I SENTIMENTI LEGATI ALLO SPORT. SCHWAZER E LA FRAGILITÀ UMANA


Salvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine. Contatti: salvinocavallaro@libero.it
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09/08/2012 -

Storie di sport, storie di fragilità umana legate alla vita. Il caso dell`olimpionico della 50 km di marcia Alex Schwazer, ha colpito la stragrande maggioranza dell`opinione pubblica suddivisa tra colpevolisti che non danno attenuanti e innocentisti che, grazie a più ragionevoli giudizi fatti di morbidi pensieri verso un campione  ragazzo che ha sbagliato, non si sentono di condannarlo. Intanto piange Alex, distrutto, ora pur avendo riconosciuto di aver sbagliato, vuole smetterla con lo sport, con quell`atletica che gli ha dato fama, immagine ma non tranquillità interiore. Nell`immaginario collettivo dei ragazzi che spesso sognano di diventare famosi, non sempre c`è la maturità tale di affrontare la vita, sia essa premiante nella realizzazione del sogno, sia essa penalizzante di un insuccesso che talora inibisce e mortifica la propria autostima. Un po` come dire che dietro a ogni situazione di successo o insuccesso, si nascondono tra le pieghe dell`anima retaggi educativi e formativi che non si allineano perfettamente a ciò che spesso presenta la vita stessa. Eppure, Alex Schwazer con orgoglio ma inondato di disperazione e tra le lacrime dice:Ho vinto a Pechino senza doping perché ero sereno e i miei valori ematici erano perfetti. Ora voglio ritrovare la tranquillità, ma all`atletica non torno. Chi viene coinvolto con il doping non deve. Abbiamo sentito troppe volte ripetere con costante assiduità la parola tranquillità, segno evidente che il ragazzo non stava bene mentalmente e che, pur preparandosi dal punto di vista atletico con serietà, cercando di superare le difficoltà della fatica fisica, evidentemente qualcosa nel suo cervello non ha retto. Probabile l`effetto ansia che accompagna tutti gli atleti in procinto di misurarsi con una nuova importante gara, in cui le pressioni mediatiche sono tali da stressarti a causa di un eventuale flop. Tutto è possibile, tutto può essere. Ma l`idea di chi vuole e pretende dal campione sempre e solo perfette performance, non può accettare giustamente il pensiero di sentirsi tradito da chi avrebbe dovuto e voluto non deludere le attese, rifugiandosi dietro una sostanza chimica non permessa in Italia (ma facilmente acquistabile in Turchia), che possa garantire la vittoria in maniera sleale. Questo no! È inaccettabile! L`etica dello sport non ammette questo tipo di ragionamento e, giustamente, condanna ogni tentativo di mancanza di lealtà. Tuttavia, resta lo sviluppo umano che non può e non deve passare in secondo piano. Un chiaro caso di fragilità umana legato probabilmente a una mancanza di equilibrio e di maturità che mal si addice alle pressioni di un mondo talora spietato che non conosce giustificazioni alla sconfitta. Così, quando la mente e le gambe non sorreggono lo sforzo della competizione, ci si rifugia banalmente nell`effimero di ciò che ti può garantire la vittoria anche se in maniera codarda e sleale. Noi che pensiamo di non puntare il dito contro nessuno pur biasimando il tentativo d`imbroglio e di slealtà sportiva, riteniamo che se Alex Schwazer non avesse vinto l`oro alle Olimpiadi di Pechino, probabilmente oggi non avrebbe tentato di scoprire tutta la sua fragilità interiore di ragazzo non ancora pronto al prezzo da pagare a quella celebrità che, nel bel mezzo del suo cammino di vita, gli ha ottenebrato la mente e offuscato l`anima. Dentro ogni persona c`è un mondo talora complesso che va sempre rispettato.

