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11013782NewsEditorialeLa Juventus vince meritatamente la sua 14ma Coppa Italia2021052016:04Una finale di Coppa Italia che ha visto il ritorno dei tifosi allo stadio.<p>E' stata la prima notte di football in cui dopo tanto tempo abbiamo rivisto una parvenza di ritorno alla normalit&#224;. Abbiamo gustato l'antico piacere di sentire le urla, il tifo, gli sfott&#242;, i fischi, gli applausi e quello sventolio di bandiere che racchiude l'essenziale delle emozioni del pallone: <strong>i tifosi allo stadio</strong>. Ieri sera allo Stadio Mapei di Reggio Emilia si &#232; svolta la finale di Coppa Italia tra Atalanta e Juventus. La 74ma edizione ha visto la vittoria dei bianconeri per 2 a 1, regalando un match godibile sotto il profilo della qualit&#224; tecnica e agonistica. La Juventus &#232; andata in vantaggio alla mezzora del primo tempo con <strong>Kulusevski</strong> che ha concretizzato il suo primo tiro in porta della partita. L'Atalanta, che fino a quel punto aveva disputato un'ottima gara, ha pareggiato sul finire del primo tempo con <strong>Malinovskyi</strong>. Nella ripresa, a venti minuti dal termine e con un'Atalanta in difficolt&#224;, <strong>Federico Chiesa</strong> ha siglato il gol della vittoria prima di essere sostituito con <strong>Dybala.</strong> <strong>Per la Juventus &#232; la 14ma Coppa Italia vinta in venti finali disputate</strong> e per <strong>Andrea Pirlo</strong> &#232; il secondo trofeo conquistato da allenatore. Un trofeo che arriva proprio sul finire di un anno calcistico che per i bianconeri &#232; stato negativo sotto ogni aspetto, mentre in campionato spera ancora di raggiungere all'ultima giornata la qualificazione alla prossima Champions League, dopo avere perso lo scudetto. Per l'Atalanta, invece, che &#232; seconda in campionato, si tratta della quarta sconfitta in cinque finali disputate dal 1963 ad oggi.</p><p>Detto questo passiamo all'analisi della partita. Innanzi tutto diciamo che la vittoria della Juventus &#232; stata meritata per la voglia di dimostrare il suo ritorno a se stessa, proprio quando il gioco si fa duro e necessitano cattiveria agonistica e qualit&#224; di gioco. Tutto ci&#242;, nonostante la squadra di <strong>Gasperini</strong> si fosse presentata a questa finale con il cipiglio di squadra dal gioco fluido, armonioso e con quelle verticalizzazioni capaci di scardinare anche le difese pi&#249; arcigne. L'Atalanta resta una bella realt&#224; del nostro campionato, tanto &#232; vero che fino al primo gol della Juventus ha sfoderato la solita aggressione con pressing alto e alta velocit&#224; negli interscambi tra centrocampisti e attaccanti. Diciamo che non &#232; stata fortunata negli episodi di qualche situazione discutibile nelle decisioni dell'arbitro, tuttavia, a onor del vero, nel secondo tempo la Juventus &#232; salita in cattedra, producendo grande gioco d'assieme e chiara tendenza ad arrivare sempre prima su ogni pallone. Ecco, possiamo tranquillamente dire che la Juventus vista allo Stadio Mapei ha fatto l'Atalanta, l'ha emulata nel gioco, nel carattere, nella voglia di cattiveria, di fame di vittoria con la massima determinazione di fare calcio dando sfogo allo spettacolo e alla concretezza. E la Juventus ha vinto cos&#236;, facendo un secondo tempo in cui la convinzione di fare propria la partita si &#232; materializzata in ogni attacco, in ogni ordinato modo di offendere senza mai lasciare sguarnita la fase di interdizione. E' stata la Juventus che non vedevamo da tanto, da troppo tempo, che abbiamo criticato quando &#232; stato giusto farlo e che adesso, in questa finale di Coppa Italia, gli diamo i meriti dovuti. Per la Juventus, non da oggi, <strong>Cuadrado</strong> &#232; diventato insostituibile anche dal punto di vista dell'intelligenza e dell'adattabilit&#224; dei ruoli. Lui si &#232; formato come vero regista di questa squadra, anche se da difensore adattato fa quello che pu&#242;. C'&#232; poi <strong>Chiesa</strong> che si &#232; rivelato un ottimo acquisto, uno su cui la Juventus potr&#224; fare affidamento per l'avvenire, cos&#236; come <strong>De Ligt, McKennie</strong> e poco altro. S&#236;, perch&#232; la Juve deve ricominciare con chiarezza di idee a partire dal centrocampo, zona nevralgica in cui quest'anno si sono avute molte delusioni. E poi la societ&#224;, i suoi vertici e l'allenatore, tutti temi che al momento sono solo discorsi carichi di ipotesi e che probabilmente a partire dalla prossima settimana si avr&#224; maggiore chiarezza. Staremo a vedere gli addii e gli eventuali acquisti, dopodich&#232; valuteremo l'operato in altro momento. Intanto la Juve di <strong>Andrea Pirlo</strong> &#232; ritornata a Torino con la Coppa Italia, un trofeo vinto che, tuttavia, non cancella la delusione di un anno sconfortante per la lunga schiera dei tifosi bianconeri.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Reggio Emiliafl0711fl0711ab7182c2-2164-44c7-b673-6d287e3d6cec.jpgSIncalcio-1013782.htmSI0101051n
21013780NewsEditorialeDal dito medio allo scudetto2021051513:49Conte e Agnelli, amici mai!<p>Sembra ieri che <strong>Antonio Conte</strong> ha alzato il dito medio all'indirizzo di <strong>Andrea Agnelli,</strong> il quale ha replicato con un chiaro e netto :<strong>«Mettitelo nel c.....».</strong> Storie di volgarit&#224;, di inaccettabile maleducazione che vorremmo non vedere mai soprattutto da chi ti aspetti maggiore attenzione nella cura dell'esempio e dell'immagine. E invece entrambi sono caduti in basso, molto in basso per quella scurrilit&#224; che si evince anche dalla gestualit&#224; che &#232; il linguaggio del corpo. Ebbene, da quella infelice volta l'allenatore dell'Inter ingran&#242; la marcia con la sua squadra, fino a raggiungere un meritato scudetto. Non altrettanto ha fatto l'Andrea bianconero che attraverso la sua Juventus allenata dal suo pupillo Pirlo, sta lottando per qualificarsi alla Champions del prossimo anno, con quella macchia pesante e indelebile che si chiama Superlega. Storie che nascono da antiche ruggini in cui le fraterne promesse di amicizia sono state tradite, aumentando fino all'eccesso quell'odio sportivo gi&#224; esistente tra Juventus e Inter. Tra queste due squadre non &#232; mai stata una partita come le altre - non lo sar&#224; mai - e forse per questo &#232; anche il motivo di giocare questo derby d'Italia che produce sempre la forza di non perdere mai, neanche quando si giocano match amichevoli - si fa per dire -. Gi&#224;, si fa per dire, perch&#232; tra queste due squadre di amichevole non c'&#232; stato e n&#232; mai ci sar&#224; nulla capace di sintetizzare un calcio di rilassante spettacolo calcistico. Il match di oggi vede l'Inter gi&#224; forte dello scudetto strappato con merito alla Juventus, plurivincitrice del tricolore per nove anni di seguito. La situazione si &#232; ribaltata, adesso &#232; l'Inter di Conte a farla da padrona, sovvertendo l'egemonia bianconera durata per molto tempo. Una sorta di rivincita tra le due societ&#224; che verte anche sulla rivalsa personale di Conte e Marotta, i quali si sono tolti quei fastidiosi sassolini dalle scarpe che provocavano disturbo. Ma oggi &#232; la Juve a dovere fare la partita, per non perdere il pulmann che potrebbe significare zona Champions e quegli introiti economici che la societ&#224; di Andrea Agnelli quest'anno ha perso per strada. Ma c'&#232; poi quel viscerale orgoglio che si associa sempre a questo derby d'Italia che, come dicevamo pocanzi, non ammette di perdere a nessuna delle due contendenti. E poi, non ultimo, c'&#232; da <strong>«vendicare»</strong> quell'increscioso episodio tra <strong>Conte e Agnelli.</strong> Due personaggi che a parer nostro hanno perso l'occasione per dimostrare la signorilit&#224; perduta. Un episodio da stigmatizzare, ma che resta significativo nel suo infinito modo di guardarsi in cagnesco.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSIncalcio-1013780.htmSI0101048n
31013775NewsEditorialeGrazie Roma2021050614:30L'importante significato di portare in Italia lo special one Josè Mourinho<p>S&#236;, proprio cos&#236;. Grazie Roma! Ma non &#232; l'inno della squadra capitolina scritto da Antonello Venditti, quello a cui facciamo riferimento, ma ad un vero e proprio ringraziamento da innamorato del calcio ad una societ&#224; che, assumendo <strong>Jos&#232; Mourinho</strong> come allenatore, ha reso un grande favore innanzitutto a se stessa e poi a tutto il movimento calcistico italiano. Eh s&#236;, bisogna riconoscere che il calcio in Italia ha preso una brutta piega, poich&#232; il gioco dal basso che ha avuto il suo profeta in <strong>Andrea Pirlo</strong> ha proprio stufato. Il gioco &#232; lento, farraginoso, prevedibile, nessun cambiamento di ritmo nel corso dei novanta minuti, organizzazione di gioco fumosa, atleti distratti e confusionari che mostrano carenze di tecnica di base e nessuna fantasia di gioco.</p><p>L'arrivo di <strong>Mourinho</strong> quindi, pu&#242; aiutare a insegnare nuove tecniche di allenamento, di comportamento in campo, pu&#242; mostrarci le carenze di preparazione dei nostri giocatori, pu&#242; indirizzare a una diversa formazione anche psicologica del team nell'affrontare e curare lo stress prima di un appuntamento agonistico di rilievo, pu&#242; cambiare le regole di formazione a Coverciano che sforna ogni anno migliaia di allenatori.</p><p>Il calcio &#232; in crisi e cerca nuovi sponsor per fare fronte al deficit economico delle sue societ&#224;, ma non sta tenendo conto dei giovani che cominciano a disamorarsi di un gioco sempre pi&#249; prevedibile e monotono, oltre che sospetto a causa degli scandali che lo stanno attraversando negli ultimi anni.</p><p><strong>L'ECA</strong> <strong>(Associazione dei Club Europei di Calcio)</strong> ha svolto un'analisi in 7 Paesi (Italia esclusa), dove ha rilevato che il <strong>27% dei &#171;Millenials&#187;</strong> (convenzionalmente chi ha dai 24 ai 39 anni di et&#224;) intervistati - dice testualmente il testo - <strong>&#171;Di non avere alcun interesse per il calcio&#187;</strong> - e il <strong>13% di odiarlo</strong>. Chi &#232; invece maggiore di <strong>13 anni</strong> dice di avere smesso di seguire il calcio: <strong>&#171;perch&#232; ho meglio da fare&#187;.</strong></p><p>Ecco, quindi, che l'arrivo di <strong>Mourinho</strong> pu&#242; segnare una svolta per fare avvicinare di nuovo i giovani a questo sport cos&#236; bello e imprevedibile, ma cos&#236; fragile da essere arrivato, almeno in Italia, sul viale del tramonto!</p><p><strong>Attilio Andriolo</strong></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711roma_calcio.jpgSIncalcio-1013775.htmSI0101037n
41013769NewsEditorialeSolo un pari per la Juve, che rischia seriamente di non entrare in Champions2021042517:57juve, fiorentina, pirlo, iachini, ronaldo, ramsey,morata,vlaovic,franchi,championsI bianconeri nella ripresa agguantano il pareggio, ma giocano al di sotto delle proprie possibilità<p>Una Juventus da dimenticare nel primo tempo, assolutamente incolore, rimedia un punto al «Franchi» grazie a una seconda frazione di gioco un po' pi&#249; convincente, disputata per lo meno con una maggiore cattiveria agonistica. Per i viola di Iachini un punto meritato e utile in chiave salvezza. Per gli uomini di Pirlo, molti dei quali autori di una prestazione modesta - Ramsey ancora una volta deludente, Rabiot protagonista in negativo nel rigore assegnato ai padroni di casa - la conquista di un posto Champions torna in seria discussione. A preoccupare &#232; soprattutto l'incapacit&#224; di imporre il proprio gioco e di comportarsi «da Juve», con un'eccessiva timidezza persino negli atleti pi&#249; rappresentativi, da Ronaldo a Dybala. Pesante l'assenza di Chiesa, uno dei pochi a salvarsi in questa sciagurata stagione.</p><p>Mariano Messineo</p>ivomesivomesfoto-dybala.jpgSISlajuverimediasolounpareggioafirenze.championsarischio-1013769.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010246n
51013742NewsEditorialeIl Milan perde il primato al termine di una brutta gara giocata al Picco e persa per 2 a 0. L`Inter batte la Lazio e va in testa2021021505:31maggiore,bastoni,ibra,pioli, italiano,milan,capolista,spezia,picco,provedel,donnarumma,salvezzaLa squadra di Italiano si impone con merito sui rossoneri<p><span>Dopo pi&#249; di un anno dall'ultima sconfitta fuori casa per il Milan (Atalanta-Milan 5-0 nel dicembre 2019) i rossoneri vengono sconfitti da un ottimo Spezia, grazie alle reti di Maggiore e Bastoni, e vengono scavalcati dall'Inter (3 a 1 alla Lazio) ad una settimana dal derby. Spezia in palla e ben schierato da Vincenzo Italiano, ma Milan deludente, mai entrato in campo al Picco.</span></p><p><span>Stefano Pioli &#232; deluso ma cerca di guardare al futuro. Ecco le sue parole rilasciate ai microfoni di DAZN nel post-partita: &#171;Dobbiamo reagire e sicuramente lo faremo. Lo Spezia ha vinto nettamente, questa &#232; la prima sconfitta che davvero abbiamo meritato perch&#233; abbiamo messo in campo troppo poco. E' stata una brutta serata per me e per la squadra, ma ripartiremo. Sapevamo che avremmo affrontato un avversario aggressivo, ma non abbiamo offerto una prestazione all'altezza&#187;.</span></p><p><span>Dopo diversi mesi il Milan perde anche il primato in classifica, detenuto dall'Inter, che nel posticipo serale ha battuto per 3 a 1 la Lazio. Risalgono la Roma, che vincendo sull'Udinese sale al terzo posto, il Napoli, che ha sconfitto di rigore una Juve disordinata e poco concreta sotto porta (anche per la bravura del portiere partenopeo Meret), e l'Atalanta, che espugna Cagliari all'ultimo respiro grazie a Muriel.</span></p><p><span>Alessandro Vispo</span></p>Caltagironeivomesivomesitaliano.spezia.jpgSISspezia-vittorioso-sul-milan-sorpassato-da-inter-che-batte-lazio-1013742.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,1101049n
61013733NewsCampionatiTorino, il calciomercato della speranza20210104184054L`angolo del tifoso granata<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>L’angolo del tifoso granata.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Con questo primo articolo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Borgognoni</b> riferirà sulle notizie del mondo legate al Torino, alla squadra di calcio, alla società e a quanto si lega alla passione, ai sogni e alle delusioni vissute dal tifoso granata. E’ l’idea rafforzata dal desiderio di dare maggiore impatto ad un’informazione legata al Toro che spesso viene riposta in fondo agli interessi calcistici per l’evidente mancanza di risultati della più gloriosa società d’Italia. Un percorso giornalistico che Walter Borgognoni affronta da ex portiere delle giovanili del Torino, per cui potrà dare un’opinione legata anche a situazioni tecniche e tattiche, non solo da inguaribile tifoso granata quasi da legare. Dunque, si parte con il calciomercato e la speranza di acquisti invernali in grado di salvare il Toro dalla retrocessione in Serie B.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Torino, il calciomercato della speranza</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Adesso la palla passa alla Società. Ma tempo ce n’è poco. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Per rinforzare con acquisti mirati un Torino nel baratro, occorrerà un mezzo miracolo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Sarà sicuramente rinforzare il centrocampo, la priorità del Torino nel mercato di </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Gennaio che si apre ufficialmente oggi . Non solo, a quanto pare Il Torino è a caccia di un attaccante da affiancare ad Andrea Belotti . Il nome in cima alla lista di Vagnati sarebbe quel Gregoire Defrel, che da anni è puntualmente accostato al Toro. In alternativa c’è Pavoletti e poi Kouame. Nomi sempre e solo nomi, mentre, invece, le altre società, (soprattutto alcune dirette concorrenti alla corsa salvezza) sono già partite e chiudono trattative anche </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>di discreta importanza. Tutto fermo invece per il Torino sul fronte delle trattative di mercato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Solo sempre tante idee, forse addirittura troppe, che giorno dopo giorno rimangono tali. Obiettivi scritti a biro su un quaderno di appunti che come in un film (horror) già visto, svaniscono perché acquistati da altri o ancor peggio per il motivo che risultano essere cari e fuori portata di una società come il Toro che ogni volta gioca al ribasso. La dirigenza granata quindi non impara mai dai suoi errori, verrebbe da dire. Cambiano i direttori sportivi, cambiano gli allenatori, ma a quanto pare resta sempre uguale il modus operandi. E così non solo c’è la preoccupazione che il Torino rischia di retrocedere in serie B, ma anche che il mercato invernale sia quasi sicuramente la fotocopia dei precedenti, con gli annessi flop... dell'ultimo minuto. Vedremo cosa accadrà nella settimana entrante, ricordando che tra pochi giorni ci sarà già il prossimo scontro salvezza importante. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Walter Borgognoni</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><font face="Calibri">&nbsp;</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-borgognoni.jpgSiN-1013733.htmSi100451001,02,03,10010119
71013725NewsEditorialeInter, che succede?2020111116:53La squadra di Conte preoccupa i suoi tifosi<br /><p><span>C'&#232; qualcosa nell'aria della Pinetina che non convince. L'Inter non ingrana, non &#232; all'altezza del gioco promesso dopo il mercato voluto dal suo allenatore. <strong>Antonio Conte</strong> pare non raccogliere certi malumori dell'ambiente nerazzurro che si profilano all'orizzonte e attacca con apparente calma, dicendo: <strong>«Levate il vino da tavola»,</strong> un po' come dire che certe sciocchezze sono tipiche di persone ubriache. Eppure, dati alla mano, la squadra di Conte dopo dieci partite dall'inizio di questa nuova stagione pallonara ha conquistato solo 3 vittorie su dieci partite giocate tra Campionato e Champions. Una media che non si addice a una grande squadra quale l'Inter &#232;, ma soprattutto preoccupa per alcuni problemi non risolti, non ultimi quelli della difesa e dell'atteggiamento di alcuni giocatori in campo. Hakimi non convince e persino la sicurezza di Handanovic quest'anno sembra essersi dissolta. Certo, i portieri sono soggetti al funzionamento dei meccanismi della difesa che devono essere perfetti nell'allineamento e nel coordinamento dei vari movimenti, tuttavia, vediamo spesso incerto il portiere nerazzurro. Ma questo non &#232; il solo problema, visto che nell'Inter aleggia una sorta di nervosismo che non aiuta a ritrovarsi. Troppi sbagli a centrocampo dove il solo <strong>Barella</strong> si danna a correre, pressare e svolgere diligentemente le due fasi di possesso e non possesso palla. E intanto il malumore dei tifosi nerazzurri &#232; in crescita, una situazione che mette in guardia Conte a svoltare rapidamente dopo la sosta per la Nazionale. Secondo alcuni la figura di <strong>Massimiliano Allegri</strong> sulla panchina dell'Inter si fa sempre pi&#249; possibile, anche in virt&#249; dell'ottimo rapporto che lega l'ex allenatore della Juventus all'amministratore delegato <strong>Beppe Marotta</strong>. Da qui a Natale ci sono da giocare dieci gare senza respiro e vicine l'una dall'altra, dove Conte deve portare la sua squadra a qualificarsi per gli ottavi di finale della Champions League e alzare il livello di gioco e punti in classifica campionato. Un obiettivo considerato essenziale in casa Inter che altrimenti si vedrebbe costretta a rivedere il proprio rapporto con l'allenatore salentino. E poi c'&#232; questo continuo nervosismo camuffato dall'apparente calma di <strong>Antonio Conte</strong> che dice: <strong>«Non c'era bisogno di nessuna reazione, perch&#233; anche in Champions League era mancato solo il risultato. E anche oggi a Bergamo, contro una forte Atalanta, ci &#232; mancato l'istinto killer che ci permettesse di chiudere il risultato e portare a casa la vittoria».</strong> Mah! Chiss&#224;! Noi rispettiamo il pensiero di Conte, tuttavia, riteniamo che a Bergamo l'assenza di <strong>Lukaku</strong> abbia pesato pi&#249; del dovuto e certi svarioni a centrocampo di un <strong>Vidal</strong> in chiara difficolt&#224;, hanno penalizzato soprattutto il rendimento della difesa. Un tre - quattro - uno - due, dove <strong>Barella</strong> &#232; stato inserito come trequartista e dove i due esterni <strong>Darmian</strong> (schierato a sorpresa dall'inizio al posto di <strong>Hakimi</strong> per scelta tecnica)e <strong>Young</strong> si sono alternati con folate in avanti, pi&#249; con buona volont&#224; che con risultati soddisfacenti. L&#236; davanti, poi, <strong>Sanchez</strong> non ha inciso pi&#249; di tanto e <strong>Martinez,</strong> pur avendo sbloccato il risultato al 59', ha palesato quella forma approssimativa che l'ha caratterizzato in questi ultimi tempi. Dunque, un'Inter ancora da assemblare, da unire anche a livello di spogliatoio, dove i malumori di <strong>Eriksen</strong> si fanno sentire in maniera assordante. Vedremo cosa accadr&#224;, anche se riteniamo che Conte debba presto optare con chiarezza su una squadra base che adesso non ha ancora, visto i continui cambiamenti per scelta tecnica dovuti a giocatori come <strong>Stankovic, Nainggolan, Eriksen e Hakimi.</strong> Quest'anno l'Inter gode di una maggiore qualit&#224; tecnica, vista nei singoli interpreti e nella quantit&#224; di giocatori affidabili. Adesso Conte non ha pi&#249; scuse!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-conte.jpgSIS-1013725.htmSI01,02,03,1001044n
81013718NewsCalciomercatoLa Juventus e le sue difficoltà decisionali nel calciomercato20200905175311Un`altalena che non sembra da Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Alla Juve finirà come l’anno scorso. Ricordate quando ha aspettato tanto per l’allenatore e poi si è rifugiata in una seconda scelta per ovvie ragioni di urgenza? Così quest’anno che sta cercando di comprare una punta di rilievo da affiancare a Cristiano Ronaldo, ancora nulla si sblocca. I nomi sono tanti e vanno da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suarez a Dzeko a Morata a Cavani</i></b>, pensando poi come sistemare le situazioni in uscita dei vari <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Higuain, De Sciglio, Khedira, Rugani, </i></b>forse <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bernardeschi</i></b> e altri. Tutto è ancora in alto mare per diverse situazioni. Difficoltà non esattamente imputabili a un mercato spesso dipendente dallo sblocco di questo o quel giocatore dalla società di appartenenza. Così come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dzeko</i></b>, per il quale la Roma vuole definire prima l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Milik,</i></b> così come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suarez,</i></b> cui si attende l’accordo della buona uscita con il Barcellona e il passaporto comunitario. E poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Edison Cavani</i></b>, il nome tenuto in caldo dalla Juve anche se ha un costo rilevante e la famiglia che abita ancora a Napoli. Tuttavia, tutto questo stato di cose non precluderebbe una mancanza di forza decisionale da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Fabio Paratici</i></b>, il quale non sembra tanto indenne da responsabilità nel non chiudere trattative che meriterebbero maggiore convinzione, soprattutto quando un affare sembra troppo tortuoso da raggiungere e non merita continuare a insistere, trovando convenienze economiche da far fruttare magari tra un anno o due come plusvalenze. Fatto è che la situazione Juve deve far fronte alle casse societarie che non sono più tanto floride come poco tempo fa, questo è vero. Tuttavia è palese un’attendibilità in affare che la Juventus ha assunto dal momento in cui a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Paratici</i></b> è stato dato lo scettro di Direttore Sportivo - Chief Football Officer - un ruolo determinante dopo la fuoruscita dall’organico della Juventus di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Beppe Marotta</i></b>. E’ vero, ci sono strategie aziendali che hanno bisogno di tempo per essere elaborate, ma la concorrenza non ti aspetta, è spietata in un calciomercato che intende chiudere le trattative in maniera quasi immediata per non perdere l’occasione. A questo proposito, come dicevamo prima, alla Juventus servirebbe inquadrare subito le situazioni possibili, lasciando perdere di incaponirsi su quelle che sembrano elaborate e prive di possibilità di successo. Così è stato per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pep</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Guardiola,</i></b> inseguito fino all’eccesso e poi in fretta e furia ripiegati su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Maurizio Sarri</i></b> con il risultato che tutti sappiamo. No, non è da Juve questo sistema. Si cambi modo di agire perché è finito il tempo in cui la Juve chiamava e tutti venivano “a piedi” da qualsiasi parte del mondo. Adesso esistono società ricche economicamente che detengono il potere strategico delle operazioni di calciomercato. La Juve è ancora una di queste, ma non la sola come tanti anni fa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711paratici.jpgSiN-1013718.htmSi100451001,02,0301038
91013685NewsCampionatiIl ruolo del portiere nel calcio moderno20200622173448La passione per il calcio e un ruolo delicato ma bello da morire.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Si sa da sempre che il ruolo di portiere in una squadra di calcio, non solo riveste una figura determinante ai fini del completamento di un gruppo valido nella competizione agonistica, ma è anche il fulcro dell’iniziazione del gioco nel football moderno. Un profilo di atleta che nel corso degli anni è cambiato concettualmente in maniera positiva anche a livello mentale, poiché il ruolo di portiere che anni addietro era visto come ultimo baluardo di difesa che doveva essere bravo a trattare il pallone con le mani, oggi gli si richiedono anche sviluppate capacità tecniche nell’impostare bene con i piedi l’azione in ripartenza. Uno sviluppo tecnico che ha richiesto negli anni anche un progressivo miglioramento nell’aggiornamento mentale di un ruolo diventato principe nell’ambito di una squadra di calcio. Quello che anni fa le scuole calcio registravano come ruolo come poco interessante nei bambini che volevano fare gli attaccanti per fare gol, oggi non è più così. Infatti, alla luce di quanto detto e nella consapevolezza dell’interesse di questo ruolo che suscita nei ragazzi una sempre maggiore voglia di approcciarsi con entusiasmo, nelle varie società di calcio dilettantistiche si sono incrementate le lezioni riservate al ruolo di portiere di calcio. Tra le tante iniziative di questo genere c’è anche la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Scuola Portieri di Candiolo in provincia di Torino</b>. A sostenerla è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Borgognoni</b> ex portiere del settore giovanile del Toro e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Zambelli. </b>Due personaggi che amano il calcio e hanno deciso di mettersi a disposizione dei ragazzi, con lezioni individuali per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il miglioramento della coordinazione, della tecnica di base, della tecnica difensiva, della tecnica offensiva, della fase di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">preparazione, della trasmissione mani – piedi e delle corrette posture</b>. Un’equipe di allenatori portieri dilettanti e del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Settore Giovanile abilitati F.I.G.C.</b> che aiuteranno i ragazzi che desiderano praticare questo particolare ruolo del gioco del calcio ad esprimere tutta l’esplosione, la concentrazione e la scelta di tempo nelle uscite fuori dai pali, che il ruolo richiede. Per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Borgognoni</b> che ha accostato nell’anima il ruolo di portiere praticato per lungo tempo nei ragazzi del Toro, è sicuramente un momento importante in cui desidera tramandare nei giovani quello che per tanti anni è stato il suo sogno chiuso nel cassetto: diventare portiere professionista, magari del Torino F.C. - la squadra del suo cuore che ha inculcato come passione anche ai suoi figli, uno dei quali è già portiere dilettante. Una storia che si tramanda nel tempo e che si connatura alla passione per il calcio, ma che poi si tramuta in dream per un qualcosa che potrebbe diventare realtà. Così ieri, come oggi, così da sempre per un’attività agonistica nel ruolo di portiere che inizia in punta di piedi e poi si trasforma in voglia di crederci, di arrivare, di appassionarsi. Così fai amicizia con i pali della tua porta e con i difensori della tua squadra, complici nella voglia di vincere non solo attraverso i gol fatti, ma anche grazie alle parate che non permettono al pallone di entrare nella porta da te difesa. E’ la bellezza di un ruolo che bisogna provare per credere e sentire proprio attraverso quel volo, quella scelta nelle uscite e quel colpo di reni, che hanno l’unico obiettivo di abbrancare la palla e non permettere all’avversario di fare gol. Tra passione e voglia di arrivare lassù. Là dove verso il cielo, devii il pallone con il tocco delle mani, un paio di guanti e la bellissima sensazione di volare. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Candiolo (To)fl0711fl0711img-20200620-wa0002.jpgSiN-1013685.htmSi100451001,02,03010138
101013660NewsCampionatiAdesso il Toro ha bisogno dell’aiuto del popolo granata.20200301113349In casa granata spirano impetuosi venti di crisi profonda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il virus coronagranata colpisce ancora. Tra Campionato e Coppa Italia produce la settima sconfitta consecutiva, mettendo in evidenza uno sbando totale che è figlio di tanti errori prodotti nel recente passato. L’unico a tenere alto il proprio orgoglio è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salvatore Sirigu</b>, il portiere che da solo merita il plauso e il ringraziamento incessante della delusissima tifoseria granata, che nell’amarezza di vedere il Toro risucchiato al fondo del pericolo retrocessione, quasi fa passare inosservato l’opera di un solo giocatore capace di accollarsi sulle spalle le sconfitte evitate con molti gol di scarto per suo unico merito. Il Torino è ammalato e sembra aver contratto un virus sconosciuto che fa persino tacere il presidente Cairo, in un silenzio assordante capace di far pensare molte cose negative sul futuro della società granata. Nel corso dei nostri tanti articoli scritti sulla grave situazione del Torino, abbiamo spesso fatto notare i marchiani errori di valutazione in ambito della compra vendita di giocatori, con l’eterno assillo di spendere troppo per non destabilizzare il bilancio e la situazione economica della società, sempre eternamente assillata dall’equilibrio tra entrate e uscite, tra plusvalenze e minusvalenze, perdendo la logica di un football che richiede capacità e competenze tecniche di settore. Così, chi meno vuol spendere più sperpera malamente. E’ il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Verdi</b> che con i 25 milioni spesi per acquistarlo, è diventato il giocatore più pagato della storia granata. Un errore marchiano addebitabile allo stato maggiore granata ma soprattutto a Walter Mazzarri, reo di avere dato il suo assenso per un acquisto che avrebbe dovuto dare impulso a un attacco che da troppo tempo poggia le sue uniche speranze di gol sul capitano Belotti. Il risultato? E’ sotto gli occhi di tutti, con giocatori che oggi non hanno più mercato come Zaza, Baselli, Lukic, Djidji, Ola Aina, Lyanco, Meitè, mentre si spera che in questa situazione non si affievolisca ancor di più il valore di mercato dei vari, Nkoulou, Izzo, Belotti, Ansaldi. Unico valore aggiunto, come dicevamo, è Salvatore Sirigu che nella malaugurata ipotesi di un declassamento in Serie B, non potrà certamente più far parte del Torino. Dunque, una situazione davvero grave si prospetta nell’ambito del Toro, affetto com’è di un male per niente oscuro ma che necessità di una massima urgenza nel riparare in extremis quello che tra un mese potrebbe rappresentare l’irreparabile. La patata bollente è stata data a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moreno Longo,</b> il quale non avendo nulla da perdere, ha accettato di tentare il possibile per raddrizzare una situazione diventata insostenibile nell’ambito di una squadra che sembra alla deriva della ratio tecnica, tattica, mentale e fisica, con l’aggiunta di sensi di colpa che ne peggiorano la situazione generale. Il Toro è ammalato, su questo non ci sono dubbi. Chiedere uno sforzo al popolo granata di non eccedere nella contestazione è forse difficile, anche se riteniamo sia l’unica strada per uscire fuori dall’oscurità di questo lunghissimo tunnel. Per questo pensiamo che esacerbare ancor di più il sentimento di delusione profonda, porterebbe a peggiorare una situazione già di per sé compromessa. Dunque, si proceda con la corazza di chi come il popolo granata ne ha viste tante di cose negative nella sua lunga e gloriosa storia, che questa al confronto è poca cosa. Solo così si potrà attenuare il fardello di colpe che impaurisce la squadra e la rende sempre più fragile al primo alito di vento. Esca fuori il 12 giocatore in campo. E’ l’unica speranza rimasta per aiutare Longo e i suoi ragazzi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiNadesso-il-toro-ha-bisogno-dell-aiuto-del-popolo-granata-1013660.htmSi100451001,02,0303099
111013658NewsCampionatiJuve imbarazzante e inguardabile20200227170446A Lione si è presentata la più brutta Juventus di sempre.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Facciamo fatica a capire se quella vista in Champions sul campo del Lione e in altre reiterate circostante, sia la Juventus o una qualsiasi squadra dilettantistica che si atteggia con il massimo sforzo a emularne il mito. E invece quella vista con le maglie azzurre che ha perso malamente contro la settima squadra del campionato francese, era proprio la Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b>. Già, proprio il filosofo del calcio moderno, della mentalità innovativa, del giro palla che disarma gli avversari, delle trame di gioco filtrate in maniera verticale, del pressing alto, del furore agonistico e dello spettacolo assicurato, è solo una bolla di sapone che galleggia nell’aria e poi svanisce. La sua bruttezza è stata tale da fare persino disarmare la critica all’arbitro per due rigori negati. Sì, perché se la Juve avesse lasciato tracciata di sé in quel di Lione, allora potremmo anche porre nella nostra cronaca questi due momenti che avrebbero potuto essere decisivi ai fini del risultato. Ma l’andamento della gara condotta dalla Juve è stata tale che, obiettivamente, ci sentiamo solo di mettere in primo piano ciò che ha colpito negativamente tutti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">vedere</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la non Juventus.</b> Più volte nel corso di questa stagione abbiamo messo in rilievo le tante falle di un gioco che stenta ad essere tale e che nasce da un centrocampo che mal sopporta l’idea di costruire e interdire, disponendosi armonicamente a ventaglio sia in fase di possesso palla che in fase di non possesso. Ma per far questo ci vuole gamba, polmoni e testa per tutti i 95 minuti e oltre, tanto da determinare il trait d’union tattico tra i vari reparti. Purtroppo, questo non è dato vedere, e allora ci viene il dubbio se è Sarri a non essere adatto a questi giocatori, oppure sono gli stessi giocatori a non essere adatti a quest’allenatore. E intanto questo tremendo ko ha avuto ripercussioni negative non solo nella gestione della squadra a disposizione di Sarri e nei tenebrosi umori del popolo juventino nei confronti dell’allenatore, ma anche dal punto di vista economico finanziario che ha visto crollare le azioni della Juventus in Borsa. E’ tutta una catena di situazione che fanno pensare a una stagione fallimentare, anche se in questo momento, il fatto di essere prima in classifica in campionato, di essere ancora in corsa in Champions e in Coppa Italia, lascia uno piccolo spiraglio di speranza per una immediata ripresa di situazioni che al momento sono davvero negative al massimo. Chi ha avuto modo di vedere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lione – Juventus e Real Madrid –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester City</b> si sarà accorto dell’abissale differenza di gioco prodotta nei due match. Da una parte la palla cantava e dall’altra era stonata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(Fabio Capello dixit).</b> A Madrid si è giocato a football e a Lione a nulla. Zero tiri in porta della Juve, pochissima tecnica, zero giro palla, zero corsa nel proporsi, infiniti passaggi sbagliati in difesa, a centrocampo e in attacco, dove il solo Ronaldo predica nel deserto, avendo accanto le penose prestazioni di Cuadrado, Rabiot, Pjanic, Bentancur e un Dybala che rispetto ad altre volte è stato incolore. Dunque il discorso sulla situazione della Juventus non è tanto se riuscire a sovvertire il risultato in Champions nel match di ritorno che si disputerà all’Allianz Stadium il prossimo 17 marzo, ma trovare il bandolo di una matassa che invece di srotolarsi si attorciglia sempre più. Una cosa è certa, a meno di un miracolo che ad oggi ci sembra davvero molto improbabile, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> non sarà più l’allenatore della Juventus. Il suo credo calcistico (se esiste davvero) ha fallito per tanti motivi che vediamo sul campo e altri di spogliatoio che immaginiamo. In questi casi è proprio l’allenatore che dovrebbe risolvere la situazione che, a dire il vero, secondo noi gli sta pure sfuggendo di mano. Ci auguriamo per il popolo bianconero di essere smentiti da fatti positivi che al momento non scorgiamo all’orizzonte. E adesso lo stato maggiore della Juventus alzi la voce con chi di dovere e non resti supinamente nel retroscena a osservare passivamente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Lionefl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuve-imbarazzante-e-inguardabile-1013658.htmSi100451001,02,03030112
121013655NewsEditorialeL’esempio della grande bellezza dell’Atalanta Bergamasca Calcio20200221173810L`avvento di una nuova cultura calcistica, fatta propria da una ex squadra provinciale<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Riservato a chi si inebria di calcio spettacolo, di armonia del pallone, di pregiato gusto del gioco e della sua purezza di espressione. L’Atalanta è questo, merita sempre il prezzo del biglietto anche se non sei propriamente tifoso simpatizzante della Dea Bergamasca. Ma che importa dare giudizi di parte, quando l’espressione di questo calcio sviluppato dai nerazzurri orobici è inconfutabilmente piacevole e capace di trasportarti in emozioni che durano anche 95 minuti. La partita di Champions contro il Valencia ha confermato quanto detto e visto ormai da almeno un triennio della squadra di Gasperini. Già, Gasperini. Se pensiamo che si continua a declamare nomi altisonanti di tecnici europei che potrebbero essere ingaggiati il prossimo anno per venire ad allenare in Italia, allora non capiamo come il modello italiano rappresentato da Gian Piero Gasperini e anche da Simone Inzaghi passi sempre in secondo piano. Siamo convinti, non da oggi, che il meglio dei coach dalle vedute moderne del football internazionale l’abbiamo in Italia. E non è un caso che Atalanta e Lazio stanno stravolgendo con il proprio gioco l’antica cultura calcistica italiana nel mondo, ancorata com’era a un calcio sparagnino, farraginoso, utilitaristico, talora vincente ma scarno di spettacolo. E non è vero che per assistere a uno spettacolo (Allegri dixit) bisogna andare al cinema, al teatro o al circo, perché anche lo stadio può offrire, se vuole, l’armonia di un pallone che non deve essere per forza strozzato dalla vittoria a tutti i costi, ma sappia intendere con scioltezza fisica e mentale ciò che significa emozione, brividi di trame di gioco, corsa non forsennata ma corretta, intelligente, e amalgama di squadra che ti trasmette la sua voglia di divertirsi e divertire. Eppure sulla bocca di tutti, nei sogni dei tifosi e anche dello stato maggiore delle società di calcio d’Italia, ci sono sempre Pep Guardiola, Jurgen Klopp, Josè Mourinho, Mauricio Pochettino, Zinedine Zidane. Ottimi tecnici che hanno vinto molto ma che hanno saputo vendere la propria immagine nel mondo come fossero il non plus ultra, come se con loro si stipulasse il contratto delle Champions sicuramente vinte. Ma i meccanismi del calcio sono molto delicati perché si tratta di uno sport di squadra che ha bisogno di oleare bene tutti i suoi meccanismi in maniera globale, armonica, e se soltanto un tassello non s’incastra bene all’interno del gruppo, ecco che tu puoi avere il miglior tecnico del mondo e non vincere, perché in quel calcio espresso dalla tua squadra manca sempre qualcosa. E’ un po’ il discorso che l’ambiente juventino sta vivendo in questa stagione con Maurizio Sarri, il tecnico chiamato dal Chelsea per venire ad apportare alla Juventus un gioco divertente che non c’è perché sembra esserci un conflitto ideologico tra tecnico e squadra. Sì, perché la prima regola è che un buon allenatore deve poter sviluppare il proprio credo calcistico in base alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori, senza snaturare ruoli e caratteristiche di campioni a cui non hai nulla da insegnare se non collocarli nella giusta posizione per rendere al meglio, creando l’armonia globale all’interno della squadra stessa. E’ quello che stanno facendo certi tecnici italiani nel loro lavoro, con le relative rose non particolarmente eccelse come quelle di Gasperini, Inzaghi, ma anche di D’Aversa, piuttosto che di Juric. E’ il calcio della grande bellezza, è la voglia di divertirsi e divertire che aleggia nella globalizzazione di un football internazionale diventato forse meno tecnico e più atletico, là dove la forza fisica è sempre supportata dal cervello. Si rifletta su questi temi e si prenda ad esempio il fantastico messaggio di un’Atalanta che incanta, che diverte, che emoziona e ti riconcilia con un pallone che spesso angustia e disamora per noia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711inzaghi-gasperini.jpgSiNl-esempio-della-grande-bellezza-dell-atalanta-bergamasca-calcio-1013655.htmSi100451001,02,0301094
131013648NewsCampionatiToro, qualcosa si è incrinato tra tifosi e società20200115160658Tra la tifoseria del Toro, c`è voglia di uscire dal limbo dei perenni insoddisfatti. Colpa dell`ambiente o della società? <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In casa granata aleggia un certo malcontento che si traduce in tante piccole, grandi insoddisfazioni, che fanno capo a una divergenza di vedute da sempre latenti e mai definitivamente risolte. I tifosi, si sa, sono molto umorali e non vanno tanto per il sottile quando si tratta di contestazioni che riguardano il rapporto non proprio idilliaco con la società. Vuoi perché la squadra va male, vuoi perché l’allenatore non è in grado di dare un assetto tattico tale da far rifiorire un calcio moderno e aggressivo, vuoi perché nonostante i ripetuti solleciti annuali, la società non dimostra di essere in grado di costruire attraverso gli acquisti di un certo livello una squadra che sappia competere per la conquista dello scudetto o, quantomeno, di piazzarsi in zona UEFA, dando un’immagine di società che vuole uscire dal limbo cui sembra essere piombata da troppo tempo. E’ il Toro di Cairo che ha portato la società granata ad essere perfetta sotto l’aspetto dei libri contabili, ma che pecca inevitabilmente nella fase di organizzazione tecnica e di un progetto che deve essenzialmente partire dallo stato maggiore della stessa azienda calcio. Tuttavia, dobbiamo dire che quest’anno il presidente Cairo ha dato dimostrazione di spendere del denaro con l’acquisto di Verdi, ma, col senno di poi, il suo arrivo si è rivelato totalmente insufficiente sotto l’aspetto del tesseramento di un calciatore che avrebbe dovuto apportare alla squadra un miglioramento tale da far crescere un gruppo che vede in Belotti e Sirigu i principali interpreti carismatici dei granata. Questo spendere tanto denaro per un giocatore che già da molto tempo non veniva impiegato a Napoli da Ancelotti, ha fatto pensare che il presidente – già così attento a tirare fuori dei soldi dalle casse societarie – fosse stato consigliato male. Un’operazione onerosa di 25 milioni di euro che lascia davvero sbalorditi. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma ritornando ai malumori dell’ambiente granata, c’è da capire come si possano avvertire dei solenni mugugni verso la squadra e la società, nonostante l’attuale posizione di classifica veda il Toro al settimo posto. Certo, se guardiamo in faccia la realtà, non possiamo certamente nascondere che dopo avere faticato in Coppa Italia per passare il turno ai rigori contro un Genoa privo dei suoi titolari e poi aver giocato in campionato contro un Bologna che se avesse pareggiato allo stadio Grande Torino nessuno avrebbe gridato allo scandalo, allora c’è davvero da riflettere bene su ciò che veramente fa tendere i nervi tesi, i quali incrinano il rapporto tra tifosi e società. Certo, è brutto assistere dopo una vittoria e dopo l’inno cantato da Valerio Liboni “Ancora Toro”, vedere la squadra che non va sotto la curva Maratona ad assorbire il calore dei suoi tifosi. E’ come essere separati in casa. E mentre Cairo e Mazzarri restano fermi sulle loro posizioni - imperterriti a dare risposte sul campo - a “rimetterci” in tutta questa confusione di offesi in casa granata sono proprio i calciatori, i quali hanno vinto a Roma contro i giallorossi, hanno superato il turno di Coppa Italia e hanno vinto contro il Bologna in campionato senza tuttavia risollevare gli umori della tifoseria. Eppure, nel girone di ritorno dell’anno scorso si era creata una tale alchimia tra tifosi e squadra, che lasciava ben sperare per il futuro. Evidentemente nulla è per sempre, visto che nel calcio le cose cambiano repentinamente nel momento in cui si razionalizzano lunghi momenti insufficienti per il calcio che conta. Detto ciò, e per il bene del Toro, l’augurio è che si possa allentare la corda tesa e carica di esasperanti situazioni che non fanno bene a nessuno e, soprattutto, non portano da nessuna parte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-tifosi-toro.jpgSiNtoro-qualcosa-si-e-incrinato-tra-tifosi-e-societa-1013648.htmSi100451001,02,03010168
141013645NewsCampionatiCampionato di calcio. L’anno nuovo non cambia il nome delle pretendenti al titolo.20200107190536Un campionato da vivere fino in fondo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter, Juve e Lazio sono le papabili alla vittoria finale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Finito lo stop per le vacanze di Natale, il campionato di calcio di Serie A riapre i battenti di un pallone che ha ripreso a far vivere i palpiti ansiosi ai suoi tifosi, impazienti com’erano di continuare a vivere il fine settimana all’insegna della sfrenata passione calcistica. Si è cominciato a giocare domenica 5 gennaio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia – Lazio</b>, una partita che ha visto la squadra di Inzaghi vincere 2 a 1 un incontro che ha confermato lo stato di salute dei biancocelesti i quali aspirano ad essere il terzo incomodo per la lotta scudetto, proponendosi anche per entrare a far parte delle squadre che parteciperanno alla prossima Champions League. Nel pomeriggio anche il Genoa del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> ha superato il Sassuolo con il risultato di 2 a 1. Il cuore del Genoa si è imposto all’ordine tattico e alla piacevolezza delle trame di gioco di un Sassuolo che ha subito non pochi errori arbitrali, i quali ne hanno decretato la sconfitta. Un match che ha riproposto l’importanza di dare maggiore credito al Var, piuttosto che all’arbitro in campo. C’è stata poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spal – Verona</b>, una gara vinta per 2 a 0 dagli scaligeri che hanno sfruttato l’ottimo momento di forma già palesato sul finire del vecchio anno 2019. Male la Spal di Semplici che con questa sconfitta si è ritrovata ad essere fanalino di coda della classifica. La serata della 18ma giornata di Serie A è terminata con la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma – Torino</b>, un incontro che ha visto vincere meritatamente i granata per 2 a 0, ribaltando un pronostico che alla vigilia li dava sconfitti. Così, ad una Roma che evidentemente ha risentito non poco dell’imminente cambio al vertice della proprietà, ha fatto eco un Torino che Mazzarri ha preparato nella consapevolezza di non avere altra scelta che vincere e convincere, anche per attenuare in qualche modo gli intensi venti di contestazione che spirano tra i tifosi di casa Toro. In realtà possiamo dire che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>(autore della doppietta) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu</b> (sempre formidabili le sue parate) sono stati gli eccellenti interpreti di un Toro che non brilla per gioco corale, ma che spesso si rifugia nella forza del suo capitano per togliere le castagne dal fuoco. Detto questo, passiamo all’Epifania calcistica che è partita all’ora di pranzo con il derby dell’Appennino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bologna – Fiorentina</b> finita 1 a 1. La viola del nuovo tecnico Iachini, è andata in vantaggio con un bellissimo gol di Benassi, ed ha condotto una gara accorta e attenta a portare a casa l’intera posta in palio. Tuttavia, allo scadere della gara ha subito il pareggio ad opera di Orsolini, il quale si è inventato un eurogol da palla inattiva, posta in una posizione defilata della destra dell’area viola. Dunque, è sostanzialmente giusto il risultato finale. C’è poi da commentare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta – Parma,</b> il cui risultato di 5 a 0 non fa altro che dare splendore assoluto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dea </b>di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b>, una squadra in forma, bella da gustare e, soprattutto, capace di finire la sua ultima partita dello scorso anno con lo stesso punteggio contro il Milan. 10 gol in due partite! Onestamente abbiamo esaurito tutti gli aggettivi superlativi, per questa interprete del calcio spettacolo di casa nostra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria </b>è finita 0 a 0. Ibra, Ibra e sempre Ibra. E’ stato l’urlo a San Siro del popolo rossonero, ma lo svedese entrato in campo nel secondo tempo non ha fatto il miracolo sperato. La squadra di Pioli si arrovella in problemi che vanno oltre l’apporto del possibile beneficio di un campione 38enne, che secondo il nostro parere resta positivo sotto l’aspetto commerciale con riferimento al marketing e di entusiasmo per i tifosi del Milan, piuttosto che per un reale fatto di positività in campo tecnico per la squadra stessa. Ottimo il punto conquistato da Ranieri, con una Sampdoria che ha addirittura sfiorato la vittoria. Pregevole poi la vittoria dell’Udinese che ha superato il Lecce allo stadio di Via del Mare per 1 a 0. Anche qui ci sono state delle recriminazioni leccesi sulle decisioni arbitrali contestate dall’allenatore Liverani. Ma la sostanza dice che i bianconeri friulani hanno conquistato tre punti d’oro per la loro classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E dulcis in fundo, veniamo alle due ultime gare di questa 18esima giornata di Serie A.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Partiamo con</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus – Cagliari, 4 a 0 – Tripletta di Ronaldo e gol di Higuain-</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La partita è finita con tre gol di CR7 e uno di Higuain. Un 4 a 0 che maschera le solite incertezza della squadra di Sarri, la quale ha l’alibi di essere ancora un cantiere in fase di ultimazione di quell’opera che si chiama: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fluidità di manovra e Continuità”.</b> Nel primo tempo, infatti, la Juve ha sì dimostrato grande spinta in avanti con evidente voglia di pressare e chiudere l’avversario nella propria zona difensiva, ma ha rischiato più di una volta di subire le ripartenze di un Cagliari che, a onor del vero, sembra aver perso la brillantezza di gioco di qualche settimana fa. Poi, nel secondo tempo, causa un banale errore della difesa cagliaritana, la Juve è andata in vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il quale non si è fatto sfuggire l’invito così godereccio. Da qui in avanti la Juve è uscita alla grande con trame di gioco eccellenti che effettivamente hanno dato splendore al quel gioco tanto sperato in casa juventina e che si tramuta nel vincere, convincere e divertire divertendosi. Ma, per arrivare a questo nell’arco degli oltre 90 minuti di gioco, Sarri deve ancora lavorare molto sui meccanismi di centrocampo, dove si esalta molto la costruzione del gioco a discapito dell’interdizione in appoggio alla difesa. E’ l’equilibrio non ancora trovato tra i vari momenti di possesso e non possesso palla, che vanno disciplinati per evitare di prendere troppi gol che si potrebbero evitare. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral,</b> non troppo convinto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Rabiot</b> ancora alla ricerca di capire cosa vuole Sarri da lui. Eccellente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> che deve essere sfruttato più da esterno d’attacco, mettendo alle sue spalle un terzino di ruolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> non è ancora il giocatore ammirato l’anno scorso e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> soffre più del previsto il compito di involarsi sulla fascia sinistra, per poi ritornare a coprire il ruolo di difensore. Vedremo cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa, la Juve lotterà fino alla fine per vincere lo scudetto e lo farà in dirittura finale assieme a Inter e Lazio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Napoli – Inter, 1 a 3 – doppietta di Lukaku e gol di Lautaro Martinez </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Continua il testa a testa di classifica dell’Inter con la Juve. Per far questo la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte </b>doveva vincere e l’ha fatto nella gara del San Paolo contro un Napoli che è la pessima copia di quello che è stato lo scorso campionato. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ringhio Gattuso</b> ha fatto quello che ha potuto al cospetto di una squadra come l’Inter che quest’anno pressa alto l’avversario, forte dei suoi due attaccanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez,</b> sempre pronti a sfruttare tutte le occasioni offerte dal proprio centrocampo e dagli esterni. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> è cinica, sicura di sé e convinta di rendere difficile la strada a una Juve che vede ancor di più come un avversario ostico da battere a tutti i costi. Tutto questo, fermo restando della consapevolezza di non essere ancora allo stesso livello della squadra di Sarri, ma che attraverso il lavoro, la grinta, la convinzione e la determinazione, sia possibile accorciare questo gap tecnico e di rosa allargata che vanta la Juve. Dunque, assisteremo sicuramente a un bel campionato e a domeniche da gustare intensamente nella consapevolezza di vedere fino alla fine Juve e Inter appaiate, con l’incomodo della Lazio e il probabile disturbo di un’Atalanta che si farà valere anche in Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone-ufficiale-serie-a-2019-20.jpgSiNcampionato-di-calcio-l-anno-nuovo-non-cambia-il-nome-delle-pretendenti-al-titolo-1013645.htmSi100451001,02,03030189
151013640NewsCampionatiSarri che aspetti? Usa la DH720191213162722L`incomprensibile incertezza del tecnico della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dybala, Higuain e Cristiano Ronaldo. In sintesi DH7.</span></i></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Seguendo la Juventus del nuovo corso targato Maurizio Sarri, spesso ci siamo chiesti dov’è tutto questo cambiamento di mentalità nel considerare il gioco del calcio come segno tangibile dell’osare in attacco, senza avere il timore di squilibrare l’assetto tattico del centrocampo. Strano che l’ex tecnico del Napoli e del Chelsea abbia praticamente lasciato a metà la sua opera di rivoluzionario, confermando in parte quei meccanismi di squadra rodata dagli otto scudetti consecutivi, conquistati tra la gestione Conte e Max Allegri. C’è qualcosa che non ci convince in questo suo atteggiamento tattico poco propenso a lasciare le briglia sciolte a una squadra di campioni che avrebbe bisogno di essere meno inibita nella sua inventiva. Questa insistenza su Bernardeschi in chiave di finto trequartista non si addice al giocatore, il quale secondo noi è più apprezzabile nel ruolo di esterno con l’obbligo di aiutare il centrocampo. Ma Sarri non è convinto e anche in considerazione dell’aspettare la ripresa completa di Douglas Costa che dovrebbe essere pronto per la Supercoppa Italiana, sembra essere refrattario a proporre fin dall’inizio i tre tenori d’attacco della Juventus. Questione di convinzione o di insicurezza? Noi pensiamo che ci sia timore di indebolire il centrocampo e di non coprire abbastanza la difesa nella fase di non possesso palla. Sono scuole di pensiero che non si addicono alle vedute di Sarri, un tecnico che ha fatto la sua fama per i principi di calcio spettacolo non certo scriteriato tatticamente, ma intenso nel suo concetto di propositiva azione d’attacco. Tanti sostengono che è ancora presto per giudicare la Juventus di quest’anno, la quale ha visto nel cambiamento tecnico un radicale rivoluzionamento dei sistemi che la squadra aveva assorbito dopo i lunghi anni di gestione Allegri. Può darsi, ma a noi sembra che il concetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“radicale rivoluzionamento dei sistemi</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">tattici”</i></b> sia soltanto metaforico e non conforme alla realtà. Per questo motivo continuiamo a vedere a tratti una Juventus che soffre troppo l’avversario, invece di aggredirlo per lunghi momenti della gara. E’ una Juve cinica, molto vicina a quella di Allegri e comunque non ancora sarriana del tutto. Ottima la collocazione di Bentancur a centrocampo, capace di fare filtro nelle fasi di interdizione e di ripartenza immediata, con la qualità tecnica di vedere il gioco anche da prezioso suggeritore. C’è poi il flop Rabiot, il calciatore francese che non riesce proprio a inserirsi nel gioco della Juventus. E’ dall’inizio del campionato che Sarri lo prova con pazienza, ma gli abbiamo visto sbagliare di tutto e di più, anche in circostanze in cui un calciatore della sua qualità tecnica dovrebbe dimostrare maggiore personalità. Continuando così, pensiamo che il francese non sia un giocatore adatto alla Juve ma a una squadra con minori aspirazioni. Dunque, ritornando a Sarri, confermiamo la nostra idea di proporre sistematicamente la DH7 d’attacco che non è come egli sostiene una banale idea da bar sport, ma più semplicemente la riproposizione di un trio che quando è stato messo in campo ha tolto non poche castagne dal fuoco, sia alla Juve che allo steso Sarri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNsarri-che-aspetti-usa-la-dh7-1013640.htmSi100451001,02,03010222
161013639NewsCoppeL’incredibile Atalanta scrive la storia di un calcio da favola.20191212170211La squadra di Gasperini entra agli ottavi di finale di Champions League<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pensiamo che per la città di Bergamo, i tifosi della Dea e anche per gli abitanti bergamaschi che non sono propriamente inclini al calcio in genere, l’11 dicembre degli anni a venire non sarà di certo una data come un’altra. E, in effetti, il passaggio agli ottavi di finale di Champions della squadra di Gasperini sa tanto di miracolo, anzi di favola da raccontare ai figli o ai nipoti che verranno. Sì, perché il 3 a 0 rifilato fuori casa allo Shakhtar Donetsk ha il sapore di un’impresa che va oltre i limiti, le assenze e i pronostici negativi che dopo le prime tre partite del girone Champions, vedevano l’Atalanta a zero punti. Questo è l’ennesimo traguardo straordinario di un gruppo e un progetto che ormai non smette più di stupire. L’Atalanta è squadra forte di prima fascia e non può essere più considerata una semplice provinciale del calcio nazionale e men che meno del pallone europeo. La squadra di Gasperini è una top club europea, in grado di farsi rispettare per un gioco moderno, spumeggiante e intriso di quella logica innovativa capace di dare uno sviluppo di gioco qualitativo e proficuo sotto l’aspetto dei risultati. Sì, perché questa Atalanta che è frutto dell’opera magistrale del presidente Percassi e di suo figlio, ha capito l’importanza di investire su un gruppo di giocatori che sotto la direzione di un allenatore dalle ampie vedute di calcio moderno come Gasperini, ha dato luogo a risultati progressivamente validi, dando un apporto sostanziale anche dal punto di vista dell’immagine mediatica. E’ un po’ come dire che la Dea di Bergamo si è laureata a pieni voti e adesso non ha più esami da sostenere per essere considerata una realtà calcistica di alto spessore. A Kharkiv l’Atalanta si è presentata in campo priva di Ilicic e Zapata, con Pasalic alle spalle del Papu Gomez e Muriel. Una mossa dettata dalle esigenze, ma che è stata indovinata nel mettere in difficoltà lo Shakhtar di mister Castro che avverte subito la difficoltà di una serata di calcio molto difficile da superare. A un primo tempo in cui si sono evidenziati i tentativi di maggiore finalizzazione da parte degli atalantini, è seguita una ripresa la cui intensità della squadra di Gasperini è stata tale da vivere momenti di alta emozione. Così, prima Castagne al 21°, poi Pasalic al 35° e Gosens al 49°, hanno steso uno Shakhtar Donetsk ancora incredulo per l’inaspettato furore agonistico imposto dalla Dea. Adesso il sogno continua nella consapevolezza che l’Atalanta è entrata a far parte del novero delle sedici squadre più forti d’Europa. Un miracolo calcistico destinato a durare nel tempo, controvertendo certi inguaribili scettici i quali pensano ancora in un’Atalanta che prima o poi tornerà a fare la provinciale. No, questo non accadrà perché la qualità della dirigenza e il suo modo di gestire il calcio con un progetto serio e competente, non potrà fare altro che migliorare nel tempo la sua competitività con le maggiori potenze calcistiche nazionali ed europee. Questa esperienza è il segno tangibile di una maturazione che non si potrà mai confondere con chi vede il calcio in maniera superficiale e pressapochista.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Kharkivfl0711fl0711atalanta-champions-league.jpgSiNl-incredibile-atalanta-scrive-la-storia-di-un-calcio-da-favola-1013639.htmSi100451001,02,03010217
171013638NewsCampionatiIl calcio e le sue promesse da marinaio.20191211142353Brindisi e strette di mano. Quanta ipocrisia!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono addii che fanno riflettere come certe promesse di lunga vita insieme fatte nel calcio, siano dettate soltanto dall’enfasi di un fatuo momento legato all’entusiasmo. Ma si sa che in questo mondo così legato indissolubilmente al dio che conduce ai risultati, non si tenga conto di parole poi smentite dai fatti, né, tanto meno, di rispetto verso le persone. Nel commentare l’esonero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Ancelotti</b> da parte del presidente del Napoli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aurelio De Laurentiis</b>, corre l’obbligo nell’apostrofarlo come un vero tradimento. Ognuno vede la situazione dal proprio punto di vista e dà una motivazione al proprio comportamento. C’è chi si mette dalla parte di De Laurentiis, che in qualità di patron del Napoli decide di liquidare il tecnico della squadra partenopea, per non avere avuto dei buoni risultati in campionato (nonostante il passaggio agli ottavi di Champions League) ma soprattutto per essersi schierato a favore della squadra nel non rispettare gli ordini impartiti dallo stesso presidente, a proposito di un ritiro forzato che sapeva tanto di punizione. E c’è chi invece si schiera a favore di Ancelotti per la serietà dell’uomo e del professionista, che ha alle spalle una carriera di allenatore con una nutrita bacheca di trofei conquistati nelle varie squadre in cui ha lavorato. Anche noi intendiamo dire la nostra nello schierarci a favore di Carlo Ancelotti, del quale apprezziamo non solo la serietà della persona nell’avere preso le parti della squadra e di averla difesa fino alla fine contro l’ingiustizia di un ritiro forzato, ma ne esaltiamo il risultato internazionale nell’avere ottenuto il prosieguo del cammino in Champions per il suo Napoli. E’ vero, in campionato non è stato all’altezza della situazione più per una questione psicologica che si è creata intorno alla squadra per scossoni esterni, che non di un fatto tecnico tattico dovuto magari a una collocazione errata di qualche calciatore. Tutto ci sta nel calcio, ma certe frasi di eterno amore sbandierate ai quattro venti proprio da chi dirige le sorti della società di calcio Napoli, non possono essere accettate come frutto di un momento e nulla più. Sì, perché nulla è per sempre, neanche quando vinci e fai gol e risultati, ti abbracci e pensi che quel gesto sia sincero. No, è falso, perché appena il pallone non entra più nella rete avversaria e si casca nell’oblio dei sentimenti, ecco che si esalta il cinico pensiero della sconfitta che ti mette di fronte al fatto compiuto. E’ vero che chi investe del denaro non può badare a sottigliezze di questo genere, tuttavia, come detto pocanzi, sarebbe opportuno essere più equilibrati soprattutto quando le cose vanno bene. E se in tutta questa storia del Napoli si pensa a un affronto dell’allenatore nei confronti del suo presidente nel prendere le parti della propria squadra, diciamo che per noi è stato un atto di coraggio da mettere in evidenza in un mondo in cui si predilige sempre, e a prescindere, il rapporto di collaborazione del tecnico con il proprio presidente. Un po’ come dire che ti pago profumatamente e devi fare come ti dico. Non è sempre così, perché la logica talora sconfina anche nella razionalità di ciò che la coscienza pensi sia giusto fare, anche andando contro un certo tipo di potere imposto dal sistema calcio. Per fortuna c’è ancora uno spiraglio di luce che ci fa intravedere la coerenza dell’essere. Per questo siamo convinti che l’esonero di Carlo Ancelotti da allenatore del Napoli, sia stata un’assoluta ingiustizia e una grande leggerezza dal punto di vista tecnico. L’ira dovuta al momento, non può mettere da parte il cervello di chi sa che dando fiducia a chi lavora bene e onestamente per la tua squadra, possa portarla nell’olimpo del calcio. Dunque, riteniamo assolutamente sbagliata a tutti gli effetti, la decisione del presidente De Laurentiis. Il suo Napoli sarà affidato a Gattuso, un allenatore che fa della motivazione di squadra il suo maggiore pregio. Auguri ringhio, anche se tu in questa squallida storia non c’entri nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711foto-ancelotti-e-de-laurentiis.jpgSiNil-calcio-e-le-sue-promesse-da-marinaio-1013638.htmSi100451001,02,03030285
181013637NewsCampionatiIpotesi Allegri sulla panchina del Napoli20191205140237La crisi del Napoli<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ un dato di fatto, ormai conclamato, che la situazione del Napoli Calcio, dopo i fatti di ammutinamento da parte dei giocatori nel non rispettare l’obbligo di ritiro forzato imposto dal presidente De Laurentiis, abbia creato malumori e spaccature nell’ambito di uno spogliatoio che mal volentieri accetta di pagare le onerose multe inflitte dalla società partenopea. Detto questo, c’è anche da considerare una situazione di classifica chiaramente deludente, se si pensa che la squadra di Carlo Ancelotti si trova in settima posizione di classifica a 17 punti di distacco dall’Inter che è prima e 16 punti dalla Juventus che si trova al secondo posto in classifica. Vista così, la stagione del Napoli appare quanto meno critica e fallimentare, tanto più che su questa squadra condotta da Ancelotti, il presidente De Laurentiis e la tifoseria partenopea avevano costruito sogni da scudetto anche in considerazione dell’ottimo andamento di questi ultimi anni in campionato. Ma, trovandosi nella situazione attuale, sembra anche giusto che la società Napoli Calcio con il suo presidente in testa, decida di guardarsi intorno per trovare in qualche modo la soluzione ai tanti problemi venutisi inaspettatamente a trovare nell’ambito della squadra. Fin dall’inizio di campionato De Laurentiis ha sperticato grandi lodi al suo allenatore, del quale nutre ancora oggi molta stima per la serietà professionale. Tuttavia, si impone il pensiero che in questa particolare circostanza riferita al disobbedire gli ordini della società alla squadra di andare in ritiro, Ancelotti non abbia gestito a dovere una situazione che richiedeva maggiore polso e autorità. Per tutte queste cose messe insieme e per la delusione di vedere il Napoli in quella posizione di classifica nonostante la possibilità di andare ancora avanti in Champions, si pensa a una sorta di ricambio tra giocatori e allenatore. E mentre la sorte di alcuni giocatori che compongono la rosa eccellente del Napoli, si sia già delineata tra il mercato di gennaio e quello estivo del 2020, per quanto riguarda la posizione dell’allenatore potrebbero esserci dei risvolti più immediati. E’ una sorta di prevenzione a quello che in realtà potrebbe succedere, il contattare telefonicamente alcuni mister che potrebbero sedere sulla panchina del Napoli. De Laurentiis pensa seriamente a Max Allegri, ma anche Spalletti e Gattuso potrebbero essere appetibili al patron napoletano. Ma se l’idea di avere come allenatore del Napoli Allegri stuzzica De Laurentiis, non altrettanto è nell’idea dell’ex allenatore della Juve che preferirebbe ricominciare eventualmente ad allenare il prossimo giugno 2020. Per quanto riguarda l’ipotesi Spalletti, invece, c’è da considerare il legame contrattuale ancora in essere dell’allenatore toscano con l’Inter, che chiederebbe a conti fatti un esborso di sei milioni per sbloccare la situazione. C’è poi una terza ipotesi legata a Gattuso, una strada percorribile e forse anche più semplice da definire. Ma c’è ancora un’altra idea da parte di De Laurentiis, il quale sta anche pensando a un altro mister x, del quale al momento non si conosce il nome. Insomma, una situazione molto delicata al Napoli, che si sta accentuando in un momento di caos assoluto. Riuscirà Aurelio De Laurentiis a sbrogliare una matassa così aggrovigliata?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Napolifl0711fl0711foto-aurelio-de-laurentiis.jpgSiNipotesi-allegri-sulla-panchina-del-napoli-1013637.htmSi100451001,02,03030250
191013632NewsCampionatiFabio Viglione, “Il Toro? Un contrasto tra luci e ombre”20191119060915Il parere di un autorevole avvocato tifoso granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avvocato Fabio Viglione</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno di quei tifosi del Toro che maggiormente si sono distinti nel tempo, per qualità di opinioni calcistiche espresse sempre con la massima oggettività. Tante volte abbiamo avuto modo di intervistarlo per avere una sua idea sulla situazione della sua squadra del cuore, e in ogni occasione non ha mai deluso le nostre aspettative. Così come in questa esaustiva intervista, in cui pone l’accento, con evidente amarezza, sul momento negativo del suo Toro che ha deluso le aspettative di tanti tifosi granata. Giurista patrocinante in Cassazione, l’Avvocato Fabio Viglione vive a Roma ormai da molti anni e svolge la sua attività professionale presso il suo avviatissimo studio legale che si avvale dell’apporto di numerosi qualificati professionisti. Ma il lunedì di ogni settimana, quando il Toro vince, pareggia o perde, per lui c’è sempre modo di fare un’analisi critica e competente con amici e colleghi, con la stessa meticolosa attenzione e precisione che pone nel suo quotidiano, quando deve garantire assistenza in ambito giudiziale. Ascoltiamolo dunque in questa intervista.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo il 4 a 0 del Toro inflitto al Brescia in terra lombarda, il tuo giudizio sulla squadra è cambiato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“No, non è cambiato. Resta un giudizio in chiaroscuro. Un contrasto tra luci e ombre. La parte luminosa è la potenzialità della squadra, espressa nella stagione scorsa quando tutto girava al meglio. Le ombre sono rappresentate dal gioco che non mi ha mai completamente convinto. Neanche quando assistito dai risultati. Naturalmente tengo stretta la vittoria di Brescia e soprattutto i 3 punti perché cominciavo ad essere in astinenza e cominciavo a guardarmi alle spalle…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A cosa pensi sia dovuto il periodo negativo che la squadra di Mazzarri sta attraversando?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Confesso che non sono riuscito a capirlo fino in fondo. Forse un calo della condizione atletica, una sfiducia dopo le prime impreviste difficoltà, un gioco troppo prevedibile e privo di coraggio e di un po’ di sana spregiudicatezza. Una punta come Belotti, isolata e senza rifornimenti, si sbatte facendo di tutto per conquistare palloni giocabili, ma è uno sforzo titanico con uno spreco mostruoso di energie. Essendo l’unico riferimento in attacco viene continuamente raddoppiato dai difensori avversari”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu, come tanti tifosi del Toro, che idea ti eri fatto di questa squadra all’inizio del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Avevo tante aspettative. Pensavo che, confermando tutto il gruppo e soprattutto non cedendo i cosiddetti “prezzi pregiati”, giocatori come Sirigu, Belotti e Izzo, tanto per fare tre nomi, saremmo stati in grado di mettere in campo una squadra solida e competitiva. Non cedere calciatori tanto richiesti sul mercato, poi, l’ho letto come una evidente dimostrazione di forza da parte del club. C’è un progetto e si porta avanti con continuità. Pensavo, poi, che l’affiatamento del gruppo, con una stagione in più sulle spalle avrebbe ulteriormente aumentato il tasso di esperienza e la complessiva affidabilità. Maggiore assimilazione degli schemi, più affiatamento. Gli acquisti di Verdi e Laxalt avrebbero dato poi ulteriore qualità. Due giocatori in cerca di riscatto dopo annate difficili. Si, in estate ero molto fiducioso. Ad oggi sono stato smentito dal campo. Ma credo ci voglia equilibrio di giudizio soprattutto nelle situazioni difficili, quando tutte le certezze sembrano venire meno”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se ci sono delle colpe, a chi sono maggiormente imputabili?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che quando, a quasi un terzo del campionato, si determini una situazione come quella attuale, è evidente che siano stati commessi errori. Preferisco parlare di errori e non di colpe, forse per la mia deformazione professionale. Errori commessi da tutti naturalmente. Credo che possano suddividersi in due tipi di errori. Quelli di valutazione iniziale, diciamo “programmatici”, sulle potenzialità dell’organico e quelli chiamiamoli “esecutivi” sulla realizzazione pratica del progetto. Dopo quasi un terzo di campionato, il bilancio parziale è certamente negativo. Abbiamo perso la metà delle partite, la maggior parte delle quali contro squadre costruite con diversi e meno ambiziosi obiettivi, certamente con organici meno competitivi. Credo che attualmente la squadra si esprima al di sotto delle proprie reali potenzialità”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se tu fossi il Presidente Cairo, cosa faresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è facile sostituirsi al Presidente e fare valutazioni dall’esterno. Io personalmente punterei sul potenziamento dei quadri dirigenziali della società, investendo su figure di massima professionalità ed esperienza. Per una società come il Torino saper individuare, in anticipo, prima che “esplodano”, i calciatori su cui puntare può essere determinante. E’ inutile far finta di niente: i fatturati delle società, i contributi dei diritti Tv creano fossati. La competizione oggi in Italia è figlia di questi dislivelli, in parte incolmabili. Guardiamo le classifiche finali degli ultimi 10 anni per averne una dimostrazione. Negli ultimi anni il Presidente Cairo attraverso una serie di investimenti - basti pensare a quanto sia salito il monte ingaggi e quanto abbia speso per acquistare alcuni calciatori da club di prima fascia - <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ha cercato di far salire il livello del Toro. D’altronde, anche quest’anno, l’aver trattenuto tutti, l’aver acquistato Verdi e riscattato Aina per cifre importanti, rappresentava il chiaro intendimento di puntare ancora più in alto del precedente settimo posto. Qualcosa evidentemente, ad oggi, non ha funzionato. Ma credo che il Presidente Cairo sia perfettamente in grado di diagnosticare i problemi ed abbia la voglia e la capacità per cercare e trovare le soluzioni più appropriate.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato prossimo il Toro affronterà in casa l’Inter di Antonio Conte. Che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una partita difficile per il valore dell’avversario e le motivazioni che spingono i nerazzurri. Ma il Toro ci ha abituati a meglio figurare contro questo tipo di squadre. Anche perché, a mio parere, quando è chiamato ad imporre il proprio gioco contro squadre chiuse fatica moltissimo. Credo che il Toro giocherà una partita ordinata ed attenta ed avrà l’atteggiamento giusto. Poi nelle singole partite, anche un episodio può indirizzare l’andamento e conseguentemente il risultato”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A parte il divario tecnico esistente tra queste due squadre, pensi davvero che sia possibile un’impennata d’orgoglio da parte del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che la partita possa essere l’occasione per far scoccare la scintilla e riaccendere una stagione che oggi sembra essere andata in letargo. Perdere contro Sampdoria, Lecce, Parma, Udinese… A tacere dello sconfortante tonfo contro la Lazio. E’ inutile giraci intorno, tutti ci saremmo aspettati un’altra classifica a questo punto del campionato. Ma la squadra deve essere in grado di non farsi condizionare e vivere l’evento liberandosi di zavorre mentali e di un velato senso di sfiducia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se potessi togliere qualche giocatore ai nerazzurri e inserirlo tra i granata, chi sceglieresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ dura. L’Inter ha un organico molto competitivo ed un allenatore in grado di far tirar fuori il meglio delle potenzialità di ciascun calciatore. Ma dico Nicolò Barella anche perché credo che il centrocampo sia il punto di crisi del Torino. Un problema antico. E’ quello il luogo nevralgico del gioco. Un gioco che, purtroppo, anche per le difficoltà in quella zona e la penuria di uomini di qualità non consente verticalizzazioni e manovre ariose. Barella potrebbe farci davvero molto comodo…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, da grande tifoso del Toro quale tu sei, come vivi la tua passione granata a Roma, città in cui abiti ed eserciti la tua professione di avvocato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con grande orgoglio. Anche mio figlio, tredicenne, tifa Toro a testa alta. Ha seguito la passione di suo padre e, pur senza averlo mai conosciuto, di suo nonno, capostipite della tradizione granata in famiglia. Noi siamo tifosi di una squadra speciale, unica, ammirata per la storia e l’identità che esprime. A Roma la passione per il calcio è vissuta in modo molto intenso ma sia i tifosi romanisti che laziali hanno grande rispetto per la nostra identità calcistica. Ne siamo fieri ed il nostro sentirci un po’ fuori dal coro ci rafforza nella nostra passione. Certo il lunedì, lui a scuola ed io in Tribunale, quando il Toro vince o perde catalizziamo i commenti di tutti…Dobbiamo sempre essere sul pezzo… <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti auguri per il futuro del Toro? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una crescita continua, una stabilizzazione nella parte alta della classifica. Una dimensione che possiamo migliorare soprattutto facendo salire l’asticella delle ambizioni. Io credo nella crescita graduale purché sempre assistita da un progetto. Puntare all’Europa o alla vittoria della coppa Italia deve diventare la normalità. Nel far ciò non dovremo mai perdere di vista la nostra storia e le nostre peculiarità. Dalla valorizzazione del Filadelfia come fucina di “granatismo” al rafforzamento costante del settore giovanile. Continuo a pensare che dalla Primavera debbano essere selezionati in buona parte i calciatori “da Toro”. Proprio pensando a quella distinzione del nostro grande Emiliano Mondonico tra giocatori “del Toro” e giocatori “da Toro”. Abbiamo bisogno di questi ultimi, anche in un calcio ormai votato sempre più al freddo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i>. Noi siamo il Toro, non una semplice squadra di calcio…”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avv.-fabio-viglione.jpgSiNfabio-viglione-il-toro-un-contrasto-tra-luci-e-ombre-1013632.htmSi100451001,02,03030393
