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11013785NewsEditorialeInter e Milan, due società alle prese con il futuro2021052515:37<p>Dopo il ciel sereno e i vari festeggiamenti pallonari, all'ombra della Madunina de Milan si stanno accentrando inaspettate nubi nere che cominciano a guastare i bagordi dei giorni scorsi. Interisti e milanisti, infatti, sono terribilmente preoccupati per il futuro delle proprie squadre e della partenza di alcuni nomi importanti. Il motivo? <strong>Progetto fermo da parte dell'Inter e partenza del giocatore pi&#249; rappresentativo del Milan: Gigio Donnarumma</strong>. Ma andiamo per ordine.</p><p><strong>Inter</strong> - Sono giorni d'attesa per l'incontro tra il <strong>Presidente Zhang e Antonio Conte,</strong> nel quale si chiarir&#224; il futuro dell'Inter. La societ&#224; nerazzurra ha gi&#224; archiviato la festa per la vittoria dello scudetto nel peggiore dei modi, infatti, ci sono molti dubbi sulla competitivit&#224; del progetto della societ&#224;. E mentre il tecnico attende chiarezza dal club nerazzurro, il presidente Zhang fa sapere che la societ&#224; ha gi&#224; espresso i suoi progetti per il futuro. Abbassamento del monte ingaggi e la cessione di almeno un titolare. Parole chiare e inconfutabili che vanno contro quelle che sono le aspettative di Conte; e cio&#232; una squadra senza alcuna cessione dei titolari con il potenziamento di qualche top player in grado far salire ancor di pi&#249; l'asticella in vista della Champions e di un ciclo di vittorie e conquiste di trofei da portare avanti come modello di societ&#224; ben organizzata, attraverso progetti seri e duraturi. Tuttavia, in base a quanto trapela dalla sede dell'Inter, il prossimo anno la squadra non sar&#224; chiamata a difendere il titolo ad ogni costo ma a conquistare un posto in Champions. Questi sono i piani di Zhang che evidenziano l'intenzione di continuare il progetto non sulla base dell'improvvisa espansione e con elevati costi economici, tali da concorrere negativamente sul bilancio delle casse societarie, ma di progredire a passo lento anche attraverso una cessione importante che possa aiutare le operazioni di acquisto non di top player. Insomma, qui si itravvede una seria frenata all'entusiasmo di un Antonio Conte che vorrebbe subito tutto per continuare a scrivere la storia dei suoi anni all'Inter. Adesso il mister leccese deve decidere in base a quelle che sono state le indicazioni della societ&#224;. Alcune indiscrezioni lo danno gi&#224; sulla panchina del Real Madrid, tuttavia, almeno per il momento, nulla trapela da bocche assolutamente cucite. Vedremo cosa accadr&#224; a breve.</p><p><strong>Milan</strong> - Qui, il punto nevralgico &#232; <strong>Donnarumma.</strong> Anche il Milan e i milanisti hanno festeggiato la qualificazione alla Champions del prossimo anno con l'entusiasmo indescrivibile di tutto l'ambiente e di una squadra cos&#236; giovane che agli inizi del campionato di quest'anno nessuno la poneva tra le prime quattro. La societ&#224; milanista dopo avere rinnovato per un anno il contratto a Ibrahimovic e acquistato il portiere Mike Maignan dal Lille per 15 milioni di Euro, adesso si trova a dovere affrontare la grana <strong>Gigio Donnarumma</strong>. Una situazione difficile da risolvere perch&#232; il procuratore <strong>Mino Raiola</strong> fa sapere che al Milan &#232; parsa eccessiva la proposta di rinnovare il contratto a fronte di 7 milioni di Euro, pi&#249; uno di bonus a stagione e le commissioni spettanti a lui. Dunque, il portiere rossonero sembra allontanarsi da Milano per andare all'estero o forse alla Juve. Vedremo. Anche a Milanello il cielo si &#232; fatto nebuloso dopo soli due giorni di luce festante.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>fl0711fl0711foto-conte.jpgSIncalcio-1013785.htmSI0101035n
21013780NewsEditorialeDal dito medio allo scudetto2021051513:49Conte e Agnelli, amici mai!<p>Sembra ieri che <strong>Antonio Conte</strong> ha alzato il dito medio all'indirizzo di <strong>Andrea Agnelli,</strong> il quale ha replicato con un chiaro e netto :<strong>«Mettitelo nel c.....».</strong> Storie di volgarit&#224;, di inaccettabile maleducazione che vorremmo non vedere mai soprattutto da chi ti aspetti maggiore attenzione nella cura dell'esempio e dell'immagine. E invece entrambi sono caduti in basso, molto in basso per quella scurrilit&#224; che si evince anche dalla gestualit&#224; che &#232; il linguaggio del corpo. Ebbene, da quella infelice volta l'allenatore dell'Inter ingran&#242; la marcia con la sua squadra, fino a raggiungere un meritato scudetto. Non altrettanto ha fatto l'Andrea bianconero che attraverso la sua Juventus allenata dal suo pupillo Pirlo, sta lottando per qualificarsi alla Champions del prossimo anno, con quella macchia pesante e indelebile che si chiama Superlega. Storie che nascono da antiche ruggini in cui le fraterne promesse di amicizia sono state tradite, aumentando fino all'eccesso quell'odio sportivo gi&#224; esistente tra Juventus e Inter. Tra queste due squadre non &#232; mai stata una partita come le altre - non lo sar&#224; mai - e forse per questo &#232; anche il motivo di giocare questo derby d'Italia che produce sempre la forza di non perdere mai, neanche quando si giocano match amichevoli - si fa per dire -. Gi&#224;, si fa per dire, perch&#232; tra queste due squadre di amichevole non c'&#232; stato e n&#232; mai ci sar&#224; nulla capace di sintetizzare un calcio di rilassante spettacolo calcistico. Il match di oggi vede l'Inter gi&#224; forte dello scudetto strappato con merito alla Juventus, plurivincitrice del tricolore per nove anni di seguito. La situazione si &#232; ribaltata, adesso &#232; l'Inter di Conte a farla da padrona, sovvertendo l'egemonia bianconera durata per molto tempo. Una sorta di rivincita tra le due societ&#224; che verte anche sulla rivalsa personale di Conte e Marotta, i quali si sono tolti quei fastidiosi sassolini dalle scarpe che provocavano disturbo. Ma oggi &#232; la Juve a dovere fare la partita, per non perdere il pulmann che potrebbe significare zona Champions e quegli introiti economici che la societ&#224; di Andrea Agnelli quest'anno ha perso per strada. Ma c'&#232; poi quel viscerale orgoglio che si associa sempre a questo derby d'Italia che, come dicevamo pocanzi, non ammette di perdere a nessuna delle due contendenti. E poi, non ultimo, c'&#232; da <strong>«vendicare»</strong> quell'increscioso episodio tra <strong>Conte e Agnelli.</strong> Due personaggi che a parer nostro hanno perso l'occasione per dimostrare la signorilit&#224; perduta. Un episodio da stigmatizzare, ma che resta significativo nel suo infinito modo di guardarsi in cagnesco.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSIncalcio-1013780.htmSI0101042n
31013755NewsEditorialeJuve, ammetti i tuoi errori2021032218:23juventus,paraticiE' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile<p>E' la societ&#224; pi&#249; blasonata d'Italia, la pi&#249; scudettata e con il maggior numero di tifosi, ma c'&#232; troppa propensione a nascondere sempre le cose. Capiamo che ci stia pure un certo modus operandi di non fare trapelare notizie che riguardano la societ&#224; e i suoi progetti, tuttavia, sarebbe opportuno che di fronte a un fallimento stagionale di tale portata, tu Juve avresti dovuto quantomeno presentarti davanti alle telecamere di Sky senza arrampicarti sui vetri. E' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile, presentandosi inaspettatamente per raccontarci che non ci si pu&#242; dimenticare che la Juve ha vinto nove scudetti consecutivi, che in Champions &#232; arrivata due volte in finale, che contro il Benevento si &#232; giocato male e perso meritatamente, che &#232; giusto riflettere per i giocatori quanto pesa indossare questa maglia, che Pirlo continuer&#224; il progetto intrapreso con la Juve, che.....che.....che....Ma quante banali e precostituite risposte che sanno di aria fritta! La Juve ha sbagliato sonoramente tutti i suoi calcoli tecnici, tattici ed ha buttato al vento un patrimonio di denaro facendo l'errore imperdonabile di pensare che il sacrificio economico per Ronaldo potesse significare fare quel salto di qualit&#224; tale da vincere finalmente la Champions League. Tuttavia, non ci sentiamo di penalizzare CR7, del quale riconosciamo l'importanza di averlo in squadra nonostante che nessuno sia in grado di dirgli di farsi da parte quando si tratta di tirare le punizioni, ma &#232; sui vari Rabiot, Ramsey, Arthur, Kulusevski, Bentancur (impiegato in un ruolo davanti alla difesa che per sue caratteristiche tecniche non gli &#232; congeniale) che bisogna porre il punto di una supervalutazione tale da disperdere denaro inutilmente. Dunque, la societ&#224; &#232; per noi la prima ad essere sotto accusa a cominciare dal Presidente Andrea Agnelli, per continuare con Nedved e per finire con Paratici. La triade non &#232; sempre di comune accordo nelle varie decisioni importanti della societ&#224;, come ad esempio la scelta degli allenatori, infatti, fonti vicine ai vertici societari riferiscono del licenziamento di Allegri sostituito da Sarri per volere di Nedved e Paratici, mentre Agnelli dopo avere mandato