Salvino Cavallaro

 

 

Salvino Cavallaro

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11007352NewsEditorialeI sentimenti legati allo sport. Schwazer e la fragilità umana20120809103130calcioSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine. Contatti: salvinocavallaro@libero.itStorie di sport, storie di fragilità umana legate alla vita. Il caso dell`olimpionico della 50 km di marcia Alex Schwazer, ha colpito la stragrande maggioranza dell`opinione pubblica suddivisa tra colpevolisti che non danno attenuanti e innocentisti che, grazie a più ragionevoli giudizi fatti di morbidi pensieri verso un campione  ragazzo che ha sbagliato, non si sentono di condannarlo. Intanto piange Alex, distrutto, ora pur avendo riconosciuto di aver sbagliato, vuole smetterla con lo sport, con quell`atletica che gli ha dato fama, immagine ma non tranquillità interiore. Nell`immaginario collettivo dei ragazzi che spesso sognano di diventare famosi, non sempre c`è la maturità tale di affrontare la vita, sia essa premiante nella realizzazione del sogno, sia essa penalizzante di un insuccesso che talora inibisce e mortifica la propria autostima. Un po` come dire che dietro a ogni situazione di successo o insuccesso, si nascondono tra le pieghe dell`anima retaggi educativi e formativi che non si allineano perfettamente a ciò che spesso presenta la vita stessa. Eppure, Alex Schwazer con orgoglio ma inondato di disperazione e tra le lacrime dice:Ho vinto a Pechino senza doping perché ero sereno e i miei valori ematici erano perfetti. Ora voglio ritrovare la tranquillità, ma all`atletica non torno. Chi viene coinvolto con il doping non deve. Abbiamo sentito troppe volte ripetere con costante assiduità la parola tranquillità, segno evidente che il ragazzo non stava bene mentalmente e che, pur preparandosi dal punto di vista atletico con serietà, cercando di superare le difficoltà della fatica fisica, evidentemente qualcosa nel suo cervello non ha retto. Probabile l`effetto ansia che accompagna tutti gli atleti in procinto di misurarsi con una nuova importante gara, in cui le pressioni mediatiche sono tali da stressarti a causa di un eventuale flop. Tutto è possibile, tutto può essere. Ma l`idea di chi vuole e pretende dal campione sempre e solo perfette performance, non può accettare giustamente il pensiero di sentirsi tradito da chi avrebbe dovuto e voluto non deludere le attese, rifugiandosi dietro una sostanza chimica non permessa in Italia (ma facilmente acquistabile in Turchia), che possa garantire la vittoria in maniera sleale. Questo no! È inaccettabile! L`etica dello sport non ammette questo tipo di ragionamento e, giustamente, condanna ogni tentativo di mancanza di lealtà. Tuttavia, resta lo sviluppo umano che non può e non deve passare in secondo piano. Un chiaro caso di fragilità umana legato probabilmente a una mancanza di equilibrio e di maturità che mal si addice alle pressioni di un mondo talora spietato che non conosce giustificazioni alla sconfitta. Così, quando la mente e le gambe non sorreggono lo sforzo della competizione, ci si rifugia banalmente nell`effimero di ciò che ti può garantire la vittoria anche se in maniera codarda e sleale. Noi che pensiamo di non puntare il dito contro nessuno pur biasimando il tentativo d`imbroglio e di slealtà sportiva, riteniamo che se Alex Schwazer non avesse vinto l`oro alle Olimpiadi di Pechino, probabilmente oggi non avrebbe tentato di scoprire tutta la sua fragilità interiore di ragazzo non ancora pronto al prezzo da pagare a quella celebrità che, nel bel mezzo del suo cammino di vita, gli ha ottenebrato la mente e offuscato l`anima. Dentro ogni persona c`è un mondo talora complesso che va sempre rispettato.<br><br> Salvino Cavallaro<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br>FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNi-sentimenti-legati-allo-sport-schwazer-e-la-fragilita-umana-1007352.htmSi100451001,02,03010418

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