,,ma non vengono quasi mai; e dire che dovrebbero farlo <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>gratis, dopo tutto quello che gli Agnelli hanno portato <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>alle nostre famiglie.” </font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Fa più freddo da quando siamo arrivati o forse è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>lo sfogo di Amalia a raggelarci dentro.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">L’intervista può bastare ,ce lo leggiamo negli occhi io e Salvino, non vogliamo affondare il coltello sulla ferita aperta e Amalia ci appare veramente prostrata. Le foto di rito alla nostra intervistata sulla scalinata della Cappella e ,prima di andare via, chiediamo ad Amalia se possiamo pubblicare il suo sfogo.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">“Ma si….tutti devono sapere che non è consentito <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>portare neanche un fiore sulla tomba dell’Avv. Agnelli”.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Parole sante! Del resto c’è chi si spinge<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>facendo migliaia di chilometri fin quassù per testimoniare il proprio affetto, immutato negli anni, davanti alla tomba di un uomo,che ormai è entrato a far <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>parte della storia del nostro Paese.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E anche se la vita di un individuo finisce in cenere con la morte, i valori,gli ideali,le illusioni,che quell’uomo ci ha regalato vanno ben oltre la sua morte;esse rimangono nella memoria dei vivi consentendo così di lasciare quell’ “eredità d’affetti”,di Foscoliana memoria,che è garanzia per una sopravvivenza ideale dopo la morte. </font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">“Aprite quella cappella e consentite l’omaggio alla tomba di Gianni Agnelli!” : è un invito ai suoi eredi,che ci sentiamo di avanzare assieme ad Amalia,che, chi si troverà a passare da queste parti,riconoscerà facilmente perchè ogni mattina non si stanca mai di pregare sulla tomba del marito, con quegli occhi lucidi,che non smettono mai di volgersi<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>verso la cappella degli Agnelli e sulla sua Villar Perosa.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E’ così che chi muore,può essere ricordato dai vivi, attraverso la sua sepoltura e dinanzi ad essa quei ricordi, rimpianti, insegnamenti,che ci ha lasciato in eredità, daranno un<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>senso e non renderanno vana la sua esistenza.</font><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Attilio<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Andriolo</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Villar Perosa (To)fl0711fl0711orologio-007.jpgSiNun-giorno-a-villar-perosa-nel-ricordo-dell`-«avvocato»-1012823.htmSi100451001,02,030301032
921012812NewsEditorialeNel bene e nel male, l`esempio arriva sempre dall`alto20140405141144Napoli e Juve, tra polemiche che non fanno il bene del calcio <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La recente querelle tra la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Laurentiis, la Juventus e Beppe Marotta</b>, scoppiata dopo la partita persa dalla Juventus a Napoli, ci fa pensare come questo mondo del pallone sia così legato a interessi di parte tali da dimenticare il senso etico e oggettivo dell’opinione. Come tutti sanno, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’a.d. della Juventus</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> ha dichiarato in diretta TV queste frasi: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ci ha dato fastidio l’eccessiva euforia dimostrata dal Napoli: sembra fosse l’euforia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tipica di una squadra di Provincia”.</b> Veemente la reazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luigi De Laurentiis, </b>figlio del presidente Aurelio, che ribatte: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Marotta, grande ignorante! Confonde il cuore di una</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">città unica come Napoli per un’euforia da Provincia”.</b> Parole e polemiche che non fanno bene al calcio e al suo ambiente. Noi ci schieriamo da sempre con l’onestà intellettuale, e cioè nel riconoscere la sconfitta come momento per dimostrare la propria superiorità nell’oggettiva analisi in cui si afferma che l’avversario ha vinto perché in quella determinata partita è stato superiore: punto! Pensiamo dunque che, nello specifico, la Juventus avrebbe dovuto dare atto alla sconfitta a prescindere dall’euforica reazione di una Napoli che, dopo aver battuto meritatamente la prima della classe, ha festeggiato come un evento da scrivere negli annali del calcio partenopeo. Ci sembra assolutamente legittimo l’orgoglio dei napoletani e non è certo offensivo esultare di soddisfazione dopo una partita vinta con pieno merito proprio contro la grande Juve dal gioco spumeggiante. Napoli è così, la sua gente ha grande cuore. E’ forse eccessiva nell’esultare perché è tutta passione, ed è anche la rivincita da tante cose legate a problemi che talora vanno oltre un pallone che rotola in mezzo al campo di calcio. La Juventus, invece, forte del suo primato in classifica, della sua superiorità tecnica e organizzativa che dà il senso ai tanti record conquistati coi fatti e non a parole, avrebbe dovuto dimostrare quello stile voluto dalla casa Agnelli, che da sempre si riflette nella sua lunga e leggendaria storia. E’ stato davvero peccato, cadere nel tranello della polemica squallida da cortile, non è da Juventus. La Vecchia Signora non può ribattere alle provocazioni innescate dai rivali di turno, fa parte del gioco e della storia del pallone a livello mondiale. Ma i fatti sono quelli che contano, a discapito della futilità delle parole che non dovrebbero mai<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>arrivare all’offesa. La Juve che si accinge a conquistare il suo terzo scudetto di fila dell’era Conte, deve sapere (ma lo sa già), che contro di lei ogni avversario gioca la partita della vita. Vincere contro la Juve è adrenalina allo stato puro, è caricarsi di quell’autostima che nessuna altra squadra in Italia ha il potere di dare a chi la batte sul campo. Questo, dovrebbe essere motivo di vanto per la Vecchia Signora del Calcio Italiano e per tutti i suoi innumerevoli tifosi sparsi in tutto il mondo. Sia chiaro, comunque, che non intendiamo stigmatizzare quello che noi reputiamo uno scivolone sulla buccia di banana, tuttavia, ci piace ricordare che la parola “rispetto”, debba essere significativa di un comportamento esemplare che società e dirigenti del calcio italiano devono dare, per essere in qualche modo emulati nel bene anche dai loro tifosi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711marotta.jpgSiNnel-bene-e-nel-male-l`esempio-arriva-sempre-dall`alto-1012812.htmSi100451001,02,03030635
931012623NewsCampionatiIl 2014 all`insegna della speranza del calcio italiano, tutti i primi movimenti di mercato20140102192516calcioProcede Finiti i bagordi di fine anno e riposto l’albero di Natale con le luci, i festoni e le palline multicolori, lo sport e il calcio in particolare torna ad essere l’attrazione di sempre. Mentre si sta con il fiato sospeso per la vita di Schumacher, impattato in una fatale disgrazia mentre tentava di aiutare una ragazza finita fuori pista sulle nevi di Meribel, il pallone italiano riprende a battere i suoi palpiti con i primi allenamenti in preparazione alle sfide di campionato del 5 e 6 gennaio 2014 (la più importante è Juventus – Roma nella sera del 5 gennaio allo Juventus Stadium) e l’inizio del mercato invernale, già pronto a fare sognare (si fa per dire, visto che il vero e talora rivoluzionario calciomercato è quello estivo) presidenti, allenatori, addetti ai lavori e tifosi. La Juventus comincia col mettere sul mercato De Ceglie e forse Vucinic e Quagliarella, pensando al colpo d’estate che dovrebbe essere l’attaccante croato Mandzukic. Intanto si sta delineando il rinnovo del contatto a mister Antonio Conte che vorrebbe maggiori poteri sulle decisioni del mercato juventino, assumendo la figura moderna di coach - manager alla Fergusson. Pensiamo che il presidente Andrea Agnelli abbia tutto l’interesse di trattenere il suo allenatore preferito, ma qualora Conte dovesse accasarsi all’Arsenal per una nuova avventura all’estero, si pensa che il suo naturale sostituto potrebbe essere Cesare Prandelli. Intanto squillano trombe pericolose dal PSG che a giugno vorrebbe a tutti i costi Paul Pogba. E qui la Juve deve davvero fare sforzi economici notevoli se vuole trattenere il giovane talento francese. Carlitos Tevez, intanto, è ritornato se pur in ritardo dall’Argentina per un motivo famigliare; sua moglie, infatti, che è al settimo mese di gravidanza è stata ricoverata in ospedale per alcune complicazioni. In questi casi di ritardo, la Juve capisce e non punisce: ci mancherebbe altro. Il Napoli è vicino all’acquisto del centrale de Camerun N’Koulou dal Marsiglia ed è a un passo da Antonelli per il quale De Laurentiis sborserà 4 milioni di euro per la comproprietà col Genoa. Resta in piedi la pista Gonalons del Lione per il quale è pronto un assegno da 11 milioni di euro da versare nelle casse del club francese. Ma ciò che da pensiero al club partenopeo è l’interesse sempre vivo del Barcellona per Reina, perdere il giocatore sarebbe grave per la squadra di Benitez. Matassa ingarbugliata invece in casa Lazio, dove l’allenatore Petkovic dice di non essere stato ufficialmente esonerato dal presidente Lotito che ha a sua volta richiamato Reja sulla panchina biancoceleste. Petkovic che ha accettato di guidare la nazionale Svizzera dal prossimo luglio, ha dato corso a una vertenza legale nei confronti di Lotito. Vedremo cosa accadrà.<BR>&nbsp;In casa della Roma, invece, si sta cercando di addivenire a un accordo per il rinnovo del contratto di Pjanic che ha parecchie richieste di mercato soprattutto all’estero. Per la Roma blindare il bosniaco è una delle priorità assolute, anche se la richiesta di 3 milioni di euro di ingaggio base più premi con scadenza naturale del contratto fino al 2019, rappresenta di certo un impegno gravoso per le casse della società giallorossa. Intanto è stato ingaggiato il baby Radonjic del Partizan, diciassettenne attaccante di cui si dice un gran bene. Alla Roma piace anche Parolo del Parma, ma qui bisogna fare i conti con il Milan che sembra richiederlo con insistenza. Per quanto riguarda il fronte cessioni, la Roma sembra ormai convinta di liberarsi di Marquinho, per il quale c’è un’offerta del Genoa, mentre per Borriello sembra esserci l’interessamento della Sampdoria. <BR>Sul fronte granata del Toro si respira aria nuova. Il settimo posto in classifica, il gioco finalmente ritrovato della squadra di Ventura e il nuovo interesse che sta lievitando attorno all’ambiente granata, lascia presagire la tendenza ad un’impostazione societaria finalmente più convinta nel procedere al definitivo salto di qualità del Torino. Molti sogni sembrano avverarsi, non ultimo l’inizio dei lavori per la rinascita dello stadio Filadelfia e della casa granata. Il presidente Cairo, adesso, deve necessariamente mettere mano al portafoglio costruendo una squadra competitiva anche a livello europeo. Molti sono i nomi che dei giocatori che interessano il Torino della rinascita, dal centrocampista Lodi del Genoa a Saponara del Milan, a Kuzmanovic dell’Inter che potrebbe entrare in ballo qualora il Torino cedesse D’Ambrosio ai nerazzurri. Poi, certi rumors danno per avviate le trattative del mercato estivo per avere Alessandro Diamanti dal Bologna. Ma c’è un’altra notizia “maligna” che gira nell’ambiente granata, e cioè l’interesse da parte della Juve per Cerci. Sarebbe davvero uno smacco se Cairo acconsentisse al trasferimento dell’attaccante granata proprio adesso che il giocatore è entrato a far parte dell’ambiente in maniera totale. Vedremo cosa accadrà, di certo il presidente Cairo è chiamato, questa volta più che mai, a un ruolo determinante per il futuro del Torino. <BR>Sfuma intanto il passaggio di Antonio Cassano dal Parma alla Sampdoria. Il giocatore di Bari vecchia ha precisato in conferenza stampa di non avere avuto mai alcun contatto con il presidente Garrone e di trovarsi perfettamente a suo agio nel Parma con mister Donadoni. In campo meneghino l’Inter sembra sempre più intenzionata a cedere Guarin al Chelsea per incrementare le proprie casse, in attesa di acquistare Lavezzi che resta il pupillo di Mazzarri. Continua anche l’interesse per Lamela il cui costo sarebbe ammortizzato dalla cessione di Guarin. Intanto il Galatasaray sembra interessato a Pereira. In tal caso, Ansaldi o Criscito sarebbero in predicato per sostituirlo. Sul fronte rossonero, invece, Nainggolan è in pole – position ed è possibile la comproprietà sulla base di 7 milioni di euro più la metà del cartellino di Cristante. Intanto sul fronte societario, Braida ha lasciato il suo incarico dopo tanti anni di onorato lavoro. Procede dunque l’opera di rinnovamento della società di Silvio Berlusconi che dopo l’incarico alla figlia Barbara di presiedere la parte commerciale della società e a Galliani (fino a quando?) di seguire la parte tecnica, si delinea una sempre maggiore tendenza a lasciare il futuro del Milan nelle mani di lady BB. Queste, dunque, sono le ultime notizie sul calciomercato di gennaio che, notoriamente, non è mai stato eclatante sotto l’aspetto di trasferimenti eccellenti. Certo, il 2014 si apre all’insegna della speranza, tra sogni da realizzare e realtà di bilanci da far quadrare. Anche questo è un aspetto determinante del calcio italiano di oggi.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1012317FL0711FL0711galliani.jpgSiNil-duemilaquattrordici-all-insegna-della-speranza-del-calcio-italiano-tutti-i-primi-colpi-del-mercato-1012623.htmSi100451001,02,03,06,07,08030354
941012499NewsCampionatiCambia la finanza e il prestigio del pallone italiano20131017231118calcioC’è una profonda malinconiaC’è una profonda malinconia nel pallone italiano, qualcosa che sembra simile a una sorta di deposizione e rinuncia a qualcosa che soltanto un po’ di anni fa sembrava protetto in una botte di ferro. Erano gli anni dei presidenti possidenti che la facevano da padrone e avevano un peso politico anche nel “palazzo” del football italiano. Giovanni Agnelli (e poi Umberto), Silvio Berlusconi, Angelo Moratti e poi Massimo (soltanto nell’era Mourinho), rappresentavano l’eccellenza per una società di calcio forte in Italia e all’estero. Oggi, in un’Italia in crisi economica, anche il calcio sbraga al cospetto dei paesi orientali capaci d’investire in tutta Europa. E così, mentre le casse delle società italiane più quotate sono piene di debiti, giungono gli Emiri che a suon di dollari risollevano con la bacchetta magica i nostri ambienti pallonari che si trascinano con difficoltà. Tante tasse, pochi introiti (rispetto al passato) e sempre meno possibilità di competere in campo internazionale con i grandi club tedeschi, spagnoli, inglesi e francesi che, in alcuni casi, prima di noi sono stati sollevati dai debiti da parte dei magnati arabi e russi. E’ di oggi la notizia ufficiale che Massimo Moratti ha venduto il 70% delle quote dell’Inter all’indonesiano Erik Thohir. 43 anni, figlio di Teddy Thohir che è al comando di Astra International, una holding che fa capo a una miriade di aziende nei più svariati settori commerciali, Erik Thohir che ha due fratelli maggiori ( Rika e Garibaldi) ha studiato negli Stati Uniti per cinque anni, conseguendo una laurea in economia ed un master alla National University di Los Angeles. Negli USA nasce la sua prima passione per lo sport e per il basket e, attualmente, è uno dei proprietari della Philadelphia 76Ers squadra della NBA ed è presidente della Federbasket indonesiana e della federazione pallacanestro del Sud Est asiatico, nonché di un paio di club del suo paese. Ha iniziato a costruire la sua fortuna, che oggi è stimata intorno ai 25 miliardi di dollari, creando nel 1993 il Mahaka Group un’azienda attiva nell’editoria e nelle telecomunicazioni. Insomma un vero e proprio personaggio affidabile che vuole rendere l’Inter una società titolata in Italia e all’estero. Massimo Moratti, dunque, non è più il maggior azionista della casa nerazzurra. Con lui si chiude una lunga storia d’amore del pallone interista che cominciò tanti anni fa con papà Angelo, il presidentissimo che rese grande l’Inter d’allora assieme a Helenio Herrera. Questo è il segno dei tempi in cui anche il calcio deve arrendersi di fronte ai debiti accumulati negli anni. E’ certamente un pezzo di storia italiana che se ne va e che malinconicamente ci fa affondare nella dietrologia dei ricordi. Adesso resta solo più Silvio Berlusconi e il suo Milan, ma fino a quando? Chissà! Certi rumors già prevedono prossima la sua uscita dalla società rossonera. Anche il rampante Andrea Agnelli sembra affidarsi sempre più alle sorti societarie che sono legate alla Exor S.p.A. la holding finanziaria italiana controllata dalla famiglia Agnelli che dà segnali di mercato potenzialmente negativi. E non è un caso che in settimana il presidente della Juventus si sia espresso con toni realistici nel dire che alla Juve nessun giocatore può ritenersi incedibile. Questo è il quadro per nulla incoraggiante del calcio italiano che, a livello di club in Europa e nel mondo, non è più all’apice come una volta. E’ il frutto dei tempi, è la crisi economica nazionale che “soffoca” anche coloro i quali sembravano potenti finanziariamente. I Top Player del calcio mondiale cercano ormai altri lidi. L’Italia non è più in grado di elargire i milioni di euro di un tempo. Oggi, quello che i calciatori in Italia pensano sia poco guadagno, è comunque un’enormità al cospetto di un Paese di cassaintegrati e disperati di un lavoro che non c’è.<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>FL0711FL0711moratti_inter.jpgSiNcambia-la-finanza-e-il-prestigio-del-pallone-italiano-1012499.htmSi100451001,02,03,06,07030213
951012488NewsCalciomercatoPer Agnelli, la Juventus non ha nessun giocatore incedibile20131013180658juventusE’ la sintesi di un discorso “Alla Juve non esistono giocatori incedibili”. E’ la sintesi di un discorso più ampio che Andrea Agnelli ha fatto al convegno economico sportivo “Leaders in football” che si sta svolgendo a Londra presso lo stadio del Chelsea. E’ la lunga analisi preoccupante del calcio italiano, sottoposto ormai da circa dieci anni ad affrontare una crisi economica nazionale che è davvero allarmante. “Se la situazione italiana non cambia, sarò costretto a cedere i giocatori migliori come, peraltro, è già successo ad altri club. Di fronte ad una vantaggiosa offerta per Paul Pogba, ad esempio, non avremmo la forza economica per trattenerlo”. Parole pesanti che arrivano come pietre sul volto dei bianconeri, un po’ come dire che in Italia il tempo delle vacche grasse è finito e bisogna stare con i piedi per terra, piuttosto che fare voli pindarici che non portano da nessuna parte. Pensiamo che il discorso pur crudo del giovane presidente della Juventus non faccia una grinza dal punto di vista razionale, ma siamo sicuri che queste parole non possano far piacere all’intero ambiente bianconero; Conte e tifosi compresi. Il coach della Juve predica ormai da anni pubblicamente che questa squadra ha bisogno di veri e propri top player che attualmente non ha. Con gli uomini a sua disposizione la Vecchia Signora del calcio italiano ha fatto in due anni ciò che alla vigilia era davvero impensabile; di più non si può. Per questo riteniamo che per Conte, almeno di improvvisi cambiamenti di rotta della società, sarà l’ultimo anno in cui siederà sulla panchina bianconera. Andrea Agnelli ha idee chiare ed è difficile dargli torto, almeno per quanto riguarda le difficoltà economiche in cui riversano le società di calcio italiane, ma anche Conte non ha torto quando pensa che, a questo punto della sua carriera, sia legittimo aspirare a traguardi ancora più prestigiosi e non esclude la pista internazionale. Per quanto riguarda invece il posto che lascerà vacante Prandelli dopo il mondiale del prossimo anno, non pensiamo possa interessare a Conte che, pur dicendosi onorato di essere considerato prossimo c.t. azzurro, non prenderà in considerazione tale carica per una questione economica che non può certamente soddisfarlo. E’ come dire che l’appetito vien mangiando e quindi certe legittime aspirazioni vanno soddisfatte. Ma, ritornando alla Juve e alle parole sconfortanti di Agnelli, c’è da tenere conto del sentimento dei tifosi legati come sono ai propri campioni che non vorrebbero mai vederli vestire un’altra maglia. La piazza bianconera mugugna e proprio quando avrebbe voluto sentire discorsi di rafforzamento della squadra che ambisce alla conquista della Champions League ormai da anni, si vede crollare un sogno che, dopo la conquista del doppio scudetto consecutivo, sembra quasi legittimo aspirare. Vedremo come andrà a finire. Certo, la situazione politico – economica del nostro Paese è lo specchio dei risultati calcistici solo sufficienti delle nostre squadre in campo europeo. Per essere competitivi e raggiungere il tetto dell’Europa ci vuole ben altro. Il pallone italiano non è più da tempo il più bello del mondo, ma come mai potrebbe esserlo in un territorio come il nostro in cui la disoccupazione dell’intera popolazione ha ormai raggiunto la più alta percentuale di tutti i tempi? <BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1012317FL0711FL0711nuovo_archivio_foto_juventus_paul_pogba_690x460.jpgSiNper-agnelli-la-juventus-nesun-incedibile-1012488.htmSiT1000007100451001,02,03,06030336
961012422NewsCampionatiTorino, sale la febbre per il derby cittadino20130928184844torinoSi gioca all’Olimpico Eccoci qui a respirare ancora aria di derby. Si gioca all’Olimpico di Torino, quello che prima delle Olimpiadi si chiamava Stadio Comunale. Torino e Juventus sono pronte a duellare e l’attesa per il derby torinese sta per finire. Ancora poche ore e si accenderanno i cuori dei tifosi granata e bianconeri. Dietro ogni partita c’è una storia, ma la storia del derby di Torino è una cosa a parte, un qualcosa che sfugge al semplice incontro di calcio e che si riflette su una città in cui vivono due realtà sostanzialmente diverse per cultura e tradizione. Da una parte la Vecchia Signora con la sua antica aristocrazia della casata Agnelli che è simbolo di potere, dall’altra la parte più proletaria, sanguigna, passionale, romantica sponda granata che ricorda in ogni occasione e con senso di orgoglio i fasti del Grande Torino di capitan Valentino Mazzola. Sono due modi diametralmente opposti di vedere il pallone cittadino che si manifesta attraverso uno status sociale, piuttosto che in un effettivo incontro di calcio dai connotati tecnici da esaminare attentamente. Il divario finanziario tra le due società è imbarazzante. Mentre la Juve vanta notevoli possibilità economiche con il suo Stadium di prima proprietà privata in Italia, il moderno centro di allenamento di Vinovo, il suo museo all’interno dell’Area 12, i prossimi investimenti nella mega area della Continassa per costruire la nuova sede e il campo di allenamento della prima squadra e, come se non bastasse ancora, aggiunge il legittimo orgoglio dei suoi scudetti che la pavoneggiano in ogni occasione. Il Toro risponde più sommessamente con il suo Filadelfia indegnamente rasato al suolo e mai ricostruito, con la sua incantevole storia degli “Invincibili” fatta di vittorie strepitose, ma anche di malinconie e disgrazie che negli anni gli hanno dato la forza di controbattere comunque il potere juventino anche attraverso quel derby cittadino che resta pur sempre il significato più importante per il popolo granata. Chi non vive la storia del pallone della città di Torino, non può capire il significato profondo di vincere il derby. E, mentre ci si prepara alla stracittadina, gli animi si accalorano gli uni contro gli altri. La Juve e i suoi sostenitori hanno i favori del pronostico e pensano di vincere non solo per consolidare la loro posizione in classifica ma, soprattutto, per conquistare quel terzo scudetto consecutivo che farebbe il primato della sua storia. Il Toro e il popolo granata, invece, aspettano da sempre e con ansia questo particolare appuntamento del pallone torinese, proprio per dimostrare ai tifosi bianconeri che la curva maratona e i suoi tifosi non sono inferiori a nessuno. Ma per loro ci sono motivazioni ed emozioni i cui connotati romantici vanno al di là di ogni logica tecnica che li vede obiettivamente inferiori. Ci sono cose amabili nei sentimenti reconditi del tifoso del Toro, c’è la sfida del povero contro il ricco, c’è la differenza tra chi vince sempre e chi non è abituato a calcare certi palcoscenici calcistici europei importanti, c’è la voglia passionale di buttare in campo il cuore oltre l’ostacolo senza risparmiare energie di sorta. Poi, quello che verrà, verrà, e sarà tutto premiante per gli undici granata che affronteranno “l’odiata” Juve se, comunque vada il risultato finale, sapranno fare il loro dovere ed uscire dal campo con la maglia intrisa di sudore. Questo è il sentimento romantico cui è legato il popolo granata nei confronti dei suoi giocatori, della sua squadra, della sua storia, della sua bandiera che sventola orgogliosa e si lega sempre al cuore. Ma gli aristocratici cugini bianconeri non ci stanno, loro vogliono vincere in maniera più cinica, concreta, senza fronzoli alcuni per potere dire al mondo che la Torino del pallone è bianconera e non granata. Ma questo, si sa, è un argomento scottante che i granata non accettano perché ritengono che sia statisticamente provato che i tifosi del Toro a Torino superano numericamente quelli bianconeri, i quali però, vantano invece l’assoluto tifo in campo nazionale. Due mondi diversi dunque, due modi opposti di vedere il pallone che rotola in mezzo al campo inseguito da maglie bianconere e granata con motivazioni sociali opposte che ben si addicono alla storia dei due club cittadini. Suonano le trombe dunque tra Piazza d’Armi e Corso Agnelli, la zona di Torino in cui sorge lo Stadio Olimpico. Il derby di Torino sta per cominciare. Ci saranno i sani sfottò che faranno da corollario indispensabile alla splendida cornice data dalla cromatura di colori granata e bianconeri, i quali invaderanno gli spalti di quel meraviglioso palcoscenico che si chiama stadio dai mille vecchi ricordi del pallone torinese in cui aleggiano ancora gli screzi tra Sivori e Ferrini; due calciatori che non si può proprio dire che si amassero profondamente. Dunque, sarà un mezzogiorno incandescente, dove neanche la voglia del panino potrà sostituirsi al desiderio di vincere quel derby della città sabauda che, nonostante la sua storica signorilità, non può fare a meno di essere sanguigna almeno in questa occasione del pallone cittadino. Sì, perché il derby è sempre il derby, con i suoi sfottò talora feroci e il desiderio di superarsi vicendevolmente. Altrimenti, se non fosse così, che partita sarebbe senza il sale della sana rivalità sportiva?<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-sale-la-febbre-per-il-derby-cittadino-1012422.htmSi100451001,02,03,06030251
971012194NewsCampionatiLa magia della maglia numero dieci20130628160520juventusCarlos Alberto TevezCarlos Alberto Tevez è della Juventus. Il Manchester City lo ha ceduto per 12 milioni di euro e firmerà un contratto di 5,5 milioni. Test clinici e conferenza stampa di presentazione sono già stati eseguiti a conferma che il desiderio di Agnelli, Marotta e Paratici era di chiudere in fretta l’affare e anticipare Galliani e il Milan in dirittura d’arrivo. 29 anni, altezza 1,73, argentino di Ciudadela, Carlos Alberto Tevez ha percepito dal Manchester City soltanto per il 2012, qualcosa come 12,2 milioni di sterline. Una pazzia che da sola non può giustificare la bravura di un attaccante che è stato spesso al centro delle cronache sportive per essere “genio” e “sregolatezza”. Oggi si presenta alla Juve con la solita frase che sa di ruffiana circostanza. “Sono consapevole di cosa significa giocare nella Juve e dello sforzo che la società ha fatto”. E ancora: “Assumo la responsabilità di indossare una maglia simbolo come quella che mi è stata affidata. Ricordo che il numero 10 è la maglia di Maradona, è una maglia che rappresenta una sfida”. Ma la maglia numero 10 della Juve non è mai stata di Maradona. Da Sivori, a Platini, da Baggio a Del Piero, è un pezzo di storia bianconera che se ne va e che non permette il lusso di abbandonarsi a sentimenti romantici di dietrologia, legati a un passato importante che non s’impone però alla voglia di guardare avanti per costruire la storia della Juve di domani. Storie di fuoriclasse, ricordi di talenti del calcio bianconero legati a un numero 10 che, per definizione, é connaturato con le spiccate caratteristiche del leader di gruppo. Dice Tevez: “Del Piero è stato il capitano della Juventus, è un emblema. Per me è un grande piacere indossare lo stesso numero di maglia che aveva lui”. Già, la maglia numero 10 di Alex Del Piero, un giocatore che ha significato tantissime emozioni capaci di contribuire a tantissimi successi. Ma si sa, nulla è per sempre e, come tale, l’esigenza di costruire l’oggi e il domani bianconero non può più intrattenersi molto su ciò che è stata la gloria di ieri. Eppure si era detto che quella maglia apparteneva a Del Piero e che per un po’ di anni non sarebbe stata assegnata a nessuno. Parole che scorrono come fiumi in piena di passioni e che hanno la stessa validità dei contratti di oggi stipulati nel mondo del calcio, e cioè: “Nessuna”. Il pallone costruisce campioni, ed è capace di idolatrarli per quello che rappresentano in quel determinato periodo storico. Poi si gira pagina e, con il tempo, altri leader con la maglia numero 10 entreranno nel cuore della gente. E’ la dura legge della vita, l’inconfutabile segno dello scorrere veloce del tempo che ammette drasticamente soltanto i ricordi, le passioni e le emozioni vissute. “Ah come gioca Del Piero” diceva l’indimenticato Maurizio Mosca toccandosi la fronte con il palmo della mano in segno di meraviglia. Un giorno non lontano, potremo dire la stessa cosa del numero 10 Carlos Alberto Tevez, ammesso che riesca a solcare un piccolo frammento d’importante storia bianconera? Si vedrà!<br><br>Salvino Cavallaro<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711tevez-6.jpgSiNla-magia-della-maglia-numero-dieci-1012194.htmSiT1000007100451001,02,03030414
981012133NewsCalciomercatoCalciomercato Juventus, Marotta ha deciso il centravanti20130609112447juventus, marottaCome riporta La Gazzetta dello SportNon solo Jovetic. La Juventus infatti quest'oggi sarà a Madrid in occasione della sfida delle vecchie glorie bianconere contro quelle del Real. Agnelli e Marotta saranno ospiti di Florentino Perez e parleranno con i dirigenti blancos di Higuain. Verranno affrontati i temi riguardanti le cifre del giocatore anche perché l'Arsenal pressa e i bianconeri devo sbrigarsi se non vogliono farsi beffare. Higuain, intanto, potrebbe arrivare a Madrid nelle prossime ore dopo essere stato espulso in Nazionale nella gara contro la Colombia.C1007650adm001adm001marotta.jpgSiNjuventus-marotta-ha-deciso-il-centravanti-1012133.htmSiT1000007100075701,02,03,06030550
991012104NewsCampionatiQuando il calcio sostiene la speranza20130530112538calcioA volte ci sono sentimenti A volte ci sono sentimenti che si sprigionano da cose apparentemente materiali, come un semplice pallone che gira in mezzo a un campo di calcio tra 22 giocatori. Pensieri che coinvolgono ed emozionano fino a farti riflettere quanto è bello fare qualcosa di buono per le persone meno fortunate. E così, allo Juventus Stadium di Torino nel corso della Partita del Cuore 2013, nel vedere 41.000 spettatori inneggianti spensieratezza e felicità, ho pensato quanto è straordinario “gioire” a beneficio di coloro che soffrono. Sembra un controsenso, eppure nel vedere il coinvolgente entusiasmo della gente assiepata sugli spalti di questo armonioso stadio torinese, mi sono emozionato al pensiero che eravamo accorsi tutti lì per loro, per noi, per coloro i quali sono legati a quell’unica speranza di vita che si chiama “RICERCA”. Pensieri profondi che ti assalgono tra il frastuono gioioso, lo sbandierare colorato dei vessilli della Ferrari, le bellissime coreografie, le “ola” e i flash delle macchine fotografiche che immortalano con comprensibile curiosità i campioni e gli artisti del mondo dello spettacolo. Sfilano a due passi da noi con tanto di maglietta e calzoncini corti, Raul Bova, Matteo Renzi, Andrea Agnelli, Antonio Conte, Pavel Nedved, Ciro Ferrara, Paolo Montero, Claudio Sala, Alessandro Preziosi, Massimo Giletti, Fernando Alonso, l’ex granata Lentini, Luca Barbarossa e tanti altri artisti e campioni di calcio convenuti qui per una causa nobile. Equità nel risultato finale, che ha visto la squadra Nazionale cantanti pareggiare 9 a 9 contro il team “Campioni per la ricerca”. 18 i gol realizzati in 90 minuti, 1 milione e mezzo di euro raccolti per la ricerca scientifica, di cui 457 mila euro sono stati ricavati dalla vendita dei biglietti allo Juventus Stadium e un milione di Euro sono arrivati dagli sms solidali, il cui numero 45501 è possibile fare fino al prossimo 31 maggio.&nbsp; Davvero un successo di pubblico senza precedenti, una presenza di spettatori pari ad una attesa partita di Champions League. Non so dire se è stato più il cuore a richiamare tante persone arrivate da ogni dove, piuttosto che la giustificata curiosità di vedere da vicino i propri beniamini dello sport e dello spettacolo, fatto è che si è raggiunto un obiettivo di vera importanza storica. Sia Telethon che l’Istituto per la ricerca e la cura contro i tumori di Candiolo, non hanno mai raggiunto un traguardo d’incasso così alto a beneficio della ricerca scientifica. Un segno di civiltà e generosità commovente, proprio nel periodo di crisi economica che investe la stragrande maggioranza della popolazione italiana. Non importa se abbiamo tutti pochi soldi, importante è stringersi insieme all’unisono per un bene comune, e cioè a quella ricerca cui chiediamo accoratamente di fare presto. E così, a fine gara, quella Coppa alzata al cielo dai due capitani, Antonio Conte e Luca Barbarossa, ha avuto un significato diverso dal solito. Infatti, una volta tanto, sul campo di calcio non ci sono stati vincitori e neanche vinti, ma è stata premiata la solidarietà e il cuore della gente. Grazie, caro, vecchio pallone!<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711calcio.jpgSiNquando-il-calcio-sostiene-la-speranza-1012104.htmSi100451001,02,03,06030430
1001012068NewsCalciomercatoJuventus, è partito l`investimento: rinnovo milionario per Conte20130516105555juventus, conteCome riporta La Gazzetta dello SportAndrea Agnelli e Antonio Conte hanno parlato, si sono spiegati ed alla fine hanno trovato l'accordo su tutti i punti chiave per continuare insieme. Lo sforzo economico della Juventus in vista della stagione 2013-2014 sarà il più importante da quando il tecnico pugliese siede sulla panchina bianconera. Garantiti 7-8 acquisti per rinfrescare la rosa, ma sopratutto almeno altri 4-5 giocatori di primo piano che arriveranno per colmare il gap con le grandi d'Europa. Oltre questo, anche il ruolo dello stesso allenatore verrà aggiornato avvicinandolo sempre di più al manager all'inglese, con maggiore potere di mercato ma anche sulle decisioni da prendere sulla squadra. In estate arriverà anche il prolungamento di contratto. Accordo solo da firmare, con una prolungamento fino al 2016 a 5 milioni di euro a stagione. A riportarlo è la Gazzetta dello Sport.C1007650adm001adm001marotta.jpgSiNjuventus-e-partito-l-investimento-rinnovo-milionario-per-conte-1012068.htmSiT1000007100075701,02,03,06030419