201013604NewsCoppeIl Torino è fuori dall’Europa League20190830072318I granata escono dalla competizione europea a testa alta, ma....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Al Wolverhampton giocatori come Traoré e Jimenez che hanno fatto la differenza contro il Torino, sono costati 58 milioni di euro (Traoré 20 e Jimenez 38). Potrebbe essere un modo per analizzare la differenza tecnica che è emersa sul campo tra gli inglesi e un Toro che esce dall’Europa se pur a testa alta, ma con il dato di fatto che il sogno europeo è svanito ancor prima di cominciare. Se vogliamo dire che nella summa dei due incontri contro la squadra di Nuno Espirito Santo il Toro ha messo l’anima pur commettendo errori di ingenuità difensiva, ci può stare. Tuttavia, è innegabile che la squadra di Mazzarri non sembri abbastanza attrezzata, così com’è, per potere affrontare la ribalta del football europeo. E allora ci rivolgiamo al presidente Cairo, da noi più volte elogiato per la qualità amministrativa con la quale riesce a mantenere perfetti i bilanci della società granata, i quali dovrebbero essere gestiti con una maggiore attenzione su ciò che è la materia prima dell’azienda granata che fornisce calcio. Bene i risparmi quando ci vogliono e bene l’acume gestionale quasi persecutorio nell’intendere le entrate in bilancio superiori alle uscite, ma il campo vuole la sua parte e quindi si deve spendere (non scriteriatamente) per costruire una squadra capace di ben figurare in Europa, Questo ad oggi non è stato fatto, pur con l’attenuante che il Toro è entrato di diritto (ma tardivamente) ad effettuare i play off di Europa League in sostituzione del Milan. Detto questo e tenuto conto che ogni esperienza in campo internazionale è sempre bene farla perché produce mentalità e immagine per la squadra e la società, c’è sempre da rimarcare la lacuna della spesa non fatta per acquistare giocatori all’altezza della situazione, capaci di riempire i vuoti che emergono in certi settori del campo. Difesa e centrocampo andrebbero potenziati, ma a tre giorni ormai dalla chiusura del calciomercato il presidente Cairo ha acquistato il solo Laxalt, (l’annuncio ufficiale sarà dato probabilmente oggi) il quale è stato preso in prestito con diritto di riscatto. Poco, troppo poco per un Toro che ha avuto l’opportunità dopo tanti anni di partecipare al calcio europeo. Adesso testa al Campionato e alla Coppa Italia, ma i granata devono aumentare il tasso tecnico, anche se a parer nostro la squadra di Mazzarri ha fatto notevoli passi avanti sotto l’aspetto della mentalità vincente e di un’autostima che per troppi anni è stata latente. Ma ritrovata la forza, il carattere e lo spirito da Toro, adesso ci vuole la sostanza di qualche giocatore in più a centrocampo, capace di fare la differenza. Uscire a testa alta dall’Europa League, così come ha fatto il Toro contro il Wolverhampton, non fa altro che aumentare la delusione dell’ennesima occasione sognata e puntualmente destata repentinamente. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Wolverhamptonfl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNil-torino-e-fuori-dall-europa-league-1013604.htmSi100451001,02,03030293
211013588NewsEditorialeFrancesco Totti, “Mi dimetto perché sono stato tenuto fuori da tutto”20190617173911L`amaro sfogo dell`ex capitano della Roma, che consegna le sue dimissioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Essere ingombranti. E’ il destino dei calciatori importanti che poi, a fine carriera, si preferisce mandarli via perché fanno ombra ai vertici della società. Storie che si ripetono nel calcio di oggi, sempre più soggetto a rispettare gerarchie e ruoli importanti. Del Piero come Totti. Due capitani che hanno fatto la storia delle loro rispettive società, sono apparsi subito ingombranti per il loro successo mediatico a discapito dello stato maggiore societario. E così pure Totti ha dato l’addio alla sua Roma in una lunga conferenza stampa organizzata al Salone d’onore del Coni, tra emozione e tanta sicurezza di non avere più alcun ripensamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Mi dimetto non per colpa mia, ma perché sono stato tenuto fuori da tutto”. </i></b>Così <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Francesco Totti</i></b> si presenta ad una platea gremita di colleghi giornalisti i quali il più delle volte restano disarmati dalla chiarezza e dalla trasparenza dell’ex direttore tecnico della Roma. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Non è stata una decisione facile, ma non potevo più restare con una dirigenza che non mi ha mai fatto sentire parte in causa” </i></b>dice Totti, che aggiunge di avere contattato soltanto Conte come allenatore della Roma, perché ritenuto adatto al progetto di ricostruzione, ma la cosa non è andata a buon fine per diversi motivi.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> “Per il resto ho sentito parlare di altri allenatori che avrei contattato per sedere sulla panchina della Roma. Non è vero niente, sono tutte storie inventate”</i></b>. E la sua tanta voglia di sincerità lo porta a raccontare ciò che gli esce da dentro il cuore<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">: “Non ho mai avuto la possibilità di lavorare nell’area tecnica della Roma. Non avevo mai chiesto soldi, ma penso di avere le competenze per fare il direttore tecnico. Invece hanno fatto l’allenatore e il D.S. senza neppure chiamarmi. Mi hanno invitato a Londra due giorni prima, quando avevano deciso tutto, senza chiedermi se mi andavano bene o meno. Il pensiero fisso di alcune persone fin dall’inizio era fare fuori i romani dalla Roma. Adesso hanno ottenuto quello che volevano. Baldini? Mai avuto un rapporto con lui e mai ci sarà: si doveva scegliere e mi sono fatto da parte io.”</i></b> Amare le parole di Totti che dice pure che a Trigoria qualcuno “l’ha pugnalato”. Insomma uno sfogo a tutto campo contro chi non lo ha mai preso in considerazione per la posizione che occupava nella dirigenza della Roma. Intanto i tifosi giallorossi sono già in fermento, perché perdere in una volta sola due bandiere come Francesco Totti e Daniele De Rossi non è cosa da poco. Adesso si attende la risposta di Pallotta, Baldini e dei vertici della società. L’affare si complica e la gestione della comunicazione continua ad essere davvero carente. Ma lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Francesco Totti,</i></b> eterno capitano della Roma apre la porta ad un eventuale ritorno soltanto se un giorno cambierà la proprietà. Per adesso promette di andare a vedere qualche volta la sua Roma in curva, magari assieme a De Rossi. Tra la sua gente, il suo popolo che lo ha idolatrato, coccolato come uno di loro. Ma la Roma no!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-francesco-totti.jpgSiNfrancesco-totti-mi-dimetto-perche-sono-stato-tenuto-fuori-da-tutto-1013588.htmSi100451001,02,03030235
221013585NewsCalciomercatoLa Juventus e le strategie sull’allenatore 20190611170118Sarri si, Sarri no. L`attesa è davvero stressante per i sostenitori della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A quasi un mese dalla conferenza stampa organizzata dalla Juventus per l’addio a Massimiliano Allegri, ancora oggi non si sa ufficialmente chi sarà il nuovo allenatore dei bianconeri per la stagione 2019’20. Segno evidente di operazioni ingarbugliate e forse anche non propriamente chiare, nonostante lo sbandierare di Fabio Paratici che mette in evidenza la sicurezza dello stato maggiore della Juve, nel sapere perfettamente cosa vuole. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>A noi sembra tanto che questa volta la Juventus abbia smarrito tutta la sua proverbiale immagine di società perfetta nella programmazione e sicura nella fase decisionale di ciò che vuole. Ma dov’è finito lo stile Juve, in base al quale soltanto certi personaggi che curano l’immagine e i rapporti con i media possono accedere a fare parte della Vecchia Signora? A noi la scelta di Sarri stona un po’, soprattutto in considerazione dei trascorsi velenosi che l’ex allenatore del Napoli aveva avuto contro la Juve. C’è qualcosa che non quadra in tutto questo attendere, qualcosa che ci dice che questa volta la Juve si è trovata a scegliere il meno peggio, perché non è arrivata a chi veramente voleva: e cioè a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pep Guardiola.</i></b> Ma se il problema era quello di fare una sorta di rivoluzione copernicana relativa al concetto di gioco e al suo vincere proponendo la cultura propositiva e non più quella della stucchevole attesa, allora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Maurizio Sarri</i></b> ci sta come il cacio sui maccheroni. Tuttavia, resta quella perdita di stile che questo personaggio così fuori da ogni regola di cura e rispetto nei rapporti mediatici, apporterà alla Juventus. E allora non si nasconda il fallimento di non essere arrivata a Guardiola come prima scelta, e soprattutto la società bianconera non abbia timore di mortificare il proprio orgoglio nell’avere incassato un sonoro “NO” da parte dell’attuale allenatore del Manchester City. A dirlo, non c’è nulla di male! Non è mettere a nudo quella fragilità non tanto nascosta, che anche una grande società di calcio qualche volta possa essere rifiutata per chissà quale motivo. E non è neanche scoprire certe strategie aziendali per non favorire gli avversari, semmai certe cose dette chiaramente agevolano il buon rapporto con i propri tifosi. In tutta questa storia il popolo bianconero è radicalmente diviso, tra chi non vede di buon occhio Sarri e chi si lamenta di tutto questo celare ogni cosa. Si, perché un po’ va bene, ma adesso è davvero troppo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNla-juventus-e-le-strategie-sull-allenatore-1013585.htmSi100451001,02,03030407
231013576NewsEditorialePapa Francesco, rockstar vestita di bianco.20190524193229Un bellissimo giorno da ricordare....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il calcio, inteso come strumento straordinario di relazioni e integrazione sociale, è stato al centro dell’attenzione nella Sala Nervi in Vaticano, in un incontro organizzato dalla Gazzetta dello Sport. Davanti a seimila ragazzi entusiasti, Papa Francesco è sembrato tornare bambino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Giocare è bello, il calcio è davvero il gioco più bello del mondo”</b> dice Francesco, il quale dà persino un calcio al pallone riscuotendo una ola di entusiasmo. E’ il calcio che amiamo, quello fatto di cose semplici, perché la palla che rotola è il primo divertimento di ogni bimbo, un qualcosa da rincorrere. E’ la metafora della vita che t’insegna a rincorrere sempre gli obiettivi da raggiungere per farli tuoi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La vostra ola è come se avessi fatto un gol. Mi fa tornare in mente San Giovanni Bosco: lui diceva che per radunare dei giovani bastava lanciare una palla in aria. Dietro un pallone, infatti, c’è sempre un ragazzo con i sogni e le aspirazioni. Nella pratica sportiva non sono solo coinvolti i muscoli, ma c’è l’intera responsabilità del ragazzo. Chi dà tutto, dà l’anima”.</b> Sono le parole di Francesco, il Papa che sa entrare nell’anima di tutti, giovani e meno giovani. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b>, presidente RCS Mediagroup e del Torino F.C. ha parlato davanti al Papa e al folto numero di ragazzi, raccontando il significato di una giornata speciale. Ci sono stati dibattiti coordinati dai giornalisti della Gazzetta, in cui si è parlato del gioco del calcio come divertimento, educazione e inclusione con i campioni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dobbiamo fare squadra noi adulti”</b> - ha detto Cairo – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il calcio non sostituisce la scuola e la famiglia, ma è il fratello maggiore. E poi questo gioco è inclusione”. </b>E poi il Papa si rivolge ai campioni di calcio:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “ Non dimenticate da dove siete partiti, non dimenticate quel campo di periferia, quell’oratorio, quella società: vi auguro di sentire sempre gratitudine per la vostra storia, responsabilità educativa e solidarietà per i più</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">deboli, siate campioni anche nella vita perché non finisca la bellezza del calcio”.</b> Dunque, una bellissima giornata in cui i valori umani e sportivi si sono ben intersecati alla sacralità di un luogo davvero affascinante.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Vaticano Sala Nervifl0711fl0711foto-papa-francesco-con-cairo.jpgSiNpapa-francesco-rockstar-vestita-di-bianco-1013576.htmSi100451001,02,03030251
241013549NewsCoppeAl Filadelfia, il Toro Primavera vuole vincere la Coppa Italia20190411191830C`è grande attesa a Torino, per la finale di Coppa Italia Primavera contro la Fiorentina. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ecco. Ci siamo! Il giorno della sfida finale tra Torino Primavera e la Fiorentina è arrivato. I granata di Coppitelli vogliono alzare al cielo la Coppa Italia, dopo quell’infausta partita d’andata a Firenze che decretò tutta una serie di polemiche. E’ la voglia di dimostrare la rabbia e la delusione accumulata in quella occasione che fa la forza del giovane gruppo granata, il quale da molti giorni non pensa altro che a questo match in programma alle ore 19 di venerdì 12 aprile allo stadio Filadelfia. Un appuntamento che sta molto a cuore al presidente Cairo, alla società e ai tifosi granata, i quali accorreranno in massa per rappresentare il 12esimo giocatore in campo. Una spinta necessaria per galvanizzare i ragazzi di Coppitelli che sono già carichi e preparati ad affrontare una Fiorentina che non verrà certamente a Torino con l’idea di far passare il tempo per difendere il 2 a 0 dell’andata. Ma il Toro vuole rimontare quello svantaggio con una prestazione maiuscola sotto il profilo caratteriale. Importante non abbandonarsi a momenti di scriteriata foga, che spesso porta a non ragionare e lasciarsi sopraffare dall’ansia di segnare in fretta per ribaltare presto lo svantaggio. Siamo sicuri che i ragazzi di Coppitelli non cadranno in questo errore che potrebbe trasformarsi in un boomerang, ma sapranno costruire una vittoria con acume tattico e grande voglia di dimostrare la buona qualità tecnica che è insita in questa squadra. Peccato per quello sfortunato infortunio di Millico che proprio nel momento di maggiore forma ha fatto mancare alla squadra il suo prezioso apporto. Tuttavia, nel contesto globale della squadra di mister Coppitelli si è subito avvertita la voglia di non piangersi addosso, di reagire e continuare alla grande ogni impegno agonistico della stagione. Prova ne è che Nicola Rauti si è fin da subito caricato sulle spalle il peso della squadra, proprio come fanno i veri leader. Ma possiamo dire con tutta certezza che la forza dei granata è rappresentata dal suo insieme, dal suo intendere il credo calcistico di mister Coppitelli. E non è un caso il successo di Supercoppa contro l’Inter e anche gli ottimi risultati ottenuti in Campionato, in Coppa Italia e al Torneo di Viareggio. Adesso è arrivato il momento della sfida finale di Coppa Italia. Davanti c’è una Fiorentina da superare con tre palloni da fare entrare nella sua porta. A ogni gol il Filadelfia si scuoterà come una volta, come ai tempi della gloriosa storia granata, come le urla di gioia che ancora riecheggiano tra quelle mura. Che onore per i ragazzi di Coppitelli calcare quel prato, in una notte di magia granata dal sapore vagamente retrò. L’incredibile rimonta sulla Fiorentina ci sta, è nelle corde di questa squadra che ha tanta voglia di alzare al cielo la Coppa Italia 2018- ’19 riservata alle squadre Primavera. Per questo, la bomboniera del Fila sarà piena di tifosi granata. L’appuntamento è troppo importante!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711foto-primavera-torino-2018-19.jpgSiNal-filadelfia-il-toro-primavera-vuole-vincere-la-coppa-italia-1013549.htmSi100451001,02,03030295
251013535NewsCoppeChapeau a le roi Cristiano Ronaldo20190313192059La Juve va ai quarti di finale di Champions, grazie a una prestazione straordinaria. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Stamattina la Torino bianconera si è svegliata distesa, rilassata come dopo aver sostenuto un esame. L’emozione e l’adrenalina accumulata è stata tanta, anche in virtù di una sorta di incubo che si palesava come possibile eliminazione della Juventus in Champions. E anche per quella gran parte dell’Italia juventina che dalla Val d’Aosta alla Sicilia ha gioito per la tripletta di Cristiano Ronaldo inflitta all’Atletico Madrid, c’è grande soddisfazione. Un rotondo 3 a 0 che alla vigilia della partita era soltanto sperato, immaginato, sognato, sussurrato sottovoce, quasi a non scomodare l’intervento della fortuna per dare una mano. Grazie a questo risultato eclatante che sa di vittoria epocale, la Juventus di Max Allegri passa ai quarti di finale a seguito di una partita esaltante, perfetta per intensità, furore di gioco e intelligenza tattica. Un segnale importante, questo atteggiamento della squadra bianconera, che mette in rilievo la positività di certe critiche a mister Allegri, il quale ha azzeccato la formazione giusta da mettere in campo e, soprattutto, si è ravveduto in una espressione di gioco brillante che i numerosi campioni in squadra hanno saputo mettere in pratica. E’ stato come sciogliere le briglia a puledri di razza che parevano soffrire per essere sempre frenati da paure nell’essere sempre accorti a inibire le velleità dell’avversario di turno. Esattamente com’è stato nella partita d’andata contro l’Atletico Madrid, in cui lo stesso Allegri ha ammesso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Avevo pensato di adottare la stessa tattica e gli stessi uomini a Madrid, poi ho cambiato idea”.</b> Già, è proprio l’aver cambiato idea in corso d’opera che ha scombinato tutti i piani della squadra che si è abbassata e assoggettata all’iniziativa dell’avversario. Comunque, meglio tardi che mai! Sì, perché quando c’è il lieto fine delle cose, nonostante il pericolo scampato, si pensa di ricavarne un’esperienza da mettere a frutto per il futuro. Almeno ce lo auguriamo! Detto questo, passiamo all’analisi della gara. La Juventus si è presentata con un 4-3-3 (diventato poi 3-4-3), schierando in attacco Bernardeschi, Mandzukic, (impalpabile la sua presenza in campo, tanto da pensare a una Juve in dieci uomini) e Cristiano Ronaldo. A centrocampo Emre Can (preziosissimo il suo apporto in fase di interdizione e costruzione del gioco) Pjanic e Matuidi. Gli esterni Cancelo e Spinazzola (intensa la sua prestazione a livello tecnico e atletico) con Bonucci e Chiellini centrali, hanno formato i 4 di difesa. Il cholo Simeone ha risposto con un 4-4-1-1 con Morata punta avanzata, Griezmann alle sue spalle, Koke, Lemar, Rodrigo e Saul a centrocampo, mentre la difesa era composta da Godin, Gimenez, Arias e Juanfran. La Juve è subito partita col turbo incorporato e già al 4’ è andata in gol con Chiellini, ma l’arbitro e il Var l’hanno annullato per un fallo di Ronaldo sul portiere. Tutto ciò è il preludio ad una partita intensa e giocata intelligentemente da una Juventus che non ha mai rischiato reali pericoli dell’avversario, se non in un solo caso in cui Morata ha colpito di testa mandando però il pallone sopra la traversa. Al 27’ il continuo pressare della Juve viene premiato grazie a Cristiano Ronaldo, il quale ha insaccato di testa un ottimo cross di Bernardeschi. La Juve a questo punto crede nella remuntada e continua il suo forcing anche nella ripresa, annichilendo i cholconeros proprio come loro avevano fatto contro la Juve nella partita d’andata. Il resto della gara ci racconta un altro gol di testa di Ronaldo e poi la sua tripletta personale della serata, realizzata grazie a un calcio di rigore liberatorio per il passaggio della Juventus ai quarti di finale Champions. L’Allianz Stadium stracolmo in tutti i suoi posti, ha fatto da cornice a una festa storica, sperata, voluta, ma mai sicura nel suo epilogo a favore dei bianconeri. La Juventus ha vinto bene, divertendo i cultori del bel calcio che hanno apprezzato un Bernardeschi in grande spolvero, un Emre Can di grande qualità e uno Spinazzola che ha saputo stupire tutti, anche il suo allenatore. Ma lui, il re della Juventus, il promotore del raggiungimento di questo eclatante risultato, il leader che lo stato maggiore della Juve ha voluto fermamente, ha consegnato ciò che aveva promesso alla vigilia: la vittoria, il bel gioco e il passaggio del turno. Cristiano Ronaldo, l’indiscutibile trascinatore, il gladiatore di razza, che ai microfoni della Tv dice<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">:”E’ stata una bella vittoria, ma ancora la strada è lunga per arrivare in fondo. Giochiamo una partita alla volta e poi vedremo. Vinceremo la Coppa? In fondo la Juve mi ha preso per questo, no?”.</b> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNchapeau-a-le-roi-cristiano-ronaldo-1013535.htmSi100451001,02,03030235
261013500NewsCoppeLa Juve di Champions, da corazzata diventa una piccola barca.20181213190021Deludente trasferta della Juventus in Svizzera. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per tutta la partita di Champions, ultima del girone H nei sedicesimi di finale, abbiamo stentato a capire se quella vista contro lo Young Boys fosse veramente la Juventus o, piuttosto, una squadra di terza categoria. Altro che corazzata, quella era una barchetta da pesca. Troppo brutta per essere vera, troppo fuori da ogni logica calcistica che non può ammettere errori anche nella più elementare funzione dei fondamentali. Errori negli stop, innumerevoli passaggi sbagliati, frenesia assurda e gioco di squadra che è stato latitante. Si dirà del campo sintetico, si farà riferimento al freddo, al terreno ghiacciato e altre scuse che non reggono perché la Juve e Allegri hanno sbagliato alla grande. Dybala, unico giocatore veramente in forma e talentuoso, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è stato tenuto chissà perché in panchina fino a metà del secondo tempo, allorquando, dopo essersi adattato al sintetico che non predilige, ha sfoderato una prestazione maiuscola realizzando un bellissimo gol e un altro di pregevole fattura tecnica che, tuttavia, è stato annullato dall’arbitro per una molto dubbia situazione di gioco in area di rigore. Ma la Juve, a parte la nota lieta del rinvigorito argentino, deve lamentare una partita assolutamente negativa in cui pur perdendo contro i modestissimi svizzeri che hanno giocato il match della vita, chiude il proprio girone in testa alla classifica anche per effetto della sconfitta del Manchester United a Valencia. A nostro avviso si è insistito erroneamente su un Bernardeschi che è ancora troppo lontano dalla forma migliore, si è fatto giocare un Cuadrado che in allenamento aveva già avvertito male al ginocchio e un Pjanic troppo stanco e annebbiato nelle idee. Neanche Mandzukic e Cristiano Ronaldo si sono salvati nella generale confusione tattica e tecnica. A centrocampo, nel bene e nel male, ha fatto quel che ha potuto soltanto Bentancur, il quale ha creato la sua piccola diga nel contrastare gli indemoniati svizzeri che hanno pressato alto e inibito la fonte del gioco bianconera. Sì, la Juve passa agli ottavi da prima in classifica, ma deve assolutamente convertire il suo pensiero in base al quale in Champions basta soltanto CR7 per vincere la Coppa. Non è così, perché fermo restando la maggiore qualità tecnica e mentale apportata da Ronaldo nella Juventus di quest’anno, in Europa bisogna presentarsi sempre con un alto cipiglio di squadra fisicamente preparata a lottare su ogni pallone, evitando magari di far riposare i vari Cancelo, Chiellini, Matuidì per risparmiarli in vista del derby. No – Juve - non c’è giustificazione a una partita del genere. Ravvediti, se davvero vuoi vincere la Champions. Chiunque sia il tuo prossimo avversario agli ottavi di finale, prepara un altro tipo di partita. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bernafl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-di-champions-da-corazzata-diventa-una-piccola-barca-1013500.htmSi100451001,02,03030331
271013471NewsEditorialePer non dimenticare20181007131880Grazie a una fotografia trovata dal mio angolo dei ricordi<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Capita a volte nella vita di rovistare tra i ricordi e ripercorrere in maniera carezzevole ciò che è stato. Questo mi è successo l’altro giorno, mentre ero intento a cercare altro. Tra mille cose che ho nel cassetto dei ricordi, infatti, mi è venuta tra le mani una fotografia che mi era stata fatta durante una bellissima serata trascorsa in locale torinese, assieme <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’ex presidente del</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino calcio Beppe Aghemo</b>. Ricordo che in quella occasione, in cui presentai una serata dedicata al calcio, erano presenti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Ossola, la signora Maroso, Natalino Fossati e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Domenico Beccaria.</b> Tutti granata, tutta gente del Toro, tutti presenti per essere vicini a lui, il presidente del Torino. Ed ecco che mi sovvengono alla mente le mille cose fatte con Beppe Aghemo. Tante sono state le interviste che gli ho fatto fin da quando è stato presidente del Moncalieri calcio, ma soprattutto ricordo la generosità immensa di questo grande amico che mi ha sempre dato una mano, quando gli ho chiesto il suo aiuto nell’organizzare eventi a fini di beneficenza. Per il Parkinson o per qualsiasi altra cosa mi venisse in mente di fare per l’aiuto al prossimo, Beppe mi è stato sempre accanto, sposando senza il minimo dubbio ogni iniziativa a carattere sociale. Per me è stato un incontro fortunato che mi ha fatto entrare subito in empatia con una persona dall’apparente carattere impulsivo, ma che nascondeva attraverso la sua sensibilità antichi valori costruiti da un percorso di vita davvero ricco di umanità. Ed è stato subito idem sentire con questo grande personaggio che ancora oggi, a distanza di 4 anni dalla sua morte avvenuta a 71 anni di età dopo una breve malattia, mi addolora in maniera particolare. Lui che è ricordato come il presidente del Torino calcio che è rimasto in carica soltanto 54 giorni per vari dissidi con l’imprenditore Franco Cimminelli, lui che ha ricoperto un ruolo dirigenziale importantissimo nell’ambito dell’Unione Industriale di Torino, non ha mai dimenticato gli ultimi, i più bisognosi,coloro i quali nella vita non sono stati fortunati. Tutti argomenti a lungo sviscerati nel discorrere delle mie tante interviste fatte, in cui emergeva sempre l’uomo a caratteri cubitali prima ancora del professionista. Per me <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Aghemo</b> è stato un fratello maggiore, dal quale ho attinto tantissimi insegnamenti di vita che mi hanno fatto riflettere e forse anche un po’ crescere nella mia attività professionale e umana. E ho ancora in mente quella particolare intervista che gli fece proprio nel suo ufficio dell’Unione Industriale di Torino, che intitolai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Beppe Aghemo dalla A alla Z”.</b> Mai titolo fu più appropriato per una intervista in cui è stata sviscerata la vera anima di un uomo, del presidente del Torino di allora, che seppe mettersi a nudo facendo emergere tutti i suoi valori in cui credeva fermamente. Ecco, a chi lo conosceva soltanto come personaggio vulcanico, Aghemo ha dato prova della sua vera essenza, del suo vero essere che non si confaceva con quell’apparire spesso distorto da chi si soffermava soltanto in maniera superficiale, senza mai andare a fondo dell’uomo. Un tifoso del Toro che aveva dentro la vera passione granata, radicata nel tempo come qualcosa che ti fa soffrire e poche volte anche gioire. Il Toro era dentro di lui, e il giorno in cui diede le sue dimissioni da presidente, salutando i tifosi disse: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“E’ come se avessi perso un figlio”.</b> Ebbene, grazie anche al fato che mi ha fatto ritrovare una foto a me cara che ha suscitato indimenticabili ricordi ed emozioni, tengo particolarmente a rinvigorire la figura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Aghemo</b>, affinché non sia affievolita dall’impietoso trascorrere del tempo. Per non dimenticare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cavallaro-aghemo-(600x800).jpgSiNper-non-dimenticare-1013471.htmSi100451001,02,03030164
281013459NewsCampionatiInter Torino, due facce della stessa medaglia20180827094225Una partita dai due volti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter – Torino 2 a 2 = Perisic al 6’, De Vrij al 32’, Belotti al 55’, Meité al 68’</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il blackout mentale è diventato il motivo conduttore di questo inizio di campionato in cui si evidenziano molti problemi legati soprattutto alla ricerca di un gioco, di un’identità di squadra e di un amalgama talora difficile da raggiungere. E allora si assiste a partite come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino</b> in cui il desiderio di superarsi non è più forte dell’equilibrio del risultato finale. Nerazzurri e granata hanno pareggiato una gara dai due volti che mette in analisi certi punti ancora da colmare dal punto di vista caratteriale e tecnico. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’Inter di Spalletti</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> ha giocato un ottimo primo tempo mettendo sotto un Torino evanescente e negativamente sorprendente per assoluta mancanza di reattività. Poi, nel secondo tempo, i nerazzurri hanno perso improvvisamente quel cipiglio di squadra dimostrato all’inizio e si sono persi in un’inspiegabile abulia che mette in discussione anche il suo allenatore per non essere riuscito fin dallo scorso campionato a dare una certa continuità alla squadra. Troppo altalenante questa Inter di Spalletti che comincia il campionato perdendo fuori casa contro il Sassuolo e pareggia malamente la prima partita interna contro il Toro. E non può essere certamente la mancanza dell’infortunato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nainggolan</b> la causa di questa situazione. Certo, la presenza del belga darebbe un valore aggiunto nel centrocampo di Spalletti che spesso rappresenta il vero problema mai risolto dell’Inter. Ottimi gli inserimenti dell’esterno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Politano</b> e a sprazzi anche apprezzabili le incursioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic </b>che pecca sempre di mancanza di continuità. Note negative per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi </b>che, tuttavia, pensiamo abbia bisogno di un maggiore supporto nella zona d’attacco, avvicinandogli maggiormente quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic</b> che abbiamo visto svariare in lungo e largo per il campo. Da rivedere il centrocampo che pur vanta nomi illustri come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah, Vrsaljko, Vecino e Brozovic</b> e una difesa che dovrebbe essere più attenta e senza attimi di distrazioni, specie se facciamo riferimento a giocatori di qualità come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Vrij,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Skriniar e D’Ambrosio</b>. A <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> che è il timoniere di questa squadra, si chiede di trovare presto la soluzione di tanti problemi venuti alla luce. In fondo, la società nerazzurra quest’anno gli ha affidato fior di giocatori di grande livello tecnico in tutti i reparti. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Toro di Mazzarri</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>, invece, sembra proiettato sulla strada giusta. Infatti, eliminando l’assurdo primo tempo contro l’Inter, il Torino visto nella prima di campionato contro la Roma e quella ammirata nel secondo tempo di San Siro è una squadra vera, essenziale e con un carattere ben delineato. La reazione a un inizio assolutamente deprimente è da considerarsi in maniera positiva, soprattutto nell’evidente desiderio di non apparire amorfi e privi di mordente. Il cuore Toro è questo, ma c’è ancor di più rispetto all’anno scorso in cui si peccava di qualità in un centrocampo troppo muscolare e poco tecnico. Oggi il Toro è ben assortito in difesa, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu</b> non si discute per sicurezza tra i pali, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nkoulou </b>che meraviglia sempre più per carisma e scelta di tempo negli interventi, gli eterni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moretti e De Silvestri</b> e poi con quel nuovo acquisto che risponde al nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Izzo</b>, un infaticabile frangiflutti a protezione della difesa. Ma abbiamo visto mordere le caviglie dell’avversario anche a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Soriano </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon</b>, i quali hanno trovato in Meité il supporto ideale per ripartire in contropiede. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> nel suo incedere veloce con spunti di notevole tecnica individuale, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b> sembra rinvigorito e desideroso di cancellare l’anonimo campionato dello scorso anno. Adesso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> deve lavorare molto sulla ricerca più psicologica che tecnica di trovare la causa di certi blackout inspiegabili e pericolosi. E poi c’è da considerare il punto interrogativo riguardante gli inserimenti di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ljajic</b> (eterno incompreso) e di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza</b>. Ad oggi, conoscendo la scuola di pensiero del tecnico toscano, dubitiamo in un attacco a due punte. Tuttavia, pensiamo che se a turno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza</b> sapranno sacrificarsi per dare una mano a centrocampo, potremmo assistere a un Toro con maggior peso in attacco. Ma siamo solo alla seconda di campionato, e se anche il Toro come tutte le altre squadre é alla ricerca di una vera identità, possiamo affermare che quest’anno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> ha la possibilità di provare più soluzioni tattiche. Il Torino è finalmente una squadra vera. Si studi il modo migliore per renderla brillante e competitiva. L’Europa l’attende da troppi anni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNinter-torino-due-facce-della-stessa-medaglia-1013459.htmSi100451001,02,03030149
291013383NewsCampionatiToro, in fondo ti si chiede maggiore dignità20180302180113Si attende la partita contro il Crotone, ma il popolo granata è già in fermento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Le due sconfitte subite dal Toro tra derby e Verona, hanno creato tra i tifosi granata un diffuso malcontento. C’è fermento tra la gente del Toro che ha mal sopportato l’atteggiamento quasi rinunciatario contro la Juve e poi la sconfitta in casa di un Verona penultimo in classifica. Così la rabbia, intesa come sentimento del sentirsi traditi, ha prevalso nel popolo granata con polemiche e anche con una bomba carta scoppiata all’interno dello stadio Filadelfia nel corso di un allenamento. Insopportabile l’idea dell’ennesimo fallimento stagionale in cui certe premesse di Europa sono andate letteralmente in fumo. Adesso ci sarà la partita casalinga contro il Crotone a dover dire chi è eventualmente da Toro oppure no, ma soprattutto i tifosi si aspettano una reazione nell’atteggiamento della propria squadra che contro i calabresi deve assolutamente vincere. Con il rientro dal primo minuto di Ljajic, Mazzarri pensa di cambiare tatticamente un modulo che dia maggiori garanzie in attacco. Fino ad oggi, infatti, il gallo Belotti è apparso troppo solo in attacco pur con la presenza di Iago Falque, il quale è apparso troppo arretrato e preoccupato di tenere a bada la fase di non possesso palla. Con l’inserimento di Ljajic, del quale non è mistero la sua non adattabilità al sacrificio d’interdire all’occorrenza, Mazzarri tenta la carta di un Toro più offensivo e meno assillato sulla fase difensiva. I tifosi attendono l’incontro contro il Crotone (che ha pure problemi di classifica) con la mera speranza di un successo del Torino. Dare tutto deve essere l’imperativo assoluto, altrimenti crediamo che la contestazione granata lieviterà ancora. Troppi anni di delusione e questa maglia non lo merita. Questo dicono i tifosi del Toro che in fondo chiedono maggiore dignità e rispetto per la grande storia granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNtoro-in-fondo-ti-si-chiede-maggiore-dignita-1013383.htmSi100451001,02,03030204
301013378NewsCampionatiIl Toro non accende la luce e la Juve lo punisce20180218164355Termina senza emozioni il derby della Mole<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La Juve vince il derby con un gol di Alex Sandro e prosegue il suo contendere lo scudetto con il Napoli. Diciamo subito che non è stata una bella partita, perché fin da subito è apparsa troppo tattica e senza spunti di gioco spettacolare. La Juve già incerottata per l’assenza di alcuni dei suoi uomini migliori, ha dovuto fare a meno anche del pipita Higuain, che proprio all’inizio della partita si è procurato una distorsione alla caviglia ed è uscito dal campo sostituito da Bernardeschi. E proprio l’ex fiorentino, autore di diversi spunti che lo hanno reso tra i migliori in campo, ha dato lo spunto per l’unico gol della partita segnato dalla Juve al 33° del primo tempo da Alex Sandro. Il Toro, a nostro avviso, ha temuto oltre il dovuto una Juve che è stata improvvisata da Allegri per l’indisponibilità di tanti suoi giocatori. Riteniamo, infatti, che la squadra di Mazzarri avrebbe potuto e forse dovuto osare di più, soprattutto dopo l’uscita per infortunio di Higuain. E invece i granata sono apparsi privi della loro veemenza calcistica messa in mostra soprattutto nei derby. Alla vigilia del derby, Walter Mazzarri ha raccomandato la calma, giusto per non cadere nella trappola di quell’irruenza scriteriata messa in mostra con Sinisa Mihajlovic nelle ultime stracittadine. Certamente apprezzabile la raccomandazione ai suoi giocatori da parte del tecnico di San Vincenzo, tuttavia, ci viene da pensare che una maggiore caparbietà sarebbe stata opportuna e accolta come atteggiamento migliore da applicare in campo. In sostanza, il Toro non ha mai pressato alto per paura di essere punito dalla Juve nelle ripartenze, permettendo così agli avversari di esprimere in tutta tranquillità la loro superiorità tecnica. Ecco, se dobbiamo fare un’appunto a Mazzarri è proprio quello di non avere autorizzato la squadra a provarci,tanto è vero che non ricordiamo alcun tiro in porta in grado di impensierire Szczesny, i cui guanti sono riusciti a sporcarsi soltanto nell’occasione di un tiro di Iago Falque negli ultimi dieci minuti di partita. Poco, troppo poco per una Juventus che anche se priva di Mandzukic, Matuidi, Dybala (entrato nella ripresa ma visibilmente fuori forma e poco incisivo) Barzagli, Cuadrado, Howedes, Lichtsteiner (entrato a due minuti dalla fine) e Higuain, ha in qualche modo digerito l’amara pillola che ha dovuto ingerire in Champions contro il Tottenham. Termina, dunque, a favore della Juve, un derby opaco nel gioco e privo di emozioni che sancisce definitivamente l’allontanamento del Toro dalla zona Europa, mentre la Juventus continua il duello scudetto con il Napoli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNil-toro-non-accende-la-luce-e-la-juve-lo-punisce-1013378.htmSi100451001,02,03030211
311013357NewsCampionatiIl Toro targato Mazzarri fa già ben sperare20180107164950Al Toro si respira l`aria della speranza per un futuro migliore<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo il terremoto granata a seguito del derby di Coppa Italia, l’evanescenza di gioco, le polemiche scatenate dopo il fallo di Khedira su Acquah che non è stato punito dall’arbitro, l’ennesima espulsione e l’atteggiamento esasperatamente reiterato di Sinisa Mihajlovic che è stato poi esonerato dal presidente Cairo, adesso in casa Toro sembra essere ritornata la quiete dopo la tempesta. Nella prima giornata di ritorno di Campionato contro il Bologna, il Toro si è presentato allo Stadio Grande Torino con il nuovo tecnico <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Mazzarri</b> e con una vittoria netta di 3 gol a zero. Ma al di là di questo risultato rotondo nel punteggio che è maturato attraverso l’assetto tattico del 4-3-3, la squadra del nuovo mister granata è apparsa convincente nel gioco e rinfrancata dal punto di vista mentale. Adesso tutti diranno che la cura Mazzarri ha dato i suoi frutti, noi diciamo che i meriti vanno attribuiti maggiormente alla squadra per la sua compattezza globale e la voglia di presentarsi al meglio davanti al nuovo tecnico, che prima della partita ha avuto soltanto il tempo materiale di sostenere due allenamenti. Poco, troppo poco per incidere positivamente sulla squadra. Tuttavia, ci preme sottolineare che il Toro, pur presentandosi con l’ormai rodato modulo tattico voluto da Mihajlovic, grazie a Mazzarri si è evidenziata una meno scriteriata frenesia, più possesso palla, più ordine nel far girare la palla senza mai avere fretta di disfarsene e più aggressività ragionata. Spesso abbiamo visto i due centrali del Toro N’Koulou e Burdisso stare all’altezza del centrocampo, con una fisionomia di gioco molto più convinta a costruire e proporre il gioco offensivo, piuttosto che a distruggere l’iniziativa dell’avversario. Un atteggiamento propositivo che è stato anche frutto di un convincersi ad aggredire alto l’avversario, non soltanto con un giocatore, così come abbiamo visto prima, ma con l’ausilio degli attaccanti che sono stati spesso aiutati a turno dai centrocampisti. E poi ci è piaciuto molto il segnale che Mazzarri ha dato nel saper leggere la partita in corso, quando ha modificato la posizione di Baselli in risposta a Donadoni, il quale ha fatto entrare Donsah per costruire una maggiore manovra. Tutte cose da non sottovalutare, che non nascono dal nulla, ma che sono emblematiche di un Toro nuovo che ha l’obbligo di rasserenare l’ambiente e incoraggiare i suoi tifosi che hanno bisogno di credere in se stessi, piuttosto che piangersi addosso per i torti subiti. Imporre il proprio gioco a testa alta con la forza dell’autostima, è il primo obiettivo da raggiungere per centrare quell’Europa cui il Toro ambisce. Vedremo cosa accadrà in seguito. Poi, come sempre, parleranno chiaro i risultati che sono sempre il frutto della grande dedizione, del lavoro assiduo, dell’impegno da parte dei giocatori di affidarsi ai dettami del nuovo mister e del capire durante gli allenamenti cosa bisogna fare quando si scende in campo. Se così sarà, siamo sicuri di vedere un Toro più cinico, più ragionevolmente aggressivo, pragmatico nella sostanza e meno nascosto dietro quell’orgoglio sentimentale diventato ormai alibi di quell’emblema che da sempre si identifica nel Vecchio Cuore Granata. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNil-toro-targato-mazzarri-fa-gia-ben-sperare-1013357.htmSi100451001,02,03030195
321013356NewsCampionatiCairo esonera Mihajlovic, ma la decisione appare tardiva.20180104163656Fuori Mihajlovic dentro Mazzarri. Cairo riuscirà a rimettere in sesto il Toro?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma quanto tempo c’è voluto prima di maturare una decisione che si doveva prendere subito dopo la deludente partita casalinga contro il Verona. Adesso verrebbe proprio da dire: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Meglio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tardi che mai”.</b> Tuttavia, anche se il Toro si trova a soli tre punti sotto la possibilità di rientrare ad acquisire un posto in Europa, ci sembra un po’ difficile che possa raggiungere l’impresa nonostante ci sia ancora da giocare tutto il girone di ritorno. Il nuovo tecnico della squadra granata sarà Mazzarri, ex allenatore di Napoli e Inter che manca dal calcio italiano dal 2014. Per lui è già pronto un contratto da firmare che lo legherebbe al Toro fino al 2020. Dunque, almeno per il momento scadrebbe l’dea di una figura di allenatore traghettatore, ossia il desiderio di poter arrivare&nbsp;a fine campionato per potere ingaggiare Gasperini, il quale è ancora legato contrattualmente all’Atalanta. Il Gasp, si sa, è un pallino di vecchia data di Cairo, tuttavia, in situazioni di così impellente emergenza non era possibile affidare la squadra ad altro allenatore più disponibile di Mazzarri. Adesso si spera che con l’avvento del nuovo tecnico il Torino ritrovi il gioco, ma soprattutto quella tranquillità perduta. Con Mihajlovic si perde un personaggio vulcanico e imprevedibile sotto l’aspetto caratteriale, che in 18 mesi di permanenza in granata non è mai riuscito a dare un gioco di squadra vero e proprio. Un Toro sempre a spizzichi e piccoli bocconi, in cui si è evidenziato il comportamento di una squadra mediocre che fino all’anno scorso veniva camuffato dai gol del gallo Belotti, ma che quest’anno a causa del suo lungo infortunio non è stato più possibile nasconderne l’evidenza. Storie di un Toro in cui si crede ancora nello storico cuore, ma che ormai in un calcio moderno concepito in modo cinico e non più romantico si vorrebbe più attuale nella mentalità e nelle ambizioni sorrette da una giusta programmazione. Adesso si volta pagina e si spera nell’avvento di Mazzarri, il quale, pur non avendo fatto grandi cose nella Premier League inglese, ci si augura possa dare un’impronta tecnica e tattica a un Toro che ancora oggi aspira ad entrare in Europa. La squadra può vantare due ottimi portieri, una difesa accettabile, un centrocampo ancora da registrare ma non meno valido delle squadre di seconda fascia, e un attacco che può contare sulle prestazioni in recupero di Belotti, del giovane Edera e di un Niang che potrebbe essere ceduto per far posto ad un attaccante di maggiore affidamento. Vedremo cosa accadrà in questo mese di gennaio in cui si apre il mercato invernale. Intanto, il primo passo importante è stato fatto! Adesso si proceda con il rinnovamento che deve essere caratterizzato da un ambiente più sereno e dal recupero di un’immagine di società il cui stile è stato spesso messo in discussione a causa dei comportamenti non sempre esemplari del suo ex allenatore.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711mazzarri-inter.jpgSiNcairo-esonera-mihajlovic-ma-la-decisione-appare-tardiva-1013356.htmSi100451001,02,03030224
331013347NewsCampionatiDerby d’Italia: tanta attesa, molta delusione20171210101940Nel catino dello Stadium, freddo polare e calcio deludente.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nel calcio succede spesso che partite di notevole importanza ai fini della classifica, diventino match di esasperazioni tattiche che vanno a discapito del gioco e dello spettacolo. E’ successo ieri sera all’Allianz Stadium, dove era di scena Juventus Inter. Era davvero tanta l’attesa di questa partita che poneva tutti i presupposti per un gustoso piatto di emozioni, ma le due squadre si sono preoccupate maggiormente di non perdere. Soprattutto l’Inter di Spalletti, che soltanto in un’occasione nel corso del secondo tempo l’abbiamo vista sfiorare il vantaggio. Dall’altra parte la Juve non ha dimostrato di fare chissà quale sforzo per superare l’avversario, tuttavia, nel computo dell’interesse di vincere la partita ha manifestato maggiore convinzione. Questo non vuol dire che avrebbe meritato di vincere la gara più dell’avversario, anche perché non si sono viste azioni brillanti ed è quindi mancato lo spettacolo. Mandzukic ha sprecato le poche occasioni da gol create dai bianconeri e soltanto Cuadrado si è sfiancato per tutta la partita, cercando sulla destra di azzeccare il cross vincente. Ma non era serata, perché i tanto attesi Higuain e Icardi non hanno potuto dare corso alla loro abilità di bomber per non avere ricevuto nessuna palla gol, anzi li abbiamo visti più come aiuto al centrocampo che non nel loro naturale ruolo di attaccanti. Non avendo dunque spunti di cronaca vera da rilevare, ci sembra giusto fare un’analisi su quello che in fondo ci ha detto questo match che ci è apparso freddo e privo di fiammate, proprio come il clima dello Stadium che segnalava – 0 gradi. L’Inter di Spalletti sembra effettivamente essere uscita dall’anonimato che l’ha relegata in questi lunghi anni di oscurantismo pallonaro, dimostrando molto carattere in difesa, solidità a centrocampo e quell’ordine tattico che non era più nelle sue corde ormai da troppo tempo. La Juventus ha ricominciato a non prendere gol (cosa molto indicativa) ma ha assoluto bisogno di recuperare Dybala.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>L’argentino è stato lasciato in panchina per entrare sul finire della gara, ma non si capisce come Allegri abbia potuto privarsi di un Douglas Costa che nelle partite precedenti è stato tra i giocatori più brillanti della Juventus. Davvero ardita la decisione del mister bianconero di lasciare in panchina un giocatore in forma, per inserirne altri che non lo sono. Ad esempio, perché Marchisio non può giocare dall’inizio al posto di un Khedira in chiaro affaticamento? E perché Mandzukic è inamovibile, quando invece appare evidente la sua voglia di riprendersi attraverso qualche turno di riposo? Tutte domande che spesso vengono fatte ad Allegri, la cui risposta è sempre legata alla garanzia della copertura della squadra. C’è dunque un’evidente logica nel tecnico della Juve che sa più di necessità di una copertura in aiuto del centrocampo e della difesa, piuttosto che di costruzione di un gioco che poche volte appare propositivo. D’altra parte, non è un caso che Allegri sostenga che lo scudetto lo vince chi prende meno gol. Sarà, ma a noi questa teoria non ci convince molto. Dunque, un derby d’Italia che non ha detto nulla sotto il profilo del gioco e delle emozioni, ma che in fondo accontenta soprattutto l’Inter per essere uscita indenne da uno stadio, dove giocarci che non è facile per nessuno. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNderby-d-italia:-tanta-attesa-molta-delusione-1013347.htmSi100451001,02,03030200
341013337NewsEditorialeSi dimette il presidente Tavecchio. E adesso avanti tutta.20171120200051In Figc si apre una nuova era.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il presidente della Figc Carlo Tavecchio ha dato le dimissioni. Un atto dovuto, dopo la catastrofe della non partecipazione della nostra Nazionale ai mondiali che si svolgeranno quest’estate in Russia. L’intero Consiglio Federale, invece, ha deciso di non lasciare il proprio incarico. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho preso atto del cambiamento di atteggiamento di alcuni di voi”</b> ha detto Tavecchio, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ambizioni e sciacallaggi politici hanno impedito di confrontarci sulle ragioni di questo risultato. Mi dimetto, con un gol sarei stato un eroe”</b> ha continuato l’ormai ex presidente della Figc. Dunque, adesso si ricomincia da zero proprio come la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori e dell’opinione pubblica voleva. Molte cose sono da fare nel palazzo della politica del pallone italiano. In primis la riorganizzazione interna, dove si vogliono ormai da molto tempo quelle figure di campo capaci di saper gestire l’apparato calcio attraverso la vera preparazione di settore. E’ un po’ come ripartire imparando i fondamentali di ciò che significa un progetto serio che ci porti in quella posizione del football mondiale che ci compete. Per far questo è assolutamente importante studiare l’esempio di Francia, Spagna, Inghilterra e Germania che sono ritornate grandi dando fiducia ai propri giovani, investendo e ampliando i Settori Giovanili in tutta Italia, isole comprese. Per far questo è necessario dare maggiore professionalità agli istruttori di calcio attraverso corsi di aggiornamento, con contratti che sappiano di professionismo vero e non con il senso del volontariato così come avviene oggi. Poi resta il nodo del nuovo C.T. che non sarà nominato fino al prossimo giugno. Si fanno i nomi di Ancelotti, Conte e Ranieri, ma ognuno di loro prima di accettare vogliono avere le giuste garanzie su un progetto serio. Intanto, per far fronte alle amichevoli già in programma da tempo e attendendo la fase eliminatoria per gli Europei del 2020, è possibile che il Consiglio Federale decida di nominare un traghettatore che potrebbe essere Luigi Di Biagio. E’ chiara la confusione totale che in questo preciso momento regna sovrana nelle stanze della Figc. Adesso bisognerà mettere in atto il cervello senza fretta, senza giochi di Potere, ma nell’intento di risalire la china step by step nell’interesse di tutti e non di poche persone. Il calcio appartiene all’Italia, ai suoi tifosi e alla voglia di sentire la maglia azzurra come massimo raggiungimento della carriera di un calciatore. Si collabori con le società di calcio che investono privatamente e tendono a uno strapotere che nuoce gli impegni di organizzazione della nostra Nazionale. L’unione fa la forza e il calcio pubblico (Figc) deve incontrarsi e non scontrarsi con l’interesse del calcio privato. Il resto si vedrà. Ma si cominci con il piede giusto e con figure nuove e capaci. L’Italia sportiva aspetta!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-tavecchio.jpgSiNsi-dimette-il-presidente-tavecchio-e-adesso-avanti-tutta-1013337.htmSi100451001,02,03030231
351013326NewsCampionatiContro l’Inter, abbiamo visto il miglior Toro della stagione20171106192619Ottima prova dei granata, che hanno messo in difficoltà la squadra di Spalletti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Spesso siamo stati tra i detrattori di Mihajlovic, non certo per partito preso ma crediamo a ragion veduta, visti i risultati di un Toro che non ha mai dato l’impressione di mostrare gli attributi. Ma questa volta, al Meazza contro l’Inter, abbiamo ammirato una squadra capace di fare una partita di sostanza e anche di grande acume tattico, nel contrastare un avversario che alla vigilia era dato favorito da tutti. Con il rientro di Belotti, già domenica scorsa contro il Cagliari si è notata la tendenza tattica al ritorno del 4-3-3, che l’anno scorso aveva apportato buoni risultati. Così il Miha ha optato per questo assetto tattico, lasciando in panchina lo spento Niang e anche Acquah e Moretti. Difesa a 4 composta da De Silvestri, N’koulou, Burdisso e Ansaldi, centrocampo a 3 con Obi, Rincon e Baselli (ottima partita la sua) e poi 3 in attacco con Ljajic, Iago Falque e Belotti. Ma ciò che ha impressionato di più fin dall’inizio è l’approccio alla gara, un atteggiamento vivo, costante, che il Torino non faceva vedere da diverso tempo. Andato in vantaggio al 14mo del secondo tempo con Iago Falque, il Toro ha pure sfiorato il raddoppio in diverse circostanze. Per quanto riguarda l’Inter, invece, soprattutto nel primo tempo abbiamo notato un’inversione di tendenza rispetto alle partite precedenti di campionato, dove la squadra di Spalletti ha mostrato maggiore mordente e più cipiglio nell’andare a pressare alto l’avversario per non farlo ragionare. In più è mancato il movimento senza palla e la giornata un po’ sottotono dimostrata da Gagliardini e Vecino. Nel secondo tempo c’è stato un timido cenno di miglioramento, ma quando i nerazzurri sono passati in svantaggio hanno perso la loro naturale razionalità di gioco. A questo punto, nel tentativo di pareggiare le sorti contro un Toro così coriaceo e ben messo in campo, Luciano Spalletti decide di fare entrare in campo Eder per Gagliardini con l’arretramento di Borja Valero davanti alla difesa. Diciamo che con questa mossa il tecnico dell’Inter ha messo una pezza su una partita nata male, che poteva pure finire anche peggio. Infatti, al 34mo Perisic trova Icardi dentro l’area piccola, il quale fa da sponda per Eder che lasciato colpevolmente solo dalla difesa granata, realizza il gol del pareggio finale. Dunque, più Toro che Inter in un match che Spalletti in conferenza stampa ha definito carico di sbagli da parte dei suoi. Mihajlovic si dice naturalmente soddisfatto per il Toro, che è stato capace di portare a casa un risultato positivo con freschezza fisica e mentale. E’ uno di quei casi in cui si dice che una squadra esce dal campo a testa alta. Ebbene, il Toro visto in casa dell’Inter seconda in classifica è stato veramente meritevole del risultato, anzi, se avesse portato a casa i tre punti nessuno avrebbe avuto nulla da dire, nemmeno gli avversari. Ottima la partita di Baselli, Ansaldi, Obi e Iago Falque, mentre Belotti si è dato molto da fare, ma ha ancora bisogno di tempo per ritornare al suo standard abituale. Per l’Inter, come dicevamo, non è stata una giornata positiva, essendo mancati all’appuntamento i vari Gagliardini, D’Ambrosio, Perisic. Sottotono Vecino, Icardi, Candreva e anche un po’ Borja Valero, non sempre preciso nei suoi passaggi che in altre occasioni sono stati decisivi. Sul fronte granata, adesso si respira un’aria più leggera rispetto alla vigilia, nonostante Mihajlovic continui a dire che non sentiva in bilico la sua panchina. Il Toro è stato bello, ma adesso è importante continuare su questa strada per non perdere di vista ciò che a Milano ha fatto vedere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711mihajlovic1.jpgSiNcontro-l-inter-abbiamo-visto-il-miglior-toro-della-stagione-1013326.htmSi100451001,02,03030234
361013311NewsCampionatiFabio Viglione, avvocato con il Toro nel cuore20171017174438Tutela dei diritti e rispetto dei valori umani, si intersecano perfettamente all`amore per il calcio e la passione per il Toro. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Roma città eterna. E’ la capitale dalle mille contraddizioni, capaci di intersecarsi tra una storica e immensa cultura che traspare evidente tra le pieghe di ogni angolo e uno stato depressivo di non accuratezza, che emerge evidente da situazioni civiche e sociali che la fanno apparire trasandata. Peccato, perché quelle volte che veniamo in questa città vorremmo respirare un’altra aria, quella dell’orgoglio che ogni capitale dovrebbe infondere. Tuttavia, pur nell’immancabile delusione, Roma resta sempre il centro di quel turismo universale che si manifesta dalle lunghe code per accedere ai Musei Vaticani piuttosto che al Colosseo, in Piazza San Pietro, Piazza Venezia, i Fori Imperiali, Fontana di Trevi e mille altre attrazioni storico culturali. Ma la capitale è il cuore pulsante del pallone che divide il tifo tra Roma e Lazio, ed è anche sede del Governo, degli uffici statali e di tanti professionisti che gravitano intorno all’immensità di una città sempre bisognosa di tanta specifica professionalità. E così, non per caso, ci troviamo nello studio dell’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Avv. Fabio Viglione</b>, giovane penalista che abbiamo conosciuto a Torino in occasione della presentazione del libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Caro Toro ti</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">scrivo”,</b> che ha elaborato assieme all’On. Giorgio Merlo. Stanze che parlano di Toro, che si vestono di granata tra gagliardetti e fotografie ricordo. Poi, qua e là, alcuni oggetti che parlano del suo amore per le antichità, come ad esempio una vecchia radio che sembra trasmettere ancora una partita del Grande Torino attraverso la voce di Nicolò Carosio. Con lui abbiamo parlato della sua passione per il calcio e il Torino, ma anche dei suoi ricordi personali e della sua professione che va oltre il minimalismo spesso suscitato da chi in modo banale parla solo della propria fede calcistica. E’ stato piacevole disquisire sui vari punti che riportiamo in questa lunga ed esaustiva intervista, capace di fare emergere la vera natura del tifoso granata, del professionista, ma soprattutto dell’uomo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Avv. Viglione, proviamo a partire dall’inizio. Lei è cresciuto a Venosa, in Basilicata. Cosa ricorda del periodo della sua infanzia e cosa la lega alla sua terra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>"Ho trascorso una infanzia felice, con genitori amorevoli e comprensivi che non mi hanno mai fatto mancare insegnamenti e positivi modelli di riferimento, pur senza eccessi di autoritarismo educativo. Abitavamo in Basilicata, a Venosa, una cittadina di circa tredicimila abitanti, dove ci si conosceva praticamente tutti. Vivevo in un ambiente che potrei definire “protetto” ed anche se, ad eccezione dell’oratorio, non c’erano spazi dedicati ai giovani, bastava un polveroso campo di calcio, spesso improvvisato, per trascorrere ore spensierate e sentirmi felice. Sono rimasto molto legato a Venosa, ricca di storia e di bellezze artistiche, con un fermento culturale molto intenso. Quando ci ritorno trascorro giorni di grande serenità.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Venosa è una città ricca di storia e di cultura, uno scrigno che contiene risorse artistiche straordinarie.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Mamma e papà, due figure determinanti per ogni bambino. Dal punto di vista della formazione, qual è la cosa che ancora oggi ritiene più importante del loro insegnamento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“La capacità di saper ascoltare e farsi ascoltare, senza eccessi di severità, offrendo esempi quotidiani per stimolare il senso del dovere e l’amore per la vita. Più che tante parole erano i comportamenti e l’esempio quotidiano a tracciare la strada. La strada della positività e dell’ottimismo che si coniugava con uno spiccato senso del dovere e del rispetto delle regole. Mi hanno dato tanto senza mai farmi pesare niente. Oggi, da genitore, spero di saper fare altrettanto con mio figlio.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Poi il suo trasferimento a Roma, la città che l’ha adottato. E’ in questa città che ha cominciato il suo percorso di studi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Si, mi sono trasferito a Roma a diciotto anni per gli studi universitari. Già dal primo anno di giurisprudenza avevo le idee piuttosto chiare: volevo fare l’avvocato penalista. Ero attratto da un ruolo che, per me, aveva un fascino particolare. Poter stare anche al fianco degli “ultimi”, per garantire il diritto di difesa a chi veniva accusato e messo all’angolo. L’università mi dava la possibilità di apprendere e gestire in autonomia i momenti di studio alternandoli ai momenti di svago, ai momenti che mi servivano per ricaricare le batterie. Una città come Roma, che mi sembrava immensa, ricca di stimoli e sfide quotidiane, ha rappresentato per me il luogo ideale in cui poter mettere a fuoco e valorizzare la mia identità. Senza particolari reti di salvataggio, senza nessuna certezza ed una quotidianità tutta da vivere tra la spensieratezza giovanile e la voglia di ritagliarmi uno spazio arioso, che mi proiettasse in una dimensione professionale da costruire passo dopo passo.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Laurea in Giurisprudenza, poi gli anni di pratica in un prestigioso studio che l’ha fatto diventare avvocato penalista. Perché questa sua scelta di vita? Era anche il desiderio dei suoi genitori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“I miei genitori mi hanno sempre lasciato libero di scegliere senza imposizioni o egoistiche proiezioni che non tenessero conto della mia identità e delle mie inclinazioni. Mio padre è stato un insegnante, un educatore ed un apprezzato psicologo che ha sempre cercato di fornirmi strumenti di autonomia affinché le mie scelte fossero dettate dalla passione. </span></i><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Né lui, né mia madre, donna di eccezionale vitalità e sensibilità, mi hanno mai condizionato nelle scelte finendo per tarparmi le ali o, al contrario, per caricarmi eccessivamente di responsabilità e di pressioni. In loro ho sempre trovato comprensione e partecipazione entusiastica, convinta, spesso volutamente silenziosa: la molla più stimolante per dare il meglio e guardare alla vita sempre con positività. Hanno cercato sempre di potenziare la mia autostima, affinché conquistassi, con serenità, i miei spazi e la mia autonomia.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi ha un avviato studio a Roma. Quanto la gratifica il suo lavoro dal punto di vista professionale, visto che la impegna in modo particolarmente intenso per l’intera giornata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho “sposato” una professione faticosa ma che mi appassiona. E’ una scelta di vita totalizzante che assorbe tante energie richiedendo quotidiani sacrifici. Ogni giorno ritrovo gli stimoli giusti per affrontare le complesse problematiche del settore e cercare di dare il meglio. Ho avuto la fortuna di avere un grande maestro, un eccellente avvocato, che ha acceso ulteriormente la mia passione mostrandomi una realtà professionale fatta di valori e di impegno costante vissuto con umiltà e determinazione. Per usare una metafora calcistica, giocando su tutti i palloni con la stessa grinta e la stessa dedizione dal primo all’ultimo minuto. Per rispondere alla domanda, il lavoro mi gratifica perché mi consente di mettermi sempre in discussione e rimboccarmi le maniche. Sono chiamato ad offrire un contributo tecnico ma al tempo stesso appassionato a chi si rivolge a me, riponendo la propria fiducia per la tutela dei propri diritti. E tanto avviene in contesti in cui non mancano le ansie, le angosce, i timori di chi è chiamato a difendersi in un processo.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Mi gratifica sapere di aver dato il massimo, professionalmente. Toccare con mano la fiducia e la gratitudine degli assistiti per la dedizione e l’impegno.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oltre a molti processi penali, alcuni dei quali particolarmente noti alle cronache, lei si è occupato anche di processi per illecito sportivo che hanno coinvolto atleti e squadre di calcio professionistiche. Quanto l’ha aiutato la sua passione per il calcio?<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Tantissimo, perché è stata sempre una componente in grado di darmi delle coordinate maggiori. Ho sempre amato il calcio, fin da bambino, soprattutto per la capacità di creare entusiasmo e senso di appartenenza trasversale, attraverso una passione in grado di accomunare anziani e bambini, adulti e giovani, senza distinzioni di alcun tipo.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Chi la conosce la descrive come una persona sensibile. Come riesce a conciliare il suo modo d’essere con le varie problematiche che scaturiscono dalla sua professione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Vivo la sensibilità come un ingrediente imprescindibile per fornire assistenza nel difficile percorso che il processo rappresenta. Il mio è un apporto di tipo tecnico che rivolgo all’assistito ma in questo delicato cammino cerco di venire incontro, in modo artigianale, alle peculiarità che ogni situazione presenta. L’unica cosa che posso garantire, nel pieno rispetto delle regole e del sistema processuale, è l’impegno e la dedizione con le quali tento di rendere concreto e pieno l’esercizio del diritto di difesa cui ogni cittadino ha diritto. Non so se si tratta di sensibilità più o meno spiccata, ma registro con rammarico una vocazione generalizzata a ribaltare il principio costituzionale di non colpevolezza fino alla sentenza definitiva. Frequentemente, questo principio non viene vissuto pienamente nella coscienza individuale e collettiva e già all’alba di una indagine, il cittadino accusato finisce per subire una prevenzione ed un pregiudizio che lo accompagnano per la vita, nel quotidiano, e neanche una sentenza pienamente assolutoria, talvolta, lo riabilita agli occhi della gente. Si tratta di un approccio culturale che spero possa cambiare, evitando così che si radichi una sorta di presunzione di colpevolezza in conflitto con la Costituzione. In questo senso, anche l’informazione dovrebbe dare un contributo più equilibrato. Spesso un avviso di garanzia è accompagnato da “titoloni” e grande risalto mediatico ed una sentenza di assoluzione rinchiusa in un “trafiletto”.</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“…<i style="mso-bidi-font-style: normal;">il grado di civiltà di un paese si misura osservando la condizione delle sue carceri</i>” (Voltaire). Questo si legge nella presentazione del sito del suo studio. Perché ha scelto proprio questa frase? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Perché è un tema che mi sta particolarmente a cuore. Il sistema carcerario è un tema centrale in una democrazia avanzata, in uno stato liberale. La Costituzione ci propone una pena che deve tendere alla riabilitazione del condannato ma le condizioni in cui versano i detenuti, molto frequentemente, sono la sconfessione di tale principio. E’ importante, invece, che si pensi ai detenuti ed al loro percorso riabilitativo, affinché quel periodo di restrizione possa trascorrere all’insegna del riscatto, della voglia di trovare stimoli positivi che siano un viatico favorevole per il reinserimento effettivo. In questo senso, le condizioni delle strutture e lo spazio di praticabilità di vita al proprio interno lasciano spesso molto a desiderare. Il nostro Paese può e deve fare molto di più.” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Tra le cose più importanti della sua vita, in quale posto pone i valori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;"</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>I valori informano tutto il nostro agire e sono imprescindibili in ogni momento della nostra vita ed in ogni esperienza umana e professionale che ci vede protagonisti. L’onestà e la lealtà ci consentono di stare bene con noi stessi, anche nelle turbolenze che la vita può riservarci. Tuttavia, nel vivere all’insegna dei nostri valori, credo sia fondamentale offrirci al rispetto degli altri e delle opinioni altrui. Molto spesso siamo chiamati a dare testimonianza dei nostri valori e delle nostre idee anche confrontandoci con chi la pensa in modo profondamente diverso. Credo che sia necessario, proprio a fronte delle diversità di pensiero, riconoscersi nel rispetto reciproco per ogni persona e le proprie idee, evitando eccessi di chiusura e la radicalizzazione dello scontro. Sentirsi il bene contro il male o i buoni contro i cattivi finisce talvolta per dar corpo alla perdita di equilibrio, essiccando ogni fonte di reale confronto. Così come pensare di essere sempre nel giusto e chi non la pensa come noi nell’errore. Ma tornando ai valori, è sempre l’uomo che porta se stesso in qualunque professione, mettendo al centro la propria cifra umana nelle situazioni della vita in cui è chiamato ad operare. Credo che valori saldi ed equilibrio consentono di affrontare al meglio anche le situazioni professionalmente più difficili.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Dai valori alla passione, dalla passione al Toro. Come è nata la sua passione per il Toro? &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ nata sostanzialmente grazie a mio padre - che è purtroppo mancato quasi quindici anni fa – che <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>era un appassionato tifoso del Torino. Me ne parlava con entusiasmo anche perché aveva vissuto da bambino nel mito del Grande Torino. Non è stato difficile per me innamorarmi del Toro e perdermi in quella passione, anche cromatica. Ricordo ancora adesso l’emozione di quando mi portò per la prima volta allo stadio a sette anni e vidi sul prato verde quelle divise tutte granata….”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Ne parla anche nel suo libro scritto con Giorgio Merlo “Caro Toro ti scrivo”…</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Si, quel libro è stato scritto tutto d’un fiato e quasi per gioco, attingendo proprio a quelle emozioni che ho cercato di raccontare con semplicità. La semplicità di una passione che ha attraversato la mia vita e che, nonostante tutto…non si è esaurita. E’ un libro di sentimenti più che di cronache sportive. Ho provato a mettere in fila le emozioni vissute attraverso le voci della radio, le immagini della televisione, i colori ed il calore dello stadio.” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Senta Avv. Viglione, cosa pensa del Torino attuale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>"Credo che abbia una società solida ed una squadra ricca di qualità. Negli ultimi anni siamo cresciuti molto e credo che la squadra attuale, per talento dei giocatori, sia competitiva per raggiungere l’Europa. Spero che abbia l’equilibrio per far rendere al meglio i tanti calciatori di spessore che compongono la rosa.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>E del rinato Filadelfia, cosa pensa?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>"E’ meraviglioso poter rivivere il mito del Filadelfia e creare un fortino tutto granata dove ricordare il passato, vivere il presente e guardare al futuro. Sarà importante ricreare un collante forte tra la squadra e la gente granata. Il cuore granata non è retorica e può essere trasmesso attraverso quell’alchimia di un luogo unico che ci rende speciali. Nessuno in Italia ha un luogo come il Filadelfia. Abbina la qualità della moderna struttura di allenamento alla fusione con il territorio e con la gente granata, nel cuore pulsante della città. Nel luogo in cui si fece la storia e, sono certo, continueremo a vivere emozioni intense.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il suo pensiero circa la difficoltà del Torino di rivincere lo scudetto dopo tanti anni? Manca forse un adeguamento nella conduzione gestionale che si connaturi alle più moderne esigenze dell’azienda calcio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che il problema più grande sia da ricercarsi nella distribuzione delle risorse finanziarie per i diritti televisivi. In Italia c’è un divario troppo ampio che con il passare degli anni crea delle fasce di preclusione al raggiungimento dell’obiettivo scudetto. Società come il Toro devono puntare a crescere gradualmente e puntare a consolidarsi per farsi trovare pronte, immediatamente a ridosso delle solite corazzate economiche. Credo che la dirigenza negli ultimi anni abbia creato un sistema virtuoso che ci potrà consentire, mi auguro, di fare gli ulteriori passi in avanti per riportare il Toro stabilmente in Europa.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Anche suo figlio, pur abitando a Roma, tifa Toro. Oltre alla passione sportiva per il Toro, in cosa si rivede in lui?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;"</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Forse nella voglia di non accontentarsi della prima risposta che gli viene data. Nel cercare sempre il dialogo e stimolare il ragionamento, anche mettendo in discussione ciò che non convince. Ma anche nella voglia di sognare, di appassionarsi e di stimolare sempre la fantasia. Anche la sensibilità è un tratto che lo contraddistingue. Ha dieci anni, ma è dotato di una spiccata sensibilità che non finisce mai di sorprendermi.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensa di quei genitori che vedono nel proprio figlio ciò che loro avrebbero voluto essere e non sono stati?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;"</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo ed un errore educativo può capitare a tutti. In un contesto di naturalistica “normalità”, ogni genitore è votato all’amore incondizionato nei confronti dei propri figli. Tuttavia può accadere che nei figli alcuni genitori proiettino, forse, un eccesso di se stessi. “Voglio che mio figlio diventi…” o “non voglio che mio figlio faccia…” perdendo di vista proprio le specifiche identità dei figli stessi. Così, anche con le migliori intenzioni, si rischia di tarpare il processo di crescita e non potenziare le peculiarità dei propri figli seguendone le reali inclinazioni. Spesso i figli per assecondare specifiche proiezioni dei genitori vivono con ansia e disagio anche attività che dovrebbero svolgere in modo spensierato. Tra queste, le attività sportive rischiano di rappresentare spazi di compressione eccessiva, con carichi di</span></i><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'> <i style="mso-bidi-font-style: normal;">aspettative ed estremizzata competitività. Forse noi genitori dovremmo privilegiare maggiormente l’ascolto evitando imposizioni ed eccessive proiezioni di noi stessi.” </i></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>A parte il desiderio di rivedere vincere lo scudetto del Toro, c’è un sogno che ha ancora chiuso nel cassetto della sua vita personale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Lo scudetto, per le logiche che oggi governano il calcio e per quanto detto anche a proposito della distribuzione dei diritti televisivi, temo non sia un obiettivo realistico per società come il Torino. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ma sognare è comunque lecito. Il Toro è sulla buona strada, pur con qualche difficoltà, sta tornando una squadra di livello. Mi auguro continui a crescere puntando con sempre maggiore decisione sulla tradizione del settore giovanile e sulla identità granata che, anche grazie alla rinascita del Filadelfia, avrà una dimensione più solida e tangibile. La nostra identità è così forte che travalica il mero successo sportivo e ci rende orgogliosamente unici. Un sogno della mia vita personale? Poter avere la fortuna di “accompagnare” mio figlio Tommaso in tutte le tappe della crescita e della maturazione e vederlo felice. Felice come quando esulta per un gol del Toro.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Romafl0711fl0711avv.-fabio-viglione-(600x800).jpgSiNfabio-viglione-avvocato-con-il-toro-nel-cuore-1013311.htmSi100451001,02,03030315
371013301NewsCampionatiAndrea Agnelli, “Mai incontrato boss mafiosi”20170916152712Intanto la Procura della Figc, chiede l’inibizione del presidente della Juventus per due anni e mezzo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mai incontrato boss mafiosi”. Queste sono state le parole del presidente della Juventus Andrea Agnelli, che nel corso dell’inchiesta sull’infiltrazione della ‘ndrangheta nella curva e sulla cessione dei biglietti agli ultrà, era intervenuto con assoluta chiarezza. Oggi, a distanza di molti mesi, il capo procuratore della Figc Giuseppe Pecoraro ha chiesto due anni e mezzo di inibizione per il presidente bianconero, al tribunale federale nazionale nel processo a porte chiuse per la nota vicenda di cui sopra. La stessa procura federale ha inoltre disposto una multa di 50 mila euro a carico del presidente e chiesto l’estensione del provvedimento anche alle competizioni FIFA e UEFA, mentre entro 30 giorni è attesa la sentenza di primo grado del tribunale federale nazionale. Intanto, l’avvocato Franco Coppi, che è il legale del pool difensivo ha così commentato: “La Procura fa il suo mestiere, queste sono solo richieste, noi puntiamo a un’assoluzione piena”. Una vicenda che è ancora tutta da chiarire in sede legale, visto che la procura federale, davanti all’Antimafia, aveva fatto riferimento ai documenti arrivati dalla procura di Torino, in cui si faceva riferimento a presunti rapporti di alcuni esponenti della ndrangheta con la dirigenza della Juventus. Tuttavia, dobbiamo dire che il presidente Agnelli fin dall’inizio si è dichiarato innocente: “Nel rispetto di organi inquirenti e giudicanti, ricordo che non ho mai incontrato boss mafiosi. Ciò che leggo è falso”. Così scriveva in un tweet il maggiore esponente della Juventus che usa molto raramente i social. Dunque, come dicevamo pocanzi, ad oggi la questione è ferma alla richiesta della pena di inibizione per Agnelli da parte della procura Figc. Adesso si attendono gli sviluppi della questione che prevede un ricorso da parte dei legali difensori del presidente della Juve. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSiNandrea-agnelli-mai-incontrato-boss-mafiosi-1013301.htmSi100451001,02,03030263
381013294NewsCampionatiL’Inter di Spalletti farà un ottimo campionato.20170828151220Le indicazioni di questo inizio di campionato, fanno salire l`Inter sul podio finale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La seconda giornata del Campionato di Serie A ha cominciato a delineare le squadre che si contenderanno la corsa al titolo. Vince la Juventus a Genoa, ma vince anche l’Inter a Roma, il Milan in casa con il Cagliari e il Napoli al San Paolo contro l’Atalanta. Poi, anche Lazio, Sampdoria, Torino, Spal e Bologna raccolgono il massimo dei punti in palio, mentre soltanto Crotone e Verona si sono accontentate di uno scialbo 0 a 0. Da questo quadro di risultati si evince come le squadre da battere di questo campionato siano, Juventus, Napoli, Inter e Milan, con un probabile inserimento della Roma di Eusebio Di Francesco. La Juventus vista a Genova ha mostrato una doppia faccia, tipica di squadra che è ancora in lavorazione; una sorta di cantiere in cui si cerca ancora l’assetto tattico e gli atleti sui quali fare maggior affidamento. Come al solito Allegri ci impiegherà un po’ a capire certe sfumature, visto che per natura non è molto propenso a rischiare alcune novità. A Genova, dopo avere inserito Barzagli e Matuidì, ha provato il giovane Betancur quando ormai la partita aveva già segnato il suo epilogo, lasciando in panchina Douglas Costa e Bernardeschi. Segno evidente che nonostante i sei punti in classifica della Vecchia Signora, ancora c’è molto da fare. Non è così in casa Napoli, dove la squadra di Sarri esprime non solo da oggi il vero calcio spettacolo, anche in virtù del fatto che i partenopei hanno cambiato quasi nulla e quindi sono avvantaggiati ad esprimere trame di gioco che sono ormai consolidate nella mente dei giocatori. Il Milan vince contro il Cagliari ma soffre oltre il dovuto, facendo dedurre che quest’anno la squadra di Montella deve fare i conti con la tenuta fisica e mentale, vista la sua partecipazione all’Europa League che l’ha costretta ai preliminari e ad un inizio anticipato della preparazione. E allora pensiamo a un interrogativo di tenuta soprattutto in primavera, quando i primi caldi potranno essere deleteri per i rossoneri. Certo, questo improvviso exploit di Cutrone, giovane calciatore che segna gol a raffica e ben s’interseca all’indiscutibile valore tecnico di una squadra che è stata regina del calciomercato 2017’18, fa pensare a grandi obiettivi da raggiungere. Ma la squadra che secondo noi sarà quella che salirà sul podio finale, è l’Inter di Spalletti. Non è un caso che i nerazzurri hanno fatto un ottimo precampionato. E non è neppure un caso che questa squadra vinca attraverso il suo essere cinica, anche se ancora non completamente perfetta nei meccanismi di gioco voluti dal suo allenatore. La sensazione è che l’Inter abbia finalmente centrato il suo atavico problema di mancanza di ordine interno e di rispetto dei ruoli non sempre stabiliti a dovere. Con l’avvento di Luciano Spalletti, s’intravvede un barlume di ordine tattico, di unione d’intenti, di spogliatoio pronto a fare fatti e non parole e, soprattutto, si sta delineando sempre più un ambiente in cui si devono rispettare le regole anche a livello gerarchico. E non è per pura fatalità, se Icardi è esploso a suon di gol con la responsabilità di essere capitano di un gruppo che sta cancellando il recente e deludente passato. La squadra è pragmatica, così com’è il suo allenatore che bada sempre al sodo studiando un assetto tattico tale da far emergere le caratteristiche tecniche dei suoi giocatori. Vecino e Borja Valero, hanno dato ordine a un centrocampo che adesso sbaglia molto meno rispetto al passato, proprio perché non si perde in futilità di evanescenti passaggi fini a se stessi. I due ex viola danno garanzia di un calcio semplice ma redditizio, proprio quello che mancava al centrocampo nerazzurro. Ecco, diremmo proprio che l’Inter è la squadra che dà maggiore affidamento di continuità, anche in considerazione di impegni che si limitano soltanto al Campionato e alla Coppa Italia. Tutte queste cose, a nostro parere, s’incastrano perfettamente come tessere nerazzurre capaci di costruire un ottimo puzzle. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNl-inter-di-spalletti-fara-un-ottimo-campionato-1013294.htmSi100451001,02,03030263
