L’ESEMPIO DELLA GRANDE BELLEZZA DELL’ATALANTA BERGAMASCA CALCIO


Riservato a chi si inebria di
calcio spettacolo, di armonia del pallone, di pregiato gusto del gioco e della
sua purezza di espressione. L’Atalanta è questo, merita sempre il prezzo del
biglietto anche se non sei propriamente tifoso simpatizzante della Dea Bergamasca.
Ma che importa dare giudizi di parte, quando l’espressione di questo calcio
sviluppato dai nerazzurri orobici è inconfutabilmente piacevole e capace di
trasportarti in emozioni che durano anche 95 minuti. La partita di Champions
contro il Valencia ha confermato quanto detto e visto ormai da almeno un
triennio della squadra di Gasperini. Già, Gasperini. Se pensiamo che si
continua a declamare nomi altisonanti di tecnici europei che potrebbero essere
ingaggiati il prossimo anno per venire ad allenare in Italia, allora non
capiamo come il modello italiano rappresentato da Gian Piero Gasperini e anche
da Simone Inzaghi passi sempre in secondo piano. Siamo convinti, non da oggi,
che il meglio dei coach dalle vedute moderne del football internazionale l’abbiamo
in Italia. E non è un caso che Atalanta e Lazio stanno stravolgendo con il
proprio gioco l’antica cultura calcistica italiana nel mondo, ancorata com’era a
un calcio sparagnino, farraginoso, utilitaristico, talora vincente ma scarno di
spettacolo. E non è vero che per assistere a uno spettacolo (Allegri dixit)
bisogna andare al cinema, al teatro o al circo, perché anche lo stadio può
offrire, se vuole, l’armonia di un pallone che non deve essere per forza
strozzato dalla vittoria a tutti i costi, ma sappia intendere con scioltezza
fisica e mentale ciò che significa emozione, brividi di trame di gioco, corsa
non forsennata ma corretta, intelligente, e amalgama di squadra che ti trasmette
la sua voglia di divertirsi e divertire. Eppure sulla bocca di tutti, nei sogni
dei tifosi e anche dello stato maggiore delle società di calcio d’Italia, ci
sono sempre Pep Guardiola, Jurgen Klopp, Josè Mourinho, Mauricio Pochettino,
Zinedine Zidane. Ottimi tecnici che hanno vinto molto ma che hanno saputo
vendere la propria immagine nel mondo come fossero il non plus ultra, come se
con loro si stipulasse il contratto delle Champions sicuramente vinte. Ma i
meccanismi del calcio sono molto delicati perché si tratta di uno sport di
squadra che ha bisogno di oleare bene tutti i suoi meccanismi in maniera
globale, armonica, e se soltanto un tassello non s’incastra bene all’interno del
gruppo, ecco che tu puoi avere il miglior tecnico del mondo e non vincere, perché
in quel calcio espresso dalla tua squadra manca sempre qualcosa. E’ un po’ il
discorso che l’ambiente juventino sta vivendo in questa stagione con Maurizio
Sarri, il tecnico chiamato dal Chelsea per venire ad apportare alla Juventus un
gioco divertente che non c’è perché sembra esserci un conflitto ideologico tra
tecnico e squadra. Sì, perché la prima regola è che un buon allenatore deve
poter sviluppare il proprio credo calcistico in base alle caratteristiche
tecniche dei suoi giocatori, senza snaturare ruoli e caratteristiche di
campioni a cui non hai nulla da insegnare se non collocarli nella giusta
posizione per rendere al meglio, creando l’armonia globale all’interno della
squadra stessa. E’ quello che stanno facendo certi tecnici italiani nel loro
lavoro, con le relative rose non particolarmente eccelse come quelle di Gasperini,
Inzaghi, ma anche di D’Aversa, piuttosto che di Juric. E’ il calcio della
grande bellezza, è la voglia di divertirsi e divertire che aleggia nella
globalizzazione di un football internazionale diventato forse meno tecnico e più
atletico, là dove la forza fisica è sempre supportata dal cervello. Si rifletta
su questi temi e si prenda ad esempio il fantastico messaggio di un’Atalanta
che incanta, che diverte, che emoziona e ti riconcilia con un pallone che
spesso angustia e disamora per noia.
Salvino
Cavallaro