1011012036NewsCampionatiLa partita del cuore allo Juventus Stadium20130509183222partita del cuoreUna sfida per la ricercaUna sfida per la ricerca: ovvero, quando il pallone unisce tutti per una nobile causa. Si disputerà il 28 maggio prossimo la partita tra la Nazionale Cantanti e il team Campioni per la ricerca, formato da personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, della TV e dell’informazione, il cui ricavato sarà interamente devoluto a favore di Telethon e dell’Istituto di Candiolo in provincia di Torino, polo d’eccellenza in Piemonte per la ricerca e la cura del cancro. Dal 12 al 30 maggio chiamando da rete fissa o tramite SMS il numero 45501 si possono donare contributi per la ricerca. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, Wind, 3, Poste Mobili e Nòverca e per ciascuna chiamata effettuata sempre al 45501 da rete fissa TeleTu e TWT. Sarà di 5 o 10 euro per le chiamate da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb. Fino al 31 maggio, inoltre, si dona anche con CartaSì, Visa e Mastercard, chiamando il numero verde CartaSì 800.38.30.08.&nbsp; Un’iniziativa davvero importante a cui, nonostante la sua riprogrammazione annuale, non ci si abitua mai alla caparbia volontà di sconfiggere e curare definitivamente il cancro, ma anche le malattie genetiche rare. Si è svolta oggi, 9 maggio 2013, la conferenza stampa di presentazione della 22esima edizione della Partita del Cuore, presso la Sala Colonne del Comune di Torino. Presenti alla conferenza stampa sono stati&nbsp; il Sindaco di Torino Piero Fassino, Niccolò Fabi in rappresentanza della Nazionale Cantanti e Emiliano Mondonico in rappresentanza della squadra Campioni per la Ricerca; donna Allegra Agnelli, presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca e la Cura del Cancro dell’Istituto di Candiolo, Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon e Antonio Azzalini, capo struttura di Rai 1. Special Guest Arturo Brachetti, amico prezioso della Partita del Cuore, sarà presente con un video contributo trasmesso su tutti i maxischermi per promuovere le donazioni attraverso sms. La serata di grande intrattenimento, sarà trasmessa in diretta su RAI 1 e condotta da Fabrizio Frizzi, con la presenza di moltissimi volti celebri dello spettacolo. Anche RAI Radio 1, sarà in diretta con collegamenti da bordo campo, all’interno del programma “Zona Cesarini”. Con il fischio d’inizio, previsto alle 20,30 e la telecronaca di Bruno Pizzul, si darà vita a una grande sfida per la ricerca, un evento interamente dedicato alla solidarietà. A testimonianza dello stretto rapporto di amicizia e collaborazione con la Città di Torino, la Nazionale Cantanti torna per la terza volta nel capoluogo piemontese in occasione della Partita del Cuore (la prima venne giocata nel 1992 proprio in favore dell’Istituto di Candiolo, allora in fase nascente, la seconda nel 2009 contro la selezione “Ale 10+”). Tra i giocatori spiccano i nomi di Luca Barbarossa, Niccolò Fabi, Marco Masini, Sonohra, Paolo Belli, Nicola Legrottaglie, Raoul Bova, Neri Marcorè, Enrico Ruggeri e Francesco “Kekko” Silvestre. Sul fronte opposto, a indossare la maglia del team Campioni per la Ricerca, Fernando Alonso, Felipe Massa, Antonio Conte, Gigi Buffon, Ezio Greggio, Sebastiano Somma, Luca Ubaldeschi (Vice Direttore de La Stampa) Giulio Base, Mario Orfeo (direttore TG1), Pavel Nedved, Francesco Totti e Emiliano Mondonico. Con oltre 25 mila biglietti già venduti, la Partita del Cuore del 2013 si conferma davvero un’edizione importante, che punta a battere il record di donazioni superando il ricavato di 1.360.000 Euro di Modena 2010. Non è davvero poco, soprattutto in considerazione della realtà e delle difficoltà economico – finanziarie che falcidiano il nostro Paese. I biglietti per l’incontro di martedì 28 maggio sono disponibili in prevendita presso le ricevitorie del circuito Lottomatica di tutta Italia e sul sito <a href="http://www.listicket.it">www.listicket.it</a>. Il costo è di 10 euro per la Tribuna Nord, 15 euro per quella Est e 20 per la Ovest. I bambini sotto i 6 anni non pagano (ma senza il diritto del posto riservato). Infine una nota di merito va agli sponsor che promuovono questo importante evento; CONAD – Main Sponsor Nazionale Cantanti, VENETO BANCA – Main Sponsor per Campioni per la Ricerca, GIVOVA – Sponsor Tecnico Nazionale Cantanti, VOLVO – Official Sponsor Nazionale Cantanti, BAYER (Citrosodina e Berocca Boost) partner ufficiale della Nazionale Cantanti, GRISSIN BON, POSTE ITALIANE, UNIPOL, LAVAZZA, XLO+, RAI 1, LA CITTA’ di TORINO, RAI radio1 e LA STAMPA. Davvero uno straordinario evento, una stupenda notte di spettacolo, ed una meravigliosa cassa di risonanza per quel pallone che, una volta tanto, rotola a favore della concreta speranza che “l’incurabile” di oggi, si possa tramutare in “curabile” per sempre.<br><br>Salvino Cavallaro<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br><br>C1007650FL0711FL0711marotta.jpgSiNla-partita-del-cuore-allo-juventus-stadium-1012036.htmSiT1000007100451001,02,03030415
1021012016NewsCampionatiJuventus, sono 29 o 31 scudetti?20130507190723juventusSarà l’eterno amletico dilemma che inseguiràSarà l’eterno amletico dilemma che inseguirà le future vittorie della Juventus. 29 scudetti sono quelli assegnati alla Juventus dalla giustizia sportiva dopo i fatti di calciopoli e 31 sono quelli che Società e tifosi bianconeri rivendicano come quelli legittimamente conquistati sul campo. Un tunnel dal quale non se ne esce facilmente e chissà per quanti anni ancora rappresenterà il tormentone mai risolto. Ma, comunque sia, la Juventus bissa il suo secondo scudetto dell’era Conte. Vince 1 a 0 contro il Palermo e si aggiudica il campionato 2012- ’13 con tre giornate d’anticipo: e questo non è davvero poco. 26 partite vinte su 35 giornate di campionato, lasciano capire quanto questa Juventus abbia sempre badato al sodo senza fronzoli e inutili orpelli. Un’andatura costante che ha spesso avvilito e scoraggiato le più accreditate inseguitrici, le quali non sono state in grado di tenere il passo dei bianconeri. La squadra di Conte è andata forse oltre al suo reale valore tecnico di squadra che manca di un vero e proprio top player. Ma il coach bianconero ha saputo plasmare la squadra con motivazioni che, talora, sono apparse addirittura maniacali nell’assumere una mentalità ossessivamente vincente. Allentare la tensione non è possibile in casa bianconera, almeno fino a quando ci sarà Conte. E dire che dopo la batosta psicologica della doppia sconfitta consecutiva contro il Bayern Monaco, tutto lasciava presupporre a una delusione psicologica che avrebbe in qualche modo rallentato il progredire della Juventus. E invece, anche da questa forse prevedibile defaillance, i bianconeri hanno saputo ritrovare la linfa per proseguire in campionato la strada del successo. E’ l’interminabile “fame” di vittorie che Conte ha saputo inculcare a questa squadra, fin dal primo giorno in cui due anni fa nel ritiro di Bardonecchia, ha guardato negli occhi tutti i suoi giocatori a disposizione, catechizzandoli in maniera&nbsp; convincente ed entrando tra pieghe più profonde della loro coscienza . La Juve veniva da due campionati fallimentari che si riassumevano in due settimi posti in classifica. Non era possibile! Non era da Juventus! “Dobbiamo smettere di fare schifo” disse Conte in quell’occasione e così nel suo team si cementò il senso dell’appartenenza juventina in quel “tutti per uno e uno per tutti”che è alla base dei successi. Eppure, se pensiamo allo strapotere juventino che si identifica nei suoi numerosi scudetti vinti , che sono da sempre stati emblema di una casata aristocratica come quella degli Agnelli, sembra davvero impossibile che Conte sia riuscito a inculcare una mentalità da provinciale sempre arrembante, agguerrita, ringhiante come chi è affamato e cerca sempre un tozzo di pane per riempirsi lo stomaco. Non è certo nella retorica dei sentimenti che intendiamo cadere, tuttavia, questo ci sembra trasparire da una conduzione tecnica che è significativamente vincente. “Solo chi vince fa la storia, gli altri la leggono”. Conte è arrivato ad allenare la Juve con lo stesso spirito e la medesima mentalità di quando allenava il Siena e l’Atalanta. Non si è mai imborghesito nel sistema Juve, ma ha trasmesso valori di sacrificio e dedizione molto simili a quando giocava nella sua Juventus. Grinta e determinazione nel suo interdire in campo; ma anche il cuore oltre l’ostacolo, nella generosità di spendere tutte le proprie forze fino alla fine di ogni gara. Questo è il suo esempio, questo è il suo messaggio inconfutabile, questo è quanto i suoi giocatori hanno recepito e fatto proprio. Tutti, da Buffon a Pirlo, da Chiellini a Barzagli, ma anche da Marchisio al baby Pogba hanno capito cos’è questa Juventus. Adesso comincia la parte più difficile: proseguire sulla strada del successo. Come? Rimpolpando un’intelaiatura già competitiva in campo nazionale, che ha però bisogno di alcuni ritocchi importanti per tessere il mosaico internazionale. Su tutti, il valido apporto del tanto desiderato Top Player; il fuoriclasse che la Juve non ha. Poi anche altre alternative importanti che possano rendere la squadra competitiva anche in campo internazionale. Per il prossimo anno, Conte vuole avere garanzie e idee chiare su quelli che sono i programmi della Società. Agnelli e Marotta sanno già che la Juve non può più continuare solo con questi giocatori. Urgono validi fuoriclasse in grado di colmare quel gap tecnico già emerso quest’anno in campo internazionale. Sì, perché questa Juve, adesso, ha davvero grandi e legittime aspirazioni di crescita.<br><br>Salvino Cavallaro <br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711juventusscudetto.jpgSiNjuventus-sono-ventinove-o-trentuno-scudetti-1012016.htmSiT1000007100451001,02,03030258
1031012001NewsCampionatiJuventus, Conte: «Devo capire che prospettive ci sono»20130504115955juventus, conteAlla vigilia della partita contro il PalermoAlla vigilia della partita contro il Palermo, parla in conferenza stampa il tecnico della Juventus, Antonio Conte. "Domani dobbiamo vincere lo Scudetto, possiamo tagliare il traguardo e dobbiamo farlo senza se e senza ma. E' stata un'annata dura, stancante ed è giusto che domani si tagli questo traguardo. Siamo in testa dalla prima giornata e questa è una cosa rara ma bella: in due anni abbiamo bruciato le tappe, merito di tutti, da Agnelli a Marotta alla squadra".<BR>Sul 5 maggio. "Se prima della gara con l'Udinese mi avessero chiesto le percentuali, avrei detto 0,00001 per cento... Poi la sconfitta dell'Inter in casa della Lazio e la nostra vittoria a Udine sono state qualcosa di bello ed insperato. Ne abbiamo perso uno l'anno prima a Perugia che sembrava nostro al 99,99999 per cento... Quest'anno è stata una marcia imponente, bella".<BR>Conte, spontaneamente, parla della sua squadra. "I miei calciatori sono gli artefici indiscussi di questi due anni straordinari. Abbiamo bruciato le tappe, mi ripeto, forse l'anno prossimo avremmo dovuto vincere lo Scudetto... Adesso l'asticella si alza, ma mi chiedo quanto, visto che abbiamo fatto il massimo".<BR>Su Perinetti, ex dirigente di Conte, ora uomo mercato del Palermo. "Con Giorgio c'era amicizia quando ero calciatore e lui responsabile del settore giovanile della Juve. Ha rischiato, da leccese, a portarmi a Bari ma la situazione era così disperata che non se ne accorse nessuno. Abbiamo fatto due anni straordinari insieme lì, poi doveva vincere a Siena ed ha pensato a me".<BR>Sul proprio futuro. "Il futuro... Tutto quel che è accaduto in due anni, è frutto della programmazione mia e della società. Non abbiamo lasciato niente al caso, niente. Detto questo, è giusto che ogni anno, a fine campionato, visto che abbiamo fatto un percorso talmente importante in modo celere, stracciando un progetto ed anticipandolo, è giusto che ci si sieda e ci si confronti. Valuteremo tutte le situazioni, per cercare appunto di capire cosa fare per rispetto dei tifosi, della società, dei calciatori, di Conte. E' giusto valutare, sono normali situazioni che devono avvenire e che poi permettono di programmare e capire che si farà l'anno venturo. Fare di più è difficile, alzare l'asticella ancora di più e dobbiamo capire cosa ci aspetta".<BR>Su Vidal. "A tecnica e quantità, ha abbinato buona conoscenza tattica. E' un giocatore importante, che ci dà intensità e tempi di pressione sull'avversario, cresciuto tanto come calciatore e come uomo".<BR>Di nuovo sul futuro. "Io da qua non mi muovo? L'uomo Conte vuole restare al 100% qui. Poi c'è il professionista che, per rispetto dei tifosi, della società e di se stesso, avere chiara tutta la situazione. Il professionista ha bisogno di confrontarsi e di capire, visto che veniamo da due anni straordinari, l'asticella si sta alzando sempre di più e per rispetto di tutti, partendo da Agnelli, devo confrontarmi e valutare per avere le idee chiare".<BR>Sui problemi con la Juve sul futuro. "Non ho mai pensato ai soldi, l'ho dimostrato a Bari, a Bergamo, l'aspetto economico non conta assolutamente niente. Per il resto... Siamo ai primi di maggio ed abbiamo la fortuna di poter programmare la stagione in anticipo. Chi pensa si facciano a gennaio-febbraio è un illuso. Non penso ci sarà discordanza, me lo auguro".C1007650adm001adm001c-33509839.jpgSiNjuventus-conte-devo-capire-che-prospettive-ci-sono-1012001.htmSiT1000007100075701,02,03,06030299
1041011971NewsCampionatiJuventus, Conte: «E` normale che Ibrahimovic voglia venire»20130427120558juventus, conteConferenza stampa del tecnico bianconero Antonio Conte Conferenza stampa del tecnico bianconero Antonio Conte alla vigilia del derby col Torino di domani. Queste le sue parole.<br><br> Sul successo del Bayern col Barcellona: La partita di martedì ha confermato la forza di questa squadra, che non ha caso l'ho definita molto, molto forte. Ma questa partita non deve consolarci, perché siamo la Juve e dobbiamo guardare verso l'alto. Abbiamo capito la nostra dimensione, ma dobbiamo comunque migliorarci.<br><br> Sul primo derby: Bella partita tra due squadre che giocano un calcio propositivo. Son sempre partite particolari, quindi bisognerà tenere le antenne dritte perché i valori sulla carta non conteranno niente. Spero comunque che alla fine le due squadre potranno centrare i rispettivi obiettivi.<br><br> Sulle parole di Agnelli: Il nostro è un campionato difficile, ci tengo a sottolinearlo. Sul discorso top player dico che è giusto o normale cha vadano dove vengono pagati di più. Stiamo per vincere il secondo Scudetto, è una bella sensazione, ma se vogliamo continuare a crescere dobbiamo migliorarci.<br><br> Sullo Scudetto col Toro: Non so cosa potrà succedere dopo il derby. Pensare che una partita di calcio possa essere oggetto di scontri dovrebbe farci riflettere. Lo ribadisco che noi dove andiamo veniamo presi a bastonate. Se io vinco lo Scudetto nel derby non voglio pensare a cosa potrà succedere dopo tra i tifosi.<br><br> Sulle parole di Ibra nei riguardi della Juve: Ci ha fatto un bel complimento. Quello che ha detto Ibrahimovic lo pensano in tanti. Lo stesso pensarebbe Suarez, e qualsiasi altro giocatore. Solo un cieco non se ne accorgerebbe di quello che ha fatto la Juventus.<br><br> Sul modulo: Stiamo preparando la partita su tutti i fronti, specie su quello della motivazione. Il punto di vista tattico e quello che preoccupa di meno.<br><br>C1007650adm001adm001c-33509839.jpgSiNjuventus-conte-e-normale-che-ibrahimovic-voglia-venire-1011971.htmSiT1000007100075701,02,03,06030243
1051011960NewsCampionatiTorino, sale la febbre per il derby20130426113343serie a, torino, juventusQuesta volta si gioca all’Olimpico di TorinoEccoci qui a respirare ancora aria di derby. Questa volta si gioca all’Olimpico di Torino, quello che prima delle Olimpiadi si chiamava Stadio Comunale. Torino e Juventus sono pronte a duellare e l’attesa per il derby torinese di ritorno sta per finire. Ancora pochi giorni e si accenderanno i cuori dei tifosi granata e bianconeri. Dietro ogni partita c’è una storia, ma la storia del derby di Torino è una cosa a parte, un qualcosa che sfugge al semplice incontro di calcio e che si riflette su una città in cui vivono due realtà sostanzialmente diverse per cultura e tradizione. Da una parte la Vecchia Signora con la sua antica aristocrazia della casata Agnelli che è simbolo di potere, dall’altra la parte più proletaria, sanguigna, passionale, romantica sponda granata che ricorda in ogni occasione e con senso di orgoglio i fasti del Grande Torino di capitan Valentino Mazzola. Sono due modi diametralmente opposti di vedere il pallone cittadino che si manifesta attraverso uno status sociale, piuttosto che un effettivo incontro di calcio dai connotati tecnici da esaminare. Il divario finanziario tra le due società è imbarazzante. Mentre la Juve vanta notevoli possibilità economiche con il suo Stadium nuovo di zecca, il moderno centro di allenamento di Vinovo, il museo di nuova apertura e i suoi scudetti che la pavoneggiano in ogni occasione, il Toro risponde più sommessamente con il suo Filadelfia indegnamente rasato al suolo e mai ricostruito, con la sua incantevole storia degli “Invincibili” fatta di vittorie strepitose, ma anche di malinconie e disgrazie che negli anni gli hanno dato la forza di controbattere comunque il potere juventino anche attraverso quel derby cittadino che resta pur sempre il significato più importante per il popolo granata. Chi non vive la storia del pallone della città di Torino, non può capire il significato profondo di vincere il derby. E, mentre ci si prepara alla stracittadina, gli animi si accalorano gli uni contro gli altri. La Juve e i suoi sostenitori, forti della loro classifica, hanno i favori del pronostico e pensano di vincere non solo per consolidare la loro posizione al vertice ma, soprattutto, per bissare il suo secondo scudetto consecutivo. Il Toro e il popolo granata aspettano da sempre con ansia questo particolare appuntamento del pallone torinese, proprio per dimostrare ai tifosi bianconeri che la curva maratona e i suoi tifosi non sono inferiori a nessuno. Ma per loro ci sono motivazioni ed emozioni i cui connotati romantici vanno al di là di ogni logica tecnica che li vede obiettivamente inferiori. Ci sono cose amabili nei sentimenti reconditi del tifoso del Toro, c’è la sfida del povero contro il ricco, c’è la differenza tra chi vince sempre e chi non è abituato a calcare certi palcoscenici calcistici importanti, c’è la voglia passionale di buttare in campo il cuore oltre l’ostacolo, senza risparmiare energie di sorta. Poi, quello che verrà, verrà, e sarà tutto premiante per gli undici granata che affronteranno “l’odiata” Juve se, comunque vada il risultato finale, sapranno fare il loro dovere ed uscire dal campo con la maglia intrisa di sudore. Questo è il sentimento romantico cui è legato il popolo granata nei confronti dei suoi giocatori, della sua squadra, della sua storia, della sua bandiera che sventola orgogliosa e si lega sempre al cuore. Ma gli aristocratici cugini bianconeri non ci stanno, loro vogliono vincere in maniera più cinica, concreta, senza fronzoli alcuni per potere dire al mondo che la Torino del pallone è bianconera e non granata. Ma questo, si sa, è un argomento scottante che i granata non accettano perché ritengono che sia statisticamente provato che i tifosi del Toro a Torino superano numericamente quelli bianconeri, i quali però, vantano invece l’assoluto tifo in campo nazionale. Due mondi diversi dunque, due modi opposti di vedere il pallone che rotola in mezzo al campo inseguito da maglie bianconere e granata con motivazioni sociali opposte che ben si addicono alla storia dei due club cittadini. Suonano le trombe dunque tra Piazza d’Armi e Corso Agnelli, la zona di Torino in cui sorge lo Stadio Olimpico. Il derby di Torino sta per cominciare. Ci saranno i sani sfottò che faranno da corollario indispensabile alla splendida cornice data dalla cromatura di colori granata e bianconeri, i quali invaderanno gli spalti di quel meraviglioso palcoscenico che si chiama stadio dai mille vecchi ricordi granata e bianconeri, in cui aleggiano ancora gli screzi tra Sivori e Ferrini che non si può proprio dire che si amassero profondamente. E, mentre raccomandiamo alle opposte fazioni di non rovinare la festa nel tentativo di abbandonarsi a violenze gratuite che non portano da nessuna parte, ci piacerebbe vedere alla fine della gara, una stretta di mano simbolica tra rappresentanti delle due tifoserie. Ma forse chiediamo troppo, questo sicuramente non accadrà. E poi, che derby sarebbe senza il sale della sana rivalità sportiva?<BR><BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650adm001adm001torinojuventus.jpgSiNtorino-sale-la-febbre-per-il-derby-1011960.htmSiT1000007,T1000099100075501,02,03,06030577
1061011959NewsCampionatiAnastasi: «Juventus nettamente favorita contro il Torino»20130419071156juventus, anastasiPietro Anastasi, tra passato, presente e futuro della sua JuventusPietro Anastasi, tra passato, presente e futuro della sua Juventus<br>“Pietro Anastasi finì per essere il simbolo vivente di un’intera classe sociale: quella di chi lasciava a malincuore il meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord”. Così scriveva Alessandro Baricco, torinese di nascita, scrittore, saggista, sceneggiatore, regista e noto esponente della narrativa italiana contemporanea. E, in effetti, Pietruzzu Anastasi ha rappresentato attraverso il calcio un periodo storico importante del nostro Paese. La sua lunga carriera di calciatore siciliano partito dalla Massiminiana di Catania per passare al Varese e poi percorrere la strada del suo destino glorioso con la Juventus, si è legato indissolubilmente alla squadra dell’avvocato Agnelli e, soprattutto, a Giampiero Boniperti che l’ha subito accolto a braccia aperte come fosse un figlio. Oggi è opinionista sulle reti private di Quarta Rete Tv e, in occasione del derby di Torino, abbiamo pensato di interloquire con lui che è stato artefice di tante “battaglie” stracittadine del passato sotto la mole, ma anche di disquisire insieme del presente e del futuro della sua Juventus.&nbsp; <br><br>Anastasi, come vedi il prossimo derby di Torino?<br>“Visto come stanno andando in campionato le due squadre, sulla carta dovrebbe vincere la Juve. Tuttavia, io che ho vissuto in prima persona tanti derby, so che in queste partite non esiste nessun favorito o sfavorito. Sarà banale, ma il derby è davvero una partita a sé, aperta a qualsiasi risultato. Su questo non ci sono dubbi di sorta”.<br><br>Tra i tanti derby di Torino che hai giocato, ce n’è uno che ti è rimasto particolarmente impresso nel cuore?<br>“Ricordo con affetto il primo derby che ho giocato con la Juventus contro il Toro. In quella occasione segnai all’ultimo minuto e vincemmo 2 a 1. Quello era il primo anno che giocavo nella Juve, e quasi non mi rendevo conto dell’importanza di vestire quella maglia e di giocare un derby che aveva ed ha una valenza e un significato particolare, per la città di Torino e per le contrapposte tifoserie”.<br><br>Tu che hai vissuto sul campo i derby di Torino e Milano, quali dei due ritieni più carico di motivazioni?<br>“Sicuramente quello di Torino. A Milano si affrontano due squadre che in genere sono abituate ai vertici della classifica. A Torino, invece, la Juve è abituata a lottare per lo scudetto, mentre il Toro, tranne alcune episodiche occasioni, non ha mai avuto una certa regolarità di rendimento. E poi la Juve, non solo per Torino, è sempre stata emblema di aristocrazia dettata dalla Fiat e dalla famiglia Agnelli, mentre i granata rappresentano il proletariato sanguigno e orgoglioso di battere gli odiati cugini”.<br><br>Fermo restando che la Juve abbia già bissato il suo secondo scudetto consecutivo, pensi che questo successo sia legato esclusivamente ai propri meriti o, piuttosto, anche ai demeriti delle altre squadre inseguitrici?<br>“ In casi di questo genere è difficile quantificare realmente quanto ci sia di merito proprio e quanto di demerito altrui. Tuttavia, se pensiamo al notevole divario di punti che c’è tra la Juve e la seconda in classifica, devo dire che ci sono tanti meriti da parte dei bianconeri che sono stati capaci di mantenere una continuità di risultati che le altre non hanno saputo fare. D’altra parte, il Milan ha cominciato il campionato in maniera disastrosa, l’Inter si è persa per strada, il Napoli ha avuto un grande exploit iniziale, ma poi non ha retto i carichi degli impegni europei e a un certo punto ha mollato per poi riprendersi. Poi la Lazio che fino a un certo punto del campionato è stata l’anti Juve assieme al Napoli, non ha retto fino in fondo. E, per quanto riguarda la Roma, tutti sanno quali sono stati i risultati durante la gestione di Zeman”. <br><br>Ritieni che il livello tecnico del campionato italiano sia peggiorato rispetto a qualche anno fa?<br>“Diciamo che mancano i fuoriclasse. Il Milan ha ceduto Thiago Silva e Ibrahimovic, l’Inter ha venduto Samuel Eto’o, Thiago Motta, Maicon e quindi il problema nasce proprio per la mancanza di calciatori di un certo livello. Oggi mancano i grandi top player, nella Juve e anche nelle altre squadre italiane di alta classifica. Loro, farebbero sicuramente la differenza per il calcio italiano”.<br><br>Qual è stato il tuo pensiero dopo i due incontri di Champions che la Juve ha disputato contro il Bayern?<br>“In quel caso abbiamo capito la differenza che c’è tra la Juventus e le grandi forze calcistiche europee. Tuttavia, dopo aver visto le due semifinali tra Bayern e Barcellona e tra Borussia Dortmund e Real Madrid, ci siamo ricreduti su un gap che non è poi così incolmabile come pensavamo. La Juve, ha certamente bisogno di comprare giocatori di un certo livello internazionale, tuttavia, non penso che tra noi e loro ci sia tutto questo distacco”.<br><br>Allora non sei d’accordo con Conte, quando sostiene che dovrà passare ancora qualche anno prima che una squadra italiana possa vincere una coppa europea?<br>“ A me non sembra una cosa così esagerata. Io ripeto che si tratta di avere in seno alla squadra dei fuoriclasse in grado di fare la differenza. E’ tutta una questione di denaro da potere spendere. Certo, se pensiamo che il Bayern ha acquistato dal Borussia Dortmund Goetze per 37 milioni di Euro e Lewandowski per altrettanti soldi, allora è sicuro che c’è un divario tra la Juve e loro. Marotta ha dichiarato che la società bianconera non può spendere tanto e quindi si devono cercare valide alternative. Credete, non è questione di scuola calcistica superiore alla nostra, semplicemente una carenza di campioni”.<br><br>Pensi, dunque, che la difficoltà economica delle aziende del calcio italiano si rispecchi nella crisi del nostro Paese?<br>“Sono perfettamente d’accordo con quanto sostieni. Il momento del calcio italiano è l’espressione della tremenda crisi economica che sta attraversando il nostro Paese. Tuttavia, rimanendo sempre in seno alla Juventus e ai suoi bilanci, ritengo che quest’anno, a differenza di quello precedente, abbia acquisito buoni introiti dalla sua partecipazione in Champions League, per cui deve necessariamente investire per essere maggiormente competitiva il prossimo anno”.<br><br>In definitiva, cosa manca realmente a questa Juve per ritornare a essere ancor più grande in Europa?<br>“Quando guardo la classifica cannonieri, mi rattrista vedere che ai vertici non appare mai un giocatore della Juventus. Avere uno o più calciatori in grado di segnare 10 o 15 gol in più all’anno, è essenziale per questa Juve che produce molto gioco ma che spesso fatica ad andare in gol”.<br><br>Salvino Cavallaro <br>&nbsp;<br>&nbsp;&nbsp; <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br><br>C1007650FL0711FL0711anastasi.jpgSiNesclsuiva-il-calcio-24-anastasi-juventus-favorittisma-contro-il-torino-1011959.htmSiT1000007,T1000099100451001,02,03,06,07,08,090302190S
1071011734NewsCampionatiSerie A, c`era una volta il campionato più bello del mondo20130414181557serie aC’era una volta il campionato più bello del mondo C’era una volta il campionato più bello del mondo: quello italiano. Dopo l’eliminazione di Juventus e Lazio, uniche squadre italiane rimaste a concorrere a livello europeo, si traccia il bilancio amaro di un calcio che al cospetto delle grandi potenze del pallone europeo risulta declassato a causa di una ormai perniciosa crisi economica nazionale, capace di penalizzare anche quel settore che fino a pochi anni fa sembrava essere indenne da ogni scossone economico. Sembrava un mondo a parte e, se ancora oggi per certi aspetti lo è, non è più in grado di stare al passo con gli investimenti delle grandi società europee. E così, dai e dai, come spesso succede quando si “munge” troppo, ecco che scarseggiano i fondi anche a causa delle tasse che colpiscono tutti e tutto. In un altro articolo ci siamo allineati alla tesi di Antonio Conte che, dopo l’amara sconfitta della Juventus contro il Bayern Monaco, ha dichiarato che a causa di problemi economici, ci vorranno ancora quattro o cinque anni prima che una squadra italiana possa vincere una coppa in Europa e ritornare ai fasti di un tempo. Pensiamo che l’allenatore della Juventus abbia messo il dito sulla “piaga” del pallone italiano di oggi a livello di società. Tuttavia, riteniamo importante fare una riflessione che ci sembra utile per sviscerare un tema davvero importante. C’è una logica economica e gestionale che è da sempre valida per tutti. Si tratti di Pubbliche Amministrazioni, di Aziende e anche della semplice gestione delle normali famiglie. Quando c’è maggiore liquidità e quindi maggiori introiti, si tende giustamente a investire nella consapevolezza che, se si sbaglia, ci si può rifare reinvestendo nuova liquidità. Quando invece scarseggiano fondi e denaro disponibile, è necessario non sbagliare (o sbagliare meno possibile) per non dilapidare il proprio portafoglio. Naturalmente, lungi da noi il pensiero di dare lezioni di economia che non ci compete nel modo più assoluto ma, in una chiara e semplice sintesi, vogliamo evidenziare certi sperperi che il calcio italiano ha fatto in questi ultimi anni. E, riferendoci particolarmente alla Juventus che da due anni rappresenta il meglio del calcio italiano, vogliamo porre l’accento su un fatto importante. Pur non disconoscendo le attuali difficoltà economiche in cui il nostro Paese è piombato da qualche tempo, riteniamo che negli ultimi anni la società bianconera abbia sbagliato alcuni importanti investimenti che l’hanno portata a sperperare circa 80 milioni di euro. Non sono bruscolini e non sono pochi per nessuna società al mondo. Non si possono dimenticare gli acquisti sbagliati di Felipe Melo prelevato a peso d’oro dalla Fiorentina, dell’uruguaiano Andres Martinez acquistato dal Catania a fior di milioni di euro, del serbo Milos Krasic considerato un sicuro campione, Mauricio Isla e in parte Kwadwo Asamoah (che stenta a mantenere certe promesse iniziali), Sebastian Giovinco, prima ceduto al Parma e poi riacquistato per 15 milioni di euro. E, più vicino ai nostri giorni, ancora il danese Nicklas Bendtner e il francese Nicolas Anelka che percepisce uno stipendio di 1 milione e 200 mila euro. Tutto questo, che senso ha? Certo, questi errori non possono essere imputati soltanto alla nuova gestione dirigenziale formata da Andrea Agnelli e Beppe Marotta ma, in gran parte, è giusto addebitarli a coloro i quali dopo lo sconquasso di calciopoli hanno operato per la Juventus d’allora: vero signor Jean-Claude Blanc? Questo, fermo restando la duttilità e l’indiscutibile lungimiranza della Juventus che è stata capace d’investire a beneficio della struttura dei campi di Vinovo, dello Juventus Stadium, dell’Area 12 e nell’acquisto dei terreni della Continassa, (l’area edificabile che si trova accanto allo Juventus Stadium, dove tra qualche anno sorgerà il campo d’allenamento della Prima Squadra e la Sede bianconera).&nbsp; Quindi, in buona sostanza, riteniamo che la Juventus debba certamente fare riferimento a un calcio italiano che risente della crisi economica che investe il nostro Paese ma, al contempo,&nbsp; riteniamo che non si possono disconoscere alcuni errori di valutazione nell’investire su giocatori che dopo averli strapagati non hanno più avuto nessuna richiesta di mercato. In fondo, sbagliare nell’investire può anche starci, ma perseverare com’è successo in passato in casa bianconera, rischiando di far piangere le proprie casse aziendali, non è consentito. In questo, Bayern Monaco, Real Madrid e Barcellona ci sono superiori. E, almeno per il momento, si vede!<br><br>Salvino Cavallaro <br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>FL0711FL0711galliani.jpgSiNserie-ac-era-una-volta-il-campionato-piu-bello-del-mondo-1011734.htmSi100451001,02,03030279
1081011689NewsCampionatiJuventus, consapevolezza della forza dell`avversario20130411204822juventusS’infrange contro il muro tedesco il sogno europeo a lungo cullato e inseguito dalla JuventusS’infrange contro il muro tedesco il sogno europeo a lungo cullato e inseguito dalla Juventus. Torino e l’Italia calcistica bianconera ringraziano comunque la propria squadra, uscita tra gli applausi dallo Juventus Stadium che, per una notte, è stato teatro di calcio ad alto livello. Ma, in verità, gli applausi dei tifosi sono sembrati intrisi d’amarezza per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Troppo forte questo Bayern Monaco che con sicurezza e cinica lucidità ha inflitto alla squadra bianconera un secco 0 a 2 che parla da solo. La Juve dovrà aspettare ancora qualche anno per riconquistare la Coppa dalle grandi orecchie, perché così com’è strutturata adesso non è sufficiente per reggere il confronto con le grandi realtà calcistiche europee. “Il divario tra le grandi società calcistiche d’Europa e l’Italia, è ancora troppo netto dal punto di vista dei valori economici e degli investimenti. Penso che le squadre italiane dovranno attendere ancora qualche anno prima di poter rivincere la Champions League”. Così si è espresso Antonio Conte subito dopo la partita. E, in effetti, il tecnico bianconero ha fatto una lucida disamina del gap esistente tra alcune delle più importanti società europee e le migliori realtà calcistiche italiane. Bisogna lavorare molto, non solo sotto l’aspetto tecnico-organizzativo ma, soprattutto, sul fronte del patrimonio economico e dei relativi investimenti delle società stesse. E’ evidente che l’Inter di Moratti, il Milan di Berlusconi, la Juve di Agnelli, non rappresentano più come un tempo la forza economica e finanziaria del pallone italiano, tanto è vero che anche loro trovano grandi difficoltà ad allinearsi ai grandi club europei. Per crescere in modo esponenziale, sarebbe opportuno seguire il modello tedesco del Bayern, una società strutturata in una maniera tale da vincere in bundesliga con sei giornate d’anticipo e di essere costantemente tra le primissime forze europee. Certo, questo discorso ci potrebbe portare molto lontano e comunque a disquisire su temi di carattere politico-sociale ed economico-finanziario che da anni investono l’Italia e tantissime aziende di vario settore che danno segni di allarmante agonia. Ma, l’azienda italiana del pallone, pur nella sua tenuta economica tutto sommato ancora stabile rispetto ad altri settori in decadenza e, nonostante l’apporto del merchandising, dei diritti televisivi e degli sponsor, risulta ancora&nbsp; troppo fragile rispetto al confronto con alcune potenze europee. Una crisi che rispecchia fedelmente ciò che è l’attuale sistema economico del nostro Paese. Tuttavia, ritornando a temi più tecnici relativi alla partita Juventus - Bayern, possiamo dire che nel primo tempo i bianconeri hanno tenuto a bada i bavaresi i quali, ben messi in campo e attenti a chiudere tutti gli spazi, si sono limitati a un pressing alto e asfissiante, in grado di non fare ragionare la squadra di Conte, risultata evanescente nel tentativo di impensierire il portiere Neuer. Nel secondo tempo i tedeschi salgono in cattedra, ed il palo colpito da Robben è stato premonitore di ciò che sarebbe accaduto da lì a poco, quando il Bayern su ennesima azione di ripartenza andava in gol con Mandzukic. Una doccia fredda per la Juve che, fino a quel punto, sperava ancora in qualcosa di possibile-impossibile privo di ogni fondamento logico. Poi, il raddoppio finale di Pizzarro entrato in campo in sostituzione di Mandzukic, ha chiuso definitivamente ogni residua speranza. Finisce così l’attesissimo match fra la Juventus e il Bayern, una partita che fin dalla vigilia aveva più il sapore dell’emozione e della speranza, piuttosto che la reale consapevolezza di poter continuare il cammino in Champions tra le migliori quattro squadre d’Europa. Noi riteniamo che allo stato attuale delle cose, per questa Juventus è già stato un traguardo importante l’aver raggiunto l’obiettivo di appartenere al novero delle migliori otto squadre d’Europa. Poi si può fare ogni tipo di discorso, anche quello legato all’eterno qualunquismo calcistico ancorato a quel si dice che “Il pallone è rotondo e, come tale, tutto è possibile”. Un’affermazione che è troppo speso l’enfasi della banalità più pura. Ma questo, francamente, non può trovare fondamento nell’analisi concreta tra le differenze tecniche reali emerse tra squadre che sono lo specchio delle società di appartenenza, della loro forza economica e organizzativa.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711marotta.jpgSiNjuventus-consapevolezza-della-forza-dell-avversario-1011689.htmSiT1000007100451001,02,03,06,07030328