a casa Sarri ha imposto la panchina di Pirlo. Non sappiamo se questo corrisponda alla verit&#224; di questa societ&#224; sempre ermetica e intrapelabile nelle sue scelte, tuttavia, quando i nodi vengono al pettine come in questo caso, c'&#232; da rimboccarsi le maniche e chiedere scusa al popolo bianconero. Ripetiamo che non &#232; scritto da nessuna parte che la Juve debba vincere tutti gli anni il campionato ed essere in corsa per tutte le competizioni, ma quando il fallimento &#232; cos&#236; evidente, ebbene, bisognerebbe non nascondere l'evidenza dei fatti. Fatti incresciosi che sono cominciati questa estate con il caso Suarez finito in Procura a Perugia e poi continuati con una serie di errori dirigenziali che non sanno di Juve ma hanno qualcosa di simile a gestioni di societ&#224; dilettantistiche. E poi Pirlo, la ciliegina su una torta bella in apparenza ma lavorata in maniera raffazzonata. Un allenatore neo patentato messo l&#236; per giustificare l'errore anche economico sostenuto dalla societ&#224; bianconera per rispettare a vuoto il contratto di Sarri. Altro errore! Prima allenatore dell'Under 23 e dopo una settimana coach della Prima Squadra. Un susseguirsi di situazioni che sembrano rattoppare falle profonde ed errori che fanno pensare al tentativo di sperare nella mano benevola del fato. No, questo sistema non &#232; da Juve, non pu&#242; esserlo. Rischiare con Pirlo, pensando a una scommessa da vincere &#232; quantomeno azzardato e pericoloso, proprio perch&#232; sei la Juve e non puoi rischiare la faccia anche a livello internazionale. Altro errore &#232; stato quello di dare l'opportunit&#224; a Marotta e Conte di andare a rafforzare proprio l'Inter, l'antagonista di sempre, proprio perch&#232; Agnelli non ha voluto che l'allenatore tornasse alla Juve. Insomma tutta una serie di situazioni che giustificano il fallimento di un'annata in cui la Juve pur essendo stata in corsa su tutto, adesso si ritrova con la sola finale di Coppa Italia da giocare contro un'Atalanta che la sovrasta per gioco, mentalit&#224; e chiarezza tattica. Adesso bisogner&#224; voltare pagina mettendo da parte i soliti stereotipi qualunquistici come «Vincere &#232; l'unica cosa che conta» oppure «La maglia della Juve pesa molto addosso ai calciatori», tutte cose trite e ritrite. Adesso la Juve deve risprendere dall'alto dei suoi vertici quello stile e quell'immagine di societ&#224; ben organizzata che sta perdendo. Non basta dire ai tifosi che ogni anno si tenta di vincere la Champions, perch&#232; se non ci sono i presupposti &#232; meglio tacere.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711paratici.jpgSISjuve-ammetti-i-tuoi-errori-1013756.htmSI01,02,03,060108n
41013716NewsCampionatiIl giorno dopo lo choc, il nulla cambia e il radicale cambiamento.2020082617223725 Agosto 2020. Una data da ricordare per gli sportivi italiani.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ la sintesi del giorno dopo, in cui si è vissuto lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Choc”</i></b> provocato dalla notizia ufficiale che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Leo</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> ha detto addio al Barcellona, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Nulla Cambia”</i></b> di marca interista che conferma Conte e tutti i quadri dirigenziali, e poi il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Radicale</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Cambiamento”</i></b> della Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b>, che resta il grande mistero del popolo bianconero. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma andiamo per ordine e analizziamo i tre punti:</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Lo “Choc” provocato da Leo Messi:</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'> </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dall’Argentina la Pulce ha già preso la sua decisione e l’ha comunicata ai blaugrana con il chiaro intento di volere andarsene gratis. A lanciare l’indiscrezione è il portale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">TyC Sports</i></b> che tra le righe battute informa che Messi, tramite fax, avrebbe comunicato al Barca la sua intenzione di cambiare squadra e di volersi avvalere della clausola che gli permette di rescindere unilateralmente il contratto al termine della stagione. Un colpo a ciel sereno, capace di alimentare le speranze delle tante pretendenti che aspirano ad assicurarsi il campione argentino: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter, il Manchester City, il Manchester United</i></b> e il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Paris Saint – Germain</i></b>, mentre qualcuno ci aggiunge pure il nome della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Juventus</i></b> in un’eventuale operazione commerciale promossa dallo sponsor <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Adidas.</i></b> Ma a parte quest’ultima possibilità bianconera che noi riteniamo molto remota e suggestionabile, tutti sperano in questo sogno che fino a ieri sembrava tale e che oggi assume i contorni di una possibile realtà. Intanto arrivano conferme dalla Spagna sulla decisione definitiva di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> che in questo fine settimana non prenderà parte ai test e agli allenamenti previsti agli ordini del nuovo tecnico del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Barca Ronald Koeman</i></b>. Insomma, un vero e proprio uragano si è abbattuto sulla società blaugrana la quale, dopo avere dato il benservito a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Luis Suarez, Vidal, Rakitic,</i></b> dopo aver venduto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Artur</i></b> alla Juve e avere incassato i malumori di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Piquè </i></b>e compagni, adesso si trova a dovere sbrogliare la matassa assai ingarbugliata da Messi, proprio lui, il simbolo blaugrana per antonomasia, il capitano dei capitani che non ha sopportato l’8 a 2 subito in Champions dal Bayern Monaco. Uno sfacelo maturato secondo i malumori nati da molto tempo all’interno dello spogliatoio blaugrana, per l’inadeguatezza della presidenza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Josep Maria Bartomeu</i></b>, reo di non avere capito in tempo il repentino cambiamento di una società che aveva bisogno di essere ammodernata a partire dalle figure tecniche e dirigenziali. Un po’ come dire che era finito il grande ciclo del Barca e si doveva cominciare a cambiare in maniera graduale. Questo non è accaduto e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> che da sempre è il personaggio più rappresentativo del Barcellona, già da molto tempo aveva avvertito il generale malumore della squadra nei confronti della società. Morale della favola, adesso il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bartomeu</i></b> si trova praticamente solo contro la squadra e i tifosi che hanno manifestato in piazza sotto il grido <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vattene”.</i></b> Dunque, mala tempora currunt in quel del Barca Calcio. E adesso il Messi tanto sognato dal mondo del calcio, diventa realtà per le squadre che economicamente se lo possono permettere. Sempre che il capitano del Barca faccia un passo indietro a fronte delle dimissioni del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bartomeu.</i></b> Ipotesi, questa, che riteniamo molto improbabile, viste le dichiarazioni agguerrite del massimo dirigente del Barca. Staremo a vedere i prossimi sviluppi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>--------------------------------------------------------------------------------------------------</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Il “Nulla Cambia” dell’Inter:</span></i></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span></i></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio Conte</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> resta allenatore dei nerazzurri e anche i quadri dirigenti restano intatti. Il teatrino è finito, andate in pace! <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Zhang</i></b> ha fatto da paciere facendo condividere la strategia tecnica con quella dirigenziale, evitando l’addio dell’allenatore che ha ancora due anni di contratto firmato. Tre ore di incontro a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Villa Bellini</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">di</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Somma Lombardo in provincia di Varese,</i></b> hanno decretato una riappacificazione per il bene della società nerazzurra. Al momento non sono emersi i punti d’incontro per il lieto vivere, ma si presume che alla base ci siano motivi economici da mettere in primo piano, uno su tutti il lauto contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte</i></b> firmato l’anno scorso a 12 milioni netti a stagione. Poche note trapelano da un incontro che ha visto uscire alla spicciolata sia il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Zhang </i></b>che l’allenatore e tutti i dirigenti nerazzurri. Ciò che si è saputo è che questo accordo non prevede la forzatura della società di vincere lo scudetto il prossimo anno e di lavorare il più possibile tranquilli, portando avanti il lavoro triennale previsto già lo scorso anno con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte.