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Mercoledì, 26 Maggio 2021
L`inguaribile romanticismo del tifoso di calcio    Leggi



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11013777NewsEditorialeJuventus, società da rifondare2021051011:50L'opinione sulla disarmante situazione della società bianconera.<p>Riflettendo su quanto espresso dalla Juventus in questo suo annus horribilis, ci verrebbe da dire che sia stata proprio lei ad autoescludere la sua egemonia nel calcio italiano. Porre in analisi la situazione attuale di questa societ&#224;, ci fa pensare che ogni opinione in merito sarebbe come sparare sulla croce rossa. E intanto cominciamo a riflettere sull'eccessivo sbandierare di Conte e Marotta - forse anche legittimo - che si fregiano di avere tolto alla Juventus l'egemonia durata ben nove anni di scudetti vinti di seguito. Ma a questo punto lo stesso discorso potrebbero farlo tutti, a cominciare dal Milan per finire alla Fiorentina e persino al Benevento, capaci di venire a vincere all'Allianz Stadium che &#232; diventato il regno di tutti. La Juve, come dicevamo pocanzi, ha fatto harakiri a partire dalla questione Suarez, per continuare poi con la scelta di Pirlo allenatore della Prima Squadra, una campagna acquisti e vendite errata e poi la ciliegina sulla torta rappresentata da quell'indemoniata idea chiamata Superlega. Tutta una serie di inaccettabili errori che hanno sconquassato un giocattolo perfetto curato da anni e che adesso appare come qualcosa di insignificante, inutile, disamorevole agli occhi stessi della numerosissima tifoseria bianconera che per anni &#232; stata deliziata di ben altri risultati e palcoscenici. E non &#232; certo la sberla subita dal Milan di Pioli, che pur avendogli rifilato 3 gol l'ha messa quasi in disparte per la lotta Champions. No, la causa &#232; data da tutto il regredire di una squadra irriconoscibile che non ha gioco, anima, entusiasmo, attributi. Non ha pi&#249; nulla, perch&#232; non fa calcio e si trova in un mare di guai per il decadimento di una societ&#224;, la cui governance ha fallito i principi di quelle regole che da sempre hanno fatto della Juventus la prima della classe.</p><p>E' dunque un problema da analizzare a fondo per ripartire con figure diverse che possano in qualche modo rinnovare l'immagine perduta malamente. I vertici devono cominciare ad andare a casa per far posto a personaggi nuovi, capaci di proporre un progetto serio di risalita d'immagine che non sar&#224; facile acquisire nell'immediato. A decidere le sorti di Andrea Agnelli sar&#224; il cugino John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, la societ&#224; che detiene il 63,8% del capitale sociale della Juve. E la possibilit&#224; che l'attuale presidente della Juventus faccia un passo indietro &#232; pi&#249; che concreta, soprattutto in considerazione del fatto che ha rotto le relazioni con la UEFA, la FIFA e anche con i presidenti di Serie A, esponendosi al contempo contro il numero uno della UEFA Ceferin. Quali dunque sono i nomi papabili alla pi&#249; alta carica della dirigenza della Juventus? In primis c'&#232; Alessandro Nasi, cugino di Andrea Agnelli e vicepresidente di Exor. In lizza c'&#232; anche Evelina Christillin, attuale menbro del consiglio FIFA, una figura ritenuta perfetta soprattutto per la sua esperienza internazionale e per il dialogo che garantirebbe con FIFA e UEFA, con i quali i rapporti sono ai minimi storici. Non &#232; poi da escludere neanche la pista «calcistica» in cui si fa avanti anche il nome di Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus. Per quanto riguarda la panchina, ieri circolava voce di un accordo di massima con Zidane. Tuttavia, pensiamo che allo stato attuale delle cose non crediamo che tecnici e campioni di prima fascia ambiscano almeno per ora a venire alla Juventus. Vedremo cosa accadr&#224; a breve, alla chiusura di queste tre partire di Campionato (Sassuolo fuori casa, Inter in casa, Bologna fuori) e di una finale di Coppa Italia che molti vedono come il consumarsi di un'agonia che sarebbe meglio chiudere qui.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013777.htmSI0101075n
21013775NewsEditorialeGrazie Roma2021050614:30L'importante significato di portare in Italia lo special one Josè Mourinho<p>S&#236;, proprio cos&#236;. Grazie Roma! Ma non &#232; l'inno della squadra capitolina scritto da Antonello Venditti, quello a cui facciamo riferimento, ma ad un vero e proprio ringraziamento da innamorato del calcio ad una societ&#224; che, assumendo <strong>Jos&#232; Mourinho</strong> come allenatore, ha reso un grande favore innanzitutto a se stessa e poi a tutto il movimento calcistico italiano. Eh s&#236;, bisogna riconoscere che il calcio in Italia ha preso una brutta piega, poich&#232; il gioco dal basso che ha avuto il suo profeta in <strong>Andrea Pirlo</strong> ha proprio stufato. Il gioco &#232; lento, farraginoso, prevedibile, nessun cambiamento di ritmo nel corso dei novanta minuti, organizzazione di gioco fumosa, atleti distratti e confusionari che mostrano carenze di tecnica di base e nessuna fantasia di gioco.</p><p>L'arrivo di <strong>Mourinho</strong> quindi, pu&#242; aiutare a insegnare nuove tecniche di allenamento, di comportamento in campo, pu&#242; mostrarci le carenze di preparazione dei nostri giocatori, pu&#242; indirizzare a una diversa formazione anche psicologica del team nell'affrontare e curare lo stress prima di un appuntamento agonistico di rilievo, pu&#242; cambiare le regole di formazione a Coverciano che sforna ogni anno migliaia di allenatori.</p><p>Il calcio &#232; in crisi e cerca nuovi sponsor per fare fronte al deficit economico delle sue societ&#224;, ma non sta tenendo conto dei giovani che cominciano a disamorarsi di un gioco sempre pi&#249; prevedibile e monotono, oltre che sospetto a causa degli scandali che lo stanno attraversando negli ultimi anni.</p><p><strong>L'ECA</strong> <strong>(Associazione dei Club Europei di Calcio)</strong> ha svolto un'analisi in 7 Paesi (Italia esclusa), dove ha rilevato che il <strong>27% dei &#171;Millenials&#187;</strong> (convenzionalmente chi ha dai 24 ai 39 anni di et&#224;) intervistati - dice testualmente il testo - <strong>&#171;Di non avere alcun interesse per il calcio&#187;</strong> - e il <strong>13% di odiarlo</strong>. Chi &#232; invece maggiore di <strong>13 anni</strong> dice di avere smesso di seguire il calcio: <strong>&#171;perch&#232; ho meglio da fare&#187;.</strong></p><p>Ecco, quindi, che l'arrivo di <strong>Mourinho</strong> pu&#242; segnare una svolta per fare avvicinare di nuovo i giovani a questo sport cos&#236; bello e imprevedibile, ma cos&#236; fragile da essere arrivato, almeno in Italia, sul viale del tramonto!</p><p><strong>Attilio Andriolo</strong></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711roma_calcio.jpgSIncalcio-1013775.htmSI0101030n
31013760NewsEditorialeInter e Juve in campo domenica. Oggi tocca al Milan2021041012:00Juve, inter,serie,a,napoli,lazio,roma,atalanta,milan,champions,scudetto,salvezzaLotta avvincente per entrare in Champions. In coda turno importante per lo Spezia<p><span>Dopo un emozionante turno di Champions ed Europa League, i calciatori di serie A torneranno in campo per la 30esima giornata. Le danze verranno aperte da un attesissimo match in chiave salvezza: Spezia - Crotone. Da una parte, la squadra di Italiano cercher&#224; di trovare la via della vittoria per allungarsi dalla zona retrocessione e superare i rivali della Fiorentina. I pitagorici, ormai sempre pi&#249; lontani dalla salvezza, vogliono onorare un campionato in cui sembra, purtroppo, sempre pi&#249; chiaro il loro destino, nonostante, da come si pu&#242; evincere dalle ultime partite, mister Cosmi</span> <span>abbia</span> <span>cercato di dare un'anima ad una squadra</span> <span>e anche trovando in</span> <span>Simy</span> <span>un gran trascinatore che merita di restare in serie A. Alle 18.00, l'arbitro Maresca dar&#224; il fischio d'inizio di Parma-Milan, match in cui gli emiliani tenteranno di vincere per staccarsi dal Crotone e prendere un po' d'ossigeno</span> <span>e quindi,</span> <span>punti molto importanti. Essi sfideranno un Milan reduce da un deludente pareggio in casa con la Sampdoria e dunque arrabbiato e desideroso di tenersi stretto il secondo posto e provare a mettere pressione ai rivali concittadini (primi in classifica). L'anticipo delle 20.45 vedr&#224; opporsi l'Udinese e</span> <span>il</span> <span>Torino</span><span>, con quest'ultimi motivati dal pareggio ottenuto nell'ostico e sentito derby della Mole. Dunque, dai granata ci aspettiamo una buona partita al fine di ottenere tre punti fondamentali per non rischiare una clamorosa retrocessione, che mai, come quest'anno, &#232; sembrata vicina. La compagine bianconera, invece, tenter&#224; di ritrovare la vittoria che manca da</span><span>ben tre partite, anche se disputate con squadre di livello qualitativo pi&#249; alto come Atalanta e, prima, Lazio. La Domenica di serie A si aprir&#224; con Inter-Cagliari</span><span>. Dai nerazzurri &#232; lecito aspettarsi i tre punti con una vittoria facile e non sofferta, ma affronteranno un Cagliari pronto a dare il tutto per tutto per ottenere la salvezza che, mai come quest'anno, sembra distante. Una partita ostica</span> <span>attender&#224;</span> <span>la Juve, la quale ospiter&#224; fra le mura domestiche il Genoa, squadra divenuta pi&#249; organizzata e solida grazie alla cura di Ballardini e che sta conducendo un cammino tran</span><span>quillo, ma sempre stando attenta</span> <span>alle</span> <span>zone basse della classifica. La Juve arriver&#224; a quest'incontro con alle spalle una fondamentale vittoria ai danni del Napoli, tre punti importantissimi per approdare nell'Europa che conta e cercare di onorare una stagione ben al di sotto delle aspettative. Il Napoli, dopo la cocente sconfitta subita all'Allianz</span> <span>Stadium</span><span>, affronter&#224; la Sampdoria, formazione allenata da mister Ranieri e che, di sicuro, dar&#224; filo da torcer alla compagine partenopea. Lazio-Verona sar&#224; un'importante partita in ottica Europa, dato che i laziali cercheranno di vincere per accorciare sul Napoli e tentare il difficile approdo fra le prime quattro del campionato. Anche la Roma, orm</span><span>ai unica squadra a rappresentar</span><span>e l'Italia in Europa, cercher&#224; di trovare i tre punti al Dall'</span><span>Ara</span> <span>per risalire in classifica al fine di uscire</span> <span>dalla postazione in Conference League che, di certo, pesa parecchio. La Domenica del campionato italiano si chiuder&#224; con Fiorentina-Atalanta, match presumibilmente piacevole in cui si affrontano squadre con un cammino assai diverso alle spalle e con posizioni</span> <span>in classifica</span><a name="_GoBack"></a> <span>opposte, infatti, i viola sono poco su la zona retrocessione e i bergamaschi in zona Champions. Infine, la giornata si concluder&#224; con Benevento-Sassuolo. Da questo posticipo, entrambe le fazione cercheranno di vincere e regalare emozioni.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomeslautaro-martinez.jpgSISIntervicinascudetto.lottachampionsaperta-1013760.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101095n
41013756NewsEditorialeLa 29° giornata ci regala il derby della Mole2021040311:00seriea,torino,juve,atalanta,roma, inter,bologna,udinese,lazio,29,pirlo,pioli,conte,classificaInter in serata a Bologna, mentre il Milan riceve la Samp a ora di pranzo<p ><span>Tutte le dieci partite della 29esima giornata di serie A verranno spalmate lungo il giorno di oggi, un evento pi&#249; unico che raro e che, senza dubbio, ci far&#224; rimanere incollati sul divano e rimander&#224; i pi&#249; nostalgici ai tempi in cui tutte le partite venivano disputate esclusivamente la domenica. La giornata si apre con Milan-Sampdoria, un match che regalerebbe tre punti al Milan che potrebbe continuare a sognare lo scudetto, ormai sempre pi&#249; distante e difficile da raggiungere. La Sampdoria, invece, reduce da un'ardua vittoria per uno a zero ai danni del Torino, prover&#224; a dare continuit&#224; al proprio cammino ai fini di rimanere nella parte sinistra della classifica. Alle 15, una maratona attende i telespettatori, i quali assisteranno a ben sette partite, fondamentali per raggiungere l'obiettivo champions per squadre come la Roma, il Napoli e l'Atalanta. La prima giocher&#224; con il Sassuolo di De Zerbi, allenatore capace di far esprimere un ottimo gioco da parte dei suoi giocatori, valorizzandone le qualit&#224;. Il Napoli, invece, affronter&#224; il Crotone che, presumibilmente, sar&#224; arrabbiato e in cerca di riscatto in seguito alla pesante sconfitta in casa subita in rimonta da parte del Bologna. L'Atalanta giocher&#224; contro un'Udinese trascinata da Rodrigo De Paul, giocatore dalle straordinarie qualit&#224; grazie alle quali si sta mettendo in mostra e sta dimostrando, sempre di pi&#249;, di essere un calciatore all'altezza di importanti palcoscenici. Sar&#224; un scontro per la salvezza, invece, Benevento-Parma, rispettivamente 16esima e 19esima in classifica. Entrambe sono alla ricerca di un'importantissima vittoria per risollevare il morale e cercare di dare una svolta (in positivo) a questa stagione. All'Olimpico di Roma, vedremo sfidarsi la Lazio, il cui obiettivo &#232; cercare di approdare in Europa League, e la compagine Spezzina, autrice di un campionato pi&#249; che dignitoso anche considerando che &#232; la sua prima apparizione in Serie A. Una partita combattuta sar&#224; Genoa-Fiorentina, quest'ultima protagonista di un campionato molto deludente e che la vede 14esima in classifica. Un'altra partita di questo interminabile filotto, &#232; Cagliari-Hellas Verona. La squadra di mister Semplici prover&#224; a sconfiggere il Verona che, ormai, sta diventando sempre di pi&#249; una certezza del campionato italiano. Alle 18.00, invece, andr&#224; in scena la partita pi&#249; emozionante da seguire : Torino-Juventus. La Juve dovr&#224; vincere necessariamente per cercare di conquistare un posto fra le grandi d'Europa, ma davanti a s&#232; trover&#224; una squadra ostica come il Torino che, nonostante il rendimento al di sotto delle aspettative, dar&#224; filo da torcere alla compagine bianconera. Ultima ma non meno importante, &#232; Bologna-Inter, una partita tutt'altro che facile per i nerazzurri, autori di una grande cavalcata che li vede in testa e a sei punti sulla seconda. Dunque, per gli appassionati di calcio, una giornata come questa rappresenta un piacevole augurio per le festivit&#224; pasquali.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesdavide-nicola.jpgSISmlan-samp-bolognainter-toro-juve.29giornata-1013756.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010147n
51013753NewsEditorialeASPETTANDO L`INTER FERMATA DAL COVID, JUVE E MILAN CERCANO PUNTI CON BENEVENTO E FIORENTINA2021032111:26juve, inter, cr7,milan, lazio,napoli,spesia,roma, crotone,udinese,samp,pirlo,classifica,atalanta,torinoA pranzo l'Atalanta cerca punti al Bentegodi, mentre CR7 e compagni alle 15 attendono il Benevento<p>La ventottesima di campionato ci regala Juventus-Benevento alle 15 allo Stadium e Fiorentina-Milan alle 18 al Franchi. I campioni d'Italia cercano conferme dopo la vittoria di Cagliari con tripletta di CR7 contro un ostico Benevento, allenato da Pippo Inzaghi. I bianconeri di Pirlo devono vincere per sperare ancora nello scudetto e avvicinarsi all'Inter (bloccata dal Covid e che ha saltato la gara di ieri col Sassuolo), e consolidare comunque la propria posizione nei piani alti della graduatoria per guadagnarsi la partecipazione alla prossima Champions League. I rossoneri, invece, dopo lo stop interno col Napoli e l'eliminazione dall'Europa League, cercano punti in casa della Viola di Prandelli, per evitare di essere avvicinati ulteriormente da Roma, Napoli, Atalanta e Lazio, che inseguono e non mollano, costituendo un'insidia costante per la conquista di un posto in Champions. Dopo gli anticipi di venerdi sera (vittoria esterna del Genoa a Parma per 2 a 1 che conferma la crescita del Genoa e le difficolt&#224; dei ducali) e le due gare di ieri, che risaltano le qualit&#224; dello Spezia di Italiano, che si tira fuori dai bassifondi della classifica sconfiggendo il Cagliari per 2 a 1 tenendo a debita distanza proprio i sardi (terzultimi), e la rocambolesca vittoria in rimonta del Bologna a Crotone, che condanna quasi sicuramente i calabresi alla serie B, oggi vanno di scena Verona-Atalanta, Udinese-Lazio, Samp-Torino, e in serata il big-match Roma-Napoli. Gara difficile per la Dea sul terreno difficile di Verona, mentre la Lazio potrebbe tentare il colpaccio a Udine, contro una squadra in forma che per&#242; si &#232; gi&#224; tirata fuori dalla secchie della bassa classifica (33 sono i punti dei friulani). Si preannuncia interessante la sfida del Ferraris con la Samp tranquilla a quota 32 punti e il Toro di Nicola ritrovato che vuole fare punti per risalire ancora dal quartultimo posto con 23 punti e una gara da recuperare in casa della Lazio, mentre promette scintille la sfida serale dell'Olimpico di Roma con le due squadre appaiate a 50 punti al 5&deg; posto, con i partenopei che devono ancora recuperare la gara con la Juve (recupero previsto il 7 aprile alle 18.45).</p><p>Ivano Messineo</p>ivomesivomesronaldo.jpgSISjuvebenevento.milanafirenze.intercovid.udineselazio.seraleromanapoli-1013753.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101070n
61013742NewsEditorialeIl Milan perde il primato al termine di una brutta gara giocata al Picco e persa per 2 a 0. L`Inter batte la Lazio e va in testa2021021505:31maggiore,bastoni,ibra,pioli, italiano,milan,capolista,spezia,picco,provedel,donnarumma,salvezzaLa squadra di Italiano si impone con merito sui rossoneri<p><span>Dopo pi&#249; di un anno dall'ultima sconfitta fuori casa per il Milan (Atalanta-Milan 5-0 nel dicembre 2019) i rossoneri vengono sconfitti da un ottimo Spezia, grazie alle reti di Maggiore e Bastoni, e vengono scavalcati dall'Inter (3 a 1 alla Lazio) ad una settimana dal derby. Spezia in palla e ben schierato da Vincenzo Italiano, ma Milan deludente, mai entrato in campo al Picco.</span></p><p><span>Stefano Pioli &#232; deluso ma cerca di guardare al futuro. Ecco le sue parole rilasciate ai microfoni di DAZN nel post-partita: &#171;Dobbiamo reagire e sicuramente lo faremo. Lo Spezia ha vinto nettamente, questa &#232; la prima sconfitta che davvero abbiamo meritato perch&#233; abbiamo messo in campo troppo poco. E' stata una brutta serata per me e per la squadra, ma ripartiremo. Sapevamo che avremmo affrontato un avversario aggressivo, ma non abbiamo offerto una prestazione all'altezza&#187;.</span></p><p><span>Dopo diversi mesi il Milan perde anche il primato in classifica, detenuto dall'Inter, che nel posticipo serale ha battuto per 3 a 1 la Lazio. Risalgono la Roma, che vincendo sull'Udinese sale al terzo posto, il Napoli, che ha sconfitto di rigore una Juve disordinata e poco concreta sotto porta (anche per la bravura del portiere partenopeo Meret), e l'Atalanta, che espugna Cagliari all'ultimo respiro grazie a Muriel.</span></p><p><span>Alessandro Vispo</span></p>Caltagironeivomesivomesitaliano.spezia.jpgSISspezia-vittorioso-sul-milan-sorpassato-da-inter-che-batte-lazio-1013742.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,1101045n
71013740NewsEditorialeGattuso al capolinea. Se perde con la Juve domenica probabile il suo esonero2021021108:00Gattuso,napoli,esonero,de laurentis,juventus,atalanta,eliminazioneBrucia l'eliminazione contro l'Atalanta, vittoriosa per 3 a 1<p><span>Dopo l'ennesima sconfitta (quella di ieri a Bergamo per 3 a 1 costata l'eliminazione dalla Coppa Italia) &#232; sempre pi&#249; difficile la posizione di Rino Gattuso, il cui futuro probabilmente dipender&#224; dal risultato della prossima gara di campionato contro la Juventus.</span></p><p><span>Mentre i tifosi sui social si scagliano contro Gattuso, chiedendo il suo esonero, il presidente Aurelio De Laurentis, secondo le ultime indiscrezioni, avrebbe deciso di non prendere decisioni affrettate ed aspettare sabato 13 febbraio per prenderne una definitiva.</span></p><p><span>Intanto ha gi&#224; iniziato a pensare ad un possibile sostituto. Nel mirino ci sarebbe un grande ex allenatore del Napoli: Rafael Benitez, che allen&#242; per due anni il Napoli vincendo la Coppa Italia nel 2014. De Laurentis sembra averlo gi&#224; contattato diverse volte e, da quanto si &#232; compreso, Benitez preferirebbe non subentrare a stagione iniziata, ma iniziare una nuova stagione con la squadra. Il Napoli, per&#242;, ne avrebbe bisogno adesso ed &#232; per questo che il presidente sta cercando di convincerlo.</span></p><p><span>A quanto pare, nel caso in cui Gattuso venga esonerato, De Laurentis ingaggerebbe il nuovo allenatore soltanto per concludere questa stagione. Per la prossima, infatti, vorrebbe ingaggiare un tecnico emergente come Vincenzo Italiano, attualmente allenatore dello Spezia o Juric, allenatore dell'Hellas Verona. Ancora sono solo ipotesi e nulla &#232; certo. L'unica certezza &#232; che questo fine settimana sar&#224; decisivo per le sorti di Gattuso e del Napoli.</span></p><p><span>Alessandro Vispo</span></p>Bergamoivomesivomes27d06bf3-52c1-4a61-803f-7fe90217ee64.jpgSISgattuso-esonero-vicino-calcio-1013740.htmSI01,02,03,06,07,08,10,1101074n
81013735NewsEditorialeNel calcio dove sta la verità? 2021011911:27sky,processo del lunedìL`angolo del tifoso bianconero. Considerazioni sui commenti giornalistici di Sky nel dopo gara di Inter - Juventus <br /><p><span>Nel vedere il post-partita di Inter - Juventus su Sky, qualsiasi spettatore ha notato che gli opinionisti , quasi tutti ex giocatori , hanno graziato l'allenatore bianconero di critiche feroci per la prestazione della sua squadra, anzi ad una richiesta di Caressa, detta sottovoce ma non abbastanza se &#232; filtrata fino a noi, di chiedere ad Alex Del Piero di porre una domanda al suo ex compagno di squadra Andrea Pirlo, c'&#232; stato un diniego che la dice lunga sulla voglia di evitare di mettere in difficolt&#224; il tecnico juventino da parte di un Del Piero, per ovvi motivi molto abbottonato sulle scelte tattiche dell'allenatore bianconero.</span><br /></p><p><span><span>Cosicch&#233; mi sono venute alla mente alcune puntate del &#171;Processo del Lunedi&#187;, dove nonostante fossero passate 24 h. dalla partita e quindi si fossero sbolliti gli animi, si assisteva ad uno spettacolo da parte di giornalisti , non ex giocatori, che davano una lettura critica, ricca di note tecniche e di strategie in campo, da &#171;leccarsi i baffi&#187; per il pubblico pi&#249; esigente della &#171;pelota italiota&#187;. Non facevano sconti a nessuno, anche perch&#233; non ci avevano giocato insieme fino a ieri, ma nessuno si offendeva o gli toglieva il saluto, se il suo modulo di gioco era massacrato da Maurizio Mosca o Bruno Bernardi o Maurizio Biscardi o Gianpiero Galeazzi. Eh s&#236;, grandi firme del giornalismo sportivo, che hanno lasciato un ricordo indelebile in tutti i tifosi di calcio e non solo , ma che apprezziamo ancora di pi&#249; dopo aver ascoltato i commenti degli opinionisti del cosiddetto &#171;salotto calcistico &#171; di Sky.</span></span><br /></p><p><span><span>Se ieri sera qualcuno di quelli seduti intorno al tavolo rotondo avesse chiesto a mister Pirlo come mai la sua squadra ad esempio ha giocato per la prima volta in campionato con un modulo con 4 difensori e non il suo solito 3-5-2 , speculare a quello di Antonio Conte, che fra l'altro Pirlo avrebbe dovuto prevedere, visto che il modulo di Conte lo conosce alla perfezione per averci giocato, ebbene se glielo avessero chiesto non avrebbero commesso un delitto di lesa maest&#224;, ma ci avrebbero fatto capire quali sono i limiti di questo tecnico rapportati ai valori dei suoi atleti in campo. E se avessero domandato sempre ad Andrea Pirlo come mai insiste a centrocampo su Rabiot e Ramsey , che non hanno mai convinto , lasciando in panchina McKenzie ed Arthur, soprattutto l'americano che sembra l'unico a correre l&#236; in mezzo raccogliendo palloni su palloni fino a colpire di testa sotto rete avversaria segnando goal importanti, pensate che se l'avessero chiesto Pirlo si sarebbe offeso e, se anche fosse stato, non avrebbero rispettato il calcio e i tifosi che comunque pagano l'abbonamento?</span></span><br /></p><p><span><span>Potrei continuare ancora per molto a snocciolare tutti i perch&#233;, che avrebbero potuto essere chiesti all'allenatore della squadra pi&#249; blasonata d'Italia su una sconfitta senza attenuanti, ma soprattutto su una squadra ,che appare lo specchio del suo allenatore : timorosa nel condurre quel poco di gioco, che riesce a confezionare e quindi votata al &#171;passaggio al portiere&#187;, unico &#171;refrain &#171; di un modulo difensivo sempre poco propositivo e piantato sulla linea Maginot del limite della propria area.</span></span><br /></p><p><span><span>Mi sono chiesto quanto faccia bene al calcio italiano un giornalismo sportivo-calcistico, che non affonda il bisturi sull'involuzione del modo di giocare al pallone, che si nota in quasi tutti i campi di gioco di serie A e quanto sia producente glissare nelle interviste post-partita sui rilievi tecnici della prestazione. Sinceramente ho paura che questo atteggiamento dei commentatori calcistici molto generoso, sia una delle cause del non gioco delle nostre squadre e della loro inferiorit&#224; rispetto alle squadre del continente europeo.</span></span><br /></p><p><span><span>Rimedi? E se riducessimo il numero degli ex-calciatori opinionisti negli studi televisivi durante il post-partita e richiamassimo le penne del nostro giornalismo sportivo che magari non hanno mai dato un calcio al pallone, ma danno ancora del Lei all'intervistato?.</span></span><br /></p><p><span><strong><span>Attilio Andriolo</span></strong></span><br /><br /><br /></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSISnel-calcio-diove-sta-la-verita-1013735.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010168n
91013734NewsEditorialeInter - Juventus, mille motivi in più per vincere.2021011517:05Sale la febbre del derby d`Italia<br /><p><span>Per i tifosi sar&#224; il primo Inter - Juve virtuale; un derby d'Italia vissuto sul divano, davanti alla televisione e senza l'ausilio degli sfott&#242; da stadio. Tuttavia, non per questo si rende meno importante dal punto di vista dell'intensit&#224; emotiva e dell'ansia di attesa. Inter - Juve &#232; sempre una partita a parte, un incontro di antica tradizione fatta di rancori, ruggini e antipatie calcistiche mai sfumate nel tempo. L'espressione «Derby d'Italia» &#232; stata coniata da Gianni Brera nel 1967 per indicare due formazioni che, pur risiedendo in due Citt&#224; e Regioni diverse, sono caratterizzate da una profonda rivalit&#224; reciproca, tipica delle sfide stracittadine. E ci sono tanti motivi in pi&#249; in questo incontro della 18ma giornata del Campionato Italiano di Serie A che lo rende ancora pi&#249; piccante. Basti pensare che le recenti reminiscenze di appartenenza juventina di Antonio Conte e Beppe Marotta, si arrovellano nell'immaginario collettivo dei tifosi bianconeri come uno sgarbo che non doveva essere fatto. Ma si sa che il tifoso non bada al razionale senso del professionismo pallonaro e si perde tra mille altri tortuosi pensieri che convergono nella parola: «tradimento». Tuttavia, lasciando da parte tutte queste annose polemiche di parte, soffermiamoci su quelli che sono i motivi di interesse che coinvolgono le due squadre dal punto di vista tecnico. Diciamo subito che sia per la Juventus di Pirlo che per l'Inter di Conte &#232; assolutamente vietato perdere per non buttare via punti in classifica. La Juve, infatti, pur con una partita da recuperare, perdendo contro l'Inter si troverebbe troppo distanziata dai vertici della classifica, mentre per i nerazzurri si potrebbe accendere l'ennesima polemica su una squadra che manca di cattiveria nel sapere gestire le partite. E poi Lukaku contro Ronaldo, chi &#233; pi&#249; decisivo? Due bomber a confronto che sono devastanti nel Campionato Italiano. Il gigante nerazzurro ha totalizzato 17 gol in 22 partite, mentre Ronaldo &#232; a quota 19 su 18 gare giocate. In Campionato CR7 comanda la classifica cannonieri con 15 gol contro le 12 reti segnate da Lukaku. Ma a parte queste considerazioni, il derby d'Italia non si pu&#242; sminuire in quest'unico concetto di base, perch&#233; sul piatto ci sono molte altre considerazioni tecniche che rendono questa partita davvero affascinante. Due squadre diverse ma simili nella ricerca di continuit&#224; di risultati e nella solidit&#224; di un centrocampo che non ha ancora messo a fuoco certi meccanismi che identificano la grande squadra. Pirlo si trover&#224; privo di Dybala infortunato, pi&#249; Cuadrado, De Ligt e Alex Sandro messi in quarantena dal Covid. Conte, invece, deve fare a meno del solo D'Ambrosio, di Sensi che stenta a entrare in forma dopo l'infortunio subito, e poi si ritrova con l'eterno problema mai risolto di un super pagato come Eriksen, che nel 3-5-2 dell'allenatore dell'Inter non troverebbe posto nel suo ruolo di trequartista. Dunque, sono tanti i temi di questo ennesimo confronto tra le due pi&#249; amate squadre d'Italia che hanno voglia di superarsi a prescindere da ogni considerazione tecnica, tattica e di natura storica. Vedremo come andr&#224; a finire. Pirlo che sostiene di essere uno che da sempre ha apprezzato il modo d'allenare di Conte fin dai tempi della Juve, e poi Conte, che forte del suo carattere caparbio che non prevede mai la sconfitta, sta preparando attentamente una partita che, come lui dice, deve essere affrontata con forza, determinazione e «pedalare». Ci riuscir&#224; a battere la sua ex squadra? E la Juve sapr&#224; stare sul pezzo di una gara che &#232; carica di stimoli? Vedremo. Tutto pu&#242; essere. Solo il campo dar&#224; la risposta. Intanto sappiamo che l'arbitro sar&#224; il Signor Doveri coadiuvato da Carbone e Peretti. Il quarto uomo sar&#224; Maresca, mentre al Var ci sar&#224; Calvarese.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-inter-juve.jpgSIS-1013734.htmSI01,02,03,06,1001069n
101013732NewsEditorialeRoberto Bettega e i suoi 70 anni dedicati al pallone.2020122717:0470 candeline sulla torta bianconera di Bobby Gol <br /><p><span>Se solo si potesse fermare il tempo. Se solo ci si potesse rendere conto appieno del momento magico in cui vivi, allora persino il trascorrere frettoloso del tempo si vivrebbe senza rimpianto. E' la legge che impone la vita fin dal momento in cui nasciamo, cresciamo, corriamo, cadiamo, ci rialziamo, e intanto invecchiamo tra cose giuste e altre fatte in modo sbagliato. Nel calcio come in altri ambiti, il percorso dell'umano &#232; lo stesso e non sfugge alla legge tracciata per noi fin dalla nascita. <strong>Roberto Bettega, Bobby Gol, compie 70 anni.</strong> Un bel traguardo per tutti, un momento in cui affiorano i ricordi, soprattutto per il calciatore che fu l'emblema della Juventus e della Nazionale. Ricordi ingialliti dal tempo ma mai dismessi malinconicamente come un abito non pi&#249; indossato. S&#236;, perch&#233; quelli di Bobby Gol sono stati anni in cui il successo si &#232; alternato alla parabola della sua vita che repentinamente &#232; andata in discesa, quando &#232; stato frenato, prima da una grave infezione polmonare e poi da un brutto infortunio che ne hanno limitato la carriera proprio nel suo momento migliore. Un destino che gli &#232; toccato tra capo e collo, proprio quando aveva fatto l'abitudine ad alzare le braccia al cielo dopo avere fatto gol, i tanti 178 gol segnati nella Juventus, che lo pongono al terzo posto nella classifica della Vecchia Signora, dopo Del Piero e Boniperti. In maglia azzurra &#232; stato protagonista con 19 gol in 42 gare disputate. Erano gli anni dei grandi bomber che dovevano lottare tutte le domeniche con le strette marcature degli stopper avversari. Storie di un calcio ormai riposto nei cassetti dell'armadio con la naftalina per non essere intaccati dalle tarme, giusto per la speranza nella legge dei corsi e ricorsi storici che spesso ci fa ritornare da dove siamo partiti. Ma gli uomini e i campioni passano, mentre ritrovano magari con gli anni un altro significato di vita che non si riflette pi&#249; sul mondo del pallone giocato, ma che, magari, fa scoprire nuovi orizzonti personali. E poi c'&#232; quella dolce malinconia dei ricordi di campo e quelli di scrivania dirigenziale passati sempre nella Juventus assieme a Moggi e Giraudo. Momenti s&#236; e momenti no, si sono alternati nella vita di Bettega come un destino segnato, stabilito per lui come in ognuno di noi. <strong>Tra Gigi Riva, Paolo Rossi, Boninsegna e Paolino Pulici</strong> avrebbe potuto giocarsi il ruolo del pi&#249; forte attaccante del calcio italiano di allora, ma come detto, mille vicissitudini si sono intersecati alla sua vita professionale e umana. E ci sembra ancora di vederlo il <strong>Bobby Gol</strong> che fa coppia con <strong>Pietro Anastasi</strong> per completare l'attacco di quella Juventus di allora, in cui l'Avvocato Agnelli e il presidente Boniperti seppero dare un'impronta di squadra dal grande carisma, scegliendo giocatori in grado di far volare in cielo il tifo bianconero. E in cielo spesso ci andava <strong>Roberto Bettega</strong>, quando si alzava da terra e volava per colpire la palla di testa e fare gol, per poi ritornare sul prato verde del Comunale di Torino per abbracciare i compagni. Momenti che presumiamo siano sempre vividi nella mente e nello sguardo di questo calciatore dal fisico ben pronunciato, del quale i telecronisti argentini durante i mondiali del '78 declamavano i suoi gol con quel <strong>«Cabeza de Bettega»</strong> che era tutto dire. Sono passati tanti anni da allora. E oggi che Bobby Gol ha raggiunto l'et&#224; di 70 anni, pensiamo che quel soffiare le candeline sulla sua torta bianconera abbia nascosto un pizzico di malinconia di quel tempo mai fermato e che oggi &#232; solo pi&#249; un ricordo. Un piacevole ricordo!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>TorinoFL0711FL0711foto-roberto-bettega.jpgSIn-1013732.cfmSI01,02,03,06,1001057n
111013730NewsEditorialeAddio a Paolo Rossi, l’Italia piange il campione del mondiale ’82.20201210172129Lo spaccato di vita di un grande campione di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questa volta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi</b> non è riuscito a fare gol contro il destino avverso. Quel pallone che tante volte ha scaraventato rabbiosamente dentro la porta con forza per gonfiare la rete, questa volta non ce l’ha fatta. Una porta maledettamente stregata che è stata più forte di lui e questa volta gli ha giocato un brutto scherzo. Quasi a fargli toccare con mano l’altra faccia della medaglia sempre presente, sempre in agguato a farti pagare quanto nella vita hai gioito. Paolo Rossi è morto a 64 anni. Troppo presto per un ragazzo che ha amato la vita, il calcio, i compagni e gli affetti più cari. Era amabile di carattere, anche se in campo è stato l’emblema del calciatore forte che mieteva gol a raffica, come in quella memorabile Coppa del Mondo vinta nell’82 con la Nazionale di Enzo Bearzot. Pablito Rossi, così lo chiamavano in Argentina, identificandolo come il più importante calciatore italiano di allora. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ricordo quando alzai quella Coppa del Mondo al cielo e il mio sguardo rivolto in alto al Signore per pregarlo di fermare il tempo”.</b> E’ una delle tante frasi celebri dette da Pablito in quell’estate di calcio giocato in un clima afoso, in cui lui assieme ai suoi compagni fece il giro dello stadio Sarrà di Barcellona, esaltando un’impresa che inorgoglì l’Italia tutta e pure il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Pertini</b> che era presente in quello stadio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi in carriera ha giocato nelle giovanili del Santa Lucia, l’Ambrosiana, Cattolica Virtus, Juventus. Poi Como, Lanerossi Vicenza, Perugia, Juventus, Milan, Verona. </b>Un palmares davvero importante che si completò poi con l’oro in Spagna ’82. Nella sua vita ha lottato con il destino che gli aveva procurato più di un menisco rotto, ma soprattutto con la sua ingenuità, quando al tempo in cui giocava a Perugia si fece squalificare per essere stato coinvolto nella storia del calcio scommesse. Una pagina nera della sua vita che ha saputo voltare presto, rialzandosi con forza dopo quella che era apparsa come una caduta che poteva essere rovinosa per la sua carriera e la sua vita. La Juve lo riprese dandogli fiducia, così come fece in Nazionale Enzo Bearzot. E lui, il Pablito nazionale, ripagò tutti a suon di gol. Com’è strana la vita! Nasci, cresci, cadi, ti rialzi e poi voli. Quasi fossero passaggi obbligati in cui finito un periodo se ne comincia un altro. Ma non è per tutti così. Sì, perché se non hai il carattere giusto per affrontare il peso di certe delusioni, ecco che ti siedi e sei morto prima di morire davvero. Ma Paolo Rossi fu invece supportato da un carattere caparbio, forte, tipico delle sue radici toscane. E’ stato il campione che ha rappresentato quel calcio romantico per cui si sono scritti fiumi di parole, osannando vittorie pallonare che erano anche rivincite sociali in anni di crisi economica. E oggi che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi</b> non c’è più, tutti noi percorriamo le tappe della sua vita vissuta con forza, coraggio e con il sorriso stampato sul suo viso. Già, quel sorriso sempre presente in lui che rassicurava, sdrammatizzava, dava fiducia. Quante emozioni, pensieri neanche tanto nascosti si sono moltiplicati nella gioia di un gol, di una vittoria capace di tramutarsi in delusione quando le cose non andavano più bene. E in fondo cos’è il calcio, se non l’accettare il fronte retro della medaglia della vita? Ciao Pablito Rossi, grande realizzatore di tanti gol che ci hanno spinto all’abbraccio. Quello vero, quello di cui oggi ne apprezziamo solo il ricordo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-paolo-rossi.jpgSiN-1013730.htmSi100451001,02,03,0701069
121013723NewsCampionatiNoi che commentavamo le partite e i fatti tecnici20201006114221Juve - Napoli, che confusione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sti ppagliacciati ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie….appartenimmo à morte!”</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Ho voluto iniziare questo mio articolo prendendo a prestito l’ultima frase storica de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">‘A Livella di</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio De Curtis in arte Totò</i></b>, proprio per meglio significare come il mondo del pallone sia finito amaramente nel caos più assoluto. E’ un po' come dire che certe pagliacciate fanno parte dei vivi, perché i morti sono seri. Così constatiamo che la politica sportiva è nella bufera. L’ASL di Napoli va contro i protocolli votati in Lega. Tradimenti di patti stipulati in maggioranza e veleni insanabili che si profilano minacciosi all’orizzonte, mentre il coronavirus se la ride bellamente, soddisfatto del male procurato. Ma il pallone italiano non guarirà mai da accecanti contestazioni, polemiche, antipatie, diatribe che stanno uccidendo definitivamente l’ultimo respiro di ossigeno del calcio giocato. Ci piace vedere giocare l’Atalanta di Gasperini e con la Dea abbiamo quasi fatto un patto di simpatia per il piacevole bel gioco del calcio profuso sul campo, capace di distoglierci per un attimo dal basso fondo di un pallone che è diventato immagine negativa per chi ci guarda oltre confine. Juve – Napoli, una partita che doveva essere giocata all’Allianz Stadium domenica 4 ottobre, non s’è potuta fare perché il Napoli non si è presentato. Il motivo? L’ASL di Napoli ha fermato la squadra in partenza per Torino per il timore che si propagassero altri contagi oltre quelli di Zielinski ed Elmas, mentre allo stesso tempo la squadra di Gattuso è stata mandata in isolamento per 14 giorni. Da qui tutta una serie di messaggi, fax, colpi di scena e situazioni inedite da parte della Juventus che ha dichiarato a chiari lettere di scendere in campo ugualmente, rispettando il protocollo controfirmato in Lega da tutte le società di Serie A. Una querelle furibonda che si è scatenata tra le due società di calcio, mentre la Lega ha preso posizione difendendo in pratica il rispetto del regolamento e dando torto al Napoli per quanto ha fatto. Adesso la cosa sta prendendo le sembianze di una gigantesca diatriba politica che coinvolge la Lega Calcio, il ministero dello sport e della sanità, l’Asl di Napoli e le società calcio Napoli e Juventus. Al momento si pensa che alla Juventus gli sia data partita vinta a tavolino, ma il Napoli è pronto a fare il proprio ricorso coinvolgendo probabilmente Lega e Tar. Insomma, un gran caos che inasprisce gli animi più di quanto non lo fossero già tra le rispettive tifoserie che si guardano in cagnesco. Ma questo calcio non ci piace più da tanto tempo. Questo calcio disgusta per una incapacità di gestione politica, la quale si è lasciata inondare dalla già difficile situazione provocata da un covid 19 che ha messo tutti in ginocchio. Tuttavia, se è vero che il regolamento in essere è stato controfirmato dalle parti nel mese di giugno scorso, è altresì vero che vista la situazione attuale di continuo aumento dei contagi, si doveva intervenire tempestivamente per modificare alcuni punti. Questo non è stato fatto e ognuno resta fermo sulle proprie idee: la Juve per il rispetto del regolamento e il Napoli con l’alibi di non essere potuto partire per disputare la partita di Torino a causa del fermo dell’ASL di Napoli. Insomma una matassa ingarbugliata dove il pallone invece di essere parte primaria del gioco è diventato un optional. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Certe pagliacciate lasciamole fare alla Politica ”</i></b> - diciamo noi che apparteniamo a quelli che amavano il calcio giocato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711juventus-napoli-non-è-stata-giocata.jpgSiN-1013723.htmSi100451001,02,03,1001053
131013717NewsEditorialeQuesta sera a Villa Hera di Milazzo, ci sarà la consegna dei premi del concorso Teseo20200901112231Anche noi de «Il calcio 24« ci uniamo all`iniziativa culturale dell`Associazione Teseo di Milazzo <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oltre settanta persone <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">(tra cui è ospite anche la candidata sindaca di Milazzo Adele Roselli)</i></b> parteciperanno questa sera alla premiazione del Concorso di Poesie in Italiano, dialetto Siciliano e Racconti inediti, organizzato dall’Associazione Teseo di Milazzo. Autori, amici e famigliari che confluiranno a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Villa Hera</i></b> da ogni parte d’Italia e testimonieranno con la loro numerosa presenza un successo che è andato oltre le più rosee aspettative. Raggiante di soddisfazione è il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente dell’Associazione Teseo Attilio Andriolo</i></b> il quale, a seguito di questo riscontro di notevole interesse letterario, ha già in mente di implementare per il prossimo anno nuove idee culturali da aggiungere alle già esistenti. E’ il concorso di una letteratura che si esprime attraverso versi che riassumono l’anima di autori sconosciuti, ma ammirevoli nel manifestare sentimenti e piccoli grandi pensieri che si intersecano tra l’attualità e le mille storie umane vissute in questi anni difficili del nostro tempo. Di tutto ciò ne beneficia l’immagine di una Milazzo che fa da trampolino alla voglia di aggregazione culturale proposta dall’Associazione Teseo. Nel corso della serata, come già riferito, saranno consegnati i pregiati premi firmati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">dall’artista maestro Benedetto Norcia,</i></b> in un contesto in cui si rispetteranno rigorosamente le previste regole di distanziamento emanate dalla legge anti covid, anche se tutto si svolgerà all’aperto tra lo sguardo di una splendida terrazza che si affaccia sul panorama mozzafiato di una Milazzo che in settembre e anche oltre, procederà con la sua logica estiva fatta di bagni e tuffi in un mare azzurro che incanta e stuzzica l’estrinsecare i versi poetici. Proprio come stasera, proprio come il significato proposto dall’Associazione Teseo che invoglia a scrivere, a entrare nel fantastico mondo della poesia e della letteratura che è la sostanza dell’anima.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711foto-terrazza-villa-hera-di-milazzo.jpgSiN-1013717.htmSi100451001,02,03,10010164
141013702NewsCampionatiConte, non esagerare!20200720190832Uno sfogo eccessivo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>“Calendario fatto per metterci in difficoltà, abbiamo sempre meno giorni di riposo. E’ un’anomalia strana…Io vi farei vedere il calendario dell’FC Internazionale, perché questo sta passando inosservato. Il calendario nostro è folle. E’ un calendario fatto per metterci in difficoltà, questo è fuori di dubbio”.</span></i></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Questo è stato lo sfogo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> dopo la partita pareggiata 2 a 2 all’Olimpico di Roma contro i giallorossi di Fonseca. Un muro del pianto che non condividiamo! Premesso che non abbiamo nulla contro questo allenatore capace di non dormire la notte per l’inquietudine di non avere vinto una partita e di somatizzare oltremodo ogni evento negativo cui egli tiene particolarmente, ci preme fare alcune considerazioni. Prima di ogni cosa non capiamo chi possa essere stato ad architettare il malevolo pensiero di mettere in difficoltà l’Inter, nell’assegnargli un calendario senza respiro e irto di difficoltà. Seconda cosa, si deve mettere in considerazione il particolare momento in cui il pallone italiano professionistico è stato messo in difficoltà dal lungo lockdown dovuto al Coronavirus. Le difficoltà sono da ritenersi generalizzate in un calcio che calcio non è per giocare ogni tre giorni, allenarsi sotto il sole di oltre 32 gradi e poi andare in campo e disputare la partita senza pubblico e in orari impensati. Dove sta tutto questo avercela contro l’Inter, se tutti sono coinvolti nella medesima situazione? No Antonio, capiamo la tua delusione e se vuoi anche il tuo umano sfogo frutto di delusione, ma credi pure che non è così! Andare a caccia di fantasmi non aiuta il lavoro che pur stai facendo da neanche un anno e che ti premia per aver portato l’Inter nella Champions del prossimo anno, mentre sei ancora in lizza per un’eventuale conquista dell’Europa League. D’altra parte, nessuno mette in dubbio che l’essere stato chiamato da Marotta per dirigere l’Inter prevedeva quello che già hai ottenuto e magari con il retro pensiero di dare fastidio fino all’ultimo alla Juve per la conquista dello scudetto. Ecco, forse è proprio questo che ti ha deluso per tanti motivi, ma non preclude le altre cose che hai saputo ottenere con la tua squadra che, inevitabilmente, avrà bisogno di essere ritoccata in alcuni punti. E’ il famoso bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto) che tu ami tanto declamare come metafora durante le tue interviste. Il tuo percorso con l’Inter è appena cominciato e ha bisogno di un triennio per potere essere valutato. Qualche volta sei riuscito a vincere al primo anno (vedi Juve e Chelsea) ma questo non deve essere per te un tarlo, perché ogni esperienza è diversa dall’altra per tanti motivi che il calcio, inteso come ambiente, squadra e società, mettono in evidenza. Dunque, certe sparate ci sembrano davvero fuori luogo perché se è vero che difendi giustamente i tuoi ragazzi, dicendo che non hai nulla da rimproverare loro per l’impegno profuso, è altresì vero che dire che nell’aria spira un vento contrario all’Inter, ci sembra davvero infondato. E per quale diabolico meccanismo dovrebbe esserci questo mettere in difficoltà la tua squadra, quando ognuno pensa sempre a sé stesso? Forse certe motivazioni sono da ricercarsi in fatti più tecnici e tattici, più che al fatto di giocare ogni tre giorni e allenarsi sotto il solleone di luglio e agosto, in un anno che ci auguriamo irripetibile per la sua negatività generalizzata in tutto il nostro Paese. Noi riteniamo che il bicchiere nerazzurro sia pieno per tre quarti. Quel quarto che manca devi ricercarlo in te.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013702.htmSi100451001,02,0301058
151013701NewsCampionatiConte, non esagerare!20200720185935Un muro del pianto che non condividiamo....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>“Calendario fatto per metterci in difficoltà, abbiamo sempre meno giorni di riposo. E’ un’anomalia strana…Io vi farei vedere il calendario dell’FC Internazionale, perché questo sta passando inosservato. Il calendario nostro è folle. E’ un calendario fatto per metterci in difficoltà, questo è fuori di dubbio”.</span></i></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Questo è stato lo sfogo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> dopo la partita pareggiata 2 a 2 all’Olimpico di Roma contro i giallorossi di Fonseca. Un muro del pianto che non condividiamo! Premesso che non abbiamo nulla contro questo allenatore capace di non dormire la notte per l’inquietudine di non avere vinto una partita e di somatizzare oltremodo ogni evento negativo cui egli tiene particolarmente, ci preme fare alcune considerazioni. Prima di ogni cosa non capiamo chi possa essere stato ad architettare il malevolo pensiero di mettere in difficoltà l’Inter, nell’assegnargli un calendario senza respiro e irto di difficoltà. Seconda cosa, si deve mettere in considerazione il particolare momento in cui il pallone italiano professionistico è stato messo in difficoltà dal lungo lockdown dovuto al Coronavirus. Le difficoltà sono da ritenersi generalizzate in un calcio che calcio non è per giocare ogni tre giorni, allenarsi sotto il sole di oltre 32 gradi e poi andare in campo e disputare la partita senza pubblico e in orari impensati. Dove sta tutto questo avercela contro l’Inter, se tutti sono coinvolti nella medesima situazione? No Antonio, capiamo la tua delusione e se vuoi anche il tuo umano sfogo frutto di delusione, ma credi pure che non è così! Andare a caccia di fantasmi non aiuta il lavoro che pur stai facendo da neanche un anno e che ti premia per aver portato l’Inter nella Champions del prossimo anno, mentre sei ancora in lizza per un’eventuale conquista dell’Europa League. D’altra parte, nessuno mette in dubbio che l’essere stato chiamato da Marotta per dirigere l’Inter prevedeva quello che già hai ottenuto e magari con il retro pensiero di dare fastidio fino all’ultimo alla Juve per la conquista dello scudetto. Ecco, forse è proprio questo che ti ha deluso per tanti motivi, ma non preclude le altre cose che hai saputo ottenere con la tua squadra che, inevitabilmente, avrà bisogno di essere ritoccata in alcuni punti. E’ il famoso bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto) che tu ami tanto declamare come metafora durante le tue interviste. Il tuo percorso con l’Inter è appena cominciato e ha bisogno di un triennio per potere essere valutato. Qualche volta sei riuscito a vincere al primo anno (vedi Juve e Chelsea) ma questo non deve essere per te un tarlo, perché ogni esperienza è diversa dall’altra per tanti motivi che il calcio, inteso come ambiente, squadra e società, mettono in evidenza. Dunque, certe sparate ci sembrano davvero fuori luogo perché se è vero che difendi giustamente i tuoi ragazzi, dicendo che non hai nulla da rimproverare loro per l’impegno profuso, è altresì vero che dire che nell’aria spira un vento contrario all’Inter, ci sembra davvero infondato. E per quale diabolico meccanismo dovrebbe esserci questo mettere in difficoltà la tua squadra, quando ognuno pensa sempre a sé stesso? Forse certe motivazioni sono da ricercarsi in fatti più tecnici e tattici, più che al fatto di giocare ogni tre giorni e allenarsi sotto il solleone di luglio e agosto, in un anno che ci auguriamo irripetibile per la sua negatività generalizzata in tutto il nostro Paese. Noi riteniamo che il bicchiere nerazzurro sia pieno per tre quarti. Quel quarto che manca devi ricercarlo in te.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013701.htmSi100451001,02,030107
161013687NewsCampionatiL’ambiente interista deluso, pensa già al prossimo futuro20200627161142In casa nerazzurra,ora si fa affidamento sull`Europa League e sul futuro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Per l’Inter si prospetta l’ennesima rivoluzione tecnica. Fallita probabilmente l’idea di vincere lo scudetto, alla squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> resta l’Europa League come ultimo titolo da vincere in quest’anno funesto da Covid 19, che per tanti versi ha nuociuto le aspettative dei tifosi nerazzurri, i quali avevano assaporato l’aspirazione di considerarsi di fatto l’anti Juventus già da questo Campionato 2019’20. Ma non è stato così per tanti motivi, non ultimo il fatto che nella vera e propria strategia del club nerazzurro ci fosse soltanto l’idea fondata dalla leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> come garanzia di un’Inter da riorganizzare dopo troppi anni di delusioni e di mancate conquiste di trofei. Dopo i fasti del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">triplete di Mourinho</b>, la piazza di tifosi interisti ha fretta di vincere qualcosa d’importante e, soprattutto, di contrastare lo strapotere juventino come unica forza da sradicare nel Campionato Italiano. Ma, evidentemente, qualcosa non ha funzionato nel club di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Steven Zhang</b>, il quale assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta e Ausilio</b> sembra essere molto attivo sul mercato per costruire una squadra più competitiva, andando a coprire quei buchi tecnici inaspettatamente emersi da parte di certi giocatori. E poi c’è da ragionare anche a livello di bilanci, in cui è necessario essere attenti nel ricavare delle plusvalenze in grado di non stravolgere i conti che non vadano a compromettere la suscettibilità di quel fair play economico, cui è necessario attenersi nell’attenta supervisione della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">UEFA</b>. Ma, a parte questo aspetto, quello che interessa maggiormente ai tifosi interisti delusi soprattutto dopo aver visto la partita contro il Sassuolo, è la nuova idea di Inter che deve ripartire da un progetto capace di far proprio il concetto di vittoria, intesa come cattiveria agonistica predicata da sempre dal suo allenatore. In realtà, in base a quanto abbiamo visto sin qui in casa Inter, c’è un problema legato al centrocampo e in attacco, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu Lukaku</b> (forte fisicamente ma incostante) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez</b> (ultimamente distratto dalla probabile cessione al Barcellona) sembra non avere più quello smalto tale da mettere in gol palloni importanti ai fini di un risultato capace di mascherare certe falle tecnico tattiche che si stanno manifestando all’interno della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte.</b> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> sta lavorando per accontentare il suo allenatore e definire una squadra che sia competitiva al massimo nel suo regolare incedere di gioco e risultati. C’è dunque molto da sfoltire in casa Inter, ma c’è anche tanto da acquistare. A oggi sembra fatta per il 21enne esterno destro (adattabile anche a sinistra) del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">marocchino Achraf Hakimi</b>, da due stagioni al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borussia Dortmund</b> ma di proprietà del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b>. Il valore di mercato di questo giovane calciatore si aggira sui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">45 milioni + bonus</b>, che l’Inter ha intenzione di pagare garantendogli un lungo contratto sulla base di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">5 milioni di euro</b> a stagione che, se così fosse, sarebbe il terzo contratto importante per l’Inter che sborsa anche per Lukaku ed Eriksen contratti di questo livello e forse più. C’è poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sandro Tonali</b> in pole position con un’offerta da parte dell’Inter che si aggira intorno ai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">35 milioni di euro + 5 di bonus</b> per rinforzare un centrocampo che ha numeri ridotti in caso di squalifiche e infortuni. Dunque, l’ennesima rivoluzione da parte dell’Inter sta per cominciare con un programma più dettagliato tra sfoltimento della rosa e acquisti di grande valore. Ma se per quest’anno ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> si può perdonare il suo essere neofita in un ambiente che non conosceva, a partire dal prossimo anno si deve fare conto necessariamente con la responsabilità dei risultati, visto che la società lo sta accontentando negli acquisti da lui suggeriti. Tuttavia, il mister leccese ex Juve è uno che non nasconde mai le sue responsabilità, anche se spesso lo vediamo impegnato in analisi discolpanti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non è facile vincere subito in una squadra e una società che da anni non vince più nulla”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte dixit</b>. Vedremo dunque quello che accadrà nel prossimo futuro in casa Inter. E intanto i tifosi attendono pazientemente, mentre vivono i ricordi del triplete di Mourinhiana memoria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013687.htmSi100451001,02,0301049
171013671NewsCampionatiCoronavirus e Campionato di calcio: la strada è in salita.20200513114935Il parere del medico sportivo Dr. Attilio Andriolo, sui vari problemi emersi sull`eventuale riapertura del Campionato di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Le linee guida emanate dal CTS (Comitato Tecnico Scientifico) cui dovranno adeguarsi le società di calcio di Serie A per riprendere il campionato e così assegnare sul campo lo scudetto 2019/20, oltre che i posti in Champions League ed Europa League, fanno molto discutere in queste ore soprattutto i medici sportivi del calcio. Le notizie trapelate sui protocolli da adottare, a mio parere in qualità di medico di calcio, rendono la ripartenza del campionato alquanto difficile, se non impossibile. Ci vorranno, pare, almeno undicimila tamponi per sottoporre a screening tutti i giocatori almeno 2-3 volte prima dell’inizio del campionato; il che è un’impresa, non tanto per il mondo del calcio ma per il nostro paese, che ha assoluta penuria di questi test diagnostici, di cui invece può vantarsi di possedere la Germania, che si è approvvigionata in tempi non sospetti di tamponi e test sierologici. E non per niente la Bundesliga è iniziata regolarmente già da qualche settimana, mentre l’Italia fra le disfunzioni del suo sistema sanitario, deve accusare le difficoltà a reperire i tamponi necessari per testare la popolazione, non essendosi preoccupata di acquistarne un numero sufficiente<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>all’inizio della pandemia. Pur tuttavia, immaginiamo che tutte le società di calcio si riforniscano dei tamponi necessari per eseguire le indicazioni del CTS, seguirà un ritiro severo per tutta la durata del campionato dei giocatori e degli addetti alla squadra per evitare contagi dall’esterno. I medici delle società saranno i<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>responsabili del mantenimento del ritiro e quindi dovranno vigilare sui giocatori e lo staff, perché nessuno si allontani dalla sede scelta per il ritiro e perché nessuno entri in contatto dall’esterno. Se dovesse accadere che un atleta si mostri positivo al tampone che dovrebbe essere eseguito ogni tre-quattro giorni, dovrà fermarsi tutta la squadra che uscirà fuori dal campionato per almeno 14 giorni. In pratica, il campionato si fermerà e molto probabilmente non ricomincerà. Chi pensa che queste linee guida del CTS siano funzionali alla ripresa del calcio, alzi la mano! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In serie B quante società potranno adattarsi alle linee guida emanate dagli scienziati del Ministero? Credo poche, molto poche. C’è da aggiungere che il Comitato Tecnico Scientifico non ha avvertito l’esigenza di ascoltare il parere di quella rappresentanza dei medici delle società calcistiche, che hanno il polso della condizione logistica dei club e che perciò hanno minacciato di dimettersi se non cambieranno le norme, in quanto non si sentono abbastanza tutelati per le responsabilità penali della sorveglianza sull’isolamento dei giocatori e dell’intero staff tecnico-dirigenziale. Inoltre i rischi aumenteranno inevitabilmente giocando fuori casa, allorché i controlli sulla squadra non potranno essere rispettati ed eseguiti alla perfezione, mentre i giocatori potrebbero approfittarne per sfuggire alla vigilanza e prendersi una “botta” di libertà. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Eh no! Così non va, cari politici. Se da un lato si enuncia con enfasi l’inizio degli allenamenti a Giugno, dall’altro senza clamori e facendo prendere la patata bollente al CTS, si varano delle linee guida impossibili da attuare, finendo con annunciare in realtà il “de profundis” del calcio italiano. Stiamo pensando ai ragazzi dei vivai, delle scuole calcio, dei campionati minori, a tutto il movimento del calcio dilettantistico che non ha alcuna possibilità di ritornare a praticare questo sport. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Credo che la politica debba svolgere un ruolo decisivo per trovare la soluzione, la quadratura del cerchio, che<a name="_GoBack"></a> pur nel rispetto delle condizioni di sicurezza, consenta di rivedere i protocolli asettici del CTS.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>La popolarità di questo sport, la sua importanza trainante per l’economia del nostro paese, l’orgoglio della tradizione calcistica italiana rapportata a quella di altri paesi come la Germania, sono motivi sufficienti per rimodulare regole che non appaiono in grado di restituire agli italiani<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>la gioia di tifare di nuovo per i colori della loro squadra.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Attilio Andriolo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiNparere-medico-sportivo-attilio-andriolo-1013671.htmSi100451001,02,03010231
181013663NewsCoppeAnche il calcio europeo chiuda le porte20200312155110In un periodo di galoppanti infezioni da Coronavirus, l`UEFA tarda un intervento che è auspicato per la salvaguardia della salute. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è un antico detto che serve a far riflettere sul mondo del calcio in questo particolare periodo storico in cui il contagio di Coronavirus è galoppante: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Alla Chiesa di Santa Chiara, prima</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">hanno rubato l’oro e poi hanno messo le porte di ferro”.</b> La positività del giocatore della Juventus <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Daniele Rugani</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Covid 19</b>, non ci coglie di sorpresa in un periodo in cui si è certificata la pandemia di contagio al Coronavirus. Certo, gli interessi economici di bottega sono davvero tanti, tuttavia, non capiamo perché l’UEFA stia aspettando ancora a chiudere fino a data da destinarsi i vari impegni internazionali, studiando a tavolino le misure da prendere non solo per la Champions League e l’Europa League ma anche per il prossimo Campionato d’Europa. Tardivo questo intervento e incredibilmente ritardato, vista l’urgenza che si sta creando nel mondo a tutti i livelli. Già il calcio italiano, pur con notevole ritardo, ha deciso di fermarsi almeno fino alla prima settimana di aprile, peccando nell’incertezza e nella non chiarezza di idee per fermare soprattutto il calcio di Serie A che fornisce introiti economici altissimi a livello di televisioni, sponsor e pubblicità di ogni genere. Un sistema che garantisce soldi a palate e che ha bisogno di non essere interrotto, pena una perdita considerevole di interessi economici e perdite finanziarie in Borsa. Ma tutto questo che senso ha, quando in ballo c’è la salute dei suoi protagonisti e di migliaia di persone al seguito? Assistere alla partita di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions Liverpool - Atletico Madrid</b>, partita di ritorno degli ottavi di finale, ci ha fatto riflettere come non ci sia alcuno scrupolo di coscienza sulla pericolosità di un evento così importante, che per forza di cose ha raccolto migliaia di persone accalcate allo stadio Anfiel di Liverpool. Va bene, le condizioni attuali dell’Inghilterra non sono ancora a livelli di emergenza per il Coronavirus, tuttavia, riflettendo sull’esorbitante numero di tifosi arrivati dalla Spagna in cui il virus si è già propagato notevolmente, ci domandiamo se tutto questo assembramento di persone non abbia contribuito al diffondersi dell’epidemia. No, riteniamo che l’UEFA debba necessariamente intervenire con urgenza, garantendo con la chiusura delle competizioni in programma la salute pubblica e dei suoi interpreti. I soldi sono importanti, anche se il pallone garantisce ricchezza strabordante che va contro ogni principio etico, ma c’è da tenere conto che la salvaguardia della salute dell’intera umanità deve essere intesa come primaria a tutti gli effetti e salvaguardata con risolutezza. Si fermi il calcio, si fermi lo sport, così come ci stiamo fermando noi per il bene nostro e per il futuro del mondo. Si intervenga in fretta. Il pallone non aspetti più. Il prezzo da pagare è troppo alto!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone-champions-2020.jpgSiNanche-il-calcio-europeo-chiuda-le-porte-1013663.htmSi100451001,02,0303098
191013656NewsCampionatiCinque partite a porte chiuse per il coronavirus20200225115156In questi giorni il calcio vive momenti di cui non era preparato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Al termine del Consiglio dei Ministri, il ministro dello sport <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spadafora</b> ha confermato la disponibilità da parte del Governo&nbsp;di far disputare a porte chiuse le partite di Serie A previste nelle regioni soggette a ordinanza restrittiva per il coronavirus. Cinque sono le partite di Serie A che si giocheranno a porte chiuse. E’ ancora da definire la situazione per la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria – Verona </b>che si giocherà lunedì sera. Dunque, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Udinese – Fiorentina, Milan</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– Genoa, Parma – Spal, Sassuolo – Brescia e Juventus – Inter, </b>sono le partite che si disputeranno a porte chiuse, mentre dovrebbero giocarsi a porte aperte le altre partite in programma nella 26ma giornata di campionato. Una rivoluzione a cielo aperto che rende difficile il momento del calcio italiano, alle prese com’è nel gestire al meglio una situazione irta di difficoltà, proprio nel periodo di massima definizione degli incontri che si concentrano tra Campionato, Champions e Coppa Italia. E’difficile trovare le date dei recuperi, ed è improbo il lavoro nel gestire con oculatezza la regolarità delle partite, proprio per non alimentare polemiche di sorta. Ma la salute ha la priorità su ogni altra cosa, anche se è lecito disquisire su misure apparse talora troppo restrittive e pronte a creare dubbi sulla reale efficacia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non abbiamo ritenuto di dovere estendere il provvedimento al resto dell’Italia” – detto Spadafora – “ perché, come ci ha spiegato la comunità scientifica, in questo momento c’è una zona di focolai che abbiamo limitato, mentre per il resto dell’Italia non esistono condizioni per creare allarmismo e prendere misure altrettanto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">gravi”.</b> Tutto questo, naturalmente, è il quadro che si prospetta a oggi 25 febbraio 2020, visto che da qualche ora si è sparsa la notizia di due nuovi casi di coronavirus a Firenze e Palermo. Intanto è arrivata la decisione dell’UEFA, riguardo la partita di Europa League <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ludogorets </b>che si giocherà a San Siro giovedì 27 febbraio 2020 a porte chiuse, mentre la partita di Champions League Napoli – Barcellona si disputerà regolarmente a cancelli aperti al pubblico. Incredibile come il calcio in pochi giorni sia stato rivoluzionato dal propagarsi di un virus sconosciuto e letale soprattutto per chi è affetto da altre malattie pregresse. Il calcio come nel commercio, nell’economia, nella scuola, nella sanità e in mille altri settori che ci accompagnano nella quotidianità si fermano paralizzando la naturale continuità del vivere. Un fatto davvero nuovo per il quale non siamo preparati, ma che non deve nel modo più assoluto creare panico, ansia e attacchi di eccessiva paura, capaci di non farci ragionare e renderci fragili ed esasperati. Non c’è motivo per esserlo, nonostante il momento sia da ritenersi serio e non sottovalutabile. Ce ne faremo una ragione. Sì, ragioneremo sicuramente sul fatto che il pallone possa attenderci allo stadio in tempi migliori, nonostante l’amarezza di non potere vivere le emozioni che già fermentavano da tempo soprattutto per il big match Juventus – Inter. Le società e i tifosi, pur con tutta la delusione possibile, una volta tanto si trovano insieme per collaborare. E questo non è davvero un dettaglio da trascurare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711vincenzo-spadafora.jpgSiNcinque-partite-a-porte-chiuse-per-il-coronavirus-1013656.htmSi100451001,02,0303089
201013655NewsEditorialeL’esempio della grande bellezza dell’Atalanta Bergamasca Calcio20200221173810L`avvento di una nuova cultura calcistica, fatta propria da una ex squadra provinciale<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Riservato a chi si inebria di calcio spettacolo, di armonia del pallone, di pregiato gusto del gioco e della sua purezza di espressione. L’Atalanta è questo, merita sempre il prezzo del biglietto anche se non sei propriamente tifoso simpatizzante della Dea Bergamasca. Ma che importa dare giudizi di parte, quando l’espressione di questo calcio sviluppato dai nerazzurri orobici è inconfutabilmente piacevole e capace di trasportarti in emozioni che durano anche 95 minuti. La partita di Champions contro il Valencia ha confermato quanto detto e visto ormai da almeno un triennio della squadra di Gasperini. Già, Gasperini. Se pensiamo che si continua a declamare nomi altisonanti di tecnici europei che potrebbero essere ingaggiati il prossimo anno per venire ad allenare in Italia, allora non capiamo come il modello italiano rappresentato da Gian Piero Gasperini e anche da Simone Inzaghi passi sempre in secondo piano. Siamo convinti, non da oggi, che il meglio dei coach dalle vedute moderne del football internazionale l’abbiamo in Italia. E non è un caso che Atalanta e Lazio stanno stravolgendo con il proprio gioco l’antica cultura calcistica italiana nel mondo, ancorata com’era a un calcio sparagnino, farraginoso, utilitaristico, talora vincente ma scarno di spettacolo. E non è vero che per assistere a uno spettacolo (Allegri dixit) bisogna andare al cinema, al teatro o al circo, perché anche lo stadio può offrire, se vuole, l’armonia di un pallone che non deve essere per forza strozzato dalla vittoria a tutti i costi, ma sappia intendere con scioltezza fisica e mentale ciò che significa emozione, brividi di trame di gioco, corsa non forsennata ma corretta, intelligente, e amalgama di squadra che ti trasmette la sua voglia di divertirsi e divertire. Eppure sulla bocca di tutti, nei sogni dei tifosi e anche dello stato maggiore delle società di calcio d’Italia, ci sono sempre Pep Guardiola, Jurgen Klopp, Josè Mourinho, Mauricio Pochettino, Zinedine Zidane. Ottimi tecnici che hanno vinto molto ma che hanno saputo vendere la propria immagine nel mondo come fossero il non plus ultra, come se con loro si stipulasse il contratto delle Champions sicuramente vinte. Ma i meccanismi del calcio sono molto delicati perché si tratta di uno sport di squadra che ha bisogno di oleare bene tutti i suoi meccanismi in maniera globale, armonica, e se soltanto un tassello non s’incastra bene all’interno del gruppo, ecco che tu puoi avere il miglior tecnico del mondo e non vincere, perché in quel calcio espresso dalla tua squadra manca sempre qualcosa. E’ un po’ il discorso che l’ambiente juventino sta vivendo in questa stagione con Maurizio Sarri, il tecnico chiamato dal Chelsea per venire ad apportare alla Juventus un gioco divertente che non c’è perché sembra esserci un conflitto ideologico tra tecnico e squadra. Sì, perché la prima regola è che un buon allenatore deve poter sviluppare il proprio credo calcistico in base alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori, senza snaturare ruoli e caratteristiche di campioni a cui non hai nulla da insegnare se non collocarli nella giusta posizione per rendere al meglio, creando l’armonia globale all’interno della squadra stessa. E’ quello che stanno facendo certi tecnici italiani nel loro lavoro, con le relative rose non particolarmente eccelse come quelle di Gasperini, Inzaghi, ma anche di D’Aversa, piuttosto che di Juric. E’ il calcio della grande bellezza, è la voglia di divertirsi e divertire che aleggia nella globalizzazione di un football internazionale diventato forse meno tecnico e più atletico, là dove la forza fisica è sempre supportata dal cervello. Si rifletta su questi temi e si prenda ad esempio il fantastico messaggio di un’Atalanta che incanta, che diverte, che emoziona e ti riconcilia con un pallone che spesso angustia e disamora per noia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711inzaghi-gasperini.jpgSiNl-esempio-della-grande-bellezza-dell-atalanta-bergamasca-calcio-1013655.htmSi100451001,02,0301094
211013631NewsCampionatiOmbretta Cantarelli, “Sì, l’Inter di quest’anno mi piace tanto”20191119054881Incontro con una interista doc <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Milanese, bella, cordiale, molto attenta alle relazioni e, soprattutto, interista da morire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ombretta Cantarelli</i></b> non è conosciuta soltanto perché è moglie dell’attore - maestro di teatro - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Gianfranco Jannuzzo</i></b>, ma perché ha spiccate caratteristiche personali che fanno di lei una donna unica nel suo genere. Parli con lei e ti accorgi come non sia una persona che viva di riflesso alla grande notorietà del marito, ma, conoscendola, ti rendi conto come sia connaturato in lei il desiderio di intrattenimento, di relazioni, non soltanto con il pubblico del teatro ma anche nella vita comune. E’ una peculiarità che non è tanto generalizzata nel mondo dello spettacolo, là dove si tende ad essere particolarmente riservati e chiusi nell’ambito artistico. Ma Ombretta non è così, perché lei è solare, molto aperta al dialogo, e sa essere presente accanto al marito in tutte quelle situazioni che richiedono capacità di intrattenimento. E chissà, forse nel tempo ha pure assorbito quella sicilianità tipica delle profonde radici culturali che sono molto evidenti in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianfranco Jannuzzo</b>. Ma la città di Milano e l’Inter che è la sua squadra del cuore, sono insite nel suo essere lombarda orgogliosa e vera. Così abbiamo pensato di incontrarla, per intervistarla alla viglia della partita Torino Inter. Con lei ci siamo soffermati in argomenti approfonditi, che riguardano soprattutto la nuova Inter allenata da Antonio Conte.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ombretta, cominciamo a parlare della grave notizia di attualità in casa interista. Cosa pensi del proiettile che Antonio Conte ha ricevuto in una busta anonima?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ un gesto senza dubbio molto grave. Dalle notizie che trapelano, pare si tratti dell’azione di un mitomane che per qualche strana deviazione concentra la propria ossessione su un personaggio pubblico popolare. A mio avviso potrebbe trattarsi anche dell’idiozia di qualche frangia più scellerata del tifo estremo, non di stampo interista. Comunque, saranno gli inquirenti dopo che il materiale verrà sottoposto a tutte le analisi scientifiche, a cercare di scoprire l’autore di questo gesto assurdo.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo a discorsi più prettamente calcistici. Sei contenta dell’Inter di quest’anno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, mi piace molto questa Inter. Mi piace il carattere che questo allenatore sta cercando di forgiare nei giocatori. Non è un lavoro facile il suo, perché il “Pianeta Inter” non ha tempo di aspettare e vuole subito i risultati. Ma soprattutto mi piace che la società, insieme all’allenatore, abbia deciso di introdurre nella rosa anche giocatori italiani che spero possano fare molto bene all’Inter, alla nostra Nazionale e al nostro mister che è amico di Roberto Mancini.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pensi che questa Inter dia filo da torcere alla Juve fino alla fine del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Da tifosa ti dico che lo spero ardentemente. Non sarà impresa facile, perché loro hanno una rosa di giocatori infinita e molte risorse dalle quali attingere. Tuttavia, quello che possiamo fare è lavorare, non perdere la concentrazione e tornare appena possibile sul mercato per rafforzare la squadra e renderla più competitiva.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che idea ti sei fatta delle ripetute lamentele pubbliche di Antonio Conte contro la dirigenza dell’Inter, per non avere allestito una rosa in grado di supportare i numerosi impegni della stagione in corso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che Antonio Conte abbia ragione, perché per poter competere su diversi fronti servono delle forze fresche che sappiano che il campionato è molto lungo, ed arrivare alla fine senza squalifiche o infortuni è davvero impossibile. Penso che l’acquisto di un nuovo attaccante e di un centrocampista, aiuterebbe sicuramente la squadra. Dunque, spero che a gennaio la nostra rosa si possa arricchire di nuova energia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Guardando la squadra di quest’anno, in cosa la ritieni migliore di quella dell’anno scorso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi è difficile rispondere a questa domanda. Penso che ogni allenatore cerchi di dare un’impronta ben precisa alla propria squadra. L’Inter di questa stagione mi piace molto perché non si arrende, i giocatori sono molto coesi e si aiutano di più rispetto al passato. Infatti, sono andati in gol non solo con gli attaccanti titolari. Tuttavia, per esprimere un giudizio più preciso aspetterei ancora un po’, anche se sono stata colpita da una frase di Antonio Conte che ho letto recentemente in un noto quotidiano sportivo, dove dice che lui per l’Inter non dorme neanche la notte. Questo mi lascia ben sperare che non smetterà di lottare.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lautaro Martinez e Romelu Lukaku, sono due attaccanti che fanno realmente la differenza in questa Inter di Conte?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono due attaccanti eccezionali che si sono presi sulle spalle l’attacco dell’Inter. Lautaro sta disputando una grandissima prima parte di stagione. E’ un giocatore giovane, completo e con un altissimo margine di miglioramento. Romelu ha caratteristiche tecniche e fisiche che lo rendono unico nel panorama mondiale. E’ potenza pura e sono convinta che anche lui con il tempo saprà fare ancora meglio. Dopotutto, per portarlo all’Inter abbiamo sbaragliato la concorrenza e sono felicissima che giochi per noi!” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nicolò Barella e Stefano Sensi. Due calciatori importanti che danno lustro al centrocampo dell’Inter nell’assetto tattico voluto da Conte. Sei anche tu di questo avviso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Assolutamente sì. Li adoro, sono due giocatori italiani fantastici. Ho ancora negli occhi l’eurogol che Nicolò Barella ha fatto nell’ultima partita di campionato contro l’Hellas Verona. Stefano Sensi ha uno stile di gioco estremamente diretto con lanci orizzontali e verticali importanti e colpisce le difese avversarie prima ancora che si possano organizzare. E poi è rapido ed è andato a segno anche lui. Dunque, si tratta di due giocatori importantissimi per l’Inter.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo alla prossima partita che l’Inter giocherà a Torino contro la squadra di Mazzarri. Secondo te, che insidie può nascondere questo match?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ogni match ha le sue insidie, per questo non bisogna mai perdere la concentrazione perché le partite sono tutte impegnative. Il Torino ha un grande attaccante che è il Gallo Belotti, ma ha anche un allenatore preparato come Walter Mazzarri che, a mio avviso, prepara bene la sua squadra.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Un’ultima cosa, Ombretta. Il fatto che Antonio Conte, pur essendo un ottimo professionista abbia ancora in sé quell’alone di mentalità professionale che sa di scuola Juventus, ti dà fastidio oppure lo accetti con il pensiero che apporterà sicuri benefici all’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Posso capire da tifosa interista che il passato bianconero di questo allenatore possa dare un po’ fastidio, tuttavia, ritengo che Antonio Conte sia prima di tutto un gran professionista e adesso anche nerazzurro. A proposito, vorrei ricordare l’Inter dei record allenata da Trapattoni, anche lui con un passato nella Juve, ma poi ha scritto con noi una pagina importante nella storia del calcio italiano.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-ombretta-cantarelli.jpgSiNombretta-cantarelli-si-l-inter-di-quest-anno-mi-piace-tanto-1013631.htmSi100451001,02,03030401