391013288NewsCoppeAllegri, ma quanto l’hai desiderato questo De Sciglio?20170814233995La Juve perde malamente la Supercoppa Italiana, ad opera di una la Lazio più convincente. L`analisi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo la sconfitta della Juventus per opera della Lazio nella Supercoppa Italiana, molti sono gli interrogativi per la squadra di Allegri. Per la Vecchia Signora si prospetta un’annata difficile, che sembrerebbe inevitabile nel cercare la conferma dopo sei scudetti di fila. La situazione è davvero preoccupante perché il modo con cui i bianconeri perdono le partite di finale, fa pensare a un’analisi da ricercarsi su un centrocampo che ha bisogno di rinforzi, una difesa da assestare e una condizione mentale generale che sembra aver perso la fame e il mordente di vincere. Condizione, questa, che forse è la più difficile da risolvere per Massimiliano Allegri che spesso, anche lui, sbaglia formazione ed entra in confusione durante la partita. I suoi cambi avvengono mediamente intorno al 70° minuto, quasi avesse sempre il timore di sbagliare. Da Cardiff a Roma, sostanzialmente le cose non sono cambiate per effetto di una Juventus che regala lunghi tempi agli avversari. Contro la Lazio che ha meritato di vincere la Supercoppa grazie a una maggiore aggressività e un atteggiamento mentale di netta superiorità, la Juventus ha mostrato diversi flop in Benatia, Higuain, Khedira, Pjanic, De Sciglio, mentre Dybala e Douglas Costa si sono staccati dall’insufficienza generale. Dicevamo di De Sciglio. Anche se non è giusto imputargli la sconfitta della Juventus per quel sorpasso fulminante che gli ha fatto Lukaku sul finire del match che ha determinato il passaggio per il gol decisivo della Lazio, dobbiamo dire che debutto peggiore non poteva esserci per l’ex giocatore del Milan. Un giocatore che ha subito suscitato molte perplessità, per la stagione negativa dell’anno scorso e che, nonostante ciò, è stato inseguito e voluto da Allegri. Entra, ciabatta un paio di cross e, soprattutto, si fa aggirare con naturalezza da un Lukaku che con tutto il rispetto non è propriamente Robben. Higuain, invece, è apparso macchinoso come l’avevamo visto a Cardiff e in altre partite che contano. D’accordo, il suo fisico non gli permette di entrare subito in forma, tuttavia, almeno una parvenza di cattiveria agonistica bisogna almeno aspettarsela da lui che si è fatto sovrastare in lungo e in largo da De Vrji. Khedira sembra lontano anni luce da una condizione accettabile e fa subito porre l’interrogativo sul perché Allegri insista a farlo giocare tenendo in panchina un Marchisio che ha dato segnali di ripresa. Pjanic ha sbagliato tutti i passaggi in fase di costruzione dell’azione e non ha saputo dare la giusta forza in fase di interdizione. Noi pensiamo che questo giocatore che manca da sempre per continuità, debba essere spostato a trequarti campo, svariando alle spalle dell’unica vera punta che è Higuain. Per il ruolo di centrale davanti alla difesa, pensiamo che Marchisio possa essere al momento l’unico punto fermo per caratteristiche tecniche e tattiche. Per il resto c’è poco o niente, visto che Chiellini fa più confusione che altro, al pari di Cuadrado e Alex Sandro non spinge sull’esterno sinistro come in genere sa fare. Le uniche note liete (si fa per dire) sembrano essere quelle di Dybala (svegliatosi in ritardo) e di Douglas Costa (non sembra un caso il suo, che dopo essere entrato in campo la Juve abbia cominciato a giocare). Infine c’è un Mandzukic smunto e incapace di coordinare (come sue recenti prestazioni) la fase di attacco e di interdizione, così come piace ad Allegri. E poi Bernardeschi, quanto ci vorrà ancora a capire la sua collocazione tattica? Dunque, una Juve ancora in cantiere e soprattutto in attesa che Marotta e Paratici acquistino un centrocampista top player capace di saper coniugare il gioco difensivo con l’abilità nella costruzione delle ripartenze in attacco. Vedremo cosa accadrà in casa bianconera in questi ultimi 15 giorni di mercato. Una cosa è certa, la Juve deve ritrovare gli stimoli e la fame di vittorie che l’hanno resa celebre per sei anni di seguito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri-ma-quanto-l-hai-desiderato-questo-de-sciglio-1013288.htmSi100451001,02,03030263
401013287NewsCampionatiFederico Coppitelli, enfant prodige dei nuovi tecnici italiani20170813144545Intervista all`allenatore della squadra Primavera del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Federico Coppitelli </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>allenatore della squadra Primavera del Torino è la vera scommessa del responsabile del Settore Giovanile <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava. </b>Sì, perché fin dal 1° luglio 2016 in cui gli ha riposto la fiducia per il dopo Longo, non ha mai smesso di credere in lui. Classe 1984, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b> predilige il modulo 4-2-3-1 rivedibile con le caratteristiche tecniche dei suoi giocatori, ed ha spiccate doti professionali che ben si intersecano alle aspirazioni del Torino. Ha allenato i giovani del Fascati, poi è andato al Frosinone, alla Roma e dall’anno scorso siede sulla panchina della Primavera granata. E’ l’enfant prodige dei tecnici italiani, una figura che lo mette in prima fila tra i più promettenti conoscitori del football giovanile d’Italia. Riflessivo, sempre attento a dare risposte concrete, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Coppitelli</b> ci appare come personaggio non adatto a fare voli pindarici, ma, al contrario, è persona equilibrata che sposa la cultura del lavoro, associando l’armonia di fattiva collaborazione con il suo staff e tutti i ragazzi che compongono la sua squadra. Sembrava destinato a fare il grande salto tra i professionisti sostituendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Stellone</b>, invece all’ultimo momento il Frosinone gli ha preferito l’esperienza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pasquale Marino</b>, liberando di fatto il suo tecnico più giovane. Questo episodio non ha inficiato alcuna delusione in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli,</b> il quale, al contrario, ha continuato il suo percorso professionale con la lena di chi sa costruire il proprio lavoro attraverso il sacrificio e il sentire di una passione che è l’emblema di ogni cosa. Con lui ci siamo incontrati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Hotel “La Bussola” di Milazzo in provincia di Messina</b>, dove si trova con la sua squadra per partecipare al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">3° Memorial “Marco Salmeri”,</b> triangolare di calcio organizzato dall’Associazione Culturale Teseo con la partecipazione del Merì e dell’Acireale. Abbiamo così approfittato dell’occasione, per intervistarlo e conoscerlo più da vicino come allenatore e come uomo.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mister Coppitelli, quale significato ha per lei essere l’allenatore della Primavera del Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per me è sicuramente un punto di arrivo, visto che era un obiettivo che mi ero prefissato di raggiungere fin dai tempi in cui ho allenato nei vari settori giovanili dei dilettanti. Per chi come me siede sulla panchina della Primavera di una delle più importanti società calcistiche d’Italia, non può essere che una grande soddisfazione nel tentativo di raggiungere campionati ancora più importanti. Ma in questo momento sono davvero molto felice di questa posizione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per la sua squadra, quali sono gli obiettivi da raggiungere nel prossimo campionato 2017’18?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Primavera abbia il doppio compito di preparare i giocatori al calcio dei grandi. Naturalmente mi riferisco alla Serie A, ma anche alla Serie B e alla Lega Pro. Poi c’è anche l’obbligo di fare i risultati che la nostra gloriosa maglia richiede. Da quest’anno la nuova riforma dei campionati prevede un impegno maggiore, perché ci troveremo a confrontarci con il meglio delle società del calcio italiano. Siamo consapevoli dell’importanza di fare bene, ed è per questo che ci stiamo preparando in maniera adeguata.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella sua squadra ci sono giocatori capaci di garantire il presente e un prossimo futuro di qualità?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Stiamo provando giocatori nati nel 2000, mentre per ogni fascia d’età abbiamo alcuni giocatori nazionali. Mi auguro che tra questi ragazzi ci sia la possibilità di entrare a far parte del calcio che conta, perché le premesse ci sono davvero tutte.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi vi trovate a Milazzo in provincia di Messina, per partecipare al 3° Memorial Marco Salmeri. Che significato ha per voi, onorare questo evento sportivo siciliano?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ritengo che sia un’occasione importante per provare e conoscere meglio alcuni giocatori che alleno. Nonostante le difficoltà dovute alla lunga distanza, per noi è un onore essere stati invitati in questa splendida terra di Sicilia e in una Milazzo che annualmente ricorda Marco Salmeri, giovane calciatore scomparso in tragiche circostanze. La società ha voluto fortemente la nostra presenza a questo torneo, e noi cercheremo di onorarlo nel migliore dei modi.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tutto ciò fa veramente onore al Torino che, nonostante il lungo viaggio per raggiungere Milazzo, si è reso disponibile.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, come dicevo pocanzi, il Torino ha anche rinunciato la sua partecipazione ad altri tornei per essere presente a questo triangolare di calcio. Personalmente sono molto contento di fare questa esperienza assieme ai miei ragazzi.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Alla fine del mese di agosto avrete l’impegno annuale con il torneo “Mamma Cairo”. Siete pronti ad affrontarlo con il giusto impegno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo è un torneo che ci sta particolarmente a cuore perché tocca i sentimenti del nostro presidente. Ed è per tale motivo che ci stiamo preparando a dovere, con l’impegno di fare bella figura.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ieri abbiamo visto la squadra passeggiare sul lungomare Garibaldi di Milazzo. Molti sono stati i curiosi e anche i tifosi che hanno ammirato i ragazzi nella loro compostezza. Qual è stata la vostra prima impressione di questa città?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Milazzo è una bella città di mare che ha dalla sua parte il vanto di una storia culturale non indifferente. Sono molto contento che i miei ragazzi facciano questa esperienza sotto l’aspetto culturale e anche sportivo. Tutto serve per conoscere, crescere e maturare.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire mister Coppitelli. Qual è il suo sogno chiuso nel cassetto, vista la sua giovane età e la preparazione professionale che la rende interessante agli occhi di tanti media e agli addetti ai lavori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ In dieci anni di carriera di allenatore ho condiviso tante gioie e fatto molteplici esperienze che hanno arricchito il mio percorso professionale. Ho allenato tanti ragazzi e ho avuto la fortuna di vincere quattro scudetti tra dilettanti e professionisti e oggi sono arrivato tra le più importanti società giovanili d’Italia. Diciamo che il mio primo sogno l’ho già raggiunto e non nascondo ancora l’altro desiderio di potermi confrontare un giorno con il calcio dei grandi. Tuttavia non ho fretta perché ho tanta voglia di fare bene con questi ragazzi, ripagando tutta la fiducia che il Torino ha riposto su di me. Passo dopo passo, così come sono stato abituato a fare, continuerò a percorrere la mia strada senza voli pindarici ma nella consapevolezza di lavorare con impegno, dedizione, senso di appartenenza e serietà. In futuro si vedrà.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzofl0711fl0711foto-coppitelli-federico.jpgSiNfederico-coppitelli-enfant-prodige-dei-nuovi-tecnici-italiani-1013287.htmSi100451001,02,03030640
411013272NewsCoppeL’ennesima occasione perduta20170604144335Non va. Per la Juve, la conquista della Champions League è tabù.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sette finali perse. Per la Juventus continua la maledizione Champions. Ma più che al fato avverso, questa volta sarebbe più opportuno fare un’analisi tecnico – tattica di quello che è stato lo svolgimento della finale per la conquista della Coppa dalle Grandi Orecchie. L’ha vinta il Real Madrid, infliggendo un salasso di 4 reti alla Juve, che di gol ne ha realizzati soltanto 1. Ma prima di addentrarci sulla partita,vorremmo fare cenno ai gravi fatti accaduti a Torino proprio nel suo salotto storico di Piazza San Carlo, dove era stato messo uno dei maxi schermi per seguire la finale di Champions. Una piazza gremita di sostenitori arrivati da ogni parte d’Italia, faceva da cornice a quell’irraggiungibile Millennium Stadium di Cardiff, che è risultato costoso e già esaurito in tutti i suoi posti. Troppa gente in quella piazza di Torino, tanto è vero che a un certo punto si è scatenato il finimondo a causa di un rumore che ha fatto subito pensare a un attentato. La calca era troppa e a causa del fuggi fuggi generale, oltre 1500 persone si sono calpestate e ferite, mentre due versano in condizioni disperate in ospedale. Ci sentiamo di potere dire che la Juventus in questa particolare occasione, avrebbe dovuto proporre alle Istituzioni di Torino, di fruire del suo Stadium. Certo, con il senno di poi tutto è più facile, ma la prevista folla di tifosi juventini che volevano assistere alla finale di Champions, avrebbe dovuto consigliare una migliore organizzazione. Detto questo, passiamo alla partita di Cardiff. Dopo un primo tempo che aveva fatto sperare in un epilogo positivo, la Juventus si è sciolta come neve al sole. Ma, a dire il vero, anche nel primo tempo, nonostante il bellissimo gol di Mandzukic che ha pareggiato dopo pochi minuti quello segnato da Cristiano Ronaldo, abbiamo visto una Juve lenta che ha sbagliato molti passaggi, soccombendo così a un Real Madrid capace di arrivare sempre primo su ogni pallone. Abbiamo visto Dybala sbagliare tocchi e fraseggi che dovrebbero essere naturali per un talento come lui. Anche Gonzalo Higuain ha deluso le aspettative perché non è mai riuscito a far salire la squadra, fallendo come spesso gli è successo in carriera l’appuntamento con le partite importanti. Tranne un tiro di destro sferrato da fuori area nel primo tempo e il passaggio di sponda che ha dato a Mandzukic la possibilità di realizzarsi in un gesto tecnico pregevole, l’argentino non è mai riuscito a superare Ramos e Varane. Ma a parte la notte da dimenticare per la BBC, è il centrocampo della Juve che nel secondo tempo è letteralmente naufragato. Khedira e Pjanic sono stati surclassati da Casemiro (che ha segnato un bellissimo gol) e Kroos,un calciatore tosto capace di costruire e interdire con immutata capacità. E allora, quando nel calcio si capisce fin da subito che non è serata, deve intervenire l’allenatore che a gara in corso deve rileggere la partita, apportando in tempo utile gli accorgimenti del caso. Allegri l’ha fatto, ma come al solito tardivamente. Cuadrado e Marchisio dovevano essere impiegati all’inizio del secondo tempo, anche se, a parer nostro, il “principino” avrebbe dovuto trovare spazio fin dall’inizio della gara al posto di un Khedira apparso in chiaro appannamento di forma. Troppo lento il passo del tedesco, troppo prevedibile il suo agire in una zona nevralgica del campo. Dunque, il Real Madrid ha meritato di vincere la sua 12ma Coppa, per chiara superiorità tecnica e tattica, data da una maggiore freschezza atletica e dall’abitudine che per i blancos significa esperienza a partecipare alle finali con l’ardire di vincere. Quello che è mancato alla Juve è stato proprio ciò che si diceva all’inizio; e cioè che era matura, consapevole nei propri mezzi e capace di affrontare chiunque senza condizionamenti reverenziali. Il campo ha detto tutto il contrario, e cioè che Dybala ha ancora bisogno di maturare per raggiungere i livelli di Messi e CR7, che Higuain deve essere messo in condizione di fare gol in una posizione più avanzata in un modulo che preveda la verticalizzazione del gioco e che, soprattutto, c’è bisogno di arrivare al traguardo senza farsi umiliare dall’avversario, come stasera è successo contro la squadra di Zidane. Non basta avere in squadra il volenteroso Mandzukic (sempre cinico, utile ai compagni, anche se poco brillante), Dani Alves, intelligente manovratore di lunghe battaglie ad alto livello, che mette in mostra la sua classe cristallina, Alex Sandro che spesso fa cose buone in quella fascia alta di sinistra e poi pecca in fase difensiva. Non basta ancora. Tuttavia, nonostante il rammarico di avere perso l’ennesima finale di Champions che mai come questa volta era a portata della Juventus, dobbiamo dire che l’amarezza non può sostituire il senso di approvazione per quanto la squadra di Allegri ha saputo fare vincendo il sesto scudetto consecutivo e la Coppa Italia. Non è poco, nonostante essere uscita con le ossa rotte da una finale che significava conquista della Coppa cui tutto l’ambiente juventino ambiva più d’ogni altra cosa. Non è arrivato il triplete tanto auspicato, ma la Vecchia Signora ci riproverà ancora, anche se questa amara pagina di storia resterà negli annali di una delusione europea iniziata il 30 maggio 1973 e proseguita fino ad oggi con due sole eccezioni: le finali di Roma e Bruxelles. Dunque, anche se questa ferita per la Vecchia Signora sarà difficile da rimarginare, ci si deve sforzare di ricordare che questo anno calcistico 2016’17 è da ritenersi assolutamente positivo. Adesso si pensi a migliorare la squadra e la si costruisca in virtù di una presenza continua in Europa, che significa anche e soprattutto arrivare primi per alzare più volte al cielo quella Champions League che per la Juve sembra davvero stregata. Una società di calcio di così alto prestigio, di ottimo fatturato, che si fregia del maggior numero di tifosi in Italia, deve poter recuperare negli anni quanto ha perso in campo europeo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cardifffl0711fl0711foto-pallone-finale--champions-2017.jpgSiNl-ennesima-occasione-perduta-1013272.htmSi100451001,02,03030319
421013260NewsCampionatiLa Juventus impatta a Roma. 20170515181227La nostra analisi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ un campanello d’allarme?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A due giorni dalla finale di Coppa Italia contro la Lazio, a sei giorni dalla penultima partita di campionato contro il Crotone (che potrebbe dare la matematica certezza del sesto scudetto consecutivo) e a tre settimane dalla finale di Champions League contro il Real Madrid, la Juventus impatta malamente all’Olimpico di Roma contro i giallorossi. Dopo 53 partite giocate ad alto livello (tranne le due debacle contro Genoa e Fiorentina), tra Campionato, Coppa Italia e Champions League, la squadra di Max Allegri è apparsa stanca nonostante ci sia stato un naturale avvicendamento, soprattutto in difesa e a centrocampo. In realtà, è da tre partite che vediamo i bianconeri in difficoltà. Prima a Bergamo contro l’Atalanta, poi nel derby e ora contro la Roma, la Juventus sembra quasi trascinarsi in dirittura d’arrivo tra calcoli matematici e programmazioni gestionali, nel far rifiatare i calciatori che sono stati maggiormente impegnati nelle tre competizioni. Certo, a questo punto della stagione ci sembra anche fisiologico centellinare le forze per avere maggiore freschezza fisica e mentale. Ma c’è a parer nostro un campanello d’allarme in tutto questo; ed è l’inspiegabile mancanza di controllo della situazione, che alla Juventus a un certo punto della partita spesso sfugge di mano per dare spazio e motivazioni all’avversario che è lì, e non aspetta altro per aggredirti. E’ successo contro l’Atalanta, è successo per buona parte dell’inizio della gara contro il Monaco, si è ripetuto nel derby contro il Toro, (dove abbiamo visto molti errori in difesa a centrocampo e soprattutto in attacco) e infine anche a Roma, dove nonostante essere passata in vantaggio e fatto un primo tempo apprezzabile, nella ripresa la squadra di Allegri ha perso completamente il bandolo della matassa. Fino ad oggi la Juventus ha abituato i suoi sostenitori a non preoccuparsi, perché dopo le uniche due avvilenti partite di campionato di Genova e Firenze, sono sempre seguite reazioni degne della grande squadra, quale la Juventus è. Ma adesso, a questo punto della stagione, con le forze fisiche e mentali non più completamente lucide come prima, Buffon e compagni riprenderanno ancora una volta quel cammino di calcio propositivo fatto di fame, orgoglio e cattiveria agonistica dimostrata fino ad oggi? La risposta potremo averla già mercoledì sera, dopo la finale di Coppa Italia contro la Lazio di Inzaghi che, nonostante abbia perso in campionato in casa della Fiorentina, dimostra più freschezza fisica. Ecco, diremmo proprio che al di là della delusione generale dell’ambiente bianconero che sperava di conquistare a Roma quel punto che le avrebbe dato la matematica certezza di aver conquistato lo scudetto, la Juve ha bisogno di guardarsi allo specchio, di compattarsi e di ritrovarsi come gruppo coeso. A questo punto emergerà ancora una volta la professionalità di Allegri e quel suo valore di magnifico gestore del suo gruppo, che è stato già tante volte osannato. Cuadrado è stanco e deve fare posto a Dani Alves nel ruolo di esterno alto. La difesa deve stringere i denti e deve essere targata BBBC, sia in Coppa Italia che in campionato contro il Crotone. Poi, a cose fatte e in attesa della finale di Champions, si pongano pure a riposo per l’ultima partita di campionato. Con questa nostra analisi, non crediamo di scoprire l’acqua calda se scriviamo che a questa Juve che ambisce di conquistare il triplete, si debba chiedere l’ultimo sforzo. Allegri scelga il meglio che ha nella sua rosa fin dalla finale di Coppa Italia, nel convincimento di raggiungere un traguardo alla volta, senza pensare di preservare più nessuno in previsione della finale di Champions League. Tutti sanno che quella finale di Cardiff è il tarlo della società, il chiodo fisso di tutto l’ambiente bianconero. Il pensiero è davvero legittimo, ma cosa sarebbe a questo punto della stagione, se proprio sul traguardo finale si perdesse di vista ciò che a fatica si è seminato con l’ambizione di vincere su tre fronti?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711buffon 4.jpgSiNla-juventus-impatta-a-roma-1013260.htmSi100451001,02,03030295
431013258NewsCoppeLa Juventus stacca il biglietto per la finale di Cardiff.20170510193337Adesso La Vecchia Signora è a un passo dalla conquista della Coppa dalle grandi orecchie. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Continua il sogno Champions</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Possiamo dire che era già tutto previsto dopo il secco 0 – 2 che la Juventus aveva ottenuto a Montecarlo nella partita di andata di semifinale di Champions League. Tuttavia, le insidie che riserva spesso il pallone aveva consigliato a mister Allegri e alla sua squadra di affrontare la partita di ritorno allo Juventus Stadium in maniera intelligente, senza foga né ansia di volere chiudere subito il discorso con i monegaschi per arrivare subito in finale. E così i bianconeri si sono disposti in campo con un 3-4-2-1 che dava modo di offendere con giudizio, forti di un centrocampo e di una difesa attenta a interdire. In questa maniera la Juventus ha chiuso la pratica soffrendo soltanto all’inizio di partita. Poi, dopo il gol di Mandzukic e la perla di Dani Alves, gli avversari hanno subito il contraccolpo riuscendo soltanto a segnare con Mbappè al 24mo della ripresa. La Juve ha quindi raggiunto il suo obiettivo di arrivare alla finale di Champions, di Coppa Italia, mentre sta per vincere il suo sesto scudetto consecutivo. Eppure Allegri tiene tutti sulla corda, ricordando che ancora non si è vinto nulla, che si è in dirittura d’arrivo per la conquista del triplete, ma ancora non c’è nulla di concreto. Stesso live motiv dei giocatori, che a partire da capitan Buffon si uniscono all’unisono nel ripetere mentalmente che c’è ancora da fare un ultimo sforzo. E’ la forza della grande squadra, consapevole nei propri mezzi ma attenta a non distrarsi, come le è successo quelle poche volte che è stata castigata; vedi ad esempio il gol di Mbappè che poteva essere tranquillamente evitato se solo ci fosse stata maggiore attenzione. Comunque, due finali di Champions League in tre anni di partecipazione continua è un risultato enorme per questa Juve targata Max Allegri, un allenatore che il popolo bianconero non voleva, che è stato contestato all’inizio, ma che adesso è diventato insostituibile per concretezza, chiarezza di gioco e per l’affidabilità che tutti ripongono in lui. Il Max livornese ha saputo con intelligenza conquistare i tifosi della Juventus, la società, i giocatori e tutto l’ambiente bianconero per la sua classe, lo stile, la preparazione e l’immagine che cura nei rapporti con i media. E poi, tutto si può dire di questo allenatore spesso paragonato a Sarri per un credo calcistico diverso, forse meno armonioso nel gioco ma sicuramente più redditizio. E non può essere questione di fortuna aver sperimentato con coraggio dopo la debacle di Firenze, un modulo offensivo capace di adattare contemporaneamente i migliori campioni della sua rosa, con una forma mentis fatta di sacrificio per la squadra. Higuain e Dybala che attaccano e difendono, Mandzukic adattato in un ruolo non suo di esterno basso, capace di interdire, contrastare l’avversario, rubare palloni e, all’occorrenza, offrire appetibili suggerimenti per le punte durante le improvvise ripartenze. E poi che dire di Dani Alves, del quale dobbiamo ammettere per onestà intellettuale, il nostro errore nell’averlo considerato un fine carriera nel rifugio di casa Juventus. Dopo l’infortunio, infatti, il giocatore ex Barca appariva spesso avulso dal gioco e smanioso di mettere soltanto in bella evidenza il suo enorme bagaglio tecnico, piuttosto che mettersi al servizio della squadra. Ora, visto l’evidente calo di forma di Cuadrado che nel corso dell’anno ha dato tanto, Allegri lo ha collocato nel ruolo di esterno alto in qualità di centrocampista aggiunto, con l’ordine di aiutare anche Barzagli che è più arretrato di lui. E i risultati si sono subito visti. Oggi Dani Alves sembra rinato nell’entusiasmo, nella voglia di fare, mentre sta cercando di minimizzare i colpi di prestigio che fanno parte del suo stile, che illuminano d’immenso, ma che spesso risultano fini a se stesso nella concretezza del gioco di squadra. E poi la BBBC, che ormai è considerata la difesa più forte d’Europa e forse del mondo a livello di club. Insomma, una Juventus che talvolta lascia a desiderare per mancanza di bellezza di gioco, ma è così che Allegri vuole la sua Juve. Cinica, intelligente, attenta, con chiare caratteristiche offensive che non possono tralasciare l’attenzione continua nella fase di non possesso palla. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ancora non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">abbiamo vinto nulla”,</b> ripetono con continuità maniacale nello spogliatoio della Juventus. Sembra quasi un ordine impartito dal suo allenatore, che con le sue urla in campo tiene tutti sulla corda. C’è ancora tempo per festeggiare, prima bisogna vincere. Adesso si deve badare al sodo, senza tante chiacchiere. E la Juventus lo sa bene.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juventus-stacca-il-biglietto-per-la-finale-di-cardiff-1013258.htmSi100451001,02,03030295
441013242NewsEditorialeLo stato maggiore della Juventus incontra i suoi Club Doc20170408165625Interessante iniziativa della Juventus con i suoi fan. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che bello sarebbe se nel calcio come nella vita si potessero attingere le cose positive per scartare gli esempi più negativi. Tutto questo indipendentemente da certe aprioristiche chiusure mentali che ne inibiscono la possibilità di crescita collettiva. Nessuno è perfetto, ma qualcuno sbaglia meno di altri e dunque merita di essere preso come esempio. Partendo dunque dal presupposto che la perfezione non esiste e che dalla medaglia delle cose buone c’è sempre il risvolto di quelle meno buone, dobbiamo dire che al di là delle simpatie o antiche antipatie, l’esempio di qualità, di programmazione, di gestione amministrativa, commerciale e tecnica che dà la Juventus, è oggettivamente da imitare per potere crescere. Ci rendiamo conto che questo nostro articolo non possa suscitare apprezzamenti da parte di quella metà di tifosi italiani che non sono di fede juventina, tuttavia, riteniamo opportuno fare buona informazione facendo cronaca e parlando di certe tematiche di professionalità gestionale emerse dall'incontro voluto da una azienda calcio di successo come la Vecchia Signora. Valutazioni che quantomeno devono essere prese in considerazione attraverso punti di riflessione, nel tentativo di costruire insieme un mondo del pallone italiano, che al di là della disparità di potenza economica, deve essere amministrato con capacità progettuali che ne fanno la differenza. Una sorta di formazione collettiva che va oltre il minimalismo degli spiccioli veleni e della pochezza delle insanabili rivalità, per una crescita esponenziale di settore. Detto questo, ci piace dare informazione dell’incontro avvenuto allo Juventus Stadium da parte della società con i suoi Club Doc. Ecco i concetti più esplicativi di una comunicazione che tiene anche conto dell’etica professionale. La festa del coordinamento ha fatto emergere i dati di 133 mila iscritti per 488 Club Doc, di cui 69 fuori dall’Italia, con il 32% di crescita rispetto al 2016. Un evento atteso da tutti i Club bianconeri ma anche dalla dirigenza della Juventus che si è presentata puntuale con tutto il suo stato maggiore. Agnelli, Marotta, Nedved, Mazzia e in appoggio al centro di coordinamento anche Mariella Scirea, moglie dell’indimenticato Gaetano. Un incontro che si è occupato marginalmente di caricare la tifoseria, in vista dell’imminente partita di Champions che si disputerà martedì prossimo allo Stadium contro il Barcellona. Naturalmente, non è stato solo questo il pretesto di un evento di qualità che, se fosse stato solo per tale motivo, sarebbe risultato davvero riduttivo. Diciamo che si è approfittato di tale circostanza per rafforzare la qualità di un rapporto che deve restare sempre rispettoso delle parti, senza tuttavia prevaricare mai il senso di una collaborazione che deve sempre unire nella passione e mai disgregare. Queste le parole di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b>: <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per voi io sarò sempre Andrea, perché io sono il primo tifoso della Juventus e perché penso che come tifosi siamo tutti uguali. E’ un piacere accogliere voi, primi portatori</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di juventinità dentro e fuori dal campo”.</b> Qualche maligno potrà pensare a frasi fatte, capaci di ruffianarsi i tifosi per chissà quale scopo oscuro. Noi, più democraticamente, pensiamo invece che attraverso il dialogo, l’incontro, la relazione, il rispetto e la buona educazione delle parti, si possa costruire un rapporto di durevole stima a prescindere da ogni cosa. E’ la partecipazione alla vita dell’azienda calcio che coinvolge i suoi sostenitori e li rende collaborativi al fine di unire. Tanto è vero, che nel corso dell’evento lo stato maggiore della Juventus ha presentato il nuovo logo bianconero, facendo partecipare i presenti alla visita del cantiere dove sta sorgendo il nuovo centro sportivo della Continassa. Dunque, riteniamo davvero che questo rapporto che la società Juventus ha instaurato con i suoi Club Doc, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sia da ritenersi assolutamente positivo alla luce di un obiettivo comune da raggiungere, che è quello della maturazione, del reciproco rispetto e di una crescita culturale che può e deve innalzare i valori sportivi di un calcio troppo spesso ritenuto pericoloso e alla mercé di personaggi ambigui. Sì, perché l’adrenalina per una partita vinta o la delusione per aver perso, non può cancellare quanto è stato seminato oggi allo Juventus Stadium, nelle menti dei suoi Club Doc sparsi in Italia e nel mondo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711foto-andrea-agnelli.jpgSiNlo-stato-maggiore-della-juventus-incontra-i-suoi-club-doc-1013242.htmSi100451001,02,03030295
451013211NewsCampionatiTra Torino e Milan, un pareggio che non serve a nessuno.20170117121828Mihajlovic si arrabbia, ma il Toro ha bisogno di tempo per maturare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino e Milan sono scese in campo per vincere; i granata per continuare a sperare di entrare in Europa League e i rossoneri per ritornare in Champions. Ma anche se il risultato di 2 a 2 ha sentenziato un laconico nulla di fatto per quanto riguarda gli obiettivi da raggiungere, il match tra le due squadre è invece stato colmo di emozioni. E, anche se il Toro di Mihajlovic ha qualcosa in più da recriminare, la squadra di Montella ha dato dimostrazione di saper reggere la furia agonistica dei granata con cinismo e maggiore maturità. Il primo tempo del Toro, infatti, è stato veemente perché ha attaccato a testa bassa imponendo il suo gioco, realizzando 2 gol con Belotti e Benassi, ma fallendo la terza rete con un calcio di rigore sbagliato di Ljajic. Nel secondo tempo il Torino ha mollato la presa per lunghi tratti e il Milan ne ha approfittato segnando il primo gol con Bertolacci e poi pareggiando il conto con un rigore segnato da Bacca. A questo punto il Toro, forse perché pungolato dal pareggio ha ripreso a giocare, ma è ormai troppo tardi per poter vincere la partita. Due sono state le opportunità granata da registrare; una con Belotti , il cui tiro è andato di poco a lato e l’altra con Ljajic che si è visto neutralizzare il proprio tiro da Donnarumma. Questa è in sintesi la storia di una partita che invece ha avuto nel suo interno, grandi momenti di calcio emozionante con capovolgimenti di fronte. Il Milan ha dato dimostrazione di crescita, mentre il Toro è ancora un po’ lontano da quella logica di squadra capace di sviluppare un calcio maturo e consapevole dei propri mezzi. Tuttavia, alzi la mano chi, ricordando il gioco dei granata del campionato 2015-’16, può dire che era più divertente. Pensiamo davvero che a livello di qualità tecnica, di gioco, di determinazione e di mentalità, non ci sia alcun dubbio sul miglioramento apportato da Mihajlovic. Ma ci vuole tempo, tanta pazienza e forse qualche acquisto da parte della società granata che possa in qualche modo integrare esperienza e ancor più qualità, in un centrocampo che ha bisogno di un calciatore esperto che possa fare da chioccia a una squadra che sta crescendo, ma che non è ancora in grado di gestire la partita come vorrebbe il suo allenatore. Un Mihajlovic arrabbiatissimo, capace di dare pugni al cartellone pubblicitario Mediaset, giusto per sfogare alla fine del match tutta la sua delusione. E, in effetti, non gli si può dare tutti i torti, perché i suoi baldi giovani ripetono sistematicamente errori già fatti, come fosse un vizietto cui non riescono a farne a meno. Eppure, a detta dell’allenatore granata, sembra che certe cose provate e riprovate mille volte, abbiano sortito gli effetti desiderati. Poi, all’atto pratico, l’improvviso Black out mentale sembra quasi inevitabile. Ma una cosa è certa, Sinisa Mihajlovic deve assolutamente proseguire sulla strada iniziata, senza essere tentato di buttare all’aria tutto. Lui è un tipo sanguigno, lo sappiamo. Tuttavia, a mente fredda, è doveroso smaltire la legittima delusione aspettando con pazienza una maturazione che stenta ad arrivare. Certo, questo significherebbe non arrivare in Europa e ritornare nell’anonimato di un campionato che si era sperato fosse invece all’insegna di una rinascita che potesse dare al Toro l’immagine di squadra forte e degna della sua straordinaria storia. Noi pensiamo che è solo questione di poco tempo, di qualche correzione efficace e di un credere in maniera convinta che questa strada che oggi appare in salita, si delineerà chiaramente assieme ai nuovi e tanto sognati scenari europei. Oggi il Toro è sulla buona strada e pensiamo pure che il presidente Cairo, facendo tesoro degli errori passati, possa non avere la tentazione di privare la squadra dei suoi pezzi pregiati. Da buon amministratore del club granata quale egli è, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il presidente ha capito che se si vuole un Toro forte, è indispensabile sfoltire l’inutile e tenersi stretto ciò che fa la differenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-mihajlovic.jpgSiNtra-torino-e-milan-un-pareggio-che-non-serve-a-nessuno-1013211.htmSi100451001,02,03030288
461013206NewsCoppeCoppa Italia, la Juventus batte l’Atalanta ma non perde quel vizio…..20170112183041Dubbi e perplessità si intrecciano in una Juve a due facce.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Qual è quel vizio? Quello emerso a Doha con la perdita della Supercoppa Italiana: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la distrazione.</b> Sì, una ingiustificata distrazione che mette in guardia difesa e centrocampo a una maggiore attenzione, per non cadere in confusione e soffrire in maniera incomprensibile. La Juve vista in Coppa Italia contro l’Atalanta di Gasperini (bella espressione di gioco del calcio moderno) ha giocato un primo tempo di alta scuola tecnica, con Dybala sugli scudi e ogni reparto pronto a non sbagliare il passaggio e verticalizzare il gioco. Fluidità di manovra e bellezza del gioco del calcio, hanno riscaldato gli animi e non solo, dei tifosi juventini accorsi allo stadium in una serata glaciale. Ottimo Rugani (che ricorda molto Gaetano Scirea nella limpidezza degli interventi), bravi gli esterni, ottimo centrocampo orchestrato da un resuscitato Pjanic e immenso Dybala autore di un bellissimo gol e di un assist a Mario Mandzukic, che ha realizzato la seconda rete per la Juve. Poi, nel secondo tempo,vuoi per le scelte di Allegri di togliere Dybala, Pjanic, Marchisio, e dare loro respiro in vista della prossima partita che la Juve giocherà a Firenze, vuoi per una ormai cattiva abitudine di mollare la concentrazione nel bel mezzo di una partita, fatto è che la Juventus ha sofferto e rischiato di pareggiare e poi giocare i supplementari di una partita che doveva semplicemente gestire meglio. E per gestire meglio il vantaggio, intendiamo il possesso palla nella metà campo avversaria che improvvisamente è sparito. Come sparito (forse per stanchezza) appare spesso Lictsteiner, responsabile del gol ottenuto dall’Atalanta, per non essere riuscito ad anticipare l’avversario. E poi il centrocampo lasciato nelle mani dei soli Hernanes, Sturaro, Rincon, rispettabilissimi giocatori di forza fisica e nulla più, sono subito sembrati in balia di avversari giovani ma che fino all’ultimo hanno creduto nell’impresa di riuscire a pareggiare una partita che le potesse dare la speranza dei tempi supplementari. Ma non è certamente la bella Atalanta di Gasperini, il problema di una Juve che perde in concentrazione e rischia grosso ogni qualvolta viene aggredita dall’avversario. Allegri non sa spiegare i motivi, pur evidenziando un’anomalia che ormai è sotto gli occhi di tutti. Noi non crediamo si tratti di stanchezza, perché la Juventus vista nel primo tempo contro l’Atalanta è apparsa in salute nelle idee e nella sostanza. Si è divertita e ha fatto divertire. Poi, il buio più completo. E, se non fosse stato per quel rigore concesso dall’arbitro per atterramento di Lictsteiner in area trasformato da Pjanic, la Juve avrebbe sicuramente compromesso una partita che avrebbe potuto e forse dovuto vincere sul velluto. Intanto, in campionato domenica prossima si giocherà la prima partita del girone di ritorno. La strada è ancora lunga e bisogna trovare in fretta i motivi di certi atteggiamenti errati e risolverli. Certo,non sarà facile. Ma la Juve ci ha abituato da sempre, che quando è ora non delude mai.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNcoppa-italia-la-juventus-batte-l-atalanta-ma-non-perde-quel-vizio-1013206.htmSi100451001,02,03030251
471013197NewsCampionatiIl Napoli trita un Toro irriconoscibile20161218193631I partenopei dilagano e si portano a un solo punto dalla Roma.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">E adesso, per piacere, non si esageri con commenti pesanti che, se formalizzati come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>vecchia maniera, l’ambiente granata va subito in depressione. Certo, non fa piacere perdere con il risultato pesante di 5 a 3, ma questo non significa che i ragazzi di Sinisa Mihajlovic, prima erano dei fenomeni e adesso sono dei brocchi. Occorre equilibrio e cercare di fare un’analisi costruttiva proprio su partite come quella di Napoli, in cui si evidenziano alcune lacune ancora da colmare per proseguire la fase di crescita e quindi di quella maturazione che ancora non c’è. Partendo dal presupposto che il Napoli di Sarri è la più bella espressione di calcio moderno in Italia, c’è da dire che forse, per la prima volta quest’anno, abbiamo notato un senso di eccessiva riverenza del Toro nei confronti degli avversari. Da qui il mancato approccio corretto alla gara, che ha poi determinato la sintesi di una disfatta evidente. Siamo sempre stati d’accordo con il mister del Toro che ha apportato una mentalità nuova nell’impostare una squadra granata dalle caratteristiche offensive. Tuttavia, questa volta, non capiamo perché nel primo tempo ha rinunciato al suo naturale 4-3-3 con Iago Falque in campo e non in panchina. L’inserimento di Zappacosta in avanti con De Silvestri a difendere sulla stessa fascia, ha dato la sensazione di volere coprirsi maggiormente al cospetto di un avversario che fa delle ripartenze improvvise e delle verticalizzazioni, la sua forza. Ecco, forse su questo non siamo tanto d’accordo, tenuto conto che la squadra di Mihajlovic non ha più il senso logico del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“primo non prenderle”.</b> Ma il mister granata ai microfoni di Mediaset sostiene proprio il contrario di questa nostra tesi, e dice che la maggiore corsa di Zappacosta rispetto a Iago Falque, lo ha consigliato a scegliere questa soluzione. Questioni di vedute tattiche che non vanno a inficiare minimamente ciò che pensiamo di positivo su questo allenatore sanguigno e coraggioso nelle scelte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Come prima cosa”</b> dice Mihajlovic <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ faccio i complimenti al Napoli per aver meritato ampiamente la vittoria. Sono fortissimi, poi se gli lasci spazio ti fanno a pezzi. In quei nove minuti del primo tempo abbiamo dormito e la partita è finita lì. Nel secondo tempo abbiamo provato a riaprirla ma la sconfitta stavolta è meritata. A volte occorre “rompersi” per capire di che materiale si è fatti e ricomporsi più forti di prima. Ora</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dobbiamo pensare al Genoa e cercare di vincere a tutti i costi”.</b> L’allenatore del Toro è un saggio signore del calcio moderno che non guarda in faccia nessuno, che non conosce l’ipocrisia e, più volte, in sede di conferenza stampa, ha dato cenni di riflessione che sono ben lontani dalla pochezza espressa dalle solite banalità pallonare che siamo soliti ascoltare. Ecco, diremmo proprio che è giusto ripartire da questo messaggio di Mihajlovic, facendo tesoro degli errori commessi da parte di tutti, ricompattandosi in maniera da ritrovarsi con l’autostima dimostrata prima dei tre tonfi di Genova con La Sampdoria, poi nel derby e quindi contro questo Napoli che ha trovato un Mertens strepitoso. Ma il Toro deve proseguire la sua strada senza ricadere in antiche polemiche che fanno sempre tornare indietro per poi ricominciare. E’inevitabile che Cairo debba potenziare questa squadra, che già ha alzato l’asticella tecnica in maniera notevole rispetto allo scorso anno. Tuttavia, è necessario coprire bene i ruoli dei due centrali di difesa, con calciatori che siano almeno al livello degli altri componenti la squadra. Quelli di adesso, non lo sono. E poi è necessario continuare su questa strada, dando alla squadra quella convinzione che è già propria del sentire del centrocampo e dell’attacco, ma che non lo è ancora a livello di difesa. I tifosi del Toro stiano tranquilli, certe ferite si rimargineranno presto. Perché questo Torino è già andato molto avanti rispetto al recente passato, almeno nella mentalità e nella voglia di fare. Ritornare indietro sarebbe davvero un gravissimo errore!</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napoli Stadio San Paolofl0711fl0711sinisa-mihajlovic.jpgSiNil-napoli-trita-un-toro-irriconoscibile-1013197.htmSi100451001,02,03030298
481013194NewsCampionatiA Torino, sta per arrivare l’attesissimo derby20161210174025Una partita che si preannuncia interessante e ricca di emozioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">In questo periodo dell’anno in cui siamo presi dai preparativi per il prossimo Natale, il calcio ha sempre un suo posto di primaria importanza. E così, nell’attesa del derby della Mole, nell’area prospiciente lo stadio Grande Torino scorgiamo sguardi d’attesa febbrile che s’intersecano all’ansia da derby. Tu perché sei del Toro, e tu perché sei della Juve. Storie diverse che s’incontrano in una domenica di calcio tanto attesa, forse anche un po’ da chi di pallone non se ne intende. Ed è questa la bellezza di un tifo che non deve mai oltrepassare i limiti, ma che deve essere gioia, festa pallonara, capace d’intersecarsi alla speranza di una sempre maggiore cultura del rispetto. E’ troppa l’attesa. Nei negozi, al mercato, al bar e persino nella coda ai supermercati, non si fa altro che parlare di derby, di Toro e di Juve, del gallo Belotti e del pipita Higuain. Ciascuno con la propria maglia, con i propri colori, con la propria fede calcistica, con la propria storia che si lega a un passato che è sempre presente come trampolino di lancio per il futuro. In fondo, con un pizzico d’orgoglio, torinisti e juventini possono dire di essere invidiati da tutta Italia. Sì, perché qui, nella città sabauda che trasuda cultura da ogni dove, c’è un pallone che da un lato è vincente, e dall’altro è in predicato di vincere dopo tanti anni. A questa nobile città un po’ discreta e capace di parlare sottovoce, hanno portato via la centralità della Rai, della Fiat, del Salone dell’Automobile e forse pure il Salone del Libro. Ma il calcio no. Quello appartiene di diritto alla città piemontese che ha saputo costruire negli anni e proporsi ad alti livelli. A Torino, Andrea Agnelli e Urbano Cairo, sportivamente parlando si guardano in cagnesco, tuttavia, chi ne beneficia per un calcio ad alti livelli è proprio la città della Mole, che da sempre fa parlare di sé per storia, tragedie legate al pallone, ma anche per <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>vittorie e derby che sono l’emblema dell’antica tradizione torinese. Bollito, fritto misto o Bagna Cauda, i torinesi s’incontrano a tavola e si scontrano allo stadio. C’è rivalità per un derby che non è ammesso perdere, perché ne va dell’orgoglio che non può e non deve essere ferito. E’ il pallone di Torino, sia esso granata o bianconero, che fa sperare, sognare, sorridere e piangere. E’ la storia, è il derby che si ripete, che non muore mai, perché fa sempre parlare di sé come una bella donna che è desiderata, ma fa gioire e amareggiare. Li chiamavano “bogianen” (non ti muovere), ma in campo e tra gli spalti dello stadio, granata e bianconeri non si risparmieranno mai e si affronteranno sempre per vincere. Sì, perché questo è l’unico obiettivo da raggiungere. Così lunedì, ritornando a lavoro, non si debba sottostare agli sfottò che bruciano e ammutoliscono. Vinca dunque il migliore (così si dice banalmente), ma ciascuno sta già pensando che a vincere sarà la propria squadra del cuore. E’ legittimo. Tu perché sei del Toro e tu perché fai il tifo per la Juve.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-torino.jpgSiNa-torino-sta-per-arrivare-l-attesissimo-derby-1013194.htmSi100451001,02,03030339
491013185NewsCampionatiL’analisi della nona giornata di Serie A20161024165917Disamina aggiornata sul campionato di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo il tonfo di sabato sera della Juventus a Milano contro i rossoneri di Montella e la vittoria della Sampdoria nel derby di Genova, la domenica calcistica ha dato parecchi spunti di riflessione. Una su tutte la conferma della Roma che vincendo 4 a 1 contro un rabberciato Palermo, si propone in maniera convinta ad essere tra le più titolate squadre pretendenti al titolo di campione d’Italia. La squadra di Spalletti si trova assieme al Milan al secondo posto in classifica, con due punti di distacco dalla capolista Juventus. Ma, mentre la giovane compagine di Montella deve ancora crescere sotto il profilo della maturità e quindi della continuità di risultati, i giallorossi di Spalletti garantiscono maggiore esperienza e campioni che stanno lentamente trovando un gioco d’assieme che lascia ben sperare per il futuro. Anche il Napoli, sempre alle prese con il problema Gabbiadini che è stato espulso a Crotone per fallo di reazione, vincendo in Calabria si porta a terzo posto in classifica a 4 punti dalla Juve. Ma ciò che più conta è che la squadra di Maurizio Sarri è decisa ad uscire fuori da un periodo particolare che ha destabilizzato l’armonia e la tranquillità di inizio campionato. Bene per Torino e Lazio che si dividono la posta in palio e mettono in evidenza grandi presupposti per continuare a far bene in un campionato che potrebbe vederle illuminate da mille motivazioni agonistiche. Chievo e Atalanta proseguono la marcia di una raccolta punti da mettere in cascina per il prosieguo del campionato. La prima ha pareggiato 0 a 0 in casa dell’Empoli, mentre i bergamaschi di Gasperini vincendo 2 a 1 contro l’Inter, si confermano squadra ostica e difficile da affrontare per tutti. Già, l’Inter di Frank de Boer e la sua crisi. Un argomento più volte trattato, discusso e affrontato da noi con particolare attenzione. Una società, quella nerazzurra, che sta forse pagando i tanti errori commessi in questi anni dopo il triplete conquistato da Josè Mourinho. Con l’avvento in società da parte del filippino Erik Thohir e poi della società cinese Suning, le cose si sono aggravate in maniera esponenziale. Prima Mancini in veste di allenatore – dirigente con libertà di far comprare costosissimi giocatori che poi si sono rivelati inutili alla causa nerazzurra e adesso De Boer, l’olandese chiamato a sostituire il Mancio in corsa, che sta pagando forse più del dovuto il suo non conoscere il calcio e la lingua italiana. Insomma, fatto è che anche lui è sulla graticola e in procinto di essere sostituito sulla panchina dell’Inter, qualora dovesse perdere ancora nella prossima partita contro il Torino. Ma, proseguendo ancora nella nostra analisi della nona giornata di Serie A, dobbiamo mettere in evidenza il largo punteggio di 5 a 3 che la Fiorentina di Paulo Sousa ha conquistato contro il Cagliari in terra sarda. Una partita strana, in cui si è evidenziata una giornata in cui le rispettive difese sono apparse molto disattente a beneficio degli attaccanti. Ma la giornata davvero positiva degli avanti viola, hanno dato lustro alle giocate di un centrocampo molto propositivo in fase di ripartenza. Il Cagliari, da parte sua, è incappato in una giornata negativa che ha fatto smaltire la sbornia della vittoria conseguita a Milano contro l’Inter. Per il resto, Bologna e Sassuolo si sono divise la posta in palio pareggiando 1 a 1 una partita vivace, che a tratti ha evidenziato piacevoli spunti tecnici e agonistici. Vince l’Udinese in casa contro il Pescara. Un 3 a 1 molto eloquente del nuovo corso targato Del Neri, capace di far ben sperare i friulani verso una risalita in classifica che significherebbe mettere al sicuro un campionato tranquillo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNl-analisi-della-nona-giornata-di-serie-a-1013185.htmSi100451001,02,03030402
501013179NewsEditorialePapa Francesco – Maradona - e la partita per la pace.20161013181731Quando il calcio si veste di buoni sentimenti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Papa Francesco</b> di mezzo, tutto sembra unirsi per incanto. Già, il Sommo Pontefice con la sua semplicità, con il suo modo discreto di porsi davanti al mondo, è l’unica persona capace di unire tutti. Infatti, da quando Francesco è stato eletto Papa, non abbiamo mai sentito alcuna critica nei suoi confronti, ma solo grande stima e affetto. Egli è al centro di ogni cosa terrena; si chiami pace, fraternità tra popoli o tenerezza dei buoni sentimenti, Francesco è lì in qualità di figura misericordiosa a dare respiro a un mondo falcidiato dalle guerre, dai soprusi e da tutto ciò che si identifica nel male. Ma c’è l’amore infinito che è senso di ogni cosa. E c’è pure il suo significato a dare sostanza alle giornate più buie, quelle che ti fanno pensare tristemente alla difficoltà di vivere. Ma Francesco è sempre lì, ed appare costantemente con gesti e parole che sono il toccasana per il cuore. Non è facile retorica la nostra, ma più semplicemente la traduzione di quanto ci viene insegnato attraverso i messaggi di pace, che non devono mai venire a mancarci come senso di unione per un bene così <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>inestimabile, di cui troppe volte davvero ne offuschiamo la limpidezza. E così nel corso della partita per la pace, in cui si sono raccolti i proventi per i bambini e per tutte le persone più bisognose (tra cui i recenti terremotati di Amatrice, Accumoli e i paesi colpiti dal sisma il 24 agosto scorso), il messaggio di unione per la pace ha avuto il solito grande e profondo significato capace di entrare dentro l’anima e sollecitare le pigre corde del fare. Un pallone che rotola in mezzo al campo dell’Olimpico di Roma, grandi campioni del passato come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Diego Armando</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maradona</b> a far da testimonial, le telecamere della Rai per dare maggiore risalto all’evento calcistico, e poi la gente sugli spalti a far da cornice a un quadro che ne disegna chiaramente i tratti di quei sentimenti che non possono far altro che unire. Unirci sopra ogni cosa attraverso il calcio e l’aggregazione sociale che, una volta tanto, non si divide in fazioni ma si sente unicamente partecipe di un messaggio di pace. Ma ciò che ci ha colpito maggiormente, è stato come i gol, il risultato della partita, la curiosità di vedere all’opera giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maradona, Totti, Di Natale, Cafù, Candela,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Burdisso, Mauri, Ronaldinho, Veron, Davids, Bojan, Abidal, Crespo</b> e altri illustri nomi del calcio mondiale che vantavano pure la presenza dell’allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Capello</b>, erano poca cosa in confronto al messaggio di pace e di unione che aleggiava su quello Stadio Olimpico, in una notte romana che ha saputo conciliarne i grandi temi. Sì, ci piace proprio questo pallone ispirato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Papa Francesco </b>che è venuto dall’altra parte del mondo per sensibilizzarci e per ricordarci la grande responsabilità di sentirci uniti, non a parole ma con i fatti. In questa occasione, come peraltro anche in altre, il calcio ha dato una mano a Francesco, ma anche a noi che abbiamo apprezzato questo evento trasmesso al mondo come qualcosa di alto spessore umano.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpico fl0711fl0711diego-armando-maradona.jpgSiNpapa-francesco-maradona-e-la-partita-per-la-pace-1013179.htmSi100451001,02,03030360
511013172NewsCampionatiSarri è polemico contro gli arbitri, ma De Laurentiis butta acqua sul fuoco20160922153659Il presidente del Napoli si dissocia dalle polemiche<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Questa volta il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ci ha stupiti in maniera positiva. Alle parole di Maurizio Sarri che nel post partita contro il Genoa aveva sensibilizzato la società a intervenire con alta voce per due rigori non concessi dall’arbitro, dalla Cina il presidente risponde così: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nessun alibi, le decisioni degli arbitri vanno rispettate nel bene e nel male”.</b> Una risposta in grande stile che non ci saremmo mai aspettata, conoscendo il carattere del presidente partenopeo che in genere è molto focoso e reattivo a ciò che ritiene un torto subito. E invece questa volta ha dimostrato grande stile nel non volere creare polemiche, nonostante ci sia stato un oggettivo errore arbitrale, nel non dare il rigore a favore del Napoli in almeno due occasioni. Anzi, De Laurentiis continua così: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono le regole del nostro calcio e se partecipiamo a questa competizione non dobbiamo cercare nessun tipo di alibi. Dalla Cina ho visto la partita Genoa – Napoli, una partita bellissima con due squadre che si sono affrontate a viso aperto. Anche se siamo il quinto fatturato, abbiamo investito 128 milioni nel mercato di quest’anno, per potere dare ai napoletani e all’allenatore una squadra competitiva e, da quanto emerso finora, mi sembra che il Napoli sia molto competitivo. Non mi resta che fare i complimenti alla squadra e all’allenatore per la partita</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di ieri. Forza Napoli. Sempre”</b>. Stile e furbizia emergono da queste parole del presidente che, probabilmente, avrebbe preferito che il suo allenatore non sbandierasse il suo malcontento chiedendo pubblicamente l’aiuto della società, ma avesse manifestato privatamente il da farsi senza creare polemiche. Chissà se è proprio come noi la vediamo, tuttavia, ci sembra che un così lampante torto subito non abbia stuzzicato la voglia di richiamare una maggiore attenzione nei confronti del Napoli.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Genovafl0711fl0711delaurentiis67.jpgSiNsarri-e-polemico-contro-gli-arbitri-ma-de-laurentiis-butta-acqua-sul-fuoco-1013172.htmSi100451001,02,03030353
521013167NewsCampionatiPer la Nazionale di Ventura, male la prima e buona la seconda.20160906155916Buona prova degli azzurri di Ventura <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo la prima partita amichevole contro la Francia (che è tutta da dimenticare), nel secondo match della gestione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ventura</b> abbiamo visto cose pregevoli e alcune ombre da non sottovalutare. Contro l’Israele, partita valevole per la qualificazione ai mondiali del 2018, si è vista una squadra più concreta soprattutto a centrocampo, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Verratti</b> posto davanti alla difesa (alla Pirlo), ha contribuito largamente alla vittoria degli azzurri per 3 a 1. Il ragazzo ha mostrato grande carisma e maturità da vendere, ergendosi a pedina indispensabile per qualità di gioco e distribuzione di palloni con i giusti tempi. Una posizione nevralgica di centrocampo, quella di Verratti, che gli calza a pennello per essere sempre presente in fase di possesso e non possesso palla. Sempre nel vivo del gioco, sempre alla ricerca di palloni da distribuire con efficacia e sagacia tattica; insomma, gli azzurri hanno trovato il leader che cercavano ormai da tanto tempo. Per il resto, il cambio di guida tecnica ha evidenziato che, nonostante lo stesso schema tattico del 3-5-2 utilizzato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte,</b> la Nazionale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ventura</b> tende ad aspettare l’avversario per colpirlo poi con ripartenze improvvise. Modus operandi diversi, di chi crede in un calcio aggressivo (Conte) e chi invece sa attendere (Ventura). L’importante è che la sostanza non cambi e che si proceda con il cipiglio che abbiamo apprezzato contro l’Israele, dove per quasi tutto il secondo tempo, gli azzurri hanno dovuto affrontare la partita in dieci uomini per effetto dell’espulsione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b>. Già, Chiellini. E’ stato l’unico vero neo della serata. Ha sbagliato una serie innumerevole di palloni, forse più di quanto non abbia fatto lungo l’arco della sua carriera. Segno di una non perfetta forma fisica e mentale, che avrebbe bisogno di maggiore attenzione da parte di chi gestisce il giocatore, che non è più giovane come un tempo. E non è un caso che la Juventus stia già pensando a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matteo Darmian</b> per il mercato di Gennaio, approfittando del fatto che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United</b> e il suo coach <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mourinho</b>, lo hanno estromesso dalla rosa dei titolari. Un segnale in più, che in casa Juve si sta valutando con la solita attenzione programmatica. E quindi, tornando alla Nazionale di Ventura, questi tre punti conquistati contro l’Israele valgono oro, soprattutto in considerazione del fatto che quest’anno si qualificherà di diritto ai Mondiali soltanto la prima squadra classificata di ciascun girone. Il 6 Ottobre, allo Juventus Stadium di Torino, la Nazionale ospiterà la Spagna e poi il 9 ci sarà Macedonia – Italia, mentre il 12 Novembre si svolgerà il match contro il Liechtenstein e il 24 Marzo 2017 sarà la volta di Italia – Albania, quale ultima partita d’andata del girone. Non c’è che dire, il percorso di qualificazione degli azzurri non si presenta per nulla semplice, non solo per la presenza della Spagna che abbiamo già battuto agli Europei, ma per la necessità di risultati positivi e continuativi, che è necessario fare per garantirsi una tranquilla qualificazione. Altrimenti sarebbe un guaio, perché per qualificarsi ai Mondiali, le migliori seconde classificate dovranno giocare i play – off. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, questa Nazionale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Ventura</b> è chiamata a combattere con se stessa, ma anche con l’ombra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b>, l’irrequieto condottiero di panchina, che è stato capace di rivitalizzare un ambiente che sembrava quasi demotivato. Tuttavia, pensiamo sia giusto ormai mettere da parte i recenti ricordi europei della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nazionale targata Conte</b>, per dare credito al nuovo percorso azzurro chiamato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Ventura</b>.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNper-la-nazionale-di-ventura-male-la-prima-e-buona-la-seconda-1013167.htmSi100451001,02,03030357
531013155NewsEditorialeE se il Torino fosse da primi posti in classifica?20160814175722Per il Torino si prospetta un ottimo campionato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In questa pazza estate di calciomercato in cui si sono spesi e incassati milioni di euro che sembrano noccioline, ci si chiede chi davvero abbia fatto l’affare che sia inteso come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>economico e tecnico. Infatti, l’aver ceduto un campione dal nome altisonante, non sempre è indicativo di indebolimento di squadra. E’ inutile dire che quest’anno la Juventus l’’ha fatta da padrona con i suoi numerosi acquisti di qualità e la cessione di un Pogba, che se pur giovane e indiscusso campione, ha garantito una plusvalenza di 119 milioni di euro. Pazzesco sarebbe stato non cederlo. Per il resto, abbiamo assistito a un mercato che ancora si protrarrà fino al 31 Agosto e che ci sembra più ragionato che spericolato. Dopo la cessione di Higuain, il Napoli sta operando in maniera oculata sul mercato e le prime uscite stanno confermando quanto la squadra di Sarri sia convinta a migliorare il già eccellente campionato dell’anno scorso. Per il resto, la Roma di Spalletti ha cominciato anzitempo il suo ritrovo annuale, in virtù di una preparazione che deve far fronte ai preliminari di Champions League, così come il Sassuolo che deve affrontare i preliminari di Europa League. E tenuto conto dei problemi di Milan e Inter e dell’anonimato messo in mostra da Lazio e Fiorentina, ci sembra che il Torino del nuovo corso targato Sinisa Mihajlovic sia il più accreditato a viaggiare tra le sfere alte della classifica. Tutto questo ha un suo perché. Infatti, crediamo che il presidente Cairo e Petrachi stiano per ultimare un mercato che da più parti è considerato come quello più qualitativamente interessante degli ultimi anni. Sempre con l’occhio vigile alla spesa, i due alti rappresentanti di casa granata hanno acquistato Liajic e Iago Falque che si completano nello scacchiere tattico dell’allenatore serbo, che avrà l’opportunità di valorizzare le potenzialità tecniche e tattiche dei giovani Baselli, Belotti, Zappacosta, che avevano bisogno di essere integrati da giocatori dello stesso spessore tecnico ma con maggiore esperienza. Peccato che non sia arrivato Giaccherini che è poi passato al Napoli, perché altrimenti sarebbe stata davvero la ciliegina su una torta davvero succulenta. Con la probabile partenza di Bruno Peres che non da oggi è fortemente voluto dalla Roma, resta la grana Maksimovic. Il giocatore serbo, infatti, sembra orientato a cambiare aria perché vorrebbe andare a Napoli per giocare la Champions League e perché gli sarà assicurato dal presidente De Laurentiis un contratto che difficilmente potrà proporgli Cairo. Così fa le bizze, non presentandosi agli allenamenti e facendo arrabbiare proprio il suo allenatore, che fin dal primo momento in cui si è insediato in casa granata l’ha ritenuto uno dei punti di forza del Toro. Ma si sa che di mezzo ci sono i procuratori che propongono strade diverse e lauti guadagni. Vedremo come si evolverà la situazione. Tenuto conto di quanto detto, c’è ancora da dire che a parer nostro il Torino deve risolvere il problema del portiere. Padelli e Gomis non garantirebbero tra i pali quella tranquillità che una squadra che aspira giustamente a proporre una continuità di risultati, deve dare. Padelli sembra interessare all’Atalanta e, se così fosse, Cairo e Petrachi dovrebbero agevolarne la cessione pensando ad un acquisto importante in un ruolo che deve essere di prima fascia. Tuttavia, analizzati questi aspetti, riteniamo che già così il Torino ci sembra ben attrezzato per proporre un campionato di ottima fattura. C’è un vento nuovo che soffia verso lo Stadio Grande Torino, una nuova aria che spira dallo Stadio Filadelfia di nuova costruzione, che rinnova una passione mai sopita di antica storia granata e che da quest’anno vuole sprigionare tutto l’entusiasmo represso in tanti anni di attesa. Una ricostruzione che sembrava incepparsi nei meandri dell’eterna burocrazia di questo nostro Paese che spesso si perde tra problematiche politiche che nulla hanno a che fare con lo sport. Pensiamo davvero che, se non interverranno cause impreviste, il campionato 2016’17 rappresenterà per il Torino un anno da ricordare anche per la crescita esponenziale di una mentalità vincente che da troppi anni è apparsa opaca in tutti i suoi lati più importanti. Per questo siamo convinti che quest’anno vedremo un Torino che sarà a ridosso delle grandi squadre del campionato italiano, con il cipiglio e la grinta che deriva da una storia mai dimenticata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711mihajlovic.jpgSiNe-se-il-torino-fosse-da-primi-posti-in-classifica-1013155.htmSi100451001,02,03030287
541013154NewsCampionatiAntonio Venuto, leadership e motivazione nel ruolo di allenatore.20160811155756Quando il calcio dilettantistico è gestito da seri professionisti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><div style="border-width: medium medium 1pt; border-style: none none solid; border-color: currentColor currentColor windowtext; padding: 0cm 0cm 1pt; border-image: none; mso-element: para-border-div; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; padding: 0cm; border: currentColor; border-image: none; text-align: justify; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;">Antonio Venuto</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> da Villafranca Tirrena in provincia di Messina, è stato allenatore della S.S. Milazzo dal 2008 al 2011 conquistando due promozioni tra Campionato di Eccellenza e poi di Serie D, raggiungendo il terzo posto nel Campionato di Lega Pro di Seconda Divisione nell’anno 2010’11. Una scalata professionale che l’ha visto crescere fin da quando, allenatore dilettante di terza categoria nel 1989 ha deciso di continuare i suoi studi calcistici per ottenere l’abilitazione di allenatore di seconda categoria fin dal 2007. Poi, non contento di quanto ottenuto, si misura con se stesso per verificare le sue potenzialità. Si iscrive al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Corso di Allenatori Professionisti di Prima</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Categoria a Coverciano nell’anno 2011’12</b> e s’incammina in questa avventura con l’ardire di chi ama il calcio, desidera studiarne approfonditamente i sistemi di preparazione, l’individuazione e l’abilità nel percepire la chiave tattica giusta (anche a partita in corso), conoscere le varie scuole di pensiero e l’anima da tirar fuori dai giocatori per poterli motivare positivamente. Ma è soprattutto la psicologia applicata al gruppo dei calciatori e anche individuale, che alla fine del corso porta Venuto a discutere la sua interessantissima tesi dal titolo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Leadership e motivazione: il ruolo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’allenatore”.</b> Non è un caso che mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b> abbia scelto di ricercare e discutere questa tesi davanti a una commissione d’esame competente, (tra gli altri c’era pure mister Spalletti). Infatti, chi lo conosce bene, sa che il suo desiderio di approfondimento teorico - pratico sulle più moderne discipline tecniche calcistiche europee, lo caratterizza come uomo -allenatore dai connotati personali talmente chiari che non si possono confondere con chi vede la professione di coach in maniera minimalista, raffazzonata e senza l’opportuna etica. Lui sa che nel calcio non c’è nulla di improvvisato e neanche di definitivo e che i risultati positivi sono la chiave del successo ripartito tra società, allenatore, giocatori e tifosi, ma sa anche che ai primi insuccessi chi paga per primo è l’allenatore. Troppo navigato è mister Venuto per illudersi di successi facili che in prospettiva non danno alcuna garanzia. Lui sa come lavorare sodo con i suoi ragazzi, dai quali pretende impegno, serietà e vita ordinata fuori dal campo. Ma è anche pronto a capire se un giocatore non rende come potrebbe a causa di problemi psicologici che non rientrano propriamente nell’infortunio fisico. Ed è questa la peculiarità più naturale e importante di questo allenatore: saper capire i suoi ragazzi e motivarli ad un impegno maggiore dal quale possa scaturire il meglio di loro. Senza stress, ma con la naturalezza e la consapevolezza che si ha quando si ama qualcosa, quando si sogna di raggiungere un obiettivo che è frutto della fatica e del lavoro serio. Sono queste le caratteristiche naturali di Venuto, un allenatore che non ha solo imparato attraverso i libri e gli studi tecnico-calcistici certi valori che sono insiti nel suo DNA, semmai le ha affinate confrontandosi con i suoi compagni di corso dai nomi altisonanti come Roberto Baggio, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Fabiens Cauet, Alessandro Dal Canto, Davide Dionigi, Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Devis Mangia, Fabio Pecchia, Lamberto Zauli, Zè Maria, per citarne solo alcuni tra i più famosi. Ma lui, mister Venuto, pur non vantando un curriculum altisonante da ex calciatore, (è stato portiere di ottime qualità in campionati di Serie D e Lega Pro) non si è lasciato intimidire da nessuno, anzi si è confrontato consapevolmente con grinta e determinazione di chi deve dimostrare a se stesso e agli altri la propria preparazione. E non è un caso che ha ottenuto uno dei più alti punteggi finali di tutto il corso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">97/110</b>. Oggi si accinge a cominciare il suo secondo anno consecutivo con il Due Torri di Piraino che parteciperà al campionato di Serie D, dopo avere sfiorato la partecipazione ai Play Off nel campionato 2015-’16. Stiamo parlando di un allenatore che stuzzica davvero la curiosità per preparazione culturale calcistica, per una forma mentis di lavoro applicato al calcio che significa fatica, dedizione e ricerca insistente ai meccanismi tattici che devono essere sostenuti da una buona preparazione fisica. E così in un assolato pomeriggio d’estate, abbiamo pensato di assistere a una seduta di allenamento. Sono le ore 17,00 di un pomeriggio d’estate 2016 che a chiunque consiglierebbe di stare a mare per refrigerarsi dalla calura. Ma qui, allo stadio di Piraino in provincia di Messina si fa sul serio, proprio come se ci si dovesse preparare a un campionato di professionisti e non di dilettanti. Due allenamenti giornalieri che sono gestiti in maniera intelligente da mister Venuto, dove ogni movimento, ogni corsa, ogni fatica che sfocia nel sudore della passione, ha sempre una sua logica e nulla è mai improvvisato. La ricerca del sincronismo di movimenti che allenano la mente e il corpo a proiettarsi tra le linee degli avversari, deve essere ripetuto fino a quando i giocatori non capiscono bene ciò che devono fare con la palla al piede. L’azione parte sempre dal portiere che appoggia all’esterno di difesa e poi al centrale che cambia gioco e lancia la palla all’esterno d’attacco che s’involerà per creare l’operazione d’attacco. Esercizi ripetuti mille volte che diventano quasi maniacali, ma che devono far capire che quella è la strada giusta da seguire. La fatica e il sudore che ti ripagherà dei sacrifici fatti. E’ il concetto di un calcio fatto di poche parole e molti fatti. Un pallone che è l’emblema dell’anima messa in campo e che fa il gruppo, la squadra, il calcio. A Piraino, in quell’assolato pomeriggio di agosto, abbiamo assistito alla preparazione di un calcio vero, che chiamarlo dilettantismo è come sminuire un qualcosa che è molto simile al professionismo. E’ il calcio di mister Venuto, che non risparmia mai energie e rafforza l’autostima di chi capisce che seguirlo non fa altro che aumentare la conoscenza di stare in campo e migliorarsi. Siamo certi che anche quest’anno, (come sempre nella gestione di mister Venuto), i risultati saranno eccellenti per il Due Torri, una squadra che parte sempre in sordina, con umiltà, ma poi emerge sempre alla grande, moltiplicando il suo reale potenziale tecnico. C’è un detto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Mazzarri,</b> l’allenatore toscano ex Napoli, Inter e adesso in Premier League, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se la mia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">squadra vale 50 ed io riesco a farla valere 100, vuol dire che……”.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b> è questo, un allenatore che vive di calcio, conosce la fame di vittorie e la trasmette ai suoi ragazzi. Per tale motivo siamo convinti che per lui si apriranno scenari sicuramente più consoni alle sue aspirazioni di allenatore ad alti livelli.</span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; padding: 0cm; border: currentColor; border-image: none; text-align: justify; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font></div><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Piraino (Me)fl0711fl0711venuto-6.jpgSiNantonio-venuto-leadership-e-motivazione-nel-ruolo-di-allenatore-1013154.htmSi100451001,02,03030667
551013125NewsCampionatiInizia il sogno azzurro20160601224419Comincia l`avventura degli azzurri nel campionato europeo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Parli di calcio e si aprono le porte. E’ una calamita, un qualcosa che attrae, emoziona, fa arrabbiare ma diverte, fa discutere, ma fa anche esagerare nel bene e nel male. Fatto è che la Nazionale Italiana di calcio è partita per il sogno europeo sotto i migliori auspici. Quest’anno persino la RAI ha pensato a un programma organizzato per salutare i 23 giocatori scelti dal CT Antonio Conte. Con 4 milioni e 242 mila spettatori, pari a uno share televisivo del 17,2%, la serata evento condotta da Antonella Clerici su Rai1 il 31 Maggio 2016, è stata la più seguita dai telespettatori. Segno evidente che la Nazionale Italiana suscita ancora interesse. Un appeal che è certamente dato dalla partecipazione al Campionato Europeo per Nazioni che si svolgerà in Francia nel mese di Giugno, capace di rinverdire l’entusiasmo per i colori azzurri, che negli ultimi anni è sembrato troppo tiepido dal punto di vista mediatico. Con la trasmissione Rai in prima serata, si è dunque tastato il polso dei tifosi che dimostrano ancora grande interesse per la Nazionale. In questa occasione il commissario tecnico Antonio Conte ha ufficializzato i nomi dei 23 calciatori che faranno parte della spedizione azzurra in Francia. Portieri: Buffon, Sirigu, Marchetti. Difensori: Barzagli, Bonucci, Chiellini, Darmian, De Sciglio, Ogbonna. Centrocampisti: Bernardeschi, Candreva, De Rossi, Florenzi, Giaccherini, Parolo, Sturaro, Thiago Motta. Attaccanti: Eder, El Shaarawy, Immobile, Insigne, Pellè, Zaza. Specificati anche i nomi delle tre riserve che prenderanno il posto degli eventuali infortunati: Rugani, Zappacosta e Benassi. Gli esclusi dalla lista dei convocati sono, Bonaventura e Jorginho. Conte ha avuto parole di elogio per loro, sia dal punto di vista umano che tecnico. Tuttavia, era doveroso fare delle scelte e, in base alle caratteristiche tecniche da apportare alla squadra nella sua globalità, si è dovuto dare la priorità a chi garantisce maggiore duttilità di ruoli. Adesso ci saranno certamente le critiche di rito, ma è il campo che darà la risposta alle scelte del commissario tecnico. Se vinci si dirà che Conte ha scelto bene. Ma se perdi non saranno risparmiate le critiche. E’ l’eterna storia del calcio, materia opinabile, molto discussa e mai perfetta. Noi, cammin facendo, ci atterremo ai fatti e, come sempre, cercheremo di fare delle analisi concrete e il più possibile oggettive, basandoci sui dati di fatto. Per ora, non ci resta che augurare agli azzurri un buon campionato europeo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711conte-6.jpgSiNinizia-il-sogno-azzurro-1013125.htmSi100451001,02,03030379
561013122NewsCoppeLa Juve vince la Coppa Italia, ma il Milan avrebbe meritato di più.20160523184810La Juve vince la sua undicesima Coppa Italia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Nella disamina della partita di Coppa Italia tra Milan e Juventus, ci sono alcune premesse da fare. Innanzitutto diciamo che se il football avesse le stesse regole della box, il Milan avrebbe vinto ai punti. Ma, parlando di calcio, ha sempre ragione chi fa gol e così ha vinto la Juve. Tuttavia, pur senza togliere nulla ai bianconeri che dopo essersi laureati campioni d’Italia per la quinta volta consecutiva e hanno pure bissato l’accoppiata scudetto – coppa, è opportuno fare alcune considerazioni. Nel primo tempo si è vista solo una squadra: il Milan. Grande acume tattico messo in campo dalla squadra di Brocchi, la quale si è espressa alla grande soffocando ogni timida iniziativa d’attacco della Juve. Un 4-5-1 in fase di non possesso palla, che si accompagnava a una freschezza atletica e mentale, tale da sbalordire persino i più ottimisti sostenitori rossoneri. La Juve di Allegri era partita strafavorita, ma la foga, il temperamento e la voglia di non fare da sparring partner da parte del Milan, hanno fatto sì che i bianconeri perdessero la loro consueta supremazia territoriale che si è vista in campionato. Non era la solita Juve, ma non era neppure il solito Milan che ha concluso il campionato in maniera fallimentare. Nel secondo tempo i rossoneri hanno continuato a spingere in maniera convinta, ma non hanno saputo trasformare in gol la grande mole di lavoro espresso da un centrocampo che dava spazio agli esterni De Sciglio e Calabria che hanno messo in difficoltà la Juve. Intanto la squadra di Allegri si è svegliata dal torpore del primo tempo, ed ha cominciato ad alzare il baricentro del centrocampo. Tutto ciò non ha portato immediati miglioramenti per la Juventus, ma si è rivisto un minimo di amor proprio, nonostante la stretta e assidua marcatura di Poli su Hernanes (una partita insufficiente la sua) e di Kucka su Pogba, tali da imbrigliare ogni loro iniziativa di organizzazione del gioco. Al Milan è mancata la qualità sotto porta, nonostante le buone iniziative di Bonaventura e di un Honda che è stato capace di entrare in partita fin dall’inizio della gara. Insomma, l’unico neo della squadra di Brocchi è stato rappresentato dalla non finalizzazione del gioco. Il solo Bacca non è bastato per sbloccare un risultato di 0 a 0 che si è protratto fino al novantesimo, decretando così i tempi supplementari. A questo punto è entrata in gioco la maggiore qualità ed esperienza della Juve. Allegri, infatti, mette in campo Cuadrado e Morata, dopo che nel corso del secondo tempo aveva già sostituito lo stanco Evra con Alex Sandro. E così in una delle poche ripartenze della Juventus si sblocca il risultato; cross di Cuadrado per Morata, che lasciato imperdonabilmente solo in area di rigore infila di destro l’incolpevole Donnarumma. La Juve vince così la sua undicesima Coppa Italia, andando oltre i suoi meriti. Al Milan di Brocchi resta l’amarezza di non avere vinto una partita, che per lunghi tratti del match sembrava essere alla sua portata. Adesso, dopo essere stata estromessa completamente dall’Europa, la società del presidente Berlusconi si trova al bivio di un futuro davvero incerto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-vince-la-coppa-italia-ma-il-milan-avrebbe-meritato-di-pio-1013122.htmSi100451001,02,03030361
