IL PALLONE CON LA FACCIA DA VIRUS


E’ rivoluzione a livello
mondiale. Si spostano di un anno gli europei di calcio 2020, è probabile che
anche le Olimpiadi del Giappone siano rimandate, i vari campionati di Lega si
fermano per riprendere in data da destinarsi e gli allenamenti di tutte le
società professionistiche e non, decidono forzatamente lo stop. Un’apocalisse
del pallone e non solo, perché anche altri sport si sono fermati per non
incorrere ancora al rischio di essere infettati dal Covid 19. Così c’è chi si
allena tra le proprie mura domestiche e c’è anche chi raccoglie fondi e si
adopera per opere di beneficenza verso i vari ospedali d’Italia che sono
sull’orlo della crisi a causa della mancanza di posti letto in reparto e
soprattutto in rianimazione, il luogo più consistente di carenze a causa dei
numerosissimi casi gravi per coronavirus. Berlusconi devolve 10 milioni di euro
alla Regione Lombardia, Buffon fa un appello di raccolta fondi per il Piemonte,
Lorenzo Insigne per Napoli e la Campania, Francesco Totti per la città di Roma,
De Rossi e sua moglie si sono attivati per donare sangue, il Torino calcio e la
Juventus sono anch’essi partecipi all’aiuto in denaro, e tanti altri
benefattori si sono messi a disposizione in un momento di particolare difficoltà
per questa nostra Italia così colpita dalla virulenza di un ospite subdolo,
malvagio, silente, penetrante, quanto inatteso nel suo maligno dilagare. E’ il
pallone che assume la faccia da virus, che mette tutti a tacere per paura della
sua forza estrema capace di disorientare anche i potenti manovratori di un
mondo che produce soldi a palate. E così scopriamo che mai come adesso i
calciatori seppur privilegiati, sono molto simili a noi che non godiamo degli
stessi benefici perché siamo portatori di difficoltà quotidiane, capaci di
manifestarsi tra numerosi momenti di crisi economica. Ma c’è l’umano che
unisce, che non fa distinguo tra ricchi e poveri ma si compenetra nel pensiero
di aiutare chi sta peggio. E in questo momento chi sta peggio è tutta l’Italia
con la sua difficoltà di vivere, perché è impegnata a salvare il salvabile dopo
aver contato le migliaia di morti uccise dall’inesorabile virus. Una partita
per la vita che non dura solo 95 minuti come quella del pallone, ma ne richiede
molti di più in un indefinibile tempo che appare ancora troppo lungo per
ritornare a vivere nella normalità. E’ il pallone della vita che s’inceppa
maledettamente, ma che ci fa anche scoprire lati nuovi di quell’umano pensiero
che fino ad oggi ha creato un netto solco divisorio tra il lusso sfrenato dei
privilegiati calciatori e l’altra parte di popolo che li sostiene per passione,
ma che a conti fatti si è trovato sempre da solo. Ecco, forse adesso, dopo
questa esperienza che ci accomuna tutti, possiamo pensare ideologicamente a un
mondo meno egoista e più unito concretamente e non a parole nello sguardo verso
chi ha più bisogno, ma che in modo adrenalinico si bea sempre delle gesta dei
propri campioni. Per arrivare a tutto questo, ci voleva la sofferenza umana
portata all’eccesso dall’epidemia del coronavirus?
Salvino
Cavallaro