</i></b> Non ci sarà un mercato con colpi da Top Player come quello fatto l’anno scorso con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Lukaku</i></b> e dove è facile pensare all’addio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Asamoah, Vecino </i></b>(per lui si parla dell’interessamento del Cagliari) e poi<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> Skriniar,</i></b> cui è possibile farlo rientrare nell’operazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ndombèlè </i></b>con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Tottenham</i></b>. Vedremo cosa accadrà. Una cosa pensiamo di questa Inter sempre alle prese con la sua vera identità mai trovata a parte gli anni del pre e post <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Mourinho, </i></b>ed è sempre quella latente immagine di società fragile dal punto di vista organizzativo, in cui tutti parlano, tutti dicono la propria idea pubblicamente anche contro la società stessa. Tutto ciò crea disordine, anarchia, non rispetto delle gerarchie in un ambiente in cui si vorrebbe arrivare a quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”</i></b> che è l’emblema dell’odiata Juve. Per far questo, però, c’è bisogno di fatti concreti, di un’organizzazione societaria perfettamente organizzata nei suoi quadri dirigenziali e tecnici, ma non di parole spifferate pubblicamente che sono devastanti per la coesione del gruppo e l’interruzione continua di progetti iniziati e mai conclusi. Anche in questo caso, il tempo sarà giudice di quanto la società cinese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning </i></b>e il giovane presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zhang</b> ha optato per lasciare le cose come stanno, ovviando alla gravità dei pensieri espressi pubblicamente da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte </i></b>nei confronti del società.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>--------------------------------------------------------------------------------------------------</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>IL&nbsp;“RADICALE CAMBIAMENTO” DELLA JUVE&nbsp;DI&nbsp;ANDREA PIRLO:</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Anche per la Vecchia Signora ieri è stata una giornata importante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo </i></b>si è presentato in conferenza stampa con: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Voglio riportare un po’ di entusiasmo che è mancato nell’ultimo periodo. Voglio un calcio propositivo con grande padronanza del gioco. Ai ragazzi ho detto solo due cose: dobbiamo avere sempre il pallone e quando lo perdiamo dobbiamo recuperarlo velocemente. Sono due concetti importanti a livello mentale, da fare entrare nella testa dei giocatori. Dybala? Mai stato sul mercato! Higuain? Ciclo finito! Con Ronaldo ho già parlato. Per il mercato ho già in testa un certo tipo di giocatori che ho richiesto al club”. </i></b>La sua voce è bassa, lenta, così come sempre è stato Andrea Pirlo, l’artefice della “maledetta” che s’infilava liscia nel sette della porta avversaria. Il regista di centrocampo dotato di intelligenza. Ma essere allenatore della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Prima Squadra della Juventus</i></b> è tutta un’altra cosa, soprattutto per lui che è neofita della panchina. Il mondo bianconero ascolta in silenzio ed è più confuso che persuaso su quelle che sono le aspirazioni di una Juventus, la quale si è affidata con coraggio a un allenatore fatto in casa ma senza nessuna esperienza da coach. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pirlo</i></b> è un vero e proprio outsider per una Juventus che si è scoperta con poche possibilità economiche e l’idea di fare un reale cambiamento per cominciare un nuovo ciclo. E’ un rischio forse anche calcolato, ma resta pur sempre un azzardo, soprattutto perché stiamo parlando di una Juventus delusa dall’anno quasi fallimentare di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Maurizio</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sarri </i></b>che ha vinto il nono scudetto consecutivo, ma ha deluso sotto le aspettative europee di squadra che non è andata oltre gli ottavi di Champions. Riuscirà Pirlo a riportare l’interesse dei tifosi bianconeri, nei quali regna lo scetticismo più forte di sempre? Il tempo darà le risposte a domande che in<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>questo momento appaiono lecite, ma neanche tanto convinte per avere una certezza che non c’è. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-leo-messi.jpgSiN-1013716.htmSi100451001,02,03,1001057
51013715NewsEditorialeIl Conte pensiero da psicanalisi che non stupisce più2020082315:48Conte a un bivio con l`Inter. Allegri è il successore.<br /><p><span>11 milioni di euro netti a stagione che passano in secondo piano per altri mille motivi, alcuni comprensibili e altri assolutamente oscuri che fanno parte del personaggio. Siamo all'ennesimo teatrino del Conte pensiero, una sorta di tormento continuo che s'innesca in questo allenatore eternamente insoddisfatto per non arrivare prima degli altri. Un <strong><em>Antonio</em></strong> <strong><em>Conte</em></strong> che fa pensare a tanti psicodrammi vissuti dal momento in cui ha scelto di fare l'allenatore, prima a Bari, poi a Siena, poi all'Atalanta, quindi alla Juve, in Nazionale, al Chelsea e adesso all'Inter. Sempre lo stesso atteggiamento, sempre lo stesso pretesto per incolpare qualcuno o qualcosa per giustificare l'eterna insoddisfazione che alberga in lui e gli fa perdere l'acume delle cose da gestire. La societ&#224; che manca nel non comprare giocatori di primo livello, il responsabile della comunicazione che non ha saputo gestire l'immagine all'esterno della squadra e suo personale nella faccenda privata riguardante quella famosa pallottola intimidatoria che Conte ha ricevuto in una busta a casa sua, tutto &#232; un problema insormontabile. E poi <strong><em>l'A.D. Beppe Marotta e Ausilio</em></strong>, forse chiss&#224;, rei di avere contattato <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong> quando i rapporti non erano pi&#249; idilliaci come il giorno in cui si sono detti entusiasti di cominciare insieme un progetto nuovo. Ma col senno di poi possiamo dire che questo matrimonio no s'aveva da fare soprattutto in considerazione del fatto che Marotta conosce bene il carattere dell'imprevedibile Conte, capace di buttare tutto all'aria da un momento all'altro non appena qualcosa non va. La realt&#224; &#232; che Conte &#232; un accentratore che non ammette di arrivare secondo e non scrivere la storia per la societ&#224; in cui lavora, soprattutto quando sente la responsabilit&#224; di non avere centrato nessun obiettivo durante l'arco dell'anno. Secondo in campionato a un punto dalla Juve, secondo in Europa League dopo avere perso la finale contro il Siviglia e dopo avere fallito i gironi di Champions League, Coppa Italia compresa. La colpa? Sempre degli altri, con la presunzione di dire in societ&#224; che cos'&#232; giusto fare per vincere e cosa &#232; sbagliato. E' un po' come dimenticare di stare al proprio posto e, semmai, proporsi con garbo nei momenti in cui il club ti coinvolge per migliorare la situazione tecnica della squadra. Ma questo non sembra essere lo stile di <strong><em>Antonio Conte</em></strong> che somatizza amaramente il fatto di non vincere a causa del destino, della societ&#224;, dei quadri dirigenti, ma mai per colpe sue e della sua squadra. Eppure <strong><em>Steven Zhang</em></strong> sta tentando il tutto per tutto per convincerlo a restare, anche perch&#233; il suo esonero costerebbe una montagna di denaro che andrebbe a sommarsi a quello speso per <strong><em>Spalletti</em></strong> (ancora in essere) e il nuovo contratto a <strong><em>Max Allegri</em></strong>. Dunque, all'Inter mala tempora currunt per tutta una serie di scintille pericolose innescate dal suo coach tanto voluto quanto profumatamente pagato. In buona sostanza <strong><em>Conte</em></strong> non pu&#242; pensare di volere rivoluzionare la societ&#224; con i suoi credo organizzativi che non si confanno con il suo ruolo di allenatore. In fondo, in una societ&#224; ci sono delle gerarchie da rispettare e a queste bisogna sottostare, anche se non sei d'accordo su tante cose. Se soffri tanto quelle che a tuo dire sono delle incapacit&#224; dirigenziali, nessuno ti impone di restare. Tante volte abbiamo sentito dire da <strong><em>Conte</em></strong> che non &#232; una questione di soldi. E allora, invece di soffrire tanto decida di dare le dimissioni, perch&#233; crediamo che l'Inter abbia comunque una sua dignit&#224; da far rispettare, dopo che il suo allenatore l'ha messa in cattiva luce pubblicamente. Di Conte non discutiamo l'allenatore e neanche il professionista serio, preparato, che vive con intensit&#224; la sua interiorit&#224; professionale tra picchi di entusiasmo eccessivi e delusioni cocenti che gli tagliano le gambe e non gli fanno capire pi&#249; nulla, Manca l'equilibrio, manca la forza di supportare e sopportare anche le avversit&#224;, le ingiustizie e quell'indirizzo altrui sbagliato che vorresti correggere, ma che non puoi sputtanare pubblicamente. Eppure fino a un certo punto ha messo a frutto la scuola Juve, talora fatta di problemi interni da non fare apparire, da non fare trapelare, per unirsi compatti contro tutti e tutto. Ma poi non ce l'ha fatta, e quando Conte sbotta affila la lingua tagliente e non ce n'&#232; per nessuno. Vedremo cosa accadr&#224; marted&#236; prossimo nel'incontro a quattr'occhi con il presidente <strong><em>Zhang,</em></strong> anche se questa situazione lascia ormai pensare a un addio per far posto a <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong>. Ancora la stessa storia, ancora lo stesso film gi&#224; visto e rivisto. Ma non dovevamo vederlo pi&#249;?</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711antonio-conte.jpgSIS-1013715.htmSI01,02,03,1001061n