571013105NewsEditorialeRoma calcio, società gravemente assente.20160419191922La lite tra Spalletti e Totti mette in evidenza le responsabilità della società giallorossa,che non ha saputo gestire fin dall`inizio un problema di grande delicatezza. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Si può spiegare solo così, l’eterna diatriba tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Totti</b> che sta pure diventando pesante. Una storia senza fine che nuoce alla squadra, allo spogliatoio e alla società stessa. Così, nell’ambito della tifoseria romanista c’è stata una sorta di spaccatura. C’è chi si schiera a favore di Spalletti e chi preferisce tutelare il “pupone” Francesco Totti. Una sorta d’ambiente farraginoso in cui la polemica si accende ogni domenica, grazie a una società lontana mille miglia, che più di una volta ha dimostrato di non sapere risolvere di petto la situazione. Dopo il gol di Totti, che tra le mura bergamasche è valso il definitivo pareggio dei giallorossi per 2 a 2 contro l’Atalanta, negli spogliatoi c’è stato un alterco tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Totti.</b> Pare che siano volate parole pesanti, mentre i toni decisamente accessi tra i due, hanno confermato la guerra di nervi che è ormai sotto gli occhi di tutti. E, come dicevamo, la società latita senza mai prendere una posizione. Più d’una volta abbiamo scritto il nostro parere su questa squallida storia del pallone nostrano, così ricco di denaro e talora pure inconsapevole di vivere un mondo a parte. Totti non può pensare di essere un eterno calciatore e anche se resta il simbolo più eclatante della tifoseria giallorossa, i suoi 40 anni dovrebbero fargli capire che il tempo è passato. Lui deve capire che nell’assetto tattico voluto da Spalletti, c’è bisogno di costruire il gioco ma anche di difenderlo, trovandosi preparati in fase di interdizione. Per fare questo, devi correre tutta la partita e non puoi più permetterti di pennellare da fermo passaggi di alta scuola, senza avere più la forza di partecipare a quel movimento perpetuo che lega i settori di centrocampo, difesa e attacco. Per questo Spalletti lo sta utilizzando con il contagocce, perché se Totti viene inserito gli ultimi 15 o 20 minuti, è pure possibile che ti risolva la partita facendo la differenza. Tutto ciò, non deve essere inteso come lesa maestà, ma più semplicemente come filosofia di un gioco del calcio interpretato dalla squadra e non dal singolo calciatore. Oggi il calcio è diventato più fisico e meno tecnico, per cui nella logica dell’interscambio dei ruoli c’è bisogno di maggiore preparazione fisica e mentale. Ed è proprio questo che il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pallotta </b>e la società Roma, avrebbero dovuto mettere in chiaro con Totti fin dall’inizio del campionato. Un chiarimento necessario, tale da sgomberare il campo da ogni fraintendimento o retro pensiero di mancanza di rispetto. E invece <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti </b>ha dovuto affrontare praticamente da solo una situazione che si trascinava ormai da troppo tempo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti</b> è un campione che per la Roma ha significato troppo, forse anche tutto. Ma adesso deve dimostrare onestà intellettuale nel capire e dimostrare che è ora di aiutare la Roma e i suoi compagni. Come? Mettendo al servizio degli altri la sua grande esperienza di campione vero. Non fare polemica, non remare contro, ma essere il fulcro dello spogliatoio di una Roma che gli resterà sempre nel cuore. La società chiarisca una volta per tutte questi aspetti basilari. Con dolcezza si accompagni Totti alla fine del calcio giocato e magari si proponga un ruolo di dirigente nell’ambito di quella Roma che da sempre è stata il senso della sua vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711totti_nuove_010.jpgSiNroma-calcio-societa-gravemente-assente-1013105.htmSi100451001,02,03030338
581013083NewsCoppeLa Juventus e il film già visto.20160224162125L`analisi del match Juventus - Bayern Monaco, negli ottavi di finale di Champions League. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Nell’analisi tecnico – tattica e anche mentale del match degli ottavi di finale di Champions League tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bayern Monaco</b>, emergono tre punti essenziali: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">1°) la rinuncia della Juve a giocare a calcio nel primo tempo – 2°) l’oggettiva forza tecnica da parte del Bayern Monaco – 3°) l’inadeguatezza della designazione arbitrale del signor Martin Atkinson in una partita così</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">importante.</b> Detto questo, cominciamo ad analizzare il primo punto. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Non capiamo perché, quando la Juve in Champions League arriva a confrontarsi con le più forti squadre europee, perde di smalto, di autostima e acquista paura ( forse inconscia) di applicare il suo gioco. Un gioco brillante fatto di forza fisica, idee, giocate e gol che scaturiscono da un precisa identità calcistica, che sta dando record e grandi soddisfazioni alla Veccia Signora d’Italia. La Juve vista nel primo tempo contro il Bayern, ci ha ricordato quella vista l’anno scorso nella finale contro il Barcellona. Stesso approccio errato alla gara, stessa colpevolezza di non tentare di presentare il proprio gioco. Un primo tempo timoroso, attendista, disarmante, tale da far riflettere quel “se avessi fatto…..”. Già, se avessi. Quante volte col senno di poi si hanno dei rimpianti per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Ma si sa che con i “se” e i “ma” non si va da nessuna parte. E allora perché regalare sempre il primo tempo a squadre così forti, quando nel secondo tempo ti accorgi che in fondo gli avversari non sono poi così “marziani” come si pensava? Dopo il secondo gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Robben </b>nella ripresa della gara, la Juventus ha spinto con vigore, forza fisica e voglia di raddrizzare un risultato che la penalizzava in maniera esagerata. Così, quasi a rimboccarsi le maniche, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic, Dybala, Pogba</b> e compagni si sono ricordati qual è la vera identità della Juve. Entrato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hernanes </b>al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> che ha accusato un indolenzimento muscolare, nel secondo tempo abbiamo visto ordine di gioco e furore agonistico. E i risultati sono stati subito sotto gli occhi di tutti, perché la Juve ha pareggiato i conti, prima con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> e poi con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sturaro</b>. Un 2 a 2 finale che avrebbe potuto essere persino un 3 a 2, se <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> non avesse fallito un gol che si è fatto deviare da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neuer,</b> per aver tirato affrettatamente addosso al portiere. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Detto questo, passiamo al secondo punto in analisi, e cioè all’oggettiva forza del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bayern</b>. Tenuto conto che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pep Guardiola</b> ha un assetto tattico che è spesso imprevedibile, disponendosi come ieri sera con un 4-1-4-1 e poi improvvisamente cambiare con un 3-3-3-1, in cui il capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lahm</b> fa quasi sempre l’interno di centrocampo e poco il terzino, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Robben</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Duglas Costa</b> impazzano sulle fasce laterali e Lewandowski si catapulta in area di rigore approfittando dei suggerimenti di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Muller </b>e compagni, tu Juventus avresti dovuto affrontare gli avversari bavaresi contrapponendo un pressing alto, atto a non lasciare per troppo tempo il possesso palla ad avversari temibili sotto il profilo tecnico, ma gestibili se si è in grado di contrapporre il proprio gioco con personalità. Il 77% di possesso palla lasciato nel primo tempo ai bavaresi, la dice lunga su un approccio sbagliato alla gara. Così facendo il Bayern, trovando l’opportunità di gestire il proprio gioco senza essere disturbati minimamente dagli avversari, è apparsa una squadra di un livello ancora più alto di quello che è oggettivamente. Di questo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pep Guardiola</b> deve dire grazie a una Juve che nel primo tempo non è scesa in campo, mentre dopo il gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Robben</b>, forse pungolata nel suo orgoglio, ha saputo raggiungere un pareggio che è certamente meritato. Ma la domanda è: Come mai si è data questa opportunità al Bayern di dimostrarsi ancora più forti di quello che sono, mentre la Juve sembrava convinta che contro simili avversari non ci fosse nulla da fare? Scelta tecnica nel volere attendere l’avversario nella propria metà campo per eccessivo timore, oppure è colpa di antiche reminiscenze di problemi psicologici, che periodicamente ritornano a galla e che legano da sempre la Juventus alla competizione calcistica più importante d’Europa? Non sappiamo. Tutto può essere. Fatto è che tra il primo e il secondo tempo abbiamo visto una Juve diversa, contro gli stessi avversari. E, se tanto mi dà tanto, pensiamo che il Bayern Monaco, pur nella sua impeccabile inquadratura di squadra solida che non concede nulla all’avversario, non è poi tutta questa compagine di marziani, di cui si dice. E’ la Juve, con la sua rinuncia al gioco, che ha reso i bavaresi ancor più forti di quello che sono realmente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Per quanto riguarda il terzo punto della nostra analisi che ha evidenziato anche l’inadeguatezza della designazione arbitrale, dobbiamo dire che il 44enne direttore di gara <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Martin Atkinson</b> ha sbagliato molto, anzi troppo, per essere un ottavo di finale di Champions League. Un rigore non concesso alla Juve per chiaro fallo di mano in area da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vidal</b> e l’ostruzione in fuorigioco da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lewandowski</b>, posto davanti a Buffon in occasione del gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Thomas Muller,</b> sono state determinanti per l’esito finale della gara. Ma il signor <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atkinson </b>ha dimostrato anche mancanza di carattere, per non aver saputo gestire con polso una gara che spesso ha evidenziato scorrettezze da parte delle due contendenti in campo. Certo, questo punto della nostra analisi non può rappresentare l’alibi per una Juve che, nonostante abbia raddrizzato un risultato quasi insperato, si trova ad avere dei rimpianti. Tuttavia, pensiamo che la designazione arbitrale per un match di così alto spessore, dovrebbe avere maggiore attenzione da parte degli organi competenti. Si spera almeno che nel match di ritorno che si giocherà il 16 marzo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium di Monaco</b>, si assegni un arbitro capace e deciso nelle valutazioni, ma, soprattutto, ci sia una Juventus che sappia ricordare a se stessa la capacità di inibire la fonte del gioco avversario attraverso la propria personalità, la propria autostima, la propria voglia di non lasciare l’iniziativa all’avversario, per non avere i soliti rimpianti legati ad una Coppa dei Campioni che la storia della Juventus la ricorda come qualcosa di eternamente stregata e incompiuta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juventus-e-il-film-gia-visto-1013083.htmSi100451001,02,03030397
591013076NewsCampionatiLuciano Spalletti, un tecnico di grandi qualità20160216171999La Roma e il proficuo lavoro di Luciano Spalletti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Era quello che ci voleva per questa Roma. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti,</b> il tecnico toscano che sta mettendo a posto la squadra e l’ambiente giallorosso. Piace il suo modo di sussurrare verità talora scomode, impopolari per lui, ma concrete sotto l’aspetto di un progetto che deve per forza di cose badare all’essenziale, cioè alla vittoria, alla scalata in classifica e alla crescita della squadra. La sua intelligenza non solo di stratega tattico, fa sì che riesca a dare anche un tocco di psicologia applicata al calcio. E non gli importa se va ad urtare inconsapevolmente la suscettibilità dell’ambiente romanista, quando lascia in panchina il capitano Totti. Non è un’offesa contro la grandezza del giocatore che resta pur sempre legato a uno storico passato, ma è più semplicemente badare al sodo, mettendo il cervello prima ancora del cuore. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Io alleno la Roma, non soltanto Totti. Il mio obiettivo sono i risultati e scelgo in base a questi, non sulla base della storia di un calciatore. Rispetto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">moltissimo la sua storia e le sue qualità, ma io penso ai risultati”.</b> Parole di grande chiarezza che non vogliono mettersi contro nessuno, più semplicemente fanno capire una logica inconfutabile che è legata al tempo che passa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti</b> sta lavorando per costruire il futuro immediato della Roma e lo sta facendo con molto ordine, accortezza, precisione certosina. Gli allenamenti quotidiani parlano chiaro, danno la dimensione su come si possa e si debba fare affidamento su un gruppo coeso che deve avere una sua identità ben precisa. E non è un caso se la sua cura sta facendo poco per volta l’effetto sperato, visto che la Roma sta risalendo lentamente le posizioni in classifica che le competono. Questo allenatore è deciso, ha carattere, si prende tutte le responsabilità, ma non vuole apparire un sergente di ferro, più semplicemente desidera apportare armonia tra tutto il gruppo, convincendo coloro i quali volta per volta sono destinati alla panchina, che non è una bocciatura ma è l’attesa di un momento che può arrivare da un momento all’altro, basta farsi trovare preparati dal punto di vista fisico e mentale. Soltanto remando tutti per lo stesso obiettivo, si crea armonia, si fa spogliatoio e in campo si vedranno i risultati. Se questa non è psicologia applicata al calcio, allora che cos’è? Riteniamo davvero che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> sia l’allenatore giusto al posto giusto. Intelligenza, arguzia e sprazzi di sensibilità si intersecano ai toni che non sono mai sopra le righe. E’ la qualità dell’uomo che si associa all’esperienza del tecnico e alla sua signorilità nel difendere i suoi predecessori, quando parla di Garcia per il lavoro fatto alla Roma e il rammarico per non avergli dato il tempo di ultimare ciò che era la sua idea da apportare per il bene della squadra. Egli difende a spada tratta anche altri colleghi allenatori che sono stati esonerati come Rafa Benitez, passando da Luis Enrique ai tempi in cui è stato allenatore della Roma. Ma il suo allenatore preferito è Carletto Ancelotti, per lui un maestro e un grande amico. Parla così, semplicemente, sempre a bassa voce, sia che si trovi in conferenza stampa o davanti alle telecamere. E quando è in panchina non ha mai atteggiamenti di “vendetta” ma si sgola il giusto,richiamando questo o quel giocatore che non ha tenuto la posizione corretta in campo. In questo momento c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeco</b> da recuperare sotto il profilo psicologico e Spalletti sta lavorando da tecnico, ma anche da amico e fratello maggiore. E intanto ci si prepara ad affrontare il Real Madrid di Cristiano Ronaldo. Senza paura ma con la consapevolezza che questa Roma non parte battuta in partenza, avendo il 50% delle possibilità di passare il turno. E’ la convinzione dettata da un’autostima ritrovata, assieme ad un’aria nuova che si respira in casa giallorossa, fin dal momento in cui è entrato Luciano Spalletti. Galantuomo e tecnico di grandi vedute.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;"> </span></span></b><br><br>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711spalletti-dopo-ranieri.jpgSiNluciano-spalletti-un-tecnico-di-grandi-qualita-1013076.htmSi100451001,02,03030402
601013062NewsCoppeLa Juve batte il Real Madrid. Adesso Berlino è più vicino.20150506191752Una Juventus brillante, fa sua la prima partita di semifinale contro il Real Madrid<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Torino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> - Ci sono notti soporifere e notti di calcio in cui l’adrenalina sale a mille. Allo Juventus Stadium vestito a festa come nelle migliori occasioni, è stata la notte del successo della Vecchia Signora contro il Real Madrid, nella prima partita di semifinale che i bianconeri hanno vinto 2 a 1. Adesso la finale di Champions League non è più solo un sogno, e il popolo bianconero ha il diritto di crederci con convinzione. Alla vigilia della partita si auspicava una partita perfetta da parte della Juve, per poter superare la più quotata antagonista spagnola. Ebbene, possiamo dire che la squadra di Allegri ha condotto una gara “quasi” perfetta, non fosse altro per quel gol di Cristiano Ronaldo, lasciato colpevolmente solo davanti alla porta di Buffon. Un piccolo neo che, tuttavia, non modifica la sostanza di un match giocato con intelligenza tattica, furore agonistico e fame di Coppa dei Campioni. Morata e Tevez (su rigore) sono stati gli autori dei due gol che hanno battuto il Real Madrid, mentre Llorente nel finale ha pure fallito quel terzo gol che avrebbe consentito alla Juve di avere maggiore respiro nella partita di ritorno al Santiago Bernabeu. E dire che alla vigilia della partita eravamo scettici su questa Juventus che ci è apparsa in calando dal punto di vista fisico e mentale. Avevamo ancora negli occhi le due gare effettuate contro il Monaco, e ci siamo chiesti più d’una volta come avrebbe potuto la squadra di Max Allegri, affrontare e battere i campioni del Real. E, invece, con nostro piacevole stupore, abbiamo rivisto come per incanto la Juve che conosciamo. Una squadra ben messa in campo, attenta a chiudere i varchi provenienti dagli esterni spagnoli e, soprattutto fermare, talora anche doppiandolo in difesa, il giocatore più rappresentativo del Real: la star Cristiano Ronaldo. Buona la prova di tutto il reparto difensivo della Vecchia Signora che ben si è amalgamato al centrocampo e alle due punte, sia in fase di non possesso, che nel possesso palla. Una tattica pensata a lungo da Allegri, i cui unici dubbi iniziali si limitavano nell’incertezza di schierare la difesa a tre o a quattro, ponendo come trequartista Vidal e non Pereyra, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>inserendo Sturaro a centrocampo. La scelta dell’ex genoano si rivelata vincente, in quanto ha saputo dare vigore fisico e intelligenza tattica, in un reparto in cui si prevedeva fin dall’inizio un superlavoro a centrocampo, in fase di interdizione e di costruzione del gioco. Allegri, dunque, ha saputo intuire bene la chiave di lettura di una partita cominciata con un 4-3-1-2 e finita con il 3-5-2. Grazie a questa sistemazione in campo della Juventus, i blancos di Carletto Ancelotti, che hanno risentito non poco dell’assenza di Modric e Benzema, non hanno mai dato l’impressione di essere superiori dal punto di vista della qualità tecnica. Sergio Ramos è apparso lontano dalla sua forma migliore e Bale è sembrato fuori ruolo in attacco. Avevamo partecipato alla conferenza stampa del Real, alla vigilia del match allo Juventus Stadium. In quella occasione abbiamo avuto la sensazione che Ancelotti temesse in qualche misura una Juventus carica, volitiva e con quella fame di finale di Champions, che avrebbe potuto mettere in difficoltà la sua squadra. E’ stato così, non ci siamo sbagliati, perché la Juve di Allegri ha contenuto l’avversario e l’ha attaccato, pressandolo in maniera ordinata e mai frettolosamente scriteriata. Adesso l’aspetta il catino infernale del Bernabeu, ma questa Juve, se saprà ancora una volta interpretare la partita con intelligenza, furore agonistico e lucidità di idee, potrà cominciare a pensare a quella finale tanto sperata, a lungo sognata e, tra poco, forse anche realizzata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711marchisio.jpgSiNla-juve-batte-il-real-madrid-adesso-berlino-e-pio-vicino-1013062.htmSi100451001,02,03030622
611013058NewsCampionatiUn calcio per la Pace20150316182739Grande evento culturale a Torino e provincia: « Lo sport come Strumento Internazionale di Pace« <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Torino accoglie gli ambasciatori di pace “PEACE DREAMERS” </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La pace nel mondo. Il sogno dei sogni che non è utopia, ma qualcosa che prima o poi si avvererà. Ne siamo sicuri. Si deve però lavorare col pensiero di crederci tanto, senza riserve. Sì, perché è obbligo credere con tutte le proprie forze a questo sogno di pace universale, desti come siamo nel compenetrarci nella parte di chi sa che certi obiettivi si raggiungono soltanto attraverso l’amore, l’unione d’intenti, la fratellanza. La pace globale è un lungo cammino, un percorso da fare in una strada impervia, che spesso s’interseca tra ripide salite e angoli oscuri che non lasciano intravvedere la dirittura d’arrivo. Ma “IL DIRITTO DEI POPOLI ALLA PACE” è il Diritto dei Diritti della giurisprudenza che riconosce il valore della persona umana nei suoi bisogni più essenziali, non solo relativi al benessere materiale ma, soprattutto, allo sviluppo del cuore e dell’anima. Già, lo sviluppo del cuore e dell’anima, due elementi sostanziali per sensibilizzare le coscienze in un mondo che mette in evidenza, troppe volte davvero, la parte più negativa dell’uomo; la sopraffazione e quindi la mancanza di rispetto. E allora, per ovviare a questo meccanismo perverso che attenta continuamente la pace nel mondo, si deve alimentare la speranza nell’esaltazione dei valori umani. Ad esempio, il conflitto tra Israele e la Palestina non influenza solamente la regione medio orientale. Molte iniziative sono state fatte negli anni per portare la pace, dare speranza e alleviare la sofferenza delle persone nelle zone in conflitto. Tuttavia, anche se le soluzioni politiche sono indubbiamente importanti, non sono efficaci se non c’è fiducia e riconciliazione tra la popolazione. E così si è pensato allo sport e al calcio in particolare, quale veicolo pregnante per fare incontrare i ragazzi, aiutarli a creare armonia ed abbattere le barriere della diversità che, apparentemente, sembrano insormontabili. Il calcio, questo straordinario mezzo di aggregazione sociale che ci fa abbracciare, gioire per un gol fatto e unirci attraverso lo spirito di squadra, nella speranza di pareggiare e magari vincere la partita dei sogni. Sentimenti che solo il pallone riesce a dare. Proprio quel pallone che racchiude il mondo, non solo nella sua forma naturale, ma anche come passione comune. Il progetto della Universal Peace Federation (l’Organizzazione che lavora per la Pace nel Mondo) vuole essere di supporto nel creare le condizioni, affinché si costituisca una piattaforma di riconciliazione ed educazione verso i giovani, proprio attraverso quel calcio ispiratore di unione. L’idea, nata nel 2008 a seguito di un incontro con il Ministro Palestinese dello Sport Abu Daqqa e poi con il Ministro Israeliano dello Sport Majadle, si sintetizzava nel suggerimento che una ONG – Organizzazione non Governativa - Internazionale, potesse creare un punto d’incontro in una zona neutrale fra Israele e la Palestina. E così, da quell’incontro, nel mondo si è perfezionata questa straordinaria idea verso lo sport, quale strumento di Pace. Dal 20 al 25 Marzo 2015, a Torino si realizzerà l’evento: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un Calcio per la Pace”.</b> 14 bambini (7 arabo – israeliani e 7 ebreo – israeliani) dell’età di 11 anni, vivranno&nbsp;una settimana&nbsp;di soggiorno sotto la Mole. Un allenamento insieme per costruire fiducia reciproca da parte della delegazione mista di 18 persone composta da 14 giovani e 4 adulti, tutti provenienti dall’area israelo – palestinese. Nutrita l’agenda degli appuntamenti sportivi e culturali della città di Torino, in cui sono previsti gli incontri con la Juventus, con il Torino, ma anche la visita presso società di calcio dilettantistiche di Torino e provincia. Ma ci saranno anche incontri culturali, quali ad esempio la visita ai musei dello sport, (Juventus Museum e Museo del Grande Torino), al museo dell’automobile e altre innumerevoli iniziative che si stanno sviluppando in questi giorni. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è il nutrito programma nel dettaglio: </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Venerdì 20 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Visita della città di Torino e incontro dei bambini e della delegazione con il Sindaco della città, on. Piero Fassino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato 21 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Giornata Internazionale contro le Discriminazioni Razziali indetta dalle Nazioni Unite. I bambini del progetto “Gioca con me” incontrano sul campo i Peace Dreamers presso lo Juventus Football Club – Via Stupinigi 182 Vinovo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Domenica 22 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – I bambini e la delegazione incontrano il settore giovanile del Torino FC: i pulcini 2004 allenati da Gianluca Cabella incontrano in un match amichevole i Peace Dreamers presso il Centro Sportivo Blu Station, Via Gozzano, 11 Orbassano. I bambini assistono come spettatori alla partita di campionato Juventus – Genoa presso lo Juventus Stadium. Visita Juventus Museum.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lunedì 23 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Visita della città – Lucio Stella presidente dell’Antico Borgoretto organizza la partita dei pulcini 2004 contro Peace Dreamers. Campo di Santa Maria, Via Saluzzo 6 Moncalieri. Poi, presso il Cinema Fratelli Marx, Corso Belgio, 53 a Torino, ci sarà il dibattito organizzato da Gaetano Renda e proiezione del docu film Walk on regia di Michele Michelazzo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Martedì 24 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Arrivo a Bruzolo (TO) e incontro con gli alunni delle scuole elementari di Bruzolo. Partita amichevole Peace Dreamers vs Union Valle di Susa 2004.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mercoledì 25 Marzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Incontro con la squadra del Torino e il Mister Gianpiero Ventura (in alternativa visita al Museo del Grande Torino e/o Basilica di Superga). Poi UN CALCIO PER LA PACE al CIT TURIN, Corso Ferrucci 63, Torino. Saranno presenti il sindaco di Torino, on. Piero Fassino, l’assessore allo sport del Comune diTorino Stefano Gallo, l’Assessore allo Sport della Regione Piemonte Giovanni Maria Ferraris <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, una grande iniziativa che Torino, Capitale Europea dello Sport 2015, si avvia ad attuare tra i tanti appuntamenti sportivi di un anno che sarà sicuramente da ricordare. Così si esprime in merito all’evento il sindaco di Torino on. Piero Fassino: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Semi di pace: chi meglio dei bambini può rappresentare la speranza che possa esserci un futuro senza conflitti? Quale strumento meglio del gioco di squadra può rappresentare la capacità di superare le fratture, le divisioni? E’ questa l’immagine che crediamo debba accompagnare l’iniziativa “Un calcio per la Pace”, con la quale Torino Capitale Europea dello Sport guarda fuori dai propri confini e getta – appunto- un seme di amicizia. Lo sport può e sa essere dialogo, accoglienza, coscienza civica e solidarietà. Una partita che veda insieme bambini israeliani e palestinesi, rappresenta un motivo di fiducia. Quella stessa fiducia che guida l’impegno di molti di noi per raggiungere</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la pace in quella terra”.</b> E, in effetti, ospitare il pallone che arriva da luoghi così lontani, che sono eternamente in conflitto tra loro, è un’opera sicuramente significativa nell’intento di essere buoni intermediari per la pace. E non è un caso che gli ospiti saranno proprio dei giovani di 11, simbolo di incolpevolezza della cattiveria degli adulti. Ma il tentativo è proprio questo, e cioè di integrare i più piccoli, educandoli in maniera tale da costruire una forma mentis che sia l’emblema dell’unione, della fratellanza, dell’amore reciproco quale essenza di pace. Questa, naturalmente, è soltanto una goccia nel mare del conflitto dell’area israelo – palestinese. Tuttavia, desideriamo promuovere a pieni voti una iniziativa di nobili pensieri che, siamo certi, non andrà dispersa nel nulla. Tutto ciò che sembra apparentemente impossibile, deve dare maggiore forza per renderlo possibile. E la passione per il gioco del calcio sicuramente ci aiuterà.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>Nel mondo siamo tanti<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “PEACE DREAMERS”. </b>E allora uniamoci! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711pace.jpgSiNun-calcio-per-la-pace-1013058.htmSi100451001,02,03030738
621013050NewsCoppeGiampiero Ventura: “Se vogliamo, possiamo farcela”20150218183729Il Torino di Ventura è atteso ad un esame di Coppa davvero importante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Insomma, un po’ come dire che volere è potere. Non è una frase fatta, ma è la convinzione del tecnico del Torino che ha manifestato in sede di conferenza stampa, prima della partita di Europa League che i granata giocheranno all’Olimpico di Torino contro l’Athletic Bilbao. Certo l’impegno è difficile, tuttavia, se il Torino saprà scrollarsi di dosso l’ansia e avrà un buon approccio alla gara, pensiamo davvero che possa farcela a passare il turno. Ci vuole un Toro che si unisca e giochi da squadra. Una squadra in cui chi ha maggiore esperienza europea sappia metterla a beneficio dei compagni che ne hanno meno. E’ carico di speranza il tecnico granata che si presenta in conferenza stampa assieme a Maxi Lopez, l’argentino che è venuto a giocare nel Torino per entrare nel cuore dei suoi tifosi. “L’Athletic Bilbao ha una rosa forte” dice Maxi Lopez “Sarà una partita molto difficile, ne siamo consapevoli. In noi c’è grande entusiasmo e anche la gente sarà importante per noi. L’Athletic è un avversario capace di non mollare mai in questi 180 minuti. Noi dovremo fare altrettanto. Questa è una competizione molto difficile e io sono molto contento di fare parte di questo organico: credo che insieme potremo fare cose importanti”. Decisamente in palla è l’argentino che da questa nuova esperienza granata vuole ritrovare credibilità, gioco e gol, tre cose che ha perso per strada. Adesso, per lui, c’è l’opportunità ghiotta di rifarsi in un ambiente adatto, capace di aiutarlo se mostrerà spirito di sacrificio e senso di appartenenza. E intanto Ventura continua a dire le sue convinzioni su questo Toro:” Per noi è motivo d’orgoglio essere in Europa. Quando siamo partiti non c’era tutto questo entusiasmo. Il fatto che domani tutto lo stadio sia esaurito, significa che siamo riusciti a creare simbiosi tra la squadra e i tifosi. Oggi siamo qui e ci troviamo a sinistra della classifica del campionato italiano. Abbiamo grandissimo rispetto degli avversari spagnoli che hanno giocatori di qualità, tuttavia, non vogliamo snaturare il nostro modo di giocare in funzione dei singoli calciatori seppur di grande talento”. Vedremo cosa accadrà e, soprattutto, ci auguriamo che il Toro possa scendere in campo con la consapevolezza che, per passare il turno agli ottavi di finale, contro il Bilbao dovrà fare la partita perfetta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNgiampiero-ventura:-se-vogliamo-possiamo-farcela-1013050.htmSi100451001,02,03030541
631013049NewsCampionatiSerie A, solo un pari per il Torino contro il Cagliari20150216172773Il Torino perde l`occasione di vincere la sua quinta partita consecutiva.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino - Doveva essere la quinta vittoria consecutiva per il Torino che ha affrontato il Cagliari di Zola allo stadio Olimpico. E invece si è trattato di un pareggio con il risultato di 1 a 1, che non incanta nessuno ma che ripartisce equamente la posta in palio. Diciamo subito che le due squadre si sono annullate dal punto di vista tattico. Al 3-5-2 di Ventura, Zola ha risposto con un assetto tattico formato dal 4-3-1-2. Il Cagliari è venuto a Torino con la fame di punti e, mentre per il Torino si può parlare di rimpianto, per la squadra di Zola, invece, è un punto guadagnato. La squadra sarda è apparsa ben messa in campo, ordinata sotto il profilo tattico e attenta a non lasciare varchi pericolosi agli avanti granata. Così abbiamo visto due squadre tatticamente corte, talora anche raggruppate in un fazzoletto e veloci nelle ripartenze. Il Torino ha osato&nbsp;di più rispetto al Cagliari, che, tuttavia, in qualche momento della gara ha pure dato l’impressione di volere tentare qualcosa di più che un grigio pareggio. E così, dopo essere andato inaspettatamente in vantaggio al 34’ con Donsah, il Torino risponde dopo un minuto con la rete di El Kaddouri. Intanto il Torino trova praticamente un muro a centrocampo e non riesce a fornire bene le due punte Quagliarella e Martinez. La fase d’attacco per il Toro, migliora soltanto quando sviluppa il gioco sugli esterni soprattutto con Bruno Peres,&nbsp;il quale&nbsp;cerca la superiorità numerica a metà campo quando decide di partire palla al piede sul settore di destra. Ma la solidità del centrocampo del Cagliari formato da Donsah, Conti e Ekdal, mette in difficoltà il Toro, soprattutto quando Cossu parte velocemente verso la porta di Padelli. Nel secondo tempo il Torino tenta di schiacciare sulla propria area il Cagliari, dando la sensazione di voler far sua la partita, ma il portiere del Cagliari Brkic neutralizza alla grande un tiro di Darmian al 62’ e un tentativo di Quagliarella al 70’. Ottimo il rendimento di questo portiere del Cagliari che merita un 7 in pagella per la qualità delle sue parate. Per quanto riguarda i ragazzi di Ventura, c’è da registrare una logica delusione per non aver vinto la partita che avrebbe potuto dare una maggiore spinta in classifica. Adesso il Toro pensa già <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>come superare l’impegno di Europa League che lo vedrà confrontarsi con gli spagnoli dell’Atletico Bilbao. La gara sarà sicuramente più impegnativa rispetto a quella contro il Cagliari, per questo è importante vedere un Toro diverso, arrembante, caparbio, così come l’abbiamo apprezzato nelle quattro gare di campionato vinte consecutivamente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp; </span></span></b><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNserie-a-solo-un-pari-per-il-torino-contro-il-cagliari-1013049.htmSi100451001,02,03030639
641013031NewsCampionatiOmbretta Cantarelli: «Ho un sogno, diventare presidente dell`Inter»20150111121719Intervista a Ombretta Cantarelli, moglie dell`attore Gianfranco Jannuzzo. Dalle sfilate di moda alla passione intensa per il calcio e i colori nerazzurri dell`Inter, che ha fin da bambina.<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Com’è strana la vita e come si presenta talora inaspettata nella conoscenza e nelle relazioni umane. E’ la bellezza ma anche il mistero degli incontri casuali che affascinano, che ti fanno pensare come persone con i quali non hai alcun rapporto legato al DNA, diventino subito importanti come se li conoscessi da sempre. Si chiama feeling o idem sentire, empatia o vedere il mondo con gli stessi occhi: quelli della sensibilità. Ho sempre pensato che i contatti umani e l’importanza di conoscersi, scambiare le proprie vedute, le esperienze e i percorsi di vita, sia basilare principio del vivere quotidiano. Così, nel mio percorso giornalistico di cronista sportivo sensibile anche al racconto di ogni momento o fatto accaduto nella vita di tutti i giorni, ho scritto, recensito partite di calcio, spettacoli e quant’altro, ma, soprattutto, ho intervistato e conosciuto molti personaggi del mondo dello sport, della politica e dello spettacolo. In tutti questi incontri, ho sempre riflettuto a lungo sull’importanza del significato della centralità dell’uomo, su tutto ciò che è bene e ciò che è male che fa sempre capo a noi stessi, al di là di ogni raggiungimento professionale prestigioso o meno. Considerazioni che vanno oltre il minimalismo di intervistare ad esempio un personaggio sportivo o un tifoso che straveda per questa o l’altra squadra. Sì, perché si parte sempre dal principio del rispetto della storia di ognuno verso i sentimenti personali, che devono sempre e comunque emergere anche se non condivisi. E così possiamo parlare di politica, scrivere di calcio, di religione e di tutto ciò che sentiamo più vicini a noi. Questa introduzione, per significare e introdurre l’esaustiva intervista fatta a una persona che ho conosciuto da poco e, come dicevo prima, mi dà la sensazione, chissà perché, di conoscerla da sempre. Bella, solare, positiva, disposta piacevolmente al dialogo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b>, moglie dell’attore siciliano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianfranco Jannuzzo,</b> nasce a Milano. Una Milano che adora perché qui fondano le sue radici, anche se nel tempo si è anche innamorata di Roma, città in cui abita per diversi mesi dell’anno. Una vita suddivisa tra due città che lei definisce splendide anche se molto diverse per cultura e modus vivendi. Un passato da modella e di sfilate di moda, sono l’emblema della sua oggettiva bellezza cui traspare una sensibilità non comune. Poi anche un periodo di lavoro presso l’ufficio stampa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dolce &amp; Gabbana,</b> come addetta alle relazioni esterne con le testate di moda in Italia e all’estero. Dopo pochi anni, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b>, desiderosa di conoscere altri ambienti lavorativi e fare altre esperienze di vita, si inserisce nel mondo della medicina estetica. Attualmente lavora presso un avviato studio nel cuore di Milano. E’ anche amministratrice della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Girgenti Spettacoli”,</b> che ha fondato assieme a suo marito qualche anno fa. E’ molto affascinata dal teatro. E come non poteva esserlo la moglie di cotanto grande attore come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jannuzzo</b>. Ma la vera passione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta</b> è il calcio, è la fede sportiva verso la sua squadra del cuore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Inter</b>. Un mondo che si tinge di nerazzurro fin da piccola, una passione talmente radicata che non le fa perdere neanche una partita in cui gioca la sua squadra. Una persona dunque interessante, che colpisce per i suoi molteplici interessi. Ci stuzzica davvero ascoltarla come tifosa di calcio e tifosa dell’Inter e, tramite il pallone, proveremo a ricavarne anche alcune sensazioni che riguardano il suo profilo umano.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Buongiorno Ombretta, grazie di avere acconsentito a questa intervista. Come nasce la tua passione per l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“L’ho ereditata da mio padre, una persona splendida i cui connotati da vero interista doc, non potevano non proliferare nella mia anima di bambina. Anti-juventino e anti-milanista, mio padre è stato capace di regalarmi ogni cosa che avesse i colori nerazzurri dell’Inter, dalle bambole ai bambolotti, ai pupazzetti di ogni genere. Chissà, forse aveva paura che io crescendo avessi potuto fare il tifo per un’altra squadra. Ma questo per me, non era davvero possibile”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: right 481.9pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ti capita di andare allo stadio?<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Quando sono a Milano faccio di tutto per andare a vedere la mia Inter. Lo stadio mi affascina perché crea emozioni, pathos, e una moltitudine di sensazioni che vedendo la partita in televisione non posso avere. L’Inter è una passione che seguo fedelmente, nonostante i miei impegni di lavoro nel seguire mio marito Gianfranco in teatro. Quando c’è una partita importante come ad esempio il derby, se mi trovo anche in aeroporto cerco la prima televisione disponibile per poterla vedere. Mi è capitato una volta di trovarmi appunto in aeroporto e, mentre guardavo la partita, mi sono accorta che accanto a me si sono riuniti una serie numerosa di tifosi appassionati che hanno condiviso la mia passione. Che bello è stato. Poi devo dirti che l’ultima volta che siamo stati a Torino, in occasione della partita di inizio anno contro la Juve, io e Gianfranco eravamo nello stesso albergo in cui si trovava l’Inter in ritiro. Per me è stata una cosa meravigliosa, inaspettata, assolutamente emozionante. Questo ti dimostra quanto io ami l’Inter”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è un giocatore dell’Inter che negli anni ti è rimasto particolarmente nel cuore?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ Quando si ha una passione così viscerale, è difficile discernere su chi è meglio di un altro. Per me chi veste quella maglia è importante a prescindere. Tuttavia, devo dire che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreas Brehme</b> per me è stato un mito, forse perché siamo amici con tutta la sua famiglia, grazie al fatto che sono la madrina del suo secondo figlio. C’è poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mancini</b> che reputo un grande allenatore, perché ha saputo dare all’Inter ciò che poi ha racconto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mourinho</b> nel famoso triplete. E non dimentico <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milito</b> che mi è rimasto nel cuore e mi ha dato grandi emozioni <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>più d’ogni altro. Ma anche il capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zanetti,</b> che è stato una vera bandiera dell’Inter, è all’apice delle mie simpatie nerazzurre. Devo anche dire che con uno in particolare non ho goduto molta simpatia: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ibrahimovic.</b> Non so bene qual è il motivo. Forse perché non ha saputo appiccicarsi addosso la maglia. Come vedi sono una tifosa passionale e forse anche un po’ romantica. Sì, perché io a queste cose ci credo ancora. Proprio come una vera tifosa sanguigna”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi dei nuovi acquisti, Podolski e Shaqiri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io sono una che ha bisogno di vedere i fatti. In questo momento posso dirti che Mancini sta lavorando bene e sta costruendo giorno dopo giorno un’Inter che ritengo presto sarà all’altezza della situazione. I due nuovi acquisti mi piacciono, bisognerà vedere come si inseriranno nell’assetto tattico di mister Mancini. Non credo che avranno delle difficoltà, anche perché è stato lo stesso allenatore che li ha fortemente voluti”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di ciò che ha fatto pubblicamente Osvaldo nei confronti di Icardi, durante la partita contro la Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non accetto certi comportamenti. Capisco la rabbia agonistica, ma in campo non è ammissibile litigare con un compagno. Semmai, queste cose si devono chiarire nello spogliatoio. E poi Osvaldo mi sembra che sia recidivo a queste situazioni. Il suo carattere è troppo impulsivo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pensi che quest’anno l’Inter possa raggiungere l’obiettivo finale del terzo posto in classifica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono positiva per natura. Tuttavia, se devo essere obiettiva, mi sembra un’impresa difficile da raggiungere, in quanto in classifica c’è troppa differenza di punti con le prime della classe. Ma l’Inter è imprevedibile e negli anni ci ha abituato a sorprenderci. Dunque, …..mai dire mai!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pensi che il calcio in Italia debba cambiare? E se sì, in che cosa?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che in un periodo di crisi economica come quella che stiamo vivendo in questi anni, si dovrebbero rivedere certi stipendi esorbitanti dei calciatori. Mi piacerebbe vederli abbassare e magari equipararli. Non è solo un fatto morale, ma anche un’oggettiva analisi di ciò che vuol dire mettere ordine ai bilanci delle aziende calcio. E poi ritengo che si debba dare maggiore spazio ai giovani incrementando i settori giovanili, ma anche rafforzando la ragnatela di osservatori per scoprire nuovi talenti nel mondo. Così come fa l’Udinese e qualche altra squadra come il Palermo di Zamparini. E’ un modo importante per comprare a poco prezzo e scoprire il campioncino che ti crea la plusvalenza economica. Mi piace pensare alla bella storia di Messi, un campione che da ragazzino ha avuto molti problemi fisici, ma qualcuno, a ragione, ha creduto in lui. E ha fatto bene!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pagheresti per rivivere l’emozione del triplete conquistato da quella fantastica squadra di Mourinho</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ Pagherei tutto, perché è stata un’emozione straordinaria. Quel giorno in cui si è disputata la finale a Madrid, io c’ero in quello stadio. E’ stato fantastico e commovente vedere alzare quella coppa al cielo, mentre lo sventolio delle bandiere nerazzurre era totale. Avrei voluto accanto a me papà per abbracciarlo, baciarlo e condividere con lui quella forte emozione. Oggi, te lo ripeto, pagherei davvero tutto per rivivere quel magico momento”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire, Ombretta. Tu nella vita ti sei occupata di moda, di pubbliche relazioni e adesso sei pure inserita nel campo medico con finalità estetiche. Oggi sei felicemente sposata a Gianfranco Jannuzzo, con il quale hai fondato e amministri la “Girgenti Spettacoli”. Se dovessi tornare indietro nella vita, faresti tutto quello che hai fatto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nella vita ho sempre fatto le cose che mi sono maggiormente piaciute. Mi ritengo fortunata in questo e non ho rimpianti, anzi rifarei esattamente tutto. Ho fatto la modella, mi sono occupata di moda, di pubbliche relazioni e di medicina estetica.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Adesso curo pure gli impegni degli spettacoli teatrali di mio marito Gianfranco. Ma c’è ancora un sogno che ho chiuso nel cassetto della mia passione calcistica: quello di poter diventare, un giorno magari non lontano, presidente dell’Inter. Chissà!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Auguri Ombretta. Nella vita i sogni spesso si avverano. E, se non si dovesse avverare di diventare presidente dell’Inter, resta sicuramente il bellissimo ricordo di averci creduto. Così come sei solita fare tu nella vita, con la passione che parte e arriva al cuore.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br>Milanofl0711fl0711ombretta_cantarelli2.jpgSiNombretta-cantarelli:-«ho-un-sogno-diventare-presidente-dell`inter»-1013031.htmSi100451001,02,030303981
651013020NewsCampionatiL`intervista del Direttore su superscommesse.it: dove troverete pronostici e tanto altro20141031134999calcioLa rubrica di superscommesse.it Torna, come di consueto, l'appuntamento settimanale con Dietro le Quinte, la rubrica di <a href="http://www.superscommesse.it">www.superscommesse.it</a> dedicata a retroscena, avvenimenti e curiosità sul mondo dello sport, dei pronostici e delle scommesse.<br><br>Oggi andiamo a conoscere meglio IlCalcio24, testata di informazione dedicata al calcio e al calciomercato. Per l'occasione abbiamo intervistato Ivano Messineo, Direttore Responsabile del progetto editoriale.<br><br>Buongiorno Direttore, come e quando nasce IlCalcio24?<br>Un'idea di 4 amici amanti dello sport, del calcio in particolare, che dopo aver collaborato con diverse testate giornalistiche decidono di creare un sito dedicato allo sport, principalmente dedicato al calcio. IlCalcio24 nasce a gennaio del 2012.<br><br>Come nasce la sua passione per il calcio?<br>La mia passione per il calcio<br>nasce da bambino, sia perchè mio fratello maggiore, Mariano, era un grande appassionato di calcio, sia per la predisposizione verso questo sport di squadra, che ho iniziato a praticare a solo 5 anni.<br><br>Chi lavora in redazione?<br>In redazione lavora Pascal Desiato, vice direttore editoriale, e Michele Scaletta, responsabile web. Loro coordinano l'attività dei vari collaboratori.<br><br>Quali notizie possiamo trovare sul sito?<br>Calcio, quindi notizie dalle squadre del massimo campionato italiano, ma anche dai principali campionati esteri, sport in genere, ma sul portale IlCalcio24 trovi anche notizie di gossip, attualità e cronaca.<br><br>Molto seguito ha la sezione dedicata ai pronostici. Quali suggerimenti potresti dare a chi si avvicina alle scommesse per la prima volta?<br>Pensare poco e non farsi trasportare dai sentimenti. Dare un occhio ai suggerimenti è importante, ma spesso è solo questione di fortuna.<br><br>Sul sito è disponibile anche una sezione dedicata al calcio estero. Che cosa ci distingue e che cosa invece ci manca rispetto ai maggiori campionati europei?<br>Certamente il fattore economico sta incidendo molto. Campionati come la Premier League e Liga sono molto avanti a noi sia come ricavi che, di conseguenza, come&nbsp; valore della squadre. La possibilità di costruire&nbsp;&nbsp;&nbsp; nuove strutture piu moderne e a portata delle famigle contribuirebbe notevolemente ad aumentare i ricavi e gli investimenti.<br><br>Vogliamo concludere con un pronostico. Chi vincerà il campionato?<br>La Juventus e la Roma sono le favorite, mentre stentano Inter e Napoli. La Fiorentina, orfana dei suoi attaccanti titolari, alla lunga recupererà terreno anche se è partita male. Al Milan di Inzaghi bisogna dare il tempo giusto, ma credo che i rossoneri possano ambire alle prime posizioni, anche se siamo molto distanti dai livelli delle due battistrada. La sorpresa dell'anno sembra essere la Samp di Sinisa Mihajlovic.<br><br>C1012936adm001adm001superscommesse.jpgSiNl-intervista-del-direttore-su-superscommesse-sito-di-pronostici-e-tanto-altro-1013020.htmSi100075701,02,03030855
661013012NewsEditorialeJuventus, prima brutta e poi tardivamente sufficiente20141023174553Ci risiamo. La Juventus riesuma i suoi soliti problemi di Coppa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Approfondimento e analisi della sconfitta di Atene</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sembra incredibile, ma quando la Juventus gioca in Champions League si trasforma in maniera negativa. Una metamorfosi, una sorta di dottor Jekyll e Mr. Hyde del quale non si capisce bene il perché. Sono ormai tanti anni che la squadra bianconera e i suoi tifosi <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ambiscono a conquistare questa benedetta Coppa con le orecchie, che per loro sembra stregata. La Juventus vista ad Atene contro l’Olympiacos ha avuto due facce. Nel primo tempo è stata inguardabile e timorosa, sciupando una serie incredibile di passaggi che venivano regalati sistematicamente agli avversari. Nella ripresa, invece, ha capito che bisognava cambiare passo, avere maggiore determinazione e, pur non cambiando il risultato nella sostanza, ha avuto una specie d’impennata d’orgoglio. E’ vero che nei secondi quarantacinque minuti la squadra di Allegri ha dimostrato il giusto cipiglio ma, nonostante aver giocato praticamente sempre sotto la porta dell’avversario e colto pure una traversa con Morata (unica nota lieta bianconera della partita), non è riuscita a raggiungere quel pareggio che, in base a ciò che abbiamo visto, sarebbe stato sicuramente meritato. Ma non è giusto recriminare su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, perché la storia di questa partita ha dato altri spunti di riflessione. Innanzitutto ci viene da dire che in Europa non puoi permetterti di regalare un tempo agli avversari, chiunque essi siano. E poi è necessario essere più incisivi nel pressare l’avversario dal centrocampo in su, con convinzione, con determinazione e cattiveria agonistica, senza mai abbassare il baricentro e regalare campo all’avversario. Ma c'è un altro aspetto da non trascurare, ed è il palese distinguo di mentalità tra il calcio europeo e quello italiano. Il nostro è ancora un calcio non sufficientemente propositivo, in cui l’idea di pareggiare una partita ci porta al pensiero che in fondo si poteva perdere, senza pensare che quella stessa partita si poteva anche vincere. Insomma, è un accontentarsi vecchia maniera in modo metodico. Dal punto di vista atletico, poi, al cospetto del calcio europeo ci sembra di camminare piuttosto che correre. E così l’avversario arriva prima sul pallone, ha migliore gamba e forza atletica, pressa alto e non ti lascia ragionare. Differenze che vengono alla luce proprio nel confronto con il calcio d’Europa, mentre non ce ne accorgeremmo mai se seguissimo soltanto il pallone nazionale. La partita contro l’Olympiacos ha messo a nudo la mancanza di forma di Andrea Pirlo, un giocatore essenziale nell’assetto tattico della Juventus. Pirlo ha sbagliato una serie innumerevole di passaggi, si è fatto anticipare sempre dagli avversari e persino la sua “maledetta”, e cioè il calcio di punizione che da sempre rappresenta l’emblema del suo eccellente bagaglio tecnico, non è stato all’altezza della situazione. Ma anche Tevez, Asamoah, Pogba non sono stati i giocatori che conosciamo. Ci è piaciuta invece l’intraprendenza di Vidal che a parer nostro è stato sufficiente per impegno e grinta, almeno in fase di interdizione. Sostanzialmente, dunque, la Juventus alla terza partita di Champions <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è praticamente la stessa dell’anno scorso. Nelle prime tre partite, infatti, aveva conquistato solo due punti perché aveva pareggiato a Copenaghen e in casa con il Galatasaray, mentre aveva perso fuori casa a Madrid contro il Real. Quest’anno ha raggranellato tre punti vincendo in casa con il Malmo e perdendo a Madrid contro l’Atletico e ad Atene contro l’Olympiacos. Risultati che, come l’anno scorso, mettono in seria difficoltà la Juventus per il passaggio&nbsp;al turno successivo, tenuto conto che Atletico e Olympiacos sono appaiate a 6 punti e i bianconeri dividono il fanalino di coda a 3 punti con il Malmo. Ma, a prescindere dai punti e dalla situazione di classifica che è ancora recuperabile nelle tre partite rimanenti del girone, ciò che lascia perplessi della Juve di Coppa è questo suo atteggiamento indefinibile nella mancanza di approccio alla partita, soprattutto all’estero. Forse è mancanza di maturità che tarda ad arrivare, ma c’è molto di mentalità nazionalistica pallonara che, evidentemente, non è ancora all’altezza del calcio europeo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Atenefl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-prima-brutta-e-poi-tardivamente-sufficiente-1013012.htmSi100451001,02,03030621
671013010NewsEditorialeMilan, l`analisi tecnica del suo momento20141021174751La netta vittoria del Milan a Verona, lascia prevedere un futuro in crescendo della squadra di Pippo Inzaghi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi ci segue&nbsp;in maniera regolare,&nbsp;può testimoniare che il nostro giudizio sul Milan di quest'anno è stato positivo fin dall'inizio del campionato,&nbsp;e che abbiamo sostenuto che la squadra di Pippo Inzaghi è da podio. C’è infatti un sentore in noi che fa capo a una concomitanza di situazioni molto simili alla Juve di Conte di tre anni fa. Stesso spirito di rivalsa, stessa voglia di riconquistare i propri tifosi, stesso sentimento del neo allenatore Inzaghi che vuole inculcare ai suoi giocatori la sua stessa autostima e la voglia di crederci con grinta e determinazione. Poi, non ultimo, la cura dello spogliatoio, della sua unione, dello spirito di squadra coesa, dove vige la mentalità del tutti per uno e uno per tutti. Certo, alcuni malcontenti verranno inevitabilmente fuori, ma non è un problema, perché non fa testo il singolo ma è il gruppo che conta nel calcio. E così ci pare di avere individuato ciò che è stato il nostro sentire verso il nuovo Milan di Inzaghi. Dagli atteggiamenti in campo, dall’inequivocabile gesto di chi ha segnato il gol che corre verso la panchina e abbraccia il proprio mister. Tutti gesti eloquenti che nel calcio non sono trascurabili, ma hanno sicuramente una grande importanza. C’è poi l’analisi tecnico - tattica che lascia prevedere come questo Milan abbia grandi margini di crescita. E’ vero, la difesa, con i suoi 10 gol subiti, è la peggiore tra le squadre che ambiscono alle posizioni di alta classifica. Tuttavia, il suo attacco ha segnato 16 gol in campionato, e questo non è proprio un dato da trascurare. D’altra parte, la filosofia del Milan, fin dall’avvento di Berlusconi presidente, è sempre stata caratterizzata dal desiderio quasi maniacale di incrementare l’attacco come forma concettuale di calcio propositivo e mai sparagnino. Un modo di pensare in grande che spesso nel calcio, se non si registrano bene i vari reparti, si rischia di rendere vano ciò che si costruisce. Ebbene, ancora adesso, sia la famiglia Berlusconi che Galliani sono proiettati su questa linea. Ma oggi, come dicevamo prima, in casa Milan si respira aria nuova, una ventata d’aria fresca portata da Inzaghi, neo allenatore di Serie A che ha appeso da poco le scarpe al chiodo e che è in grado di trasferire ai suoi ragazzi la sua stessa grinta e determinazione che egli aveva sotto porta. Sempre in linea con i difensori, sempre lì, pronto a buttare dentro la palla. E non importa come, se di testa, di piede, con la schiena o il fondoschiena, importante era buttarla dentro e fare gol. Ed è questa essenzialità che sta nascendo nel Milan di Inzaghi, questa voglia di crescere al di là dell’apparenza, della fatua bellezza. La vittoria per 3 a 1 ottenuta sul<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>campo di Verona, terreno notoriamente ostico per il Milan, ha messo in evidenza ciò che abbiamo appena detto. Un 4-3-3 che fa registrare la crescita di Honda, di Menez, di El Shaarawy e che mette in serio dubbio l’importanza di avere acquistato Torres, un giocatore di indubbie qualità tecniche che, tuttavia, sembra destinato a un anticipato decrescere professionale dovuto ai suoi trent’anni<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>d’età. Sarà questo, oppure il suo mancato inserimento nell’assetto tattico voluto da Inzaghi, prova ne è che lo spagnolo stenta a dare alla squadra quell’apporto tecnico - tattico che la sua esperienza farebbe pensare. In difesa, come già detto, ci sono delle innegabili difficoltà, ma l’esclusione di Bonera e Zapata sembra abbia fatto bene a un reparto che fa registrare un lento miglioramento in Alex, Rami, De Sciglio e persino in Abbiati che, chiamato a sostituire Diego Lopez assente per lungo infortunio, sembra volere ancora dimostrare il suo valido apporto. A centrocampo registriamo invece un’involuzione di Essien che, quando chiamato in causa, sembra non inserirsi nello schema tattico di centrocampo in cui si prevede la fase di interdizione e costruzione del gioco. Ottimo Muntari e Poli, mentre Bonaventura avrebbe bisogno di giocare con maggiore assiduità. Insomma, riteniamo davvero che il Milan, questo Milan di Pippo Inzaghi, saprà dare delle soddisfazioni ai propri tifosi che soltanto qualche mese fa sembravano aver perso l’antico entusiasmo verso la propria squadra. Noi, abbiamo previsto un Milan da podio. Ci sbagliamo? Forse!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>VeronaFL0711FL0711filippo-inzaghi.jpgSiNmilan-l`analisi-tecnica-del-suo-momento-1013010.htmSi100451001,02,03030601
681012965NewsCampionatiBuona la prima di Champions della Juve di Allegri20140917122614Massimiliano Allegri,Juventus,Carlitos Tevez,Andrea Pirlo,Gianluigi BuffonOttimo ritorno internazionale della Vecchia Signora contro gli svedesi del Malmoe E chissà cosa staranno pensando adesso gli acerrimi denigratori di <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/massimiliano-allegri-1000296.cfm">Massimiliano Allegri</a>. Certo, è ancora presto per significarne il suo lavoro, tuttavia, in base a quello che la <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juventus</a> sta esprimendo in questo inizio di campionato e di Champions League, possiamo tranquillamente dire che si apre un nuovo corso. Altro che ciclo finito! La Juve vista ieri sera contro il Malmoe, ha battezzato un inizio di Champions all’altezza della sua fama internazionale. Diciamo subito che la partita è apparsa dai due volti. Infatti, a un primo tempo sottotono, la Juve ha risposto nella seconda parte della gara con vigoria e voglia di vincere il match. I due gol di <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/carlitos-tevez-1000159.cfm">Carlitos Tevez</a>, con i quali i bianconeri hanno battuto il Malmoe, sono l’emblema di un gioco dalla chiara fisionomia offensiva. Mancando gli infortunati <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/andrea-pirlo-1000190.cfm">Pirlo</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/arturo-vidal-1000191.cfm">Vidal</a> e <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/andrea-barzagli-1000183.cfm">Barzagli</a>, la Juve di Allegri si affida all’ormai consolidato schema tattico del 3-5-2, in cui si evidenzia lo spostamento a interno di centrocampo di Asamoah, mentre il nuovo arrivato Evra lo sostituisce nel ruolo di esterno alto. Un po’ in ombra è apparso Pogba che nella sua posizione di centrocampista risente in qualche modo l’assenza della regia di Pirlo. Interessanti note sono arrivate invece da Lichtsteiner. L’esterno alto della Juventus è apparso instancabile nella sua fascia di appartenenza, anche se, a dire il vero, più di una volta ha peccato nel tiro in porta. Troppo altruista il suo gioco, anche quando l’azione l'avrebbe portato a una conclusione personale. Ottimo il lavoro di Llorente, sacrificatosi quasi sempre in un lavoro oscuro ma intelligente, fatto di suggerimenti da play maker avanzato a beneficio di Tevez. L’argentino, poi, è stato la ciliegina sulla torta bianconera. Il suo apporto in fase risolutiva di attaccante indemoniato, mai fermo sulle gambe e sempre lì a giostrare da destra a sinistra e poi ancora al centro dell’area di rigore avversaria, è il focus della squadra di Allegri. Due gol di ottima fattura che si riconciliano con la sua lunga astinenza di reti in Champions League. Pensate che l’ultimo gol segnato da Tevez nell’ambito della competizione europea risale ai tempi in cui giocava con il Manchester United. Era un altro giocatore allora, non soltanto perché portava i capelli lunghi, ma anche perché non aveva ancora espresso il meglio del suo repertorio che oggi coincide con la sua maturità professionale. Per il resto, non ci sembra di dover riferire altre situazioni degne di nota, se non l’ingresso a dieci minuti dalla fine della gara di Morata al posto di Llorente. Troppo poco per valutare il gioiellino da poco arrivato dal Real Madrid, che rientrava dopo un infortunio. Tuttavia, in qualche occasione, ha fatto vedere cose interessanti quali ad esempio la capacità di saltare l’avversario e puntare dritto in porta. Per finire diamo un cenno agli svedesi del Malmoe. Diciamo subito che non ci è sembrata una squadra irresistibile, anche se nel primo tempo ha creato qualche brivido nei pressi di <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/gianluigi-buffon-1000177.cfm">Buffon</a>. Dal punto di vista tecnico, la superiorità della Juve è stata evidente soprattutto nel secondo tempo, quando la maggiore convinzione dei bianconeri ha assunto i connotati di una gara da vincere a tutti i costi. Adesso la squadra di Allegri si trova ad essere prima in classifica assieme all’Olympiakos che a sua volta ha battuto il temibilissimo Atletico Madrid. Vedremo cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa, la Juve del nuovo corso targato Allegri si profila con la filosofia di chi bada ai fatti senza tante inutili parole. Step by step, siamo convinti che ne vedremo ancora delle belle. La Juve non aveva finito un ciclo, ha semplicemente girato la pagina del suo libro fatto di vittorie e di illustri personaggi, che ne hanno scritto e caratterizzato la sua lunga storia. Sì, perché gli uomini passano, ma le società di calcio continuano coi loro mutamenti generazionali e il loro guardare avanti per progredire. Così, com’è il mondo che non finisce mai e che chiede agli uomini di abituarsi ai cambiamenti che talora sono repentini. Già, i cambiamenti. Proprio come il passaggio di consegne tra <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/antonio-conte-1000008.cfm">Conte</a> e Allegri. <br><br> <b>Salvino Cavallaro </b><br><br> <br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>TorinoFL0711FL0711tevez-6.jpgSiNbuona-la-prima-di-champions-della-juve-di-allegri-1012965.htmSi100451001,02,03030716
691012944NewsCampionatiLa prima giornata di Serie A, tra luci e ombre20140901162014Serie A Tim,2014-2015,Milan,Lazio,Roma,Juve,Fiorentina,ChievoIl Milan di Pippo Inzaghi, ci sembra la novità del campionato 2014`15Consumata la prima giornata di Serie A del Campionato 2014’15, riportiamo le prime impressioni che, tuttavia, risentono ancora di pensieri rifugiati sotto l’ombrellone di questa bizzarra estate che ci lascia insoddisfatti sotto il profilo meteorologico. Ma si sa, ogni anno il ritorno dalle vacanze coincide con l’inizio del campionato di calcio. “Meno male” direbbe qualcuno che ama il pallone e le sue vicissitudini. Detto questo, ci sembra giusto rilevare che una squadra su tutte ci ha impressionato: il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/milan.cfm">Milan</a> di Pippo Inzaghi. Battuta la nuova <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/lazio.cfm">Lazio</a> di Pioli, la squadra rossonera non solo ha vinto ma ha anche convinto. Un 3 a 1 che parla chiaro e mette in guardia coloro i quali all’inizio erano scettici sulle qualità della squadra. Grinta, determinazione, “fame”, voglia di ricominciare, cancellando un recente passato che per certi versi mortifica la lunga e gloriosa storia del diavolo rossonero. Le grandi motivazioni di Pippo Inzaghi sembrano essere le stesse dei suoi giocatori. Emblematico l’abbraccio della squadra con il proprio allenatore dopo aver segnato il gol. Atteggiamenti da non sottovalutare come apparenze, ma che sono rappresentativi di un qualcosa che cambia, di un’aria nuova, diversa, che sembra simile a quella che Conte ha respirato tre anni fa appena aperta la porta della sua Juventus. Vedremo cosa accadrà in seguito. La <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/roma.cfm">Roma</a>, dal canto suo, è sembrata la squadra da battere per la conquista dello scudetto. La facilità con la quale ha superato in casa la rimaneggiata <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/fiorentina.cfm">Fiorentina</a> di Montella, dimostra come la squadra di Garcia giochi ormai un calcio propositivo, di grandi qualità tecniche e con schemi ormai consolidati dall’anno scorso. La <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juve</a>, invece, pur vincendo fuori casa contro il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/chievo.cfm">Chievo</a>, deve dimostrare di essere più cinica sotto porta. Il gol di Caceres è stato seguito nel primo tempo da tre traverse, frutto di un’indubbia superiorità territoriale. Nel secondo tempo, invece, ha dimostrato limiti atletici e mancanza di convinzione nel volere chiudere la partita. A tratti abbiamo rivisto la Juve di Conte, non solo nello schema tattico, ma anche in certi meccanismi proposti dagli esterni che hanno rappresentato il successo di tre anni di grandi traguardi. In altri momenti, invece, c’è sembrata una Juve dal gioco più lento, manovrato e ragionato, un qualcosa che sembra più simile alla scuola di Allegri che all’indemoniata foga di Antonio Conte. Anche in questo caso è ancora tutto da verificare. L’Inter di Mazzarri è rimasta all’asciutto di gol, rimediando uno 0 a 0 all’Olimpico contro il Torino, che ha pure sbagliato un rigore con Larrondo. La partita ha evidenziato dei chiaro – scuri sia per quanto riguarda i nerazzurri di Mazzarri che per i granata di Ventura. Più volenterosa di conquistare l’intera posta in palio è sembrato il Toro che, tuttavia, ha bisogno ancora di migliorare certi schemi che da quest’anno sono privi di due giocatori che sono stati determinanti quali, Immobile e Cerci. Il primo è stato sostituito da Quagliarella e il secondo (non proprio come caratteristiche di gioco) da Amauri. Anche l’Inter è sembrata impacciata nel gioco offensivo, essendosi affidata a Icardi come unica punta. Poi, il tardivo ingresso di Osvaldo ha dato una maggiore parvenza di vivacità. Per il resto, in Udine Empoli si è apprezzato il gioco voluto dal nuovo allenatore Stramaccioni e l’efficacia del redivivo Antonio Di Natale che ha firmato i due gol con i quali la sua squadra ha superato gli avversari. Per il resto c’è da annotare la vittoria del Napoli di Benitez a Genova contro i rossoblù di Gasperini. Una partita dai due volti che ha premiato i partenopei, capaci di vincere in zona Cesarini. Gli azzurri hanno bisogno di riprendersi in fretta dopo la scoppola subita in Champions League, ma il reparto difensivo appare come la parte debole di una squadra che sembra avere più di un problema da risolvere. Buona la prima prova in A del Cesena contro il Parma di Donadoni. Una vittoria striminzita di 1 a 0 che sembra valere il doppio per avere surclassato la più titolata avversaria che è sempre alle prese con le bizze di Cassano. L’1 a 1 casalingo del Palermo contro la Sampdoria fa pensare che ci sia qualche problema all’interno della squadra. Un qualcosa che serpeggia nell’aria contro Iachini, che pure è stato l’artefice di una prestigiosa promozione in Serie A. D’altra parte, il carattere vulcanico del presidente Zamparini lascia prevedere un cambio sulla panchina dei rosanero. Si parla, infatti, con insistenza, del ritorno di Eddy Reja. Anche Sassuolo e Cagliari si spartiscono la posta in palio, pareggiando una partita dal gioco propositivo, in cui entrambe le contendenti sembravano voler vincere. Questo è dunque il quadro della prima giornata di calcio di Serie A. Un pallone italiano che si presenta con poche luci e molte ombre. <br>Salvino Cavallaro <br><br>@CLASSIFICA<br><br>C1012936TorinoFL0711FL0711filippo-inzaghi.jpgSiNla-prima-giornata-di-serie-a-tra-luci-e-ombre-1012944.htmSi100451001,02,03,06,07,08,09030559
701012933NewsEditorialeL`appeal del campionato italiano scivola sempre più in basso20140827162355Fiorentina,Genoa,Palermo,Lazio,Sampdoria,Roma C`era una volta il campionato più bello del mondo. Quello italiano!<br> L’interesse verso il pallone di marca italiana va sempre più scemando. La causa? Colpa della crisi economica del nostro Paese che è capace di scoraggiare l’investimento degli sponsor. Da una recente statistica risulta che ad oggi sette squadre su venti non hanno uno sponsor tecnico affisso sulle proprie magliette. Cesena, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/fiorentina.cfm">Fiorentina</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/genoa.cfm">Genoa</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/lazio.cfm">Lazio</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/palermo.cfm">Palermo</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/roma.cfm">Roma</a> e <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/sampdoria.cfm">Sampdoria</a>, a pochi giorni dall’inizio del nostro campionato non hanno ancora uno sponsor. Si tratta di un record negativo mai registrato in Italia ed è un campanello d’allarme che evidenzia in maniera netta lo scarso interesse verso un campionato privo dell’antico appeal. Che sia finito per l’Italia il tempo delle vacche grasse, lo sappiamo da almeno un decennio. Ma ciò che fa pensare e atterrire allo stesso tempo è che tale carestia si stia protraendo oltre le più pessimistiche previsioni. Il calcio è stato da sempre un mondo a parte, una sorta di cassaforte capace di respingere in maniera netta qualsiasi crisi economica legata alla situazione politica del nostro Paese. Oggi non è più così, perché la gravità di una situazione diventata davvero insostenibile si riflette anche nel mondo del pallone nostrano. E così avviene la fuga inarrestabile degli sponsor all’estero, là dove si ha una maggiore prospettiva d’interesse nell’investimento. Premier League, Bundesliga e Ligue 1 sono le più ambite, tanto è vero che ogni maglietta di questi campionati ha il suo sponsor ben in vista. Per l’Italia, invece, si verifica un trend negativo che investe tutto il sistema. Così accade che la nostra massima serie al cospetto degli altri Paesi, sia come la serie B o C. Un qualcosa che si identifica come un pallone del dio minore. Questo trend negativo non è certo da sottovalutare, anche perché è tutto il sistema calcio che dovrebbe essere riorganizzato in maniera consona ai tempi. Certo, da solo il nostro beneamato pallone non ce la può fare. Gli sforzi devono cominciare dal sistema politico italiano che fino ad oggi non è stato capace di mettere in moto una macchina organizzativa in grado di produrre più lavoro e meno tasse. E allora ci chiediamo ancora che senso abbia disquisire su dati tecnici del calcio internazionale che ci vedono declassati e in discesa senza freni inibitori. Non basta parlare e scrivere di luminari idee che possano iniziare da una cultura atta a valorizzare i nostri settori giovanili. Stadi obsoleti e mancanza perniciosa di denaro, ci fanno pensare con malinconia quando il nostro campionato era il più bello del mondo. Un profondo rimpianto che allo stato attuale delle cose ci lascia alquanto preoccupati e disarmati.<br><br> <b>Salvino Cavallaro </b><br><br> RomaFL0711FL0711pallone8.jpgSiNl`appeal-del-campionato-italiano-scivola-sempre-pio-in-basso-1012933.htmSi100451001,02,03,06,07,08030517
711012918NewsEditorialeIbrahimovic vuol tornare alla Juve? Mah!20140807171719Il campione svedese sognerebbe di ritornare alla Juve. Un recondito pensiero svelato dal tecnico Hansson <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Storie di calciatori e di tradimenti, di legittime ambizioni e di imperdonabili mancate promesse di amore eterno. La notizia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zlatan Ibrahimovic</b> sarebbe disposto a ritornare nel campionato 2015 alla Juve, ha fatto scalpore tra i tifosi che lo chiamavano “traditore” per aver lasciato la Juve quando è stata retrocessa in Serie B, per andare proprio all’Inter. Ora i tifosi bianconeri pur non avendo dimenticato, sarebbero disposti all’unisono ad accoglierlo a braccia aperte e con grande rinnovato entusiasmo. Com’è strano questo mondo del pallone che ti proclama mito dal tallone d’Achille, che suscita emozioni senza fine e al contempo è capace di conoscere odio e antipatia. Sentimenti contrastanti che si attorcigliano, che s’intersecano tra di loro e che ti fanno pensare che nel calcio, tutto è il contrario di tutto. Intendiamoci, al momento la notizia data dall’allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefan Hansson </b>(ex tecnico di Ibrahimovic) di questo segreto sogno dell’attaccante svedese è assolutamente remota, tuttavia, ci fa pensare come basti poco ad accendere l’entusiasmo dei tifosi. Un rapporto di odio – amore, che si manifesta sottile come un filo talmente esile da spezzarsi al primo soffio di vento, per poi ricomporsi con la stessa facilità di una magia. A quanto pare Ibrahimovic non ne fa una questione di soldi, ma vuole scegliere in base ai suoi gusti. Una cosa davvero strana per un soggetto che lungo l’arco della sua carriera ha dimostrato di essere mercenario e di andare là dove c’era maggiore convenienza economica. Altro che sentimenti e attaccamento alla maglia, alla società e ai tifosi; questi sono discorsi anacronistici che il pallone non dà più modo di scrivere neanche più attraverso i fumetti. Ibra è l’emblema del calcio moderno che conosce in maniera spietata soltanto il dio denaro e che si nasconde ancora tra “sentimenti” che oggi si chiamano minus e plus valenze, attribuibili soltanto ai bilanci delle aziende calcio. Il resto è frutto dell’immaginazione che appartiene di diritto ai tifosi, al loro cuore, ai loro sogni, al loro creare il mito che lotta in campo per far vincere la propria squadra del cuore, alla loro irrazionalità che ha la prevalenza sulla logica di un pallone che ha la faccia di Euro, di Sterline o di Dollari. Adesso si accenna a un ritorno al cuore, ai sentimenti, non da parte dei tifosi ma di un campione che preferirebbe la Juventus come squadra ideale in cui a suo tempo si è trovato bene. Una sorta di rievocazione di un ottimo ricordo personale che, se fosse vero, farebbe davvero pensare a un qualcosa d’incredibile. Per carità, non lasciamoci assalire dall’incredulità attraverso pensieri diffidenti e maligni, tuttavia, sapendo ciò che oggi è il mondo del calcio, ci sembrerebbe davvero incredibile riscrivere una storia che sa più da libro cuore, piuttosto che di affari economici appartenenti alla ricchezza del pallone. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711877717-14768359-640-360.jpgSiNibrahimovic-vuol-tornare-alla-juve-mah-1012918.htmSi100451001,02,03030367
721012905NewsCampionati“Report del Calcio”, lo sport analizzato per capire il suo continuo cambiamento20140713140049Report del calcio 2014, statistica, FIGCPresentato il 14 aprile l`indagine della FIGC su calcio nostrano e internazionale, presenta ancora adesso tanti importanti dati per capire il nostro sport nazionale.Il <b>calcio</b> è fatto da passioni, emozioni, tecnica...e anche <b>numeri e statistiche</b>. Mai come oggi, infatti, il ruolo dell'analisi è fondamentale in questo sport che coinvolge appassionati in tutti e cinque i continenti, dove sempre più le cifre delineano la salute di questo o quel campionato o coppa che sia.&nbsp;<div>&nbsp; <br>Lo sa bene l'<b>AREL</b> e il <b>Centro Studi Sviluppo ed Iniziative Speciali</b> (<b>CSSIS</b>) della <b>FIGC</b> che, da quattro anni ormai, realizzano una delle più esaustive ricerche sul pallone e sui suoi derivati. È il “<b><i>Report del Calcio 2014</i></b>”, in collaborazione con <b>PWC</b>, ossia una vera e propria “fotografia” dello sport più amato al mondo che non si ferma a una semplice lista di dati ma va ben oltre. Sono stati studiati i dati relativi alla <b>stagione 2012-13</b>, comparandoli a quelli delle precedenti tre.&nbsp;</div><div><br> L'indagine propone anche considerazioni sulle implicazioni sociali ed economiche che il calcio presenta, andando a osservare l'impatto che esso ha sulla vita quotidiana dei 38 milioni di tifosi della nostra <b>Serie</b> A (stime <b>Lega Calcio</b>). Tutto ciò offre, quindi, un censimento su: la gigantesca struttura della FIGC, profilo delle Nazionali, dati relativi a settore giovanile e dilettantistico, analisi economica-finanziaria del calcio professionistico (introiti, rapporto stadi italiani, spettatori) non solo nostrano ma dei principali campionati continentali.&nbsp;</div><div>&nbsp; <br>Uno strumento indispensabile, quindi, per comprendere la complessità che il calcio ha raggiunto in questi ultimi anni e utilissimo per conoscere le mille ramificazioni che l'organizzazione calcistica italiana più importante presenta al proprio interno. Si scopre così che i <b>calciatori tesserati</b> erano oltre <b>1 milione</b>, nulla in confronto ai <b>17,7 milioni in tutta Europa</b> nel 2011-12. A livello giovanile-dilettantistico le società iscritte quattro anni fa erano poco meno di 14.000, con un <b>incremento del +1,7%</b> rispetto all'annata precedente.&nbsp;</div><div>&nbsp; <br>Per quanto riguarda i piani alti, invece, è del +23% il numero di gare ufficiali giocate dalle nostre Nazionali (maggiore e giovanili) tra il 2010-11 e il 2012-13, con <b>audience tv di 7,6</b> <b>milioni di spettatori</b> in media nel 2013 per guardare gli undici di Prandelli, all'epoca. E le partite in televisione e radio rappresentano anche una grossa fetta dell'economia della Serie A, con un'incidenza dei ricavi del 43% sul proprio valore di produzione. Che è la bellezza di 2.473 milioni di euro, con una <b>perdita netta di 202 milioni</b>, in calo rispetto a un anno prima.</div><div>&nbsp; <br>Ci sarebbero ancora tantissime curiosità da citate, come il <b>numero totale di arbitri in Italia: 34409</b>. E sono quasi 2000 quelli designati a livello nazionale, il 6% dell'intera “torta”. Un organo molto giovane peraltro, visto che sono più di <b>8 mila i tesserati tra i 15 e 19 anni</b>, seguiti dalla fascia dei 20-24 anni con 7.483 componenti. A livello internazionale sono 36 i nostri fischietti, primi in Europa con dietro Spagna (35) e Francia (34).&nbsp;</div><div>&nbsp; <br>Il Report, consultabile interamente sul sito della FIGC, si ripropone anche quest'anno arricchito da nuovi dati e con informazione sempre più approfondite (<b>a livello regionale, impatto delle coppe europee sui club</b>, ecc...) per capire uno sport in mutazione continua. Sperando che almeno le emozioni rimangano le stesse, con <b>fuoriclasse</b> che sapranno entusiasmare i tifosi sul rettangolo di gioco più di semplici numeri. &nbsp;</div>uttd01uttd01report.jpgSiNreport-calcio-aprile-1012905.htmSi101268101,02,03030312