221013622NewsEditorialeIl pallone apolitico? No, non esiste!20191015090142L`attualità politica mondiale e l`imprescindibile coinvolgimento del calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nel corso di tanti anni di storia del calcio mondiale, si sono scritte innumerevoli pagine che ci ricordano come il mondo del pallone sia stato sempre coinvolto in situazioni socio – politiche dal quale non si è mai potuto sottrarre. Troppo grande è l’esposizione mediatica mondiale del calcio, per permettersi elementi disgiunti da quello che è il momento storico e politico vissuto in un certo contesto sociale. E allora ci sembra più che mai giusto che certi avvenimenti, siano essi di carattere umanitario piuttosto che politico e sociale, debbano necessariamente intersecarsi a fatti più prettamente tecnici che il calcio ci propone nella sua quotidianità. Quanto sta accadendo in questi giorni in Siria non può lasciare insensibile lo sport italiano ed europeo. Infatti, alla luce dei gravissimi atti contro la popolazione civile curda, l’Unione Europea (unita concretamente e non a parole) deve condannare assolutamente l’azione militare della Turchia. Come fare? Mentre l’Europa sta portando avanti le sue pressioni di intervento verso Russia e Usa, si sta studiando anche l’eventuale processo di embargo di armi alla Turchia. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E’ una chiara pronuncia di condanna per l’operazione militare della Turchia in Siria, che non deve lasciare titubante il Consiglio degli Esteri riunito in Lussemburgo che, a parer nostro, sta peccando di indecisione sull’immediata cessazione di fornitura delle armi alla Turchia. Così come sta accadendo nel mondo del calcio, in cui è ventilata l’idea (per noi assolutamente legittima) di sensibilizzare l’UEFA a revocare la Finale di Champions League prevista il 30 maggio 2020 a Istanbul. Un atto dovuto del mondo del pallone, giusto per allinearsi a quelle che sono le strategie politiche da mettere in atto per dissuadere l’azione militare voluta da Erdogan contro i curdi. Una colpa gravissima del 12° dittatore turco che, tuttavia, in questo momento beneficia pure di quella sorta di retromarcia di Donald Trump che ha lasciato campo libero alle milizie turche. E intanto sui campi di calcio si assiste anche ad inaccettabili saluti militari da parte della nazionale turca, la quale è impegnata a giocare il suo girone di qualificazione europea assieme alla Francia, l’Islanda e Andorra. Segno evidente di un messaggio politico, cui il calcio europeo e mondiale non può accettare come veicolo pubblicitario di un’azione bellica da stigmatizzare. Dunque, ci uniamo al sentimento comune di disapprovazione a questo atto politico voluto dalla Turchia contro la Siria, che insidia la pace tra i popoli e uccide innumerevoli civili innocenti. Non è così che deve girare il mondo, non è così che dobbiamo assistere inermi al volere di un dittatore pericoloso e attentatore di pace, che fa della sua prepotente politica la forza di abbandono totale delle più basilari nozioni di democrazia. Il mondo del pallone e i suoi vertici europei reagiscano a questa ignobile presa di posizione della Turchia, incominciando ad annullare ad Istanbul una finale di Champions League che per la sua risonanza sportiva e sociale deve essere trasferita altrove, proprio per non dare segnali di separazione da ciò che è socialmente e politicamente indissociabile. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-nazionale-turca.jpgSiNil-pallone-apolitico-no-non-esiste-1013622.htmSi100451001,02,03030247
231013614NewsCampionatiInter Juve? Quest’anno è un’altra cosa!20190930074213Ecco perché da quest`anno il derby d`Italia assume il tratto di una partita ancor più diversa del solito.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il derby d’Italia? Certo, lo è sempre stato! E’ la partita che da sempre si gioca tra antiche ruggini e serpeggianti veleni? Certo, se n’è avuta la conferma da tanti anni, sia sul campo che dietro le scrivanie! E allora perché Inter Juve di quest’anno sarà un’altra cosa? E perché assume i contorni di una partita di calcio davvero speciale? I motivi sono tanti e sono noti a tutti. L’incontro di domenica prossima 6 ottobre a San Siro si potrebbe definire per la prima volta nella sua storia, non solo come il confronto tra due odiatissime rivali del calcio italiano, ma più semplicemente come l’incontro tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b>, due allenatori che non si guardano di buon occhio fin dai tempi in cui hanno allenato l’Arezzo e che oggi manifestano due scuole di pensiero calcistico che sono in contrapposizione tra loro. E se a questo “menù” ci aggiungiamo anche i “tradimenti” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> che per tanti anni sono stati gli artefici di una parte consistente delle glorie della Juventus, ecco che la partita di calcio tra nerazzurri e bianconeri aggiunge ancora più sale in una minestra che bolle prima ancora di cominciare. Il tutto è iniziato questa estate durante il periodo di calciomercato, allorquando si ventilava il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> sulla panchina della Juve. Questo era il desiderio che si manifestava chiaramente nel volere del mister leccese. Ma questa operazione non si poté fare per evidenti “no” da parte della dirigenza della Vecchia Signora che ricordava ancora come un affronto personale, quel giorno di luglio 2014 in cui il tecnico volle separarsi dalla Società bianconera per evidenti divergenze dopo tre anni indimenticabili. Sentimenti di amore –odio protratti nel tempo, anche quando Conte fu chiamato a fare il CT in Nazionale e poi ad allenare il Chelsea. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ciascuno per la sua strada, si disse allora! E adesso? Adesso le due strade si rincontrano quasi ad intrecciarsi in un destino che prosegue quel percorso di sentimenti contrapposti, in cui vige per Conte il ricordo di essere stato bandiera e capitano della Juve ai tempi in cui era calciatore e allenatore, e poi la ruggine di un rapporto finito male con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli and company</b>. E poi? C’è anche il discorso legato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> fatto fuori dal Direttivo della Juventus per non tanto chiare vicende interne, il quale passato all’Inter vuole dimostrare quanto la società bianconera si sia sbagliata a disfarsi di lui che ben ha lavorato per tanti anni alla Juve. E c’è anche il dualismo estivo sulla “telenovela” legata a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku,</b> in cui dapprima sembrava chiusa l’operazione Inter per acquistare il giocatore belga tanto desiderato da Conte, poi è intervenuta la Juve con Paratici a rallentarne volutamente le operazioni per non fare rafforzare la squadra nerazzurra e la voglia di portare in bianconero giocatore. Tuttavia, per tanti motivi di mercato, quel tentativo di far vestire la maglia bianconera a Lukaku non riuscì a Paratici e così Marotta entrò definitivamente a gamba tesa e permise al possente giocatore di colore di accasarsi definitivamente all’Inter. Ma quante ripicche, quante ruggini e quante situazioni incresciose si sono fatte in tanti anni tra queste due società di calcio che fanno del pallone qualcosa che va oltre il piano esclusivamente tecnico legato al rettangolo di gioco. E così, in questo momento la classifica parla di un’Inter in testa con due punti sopra la Juventus. Un dato significativo dettato soltanto da questo inizio di campionato in cui la Juve di Sarri sta ancora cercando la sua vera identità di gioco, nonostante i tanti infortuni dei suoi difensori esterni e l’abbondanza di campioni d’attacco e di centrocampo. L’Inter, invece, ha trovato in Antonio Conte l’allenatore giusto per cambiare mentalità e mettere ordine in una squadra e una società che da anni era in difficoltà nel far rispettare le regole in uno spogliatoio “polveriera” in cui vigeva incontrastata l’anarchia. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi non è più così, perché l’allenatore leccese che per tanti anni è stato una bandiera della Juventus, ha apportato il suo stile operaio di “testa bassa e pedalare” fatto di grinta e determinazione che si manifesta nell’unione d’intenti prodotta dalla sua squadra e da tutti i suoi giocatori a disposizione. Ecco, diremmo proprio che Inter – Juve di quest’anno non si giocherà soltanto la notte del 6 ottobre prossimo, ma si protrarrà per tutto l’arco del campionato in un inseguirsi a vicenda che sa tanto di pensiero fisso e quasi maniacale, nel volere anteporre sempre e comunque antichi rancori e ruggini mai dissipate. Inter – Juve è, e sarà sempre, una partita diversa da tutte le altre. Oggi più di ieri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-conte-sarri.jpgSiNinter-juve-quest-anno-e-un-altra-cosa-1013614.htmSi100451001,02,03030296
241013603NewsEditorialeDybala, perché no? Il popolo bianconero se lo chiede.20190825073533In questo caso, è la Juventus a sbagliare?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questo trascinante dubbio amletico ha francamente stufato tutti. Perché nella prima partita giocata a Parma, il giocatore argentino viene in un primo momento schierato in campo fin dalla partenza e poi lasciato in panchina? E perché non è stato neppure considerato nel corso di una gara che nel secondo tempo ha manifestato grandi carenze di tenuta fisica da parte della Juventus? Tutte domande che sembrano ovattate da mistero, o meglio rinchiuse in uno stile Juventus che fa dei segreti aziendali la forza delle sue strategie da non svelare mai a nessuno, neanche alla propria moglie, mamma, fratello o persona cara cui ti fidi ciecamente. E allora non capisci bene se gli ordini impartiti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli,</b> ermetico figlio di cotanta famiglia dinastica, siano un dogma imposto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici,</b> oppure le operazioni di calciomercato e i suoi rari insuccessi, debbano essere tenuti in tutta segretezza per non dare riferimenti gratuiti agli avversari. Noi sosteniamo che la verità stia sempre in mezzo e, nello specifico caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala,</b> si nasconda una serie di insuccessi a catena che si intersecano tra il fatto che il giocatore gode dei suoi diritti di immagine che non ha intenzione di perdere, assieme alla voglia di restare alla Juve per dimostrare che mister Allegri ha sbagliato tutto nei suoi riguardi. Prima merce di scambio con Icardi, poi messo in mezzo sull’affare Lukaku, adesso in trattative con il PSG e il Barcellona in attesa che il signor Neymar decida cosa fare, insomma questo giovane calciatore della Juventus, campione argentino di indiscusso valore tecnico, sta vivendo un’estate da incubo. E, tra tutte queste cose, a parer nostro c’è anche qualcosa che non convince nell’operato di Fabio Paratici, l’allievo che nel suo ruolo di plenipotenziario del mercato della Juventus <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>deve ancora dimostrare di aver superato il maestro Marotta. Eppure, a proposito del fatto che all’ultimo momento si sia deciso di lasciare Dybala in panchina contro il Parma, Paratici così dichiara ai microfoni di Sky Sport: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La decisione di lasciare Dybala in panchina non è legata al mercato, lui è un grande numero 10 della Juve e siamo contenti che sia con noi. A inizio campionato anche con Allegri c’era</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bisogno di adattamento, quindi ci schieriamo così”.</b> Dichiarazioni che vogliono dire tutto e niente, che sanno di bugie e di strategie di mercato che non possono essere sbandierate ai quattro venti, ma che lasciano il dubbio di una serie di errori sul suo lavoro che, a parer nostro, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>devono essere presi in considerazione dalla società. Se l’uscita di Dybala debba essere considerata come una sorta di plusvalenza nel tentativo di equilibrare l’andamento del bilancio societario, può avere una sua logica; ma allora perché a oggi la Juve si trova così ingolfata di calciatori che non riesce a vendere e concorrono ad aumentare il debito? Dopo tanti acquisti eccellenti (Ramsey, De Light, Rabiot, Demiral, Danilo, il ritorno di Buffon, Higuain, e le sole uscite di Cancelo, Kean, Caceres, Orsolini, Spinazzola) c’è il pericolo di incorrere in un fair play finanziario? Tutte domande che in questo assurdo, lungo e snervante calciomercato italiano che si protrarrà fino al 2 settembre con due turni di campionato già effettuati, non trovano risposte concrete ma soltanto illazioni. E intanto il tormentone d’estate continua. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNdybala-perche-no-il-popolo-bianconero-se-lo-chiede-1013603.htmSi100451001,02,03030258
251013586NewsEditorialeLa Nazionale di calcio femminile che sa emozionare.20190614152238Le azzurre impegnate nel mondiale di calcio femminile in Francia, sbalordiscono per grinta e determinazione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Barbara Bonansea, Sara Gama, Laura Giuliani.</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Nomi che fino a poco tempo fa non si sapeva chi fossero. E adesso, con grande stupore, scopriamo che sono le artefici di un football nazionale femminile capace di inorgoglirci ai campionati mondiali che si stanno svolgendo in Francia. Ma la cosa che maggiormente sorprende è la capacità della Nazionale Femminile di Calcio Italiana di sviluppare un football all’altezza del calcio maschile. Per buoni fondamentali, per gioco corale, per forza agonistica e per ordine tattico, le ragazze del football italiano stanno mostrando tutto il proprio valore tecnico in un avanzamento culturale che ha fatto passi da gigante. E non è un caso che nella partita contro l’Australia, vinta all’ultimo minuto per 2 a 1 con doppietta di Barbara Bonansea, ci sia stato un alto indice di telespettatori che si sono appassionati né più e né meno come se avessero assistito alla Nazionale di Mancini. Le signore del calcio mandano messaggi propositivi di sport, al contrario del calcio maschile sempre sottoposto a stress e aggressività. Così dichiara la C.T. della Nazionale Italiana <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milena Bertolini:” Molto è cambiato, prima si svolgeva quasi tutto sul campo. Adesso le ore passate sul campo sono un po’ meno, circa dieci giorni al mese, ma è un lavoro a 360 gradi. Allenare la Nazionale è creare sinergia, legami con i vari club. E’ molto più complesso. Lo staff deve essere formato da persone che hanno qualità e più competenze di me per certi aspetti. La figura dello psicologo è proprio questo. E’ quella persona in grado di fare emergere le grandi potenzialità interiori nelle ragazze. Serve anche da supporto allo stesso staff. Soprattutto durante il mondiale sarà importantissimo per la gestione della tensione e dello stress.”</b> E intanto si profila all’orizzonte la seconda partita delle azzurre in questo mondiale di calcio femminile contro la Giamaica. L’Italia deve vincere per proseguire senza intoppi il suo percorso mondiale, ma soprattutto deve emozionare così come ha saputo fare contro l’Australia, in un match da incorniciare per voglia di superare una squadra che dal punto di vista tecnico, sulla carta avrebbe dovuto sovrastare le calciatrici azzurre. Dunque, l’attesa per questa sfida di calcio mondiale al femminile è davvero tanta. E chi l’avrebbe mai detto qualche anno fa, che le signore del pallone italiano avrebbero saputo incantare il pubblico, tenerlo in suspense, farlo gioire per un gol fatto e soffrire per uno mancato. Un calcio femminile che sta lievitando a vista d’occhio, mettendo da parte gli antichi stereotipi di stampo maschilista, in base al quale questo sport non sarebbe adatto ad essere praticato dalle donne. Ecco, la risposta è stata data proprio in occasione di questo mondiale francese, in cui gli stadi stracolmi di tifosi si mischiano ai media di tutto il mondo. E chissà se presto assisteremo pure a un calcio femminile italiano che si qualificherà come professionista e non più da dilettanti. La strada è quella giusta e i tempi ci sembrano anche maturi per una rivoluzione culturale in ambito calcistico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711foto-nazionale-di-calcio-femminile.jpgSiNla-nazionale-di-calcio-femminile-che-sa-emozionare-1013586.htmSi100451001,02,03030230
261013581NewsEditorialeStefano Abatangelo, quando il pugilato è esempio di vita.20190530194555Un campione che conquista per la sua umanità<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Chi pensa che il pugilato sia uno sport feroce, adatto a chi è dotato soltanto di forza fisica, probabilmente non conosce a fondo i meccanismi di questo antico modo di duellare su un ring contro uno sfidante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b> tornato sul trono nazionale dei mediomassimi a giugno dello scorso anno, è un pugile che sa di vita, di esperienza, di lavoro e sacrifici. Nobile di pensiero e fine conoscitore di filosofie di vita che sono il retaggio di un’educazione famigliare che gli ha trasmesso i veri valori umani, Stefano ama questo sport fin da ragazzino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nel</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">pugilato devi metterci soprattutto cervello. Su ogni cosa, è la testa che comanda tutto. Senza di quella</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">non si va da nessuna parte”</b>. Sono pillole di saggezza che escono spontanee dalla bocca di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b>, 37enne campione italiano dei mediomassimi e professionista dal 2005. Il suo palmares parla di 20 vittorie (6 prima del limite), un pareggio e sei sconfitte. Nella sua carriera ha conquistato 2 titoli italiani, ha combattuto e perso 2 titoli europei, prima in Germania nel 2013 contro Braehemer e poi in Danimarca nel 2014 contro Skoglund. Sconfitte che sanno di dignità morale e di forza mentale, per essere riuscito ad ultimare questi incontri perdendo ai punti. Poi, il 25 maggio scorso, in un incontro internazionale sugli 8 round, organizzato come match di preparazione ad un evento intercontinentale, Stefano Abatangelo ha battuto alla quinta ripresa Mile Nikolic per kot. Ma ciò che impressiona di questo pugile campione dei mediomassimi di Montanaro in provincia di Torino, è la qualità della persona capace di non fermarsi mai davanti a nulla. Il coraggio è il suo pane quotidiano e l’intelligenza è il suo supporto di vita. Ma Stefano è un lavoratore instancabile capace di dividersi tra mille impegni, cui fa fronte ogni giorno con assoluta capacità personale. A nessuno fa mancare il suo apporto, si parli della famiglia, piuttosto che del lavoro nel suo banco di generi alimentari al mercato di Corso Racconigi a Torino, che divide con la fatica degli allenamenti in palestra in preparazione a match da disputare. E’ come svestirsi dell’abito di tutti i giorni e poi andare in palestra, infilare guantoni, scarpette e pantaloncini e allenarsi a dovere. Due momenti che racchiudono la sua giornata, in cui nulla fa mancare a nessuno. Ai figli, alla moglie, ai suoi affetti più cari, ai suoi clienti di mercato, ma anche agli amici che passano, lo salutano e desiderano sapere come va, cosa si dice e cosa si fa. Per tutti c’è un’attenzione particolare da parte di Stefano, e una stretta di mano o una sana pacca sulle spalle non si nega a nessuno. E poi quel suo modo di intrattenersi con la gente per raccontare un po’ di lui, di com’è realmente, di cosa pensa del suo sport preferito, del suo mondo, delle sue abitudini e della sua giornata che inizia sempre di buon mattino. Estate o inverno, Stefano Abatangelo è sempre là, a guadagnarsi da vivere per lui e la sua famiglia con l’orgoglio di esporre le foto e le locandine dei suoi match di pugilato. Sì, Stefano è un grande personaggio, è la serietà fatta in persona, e tutto ciò che la vita gli dà, se l’è guadagnato con il sacrificio, con la forza e la determinazione di chi non deve dire grazie a nessuno se non a se stesso. Questo è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b>, campione italiano dei mediomassimi. Un esempio, cui non ti basta mai ascoltarne i pensieri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-stefano-abatangelo.jpgSiNstefano-abatangelo-quando-il-pugilato-e-esempio-di-vita-1013581.htmSi100451001,02,03030291
271013580NewsCampionatiIl romanzo del pallone, tra lacrime e addii.20190527180756L`ultima domenica del campionato di Serie A, ha riservato molte emozioni. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è concluso il campionato di Serie A 2018/’19. Una domenica di tristezze in cui il calcio italiano ha manifestato una summa di sentimenti capaci di contrapporsi tra lacrime di gioia e malinconici addii. Gioisce l’Atalanta di Gasperini che vincendo contro il Sassuolo si è piazzata al terzo posto in classifica con 69 punti assieme all’Inter, la quale soffrendo smisuratamente contro un ottimo Empoli, entra a far parte della Champions League del prossimo anno. Milan, Roma e Lazio, (che vincendo la Coppa Italia si è qualificata ai gironi di Europa League) entrano in Europa, mentre Chievo, Frosinone ed Empoli vanno mestamente in Serie B. Si salvano per il rotto della cuffia Genoa e Fiorentina, che pareggiando una partita priva di intensità per evidente paura di offendersi reciprocamente, accolgono con entusiasmo la sconfitta dell’Empoli. Peccato per la squadra di mister Andreazzoli, che ha espresso un buon calcio fino alla fine e capace di mettere in serie difficoltà la pazza Inter di Spalletti. Emozioni e adrenalina ad alti livelli per gli appassionati di calcio che, tranne le partite Sampdoria – Juventus (gara insignificante), Cagliari – Udinese e Frosinone – Chievo, hanno tenuto il fiato in sospeso. Ha vinto il Bologna contro il Napoli (straordinaria l’impresa fatta da Mihajlovic) ed ha vinto anche il Toro di Mazzarri e la Roma di Ranieri che hanno salutato gli addii eccellenti di Emiliano Moretti che ha appeso le scarpe al chiodo, quello di Daniele De Rossi che ha lasciato la sua Roma per volere della società giallorossa. E ancora mister Ranieri, prima chiamato per risolvere i problemi della Roma nel dopo Di Francesco e poi frettolosamente non confermato. Film che si ripetono col passare degli anni, ingratitudini e struggenti visioni di un pallone sempre pronto a raccontarti la vita con tutte le sue sfaccettature. Una metafora perfetta dove lo sgorgare delle lacrime è il significato di momenti di gioia e di dolore, di sorrisi, di braccia alzate al cielo e di tristezze su volti che manifestano la propria delusione. Così come l’Empoli che va in Serie B dopo aver creduto legittimamente fino alla fine di restare in Serie A. E così come i tifosi di Torino e Roma che perdono due calciatori e un allenatore tanto amato. Diverse queste figure, diverse queste storie che comunque raccontano l’unico senso romantico di un pallone che fa dell’emozione il significato di ogni cosa. E allora ci chiediamo cosa mai sarebbe il calcio senza il gol e senza i suoi personaggi che gli ruotano attorno, costruendo percorsi professionali che sfociano nell’umano dei sentimenti più profondi. Nulla è per sempre, tutto si può protrarre per lungo tempo, ma niente ti garantisce l’eterno, almeno tra noi comuni mortali. E quando vedi stadi come quelli di Torino e Roma che sono gremiti di tifosi non tanto per l’esclusivo senso del gioco del calcio, ma per quello che rappresenta nei suoi valori umani, allora tutto ritorna come qualcosa che dà il significato profondo a chi in maniera superficiale vede soltanto il calcio al pallone come una semplice pedata per fare gol. No, dentro c’è l’emozione, c’è la rabbia, ci sono gli abbracci, c’è la persona in quanto tale. Schegge di momenti di sport che enfatizzano la fragilità dell’uomo nella sua essenza. E’ stata dunque la domenica della commozione ma anche dei verdetti finali, delle giustizie, delle ingiustizie, delle gioie e delle delusioni talora inaspettate. Ma non è proprio come il nostro quotidiano?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711l'addio-di-de-rossi.jpgSiNil-romanzo-del-pallone-tra-lacrime-e-addii-1013580.htmSi100451001,02,03030304
281013571NewsEditorialeVia Allegri dalla Juve, ma Agnelli non si sbilancia sul futuro20190520213949E adesso si attende il nome del nuovo allenatore della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo la conferenza stampa di addio a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri,</b> ho pensato come la Juventus sia sempre in grado di affrontare con l’ausilio della diplomazia, anche i temi più scottanti e maggiormente carichi di domande precise. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono qui per celebrare Max Allegri, un allenatore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che ha fatto da solo la storia della Juventus”. </b>A parlare è il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agnelli</b> che in molti momenti della conferenza stampa è apparso sincero, ma con la classica posizione del manager moderno d’azienda, capace di dire tutto e dire nulla allo stesso tempo. Infatti, sono tante le riservatezze che la Juventus ha in seno in questo momento e che non ha intenzione di spifferare a nessuno. Uno su tutti il nome del prossimo allenatore. Ma sull’esonero di Max Allegri non si è mai parlato dei punti veri di divergenza lasciati tra le stanze dei tre precedenti incontri; e cioè dell’aumento di contratto, della posizione più decisionale nell’acquisto e nella vendita dei giocatori, che Allegri avrebbe voluto in seno alla società, e poi anche del gioco della squadra per nulla apprezzato da molti dirigenti della Juventus. Tutto è stato taciuto magistralmente, abbellendo discorsi di amicizia profonda e carezzevoli momenti di infinita gratitudine. Ci sta, questo atteggiamento ci sta in casa Juve, che ha la capacità di sapere lavare i panni sporchi a casa propria, come nessun’altra società di calcio italiana sa fare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non ci sono elementi fattuali” -</b> dice il massimo dirigente bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– “Al di là delle dietrologie, c’è stato un percorso di un mese di un gruppo di professionisti che ha avuto la capacità di capire che questo era il momento giusto, che era arrivato il momento di chiudere questo ciclo. Gestendo aziende bisogna saper prendere le giuste decisioni nei momenti in cui vanno prese. Solo il futuro saprà dire se le scelte prese erano quelle corrette”.</b> Quindi, la sostanza di tutto questo discorso è che inevitabilmente un ciclo si chiude come fatto naturale, e adesso la Juve è pronta a ripartire per cominciarne un altro con una diversa direzione tecnica. Ma di questo nuovo tentare la scalata alla Champions con un altro coach, Agnelli non ne parla esplicitamente, perché? Sappiamo che i giochi sono già fatti da tempo, ma per motivi di impegni ancora in essere di tanti allenatori con le varie società di appartenenza, l’argomento è top secret. Tra i tanti nomi che ruotano già da tempo sulla nuova panchina bianconera c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi, Maurizio Sarri, Josè Mourinho</b>. Circolano tante voci, talune fondate e altre no. Ma se guardiamo realmente le varie possibilità, il cerchio si restringe a questi nomi per tanti motivi. Adesso c’è da valutare quale pensiero corre in senso alla società, se quello dello stile e dell’immagine, o più concretamente quello legato al calcio spettacolo. E’ da molti anni che la Juventus non opta per un allenatore straniero, forse perché pensa che nessuno meglio dei nostri coach conosca il calcio italiano. Tuttavia, c’è da dire che il tempo ha rivoluzionato la cultura di un calcio che per interessi economici stratosferici, mette sempre in prima posizione la conquista della Champions League. E’ un fatto di prestigio, di immagine che contribuisce a migliorare il proprio merchandising che inevitabilmente fa lievitare il fatturato aziendale. La Juventus da questo punto di vista è cresciuta molto in questi anni, accorciando quel gap che la divideva dalle grandi forze calcistiche europee. Ma non è ancora stato fatto abbastanza, in quanto continua ormai da troppi anni a non vincere il trofeo più prestigioso del pallone giocato da club europei. Dunque, per far questo, si è capito che non è bastato investire nel solo Ronaldo, ma che molto ancora si debba fare nel costruire una cultura di gioco moderna, europea, fatta di top player ma soprattutto di mentalità offensiva. E allora, se veramente si vuole arrivare a ciò, la Juve deve puntare su un allenatore che arrivi da questo tipo di calcio e non più dal concetto basilare dell’italico pallone, capace di farti primeggiare soltanto nel nostro Paese. Ottima l’idea di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b>, ma la vediamo come un’operazione non immediata per le fortune europee. Dunque, si punti su un cavallo da corsa speciale. E non è un caso che il nome dello special Mourinho sta circolando con insistenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-agnelli-allegri.jpgSiNvia-allegri-dalla-juve-ma-agnelli-non-si-sbilancia-sul-futuro-1013571.htmSi100451001,02,03030181
291013564NewsCampionatiAllegri? Ci sono diversi segnali che inducono a pensare che andrà via20190509195124Fervente attesa sul futuro della panchina della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A Torino, sponda bianconera, ci sono ormai da tempo domande su chi sarà il futuro allenatore della Juventus. Da quella bruciante esclusione dalla Champions da parte dell’Ajax, il popolo bianconero si è schierato quasi all’unanimità contro Max Allegri, ritenuto già da diverso tempo responsabile della mancanza di gioco della Juve. Certo, la delusione Champions è stata la goccia che ha fatto traboccare un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>vaso già colmo di insoddisfazioni, nonostante i cinque scudetti vinti di seguito, supercoppe e Coppe Italia. Ma i tifosi vogliono il gioco, desiderano divertirsi, soprattutto in considerazione dei suoi tanti campioni in squadra e dalla presenza di Cristiano Ronaldo. Ma ciò che rode soprattutto ai tifosi della Juve è quell’atteggiamento di squadra che al cospetto delle meraviglie del calcio europeo, ci sia davvero un divario culturale nell’intendere un calcio offensivo, fisicamente preparato a sostenere sforzi, contrasti duri e, soprattutto, capaci di creare una ragnatela di passaggi con poche possibilità di errore per non dare vantaggio all’avversario. E allora il popolo bianconero si chiede perché la Juve che conta di grandi campioni, non possa fare un gioco più moderno e all’altezza di contrastare le più alte espressioni di calcio europeo? Il gioco all’inglese, ad esempio, è così impossibile da imparare? E’ soltanto questione di mentalità, di cultura o di che altro? Ed ecco che ci si chiede perché Andrea Agnelli non stia pensando ad un allenatore che sappia di calcio europeo per potere inculcare alla squadra i principi di un calcio che sappia andare oltre i confini. Un calcio che magari sia più adatto a vincere la Champions piuttosto che gli scudetti. E allora che fare? Secondo noi si è aspettato troppo, in quanto la società avrebbe dovuto stringere i rapporti con Zinedine Zidane per opzionarlo, prima che furbescamente Florentino Perez se lo accaparrasse nel tentativo di ricominciare un ciclo di vittorie. E adesso? Adesso ci sono diversi segnali che lasciano pensare all’addio di Allegri, nonostante in apparenza, fin dal post gara con l’Ajax, sia Agnelli che lo stesso allenatore bianconero hanno dichiarato di voler proseguire ancora insieme. Ma voci di corridoio dicono che ad Allegri sia arrivata una proposta irrinunciabile da parte del PSG. A questo punto si aprirebbero diversi scenari che porterebbero a vari nomi per la sostituzione del tecnico livornese. Potrebbe esserci infatti il ritorno di Antonio Conte che però, tranne improvvisi ripensamenti, sembrerebbe ormai destinato ad accasarsi all’Inter. Ma nel quartiere bianconero della Continassa, corre insistente il nome di Didier Deschamps che conosce molto bene l’ambiente juventino ma è attualmente legato alla nazionale francese. Ma se il punto nevralgico delle aspettative della Juventus è quello di dare alla squadra un segnale di calcio moderno ed europeo, perché pensare a un coach che di fatto non allena in una società ma è il commissario tecnico della Francia? Due ruoli diversi che porterebbero molti interrogativi. Dunque, riteniamo che Andrea Agnelli a questo debba pensare al profilo di un allenatore che arrivi dall’estero e abbia un curriculum adatto ad inculcare principi di gioco offensivo e meno inibito da schemi tattici più adatti al pallone italiano piuttosto che estero. Se Guardiola sembra irraggiungibile per il suo lauto contratto al Manchester City (ma cos’è irraggiungibile per una Juve che può permettersi di avere tra le proprie fila un costosissimo campione come CR7?), perché non pensare a Jurgen Klopp, ( 10 milioni di contratto già pronti per lui) piuttosto che Pochettino o l’allenatore dell’Ajax Erik ten Hag che tanto bene sta facendo nella squadra olandese, nonostante la sfortunata eliminazione in extremis dalla Champions ad opera del Tottenham? Insomma la Torino bianconera non sta più nella pelle e anche se nulla trapela dalla società Juventus in merito alla panchina del prossimo anno, i segnali che Max Allegri abbia ormai deciso il suo futuro lontano dall’Allianz Stadium ci sono tutti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri-ci-sono-diversi-segnali-che-inducono-a-pensare-che-andra-via-1013564.htmSi100451001,02,03030293
301013544NewsCampionatiTra Campionato e Champions, nasce Radio Bianconera20190405132510Intervista al giornalista Antonio Paolino, direttore di Radio Bianconera.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio Paolino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> ha la Juve dentro l’anima. Il suo profilo di giornalista sportivo si delinea fin dall’inizio della sua carriera come commentatore fazioso della Vecchia Signora d’Italia. Tuttavia, pur avendo ormai assunto a tutti gli effetti il ruolo di difensore della sua squadra del cuore, in più d’una occasione ha dimostrato attraverso i suoi commenti di essere non solo preparato dal punto di vista tecnico, ma di sapersi anche districare positivamente nei giudizi oggettivi. Giornalista, regolarmente iscritto all’Ordine Professionale del Piemonte dal 1999, Antonio Paolino ha inizialmente lavorato in alcune radio locali di Torino e poi nel 2003 ha fatto il salto di qualità, entrando a far parte del canale televisivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“7 Gold” </b>come inviato e telecronista della Juventus. Nel 2006 ha fatto parte della redazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juventus Channel”</b> e nel 2012 è ritornato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“7 Gold”.</b> Dal 2015 collabora con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tuttosport.com,</b> mentre l’anno seguente è stato nominato nuovo telecronista tifoso della Juventus per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Premium Sport”</b>, in sostituzione di Claudio Zuliani diventato direttore JTV. Tutte sfide professionali che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha superato in maniera brillante, dimostrando passione e grande attaccamento ai colori bianconeri. Sappiamo che adesso comincerà anche a lavorare in radio con un nuovo programma legato alla sua Juventus. Con lui abbiamo parlato della sua nuova esperienza radiofonica, dei vari temi legati alla prossima partita Juve – Milan, ma anche del finale di stagione bianconera che si presenta davvero interessante soprattutto in chiave Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio, sappiamo che tra breve inizierai in radio una nuova esperienza lavorativa in veste di direttore. Di che cosa si tratta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che sia una iniziativa davvero intrigante e interessante sotto il profilo professionale e umano. Mi sento molto coinvolto nel progetto, perché ci sarà da dialogare tanto con colleghi e tifosi durante dieci ore di diretta continuativa da Torino, dagli studi di Roma, Firenze, Milano, (dove ci sono delle altre sedi da cui trasmettere), ma soprattutto c’è la possibilità di vivere un’iniziativa editoriale innovativa, perché sarà una radio web che ha l’ambizione di arrivare nel cuore dei tifosi di tutto il mondo, visto che in questo momento c’è un’attesa spasmodica. Parlare di Juve è facile e ci impegniamo a farcela nel disquisire le varie tematiche tecniche che fanno capo alla sportività. Questo è il mio obiettivo da raggiungere.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando potremo ascoltare questa nuova trasmissione in radio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questi giorni stiamo mettendo a punto la situazione tecnica. Lunedì 8 aprile ci sarà la presentazione alla stampa intorno alle ore 12 – 12,30 a Milano, presso la sede editoriale e commerciale di Tribù. In contemporanea alla presentazione ai colleghi della stampa, apriremo il mixer per questa iniziativa web che si potrà fare attraverso il cellulare, dal tablet e dal computer, collegandosi su <a href="http://www.radiobianconera.com/"><font color="#0000ff">www.radiobianconera.com</font></a> oppure attraverso l’App che si potrà scaricare da Tutto Juve, Tutto Mercato Web o da Juventus news 24.com. C’è davvero grande attesa per questa nuova iniziativa editoriale che intriga noi, i tifosi di tutto il mondo che mi conoscono, quelli che amano la Juventus e quelli che avranno facilmente la parola in questa tavola rotonda allargata, dove sarà importante essere juventini, non esserlo, ed essere critici nei giudizi sportivi. ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, la radio. Per te è come ritornare ai primordi della tua carriera. Provi emozione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, provo molta emozione e spero di poterla provare ancora ogni volta che si presenterà qualche progetto nuovo. Sai, i progetti professionali sono come la vita, perché ti rimettono in gioco e sono sempre convinto che (come diceva mio nonno), quando si chiude un portone c’è sempre la porta aperta di chi ti vuole bene. Per questo dico che la radio è una palestra spettacolare che inviterei tutti a fare, perché ti dà modo nel raccontare sportivamente e umanamente la squadra che tu ami, tenendo conto che quello che tu dici non è sempre la verità, ma ci provi a dirla quasi interamente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Juventus per te è un grande amore. Come sei riuscito negli anni a conciliare il ruolo di giornalista con quello di tifoso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che sarebbe stato più facile nascondersi dietro una maschera e forse qualche volta l’ho fatto anche professionalmente. Penso che in campo giornalistico sia peggio negare qualsiasi tipo di appartenenza e poi scrivere o guardare solo la bandierina della propria squadra. Detto questo, devo dirti che per quanto mi riguarda, tutto nasce da una piccola bandiera che mi regalò il mio carissimo zio bianconero. Ebbene, da quel momento ho iniziato ad amare questa Signora e non un’altra. Per questo ne vado fiero.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tra 7 Gold, Juventus Channel e Premium Sport. Tre esperienze professionali diverse o simili tra loro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Simili e complementari. A Juventus Channel ho imparato a stare vicino ai giocatori e a capire il loro umore. 7 Gold è una palestra interessante proprio come la radio, dove devi farti capire con poche parole. E poi Premium, dove la telecronaca era il momento clou della giornata sportiva che ti faceva confrontare con grandi giornalisti. Diciamo che sono andato in palestra e adesso spero di mettere in atto ciò che ho imparato da queste esperienze.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo al prossimo big match Juventus – Milan. Come vedi questo incontro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Vedo la Juve più in salute. Mi è piaciuto molto l’atteggiamento della squadra a Cagliari, in cui si è evidenziato un grande spirito di gruppo nonostante le varie assenze di rilievo. Tutto ciò mi fa pensare a una Juve capace di arrivare fino in fondo alla Champions.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora, mi pare di capire che vuoi simpaticamente dare un dispiacere al tuo amico milanista Tiziano Crudeli.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con Tiziano ci pizzichiamo spesso in trasmissione, ma tra di noi c’è un rapporto di correttezza che va al di là di quelle che possono sembrare le apparenze. In 90 minuti di trasmissione, siamo agguerriti nemici dal punto di vista sportivo. Spero dunque di potere urlare sui suoi baffi la mia gioia.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che idea ti sei fatto di Allegri. Pensi che andrà via dalla Juve anche se dovesse vincere la Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che né la società e né Allegri aspetteranno l’ultimo giorno per decidere il futuro. Credo che le parti sappiano già da molto tempo quello che sarà il finale di stagione. Nel bene e nel male diciamo che ci avviciniamo ancora una volta nella scelta dell’eccellenza, e sono quindi convinto che Allegri non sarà più l’allenatore della Juventus del prossimo anno. Pur con tutte le soddisfazioni possibili, penso che si sia chiuso ormai un ciclo. In Italia i cicli calcistici hanno una durata ben precisa, anche per questo motivo credo che sulla panchina della Juve ci sarà un altro allenatore. E poi è importante finire al meglio, perché ciascuno decide quando è giusto smettere. Non quando lo dicono gli altri. ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora chi sarà il nuovo allenatore della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Le speranze della Juventus credo che portino al nome di Pep Guardiola. Tutto è possibile per la famiglia Agnelli, compatibilmente con l’attenzione ai bilanci. Poi ci potrebbe essere il ritorno di Didier Deschamps, anzi ti dirò che ci sono molte piste che mi portano a dire che questo allenatore francese sia già stato contattato dalla Juventus e possa seriamente diventare il prossimo allenatore bianconero.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Allora le voci che parlano di Luis Enrique alla Juve, non sono da considerare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che ci siano molti allenatori bravi, i cui profili potrebbero essere adatti ad allenare la Juve. Tuttavia, anche se le caratteristiche di Luis Enrique non si discutono, penso che su di lui si siano fatte soltanto delle riflessioni che non sono compatibili con il futuro della Juventus.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A proposito di Champions, pensi che la Juve possa superare il turno contro l’Ajax, anche senza CR7 nel match di andata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Dopo l’estrazione dall’urna che aveva decretato l’Atletico Madrid quale avversario della Juve, avevo detto che chi passava questo turno sarebbe arrivato in finale. Ebbene, oggi lo riconfermo più che mai!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ritorniamo al campionato. Nonostante la quasi conquista dell’ottavo scudetto consecutivo, molti non sono contenti del gioco della Juventus che appare più redditizio che divertente. Qual è il tuo pensiero in merito?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ E’ vero che ci sono molti tifosi che non sono contenti del gioco della Juve. Ma ce ne sono molti di più, tra questi anche il sottoscritto, che pretendono sempre qualcosa di più nonostante si riconoscano i meriti di quello che è il migliore allenatore italiano; ovvero Massimiliano Allegri. Quindi, preferisco arrivare primo con questo gioco, piuttosto che arrivare secondi, terzi o quarti con un gioco migliore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Antonio. Da giornalista tifoso bianconero è facile immaginare il tuo sogno di rivincere la Champions dopo tanti anni. Ma tu, quale altro desiderio hai chiuso nel cassetto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Professionalmente mi piacerebbe che dopo 23 anni, con Radio Bianconera e con me direttore si potesse festeggiare la vittoria di quella Champions che ho vissuto da semplice tifoso. Dal punto di vista umano, invece, mi piacerebbe che fossimo tutti d’accordo almeno quando guardiamo una partita insieme. Questo è il mio augurio nel mondo del calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-antonio-paolino.jpgSiNtra-campionato-e-champions-nasce-radio-bianconera-1013544.htmSi100451001,02,03030205
311013543NewsEditorialePrima di tutto si rispetti il giorno della memoria granata20190404172630No, il Toro non può giocare il derby il 4 maggio!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Torino calcio ha appreso con profondo rammarico, la decisione della FIGC e della Lega Calcio di far giocare il derby Juventus - Torino il 4 maggio prossimo. Pur con tutte le esigenze dovute al calcio moderno e agli impegni talora inderogabili ad esso collegati, riteniamo che mai come in questo caso gli organi preposti del calcio italiano abbiano dato prova di insensibilità verso una data storica e sacra, che fa capo alla memoria del Grande Torino. Quello è un giorno particolare per il mondo granata, il giorno del lutto e del ricordo della tragedia di Superga che deve essere rispettato sempre. Tanto più che proprio il 4 maggio di quest’anno si celebra il 70esimo anniversario di quell’infausto giorno. E allora, con quale cuore la squadra, la società e la gente granata potrebbe mai affrontare un derby, proprio nel giorno in cui si sale alla volta della Basilica di Superga per pregare e stringersi per sentirsi partecipi al grande ricordo? No, non esiste! Non può essere mai una cosa simile! E’ inaccettabile! Così apprendiamo che la richiesta del Torino F.C. di cambiare la data del derby è arrivata in Parlamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Condividiamo pienamente l’iniziativa del Torino Calcio e del Presidente Urbano Cairo che ha chiesto di non giocare il derby con la Juventus il 4 maggio, in concomitanza del 70esimo anniversario della tragedia di Superga”,</b> così si legge in una nota dei deputati del costituendo Toro Club di Montecitorio. Ci auguriamo davvero che gli organismi preposti e in particolare la FIGC e La Lega di Serie A, si prodighino nel trovare con la massima urgenza un’alternativa più consona al rispetto della memoria granata. E’ un fatto di sensibilità culturale verso una storia che fa parte del nostro Paese. Una tragedia umana e sportiva che ha sconvolto l’Italia in quell’anno 1949, in cui il Paese stava risorgendo dalle ceneri. Dunque, si cambi la data del derby. Il Toro non può giocarlo e il popolo granata è impegnato con cuore e anima verso qualcosa che gli appartiene. C’è il Grande Torino da onorare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNprima-di-tutto-si-rispetti-il-giorno-della-memoria-granata-1013543.htmSi100451001,02,03030107
321013539NewsCampionati“Superga 70”, il concorso celebrativo del Grande Torino20190319200021Un progetto diretto ai giovani, nell`interesse di rafforzare la cultura e i valori fondanti del Grande Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma cos’è mai questo grande Torino per te? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il Grande Torino per me è………”.</b> E’ la bellissima idea del Torino F.C. rivolta a tutti gli alunni delle scuole, che potranno immaginare cosa rappresenta per loro quella bellissima squadra che noi tutti ricordiamo con il nome di Invincibili. Tutto ciò non è casuale, in quanto si vuole celebrare il 70esimo anno della tragedia di Superga avvenuta il 4 maggio 1949. E’ un modo per avvicinare i giovani alla storia del Grande Torino e anche per diffondere i veri valori dello sport. I più piccoli potranno cimentarsi attraverso un disegno, mentre i ragazzi delle scuole medie si potranno sbizzarrire con una poesia, una prosa, oppure un format multimediale. Si tratta, dunque, di un bando di concorso che coinvolgerà le scuole primarie e secondarie di Torino. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Il 12 maggio, quando tutti gli elaborati saranno esposti allo stadio Filadelfia, tutti i partecipanti saranno invitati ad assistere gratuitamente alla partita Torino Sassuolo. E’ il progetto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Superga 70”</b> che è stato presentato allo stadio dal Prof. Davide Cravero, da Antonio Comi, direttore generale del Torino F.C. dal direttore dell’ufficio scolastico del Piemonte Sergio Blanzina, da Franco Ossola, figlio dell’omonimo calciatore che perì nella tragedia di Superga e da Massimo Bava, responsabile del Settore Giovanile del Torino F.C. Insomma, una fantastica idea che si propone di dare continuità a una storia senza precedenti. E’ la cultura del Grande Torino che deve vivere ancora oggi nei giovani, in quella New Generation che ha bisogno di essere sollecitata anche attraverso questo progetto “Superga 70”. Qualcosa che appassiona come fosse una favola, ma che favola non è. Perché? Perché il Grande Torino è esistito veramente ed ha arricchito il calcio italiano di una narrazione di fatti gloriosi davvero irripetibili. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-presentazione-concorso-superga-70.jpgSiNsuperga-70-il-concorso-celebrativo-del-grande-torino-1013539.htmSi100451001,02,03030198
331013530NewsEditorialeAl 13° minuto, 13 secondi per ricordare Davide Astori.20190304170257Tra momenti di riflessione e commozione, l`incancellabile ricordo del capitano della Fiorentina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cos’è la vita. Che cos’è la morte. E che cos’è il calcio, capace di racchiudere sentimenti così profondi, controversi e al contempo uguali. Un anno senza <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. Il calcio si è fermato al 13° del primo tempo e per 13 secondi in tutti gli stadi d’Italia. 13 come il numero della sua maglia che resta il simbolo di un ragazzo che il destino ha prematuramente strappato alla vita. Lunghi applausi in tutti gli stadi, qualche inevitabile lacrima e tanta commozione. C’è stata molta compostezza e partecipazione da parte di tutti, ed è sembrato quasi che migliaia di persone di fede calcistica diversa si unissero in un ipotetico abbraccio per riflettere, per ricordare ciò che il tempo non cancellerà mai. Sì, perché ci sono momenti nel mondo del calcio e nella vita in genere, in cui certi antagonismi costruiti da antiche ruggini non hanno motivo di esistere. E’ sembrato quasi che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> per 13 secondi avesse messo tutti d’accordo in un’atmosfera surreale. In alto al tabellone la sua immagine che ormai abbiamo imparato a volere bene come un’icona di famiglia. Da Cagliari a Bergamo, da Roma a Milano,Torino e tutti gli stadi, hanno ricordato Davide come se avesse indossato tutte le maglie del calcio italiano. Sembra ieri, eppure è passato un anno da quel 4 marzo 2018 in cui Astori morì nel sonno in quell’albergo di Udine in cui pernottava con la sua Fiorentina, nell’attesa di disputare il giorno dopo l’incontro con l’Udinese. Ma lui, capitano della viola, quella partita non la giocò mai, lasciando attoniti i suoi compagni che sconfortati non si dettero pace, esattamente come succede ancora oggi. Così, in quei 13 secondi in cui il fischio dell’arbitro ha interrotto il gioco, l’amato pallone ha fatto spazio ai pensieri su Davide e alla sua scomparsa troppo&nbsp;frettolosa, che non ha dato neanche il tempo di salutarsi, di stringersi in un abbraccio intenso, proprio come dopo avere fatto un gol. A Bergamo hanno destato forte commozione le copiose lacrime versate da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b>, il quale in un articolo apparso oggi su diversi quotidiani sportivi, ha detto che in quegli attimi ha ricordato l’amico Davide, con il quale ha giocato nella Fiorentina, ma gli è anche venuto in mente il suo dramma vissuto questa estate, quando è stato ricoverato in ospedale per un’infezione batterica ai linfonodi del collo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quello che è successo ad Astori mi è rimasto in testa per tanti giorni. C’è stato un periodo in cui avevo paura di andare a letto e addormentarmi. Temevo di non svegliarmi più e di non vedere più la mia famiglia. Ho smesso di guardare le partite e il calcio in TV. Pensavo solo a guarire e stare con la mia famiglia. A un certo punto ho sperato di poter camminare e non di ritornare a giocare. Poi tutto è passato e ne sono uscito. Prima mi arrabbiavo per stupidaggini, ora vivo meglio”.</b> Pensieri e sentimenti che raccontano le fragilità dei campioni del pallone come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic,</b> il quale, nel ricordare il dramma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Astori,</b> si è immedesimato nella sua storia personale sfociata in un pianto dirotto in quei 13 secondi, in mezzo a quel prato verde di Bergamo in cui il pallone, la partita e i giocatori di Atalanta e Fiorentina si sono fermati. Il calcio è anche questo. Giri le pagine della commedia del pallone e ne esce il racconto della vita e della morte come un fatto naturale, come se l’una fosse direttamente collegata all’altra. Poi, al fischio dell’arbitro, il gioco riprende e la vita continua il suo scorrere naturale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“The Show Must</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Go On” – “Lo spettacolo deve andare avanti”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNal-13-minuto-13-secondi-per-ricordare-davide-astori-1013530.htmSi100451001,02,03030157
341013528NewsEditorialeInter e Juve. E pur si odiano.20190303130830Storie di scambi e delusioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tra Juve e Inter c’è sempre stata antipatia. Tuttavia, se scorriamo gli annali scopriamo una lunga serie di scambi tra allenatori e calciatori che, soprattutto all’Inter, non hanno portato grandi benefici. A parte Trapattoni e Ibrahimovic che hanno portato reali successi all’Inter, per il resto non ricordiamo affari strepitosi di miglioramento. Senza andare alla notte dei tempi, parliamo del più eclatante passaggio che c’è stato dalla Juventus all’Inter: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b>, uno dei migliori dirigenti del calcio italiano chiamato a risolvere i gravi problemi di casa nerazzurra. Sembra quasi farsi dispetto, soprattutto se pensiamo che adesso si vocifera pure il passaggio di Max Allegri, Dybala all’Inter e di Icardi alla Juve. Un Marotta che vuole plasmare la società nerazzurra su uno stile Juventus che per tanti anni è stato ricco di successi. Ma la storia ci insegna che tante volte le minestre riscaldate non portano nulla di buono e che nel calcio si deve cominciare un ciclo non con personaggi che hanno già vinto tanto, ma soprattutto con figure tecniche che abbiano la fame di vittorie. E poi, perché creare dei malumori tra tifoserie e società che da sempre si guardano in cagnesco? Sembra un controsenso, eppure dietro tutto questo odio sportivo c’è qualcosa che lascia pensare all’ammirazione e un desiderio di carpire i segreti di vincere tanto. Strategie aziendali che non condividiamo perché non portano a nulla di nuovo e perché si pensa a un usato sicuro che quasi sempre risulta essere un fallimento. Ricordate quanto ha vinto Lippi con la Juventus? Ebbene, cos’ha fatto all’Inter? Dunque, a parer nostro, sarebbe bene che l’Inter non copiasse la Juve, ma creasse una sua strategia, un suo stile aziendale atto a iniziare un ciclo con coraggio. Marotta è un grande personaggio del calcio italiano. Inventi qualcosa di suo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-marotta-e-allegri.jpgSiNinter-e-juve-e-pur-si-odiano-1013528.htmSi100451001,02,03030124
351013526NewsCoppeFiorentina - Atalanta di Coppa Italia, un divertimento allo stato puro20190228194132Uno show di calcio <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In Italia ci sono rare partite che per la spettacolarità di gioco, di gol, di movimento e grandi numeri di tecnica sopraffina, ti sembra quasi che servano da insegnamento per le scuole calcio. Un pallone inteso con quell’antica purezza che predilige lo spettacolo, distruggendo quasi con disprezzo ogni tatticismo esasperato. E’ la bellezza di un calcio che sa di gioco fatto al parco, negli antichi cortili di casa, dove le porte erano fatte di indumenti o di zaini che avevano ancora dentro i libri di scuola. Puro e semplice divertimento che visto su un campo di calcio di Serie A quasi stona, abituati come siamo a quella inevitabile forma mentale costituita da tattiche fatte per inibire il gioco avversario. Eppure, incredibile ma vero, anche in Italia come in Premier League si è verificato il miracolo di assistere a una partita maschia, con gesti tecnici e corse furibonde per oltre 90 minuti, tali da lasciarti a bocca aperta e farti stropicciare gli occhi per l’incredulità. Fiorentina e Atalanta sono le squadre che hanno offerto questo gran calcio, nel corso della prima semifinale di Coppa Italia finita 3 a 3. Ma non sono solo i sei gol realizzati ad avere fatto spettacolo, perché questa partita deve essere vista nel suo insieme come una grande voglia di superarsi con forza decisionale e con il pensiero primario di offendere l’avversario piuttosto che contenerlo con mezzucci noiosi, tipici di quell’italico calcio che annoia. Tinti di viola sono stati gli spalti del Franchi di Firenze, che ha beneficiato del grande spettacolo sul rettangolo verde offerto dalle squadre di Pioli e Gasperini. Qualche fissato di tattica ostinata, potrà dire che il risultato di 3 a 3 è dovuto a difese disattente e magari disposte malamente a 3 o 4 giocatori. Noi diciamo, invece, che abbiamo visto due squadre arrembanti, le quali hanno sbagliato poco o nulla, badando a verticalizzare il gioco con aperture perfette, costruite con massimo due tocchi. Tutto fatto con grande velocità da una parte all’altra, quasi a non avere ancora avuto il tempo di apprezzare le incursioni di Chiesa e Benassi, che già sei conquistato dall’incedere del Papu Gomez piuttosto che di Ilicic. Uno show esaltante di squadre e giocatori capaci di accendersi in campo con qualità, badando a superarsi attraverso il pensiero fisso che nel calcio chi fa più gol vince. E se è vero che con quel punteggio di 3 a 3 l’Atalanta potrà avvalersi nella partita di ritorno di un pareggio o una vittoria per potere partecipare alla finale di Coppa Italia, la Fiorentina di Pioli vista al Franchi, se metterà la stessa determinazione nell’esprimere la purezza di gioco espressa in questa circostanza, allora potrà anche ambire a una vittoria che le spalancherebbe le porte della finale. Dunque, è errato pensare e scrivere di un calcio italiano che è inferiore per sostanza e spettacolo, rispetto al calcio inglese. I numeri li abbiamo anche noi, basta volerlo! Imparino i ragazzi che fanno calcio perché il gioco del pallone è semplice, è fatto di passione, corsa, duri contrasti, lealtà e tecnica sopraffina. La tattica? Lasciamola a chi millanta parole e snatura il senso vero di uno sport che appassiona. Brava Fiorentina e brava Atalanta, la vostra lezione di calcio ha fatto bene a noi e dà speranza a chi vuole emulare tale filosofia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711foto-calciatore-chiesa.jpgSiNfiorentina-atalanta-di-coppa-italia-un-divertimento-allo-stato-puro-1013526.htmSi100451001,02,03030204
361013518NewsCampionatiWanda Nara è la sola responsabile della confusione Inter?20190216182239L`Inter, Wanda Nara e Icardi al centro di un caso che ha molti responsabili.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ripercorrendo la questione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter e Icardi – Nara</b>, ci sono molti punti che indicano come questo polverone sollevato dalla società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Suning </b>abbia molti responsabili. E’ vero, tra i post nei vari social e le pubbliche chiacchiere nei salotti televisivi, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda Nara</b> sembrerebbe maggiormente esposta alle ire di tutti, società e tifosi nerazzurri compresi. Tuttavia, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mauro Icardi</b> tace e si chiude in un assordante silenzio, c’è da dire che gli stessi vertici della società nerazzurra hanno sbagliato nell’affrettare la decisione di togliere la fascia di capitano al centravanti argentino. Infatti, riteniamo che se ci sono stati così gravi motivi di Icardi nell’ambito del comportamento esterno e interno allo spogliatoio, sarebbe stato più giusto non rendere pubblico ciò che invece si doveva fare a fine stagione. E fa specie che proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Ad Beppe Marotta</b>, ancora così ammantato da scuola Juventus in cui tutto rimane rigorosamente tra le mura della propria società, sia stato coinvolto da una questione che, evidentemente, non è riuscito a gestire nel silenzio circoscritto tra allenatore e dirigenti nerazzurri. Certo, quando c’è una voce fuori dal coro che fa scalpore come quella della biondissima e avvenente moglie - procuratrice Wanda Nara, anche i grandi manager di pluriennale esperienza gestionale di società di calcio ad alti livelli, si trovano in qualche modo spiazzati nel prevenire una “bomba” che dai e dai è scoppiata con disarmante ingenuità. Sarebbe stato opportuno da parte di Marotta and company, convocare a un tavolo Icardi e Wanda Nara per discutere del contratto in scadenza e in quella occasione magari istruire l’avvenente procuratrice di non rendere pubbliche le parole dette in quella circostanza. Invece, probabilmente per una indecisione dovuta alla società, si è sempre rimandato tutto con dichiarazioni di apparenza in cui si affermava che per il rinnovo del contratto di Icardi non ci sarebbero stati problemi di sorta. Dietro questo atteggiamento non decisionale della società, c’è stato evidentemente un volere attendere per avere le idee chiare sull’Inter del prossimo anno. In buona sostanza, se la società di Suning vuole rinnovarsi per costruire una squadra veramente capace di rappresentare l’anti Juve nel campionato italiano,deve in qualche modo cedere il centravanti argentino. Ma l’attesa è stata troppo lunga e Wanda Nara si è pure permessa nel frattempo di andare in televisione e parlare di fatti anche tecnici legati all’allenatore e alla squadra che sarebbero responsabili di non dare a Icardi almeno 5 palloni per partita, che fossero giocabili per fare gol. Ed ecco l’immancabile reazione di forza della dirigenza nerazzurra, che togliendo la fascia a Icardi ha dato prova di un’azione chiaramente punitiva nei confronti dell’argentino. Una decisione troppo affrettata, perché l’Inter dopo queste parole che hanno reciso irrimediabilmente ogni rapporto con il giocatore, avrebbe dovuto continuare fino a fine anno una situazione di apparenza pubblica, che non sarebbe andata a creare confusione in una squadra che vuole finire il campionato piazzandosi per l’Europa che conta e tentare di conquistare magari una Coppa Europa League che riuscirebbe in qualche modo ad addolcire l’amara pillola di tante aggrovigliate situazioni. Adesso è tutto difficile, perché il malumore dell’argentino che aleggia sul cielo di Appiano Gentile, non fa altro che peggiorare una situazione interna troppo difficile per l’allenatore e lo spogliatoio. Dunque, in tutta questa storia di disordine aziendale calcistico, c’è ancora da rimarcare che a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda Nara</b> è stata scagliata una pietra sul parabrezza della sua macchina, mentre accompagnava suo figlio a disputare una partita di calcio con la maglia dell’Inter. Atti vandalici di fanatismo pallonaro, che noi stigmatizziamo senza se e senza ma. Tuttavia, certe situazioni sono l’emblema di mancanza di mediazioni private tra società e calciatore, capaci di non farti cadere nel’impulso dello sgarbo, della ripicca, dell’offesa che provoca attrito e la certezza di non uscirne più. Ciascuno fermo nelle proprie ragioni e nel desiderio di fare capire che comunque un tesserato di calcio deve in qualche modo attenersi alle regole della società. Ma questa volta anche la società non è stata in grado nel prevenire tempestivamente il terremoto che poi è successo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-wanda-nara.jpgSiNwanda-nara-e-la-sola-responsabile-della-confusione-inter-1013518.htmSi100451001,02,03030145
371013511NewsCampionatiRoma e Di Francesco, mala tempora currunt.20190201135434L`analisi del difficile momento della società giallorossa e del suo allenatore. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è chi dice che lo spogliatoio della Roma è una polveriera, c’è chi sostiene che i giocatori giallorossi sono contro Di Francesco e c’è pure chi è sicuro che la prossima partita che vedrà la Roma giocare in casa contro il Milan, rappresenti l’ultima spiaggia per l’allenatore della Roma. Tante supposizioni che talora hanno sì un fondamento di base, ma che spesso si lasciano attrarre dall’onda emotiva di un calcio in cui ogni cosa è legata ai risultati. Una cosa è certa, la Roma non può mancare al campionato italiano, proprio in virtù del suo ruolo di società che è stata capace di costruire negli anni una sua fisionomia ben precisa di squadra sempre all’altezza della situazione, riservando grandi aspirazioni in campo nazionale e internazionale. Ma ci sono alcuni spunti di riflessione in un mondo del calcio sempre alle prese con giudizi affrettati e superficiali che opacizzano le varie analisi approfondite sul perché si evidenzino crisi di gioco e risultati, che sarebbe opportuno fare prima di buttare la croce addosso all’allenatore. Dice bene il dirigente della Roma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Monchi,</b> il quale dopo la disfatta dei giallorossi a Firenze per 7 a 1 in Coppa Italia si è presentato ai microfoni dei media con voce flebile e una faccia che è l’emblema della delusione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Scusa, scusa, scusa”</b>. Ha ripetuto tre volte la stessa parola per significare il profondo rammarico per una prestazione che umilia la Roma e i suoi tifosi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Loro sono quelli che soffrono di più” dice Monchi “Questo è il giorno peggiore da quando sono direttore sportivo della Roma, non ho mai visto una partita così”.</b> Poi continua il suo pensiero: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Di Francesco non è in discussione, sono io il vero responsabile della squadra”.</b> Un chiaro tentativo di difesa a spada tratta dell’allenatore giallorosso, cui non è giusto imputare tutte le colpe. Non si dimentichi, infatti, che per volere del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pallotta</b> che tiene molto alla parte contabile dei bilanci della società e di una gestione economica che deve essere sempre tenuta in considerazione ancor prima della parte tecnica, la Roma si è privata di due giocatori importanti che fino all’anno scorso rappresentavano i pilastri del centrocampo giallorosso; <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nainggolan</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Strootman</b>, senza pensare a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salah</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rudiger</b> e anche al portiere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alisson</b> che per la difesa giallorossa era una sicurezza assoluta. E’ chiaro che certe cose a distanza di tempo le paghi, soprattutto se a questo smembrare un certo zoccolo duro della squadra corrispondono altri fattori come l’indisponibilità per infortunio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Rossi,</b> la forma precaria di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko</b>, il ritardo nel recupero fisico e atletico di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Schick </b>e l’impalpabilità di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pastore, Under e Kluivert</b>. Non proprio cose da niente, anche se bisogna mettere in evidenza la grande fortuna della Roma di avere trovato un acquisto importantissimo in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaniolo</b>, il diciannovenne il cui splendido futuro è già adesso. Ma non basta, perché la squadra ha bisogno del suo insieme che non c’è perché è stato interrotto bruscamente da scelte societarie che, come abbiamo detto pocanzi, fanno capo alla propria situazione economica. E allora perché mettere in discussione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Francesco</b>, il quale non si è mai lamentato pubblicamente delle scelte di una Roma che l’ha privato dei suoi giocatori migliori? Noi diciamo che questo allenatore debba restare al suo posto almeno fino alla fine del campionato. Certo, la situazione è difficile, il nervosismo è imperante e aleggia in una piazza che da sempre è particolarmente sensibile agli umori dettati dai risultati della squadra, tuttavia, resta apprezzabile il sentimento di Monchi che mette in risalto il rispetto verso i tifosi che si sono sentiti umiliati al Franchi di Firenze, dopo un viaggio per nulla facile in un giornata di freddo polare che, col senno di poi, avrebbero fatto volentieri a meno di fare se solo avessero saputo in anteprima l’ingrato spettacolo offerto dai giallorossi. E’ il calcio, è la smisurata passione che porta a sentimenti eccessivi e diametralmente opposti tra loro. L’equilibrio non c’è, non esiste. Altrimenti non sarebbe calcio! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-di-francesco.jpgSiNroma-e-di-francesco-mala-tempora-currunt-1013511.htmSi100451001,02,03030141
381013510NewsCoppeLa Juve smaltirà l’umiliazione subita dall’Atalanta?20190131191007La pessima prova della Juventus in Coppa Italia pone tanti quesiti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E adesso la paura del mondo juventino è che nel presente e nell’immediato futuro, nella Juventus <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>restino tracce indelebili di Atalanta. Troppo brutta la Vecchia Signora e troppo bella l’Atalanta di Gasperini che per foga agonistica, qualità messa in campo e lucidità nell’aggredire l’avversario, sembra appartenere alla Premier League piuttosto che ad un campionato italiano povero di calcio atleticamente valido e continuativo fino al 95mo. La Dea è stata tutto questo, capace com’è apparsa a passare il turno di Coppa Italia convincendo nel gioco e nel risultato. Ma crediamo che neanche i bergamaschi si aspettassero una Juve così disarmante, distratta, imbarazzante e umiliata dall’avversario. Questa volta il Max toscano non ha potuto cominciare la sua intervista ai microfoni di Sky,dicendo la solita frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“C’è da fare i complimenti ai ragazzi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">perché non era facile affrontare……”,</b> frasi ripetute anche quando stonavano perché la Juve aveva giocato male e aveva vinto per il fattore C. Ma si sa, soprattutto nel calcio l’ipocrisia di dire il contrario di ciò che si pensa è all’ordine del giorno, ed è pari agli esorbitanti interessi economici che ruotano attorno al pallone. Detto questo, dobbiamo anche dire che da sempre siamo fautori dell’idea che nel calcio nulla si inventa, nulla si improvvisa e nulla è scontato. Sì, perché le partite bisogna giocarle tutte con il giusto cipiglio, proprio perché ti chiami Juve e contro di te si fa sempre la partita della vita. Era ormai da qualche tempo che vedevamo la Juventus soffrire e dare l’impressione di una corazzata che volesse impostare la gara adottando la filosofia del raggiungere il miglior risultato con il minimo sforzo. Solo apparenze, perché in realtà negli ultimi tempi la Juve ha sempre sofferto l’avversario di turno, offrendo prestazioni insufficienti e talora anche noiose di un calcio in cui la striminzita vittoria era sufficiente per allungare il proprio vantaggio in un campionato che, a onor del vero, non offre nessuna vera alternativa nell’intralciare il percorso di una squadra bianconera che ha sì, iniziato in maniera scoppiettante, ma che poi ha opacizzato quel suo furore agonistico, tecnico, tattico e fisico. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A questo punto la domanda sorge spontanea: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“PERCHE’ QUESTA INVOLUZIONE NELLA</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">SQUADRA Di MAX ALLEGRI?”.</b> E allora vediamo di capirne qualcosa. Innanzi tutto la Società bianconera che liquida a settembre (o giù di lì) Beppe Marotta. A parer nostro una mossa errata, anche perché l’allievo Paratici avrebbe avuto ancora un po’ di tempo per maturare sull’esempio del maestro sornione e capace di coprire il delicato ruolo di Amministratore Delegato di una società importante come la Juventus. C’è poi la parte tecnica da considerare in un’ampia rosa di campioni messa a disposizione di Allegri il quale, forte delle sue tante vittorie ottenute negli anni in cui siede sulla panchina della Juventus, ha praticamente messo il suo modus operandi prima di ogni cosa. Dopo avere stravolto le caratteristiche di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic</b> ha fatto diventare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“tuttocampista”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b>, il quale, pur di giocare, ha dovuto accettare un ruolo che ha dovuto accogliere con visibile sforzo. Noi pensiamo che questo campione argentino esprima il meglio quando si trova a dovere giocare accanto alla prima punta. Le sue caratteristiche tecniche e il suo fisico minuto, a parer nostro non possono supportare un lavoro così dispendioso, in cui si richiede di interdire anche all’altezza della difesa e poi costruire palle gol ripartendo tra le linee e creare superiorità numerica. A nostro modo di vedere, così facendo si inibiscono le qualità del ragazzo che non si discute dal punto di vista tecnico, ma che non può intestardirsi a portare palla, dribblare e poi perdere sistematicamente di vista la dinamica dell’azione d’attacco, perché l’avversario furbescamente lo pressa anche con falli non fischiati dall’arbitro. Ma avete visto quante volte Dybala è preda dell’avversario? Avete notato quante volte viene sbattuto a terra di brutto? Ma c’è ancora un altro motivo per cui, secondo noi, questa Juventus sembra aver perso improvvisamente la forza nelle gambe. E’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la preparazione</b> che sarebbe atta ad allungare la resistenza dei giocatori e permettere di arrivare meno stanchi, a quello che in primavera è considerato il vero appuntamento cruciale della stagione della Juve: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la Champions League.</b> Ebbene, questo sistema imposto da Allegri e dal suo staff, lo riteniamo assai pesante in una rosa di giocatori fatta per avere addirittura due squadre ad alto livello. E non è un caso assistere a tanti infortuni degli ultimi tempi, i quali hanno falcidiato soprattutto la difesa e il centrocampo creando tanti problemi in quei settori vitali, soprattutto in una squadra che deve affrontare una lunga e impegnativa stagione agonistica. Ebbene, oggi si pensa a una non positiva gestione della lungimiranza, cosa che la Juventus non ha saputo fare soprattutto con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia</b>, un centrale di difesa che se fosse stato considerato meglio, adesso con il senno di poi degli infortuni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini,</b> avrebbe sicuramente fatto meglio “dell’adattato” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio</b> o del ritorno di un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caceres</b> che è al crepuscolo di una carriera mediocre. Dunque, alla luce di quanto è emerso nel dopo Atalanta – Juventus di Coppa Italia, pensiamo che questi siano i punti cruciali di una situazione che ha creato un chiaro nervosismo nell’ambito della Vecchia Signora. Tuttavia, per tutti i tifosi juventini che ci leggono, ci auguriamo di essere presto smentiti in questa nostra analisi che è semplice pensiero in un mondo in cui l’opinabilità del calcio impone il rispetto della diversa idea, anche se non condivisa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamo fl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-smaltira-l-umiliazione-subita-dall-atalanta-1013510.htmSi100451001,02,03030204
391013508NewsEditorialeI 100 anni di Valentino Mazzola20190125161915Allo Stadio Filadelfia di Torino, il 26 gennaio 2019 ci sarà un grande evento dedicato a Capitan Mazzola.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La storia. E’ come un diamante pregevolmente incastonato in un anello d’oro, un tesoro d’incommensurabile valore che accuratamente è conservato nello scrigno del calcio italiano. E’ la straordinaria storia del Torino calcio – oggi F.C. – raccontata attraverso una letteratura granata che per la sua vastità, crediamo si ponga tra le prime in Italia. Emblema di cotanto passato che si rapporta spesso con il destino della vita, è senza dubbio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>. Il capitano del Grande Torino, il calciatore principe, l’uomo simbolo del calcio di tutti i tempi, che il 26 gennaio 2019 compirà 100 anni dalla sua nascita. Un talento calcistico che attraverso le vittorie conquistate con quella formidabile squadra capace di compattarsi all’unisono attorno al suo capitano, decretò anche quel destino funesto che dopo la tragedia di Superga si è quasi incarnato nel proseguire la strada di un Torino sempre in lotta con l’ineluttabilità della vita. Un fato che s’interseca tra lutti, tragedie e incapacità agonistiche di non vincere negli anni più nulla, tranne la parentesi di quell’ultimo scudetto conquistato dal Torino nell’ormai lontano campionato 1975- ’76. Un vero e proprio destino che è anche il marchio di un Toro che si fregia giustamente di avere tanto cuore e grande orgoglio. L’orgoglio di avere vinto sette titoli italiani, di possedere una storia unica come i personaggi che hanno indossato questa maglia granata. Valentino Mazzola resta ancora oggi, a cento anni dalla sua nascita, l’uomo e il calciatore più rappresentativo del Torino. E non è un caso che per onorare la memoria di questo immenso campione, il Torino F. C. ha organizzato una giornata ricca di eventi. Oltre al triangolare riservato alla categoria 2008 tra le rappresentative di Torino, Inter e Venezia, sarà presentato ufficialmente il francobollo emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico e distribuito dalle Poste Italiane, dedicato a Valentino Mazzola. A seguire si potrà assistere all’annullo figurato da parte dei dirigenti del Torino F. C. e di Poste Italiane. Il francobollo, inserito nella serie tematica “Lo Sport” e stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. raffigura il ritratto del capitano del Grande Torino in primo piano sulla sagoma di un Toro in posizione rampante. A completamento del francobollo, sono ben visibili le date “1919 – 1949” la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”; il bozzettista è Fabio Abbati. Insomma, una giornata che sa di storia, di ricordi, di cuore e di emozioni. Una giornata dedicata a Capitan Mazzola in quel tempio del calcio che ancora oggi si chiama “Stadio Filadelfia”, in cui sembra quasi di intravvedere le sagome degli Invincibili giocatori del Grande Torino i quali all’alzar le maniche del loro capitano, attaccavano e vincevano sempre sui malcapitati avversari, consapevoli della forza d’urto granata. E’ la storia del Torino F.C. che appassiona, che rende orgogliosi i suoi tifosi nonostante l’amarezza di un destino privo di conquiste sportive, dopo il Grande Torino e quell’ultimo scudetto del ’76. E’ come se si fosse inceppato qualcosa in un percorso sempre irto di ostacoli. Ma il Toro e il popolo granata sono forti del loro grande passato, nella speranza che prima o poi cambi quel vento che ormai da troppo tempo spira in modo avverso. E non importa, perché gli eventi non potranno cambiare mai la grande storia del Torino, di Valentino Mazzola e dei suoi cento anni. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711i-100-anni-di-valentino-mazzola.jpgSiNi-100-anni-di-valentino-mazzola-1013508.htmSi100451001,02,03030149