61013705NewsCampionatiNoi detrattori di Maurizio Sarri alla Juventus20200728124214Nono scudetto consecutivo per la Juventus. Ma restano forti dubbi sulla mancanza di gioco.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>La Vecchia Signora d’Italia ha vinto il suo nono scudetto consecutivo. E non è cosa da poco! L’ha vinto meritatamente, non attraverso il tanto agognato gioco splendido di squadra, ma come spesso è successo nella sua lunga storia, l’ha vinto attraverso i suoi solisti, i suoi campioni di alto rango che sono capaci di cambiarti le sorti di una gara con un numero, un’invenzione di alta classe. In fondo il calcio è anche questo, visto che al tirar delle somme quello che conta di più di ogni altra cosa è vincere, è buttare dentro la porta avversaria più palloni di quanto se ne vanno a raccogliere dentro la propria porta. Ma questo è stato l’anno delle grandi discussioni su Maurizio Sarri allenatore della Juve. Il mondo juventino si è suddiviso tra detrattori e positivisti su questo 61enne coach al quale si devono dare altre chance per poterlo valutare meglio. E a questo punto sorge anche un dubbio alla lunga schiera di detrattori come noi, e cioè che l’allenatore nato a Napoli e poi vissuto in Toscana, abbia dalla sua la discolpa di avere trovato una squadra di campioni non scelti da lui e, soprattutto, non adatti dal punto di vista delle caratteristiche tecniche, a sviluppare quel disegno tattico di gioco armonico di squadra che tanto lo rese famoso ai tempi in cui ha allenato il Napoli. Resta però il fatto che anche se in quell'anno in cui la sua squadra divertiva gli appassionati di calcio dal palato fine, lui non ha mai vinto nulla in Italia. E allora? Qual è la verità? Dove sta la risposta a tante domande su questo ex impiegato della banca, che a un certo punto della sua vita ha deciso di intraprendere la carriera di allenatore di calcio lasciando perdere un posto di lavoro sicuro che, per quei tempi, poteva ritenersi un’occupazione ben remunerata per tutta la vita. Il tempo gli ha dato ragione e per fortuna e per capacità, il Sarri dalla filosofia calcistica armonica e spettacolare ha raggiunto l’apice del successo proprio con quella Juve che spesso ha ammirato e persino odiato. Sentimenti contrastanti che poi, nel mondo del professionismo, lasciano il tempo che trovano. Ma la Juve ha vinto il nono scudetto consecutivo grazie a Ronaldo, che è stato molto protagonista rispetto al campionato precedente con i suoi 31 gol che significano già 10 in più dell’anno scorso. Ma nel contesto della squadra, forte della leadership di CR7, Sarri ha praticamente deposto le armi nella consapevolezza che la grandezza del suo campione fosse ancora più forte del suo intento di impostare la Juve a suo modo. Sarri ha capito fin da subito che qui, in questo ambiente di campioni, sarebbe stata partita persa se avesse insistito con il suo credo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Se vi aspettate di vedere la Juve come giocava il mio Napoli, allora vi dico subito che vi sbagliate” – Sarri dixit –</i></b>E infatti, questo abbiamo appurato dopo un anno in cui la Juve ha perso la Supercoppa, la Coppa Italia, ha vinto il nono scudetto consecutivo e spera di conquistare la Champions. Appunto, la Champions! E adesso, nonostante Paratici abbia detto che Sarri sarà ancora l’allenatore della Juve anche per il prossimo anno, ci chiediamo se sarà riproponibile una sua candidatura sulla panchina bianconera qualora non centrasse l’obiettivo più importante che la società e i tifosi chiedono: alzare al cielo la Champions. Per il momento c’è da gustare la vittoria meritata dello scudetto, tuttavia, restano in essere ancora tanti dubbi mai risolti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013705.htmSi100451001,02,0301048
71013693NewsCampionatiL’analisi del Dr. Andriolo sul momento della sua Juventus20200709152917Un altro parere juventino sulla situazione attuale della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A pochi giorni dalla disfatta della Juventus a San Siro contro il Milan e alla vigilia della partitissima contro l’Atalanta della grande bellezza, prosegue con incredibile entusiasmo l’invio in redazione di tanti pareri dei tifosi bianconeri sull’attuale situazione che sta attraversando la Vecchia Signora d’Italia. Una miscellanea di giudizi che si contrappongono tra detrattori e difensori di Maurizio Sarri, l’allenatore venuto alla Juve per cambiare il volto di un gioco che prima di lui appariva sì cinico, ma noioso e lontano dall’ammodernamento di un calcio che necessariamente si doveva adeguare alle più attuali metodologie di gioco europeo. Ma oggi il mondo bianconero si suddivide in pareri dissimili tra loro. C’è chi dice che Sarri non è adatto ad allenare la Juventus e c’è chi afferma che è l’allenatore giusto per la svolta epocale del gioco dei bianconeri: basta avere pazienza. Di seguito pubblichiamo quanto ci ha scritto il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dr. Attilio Andriolo</b>, un tifoso della Juventus che due anni fa ha svolto la funzione di medico sportivo al seguito degli stage estivi organizzati per conto della Juventus. Dunque, per lui un motivo in più per esplicare la sua professione, respirando quell’aria juventina a lui congeniale fin dalla sua nascita. Ascoltiamo dunque, quello che ha da dirci sulla Juve del momento.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A Milano la Juve è entrata in campo tranquilla di aver spianata la strada dello scudetto, tant’è che forse per la prima volta ha giocato come vuole il suo allenatore, ovvero con una manovra ricca di passaggi di fine tecnica avvolgente, fino a portare un giocatore nelle condizioni migliori per segnare. Probabilmente, l’essersi scrollato di dosso il peso della vittoria finale è stato determinante per permettergli di applicare la lezione di Sarri. Dopo i primi dieci minuti del secondo tempo, infatti, la Juve si apprestava a vincere la partita senza forzare e probabilmente i giocatori pregustavano il nono scudetto consecutivo. Ma cos’è successo? O meglio, com’è potuto succedere che il Milan abbia segnato tre reti in cinque minuti? Io condivido il parere dell’amico Leonetti : “La squadra ha accusato un lockdown mentale” e l’errore di Alex Sandro sembrerebbe darci ragione. Il tutto provocato da una debolezza psicologica non giustificabile a questi livelli, ma umana. Certamente Sarri non è esente da colpe, perché un mister deve saper toccare le corde dei suoi ragazzi, caricandoli di responsabilità e quindi evitando disdicevoli cali di tensione. Del resto, la mia tesi è confortata dalla prestazione dei giocatori entrati in sostituzione dei titolari che si sono dimostrati altrettanto scarichi e demotivati. Perciò non darei molte colpe a Sarri, né rimpiango il non gioco di Allegri, a cui interessava che il “musetto” arrivasse davanti agli altri al traguardo. Ho fiducia che il gioco della Juve assumerà sempre più le caratteristiche del “Sarrismo”, e ci porterà a vincere divertendoci”.</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Attilio Andriolo</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Avrà visto giusto il Dr. Andriolo? Chissà, solo il tempo potrà dargli ragione!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiN-1013693.htmSi100451001,02,03,0701072
