URBANO CAIRO, IL PRESIDENTE DELL’ULTIMA ORA DI MERCATO.


Non c’è niente da fare. Questo è lo stile, la
strategia, la forma mentis del presidente del Torino Urbano Cairo. Sempre all’ultimo,
sempre ad aspettare pazientemente alla finestra i movimenti degli altri, per
poi agire in extremis e risparmiare magari qualche milione di euro che possa in
qualche modo consentire al bilancio del Torino F.C. di inorgoglirsi per essere positivo.
Ma quanta fatica però per il popolo granata, che tutti gli anni deve soffrire
per apprezzare questo maniacale senso del quadrare i conti e di non fare mai il
passo più lungo della gamba, imposto dal presidente Cairo. Razionale fino all’eccesso,
il presidente del Toro ha speso 30 milioni con un attivo di mercato di 4,5
milioni di euro. Alle spese per il riscatto di Ola Aina (10 milioni di euro), Djidji
(3,5), Ansaldi , Zaza, Laxalt (500 mila euro di prestito oneroso e riscatto a
11,5 milioni), Simone Verdi (costato al
momento soltanto 3 milioni di euro ma per il prossimo anno, se vorrà
riscattarlo, ne dovrà pagare 20 + eventuali bonus di 2 milioni), il bilancio del
Torino registra gli introiti dovuti agli incassi delle operazioni in uscita di
Ljajic, Niang, Avelar, Gustafson, che portano il bilancio del Toro in attivo. E
fin qui non c’è nulla da dire, se non apprezzare una gestione amministrativa davvero
impeccabile. Tuttavia, il Torino pur essendo uscito dall’Europa League e
godendosi l’attuale primato in classifica, sembra ancora non completo
soprattutto a centrocampo, dove il folto numero di giocatori con
caratteristiche di quantità, evidenzia la mancanza di un calciatore di qualità
capace di gestire i tempi di gioco e illuminare le proiezioni offensive del
Toro. Certo, in questo senso il recupero di Iago Falque sarà importante nell’aumentare
la qualità della squadra granata, ma bisogna vederlo all’opera nel momento in
cui rientrerà. Comunque, c’è da dire che l’essersi assicurato le prestazioni di
Simone Verdi, è per mister Mazzarri un motivo di orgoglio in una squadra che ha
bisogno di dare a Belotti e compagni un apporto di qualità in attacco. Un
calciatore che tecnicamente è molto valido nell’intendere offensivo, nella
facilità di saper calciare bene di destro e di sinistro, che ha grandi capacità
di centrare la porta nelle palle inattive e, soprattutto, ha molta mobilità
sulle gambe nel tentativo di fare sempre movimento senza palla. Simone Verdi è tecnicamente diverso da
Belotti e Zaza, quindi lo riteniamo un grande acquisto da parte del presidente
Cairo e del direttore sportivo Massimo Bava, il quale lentamente sta entrando
diligentemente ad assaporare un incarico nuovo per lui. Dunque, il popolo
granata sorride a dispetto della delusione di Europa League che ha davvero
lasciato l’amaro in bocca a tutto l’ambiente. E chissà che chiudendosi una
porta non si apra un portone. I presupposti ci sono tutti per emulare il
cammino fatto l’anno scorso dall’Atalanta di Gasperini, la quale ha fatto un
ottimo campionato dopo essere uscita ai play off di Europa League, involandosi
di diritto alla partecipazione di Champions di quest’anno. Certo, le due
squadre hanno caratteristiche diverse per volere del credo tattico di due
diversi allenatori, tuttavia, la vittoria del Toro nella seconda di campionato
contro la Dea, deve far riflettere per la capacità tecnica e mentale con la
quale i granata di Mazzarri hanno superato la squadra di Gasperini. Ma
attenzione ad evitare gli squilli di tromba che fanno fare voli pindarici. Il
Toro e i suoi tifosi continuino su questa strada con entusiasmo, senza cadere
in depressione se qualcosa non andrà per il verso giusto. La squadra è stata
potenziata tecnicamente e Mazzarri può essere soddisfatto del lavoro del suo
presidente. Adesso si dia la parola al rettangolo di gioco. E se il buongiorno
si vede dal mattino……! Chissà.
Salvino
Cavallaro