401013507NewsCampionatiA Roma, il Torino perde e recrimina per la sua ingenuità.20190120140934I granata di Mazzarri alle prese con una ulteriore sconfitta. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>C’è chi si piazza in zona Champions e chi resta sempre nel limbo di un’identità sfuocata da altalenanti risultati che la pongono in situazioni mai emergenti. E’ il vero significato emerso dal match di campionato tra Roma e Torino, in cui i giallorossi di Di Francesco si sono imposti sulla squadra di Mazzarri per 3 a 2. Uno dei tanti risultati in cui il Torino, pur falcidiato di assenze importanti, recrimina disattenzioni e, soprattutto, ingenuità di reiterata e inaccettabile mancanza di crescita. Chi ha visto la partita, avrà sicuramente rimarcato oggettivamente che se i granata avessero pareggiato la partita, nessuno avrebbe potuto fare appello all’ingiustizia. Infatti, a un primo tempo davvero disastroso dal punto di vista caratteriale, il Toro si è presentato a inizio secondo tempo con la vigoria e la consapevolezza di avere buttato al vento la prima parte del match, nell’avere acconsentito di realizzare un gol da seduto in terra di Zaniolo (con l’intera difesa granata a guardare passivamente) e di un rigore provocato da Sirigu, nel vano tentativo di neutralizzare la corsa verso la porta di El Shaarawy. E’ vero che la Roma è stata superiore al Torino nel primo tempo, tuttavia, resta innegabile l’oggettiva assenza di concentrazione e voglia di arrivare prima su ogni pallone. Poi, come dicevamo pocanzi, i granata si sono presentati nella ripresa con rinnovato cipiglio e voglia di pareggiare un punteggio che li vedeva soccombere per 2 a 0. Così, prima Rincon e poi Ansaldi (il migliore dei granata anche nell’inedito ruolo di centrocampista) pareggiano i conti con una Roma che non ci sta e giunge presto alla terza rete con El Shaarawy. Una partita che si chiude in modo amaro per il Torino, che dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia ha l’obbligo di continuare a sperare in un buon piazzamento in campionato per l’Europa League. La Roma, dal canto suo, non ha ancora risolto completamente i suoi problemi inerenti soprattutto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dzeko, un calciatore che ha bisogno di ritrovarsi. Così come urge il ritorno a centrocampo di Daniele De Rossi e Alessandro Florenzi che per l’occasione è stato assente causa influenza. Ciò che importa alla squadra di Di Francesco è essersi posizionati al quarto posto in classifica e di continuare ad aspirare legittimamente al piazzamento in Champions League. Per quanto riguarda il Toro, invece, emergono sempre i soliti problemi di squadra incompleta e incapace di capire chi è, cosa vuole e, soprattutto, definire una volta per tutte se il suo posto nel campionato italiano è quello di squadra da centro classifica che nulla pretende e niente rischia. Intanto, il prossimo turno vedrà il Torino in casa contro l’Inter e il recupero di alcuni giocatori base assenti a Roma. Mazzarri insista con il riproporre Ansaldi a centrocampo e, soprattutto, viste le precarie condizioni di forma di Iago Falque, ci si decida a far giocare dall’inizio l’accoppiata Belotti – Zaza. E poi basta con le continue lamentele di ingenuità. Sono o non sono calciatori professionisti che vestono la gloriosa maglia del Toro? </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNa-roma-il-torino-perde-e-recrimina-per-la-sua-ingenuita-1013507.htmSi100451001,02,03030149
411013497NewsEditorialeGigi Radice, un grande che se ne va20181207191445Il mondo granata perde un altro dei suoi personaggi più importanti della sua storia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Aveva 83 anni ed era ammalato di Alzheimer da parecchio tempo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b> è stato l’ultimo allenatore che è riuscito a portare lo scudetto del dopo Superga al Torino, in quel 1976 che proclamò campione d’Italia quella magnifica squadra capitanata dal poeta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Sala</b>. Il mondo granata ancora oggi rimpiange quel periodo storico in cui il tecnico Gigi Radice seppe dare un’impronta innovativa di calcio con marcature a zona, pressing alto e gioco che si imperniava molto sulle scorribande di quei terzini che oggi siamo abituati a chiamare “esterni di fascia”. Gigi Radice era un duro, uno di quegli allenatori che già allora pretendeva dai suoi giocatori il massimo impegno per ottenere grandi risultati. La città di Torino e il Toro gli erano rimasti nel cuore anche a fine carriera, allorquando in quell’ormai lontano fine ’90 sedette per l’ultima volta sulla panchina del Monza. Gigi Radice muore in questo 2018 che sembra abbia fatto razzia di personaggi illustri del mondo granata. Prima <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mondonico</b>, poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gustavo Giagnoni</b> e adesso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b>, tecnici che hanno scritto una parte di storia importante del Toro, dimostrando di avere incarnato l’essenza di un’anima calcistica che se non la vivi in prima persona, difficilmente la puoi spiegare ad altri. E’ la storia delle grandi figure del nostro tempo, che quando vengono a mancare lasciano un vuoto umano difficilmente colmabile. Esattamente come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b>, l’uomo che rivoluzionò il calcio italiano con il suo Toro e i suoi campioni del ’76. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Sala</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolino Pulici,</b> da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Graziani</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Castellini, Salvadori</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Patrizio Sala</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renato Zaccarelli</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nello Santin</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caporale,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mozzini,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eraldo Pecci</b>, all’allenatore in seconda <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio Ferrini</b> e a quell’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Orfeo Pianelli</b> presidente di un sogno diventato realtà. Immagini romantiche, fotografie ingiallite dal tempo e momenti di un vissuto granata che emozionano ancora oggi. Sempre. Onore a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b>. Onore all’uomo e al tecnico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-gigi-radice.jpgSiNgigi-radice-un-grande-che-se-ne-va-1013497.htmSi100451001,02,03030233
421013474NewsEditorialeQuel passo indietro di Gigi Meroni, che segnò la vita di Tilli Romero2018101519105351 anni fa, la tragica morte di Gigi Meroni e l`ineluttabile destino legato a Tilli Romero.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Destino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>. Insieme imponderabile delle cause che si pensa abbiano determinato gli eventi della vita. E quante volte abbiamo sentito dire frasi come: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Rassegnarsi al proprio destino”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’ineluttabilità del destino”, “E’ fatale”, “E’ destino”.</b> Ma in realtà il destino che cos’è? E’ quel qualcosa che spesso viene inteso come personificazione di un essere o di una potenza superiore, che regola la vita secondo leggi imperscrutabili e immutabili. E allora ognuno di noi, in base al momento in cui viviamo, siamo soliti pensare che in fondo siamo proprio noi stessi a delineare il nostro destino. Tuttavia, ci sono situazioni in cui questa corrente di pensiero viene sostituita dalla convinzione che per l’accadere di un determinato fatto si dice che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“era già tutto scritto”.</b> Questo preambolo per ricordare la morte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Meroni</b> in quella maledetta domenica del 15 ottobre 1967, in cui attraversando la strada in Corso Re Umberto a Torino, fu investito mortalmente dal sopraggiungere di un’auto guidata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tilli Romero,</b> un tifoso del Toro, un acceso fan di Meroni che poi divenne anche presidente granata. Una storia incredibile, ma vera. Sono passati 51 anni da quel giorno, eppure Attilio Romero, detto Tilli, convive con quel senso di colpa che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni. Nel periodo in cui è stato presidente del Torino ho avuto modo di intervistarlo più volte, ritornando a parlare di quel tragico momento che ha segnato per sempre la sua vita. Ricordo con quale dovizia di particolari ha rivissuto quella storia così dolorosa, che tra le pieghe della sua anima resta ancora vivido come fosse successo nell’istante in cui ne parla. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vidi quei due pedoni in mezzo al corso (Poletti e Meroni) e pensai che ci fosse lo spazio sufficiente per passare. La mia è stata una colpevole leggerezza perché avrei dovuto pensare al peggio, all’imponderabile, rallentare e spostarmi a destra. Poi successe l’imprevisto, perché Meroni vide un’auto venire nel senso opposto alla mia, si impaurì e fece un passo indietro. Quel terribile passo indietro che fu letale, in quanto lo colpii sbalzandolo sull’altra corsia in cui fu travolto da una Lancia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Appia”</b>. Da qui tutto un seguire di situazioni di lutto, dolore, lacrime e sensi di colpa, in cui il destino ha voluto accanirsi contro Tilli Romero,un giovane di 19 anni che ancora oggi, nonostante i suoi 70 anni e il suo tragico vissuto, ha tappezzato la sua camera con le foto di quel Gigi Meroni che è stato il suo idolo. Stravedeva per lui, e quando andava allo stadio litigava sempre con chi osava criticare quel giocatore che dribblava con leggerezza, proprio come fosse una farfalla. L’avevano paragonato a Omar Sivori anche per quel suo modo di tenere arrotolati i calzettoni fino alle caviglie. Prima della sua tragica morte, la Juventus lo voleva acquistare per una cifra che si aggirava intorno agli 800 milioni di lire e Tilli Romero si aggregò al popolo granata che scese in piazza a protestare. Ma Gigi Meroni, la leggiadra farfalla granata, prematuramente volò in cielo lasciando nello sconforto i tifosi del Toro, il calcio italiano di allora e quel Tilli Romero che ancora oggi e fino alla fine dei suoi giorni, rivive il racconto della sua vita come qualcosa che non ha spiegazione alcuna. Per lui è come essere sempre in mezzo a Gigi, ai suoi affetti più cari e al popolo granata che spesso collega questa tremenda storia come qualcosa legata al destino del Toro, che sa di tragedia cominciata proprio con la morte del Grande Torino e continuata in tanti altri tragici fatti avvenuti. E allora il destino cos’è? Forse qualcosa che decidiamo noi, oppure è già tutto scritto sulle pagine del libro della nostra vita?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-gigi-meroni.jpgSiNquel-passo-indietro-di-gigi-meroni-che-segno-la-vita-di-tilli-romero-1013474.htmSi100451001,02,03030238
431013449NewsCalciomercatoChe accoglienza per Cristiano!20180717180357CR7 al centro dell`interesse mediatico<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In questi giorni di calciomercato c’è soltanto un interesse a dettare la curiosità di milioni di tifosi della pelota italiana: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’arrivo alla Juventus di Cristiano Ronaldo</b>. Ogni suo passo, ogni suo piccolo spostamento è stato monitorato dal corpo di sicurezza e dai tantissimi tifosi accorsi all’evento dell’anno. C’è chi gioisce e sente vicina ogni vittoria per la Juve (in primis la conquista della tanto sospirata Champions), c’è chi rosica per l’invidia e c’è pure chi s’inventa macumbe e malefiche fatture, affinché questo tanto declamato arrivo di Cristiano in Italia risulti un insuccesso. E allora si fa appello alla sua età (33 anni) e ad un contratto quadriennale che tocca i 120 milioni di euro, per dire che anche per i campioni come lui non si possa andare contro natura. Ma lui, il CR7 della Juventus, in una sala stampa gremita di 200 giornalisti provenienti dalle più disparate nazioni del mondo, affronta la conferenza stampa con tante parole ma con un unico focus: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho scelto la Juventus per vincere e continuare la mia carriera”.</b> E’ la sicurezza di un personaggio che sa ancora di potere dare tanto, grazie a una condizione psico – fisica davvero invidiabile. Infatti, più di una volta ha ribadito che lui si sente diverso dai suoi colleghi, i quali alla sua età preferiscono campionati di minore importanza per potere chiudere la propria carriera. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le sfide mi appassionano, per questo ho scelto il campionato italiano che è molto tattico e fatto di scontri fisici”</b> dice CR7 a chi rivolgeva domande sulla sua scelta italiana e soprattutto sulla Juventus. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono qui per segnare la storia, non fare le ferie”, </b>parole che non lasciano adito a dubbi alcuni e che vanno oltre le solite ruffianate che di prassi ascoltiamo ogni qualvolta i calciatori si presentano in un nuovo club. Qui si tratta di un campione davvero unico, un top player che garantisce la differenza tecnica, ma anche una grande lievitazione economica e finanziaria per la sua società. E non è un caso che il merchandising della Vecchia Signora d’Italia sia volato alle stelle fin da quando è stato annunciato ufficialmente l’acquisto di CR7. Tutti parlano di lui, tutti si interessano alle sue parole, ai suoi sguardi e al suo atteggiamento sempre sicuro di chi sa di valere tanto. Poi si può pure disquisire su alcune esagerazioni che sanno di venerazione per un campione forse eccessivamente osannato. E persino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli, Marotta, Paratici</b> e tutto lo staff della comunicazione della Juventus pendevano dalle sue labbra, quasi fosse essenziale curare l’evento di presentazione alla stampa con assoluta perfezione. Nulla è stato lasciato al caso, com’è da stile Juventus. Dalle visite mediche sostenute al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">JMedical</b>, all’incontro con i tifosi e con la stampa, tutto ha funzionato perfettamente<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">. Cristiano Ronaldo</b> ha avuto l’accoglienza che merita un campione come lui, il quale si rende apportatore di miglioramenti tecnici e di immagine del nostro calcio, che aveva davvero bisogno di una sferzata di entusiasmo capace di risollevare appiattimenti di interesse che si sono ingigantiti anche a causa della debacle della nostra nazionale italiana, che ha fallito la partecipazione ai recenti campionati mondiali di Russia. Adesso non ci resta che attendere il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> il quale è partito alla volta del resort greco, per continuare le sue vacanze. Ritornerà il 30 luglio prossimo per allenarsi con i suoi nuovi compagni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Voglio debuttare alla prima di campionato”</b> ha detto CR7 <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Penso che la prima partita la giocherò il 12 agosto a</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Villar Perosa”.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Già, Villar Perosa!</b> Quasi fosse un segno del destino per incominciare in quel luogo in cui tutto parla di una storia unica. Qui, la famiglia Agnelli, la Fabbrica e la Juventus si respirano a pieni polmoni tra le pieghe di ogni angolo, proprio là dove ogni anno si svolge la consueta partita estiva nel “feudo”degli Agnelli. Il vernissage bianconero è un evento estivo irrinunciabile per tutti i tifosi che possono ammirare i propri calciatori dal vivo. Figuriamoci quest’anno che ci sarà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo!</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cr7.jpgSiNche-accoglienza-per-cristiano-1013449.htmSi100451001,02,03030355
441013448NewsCalciomercatoGaleotta fu quella rovesciata all’Allianz Stadium.20180712141111Tra sentimenti e interessi economici.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ripercorrendo le varie fasi del trasferimento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> alla Juventus, ci sono diverse tessere che il destino ha voluto fare intersecare tra loro per completare il puzzle dell’affare del secolo. Prima di tutto ci viene in mente quella bellissima rovesciata che CR7 fece in occasione della partita d’andata di Champions contro il Real Madrid. Stupore, disarmo e riconoscimento della grandezza del campione, furono i sentimenti manifestati dal popolo juventino cui attribuì un lunghissimo applauso a scena aperta. Era come avere ingoiato qualcosa di dolce amaro capace di inchinarsi alla bellezza balistica di un gesto tecnico che resta la prerogativa appartenente a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> e pochissimi altri. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b>, in quell’occasione alzarono gli occhi e le braccia al cielo in segno di anticipata resa, nell’eloquente pensiero che contro la grandezza di un simile campione nulla sarebbe stato possibile. Certo, ci sono cose che non si possono affermare in un mondo del calcio che strapaga il professionismo, tuttavia, resta pur sempre quel linguaggio del corpo che trasmette ogni cosa e che lascia traccia indelebile del proprio pensiero. E in quell’occasione abbiamo avuto modo di capire come al disarmo dei difensori della Juventus, si siano contrapposti i gesti di gratitudine da parte di tutto lo stadio gremito di tifosi bianconeri per lo spettacolo offerto da CR7. E lui, il campione che ha vinto più palloni d’oro al mondo, con le mani giunte ha ringraziato di cuore la gente di avversa passione calcistica che ha saputo apprezzare il suo gesto tecnico. Ecco, pensiamo proprio che quell’episodio sia rimasto nella mente e nel cuore di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo,</b> il quale a parte la ratio che lega freddamente gli alti interessi economici e finanziari all’atleta, ci sia stato questo episodio che ha fatto propendere la scelta della Juve piuttosto che altre squadre. D’altra parte se pensiamo che lui, il quale è un’azienda vivente che non ha certo bisogno di aspettare il miglior offerente per accasarsi, ha voluto la Juve - ci sarà pure un motivo. Così, cavalcando l’onda della scelta professionale di CR7, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agnelli </b>e il suo staff si sono subito attivati per chiudere immediatamente l’affare del secolo. Per la Juve, per il campionato italiano, per gli appassionati del calcio spettacolo e per coloro i quali riescono ancora a mettere da parte per un attimo la propria fede calcistica non juventina per la curiosità di gustare le giocate di questo grande campione di calcio, siamo convinti che il suo arrivo in Italia apporterà sicuramente quel valore aggiunto che ormai mancava da troppo tempo. Ma sappiamo pure che questo tanto osannato campione di nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, è anche antipatico a molti. Per il suo atteggiamento in campo? Per la sua grandezza di superare l’avversario e creare sublimi gesti tecnici con facilità? O forse per l’antipatia di chi vince sempre e non lascia niente a nessuno? Chissà! Una cosa è certa, nello spirito di questo campione c’é tanta professionalità, serietà e consapevolezza di condurre una vita sportiva sana che gli dà integrità fisica e mentale. Infatti, anche se la sua carta d’identità parla di un calciatore di 33 anni, sono garantiti i suoi ottimi muscoli, la forza fisica e la voglia di prepararsi sempre con desiderio di far bene (ricordiamo che Cristiano Ronaldo si allena tre volte al giorno). Dunque, ci troviamo di fronte a un campione con la C maiuscola che ha scelto la Juventus e il campionato italiano non per chiudere mestamente la sua carriera, ma per dare ancora il massimo di una professione da leggenda. In questo modo CR7 intende ringraziare i tifosi juventini, i quali dopo quella fatidica e imprendibile rovesciata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium,</b> gli tributarono un caloroso applauso. Chapeau CR7! Tutti in piedi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Totinofl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNgaleotta-fu-quella-rovesciata-all-allianz-stadium-1013448.htmSi100451001,02,03030362
451013447NewsCalciomercatoCristiano Ronaldo è stato acquistato dalla Juve.20180710183618Si è conclusa l`operazione del secolo di calciomercato in Italia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il lungo e spasmodico attendere della definitiva operazione di calciomercato più importante del secolo è giunta alla fine. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo è della Juventus</b>. Tra qualche ora ci sarà l’annuncio ufficiale della società bianconera. Una giornata intensa che ha visto Andrea Agnelli partire direttamente con un volo speciale per il resort della Grecia, dove si trova in questo momento il campione per trascorrere le sue vacanze. 105 milioni di euro per l’acquisto del cartellino e contratto di 30 milioni annui per quattro stagioni per Ronaldo. Dunque il migliore giocatore del mondo arriva alla Juventus, dopo un’operazione d’attacco che i dirigenti della società bianconera hanno fatto per non lasciarsi sfuggire un’occasione che esalta non solo l’ambiente juventino ma tutto il calcio italiano. La presenza di Andrea Agnelli in Grecia è emblematica di un viaggio d’affari sviluppata con immediatezza, segno evidente della voglia già più volte dichiarata da CR7 di volere venire alla Juventus. Intanto Marotta e Paratici attendono il ritorno di Agnelli a Milano, nella sede in cui si stipulano tutti i contratti dei calciatori della Juve. Intanto il titolo Juventus è alle stelle! Chi in questo momento ha deciso di investire comprando le azioni della Juventus ha fatto un ottimo affare. Adesso si attende l’ufficialità da parte della società bianconera che confermerebbe l’inizio di una giornata storica. Cristiano Ronaldo ha voluto la Juve e la Juve ha voluto fermamente CR7, senza se e senza ma, nella convinzione che questo sarebbe stato un affare da non perdere per nulla al mondo. La storia della Juventus continua il suo incedere in un mondo del calcio in cui l’ha vista da sempre protagonista. Presto ci sarà la presentazione di Ronaldo in grande stile, ma adesso ciò che conta è che l’operazione di mercato più importante sia stato concluso. L’era di Cristiano Ronaldo in Italia è cominciata, sembrava un sogno per il nostro campionato e invece la leggenda del nostro tempo giocherà in Italia per quattro anni. Questo è certo. E ‘ un fatto storico che non allieta soltanto il popolo juventino ma anche i cultori del calcio ad alti livelli, a prescindere dalla propria fede sportiva. L’operazione di marketing e calcistica è stata ultimata, adesso non ci resta che raccontarvi ciò che accadrà da qui in avanti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cristiano-ronaldo.jpgSiNcristiano-ronaldo-e-stato-acquistato-dalla-juve-1013447.htmSi100451001,02,03030335
461013435NewsCampionatiUrbano Cairo, gran maestro di economia e finanza20180530185525Il Torino F.C. chiude in forte attivo il bilancio 2017.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è chi vince scudetti di fila e chi si fregia di chiudere in utile il proprio bilancio per il quinto anno consecutivo. E’ il Torino F.C. di Urbano Cairo che a livello economico sigla un 2017 da record. Infatti, in base a quanto viene documentato dalla società granata, si evince il superamento di 100 milioni di fatturato, grazie alle plusvalenze che hanno permesso di superare e raddoppiare il valore della produzione rispetto all’esercizio 2016 in cui si registrarono 76,4 milioni di fatturato, contro i 146,4 milioni dell’esercizio 2017. Un aumento di circa il 91% che parla chiaro di un vero e proprio record di fatturato per il Torino F.C. che mai prima d’ora aveva superato i 100 milioni. Ma, come dicevamo pocanzi, l’anima di questo successo economico della società granata è rappresentato dalle plusvalenze evidenziate dalle cessioni di Maksimovic (18,6 milioni) – Bruno Peres (11,3 milioni) – Martinez (2,9 milioni) – Zappacosta (21,8 milioni) – Benassi (9,6 milioni) – Jansson (3,3 milioni) – Gaston Silva (0,7 milioni) – Tachtsidis (0,9 milioni) da aggiungere al milione di euro ricevuto come premio di rendimento per Matteo Darmian. A tutti questi ricavi ci sono da aggiungere i diritti Tv (50,9 milioni di euro), più i ricavi pubblicitari ( 2,7 milioni di euro). A tutto questo ci sono da detrarre i costi aumentati del personale, gli ammortamenti dei diritti pluriennali dei calciatori, il monte ingaggi dei giocatori e dello staff tecnico della Prima Squadra. Dunque, nell’esemplare<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>bilancio 2017 del Torino F.C. si mette in risalto un utile di 37,2 milioni di euro, che polverizza letteralmente quell’ 1,3 milioni di attivo registrato nel 2016. I meriti? Certamente di un Urbano Cairo che conosce molto bene la conduzione economica delle sue aziende sempre attente a crescere dal punto di vista economico. Vedi la Cairo Communication, oppure la RCS, o anche La7, tutte perle in espansione. E adesso anche il Torino F.C. può inorgoglirsi di questo primato raggiunto da un quinquennio di seguito. Peccato che resti sempre il solito problema che non si addice a una squadra di Serie A così splendidamente condotta, che dovrebbe avere anche l’orgoglio di programmare per vincere. Come? Investendo sul mercato una buona parte degli utili! Se poi si preferisce sempre non rischiare per restare in una posizione di classifica anonima, allora si vada avanti con l’attenzione alle plusvalenze da inserire nei bilanci annuali. Se il Torino sta bene economicamente, perché deve sempre apparire come chi fa fatica ad andare avanti? Questa è una mentalità errata che pone grossi limiti all’azienda calcio. Non si vive di sole plusvalenze, c’è bisogno di campioni capaci di cambiare il volto a questa gloriosa società granata che scalpita per entrare nell’Europa primeggiando nel campionato italiano. Le possibilità economiche ci sono, perché non sfruttarle?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNurbano-cairo-gran-maestro-di-economia-e-finanza-1013435.htmSi100451001,02,03030199
471013418NewsCampionatiIl derby d’Italia in casa Andriolo20180428140610I fatti e i personaggi che emergono in questo testo più letterario che giornalistico, sono assolutamente veri e sintetizzano l`antico dualismo sportivo nel derby d`Italia. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Natale in casa Cupiello”</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è una famosa commedia tragicomica scritta da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edoardo De Filippo</b> nel 1931. La commedia, che è forse la più nota di Edoardo, ha sfumature comiche, grottesche, farsesche e, analizzando la tematica dell’incomunicabilità e dei contrasti famigliari, presenta un fatto fortemente realistico. Ecco, non so perché quando penso al derby d’Italia vissuto in casa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andriolo,</b> mi viene sempre in mente la commedia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edoardo De Filippo</b>, non certo per l’incomunicabilità tra i componenti famigliari, ma per le sfumature di comicità e del “contrasto” sportivo vissuto soltanto per il divergente tifo tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus e Inter</b>. Mi sembra di vederla la scena di quel giorno. Tutti davanti alla televisione a casa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano,</b> interista sfegatato con la presenza dei suoi due figli, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Domenico e Giulia</b>, juventini dalla nascita. E poi l’altro juventino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Attilio,</b> fratello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano</b> e zietto affettuoso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Domenico e Giulia</b>. E’ un momento topico dell’anno calcistico italiano, quello in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">casa Andriolo,</b> che vede assistere il derby d’Italia tra urla e abbracci, quasi fosse una questione personale da risolvere. La famiglia è di quelle che va d’amore e d’accordo, ma quando c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Inter o Inter Juventus</b> non ce n’è per nessuno. Certo, il povero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano</b> essendo solo lui di fede interista in casa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andriolo</b> si trova in minoranza, ma non per questo si lascia intimorire. E’ un fatto di cuore, di passione calcistica che qualche volta va persino oltre la logica razionale di ammettere la superiorità dell’una verso l’altra squadra. E questa sera, in una notte in cui la Juventus deve vincere per mantenere una lunghezza di vantaggio sul Napoli per far suo lo scudetto e l’Inter deve fare altrettanto per la Champions League, immagino cosa può accadere in casa Andriolo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Gli animi si esaltano e si accendono come fiammiferi in ogni situazione della partita. Momenti in cui l’adrenalina è ai massimi livelli e difficilmente fa razionalizzare certe situazioni che, semmai, andrebbero discusse serenamente. E poi gli sfottò, se l’una o l’altra squadra segna un gol. Certo, per chi guarda la partita in modo distaccato c’è tutto da ridere e da piegarsi in due nel sentire i commenti attraverso il colorito dialetto siciliano. Più d’una volta mi sono ripromesso di scrivere il testo di una giornata di calcio in cui si giochi il derby d’Italia in casa Andriolo, per poi portarlo magari in teatro. Prima o poi lo farò, perché è davvero tutto divertente, grottesco e con sfumature farsesche, proprio come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Natale in casa Cupiello”.</b> Ma questo è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il derby</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">d’Italia in casa Andriolo”.</b> Ricordo una volta in cui la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> dimostratasi nettamente superiore nel gioco contro i nerazzurri di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri, </b>vinse 3 a 1<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">.</b> Il buon <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano </b>solitamente battagliero, ha dovuto deporre le armi di fronte alla schiacciante superiorità bianconera. Ma quella volta tutti i componenti la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andriolo</b> di fede juventina, non hanno neppure infierito contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano</b> interista, perché sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa. I gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lichtsteiner,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vidal </b>avevano suggellato una superiorità bianconera indiscutibile, nonostante l’impennata d’orgoglio nerazzurra che nel finale di partita ha segnato il gol della bandiera con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rolando</b>. Ma quella volta Gaetano non se l’è presa più di tanto, ha semplicemente cercato di farsi le proprie ragioni pur incassando la sonora sconfitta nell’attesa di urlare per la sua Inter al prossimo incontro con la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vecchia Signora</b>. E poi, in ballo escono sempre le antiche ruggini tra tifosi dell’opposta fazione, che vertono su quel famoso scudetto targato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">calciopoli,</b> tolto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juve </b>per darlo all’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter</b>. Un passato fatto di odi sportivi mai sopiti che, tuttavia, non fanno capo alla famiglia Andriolo che è esempio di unione, di affetti famigliari e rispetto di antichi valori. Ma quando arriva il giorno della sfida tra Inter e Juventus…….. tutti vogliono vincere, è un fatto personale!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711inter-vs-juventus.jpgSiNil-derby-d-italia-in-casa-andriolo-1013418.htmSi100451001,02,03030242
481013407NewsCoppeQuell’impresa sfiorata per poco20180413173652L`analisi sulla partita dei quarti di Champions, Real Madrid - Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A chi si chiede perché! A chi non ha dormito tutta la notte per quell’ingiustizia subita! A chi si mangia ancora le mani per avere visto i bianconeri arrivare a un passo dalla storia! A chi pensa che sarebbe stato meglio che la Juventus fosse uscita dalla Champions in un altro modo, oggi, con la mente meno sottoposta ad alta adrenalina, diciamo che questa bruciante eliminazione si può tradurre in un altro modo. In fondo quell’arbitro Oliver che ha concesso un rigore assai dubbio al 93mo scatenando le ire di Buffon, dei suoi compagni di squadra e di tutto il mondo innamorato della Vecchia Signora d’Italia, può avere un altro significato. Dopo avere assistito attentamente alle partite di andata e ritorno, pensiamo che la Juve si sia giocata banalmente l’accesso alle semifinali, grazie a quella sua abulica partita d’andata (non) giocata a Torino contro il Real Madrid. Sì, perché se la squadra di Allegri avesse interpretato quell’incontro con soltanto la metà della concentrazione mentale espressa in campo al Bernabeu, ebbene, siamo convinti che l’episodio del rigore e tutte le inevitabili polemiche che ci sono state a fine partita, non sarebbero successe. E’ vero che nella partita d’andata la Juve può recriminare un rigore non dato a Cuadrado all’ultimo minuto, tuttavia, abbiamo ancora negli occhi quell’atteggiamento disarmato e disarmante che la squadra di Allegri ha messo in campo in quella occasione. Come se tutto fosse ancora retaggio reverenziale di quella maledetta sconfitta di Cardiff in cui la Juventus fermò tutto il suo grandioso essere, in un secondo tempo di inspiegabile metamorfosi. Una sorta di blocco mentale che l’ha condizionata ancora a Torino, proprio nel suo Stadium che splende sempre per nutrita presenza di tifosi che arrivano in massa da tutta Italia e anche dall’estero. E neanche il popolo bianconero inteso come dodicesimo giocatore in campo, è valso a destare, a spronare, a sollecitare l’orgoglio di una nobile Signora apparsa troppo timida, paurosa e che ha sbagliato di tutto e di più. Ed è stato quindi inevitabile che il cinismo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> e compagni che hanno approfittato della situazione psicologica a loro vantaggio, si tramutasse in un regalo davvero inaspettato. A quel punto la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zidane</b> ha affondato i colpi, passeggiando letteralmente sul corpo di una Juve che ha fatto harakiri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ successo a Cardiff ed è successo a Torino. Stesso film, stessa mancanza di riparare gli errori commessi. Ma quante volte <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli, Chiellini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio</b> devono rimproverarsi i danni fatti in tutta la partita contro un Real Madrid, che si è subito sentito superiore e agevolato nell’autostima rafforzatagli dagli avversari? Aveva proprio bisogno questo Real di avere dei vantaggi, visto che è già forte di suo? E così è venuto il primo gol di CR7 e poi la seconda rete da cineteca, mentre l’incredulo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> alzava le braccia al cielo invece di marcare l’avversario e entrare come un motocarro spinto da grinta e senza freni inibitori. Bastava più attenzione, più concentrazione mentale che non c’è mai stata. Poi, la terza rete di Marcelo è stata la saga della delusione, dello scoramento, anzi dello sbracamento di chi disarma con il pensiero di chi ha davanti una squadra di marziani. Già, gli stessi “marziani” che quella stessa Juventus ha poi incontrato una settimana dopo al Bernabeu con un altro spirito, con un altro cipiglio capace di far sbarrare gli occhi increduli di tutti quei juventini che speravano ma che non osavano credere per scaramanzia. E allora qual è la vera Juve che ha sfiorato l’epica impresa contro questo Real Madrid che giocherà la sua semifinale con il Bayern Monaco? E’ la Juventus che ha capito come si giocano certe partite in Europa! E’ la Juventus che ha compreso che in Champions si gioca in modo diverso che nel campionato italiano! E’ la Juventus che oggi recrimina quell’ingiustizia subita, ma che ha capito che in fondo è tutta colpa sua, prima che quella dell’arbitro Oliver, dell’assistente di linea e di una serata che ha scatenato anche gli animi più nobili di un Buffon e di una società che vanta da sempre il suo impeccabile stile. Poi si può parlare di designatori e di ingiustizie italiche nel mondo del calcio europeo. Ma se prima non fai autoanalisi, se prima non cerchi di fare la partita perfetta come hai saputo fare al Bernabeu, non puoi sempre pensare che la colpa sia solo degli altri. Gli errori e le ingiustizie fanno parte del calcio, ma se tu li previeni al momento giusto con la grinta, l’orgoglio, il gioco e la determinazione, forse, come abbiamo detto, un po’ di colpa è anche tua: Juventus!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Madrid Stadio Bernabeufl0711fl0711foto-real-madrid---juventus.jpgSiNquell-impresa-sfiorata-per-poco-1013407.htmSi100451001,02,03030193
491013404NewsCoppeMa che cos’è questo calcio?20180411172556Roma - Barcellona, una partita entusiasmante!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando pensi che tutto sia finito, quando ci credi solo a parole ma non sei convinto di ciò che dici, quando ti unisci agli altri per farti forza, ecco che quell’incredibile sogno da sempre sognato diventa realtà. E’ la storia del calcio che somiglia alla vita e come tale è fatto di sentimenti e forti emozioni capaci di intersecarsi tra loro e farti mancare il fiato. Succede di tanto in tanto, ma qualche volta accade che in Champions o in qualsiasi altro avvenimento calcistico tutto sembri perso. E invece, chissà come, chissà perché, tutto viene ribaltato e si avvera l’imprevedibile, quello che forse non avevi neanche osato sperare ma lo sognavi. E così sugli spalti dello stadio vedi da una parte bambini, donne, uomini giovani e vecchi che piangono di gioia, mentre dall’altra le lacrime hanno il significato della delusione provocata dalla sconfitta. E’ la bellezza di un calcio che riserva sempre emozioni e imprevedibili situazioni che ti trascinano oltre il pallone, la maglia e la squadra per cui fai il tifo. Questo è successo tra Roma e Barcellona nei quarti di finale in ritorno di Champions League. Una partita difficile da raccontare per l’esaltazione di un significato in cui preponderanti sono le passioni, i sentimenti che quasi nascondono l’analisi tecnica di una partita che ha scritto una pagina indimenticabile del club giallorosso. Un 3 a 0 della Roma, capace di fare ritornare sulla terra i marziani del Barcellona. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi a Iniesta a Piquè a Suarez</b>, incredibile vedere la loro disfatta davanti alla furia, alla determinazione, alla foga di vincere dei giallorossi, che spinti da 60.000 appassionati spettatori, hanno toccato il cielo con le dita. E’ stato davvero un privilegio assistere a un calcio apparentemente ruspante, fatto di poco studio premeditato e tanto cuore, capace di scatenare passioni talora sopite dalle convinzioni anche ingigantite dalla reale superiorità tecnica dell’avversario. Sembra la storia di Davide contro Golia che non tramonta mai, non passa mai di moda e che attraverso il pallone fa vivere momenti indescrivibili di passione. E’ stato un trionfo per il calcio italiano, per i tifosi e per la società giallorossa che giustamente si inorgoglisce per avere una delle prime quattro squadre d’Europa. Vedere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko, De Rossi, Kolarov, Nainggolan, Florenzi,</b> che agli ordini di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eusebio Di Francesco</b> hanno surclassato anima e corpo il meglio dell’Europa calcistica, sembra un film che non finisci mai di vedere. Certo, per i romanisti è stata una <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Maggica”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma,</b> ma crediamo che anche per coloro i quali fanno il tifo per altre maglie e altri colori, questa partita sia stata qualcosa che fa parte della bellezza del calcio. Complimenti Lupa, per aver tenuto alto questo nostro calcio italiano troppe volte bistrattato, inondato da mille congetture e convinzioni di un mondo in cui tutto sia da rifare e nulla da salvare. E ai fautori dei superinvestimenti calcistici, capaci di prometterti vittorie a gogò e primeggianti situazioni di classifica, la bellezza della Roma vista contro il Barcellona mette tutti a tacere. In fondo è il calcio che ci piace, anche se per i suoi mille significati ci rende sempre più difficile raccontare le emozioni vissute.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711eusebio-di-francesco.jpgSiNma-che-cos-e-questo-calcio-1013404.htmSi100451001,02,03030183
501013402NewsEditoriale“Una vita da capitano”, la mostra dedicata a Javier Zanetti20180408164776A Grugliasco (TO) è stata inaugurata la mostra dedicata all`ex capitano dell`Inter.<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata che si trova a Grugliasco (TO), è stata inaugurata la mostra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Una vita da capitano”</b> dedicata all’ex capitano dell’Inter <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b>. Una iniziativa non nuova, quella del Museo del Grande Torino, visto che per ammirevole scelta culturale e sportiva, fin dall’anno scorso ha deciso di rendere omaggio a giocatori non granata che hanno scritto le pagine più belle del calcio italiano. Davvero apprezzabile il messaggio granata, in cui si evidenziano valori che si intersecano al desiderio di una sorta di unione culturale che va oltre ogni divisione, odio e violenza. E così, in una ancora fredda mattinata di aprile dal cielo plumbeo ma non piovoso, abbiamo visto una miriade di tifosi dell’Inter e del Torino con le rispettive sciarpe<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>a dialogare tra loro in attesa del campione, del capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b> cui è stata dedicata questa bellissima mostra che ripercorre il lungo percorso sportivo e umano di uno dei più esemplari calciatori del campionato italiano di tutti i tempi. La mostra resterà allestita fino al 6 maggio 2018 e sarà visitabile gratuitamente presso le Sale della Memoria poste al Piano Terra del Museo del Grande Torino, rispettando i consueti orari che si possono trovare anche in Internet. Dicevamo dell’accoglienza del grande campione dell’Inter (oggi vicepresidente della squadra nerazzurra) che è stata frenetica e carica di fasi emozionanti. La giornalista Mediaset <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Silvia Vada</b>, da sempre di tifosa granata, ha presentato l’evento e dato la parola a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b> cui è stata regalata una targa ricordo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ringrazio tutti gli organizzatori<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e voi tifosi che siete sempre una parte importantissima del calcio. Entrare in questo museo del Grande Torino significa emozionarsi per storia calcistica e umana. Torino e Inter rappresentano due storie importanti del calcio italiano e non posso non ricordare i grandi personaggi che l’hanno scritta; dal Grande Torino a Facchetti e altri immensi uomini e campioni. Sono angeli che da</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">lassù ci guardano e noi li sentiamo come fossero</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">vicini”</b>. E così la folla di tifosi, dopo essere stati rumorosi ed entusiasti al grido di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">capitano, c’è solo un capitano….”</b> si è addolcita romanticamente dopo le parole dell’ex capitano nerazzurro. Abbiamo visto anche qualche furtiva lacrima scendere sul viso di qualche tifoso, a testimonianza che il calcio resta sempre fucina di emozioni e di sentimenti veri. La mostra, che è stata organizzata in collaborazione con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Enrichetti</b>, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fondazione P.U.P.I. ONLUS</b> e il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Patrocinio dell’Unione Club Granata</b> è ben allestita in tutti i suoi particolari, arricchita com’è di immagini che rievocano i momenti della luminosa carriera di Capitan Zanetti. Presenti anche gli ex calciatori Patrizio Sala e Luciano Castellini, artefici dell’ultimo scudetto del Torino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br>fl0711fl0711mostra-javier-zanetti.jpgSiNuna-vita-da-capitano-la-mostra-dedicata-a-javier-zanetti-1013402.htmSi100451001,02,03030164
511013388NewsCoppeLa Juve entra nei quarti di finale di Champions. Ma quanta fatica!20180308190837Allo Stadio Wembley, una storica impresa della Juventus. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Contro l’inefficienza dell’arbitro, contro il dannato destino che la vuole sempre bocciata dalla Champions League, contro certe malefatte poi riparate in corso d’opera da Max Allegri, la Juventus soffre, barcolla, ma non cade. E’ un po’ la sintesi di una serata di Champions che per la Vecchia Signora si presentava difficile non solo per il risultato sibillino ottenuto nella partita d’andata, ma anche per i tanti giocatori infortunati. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi</b>, con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi, Dybala e Higuain</b> in chiara carenza di forma, la Juventus pur essendo stata penalizzata da un evidentissimo rigore a suo favore non dato dall’arbitro, ha praticamente condotto un primo tempo in cui non ha fatto neanche un tiro in porta facilitando il dilagare <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>degli inglesi a centrocampo, i quali apparivano come vere e proprie furie capaci di arrivare sempre primi sul pallone e produrre un pressing asfissiante. Così i bianconeri sono stati letteralmente presi d’assalto da un Tottenham, in cui l’irrefrenabile esterno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Son </b>ha fatto soffrire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> e l’intera difesa della Juventus. Questa marcatura è stata una macroscopica topica di Max Allegri, che non ha previsto l’inadeguatezza di passo da parte di un Barzagli incapace di contrastare la fonte del gioco avversario. A centrocampo anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dembele, Dier</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eriksen e Kane</b> hanno spinto come dannati, consapevoli di una Juventus impotente e mal sistemata in campo. E così al 39’ il sudcoreano Son ha portato in vantaggio il Tottenham, grazie a un tiro svirgolato in area di rigore che si è infilato in maniera beffarda, ingannando un Buffon che nell’occasione non è apparso completamente indenne da colpe. La reazione della Juve è molto blanda e si è concretizzata soltanto con un tiro a lato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic </b>e un colpo di testa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> che non ha impensierierito nessuno. Nel primo quarto d’ora della ripresa il copione non muta, tanto è vero che il Tottenham ha attaccato in maniera furibonda per chiudere la partita. Poi la svolta del match. In panchina si è accesa una luminosa lampadina sulla fronte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b>, il quale decide di inserire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b>, alzando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> a centrocampo e inserendo un minuto dopo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lichtsteiner </b>al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia.</b> Detto fatto, e la Juve è subito sembrata un’altra squadra. Lo svizzero ha subito preso in consegna Son annullandolo, ma soprattutto ha dato vigoria in fase d’attacco, portando palloni invitanti per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala.</b> Anche sulla fascia sinistra si è vista una grande propensione all’attacco da parte di un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> che ha difeso con attenzione e ha anche saltato avversari come fossero birilli. Così, su uno dei tanti cross effettuati da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lichtsteiner</b>, al 19’ il Pipita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> pareggia con una zampata sferrata nell’area piccola della difesa del Tottenham. Adesso la Juve ci crede e appare più tonica, decisa e con la voglia di ribaltare un risultato che così restando l’avrebbe eliminata. Così al 22’ Dybala, su un magistrale suggerimento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> che taglia in profondità tutta la difesa avversaria, si invola verso la porta difesa da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lloris </b>e lo batte con la freddezza di un vero campione. Il resto è sofferenza pura fino alla fine. Una sofferenza che adesso ci sta, diventa quasi logica perché è diversa da quella sofferta dalla Juve per 60 minuti in maniera assolutamente sterile. E persino il brivido di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini </b>che anticipa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kane</b> rischiando un colossale autogol e il colpo di testa ancora di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kane</b>, la cui palla colpisce il palo, danza pericolosamente sulla linea di porta e viene respinta da Barzagli, pur provocando situazioni da infarto non modificano l’essenza di una partita in cui la Juventus, suo malgrado, ha dimostrato due facce. Alla fine Max Allegri l’ha detto: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il merito è dei ragazzi</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">io sono molto orgoglioso di allenarli anche se qualche volta faccio danni e poi li</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">riparo”</b>. La Juve, dunque, va ai quarti e prosegue il suo cammino nelle tre competizioni di Champions,Campionato e Coppa Italia. Questo non è puramente un dettaglio da sottovalutare, soprattutto in funzione di alcuni recuperi importanti dall’infermeria. Continua la grande storia scritta dal calcio italiano nello stadio di Wembley. La Juventus ha superato una impresa davvero difficile, resa ancor più faticosa dalle farneticanti scelte iniziali di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Londra Stadio Wembleyfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-entra-nei-quarti-di-finale-di-champions-ma-quanta-fatica-1013388.htmSi100451001,02,03030237
521013382NewsCoppeAtalanta, ecco l’esempio di una ex provinciale20180227155035La squadra di Gian Piero Gasperini si colloca di diritto tra le squadre più importanti del nostro campionato. L`analisi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Doveva essere la prima delle doppie sfide ravvicinate tra Juventus e Atalanta, invece ci sarà soltanto la partita di mercoledì prossimo che deciderà quale delle due squadre affronterà la finale di Coppa Italia. Tutto questo per una copiosa nevicata che si è abbattuta su Torino proprio all’inizio della gara di campionato. Un segno premonitore che avvantaggia sicuramente la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini,</b> il quale aveva preannunciato una squadra di giovani per recuperare le forze dei giocatori titolari, dopo la fatica di Europa League. Ma a parte questo particolare che non mancherà di creare le solite polemiche, rivolgiamo lo sguardo ad un’Atalanta che ormai è diventata una realtà del calcio italiano. Uscita immeritatamente dall’Europa League nello sfortunato match conto il Borussia Dortmund, l’Atalanta ha un’antica tradizione di società capace di valorizzare i suoi giovani attraverso una programmazione lenta, paziente, ma redditizia. Esattamente al contrario di quella che è la cultura moderna, in cui non si ha tempo di aspettare i giovani ed investire su di loro. A partire dal presidente Percassi che non sbaglia mai l’acquisto dei suoi allenatori, la società orobica ha mantenuto negli anni una mentalità vincente, capace di allontanarla da quel calcio provinciale che comunemente viene inteso come qualcosa di inferiore. Oggi l’Atalanta sa farsi rispettare in casa e fuori dalle mura del suo stadio, per avere acquisito personalità e autostima attraverso un gioco tecnicamente bello da vedere e quindi anche produttivo. Il segreto? Come abbiamo detto pocanzi nasce proprio dalla linea direttiva della società, che attraverso il Settore Giovanile si rispecchia poi sulla Prima Squadra. Sono tanti i giovani orobici che sono stati promossi in Prima Squadra da mister Gasperini, il quale ha il merito di averci creduto fin dall’inizio anche se incurante del rischio. Così ha creato una perfetta armonia di gruppo, adottando il suo credo calcistico contemporaneamente alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Papu Gomes</b> è il capitano che fa da chioccia ai suoi, per avere esperienza e qualità tecniche indiscusse. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Masiello</b>, granitico e antico lottatore di difesa, dà l’impressione che il tempo per lui non passi mai, così come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b> che Gasperini sta gestendo in maniera egregia. E poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toloi, Palomino, Caldara, Spinazzola, Cristante, Petagna, Cornelius, </b>senza dimenticare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conti </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kessié </b>ceduti al Milan<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">,</b> che soltanto poco tempo fa non appartenevano al calcio di elite. Eppure tutti ricordano quell’inizio di campionato disarmante che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> fece tra il 21 agosto e il 21 settembre 2016, in cui raccolse soltanto tre punti in cinque partite. Una situazione che mise in discussione anche l’allenatore arrivato dal Genoa con molta enfasi di far bene, ma per questa partenza negativa fu in procinto di essere esonerato. Poi, il mister di Grugliasco, in provincia di Torino, ingranò la marcia e decise con coraggio di dare fiducia ai giovani adottando il 3-4-1-2. Destino volle che la Dea inanellò 8 risultati utili consecutivi, 7 vittorie (di cui tre prestigiose con Napoli, Inter e Roma), sviluppando un calcio davvero brillante e moderno. Certo, quel sistema tattico fu poi cambiato nel tempo dall’allenatore orobico, il quale ha optato per metodi adatti a imbrigliare gli avversari di turno. Esemplare il possesso palla dell’Atalanta e quella capacità di ripartire velocemente sfruttando gli esterni, che è tipico del gioco delle grandi squadre. Oggi i nerazzurri stanno raccogliendo i meriti di un lavoro serio, mai improvvisato, in cui emerge la perfetta collaborazione tra Società, tecnico e squadra. E’ un po’ come dire che nel calcio nulla si inventa. E l’Atalanta di Gasperini è l’emblema di tutto ciò. Adesso puntano concretamente alla finale di Coppa Italia, nonostante la prima partita d’andata tra le mura di casa contro la Juventus, si sia conclusa con il punteggio di 0 a 1. Per l’Atalanta sarebbe un’impresa storica. Ci riuscirà? <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamo Stadio Azzurri d'Italiafl0711fl0711gasperini.jpgSiNatalanta-ecco-l-esempio-di-una-ex-provinciale-1013382.htmSi100451001,02,03030212
531013370NewsCalciomercatoSi chiude il calciomercato di gennaio all’insegna della crisi20180201184243Una finestra invernale che non è più adatta a chi pensa di rafforzarsi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se è vero che il calcio “mercatino” di gennaio non ha più ragione di esistere, è altresì vero che la sua ingombrante presenza non fa altro che creare inutili disorientamenti nell’ambito delle squadre stesse. Ci sono pochi soldi, e questo si è capito già da molto tempo, ma soprattutto in questo periodo dell’anno in cui si apre sempre la finestra delle compravendite del mondo del pallone, non ci sono affari da concludere, anzi, si pensa già a come programmare il prossimo campionato. E così a far parlare sono più le operazioni in uscita, piuttosto che quelle in entrata. La Juve ha ceduto in prestito Pjaca allo Schalke 04, l’Inter ha ceduto Joao Mario al West Ham e Nagatomo al Galatasaray , mentre ha acquistato Lisandro Lopez difensore del Benfica e Rafinha centrocampista del Barcellona (che non gioca da un anno). E s’infrange pure il sogno della società nerazzurra di acquistare Pastore a causa di una trattativa difficile, anche per il convincimento da parte del PSG di tenersi stretto l’argentino. C’è poi da ricordare il tentativo del Napoli che è andato a vuoto nel desiderio di acquistare Simone Verdi (rinuncia del giocatore ad accettare il trasferimento) e di Politano, cui ha fatto molta resistenza il Sassuolo. In compenso la società partenopea ha ceduto Maksimovic allo Spartak Mosca e Giaccherini al Chievo. La Roma è riuscita a trattenere Dzeko che tutti volevano già al Chelsea, mentre la stessa squadra di Conte ha acquistato dalla società giallorossa il difensore Emerson Palmieri. Per il resto non ci sono altre cessioni o acquisti di rilievo, anche se c’è da ricordare il passaggio di Pazzini dal Verona al Levante e il nessun acquisto da parte del Toro che ha corteggiato a lungo il centrocampista del Bologna Donsah, il quale sembra che abbia rifiutato il passaggio alla società granata. E’ mancato dunque il colpo last minute da parte del presidente Cairo, il quale ha ceduto il centrocampista Gustafson al Perugia, Sadiq ritornato alla Roma e l’attaccante Boyè ceduto al Celta Vigo. Dunque niente di nuovo da raccontare ai tifosi delle varie squadre del campionato italiano, i quali seguono sempre in maniera intensa questo calciomercato di gennaio che offre soltanto sogni, chiacchiere ed effimere parole che volano via al primo flebile alito di vento.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNsi-chiude-il-calciomercato-di-gennaio-all-insegna-della-crisi-1013370.htmSi100451001,02,03030412
541013366NewsEditorialeDi Palma l’aveva detto: “Questo ragazzo diventerà un campione”20180127180776Gigi Buffon compie 40anni.Una splendida carriera coronata da tanti successi che hanno saputo mettere in evidenza anche una persona speciale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Erano gli anni in cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nevio Scala</b> era l’allenatore del Parma e, consigliato dal preparatore dei portieri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Palma</b>, decise di far esordire un ragazzino di 17 anni dal nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>. Era il 19 novembre 1995 in cui si infortunò il titolare Bucci e Scala preferì quel ragazzino pieno di verve, al secondo portiere Nista. Parava tutto e si buttava tra i piedi dell’avversario senza nessuna paura. Era forse l’incoscienza dovuta alla sua età, in cui i sogni sono sempre più forti di qualsiasi altro pensiero frenante della propria esuberanza. Comincia così la splendida carriera di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>, un uomo e un campione vero che oggi compie 40 anni. La maglia celebrativa è già pronta, anche se in edizione limitata, così come accade per quelle grandi ricorrenze che segnano un percorso di vita umana e professionale che è da esempio. Sì, perché questo numero 1 amato da tutti, si distingue per l’abilità di parare, ma soprattutto per i sentimenti forti che in maniera trasversale si manifestano attraverso la sua grinta, la determinazione, la forza carismatica da grande condottiero della Juventus e anche della Nazionale. Lui ha sempre messo la faccia davanti a tutto e a tutti, senza risparmiarsi mai, anche quando avrebbe potuto farlo. E’ il coraggio che non gli manca mai e che lo rende simpatico a tutti, anche quando davanti alle telecamere ha dimostrato senza pudore tutta la sua fragilità manifestata attraverso le lacrime di delusione per la mancata partecipazione della Nazionale ai prossimi mondiali di calcio. Ecco, quell’immagine è rimasta scolpita nel cuore di milioni di italiani, di sportivi, di tifosi juventini e anche di chi non ha nulla da spartire con il tifo bianconero, ma che apprezzano ugualmente l’uomo capace di essere anche il miglior numero 1 al mondo. Tutti sanno che se il pallone d’oro fosse assegnato anche ai portieri e ai difensori, oltre gli attaccanti, Gigi Buffon ne avrebbe conquistato sicuramente più di uno. Sono 40anni di ricordi indelebili che hanno segnato l’integrità di un atleta che ha fatto una parte di storia del calcio italiano, scrivendo pagine mai ingiallite dal tempo e che sono racconti di vita vera legata a uno sport spesso messo in cattiva luce per gli esorbitanti e stratosferici guadagni. Ma l’entusiasmo e la voglia di continuare per raggiungere ancora altri traguardi, non mancano di certo a Gigi Buffon. Lui non è ancora stanco di questa sua lunga e gloriosa carriera da capitano e medita ancora di rincorrere quell’unico trofeo che manca ancora alla sua carriera. E oggi quelle 40 candeline accese sulla torta augurale, illuminano il suo percorso di campione che non si è mai risparmiato, ed ha sempre agito con rispetto verso chi ha creduto in lui, proprio come quando la Juventus fu relegata in Serie B e Gigi fu tra i pochi a non abbandonarla. Avrebbe potuto farlo, non gli mancavano certamente le richieste, ma egli volle restare per un senso di giustizia e di riconoscenza verso la sua Juventus, che ha subito saputo risalire la china e ritornare, grazie anche a lui, a quel posto che gli compete. Dunque, è davvero doveroso anche da parte nostra celebrare un vero fenomeno del nostro calcio, che apprezziamo per tutto ciò che ha saputo dare in carriera. Certo, è ormai lontano quel giorno in cui esordì a soli 17 anni in Serie A con il Parma, ma oggi comincia l’altra vita fatta ancora per poco di grandi parate, e chissà….. magari anche da futuro manager di quel pallone che ha sempre afferrato come fosse il destino della sua vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-gigi-buffon.jpgSiNdi-palma-l-aveva-detto:-questo-ragazzo-diventera-un-campione-1013366.htmSi100451001,02,03030177
551013356NewsCampionatiCairo esonera Mihajlovic, ma la decisione appare tardiva.20180104163656Fuori Mihajlovic dentro Mazzarri. Cairo riuscirà a rimettere in sesto il Toro?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma quanto tempo c’è voluto prima di maturare una decisione che si doveva prendere subito dopo la deludente partita casalinga contro il Verona. Adesso verrebbe proprio da dire: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Meglio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tardi che mai”.</b> Tuttavia, anche se il Toro si trova a soli tre punti sotto la possibilità di rientrare ad acquisire un posto in Europa, ci sembra un po’ difficile che possa raggiungere l’impresa nonostante ci sia ancora da giocare tutto il girone di ritorno. Il nuovo tecnico della squadra granata sarà Mazzarri, ex allenatore di Napoli e Inter che manca dal calcio italiano dal 2014. Per lui è già pronto un contratto da firmare che lo legherebbe al Toro fino al 2020. Dunque, almeno per il momento scadrebbe l’dea di una figura di allenatore traghettatore, ossia il desiderio di poter arrivare&nbsp;a fine campionato per potere ingaggiare Gasperini, il quale è ancora legato contrattualmente all’Atalanta. Il Gasp, si sa, è un pallino di vecchia data di Cairo, tuttavia, in situazioni di così impellente emergenza non era possibile affidare la squadra ad altro allenatore più disponibile di Mazzarri. Adesso si spera che con l’avvento del nuovo tecnico il Torino ritrovi il gioco, ma soprattutto quella tranquillità perduta. Con Mihajlovic si perde un personaggio vulcanico e imprevedibile sotto l’aspetto caratteriale, che in 18 mesi di permanenza in granata non è mai riuscito a dare un gioco di squadra vero e proprio. Un Toro sempre a spizzichi e piccoli bocconi, in cui si è evidenziato il comportamento di una squadra mediocre che fino all’anno scorso veniva camuffato dai gol del gallo Belotti, ma che quest’anno a causa del suo lungo infortunio non è stato più possibile nasconderne l’evidenza. Storie di un Toro in cui si crede ancora nello storico cuore, ma che ormai in un calcio moderno concepito in modo cinico e non più romantico si vorrebbe più attuale nella mentalità e nelle ambizioni sorrette da una giusta programmazione. Adesso si volta pagina e si spera nell’avvento di Mazzarri, il quale, pur non avendo fatto grandi cose nella Premier League inglese, ci si augura possa dare un’impronta tecnica e tattica a un Toro che ancora oggi aspira ad entrare in Europa. La squadra può vantare due ottimi portieri, una difesa accettabile, un centrocampo ancora da registrare ma non meno valido delle squadre di seconda fascia, e un attacco che può contare sulle prestazioni in recupero di Belotti, del giovane Edera e di un Niang che potrebbe essere ceduto per far posto ad un attaccante di maggiore affidamento. Vedremo cosa accadrà in questo mese di gennaio in cui si apre il mercato invernale. Intanto, il primo passo importante è stato fatto! Adesso si proceda con il rinnovamento che deve essere caratterizzato da un ambiente più sereno e dal recupero di un’immagine di società il cui stile è stato spesso messo in discussione a causa dei comportamenti non sempre esemplari del suo ex allenatore.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711mazzarri-inter.jpgSiNcairo-esonera-mihajlovic-ma-la-decisione-appare-tardiva-1013356.htmSi100451001,02,03030224
561013353NewsCoppeIl derby meneghino nei quarti di Coppa Italia. 20171227175347A San Siro si gioca una stracittadina con molti problemi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un derby è sempre un derby, ma l’incontro dei quarti di finale di Coppa Italia tra Milan e Inter assume i connotati aprioristici di una partita dall’intenso gusto amaro di delusione. Se l’Inter non sorride, il Milan piange, anzi diciamo pure che è disperato. Più volte abbiamo scritto delle cause negative che coinvolgono un Milan senza una vera e propria società alle spalle e con errori macroscopici di gestione tecnica e amministrativa che vanno oltre le reali responsabilità dell’allenatore di turno e della squadra composta da giocatori strapagati. Un presidente cinese del quale ancora oggi non si capisce come abbia fatto ad acquistare l’ex società di Berlusconi che era sì in fase discendente, ma che nella sua storia è stata sul tetto del mondo per avere vinto tanti trofei. Contro i nerazzurri Gattuso tenterà ancora una volta di dare animo a una squadra sfatta sotto l’aspetto della reazione emotiva, per alleviare una situazione rossonera che è diventata davvero pesante. Mancherà Donnarumma per un problema all’inguine (sarà questo il motivo?) e il suo posto sarà preso da Storari. Abate, Bonucci, Romagnoli e Rodriguez formeranno la difesa a 4, mentre il centrocampo si stabilirà a 3 con Kissiè, Biglia e Bonaventura, cui faranno seguito i 3 attaccanti Suso, Cutrone e Borini. L’Inter di mister Spalletti, invece, si presenta con un 4-2-3-1 che sa più di volontà di aggredire l’avversario, piuttosto che attenderlo. Padelli tra i pali si avvarrà della difesa a 4 composta da Cancelo, Skriniar, Ranocchia e Nagatomo, Vecino e Gagliardini saranno davanti alla difesa, mentre Candreva, Joao Mario e Perisic si posizioneranno alle spalle dell’unica punta Mauro Icardi. Dopo essersi imposta come bella realtà di questo campionato, l’Inter sta avendo un periodo di improvvisa crisi di risultati. Non c’è dubbio che Spalletti abbia dato a questa società e soprattutto alla squadra, una sferzata di vigoria persa da troppo tempo. Tuttavia, pensiamo che nel prossimo mercato di gennaio la presidenza cinese in accordo con i dirigenti nerazzurri e l’allenatore, debba in qualche modo rimpolpare una squadra che già da qualche tempo Spalletti definisce, non ancora completa per ambire a più importanti traguardi. Ma l’amara considerazione è che l’antica scala del calcio italiano non riesce a risollevarsi da troppi anni ormai di delusioni pallonare che non possono essere accettate dalle rispettive tifoserie. Certo, tra le due squadre sta meglio l’Inter di Spalletti, tuttavia, per i forti interessi economici e di antica passione sportiva che gravita da sempre sul cielo di Milano, accontentarsi di un derby di Coppa Italia così poco vivo di antagonismo meneghino, rischia proprio di scadere nel disinteresse totale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-derby-inter-milan.jpgSiNil-derby-meneghino-nei-quarti-di-coppa-italia-1013353.htmSi100451001,02,03030215
571013333NewsCampionatiTavecchio, dimettiti20171114175440Domani, 15 Novembre 2017, si riuniranno i vertici federali per stabilire il nuovo corso della Nazionale Italiana.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ il minimo che il Presidente della F.I.G.C. Tavecchio possa fare dopo l’apocalisse sportiva <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>piombata addosso alla Nazionale e alla sua estromissione dal Campionato del Mondo 2018. Non ci sono scusanti, l’ha detto pure il Presidente del CONI <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giovanni Malagò: “Se fossi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tavecchio mi dimetterei. Siamo profondamente amareggiati e delusi per la mancata</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">partecipazione al Mondiale”.</b> Per il momento sono solo parole dettate dall’emozione ma anche da inconfutabili dati di fatto che si riferiscono alle molteplici responsabilità di un Presidente che è sempre sembrato fuori dagli intendimenti calcistici; e, infatti, questi sono i risultati. Poltrone che vengono occupate più con la figura di vere e proprie cariche politiche, piuttosto che da veri intenditori dell’azienda calcio. Anche in questo l’Italia deve cambiare, partendo proprio dai vertici che devono essere scelti tra coloro i quali hanno vissuto nel mondo del calcio, raccogliendo un curriculum di esperienze atte a dirigere con la giusta professionalità di settore, un’organizzazione che ha bisogno di essere gestita in maniera consona e moderna. Si smetta di votare sempre personaggi che raggiungono la presidenza grazie a spinte politiche, promesse di amicizia e gruppi che promuovono ciò che non dovrebbe essere preso neanche in considerazione per la mancata esperienza di calcio a livello direttivo. Figure come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arrigo Sacchi, Maldini, Vialli, </b>lo stesso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Del Piero</b>, dovrebbero entrare a far parte di diritto nelle stanze del palazzo che gestisce il calcio in Italia. Sappiamo che è utopia pensare che si possa dirigere il governo del calcio italiano, mettendo da parte la politica e i suoi interessi personali, tuttavia, se vogliamo dare veramente una svolta culturale con una forma mentis più moderna e adeguata al mondo del pallone italiano, è necessario invertire quella rotta che per anni è stata forza esclusiva di pochi eletti. Ma dobbiamo aspettare domani pomeriggio, 15 novembre 2017, quando in Federcalcio si riuniranno tutte le componenti federali per fare un’analisi approfondita e decidere dei programmi e anche delle scelte future. Intanto il numero uno del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coni Malagò</b>, continua con le sue dichiarazioni: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se Tavecchio ritiene di essere la persona adatta a portare avanti il nuovo corso lo faccia, ma prenda le sue responsabilità. Non credo che le dimissioni di Ventura siano il punto focale della questione, visto che il rinnovo del contratto era subordinato alla qualificazione ai mondiali. Quindi, poco cambia se l’ufficialità sarà oggi o tra venti giorni. Intanto, vorrei ricordare che il percorso iniziale di Ventura era legato alla presenza di Marcello Lippi. E’ come se a un direttore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">generale non gli avessero messo sopra un Amministratore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Delegato”</b>. Parole chiare, come trasparente è la figura del Presidente del Coni Malagò in grado di parlare la lingua comune e non il solito politichese ammantato di ipocrisia. Nel suo dire si avverte l’animo del tifoso deluso e non di chi deve comunque difendere l’indifendibile. Poi, con fare sincero, si rivolge a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon: “Ci ha messo la faccia come sempre”.</b> Dunque, non ci resta che aspettare ancora 24 ore, prima di vedere che cosa succederà nelle stanze non più tanto segrete della Federcalcio d’Italia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-tavecchio.jpgSiNtavecchio-dimettiti-1013333.htmSi100451001,02,03030201
581013331NewsCoppeClamoroso, l’Italia è fuori dal Mondiale di calcio.20171114005028La tanto temuta catastrofe calcistica si è materializzata al Meazza di Milano<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Abbiamo cavalcato fino all’ultimo la speranza di farcela. Ci siamo persino illusi che non andare al mondiale fosse soltanto un brutto sogno, un incubo dal quale ci saremmo subito destati. Ma tutto è stato vano, anche l’illusione di avere una Federazione in grado di saper migliorare l’immagine calcistica dell’Italia nel mondo. A caldo potremmo dire tante cose che sfuggono certamente dal concetto basilare del risultato di una partita che è stata la summa complessiva di tantissimi errori fatti da tutto il nostro calcio. E’ certamente riduttivo trovare un capro espiatorio di questa eliminazione che brucia in maniera impietosa, perché è nel sistema calcio nazionale che bisogna andare a cercare le cause e le sue concause. In Italia ha vinto lo strapotere delle società di calcio che da troppo tempo ormai hanno oscurato l’interesse verso la Nazionale Italiana. Siamo troppo presi in questo nostro Paese pallonaro dalla passione verso la Champions, il Campionato, la Coppa Italia e gli esorbitanti interessi economici che gli gravitano attorno. Prova ne è che quando arrivano gli appuntamenti con la Nazionale di calcio, sembra quasi un disturbo che interrompe la continuità di un lavoro che interessa le società di calcio e le varie fazioni di tifosi al seguito. C’è poi il discorso dei giovani del vivaio italiano, la cui valorizzazione è sempre limitata perché va a favore degli stranieri. In questo, i vertici federali hanno le loro colpe e non sono poche. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma ritornando all’analisi della partita contro la Svezia, che ha devastato i sogni dei tifosi, ha massacrato gli interessi economici del governo del nostro calcio, ha fatto sgorgare lacrime di delusione a Buffon, Barzagli, De Rossi, che ai microfoni della Rai hanno praticamente dato l’addio alla Nazionale, abbiamo visto poca Svezia e tanta confusione da stress azzurro. Una partita gestita male da Ventura, incapace di sapere leggere un match che aveva bisogno di avere idee chiare, calma e sangue freddo, mentre dal C.T. abbiamo notato solo confusione, indecisione e incapacità di prendere in pugno saldamente la situazione. E’mancato il condottiero e cioè la figura rappresentativa che potesse dare sicurezza, il faro illuminante che tutti i giocatori aspettano per sapere cosa fare in campo. Ma il C.T. Ventura, non da stasera, ha sempre dato l’impressione di non essere la persona giusta al posto giusto. Dopo la dipartita di Conte, il presidente Tavecchio e la sua Federazione hanno preferito questo tecnico che, non lo diciamo solo adesso, non ci ha mai dato l’impressione di creare una Nazionale dalle caratteristiche ben definite. Latitanza di gioco, incertezza di moduli tattici continuamente cambiati nel tentativo di definire un gioco, una personalità, un’identità di Nazionale vera che non c’è mai stata. La sensazione è stata sempre di una squadra insicura proprio nell’anno del mondiale, in cui si dovevano avere le idee chiare e non limitate a un’esile speranza di farcela. La Federazione ha le sue colpe e sono principalmente legate al fatto di non aver percepito in tempo il pericolo di non andare ai Mondiali di Russia. Non ci sarebbe stato nulla di male nel ravvedere il mandato tecnico, cambiando in corsa un C.T. in chiara difficoltà nel costruire qualcosa d’importante nel Club Italia. Adesso la frittata è fatta, il calcio italiano ne esce con le ossa rotte e ci vorranno alcuni anni per riprendere quelle posizioni che da sempre hanno contraddistinto l’Italia in campo mondiale. Non sarà facile ricominciare perché ci vorrà del tempo, ma soprattutto bisognerà ripartire dagli errori fatti da un sistema calcio italiano che è il vero imputato di questo fallimento. Per qualche anno non potremmo più sentire quell’urlo di quella ormai lontana notte di Berlino in cui andammo a dormire avendo in testa quella parola che adesso suona amaramente nelle nostre orecchie: “CAMPIONI DEL MONDO”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNclamoroso-l-italia-e-fuori-dal-mondiale-di-calcio-1013331.htmSi100451001,02,03030248
591013322NewsCampionatiL’Inter studia per ridiventare grande20171031163659L`ex malata del calcio italiano, si riprende le posizioni che le competono.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’avevamo detto. L’Inter di quest’anno non è un semplice caso, e a beneficio dei suoi tifosi aggiungiamo che ne vedranno delle belle. Seconda in classifica con 29 punti in 11 partite significa entrare nella storia, in quanto neanche nell’anno del Triplete l’Inter di Mourinho seppe fare meglio di Spalletti. Diciamo subito che i nerazzurri targati 2017/18 non sono belli da vedersi per trame di gioco scolastico, ma il suo andamento di risultati è altamente redditizio. Qualcuno parla di fortuna, noi propendiamo per caratteristiche tecniche espresse da un centrocampo in cui Borja Valero, Gagliardini e Vecino, non hanno propriamente un bagaglio tecnico che consenta loro l’estro calcistico, ma sono dotati di grande essenzialità di manovra, sia in fase d’attacco che di interdizione. Era proprio quello che mancava a questa squadra da anni, che ha sempre optato per calciatori dal nome roboante ma che all’atto pratico si sono dimostrati senza costrutto. Dunque, meglio penalizzare lo spettacolo per aumentare cinicamente le vittorie e quindi inserirsi stabilmente nelle posizioni alte di classifica. Sarà l’anno dello scudetto? Noi fin dall’inizio abbiamo sempre optato per un’Inter da podio e, fino ad oggi, possiamo dire di non esserci sbagliati. Ottima la conduzione di Luciano Spalletti che sta creando un gruppo perfetto sotto il profilo puramente tattico, ma anche ordinato mentalmente nell’esprimere con chiarezza la vita dello stare insieme nello spogliatoio, poi a tavola con la dieta studiata ad hoc, nella consapevolezza che tutto questo concorra a creare una grande squadra. E poi la sensazione è che c’è armonia d’intenti, con il pensiero che soltanto lavorando come stanno già facendo, si possono raggiungere i risultati desiderati. Per questo Spalletti si dichiara soddisfatto di questo gruppo di ragazzi, cui dà pubblicamente il suo 10 in pagella. E domenica prossima all’ora di pranzo arriva il Toro di Mihajlovic. Sarà la solita Inter di quest’anno, con quel 4-2-3-1 che Spalletti ha studiato apposta per questa squadra che per troppi anni è stata la grande malata del calcio italiano. Adesso è l’ora di riprendere il tempo perduto con gli interessi. L’Inter è finalmente ritornata ad essere una squadra. E questo per il momento basta, nell’attesa di diventare grande.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711icardi.jpgSiNl-inter-studia-per-ridiventare-grande-1013322.htmSi100451001,02,03030184