81013691NewsCampionatiDerby senza storia. Adesso la Juve è a +7 dalla Lazio20200705135036Il derby della Mole conferma il pronostico della vigilia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>L’emozione è stata assente, la constatazione sulla superiorità della Juve sul Toro non è stata una sorpresa. Il derby della Mole è stato come previsto un motivo per i bianconeri di aumentare il suo distacco dalla Lazio. E così è stato, tutto come un film già visto. Juve cinica ma non bellissima, Toro con l’idea di mettere in difficoltà gli avversari (riuscendoci dopo il 2 a 1 soprattutto nel primo quarto d’ora della ripresa) e Lazio che perde pesantemente per 3 a 0 il suo match contro il Milan e mette in evidenza la sua coperta troppo corta per competere con la Juve per la conquista dello scudetto. Questa in sintesi è stata l’analisi di due partite fatte a distanza e che, con molta probabilità, hanno sancito anzitempo l’assegnazione dello scudetto, anche se restano ancora otto partite da disputare e la Juve deve andare a Milano a giocare contro il diavolo rossonero e poi ricevere in casa l’Atalanta della grande bellezza e la Lazio. Per il Toro, invece, si sta consumando il dramma che fa pensare alla prossima partita interna contro il Brescia, come una finale da vincere a tutti i costi. In casa granata spira aria di contestazione contro il presidente Cairo, reo di essere partito in campionato con velleità di calcio europeo, e oggi, dopo tante traversie abbastanza prevedibili per avere costruito una rosa dal tasso tecnico assolutamente mediocre nella qualità e insufficiente dal punto di vista numerico, si ritrova sul ciglio del vortice. Insomma, mala tempora currunt in una dirigenza che manifesta chiaramente i suoi limiti nel sapere costruire un progetto che sappia seriamente di investimenti sì oculati, ma raziocinanti di una programmazione tecnica che non può lesinare sempre la logica economica. In Serie A devi spendere con mire di plusvalenze ma, soprattutto, devi avere bene in mente che l’investimento debba essere programmato da personaggi che sappiano di calcio, professionisti pagati il giusto, senza l’assillo mentale di uno sbilanciamento sui libri contabili. Il risparmio esasperato in questo calcio di Serie A è esattamente l’opposto di chi acquista inopinatamente pseudo campioni, senza la lungimiranza di capire lo spreco. E adesso i tifosi granata contestano con il loro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cairo vattene”,</b> senza riflettere che dietro questo signore non c’è nessuno. Nessuno che voglia acquistare un Torino che avrebbe bisogno di essere ammodernato da quell’antico cuore granata che da solo non basta per affrontare e avvicinarsi alla logica dell’Atalanta delle meraviglie. Noi pensiamo che alla fine il Toro si salvi dalla Serie B, anche in virtù del fatto che la distanza dalle ultime tre in classifica lascia sperare anche dal punto di vista dei loro risultati negativi. Tuttavia, ad oggi nulla è ancora deciso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Parlando di Juventus, invece, si deve tenere in evidenza l’evoluzione e lo spirito di squadra che nelle ultime partite ha dimostrato, pur non manifestando alti valori di gioco sarriano così significati a livello teorico, ma che stentano ancora oggi, nonostante tutto, a emergere. Nervoso CR7 per non ricevere palloni giocabili, ma reattivo nel suo essere assoluto campione nel fare un gol da favola su palla inattiva. E poi la crescita d’intesa con Dybala, la capacità tattica di Bentancur, la caparbietà di Cuadrado, la riscontrata qualità di De Ligt che deve ancora imparare a tenere le braccia dietro il corpo, lo scompiglio di Douglas Costa che Sarri sta imparando a inserirlo a un certo punto della partita per portare scompiglio alle difese avversarie, si contrappongono a un Bernardeschi che continua a essere l’oggetto misterioso nello scacchiere di Sarri, mentre Rabiot manifesta chiaro – scuri che sanno di poca convinzione nell’apporto globale della squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Detto questo, parliamo della Lazio. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> ha subito un brusco arresto all’inseguimento della Juve per il titolo finale. Ma se dal punto di vista della qualità del gioco dei biancocelesti non c’è ancora nulla da eccepire, contro il Milan si sono scoperte tutte le fragilità di una squadra che non possiede una rosa tale da potere affrontare serenamente l’arco di una stagione agonistica stressante e piena di impegni, per chi aspira a vincere lo scudetto e andare in Champions. La mancanza di Immobile e Caicedo, assenti per squalifica, hanno messo a nudo quanto la squadra di Inzaghi sia dipendente dai suoi campioni titolari, senza il reale contributo di una panchina insufficiente nella degna sostituzione dei suoi titolari. E questo, alla lunga, non può far altro che essere un limite. Tuttavia, a sentire Inzaghi, la Lazio resta convinta nell’inseguire la Juve per lo scudetto e, soprattutto, consapevole di potere difendere la sua posizione di squadra che lotta per la partecipazione alla Champions del prossimo anno. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, certe aspirazioni si stanno delineando col passare delle giornate di campionato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711pallone8.jpgSiN-1013691.htmSi100451001,02,03,0701013
91013690NewsCampionatiJuve Toro e pensieri destinati all’altrui altrove20200703121136Lo strano derby di Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Anche la Mole sembra imbronciata e quasi disinteressata al derby torinese che è privo di folklore e di quel pepe – sale che generalmente si avverte in città nell’attesa della stracittadina. Chi vive a Torino e tasta gli umori della città piemontese del pallone, sicuramente si sarà accorto di un cambiamento umorale che aleggia nell’hinterland e s’infiltra pure tra le pieghe di un mondo pallonaro che sembra sbiadito di entusiasmo. Da una parte la Juve che gioca per vincere il derby e continuare a distanziare la Lazio per conquistare il suo nono scudetto consecutivo. Dall’altra parte un Toro che scende in campo per salvare una stagione da dimenticare, per lo spettro inaspettato della Serie B. Un derby unico nel suo genere, perché si svolgerà alle 17,15 di sabato 4 luglio a porte chiuse e con la totale mancanza dell’anima del football: i tifosi. E anche quel rimbombare dei calci al pallone che si sente in televisione, si interseca all’unico vociare delle rispettive panchine, che non siamo soliti recepire quando il tifo e la vita dello stadio si permea di tanto vestito della festa. Ma a parte il rammarico privante di una cornice storicamente carica di adrenalina, resta comunque il fatto tecnico da analizzare. Gli uomini di Longo, reduci dalla sconfitta contro la Lazio e con una posizione di classifica preoccupante, dovranno necessariamente ottenere un risultato utile per l’orgoglio ma soprattutto per la classifica. Non sarà facile per il Toro contrastare l’attacco prolifero della Juve imbottita di campioni, tuttavia, è essenziale un approccio alla gara che non sia da considerarsi persa in partenza. La Juve, invece, sembra forte della sua ritrovata salute tecnica e mentale messa in atto soprattutto nell’ultima gara contro il Genoa in quel di Marassi. Da sempre si dice che un derby è sempre un derby, ma in questa strana volta in cui Juve e Toro si affrontano per motivi diametralmente opposti, emerge soprattutto per il Toro il peso di una gara che va oltre i semplici ma pur importantissimi punti da conquistare. C’è l’orgoglio granata da ritrovare proprio nella gara che potrebbe far scattare quella molla che per la squadra di Longo sembra essersi inceppata per tanti motivi tecnici moltiplicati da una rosa numericamente insufficiente e sbiadita di quel tremendismo granata che fa parte soltanto del passato ormai troppo lontano. Ma c’è da pensare al presente, all’urgenza di non perdersi in rimpianti della piacevolezza di ciò che è stato scritto nella storia granata. C’è la Juve, c’è la necessità di fare punti, c’è da insistere sull’importanza di non lasciarsi travolgere dall’oblio dei sentimenti, senza razionalizzare il divario esistente tra le due squadre. E’ l’unica arma che ha il Toro a disposizione e deve giocarsela con grinta e determinazione. La Juve da sempre sente forse meno questo spirito d’orgoglio cittadino, in quanto la sua testa è rivolta in quell’altrui altrove che per definizione si delinea attraverso lo spirito cinico del vincere per puntare dritto allo scudetto, con l’ambizione di conquistare poi la Champions. Che ci riesca di fatto, nessuno può saperlo. Tuttavia, il pensiero quasi alienante è quello, è fisso nel cervello della società bianconera che mira a grandi traguardi. Un concetto che c’è ed è insito nella squadra, radicato nei suoi tifosi e in un ambiente mai sazio di vittorie. Insomma due mondi pallonari a confronto, due realtà storicamente diverse che vivono in una sola città divisa da colori e aspirazioni differenti, che il covid ha quasi fatto dimenticare per pensieri molto più importanti che sanno di esistenzialismo, di umanità, di vita che si contrappone alla morte. Ecco, diremmo che la città della Mole sta lentamente riprendendosi da quell’oscurantismo che non aveva tempo di pensare ai vari concetti di un pallone stracittadino fatto di momenti inneggianti alla vita. Certo, le ferite sono ancora latenti, ma questo Juve Toro che arriva in un momento impensabile di stagione che in altri tempi avrebbe avuto il piacevole gusto vacanziero, lo vedremo con altri occhi: quello della speranza per un futuro migliore. L’autunno di Torino e di tutto il Paese Italia sarà caldo e con molti punti interrogativi legati al probabile ritorno del virus e, soprattutto, di una ripresa economica e sociale tutta in salita. Ma al calcio tutto ciò interessa solo di riflesso. Quello è un mondo a parte, una realtà che è in grado di farci allontanare almeno per un attimo da pensieri che vanno anche oltre l’antagonismo cittadino di un pallone così misterioso nel racconto della sua commedia di vita. Juve Toro - Torino città - e pensieri che vanno oltre.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSiN-1013690.htmSi100451001,02,0301079
