FINISCE UN CICLO


C’era
una volta la Spagna di Casillas, Ramos, Xabi Alonso, Xavi, Iniesta, Villa…..Come
fece l’Italia nel 2010, anche la Spagna Campione del Mondo uscente e due volte
campione d’Europa esce inesorabilmente dal Mondiale brasiliano. Dopo l’1 a 5 incassato
dall’Olanda, le furie rosse subiscono un secco 0 – 2 da parte del Cile. Non
poteva essere un semplice incidente di percorso, un fatto occasionale, il
“cappotto” subìto dagli olandesi e, difatti, contro i cileni è arrivata la
sentenza di una Spagna che ha abdicato con il suo Tiki Taka di filosofica
appartenenza calcistica e, soprattutto, ha evidenziato il fatto fisiologico di
campioni che invecchiano e che non hanno più la “fame” di un tempo. Anche il C.T. Del Bosque non è più quello di
prima, e la sua sparata in conferenza stampa, in base alla quale sarebbe solo
lui a dare la formazione e non il suo capo ufficio stampa, ha dato segni di
chiaro nervosismo che ora, con il senno di poi, ha una sua logica spiegazione.
Una caduta degli dei che non lascia spazio ad equivoci di sorta, ad
interpretazioni che non possono essere differenti da quanto è emerso nella
realtà. Finisce amaramente un ciclo storico per la nazionale spagnola, un lungo
periodo che gli ha dato bellezza di gioco, ottimi risultati, prestigio e grandi
emulazioni tattiche da parte di tanti avversari. Un sistema tattico cominciato
con il Barcellona e portato in nazionale con poche sostituzioni di calciatori.
Oggi finisce il Regno di Juan Carlos
e probabilmente anche quello di Del
Bosque. Un 18 giugno che sarà
ricordato a lungo per concomitanza di situazioni che si traducono nella parola “fine”. La partita contro il Cile ha
evidenziato tutto ciò che alla vigilia si temeva. Un disastro è stato Xabi Alonso, irriconoscibile Casillas, inconcludenti e confusionari,
Ramos, Javi Martinez, Jordi Alba,
Busquets, Pedro, Silva, Diego Costa, con Iniesta che sembrava predicare nel deserto e Piquè, Xavi e Villa stranamente relegati in panchina
per dubbia scelta tecnica. Insomma, al Maracanà
si è consumata la fine di un ciclo al cospetto di un ottimo Cile, ma non certo
irresistibile. Adesso, per le furie rosse comincia la difficile risalita
all’innovazione, ai cambiamenti che probabilmente non saranno radicali, ma
dovranno certamente essere orientati all’impostazione di un calcio diverso e, soprattutto, con
giocatori diversi. In questi casi, il processo di cambiamento e di
ristrutturazione nell’ambito della squadra potrà avere tempi molto lunghi,
tuttavia, la lunga storia del calcio spagnolo ci ricorda che non possono
davvero passare troppi anni, prima di ritornare ai vertici del calcio mondiale.
E, se è vero che la fretta è cattiva consigliera, è altresì vero che tra la
Nazionale spagnola e i club della Liga (Real Madrd, Atletico Madrid e
Barcellona) non ci può essere questo gap, che allo stato attuale delle cose
sembra addirittura incolmabile.
Salvino
Cavallaro