731012893NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24 - Intervista a Beppe Gandolfo, giornalista Mediaset20140625202826Abbiamo sentito il parere di uno dei più autorevoli giornalisti italiani, sul fallimento della nostra nazionale in Brasile <BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align=center><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“I motivi del fallimento della nostra Nazionale? E’ colpa di un sistema sbagliato”</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">In questi giorni in cui il calcio italiano è sottoaccusa per il fallimento della nostra nazionale ai campionati del mondo in Brasile, abbiamo pensato di avvalerci dell’autorevole opinione del <B style="mso-bidi-font-weight: normal">giornalista Mediaset, Beppe Gandolfo.</B> Volto conosciuto dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Beppe Gandolfo</B> è anche famoso per la sua competenza calcistica che sa essere oggettiva, nonostante la sua grande fede di parte granata per il Torino. Gandolfo scopre quasi per caso la sua passione per il giornalismo e, quando razionalizza il sacro fuoco che c’è in lui, comincia a lavorare nei piccoli schermi regionali piemontesi di GRP e Telesubalpina. In questa emittente privata, Gandolfo ha il compito di creare il nuovo telegiornale e, a soli 22 anni, mette in pratica ciò che aveva imparato nella sua piccola esperienza di giornalista in GRP. Dopo dieci anni di televisione, percorre una nuova esperienza presso l’ANSA come redattore della cronaca giudiziaria, inviato per i fatti del Piemonte e giornalista sportivo. Beppe Gandolfo inizia così a seguire la sua Torino, nella cronaca, nei fatti di tutti i giorni, nei palpiti che emergono dalla città sabauda che gli ha dato i natali e alla quale è particolarmente affezionato. Poi, nel ’92, destino ha voluto che Beppe Gandolfo seguisse passo dopo passo la storia del Torino, proprio in quell’anno in cui i granata giocarono la finale di Coppa Uefa ad Amsterdam. Intanto, la sua avventura giornalistica continua con l’entrata in Mediaset, al TG5 e Italia 1 come corrispondente del Piemonte e della Valle d’Aosta. Una bella storia la sua, fatta di sacrifici, passione e tanta voglia d’arrivare là, dove oggi, voltandosi indietro, ne percepisce la carriera fatta ad ottimi livelli. Beppe Gandolfo, oltre a essere uno dei più preparati giornalisti italiani è anche scrittore di numerosi libri, tra cui la sua ultima fatica letteraria: <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Il mio Toro”-</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">La mia missione-</B> E’ il suo racconto del Toro che, assieme a Don Aldo Rabino, Padre Spirituale del Torino Calcio, ci fa riflettere su quanto la storia di questa straordinaria e al contempo particolare società di calcio, sia una vera e propria religione per tutti i tifosi granata. Tuttavia, come dicevamo pocanzi, la preparazione giornalistica di <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Beppe Gandolfo</B> va oltre ogni giudizio di parte, nonostante il suo cuore palpiti per una sola squadra: il suo Toro. Con lui, oggi parliamo del tema scottante che riguarda il presente e il futuro della nostra Nazionale di calcio.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Beppe Gandolfo, qual è il tuo commento sulla dèbacle della nostra Nazionale di calcio ai campionati mondiali in Brasile?</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“E’ il risultato del calcio italiano. Se noi pensiamo a quella finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina ci accorgiamo che in campo c’erano solo due giocatori italiani: Insigne e Pasqual. A questo punto è impossibile trovare il meglio. Se non si cambia qualcosa radicalmente, a partire dai settori giovanili, e se non si mettono delle regole sulle squadre Primavera e Beretti per dare modo di portare in panchina della Prima Squadra almeno tre o quattro giovani calciatori del vivaio, non riusciremo mai ad uscire da questo giro. Troppe squadre sono infarcite da stranieri, proprio nei ruoli più importanti”.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Quindi, sostieni che la colpa è del sistema calcio italiano.</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Assolutamente si. Poi, possiamo disquisire se era meglio portare Rossi anziché Cassano, oppure far giocare Cerci piuttosto che qualche altro. Tutto questo ci può stare, tuttavia, ritengo che non sia questo il punto focale del fallimento degli azzurri in Brasile. E’ nel sistema, il vero errore. Non si può continuare a comprare all’estero giocatori che, talora, sono meno bravi dei nostri. Dieci anni fa, un ragazzino su trentamila arrivava a essere professionista; oggi è solo uno su quarantamila”.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Che cosa pensi delle dimissioni del Presidente Federale Abete e del C.T. Prandelli?</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Mi dispiace molto per <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Prandelli,</B> che reputo un signore nell’aver dato le sue dimissioni con onestà intellettuale. Per quanto riguarda invece <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Abete</B>, penso che questa sia un’occasione per rifondare davvero il calcio italiano”.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">A prescindere dai nomi, quale deve essere il profilo professionale del nuovo Presidente Federale e anche del nuovo C.T.?</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Mi auguro che il nuovo presidente federale sia una persona che arrivi completamente da fuori, così ci potrà essere una ventata di aria completamente nuova. Una persona che vada oltre certi pastrocchi legati al rispondere a certe maggioranze o minoranze, in base alle quali non se ne esce mai fuori. Per quanto riguarda il Commissario Tecnico, invece, mi piacerebbe avesse maggiore spessore internazionale. Prandelli è senza dubbio un ottimo allenatore di squadra di club, tuttavia, ritengo che in questo momento ci sia bisogno di un C.T. che respiri un aria più internazionale. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Mancini </B>potrebbe essere la persona ideale”.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 14pt">Salvino Cavallaro</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt"><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp; </SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN></SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR><BR><BR><BR><br><br>TorinoFL0711FL0711giuseppe-gandolfo.jpgSiNesclusiva-ilcalcio24-intervista-a-beppe-gandolfo-giornalista-mediaset-1012893.htmSi100451001,02,03,08030808
741012888NewsCampionatiLa Juve si assicura Kingsley Coman dal PSG20140622143845Occhio a questo gioiellino francese, capace di ricalcare le orme di Paul Pogba<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Molti si chiederanno chi è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kingsley Coman</b>. Si tratta di un giovane calciatore di 18 anni che la Juventus ha prelevato dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paris</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">San Germain.</b> Trequartista che si può adattare anche all’esterno, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coman</b> è un destro naturale che possiede anche un ottimo tiro di sinistro. Forte fisicamente, il giocatore di colore ricorda a grandi linee ciò che è stato il percorso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paul</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba</b> che, ignorato nel 2012 dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United </b>e da<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Alex Ferguson</b>, finì per sposare il progetto della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> e di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b>. Così, anche il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">PSG</b> non stravede per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coman,</b> nonostante sia già un talento del settore giovanile della squadra francese. Per questo motivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kingsley</b> ha rifiutato l’offerta degli sceicchi e ha sbattuto la porta in faccia al PSG, nonostante <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Laurent Blanc</b> si fosse prodigato per convincerlo a restare. Il suo desiderio è di cominciare a percorrere nella società bianconera, la strada che è stata di Pogba. Per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coman</b>, a Torino è pronto un contratto per cinque stagioni. Dal 1° luglio sarà svincolato e la Juve depositerà il contratto chiedendo all’UEFA il transfer. In assenza di un accordo amichevole tra i due club, sarà il governo calcistico europeo a risolvere il contenzioso formale, stabilendo in base ai parametri internazionali l’indennizzo che la Juventus dovrà versare al PSG per la formazione del ragazzo. Un indennizzo che si può già ipotizzare intorno ai 300 mila euro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coman </b>è un giocatore che inventa l’assist, cerca l’imbucata per le punte e s’infila anche bene in area di rigore, sfruttando magistralmente le sue doti naturali, rappresentati dall’agilità e dagli improvvisi cambi di marcia. Ha l’agilità classica di un numero dieci, ma è moderno nell’interpretazione del ruolo perché va in pressing sul regista avversario e, al contempo, ritorna a interdire nella zona di centrocampo. Il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">PSG </b>pensava già al suo futuro, ma la Juve è riuscita a soffiarlo a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Blanc</b>, nonostante gli avesse promesso già dal prossimo anno un maggiore spazio nelle fila della prima squadra. Ma l’Italia era già nel destino di questo ragazzo di belle speranze, perché già nel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">febbraio 2013</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ancelotti</b> lo fece debuttare in Liga 1, in occasione della gara persa per 3 a 2 contro il Sochaux. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coman</b> aveva solo sedici anni e fece il suo ingresso in campo a tre minuti dalla fine, a posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Veratti</b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carletto Ancelotti</b>, per farlo esordire, aveva già intravisto in lui il talento futuro da coltivare. E così è stato. Il ragazzo è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Parigi il 13 giugno 1996.</b> E’ alto un metro e 78 centimetri ed è arrivato al PSG quando aveva solo nove anni. Poi ha percorso tutta la trafila del settore giovanile, accumulando una serie interessante di presenze tra la Under 16 e la Under 21. Insomma, sembra davvero che la Juve abbia azzeccato ancora una volta il talento che servirà non solo alla causa di Conte, ma anche per la plus valenza che le casse societarie bianconere potranno sicuramente beneficiare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711coman.jpgSiNla-juve-si-assicura-kingsley-coman-dal-psg-1012888.htmSi100451001,02,03030456
751012882NewsCampionatiIn ricordo dell`ex Presidente del Torino Calcio: Giuseppe Aghemo, dalla A alla Z20140617175149E` mancato l`ex presidente granata, un uomo di calcio dai grandi principi sportivi e morali <br><br><strong> </strong><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">Beppe Aghemo</font></b><font size="3"> per me era un amico, prima ancora che l’ex Presidente del Torino calcio. La notizia della sua morte mi ha lasciato inerme, mi ha addolorato profondamente come quando viene a mancarti una persona cara. E così mi sovvengono tante cose fatte insieme, tanti incontri e interviste che hanno arricchito d’umanità il mio essere giornalista sportivo. Troppe volte davvero, parlando di persone care che ci mancano improvvisamente, siamo tentati di cadere nella tenaglia della facile retorica, tuttavia, in questa particolare circostanza desidero non prevaricare il confine del composto e affettuoso dolore, per lasciarmi andare all’enfasi gratuita. Beppe non lo gradirebbe, lo so. Lui, uomo generoso legato ai sacri principi cristiani e umani, mi ha sensibilizzato ad aiutare gli altri, così come quel giorno in cui lui, Presidente del glorioso Moncalieri, si è prodigato a versare l’incasso di una importante partita di campionato </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">all’AIP, (Associazione Italiana Parkinson) di Torino.</font></b><font size="3"> Oggi che non c’è più, potrei continuare a raccontare altre mille cose buone fatte insieme, ma voglio fermarmi qui per non apparire eccessivo. Mi resta il ricordo di lui, del suo sguardo sempre rassicurante, della sua pacca sulle spalle, delle tante interviste in cui, prima del desiderio di conoscere il</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">Presidente, ho voluto scavare nell’intimità dell’uomo, non certo per morbosa curiosità. Per questo, in ricordo di Beppe, caro amico che non dimenticherò mai, desidero porre all’attenzione dei lettori una delle tante interviste, (forse la più significativa dell’uomo Aghemo) che pubblicai a suo tempo, subito dopo la sua elezione a Presidente del Torino Calcio. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Con affetto</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Salvino Cavallaro</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span></font></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><font face="Times New Roman">Intervista al neo presidente del Torino.</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><font face="Times New Roman">Il personaggio più chiacchierato di questi ultimi tempi.</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><font face="Times New Roman">Giuseppe Aghemo dalla A alla Z</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm;"><font face="Times New Roman" size="3">Torino – Tutto Giuseppe Aghemo. Un gioco, questo alfabetico, delle cose che valgono nella vita e che danno la giusta misura dell’uomo che c’è dentro colui il quale, in questi mesi ha fatto parlare di sé in maniera davvero insistente. Lui, Giuseppe Aghemo, personaggio schietto, sanguigno, passionale, sensibile e generoso, ha accettato di buon grado questa nostra intervista, pur tra le mille che gli vengono richieste giornalmente da quando è diventato ufficialmente presidente del Torino. Noi desideriamo portare a conoscenza di tutti, senza l’ausilio della carta di credito della pubblicità gratuita, il torinese più amato e odiato di questi ultimi tempi. Ci vantiamo di essere stati tra i primi conoscitori di Giuseppe Aghemo, allorquando neo presidente dell’ A.C. Moncalieri, si presentò alla ribalta del calcio piemontese dilettantistico con idee assolutamente innovative, vincenti e cariche di entusiasmo. I più scettici lo giudicarono subito ciarliero e fanfarone, ma dovettero presto ricredersi di fronte ad un’evidenza che ha visto in pochi anni emergere in maniera davvero incontrastata il Moncalieri calcio, diventato modello esemplare di organizzazione e competenza, dalla Scuola Calcio, al Settore Giovanile e alla Prima Squadra. Oggi Aghemo, che ha realizzato il suo sogno da lungo tempo inseguito di diventare presidente del Toro, si adopererà con i fatti a fare grande questa società di calcio, la cui storia non ha eguali in Italia. Torino da Scudetto dunque, Torino in Coppa Campioni, Torino che impone la propria personalità e il proprio gioco. In questo momento in cui Aghemo ha preso le redini di un Toro che è ad un passo dal baratro della retrocessione in serie B, un Toro in cui le scritture contabili evidenziano un bilancio societario a dir poco disastroso, parlare di una squadra e di una società autorevole e vincente, sembra quasi volere ripetere al popolo di fede granata, quel ritornello della facile illusione a cui ormai nessuno più crede. Il Toro e i suoi tifosi, ora hanno assoluto bisogno di certezze, e noi siamo certi che Giuseppe Aghemo saprà mantenere tutto ciò che ormai da tempo ha promesso. Conosciamo dunque questo straordinario personaggio, attraverso quel gioco dell’alfabeto, capace di evidenziare l’intrinseco valore umano del presidente che farà grande il Toro.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">A</span><font size="3"> = AMICIZIA.</font></b><i><font size="3">”Per me non è soltanto una parola fine a se stessa. Amicizia significa mettersi nei panni di coloro che ci stanno davanti. Sono convinto che la dote fondamentale di un uomo sia il rispetto verso se stesso ma soprattutto verso gli altri, in particolare per un amico. La lealtà è un qualcosa di cui un uomo non può prescindere, anche quando si devono dire delle cose che comunque corrispondono a verità. Io ho forse un difetto, quello di dire sempre le cose che penso, magari sotto forma di battuta. Mia moglie, dopo trent’anni di matrimonio si arrabbia ancora, tuttavia questo è il mio modo di dire la verità, anche agli amici.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">B</span><font size="3"> = BISOGNO. </font></b><i><font size="3">“ Credo che fin dal momento in cui ci svegliamo la mattina, tutti noi abbiamo bisogno degli altri, io più che mai. Paradossalmente devo dire, che nonostante io creda di essere sicuro di me stesso, ho molto bisogno degli altri, soprattutto quando questi si lasciano aiutare da me.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">B</span><font size="3"> = BENEFICENZA. </font></b><i><font size="3">“ La beneficenza è anche un altro aspetto della mia vita che deriva da un’educazione che ho avuto dai miei genitori e dai Gesuiti durante il periodo scolastico. Donare a chi è stato più sfortunato di me, questo è il mio principio. Io credo in Dio e penso di essere stato un uomo estremamente fortunato, tanto è vero che quando mi arrabbio, mi chiedo con quale diritto lo faccio, visto che ci sono persone al mondo che vivono in condizioni disperate, ma con quella serenità d’animo che è l’emblema della semplicità e del comportamento. Quando penso a queste cose, mi vergogno un po’ e cerco di scusare me stesso facendo del bene agli altri. Tuttavia non è mai abbastanza, perché sono convinto che potrei fare molto di più.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">C</span><font size="3"> = CASA. </font></b><i><font size="3">“ La casa per me è qualcosa d’importante, anche se mi ritengo un girovago anarchico della propria vita. Credo che tra i valori fondamentali della vita, la casa rappresenti il punto d’incontro degli affetti famigliari, quegli affetti tanto cari ai miei genitori, i quali erano molto schivi e per nulla amanti della pubblicità.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">D</span><font size="3"> = DROGA. </font></b><i><font size="3">“La droga purtroppo è uno dei mali del nostro tempo. Io ho avuto la fortuna di non conoscerla, oggi invece è molto più difficile essere giovani, imparare a vivere e diventare uomini. E’ dunque sempre più impegnativa, l’opera degli educatori e dei genitori, che devono costantemente aiutare i giovani. Io credo che ci voglia maggiore fermezza ma allo stesso tempo più comprensione. Si devono creare le condizioni necessarie affinché i ragazzi non si avvicinino alla droga.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">E</span><font size="3"> = EMOZIONI. </font></b><i><font size="3">“ Le emozioni sono alla base dell’uomo Aghemo. I giornalisti in questi giorni hanno coniato su di me un sacco do nomignoli, tipo:” L’uomo dalle bretelle granata” oppure “Scossa elettrica” o “Generalissimo”, ma nessuno ancora mi ha chiamato “ L’uomo dalla lacrima facile”. Forse sto invecchiando. Credevo di essere forte, eppure dopo che sono diventato presidente del Torino, non riesco più a nascondere le mie emozioni. Devo dire tuttavia, che non mi vergogno di manifestare chiaramente i miei sentimenti. Credo che un uomo debba mostrarsi agli altri così com’è, con i propri pregi ed i propri difetti.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">F</span><font size="3"> = FAME NEL MONDO. </font></b><i><font size="3">“E’ un altro di quei problemi drammatici che affliggono una grande parte del mondo. Troppo spesso dimentichiamo che ci sono più di un miliardo e mezzo di persone che lottano tutti i giorni per la sopravvivenza. Noi cosa facciamo per queste persone?. Io in qualità di presidente del Torino, desidero fermamente che una parte della società granata si occupi dei problemi nel mondo. Una delle poche cose buone che aveva fatto la presidenza uscente, era quella di occuparsi dei problemi del Congo. Noi vogliamo continuare non solo questo discorso, ma desideriamo aprirne altri. Per quanto riguarda quest’aspetto, preferisco prima fare e poi parlare.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">G</span><font size="3"> = GIOCO. </font></b><i><font size="3">“ Il gioco fa parte della vita, ed è una continua sfida con noi stessi e con chi ci sta intorno. Attraverso il gioco ci si identifica nella speranza di conoscersi meglio. Il gioco è un rischio, ed io interpreto la vita nella continua ricerca di me stesso.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">H</span><font size="3"> = HOBBY. </font></b><i><font size="3">“Credo che un uomo debba avere tanti hobby. Non è possibile focalizzare le proprie attenzioni solo sullo sport, sul lavoro o sulla famiglia, perché si rischia di essere incompleti. Più si hanno interessi più si conosce il mondo e maggiore è la ricchezza culturale che ti aiuta a superare le difficoltà della vita.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">I</span><font size="3"> = INVESTIMENTI. </font></b><i><font size="3">“Questo è uno dei tanti difetti della mia vita. Dal punto di vista imprenditoriale, sono un ottimo consulente per gli altri, ma non per me stesso. Tanto è vero che </font><b><font size="3">Cimminelli</font></b><font size="3">, non mi farà gestire il Toro dal punto di vista economico, perché in pochi mesi acquisterei Rivaldo ed i migliori campioni di calcio, mettendo a rischio il bilancio societario. A casa mia, mia moglie si occupa diligentemente di gestire la parte economica con estrema oculatezza. Io penso che nella vita, ci sono delle cose importanti che vanno oltre il semplice denaro.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">L</span><font size="3"> = LAVORO. </font></b><i><font size="3">“ Il lavoro è la base fondamentale della vita. Io sono felice di fare il mio lavoro, amo la mediazione, le trattative, il rapporto con la gente. Posso dire di essere stato davvero fortunato, perché attraverso il mio lavoro ho realizzato me stesso.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">M</span><font size="3"> = MUSICA. </font></b><i><font size="3">“ Non sono molto amante della musica, anche se la rispetto. Tuttavia, prediligo l’opera e le canzonette allegre, giusto per dare una certa vivacità alla vita.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">M</span><font size="3"> = MONCALIERI. </font></b><i><font size="3">“ Il Moncalieri calcio è stato importante nella mia vita, perché mi ha permesso di confrontarmi con un mondo in cui non ero mai entrato. E’ stato un mondo, quello calcistico, che io ho sempre amato, ma da dirigente sportivo ho incontrato qualche difficoltà. Infatti, dopo il primo anno poco brillante di presidenza, ho avuto l’umiltà di capire dove avevo sbagliato e da quel momento il Moncalieri è diventata la società di calcio che ormai tutti conoscono.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">N</span><font size="3"> = NAZIONALE. </font></b><i><font size="3">“La Nazionale è l’Italia. Io sono un nazionalista, soprattutto quando giro il mondo per lavoro. Amo l’Italia ed amo la Nazionale di calcio che è la massima espressione di questo sport.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">O</span><font size="3"> = ORGOGLIO. </font></b><i><font size="3">“Io sono orgoglioso e non presuntuoso, quando riesco a convincere gli altri di determinate cose. L’orgoglio rappresenta uno dei miei pregi, anche se difetti ne ho davvero tanti.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">P</span><font size="3"> = POVERTA’. </font></b><i><font size="3">“La povertà è un fatto umano difficile accettare. Tuttavia, si può essere poveri ma ricchi di spirito e vivere comunque felici. La mia non è retorica, ma&nbsp;una profonda convinzione.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">P</span><font size="3"> = PERDONO. </font></b><i><font size="3">“Il perdono fa parte di una grande cultura cattolica che è simbolo del Vangelo. Io ultimamente ho perdonato un ragazzo che avrebbe potuto essere mio figlio, il quale dopo la partita di calcio Moncalieri – Sestrese, mi ha colpito in un modo che avrebbe potuto essere fatale per la mia vita. Quando tutto è passato, ho perdonato quel ragazzo, perché ho capito che solo così non avrei rovinato la sua vita futura.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">Q</span><font size="3"> = QUALITA’. </font></b><i><font size="3">“La qualità rappresenta uno dei punti fondamentali nella vita di un uomo. Si vive nella ricerca continua di migliorarsi attraverso la scuola, la cultura, il lavoro e il rapporto con gli altri. Che vita sarebbe se un uomo vivesse senza quel necessario spessore che è simbolo di grande qualità personale?.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">R</span><font size="3"> = RELIGIONE. </font></b><i><font size="3">“La Religione ha rappresentato il grande incontro della mia vita. Ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno insegnato dei valori attraverso la religione cattolica. Il resto lo ha fatto la scuola dei Gesuiti, che io ho frequentato in gioventù. Credere in Cristo fatto uomo, per me significa vivere quotidianamente i suoi insegnamenti, pur con tutte le mie debolezze umane, le quali spero che un giorno si purifichino nel momento del grande incontro con Dio.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">S</span><font size="3"> =SCONFITTA. </font></b><i><font size="3">“Nella mia vita, generalmente, ho avuto poche sconfitte, anche perché ho fatto di tutto per non incontrarle. Ho perso delle battaglie ma mai la guerra. Chi dice che non ha mai subito sconfitte, non è un uomo sincero. Se dopo una sconfitta si riesce ad essere più forti di prima, allora vuol dire che tutto è stato positivo.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">T</span><font size="3"> = TRASPARENZA.</font></b><i><font size="3">” La trasparenza è una dote naturale che non ha mezzi termini.Per me è difficile non essere trasparente, anche perché manifesto chiaramente i miei sentimenti e le mie emozioni. Ho detto a Cimminelli, di non dirmi quando ha in mente di acquistare un calciatore, perché prima o poi lo direi a mia volta. Sono un istintivo, so fare gli interessi degli altri, ma per quanto riguarda i miei sono come un libro stampato.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">T</span><font size="3"> = TORO. </font></b><i><font size="3">“E’ la grande passione della mia vita, un qualcosa indelebile che ti ritrovi dentro la pelle e che non va più via fino alla fine dei tuoi giorni. Il più grande dolore della mia vita è stato quando è morto il grande Toro un dolore che paradossalmente mi ha colpito ancor più della scomparsa dei miei genitori. Ero bambino, ma quel dolore mi ha davvero distrutto.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">U</span><font size="3"> = UMILTA’. </font></b><i><font size="3">“Umiltà è conoscersi per quello che si è. Chi dice di non essere bravo e intelligente, è un falso umile. Umiltà è capire se stessi, anche se è molto difficile. Importante è che nella vita si faccia ciò che si sa fare, avendo l’umiltà’ di farsi aiutare in quelle cose in cui si è maggiormente carenti.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">V</span><font size="3"> = VITTORIA. “</font></b><i><font size="3">Chi nella vita arriva secondo, è il primo degli ultimi. La vittoria per me è un qualcosa che mi permette di realizzare le cose in cui credo fermamente. Fin da ragazzo mi sono prefissato dei traguardi che ho raggiunto grazie alla mia naturale grinta e determinazione. Questo è il mio carattere.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">Z</span><font size="3"> = ZELANTE. </font></b><i><font size="3">“ Le persone zelanti non le sopporto. Io non sono zelante per natura, perché accetto gli insegnamenti da tutti e ne do a mia volta.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><font size="3">……..E SE RICOMINCIASSIMO? </font></b><b><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;">A</span><font size="3"> = AGHEMO. </font></b><i><font size="3">“Credo che sia una degna conclusione di tutto il nostro discorso. Aghemo chi sei?…è la domanda più difficile che possiate farmi. Molto spesso mia moglie ed i miei figli mi dicono:” ma perché sei sempre alla ricerca di qualcosa?” è vero. In fin dei conti io ho avuto moltissimo dalla vita, la famiglia, un ottimo stato economico,la salute( nonostante io sia diabetico), eppure dopo aver conquistato una meta ne cerco un’altra da raggiungere. Sicuramente, essere diventato presidente del Torino mi migliorerà molto sotto il profilo dell’esperienza umana e sono sicuro che capirò ancora meglio io stesso chi è Giuseppe Aghemo.”</font></i></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><font size="3"><br></font></b></font><br><br><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><font size="3">Salvino Cavallaro</font></b><i><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span></i><b><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span></b><i><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</font></span></i><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><i><span style="mso-spacerun: yes;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 31.9pt 0pt 0cm; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span></b><i><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span></i><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</font></span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711beppe-aghemo.jpgSiNin-ricordo-dell`ex-presidente-del-torino-calcio:-giuseppe-aghemo-dalla-a-alla-z-1012882.htmSi100451001,02,03030405
761012874NewsCampionatiGli azzurri cominciano a preoccupare20140605124637Comincia l`avventura mondiale degli azzurri, non proprio sotto i migliori auspici<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In questi tempi di preparazioni calcistiche all’imminente mondiale di calcio che il prossimo 12 giugno aprirà i battenti in Brasile, si moltiplicano le partite amichevoli. L’Inghilterra, nostra prossima avversaria, sembra procedere tra luci e ombre, mentre già molto in forma sembrano essere l’Uruguay di Cavani, l’Argentina e il Cile. Gli azzurri invece preoccupano abbastanza, dopo gli squallidi pareggi ottenuti con Irlanda e Lussemburgo. Mentre il match contro l’Irlanda poteva essere visto come calo psicologico dovuto agli infortuni di Montolivo e Aquilani (poi ripresosi alla grande da una brutta botta alla tempia), la partita contro il Lussemburgo ha offerto alcuni spunti tattici che ci lasciano davvero perplessi. A Perugia gli azzurri segnano in apertura con Marchisio e nella ripresa due traverse colpite rispettivamente da Candreva e Balotelli, si sono anteposte al clamoroso pareggio di Chanot. Lo schema tattico iniziale disegnato dal C.T. Prandelli in previsione della partita contro l’Inghilterra, prevede il 4-1-4-1 con De Rossi davanti alla difesa in fase di interdizione, che diventa poi un 4-1-3-1-1 quando si attacca, per effetto della ripartenza d’azione che inizia proprio dal romanista. Uno schema tattico confusionario, difficile da assorbire in tempi così brevi e in un centrocampo in cui Pirlo e Verratti mal si combinano in fase di regia. Più ordine abbiamo visto nella ripresa, in cui l’entrata in campo di Cassano, l‘uscita di Verratti e il ritorno in posizione centrale di centrocampo di Pirlo, hanno dato maggiore influsso al gioco d’attacco diventato più verticalizzato. Balotelli, che centravanti puro non è, ha bisogno di un aiuto in attacco. Non può essere certamente il pur bravo Marchisio, (che nel primo tempo è apparso più attaccante che centrocampista), ad aiutarlo. Pensiamo che Prandelli debba ritornare al più collaudato 3-5-2, con i tre giocatori della difesa juventina, il centrocampo a cinque che prevede Darmian e De Sciglio come esterni, De Rossi, Pirlo, Marchisio in posizione centrale e, in avanti, Immobile (o Cerci) e Balotelli. Siamo convinti che questa squadra avrebbe maggiore intesa tattica, più ordine, e sarebbe più affidabile sia in fase di interdizione che di attacco. Certo che pareggiare in casa contro una Nazionale che non rientra neanche tra le prime 100 squadre del ranking Fifa non è certamente positivo dal punto di vista dell’immagine e della presentabilità nel calcio mondiale. Tuttavia, la speranza di un campionato mondiale ad alti livelli deve rincuorarci, proprio perché in passato in questa fase di preparazione abbiamo sempre pareggiato con squadre inferiori alla nostra Nazionale, ricavandone immancabili polemiche. Intanto, domani si parte alla volta del Brasile. Il tempo delle prove è finito, adesso Prandelli deve trarre le conclusioni, deve avere necessariamente le idee più chiare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Perugiafl0711fl0711cesare-prandelli.jpgSiNgli-azzurri-cominciano-a-preoccupare-1012874.htmSi100451001,02,03030353
771012868NewsCoppeIl Real Madrid vince la «DECIMA» Coppa tanto sognata20140525142546La squadra di Carletto Ancelotti vince la Champions League 2013`14<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Una finale di calcio è sempre una finale, si tratti di tornei amatoriali che di pallone che conta. Emozioni e sentimenti divergenti si intrecciano tra lacrime e gioia, tra vinti e vincitori. Ma la finale della Champions League o la Coppa del Mondo, hanno certamente una valenza straordinaria, per l’impatto incredibile che hanno sulla gran massa di tifosi al seguito e per l’importanza stessa che racchiudono. La finale di Champions League tra Real Madrid e Atletico è stata l’espressione di qualcosa di nuovo e forse irripetibile. Due squadre della stessa città in finale, un derby nel derby che assume aspetti davvero incredibili per tensione e per i grandi temi storico – culturali legati a Madrid, la città più importante della Spagna. Sul campo abbiamo visto un primo tempo in cui l’Atletico Madrid ha dimostrato maggiore grinta e determinazione e, infatti, la squadra di Simeone, tesa e attenta com’era, ha chiuso la prima parte della gara in vantaggio, grazie al gol di Godin che ha fatto toccare il cielo con le dita ai sostenitori biancorossi. Ma nel secondo tempo la reazione dei madridisti di Carletto Ancelotti si è fatta sentire. Infatti, prima Sergio Ramos pareggia il conto al 93’, e poi nei tempi supplementari i blancos dilagano con Bale, mister 100 milioni di euro, e poi segnano ancora con Marcelo e Ronaldo. Un 4 a 1 forse troppo pesante per la squadra di Simeone che ormai aveva dato davvero tutto e che soltanto a due minuti dalla fine dei tempi regolamentari si è arresa, facendo crollare tutti i sogni sin lì accarezzati. Impazzisce di gioia invece Carletto Ancelotti, per aver contribuito in maniera determinante a conquistare la Decima Coppa con le grandi orecchie della storia del club madridista. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ci abbiamo sempre creduto”</b> dice il tecnico italiano, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“..e alla fine è andata bene. Sono felice per la nostra gente”.</b> E dire che Ancelotti, ai tempi in cui è stato allenatore della Juventus (tempi molto lontani, ormai) era stato tacciato come eterno secondo. Una diceria assurda che all’allora tecnico proveniente dal Parma, gli avevano appioppato addosso perché aveva raggiunto solo dei secondi posti. E’ incredibile questo mondo del calcio, talora anche feroce nelle sue sentenze che, come in questo caso, vengono poi smentite con l’avverarsi di altre situazioni. Lui, e tutta la squadra del Real Madrid, hanno meritato la vittoria perché ci hanno creduto fino alla fine. E’ stata una sofferenza infinita, ma alla fine è arrivata la tanto sospirata vittoria. Onore dunque ai vincitori, ma non dimentichiamo certamente il meritevole percorso dell’Atletico di Simeone, il quale si è fatto conoscere dal mondo intero come squadra dalle poche possibilità economiche, capace di esprimere un calcio essenziale, fatto di forza atletica, ottime trame di gioco, grinta e determinazione da vendere. Certamente è un esempio da seguire.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Lisbonafl0711fl0711Ancelotti41.jpgSiNil-real-madrid-vince-la-«decima»-coppa-tanto-sognata-1012868.htmSi100451001,02,03030441
781012851NewsCampionatiToro, cogli l`Europa. Dipende solo da te!20140512151992Dopo il pareggio interno contro il Parma, in casa granata si prepara l`ultima domenica per abbracciare l`Europa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Prima dell’incontro con il Parma, tra il popolo granata veleggiava lo strano pensiero che il Torino fosse penalizzato in extremis nella corsa all’Europa a beneficio di Inter e Milan. Un chiodo fisso difficile da estirpare, un qualcosa che nasce con la storia granata fatta di tragedie e di sfortune varie che ne hanno amplificato in maniera esagerata ed esasperata, una mentalità spesso disarmante. Un’antica convinzione del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ce l’hanno tutti con noi, perché</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">non siamo tutelati da nessuno”.</b> E chissà, forse un fondo di verità c’è pure in tutto questo esagerato dire che storicamente vacilla tra i colori granata, tuttavia, ci sentiamo di dissociarci in modo netto da qualsiasi retro pensiero occulto che faccia capo a un disegno penalizzante come quello di favorire per la corsa all’Europa squadre e società con maggiore fama internazionale. E, infatti, il dopo match tra Torino e Parma ha evidenziato quanto il Torino sia realmente l’unico giudice di se stesso, se solo fosse meno ingenuo e disattento in tante occasioni come ad esempio il pareggio del Parma ad opera di Biabiany, il quale lasciato imperdonabilmente solo in area di rigore, ha segnato tranquillamente dopo essersi trovato tra i piedi un pallone ribattuto da Padelli in occasione del rigore calciato malamente da Cassano. Se il Torino avesse vinto contro il Parma si sarebbe posizionato a quota 58 punti in classifica, lasciando il Parma,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>il Milan e il Verona a 54 punti. Ma, con il pareggio ottenuto contro il Parma, tutto cambia per i granata di Ventura che, di fatto, adesso si trovano a quota 56 con il Parma a 55 e Milan e Verona a 54 punti. Questo vuol dire che per sapere quale altra squadra accederà all’Europa League oltre l’Inter, bisogna ancora attendere l‘ultima partita di campionato. Un po’ come dire che il Toro ha buttato al vento una possibile vittoria casalinga che le avrebbe dato la certezza matematica di andare in Europa. E dire che i granata di Ventura erano partiti bene, nonostante il Parma di Donadoni fosse ben messo in campo e attento a chiudere ogni varco a Ciro Immobile e Alessio Cerci. Il Torino si presenta con tutti i suoi titolari e il Parma invece attua un 4-3-3 in cui si vede il solo Cassano di punta, supportato da Biabiany e Molinaro come esterno alto. La partita è essenzialmente giocata dal Toro che sospinto da uno Stadio Olimpico tutto esaurito, si carica di adrenalina nella smania di segnare subito un gol che possa rendere più facile la vittoria. Ma non è così semplice, perché la squadra di Donadoni blocca magistralmente le linee esterne, dove normalmente il Toro si esalta soprattutto con Cerci. Nei minuti finali il Torino va in vantaggio grazie a un errore di Paletta che, pressato da tergo da Immobile, passa malamente a Mirante un pallone che viene carpito dallo stesso giocatore granata che segna a porta vuota. Nel secondo tempo il Parma sostituisce Molinaro con Schelotto, il quale non inciderà positivamente nel corso della partita. Ma è l’atteggiamento del Toro che favorisce il gioco del Parma, un arretramento eccessivo che sa di strenua resistenza fino alla fine della partita. Questo, secondo noi, è stato l’errore della squadra di Ventura che, invece di alzare il centrocampo come ha fatto dall’inizio, si è reso arrendevole dando lo spunto di attaccare alla squadra di Donadoni. Così, a poco più di dieci minuti dalla fine, dopo l’espulsione di Lucarelli per fallo da ultimo uomo su Immobile, Acquah parte palla al piede da centrocampo, entra in area e Glik lo stende in maniera rude. L’arbitro fischia il rigore. Batte Cassano, Padelli respinge e Biabiany segna il pareggio per il Parma. Una vera doccia fredda, inaspettata per il Torino che già pregustava la festa dell’entrata certa in Europa. Intanto anche i granata restano in dieci per effetto della doppia ammonizione subita da Immobile per simulazione in area di rigore. Nel finale ci sono state una serie di occasioni per entrambe le squadre che, tuttavia, non hanno portato a nessuna conclusione di rilievo. Adesso si volge già lo sguardo a domenica prossima, ultima di campionato, in cui i granata faranno visita alla Fiorentina con la mancanza del suo giocatore più importante, quel Ciro Immobile capo cannoniere della Serie A e indiscutibile artefice dello straordinario momento di questo Torino. Il Parma sarà impegnato in casa con il già retrocesso Livorno, mentre il Milan affronterà a San Siro un Sassuolo già salvo dalla retrocessione e il Verona farà visita al Napoli. Pensate cosa sarebbe stato oggi per il Torino, se quella disattenzione di lasciare solo Biabiany non ci fosse stata. Altro che dipendere dagli altri! Torino, sei solo tu a decidere di andare o no in Europa…!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Toro, cogli l'Europa. Dipende solo da te!fl0711fl0711barreto-6.jpgSiNtoro-cogli-l`europa-dipende-solo-da-te-1012851.htmSi100451001,02,03030376
791012827NewsEditorialeCatania, a Verona per vincere. Segui mister Pellegrino20140424194614Mister Pellegrino, tra onestà intellettuale e psicologia applicata. Il Catania spera ancora concretamente.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Vincere a Verona per sperare ancora in un sogno da “Mission Impossible”. Per gli etnei si avvicina sempre più lo spettro della Serie B, tuttavia, fino a quando la matematica non li condanna in modo definitivo è giusto mettercela tutta e uscire a testa alta dal campo, rispolverando quella dignità talora perduta. Nel corso di questo campionato, abbiamo analizzato più volte gli errori di valutazione che sono stati fatti dalla società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonino Pulvirenti.</b> Oggi, invece, vogliamo parlare del presente etneo, giusto per non abbandonarci ai “se” ed ai “ma” che non solo non hanno mai fatto la storia, ma sono da sempre rifugio di retorica senza fine. Adesso il Catania è fanalino di coda della classifica di Serie A con 23 punti a cinque punti dalla quartultima e quattro partite alla fine del campionato. Ma lasciando stare la sua molto preoccupante posizione, possiamo dire che da quando è entrato in azione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Pellegrino</b>, la squadra ha rispolverato dignità, gioco, grinta e determinazione perduti ormai da troppo tempo. Valori che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maran</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Canio</b> e poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maran</b>, non sono riusciti a dare a una squadra che sembrava ormai essersi persa nei meandri dell’abbandono totale. Forse mancava solo la sollecitazione psicologica, l’unione di gruppo, il parlare ai proprio giocatori. E’ vero che nessun allenatore ha la bacchetta magica e a nessuno è data la capacità di inventare improvvisamente situazioni positive nell’ambito della squadra, tuttavia, possiamo dire con certezza che mister Pellegrino ha dato dignità ad un gruppo che sembrava ormai sfatto e privo di autostima. Già a San Siro contro il Milan in ripresa di gioco e di vittorie si è visto un Catania che è stato capace di mettere in seria difficoltà i rossoneri. Il suo gioco è apparso subito piacevole con trame difensive e offensive di pregevole fattura. Una squadra che pressa alto, così come ha fatto il Catania a San Siro, è segno di ritrovata vitalità e, se avesse pareggiato o addirittura vinto non avrebbe sicuramente rubato davvero nulla. In quella occasione, tutti si sono chiesti se davvero questo Catania fosse l’ultimo in classifica. Poi, la domenica successiva tra le mura del Massimino, gli etnei al cospetto della Sampdoria hanno ripetuto la stessa intensa prestazione e hanno vinto meritatamente. Segno che qualcosa è successo di positivo nella testa dei giocatori che sono apparsi vitali, vigorosi, volitivi e sicuri sul da farsi. A parer nostro è il frutto di quanto mister Maurizio Pellegrino sta trasferendo ai suoi ragazzi durante la settimana in allenamento. Ci piace questo tecnico ex centrocampista rosso azzurro dal viso sincero, mai borioso e saccente ma umile e intelligente. Ci piacciono anche i suoi modi e i suoi discorsi semplici e trasparenti che lo mettono in buona relazione con i media. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non parlare di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Serie B è da stupidi”</b> dice mister Pellegrino, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“bisogna essere consapevoli del momento di difficoltà che attraversiamo. Dall’altra parte quel che sentiamo dentro è di crederci fino in fondo. Il calcio insegna che anche le imprese impossibili si possono realizzare. Io porto a</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">questa squadra una riflessione in più su cosa significhi indossare la maglia del Catania, giocare le partite con questa maglia. L’ho vissuto da calciatore e ne conosco l’importanza. Ho provato a inculcare ai miei ragazzi l’importanza di vincere per vivere settimane diverse con maggiore consapevolezza, nella ricerca del massimo obiettivo che inseguiamo: conquistare i dodici punti che restano da qui alla fine”.</b> Ci sembra davvero un discorso sano, fatto da un tecnico e soprattutto da un uomo che dimostra grande onestà intellettuale. Certo, a questo punto del campionato la situazione per il Catania è davvero difficile anche se non impossibile. Ma mister Pellegrino, pur non millantando nulla d’impossibile lascia un barlume di luce che si chiama “SPERANZA……..”. E poi, comunque vada, ci auguriamo che il presidente Pulvirenti capisca che il futuro del Catania ricomincia proprio da Mister Maurizio Pellegrino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Cataniafl0711fl0711foto-maurizio-pellegrino.jpgSiNcatania-a-verona-per-vincere-segui-mister-pellegrino-1012827.htmSi100451001,02,03030330
801012791NewsEditorialeLa Sicilia del pallone con la volontà di crescere20140323151112Le indubbie capacità d`investimento del presidente Pulvirenti, fanno pensare a un Catania dal grande futuro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Palermo che torna in Serie A e Catania che, con tutta probabilità, ritornerà in Serie B. Il prossimo campionato sarà probabilmente ancora privo del derby più antico e famoso della terra di Sicilia. Tuttavia, quello che ci piace davvero rimarcare è il messaggio della volontà di crescere che si nota soprattutto in casa etnea. Infatti, nonostante la notevole perdita economica derivante dalla probabile retrocessione del Catania in Serie B, il presidente Antonino Pulvirenti non si perde d’animo perché ha appena acquistato i terreni edificabili sui quali sta programmando la costruzione del nuovo stadio etneo che avrà una capienza di 25 mila spettatori e sarà pronto per l’estate 2017. Ci piace questa volontà di Pulvirenti che, nonostante le evidenti difficoltà economiche espresse dal nostro italico Paese, dichiara con legittimo orgoglio che il suo Catania è uno dei club più virtuosi della Serie A, in quanto risulta in regola con i conti in un bilancio societario che non tutti possono vantare. Imprenditore con interessi diversificati che si snodano attraverso le compagnie aeree, i supermercati e i vari campi da golf di sua appartenenza, il presidente Pulvirenti e il suo Catania del quale è a capo dal 2006, ha avuto un crescendo di regolarità e di lunga permanenza nella serie maggiore del calcio italiano. Negli otto anni di sua presidenza, il Catania ha infatti beneficiato dello stesso lungo periodo di continuità nell’appartenere al calcio che conta. Un grande successo di immagine che dà lustro non solo alla Sicilia ma anche all’Italia intera. Il Catania, in fondo, nonostante appartenga al novero delle società di calcio medio – piccole d’Italia, vanta un bacino d’utenza che racchiude oltre un milione di tifosi tra Catania, la sua provincia e l’Italia tutta. Senza parlare poi dei catanesi sparsi in tutto il mondo che seguono anche da lontano le gesta domenicali della propria squadra del cuore. Anche il merchandising non è da disprezzare, visto che nonostante la catalogazione di società medio – piccola, ha un fatturato per nulla trascurabile. Sono dati che ne identificano certamente l’ottima conduzione societaria che nel calcio è sempre figlia di capacità e conoscenza di settore oltreché passione<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e sacro fuoco pallonaro. D’altra parte l’ottavo posto in classifica conquistato l’anno scorso, parla chiaro di un lavoro intraprendente e al contempo capace di buona programmazione. Quest’anno, tuttavia, certe cose non sono andate per il verso giusto e, se c’è un unico appunto che possiamo fare al presidente Pulvirenti è quello di avere sbagliato nel privarsi di Gomez, Lodi (poi rientrato quando ci si è accorti dell’errore), di Marchese e di non avere ben programmato in tempo utile il “dopo” di Nicola Legrottaglie, un calciatore importantissimo al centro della difesa etnea che, nonostante l’età avanzata, è stato uno dei cardini del Catania che l’anno scorso ha fatto sognare l’Europa a quel suo milione di tifosi. Era bello da vedere quel Catania dal gioco spumeggiante che faceva punti e intimoriva anche le più titolate squadre di calcio di Serie A. Ma nel calcio, si sa, squadra che vince non si tocca, anzi, semmai va rafforzata. Comunque, anche se ad oggi guardando la classifica per il Catania di Pulvirenti nulla è perduto, è bene che in caso di ritorno tra i cadetti, il Catania faccia tesoro di certe scelte sbagliate che ne hanno interrotto il suo processo di crescita. Ma c’è già voglia di rivincita nell’ambiente rosso celeste e questo ci piace davvero. Oltre all’acquisto dei terreni edificabili, come dicevamo pocanzi, Pulvirenti sta pensando di migliorare il suo centro sportivo e il settore giovanile, mentre sta anche rafforzando i suoi rapporti con l’Argentina e il suo calcio, attraverso la grande intesa di collaborazione che ha con Caniggia. Non si può minimizzare su queste grandi espressioni di puro investimento pallonaro con la semplicistica catalogazione dell’ultima in classifica del campionato di Serie A, il Catania è davvero qualcosa di più importante di quello che oggi appare in campo e sullo scarno punteggio ottenuto. La società etnea sta lavorando bene per il futuro, un futuro che saprà sicuramente catalogarla tra le società di calcio più importanti d’Italia. Una perla di pallone siciliano che, grazie anche al presidente Pulvirenti e alla sua intraprendenza, si chiama ancora Calcio Catania.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cataniafl0711fl0711181900hp2.jpgSiNla-sicilia-del-pallone-con-la-volonta-di-crescere-1012791.htmSi100451001,02,03030641
811012786NewsCampionatiMilan, il caos della dirigenza si riflette anche in campo20140321183333Da Allegri a Seedorf, il Milan sprofonda per le scelte tecniche sbagliate da parte della dirigenza<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Una storia nata male che si trascina faticosamente e mette in cattiva luce l’immagine degli allenatori chiamati a sedere sulla panchina del Milan. Che il problema della società rossonera non fosse racchiuso soltanto nell’allenatore di turno è storia saputa. Che ci fossero invece delle perplessità di coabitazione tra vecchia dirigenza (Galliani) e nuova progettualità manageriale (Barbara Berlusconi) è altrettanto risaputo. Ma il problema affonda radici ben più lontane nel tempo, e cioè a una programmazione tecnica sbagliata che si riflette soprattutto nella scelta di giocatori che mal si sono inseriti nell’ambito della sostituzione di campioni quali, Seedorf (calciatore) Gattuso, Pato, Inzaghi, Ibrahimovic, Nesta, Zambrotta, Pirlo, Ambrosini, Boateng, Thiago Silva, Cassano, Van Bommel. Un po’ per rinnovare un ciclo storico che appariva ormai in declino e un po’ per rimpinguare sostanzialmente le casse della società (vedi le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva), si è andati incontro a scelte programmatiche sbagliate, evidenziate da un sempre maggiore distacco dalla società rossonera del presidente Berlusconi per problemi politici, e da una lievitata crescita decisionale di Galliani che si è trovato a fare il presidente, l’amministratore delegato, il direttore sportivo (Braida era ormai demotivato perché percepiva il suo allontanamento) e, talora, anche l’allenatore. Certo, Galliani prima di decidere ogni eventuale acquisto telefonava sempre a Berlusconi, tuttavia, non era come quando seduti a un tavolo di lavoro si prendevano le decisioni del caso, ciascuno con la propria responsabilità nell’ambito della società. Oggi è tutto cambiato, Galliani deve convivere suo malgrado con Barbara Berlusconi e, pur occupando la responsabilità della parte tecnica con Lady B manager della gestione commerciale, c’è fra i due una evidente antipatia generazionale. Intanto, la curva rossonera si schiera con la figlia di Berlusconi e contesta apertamente l’amministratore delegato del Milan. A Seedorf, che continua a raggranellare sconfitte allucinanti, dopo sette partite è già in discussione. Accolto come il salvatore della patria, adesso si parla già di avvicendamento. E, pur rimarcando il fatto che l’attuale allenatore del Milan non ha alcuna esperienza di coach per avere dismesso le scarpe da calcio e venire in fretta e furia a Milano, bisogna dire che a onor del vero è la squadra che è mal assortita sotto l’aspetto tattico e tecnico. Sparito El Shaarawy per lungo infortunio, in attacco restano Balotelli (eterni i suoi problemi di anarchia tattica e ambientamento allo spogliatoio), Honda (inefficace) Pazzini (rientrato da poco, da un lungo infortunio e in difficoltà nello schema tattico voluto da Seedorf), Kakà diligente e volenteroso come sempre nell'andare a pressare l’avversario.&nbsp;Poi il mediocre Robinho, un calciatore che è tutto&nbsp;il contrario di tutto, capace di fare le cose più difficili e sbagliare clamorosamente quelle più semplici. Poi, tra difesa e centrocampo c’è un Christian Abbiati in evidente difficoltà di rendimento grazie anche a una difesa inguardabile, dove i soli Abate e De Sciglio si possono salvare al cospetto di Costant, Mexes, Bonera, Rami, Silvestre, Vergara, Zaccardo, Zapata, (ma dov’è il leader?&nbsp;dov'è il Thiago Silva della situazione? oppure, andando ancora a ritroso, dove sono i Maldini e i Baresi capaci di fare la differenza?). Resta poi un centrocampo composto da Birsa, Essien, De Jong, Emanuelson, Montolivo, Muntary, Taarabat, Saponara e Poli che si alternano in base al volere di mister Seedorf e dove&nbsp;Poli e Montolivo sembrano i soli efficaci nell’interdire e nelle ripartenze. Poca cosa davvero, questo non può essere il Milan che conosciamo. Con questa squadra e in una simile confusione societaria non si va davvero da nessuna parte. A nostro parere il Milan deve rinascere dalla dirigenza e poi dalla squadra.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br>Milanofl0711fl0711galliani.jpgSiNmilan-il-caos-della-dirigenza-si-riflette-anche-in-campo-1012786.htmSi100451001,02,03030383
821012743NewsFormula 1Formula 1: da oggi vetture di nuovo in pista per i testi conclusivi di shakir20140226140339Formula 1,Test Bahrain,PirelliPirelli presenta la gamma P ZERO e CINTURATO 2014: meno degrado e prestazioni simili al 2013. Il nuovo cinturato blue in grado di espellere 65 litri al secondo. Per i test le squadre avranno a disposizione 30 treni di gomme.Nell’ultima sessione di test prestagionali in Bahrain, al via oggi, le&nbsp;squadre avranno la loro ultima possibilità di testare gli pneumatici P Zero prima dell’inizio del&nbsp;Campionato 2014.&nbsp;&nbsp;I team proveranno le quattro nuove mescole slick della gamma Pirelli: il P Zero Orange hard, il P&nbsp;Zero White medium, il P Zero Yellow soft ed il P Zero Red supersoft.&nbsp;Nel corso del primo test dell’anno, a Jerez, le squadre hanno avuto l’opportunità di testare anche&nbsp;gli pneumatici da bagnato Pirelli: il Cinturato Green Intermediate ed il Cinturato Blue Wet. &nbsp;&nbsp;<div>Qui le caratteristiche delle coperture Pirelli Formula Uno per la stagione alle porte:&nbsp;&nbsp;P Zero Orange hard&nbsp;Lo pneumatico più duro della gamma è progettato per i circuiti caratterizzati da alte temperature&nbsp;ambientali, superfici abrasive e curve veloci che tendono a scaricare molta energia sulle gomme.&nbsp;&nbsp;La mescola entra in temperature più lentamente, ma dura molto di più, rendendola un elemento&nbsp;chiave nelle strategie di gara. E’ una mescola “high-working range”.&nbsp;&nbsp;Così come tutta la gamma 2014, presenta mescole e costruzioni completamente rinnovate per&nbsp;adeguarsi ai requisiti delle nuove vetture caratterizzate da un aumento di coppia, da nuovi sistemi&nbsp;di recupero dell’ energia ma da un’aerodinamica ridotta.&nbsp;&nbsp;P Zero White medium&nbsp;Teoricamente rappresenta il compromesso migliore tra prestazione e durata. E’, infatti, molto&nbsp;versatile e particolarmente appropriata su circuiti caratterizzati da alte velocità ed elevati carichi di&nbsp;energia. Si tratta di una mescola “low working range”.Come per gli altri pneumatici 2014, presenta un nuovo profilo all’ anteriore per rispondere al meglio&nbsp;alle nuove dinamiche delle monoposto e ad un maggior handling.&nbsp;&nbsp;P Zero Yellow soft&nbsp;Questo è uno degli pneumatici maggiormente utilizzati in gara, rappresenta un ottimo equilibrio tra&nbsp;prestazioni e durata, anche se generalmente prevalgono le prime sulla seconda.&nbsp;&nbsp;Si tratta di una gomma in grado di fornire un vantaggio competitivo sia all'inizio della gara, con&nbsp;pieno di carburante, sia nell’ultima fase. E’ una mescola “high working range”.&nbsp;&nbsp;Quest’anno, tutte le mescole sono leggermente più dure rispetto ai loro equivalenti della passata&nbsp;stagione, per poter fornire le stesse prestazioni nonostante le aumentate forze scaricate sulle&nbsp;gomme.&nbsp;&nbsp;P Zero Red supersoft&nbsp;La mescola più morbida del range è ideale per i circuiti lenti e tortuosi, soprattutto con condizioni&nbsp;fredde, quando è necessaria la massima aderenza meccanica.&nbsp;&nbsp;Il vantaggio principale della supersoft è il tempo di riscaldamento estremamente rapido, il che la&nbsp;rende ideale per le qualifiche, anche se ne aumenta ovviamente il degrado.&nbsp;Si tratta di una mescola “low working range”.&nbsp;&nbsp;</div><div>Una delle evoluzioni principali di quest'anno è stata l'ottimizzazione dell’area di impronta e della&nbsp;distribuzione delle temperature. Questo determina un contatto più uniforme con l'asfalto, con un&nbsp;miglioramento di grip ed handling.&nbsp;&nbsp;Cinturato Green Intermediate&nbsp;Gli pneumatici intermedi sono quelli più versatili per la pioggia: disperdono circa 25 litri di acqua al&nbsp;secondo. Possono essere utilizzati su fondo bagnato, nonché su asfalto quasi asciutto.&nbsp;&nbsp;Cinturato Blue Wet&nbsp;Le gomme da bagnato estremo 2014 arrivano a disperdere fino a 65 litri d' acqua al secondo, a&nbsp;piena velocità, rispetto ai 60 litri dello scorso anno. Questo li rende perfetti in caso di pioggia&nbsp;battente; anche se, l'ultima evoluzione del Cinturato Blue fa sì che questa gomma sia efficace,&nbsp;quindi più durevole, anche in caso di pista umida.&nbsp;Le gomme da bagnato estremo presentano una nuova mescola ed un disegno battistrada&nbsp;ridisegnato, al fine di ridurre ulteriormente i fenomeni di aquaplaning. Il risultato di questo intenso&nbsp;lavoro si traduce in una maggiore guidabilità in un'ampia varietà di condizioni.&nbsp;&nbsp;Il Direttore Motorsport Pirelli, Paul Hembery: “Abbiamo visto molto più lavoro sugli pneumatici&nbsp;qui in Bahrain rispetto al primo test di Jerez. Inoltre, probabilmente questa settimana i team&nbsp;tenderanno ad effettuare soprattutto simulazioni di qualifiche e di gara e questo li farà&nbsp;ulteriormente lavorare sulle gomme.&nbsp;&nbsp;È ancora troppo presto per trarre conclusioni, ma fino ad ora abbiamo visto sia prestazioni che&nbsp;durata dei nostri ultimi P Zero, che presentano tutti nuove mescole e nuove strutture per&nbsp;massimizzare le aumentate performance delle nuove vetture.&nbsp;L’area di impronta è stata ottimizzata, per aiutare a scaricare maggiore coppia a terra, e i working&nbsp;range sono più ampi per ridurre il degrado.&nbsp;</div><div>Come dimostrato dai tempi sul giro ottenuti in Bahrain la scorsa settimana, siamo molto vicini ai&nbsp;livelli di prestazioni del 2013, nonostante la ridotta capacità dei motori e le aumentate sfide&nbsp;tecniche". &nbsp;<div><div>I team hanno a disposizione un massimo di 135 set di pneumatici per i test di quest’anno,&nbsp;compresi i test in-season. Per i tre test invernali le squadre possono contare complessivamente su&nbsp;85 set, così distribuiti: 25 per Jerez, 30 per ciascuna delle due sessioni in Barhain. &nbsp;</div><div>Dei 30 set a disposizione, 22 sono selezionati da Pirelli in accordo con i team. I rimanenti 8 sono&nbsp;scelti in anticipo da ciascun team secondo i propri piani di test.&nbsp;</div></div></div>Shakiradm001adm001formula-1-pirelli-motor-home-2014.jpgSiNformula-1-formula 1 test bahrain pirelli-1012743.htmSi100075501,02,03,04,06,07,08,090101154
831012708NewsCampionatiGiovani talenti si nasce: Luca Lezzerini, il gigante «buono»20140220111856Luca Lezzerini, Italia, Fiorentina, Mtv, giovani, NazionaleInizia il viaggio alla scoperta dei più promettenti talenti italiani del futuro. Si incomincia con un volto già noto e con i guantoni ben saldi: Luca Lezzerini (Fiorentina)<span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: 21px; ">Al pubblico di&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><a class="zem_slink" title="MTV" href="http://en.wikipedia.org/wiki/MTV" target="_blank" rel="wikipedia" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">MTV</a></strong>&nbsp;il suo nome non è nuovo.&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Luca Lezzerini</strong>, classe ’95, è infatti uno dei protagonisti della fortunata serie tv “Calciatori, Giovani Speranze”, ossia la versione “maschile” di “Ginnaste, Vite Parallele”. Ma è anche uno dei più apprezzati calciatori&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Under 19</strong>&nbsp;</span><span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: 21px; ">italiani e uno dei portieri più promettenti che siano usciti dai vivai nostrani.</span><div><font class="Apple-style-span" color="#444444" face="'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif"><span class="Apple-style-span" style="line-height: 21px;"><br></span></font><div><span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: 21px; "><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">LA SCHEDA&nbsp;</strong>Fisico possente e altezza da cestista, con la bellezza di 1.93 m, Lezzerini è un giocatore molto stimato a livello giovanile per le sue qualità tecniche.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Nato a&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><a class="zem_slink" title="Rome" href="http://maps.google.com/maps?ll=41.9,12.5&amp;spn=0.1,0.1&amp;q=41.9,12.5%20(Rome)&amp;t=h" target="_blank" rel="geolocation" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Roma</a></strong>&nbsp;nel 1995, è destrorso di piede, con il quale riesce anche ad effettuare rinvii decisi e lunghi, e riesce a trasmettere sicurezza all’intera difesa grazie alla sua determinazione. Spesso non è bello da vedere stilisticamente, ma sa essere decisivo fra i pali e possiede una certa agilità nonostante il suo fisico da “armadio”.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Sulle uscite può migliorare, sia su tiri bassi che alti, dal momento che possiede le qualità ideali per controllare appieno la sua area. Da segnalare, inoltre, il senso della posizione che qualche volta non gli ha permesso di difendere bene la sua porta.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">CARRIERA</strong>&nbsp;Nasce come &nbsp;centrocampista centrale nella&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Roma Team</strong>&nbsp;(2005), ma l’anno dopo approda alla&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Lazio</strong>&nbsp;e il suo allenatore gli fa provare i guantoni da portiere. Sarà amore a prima vista e per tre anni difenderà la porta dei biancocelesti&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Giovanissimi regionali</strong>. Qui ottiene diversi premi, come quello per miglior portiere al torneo internazionale “Città di&nbsp;<a class="zem_slink" title="Cairo Montenotte" href="http://maps.google.com/maps?ll=44.4,8.26666666667&amp;spn=0.1,0.1&amp;q=44.4,8.26666666667%20(Cairo%20Montenotte)&amp;t=h" target="_blank" rel="geolocation" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Cairo Montenotte</a>“.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Cambia città nel 2009, acquistato dalla&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><a class="zem_slink" title="ACF Fiorentina" href="http://en.wikipedia.org/wiki/ACF_Fiorentina" target="_blank" rel="wikipedia" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Fiorentina</a></strong>&nbsp;che punterà molto su di lui. La stagione 2010/11 la gioca negli&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Allievi</strong>&nbsp;viola, alternandosi con la seconda squadra in qualche partita. Viene eletto miglior portiere al trofeo “<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><a class="zem_slink" title="Nereo Rocco" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nereo_Rocco" target="_blank" rel="wikipedia" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Nereo Rocco</a></strong>” di Firenze e raggiunge addirittura la convocazione di&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Montella</strong>&nbsp;in prima squadra per la partita contro il&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Napoli</strong>. Andrà in tribuna, ma comunque è un’ottimo inizio.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">La stagione dopo gioca sempre con più continuità tra Allievi e&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Primavera</strong>, vincendo con questa la Supercoppa italiana all’<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Olimpico</strong>&nbsp;di Roma e viene perfino convocato dal c.t. azzurro&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Prandelli</strong>&nbsp;per uno stage a<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">&nbsp;<a class="zem_slink" title="Coverciano" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Coverciano" target="_blank" rel="wikipedia" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Coverciano</a></strong>&nbsp;a fine maggio. Nel 2012/13 è uno dei protagonisti del cammino viola a&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><a class="zem_slink" title="Viareggio" href="http://maps.google.com/maps?ll=43.8666666667,10.2333333333&amp;spn=0.1,0.1&amp;q=43.8666666667,10.2333333333%20(Viareggio)&amp;t=h" target="_blank" rel="geolocation" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Viareggio</a></strong>, che però termina agli ottavi contro il&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Parma</strong>ai rigori, nonostante Lezzerini fosse riuscito a pararne uno.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">NAZIONALE</strong>&nbsp;Entra nel giro azzurro nel 2010 con l’<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Under 15</strong>&nbsp;e a ottobre viene convocato come titolare nell’<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Under 16</strong>&nbsp;a&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Latina</strong>, giocando contro la Danimarca e mettendo in luce il suo grande potenziale, vincendo così 1-0.<br><br></span><span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: 21px; "><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Esordisce subito dopo con gli&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Under 17</strong>&nbsp;contro la Francia nella fase a qualificazione agli<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Europei</strong>&nbsp;di categoria: finirà 2-1 per noi.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Causa impegni con i rispettivi club, i tre portieri della nazionale maggiore non vanno in ritiro per la preparazione agli Europei e Lezzerini ha quindi l’occasione di allenarsi con i suoi idoli sportivi. La stagione scorsa viene anche convocato con gli Under 19, giocano quattro partite.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">ACCOSTAMENTI&nbsp;</strong>Il numero uno romano è cresciuto con&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Buffon</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Cech</strong>&nbsp;come punti di riferimento, ammirando inoltre anche&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Jeremie Janot</strong>&nbsp;del&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Saint Etienne</strong>. E proprio al portiere ceco del&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Chelsea</strong>&nbsp;Lezzerini è stato accostato, per le sue qualità tecniche e le ottime doti da saracinesca. Se poi diventerà forte come lui solo il tempo ce l’ho dirà, ma una cosa è certa: Luca è un predestinato e sicuramente lo vedremo presto solcare i campi della nostra&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Serie A</strong>.<br><br></span><span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: 21px; "><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><br><br><br></span></div></div>uttd01uttd01lezzerini-portiere-fiorentina.jpgSiNlezzerini-promesse-fiorentina-1012708.htmSi101268101,02,03030463
841012656NewsCampionatiTorino, un dolcissimo profumo d`Europa20140202151220torinoMilan 1 Torino 1. Un pareggio sostanzialmente giusto che è stato caratterizzato da un primo tempo vibrante da parte del Toro e una ripresa in cui il Milan ha spinto con maggiore convinzione e assiduità per riequilibrare le sorti della partita. Ma il Toro sogna l’Europa ed è ben desto. I granata vanno in vantaggio al 17’ del primo tempo con Immobile, mentre i rossoneri pareggiano al 4’ della ripresa con Rami con un destro da fuori area. Per Seedorf è il primo pareggio dopo due vittorie, mentre la squadra di Ventura continua il suo magico momento fatto di grande qualità di gruppo. Il Toro, adesso, è davvero una bella realtà. Vince e convince, dimostra freschezza atletica, autostima, ottimo movimento senza palla, ordine tattico in difesa e a centrocampo, grandi capacità nelle ripartenze; insomma un Toro bello da vedersi, capace di esprimere bene il football spettacolo fatto di passaggi precisi e giocate razionali. In casa granata si respira un’aria nuova fatta di fiducia nei propri mezzi e consapevolezza nel dover ancora lavorare con umiltà per migliorarsi. Sembrano davvero lontani i tempi in cui il Toro esprimeva un gioco noioso e farraginoso, impaurito e sparagnino nell’accontentarsi di non perdere. Adesso la squadra di Ventura è una bella realtà che ambisce giustamente all’Europa. Appare solida in ogni reparto e omogenea nelle due fasi di difesa e attacco. Cerci e Immobile si compensano bene nel gioco d’attacco e nelle ripartenze, ma è tutta la squadra nel suo insieme che è cresciuta in modo esponenziale, dove persino il portiere Padelli ha saputo con il suo ottimo rendimento a ribaltare ogni scettico giudizio nei suoi confronti. C’è da migliorare la tenuta atletica, perché il Toro visto a San Siro ci è sembrato calare vistosamente nel secondo tempo, e non sappiamo se per merito del Milan che è cresciuto o per demerito del Toro. Peccato per quella occasione nel primo tempo sciupata malamente da Farnerud su pennellata di Cerci. Sarebbe stato il 2 a 0 per il Toro e non sappiamo come poi sarebbe andata a finire. La squadra di Seedorf, invece, ha dimostrato gravi lacune in difesa, dove si è fatta trovare spesso impreparata sulle ripartenze di un Torino davvero difficile da domare. Il nuovo corso dell’allenatore olandese non appare semplice, ma ci sono buoni presupposti per far bene. Per quanto riguarda il Toro, c’è da augurarsi che continui su questa strada intrapresa con successo, pensando di scalare la classifica partita dopo partita. Un ultimo appello al presidente Cairo di non vendere Cerci, (se non per una proposta indecente), per ripartire il prossimo campionato proprio da lui, Immobile, Maksimovic, Glik, Darmiam e perché no, anche da Padelli.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-un-dolcissimo-profumo-d-europa-1012656.htmSi100451001,02,03,07030408
851012644NewsCampionatiAntonio Venuto, un allenatore in attesa di panchina20140123141427calcioE’ cosìAntonio Venuto da Villafranca Tirrena in provincia di Messina, è stato allenatore della S.S. Milazzo dal 2008 al 2011 conquistando due promozioni tra Campionato di Eccellenza e poi di Serie D, raggiungendo il terzo posto nel Campionato di Lega Pro di Seconda Divisione nell’anno 2010’11. Una scalata professionale che l’ha visto crescere fin da quando, allenatore dilettante di terza categoria nel 1989 ha deciso di continuare i suoi studi calcistici per conquistare l’abilitazione di allenatore di seconda categoria fin dal 2007. Poi, non contento di quanto ottenuto, si misura con se stesso per verificare le sue potenzialità. Si iscrive al Corso di Allenatori Professionisti di Prima Categoria a Coverciano nell’anno 2011’12 e, con notevoli sforzi economici personali (visto l’ingente esborso che richiede l’iscrizione), s’incammina nell’avventura con l’ardire di chi ama il calcio, desidera studiarne approfonditamente i sistemi di preparazione, l’individuazione e l’abilità nel percepire la chiave tattica giusta (anche a partita in corso), conoscere le varie scuole di pensiero e l’anima da tirar fuori dai giocatori per poterli motivare positivamente. Ma è soprattutto la psicologia di gruppo e anche individuale per ogni singolo giocatore, che lo porta alla fine del corso a discutere la sua interessantissima tesi dal titolo: “Leadership e motivazione: il ruolo dell’allenatore”. Non è un caso che mister Antonio Venuto abbia scelto di ricercare e discutere questa tesi davanti a una commissione d’esame competente, (tra gli altri c’era pure mister Spalletti). Infatti, chi lo conosce bene, sa che il suo desiderio di approfondimento teorico - pratico sulle più moderne discipline tecniche calcistiche europee, lo caratterizza come uomo-allenatore dai connotati personali talmente chiari che non si possono confondere con chi vede la professione di coach in maniera minimalista, raffazzonata e senza l’opportuna etica . Lui sa che nel calcio non c’è nulla di improvvisato e neanche di definitivo e che i risultati positivi sono la chiave del successo ripartito tra società, allenatore, giocatori e tifosi, ma sa anche che ai primi insuccessi chi paga per primo è l’allenatore. Troppo navigato è mister Venuto per illudersi di successi facili che in prospettiva non danno alcuna garanzia. Lui sa come lavorare sodo con i suoi ragazzi, dai quali pretende impegno, serietà e vita ordinata fuori dal campo. Ma è anche pronto a capire se un giocatore non rende come potrebbe a causa di problemi psicologici che non rientrano propriamente nell’infortunio fisico. Ed è questa la peculiarità più naturale e importante di mister Venuto: saper capire i suoi ragazzi e motivarli ad un impegno maggiore dal quale possa scaturire il meglio di loro. Senza stress, ma con la naturalezza e la consapevolezza che si ha quando si ama qualcosa, quando si sogna di raggiungere un obiettivo che è frutto della fatica e del lavoro serio. Sono queste le caratteristiche naturali di Venuto, un allenatore che non ha solo imparato attraverso i libri e gli studi tecnico-calcistici certi valori che sono insiti nel suo DNA, semmai le ha affinate confrontandosi con i suoi compagni di corso dai nomi altisonanti come Roberto Baggio, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Fabiens Cauet, Alessandro Dal Canto, Davide Dionigi, Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Devis Mangia, Fabio Pecchia, Lamberto Zauli, Zè Maria, per citarne solo alcuni tra i più famosi. Ma lui, mister Venuto, pur non vantando un curriculum altisonante di calciatore importante, non si è lasciato intimidire da nessuno, anzi si è confrontato consapevolmente con grinta e determinazione di chi deve dimostrare a se stesso e agli altri la propria preparazione. E non è un caso che ha ottenuto uno dei più alti punteggi finali di tutto il corso: 97/110. Eppure, sembrerà strano che un allenatore di tale levatura tecnica e umana non abbia, almeno in questo preciso momento, una panchina a sua disposizione. Ma lui sa aspettare, con pazienza e senza fretta. Sono le sue armi migliori di uomo saggio e di allenatore preparato che aspetta una chiamata da società che possano garantirgli un progetto serio fatto di concretezza e non di effimere parole. Quelle, non possono interessare a chi, come lui, crede nella serietà di allenare e curare con competenza e professionalità un gruppo di ragazzi seri i quali si prefiggono il raggiungimento di un obiettivo che concorda con quello della società. Il resto non interessa, sono solo chiacchiere. I fatti sono quelli che contano, nel calcio e nella vita.<br><br> <BR>Una storia, tante storie. Quando cuore e pallone sono una cosa sola<br><br> Era la fine del 2012, quando ho scritto e pubblicato questo articolo sul profilo professionale e umano di Antonio Venuto, un allenatore in cerca di panchina. Ebbene, ancora oggi dopo un travagliato campionato di Lega Pro nell’Hinterreggio di Reggio Calabria cominciato in maniera eccelsa e poi finito con la retrocessione per motivi non solo a lui imputabili, oggi mister Venuto attende ancora quella chiamata importante che possa coronare il sogno della sua vita: quello di allenare in una società professionistica a un certo livello. Egli, nella vita, è Prof. di Educazione Fisica in un Istituto di Scuola Superiore di Messina. Ama l’insegnamento, i suoi ragazzi, il suo gruppo scolastico, il suo quotidiano vissuto tra colleghi che conosce da anni. Ma la panchina, il profumo dell’erba emanato da un campo di calcio, ebbene, quello gli ronza sempre fisso nel cervello come fosse un qualcosa che prima o poi deve essere raggiunto. Sì, perché quello è il vero significato della sua vita. Certo, il calore degli affetti più cari che gli stanno accanto sono decisamente importanti per lui. Ma la sua testa è sempre là, in mezzo a una squadra di calcio sua, attorno a dei ragazzi forti dalle grandi capacità caratteriali come lui, capaci di raggiungere l’obiettivo fissato attraverso il sacrificio e l’abnegazione. E’ così, Antonio Venuto da Villafranca Tirrena in provincia di Messina. Lui ama la sua terra di Sicilia, con i suoi profumi e le affascinanti tradizioni. Per questo è orgoglioso delle sue radici. D’altra parte, non è un caso che la sua carriera da allenatore si sia sviluppata principalmente in Sicilia, con soli due parentesi nella vicina Calabria. Tuttavia, lui sa che la sua professione non preclude destinazione. Quando il destino chiama, il mister chiude la valigia e si tuffa in una nuova avventura. E’ la vita, è la speranza di chi crede in qualcosa d’importante, in una chiamata che, prima o poi, deve arrivare. Mister Venuto è pronto, è già lì che aspetta, perché si conosce e sa che chiunque lo chiamerà a guidare una squadra di professionisti, state sicuri che non si pentirà.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>C1012317FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNantonio-venuto-un-allenatore-in-attesa-di-panchina-1012644.htmSi100451001,02,03030379
861012638NewsCampionatiForza e temperamento. Questo è Marchisio20140113212520juventusE’ un interno “Scusate il ritardo, era ora. Undicesima vittoria consecutiva: questa è la Juve” firmato Claudio Marchisio. Tra la molteplicità dei campioni che il calcio di oggi mette maggiormente in evidenza, il “Principino” bianconero è sicuramente tra quelli che dimostrano maggiore carattere nel montare la sua rabbia agonistica proprio nel momento in cui viene chiamato in causa, dopo essere stato in panchina. Fuori contro la Roma e in panchina a Cagliari, Marchisio non ha dato spazio allo scoramento ma ha dimostrato tutto il forte temperamento di cui è naturalmente dotato. Lui è uno che non molla mai e, al contrario di altri, quando Conte decide la sua momentanea esclusione dai titolari, egli ritorna più forte di prima, proprio nel momento in cui viene richiamato a giocare. Occhi di ghiaccio e faccia d’angelo sempre seria di chi pondera bene i pensieri prima di parlare, Marchisio è uno che piace a tutti: come calciatore e come rettitudine e serietà di uomo. Manchester United e Monaco farebbero carte farse per averlo in squadra, ma la Juve non intende disfarsene per le qualità indubbie del giocatore e per la sua ancora lunga scadenza di contratto che sarà a giugno del 2016. Ma la sua è una storia bellissima che s’incarna perfettamente in quella passione juventina che egli ha conosciuto fin da quando cominciò a dare i primi calci al pallone tra le fila della Vecchia Signora. Poi, una lunga trafila di esperienze nelle varie categorie, cominciata dai Pulcini fino alla Prima Squadra. Sempre serio, grintoso, intelligente tatticamente nell’interdire, nel costruire l’azione nelle ripartenze improvvise e, perché no, anche bravo a finalizzare l’azione raggiungendo l’apice con gol talora di rapina, proprio come fa un attaccante vero. Ma ciò che conquista la Juventus e l’allenatore Conte in particolare, è la serietà negli allenamenti, la caparbietà e il carattere che gli sono connaturati e che gli consentono di essere generoso nell’aiutare i compagni, di non risparmiarsi e di non tirare mai indietro la gamba quando è necessario. Claudio era così anche da ragazzino, non ci stava mai a perdere, mostrava i denti all’avversario, così come fa ancora oggi. E’ il suo modo intelligente di interpretare il calcio attraverso una professione e un ruolo che incarna perfettamente il suo modo d’essere, mai cattivo e sempre agonisticamente pronto a lottare. D’altra parte, questi sono i giocatori che piacciono a Conte. Gente che non molla mai e che non si risparmia fino all’ultimo.&nbsp; E’ un interno eclettico Marchisio, capace di proporsi negli spazi anche in fase d’attacco, con la possibilità di sorprendere le difese avversarie. Fa gruppo, è giovane ed è intelligente. Di uno così la Juve non può davvero farne a meno, altro che venderlo. L’improvviso e prepotente inserimento di Pogba, altro grande campione che tutti vorrebbero, al momento ha messo un po’ in difficoltà Conte nella scelta tattica. Ma l’età avanzata di Pirlo che non può essere eterno, suggerisce la logica di un assetto tattico nell’immediato futuro, che vedrà Pogba e Marchisio entrambi artefici del centrocampo della Juventus. Questo Marchisio lo sa, tuttavia, ci sembra necessario che i vertici della Juve gli parlino chiaro su quello che è e sarà il loro intendimento nei suoi confronti. Noi crediamo che sia solo questione di tempo. Claudio Marchisio e la Juve staranno insieme ancora per tanto tempo, a meno che…..!<br><br> Salvino Cavallaro<BR><br><br>C1012317FL0711FL0711marchisio.jpgSiNforza-e-temperamento-questo-e-marchisio-1012638.htmSiT1000007100451001,02,03,06030638