101013687NewsCampionatiL’ambiente interista deluso, pensa già al prossimo futuro20200627161142In casa nerazzurra,ora si fa affidamento sull`Europa League e sul futuro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Per l’Inter si prospetta l’ennesima rivoluzione tecnica. Fallita probabilmente l’idea di vincere lo scudetto, alla squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> resta l’Europa League come ultimo titolo da vincere in quest’anno funesto da Covid 19, che per tanti versi ha nuociuto le aspettative dei tifosi nerazzurri, i quali avevano assaporato l’aspirazione di considerarsi di fatto l’anti Juventus già da questo Campionato 2019’20. Ma non è stato così per tanti motivi, non ultimo il fatto che nella vera e propria strategia del club nerazzurro ci fosse soltanto l’idea fondata dalla leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> come garanzia di un’Inter da riorganizzare dopo troppi anni di delusioni e di mancate conquiste di trofei. Dopo i fasti del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">triplete di Mourinho</b>, la piazza di tifosi interisti ha fretta di vincere qualcosa d’importante e, soprattutto, di contrastare lo strapotere juventino come unica forza da sradicare nel Campionato Italiano. Ma, evidentemente, qualcosa non ha funzionato nel club di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Steven Zhang</b>, il quale assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta e Ausilio</b> sembra essere molto attivo sul mercato per costruire una squadra più competitiva, andando a coprire quei buchi tecnici inaspettatamente emersi da parte di certi giocatori. E poi c’è da ragionare anche a livello di bilanci, in cui è necessario essere attenti nel ricavare delle plusvalenze in grado di non stravolgere i conti che non vadano a compromettere la suscettibilità di quel fair play economico, cui è necessario attenersi nell’attenta supervisione della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">UEFA</b>. Ma, a parte questo aspetto, quello che interessa maggiormente ai tifosi interisti delusi soprattutto dopo aver visto la partita contro il Sassuolo, è la nuova idea di Inter che deve ripartire da un progetto capace di far proprio il concetto di vittoria, intesa come cattiveria agonistica predicata da sempre dal suo allenatore. In realtà, in base a quanto abbiamo visto sin qui in casa Inter, c’è un problema legato al centrocampo e in attacco, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu Lukaku</b> (forte fisicamente ma incostante) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez</b> (ultimamente distratto dalla probabile cessione al Barcellona) sembra non avere più quello smalto tale da mettere in gol palloni importanti ai fini di un risultato capace di mascherare certe falle tecnico tattiche che si stanno manifestando all’interno della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte.</b> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> sta lavorando per accontentare il suo allenatore e definire una squadra che sia competitiva al massimo nel suo regolare incedere di gioco e risultati. C’è dunque molto da sfoltire in casa Inter, ma c’è anche tanto da acquistare. A oggi sembra fatta per il 21enne esterno destro (adattabile anche a sinistra) del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">marocchino Achraf Hakimi</b>, da due stagioni al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borussia Dortmund</b> ma di proprietà del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b>. Il valore di mercato di questo giovane calciatore si aggira sui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">45 milioni + bonus</b>, che l’Inter ha intenzione di pagare garantendogli un lungo contratto sulla base di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">5 milioni di euro</b> a stagione che, se così fosse, sarebbe il terzo contratto importante per l’Inter che sborsa anche per Lukaku ed Eriksen contratti di questo livello e forse più. C’è poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sandro Tonali</b> in pole position con un’offerta da parte dell’Inter che si aggira intorno ai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">35 milioni di euro + 5 di bonus</b> per rinforzare un centrocampo che ha numeri ridotti in caso di squalifiche e infortuni. Dunque, l’ennesima rivoluzione da parte dell’Inter sta per cominciare con un programma più dettagliato tra sfoltimento della rosa e acquisti di grande valore. Ma se per quest’anno ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> si può perdonare il suo essere neofita in un ambiente che non conosceva, a partire dal prossimo anno si deve fare conto necessariamente con la responsabilità dei risultati, visto che la società lo sta accontentando negli acquisti da lui suggeriti. Tuttavia, il mister leccese ex Juve è uno che non nasconde mai le sue responsabilità, anche se spesso lo vediamo impegnato in analisi discolpanti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non è facile vincere subito in una squadra e una società che da anni non vince più nulla”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte dixit</b>. Vedremo dunque quello che accadrà nel prossimo futuro in casa Inter. E intanto i tifosi attendono pazientemente, mentre vivono i ricordi del triplete di Mourinhiana memoria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013687.htmSi100451001,02,0301051
111013684NewsEditorialeGiada e Piero, serietà sul lavoro e passione per la Juventus20200620164116Quando il lavoro e la simpatia per la Juve e Alessandro Del Piero, si intersecano tra amicizia e spiccato senso del dovere. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita comune che in questo nostro Paese sempre afflitto da eterni problemi sociali ed economici, fanno riflettere per entusiasmo e intraprendenza sul lavoro portato avanti attraverso piccoli investimenti privati, che danno la possibilità di lavorare e portare avanti con dignità il proprio quotidiano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada è la sorella di Piero</b>, due personaggi che da tanti anni lavorano in proprio come specialisti di carni e profondi conoscitori di un settore che richiede massima serietà e oculatezza nell’individuare l’ottima qualità di pollame, piuttosto che conigli, agnelli, carni di vitello e tanto altro. Il loro posto di lavoro è un ricco doppio banco che condividono con papà e una serie di operosi aiutanti, per vendere carni al mercato di Corso Racconigi a Torino. La loro giornata comincia al mattino presto, incuranti se piove, fa freddo o si prospetta una giornata calda e ricca di raggi di sole. Giada e Piero sono là alle cinque del mattino per preparare il banco, lavorare le carni fresche arrivate dalla zona della vicina Cuneo e poi attendere i clienti che arriveranno di buon mattino. All’interno del luminoso banco nella cui vetrinetta spicca la merce preparata con cura, si scorge l’icona di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b>. Un simbolo inequivocabile di tifo juventino che si tramanda negli anni e che, presumiamo, abbia una sua spiegazione data da una fede che si trasmette da antica generazione famigliare. Ma avere messo orgogliosamente la fotografia di Del Piero, visibile all’interno del banco di lavoro, costituisce per Giada, Piero e il loro papà, un motivo di orgoglio, empatia e simpatia, verso un campione della Juventus che ha fatto un pezzo di gloriosa storia della Juventus. Un campione che nonostante abbia appeso da qualche anno le scarpe al chiodo, attraverso la sua immagine riesce ancora a far rivivere ai suoi tifosi i fasti luminosi della sua carriera. Ma Giada e Piero sanno che quell’immagine così volutamente messa in risalto sul loro banco, crea anche degli affettuosi sfottò da parte di clienti che essendo di fede calcistica opposta alla Juve, si divertono a scherzare, parlare di calcio e fare i propri commenti di parte. Ci sta, qui al mercato di Corso Racconigi a Torino in cui spesso attraverso il rapporto di lavoro si creano amicizie, ci sta pure che tra un petto di pollo e l’altro si affrontino temi pallonari che sfociano in risate, ironie e sfottò. Tu perché sei dell’Inter, l’altro perché fa il tifo per il Toro, il Milan, o il Napoli, qui, nell’attesa di essere serviti, è un vero e proprio intrattenimento discorsivo. Intanto la giornata di lavoro prosegue e presto volgerà al termine. Finirà intorno alle ore 14,00 e forse anche più, visto il tempo necessario per sgomberare le carni e deporle in un apposito luogo di trasporto refrigerato, ripulire e igienizzare la vetrinetta frigo e poi ritornare a casa. Bisogna fare in fretta, poiché in un battito di ciglia si faranno di nuovo le cinque del mattino e bisogna ricominciare un’altra giornata di lavoro. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> lo sa, visto che è sempre là, immortalato da molti anni con il suo sguardo che sembra dare il buongiorno a tutti. E non importa se non sono juventini, perché qui, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada e Piero</b> si fa sul serio. Il calcio e la Juve sono la loro passione, ma il lavoro e la cura del cliente rappresentano il guadagno per poter vivere di un mestiere duro, faticoso, con molte incertezze, ma sicuramente gratificante sotto l’aspetto umano e professionale. Sì, perché per Giada e suo fratello Piero è sempre importante cominciare la giornata alimentando le corde della positività. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> è lì con loro a esortarli con quel sorriso sornione di chi sembra dirti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dai, cominciamo insieme un’altra giornata di lavoro”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711immagine-di-del-piero.jpgSiN-1013684.htmSi100451001,02,030101
