JUVE, DA UN TOSCANO ALL’ALTRO


Dunque, nel dopo Allegri alla
Juve arriva Maurizio Sarri. Da un toscano verace ad un altro naturalizzato, da
una filosofia calcistica, ad un altro modo di intendere la cultura della vittoria
attraverso il bel gioco che si manifesta nell’essenza dell’attacco. Quante
parole e quante frasi sono state scritte in questi giorni sull’arrivo nella
città sabauda di Maurizio Sarri, allenatore con precedenti di aspra polemica
contro la Juve e un certo Potere calcistico che è insito nel sistema. Ci sono
molte correnti di pensiero che si intersecano a questo arrivo roboante di un
allenatore voluto dalla società bianconera, che intende rivoluzionare quella
logica radicata nel tempo di una Juventus cinica, sempre pronta a vincere,
comunque avvenga sul campo l’acquisizione dei tre punti in palio. Ed è proprio
per questo sconvolgimento filosofico che bisognerà attendere di vedere la nuova
Juventus, prima ancora di ogni giudizio. Tutto questo, naturalmente, al netto
di ogni discriminante pensiero sulla persona di Sarri e di quell’incancellabile
passato da dito medio contro i tifosi bianconeri, che la società ha ritenuto
opportuno mettere da parte assieme alle mille polemiche suscitate da un
dualismo che andava oltre il lecito di fatti puramente tecnici. Ma Andrea
Agnelli, Fabio Paratici e Pavel Nedved, evidentemente hanno preferito pensare
al tecnico, alla sua filosofia sarriana fatta di brillantezza di gioco e di
quel 4-3-3 che poggia su basi di un garantismo assoluto di purezza del gioco
del calcio. Altrimenti non si può spiegare questo capovolgimento di
intendimenti con aspirazioni di cambiamento culturale proprio in una società,
prima in Italia per titoli conquistati a livello nazionale, che a un certo
punto decide di cambiare rotta, di ammodernarsi dal punto di vista mentale, scrollandosi
quasi di dosso una corazza costruita in tanti anni di storia. Tuttavia,
restiamo dell’idea che è nella parte tecnica che la Juve vuole cambiare
totalmente la sua antica filosofia di gioco, mantenendo quelli che sono i
canoni storici di una società sempre attenta al rispetto delle regole, dell’immagine
e dello stile. Ecco, proprio lo stile, uno dei punti di forza della Juventus
che con l’avvento dell’uomo con la tuta, del mister che allena fumando, del
professionista che si presenta sempre in conferenza stampa senza peli sulla
lingua, sembra davvero in contraddizione di quello che è sempre stato in casa
Juventus. Sono temi, questi, ampiamente dibattuti più volte senza un reale
riscontro di veridicità su quello che sarà. Ecco perché conviene attendere per
giudicare, per scrivere e dare spazio a ogni opinione calcistica che si
rifletta sui risultati, sul tanto declamato bel gioco di Sarri, ma anche sul suo
comportamento, sul suo nuovo vestito che indosserà e che va oltre ogni cosa. Staremo
dunque a vedere. Intanto sentiamo cosa avrà da dirci il mister venuto dall’esperienza
maturata al Chelsea, nella conferenza stampa in programma alle ore 11,00 di
giovedì 20 giugno nella sala Gianni e Umberto Agnelli dell’Allianz Stadium.
Vedremo cosa accadrà in quella sala dai nomi così altisonanti, che già ti
indirizzano ai grandi interpreti della storia chiamata Juventus. E Maurizio
Sarri nato a Napoli, cresciuto in provincia di Bergamo, aretino di adozione, ex
dipendente della Banca Toscana a Firenze e poi allenatore del calcio delle
meraviglie, avrà qualche sussulto di emozione? Oppure metterà la solita
maschera della non simpatia?
Salvino
Cavallaro