601013310NewsCampionatiIl derby di una Milano che ritorna a essere la scala del calcio20171014115953Milan - Inter, un derby che ritorna ad essere suggestivo. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Era il derby più bello d’Italia, ma per molti anni non lo è stato più. Da quest’anno, invece, la stracittadina milanese sembra aver rinvigorito il suo fascino naturale, anche se, diciamolo pure, parla cinese. I dati statistici parlano chiaro e ci informano che la partita di domenica sera 15 ottobre, sarà trasmessa da quaranta broadcaster in 180 paesi, mentre sulle tribune di San Siro saranno presenti 78.328 spettatori con un incasso record di 4 milioni e 500 mila euro. L’attesa è ritornata a essere spasmodica, com’è giusto che sia per quella scala del calcio italiano che ha visto passare nel tempo fior di campioni. E’ quindi il derby del riscatto, della remuntada, dell’orgoglio meneghino e delle emozioni ritrovate, perché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Milan l’è semper on</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">gran Milan”.</span></b> E anche la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“bela Madunina”</span></b> finalmente se la ride, lassù, in alto, dove ha atteso pazientemente questo momento di ripresa pallonara milanese. Che strano il destino però, se pensiamo che i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Moratti</span></b> e i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Berlusconi </span></b>che hanno fatto grande il calcio meneghino per tanti anni, con la passione e il cuore di chi tifa da sempre nerazzurro e rossonero, adesso Milano si riprende pian piano il posto che gli compete, anche grazie ai cinesi venuti da lontano e vogliosi di investire per guadagnarci sopra. In tutto questo non crediamo che ci sia cuore e passione legata a Milan e Inter, piuttosto pensiamo ad investimenti legati a un business studiato freddamente a tavolino. Il Milan nel mercato estivo ha speso tantissimo e cambiato nove undicesimi dei giocatori che fanno parte della squadra titolare. I cinesi dell’Inter, invece, si sono dimostrati (gioco forza) più concreti e meno spendaccioni, anche perché devono far fronte a un bilancio da risanare per spese sostenute nell’anno precedente. Tuttavia, i risultati nel calcio parlano chiaro e, fino ad oggi, ci danno chiare indicazioni su un Milan in evidente difficoltà sotto l’aspetto del gioco e dei risultati, mentre l’Inter di Spalletti sembra finalmente aver trovato quell’equilibrio di squadra e società che ha cercato per tanti anni, troppi anni di continue delusioni per i suoi tifosi e per tutto l’ambiente nerazzurro. E adesso in casa Milan c’è già qualcuno che pone illazioni sul futuro di Montella, cui si addebitano tutte le responsabilità di un inizio di campionato deludente. Non sappiamo quanto ci sia di vero in tutto questo, tuttavia, già in tempi non sospetti avevamo sostenuto la tesi che nel calcio, chi rivoluziona l’assetto della squadra in un processo di rinnovamento, deve pazientare ( poco o tanto tempo) per poter ritrovare l’amalgama di squadra, l’assetto tattico e tecnico che non può essere immediato. I nerazzurri, invece, grazie ai motivi sopraesposti hanno cambiato con giudizio, rinforzando il centrocampo che con l’avvento di Spalletti appare più quadrato, magari non bello da vedersi per i cultori del calcio spettacolo, ma sicuramente redditizio sotto l’aspetto dei risultati. Il gioco verrà, come verrà pure la perfetta coordinazione tra i vari reparti; di questo ne siamo sicuri, perché conosciamo Spalletti e il suo metodo di lavoro serio e preparato che gode di molti anni di esperienza. E non è un caso che all’inizio di campionato abbiamo pronosticato un’Inter da podio. Comunque, step by step, perché adesso bisogna pensare al derby che resta sempre una partita particolare che sfugge a ogni pronostico. Ma ciò che conta è che la Madunina de Milan, lassù, in cima al Duomo, è ritornata a sorridere per quel suo calcio che pensava perduto e che invece è ritornato a interessare il mondo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-derby-inter-milan.jpgSiNil-derby-di-una-milano-che-ritorna-a-essere-la-scala-del-calcio-1013310.htmSi100451001,02,03030196
611013308NewsCampionati50 anni dopo la morte di Luigi Tenco e Gigi Meroni.20171011185219Musica e Sport. Linguadoc Communication organizza un evento culturale, nel ricordo di due personaggi che hanno scritto una parte di storia del nostro Paese.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>50 anni, mezzo secolo. Eppure sembra ieri. Sono passati veloci come il vento che soffia solo una volta, spazza tutto in modo ingeneroso e poi va via. Un soffio impetuoso capace di cancellare la vita di un autore, cantante e musicista tra i più apprezzati al mondo e di un campione di calcio tanto amato, che ha scritto un pezzo della grande storia del Torino. Stiamo parlando di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, due storie di vita diverse e capaci di accomunarsi nella tragedia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Ciao amore, ciao”</span></b> è il titolo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Linguadoc Communication</span></b> ha scelto ad hoc per celebrare i 50 anni della morte di questi due personaggi immensi per cultura musicale e calcistica che sono rimasti nel cuore degli italiani. Un incontro di grande interesse culturale che si svolgerà a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Torino presso il Circolo dei Lettori in Via Bogino 9 - lunedì 16 ottobre alle ore 21,00 -</span></b>&nbsp;in una serata che si preannuncia magica per l’intervento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Alessandra Comazzi</span></b> giornalista de La Stampa di Torino, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Beppe Gandolfo</span></b> giornalista Mediaset, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Guido Barosio</span></b> direttore di Torino Magazine e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Natalino Fossati</span></b> ex calciatore del Torino e grande amico di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>. Il conduttore dell’incontro sarà il regista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Giulio Graglia</span></b> che si avvarrà dell’introduzione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Sabrina Gonzatto</span></b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco </span></b>è considerato tra i più grandi esponenti musicali della scuola genovese. Nato a Cassine in provincia di Alessandria, è cresciuto in quella Genova della musica leggera italiana che si è ispirata ai grandi personaggi quali <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Fabrizio De Andrè</span></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gino Paoli</span></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Bruno Lauzi</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Umberto</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Bindi.</span></b> La sera del 26 gennaio 1967 Luigi Tenco salì sul palco del Festival di Sanremo per cantare la canzone <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Ciao amore ciao”</span></b> in accoppiata con la cantante francese Dalida. Ebbene, quella canzone dal testo così profondo non fu apprezzato dalla critica e neanche dagli italiani di allora, tanto è vero che si classificò al dodicesimo posto su sedici canzoni e fu esclusa dalla finale. Da qui, l’abbattimento morale e la sfiducia totale di Luigi Tenco verso chi non credeva in lui, emersero fino a maturare il desiderio di suicidio nella camera d’albergo numero 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Lì fu ritrovato la mattina dopo, ucciso da un colpo di pistola alla tempia. C’era un biglietto scritto a mano, e più di una perizia fatta allora ha stabilito l’autenticità dell’autore: non c’erano dubbi, quel biglietto era stato scritto proprio da Luigi Tenco. Si è trattato di un atto estremo, per protesta verso chi non ha creduto in lui e nella sua canzone. Un episodio che colpì il mondo intero e che fece riflettere su certe valutazioni spesso banalizzate da giudizi troppo frettolosi e superficiali. E poi Gigi Meroni, la farfalla granata moriva il 15 ottobre 1967 in Corso Re Umberto a Torino, mentre attraversava la strada. Una tragica fine consumata proprio davanti casa sua, mentre usciva dal bar in compagnia di Fabrizio Poletti suo amico e compagno di squadra, terzino del Toro e della Nazionale di allora. Ricordarlo dopo 50 anni dalla sua scomparsa è come rivivere quel momento legato alla sua storia di calciatore e uomo dai mille affascinanti interessi artistici. Una vita spezzata a soli 24 anni! Troppo presto, troppo pochi per chiunque. Ha disputato 145 partite in Serie A realizzando 29 reti, ma ciò che si ricorda di Gigi è quel suo essere personaggio atipico, particolare, che amava dipingere, disegnare i suoi abiti e vestirsi in maniera originale, incarnando una figura che si connaturava in un calciatore – beat, ma anche in artista, in hidalgo e anche in dolce innamorato della bella Cristiana. Con questo suo modo d’essere appariva come appartenente alla piccola nobiltà. Ma Gigi fu sì nobile, ma di animo, perché le sue radici di ragazzo venuto da Como, diventato in breve tempo il mito e il simbolo di un epoca, fu soprattutto un esempio di vita per tanti ragazzi di quegli anni che erano l’emblema della speranza di un mondo migliore. Un qualcosa di simile alla concretezza di voler crescere e maturare in fretta attraverso i sacri valori umani. E Gigi, vera e propria leggenda del calcio italiano, fu uomo dalle mille sfaccettature. Estroso in campo come nella vita privata, fu un esempio di ordine mentale e modus vivendi. Un beat la cui folta capigliatura e il suo apparire erano capaci di incuriosire tutti, ma che non riuscivano a nascondere la bella persona che c’era in lui. Un ragazzino semplice, cresciuto velocemente, ma senza mai dimenticare l’umiltà delle sue origini, l’educazione ai sentimenti e al rispetto che egli mai ha dimenticato, nemmeno nel momento di maggior fulgore professionale. E dire che oggi, 50 anni dopo la sua prematura morte, è cambiato il calcio, sono cambiati i calciatori e il mondo che gli ruota attorno, ed è cambiata anche la quotidianità di una vita totalmente diversa. Sì, perché sono cambiati gli uomini che hanno perso la loro naturale genuinità e quei sentimenti che oggi sembrano sempre più soffocati da una deriva materialista che appare inarrestabile. Così, quando ci capita di parlare di personaggi del passato, non possiamo non fare un distinguo tra quello che è stato e quello che è. E, pur nella convinzione che il presente non è poi tutto da buttar via, ci riesce sempre più difficile non cadere nell’inevitabile retorica di pensiero che, in fondo, personaggi come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, che ha vissuto soltanto 24 anni della sua breve vita, sono riusciti a lasciarci dentro ciò che certi contemporanei uomini, o presunti tali, non potranno mai fare. E’ l’eredità dei buoni sentimenti, dei testi importanti delle canzoni d’autore e del calcio pulito. Un ricordo, un qualcosa di prezioso che ci ha lasciato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b>, un piemontese vissuto a Genova, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, una farfalla di color granata le cui esili ali sono state spezzate da un vento troppo impetuoso. Storie di uomini, tragedie di vita e rimpianti di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711meroni.jpgSiN50-anni-dopo-la-morte-di-luigi-tenco-e-gigi-meroni-1013308.htmSi100451001,02,03030251
621013305NewsCampionatiI tifosi di Santa Lucia del Mela, sono pronti ad ospitare Paolo Rossi. 20170926181720Lo Juventus Club «Gaetano Scirea« di Santa Lucia del Mela, continua il suo percorso di eventi dedicati a personaggi importanti dello sport. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Raccontarsi ai tifosi. E’ quasi un’esigenza che nasce spesso spontanea dall’anima di ex calciatori, che desiderano ripercorrere assieme alla gente che per anni li ha acclamati, i palpiti, le emozioni, gli aneddoti che ne hanno scritto la storia del loro essere professionisti ad alto livello. E così <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Benedetto Merulla</span></b><span style="color: red;">,</span> presidente dello <span style="color: red;">Juventus Official Fan Club di Santa Lucia</span> <span style="color: red;">del Mela</span> <span style="color: red;">in provincia di Messina</span>, già da qualche anno realizza i desideri di molti degli iscritti al suo club intitolato a <span style="color: red;">“Gaetano Scirea”,</span> invitando le antiche bandiere della Vecchia Signora d’Italia. Da <span style="color: red;">Giuseppe Furino</span> a <span style="color: red;">Pietro Anastasi</span>, da <span style="color: red;">Birindelli,</span> <span style="color: red;">Amoruso, Storari, Tacconi,</span> <span style="color: red;">Padovano, Brio,</span> ma anche <span style="color: red;">Mariella Scirea, Luciano Moggi,</span> e pure <span style="color: red;">Vincenzo Nibali,</span> che calciatore non è, ma illustre ciclista e orgoglio della pedalata messinese è. Tutti con lo stesso spirito di sentire il calore dei lucesi (gli abitanti di Santa Lucia del Mela) e di tutti i tifosi che si riversano sempre in massa dai dintorni per dire io c’ero, l’ho visto, gli ho stretto la mano, ho fatto la foto con lui e mi ha concesso il suo autografo con dedica. Certo, sono momenti che forse non hanno una sua spiegazione ben precisa dal punto di vista razionale, ma che si connaturano certamente in un risvolto di intensa curiosità emotiva. Sembra proprio che gli uni (e cioè i campioni) hanno sempre bisogno degli altri (e cioè i tifosi) per rivivere ricordi indelebili, forse un po’ ingialliti dal tempo, ma sempre vividi oltre che nelle immagini anche nella mente e nel cuore dei tifosi. E adesso è la volta di <span style="color: red;">Pablito Rossi</span>, che alle <span style="color: red;">ore 18,00 del 29</span> <span style="color: red;">settembre 2017</span> si presenterà nell’aula consiliare per attendere il suo pubblico, la folla che per anni lo ha amato per i suoi gol che hanno fatto grande la Juve ma anche la Nazionale di Bearzot, che è stata campione del mondo nel 1982 in Spagna. Rossi è un’icona del calcio italiano, è stato capocannoniere, ed è uno dei tre italiani ad essersi aggiudicato il Pallone d’Oro. Tanti anni ormai sono passati da quegli indimenticabili giorni di gloria e tante cose sono cambiate nel calcio, ma ciò che resta è la storia, sono i momenti di passione capaci a farti abbracciare, gioire per un gol, così in campo come sugli spalti. E oggi, dopo tanto girovagare per il mondo, <span style="color: red;">Pablito Rossi </span>arriva nel piccolo paese di <span style="color: red;">Santa Lucia</span>, accolto non più dai grandi e sofisticati appuntamenti mondani, ma dalla semplicità della sua gente juventina che lo ritroverà con i capelli imbiancati dal tempo, ma con lo stesso spirito d’affetto di sempre. Dolce malinconia che si intreccia ad un presente per nulla cambiato nell’animo di un Plabito più maturo, ma sempre pronto a dialogare con la sua gente, quella vera e spontanea, capace di condividere quella verve toscana che lo contraddistingue nella sua sciolta dialettica. Dunque, si prospetta una serata davvero interessante nella <span style="color: red;">Santa Lucia del Mela juventina</span>, che oltre alle parole e ai ricordi, vuole anche provare l’emozione di sedersi magari attorno a un tavolo, per condividere il gusto di una cena frugale assieme al suo indimenticato campione.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Santa Lucia del Mela (Me)fl0711fl0711paolo-rossi.jpgSiNi-tifosi-di-santa-lucia-del-mela-sono-pronti-ad-ospitare-paolo-rossi-1013305.htmSi100451001,02,03030502
631013300NewsCampionatiTra storia ed emozioni, il Filadelfia riapre l’ufficialità del gioco20170915185712L`avvio del Campionato Primavera del Toro, in quello che fu il Tempio del football del Grande Torino. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Più che la partita in sé, il match del Torino Primavera contro l’Atalanta rappresenta un momento storico. Infatti, quella di sabato pomeriggio 16 settembre è una data importante, perché sarà la prima partita ufficiale che il Torino Primavera effettuerà allo Stadio Filadelfia. E pensiamo che mister Coppitelli, nell’accomodarsi in quella panchina che non è come le altre, riuscirà a dare una spinta in più ai suoi ragazzi che calpesteranno quell’erba che fu di Valentino Mazzola e dove si sono formati giocatori come Pulici e Ferrini. Emozioni vibranti che sfuggono a qualsiasi analisi tecnica, ma che devono necessariamente esserci per significare la seconda giornata del Campionato Primavera che da quest’anno, in base alla nuova riforma, si preannuncia molto più difficile rispetto al passato per la presenza delle migliori squadre giovanili d’Italia. Una riforma davvero interessante, atta a migliorare la qualità tecnica di un campionato che è già l’anticamera di quello scenario del pallone italiano fatto di campioni. Il campionato Primavera 1 è composto da 16 squadre, tutte di Serie A e tutte impegnate tra di loro in un week end calcistico che attrae, emoziona e fa alzare l’adrenalina dei più esigenti palati fini, che seguono il pallone fatto di tecnica a ottimo livello. Contro l’Atalanta si prevede un Filadelfia esaurito, con i posti di tribuna scoperta riservata agli ospiti e la tribuna coperta che si tingerà di granata, proprio come quella che rappresentò l’incommensurabile storia del Grande Torino. La squadra del tecnico Coppitelli che abbiamo già apprezzato in altre occasioni, affronterà dunque gli orobici di Massimo Brambilla un ex granata che bene sta facendo nell’ambito del settore giovanile bergamasco. Purtroppo, per la sua squadra, la prima partita di campionato che l’Atalanta ha disputato in Campionato contro l’Inter è stata persa con il risultato di 2 a 0. Tuttavia, questa prima sconfitta non sminuisce il valore di una squadra che ben figurerà in questo campionato. Come dicevamo, sul fronte granata diretto da Coppitelli ci sono diverse individualità di valore, ma è proprio la squadra che nel suo complesso fa sperare in un campionato al vertice, nonostante le mille insidie provenienti da compagini che sono davvero ad alto livello. In realtà, per la Primavera del Toro questa è la prima partita di campionato della stagione, in quanto il primo turno, che l’avrebbe vista giocare in casa della Sampdoria, è stato rinviato per l’allerta meteo. I granata di Federico Coppitelli (che in settimana ha iniziato il Master di Coverciano per conseguire l’abilitazione ad allenare in Serie A e B) in queste ore sta pensando alla migliore squadra da mettere in campo. Contro gli orobici ci sono mille motivazioni per ben figurare, e questo tecnico molto preparato e di sicuro affidamento sa bene che ha bisogno di cominciare con il piede giusto. Il difensore Ferigra proveniente dalla Fiorentina, il centrocampista Ruggiero arrivato da Palermo e il trequartista Leveque ex Akragas, si sono da poco inseriti nell’organico già interessante di un Torino Primavera che farà sicuramente parlare di sé per qualità di gioco. Dunque, non ci resta che aspettare per ammirare da vicino una giornata di calcio al Filadelfia, che resterà negli annali della storia. Da queste parti ci sono mille motivi per emozionarsi, non solo di calcio ma anche di indelebili ricordi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711foto-coppitelli-federico.jpgSiNtra-storia-ed-emozioni-il-filadelfia-riapre-l-ufficialita-del-gioco-1013300.htmSi100451001,02,03030241
641013287NewsCampionatiFederico Coppitelli, enfant prodige dei nuovi tecnici italiani20170813144545Intervista all`allenatore della squadra Primavera del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Federico Coppitelli </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>allenatore della squadra Primavera del Torino è la vera scommessa del responsabile del Settore Giovanile <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava. </b>Sì, perché fin dal 1° luglio 2016 in cui gli ha riposto la fiducia per il dopo Longo, non ha mai smesso di credere in lui. Classe 1984, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b> predilige il modulo 4-2-3-1 rivedibile con le caratteristiche tecniche dei suoi giocatori, ed ha spiccate doti professionali che ben si intersecano alle aspirazioni del Torino. Ha allenato i giovani del Fascati, poi è andato al Frosinone, alla Roma e dall’anno scorso siede sulla panchina della Primavera granata. E’ l’enfant prodige dei tecnici italiani, una figura che lo mette in prima fila tra i più promettenti conoscitori del football giovanile d’Italia. Riflessivo, sempre attento a dare risposte concrete, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Coppitelli</b> ci appare come personaggio non adatto a fare voli pindarici, ma, al contrario, è persona equilibrata che sposa la cultura del lavoro, associando l’armonia di fattiva collaborazione con il suo staff e tutti i ragazzi che compongono la sua squadra. Sembrava destinato a fare il grande salto tra i professionisti sostituendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Stellone</b>, invece all’ultimo momento il Frosinone gli ha preferito l’esperienza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pasquale Marino</b>, liberando di fatto il suo tecnico più giovane. Questo episodio non ha inficiato alcuna delusione in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli,</b> il quale, al contrario, ha continuato il suo percorso professionale con la lena di chi sa costruire il proprio lavoro attraverso il sacrificio e il sentire di una passione che è l’emblema di ogni cosa. Con lui ci siamo incontrati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Hotel “La Bussola” di Milazzo in provincia di Messina</b>, dove si trova con la sua squadra per partecipare al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">3° Memorial “Marco Salmeri”,</b> triangolare di calcio organizzato dall’Associazione Culturale Teseo con la partecipazione del Merì e dell’Acireale. Abbiamo così approfittato dell’occasione, per intervistarlo e conoscerlo più da vicino come allenatore e come uomo.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mister Coppitelli, quale significato ha per lei essere l’allenatore della Primavera del Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per me è sicuramente un punto di arrivo, visto che era un obiettivo che mi ero prefissato di raggiungere fin dai tempi in cui ho allenato nei vari settori giovanili dei dilettanti. Per chi come me siede sulla panchina della Primavera di una delle più importanti società calcistiche d’Italia, non può essere che una grande soddisfazione nel tentativo di raggiungere campionati ancora più importanti. Ma in questo momento sono davvero molto felice di questa posizione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per la sua squadra, quali sono gli obiettivi da raggiungere nel prossimo campionato 2017’18?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Primavera abbia il doppio compito di preparare i giocatori al calcio dei grandi. Naturalmente mi riferisco alla Serie A, ma anche alla Serie B e alla Lega Pro. Poi c’è anche l’obbligo di fare i risultati che la nostra gloriosa maglia richiede. Da quest’anno la nuova riforma dei campionati prevede un impegno maggiore, perché ci troveremo a confrontarci con il meglio delle società del calcio italiano. Siamo consapevoli dell’importanza di fare bene, ed è per questo che ci stiamo preparando in maniera adeguata.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella sua squadra ci sono giocatori capaci di garantire il presente e un prossimo futuro di qualità?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Stiamo provando giocatori nati nel 2000, mentre per ogni fascia d’età abbiamo alcuni giocatori nazionali. Mi auguro che tra questi ragazzi ci sia la possibilità di entrare a far parte del calcio che conta, perché le premesse ci sono davvero tutte.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi vi trovate a Milazzo in provincia di Messina, per partecipare al 3° Memorial Marco Salmeri. Che significato ha per voi, onorare questo evento sportivo siciliano?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ritengo che sia un’occasione importante per provare e conoscere meglio alcuni giocatori che alleno. Nonostante le difficoltà dovute alla lunga distanza, per noi è un onore essere stati invitati in questa splendida terra di Sicilia e in una Milazzo che annualmente ricorda Marco Salmeri, giovane calciatore scomparso in tragiche circostanze. La società ha voluto fortemente la nostra presenza a questo torneo, e noi cercheremo di onorarlo nel migliore dei modi.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tutto ciò fa veramente onore al Torino che, nonostante il lungo viaggio per raggiungere Milazzo, si è reso disponibile.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, come dicevo pocanzi, il Torino ha anche rinunciato la sua partecipazione ad altri tornei per essere presente a questo triangolare di calcio. Personalmente sono molto contento di fare questa esperienza assieme ai miei ragazzi.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Alla fine del mese di agosto avrete l’impegno annuale con il torneo “Mamma Cairo”. Siete pronti ad affrontarlo con il giusto impegno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo è un torneo che ci sta particolarmente a cuore perché tocca i sentimenti del nostro presidente. Ed è per tale motivo che ci stiamo preparando a dovere, con l’impegno di fare bella figura.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ieri abbiamo visto la squadra passeggiare sul lungomare Garibaldi di Milazzo. Molti sono stati i curiosi e anche i tifosi che hanno ammirato i ragazzi nella loro compostezza. Qual è stata la vostra prima impressione di questa città?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Milazzo è una bella città di mare che ha dalla sua parte il vanto di una storia culturale non indifferente. Sono molto contento che i miei ragazzi facciano questa esperienza sotto l’aspetto culturale e anche sportivo. Tutto serve per conoscere, crescere e maturare.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire mister Coppitelli. Qual è il suo sogno chiuso nel cassetto, vista la sua giovane età e la preparazione professionale che la rende interessante agli occhi di tanti media e agli addetti ai lavori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ In dieci anni di carriera di allenatore ho condiviso tante gioie e fatto molteplici esperienze che hanno arricchito il mio percorso professionale. Ho allenato tanti ragazzi e ho avuto la fortuna di vincere quattro scudetti tra dilettanti e professionisti e oggi sono arrivato tra le più importanti società giovanili d’Italia. Diciamo che il mio primo sogno l’ho già raggiunto e non nascondo ancora l’altro desiderio di potermi confrontare un giorno con il calcio dei grandi. Tuttavia non ho fretta perché ho tanta voglia di fare bene con questi ragazzi, ripagando tutta la fiducia che il Torino ha riposto su di me. Passo dopo passo, così come sono stato abituato a fare, continuerò a percorrere la mia strada senza voli pindarici ma nella consapevolezza di lavorare con impegno, dedizione, senso di appartenenza e serietà. In futuro si vedrà.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzofl0711fl0711foto-coppitelli-federico.jpgSiNfederico-coppitelli-enfant-prodige-dei-nuovi-tecnici-italiani-1013287.htmSi100451001,02,03030640
651013268NewsCampionatiQuell’ultima volta di Francesco Totti20170529191111Il capitano della Roma è Leggenda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ogni inizio pregiudica sempre la fine di ogni cosa. E’ la dura legge della vita che non fa sconti a nessuno, neanche a coloro i quali per lungo tempo si sono illusi inconsciamente di essere immortali. Si spengono i riflettori, si lasciano gli angoli, i personaggi che ti hanno accompagnato per una vita e si allontanano i ricordi di tante cose fatte con fatica ma anche con tanta passione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti</b> è il campione che dismette quella maglia giallorossa numero 10 della Roma, che ha indossato ininterrottamente per 25 anni. Capitano di lungo corso, Totti è vera Leggenda. Eppure, dopo tanti anni vissuti sempre nell’anima dell’unica squadra del suo cuore, sembrava quasi voler resistere al tempo, confortato com’è stato di tanto smisurato affetto da parte dei tifosi giallorossi. Il popolo romanista che si è sempre schierato al suo fianco, che ne ha raccolto i palpiti, le emozioni, le gioie di tanti gol fatti e di tante vittorie conquistate sul campo. Capitan Totti per loro è stato, ed è ancora, l’emblema del campione fatto in casa e capace di rappresentarli tutti, uno per uno. Tu perché vieni da Testaccio, da Trastevere, piuttosto che da Monte Mario, o da qualsiasi altra parte di Roma Capitale, se sei romanista, se nasci con quel chiodo fisso e fai entrare nell’anima la smisurata passione per i colori giallorossi, allora in alto ad ogni cosa metti sempre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti,</b> l’unico vero capitano della Roma. Ma questa viscerale passione per il capitano è stata forse un’arma a doppio taglio per lui, allungando l’agonia della decisione di smettere. E i tifosi, passionali e mai raziocinanti del tempo trascorso per il loro capitano, non hanno perdonato a Spalletti <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di non avere quasi mai fatto giocare Totti – “mortificandolo”- in panchina. Il tutto, nonostante l’allenatore toscano abbia portato la Roma al secondo posto in classifica, assicurandogli il diritto di partecipare alla Champions League senza l’ausilio dei fastidiosissimi preliminari. Ma l’allenatore toscano ha visto giusto, perché il tempo è trascorso anche per la Leggenda giallorossa che, nonostante tutto, pur conservando la limpidezza della sua classe innata, la corsa e la tenuta non potevano essere più garanzia a beneficio della squadra. Grandi pennellate fatte da fermo, passaggi millimetrici che sono stati la sua specialità, ma che non sono più sufficienti per il calcio moderno che è diventato principalmente atletico e con una enuta fisica che si protrae ininterrottamente per oltre 90 - 95 minuti di gioco . E così la malinconia è sopraggiunta soprattutto quando Totti, leggendo ciò che aveva scritto su un foglio di carta prima della partita contro il Genoa, l’ultima della sua carriera giallorossa, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>dice :<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il tempo ha</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">deciso”</b>. Già, il tempo ha deciso per lui come decide per tutti i comuni mortali. Piangono i 60 mila spettatori dell’Olimpico di Roma e si aggiungono alle lacrime di un Francesco Totti che abbiamo visto nella sua parte più umana, più fragile nei sentimenti che sono più forti e intensi dell’emozione di un gol, di un dribbling, di uno stop fatto con quel pallone che è stato il primo giocattolo che ha voluto fin da piccolo e che gli si è incollato addosso sulla pelle anche da adulto, assieme a quell’unica maglia numero 10 di una sola tinta. Emozioni forti che si infiltrano tra le pieghe dell’anima, che restituiscono all’uomo la sua dimensione più autentica. Sì, perché tu puoi essere Leggenda, aver vissuto una vita fortunata dal punto di vista professionale, ma resti sempre l’uomo con il tuo sguardo, le tue lacrime, le tue fragilità, le tue parole di ringraziamento a mamma, a papà, a tua moglie, ai figli, a tutti gli affetti più cari, agli amici più vicini che non ti hanno lasciato mai, neanche nei momenti più difficili della vita. In fondo è la storia dell’uomo che s’interseca alle mille vicende vissute dal campione, dalla sua vita vissuta su un campo di calcio a sentire il profumo dell’erba, mentre hai rincorso quel pallone che è stato il mezzo per farti conoscere, ammirare, farti voler bene. Affetti reciproci che sono sempre figli di un dare ed un avere che, comunque, non tutti hanno la fortuna di potere incontrare nella vita. Ma lui, Francesco Totti, il pupone, il capitano di mille battaglie giallorosse, il calciatore che ha scritto pagine indelebili del calcio italiano, oggi è lì a riflettere come una persona qualunque che il tempo è passato via velocemente, che adesso si gira pagina e si scrive un’altra storia diversa dal passato. Quale? Nessuno lo sa ancora. Forse neanche lui stesso. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-capitano-roma.jpgSiNquell-ultima-volta-di-francesco-totti-1013268.htmSi100451001,02,03030316
661013254NewsEditorialeTorino, capitale del football italiano ed europeo20170504203516La città piemontese si distingue per l`attualità e la storia del suo calcio. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Strane ma possibili le circostanze che uniscono a volte due opposte fazioni di una città, storicamente divise per storie legate ad un pallone che va oltre ogni cosa. E’ il caso della Torino sabauda divisa com’è tra passione granata e bianconera. Ma la Mole, quella sì, non fa distinguo alcuno tra l’una e l’altra parte del tifo pallonaro, anzi si pavoneggia con orgoglio davanti all’Italia e all’Europa. In città non si sono ancora affievoliti gli entusiasmi bianconeri, per una Juventus che ha sconfitto 2 a 0 il Monaco in quel di Montecarlo.Un risultato che la tranquillizza per la partita di ritorno allo Stadium e mette una serie ipoteca alla sua partecipazione nella finale di Champions a Cardiff. Ma oggi, 4 maggio 2017, si respira qualcosa di diverso in casa granata, qualcosa che sembra impalpabile, etereo, e che nonostante siano trascorsi ben 68 anni da quel 4 maggio 1949, in cui l’aereo che riportava a casa dal Portogallo gli Invincibili calciatori del Grande Torino si schiantò sul muro della Basilica di Superga, nulla è cambiato da allora. Stessa numerosa partecipazione al dolore, stessa emozione, uguale voglia di unirsi e pregare attraverso l’abbraccio e la partecipazione di massa che il popolo granata fa sua in forma intima, nonostante il mondo intero si unisca con commozione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Martelli, Rigamonti, Castigliano (Grezar), Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola</b>. E’ la leggenda che diventa immortale, che è storia da insegnare nelle scuole come fatto sportivo e sociale che coinvolse il mondo intero. Sono momenti di ricorrenza annuale che hanno lo scopo di tenere sempre vivo un ricordo che, tuttavia, aleggia costantemente nei cuori e nel cervello granata come fosse un mantra al quale sei legato indissolubilmente, mentre lo fai penetrare tra corpo e anima. Dunque, la Torino elegante e orgogliosa dei suoi antichi salotti reali, ha iniziato una settimana di incredibile emozione pallonara. Come dicevamo pocanzi, dopo la vittoria della Juventus a Montecarlo e la commemorazione della morte del Grande Torino, la città piemontese si appresta a vivere la notte del derby cittadino allo Juventus Stadium. Neanche il tempo di smaltire quelle due grandi emozioni, che già il derby è alle porte con tutti i suoi preparativi, gli sfottò, il folklore e la voglia di vincere che in partenza non è mai inferiore, né dall’una, né dall’altra parte. Poi, come se non bastasse, il 9 maggio ci sarà il ritorno di Champions League che vedrà la Juventus difendere il vantaggio acquisito contro la squadra monegasca e il 24 maggio si celebrerà l’inaugurazione dello Stadio Filadelfia. Già, questa è una giornata storica per il Torino e il popolo granata. Si riaprono le porte del “Tempio” del calcio, nello stesso luogo dove hanno giocato gli Invincibili e, se si ripercorre la storia recente delle difficoltà di ricostruzione di tale memoria storica granata,vengono davvero i brividi di un’emozione che non ha eguali. Pensate che si era persa anche la speranza di una ricostruzione che sembrava essere lasciata sempre in divenire, per mancanza di fondi e altri insormontabili problemi politici e burocratici. Ma alla fine lo Stadio Filadelfia rinasce nella sua essenza più forte e tangibile di un luogo che non è solo casa del calcio granata, ma ritrovo di sentimenti profondi che partono dal pallone e arrivano dritti al cuore. C’è l’anima di un ritrovo che significa famiglia, amicizia granata, incontro e relazione. Esattamente come lo è stato prima della sua assurda demolizione, un errore imperdonabile. E così Torino sta vivendo un mese di maggio unico, forse irripetibile per combinazione di date e avvenimenti storico – culturali e calcistici, che inorgogliscono e si stagliano tra probabili conquiste di trofei juventini, stracittadine roventi e romantici momenti che sanno di grande storia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-torino.jpgSiNtorino-capitale-del-football-italiano-ed-europeo-1013254.htmSi100451001,02,03030298
671013252NewsEditorialeLa Milano cinese e il pallone italiano.20170425155714Tra passato, presente e futuro del calcio meneghino.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Era la scala del calcio italiano. Quando si parlava dello stadio San Siro di Milano era garanzia di calcio ad alto livello. E anche il derby cittadino assumeva i connotati di un antagonismo sfizioso, sanguigno, capace di essere il più atteso d’Italia. Inter e Milan sempre lassù, in vetta alla classifica per giocarsi un primato prestigioso che voleva dire: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Milano siamo noi”.</b> Persino la “Madunina de Milàn” era orgogliosa delle sue squadre di calcio e sembrava fare sfoggio dei colori nerazzurri e rossoneri. Un orgoglio da non sottovalutare, perché quello era l’emblema di un calcio che si rifletteva in una città che da sempre è stata prima in Italia dal punto di vista degli affari commerciali ed economici. E oggi? Che cos’è Milano? Una città in cui i Moratti e i Berlusconi non ci sono più, o meglio, si sono fatti da parte con l’arrivo dei cinesi per mancanza di sostenibilità economica. Prima l’Inter, passata a giugno scorso nelle mani della proprietà Zhang Jindong, imprenditore cinese a capo della conglomerata Suning azionista di maggioranza della squadra nerazzurra, e poi il Milan che si aggiunto alla schiera cinese con il closing del 13 aprile scorso, passando nelle mani di Li Yonghong e della Rossoneri Sport Investiment Lux. E’ vero, nulla è per sempre, anche se ci illudiamo. Tuttavia, la storia di queste nobili <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>società di calcio meneghine ci ha insegnato come il passato abbia costruito l’immagine di una città che ha saputo conquistare trofei di importanza mondiale a livello di club. Adesso sono arrivati loro, i cinesi padroni di acquistare per investire e non certo per passione sportiva. Ma il calcio non è soltanto potere economico e caccia spietata al maggior fatturato societario, il pallone è competizione, ma soprattutto conoscenza aziendale <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>e organizzativa di settore, capace di fondersi tra materia gestionale e area tecnica. Riteniamo che per le due squadre di Milano ci saranno tempi molto lunghi, affinché si possa ritornare ai fasti di un tempo. Prima bisogna superare quel cantiere di ricostruzione in cui sono piombate nella fase di passaggio societario, e poi, lentamente, cominciare a capire bene come muoversi dal punto di vista tecnico. Dopo Mancini, De Boer e adesso Pioli, in casa Inter abbiamo assistito a una tale confusione da non lasciare prevedere nulla di positivo, almeno nell’immediato. Anche in casa Milan le idee sono abbastanza confuse e Montella si è trovato in mezzo a situazioni tecniche difficili da gestire. I giocatori risentono di questa situazione e la loro mente non può essere sgombra da ogni cosa. E’ un fatto naturale che non gioca a favore della serenità di un lavoro, quello del calcio, che ha bisogno di assoluta concentrazione durante la settimana e poi anche in partita. E infatti i risultati delle due squadre milanesi a cinque giornate dalla fine del campionato, non sono certo incoraggianti per un’eventuale entrata nell’Europa calcistica del prossimo anno. Per questo motivo, alla Madunina che si erge sempre orgogliosa in quella Piazza Duomo di Milano così gremita di turisti, scorgiamo una vena di romantica malinconia verso un passato che è certezza e un futuro pallonaro meneghino che ad oggi resta colmo di speranza e nulla più.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milanofl0711fl0711foto-derby-inter-milan.jpgSiNla-milano-cinese-e-il-pallone-italiano-1013252.htmSi100451001,02,03030301
681013246NewsEditorialeFinisce l’era Berlusconi. Adesso il Milan parla cinese.20170414140005E adesso davanti al Milan si presenta la speranza di un futuro che possa ricalcare i successi del passato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo 31 anni di presidenza rossonera, Silvio Berlusconi cede il suo Milan a Li Yonghong. L’ufficialità è stata data nel primo pomeriggio di ieri 13-aprile-2017, quando l’amministratore delegato di Fininvest Danilo Pellegrino ha apposto la sua firma davanti al notaio, per il passaggio di proprietà delle azioni di Berlusconi. Il Milan è costato 740 milioni di euro compresi gli 80 per la gestione 2016-17. Con questa somma i cinesi si sono aggiudicati il 100% delle azioni. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>La giornata si è chiusa nella villa di Arcore, dove Berlusconi ha organizzato una cena con invito ai nuovi padroni del suo Milan. La figlia Barbara, e Adriano Galliani sono stati presenti in qualità di Ad dimissionari, mentre anche lo staff dirigenziale della Fininvest è stato presente alla serata. Un passaggio di consegne che ha avuto momenti di evidente emozione, quando per un attimo è passato per la mente il film di tanti successi ottenuti con altrettanti trofei conquistati. Ma chi è dunque questo nuovo numero 1 del Milan? Li Yonghong è un uomo d’affare cinese che appare come figura piuttosto misteriosa e riservata. Il suo patrimonio si aggira intorno ai 500 milioni di euro che sarebbero stati usati come garanzia per l’acquisto del Milan. Una parte di questo importo è intestato a lui, mentre l’altra parte è della moglie signora Huang. Poi c’è la partecipazione di diverse aziende cinesi che vedono Li Yonghong tra i detentori delle quote azionarie. 48 anni, preferisce lo stile casual piuttosto che l’elegante giacca, camicia e cravatta, il nuovo presidente del Milan avrebbe costruito la sua ricchezza attraverso l’edilizia. Per il resto è ancora mistero, se non il chiaro intento di acquistare il Milan per investire su un calcio italiano di cui si vuole esportare in Cina la sua cultura, migliorando il concetto tecnico - tattico fin dal calcio espresso dal Settore Giovanile. Almeno su questo punto, le idee del nuovo presidente del Milan sono davvero chiare. Per il resto pensiamo che vendere il nostro prodotto a paesi così lontani culturalmente, possa essere un investimento per chi compra ma non per chi vende, il quale si vede costretto a farlo per emblematici motivi di non sostenibilità economica nella gestione aziendale. Se Fininvest avesse potuto continuare una storia così importante, sicuramente non avrebbe avuto bisogno di cercare un acquirente del Milan dall’altra parte del mondo. E’ lo stesso discorso dell’Inter, passata attraverso il medesimo percorso ma con i risultati che tutti sappiamo. Non è un buon segnale questo per il nostro calcio, che si vede assottigliare da un insufficiente potere economico, la possibilità di trattenere il patrimonio di un football di avanguardia. Non vorremmo essere precursori di un andamento dilagante, che presto o tardi coinvolgerà anche altre realtà importanti del nostro calcio. Ai posteri l’ardua sentenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milanofl0711fl0711foto-berlusconi-con-li-yonghong.jpgSiNfinisce-l-era-berlusconi-adesso-il-milan-parla-cinese-1013246.htmSi100451001,02,03030283
691013242NewsEditorialeLo stato maggiore della Juventus incontra i suoi Club Doc20170408165625Interessante iniziativa della Juventus con i suoi fan. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che bello sarebbe se nel calcio come nella vita si potessero attingere le cose positive per scartare gli esempi più negativi. Tutto questo indipendentemente da certe aprioristiche chiusure mentali che ne inibiscono la possibilità di crescita collettiva. Nessuno è perfetto, ma qualcuno sbaglia meno di altri e dunque merita di essere preso come esempio. Partendo dunque dal presupposto che la perfezione non esiste e che dalla medaglia delle cose buone c’è sempre il risvolto di quelle meno buone, dobbiamo dire che al di là delle simpatie o antiche antipatie, l’esempio di qualità, di programmazione, di gestione amministrativa, commerciale e tecnica che dà la Juventus, è oggettivamente da imitare per potere crescere. Ci rendiamo conto che questo nostro articolo non possa suscitare apprezzamenti da parte di quella metà di tifosi italiani che non sono di fede juventina, tuttavia, riteniamo opportuno fare buona informazione facendo cronaca e parlando di certe tematiche di professionalità gestionale emerse dall'incontro voluto da una azienda calcio di successo come la Vecchia Signora. Valutazioni che quantomeno devono essere prese in considerazione attraverso punti di riflessione, nel tentativo di costruire insieme un mondo del pallone italiano, che al di là della disparità di potenza economica, deve essere amministrato con capacità progettuali che ne fanno la differenza. Una sorta di formazione collettiva che va oltre il minimalismo degli spiccioli veleni e della pochezza delle insanabili rivalità, per una crescita esponenziale di settore. Detto questo, ci piace dare informazione dell’incontro avvenuto allo Juventus Stadium da parte della società con i suoi Club Doc. Ecco i concetti più esplicativi di una comunicazione che tiene anche conto dell’etica professionale. La festa del coordinamento ha fatto emergere i dati di 133 mila iscritti per 488 Club Doc, di cui 69 fuori dall’Italia, con il 32% di crescita rispetto al 2016. Un evento atteso da tutti i Club bianconeri ma anche dalla dirigenza della Juventus che si è presentata puntuale con tutto il suo stato maggiore. Agnelli, Marotta, Nedved, Mazzia e in appoggio al centro di coordinamento anche Mariella Scirea, moglie dell’indimenticato Gaetano. Un incontro che si è occupato marginalmente di caricare la tifoseria, in vista dell’imminente partita di Champions che si disputerà martedì prossimo allo Stadium contro il Barcellona. Naturalmente, non è stato solo questo il pretesto di un evento di qualità che, se fosse stato solo per tale motivo, sarebbe risultato davvero riduttivo. Diciamo che si è approfittato di tale circostanza per rafforzare la qualità di un rapporto che deve restare sempre rispettoso delle parti, senza tuttavia prevaricare mai il senso di una collaborazione che deve sempre unire nella passione e mai disgregare. Queste le parole di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b>: <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per voi io sarò sempre Andrea, perché io sono il primo tifoso della Juventus e perché penso che come tifosi siamo tutti uguali. E’ un piacere accogliere voi, primi portatori</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di juventinità dentro e fuori dal campo”.</b> Qualche maligno potrà pensare a frasi fatte, capaci di ruffianarsi i tifosi per chissà quale scopo oscuro. Noi, più democraticamente, pensiamo invece che attraverso il dialogo, l’incontro, la relazione, il rispetto e la buona educazione delle parti, si possa costruire un rapporto di durevole stima a prescindere da ogni cosa. E’ la partecipazione alla vita dell’azienda calcio che coinvolge i suoi sostenitori e li rende collaborativi al fine di unire. Tanto è vero, che nel corso dell’evento lo stato maggiore della Juventus ha presentato il nuovo logo bianconero, facendo partecipare i presenti alla visita del cantiere dove sta sorgendo il nuovo centro sportivo della Continassa. Dunque, riteniamo davvero che questo rapporto che la società Juventus ha instaurato con i suoi Club Doc, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sia da ritenersi assolutamente positivo alla luce di un obiettivo comune da raggiungere, che è quello della maturazione, del reciproco rispetto e di una crescita culturale che può e deve innalzare i valori sportivi di un calcio troppo spesso ritenuto pericoloso e alla mercé di personaggi ambigui. Sì, perché l’adrenalina per una partita vinta o la delusione per aver perso, non può cancellare quanto è stato seminato oggi allo Juventus Stadium, nelle menti dei suoi Club Doc sparsi in Italia e nel mondo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711foto-andrea-agnelli.jpgSiNlo-stato-maggiore-della-juventus-incontra-i-suoi-club-doc-1013242.htmSi100451001,02,03030294
701013239NewsEditorialeMilazzo, prosegue il progetto di crescita sportiva e culturale.20170328105712Quando il calcio ha bisogno di stimoli per crescere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In fondo, è semplicemente questo. E’ il desiderio di cambiamento e di crescita sportivo – sociale, che si è manifestata chiaramente a Milazzo durante la presentazione ufficiale della maglietta di Icardi, donata alla famiglia Salmeri nel ricordo di Marco. Un tranquillo sabato di primavera, capace di scrivere una piccola ma importante pagina di storia nella cultura del pallone mamertino. Un concatenamento di messaggi sottili, adatti a risvegliare quella voglia di crescita sopita nel tempo. E’ come scrollarsi di dosso quell’atavica mentalità di lasciarsi andare in balia delle onde. Un dolce far nulla che sa di lamento ben confezionato da una proverbiale pigrizia. E invece c’è il risveglio, un benevolo pizzicotto dato sulla guancia di tutti i milazzesi dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dott. Attilio Andriolo,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’Associazione Culturale Teseo</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nino Salmeri</b> (papà di Marco, giovane calciatore di 22 anni del Milazzo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>morto tragicamente in un incidente stradale), dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">vicesindaco Ciccio Italiano</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dall’Assessore Damiano Maisano</b> in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale, ma anche da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Russo</b> quale rappresentante della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">S.S.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milazzo</b>. Tutti uniti a far da voce portante nel porre l’attenzione su un percorso che significa cambiamento di rotta, anche alla luce di nuovi stimoli che stanno nascendo grazie alla collaborazione con il nord d’Italia. La maglietta donata da Icardi alla famiglia Salmeri, non è altro che l’inizio di un qualcosa che deve essere preso al volo come opportunità da non farsi sfuggire. Un tangibile segnale che mette tutti alla prova. E non è il regalo in se stesso che deve appagare, ma è la buona immagine di Milazzo che viene esaltata e tolta dal dimenticatoio. Quindi, si tratta di una occasione importante che necessita della collaborazione di tutti, attraverso una sensibilizzazione sociale proiettata verso la crescita sportiva e culturale, che significa anche unione per una migliore qualità. Tutti ormai sanno che attraverso la collaborazione del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Angelo Frau</b> di Torino, si sta organizzando il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Terzo Memorial Marco Salmeri</b> che si svolgerà a Milazzo nel prossimo agosto. Due squadre Primavera di Serie A e il Milazzo completeranno un triangolare di assoluto prestigio. Tutto ciò rappresenta per il pallone mamertino un motivo di grande soddisfazione, capace di dare inizio a un processo collaborativo di crescita che è di indubbia importanza. Il calcio e i suoi valori, le sue emozioni, il suo senso di aggregazione sociale che induce a diventare grandi. Sì, perché non sono solo gli investimenti economici mai fatti per l’eterna mancanza di denaro a fare grande una società di calcio, ma è la tifoseria appassionata che può fare la differenza e la qualità. In tanti anni che seguiamo il calcio, non abbiamo mai visto una grande squadra senza avere alle spalle una grande società e dei grandi tifosi. E’ quindi necessario lavorare attraverso una mentalità nuova che faccia capo alla comunione di intenti, lasciando da parte i veleni, le invidie e tutto ciò che significa disgregazione e dispersione di ciò che vuol dire costruire insieme. E’ vero, il denaro è importante, ma cosa sarebbe una società di calcio con buone possibilità economiche, se è priva di quella sensibilità culturale e organizzativa che è insita nel proprio contesto sociale? Il pallone ha bisogno di buona comunicazione tra le parti, ha bisogno di incontri, di relazioni che sono essenziali tessere di un puzzle che è passione, cuore e cervello. Ecco, diremmo proprio che è significativo il messaggio dato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nino Salmeri </b>che dice:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “Questa storia mi ha fatto riflettere su alcuni valori umani e sportivi che</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">pensavo perduti per sempre”,</b> dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dott. Attilio Andriolo</b> e da tutti i componenti il bellissimo tavolo agghindato di palpabili ricordi ed emozionanti pensieri, che fanno capo a quel Marco Salmeri, giovane calciatore<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>di Milazzo che ancora oggi vive nei cuori di una città che gli ha dato i natali e gli ha intitolato lo stadio. Per lui, per il suo nome, per il suo ricordo, per i suoi genitori e amici, è necessario incamminarsi in un percorso formativo fatto di valori sportivi, in un calcio che ha bisogno di stimoli culturali necessari per crescere. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo Paladianafl0711fl0711img_1960.jpgSiNmilazzo-prosegue-il-progetto-di-crescita-sportiva-e-culturale-1013239.htmSi100451001,02,03030338
711013232NewsEditorialeCarlo Tavecchio succede a se stesso20170307121236Alla FIGC di Roma, si sono svolte le elezioni per nominare il nuovo presidente. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Con il 54,03% dei voti Carlo Tavecchio è stato rieletto presidente federale. Sconfitto l’avversario Abodi, per Tavecchio inizia un lavoro difficile in una FIGC che non appare per nulla unita nei suoi intenti. Storie di elezioni politiche, di lotte intestine per salvaguardare la propria poltrona che si identifica nel Potere. Il 6 marzo è stata la giornata in cui certi veleni non si mandano a dire ma si spiattellano in faccia. Tommasi, presidente dei calciatori e Ulivieri che è presidente degli allenatori, si sono dimostrati per nulla teneri l’un l’altro. Dice Tommasi: ”Prima c’era chi si incatenava per la federazione, adesso quelle stesse catene servono per legarsi alle poltrone”. E Ulivieri di rimando: ”Per fare i rivoluzionari bisogna averne il peso, la cultura, la storia e la statura”. Insomma, una divisione che non aiuta a lavorare serenamente per il bene del calcio italiano che tra professionisti e dilettanti ha numerosi problemi da risolvere. Riuscirà Carlo Tavecchio a rinsaldare i fili sottili di un accordo tra i vertici degli arbitri, dei calciatori e degli allenatori? Soltanto il tempo potrà dircelo. Divisioni e moltiplicazioni di correnti che non fanno il bene di nessuno, anche perché così facendo si peggiorano soltanto le cose da fare che sono davvero tante. Oltre alla ricerca dell’unione interna, Carlo Tavecchio dovrà risolvere la grana della Lega di Serie A che ancora oggi è senza una vera guida. Succedere a se stesso presuppone una grande responsabilità, che Tavecchio deve sapersi accollare per ripagare la fiducia che attraverso i voti gli sono stati dati. La FIGC ha bisogno di riorganizzarsi e di unirsi saldamente, per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, tra cui c’è la proposta del presidente federale di ridurre la Serie A da 20 a 18 squadre, accorciando anche la Serie cadetta da 22 a 20 squadre. Una serie di grandi numeri che è stata portata avanti nel tempo a favore delle pay – tv, di cui oggi si avverte il collasso che investe un sistema che è saturo di impegni. Vedremo cosa cambierà in questo governo del pallone italico, sempre così desideroso di miglioramenti ma che sempre vengono disillusi dal mancato accordo dei vari componenti istituzionali. Unirsi per il bene di tutti è la chiave per aprire ogni portone blindato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-tavecchio.jpgSiNcarlo-tavecchio-succede-a-se-stesso-1013232.htmSi100451001,02,03030307
721013219NewsCampionatiJuventus – Inter, tra storia e rivalità20170201191223Cresce l`attesa per il derby d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fu Gianni Brera a definirlo “Il derby d’Italia”, non per gli scudetti, le retrocessioni o il numero dei tifosi, ma più semplicemente per quella rivalità che era già epica ancor prima degli anni ’60. E’ inutile dirlo, Juventus – Inter non è una partita come le altre, non può esserlo per sua natura storica fatta di ruggini e veleni sportivi mai dissipati. C’è poi un immaginario collettivo che fa sempre capo a un antagonismo che è forse superiore ai derby della stessa città. Juventus Torino, Inter – Milan, Genoa – Sampdoria, Roma – Lazio, sono stracittadine al fulmicotone. Ma Juventus – Inter resta il derby d’Italia più chiacchierato, più stuzzicato, grazie anche a quell’antica definizione DOC del maestro Gianni Brera che ha fatto la storia del giornalismo sportivo italiano, raccontando il pallone italico come pochi altri hanno saputo fare. Detto questo, veniamo all’attualità di un’attesa che è già febbrile, non solo per quanto abbiamo significato sin qui, ma, soprattutto, per la qualità delle due squadre che si incontreranno in un periodo di particolare forma. A parte la fuoriuscita dalla Coppa Italia subita ad opera della Lazio a San Siro, l’Inter di Pioli viene da una sequela di sette vittorie consecutive, capaci di far ricredere coloro i quali, dopo la dipartita di Mancini e il mega flop di De Boer, aveva perso ogni speranza di rivedere una squadra capace di produrre un gioco di qualità e vittorie convincenti. Ebbene, con l’avvento di Stefano Pioli, allenatore intelligente e capace sotto l’aspetto della conoscenza del calcio italiano, l’Inter è rinvigorita, ha trovato un gioco, un’anima, un’armonia e una coesione di squadra che aveva perso per strada. Prova ne è che la squadra di Pioli è quarta in classifica con 42 punti, alle spalle di Juventus, Roma e Napoli, cioè il meglio del calcio italico in questo preciso momento. Dall’altra parte c’è la Juventus. Ma che dire della Vecchia Signora d’Italia? Si sono sprecati fiumi di parole, commenti talora anche aspri contro certe scelte di Max Allegri, responsabile di non aver avuto coraggio nel presentare una Juve che ha un altissimo potenziale di qualità tecnica, ma che in partite come quelle disputate a Milano, Genova e Firenze ha dimostrato grande pochezza di idee e coraggio. E dopo la scoppola subita contro la viola al Franchi di Firenze, si è accesa finalmente la luce della presa di coscienza di una squadra costruita per vincere, convincere, divertire, dando spazio allo spettacolo e all’armonia di gioco. E così, dopo essersi leccata le ferite rimediate a Firenze, la Juventus di Allegri contro la Lazio si è presentata aggressiva, caparbia, ben disposta in campo e consapevole della sua forza. Ma soprattutto è lo schema tattico messo in campo, che ha avuto ed ha il sapore di un calcio d’avanguardia, propositivo e allo stesso tempo capace nell’interdizione, attraverso il sacrificio di attaccanti e centrocampisti. Cuadrado, Dybala, Pjanic, Higuain, Mandzukic, schierati tutti insieme, senza se e senza ma! E chi l’avrebbe mai detto che mister Allegri avesse questa giusta pensata offensiva, aggressiva, che non lascia spazio ai suoi ben noti timori di essere troppo propositivi e proiettati in avanti, con la paura di subire le ripartenze avversarie? Niente affatto, perché i campioni sopracitati hanno saputo dissipare tutti i timori del loro mister, attraverso il sacrificio tattico di sapere interdire al momento del bisogno con intelligenza e con il desiderio di mettersi al servizio della squadra. La fase di possesso palla e non possesso, sono interpretati in maniera fluida e con poche possibilità di sbagliare. Nel nuovo schema del 4-2-3-1 della Juventus, scopriamo infatti un Higuain che difende, produce assist per i compagni e segna pure; Mandzukic che diventa insostituibile per il suo pressing e capace di recuperare una miriade di palloni che aiutano le ripartenze. E poi Dybala e Cuadrado, che si inseriscono sempre tra le linee creando superiorità numerica, mentre Pjanic sembra rinato in quel ruolo di play maker che funge da ago della bilancia, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>mentre è insostituibile nel saper mettere la palla nel sette, in occasione dei calci dal limite dell’area. Tutte cose che non s’inventano dal nulla, ma che sono il frutto della cultura del lavoro e del coraggio. Dunque, una Juventus capace di divertire i suoi tifosi e coloro i quali sanno apprezzare oggettivamente il calcio fatto di deliziose giocate, a prescindere dalle simpatie o antipatie che si hanno verso i bianconeri. Sarà quindi un derby d’Italia sicuramente apprezzabile, quello tra Juventus e Inter di questo inizio febbraio 2017. Due squadre in forma che vogliono superarsi, dimostrando il loro eccellente stato di salute. La Juve per incrementare il suo primato in classifica e l’Inter con chiare aspirazioni di volere entrare a far parte della Champions del prossimo anno. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dunque, una partita che riserverà bel gioco, con quel retrogusto dell’odio sportivo che siamo sicuri emergerà e sarà il motivo conduttore di questa tanto attesa Juventus - Inter. Signori, sta per aprirsi il sipario!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNjuventus-inter-tra-storia-e-rivalita-1013219.htmSi100451001,02,03030278
731013209NewsCampionatiAdesso l’Inter ha intrapreso la diritta via. L`analisi.20170115131611Attraversata la selva oscura......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Abbiamo volutamente aspettato a dare dei giudizi su questa nuova Inter della proprietà Suning. Troppe delusioni si sono intervallate anche negli anni in cui Thoir è stato il maggior azionista dei nerazzurri. Soldi scialacquati, buttati via senza senso, affidandosi esclusivamente all’istinto più che alla ratio di un calcio che significa investimenti oculati alle esigenze tecniche e progetti da seri. E’ mancata la calma della ricostruzione, dopo gli anni favolosi del triplete di Mourinho e di Massimo Moratti. Si andava avanti con il pensiero frettoloso di ritornare subito a certi livelli, senza fare i conti che per ricostruire un tale illustre passato ci voleva calma e soprattutto capacità manageriale di settore. Ebbene, tutto questo non c’è stato, perché dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi siamo l’Inter….”</b> non è sufficiente per fare le cose con quella fretta che tanto sapeva di tamponamento a momenti di assoluta confusione, aggravata da un Mancini accolto come salvatore della patria, ma che nella sua veste di allenatore – manager all’inglese, ha purtroppo fatto più danni che cose positive. Detto questo, voltiamo pagina e passiamo ad oggi. Dopo aver continuato a sbagliare nell’affidare la squadra all’olandese De Boer, ignaro di un calcio italiano da lui mai frequentato di fatto, ecco che la dirigenza dell’Inter composta da Suning. Ausilio, Zanetti, ha capito di affidare la squadra a un tecnico dal buon curriculum, ma che non fosse ammantato da pomposa spocchia, fatta esclusivamente per continuare a illudersi e dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">siamo l’Inter”</b>. Sì, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi siamo l’Inter”</b>- va bene – ma devi dimostrarlo con i fatti, con l’umiltà di saper ricostruire insieme alla squadra, allo spogliatoio, e a un tecnico capace di dare un’anima e un gioco che non significa soltanto battere la Juve e poi vivere di rendita, ma deve avere un significato di continuità di calcio efficiente, tra gioco e risultati. Ebbene, riteniamo che oggi con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Pioli</b>, si sia trovato finalmente quella quadratura del cerchio vanamente cercata negli anni e mai trovata. E non è un caso che l’Inter abbia centrato 5 vittorie consecutive in campionato, perché nulla nasce dal nulla. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pioli</b> appare con lo spirito da provinciale. Ben messa in campo, ordinata nei due centrali di difesa, veloce e duttile negli esterni bassi e alti, centrocampo che con l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gagliardini</b> ha trovato il metronomo del gioco e un attacco che si esalta con i gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> e di un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic </b>sempre pronto a pungere le difese avversarie. Ecco, ci pare proprio che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pioli </b>abbia in punta di piedi capito qual è stato il mal di Inter che ha afflitto tutto l’ambiente nerazzurro. Oggi, ad Appiano Gentile si respira un’aria nuova che lascia ben sperare per l’immediato futuro, a patto che il tecnico abbia la capacità di mantenere nei suoi giocatori quell’umiltà e quella concentrazione nell’approccio alla gara, che è fondamentale nell’allontanare evanescenti voli pindarici che sono stati la caratteristica negativa dell’Inter del recente passato. Prova ne è il comportamento della squadra che è capace di subire, rimontare e vincere con cuore e tanta foga agonistica, senza tuttavia mai perdere la testa. Sono cose che abbiamo visto nelle recenti partite con Udinese e Chievo, soltanto per citarne qualcuna. E persino la confusione e i casini provocati da Icardi dalle parole scritte sul suo libro, che hanno provocato una grandissima contestazione di massa tra i tifosi nerazzurri, sembra acqua passata. E la quiete ritrovata dopo la tempesta è anche un altro fatto positivo di un ambiente che ha saputo compattarsi, rimboccarsi le maniche e ricominciare in tutta umiltà. Questa è l’Inter che bada finalmente ai fatti e non alle inutili parole. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Pioli</b> è il giusto conduttore di una nave che stava affondando. Naturalmente, non tutto è stato ancora fatto; e ci mancherebbe altro, visto che l’ex allenatore della Lazio deve ancora trovare la quadra di un centrocampo che, secondo noi, non può fare a meno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Banega</b> e in attacco non può ignorare la presenza del prezioso talento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barbosa Almeida Gabriel</b>, detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gabigo</b>l. Tuttavia, ci sembra davvero che la diritta via per la rinascita dell’Inter sia stata ritrovata. Il segreto? L’umiltà, la concentrazione, il lavoro assiduo e la voglia di ritornare ai fasti del passato pensando da squadra provinciale, pur non dimenticando mai che ti chiami Inter.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-pioli.jpgSiNadesso-l-inter-ha-intrapreso-la-diritta-via-l`analisi-1013209.htmSi100451001,02,03030288
741013189NewsCampionatiQuando il calcio è sensibilizzazione verso la ricerca sul cancro20161107193636Calcio e sensibilizzazione sociale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Calcio e ricerca. Due commedie che rappresentano bene le vicissitudini del pallone e della vita. Noi che seguiamo il calcio per scriverne gli accadimenti, domenica 6 novembre abbiamo apprezzato come i calciatori, gli allenatori, i dirigenti, si siano schierati a favore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’AIRC,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro</b>. Momenti di riflessione che si sono intrecciati tra sport e sensibilizzazione sull’importanza della ricerca che vuol dire lottare per la vita, che è certamente più importante di un gol, di una partita, di una vittoria o di una sconfitta, della quale stupidamente ne facciamo un dramma. E’ il pallone che rotola sul campo e che ci fa gioire e penare di cose di cui non ci rendiamo conto di quanto siano effimere al cospetto di chi lotta per la vita. Non ci piace cadere nella retorica, anche se l’argomento può portare a farlo, tuttavia, non possiamo non esprimere i nostri sentimenti verso quella ricerca che studia come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>curare e guarire le malattie tumorali che, purtroppo, sono di diversa natura e per questo difficili da sconfiggere. Ma, grazie alla ricerca, notevoli passi avanti si sono fatti in un campo che qualche anno fa sembrava impossibile. Recenti studi confermano che quasi il 70% dei tumori potrebbe essere prevenuto o diagnosticato in tempo, se tutti avessimo stili di vita corretti e aderissimo ai protocolli di screening. E lo sport è tra i migliori ambasciatori dell’importanza dell’esercizio fisico, che talvolta funziona proprio come una medicina. Così, come dicevamo, i calciatori, gli allenatori e tutti gli appartenenti al mondo del pallone, hanno invitato gli sportivi e gli inguaribili innamorati di calcio a sostenere l’AIRC, con l’obiettivo di investire su una nuova generazione di ricercatori di talento, che saranno i futuri campioni della ricerca sul cancro. Già, i futuri campioni della ricerca sul cancro, ma cosa fa lo Stato Italiano per incrementare la ricerca, i cervelli che si adoperano per costruire un domani fatto di certezze e non più legato alla flebile speranza? Poco o nulla si investe su un settore che dovrebbe avere la priorità su ogni altra cosa, perché si tratta della nostra salute e del futuro delle generazioni che verranno. E allora, come può essere incrementato il fondo per la ricerca scientifica? Dalla sensibilizzazione culturale che deve entrare nell’anima della gente, di tutti noi che dobbiamo percepirne l’importanza concreta che va oltre ogni senso di buonismo personale dettato dal momento. La ricerca sul cancro è qualcosa di diverso, di importante. E’ volere costruire il futuro stando accanto a chi soffre, a chi ha vissuto questa terribile esperienza con la fortuna di poterla raccontare. Tutto questo grazie alla Ricerca Scientifica, all’AIRC che spesso si identifica in quel 45510 che significa speranza e consapevolezza di un giorno forse ancora lontano, in cui l’umanità potrà sconfiggere un male che annienta il bene più prezioso per ognuno di noi: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la vita</b>. Assieme si può fare! Ciascuno, con quello che può. Come noi che scriviamo di calcio e che spesso e volentieri ci “distraiamo” tra mille altre sfaccettature che compongono la commedia della vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: 443.55pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino&nbsp;Cavallaro<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNquando-il-calcio-e-sensibilizzazione-verso-la-ricerca-sul-cancro-1013189.htmSi100451001,02,03030358
751013188NewsCoppeMa siamo così sicuri che questa Juventus sboccerà a Marzo?20161104171050L`analisi sulla Juventus di oggi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La litania è sempre la stessa. Da fine agosto ad oggi, non facciamo altro che ripetere sempre le stesse cose; ma il gioco, le idee, la brillantezza della manovra latita in maniera troppo evidente. Massimiliano Allegri continua ad arrabbiarsi in panchina, s’inc….a, scatta via furibondo negli spogliatoi a fine gara, e poi si presenta alle telecamere come se nulla fosse accaduto. Dopo la partita di Champions contro il modesto Lione, che la Juve ha pareggiato in casa, abbiamo rivisto il film di sempre: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“I ragazzi hanno giocato una buona gara, peccato per quella disattenzione in difesa, ma ci sta. In Champions non è facile, tutti pensano che bisogna stare in testa fin dall’inizio della competizione, ma non è così. Ciò che conta è vedere come ci si comporta nel mese di marzo, perché adesso è solo importante centrare la qualificazione.”</b> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> con le solite parole di chi ha appena visto un’altra partita e non quella della sua squadra, quasi volesse difendere l’indifendibile. Basterebbe essere più sinceri senza offendere nessuno, ma facendo un’analisi più veritiera nel rispetto dei tifosi e della critica. A noi sembra che ad Allegri sia stata regalata una Ferrari che guida con difficoltà, e stenta pure a capirne bene il suo funzionamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic, Kedira,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hernanes, Dani Alves</b>, chi li ha visti? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci </b>a fasi alterne, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini </b>infortunato (più fuori che dentro), <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> appena rientrato, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah, Dybala e Pjaca</b> infortunati, raccontano di una Juve che non sta bene sotto il profilo fisico e atletico. Un non star bene che si riflette in maniera psicologica in una squadra che ha perso l’antico senso della sua personalità, della sua autostima, di quella sicurezza che era la garanzia di Juventus. Eppure questa squadra riesce a nascondere (neanche tanto) i gravi problemi di grande confusione esistente nell’ambito di un gioco che non riesce a trovare neanche con il lanternino, solo per il fatto di essere prima in classifica in campionato, restando in piena corsa per la qualificazione Champions. E se questo fosse dato soltanto dalla mediocrità della concorrenza? Potrebbe anche essere che per fortuna della Juve ci sia anche questa probabilità. Certo, buon per lei e per i suoi tifosi, ma attenti che nel calcio prima o poi i nodi vengono al pettine ed è facile pagare dazio quando questo cercare di ritrovarsi è così lungo ad arrivare. In Italia anche la Roma perde colpi, mentre il Napoli che in questo momento è la più bella espressione del calcio italiano, ha gravi problemi in fase di realizzazione di un gioco che è oggettivamente brillante. Il Milan deve maturare e l’Inter sappiamo tutti in che situazione si trova. Dunque, qual è la vera antagonista della Juventus di oggi? Nessuno, forse se stessa, mentre si specchia e si vede così brutta, noiosa e trasmettitrice di sofferenza per i suoi tifosi e per gli amanti del bel calcio. Ci auguriamo di sbagliarci, ma noi tutta questa sicurezza in una Juve di primavera, capace di dimostrare brillantezza e incantatrice di bel gioco, non ci convince per niente. Troppi i problemi da risolvere in un centrocampo provato e riprovato mille volte con situazioni tattiche e giocatori diversi, ma la sostanza è sempre la stessa. La Juve annoia, ed è penalizzante per lei il confronto del gioco brillante messo in mostra da squadre come il Barcellona e il Manchester City, capaci di affrontarsi nei match di andata e ritorno con il cipiglio di chi è in grado di dare spettacolo, di fornire calcio ad alti livelli, dove l’evento sportivo dà la misura del prezzo pagato per assisterlo. Non vogliamo essere disfattisti o penalizzanti di un qualcosa che non vediamo chiaro, tuttavia, se a marzo veramente questa Juve dimostrerà attraverso il gioco ritrovato e la fluidità di idee, di essere veramente a livello delle migliori squadre europee, saremo certamente i primi a rallegrarci nell’affermare con onestà intellettuale di esserci sbagliati. Ma oggi no, perché quello che vediamo non è calcio prodotto da una squadra la cui società ha speso molto denaro per vincere una Champions forse stregata per i colori bianconeri, ma sempre splendidamente affascinante per i suoi tanti tifosi sparsi in tutto il mondo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNma-siamo-cosi-sicuri-che-questa-juventus-sboccera-a-marzo-1013188.htmSi100451001,02,03030402
761013187NewsCampionatiVivere nella città del pallone che ha più scudetti d’Italia.20161101170621Juventus e Torino, due storie da raccontare.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non è facile. Chi come me vive in una Torino che è prima nella conquista di scudetti, ed è sistematicamente chiamato a scrivere le sorti pallonare di Juventus e Torino, si trova spesso combattuto nella difficoltà di essere imparziale. E’ vero, la materia pallonara già così opinabile come sua marcata radice, non aiuta a liberarsi dalle varie simpatie o antipatie del caso. Ma vivere all’ombra della Mole Antonelliana, in un contesto calcistico che non fa sconti a nessuno e che storicamente è in continuo antagonismo, ti mette quasi a disagio. Eppure l’elegante città sabauda , dall’alto della sua aristocratica signorilità, sembra essere al di sopra di queste cose che invece mette in evidenza soltanto nei giorni che precedono il derby cittadino. E allora anche il lento fluire del Po sembra agitarsi tra due sponde che si dividono in maniera netta, si guardano in cagnesco e mai tentano di conciliarsi. Tu perché sei juventino e tu perché sei granata. Ognuno con la propria passione sportiva, con la propria storia, i campionati vinti, le coppe, i trofei orgogliosamente esposti nelle vetrine dei rispettivi musei e anche le tragedie che si sono intrecciate in tanti anni di storia. E noi siamo qui per raccontare le tappe, gli anniversari, ma anche le emozioni di un pallone che fa parte di una Torino che sa stare in mezzo ai due colori sportivi, senza turbarne la suscettibilità degli uni e degli altri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Torino siamo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">noi”</b> dicono i tifosi del Toro, mentre lo stesso rispondono gli appassionati juventini. In fondo, sostenendo la stessa cosa, si percepisce l’amore per lei, la città piemontese dei <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bogianen”</b> (si pronuncia Bugianen) che tradotto in italiano vuol dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“non ti muovere”,</b> un soprannome popolare dato ai piemontesi, che rispecchia un temperamento caparbio, capace di affrontare le difficoltà con determinazione. E mentre i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bogianen”</b> granata hanno appena festeggiato la ricorrenza dei novant’anni della nascita del Filadelfia e la sua rinascita che avverrà nella primavera del 2017, i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bogianen”</b> bianconeri festeggiano i 119 anni della nascita della Vecchia Signora d’Italia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Il 1° Novembre 1897, infatti, nasceva la Juventus ad opera di alcuni studenti del liceo D’Azeglio di Torino. Tanti anni sono dunque passati da allora a oggi, con un intermezzo di successi in Italia, in Europa e nel mondo, con un susseguirsi di grandi presidenti, ma anche di tragedie, di lutti e di una retrocessione in Serie B. Dopo 5 scudetti consecutivi, adesso per la Juve si apre la possibilità di entrare nella leggenda, mettendo il marchio definitivamente indelebile su quella fatidica frase detta da Boniperti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.</b> Già, è l’unica cosa che conta. Ma quest’anno bisogna cambiare registro almeno nel gioco, perché così facendo se si pensa ad un eventuale quarto di finale di Champions League o a una semifinale contro determinate squadre, è pensiero comune che la Juve debba ancora fare dei grandi passi in avanti; (Buffon dixit). E intanto la storia del calcio torinese continua con i suoi se e i suoi ma, nonostante il suo status economico e sociale non sia più florido come qualche anno fa, ma sempre in grado di evidenziare quella voglia di antagonismo pallonaro che resta pur sempre il sale della città della Mole. Sì, perché il suo sorvegliare continuo dall’alto della sua imponenza, manifesta sempre l’accuratezza&nbsp; di essere imparziale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-torino.jpgSiNvivere-nella-citta-del-pallone-che-ha-pio-scudetti-d-italia-1013187.htmSi100451001,02,03030398
771013171NewsCampionatiInter aggressiva e Juve snaturata da Allegri20160920173156Contro l`Inter una bruttissima prestazione della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il calcio ci insegna che le partite sono soggette a vittorie, ma anche a sconfitte talora brucianti. Ma c’é modo e modo di perdere. E, quando questo accade, é giusto dare sportivamente merito a chi ha vinto. Il derby d’Italia tra Inter e Juventus, caricato da antiche ruggini sportive mai dissipate, si è concluso con la meritata vittoria della squadra nerazzurra per 2 a 1. Nel secondo tempo è andata in vantaggio la Juve con Lichtsteiner, ma poco dopo l’Inter ha pareggiato con un colpo di testa di Icardi, per poi chiudere i conti con Perisic incolpevolmente lasciato solo dalla difesa juventina. Per lunghi tratti della gara abbiamo visto una sola squadra in campo: l’Inter. Ma l’analisi del match ci induce a fare alcune considerazioni che non sono sfuggite alla maggioranza dei media e a chi di calcio si alimenta. Fermo restando che la squadra di Frank De Boer, (dopo la figuraccia rimediata in Europa League) è stata sorretta da giuste motivazioni, la Juventus dei supercampioni che ambiscono alla conquista del sesto scudetto consecutivo per entrare nella leggenda con l’obiettivo di conquistare pure la Champions League, in quel di San Siro è apparsa timida, titubante, senza cattiveria e, soprattutto, confusa nelle idee di gioco. La Vecchia Signora dopo la partita con la Fiorentina, Lazio e Sassuolo, stenta a trovare la sua vera identità grazie al disordine tattico provocato proprio dal suo allenatore. Un Max Allegri che per tanti motivi non si sta rivelando all’altezza della situazione. Sbaglia molto nelle scelte dei giocatori da mandare in campo, mentre sta creando confusione tattica a una squadra che ha grandissime potenzialità tecniche. Il dato di fatto, che l’arcigna difesa bianconera incassi così tanti gol, è emblematico di un centrocampo male assemblato e di un attacco che tale non é. Il tanto sbandierato 3-5-2 della Juve di Allegri, in campo si materializza con un 5-3-1-1 che è indicativo di un calcio attendista e poco portato ad attaccare. Già in Champions League contro&nbsp;il Siviglia, il tecnico toscano ha sbagliato le sue scelte lasciando il panchina Pianjc. Contro l’Inter, Allegri ha lasciato in panchina Higuain, preferendogli un Mandzukic che non è mai entrato in partita, ha schierato Pianjc lasciando fuori Lemina e dando fiducia a un Asamoah in chiara difficoltà. E poi, mister Allegri, ci deve spiegare la posizione di Kedira, che spesso si trova a fare la punta senza averne le caratteristiche. A nostro avviso il tedesco deve stare davanti alla difesa, spostando Pianjc dietro le punte. Ma c’è ancora un altro inspiegabile disguido tattico in questa Juve dai tanti problemi fatti affiorare da Allegri: la posizione di Dybala. L’argentino sembra catechizzato a giocare lontano dalla porta; fa il terzino, il centrocampista, s’inventa il ruolo di trequartista e spesso lo vediamo pure sull’esterno di destra e di sinistra, mentre il suo vero ruolo di mezzapunta non gli è dato fare. Risultato? Il ragazzo si affatica in maniera incredibile, non arriva mai a tirare in porta per ovvi motivi e produce pure uno sforzo fisico che va oltre la resistenza della sua corporatura. Tutto il contrario dell’anno scorso, in cui ha segnato tanti gol da una posizione sicuramente più avanzata. Insomma, Allegri ha bisogno di rivedere molte cose e deve pure dimostrare di azzeccare i cambi a partita in corso, senza aspettare il 70esimo minuto del match per decidere sul da farsi. Ci dispiace dire queste cose di un tecnico del quale apprezziamo il suo lavoro negli anni post Conte, tuttavia, se la Juve vuole primeggiare nel campionato italiano e in Europa, è opportuno capire presto l’importanza della giusta collocazione tattica di campioni, che solo in questo caso riusciranno a fare la differenza. E’ una Juve che risente del centrocampista che non è arrivato nel mercato d’estate e di un Marchisio di cui si avverte la mancanza proprio in una zona del campo che è cruciale per il gioco della Vecchia Signora. Detto questo, dobbiamo dire che abbiamo apprezzato l’Inter di De Boer che di colpo è sembrata risuscitata dai suoi mille problemi di gioco, di difesa e di organizzazione in campo, che come per incanto sono stati centrati in maniera positiva. Evidentemente, incontrare la Juve è anche terapeutico. E poi, se c’è di mezzo Max Allegri……..</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>fl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNinter-aggressiva-e-juve-snaturata-da-allegri-1013171.htmSi100451001,02,03030382
