IL PALLONE APOLITICO? NO, NON ESISTE!


Nel corso di tanti anni di
storia del calcio mondiale, si sono scritte innumerevoli pagine che ci
ricordano come il mondo del pallone sia stato sempre coinvolto in situazioni
socio – politiche dal quale non si è mai potuto sottrarre. Troppo grande è l’esposizione
mediatica mondiale del calcio, per permettersi elementi disgiunti da quello che
è il momento storico e politico vissuto in un certo contesto sociale. E allora
ci sembra più che mai giusto che certi avvenimenti, siano essi di carattere
umanitario piuttosto che politico e sociale, debbano necessariamente intersecarsi
a fatti più prettamente tecnici che il calcio ci propone nella sua quotidianità.
Quanto sta accadendo in questi giorni in Siria non può lasciare insensibile lo
sport italiano ed europeo. Infatti, alla luce dei gravissimi atti contro la
popolazione civile curda, l’Unione Europea (unita concretamente e non a parole)
deve condannare assolutamente l’azione militare della Turchia. Come fare? Mentre
l’Europa sta portando avanti le sue pressioni di intervento verso Russia e Usa,
si sta studiando anche l’eventuale processo di embargo di armi alla Turchia. E’ una chiara pronuncia di condanna per l’operazione
militare della Turchia in Siria, che non deve lasciare titubante il Consiglio
degli Esteri riunito in Lussemburgo che, a parer nostro, sta peccando di
indecisione sull’immediata cessazione di fornitura delle armi alla Turchia. Così
come sta accadendo nel mondo del calcio, in cui è ventilata l’idea (per noi
assolutamente legittima) di sensibilizzare l’UEFA a revocare la Finale di
Champions League prevista il 30 maggio 2020 a Istanbul. Un atto dovuto del mondo
del pallone, giusto per allinearsi a quelle che sono le strategie politiche da
mettere in atto per dissuadere l’azione militare voluta da Erdogan contro i curdi.
Una colpa gravissima del 12° dittatore turco che, tuttavia, in questo momento
beneficia pure di quella sorta di retromarcia di Donald Trump che ha lasciato
campo libero alle milizie turche. E intanto sui campi di calcio si assiste
anche ad inaccettabili saluti militari da parte della nazionale turca, la quale
è impegnata a giocare il suo girone di qualificazione europea assieme alla Francia,
l’Islanda e Andorra. Segno evidente di un messaggio politico, cui il calcio
europeo e mondiale non può accettare come veicolo pubblicitario di un’azione
bellica da stigmatizzare. Dunque, ci uniamo al sentimento comune di
disapprovazione a questo atto politico voluto dalla Turchia contro la Siria,
che insidia la pace tra i popoli e uccide innumerevoli civili innocenti. Non è
così che deve girare il mondo, non è così che dobbiamo assistere inermi al
volere di un dittatore pericoloso e attentatore di pace, che fa della sua prepotente
politica la forza di abbandono totale delle più basilari nozioni di democrazia.
Il mondo del pallone e i suoi vertici europei reagiscano a questa ignobile
presa di posizione della Turchia, incominciando ad annullare ad Istanbul una
finale di Champions League che per la sua risonanza sportiva e sociale deve
essere trasferita altrove, proprio per non dare segnali di separazione da ciò
che è socialmente e politicamente indissociabile.
Salvino
Cavallaro