1091011537NewsCampionatiConti in tasca: la Juventus ha speso più del Bayern Monaco20130405133879juventus, bayern monacoSul quotidiano La Repubblica Sul quotidiano La Repubblica il giornalista Angelo Carotenuto (citando Transfermarkt come fonte) scrive che negli ultimi tre anni, da quando gli Agnelli sono tornati alla guida della società, la Juve ha investito sul mercato 215 milioni di euro contro i 131 spesi dal club bavarese. Se si prende in considerazione l'ultimo biennio, cioè da quando è arrivato Conte, la distanza scende: 156 milioni contro 115.<br><br> Ad esempio nel 2009 il Bayern acquistò Robben e Mario Gomez con 50 milioni, la stessa cifra sborsata dai bianconeri per Diego e Felipe Melo. In seguito Marotta prese Krasic, Elia e Martinez per 35 milioni, mentre il Bayern puntò su Neuer e Luiz Gustavo.<br><br> Anche Luciano Moggi ha ricordato a Conte: "Non è giusto dire che loro sono più forti perché spendono di più - scrive l'ex direttore generale su Libero -, si può spendere anche di meno e qualche volta niente. Al tempo in cui giocava, Antonio dovrebbe ricordare i campioni che aveva vicino: erano giocatori acquistati da una società che, non avendo disponibilità economica, cercava di vendere a 'tanto' e comprare a 'poco'. Spesso riuscendoci".<br><br>C1007650adm001adm001marotta.jpgSiNconti-in-tasca-la-juventus-ha-speso-piu-del-bayern-monaco-1011537.htmSiT1000007100075701,02,03,06030285
1101011379NewsCampionatiJuventus, Conte: «Moratti ha apprezzato la mie parole»20130330181531juventus, conteIntervistato da Mediaset PremiumIntervistato da Mediaset Premium, l'allenatore della Juventus Antonio Conte ha analizzato la vittoria contro l'Inter: "Veniamo da due trasferte difficili e abbiamo ottenuto due vittorie. Sono molto contento perché c'è stata una grandissima risposta in questi 180 minuti da parte della squadra. Oggi non era facile contro un'ottima squadra che nella singola partita può battere chiunque. Questo risultato è sicuramente meritato, non era facile".<br><br> Sulla rotazione degli attaccanti: "Noi alleniamo tutta la rosa, chi subentra sa quello che deve fare perché in settimana proviamo e riproviamo gli schemi. Nessuna squadra ha fatto ruotare i quattro attaccanti come ho fatto io. Mi hanno sempre fornito delle ottime risposte. Spesso e volentieri mi fido del mio occhio: a volte sbaglio, ma molte volte ci azzecco".<br><br> Sullo scudetto e sulla sfida di Champions: "Lo Scudetto non è ancora certificato sulle nostre maglie. Chi inseguiva sperava in degli intoppi in queste due trasferte. Ora andiamo a Monaco cullando un sogno, la partita contro il Bayern sarà un'opportunità per capire quanto è ancora ampio è il gap tra noi e una big del calcio continentale. Non so se per loro la Champions è un'ossessione. Per noi è un sogno perché siamo tornati a vivere notti magiche e ce le dobbiamo godere senza paura e senza stress. Da un anno e mezzo stiamo facendo davvero cose straordinarie".<br><br> Si torna a parlare dei gol degli attaccanti: "Si parla tanto di top player, ma questi ragazzi sono tutti grandi attaccanti. Sono molto contento delle loro prestazioni, finché saranno a mia disposizione non avrò paura di niente e nessuno".<br><br> Sull'arbitraggio: "Queste sono partite molto difficili da arbitrare, Rizzoli è stato bravo perché l'ha sempre tenuta in pugno. Quando si affrontano due squadre del genere è sempre difficile gestire certe situazioni. C'era un rigore per parte, ne usciamo in parità. Va bene così..."<br><br> Sulle dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa: "Io ho parlato di professionalità e ho ventilato l'ipotesi di poter andare in un'altra squadra di Serie A. Qualcuno ha parlato di dichiarazioni shock, ma io ho cercato solo di sdrammatizzare. Moratti ha parlato di parole intelligenti? Non ho il minimo dubbio che - così come lo è Agnelli - fosse una persona intelligente. Io per fortuna ho dietro i tifosi della Juventus che sanno chi sono, due titoli non pregiudicheranno il rapporto con la mia gente". <br><br>C1007650adm001adm001c-33509839.jpgSiNjuventus-conte-moratti-ha-apprezzato-le-mie-parole-1011379.htmSiT1000007100075701,02,03,06030229
1111011299NewsEditorialeDerby d`Italia, ultima chiamata europea per i neroazzurri, chance di ipoteca sul tricolore per la Juventus20130328000725Inter,JuventusInter costretta a vincere per alimentare la speranza Champions, bianconeri pronti a vendicare la sconfitta dello Juventus Stadium Dallo scontro Iuliano-Ronaldo al fallo su Buffon al 90' non fischiato da Collina, dal 5 Maggio a Calciopoli, dagli scudetti revocati a quelli di "cartone", la faida tra Juventus e Inter è quella che più ha infuocato il palcoscenisco del calcio Italiano negli ultimi 15 anni.<BR>Dopo la supremazia bianconera tra il finire degli anni '90 e l'inizio del nuovo secolo, i processi del 2006 hanno condannato la Juve nel calvario della Serie B e hanno dato in là ai successi neroazzuri, culminati con la conquista del Triplete.<BR>L'avvento alla presidenza di Andrea Agnelli, rappresentante di una famiglia da sempre legata alla Signora, e il ritorno di Antonio Conte in veste di Coach, hanno risvegliato l'orgoglio dei bianconeri che si apprestano a vincere il secondo tricolore consecutivo dopo quello del record di imbattibilità che li ha visti trionfare nell'ultima stagione.<BR>Imbattibilità caduta proprio per mano del biscione che ha anche dissacrato per la prima volta nella sua storia lo Juventus Stadium, fino a quel momento vergine di sconfitte. Di contro, però, quella partita ha segnato l'inizio di un cammino inarrestabile dei torinesi che oggi si traduce in un +9 nei confronti della prima inseguitrice, mentre ha visto sprofondare gli uomini di Stramaccioni che hanno rimediato più volte brutte figure e che si sono allontanati anche dalla zona Champions.<BR><BR>Insomma, un intreccio di eventi e di veleni che non sembra destinato a spegnersi ma che continua a fare di Inter-Juventus la partita più sentita di Italia.<BR>Nove giornate sono ancora tante, troppe per tirare le somme. Ciò che appare evidente, però, è che questo match può significare molto più dei canonici tre punti per entrambe le squadre.<BR>Sebbene con una partita in più, i cugini milanisti viaggiano a +7 e occupano quel tanto agognato terzo posto che è l'oggetto di contesa di diversi club. Oltre ai rossoneri, infatti, l'Inter deve raggiungere la sorpresa Fiorentina e fare i conti con i desideri di Roma e Lazio di ottenenere la qualificazione per l'elite europea. Una sconfitta inciderebbe in modo irreversibile sul morale, sugli obiettivi e su una stagione che fino a questo momento è sembrata più nera che azzurra.<BR><BR>Viceversa, una disfatta in campo nemico non comprometterebbe le chance della Vecchia Signora di conquistare il titolo, considerato il margine piuttosto elevato nei confronti delle inseguitrici. Ma la compagine di Conte è ben consapevole della ghiotta opportunità di dare un segnale forte a Napoli e Milan che vedrebbero ulteriormente ridotte le ambizioni di agganciare la vetta.<BR>Qualunque sarà il risultato finale al triplice fischio, c'è da scommettere che Inter-Juventus regalarerà ancora sorprese ed emozioni, proprio come fu&nbsp;in passato, come sarà in&nbsp;questo weekend&nbsp;e come sempre è destinato ad accadere.&nbsp; <BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650MilanoFL0657FL0657juventus-inter-immagini-della-partita-54.jpgSiNjuventus-inter-serie-a-1011299.htmSiT1000007,T1000026100664701,02,03,06,07,080301219
1121011123NewsCalciomercatoCalciomercato Fiorentina, per Jovetic la Juventus offre anche Giovinco20130322103011fiorentina, joveticSulle pagine di TuttoSport Sulle pagine di TuttoSport si torna a parlare dell'interesse della Juventus per Stevan Jovetic. L'attaccante montenegrino della Fiorentina da tempo piace ai bianconeri, con Conte che lo considera il primo obiettivo per l'estate. Oltre ai rapporti tesi fra i Della Valle ed Agnelli, anche l'Europa potrebbe ostacolare un'eventuale trattativa. Se la Fiorentina dovesse raggiungere la Champions League, Jovetic quasi sicuramente resterebbe in viola. In caso contrario, Pradè dovrebbe faticare non poco per trattenere a Firenze il giocatore, con la Juventus pronta a mettere sul piatto Marrone e Giovinco, anche se i viola preferirebbero Matri o Quagliarella.C1007650adm001adm00120120419_sj.jpgSiNfiorentina-per-jovetic-la-juventus-offre-anche-giovinco-1011123.htmSiT1000024100075701,02,03030320
1131011016NewsCalciomercatoCalciomercato Juventus, Marotta chiarisce la posizione su Ibrahimovic20130318122920juventus, marottaGiuseppe Marotta ha parlato ai microfoni di Radio Anch`io Lo Sport Giuseppe Marotta ha parlato ai microfoni di Radio Anch'io Lo Sport dell'attualità di casa Juventus: "C'è grande orgoglio e grande gioia per aver ricostruito questa società. Grande merito va alla famiglia Agnelli. Hanno creato una società modello e di riferimento per gli altri. Il Bayern Monaco? Quando si parla di Champions si parla di un torneo, non di un campionato. Spesso la fortuna ha un ruolo rilevante. Pensate al Chelsea dell'anno scorso. Al di là delle forze, c'è l'imprevedibilità che può avere un ruolo decisivo. Il calendario di aprile? Per quanto riguarda il campionato siamo messi molto bene, ma ci sono ancora 27 punti da fare. Abbiamo consapevolezza delle nostre capacità, quindi c'è ottimismo. Siamo felici di essere di nuovo sul palcoscenico europeo, speriamo che la fortuna ci assista. Abbiamo creato un modello di società e di squadra. C'è un allenatore che ha fame, così come i giocatori. Tutti giocano con entusiasmo e consapevolezza di indossare una maglia importante. I Nazionali? Ne abbiamo 14, diamo un grande contributo. Razzismo? In linea generale il calcio risente del disagio della società. C'è un indebolimento dei valori. Noi abbiamo un rapporto diretto con i tifosi, i quali si comportano bene in linea generale. Lo sfogo di Conte? La situazione sta degenerando. Quando andiamo in trasferta siamo sempre scortati dai blindati della polizia. Mi sembra di tornare alle arene romane, dove c'erano i gladiatori. Il mondo del calcio da solo può fare poco, è questione di cultura. Quello di Conte è un piccolo eccesso di libertà da tollerare, non ha mancato di rispetto al pubblico avversario, si è rivolto ai nostri tifosi. E' giusto lasciare questi piccoli eccessi, perché il calcio è un generatore di forti emozioni. Il futuro? La sua è stata un'esternazione del dopo gara. Conte è un ottimo allenatore e mi auguro che possa restare ancora tanto alla Juve. Capisco che non tutti sono Ferguson, ma mi auguro che le sue considerazioni le farà quando si sarà stancato di vincere con la Juve. Sono però convinto che lo avremo con noi ancora per molti anni. Bologna? Il rapporto fra le due società è ottimo, loro hanno 4 nostri giocatori. I fatti di sabato sono da condannare, ma isolati. Anelka? E' arrivato a zero, avevamo Bendtner infortunato e abbiamo voluto rafforzare il reparto offensivo in previsione di possibili infortuni. L'operazione è stata rilevante ma non grava sul futuro. E' legata alla contingenza. Ibrahimovic? Nedved ha fatto un commento tecnico. La sua valutazione è condivisibile, ma i parametri che ha non sono quelli che utilizziamo noi. Non sarà un giocatore della Juventus. Icardi? Bisogna avere pazienza con i giovani. Si deve riconfermare, come i nostri Immobile e Gabbiadini. Il talento c'è, ma prima dobbiamo aspettare le conferme. Ad oggi è una promessa che tutti vorrebbero avere".<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001marotta.jpgSiNjuventus-marotta-chiarisce-la-poszione-di-ibrahimovic-1011016.htmSiT1000007100075701,02,03,06030234
1141010885NewsCampionatiJuventus, dal primato nazionale al sogno europeo: un cammino inarrestabile20130312170550juventusTre, numero perfetto. La Juve delle meraviglie è passata da Moggi, Giraudo e Bettega ad Agnelli, Marotta e Nedved Tre, numero perfetto. La Juve delle meraviglie è passata da Moggi, Giraudo e Bettega ad Agnelli, Marotta e Nedved. Triade perfetta, capace di essere la garanzia di grandi progetti ed attuazioni di infrastrutture, come ad esempio lo Juventus Stadium (sempre esaurito), Juventus Museum e tutta un’ampia area limitrofa che sarà sede di allenamento della Prima Squadra oltre che della nuova sede bianconera. Ma ci sono anche e, soprattutto, le vittorie costruite sul campo, per i tifosi e anche per chi è amante del bel calcio. Una Juve che pare sempre di dover smentire i più scettici e suoi arrembanti critici, ai quali però risponde con autorità e dati di fatto. Oggi la Juve, in Campionato si trova a più 9 punti sul Napoli che è secondo in classifica e, in più, è entrata a far parte dopo lunghi anni d’attesa tra le migliori otto squadre d’Europa. Certi traguardi non sono certo frutto d’improvvisazione e neanche semplice fortuna momentanea, ma tutto ha una sua spiegazione ben precisa. Con l’avvento di Antonio Conte si è vista dopo tanti anni una mentalità nuova, un modo di gestire la squadra in maniera provinciale e con la convinzione che certi traguardi si raggiungono semplicemente avendo “fame” di risultati, che non può essere confusa con quella borghesia del pallone fatta solo di “nome importante” e fumo negli occhi. Con Conte e con una schiera di giocatori desiderosi di vincere, fin dall’anno scorso la Juve ha mostrato tutta la sua unione d’intenti costruendo uno spogliatoio sano, senza grandi mugugni e cattiverie ma, soprattutto, ha dato un’impronta netta a una mentalità di squadra fatta di gruppo coeso. La squadra di Conte infatti, tranne il portiere non ha dei ruoli ben precisi, siano essi centrali di difesa, esterni bassi, centrocampisti, esterni alti o punte, nessuno può vantare un ruolo ben definito. Tutti all’occorrenza, nel 3-5-2 voluto da Conte, devono necessariamente adattarsi ai ruoli più disparati che le circostanze del momento richiedono. Un tipo di calcio e di mentalità indubbiamente moderna che, tuttavia, di solito richiede uno sforzo di energie notevole che lascia legittimamente interdetti sulla durata della condizione fisica e mentale dei giocatori stessi. Spesso abbiamo invocato un top – player che potesse in qualche modo essere il risolutore del grande volume di gioco espresso dalla squadra. Ma, a oggi, i risultati sembrano avere dato ragione alla Juventus che, salvaguardando meticolosamente il proprio bilancio patrimoniale, è riuscita a primeggiare in Campionato (con ottime prospettive di bissare la conquista del secondo scudetto consecutivo targato Antonio Conte) entrando anche ai quarti di finale della Champions League. Chi segue come noi il calcio da tanti anni, sa molto bene che nulla è legato all’improvvisazione e che certi risultati sono il frutto e le capacità di una grande e competente società che ha saputo creare un team e dei ruoli capaci di raggiungere grandi traguardi. Disciplina e alto senso del professionismo sono valori che non s’inventano, come non s’improvvisa neanche il saper gestire gli umori dei giocatori della panchina, talora tristi per non essere presi in considerazione, ma poi, al momento opportuno, capaci di dare il meglio per se e per la squadra nell’istante in cui sono chiamati a giocare. Ad esempio, il gol, la freschezza fisica e mentale, dimostrata da Giaccherini&nbsp; nel corso dei ritagli di partita a lui concessi, non sono casuali ma frutto di preparazione settimanale da parte di Conte che è capace di tenere sulla corda anche i giocatori che non sono ritenuti titolari. Crediamo che questo sia il segreto di questa Juventus, grande nel nome e umile nel gestire un calcio moderno fatto di essenziali valori sportivi. Poi si può disquisire su tutto. Gli anti juventini diranno la qualunque su antiche agevolazioni arbitrali, rispolverando magari malignamente alcuni scheletri ancora chiusi negli armadi bianconeri. Ma queste sono cose che nel calcio sono all’ordine del giorno e non passeranno mai, come non si elimineranno mai certe invidie e antipatie per chi è in grado di vincere sempre con regolarità. Difficile essere coerenti su una materia così opinabile come il calcio, uno sport che è posto in analisi dai più disparati punti di vista. Tuttavia, noi ci atteniamo oggettivamente a considerare quei fatti che sono figli del lavoro, della serietà, della concretezza e di certe peculiarità professionali capaci di fare la differenza. In questo periodo è giusto evidenziare la validità di una Juventus i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti e, quando oggettivamente sarà il momento di fare critica, non ci tireremo certamente indietro. <br><br>Salvino Cavallaro <br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711c-33509839.jpgSiNjuventus-dal-primato-nazionale-al-sogno-europe-un-cammino-inarrestabile-1010885.htmSiT1000007100451001,02,03030181
1151010849NewsCampionatiMilan, Galliani ad Agnelli: «Lo scudetto lo vincerete voi»20130311163639milanIl Milan vince, la Juve pureIl Milan vince, la Juve pure. E continua il simpatico botta e risposta a distanza tra Antonio Conte e Adriano Galliani. Ieri subito dopo la partita l'ad rossonero ha chiamato il presidente Andrea Agnelli e gli ha detto: "Dì a Conte di stare sereno perché ho ragione io: la Juve non vincerà lo scudetto al 99%, come ha dichiarato Allegri, ma al 100% come sostengo io...". Pronta la risposta del presidente bianconero: "Lasciamo stare questi discorsi...".C1007650adm001adm001galliani.jpgSiNmilan-galliani-ad-agnelli-lo-scudetto-lo-vincerete-voi-1010849.htmNoT1000027100075701,02,03030132
1161010817NewsCampionatiMilan, Galliani a Conte: «Siamo milanisti. Col Barcellona ce la giocheremo»20130309125230milan, gallianiAdriano Galliani, ha parlato del momento rossoneroAdriano Galliani, ha parlato del momento rossonero. "Ringrazio Balotelli e De Jong di essere qui. Mario è un tifoso rossonero come noi e quando c'è un po' di sentimento si fa qualcosa di più. Complimenti a Mario per il suo gol di ieri e sono in ansia per le condizioni di Pazzini del quale ancora non ho novità. Sarò presente al varo della MSC Preziosa e faremo a giugno la terza edizione della Crociera Rossonera che farà tappa nella città santa del milanismo come Atene dove abbiamo vinto due Champions League e faremo visita allo stadio Olimpico di Atene. E' una crociera che i milanisti devono fare come un pellegrinaggio. Faccio un pubblico invito i tifosi a partecipare anche per rivivere delle emozioni. Con chi abbiamo vinto nel '94? (Ride). Sono eccitato per martedì. Il rapporto tra Milan e MSC dura dal 2005 e spero che possa durare per molti anni ancora".<br><br> Una precisazione, sullo 'scatto della discordia'. "La foto dove mi ritraggono vicino alla famiglia Agnelli è stata scattata durante lo spareggio contro la Sampdoria del 23 maggio 1987".<br><br> Sul Genoa. "E' stata una partita molto dura e difficile che il Milan ha vinto. Molti episodi e visto che sono molto amico del presidente Preziosi non voglio commentare. Dico solo che il Genoa, se metterà in campo la grinta che ha usato con noi, si salverà di sicuro. La partita con il Barcellona è da collocare nelle grandi partite che abbiamo giocato nei 26 anni passati. Adesso, dopo Real-Manchester tocca a noi. Andiamo a giocare contro la squadra più forte del Mondo. Abbiamo un po' di ansia per le condizioni di Pazzini e Mexes che stanno facendo le visite adesso. Ma chi gioca non fa rimpiangere chi non gioca. Si fa male Balotelli e segna Pazzini e viceversa. Abbiamo una squadra molto duttile che dalla prossima stagione ritroverà Nigel. Mi dispice molto per lui e per il suo infortunio e il suo rientro sarà importante. Barcellona-Milan sarà vista da tutto il Mondo e l'importante è tornare, nella prossima stagione, in Champions League. Il Barcellona ha sempre considerato il Milan un top club come pensiamo d'essere".<br><br> Sulla gara con il Barcellona. "Non faremo Fort Apache. Il Milan giocherà la sua partita con il suo modulo tattico e con il suo modo di essere".<BR>Sul secondo posto. "Non abbiamo mai abbassato l'asticella. Abbiamo fatto in fretta e riprenderci dopo l'inizio e da allora, sono passate 20 partite e siamo primi. Stanotte ho fatto un ragionamento e nel 2013, in 10 partite, abbiamo fatto 24 punti che è una roba incredibile. Potevamo fare percorso pieno avento lasciato 2 punti con Inter, Cagliari e Sampdoria. Checché ne dica Conte, siamo milanisti".<br><br>C1007650adm001adm001galliani.jpgSiNmilan-galliani-a-conte-siamo-milanisti-col-barcellona-ce-la-giocheremo-1010817.htmSiT1000027100075701,02,03,07030163
1171010808NewsCampionatiJuventus, Conte: «Resto sicuramente in bianconero»20130309110614juventus, conteAntonio Conte, tecnico della Juventus, ha parlato in conferenza Antonio Conte, tecnico della Juventus, ha parlato in conferenza stampa alla viglia della gara contro il Catania. "E' un campionato aperto, ci sta che la nostra qualificazione ai quarti di Champions, mi auguro anche quella del Milan, invogli le inseguitrici. In tanti coveranno il desiderio di remuntada. Galliani dice che abbiamo vinto lo Scudetto sicuramente, Allegri al 99% e questo mi fa pensare al loro desiderio di rimontare. Adesso sono a meno otto, dobbiamo ancora giocare, c'è lo scontro diretto e tutto è possibile, per noi, Milan, Napoli e Lazio".<br><br> Sulle parole di Platini. "Spero, come dice Platini, che questa Juventus sarebbe piaciuta all'Avvocato Agnelli. Siamo all'inizio di un percorso, lavoriamo duramente da un anno e mezzo e stiamo ottenendo bellissimi risultati. Gli elogi ci fanno stare ancor più attenti, ma siamo ancora lontani dall'obiettivo internazionale che vogliamo raggiungere".<br><br> Sul rapporto Champions-campionato. "Sempre detto che avrei voluto giocare entrambe: ci stiamo giocando l'Europa in maniera migliore. E' inevitabile che la Champions porti un dispendio di energie fisiche e nervose notevoli, però è anche vero che porta energia positiva, perchè giocare in Europa e fronteggiare grandi squadre, e comunque tenere testa, far vedere che ce la possiamo giocare con tutti, aumenta l'autostima, aumenta la fiducia, aumenta la consapevolezza nei giocatori, e questo è molto importante. La formazione domani? Sì, ci sarà turnover".<br><br> Sulla gara col Catania. "Affrontiamo il Real Catania, squadra da affrontare con attenzione, visto quello che stanno facendo. Da qui alla fine saranno tutte finali, mi auguro che ci sia uno Juventus Stadium bello pieno per celebrare il passaggio ai quarti e mi auguro soprattutto per celebrare una grande partita da parte nostra, una vittoria, e mi auguro una grande spinta del pubblico. Poi prepareremo la partita di Bologna. Poi c'è la partita con l'Inter, poi c'è la sosta".<br><br> Sul futuro. "In questo momento non vedo nessuna probabilità di lasciare la Juventus a fine stagione. Ribadisco: gli interessamenti fanno piacere, ma arrivano per me, arrivano per i calciatori, anche per la società da parte di Platini. Significa che stiamo lavorando bene, questo deve spingerci a migliorare ancora. C'è sintonia, grande sintonia col presidente Andrea Agnelli e quando ci sarà condivisione di idee e di progetti, non ci sarà alcun problema da parte mia. Se non dovesse esserci, allora ci sarebbero altre situazioni, ma tra me, il presidente, Marotta e la società, c'è grandissimo feeling e per questo non vedo alcuna possibilità".<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001c-33509839.jpgSiNjuventus-conte-resto-sicuramente-in-bianconero-1010808.htmSiT1000007100075701,02,03,06,07,08,09030166
1181010199NewsEditorialeLa Juventus in tempi di crisi, exploit a basso costo20130202093142juventusSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine In tempi di crisi finanziaria, la Juventus ha rispettato alla grande l’impegno di non spendere soldi per acquistare giocatori di una certa importanza. Una scelta aziendale che si allinea alla filosofia voluta da Andrea Agnelli assieme all’A.D. Beppe Marotta, in cui si predilige l’investimento sulle strutture societarie. Dopo la costruzione dell’avveniristico Juventus Stadium, la società bianconera ha allargato i suoi confini acquistando il terreno della Continassa, una zona di Torino adiacente al nuovo stadio. Lì sorgerà il nuovo centro di allenamento della prima squadra, in un’area prevista di grandi proporzioni. Il centro di Vinovo, invece, sarà adibito esclusivamente a tutte le esigenze del Settore Giovanile, creando così la logica separatista delle diverse appartenenze. E, seguendo la “ratio” in base alla quale non è possibile far tutto senza rinunciare a qualcosa, la Juve ha appunto adottato il sistema del risparmio per quanto riguarda la spesa relativa alla parte tecnica. E così, dopo avere avuto numerosi colpi di fortuna nell’avere acquistato ad esempio Barzagli a prezzo irrisorio, e Pirlo (arrivato a zero euro) che tutti davano per giocatore dalla carriera finita, la Juve ha raggranellato con poca spesa l’acquisto di Pogba, Giaccherini e valorizzato prodotti fatti in casa come Marchisio, Giovinco e De Ceglie. Vidal, Asamoah e Isla sono il frutto di un’operazione fatta con ragionata oculatezza, anche per la necessità di assecondare il disegno tattico voluto da Conte. Dopo l’anno di Delneri, risultato assolutamente fallimentare, la Juventus è stata affidata a Conte ed ha vinto la terza stella, poi la Supercoppa italiana, quindi il passaggio del turno in Champions League come prima classificata del proprio girone,&nbsp; regalandosi una sfida impegnativa contro il Celtic, il prossimo 12 febbraio a Glasgow e poi il ritorno a Torino il 6 marzo. A oggi, tuttavia, dopo essere uscita dalla Coppa Italia in maniera discutibile, la Juventus dovrà fare fronte a Champions e Campionato italiano. Per il bene dei sostenitori bianconeri ci auguriamo di sbagliare, ma solleviamo dei seri dubbi (in verità non da oggi) per quanto riguarda la tenuta psicofisica della squadra di Conte. Il nervosismo che aleggia perseverante in questi ultimi tempi in casa bianconera, è a parer nostro un campanello d’allarme da non sottovalutare. La squadra ci sembra stressata dal continuo faticare fisico in fase d’interdizione e di impostazione delle azioni d’attacco con ripartenze talora veementi. Ma, negli ultimi venti metri la Juve si perde, non è incisiva in fase risolutiva, così come dovrebbe essere una grande squadra che ambisce a importanti traguardi. E così, l’eventuale esile vantaggio di un solo gol, è spesso l’affanno e il rammarico di non aver chiuso la partita per gestirla in maniera tranquilla. E’ un continuo affrontare l’avversario nel timore di essere puniti in contropiede; cosa che ultimamente si sta verificando con regolarità. Stendiamo un velo pietoso sull’eterno problema della Juve che è rappresentato dalla mancanza di un top player capace di fare 20 gol a stagione, e sorvoliamo pure sull’inutilità dell’acquisto immediato di Anelka e di Poli e Belfodil a giugno. C’è un chiaro obiettivo da parte dei dirigenti della Juventus, di andare a caccia del campione spendendo poco o quasi niente, per continuare a investire sui lavori avanzati delle proprie strutture. Ma, con tutto il rispetto per Poli e Belfodil, che pur sono bravi giocatori, la Juve che ha bisogno nell’immediato di garantirsi il proseguimento in Champions e in Campionato, non può continuare a spremerei suoi&nbsp; giocatori che, a parer nostro, hanno già dato molto, e forse anche troppo. Noi vediamo così la Juve dell’immediato, per il prossimo campionato si vedrà se la stella di Fernando Llorente brillerà sotto il cielo torinese tinto di bianconero.<br><br> Salvino Cavallaro <BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNla-juventus-in-tempi-di-crisi-exploit-a-basso-costo-1010199.htmSiT1000007100451001,02,03,06030369
1191010144NewsEditorialeJuventus, il Conte furioso 20130128205556juventusJuventusIl Conte Furioso del post Juve – Genoa,&nbsp; il fido Marotta pronto ad impugnare l’ascia di guerra per sostenere il suo condottiero. E persino il re della contea, Andrea Agnelli, che ha deciso che dopo una disputa, nessuno può comportarsi da “lord”. Oltre ad una valutazione tecnica, che vede i bianconeri in una fase di appannamento generale, le vicende rocambolesche che hanno visto allenatore e dirigenti della Vecchia Signora protagonisti negativi di una gazzarra inutile, lasciano alcune perplessità. Specie se rapportate a quello che di recente (in occasione dell’anniversario della scomparsa di Gianni Agnelli) è stato più volte sbandierato come”stile Juventus”. Dove sta questo fantomatico stile in tutti gli avvenimenti che hanno susseguito la gara dello Stadium di sabato sera? Che si abbia torto o ragione, nessun rappresentante del calcio odierno, sempre costantemente sotto l’occhio indagatore delle telecamere, può permettersi scenate simili. Perché si tratta di persone che volenti o nolenti, sono seguite da milioni di tifosi appassionati, che così facendo vengono aizzati più di quanto già certa stupidità da animale da curva non faccia. E poi se vuoi portare in alto i colori di una delle società più blasonate nell’orbita del calcio mondiale, devi, fortissimamente devi, comportarti da lord. Perché sennò poi la marea sterminata di contestatori, invidiosi, avversari o che dir si voglia, hanno l’appiglio giusto ed insindacabile per puntarti il dito contro. Pensassero tutti a risollevare le sorti sportive di una squadra che se davvero vuole proseguire nella sua odierna cavalcata vincente, iniziata proprio con l’era Conte, deve dare una svolta. E basta con piagnistei da “patteggiatori coatti”. In passato, questo è certificabile con il recente caso scommesse, la Juventus ha subito un’ingiustizia. Ma chi esce fuori da un torto, per dimostrare a tutti che tale è stato, deve proseguire sul binario della legalità. Non della gazzarra davanti un arbitro. Che si abbia o non si abbia ragione, questo non importa.<br><br> &nbsp;Gabriele Cavallaro<BR><BR><br><br>C1007650adm001adm001c-33509839.jpgSiNjuventus-il-conte-furioso-1010144.htmSiT1000007100075701,02,03,06030451
1201010111NewsCalciomercatoCalciomercato Juventus, bloccato l`affare Lisandro Lopez20130125123828juventus, lisandro lopezJuventus Lisandro LopezArrivano aggiornamenti fondamentali sull'affare Lisandro Lopez-Juventus, sull'edizione odierna di Tuttosport. Ieri il calciatore era praticamente bianconero, ma il consiglio d'amministrazione non ha dato il beneplacito all'accordo trovato da Andrea Agnelli e Jean Michel Aulas. Il numero uno del Lione aveva dato l'ok al prestito senza obblighi di riscatto, con 500mila euro in più rispetto alla somma iniziale offerta. Cifre che hanno frenato l'affare, soprattutto per quanto riguarda la formalità del trasferimento, con il board dell'OL che ha detto di no, vista la necessità di cash immediato per il club. C1007650adm001adm001marotta.jpgSiNjuventus-bloccato-l-affare-lisandro-lopez-1010111.htmSiT1000007100075701,02,03,06030273
1211010112NewsCampionatiIl saluto di Giorgio Napolitano all`Avvocato Agnelli20130125092531agnelliAgnelli"Ringrazio ancora la famiglia e John Elkann per l’invito alla cerimonia in Duomo. Ringrazio il Sindaco per l’invito a questa solenne seduta in Comune. La mia presenza ha voluto esprimere non solo una sentita partecipazione personale – nel ricordo di un rapporto di reciproca attenzione e stima che iniziò nel lontano 1978 –, ma l’omaggio dell’istituzione da me rappresentata, che fu da Giovanni Agnelli sempre grandemente rispettata e da cui gli venne, con la nomina a senatore a vita da parte di Francesco Cossiga, un riconoscimento che egli mostrò di intendere pienamente nel suo significato e nel suo valore.<BR>Operare nel cuore della società, in posizione di alta responsabilità, e dare prova nello stesso tempo di un forte senso delle istituzioni e degli equilibri democratici, fu ciò che contraddistinse il Presidente della FIAT quale oggi lo ricordiamo;&nbsp; che lo contraddistinse facendone un protagonista della nostra vita pubblica oltre che una figura centrale del mondo economico.<br><br> E’ di qui che viene ancor oggi una suggestione, un insegnamento, da richiamare in una realtà pure mutata e diversa rispetto all’epoca in cui si dispiegò l’esperienza di Agnelli. Perché avremmo ancor oggi bisogno, in Italia, di distinzione e reciproco rispetto tra sfere d’impegno, e quindi tra ruoli, egualmente essenziali ; e di misura e attenzione per non lasciar travolgere da logiche di contrapposizione sbrigative e meschine una visione di più ampio respiro del nostro comune destino come nazione e come democrazia.<br><br> La sfida non risolta nel passato e ancor più scottante nel tempo presente è per noi quella di riformare il paese tenendolo unito. Come intendere e come perseguire obbiettivi di rinnovamento dello Stato e della società, resta materia di confronto e di competizione : ma nello spirito di un attaccamento all’Italia, di un idem sentire nazionale ed europeo, che solo può permetterci di reggere e progredire nel mondo globale.<BR>E’, potrei dire, il filo che abbiamo seguito nel celebrare il Centocinquantenario dell’Unità d’Italia : e non a caso in nessun altro luogo come a Torino si è trovata tanta rispondenza civile e partecipazione popolare, anche attraverso momenti assai belli di ricostruzione storica e di invenzione comunicativa, che ci hanno fatto ripercorrere l’esperienza dello sviluppo nazionale unitario sul piano della crescita economica, industriale, civile e sociale, dell’affermazione del genio d’impresa e della ascesa del mondo del lavoro. Le generazioni degli Agnelli che hanno guidato la FIAT, e dei dirigenti, dei tecnici e degli operai che ne hanno costruito le maggiori fortune, sono state tra le forze motrici di un cammino di trasformazione e avanzamento dell’Italia che dobbiamo saper riprendere.<br><br> E’ in questo spirito che colgo l’occasione delle cerimonie che ci hanno visto insieme per rendere ancora omaggio alla figura emblematica di Giovanni Agnelli e per rivolgere un riconoscente saluto – alla vigilia della conclusione del mio mandato – alla città di Torino, che mai come in questi sette anni ho sentito così vicina, cogliendone l’animo più profondo ed autentico".<br><br> Salvino Cavallaro<br><br>C1007650FL0711FL0711agnelli-6.jpgSiNil-saluto-di-napolitano-all-avvocato-agnelli-1010112.htmSiT1000007100451001,02,03,08030120
