PARATICI, MAROTTA E IL GIOCO DELLE PARTI


Juventus e Inter, amici mai. A
sentire le dichiarazioni che sono rimbalzate tra Paratici e Marotta a
proposito di Icardi e Dybala, ci viene da pensare come
l’eterno duello tra Juventus e Inter si rinnovi in ogni occasione e
generazione, quasi a volere consolidare nel tempo certi scheletri mai chiusi
nell’armadio, che sono sempre l’emblema di acerrimi sentimenti di aspro
antagonismo e odio sportivo. “Adesso
Icardi è un giocatore dell’Inter” - dice Il dirigente bianconero Paratici –
“in febbraio abbiamo delle partite molto
importanti da preparare. Sono domande che ritorneranno di attualità, o no,
soltanto a giugno”. E così l’Ad dell’Inter Beppe Marotta, viste le
dichiarazioni di Fabio Paratici, risponde per le rime: “Quella di Paratici è
un’affermazione fuori luogo. Se lui dice che vedrà a giugno per Icardi, lo
stesso posso dire io per Dybala”.
Un teatrino mediatico che si dà in pasto all’opinione pubblica per
incrementare il fermento già esistente sulla questione del rinnovo del contratto
di Mauro Icardi tramite la moglie - agente Wanda Nara. In tutta
questa storia sembra quasi che ci sia un’inversione di tendenza nel gestire
certe strategie aziendali che riguardano il calcio. Alla completa riservatezza
di idee e possibili avvenimenti di mercato che fino a poco tempo fa si
ritenevano destinate a pochi intimi, adesso si tende a dire tutto attraverso i
social, quasi fosse un gioco, un affronto da volere fare all’odiato nemico per
renderlo ancora più vulnerabile di quanto in effetti sia. Ma la vicenda Paratici – Marotta, a parer nostro
assume i contorni farseschi di una commedia del pallone iniziata ad personam
tra i vertici della Juventus e Beppe Marotta che, come tutti sanno, è stato
volutamente estromesso a ottobre scorso dal Consiglio di Amministrazione della
Vecchia Signora. E’ naturale che dopo il passaggio dalla Juventus ad alto
dirigente dell’Inter, da parte di Marotta
ci sia più di un’occasione per divulgare diatribe mediatiche che si
protrarranno ancora per chissà quanto. Ma ciò che si perde di vista a parer
nostro, è la responsabilità delle parti nel non mettere in primo piano certe
possibili scintille che potrebbero provocare disordini tra le opposte tifoserie,
le quali sono già ammantate da antipatie insanabili fin dalla notte dei tempi. E
neanche le apparenti forme ipocrite di abbracci e strette di mano televisive
tra Nedved e Marotta: “Se è andato
all’Inter vuol dire che non è un vero juventino”, possono in qualche modo
mitigare un rancore di base che, purtroppo, va a intaccare le due tifoserie.
Ecco, secondo noi si dovrebbe fare molta attenzione ai toni di certe
dichiarazioni atte più a colpire la persona, piuttosto che le vere e proprie
strategie aziendali. Si ritorni a produrre nella riservatezza anche ciò che
ormai il calcio non fa più indignare, ovvero il passaggio di un giocatore da una
società storicamente nemica all’altra. Sì, perché certe trattative magari non
ultimate ma anche solo contattate, possono fomentare ancor più attrito tra le
rispettive fazioni di tifosi. Non si tiri troppo la corda. E se ci sono certe
ruggini personali da risolvere tra dirigenti, non si approfitti del polverone
creato da situazioni di calcio come la vicenda Inter – Wanda Nara – Icardi, per
fare emergere idee e contatti che devono restare a far parte di strategie
aziendali e basta. Non si fomenti inconsciamente l’eterna antipatia che arde
già da sempre tra Juve e Inter. Dirigenti e giocatori passano, mentre le società di calcio rimangono con la loro eterna
storia.
Salvino
Cavallaro