121013681NewsEditorialeMihajlovic sostiene la ricerca contro le leucemie.20200616191047L`allenatore del Bologna continua il suo percorso verso la guarigione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono passati quasi sette mesi dal trapianto. Il peggio dovrebbe essere passato, ma ci vuole un anno prima che si torni alla normalità, ma dipende da persona a persona”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, l’ex calciatore e attuale allenatore del Bologna che scende in campo per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sostenere la ricerca sulle leucemie, sui linfomi, sul mieloma e finanziare il lavoro di 30 giovani ricercatori dell’Istituto Seràgnoli del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.</b> Oggi più che mai, l’esperienza che sta vivendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic</b> mi ha fatto riflettere molto sul significato del dolore e dell’improvviso destino che in un attimo ti cambia la vita, quasi fosse l’appuntamento con il conto salato da pagare. Sono pensieri che sorgono spontanei soprattutto in questo periodo di post lockdown legato al covid 19 che ci ha forse cambiato, reso più vulnerabili e in qualche modo anche ferito nell’anima. Stesse le paure, uguali le ansie, medesimo il senso del dolore legato alle morti di una pandemia che ha distrutto tutto in maniera disumana. E allora penso quanto sia importante fare qualcosa per gli altri, per chi soffre, per chi si sente solo e si domanda quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Perché proprio a me”</b> che non ha nessuna risposta. Penso che questa domanda se la sia fatta chissà quante volte anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic </b>fin dal primo momento in cui gli è stata diagnosticata la sua grave malattia. Lui come tanti altri al mondo che lottano per la vita e per riassaporare il gusto inconfondibile di quelle cose semplici che non hai saputo apprezzare durante il vorticoso incedere verso non si sa bene cosa, che non ti ha fatto ragionare a fermarti un attimo per riflettere cos’è la vita. E allora ti rammarichi di avere sprecato il tempo nel non sapere viverla la vita, così com’è giusto che sia nella sua unicità e non ripetitivo dono che la natura ci ha regalato fin da quando siamo venuti al mondo. Ma c’è qualcosa di strano nell’essere umano che sembra mettere al centro la ragione soltanto quando si è in difficoltà, soltanto quando la sofferenza prende il sopravvento. Quasi fosse l’unico motivo per maturare sentimenti che hanno bisogno di essere stimolati dal dolore per risvegliare tutto ciò che è sopito in quell’angolo nascosto di noi<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">. “C’è una grande soddisfazione nel sapere che puoi salvare una vita” - dice Mihajlovic – “se avessi saputo, avrei donato il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">midollo.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Un piccolo sacrificio per chi lo fa, ma un grande dono per chi lo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">riceve.”</b> Ecco, credo proprio che in questa frase ci sia racchiuso il rimpianto di ciò che avremmo dovuto essere quando non siamo stati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bolognafl0711fl0711foto-sinisa-mihajlovic.jpgSiN-1013681.htmSi100451001,02,0301039
131013671NewsCampionatiCoronavirus e Campionato di calcio: la strada è in salita.20200513114935Il parere del medico sportivo Dr. Attilio Andriolo, sui vari problemi emersi sull`eventuale riapertura del Campionato di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Le linee guida emanate dal CTS (Comitato Tecnico Scientifico) cui dovranno adeguarsi le società di calcio di Serie A per riprendere il campionato e così assegnare sul campo lo scudetto 2019/20, oltre che i posti in Champions League ed Europa League, fanno molto discutere in queste ore soprattutto i medici sportivi del calcio. Le notizie trapelate sui protocolli da adottare, a mio parere in qualità di medico di calcio, rendono la ripartenza del campionato alquanto difficile, se non impossibile. Ci vorranno, pare, almeno undicimila tamponi per sottoporre a screening tutti i giocatori almeno 2-3 volte prima dell’inizio del campionato; il che è un’impresa, non tanto per il mondo del calcio ma per il nostro paese, che ha assoluta penuria di questi test diagnostici, di cui invece può vantarsi di possedere la Germania, che si è approvvigionata in tempi non sospetti di tamponi e test sierologici. E non per niente la Bundesliga è iniziata regolarmente già da qualche settimana, mentre l’Italia fra le disfunzioni del suo sistema sanitario, deve accusare le difficoltà a reperire i tamponi necessari per testare la popolazione, non essendosi preoccupata di acquistarne un numero sufficiente<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>all’inizio della pandemia. Pur tuttavia, immaginiamo che tutte le società di calcio si riforniscano dei tamponi necessari per eseguire le indicazioni del CTS, seguirà un ritiro severo per tutta la durata del campionato dei giocatori e degli addetti alla squadra per evitare contagi dall’esterno. I medici delle società saranno i<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>responsabili del mantenimento del ritiro e quindi dovranno vigilare sui giocatori e lo staff, perché nessuno si allontani dalla sede scelta per il ritiro e perché nessuno entri in contatto dall’esterno. Se dovesse accadere che un atleta si mostri positivo al tampone che dovrebbe essere eseguito ogni tre-quattro giorni, dovrà fermarsi tutta la squadra che uscirà fuori dal campionato per almeno 14 giorni. In pratica, il campionato si fermerà e molto probabilmente non ricomincerà. Chi pensa che queste linee guida del CTS siano funzionali alla ripresa del calcio, alzi la mano! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In serie B quante società potranno adattarsi alle linee guida emanate dagli scienziati del Ministero? Credo poche, molto poche. C’è da aggiungere che il Comitato Tecnico Scientifico non ha avvertito l’esigenza di ascoltare il parere di quella rappresentanza dei medici delle società calcistiche, che hanno il polso della condizione logistica dei club e che perciò hanno minacciato di dimettersi se non cambieranno le norme, in quanto non si sentono abbastanza tutelati per le responsabilità penali della sorveglianza sull’isolamento dei giocatori e dell’intero staff tecnico-dirigenziale. Inoltre i rischi aumenteranno inevitabilmente giocando fuori casa, allorché i controlli sulla squadra non potranno essere rispettati ed eseguiti alla perfezione, mentre i giocatori potrebbero approfittarne per sfuggire alla vigilanza e prendersi una “botta” di libertà. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Eh no! Così non va, cari politici. Se da un lato si enuncia con enfasi l’inizio degli allenamenti a Giugno, dall’altro senza clamori e facendo prendere la patata bollente al CTS, si varano delle linee guida impossibili da attuare, finendo con annunciare in realtà il “de profundis” del calcio italiano. Stiamo pensando ai ragazzi dei vivai, delle scuole calcio, dei campionati minori, a tutto il movimento del calcio dilettantistico che non ha alcuna possibilità di ritornare a praticare questo sport. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Credo che la politica debba svolgere un ruolo decisivo per trovare la soluzione, la quadratura del cerchio, che<a name="_GoBack"></a> pur nel rispetto delle condizioni di sicurezza, consenta di rivedere i protocolli asettici del CTS.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>La popolarità di questo sport, la sua importanza trainante per l’economia del nostro paese, l’orgoglio della tradizione calcistica italiana rapportata a quella di altri paesi come la Germania, sono motivi sufficienti per rimodulare regole che non appaiono in grado di restituire agli italiani<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>la gioia di tifare di nuovo per i colori della loro squadra.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Attilio Andriolo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiNparere-medico-sportivo-attilio-andriolo-1013671.htmSi100451001,02,03010231
141013669NewsCampionatiRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426142340Le gesta e la vita di uno dei più rappresentativi campioni del nostro calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013669.htmSi100451001,02,0301063
