QUEL PASSO INDIETRO DI GIGI MERONI, CHE SEGNÒ LA VITA DI TILLI ROMERO


Destino. Insieme
imponderabile delle cause che si pensa abbiano determinato gli eventi della
vita. E quante volte abbiamo sentito dire frasi come: ”Rassegnarsi al proprio destino”, “L’ineluttabilità del destino”, “E’ fatale”, “E’ destino”. Ma in
realtà il destino che cos’è? E’ quel qualcosa che spesso viene inteso come
personificazione di un essere o di una potenza superiore, che regola la vita
secondo leggi imperscrutabili e immutabili. E allora ognuno di noi, in base al
momento in cui viviamo, siamo soliti pensare che in fondo siamo proprio noi
stessi a delineare il nostro destino. Tuttavia, ci sono situazioni in cui
questa corrente di pensiero viene sostituita dalla convinzione che per l’accadere
di un determinato fatto si dice che “era
già tutto scritto”. Questo preambolo per ricordare la morte di Gigi Meroni in quella maledetta
domenica del 15 ottobre 1967, in cui attraversando la strada in Corso Re
Umberto a Torino, fu investito mortalmente dal sopraggiungere di un’auto
guidata da Tilli Romero, un tifoso
del Toro, un acceso fan di Meroni che poi divenne anche presidente granata. Una
storia incredibile, ma vera. Sono passati 51 anni da quel giorno, eppure
Attilio Romero, detto Tilli, convive con quel senso di colpa che lo
accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni. Nel periodo in cui è stato
presidente del Torino ho avuto modo di intervistarlo più volte, ritornando a
parlare di quel tragico momento che ha segnato per sempre la sua vita. Ricordo
con quale dovizia di particolari ha rivissuto quella storia così dolorosa, che
tra le pieghe della sua anima resta ancora vivido come fosse successo nell’istante
in cui ne parla. “Vidi quei due pedoni in
mezzo al corso (Poletti e Meroni) e pensai che ci fosse lo spazio sufficiente
per passare. La mia è stata una colpevole leggerezza perché avrei dovuto
pensare al peggio, all’imponderabile, rallentare e spostarmi a destra. Poi
successe l’imprevisto, perché Meroni vide un’auto venire nel senso opposto alla
mia, si impaurì e fece un passo indietro. Quel terribile passo indietro che fu
letale, in quanto lo colpii sbalzandolo sull’altra corsia in cui fu travolto da
una Lancia Appia”. Da qui tutto
un seguire di situazioni di lutto, dolore, lacrime e sensi di colpa, in cui il
destino ha voluto accanirsi contro Tilli Romero,un giovane di 19 anni che
ancora oggi, nonostante i suoi 70 anni e il suo tragico vissuto, ha tappezzato
la sua camera con le foto di quel Gigi Meroni che è stato il suo idolo. Stravedeva
per lui, e quando andava allo stadio litigava sempre con chi osava criticare quel
giocatore che dribblava con leggerezza, proprio come fosse una farfalla. L’avevano
paragonato a Omar Sivori anche per quel suo modo di tenere arrotolati i
calzettoni fino alle caviglie. Prima della sua tragica morte, la Juventus lo
voleva acquistare per una cifra che si aggirava intorno agli 800 milioni di
lire e Tilli Romero si aggregò al popolo granata che scese in piazza a
protestare. Ma Gigi Meroni, la leggiadra farfalla granata, prematuramente volò
in cielo lasciando nello sconforto i tifosi del Toro, il calcio italiano di
allora e quel Tilli Romero che ancora oggi e fino alla fine dei suoi giorni,
rivive il racconto della sua vita come qualcosa che non ha spiegazione alcuna.
Per lui è come essere sempre in mezzo a Gigi, ai suoi affetti più cari e al
popolo granata che spesso collega questa tremenda storia come qualcosa legata
al destino del Toro, che sa di tragedia cominciata proprio con la morte del
Grande Torino e continuata in tanti altri tragici fatti avvenuti. E allora il
destino cos’è? Forse qualcosa che decidiamo noi, oppure è già tutto scritto
sulle pagine del libro della nostra vita?
Salvino
Cavallaro