1221010103NewsCampionatiAgnelli, e la passione per calcio20130124123429agnelliAgnelliSarebbe sin troppo semplice e forse retorico raccontare l’Avvocato Agnelli, a dieci anni dalla sua scomparsa. Perché tutti quelli che lo hanno conosciuto personalmente e pure quelli che non lo hanno fatto, possono tratteggiarne un profilo di uomo di potere, mosso da stile, buon senso ed educazione. Caratteristiche che negli uomini di grande influenza odierni, in ogni contesto, è difficile ritrovare in una stessa persona. Eppure l’Avvocato ha saputo conquistare il cuore dei tifosi della sua Juve, i taccuini dei giornalisti pronti a catturarne i preziosi aforismi, ha saputo far tacere gli avversari con garbo e mai alzando i toni. E’ stato certamente, con Boniperti, la vera icona di stile dell’era post bellica in seno alla società più titolata e forse più amata in Italia. “La Juve è per me l'amo¬re di una vita intera, motivo di gioia e orgoglio, ma anche di delusione e frustrazione, comunque emozioni forti, come può dare una vera e infinita storia d'amore.” Non era una semplice squadra da gestire, una azienda da amministrare o da cui trarre profitto. Era un motivo di vita. Una vita di cui hanno fatto parte uomini, ma anche e soprattutto giocatori di talento. Quelli che più hanno saputo conquistare il cuore di un vecchio leone innamorato del bello. Per questo Pelè, Platini, Maradona, Baggio o Del Piero sono stati di volta in volta protagonisti delle dichiarazioni d’amore per il calcio dell’Avvocato. Perché hanno rappresentato la sensazione estetica più pura di uno sport che muove dal talento. Ma che dell’Avvocato, qualsiasi fede calcistica si professi, oggi può sentire la mancanza. Perché non sapeva solo vincere. Aveva una qualità, tra le altre, rara. Rarissima. Sapeva perdere. Come quando il giorno dopo la finale di Coppa dei Campioni, stagione 1982-1983, tra Amburgo e Juventus terminata 1 a 0 per gli avversari teutonici dei bianconeri, l’Avvocato candidamente disse: “Non è successo niente, questi tedeschi ci hanno insegnato a leggere e a scrivere.” <br><br> Gabriele Cavallaro<br><br>C1007650adm001adm001agnelli-6.jpgSiNagnelli-e-la-passione-per-il-calcio-1010103.htmSiT1000007100075701,02,03,06030215
1231010102NewsEditorialeL`Avvocato Agnelli, dieci anni dopo la scomparsa20130124093158calcioSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine Sembra ieri, eppure sono già trascorsi dieci anni dalla morte dell’Avvocato Agnelli. Un personaggio unico, per certi versi irripetibile. Chissà perché quando pensiamo a grandi personaggi della storia, ci convinciamo quasi che essi siano eterni, che non debbano mai finire come i comuni mortali, proprio come se avessero il tallone d’Achille. E, invece, nulla è per sempre, uomini illustri come persone comuni. Tuttavia, nell’immaginario collettivo di sempre, ci capita spesso di vedere accostati personaggi di ieri che hanno fatto la storia di questo nostro Paese, ad altri di oggi. E così, partendo da Valentino Mazzola, Pelè, Maradona, Bartali, Coppi, Pantani, oppure altri personaggi dalla grande levatura culturale e politica che hanno lasciato un’impronta indelebile nel mondo, li vediamo paragonati ai personaggi contemporanei. Siamo convinti che questo modo di pensare non sia corretto e che il paragone non sia proponibile proprio perché i grandi personaggi del passato sono vissuti in epoche diverse, con concezioni culturali e tecnologie che rispecchiavano quel contesto di vita. Ma Gianni Agnelli, se visto come figura imprenditoriale o come presidente della Juventus, non ha eguali. Si può ricordare come Signor Fiat oppure come illustre, storico leader di tutti i tempi della Vecchia Signora del Calcio Italiano: non fa differenza. Gianni Agnelli, infatti, è stato emblema di non solo Fiat ma anche di pallone vestito di bianconero. E, dopo, essere stato la mente indiscussa di quell’Italia legata al boom dell’industrializzazione e del benessere economico, ha dato per anni un segno indelebile di capacità, competenza e conduzione dirigenziale di quel pallone torinese diventato poi grande in tutto il mondo. Erano gli anni in cui la Juve vinceva sempre e non aveva rivali in Italia perché mieteva scudetti in continuazione. Una storia di alta aristocrazia, quella della casata Agnelli, che si lega a quel football vissuto tra romanticismo e passioni senza limiti. Conosciuto come “l’Avvocato”, per essersi laureato in Giurisprudenza senza tuttavia avere mai esercitato la professione, Gianni Agnelli rappresentò la figura più importante e prestigiosa dell’economia italiana. Fu il simbolo del capitalismo durante la seconda metà del XX secolo. Uomo colto, di grande eleganza e dotato di umorismo, fu personaggio molto amato anche all’estero per aver intrapreso rapporti non solo commerciali con i grandi e autorevoli personaggi d’allora come Henry Kissinger, celebre politico statunitense di origine tedesca. Ma era il pallone che l’appassionava, era quella casacca bianconera che penetrava i suoi pensieri legati allo sport. E, pur evitando di cadere nella facile retorica di sentimenti e paragoni, ci piace pensare l’Avvocato Agnelli seduto oggi in tribuna allo Juventus Stadium per assistere al gioco e alle vittorie della nuova Juventus. E chissà cosa direbbe della tattica voluta da Antonio Conte, chissà se anch’egli penserebbe che a questa Juve manca un top player, chissà come giudicherebbe l’operato di suo nipote Andrea che ha “licenziato” anzitempo “Pinturicchio” Del Piero e cosa penserebbe del prolungamento del contratto a Gigi Buffon fino al 2015. Già, chissà! Mai nessuno potrà dircelo, perché lui ha vissuto un’altra realtà, un’altra Juve e, soprattutto, un’altra Fiat. E poi, con i sé e con i ma…… non c’è mai stata una risposta concreta a nulla!&nbsp; <br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNl-avvocato-agnelli-dicei-anni-dalla-scomparsa-1010102.htmSiT1000007100451001,02,03,06030230
1241010096NewsCalciomercatoCalciomercato Juventus, molto vicino Lisandro Lopez20130123163534juventus, lisandro lopezJuventus Lisandro LopezLa Juventus si allontana da Didier Drogba e sta per sistemare le ultime pedine per il reparto avanzato. E' notizia di pochi minuti fa quella dell'accelerata improvvisa ed importante per Lisandro Lopez, attaccante classe 1983 del Lione, in uscita dal club francese. Dopo le parole a Tmw del presidente Aulas, il numero uno del club ha visto Andrea Agnelli a Nyon: sebbene il mercato sia delegato in toto a Marotta e Paratici, il contatto tra i presidenti è stato importante per riallacciare i ponti sulla trattativa per il ragazzo. L'OL adesso può cederlo in prestito oneroso con obbligo di riscatto fissato per l'estate, una fiammata può arrivare già nelle prossime ore. Novità importante, il Bandoneonista, ovvero 'suonatore di fisarmonica', può giocare in Champions League.C1007650adm001adm001marotta.jpgSiNjuventus-lisandro-lopez-molto-vicino-1010096.htmSiT1000007100075701,02,03,06030333
1251009874NewsEditorialeSerie A, problemi economici o mancanza di progetti ambiziosi?20130103090528calcioSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine Dopo l’acquisto di Lucas da parte del PSG, Ancelotti ha dichiarato: “Lucas è un Top Player”. Quelli che l’Italia, adesso, fatica tremendamente a portare a casa, aggiungiamo noi. In questi giorni di apertura del mercato invernale del pallone europeo, ci fa riflettere la differenza tra quello che è stato il miglior campionato d’Europa, cioè il nostro, e quello che è oggi nei confronti degli altri. Una notevole disparità di livello economico ci separa dagli altri paesi europei che, forti degli sfarzosi investimenti dei potenti sceicchi arabi, fanno terra bruciata intorno a loro. Ma la domanda che ci poniamo è se davvero si tratta di una carenza perniciosa di tipo economico finanziaria che investe come un TIR in velocità massima il nostro Paese, oppure, più concretamente, si tratta della mancanza di progetti importanti che possano stuzzicare l’arrivo in Italia dei grandi campioni legati al mondo del pallone contemporaneo. Sembra l’eterno dilemma che avvolge da sempre il pensiero legato all’uovo e alla gallina; chi è nato prima? Ma, a parte queste considerazioni, noi che ci occupiamo di scrivere del pallone italico da anni, constatiamo certe involuzioni progettuali che si sono resi sempre più evidenti col trascorrere degli anni. Ci sono stati anni in cui il calcio italiano era invidiato dalla maggior parte delle potenze europee per gli arrivi di veri fuoriclasse del pallone, che erano in grado di fare la differenza e portarci all’apice di conquiste mondiali a livello di club. L’avvento di Berlusconi nel calcio d’allora, fu decisivo nel contrastare lo strapotere juventino legato principalmente alla casata nobile degli Agnelli, ma anche al non meno importante feudo interista rappresentato da sempre dalla famiglia Moratti. Sono stati anni eccellenti in cui l’esterofilia pallonara in Italia era diventata addirittura maniacale ma, al contempo, redditizia per conquistare scudetti, allori europei e mondiali. E’ anche vero, tuttavia, che il rischio del benessere economico determinato soprattutto dai tre club citati, hanno portato, talora, a errori di valutazione tecnica macroscopica, nel senso che si sono strapagati dei veri e propri bidoni pur di sbandierare orgogliosamente ai media e ai tifosi stessi, l’acquisto di un giocatore importante o “promessa” proveniente dall’estero. Era la cassa di risonanza necessaria per vincere. Ma questo è un altro discorso, anche perché l’errore, era dovuto all’abbondanza e, si sa, nel mucchio e nella voglia di primeggiare e strafare, si era maggiormente esposti all’errore. Oggi non c’è più questa preoccupazione. Il trend degli errori della valutazione tecnica sui calciatori provenienti dall’estero è diminuito notevolmente, non certo per miglior bravura degli addetti ai lavori ma, più semplicemente, per la difficoltà di convincere i calciatori stessi a venire in Italia. Problemi economici, dunque, o improvvisa mancanza di capacità progettuale ambiziosa? Questo è il dilemma!<br><br> Salvino Cavallaro<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNserie-a-problemi-economici-o-mancanza-di-progeti-ambiziosi-1009874.htmSi100451001,02,03030232
1261009777NewsCalciomercatoCalciomercato Juventus, quando un polpaccio stravolge tutti i piani20121220213359juventusJuventusDrogba! Villa! Sanchez!<BR>Tutti nomi noti accostati alla formazione bianconera fino a pochi giorni fa.<BR>Le statistiche e le partite disputate, infatti, sottolineano con fermezza la necessità di una prima punta di posizione per completare una rosa già di suo molto competente.<BR>Il bisogno e la mancanza di un classico bomber, di un goleador nato si fanno sentire sempre più. L’opinione pubblica era ormai avviata a vedere nel mercato di gennaio dei campioni d’Italia una frenetica e scoppiettante corsa alla ricerca dell’attaccante dal cognome conosciuto.<BR>Mancava solo quello, mancavano solo i gol e le marcature.<BR>Mancavano.<BR>Perché l’infortunio di Chiellini, causato da un forte riacutizzarsi di un precedente dolore muscolare al polpaccio, ha sconvolto tutte le idee della società torinese.<BR>Lo stop di uno dei più forti centrali in circolazione ha costretto Agnelli e Marotta a fare due conti e ad arrivare a una conclusione che tutti avrebbero preferito evitare.<BR>Senza considerare l’ormai ufficiale rescissione del contratto di Lucio: il brasiliano, che evidentemente si aspettava più spazio e più campo, ha abbandonato Vinovo prima delle vacanze natalizie per volare e tornare in Brasile, sua patria natale.<BR>Da qui l’esigenza di tornare sul mercato, non per una punta, ma per un difensore centrale: impossibile andare avanti per diversi mesi con il giovanissimo Marrone e con un Caceres che sarebbe disposto ad abbandonare la sua cara corsia per aiutare Bonucci e Barzagli.<BR>Due sono i nomi in lizza per tappare il buco Chiellini.<BR>Marco Andreolli ha ormai raggiunto l’età di ventisei anni e a ogni sessione di mercato si parla di un suo plausibile addio dal Chievo. Anche i nerazzurri di Stramaccioni monitorizzano la situazione del centrale ex Roma che il team di Corini potrebbe far partire per non meno di tre milioni e mezzo di euro.<BR>Il vero nome caldo nella testa di Antonio Conte è però un altro, ossia quello di Federico Peluso, in forze all’Atalanta dove sta facendo molto bene. Il difensore nato a Roma è entrato anche nelle file della nazionale di Prandelli che non risparmia mai complimenti.<BR>Rispetto ad Andreolli, Federico costa circa un milione in più ma ha anche due anni in più.<BR>Per il momento, quindi, nomi come Drogba vanno accantonati e lasciati da parte: inutile illudere e illudersi quando non ci si può permettere simili acquisti e simili ingaggi.<BR>Certamente i bianconeri necessitano una punta ma la domanda è se questa arriverà a gennaio o magari a giugno: sembra ormai cosa fatta con l’Athletic Bilbao.<BR>Llorente è stato bloccato per l’estate e quasi sicuramente l’affare si concluderà al meglio.<BR>Attivo è anche il mercato in uscita e anche qui gli occhi sono puntati sul settore offensivo: Matri e Bendtner hanno già le valigie in mano.C1007650FL0882FL0882marotta.jpgSiNjuventus-quando-un-polpaccio-stravolge-tutti-i-piani-1009777.htmSiT1000007100075701,02,03,06030324
1271009513NewsCampionatiJuventus, Napoli, Inter: un campionato di sorprese, conferme e segnali20121204160668Ci siamo. <BR>Il tormentone è iniziato e non si placherà fino a maggio. <BR>In settimane in cui l’opinione pubblica si spreca a cercare quale realmente sia l’anti Juventus, tanti, quasi tutti, dimenticano fattori importanti, tralasciando un’analisi approfondita. <BR>In che senso?<BR>Poco meno di un mese fa i nerazzurri sembravano poter competere con l’armata di Conte dopo l’esaltante vittoria torinese. <BR>Poco meno di un mese fa i più guardavano, storcendo il naso, la squadra di Mazzarri, reduce da prestazioni poco convincenti e da pareggi tutt’altro che soddisfacenti.<BR>Ora, trascorse alcune giornate fatte di cadute di Stramaccioni e di successi di Cavani, la convinzione è cambiata: è il Napoli che può impensierire i campioni d’Italia. <BR>L’impressione immediata è che il pensiero pubblico si sposti dove soffia il vento, vento rappresentato in questo caso dai fatidici tre punti. <BR>Procedendo passo per passo si arriva a una riflessione compiuta.<BR>Juventus: c’è chi dice che una sconfitta comporta un’altra sconfitta. La squadra di Torino ne è la prova: quarantanove turni dopo l’ultima caduta, prima l’Inter, poi il Milan hanno incrinato le certezze del pubblico. Ma non c’è da preoccuparsi, il caso fisiologico è normale e i successivi trionfi ne sono la prova. I bianconeri restano la squadra da battere sia per il fatto che i campioni in carica rimangono sempre i favoriti sia perché la superiorità dell’organico è evidente: in un campionato come quello italiano, la forza e la potenza del centrocampo sono fondamentali, se non vitali. Se esistono delle anti-Juventus solo il tempo ce lo mostrerà, nel frattempo si può sostenere che il problema maggiore del team di Agnelli potrebbe essere interno: la Champions porta via tante energie e il Milan dell’anno scorso ne è la testimonianza. Le competizioni europee oltre a sottrarre forze fisiche, crea un deficit anche nella testa e nel morale dei giocatori, ovviamente nel caso di una delusione. E anche in questo caso il Milan del Camp Nou ne è una prova lampante.<BR>Intanto, spazio al campo dove la formazione bianconera dimostra sempre una potenza e una forza strabiliante.<BR>Napoli: i rumors di questi giorni dicono che i partenopei possano puntare allo scudetto senza problemi. I rumors di un mese fa, dopo la sconfitta allo Juventus Stadium firmata Caceres-Pogba e dopo il pareggio interno contro il Torino, dicevano il contrario. <BR>Quindi? Qual è la verità?<BR>La verità è che gli azzurri della Campania hanno avuto una crescita esponenziale strepitosa, mostrata soprattutto dalla differenza dei punti rispetto agli anni passati. Alcune scelte sono poi state fondamentali: Mazzarri ha subito chiarito che al campionato sarebbe stata data la precedenza, mettendo chiaramente in secondo piano l’Europa League, competizione in cui comunque Cavani e compagni sono riusciti a passare il turno. <BR>Altro attestato di stima sono i segnali, quelli importanti, quelli, appunto, da scudetto. Che cosa si intenda per segnali scudetto è presto che fatto: partite in cui, pur non giocando al massimo e al meglio, si torna a casa con la pancia piena di tre punti. Un esempio? Certamente, anche più di uno. L’ultimo per ordine di tempo è ovviamente quello di Cagliari, dove i partenopei, pur non disputando una partita egregia, per un episodio o per altro sono riusciti ad abbattere il muro avversario. <BR>Altri segnali sono vincere due volte su due al Ferraris di Genova, impresa non da poco: questo è, infatti, uno dei campi più difficili in cui giocare e poche sono le squadre al top che riescono a fare il bis ligure durante la stagione. <BR>Insomma, pur non avendo una rosa così ampia e completa, i detentori della Coppa Italia in carica possono ambire a posizioni alte, quasi vertiginose.<BR>Inter: in sponda nerazzurra vale l’esempio opposto del Napoli. Da incredibilmente forti e coraggiosi, a piccoli e ridimensionati. E anche qui bisogna scavare per scoprire la verità. Le ultime due prove della stagione sono state probabilmente fra le peggiori mai viste quest’anno. Ma in un momento di calo comprensibile e di preoccupazione per l’inevitabile caso Sneijder, quasi giunto al termine, i tre punti contro i rosanero di Gasperini sono da acciuffare al volo, mettere nel taschino, chiuderlo con forza e riprendere a lavorare. Consideriamo anche un’altra cosa importante: Stramaccioni e l’Inter non possono fare a meno di Antonio Cassano, diventato una pedina fondamentale per gli equilibri e soprattutto per la fantasia di una squadra spaesata e senza idee. L’altra cosa positiva è che manca solo un mese a gennaio e i rinforzi sono obbligatori: fondamentale è un sostituto naturale di Milito che non vede mai la porta, se non è in giornata. Resta la convinzione che il perfetto cambio sarebbe un connazionale che ha un nome e un cognome: German Denis sarebbe congeniale per le caratteristiche del team di Moratti che non dovrebbe nemmeno bucarsi le tasche per portare a casa un giocatore tanto, ma tanto sottovalutato. <BR>L’altro obiettivo resta un regista-trequartista, cioè almeno un giocatore di spiccata qualità in mezzo al campo che ispiri idee e assist e crei giocate. <BR>Resta il piccolo sospetto che i nerazzurri siano bene indirizzati anche in Europa League, dove nel doppio scontro la squadra milanese possa essere davvero temibile e sicura.<BR>Si, si può tranquillamente pensare che queste tre squadra, le prime tre in classifica, ci possano regalare un campionato bello e lungo, con una corsa interminabile a tre.<BR>E si, si possono tralasciare le restanti, nel senso che per un motivo o per l’altro Fiorentina e Lazio, aggiungendoci pura una Roma in crescita, non possano avere i mezzi sufficienti per combattere per quello che è l’obiettivo più duraturo, estenuante e complicato dell’anno. Sognare non costa niente, è vero, ma essere realisti è d’obbligo. <BR>Poi, certo, un conto è parlare di scudetto, un altro paio di maniche è pensare alla possibilità di qualificarsi nell’Europa che conta e quindi arrivare almeno fra le prime tre.<BR>Tra sorprese quali Fiorentina e Lazio, la conferma della super Juve, e i segnali importanti di Napoli e Inter: meno male che è gennaio e che questa stagione non è nemmeno alla metà di quello che ci potrà ancora offrire.FL0882FL0882marotta.jpgSiNjuventus-napoli-inter:-un-campionato-di-sorprese-conferme-e-segnali-1009513.htmSi100877901,02,03,06,07,08030180
1281009501NewsCampionatiE` uscito «Nel cuore della Juve», il libro-intervista della «nostra» Diletta Sirna20121203093118juventusUn viaggio tra Personaggi e valori della Juventus. Il primo titolo della nuova collana de Il Castello EditoreIl libro-intervista per entrare<EM> Nel cuore della Juve</EM>. Un viaggio tra Personaggi e valori della Juventus. Il primo titolo della nuova collana de Il Castello Editore “Nel cuore dello sport”<BR><BR>"La Juve è gente forte, sicura del fatto suo perché grazie alla Juve ha vinto e può con fierezza raccontare, come attraverso questo volume, cosa significhi sentirsi addosso responsabilità, pressione, obblighi, doveri". Gianni Balzarini<BR><BR>Nel cuore della Juve è un libro nato per cercare di raccontarvi il dietro le quinte della squadra bianconera, quella parte viva e vitale proprio come il cuore stesso.<BR><BR>Il libro, scritto dalla "nostra" Diletta Sirna, è un viaggio attraverso le parole e le immagini dei protagonisti e delle glorie che hanno contribuito a rendere leggenda intramontabile la squadra torinese. Il bianco e il nero come unico sfondo alle oltre trenta voci ascoltate dalle autrici per arrivare dritte al cuore pulsante e vibrante della Vecchia Signora. <BR><BR>Che cosa ha rappresentato la Juventus per i suoi giocatori? Che cosa c’è dietro il lavoro maniacale degli allenatori? Che cosa significa indossare la maglia bianconera? Un vero e proprio viaggio nel mondo juventino raccontato dagli stessi protagonisti: Sabatini e Scantamburlo con la loro testimonianza sugli esordi del campione Alessandro del Piero, l’amico del campione, Canobio, il racconto delle sfide più significative dalla visuale dell’intramontabile Dino Zoff, gli emozionanti ringraziamenti ad Agnelli e Boniperti di Pablito Rossi, le parate più difficili di Stefano Tacconi, la voce del grande plasmatore della Juve Marcello Lippi, il fotografo ufficiale della squadra Salvatore Giglio che regala alcuni tra i suoi scatti storici. E poi Padovano, Pepe, Marchisio, Chiellini, Conte, Adamo, Matri, Legrottaglie, Di Livio, Torricelli e le testimonianze di alcuni illustri tifosi, tra cui Paolo Belli, Roberto Buonfiglio, DJ Nanà, Massimo Giletti.<BR><BR>Conclude il libro una raccolta di frasi significative di celebri personaggi legati al mondo juventino e calcistico, fra tutti Antonio Conte: “La Juventus non ha amici. O la si ama o la si odia, questo è fuori dubbio.” e una galleria dei momenti celebrativi della squadra.<BR><BR><EM>Le autrici</EM><BR><BR>Roberta Zambianchi Studentessa universitaria di Scienze Giuridiche all’Università degli Studi di Pavia, ha una forte passione per lo sport dall’età di 6 anni, grazie anche all’attività agonistica svolta per 12 anni nella pallacanestro. Nonostante la giovane età, collabora con diverse riviste sportive tra le quali Tuttojuve.com e Orgogliobianconero.net. È redattore di 24oredisport.com e parte attiva dello staff redazionale di Formanotizie.eu. È anche autrice del libro: Dialogo sull’Italia degli anni di piombo (ExCogita, 2011). Il desiderio più grande è quello di poter condividere e trasmettere la gioia che accomuna i tifosi nel sostenere la propria squadra del cuore.<BR><BR>Diletta Sirna Studentessa di Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Catania, ha una grande passione per il giornalismo sportivo e spera che questa passione diventi la sua professione. È redattrice di 24oredisport.com e collaboratrice di Ilcalcio24.com e Tuttojuve.com. È grande tifosa della Juventus, dall’età di 6 anni. <BR><BR>La Collana “Nel Cuore dello Sport”<BR><BR>La Collana nasce per passione, dalla voglia di creare proposte editoriali che noi stessi, da appassionati e lettori, vorremmo trovare sul mercato. Si distingue per una o più delle seguenti caratteristiche: la novità e l’interesse delle fonti su cui si basano i contenuti, l’aspetto grafico e il taglio innovativo. Ritenendo che la creatività sia un’inclinazione naturale, innata e imprescindibile, la Collana vuole far emergere anche il talento di autori giovani. Le idee spesso arrivano all’improvviso, quasi folgorandoci, ma poi bisogna tradurle in qualcosa di concreto, in una progettualità interessante e credibile, in un prodotto di qualità. Verranno privilegiate anche le opere a carattere monografico, basate su curiosità, ricerche originali e documentazione inedita.<BR><BR>Il Direttore della Collana, Giampiero Filella<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650adm001adm001juve.jpgSiNe-uscito-nel-cuore-della-juve-il-libro-intervista-1009501.htmSiT1000007100075501,02,03,06,09030241
1291009457NewsCampionatiTorino, sale la febbre per il derby cittadino20121129193771juventus, torinoJuventus TorinoEccoci qui. Finalmente la lunga ed estenuante attesa del derby torinese sta per finire. Ancora pochi giorni e i fari illuminanti dello Juventus Stadium si accenderanno come i cuori dei tifosi granata e bianconeri. Dietro ogni partita c’è una storia, ma la storia del derby di Torino è una cosa a parte, un qualcosa che sfugge al semplice incontro di calcio e che si riflette su una città in cui vivono due realtà sostanzialmente diverse per cultura e tradizione. Da una parte la Vecchia Signora con la sua antica aristocrazia della casata Agnelli che è simbolo di potere, dall’altra la parte più proletaria, sanguigna, passionale, romantica sponda granata che ricorda in ogni occasione e con senso di orgoglio i fasti del Grande Torino di capitan Valentino Mazzola. Sono due modi diametralmente opposti di vedere il pallone cittadino che si manifesta attraverso uno status sociale, piuttosto che come effettivo incontro di calcio dai connotati tecnici da esaminare. Il divario finanziario tra le due società è imbarazzante. Mentre la Juve vanta notevoli possibilità economiche con il suo Stadium nuovo di zecca, il moderno centro di allenamento di Vinovo, il museo di nuova apertura e i suoi scudetti che la pavoneggiano in ogni occasione, il Toro risponde più sommessamente con il suo Filadelfia indegnamente rasato al suolo e mai ricostruito, con la sua incantevole storia degli “Invincibili” fatta di vittorie strepitose ma anche di malinconie e disgrazie che negli anni gli hanno dato la forza di controbattere comunque il potere juventino anche attraverso quel derby cittadino che resta pur sempre il significato più importante per il popolo granata. Chi non vive la storia del pallone della città di Torino, non può capire il significato profondo di vincere il derby. E, mentre ci si prepara alla stracittadina, gli animi si accalorano gli uni contro gli altri. La Juve e i suoi sostenitori, forti della loro classifica, hanno i favori del pronostico e pensano a vincere per migliorare la loro posizione al vertice e dedicarsi anima e corpo alla partita di Champions che seguirà da lì a qualche giorno dopo. Il Toro e il popolo granata aspetta con ansia questo appuntamento che si presenta dopo tanti anni di sofferenza in Serie B. Ma per loro ci sono motivazioni ed emozioni i cui connotati romantici vanno al di là di ogni logica tecnica che li vede obiettivamente inferiori. Ci sono cose amabili nei sentimenti reconditi del tifoso del Toro, c’è la sfida del povero contro il ricco, c’è la differenza tra chi vince sempre e chi non è abituato a calcare certi palcoscenici calcistici importanti, c’è la voglia passionale di buttare in campo il cuore oltre l’ostacolo, senza risparmiare energie di sorta. Poi, quello che verrà, verrà, e sarà tutto premiante per gli undici granata che affronteranno “l’odiata” Juve se, comunque vada il risultato finale, sapranno fare il loro dovere ed uscire dal campo con la maglia intrisa di sudore. Questo è il sentimento romantico cui è legato il popolo granata nei confronti dei suoi giocatori, della sua squadra, della sua storia, della sua bandiera che sventola orgogliosa e si lega sempre al cuore. Ma gli aristocratici cugini bianconeri non ci stanno, loro vogliono vincere in maniera più cinica, concreta, senza fronzoli alcuni per potere dire al mondo che la Torino del pallone è bianconera e non granata. Ma questo, si sa, è un argomento scottante che i granata non accettano perché ritengono che sia statisticamente provato che i tifosi del Toro a Torino superano numericamente quelli bianconeri, i quali vantano invece l’assoluto tifo in campo nazionale. Due mondi diversi dunque, due modi opposti di vedere il pallone che rotola in mezzo al campo inseguito da maglie bianconere e granata con motivazioni sociali opposte che ben si addicono alla storia dei due club cittadini. Suonano le trombe dunque in quel della Continassa, la zona di Torino che è ormai presidiata dalla Juventus. Il derby di Torino sta per cominciare. Ci saranno i sani sfottò che faranno da corollario indispensabile alla splendida cromatura di colori granata e bianconeri, i quali invaderanno gli spalti di quel meraviglioso palcoscenico chiamato Juventus Stadium. E, mentre raccomandiamo alle opposte fazioni di non rovinare la festa nel tentativo di abbandonarsi a violenze gratuite che non portano da nessuna parte, ci piacerebbe vedere alla fine della gara, una stretta di mano simbolica tra rappresentanti delle due tifoserie. Ma forse chiediamo troppo, con molta probabilità questo non sarà possibile. Che derby sarebbe senza il sale della sana rivalità sportiva?<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>C1007650FL0711FL0711marotta.jpgSiNtorino-saale-la-febbre-per-ilderby-con-la-juventus-1009457.htmSiT1000007100451001,02,03,06030175
1301009293NewsTorino: una strada dedicata a Gaetano Scirea20121116075615Il corso davanti lo Juventus Stadium prenderà il suo nome<SPAN style="TEXT-ALIGN: justify; WIDOWS: 2; TEXT-TRANSFORM: none; BACKGROUND-COLOR: #ffffff; TEXT-INDENT: 0px; DISPLAY: inline !important; FONT: 12px/18px Verdana, Arial, sans-serif; WHITE-SPACE: normal; ORPHANS: 2; FLOAT: none; LETTER-SPACING: normal; COLOR: #444444; WORD-SPACING: 0px; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px">Il corso di fronte allo Juventus Stadium sarà intitolato ufficialmente&nbsp;a Gaetano Scirea, il viale oggi chiamato corso Grande Torino&nbsp;&nbsp;cambierà nome per&nbsp;diventare corso Gaetano Scirea. La cerimonia si svolgerà </SPAN><SPAN style="TEXT-ALIGN: justify; WIDOWS: 2; TEXT-TRANSFORM: none; BACKGROUND-COLOR: #ffffff; TEXT-INDENT: 0px; DISPLAY: inline !important; FONT: 12px/18px Verdana, Arial, sans-serif; WHITE-SPACE: normal; ORPHANS: 2; FLOAT: none; LETTER-SPACING: normal; COLOR: #444444; WORD-SPACING: 0px; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px">Mercoledì 21 novembre alle ore 14.30 all’incrocio tra corso Grosseto e il corso che sarà intitolato all'indimenticato campione bianconero.<BR>La denominazione corso Grande Torino&nbsp;sarà successivamente&nbsp; assegnata ad una via nei pressi dello stadio Olimpico.<BR>Alla cerimonia presenzieranno Giovanni Maria Ferraris, presidente del Consiglio comunale, il presidente della juventus&nbsp;Andrea Agnelli ed i calciatori della Juve.</SPAN><BR><BR>C1007650WM01MSWM01MSgaetano-scirea.jpgSiNcorso-vicino-juventus-stadium-intitolato-a-agaetano-scirea-1009293.htmSiT1000007100075701,02,03,0601030