871012637NewsCalcio EsteroLiga,19a giornata: Real, missione compiuta20140113100630Liga spagnola, Barcellona, Atlético Madrid, Real MadridPepe porta il Real a meno 3Missione compiuta per il Real Madrid; serviva una vittoria per accorciare le distanze sulla coppia di testa ed è puntualmente arrivata, seppur di misura, sul campo dell'Espanyol. Sarebbe potuta essere una goleada ma troppi sono stati gli errori in fase di realizzazione causa anche gli incredibili errori di Cristiano persino a porta vuota o quasi e, infatti, ha dovuto pensarci il portoghese Pepe a regalare la vittoria alle "merengues". Eppure gli uomini di Aguirre hanno messo in difficoltà per gran parte dell'incontro quelli di Ancelotti; l'Espanyol è sceso in campo col coltello fra i denti e con un pressing asfissiante tanto da causare l'ammonizione di Modric solo dopo appena dieci minuti. Ciononostante è stato proprio il croato, secondo me, ad essere il migliore in campo, autentico faro del gioco del Real. Poi, poco a poco, l'Espanyol è calato e la maggiore classe ed esperienza de "los blancos" hanno fatto la differenza.<br>Nelle altre sfide giocate ieri, da segnalare il successo in trasferta del Rayo Vallecano nel derby contro il Getafe. Importante successe, dunque, per il Rayo che si trova in piena zona retrocessione, dovuta soprattutto all’incredibile&nbsp; fragilità difensiva, che con 45 gol subiti è la peggior difesa del campionato. In casa Getafe, invece, serve un’inversione di rotta, perché è vero che la zona retrocessione è lontana, ma continuando così lo sarà ancora per poco.<br>Corsaro anche l'Osasuna in casa del fanalino di coda Betis Siviglia. Gli andalusi di Sivliga non solo vanno sotto dopo appena 120 secondi, rimangono in 10 al minuto 38 per l'espulsione di Nono e subiscono il raddoppio a causa dell'autorete di Figueras; poi sbagliano un rigore tirato da Castro e finalmente accorciano le distanze a 10 minuti dalla fine con un Osasuna anch'esso in 10 dal minuto 60 per l'espulsione del portiere, Fernandez.<br>Infine, vittoria di misura, anche per il Levante contro il Malaga, ritornando al successo dopo due stop di fila.<br>Si chiuderà stasera la 19a giornata, alle 22 ed allo stadio Madrigal, con un interessantissimo match tra Villareal e Real Sociedad rispettivamente sesta e quinta in classifica con 31 e 32 punti. In casa il Villareal ha ottenuto 4 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte ma l'ultimo successo casalingo risale al 27 ottobre. I baschi, di contro, sono tornati a ottimi livelli ma in trasferta faticano molto, seppure in netto miglioramento: 3 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte il bilancio. Solo 4 giorni fa le due squadre si sono affrontate a San Sebastian in Coppa del Re pareggiando 0-0 ma con tante seconde linee in campo.<br><br>LIGA – Risultati 19/a Giornata<br><br>Venerdì<br><br>Granada-Valladolid 4-0&nbsp; 12'Murillo-22'-54'Recio-78'El Arabi<br><br>Sabato<br><br>Athletic Bilbao-Almeria 6-1&nbsp; 6'Rico-10'Herrera-30'Laporte-52'Aduriz-68'-87'Ibai Gomez(AB) - 34'Barbosa(A)<br>Celta Vigo-Valencia 2-1&nbsp; 23'Parejo(V) - 50'-78'Charles(C)<br>Atletico Madrid-Barcellona 0-0<br>Elche-Siviglia 1-1&nbsp;&nbsp; 82'Herrera(E) - 89'Carriço(S)<br><br>Ieri<br><br>Getafe-Rayo Vallecano 0-1&nbsp; 29'Bueno<br>Real Betis-Osasuna 1-2&nbsp; 2'Torres-57'a.golvFigueras(O) - 80'Molina(R)<br>Espanyol-Real Madrid 0-1&nbsp; 55'Pepe<br>Levante-Malaga 1-0&nbsp; 19'Barral<br><br>Oggi<br><br>Villarreal-Real Sociedad<br><br>CLASSIFICA<br><br>1)Barcellona 50<br>2)At.Madrid 50<br>3)Real Madrid 47<br>4)At.Bilbao 36<br>5)Real Sociedad 32<br>6)Villareal 31<br>7)Siviglia 30<br>8)Valencia 23<br>9)Granada 23<br>10)Levante 23<br>11)Getafe 23<br>12)Espanyol 22<br>13)Osasuna 21<br>14)Malaga 20<br>15)Celta 19<br>16)Almeria 19<br>17)Elche 18<br>18)Valladolid 16<br>19)Rayo 16<br>20)Betis 11<br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>SpagnaFL0411FL0411pepe.jpgSiNliga-giornata-19-real-batte-espanyol-e-va-a-meno-tre-1012637.htmSi100427901,02,03030306
881012627NewsCampionatiJuventu-Roma, Conte attacca Totti e Garcia punta al successo20140105124210juventusAndiamo<BR>La vigilia della più importante partita del campionato di serie A di questo inizio anno 2014 si presenta carica di polemiche,&nbsp; ed è così elettrica da ritenersi in perfetta sintonia con gli umori dei tifosi. Juve –Roma, da sempre acerrime rivali del pallone, si affrontano già a parole. Totti che dichiara l’intenzione della Roma di dare del filo da torcere alla Juve, nonostante benefici sempre di aiutini… e Conte che in sede di conferenza stampa a Vinovo, butta acqua sul fuoco delle polemiche che lui considera da bar. “Le chiacchiere da bar sono per ridere” dice mister Conte “io insegno ai miei calciatori che le risposte si danno sul campo che rende giustizia a tutto e a tutti. Noi abbiamo dimostrato sul campo di essere forti. In campo domani ci saranno due squadre che vogliono vincere, ci sarà la tattica e ci saranno i fatti. Si vedrà sul campo chi ha più voglia di vincere e chi ha adoperato le migliori scelte a livello tecnico. Ogni partita è sempre accompagnata da qualche polemica. Il nostro percorso e quello della Roma sono simili per certi versi, in tre anni noi abbiamo vinto scudetti, supercoppe e siamo in testa alla classifica. La Roma ha avuto maggiore sfortuna e ha sbagliato scelte e non dimentichiamo che i giallorossi sono tra le squadre che hanno speso di più in questi ultimi tre anni. Noi vinciamo e sembra che tutto sia dovuto…..ma non è così”. La Juve e Conte hanno le idee molto chiare e sanno pure che il campo è la risposta a tutto. Essere cinici e badare al sodo è da sempre il primo comandamento di casa bianconera, le parole invece volano come il vento e non creano nulla di pratico. Sul fronte della formazione, Conte si affida al solito 3-5-2 con Chiellini, Bonucci e Barzagli in difesa, Lichtsteiner, Pogba, Pirlo, Vidal, Asamoah a centrocampo e Tevez e Llorente in attacco. E’ in fondo la classica formazione di Conte che tante soddisfazioni ha dato fino ad oggi a lui, alla società e a tutti i tifosi bianconeri. La Roma, dal canto suo, è arrivata a Torino con la certezza di fare risultato allo Juventus Stadium. Dice Garcia “ Tutti pensano che la partita è persa per noi. Bene: vuol dire che abbiamo solo da guadagnare. Andiamo a Torino per vincere, non perché giocheremo contro la Juve ma perché in tutte le partite ci presentiamo con questa mentalità. Aiutini? In campo ci saranno due grandi squadre e un ottimo arbitro e quindi vincerà la migliore”. I giallorossi non rinunceranno al solito tridente d’attacco e con Florenzi recuperato, Garcia non ha voluto svelare chi giocherà a suo fianco. 25 sono i convocati che non possono contare dell’apporto del solo Balzaretti per infortunio. Vedremo dunque chi vincerà. L’augurio resta quello di vedere una partita di calcio che, al di là del risultato, possa garantire spettacolo e football ad alto livello.<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>C1012317FL0711FL0711garcia.jpgSiNjuventus-roma-conte-attacca-totti-e-garcia-punta-al-succeso-1012627.htmSiT1000007100451001,02,03,06030664
891012623NewsCampionatiIl 2014 all`insegna della speranza del calcio italiano, tutti i primi movimenti di mercato20140102192516calcioProcede Finiti i bagordi di fine anno e riposto l’albero di Natale con le luci, i festoni e le palline multicolori, lo sport e il calcio in particolare torna ad essere l’attrazione di sempre. Mentre si sta con il fiato sospeso per la vita di Schumacher, impattato in una fatale disgrazia mentre tentava di aiutare una ragazza finita fuori pista sulle nevi di Meribel, il pallone italiano riprende a battere i suoi palpiti con i primi allenamenti in preparazione alle sfide di campionato del 5 e 6 gennaio 2014 (la più importante è Juventus – Roma nella sera del 5 gennaio allo Juventus Stadium) e l’inizio del mercato invernale, già pronto a fare sognare (si fa per dire, visto che il vero e talora rivoluzionario calciomercato è quello estivo) presidenti, allenatori, addetti ai lavori e tifosi. La Juventus comincia col mettere sul mercato De Ceglie e forse Vucinic e Quagliarella, pensando al colpo d’estate che dovrebbe essere l’attaccante croato Mandzukic. Intanto si sta delineando il rinnovo del contatto a mister Antonio Conte che vorrebbe maggiori poteri sulle decisioni del mercato juventino, assumendo la figura moderna di coach - manager alla Fergusson. Pensiamo che il presidente Andrea Agnelli abbia tutto l’interesse di trattenere il suo allenatore preferito, ma qualora Conte dovesse accasarsi all’Arsenal per una nuova avventura all’estero, si pensa che il suo naturale sostituto potrebbe essere Cesare Prandelli. Intanto squillano trombe pericolose dal PSG che a giugno vorrebbe a tutti i costi Paul Pogba. E qui la Juve deve davvero fare sforzi economici notevoli se vuole trattenere il giovane talento francese. Carlitos Tevez, intanto, è ritornato se pur in ritardo dall’Argentina per un motivo famigliare; sua moglie, infatti, che è al settimo mese di gravidanza è stata ricoverata in ospedale per alcune complicazioni. In questi casi di ritardo, la Juve capisce e non punisce: ci mancherebbe altro. Il Napoli è vicino all’acquisto del centrale de Camerun N’Koulou dal Marsiglia ed è a un passo da Antonelli per il quale De Laurentiis sborserà 4 milioni di euro per la comproprietà col Genoa. Resta in piedi la pista Gonalons del Lione per il quale è pronto un assegno da 11 milioni di euro da versare nelle casse del club francese. Ma ciò che da pensiero al club partenopeo è l’interesse sempre vivo del Barcellona per Reina, perdere il giocatore sarebbe grave per la squadra di Benitez. Matassa ingarbugliata invece in casa Lazio, dove l’allenatore Petkovic dice di non essere stato ufficialmente esonerato dal presidente Lotito che ha a sua volta richiamato Reja sulla panchina biancoceleste. Petkovic che ha accettato di guidare la nazionale Svizzera dal prossimo luglio, ha dato corso a una vertenza legale nei confronti di Lotito. Vedremo cosa accadrà.<BR>&nbsp;In casa della Roma, invece, si sta cercando di addivenire a un accordo per il rinnovo del contratto di Pjanic che ha parecchie richieste di mercato soprattutto all’estero. Per la Roma blindare il bosniaco è una delle priorità assolute, anche se la richiesta di 3 milioni di euro di ingaggio base più premi con scadenza naturale del contratto fino al 2019, rappresenta di certo un impegno gravoso per le casse della società giallorossa. Intanto è stato ingaggiato il baby Radonjic del Partizan, diciassettenne attaccante di cui si dice un gran bene. Alla Roma piace anche Parolo del Parma, ma qui bisogna fare i conti con il Milan che sembra richiederlo con insistenza. Per quanto riguarda il fronte cessioni, la Roma sembra ormai convinta di liberarsi di Marquinho, per il quale c’è un’offerta del Genoa, mentre per Borriello sembra esserci l’interessamento della Sampdoria. <BR>Sul fronte granata del Toro si respira aria nuova. Il settimo posto in classifica, il gioco finalmente ritrovato della squadra di Ventura e il nuovo interesse che sta lievitando attorno all’ambiente granata, lascia presagire la tendenza ad un’impostazione societaria finalmente più convinta nel procedere al definitivo salto di qualità del Torino. Molti sogni sembrano avverarsi, non ultimo l’inizio dei lavori per la rinascita dello stadio Filadelfia e della casa granata. Il presidente Cairo, adesso, deve necessariamente mettere mano al portafoglio costruendo una squadra competitiva anche a livello europeo. Molti sono i nomi che dei giocatori che interessano il Torino della rinascita, dal centrocampista Lodi del Genoa a Saponara del Milan, a Kuzmanovic dell’Inter che potrebbe entrare in ballo qualora il Torino cedesse D’Ambrosio ai nerazzurri. Poi, certi rumors danno per avviate le trattative del mercato estivo per avere Alessandro Diamanti dal Bologna. Ma c’è un’altra notizia “maligna” che gira nell’ambiente granata, e cioè l’interesse da parte della Juve per Cerci. Sarebbe davvero uno smacco se Cairo acconsentisse al trasferimento dell’attaccante granata proprio adesso che il giocatore è entrato a far parte dell’ambiente in maniera totale. Vedremo cosa accadrà, di certo il presidente Cairo è chiamato, questa volta più che mai, a un ruolo determinante per il futuro del Torino. <BR>Sfuma intanto il passaggio di Antonio Cassano dal Parma alla Sampdoria. Il giocatore di Bari vecchia ha precisato in conferenza stampa di non avere avuto mai alcun contatto con il presidente Garrone e di trovarsi perfettamente a suo agio nel Parma con mister Donadoni. In campo meneghino l’Inter sembra sempre più intenzionata a cedere Guarin al Chelsea per incrementare le proprie casse, in attesa di acquistare Lavezzi che resta il pupillo di Mazzarri. Continua anche l’interesse per Lamela il cui costo sarebbe ammortizzato dalla cessione di Guarin. Intanto il Galatasaray sembra interessato a Pereira. In tal caso, Ansaldi o Criscito sarebbero in predicato per sostituirlo. Sul fronte rossonero, invece, Nainggolan è in pole – position ed è possibile la comproprietà sulla base di 7 milioni di euro più la metà del cartellino di Cristante. Intanto sul fronte societario, Braida ha lasciato il suo incarico dopo tanti anni di onorato lavoro. Procede dunque l’opera di rinnovamento della società di Silvio Berlusconi che dopo l’incarico alla figlia Barbara di presiedere la parte commerciale della società e a Galliani (fino a quando?) di seguire la parte tecnica, si delinea una sempre maggiore tendenza a lasciare il futuro del Milan nelle mani di lady BB. Queste, dunque, sono le ultime notizie sul calciomercato di gennaio che, notoriamente, non è mai stato eclatante sotto l’aspetto di trasferimenti eccellenti. Certo, il 2014 si apre all’insegna della speranza, tra sogni da realizzare e realtà di bilanci da far quadrare. Anche questo è un aspetto determinante del calcio italiano di oggi.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1012317FL0711FL0711galliani.jpgSiNil-duemilaquattrordici-all-insegna-della-speranza-del-calcio-italiano-tutti-i-primi-colpi-del-mercato-1012623.htmSi100451001,02,03,06,07,08030354
901012614NewsCampionatiUn Catania spuntato domina contro il Verona ma non trova i tre punti20131215104117roma, olimpico, maran, de canio, mihailovic, etnei, rossazzurri, mandorlini, catania, verona, bergessio, lopez, lodi, gomez, izco, barrientosAlvarez: «Ieri meritavamo i tre punti. Crediamo nella salvezza« <div align="justify">DAL NOSTRO INVIATO - Solo un pareggio in una gara che doveva assolutamente vincere per il Catania targato De Canio. Contro il Verona di Mandorlini gli etnei giocano un ottimo primo tempo e, anche nella ripresa, seppur con minore intensità (complice la crescita dei gialloblù dopo la prima frazione di gioco), attaccano alla ricerca della rete della vittoria. Ma, sia per le parate decisive di Rafael, che per l'imprecisione dei suoi giocatori sotto porta (Leto su tutti), i rossazzurri devono accontentarsi di un solo punto. Peccato perchè la sfida di ieri doveva costituire il primo passo per ripartire verso una salvezza non impossibile, ma veramente difficile a questo punto del torneo, con soli 10 punti in 16 partite, peggiore attacco del campionato (solamente 10 i gol realizzati), seconda peggiore difesa (28 reti subite), un ruolino preoccupante per pensare di mantenere la categoria. Anche se, proprio ieri con gli scaligeri, a tratti si è rivisto il Catania che non si vedeva da tempo, aggressivo, determinato,&nbsp; che fa girare palla e chiude tutti gli spazi agli avversari. Però la necessità assoluta di fare punti ha giocato un brutto scherzo ai rossazzurri, che sotto porta hanno mancato il gol clamorosamente in diverse occasioni. Basti pensare che il migliore in campo è stato l'estremo difensore ospite Rafael, che ha eretto un muro dinanzi a sè, consentendo ai suoi di portare a casa un importante punto che consolida il Verona nei piani alti della classifica. Resta l'amaro in bocca al Catania, che avrebbe meritato i tre punti, purtoppo non arrivati, ma che ha ritrovato la consapevolezza dei propri mezzi. Un plauso al pubblico catanese, che ha incitato a squarciagola i propri beniamini per 95 minuti. In casa Catania si spera adesso nei recuperi di Almiron, ancora infortunato, del bomber Bergessio, che ieri ha giocato appena 15 minuti, del capitano Mariano Izco e del "Pitu" Barrientos, ieri entrambi in campo dal primo minuto, affinchè la squadra etnea possa presto risalire posizioni di classifica. Serve un pò più di cattiveria in campo e un pizzico di fortuna. Pablo Alvarez, ieri in campo 90 minuti e autore di una buona gara, si dice fiducioso nel futuro. "Se giochiamo come contro il Verona possiamo senza dubbio sperare nella salvezza. Noi tutti ci crediamo. La classifica è molto pesante - conclude - ma ieri abbiamo espresso un buonissimo calcio e ci è mancato solo il gol. Speriamo anche nel recupero di tutti gli inforntunati e in un pizzico di fortuna in più". Rimane il giallo Maxi Lopez, ieri non convocato da De Canio, in una partita in cui serviva maggiore incisività in fase offensiva, Maxi sarebbe potuto tornare utile alla causa visto che Bergessio, non ancora al meglio, partiva dalla panca. E in tribuna ieri, ancora una volta, diverse le contestazioni indirizzate al presidente Pulvirenti, non solo per le scelte di mercato (vedi cessioni di Lodi, Gomez, Biagianti e Marchese), ma anche per il premuroso cambio effettuato alla guida tecnica e, in secondo luogo, per la scelta del tecnico Gigi De Canio. Non sarebbe stato forse meglio lasciare lavorare ancora Maran oppure prendere quel Sinisa Mihailovic che già conosceva l'ambiente e che aveva fatto benissimo qui a Catania conquistando una salvezza storica dopo l'inizio disastroso degli etnei che avevano cominciato la stagione 2009-2010 con Atzori in panchina? Queste le domande più ricorrenti che gli addetti ai lavori e i tifosi rossazzurri si fanno oramai da diverse settimane? La verità è che la svolta che doveva arrivare non è arrivata, e a due giornate dal termine del girone d'andata i rossazzurri sono ultimi con soli 10 punti in classifica. Basterà adesso una buona campagna acquisti di gennaio per risollevare le sorti di questo Catania? Un altro centrocampista alla "Lodi" e un attaccante servono senza dubbio a questa squadra. I sostenitori etnei si attendono le risposte dalla società e dal presidente Pulvirenti, mentre chiedono ai giocatori il massimo impegno in ogni gara, come hanno fatto ieri col Verona, perchè nulla ancora è perduto. E domenica prossima, prima della sosta, etnei in campo all'Olimpico contro la Roma. <br></div>C1012317Catania Stadio A. Massiminoivomesivomesalvarez pablo.jpgSiNcatania-verona-pareggio-palvarezcredenellasalvezza-1012614.htmSi100075401,02,03010526
911012598NewsCampionatiQuando il calcio dà segnali di solidarietà20131125172238calcioLa vicenda umana di Andrea Luci, capitano del LivornoA noi che scriviamo di calcio, ci piace scandagliare qua e là fatti ed episodi che riconciliano con i valori umani e il senso dell’essere. Non solo calcio, inteso come sport da descrivere in tutte le sue forme tecnico – tattiche, ma anche l’importanza dell’aspetto umano vuole la sua parte. ”Grazie Luci per questa lezione di umanità che ci hai dato” scrive un nonno milanista “tutto il resto non conta nulla in questa giornata di calcio. Ti voglio mandare un abbraccio che stringa forte tuo figlio. Forza piccolo Luci, ce la facciamo insieme!”. Andrea Luci capitano del Livorno, in settimana ha reso pubblica la notizia che a suo figlio Marco di appena sei anni, è stata diagnosticata la FOP (Fibrodisplasia Ossificante Progressiva). Si tratta di una malattia rara per la quale in Italia c’è pochissima informazione e ricerca scientifica. Solo negli Stati Uniti d’America la ricerca è avanzata, anche se non ancora in grado di risolvere la malattia. In Italia, purtroppo, per questo tipo di patologia ancora poco conosciuta, non ci sono terapie atte a migliorarla e/o debellarla. Si tratta di una malattia ereditaria gravemente disabilitante che interessa il tessuto connettivo. I bambini affetti da FOP sembrano normali alla nascita, ma poi nella prima decade di vita possono insorgere episodi sporadici con tumefazioni e riacutizzazioni dolorose a carico dei tessuti molli, spesso dovute a lesioni, infezioni virali, stretching muscolare, cadute o affaticamento. Queste riacutizzazioni trasformano i muscoli scheletrici, i tendini e i legamenti, in osso che rende impossibile ogni movimento.&nbsp; Questo è tutto quello che si sa. E’ la triste storia delle malattie rare di cui si conosce poco o niente e, di conseguenza, si investe pochissimo denaro per la ricerca. La guarigione è legata a una cura che oggi non c’è, ma si spera che presto con la collaborazione dei mezzi d’informazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, si possa arrivare a risolvere il problema. Certo, ci vorrà molto tempo, ma è importante che si cominci a incrementare la ricerca scientifica attraverso gli aiuti economici di tutti noi. Ieri, allo stadio Armando Picchi prima della partita Livorno – Juventus vinta dai bianconeri per 2 a 0, uno striscione di solidarietà e raccolta fondi per la ricerca sulla malattia spiccava nella curva amaranto per aiutare il bimbo del capitano Luci.&nbsp; “Insieme a te….capitano, per la più grande delle battaglie”. Non ci sono parole per descrivere la forza di una simile frase, capace di coinvolgerti come il patos della partita in cui gioca la tua squadra del cuore. Ma cos’è mai questo calcio che ci fa vivere sentimenti così profondi e talora così diametralmente opposti. Un pallone che ruota in mezzo al campo è talora in grado di raccontarci la vita in tutte le sue più disparate sfaccettature. Ma la cosa più bella è che attraverso la passione sportiva siamo sensibilizzati a vivere le relazioni umane, siano esse conflittuali che amichevolmente legate ai sentimenti. L’importante è viverle intensamente, sperando che l’aiuto e la sensibilità per chi soffre sia maggiore di certi episodi di violenza inaudita che il pallone troppo spesso ci dà. Juve, Roma, Lazio, Napoli, Fiorentina, Milan, Inter, Torino, Genoa, Sampdoria, Livorno, ognuno faccia il tifo per la propria squadra e, magari, in caso di bisogno, si senta vicino alle esigenze di vita di chi è tifoso di un’altra squadra, ma soffre per problemi personali. Anche questo ci ha insegnato oggi la vicenda umana di papà Andrea Luci, capitano del Livorno.<br><br>Salvino Cavallaro <br><br>C1012317FL0711FL0711luci.jpgSiNquando-il-calcio-da-segnali-di-solidarieta-1012598.htmSi100451001,02,03030282
921012587NewsCampionatiMister De Canio: «Tre doppie sedute per migliorare le conoscenze e le condizioni atletiche»20131117145224Mister De Canio: "Tre doppie sedute per migliorare le conoscenze e le condizioni atletiche"Mister De Canio: «Tre doppie sedute per migliorare le conoscenze e le condizioni atletiche«<STRONG>Il massimo in termini di determinazione e slancio, senza perdere di vista la necessaria base di grande equilibrio che deve accompagnare la rinascita del Catania; mister De Canio è sereno e risoluto, interpretando la quotidianità rossazzurra:</STRONG> <EM><U>"Abbiamo previsto tre doppie sedute consecutive, in questi giorni, per avere la possibilità di approfondire alcune conoscenze tecnico-tattiche e migliorare le condizioni atletiche generali. Gli indisponibili? Al momento l'unico recuperato è Peruzzi: si allena con il gruppo da due giorni, qualsiasi giudizio è prematuro, non è ancora ovviamente in condizione ottimale ma è attento, desideroso di recuperare il tempo perso e molto motivato, quello che serve al Catania. Gli altri si allenano per poter&nbsp;recuperare ed acquisire la giusta condizione, perchè al successivo sforzo non si facciano male: le valutazioni sulla disponibilità sono rinviate alla prossima settimana ma il mio pensiero è volto al recupero totale, quindi&nbsp;preferisco aspettare una settimana in più, in generale, piuttosto che rischiare di perdere un giocatore per maggior tempo. La prestazione contro l'Udinese mi ha convinto della bontà del lavoro dei ragazzi, che hanno la giusta consapevolezza delle difficoltà, e delle potenzialità della rosa nelle migliori condizioni. L'obiettivo primario è quindi quello di avere l'organico al completo, che vuol dire maggiore competitività e fa crescere la fiducia. Non è soltanto una questione di utilizzo dei calciatori recuperati, è possibile anche che siano disponibili e vadano in panchina, ma la concorrenza aumenta le possibilità di scelta e porta ad un miglior rendimento".</U></EM> gp01ctgp01ctde-canio-2.jpgSiNmister de canio: "tre doppie sedute per migliorare le conoscenze e le condizioni atletiche"-1012587.htmSi-01,02,03,0901021
931012561NewsCampionatiUn Torino caparbio interrompe il primato di vittorie della Roma20131106115524torinoIl Toro di Ventura<FONT size=3 face="Times New Roman">Il Toro di Ventura pareggia 1 a 1 contro la Roma di Garcia e scrive una piccola pagina di storia calcistica italiana, nell’aver interrotto ai giallorossi il lungo filotto di dieci partite vinte consecutivamente. Certo, la lunga e impareggiabile letteratura granata non aveva bisogno di essere ricordata anche per questo piccolo “primato”, tuttavia, nell’ambiente del Toro si respira giustamente aria di soddisfazione. Diciamo subito che è stata una bella partita, giocata a viso aperto da entrambe le squadre. Un match che ha messo in rilievo la superiorità tecnica dei giallorossi, una squadra dotata di giocatori di ottimo livello. Ma il Toro questa volta non si è fatto intimidire dalla Roma dei record e, con un iniziale 4-2-4 voluto da Ventura, ha subito dimostrato di volere giocare la partita con una logica tattica per nulla reverenziale. Certo, i granata devono ancora crescere molto sotto l’aspetto della maturità difensiva, una retroguardia spesso ingenua che talora rende vano il sacrificio di costruire azioni e vittorie da parte dei centrocampisti e degli attaccanti granata. Cerci su tutti. L’attaccante granata è ormai regolarmente la spina nel fianco delle difese avversarie del Toro. Ma è giusto mettere in risalto anche la squadra nella sua interezza, per lo spirito di sacrificio, intelligenza tattica e voglia di rimuovere una classifica che cominciava ad essere preoccupante. La Roma di Garcia, andata in vantaggio con Strootman al 28’, ha scelto di infoltire il centrocampo schierando Bradley e spostando Pjanic nel trio offensivo, mentre il Toro affida a Cerci, El Kaddouri, Barreto e Meggiorini le sue convinzioni d’attacco. Il primo tempo sembra dare maggiore impulso di gioco ai giallorossi, mentre nel secondo tempo si delinea da parte del Toro una mentalità più offensiva che è premiata al 63’ quando, su errore di Benatia, Meggiorini va via sulla sinistra e mette al centro per Cerci che s’avventa come un falco e gira in rete pareggiando il risultato. Dopo 800 minuti termina anche l’imbattibilità di Morgan De Santis. Troppo lontano il record di Sebastiano Rossi fissato a 929 minuti. Ma si sa, nel calcio come nella vita nulla è per sempre. Così, oltre a interrompere le 10 vittorie consecutive della Roma, il Torino ferma anche l’imbattibilità di De Santis. La Roma resta comunque in vetta alla classifica a quota 31 punti, mantenendo 3 punti di vantaggio su Napoli e Juventus che hanno vinto rispettivamente su Catania e Parma. Il Toro, dunque, si fregia di essere riuscito là dove altre squadre prima di lui hanno fallito nel fermare la corazzata giallorossa. Ora, i granata di Ventura, sono chiamati ad un riconferma nel proseguire un campionato all’insegna del rispetto del suo nome e della sua impareggiabile storia.</FONT><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman">Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </FONT><BR><BR> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class=MsoNormal><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt"><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;</SPAN><?xml:namespace prefix = o /><o:p></o:p></SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR><br><br>C1012317SpagnaFL0711FL0711barreto-6.jpgSiNun-torino-caparbio-interrompe-il-primato-di-vittorie-della-roma-1012561.htmSi100451001,02,03,06,08,09010330
941012559NewsEditorialeUffici stampa di società di calcio, tra storture e iniquità20131102194624calcioDeve essere rivista in qualche modo una regolamentazione nella distribuzione degli accrediti non favorendo solo alcune testateNel mondo attuale la comunicazione è essenziale e le Società di Calcio non fanno eccezione. Un club professionistico si relaziona con molteplici destinatari, istituzioni, aziende, tifosi e, soprattutto, con i mass – media a cui solitamente si dà maggiore importanza. Le relazioni con i mass – media, infatti, sono oggetto di un’attenta programmazione. Ogni servizio che compare sui giornali, sui siti Internet, sulle radio e in televisione può essere considerato una forma di pubblicità gratuita in quanto contribuisce allo sviluppo del brand, con un ritorno in termini di ricavi di merchandising, sponsorizzazioni e diritti televisivi. A tale scopo ogni società sportiva è dotata di un ufficio stampa, il cui compito è proprio quello di creare, mantenere e potenziare i rapporti con tutti gli organi di informazione per ottenere consenso e simpatia. Ma c’è una cattiva abitudine tutta italica, che non tiene conto di quanto sin qui detto. Tra le tante mansioni degli uffici stampa di società di calcio professionistiche, c’è l’aspetto importante di curare i rapporti con i giornalisti e l’informazione anche attraverso la concessione di accrediti che possono essere rilasciati in maniera stagionale, settimanale o, addirittura, occasionale. Ed è questa la grave confusione e sistematica iniquità che emerge nelle relazioni tra società di calcio e redazioni giornalistiche che spesso si vedono negare l’accesso all’evento sportivo con giustificazioni che, quasi sempre, denotano il chiaro distinguo tra giornali, televisioni e portali web importanti e quelli con minore cassa di risonanza. Ed è proprio qui che vogliamo rimarcare l’ingiustizia nell’evidenziare scelte che dovrebbero essere fatte con esempio di correttezza nei confronti della comunicazione in genere. Non esiste informazione di Serie A e neanche di Serie B. L’informazione è una, ed è intesa come lavoro del giornalista che non può essere inibito con il divieto di assistere all’evento sportivo in tribuna stampa. Nessuna redazione e di conseguenza nessun giornalista collaboratore, ha la pretesa di andare a vedere una partita di calcio per il solo effimero gusto di assistere gratuitamente in tribuna un evento che invece dovrebbe essere giustamente pagato. Ma il lavoro è lavoro, e il diritto d’informazione non può e non deve tenere conto di certi “NO” a carattere cubitali e di certi ”si” che lasciano presupporre una la legge che non è uniforme e uguale per tutti, in un mondo che mette sempre più in evidenza l’esistenza di “figli” e “figliastri”. No, l’informazione questo non lo può accettare, non è democratico. Se il motivo è la carenza di posti in tribuna stampa, lo si può gestire dando alternanza di accrediti alle varie redazioni giornalistiche. Ma avete mai visto restare fuori una grande testata giornalistica a discapito di un quasi sconosciuto sito sul web? No, questo non esiste proprio e, forse, non sarebbe neanche giusto. Ma pur senza fare la guerra dei poveri e con tutto il rispetto per i colleghi giornalisti preferiti sistematicamente dagli uffici stampa non certo perché più bravi e belli di altri, ci viene da dire che debba necessariamente essere rivista in qualche modo una regolamentazione nella distribuzione degli accrediti, partendo dal fatto che la cronaca sportiva e la conseguente informazione debbano avere accesso in tribuna stampa, se non sistematicamente, almeno in maniera regolare. Non esistono “SI” e “NO” permanenti, si pretendono dei “SI” almeno a turni, in modo da accontentare tutti nell’interesse di tutti. Il fondamento del diritto di cronaca è nell’art.21 della Costituzione, in quanto libera manifestazione di pensiero. La cronaca si distingue in varie forme, ed è riconducibile alla norma costituzionale che, in primo luogo, si rivolge alla “Narrazione dei fatti avvenuti”. Ma come si fa a narrare i fatti avvenuti all’interno di uno stadio di calcio, se a coloro i quali lavorano per informare viene negata l’opportunità di assistere all’evento? Non servono accoglienze in pompa magna e neanche lauti spuntini da consumare con ingordigia, normalmente organizzati dalle società a favore di noi giornalisti prima e dopo la partita. A noi serve semplicemente poter lavorare nel rispetto dell’etica, della libertà d’informazione e di critica, che rappresentano il diritto fondamentale per un giornalista, indipendentemente che la sua firma e la redazione per cui collabora siano importanti o no.<br><br>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>&nbsp;<br><br>C1012317FL0711FL0711uffici-stamoa.jpgSiNuffici-stampa-di-societa-di-calcio-tra-storture-e-iniquita-1012559.htmSi100451001,02,03030383
951012557NewsCampionatiBenitez: A Firenze sfida importante 20131030141040Benitez: A Firenze sfida importante Benitez: A Firenze sfida importante "<EM>A Firenze sarà una sfida importante</EM>". <STRONG>Rafa Benitez </STRONG>è chiaro e diretto come sempre. Il tecnico azzurro conferisce la giusta dimensione alla gara del Franchi e analizza questo primo scorcio di stagione del suo Napoli...<br><br> <STRONG>Mister può definirsi un duello per il vertice</STRONG>?<br><br> "<EM>Sì, perchè noi siamo vicini alla testa del campionato ed anche la Fiorentina punta a quello. Ma da oggi in poi saranno tutte così le partite che giocheremo con le dirette avversarie. La Fiorentina è forte, è una squadra di qualità e sarà una bella sfida</EM>"<br><br> <STRONG>Sarà anche un match tra due squadre che privilegiano il possesso palla</STRONG>...<br><br> "<EM>Loro hanno un bel palleggio ma sanno anche andare in porta con alternative diverse e questo ne fa una squadra completa. Io dico che noi per avere equilibrio dobbiamo fare bene la fase offensiva e difensiva. Se riusciamo a farlo possiamo contendere il possesso palla ed il controllo della partita alla Fiorentina. Ma ci sono tanti modi per vincere una partita</EM>".<br><br> <STRONG>Da Firenze in poi vi aspetta un ciclo di partite che possono risultare decisive per l'andamento della stagione</STRONG>...<br><br> "<EM>Sì questo è un momento importante per noi, ma sarà sempre così mese dopo mese. Ci giochiamo il vertice della classifica e la Champions. Momenti importanti ce ne saranno tanti, noi cerchiamo di pensare al presente per ottenere il massimo</EM>".<br><br> <STRONG>Che bilancio trae dai primi 3 mesi di Napoli?</STRONG><br><br> "<EM>Positivo al cento per cento. Non solo per la squadra ma anche per la Società. Siamo in crescita e speriamo di crescere ancora di più</EM>".<br><br> <STRONG>Con il Torino forse ci voleva più cattiveria sotto porta. Ha parlato di questo con la squadra</STRONG>?<br><br> "<EM>Quando io allenavo in Inghilterra si parlava di passione, in Italia si parla di cattiveria. La cattiveria significa chiudere le partite. Se noi ci riusciamo è meglio anche per l’allenatore che può lavorare con più tranquillità. Ma sono soddisfatto della prestazione sapendo bene&nbsp; che sempre si deve migliorare</EM>".<br><br> <STRONG>Napoli che ha scoperto un Mertens in forma smagliante</STRONG>...<br><br> "<EM>Mertens lo abbiamo comprato perché conoscevamo le sue qualità. Chi arriva in Italia ha bisogno di tempo per arrivare al top, c’è chi ha bisogno di maggiore tempo e chi mano ma tutti gli uomini della rosa sono fondamentali per noi</EM>”.<br><br> <STRONG>Qual è invece la condizione di Cannavaro</STRONG>?<br><br> "<EM>Per me Cannavaro è un esempio, lavora benissimo ed è un professionista impeccabile. C’è tempo per tutti e tutti avranno spazio e tempo per giocare. Stesso discorso vale per Fernandez, adesso sta giocando lui ma io voglio che tutti migliorino e crescano perché mi aspetto il massimo da ogni calciatore</EM>”<br><br> <STRONG>Ci sarà turnover a Firenze</STRONG>?<br><br> "<EM>Io cerco di fare un bilancio psico fisico partita per partita per decidere quale calciatore è meglio che vada in campo o riposi. Valutiamo dopo l’ultimo allenamento e poi penserò alla formazione</EM>".<br><br> <STRONG>Si aspettava la Roma così lanciata in classifica</STRONG>?<br><br> "<EM>Non è una sorpresa per noi vedere la Roma così in alto, era una delle squadre candidate per il titolo. Se continueranno così vinceranno certamente. Ma ci sono anche altre squadre che possono inserirsi, però al momento la Roma è lì e complimenti a loro</EM>”.<br><br> <STRONG>E' stato inserito nella lista dei candidati al premio "allenatore dell'anno 2013" dalla Fifa e France Football. Insieme a lei ci sono altri grandi tecnici, chi pensa che vincerà</STRONG>?<br><br> "<EM>Io dico che per essere inseriti in quella lista non basta essere un buon allentore ma bisogna avere anche doti fuori dal campo. Bisogna essere un esempio come tecnico e come uomo. Io penso che vincerà Jupp Heynkes perchè si parla di una persona che ha vinto in campo ed è un esempio di professionalità fuori dal campo</EM>"<br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/NAPOLI%202013%20ANDATA/nasu%20(2).jpg" width=532 height=355><br><br> &nbsp;<br><br>gp01ctgp01ctbenitez.jpgSiNbenitez: a firenze sfida importante -1012557.htmSi-01,02,03,08010174
961012532NewsCampionatiGabriel Silva: «Buoni segnali dall`ultima trasferta»20131022141823UdineseGabriel Silva: «Buoni segnali dall`ultima trasferta«&nbsp;Il terzino brasiliano <B>Gabriel Silva</B>, ospite di Udinese Tonight, la trasmissione serale di Udinese Channel, ha parlato del momento della stagione dei bianconeri, ma anche del suo processo di crescita:<I> "Ho lavorato molto da quando sono giunto in Italia, perché sapevo quanto era difficile arrivare qua e diventare titolare. Io però non mi sento arrivato, non mi sento mai titolare a tutti gli effetti e lavoro sempre per esserlo. Mi sono ambientato molto bene qui nonostante sia un paese molto diverso dal Brasile. All'interesse eventuale delle grandi squadre non ci penso al momento. Voglio solo migliorare tanto e fare bene. Nel processo di ambientamento i connazionali sono molti importanti. Essendoci tanti giocatori del mio stesso paese è stato molto più facile adattarsi al nuovo ambiente. Devo migliorare nella fase conclusiva dell'azione, che sia un cross o un tiro. Nella fase difensiva mi ha fatto molto crescere il lavoro di Guidolin. D'altronde qui si sta molto bene; mi trovo alla grande qui con la mia famiglia. La città è bella e l'Udinese è la società ideale per crescere".</I><br><br> Prima di Udine, però, in Italia c'è stata l'esperienza a <B>Novara</B>: <I>"La mia parentesi a Novara è stata molto importante. Sono arrivato in gennaio e ho visto il freddo e la neve, cose a cui non ero abituato; temperature che arrivavano anche a -15. Adesso sfrutto quella esperienza di 6 mesi per essere pronto a tutto con l'Udinese".</I><br><br> <I><BR></I><br><br> Momento delicato: il Milan alle spalle e la <B>Roma</B> all'orizzonte:<I> "Contro il Milan abbiamo subito un gol incredibile, davvero impossibile da evitare. Credo che abbiamo fatto una buona gara rispetto alle altre trasferte. Si sono visti dei piccoli miglioramenti in una trasferta difficile come Milano. Dobbiamo perciò continuare a lavorare per migliorare. Domenica sappiamo che contro la Roma sarà difficile; giocano un calcio molto bello, ma non ci dobbiamo pensare e dobbiamo arrivare alla partita con la giusta concentrazione".</I><br><br> <I><BR></I><br><br> Nonostante la giovane età, quest'anno sono arrivati giocatori ancor più <B>giovani</B>: <I>"Nico Lopez e Bruno Fernandes sono due ottimi giocatori e stanno sorprendendo in allenamento e in amichevole, in particolare Bruno Fernandes, che sta facendo vedere delle ottime qualità. Si vede che è un buonissimo giocatore".</I><br><br> <I><BR></I><br><br> Parentesi <B>Brasile</B>, commentata a tuttotondo da Gabriel Silva: <I>"Credo che sarebbe stato meglio organizzarli per la prossima edizione, perché al momento sono troppi i sacrifici sostenuti dal paese e se andiamo a vedere gli stadi ancora non sono del tutto completi. Secondo me sarebbe stata una scelta più saggia aspettare la prossima edizione. La Seleçao? Non ci penso, sarebbe un onore enorme giocare per la maglia della nazionale, ma nei miei ricordi rimangono impresse le vittorie con l'Under 20, che per me valgono come una vittoria con la nazionale maggiore".</I><br><br>gp01ctgp01ctgabriel-silva.jpgSiNudinese-1012532.htmSi-01,02,03010215
971012510NewsCampionatiAllegri nella conferenza stampa alla vigilia di Milan-Udinese20131019091847Allegri, MilanAllegri nella conferenza stampa alla vigilia di Milan-UdineseQueste le dichiarazioni rilasciate da <STRONG>Mister Massimiliano Allegri</STRONG> durante la conferenza stampa alla vigilia di <STRONG>Milan-Udinese</STRONG>:<BR><BR>Le prime risposte del Mister&nbsp;riguardano la&nbsp;situazione di Mario Balotelli e la partita di domani sera contro l'Udinese:&nbsp;"<EM>Avrei preferito giocare sia con i tifosi che con Balotelli, Mario non ci sarà e giocheremo senza, è la quarta partita che non gioca, Lunedì i dottori valuteranno la sua condizione e decideremo se sarà a disposizione&nbsp;per Martedì. La partita col Barcellona è molto vicina, se Mario ci sarà meglio, altrimenti giocheremo senza, la partita più importante è quella di domani sera, abbiamo 8 punti e siamo dodicesimi in classifica, non sarà una partita facile, non lo sono mai con l’Udinese, nonostante ogni anno vendano i migliori giocatori, hanno un’ottima organizzazione di gioco e un bravo allenatore come Guidolin, poi davanti hanno Di Natale che è sempre pronto a fare gol. Dovremo essere pazienti e stare attenti. Andremo in campo in 11, e chi andrà in campo sarà all’altezza, con le loro qualità e caratteristiche faremo una buona partita e di questo ne sono convinto. Domani sera dovremo eliminare quegli errori che fino ad oggi stiamo pagando. Siamo stati insieme un giorno in più e la squadra è concentrata, questa giornata è servita per studiare certe situazioni nelle quali dobbiamo migliorare. L’anno scorso avevamo giocato, in una partita importante, con De Sciglio centrale e abbiamo fatto una bella partita. Domani è una partita che dobbiamo vincere giocando di squadra, il calcio è un gioco di squadra ed&nbsp;è questa che esalta il singolo. I ragazzi in alcune partite l’hanno fatto, come con Napoli e Torino, sulle distrazioni dobbiamo lavorare e capire che in certi momenti ci vuole maggiore concentrazione. Balotelli è un personaggio mediatico, oltre che essere un grandissimo giocatore, e quindi deve saper gestire nel migliore dei modi la propria vita, Mario è un ragazzo di 23 anni e deve capire velocemente che non è un ragazzo di 23 anni uguale agli altri e su questo deve fare dei sacrifici come deve fare quando si allena. Proibire i tweet è impossibile, al Milan non abbiamo grossi problemi su questo ma come in tutte le cose ci vogliono delle regole che siano condivise. Da parte della Società c’è grande fiducia verso la Nazionale e se l’hanno fatto giocare vuol dire che ritenevano fosse a disposizione. Ieri è uscito dall’allenamento perché ha sentito questo dolore alla coscia e in via precauzionale ho preferito farlo fermare, ma nei confronti dello staff tecnico della Nazionale ho piena fiducia e sono contento di avere 6 giocatori da mettere a loro disposizione"</EM><BR><BR>Il Mister ha poi proseguito sulla crescita della squadra rispetto l'anno scorso e sul recupero degli infortunati: "<EM>Rispetto l’anno scorso sotto il piano del gioco e della squadra siamo più avanti, è normale che in questo inizio se abbiamo preso 13 gol vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa, e questa è una questione di attenzione, abbiamo fatto 13 gol ma non possiamo pensare di vincere tutte le partite subendo 2 gol, dobbiamo lavorare meglio in alcune situazioni per limitare le nostre disattenzioni, lavorare più di squadra e continuare a migliorare sotto l’aspetto del gioco. Quando facciamo vedere i video alla squadra, questa si rende conto che di aver fatto degli errori che mentre gioca invece non nota. Bisogna far capire alla squadra, e questa l’ha capito, che nel calcio vincere o perdere una partita è questione di centimetri, in questo momento se non vinciamo è questione di centimetri, domani sera la squadra avrà un altro atteggiamento, come quest’anno ha già avuto ad esempio in Champions. L’atteggiamento deve essere propositivo e tutte le partite vanno interpretate nel migliore dei modi.<BR>Abbiamo recuperato Kakà, Silvestre e Birsa, è importante avere Kakà in panchina. Bonera ha subito una frattura alla rotula e durante la riabilitazione ci possono essere degli inconvenienti. Pazzini ha già ricominciato a corricchiare. Per quanto riguarda gli infortuni muscolari siamo nella media, purtroppo quando si gioca una partita ogni tre giorni è maggiore il rischio di farsi male, il valore aggiunto è avere sei giocatori che vanno in Nazionale e che gli permettono di fare bei risultati, però più si giocano partite importanti più è facile farsi male. Dovrebbe giocare Silvestre, ha lavorato bene in questa settimana. Quando si rientra da un infortunio si gioca sempre bene e sono sereno. Gli infortuni muscolari non mi preoccupano perché siamo nella media. Kakà credo abbia massimo 30 minuti nelle gambe, è un recupero graduale che va fatto senza incappare in una ricaduta</EM>"<BR><BR>Dopodichè il Mister è tornato a&nbsp;parlare della partita di domani e di Silvestre: <EM>"Ci vorrà molta attenzione, quando siamo in emergenza la squadra tira fuori sempre belle prestazioni. Di Natale è un grande giocatore, nonostante l’età può fare gol in ogni momento, hanno anche Muriel che è un giocatore veloce e tecnico, sarà una partita difficile, loro sono una squadra complicata da affrontare, dovremo stare attenti, magari sarà una brutta partita ma noi domani dobbiamo vincere. Gli altri possono anche perdere ma noi dobbiamo vincere, agli altri ci penseremo, in questo momento dobbiamo guardare solo noi e pensare a vincere.<BR>Silvestre è un giocatore che tutte le volte che è stato chiamato in causa, in amichevole anche contro squadre importanti, si è sempre comportato bene, domani farà bene, ha esperienza internazionale e&nbsp;ho grande fiducia in lui"<BR><BR></EM>In conclusione il Mister ha parlato di De Sciglio, di Rami, di Gabriel e della vicinanza del Presidente Silvio Berlusconi: "<EM>Dopo 4 anni di Milan sono abituato a certe situazioni, analizzo in modo sereno le cose che non vanno e in un modo o nell’altro le rimetto sempre apposto.<BR>De Sciglio è difficile che sia titolare con il Barcellona, lo staff medico sta facendo il possibile per mettere a disposizione tutti i giocatori che in questo momento non lo sono.<BR>Il Presidente è sempre molto vicino alla squadra, e spera che&nbsp;questa gli possa dare qualche gioia, la squadra è molto concentrata e deve molto sia alla Società che al Presidente, ma anche ai tifosi che ci sono sempre stati vicini.<BR>Rami è un giocatore importante, di calibro internazionale, ha grande personalità. Nel calcio o ti fai male alla coscia o ai polpacci o agli adduttori, ma non sono preoccupato perché siamo nella media delle squadre che giocano una volta ogni tre giorni per quanto riguarda il numero effettivo degli infortunati.<BR>Gabriel è un portiere bravo, sicuramente avrà un grande avvenire però in questo momento il portiere è Abbiati e lui resta in porta</EM>".<br><br>gp01ctgp01ctallegri400.jpgSiNallegri milan-1012510.htmSi-01,02,03,07010248
981012450NewsCoppeL`analisi di Gokhan: Complimenti a loro, ma non molleremo mai. Hamsik: Gunners davvero impessionanti 20131002074122Arsenal, Napoli, HamsikL`analisi di Gokhan: Complimenti a loro, ma non molleremo mai. Hamsik: Gunners davvero impessionanti L'analisi di Gokhan: Complimenti a loro, ma non molleremo mai. Hamsik: Gunners davvero impessionanti <DIV id=testo> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/CHAMPIONS%202013/arna%20(4).jpg" width=532 height=355><br><br> "<EM>Abbiamo sbagliato nella prima parte di gara, ma complimenti all'Arsena</EM>l". <STRONG>Gokhan Inler</STRONG> amareggiato ma anche lucido e razionale nella sua analisi. Il centrocampista svizzero riconosce i meriti dei Gunners...<br><br> "<EM>Forse nell'avvio di gara ci voleva maggiore attenzione da parte nostra, però contro l’Arsenal così in forma è difficile giocare. Nella ripresa ci abbiamo provato di più, però loro sono stati bravi fino alla fine. Hanno corso tantissimo ed era difficilissimo controllare i loro movimenti. E’ anche una squadra che gioca insieme da tempo e vanno riconosciuti i loro meriti”<BR></EM><br><br> <EM>"Adesso c’è poco da dire, dobbiamo lavorare e proseguire sulla nostra strada. Abbiamo tempo per migliorare, siamo all’inizio e non dobbiamo mollare. Ora pensiamo al Livorno e domenica&nbsp; torneremo in campionato con grande voglia di riscatto</EM>”.<br><br> <IMG alt="" src="http://www.sscnapoli.it/shared/UserFiles/image/CHAMPIONS%202013/arna%20(3).jpg" width=532 height=355><br><br> Anche <STRONG>Marek Hamsik</STRONG> rende merito alla squadra di Wenger.."<EM>All'inizio sono stati devastanti, poi è diventato difficile rimontare. Certamente queste partite servono da esempio perchè in campo internazionale non si può regalare nulla"<BR></EM><br><br> <EM>"Dobbiamo imparare da queste sfide per accumulare esperienza. Sicuramente l'assenza di Higuain ha avuto un suo peso importante, ma tutta la squadra deve esprimersi meglio di come abbiamo fatto stasera</EM>"<br><br> Della stessa opinione anche <STRONG>Valon Behrami</STRONG>: "<EM>L'Arsenal ci ha imposto un ritmo altissimo e ci ha anche cotretti a sbagliare. Certamente la partita di stasera ci farà riflettere ma non certo scoraggiare"<BR></EM><br><br> <EM>"La loro intensità ci ha piegati nel primo tempo, però sappiamo che anche noi potevamo dare di più. Adesso riprenderemo il cammino in campionato ed anche il discorso Champions è ancora tutto aperto</EM>"<br><br></DIV>gp01ctgp01cthamsik_dimaro-320x233.jpgSiNarsenal napoli hamsik-1012450.htmSi-01,02,03,08010234
991012440NewsCampionatiLa Juventus vince un derby incolore20130930150041juventusDiciamo subito Diciamo subito che nonostante le trepidanti attese, il derby di Torino è stato davvero brutto da vedersi, non solo sotto l’aspetto tecnico ma anche dal punto di vista agonistico. Ha vinto la squadra più forte che, tuttavia, è sembrata davvero lontana dalla Juve migliore apprezzata l’anno scorso per lunghi tratti del campionato. Il Torino, invece, è stato poca cosa sia per furore agonistico, sia per quanto riguarda l’approccio a una gara che avrebbe dovuto affrontare con maggiore grinta e determinazione. Sostanzialmente ordinata in campo, la squadra di Ventura si è preoccupata più di chiudere gli spazi agli avversari, piuttosto che andare ad aggredirli a metà campo cercando di non farli ragionare. Nullo Immobile, Cerci non ha inciso come suo solito, Rodriguez non è sembrato ancora pronto per affrontare una gara delicata come il derby e Vives che non eccelle in fase di interdizione. Da premiare, almeno per l’impegno, sono stati D’Ambrosio, El Kaddouri (che Ventura ha sostituto, secondo noi sbagliando) e Brighi, un calciatore che è solitamente costante nell’apporto di interdizione e costruzione dell’azione di centrocampo. Poi basta, per il Torino si è spenta la luce. La Juve è stata invece più cinica, nonostante aver vinto con un gol di Paul Pogba che insacca in mezzo a una mischia in area di rigore, a seguito di un calcio d’angolo che evidenzia Tevez in netta posizione di fuorigioco. Ma, in tutta onestà, era davvero difficile da poter valutare. Grande la partita dell’argentino Tevez che, pur non segnando, ha meritato il 7 in pagella grazie a una prestazione volitiva sotto l’aspetto della visione di gioco, del dribbling, della protezione della palla e del movimento continuo, che ha messo in difficoltà gli avversari costringendoli più d’una volta a fare fallo. Diremmo che la sintesi del derby torinese della sesta giornata di campionato si esaurisce qui. Una Juve che vince senza lode e senza gloria, ma che mette in cantiere tre punti importanti per la sua posizione in classifica. Oggi, come mercoledì scorso a Verona contro il Chievo, la squadra di Conte è stata agevolata dagli errori arbitrali, ma non gli si può contestare privilegi preventivati. La Juve però, pur restando fedele al suo 3-5-2 di base, deve a parer nostro migliorare sotto l’aspetto del consolidamento nell’assetto tattico di quei giocatori che non fanno parte solitamente della rosa dei titolari. Giovinco non sembra la spalla ideale per Tevez e Quagliarella avrebbe bisogno di giocare con più assiduità, visto che Llorente resta, almeno per il momento, un oggetto misterioso. Asamoah, poi, è caricato da un lavoro improbo tale, che avrebbe bisogno di rifiatare più d’ogni altro per non avere scompensi di valide prestazioni. Insomma, non vorremmo sbilanciarci molto nella valutazione di questa Juve d’inizio di campionato, ma si ha l’impressione che il solo Tevez non sia sufficiente per tenere a bada in campo nazionale le altre squadre che si sono adeguatamente rinforzate rispetto all’anno scorso. Poi, per quanto concerne il campo internazionale, pensiamo che quel gap rilevato nei confronti di altre compagini europee non sia stato ancora colmato del tutto, perché il gioco della Juve, nel momento in cui sono chiamate in campo le riserve, non sembra essere brillante ma farraginoso e prevedibile. Comunque, vedremo cosa accadrà in seguito. Per quanto riguarda il Toro, invece, pensiamo che debba lavorare molto sulla continuità e, pur senza fare voli pindarici è necessario che Ventura agisca molto sull’autostima dei suoi giocatori, apparsi oggi poco determinati nel pressing, anche se ordinati e attenti a non lasciare spazi agli avversari. Il calcio ci insegna che quando affronti una squadra superiore dal punto di vista tecnico, devi contrastarla a metà campo sotto il profilo della conquista della palla e del suo possesso. Non puoi guardare l’avversario a distanza, senza dare forza ad un pressing asfissiante, tale da non farlo ragionare . Questa, a parer nostro, è stata la grave manchevolezza di un Toro che ha perso il derby contro una Juve assolutamente mediocre.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1012317FL0711FL0711nuovo_archivio_foto_juventus_paul_pogba_690x460.jpgSiNla-juventus-vince-un-derby-incolore-1012440.htmSiT1000007100451001,02,03,06030322
1001012419NewsCampionatiVentura: «Toro, se vogliamo possiamo»20130928162886ventura, torino, juveVentura: «Toro, se vogliamo possiamo«Alla vigilia del derby della Mole il tecnico granata Giampiero <STRONG>Ventura </STRONG>ha presentato ai media la sfida: "Erano 33 anni che non vincevamo a Bologna, ora sono 18 che non cogliamo un successo nel derby...speriamo che sia di buon auspicio. Il derby è una sfida particolare, a sè. Sarebbe bello sfatare questo tabù: rispetto allo scorso anno c'è maggiore consapevolezza. Abbiamo grande rispetto per una squadra che ha vinto due scudetti negli ultimi due anni, ma non abbiamo timore. La Juve sembra meno forte degli ultimi anni? Non credo: ha sempre vinto a parte contro l'Inter. Hanno rinforzato una squadra che era già molto competitiva. Però essendo una partita a sè quella di domani, abbiamo la presunzione di provare a fare risultato. Siamo in un campionato dove ci sono dei valori in campo alti e non ti puoi permettere di sbagliare. Pirlo? Se resta fuori per scelta tecnica significa che il tecnico ha qualcuno più in forma di lui o più funzionale per questa sfida, dunque per noi non può essere un vantaggio.<br><br> Tra Toro e Juve credo che ad essere cresciuti maggiormente siano stati i granata, ma per il semplice motivo che i bianconeri erano ad un livello altissimo già l'anno scorso e i margini di miglioramento erano minimi. Quest'anno il Torino ha molta più consapevolezza dei propri mezzi e credo che il campionato lo stia confermando. La Juventus? Resta la squadra da battere in serie A. Roma e Napoli si sono rinforzate molto e l'Inter si è ripresa: è per questo motivo che il campionato di quest'anno è più difficile e competitivo.&nbsp;<br><br> Lo slogan di questo derby? Non credo ce ne sia uno in particolare. Il mio, che porto avanti da quando sono arrivato, è che questo gruppo "se vuole può". La partita di quest'anno sarà sicuramente diversa da quella della passata stagione perchè cambiano sia il modulo che gli interpreti. Immobile? Sta abbastanza bene, quindi se non succede nulla dovrebbe essere della partita. Sono sicuro che sarà un derby giocato a viso aperto.<br><br> Tevez? E' stato un acquisto importante per loro perchè ha aumentato la mentalità e la qualità della rosa della Juve. Ogbonna? Dal punto di vista professionale sono contento per lui perchè tra i nostri obiettivi c'è quello di lanciare e valorizzare i giovani: è un ragazzo molto serio e si merita di raggiungere i suoi obiettivi. Detto questo però speriamo di dargli un dispiacere domani.<br><br> Il derby non sarà mai una partita normale. Arriviamo a questo match con qualche rimpianto perchè sarebbe stato bello avere 10 punti. Spero che domani ci sia un Olimpico pieno per supportarci".<br><br>gp01ctgp01ctGiampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNventura torino juve-1012419.htmSi-01,02,03,06010134
1011012415NewsCampionatiMilan, Le parole di Mister Massimiliano Allegri nella conferenza stampa alla vigilia di Milan-Sampdoria20130928160835allegri, milan, sampLe parole di Mister Massimiliano Allegri nella conferenza stampa alla vigilia di Milan-Sampdoria.Queste le dichiarazioni rilasciate da <STRONG>Mister Massimiliano Allegri</STRONG> durante la conferenza stampa alla vigilia di <STRONG>Milan-Sampdoria</STRONG>:<BR><BR>Nella fase iniziale della conferenza, Mister Allegri ha analizzato la posizione in classifica della squadra e l'impegno di domani contro la Sampdoria: "<EM>Delio Rossi è un ottimo allenatore, l'ha dimostrato nella sua carriera, noi domani dobbiamo assolutamente vincere, veniamo da tre partite in cui abbiamo fatto solo 2 punti. Sarà una partita difficile, perché la Sampdoria ha disputato una buona partita contro la Roma, dovremo giocare un buon calcio, come abbiamo fatto col Bologna e col Napoli, non dovremo subire gol. Quest’anno a Natale saremo in una buona posizione di classifica, recupereremo punti, la squadra sta lavorando bene, siamo molto più avanti rispetto l’anno scorso per quanto riguarda il gioco. Ci vuole un’attenzione maggiore da parte di tutta la squadra, non è questione di tattica, bisogna avere più attenzione. Non si possono prendere gol come quello di Bologna su rinvio del portiere. Le responsabilità dei gol sono di tutta la squadra, me compreso, forse Abate doveva avere un po’ più di malizia ma non era una situazione facile quella di Bologna. Robinho ha grande classe, l’ha dimostrato sia al Milan che nella sua carriera, io ho sempre creduto in lui, può far fare il salto di qualità alla squadra</EM>".<BR><BR>Dopo le prime domande, il Mister ha iniziato a parlare di Alessandro Matri: "<EM>Matri deve stare sereno, può succedere di sbagliare, è successo in una partita importante come quella di Bologna in un momento delicato per la squadra, ma il fatto che si metta a disposizione della squadra, proponendosi sempre, mi rende molto sereno. Emergenze domani non ce ne sono, siamo quelli di Mercoledì e Mercoledì abbiamo giocato una buona partita, devo valutare se cambiare qualcosa in mezzo al campo, soprattutto se far riposare qualcuno in vista di Martedì. De Jong domani sarà titolare. Matri deve fare un determinato tipo di lavoro, l’ha fatto, sia col Napoli che Mercoledì, col Bologna ha sbagliato qualche gol ma lui deve rimanere sereno perché troverà il gol, i numeri sono dalla sua parte, ha sempre raggiunto la doppia cifra, quindi io sono sereno e lo deve essere anche lui</EM>"<BR><BR>Successivamente il Mister si è soffermato sulla situazione di Balotelli chiudendo ogni polemica: "<EM>Alla base di tutto Mario deve migliorare le sue reazioni che ha in campo, lui lo sa e credo l’abbia capito, c’è solo da aspettare se questo episodio lo farà migliorare. Bisogna chiudere questo episodio, Balotelli ieri ha chiesto scusa, ora deve pensare solo ad allenarsi e a prepararsi per la Champions, portare avanti il suo proposito sul campo, e credo quindi che di questo episodio non se ne debba più&nbsp;parlare. Balotelli non deve essere cambiato solo per la partita di Amsterdam, sappiamo tutti il valore di Mario, e tutti cerchiamo di aiutarlo a essere nelle migliori condizioni, deve solo pensare ad allenarsi, a lavorare, a non avere reazioni, e a giocare con la squadra, questo è ciò che viene richiesto ad un giocatore di calcio, che sia un campione o meno</EM>".<BR><BR>Mister Allegri vuole più attenzione nella fase difensiva: "<EM>Il fatto che questa squadra ci crede sempre fino alla fine, è un fatto positivo, è chiaro che bisogna migliorare le situazioni difensive, pigliamo gol in occasioni situazionali e sicuramente lì dobbiamo migliorare. Abbiamo preso dei contropiedi su palle perse in modo banale, siamo rimasti un po’ scoperti come a Torino, a Bologna abbiamo preso gol su rinvio del portiere, il secondo e il terzo gol invece eravamo completamente schierati, dovevamo difendere meglio a livello individuale.&nbsp; Questi 10 gol non sono frutto di una situazione ma di vari errori. Speriamo di continuare a non prendere gol in Champions, ma credo che la differenza con i gol subiti in campionato sia solo una questione di attenzione. Noi abbiamo fatto due partite di Champions che valevano una stagione, col Celtic abbiamo avuto la stessa attenzione, col PSV in un paio di occasioni ci è andata bene, in campionato in occasioni meno nitide invece ci è andata male, dobbiamo migliorare, a livello di squadra, la fase difensiva. L’altro giorno siamo stati disattenti sul rinvio del portiere. E anche in quell’occasione Diamanti non è riuscito a controllare il pallone e Laxalt si è trovato davanti al portiere. Dobbiamo stare più attenti</EM>".<BR><BR>Per concludere, il Mister ha ribadito la linea societaria nei confronti degli arbitri: "<EM>Non ci sono stati dati dei rigori perché gli arbitri hanno visto in modo diverso, e abbiamo pagato delle decisioni errate, ma tutti si sbagliano, il rispetto verso gli arbitri è&nbsp;la linea della società,&nbsp;ed è giusto mantenerla, perché bisogna creare un circuito virtuoso dove tutte e due le parti ne traggano vantaggi; rasserenare gli animi di tutti, dai giocatori, agli allenatori e agli arbitri. Continuare a lamentarsi non porta a niente. I ragazzi sono bravi a entrare in area, quindi noi continueremo ad attaccare, se gli arbitri poi ci daranno dei rigori li prenderemo, ma non protesteremo nel caso non ce li dovessero dare</EM>".<BR>GP01CTGP01CTallegri400.jpgSiNallegri-milan-samp-1012415.htmSi-01,02,03,07,08010257
1021012410NewsCampionatiGenoa: iniziato l’avvicinamento alla gara con il Napoli 20130928080843Genoa, NapoliGenoa: iniziato l’avvicinamento alla gara con il Napoli E’ iniziato ufficialmente l’avvicinamento alla gara con il Napoli (sabato, ore 18), al termine della rifinitura eseguita al ‘Signorini’ e culminata con le prove dei calci da fermo, sotto gli occhi di Fabrizio Preziosi e del ds Delli Carri. Dopo la diramazione della lista dei convocati, la squadra si è recata nella sede dei ritiri interni. Oltre agli infortunati Antonelli e Manfredini, non disponibile Bertolacci, postumi di affaticamento muscolare. Domattina nessuna sgambatura, solo una riunione tecnica in albergo.<BR><BR><A href="http://genoacfc.it/notizie/pochi-giri-dorologio-al-match/attachment/liveranidiscorso-2/" rel="attachment wp-att-40314"><IMG class="alignnone wp-image-40314" alt=liveranidiscorso src="http://genoacfc.it/wp-content/uploads/2013/09/liveranidiscorso.jpg" width=500></A><BR><BR>Oltre 5.500 i tagliandi acquistati sinora (di cui 1.300 per il settore ospiti: poco più di 500 quelli acquistati in Campania) e una ventina i pullman di tifosi azzurri in arrivo da tutto il nord Italia, per celebrare questa grande festa di sport. Il Genoa consiglia di recarsi anticipatamente allo stadio rispetto all’orario d’inizio. Trenta i supporter, equamente divisi tra Genoa e Napoli, che hanno prenotato la Genoa Experience e il tour guidato allo stadio. Nell’intervallo la sfilata in campo dei giovani della Genoa Academy accompagnati da una banda musicale. In tribuna un emissario della nazionale maggiore, e osservatori per di vari club esteri. Nel pre-partita ricco programma in “120 di Passione”, con la Hall of Fame e la parata dei vincitori: glorie genoane ex giocatori.<BR><BR>GP01CTGP01CTsecolo18-024.jpgSiNgenoa-napoli-1012410.htmSi-01,02,03,08010195
1031012400NewsCampionatiNapoli, Rafa Benitez: «Dovremo imparare da questa partita». 20130927074759Benitez, Napoli, SassuoloDovremo imparare da questa partita«. Rafa Benitez non certo soddisfatto ma comunque razionale e sereno dopo il pareggio con il Sassuolo. Il tecnico azzurro analizza con equlibrio il match anche in prospettiva futura..."<EM>Dovremo imparare da questa partita</EM>". <STRONG>Rafa Benite</STRONG><STRONG>z</STRONG> non certo soddisfatto ma comunque razionale e sereno dopo il pareggio con il Sassuolo. Il tecnico azzurro analizza con equlibrio il match anche in prospettiva futura...<BR><BR>"<EM>Non abbiamo fatto una grande partita ma abbiamo avuto occasioni per vincere. Non siamo stati sui livelli di gioco delle gare precedenti, ma non parliamo di calo mentale perché conoscevamo le insidie della partita e abbiamo lavorato molto sulla concentrazione. Il Sassuolo ha giocato bene e complimenti a loro”.</EM><BR><BR><EM>“So che tutti aspettavano una nostra vittoria, ma non sempre si può vincere. Ripeto che il Sassuolo ha giocato benissimo. Purtroppo stasera non siamo riusciti a conquistare la prima palla sui contrasti e credo sia più merito del Sassuolo che demerito nostro”.</EM><BR><BR><EM>"Dovevamo attaccare meglio con la palla ed avere maggiore equilibrio. Credo che non sia una questione di singoli ma di squadra. Ci sono tante cose su cui lavorare, ma oggi mi è piaciuto l’impegno fino alla fine anche se non siamo riusciti a controllare la partita”.</EM><BR><BR><EM>"Ho inserito elementi più freschi perchè voglio coinvolgere tutta la rosa e tutti meritano fiducia. Dobbiamo affrontare tante partite di fila, servono tutti gli uomini del gruppo. Non penso sia questione di turnover. Stasera potevamo vincere con questi uomini, ma il Sassuolo è stato bravo a fermarci e chiudere gli spazi. Dovremo imparare da questa partita per migliorare</EM>”.<BR><BR>GP01CTGP01CTbenite.jpgSiNbenitez-napoli-sassuolo-1012400.htmSi-01,02,03,08010230
1041012382NewsCampionatiCatania e Parma un pareggio che non ha entusiasmato 20130923145778Catania, parma, maran, donadoniCatania e Parma non ha entusiasmato per il gioco espresso in campo dalle due compagini. Squadre schierate molto chiuse nei primi 45`, poi la stanchezza, causata anche dal campo inzuppato d`acqua, più che da un aumento di ritmo o di qualità, apre qualche spazio in più. Ma per far gol bisogna tirare in porta, e purtroppo di tiri in porta se ne sono visti ben pochi nell`arco dei 90 minuti. Insomma, mancano qualità e gioco. Insomma uno 0-0 che ha fatto rimpiangere un pomeriggio al cinema, in alternativa alla partita. <P class=p>Catania e Parma non ha entusiasmato per il gioco espresso in campo dalle due compagini. Squadre schierate molto chiuse nei primi 45', poi la stanchezza, causata anche dal campo inzuppato d'acqua, più che da un aumento di ritmo o di qualità, apre qualche spazio in più. Ma per far gol bisogna tirare in porta, e purtroppo di tiri in porta&nbsp;se ne sono visti ben pochi nell'arco dei 90 minuti.&nbsp;Insomma, mancano qualità e gioco. Insomma uno 0-0 che ha fatto rimpiangere un pomeriggio al cinema, in alternativa alla partita. <br><br> <P class=p><SPAN class=parag-title>primo tempo</SPAN> — Si affrontano due squadre già in disperata caccia di punti, dopo sole 3 giornate: chiuse a quota zero in classifica dai padroni di casa, un punticino più avanti dagli ospiti . Il campo è in cattive condizioni, con pozzanghere dappertutto e terreno pesante. Marchionni fa il regista: non è la prima volta, ma non è facile abituarsi a vederlo lì, dopo una carriera in fascia. La gara è brutta. Le difese a 3 sottolineano l'atteggiamento prudente di entrambi gli allenatori. Il campo pesante penalizza i giocatori di maggiore qualità, Cassano, fuori partita, e Barrientos, che lascia troppo solo Bergessio. Che al 33' esce acciaccato. Al suo posto dentro Maxi Lopez. Centravanti più classico. Ma di occasioni da gol neanche un indizio, comunque. <br><br> <DIV id=rectangle class=right><!-- OAS AD 'Bottom1' begin --><!-- Copyright 2008 DoubleClick, a division of Google Inc. All rights reserved. --><!-- Code auto-generated on Thu Sep 05 11:02:10 EDT 2013 --><NOSCRIPT></NOSCRIPT><NOSCRIPT></NOSCRIPT><IMG style="DISPLAY: none" alt="" src="http://oas.rcsadv.it/5/gazzetta.it/calcio/L18/2143765840/Bottom1/RCS/PF_TISC_Pushbar_940x60_STD_COMP_20130901_2270780@PF_TISCALI_SETT_NEW_Q1_NEW_Bottom1_1/180x150_Tiscali_PF_Luglio.html/56774e6d4e46484436776f4141653937?_RM_EMPTY_&amp;kw1=http://www.gazzetta.it/Calcio/Squadre/Catania/22-09-2013/catania-parma-0-0-fotografia-due-squadre-difficolta-201210994498.shtml&amp;XE&amp;Category=SPORT&amp;SubCategory=Calcio&amp;tax23_RefDocLoc=http://www.google.it/url&amp;if_nt_CookieAccept=Y&amp;XE"><!-- OAS AD 'Bottom1' end --><SPAN class=parag-title>un'occasione per parte</SPAN> — Nel secondo tempo Donadoni inserisce Palladino per un Cassano svogliato oltre che inefficace. Il primo tiro in porta da raccontare arriva al quarto d'ora della ripresa: un destro potente ma centrale di Amauri, respinto da Andujar. Il Parma si fa preferire, adesso, sembra più fresco, e almeno abbozza qualche verticalizzazione, soprattutto in contropiede. La replica del Catania è griffata Plasil, il diagonale destro del centrocampista della Repubblica Ceca finisce appena largo. Mischie e lancioni si susseguono fino al 94'. Ma finisce 0-0. Si può, e si deve, fare di più.</DIV>gp01ctgp01ctbergessio.jpgSiNcatania parma maran donadoni-1012382.htmSi-01,02,03,09010230
1051012381NewsCampionatiCatania - Parma 0-0. Le pagelle del Catania20130923145458Catania - Parma 0-0. Le pagelle del CataniaCatania - Parma 0-0. Le pagelle del Catania<STRONG>ANDUJAR, VOTO 6</STRONG> Viene impegnato seriamente solo in una occasione, quando al 59’ in tuffo para la conclusione dal limite dell’area di Amauri. Nel primo tempo non viene mai chiamato in causa dagli attaccanti ducali. Bene nelle uscite aeree. Un po’ frettoloso nei rinvii tanto che Maran nella ripresa lo chiama alla calma. Si contano due parate e sette uscite. Buona prestazione, frutto anche di una difesa che col Parma ha funzionato.<BR><BR><B>BELLUSCI, VOTO 6</B> Disputa una buona partita nella giornata in cui il suo reparto ha funzionato bene. Nella difesa a tre occupa il centro-destra. Nel primo tempo intercetta diversi palloni. Mette sola una volta i brividi al pubblico del Massimino quando al 31’ compie un retropassaggio rischioso con Amauri in agguato. Si fa scappare Cassano solo in una occasione, al 36’ ma il fantasista di Bari per fortuna dei rossazzurri non era in giornata. Nella ripresa ci mette lo zampino e salva il risultato bloccando lo scatenato Acquah lanciato in contropiede. Per lui 8 contrasti vinti e 7 persi. Vince 3 contrasti aerei perdendone uno solo. Partita positiva anche dal punto di vista disciplinare.<BR><BR><B>LEGROTTAGLIE, VOTO 6 ,5</B> Si piazza al centro della difesa e duella per tutto il match con Amauri. Si fa scappare l’attaccante due volte nel primo tempo e inizialmente soffre lo scontro sulle palle alte con l’italo-brasiliano. Poi prende le misure e spadroneggia nel suo reparto. Al 36’ decisivo sul tiro in area di Cassano, in scivolata devia in angolo. Al 70’ della ripresa ci prova pure in rovesciata ma non inquadra la porta. Nel finale salva due volte la porta di Andujar. Prima all’82’ su Amauri imbeccato in area da Palladino e due minuti dopo su Acquah solo davanti ad Andujar. Vince 6 contrasti e ne perde 4. Pochi passaggi lunghi al contrario di altre volte, se ne contano appena due. Recupera ben 9 palloni.<BR><BR><B>SPOLLI, VOTO 7</B> Gioca sul centro-sinistra e per l’ennesima volta esce dal campo con la targa del migliore in campo tra i rossazzurri. La fascia di capitano lo responsabilizza e l’argentino non sbaglia un intervento. Numeri da capogiro per l’ex del Newell’s. Vince 12 contrasti e ne perde 5. Si fa valere sul gioco aereo vincendo 5 contrasti senza perderne uno. Recupera 6 palloni e si carica la squadra sulle spalle quando c’è da far partire l’azione. Al 15’ si fa 50 metri di campo in pieno stile ‘maradoniano’ ma viene stoppato in area dal buon Lucarelli. C’è sempre lui su ogni calcio d’angolo ma non prende bene la mira. Interviene puntualmente prima su Cassano, poi su Amauri e anche su Biabiany. Al 52’ decisivo il suo intervento con Palladino lanciato in area rossazzurra. Nel finale ci prova con un tiro smorzato. <BR><BR><B>ALVAREZ, VOTO 6</B> Gioca da esterno di centrocampo ma non disdegna la fase difensiva facendosi trovare sempre puntuale sui piedi dell’avversario. Nel primo tempo costringe Gobbi ad una partita da spettatore. Cala nella ripresa insieme alla squadra. Poco servito dai compagni in fase propositiva. In pratica il Catania ha attaccato pochissimo dal suo lato. Meglio comunque l’Alvarez che conosciamo da terzino. Anche per lui numeri importanti, vince 12 contrasti e ne perde appena 3.<BR><BR><B>PLASIL, VOTO 6 </B>Si incomincia ad intravedere qualcosa del Plasil che ha calcato i campi di mezza Europa. Contro il Parma disputa una buona partita. Come con il Livorno inizia alla grande e dai suoi piedi parte il cross per il quasi gol di Bergessio solo dopo 60 secondi di gioco. Sviluppa con personalità la fase di possesso e di non possesso. Al 33’ salta in maniera raffinata un avversario e calibra una precisa apertura per Barrientos. Al 63’ ci mette lo stinco per fermare il potente tiro dal limite di Marchionni. Dopo l’uscita dal campo di Almiron si piazza in mezzo al campo e prova a contenere gli attacchi di un Parma più in salute rispetto agli etnei. A tredici minuti dalla fine, sfiora il gol calciando un diagonale che si perde di poco a lato. Per lui 26 passaggi corti, un solo passaggio lungo (quello per Barrientos nel primo tempo) ed una percentuale del 81,5% di appoggi riusciti.<BR><BR><B>ALMIRON, VOTO 5,5</B> Non vive un momento di forma smagliante ma bisogna apprezzare il lavoro svolto dall’argentino nel primo tempo. Inizia bene ingabbiando Cassano e costringendolo a spostarsi sul centro-sinistra. Al 24’ intercetta un importante pallone con il Catania scoperto in difesa. Si fa carico di portare palla al piede e di far risalire la squadra. A fine partita è il calciatore del Catania ad aver effettuato il maggior numero di passaggi, 40 con una percentuale dell’87,5% di suggerimenti riusciti. Recupera 6 palloni ma perde numerosi contrasti specialmente nella ripresa quando scompare dal campo. Esce al 63’ per fare spazio a Boateng dopo aver provato una conclusione al volo dal limite dell’area.<BR><BR><B>GUARENTE, VOTO 5,5</B> Gioca una partita di quantità. Meglio nella ripresa rispetto al primo tempo quando si fa saltare più volte da un ispirato Acquah. Ci prova dal limite dell’area al 27’ ma senza troppa convinzione. Nel primo tempo perde 5 dei 7 contrasti totali. Meglio nella ripresa quando si muove più palla al piede riuscendo a dialogare con i compagni. Dai suoi piedi partono il 50% dei palloni diretti nella metà campo avversaria. Al 73’ sbaglia clamorosamente l’appoggio per lo smarcato Maxi Lopez in una azione favorevole per l’undici di Maran.<BR><BR><B>MONZON, VOTO 5,5</B> Meglio rispetto alle sue ultime uscite. Viene chiamato da Maran ad una partita votata più alla fase offensiva che a quella difensiva. Gioca inizialmente da esterno di centrocampo, poi nella ripresa da esterno d’attacco e anche da interno sinistro di centrocampo. Dai suoi piedi partono 5 cross che tuttavia non sortiscono pericoli per la porta difesa da Mirante. Ancora da rivedere qualcosa in fase difensiva. Al 30’ si fa scappare Biabiany, per fortuna il cross ravvicinato del giocatore ducale non trova compagni. Nella ripresa soffre le folate offensive di Acquah e soprattutto di Palladino. Quest’ultimo viene lasciato sistematicamente libero di crossare. Al 77’ strappa gli applausi del Massimino, dribbling secco su due avversari e calibrato cross che non trova maglie rossazzurre in area. Bene nel gioco aereo, riesce infatti a spizzicare numerosi palloni. Ha preso maggiore confidenza con i compagni e si è mostrato sicuramente in crescita.<BR><BR><B>BARRIENTOS, VOTO 5,5</B> Il ‘Pitu’ non ha giocato una gran partita. Appena 24 passaggi e solo il 75% riusciti. Viene schierato da Maran come seconda punta, non proprio il suo ruolo preferito. Nei primi minuti della partita attacca sul centro destra, poi Maran lo sguinzaglia tra le maglie biancocrociate. L’argentino si muove su tutto il fronte d’attacco ma quasi sempre girando a vuoto. Bravo Donadoni nell’indirizzare i suoi calciatori a raddoppiare o triplicare la marcatura sul talento rossazzurro. Si intestardisce nel trattenere il pallone che alla fine perde in 10 occasioni. Nel secondo tempo illumina prima su Boateng al 65’ con una bella apertura e poi di tacco smarca sempre l’ex giocatore del Milan. Il campo appesantito dalla copiosa pioggia non lo aiuta nella gestione del pallone.<BR><BR><B>BERGESSIO, SENZA VOTO</B> Esce al 32’ del primo tempo per infortunio. Sfiora il gol al primo minuto lanciandosi in scivolata sul cross di Plasil. Fa a sportellate con Lucarelli ma perde il duello con il numero 6 dei gialloblù. Per il “Lavandina” un solo passaggio, due contrasti vinti e tre persi.<BR><BR><B>MAXI LOPEZ, 5,5 </B>Entra al 32’ del primo tempo al posto dell’infortunato Bergessio. Entra a freddo ed incontra qualche difficoltà nel controllo del pallone. Nella ripresa duella con Lucarelli che a fine partita è uno dei migliori del Parma. Poche volte riesce a fermare palla e ad aprire il gioco per le corsie laterali. Un solo spunto al 56’ quando si smarca bene e calcia dal limite dell’area trovando la deviazione in corner di Felipe. Perde 4 contrasti aerei vincendone 3. Un tiro in porta ed un pallone recuperato. Fatica ma è anche vero che riceve pochissimi palloni giocabili.<BR><BR><B>BOATENG, VOTO 6</B> Entra al 63’ della ripresa al posto dello spento Almiron. Con il suo ingresso, Maran cambia modulo e passa al 4-3-3. L’ex giocatore del Milan entra in campo con personalità ed attacca sul lato destro. Bene nei movimenti senza palla. Conquista due corner e ripiega in maniera decisiva su Amauri.<BR><BR><B>KEKO, SENZA VOTO </B>Gioca gli ultimi nove minuti di partita, compreso il recupero. Lo spagnolo prova a mettere vivacità all’attacco del Catania ma il Parma si difende bene e conquista meritatamente il pari.<BR><BR><B>ALL. MARAN, VOTO 5,5</B> Costretto a cambiare modulo per le numerose assenze soprattutto in avanti. Senza Castro e Leto, si inventa Monzon e Alvarez esterni offensivi. Miglioramenti se ne sono visti, soprattutto in fase difensiva. Nessun gol incassato ed appena due parate per Andujar. Manca ancora il collante tra centrocampo ed attacco. In mezzo al campo si intravede qualcosa di buono con Plasil e Guarente che possono garantire qualità e quantità. Serve però maggiore velocità di manovra e sicuramente più fantasia lì davanti. Il turno infrasettimanale non aiuta il mister a collaudare meglio lo scacchiere rossazzurro. Prima della partita col Parma aveva giudicato molto buono il lavoro settimanale dei suoi. I suoi ragazzi dovranno ancora faticare ma i primi frutti si sono visti. gp01ctgp01ctalmiron.jpgNcatania - parma 0-0. le pagelle del catania-1012381.htm-01,02,03,07,09010239
1061012291NewsCampionatiE` qui la festa? Sì, ricomincia il calcio che conta20130825111925calcioSembraSembra ieri che la Juve ha festeggiato il suo secondo scudetto consecutivo dell’era Conte, che già siamo qui a ripresentare il nuovo campionato italiano 2013’14. Le solite squadre si contenderanno lo scudetto, le solite compagini ambiranno a posti tranquilli di centro classifica e le altre si contenderanno il diritto di restare in Serie A. Durante questi mesi di preparazione, abbiamo assistito ai soliti teatrini estivi che, quasi sempre, hanno penalizzato le squadre tecnicamente più forti a favore di altre che, grazie anche ad una preparazione atletica più adatta a dare maggiore impulso nell’immediato, hanno avuto ragione. Un “film” già visto che, tuttavia, lascia sempre spazio a polemiche senza fine. E’ la legge del calcio, della sua opinabilità, del suo fascino incredibile cui non possiamo fare a meno neanche per poco tempo. E allora eccoci qua a scrivere ancora di temi tecnici che s’intersecano a sempre più gravi episodi di razzismo che sembrano non smettere e che alimentano quel pericoloso virus della stupidità che non ha mai fine. Vorremmo scrivere e parlare di calcio giocato ma, a memoria, sono anni che non riusciamo più a fornire soltanto informazioni tecniche senza avere il fardello di una vergogna razzista che sembra impadronirsi dello sport che ha maggiori attenzioni mediatiche. Si dice sempre che si tratta di cellule sparute cui non bisogna dare troppa importanza. E invece, l’importanza a questa feroce stupidità galoppante che si annida sugli spalti dello stadio dobbiamo darla tutti, a cominciare da chi, come noi, scrive di calcio e non solo. Tutti insieme contro i “BU” vergognosi, insieme per il rispetto, insieme per la condanna a chi fomenta idee razziali di qualsiasi genere. Si parte dunque per una nuova avventura del pallone nostrano. La Juve ha già cominciato con il botto vincendo la Supercoppa italiana e si colloca di diritto come squadra da battere. I bianconeri vorrebbero vincere il terzo scudetto consecutivo che rappresenterebbe un primato nella lunga storia gloriosa della “Vecchia Signora” del calcio italiano. Il Napoli, dopo aver venduto Cavani a peso d’oro, si è attrezzata in maniera tale da essere la squadra anti Juve. Seguono Milan, Fiorentina e forse Lazio, mentre la Roma e l’Inter che si sono rinnovate, sono alla ricerca della loro vera identità. L’Udinese di Francesco Guidolin non starà sicuramente a guardare, abituata com’è da anni a vendere i suoi pezzi migliori senza risentirne minimamente nella qualità del gioco. Il Catania di Maran ha l’assillo di migliorare il campionato strepitoso che ha condotto l’anno scorso. Certo non sarà facile ripetersi come squadra che fa paura anche alle grandi, tuttavia, i siciliani se lo pongono come primo obiettivo da raggiungere. Anche il Parma di Donadoni in qualche modo è chiamato a ripetere un campionato tranquillo come Chievo, Cagliari, Bologna, Torino e Sampdoria, mentre Genoa, Livorno, Atalanta, Verona e Sassuolo, si contenderanno il diritto di racimolare punti per non incappare in spiacevoli sorprese di retrocessione. Naturalmente, si tratta di previsioni e discorsi che accompagnano la prima giornata del calcio italiano, notoriamente ancora estivo per clima e preparazione. E, anche se il popolo italiano si appresta al controesodo e a ricominciare con i soliti problemi di sempre, le squadre di calcio sono già allineate tutte ai nastri di partenza per farci sognare, arrabbiare, discutere, penare, gioire. E, checché se ne dica, questo pallone resta pur sempre la medicina essenziale per dare significato a chi ha perso anche la voglia di credere in qualcuno o qualcosa che possa migliorare le sorti di questo nostro Paese dilaniato da problemi mai risolti. Passione effimera il calcio? Forse! Ma il pallone non può mancarci, purché sia quello giocato in un rettangolo verde e mai strumentalizzato da mille altre torbide malignità.<br><br> Salvino Cavallaro <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711nuovo_archivio_foto_juventus_paul_pogba_690x460.jpgSiNe-qui-la-festa-si-ricomincia-il-calcio-che-conta-1012291.htmSiT1000007100451001,02,03,06,07,08,09030351