781013170NewsCoppeAllegri, perché questa Juventus con il freno tirato?20160915163553Incerto inizio della Juve in Champions<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus – Siviglia 0 a 0.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Il primo turno di Champions League 2016- ’17 della squadra bianconera, ha mostrato dei chiaro scuri che fanno discutere su alcuni punti. Fermo restando che alla Juventus sarebbe bastata un po’ di fortuna per portare a casa i tre punti (vedi la traversa di Higuain nel secondo tempo, il colpo di testa di Alex Sandro neutralizzato con la punta delle dita dal portiere spagnolo e, non ultimo, il possibile rigore non dato per atterramento in area di Pjaca sul finire della partita) ci chiediamo perché la squadra di Allegri sia apparsa così timorosa e titubante, soprattutto nel primo tempo, allorquando si è manifestato evidente un atteggiamento tattico troppo attendista. Uniche due occasioni della prima parte della gara sono capitate sui piedi di Kedira, il quale non ha saputo sfruttare due bellissime imbucate che avrebbero potuto portare in vantaggio la sua squadra. Poi il nulla, mentre appariva ordinata e ben messa in campo la squadra spagnola di Sanpaoli, il tecnico cileno che con un 4-3-3 è stato capace di imbrigliare il gioco offensivo bianconero. E’ vero, il Siviglia non ha fatto neanche un tiro in porta durante tutta la partita, tuttavia, è bene dire che il non gioco sugli esterni da parte della squadra di Allegri, ha agevolato di gran lunga la tattica degli spagnoli. E allora la domanda viene spontanea: “Perché Allegri ha optato fin dall’inizio con un centrocampo muscolare composto da Asamoah, Lemina e Kedira, lasciando in panchina Pjanic che è capace di dettare i tempi? Più che un 3-5-2 posto all’inizio della gara, la squadra di Allegri ha manifestato sul campo un 5-3-1-1 che la dice lunga su un atteggiamento tattico molto guardingo nel corso dei primi 45 minuti. Poi, nel secondo tempo, approfittando di un calo fisico da parte degli avversari, la Juventus è apparsa più aggressiva. E allora, perché non iniziare la partita con la stessa foga agonistica dimostrata in buona parte dei secondi 45 minuti di gioco? Questo ci sembra un punto importante sul quale riflettere a lungo, anche in considerazione del fatto che il calcio europeo ci insegna che nella logica del <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>gioco moderno è prevista la presenza dei due esterni larghissimi, quasi incollati sulle linee laterali. Tutto questo è allo scopo di creare un gioco arioso che possa creare superiorità numerica, quando uno dei due esterni salta l’avversario per andare a fondo campo e crossare in area di rigore. Perché la squadra di Allegri non l’ha fatto? Forse perché i 3 attaccanti spagnoli che stazionavano stabilmente e in modo aggressivo sulla trequarti campo, avrebbero potuto rappresentare un pericolo per la porta di Buffon? Ma in tal caso, non sarebbe stato meglio spingere con gli esterni Evra e Dani Alves a turno, organizzando nella fase di interdizione uno scambio di ruoli con il centrocampo? Quello di regalare il primo tempo agli avversari, non è purtroppo una novità assoluta per la squadra di Allegri, che tende sempre ad aspettare il secondo tempo inoltrato per affondare i suoi colpi, approfittando dell’inevitabile calo fisico degli avversari. Ci sono certamente molte domande da farsi su questa Juventus di Champions che tende a snaturare il suo atteggiamento di squadra brillante del campionato italiano. E poi c’è un certo Pjaca da non sottovalutare, anzi riteniamo proprio che questo giocatore giovane, dotato di velocità e ottima tecnica di base, per le sue caratteristiche tecniche potrebbe essere utilissimo alla Juventus, qualora Allegri decidesse di optare per un 4-3-3. Insomma, nell’analisi globale di ciò che abbiamo visto allo Juventus Stadium nella prima di Champions, riteniamo davvero che Allegri debba prendere coscienza di avere a sua disposizione una Ferrari, che non può essere condotta come una 500. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri-perche-questa-juventus-con-il-freno-tirato-1013170.htmSi100451001,02,03030397
791013166NewsCampionatiJuventus regina del mercato, ma saprà mantenere le promesse?20160903181735L`analisi del mercato della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono storie nel calcio che spesso sorprendono per la loro imprevedibilità. E così accade che squadre attrezzate per vincere, qualche volta sul campo non mantengano le promesse che la teorica “carta” suggerisce all’inizio di campionato. Tuttavia, se questo discorso è accaduto in passato, non è possibile oggettivamente pensare, che la stessa cosa possa accadere per la Juventus che è stata regina del mercato. Il 9 con lode in pagella è la logica di un’estate maestosa, fatta di un mercato ricco e intraprendente per i colori bianconeri. E’ il risultato di una campagna acquisti e vendite che non ha precedenti nella storia del calcio italiano. L’acquisto record di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e l’altrettanto iperbolica cessione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paul Pogba</b>, sono l’emblema di operazioni virtuose quanto esplicite di un chiaro obiettivo da raggiungere<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">: la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions League</b> e il sesto scudetto consecutivo, che stabilirebbe il record nella storia bianconera di tutti i tempi. Gli arrivi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dani Alves, Benatia, Pjanic, Pjaca</b> e il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b>, si integrano in maniera superba al già grande valore tecnico rappresentato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> il quale, con la sua presenza in campo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sta dando grande respiro alla manovra bianconera, nell’attesa di vedere il migliore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain. </b>Tutto sembra perfetto e magistralmente organizzato in tutti i settori. Difesa rocciosa, centrocampo in cui spiccano valori tecnici di superba classe, con un attacco che, se mette in pratica certe premesse, sarà da definire come stellare. E non importa se il mancato arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Witsel </b>potrà sembrare un piccolo rimpianto in un centrocampo che dovrà fare a meno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lemina</b> che parteciperanno alla Coppa d’Africa e di Marchisio che potrà essere disponibile soltanto a inizio anno 2017. E mentre Marotta si fregia giustamente dei suoi conti in aumento, Allegri si gode la sua nuova Juve pensando all’eventuale nuovo assetto tattico, che dovrà essere inerente alle caratteristiche tecniche dei campioni che si ritrova nella rosa bianconera. E intanto la Juve si trova già in testa al campionato con il punteggio pieno di 6 punti in classifica, avendo vinto la prima partita in casa contro la Fiorentina e poi il match esterno con la Lazio. E’ stato come acquisire il massimo risultato con il minimo sforzo. In effetti, la Juve vista in campo nelle due partite citate, non è stata all’altezza della situazione. Ma se pensiamo che quella è stata una Juve di fine agosto e una squadra che era priva di parecchi titolari, possiamo davvero chiederci cosa sarà il gioco e il rendimento di una Juventus al completo, che sta lavorando con una preparazione adatta a trovare il picco della sua forma intorno a marzo - aprile del prossimo anno. L’interruzione del campionato a beneficio degli impegni della Nazionale, dà respiro alla Juventus (ma anche alle altre squadre) che risentono ancora della fatica della preparazione estiva. Dunque, il popolo juventino che è già in fermento per seguire i fasti della propria squadra, lievita speranze di bel gioco, gol, divertimento e, soprattutto, di speranza di tante altre vittorie da scrivere tra le pagine della lunga storia bianconera. D’altra parte, qui è sempre di casa la famosa frase: “Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-regina-del-mercato-ma-sapra-mantenere-le-promesse-1013166.htmSi100451001,02,03030338
801013163NewsCampionatiTorino, preso Joe Hart in prestito20160830075039Il presidente Cairo regala a Mihajlovic un portiere di sicuro affidamento<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Adesso Cairo fa sul serio. Zitto zitto sta organizzando una squadra meritevole di attenzione. Avevamo più volte segnalato la necessità di acquistare un portiere affidabile di prima fascia, ebbene, adesso con l’arrivo del portiere inglese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Joe Hart</b> possiamo davvero dire che il Torino ha coperto un ruolo che da troppi anni appariva insufficiente. L’ultimo ok è arrivato nella serata di lunedì 29 Agosto e nella giornata di martedì 30 sarà già a Torino per le rituali visite mediche e per firmare il contratto. Il portiere inglese ha accettato con assoluta convinzione questo trasferimento in casa granata, perché ha modo di fare una nuova esperienza nel campionato italiano di Serie A, ma anche per andare via dal Manchester City, dove Pep Guardiola lo aveva relegato a terzo portiere. E allora, quale migliore occasione per Cairo di approfittare di una circostanza fatta ad hoc per le sue esigenze di squadra? Questa new entry granata è davvero da considerarsi di lusso per il Torino, per Sinisa Mihajlovic e per tutto l’ambiente che attendeva un numero uno di forte personalità tra i pali. La formula del prestito secco per un anno garantisce un affare per il Toro, che così facendo avrà la possibilità di valutare sul campo il reale valore del portiere della nazionale inglese. Al momento non si conoscono ancora gli accordi economici presi dalla società granata con l’agente del portiere inglese, tuttavia, pensiamo che sia stato ridimensionato l’ingaggio annuale di 3,8 milioni di euro che Hart percepiva al Manchester City. Una cifra del genere sarebbe stata improponibile da parte di Urbano Cairo, che crediamo abbia comunque convinto il portiere inglese ad abbassare il suo ingaggio a favore di altri possibili bonus. Dunque, questa volta il Torino e il Presidente Urbano Cairo sembrano fare sul serio per allestire finalmente una squadra di prima fascia del campionato italiano. I tifosi stiano tranquilli, perché quest’anno in casa granata se ne vedranno delle belle.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cairo.jpgSiNtorino-preso-joe-hart-in-prestito-1013163.htmSi100451001,02,03030356
811013155NewsEditorialeE se il Torino fosse da primi posti in classifica?20160814175722Per il Torino si prospetta un ottimo campionato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In questa pazza estate di calciomercato in cui si sono spesi e incassati milioni di euro che sembrano noccioline, ci si chiede chi davvero abbia fatto l’affare che sia inteso come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>economico e tecnico. Infatti, l’aver ceduto un campione dal nome altisonante, non sempre è indicativo di indebolimento di squadra. E’ inutile dire che quest’anno la Juventus l’’ha fatta da padrona con i suoi numerosi acquisti di qualità e la cessione di un Pogba, che se pur giovane e indiscusso campione, ha garantito una plusvalenza di 119 milioni di euro. Pazzesco sarebbe stato non cederlo. Per il resto, abbiamo assistito a un mercato che ancora si protrarrà fino al 31 Agosto e che ci sembra più ragionato che spericolato. Dopo la cessione di Higuain, il Napoli sta operando in maniera oculata sul mercato e le prime uscite stanno confermando quanto la squadra di Sarri sia convinta a migliorare il già eccellente campionato dell’anno scorso. Per il resto, la Roma di Spalletti ha cominciato anzitempo il suo ritrovo annuale, in virtù di una preparazione che deve far fronte ai preliminari di Champions League, così come il Sassuolo che deve affrontare i preliminari di Europa League. E tenuto conto dei problemi di Milan e Inter e dell’anonimato messo in mostra da Lazio e Fiorentina, ci sembra che il Torino del nuovo corso targato Sinisa Mihajlovic sia il più accreditato a viaggiare tra le sfere alte della classifica. Tutto questo ha un suo perché. Infatti, crediamo che il presidente Cairo e Petrachi stiano per ultimare un mercato che da più parti è considerato come quello più qualitativamente interessante degli ultimi anni. Sempre con l’occhio vigile alla spesa, i due alti rappresentanti di casa granata hanno acquistato Liajic e Iago Falque che si completano nello scacchiere tattico dell’allenatore serbo, che avrà l’opportunità di valorizzare le potenzialità tecniche e tattiche dei giovani Baselli, Belotti, Zappacosta, che avevano bisogno di essere integrati da giocatori dello stesso spessore tecnico ma con maggiore esperienza. Peccato che non sia arrivato Giaccherini che è poi passato al Napoli, perché altrimenti sarebbe stata davvero la ciliegina su una torta davvero succulenta. Con la probabile partenza di Bruno Peres che non da oggi è fortemente voluto dalla Roma, resta la grana Maksimovic. Il giocatore serbo, infatti, sembra orientato a cambiare aria perché vorrebbe andare a Napoli per giocare la Champions League e perché gli sarà assicurato dal presidente De Laurentiis un contratto che difficilmente potrà proporgli Cairo. Così fa le bizze, non presentandosi agli allenamenti e facendo arrabbiare proprio il suo allenatore, che fin dal primo momento in cui si è insediato in casa granata l’ha ritenuto uno dei punti di forza del Toro. Ma si sa che di mezzo ci sono i procuratori che propongono strade diverse e lauti guadagni. Vedremo come si evolverà la situazione. Tenuto conto di quanto detto, c’è ancora da dire che a parer nostro il Torino deve risolvere il problema del portiere. Padelli e Gomis non garantirebbero tra i pali quella tranquillità che una squadra che aspira giustamente a proporre una continuità di risultati, deve dare. Padelli sembra interessare all’Atalanta e, se così fosse, Cairo e Petrachi dovrebbero agevolarne la cessione pensando ad un acquisto importante in un ruolo che deve essere di prima fascia. Tuttavia, analizzati questi aspetti, riteniamo che già così il Torino ci sembra ben attrezzato per proporre un campionato di ottima fattura. C’è un vento nuovo che soffia verso lo Stadio Grande Torino, una nuova aria che spira dallo Stadio Filadelfia di nuova costruzione, che rinnova una passione mai sopita di antica storia granata e che da quest’anno vuole sprigionare tutto l’entusiasmo represso in tanti anni di attesa. Una ricostruzione che sembrava incepparsi nei meandri dell’eterna burocrazia di questo nostro Paese che spesso si perde tra problematiche politiche che nulla hanno a che fare con lo sport. Pensiamo davvero che, se non interverranno cause impreviste, il campionato 2016’17 rappresenterà per il Torino un anno da ricordare anche per la crescita esponenziale di una mentalità vincente che da troppi anni è apparsa opaca in tutti i suoi lati più importanti. Per questo siamo convinti che quest’anno vedremo un Torino che sarà a ridosso delle grandi squadre del campionato italiano, con il cipiglio e la grinta che deriva da una storia mai dimenticata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711mihajlovic.jpgSiNe-se-il-torino-fosse-da-primi-posti-in-classifica-1013155.htmSi100451001,02,03030287
821013153NewsCampionatiFrank De Boer è il nuovo allenatore dell’Inter.20160809195540L`Inter chiude con Roberto Mancini.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se si pensa a quella che è stata la storia recente dell’Inter, viene davvero da mettersi le mani in testa per la disperazione di ciò che sta succedendo. La società nerazzurra sembra avere perso il carisma di ciò che significa primeggiare nell’organizzazione e quindi nei risultati. Da molto tempo abbiamo registrato insanabili attriti tra la nuova società <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Suning</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mancini</b>, vuoi per incompatibilità di vedute, vuoi per il punto cruciale per cui l’allenatore Jesino è stato estromesso dal ruolo di manager che interviene sul mercato. Un po’ come dire: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Occupati di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">allenare la squadra, che al resto ci pensiamo noi”</b>. Tutto questo non è andato giù a Mancini che ha sempre preteso di avere voce in capitolo per quanto riguarda l’acquisto e la cessione dei giocatori nerazzurri. Così ha rifiutato di firmare un contratto che lo avrebbe visto allenatore (e basta) dell’Inter fino al 2018. In questo modo, alla mezzanotte del 7 Agosto si è firmata la risoluzione consensuale delle parti che si è definita con due milioni di Euro a Mancini, sciogliendo immediatamente qualsiasi rapporto. Adesso la squadra sarà affidata a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Frank De Boer</b>, il tecnico olandese tanto voluto da Thohir, pur nella sua funzione di azionista di minoranza. In questa scelta non vediamo grande lungimiranza, soprattutto in relazione al fatto che il nuovo tecnico dell’Inter avrà bisogno di tempo per conoscere il calcio italiano in tutti i suoi aspetti. Meglio sarebbe stata una figura di tecnico italiano di prima fascia, che potesse riprendere in mano il bandolo di una matassa che appare troppo ingarbugliata. Lo abbiamo già detto parecchie volte, a nostro avviso a questa Inter manca una figura di riferimento che conosca bene l’ambiente nerazzurro e che possa dirigere in modo specifico e sapiente, ciò che non sono in grado di fare i nuovi padroni dell’Inter. Bene Ausilio, e poi? Il nulla! C’è disordine e soprattutto anarchia in questa gloriosa società che ha perso la dirigenza impeccabile di un tempo che si chiamava Moratti. Angelo o Massimo che fosse, si trattava di una dirigenza fatta in casa che sapeva di passione nerazzurra. Non vogliamo certamente cadere nella dietrologia che ci condurrebbe, di fatto, nella facile retorica, tuttavia pensiamo che nonostante i problemi economici che affliggono il nostro Paese e i suoi imprenditori di sempre, resta il fatto, che il calcio, almeno a livello dirigenziale, debba essere condotto da figure nostrane. Va bene acquistare i campioni del pallone che arrivano dall’estero, anche se crediamo debbano essere comunque ristretti in un numero inferiore a quello attuale. E va pure bene che i cinesi siano interessati a investire nel nostro calcio, dando continuità e vita alle casse societarie non più floride come una volta. Ma la parte tecnica e organizzativa no, quella dovrebbe essere comunque affidata a chi conosce l’ambiente e la storia della società di appartenenza. Gente che mastichi calcio italico, che non si confonda con i problemi economici e finanziari della società. A ciascuno la propria competenza di settore, senza intrusioni o invadenze, ma con la consapevolezza di avere le credenziali del far bene. Gente giusta al posto giusto. Ben vengano i cinesi a investire nel calcio italiano, ma abbiano la ragionevolezza di volersi affidare a chi il football di casa nostra lo conosce bene. In fondo è anche nel loro interesse che le cose vadano per il verso giusto. Adesso, Frank De Boer si troverà una squadra con un Candreva appena arrivato e con altri giocatori dei quali dovrà capirne le caratteristiche tecniche per abbozzare un assetto tattico che presumibilmente si avvicinerà al credo olandese, e cioè un calcio fatto di marcature a zona e trame di gioco che si sviluppano con la coralità di squadra per le logiche offensive. Vedremo cosa accadrà. Noi siamo molto scettici. Per l’Inter e i suoi sostenitori, ci auguriamo davvero di sbagliare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711pallone8.jpgSiNfrank-de-boer-e-il-nuovo-allenatore-dell-inter-1013153.htmSi100451001,02,03030305
831013151NewsCampionatiInter, “Mala tempora currunt”.20160806175746L`Inter di Mancini preoccupa Suning<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In casa nerazzurra continua a imperare la confusione. Il cielo sopra Appiano Gentile continua a essere plumbeo e le nuvole nere non promettono nulla di buono. Questo precampionato ha registrato per Mancini una serie di cattive figure che lasciano davvero disarmati. Pur con tutte le attenuanti del caso, dobbiamo dire che l’Inter continua a essere la brutta copia della squadra che negli anni è stata l’emblema della grande corazzata. Ma dov’è quell’organizzazione di gioco, quella solidità di difesa e di quel centrocampo capace di assistere le punte in uno scambio di ruoli che si identificava in un automatismo collettivo? Si diceva che Mazzarri non sapeva mettere in campo la squadra, ma Roberto Mancini che fa? Dalle casse di Thohir, che ha assecondato il volere del tecnico nerazzurro, il quale ha ricoperto il doppio ruolo di manager e allenatore, sono usciti soldi a palate. Ma quali sono stati i risultati? Beh, sono sotto gli occhi di tutti. Reduci dalle pesanti sconfitte negli Stati Uniti in cui hanno perso 3 a 1 contro il Psg e poi hanno rimediato un secco 4 a 1 contro il Bayern, i nerazzurri di Mancini sono incappati in una scoppola di 6 gol a 1 contro il Tottenham. E’ vero, l’Inter ha giocato contro squadre forti e anche più avanti nella preparazione, tuttavia, non può essere ammissibile un risultato così eclatante nella sua negatività, che è simile a una squadra dilettantistica. No, c’è qualcosa che non va in questa Inter. Più volte abbiamo percepito aria di nervosismo in casa nerazzurra, soprattutto dopo l’insediamento dei nuovi padroni cinesi di Suning. Ma non può essere questo il nocciolo del problema, visto che anche nella gestione Thohir le cose non andavano meglio. Ma allora qual è il problema di questa società che non sa esprimere il calcio ad alti livelli come da antico copione? A parer nostro c’è una confusione di base che nasce dalla società stessa e si propaga alla squadra. Zanetti, Ausilio e Mancini, non sembrano essere la triade ideale e la nuova società cinese sembra riflettere sul da farsi, mentre il mercato nerazzurro che va a rilento nonostante l’ottimo acquisto di Candreva, non sembra essere all’altezza della situazione per rientrare a far parte del novero delle squadre partecipanti alla Champions League. Poco, troppo poco è stato fatto fino adesso, tenuto conto che l’assillo di rischiare di perdere anche Icardi e Jovetic, non fa certo piacere a Mancini. Ma è la difesa che dovrebbe essere potenziata, cercando di registrare un reparto che sembra davvero in confusione totale. E non è un caso che contro Psg, Bayern e Tottenham si siano incassati ben 13 gol, da parte di una difesa che si è fatta trovare sempre impreparata. Certo, anche il centrocampo ha le sue colpe nel non aver cercato di interdire e correre in aiuto del reparto difensivo. Ma sono i meccanismi di un gioco che sembra essere sempre improvvisato e mai chiaro nelle sue iniziative. Obiettivamente, non vediamo con ottimismo una situazione futuribile che ha bisogno di riflettere sui punti nevralgici sin qui esposti. Ci auguriamo di sbagliare, ma ciò che questa Inter ha proposto da due anni a questa parte, non lascia spazio a un miglioramento sul piano organizzativo e tecnico. Non crediamo che il solo cambio di allenatore cambierebbe la situazione attuale, forse potrebbe essere un tentativo. Ma è nei membri della società che si deve intervenire e Suning ci impiegherà un po’ a capirlo. Non perché non sia in grado di farlo, ma più semplicemente perché per entrare a conoscere i meccanismi del calcio italiano ci vuole del tempo. I tifosi interisti avranno questa pazienza?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711roberto_mancini_01.jpgSiNinter-mala-tempora-currunt-1013151.htmSi100451001,02,03030321
841013140NewsEditorialeTorino respira la letteratura di Pirandello, grazie a Linguadoc Communication.20160701174244Calcio e letteratura, un binomio interessante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Il fu Mattia Pascal” – “Uno, nessuno e centomila” – “Così è (se vi pare)”. Non sono solo reminiscenze scolastiche di una letteratura pirandelliana senza tempo, ma è il carezzevole – romantico piacere di abbandonarsi alle filosofie letterarie di uno scrittore, poeta e drammaturgo italiano, insignito del Premio Nobel e di tante altre meritatissime benemerenze. Luigi Pirandello vive ancora oggi in noi attraverso i suoi testi, nonostante il mondo sia cambiato nell’interpretazione ma non nel suo significato più profondo che resta pur sempre legato alla genesi dell’uomo, con le sue negatività ma anche con la sua naturale positività. A Torino, grazie a Linguadoc Communication, al regista Giulio Graglia e a Sabrina Gonzatto – figura di spicco per le relazioni, l’intrattenimento e le idee messe in atto, prosegue il 10° Festival Nazionale Luigi Pirandello. Un successo di pubblico che dopo dieci anni dalla sua prima programmazione, non ci stupisce più per la cura, la lunga preparazione e l’attenzione, che un evento culturale di così grande importanza richiede nei mini particolari. D’altra parte, per il regista televisivo e teatrale Giulio Graglia nulla è lasciato al caso, all’improvvisazione. Da sempre legato a Pirandello, non solo per le sue reminiscenze scolastiche ma anche per i suoi legami di vacanza estiva con Coazze, un paesino che si pone sulle alture della Val Sangone Piemontese, dove Luigi Pirandello trascorse con la famiglia un intenso periodo di vacanza nell’estate del 1901, su invito della sorella Lina e del cognato Calogero De Castro che vivevano a Torino. Da Girgenti a Coazze attraversando tutta l’Italia, ma senza perdere mai il “vizietto” di scrivere, di annotare sensazioni, emozioni, momenti che parlano della gente di quel paesino della Val Sangone.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Per questo creò il “Taccuino di Coazze”, che resterà indelebile nel tempo per racchiudere alcune novelle nel romanzo “Suo marito”, “ nella poesia “Cargiore”, e nel titolo dell’opera teatrale “Ciascuno a suo modo”. Ma nella interessante programmazione del Festival Pirandello c’è stato anche lo spazio per un dibattito sul rapporto tra sport e letteratura, quando al Circolo della Stampa di Torino è stato presentato “Pirandello VS Soriano” che ha visto i giornalisti Luciano Borghesan e Darwin Pastorin impegnati in un testa a testa, con Sabrina Gonzatto a far da arbitro. Poi, tutti in campo a giocare una partita tra Pirandelliani e Toro Team Club. E ancora gli appuntamenti nella splendida location del Circolo dei Lettori. Pomeriggi culturali che si sono incrociati tra dibattiti medico – scientifici ed etici, e appuntamenti in cui si è parlato di enogastronomia della cultura piemontese e internazionale. In fine il teatro in tutto il suo splendore. Al Gobetti, due spettacoli teatrali<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>che hanno avuto un grande seguito di pubblico: “Il Fu Mattia Pascal”, un classico di Pirandello recitato in un monologo dall’attore Giovanni Mongiano e poi “Cecè La Morsa” a cura dell’Accademia dei Folli. Poi ancora “Sporting”, con la partecipazione di Mauro Berruto, l’allenatore di pallavolo che è stato ospite fisso della Domenica Sportiva, ed è grande tifoso del Torino. Adesso, con l’inizio del mese di Luglio e la sfrenata voglia di stare all’aperto sotto un cielo di stelle, tutti a Coazze per assistere a “Il ritorno del Premio Nobel a Coazze” in programma giorno 7. Poi, il 14 Luglio ancora la ripetizione de “Il Fu Mattia Pascal”, in quella Val Sangone in cui, proprio a Coazze, si erge il campanile della chiesa su cui è scritto “Ognuno a suo modo”. Emblematica testimonianza Pirandelliana.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-campanile-coazze-con-la-scritta-di-pirandello.jpgSiNtorino-respira-la-letteratura-di-pirandello-grazie-a-linguadoc-communication-1013140.htmSi100451001,02,03030391
851013132NewsCoppeL’attesa è finita, gli azzurri alla prova di Europa 201620160613185250Palla al centro e fischio d`inizio. Auguri azzurri!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Inizia Belgio Italia. Adesso la risposta sarà data solo dal campo e le parole saranno solo il commento di quanto visto. Il motto è: “Vietato avere paura”. Dopo tanta pretattica di Antonio Conte sulla formazione che scenderà in campo, in base a quanto riportato dagli organi d’informazione è possibile immaginare che le punte saranno Pellè e Eder, con un assetto tattico del 3-5-2 che prevede la difesa della Juventus con Buffon in porta, Barzagli, Bonucci, Chiellini e un centrocampo che vede Candreva, Parolo, De Rossi, Giaccherini e Darmian. E mentre i nostri avversari si schiereranno con un più offensivo 4-3-3, gli azzurri di Conte impronteranno il loro gioco sugli esterni d’attacco. E’ il tema che caratterizza da sempre il credo calcistico del C.T. azzurro che crede nella compattezza della squadra, nel movimento senza palla e nella verticalizzazione del gioco. Una sorta di costante maniacale della perfezione, che non prevede momenti di sosta o rallentamenti di tensione. Sempre lì a rincorrere il pallone, a chiudere i varchi e ripartire con idee chiare e lo sguardo possibilmente rivolto agli esterni Candreva o Darmian, che dovranno proporre al centro dell’area palloni da trasformare in gol. Certo, questo è il disegno teorico di una Italia che deve badare a se stessa, prima ancora di preoccuparsi degli altri. C’è poca qualità, questo si è detto fin dall’inizio. Ma in mancanza di leader che possano fare la differenza, Conte gioca la carta dell’essenzialità, dell’unione di gruppo, del senso di responsabilità che,comunque vadano le cose, non si debba fare appello al rimpianto di non avere dato tutto quello che c’era da dare. Senza rimpianti, ma con l’orgoglio di dire noi siamo l’Italia, tutti ci guardano e non possiamo deludere nessuno. In fondo ne va di mezzo l’immagine e la professionalità costruita in tanti anni di carriera. E’ questione di serietà,di preparazione fisica e mentale. Su questo, Conte è intransigente, così come lo era alla Juve. E i risultati si sono visti. Anche quando vinci 2 a 0 e sei a un minuto dalla fine, non puoi permetterti di sbagliare e fare il gioco dell’avversario. Questi saranno i temi che dovranno svolgere con diligenza gli azzurri, per colmare quel gap che la separa dalle autorevoli nazionali europee. Vedi Francia, Germania, Spagna, Belgio, che si presentano con i favori del pronostico per avere qualità e leader capaci di fare la differenza. Ma l’Italia, che fa di necessità virtù, vuole ribaltare questa tendenza con il significato di squadra unita e il mordente di chi non ha i favori del pronostico e vuole stupire anche i più scettici opinionisti del pallone. D’altra parte, la storia del calcio italiano ci ha insegnato che le cose migliori degli azzurri sono sempre arrivate nel momento in cui nessuno ci credeva, Sarà così anche questa volta?</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Lionefl0711fl0711conte-6.jpgSiNl-attesa-e-finita-gli-azzurri-alla-prova-di-europa-2016-1013132.htmSi100451001,02,03030339
861013131NewsCoppePietro Anastasi: “L’Italia? È un azzurro senza stelle”20160611101655Intervista con l`ex calciatore della Juventus e della Nazionale Italiana.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Dopo l’1 a 1 nella prima sfida, Italia e Jugoslavia si sono affrontate nella ripetizione della finale dei Campionati Europei UEFA 1968. Gli azzurri, già in vantaggio, hanno trovato il gol della sicurezza al quarto d’ora della ripresa con Pietro Anastasi, che con una conclusione in girata dal limite dell’aria certifica il primo e tuttora unico titolo continentale per l’Italia.”</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> Ricordi da incorniciare che si rispolverano di tanto in tanto come qualcosa di indelebile e che fa parte della storia del calcio italiano. E’ l’arricchimento totale di un calcio che ci riporta a ritroso nel tempo, quando il mondo era diverso, quando il pallone giocato era diverso, quando noi stessi eravamo diversi. E’ un affiorare di emozioni e ricordi che un po’ appaiono malinconici e un po’ ti rendono orgoglioso di quel momento, di quel gol spettacolare che ancora oggi appare da cineteca. Già, quel gol in mezza girata dal limite dell’area che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b> infilò nella porta della Jugoslavia, decretando l’alzata al cielo della Coppa d’Europa in una indimenticabile notte romana. Di questo e altro parliamo in questa intervista con lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b>, il siculo ex centravanti della Juventus e della Nazionale che ha scritto la storia di quegli anni sessanta sui libri del calcio italiano. L’occasione è ideale, proprio nel momento in cui inizia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Europa 2016.</b> </span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Pietro, cosa ricordi di quella notte azzurra dell’Olimpico di Roma, in cui hai segnato il gol del 2 a 0 che decretò per l’Italia la conquista della prima e ancora unica Coppa d’Europa?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“I ricordi sono tanti e tutti bellissimi, se pensiamo soprattutto che avevo vent’anni e una carriera che cominciava nel migliore dei modi. Ricordo che la Jugoslavia era una grande squadra e nella prima partita, che loro avrebbero potuto vincere, ci hanno preso sottogamba. Questa è stata fondamentalmente la chiave di un match che abbiamo pareggiato 1 a 1. Nella seconda partita, invece, dopo il primo gol segnato da Gigi Riva realizzai la seconda rete che determinò la conquista della Coppa d’Europa.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Dopo aver fatto quel bellissimo gol in mezza rovesciata dal limite dell’area, che cosa hai provato in quel momento?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Ti lascio immaginare cosa può provare un ragazzo di 20 anni che fa un gol del genere in una notte stellare. Vedere tutti i compagni di squadra che venivano ad abbracciarti è stata un’emozione unica, un sogno che calcisticamente si era realizzato per me, per i miei compagni e per l’Italia intera. In carriera ho avuto altre soddisfazioni ed emozioni intense, ma quella notte del 10 Giugno 1968 la ricorderò per sempre”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Tra l’altro, in quella occasione sei stato anche insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana. </font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Si, una bella attestazione ufficiale che ben si completava a mille altre grandi soddisfazioni di quel momento. Ricordo anche che in quella occasione, al contrario dei miei compagni di squadra che erano più vecchi di me, si è dovuto fare un’eccezione perché non avevo ancora compiuto 21 anni.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Cosa pensi della Nazionale di Conte?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Penso che è un azzurro senza stelle. I gravi infortuni di Marchisio, di Verratti e di altri giocatori, hanno costretto Conte a dover ridisegnare una Nazionale che deve in qualche modo essere competitiva al massimo. Personalmente non sono ottimista, perché sono dell’avviso che tecnicamente non è sicuramente una delle migliori nazionali degli ultimi tempi. Ottimi i giocatori convocati da Conte, ma non c’è un Del Piero, un Totti e neanche un Baggio che possa fare la differenza. Manca il classico leader di squadra. Tuttavia, è necessario aggrapparsi al senso del gruppo unito, alla grinta e alla determinazione che Conte sa dare alla squadra,così come fece alla Juventus.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Se tu fossi stato al posto di Conte, avresti convocato gli stessi giocatori o ti saresti orientato verso altri?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Conosco Leonardo Pavoletti per averlo visto giocare nel Varese. E’ una punta di ottima qualità, capace di fare molti gol. Ecco,se fossi stato io il C.T. della Nazionale lo avrei convocato, tenuto anche conto che non abbiamo il Riva della situazione, sul quale potere costruire l’attacco attorno a lui. Ci sono buoni giocatori, ma mancano i giocatori in grado di fare la differenza, così come il Portogallo di Cristiano Ronaldo e altre illustri Nazionali.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Pietro, tra i tuoi pronostici, chi vincerà il Campionato d’Europa 2016?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Partendo dal presupposto che tutte le volte che la Nazionale Italiana parte sfavorita, è statisticamente provato che fa ottimi risultati. Penso che arrivare nelle prime quattro squadre d’Europa sia già un ottimo risultato. Vedo la Francia favorita. Subito dopo la Germania, la Spagna e anche il Belgio potrebbe rappresentare una bella novità per la sua robustezza di squadra che è di ottimo livello tecnico. Poi c’è sempre la sorpresa, sarà l’Italia? E’ l’augurio sincero da parte di tutti gli sportivi e il mio in particolare.”</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi:-l-italia-è-un-azzurro-senza-stelle-1013131.htmSi100451001,02,03030343
871013130NewsEditorialeLe lacrime di Cosmi e l’abbraccio consolatore di Oddo.20160610154734Una finale play off caratterizzata da risvolti umani.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Ma che cos’è mai questo calcio che prima si presenta cinico e spietato come&nbsp;fosse la sintesi &nbsp;di&nbsp;“ Mors tua, vita mea”, e poi si scioglie inaspettatamente nella fragilità&nbsp;di momenti che ne esaltano i sentimenti umani. Così come sono andate le cose sul campo del Trapani, in occasione del match di ritorno play off contro il Pescara per la conquista della Serie A, avrebbero dovuto esserci due squadre promosse. Non solo per la qualità del gioco e dell’agonismo messo in campo dalle due contendenti, ma anche per ciò che hanno espresso durante l’arco di tutto il campionato. Ma la cosa che più ha colpito l’opinione sportiva e non solo, sono state le lacrime di delusione consumate alla fine della partita da Serse Cosmi, l’allenatore del Trapani che rimasto solo e seduto sulla sua panchina, si è lasciato andare ad un inarrestabile pianto dirotto. Un sogno di promozione a lungo accarezzato e poi svanito nel nulla. Ma la bellezza di un episodio che difficilmente vediamo nei campi di gioco, ci parla di un gesto unico dal gusto deamicisiano, che si avvicina al libro cuore. Oddo, infatti, l’allenatore del Pescara che ha raggiunto la promozione in Serie A, prima di andare ad esultare e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>festeggiare con i suoi ragazzi, si è seduto accanto a Cosmi e lo ha abbracciato in maniera forte, intensa, consolatoria, proprio come fosse suo padre. Commuove davvero questa scena che ci fa ricredere su un calcio ricco di emozioni ma sempre più arido di sentimenti. Al di là dell’amarezza di Cosmi per la mancata promozione del suo Trapani, dobbiamo dire che in quelle copiose lacrime dell’allenatore della squadra siciliana, il calcio italiano ha ritrovato un personaggio vero, autentico, capace di incarnare il vero spirito di uno sport che ha perso il significato umano. Troppi sono gli interessi e i partner commerciali che si infiltrano in un tessuto di sicuro investimento economico, che non possono dare spazio ai sentimenti e alle delusioni dei perdenti. Vincere è l’unica cosa che conta. Arrivare secondi è come partecipare con la logica anacronistica di De Coubertin; non serve a nulla. Ma i sentimenti? quelli no, non c’è più spazio. Chi vince è giusto che gioisca, mentre chi perde resti pure a rosicare di rabbia e delusione. E’ la sintesi del calcio di oggi; tutto interessi, programmazione perfetta, investimenti, guadagni allucinanti e spietatezza di sentimenti. Quasi a godere degli insuccessi altrui. Tanto sei tu importante, perché vinci. Per questo motivo, l’inusuale gesto manifestato da Oddo nei confronti di Cosmi, assume carattere di grande importanza umana. Sentimenti che si infiltrano tra le piccole e ormai assottigliate fessure di un pallone, che dimenticando l’essere è pura immagine dell’apparire.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Trapanifl0711fl0711foto-cosmi---oddo.jpgSiNle-lacrime-di-cosmi-e-l-abbraccio-consolatore-di-oddo-1013130.htmSi100451001,02,03030293
881013128NewsCampionatiCalcio, idea Cina.20160607160228Gli investimenti cinesi e nuove idee occupazionali nel calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">C’è una nuova tendenza che sta stravolgendo in poco tempo il mondo del calcio italiano. La Cina avanza in maniera significativa e, attraverso i suoi grandi investimenti, ha deciso di accorciare in breve tempo quel gap abissale che per qualità e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>importanza ha fatto da sempre la differenza tra il pallone europeo e quello orientale. E’ notizia di questi giorni che l’Inter è stata acquistata da Suning, il colosso cinese di elettrodomestici, mentre a breve tempo si attende pure il passaggio di proprietà tra il Milan di Berlusconi e altro gruppo cinese. Segno che questi orientali, forti del loro potere economico, hanno deciso di affondare in Italia i propri interessi legati al calcio. Un’idea cinese capace di intersecarsi tra passione per il calcio e programmi di un investimento commerciale che già stanno danno i suoi frutti a Pechino. Infatti, dopo l’acquisto ufficiale dell’Inter ad opera di Suning, si è scatenata una campagna mediatica mai vista in metropolitana nella città cinese. Un milione di passeggeri al giorno possono beneficiare di centinaia di manifesti affissi ovunque, dove è proprio il calcio a fare da testimonial della qualità dei prodotti della catena commerciale più estesa della Cina con ben 1.600 negozi. Sono prove capaci di farci riflettere sull’importanza di un investimento legato al calcio, che per lievitazione di immagine e quindi di profitti economici, non trova migliori idee di moltiplicazione di interessi commerciali. E poi c’è la passione per il pallone con l’interesse di migliorarne la cultura in una terra cinese che scalpita per potere essere all’altezza della situazione, vincendo entro il 2050 la loro prima coppa del mondo di calcio. Un progetto davvero ambizioso che questa Cina dimostra di volere fare suo blandendo futili proclami, ma andando al sodo in maniera pragmatica. Francesco Abbonizio, allenatore di calcio presso Ole Footbal School, vive a Pechino dal 2007. Scelta di vita non facile la sua, ma adesso, dopo nove anni di permanenza e lavoro in Cina, sta raccogliendo i frutti del suo credere di portare la cultura del nostro football in terra orientale. All’inizio ha cominciato a lavorare per una scuola calcio privata: “All’epoca erano soltanto tre o quattro le scuole calcio a Pechino, e i bambini che si iscrivevano erano solo stranieri. Oggi saranno duecento le società di calcio, e il 30% dei bambini sono cinesi” dice Abbonizio. Segno di una crescita esponenziale, che a livello culturale e di perfezionamento calcistico tocca i vertici di un interesse che vede nell’immediato futuro anche sbocchi economici e occupazionali di settore. Oggi, Francesco Abbonizio si è messo in proprio e con altri tre colleghi gestisce a Pechino una scuola calcio di un centinaio di ragazzi dai sei ai dodici anni. Inoltre, sono incaricati da diverse scuole locali di gestire le attività extracurriculari legati al calcio, prendendosi cura della formazione di 700 bambini. Dunque, un calcio che parla orientale non soltanto per <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>l’alto potere economico della Cina, ma anche per la capacità imprenditoriale nel sapere investire su quel pallone che da sempre è stato fonte di guadagno e passione senza limiti.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711pallone8.jpgSiNcalcio-idea-cina-1013128.htmSi100451001,02,03030391
891013119NewsCampionatiDavid William Caruso, tra musica rock e ultras laziale. 20160518142927La passione per la Lazio vista dalla parte degli ultras, si interseca all`amore per la musica rock. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Nel variegato mondo della musica moderna, capita spesso di conoscere personaggi che per le loro peculiarità artistiche e umane, fanno la differenza e, per questo, sono capaci di stuzzicare la curiosità della gente. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">David William Caruso</b> nasce a Roma nel 1984 e studia pianoforte fin dall’età di 6 anni. A 16 anni prende in mano la chitarra e la suona da autodidatta. Inizia a cantare da piccolo, accompagnato da suo padre. Intanto passano gli anni e David si accorge che la musica rappresenta il senso della sua vita. Il rock è il genere musicale che più si confà con il suo modo d’essere e così inizia un percorso musicale che oggi lo pone tra le più interessanti proposte musicali dello scenario italiano. Ma c’è un altro aspetto importante di questo giovane artista romano: il suo amore per la Lazio e il modo di interpretarlo attraverso la filosofia degli ultras. Una fede che nasce fin da quando era piccolo, per essere vissuto in una famiglia dai colori biancocelesti. E non è un caso che tra le tante incisioni discografiche di David William Caruso ci sia l’inno della Lazio intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Avanti</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lazio”</b>. Ultimamente ha anche girato il video del primo singolo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vita da ultras”</b> tratto dal suo album <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non voglio rimorsi”.</b> E’ notizia di questi giorni, l’uscita del suo primo singolo intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Splendida così”.</b> Ma noi che ci occupiamo di sport a tuttotondo, abbiamo voluto intervistare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">David William Caruso</b> nella veste di tifoso ma anche di appassionato di calcio, cercando di entrare al contempo nel particolare mondo degli ultras da stadio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Vita da Ultras. A chi pensa che la figura dell’ultras da stadio sia da considerare pericolosa. Tu cosa rispondi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Non posso negare che in parte lo è. Ma difficilmente nuoce alle persone “qualunque”. Il mondo ultras è una ricerca del fronte avversario e non di famiglie e bambini. Il calcio è uno sport popolare nel significato stesso della parola non in senso di fama. E' praticato e seguito anche e soprattutto nelle periferie dove spesso il degrado, in concomitanza con una miriade di problematiche sociali diverse, sfocia anche nel mondo ultras. E' inevitabile. In Inghilterra sono riusciti con leggi ferree ad assicurare tranquillità all'interno degli stadi. Ma ciò che accade fuori, in privato è un mondo poco conosciuto dai comuni tifosi, ma ben radicato in fazioni e persone molto numerose.” <br> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ascoltando “Avanti Lazio”, l’inno che hai scritto per la tua squadra del cuore, mi è rimasta impressa una frase “Con le voci ogni domenica paghiamo il nostro dazio”. Perché?</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Beh la frase che hai scelto mi “preme” in particolar modo perché unisce i miei due amori. Amo cantare e amo la mia squadra e l'unico modo che ho per ricambiare al meglio delle mie possibilità, l'amore verso i miei colori è usare la mia “canna” vocale e sputare fiato come se fossimo in 20 a cantare.”<br> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Penso che la tua passione per la Lazio risalga da varie generazioni di famiglia. Da tuo nonno, a papà, a te e tuo fratello. Ma dentro di te si erge l’anima dura che esprimi attraverso la tua musica. Sembra quasi una risposta a muso duro verso un mondo avverso. E’ così?</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“La mia fede, la mia religione, proviene da entrambi i miei nonni. Venuti a Roma quando la Lazio era (e lo è ancora) l'unica squadra della capitale. Trasmessa da mio padre a me e mio fratello entrambi meno “facinorosi” e più calmi rispetto a me. Loro lo chiamano “temperamento artistico”. Io, perdonate il lessico, lo chiamo “incazzatura”. E' bello quando qualcosa ti viene tramandata. Anche se a scuola tu sei solo e “loro” sono tanti. Anche se devi abituarti a rispondere presto nei bar già da piccolo alla domanda “sei d' a' Lazio e 'n te vergogni?!”. La risposta ve la risparmio perchè la scurrilità preferisco lasciarla a loro e allo stadio dove mi è concesso. Scrivere l'inno e pensare a loro, tutti loro, è stato magnifico. La vera dedica va alla persona che mi ha motivato a scrivere questo brano: un grande uomo di principi. Sono felice di essere riuscito a scrivere qualcosa di diverso senza usare la solita terminologia “cielo , cuore , amore”. Ho voluto scrivere qualcosa che carichi gli 11 leoni che scendono nel santuario del pallone la domenica per dirgli : “Ragazzi … noi <br> siamo il dodicesimo in campo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi dei gemellaggi di certe tifoserie?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“I gemellaggi nascono spesso da amicizie createsi per diversi motivi: giocatori comuni, tifoserie affini nel loro atteggiamento ed, a volte, anche per motivi politici. Devo ammettere che però è davvero una cosa bella. Quando incontri determinate squadre e le loro tifoserie gemellate con la propria vieni trattato come uno di famiglia. E' strano ma questa è una cosa che amo del calcio. Entrare a Londra con la maglia della Lazio con il nome Di Canio sulla schiena, in un pub nei pressi di Upton Park ed essere sommerso da abbracci e birra è davvero una cosa strana e calorosa allo stesso tempo. Niente di male, insomma.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Da Chinaglia a Miro Klose, passando da Di Canio. E’ la storia di una Lazio che ha fatto sognare i suoi tifosi</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“La storia della mia Lazio passa anche dai nomi da te citati. Guerrieri, gente con gli attributi. Vanto della maglia che indosso la Domenica. Ma tanti nomi hanno fatto la storia e sono meno menzionati. Da Nesta, a Gazza, da Maestrelli a Fiorini. La rosa non è così bella senza spine e nella nostra storia di spine ne abbiamo avute molte lo ammetto. Ma che bella storia quando l'allenatore per antonomasia di questo secolo dice di aver incontrato la migliore squadra mai vista ed è proprio la mia Lazio. Di tante spine una non riusciamo proprio a toglierla , ma il tempo non guarda in faccia nessuno e spero ci aiuti presto. Tornerà il sereno!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi del calcio italiano e di questa Juventus che ha vinto cinque scudetti consecutivi? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Negli anni ho notato che una sola cosa accomuna tutte le tifoserie italiane: l'astio nei confronti della Juventus. Nei suoi trascorsi ha avuto tante “macchie” ed io personalmente non amo affatto alcuni loro idoli (in particolare Platini). Il calcio italiano oggi è calato nel suo prestigio perchè gli investitori non vengono certo a buttare i soldi qui in mazzette e burocrazia infinita per poter avere uno stadio proprio. Quotarsi in borsa , merchandising, insomma rispecchia la situazione socio-politica del nostro Paese. Devo però riconoscere che questa Juve ha davvero un organico molto forte. Giocatori unici come Pogba e Dybala. Ma soprattutto le partite le vince in difesa. Può permettersi di schierare spesso un uomo in più in mezzo al campo sostenuta da una difesa a 3 con Buffon che ancora fa reparto da solo. Poi che Chiellini dovrebbe finire la metà delle partite che gioca prima del fischio finale è solo un mio parere. Ma tanto di cappello a quello che sta facendo negli ultimi anni. Ma non riesco a perdonare anni di supremazia conquistata in modo losco e non </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>troppo cristallino.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il tuo pensiero su Higuain e il Napoli di Sarri ?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“E' il giocatore che tutti vorrebbero, tra i miei preferiti nel mondo. Oltre alla sua prolificità è un guerriero, un combattente. Uno che non ci sta a perdere! Forse l'unico vero Top Player (punta) nel nostro campionato paragonabile con i Top Players dei grandi club europei. 36 reti in questa stagione… uomo che fa reparto da solo. Lo scatto d'ira tanto biasimato è emblematico di quanta grinta possegga! Averlo in prestito non ci dispiacerebbe, anche se mi accontenterei di un ottimo Gabbiadini. Lo so “sto a sognà”, come si dice dalle mie parti. Per quanto riguarda Sarri non credo di essere l'unico incredulo. Lo scetticismo iniziale è stato spazzato via dopo il primo mese e mezzo. Non sono un amante del suo predecessore ma questa è un'altra storia. Credo che in una squadra di calcio influiscano tanti fattori: allenamento, strategia, tattica, spogliatoio, incitamento. Poi c'è un termine poco usato che io chiamo “alchimia”. Questo è necessario in una squadra vincente. E questo Napoli lo possiede. Un paio di rinforzi dietro come si deve e la Juve faticherà l'anno prossimo anche se a mio parere meritava qualcosina in più in Champions quest'anno.” <br> </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Ritornando alla tua Lazio. Perché non riesce più da anni a reinserirsi nel novero delle prime squadre della classifica italiana?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Citando un film che adoro,“la risposta al 90% delle domande è sempre :soldi”. La Lazio non sta investendo e non ha investitori come i top club stranieri. Quest'anno abbiamo avuto un'occasione e l'abbiamo buttata via. Era nata già “storta” perchè proveniva da un miracolo e cioè l'errore dal dischetto del Pepita nello scontro diretto. Ma non sono arrivati rinforzi. Pioli completamente incapace di capire non tanto il valore quanto la posizione, la scelta e le capacità degli uomini schierati in mezzo al campo. Una preparazione atletica ridicola a fare foto e autografi tra le montagne stile Heidi. No, non ci siamo proprio. Il pre-campionato è fondamentale. La Juve ne sa qualcosa visto l'inizio disastroso quest'anno. Sono un sostenitore della circolazione di tanti soldi nel calcio ai giocatori. Ma il lavoro è lavoro. Divertiti a Formentera ma se mi ritorni con 3 kg in più di birra sulla pancia te li tiro giù a calci nel sedere. Questo anche a causa del peso che oramai posseggono i grandi procuratori non è nemmeno più concesso di farlo agli allenatori. Miro in panchina per far giocare Djordjevic ; Keita schierato per metà campionato solo negli ultimi minuti. Gli occhi ce li avete?!?!?! Li vedete i giocatori in allenamento?!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Adesso si parla di un avvicendamento nella panchina biancoceleste. Pensi che sostituire Inzaghi con Sanpaoli sia un fatto positivo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Non ho seguito l'operato di Sanpaoli (almeno per quanto riguarda la sua carriera nei club) fino ad oggi e di conseguenza per me è un'incognita. Per quanto riguarda Inzaghi, sono partito senza pregiudizi e con buone aspettative. Ma ho notato che ha uno stile di gioco particolare. Tanta zona, e pressing solo dalla propria metà campo. Non è una tattica che prediligo o che mi faccia impazzire. La miglior difesa è l'attacco e con Miro, Keita e Candreva/Anderson avrebbe potuto fare molto di più. Parolo quest'anno è stato molto deludente eppure sempre titolare inamovibile. Un giovane Cataldi quasi “bruciato”, perchè secondo le regole degli “zonaroli” in conflitto con Biglia. Non per fare paragoni assurdi ma allora il Barcellona non avrebbe mai dovuto schierare Xavi e Iniesta insieme perchè doppioni?! A calcio servono i piedi. Due mediani che fanno girare il pallone fanno anche correre il doppio gli avversari. Il centrocampo della Lazio di quest'anno, a mio modesto parere doveva essere composta da Biglia, Cataldi e Savic nel ruolo di Tre-quartista. Mi sarebbe anche piaciuto vedere Morrison più di 14 minuti totali nel campionato ma non ci è stato concesso <br> </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>questo lusso. Sarà un serial killer e non lo sappiamo? Bah!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire, David. Se tu fossi al posto del presidente Lotito, cosa faresti per il bene della Lazio? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi dimetterei all'istante! E’ il presidente della prima squadra di questa città, Capitale del nostro Paese, meritiamo rispetto e onore. I latinismi e le “pizzicate” ai giornalisti le lasciamo al parroco del </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>mio quartiere qui a Pietralata.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><br> <br> <br> <br> <br> <br> <br style="mso-special-character: line-break;"> <br style="mso-special-character: line-break;"> </span>Romafl0711fl0711dwc_splendida_cosi_cover_1440x1440-(1)-(800x800)-(640x640)-(350x350).jpgSiNdavid-william-caruso-tra-musica-rock-e-ultras-laziale-1013119.htmSi100451001,02,03030370
901013106NewsCampionatiMilano e il calcio che non è più spettacolo.20160422183734La crisi endemica delle squadre milanesi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Se il Milan piange, l’Inter non ride. Quella che una volta era la scala del calcio italiano, adesso è diventata il ritrovo di perenne delusione. Il Milan, con i suoi problemi legati a una società che non trova l’acquirente di minoranza in terra cinese e l’Inter dell’indonesiano Thohir che non parla italiano, ma che in inglese propone eterni discorsi che fanno capo a un progetto che non c’è. E intanto il gioco latita, sia dall’una che dall’altra parte. Berlusconi ha da poco licenziato Sinisa Mihajlovic sostituendolo con Cristian Brocchi; la motivazione? Il Milan non giocava come lui voleva, e cioè con il trequartista che desse la necessaria propulsione a un attacco troppo sterile e brutto da vedersi. Con Brocchi si è persino sperato nel bel gioco, ma dopo la risicata vittoria per 1 a 0 a Genova contro la Sampdoria, nella successiva partita casalinga contro il Carpi c’è stata una repentina involuzione di gioco e risultato. E così lo storico Stadio San Siro è stato spettacolo sì, ma di solenni fischi attribuiti dai tifosi rossoneri a Cristian Brocchi e a tutta la squadra. E adesso c’è pure il rischio che il neo allenatore del Milan si bruci, come sono stati bruciati a suo tempo Clarence Seedorf e Filippo Inzaghi. Ma la Milano del football vincitore negli anni che furono, adesso piange anche sul versante interista. La squadra di Mancini, infatti, riscopre la tristezza di un dèjà-vu che significa ripetere gli stessi errori. Dopo aver vinto meritatamente la partita casalinga contro il Napoli privo dello squalificato Higuain, i nerazzurri a un anno esatto di distanza, perdono a Genova contro i rossoblu di Gasperini, evidenziando lo stesso errore di sempre: sciupare i gol sottoporta. E poi quell’endemica mancanza di gioco che Mancini ha cercato in questi anni, facendo acquistare a Thohir fior di giocatori. Si sono spesi tanti soldi, ma non si è mai trovato il bandolo della matassa. Risultato? Fuori dalla Champions come nel 2015, fuori dalla Coppa Italia e fuori da ogni possibilità di rivincere uno scudetto che ormai è legato alla memoria romantica di quel triplete targato Josè Mourinho. Senza contare che il mercato dello scorso gennaio ha rappresentato un flop per la società nerazzurra ,che tra gli altri ha acquistato pure Eder, finito poi in panchina per non aver segnato neanche un gol. Troppo solo è Icardi lì davanti,cui gli si chiede pure di ritornare a dare una mano a centrocampo. Adesso anche l’Inter aspetta l’aiuto economico dai cinesi, che dovrebbero acquistare le azioni di minoranza proposte da Thohir. Insomma, c’era una volta la Milano del calcio spettacolo, delle società ricche e capaci di una conduzione gestionale con spiccate caratteristiche progettuali. Oggi San Siro piange e rimpiange un pallone, che dall’alto del cielo neanche la “Madunina de Milan” vede più.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711san siro 2.jpgSiNmilano-e-il-calcio-che-non-e-pio-spettacolo-1013106.htmSi100451001,02,03030358
911013095NewsCampionatiGigi Buffon, 974 minuti d’imbattibilità. E’ record!20160321191125Un campione, un uomo, una leggenda. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Udinese, Roma, Chievo, Genoa, Frosinone, Napoli, Bologna, Inter, Atalanta, Sassuolo e poi Torino, senza mai subire reti. Gigi Buffon si ferma a quota 974’, per effetto del gol subito su calcio di rigore tirato da Belotti nel derby di Torino al 48’. L’ultimo gol l’aveva subito sul campo della Sampdoria ad opera di Antonio Cassano al 64’. Da allora è stato custode arcigno della sua porta, fino a superare il record di Sebastiano Rossi ex portiere del Milan, che si era fermato a 929 minuti. Una storia la sua, che non è come le altre. E’ la storia di un campione vero, di un atleta integro che ha connaturato in sé la grande&nbsp;forza morale che si associa al carisma di capitano, cui i compagni fanno sempre affidamento. Un grande appeal che nasce dalla semplicità dei suoi gesti tecnici e agonistici, ma anche da un rapporto corretto che egli ha in campo e nella vita privata con i suoi compagni. Un campione vero.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Eppure sembra ieri che Gigi Buffon ha esordito in Serie A nel Parma, nel 1995 . Aveva 17 anni, essendo nato a Carrara il 28 Gennaio del 1978. Esplosività, grinta, determinazione, bravo tra i pali e fuori. Per lui, abbrancare il pallone equivale a tuffarsi con sicurezza, senza timore o incertezze di sorta. Stessa forza, stesso coraggio, stessa generosità nell’arrivare prima degli altri. Nell’area piccola il pallone è cosa sua. Un concetto da grande portiere che non può essere condiviso con gli avversari, perché carpire il pallone significa inibire.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>La sua presenza è una garanzia per ogni difesa di qualità. Eppure Gigi ha l’umiltà di dire che nessun record è figlio di un singolo; e così dice grazie a ognuno dei suoi compagni di squadra. Insomma, una leggenda che è patrimonio del calcio italiano di tutti i tempi. E se l’assegnazione del pallone d’oro non fosse sempre cosa privata per gli attaccanti, Gigi Buffon avrebbe già da molto tempo conquistato un trofeo mondiale che diremmo quasi gli spetti di diritto. Salvare un gol equivale a farlo, e se si potessero calcolare quanti gol Buffon ha sventato nella sua carriera, potremmo dire tranquillamente che è come se ne avesse fatti tantissimi. Un ruolo, il suo, che è determinante per ogni squadra che ha grandi ambizioni. Nella lunga storia del calcio, non ricordiamo squadre vincenti senza un portiere di grande qualità. D’altra parte l’ossatura di una squadra comincia proprio da un bravo portiere e continua con un ottimo centrale di difesa, un grande centrocampista e un attaccante capace di fare tanti gol. E’ la storia del calcio che inizia proprio dai pali, dal guardiano di quella porta che deve dare sicurezza anche nella regia della propria difesa. Gigi Buffon, con questo suo record d’imbattibilità ha scritto la storia dei migliori portieri al mondo di tutti i tempi, ed è stato capace di rivalutare un ruolo spesso non considerato dai giovani calciatori di oggi. Tutti vogliono fare gli attaccanti, tutti vogliono fare gol, ma Gigi,il leggendario recordman di sempre, ci ha insegnato l’importanza e la qualità di un ruolo che nella figura moderna prevede anche grandi capacità balistiche con i piedi. Buffon, portiere di razza e campione da imitare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl07111301338-3523e2cc4a60769771cc583505f2d016.jpgSiNgigi-buffon-974-minuti-d-imbattibilita-e-record-1013095.htmSi100451001,02,03030416
921013091NewsEditorialeMessina - Stadio Celeste, quel primo giorno di Alex Del Piero20160316155644Alex Del Piero, una favola cominciata a Messina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Passa il tempo in maniera veloce e inesorabile, portando via con sé i ricordi. Ma ci sono storie che per la loro importanza sono state scritte negli annali e neanche il trascorrere del tempo potrà mai cancellare. Il 15 Marzo di 23 anni fa, esordiva Alessandro Del Piero con il suo Padova allo Stadio Celeste di Messina. L’ACR Messina cercava sul suo terreno una vittoria per evitare la retrocessione contro il Padova di Sandreani che, pur non in pericolo retrocessione, era comunque in una situazione di classifica che richiedeva la massima attenzione. Era una domenica che apparentemente sembrava come tante altre. Una domenica di pallone provinciale, i cui connotati non erano particolarmente esaltanti ai fini delle grandi attenzioni mediatiche. Ma quella domenica fu particolare, perché&nbsp;rappresentò l’inizio di una storia che a raccontarla è dolce come una favola. La favola di un ragazzo mingherlino di 17 anni, che dal momento in cui il suo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sandreani</b> rivolgendosi alla panchina, esclamò: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Alessandro, adesso entri tu”</b>, cambiò completamente la sua vita. Era incredulo Alessandro, credeva persino di non aver capito. E invece quell’invito a entrare in campo era diretto proprio a lui che indossava la maglia numero 16 del Padova, una maglia talmente larga che ci stava dentro due volte. Se il manto erboso di quello storico campo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Celeste di Messina</b> potesse raccontare ancora quell’emozione unica di un ragazzo che non poteva certamente sapere cosa sarebbe stato di lui in quel mondo del calcio che ha adorato fin da bambino, sicuramente si vanterebbe non poco dell’accaduto. Lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b> nato a Conegliano in provincia di Treviso il 9 Novembre 1974, veneto di razza, è stato baciato dal destino proprio in quella terra di Sicilia così lontana dal suo Veneto. E’ il mistero della vita che non finisce mai di stupire, sai dove nasci e non sai dove ti porta il cuore. Ma quella prima volta, su quel campo si spalancarono le porte per il futuro radioso di un ragazzo apparentemente fragile e timido che fu destinato a diventare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Pinturicchio”</b> tanto amato dall’avvocato Agnelli. E pensare che quella domenica di pallone messinese sembrava quasi inconcludente, e neanche i tifosi potevano immaginare che stavano assistendo all’esordio tra i professionisti di un ragazzo che avrebbe incantato il mondo. Un campione vero che in un ventennio di Juventus ha praticamente vinto tutto quello che c’era da vincere, capace com’è stato di arrivare ad altissimi livelli professionali. Un uomo e un campione amato anche da coloro i quali non fanno il tifo per la Juventus. Una bandiera capace di incidere in maniera determinante sulla gloriosa storia della sua Juve. Lui, Alessandro Del Piero, la favola del calcio italiano che tanti giovani sognano di emulare le gesta. Ma si sa, uno su mille ce la fa. E lui ce l’ha fatta proprio in quella domenica, in quello Stadio Celeste di Messina in cui per la prima volta fu chiamato ad entrare in campo. Una bella storia di calcio che si interseca alla vita e a un destino a volte benevolo e altre volte sfortunato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711del piero 22.JPGSiNmessina-stadio-celeste-quel-primo-giorno-di-alex-del-piero-1013091.htmSi100451001,02,03030487
931013089NewsCampionatiGigi Buffon, leggenda bianconera.20160312120882Gigi Buffon, il suo record.La bella storia di un campione di calcio che è vicino al record d`imbattibilità di tutti i tempi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>In questo spregiudicato mondo del pallone, ci è capitato tante volte di intervistare campioni veri e giocatori, presunti tali, che spesso hanno dato dimostrazione di altezzosità e apparenza senza limiti. E’ il segno evidente delle scatole vuote che esteriormente appaiono belle e luminose, ma poi, nel momento in cui le apri, scopri che non c’è nulla. E’ l’eterna differenza tra uomini veri e piccoli giocatori che non scriveranno mai la loro storia di vita dedicata al calcio. Gigi Buffon, vera leggenda bianconera è invece il simbolo del campione vero e dell’uomo che c’è in lui. Capitano di tante battaglie della Juventus, egli è l’emblema di una figura sportiva di alto spessore etico, culturale e sportivo. Oggi è a un passo dal record di imbattibilità ottenuto da Sebastiano Rossi nel campionato 1993-’94 con 929 minuti. Buffon, con i suoi attuali 925 minuti di imbattibilità è a soli 4 minuti dal record di sempre, avendo già superato persino un’altra leggenda come Dino Zoff, che con 903 minuti d’imbattibilità, ottenuto nel campionato 1972-’73, si trovava in seconda posizione di classifica. Una figura, quella di Gigi Buffon, che ha ancora il senso antico dell’attaccamento alla maglia, espresso con alta professionalità e senso dei valori sportivi. La sua appartenenza alla Juventus si è concretizzata&nbsp;con i&nbsp;fatti e in maniera evidente, soprattutto in quell’anno in cui la sua squadra fu retrocessa in Serie B. Fu un anno mortificante per la levatura tecnica di un campione come lui che, al contrario di altri suoi colleghi i quali decisero di abbandonare la Juve, si accollò assieme a Del Piero e pochi altri, la responsabilità di riportare la sua squadra ai livelli che gli sono consoni. Da quel momento è stato un crescendo di momenti, di vittorie, di appuntamenti con i record, con le braccia alzate al cielo per dare visibilità ai tanti trofei conquistati. E’ una bella storia la sua, una storia scritta in maniera indelebile sul libro dei campioni veri che sono l’orgoglio del calcio italiano in tutto il mondo. E neanche le sue recenti vicissitudini di vita privata, hanno saputo distoglierlo dal suo lavoro, dalla sua alta professionalità, nonostante i mille pettegolezzi cui è stato coinvolto suo malgrado dai media di tutto il mondo. Ma lui,Gigi Buffon, con i suoi guantoni da portiere serio e di grandi capacità tecniche, ha sempre separato nettamente la sua vita privata dal suo essere professionista di un lavoro che dà successo e popolarità, ma che, proprio per questo motivo, non lascia serenità dal punto di vista della privacy. Davvero una bella storia, quella di Gigi Buffon, il grande portiere della Juventus e della Nazionale Italiana. Un ammirevole percorso professionale fatto di tanti punti di eccellenza calcistica e umana, del quale tanti giovani si accingono ad imitarne le gesta di campione e di uomo vero.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711buffon 4.jpgSiNgigi buffon il suo record-1013089.htmSi100451001,02,03030381
941013087NewsCampionatiZamparini, un padrone combina guai.20160309190231La situazione tragicomica del Palermo di Maurizio Zamparini.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Tifosi inferociti e confusione generale. Il colore rosanero del Palermo è nel pallone. Il presidente Maurizio Zamparini, con il suo carattere&nbsp; irascibile è riuscito a creare ansie, paure e reali presupposti di mancanza di lucidità gestionale. Il suo Palermo è quartultimo in classifica e rischia seriamente la retrocessione, tuttavia, il presidente rosanero continua a cambiare allenatore, talora ogni due settimane. Un atteggiamento che non porta da nessuna parte, anzi mette a libro paga numerosi allenatori che stipulano un contratto con la società rosanero e poi, dopo l’esonero, vengono pagati a vuoto. Dopo l’ennesimo allontanamento di Iachini, prima assunto, poi esonerato, e quindi richiamato e ancora allontanato per effetto delle dimissioni dello stesso Iachini, adesso si pensa a mettere sotto contratto Walter Novellino. Anche Ballardini, prima chiamato a sedere sulla panchina dei rosanero e poi esonerato, ha declinato gentilmente l’invito a ritornare ad allenare il Palermo. Una situazione tragicomica che si dipana in più atti, esattamente come fosse una commedia; la commedia del pallone rosanero. E dopotutto questo caos, il consiglio che possiamo dare a Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, è quello di auto esonerarsi. Comiche di un calcio che non esiste da nessuna altra parte del mondo, che non giustificherebbe neanche la conduzione di una società di calcio dilettantistica di terza divisione, altro che calcio di Serie A. Zamparini ha cambiato 9 allenatori in 8 mesi. Figure di nuovi e vecchi allenatori che si alternano come fossero ciliegie. Dici una e poi basta. E invece continui a mangiarne, proprio come fossero ciliegie. Di questo presidente, sia il Palermo che il calcio italiano, non ne possono più. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Meglio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">retrocedere”</b> dicono i tifosi inferociti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“almeno così finisce questa farsa”.</b> E, in effetti, di logico non c’è proprio nulla, nella conduzione gestionale del Palermo calcio. Nulla che possa far prevedere la continuità di un presidente che ha fatto più danni che cose buone. A parer nostro, se la società si trova in questa posizione di classifica, l’unico colpevole è proprio lui, il presidente Maurizio Zamparini, che non ha saputo scegliere l’allenatore giusto cui affidare una squadra che, evidentemente, non è stata costruita bene dal punto di vista tecnico. Abbiamo sempre pensato che nel calcio non s’inventa nulla e, senza i presupposti di creare con i fatti un’organizzazione e una programmazione capace e costruttiva, non vai da nessuna parte. La competenza calcistica va oltre i proclami fatti attraverso le urla e i toni alti sbandierati ai quattro venti. E’ finito il tempo del padrone che investe del denaro e tutti devono sottostare al proprio volere. Qui, nel Palermo calcio, con questo modo di agire, siamo lontani anni luce da quello che è il vero senso del calcio moderno. Non serve l’arroganza e non serve neppure questo atteggiamento atavico di un presidente, come Zamparini, che dà pure del “deficiente” all’allenatore (Iachini), il quale è stato scelto proprio <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>da lui stesso. Ma qual è a questo punto la soluzione per far uscire dal tunnel un Palermo che sente avvicinarsi a grandi passi lo spettro della retrocessione? Chissà, magari se Zamparini stesso decidesse di sedersi in panchina, fare l’allenatore e poi esonerarsi, potrebbe essere un’idea? O no?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Palermofl0711fl0711zamparini-.jpgSiNzamparini-un-padrone-combina-guai-1013087.htmSi100451001,02,03030395
951013064NewsCampionatiMilan e Inter, sarà l’anno della rinascita?20150801174235La scala del calcio italiano, freme per il ritorno ai fasti del passato. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: " times="" new="" roman","serif";="" font-size:="" 12pt;"="">Da troppo tempo ormai, la scala del calcio italiano attende di rivedere le sue due squadre maggiori, Milan e Inter, ritornare ai fasti di un tempo. E, visto il calciomercato sin qui condotto dalle due società, pensiamo davvero che il campionato 2015’16, ristabilirà finalmente quelle posizioni di classifica che queste due gloriose squadre italiane meritano. Tuttavia, nonostante i numerosi acquisti e i rinnovamenti adottati da Milan e Inter, notiamo fin da adesso delle differenze tecnico tattiche che si riconducono alla differente scuola di pensiero dei due tecnici, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic e Mancini.</b> Due amici, due ex giocatori che sono stati diversi per stile, per tecnica, per ruoli occupati in campo e per mentalità calcistica, che oggi si riflettono sull’impostazione tattica delle loro rispettive squadre. Molto concreto, arcigno e attento a neutralizzare la fonte del gioco avversaria è il Milan, mentre l’Inter si abbandona spesso a un bel gioco propositivo, capace di perdersi nel suo narcisismo e creare gravi problemi alla difesa che non è ben supportata da un centrocampo troppo attento a offendere, piuttosto che a interdire. Queste sono state le prime indicazioni espresse durante il calcio d’estate in Cina, nel bel mezzo di una calura asfissiante che rendeva evidente un altissimo grado di umidità. Certo, alcune indicazioni non possono essere ancora considerate definitive, tuttavia, è ben evidente ciò che sarà in campionato il Milan di Mihajlovic e l’Inter di Mancini. I rossoneri visti contro il Real Madrid e nel derby contro l’Inter, hanno espresso grande attenzione a centrocampo, una zona nevralgica di gioco che ha dato grandi risultati di contenimento e capacità nelle ripartenze. De Jong, Poli e Bertolacci si combinano bene tra loro e fanno filtro tra il centrocampo e la trequarti campo, andando a pressare alto l’avversario nella sua area di rigore. A tratti sembra di rivedere la Sampdoria dell’anno scorso, compatta e decisa a prendere in mano le redini del gioco. L’Inter, invece, è attenta soltanto a creare trame di gioco atte a offendere l’avversario, ma non è ancora rodata al contenimento. Troppi svarioni e troppi buchi si creano in difesa, a causa del perdersi affannosamente in un gioco che vuole diventare bello, propositivo e vincente. Ma, si sa, nel calcio si devono registrare i vari reparti in modo da rendere più fluida una manovra, che mentalmente deve avere compattezza nei movimenti, facendo attenzione di non lasciare spazi pericolosi agli avversari che, al minimo sbaglio, ti puniscono. Sono dettagli che nel calcio hanno una grande importanza e che molto spesso determinano i risultati positivi o negativi. Comunque, vedremo che cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa, pur con i necessari margini di miglioramento, che le due squadre metteranno in campo durante l’arco del prossimo campionato, le caratteristiche tecnico – tattiche di Milan e Inter, continueranno a riflettersi sulla scuola di pensiero calcistica dei rispettivi allenatori. A un Milan pragmatico, risponderà presumibilmente un’Inter che Mancini sta plasmando con un retaggio mentale, che è tipico della migliore scuola inglese.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: " times="" new="" roman","serif";="" font-size:="" 12pt;"="">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711galliani.jpgSiNmilan-e-inter-sara-l-anno-della-rinascita-1013064.htmSi100451001,02,03030560
961013056NewsEditorialeJuventus. La sua forza? La Società!20150310151831La Juventus si avvia a conquistare il suo quarto scudetto consecutivo, tuttavia, spesso ci si dimentica di dare i giusti meriti a una Società che è emblema di organizzazione interna e valida programmazione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo la vittoria contro il Sassuolo per 1 a 0, la Juventus allunga il suo vantaggio a 11 punti sulla Roma. Diciamo subito che non è stata una bella partita, per merito della squadra di Eusebio Di Francesco che ha saputo tenere testa a una Juve apparsa stanca, talora pure pasticciona, che ha sbagliato molti passaggi, ma che alla fine ha raccolto tre punti fondamentali, grazie a una bella rete di Pogba. Oggi questa Juventus di campionato che si avvia a conquistare il suo quarto scudetto consecutivo, è sotto gli occhi di molti. Tutti parlano dei giocatori, del suo staff tecnico, del suo allenatore, ma nessuno, o quasi, ricorda di dare i meriti alla società. Sì, una società che è stata capace di supportare l’improvviso abbandono di Conte, di scegliere in corsa Allegri come sostituto di Conte, di contenere il disagio e il malcontento dei tifosi bianconeri che non volevano Allegri sulla panchina bianconera, di gestire il suo parco giocatori con diligenza e, non ultimo, di aver affrontato in maniera abile il disappunto dei media per non aver praticamente comprato alcun giocatore di valore. Tutti dicevano che con gli stessi giocatori, (Conte compreso) la Juve non avrebbe potuto continuare a vincere perché i vari Chiellini, Bonucci, Lichtsteiner, Pirlo, Marchisio, Llorente, erano stati “spremuti” a dovere dalla dispendiosa e frenetica tattica voluta da Conte. E invece, alla fine, la società bianconera ha avuto ragione su tanti punti. Ha speso poco, ha affidato la squadra ad un allenatore che ha dato una sua fisionomia ben precisa alla squadra che, nonostante la visibile stanchezza dei suoi cardini principali che non brillano più come un tempo, continua ad essere la padrona assoluta del campionato italiano. Insomma, un po’ come dire che cambia il mezzo, ma il fine è sempre lo stesso. In questo periodo la Juve è in netta difficoltà per la carenza fisico – atletica di Vidal, Pogba, Bonucci, Chiellini, che non sono più quelli degli anni passati. Tuttavia, nonostante le mille difficoltà che caratterizzano una Juve non più così bella da vedersi sotto il profilo del gioco, alla fine riesce a pareggiare il confronto dell’Olimpico contro la Roma inseguitrice sia pure a distanza, e a vincere a fatica contro il Sassuolo. A questo punto, chi vorrebbe che la Juve primeggiasse anche in campo europeo, sviluppando magari un gioco brillante, riteniamo che debba ancora pazientare. Sì, pazientare perché Agnelli, Marotta, Nedved e Paratici stanno lavorando dietro le quinte un progetto per riportare a casa la Coppa dalle Grandi Orecchie che tutto il popolo juventino s’aspetta ormai da troppi anni. Ma la capacità della società Juventus è quella di sapere procedere lentamente, programmare in silenzio ma con convinzione, con capacità di settore, pensando a progetti solidi che mirano alla buona gestione economica e tecnica. Poi, si può scrivere e commentare ciò che si vuole. Possiamo evidenziare la brutta Juve vista in Coppa Italia contro la Fiorentina, discutere di scelte sbagliate, di tattiche e gioco diverso rispetto al recente passato, ma alla fine la Juve vincerà per la quarta volta il suo scudetto. Cambiano gli allenatori, cambia lo staff tecnico, si incamerano le critiche (quando ci sono), ma la società è sempre lì, giovane e concreta, con le idee chiare su ciò che c’è da fare per continuare a vincere in Italia e poi anche in Europa. E, in questo momento di crisi del Milan, dell’Inter, della Roma, e di altre squadre che ambiscono a primeggiare nel campionato italiano, la Juve continua la sua storia grazie ai sani progetti della sua Società. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: 414.75pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-la-sua-forza-la-societa-1013056.htmSi100451001,02,03030692