1311009149NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24 - Juventus, Inter e Campionato visti da Anastasi e Mazzola20121103200131juventus, inter, anastasi, mazzolaJuventus Inter Anastasi MazzolaJuventus – Inter. Dopo i recenti risultati positivi ottenuti consecutivamente dalla squadra di Stramaccioni e il perdurare dell’imbattibilità dei bianconeri di Conte, giunti a 49 risultati utili consecutivi, tutti parlano di questa partita come l’attesissimo match dell’anno. E, in effetti, in aggiunta alla storica rivalità tra le due contendenti si è inserita l’ipotesi, per nulla remota, che l’Inter possa essere la reale antagonista della Juventus, per la conquista dello scudetto 2012’13. Molti sono i temi legati a questo incontro di calcio che, per storica importanza, è giustamente definito con l’appellativo di derby d’Italia. Sono molti i media al seguito del match, tantissimi sono i tifosi delle due contendenti che si allineano a pensieri di vittoria legittima della propria squadra. Ma sono anche numerosi gli aficionados “eccellenti”che, nella fervida attesa dell’incontro, si sbizzarriscono in probabili pronostici e autorevoli disamine. E, a questo proposito, in esclusiva, noi de “Il Calcio24.com”, abbiamo pensato di intervistare due grandi ex calciatori del passato, storicamente rappresentativi delle due squadre in questione: Sandro Mazzola e Pietro Anastasi.<BR><BR><STRONG>Sandro Mazzola</STRONG> è stato considerato giustamente uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino, si è legato alla storia dell’Inter fin dalla gestione presieduta da Angelo Moratti, padre dell’attuale presidente Massimo. Scatto bruciante e agilità di dribbling sono state le sue caratteristiche più importanti. Finita la carriera di calciatore, ha occupato il ruolo di Dirigente Sportivo nell’Inter e nel Torino, ed è commentatore televisivo presso le reti RAI. Resta una delle più importanti bandiere nerazzurre della storia.<BR><BR>Mazzola, ritieni che a questo punto del campionato il confronto diretto tra Juve e Inter possa essere indicativo ai fini dell’assegnazione dello scudetto?<BR>“Credo di no, perché ci sono ancora troppe partite da disputare. Il confronto tra Juve e Inter potrà dare al massimo delle valide indicazioni, però non possiamo parlare certamente di match decisivo”.<BR><BR>Come consideri l’attuale momento dell’Inter?<BR>“Ultimamente l’ho vista giocare bene. Buona condizione atletica, buona disposizione tattica e tecnica, grazie anche a giocatori che in attacco possono far male all’avversario di turno”. <BR><BR>Pensi che Stramaccioni, grazie anche all’inserimento di Cassano, sia riuscito a trovare finalmente l’assetto tattico giusto?<BR>“Credo che Stramaccioni, il quale sostiene appieno il progetto dell’Inter, dopo aver provato due o tre moduli interessanti, abbia finalmente trovato l’assetto tattico giusto. Questa squadra può giocare indifferentemente con due o tre punte e avere delle ottime alternative. D’altra parte, i risultati positivi raggiunti in queste ultime partite dai nerazzurri, sono l’espressione della chiarezza di idee che la squadra ha saputo esprimere in campo”.<BR>&nbsp;<BR>Che cosa deve temere maggiormente l’Inter, nell’affrontare questa Juve?<BR>“Credo che l’Inter debba andare a Torino con il piglio giusto, e cioè quello di disputare la partita contenendo gli attacchi della Juve almeno per un’ora del match. E’ importante fare diga a centrocampo, producendo pressing e possibilmente ripartire in contropiede. E’ assolutamente importante non dare spazio alla Juve, contenere le sue folate offensive e non concedere il possesso palla. Perché quella è la vera forza della Juventus di oggi. Non farla ragionare è essenziale, altrimenti ti castiga”. <BR><BR>E’ quindi necessario che i nerazzurri non diano spazio ai suggerimenti di Pirlo?<BR>“Pirlo è un campione, ed è anche uno che ti inventa il passaggio e detta il lancio giusto. La Juve, tatticamente, ha trovato il modo di dargli una posizione in campo, capace di far beneficiare tutta la squadra. L’Inter deve essere attenta, proprio in quella zona di campo”.<BR><BR>A quale Inter del passato può essere paragonata quella di oggi?<BR>“Voi giornalisti, amate spesso fare paragoni con il passato di squadre e calciatori. Sinceramente non vedo alcuna similitudine da accostare a questa Inter; almeno per il momento. E poi ogni epoca ha avuto il suo calcio e i suoi campioni. Oggi è tutto diverso”.<BR><BR>A parte l’Inter, chi può essere la vera antagonista della Juve per la conquista dello scudetto?<BR>“Di sicuro il Napoli che, nonostante i suoi alti e bassi, è comunque la squadra che ha giocatori di qualità che fanno davvero la differenza. Comunque, tutto dipende dalla Juve, perché è lei in testa alla classifica”. <BR><BR>Che cosa pensi della Roma di Zeman?<BR>“ A me Zeman piace. E’ un allenatore che fa giocare a calcio, anche se in maniera un po’ troppo offensiva. Poi, in campo, ci vanno i giocatori e sono solo loro che devono saper esprimere in modo pratico tutto il credo tattico del proprio allenatore. Ci vorrà del tempo, ma penso che la Roma possa riprendersi”.<BR><BR>Infine, qual è il tuo pensiero sul Torino attuale?<BR>“Mi piace molto, ho rivisto la grinta del Toro sanguigno. Penso che Ventura abbia fatto un ottimo lavoro, che il Toro farà un buon campionato e che si salverà senza soffrire”.<BR><BR>“Pietro Anastasi finì per essere il simbolo vivente di un’intera classe sociale: quella di chi lasciava a malincuore il meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord”.<BR><BR>&nbsp;Così scriveva Alessandro Baricco, torinese di nascita, scrittore, saggista, sceneggiatore, regista e fra i più noti esponenti della narrativa italiana contemporanea. E, in effetti, Pietruzzu <STRONG>Anastasi</STRONG> ha rappresentato attraverso il calcio, un periodo storico importante del nostro Paese. La sua lunga carriera di calciatore siciliano partito dalla Massiminiana di Catania per passare al Varese e poi procedere il suo destino con la Juventus, si è legato indissolubilmente alla squadra dell’avvocato Agnelli e, soprattutto, a Giampiero Boniperti che l’ha subito accolto a braccia aperte. Oggi è opinionista sulle reti private di Quarta rete.<BR><BR>Anastasi, pensi che la Juve, imbattuta ormai da diverso tempo, possa inciampare su questa Inter dal gioco concreto?<BR>“ Il risultato è aperto a ogni pronostico, soprattutto in considerazione del buon momento dell’Inter. Mi auguro che la Juve non perda l’imbattibilità proprio contro i nerazzurri. E’ importante conquistare un risultato positivo”.<BR><BR>La difficoltà di andare in gol della Juve, si è palesata soprattutto in questi ultimi incontri. Qual è il tuo pensiero in merito?<BR>“ E’ l’annoso problema di questa Juventus, incapace di rendere concreto l’alto volume di gioco prodotto. Penso che se ci fosse in area di rigore un giocatore come Treseguet, si risolverebbero molti problemi. Purtroppo, come dici te, il problema si evidenzia in maniera lampante e, alla fine, potrebbe pesare sulla squadra e sui risultati. A gennaio, urge l’intervento della società per ovviare a questo grave problema”.<BR><BR>In cosa si differenzia e/o somiglia la Juve di Conte con l’Inter di Stramaccioni?<BR>“ Si tratta di squadre e due allenatori di grande qualità. Conte e la Juve, hanno dimostrato fin dall’anno scorso la loro potenzialità e grande capacità di risultati. Stramaccioni e la sua Inter, hanno cominciato in sordina un percorso importante e capace di portare i nerazzurri ai livelli che gli competono. Stramaccioni ha saputo fare un mix tra giocatori esperti e giovani promesse. Comunque, è presto per dare dei giudizi o fare paragoni affrettati tra le due squadre. In questo momento, la Juve è a un livello superiore perché è cresciuta in maniera esponenziale fin dall’anno scorso. L’Inter, invece, sta appena iniziando il suo percorso. Vedremo che cosa accadrà in seguito”. <BR><BR>Oltre l’Inter, quale altra squadra può intralciare la Juve per la conquista dello scudetto?<BR>“ Sicuramente la Lazio, ma anche il Napoli e l’Inter stessa, hanno buone probabilità di vittoria finale. Devo dirti che mi piace molto il gioco della Fiorentina di Montella, un allenatore che apprezzo davvero. Tuttavia, non ritengo ancora che La Viola possa dire la sua in tema scudetto”.<BR><BR>Che cosa hai pensato dopo le furibonde polemiche di Catania – Juventus?<BR>“Non è facile rispondere a questa domanda perché, come tu sai, io sono catanese, adoro il Catania e amo la Juve. Ma, se devo proprio risponderti, ti dico che se facciamo una disamina concreta di tutta la partita, la Juve ha meritato la vittoria. Certamente, non è facile vedersi annullare un gol valido e subire quello della vittoria finale in posizione di fuorigioco da parte dell’avversario. Un abbaglio degli arbitri che hanno creato confusione e danni nei confronti di un Catania apparso concreto e pimpante fino al fattaccio. La Juve non ha certo bisogno di sbagli arbitrali a favore. Tutto ciò non fa altro che deturparne l’immagine. Questo non lo merita”.<BR><BR>Come vedi il Catania di quest’anno?<BR>“Assolutamente bene. Il Catania mi aveva impressionato positivamente già l’anno scorso con Montella. Quest’anno sta continuando sulla falsa riga della precedente esperienza anche con Rolando Maran. Al Massimino, il Catania è in grado di giocarsela con chiunque, basti pensare come ha messo sotto anche la Juve dei record. Penso che si salverà con assoluta tranquillità”.<BR><BR>La zona UEFA è un sogno per questo Catania?<BR>“Nulla è precluso. Questo Catania non finisce mai di stupire e, se continua così, è possibile realizzare il sogno in realtà. I presupposti ci sono tutti”.<BR><BR>Per finire, torniamo all’incontro Juventus – Inter. Qual è il tuo pronostico?<BR>“ 1 x 2. Ma io spero di cuore che vinca la Juve, anche se un pari la potrebbe pure accontentare”.<BR><BR>Salvino Cavallaro<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650FL0711FL0711mazzola.jpgSiNesclusiva-ilcalcio-juventus-inter-e-campionato-visti-da-anastasi-e-mazzola-1009149.htmSi100451001,02,03,06,08,09030604S
1321008977NewsEditorialeJuventus-Napoli: la sfida infinita20121018083130Juventus, Napoli, Juventus Stadium, CampionatoSabato allo Juventus Stadium la prima sfida scudetto della stagioneQuando in palio non ci sono solo i tre punti, l’atmosfera è diversa. <BR>Quando in campo si gioca per l’onore, si combatte per la faccia, l’atmosfera cambia e si sente. <BR>Perché una partita è speciale, è diversa, quando, oltre ai novanta minuti, questa viene giocata fuori dal campo in tutta la settimana che precede lo scontro diretto.<BR>E se poi le settimane che precedono il match sono addirittura due (a causa della pausa delle nazionali), beh, tanto meglio. <BR>Perché su un giornale qualsiasi non troverete troppi commenti sulla bella nazionale di Prandelli, troverete più che altro qualche notiziola riguardo gli azzurri ma, ovviamente, intricata al big match di sabato prossimo.<BR>Specificatamente, poi, questa sfida dura addirittura da due mesi. Da quel famoso 11 agosto 2012. <BR>Proprio da lì, da Pechino, lo scontro tra Juventus e Napoli è diventato più aspro che mai. <BR>La prima Juventus di Carrera vinse in rimonta: finì 4-2 dopo 120 estenuanti minuti.<BR>Finì con una nota stonata, stonatissima: i partenopei non si presentarono alla premiazione, in segno di protesta verso l’arbitraggio. <BR>Proprio da quell’espulsione di Pandev, da quella coppa persa e dalla mancata premiazione dei biancoazzurri qualcosa è cambiato. <BR>Già ad agosto, infatti, si era capito che le due squadre avrebbero combattuto per lo scudetto, cercando di ostacolarsi l’una con l’altra. <BR>Il Napoli è cresciuto: nonostante la perdita di un giocatore quale Lavezzi, Mazzarri ha saputo far crescere la sua squadra fino a farla sognare traguardi impensabili. Ormai la coppa Italia non basta più.<BR>La Juventus è la Juventus. È la squadra più forte, indiscutibilmente. È la formazione più organizzata e con più risorse e quindi è la favorita. <BR>Alle 18.00 di sabato sera, allo Juventus Stadium di Torino sarà una partita memorabile. Una partita che ci aiuterà a capire qualcosa di più riguardo chi è avvantaggiato per la vittoria finale.<BR>L’anno scorso al San Paolo di Napoli fu un match incredibile: là i bianconeri rischiarono per la prima e unica volta di perdere, là si capì che Conte e compagnia avevano una marcia in più rispetto agli altri. Finì 3-3 con Pepe che salvò i torinesi. <BR>In Piemonte, al ritorno, non ci fu nessuno che salvò il Napoli: Bonucci, Vidal e Quagliarella schiantarono i partenopei, lanciando la squadra di Agnelli verso lo scudetto.<BR>Ma non finisce qui.<BR>L’epilogo della stagione 2011-2012 ebbe luogo a Roma: non vedremo mai più la capitale colorata di biancoazzurro come in quella serata. Il Napoli sconfisse la Juventus 2-0, nel giorno, triste, dell’addio di Del Piero. <BR>I partenopei tornarono ad alzare un trofeo dopo tanti anni a digiuno e la festa fu totale.<BR>Nell’ultimo anno, quindi, in quattro sfide ci troviamo di fronte a un pareggio: una vittoria bianconera, una vittoria partenopea e due pareggi, l’ultimo culminato nei tempi supplementari con la vittoria in Supercoppa di Carrera. <BR>Vucinic contro Cavani, Buffon contro De Sanctis, Vidal contro Hamsik.<BR>Che la prima sfida scudetto della nuova stagione abbia inizio. C1007650TorinoFL0882FL0882hamsik-insigne-pandev.jpgSiNcampionato-serie-a-1008977.htmSiT1000007100877901,02,03030338
1331008938NewsCampionatiSydney, Del Piero: «La priorità era restare alla Juventus. Non ho fatto problemi di contratto»20121011100530juventus, del piero, sydneyJuventus Del Piero SydneyAlessandro Del Piero, ex capitano della Juventus, in una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport parla del momento che vive a Sydney e della voglia che aveva di restare in bianconero.<br><br> "Sono felice e convinto nell'aver scelto di andare a giocare in Australia. Per quanto riguarda la proposta del Livepool il rifiuto dettato sopratutto alla memoria dell'Heysel, che per molti tifosi bianconeri è ancora una ferita aperta". <br><br> "La festa che mi hanno dedicato durante l'ultima partita con la maglia della Juventus, mi ha fatto provare emozioni uniche che mi accompagneranno per sempre". <br><br> "Non mi sarei aspettato che la lunga avventura bianconera sarebbe finita in questo modo. Si dice indifferente dell'indifferenza di Andrea Agnelli, ma anche che se fosse stato nel presidente della Juve lo avrebbe invitato alla prima di questo campionato. Non ho mai fatto problemi di contratto, io volevo solo rimanere alla Juventus".<br><br>C1007650Milanoadm001adm001562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNsydney-del-piero-priorita-restare-alla-juventus-non-ho-fatto-problemi-di-contratto-1008938.htmSiT1000007100075501,02,03010206
1341008877NewsEditorialeConte-Tnas, il tecnico tornerà l`8 Dicembre in panchina. Agnelli: «Conte innocente, giustizia da rifondare» 20121005183445JuventusJuventusE' "finalmente" arrivata la parola "Fine" per Antonio Conte sulla vicenda del calcioscommesse. Oggi il Tnas si è pronunciato, riducendo la squalifica dell'allenatore bianconero da 10 a 4 mesi. Le motivazioni si conosceranno entro il 15 novembre, ma possiamo già ipotizzare, che l'accusa che reggeva l'intera sentenza fatta da Carobbio sulla vicenda Mastronunzio sia completamente caduta. I fatti-vedi certificati medici e le dichiarazioni dello stesso Mastronunzio - hanno smentito Carobbio, perchè il giocatore non era stato messo fuori rosa da Conte per non aver voluto partecipare alle combine, ma era infortunato e per questo non giocò le ultime gare del campionato. E allora perchè 4 mesi? La valutazione dell'omessa denuncia per la giustizia sportiva è di 6 mesi. Forse perchè Conte andava assolto? Forse perchè il Tnas si è reso conto che non c'è una prova contro il tecnico salentino, ma solo le parole di Carobbio, tutte smentite dai fatti? Assolvere Conte però avrebbe comportato una serie di conseguenze, per esempio, sarebbe stata minata la competenza e la credibilità della giustizia sportiva e dei suoi componenti, che avevano proposto 15 mesi di squalifica, forse si è cercato di preservare la FIGC, ma nessuno ha pensato all'immagine di un uomo innocente condannato sulla base del nulla. Per altri 2 mesi Antonio Conte dovrà seguire la propria squadra dal box degli stadi, non potrà compiere a pieno il suo lavoro a causa di una condanna inconcepibile. Subito dopo il comunicato del C.O.N.I. anche la Juventus attraverso il suo sito ufficiale tramite le parole del suo Presidente Andrea Agnelli, ha voluto ribadire: "Mantengo la mia convinzione, condivisa da tutta la Juventus, che Antonio Conte sia un uomo innocente e completamente estraneo ai fatti che gli vengono attribuiti. La conferma della squalifica è una sconfitta ingiusta, che deve far riflettere tutto il sistema calcistico".<br><br> "La Juventus aspetta il suo allenatore finalmente in panchina, dove il suo talento riesce ad esprimersi pienamente, proseguendo il lavoro che quotidianamente sta garantendo, con abnegazione e dedizione alla Squadra".<br><br> "Alle mille parole fatte da più parti su questa vicenda, le istituzioni sportive devono oggi dare seguito con una riforma profonda del sistema della giustizia sportiva, che sia in grado di evitare le pericolose asimettrie, cronologiche e di giudizio, che si sono verificate negli ultimi anni e che hanno spesso dato luogo a vere ingiustizie. Auspico che questo appello venga raccolto rapidamente, perché tali deviazioni non si ripetano mai più". <br><br> Anche il collegio difensivo di Conte ha voluto rilasciare una breve dichiarazione a riguardo: "Sappiamo di aver difeso un uomo innocente e di non essere riusciti a far proclamare la sua estraneità ai fatti contestati: non c`è quindi in noi alcuna soddisfazione". <br><br> L'8 Dicembre, per Palermo-Juventus, Conte tornerà in panchina, per guidare da vicino i suoi ragazzi.<BR><br><br>C1007650TorinoFL0655FL0655conte.jpgSiNconte-tnas-il-tecnico-tornera-l-dicembre-in-panchina-agnelli-conte-innocente-giustizia-da-rifondare-1008877.htmSiT1000007100758301,02,03010170
1351008842NewsCampionatiJuventus, caro biglietti: Gentile presidente Agnelli, ci consenta...!20121003193252juventus, agnelliJuventus AgnelliGentile presidente, è vero che lei è rimasto insoddisfatto e forse deluso della prima serata di Champions League allo Juventus Stadium, ma pensa davvero che la colpa sia sempre degli altri? Non ci trova per niente d'accordo quando lei sostiene che se la partita contro lo Shakthar Donetsk fosse stata giocata nel vecchio stadio, si sarebbero sicuramente radunati diecimila spettatori. E quando lei sostiene che i prezzi non sono cari, almeno non superiori alle normali partite di cartello, ebbene le diciamo che il popolo bianconero pur amando la Vecchia Signora non è del suo avviso. <BR><BR>Chiedere 40,00 Euro per una curva, francamente ci sembra eccessivo. E, se è vero che per le partite di cartello ha chiesto lo stesso prezzo per lo stesso settore popolare dello Juventus Stadium ottenendo il pienone, è altresì vero che non può pretendere che si vada avanti per tutto l'anno calcistico con simili prezzi. Certo, all'inizio c'è la curiosità data dalla novità di uno stadio davvero straordinario, tuttavia, se il tifoso in una o più partite si è privato di altre cose per sostenere il prezzo eccessivo del biglietto popolare, non può certo continuarlo a fare per tutte le partite di cartello. Eppure, caro presidente, dovrebbe sapere quali e quanti sono i problemi di questa nostra Italia che a fatica riesce ad andare avanti in attesa di un miglioramento economico&nbsp;- sociale che possa dar speranza soprattutto a quei giovani che rappresentano pur sempre il nostro futuro, azienda del pallone compresa. <BR><BR>D'altra parte, suo padre Umberto e, soprattutto, suo zio Giovanni l'Avvocato, pur avendo vissuto contesti sociali in epoche diverse, hanno saputo in qualche misura essere vicini al popolo bianconero. Oggi la Fiat non è più l'industria fiorente di un tempo, come non lo sono una miriade di altre industrie del territorio italiano. C'è perdita di lavoro inarrestabile, chiusura di fabbriche e aziende e, questo, lo sanno molto bene anche suo cugino John Elkann e Sergio Marchionne che sono sempre al centro dell'attenzione del Paese per la paura, anzi terrore, che decidano di chiudere tutte le aziende Fiat in Italia (compresa Mirafiori), per stabilirsi definitivamente negli Stati Uniti d'America. No, gentile presidente, sappiamo bene che lei conosce bene le problematiche che affliggono la difficile quotidianità del nostro Paese, tuttavia faccia in modo che almeno il calcio e l'amore del popolo juventino non resti dietro le gradinate dello stadio per non potersi pagare il biglietto, accontentandosi magari di "cibarsi" semplicemente delle urla derivanti dall'interno dello Stadium per capire se la Juve ha fatto gol o l'ha subito. Sarebbe come fargli mancare il significato dei loro ideali calcistici. E poi, gentile presidente Andrea, non le pare che mancando la stragrande maggioranza dei suoi tifosi allo stadio, venga a mancare quell'essenziale tifo della quale si nutrono i vari Buffon, Vucinic, Marchisio, Chiellini e tutti coloro i quali indossano la divisa bianconera della Juve? <BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650TorinoFL0711FL0711agnelli.jpgSiNjuventus-caro-biglietti-gentile-presidente-agnelli-ci-consenta-1008842.htmSiT1000007100451001,02,03010213
1361008834NewsCampionatiJuventus, Agnelli: «Nel vecchio stadio sarebbero venuti in dieci mila»20121003141531juventus, agnelliJuventus AgnelliAndrea Agnelli, presidente della Juventus, parla del poco pubblico allo Juventus Stadium per la gara contro lo Shakthar Donetsk di ieri. "Cerchiamo di fare un passo indietro: la gara con lo Shakthar giocata nel vecchio stadio avrebbe fatto diecimila spettatori. Noi abbiamo cercato di fare il meglio; due anni fa dicevo di non essere soddisfatto, senza mai rimproverarmi però di non aver dato il massimo. I problemi ci sono, sono tanti: i tifosi sono parte fondamentale, integrante, della nostra vita sociale. C'è chi sostiene che sia per il caro prezzi, chi per le bandiere: le notivazioni sono tante e molteplici. All'inizio di una stagione si fanno delle riflessioni ed al 30 giugno tireremo i bilanci. I prezzi dei biglietti? Erano cari ma non come in altre gare di cartello, non la consideravamo di prima fascia".C1007650Torinoadm001adm0011839.jpgSiNjuventus-agnelli-nel-vecchio-stadio-sarebbero-venuti-in-dieci-mila-1008834.htmNoT1000007100075701,02,03010232
1371008720NewsCampionatiZeman-Juve: la resa dei conti20120927174531juve roma zemanSabato allo Juventus Stadium ecco la Roma del boemoCi siamo: si sono inseguiti insultandosi negli anni anche con svariate categorie di differenza, attraverso giornali e tv, ricordando quel che è stato. Zdenek Zeman e la Juve, due mondi&nbsp;che non si filano proprio, uno contro l'altro, sabato sera allo Juventus Stadium di Torino: il grande giorno è arrivato.<BR><BR>Il boemo sognava un ritorno così: oddio magari si aspettava qualcosa di più dai suoi (specie in casa), ma sa che la sua Roma è forte e spezzare l'imbattibilità bianconera di 44 partite è una cosa che lo farebbe godere oltremisura. Troverà una bolgia, sarà un tutti contro uno in quel di Torino ma lui non ha paura ora e non l'ha mai avuta negli anni passati chiedendo uno sport pulito e inchiodando la società degli Agnelli. Dall'altro lato il boemo viene visto come un grillo che parla troppo e da spegnere prima con la stessa moneta (le dichiarazioni alla stampa) e poi sul campo. La Juve è la squadra da battere si sa, ma già i troppi impegni ravvicinati ne stanno scalfendo le prestazioni: non è da escludere che possa influire il riposo forzato dei giallorossi contro il Cagliari.<BR><BR>Non ci sarà Del Piero, accusato assieme a Vialli (uno che qualche settimana fa non gliele ha mandate a dire al boemo) di far uso di sostanza dopanti: e questo è senz'altro un peccato specie per lo spettacolo e le mille storie di questo incontro-scontro. Non ci sarà Conte, un tipo tosto, recluso però in un box a dannarsi e a rimpiangere uno scontro attesissimo pure da lui, bandiera e capitano di quella Juve tanto contestata da Zeman. Al suo posto Carrera che, come ha detto Agnelli, ha vinto in poche partite più di Zeman: grosse parole, grosse responsabilità da non smentire...<BR><BR>Preparatevi gente: la resa dei conti è arrivata...<BR><BR>C1007650FL0141FL0141zeman-odio-juve-e1341823295728.jpgSiNzeman-juve-la-resa-dei-conti-1008720.htmSiT1000012,T1000007100205001,02,03010353
1381008609NewsCampionatiBruno Bernardi: «La Juventus ha una forza incredibile. Il Torino può fare bene»20120922101531juventus, torino, bernardiJuventus Torino Bruno BernardiUn incontro piacevole allo <STRONG><EM>Sporting Club</EM></STRONG> di Corso Agnelli a Torino, là dove da sempre si sono fissati gli appuntamenti di grandi nomi dello sport e del giornalismo italiano. Ci incontriamo con <STRONG>Bruno Bernardi</STRONG>, il "Bibì" di arpiniana memoria per gli amici e il "maestro" per tutti noi giornalisti. Di poco accanto, sembra soffiarti sul collo lo Stadio Olimpico e noi lo guardiamo, come se non l'avessimo mai visto, attraverso la luminosa vetrata del bar che si affaccia sull'immenso parco dello Sporting che è adibito a campi di calcio, da tennis e piscine. Un polmone verde che ti rasserena, anche per il cinguettio piacevole degli uccellini capaci di enfatizzare il riaffiorare di lontani ricordi di una Juventus che si allenava al vecchio e glorioso Campo Combi che si trovava qui accanto. <BR><BR>Oggi quel campo non c'è più, le moderne tecnologie e le esigenze pallonare hanno spostato il cuore nevralgico bianconero nella splendida struttura di Vinovo e qui restano incancellabili i ricordi. Ma, lo Sporting Club, resta pur sempre un lussuoso salottino posto nel cuore della città piemontese che oggi, finita l'estate, si prepara ad affrontare il mite autunno con i suoi impareggiabili colori. Sivori, Stacchini, Nicolè, Charles, Boniperti, fino ad arrivare a Zoff, Anastasi, Bettega, Platini, Scirea, Gentile, Cabrini, Morini, Rossi, Tardelli, Baggio, Del Piero e tanti altri. Qui tutto trasuda di gloria calcistica e ogni angolo ti parla in maniera bianconera, una lingua, un comportamento e un modus vivendi che, ai tempi dell'Avvocato Giovanni Agnelli si chiamava stile Juventus. Con il maestro ci soffermiamo al bar dello Sporting, scegliamo un tavolino e ci sediamo per sorseggiare piacevolmente il caffè dell'amicizia. Tra noi c'è sintonia, armonia scorrevole e il nostro disquisire di vicende calcistiche non ha il sapore di un appuntamento ufficiale ma, più semplicemente, di un incontro tra amici che hanno piacere periodicamente di incontrarsi, guardarsi negli occhi e parlare di vicende legate all'italico pallone. Più volte il tema è volutamente monotematico, tuttavia, la qualità, la competenza calcistica del maestro e il suo narrare di atleti e uomini veri, ti trasporta come se fosse sempre la prima volta. Naturalmente, non ci dilunghiamo più sul suo glorioso passato di giornalista e cronista sportivo inviato speciale per mezzo secolo da "la Stampa" di Torino in tutti i campi di calcio del mondo, perché sarebbe un ripetere cose che ormai sanno tutti. Di lui e con lui, oggi vogliamo parlare del presente. Sì perché l'orgoglio di chi sa di calcio a tutto tondo come il maestro, è di apparire attuale, sempre sulla cresta dell'onda, sull'informazione di oggi e non solo a quella relativa a ieri. Ed è per questo che lo troviamo in ogni dove, allo stadio, in tribuna stampa, nelle conferenze, tra le mura della redazione de "La Stampa", nei circoli sportivi privati, negli studi televisivi, tra le telecamere di Juventus Channel e di 7 Gold, insomma il "maestro" deve, anzi vuole vivere il presente pallonaro per essere sempre attendibile e attuale, informato per informare. E così decidiamo di chiacchierare insieme di calcio nazionale ed europeo, con l'interesse giornalistico capace di carpire idee e curiosità per poterli divulgare. Con il maestro c'eravamo lasciati il 13 luglio a Milazzo, la ridente cittadina in provincia di Messina, dove abbiamo vissuto insieme un'indimenticabile esperienza culturale grazie a un incontro voluto dai colleghi giornalisti siciliani e da Attilio Andriolo, medico chirurgo appassionato di calcio e di giornalismo sportivo. Oggi ci rivediamo per la prima volta dopo due mesi.<BR><BR><STRONG><EM>Ciao maestro, piacere di rivederti.<BR></EM></STRONG>"Grazie a te e a tutti gli amici di Milazzo che mi hanno accolto con affetto. Di quell'esperienza, mi resta un bel ricordo che difficilmente dimenticherò".<BR><BR><STRONG><EM>Bene, vogliamo fare il punto sul campionato sin qui svolto?<BR></EM></STRONG>"Con piacere. Prima, però, consentimi di salutare tutti i colleghi della redazione de "Il calcio24" che ci ospita e del quale ho apprezzato da qualche tempo il difficile e competente lavoro nel fornire informazioni calcistiche attendibili anche in tempo reale. Per rispondere alla tua domanda, posso dirti che tra tutte le squadre pretendenti al titolo di Campione d'Italia 2012-13 il Napoli mi sembra la più qualificata a contrastare la Juventus che si profila quale squadra da battere. I bianconeri si sono rinforzati con il ritorno di Giovinco, gli acquisti di Isla e, soprattutto, di Asamoah, un calciatore capace di fare la differenza. Tutti si lamentano per il mancato arrivo di un Top Player, ma io penso che per il modulo voluto da Conte e per il suo credo calcistico fatto di motivazioni di gruppo, la Juventus possa ovviare a questa figura almeno fino a Gennaio. Poi si vedrà. Per quanto riguarda il resto, vedo il Milan come squadra che ha ultimato un ciclo ed è alle prese con quella fase di ricostruzione che nel calcio non è mai immediata. L'Inter ha dato segni di ripresa rispetto all'anno scorso, la Roma non è continua come tutte le squadre di Zeman e la Lazio, pur avendo cominciato con il piglio giusto, credo che alla lunga non possa tenere il passo di Napoli e Juve".<BR><BR><STRONG><EM>Maestro, diamo uno sguardo anche alla Champions?<BR></EM></STRONG>"Volentieri. L'altra sera ho visto la Juventus contro il Chelsea. Mi ha impressionato la sua reattività e il suo carattere che, nonostante il passivo momentaneo di 2 a 0 ha saputo ribaltare il risultato in maniera convincente. Certo, la Juve non è tra le favorite, tuttavia, come l'anno scorso in campionato, può essere l'outsider del torneo, grazie a quel calcio provinciale ma di forte impatto caratteriale che la Juve ha manifestato attraverso l'unione di gruppo. Per il resto vedo favorite le solite squadre. Barcellona, Real Madrid, Manchester City, Bayern Monaco e poi il Psg che potrebbe inserirsi tra le pretendenti al titolo finale."<BR><BR><STRONG><EM>E la Juve?<BR></EM></STRONG>"Aspettiamo gli eventi e tra qualche tempo ne riparliamo".<BR><BR><STRONG><EM>Un'ultima domanda sul Torino. Come vedi il suo ritorno in Serie A?<BR></EM></STRONG>"La squadra granata è quadrata, ben messa in campo, ed esprime un calcio ordinato, grazie anche al 4-4-2 voluto da mister Ventura. Ci sono i presupposti per ben figurare, anche se, a dire il vero, c'è bisogno di tempo affinché i nuovi acquisti possano integrarsi nell'intelaiatura granata. Non scoraggi la sconfitta subita in casa domenica scorsa dall'Inter, perché ho visto un Toro vivo e orgoglioso, soprattutto in quel Rolando Bianchi a cui la cura Ventura sembra davvero aver fatto bene. Ottimo l'inserimento di Brighi nello scacchiere granata di metà campo. Sono certo che vedremo un gran derby. Lo aspettiamo tutti con gran curiosità."<BR><BR>Finisce qui il nostro incontro con Bruno Bernardi, anche perché la sera imminente ci consiglia di congedarci. E' stato bello rivedersi e parlare di pallone tra piacevoli ricordi che si sono intrecciati con il presente. Il calcio è materia che ci unisce e, soprattutto, ci ha fatto scoprire il valore infinito dell'amicizia. Arrivederci maestro, al prossimo incontro.<BR><BR>Salvino Cavallaro<BR>&nbsp;<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>C1007650TorinoFL0711FL0711bernabai.jpgSiNesclusiva-il-calcio-bruno-bernardi-la-juventus-ha-una-forza-incredibile-il-torino-puo-fare-bene-1008609.htmSiT1000007,T1000099100451001,02,03,06010552S
1391008469NewsCalciomercatoMercato Juventus, vicino il rinnovo di Giovinco20120915091531JuventusLa Juve rinnova a Giovinco fino al 2017La società bianconera vuole blindare Giovinco facendogli firmare un contratto fino al 2017. Già martedì scorso era in programma un incontro con gli agenti dell'attaccante, Andrea D'Amico e Fabio Paratici, per mettere nero su bianco. <BR><BR>Ma l'impegno di Agnelli e Marotta in Svizzera, per il vertice dell'Eca a Ginevra, momentaneamente ha fatto saltare tutto. Nei prossimi giorni, comunque, la firma ci sarà. E il contratto di Giovinco, in scadenza nel 2015, sarà prolungato di due anni.<BR><BR>Il prolungamento del contratto dell'ex parmense prevede un aumento legato in particolare ai bonus. Esattamente come quello che verrà offerto a Gigi Buffon e ai membri dello staff tecnico-dirigenziale, a partire dal dg Marotta. <BR><BR>C1007650TorinoFL0411FL0411e0146039498c1d24c40515b23bf3d37a-1297236724-id-41708-560x372.jpgSiNla-juventus-vuole-prolungare-giovinco-fino-al-1008469.htmSiT1000007100427901,02,03,06010310
1401008429NewsCampionatiJuventus, Agnelli: «Soddisfatto per nomina Eca»20120912172957JuventusJuventusAndrea Agnelli attraverso i microfoni di SkySport ha parlato del suo ingresso al consiglio dei Club Uefa. "<EM>C'è stata questa possibilità di entrare nel Consiglio dell'Eca, in quanto uno dei Consiglieri dell'Eca - Paolillo - ha lasciato le sue cariche all'interno dell'Inter. Per noi è sicuramente molto importante, è un altro di quei luoghi dove si crea parecchio consenso&nbsp;e si sviluppano le strategie future del calcio europeo. C'è un'estrema professionalità dettata dal presidente Rummenigge, dal segretario generale Centenaro e siamo come Eca sicuramente un'interfaccia molto credibile per la Uefa e da lì i club riescono a condividere tutta una serie di opinioni. Quindi sono estremamente soddisfatto perchè è una sede giusta per riuscire a portare il proprio contributo per lo sviluppo del calcio". Infine: "La cosa importante non è rappresentare tutti ma è condividere con tutti quelle che sono le posizioni del nostro Paese".</EM><BR>C1007650FL0655FL0655agnelli_andrea_juventus_lp.jpgSiNagnelli-soddisfatto-per-nomina-eca-1008429.htmNoT1000007100758301,02,03,06010300
1411008225NewsCalcio EsteroAncelotti: «Campionato italiano in crisi? Ma non scherziamo, la Juve in Champions può stupire»20120906091311ancelotti«Verratti? dovreste vedrlo giocare nello stretto: fantastico!«Carlo Ancelotti,&nbsp;&nbsp;dopo la prima vittoria in campionato e la conseguente tranquillità recuperata, fa il punto della situazione sotto la Tour Eiffel:<br><br> <EM>"Farò di tutto per vincere. L`obiettivo è chiaro: conquistare lo scudetto in Francia, superare il girone in Champions League e poi chissà. A livello tattico non siamo ancora equilibrati. Ma il lavoro principale da fare riguarda l`aspetto psicologico. Ibra? Molti lo giudicano arrogante, ma non è affatto così. Gli piace scherzare, fare battute. A me ricorda un po` Pirlo. All`esterno giunge un`immagine che non corrisponde alla realtà. E` uno schietto, ti dice le cose in faccia. A me piacciono i tipi così. Però è anche molto rispettoso dei ruoli. Insomma, io lo vedo come un grande trascinatore, ha motivazioni e può essere l`uomo-faro del gruppo.</EM> <br><br> Il discorso poi si sposta sul nostro campionato, a detto di molti (per lo più suoi giocatori...), in crisi: <EM>"Ma non scherziamo!</EM> -dice alla Gazzetta dello Sport-<EM>L`Italia è arrivata seconda all`Europeo! Semmai la mancanza di soldi sta indicando una nuova strada da percorrere. Ora si lanciano i giovani. Più per necessità che per effettivo convincimento, ma va bene lo stesso. Io guardo con interesse Destro, El Shaarawy, Borini che è andato al Liverpool e mi coccolo Verratti al Psg. Il nuovo Pirlo? E` un po` diverso, gioca più sul corto, è meno lanciatore, ma dovreste vederlo nello stretto: fantastico!</EM> <br><br> Sulla prossima champions l'ex tecnico del Milan punta sulla Juve:&nbsp; <EM>"La Juventus, in Europa, può stupire. Ha un gioco basato sulla velocità e sull`intensità, l`anno scorso ha vinto lo scudetto anche perché aveva un solo impegno, vedremo come reagirà al cambiamento. Non è facile gestire due competizioni. Comunque la Juve, nell`ultima stagione, mi ha davvero impressionato e il merito sta in tre nomi: Conte, Pirlo e Agnelli. Il Milan? Tocca ad Allegri sistemare il Milan dopo gli ultimi acquisti. Nel dna del club c`è la Champions più del campionato, questo non va mai dimenticato."</EM><br><br> carletto poi in conclusione spegne tutte le voci su un suo&nbsp;possibile ritorno in Italia:<EM> "e perchè? sto bene a Parigi..."</EM><br><br>FL0141FL0141Ancelotti41.jpgSiNancelotti-campionato-italiano-in-crisi-ma-non-scherziamo-la-juve-in-champions-puo-stupire-1008225.htmSi100205001,02,03010125