1071012273NewsCalciomercatoCalciomercato Napoli, vicino Luiz Gustavo20130812220327napoliSecondo quanto riporta SportbildLuiz Gustavo potrebbe lasciare il Bayern Monaco per trovare maggiore continuità. Il centrocampista brasiliano è il nome nuovo per il Napoli. Il club campione d'Europa vorrebbe circa 18 milioni di euro e il patron Aurelio De Laurentiis sarebbe pronto ad investire quella cifra per regalare a Rafa Benitez il forte mediano. Su Luis Gustavo c'è da registrare anche la forte concorrenza dell'Arsenal ma, in un'intervista rilasciata al quotidiano tedesco Sportbild, l'agente del calciatore Roger Wittmann ha negato qualsiasi contatto sia con l'Arsenal che con il Chelsea per il suo assistito.C1007650adm001adm001GONZALO-HIGUAIN580.jpgSiNnapoli-vicino-luiz-gustavo-1012273.htmSiT1000017100075701,02,03,08030924
1081012250NewsCalciomercatoCalciomercato Napoli, finalmente Higuain!2013072318034340 milioni per strapparlo alla concorrenza, quadriennale pronto per lui. Intanto De Laurentiis blinda Zuniga: «E` un giocatore del Napoli«Forse è la vera telenovela dell'estate che si conclude. <STRONG>Dopo Tevez, Llorente e Gomez un altro campione è in procinto di sbarcare in Italia</STRONG>. Dalla Spagna il quotidiano As dà per conclusa la trattativa tra <STRONG>Higuain</STRONG> e il <STRONG>Napoli</STRONG>, specificandone anche i dettagli economici. <STRONG>37 milioni più 3 di bonus</STRONG>, mentre&nbsp;<EM>El Pipito </EM>guadagnerà 6 milioni per quattro anni, un milione in più di quanto percepiva a Madrid. Così&nbsp;gli azzurri battono la concorrenza dell'<STRONG>Arsenal </STRONG>la cui maggiore offerta, sempre secondo il giornale iberico, ammonta a 28 milioni. Adesso il Real starebbe puntando su <STRONG>Suarez</STRONG> del Liverpool per rimpiazzarlo, mentre si attende l'arrivo nella capitale spagnola di Norberto Recanses, manager dell'attaccante argentino, chiamato a concludere gli ultimi ostacoli rappresentati dalla burocrazia e dai diritti di immagine. <br><br> Da una parte la stella del Real in arrivo, dall'altra una <STRONG>secca chiusura</STRONG>&nbsp;da parte del patron partenopeo a <STRONG>Juventus ed Inter per Zuniga</STRONG>. Con un tweet <STRONG>De Laurentiis</STRONG> fa sapere che l'esterno&nbsp;colombiano <EM>"è un giocatore del Napoli. Ha dato tanto alla maglia e continuerà a farlo"</EM>, ribadendo la volontà di regalare a Benitez una squadra che possa partecipare senza problemi alla corsa scudetto.<br><br>C1007650FL0435FL0435GONZALO-HIGUAIN580.jpgSiNcalciomercato-napoli-higuain-zuniga-1012250.htmSiT1000017100612201,02,03,080301029
1091012197NewsCampionatiMorire di Sla a soli 49 anni20130629090336calcioStefano BorgonovoStefano Borgonovo, il simbolo della lotta alla Sla è deceduto giovedì 27 giugno a soli 49 anni. Presto, troppo presto per morire. E anche se la vita l’aveva condannato a vegetare, non si può accettare una fine così prematura. E’ l’eterno dilemma sul senso della vita, che in circostanze estreme come quelle di Stefano Borgonovo, ti pone davanti a quesiti profondi sulla validità dell’esistenza che molto spesso non hanno alcuna risposta. C’è chi si rifugia nella fede in Dio, chi cerca comunque di dare un significato all’importanza di svegliarsi al mattino e chiudere gli occhi la sera prima di dormire, per ritornare a rivedere l’alba del mattino dopo. E non importa se è dalla propria stanza da letto e da quell’unica finestra capace di illuderti di vedere il mondo che sembra non volerti più, l’importante è non morire. Ex calciatore di Como, Milan, Pescara e Fiorentina, era da tempo malato di sclerosi laterale amiotrofica, una malattia altamente invalidante che ha colpito molti sportivi. Sono tanti gli interrogativi che il mondo dello sport si pone da diversi anni su questo particolare tema più volte dibattuto a livello medico scientifico e mai risolto. Ci si chiede perché lo sport che da sempre considerato “Mens sana in corpore sano” debba essere causa (volontaria o involontaria?) di una così grave malattia neurologica che porta inevitabilmente alla morte. Si è spesso volutamente considerata anche la probabile correlazione verso quelle sostanze chimiche lecite che in carriera i calciatori sono autorizzati ad assumere. Un viaggio nell’apparente trasparenza di un mondo carico di punti interrogativi, che spesso fa pensare al torbido pensiero legato a prestazioni atletiche non propriamente sorrette dalle semplici forze naturali. Ma di ciò non c’è certezza, non è dato sapere, e la ricerca in questo settore non dà purtroppo ancora nessuna risposta. Al momento, l’unica cosa certa è la Fondazione Onlus che sostiene la ricerca contro la Sla e che porta il nome di Stefano Borgonovo. “ La stronza”, la chiamava così Stefano, quella maledetta malattia che l’ha colpito e che l’ha condannato a “vivere” una vita da infermo, comunicando solo grazie a un sintetizzatore vocale. Ma Stefano Borgonovo è stato qualcosa di più che un semplice ex calciatore colpito da una terribile malattia incurabile, lui è stato campione di vita, dentro e fuori dal campo. Tra il 1985 e il 1989, Borgonovo ha vestito la maglia della Nazionale Italiana, passando dall’Under 21 alla Under 23 e poi alla Nazionale maggiore. Nel 2000 iniziò a Como la sua carriera di allenatore del Settore Giovanile e poi nel 2005 abbandonò il mondo del pallone. Nel 2008 l’annuncio della malattia e da quel momento iniziò la sua battaglia con la Sla. Oggi tutti piangono la sua prematura scomparsa e un destino beffardo che dopo avergli regalato una carriera da professionista del pallone a ottimi livelli, gli ha tracciato un percorso di vita che non è stata più tale.<br><br> Salvino Cavallaro<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711borgonovo.jpgSiNmorire-di-sla-a-soli-quarantanove-anni-1012197.htmSi100451001,02,03,07030326
1101012152NewsCoppeEuro Under 21, le semifinali20130615100884Euro Under 21Semifinali: Spagna-Norvegia e Italia-OlandaTutti gli highlights su: <a href="http://livehighlights24.com/category/euro-under-21/">http://livehighlights24.com/category/euro-under-21/</a><br><br><br>L'europeo Under 21 entra nel vivo ed è giunto il momento di disputare le semifinali. <br>Alle 17:30 al Netanya Stadium si giocherà la prima semifinale del torneo, quella tra i campioni in carica della Spagna e l'outsider Norvegia.<br>Il cammino degli iberici mi ricorda tanto quello della Nazionale Maggiore campione del Mondo e d'Europa. Un avvio apparentemente stentato, con vittorie di misura e prestazioni non all'altezza della fama che gli spagnoli si portano dietro. E poi.... e poi arrivano le partite che contano, <br>quelle in cui bisogna essere al 100%, quelle oltre le quali c'è la gloria e la leggenda.&nbsp; A mio modesto parere è da leggere in questi termini il rotondo 3-0 rifilato all'Olanda. La Spagna doveva vincere per arrivare prima e lo ha fatto in maniera convincente.<br><br>Naturalmente la Rojita vuole ripetersi e centrare la finale; per questo scenderà in campo con la formazione migliore. Mister Lopetegui ha ancora un paio di dubbi, in particolare a centrocampo dove Koke sembra favorito su Camacho, mentre sulla trequarti Muniain dovrebbe essere titolare facendo fuori, almeno inizialmente, Tello. La punta centrale sarà il bomber del torneo, Alvaro Morata, che ha definitivamente vinto il duello interno&nbsp;con Rodrigo. <br><br>La Norvegia, senza paura, dovrebbe mantenere il consueto 4-3-3. Il tecnico Skullerud dovrebbe impiegare Elabdellaoui sulla corsia destra difensiva ed Hedenstad su quella opposta, mentre al centro dovrebbero trovare spazio Strandberg ed uno tra Rogne e Berge. <br>Il terzetto di centrocampo presumibilmente sarà composto da Singh, Henriksen e Berisha, mentre in avanti King sarà affiancato da Nielsen e Berget.<br><br>Probabili formazioni<br><br>Spagna (4-2-3-1): De Gea; Montoya, Bartra, Martínez, Moreno; Illarramendi, Koke; Isco, Thiago, Muniain; Morata. All.: Julen Lopetegui.<br><br>Norvegia (4-3-3): Nyland; Elabdellaoui, Berge, Strandberg, Hedenstad; Singh, Henriksen, Berisha; Nielsen, King, Berget. All.: Tor Ole Skullerud.<br><br><br>Alle ore 20.30 allo stadio Ha Moshava di Petah Tikva toccherà agli azzurrini. Di fronte troveranno i fortissimi "piccoli" Orange che, nonostante la sconfitta contro la Spagna nell’ultima partita del Girone B, hanno dimostrato personalità e talento. L'Italia, però, non ha nulla da temere e fin qui ha dimostrato tutta la sua forza sul campo contro le tre avversarie affrontate. <br>Il commissario tecnico dell'Italia, Devis Mangia, farà rientrare nell'11 iniziale le prime linee dopo averle fatte rifiatare nel match contro la Norvegia.<br>Pertanto la coppia centrale difensiva sarà costituita da Caldirola e Bianchetti con Donati e Regini (favorito su Biraghi) sulle corsie esterne. Florenzi e Insigne&nbsp;agiranno sulle&nbsp;le fasce di centrocampo con Verratti coadiuvato da Rossi in cabina di regia. <br>Il reparto offensivo poggerà sulle spalle di Immobile e Borini, quest'ultimo favorito rispetto agli altri compagni di ruolo. Destro e Gabbiadini dovrebbero iniziare dalla panchina, <br>pronti per ogni evenienza.<br><br>L'Olanda non sarà quella vista contro la Spagna. Mister Cor Pot qualche giorno fa non ha schierato la formazione titolare, quindi non c'è da illudersi, non sarà una squadra dimessa e ci sarà da sudare, lottare e soffrire.&nbsp; <br><br>Probabili formazioni<br><br>Italia, (4-3-3): Bardi, Donati, Bianchetti, Caldirola, Regini, Verratti, Florenzi, Saponara, Immobile, Gabbiadini, Sansone. All. Mangia<br><br>Olanda, (4-3-3): Zoet; Blind, Nuytinck, Van Aanholt, Leerdam; Fer, Clasie, Strootman; Maher, De Jong, Wijnaldum. All. Cor Pot<br><br>&nbsp;<br><br>IsraeleFL0411FL0411Devis+Mangia+Udinese+Calcio+v+Citta+di+Palermo+zQ-5HfbFUBWl.jpgSiNeuro-under-21-le-semifinali-probabili-formazioni-1012152.htmSi100427901,02,03010323
1111012116NewsCalciomercatoIl calcio estivo tra sogni, illusioni e realtà20130605212314calcioCalcio. Ora che è tutto finito a livello di club Calcio. Ora che è tutto finito a livello di club e che i giochi sono fatti, è tempo di mercato, di sogni, di illusioni pallonare che spesso inondano la fantasia dei tifosi. Un andirivieni di notizie fondate e non, che fanno perdere la bussola e l’orientamento di quello che sarà veramente il nuovo assetto tecnico tattico della propria squadra del cuore. E così il “ballo” degli allenatori da una&nbsp; panchina all’altra e i nomi dei giocatori accostati a questa o a quella squadra, sembra quasi che facciano dimenticare le scadenze fiscali da pagare, il lavoro che non abbiamo più da anni e la difficile realtà quotidiana cui siamo continuamente esposti a causa di una crisi economica che attanaglia e non dà respiro. Ma del calcio e dei suoi relativi sogni no, di quelli non possiamo fare a meno. E che c’importa se le Polizze delle RC Auto aumentano a dismisura, se le bollette di gas, luce e telefono arrivano regolarmente in maniera spietata. Meglio leggere cosa e chi stanno trattando Galliani, Moratti, Marotta, Della Valle, Lotito e De Laurentiis. Sì, perché presto si ricomincia, sarà di nuovo ora di ritiri estivi, di foto ricordo con dedica, di maglie e giuramenti di campionati da sfacelo. E così leggiamo che Mazzarri è passato alla corte di Moratti per ricostruire un’Inter che ormai attende soci che riescano a dare respiro a quelle casse nerazzurre che, fino a poco tempo fa, apparivano stracolme di denaro. Il presidente Preziosi che prende a calci la telecamera di un collega giornalista, per averlo scoperto nella possibile trattativa con l’attuale presidente del Varese Rosati, che sarà il nuovo vicepresidente rossoblu. Il Milan, intanto, ha risolto la situazione legata a Massimiliano Allegri che sembrava protrarsi nel tempo come un tormentone. Lui è stato confermato da Berlusconi e Galliani, per cui resterà sulla panchina rossonera, deludendo la Roma e i romanisti che l’avrebbero accolto a braccia aperte e che adesso si trovano a dover decidere per Blanc o Garcia, l’attuale allenatore del Lilla.&nbsp; La Juve attende, e chissà per quanto ancora. Jovetic e Higuain sono in cima ai suoi pensieri, ma anche Tevez sarebbe gradito a Conte. Sono trattative difficili, soprattutto per quanto riguarda Jovetic, per cui la Fiorentina pretenderebbe 30 milioni di euro in contanti, rifiutando qualsiasi contropartita di giocatori. Prendere o lasciare! Vedremo come andrà a finire. D’altra parte siamo ancora agli inizi, il campionato 2012’13 si è appena concluso e i festeggiamenti bianconeri della Juventus riecheggiano ancora in maniera festante. La fase finale dei Campionati Europei degli azzurrini e la Confederations Cup della Nazionale maggiore stanno per cominciare. L’azzurro ha la priorità su tutto. Il resto può attendere!<BR><BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>C1007650adm001adm001elsha420.jpgSiNil-calcio-estivo-tra-sogni-illusioni-e-realta-1012116.htmSi100075501,02,03,06,07030390
1121012112NewsCoppeEuro Under 21 al via: si parte stasera con il Gruppo A20130605102519Euro Under 21Gruppo A: Israele-Norvegia, Inghilterra-ItaliaInizierà oggi pomeriggio alle 18 l'avventura europea per i giovani talenti delle 8 nazionali under 21 qualificatesi per la fase finale. Divise in due gruppi, da un lato Israele, Norvegia, Inghilterra e Italia, dall'altro Germania, Spagna, Russia e Olanda, si contenderanno il massimo trofeo continentale di categoria.<BR><BR>E stasera si parte proprio con gli incontri del grupo A, quello dell'Italia. Alle 18, come accennato, la competizione sarà inaugurata dai padroni di casa, Israele, che affronteranno l'outsider Norvegia. È una partita di difficilissima interpretazione considerato che la Nazionale Israeliana under 21 non gioca una partita ufficiale da 3 anni, per cui non è possibile&nbsp;misurare la forza dei padroni di casa che, comunque, non vorrà fare cattive figure davanti il proprio pubblico.<BR><BR>Per quanto riguarda la Norvegia c'è da dire che in partenza, ossia nella fase di qualificazione, nessuno avrebbe scommesso un centesimo. Eppure è riuscita ad&nbsp;ottenere&nbsp;l'accesso alla fase finale dell'europeo in un girone di ferro con Inghilterra e Belgio, conquistando il secondo posto addirittura con qualche giornata d'anticipo ed eliminando clamorosamente la Francia nello spareggio, rimontando lo 0-1 dell'andata con un rocambolesco 5-3 casalingo.<BR><BR>Probabili formazioni<BR><BR><BR>Israele U21 (4-4-2): Kleyman; Dasa, Levi, Vahaba, Davidadza; Kabha, Zaguri, Biton, Golasa; Kalibat, Dabbur. All: Luzon<BR><BR>Norvegia U21, (4-3-3): Østbø;&nbsp; Linnes,&nbsp; Rogne, Strandberg, Hedenstad; Johansen, Singh, Konradssen; Berget, Pedersen, Nielsen. All: Skullerud<BR><BR>A completare la prima giornata dell'europeo sarà la sfida Inghilterra-Italia. Gli inglesi, come da tradizione, presentano una squadra solida e compatta. Il giocatore di spicco è sicuramente&nbsp;Wilfried Zaha,&nbsp;del Crystal Palace. Da tenere in considerazione anche i&nbsp;talenti firmati&nbsp;Liverpool come&nbsp;Shelvey e Henderson. Il perno della difesa sarà Caulker, che ha già esordito segnando un gol&nbsp;con la&nbsp;nazionale maggiore.<BR><BR>L'Italia, dal canto suo, può contare su tanti promettenti giocatori e ciò non accadeva da moltissimo tempo. Il Ct Mangia&nbsp;potrà contare su gente del calibro di&nbsp;Insigne, Verratti, Saponara, Destro, Florenzi, Marrone e Regini. Tutti ragazzi che hanno già dimostrato un grande valore. Preoccupano, però, per la partita di oggi, le condizioni fisiche di Marrone e Insigne che rischiano di rimanere fuori nella partita d'esordio.<BR><BR>Probabili formazioni:<BR><BR>Inghilterra (4-3-3): Butland; Rose; Caulker; Lees; Clyne; Henderson; Shelvey; Ince; Zaha; Wickham; Redmond. All. Pearce<BR><BR>Italia (4-4-2): Bardi; Bianchetti; Biraghi; Capuano; Regini; Insigne; Marrone; Verratti; Florenzi; Borini; Destro. All. Mangia<BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>IsraeleFL0411FL0411Devis+Mangia+Udinese+Calcio+v+Citta+di+Palermo+zQ-5HfbFUBWl.jpgSiNeuro-under-21-in-campo-il-gruppo-a-inghilterra-italia-1012112.htmSi100427901,02,03010293
1131012084NewsCalciomercatoClamoroso Roma, preso Benatia: i dettagli20130521114328roma, benatiaL’EquipeLa clamorosa indiscrezione arriva dalla Francia e a pubblicarla è L’Equipe: Mehdi Benatia, difensore dell’Udinese sul quale sembrava in vantaggio il Napoli (col Milan alla finestra, lo aveva cercato a gennaio), sta per trasferirsi alla Roma. Calciatore ambito da diversi club, considerato che s’è reso protagonista dell’ennesima ottima stagione con i bianconeri conquistando l’Europa League, avrebbe scelto il club giallorosso: la trattativa per il suo trasferimento si formalizzerà per una cifra di circa 11 milioni di euro. L’arrivo di Benatia sembra aprire a un altro movimento di mercato (ma in uscita) dei capitolini: ovvero il possibile addio a Marquinhos, il 19enne difensore brasiliano è da tempo nel mirino del Barcellona (i catalani lo hanno cercato con maggiore insistenza) e del Paris Saint Germain.C1007650adm001adm001benatia.jpgSiNclamoroso-roma-preso-benatia-1012084.htmSiT1000012100075701,02,03,07,08030679
1141012069NewsCampionatiIl pallone dei dilettanti: tra agonismo, cultura e motivazioni sociali20130516110026calcioNel variegato mondo del pallone c’è una realtà importante della quale spesso Nel variegato mondo del pallone c’è una realtà importante della quale spesso dimentichiamo di valorizzarne i contenuti sportivi, sociali, educativi e anche agonistici. Stiamo parlando del calcio dilettantistico, un mondo che, troppe volte davvero, viene escluso dalle grandi attenzioni mediatiche per illuminare invece il più importante calcio professionistico, fatto di luccicanti lustrini e abbaglianti ribalte ma, soprattutto, di cosmici interessi economici. E, tra le tante competizioni sportive che si avvicendano in maniera ammirevole in tutta Italia con l’inizio della stagione estiva, spicca il Palio dei Quartieri di Torino, una interessante manifestazione di calcio dilettantistico giunta alla sua terza edizione. “Il Palio dei Quartieri” da scommessa a realtà. Questo è lo slogan che è stato coniato per attribuire sempre maggiore importanza ad una stracittadina che ha come motivo conduttore il calcio dilettantistico, in lungo e in largo. Dopo due anni di ottimi risultati e successo di pubblico, Il Palio dei Quartieri di Torino si presenta con alcune interessanti novità. Nell’ambito della manifestazione sportiva, infatti, oltre a presentare il Torneo dei Dilettanti e degli Esordienti 2000, da quest’anno il regolamento impone che la composizione delle squadre sia a carico delle società partecipanti. Ma c’è ancora una ulteriore e interessante novità da rimarcare: la partecipazione al Torneo, di Società dilettantistiche dell’hinterland torinese. Una iniziativa apprezzabile sotto l’aspetto delle relazioni socio-sportive che si prefigge lo scopo di coinvolgere le realtà calcistiche non solo della città di Torino ma anche della sua cintura, la quale raccoglie un bacino d’utenza numericamente rilevante. Le partite saranno giocate nei campi sportivi di Victoria Ivest, del Vianney, del Vanchiglia e del Nizza Millefonti. Presso il Parco Ruffini e lo stadio Primo Nebiolo, invece, per rendere omaggio alla città di Torino e alle sue istituzioni, si disputeranno come da consuetudine le serate inaugurali e conclusive. Un calcio che ridiventa gioco, dunque, un pallone che ha il desiderio di riscoprire quei connotati di aggregazione sociale e culturali che sembrano ormai lontani dal nostro modus vivendi e operandi quotidiano, fatto sempre più di sprezzanti odi razziali e mortificazioni che nulla hanno a che fare con la rincorsa a quel pallone inteso come il gioco più affascinante e antico del mondo. Con manifestazioni come il Torneo dilettantistico Palio Dei Quartieri, si vuole rafforzare l’urlo al ritorno del gioco puro, dei suoi antichi valori educativi, ma anche al desiderio di iniziare un percorso di civiltà dove lo sport e, in questo caso il pallone, rappresenti per i giovani calciatori anche l’impegno per la scuola e lo studio che devono andare di pari passo con i fatti e non solo con le parole. “Da grande voglio fare il calciatore”. E’ la frase ricorrente che sentiamo dire da sempre da parte dei bambini, che amano rincorrere la palla nelle palestre e nei numerosi campi di calcio di tante città del mondo. Ma quanti di loro potranno dire di aver coronato il sogno a lungo accarezzato? Pochi, davvero pochi fortunati potranno fregiarsi la coccarda del calciatore arricchito e famoso. Ma la cultura e lo studio non possono stare passivamente in panchina, in attesa di partecipare all’attività del gioco. Devono entrambi andare di pari passo, allenando il corpo pur senza dimenticare il cervello. E’ un messaggio educativo importante che, troppe volte davvero, abbiamo messo in luce come un qualcosa che si abbellisce e si fregia più dell’apparire piuttosto che dell’essere. E’ importante coltivare nell’io dei più piccoli calciatori l’importanza del gioco che si deve integrare ai risultati dello studio. Vai bene a calcio? Ok, devi andare bene anche a scuola! Non come fatto impositivo, ma più semplicemente come la necessità dell’uno come complemento dell’altro. Sport e cultura, dunque, nel messaggio promozionale della terza edizione del torneo di calcio dilettanti Palio dei Quartieri di Torino, il quale tende anche a sensibilizzare la nostra attenzione verso il sociale e gli obiettivi benefici a favore della ricerca contro il cancro e le malattie genetiche che, ancora oggi, risultano purtroppo incurabili. Facile il riferimento alla Partita del Cuore che si disputerà allo Juventus Stadium di Torino il 28 maggio e al numero 45501 che raccoglie fondi per la ricerca di Telethon e dell’Istituto Oncologico di Candiolo . Ma c’è ancora un altro messaggio sociale voluto dal presidente del Palio dei Quartieri Lucio Stella, ex calciatore, allenatore, ideatore e anima pensante della manifestazione sportiva che si avvale anche del prezioso aiuto della scrittrice Sabrina Gonzatto, responsabile marketing e pubbliche relazioni della CEPU. Si tratta di CASA AMICA EDOARDO, un’organizzazione di alloggi vuoti in Torino, atti ad ospitare i parenti dei malati di tutta l’Italia che, ricoverati negli ospedali della città piemontese, vogliono stare vicini ai propri cari. Coloro i quali sono interessati a questa ammirevole organizzazione sociale che ha la sua sede a Torino in Via Spotorno, 45, possono visitare il sito www. Arpnet.it/azas, mail: <A href="mailto:azas@arpnet.it">azas@arpnet.it</A>.&nbsp; Che bello potere scrivere di un pallone capace di coinvolgere i sentimenti più profondi dell’animo umano. Calcio = cultura, socializzazione e sensibilizzazione sociale. Questo è il pallone che ci piace, questo è il calcio educativo che ci si prefigge d’insegnare ai nostri giovani, anche grazie all’esempio di tornei quali, il Palio dei Quartieri di Torino.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711abili.jpgSiNil-pallone-dei-dilettanti-tra-agonismo-cultura-e-motivazioni-sociali-1012069.htmSi100451001,02,03,06030268
1151012068NewsCalciomercatoJuventus, è partito l`investimento: rinnovo milionario per Conte20130516105555juventus, conteCome riporta La Gazzetta dello SportAndrea Agnelli e Antonio Conte hanno parlato, si sono spiegati ed alla fine hanno trovato l'accordo su tutti i punti chiave per continuare insieme. Lo sforzo economico della Juventus in vista della stagione 2013-2014 sarà il più importante da quando il tecnico pugliese siede sulla panchina bianconera. Garantiti 7-8 acquisti per rinfrescare la rosa, ma sopratutto almeno altri 4-5 giocatori di primo piano che arriveranno per colmare il gap con le grandi d'Europa. Oltre questo, anche il ruolo dello stesso allenatore verrà aggiornato avvicinandolo sempre di più al manager all'inglese, con maggiore potere di mercato ma anche sulle decisioni da prendere sulla squadra. In estate arriverà anche il prolungamento di contratto. Accordo solo da firmare, con una prolungamento fino al 2016 a 5 milioni di euro a stagione. A riportarlo è la Gazzetta dello Sport.C1007650adm001adm001marotta.jpgSiNjuventus-e-partito-l-investimento-rinnovo-milionario-per-conte-1012068.htmSiT1000007100075701,02,03,06030419
1161012064NewsCampionatiIl Torino è salvo, ma quanta sofferenza20130515115628torinoIl Toro si assicura Soffrire sta diventando un’abitudine. Anche nel campionato 2006-’07 e 2007-’08 il Torino si salvò con un turno d’anticipo. Pareggiando 1 a 1 al Bentegodi di Verona, il Toro si assicura così la partecipazione in Serie A nel prossimo campionato 2013’14. Altro giro altra corsa e, almeno per il prossimo anno, il derby della Mole mette in sicurezza l’importantissimo evento del football cittadino. Ma quanto è stato difficile e stiracchiato questo campionato per il Toro, anche se, a onor del vero, i granata di Ventura avevano dato la sensazione di un andamento abbastanza regolare, almeno fino a buona parte del campionato stesso. A tratti abbiamo pure visto bel gioco; poi si è spenta la luce, e il Torino è ripiombato inaspettatamente nel vortice della bassa classifica che spesso preclude a un inevitabile retrocessione. Ma, per fortuna, dopo la grande paura, ecco che sono arrivati quegli striminziti punti capaci di evitare il peggio. Ora comincia il bello, perché programmazione e volontà d’investire devono necessariamente fondersi per far lievitare le ambizioni di un Toro che non può più essere relegato tra le squadre meno importanti d’Italia. Tutto ha un limite e Cairo deve capirlo una volta per tutte. I bilanci della sua prima azienda, ovvero l’editoria, vanno a gonfie vele nonostante le difficoltà economiche generali del nostro Paese. Dopo l’acquisto de La7, stentiamo a capire quale delle tre aziende in possesso del presidente granata sia per lui quella di minore importanza. E, come abbiamo già detto, se la priorità viene data alla Cairo Editore, quale tra La7 e il Torino F.C. risulta essere di maggiore importanza? E’ un amletico dilemma cui soltanto il tempo potrà dare la giusta risposta. C’è però un dato di fatto inconfutabile, e cioè che per il Torino non ci sono mai soldi. Una storia annosa le cui considerazioni ci porterebbero troppo lontano nel tempo, tenuto conto dell’avvicendarsi negli anni di presidenti poco inclini a fare il bene del Toro e molto attenti a fare i propri interessi. Ma, lasciando perdere ogni dietrologia di sorta, cerchiamo di porre sotto analisi la situazione del Toro intesa come squadra. Partendo dal presupposto che il Toro ha l’assoluto bisogno di crescere, di diventare grande tra le grandi del nostro campionato, urge mettere da parte ogni mezzuccio o mentalità risparmiatrice atta a tamponare chiare voragini di qualità tecnica. Intanto bisogna ripartire da Cerci, un giocatore che per il Toro rappresenta il valore aggiunto. E, ammesso che nel suo intendimento ci sia il desiderio di rimanere in casa granata, per fare questo urge riscattarlo con 5 o 6 milioni di euro. Riuscirà Cairo a investire su di lui? Poi, tenuto conto della ormai sicura partenza di Bianchi e della probabile cessione di Angelo Ogbonna, bisognerà rinforzare i reparti di difesa che conta già di Glik e del “pelado” Rodriguez come centrali, e di Meggiorini, Barreto e Jonathas come attaccanti. Troppo poco, davvero troppo poco, per affrontare un campionato almeno dignitoso e di media alta classifica di serie A. E poi le note dolenti del centrocampo, dove Gazzi, Brighi, Basha, Santana, Birsa e Vives hanno assoluto bisogno di un giocatore che possa rappresentare il faro, una sorta di collante, di leadership di gruppo che attualmente non c’è. E poi, Giampiero Ventura: siamo sicuri che il prossimo anno sarà ancora l’allenatore del Torino? Alcuni rumors insistenti ci dicono che il coach ligure stia pensando di trasferirsi a Palermo, là dove l’elemento di ricostruzione ha la priorità su ogni altra cosa. D’altra parte, le caratteristiche dell’ormai navigato mister Ventura, fanno pensare a un profilo d’allenatore capace di lavorare bene proprio in ambienti che desiderano rinascere, così come era successo al Toro fin dal giorno in cui è arrivato. Insomma, tutto è possibile, anche in considerazione del fatto che Ventura sembra non godere più in toto la fiducia del popolo granata, il quale lo ritiene responsabile di scelte tecniche che, talora, si sono rivelate impopolari. Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane. Una cosa è certa, il presidente Cairo deve sapere che il popolo granata è stanco di soffrire sempre e, come tale, urge l’acquisto di giocatori veri, capaci di far fare il salto di qualità al Torino.&nbsp; Non ci sono i soldi? Per il Toro si devono trovare, così come li ha trovati per comprare La7. Oggi si chiede d’investire con oculatezza, capacità programmatica e idee chiare. L’improvvisazione e il minimalismo del risparmio a tutti i costi non si addicono al calcio che conta, né ai suoi ambiziosi progetti. Per tanti anni il Toro è stato vittima di troppa sbagliata mentalità dell’accontentarsi. Ora basta, il Torino merita un posto al sole. Vero signor Cairo?&nbsp; <br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNil-torino-e-salvo-ma-quanta-sofferenza-1012064.htmSiT1000099100451001,02,03030566
1171012048NewsCalciomercatoJuve, Higuain sempre più vicino20130512135630Juventus, CalciomercatoConte ha già in mente i rinforzi per la Juve di domani. <P class=MsoNormal>Conte ha già in mente i rinforzi per la Juve di domani. Tra questi spicca Gonzalo Higuain, punta del Real Madrid il cui nome già da tempo è accostato alla squadra bianconera. Pare ci sia già stata un’offerta di ben 22 milioni di euro ma al momento Florentino Perez ha una pretesa ancora maggiore, vorrebbe chiudere a 30. La sensazione è che a 25 o 26 milioni l’affare possa concludersi, anche se l’Arsenal è sempre alla finestra. Se ne saprà di più il 20 maggio, data in cui è previsto un vertice tra le due società.<BR><BR> <OBJECT id=ieooui classid=clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D></OBJECT> <STYLE> st1:*{behavior:url(#ieooui) } </STYLE> <br><br>C1007650FL0881FL0881marotta.jpgSiNhiguain-sempre-piu-vicino-1012048.htmSiT1000007101199701,02,03,06030662
1181012046NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24 - Tacchinardi: «Per la Juventus meglio Cavani di Ibrahimovic»20130511110722juventus, tacchinardiIndimenticato perno del centrocampo bianconeroIndimenticato perno del centrocampo bianconero, Alessio Tacchinardi nato a Crema il 23 luglio del 1975, è oggi opinionista televisivo e allenatore degli Allievi Regionali del Brescia. Nel 1994 proveniente dall’Atalanta approda alla Juventus, e qui sigilla la sua prestigiosa carriera di calciatore fino al 2005, anno in cui passò al Villarreal per due stagioni prima di finire la carriera a Brescia nel 2008. Con la Juve vinse cinque scudetti, una Coppa Italia, quattro Supercoppe italiane, una Champions League, una Supercoppa Uefa, una Coppa Intercontinentale e una Coppa Intertoto. In Nazionale vinse il Campionato d’Europa Under 21 nel 1996, 13 presenze nella Nazionale maggiore dal 1995 al 2003, 12 nell’Under 21 e 9 nell’Under 18. Un Palmarès davvero prestigioso per questo giocatore cremasco che ha legato tutte le sue fortune calcistiche alla Juventus. Ma, di Tacchinardi, c’è anche un altro aspetto conosciuto da poche persone: il suo amore per il Golf. A Crema, infatti, sua città natale, ha organizzato e patrocinato la Tacchinardi Cup 2013, un’importante manifestazione sportiva che si è svolta il 18 aprile scorso presso il Golf Crema Resort, al podere di Ombrianello. Sono stati 55 i partecipanti, ben 9 in più rispetto alla prima uscita ufficiale della manifestazione. La prossima si svolgerà giovedì 16 maggio e proseguirà fino al 6 giugno, data in cui si chiuderà il torneo. Ci saranno anche ospiti illustri quali, Massimo Mauro, Gianluca Vialli, il giornalista Sky Alessandro Bonan e, con molta probabilità, anche Cesare Prandelli, il C.T. azzurro che è grande appassionato di Golf da sempre. Ma, ricordando Alessio Tacchinardi ex calciatore della Juventus e della Nazionale, l’abbiamo avvicinato in esclusiva per IlCalcio24.com.<br><br> Tacchinardi, cosa pensi del secondo scudetto consecutivo conquistato dalla Juve dell’era Conte?<BR>“Penso che la Juve abbia fatto qualcosa d’importante, qualcosa che non è mai facile ripetere anche in considerazione che vincere non è cosa semplice. Tuttavia, una Juventus che ha dimostrato grandi motivazioni, volontà e idee molto chiare, non poteva non bissare la vittoria”.<br><br> Qual è stato il giocatore bianconero che ti ha impressionato maggiormente?<BR>“Devo dire che tutti i giocatori della Juventus hanno fatto una grandissima stagione. Ma Vidal è il giocatore che mi è piaciuto di più, perché lavorando con serietà nella Juve, ha avuto una crescita esponenziale tale da instaurare una leadership di centrocampo che è nota a tutti. Un vero guerriero, capace di fare la differenza. Un altro giocatore che mi è piaciuto tanto per continuità e rendimento è stato Barzagli. Poi, non voglio dimenticare Pogba; un giocatore giovane che è cresciuto tantissimo ed è stato la vera rivelazione di questa Juventus”.<br><br> Sei d’accordo con chi sostiene che il successo della Juve si racchiuda principalmente nella mentalità provinciale e nella fame di vittorie?<BR>“Penso che la ferocia calcistica e un certo tipo di mentalità, Antonio Conte l’abbia acquisita soprattutto quando giocava. Si chiama mondo Juve, la capacità di indossare una maglia che ti deve dare lo sprone a vincere, perché non c’è alternativa alla vittoria e all’essere protagonista, conservando al contempo l’umiltà. Questi sono gli ingredienti che Conte ha saputo apportare alla squadra come suo imprescindibile credo calcistico. Poche parole, molta ferocia, cattiveria agonistica e ambizione, senza tuttavia mai perdere di vista l’umiltà, che è essenziale per avere idee chiare e giocare un calcio bellissimo e propositivo. Questa è la Juve”. <br><br> Pensi veramente che tra la Juve e le più titolate squadre europee ci sia tutto questo ampio divario di cui si parla tanto?<BR>“ Non penso che ci sia realmente tutto questo divario. Il Bayern Monaco è in assoluto la squadra più forte d’Europa e la Juve è stata sicuramente sfortunata a doverla incontrare ai quarti di finale. Se gli fosse capitato il Borussia, il Barcellona o il Real Madrid, sarebbe andata avanti o, almeno, se la sarebbe giocata alla pari. Per questo, sono convinto che tra la Juve e le altre squadre europee non ci sia tutto questo gap di cui si dice tanto”.<br><br> Ma cosa manca realmente a questa Juve per ritornare a vincere dopo tanti anni la Champions League?<BR>“ Vincere la Champions non è facile, indipendentemente dal fatto che ci sia un giocatore in più o in meno. Serve tanta fortuna e, al contempo, tutta una serie di episodi positivi, capaci di metterti in condizione di arrivare in finale e tentare di vincere, grazie anche al fatto di giocare un’unica partita. Tuttavia, dopo quest’analisi, devo ammettere onestamente che la Juve manca di un certo numero di fuoriclasse in grado di fare la differenza in campo internazionale”.<br><br> A proposito di questo discorso. Dopo l’acquisto di Fernando Llorente, la Juve sembra passare da Cavani a Jovetic, da Higuain a Ibrahimovic per colmare il vuoto di un vero e proprio top player. Tu cosa ne pensi?<BR>“Penso che Ibrahimovic potrebbe essere un acquisto molto importante perché è veramente forte, è un vero campione ed è uno che vuole vincere, anche se, in realtà, non ha mai vinto la Champions ma è in grado da solo a far alzare il livello della squadra. Personalmente penso&nbsp; che Cavani sia il giocatore ideale per questa Juve che si rivede in lui dal punto di vista della mentalità, dell’agonismo e della fame di vittorie. Per il trentenne Ibrahimovic e, per la Juve, sarebbe un ritorno al passato, mentre con Cavani si instaurerebbe un rapporto calcistico più consono al credo tattico e alla filosofia di Conte”.<br><br> Qual è la differenza tra la Juve in cui tu giocavi e quella di oggi?<BR>“Secondo me ci sono tante differenze. Innanzitutto è cambiato il calcio, anche a livello di mentalità di allenatori emergenti. Conte, per esempio, ha un calcio molto più dinamico, propositivo e bello sotto l’aspetto spettacolare. La mia Juve era diversa; cinica, meno dinamica e forse più consona ai tempi di un calcio diverso da quello di oggi, che si identifica in una maggiore qualità rispetto a prima. E’ il segno dei tempi, in cui tecnica e modi diversi di concepire il calcio si incontrano (ieri come oggi), in un unico obiettivo da raggiungere: la vittoria”.&nbsp; <br><br> Salvino Cavallaro <BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711tacchinardi.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-tacchinardi-per-la-juventus-meglio-cavani-di-ibrahimovic-1012046.htmSiT1000007100451001,02,03,06030354
1191012040NewsCampionatiTorino e Genoa, ma il calcio dov`è?20130510111774serie a, torino, genoaIl calcio non può prescindereIl calcio non può prescindere dal gioco e, tra Torino e Genoa, il gioco è stato latitante, anzi per meglio dire è stato un optional. Brutta, davvero brutta partita di fine stagione i cui connotati si sono riassunti nella paura di perdere per non rischiare di retrocedere in Serie B. D’altra parte i risultati provenienti dai campi delle dirette concorrenti, Palermo e Siena, hanno contribuito ad un sonnecchiante, quanto sterile e noioso incontro di calcio tra granata e rossoblu genoani. Una partita che non c’è stata e, lo squallido 0 a 0 cui abbiamo assistito, ha fatto sì che le due squadre conquistassero un punto prezioso, perdendo però la faccia. Tutto ciò, senza tenere alcun conto del pubblico pagante, il quale giustamente spazientito, si è lasciato andare ad epiteti quali: “vergognatevi” e anche “buffoni”. Un classico e legittimo sfogo di chi vorrebbe giustamente rispetto della dignità sportiva. E invece, Torino e Genoa hanno pensato bene di trotterellare a metà campo, come chi teme di offendere l’altro per non essere a propria volta offeso. Il calcio è davvero un’altra cosa, e noi cronisti pur non meravigliandoci di certi atteggiamenti che tutti gli anni si verificano sul finire del campionato, non possiamo far altro che rimarcare la deplorevole abitudine del non gioco. Il Genoa non ha mai tirato in porta e il Torino ha apportato soltanto due timide insidie con Bianchi di testa nel primo tempo e poi con Birsa sul finire della gara. Per il resto, si può dire che l’antico gemellaggio tra le due tifoserie si è rinsaldato ancor di più nel considerare in maniera univoca la non sportività da parte delle loro rispettive squadre. Il Torino a quota 37, deve ancora affrontare il Chievo a Verona e il Catania fra le proprie mura e, almeno di spiacevoli colpi di scena, dovrebbe ritenersi salvo a tutti gli effetti. Il Genoa che ha toccato quota 36, invece, giocherà domenica prossima al Ferraris contro l’Inter e poi farà visita al Bologna nell’ultima partita di campionato. Anche per i rossoblu genoani non sembrano esserci grandi pericoli, soprattutto in considerazione della sconfitta di ieri subita da Palermo e Siena ad opera di Udinese e Fiorentina. Insomma, un calcio fatto di “freddi”computi matematici, piuttosto che di caloroso spettacolo calcistico. Che brutta cosa però! E, nell’analisi più approfondita del campionato visto in casa granata, continuiamo a dissociarci da pensieri banali quanto riduttivi e minimalisti, che spesso fanno capolino alla proverbiale e cosmica “sfiga” del Toro. La verità è che questo Toro ha assoluto bisogno di diventare una vera e propria squadra di calcio. Come? Investendo in giocatori importanti che conoscano bene la massima categoria. Tuttavia, pur capendo l’eterna difficoltà economica della Società Torino F.C. che è fatta d’impareggiabile storia e viscerale passione, è davvero ora di cambiare rotta e inserirsi di diritto tra le grandi del nostro campionato. Vero, presidente Urbano Cairo? Il popolo granata merita maggiore attenzione e più soddisfazioni. In fondo, non è scritto da nessuna parte che il Torino è soltanto simbolo di <BR>sofferenza! <br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711rolando-bianchi.jpgSiNtorino-genoa-il-calcio-dov-e-1012040.htmSiT1000022,T1000099100451001,02,03,09030819
1201012028NewsCalciomercatoCalciomercato Lazio, Denis verso la capitale20130508182521Denis, Calciomercato, LazioProtagonista anche quest’anno con la maglia dell’Atalanta<p class="MsoNormal">Protagonista anche quest’anno con la maglia dell’Atalanta, è diventato uno degli attaccanti più richiesti. Per German Denis c’è la fila: in pole position la Lazio (vi immaginate che tandem con Klose?), ma subito dopo ecco la Fiorentina di un Montella alla ricerca di un vero finalizzatore. Tra le pretendenti non manca qualche club straniero ed anche la Juve di Conte, che però al momento preferisce puntare l’obiettivo su top player di maggiore fama. <br><br> <!--[if gte mso 9]><xml> <w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"> </w:LatentStyles> </xml><![endif]--><!--[if !mso]><object classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D" id=ieooui></object> <style> st1:*{behavior:url(#ieooui) } </style> <![endif]--><!--[if gte mso 10]> <style> /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;} </style> <![endif]--><br><br>C1007650FL0881FL0881denis.jpgSiNdenis-verso-capitale-1012028.htmSiT1000018101199701,02,03030566
1211011986NewsCampionatiNon basta il cuore Toro, contro una cinica Juventus20130429211449serie a, torino, juventusIl derby di Torino si è intriso di molte motivazioni romantiche Il derby di Torino si è intriso di molte motivazioni romantiche e di poca bellezza di gioco. Una partita tutto sommato equilibrata che non ha espresso i canoni di un gioco piacevole, ma, sicuramente, ha evidenziato grande intensità. E, quando tutto faceva supporre la reale spartizione dei punti in palio, sul finire del match la Juventus ha avuto un’impennata di otto minuti di furore agonistico che gli è valsa la vittoria, grazie a una rete di Vidal e poi di Marchisio. Il Toro ha messo in campo tutta la sua anima, il suo smisurato orgoglio, ma non è bastato di fronte alla superiorità tecnica dei bianconeri. Per i granata è davvero un peccato non aver portato a casa un punto che gli sarebbe servito a migliorare la sua non più tranquilla posizione di classifica. Già, un punto che, tutto sommato, sarebbe anche stato meritato, visto che la squadra di Ventura ha saputo contenere in maniera ordinata gli attacchi di una Juventus che, in verità, non è mai sembrata così volitiva nel desiderio di vincere la partita. D’altra parte, la squadra di Conte non aveva alcun interesse a forzare le proprie azioni di gioco poiché già con il Palermo bisserà probabilmente il suo secondo scudetto dell’era Conte. Tuttavia, un derby è sempre un derby e tutti vorrebbero vincerlo per l’importanza che ha. A Torino il cielo è plumbeo, carico di pioggia, così come si conviene al periodo storico della leggenda granata legato a quel 4 maggio 1949, in cui l’aereo che portava a casa il Grande Torino capitanato da Valentino Mazzola si schiantò contro Superga. Bella la cornice delle due curve, ed è fantastico vedere la cromatura spettacolare delle due opposte fazioni, ispiratrici di storie diametralmente opposte. La partecipazione emotiva è alle stelle. La partita comincia sotto il diluvio, ma il terreno dell’Olimpico di Torino sembra contenere egregiamente l’acquitrino. Al fischio d’inizio prevale l’equilibrio tra le due squadre che danno l’impressione di studiarsi a vicenda. Il Torino è pimpante e volitivo e, sotto la pressione del tifo granata, imbastisce con Cerci e Santana alcune occasioni da gol che sono davvero apprezzabili. Poi, superato il quarto d’ora iniziale, la Juventus alza il suo baricentro e, fino al termine della prima parte di gioco, si nota una maggiore insistenza dei bianconeri sotto la porta difesa da Gillet. Un solo acuto per il Torino al 42’ con Santana che da fuori area lascia partire un tiro che mette in seria difficoltà Gigi Buffon. Poi, nella ripresa, al 55’ il Toro sostituisce Meggiorini con Jonathas per cercare una più valida alternativa in attacco. Ma è la Juve che continua ad spigere in avanti, prima con Lichsteiner e poi con Asamoah, i due esterni di fiducia di Conte che, in realtà, sono apparsi un po’ stanchi e lontani dal loro standard abituale.&nbsp; Intanto, al 73’ la Juve sostituisce Lichesteiner con Caceres e Vucinic con Quagliarella, mentre il Toro cambia D’Ambrosio con Di Cesare. E, quando la partita sembra avviata verso lo 0 a 0, ecco che all’86 la Juve va in vantaggio con Vidal il guerriero che da fuori area inventa uno dei suoi soliti tiri imparabili di destro che l’hanno reso famoso. Nulla da fare per Gillet, ma la difesa del Toro non avrebbe dovuto dare l’opportunità all’avversario di tirare in porta con tale facilità. Entusiasmo alle stelle per gli juventini che esplodono in un’irrefrenabile, legittima gioia. Al 90’ il direttore di gara signor Bergonzi applica 4 minuti di recupero e la Juve ne approfitta per sostituire l’esausto Asamoah con Peluso.&nbsp; E, da lì a poco, raddoppia la Juve con Marchisio su sponda di Quagliarella. E’ l’apoteosi juventina che ora vede lo scudetto a un solo punto da conquistare. Facile pensare che già domenica prossima contro il Palermo, la Torino bianconera potrà abbandonarsi ai festeggiamenti di rito. Intanto, sul finire della partita, è espulso Glik per somma di ammonizioni. Il Torino e la mitica curva maratona, pur nell’amarezza della sconfitta, dimostra ugualmente l’orgoglio e tutto il suo attaccamento alla squadra granata, applaudendo in segno di ringraziamento per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Alla squadra di Ventura non si può certo rimproverare il mancato impegno, ma adesso urge conquistare i quattro punti necessari alla salvezza. Milan, Genoa, Chievo e Catania sono alle porte. <br><br> Salvino Cavallaro <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNnon-basta-il-cuore-toro-contro-una-cinica-juventus-1011986.htmSiT1000007,T1000099100451001,02,03,06,07,09030652
1221011937NewsCampionatiLega Pro, il Milazzo saluta il professionismo20130423122029lega pro, milazzoIl termine “dilettante” è usato specificatamenteIl termine “dilettante” è usato specificatamente per indicare l’atleta che gareggia in uno sport a titolo gratuito o, al massimo, ricevendo un rimborso spese. Per “professionismo”, viceversa, s’intende un’attività lavorativa esercitata in modo organizzato, sistematico e continuato fatto a scopo di guadagno. Due mondi diametralmente opposti, due realtà che pur proseguendo in modo parallelo tra di loro non s’incontrano mai. Nel calcio, come in altre professioni della vita, tra le due realtà c’è un distinguo ben preciso fatto di interessi economici dettati dal mercato e dai maggiori mezzi d’informazione. Un meccanismo diabolico dove maggiore è l’aggregazione sociale e le attenzioni per il pallone che conta, e maggiori sono gli introiti, l’immagine e la pubblicità ricavata dall’azienda calcio, dallo sviluppo economico - commerciale delle loro città d’appartenenza e, non ultimo, dai suoi “dipendenti”. Milazzo ha conosciuto queste due realtà e, purtroppo, non ha saputo fare tesoro dell’importanza di sapere mantenere il livello professionistico al quale apparteneva dopo tanti meritevoli sforzi. Sarà per lo scotto di essere stato neofita tra i professionisti del pallone italiano, sarà per l’incomprensione palesata da certe insanabili diatribe sorte tra la vecchia dirigenza Lo Monaco e il tessuto sociale milazzese composto da istituzioni locali e tifosi mamertini, fatto è che il Milazzo calcio oggi abbandona amaramente quel sogno a lungo cullato, realizzato e poi buttato alle ortiche. Spiace questa situazione, perché vedere andare in fumo ciò che si era faticosamente costruito negli anni in maniera così apprezzabile dà l’amaro gusto della sconfitta totale. Francamente non sappiamo dire se la colpa di questo “fallimento” sportivo per Milazzo, sia da attribuire soltanto a una persona. Per esperienza nel campo giornalistico sportivo e nell’analisi di certe situazioni legate a insuccessi calcistici, abbiamo da sempre appurato che certi errori insanabili non sono mai stati unilaterali. Certo, con il senno di poi, tanti “E’ colpa sua ” esclamati attraverso le insopportabili diatribe tra le parti convergenti, probabilmente si sarebbero appianati con un maggior senso di responsabilità oggettiva. E invece il continuo “Ti faccio vedere io chi sono” ha portato alla disgregazione più totale e allo sfaldamento di quel giocattolo rossoblu tanto caro al popolo mamertino e a coloro i quali gli vogliono bene da sempre. L’amarezza è infinita, anche in considerazione del fatto che Milazzo e i milazzesi non merito un simile declassamento sportivo e neanche d’immagine che è stata indubbiamente distorta probabilmente ad arte. Il risultato di tutti questi insopportabili bisticci? È sotto gli occhi di tutti. E intanto apprendiamo che prima della partita Milazzo – Mantova i numerosi tifosi mantovani al seguito della loro squadra, hanno fatto il bagno nelle dolci chiare acque del meraviglioso Mar di Ponente di Milazzo. E allora viene da chiedersi: “E se tra quelle persone così entusiaste della bellezza paesaggistica di Milazzo, avessero deciso di trascorrere le prossime vacanze estive proprio nella città mamertina?”. E’ la forza degli interscambi culturali che vanno a beneficio della buona immagine che concorre a beneficio di alberghi, bar, pasticcerie, pizzerie e ristoranti del luogo. Scusate se è poco! Questa è la grande forza del calcio, questa è l’impareggiabile&nbsp; capacità del pallone che conta. E invece, niente di niente. Un pugno di mosche sono volate via dall’apertura del palmo della mano. Tutto ciò ci riporta all’estenuante situazione politica italiana, dove tutti sanno cosa sta succedendo. L’Italia muore e tutti pensano di bisticciare, di essere gli uni contro gli altri mostrando i denti, alzando i toni, sbraitando senza costruire ma a demolire tutto. E chi ci va di mezzo? L’Italia, cioè tutti noi. Scusate, ma non è la stessa cosa successa a Milazzo e al suo pallone professionistico? <br><br>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br><br>C1007650FL0711FL0711milazzo.jpgSiNlega-pro-il-milazzo-saluta-il-professionismo-1011937.htmSi100451001,02,03030168
1231011913NewsCalciomercatoCalciomercato Milan, ritornerà Fossati20130422172818milan, fossatiCome riporta Come riporta calciomercato, il Milan segue da vicino le performance del centrocampista Marco Ezio Fossati, che sta disputando un'ottima stagione in prestito all'Ascoli.<br><br>Per Fossati, finora, 30 presenze e 4 gol, condite da prestazioni sempre ad alto livello. Dopo la passata stagione che lo ha visto in prestito al Latina, per lui è pronto il rientro in prima squadra. Il tecnico dei marchigiani, Massimo Silva, lo tiene in grandissima considerazione. Viene impiegato sia da mezz’ala di centrocampo che da trequartista e il Milan lo sta seguendo con molto interesse. Tra i giovani centrocampisti rossoneri in giro, Marco è quello che sta giocando con maggiore continuità e che sta offrendo prestazioni sempre molto positive".<br><br>C’è la possibilità che il prossimo anno venga integrato nella rosa del Milan. Se continua su questa strada, verosimilmente avrà più che una possibilità di partire per il ritiro estivo con i rossoneri. Anche se ora c'è da conquistare la salvezza con l'Ascoli.<br><br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001galliani.jpgSiNmilan-ritornera-fossati-1011913.htmNoT1000027100075701,02,03030369
1241011881NewsCampionatiAntonio Caprarica: «Deluso dal calcio italiano dopo gli scandali che hanno coinvolto la mia squadra del cuore. Bisogna cambiare»20130421202719antonio capraricaEsclusiva a cura di Pascal DesiatoOspite a Caltagirone dell'Accademia italiana della Cucina per parlare della sua esperienza ospite a pranzo dalla Regina Elisabetta,&nbsp;avvenuta qualche anno fa, e presentare il suo ultimo capolavoro "Ci vorrebbe una Thatcher", omaggio all'omonima lady di Ferro britannica, ha parlato in esclusiva per IlCalcio24.com l'inviato per la Rai a Londra Antonio Caprarica. <BR><BR>Il giornalista, nativo di Lecce, ha esordito come redattore sindacale del settimanale Mondo Nuovo; tra il 1976 e il 1978 ha commentato prima la cronaca romana e poi la politica interna su l'Unità, in seguito è stato per soli nove mesi da febbraio a ottobre 1989 condirettore del quotidiano romano Paese Sera. Con Giorgio Rossi, ha scritto il suo primo libro: La ragazza dei passi perduti, nel 1986.<BR><BR>Nel 1989 ha lasciato la carta stampata per dedicarsi alla televisione: entrato in Rai, si è occupato di politica estera, poi è inviato e, quindi, corrispondente fisso del Tg1 nei paesi mediorientali, con base al Cairo ed a Gerusalemme. È inviato in Afghanistan, sui carri armati sovietici, che si ritirano sotto l'offensiva dei mujaheddin. Poi a Baghdad, nell'autunno del 1990. Quando è scoppiata la prima guerra del Golfo, si è trovato a Gerusalemme e ha raccontato la caduta degli Scud su Israele.<BR><BR>Nel 1993 è trasferito a capo dell'ufficio di corrispondenza Rai di Mosca, sotto la presidenza di Boris El'cin. Ha intervistato Michail Gorbačëv, è si è recato a Groznyj, capitale della Cecenia. Nel 1997&nbsp;&nbsp;viene inviato&nbsp;a Londra, occupando lo stesso incarico per la Rai, ma per la capitale britannica. Dopo nove anni nel Regno Unito, nel marzo 2006 è stato posto a capo della Rai di Parigi.<BR><BR>È ritornato in Italia nel novembre 2006: viene nominato direttore del Giornale Radio Rai (GRR) e di Rai Radio Uno, incarichi che ha mantenuto sino ad agosto 2009. Nel settembre 2010 ritorna nella sede di corrispondenza britannica della Rai. Insieme a Claudio Icardi commenta la cerimonia d'apertura dei Giochi della XXX Olimpiade.<BR><BR>Caprarica affronta i temi caldi della politica nostrana, cercando di analizzare anche cosa potrebbe cambiare nel nostro bel paese.<BR><BR>Dottor Caprarica come vede la situazione politica italiana? "Sono tuttora sbalordito e costernato da quello che sta succedendo. Sono ormai più di vent'anni che non si riesce ad andare avanti e la situazione peggiora in maniera radicale".<BR><BR>Cosa servirebbe a questo paese per provare a cambiare? "Serve maggiore&nbsp; responsabilità individuale, cercare di trovare un percorso comune, questa paralisi è un lusso che possiamo permetterci di mantenere".<BR><BR>I maggiori partiti hanno riportato Napolitano come Presidente della Repubblica nonostante lo stesso non fosse in un primo momento disponibile. "Stimo molto Napolitano sia come persona che come politico, due anni fa ci salvò dal collasso, ma ora era giusto anche per lui voltare pagina anche perché a 87 anni aveva anche il diritto di non rimettersi in gioco e quanto successo certamente è un avvenimento storico per la nostra nazione".<BR><BR>Come bisogna fare nell'immediato? "Bisogna cambiare questa legge elettorale, come in Inghilterra dove vi è una legge elettorale maggioritaria, in qualsiasi paese del mondo civile il giorno dopo le elezioni si sa chi ha vinto, da noi sono più di due mesi che siamo in balia dei venti, senza un governo. Bisogna intervenire o si rischia il tracollo".<BR><BR>Direttore cambiamo argomento e parliamo un po' di Sport. Dal punto di vista dell'etica sportiva certamente apprezzerà molto di più il modello inglese rispetto a quello italiano. Cosa si può cambiare da noi per avere nello specifico un calcio migliore fuori e dentro gli stadi? "Sarebbe inutile fare proclami, in Italia non si riesce ad andare ad una partita senza aver la paura che possa succedere qualcosa. Circa 25 anni fa ricorderete che in Inghilterra c'era il grosso problema degli hooligans che è stato risolto. Ora succede che un tifoso inglese va a Roma e viene accoltellato, abbiamo veramente sostituito la testa con i piedi e viceversa".<BR><BR>Segue dal Regno Unito il calcio italiano? "Devo dire la verità dopo&nbsp;calciopoli, che coinvolse la Juventus nel 2006, non ebbi più lo stesso entusiasmo che ora è del tutto svanito dopo che la mia squadra del cuore, il Lecce, la scorsa stagione è retrocessa per lo scandalo delle partite truccate. Però in compenso sono un fan sfegatato della Nazionale".<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650adm001adm001capraricaant.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-antonio-caprarica-deluso-dal-calio-italiano-dopo-gli-scandali-che.hanno-coinvolto-la-mia-squadra-del-cuore-bisogna-cambiare-1011881.htmSiT1000007,T1000012,T1000017,T1000018,T1000026,T1000014,T1000027100075501,02,03,06,080302670S
1251011842NewsCampionatiUnder 21, non convocati Verratti e Destro per lo stage20130419182927under 21Sono ventotto Sono ventotto gli 'azzurrini' convocati da Devis Mangia per uno stage di preparazione al Campionato Europeo. Assenti Verratti e Destro, 'promossi' in pianta stabile nella nazionale maggiore. C'è, invece, Florenzi. Prima convocazione per il centrocampista del Bari, Fedato.<br><br>Di seguito l'elenco, reso noto attraverso il sito della Figc:<br><br>Portieri: Bardi (Novara), Colombi (Modena), Leali (Virtus Lanciano).<br>Difensori: Antei (Sassuolo), Bianchetti (Hellas Verona), Biraghi (Cittadella), Caldirola (Brescia), Capuano (Pescara), Crimi (Grosseto), Donati (Grosseto), Frascatore (Sassuolo), Regini (Empoli), Romagnoli (Spezia), Sala (Amburgo).<br>Centrocampisti: Baselli (Cittadella), Bellomo (Bari), Bertolacci (Genoa), Fedato (Bari), Florenzi (Roma), Insigne (Napoli), Marrone (Juventus), F. Rossi (Brescia), Sansone (Parma), Saponara (Empoli), Viviani (Padova).<br>Attaccanti: Gabbiadini (Bologna), Immobile (Genoa), Paloschi (Chievo Verona).<br><br><br>C1007650adm001adm001Devis+Mangia+Udinese+Calcio+v+Citta+di+Palermo+zQ-5HfbFUBWl.jpgSiNunder-venntuno-non-convocati-verratti-e-destro-per-lo-stage-1011842.htmNo100075701,02,03030191
1261011797NewsCampionatiClamoroso Diritti Tv, l`Antitrust boccia la Lega: troppi vantaggi alle big20130417163005serie aCome riporta La StampaCome riporta La Stampa, l'authority: occorre una divisione delle risorse basata sul merito sportivo e stabilita da un soggetto diverso dalla Lega Calcio.<br>Calcio e diritti tv, l’antitrust boccia la ripartizione.<br>Rivedere i criteri per l’assegnazione tra i club delle risorse derivanti dalla vendita dei diritti tv nel settore calcistico. Lo chiede l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in una segnalazione inviata a Parlamento e Governo, a firma del Presidente Giovanni Pitruzzella. Secondo l’Antitrust - si legge in una nota - occorre innanzitutto prevedere meccanismi di ripartizione che premino maggiormente il merito sportivo, eliminando il riferimento ai risultati “storici” contenuti nella normativa vigente, che partono dai risultati della stagione calcistica 1946/1947.<br><br>Per l’Antitrust «anche il riferimento al bacino d’utenza dei club, previsto dalla normativa del 2008, non risulta direttamente riferibile al risultato sportivo, visto che il numero di spettatori cui può fare affidamento una società di calcio sfugge alla logica meritocratica. È dunque necessario rivedere l’opportunità di mantenere tale criterio di ripartizione, o quanto meno di limitarne ulteriormente l’incidenza rispetto a quello che premia i risultati». «I profitti di una società sportiva - sottolinea l’Autorità - dipendono dalla competitività dei concorrenti: un evento sportivo ha infatti una maggiore attrattiva quando c’è equilibrio tecnico tra le squadre e quindi incertezza sul risultato. Pertanto, la remunerazione del merito sportivo agevolerebbe il conseguimento dell’equilibrio tra i partecipanti alle competizioni e stimolerebbe gli investimenti nello sport anche da parte di nuovi entranti. Nella situazione attuale, poiché la quota delle risorse viene allocata secondo criteri che premiano in buona parte la storia e la notorietà di un club, gli investimenti volti a sviluppare club minori per portarli a competere ad armi pari non trovano adeguata remunerazione in tempi ragionevoli».<br><br>A parere dell’Antitrust «occorre inoltre individuare un soggetto terzo, diverso dalla Lega Calcio, che proceda alla ripartizione delle risorse economiche derivanti dalla vendita dei diritti Tv, per garantirne una maggior equità e imparzialità. La Lega, in quanto composta da organi in cui siedono esponenti delle singole squadre, non rappresenta infatti il soggetto nella posizione migliore per dettare le regole di ripartizione delle risorse, posto che talune società potrebbero trovarsi nella condizione di influenzare a loro vantaggio tali scelte. La ripartizione dei proventi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi, indipendentemente dallo specifico meccanismo di commercializzazione adottato, dovrebbe, quindi, essere effettuata da un soggetto avulso dagli interessi economici delle società di calcio, e realizzata nell’ottica di garantire la necessaria flessibilità e competitività dell’intero sistema calcistico».<br><br>C1007650adm001adm001galliani.jpgSiNclamoroso-diritti-tv-l-antitrust-boccia-la-lega-troppi-vantaggi-alle-big-1011797.htmSi100075701,02,03030278
1271011750NewsCampionatiTorino, non basta essere spumeggianti: anche la Roma ti punisce20130415155842serie a, torino, romaDal nostro inviatoNella disamina della partita di campionato Torino - Roma si sono evidenziati due aspetti fondamentali: un Torino che perde non di sola sfortuna e una Roma concreta e decisa a vincere per migliorare la sua classifica che possa aprirle le porte dell’Europa. I granata di Ventura si sono presentati in campo con l’ormai collaudato modulo 4-2-4, con Darmian, Glik, Ogbonna e Masiello sulla linea di difesa, Vives e Gazzi a centrocampo e con Bianchi e Meggiorini in attacco, supportati da Cerci e Santana. Questa per Ventura è, almeno al momento, la migliore formazione del Toro anti Roma, tenuto conto delle assenze di Basha (squalificato) e degli infortunati Brighi e Birsa. La Roma di Andreazzoli, invece, in vista della partita di mercoledì prossimo in Coppa Italia, ha lasciato inizialmente in panchina capitan Totti, Marquinhos, Fiorenzi, Teodoridis e Destro, mentre De Rossi è ancora fuori a causa del mancato recupero dopo l’infortunio alla caviglia. I giallorossi sono scesi in campo all’Olimpico di Torino con Osvaldo (ripresentatosi titolare a tempo pieno dopo oltre 40 giorni) e con Lamela, Dodò, Perrotta e Pjanic a supportarlo in tutte le iniziative d’attacco. La cronaca mette in luce un iniziale gioco d’affondo da parte delle due squadre che esprimono subito la volontà di volersi superare. Al 22’ Roma in vantaggio. Balzaretti s’invola sulla sinistra e crossa per la testa di Osvaldo che mette in rete sul palo lontano di Gillet. Per Osvaldo è il dodicesimo gol stagionale, il più alto da quando gioca in Italia. Il Toro, pungolato da questo svantaggio immeritato, attacca con azioni veementi e coglie un palo con Cerci al 28’. L’ex fiorentino è l’autentica spina nel fianco nella retroguardia giallorossa, che stenta a tenerlo a freno. Egli è l’emblema di un Toro caparbio che non ci sta a perdere in nessuna occasione. Al 31’, infatti, ecco il Toro che pareggia con Bianchi, il quale approfitta di un’indecisione nell’area piccola di Burdisso e colpisce il pallone con irruenza tale da gonfiare la rete difesa da Stekelemburg. Al 9’ della ripresa la Roma sostituisce Pjanic (un po’ incolore la sua prova) con Totti che inaugura la sua 530esima gara. Ma il Toro continua ad attaccare a testa bassa proprio come fanno i tori di razza, volitivo e impetuoso, ma, purtroppo, gli manca il gol che talora sfiora anche per un soffio. Come al 13’, quando il solito Cerci parte da metà campo in dribbling e, dopo aver seminato un nugolo di avversari, piazza il suo tiro che Stekelemburg devia sulla traversa. Ma il calcio, si sa, è talora crudele. E dal possibile gol mancato del Toro si passa al raddoppio romanista. Al 15’, infatti, Lamela infila di sinistro dal limite il secondo gol per la Roma. Splendido e ammirevole il suo gesto tecnico, ma cosa faceva la difesa del Toro? La partita termina sotto i continui e forsennati attacchi del Torino che vorrebbe un pareggio che non arriva, neanche dopo che Ventura ha messo in campo forze fresche in una giornata di primavera dalle decise temperature estive. Bello l’applauso finale del popolo granata che, pur nell’amarezza d’aver perso la partita, hanno tributato un simbolico “grazie lo stesso” alla sua squadra. E, in estrema sintesi, possiamo dire che adesso per il Torino si prospetta la sofferenza di non sapere fino all’ultimo se sarà salvo da ogni pericolo di restare in Serie A, mentre la Roma torna a casa entusiasta del suo quinto posto in classifica che la fa sperare in una sua partecipazione europea. Il Toro dovrà giocare le prossime partite con maggiore acume, facendo molta attenzione soprattutto nella fase di interdizione e di non possesso palla. C’è assoluto bisogno di limitare ulteriori sconfitte. Fiorentina, Juventus e Milan l’attendono al varco fin dalle prossime gare, mentre Genoa, Chievo e Catania segneranno la fine delle partite granata della stagione 2012’13. Già da molte partite i granata di Ventura hanno trovato il gioco, ma non i risultati. Il tempo adesso stringe e, come tale, è opportuno pensare al sodo e raccogliere punti. Comunque sia!<br><br>Salvino Cavallaro <br><br><br>C1007650FL0711FL0711rolando-bianchi.jpgSiNtorino-non-basta-essere-spumeggianti-anche-la-roma-ti-punisce-1011750.htmSiT1000099100451001,02,03030280
1281011734NewsCampionatiSerie A, c`era una volta il campionato più bello del mondo20130414181557serie aC’era una volta il campionato più bello del mondo C’era una volta il campionato più bello del mondo: quello italiano. Dopo l’eliminazione di Juventus e Lazio, uniche squadre italiane rimaste a concorrere a livello europeo, si traccia il bilancio amaro di un calcio che al cospetto delle grandi potenze del pallone europeo risulta declassato a causa di una ormai perniciosa crisi economica nazionale, capace di penalizzare anche quel settore che fino a pochi anni fa sembrava essere indenne da ogni scossone economico. Sembrava un mondo a parte e, se ancora oggi per certi aspetti lo è, non è più in grado di stare al passo con gli investimenti delle grandi società europee. E così, dai e dai, come spesso succede quando si “munge” troppo, ecco che scarseggiano i fondi anche a causa delle tasse che colpiscono tutti e tutto. In un altro articolo ci siamo allineati alla tesi di Antonio Conte che, dopo l’amara sconfitta della Juventus contro il Bayern Monaco, ha dichiarato che a causa di problemi economici, ci vorranno ancora quattro o cinque anni prima che una squadra italiana possa vincere una coppa in Europa e ritornare ai fasti di un tempo. Pensiamo che l’allenatore della Juventus abbia messo il dito sulla “piaga” del pallone italiano di oggi a livello di società. Tuttavia, riteniamo importante fare una riflessione che ci sembra utile per sviscerare un tema davvero importante. C’è una logica economica e gestionale che è da sempre valida per tutti. Si tratti di Pubbliche Amministrazioni, di Aziende e anche della semplice gestione delle normali famiglie. Quando c’è maggiore liquidità e quindi maggiori introiti, si tende giustamente a investire nella consapevolezza che, se si sbaglia, ci si può rifare reinvestendo nuova liquidità. Quando invece scarseggiano fondi e denaro disponibile, è necessario non sbagliare (o sbagliare meno possibile) per non dilapidare il proprio portafoglio. Naturalmente, lungi da noi il pensiero di dare lezioni di economia che non ci compete nel modo più assoluto ma, in una chiara e semplice sintesi, vogliamo evidenziare certi sperperi che il calcio italiano ha fatto in questi ultimi anni. E, riferendoci particolarmente alla Juventus che da due anni rappresenta il meglio del calcio italiano, vogliamo porre l’accento su un fatto importante. Pur non disconoscendo le attuali difficoltà economiche in cui il nostro Paese è piombato da qualche tempo, riteniamo che negli ultimi anni la società bianconera abbia sbagliato alcuni importanti investimenti che l’hanno portata a sperperare circa 80 milioni di euro. Non sono bruscolini e non sono pochi per nessuna società al mondo. Non si possono dimenticare gli acquisti sbagliati di Felipe Melo prelevato a peso d’oro dalla Fiorentina, dell’uruguaiano Andres Martinez acquistato dal Catania a fior di milioni di euro, del serbo Milos Krasic considerato un sicuro campione, Mauricio Isla e in parte Kwadwo Asamoah (che stenta a mantenere certe promesse iniziali), Sebastian Giovinco, prima ceduto al Parma e poi riacquistato per 15 milioni di euro. E, più vicino ai nostri giorni, ancora il danese Nicklas Bendtner e il francese Nicolas Anelka che percepisce uno stipendio di 1 milione e 200 mila euro. Tutto questo, che senso ha? Certo, questi errori non possono essere imputati soltanto alla nuova gestione dirigenziale formata da Andrea Agnelli e Beppe Marotta ma, in gran parte, è giusto addebitarli a coloro i quali dopo lo sconquasso di calciopoli hanno operato per la Juventus d’allora: vero signor Jean-Claude Blanc? Questo, fermo restando la duttilità e l’indiscutibile lungimiranza della Juventus che è stata capace d’investire a beneficio della struttura dei campi di Vinovo, dello Juventus Stadium, dell’Area 12 e nell’acquisto dei terreni della Continassa, (l’area edificabile che si trova accanto allo Juventus Stadium, dove tra qualche anno sorgerà il campo d’allenamento della Prima Squadra e la Sede bianconera).&nbsp; Quindi, in buona sostanza, riteniamo che la Juventus debba certamente fare riferimento a un calcio italiano che risente della crisi economica che investe il nostro Paese ma, al contempo,&nbsp; riteniamo che non si possono disconoscere alcuni errori di valutazione nell’investire su giocatori che dopo averli strapagati non hanno più avuto nessuna richiesta di mercato. In fondo, sbagliare nell’investire può anche starci, ma perseverare com’è successo in passato in casa bianconera, rischiando di far piangere le proprie casse aziendali, non è consentito. In questo, Bayern Monaco, Real Madrid e Barcellona ci sono superiori. E, almeno per il momento, si vede!<br><br>Salvino Cavallaro <br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>FL0711FL0711galliani.jpgSiNserie-ac-era-una-volta-il-campionato-piu-bello-del-mondo-1011734.htmSi100451001,02,03030279
1291011701NewsCampionatiIl calatino Sampirisi: «Occhio al Catania, squadra che gioca a memoria. A noi serve la zampata decisiva per metterci al sicuro»20130412115152samnpirisi, chievo, genoa, genova, verona, seymour, corini, maran, catania, pulvirentiA Verona sto benissimo. Spero di trovare più spazio d`ora in avanti.<div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">&nbsp;Contattato in esclusiva dalla redazione de ILCALCIO24, il giovane terzino siciliano del Chievo classe 1992, ci parla della delicata sfida di domenica pomeriggio contro gli etnei e del suo futuro.<br>&nbsp;<br>Come va affrontato questo Catania? "I rossazzurri giocano a memoria, esprimono un bel calcio, sono davvero un'ottima squadra ben messa in campo da mister Maran. Tra l'altro i calciatori etnei si conoscono bene perchè da diversi anno giocano insieme. Dobbiamo stare attenti e cercare di imporre il nostro gioco, senza tuttavia scoprirci. Loro sono molto insidiosi nelle ripartenze veloci. Per noi la vittoria significherebbe fare un significativo passo in avanti verso la salvezza".</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">Come ti trovi a Verona? "La città è bellissima, la società è molto seria. Anche con mister Corini e con i compagni mi trovo splendidamente. Mi spiace solo che in questo momento delicato sto trovando poco spazio, soprattutto perchè Frey sta vivendo un momento di ottima forma e garantisce maggiore esperienza al mister. Spero di giocare di più d'ora in avanti, io continuerò ad allenarmii dando sempre il massimo, e cercherò di farmi trovare sempre pronto dal mister, qualora decidesse di impeigarmi".</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">A fine anno quale sarà il destino di Mario Sampirisi, cresciuto nell'Us Aldini Bariviera prima di passare al Milan a 16 anni? "A gennaio, sono arrivato al Chievo dal Genoa di Preziosi con la formula del prestito con diritto di riscatto della metà. Quindi è ancora presto per capire se rimarrò a Verona o tornerò a Genova, non dipende da me. Io mi trovo bene qui nella società clivense e in questa città, ma anche nel capoluogo ligure stavo benissimo e ho ottimi rapporti con la società, con i compagni di squadra e con i tifosi".</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify">Da siciliano, o meglio, da catanese, hai mai pensato di giocare con la maglia rossazzurra? "Sono andato via da bambino, ma sono legatissimo alla Sicilia, alla mia Caltagirone e al capoluogo etneo. E' ovvio che mi piacerebbe indossare la casacca rossazzurra. Diversi colleghi che hanno giocato in questi anni nel Catania, ad esempio Felipe Seymour, mi parlano benissimo della società etnea e di tutto l'ambiente. In Sicilia potrei anche contare sull'affetto dei miei amici e parenti. Chissà, un giorno, se dovesse arrivarmi una chiamata dal club del presidente Pulvirenti".</div><div align="justify">&nbsp;</div><div align="justify"><br>&nbsp;</div>C1007650ivomesivomessampirisi.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-sampirisi-chievo-e-catania-1011701.htmSiT1000014,T1000028100075401,02,03,04,07,090301542S
1301011678NewsCalciomercatoCalciomercato Juventus, Vidal sarà il sacrificato 20130411121811juventus, vidalCome riporta La Gazzetta dello SportCome riporta La Gazzetta dello Sport, oltre a Llorente, la Juve dovrà ingaggiare un centravanti di prima fascia e un altro attaccante di spessore, persino a costo di sacrificare una colonna come Vidal.<BR>Il salto di qualità solo se arriva la grande punta.<BR>Per un’ora alla pari, nonostante le assenze pesantissime di Lichtsteiner e Vidal. Juve in gara coi vicecampioni d’Europa sia a livello di organizzazione sia sotto il profilo dell’intensità. Ma se quando porti la palla là davanti poi non arriva il guizzo, allora oltre un certo livello non vai, gli altri mettono la freccia e ti salutano. È ciò che Conte va dicendo da tempo: organizzazione, compattezza e atteggiamento competono al tecnico, ma per alzare la posta servono i «carichi pesanti», i fuoriclasse, gli specialisti.<br><br> Non una, ma due punte... È una questione di semplice qualità. Il doppio confronto con il Bayern non può non aver tolto ogni dubbio ai vertici della Juve: bisogna intervenire pesantemente in attacco. E forse, a prescindere da Llorente, non basta un solo innesto. Servono due grandi punte: un top player e un giocatore di livello appena inferiore, magari un giovane già con grandi prospettive. A costo di sacrificare un big fra quelli con maggiore mercato.<br><br> Vidal? Sì, anche Vidal se necessario, considerato che Pogba ha definitivamente dimostrato di essere pronto per i palcoscenici più prestigiosi. E allora occhi aperti sui fronti Higuain, Benzema, Suarez, Tevez e Ibrahimovic per quanto riguarda le carte sicure. E a seguire le piste giovanissime che portano a Jovetic, Muriel e Sanchez.<br><br> Solo ritocchi invece negli altri reparti: prima fare cassa con i vari Quagliarella, Matri, anche Giovinco e De Ceglie; quindi andare a caccia di un vice Pirlo (Verratti su tutti), di un difensore di prospettiva e magari anche di una punta esterna (se Pepe non si riprende) per consentire a Conte più soluzioni tattiche (le tre punte o il «rombo»), cosa ai limiti dell’impossibile con l’attuale rosa. <br><br>C1007650adm001adm001vidal.jpgSiNjuventus-vidal-sara-il-sacrificato-1011678.htmSiT1000007100075701,02,03,06030547
1311011631NewsCampionatiL`ex portiere Alberto Fontana analizza per noi l`evoluzione dei palloni: «Buffon ne sa qualcosa»20130409155999alberto fontana«Quanto è importante nel calcio moderno l`uso dei palloni continuamente rielaborati e quanto penalizzano i portieri?« Da una ricerca-inchiesta sul tema specifico con la consulenza tecnica dell`ex portiere Alberto Fontana. Dopo il rocambolesco gol subito da Gigi Buffon nella partita di Champions League contro il Bayern, e nel continuo assistere alle difficoltà sempre maggiori dei portieri nel bloccare la palla, ci siamo chiesti se il problema è di natura tecnica o, piuttosto, del continuo cambiare il peso e la struttura del pallone stesso. Diciamo subito che ci sono due tipi di palloni ufficiali: uno destinato al Campionato di calcio italiano e l’altro alla Champions League. Il nuovo pallone originale utilizzato ufficialmente nell’attuale Campionato italiano 2012’13 si chiama Nike Maxim Hi –Vis. La sua grafica geometrica è molto decisa e l’abbinamento dei colori è capace di creare durante il gioco, un forte effetto di bagliore con bordi netti anche in condizioni di scarsa visibilità, migliorandola in modo importante. Ma ci sono altri vantaggi con questo nuovo pallone: il rendimento in PU (plastica poliuretanica) con micro scanalature, che stabilizza il volo della palla aumentandone l’efficacia e l’accuratezza, la schiuma ad azoto espanso flessibile e reticolata, per una sensibilità costante in qualsiasi condizione atmosferica, lo strato esterno in gomma strutturata per maggiore potenza e velocità e, infine, il rinforzo in poliestere che migliora la struttura e la stabilità del pallone. <BR><BR>In Champions League, invece, da febbraio 2013 e con gli inizi degli ottavi di finale, la UEFA ha ufficializzato l’uso esclusivo di “Finale Wembley”, il nuovo pallone ufficiale svelato da Adidas che accompagnerà le squadre fino alla finale in programma il 25 maggio a Wembley. All’interno dell’iconico design a stella del nuovo pallone europeo, compaiono gli anni in cui sono state giocate le precedenti finali oltre a quella di quest’anno 2013. Adidas ha una lunga storia legata allo sviluppo di palloni, essendo fornitore ufficiale per i massimi eventi UEFA e FIFA dal 1970. Il Finale Wembley è il ventesimo pallone ufficiale prodotto per la Champions League ed è dotato di camera d’aria in gomma butilica per una tenuta ottimale. I palloni FIFA Approved misura 5, devono avere un peso compreso tra 420 e 445 grammi, mentre i palloni FIFA Inspected misura 5, devono pesare tra i 410 e 450 grammi. Circonferenza, sfericità, rimbalzo, perdita di pressione, assorbimento dell’acqua e peso specifico devono avere determinate caratteristiche imposte dall’UEFA.<BR><BR>&nbsp;Tuttavia, per spronarci a una miglior ricerca e approfondimento sul tema specifico, ci siamo chiesti tante volte se certe caratteristiche imposte dagli organi federali vadano più incontro a interessi di tipo economico - commerciale e di sponsor, piuttosto che ai reali vantaggi per un calcio migliore dal punto di vista tecnico. Più di una volta abbiamo visto portieri in difficoltà per la traiettoria della palla che, dopo il tiro dell’avversario, assume un cambio improvviso di direzione non certamente dovuto soltanto al tiro ad effetto. Per questo vogliamo approfondire questo tema d’attualità che si propone interessante sotto l’aspetto squisitamente culturale. E per meglio sviscerare i segreti del ruolo del portiere e dei suoi eterni problemi legati a gol che si sarebbero potuti evitare, ci siamo avvalsi della consulenza tecnica e dell’esperienza di Alberto Fontana detto Jimmy che è stato per lunghi anni portiere professionista.<BR><BR>Alberto Maria Fontana è nato a Torino il 2 dicembre del 1974 ed è stato portiere dell’Aosta, Voghera, Verona, Reggiana, San Donà, Pistoiese, Roma, Palermo, Torino e Novara. Da poco ha chiuso la sua carriera sul campo e dopo aver superato l’esame per diventare Agente FIFA, si accinge a occupare un ruolo che ha sempre sperato di ricoprire fin da quando era più giovane. Ultimamente è stato invischiato nello scandalo del calcio scommesse, ma a seguito del suo ricorso, il Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport (TNAS) ha sentenziato la sua estraneità alla presunta combine del match di Coppa Italia Chievo – Novara del 2010 finita con la vittoria del Chievo per 3 a 0. Pertanto, la squalifica di tre anni e sei mesi ricevuta in primo grado e confermata dalla Corte di Giustizia Federale, è stata annullata. Per Jimmy Fontana sono stati 5 mesi d’angoscia, mesi emotivamente terribili per una persona come lui che è veramente speciale sotto il profilo umano. <BR><BR>Ciao Jimmy, come stai?<BR>“Bene. Dopo aver chiuso con il calcio giocato, proseguo la mia attività didattica nella mia scuola portieri “Fontana – Accorsi”. Poi sto aspettando l’esito dell’esame che ho sostenuto per Agente FIFA e conto di iniziare presto la mia nuova attività”.<BR><BR>Come spieghi il primo gol che Gigi Buffon ha subito contro il Bayern, all’Allianz Arena Stadium?<BR>“E’ uno di quei gol in cui un portiere non può fare assolutamente nulla. E’ dal 2007-2008, anno in cui c’è stato l’avvento del pallone unico, che facciamo presente i benefici per chi calcia il pallone e non per chi sta in porta. E’ l’eterno problema dei nuovi palloni, che quando sono calciati di collo pieno assumono, all’ultimo momento una traiettoria ingannevole per il portiere, soprattutto se il tiro arriva da lunga distanza”.<BR><BR>Allora sostieni che nel calcio moderno sia questa una delle cause che penalizzano i portieri?<BR>“Questa è una cosa acclarata, nel senso che anche il presidente della FIFA Blatter è stato molto chiaro. Il pallone unico è stato creato per il calcio spettacolo e per fare tanti gol. D’altra parte l’essenza del calcio è il gol e non il cercare di neutralizzarlo. E chi pensa che i portieri sbaglino di più rispetto a prima, non tengono realmente conto di questo importante problema, e cioè che i palloni di adesso assumono traiettorie che, talvolta, lasciano di stucco anche i più bravi portieri”.<BR><BR>Pensi che questi continui restyling del pallone di calcio, vadano soltanto a beneficio economico degli sponsor?<BR>“Vanno sicuramente a beneficio del gioco perché, secondo la FIFA, questi palloni producono più gol rispetto a prima e quindi maggiore interesse e introiti. Poi, esistono certamente gli interessi legati al marketing e alle case costruttrici, come ad esempio la Nike che fornisce i palloni per la Serie A, Puma che invece dà i palloni per la Serie B e Adidas che li dà alla Champions League. I proventi sono distribuiti nei vari settori ”.<BR><BR>Per finire Alberto, due giudizi sulle squadre torinesi. Intanto, cosa pensi del Torino di oggi?<BR>“Penso già da un paio di mesi che il Toro si salverà e che questo sia un anno di transizione per migliorarsi nel prossimo futuro”.<BR><BR>Pensi che la Juve possa fare la remuntada di Champions contro il Bayern?<BR>“Penso che sia un’impresa impossibile, anche se la Juve in casa esprime un ottimo calcio. Purtroppo all’Allianz Arena Stadium di Monaco, i bianconeri sono incappati in una brutta serata e adesso penso che la rimonta sia davvero difficile”.<BR><BR>Ma in definitiva, cosa manca a questa Juve per essere di nuovo competitiva in Europa?<BR>“Alcuni giocatori in grado di avere l’esperienza del calcio europeo. La Juve, in Italia, ha dimostrato di essere prima nella spettacolarità del gioco. Ma in Europa, è tutta un’altra cosa”.<BR><BR>Salvino Cavallaro <BR><BR>C1007650FL0711FL0711fontana.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-alberto-fontana-analizza-per-noi-l-evoluzione-dei-palloni-buffon-ne-sa-qualcosa-1011631.htmSiT1000007,T1000026,T1000027,T1000017,T1000014,T1000012,T1000018100451001,02,03,060301210S
