FINISCE L’ERA BERLUSCONI. ADESSO IL MILAN PARLA CINESE.


Dopo 31 anni di presidenza
rossonera, Silvio Berlusconi cede il suo Milan a Li Yonghong. L’ufficialità è
stata data nel primo pomeriggio di ieri 13-aprile-2017, quando l’amministratore
delegato di Fininvest Danilo Pellegrino ha apposto la sua firma davanti al
notaio, per il passaggio di proprietà delle azioni di Berlusconi. Il Milan è
costato 740 milioni di euro compresi gli 80 per la gestione 2016-17. Con questa
somma i cinesi si sono aggiudicati il 100% delle azioni. La giornata si è chiusa nella villa di Arcore,
dove Berlusconi ha organizzato una cena con invito ai nuovi padroni del suo
Milan. La figlia Barbara, e Adriano Galliani sono stati presenti in qualità di
Ad dimissionari, mentre anche lo staff dirigenziale della Fininvest è stato
presente alla serata. Un passaggio di consegne che ha avuto momenti di evidente
emozione, quando per un attimo è passato per la mente il film di tanti successi
ottenuti con altrettanti trofei conquistati. Ma chi è dunque questo nuovo
numero 1 del Milan? Li Yonghong è un uomo d’affare cinese che appare come
figura piuttosto misteriosa e riservata. Il suo patrimonio si aggira intorno ai
500 milioni di euro che sarebbero stati usati come garanzia per l’acquisto del
Milan. Una parte di questo importo è intestato a lui, mentre l’altra parte è
della moglie signora Huang. Poi c’è la partecipazione di diverse aziende cinesi
che vedono Li Yonghong tra i detentori delle quote azionarie. 48 anni, preferisce
lo stile casual piuttosto che l’elegante giacca, camicia e cravatta, il nuovo
presidente del Milan avrebbe costruito la sua ricchezza attraverso l’edilizia.
Per il resto è ancora mistero, se non il chiaro intento di acquistare il Milan
per investire su un calcio italiano di cui si vuole esportare in Cina la sua
cultura, migliorando il concetto tecnico - tattico fin dal calcio espresso dal
Settore Giovanile. Almeno su questo punto, le idee del nuovo presidente del
Milan sono davvero chiare. Per il resto pensiamo che vendere il nostro prodotto
a paesi così lontani culturalmente, possa essere un investimento per chi compra
ma non per chi vende, il quale si vede costretto a farlo per emblematici motivi
di non sostenibilità economica nella gestione aziendale. Se Fininvest avesse
potuto continuare una storia così importante, sicuramente non avrebbe avuto
bisogno di cercare un acquirente del Milan dall’altra parte del mondo. E’ lo
stesso discorso dell’Inter, passata attraverso il medesimo percorso ma con i risultati
che tutti sappiamo. Non è un buon segnale questo per il nostro calcio, che si
vede assottigliare da un insufficiente potere economico, la possibilità di
trattenere il patrimonio di un football di avanguardia. Non vorremmo essere
precursori di un andamento dilagante, che presto o tardi coinvolgerà anche
altre realtà importanti del nostro calcio. Ai posteri l’ardua sentenza.
Salvino
Cavallaro