1421008213NewsCalcio EsteroLIVE - Del Piero: «E` un giorno speciale per me, sono molto emozionato»20120905141035SydneySydneyAlessandro Del Piero è ufficialmente un nuovo giocatore del Sydney. L'ex Capitano della Juventus sta spiegando in conferenza stampa i motivi della sua scelta professionale e umana.<BR><BR>"Buongiorno, grazie di essere venuto con così poco preavviso. E' un giorno sicuramente speciale, diverso. In questo senso andiamo subito al sodo: sono felice di annunciare che poche ore fa ho firmato il mio nuovo accordo con il Sydney Football Club e quindi per i prossimi due anni sarò australiano, diciamo così.&nbsp;Si prospetta un'avventura&nbsp; splendida, strepitosa e forte, indubbiamente, però devo ammettere che alla fine di questo lungo viaggio che abbiamo avuto e che ho avuto, non poteva esserci situazione migliore, non poteva esserci posto migliore, e devo dire che quello che è accaduto, probabilmente, ha un senso e sono felice oggi di poter cominciare questa avventura. Indubbiamente in tutto questo periodoci tenevo a sottolineare e a ringraziare prima di tutto, tutte le squadre che mi hanno cercato, tutte le squadre con cui abbiamo parlato, tutti gli operatori di mercato con cui ci siamo confrontati. E' stato un cammino indubbiamente lungo, ma indispensabile per poter - vista la mia poca esperienza sul campo - per poter analizzare a fondo quella che poteva essere la migliore scelta. Indubbiamente quello che affronterò è una situazione, un posto che non mi aspettavo, ma devo ammettere che tante squadre che non mi aspettavo mi hanno cercato. Non mi sembra opportuno chiaramente citarle, però è ovvio che un riferimento alle squadre italiane - visto che ho giocato in Italia per tutta la mia vita - mi sembra doveroso: quindi ringrazio tutte loro. Come ringrazio quelli che mi hanno cercato da ogni parte del mondo praticamente, perchè abbiamo toccato tutti i Continenti, di conseguenza devo dire che è stato anche divertente saltare da una città all'altra, da un posto all'altro con la mente, però oggi il salto è finito, oggi l'avventura inizia definitivamente. Questo suscita in me delle emozioni molto forti, contrastanti, visto che per me che - tra virgolette - non ho mai cambiato, è sicuramente un cambio importante, un cambio lontano come chilometri, ma molto vicino come filosofia e come progettualità. Quello che è stato costruito attorno a me, ha sicuramente dell'incredibile in questo ringrazio il Sydney Football Club, l'associazione australiana, gli operatori che in questo senso si sono adoperati, i tifosi che già mi hanno adottato. E niente... sono indubbiamente in un momento di particolare riflessione. Mi getto in questa avventura con un'emotività, un desiderio unico come lo è stato sempre in tutti questi miei anni. Il Sydney rappresenta una scelta diversa sotto tutti i profili, dal punto di vista calcistico, umano e della progettualità, che è stata disegnato apposta su di me. Io di questo ne vado molto orgoglioso e quest'ultima è stata sicuramente la forza trainante più importante rispetto a tutte le altre. Andrò a scoprire un Paese che tutti mi descrivono fantastico, una città che tutti mi descrivono bellissima e lo farò con lo spirito che mi ha sempre contraddistinto dal punto di vista personale, per quanto riguarda il mio lavoro.Una delle domande che abbiamo chiesto è se puntiamo a vincere oppure no. Mi è stato risposto di sì, quindi anche l'aspetto agonistico verrà toccato perchè mi sento giocatore al 100% e la mia scelta non dipendeva sicuramente da quello che poteva essere il campionato di riferimento, ma da come era sentita dall'altra parte. Ed è stata sentita in maniera fantastica. Doveroso per me ringraziare quello che è stato fino ad oggi, quello che è stato il mio trascorso, ma soprattutto le persone che sono vicine a me. Ovviamente non le elencherò per ordine d'importanza, ma il mio pensiero sarà per mia madre e mio padre e non può essere che così; il mio pensiero va a mio fratello&nbsp; Stefano che ha portato avanti assieme al dottor Dario Tosetti.... sono loro gli artefici dal punto di vista professionale e non di quella che è il mio lavoro, la mia carriera in tutti questi anni; quindi il mio grazie a loro è sentito, a dir poco, perchè rappresentano sicuramente quello che sono io. Lo hanno fatto indubbiamente al meglio. Ringrazio quella che è la mia struttura, la Edge, che mi ha assistito fino ad oggi, continuerà a farlo e per questa struttura sarà sicuramente un salto di qualità, sotto molti aspetti ci auguriamo. Ringrazio anche la struttura del dottor Dario Toselli, che mi assiste da tantissimo tempo. E ovviamente non posso non pensare alla mia famiglia attuale, che è qui rappresentata da mio figlio, che rappresenta tutti e tre, anche perchè gli altri due dormono... Ma al di là di queste battute, un po' per stemperare, indubbiamente mia moglie Sonia che mi permette e mi è sempre vicina in qualsiasi momento e che non finirà mai di ringraziare, compresa anche in questa avventura".Indubbiamente la scelta è stata fatta anche soprattutto con loro e ne sono felice. (L'intera&nbsp;sala applaude Alex, ndr). Io mi ero preparato delle cose e me le vado a rivedere se ho dimenticato qualche pezzo e probabilmente l'ho dimenticato, perchè sono emotivamente molto preso da tutto quello che è il momento, da tutto quello che è questo grande cambiamento. Sarà un periodo di grandi cambiamenti, rispetto a quella che è sempre stata la mia vita, molto lineare, a cominciare dalla mia squadra con la quale sono stato 19 anni e per la quale - se mai ce ne stato il bisogno di ripeterlo - continuerò a tifare per mille e più motivi. Forse con qualche vostra domanda potrò avere la possibilità di sciogliermi di più e di trovare anche qualche curiosità che avete da chiedere. Così magari riuscirò anche a ricordarmi altre cose che fanno parte di questo progetto". <STRONG>(Domanda di un giornalista australiano, ndr). Grazie di aver scelto Sydney. Perchè hai scelto proprio l'Australia?</STRONG><BR>"Grazie per il benvenuto. Non lo so, dentro di me si stanno mescolando tante sensazioni che tutte mi portano a voler iniziare questa avventura. E lo farò con l'entusiasmo di chi scopre una cosa nuova, di chi ci crede molto e in questo senso è molto entusiasmante. E' un'avventura per me emozionante e mi auguro e spero e per certi aspetti sono sicuro che sarà un'avventura che vivremo insieme perchè ho voglia di portare quello che sono io, quello che mi è stato chiesto, ma ho voglia anche di confrontarmi con un Paese che è all'avanguardia dal punto di vista sportivo e che per certi aspetti mi hanno descritto come unico, per cui non vedo l'ora di conoscerlo".<BR><BR><STRONG>Perchè hai scelto proprio Sydney come città?</STRONG><BR>"L'ho scelta perchè quello che è stato il progetto Sydney, quelle che sono state le idee, il fascino, l'evoluzione di questi due mesi, oggi che ho scelto mi rendo conto sempre di più che non poteva che&nbsp;essere la soluzione migliore. Desideravo confrontarmi con qualcosa di nuovo dal punto di vista degli stimoli, di tutto quello che concerne l'ambiente calcistico e in questo senso Sydney penso sia perfetta. Qui ho fatto tutto quello che dovevo fare, quindi penso che non potesse scelta migliore per me quella di Sydney".<BR><STRONG>Cosa conosci del calcio australiana della Lega australiana?</STRONG><BR>"So tante cose dell'Australia, tante cose perchè prima di tutto sono un appassionato di sport, quindi avrò sicuramente modo di approfondire dei mondi sportivi che seguo, come il rugby in tutte le sue fasi, a quindici, a undici, a tredici, a sette..quello che è. So che sarò&nbsp;dall'altra del mondo e per certi aspetti questo può essere un vantaggio. Della Liga conosco... i miei nuovi compagni di avventura - mister Tony Pignata e anche Lou Sticca - mi hanno già informato, quindi sarà bello per me anche scoprire&nbsp; e non farsi raccontare tutto, perchè la cosa più bella è quella di vivere le cose di primo impatto, per non essere troppo condizionato a livello di lucidità da altre cose".<BR><BR>- Tony Pignata, amministratore delegato del Sydney - chiamato da Stefano Del Piero - &nbsp;si siede accanto ad Alessandro Del Piero.<BR><BR><STRONG>Che tipo di gioco vorresti fare?</STRONG><BR>"Vengo in Australia per giocare con il Sydney, per cercare di segnare per il Sydney, per cercare di vincere per il Sydney e per cercare di far sì che il movimento calcistico australiano possa possibilmente anche con quelli che sono i miei consigli, evolversi, perchè c'è questa voglia, c'è questa determinazione e di conseguenza speriamo di poter giocare davanti a stadi pieni e a far sì che il grande popolo australiano, dove c'è una grandissima, importante e forte colonia di italiani, possa divertirsi e il calcio diventi uno sport&nbsp;nazionale di primissimo livello".<BR><BR> <STRONG>Puoi spiegarci almeno una parte delle componenti di questo progetto? E poi se la scelta di cambiare dopo 19 anni con la stessa maglia, nello stesso posto, può aiutarti a vivere nei prossimi due anni quelle esperienze che non hai potuto fare in quasi 20 anni....</STRONG><BR>"Il progetto parte in maniera molto semplice, con una grande qualità di base, che è quella di una stretta collaborazione al 100% fra me e il Sydney, fra me e l'A-League e quello che è tutto il movimento. Di conseguenza quando ci sono queste premesse, quando c'è la forte volontà da entrambe le parti di fare qualcosa, si può fare tutto. Abbiamo tantissime idee. Io ovviamente, ringrazio per le parole e per l'entusiasmo che hanno sempre manifestato nei miei confronti, per la voglia di avermi che hanno avuto. E' una scelta sicuramente radicale sotto tutti gli aspetti, ma ne sono felice, probabilmente è giusto così. Ho avuto tutto il tempo per riflettere su tutto quello che potevano essere altre situazioni, altre squadre, altre idee. Quello che rappresenta il movimento che mi ha chiamato, ha un qualcosa di unicità. In questo senso anche di estremamente affascinante. Di conseguenza sono orgogliosissimo e lusingato&nbsp;per&nbsp;il&nbsp;progetto di lavorare insieme per due anni, per quello che può avvenire per migliorare il calcio australiano, perchè non rappresenta solo un progetto di una città e di una squadra, ma il miglioramento globale di tutta una Nazione; e sicuramente grazie a questa città e a questa squadra, questo può avvenire. In questo senso è un onore essere chiamato a fare questo".<br><br> <STRONG>Tu hai ringraziato tante squadre italiane ed estere, di tutti i Continenti, però il tuo passato quanto ha pesato? In altre occasioni hai detto che avresti voluto di giocare per squadre italiane. E' stato un peso questo fatto?</STRONG><BR>"Penso che forse due mesi fa o poco più, ci eravamo ritrovati anche in un'altra conferenza stampa, dove avevo sottolineato quello che sostanzialmente sono sempre state le mie motivazioni per le quali ho declinato gli interessi ed i discorsi con davvero molte squadre italiane.L'ho fatto perchè ho un'ìdea di un certo tipo di coerenza, mi sento di aver dato tantissimo, tutto e di più per quella che è stata la mia maglia, ma il fatto che non voglia più giocare per una squadra italiana non è certamente perchè veda gli altri come nemici, lo possono anche essere stati dal punto di vista calcistico, ma perchè secondo me è giusto così. Quindi in questa ottica, già un Paese lo avevamo accantonato. Però è stato davvero bello per me osservare come le squadre in italia e anche fuori, le più impensabili, abbiano avuto una o più riflessioni su di me. E questo mi fa rendere conto una volta di più quella che è stata la mia carriera fino ad oggi, quelli che sono stati i miei risultati, quello che sono oggi come giocatore. Quindi sono sicuramente aspetti molto positivi per me".<br><br> <STRONG>Sta montando una grande attenzione in Australia attorno a te. Come ti senti?</STRONG><BR>"Lo vivo con grande onore, lo vivo con grande onere, con grande senso di responsabilità, sono chiamato a un compito sicuramente non facile, ma non mi spaventa affatto. Anzi. Sono molto elettrizzato ed eccitato. Io vengo con il desiderio di offrire quello che ho sempre offerto in tutti i miei giorni di vita calcistica, cioè tutto me stesso, dal punto di vista agonistico di giocatore, dal punto di vista di persona, umano e professionale. E questo ci tengo a sottolinearlo, perchè è una scelta di questo tipo e mi auguro che questo mio spirito, unito all'entusiasmo e alla voglia che mi è stata dimostrata, possa fare per il calcio australiano un salto di qualità importante".<br><br> <STRONG>Pensavi di scegliere prima la squadra?</STRONG><BR>"Se penso a tre mesi fa, sì, pensavo di scegliere prima. Se penso all'evolversi della situazione, credo che il periodo giusto ed il giorno giusto sia oggi. Ho avuto modo di riflettere su tantissime situazioni e questo mi ha fatto vivere con più lucidità quello che poi era il momento e di conseguenza di scegliere con estrema lucidità questa avventura. Il tempo è esattamente quello che ci voleva, per quello che sono, per chi sono e per quello che sono stato".<br><br> <STRONG>Cosa e quanto rimarrà di del Piero a Torino? Casa, ufficio? La vivi come una lunga vacanza o come una nuova vita?</STRONG><BR>"Non vivo assolutamente come lunga vacanza, lo vivo e lo vivrò in maniera totale. A Torino rimarrà tutto quello che c'è oggi, perchè il mio ufficio sarà qui, la mia casa, il nostro negozio, quindi rimarrà tutto invariato per quanto riguarda la mia vita torinese, se non che non mi vedrete per strada qui, ma da un'altra parte".<br><br> <STRONG>Il progetto di investimento che l'Australia ha fatto su di te è quello che in America fecero all'epoca con Pelè? Tu puoi diventare il Pelè dell'Australia? Poi se sulla scelta di questa location, per questa conferenza stampa, ha inciso il fatto che fosse uno dei posti a cui era più legato l'Avvocato. La Bolla del Lingotto era uno dei posti dove si recava spesso l'Avvocato Agnelli....</STRONG><BR>"Sono vecchio, ma non abbastanza da ricordarmi quello che Pelè fu all'epoca...onestamente non ho guardato... non sono andato a ripercorrere quello che è stato il suo...Ho dei racconti, ho delle storie, so a grande linee quello che è successo per Pelè, ma sono epoche diverse, sono momenti diversi. Sicuramente ci sono delle similitudine, ma qui c'è la volontà di creare qualcosa di unico. E' questa la cosa particolare. Vivremo questa avventura insieme come un'avventura unica, ci auguriamo che sia quanto più bella e fantastica possibile. La location...è unica. Quello che ha rappresentato l'Avvocato e la Famiglia per Torino rimane sempre nel tempo, al quale io sono comunque affezionato. E' una scelta portata anche dalla casualità e la cosa bella è proprio questa, che alla fine ci si ritrova qui. Di conseguenza è una ciliegina sulla torta, diciamo così".<br><br> <STRONG>Quando hai capito che non avresti più giocato nella Juventus? I rapporti con Andrea Agnelli come sono? Un giorno c'è la possibilità che tu possa tornare a lavorare alla Juventus?</STRONG><BR>"Per quanto riguarda&nbsp;il mondo Juventus, oggi, oltre ad aver fatto riferimento a quello che è il mio cuore che naturalmente tiferà il bianconero, non voglio dilungarmi in altri discorsi. Oggi è un giorno dedicato a una squadra, ad una città, a un Paese ed a un Continente diverso. E così deve essere. Ho ribadito e lo sosterrò sempre che il mio affetto nei confronti di quello che rappresenta il mondo juventino non termina certo oggi, non è terminato neanche quel giorno in cui ho capito che non avrei giocato nella Juventus e neanche altri giorni nel corso&nbsp; della mia carriera: per un semplice motivo, perchè ho dato tutto e di più di quello che potevo dare e poi come tutte le cose bisogna sempre uscirne felici da quello che è stato. Voglio sottolineare e ricordare tutte quelle che sono state le pagine - e per questo ringrazio... (alza lo sguardo al cielo, ndr)...sono state tantissime - felici della mia storia bianconera. compreso l'ultimo anno, anche se di sicuro è stato uno dei più complicati, ma che mi ha visto protagonista, vincente, come lo sono stati molti dei miei anni in bianconero".<br><br> <STRONG>Hai parlato con qualcuno in Australia? Conosci qualcuno lì?</STRONG><BR>"Sì, ho molti amici che sono stati in Australia, me l'hanno descritta; ho sentito molte persone che hanno anche giocato in Australia e tutti quanti hanno descritto questa nuova avventura come un'avventura fantastica.&nbsp;Loro l'hanno vissuta come un'avventura strepitosa, quindi questo denota sicuramente due cose: che i posti che avete sono meravigliosi e la gente che li vive sono persone fantastiche. Questo è venuto fuori dai discorsi che ho fatto&nbsp;dal&nbsp;punto di vista sia&nbsp;calcistico con&nbsp;gli addetti ai lavori, con calciatori che hanno giocato lì, sia dal punto di vista umano con professionisti che hanno avuto modo di lavorare lì anche in altri sport o in altri lavori. Questo crea molte aspettative in voi, di conseguenza mi sono fatto un'idea veramente bella e mi auguro presto di poter sostenere una conferenza stampa in inglese, così almeno capisci quello che sto dicendo (ride Alex, rivolgendosi all'ad Tony Pignata, ndr)".<br><br> <STRONG>La tua famiglia ti seguirà? Poi che effetto ti fa pensare che la Juve non ha più la maglia numero dieci, ma ci siano&nbsp;tanti tifosi che portano la tua maglia numero dieci.</STRONG><BR>"La mia famiglia mi seguirà, certo. Abbiamo ancora qualche giorno per poter ancora organizzare il nostro arrivo. E la maglia numero dieci...ringrazio tutti quelli che anche oggi che non sono alla Juventus hanno voluto comprarla, che hanno voluto cullare questo sogno ancora. Quando ho letto che è stata la maglia più venduta, che è la maglia più venduta, non lo nego, sono sicuramente momenti dove un sorriso mi scappa, però credo che la mia avventura oggi avrà un'altra maglia e avrà spero le stesse emozioni da altri punti di vista, in un modo diverso, ribadendo quello che ho detto prima riguardo alla mia situazione juventina e che avete avuto modo di sentire per 19 anni, quindi magari vi sarete anche stancati".<br><br> <STRONG>Sei stupito che a tre mesi dal tuo addio la maglia numero dieci della Juve non abbia nessuno che la possa indossare?</STRONG><BR>"Non lo so, non so le motivazioni per le quali non è stata scelta questa maglia dai giocatori o non sia stata data dalla società. Non vado in profondità di questa cosa".<BR><BR><STRONG>Partirai entro questa settimana per l'Australia? Come stai fisicamente? Sei in forma?</STRONG><BR>"Sì, confermo che ci organizzeremo presto e il mio arrivo in Australia non sarà certo tra un mese. Fra un mese esatto, invece, inizia il campionato, proprio il 5 ottobre, di conseguenza credo di poter essere a disposizione anche perchè in questa avventura mi seguirà Giovanni Bonocore che è stato fino ad oggi e lo sarà il mio procuratore e con il quale abbiamo passato un'estate a lavorare. E quindi è da un mese e mezzo che mi alleno per conto proprio. E' logico che ci sarà un momento, un periodo dove dovrò entrare nel training one to one, anche se abbiamo operato anche in maniera simpatica grazie all'AS Piobesi, che ci ha dato disponibilità di campo e disponibilità di uomini con i quali abbiamo giocato più di una volta per far sì che il lavoro individuale potesse essere svolto anche insieme ad una squadra. Quindi ci tenevo anche a citarli e a ringraziarli per la disponibilità che hanno sempre avuto nei miei confronti. Però è ovvio che stiamo parlando di situazioni totalmente diverse, per cui dovrò conoscere i miei compagni nuovi, dovrò cominciare ad allenarmi come un giocatore di una squadra, cosa che non accade da tanto tempo; abbiamo lavorato fino ad oggi e continueremo&nbsp; a farlo fino a quando non arriveremo lì. E lì continueremo a farlo ancora perchè io possa essere in forma il prima possibile, possa essere a disposizione sin dalla prima partita, ma su questo credo che non ci saranno problemi sicuramente".&nbsp;<br><br> <STRONG>Quanto ha pesato la scelta di essere un testimonial? Magari dopo di te arriveranno altri giocatori. Ti aspetti di ricevere telefonate da altri tuoi colleghi che ti potrebbero seguire in Australia?</STRONG><BR>"Ho avuto modo di sentire Rino (Gattuso, ndr)&nbsp;e lo saluto, come saluto il suo presidente e la sua squadra, che sono stati nei miei confronti molto molto carini. Sono idee che fanno parte del nostro progetto, poi come tutte le cose bisogna calarsi nella realtà in cui si va a vivere per poter valutare quelle che sono le cose da fare. Io dovrò imparare alcune cose di quello che è il movimento calcistico australiano e cercherò di mettermi a disposizione in maniera totale per quelle che sono curiosità, consigli o altro. Di conseguenza idee ce ne sono tantissime. Ed è il luogo giusto per metterle in atto e per provare a far sì che questo movimento migliori il più possibile".<br><br> <STRONG>Sei stato tentato alla fine dall'interesse del Liverpool?</STRONG><BR>"Riferendomi proprio alle squadre italiane ed estere dalle quali magari uno non pensa di essere cercato...una era anche questa. Io avevo bisogno di qualcosa di diverso, sotto tutti gli aspetti. Questa è un'idea che si è venuta a formare man mano che passavano i giorni. Quindi vorrei vivere altri 50 anni da calciatore e poter assaporare in tante squadre quello che è il movimento calcistico. Sicuramente la Premier League è sempre stato un riferimento per molti aspetti. Lì come tutta la Gran Bretagna, come il Brasile, che sono ancora i padroni del calcio mondiale, con i Mondiali che hanno vinto. Con tanti nuovi Paesi...ho visto ieri l'investimento del calcio russo, dello Zenit, quindi l'evoluzione continua, le cose cambiano. In Australia c'è questa volontà, c'è questo spirito e di conseguenza mi auguro che le cose vadano per il meglio".<br><br> <STRONG>Mister Pignata ti ha rimproverato per quella famosa partita Australia-Italia del 2006?</STRONG><BR>"Non ne abbiamo parlato, però, cercherò di fare qualche gol in più, in maniera tale che se lo dimentica (ride, ndr). Mi preparerò molto bene a quelle che potrebbero essere le possibili domande che mi farete riguardo a quella partita. Di sicuro quello che pensavo all'epoca, lo penso anche oggi: quella Nazionale australiana aveva dei grandi giocatori che ci hanno messo in grossa difficoltà e potevano da un momento all'altro passare il turno. Quindi il calcio australiano ha in serbo dei giocatori che si sono affermati in tantissimi altri campionati, quindi questo è anche uno degli obiettivi: far sì che - magari senza rompere troppo le scatole all'Italia - la Nazionale italiana possa migliorare".<br><br> <STRONG>In questa scelta radicale, ha pesato anche la voglia di uscire dal personaggio Del Piero? Qua a Torino era difficile anche uscire per strada e andare a fare la spesa senza essere riconosciuto. Forse a Sydney sarà più semplice?</STRONG><BR>"Non ne sono troppo convinto. I primi motivi che mi vengono in mente - e sono più che sufficienti - sono l'entusiasmo e la voglia che ha dimostrato il movimento calcistico australiano, non solo la squadra di Sydney, nei miei confronti; poi&nbsp;il fatto che ci siano&nbsp;più o meno un milione di italo-australiani... io spesso sono in vacanza all'estero: quando incontri un italiano che vive fuori dall'Italia, ha tanta voglia di Italia, quindi sarà anche interessante interagire con queste persone che vivono così lontane. Dalle parole che mi hanno dimostrato, non c'è solo una grande colonia italiana, ma anche inglese, greca, che sono amanti del calcio e che hanno il calcio nelle vene, di conseguenza questa è una cosa molto importante: quando nasci con uno sport dentro, nel cuore, puoi anche andare in un posto dove non viene esaltato, ma se capita qualcosa di questo genere si riaccende la fiamma. Questo è un po' l'auspicio di tutti noi. poi comunque è una Nazione, un Continente, che dal punto di vista sportivo è all'avanguardia su tutto, di conseguenza credo che l'attenzione per tutti gli sportivi che vivono e giocano e hanno a che fare con questa situazione sarà molto alta".<br><br> <STRONG>C'è un pensiero che vuoi dedicare ai tifosi della Juventus?</STRONG><BR>"Io credo di averlo già più volte detto, anche oggi. Quindi non mi resta che dire che il mio cuore... sarò sempre un tifoso della Juve, ma questo, ripeto, è una cosa scontata".<br><br> <STRONG>Hai già in programma tante sveglie...le cinque meno un quarto del mattino, per&nbsp;le partite che la Juventus giocherà la sera? I bookmaker dicevano che Del Piero sarebbe andato in America. Quanto è stata vicina questa possibilità?</STRONG><BR>"La sveglia... non so come funzionano le sveglie lì. Lo stesso? No perchè c'è quella storia che l'acqua va giù al contrario. Dovrò vedere un attimo, delle volte suonerà, delle altre volte meno, perchè è giusto che io mi cali in maniera totale in quello che sarà la mia avventura. Però non mi perderò sicuramente&nbsp; alcune partite che riguardano la Juve, il campionato italiano, il campionato Europeo, io sono un amante del calcio, un appassionato, di conseguenza alcune partite vanno viste a prescindere. Poi vediamo a che ora le fanno, le cinque è un po' prestino, però vedremo. A parte le battute. L'America è stata molto vicina, però credo che alla fine questa sia la scelta giusta".<BR><BR><BR><br><br>C1007650TorinoFL0655FL0655562873_10150963307486227_506195389_n.jpgSiNlive-del pier-e-un-giorno-speciale-per-me-sono-molto-emozionato-1008213.htmSiT1000007100758301,02,03,06010380
1431008118NewsEditorialeJuve e Toro, tra prospettive diverse e sane rivalità20120902093130juventus, torinoSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine. Contatti: salvinocavallaro@libero.itDeposti gli ombrelloni e ultimati i rituali saluti di questa lunga ed estenuante estate balneare, ci riversiamo finalmente in quel calcio che, pur non avendolo mai messo ai margini dei nostri primari interessi personali di giornalisti sportivi, in qualche misura ne siamo stati distratti. Eppure sono passati soltanto pochi mesi tra la fine dello scorso campionato, gli europei di calcio e le Olimpiadi inglesi, ma ci sono sembrati lunghi davvero. Ciò che non si è mai interrotto è quel filo diretto tra noi e lo sport che si identifica in quelle emozioni che, spesso, si annidano tra le pieghe dell`anima e che sono capaci di conquistarti&nbsp; ogni volta. Si chiami patos o più semplicemente tensione emotiva, fatto è che ci accorgiamo sempre di più che il pallone e lo sport in genere, sono davvero importanti per noi. E allora persino le frasi banali del dopo gara e la superficialità con la quale si affrontano tematiche profonde del mondo della pelota, ci vengono a mancare, quasi fosse un rito importante dal quale normalmente ci dissociamo e ci indigniamo come se fossimo innamorati offesi. E, forse, inconsciamente sadici, aspettiamo l`occasione per associare disamine calcistiche e filosofie che nascono spontanee quando il nostro pensiero si rifugia inevitabilmente tra le difficoltà del vivere quotidiano e la ricchezza sfrenata di un mondo che non finiremo mai di esortarne il calmierato. Ma il calcio è passione, chiamatela droga lecita e, per noi, è anche lavoro. Detto questo, desideriamo soffermarci su quanto ha fatto in campagna acquisti Andrea Agnelli con il fido Beppe Marotta e Urbano Cairo con il d.s. Petrachi. Come tutti sanno, a Torino, ormai da troppo tempo, non si gioca più il derby cittadino. Sono mancati gli sfottò e quella sfida tra i bianconeri e granata che s`identifica da sempre come il confronto tra gli aristocratici agnelliani che tutto hanno vinto nel mondo, contro i più poveri rappresentanti del popolo granata i quali vantano orgogliosamente una leggenda e una storia che, purtroppo, non sono riusciti più ad onorare nel tempo. Ma, tralasciando ovviamente le cause di queste ripetute debacle granata protratte negli anni, accostiamoci a quello che il piatto juventino e granata ci offrono ad inizio campionato 2012`13.<BR>La Juventus si presenta come Campione d`Italia 2011`12 e, tra gli innumerevoli traguardi da conquistare, c`è quella Champions League che ormai da troppi anni manca dalla già prestigiosa bacheca bianconera. Pur avendo rincorso invano per tutto il mercato estivo quel top player che avrebbe rappresentato la sicurezza in un attacco che fin dall`anno scorso è sembrato carente, il bilancio del mercato condotto da Beppe Marotta risulta, (almeno teoricamente) positivo. Gli acquisti di Isla, Asamoah, Giovinco, Lucio, Pogba, Rubinho e Bendtner sembrano accontentare la squadra di Antonio Conte. Il cileno Isla, 24 anni, esterno destro, in comproprietà con l`Udinese è in fase di recupero da un serio infortunio al ginocchio, ma sulle sue capacità tecniche non ci sono dubbi. Il ghanese Asamoah, 23 anni centrocampista in comproprietà con l`Udinese, sembra l`acquisto più azzeccato della Juve. Forza fisica e dirompenza assoluta nelle involate esterne del ghanese nel sistema tattico juventino, sembrano essere le caratteristiche che danno affidabilità. Ha anche piedi buoni il corpulento calciatore ex udinese, ottima visione di gioco e capacità di tiro in porta. Insomma un`ottima new entry. Giovinco 25 anni, ritorna alla Juve dopo due stagioni al Parma. Di lui conosciamo la tecnica sopraffina e la capacità d`incunearsi in dribbling con successo tra un`infinità di avversari che, spesso, si rifugiano in fallo per poterlo fermare. Resta dubbia la sua collocazione tattica nello scacchiere voluto da Conte. Lucio, il difensore trentaquattrenne brasiliano che ha lasciato l`Inter dopo tre stagioni e sei trofei vinti con il Triplete del 2010, non ci sembra però adatto a una difesa che, secondo il nostro avviso, avrebbe avuto bisogno di un centrale di difesa di maggiore garanzia. Il francese Pogba, 19 anni mediano con fisico eccellente e ottima qualità, era tra i più promettenti calciatori del Manchester United. Ottimo il colpo di Marotta che è stato capace di assicurarselo anche in virtù di un`eventuale prossima sostituzione di Andrea Pirlo che, ovviamente, non è eterno. Il portiere brasiliano Rubinho 30 anni, è in Italia dal 2006. Ha giocato con il Genoa, il Palermo, il Livorno e il Torino. E` collocato come terzo portiere. D`altra parte, non può essere diversamente, visto che davanti a lui ci sono due monumenti come Buffon e Storari. Infine Bendtner, l`attaccante danese di 24 anni ultimo acquisto juventino che dovrebbe, almeno nell`immediato, tamponare quella delusione del mancato acquisto di quel top player vanamente inseguito. Ha giocato sei stagioni in Premier League, 39 le sue reti tra Birmingham, Arsenal e Sunderland. Al momento, per noi, resta un punto interrogativo, anche perché è da vedere come riuscirà ad adattarsi al calcio italiano e, soprattutto, agli schemi voluti da mister Conte. Ottimo in generale il quadro della nuova Juventus, specie a centrocampo. Per noi resta un dubbio. La difesa non ci sembra sufficientemente rinforzata, almeno nelle sostituzioni. A parte Barzagli, Bonucci (non sempre impeccabile), Chiellini e Lichtsteiner, restano Caceres, De Ceglie e Lucio. Basteranno?<BR><BR>Altri obiettivi per il Torino di Urbano Cairo. I tifosi sono moderatamente contenti, anche se i rumors torinisti avvertono gli immancabili mugugni. La piazza, dopo tanti anni di promesse e delusioni, vuole rivedere la squadra all`altezza di una classifica che conta e gli compete, almeno per prestigio storico. 17 sono state le operazioni tra entrate e uscite ultimate dalla dirigenza granata, ma come al solito, sono molti i prestiti di una società che da sempre non naviga nell`oro e che vede, nel nuovo bilancio di calcio mercato, un disavanzo di 12 milioni euro derivanti dalle operazioni di entrata e uscita. Ottimo l`acquisto del portiere Gillet, fortemente voluto da mister Ventura che conosce bene fin dai tempi della sua permanenza a Bari. In difesa, oltre lo sforzo economico sostenuto per aver trattenuto Angelo Ogbonna è arrivato Alessandro Agostini, 33 enne terzino sinistro che ha militato per otto stagioni consecutive nel Cagliari. Poi Caceres (solo omonimo del giocatore della Juve), D`Ambrosio, Darmian, Di Cesare, Glik, Masiello, Migliorini, e Rodriguez completano il reparto difensivo granata. A centrocampo è arrivato in extremis Birsa. L`esterno sloveno preso in prestito dal Genoa che dovrebbe completare, assieme a Brighi, Santana e Cerci, quello scacchiere di centrocampo che, obiettivamente, ha dimostrato fin dall`anno scorso pericolose lacune. In attacco, perso maldestramente alle buste Antenucci, sono arrivati Meggiorini e Sansone. Il presidente Cairo aveva promesso di non vendere Bianchi, e così è stato. Tuttavia, adesso si presenta il problema del rinnovo del suo contratto e, se le parti non dovessero incontrarsi, l`attaccante granata sarà ceduto nel mercato di gennaio. Ricordiamo che Bianchi è il giocatore del Torino che è maggiormente remunerato. Il suo contratto, infatti, prevede un ingaggio di 1.300.000 euro. Troppo esoso per le casse granata. Comunque, staremo a vedere cosa succederà. Una cosa è certa, i sostenitori granata pensano già al derby fin dal giorno in cui il Toro è ritornato in Serie A.&nbsp; Temeteci, dicono convinti i sanguigni tifosi del Toro. Sarà vero? Comunque, questo è il bello del calcio!<BR><BR>Salvino Cavallaro <BR><BR><BR>C1007650TorinoFL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNjuve-e-toro-tra-prospettive-divrse-e-sane-rivalita-1008118.htmSi100451001,02,03010301
1441008022NewsCoppeLIVE ILCALCIO24 - Sorteggi Champions: Milan con Zenit San Pietroburgo. Juventus col Chelsea. Girone da brividi per il Real Madrid20120830194531championsPericolo City per entrambeGruppo A: Porto, Dinamo Kiev, Psg, Dinamo Zagabria<BR><BR>Gruppo B: Arsenal, Schalke 04, Olympiakos, Montpellier<BR><BR>Gruppo C: Milan, Zenit San Pietroburgo, Anderlecht, Malaga<BR><BR>Gruppo D: Real Madrid, Manchester City, Ajax, Borussia Dortmund<BR><BR>Gruppo E: Chelsea, Shaktar Donetsk, Juventus, Nordjaelland<BR><BR>Gruppo F: Bayern Monaco, Valencia, Lille, Bate Borisov<BR><BR>Gruppo G: Barcellona, Benfica, Spartak Mosca, Celtic Glasgow<BR><BR>Gruppo H: Manchester United, Braga, Galatasaray, Cluj<BR><BR>18.00 - Infantino direttore generale UEFA spiega il regolamento.<BR><BR>17.30 - Presenti al Grimaldi Forum di Montecarlo anche Fabio Cannavaro e Ruud Gullit. <BR>Presenti anche le delegazioni di Milan e Juventus. Per i rossoneri ci sono il direttore organizzativo Umberto Gandini e il capo ufficio stampa Riccardo Coli mentre per il ritorno in Champions della Juve ci sono il presidente Agnelli e il direttore sportivo Beppe Marotta.<BR>16.45 - Comincia l'attesa per <STRONG>Milan</STRONG> e <STRONG>Juventus,</STRONG> <EM>IlCalcio24.com</EM> seguirà per voi l'evento con aggiornamenti in tempo reale.<BR><BR>Questo pomeriggio dall'urna di Nyon usciranno fuori le avversarie delle nostre due rappresentanti in Champions League: il Milan è in prima fascia e rischia un amarcord col Psg di Leo, Ancelotti, Ibra e T.Silva, mentre la Juve, in terza fascia, potrebbe beccare nello stesso girone, oltre alle big della prima fascia, anche City e Borussia Dortmund.<BR><BR>Riassumiamo intanto le quattro fasce: <BR><BR>PRIMA FASCIA: Barcellona, Manchester Utd, Chelsea, Arsenal, Milan, Bayern Monaco, Porto, Real Madrid.<BR><BR>SECONDA FASCIA: Valencia, Benfica, Shakthar, Zenit, Shalke 04, Manchester City, Braga, Dinamo Kyev.<BR><BR>TERZA FASCIA: Olympiacos, Ajax, Anderlecht, Spartack Mosca, Psg, Lilla, Juventus, Galatasaray.<BR><BR>QUARTA FASCIA: Celtic, Borussia Dortmund, Bate Borisov, Dinamo Zagabria, Cluj, Malaga, Montpellier, NordSjaelland.<BR><BR>Ipotizzando l'esito dell'urna il Milan potrebbe trovare un girone facile facile con Braga, Olyimpiacos e Bate Borisov,&nbsp; ma anche uno alquanto difficile con Manchester City, Psg e Borussia Dortmund.<BR><BR>Dall'altro la Juve potrebbe sperare in un girone con Porto, Dinamo Kyev e Cluj, ma temerne uno con Barca, City e Malaga.<BR><BR>Buona fortuna e fatevi valere...<BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR>C1007650FL0141FL0141champions-league1.jpgSiNlive-ilcalcio-sorteggi-champions-league-juventus-e-milan-rischiano-grosso-1008022.htmSi100205001,02,03010711
1451007978NewsCalciomercatoMercato Juventus, Berbatov ci ripensa: Marotta chiarisce20120829221531JuventusJuventus22.45 - Il direttore generale della Juventus, Beppe Marotta, è intervenuto a Sky Sport spiegando la situazione di Dimitar Berbatov che alla fine ha rifiutato l'offerta dei bianconeri per approdare al Fulham: "Sono cose normalissime, sono dinamiche di mercato che accadono negli ultimi giorni. Ci siamo avvicinati a Berbatov e allo United quando abbiamo appreso che il giocatore aveva rifiutato la Fiorentina. C'era già un'offerta del Fulham ma lui voleva valutare la nostra proposta dando una risposta definitiva in serata. Lui però vuole restare in Premier League. Lui era a Monaco perchè la moglie è di quella zona, noi ci siamo mossi solo dopo il rifiuto avuto dai viola".<BR><BR>22.30 - ACF Fiorentina comunica che l'operazione di acquisizione del calciatore Dimitar Berbatov è saltata definitivamente dopo che era stato definito un accordo con il Manchester United (scambio di contratto condiviso, prima rata del corrispettivo in pagamento e garanzia fideiussoria per la seconda rata già sottoscritta) e dopo che era stata raggiunta un'intesa verbale con il calciatore sul suo contratto. Nella giornata di oggi, il club inglese aveva concesso al suo tesserato il permesso scritto di recarsi a Firenze per le visite mediche e per firmare il contratto. Il calciatore si era imbarcato, in compagnia del suo procuratore e con biglietti pagati dalla Fiorentina, su un volo diretto a Firenze. Ma a Firenze il giocatore non è mai arrivato. A causa di operazioni spericolate e arroganti di altre società, che niente hanno a che fare con i valori della correttezza, del fair play e dell'etica sportiva e che si collocano oltre i confini della lealtà. Per quanto riguarda il calciatore, al di là delle sue caratteristiche e del suo valore tecnico, a questo punto siamo felici che non sia venuto alla Fiorentina: non meritava la nostra città e la nostra maglia e i valori che essa rappresenta.<BR><BR>22.00 - Colpo di scena per il trasferimento di Dimitar Berbatov. Il centravanti bulgaro pare abbia preso una decisione, e decidendo di andare al Fulham per volere della moglie che vorrebbe restare in Inghilterra e dal suo ex tecnico ora al Fulham Jol.<BR><BR>19.31 - Berbatov firmerà un biennale con possibile opzione per il terzo anno, percepirà 1,8 milioni netti a stagione + bonus, al Manchester United andranno&nbsp;4,5 milioni con pagamento biennale,&nbsp;1 milione&nbsp;&nbsp;subito, 3,5&nbsp;dal prossimo anno<BR><BR>19.10 - Come riporta Sky Sport affare fatto manca solo l'annuncio e lo scambio degli ultimi documenti. Berbatov sarà della Juventus.<BR><BR>18.50 - Marotta e Paratici sembra stiano aspettando solo il via libera di Agnelli, per chiudere un accordo che prevede il pagamento di 5 milioni di euro in due rate. <BR><BR>18.15 - Anche il Fulham si è inserito prepotentemente tra la Juventus e la Fiorentina per Berbatov. Gli inglesi appaiono addirittura in vantaggio. Intanto l'agente del giocatore Emil Dantchev conferma le trattative.<BR><BR>17.40-&nbsp; La Jventus sta&nbsp;trattando&nbsp;&nbsp;con il Manchester United per il trasferimento di Berbatov a Torino. SkySport rivela che i due club stanno decidendo i termini di pagamento. Intanto Marotta ha ottenuto il Si di Bendtner, lasciato al momento in Stand-bye<BR><BR>16.30 - <STRONG>Dimitar Berbatov</STRONG>, attraverso la propria pagina f<EM>acebook</EM>, ha fatto chiarezza su tutti i rumors e le indiscrezioni che lo stanno dando vicinissimo alla<STRONG> Juventus</STRONG>: "Per favore non leggete i giornali...Solo bugie e speculazioni in questo momento"<BR><BR>15.00 - Stando alle ultime indiscrezioni di mercato, Berbatov, starebbe per trovare un accordo con la Juventus. Il giocatore doveva atterrare a Firenze per le visite mediche e invece pare che arriverà&nbsp;a Torino, Juventus ad un passo.<BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR>C1007650TorinoFL0655FL0655berbatov.jpgSiNberbatov-firma-un-biennale-milioni-a-stagione-al-manchester-united-1007978.htmSiT1000007100758301,02,03,06010909
