UFFICI STAMPA DI SOCIETÀ DI CALCIO, TRA STORTURE E INIQUITÀ


Deve essere rivista in qualche modo una regolamentazione nella distribuzione degli accrediti non favorendo solo alcune testate
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02/11/2013 -

Nel mondo attuale la comunicazione è essenziale e le Società di Calcio non fanno eccezione. Un club professionistico si relaziona con molteplici destinatari, istituzioni, aziende, tifosi e, soprattutto, con i mass – media a cui solitamente si dà maggiore importanza. Le relazioni con i mass – media, infatti, sono oggetto di un’attenta programmazione. Ogni servizio che compare sui giornali, sui siti Internet, sulle radio e in televisione può essere considerato una forma di pubblicità gratuita in quanto contribuisce allo sviluppo del brand, con un ritorno in termini di ricavi di merchandising, sponsorizzazioni e diritti televisivi. A tale scopo ogni società sportiva è dotata di un ufficio stampa, il cui compito è proprio quello di creare, mantenere e potenziare i rapporti con tutti gli organi di informazione per ottenere consenso e simpatia. Ma c’è una cattiva abitudine tutta italica, che non tiene conto di quanto sin qui detto. Tra le tante mansioni degli uffici stampa di società di calcio professionistiche, c’è l’aspetto importante di curare i rapporti con i giornalisti e l’informazione anche attraverso la concessione di accrediti che possono essere rilasciati in maniera stagionale, settimanale o, addirittura, occasionale. Ed è questa la grave confusione e sistematica iniquità che emerge nelle relazioni tra società di calcio e redazioni giornalistiche che spesso si vedono negare l’accesso all’evento sportivo con giustificazioni che, quasi sempre, denotano il chiaro distinguo tra giornali, televisioni e portali web importanti e quelli con minore cassa di risonanza. Ed è proprio qui che vogliamo rimarcare l’ingiustizia nell’evidenziare scelte che dovrebbero essere fatte con esempio di correttezza nei confronti della comunicazione in genere. Non esiste informazione di Serie A e neanche di Serie B. L’informazione è una, ed è intesa come lavoro del giornalista che non può essere inibito con il divieto di assistere all’evento sportivo in tribuna stampa. Nessuna redazione e di conseguenza nessun giornalista collaboratore, ha la pretesa di andare a vedere una partita di calcio per il solo effimero gusto di assistere gratuitamente in tribuna un evento che invece dovrebbe essere giustamente pagato. Ma il lavoro è lavoro, e il diritto d’informazione non può e non deve tenere conto di certi “NO” a carattere cubitali e di certi ”si” che lasciano presupporre una la legge che non è uniforme e uguale per tutti, in un mondo che mette sempre più in evidenza l’esistenza di “figli” e “figliastri”. No, l’informazione questo non lo può accettare, non è democratico. Se il motivo è la carenza di posti in tribuna stampa, lo si può gestire dando alternanza di accrediti alle varie redazioni giornalistiche. Ma avete mai visto restare fuori una grande testata giornalistica a discapito di un quasi sconosciuto sito sul web? No, questo non esiste proprio e, forse, non sarebbe neanche giusto. Ma pur senza fare la guerra dei poveri e con tutto il rispetto per i colleghi giornalisti preferiti sistematicamente dagli uffici stampa non certo perché più bravi e belli di altri, ci viene da dire che debba necessariamente essere rivista in qualche modo una regolamentazione nella distribuzione degli accrediti, partendo dal fatto che la cronaca sportiva e la conseguente informazione debbano avere accesso in tribuna stampa, se non sistematicamente, almeno in maniera regolare. Non esistono “SI” e “NO” permanenti, si pretendono dei “SI” almeno a turni, in modo da accontentare tutti nell’interesse di tutti. Il fondamento del diritto di cronaca è nell’art.21 della Costituzione, in quanto libera manifestazione di pensiero. La cronaca si distingue in varie forme, ed è riconducibile alla norma costituzionale che, in primo luogo, si rivolge alla “Narrazione dei fatti avvenuti”. Ma come si fa a narrare i fatti avvenuti all’interno di uno stadio di calcio, se a coloro i quali lavorano per informare viene negata l’opportunità di assistere all’evento? Non servono accoglienze in pompa magna e neanche lauti spuntini da consumare con ingordigia, normalmente organizzati dalle società a favore di noi giornalisti prima e dopo la partita. A noi serve semplicemente poter lavorare nel rispetto dell’etica, della libertà d’informazione e di critica, che rappresentano il diritto fondamentale per un giornalista, indipendentemente che la sua firma e la redazione per cui collabora siano importanti o no.

Salvino Cavallaro            

 

Salvino Cavallaro

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