971013051NewsEditorialeL`indifferenza del mondo del calcio, mentre a Parma si vive il dramma sportivo20150223205844La situazione del Parma calcio ci riporta ad antichi problemi di ordine etico.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Forse c’è solo il problema di dare credibilità al campionato italiano. E, se non fosse per questo motivo, probabilmente nessuno si interesserebbe al dramma sportivo del Parma Calcio. Ma più che la credibilità e la protezione dell’immagine dell’italico calcio nel mondo, c’è da tenere conto del fattore umano e sportivo di chi con il fallimento alle porte perde la storia, i titoli acquisiti ma, soprattutto, la dignità dei suoi dipendenti. Già, i dipendenti che non sono solo i calciatori che, nonostante non siano remunerati da circa un anno presumiamo che non abbiano gli stessi problemi economici di tutti gli altri dipendenti del Parma Calcio. Ma c’è una dignità che va oltre il benessere economico dei calciatori che, in tutta questa storia, appaiono più uomini, piuttosto&nbsp;che viziati benestanti del mestiere di calciatori. Sarà che nella vita ci si sente più vicini nel momento del bisogno, sarà che lo spirito di gruppo in certe circostanze si rafforza in maniera indissolubile, fatto è che certi valori umani si esaltano come fatto concreto, palpabile e non è frutto di inconcludenti metafore. Domenica 22 febbraio si sono disputate le partite in calendario tranne Parma – Udinese. Un grave fatto che avrebbe dovuto sensibilizzare la Figc, ma anche tutto il sistema calcio italiano che, quasi in sordina, ha dato notizia che davanti allo stadio Tardini si sono ritrovati i tifosi che hanno manifestato tutta la loro amarezza e delusione verso tutti i personaggi che si sono succeduti dopo il fallimento economico della Parmalat. Non è possibile restare insensibili a certi eventi negativi del calcio, non è possibile disinteressarsi degli altri. Eppure gli interessi economici non danno spazio a nulla, se non all’egoistico pensiero che c’è il pericolo di un campionato non regolare dal punto di vista della classifica. E, in tutto questo incredibile disinteresse, ci piace leggere che Lucarelli, il capitano del Parma, ha fatto sapere che i suoi compagni sono d’accordo a raggiungere la città, la squadra e lo stadio che il calendario presenta per effettuare le partite che il Parma deve giocare fino alla fine del campionato, affrontando di tasca propria le spese relative al viaggio. Ma ci piace anche il pensiero del presidente della Sampdoria Ferrero che si è reso promotore di sensibilizzare tutti i presidenti delle società di Serie A. Dice Ferrero: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il calcio italiano non può restare indifferente davanti alla serietà, alla professionalità, alla maturità con la quale i giocatori del Parma stanno affrontando una situazione estremamente difficile. Per questo motivo non vorrei sentire parlare di fallimento ma di ricostruzione. Il mondo ci guarda: dobbiamo dare un segnale forte e compatto a Lucarelli, a tutti i suoi compagni, ai ragazzi del</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">settore giovanile e ai tifosi del Parma. Dobbiamo dare loro la possibilità di giocare, di continuare a onorare la maglia che indossano”.</b> Sì, ci piace davvero questo appello del presidente della Sampdoria Ferrero, ma ci piace anche la voglia dei calciatori che sfuggono all’idea tentatrice di abbandonare la nave per andare altrove. Questo è il calcio che ci piace tanto! Dare una mano a chi è in difficoltà, deve essere principio di vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parma Stadio Tardinifl0711fl0711lucarelli alessandro.jpgSiNl`indifferenza-del-mondo-del-calcio-mentre-a-parma-si-vive-il-dramma-sportivo-1013051.htmSi100451001,02,03030508
981013048NewsEditorialeSanremo, seconda serata con il 41,67% di share. Ma non mancano le solite critiche20150210182026Il carrozzone del 65° Festival di Sanremo continua la sua programmazione tra poche feroci critiche e share di altissimo livello. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per fortuna che c’è libertà di pensiero e di espressione. In una materia così opinabile come le canzoni, i cantanti, i contenuti comici, la teatralità degli ospiti e tutto ciò che fa capo al Festival di Sanremo, tutto è sempre molto soggettivo. Ci sono quelli che apprezzano l’impostazione della Kermesse canora più importante d’Italia, e ci sono altri critici cui nulla va mai bene. Si parte dal vestito delle vallette, alla mancanza di spigliatezza, al loro essere impacciate, all’incapacità di certi ospiti invitati che non varrebbero il corrispettivo incassato, e così via. Sembra quasi una presa di posizione, un modo di far critica tanto per distruggere. E così fioccano i 4 e i 5 in pagella verso cantanti, artisti, vallette, presentatori, comici e chi più ne ha più ne metta. Tutti in un unico calderone per renderli bolliti. Sembra quasi che parlare male di Sanremo, sia un modo snob per mostrare tutta la propria elevata cultura. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Noi pensiamo che il metro di giudizio debba essere coerente, capace di saper discernere su cose oggettivamente belle e altre meno interessanti. Non si può distruggere in maniera così banale e gratuita quello che è il sacrificio, l’ansia, il sogno sempre sognato di chi vive per quel momento. E’ vero, stiamo parlando di professionisti pagati sicuramente oltremisura, tuttavia, questo non pregiudica la critica negativa quando è fine a se stessa. E’ discriminante. E poi i dati parlano chiaro. La seconda serata del 65° Festival di Sanremo 2015 ha registrato un altro record di ascolti. Sono rimasti attaccati alla Tv oltre 10 milioni di ascoltatori e con Conchita Wurst si è raggiunto il picco più alto dello share. Questa è la risposta a chi critica in maniera esagerata ed esasperante un Festival capace di interessare una larga fascia di spettatori di diversa età e cultura che amano Sanremo. Dalle più giovani teenager ai più romantici conservatori della canzone italiana, tutti insieme ad assistere e apprezzare un Festival che, grazie anche alle indubbie capacità professionali di Carlo Conti, è tornato ad avere ascolti da record. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La seconda serata ha registrato uno share medio del 41,67% di spettatori televisivi. Una percentuale altissima che si scosta soltanto di poco dal quasi 50% della prima serata. Un motivo ci sarà pure. O no? Tra gli ospiti è piaciuto molto Biagio Antonacci che, nonostante i pantaloni un po’ corti che hanno evidenziato la voluta mancanza di calze, le sue canzoni e l’innegabile carisma hanno appassionato gli spettatori. Ma è piaciuta anche la donna barbuta Conchita Wurst. Una stuzzichevole curiosità nei suoi confronti, per capire meglio il personaggio oltre la voce. E poi il magic moment riservato alla bellissima attrice Charlize Teron. Sul palco dell’Ariston parla anche un po’ in italiano l’attrice di Hollywood, mentre con Carlo Conti ripercorre la playlist delle sue canzoni preferite e dei suoi ricordi ad esse legate. Un momento davvero di classe unica, il fascino di un’attrice bella e interessante che, attraverso la mini intervista di Conti, ha dato dimostrazione di grande sensibilità. Mediocre, ma non da bocciare, è stato il monologo di Pintus, il quale ha insistito sul rapporto tra italiani e francesi, arrivando poi in modo serioso a ripercorrere i recenti fatti sanguinosi avvenuti a Parigi, che mettono a repentaglio la pace nel mondo. Sul palco dell’Ariston anche Javier Zanetti e Vincenzo Nibali. due campioni come tanti altri che, quando salgono sul palco appaiono impacciati. Claudio Amendola, Luca Argentero e Joe Bastianich, sono venuti a Sanremo per reclamizzare il loro ultimo film che uscirà nelle sale cinematografiche il 19 febbraio. E poi le canzoni in gara. Quattro giovani promesse di cui due sono già stati eliminati e i 10 big che si aggiungono a quelli della prima serata. Sono piaciuti Nina Zilli, Irene Grandi, Il Volo, Raf (un po’ invecchiato), Lorenzo Fragola, Marco Masini, mentre Biggio e Mandelli, Anna Tatangelo, Bianca Atzei e il rapper Moreno, sono a rischio eliminazione per venerdì. Questa è stata la seconda serata del 65° Festival di Sanremo. Poche, ma violente punture sul fianco e molti carezzevoli apprezzamenti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br>Sanremo Teatro AristonFL0711FL0711sanremo-2015.jpgSiNsanremo-seconda-serata-con-il-4167%-di-share-ma-non-mancano-le-solite-critiche-1013048.htmSi100451001,02,03030476
991013033NewsEditorialeSerie A, il Campionato Italiano al giro di boa. Il punto di Salvino Cavallaro20150119185014La Juventus si laurea campione d`inverno e chiude il girone d`andata con cinque punti di vantaggio sulla Roma. La finestra su tutte le altre squadre.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino - Meritatamente in testa con ben cinque punti di vantaggio sulla Roma, la Juventus si laurea ancora una volta campione d’inverno. Uno strapotere di gioco, di fraseggi, di tocchi di alta scuola e di gol, hanno fatto la differenza tra la Vecchia Signora e il resto delle squadre. Un ruolino di marcia che non è certamente da record, ma che evidenzia una Juventus più duttile, razionale, sicuramente meno ossessiva e ossessionata di quella vista l’anno scorso. La Roma, pur con tutta la buona volontà di squadra dagli ottimi valori tecnici, mette in evidenza la mancanza di tenuta nel non riuscire a tenere il passo dei bianconeri, dimostrando che senza l’apporto dell’ivoriano Gervinho, impegnato nella Coppa d’Africa, diminuisce di gran lunga la sua potenzialità offensiva. Si potrebbe dire: “Più Pogba e meno Gervinho”, giusto per sintetizzare la situazione delle due squadre in questo momento. Ma, per quanto riguarda la Juve, sarebbe più giusto dare un valore più globale di squadra, piuttosto che soffermarsi sulle singole giocate di classe di Polpo Pogba, il calciatore dal valore di 100 milioni di euro. Nel corso di buona parte delle partite d’andata, la Juve ha accusato alcune difficoltà di tenuta fisica e anche non trascurabili problemi nell’essere cinica nel momento di chiudere le partite. Tuttavia, dopo la partita giocata a Napoli, la squadra di Max Allegri ha ingranato la marcia del bel gioco e delle vittorie che l’hanno portata a una mini fuga di più 5 punti in classifica sulla Roma. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma la vera sorpresa di questo primo round del campionato italiano è la Sampdoria. La squadra di Mihajlovic e del presidente Ferrero che condivide il terzo posto in classifica con il Napoli a 33 punti, intende proseguire la traccia di questo percorso anche nel girone di ritorno, prova ne è l’acquisto di Eto’o e Muriel, anche se si è praticamente sbarazzata di Okaka per incompatibilità di carattere con il coach Sinisa Mihajlovic. Parlando della città ligure, non possiamo non fare riferimento anche ai rossoblu di Gasperini, i quali nonostante alcune flessioni, assieme a Palermo e Sassuolo si sono distinti per gioco di squadra e risultati eccellenti. Per i rosanero c’è la bella novità Dybala, un giocatore che fa gol, gioco, punti in classifica e sta pure facendo le fortune delle casse della società del presidente Zamparini. Anche il Sassuolo produce bel gioco, potendo vantare giocatori di alto rango come Zaza, Berardi, Sansone, Missiroli. Intanto, al momento del giro di boa, dobbiamo elencare tra le peggiori deluse proprio le due milanesi, Inter e Milan. La squadra del presidente Thoir partita male con l’allenatore Mazzarri, sta cercando di recuperare l’immagine attraverso il nuovo corso targato Roberto Mancini. Il Milan di Inzaghi, invece, dopo un avvio a fase alterne è in crisi di gioco e di identità, dimostrando tutta la difficoltà di squadra da ricostruire. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Parlando di squadre deluse, Parma e Cesena pensiamo che abbiano già il destino segnato, mentre tra Cagliari e le due squadre di Verona dovrebbe uscire la terza compagine che lascerà la serie A. Una nota a parte per il Torino di Giampiero Ventura che, dopo l’eccellente campionato dello scorso anno, aveva fatto intendere in qualcosa di più di quello che ha fatto quest’anno nel girone d’andata. La squadra granata vincendo a Cesena ha conquistato tre punti pesanti, grazie a un gol del neo acquisto Maxi Lopez che, comunque, resta da valutare. Urgono acquisti per questo Toro dalla rosa numericamente ristretta e qualitativamente insufficiente. Buone note per la Lazio di Pioli che è quinta in classifica con 31 punti, ma che gli si deve imputare una mancanza di continuità di gioco e risultati. La Fiorentina di Montella che è sesta con 30 punti, può recriminare una serie infinita di infortuni proprio nei suoi giocatori più importanti. Per questo rimandiamo ogni giudizio globale sulla squadra a fine campionato. Ottimo l’Empoli di Sarri, una squadra che sul suo campo ha intimidito squadre titolate come la Juventus, l’Inter e altre grandi. Resta l’Atalanta di Colantuono, una realtà di provincia sempre arcigna e agguerrita, che nel corso del girone d’andata è riuscita a mettere in discussione persino il suo allenatore, proprio per gli scarsi risultati raggiunti. Ma la vittoria degli orobici in casa del Milan, ha dato vigore ad una classifica che si stava facendo pericolosa e che, comunque, non sarà facile fino alla fine.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNserie-a-il-campionato-italiano-al-giro-di-boa-il-punto-di-salvino-cavallaro-1013033.htmSi100451001,02,03030604
1001013032NewsEditorialeIl Torino va fuori dalla Coppa Italia. Ma quanti annosi problemi emergono....!20150115115949Il modo con cui il Torino si estromette praticamente dalla Coppa Italia, fa riemergere una realtà qualche volta sopita ma mai dimenticata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Guardando la partita di Coppa Italia tra Torino e Lazio, vinta dai biancocelesti con il risultato di 3 a 1, abbiamo capito perché il calcio italiano è caduto così in basso rispetto a Germania, Spagna e Inghilterra. Una noia incredibile, uno spettacolo da non calcio che ha reso insofferenti anche i più appassionati sostenitori della pelota di casa nostra. La Lazio ha vinto praticando un calcio essenziale ma per nulla esaltante, contro un avversario praticamente inesistente. Un Torino che, pur avendo la consapevolezza dell’impegno importante da affrontare, non è sceso in campo, non s’è mai visto. Si potrebbe definire la sfilata dello squallore calcistico, dove rabbia e indifferenza si sono alternate tra lo sparuto gruppo di sostenitori presenti all’Olimpico di Torino, che hanno avuto il coraggio di sfidare l’umidità e il freddo di una serata di gennaio. Da mezzo secolo a questa parte il Torino è sempre lo stesso. Immensa leggenda, grande storia calcistica, vasta letteratura granata fatta di romanzi, racconti, disgrazie, poesie ed eterni rimpianti. E poi…..nulla! No, questa volta non vogliamo cadere romanticamente nella retorica dei sentimenti, ma desideriamo riflettere sulla realtà di un Torino che non può essere altro che negativa. E concordiamo con mister Ventura che, con la sua solita onestà intellettuale, ammette che la partita contro la Lazio deve farci riflettere. E’ vero, deve farci capire tante cose, soffermandoci sul fatto che nonostante cambino le generazioni e passi inevitabilmente il tempo,&nbsp;da quel lontano 1975- ’76 in cui il Torino di Gigi Radice vinse il suo ultimo scudetto, oggi le cose non sono cambiate per nulla. Un’alternanza di tenue luci si sono contrapposte al buio della notte fonda. Mai l’accenno a migliorarsi, a ingranare la marcia, neanche nel momento in cui è sembrato di trovare il bandolo della matassa. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci riferiamo all’anno scorso, in cui il Torino ha avuto l’opportunità di crescere, di scrollarsi di dosso un anonimato che gli sta stretto, che non si addice a chi ha la responsabilità di uno storico passato che, ironia della sorta, invece di migliorarne l’aspetto, diventa un fardello pesante da sostenere. E così, invece di ripartire da Cerci e Immobile e incrementare con acquisti importanti il valore di una squadra che partecipa finalmente all’Europa League, ecco che si ritorna indietro come i gamberi. Si vendono ottimi giocatori, si acquista qualche giovane promessa con pochi spiccioli, si prende in prestito qualche giocatore e, soprattutto, si diventa società che tenta il recupero psicofisico di ex giocatori come Amauri&nbsp;e adesso anche Maxi Lopez, solo per citare il presente. No, così proprio non va. La serie A è una cosa&nbsp;importante e l’attuale conduzione societaria del Torino, continua a non assumere i connotati di prestigiosa società di calcio ma, più semplicemente, si nasconde dietro un dito: quello dell’apparire senza essere. Se il problema è solo legato al denaro che non c’è, lo si dica chiaramente. Anche se, più d’una volta, ci viene il serio dubbio che ci sia una buona dose di incapacità. Sì, perché questo fare e disfare senza mai trovare il focus, l’equilibrio di una squadra importante che possa contare su una grande società, così come accade non da oggi in casa Toro, lascia davvero perplessi, attoniti. Il problema è che in tutti questi anni, anche se ci fosse stata la possibilità di acquistare i campioni, gli stessi non sarebbero venuti perché al Torino non c’è certezza di crescita professionale. Poi si può trovare qualsiasi altro discorso, disquisire su tanti altri motivi e ipotesi, dividersi tra accusatori e più morbidi difensori, ma la sostanza non cambia.&nbsp;E' questa. Una perniciosa carenza nel voler crescere, diventare adulti non solo nella sofferenza delle sconfitte ma anche nella capacità delle vittorie, nella gloria in cui si acquisisce il buon nome dell’immagine di società e di squadra importante, nella consapevolezza che l'avversario di turno possa anche temerti. Adesso, dopo l'amarezza di questa brutta sconfitta rimediata contro la Lazio in Coppa Italia, questi temi tornano sempre più attuali, cocenti, pesanti come macigni. Ventura ha ragione, la riflessione è d’obbligo. Ma riflettere non vuol dire ricominciare sempre d’accapo senza mai andare avanti, progredire, crescere, stilare un progetto serio. Ma poi, siamo proprio sicuri che sia solo questione di soldi che non ci sono?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711cairo.jpgSiNil-torino-va-fuori-dalla-coppa-italia-ma-quanti-annosi-problemi-emergono-1013032.htmSi100451001,02,03030656
1011013027NewsCampionatiUdinese, dopo la vittoria i fari sono sull`Inter perdente20141210202720Udinese, notorietà, mass media, InterPerde l`Inter ma pochi dicono chi ha vinto. Le provinciali e quel clima di distacco che hanno verso di loro i media.Domenica a San Siro l'Inter ha perso. Sui titoloni delle grandi testate si è commentato il declino delle squadre milanesi, la mancanza di un cambio di ritmo ad Appiano Gentile nonostante il ritorno di Mancini, la caduta libera dei nerazzurri in classifica ma sull'Udinese poco o niente. A parte il ritorno "trionfale" di Stramaccioni a Milano, ovviamente, anche se per Sky Sport era ancora il tecnico dell'Inter (in un video pre-partita).&nbsp;<div><br><div>Per il resto sembra che i bianconeri abbiano vinto quasi per caso. Come spesso accade a sfavore delle provinciali, l'ottima prestazione dell'Udinese di domenica è passata velocemente in secondo piano, per far spazio a riflessioni e critiche alla squadra di Tohir. Perché Mancini ha perso? Che cosa non ha funzionato nei suoi schemi? Non è merito quindi dei ragazzi di Strama, ma degli errori dei neroblu.</div><div><br></div><div>Un atteggiamento simile è alquanto stupido, da parte dei vari media e commentatori. Certo, non funziona così solo per l'Udinese, ma anche per i vari Sassuolo, Cesena, Empoli e via dicendo, ossia le "cenerentole" della Serie A che, anche se vincono con le big, in prima pagina ci vanno quelle e non loro. Ma è tanto arduo scrollasi di dosso questo alone, dopo quasi vent'anni consecutivi di militanza nel massimo campionato? Cosa deve fare Udine per essere annoverata tra le "big"?</div><div><br></div><div>Molto probabilmente è un'utopia provincialotta. Perché vedere i friulani in copertina un giorno sì e uno no sarebbe veramente surreale, perfino per l'amante più accanito di un calcio "democratico". Ma in Friuli c'è un tale Antonio Di Natale, il settimo marcatore migliore nella storia del campionato italiano, e una società tra le poche in attivo ogni anno, grazie ai Pozzo. Quindi il motivo per una simile sua dimenticanza è alquanto acerba, ma lassù nel nordest si sono abituati: meglio poca pubblicità e arrivare in Europa. Guidolin docet.&nbsp;</div></div>Udineuttd01uttd01stramaccioni.jpgSiNudinese-vittoria-sconfitta-inter-1013027.htmSi101268101,02,03030698
1021013024NewsEditorialeConte, Renzi e il Bel Paese che non c`è più20141119184133Due personaggi simili che identificano l`Italia di oggi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Conte come Renzi. L’uno si scaglia contro le società di calcio che non collaborano per la crescita della Nazionale, l’altro si dice progressista rottamando tutto ciò che secondo lui è vetusto e obsoleto. C’è un collegamento caratteriale tra i due. Mai contenti, sempre contro tutti e tutto per un&nbsp;cambiamento che&nbsp;non sempre vuol dire miglioramento. Il carattere di Conte lo conosciamo fin dai tempi della Juve. Sempre aggressivo in sala stampa, sempre contro ogni ipocrisia dettata dal sistema. Irascibile, ma gran lottatore per le cose giuste. Quando era alla Juve non faceva molto caso alla Nazionale e ai suoi impegni. Badava al sodo come sempre, ma in maniera egoistica pensava solo alla sua squadra. Oggi che è passato dall’altra parte, si rende conto di certe difficoltà che forse non aveva previsto in partenza. Mette le mani avanti dicendo che gli è stato chiesto di avviare un nuovo corso della Nazionale azzurra, ma egli ribatte dicendo che è impossibile lavorare ritrovandosi dopo quattro mesi per le convocazioni alla prossima partita. Adesso, infatti, la sua Nazionale si ferma per quattro mesi, libera com’è da impegni per la partecipazione ai prossimi campionati europei. Ma la mentalità di Conte non ammette pause così lunghe, almeno per chi ha bisogno di lavorare in un certo modo per raggiungere un’idea nuova di gioco, un razionale impegno a faticare, correre, provare e riprovare schemi premianti che possano far raggiungere&nbsp;l'obiettivo prefissato. Vista dalla sua angolazione, è una logica che non fa una piega. Ma la Nazionale, la conduzione, la preparazione periodica dovuta alla coincidenza con le convocazioni fatte una settimana prima della partita, non possono certamente cambiare un gioco, una mentalità vincente, un gruppo unito per il raggiungimento di&nbsp;qualcosa che Conte chiama da sempre&nbsp;"sogno da realizzare". E così, come si dice spesso in queste occasioni, il C.T. della Nazionale azzurra&nbsp;“Si bagna prima di piovere”. Mette cioè le mani avanti, dicendo che con questo metodo non si va da nessuna parte. A nostro avviso, ciò che pensa e dice Conte non lo riteniamo sbagliato, anzi lo troviamo assolutamente corretto. Ma c’è un problema annoso che va a cozzare con gli alti interessi economici delle società di calcio e dei diritti che vantano su sponsor e televisioni. Le società lavorano per vincere. Sì, perché la sconfitta significa perdere sul campo ma soprattutto in borsa. Significa un passivo in bilancio e perdite di merchandising. Questo, Conte lo sa bene. E sa pure che in questa nostra Italia è sempre più difficile raggiungere l’equilibrio delle cose. Organizzare degli stage infrasettimanali affinché Conte possa avere i giocatori durante la settimana a disposizione del Club Italia, significa interrompere la preparazione della squadra di club alla partita di fine settimana. Gli impegni sono tanti e anche massacranti, in questo nostro campionato italiano improntato com’è sul giocare sempre durante la settimana e a tutte le ore. Le esigenze di sponsor e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>televisioni, si sa, la fanno da grande in un sistema vorticoso che si basa solo ed esclusivamente sul dio denaro. Per questo, ci schieriamo dalla parte di Conte. Forse in maniera romantica, ma anche razionale dal punto di vista della logica del lavoro che paga solo se effettuato con continuità. Tuttavia, ci rendiamo anche conto che con questo sistema, il problema è di difficile soluzione. D’altra parte il C.T. azzurro avrebbe dovuto sapere, prima di assumere il suo incarico, come girano le cose pallonare in quello che un tempo è stato il Bel Paese. Già, il Bel Paese della politica, del lavoro, del benessere economico e anche del calcio che ci faceva vincere nel mondo. C’era una volta il Bel Paese chiamato Italia. Ce lo dice Renzi&nbsp;in politica. E adesso, ce lo ricorda anche Conte per quanto riguarda il calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Genovafl0711fl0711conte-6.jpgSiNconte-renzi-e-il-bel-paese-che-non-c`e-pio-1013024.htmSi100451001,02,03030654
1031013021NewsEditorialeChampions League, in cinque minuti la Juventus passa dallo sconforto alla gioia20141105185669Altalena di emozioni allo Juventus Stadium<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Neve o pioggia, Conte o non Conte, Allegri o non Allegri, la Juve di Champions non cambia mai faccia, è sempre la stessa. Sempre maledettamente stregata da mille insicurezze che ne inibiscono il suo lato migliore: la consapevolezza nei propri mezzi. Anche la partita contro L’Olympiacos di Atene, preparata da Allegri come una partita da vincere a tutti i costi per continuare il cammino di Champions League verso gli ottavi di finale, ha rispolverato temi che si ripetono ogni qualvolta si esibiscono in Europa. Ma, per adesso, tutto è bene quel che finisce bene, visto che dopo una rocambolesca partita giocata sotto una pioggia incessante, la Juve ci ha messo una pezza vincendo 3 a 2 un match che si era messo su canali di criticità. E persino Buffon è apparso non al meglio del suo abituale standard, con Chiellini e Bonucci che per lunghi tratti della partita sono sembrati l’ombra di sé. La Juve di Max Allegri si è presentata in campo con un assetto tattico inusuale, quel 4-3-1-2 che non è mai stato il credo di Antonio Conte. Difesa a quattro, con tre centrocampisti, un trequartista e due punte che a turno partono da lontano e svariano a sinistra, a destra e al centro dell’attacco. Non male sulla carta, ma in campo è sembrato tutto più difficile per effetto di un Vidal ammirevole per impegno ma in chiara mancanza di forma per i tanti, troppi errori in fase di interdizione e di costruzione del gioco. E’ sembrato migliorato Pirlo, mentre Pogba ha dato un eccellente saggio delle sue indiscutibili qualità. La Juve parte subito con veemenza, ma trova davanti a sé un Olympiacos che non ci sta a perdere questa partita. Il primo sussulto si ha al 21’ quando l’arbitro Atkinson punisce un fallo su Pogba al limite dell’area. Batte Pirlo che indovina il sette da lui preferito e la Juve va in vantaggio. Ma la gioia dura solo tre minuti, perché al 24’ l’Olympiacos pareggia con Botia il quale da calcio d’angolo riceve un pallone che di testa anticipa Chiellini e s’infila a fil di palo nella porta di Buffon che non tenta nemmeno il tuffo. A questo punto la Juve sembra colpita nell’entusiasmo e si smarrisce dando campo all’avversario, il quale comincia a macinare gioco e al 61’ va addirittura in vantaggio con N’Dinga, il calciatore di colore che di testa fa schizzare in rete un pallone che sorprende ancora la difesa della Juve apparsa insicura in più d’una circostanza. A questo punto lo Juventus Stadium sembra raggelare e persino i giocatori in campo avvertono la delusione profonda dell’ambiente. Il rischio di perdere ed essere eliminati è un dato di fatto e, a questo punto si deve assolutamente reagire: o la va, o la spacca. E così al 65’ Llorente, entrato per sostituire Morata, trova il tempo di deviare sottomisura un cross di Lichtsteiner. I tiro dello spagnolo non è irresistibile, ma va a sbattere sullo stinco del portiere greco Roberto, il quale cincischia e il pallone finisce in rete. A questo punto la Juve riprende animo e un minuto dopo, esattamente al 66’ va in vantaggio con Pogba che da fuori area lascia partire un tiro imprendibile per il portiere Roberto. Da qui in avanti i bianconeri attaccano con convinzione e con la consapevolezza che avendo maggior possesso palla si ha la possibilità di neutralizzare le ambizioni residue dell’avversario. Con questa logica la Juve di Allegri finisce in crescendo il match e, addirittura, ha la possibilità di andare ancora in gol, ma il rigore concesso dall’arbitro per atterramento di Tevez in area di rigore è fallito da Vidal. Peccato, perché quello scarto di due gol sull’Olympiacos avrebbe consentito alla Juventus di stare più tranquilla in caso di qualificazione per miglior differenza reti. Furibondo Agnelli in tribuna che, stizzito per l’errore del cileno, scatta come una molla e lascia anzitempo lo Juventus Stadium. Insomma, una partita adatta soltanto a coloro i quali possono contare di efficienti coronarie, tali e tante sono state le altalenanti emozioni che ne hanno fatto una partita avvincente. Pericolo scampato dunque per la Juventus che può guardare con più tranquillità (ma non troppa) al prosieguo del suo cammino in Champions. Adesso restano ancora due partite da giocare nel proprio girone, per entrare di diritto agli ottavi di finale. La truppa di Allegri deve infatti far visita al Malmo e poi ospitare l’Atletico Madrid che conduce in testa alla classifica. Ma la Juventus che stenta in Europa, non è soltanto l’emblema di un calcio italiano declassato, è anche la sua storia fatta di tanti scudetti e due sole Coppe dei Campioni vinte. Un neo mai cancellato in cotanto splendore sportivo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>Torino, Juventus StadiumFL0711FL0711altaknteljzrhkjpscmwjkvsm3hkmrvqiy2sltun1avryxx.jpgSiNchampions-league-in-cinque-minuti-la-juventus-passa-dallo-sconforto-alla-gioia-1013021.htmSi100451001,02,03030712
1041013020NewsCampionatiL`intervista del Direttore su superscommesse.it: dove troverete pronostici e tanto altro20141031134999calcioLa rubrica di superscommesse.it Torna, come di consueto, l'appuntamento settimanale con Dietro le Quinte, la rubrica di <a href="http://www.superscommesse.it">www.superscommesse.it</a> dedicata a retroscena, avvenimenti e curiosità sul mondo dello sport, dei pronostici e delle scommesse.<br><br>Oggi andiamo a conoscere meglio IlCalcio24, testata di informazione dedicata al calcio e al calciomercato. Per l'occasione abbiamo intervistato Ivano Messineo, Direttore Responsabile del progetto editoriale.<br><br>Buongiorno Direttore, come e quando nasce IlCalcio24?<br>Un'idea di 4 amici amanti dello sport, del calcio in particolare, che dopo aver collaborato con diverse testate giornalistiche decidono di creare un sito dedicato allo sport, principalmente dedicato al calcio. IlCalcio24 nasce a gennaio del 2012.<br><br>Come nasce la sua passione per il calcio?<br>La mia passione per il calcio<br>nasce da bambino, sia perchè mio fratello maggiore, Mariano, era un grande appassionato di calcio, sia per la predisposizione verso questo sport di squadra, che ho iniziato a praticare a solo 5 anni.<br><br>Chi lavora in redazione?<br>In redazione lavora Pascal Desiato, vice direttore editoriale, e Michele Scaletta, responsabile web. Loro coordinano l'attività dei vari collaboratori.<br><br>Quali notizie possiamo trovare sul sito?<br>Calcio, quindi notizie dalle squadre del massimo campionato italiano, ma anche dai principali campionati esteri, sport in genere, ma sul portale IlCalcio24 trovi anche notizie di gossip, attualità e cronaca.<br><br>Molto seguito ha la sezione dedicata ai pronostici. Quali suggerimenti potresti dare a chi si avvicina alle scommesse per la prima volta?<br>Pensare poco e non farsi trasportare dai sentimenti. Dare un occhio ai suggerimenti è importante, ma spesso è solo questione di fortuna.<br><br>Sul sito è disponibile anche una sezione dedicata al calcio estero. Che cosa ci distingue e che cosa invece ci manca rispetto ai maggiori campionati europei?<br>Certamente il fattore economico sta incidendo molto. Campionati come la Premier League e Liga sono molto avanti a noi sia come ricavi che, di conseguenza, come&nbsp; valore della squadre. La possibilità di costruire&nbsp;&nbsp;&nbsp; nuove strutture piu moderne e a portata delle famigle contribuirebbe notevolemente ad aumentare i ricavi e gli investimenti.<br><br>Vogliamo concludere con un pronostico. Chi vincerà il campionato?<br>La Juventus e la Roma sono le favorite, mentre stentano Inter e Napoli. La Fiorentina, orfana dei suoi attaccanti titolari, alla lunga recupererà terreno anche se è partita male. Al Milan di Inzaghi bisogna dare il tempo giusto, ma credo che i rossoneri possano ambire alle prime posizioni, anche se siamo molto distanti dai livelli delle due battistrada. La sorpresa dell'anno sembra essere la Samp di Sinisa Mihajlovic.<br><br>C1012936adm001adm001superscommesse.jpgSiNl-intervista-del-direttore-su-superscommesse-sito-di-pronostici-e-tanto-altro-1013020.htmSi100075701,02,03030854
1051013012NewsEditorialeJuventus, prima brutta e poi tardivamente sufficiente20141023174553Ci risiamo. La Juventus riesuma i suoi soliti problemi di Coppa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Approfondimento e analisi della sconfitta di Atene</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sembra incredibile, ma quando la Juventus gioca in Champions League si trasforma in maniera negativa. Una metamorfosi, una sorta di dottor Jekyll e Mr. Hyde del quale non si capisce bene il perché. Sono ormai tanti anni che la squadra bianconera e i suoi tifosi <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ambiscono a conquistare questa benedetta Coppa con le orecchie, che per loro sembra stregata. La Juventus vista ad Atene contro l’Olympiacos ha avuto due facce. Nel primo tempo è stata inguardabile e timorosa, sciupando una serie incredibile di passaggi che venivano regalati sistematicamente agli avversari. Nella ripresa, invece, ha capito che bisognava cambiare passo, avere maggiore determinazione e, pur non cambiando il risultato nella sostanza, ha avuto una specie d’impennata d’orgoglio. E’ vero che nei secondi quarantacinque minuti la squadra di Allegri ha dimostrato il giusto cipiglio ma, nonostante aver giocato praticamente sempre sotto la porta dell’avversario e colto pure una traversa con Morata (unica nota lieta bianconera della partita), non è riuscita a raggiungere quel pareggio che, in base a ciò che abbiamo visto, sarebbe stato sicuramente meritato. Ma non è giusto recriminare su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, perché la storia di questa partita ha dato altri spunti di riflessione. Innanzitutto ci viene da dire che in Europa non puoi permetterti di regalare un tempo agli avversari, chiunque essi siano. E poi è necessario essere più incisivi nel pressare l’avversario dal centrocampo in su, con convinzione, con determinazione e cattiveria agonistica, senza mai abbassare il baricentro e regalare campo all’avversario. Ma c'è un altro aspetto da non trascurare, ed è il palese distinguo di mentalità tra il calcio europeo e quello italiano. Il nostro è ancora un calcio non sufficientemente propositivo, in cui l’idea di pareggiare una partita ci porta al pensiero che in fondo si poteva perdere, senza pensare che quella stessa partita si poteva anche vincere. Insomma, è un accontentarsi vecchia maniera in modo metodico. Dal punto di vista atletico, poi, al cospetto del calcio europeo ci sembra di camminare piuttosto che correre. E così l’avversario arriva prima sul pallone, ha migliore gamba e forza atletica, pressa alto e non ti lascia ragionare. Differenze che vengono alla luce proprio nel confronto con il calcio d’Europa, mentre non ce ne accorgeremmo mai se seguissimo soltanto il pallone nazionale. La partita contro l’Olympiacos ha messo a nudo la mancanza di forma di Andrea Pirlo, un giocatore essenziale nell’assetto tattico della Juventus. Pirlo ha sbagliato una serie innumerevole di passaggi, si è fatto anticipare sempre dagli avversari e persino la sua “maledetta”, e cioè il calcio di punizione che da sempre rappresenta l’emblema del suo eccellente bagaglio tecnico, non è stato all’altezza della situazione. Ma anche Tevez, Asamoah, Pogba non sono stati i giocatori che conosciamo. Ci è piaciuta invece l’intraprendenza di Vidal che a parer nostro è stato sufficiente per impegno e grinta, almeno in fase di interdizione. Sostanzialmente, dunque, la Juventus alla terza partita di Champions <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è praticamente la stessa dell’anno scorso. Nelle prime tre partite, infatti, aveva conquistato solo due punti perché aveva pareggiato a Copenaghen e in casa con il Galatasaray, mentre aveva perso fuori casa a Madrid contro il Real. Quest’anno ha raggranellato tre punti vincendo in casa con il Malmo e perdendo a Madrid contro l’Atletico e ad Atene contro l’Olympiacos. Risultati che, come l’anno scorso, mettono in seria difficoltà la Juventus per il passaggio&nbsp;al turno successivo, tenuto conto che Atletico e Olympiacos sono appaiate a 6 punti e i bianconeri dividono il fanalino di coda a 3 punti con il Malmo. Ma, a prescindere dai punti e dalla situazione di classifica che è ancora recuperabile nelle tre partite rimanenti del girone, ciò che lascia perplessi della Juve di Coppa è questo suo atteggiamento indefinibile nella mancanza di approccio alla partita, soprattutto all’estero. Forse è mancanza di maturità che tarda ad arrivare, ma c’è molto di mentalità nazionalistica pallonara che, evidentemente, non è ancora all’altezza del calcio europeo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Atenefl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-prima-brutta-e-poi-tardivamente-sufficiente-1013012.htmSi100451001,02,03030621
1061013006NewsEditorialeDopo Totti, anche De Santis parla contro la Juve20141016190339Continua la furiosa polemica tra Roma e Juventus. Ma attenti ad alzare troppo i toni. A tutto c`è un limite! <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che noia. Che argomento monotematico. Che stucchevolezza di frasi dette e ridette. Gli uni contro gli altri. Eppure, nonostante l’intermezzo della Nazionale, il disastro idrogeologico che ha colpito Genova e altre città del nord d’Italia, l’argomento preferito resta sempre lo stesso: i veleni e l’odio tra Roma e Juventus. Non se ne verrà mai più fuori da questo tema noioso, ripetitivo fino alla nausea. Più parole che gioco, più offese che desiderio di chiarirsi in maniera democratica. Dopo le pesanti parole di Totti nel post gara di Juventus Roma e le risposte non certo affettuose di Bonucci e Buffon, adesso anche il portiere della Roma Morgan De Santis, in un’intervista al fulmicotone, parte a testa bassa contro i bianconeri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Con la Juve mai ad armi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">pari. Lì conta vincere, non come”,</b> è una delle tante frasi estrapolate dall’intervista a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Santis,</b> pubblicata dalla Gazzetta dello Sport. Noi, che da sempre scriviamo di sport e di calcio in particolare, ci siamo sempre schierati a favore della moderazione, promuovendo un’opinione soft e possibilmente oggettiva. Sempre superpartes e mai con intenti maligni di volere favorire nessuno. Da anni sentiamo sempre lo stesso ritornello contro la Juve, contro gli arbitri che la favorirebbero per una sorta di sudditanza che viene a crearsi nei confronti del Potere: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il sistema italiano si muove con leggi non scritte, in cui il potente ha sempre ragione e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">gli si può concedere tutto”</b> dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Santis</b> nella sua intervista. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fa riflettere la sproporzione su quanto hanno vinto in Italia e in Europa: qui il potente ha sempre ragione e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">loro studiano come influenzare gli arbitri” </b>continua senza freni inibitori il portiere giallorosso. Innanzitutto ci preme rilevare l’inadeguatezza di certi toni esacerbati che provengano da De Santis, da Totti, ma anche da Bonucci e Buffon, indiscutibili campioni di calcio, cui le parole hanno un peso determinante sulla psiche del tifoso che, inevitabilmente, si sente autorizzato alla diatriba per difendere a spada tratta la propria squadra. Certi discorsi sbandierati ad alta voce pesano come macigni, e si dovrebbe avvertire la responsabilità di ponderarle prima di dirle. C’è una coscienza sportiva che fa capo all’etica professionale che, troppe volte davvero, viene disillusa per chissà quale altro principio. Come abbiamo già fatto, possiamo disquisire ancora sui fatti avvenuti in campo durante la partita Roma e Juventus di quest’anno, e potremmo anche parlare dei precedenti match che si sono svolti in tanti anni di storia calcistica italiana, che ci portano persino al fatidico gol di Turone. Ma il tema è sempre lo stesso, monotematico e stucchevole, perché si parte sempre a priori dal presupposto che l’arbitro designato sia pervaso dal sentimento di sudditanza verso il Potere. E il Potere, a detta dei non juventini, si chiama Juventus. Noi, invece, parleremmo di errori arbitrali e disattenzioni di assistenti di linea e di porta, che nel tempo hanno penalizzato (ma anche favorito) le squadre, si chiamino Roma, Juventus, Inter, Milan, Napoli, Lazio, Fiorentina, e chi più ne ha più ne metta. Per porre fine o almeno attenuare questo stillicidio di interminabili polemiche e vicendevoli colpe, ci vuole la moviola in campo. Dissentiamo sul pensiero di Platini, in base al quale la moviola in campo non servirebbe a migliorare la situazione. Può darsi, ma almeno il mezzo meccanico non è certamente imputabile di riverenze e sudditanze verso il Potere. La moviola&nbsp;ci fa vedere ciò che è successo e ne stabilisce il rispetto delle regole per tutti. Diminuirebbero di conseguenza certe dichiarazioni e imperdonabili offese reciproche che provocano delle pericolose fomentazioni all’odio, là dove non vince nessuno e perdono tutti. Calcio, compreso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Romafl0711fl0711pallone8.jpgSiNdopo-totti-anche-de-santis-parla-contro-la-juve-1013006.htmSi100451001,02,03030610
1071013005NewsCampionati47 anni dopo la morte di Gigi Meroni20141015213626La farfalla granata, tra calcio, arte e tanti buoni sentimenti <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sono passati veloci come il vento che soffia solo una volta, spazza tutto e poi va via. Un soffio capace di cancellare una vita, la vita di un campione di calcio tanto amato che ha scritto un pezzo della grande storia del Torino. Gigi Meroni, la farfalla granata moriva il 15 ottobre 1967 a Torino in Corso Re Umberto, mentre attraversava la strada. Una tragica fine consumata proprio davanti a casa sua, mentre usciva dal bar in compagnia di Fabrizio Poletti suo amico e compagno di squadra, terzino del Toro e della Nazionale di allora . Ricordarlo dopo 47 anni dalla sua scomparsa è come rivivere quel momento legato alla sua storia di calciatore e uomo dai mille affascinanti interessi artistici. Una vita spezzata a soli 24 anni, troppo presto, troppo pochi per chiunque. Ha disputato 145 partite in Serie A realizzando 29 reti, ma ciò che si ricorda di Gigi è quel suo essere personaggio atipico, particolare, che amava dipingere, disegnare i suoi abiti e vestirsi in maniera originale, incarnando una figura che si connaturava in un calciatore – beat, ma anche in artista, in hidalgo e anche in dolce innamorato della bella Cristiana. Con questo suo modo d’essere appariva come appartenente alla piccola nobiltà. Ma Gigi fu sì nobile, ma di animo, perché le sue radici di ragazzo venuto da Como, diventato in breve tempo il mito e il simbolo di un'epoca, fu soprattutto un esempio di vita per tanti ragazzi di quegli anni che erano l’emblema della speranza di un mondo migliore. Un qualcosa di simile alla concretezza di voler crescere e maturare in fretta attraverso i sacri valori umani. E Gigi, vera e propria leggenda del calcio italiano, fu uomo dalle mille sfaccettature, estroso in campo come nella vita privata. Un esempio di ordine mentale e modus vivendi. Un beat la cui folta capigliatura e il suo apparire che incuriosiva tutti, non riusciva a nascondere la bella persona che c’era in lui. Un ragazzino semplice, cresciuto velocemente ma senza mai dimenticare l’umiltà delle sue origini, l’educazione ai sentimenti e al rispetto che egli mai ha dimenticato, nemmeno nel momento di maggior fulgore professionale. E dire che oggi, 47 anni dopo la sua prematura morte, è cambiato il calcio, sono cambiati i calciatori e il mondo che gli ruota attorno, ed è cambiata anche la quotidianità di una vita totalmente diversa. Sì, perché sono cambiati gli uomini che hanno perso la loro naturale genuinità e quei sentimenti che oggi sembrano sempre più soffocati da una deriva materialista che appare inarrestabile. Così, quando ci capita di parlare di personaggi del passato, non possiamo non fare un distinguo tra quello che è stato e quello che è. E, pur nella convinzione che il presente non è poi tutto da buttar via, ci riesce sempre più difficile non cadere nell’inevitabile retorica di pensiero che, in fondo, personaggi come Gigi Meroni che ha vissuto soltanto 24 anni della sua vita, sono riusciti a lasciarci dentro ciò che certi contemporanei uomini, o presunti tali, non potranno mai fare. E’ l’eredità dei buoni sentimenti e del calcio pulito. Un ricordo, un qualcosa di prezioso che ci ha lasciato una farfalla di color granata, le cui esili ali sono state spezzate da un vento troppo impetuoso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711meroni.jpgSiN47-anni-dopo-la-morte-di-gigi-meroni-1013005.htmSi100451001,02,03030656
1081013002NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24.COM, Cosatti - SkySport24: «Io, Agnelli e quella volta con Del Piero in una favelas di Rio»20141010160445Francesco Cosatti, intervista, Sky, JuventusFrancesco Cosatti, giornalista di Sky, ci ha raccontato la sua lunghissima intervista con Andrea Agnelli fino a Tokyo e molto altro ancora.Poter parlare con un giornalista che segue una delle squadre più blasonate d'Italia, peraltro per una delle emittenti satellitari più importanti del mondo, non é cosa da ogni giorno. Accade però un pomeriggio che ti trovi in un bar in centro a Udine e difronte ti trovi Francesco Cosatti, giovane inviato di Sky Sport 24 al seguito della Juventus. Friulano, abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo in questa pausa del campionato per la Nazionale per chiacchierare un po' sulle recenti polemiche di Juve-Roma ma non solo. <DIV><BR> <DIV>Iniziamo con l'argomento topico di questa settimana: Juve-Roma. Cosa ne pensi delle recenti polemiche?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Fa parte del gioco. Credo sia nella tradizione italiana, dopo una grande partita, parlare di episodi molto discussi...ognuno vuol dire la sua opinione. Per quanto ci riguarda (Sky, ndr) abbiamo cercato di presentare un ventaglio di quello che é successo, degli episodi, nella maniera più chiara possibile dando spazio a tutte le voci nel post-partita. Ovviamente guardando le immagini, che però riguardandole più volte non hanno lasciato un'idea certa. Ho visto un "box" dove i diversi moviolisti, di tutte le reti, avevano idee diverse. Per dire quanto è stato difficile e quanto, su certi episodi, non ci fosse un unico punto di vista. Ho apprezzato moltissimo la lettera del Presidente della Roma Pallotta, che ha ottenuto una grande visibilità perché la merita: probabilmente il fatto che arrivi da molto lontano lo ha aiutato in tutto questo. Ha rimandato alla gara di ritorno, per la voglia di un confronto e ha fatto capire che la Roma c'è."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Tu segui la Juventus, appunto: che idea ti sei fatto di lei dopo gli scandali di questi ultimi anni che l'hanno coinvolta?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sicuramente é una cosa che ha segnato la storia recente della Juventus e ce se ne accorge quotidianamente, quando di questi scandali se ne continua a leggere sui giornali, social media...É una cosa su cui ancora si discute. La nuova gestione di Andrea Agnelli, da quando è arrivato nel 2010, ha voluto andare oltre questi aspetti. Ovvio, ci sono cose che rendono chiaro che la Juve conosce il suo successo, come il diverso conteggio degli scudetti rispetto alla FIGC, e quelle sono scelte della società. Altrettanto vero é che la gestione Andrea Agnelli é mirata ad andare avanti. Anche punto di vista delle decisioni tecniche, dei giocatori, e ciò non ha niente a che fare con le precedenti gestioni. Stiamo andando verso il futuro. Mi piacerebbe che se ne parlasse (degli scandali, ndr) sempre di meno e che nuovi sfottò derivassero per risultati nuovi. Io credo che, con il passare del tempo, queste cose accadranno."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Proprio con Andrea Agnelli hai girato una lunga intervista, fino a Tokyo andata e ritorno. Che impressione hai avuto di lui come uomo, dirigente e soprattutto com'è nata l'idea?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"L'idea é nata attraverso la Juventus e Sky, che insieme hanno pensato di seguire il Presidente Agnelli da Parigi a Tokyo, in questo viaggio dalle finalità ben precise. É andato a Tokyo per inaugurare lo Juventus Lunch, un punto di ristoro che é rimasto aperto per pochi mesi, e quello é un motivo commerciale; poi ha avuto anche altri momenti e incontri formali, di cui abbiamo ripreso il 90%: con giornalisti stranieri; il Tokyo Football Club, con il Presidente vigente non solo per conoscerli ma per instaurare collaborazioni; ha incontrato l'ambasciatore italiano in Giappone e altri manager. É stato un tour de force assurdo, perché siamo partiti giovedì mattina da Linate per Parigi, lì abbiamo seguito la giornata di Andrea Agnelli all'UNESCO dove ha parlato di due grossi progetti legati al calcio e al razzismo che la Juventus sta portando avanti. Il materiale girato a Parigi abbiamo subito inviato a Milano; alle 18.30 abbiamo preso il volo alle 14 di venerdì siamo arrivati a Tokyo. Da lì in hotel, abbiamo lavorato tutto il giorno e quello seguente. Sabato alle 21 siamo ripartiti e siamo tornati, andando indietro nelle ore, alle 15.30 a Parigi e da lì a Torino, alle 9.30 di domenica mattina. Calcola, in quei quattro giorni, noi abbiamo dormito una sola notte, quella del venerdì. Abbiamo viaggiato in quattro, insieme al Presidente: lui, il suo braccio destro e responsabile alla comunicazione Claudio Albanese, io e il mio operatore. Abbiamo vissuto per quei quattro giorni sempre insieme, posso assicurarti che la telecamera é stata per il 90% del tempo accesa. Ci sono stati casi, anche per privacy, che é stata spenta ma abbiamo veramente testimoniato quasi tutto. É una rarità, perché Andrea Agnelli é un Presidente diverso da tutti gli altri: non ama parlare ogni giorno ma lo fa solo in sedi precise. É capitato ad esempio con noi a fine stagione o in Lega quando parla agli altri Presidenti. Proprio un anno fa parlò a Londra, al Leaders In Football, un evento che peraltro penso ci sarà anche quest'anno...É molto attento ai media internazionali, come quando c'è stata la tournée in Asia, rilasciando diverse interviste come a Fox Australiana e a un'altra televisione di Hong Kong, se non sbaglio. É molto attento alla visione internazionale del brand, e in questo c'è strategia della comunicazione. Personalmente, sono stati quattro giorni molto intensi...ovvio che viaggiare con un membro della famiglia Agnelli é diverso per la sicurezza, l'organizzazione perché si é corso tanto e dovevamo sbrigarci. Ho trovato un Presidente, un manager molto attento, che veramente non si è mai fermato un attimo. É stata una bella intervista, abbiamo parlato del suo rapporto con il Giappone, e poi siamo andati su temi d'attualità: mi ricordo che allora mi disse che il rapporto con Antonio Conte sarebbe durato molto, molto a lungo secondo quelle che erano le volontà di entrambi. Così non è stato."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Spesso si parla dei giovani per rilanciare il calcio italiano. Ma, dal dietro le quinte, si punta veramente tanto su di loro o é più uno slogan?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"É una domanda complessa. Io ho uno sguardo molto specifico su quella che è una grossa realtà nazionale e internazionale, com'è la Juventus, e un po' più largo sulla Serie A. Banalmente ti dico che di giovani se ne vedono. Poi, é vero, che lanciare un giovane in una società di medio livello é un conto, farlo in una come la Juventus è un altro. Sono rimasto molto sorpreso quando, alla prima di campionato, ho visto Komand giocare dal primo minuto, causa l'influenza di Llorente. Ecco, quindi, che puntare sui giovani alla Juventus è più difficile che farlo in un'altra società. É altrettanto vero che, se il giovane che arriva alla Juventus è forte, é veramente forte. É facile pensare a Pogba, ha il potenziale per diventare uno dei centrocampisti più forti del calcio moderno. Quindi, per quello che è il mio sguardo, i giovani li vedo. Guardando anche alla Serie A, ci sono: penso al ruolo di Scuffett l'anno scorso all'Udinese, un '96 che si è imposto da titolare. Forse sì, mi piacerebbe vedere qualche giovane italiano di più, e forse straniero in meno, banalmente. Perché credo che, a lungo andare, anche la nostra Nazionale possa essere meno competitiva. Non so e non mi va di entrare nel merito dei sistemi più complessi delle serie minori...ecco lì si potrebbe fare ancora di più. Però è solo una mia personalissima opinione."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Il Presidente della Sampdoria Ferrero ha dichiarato, qualche tempo fa, che l'Udinese é un fuoco di paglia destinato a spegnersi presto. Cosa ne pensi? Con Stramaccioni tornerà ai risultati di Guidolin?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Credo che il lavoro cominciato sia molto positivo. Sicuramente Stramaccioni é stato un netto cambiamento rispetto al passato. É vero che, sostanzialmente, la squadra non è cambiata molto: Basta e Pereyra, due giocatori di grande qualità, sono andati via. Però alla fine la struttura è rimasta quella: Widmer ha preso il posto di Basta, su cui ci sono gli occhi di società importanti tra cui la Juventus stessa, e davanti é arrivato Thereau, si é data fiducia a Muriel...Credo che la qualità all'Udinese ci sia e, forse, con l'arrivo di Stramaccioni sono arrivate quelle cose mancate l'anno scorso. Ossia una continuità di risultati e penso che, dopo la salvezza, sia un Udinese dalla parte sinistra della classifica. Solo una piccola nota: l'importanza di Dejan Stankovic in tutto questo. Perché so che è molto apprezzato dallo spogliatoio, dai "vecchi" perché in una società di provincia lavorare con un giocatore come lui porta a tanto. Poi mi dicono che è molto legato allo spogliatoio, é un uomo di campo, é viceallenatore ma ha anche un ruolo in campo. La piazza di Udine é stata la scelta ideale per Stramaccioni per ripartire, non era facile. So che ha studiato a lungo come lavorano i grandi allenatori in tutta Europa, é stato molto apprezzato con commentatore a Fox Tv, e bisogna fargli i complimenti per la scelta di Stankovic con secondo. Anche perché a Strama manca il "pedigree" internazionale."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Di Natale é spesso stato accostato alla Juventus. Personalmente non ci ho mai creduto, ma é stato veramente vicino a lei?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sì, quattro anni fa si può dire che fu praticamente un giocatore della Juventus. La società e il suo procuratore avevano trovato l'intensa, anche per noi (Sky, ndr) era una cosa praticamente fatta. Poi si dice che Totò parlò con il patron, lui era disponibile a lasciarlo andare e pare che lì Di Natale disse che non voleva andare via. Perché la sua vita a Udine aveva trovato radici profonde, anche se quella privata viene spesso messa in secondo piano e quando non é così é una novità. Le scelte di cuore sono una rarità, in un ambiente dove il denaro fa da padrone, ma ti posso confermare che Di Natale é stato vicinissimo alla Juventus, era praticamente suo ma poi decise il contrario. Vediamo anche il risvolto della medaglia, perché la scelta di legarsi all'Udinese é stata molto apprezzata dai tifosi e lui é il giocatore più forte della storia di questa squadra. Ho avuto tante volte la fortuna di vederlo a bordo campo, i suoi gol pazzeschi, e le qualità che ha, cito Andrea Carnevale, lui le ha viste fare a Maradona. A Torino, invece, é stata una scelta criticata perché in quel caso Di Natale non ebbe il coraggio di andare in una grande società."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Hai parlato di scelte di cuore. Un altro grande giocatore attaccato alla maglia é stato Del Piero. Come hai vissuto il suo addio e il passaggio dall'Australia all'India?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Ero presente quel giorno, Atalanta-Juve ma soprattutto quello é il giorno in cui Del Piero la Juventus. Ti posso assicurare che rimane una delle emozioni professionali più forti che abbia mai provato ma come fortunato spettatore di quel momento storico. Perché quando, in una partita in corso, tutto lo stadio guarda tutt'altro: questo calciatore che fa il giro e saluta, raccoglie sciarpe e ringrazia, é un qualcosa di assolutamente mai visto. Del Piero é veramente la storia della Juventus e per i tifosi é stato uno shock, perché ha rappresentato per la maggior parte di noi un qualcosa di simbolico ed è riuscito ad andare oltre i colori della Juventus. Un giocatore apprezzato anche dai tifosi delle altre squadre, perché ha le caratteristiche del bravo ragazzo e in Serie A spesso vengono celebrati i "bad boy". L'addio arrivò dopo due anni molto complessi, basti pensare al videomessaggio girato da lui in cui diceva "firmo in bianco". La società accettò e il contratto fu firmato nel cantiere dello Juventus Stadium...Ecco, la Juventus è una società che da molta importanza ai simboli e ai luoghi. Luoghi speciali per momenti speciali, lo ritroviamo spesso nella sua storia. Poi, mesi dopo, il Presidente Agnelli all'assemblea dei soci disse "Ringrazio Del Piero - prepensionandolo in pratica - ma questa è l'ultima stagione che fa con noi". Anticipò i tempi ad ottobre, forse per anticipare un altro video, no? Qualcuno ha criticato Alessandro per la scelta fatta, doveva finire la carriera lì, invece io credo che sia una persona molto intelligente. E quindi é andato dall'altra parte del mondo, non solo con stella dei Sidney ma come ambasciatore del calcio australiano. Ho lavorato con lui l'anno scorso a Jesolo, in quello che fu il primo ritiro di una squadra australiana in Italia. A ogni allenamento, pensa, c'erano circa mille tifosi! Ore e ore di autografi e questo fa capire quanto Del Piero, in quell'occasione, sembrò una rock star in tournée. Adesso c'è la scelta dell'India, da curioso del mondo. So che poi l'ultimo suo grande sogno é giocare nella Lega americana, e questa scelta di tre mesi glielo permetterà, perché l'MLS inizia a gennaio. É un giocatore, icona globale che la gente possa riconoscere. Ho avuto di lavorare con lui anche in Brasile, ho trovato tantissima attenzione da parte di tanti media, ed è stato l'unico giocatore italiano ad andare in onda nella trasmissione tv di Diego Armando Maradona. La sera ero con lui, fuori dallo studio poiché potevano entrarci solo Maradona, il conduttore della trasmissione e Del Piero. É particolarissima, un'ora in cui a Maradona si chiede un giudizio praticamente su tutto, senza immagini e fa record di ascolti. Chiudo con un ricordo piacevolissimo: la giornata che abbiamo passato insieme in una favelas a nord di Rio, con una visuale pazzesca. L'abbiamo trascorsa con dei ragazzini, vedere la felicità di loro giocare con lui é un qualcosa che mette ancora i brividi a ricordare adesso, abbiamo fatto una bella intervista e la cosa che fece ridere, soprattutto Alex, é: primo pallone della partita, un ragazzino gli fa un sombrero! Del Piero c'è rimasto malissimo (rude, ndr). Gli ho visto luccicare gli occhi in quell'occasione, parlò per un'ora con questi ragazzi e sono cose che in televisione non riescono neanche a rendere. Fu un bel progetto, legato all'UNICEF."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Un ultima domanda: pensi che questa stagione le squadre italiane riusciranno finalmente a farsi valere? Magari anche in Europa League?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sono tanti anni che l'Italia non riesce ad arrivare fino in fondo, la Juve l'anno scorso arrivò fino alle semifinali, era una finale scritta quella all'Juventus Stadium e fu veramente una doccia per fredda per lei non arrivarci. Avere la possibilità di giocarla in casa non credo capiterà mai più nella sua storia. Quest'anno è molto forte, é stata criticata per la sconfitta a Madrid ma ha fatto un primo tempo in cui a momenti ha dominato sull'Atletico. Non so dirti dove arriverà, perché poi il livello si alza tantissimo. Ma se esce bene dai gironi, io credo che a gennaio potremo assistere a qualcosa di nuovo sul mercato. A Torino valuteranno sicuramente un grande giocatore per andare avanti. Il primo giorno di Allegri si è detto che l'obiettivo é i quarti di finale, é dichiarato. Roma: ci ha fatto grande impressione, ha preso molto il carattere di Garcia ma è in un girone molto, molto complesso...Potrei dire che già il calcio che ha dimostrato in queste prime partite potrebbe essere un passo in avanti. Quanti anni erano che la Roma non era in Champions League? Se la gioca. In Europa League vedo molto positivo, non so dirti quante di queste squadre hanno messo la coppa nel mirino e che valore gli hanno dato. Sicuramente é importante per il Napoli, però è anche vero che in certi momenti l'Europa League viene sfruttata per un grande turn-over dei giocatori. E quindi i grandi risultati fatti domenica non vengono replicati giovedì perché vengono usate seconde linee. Anche l'Inter ha bisogno di una ribalta europea. Sarebbe bello ritrovare una squadra italiana fino alle fasi finali e, con spettatore e amante del calcio, vedere già a febbraio che non c'è nessuna a portare avanti il calcio italiano é un po' deprimente. Perché è vero che siamo appassionati delle grandi sfide, Bayer Monaco, Barcellona, Real Madrid...ma quando c'è un'italiana in campo é diverso. Il mio é un augurio e credo che Roma e Juve possono darci qualche soddisfazione."</DIV></DIV>C1012936Udineuttd01uttd01altaknteljzrhkjpscmwjkvsm3hkmrvqiy2sltun1avryxx.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-francesco-cosatti-intervista-juventus1013002.htmSiT1000007101268101,02,03,06,07,080302602S
1091012992NewsCoppeESCLUSIVA ILCALCIO24.COM, Salvatore Lo Presti:«Il calcio europeo è diverso dal nostro. La Juventus non è andata a Madrid per pareggiare»20141005111351Intervista alla firma storica della Gazzetta dello Sport<FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">"Juventus -&nbsp;Roma&nbsp;sarà certamente un'altra storia"</SPAN></B><BR><BR> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">Salvatore Lo Presti,</SPAN></B><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin"> una vita dedicata al giornalismo sportivo. Firma storica de La Gazzetta dello Sport, Lo Presti è un siciliano di Marsala. Nel 2012 è stato premiato per i suoi 50 anni di giornalismo con una pergamena ricordo, dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Piemonte e Valle D’Aosta, Alberto Sinigaglia. Un riconoscimento importante che si interseca perfettamente come tessera nel suo puzzle di vita professionale, fatta di innumerevoli esperienze dedicate allo sport e al calcio in particolare. Egli è l’unico giornalista ad aver lavorato per tutti i quotidiani sportivi italiani, nessuno escluso. Dal Corriere dello Sport, al Tuttosport, alla Gazzetta dello Sport, ma ha anche scritto per il Corriere della Sera e il Giornale Nuovo. Sempre con grande professionalità e lontano da ogni accostamento di fede sportiva. Sempre super partes, sempre obiettivo sulle analisi del dopo gara, nonostante il calcio si riconosca come materia opinabile. Salvatore Lo Presti è anche fondatore dell’Annuario del calcio mondiale, manuale dell’editoria sportiva italiana, affermato ed apprezzato strumento di lavoro per dirigenti, tecnici, procuratori, giornalisti.<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>Ma la sua immagine è particolarmente legata al giornale rosa, a quella Gazzetta dello Sport in cui è stato responsabile dal 1989 al 2002 nella redazione di Torino, cui egli è ancora molto legato. E, per questa storica testata giornalistica, è stato anche inviato speciale ai mondiali di Argentina nel 1978 e poi ai mondiali di Francia nel 1998. Lo Presti è considerato, a ragione, una tra firme più brillanti e autorevoli del giornalismo italiano. Passione e sacro fuoco sono alla base di una carriera autorevole, prestigiosa, esemplare per coloro i quali amano il mondo del giornalismo dedicato allo sport. Raccontare i fatti del pallone, le sue vicissitudini, le cose tecniche e umane che si avvicendano e si intersecano tra loro, quasi a manifestarne la metafora della vita, è il senso che si dà a una professione unica quale è, appunto, il giornalismo. Noi, in tribuna stampa, abbiamo avuto il piacere e l’onore di scambiare con lui alcune opinioni sul calcio di questi giorni e, soprattutto, sulla recente debacle della Juve in quel di Madrid. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Penso che la Juventus non sia andata a</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Madrid per pareggiare la partita. Credo invece a una strana forma psicologica che ha inibito la</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">grande potenzialità tecnica e agonistica della squadra di Allegri. Sembravano</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">timorosi e il gioco non appariva fluido come al solito, forse per merito degli avversari che</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">hanno saputo chiudere tutti i varchi.</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Questo, però, non giustifica una prestazione senza</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">idee. Comunque, ritengo che sarebbe stato più giusto un risultato di parità, in quanto se</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">è vero che la Juve non ha fatto neanche un tiro in porta nell’arco dei 94 minuti di</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">gioco, è altresì vero che l’Atletico Madrid</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">ha tirato in porta soltanto due volte. Nella prima occasione Buffon ha neutralizzato il loro tentativo e nella seconda situazione</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">hanno fatto gol”.</B> E’ lineare l’analisi tecnica di <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Salvatore Lo Presti</B> sulla partita di Champions dei bianconeri. E’ competente e piacevole ad ascoltarsi. Certo, si può anche non essere d’accordo, tuttavia, è giusto ammettere che la disanima ha il sapore dell’oggettività. E intanto continua: <B style="mso-bidi-font-weight: normal">”Ciò che noto nella Juve è la forma precaria di Vidal, mentre Pogba stenta a</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">tornare il giocatore che abbiamo apprezzato lo scorso anno. Comunque, non è il caso</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">di drammatizzare su una partita persa e anche giocata male dalla Juve. I bianconeri ci hanno abituato a metamorfosi repentine, anche perché la forza di questa squadra non si</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">discute”</B>. Certo, diciamo noi, la forza della Juve non si discute, tuttavia, sembra che certi scheletri riemergano sempre in occasione della partecipazione in Champions League. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Il calcio europeo è diverso dal nostro”</B> dice Lo Presti. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Quando vai a giocare fuori</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">casa devi comunque cercare di imporre il tuo gioco. Ha ragione Buffon quando afferma che</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">bisogna conquistarsi sui campi europei il diploma di maturità”.</B> E’ piacevole parlare di calcio con Lo Presti, ma è arrivato il momento di lasciarci. Non prima però di avergli chiesto un parere sul big match di domenica prossima <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Juventus –Roma</B>. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Sarà certamente un’altra storia. Una partita che scriveremo in maniera diversa, perché diversa sarà l’impostazione alla</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">gara delle due squadre.</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">La Roma è sicuramente più forte dell’anno scorso, anche perché gode di una panchina invidiabile. Peccato che la Juve non sia riuscita ad</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">acquistare Nainggolan</B>, <B style="mso-bidi-font-weight: normal">perché sarebbe stato sicuramente un acquisto importante dal punto di vista del completamento del centrocampo bianconero. Comunque, credo che Juventus -</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Roma sarà una partita molto tattica, in cui entrambe le</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">squadre vorranno vincere. Una cosa è certa, la Juve nel suo stadio non ha quasi mai sbagliato</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">partita”. </B></SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR><BR> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">Salvino Cavallaro <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN></SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><br><br>C1012936TorinoFL0711FL0711pallone8.jpgSiNesclusiva-il-calcio-ventiquattro-giuseppe-presti-il-calcio-europeo-e-diverso-dal-nostro1012992.htmSi100451001,02,03,060301927S
1101012986NewsEditorialeE` sempre più Juventus-Roma20140930125139Roma,Juventus,Marotta,Lotito,Lazio,serie aAlcune riflessioni che nascono su ciò che ci propone il calcio italiano<P align=justify>Le convincenti vittorie della <A class=link-6 href="/squadre/roma.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Roma</A> sul <A class=link-6 href="/squadre/hellas-verona.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Verona</A> e della <A class=link-6 href="/squadre/juventus.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Juventus</A> a Bergamo contro l’<A class=link-6 href="/squadre/atalanta.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Atalanta</A> di <A class=link-6 href="/personaggi/stefano-colantuono-1000385.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Colantuono</A>, ci lasciano fare alcune considerazioni. In primis, l’indiscussa superiorità tecnica di due squadre che già nello scorso campionato hanno rappresentato l’unica alternativa per la conquista del titolo italiano. Ed è proprio su questo punto che vogliamo riflettere, e cioè su un campionato italiano che appare sempre più limitato nell’interesse. <BR>C’è un notevole livellamento dei valori tecnici verso il basso, che diventa sempre più preoccupante se lo si considera dal punto di vista della mancanza di spunti e argomenti da affrontare, che non siano sempre gli stessi. Noi che scriviamo, rischiamo a volte di risultare monotematici, visto che per ovvie ragioni il nostro focus si rivolge inevitabilmente a chi vince ed è in testa alla classifica. Parliamo continuamente di Juventus e Roma, quasi fossero le uniche squadre iscritte al campionato italiano. <BR>E’ vero che gli unici spunti di interesse calcistico vengono proposti proprio da queste due squadre, tuttavia, è rimarchevole l’appiattimento di un calcio italiano che poi, inevitabilmente, trova difficoltà ad inserirsi in maniera autorevole a livello di club nell’Europa che conta. Le cause? Sono tante, troppe. Il calcio italiano risente delle difficoltà economiche del nostro Paese ma, soprattutto, di una eclatante incapacità da parte dei vertici di Lega che ormai si rivolge al calcio come fatto prettamente politico e mai con reali stimoli a migliorarne la sua organizzazione collettiva. <BR>Dopo la debacle della nostra Nazionale ai recenti campionati mondiali in Brasile, si è scritto di tutto per sollecitare un cambiamento che non solo non c’è stato, ma che non è neanche nell’aria. I continui battibecchi tra <A class=link-6 href="/personaggi/claudio-lotito-1000468.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Lotito</A> (paladino del neo presidente della F.I.G.C. Carlo Tavecchio) contro <A class=link-6 href="/personaggi/giuseppe-marotta-1000334.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Marotta</A>, lasciano&nbsp;intravvedere &nbsp;una diatriba dai toni troppo alti e, talora, anche offensivi. Una situazione che non solo non fa bene al calcio italiano, ma che è invece capace di rallentarne quel processo di crescita organizzativa tanto invocata dalla totalità degli addetti ai lavori del pallone nostrano. <BR>Non è certamente solo questo il motivo per cui l’interesse del calcio italiano vada scemando, anche se è sicuramente uno dei tanti problemi che si mescolano in un calderone in cui gli interessi di parte superano di gran lunga il miglioramento della collettività. Le società di calcio sono sempre più in difficoltà economica e di organizzazione interna. <BR>E così si trovano spesso a dovere affrontare una crisi profonda che sfocia sul terreno di gioco in maniera evidente. Come dicevamo pocanzi, reggono alla grande soltanto Juve e Roma, capaci come sono, di avere azzeccato da qualche anno il modus di un calcio non improvvisato, ma costruito in maniera oculata anche dal punto di vista economico. E i risultati si vedono sul campo, almeno in Italia. La crisi del Napoli (parzialmente alleggerita dalla vittoria&nbsp;esterna contro il Sassuolo) e&nbsp;della <A class=link-6 href="/squadre/lazio.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Lazio</A> (che giocherà il posticipo di lunedì a Palermo) si intreccia alla mediocrità generale, dove l'Inter&nbsp;(che perde&nbsp; 4 a 1 in casa contro il Cagliari), il Milan (che pareggia a Cesena),&nbsp;la Fiorentina e il Torino, spesso si trovano in difficoltà contro Udinese, Verona , Sassuolo, Sampdoria, Genoa, Palermo, Empoli, Cesena, (per il Cagliari ci sarebbe da fare un discorso a parte) e il Parma che è alle prese con problemi di vertice interno. Insomma, un campionato che è iniziato come era finito. Senza luci e&nbsp;novità di nessun genere. Un po’ come le prime nebbie d’autunno, in cui la trasparenza si può solo immaginare e mai vedere.<BR><BR><B>Salvino Cavallaro </B><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><br><br>C1012936RomaFL0711FL0711pallone8.jpgSiNcalcio-campionato-serie-a-juventus-roma-classifica-1012986.htmSiT1000007,T1000012,T1000018,T1000010,T1000011,T1000016,T1000017,T1000019,T1000021,T1000022,T1000023,T1000024,T1000026,T1000027,T1000028,T1000087,T1000097,T1000098,T1000099,T1000101100451001,02,03,06,07,080301340
1111012987NewsCampionatiPiù calci che calcio nel derby di Genova20140929184222L`eccessivo agonismo del derby della lanterna, ha penalizzato il calcio intenso come tecnica pura. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma se ghe penso (Ma se ci penso, in italiano) è una canzone in lingua genovese che è ormai diventata il simbolo della musica e della presenza di Genova nel mondo. Ma la città ligure è anche conosciuta per avere due squadre di calcio, Genoa e Sampdoria. Due realtà pallonare che si dividono in maniera intensa, emozioni e passioni nel derby della lanterna. Già, la lanterna. Un derby così identificato, per l’accostamento al simbolo della città di Genova che è appunto il faro posto nel porto della città. Storiche queste due tifoserie, in cui “l’odio” sportivo prevale in maniera marcata su ogni altra cosa. E così, dopo avere assistito al primo derby ligure del campionato in corso 2014’15, possiamo rimarcare la spettacolarità delle due opposte tifoserie, i cui colori sociali si sono innalzati al cielo con tutto l’orgoglio dei propri sostenitori. Un’emozione unica nella notte del pallone ligure, in cui sono prevalsi i sentimenti più che il calcio inteso come fatto tecnico da analizzare. Ha vinto la Sampdoria per 1 a 0 con un gol di Gabbiadini al 75’, ma l’intensità agonistica del match di Marassi, dove entrambe le squadre non hanno risparmiato energie, ha dato pochissimi spunti di calcio inteso come tecnica pura. I rossoblu di Gasperini, che subiscono la seconda sconfitta in campionato, restano a quota cinque punti, mentre la Sampdoria di Mihajlovic si porta nelle posizioni alte della classifica con undici punti. Alle stelle l’entusiasmo del neofita presidente blucerchiato Ferrero il quale, dopo il termine della partita, è sceso in campo per sprigionare in maniera sanguigna la sua viscerale gioia assieme alla sua squadra. Finisce così un derby tutto fisico e nervi, tattica ed emotività. Un qualcosa che è più simile al calcio inglese piuttosto che al nostro, notoriamente più ragionato, tecnico e meno intenso. Molte sono state le entrate al limite di regolamento e così l’arbitro Damato ha distribuito quattro ammonizioni ai doriani, Silvestre, Eder, Obiang e Okaka e tre ai genoani, Burdisso, Pinilla, Sturaro. Gabbiadini e Okaka sono apparsi i migliori della Sampdoria, mentre Perotti e l’interessante Sturaro, sono stati i veri cardini di un Genoa più nerboruto che convinto di giocare una partita di calcio. Adesso, dopo una sconfitta forse immeritata, il Genoa aspetta la partita di ritorno per ripagare i propri sostenitori dalla cocente delusione subita in questa circostanza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Genova Stadio Marassifl0711fl0711krsticic.jpgSiNpio-calci-che-calcio-nel-derby-di-genova-1012987.htmSi100451001,02,03030390
1121012973NewsCampionatiE` un Milan dalle grandi motivazioni, ma senza difesa20140924170557Il Milan del nuovo corso è ancora in cantiere.<span style="line-height: 115%; font-family: " cambria","serif";="" font-size:="" 12pt;="" mso-ascii-theme-font:="" major-latin;="" mso-hansi-theme-font:="" major-latin;"="">Il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/milan.cfm">Milan</a> visto a Empoli è stato per lunghi tratti della partita davvero poca cosa. Difesa imbarazzante, centrocampo incapace di fare filtro e contenere l’agonismo indiavolato degli avversari e punte confuse nella ricerca di dare una mano a metà campo. I padroni di casa sono andati in vantaggio dopo 20 minuti, grazie alle reti di Tonelli e Pucciarelli. La rimonta rossonera è stata aperta da Torres che sigla così il suo primo gol nel campionato italiano, cui segue la rete di Honda. Poi, anche una traversa di Menez fa sperare in una vittoria del diavolo rossonero, ma il pareggio di 2 a 2 è in fondo il risultato più giusto. Arrembante l’Empoli fin dai primi minuti, capace di esprimere un calcio atleticamente valido con ottime trame di gioco. Al contrario, la squadra di <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/filippo-inzaghi-1000168.cfm">Pippo Inzaghi</a> è sembrata fuori condizione e con una difesa inguardabile, soprattutto nei suoi due centrali Bonera e Zapata. Fin dall’inizio di questo campionato, abbiamo sostenuto che il Milan fosse da podio per le grandi motivazioni che lo accompagnano. Abbiamo visto molte similitudini con la <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juve</a> di <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/antonio-conte-1000008.cfm">Conte</a>, quella di tre anni fa. Voglia di riscatto da un precedente campionato fallimentare, desiderio di riappacificarsi con i propri tifosi e, soprattutto, l’obiettivo da centrare che è il ritorno all’Europa che conta. La squadra sembra bene assortita davanti e non è neanche male a centrocampo. Ma è la difesa che naviga in acque burrascose. Bonera e Zapata sono complici di disattenzioni e spesso li vediamo in netto ritardo sull’avversario, specie se questi è dotato di ottima corsa. Così anche De Sciglio si trova in difficoltà e non sembra essere più l’esterno che abbiamo apprezzato l’anno scorso. Abate è volenteroso, ma spesso la sua foga agonistica è priva di razionalità e si perde tra corse affannose e cross che vanno a vuoto. L’esordio di Van Ginkel è durato solo mezz’ora per problemi ad un ginocchio, ma il giocatore è da rivedere per dare una giusta valutazione. A prima vista, comunque, non ci sembra un giocatore di grandi doti tecniche. Le uniche noti liete arrivano da Menez, Torres, Honda e Bonaventura, un giocatore che non si risparmia mai nell’impegno. Per quanto riguarda invece Muntari e De Jong, restiamo perplessi per i continui falli che ne determinano una forma ancora precaria. Insomma, a nostro avviso, continuiamo ad assegnare il podio finale a questo Milan che ci piace per le sue grandi motivazioni, per il gruppo che appare compatto e per un Inzaghi che oltre a tentare di consolidare la sua carriera di allenatore, s’impegna con anima e corpo in un’avventura forse più grande di lui. Ma c’è un punto determinante da rivedere con assoluta urgenza: la difesa. Spesso sentiamo dire in conferenza stampa da Inzaghi: “Noi siamo il Milan”. Sì, è vero. Ma bisogna dimostrarlo con i fatti! Il calcio si gioca in campo e non a parole durante le conferenze stampa.</span><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: " cambria","serif";="" font-size:="" 12pt;="" mso-ascii-theme-font:="" major-latin;="" mso-hansi-theme-font:="" major-latin;"="">Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br>C1012936EmpoliFL0711FL0711galliani.jpgSiNmilan-difesa-debole-1012973.htmSiT1000007,T1000087100451001,02,03,07030888
