LA SUPERFICIALITÀ DEL CALCIO.


Ronaldo si, Ronaldo no. “Ma perché non segna ancora CR7? No, vedrai che quest’anno se li sogna
i gol che faceva in Spagna. In Italia il calcio è diverso”. Sono i commenti
di un quotidiano calcistico nazionale che spesso verte sulla superficialità di
pensiero. Tu perché sei juventino e tu perché fai il tifo per altre squadre e
godi all’idea che questo fenomeno portoghese acquistato quest’estate, possa
rappresentare il flop della Vecchia Signora d’Italia. Non è così. Cristiano Ronaldo ha bisogno di
ambientarsi, di entrare negli schemi della sua nuova squadra ed ha anche
bisogno di conoscere volta per volta gli avversari, prendere le dovute misure e
capire con il cervello come superare l’ostacolo delle marcature strettissime. Chi
pensava inizialmente che il suo arrivo alla Juventus rappresentasse una
immediata passeggiata con gol a bizzeffe, probabilmente non ha tenuto conto che
anche i fenomeni nel calcio non giocano da soli, anche se rappresentano la
fondamentale differenza. C’è poi da considerare l’alta professionalità di
questo indiscusso campione 33enne, il quale si allena con sistematico impegno e
maniacale voglia di raggiungere sempre la perfezione del tono muscolare e
mentale. Alla Continassa di Torino
lo sanno, perché Cristiano Ronaldo è
il primo ad arrivare agli allenamenti e l’ultimo ad andare via. E anche in
questi giorni in cui le attenzioni sono deviate verso le varie Nazionali che
incominciano il percorso di qualificazione agli Europei, lui, il fenomeno
portoghese, continua a lavorare sodo per farsi trovare al top alla ripresa del
campionato contro il Sassuolo. Un campione che potrebbe vivere di allori conquistati,
che potrebbe far finta di apparire e non essere, non si accontenta di ciò che è
stato ma vuole migliorarsi attraverso il sudore, la corsa, gli esercizi
impartiti dall’allenatore e poi continuati per proprio conto. Con o senza palla
tra i piedi, Ronaldo è uno spettacolo esemplare nella ricerca continua della
forma fisica e mentale. “Two worlds only: Hard work” – “Solo due parole: Lavoro duro”. Così scrive
CR7 su Instagram. Un post che in meno di
un’ora ha raggiunto quasi un milione e mezzo di like. Lavoro sul possesso
palla, piuttosto che potenziamento muscolare, forza fisica e cambio improvviso
di direzione del pallone. Ronaldo non si ferma mai, perché sa che la Juventus
tra il 16 settembre e il 6 ottobre (data in cui ci sarà la seconda sosta
stagionale) sarà impegnata 5 volte in campionato e 2 in Champions League.
Ebbene, se traduciamo tutto questo metodo responsabile di gestire la
professione del calciatore moderno in un mondo in cui la ricchezza, la notorietà
e tante altre cose che potrebbero deviare il senso di uno sport che ti dà molto
ma sa essere anche spietato con chi vive di rendita, allora possiamo dire che
il lavoro duro e costante alla lunga paga anche chi ha 33 anni come CR7 e una luminosa
carriera alle spalle. Il gol arriverà e ne arriveranno anche tanti, a
dimostrazione di una serietà e una correttezza professionale che va oltre i
suoi lauti compensi che lo potrebbero distogliere da certi importanti obiettivi
personali ancora da raggiungere. In fondo, tutto l’entourage bianconero l’ha
voluto non solo per vincere la Champions, ma anche per quel suo modus operandi
che ben si allinea allo storico stile Juventus di agnelliana memoria. Si
rifletta su questo punto che secondo noi non è assolutamente da sottovalutare.
Un gol può essere importante e anche banale. Comunque, in un caso o nell’altro si
dia spazio alla profondità di pensiero, minimizzando quella latente superficialità
che aleggia da sempre nel mondo del pallone.
Salvino
Cavallaro