1461007895NewsCalciomercatoCalciomercato Juve, ultimo assalto a Jovetic20120827100422JuventusJuventusSecondo quanto riporta la "Gazzetta dello Sport", la Juve con in testa il Presidente Agnelli, sarebbe disposta a pagare l'intera clausula rescissoria, pari a 30 milioni di euro,&nbsp;per portare il gioiellino di Firenze a Torino. I due club potrebbero anche trattare per eventuali contropartite. Al momento la Fiorentina è ferma nella sua decisione di tenere Jovetic, ma l'agente del montenegrino ha affermato che, se dovessero arrivare 30 milioni, il giocatore partirebbe. C1007650TorinoFL0655FL0655jovetic1.jpgSiNjuve-ultimo.assalto-a-jovetic-1007895.htmSiT1000007100758301,02,03,06010245
1471007876NewsCalciomercatoLucio ko, la Juve torna sul mercato?20120826125042JuventusJuventusSono state rese note, tramite il sito ufficiale della Juventus, le motivazioni dell'infortunio del difensore brasiliano, che dovrà star fuori&nbsp; 3-4 mesi.&nbsp; La società bianconera potrebbe tornare sul mercato per un difensore centrale, diverse le opzioni, tra queste: Bocchetti e Bruno Alves, i due giocatori erano già stati accostati al club di Andrea Agnelli&nbsp;durante l'inizio del calciomercato. La Juventus però, potrebbe anche decidere di puntare sui giocatori che ha in rosa, Conte è risucito ad elevare le caratteristiche di Luca Marrone anche in difesa, ieri il giocatore ex Siena era a fianco di Bonucci, senza dimenticare il giovane Alberto Masi che durante le prime amichevoli non ha sfigurato.C1007650TorinoFL0655FL0655862851-14589796-640-360.jpgSiNlucio-ko-la-juve-torna-sul-mercato-1007876.htmSiT1000007100758301,02,03,06010312
1481007839NewsEditorialeL`arringa di Antonio Conte20120825103556juventus, conteJuventus ConteA sentire la veemenza e i toni accesi con i quali Antonio Conte ha affrontato la sua conferenza stampa in quel di Vinovo, si direbbe che uno che racconta bugie non parla così accoratamente. Tuttavia, resta il dubbio che le reiterate accuse di Pippo Carobbio nei suoi confronti, abbiano soltanto il gusto di una vendetta personale da definire a tutti i costi. L`allenatore della Juventus coadiuvato in primis dal presidente Andrea Agnelli e dai suoi avvocati difensori accorsi in massa per sbandierare ai quattro venti l`assoluta innocenza del loro assistito, ha spesso urlato la misura è colma, quasi a volere intendere una parola d`ordine capace di fomentare la guerratra Torino e Roma, o meglio, tra la Juve e quel palazzo dei poteri forti dove si emanano le decisioni definitive. Già, la giustizia sportiva. A sentire Conte e la Juventus sarebbe più giusto definirla in-giustiziadello sport. Ovviamente, questo è un giudizio unilaterale che non ci sentiamo di approvare in toto. Ciò che ci sembra invece corretto sostenere è l`inadeguatezza di una giustizia sportiva che avrebbe bisogno di essere rivista e ammodernata per essere più adatta a sostenere il rispetto delle regole di un gioco del calcio che, oggi più che mai, ha bisogno di stanare sul nascere le reiterate storie grottesche di scommesse e quelle sconcezze da voltastomaco che rappresentano il torbido di un sommerso nel quale non si trova mai il fondo. Ha un bel dire Antonio Conte che rivendica ad alta voce la sua innocenza sostenendo che a suo tempo non aveva nulla da denunciare poiché niente di quanto gli è stato imputato è emerso dentro le mura del suo spogliatoio. Conte urla ancora contro tutti e contro tutto, amplificando l`ingiustizia nei suoi confronti e la faciloneria di una giustizia sportiva capace di credere a Pippo Carobbio,uno che si è venduto, ha venduto la sua famiglia e tutto ciò che ha. Resta un interrogativo però che, a nostro parere è ancora incomprensibile quanto di flebile convinzione, e cioè il fatto che lui, Antonio Conte, sia stato preso come capro espiatorio, semplicemente perché ha vinto tanto con la sua Juventus. Scusate, ma cosa centra questo? Vogliamo ritornare ancora agli stucchevoli discorsi che tutti odiano la Juve perché vince tanto? Basta! Non ne possiamo più! Queste storie sono senza senso e non ci sentiamo più di sprecare la nostra penna per appurare temi così puerili che servono semplicemente a fomentare gratuitamente pericolosi sentimenti di ruggine e rancore. Cerchiamo la verità con ragionevolezza, senza appellarci ad argomenti ridicoli quanto velenosi che sembrano studiati ad arte per sviare la realtà dei fatti. Ci ha fatto riflettere una frase dell`Avv. Giulia Bongiorno in difesa di Conte: La Giustizia è fatta da uomini e, come tale, possono sbagliare. Certo avvocato, peccato davvero che errare è umano ma, perseverare, è diabolico e se, come lei sostiene, la giustizia si fosse sbagliata veramente, avrebbe avuto tutto il tempo di modificare la sentenza, così com`è avvenuto per Pepe e Bonucci. O no?<BR><BR>Salvino Cavallaro<BR><BR>C1007650FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNl-arringa-di-antonio-conte-1007839.htmSiT1000007100451001,02,03,06010265
1491007749NewsCampionatiCalcioscommesse, Agnelli spara a zero contro la giustizia sportiva20120822202017calcioscommesseDurissima reazione del presidente dopo la conferma della squalifica a ConteAndrea Agnelli non ci sta e, tramite una lettera aperta presenta nel sito della società che vi&nbsp;riportiamo qui di sotto,&nbsp;attacca la giustizia sportiva:<BR><BR><EM>"Oggi la misura è colma<STRONG>. </STRONG>In presenza di una vittoria giuridica lampante, cioè il proscioglimento per l'omessa denuncia di Novara-Siena che ha fatto emergere le contraddizioni e le ritrattazioni ad orologeria di un "pentito" interessato solamente a sgravare la sua posizione personale, si è deciso di uccidere la logica e di applicare in modo arbitrario una sanzione addirittura raddoppiata. In sostanza dopo mesi e mesi in cui abbiamo sentito tale Filippo Carobbio raccontare che il suo allenatore avrebbe addirittura invitato a pareggiare una partita nel corso di una riunione tecnica, oggi si scopre la totale innocenza di Antonio Conte su quell'episodio, ma ci si rifugia nella seconda contestazione (Albinoleffe - Siena) per applicare la stessa pena del primo grado, con buona pace della verità, dell'aritmetica e della giustizia. Quella vera".</EM><BR><BR><BR><EM>"Per mesi ho dovuto sentire le lezioni -</EM> dice ancora Agnelli <EM>- provenienti da membri delle istituzioni e illustri opinionisti, che invitavano alla fiducia in un sistema di giustizia sportiva che, in assenza di prove riscontrate, si accontenta di celebrare processi sommari con tempi asimmetrici, caso per caso, filone per filone, forse persona per persona o peggio società per società, e con modalità barbare che non trovano cittadinanza in democrazia. Non solo: questo sistema brandisce dapprima il patteggiamento come facile via d'uscita in spregio al sentimento di giustizia del singolo, salvo poi rifiutarlo immotivatamente".&nbsp;<BR>Ribadisco il mio pieno sostegno personale e quello della Juventus ad Antonio Conte e ad Angelo Alessio, che si trovano a lottare contro tale sistema, che deve essere riformato dalle sue fondamenta. Confido che gli organi di giustizia del Coni, cui con urgenza si farà ricorso, sappiano porre rimedio a questa profonda ingiustizia, che tra l'altro ha creato e crea un danno anche alla società, che dovrà fare in questo senso le sue opportune valutazioni e quantificazioni".</EM><BR><BR><EM>"Antonio Conte</EM> -&nbsp;conclude nelle ultime righe Agnelli<STRONG>&nbsp;</STRONG>- <EM>come già più volte ribadito è e sarà l'allenatore della Juventus, che dopo aver vinto la Supercoppa Italiana meritatamente, suscitando nuove invidie e risvegliando vecchi "anti-juventini" militanti, si appresta ad affrontare compatta una stagione impegnativa in Campionato, in Champions League e in Coppa Italia. Chi pensa che le vicende giudiziarie di questa estate possano condizionare la nostra stagione, ha fatto i male i suoi conti".&nbsp;<BR></EM><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>FL0141FL0141agnelli.jpgSiNcalcioscommesse-agnelli-spara-a-zero-contro-la-giustizia-sportiva-1007749.htmNo100205001,02,03010171
1501007705NewsCampionatiJuventus, Conte si sfoga: «Adesso parlo io» 20120821120131juventus, conteJuventus ConteDopo giorni di silenzi <STRONG>Antonio Conte</STRONG> torna a parlare, e decide di farlo dalle pagine de<EM>&nbsp;La</EM> <EM>Gazzetta dello Sport</EM>, in una lunga intervista in cui il tecnico sfoga tutta la sua frustazione. Questo quanto raccolto da <EM>IlCalcio24.it</EM>:<br><br> "SBAGLIATO VOLER PATTEGGIARE PERCHE' IO SONO INNOCENTE" - "C`è una cosa che non rifarei se potessi tornare indietro: accettare controvoglia il patteggiamento. Non si patteggia l`innocenza anche se gli avvocati ti consigliano di farlo perché è un`opportunità e i rischi del dibattimento sono alti. E` stato un errore. Certo, non avrei ammesso nulla, ma si sarebbe percepita una cosa diversa. Ecco, anche se oggi avessi la certezza dei tre mesi di stop, la mia risposta sarebbe no. Su un fatto concordo con i giudici: 90 giorni non erano una pena congrua. Quella giusta è zero: non ho commesso nè illeciti, nè omesse denunce. In molti non conoscono i fatti. Spero che dopo questa intervista anche al mio peggior nemico vengano dei dubbi".<br><br> <BR>"FIDUCIA NEI GIUDICI, EVITERANNO UN'INGIUSTIZIA. AL MACELLO SENZA RISCONTRI" - "Se ho fiducia nei giudici che valuteranno il ricorso? Sì, sono convinto che leggeranno le carte con attenzione evitando, con il proscioglimento, un`ingiustizia. Ho la coscienza a posto, non penso possa dire lo stesso chi ha gettato fango su di me. Sbaglio o parliamo di un ex giocatore che ha ammesso di aver truccato partite per anni? Per carità, il fenomeno del calcioscommesse va stroncato. Ma non si può squalificare una persona in questo modo, senza nessun riscontro. Chiunque può alzarsi, puntare il dito su qualcuno e mandarlo al macello. Dei giudici ho fiducia, del sistema meno. Un passaggio è fondamentale: se per assurdo avessi ammazzato delle persone, il tifoso juventino sarebbe lo stesso pronto a difendermi. Per gli altri accade il contrario. Ma questa storia va al di sopra delle fazioni. Voglio che la gente sappia che una cosa così può capitare a chiunque. Per questo quando le Procure avranno finito le indagini, penso che la Federcalcio debba chiedersi se le regole attuali del processo sportivo siano rispettose della difesa di un tesserato e delle società quotate in Borsa. Credo si possa coniugare la lotta alle combine con un dibattimento meno sommario: vi sembra normale quello dove i difensori non hanno la possibilità almeno di controinterrogare un pentito considerato credibile anche quando si contraddice in modo evidente? I collaboratori sono tutelati in modo spropositato".<br><br> "ALL'INIZIO MI MISI A RIDERE, POI..." - "Cosa ho provato quando per la prima volta ha sentito il mio nome associato al calcioscommesse? Quasi mi mettevo a ridere. L`avevo presa alla leggera. Tutto cambiò con la perquisizione. Le mie parole dure contro la Procura di Cremona? Solo io so il dolore che ho provato quel giorno. Non ero in casa, ma c`erano mia figlia piccola e sua nonna. Sa che cosa ha detto un poliziotto a mia suocera che domandava perché? Lo chieda a suo genero il perché. Ha detto così, in modo quasi sprezzante. Ecco, non avendo fatto nulla non potrò mai dare una risposta a mia suocera. Gli avvocati mi hanno spiegato che quello era un atto dovuto, ma questo non lenisce una ferita che resterà aperta per tutta la vita".<br><br> "LA LOGICA IMPORREBBE IL PROSCIOGLIMENTO" - "Il pm di Martino ha detto che la mia posizione (indagato per associazione per delinquere) dovrebbe essere archiviata? Non avendo trovati riscontri alle accuse, la logica imporrebbe un proscioglimento. E la giustizia deve avere una logica. La storia insegna che i nomi eccellenti alzano il valore della collaborazione e magari permettono patteggiamenti stracciati a chi accusa".<br><br> "CAROBBIO? ACCUSA INSENSATA" - Perché Carobbio avrebbe deciso d`inventarsi le accuse per le gare con Novara e AlbinoLeffe? Perchè gli avevo negato un permesso per assistere alla nascita della figlia? Anche qui fatico a trovare una risposta. Certo, tornassi indietro valuterei con più attenzione quella richiesta. Il parto è un momento importante nella vita di una coppia. Secondo Carobbio avrei annunciato il pari combinato durante la riunione tecnica, davanti a tutta la squadra? Accusa insensata: sarei stato così fesso da rendermi ridicolo e ricattabile da 25 giocatori? Lo stesso Carobbio fa riferimento al mio discorso: intenso e carico di motivazioni. E dopo averli spronati per lui avrei concluso dicendo "comunque pareggiamo"? Ma che senso ha?".<br><br> "DUE PENTITI RITENUTI CREDIBILI RACCONTANO COSE DIVERSE" - Gervasoni sostiene che la gara col Novara è stata combinata da alcuni giocatori prima dell`inizio. Carobbio dalla stessa versione per due volte a Cremona, poi davanti a Palazzi cambia e l`accusa. "Mi faccia spiegare l`importanza del fatto: due pentiti ritenuti credibili raccontano cose diverse su Novara-Siena. Non avendo altri riscontri, una versione annulla l`altra. E poi Carobbio ha continuato a cambiare le sue dichiarazioni in modo camaleontico, altro che arricchimenti come li ha definiti Palazzi. L`ultimo aggiustamento è arrivato, guarda caso, tre giorni prima della mia audizione. Carobbio in realtà non è un vero collaboratore, ma un soggetto che si sta difendendo. Se vuole posso fare degli esempi. Dice a Palazzi di aver interrotto i rapporti con gli slavi perché a Siena non voleva combinare le partite e invece si sentiva con loro, anche prima delle gare, con una scheda taroccata. Il suo filo conduttore è chiaro: cercare di spostare l`attenzione su altri. Senza dimenticare che faceva da tramite anche sul fronte Bari".<br><br> "SE QUALCOSA E' SUCCESSO, E' SUCCESSO ALLE MIE SPALLE" - "Per la Procura di Cremona ci sono 8 partite sospette del mio Siena? Se ho mai avuto nessun dubbio? Non solo non ho avuto sentore, ma faccio presente una cosa. Bisogna capire quello che è il mio rapporto con squadra e collaboratori: non sono amico dei giocatori, i ruoli sono ben separati. C`è sempre stato un timore reverenziale nei miei confronti. E` un rapporto intenso, ma funzionale a un obiettivo. Fuori dal campo ognuno ha la propria vita. Ecco perché quel tipo di notizia non poteva mai arrivarmi e così sarà per il futuro. Se qualcosa è avvenuto, è successo alle mie spalle".<br><br> "STELLINI MI HA TENUTO ALL'OSCURO. MI SONO ARRABBIATO, MA L'AFFETTO UMANO RESTA" - "Stellini: ha patteggiato la squalifica e per la giustizia sportiva io non potevo non sapere? Sono rimasto allibito dinnanzi a questa motivazione: non dimostra nulla. E` proprio la separazione dei ruoli a spiegare le cose. Stellini mi ha tenuto all`oscuro perché sapeva bene quale sarebbe stata la mia reazione. E` vero, ho un carattere difficile. Per una volta dovrebbe essermi d`aiuto. E invece...&nbsp; Deluso da quello che ha fatto Stellini? Mi sono arrabbiato molto con Cristian. Mi spiace averlo perso come assistente. Sta vivendo un momento difficile: dando le dimissioni ha dimostrato senso di responsabilità. Dal punto di vista umano l`affetto resta, è chiaro che i suoi comportamenti mi hanno messo in difficoltà e danneggiato".<br><br> "NON SAPEVO NULLA DEI MOVIMENTI DI STELLINI E CAROBBIO. E MASTRONUNZIO.... -&nbsp; "Palazzi&nbsp; mi contesta di aver messo fuori rosa Mastronunzio perché si sarebbe rifiutato di «dare» la vittoria all`Albino- Leffe? Carobbio racconta che io avrei asciato ai giocatori la scelta se fare o non fare quella combine? Mastronunzio non era più titolare da marzo per scelta tecnica e poi nelle ultime gare non potevo utilizzarlo perché si era fatto male. Quanto alla seconda accusa, cade tutto a monte: dei movimenti tra Stellini e Carobbio non sapevo nulla. Di cosa dovevo discutere?".<br><br> "NON SI PUO' PERMETTERE A DEI CRIMINALI DI ROVINARE IL CALCIO" - Il gip Salvini ha puntato il dito sui giocatori? Mentalità sbagliata e consuetudine di «regalare» partite, specie a fine stagione, sono terreno fertile per gli illeciti? A obiettivi raggiunti, un rilassamento è naturale. Ma questo non vuol dire permettere a dei criminali di rovinare il calcio Se la frase 'meglio due feriti di un morto' è un`uscita infelice? Se la frase è riferita a una situazione sportiva, dove ognuna delle squadre in modo autonomo e tacito cerca e trova un risultato gradito, ci può stare. Se invece la intendiamo come una pianificazione del risultato, è inaccettabile".<br><br> "PARTITI COL PIEDE GIUSTO. PUNTIAMO AD ESSERE COMPETITIVI SU OGNI FRONTE" - "Supercoppa e Trofeo Berlusconi sono un buon inizio? Siamo partiti col piede giusto. Vincere aumenta la consapevolezza e arricchisce la bacheca. Il triangolino sulla maglia ci responsabilizza, ma è il ruolo naturale della Juve. La Champions? Puntiamo a essere competitivi su ogni fronte".<br><br> "ROSA DA COMPLETARE. LLORENTE O DZEKO? SINTONIA CON MAROTTA" - "Contento della campagna acquisti? Per ora, sì. Abbiamo fatto quello che avevamo programmato. Ora c`è da completare la rosa. Chi scelgo tra Llorente e Dzeko? C`è sintonia con Marotta. Il top player non deve essere solo per il costo. Qualcuno arriverà".<br><br> "LA JUVE SI E' ISPIRATA A MAZZARRI? MENTALITA' DIVERSA E...." - "Mazzarri afferma che un intenditore di calcio non potrebbe mai considerare meritata la vittoria della Juve a Pechino? Ognuno vede le cose a modo suo. Sento dire anche che la Juve attuale si è ispirata a Mazzarri. Si possono copiare i numeri, ma di sicuro è molto diversa la mentalità, il modo di affrontare la gara, la voglia di essere propositivi, i principi di gioco. Devo continuare?".<br><br> "ZEMAN? CI VEDREMO IN CAMPO" - "Zeman? Lo aspetto. Vedrò il verdetto del campo".<br><br> "TUTTI ALLA JUVE MI SONO STATI VICINI. MAI PENSATO A DIMETTERMI" - "Si è parlato di sue possibili dimissioni e divisioni nel club? Nella tristezza della vicenda il grande aspetto positivo è che tutti all`interno della società mi sono stati vicini umanamente, supportandomi in ogni momento. Mai pensato a dimettermi e neanche John Elkann, il presidente Agnelli e il direttore Marotta hanno mai preso in considerazione questa ipotesi".<br><br> "CONTRO IL PARMA CONTO DI TORNARE IN PANCHINA" - "Se sabato inizierà anche il mio campionato? Ribadisco l`ennesima fiducia nei giudici, la mia presenza in aula era proprio un segnale di rispetto verso di loro. Ho annusato l`aria di questo processo, ho ascoltato i miei avvocati e la controreplica di Palazzi. Da quello che ho sentito sono molto sereno e fiducioso: contro il Parma conto di ritornare in panchina".<BR>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001phpThumb_generated_thumbnailjpg.jpgSiNjuventus-conte-si-sfoga-adesso-parlo-io-1007705.htmSiT1000007100075701,02,03,06010365
1511007552NewsCampionatiElkann, stoccatona a Zeman: «Ha vinto più Carrera in una partita che lui in carriera»20120817111584juvePrepariamoci alla risposta del boemo...John Elkann, patron della Juve, nel classico appuntamento di Villar Perosa ( la Juve A ha battuto quella B 5-1 con gol di Quagliarella, Matri, Giaccherini, Giovinco e il giovane Ruggiero, buona la prova di Pogba, ndr.) non ha lesiato stoccate ed ha parlato un pò di tutto.<BR><BR>Pronti-via ecco la stoccatona a Zeman che aveva detto che Conte non doveva allenare perchè squalificato: <EM>"Ha vinto più Carrera in una partita che lui in una carriera" </EM><BR><BR>Il discorso poi prosegue sul tecnico bianconero:<EM> "La Juventus ha condotto una linea estremamente chiara, non sono vicende che fanno parte della Juve. Vogliamo che tutti se ne accorgano e ne siano consapevoli. Non vogliamo essere associati con cose che non ci riguardano. Detto ciò, è ovvio portare avanti una linea condivisa con giocatori, società e allenatore, per arrivare a una soluzione di una vicenda sgradevole e difficile. Poi dobbiamo riflettere su come deve andare la giustizia sportiva e su come funzionano le leggi. Attendiamo fiduciosi".&nbsp; </EM><BR><BR>Sulla mancata presenza alla premiazione in Supercoppa del Napoli, il rampollo di casa Agnelli è diretto: <EM>"Lo spirito dello sport deve essere quello olimpico. Gli atleti italiani si sono comportati nel rispetto delle regole, non ultimo Cammarelle<STRONG>. </STRONG>Quello è lo spirito che tutti noi che facciamo sport vorremmo vedere. Questo spirito olimpico deve fare riflettere noi tutti sui comportamenti che devono essere tenuti" </EM><BR><BR>Conclusione su Buffon, considerato il fatto che il patron si è presentato proprio con la sua maglia:<EM> "Buffon è il capitano della Juventus - ha spiegato - per me è un onore indossare la sua maglia. Ho visto una squadra molto affiatata, ci fa ben sperare per il campionato che comincia tra poco".</EM> <BR><BR>FL0141FL0141juve_12_672-458_resize.jpgSiNelkan-stoccatona-a-zeman-ha-vinto-piu-carrera-in-una-partita-che-lui-in-una-carriera-1007552.htmSi100205001,02,03010434
1521007529NewsEditorialeTop player Juve: emergenza o bisogno?20120816161531juveServe davvero un big?Sedici giorni e finalmente tutto questo gran parlare, tutte queste telenovelle, tutte queste voci subiranno la brusca frenata di fine mercato. La domanda, almeno in casa Juve, è sempre la solita: arriverà il top player? Da due mesi i bianconeri d'ogni età hanno in bocca solo questa parola che sembra diventata ormai importante come la parola magica di una cassaforte. E' lecito sognare, ma la Juve ne ha veramente bisogno? le casse bianconere sono davvero diverse da quelle delle altre big nostrane? noi crediamo di no perchè, ad uno ad uno, proprio come Milan e Inter, sono sfuggiti tutti i giocatori a cui erano interessati. Van Persie era venuto a Torino, si era flirtato, Wenger aveva anche preso tempo, ma niente: Agnelli si tira indietro e RVP diventa un "Red Devils". Adesso rimangano tre piste: Jovetic, Dzeko e Llorente. Considerato che i Della Valle quando s'intestardiscono a non vendere un giocatore portano avanti le proprie idee senza cambiarle manco se glielo chiede il Papa, la lista si riduce ai due pennnelloni d'attacco. Giocatori praticamente identici di cui però ci sfugge l'utilità: la Juve di Conte ha un gioco brillante, veloce, tutti si devono sacrificare, e&nbsp;gli attaccanti devono saper tenere il pallone. In casa già c'è Matri, uno che in un anno e mezzo ha fatto 19 gol mettendo la firma in tutte le partite più importanti, e che soprattutto sa già come si fa. Senza cosiderare che,col nuovo modulo prendere uno come lo spagnolo significherebbe sacrificare Vucinic, attualmente il più forte dei suoi, e Giovinco, il futuro.&nbsp;Per di più&nbsp;Llorente costa, e anche tanto: 36 milioni vogliono loro, 20 ne darebbe la Juve, almeno per ora. Occhio però che City, Arsenal e Tottenham sono pronti a fare guerra a Marotta e il prezzo salirà: a questo punto si ci chiede, ma è davvero indispensabile un top player? la rosa non è completa già così visto tra l'altro il forte centrocampo e il probabile arrivo di Pazzini per Quagliarella? i grandi nomi alla piazza fanno bene, ma alle casse no...<BR><BR>FL0141FL0141dzeko.jpgSiNtop-player-juve-emergenza-o-bisogno-1007529.htmSi100205001,02,03010339
1531007318NewsCalciomercatoJuventus, Pepe e Bonucci verso l`assoluzione. Per Conte conferma di dieci mesi ma si inclina il rapporto con Agnelli20120808114531juevntus, conte, agnelli, pepe, bonucciJuventus Conte Agnelli Pepe BonucciLa squalifica di Antonio Conte, secondo le ultime voci sarà di 10 mesi, contro i 15 richiesti da Palazzi. L'allenatore bianconero dovrebbe&nbsp; restare lontano dalla panchina bianconera fino al 9 giugno 2013, saltando tutta la prossima stagione, campionato e Champions League.<BR><BR>Una bella botta in faccia alla Juventus, che solo parzialmente verrà alleggerita dalle assoluzioni di Bonucci e Pepe, che avevano rifiutato il patteggiamento perché sicuri della loro innocenza. I giudici della disciplinare avrebbero infatti riscontrato parecchie contraddizioni nelle dichiarazioni del pentito Andrea Masiello.<BR><BR>Intorno a Conte aumenta invece la tensione. Si parla di Prandelli come sostituto, ipotesi già smentita dalla Juventus che ribadisce di non aver nessuna intenzione di sostituirlo, ma aumentano coloro che parlano di un rapporto incrinato tra Andrea Agnelli e Conte, che si sarebbe affidato all'onorevole Giulia Bongiorno come nuovo legale per sentirsi più tutelato. <BR><BR>C1000009adm001adm001sdpojw.jpgSiNjuventus-pepe-e-bonucci-verso-assoluzione-per-conte-conferma-di-dieci-mesi-ma-si-inslina-rapporto-con-agnelli-1007318.htmSiT1000007100075701,02,03,06010688
1541007275NewsCalciomercatoCalciomercato Lazio: pacchetto completo dalla Juve20120807112538Lazio Juve mercato ZieglerI biancocelesti puntano Ziegler e PazienzaSembrava solo un'idea, ora invece sembra essere diventato qualcosa di concreto. Sfumato Balzaretti, che ha preferito l'offerta dei rivali della Roma, la Lazio sembra sempre più convinta a puntare su Reto Ziegler, terzino svizzero di proprietà della Juventus. Il giocatore non rientra nei piani del tecnico juventino e la stessa Juve &nbsp;è pronta a trattare per l'esterno a condizioni piuttosto agevoli. C'è comunque da stare attenti alla concorrenza di diversi club turchi interessati al giocatore (lo stesso Fenehrbace in cui il giocatore è stato in prestito la scorsa stagione) e al Palermo che necessita alla svelta di un sostituto di Balzaretti. Altro giocatore della Juve che potrebbe approdare a Roma è Michele Pazienza, da gennaio scorso in prestito all'Udinese e ora ai margini della squadra della famiglia Agnelli. Due trattative abbastanza agevoli, se si pensa alla necessità della Juve di cedere due giocatori che vengono ritenuti superflui per gli schemi della Vecchia Signora. Il tutto dipenderà dalla volontà del club di Lotito di puntare sul terzino e sul centrocampista bianconeri.C1000009RomaFL0676FL0676ziegler.jpgSiNcalciomercato-lazio-pacchetto-completo-dalla-lazio-1007275.htmSiT1000018100664801,02,03010436
1551007251NewsCampionatiJuventus, si dimette Stellini il collaboratore di Conte. Lettera con risposta di Agnelli20120806181531juventus, stellini, conteJuventus Stellini ConteSecondo quanto riportato da <EM>La Gazzetta dello Sport</EM><STRONG> Cristian Stellini</STRONG>, collaboratore tecnico di<STRONG> Antonio Conte</STRONG>, ha rassegnato le sue dimissioni. <BR><BR>Decisiva la sua posizione relativa allo scandalo calcioscommesse.<br><br> Cristian Stellini ha indirizzato al Presidente una lettera che riportiamo di seguito:<br><br> Caro Presidente;<br><br> gli eventi dell'ultimo mese mi hanno profondamente segnato. In poco tempo la mia prospettiva è cambiata: da componente dello staff tecnico della società campione d'Italia, obiettivo cui ho dedicato passione e professionalità, sono passato ad essere motivo di turbamento e di condizionamento per le persone con cui ho lavorato.<br><br> Qualunque sia l'evoluzione delle vicende giudiziarie che mi coinvolgono, penso che sia doveroso da parte mia dimostrare serietà e sollevare l'ambiente della Juventus da un peso, cadutole sulle spalle, per fatti risalenti nel tempo ad altre stagioni della mia carriera, quando militavo in altre società. Da oggi penso che sia corretto dedicarmi con tutte le forze al chiarimento di quelle vicende, che riguardano esclusivamente la mia persona e non coloro i quali hanno semplicemente condiviso con me gli spazi di uno spogliatoio.<br><br> Con la presente, quindi, rassegno irrevocabilmente le mie dimissioni da collaboratore tecnico della Juventus, non prima di aver ringraziato Lei, l'Amministratore Delegato Beppe Marotta, i dirigenti, Antonio Conte e tutti i calciatori, con cui ho avuto il privilegio di lavorare in questi 13 mesi. Tutti mi avete dimostrato grande solidarietà, a tutti devo grande riconoscenza.<br><br> Con stima<br><br> Cristian Stellini<br><br> Il Presidente Andrea Agnelli ha così commentato:<br><br> «Prendo atto delle dimissioni di Cristian Stellini. Egli, così come durante tutta la sua esperienza juventina, dimostra grande senso di responsabilità e rispetto per i colori bianconeri in un frangente così difficile della sua vita».<BR><BR><br><br>C1000009adm001adm001phpThumb_generated_thumbnailjpg.jpgSiNjuventus-si-dimette-stellini-collaboratore-di-conte-risposta-agnelli-1007251.htmSiT1000007100075701,02,03,06010496
1561007143NewsCampionatiLa Figc risponde ad Agnelli: «Le sue valutazioni sono inaccettabili»20120802192037figc-juveNota della Federcalcio sul proprio sitoDopo parole pesanti di Agnelli ( «La Figc opera opera fuori da ogni logica di diritto e di correttezza sostanzialendr), non si è fatta attendere la risposta della Federcalcio attraverso una nota sul proprio sito che vi riportiamo qui di sotto:<BR><BR><EM>»La FIGC e i suoi Organi operano con correttezza nel pieno rispetto delle norme statutarie che garantiscono l`indipendenza e l`autonomia della Giustizia Sportiva così come disciplinata dall`Ordinamento Sportivo Nazionale: le valutazioni del Presidente della Juventus Andrea Agnelli non sono accettabili e vanno al di là di un legittimo esercizio del diritto di critica. Contrastano peraltro con le dichiarazioni (rilasciate in data 26 luglio attraverso il sito della Società) nelle quali la naturale amarezza per i deferimenti già intervenuti era - nelle parole dello stesso Agnelli - mitigata dalla consapevolezza che le regole del processo sportivo arriveranno a fare chiarezza nel corso di questa partita che si svolge innanzi a vari gradi di giudizio.&nbsp; <BR></EM><BR><BR>FL0141FL0141abete.jpgSiNla-figc-risponde-ad-agnelli-le-sue-valutazioni-sono-inaccettabili-1007143.htmNo100205001,02,03010179
1571007140NewsCampionatiColpo di scena: chiesto per Conte un anno e tre mesi20120802163026conteAgnelli: «E` un sistema dittatoriale»Stefano Palazzi ha annunciato che l'ipotesi di patteggiamento per Antonio Conte e Angelo Alessio è caduta definitivamente.&nbsp;Lo stesso procuratore federale ha chiesto anzi un anno e tre mesi di squalifica per entrambi, che ora dovranno difendersi dall'accusa di doppia omessa denuncia.<BR><BR>Ecco la risposta della Juve, attraverso un comunicato emesso sul sito internet bianconero e firmato da Andrea Agnelli:<BR><BR><EM>«Constato che la Federazione Italiana Giuoco Calcio e la sua giustizia sportiva continuano a operare fuori da ogni logica di diritto e di correttezza sostanziale. Per molto tempo e con grande senso di responsabilita' la Juventus e i suoi tesserati hanno mantenuto un atteggiamento sereno e coerente rispetto alle Istituzioni e rispetto ad atteggiamenti che, fin da subito, suggerivano che fosse in atto un nuovo attacco ai suoi danni e ai danni dei suoi tesserati. Le risultanze dei vari deferimenti dimostrano enormi contraddizioni e volgono alla tutela esclusivamente di chi gli illeciti li ha commessi. Questo è paradossale e non può essere accettato. La decisione di ieri della Commissione Disciplinare Nazionale della FIGC, che ha opposto un non motivato rifiuto al patteggiamento gia' ponderato e sottoscritto dal Procuratore Federale, è la testimonianza della totale inadeguatezza del sistema giuridico sportivo e della Federazione in seno a cui opera. Rilevo nuovamente l'incapacita' di interpretare le moderne esigenze del professionismo di alto livello. Anche avendo scelto, contro ogni istinto di giustizia e con una logica di puro compromesso, la strada del patteggiamento per poter limitare i danni di una giustizia sportiva vetusta e contraddittoria, ci si scontra con un sistema dittatoriale che priva le Societa' e i suoi tesserati di qualsivoglia diritto alla difesa e all'onorabilita'. La rispettabilita' dei singoli è messa a repentaglio ed è quindi a loro che spetta la parola finale sulle decisioni da assumere, con la consapevolezza che la Juventus li sosterrà in tutti i gradi di giudizio. Sarà una stagione complessa ed impegnativa, ma la concentrazione sulle prestazioni in campo della squadra da parte di tutto il nostro ambiente rimane alta con l'obiettivo di confermarci vincenti a maggio 2013».</EM> <BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>FL0141FL0141sdpojw.jpgSiNcolpo-di-scena-chiesto-conte-un-anno-e-tre-mesi-1007140.htmSi100205001,02,03010330
1581006965NewsCampionatiSupercoppa, il Napoli minaccia di non andare in Cina20120728173130Supercoppa Juventus-NapoliSupercoppa,il Napoli non vuole giocare in CinaSfida prevista l'11 agosto a Pechino, la scelta del Napoli già comunicata a Juventus e Lega.<BR>De Laurentiis shock: «La Supercoppa non voglio più giocarla in Cina».<BR><BR><BR>Con una lettera indirizzata alle autorità cinesi, il presidente del Napoli ha spiegato che dal punto di vista organizzativo la trasferta a Pechino comporterebbe molte difficoltà per i tifosi azzurri, che sarebbero praticamente impossibilitati a riempire le tribune dell'avveniristico Nido d'Uccello, lo stadio che dovrebbe ospitare la partita. Costosissima la trasferta in Cina per i tanti tifosi che avevano ormai rinunciato all'ipotesi di essere al fianco della squadra nel primo impegno ufficiale della nuova stagione. <BR><BR>Ovviamente, De Laurentiis ha informato della sua iniziativa sia la Lega che la Juventus visto che la macchina organizzativa per la Supercoppa si è già messa in moto da un pezzo (il Napoli ha il volo prenotato per il 3 agosto). Tuttavia, anche sotto questo profilo il presidente del Napoli ha riscontrato problemi, stavolta legati ai visti di ingresso in Cina per tutti i componenti della spedizione azzurra a Pechino. Così, l'idea di De Laurentiis sarebbe adesso quella di trovare una soluzione alternativa, anche se il tempo a disposizione è davvero poco ed inoltre c'è un accordo tra la Lega e le autorità locali per disputare a Pechino tre edizioni della Supercoppa tra il 2011 ed il 2014 (lo scorso anno si è giocata lì la sfida tra Milan ed Inter).<BR><BR>La Juventus aveva inizialmente chiesto di giocare a Torino, salvo poi accettare di venire incontro alla volontà del Napoli annullando anche la tournèe americana pur di arrivare in forma l'11 agosto a Pechino. Adesso, De Laurentiis spera di convincere Agnelli a disputare una Supercoppa con partite di andata e ritorno così da non scontentare i tanti tifosi del Napoli che vorrebbero essere presenti all'evento e magari riuscire a riempire il San Paolo anche in piena estate. Ma il nodo, in questo caso, è nel regolamento.<BR><BR>PechinoFL0411FL0411delaurentiis67.jpgSiNsupercoppa-il-napoli-non-va-in-cina-1006965.htmSi100427901,02,03010338
