TUTTI CONTRO DYBALA, MA LA COLPA NON È SUA.


Confusione Juve
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Torino , 10/11/2020 -


La Juventus di Andrea Pirlo non va bene. Mancano gli equilibri di gioco e i meccanismi tra difesa, centrocampo e attacco sono ancora da perfezionare. Se a questo si aggiungono le pesanti assenze di De Ligt, Alex Sandro, Chiellini, Ramsey, di Bernardeschi che si è perso nella nebbia di Torino e la forma precaria di Dybala, ecco che si procede a fasi alterne e con rendimenti ben al di sotto delle proprie potenzialità. Ma il pareggio di domenica scorsa contro la Lazio, avvenuto all’ultimo secondo di partita, ha scatenato furibonde critiche soprattutto nell’atteggiamento della difesa che in quell’occasione non è apparsa abbastanza attenta nel gestire la situazione. Ma c’è un altro imputato tra le cause di questo amaro pareggio della Juve contro la Lazio, ed è Paulo Dybala. L’argentino entrato in campo al posto di CR7 infortunatosi alla caviglia, è stato incolpato per avere gestito male un pallone nell’out di destra che andava stoppato e difeso, cercando di farsi fare fallo per arrivare praticamente al fischio finale. Noi pensiamo sia ingiusto incolparlo per un episodio che ci sta e può accadere a chiunque. Che Dybala sia in sofferenza per un’infezione urinaria e una precaria forma generale, questo ci sembra evidente. Tuttavia, un campione della sua levatura non può fare da parafulmine a problemi da ricercarsi in altri ambiti. Tra questi motivi poniamo l’attenzione verso Andrea Pirlo, il coach che sta cercando di capire cosa significhi essere allenatore della Juventus. Lui, pur conoscendo l’ambiente bianconero per avere giocato ad alti livelli tra le fila della Vecchia Signora, adesso si trova a dovere attuare i suoi concetti tecnici di un calcio da gestire nell’ambito della squadra e di uno spogliatoio da tenere in pugno, senza farselo sfuggire di mano. L’impresa è ardua, questo lo si sapeva anche all’inizio di campionato, tuttavia, la dirigenza bianconera confida in lui, nella sua crescita e in quella di un collettivo che ancora non c’è. Ma saprà aspettare un ambiente abituato a vincere sempre? Sapranno i tifosi juventini avere la necessaria pazienza nel rivedere magari situazioni come quelle riscontrate contro la Lazio, dove per quel finale incredibile ci si è incolpati tra Bonucci, Cuadrado, Dybala e altri? Pensiamo che prima di guidare una squadra come la Juve si debba partire dallo spogliatoio e poi dalla tattica, con idee ben precise che adesso non vediamo da parte di Andrea Pirlo, un allenatore troppo compassato, amorfo nel manifestare espressioni di entusiasmo e delusione. Mani conserte, sguardo al gioco, ogni tanto un piccolo suggerimento, ma mai un atteggiamento carismatico di sicurezza da impartire alla squadra. Chi ci segue ormai da diverso tempo tra le pagine di questo giornale, ricorderà certamente che abbiamo sempre sostenuto la candidatura di Simone Inzaghi, quale perfetto profilo di allenatore della Juventus. Un giovane che ha stile, carisma, eleganza nel porsi con i media e grande capacità di unire e tenere compatto lo spogliatoio. In campo poi è uno spettacolo nel vederlo sempre a bordo campo e gestire situazioni talora anche difficili nella lettura della partita. Comunque, a parte queste considerazioni e ritornando a ciò che è oggi la Juventus, diciamo che si debba ancora attendere gli sviluppi di una squadra che è ancora in cantiere per gioco e chiarezza di idee. Dopo la sosta della Nazionale, gli impegni di Campionato, Champions e Coppa Italia saranno ravvicinati e decisivi, almeno per quanto riguarda la vera fisionomia di una Juve che Juventus non è ancora. Vedremo cosa accadrà con il rientro degli infortunati e, soprattutto, con il frutto di un lavoro che ha ancora molto bisogno di perfezionare gli schemi tattici nel collettivo di una squadra che ha bisogno di ricordarsi che si chiama Juventus.

Salvino Cavallaro

 

Salvino Cavallaro


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