1131012972NewsEditorialeInvestire nel futuro, no chiusura ma credere nei giovani20140924163658Giovanili, calciomercato, investimentoInvestire nei giovani, ossia quello che in Italia non si fa. Punto del programma elettorale di Tavecchio, è urgente correre ai ripariGiovane, etichetta che ormai in Italia è quasi problematica. Lo si vede benissimo nel mondo del lavoro, con un tasso di disoccupazione allarmante nella "categoria", ma perfino il mondo del pallone nostrano non può definirsi salvo. A cambiare verso vorrebbe essere il nuovo Presidente FIGC Tavecchio, dando più spazio ai ragazzi del settore giovanile, ma fino ad ora investire in esso non sembra sempre convincere i club italiani.<div><br><div>Certo, fortunatamente ci sono l'eccezioni alla regola. Basti pensare a Simone Scuffett, il portiere dell'Udinese arrivato direttamente dalla seconda squadra e che in Serie A ha fatto vedere grandi cose. Ma sono casi che, ahimè, non dettano una linea vera nel mercato delle grandi squadre. Altrimenti non si spiegherebbero le ricerche di fantomatici colpi di mercato "last minute" ogni estate e a gennaio, bussando la porta a giocatori pluri trentenni senza poche ambizioni. Magari la colpa è anche dei vivai che non "sforna" sempre atleti pronti per campi importanti, ma se nessuno ci investe gli esiti sono questi.</div><div><br></div><div>La cosa più delirante è che praticamente tutti i Presidenti dei club della massima serie parlano di cambiare verso, di puntare a modelli come Barcellona e Bayer Monaco per rinnovare le giovanili. Però poi, quando arriva il momento di cercare un elemento nuovo per la squadra, in pochissimi attingono da "casa preferendo acquistarne da fuori e facendo perdere le tracce dei propri talenti tra le varie sotto-categorie.</div><div><br></div><div>Perché allora non credere fino in fondo nelle Primavere? Perché continuare a cercare all'estero ragazzini o giocatori già rodati per portarli in Italia a flotte, mentre quelli che ci sono già si "parcheggiano" tra Serie B, Lega Pro e Serie D (se non più giù)? Ciò non significa chiudere le frontiere, quella sarebbe veramente una cosa stupida e inutile.&nbsp;</div><div><br></div><div>Significherebbe privarsi di esperienza da altri campionati, altre realtà preziosissime per i ragazzi in rosa. Bisogna quindi&nbsp;trovare un equilibrio, altrimenti la crisi strutturale di questo benedetto calcio italiano sarà destinata a durare molto, molto tempo ancora. Se Tavecchio ce la farà, molti suoi contestatori dovranno di certo ricredersi. Altrimenti rimarrà soltanto un casco di banane amare.</div></div>uttd01uttd01verratti.pngSiNgiovanili-rimedio-investimento-1012972.htmSi101268101,02,03030495
1141012962NewsEditorialeDa Conte ad Allegri, la Juve è sempre in vetta alla classifica20140915201846Dopo la pausa della Nazionale, riparte il campionato di calcio <span style="line-height: 115%; font-family: " cambria","serif";="" font-size:="" 12pt;"="">Sono tanti gli spunti offerti dalla seconda giornata di Serie A del nostro campionato. Innanzitutto la conferma della Juventus che, passata da Antonio Conte a Massimiliano Allegri, si trova ad essere ancora prima assieme a Roma e Milan . Un po’ come dire che cambiando i fattori il risultato non cambia. Stessa la cornice dello Juventus Stadium, stesso l’appeal, stesso l’inno, e perfino uguale l’enfasi di accogliere i calciatori&nbsp;in campo,&nbsp;nella sgambata&nbsp;riscaldatrice dei muscoli,&nbsp;prima dell’inizio della gara. Un iter che si tramanda ormai da tre anni, sempre uguale, sempre apportatore di forte emozione per i tanti tifosi juventini. Qualche volta ci siamo soffermati a curiosare all’esterno dello Juventus Stadium. Ebbene, dai volti scrutati, dall’entusiasmo&nbsp;evidenziato e dalla voglia di entrare allo stadio, sembra sempre che quell’ansia&nbsp;di far festa sia&nbsp;come la prima volta. Stessa l’emozione, stesso il desiderio di cantare un inno coinvolgente, stessa la voglia di andare e tifare per i propri campioni. Conte o Allegri? non importa!&nbsp;è la Juve che interessa ai tifosi della Vecchia Signora. La facilità con la quale la Juventus ha vinto contro l’Udinese e la chiarezza di idee dimostrata nella fluida manovra, lascia presupporre un campionato di prim’ordine. Stenta la Roma a Empoli, ma vince con un gol di Naiggolan che evidenzia in qualche modo il desiderio dei giallorossi di ritornare a rappresentare l’alternativa alla Juve. Seconda vittoria anche per il Milan che esce fuori dal Tardini di Parma, in un festival fatto di gol, emozioni,&nbsp;ma anche di tanti&nbsp;errori ingigantiti da due difese che devono essere ancora registrate nei movimenti e nelle attenzioni. I rossoneri vincono dunque 5 a 4 contro il Parma di Donadoni, contrapponendosi al 7 a 0 che i cugini dell’Inter hanno inflitto in casa al malcapitato Sassuolo. Punteggi e prestazioni che sono l’emblema di un campionato dai mediocri contenuti tecnici, che non&nbsp;è più, chissà per quanti anni ancora, il più bello del mondo. Tre gol fa la Lazio in casa contro il Cesena. Le reti portano la firma Made in Italy di Candreva, Parolo e Mauri, ovvero l’ossatura portante dei biancocelesti, che si mettono in evidenza in un campionato firmato quasi esclusivamente da pedate esterofile. Si smarrisce come un lieve soffio di vento il Torino di Ventura, il quale appare contratto, privo di idee e mal disposto in campo, al cospetto di una Sampdoria sanguigna e volitiva, che ha presentato un Okaka potente fisicamente e un Gabbiadini che ormai non è più soltanto una promessa del panorama calcistico italiano. Domenica nera, anzi nerissima per il Napoli, che viene battuto in casa dal modesto Chievo e da un gol di quel Maxi Lopez che è sembrato risuscitato dalle ceneri. I Partenopei, dopo l’esclusione dai preliminari di Champions League, sembrano essersi smarriti. Duro sarà ancora il lavoro che attende la squadra agli ordini del suo allenatore Rafa Benitez, mentre, a sentire gli umori dei napoletani, “mala tempora currunt”. Tra le proprie mura, pareggia la Fiorentina di Montella contro il Genoa, mentre vince fuori casa l’Atalanta di Colantuono contro il Cagliari di Zeman.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; Il </span>Verona vince 2 a 1 contro il&nbsp;Palermo, chiudendo la seconda giornata di calendario nel posticipo serale di Lunedì 15. Non c’è che dire, dunque, il campionato italiano di calcio di serie A si presenta con due novità: Milan e Inter, che sembrano davvero intenzionate a fare da terzo incomodo tra Juve e Roma. </span><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: " cambria","serif";="" font-size:="" 12pt;"="">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>TorinoFL0711FL0711allegri400.jpgSiNda-conte-ad-allegri-la-juve-e-sempre-in-vetta-alla-classifica-1012962.htmSi100451001,02,03,06,07030548
1151012949NewsCalciomercatoSogni, aspettative, realtà: i tre passi del mercato dei poveri20140902152747calciomercato,Juve,Inter,Ezequiel LavezziPochi soldi, nessun colpo “I sogni son desideri…” cantavano i topini di Cenerentola: adesso, in Italia, probabilmente questa canzoncina la cantano i dirigenti italiani in tempo di trattative. E’ finito il calciomercato, finalmente direi: dispiacerà sicuramente non vedere più con così tanta assiduità i Pedullà, Criscitiello, Di Marzio, Bonan e compagnia bella, ma non se ne poteva più: si arriva ogni anno alla fine del calciomercato sfiniti, illusi e delusi. In Italia ci sono pochi soldi, ma tanti sogni: c’ha sperato con tutte le sue forze la <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juve</a> di poter prendere Falcao, ma avete mai visto un poveraccio che si compra una Ferrari? Prestito oneroso da 12 milioni (che poi è la prima rata del pagamento per un totale di 65) e 24 milioni l’anno d’ingaggi già. Abbordabile. In alternativa i bianconeri provavano a prendere il Chicarito Hernandez: timida offerta di prestito, un’estate intera di voci, arriva il Real e se lo prende con tanti saluti a tutti. Un altro sogno l’ha fatto l’<a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/inter.cfm">Inter</a>: <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/ezequiel-lavezzi-1000161.cfm">Ezequiel Lavezzi</a>; per molti il Pocho era in arrivo qualora Guarin fosse stato cedut alla fine non se ne è fatto, ma credete davvero che un giocatore che prende il suo popò di stipendio in Francia, gioca la Champions, è spesso e volentieri titolare, lascia il Psg per una squadra che fa l’Europa League e comunque vive un momento di restauro?Sogni. Come quelli del Napoli: da anni si insegue Gonalons, poi si è passati a Lucas Leiva e alla fine Sandro, che ha preferito un club di medio-basso livello come il Qpr ai partenopei: niente soldi ok, ma appeal sempre più basso. <br><br> <br><br>Dai sogni passiamo alle aspettative: tutte più o meno rispettate. Alla fine in questo mercato, l’obiettivo di molti era perfezionare la propria squadra con innesti di qualità (low cost ovviamente) atti a dare delle alternative maggiori agli allenatori. E sotto questo punto di vista il mercato diciamo che è perfettamente riuscitla Juve ha tenuto Pogba e Vidal, ha preso Morata sperando in un Llorente-bis, due jolly come Pereyra e Romulo e un uomo d’esperienza come Evra, utile soprattutto in una difesa a 4. In avanti tutti s’aspettavano un attaccante ma, vuoi per mancanza di cash, vuoi per dar fiducia ai giovani, Marotta ha deciso di puntare su Coman. Il nuovo Pogba? Durante il mercato di Gennaio lo scopriremo.<br><br> <br><br>Benissimo la Roma: Iturbe è il colpo più fragoso di questo mercato, Cole e Keita quelli di grande esperienza, Ucan la stellina del futuro, Manolas una certezza già ora ed Holebas e Yanga Mbiwa due ottimi rincalzi. Bene anche il Milan, col <i>Nino</i> Torres, con Bonaventura alla fine, Armero e Van Ginkel, ok la Lazio con De Vrij, Parolo e Djordjevic, l’Inter con Osvaldo, Vidic, Medel, Mvila e Dodo, qualcosa in più dei soli Koulibaly e De Guzman al Napoli serviva, sempre ottima e mirata all’acquisto dei giovani la Fiorentina che prende Badelj e Kurtic, ma che punta anche su gente d’esperienza come Micah Richards.<br><br> <br><br>Eccoci però alla dura realtà: anche in questa sessione di mercato abbiamo notato che i giocatori in Italia non ci vengono. Tralasciando il discorso Falcao l’esempio di Van Ginkel salta subito all’occhi il ragazzo al Chelsea quest’anno non avrebbe giocato quasi mai. Eppure lui preferiva restare lì, a fare panchina, anziché trasferirsi in Italia, al Milan: è servita una grande opera di convincimento da parte di Mourinho, ma nelle sue intenzioni l’Italia era una seconda scelta. Altro cas per far spazio al giocatore olandese, Galliani ha venduto Cristante, gioiellino italiano. Ma siamo fuori? Cioè in un periodo in cui ci lamentiamo che non abbiamo giovani italiani li facciamo andare all’estero? Misteri del mercato.<br><br> <br><br>Obiettivamente siamo diventati l’ultima ruota del carro e il nostro campionato è diventato ormai solamente una bottega da saccheggiare per i suoi gioielli più preziosi: se ne sono andati Benatia, Immobile, Balotelli, Cerci. E noi? Noi prendiamo giocatori a fine carriera (Torres e Saviola), infoltiamo le nostre Primavera di stranieri (sia la Juve che l’Inter sabato avevano in campo appena 4 italiani), non riusciamo a prendere un giocatore, dico uno, d’un altro campionato a titolo definitivo.<br><br> In Italia c’è la crisi, soldi non ce ne sono per la nazione, figuriamoci peril calciomercat ma se provassimo a dare una mossa a questo sistema totalmente esterofilo, magari in questo nostro mercato dei poveri qualche sogno ci riusciamo a trasformarloin realtà.<br><br>C1012936RomaFL0141FL0141marotta.jpgSiNsogni-aspettative-realta-i-tre-passi-del-mercato-dei-poveri-1012949.htmSi100205001,02,03,06,07,08,09010965
1161012944NewsCampionatiLa prima giornata di Serie A, tra luci e ombre20140901162014Serie A Tim,2014-2015,Milan,Lazio,Roma,Juve,Fiorentina,ChievoIl Milan di Pippo Inzaghi, ci sembra la novità del campionato 2014`15Consumata la prima giornata di Serie A del Campionato 2014’15, riportiamo le prime impressioni che, tuttavia, risentono ancora di pensieri rifugiati sotto l’ombrellone di questa bizzarra estate che ci lascia insoddisfatti sotto il profilo meteorologico. Ma si sa, ogni anno il ritorno dalle vacanze coincide con l’inizio del campionato di calcio. “Meno male” direbbe qualcuno che ama il pallone e le sue vicissitudini. Detto questo, ci sembra giusto rilevare che una squadra su tutte ci ha impressionato: il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/milan.cfm">Milan</a> di Pippo Inzaghi. Battuta la nuova <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/lazio.cfm">Lazio</a> di Pioli, la squadra rossonera non solo ha vinto ma ha anche convinto. Un 3 a 1 che parla chiaro e mette in guardia coloro i quali all’inizio erano scettici sulle qualità della squadra. Grinta, determinazione, “fame”, voglia di ricominciare, cancellando un recente passato che per certi versi mortifica la lunga e gloriosa storia del diavolo rossonero. Le grandi motivazioni di Pippo Inzaghi sembrano essere le stesse dei suoi giocatori. Emblematico l’abbraccio della squadra con il proprio allenatore dopo aver segnato il gol. Atteggiamenti da non sottovalutare come apparenze, ma che sono rappresentativi di un qualcosa che cambia, di un’aria nuova, diversa, che sembra simile a quella che Conte ha respirato tre anni fa appena aperta la porta della sua Juventus. Vedremo cosa accadrà in seguito. La <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/roma.cfm">Roma</a>, dal canto suo, è sembrata la squadra da battere per la conquista dello scudetto. La facilità con la quale ha superato in casa la rimaneggiata <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/fiorentina.cfm">Fiorentina</a> di Montella, dimostra come la squadra di Garcia giochi ormai un calcio propositivo, di grandi qualità tecniche e con schemi ormai consolidati dall’anno scorso. La <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juve</a>, invece, pur vincendo fuori casa contro il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/chievo.cfm">Chievo</a>, deve dimostrare di essere più cinica sotto porta. Il gol di Caceres è stato seguito nel primo tempo da tre traverse, frutto di un’indubbia superiorità territoriale. Nel secondo tempo, invece, ha dimostrato limiti atletici e mancanza di convinzione nel volere chiudere la partita. A tratti abbiamo rivisto la Juve di Conte, non solo nello schema tattico, ma anche in certi meccanismi proposti dagli esterni che hanno rappresentato il successo di tre anni di grandi traguardi. In altri momenti, invece, c’è sembrata una Juve dal gioco più lento, manovrato e ragionato, un qualcosa che sembra più simile alla scuola di Allegri che all’indemoniata foga di Antonio Conte. Anche in questo caso è ancora tutto da verificare. L’Inter di Mazzarri è rimasta all’asciutto di gol, rimediando uno 0 a 0 all’Olimpico contro il Torino, che ha pure sbagliato un rigore con Larrondo. La partita ha evidenziato dei chiaro – scuri sia per quanto riguarda i nerazzurri di Mazzarri che per i granata di Ventura. Più volenterosa di conquistare l’intera posta in palio è sembrato il Toro che, tuttavia, ha bisogno ancora di migliorare certi schemi che da quest’anno sono privi di due giocatori che sono stati determinanti quali, Immobile e Cerci. Il primo è stato sostituito da Quagliarella e il secondo (non proprio come caratteristiche di gioco) da Amauri. Anche l’Inter è sembrata impacciata nel gioco offensivo, essendosi affidata a Icardi come unica punta. Poi, il tardivo ingresso di Osvaldo ha dato una maggiore parvenza di vivacità. Per il resto, in Udine Empoli si è apprezzato il gioco voluto dal nuovo allenatore Stramaccioni e l’efficacia del redivivo Antonio Di Natale che ha firmato i due gol con i quali la sua squadra ha superato gli avversari. Per il resto c’è da annotare la vittoria del Napoli di Benitez a Genova contro i rossoblù di Gasperini. Una partita dai due volti che ha premiato i partenopei, capaci di vincere in zona Cesarini. Gli azzurri hanno bisogno di riprendersi in fretta dopo la scoppola subita in Champions League, ma il reparto difensivo appare come la parte debole di una squadra che sembra avere più di un problema da risolvere. Buona la prima prova in A del Cesena contro il Parma di Donadoni. Una vittoria striminzita di 1 a 0 che sembra valere il doppio per avere surclassato la più titolata avversaria che è sempre alle prese con le bizze di Cassano. L’1 a 1 casalingo del Palermo contro la Sampdoria fa pensare che ci sia qualche problema all’interno della squadra. Un qualcosa che serpeggia nell’aria contro Iachini, che pure è stato l’artefice di una prestigiosa promozione in Serie A. D’altra parte, il carattere vulcanico del presidente Zamparini lascia prevedere un cambio sulla panchina dei rosanero. Si parla, infatti, con insistenza, del ritorno di Eddy Reja. Anche Sassuolo e Cagliari si spartiscono la posta in palio, pareggiando una partita dal gioco propositivo, in cui entrambe le contendenti sembravano voler vincere. Questo è dunque il quadro della prima giornata di calcio di Serie A. Un pallone italiano che si presenta con poche luci e molte ombre. <br>Salvino Cavallaro <br><br>@CLASSIFICA<br><br>C1012936TorinoFL0711FL0711filippo-inzaghi.jpgSiNla-prima-giornata-di-serie-a-tra-luci-e-ombre-1012944.htmSi100451001,02,03,06,07,08,09030558
1171012942NewsEditorialeNapoli: i perchè di una debacle20140828093124napoli,NapoliViaggio all`interno della serataccia al San MamesIl <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/napoli.cfm">Napoli</a> se ne torna a casa mestamente, umiliato da una squadra che, presa singolarmente, probabilmente non arriva manco a metà della potenza del club di Benitez.<br><br>Ha vinto l'organizzazione di gioco dei baschi, la loro grinta, uno stadio strepitoso con una cornice di pubblico incredibile: hanno perso undici giocatori che sembravano <strong>tutto tranne che una squadra</strong>. Eppure le cose si erano messe bene: il gol di Hamsik aveva dato speranza ai partenopei, prima del crollo. Una <strong>difesa inguardabile</strong>, un centrocampo totalmente<strong> assente</strong>, un attacco in cui Callejon e Mertens sembravano corpi estranei al gioco di Benitez: ma dov'era il Napoli dei 9 punti nel girone di ferro con Borussia e Arsenal?<br><br>Ovviamente le colpe sono di tutti: dai giocatori, a De Laurentiis, fino a Rafa Benitez. I giocatori, alla fine, sono quelli che vanno in campo, nel bene e nel male passano dalla gloria al baratro. Capitano le sere in cui tutto va storto, ma ieri forse è stato tutto&nbsp;troppo storto.<br><br>Benitez ha fatto le sue scelte, alla luce dei fatti sbagliate: in una partita tosta come queste perché puntare su Gargano, fuori dal suo progetto da ben due anni, e non su <strong>Inler</strong>? Perché adattare Britos a sinistra anziché rispolverare <strong>Zuniga</strong>? Perchè questa squadra aveva tutto tranne che la grinta che l'ha sempre contraddistinta? Perchè manco una volta gli azzurri sono arrivati <strong>prima degli avversari</strong> sul pallone? Tanti quesiti, poche risposte: almeno da parte nostra.<br><br>Veniamo a De Laurentiis: ok, il Napoli è una delle poche squadre col bilancio in attivo in tutta la Serie A, ma qualche <strong>acquisto</strong> non avrebbe fatto bene? Se si pensava di poter puntare su De Guzman, perché non acquistarlo subito in modo da farlo giocare con l'Athletic? Perchè non si è rinnovato il contratto a Pepe Reina? Rafael sarà pur bravo, ma uno con l'esperienza dello spagnolo, soprattutto in queste competizione, è tutt'altra cosa. Perchè non è mai&nbsp;stata presa un'alternativa a Callejon, Mertens e Insigne? <br><br>Ultima riflessione: l'Athletic Bilbao è composto solo da giocatori <strong>baschi</strong> (come se il Napoli ad esempio&nbsp;giocasse solo con&nbsp;giocatori campani, ad esempio), mentre la squadra di Benitez aveva in rosa solo un italiano (Maggio, per giunta il peggiore in campo). <br><br>Ancora ci chiediamo perché la nostra nazionale raccoglie solo figuracce?<br><br>C1012936BilbaoFL0141FL0141npo.jpgSiNnapoli-i-perche-di-una-debacle-1012942.htmSiT1000017100205001,02,03,06,07,08,09010518
1181012934NewsCalcio EsteroBalo-Reds: l`ultimo «happy ending»20140827164887balotelli Liverpool raiolaDa adesso SuperMario non può più sbagliareMario Balotelli saluta per la seconda&nbsp;volta l’Italia e torna in Inghilterra: la sua nuova casa sarà <strong>Anfield Road</strong>, la tana del Liverpool. Ennesima contrattone confezionato da <strong>Mino Raiola</strong>, ennesima chance per l'attaccante: l’<strong>ultima</strong> questa volta però. <br><br>Mario non può più sbagliare: l’ha detto proprio il suo procuratore, l’ha&nbsp;fatto capire&nbsp;il suo nuovo allenatore&nbsp;Brendan <strong>Rodgers</strong>, lo sa lui; in Inghilterra c’è chi è scettico e chi assolutamente entusiasta. Uno di quelli più felici è proprio il tecnico dei Reds: Balo va gestito con grande attenzione, non lo si deve far sentire un leader (lì con <strong>Gerrard</strong> non si corre questo rischio) ma solamente un giocatore forte tecnicamente che deve essere utile per la causa, e si deve aiutare a fargli mettere per una buona volta la testa a posto. Non è stata&nbsp;inserita alcuna clausola anti-Balotellate sul suo contratto, ma non saranno ammesse mancanze d’impegno in campo, sceneggiate assurde coi compagni in allenamento, comportamento scorretto fuori dal campo: siamo in Inghilterra qui Mario, of course. <br><br>Dal canto suo, l’ormai ex Bad-boy (o almeno questo è quello che dice a ogni presentazione), già promette rose e fiori, oltre a dare una bella spallata al campionato italiano: <em><strong>“Ho sbagliato a tornare in Italia”,</strong></em> ha tuonato alla prima intervista da Reds. Forse tralasciando che, quando Galliani lo prese, lui passava dalla tribuna alla panchina e viceversa, e che, proprio in Inghilterra, <strong>nessuno c’avrebbe puntato un solo centesimo</strong>. Ora Mario deve dimostrare d’esser cambiato, d’esser diventato uomo: questa è la sua ultima chance, l’ultima spiaggia d’un calciatore con un talento immenso ma appeso a un filo che lo separa dall’esser un<strong> talento incompleto senza testa</strong> (un<em> “circo”</em> come l’ha definito qualche tabloid) a un fuoriclasse di livello mondiale. Rodgers l’anno scorso ha allenato Suarez con ottimi risultati: riuscirà nell’impresa ardua anche quest’anno con lui? Tra l’altro Balotelli rischia fortemente di perdere la nazionale: <strong>Conte</strong> è tutto tranne che “leggero” con chi non si comporta a dovere, ed ha già lanciato qualche frecciatina al numero 45 dei Reds durante la presentazione. <br><br>Più che per la Nazionale o per il Liverpool però, Mario, devi crescere per te: non sei più un <strong>ragazzino</strong>, non puoi fare sciocchezze, non devi più lanciare freccette dalla finestra, avrai imparato a 24 anni che non si parcheggia in doppia fila o sulle strisce pedonali, sposati e smettila di mettere sui social anche quando vai in bagno. <strong>Il mondo non è contro di te</strong>, non ce l’hanno tutti con te come se fossi l’uomo più importante dell’universo: esistono problemi più gravi d’ esser rimproverato da Buffon e lo sfarzo e il lusso in cui vivi o i tuoi modi di fare sono un pugno in faccia alla tua nazione e a chi magari fatica ad arrivare a fine mese. Cerca d’essere più <strong>umile</strong> Mario, tu sei solo un <strong>privilegiato</strong>: sei uno che fa un mestiere fantastico, che prende uno stipendio stellare, che ha dei piedi che i bambini invidiano (non per bellezza, altrimenti pubblichi subito la foto), e tu che fai? <strong>Sprechi tutto</strong>? E’ il momento di diventare uomini, il bambino lascialo a Milano, per sempre. The end, <strong>the happy ending</strong>. Speriamo.<br><br>C1012317LiverpoolFL0141FL0141mario-balotelli-gives-his-first.jpgSiNbalo-reds-l-ultimo-happy-ending-1012934.htmSiT1000027100205001,02,03,06,07,08,090101005
1191012933NewsEditorialeL`appeal del campionato italiano scivola sempre più in basso20140827162355Fiorentina,Genoa,Palermo,Lazio,Sampdoria,Roma C`era una volta il campionato più bello del mondo. Quello italiano!<br> L’interesse verso il pallone di marca italiana va sempre più scemando. La causa? Colpa della crisi economica del nostro Paese che è capace di scoraggiare l’investimento degli sponsor. Da una recente statistica risulta che ad oggi sette squadre su venti non hanno uno sponsor tecnico affisso sulle proprie magliette. Cesena, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/fiorentina.cfm">Fiorentina</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/genoa.cfm">Genoa</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/lazio.cfm">Lazio</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/palermo.cfm">Palermo</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/roma.cfm">Roma</a> e <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/sampdoria.cfm">Sampdoria</a>, a pochi giorni dall’inizio del nostro campionato non hanno ancora uno sponsor. Si tratta di un record negativo mai registrato in Italia ed è un campanello d’allarme che evidenzia in maniera netta lo scarso interesse verso un campionato privo dell’antico appeal. Che sia finito per l’Italia il tempo delle vacche grasse, lo sappiamo da almeno un decennio. Ma ciò che fa pensare e atterrire allo stesso tempo è che tale carestia si stia protraendo oltre le più pessimistiche previsioni. Il calcio è stato da sempre un mondo a parte, una sorta di cassaforte capace di respingere in maniera netta qualsiasi crisi economica legata alla situazione politica del nostro Paese. Oggi non è più così, perché la gravità di una situazione diventata davvero insostenibile si riflette anche nel mondo del pallone nostrano. E così avviene la fuga inarrestabile degli sponsor all’estero, là dove si ha una maggiore prospettiva d’interesse nell’investimento. Premier League, Bundesliga e Ligue 1 sono le più ambite, tanto è vero che ogni maglietta di questi campionati ha il suo sponsor ben in vista. Per l’Italia, invece, si verifica un trend negativo che investe tutto il sistema. Così accade che la nostra massima serie al cospetto degli altri Paesi, sia come la serie B o C. Un qualcosa che si identifica come un pallone del dio minore. Questo trend negativo non è certo da sottovalutare, anche perché è tutto il sistema calcio che dovrebbe essere riorganizzato in maniera consona ai tempi. Certo, da solo il nostro beneamato pallone non ce la può fare. Gli sforzi devono cominciare dal sistema politico italiano che fino ad oggi non è stato capace di mettere in moto una macchina organizzativa in grado di produrre più lavoro e meno tasse. E allora ci chiediamo ancora che senso abbia disquisire su dati tecnici del calcio internazionale che ci vedono declassati e in discesa senza freni inibitori. Non basta parlare e scrivere di luminari idee che possano iniziare da una cultura atta a valorizzare i nostri settori giovanili. Stadi obsoleti e mancanza perniciosa di denaro, ci fanno pensare con malinconia quando il nostro campionato era il più bello del mondo. Un profondo rimpianto che allo stato attuale delle cose ci lascia alquanto preoccupati e disarmati.<br><br> <b>Salvino Cavallaro </b><br><br> RomaFL0711FL0711pallone8.jpgSiNl`appeal-del-campionato-italiano-scivola-sempre-pio-in-basso-1012933.htmSi100451001,02,03,06,07,08030509
1201012932NewsCampionatiL`incertezza del campionato che sta per cominciare20140826160017A pochi giorni dall`inizio del campionato rimangono molte incertezze<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Torres, Falcao, Cerci, Lavezzi, Cuadrado, Insigne, Guarin. Tutti nomi che hanno tenuto banco in questa interminabile estate di mercato del pallone. Per fortuna si contano i giorni alla chiusura delle trattative dei campioni (o presunti tali) che attraggono i sogni dei tifosi. E, mentre comincia a scemare l’interesse verso questo o quel giocatore che potrebbe cambiare maglia da un momento all’altro, ecco che all’orizzonte si riaffaccia il campionato di calcio con tutto il suo fascino e le contraddizioni di sempre. Le candidate allo scudetto sono sempre le stesse, Juve, Roma, Napoli, forse Inter, Fiorentina, Milan e poche altre. La Juve di Massimiliano Allegri, in partenza non ha più i favori del pronostico della squadra da battere. I motivi sono tanti, a cominciare dalle caratteristiche diverse del nuovo coach<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>al cospetto di Antonio Conte. Allegri è sicuramente un ottimo allenatore, tuttavia, è statisticamente provato che le sue squadre sono molto lente a ingranare. Questo potrebbe rappresentare un handicap per la Vecchia Signora che, perdendo punti in partenza, non avrebbe più modo di recuperare sulle dirette avversarie. Se così fosse, comincerebbero i mugugni in una piazza che, da tre anni a questa parte, è stata abituata a dominare la scena calcistica nazionale. Si creerebbe malcontento nello spogliatoio e nelle tribune che si rifletterebbe inevitabilmente sul campo. Queste, naturalmente, sono tutte ipotesi che, in caso di non risultati positivi da parte della squadra di Allegri, accentuerebbero ancor di più il malcontento verso un allenatore che fin dall’inizio ha avuto pochissimi consensi. Solo i risultati positivi possono far cambiare idea nel calcio, un po’ come dire che le simpatie o le antipatie non contano nulla di fronte alla concretezza dei risultati. Vedremo! La Juve ha sicuramente una rosa valida a livello di confronti nazionali, mentre rimangono forti dubbi per ciò che riguarda il gap con le più titolate squadre europee. Intanto la Roma di Garcia sembra essere cresciuta. Pur non avendo cambiato molti giocatori, i giallorossi non rappresentano più la novità del calcio italiano, perché la maturazione del gioco voluto dal suo tecnico ha dato il senso della continuità e della compattezza, che ben si accompagnano all’unità d’intenti, all’entusiasmo e a quella “fame” di gloria che è sempre stato il focus di ogni vittoria. Napoli e Inter rappresentano invece l’eterno punto interrogativo che li accompagna ormai da troppo tempo. Per loro c’è bisogno di un periodo di assestamento e, dal punto di vista psicologico, anche un bagno di autostima perduta per strada. E’ anche un po’ il discorso di Fiorentina e Milan. La squadra di Montella pare da sempre bloccata nel momento della sua crescita definitiva, nonostante il bel gioco a tratti anche spumeggiante espresso dai viola. A oggi il pezzo pregiato di casa Della Valle, e cioè Cuadrado, sembrerebbe ancora per quest’anno in forza ai toscani. Forse le pretese iniziali per la sua vendita sono state troppo esose, così l’interessamento dei club europei è praticamente scemato. Il Milan di Filippo Inzaghi potrebbe invece rappresentare la novità. La cessione di Balotelli sembrerebbe un affare per la società rossonera, non solo dal punto di vista psicologico per la migliore gestione e compattezza di gruppo, ma anche per la definitiva valorizzazione di El Shaarawy, un talento ancora giovane del quale non si conosce ancora completamente il suo valore. E poi Galliani sembra orientato a dare a Inzaghi un giocatore importante. Si parla con insistenza di Torres, per il quale si potrebbe sfruttare la formula del prestito con riscatto. Vedremo cosa accadrà, anche se è già chiaro che la squadra di Filippo Inzaghi ha dato segnali di efficienza nell’ambito della compattezza del gruppo, mentre ha saputo correggere quegli svarioni difensivi che sono stati la vera preoccupazione della dirigenza e dei tifosi milanisti, nel corso dei vari tornei estivi in Inghilterra. In casa rossonera c’è tanta voglia di far bene e di riportare i propri tifosi allo stadio. Inzaghi sembra ricalcare la storia che fu di Conte tre anni fa alla Juve. Stesse motivazioni, stessa voglia di mettersi in gioco. Vedremo se queste nostre impressioni sul campionato che sta per cominciare saranno azzeccate o, più semplicemente, rimarranno soltanto pensieri dettati dalla sensazione e dall’esperienza di chi ha vissuto tante pagine di calcio nostrano. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNl`incertezza-del-campionato-che-sta-per-cominciare-1012932.htmSi100451001,02,03030312
1211012915NewsEditorialeGiorgio e il mantra del tifoso juventino20140804094013Una dichiarazione d`amore eterno di un tifoso juventino a Del Piero<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>“Non avere altro dio al di fuori del tuo fuoriclasse: </span></b><br><br><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Alex Del Piero”</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Blasfemo? Forse. Ma il calcio, con le sue interminabili storie, con le passioni infinite che sanno di eccesso, di enfatizzazioni che non hanno un perché, una spiegazione che mai ha una sua logica ben definita, ci ha abituato anche a questo. Eppure, questo pallone che crea adrenalina e fa innamorare a dismisura l’uomo, riesce a incuriosire studiosi, psicologi, sociologi, addetti ai lavori. C’è poi un radicato pensiero affettivo che nasce dalla sfera emotiva del tifoso, capace com’è d’intrecciarsi in maniera indissolubile alla passione per il gioco del calcio, ed è l’ammirazione che si tramuta in passione e amore verso il proprio campione, il mito del proprio cuore. Sentimenti forti, amori che non si paragonano al sesso ma a un qualcosa di più idealistico che parte e finisce al cuore. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b> è uno dei più amati calciatori di tutti i tempi, un campione spesso ammirato anche da coloro i quali non sono legati dalla fede juventina e che si lasciano coinvolgere dalla simpatia del campione che, in maniera empatica, riesce a comunicare con i propri tifosi, anche attraverso i suoi comportamenti in campo e fuori dal rettangolo di gioco. E così si crea un mito, una sorta di status simbol da imitare, da ammirare, da seguirne l’esempio. Un amore che sa diventare anche odio nel momento in cui il campione cambia maglia, società e colori. Ma non è stato il caso di Alex Del Piero, la cui storia è legata solo ed esclusivamente alla Vecchia Signora del Calcio italiano. A questo proposito ci piace riportare quanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio,</b> un appassionato tifoso juventino di Catania ha postato su facebook il 14-05-2012, il giorno dopo che Del Piero ha salutato i tifosi bianconeri, dopo una lunga milizia nelle fila della Juventus. Fu un giorno carico di amarezza, quello, soprattutto per il modo con cui il simbolo della Juventus fu “scaricato” dalla dirigenza juventina. Riportiamo dunque, ciò che ha scritto Giorgio, il tifoso juventino: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Ho 37 anni...sappiamo tutti cosa e' il calcio a 17 anni...e' proprio lì che ti innamori del fuoriclasse, che insegui un esempio, un idolo a cui votarti. Io ho avuto la fortuna di avere lui che mi ha accompagnato per 20 anni...Se ci penso ora, 20 anni mi sembrano un tempo infinito. Da quel giorno lui per me è stato l'unico. Può sembrare blasfemo, ma spesso un tifoso ha un mantra simile a questo: "Non avere altro dio al di fuori del tuo fuoriclasse". Lui è stato questo per me. La Juve ha vinto lo scudetto. Sulla bandiera e nel cuore ne porto almeno 12, ma di Alessandro ce n'è soltanto uno e la sua stella ieri si è spenta sul miglior palcoscenico possibile. Sono triste, perché gli scudetti vanno e vengono, ma di campioni e uomini così non mi capiterà mai più di vederne. Non mi innamorerò più, calcisticamente parlando. E' come se una parte di me si fosse spenta. Non sarò mai più il tifoso che è nato 20 anni fa insieme a lui. Grazie ADP”. </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Se non è amore questo, ditemi voi che cos’è. Dentro l’anima di questo tifoso di Del Piero, si scatena l’amarezza del tempo che passa, il quale pur non cancellando i fasti del campione, ti fa pensare malinconicamente che nella vita nulla è per sempre. Tutto passa, nulla è eterno. Il calcio continua la sua storia, le sue attenzioni dei tifosi, dei media, della gente, degli sponsor legati agli interessi economici esorbitanti, ma i campioni passano, scrivono la storia, ma lasciano il palcoscenico. Dal punto di vista generazionale ne nasceranno altri, si faranno confronti e similitudini, ma quelli non ci saranno più. E’ la bellezza della vita ma anche il suo mistero che ci porta a filosofie spesso legate a un pallone che resta pur sempre la metafora della vita. Grazie anche a Giorgio, si è sprigionato in noi il pensiero che scrivere soltanto con titoli cubitali, dell’arrivo di potenziali altri campioni in questa o quella squadra, appare talvolta banale in confronto ai sentimenti che il pallone stesso può provocare nell’uomo. Ben vengano dunque anche in futuro, questi spunti di riflessione e umanità capaci d’interessarci quanto, e forse anche di più di un pallone che, entrando nella porta avversaria, ci fa gridare al GOL come se null’altro esistesse al mondo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Cataniafl0711fl0711del piero 22.JPGSiNgiorgio-e-il-mantra-del-tifoso-juventino-1012915.htmSi100451001,02,03030567
1221012908NewsEditorialeJuventus, basta un attimo e il giocattolo si rompe20140716151031Massimiliano Allegri approda in casa Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Massimiliano Allegri</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è il nuovo allenatore della Juventus, ma i tifosi bianconeri sono in apprensione perché l’84% si dimostra a sfavore e soltanto il 16% degli intervistati pensa che sia il tecnico adatto alla Vecchia Signora. Ci sono troppe cose che conducono al pensiero che per l’ex allenatore del Milan questo approdo in casa Juventus non sia dei più facili, non solo perché eguagliare ciò che ha fatto Conte è impresa, se non ardua sicuramente difficile per chiunque, ma<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>per Allegri lo sarà ancor di più. Troppe cose lo mettono in svantaggio agli occhi dei bianconeri e le recenti polemiche contro la Juve di Conte che vinse il campionato nonostante fosse in svantaggio dal Milan di ben sette punti, non è il solo neo da sottolineare. Sì, perché oltre questo episodio c’è il suo non rapporto con Andrea Pirlo che lasciò il Milan proprio per i contrasti con l’allenatore livornese. Il regista della Juventus che si trova ancora in vacanza alle isole Baleari, ha già fatto sapere alla società bianconera che vuole delle garanzie tecniche, altrimenti andrà al Galatasaray di Cesare Prandelli, che lo accoglierebbe a braccia aperte. Allegri, intanto, ha già firmato un contratto che lo lega alla Juve per due anni, con il compenso di due milioni di euro più i premi partita. E’ lo stesso stipendio che percepiva al Milan e, al cospetto di Mancini e Spalletti che erano stati nominati quali probabili sostituti di Conte, la scelta è ricaduta su Allegri proprio perché percepisce meno dei suoi colleghi. Magra consolazione questa, per una Juventus che dovrebbe avere mire alte. Adesso, anche la campagna acquisti entra in confusione. Iturbe, che sembrava già della Juve nonostante il no secco di Conte che voleva Cuadrado e Sanchez, è stato acquistato dalla Roma per 31 milioni di euro. Al momento, dunque, l’unico acquisto è Morata, un ragazzo di belle speranze che è stato riserva del Real Madrid. Resta calda la pista Romulo e spunta l’idea Astori come centrale di difesa. Insomma, nulla è per sempre, e nel calcio men che meno. Il problema è ripartire da zero con una strada in salita, vista anche la freddezza dimostrata dai tifosi juventini nell’apprendere tutta questa storia. Un fulmine a ciel sereno in quest’estate capricciosa, che sembra fare le bizze non soltanto dal punto di vista meteorologico. Il calcio italiano, dopo il fallimento del campionato mondiale in Brasile, dimostra di essere in crisi nera, sia dal punto di vista economico ma anche come idee e progettazione. C’è molta confusione in merito, e il risultato non può essere altro che quello che abbiamo visto. In campo europeo contiamo poco e in campo nazionale esportiamo i migliori giocatori per importare delle mezze figure straniere. Vedremo cosa accadrà in casa Juve che per tre anni ha rappresentato il meglio del calcio italiano. Conte lascia la Juve probabilmente anche per la dipartita di Vidal che si accaserà al Manchester United per circa quaranta milioni di euro. E forse la chiave del discorso sta proprio in questa goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mentre Agnelli e Marotta mettono in primis le plus valenze a beneficio del bilancio societario, Conte che è uomo di campo, ha sempre ragionato in maniera diversa. Pensiamo che le due mentalità che convergono per il bene della Juventus, non si siano incontrate perché se è vero che c’era l’esigenza di migliorare una Juve che ha dato tutto quanto era nelle sue possibilità, è altresì vero che l’orientamento della proprietà è quello di andare al risparmio sperando di ottenere il massimo da ciò che ha. Questo è successo nei tre anni della gestione di Antonio Conte, sarà la stessa cosa con la nuova gestione tecnica di Massimiliano Allegri? Ai posteri l’ardua sentenza! Intanto il giocattolo s’è rotto (anzi, l’hanno rotto?) e per ricostruirlo ci vorrà sicuramente del tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711allegri400.jpgSiNjuventus-basta-un-attimo-e-il-giocattolo-si-rompe-1012908.htmSi100451001,02,03030489
1231012906NewsEditorialeVincitori e vinti del mondiale di calcio 201420140715163828Vittoria di una Germania da imitare sotto il profilo della concretezza e dell`organizzazione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mentre la Germania vola sul tetto del mondo pallonaro, l’Argentina piange per la ghiotta occasione perduta di vincere la coppa più ambita di sempre. E così si stilano classifiche in base ai risultati ottenuti, senza rendersi conto che talora una sconfitta può essere casuale o appartenere a situazioni che mal si abbinano a resoconti tecnici. Messi non è Maradona e neppure Neymar è Pelè; questo si sapeva già prima dell’inizio del Mondiale. Quello che non si poteva prevedere è la deludente prova di Leo Messi. Anche i moderni computer della Fifa si sono accorti che il numero 10 argentino ha sbagliato numerosi passaggi, tackle e movimenti atti al beneficio della squadra. Eppure gli è stato assegnato il premio quale miglior calciatore dei mondiali, mentre al tedesco Neur è toccato quello di miglior portiere. Nulla da dire sulle indubbie qualità dello statuario Neur. Ci lascia perplessi, invece, il premio assegnato a Leo Messi che ha deluso sotto il profilo della capacità di essere leader e trascinatore della sua squadra. Manca il nome di Mascherano che, a parer nostro, è stato a tutti gli effetti quello che Messi avrebbe potuto e forse dovuto essere per l’Argentina. Ma a parte queste considerazioni sui singoli, noi diciamo che la Germania è stata davvero la squadra più forte, forse meno bella da vedersi, ma sicuramente più pragmatica nell’arrivare all’obiettivo prefissato. Il tedesco Mario Gotze, giovane di 22 anni appena, è stato anzitempo il risolutore di un equilibrio che si stava delineando fino quasi ai calci di rigore. Una bella trovata, quella del C.T. Low, che all’88’ decide di sostituire l’esausto Klose con il giovane Gotze. Certo, con il senno di poi, tutto è facile. Tuttavia, diamo merito al tecnico tedesco di aver costruito nel tempo una squadra solida, compatta, sostanzialmente ancora giovane e capace di proseguire un ciclo con soltanto pochi ritocchi. Lam, Muller, Schweinsteiger, Boateng, Neur, il redivivo Klose e compagni, compongono un’ossatura di squadra caparbia ed efficace dal punto di vista tattico e tecnico. Sembrano noiosi i mille passaggi precisi dei tedeschi, fatti prima di arrivare nei pressi della porta avversaria. Tuttavia, la scuola tedesca ha insegnato al mondo quanto il calcio fatto di pochi fronzoli, fantasia e tanta praticità, sia il modo migliore per vincere e scrivere la propria storia nell’enciclopedia del pallone che conta. La Germania è dunque prima non solo per la politica europea dettata da Angela Merchel, ma anche per il suo calcio vincente. E intanto, il responso del mondiale che ha chiuso il sipario del 2014, ci dice che si esaurisce il ciclo vincente della Spagna che deve essere ricostruita con pazienza estrema, ma finisce anche il deludente Brasile di Scolari, dimessosi dopo la debacle verdeoro. La Selecao ricomincerà probabilmente da Leonardo, un tecnico intelligente e capace di individuare in maniera moderna la strada giusta per ritornare a essere la prima potenza calcistica del mondo. Per quanto riguarda l’Italia vista in Brasile, se potessimo, stenderemmo un velo pietoso. Per gli azzurri, infatti, non è stato soltanto un fallimento nella gestione tecnica, ma c’è un problema più profondo che si chiama FIGC, che si chiama mentalità da ricostruire, ma che si chiama anche cultura calcistica che deve ripartire dalle scuole, dai settori giovanili e dalle menti che saranno preposti alla direzione del governo del pallone. Non più voti dettati dalla politica, ma vogliamo uomini di campo, giovani e capaci di un cambiamento epocale. Il pallone italiano deve ricominciare da qui. Sì, perché in questo Paese è la testa che deve funzionare per dirigere i piedi che calciano il pallone.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Rio De Janeirofl0711fl0711299531_289744241038439_100000085956508_1219225_1684932752_n.jpgSiNvincitori-e-vinti-del-mondiale-di-calcio-2014-1012906.htmSi100451001,02,03030276
1241012901NewsCalciomercatoNomi nuovi all`Udinese, c`é Stankovic20140705161915Stankovic, Udinese, staff, StramaccioniA Udine ci si prepara per la nuova stagione e nella squadra del tecnico Stramaccioni c`è anche l`ex giocatore dell`Inter.Pronti, partenza...quasi via. Il Mondiale in Brasile non è ancora finito ma i club della nostra Serie A si sono già messi all'opera, in vista della prossima stagione. Lo fa anche l'Udinese, fresca del nuovo allenatore Stramaccioni, che nelle ultime ore ha svelato i nomi che comporanno lo staff del tecnico. I volti nuovi non sono mancati, incluso uno particolarmente conosciuto nel nostro campionato. <DIV><BR></DIV> <DIV>Sarà Dejan Stankovic, infatti, l'allenatore in seconda sulla panchina di Stramaccioni. L'ex giocatore serbo ha scelto di seguire il giovane allenatore, che due stagioni fa lo guidò proprio ad Appiano Gentile, come prima esperienza nello staff di una squadra. E la cosa non è certo dispiaciuta ai tifosi friulani, che vedranno così in giro per Udine uno dei protagonisti del calcio italiano in questi ultimi anni.</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Oltre a Stankovic, gli altri nomi sono Alessandro Nista e Axel Brunner (preparatori di portieri); Federico Pannoncini, Paolo Artico, Andrea D'Urso e Alessandro De Guidi (preparatori atletici) e Paolo Miano, ex calciatore di Serie A friulano, come collaboratore tecnico. La squadra si ritroverà tra due giorni allo stadio Friuli, in attesa dell'arrivo dei nazionali, per cominciare il lavoro per la prossima stagione.&nbsp;</DIV>Udineuttd01uttd01stramaccioni.jpgSiNnuovo-staff-udinese-1012901.htmSi101268101,02,03030876
1251012900NewsEditorialeIl calcio italiano deve ripartire...dal fischio d`inizio20140705104536Rizzoli, arbitri, nazionale, Brasile 2014, FigcDopo il Mondiale andato male, l`Italia deve cambiare il proprio sistema calcio. Magari si potrebbe iniziare da chi, in Brasile, c`é ancora.Che il Brasile per la nostra nazionale sia stata una vera Caporetto, ormai l'avevamo capito bene. Non solo, infatti, adesso ci troviamo senza una squadra con dei titolari fissi (chi rimane? Chi se ne va?) ma per il momento anche la panchina del commissario tecnico e la poltrona del presidente federale sono vacanti. Il calcio italiano sembra essere finalmente, dopo anni incolori nelle competizioni europee e mondiali sia a livello di club che di nazionali, a un momento di svolta ma pochi sono certi della strada che la FIGC sceglierà di intraprendere.<div><br></div><div>C'è però ancora un piccolo barlume d'Italia in questo Mondiale che, nonostante la prematura eliminazione degli azzurri, continua ad andare avanti verso la tanto attesa finale. L'ultimo, praticamente, visto che anche Capello e la sua Russia, oltre al Giappone di Zaccheroni, sono usciti al primo turno. Stiamo parlando della terna arbitrale composta dal nostro fischietto Rizzoli e i guardalinee Faverani e Stefani, già "protagonisti" durante la finale di Champions League 2012-2013 tra Bayer Monaco e Borussia Dortmund.&nbsp;</div><div><br></div><div>I tre arbitri, tra i "palpabili" per dirigere la finale del 13 luglio a Rio de Janeiro, sono quindi tutto ciò che rimane della spedizione italiana nel Nuovo Continente e sarebbe da gioirne un po' quì in patria nonostante tutto, senza insultare una volta tanto chi ha il compito di fischiare falli e tirare fuori cartellini. Magari per qualcuno è poco, per altri (che sanno bene cosa significa avere un compito simile, anche in un campetto di periferia) invece è un risultato che testimonia quanto i nostri direttori di gara siano in gamba. Ingiurie della domenica a parte.</div><div><br></div><div>L'arbitro bolognese l'aveva detto qualche tempo in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Speriamo di poter tornare a casa per colpa degli azzurri". Alludeva ovviamente al fatto che, se l'Italia fosse arrivata in finale, lui e i suoi colleghi italiani sarebbero tornati a casa non potendo dirigere quella partita. Purtroppo Prandelli e compagni hanno deluso, per cui tutto ora può succedere. Certo è che, da persone come i nostri fischietti, ce ne sarebbe da imparare...</div><div><br></div><div>E perché non ripartire proprio da quì allora? Ossia da chi, all'ultima Coppa del Mondo, è arrivato più in fondo. Non si intende certo dire che sarebbero da convocare in Nazionale gli arbitri, bensì collaborare con loro per rimettere in moto l'intero sistema-calcio italiano dopo le sconfitte degli azzurri e gli scandali di scommesse. Una volta tra le due parti c'era molta più collaborazione, come succedeva anni fa in Friuli Venezia Giulia (e non solo) dove società e sezioni arbitrali si mettevano a un tavolino per discutere insieme, pacificamente.&nbsp;</div><div><br></div><div>É quindi un invito aperto questo al futuro presidente della FIGC che sarà, oltre che al ct della Nazionale che lo seguirà e al presidente degli arbitri Nicchi. Magari partendo dalle giovanili, dove ci sarebbe ancora più bisogno di un cambiamento radicale per quanto riguarda condotta e impegno. Stage e seminari che coinvolgano entrambe le parti, senza isolare creando così diversità inutile in uno sport bellissimo. É arrivata l'ora di cambiare, bisogna solo capire a chi rivolgersi. E non si sbaglia di certo a chiedere aiuto a chi conosce le regole del gioco.</div>Brasileuttd01uttd01rizzoli nicola.jpgSiNnazionale-ripartire-arbitri-1012900.htmSi101268101,02,03030546
1261012899NewsCampionati86 anni ma non li dimostra. Auguri a Giampiero Boniperti20140704152226Un`importante festa di compleanno in casa Boniperti <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono personaggi, ma soprattutto uomini, che per caratteristiche professionali e umane si identificano come esempio da seguire, al di là della loro tendenza politica, sportiva, culturale e religiosa. Giampiero Boniperti uomo di sport è tra i personaggi più illustri che hanno fatto la storia della Juventus, tuttavia, il suo stile e il suo innegabile rispetto verso gli altri colori sportivi da lui non condivisi, fanno di lui un personaggio senza tempo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La Juve? E’ il sogno della mia vita. La sognavo davvero, perché volevo giocare almeno una partita con quella maglia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bianconera e poi, sono sicuro, sarei stato felice per tutta la vita”</b> E invece ne ha giocate ben 443, con quella maglia, conquistando cinque scudetti da calciatore e nove da presidente della Vecchia Signora d’Italia. Una vita in bianconero, dove gli unici colori che si abbinano perfettamente alla tastiera di un pianoforte, non hanno certamente l’esigenza di essere sostituiti da colori più sgargianti. Tanti sono i ricordi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Boniperti</b>, tanti i suoi trascorsi che sanno di un unico grande amore chiamato Juventus. Il suo fraterno rapporto con l’Avvocato Agnelli, è stato essenziale per costruire accanto a lui un periodo storico fatto di grandi traguardi e forse di irripetibile senso di coesione e valori senza fine. Era il tempo in cui il calcio era principalmente passione, seria attività professionale, senso d’appartenenza e rispetto di contratti firmati talora anche sulla parola e una stretta di mano. Era duttile e intelligente in campo, Giampiero Boniperti, perspicace e grande conoscitore di talenti calcistici, fin da quando è stato presidente della Juve. Da calciatore è stato un incrocio tra Del Piero e Pogba, un misto di fantasia e potenza fisica che ben si abbinava a quella Juventus composta da grandi campioni, tra cui Sivori e Charles. Quella era una squadra capace di proliferare scudetti a volontà. Oggi che ha inserito 86 candeline sulla sua torta a forma di pallone bianconero, è giusto che tutto il mondo sportivo italiano si complimenti con lui, per quello che ha fatto, per quello che è stato e per ciò che è. Un elegante uomo d’altri tempi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiN86-anni-ma-non-li-dimostra-auguri-a-giampiero-boniperti-1012899.htmSi100451001,02,03030347
1271012895NewsEditorialeLa FIGC deve ripartire con uomini giusti e idee chiare20140630115555Appuntamento importante per il futuro del nostro calcio<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’errore fatto su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Balotelli </b>è che avremmo voluto da lui quello che non ci potrà mai dare. Ci siamo incaponiti a dismisura, illudendoci che lui potesse essere alla pari delle migliori stelle internazionali del pallone, ma così non è. Ora che i giochi sono fatti e dopo tutto quello che è successo a livello mediatico, a mente serena possiamo dire che la colpa è stata di chi ha insistito su di lui come cardine del nostro gioco, come focus da creare a immagine dell’Italia calcistica. Un errore imperdonabile da parte della Federazione, che non solo non è stata in grado di gestire il ragazzo ma non ha dato neppure segnali di capacità organizzativa. Così si è visto uno spogliatoio spaccato che non poteva essere altro che il frutto di ciò che si è visto. Adesso, dopo le dimissioni di Abete e Prandelli si cerca di correre ai ripari. Bisogna ripartire in fretta dal governo dello sport e dalla sua politica, con una figura capace di conoscere le esigenze sportive. Un profilo che debba assolutamente arrivare dal campo. Più che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tavecchio</b> della situazione, persona di 71 anni che rientra sempre nei canoni di un passato che mal si addice ai progetti futuri, vedremmo bene <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arrigo Sacchi,</b> profondo conoscitore di uomini e cose calcistiche vissute dal campo. Ci sembra davvero la persona più giusta da collocare a capo della Federazione Italiana Giuoco Calcio, anche per una forma coraggiosa di decisionismo che, se pur condotta in maniera democratica con il Consiglio Direttivo, debba i qualche modo proporre con idee chiare la linea da seguire. C’è bisogno di sicurezza e di un Potere che conosca bene il Settore Calcio, la sua azienda e il progetto di investire e puntare sui nostri giovani calciatori. Pensiamo davvero che sia necessario ripartire da un personaggio come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sacchi</b>, anche in considerazione della scelta del nuovo C.T. della Nazionale. Tanti sono i nomi in auge in questi giorni per il posto vacante lasciato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prandelli. </b>Si parla di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mancini</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Guidolin</b>. Da un sondaggio in corso, sembra che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mancini goda del 51,5% dei consensi, Spalletti del 22,2%, Guidolin 20,1% e Allegri il 4,2%.</b> Queste, naturalmente, sono le tendenze dettate dalla fantasia dell’opinione pubblica. Poi, tra il dire e il fare, come al solito ci sono di mezzo tante cose. Non ultimi, gli appoggi che verranno dal nuovo Presidente Federale e dal Consiglio. Per questo, a capo del Governo del Calcio Italiano, vorremmo ci fosse una figura come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sacchi,</b> perché saprebbe sicuramente vedere in prospettiva ciò che altri vedrebbero con miopia. Staremo a vedere cosa accadrà. Una cosa è certa, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">FIGC </b>non può attendere molto tempo, anche perché incombono gli impegni internazionali in preparazione delle qualificazioni agli Europei del 2016. L’augurio è di rinascere in maniera giusta, garantendo all’Italia del pallone di non cadere più in figuracce come quelle che abbiamo appena vissuto in Brasile.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711abete.jpgSiNla-figc-deve-ripartire-con-uomini-giusti-e-idee-chiare-1012895.htmSi100451001,02,03030400
1281012894NewsEditorialeGl effetti negativi dell`eliminazione al mondiale20140626181737Il disinteresse momentaneo per il calcio, si abbina all`indifferenza manifestata al ritorno in Patria degli azzurri. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Eppure, il campionato del mondo di calcio continua, così come&nbsp;il pallone, le partite da disputare e la vita che continua il suo naturale giro delle cose. C'è chi piange e c'è chi spera in un sogno. E' tutto normale, legittimo, non fa una piega. In questi giorni di delusioni e tristezze del pallone italiano, presi come siamo dalla malinconia di non vedere più la nostra nazionale al campionato del mondo, ci siamo persino dimenticati di seguire il calciomercato e i sogni fatti sotto l’ombrellone che sono tipici della stagione estiva, sembrano quasi non sfiorarci. La <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juve</b> che insegue <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iturbe,</b> il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torin</b>o che vorrebbe <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sau</b> e si propone per acquistare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Quagliarella</b>, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan</b> che s’interessa a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzemaili </b>mentre non sa ancora se <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kakà</b> vuole ritornare in Brasile e non sa neppure se vendere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Balotelli,</b> la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma</b> che è alle prese con il nodo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia</b>, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cagliari</b> del nuovo presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulini</b> che ripesca in panchina <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zeman</b> per cominciare un nuovo corso, e poi tante altre trattative che non abbiamo più voglia di approfondire.. Un mondo che abbiamo perso di vista, almeno per il momento, per la forte delusione del fallimento azzurro in Brasile. Forse, questo accresce la nostra improvvisa non voglia di pallone, una sorta di rigetto diventato un misto d’amarezza che s’interseca all’abbondanza della visione di calcio. Si chiama distacco, si chiama indifferenza. Già, la stessa indifferenza degli sportivi italiani che nemmeno hanno voluto contestare gli azzurri al loro arrivo all’aeroporto di Milano e di Roma. Un’indifferenza che è eloquente più di mille parole e che ferisce ancor più di un’aspra contestazione. In fondo è una manifestazione civile, una forma disarmante che entra ancor più nell’anima degli atleti che, nonostante i lauti contratti e la ricchezza economica, restano pur sempre degli uomini. Il focus mediatico è sempre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Balotelli</b>, nel bene e nel male di ogni discorso, di ogni fatto positivo o negativo. C’è una spaccatura forse insanabile nel gruppo della nazionale, tra lui e la vecchia guardia formata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pirlo</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Rossi</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b>. E c’è pure chi si schiera da una parte e dall’altra, in un continuo andirivieni di colpe che non fanno il bene di nessuno. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prandelli</b> ha certamente sbagliato a creare la squadra attorno a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Balotelli</b>, (questo l’abbiamo già detto), perché lui, semmai, doveva essere uno dei tanti e non il cardine di ogni situazione. Lui non è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi</b> e neanche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neymar</b>, lui non è il campione che farà mai la differenza. Sì, perché a questo ragazzo dalle indubbie qualità tecniche, manca e mancherà la testa, l’equilibrio comportamentale, la prestazione che non sarà mai supportata dalla continuità, ma che sarà sempre soggetta all’ansia da prestazione. Forse <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prandelli </b>si è sentito tradito, perché aveva creduto in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Balo </b>soprattutto dal punto di visto umano, ed era convinto nella sua completa maturazione di uomo e atleta. Così non è stato, perché attorno a lui si è creato un polverone tale da far saltare i sacri equilibri da spogliatoio. Certo che quella maledetta partita del 24 giugno 2014, giocata a Natal alle ore 13, 00 in Brasile (ore 18,00 in Italia) sarà ricordata per sempre, nel bene e nel male del suo significato. Nel bene, perché ha tirato fuori verità a lungo sommerse, e nel male per una eliminazione che per lungo tempo brucerà ancora.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Milanofl0711fl0711cesare-prandelli.jpgSiNgl-effetti-negativi-dell`eliminazione-al-mondiale-1012894.htmSi100451001,02,03030379
1291012893NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24 - Intervista a Beppe Gandolfo, giornalista Mediaset20140625202826Abbiamo sentito il parere di uno dei più autorevoli giornalisti italiani, sul fallimento della nostra nazionale in Brasile <BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align=center><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“I motivi del fallimento della nostra Nazionale? E’ colpa di un sistema sbagliato”</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">In questi giorni in cui il calcio italiano è sottoaccusa per il fallimento della nostra nazionale ai campionati del mondo in Brasile, abbiamo pensato di avvalerci dell’autorevole opinione del <B style="mso-bidi-font-weight: normal">giornalista Mediaset, Beppe Gandolfo.</B> Volto conosciuto dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Beppe Gandolfo</B> è anche famoso per la sua competenza calcistica che sa essere oggettiva, nonostante la sua grande fede di parte granata per il Torino. Gandolfo scopre quasi per caso la sua passione per il giornalismo e, quando razionalizza il sacro fuoco che c’è in lui, comincia a lavorare nei piccoli schermi regionali piemontesi di GRP e Telesubalpina. In questa emittente privata, Gandolfo ha il compito di creare il nuovo telegiornale e, a soli 22 anni, mette in pratica ciò che aveva imparato nella sua piccola esperienza di giornalista in GRP. Dopo dieci anni di televisione, percorre una nuova esperienza presso l’ANSA come redattore della cronaca giudiziaria, inviato per i fatti del Piemonte e giornalista sportivo. Beppe Gandolfo inizia così a seguire la sua Torino, nella cronaca, nei fatti di tutti i giorni, nei palpiti che emergono dalla città sabauda che gli ha dato i natali e alla quale è particolarmente affezionato. Poi, nel ’92, destino ha voluto che Beppe Gandolfo seguisse passo dopo passo la storia del Torino, proprio in quell’anno in cui i granata giocarono la finale di Coppa Uefa ad Amsterdam. Intanto, la sua avventura giornalistica continua con l’entrata in Mediaset, al TG5 e Italia 1 come corrispondente del Piemonte e della Valle d’Aosta. Una bella storia la sua, fatta di sacrifici, passione e tanta voglia d’arrivare là, dove oggi, voltandosi indietro, ne percepisce la carriera fatta ad ottimi livelli. Beppe Gandolfo, oltre a essere uno dei più preparati giornalisti italiani è anche scrittore di numerosi libri, tra cui la sua ultima fatica letteraria: <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Il mio Toro”-</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">La mia missione-</B> E’ il suo racconto del Toro che, assieme a Don Aldo Rabino, Padre Spirituale del Torino Calcio, ci fa riflettere su quanto la storia di questa straordinaria e al contempo particolare società di calcio, sia una vera e propria religione per tutti i tifosi granata. Tuttavia, come dicevamo pocanzi, la preparazione giornalistica di <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Beppe Gandolfo</B> va oltre ogni giudizio di parte, nonostante il suo cuore palpiti per una sola squadra: il suo Toro. Con lui, oggi parliamo del tema scottante che riguarda il presente e il futuro della nostra Nazionale di calcio.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Beppe Gandolfo, qual è il tuo commento sulla dèbacle della nostra Nazionale di calcio ai campionati mondiali in Brasile?</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“E’ il risultato del calcio italiano. Se noi pensiamo a quella finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina ci accorgiamo che in campo c’erano solo due giocatori italiani: Insigne e Pasqual. A questo punto è impossibile trovare il meglio. Se non si cambia qualcosa radicalmente, a partire dai settori giovanili, e se non si mettono delle regole sulle squadre Primavera e Beretti per dare modo di portare in panchina della Prima Squadra almeno tre o quattro giovani calciatori del vivaio, non riusciremo mai ad uscire da questo giro. Troppe squadre sono infarcite da stranieri, proprio nei ruoli più importanti”.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Quindi, sostieni che la colpa è del sistema calcio italiano.</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Assolutamente si. Poi, possiamo disquisire se era meglio portare Rossi anziché Cassano, oppure far giocare Cerci piuttosto che qualche altro. Tutto questo ci può stare, tuttavia, ritengo che non sia questo il punto focale del fallimento degli azzurri in Brasile. E’ nel sistema, il vero errore. Non si può continuare a comprare all’estero giocatori che, talora, sono meno bravi dei nostri. Dieci anni fa, un ragazzino su trentamila arrivava a essere professionista; oggi è solo uno su quarantamila”.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Che cosa pensi delle dimissioni del Presidente Federale Abete e del C.T. Prandelli?</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Mi dispiace molto per <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Prandelli,</B> che reputo un signore nell’aver dato le sue dimissioni con onestà intellettuale. Per quanto riguarda invece <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Abete</B>, penso che questa sia un’occasione per rifondare davvero il calcio italiano”.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">A prescindere dai nomi, quale deve essere il profilo professionale del nuovo Presidente Federale e anche del nuovo C.T.?</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Mi auguro che il nuovo presidente federale sia una persona che arrivi completamente da fuori, così ci potrà essere una ventata di aria completamente nuova. Una persona che vada oltre certi pastrocchi legati al rispondere a certe maggioranze o minoranze, in base alle quali non se ne esce mai fuori. Per quanto riguarda il Commissario Tecnico, invece, mi piacerebbe avesse maggiore spessore internazionale. Prandelli è senza dubbio un ottimo allenatore di squadra di club, tuttavia, ritengo che in questo momento ci sia bisogno di un C.T. che respiri un aria più internazionale. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Mancini </B>potrebbe essere la persona ideale”.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 14pt">Salvino Cavallaro</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt"><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp; </SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN></SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR><BR><BR><BR><br><br>TorinoFL0711FL0711giuseppe-gandolfo.jpgSiNesclusiva-ilcalcio24-intervista-a-beppe-gandolfo-giornalista-mediaset-1012893.htmSi100451001,02,03,08030807
1301012892NewsEditorialeUno tsunami si abbatte sul football italiano20140625202155Le dimissioni di Abete e Prandelli,conseguenti alla débâcle della Nazionale Italiana di calcio in Brasile, propone serie prospettive di rinnovamento totale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>di</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’avevamo detto e scritto lunedì 23, prima della partita contro l’Uruguay. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’unico errore? E’</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di aver costruito la Nazionale attorno a Balotelli”,</b> questo il titolo del nostro editoriale che non poteva certamente prevedere le dimissioni irrevocabili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente federale</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Abete</b>, di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Albertini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prandelli, </b>che si tramutano in un’unica parola: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">FALLIMENTO!</b> Tuttavia, più che dare colpe specifiche a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prandelli e Balotelli,</b> che non sono certamente indenni da colpe, ci preme far riferimento ad un sistema politico e ad un progetto tecnico che ormai da troppi anni non sono più all’altezza della situazione. L’Italia del calcio è il riflesso di ciò che è un intero Paese in crisi totale di idee, di programmazione, di futuro e di uomini veri. Troppe cose davvero sono lasciate all’improvvisazione, al relativismo, e talora basta solo un effimero ed episodico risultato positivo per mascherare gravi problematiche che avrebbero bisogno di andare alla radice, piuttosto che insabbiarle in attesa di una soluzione che non arriva mai. E’ un po’ come quando ad un ammalato si prescrive la terapia del cortisone, medicina che allevia momentaneamente il problema ma non lo risolve alla radice. Così, la compagnia azzurra, partendo proprio dai vertici della Federcalcio e continuando con i responsabili tecnici, non è stata in grado di aprire pubblicamente la finestra della verità e del peso determinante che ha il sistema politico – sportivo dell’Italia, che è sbagliato e che si riflette nei gravi problemi di natura economica, sociale e di organizzazione, che attanagliano maledettamente il nostro Paese. Un po’ come dire che certi problemi politici deve risolverli il Governo Italiano e tu che appartiene al Governo dello Sport, te ne lavi le mani nella speranza che un gol, una vittoria capace di aggregare i cuori degli sportivi italiani, possa mascherare la verità. Una cruda verità racchiusa nel fatto che da anni l’Italia del pallone non coltiva più sul Settore Giovanile, che è il futuro del calcio in tutti i Paesi del mondo. Il nostro Campionato non è il più bello del mondo ormai da anni, e i risultati delle nostre squadre di club nelle competizioni europee, sono falcidiati da un andare avanti a fatica nel tentativo di coprire buchi che in realtà sono voragini. Fingere, delegare agli altri, portare avanti la filosofia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“dell’armiamoci e partite”</b> non è corretto, soprattutto in virtù del fatto che questo essere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ponzio Pilato”</b> parte proprio dall’alto. Oggi che il polverone si è alzato a dismisura, proprio nel giorno in cui tutti sono contro tutti, ci sentiamo di dire che apprezziamo sicuramente l’onestà intellettuale dell’ex Presidente Abete e anche di Cesare Prandelli nel dare le dimissioni, ma cosa sarebbe stato se l’Italia avesse passato (immeritatamente) il turno agli ottavi del campionato mondiale? Sicuramente sarebbe stato un ulteriore rimandare, un fingere su ciò che brucia sotto i nostri piedi, che è l’incapacità di prendere la situazione in pugno per risanare un pallone italiano che resta pur sempre tra le prime e significative fonti economiche del nostro Paese. Se non fossimo attanagliati da cotanta delusione, ci verrebbe pure da dire che: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Tutto il male, non vien per nuocere”.</b> Ma, se non si prendono seri provvedimenti, se chi si siederà sulla poltrona di presidente federale e sulla panchina in qualità di nuovo C.T. della Nazionale di Calcio, non farà di questo fallimento la ragione dalla quale ripartire, allora saremo sempre al punto di partenza. Dopo questa sonora batosta, non si può andare avanti senza essere né carne e né pesce, con gli errori tattici e i progetti tecnici sbagliati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Natal - Brasile -fl0711fl0711abete.jpgSiNuno-tsunami-si-abbatte-sul-football-italiano-1012892.htmSi100451001,02,03030364
1311012877NewsEditorialeImmobile? Sarà lo Schillaci della situazione20140609163523Dopo la partita amichevole con il Fluminense, l`Italia trova in Immobile e Insigne due giocatori in forma<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per il Ciro di Torre Annunziata, classe 1990, adesso comincia il bello in azzurro. Non è da oggi che sosteniamo la candidatura di Immobile, come punto fisso dell’attacco della Nazionale di Prandelli. E non è neppure da oggi che diciamo che questo giovanotto di belle speranze, capocannoniere del campionato italiano appena concluso, rappresenterà per l’Italia che sta per cominciare il cammino mondiale in Brasile, quello che è stato Salvatore Schillaci in Italia ’90. Il calcio è così, talora strano e qualche volta capriccioso. Ci sono delle annate in cui la palla non ti va dentro neanche a morire e altre che da qualsiasi parte tiri si infila in porta con notevole facilità. E’ la stranezza ma anche la bellezza del pallone, capace di meravigliarti e talora anche di capovolgere ciò che sembra già scontato. E allora, perché non sfruttare il momento positivo di questo ragazzo che, oltre ad avere il fiuto del gol da prima punta, è anche in grado di dialogare con i compagni di reparto fornendo numerosi assist. Non ha grande bagaglio tecnico, il Ciro da Torre Annunziata, sicuramente ha carattere, forza fisica, fiuto del gol, ed è capace di far salire la squadra nelle ripartenze. Detto questo, non vorremmo creare un dualismo con Mario Balotelli che prima punta non è. Diciamo più semplicemente che i due giocatori possono benissimo giocare insieme, grazie alle diverse caratteristiche tecniche. Ma, per fare questo, è necessario che Prandelli riveda l’assetto tattico che, con i due attaccanti schierati in campo, non può certamente pensare al 4-3-3 ma a quel 3-5-2 che tanti consensi ha ottenuto in Nazionale, nella Juventus, ma anche nel Torino di Giampiero Ventura che ha saputo schierare Cerci e Immobile nel classico 3-5-2. A parer nostro, questa sarebbe la strada da seguire, o perlomeno, quella che darebbe maggiori garanzie agli azzurri di Prandelli. La difesa a tre con Chiellini, Barzagli e De Rossi al centro, alle spalle di Pirlo, ci sembra una garanzia da non sottovalutare. I cinque di centrocampo con gli esterni Abate e Darmian (o De Sciglio), il centrale Pirlo affiancato da Marchisio (o Aquilani) e Candreva ci sembrano un’ottima soluzione. E poi, Immobile e Balotelli a offendere e portare su la squadra nelle ripartenze. A parer nostro, questo schieramento ci sembra più lineare, anche perché, come dicevamo pocanzi, dà modo ai due attaccanti di giocare insieme senza dualismo alcuno. Adesso la palla passa al C.T. Prandelli, a lui l’ardua sentenza. Inizia l’avventura azzurra nel calcio mondiale do Brazil. Auguri Italia, facci divertire, facci vivere notti di emozione e, soprattutto, facci sognare. Una volta tanto i tifosi di tutte le squadre italiane saranno accomunati in un unico urlo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">FORZA ITALIA! </b>L’unione è la forza, separarsi disgrega.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Volta Redonda - Brasile-fl0711fl0711cesare-prandelli.jpgSiNimmobile-sara-lo-schillaci-della-situazione-1012877.htmSi100451001,02,03030368
1321012871NewsCoppeNiente licenza europea al Parma. Il Toro ritorna in Europa20140530140738Il Presidente Cairo: «E` la ciliegina sulla torta della nostra grande stagione«<BR><BR><STRONG></STRONG><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Galeotto fu quel presunto ritardo nel pagamento Irpef relativo ad alcuni tesserati del Parma. L’alta Corte del Coni, quale rappresentante dell’ultimo grado della giustizia sportiva, ha respinto il ricorso dei ducali per l’accesso alla prossima edizione dell’Europa League. Molto duro e anche deluso è apparso il <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Presidente del Parma Ghirardi: “Sto leggendo la sentenza, per me il calcio finisce oggi. Sono molto amareggiato da questo sistema sportivo e ancora di più da</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">questa sentenza. Stavolta l’hanno combinata grossa. Forse sono</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">riusciti a farmi abbandonare il mondo del calcio”.</B> Adesso il Parma ha facoltà di appellarsi al Tas, il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna. Entro oggi la FIGC deve comunicare alla UEFA le sei squadre che giocheranno in Europa. Con <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Juventus, Roma, Napoli,</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Fiorentina, e Inter ci sarà anche il Torino</B>. Al momento, dunque, i granata che sono giunti settimi in campionato alle spalle dei ducali, tornano in Europa League dopo vent’anni, ed entrano nel terzo turno preliminare con la gara d’andata che si giocherà il 31 luglio e quella di ritorno che si farà il 7 agosto. Adesso per il Toro, si riaprono scenari che sembravano chiusi dopo la delusione cocente del rigore sbagliato all’ultimo momento da Cerci a Firenze. Il <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Presidente Cairo </B>è raggiante di gioia, ma dovrà rivedere certi piani che sembravano accantonati. Deve essere stilato un programma serio, affinché ci sia una partecipazione europea all’altezza della storia del Torino Calcio. C’è tutto il tempo per programmare una campagna acquisti che vada oltre il normale fare granata, spesso fatto della teoria sparagnina del risparmio e dei prestiti di giocatori non proprio abili tecnicamente. Adesso il Toro è cresciuto è, come tale, anche i dirigenti devono fare la loro parte, da <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Cairo</B> a <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Petrachi</B>, a <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Comi</B> e tutto lo staff dirigenziale granata, nessuno escluso. Certo, non si può chiedere la luna, tuttavia, un sacrificio economico anche minimo è nelle possibilità di questo Toro che ha già incassato circa 500 mila euro dalla Juve come offerta di valorizzazione di Ciro Immobile, il quale è stato ceduto<B style="mso-bidi-font-weight: normal"> al Borussia Dortmund per circa 19 milioni di euro cash.</B> A questo punto è di vitale importanza la sua sostituzione nella prima linea del Toro e, al contempo, è necessario rinforzare una squadra che ha anche bisogno di un esterno basso, di un centrocampista che sappia dettare i tempi e, se anche Cerci dovesse partire, ci vorrebbe pure un esterno alto valido come lo è lui. Ci rendiamo conto delle tante difficoltà. Tuttavia, il tempo è a disposizione dei dirigenti granata i quali devono riunirsi presto per fare mente locale sul da farsi. La ripresa così anticipata della preparazione estiva, potrebbe rivelarsi a gioco lungo un boomerang. Per far fronte all’Europa, al Campionato Italiano e alla Coppa Italia, ci vogliono gli attributi. Il Toro questa volta è chiamato ad averli. </SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Salvino Cavallaro <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN></SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><br><br>TorinoFL0711FL0711barreto-6.jpgSiNniente-licenza-europea-al-parma-il-toro-ritorna-in-europa-1012871.htmSi100451001,02,03,06,08030481