1591006907NewsCampionatiJuventus, Agnelli: «Profonda amarezza per quanto accaduto»20120726173130juventus, agnelliJuventus AgnelliDichiarazione del presidente dalla <STRONG>Juventus</STRONG>, <STRONG>Andrea Agnelli</STRONG>, a seguito degli atti di deferimento trasmessi dalla Procura della Federazione Italiana Giuoco Calcio: «Gli eventi odierni lasciano in tutti noi una profonda amarezza, mitigata dalla consapevolezza che, come indicato dai vertici dello sport italiano, le regole del processo sportivo arriveranno a fare chiarezza nel corso di questa partita che si svolge innanzi a vari gradi di giudizio. A nome della Società ribadisco il pieno sostegno ad Antonio Conte, Angelo Alessio, Christian Stellini, Leonardo Bonucci e Simone Pepe: la Juventus è una societa' quotata in borsa, ma per tutti è una squadra e per tutti noi che dedichiamo lavoro e passione ai colori bianconeri lo è ancor di più. Nelle squadre ci si aiuta, si combatte, si perde e si vince. Ma non si resta mai soli. E non succederà neppure questa volta».C1000009adm001adm001agnelli.jpgSiNjuventus-agnelli-profonda-amarezza-per-quanto-accaduto-1006907.htmSiT1000007100075701,02,03,06010213
1601006535NewsCampionatiLucio spara contro l`Inter: «Gli scudetti? ha ragione Agnelli»20120715144039lucioLucio<P>E' bastato poco a Lucio per convincere i tifosi juventini del suo valore: per i fatti attenderemo, ma con le parole senz'altro è a buon punto</P> <P><EM>"La questione dei 30 scudetti? Ha ragiona il presidente <STRONG>Agnelli</STRONG>".</EM> Eccola qua la bomba del centrale brasiliano che fino a qualche mese andava a favore di Moratti ed esultava baciando la maglia nerazzurra. Quando la coerenza nella vita è tutto...</P> <P>Ma non è finita qua<EM>: "Chi ha sbagliato in questo affare? Io spero che abbia sbagliato l'Inter, se dovessi segnarle un gol esulterei senz'altro perché io do il massimo per le squadre per cui gioco."</EM></P> <P>&nbsp;</P> <P>&nbsp;</P>FL0141FL0141862851-14589796-640-360.jpgSiNlucio-spara-contro-l-inter-gli-scudetti-ha-ragione-agnelli-1006535.htmSi100205001,02,03010372
1611006408NewsCalciomercatoJuventus, Agnelli: «Fatte cose impensabili. Niente stelle sulla maglia. Ripartitamo con lo scudetto sul petto»20120711130051juventus, agnelliJuventus Agnelli<P>Durante la presentazione delle nuove maglie della <STRONG>Juventus</STRONG>, per la stagione 2012/2013. Ha parlato il presidente dei bianconeri <STRONG>Andrea Agnelli</STRONG>. "Il nostro progetto dello stadio si è visto realizzato, abbiamo lanciato il nostro museo, abbiamo conquistato lo Scudetto. Stiamo facendo qualcosa di impensabile, almeno un anno fa ed ora siamo ancora qui, per dare il benvenuto a tutti, per presentare la maglia con lo Scudetto sul petto. "Noi juventini i 30 Scudetti sul campo li sentiamo davvero. Per noi questo è il trentesimo, è una maglia che rappresenta il nostro spirito. Ci sono stati commenti non adatti per lo sforzo fatto da Nike: siamo in partnership da 10 anni, hanno trovato soluzioni tecniche che venivano da nostre esigenze. Il trentesimo Scudetto arriva da lontano, riparto dal 2006: ho sempre detto che la Juventus ha rispettao quelle che sono state le decisioni di allora, sono emersi dei nuovi fatti, si è deciso di non decidere e sono partite a delle azioni legali che hanno a che vedere con la tutela di una società che rappresento come Presidente e come juventino. Siamo arrivati ad una simmetria: facciamo 1+1+1+1+1 eccetera... E viene 30. L'aritmetica della Federazione è saltarne 2 e fare 28. Abbiamo preso le 2 stelle e le abbiamo tolte dalla maglia! Per questo abbiamo messo la scritta 'trenta sul campo' sulla maglia. Noi ci atteniamo alle problematiche del calcio, ma per farlo dobbiamo affrontare tematiche che riguardano il resto; è normale, che ci sia uno scambio di opinioni con le istituzioni, come Lega, Coni e Federazione. E' normale che ci sia un rapporto aperto, anche se sono infastidito da una cosa, ovvero dai commenti che dicono che in Lega non succeda niente...".<BR></P> <P>In precedenza, si è tenuta la presentazione del progetto di <EM>Nike The Chance</EM>, con<STRONG> Fabio Quagliarella</STRONG> che ha premiato i vincitori. "Complimenti a questi ragazzi, perché non è facile. Io auguro un grosso in bocca al lupo a loro, che possiate realizzare i vostri sogni. Noi abbiamo avuto la fortuna di realizzarli e vi auguro altrettanto. Un grosso in bocca al lupo".</P> <P><STRONG>Andrea Rossi</STRONG>, GM di Nike Italia, presenta le nuove maglie. Il primo ad entrare è <STRONG>Luca Marrone</STRONG>, con la maglia da allenamento. Nera dalle spalle al petto, per il resto bianca, campeggia una striscia gialla sulla spalla destra che culmina sulla manica sinistra: nera a metà, con una striscia gialla e bianca al termine. "E' difficile ripetersi e rivincere lo Scudetto ma ce la metteremo tutta".</P> <P>Tocca poi a Fabio Quagliarella, con la divisa amplify. Sulle spalle la scritta JUVENTUS, è lo sviluppo della divisa training per l'esterno, dedicata soprattutto ai tifosi.<BR></P>C1000009adm001adm001agnelli.jpgSiNjuventus-agnelli-fatto-cose-impensabili-ripartiamo-con-lo-scudetto-sul-petto-1006408.htmSiT1000007100075701,02,03,06010660
1621006136NewsCampionatiA Milazzo, una sera d`estate speciale con Bruno Bernardi firma storica de La Stampa20120705101531bernardiSarà un evento speciale <P>Sarà un evento speciale quello che si terrà la sera del 13 luglio 2012 a Milazzo in provincia di Messina. Un incontro che ha tutti i presupposti per essere definito un appuntamento culturale di grande spessore. Bruno Bernardi firma storica de La Stampadi Torino, sarà presente in un convegno sportivo fortemente voluto e organizzato da Terminal Sport, la testata giornalistica sportiva di Milazzo. L`incontro con gli sportivi di Milazzo e non solo, si terrà intorno alle ore 18,00 a Palazzo D`Amico nella splendida cornice della città mamertina. Sarà sicuramente un successo di pubblico, stuzzicato com`è dalla presenza dell`illustre ospite ma, soprattutto, dall`occasione unica di ascoltare dal vivo cinquant`anni di vissuto giornalistico sportivo fatto d`innumerevoli aneddoti, di esperienze calcistiche importanti ma anche di vita personale. I suoi incontri con l`avvocato Giovanni Agnelli e suo fratello Umberto, due grandi rappresentati di una storica dinastia che si è legata alla Fiat ma anche alla Juventus. E poi le interviste e le confidenze con i grandi campioni del passato, da Sivori, Boniperti, Charles, Platini, Baggio, Maradona, fino ad arrivare a Del Piero e Giovinco, solo per citarne alcuni. Bruno Bernardi ha vissuto gli ultra cinquant`anni di giornalismo al seguito della Juventus, ma anche della Nazionale Italiana e di altre innumerevoli squadre di alto livello. Ha recensito tra le più importanti gare calcistiche a livello mondiale ed ha conosciuto uomini e campioni che, ancora oggi, lo ricordano con amicizia e affetto. Lui si ritiene un cronista, ma in realtà Bernardi è anche scrittore e autore di numerosi libri tra i quali ricordiamo: Pavel Nedved il leone di PragaInter bella e misteriosaJuventus gli anni del Re, 1982-1987Sebastian GiovincoPinturicchio. La favola di Alessandro Del Pieroe poi altre opere di prestigio che l`hanno reso famoso. Ma Bruno Bernardi che è il Maestrodi noi giornalisti (un titolo onorifico che gli è stato attribuito con doveroso rispetto), si dice piacevolmente felice di essere ospite della città di Milazzo e di potere incontrare le alte personalità del luogo. Ma, soprattutto, è interessato all`incontro con i colleghi giornalisti e gli appassionati di calcio milazzesi che l`hanno invocato a gran voce. Saranno innumerevoli i suoi racconti legati al pallone di ieri e di oggi, tutti coinvolgenti e capaci di stuzzicare la fantasia di chi lo ascolta. Quando si ha la fortuna di avere a portata di mano personaggi di tale levatura culturale, si vorrebbero chiedere tante cose e, al contempo, ti piacerebbe che il racconto non finisse mai. E` umano inondarsi di storie vere, capaci di entrare nel profondo dell`anima come se in quelle specifiche esperienze vissute dal maestroaccanto a grandi campioni di calcio ci fossimo stati anche noi. E allora ti verrebbe voglia di chiedergli e poi&..? e poi&..?come se non ti bastasse mai il dettaglio di storie vissute e raccontate con quella capacità di narrazione che coinvolge la fantasia di chi ascolta. Personalmente ho vissuto più volte questa splendida esperienza grazie all`opportunità d`intervistare il maestroBruno Bernardi, e posso assicurare che l`intensità emotiva e culturale dei nostri incontri, ha arricchito la mia persona dal punto di vista giornalistico e umano. Pensate che Bruno Bernardi, ai primordi della sua fantastica carriera giornalistica, ha vissuto grandi esperienze accanto a Giovanni Arpino, scrittore e giornalista che era solito chiamarlo affettuosamente BiBì. Per lui è stato un maestro insostituibile dal quale ha attinto la passione per il giornalismo, un mestiere particolare che, se non sei supportato dal Sacro Fuoconon puoi fare. Ma Bruno Bernardi è stato anche un fine calciatore e, se non fosse diventato un`autorevole firma sportiva, sarebbe probabilmente stato un grande giocatore di calcio. Tutto ciò, naturalmente, è un piccolissimo spaccato di quello che le nostre orecchie potranno ascoltare la sera del 13 luglio a Milazzo quando, mitigata la calura diurna delle assolate giornate estive siciliane, potremo ritrovarci all`imbrunire nello storico Palazzo D`Amico ad assaporare un incontro che ricorderemo sicuramente per molto tempo.</P> <P>Salvino Cavallaro </P>FL0711FL0711bernardi.jpgSiNa-milazzo-una-sera-d-estate-speciale-con-bruno-bernanrdi-firma-storica-de-la-stampa-1006136.htmNo100451001,02,03010634
1631005973NewsEuro 2012Euro 2012, Italia schianta Inghilterra ed è questo il responso dell`ultimo quarto. Protagonista un formidabile Pirlo 20120625113130italia, inghilterra, pirloEuro 2012 Italia Inghilterra Pirlo<P>Che Andrea Pirlo fosse un Campione nessuno lo dubitava. Ieri sera il centrocampista della Juventus ha lasciato il mondo intero a bocca aperta con un rigore in versione cucchiaio, come fece Totti nell'europeo del 2000 e, perdipiù, nel momento meno favorevole per la nostra nazionale dopo l'errore di Montolivo dagli undici metri.</P> <P>In realtà quello che fin dal 2006 abbiamo denominato cucchiaiofu realizzato per la prima volta nell'Europeo del 1976 da Antonio Panenka nei rigori conclusivi di una finale combattutissima tra la sua Cecoslovacchia e la Germania.</P> <P>I Tre Leoni sono sembrati solo undici agnellini impauriti, quelli che ancora si vantano che il football l'hanno inventato loro. I numeri parlano da soli: 36 tiri a 9; 21 in porta a 4; 68% di possesso palla azzurro; 833 passaggi a 364; 7 corner a 3. Il tutto frutto della sapiente regia di Pirlo, dei i terzini che sono stati delle vere e proprie spine nel fianco e di DeRossi strepitoso finchè il fisico lo ha sorretto; di Marchisio che non ha fatto mancare la solita corsa e tecnica, del fatto che finalmente si è anche visto un Balotelli che ha lottato senza risparmiarsi contro il compagno di club Lescott e Terry, senza mai lasciarsi andare a comportamenti sopra le righe; dei due centrali Barzagli e Bonucci che hanno annullato quel Rooney, grande spauracchio della vigilia, di Buffon che ha fatto solo due parate, ma fondamentali: su Johnson a inizio gara e sul rigore di Cole. Anche dalla panchina è arrivato un supporto fondamentale: Diamanti (suo il rigore decisivo), Maggio e Nocerino hanno fatto in pieno la loro parte. </P> <P>Ora sotto con la Germania, che storicamente bastoniamo nei grandi appuntamenti: un`Italia così, nonostante la prevedibile stanchezza, non deve aver paura di nessuno.</P>adm001adm001prandelli 2.jpgSiNeuro-italia-schianta-inghilterra-e-questo-il-responso-dell-ultimo-quarto-protagonista-un-fenomenale-pirlo-1005973.htmSi100427901,02,03010395
1641005881NewsCalciomercatoGhirardi: «Su Borini la Roma deve decidersi»20120621083098borini-giovingo-ghirardi«Potremmo anche tenerlo»<P>Tommaso Ghirardi, presidente del Parma, intervistato da Sportmediaset, analizza la situazione di mercato dei suoi due gioielli, Borini e Giovinco:</P> <P>"Due anni fa lo avevamo prelevato dalla Juve, deteniamo metà del suo cartellino, ma la trattativa per portarlo in bianconero procede. Conte lo rivuole a Torino e il Parma ha deciso di adottare questa linea di privilegiare la Juventus in cui ha iniziato il suo percorso da calciatore. Si tratterebbe di un completamento del percorso professionale. Con Agnelli siamo in buoni rapporti e penso che questo possa privilegiare la trattativa che non è ancora chiusa. Manca ancora qualcosina".&nbsp; </P> <P>Discorso diverso per Borini, l'anno scorso alla Roma: "I giallorossi devono rendersi conto se il giocatore interessa davvero. Per lui sono arrivate tante chiamate e oltre alla Roma ci sono due club stranieri. Piace molto anche a noi e potremmo addirittura decidere di tenerlo. Quando si ha a che fare con club importanti e da un forte potere economico, è difficile competere e provare a mettersi in mezzo. Il nostro mercato è mirato a fare investimenti che valorizzino la nostra società." </P>FL0141FL0141ghirardi.jpgSiNghirardi-su-borini-la-roma-deve-decidersi-1005881.htmSi100205001,02,03010461
1651005847NewsCalciomercatoJuventus, Agnelli: «Acerbi lo prende Galliani»20120619121531milan, agnelli, juventus, galliani, acerbiMilan Juventus Agnelli Galliani AcerbiCurioso siparietto tra il presidente della <A class=link-6 href="/squadre/juventus.cfm" target="">Juventus</A>, <A class=link-6 href="/personaggi/Andrea-Agnelli.cfm" target="">Andrea Agnelli </A>&nbsp;e l'amministratore delegato del <A class=link-6 href="/squadre/milan.cfm" target="">Milan</A>, <A class=link-6 href="/personaggi/Adriano-Galliano.cfm" target="">Adriano Galliani </A>&nbsp;all'ingresso della Lega Calcio. I due sono entrati insieme in ascensore e alla domanda su chi prendesse<STRONG> Francesco Acerbi</STRONG>, il presidente bianconero rivolgendosi all'ad milanista ha dichiarato: "Lo prende lui".adm001adm001acerbi.jpgSiNjuventus-agnelli-acerbi-lo-prende-galliani-1005847.htmNo100075701,02,03010237
1661005827NewsCalciomercatoDa Giovinco a Diamanti passando per Destro. Vi proponiamo tutte le comproprietà più spinose da risolvere20120618115451serie aComproprietà Giovinco Diamanti Acerbi Borini Destro<P>Il 22 giugno scadrà il termine delle comproprietà, tutti in pista per definire il futuro di giovani bomber, centrali pronti al salto di qualità e talentini che meritano palcoscenici internazionali.</P> <P><STRONG><A class=link-6 href="/personaggi/Sebastian-Giovinco.cfm" target=""><STRONG>Giovinco</STRONG></A></STRONG> è il caso più eclatante e più costoso. Protagonista la Juve che insieme al Parma dovrà decidere cosa ne sarà del prossimo futuro di Sebastian. Ghirardi tra prestito oneroso e riscatto della prima metà del cartellino ha già sborsato 4 milioni di euro. Ne chiede ad Agnelli almeno il triplo per l'altra metà. Forse anche di più: esattamente 15. L'accordo si farà e Giovinco vestirà bianconero. La Juve dovrà fare uno sforzo, il Parma un piccolo passo indietro. Ma il buonsenso spinge per un'intesa.</P> <P><A class=link-6 href="/personaggi/Fabio-Borini.cfm" target="">Borini</A> ha avuto in mano il proprio destino. Parma e Roma avevo già trovato l'accordo: rinnovare la comproprietà. Ma lui ha detto no. Ed ora quindi il rischio buste è concreto, con la Roma in quel caso nettamente favorita alla corsa a meno che nella busta del Parma metta i soldi ad esempio il PSG di Carlo Ancelotti che Borini al Chelsea lo ha cresciuto e lo ha lanciato. Martedì previsto un altro contatto tra Leonardi e Sabatini. Roma comunque in vantaggio.</P> <P><STRONG>Acerbi</STRONG> sarà del Milan. Come da accordi con il Genoa che in queste ore risolvere la comproprietà con il Chievo. Preziosi offre 3,5 al Chievo che invece chiede 4,5. La cifra che sarebbe disposta a sborsare (udite udite!!!) la Juve nelle casse dei veronesi. Lo Monaco nelle prossime ore sentirà Sartori. Possibile un'intesa. Il Milan nel futuro di Acerbi, sorprese escluse.</P> <P><A class=link-6 href="/personaggi/Alessandro-Diamanti.cfm" target="">Diamanti</A> resta in bilico tra il Bologna e il Brescia che non molla e non lo farà fino a venerdì, ore 19. Qui le buste sembrano inevitabili. Lo Zenit di Spalletti e lo Shakhtar dell'ex Brescia Lucescu, hanno già bussato alla porta del presidente Corioni. Che si fa forte dell'interessamento 'internazionale' per Diamanti e cercherà di&nbsp; monetizzare al massimo. Impossibile l'accordo con il Bologna. Si va alle buste: a Bologna sperano e faranno di tutto per riportarlo in rossoblù.</P> <P>Da definire la situazione <A class=link-6 href="/personaggi/Mattia-Destro.cfm" target="">Destro</A>: il Siena ha ancora qualche ora per esercitare il riscatto della meta del cartellino. Basterebbe versare 1,3 milioni di euro nelle casse del Genoa, che però sta tentando di trovare un intesa prima della scadenza del termine (anche in caso di riscatto il Siena sarebbe obbligato a parlare con il Genoa). Accordo possibile e Destro che poi da Genova prenderebbe l'autostrada verso Milano. Sponda nerazzurra.<BR></P>1007858adm001adm001giovinco.jpgSiNserie-a-da-giovinco-a-diamanti-passando-per-destro-le-comproprieta-piu-spinose-da-risolvere-1005827.htmSi100427901,02,03010471
1671005706NewsEditorialeSceicchi che stanno pensando di investire sul calcio italiano. Milionari alla conquista del mondo20120613091531serie aHanno capito che investire le proprie ricchezze sul pallone europeo<P>Storie di sceicchi che hanno sfarzose dimore con maniglie d`oro, bagni con rubinetterie di platino e pietre preziose tappezzate sui muri. Ville, terreni e paradisi terrestri di loro proprietà. Sceicchi che amano il football e sul quale decidono d`investire con sempre maggiore convinzione. Di questi tempi di crisi nera che investe impietosamente non solo il mondo del calcio, gli sceicchi padroni degli Emirati Arabi sono alla ricerca di conquistare il mondo: ci riusciranno di sicuro. Hanno capito che investire le proprie ricchezze sul pallone europeo, significa avere un ritorno d`immagine e potere economico ancora più forte di quanto ne abbiamo già. Per loro è un gioco da ragazzi entrare in un mondo che amano e del quale vogliono in breve tempo esserne i padroni assoluti. E così i loro sguardi, le loro attenzioni si spostano là, dove ci sono le maggiori certezze d`investimento e, soprattutto, dove il pallone ha miglior possibilità di successo. E così l`acquisto del Manchester City, del PSG e l`interessamento all`Italia, Milan? Torino?&nbsp; E quali altri? Certo, fare razzie é facile per loro che sono capaci di pagare un giocatore 47 milioni di Euro (vedi Thiago Silva). Pagamenti contanti, uno sull`altro, senza se e senza ma! Sfidiamo chiunque a pensarci un solo attimo di fronte a certe proposte; altro che trattenere i calciatori più rappresentativi, rispettare la maglia e i tifosi. Sono sentimenti legati a un passato lontano anni luce che s`intreccia a una scuola di pensiero che affonda le sue radici nell`effimero del pallone; un po` come parlare del nulla. Ora, apprendiamo anche la notizia che Al Qassimi, fratello di sua Altezza l`emiro di Rak, dichiara che il calcio italiano interessa in maniera particolare. Sarebbe un onore per uno sceicco degli Emirati aiutare il calcio italiano, unendosi a qualcuna delle vostre squadre. Molti sceicchi arabi e imprenditori africani seguono il calcio italiano e sono vostri fan. Perciò anche il Torino potrebbe essere motivo delle nostre attenzioni. La sua storia, che conosciamo molto bene, merita aiuti economici per esaltarne nuove conquiste. E poi, se comprassi il Toro, non vorrei certamente trasformarlo in un centro commerciale, in un business e basta, soltanto perché sarei diventato l`eventuale proprietario. Il rispetto viene prima di ogni altra cosa. E ancora Auguro al Torino di avere grande solidità economica e, se necessario, con nuovi investitori; italiani o arabi che siano, l`importante è che questa società torni a ricalcare la sua straordinaria storia, una leggenda unica al mondo.&nbsp; Così parlò Al Qassimi, fratello di uno sceicco capace di fumare in un solo attimo 30 milioni di Euro per comprare il Toro. Sarà, ma consentiteci di essere quantomeno scettici e di dare alla notizia la giusta considerazione, senza, tuttavia, spalancare le strade dell`illusione ad occhi aperti. Troppe volte abbiamo sentito certe voci, e tante altre volte ci siamo convinti stupidamente di vedere volare gli asini. Certo è che, se gli sceicchi dovessero realmente approdare nel nostro calcio, cosa ne sarebbe di Berlusconi, Moratti, Agnelli, Zamparini, Della Valle e De Laurentiis? </P> <P>Salvino Cavallaro</P> <P>&nbsp;</P>1007856FL0711FL0711sceicchi.jpgSiNsceicchi-che-hanno-deciso-di-investire-sul-calcio-italiano-1005706.htmSi100451001,02,03010663
1681005639NewsCampionatiSulla nuova maglia Juve ecco la scritta: «30 sul campo»20120609090019juve-maglia-30sulcampoMAGLIA JUVE<P>Geniale trovata in casa Juve, che però, oltre a scatenare l'orgoglio dei propri tifosi, è pronta a far scoppiare un putiferio; Agnelli, per non avere discussioni con Federcalcio e&nbsp;Coni, che comunque tanto non avrebbe mai accettato,&nbsp;ha rinunicato all'idea di far mettere la terza scritta e ha proposto con successo al proprio direttore di marketing di far apporre sotto lo stemma ovale la scritta "30 sul campo". </P> <P><EM>"Riteniamo che questa sia la maglia che più rappresenta la Juve e i nostri tifosi.Per tutti, giocatori e tifosi, la Juve ha vinto 30 scudetti sul campo. Abbiamo assistito per settimane a un dibattito sulla terza stella, hanno parlato tutti tranne la Juventus. Non esporremo alcuna stella ma il presidente Agnelli ha proposto di variare il logo della società, che oltre al solito ovale esporrà la scritta '30 sul campo'", </EM>così ha spiegato il direttore marketing bianconero Francesco Calvo.</P> <P>Foto Sportmediaset</P>FL0141FL0141C_27_articolo_83868_immagineprincipale.jpgSiNsulla-nuova-maglia-juve-ecco-la-scritta-sul-campo-1005639.htmSi100205001,02,030101263
1691005433NewsEditorialeCalciomercato: la quiete prima della tempesta20120529111820calciomercatoI dirigenti meditano, ancora per poco però<P>Pochi colpi di scena finqui in ambito calciomercato: voci, voci, voci ma ancora pochi acquisti importanti.</P> <P>L'unico l'ha piazzato l'Inter con Rodrigo Palacio: o meglio, i nerazzurri ne hanno piazzati tre visto che oltre all'argentino sono tornati i brasiliani Jonathan e Coutinho, candidati a essere le sorprese di questo campionato. E poi? e poi stop. Lavezzi e Destro sono in fase di stallo, Lucas è tramontato, su Silvestre rischia di scatenarsi un'asta,&nbsp;e per Gomez, come alternativa del Pocho, se ne parlerà più in la. In uscita si aspetta di conoscere il destino di Chivu, la partenza di Lucio, e di sapere se sapranno confermati i grandi "vecchi" Cambiasso, Maicon, Stankovic.</P> <P>Ancora meno ha fatto la Juve per ora: rinnovato il contratto di Caceres Marotta sta studiando chi prendere in attacco come top player e punta dritto a Verratti e Asamoah&nbsp;per il centrocampo. Uomini che piacciono a Conte: e se Conte viene squalificato? cambiano gli scenari perchè bisognerà pensare a fare il mercato per un'altro allenatore (Mazzarri? Capello?). Apparte le dichiarazioni strappalacrime di Agnelli sulla fiducia incondizionata e sul contratto comunque&nbsp;se si fanno due calcoli si può notare che un processo tra udienze e sessioni varie dura quanto una stagione calcistica, quindi si può organizzare il tutto tranquillamente almeno per questa stagione.</P> <P>Al Milan serve acquistare, ma ancor di più, servono i soldi, parola di Ibra. Galliani deve trovare un top player da affiancare a Thiago Silva in difesa (Acerbi ancora è giovane),&nbsp;vedere se conviene riscattare o no Aquilani&nbsp;e acquistare almeno altri due giocatori a centrocampo: inutile che&nbsp;Allegri dica che la rosa che ha ora gli va bene perchè dubitiamo che possa fare tre competizioni con questi uomini. E se quest'improvviso silenzio preluda ad una cessione di qualche big tra Boateng, T.Silva e Ibra? Mancini non molla e i soldi fanno gola a tutti.</P> <P>Occhio alla Roma: i soldi ci sono, e ora che c'è anche un mister che fa girare bene la squadra, amato da tutti, i giallorossi possono dire la loro. Intanto lo faranno sul mercato: essere allenati da Zeman fa gola a molti giocatori.</P> <P>Siamo solo all'inizio: i dirigenti si stanno riscaldando. A Firenze Montella e Pradè devono fare una squadra, stessa cosa per Lo Monaco e Preziosi a Genova e non è da escludere che entrambe le squadre bussino alla porta di Pulvirenti: probabile però che il numero 1 catanese questa porta gliela sbatta in faccia al suo ex dg e al suo ex allenatore, fuggiti da Catania.</P> <P>Rimanendo in Sicilia Sannino a Palermo deve tirare su una squadra, e per farlo servono giocatori: anche qui con Mezzaroma si è chiuso male e il supermarket Siena non verrà epurato dai rosanero.</P> <P>Ma il più silenzioso di tutti per ora, strano ma vero, è Aurelio De Laurentiis: aspetta di incontrare Mazzarri per fare il punto della squadra e gli rinnoverà la fiducia. Sul mercato considerato che col Pocho sarà addio si ripoterà a casa Insigne: e poi? e poi c'è una squadra da allestire per vincere l'Europa League e arrivare sempre più in alto in campionato. Bisogna prendere almeno due difensori (uno lo darebbe l'Inter per Lavezzi), un esterno sinistro e almeno un'altro attaccante.</P> <P>Comprerà finalmente anzichè vendere sempre l'Udinese dei Pozzo: partiti come talenti sono tornati a casa da fenomeni Muriel e Cuadrado. A loro si aggiungerà qualche acquisto e finalmente qualche conferma. A Udine iniziano a sfregiarsi le mani.</P> <P>L'estate dei botti di mercato sta per iniziare...per forza! In barba alla crisi, &nbsp;vogliamo scommetterci? </P>FL0141FL0141calciomercato.jpgSiNcalciomercato-la-quiete-prima-della-tempesta-1005433.htmSi100205001,02,03030458
1701005420NewsCampionatiScandalo calcio scommesse: le voci dei protagonisti20120528221531de rossi-conte-agnelli-preziosiLe dichiarazioni di questa giornata frenetica<P>DANIELE DE ROSSI: <EM>"Questa volta è peggio del 2006. Almeno per me.Questa volta è più eclatante, con la polizia dentro Coverciano e persone che conosco arrestate. Andiamo all'Europeo con un marchio di fabbrica'. </EM></P> <P>ANTONIO CONTE:<EM> "Dal pm di Cremona mi sarei aspettato che almeno si convocasse. La mia storia calcistica parla chiaro.&nbsp;Ho sempre dimostrato correttezza e onestà&nbsp;sia da giocatore che da tecnico'.</EM> </P> <P>ANDREA AGNELLI: <EM>'Non mi risulta che Conte faccia parte del quadro estremamente preoccupante che sta emergendo. Sembra che il&nbsp;suo ruolo&nbsp;sia vicino all'insignificante. La sua carriera è sempre stata contraddistinta dai valori di onestà e lealtà e Antonio è e resterà il nostro allenatore'</EM></P> <P>ENRICO&nbsp;PREZIOSI:<EM> "Il nostro è un Paese strano. L`unico presidente che si è permesso di dire che devono andare in galera tutti, rischiando la propria pelle e qualche minaccia di troppo, ma che continua a viaggiare senza scorta, sono stato io. Nessuno, non un giornalista né un collega, ha cercato di mettere in risalto questo. Quando si denuncia non si dà risalto alla cosa. Denunciare mi è costato parecchio. Non voglio giustificare nessuno, questa è una cosa che deve accertare la magistratura. Il rapporto tra giocatori e tifosi? Io non li frequenterei in nessun modo, non li abbiamo mai frequentati. Nessuno può dire di avermi stretto la mano, da 8 anni a questa parte. Mi basta questo, non voglio che i miei dipendenti e i giocatori abbiano contatto con questa gente. Dare la daspo a questa gente qui è come dare a un malato di cancro un`aspirina. Sono contro questo tipo di situazioni ma servirebbe che si mettessero in risalto le denunce che vengono fatte. Mi sono preso tutti gli striscioni degli stadi, dopo Genoa-Siena. Non dovrebbero esserci questi incontri tra giocatori o dirigenti e questa gente qua.</EM></P> <P>&nbsp;</P>FL0141FL0141550845_4025146634227_1448355771_3398733_930833472_n.jpgSiNscandalo-calcio-scommesse-le-voci-dei-protagonisti-1005420.htmSi100205001,02,03030194
1711005413NewsCampionatiJuventus, Conte: «Mi sarei aspettato di essere almeno ascoltato». Agnelli: «Conte sarà ancora il nostro allenatore»20120528190131juventus, conte, agnelliNon posso nascondere che il quadro che si sta delineando <P>In merito alle vicende del calcio scommesse che ha visto indagato il tecnico della <A class=link-6 href="/squadre/juventus.cfm" target="">Juventus</A>, <STRONG><A class=link-6 href="/personaggi/Antonio-Conte.cfm" target=""><STRONG>Antonio Conte</STRONG></A></STRONG>, hanno parlato in confereza stampa lo stesso allenatore dei bianconeri e il presidente <A class=link-6 href="/personaggi/Andrea-Agnelli.cfm" target="">Agnelli</A>.</P> <P>Conte: "Inizio col dire che la mia storia calcistica, sia da calciatore che da allenatore, parla chiaro. Ho sempre dimostrato integrità morale, lo potete chiedere ai miei ex compagni, ai miei calciatori, ma anche ai miei rivali. Conte ha sempre cercato la vittoria con i veri valori, non dimenticate che io ho subìto una aggressione con bastoni di fronte a mia figlia piccola. Questo lo dico per chi fa finta di non conoscermi. Col Siena abbiamo vinto un campionato, con tre giornate d'anticipo, con grande sudore ed un gruppo di ragazzi straordinario. E' stata un'annata fantastica e nessuno riuscirà a rovinarla. Oggi mi è arrivato l'avviso che sono indagato per associazione a delinquere, ho avuto una perquisizione quando io non ero neanche in casa. Ho letto il provvedimento, ma la mia domanda è: perché non sono stato chiamato prima del pm di Cremona prima dell'indagine? Mi sarei aspettato almeno di essere ascoltato. Le mie saranno buone vacanze".</P> <P><BR>Agnelli: "Non posso nascondere che il quadro che si sta delineando alla luce dei fatti di Cremona sia estremamente preoccupante per il mondo del calcio. Lo seguiamo con apprensione e amarezza, ma allo stato attuale non mi pare e non risulta che Antonio Conte ne faccia parte. Dico ciò per tre motivi. In primis è perché il ruolo che gli viene attribuito è irrivelante e insignficante. Poi conosciamo quello che ha fatto in questa stagione e, personalmente, conoscendolo da 20 anni conosco le sue qualità umane. In questa fase in cui ci troviamo è giusto esprimere il rispetto per il lavoro degli inquirenti, ma è altrettanto giusto esprimere lo stesso rispetto per le persone che si trovano coinvolte in queste situazioni. Ci sono vicende tutte da verificare e queste persone si trovano in una posizione di debolezza. Sono al fianco di Conte e di Leonardo Bonucci, anche al nostro difensore auguro di superare questo momento e di giocare uno splendido Europeo. Voglio bloccare sul nascere qualsiasi illazione sul suo futuro: Antonio è e sarà il nostro allenatore il prossimo anno".</P> <P><BR>&nbsp;</P>C1000009adm001adm001conte.jpgSiNjuventus-conte-mi-aspettavo-di-essere-ascoltato-agnelli-sara-ancora-allenatore-1005413.htmSiT1000007100075501,02,03,06030234
1721005335NewsCalciomercatoJuventus, Del Piero: «Il mio futuro sarà all`estero»20120525123130juventus, del pieroLa scelta del campionato non è importante<P><STRONG>Alessandro Del Piero</STRONG> parla nella conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa <EM>ADP10</EM> all'Hotel Principe di Piemonte. Presente anche&nbsp;Lapo Elkann.</P> <P>Sul futuro: "Non ho scelto nessuna strada, ma la mia sarà ottimale per me e la mia famiglia. Cerco opportunità stimolanti. La scelta del campionato non è importante. Quindi non si tratta di giocare o no la Champions League, o di giocare campionati di seconda fascia; qui si tratta di scegliere una situazione il più possibile ideale o vedere quelle che sono le opportunità più stimolanti, conoscendo e andando a conoscere le persone possibilmente direttamente, in maniera tale che si possa essere uno scambio di energia che penso sia la cosa fondamentale".</P> <P>Sul suo stato d'animo: "Vivo tra le nuvole. Ancora non riesco a capire quello che è stato, ma so di aver vissuto sempre al cento per cento tutto quello che mi capitava. Non dimenticherò mai il saluto di Torino, mi ha messo i brividi. Non smetterò mai di ringraziarli".</P> <P>Sui tifosi: "Quello che si è creato in questi anni non verrà mai scalfito. Il messaggio dei tifosi ad Andrea Agnelli? Questa è la vita".</P> <P>La numero 10: "Spero che chi la porterà possa svolgere una carriera più intraprendente della mia. La maglia della Juventus pesa. Ribadisco il fatto che non bisogna togliere a nessuno la possibilità di sognare di indossare la numero 10".</P> <P>Sul Del Piero tifoso juventino: "Seguirò da vicino l'evolversi del percorso dei ragazzi con cui ho giocato".</P> <P>Sul futuro: "Ovviamente il mio futuro in Italia non può essere con un'altra squadra, è una cosa che rientra fra i miei principi. Perciò sarà sicuramente una esperienza all'estero".</P> <P>Sul possibile futuro da dirigente: "Questi discorsi sono usciti solo sui giornali, di questa cosa non ho mai parlato con nessuno. Si tratta di qualcosa di futuristico".&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<BR></P>C1000009adm001adm001del piero 22.JPGSiNjuventus-del-piero-futuro-sara-all-estero-1005335.htmSiT1000007100075701,02,03,06030583
1731005310NewsCalciomercatoParma, Ghirardi: «Giovinco vale 40 milioni»20120524193130ghirardi-giovincoGhirardi fa il prezzo della formichina atomica<P>Tommaso Ghirardi difficilmente si priverà di Giovinco e, se sarà costretto a farlo, lo vuole pagato a peso d'oro.</P> <P><EM>"Non vale meno di 40 milioni di euro.&nbsp;Ce lo hanno chiesto in tanti, si sono fatte chiacchierate, ma un'offerta vera non c'è. E non siamo disponibili a riceverne, prima dobbiamo parlare con la Juve."</EM></P> <P>Continua il numero uno emiliano:<EM> "Abbiamo degli accordi presi in inverno con Agnelli: dobbiamo parlare con Marotta e affrontare l'argomento comproprietà. Poi ci sarà tempo per valutare altre operazioni. Penso di poterlo tenere. A oggi credo che il giocatore possa restare da noi o andare alla Juventus. Poi si sa come va il calciomercato e se ci sono dei club importanti europei che vogliono investire tanti soldi, credo che Giovinco si possa muovere. Ma la situazione economica attuale può suggerire solo uno scenario: che resti qui o vada a Torino.&nbsp;La volontà del giocatore è quella di rimanere qua,&nbsp;o al massimo andare alla Juve. &nbsp;E per noi è già una grande soddisfazione, con la Juve non ho parlato. Lo faremo e capiremo se c'è possibilità di rinnovare l'accordo: siamo sereni perché né noi né la Juventus abbiamo la necessità di vendere. Dipende molto da quello che vuole fare la società bianconera, abbiamo ottimi rapporti e anche la possibilità di trattenerlo. Chiaro che se la Juvenuts dovesse decidere di riprenderlo ci sarebbe poco da fare. Il giocatore lo vedo da due anni e dico che non è che sia pronto, bensì è prontissimo per giocare nella Juventus o in una grande squadra". </EM></P> <P>Ghirardi poi fa il prezzo di Seba:<EM> "la valutazione la fa il mercato io non ho paura a parlare di cifre: vi dico che i soldi che sono stati spesi per Pastore non hanno paragone con quelli che vale Giovinco. E per Sanchez vale lo stesso discorso".</EM></P> <P>Chiusura sull'Inter: "<EM>Non ce l'hanno mai chiesto"</EM></P>FL0141FL0141giovinco.jpgSiNgiovinco-vale-milioni-1005310.htmSi100205001,02,03030189
1741005270NewsEditorialePolvere di stelle......a Torino20120523104531juventus, torinoJuve e Toro, due squadre con due storie diverse, due tifoserie separate ma con un destino in comune <P><BR>Per chi viene dal profondo sud, Torino non è un salto nel buio, una città sconosciuta che mette paura come altre città del nord. La storia di Torino è legata indissolubilmente alla Fiat, all`industria dell`auto e quindi anche a noi siciliani che, già nel primo dopo guerra, lasciammo le nostre case, le nostre terre, i nostri affetti, per trovare fortuna e per fare la fortuna di questa città. E così è stato. Certo, i primi tempi furono difficili; non ci capivano e non li capivamo. Le resistenze dei torinesi