IL CALCIO ITALIANO DEVE RIPARTIRE...DAL FISCHIO D`INIZIO


Dopo il Mondiale andato male, l`Italia deve cambiare il proprio sistema calcio. Magari si potrebbe iniziare da chi, in Brasile, c`é ancora.
tempo: 47ms
RSS
Brasile, 05/07/2014 -

Che il Brasile per la nostra nazionale sia stata una vera Caporetto, ormai l'avevamo capito bene. Non solo, infatti, adesso ci troviamo senza una squadra con dei titolari fissi (chi rimane? Chi se ne va?) ma per il momento anche la panchina del commissario tecnico e la poltrona del presidente federale sono vacanti. Il calcio italiano sembra essere finalmente, dopo anni incolori nelle competizioni europee e mondiali sia a livello di club che di nazionali, a un momento di svolta ma pochi sono certi della strada che la FIGC sceglierà di intraprendere.


C'è però ancora un piccolo barlume d'Italia in questo Mondiale che, nonostante la prematura eliminazione degli azzurri, continua ad andare avanti verso la tanto attesa finale. L'ultimo, praticamente, visto che anche Capello e la sua Russia, oltre al Giappone di Zaccheroni, sono usciti al primo turno. Stiamo parlando della terna arbitrale composta dal nostro fischietto Rizzoli e i guardalinee Faverani e Stefani, già "protagonisti" durante la finale di Champions League 2012-2013 tra Bayer Monaco e Borussia Dortmund. 

I tre arbitri, tra i "palpabili" per dirigere la finale del 13 luglio a Rio de Janeiro, sono quindi tutto ciò che rimane della spedizione italiana nel Nuovo Continente e sarebbe da gioirne un po' quì in patria nonostante tutto, senza insultare una volta tanto chi ha il compito di fischiare falli e tirare fuori cartellini. Magari per qualcuno è poco, per altri (che sanno bene cosa significa avere un compito simile, anche in un campetto di periferia) invece è un risultato che testimonia quanto i nostri direttori di gara siano in gamba. Ingiurie della domenica a parte.

L'arbitro bolognese l'aveva detto qualche tempo in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Speriamo di poter tornare a casa per colpa degli azzurri". Alludeva ovviamente al fatto che, se l'Italia fosse arrivata in finale, lui e i suoi colleghi italiani sarebbero tornati a casa non potendo dirigere quella partita. Purtroppo Prandelli e compagni hanno deluso, per cui tutto ora può succedere. Certo è che, da persone come i nostri fischietti, ce ne sarebbe da imparare...

E perché non ripartire proprio da quì allora? Ossia da chi, all'ultima Coppa del Mondo, è arrivato più in fondo. Non si intende certo dire che sarebbero da convocare in Nazionale gli arbitri, bensì collaborare con loro per rimettere in moto l'intero sistema-calcio italiano dopo le sconfitte degli azzurri e gli scandali di scommesse. Una volta tra le due parti c'era molta più collaborazione, come succedeva anni fa in Friuli Venezia Giulia (e non solo) dove società e sezioni arbitrali si mettevano a un tavolino per discutere insieme, pacificamente. 

É quindi un invito aperto questo al futuro presidente della FIGC che sarà, oltre che al ct della Nazionale che lo seguirà e al presidente degli arbitri Nicchi. Magari partendo dalle giovanili, dove ci sarebbe ancora più bisogno di un cambiamento radicale per quanto riguarda condotta e impegno. Stage e seminari che coinvolgano entrambe le parti, senza isolare creando così diversità inutile in uno sport bellissimo. É arrivata l'ora di cambiare, bisogna solo capire a chi rivolgersi. E non si sbaglia di certo a chiedere aiuto a chi conosce le regole del gioco.

Timothy Dissegna