1331012868NewsCoppeIl Real Madrid vince la «DECIMA» Coppa tanto sognata20140525142546La squadra di Carletto Ancelotti vince la Champions League 2013`14<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Una finale di calcio è sempre una finale, si tratti di tornei amatoriali che di pallone che conta. Emozioni e sentimenti divergenti si intrecciano tra lacrime e gioia, tra vinti e vincitori. Ma la finale della Champions League o la Coppa del Mondo, hanno certamente una valenza straordinaria, per l’impatto incredibile che hanno sulla gran massa di tifosi al seguito e per l’importanza stessa che racchiudono. La finale di Champions League tra Real Madrid e Atletico è stata l’espressione di qualcosa di nuovo e forse irripetibile. Due squadre della stessa città in finale, un derby nel derby che assume aspetti davvero incredibili per tensione e per i grandi temi storico – culturali legati a Madrid, la città più importante della Spagna. Sul campo abbiamo visto un primo tempo in cui l’Atletico Madrid ha dimostrato maggiore grinta e determinazione e, infatti, la squadra di Simeone, tesa e attenta com’era, ha chiuso la prima parte della gara in vantaggio, grazie al gol di Godin che ha fatto toccare il cielo con le dita ai sostenitori biancorossi. Ma nel secondo tempo la reazione dei madridisti di Carletto Ancelotti si è fatta sentire. Infatti, prima Sergio Ramos pareggia il conto al 93’, e poi nei tempi supplementari i blancos dilagano con Bale, mister 100 milioni di euro, e poi segnano ancora con Marcelo e Ronaldo. Un 4 a 1 forse troppo pesante per la squadra di Simeone che ormai aveva dato davvero tutto e che soltanto a due minuti dalla fine dei tempi regolamentari si è arresa, facendo crollare tutti i sogni sin lì accarezzati. Impazzisce di gioia invece Carletto Ancelotti, per aver contribuito in maniera determinante a conquistare la Decima Coppa con le grandi orecchie della storia del club madridista. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ci abbiamo sempre creduto”</b> dice il tecnico italiano, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“..e alla fine è andata bene. Sono felice per la nostra gente”.</b> E dire che Ancelotti, ai tempi in cui è stato allenatore della Juventus (tempi molto lontani, ormai) era stato tacciato come eterno secondo. Una diceria assurda che all’allora tecnico proveniente dal Parma, gli avevano appioppato addosso perché aveva raggiunto solo dei secondi posti. E’ incredibile questo mondo del calcio, talora anche feroce nelle sue sentenze che, come in questo caso, vengono poi smentite con l’avverarsi di altre situazioni. Lui, e tutta la squadra del Real Madrid, hanno meritato la vittoria perché ci hanno creduto fino alla fine. E’ stata una sofferenza infinita, ma alla fine è arrivata la tanto sospirata vittoria. Onore dunque ai vincitori, ma non dimentichiamo certamente il meritevole percorso dell’Atletico di Simeone, il quale si è fatto conoscere dal mondo intero come squadra dalle poche possibilità economiche, capace di esprimere un calcio essenziale, fatto di forza atletica, ottime trame di gioco, grinta e determinazione da vendere. Certamente è un esempio da seguire.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Lisbonafl0711fl0711Ancelotti41.jpgSiNil-real-madrid-vince-la-«decima»-coppa-tanto-sognata-1012868.htmSi100451001,02,03030441
1341012860NewsCampionatiQuel maledetto rigore che non cancella un anno straordinario20140519184231L`amarezza per il rigore fallito da Cerci, non può cancellare lo splendido campionato del Torino <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In casa granata si riflette, si pensa amaramente a ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Al Franchi di Firenze la partita che doveva aprire l’Europa alla squadra di Ventura, è finita 2 a 2. In Europa ci va il Parma di Donadoni che soltanto una settimana prima aveva raccolto all’Olimpico di Torino, un pareggio che faceva già pensare a ciò che poi è realmente accaduto. Eppure in fotofinish la squadra granata aveva ancora avuto l’opportunità di cogliere l’attimo fuggente, quell’opportunità data da un penalty che avrebbe dovuto essere trasformato da quell’Alessio Cerci che con Ciro Immobile è stato l’artefice indiscutibile di questo Toro targato 2013’14. Tuttavia, al di là della comprensibile amarezza, desideriamo analizzare a mente serena e lontano da ogni inevitabile espressione emozionale, ciò che veramente non ha dato modo al Torino di entrare nell’Europa del calcio. Una volta tanto non ci sembra giusto che il popolo granata si rifugi nella retorica della sfiga cosmica che fa parte della lunga storia del Toro e non ci sembra neppure giusto fare appello a un destino chiamato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“sofferenza granata”.</b> No, questa volta non è davvero possibile crogiolarsi nell’abbandono di un immaginario collettivo granata che fa capo al fato avverso. Pur inchinandosi al merito di un campionato condotto in maniera davvero meritevole, la squadra di Gianpiero Ventura è mancata nella personalità, nell’essere cinica, nell’essere attenta e nel non allentare mai la tensione. Il calcio di oggi ci insegna che in campo si va per 95 minuti e per tutto il tempo non è possibile distrarsi per nessun motivo. A parer nostro il Toro è mancato da questo punto di vista. Un piccolo neo che fa ancora la differenza, un qualcosa che all’apparenza sembrerebbe di poco conto e che invece racchiude la sostanza del calcio moderno fatto di grande grinta, determinazione, forza atletica, mentale e tanta furbizia. Tutte queste cose fanno capo a un solo comun denominatore che si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“crescita”,</b> che si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“maturazione di squadra”</b> e, al suo interno, il Toro ha tanti giovani che stanno crescendo sotto l’ala protettiva di un coach dalle grandi esperienze e conoscenze del pallone italiano. Ventura non si discute, ma non si discute neppure la squadra del Toro che in un momento così amaro potrebbe far dimenticare per un attimo ciò che di significativo ha fatto. Un Torino che ha nel suo organico quattro Nazionali (Cerci, Immobile, Darmian e Tachtsidis convocato per i prossimi campionati mondiali dalla nazionale greca), che ha il capocannoniere del campionato, che ha degli ottimi centrali di difesa e che ha pure tanti giovani come Maksimovic, El Kaddouri, Larrondo, Darmian e lo stesso Immobile. Tra qualche giorno, quando la delusione sarà lentamente stemperata, è bene ripartire da dove si è concluso. Cairo ha promesso di fare il possibile per trattenere i suoi pezzi pregiati e di rinforzare comunque la squadra, proprio come se in Europa ci fosse andata davvero. Sì, perché questo anno fatto di grandi positività granata e di esperienze anche amare che aiutano a crescere, non devono e non possono essere disperse. Sì, perché questo Torino non può più iniziare il campionato 2014’15 con il semplice sogno dell’Europa da realizzare, deve iniziare come l’obiettivo da raggiungere. Un obiettivo che è nelle corde di questo Toro che non ha più tempo di pensare alla sua sfiga. Da adesso in avanti bisogna pensare da grande squadra. Basta piangersi addosso!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNquel-maledetto-rigore-che-non-cancella-un-anno-straordinario-1012860.htmSi100451001,02,03030388
1351012858NewsCampionatiCalcio e cultura, Vicino/Lontano si conclude con il gioco più bello del mondo (ma a volte il più brutto)20140519130621cultura, udine, vicino/lontano, LeggerMente, ultras, giovani, A Udine si è concluso ieri la decima edizione del festival Vicino/Lontano, dedicato al giornalista Tiziano Terzani. Per l`occasione si è parlato di calcio, con degli ospiti d`eccezione. <B>Calcio</B> e <B>cultura</B>, a sentire questo binomio non pochi <B>intellettuali</B> si metterebbero le mani tra i capelli per la disperazione. Che cosa centra uno <B>sport</B> rozzo, dove ventidue scalmanati si rincorrono per tirare pedate a un pallone, con i grandi pensatori e artisti della storia dell'<B>uomo</B>? Come si può inserire nella stessa frase, addirittura pensare che possano andare d'accordo?&nbsp; <DIV><B><BR></B></DIV> <DIV><B>Paolo</B><B> Patui,</B> ideatore della rassegna letteraria <B>LeggerMente</B> di <B>San</B><B> Daniele</B><B> del</B><B> Friuli</B>, sfida <B>pregiudizi</B> e <B>perplessità</B> dei cosidetti “ben pensanti” e intreccia questi mondi apparentemente lontani anni luce tra loro, ma in realtà uniti da un legame incredibilmente potente. Succede tutto in una <B>ex</B><B> chiesa</B><B> di</B><B> San</B><B> Francesco</B><B> di Udine</B> che saluta tristemente, anche quest'anno, l'ultima serata di <B>Vicino/Lontano</B>, appuntamento ormai decennale attesissimo da tutti. Il tema l'abbiamo già citato, quel calcio che il più grande dei giornalisti sportivi, <B>Gianni</B><B> Brera</B>, definì senza mezzi termini “<B>il</B><B> gioco</B><B> più</B><B> bello</B><B> del</B><B> mondo</B>”. Difficile dargli torto, in un <B>Paese</B> che si paralizza per le partite della <B>Nazionale</B> e che stima più i <B>calciatori</B> che i politici. Ma non lo è sempre, anzi, spesso e volentieri mette un certo senso di <B>nausea</B>. Basti vedere quello che c'è dietro, come i recenti scontri tra <B>ultras</B> durante la <B>finale</B><B> di</B><B> Coppa</B><B> Italia</B><B> Fiorentina-Napoli</B> di qualche settimana fa o gli <B>scandali</B><B> di</B><B> scommesse</B> (più o meno clandestine) che partono da <B>Hong</B><B> Kong</B> e finiscono <B>fino</B><B> a</B><B> Lecce</B>.&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Nasce così l'incontro “<B>Quando</B><B> il</B><B> gioco</B><B> si</B><B> fa</B><B> brutto</B>” di domenica 18, animato dalle note della <B>Pordenone</B><B> Big</B><B> Band</B>. Sul palco, insieme a Patui, si sono susseguiti tre ospiti diversissimi tra loro ma che hanno dato una loro testimonianza di quanto il calcio sia radicato nel profondo della nostra società. Personaggi come <B>Gianpaolo</B><B> Ormezzano</B>, una delle firme storiche del giornalismo sportivo italiano e torinista “di ferro” che, nonostante i suoi 70 anni di età, rivela una mente brillante e incredibilmente dinamica quando parla di questo sport con passione. Uno che ha iniziato a scrivere quando ancora la gente si appassionava di più alle vittorie in bicicletta di <B>Coppi</B> e <B>Bartali</B> piuttosto che allo scudetto del <B>Milan</B>, tempi ormai lontani e &lt;<DIVERSI, migliori non>&gt;. Stupisce tutti quando rivela il numero di morti a causa di scontri tra tifosi dentro gli stadi italiani: &lt;<UNO solo>&gt;. E i suoi racconti di una vita, passata a raccontare quei ventidue scalmanati che rincorrono un pallone, sono vere perle di storia.&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Ma il calcio non è solo quello dei grandi nomi della <B>Serie</B><B> A</B>, lo si gioca anche la domenica mattina nei campi di periferia. Lì i protagonisti sono i <B>bambini</B>, troppo spesso spettatori di avvilenti spettacoli dove genitori-ultras riversano rabbia e frustrazione, gridando insulti a ragazzini che sbagliano un rigore o intimidendo gli avversari. Grande assente della serata è stato<B> Alessandro</B><B> Brindelli,</B><B> ex</B><B> difensore</B><B> della</B><B> Juventus</B><B> e</B><B> della</B><B> Nazionale</B> e oggi <B>direttore</B><B> sportivo</B><B> delle</B><B> giovanili</B><B> del</B><B> Pisa</B>. Allenando gli <B>esordienti</B>, ha ritirato la squadra a causa della lite accesa scoppiata tra i genitori sugli spalti, sfatando il tabù che non si può lasciare il campo altrimenti si perde. Purtroppo, a causa di un problema di salute dell'ultimo minuto, non è potuto essere presente per raccontare quella brutta storia. Ma per parlare sempre di quei contesti c'era <B>Massimo</B><B> Priviero</B>, voce del rock italiano e padre di un giocatore talentuoso che ha rinunciato alla Serie A. A lui ha dedicato il suo libro “<B>Piedi</B><B> dolci</B>”, non ancora edito e di cui ha letto alcuni estratti al pubblico presente. <B>Emozioni</B> incredibili, nate dalla voce di un padre che ama il proprio figlio.&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>L'ultima ospite è stata la <B>campionessa</B><B> di</B><B> salto</B><B> in</B><B> alto</B><B> Sara</B><B> Simeoni</B>, <B>oro</B><B> olimpico</B><B> nel</B><B> 1980 a</B> <B>Mosca</B>, che ha visto il “<I>football</I>” con gli <B>occhi</B><B> della</B><B> spettatrice</B><B> donna</B><B> </B>e notandone subito gli <B>aspetti</B><B> maschilisti</B><B> </B>che lo contraddistinguono.&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Alla fine, Patui ci ha insegnato (e con lui i suoi ospiti) che questo tirare calci a un pallone non è poi tanto distante dalla cultura, anzi ne è lui stesso parte integrante e imprescendibile. Soprattutto in <B>Brasile</B>, dove tra circa di un mese inizierà il <B>Mondiale</B> che i tifosi di ogni Paese aspettavano con ansia. La mente, durante il corso della serata, è volata più volte laggiù e lo sarà anche nelle prossime settimane, con il televisore acceso per tifare l'<B>Italia</B>. Se vincerà nessuno lo sa con certezza, ma non cruciamoci. <B>Il</B><B> calcio</B><B> è</B><B> lo</B><B> sport</B><B> più</B><B> bello</B><B> del</B><B> mondo</B>, come le risate di un bambino che si diverte a giocarlo con gli amici. Ma troppo spesso ce ne dimentichiamo.</DIV>Udine Ex Chiesa di San Francescouttd01uttd01ultras_sampdoria_getty_1.jpgSiNcalcio-cultura-udine-vicino-lontano-1012858.htmSi101268101,02,03,06,07,08030570
1361012855NewsCampionatiAl Summer Sport di Gigi Gabetto, campioni si cresce20140516164948Sport e vacanza estiva per tanti giovani che attraverso l`insegnamento dei fondamentali e momenti ludici, migliorano la loro formazione<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando il calcio professionistico va in vacanza, quando anche se ci sono i mondiali di calcio che attraggono ci piace divertirci ugualmente, quando comunque si ha tanta voglia di giocare a calcio, a tennis, a volley, a basket, piace danzare e praticare tanti altri sport, ecco che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Summer Sport di Gigi Gabetto</b> fa proprio al caso tuo. Lo stage estivo raduna giovani di diversa età e provenienza accomunati dall’amore per lo sport e dal piacere di trascorrere giorni di vacanza con amici ed amiche che parlano lo stesso linguaggio, ripassando o imparando ex novo i “fondamentali”, aiutati da uno staff tecnico all’avanguardia, presieduto dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dott. Gigi Gabetto</b>, che garantisce un’esperienza necessaria alla buona riuscita di una vacanza sportiva. Sport, musica e allegria sono garantite nelle tre località montane di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Oulx,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sauze d’Oulx</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rivisondoli</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(Roccaraso).</b> Un’estate all’insegna del divertimento ma anche dell’istruzione tecnica riferita agli sport proposti dagli stage estivi<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Summer Sport Gigi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gabetto</b>. D’altra parte chi meglio di Gabetto che rappresenta la storia del calcio italiano ad alti livelli, può insegnare la tecnica e la formazione sportiva che sono il frutto di una passione tanto antica quanto eterna. L’estate 2014 dunque, si prospetta come tra quelle meglio organizzate per la presenza di uno staff tecnico accuratamente selezionato per offrire ai nostri ragazzi un contributo professionale di alto livello. Gigi Gabetto, anima e cuore pulsante del Summer Sport, è molto esigente nell’organizzare tutti gli anni i suoi stage estivi che devono essere studiati con particolare attenzione dal punto di vista sportivo ma anche sociale, educativo e formativo del ragazzo. A questo proposito il maestro Gigi Gabetto si avvale dell’apporto prestigioso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Guglielmo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gabetto</b>, suo figlio, che porta il nome del nonno che fu calciatore del Grande Torino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Guglielmo</b> è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">vicepresidente</b> del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Summer Sport</b>, conosce ogni angolo del calcio nazionale e si occupa con competenza della formazione e della crescita dei giovani e della scelta degli allenatori. C’è poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moreno Longo</b> responsabile generale dell’Area Calcio. Cresciuto nel Settore Giovanile del Torino, poi calciatore professionista di Torino, Chievo e Cagliari con presenze nella Nazionale Italiana Under 21. Attualmente allenatore della Primavera del Torino F.C. E ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Giordano</b>, ex giocatore e tecnico delle Giovanili del Torino, ora allenatore professionista di seconda categoria. Grande esperienza e dedizione per l’organizzazione della vacanza sportiva. Lo staff si completa poi con altri nomi eccellenti quali, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Faghino</b> (ex calciatore) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edoardo Zaccarelli</b>, figlio di Renato (ex calciatore del Torino e della Nazionale Italiana), <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dario Migliaccio,</b> attuale allenatore degli allievi nazionali del Cuneo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Filoni</b>, istruttore di scuola calcio laureato in Scienze Motorie, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baroncini,</b> allenatore dei portieri allievi nazionali del Torino, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Umberto Ferrauto</b>, allenatore dei portieri, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Catalin Staicu</b>, Professional Tennis Register, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Trilli</b> diplomato ISEF, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rodolfo Bucci</b>, Maestro Nazionale Fit e istruttore giovanile CONI, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luca Serratrice</b>, Allenatore Federale e selezionatore provinciale FIPAV, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luca Sacco</b>, responsabile dell’area Basket, laureato in Scienze Motorie, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barbara Casto</b>, docente di danza classica e direttrice del balletto di Moncalieri, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina Soriani</b>, responsabile assistenza e salute degli stage di Sauze D’Oulx, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mauro Paparella</b>, responsabile dell’animazione, del tempo libero e del divertimento intesi come teatro, musica, giochi, gite, ecc. Insomma una vacanza davvero qualificata per i giovani e una sicurezza di affidabilità e di tranquillità per i loro genitori, spesso alle prese con le ansie legittime di chi affida il proprio figlio a mani di insaputa provenienza. Coloro i quali volessero saperne di più sui camp estivi Summer Sport Gigi Gabetto, possono visitare il sito <a href="http://www.summersport.it/"><font color="#0000ff">www.summersport.it</font></a> dove si potrà trovare la risposta a tante domande.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNal-summer-sport-di-gigi-gabetto-campioni-si-cresce-1012855.htmSi100451001,02,03030770
1371012852NewsEditorialeIl pallone italiano ha perso ancora un`occasione20140512171032Riflessioni scaturite dalla brutta partita tra Roma e Juventus<BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">A una giornata dal termine il campionato di calcio italiano vive le ultime emozioni tra polemiche, veleni, paure e imperdonabili cattivi esempi che ci arrivano direttamente dal campo. E così, abbiamo assistito a partite oltre il limite della regolarità negli interventi e scontri tra calciatori che si possono considerare assolutamente negativi nel processo di un miglioramento della cultura sociale riguardante il mondo pallonaro. Nel corso della partita Roma Juventus abbiamo visto l’esaltazione del non calcio, l’enfasi di un odio calcistico che va oltre il gioco stesso. Interventi sull’uomo che sanno di vendetta personale, piuttosto che errori di valutazione sulle entrate scomposte per carpire il pallone all’avversario. Ci si dimentica con troppa facilità quanto l’esempio dato dai contendenti in campo sia emulato da una platea che non aspetta altro che mettere in pratica la cattiveria data da quell’orrendo pensiero che sfocia nella non logica di quel “occhio per occhio e dente per dente”. Esasperare gli animi non è proprio il caso, non era per niente opportuno. Eppure il non calcio che abbiamo visto durante Roma Juventus ci allontana da ciò che più ci piace del gioco del pallone e cioè, l’agonismo sano, le bellissime giocate dei campioni, le tattiche, i dribbling perfetti, le trame di gioco, la fluidità con la quale attraverso il gioco di squadra ti <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>permette di andare in rete e urlare di gioia per il gol fatto. Emozioni allo stato puro e non cattiverie fatte esclusivamente per colpire e far male. Non c’è, non ci può essere calcio attraverso la cattiveria e il semplice gusto di far male fisicamente all’avversario, lasciando perdere di vista il pallone e preoccuparsi soltanto di colpire le gambe e altro, con la chiara volontà di farlo. E allora, anche i calciatori devono ritenersi responsabili dei fatti incresciosi che avvengono sistematicamente dentro e fuori dagli stadi, dove talora ci scappa pure il morto. A Roma ci illudevamo di vedere una partita di calcio tra le due prime della classe, tra le maggiori contendenti di un calcio fatto di record e vittorie senza fine. E, invece, abbiamo visto l’espressione peggiore di ciò che s’intende per il non calcio. Gli scontri tra Totti, Chiellini, Pianic e altri giocatori, non ci fanno disquisire su chi ha cominciato prima a far male, né su di chi è la maggior colpa. Ci preme semplicemente dire che se andiamo ad analizzare minuto per minuto l’intera partita, non ne verremmo più fuori se cercassimo le colpe di una parte e dell’altra. Ci sembra aberrante il pensiero di una premeditazione a dimostrare all’avversario di essere più forti, non giocando a pallone ma colpendolo con l’intento di farlo senza chiedere neppure scusa.<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>Ciascuno dirà che la colpa è dell’altro, in base all’angolazione dalla quale viene vista e da quale fede sportiva vengono evidenziate le brutture. Ma se ci fermassimo solo un attimo a capire che in una partita del genere nessuno ha vinto, tutti hanno perso, e che soprattutto è proprio il calcio, inteso come arte del pallone ad essere stato sotterrato, calpestato, inibito, ebbene allora ci uniremmo in un unico pensiero solidale che fa capo alla sconfitta del gioco del calcio. Dopo i recenti gravi fatti di ordine pubblico avvenuti proprio a Roma prima della partita di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, c’era bisogno di distrarsi, c’era bisogno di un messaggio certamente diverso da quello che ci hanno dato Roma e Juventus, le due maggiori espressioni del calcio italiano 2013’14. Si è persa un’occasione d’oro, prima ancora di perdere o vincere la partita. Si è perso il senso del gioco, ma, soprattutto, si è persa l’opportunità di dimostrare al mondo quanto noi italiani, così inguaribili e incapaci di fare a meno della magia del pallone, sappiamo ancora essere consapevoli della netta differenza che c’è tra il bene e il male.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Salvino Cavallaro <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN></SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><br><br>Il pallone italiano ha perso ancora un'occasioneFL0711FL0711pallone.jpgSiNroma stadio olimpico-1012852.htmSi100451001,02,03,06,08030293
1381012846NewsCalciomercatoL`Udinese chiama Borini, il tempo di Muriel si potrebbe esaurire20140510135217Muriel, Borini, Di Natale, Liverpool, Udinese, SunderlandA Udine cercano un attaccante che possa sostituire Di Natale in caso di un suo imminente ritiro. Si pensa a Borini del Liverpool e il talento di Muriel rischia di finire dimenticato.C'è l'<b>Udinese</b> sulla strada di <b>Fabio Borini</b>, a quanto pare. Secondo quanto riporta <b>Calciomercato.com</b>, infatti, l'attaccante italiano ex Roma sarebbe corteggiato dal club dei Pozzo, intenzionati a trovare un valido sostituto nel caso <b>Di Natale</b> decidesse veramente di appendere i tacchetti al chiodo alla fine del campionato.&nbsp;<div><br></div><div>La voce si era già diffusa mesi fa, durante il calciomercato invernale, e si era parlato di possibile approdo in bianconero per Borini, al momento sotto contratto con il <b>Liverpool </b>ma ceduto in prestito al <b>Sunderland</b>. I <i>Reds </i>sarebbero interessati all'acquisto del friulano <b>Badu</b>, "merce di scambio" nella trattativa, che il club di Udine avrebbe valutato intorno agli 8 milioni di euro.</div><div><br></div><div>L'attaccante, reduce da un'ottima stagione in terra inglese, potrebbe riavere l'occasione di solcare i campi della Sere A e possiede già tutte le carte in regola per diventare l'erede di <b>Totò</b>. Bisognerà vedere, quindi, cosa decideranno Liverpool e Udinese, ma soprattutto se <b>Muriel </b>sarà darsi la svegliata decisiva. Perché se rimarrà lui al posto del numero 10 napoletano dovrà prendere sulle spalle l'intera squadra. Una volta per tutte.&nbsp;</div>uttd01uttd01borini.jpgSiNudinese-liverpool-borini-calciomercato-1012846.htmSi101268101,02,03030600
1391012842NewsEditorialeChe senso ha! 20140504203250Il ritorno della violenza nel calcio, ci fa riflettere sul senso di parlare e scrivere ancora di questo sport. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che senso ha scrivere ancora di calcio quando non si ha rispetto per la vita. Ma che senso ha? Mi verrebbe voglia di buttare tutto all’aria, mi verrebbe voglia di cancellare in un attimo i miei lunghi anni di cronista sportivo trascorsi a scrivere di calcio, a recensire partite su partite, a parlare di tattiche, di tecnica, trofei vinti e persi, di emozioni che scaturiscono da un abbraccio che scalda il cuore per un gol fatto o di una lacrima versata per una cocente delusione. Mi verrebbe voglia di dire basta di scrivere e sensibilizzare il mondo del pallone e di tutto ciò che ci sta intorno. Pensieri che partono da lontano, che toccano il cuore e che mi ricordano la gioia di quel giorno in cui sono entrato a far parte dell’Ordine dei Giornalisti, con l’ausilio di quel “sacro fuoco” di scrivere che ancora oggi arde in me in maniera copiosa. Sempre dietro al pallone, sempre a raccontare le vicissitudini legate a questo mondo, ai personaggi che ruotano intorno, alle cose belle e a quelle brutte, alle cose che mi hanno emozionato e quelle che mi hanno addolorato. Già, quelle che mi hanno addolorato e più d’una volta mi hanno fatto sentire sconfitto a causa di un mondo in cui il giornalismo talora non riesce a incidere positivamente nel processo di crescita culturale, sociale e civile. Lo stadio di calcio, teatro da sempre di incontro di popoli e di aggregazione sociale, è spesso considerato (anche nelle sue immediate vicinanze) luogo di scontri feroci che toccano l’anima che abbruttiscono in maniera aberrante l’uomo che diventa animale e peggio ancora. I fatti successi a Roma nei pressi dello stadio Olimpico prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, mi hanno colpito in maniera particolare e mi hanno fatto pensare a una sorta di responsabilità del mondo mediatico e dell’informazione sportiva, (quale io faccio parte), nel non essere riusciti negli anni a buttare acqua sul fuoco delle critiche, delle polemiche, dei battibecchi e delle situazioni di accesa passione calcistica che spesso si tramutano in odio e guerriglia, in cui l’uomo è contro se stesso e non lo sa, in cui l’essere umano fa emergere l’animale che c’è in lui. E così, dopo il poliziotto Raciti ucciso durante i disordini di un derby di Sicilia tra Catania e Palermo e tanti altri che hanno perso la vita precedentemente per il pallone, torniamo ciclicamente a parlare di altri fatti di delinquenza e di inorridita ferocia. Stessa la radice, stessa la meccanica della violenza, stessa la provocazione, stesso l’odio, stessa la VERGOGNA! Ciro Esposito il tifoso napoletano ferito nella sparatoria proprio accanto allo stadio Olimpico di Roma, ora versa in coma farmacologico. In base a quanto riferito dal bollettino medico dell’ospedale di Roma, Esposito è arrivato con il polmone e l’addome invasi di sangue e adesso c’è il pericolo (se si salverà) che resti paralizzato per effetto di un proiettile che l’ha colpito e si è conficcato nella zona della spina dorsale. E intanto, all’interno dello stadio Olimpico lo Stato Italiano assisteva disarmato. C’era il Presidente del Consiglio, il Presidente del Coni, il Presidente della Lega Gioco Calcio, i Presidenti di Napoli e Fiorentina e tutti gli alti funzionari del Potere Italiano, tutti lì ad assistere inermi ad una vergogna senza fine, a guardare dalla tribuna l’orrendo spettacolo del capitano del Napoli Hamsik e dei dirigenti della società Partenopea che vanno sotto la curva dei tifosi napoletani per andare a concordare l’inizio o no della partita, come se loro fossero l’ago della bilancia del sì oppure del no decisivo. Che vergogna, che sconfitta di fronte al mondo che ci guarda e a noi stessi che ci guardiamo allo specchio. Ciascuno con la propria responsabilità, ciascuno con il fardello carico di pensieri rivolti a quel ragazzo che versa in fin di vita in un letto di ospedale di Roma. Ma che male ha fatto, quale torto ha un ragazzo napoletano di 30 anni per essere stato coinvolto in un agguato di balordi ed essere ridotto in quello stato? Eppure il pallone, quella sfera sulla quale versiamo tante ansie, aspettative e delusioni del nostro vivere quotidiano, rappresenta l’effimera vittoria a tutto ciò che ci dà delusione. Ma il calcio è una passione, deve essere un diversivo, uno svago, un qualcosa che ti prende dentro ma che deve essere circoscritto,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>non può essere una rivincita alle disgrazie quotidiane e neanche alla delusione di tutto ciò che avremmo voluto essere e non siamo stati. Discorsi scritti e riscritti mille volte, che non hanno seguito nell’ambito di un miglioramento sociale, umano e civile. Non ricordo più quante volte ho scritto la parola “SPERIAMO CHE NON ACCADA PIU’”. Poi, immancabilmente, tutto ritorna con ciclica periodicità, con assurda e aberrante violenza inaudita. E allora mi chiedo, a cosa servono tante parole, tanti pensieri, tante riflessioni, tanti proponimenti nel tentativo di migliorarci e di migliorare le generazioni che verranno? Servirò ancora alla causa se continuerò a scrivere di Juventus, Torino, Milan, Inter, Napoli, Roma, Lazio, Fiorentina, del calcio e delle partite della nostra Nazionale? Ma il mondo del pallone, con i suoi schemi, le tattiche, il credo calcistico dei suoi ben remunerati allenatori e le Coppe alzate al cielo, resta pur sempre legato alla storia dell’uomo e alle sue imperdonabili vergogne.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711Roma-stadio-Olimpico-bis.jpgSiNche-senso-ha-1012842.htmSi100451001,02,03030327
1401012839NewsEditorialeQuello che avrebbe potuto essere e non è stato20140502162332L`analisi approfondita di Juventus Benfica<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’incontro di semifinale europea Juventus – Benfica che ha sancito il passaggio in finale della squadra portoghese, ci lascia alcuni spunti di riflessione che vanno oltre la sterile cronaca di una partita che ha deluso non solo sotto il profilo del risultato ma anche del gioco. Se ci soffermassimo semplicisticamente e in maniera minimalista sulla cocente delusione di una squadra italiana, la Juventus, che pur sapendo che la finale di Europa League si svolgerà proprio nel cuore di casa propria, saremmo tentati di versare fiumi di retorica nel dire che la colpa dell’insuccesso sia da addebitare all’arbitro, agli avversari che hanno perso tempo per lunghi tratti della gara o, ancora peggio, che<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>per la Vecchia Signora sia stregata ogni partecipazione al calcio europeo. A noi, invece, piace fare un’analisi meno emotiva, meno valutabile in maniera superficiale ma più efficace nell’approfondimento di cause che vanno ricercate nel concetto più generale di una crisi profonda che investe ormai da anni il calcio italiano a livello di club. Possiamo certamente disquisire sulle cause di uno zero a zero che la Juventus non ha saputo sbloccare al cospetto di un Benfica che, difendendo coi denti il 2 a 1 dell’andata, ha conquistato il diritto di partecipare alla finale di Europa League per il secondo anno consecutivo. Ma, come dicevamo pocanzi, la causa della mancata vittoria anche se risicata della Juventus, che le desse modo di partecipare alla finale che si svolgerà nel meraviglioso scenario dello Juventus Stadium, ha radici più profonde che si diramano nella flebile rappresentanza europea del nostro calcio. La Juventus era rimasta l’unica squadra italiana capace di rappresentarci in Europa. La sua estromissione dalla finale europea ha fatto sì che nel Ranking UEFA, l’Italia si sia posizionata al quinto posto della speciale classifica europea dei football club, essendo stata surclassata proprio dal Portogallo che precedevamo prima dell’incontro di semifinale. Davanti a noi ci sono, Spagna, Inghilterra, Germania e Portogallo, mentre noi precediamo di poco la Francia che ci soffia sul collo. Attenti però, perché lo scenario del football europeo sta vedendo la veloce avanzata anche del calcio russo che, fino a pochi anni fa appariva quasi ai margini dell’importanza pallonara a livello di club europei. Dati di fatto che ci fanno riflettere su una situazione d’importanza europea che dal 1984 a oggi ci ha visto declassati in maniera esponenziale. Le cause? Sono tante! Non ultima la situazione economica del nostro Paese che non ha visto sostanzialmente l’ingresso in campo calcistico di emiri arabi o magnati russi. Da molti anni è finito il tempo dell’opulenza economica data dalla Casata Agnelli, dall’imprenditore Berlusconi o dal petroliere Moratti che hanno rappresentato il calcio italiano a grandi livelli europei. Oggi le cose sono cambiate e l’involuzione economica di casa nostra è coincisa con la crescita culturale ed economica degli altri Paese europei. Dopo la cocente eliminazione della Juve in Europa League e dopo quanto sin qui detto sulla nostra posizione nel Ranking del Football Europeo, possiamo dire con tutta franchezza: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“C’era una volta il campionato più bello del mondo”.</b> Quindi, per quanto riguarda l’ultima malinconica uscita della Juventus dall’Europa calcistica, ci sembrerebbe un dettaglio finalizzarla ad alibi apparentemente penalizzabili quali, l’inefficienza dell’arbitro, la maggior esperienza europea del Benfica, piuttosto che la stanchezza della Juve, reduce com’è da un campionato lungo, stressante e faticoso. Certo, forse nel computo totale delle due sfide di semifinale tra le due squadre, chi avrebbe meritato di passare il turno sarebbe stata proprio la squadra di Antonio Conte. Ma c’è un piccolo particolare da non sottovalutare, e cioè che nel mondo del calcio la meritocrazia sta a zero e vince soltanto chi fa gol, mentre le valutazioni di giurie che stanno dietro un tavolo non hanno alcuna voce in capitolo. E poi gli inconfutabili risultati negativi delle nostre rappresentanti nel football europeo, sono dati dai numeri che ci collocano malinconicamente al quinto posto. Questa è l’analisi che più conta. E, mentre la Juve stravince in campo nazionale come emblema della migliore espressione del calcio italiano, all’estero non è così.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711marotta.jpgSiNquello-che-avrebbe-potuto-essere-e-non-e-stato-1012839.htmSi100451001,02,03030333
1411012838NewsCoppeAncelotti, orgoglio italiano20140430184652Un allenatore che molti anni fa la critica definiva come eterno secondo.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il merito è tutto suo, ha cambiato la mentalità, ha cambiato tutto”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> con una frase emblematica che sa di ringraziamento al suo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Ancelotti</b> dopo la netta vittoria per 4 a 0 inflitta al Bayern, all’Allianz Arena di Monaco. Una semifinale incredibile, una gara che ha visto una sola squadra in campo; il Real Madrid che ha dato lezione di praticità, esempio di un calcio che si può definire semplice e al contempo pragmatico. Carlo Ancelotti da Reggiolo in provincia di Reggio Emilia, dopo aver coronato un’ottima carriera da calciatore centrocampista nelle fila del Reggiolo, Parma, Roma e Milan e dopo essere entrato a far parte del Club Italia vestendo la maglia azzurra dal 1979 al 1991, ha intrapreso con successo la carriera da allenatore partendo dalla Reggiana e poi nel Parma, nella Juventus, nel Milan, nel Chelsea, nel Paris S.G. e adesso nel Real Madrid. Un’escalation di successi che fanno di lui uno tra i più importanti personaggi del football italiano di tutti i tempi. Eppure Carletto Ancelotti non ha avuto un buon inizio nella nuova veste di allenatore. Ricordiamo quando si diceva di lui che era l’eterno secondo, un allenatore destinato a non vincere mai. Erano gli anni in cui è stato allenatore della Juventus dal 1999 al 2001. Due soli anni che non l’hanno mai visto vincitore, ma con soli due secondi posti che non l’hanno mai fatto entrare definitivamente nel cuore dei tifosi bianconeri i quali non gli hanno mai dimostrato grande simpatia. Da lì in avanti sedendo le panchine di Milan, Chelsea, Paris SG e Real Madrid, Ancelotti ha dato una risposta a coloro i quali non credevano in lui, vincendo Campionati e Coppe sia in Italia che all’estero. Il tecnico emiliano rappresenta davvero il vanto del calcio italiano, il made in Italy capace di vincere col sorriso. Sì, perché sotto quell’aria eterna da pacioccone buono, nasconde grandi capacità e conoscenze calcistiche che non sono certamente inferiori a chi urla, sbraita ed è polemico con tutto e tutti. Forse manca di esteriorità, di fumo, di quel niente che chissà perché troppe volte entusiasma il mondo dell’informazione e la gente che preferisce l’inutile, piuttosto che badare al sodo. Ebbene, Carletto Ancelotti è il simbolo dell’allenatore capace di parlare coi fatti, di ciò che si conquista in campo attraverso il sudore e la fatica, mica pizza e cozze. Forse pecca di capacità nel sapere vendere la sua immagine attraverso il niente, quel nulla che si traduce nell’effimero di tante parole inutili fatte di promesse e bla bla senza fine, che tanto piacciono a noi media e a tante persone innamorate dell’apparire piuttosto che dell’essere. Per Ancelotti c’è il lavoro, la fatica, la serietà, l’impegno calcistico che si traduce in professionalità e tattica, senza tuttavia rinunciare al divertimento del gioco. Con la sua ironia intelligente si contrappone all’aggressività espressa da Mourinho, Conte e altri suoi colleghi che fanno del calcio l’espressione del moto perpetuo che è assillo e ricerca della perfezione allo stato puro. Due modi diversi di vedere il calcio in un solo obiettivo da raggiungere: la vittoria.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Oggi si dice di Ancelotti che è un allenatore vincente che non ha bisogno di urlare e dichiarare guerra al mondo, ma sa affondare le sue tensioni in una ironia che gli appartiene naturalmente e che è capace di sdrammatizzare ogni piccolo o grande insuccesso che inevitabilmente si incontra nella strada di ogni allenatore. Com’è strano questo mondo del calcio e com’è capace di cambiare idea sui suoi personaggi, in base alle vittorie ottenute o mai conquistate. Quanto sei bravo quando vinci e quanto non vali nulla quando non vinci mai o poco. E’ la legge dei giudizi affrettati in un mondo in cui non ha tempo di aspettare. Troppi sono gli interessi che gli ruotano intorno e tanta è la superficialità con la quale si danno giudizi affrettati, senza ponderare che per vincere nel calcio c’è bisogno di molte componenti capaci d’intersecarsi fra loro e, non ultimo, poter contare su un parco giocatori di grandi capacità tecniche e non comune intelligenza tattica. Se questo non c’è, anche il miglior allenatore al mondo fallirebbe. E’ quello che è successo in carriera anche a Carletto Ancelotti che, dopo aver dismesso le scarpe da calciatore ha cominciato a fare l’allenatore quando tutti pensavano che fosse destinato ad essere l’eterno secondo e che non avrebbe mai vinto nulla. E chissà se qualche collega di allora, sarebbe ancora capace di ripetere lo stesso giudizio nei confronti di questo serio allenatore che non ha mai amato gli eccessi mediatici, i proclami e le false promesse, ancora oggi che in finale di Champions League avrà la possibilità di conquistare la “Decima” Champions League dei blancos del Real Madrid. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Monaco, Stadio Allianzfl0711fl0711Ancelotti41.jpgSiNancelotti-orgoglio-italiano-1012838.htmSi100451001,02,03030414
1421012837NewsCampionatiLega, hai perso un`occasione importante per.......!20140430104349L`irrevocabile decisione della Lega di non anticipare o posticipare la partita tra Chievo e Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questioni di regolarità di campionato……”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Questa la motivazione in base alla quale la Lega non ha acconsentito di anticipare, né di posticipare, l’incontro di campionato Chievo Torino in programma domenica 4 maggio 2014, giorno in cui si commemora tutti gli anni la tragedia di Superga e la morte del Grande Torino. Certo, non siamo così romanticamente ingenui da non pensare che il calcio di oggi possa anteporre qualsiasi cosa davanti agli altissimi interessi economici. Ma la commemorazione della Tragedia di Superga che 65 anni fa alle ore 17,05 di quel fatidico 4 maggio ’49 mandò in fumo le certezze di un pallone italiano che dava la speranza di resurrezione post bellica a un’Italia che si stava sollevando lentamente dalle macerie, ebbene, non può essere considerata una <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“qualsiasi cosa”. </b>E poi c’è il rispetto mancato verso la città di Torino, verso i sentimenti profondi del popolo granata che ha da sempre impresso il ricordo di una giornata che conserva gelosamente nello scrigno degli affetti più personali. Un rito annuale che rasenta la sacralità, ammantato com’è in una sorta del ripetersi che sa di religiosità, di affetto, di cuore, di smisurata passione verso quegli invincibili giocatori del Grande Torino che ha fatto la storia del calcio italiano riconosciuta in tutto il mondo. Un orgoglio indescrivibile, legittimo, da rispettare anche se non sei del Toro, se non ne condividi la passione, se non riesci a capirne il significato della sofferenza che nasce proprio da quel giorno, da quella tragedia che si dirama come radici profonde che sono sempre vitali e prolifiche di significati che vanno ben oltre la semplice passione per il gioco del calcio. Ma, a quanto pare, alla Lega Italiana tutto ciò non interessa o, per meglio dire, non è così importante da posticipare o anticipare l’incontro di calcio che possa permettere alla squadra del Torino di stringersi alla propria gente, alla propria storia, ai propri ricordi, ai propri tifosi, dentro quella Basilica di Superga dalle cui mura trasuda ancora la tragedia del Grande Torino. Di fronte a tanta sacralità, riteniamo banali e anche superficiali le motivazioni della più alta Istituzione Italiana del calcio, la quale si rifugia dicendo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se avessimo spostato la partita Chievo Torino, avremmo creato un precedente. E poi, dove la mettiamo la regolarità nel rispetto della contemporaneità dello svolgimento di partite che sono legate alla salvezza e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">alla conquista di una partecipazione ai campionati UEFA?”.</b> Frasi di circostanza che non convincono, soprattutto in considerazione della decisione di posticipare la partita Fiorentina Sassuolo, spostata il martedì 6 maggio perché i viola saranno impegnati sabato prossimo nella finale di Coppa Italia contro il Napoli. Forse il Sassuolo non è impegnato per la salvezza come il Chievo? Non c’è che dire, anzi sì, diciamo pure che la legge non è uguale per tutti. Tuttavia, il Torino e i suoi tifosi, non solo rispetteranno la commemorazione e il ricordo indelebile del 4 maggio 1949 (ci mancherebbe non fosse così), ma avranno anche la presenza della squadra granata al completo. Tutto ciò grazie anche all’interessamento del presidente Cairo che dopo la partita di Verona contro il Chievo, metterà a disposizione della squadra un volo charter che li porterà intorno alle 20,30 a Superga per l’inizio della Messa di suffragio. La città di Torino, il Torino F.C. e tutti i tifosi del Toro, rispondono così ad una presa di posizione della Lega che sa tanto di mancanza di rispetto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711barreto-6.jpgSiNlega-hai-perso-un`occasione-importante-per--1012837.htmSi100451001,02,03030351
1431012826NewsCoppeMourinho: «Superare gli ostacoli in qualsiasi modo»20140423155546Contro l`Atletico Madrid,il Chelsea utilitarista ritorna al football del passato. Muro difensivo senza calcio spettacolo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, un po’ come dire che superare gli ostacoli in qualsiasi modo riduca in sintesi i pericoli di non andare avanti nelle competizioni. Pareggiare o vincere. La sconfitta? Non è contemplata! E’ la filosofia di Mou, un allenatore che da sempre ha fatto parlare di sé e delle sue filosofie calcistiche che badano più all’essenziale che allo spettacolo. Un coach amato o odiato nella stessa misura e senza mezzi termini. A Madrid nell’incontro di semifinale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">League</b> tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atletico Madrid</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chelsea</b> è andata come voleva alla vigilia l’allenatore portoghese. Uno 0 a 0 che ha penalizzato lo spettacolo con una tattica da muro difensivo che ben ricorda il vecchio catenaccio italiano tanto bistrattato di Paron Rocco o di Helenio Herrera. La filosofia del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“primo non perdere”</b> ha sempre avuto il sopravvento nel calcio, che non tiene conto del risultato positivo se ottenuto in maniera meritoria, se giocato bene o male o se si è vinto attraverso il puro spettacolo dettato dagli annali del football. Andare avanti e arrivare fino in fondo per cercare di vincere la Coppa messa in palio dalla competizione cui si partecipa è la massima aspirazione di ogni club che si rispetti. D’altra parte, solo così si scrive una pagina indelebile nella storia di un football club e nessuno ricorderà mai se quella vittoria è stata ottenuta attraverso lo spettacolo del pallone oppure no. Importante è arrivare fino in fondo e, ancor più importante è alzare la coppa al cielo e intascare i tanti milioni di euro messi in palio dalla UEFA. E così, con questa pragmatica filosofia calcistica, il Chelsea ha ottenuto un risultato a reti bianche contro lo spumeggiante Atletico Madrid di Simeone che, pur adottando la tattica del 4-4-2, non è riuscito a superare il muro creato da Mourinho. Una tattica studiata nei minimi particolari, quella del tecnico portoghese, che ha disinnescato l’attacco spagnolo a cominciare da Diego Costa. Al Calderon di Madrid il clima è sempre stato da corrida e, anche contro il Chelsea, si è creato lo stesso ambiente. Ma, come abbiamo già ampiamente detto, le furie biancorosse spagnole non sono riuscite a penetrare nell’arcigna difesa inglese. Un atteggiamento molto prudente, quello voluto da Mourinho, che ha dovuto rinunciare a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eto’o</b> in attacco sostituendolo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torres,</b> unica punta. E, come se non bastasse, anche il portiere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cech</b> ha dovuto abdicare durante la gara per un infortunio che gli ha precluso la stagione anzitempo. Una serata di Champions, dunque, che ha “tradito” le attese degli amanti dello spettacolo, dell’arte pura del pallone, di coloro i quali si aspettano il numero del fuoriclasse, delle grandi azioni di gioco ed emozioni da vivere. Ma questo calcio ci ha insegnato ormai da molto tempo che vincere è l’unica cosa che conta: la sconfitta, come dice Mourinho, non è contemplata. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Madridfl0711fl0711mourinho.jpgSiNmourinho:-«superare-gli-ostacoli-in-qualsiasi-modo»-1012826.htmSi100451001,02,03030404
1441012823NewsCampionatiUn giorno a Villar Perosa nel ricordo dell` «Avvocato»20140421111940«Aprite quella cappella e consentite l`omaggio alla tomba di Gianni Agnelli«&nbsp; <br><strong> </strong><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Villar Perosa<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>per i tifosi bianconeri, ma<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>non solo, rappresenta la località<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>collinare,dove la<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Signora del calcio italiano svolgeva ogni estate negli anni ’80 <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il ritiro pre-campionato. Questa cittadina della Val Chisone situata a poco più di <st1:metricconverter w:st="on" productid="400 m">400 m</st1:metricconverter>. sul mare, ideale quindi per favorire l’ossigenazione e lo smaltimento delle tossine <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>muscolari,che si accumulavano durante la dura <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>preparazione pre-campionato, è famosa anche per aver dato <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>i natali <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>a quasi tutti membri della famiglia<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Agnelli,compreso quindi l’Avvocato,indimenticato e insuperabile presidente del club bianconero,che qui si trova seppellito nella cappella di famiglia ,che domina dall’alto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il piccolo cimitero di Villar Perosa.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Così una fredda mattina di Aprile siamo saliti fin quassù,io e l’amico fraterno Salvino,giornalista,che divide il cuore fra la passione granata e l’amore per la sua Milazzo ,entrambi animati da un sentimento romantico di <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>amarcord sui luoghi ,che furono calpestati dai tacchetti degli <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>eroi bianconeri di quegli anni,ma con la voglia inconfessata di portare anche<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>un semplice saluto e forse,chissà,recitare una preghiera, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>davanti all’ultima dimora<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>del<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>presidentissimo .</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Sorpresa e delusione si stampano però <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ben presto sui nostri volti, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>allorchè ci accorgiamo che la cappella,dove giacciono gli Agnelli è chiusa,ma che non lo è solo per quella giornata magari sfortunata per noi,ma lo è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>per tutto l’anno,tranne,come ci informa l’unica visitatrice presente quella mattina al Cimitero,nel giorno della commemorazione dei Defunti,in cui viene aperta a quanti, tifosi bianconeri o meno, volessero visitarla.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">La delusione si tramuta ben presto in rabbia, quando avvicinandoci con la speranza di sbirciare all’interno <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>della cappella,ci rendiamo conto che pesanti lastre marmoree coprono alla nostra vista le tombe del mausoleo. “Sono messe lì perché gli uccelli,penetrando attraverso i buchi delle inferriate dei cancelli,portavano danno alle tombe”, così ci dice <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>la nostra amica, forse per addolcire un po’ la nostra amarezza.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E’ così che, quasi naturalmente, inizia una sorta di intervista,si proprio un’ intervista, nel silenzio delle <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>tombe di quel piccolo cimitero, fra una donna anziana,che viene tutte le mattine in quel luogo triste, ma ben curato,dove riposa il marito<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>due siciliani,intirizziti dal freddo pungente che solo<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>un giorno di primavera nella Val Chisone può regalarti,ma anche piacevolmente<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>sorpresi da quell’incontro inatteso con una donna ,di nome Amalia,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>abbarbicata ai suoi ricordi,alle sue radici:Villar Perosa, un tempo animatissimo e ricco paese di brava e bella gente, perché gli Agnelli sono stati la fortuna e la maledizione<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di questa vallata,caduta in disgrazia come la Fiat.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Guardate giù, vedete? il mio paese <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è deserto,non c’è più nulla,tutti hanno chiuso ; i ragazzi scappano con la speranza di trovare un lavoro altrove. Anch’io ho una figlia che&nbsp;studia&nbsp;a&nbsp; Londra. Mentre parla i suoi occhi si riempiono di lacrime e il suo petto di sussulti.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“ Quando veniva la Juve,sapeste che festa però ragazzi! Ricordo bene Trapattoni,si proprio lui,il mister:ha avuto tanto dalla Juve e dall’Avvocato… e adesso? chi l’ha visto? Non è più venuto neanche a portargli un fiore al nostro Avvocato!<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>E così tanti altri come lui!Che pena!”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>E’ un fiume in piena la povera Amalia adesso che ha preso confidenza con i suoi interlocutori. “Tutto il paese si è arricchito con gli Agnelli e anch’io ho lavorato tanto,anche troppo mi diceva mio padre,ma mi son fatta una bella casa con i<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>risparmi messi da parte. Scusate per le lacrime,ma non le riesco proprio a trattenere! E’ anche la rabbia di assistere a tanta ingratitudine. La cappella? Dovrebbero curarla i giardinieri,che si occupano della Villa degli Agnelli, giù in paese,,ma non vengono quasi mai; e dire che dovrebbero farlo <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>gratis, dopo tutto quello che gli Agnelli hanno portato <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>alle nostre famiglie.” </font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Fa più freddo da quando siamo arrivati o forse è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>lo sfogo di Amalia a raggelarci dentro.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">L’intervista può bastare ,ce lo leggiamo negli occhi io e Salvino, non vogliamo affondare il coltello sulla ferita aperta e Amalia ci appare veramente prostrata. Le foto di rito alla nostra intervistata sulla scalinata della Cappella e ,prima di andare via, chiediamo ad Amalia se possiamo pubblicare il suo sfogo.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">“Ma si….tutti devono sapere che non è consentito <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>portare neanche un fiore sulla tomba dell’Avv. Agnelli”.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Parole sante! Del resto c’è chi si spinge<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>facendo migliaia di chilometri fin quassù per testimoniare il proprio affetto, immutato negli anni, davanti alla tomba di un uomo,che ormai è entrato a far <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>parte della storia del nostro Paese.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E anche se la vita di un individuo finisce in cenere con la morte, i valori,gli ideali,le illusioni,che quell’uomo ci ha regalato vanno ben oltre la sua morte;esse rimangono nella memoria dei vivi consentendo così di lasciare quell’ “eredità d’affetti”,di Foscoliana memoria,che è garanzia per una sopravvivenza ideale dopo la morte. </font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">“Aprite quella cappella e consentite l’omaggio alla tomba di Gianni Agnelli!” : è un invito ai suoi eredi,che ci sentiamo di avanzare assieme ad Amalia,che, chi si troverà a passare da queste parti,riconoscerà facilmente perchè ogni mattina non si stanca mai di pregare sulla tomba del marito, con quegli occhi lucidi,che non smettono mai di volgersi<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>verso la cappella degli Agnelli e sulla sua Villar Perosa.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E’ così che chi muore,può essere ricordato dai vivi, attraverso la sua sepoltura e dinanzi ad essa quei ricordi, rimpianti, insegnamenti,che ci ha lasciato in eredità, daranno un<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>senso e non renderanno vana la sua esistenza.</font><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Attilio<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Andriolo</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Villar Perosa (To)fl0711fl0711orologio-007.jpgSiNun-giorno-a-villar-perosa-nel-ricordo-dell`-«avvocato»-1012823.htmSi100451001,02,030301032
1451012812NewsEditorialeNel bene e nel male, l`esempio arriva sempre dall`alto20140405141144Napoli e Juve, tra polemiche che non fanno il bene del calcio <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La recente querelle tra la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Laurentiis, la Juventus e Beppe Marotta</b>, scoppiata dopo la partita persa dalla Juventus a Napoli, ci fa pensare come questo mondo del pallone sia così legato a interessi di parte tali da dimenticare il senso etico e oggettivo dell’opinione. Come tutti sanno, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’a.d. della Juventus</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> ha dichiarato in diretta TV queste frasi: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ci ha dato fastidio l’eccessiva euforia dimostrata dal Napoli: sembra fosse l’euforia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tipica di una squadra di Provincia”.</b> Veemente la reazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luigi De Laurentiis, </b>figlio del presidente Aurelio, che ribatte: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Marotta, grande ignorante! Confonde il cuore di una</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">città unica come Napoli per un’euforia da Provincia”.</b> Parole e polemiche che non fanno bene al calcio e al suo ambiente. Noi ci schieriamo da sempre con l’onestà intellettuale, e cioè nel riconoscere la sconfitta come momento per dimostrare la propria superiorità nell’oggettiva analisi in cui si afferma che l’avversario ha vinto perché in quella determinata partita è stato superiore: punto! Pensiamo dunque che, nello specifico, la Juventus avrebbe dovuto dare atto alla sconfitta a prescindere dall’euforica reazione di una Napoli che, dopo aver battuto meritatamente la prima della classe, ha festeggiato come un evento da scrivere negli annali del calcio partenopeo. Ci sembra assolutamente legittimo l’orgoglio dei napoletani e non è certo offensivo esultare di soddisfazione dopo una partita vinta con pieno merito proprio contro la grande Juve dal gioco spumeggiante. Napoli è così, la sua gente ha grande cuore. E’ forse eccessiva nell’esultare perché è tutta passione, ed è anche la rivincita da tante cose legate a problemi che talora vanno oltre un pallone che rotola in mezzo al campo di calcio. La Juventus, invece, forte del suo primato in classifica, della sua superiorità tecnica e organizzativa che dà il senso ai tanti record conquistati coi fatti e non a parole, avrebbe dovuto dimostrare quello stile voluto dalla casa Agnelli, che da sempre si riflette nella sua lunga e leggendaria storia. E’ stato davvero peccato, cadere nel tranello della polemica squallida da cortile, non è da Juventus. La Vecchia Signora non può ribattere alle provocazioni innescate dai rivali di turno, fa parte del gioco e della storia del pallone a livello mondiale. Ma i fatti sono quelli che contano, a discapito della futilità delle parole che non dovrebbero mai<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>arrivare all’offesa. La Juve che si accinge a conquistare il suo terzo scudetto di fila dell’era Conte, deve sapere (ma lo sa già), che contro di lei ogni avversario gioca la partita della vita. Vincere contro la Juve è adrenalina allo stato puro, è caricarsi di quell’autostima che nessuna altra squadra in Italia ha il potere di dare a chi la batte sul campo. Questo, dovrebbe essere motivo di vanto per la Vecchia Signora del Calcio Italiano e per tutti i suoi innumerevoli tifosi sparsi in tutto il mondo. Sia chiaro, comunque, che non intendiamo stigmatizzare quello che noi reputiamo uno scivolone sulla buccia di banana, tuttavia, ci piace ricordare che la parola “rispetto”, debba essere significativa di un comportamento esemplare che società e dirigenti del calcio italiano devono dare, per essere in qualche modo emulati nel bene anche dai loro tifosi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711marotta.jpgSiNnel-bene-e-nel-male-l`esempio-arriva-sempre-dall`alto-1012812.htmSi100451001,02,03030635
1461012800NewsCalcio EsteroAncellotti: «Ho fiducia nel mio Real»20140327133889Ancellotti,Real madrid, Champions League, Liga Dopo la sconfitta di domenica contro il Siviglia, ora il Real si sta allontanando sempre più dalla vetta. Ma Ancellotti non si preoccupa ed è fiducioso per la rimonta. <b>Ancellotti</b> non si arrende. L'ex allenatore del <b>Milan</b> ha ancora fiducia in una rimonta del suo <b>Real</b> <b>Madrid</b>, al momento terzo con 70 punti nella Liga, alle spalle di <b>Barcellona</b> e <b>Atletico Madrid</b>, e reduce della sconfitta con il <b>Siviglia</b>, ormai a 6 successi consecutivi in campionato, di domenica scorsa.<div><br></div><div>Il tecnico italiano, dalle colonne del quotidiano “<b>As</b>”, si dice comunque fiducioso per la rimonta dei <i>blancos</i> della vetta, sicuro che i giochi non sono ancora del tutto conclusi. Il segreto, continua, è ritrovare l'equilibrio necessario tra la <b>squadra-leone</b> (come si era presentata il Real nei primi 14 minuti nell'ultima partita) e il <b>profondo stato di dormiveglia</b> che l'aveva colta anche nel <b>Clàssico</b> di due settimane fa.&nbsp;</div><div><br></div><div>I <b>tifosi</b> della squadra madrilena sperano veramente in una svegliata dei giocatori, anche in vista dell'imminente impegno di <b>Champions</b> <b>League</b> contro il <b>Borussia</b> <b>Dortmund</b>. La coppa delle grandi orecchie è un trofeo che manca da troppo tempo nella bacheca delle <i>merenghes</i> e una loro ennesima brutta figura nella competizione potrebbe essere un grosso guaio per <b>Carletto</b>.</div>C1012317,C1012318,C1012319,C1012320,C1012321,C1012322,C1007650,C1007651,C1007653,C1007654,C1007655,C1007855,C1007856,C100000 9,C1000075,C1007858Madriduttd01uttd01carlo-ancelotti.jpgSiNancellotti-madrid-fiducia-1012800.htmSi101268101,02,03030976
1471012794NewsEditorialeTracce di bellezza calcistica italiana che non c`è più20140324185422Il calcio italiano perde la bellezza e l`armonia del gioco<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Era il campionato più bello del mondo, quello italiano. Tutti ce lo invidiavano e persino i calciatori più importanti al mondo facevano a gara per poter giocare in Italia. E, anche se questo mondo pallonaro ci ha abituato a pensare che i calciatori vanno là, dove la moneta brilla di ricchezza e benessere, c’è stato un periodo in cui dal punto di vista professionale e qualitativo il calcio italiano dava garanzia di grande immagine e crescita di prestigio. Oggi non è più così. Il pallone italiano, infatti, non dà più garanzie di bel gioco. E, se pensiamo che solo la Juventus, la Roma e a tratti anche il Napoli, sono in grado di offrire il calcio spettacolo adatto ai palati fini, il resto è carente di bellezza pura. La 29ma giornata di calcio di Serie A, ha offerto un piatto povero di emozioni calcistiche ed è stato davvero carente di quello che è il vero significato del calcio: il gioco. Napoli – Fiorentina finita con la vittoria dei viola per 1 a 0 non ha entusiasmato particolarmente, come neppure ha sollecitato interesse la partita dell’Olimpico Lazio – Milan finita 1 a 1. Vince la Sampdoria contro il Verona per 5 a 0 e pure il Torino segna un rotondo 3 a 1 contro uno spento Livorno. Perde in casa l’Inter di Mazzarri per 1 a 2 contro l’Atalanta, pareggia il Parma 1 a 1 contro il Genoa e vincono Udinese, Bologna e Roma, rispettivamente contro Sassuolo, Cagliari e Chievo, in incontri in cui il calcio noioso e farraginoso non stuzzica interesse alcuno. Poi, al Massimino di Catania i rosso celesti affrontano la partita della vita contro la prima della classe, Juventus. Abbiamo visto tutti la qualità scadente dell’incontro fatto di ripetuti falli, cattiverie senza fine, scontri che sanno più di rugby che di calcio. Una partita noiosa, dove il gioco del pallone, quello vero, è stato offeso in maniera vergognosa. Non una trama di gioco degna di nota, mai la sensazione di volere giocare una partita di calcio a viso aperto e con logiche tattiche consone al credo calcistico dei rispettivi allenatori. Eppure in campo c’era la prima della classe contro l’ultima. Non vogliamo dire che questa mancanza di calcio e della sua bellezza sia stata imposta solo dal Catania che aveva bisogno di punti, tuttavia, possiamo affermare con tutta franchezza che ai siciliani è imputabile molta responsabilità. Più che un campo di calcio con due squadre contendenti, sembrava un ring in cui i giocatori si preparavano a mettere i guantoni. No, quello visto a Catania non è calcio, non può esserlo, anche se la Juventus certamente superiore dal punto di vista tecnico, in maniera sorniona si è cucita il terzo scudetto consecutivo dell’era Conte. Magra consolazione, diciamo noi, anche perché la Vecchia Signora d’Italia ci ha abituato davvero a ben altro. E’ vero, per giocare a calcio, quello con la C maiuscola, bisogna essere in due a farlo, tuttavia, ci corre l’obbligo di affermare che i bianconeri di Conte, dall’alto della loro superiorità tecnica e tattica, avrebbero potuto e dovuto non cadere nel tranello della provocazione del non gioco, senza rispondere fallo su fallo in maniera del tutto sbagliata. Insomma uno spettacolo calcistico davvero deprimente, che ha evidenziato in contemporanea l’espulsione dei due allenatori, Maran e Conte e, a seguire, anche quella di Berghessio per somma di ammonizioni. E così, annoiati com’eravamo di vedere tale scempio pallonaro, abbiamo pensato di ossigenarci assistendo a spizzichi e a bocconi al “derby” spagnolo tra Real Madrid e Barcellona. Tutto un altro calcio, anzi, questo è il vero calcio che non è dato dal solo risultato di 3 a 4 in favore del Barcellona, ma da tutta una serie di azioni di gioco che fanno del calcio lo spettacolo vero. Al Bernabeu è stato tutto un godere per gli amanti di calcio puro. Sblocca Iniesta, segue la doppietta di Benzema e poi la tripletta di Messi che rende vano anche il gol di Ronaldo. Certo, qui in questa terra spagnola il calcio è arte anche grazie alla presenza di due tra i più forti giocatori al mondo che tutti gli anni si contendono il pallone d’oro: Cristiano Ronaldo e Leo Messi. Tuttavia, pur non volendo paragonare l’incontro tra Catania – Juventus a Real Madrid – Barcellona, è giusto segnalare che al di là dell’evidente divario tecnico, la differenza sta proprio nel concetto di base che sta nell’intendimento di un calcio essenzialmente concepito come spettacolo e divertimento. Certo, ci stanno i falli, gli scontri, la grinta, la determinazione, la cattiveria agonistica, tutte fasi importanti che fanno parte del gioco del calcio. Ma il non calcio fatto di continue ripicche, di gomitate reciproche e continui falli oltre ogni limite, quello no! Non è davvero accettabile! E allora, noi che siamo eterni amanti e&nbsp;gelosi del nostro calcio, non meravigliamoci quando nelle Coppe Europee non vediamo più nostre squadre se non all’inizio delle varie competizioni. Nulla nasce dal nulla, questa è l’espressione del nostro calcio. La Juventus, ci ha abituato a vedere un buon calcio e, a onor del vero, le diamo atto di essere una delle pochissime superstiti del bel gioco, tranne alcune partite come quella disputata appunto a Catania. In fondo, la Vecchia Signora è l’unica squadra italiana rimasta in Europa in questo 2014. Non sarà mica un caso, no? Riprendiamoci dunque la bellezza del gioco più bello del mondo, magari migliorando la cultura della sconfitta. Forse così si potrà superare l’ansia e l’angoscia del perdere, a beneficio dello spettacolo e del senso propositivo del gioco stesso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cataniafl0711fl0711pallone8.jpgSiNtracce-di-bellezza-calcistica-italiana-che-non-c`e-pio-1012794.htmSi100451001,02,03030342
1481012791NewsEditorialeLa Sicilia del pallone con la volontà di crescere20140323151112Le indubbie capacità d`investimento del presidente Pulvirenti, fanno pensare a un Catania dal grande futuro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Palermo che torna in Serie A e Catania che, con tutta probabilità, ritornerà in Serie B. Il prossimo campionato sarà probabilmente ancora privo del derby più antico e famoso della terra di Sicilia. Tuttavia, quello che ci piace davvero rimarcare è il messaggio della volontà di crescere che si nota soprattutto in casa etnea. Infatti, nonostante la notevole perdita economica derivante dalla probabile retrocessione del Catania in Serie B, il presidente Antonino Pulvirenti non si perde d’animo perché ha appena acquistato i terreni edificabili sui quali sta programmando la costruzione del nuovo stadio etneo che avrà una capienza di 25 mila spettatori e sarà pronto per l’estate 2017. Ci piace questa volontà di Pulvirenti che, nonostante le evidenti difficoltà economiche espresse dal nostro italico Paese, dichiara con legittimo orgoglio che il suo Catania è uno dei club più virtuosi della Serie A, in quanto risulta in regola con i conti in un bilancio societario che non tutti possono vantare. Imprenditore con interessi diversificati che si snodano attraverso le compagnie aeree, i supermercati e i vari campi da golf di sua appartenenza, il presidente Pulvirenti e il suo Catania del quale è a capo dal 2006, ha avuto un crescendo di regolarità e di lunga permanenza nella serie maggiore del calcio italiano. Negli otto anni di sua presidenza, il Catania ha infatti beneficiato dello stesso lungo periodo di continuità nell’appartenere al calcio che conta. Un grande successo di immagine che dà lustro non solo alla Sicilia ma anche all’Italia intera. Il Catania, in fondo, nonostante appartenga al novero delle società di calcio medio – piccole d’Italia, vanta un bacino d’utenza che racchiude oltre un milione di tifosi tra Catania, la sua provincia e l’Italia tutta. Senza parlare poi dei catanesi sparsi in tutto il mondo che seguono anche da lontano le gesta domenicali della propria squadra del cuore. Anche il merchandising non è da disprezzare, visto che nonostante la catalogazione di società medio – piccola, ha un fatturato per nulla trascurabile. Sono dati che ne identificano certamente l’ottima conduzione societaria che nel calcio è sempre figlia di capacità e conoscenza di settore oltreché passione<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e sacro fuoco pallonaro. D’altra parte l’ottavo posto in classifica conquistato l’anno scorso, parla chiaro di un lavoro intraprendente e al contempo capace di buona programmazione. Quest’anno, tuttavia, certe cose non sono andate per il verso giusto e, se c’è un unico appunto che possiamo fare al presidente Pulvirenti è quello di avere sbagliato nel privarsi di Gomez, Lodi (poi rientrato quando ci si è accorti dell’errore), di Marchese e di non avere ben programmato in tempo utile il “dopo” di Nicola Legrottaglie, un calciatore importantissimo al centro della difesa etnea che, nonostante l’età avanzata, è stato uno dei cardini del Catania che l’anno scorso ha fatto sognare l’Europa a quel suo milione di tifosi. Era bello da vedere quel Catania dal gioco spumeggiante che faceva punti e intimoriva anche le più titolate squadre di calcio di Serie A. Ma nel calcio, si sa, squadra che vince non si tocca, anzi, semmai va rafforzata. Comunque, anche se ad oggi guardando la classifica per il Catania di Pulvirenti nulla è perduto, è bene che in caso di ritorno tra i cadetti, il Catania faccia tesoro di certe scelte sbagliate che ne hanno interrotto il suo processo di crescita. Ma c’è già voglia di rivincita nell’ambiente rosso celeste e questo ci piace davvero. Oltre all’acquisto dei terreni edificabili, come dicevamo pocanzi, Pulvirenti sta pensando di migliorare il suo centro sportivo e il settore giovanile, mentre sta anche rafforzando i suoi rapporti con l’Argentina e il suo calcio, attraverso la grande intesa di collaborazione che ha con Caniggia. Non si può minimizzare su queste grandi espressioni di puro investimento pallonaro con la semplicistica catalogazione dell’ultima in classifica del campionato di Serie A, il Catania è davvero qualcosa di più importante di quello che oggi appare in campo e sullo scarno punteggio ottenuto. La società etnea sta lavorando bene per il futuro, un futuro che saprà sicuramente catalogarla tra le società di calcio più importanti d’Italia. Una perla di pallone siciliano che, grazie anche al presidente Pulvirenti e alla sua intraprendenza, si chiama ancora Calcio Catania.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cataniafl0711fl0711181900hp2.jpgSiNla-sicilia-del-pallone-con-la-volonta-di-crescere-1012791.htmSi100451001,02,03030641
1491012767NewsCampionatiIl libro di Giorgio Chiellini: «C`è un angelo bianconero»20140310173112Recensione del libro di Giorgio Chiellini «C`è un angelo bianconero« che sarà presentato in anteprima a Torino alla libreria Mondadori<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Nel variegato mondo del pallone ci sono fatti e personaggi che spesso mettono da parte certi veleni, antagonismi e disdicevoli giudizi di parte, che rappresentano l’anticalcio nel senso più ampio del suo significato. Ricordando la figura di Gaetano Scirea, indimenticato calciatore della Juventus prematuramente scomparso all’età di 36 anni per un incidente stradale in Polonia, sicuramente si mettono da parte certi pregiudizi e antipatie verso quella Vecchia Signora del calcio italiano che vince, domina i campionati conquistando scudetti e coppe e fa felici i suoi sostenitori sparsi per tutta Italia. “C’è un angelo bianconero” è il libro di Giorgio Chiellini che, in anteprima nazionale, verrà presentato al pubblico lunedì 10 Marzo 2014 presso la libreria Mondadori Multicenter di via Monte di Pietà a Torino. Se giochi più di trecento partite con una maglia sola, quella della Juventus, è facile che diventi una bandiera. Se poi non offendi mai nessuno in tutta la tua carriera e non ti fai mai espellere giocando altre settantotto partite con la Nazionale Italiana, ebbene forse diventi per tutti un “angelo”. Già, un angelo. Lo definì così Enzo Bearzot, il C.T. della Nazionale Italiana che nel 1982 conquistò la Coppa del Mondo in Spagna. E, come se fosse davanti allo specchio, Giorgio Chiellini, attuale bandiera bianconera, è andato a cercare l’angelo bianconero chiamato Gaetano Scirea. Nel suo libro ne ripropone le gesta attraverso le immagini, la memoria e anche i suoi famosi silenzi capaci di raccontare storie di vita e di sport davvero irripetibili. Chiellini è un difensore che ha fatto del suo ardore e della sua irruenza la caratteristica di calciatore molto vicino al calcio inglese. La tecnica non è il suo forte, anche se col passare degli anni l’ha affinata in maniera sorprendente. Ma è molto lontano da quelle che sono state le caratteristiche peculiari di Gaetano Scirea, un calciatore che per eleganza, ruolo e intelligenza tattica è stato paragonato a Beckembauer, il famoso libero della Nazionale tedesca. Un ruolo, quello del libero, che non si addice più al calcio moderno e a quelle scuole di pensiero che il mondo pallonaro periodicamente assurge come nuove teorie vincenti. E’ un fatto di mode, di desiderio di cambiamento, di restyling che, tuttavia, non modificano l’essenzialità dell’uomo nella sua centralità. Sì, perché alla base di tutto resta sempre l’uomo, con le proprie caratteristiche tecniche e umane, ma anche con le proprie fragilità. Ciascuno ha la sua storia, il suo percorso di vita che, più o meno, può essere ripercorso in modo esemplare da chi vuole emularne le gesta. Alessandro Del Piero disse una volta: “ Il mio sogno sarebbe stato quello di essere visto dai bambini come io vedevo Scirea allora”. Emblematica frase che si riflette in ciò che Giorgio Chiellini nel suo libro traccia come segno di rispetto e ammirazione. E poi c’è la diversità tra lui e Gaetano Scirea. Una differenza che nasce fra anime lontane che hanno fatto lo stesso mestiere, con la stessa maglia cucita sulla pelle in un calcio cambiato notevolmente per interessi economici e tanto altro. E’ un racconto molto tenero, capace di emozionare per le tragiche traversie e gli accadimenti che ne hanno fatto la lunga storia bianconera. </font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cover_chiellini.jpgSiNil-libro-di-giorgio-chiellini:-«c`e-un-angelo-bianconero»-1012767.htmSi100451001,02,03030440
1501012753NewsCampionatiIl Milan resta italiano20140307125850milanPerSilvio Berlusconi ha detto di no. Quattro volte. "No, no, no, no". La risposta, uscito da Palazzo Giustiniani a Roma per presentare un libro, è sulla possibile vendita del Milan. Il Corriere della Sera scrive però che qualcosa sta succedendo, visto che le voci, ciclicamente, tornano con forza. Secondo Forbes la valutazione del club è 680 milioni di euro ma il mandato a Lazard non significa un'accelerata a breve. Per adesso, Fininvest è interessata a soci di minoranza, per quanto riguarda in particolare il capitolo stadio anche se lì si parla di investitori del Qatar ed il capitolo potrebbe altrettanto mutare.C1012317adm001adm001galliani.jpgSiNil-milan-resta-italiano-1012753.htmSiT1000027100075701,02,03,07030681
1511012748NewsCampionatiIl calcio e le sue contraddizioni20140301170006Dallo show di mister Gagliardi,alle lacrime di Sandro Mazzola <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Dallo show di mister Gagliardi, l’allenatore della Reggina che in conferenza stampa si scaglia contro i giornalisti presenti i quali, a suo dire, non avrebbero sensibilizzato positivamente i tifosi reggini ad accorrere numerosi allo stadio per assistere alla delicata partita casalinga contro il Varese, allo sfogo legittimo di Sandro Mazzola che nel corso della trasmissione radiofonica dell’emittente Kiss Kiss, si è messo a piangere nel commentare gli striscioni vergognosi degli ultrà juventini contro la memoria del Grande Torino. Due estremi, due manifestazioni diverse di vivere il calcio in maniera contraddittoria. Da una parte l’irascibilità dell’allenatore reggino Gagliardi che ricorda le antiche conferenze stampa di Malesani e Trapattoni<strong> </strong>e poi l’altra faccia della medaglia del calcio, quella disarmante di Sandro Mazzola che non regge alle offese dei soliti cretini di turno. Si potrebbe pensare a due situazioni che non hanno alcuna attinenza tra di loro e che&nbsp;queste due manifestazioni così estreme, espresse dal mondo del calcio, siano lontane per temi e circostanze diametralmente opposte. Tuttavia, pensando allo sfogo dei due personaggi presi in considerazione, non possiamo non fare riferimento alla rabbia come manifestazione estrema dell’uomo. Una reazione emotiva scatenata da fattori che spesso nel calcio emergono in maniera preponderante. L’allenatore della Reggina è stato furibondo con i giornalisti che ha reputato “colpevoli” di non avere tutelato gli interessi della società e della sua squadra, cercando di disgregare piuttosto che unire i tifosi a stare vicini proprio nel momento che si ha maggior bisogno di loro. Stessa la rabbia che però scaturisce in lacrime, è quella di Sandro Mazzola figlio di Valentino, il capitano del Grande Torino. “Non riesco a capire” dice sconfortato e in lacrime Mazzola “perché in Italia non si faccia mai nulla per punire certe persone. Allo stadio siamo tutti