1321011627NewsCampionatiLazio, Petkovic: «Vorrei più giocatori»20130409035137lazio, petkovic«Siamo lontani dal terzo posto, ma non è ancora irrecuperabile«"Siamo lontani dal terzo posto, ma non è ancora irrecuperabile. Noi faremo di tutto per raccogliere questi punti che ci possono avvicinare al terzo posto. Questa partita si doveva chiudere prima, ma quando si sbaglia un rigore c'è un contraccolpo anche psicologico". E' il pensiero di Vladimir Petkovic, tecnico della Lazio che - ai microfoni di Mediaset Premium - ha commentato il pareggio contro la Roma.<br><br> Giocare con un uomo in meno sta diventando una cattiva abitudine...<BR>"Ci siamo abituati e cominciamo a prendere le misure anche in dieci! Spero che non succederà più..."<br><br> Quanto è difficile essere concentrati su tre fronti?<BR>"Per farlo ci vorrebbe qualche giocatore in più e non avere così tanti infortuni. Noi vogliamo fare bene su tutti i fronti. La preoccupazione maggiore è che giovedì mancheranno due giocatori e lunedì prossimo ben tre".<br><br> Klose non è al 100%?<BR>"Sicuramente, si vedeva che non giocava da due mesi".<br><br> L'errore di Hernanes ha più caricato i giocatori della Roma o demoralizzato la Roma?<BR>"Entrambe le cose, anche se dopo il rigore sbagliato non ho visto grandi occasioni della Roma. Peccato per l'espulsione, anche se non so se ci fosse il primo giallo su Biava". <br><br>C1007650adm001adm001petkovic.jpgSiNlazio-petkovic-vorrei-piu-giocatori-1011627.htmSiT1000018100075701,02,03030507
1331011595NewsCampionatiBologna-Torino, spettacolo e paura di non perdere 20130407144352bologna, torino“Nessuna notte e così profonda da impedire al sole di nascere”“Nessuna notte e così profonda da impedire al sole di nascere”. Tante volte ci è capitato di fare riferimento a questa metafora per significare che nel calcio, come nella vita, fino al termine non è mai detta l’ultima parola. Questa premessa per presentare la partita Bologna – Torino, attraverso un’analisi concreta dei fatti avvenuti in campo. Doveva essere la partita in cui le due squadre non dovevano e non potevano perdere per consolidare una classifica che non è propriamente tranquilla. E così è stato. Il risultato di 2 a 2 tra Bologna e Torino sintetizza il pensiero filosofico di fare punti a ogni costo, che si è materializzato poi anche in virtù delle occasioni e del gioco espresso dalle due squadre. Il Bologna trovatosi inaspettatamente in svantaggio a causa del gol di Barreto, non ha reagito subito con forza e veemenza. Il Torino, invece, ha avuto il merito di non chiudersi aspettando l’avversario, ma ha fatto il proprio gioco in maniera costruttiva. Era dalla partita di Udine, proseguita poi a Cagliari e Parma e continuata in casa contro il Napoli, che l’emorragia di partite perse in maniera rocambolesca, fosse inarrestabile per il Torino di Ventura. Sembrava quasi una iattura, un’inspiegabile scherzo del destino che volesse il Toro perdente in malo modo proprio negli ultimi minuti della partita. Questa volta, invece, la fatalità ha premiato i granata che, quasi a tempo scaduto ha pareggiato con Bianchi una partita che se l’avesse persa, sarebbe sicuramente stata una beffa. E siccome spesso sosteniamo che nulla è dato al caso, ci sentiamo di fare un plauso a mister Ventura e ai suoi ragazzi per aver preparato in settimana una partita che, visto il cipiglio e l’atteggiamento mentale dimostrato a Bologna, si voleva vincere e sicuramente non perdere. Questo è stato un messaggio concreto che fin dall’inizio i granata hanno dato ai rossoblù di Pioli, il quale dalla panchina si sgolava a incitare i suoi ad un maggiore impegno. L’avrà anche urlato negli spogliatoi in maniera decisa, il mister rossoblù, tanto è vero che in apertura di ripresa la squadra è apparsa migliorata sotto l’aspetto dell’atteggiamento. Così il Bologna, prima pareggia con Kone che schiaccia di testa in rete un cross dalla sinistra di Morleo, e poi raddoppia con Guarente a quattro minuti dal termine grazie a un potente tiro di sinistro dal limite dell’area, sul quale Gillet nulla può fare. E, anche se per un attimo abbiamo pensato che sul Toro aleggiassero i soliti maledetti fantasmi degli ultimi minuti, ci siamo ricreduti in fretta grazie alla reazione propositiva di un Torino che, pungolato nell’orgoglio, ha saputo reagire con grinta e determinazione siglando il meritato pareggio con Bianchi. Bella, dunque, la partita nella sua interezza, interessante il gioco prodotto dalle due squadre che, per certi aspetti, si somigliano sotto l’aspetto dell’atteggiamento mentale. Nel calcio, in fondo, non sempre si assiste a match in cui il desiderio della suddivisione della posta in palio produca spettacolo, emozioni e gioco a viso aperto. In Bologna Torino, questo è avvenuto.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL07111458879-34ad6442743e8dcc8db85af4fefe6858.jpgSiNbologna-torino-spettacolo-e-paura-di-non-perdere-1011595.htmSiT1000020,T1000099100451001,02,03,08030340
1341011582NewsCampionatiFiorentina-Milan, le pagelle. Top Viviano e Montolivo. Flop Tagliavento20130407142517serie a, fiorentina, milanLa nostra redazione giudica raramente gli arbitraggi, ma ci sono volte che non si può fare a menoMatch ore 12.30.<BR><BR>Finale&nbsp;2-2: 14' Montolivo (M), 65'&nbsp;Flamini (M), 66' Ljajic rigore, 73' Pizarro&nbsp;rigore&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<BR><BR>ammoniti: Cuadrado, Aquilani, Roncaglia, Montolivo, Muntari, Nocerino, Balotelli&nbsp; espulsi: Tomovic<BR><BR>Fiorentina (3-5-2): Viviano 6.5; Roncaglia 6, Savic 5.5 (30' Compper 6), Tomovic 5; Cuadrado 5, Aquilani 5.5, Borja Valero 5.5, Pizarro 6, Pasqual 5.5; Jovetic 5 (45' Romulo 5.5), Ljajic 6 (36' st Migliaccio s.v.). A disp.: Neto, Sissoko, Lupatelli, Larrondo, Llama, Wolski, Bernardeschi, Toni. All. Montella 6<BR><BR>Milan (4-3-3): Abbiati 6; Abate 6, Mexes 6, Zapata 6, De Sciglio 6; Flamini 6.5 (33' st Niang s.v.), Montolivo 6.5, Muntari 5.5&nbsp;(1' st Nocerino 5.5); Boateng 6 (39' st Pazzini s.v.), Balotelli 5, El Shaarawy 5.5. A disp.: Amelia, Gabriel, Robinho, Nocerino, Constant, Bojan, Bonera, Yepes, Antonini, Zaccardo. All. Allegri 6<BR><BR><STRONG><EM>Top Fiorentina</EM></STRONG><BR><BR>Viviano: evita in alcune circostanze di subire un passivo maggiore.<BR><BR><STRONG><EM>Flop Fiorentina</EM></STRONG><BR><BR>Jovetic: se non è in forma è meglio che non giochi.<BR><BR><STRONG><EM>Top Milan</EM></STRONG><BR><BR>Montolivo: non sente il peso del match.<BR><BR><STRONG><EM>Flop Milan</EM></STRONG><BR><BR>Balotelli: da lui ci si aspetta di più, l'ammonizione gli costerà il Napoli.<BR><BR><BR>Tagliavento 3: la nostra redazione giudica raramente gli arbitraggi, ma ci sono volte che non si può fare a meno di dare un giudizio. Certi arbitri vanno fermati. Il resto incommentabile.<BR><BR>C1007650adm001adm00120120419_sj.jpgSiNserie-a-fiorentina-milan-le-ultimissime-sulle-formazioni-ufficiali-pagelle-top-flop-risultato-marcatori1011582.htmSiT1000024,T1000027100075501,02,03,07,080301057
1351011527NewsCampionatiWest, Martins e Luciano: quando la carta d`identità è un mistero20130405122638west, martins, lucianoCome riporta Come riporta calciomercato, una prassi che si ripete con grande puntualità. Taroccare la propria carta d'identità per sfondare nel calcio che conta o staccare assegni millionari. Ha destato sicuramente scalpore la rivelazione del presidente del Partizan Belgrado su Taribo West, ex centrale di Inter e Milan. Il difensore nigeriano avrebbe barato, è di ben 12 anni: qualche sospetto già aleggiava in passato, ma l'indiscrezione ha veramente del 'clamoroso'.<BR><BR>Come non ricorda anche l'episodio di Luciano: affermatosi come 'Eriberto' nel Chievo dei miracoli di Del Neri, per poi svuotare il sacco e rivelare la sua vera identità. Sono soprattutto gli africani a fare i 'furbetti'. Nel corso degli anni molti sospetti ha destato l'età anagrafica dell'ex interista Martins, preceduto da Weah, Yeboah e Abedì Pelè. Paradossale la storia di quest'ultimo, vecchia conoscenza del calcio italiano con la maglia del Torino: il suo primo club, pur di farlo trasferire in Europa, lo spacciò addirittura per maggiorenne quando aveva ancora 16 anni... Barare, sì, anche con fantasia.<BR><BR>C1007650adm001adm001west.jpgSiNwest-martins-luciano-quando-la-carta-d-identita-e-un-mistero-1011527.htmSiT1000026,T1000027,T1000028100075701,02,03,07030688
1361011519NewsCampionatiIl Coni e la Chiesa, due istituzioni al servizio degli altri20130404200640coni, chiesaC’è un concetto filosofico interessante C’è un concetto filosofico interessante che si propone in maniera insistente in questi ultimi tempi: “Mettere il proprio Potere al servizio degli altri”. Non è fantascienza o fantapolitica e non è neppure illusionismo o utopia. Per molti lustri abbiamo sentito fare simili promesse soprattutto in ambito politico, più per acquisire consensi sugli interessi di parte che per reali convincimenti di operare per il bene degli altri. Il risultato era sempre deludente, da presa in giro, da sonora bugia, da aggiramento. Un qualcosa sbandierato dall’uomo soltanto a parole e con immancabili risultati fatui, evanescenti che, all’atto pratico, sfociavano in grossolane sceneggiate recitate dai soliti millantatori di turno. Oggi, sotto l’esempio concreto di Papa Francesco e del neo Presidente del Coni Giovanni Malagò, c’è una maggiore presa di coscienza capace d’incrementare l’aprirsi di nuovi orizzonti e di significare un mondo migliore, più attento all’etica e a certi valori essenziali della vita. Insomma, uno squarcio di luce in un cielo sempre plumbeo. Finalmente, sembra davvero che alle parole possano seguire i fatti, con coerenza e concretezza. Chiesa e Sport uniti, forse casualmente, in un connubio perfetto, fatto di progressismo e modernità nel desiderio d’instaurare sani principi che vadano a beneficio dell’etica e a favore dei bisogni dell’uomo. Di Papa Francesco e dei suoi esempi significativi nel dare un’impronta moderna e progressista alla Chiesa Cattolica di oggi, abbiamo lungamente parlato in altre precedenti occasioni. Ma, di quanto sta facendo il neo presidente del Coni Giovanni Malagò, sembra passare tutto in sordina. Fin dal primo giorno della sua inaspettata elezione, la più alta carica dello sport italiano ha manifestato il suo diniego a tutto ciò che è rappresentato dal “protocollo” e le prassi istituzionali da seguire. Un qualcosa di casualmente simile a quella che è la conduzione ecclesiale di Papa Francesco. Giovanni Malagò è un uomo semplice, dai sani principi umani. E, a questo proposito ci piace ricordare che, dopo avere appreso della sua inaspettata elezione a Presidente del Coni, Malagò ha lasciato di scatto la sua postazione intorno al tavolo delle alte cariche dello sport italiano, per correre incontro alle sue due figlie e abbracciarle con particolare e duratura intensità, rendendo evidente il desiderio profondo di condividere la sua gioia con i suoi affetti più cari. Non è un film e neanche una favola, ma più semplicemente un momento di chiara umanità che va oltre ogni logica istituzionale spesso ammantata d’ipocrisia. Sono atteggiamenti nuovi, sicuramente inusuali, ma capaci di emozionarci per il suo essere così affettivamente profondi, entrare dentro l’anima e farci riflettere su certe manifestazioni spontanee di vita che nascono proprio da chi ha maggiore visibilità nel dare l’esempio da seguire. Un po’ come dire che anche nelle segrete stanze del Potere batte un cuore che è simbolo di umanità, di un atteggiamento nuovo, di un esempio di umiltà che vuole accorciare quel gap apparentemente abissale, che c’è sempre stato tra alte cariche istituzionali e la gente comune. E, a riprova di quanto detto, apprendiamo che in questi giorni il Presidente Giovanni Malagò si è abbassato lo stipendio, dichiarando al contempo di volere aiutare le Associazioni Sportive. Un gesto e una dichiarazione esemplare, alla quale non siamo davvero abituati. Sì, cari amici lettori, avete capito bene! Il Presidente del CONI ha deciso di rinunciare al suo stipendio di 90 mila euro netti l’anno, per aiutare le Associazioni Sportive sprovviste di fondi. “Noi presidenti federali non riceviamo alcuna indennità, ma solo un gettone per le riunioni. Sarebbe ipocrisia pura acquisire anche lo stipendio”, ha dichiarato Malagò. E, a chi pensa malignamente che questi gesti siano diventati una moda che enfatizza il populismo per avere un tornaconto gratuito di simpatie, noi invece diciamo che certi esempi di sano vivere sociale sia il frutto d’intelligenza e sensibilità non comune, capace di far maturare il mondo e collocarlo in una vita più qualitativa sotto l’aspetto umano. <br><br> Salvino Cavallaro<BR><br><br>C1007650FL0711FL0711papa.jpgSiNil-coni-e-la-chiesa-due-istituzioni-al-servizio-degli-altri-1011519.htmSi100451001,02,03030143
1371011494NewsCalciomercatoCalciomercato Inter, l`obiettivo è Vilhena del Feyenoord20130404125536inter, vilhenaSecondo Sky SportSecondo Gianluca Di Marzio, giornalista di Sky Sport, il nuovo obiettivo dei neroazzurri sarebbe un giovanissimo: Tonny Vilhena.<BR><BR>Tonny Emilio Trindade de Vilhena è un ragazzo olandese, di origini angolane, di proprietà del Feyenoord, nato nel 1995. Centrocampista davvero duttile, in grado di giocare sia da interno in un centrocampo a 3 o a 4 sia da trequartista in un 4-2-3-1 o in un 4-3-1-2. Vilhena dispone di una grande tecnica individuale e di ottime capacità di inserimento che gli permettono di segnare diversi gol. Mancino naturale, in questa stagione ha giocato 18 partite in Eredivisie e ha segnato 4 gol. Ad inizio febbraio 2013, ha fatto il suo esordio con la maglia della nazionale Orange Under-21, andando in rete, ed il giorno dopo è stato convocato da Louis van Gaal nella nazionale maggiore, senza, però, scendere in campo.<BR><BR>Il ragazzo ha recentemente rinnovato il suo contratto con il Feyenoord fino al 30 giugno 2016. L’agente di Vilhena è Mino Raiola, a cui si sono, già, rivolte Juventus e Napoli per chiedere informazioni sul giocatore. Le italiane, però, non sono le uniche interessate al ragazzo, seguito in tutta Europa. Se l’Inter lo vuole davvero, deve muoversi in fretta.<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650adm001adm001stramaccioni.jpgSiNinter-l-obiettivo-e-vilhena-del-feyenoord-1011494.htmNoT1000026100075701,02,03,06,08030270
1381011512NewsCalciomercatoCalciomercato Napoli, nel mirino Fernando del Gremio20130404110029napoli, fernandoIl centrocampistaIl centrocampista centrale Fernando Lucas Martins, stella del Gremio da poco 21enne, già stabilmente nel giro della nazionale maggiore carioca, sarebbe diventato un obiettivo primario per la dirigenza del Napoli, in vista della possibile cessione a titolo definitivo di Gokhan Inler. Il club partenopeo, stando a quanto riportato sulle pagine di Globo Esporte, avrebbe auspicato di coinvolgere il forte mediano nella trattativa per il riscatto di Eduardo Vargas da parte della società verdeoro, che però avrebbe intenzione di mantenere le due negoziazioni su binari assolutamente paralleli, nell'intento di dar vita a un'asta europea per il proprio gioiello di metà campo, con una prezzo di partenza non inferiore a 10 milioni di euro. Di attitudine difensiva, ma abile anche nella fase di impostazione del gioco, Fernando è attualmente legato all'Imortal fino al giugno 2016, ed è seguito con grande interesse anche da Inter e Roma.C1007650adm001adm001delaurentiis67.jpgSiNnapoli-nel-mirino-fernando-del-gremio-1011512.htmSiT1000017100075701,02,03,08030302
1391011485NewsCampionatiCalciomercato Torino, nel mirino Salamon e Caldirola20130404071910torino, salamon, caldirolaIl Torino lavora Il Torino lavora alacremente per cercare di rinforzare la rosa dei difensori per la prossima stagione. I nomi in ballo sono molti, ma i granata sembrano essere molto interessati all'argentino classe '87 in forza all'Arsenal Sarandi Diego Luis Braghieri. Il costo dell'operazione si aggirerebbe sul milione e mezzo di euro, con un ingaggio che non dorvebbe superare i 600mila euro a stagione. Altro nome seguito con attenzione è Bartosz Salamon, polacco classe '91 in forza al Brescia ma di proprietà del Milan che potrebbe anche decidere di lasciarlo partire in prestito o in comproprietà per farlo crescere con maggiore tranquillità. Ultimo nome sul taccuino è quello di Luca Caldirola, giovane difensore dell'Under 21, anch'egli in forza al Brescia che garantirebbe alla difesa di Ventura un po' di linfa verde ma anche un po' di esperienza internazionale visto che ha già giocato all'estero con la maglia del Vitesse nel 2010. A riportarlo è Tuttosport. C1007650adm001adm001barreto-6.jpgSiNtorino-nel-mirino-salamon-e-caldirola-1011485.htmSiT1000099100075701,02,03,07030157
1401011415NewsCampionatiClamoroso il Cagliari abbandona Is Arenas: non giocherà mai più in quell`impianto20130402134443cagliariCome riporta Come riporta diggita.it, il Cagliari non giocherà mai più nell'impianto di Is Arenas. Lo ha annunciato oggi la società stessa attraverso una lettera inviata al Comune di Quartu e presto le tribune saranno smontate dagli operatori rossoblù. I motivi della decisione sono chiari a tutti: dopo l'arresto di Cellino e il sindaco Contini, il comune quartese ha negato più volte l'apertura dello stadio ai tifosi, sempre per motivi diversi, che hanno portato allo sfogo di Marroccu prima della partita con la Fiorentina.<br><br> La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il passaggio di responsabilità tra prefetto e comune per l'apertura a capienza ridotta dello stadio e ora il futuro della maggiore società sarda di calcio è incerto.<br><br> Come se non bastasse il vice sindaco di Quartu avrebbe accennato ad alcuni lavori che dovrebbe fare il Cagliari Calcio: rendere disponibile via Olimpia, allacciare rete elettrica alla nuova cabina ed allacciare gli impianti fognari alla rete di Abbanoa. Per quanto riguarda il primo problema, però, la società non può fare nulla senza i permessi del comune, negli altri due casi Enel e Abbanoa si rifiutano di allacciare a causa dei debiti di Quartu verso le due società.<br><br> Ma ora dove giocherà il Cagliari le prossime partite? Difficile, o meglio impossibile, un ritorno al Sant'Elia, abbandonato da tutti dopo il trasferimento del Cagliari a Quartu. L'unica vera opzione sarebbe il Nereo Rocco di Trieste, stadio dove il Cagliari ha giocato il finale della scorsa stagione e stadio designato dalla società ad inizio stagione come campo per le partite casalinghe.<BR>Sembra quasi un pesce d'Aprile ritardato, ma purtroppo per i tifosi sardi non lo è. L'incubo stadio, che dura da più di un anno, non è ancora terminato.<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm0010m12zmva--473x264.jpgSiNclamoroso-il-cagliari-abbandona-is-arenas-non-giochera-mai-piu-in-quell-impianto-1011415.htmSiT1000019100075701,02,03030644
1411011405NewsCalciomercatoCalciomercto Milan, i dettagli sul rinnovo del centravanti Petagna20130402093520milan, petagnaAdriano Galliani in questi giorni sta lavorando Adriano Galliani in questi giorni sta lavorando per blindare l'attaccante Andrea Petagna, calciatore classe '95 considerato uno dei migliori prospetti della Primavera rossonera.<BR>La dirigenza di via Turati ha già fatto sapere che è pronta a blindare il calciatore con un contratto pluriennale. Un accordo che potrà essere firmato solo dopo il 30 giugno, giorno in cui Petagna compirà 18 anni e, quindi, potrà firmare contratti con durata maggiore ai tre anni. Il nuovo accordo sarà valido fino al 2018. <BR>C1007650adm001adm001galliani.jpgSiNmilan-i-dettagli-sul-rinnovo-del-centravanti-petagna-1011405.htmSiT1000027100075701,02,03,07030384
1421011259NewsCampionatiAntonio Venuto, un allenatore dai metodi moderni e vincenti20130327033418antonio venutoAllenatore dell’Hinterreggio squadra di Seconda Divisione del Campionato di Lega ProAntonio Venuto da Villafranca Tirrena in provincia di Messina, oggi allenatore dell’Hinterreggio squadra di Seconda Divisione del Campionato di Lega Pro, è stato allenatore della S.S. Milazzo dal 2008 al 2011 conquistando due promozioni tra Campionato di Eccellenza e poi di Serie D, raggiungendo il terzo posto nel Campionato di Lega Pro di Seconda Divisione nell’anno 2010’11. Una scalata professionale che l’ha visto crescere fin da quando, allenatore dilettante di terza categoria nel 1989, ha deciso di continuare i suoi studi calcistici per conquistare l’abilitazione di allenatore di seconda categoria fin dal 2007. Poi, non contento di quanto ottenuto, si misura con se stesso per verificare le sue potenzialità. Si iscrive al Corso di Allenatori Professionisti di Prima Categoria a Coverciano nell’anno 2011’12 e, con notevoli sforzi economici personali (visto l’ingente esborso che richiede l’iscrizione) s’incammina nell’avventura con l’ardire di chi ama il calcio, desidera studiarne approfonditamente i sistemi di preparazione, l’individuazione e l’abilità nel percepire la chiave tattica giusta (anche a partita in corso), conoscere le varie scuole di pensiero e l’anima da tirar fuori dai giocatori per poterli motivare positivamente. Ma è soprattutto la psicologia di gruppo e anche individuale per ogni singolo giocatore che alla fine del corso lo porta a discutere la sua interessantissima tesi dal titolo, “Leadership e motivazione: il ruolo dell’allenatore”. Non è un caso che mister Antonio Venuto abbia scelto di discutere questa tesi davanti a una commissione d’esame competente, (tra gli altri c’era pure mister Spalletti). <BR><BR>Infatti, chi lo conosce bene, sa che il suo desiderio di approfondimento teorico - pratico sulle più moderne discipline tecniche calcistiche europee lo caratterizza come uomo-allenatore dai connotati personali talmente chiari che non si possono confondere con chi vede la professione di coach in maniera minimalista, raffazzonata e senza l’opportuna etica . Lui sa che nel calcio non c’è nulla d’improvvisato e neanche di definitivo e che i risultati positivi sono la chiave del successo ripartito tra società, allenatore, giocatori e tifosi, ma sa anche che ai primi insuccessi chi paga per primo è l’allenatore. Troppo navigato è mister Venuto per illudersi di successi facili che in prospettiva non danno alcuna garanzia. Lui sa come lavorare sodo con i suoi ragazzi, dai quali pretende impegno, serietà e vita ordinata anche fuori dal campo. Ma è anche pronto a capire se un giocatore non rende come potrebbe a causa di problemi psicologici che non rientrano propriamente nell’infortunio fisico. Ed è questa la peculiarità più naturale e interessante di mister Venuto: Saper capire i suoi ragazzi e motivarli a un impegno maggiore dal quale possa scaturire il meglio di loro. Senza stress, ma con la naturalezza e la consapevolezza che si ha quando si ama qualcosa, quando si sogna di raggiungere un obiettivo che è frutto della fatica e del lavoro serio. Sono queste le caratteristiche naturali di Venuto, un allenatore che non ha solo imparato attraverso i libri e gli studi tecnico-calcistici certi valori che sono insiti nel suo DNA, semmai le ha affinate confrontandosi con i suoi compagni di corso dai nomi altisonanti come Roberto Baggio, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Fabiens Cauet, Alessandro Dal Canto, Davide Dionigi, Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Devis Mangia, Fabio Pecchia, Lamberto Zauli, Zè Maria, per citarne solo alcuni tra i più famosi. Ma lui, mister Venuto, pur non vantando un curriculum altisonante di calciatore importante, non si è lasciato intimidire da nessuno, anzi si è confrontato consapevolmente con grinta e determinazione di chi deve dimostrare a se stesso prima che agli altri la propria preparazione. E non è un caso che ha ottenuto uno dei più alti punteggi finali di tutto il corso: 97/110. <BR><BR>Oggi, come dicevamo, Mister Venuto allena l’Hinterreggio, la Società calabrese che, dopo una difficile partenza in campionato con un altro allenatore, ha deciso di affidargli la guida tecnica. C’era molto da fare in quella squadra e, soprattutto, bisognava risalire la china e tirarsi fuori dalla bassa classifica. Così, mister Venuto, mette in campo pazientemente tutto il suo sapere di uomo e allenatore, rimboccandosi le maniche. E oggi l’Hinterreggio incomincia a respirare un’aria più serena, ma non ancora completamente tranquilla. E la vera forza di questa squadra creata dal suo allenatore, è l’unione di gruppo coeso che sa cementare meriti e&nbsp; demeriti da ripartire in egual misura a tutti, indistintamente. Ma lui, mister Venuto, è il vero condottiero della “nave” Hinterreggio, capace di assumersi ogni responsabilità e lasciare i giusti meriti ai suoi ragazzi. Possiamo dunque dire che l’altra squadra di Reggio Calabria ha intrapreso la strada giusta, quella via maestra che la condurrà alla salvezza anche attraverso il bel gioco. Tutto ciò è merito della società, della squadra e del suo condottiero. <BR><BR>E, per meglio conoscere il sentire e gli intendimenti di Antonio Venuto, allenatore che stuzzica curiosità e interesse per il suo modus operandi nell’ambito della preparazione del calcio moderno, abbiamo pensato di intervistarlo. <BR><BR>Mister Venuto, a parte lo scivolone esterno che la sua squadra ha subito domenica scorsa in casa del Chieti, l’Hinterreggio ha avuto una striscia di risultati positivi che l’ha collocato in una posizione di classifica interessante, anche se ancora non tranquilla. Come spiega tutta questa escalation?<BR>“E’ tutto frutto del lavoro serio e dell’applicazione continua, valori cui ho sempre creduto. Penso che i grandi risultati che si ottengono nello sport e nella vita si raggiungono soltanto se dietro c’è un grande impegno nell’applicazione e la passione per il lavoro che si fa. Questi, secondo me, sono stati gli ingredienti che hanno permesso all’Hinterreggio di risollevarsi dalla bassa classifica. Per quanto riguarda invece lo scivolone che ci ha visto battuti in casa del Chieti, devo dire che si è trattato di un match particolare che si è sviluppato maggiormente su alcuni episodi quantomeno discutibili che dovrebbero essere rivisti, in quanto hanno condizionato fortemente l’andamento della gara, nonostante che i miei ragazzi abbiamo fatto per l’ennesima volta una splendida prestazione. Questi episodi, purtroppo, hanno innescato un eccessivo nervosismo che è stato ancor più penalizzante per la mia squadra. Su questo, dobbiamo riflettere e lavorare ancora molto durante la settimana, perché bisogna evitare di penalizzarci a causa di qualche espulsione di troppo”.<BR><BR>Non ritiene che la Forma mentis inculcata alla sua squadra, che è proiettata costantemente all’attacco, possa a gioco lungo essere penalizzante?<BR>“Non sono d’accordo su questo pensiero di ordine tattico, in quanto sono sempre stato, e sempre sarò, fautore di un calcio propositivo. Non riesco a vedere la mia squadra attuale, ma anche quelle che ho allenato in passato, capaci di gestire il risultato e attendere l’avversario. Penso che quello non sia il vero calcio. La mia mentalità è prettamente offensiva, capace di andare a pressare l’avversario nella sua metà campo, non concedendogli spazi e possibilità di sviluppare il loro gioco. Aggredire l’avversario significa non farlo ragionare, inibendo al contempo le fonti del loro gioco. D’altra parte, sono convinto che se l’Hinterreggio non avesse assunto questo modo d’agire, probabilmente ancora oggi si troverebbe nella zona bassa della classifica”.<BR><BR>Mister Venuto, ma dove vuole arrivare questo Hinterreggio?<BR>“In primis l’Hinterreggio deve pensare a salvarsi prima possibile. Partite perse, come quelle contro il Chieti, che è una signora squadra e che non avrebbe avuto bisogno di essere agevolata dalla terna arbitrale, devono farci riflettere profondamente su tante cose. Dopo sette risultati utili consecutivi ottenuti dopo il mio avvento, ci ritroviamo a 2 punti dalla zona play out&nbsp; e a pochi dalla zona play off. E’ necessario dunque, vista la classifica così corta, fare più punti possibili per allontanarsi dalla zona retrocessione. L’Hinterreggio, purtroppo, paga ancora oggi a caro prezzo i pochi punti totalizzati a inizio campionato”.<BR><BR>Qual è stato il suo primo pensiero, quando a fine ottobre 2012 l’Hinterreggio le ha affidato la panchina?<BR>“L’anno scorso, ho avuto parecchio coraggio nel non accettare la riconferma alla guida della Squadra Primavera di una società come la Reggina, perché ho sempre aspirato ad allenare una Prima Squadra. Il mio excursus parla chiaro. Io ho allenato fin da giovane tutte Prime Squadre, anche se in campionati dilettanti. Poi ero entrato a far parte del mondo dei professionisti vincendo il Campionato di Serie D a Milazzo, e il mio primo pensiero era sempre quello di allenare le Prime Squadre. Chiaramente, l’esperienza maturata in Lega Pro ha fatto si che in me si instaurasse un grandissimo spirito di rivalsa e un desiderio profondo di accasarmi, fin dall’inizio dell’attuale campionato, presso una società capace e dal progetto ambizioso che potesse in qualche modo valorizzare anche le mie capacità professionali. E’ l’eterno gioco del dare e dell’avere, creato da sempre dalle opportunità. Oggi, ringrazio il presidente Pellicanò e la società Hinterreggio, per aver creduto in me e dal quale desidero un rinnovamento del contratto per continuare insieme quel processo di miglioramento che è nelle corde di questa giovane ma competente società di calcio professionista”.<BR><BR>Tra le sue esperienze precedenti, a quale può essere paragonabile quella attuale?<BR>“Ricordo la mia esperienza alla Spadaforese, squadra che partecipava al campionato di Eccellenza siciliana. Mi affidarono la squadra dopo la prima partita del girone di ritorno, ed era ultima in classifica a otto punti di distacco dalla possibile salvezza. All’apparenza sembrava una Mission Impossible, tuttavia, in quelle 14 partite rimanenti abbiamo centrato 8 vittorie, 5 pareggi e solo una sconfitta. Un trend che ci ha permesso di disputare i play out contro il Messina (oggi Città di Messina). Ricordo che disputammo quella partita sul campo neutro di Acireale e che soltanto una nostra vittoria ci avrebbe salvato definitivamente dalla retrocessione. Ebbene, quella partita la vincemmo 1 a 0 e così si è potuto coronare il sogno della Spadaforese di restare di diritto nel Campionato di Eccellenza siciliana. Penso che quell’esperienza fatta d’impegno, motivazioni e fatica di lavoro, possa essere emblematica e paragonabile a quella che sto vivendo oggi all’Hinterreggio”.&nbsp;&nbsp; <BR><BR>Mister Venuto, qual è il segreto che unisce le motivazioni di un gruppo di calciatori alla volontà di conquistare risultati positivi. Forse la fame calcistica?<BR>“ Penso che questo sia il vero segreto che racchiuda il senso della vittoria. Fame agonistica significa voglia di vincere e raggiungimento di grandi traguardi che, nel calcio, hanno il significato di migliorarsi e di scalare vette che, talora, appaiono irraggiungibili. Da quando faccio l’allenatore, ho sempre cercato di trasmettere ai miei ragazzi il mio credo, la forza di volontà, il mio carattere e la voglia di vincere come unica logica ai sacrifici, al lavoro intenso e, non ultimo, all’esaltazione dei valori sportivi e umani, che consentono promozioni anche verso categorie più importanti”. <BR><BR>Quanto è importante la cura dell’aspetto psicologico nell’ambito di una squadra di calcio?<BR>“Penso che nel calcio di oggi, sia di vitale importanza curare la qualità della squadra. Dal punto di vista tecnico, tattico e atletico i giocatori di oggi si equivalgono specie nel calcio d’elite, ed hanno una preparazione di base che ha raggiunto livelli davvero importanti. La differenza è data dalla concentrazione, dall’attenzione, dalla voglia di fare bene. Tutte qualità che rientrano nella sfera emotiva. Per questo, un allenatore moderno deve essere bravo a incidere e inculcare determinati valori che nello sport sono premianti. Partecipare non vuol dire vincere, ma è vincere che dà il significato alla propria partecipazione. Antonio Conte, ad esempio, è l’emblema di certe motivazioni essenziali che un allenatore deve saper trasmettere ai propri giocatori. In fondo, la Juventus esprime un bel calcio e vince nonostante non abbia, secondo me, dei grandissimi calciatori in grado di conquistare ciò che stanno invece ottenendo. Questa è la prova provata che non sono i singoli a fare la squadra, ma è la coesione di gruppo a fare la differenza”.<BR><BR>A prescindere dal divario di punti in classifica, ritiene che dal punto di vista tecnico ci sia realmente tutta questa differenza tra l’Hinterreggio e le prime della classe?<BR>“L’Hinterreggio sta pagando a caro prezzo le incertezze d’inizio campionato. Dopo la ristrutturazione avvenuta in corso d’opera, si sono attuati miglioramenti che ne hanno determinato la qualità della squadra. Certo, il gap accumulato dall’inizio del campionato con le prime della classe sembra incolmabile, tuttavia, ritengo che se si fosse iniziato a lavorare in un certo modo, sono sicuro che oggi l’Hinterreggio avrebbe una posizione di classifica ben più importante di quella attuale”.<BR><BR>Pensare che la sua squadra possa oggi ambire ai play off, è azzardato?<BR>“Chieti era lo sparti acqua importante per poter ambire a qualcosa di questo tipo. Per questo avevo detto ai ragazzi di scendere in campo per vincere la partita. Era davvero troppo importante la nostra vittoria per scacciare l’incubo della retrocessione e avvicinarsi alla zona play off. E non è un caso che la prestazione dei ragazzi sia stata ammirevole sotto il profilo del gioco e della convinzione, soprattutto nel primo tempo che abbiamo chiuso in vantaggio nonostante essere rimasti in dieci dopo l’espulsione di Angelino. Tuttavia, nulla è perduto, anche perché alla fine di questo campionato restano 6 partite da disputare e, se riuscissimo a conquistare i 18 punti a disposizione, nulla ci sarebbe precluso anzitempo”.<BR><BR>Antonio Venuto, allenatore professionista emergente nel panorama calcistico italiano. Quali sono le sue ambizioni e il suo sogno chiuso nel cassetto?<BR>“Tanti anni fa, ho cominciato a praticare l’atletica, uno sport duro che ti dà modo di capire quanto ogni vittoria sia conquistata attraverso la fatica e l’impegno. Poi mi sono appassionato al calcio e da allora mi sono dedicato anima e corpo a questo sport affascinante. Ma fin da quando ho cominciato ad amare lo sport in genere, ho capito l’importanza di essere ambiziosi nel volere raggiungere traguardi sempre più importanti, senza mai adagiarsi sugli allori. E’ il mio modo d’essere, è la mia concezione di vita. In me c’è sempre stato radicato quell’orgoglio che non è presunzione, ma più semplicemente un continuo misurarsi con se stesso e con gli altri. Per quanto riguarda invece il mio sogno chiuso nel cassetto, devo ribadire che mi piacerebbe realizzare con l’Hinterreggio una salvezza tranquilla, cosa che al momento non è. Poi, se riuscissimo a vincere tutte le 6 partite restanti, probabilmente per noi si aprirebbero scenari importanti, inaspettati e sognati. In fondo i sogni si possono realizzare anche nella vita di tutti i giorni e non solo nelle favole. Importante è crederci, continuare a lavorare sodo e avere fiducia. I conti li faremo alla fine!". <BR><BR>Salvino Cavallaro <BR><BR><BR>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-antonio-venuto-un-allenatore-dai-metodi-moderni-e-vincenti-1011259.htmSi100451001,02,03,06030915S
1431011147NewsCampionatiTorino, una vacanza estiva per i giovani tra fondamentali di calcio e formazione20130322231131calcioNon c’è presente e futuro senza il passato, così nella vita come nel calcioNon c’è presente e futuro senza il passato, così nella vita come nel calcio. Tra i tanti incontri interpersonali capaci di arricchire e dare risposte a domande che talvolta ci poniamo con curiosità, c’è la conoscenza di personaggi leggendari la cui storia va sempre a beneficio dell’informazione. Il calcio, questo straordinario mezzo di aggregazione sociale, questa insostituibile opportunità di relazioni e conoscenze che si integra perfettamente al gioco del pallone che ci fa spesso arrabbiare, penare, soffrire, andare in escandescenze, abbatterci e poi gioire, sognare e abbracciarci per un gol, ha un significato profondo legato a una storia dalle origini molto lontane, che ci è stata tramandata da tante generazioni. Una storia fatta di calcio, quella della famiglia Gabetto, una leggenda che comincia con Guglielmo, prosegue con il figlio Pier Luigi (da tutti conosciuto con il nome di Gigi) e continua ancora con il nipote Guglielmo. E chi meglio di loro può insegnarci la passione e i segreti del pallone? Nessuno. Il dr. Pierluigi Gabetto, figlio del mitico Guglielmo Gabetto, centravanti della Nazionale e della leggenda rappresentata dal “Grande Torino”, nel 1982 fonda a Torino una delle prime scuole calcio italiane di grande spessore tecnico e organizzativo mirata soprattutto alla formazione dei giovani, intesa più come fatto educativo di correttezza e rispetto dell’avversario che come agonismo vero e proprio. Nascono così nel 1985 gli stage estivi, vere e proprie pietre miliari delle vacanze dedicate al calcio, che è il fulcro e il motivo trainante di aggregazione e divertimento. Un progetto che ha immediatamente riscontrato un boom di iscrizioni e di adesioni partecipative dei migliori istruttori di calcio quali, Agroppi, Benetti, Bagni, Rampanti, Salvadore, Fossati e Lido Vieri, subito coordinati dal presidente dell’attuale Summer Sport dr. Gigi Gabetto. Manager sportivo laureato in Scienze Politiche, calciatore professionista di Juventus, Perugia, Cesena, Arezzo, Frosinone e Novara, Gabetto è stato dirigente accompagnatore della Prima Squadra del Torino calcio e poi responsabile del Settore Tecnico Giovanile della stessa società granata dal 1994 al 1999. Un periodo storico eccellente per il Torino calcio, che vantava il miglior settore giovanile di tutta Italia. E, grazie anche all’indiscussa esperienza conseguita nel seguire ed educare i giovani calciatori del Torino, Gigi Gabetto ha incrementato e perfezionato l’organizzazione dei suoi stage estivi, dove hanno partecipato giocatori quali Nesta, Di Vaio, Balzaretti, Possanzini, Grabbi, Faraoni. Ma oltre al calcio, per potere privilegiare anche la parte femminile nella vacanza estiva degli stage, si è pensato di organizzare anche corsi di tennis, volley, basket, equitazione, danza e multisport, coordinati da tecnici specializzati. Quest’anno, Summer Sport è giunto alla sua 29ma edizione con un successo di adesioni che, anno dopo anno, ha determinato l’innegabile qualità d’insegnamento nella formazione di ragazzi che amano divertirsi giocando insieme non solo a calcio. Tre sono le località dove dal 23 giugno al 4 agosto 2013 i ragazzi si troveranno per trascorrere allegre settimane estive fatte di gioco e spensieratezza: Oulx e Sauze D’Oulx in provincia di Torino e poi a Roccaraso in provincia dell’Aquila, dove però sono previste soltanto due settimane di stage. Ma, a riprova del sempre maggiore impegno e successo ottenuto in tanti anni dai soggiorni estivi giovanili di Summer Sport, oggi c’è pure CITY CAMP G.Gabetto. Un altro fiore all’occhiello, un altro progetto di attività sportive per giovani, la cui fascia d’età va dai 6 ai 18 anni, creato appositamente per coloro i quali per comodità o perché non possono, preferiscono restare tra le mura della bella città di Torino.&nbsp; Basket, volley, danza, multisport, tennis, calcio e tanto divertimento, per un periodo che va dal 17 giugno al 2 agosto 2013. I centri estivi sono dislocati presso il Centro Sportivo Salus Cup, via Gottardo 10 a Torino e il Centro Sportivo Atletico Gabetto, Strada delle Cacce 38/22 Torino. Coloro i quali volessero avere maggiori informazioni possono visitare il sito <A href="http://www.summersport.it">www.summersport.it</A> . Per quanto ci riguarda, possiamo dire di essere testimoni della forte crescita avuta negli anni dagli stage estivi organizzati da Summer Sport e dal suo presidente Pier Luigi Gabetto. Una qualità professionale indiscutibile che, come dicevamo, è la garanzia della lunga storia generazionale della famiglia Gabetto, capace di tramandare e mettere al beneficio dei giovani la lunga esperienza di seri professionisti maturata nel settore dello sport.&nbsp; E’ un sentire comune, quello della famiglia Gabetto, quasi fosse una missione da compiere nel contribuire in modo fattivo nella crescita sociale dei giovani. Un pallone che rotola nel rettangolo verde del campo di calcio o il suono ovattato di una pallina da tennis che sbatte tra due racchette, può significare molto, anche l’allontanamento da certe tentazioni di avvicinamento alla droga, capaci di manifestare tutta la fragilità umana soprattutto nella fase di crescita fisica e mentale dei ragazzi. Una filosofia, dunque, capace d’impartire ai giovani l’importanza dello sport inteso sì, come gioco e spensieratezza, ma anche come formazione e crescita personale nell’approfondire i segreti dei fondamentali del pallone e della vita. Tutto questo al Summer Sport si trova, perché questa è la vera casa degli stage estivi. <BR>&nbsp; <BR>Salvino Cavallaro C1007650FL0711FL0711foto-staff.jpgSiNtorino-una-vacanza-estiva-tra-formazione-e-fondamentali-di-calcio-1011147.htmSi100451001,02,03,06030346
1441011081NewsCampionatiUdinese, Guidolin: «Di Natale è fondamentale»20130320170034udinese, guidolinIntervenuto in conferenza Intervenuto in conferenza stampa il tecnico dell'Udinese, Francesco Guidolin, ha parlato del futuro di Totò Di Natale e del suo possibile ritiro: "Per me può giocare ancora due o tre anni. Nell'ultimo periodo Totò ha acquisito maggiore autostima, ora è più leader, più carismatico e anche più forte. Altri tipi di pensieri e scelte però sono molto personali".<br>C1007650adm001adm001udinese-arsenal-champions-league-2012-di-natale.jpgSiNudinese-guidolin-e-fondamentale-1011081.htmNoT1000011100075701,02,03030541
1451011045NewsCampionatiLega Pro, cinica e caparbia: l`Hinterreggio vince anche col Martina Franca20130319102133lega pro, hinterreggioPotremmo dire in maniera che non è propriamente consona al nostro modo d’esserePotremmo dire in maniera che non è propriamente consona al nostro modo d’essere: “L’avevamo detto”. Ma, francamente, non troviamo altre parole nel significare ciò che abbiamo sempre pensato scritto e sostenuto sull’Hinterreggio e sul suo interessante allenatore Antonio Venuto. Vi chiederete come mai questa continua attenzione verso una piccola realtà di provincia calabrese che partecipa al Campionato di Lega Pro in seconda divisione. La risposta è semplice. Nel variegato mondo del pallone che conosciamo ormai da parecchi anni, siamo sempre stati attratti da certi valori calcistici e umani che talora s’intersecano tra realtà professionistiche del calcio maggiore e campionati del pallone minore. Là dove il cinismo e la sofferenza rappresentano la logica deduzione settimanale di un lavoro calcistico preparatorio fatto di umiltà e “fame” di traguardi, ebbene lì sentiamo di potere dare il nostro apporto mediatico, proprio per promuovere un calcio fatto di pochi evanescenti orpelli e molta serietà di lavoro. Antonio Venuto, mister di qualificata preparazione professionale, è l’immagine di un Hinterreggio che meraviglia sempre di più per concretezza, fluidità di gioco, coesione di gruppo e capacità di soffrire là dove certe situazioni di partita lo richiedono. D’altra parte, gli studi approfonditi e i magnifici risultati ottenuti da mister Venuto al conseguimento della qualifica di allenatore di Prima Categoria, sono la riprova di un tecnico capace di entrare nel cuore della leadership di gruppo, attraverso quelle motivazioni che sono il vero significato degli ottimi risultati conseguiti da una squadra di calcio. Da qui si può disquisire su qualsiasi argomento di ordine tecnico – tattico, ma se i risultati sono tali da impedire ogni critica, ebbene non si può che dare atto e applaudire l’esempio impartito da società, squadra e allenatore. In Hinterreggio – Martina Franca, abbiamo rilevato una mentalità “operaia” e cinica della squadra di Venuto che, al cospetto di una grande squadra qual è quella pugliese, ha saputo soffrire fino all’ultimo per raggiungere un risultato di assoluta importanza per il proseguimento del campionato. E, nonostante l’indisponibilità di Carbonaro, considerato l’uomo gol della compagine reggina e delle non perfette condizioni fisiche di Franceschini, centrale di sicuro affidamento, l’Hinterreggio ha mostrato tutta la sua potenzialità di squadra pronta a ogni evenienza. La filosofia di mister Venuto è di inculcare ai propri giocatori l’importanza di essere sempre pronti dal punto di vista mentale e fisico ad ogni possibile situazione che richieda il loro apporto. Non sono evanescenti parole ma sostanzialità di fatti. Abbiamo ascoltato tante volte il tecnico siciliano in sede di conferenza stampa e, tutte le volte, non ha mai accennato agli assenti come fatto determinante, apprezzando invece l’apporto di coloro i quali sono stati chiamati a sostituirli. Ci sembra un esempio di rispetto verso il proprio gruppo, i propri ragazzi, ma anche di capacità nel sapere gestire in maniera consona un calcio moderno che tiene sempre più conto del valore delle proprie risorse umane. Diremmo che, in estrema sintesi, la bellissima posizione di classifica conquistata dall’Hinterreggio e le sue sette partite utili consecutive, sono il risultato e il significato di quanto sin qui sostenuto. I pugliesi del Martina Franca hanno dimostrato tutto il loro valore di squadra, che ha fatto di tutto per non perdere una partita che li avrebbe visti scalare una classifica già importante per loro. Ma, francamente, questo Hinterreggio così ben preparato, ben disposto in campo e capace a offrire spunti calcistici di squadra dalle caratteristiche umili e operaie, non poteva perdere l’opportunità di fare sua una partita che, con 35 punti, la colloca in un’interessante posizione di classifica fino a ieri soltanto sognata. Ricordiamo che, prima dell’avvento di mister Venuto, i biancoazzurri reggini si trovavano in fondo alla classifica, malinconicamente proiettati verso la retrocessione. Oggi, come per incanto, tutto è cambiato. Tifosi e società possono respirare un’aria diversa, salubre, fatta di speranza, di armonia di gruppo e consapevolezza nei propri mezzi. Questo è il calcio che apprezziamo, questo è il pallone che ci piace. Umiltà, professionalità, lavoro serio e “fame” di vittorie. Valori senza tempo che contrastano con la modernizzazione di teorie tattiche spesso sperticate dai grandi soloni del mondo del pallone. Ma, il calcio vero, è quello espresso con semplicità da squadre come l’Hinterreggio; piccole realtà capaci di rendersi esemplari anche a società molto più importanti.<br><br> Salvino Cavallaro <br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNlega-pro-cinica-e-caparbia-l-hinterreggio-batte-il-martina-franca-1011045.htmSi100451001,02,03030162
1461010955NewsFormula 1FORMULA 1: SI ALZA IL SIPARIO. LE GOMME PIRELLI PER MELBORUNE.20130314162216pirelli,gran premio australia,melbourne,albert park,formula 1Scelte mescole con significative differenze di prestazioni<div>Il grande circus della Formula 1 apre i battenti a Melbourne in Australia. Dopo i test di 2 settimane fa adesso si fa sul serio con le nuove mescole predisposte quest'anno da Pirelli: &nbsp;P Zero Red supersoft e P Zero White medium.</div><div>Il circuito di Albert Park è un tracciato semipermanente, è lungo 5303 metri e conta 11 curve a destra e 5 a sinistra, noto per i suoi bassi livelli di aderenza, che gradualmente tende a migliorare nel corso del week-end. In gara le monoposto di Formula 1 dovranno compiere 58 giri per un totale di 307,574 &nbsp;km.</div><div>Il forte degrado, e il nuovo tipo di mescole che Pirelli ha predisposto per quest'anno, fanno prevedere un gran premio dove le strategie sui pit stop saranno fondamentali. Con le prestazioni delle supersoft che decadranno rapidamente in gara, ma bisognerà sfruttarle con accuratezza anche in qualifica, e con le prime che dovrebbero avere diversi decimi di differenza avendo effettuato la Pirelli una scelta di mescole non contigue.</div><div>Paul Hembery ha espresso fiducia sulle prestazioni che i pneumatici saranno in grado di &nbsp;garantire, specie perchè durante i test pre-campionato il clima freddo non ha permesso di mostrare tutta la potenzialità dei pneumatici. <br>"Ci aspettiamo una storia diversa a Albert Park, - ha dichiarato il tecnico - con due o tre pit-stop per auto."</div><div>"Il divario di prestazioni tra le mescole è più elevato, - ha sottolineato lo stesso Hembery - il che significa che le squadre hanno una maggiore opportunità di usare la strategia a loro vantaggio sfruttando le differenze di velocità che ne derivano."</div><div>Jean Alesì, Ambasciatore del marchio Pirelli ha espresso soddisfazione per il nuovo ruolo che ricopre quest'anno per conto della casa italiana unica fornitrice di pneumatici per la F1: "Sono felice di diventare ambasciatore del marchio Pirelli - ha dichiarato il francese - all'inizio di quello che dovrebbe essere una stagione estremamente eccitante."</div>Albert parkWM01MSWM01MSfernando-alonso-barcellona-2013.jpgSiNformula-1-formula-1-gran-premio-2013-australia-gomme-pirelli-1010955.htmSi100075601,02,03,04,06,07,08,09040360
1471010912NewsCampionatiLazio, troppi fuori condizione20130313161330lazioCome riporta Il Messaggero Come riporta Il Messaggero Dias si ferma e Klose va a controllarsi in Germania. Ederson e Mauri fremono per giocare. Il difensore brasiliano, dopo la partita con la Fiorentina, ha riportato un problema muscolare all'adduttore. Lo staff medico attende la giornata di oggi per verificare eventuali danni tramite esami, ma se dovesse essere confermata la lesione, ci potrebbe essere la possibilità che il centrale non solo salti la sfida con lo Stoccarda ma anche quella con il Torino. Per Petkovic è un bel problema, soprattutto per giovedì sera (Cana è squalificato): Biava potrebbe essere affiancato a Radu, con Lulic terzino.<br><br>Chi invece scalpita per tornare a pieno regime sono Mauri ed Ederson. Quest’ultimo ha chiuso la gara con la Fiorentina con un leggero affaticamento muscolare nella parte interna della coscia destra, ma per i medici non desta preoccupazione. Petkovic ieri ha avuto un confronto con la squadra. Lo spogliatoio ha recepito il doppio richiamo: maggiore concentrazione e dare tutto da qui alla fine.<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001petkovic.jpgSiNlazio-troppi-fuori-condizione-1010912.htmNoT1000018100075701,02,03030112
1481010796NewsCampionatiCoppa del Re, la finale tra Real Madrid e Atletico Madrid si giocherà al Santiago Bernabeu20130308161529coppa del re, real madrid, atletico madridSi giocherà nel `Santiago Bernabeu` la finale di Coppa del Re Si giocherà nel 'Santiago Bernabeu' la finale di Coppa del Re 2013/14. La Federcalcio spagnola ha scartato le opzioni preferite dal Real Madrid, come il 'Camp Nou' o il 'Mestalla', così come quella dell'Atletico, che avrebbero voluto giocare nel proprio impianto, il 'Vicente Calderon'. La gara verrà disputata dunque nello stadio di proprietà del Real, ma paradossalmente potrebbero vedersi allo stadio più tifosi biancorossi di quanti se ne sarebbero visti al 'Calderon', vista la maggiore capacità.C1007650adm001adm001falcao.jpgSiNcoppa-del-re-la-finale-tra-real-madrid-e-atletico-madrid-si-giochera-al-santiago-bernabeu-1010796.htmSi100075701,02,03030109
1491010777NewsCalciomercatoCalciomercato Inter, vicini Botta e Peruzzi20130307170718inter, botta, peruzziLa già ampia colonia Argentina dell`Inter potrebbe accogliereLa già ampia colonia Argentina dell'Inter potrebbe accogliere altri due elementi la prossima stagione. I nerazzurri seguono infatti con attenzione Ruben Botta e Gino Peruzzi.<br>Il primo è un attaccante classe 1990 del Tigre, il secondo è un esterno destro classe 1992 del Velez Sarsfield, entrambi dotati del passaporto italiano. Per saperne di più, Interlive.it ha intervistato in esclusiva José Alberti, mediatore di mercato tra i massimi esperti di calcio argentino: “Botta lo hanno già preso i nerazzuri. E’ un attaccante che è esploso questa stagione: un centravanti classico che ricorda un po’ Batistuta e Milito come caratteristiche di gioco. Ma sinceramente non pensavo che andasse subito all’Inter perché è un buon giocatore ma non è un top player: lo avrei visto meglio a Catania o Palermo come prima esperienza in Italia. L’anno scorso non giocava mai nel Tigre che è arrivato penultimo nel campionato di Apertura. Ora ha avuto la possibilità di mettersi in mostra anche nella Coppa Libertadores. Poi l’Inter ha i suoi osservatori e se lo hanno scelto vuol dire che hanno visto delle qualità in Botta“.<br><br>Un giudizio più positivo quello su Gino Peruzzi: “E’ stato segnalato direttamente da Javier Zanetti: è un buon giocatore di fascia che viene tenuto molto in conto in Argentina dove ha giocato nelle Nazionali giovanili e potrebbe presto essere chiamato anche da quella maggiore. Nuovo Zanetti? Sì, lo ricorda e non solo in campo ma anche fuori: è un ragazzo molto disciplinato ed un professionista serio, proprio come il Pupi – prosegue Alberti a Interlive.it – Certo, poi bisognerebbe vedere come si ambienterebbe in Europa, dove c’è un gioco diverso e soprattutto una preparazione diversa rispetto a quella argentina”.<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001stramaccioni.jpgSiNinter-vicini-botta-e-peruzzi-1010777.htmNoT1000026100075701,02,03030364
1501010653NewsCampionatiNapoli, ag. Hamsik: «Vuole segnare alla Juventus»20130228160654napoli, hamsikA Radio Crc nella trasmissione «Si gonfia la rete« è intervenuto Juraj Venglos, procuratore del centrocampista del Napoli Marek HamsikA Radio Crc nella trasmissione "Si gonfia la rete" è intervenuto Juraj Venglos, procuratore del centrocampista del Napoli Marek Hamsik: "In questo ultimo periodo è mancata un po' di fortuna perché per lungo tempo il Napoli è stato al top della condizione. In una competizione lunga come la serie A, possono esserci dei momenti in cui la fortuna non assiste. Mi auguro che presto rivedremo un grande Napoli. La sfortuna talvolta va a toccare anche giocatori come Hamsik. Lui vorrebbe sempre esprimere tutto il suo potenziale. Hamsik credo abbia giocato bene anche nelle ultime partite, nonostante non abbia trovato la via del gol. L'episodio della rapina? Ad Hamsik piace tanto la città di Napoli e ama giocare in maglia azzurra. Certo, non è bello subire una rapina ma può capitare ovunque. Marek vuole dimenticare questo momento in fretta per cui è bene non dare troppa importanza a questo episodio. Napoli-Juventus? E' la partita più importante della stagione del Napoli. Hamsik cerca la massima concentrazione per affrontare al meglio questo match. Il mio assistito non ha paura della partita, uno dei problemi può essere legato alla pressione. La Juve ha più punti in classifica per cui è ovvio che maggiore pressione cade sulle spalle degli azzurri. Non so quale sarà il risultato finale ma ho la sensazione che il Napoli possa battere la Juventus. Spero che Marek domani faccia almeno un gol. La fascia da capitano? È un nostro sogno vedere Marek con la fascia di capitano". <br><br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001hamsik-insigne-pandev.jpgSiNnapoli-agente-hamsik-vuole-segnare-alla-juventus-1010653.htmSiT1000017100075501,02,03030209
1511010604NewsCampionatiLega Pro, un grande Hinterreggio vince contro l`Arzanese20130225104669lega pro, hinterreggioAdesso l’Hinterreggio può vedere il futuro con maggiore tranquillità, anche se è di vitale importanza continuare a non abbassare la guardiaAdesso&nbsp; l’Hinterreggio può vedere il futuro con maggiore tranquillità, anche se è di vitale importanza continuare a non abbassare la guardia. Avevamo previsto una partita emozionante e spettacolare, e così è stato tra Hinterreggio e Arzanese. I reggini di mister Venuto hanno condotto una partita impeccabile sotto il profilo dell’intensità e della volontà di vincere un confronto che li ha portati a quota 30 punti in classifica. Ma ciò che migliora tra i biancoazzurri, domenica dopo domenica, è quella forma mentis di squadra capace d’imporre il proprio gioco in maniera compatta e con la necessaria naturalezza. Segno inequivocabile che i ragazzi di Venuto stanno bene sotto il profilo psicofisico e che tutto il lavoro svolto fino ad oggi, comincia a dare i suoi frutti. Al Granillo si è visto calcio vero, un tipo di football che a tratti è addirittura sembrato di livello superiore, talmente si è apprezzato il gioco vivace e le azioni repentine e pericolose imposte dai reggini. E’ stata dunque una gara vivace e scoppiettante che, per la sola visione, ne è valsa il prezzo del biglietto dei numerosi spettatori. Nel primo tempo le due squadre si sono equivalse, nonostante la supremazia territoriale della squadra di mister Venuto. Ma sul finire della prima parte della gara l’Arzanese resta in dieci per effetto dell’espulsione di Elia per doppia ammonizione. Nel secondo tempo gli attacchi dei reggini si sono fatti più arrembanti e al 24’ Carbonaro porta in vantaggio i biancoazzurri dopo uno scambio perfetto con Cruz. Nel frattempo il portiere Mengoni (il Buffon dei reggini) conserva il risultato grazie a un grande intervento su azione d’attacco dell’Arzanese. Ma la squadra di Venuto, nel frattempo, non fa l’errore di abbassare il proprio centrocampo aspettando passivamente gli avversari, anzi controbatte con veemenza gli attacchi dei campani proiettati in avanti, nel tentativo di pareggiare la partita. Infatti, è l’Hinterreggio che spinge con convinzione e maggiore voglia di chiudere la partita. Al 45’ l’arbitro decide di dare ben 6 minuti di recupero e al 48’ l’Hinterreggio raddoppia ancora con Carbonaro, l’attaccante catanzarese giunto al suo sesto gol in campionato, il quale raccoglie un passaggio di Khoris e, appena dentro l’area di rigore, trova il destro a giro che supera il portiere campano. E’ stata dunque una partita bella anche se a tratti nervosa, ma non poteva essere diversamente vista l’importanza della posta in palio per tutte e due le squadre. L’Arzanese torna a casa sconfitta da un secco 2 a 0 inflitto da un Hinterreggio che ha meritato il successo finale. Adesso, per la squadra di mister Venuto si aprono nuovi orizzonti che, tuttavia, non devono distrarre dall’obiettivo di raggiungere la salvezza, con uno sguardo legittimo anche ai piani superiori della classifica. E, se questo Hinterreggio dal gioco interessante e dal gruppo compatto, riuscisse a lottare per arrivare a far parte dei play off ? In questo momento sembra un sogno, ma seguendo la crescita esponenziale di questa squadra, possiamo davvero dire che nulla è precluso. Importante è crederci credendo in sé stessi.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>FL0711FL0711venuto-6.jpgSiNlega-pro-un-grane-hinterreggio-batte-l-arzanese-1010604.htmSi100451001,02,03030109
1521010544NewsCampionatiMilan, Allegri: «Ci ho creduto»20130220232358milan, allegriGrande gioia in casa Milan per la vittoria ai danni del Barcellona. Massimo Allegri non ha nascosto la propria soddisfazione nell`intervista rilasciata a Sky Sport al termine della sfida di San SiroGrande gioia in casa Milan per la vittoria ai danni del Barcellona. Massimo Allegri non ha nascosto la propria soddisfazione nell'intervista rilasciata a Sky Sport al termine della sfida di San Siro: "La squadra ha disputato un'ottima gara, i ragazzi sono stati bravissimi non concedendo nulla al Barcellona. Nel primo tempo abbiamo avuto tre o quattro situazioni da sfruttare meglio, i ragazzi hanno meritato la vittoria. Avremmo potuto segnare anche il 3-0; si tratta di una vittoria di tutto il club. La società è stata paziente a dare fiducia a me e ai ragazzi, facendo inoltre un grande investimento con Balotelli".<br><br> Milan finalmente al top? "I ragazzi stanno migliorando settimana dopo settimana, adesso dovremo fare bene nel derby contro l'Inter. Questa sera resterà nella memoria, ma adesso dobbiamo proiettarci al campionato e pensare a conquistare il terzo posto".<br><br> L'atteggiamento da adottare al Camp Nou? "Bisogna fare gol. Il Barcellona sul proprio campo ha una media realizzativa pazzesca, dovremo disputare una gara molto attenta e addirittura migliore della prestazione di questa sera".<br><br> Pazzini dall'inizio? "L'anno scorso la difesa blaugrana soffriva le palle alte, Pazzini è bravo nei colpi di testa. Inoltre Giampaolo poteva farci conquistare maggior spazio in avanti vista la maggiore esperienza rispetto a Niang".<br><br> Barcellona sicuro di passare il turno? "Nessuno si aspettava di vincere 2-0, andremo lì cercando di fare la nostra gara. Sono dispiaciuto perché c'è stata l'occasione di segnare la terza rete". <BR><br><br>C1007650adm001adm001allegri_600x449.jpgSiNmilan-allegri-ci-ho-creduto-1010544.htmSiT1000027100075501,02,03,07030168
1531010534NewsCampionatiLa Sicilia rischia di perdere il suo derby principale20130219204527catania, palermoPalermo e Catania hanno rappresentato da sempre la massima espressione del calcio che conta in SiciliaPalermo e Catania hanno rappresentato da sempre la massima espressione del calcio che conta in Sicilia. Messina ha fatto la sua sporadica comparsa in un andirivieni che ha evidenziato mancanza di continuità e perniciose lacune progettuali, imputabili a personaggi che si sono avvicendati negli anni alla presidenza della società giallorossa. Palermo e Catania, invece, hanno dato esemplare e duraturo senso di appartenenza ai colori sociali, con capacità organizzative e di conduzione societaria che hanno premiato la loro permanenza per lungo tempo nella serie maggiore del calcio che conta. Purtroppo, in questo campionato 2012-’13, i rosanero palermitani diretti dal vulcanico presidente Zamparini sono pericolosamente ultimi in classifica, con la reale possibilità di essere tra le squadre che dovranno abbandonare la Serie A. Traspare un’usurata ed evidente stanchezza da parte del presidente Zamparini che, pur mischiando ripetutamente le carte, (com’è solito fare da anni), questa volta sembra non essere riuscito nell’intento di migliorare un Palermo che affonda le radici profonde in quei suoi problemi sempre&nbsp; tamponati e mai risolti negli anni. Zamparini ha comprato e venduto giocatori, ha messo a libro paga una valanga di allenatori con risultati che sono apparsi più palliativi in grado di tamponare che prese di posizioni adatte a risolvere. Insomma, ci pare davvero che questa volta i nodi del Palermo siano venuti al pettine e il continuo arrampicarsi sui vetri come in passato, non stia dando i frutti sperati. Il Catania di Nino Pulvirenti, invece, è in salute e sta raccogliendo i frutti di quanto ha saputo seminare diligentemente e pazientemente negli anni. Dalla consapevolezza mai abbandonata di essere fondamentalmente squadra di provincia, il Catania ha saputo costruire un’organizzazione societaria e una mentalità tale da non essere più sparagnina con l’unico riduttivo obiettivo di rimanere in Serie A, ma con qualcosa di più importante che significa il tentativo non più recondito di entrare a far parte del calcio europeo, con la testa orgogliosamente alta. Dopo i problemi della sua compagnia aerea (sui quali, peraltro, ancora si attendono chiarimenti ufficiali sulla vicenda tra Windjet e Alitalia) il presidente Nino Pulvirenti ha investito diligentemente e sempre di più nel suo Catania calcio. Il suo non è un fare da padre padrone, ma qualcosa di più democraticamente organizzativo nel pallone che conta. Egli si affida sempre a personaggi che conoscono il calcio e che sono capaci di dargli buoni consigli su questo o quel calciatore magari sconosciuto al grande pubblico ma che presto potrebbe rivelarsi un prezioso investimento per la squadra e per la società stessa. Gli allenatori del Catania non sono stati cacciati, ma sono andati via spontaneamente non perché si trovassero male, ma più semplicemente per andare là dove la carriera e le fortune economiche dessero loro maggiori garanzie. E così, il cambio è avvenuto sempre con sapiente senso del mai rivoluzionare ciò che si era costruito negli anni, cercando sul mercato quelle figure tecniche affini e capaci di continuare il discorso interrotto con il precedente allenatore. Così è successo tra Montella e Maran, due allenatori che hanno sposato immediatamente il credo della società Catania e del suo presidente Pulvirenti. Da sempre sosteniamo che nel calcio non s’inventa nulla e che vittorie e sconfitte non possono essere sempre frutto della fatalità, perché a gioco lungo si evidenziano macroscopicamente errori, ma anche capacità progettuali. Adesso Catania sorride ed è sotto i riflettori dei media, i quali non la vedono più come una piccola squadra di provincia ma come una società rispettabile e una compagine in grado di mettere in difficoltà chiunque; sia al Massimino, che fuori casa. Diamo dunque atto al presidente Pulvirenti di avere costruito negli anni con pazienza e abnegazione, questo straordinario giocattolo rotondo che si chiama pallone siciliano e che sta per diventare europeo. Lui è giustamente orgoglioso di rappresentare la sua terra di Sicilia, i siciliani, ma anche la sua città rappresentata da quell’elefante che è l’emblema di forza e carattere nel volere uscire fuori da un anonimato che ormai le sta davvero troppo stretto. Adesso comincia il bello, gentile presidente Pulvirenti. I catanesi e i siciliani orgogliosi del pallone fatto in casa, la invitano a stringere i denti dal punto di vista economico e finanziario e di continuare sulla strada intrapresa con successo, senza la tentazione di vendere per speculare. Questo significherebbe distruggere in un attimo ciò che lei ha sapientemente costruito nel tempo. E, se alla Sicilia mancherà momentaneamente l’affascinante derby tra le due città da sempre rivali, sarà ugualmente orgogliosa di te, Catania, e del tuo percorso (speriamo) europeo. Ad Maiora, Catania!<br><br> Salvino Cavallaro<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711palermo-catania.jpgSiNla-sicilia-rischia-di-perdere-il-suo-derby-principale-1010534.htmSiT1000014,T1000023100451001,02,03,09030174
1541010528NewsCalciomercatoCalciomercato Milan, altro prolungamento per Niang20130219130663milan, niangPrelevato dal Caen per 1,5 milioni di euro<BR>Prelevato dal Caen per 1,5 milioni di euro, l'estate scorsa Niang aveva firmato fino al 2015. Come riferisce Sport Mediaset un "triennale" obbligato, visto che il ragazzo era ancora minorenne e le norme internazionali non prevedono una durata maggiore. A dicembre, una volta compiuti i 18 anni, arriva il primo prolungamento fino al 2017. Ma non è finita, perché l'a.d. rossonero Adriano Galliani ha già in programma un ulteriore riconoscimento per l'ottima stagione sin qui disputata dal francesino: rinnovo fino al 2018 con ingaggio che salirà a 800mila euro netti a stagione (nell'estate 2012 firmò per 300mila euro all'anno).C1007650adm001adm001niang-4.jpgSiNmilan-altro-prolungamento-per-niang-1010528.htmNoT1000027100075501,02,03,07030189
1551010556NewsFormula 1Formula 1 - test Ufficiali Barcellona: I team testeranno tutte le mescole20130218111630formula 1,barcellona,test,2013,gomme pirelliNei 4 giorni di test le squadre disporrano di 35 set di gomme a vettura<div>Al via a Barcellona la seconda sessione di test ufficiali per il 2013 presso il Circuit de Catalunya una pista ideale per provare vetture e gomme, sia per la conformazione del circuito, che per le &nbsp;temperature miti. <br>I test si svolgeranno in 4 giorni e le indicazioni che i Team ricaveranno saranno basilari per il prosieguo dello sviluppo e per l'intero campionato, in quanto se una vettura è competitiva &nbsp;a Barcellona lo è &nbsp;nella maggior parte delle altre piste.</div><div><div>Per le quattro giornate ciascuna vettura avrà a disposizione un massimo di 35 set delle nuove Pirelli P Zero supersoft, soft, medie e dure, e se necessario, saranno disponibili anche i Cinturato intermedi e full-wet. <br>Per i test ogni anno, le squadre hanno a disposizione 100 treni di gomme per vettura. Dei set che saranno testati a Barcellona, Pirelli ne sceglierà 20 per vettura, mentre i Team sono liberi di scegliere gli altri 15 che vogliono provare. I set di pneumatici non usati nei precedenti test di Jerez possono essere utilizzati in questa prova.</div></div><div>&nbsp;“A Barcellona i Team avranno a disposizione l’intera gamma di pneumatici P Zero 2013 per le loro nuove vetture. - ha dichiarato Paul Hembery, direttore Motorsport Pirelli: - Essendo un circuito ben noto, le squadre saranno agevolate nel lavoro di comprensione e di analisi dell’interazione tra le nuove monoposto e la nostra ultima generazione di pneumatici che, rispetto allo scorso anno, sono generalmente più morbidi, più veloci e con un degrado volutamente maggiore."</div><div>"Il fattore limitante nei test di Jerez, a inizio mese, è stata l’eccessiva abrasività della pista, - prosegue il tecnico della casa Italiana - quindi ci auguriamo che questa volta le condizioni possano essere più rappresentative. Ma c’è sempre la possibilità di avere basse temperature ambientali: l’anno scorso, ad esempio, abbiamo visto del ghiaccio in pista al mattino”.</div><div>Le vetture dovranno avere un assetto &nbsp;bilanciato, ma durante i test le squadre potranno modificare molti più parametri rispetto ai weekend di gara, per studiare gli effetti delle modifiche al set-up sulle monoposto e sugli pneumatici.</div><div>Il circuito spagnolo è estremamente impegnativo per gli pneumatici, sopratuttto per l’anteriore sinistro, che a causa delle numerose curve a destra è molto sollecitato, in particolar modo nella la curva dove viene esercitato un carico di 3.9g. <br>Le gomme posteriori invece devono resistere alle sollecitazioni per la trazione in uscita dalle curve lente.</div>BarcellonaWM01MSWM01MSpirelli-formula-1-2013.jpgSiNformula-1-formula-1-test-ufficiali-barcellona-gomme-pirelli-pzero-1010556.htmSi100075601,02,03,04,05,06,07,08,09010359
1561010489NewsCampionatiCatania, Maran: «Vogliamo fare ancora meglio»20130217195120catania, maranRolando Maran, tecnico del Catania, ai microfoni di Sky Sport si congratula Rolando Maran, tecnico del Catania, ai microfoni di Sky Sport si congratula con la squadra per il raggiungimento della salvezza e rilancia le ambizioni della sua squadra: "Oggi c'era da gioire per aver raggiunto l'obiettivo salvezza a metà febbraio. Il presidente giustamente alza l'asticella per motivarci ancora di più, ma nois siamo consapevoli di poter continuare a giocare in questo modo e far sognare noi stessi e i nostri tifosi cercando di raggiungere un traguardo che resta comunque difficile. Dobbiamo avere maggiore continuità e migliorarci ulteriormente attraverso il lavoro perché possono arrivare soddisfazioni che non ci saremmo mai aspettati di ottenere. Io qui sto bene, stiamo facendo una stagione straordinaria e penso solo a questo e non al mio futuro. Penso solo a continuare a sognare con questa squadra. La mia e quella di Montella sono due squadre diverse anche se hanno moltissimi uomini in comune, diverse ma non peggiore o migliore. Stiamo correndo molto forte grazie alla duttilità e alle qualità di questi giocatori. Almiron? È un grande giocatore e un ragazzo fantastico, per me è difficile capire perché non abbia sfondato in una grande squadra".C1007650adm001adm001almiron.jpgSiNcatania-maran-vogliamo-fare-ancora-meglio-1010489.htmNoT1000014100075501,02,03,09030297
1571010488NewsCampionatiNapoli, Cannavaro infuriato: «Campo indegno»20130217194936napoli, cannavaroCertamente il pari rappresenta una occasione persaIntervistato da Sky Sport al 90' di Napoli-Sampdoria, Paolo Cannavaro ha dichiarato: "Fischi del San Paolo? Certamente il pari rappresenta una occasione persa ma il campionato non è finito, siamo rammaricati di non poter giocare su un campo perfetto. È un miracolo giocare su un campo del genere, non è un alibi ma in questo caso viene penalizzato sempre chi ha maggiore tasso tecnico. La Sampdoria è venuta a Napoli per il pari, non mi aspettavo di più da noi perché abbiamo fatto tanto e disputato una buona gara. Volevamo vincere, ma è difficile farlo quando di fronte c'è una squadra che si chiude con otto uomini". <BR>C1007650adm001adm001208452hp2.jpgSiNnapoli-cannavaro-infuriato-campo-indegno-1010488.htmSiT1000017100075501,02,03,08030177
1581010447NewsFormula 1Formula 1: Pirelli annuncia la scelta delle gomme per il Mondiale 201320130214203253pirelli,formula 1,p zero,cinturato,pneumatici,australia,malesia,cina,bahrain,gran premioNelle prime 4 gare scelte combinazioni diverse a beneficio dello spettacolo<div><div>Con una nota la Pirelli, fornitore unico di pneumatici per la Formula 1 anche per quest'anno, ha reso pubbliche le mescole di Pneumatici slick P-Zero che saranno messi a disposizione dei Team nelle prime quattro gare del mondiale 2013, nell'ordine Australia, Malesia, Cina e Bahrain.</div><div>Tutte le mescole predisposte dal produttore italiano per il 2013 sono più morbide, tale scelta determina da una parte un aumento delle prestazioni, dall'altra un degrado maggiore, in tal modo in ogni gara dovrebbero essere assicurati almeno due cambi gomma.</div><div>La gara di apertura del Campionato Mondiale di Formula 1 2013, sarà come si consueto il Gran Premio di Australia, che si svolgerà il 17 marzo 2013 &nbsp;sul tracciato di Melbourne. Per la prima volta in Australia Pirelli porterà la mescola più morbida P Zero Red Supersoft insieme alla P Zero White Medium.&nbsp;</div><div>Per il Gran premio della Malesia (24 marzo), caratterizzato da un asfalto molto abrasivo e da alte temperature la scelta è caduta sulle due mescole più dure: P Zero White Medium e P Zero Orange Hard, facilmente riconoscibile per il nuovo colore arancione introdotto da Pirelli.</div><div>In Cina, dove si correrò il 14 aprile, le mescole a disposizione dei team sono la P Zero Yellow soft e la P Zero medio bianco visto il degrado consistente su questo tracciato, mentre peril Gran Premio del Bahrain, che si terrà il 21 aprile, la scelta è caduta sulle P Zero Yellow Soft e&nbsp;</div><div>sulle P Zero Orange Hard: le prime garantiranno elevate prestazioni in qualifica e le seconde una buona durata in gara, viste le elevate temperature.</div><div>Nelle prime quattro gare, come si può notare dallo schema sotto riportato, sono state scelte 4 combinazioni di pneumatici differenti. In due gare, Australia e Bahrain, le mescole scelte non sono contigue, per cui dovrebbe esserci un divario di prestazioni fra le due mescole abbastanza rilevante da consentire ai team ed ai piloti di adottare strategie differenti a favore dello spettacolo.</div><div>Ovviamente in tutte le gare saranno a disposizione dei Team anche il Cinturato Green per condizioni di pista umida ed il Cinturato Blue per condizioni di pista bagnata (tre set per ogni pilota).</div><div>Per regolamento ogni vettura, in situazione di pista normale, avrà a &nbsp;disposizione sei set di la mescola più dura e cinque set della mescola più morbida da utilizzare per tutto il weekend di gara.</div></div><div><br></div><div><br></div><div><table style="text-align: center; border: 0px solid; background-color: #E7E7FF; width: 100%;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0"> <tbody> <tr style="BACKGROUND-COLOR: #7a8385"> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top">&nbsp;</td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><span style="COLOR: #f7411a"><strong>P Zero Red</strong></span></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><span style="COLOR: #ffc000"><strong>P Zero Yellow</strong></span></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>P Zero White</strong></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><span style="COLOR: #cc6633"><strong>P Zero Orange</strong></span></td></tr> <tr> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>Australia</strong></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>Supersoft</strong></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top">&nbsp;</td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>Medium</strong></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top">&nbsp;</td></tr> <tr> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>Malaysia</strong></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top">&nbsp;</td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top">&nbsp;</td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>Medium</strong></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>Hard</strong></td></tr> <tr> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>China</strong></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top">&nbsp;</td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>Soft</strong></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>Medium</strong></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top">&nbsp;</td></tr> <tr> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>Bahrain</strong></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top">&nbsp;</td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>Soft</strong></td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top">&nbsp;</td> <td style="text-align: center; border: 1px solid #DADDD9; line-height: 1.5em; border-collapse: collapse; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; background-color: #343434 !important;" valign="top"><strong>Hard</strong></td></tr></tbody></table></div>WM01MSWM01MSpirelli-formula-1-2013.jpgSiNformula-1-formula-1-pirelli-gomme-gran-premi-australia-malesia-cina-bahrain-1010447.htmSi100075601,02,03,04,05,06,07,08,09040519
1591010308NewsCampionatiFiorentina, Torricelli: «Preferisco Montella a Conte»20130208173449fiorentina, torricelliFiorentina TorricelliMoreno Torricelli, ha introdotto la sfida di domani pomeriggio tra le sue due ex squadre, Juventus e Fiorentina, ai microfoni del sito ilpagellone.it: "La Fiorentina può mettere in difficoltà la Juve come ha fatto nella partita di andata ed è stata una delle poche che hanno messo seriamente in difficoltà la Juventus. Gioca un buon calcio che può mettere in difficoltà chiunque. Secondo me, chi può dar fastidio alla Juventus in campionato è il Napoli che ha dimostrato negli scorsi anni di essere sempre presente lottando per le zone alte della classifica; è la squadra che ha dimostrato maggiore continuità; dipenderà comunque da tanti aspetti che man mano che si andrà avanti usciranno fuori. La Lazio sta andando avanti ma non avrà il passo necessario. Starei attento anche al Milan che piano piano sta ritornando in alto. Quale allenatore mi ha sorpreso maggiormente? Se la giocano Conte e Montella anche se preferisco di più il secondo perchè quest'anno è arrivato con poca fiducia in una piazza molto esigente. E' stato capace a rifondare interamente una squadra e a ritirare su calciatori che fino all'anno scorso sembravano morti. Sta riuscendo a rendere continuo il buon lavoro svolto a Roma e a Catania".C1007650adm001adm001montella_viola.jpgSiNfiorentina-torricelli-preferisco-montella-a-conte-1010308.htmSiT1000024100075701,02,03,06,07,08,09030148
1601010295NewsCampionatiFiorentina, Montella: «Decisiva la sfida tra Pirlo e Pizarro»20130208110635fiorentina, montellaFiorentina MontellaQueste le parole in conferenza stampa di Vincenzo Montella, tecnico della Fiorentina, alla vigilia del match contro la Juventus in programma domani alle ore 18 allo Juventus Stadium: "Quale delle nostre qualità potrà essere decisiva domani? Ce ne sono tante, sarà necessario metterle tutte in campo. Non possiamo prevalere solo su una caratteristica perché la Juve è molto forte.<br><br> Mazzoleni l'arbitro? Non sto molto attento alle designazioni arbitrali. Spesso non associo il nome al volto. Un arbitro vale l'arbitro.<br><br> Capezzi? E' un giovane di qualità. E' in prima squadra per lavorarci. Adesso siamo in pochi a centrocampo quindi verrà in panchina ma spero di non doverlo utilizzare perché la gara di domani è complicatissima.<br><br> Cosa mi accomuna a Conte come tecnico? Non lo conosco bene nel suo modo di lavorare. Credo che abbia creato una mentalità importante alla Juve e non è una cosa semplice. Negli ultimi due anni ha dimostrato di essere il più vincente del campionato. Abbiamo un modo diverso di vivere la partita. Non ne esiste uno giusto fra i due. Ognuno vive le proprie tensioni in maniera diversa.<br><br> La rivalità con la Juventus? E' una rivalità sportiva, sana e stimolante. Io dovrò trasformare questa rivalità in energia sportiva e non in arroganza. Ricordiamoci che è una gara di calcio.<br><br> Pirlo contro Pizarro?Sicuramente sono gli interpreti che hanno dimostrato maggiore continuità. Molto dipenderà da loro domani. Non ci sono però solo loro.<br><br> El Hamadaoui? Ci sto pensando per domani. Non l'ho mai visto così carico e motivato e con una buona condizione fisica come ha oggi. Ha qualità diverse da Toni. Ci sto pensando.<br><br> Come si batte la Juve?<br><br> Statistiche negative a Torino? E' una gara sentita, stimolante per tutti noi. Dovremo preparare la partita bene anche per come la città vite la gara. Non dobbiamo arrivarci scarichi e consumati dall'attenzione.<br><br> Jovetic? Domenica si è sbloccato dopo un periodo non semplice. Siamo consapevoli del suo talento e speriamo di vederlo domani.<br><br> Ripetere la gara d'andata? E' bello ricordarla, ma dobbiamo pensare a quella di domani. A Torino sarà una partita diversa, non vorrei che la gara d'andata possa trasformarsi in un rischio.<br><br> Come sta Cuadrado? Sta arrivando in questi minuti. Speriamo di non avere brutte sorprese.<br><br> Romulo titolare a centrocampo? Ha dimostrato di poter stare in questa squadra e ha giocato contro la Juve all'andata.<br><br> Jovetic VS Vucinic? Sono giocatori simili, che sanno giocare nello stretto e sfruttare la profondità. Ultimamente mi pare che Stevan abbia un po' più di gol nel sangue. Mirko invece si diverte più a giocare che a segnare. Mi auguro che sia più decisivo Jovetic. Soprattutto domani.<br><br> Messaggi dal tifo? C'è voglia e attesa. Spesso mi chiedono cosa faremo sabato... Boh! (ride)<br><br> Lotta per il terzo posto? E' tutto aperto con molte squadre invischiate di cui magari qualcuna rimarrà addirittura fuori dall'Europa.<br><br> Telefonate da Napoli? Sono arrivate... anche più che da Fire