151013668NewsEditorialeRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426141135Il calcio e la vita di uno dei più importanti interpreti del calcio italiano di tutti i tempi. <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013668.htmSi100451001,02,0301028
161013652NewsCampionatiIl Toro ha iniziato l’opera dell’appartenenza granata20200208160624Al Toro si cambia pagina<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Finalmente! Sì, finalmente! Il popolo granata lo urla a pieni polmoni: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Meglio tardi che mai”.</b> Cairo si è deciso a cambiare i suoi quadri tecnici. Dare inizio alla “Granatizzazione” non è stato un atto di coraggio da parte del presidente, ma più semplicemente una scelta dovuta alla necessità di provare a dare il Toro in mani di chi ha vissuto l’ambiente, ha colto l’odore acre del sudore della maglia ed ha vissuto le gioie, l’armonia ma anche i turbamenti di un ambiente che non è uguale agli altri. Vivere il Toro nelle sue pieghe più profonde è anche capire la tifoseria, auscultare i palpiti e gli umori di chi ha una storia fatta di sentimenti che va oltre il pallone. Un po’ come quando ci si trova nella casa granata che si chiama Filadelfia e ti chiudono le porte per non assistere agli allenamenti. Così non puoi vedere i tuoi idoli, dare loro una pacca sulle spalle, fare una foto e un autografo. Cose semplici che contano. Sì, perché il popolo granata ha bisogno di coltivare il rapporto con l’ambiente senza essere estromesso, ma sentirsi partecipe a tutti gli eventi positivi o negativi che accadono durante la settimana. Un po’ come una vera famiglia in cui si parla, si sta insieme e ci si sente uniti nel bene e nel male. Ecco, pensiamo che questo ritorno al passato di Cairo abbia il senso di un messaggio che non ha bisogno di tante parole, ma funziona come un tentativo di rasserenare gli animi del popolo granata, che è stato mortificato da una gestione Mazzarri a dir poco deprimente. Ricucire ciò che era stato brutalmente strappato. Adesso si riparte con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moreno Longo</b> in panchina e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tonino Asta</b> a far da collaboratore tecnico. Un’accoppiata che rasserena l’ambiente granata, il quale è consapevole che a una simile disfatta del Toro che ha radici profonde di presumibile disgregazione da spogliatoio, non può nell’immediato dare lustro a una ripresa di risultati e di vittorie consecutive. Tuttavia, bisognava pur tentare quest’ultima carta che ci si augura sia vincente nel portare avanti quella storica filosofia granata che si compone di grandi risorse umane, sportive e di unione. Certo, la squadra è sempre la stessa, i giocatori sono sempre quelli, ciò che cambia nell’immediato sarà il lavoro mentale di gruppo messo a disposizione di due figure che lo spogliatoio granata lo hanno vissuto in prima persona. Moreno e Tonino, giocatori che hanno saputo onorare quella maglia granata che non è come le altre, che è pesante nel sentirla addosso, che non puoi uscire dal campo senza averla sudata, sgualcita, sofferta. Due ex giocatori granata che poi hanno continuato a prodigarsi in qualità di allenatori nelle squadre giovanili, sposando i valori tecnici e umani che sono stati tramandati dal Torino. Non sappiamo se tutto questo basti a far ritornare il Toro nel posto che gli compete, siamo però sicuri che questa fiducia data a due ex granata dall’indubbia conoscenza di cose da Toro, non possa far altro che migliorare sul campo quell’orgoglio perso, calpestato e mortificato da reiterati risultati disonorevoli. Cairo ha aspettato troppo perché è ancora convinto che Mazzarri non avesse tutte le colpe di una situazione che si era resa insostenibile. Questo è stato lo sbaglio enorme di una valutazione assolutamente errata. Ma adesso si gira pagina, la storia del Toro continua. Longo e Asta sono pronti a scrivere nuove pagine del libro granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiNil-toro-ha-iniziato-l-opera-dell-appartenenza-granata-1013652.htmSi100451001,02,03010114
171013651NewsCalciomercatoIl Prof. Marotta e l’allievo Paratici20200130113842Un dualismo sempre in atto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>E’ in fondo il motivo conduttore della diatriba tra Inter e Juve. Tra Marotta e Paratici si contano innumerevoli messaggi apparenti di stima reciproca, ma poi a conti fatti si nota una evidente corsa ad arrivare primi negli affari relativi alle rispettive società di appartenenza. Striscianti tradimenti si frappongono a sorrisi forzati e abnormi ipocrisie. E non è un caso che l’Inter in questo mercato d’inverno che sta per chiudersi, è stata molto più attiva della Juventus. Con l’acquisto di Eriksen, Marotta ha sistemato un centrocampo che adesso appare quadrato dal punto di vista dei tempi di gioco dati da un suggeritore di grande classe com’è il danese, mentre Paratici stenta a definire la cessione di Emre Can (che probabilmente arriverà sul filo della chiusura del mercato di gennaio) e nonostante da tempo l’infortunio di Chiellini abbia provocato problemi alla difesa della Juve, ci si è limitati a inventare Cuadrado come terzino di fascia, tenuto De Sciglio (che si è infortunato), acquistato Danilo (un giocatore normale, infortunato anch’egli, ma che non fa la differenza) e venduto Cancelo per la questione delle plus valenze. Il problema della Juventus che prende troppi gol, nasce proprio dal non avere sulle due fasce della difesa giocatori in grado di coprire una zona nevralgica, così pure come il centrocampo, in cui manca la mente illuminante del gioco. Troppi incontristi, tra cui Matuidì (sembra stanco il francese) Rabiot (chissà quando e come dimostrerà il suo valore) e poi Alex Sandro che continua in una corsa stanca e pesante nel suo incedere, non garantendo il necessario recupero in difesa. Molto più abile Marotta che ha venduto Politano (non gradito a Conte) al Napoli e, come dicevamo pocanzi, ha acquistato Eriksen. Strategie di mercato che sanno di lunga esperienza nel settore, capaci di sapersi muovere con abilità e tempestivamente nella logica di far conciliare la parte tecnica a quella amministrativa di bilancio. In questo senso si devono evidenziare i meriti dell’Inter nell’essere passata dalla violazione dei parametri del Fair Play Finanziario a uno stato patrimoniale florido. Tutto ciò dà la misura di un lavoro che è cominciato in maniera positiva da parte di Marotta che si è pure avvalso di Antonio Conte nell’affidargli la gestione tecnica della squadra. E la Juve? La Juve è lì che aspetta e realizza il suo tanto aver speso in acquisto di giocatori di indubbia altissima qualità tecnica, ma che ancora con il suo allenatore Maurizio Sarri sembra non avere ancora raggiunto un equilibrio tale da rilevarne la reale crescita di identità nell’aspirazione della conquista del triplete. Agnelli, Nedved e Paratici non affondano i colpi, ma sanno di avere in casa una corazzata che, secondo noi, ha bisogno di essere ancora plasmata in almeno due settori del campo. Perdere malamente due volte contro la Lazio e una volta indecorosamente contro il Napoli, apre degli interrogativi che pur si contrappongono al dato di fatto che la Juve di Sarri ha chiuso in testa il suo girone di Champions League, è prima in classifica in Campionato ed è entrata in semifinale di Coppa Italia. Tutto questo stride, al cospetto di quanto abbiamo detto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNil-prof-marotta-e-l-allievo-paratici-1013651.htmSi100451001,02,03010170
181013631NewsCampionatiOmbretta Cantarelli, “Sì, l’Inter di quest’anno mi piace tanto”20191119054881Incontro con una interista doc <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Milanese, bella, cordiale, molto attenta alle relazioni e, soprattutto, interista da morire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ombretta Cantarelli</i></b> non è conosciuta soltanto perché è moglie dell’attore - maestro di teatro - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Gianfranco Jannuzzo</i></b>, ma perché ha spiccate caratteristiche personali che fanno di lei una donna unica nel suo genere. Parli con lei e ti accorgi come non sia una persona che viva di riflesso alla grande notorietà del marito, ma, conoscendola, ti rendi conto come sia connaturato in lei il desiderio di intrattenimento, di relazioni, non soltanto con il pubblico del teatro ma anche nella vita comune. E’ una peculiarità che non è tanto generalizzata nel mondo dello spettacolo, là dove si tende ad essere particolarmente riservati e chiusi nell’ambito artistico. Ma Ombretta non è così, perché lei è solare, molto aperta al dialogo, e sa essere presente accanto al marito in tutte quelle situazioni che richiedono capacità di intrattenimento. E chissà, forse nel tempo ha pure assorbito quella sicilianità tipica delle profonde radici culturali che sono molto evidenti in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianfranco Jannuzzo</b>. Ma la città di Milano e l’Inter che è la sua squadra del cuore, sono insite nel suo essere lombarda orgogliosa e vera. Così abbiamo pensato di incontrarla, per intervistarla alla viglia della partita Torino Inter. Con lei ci siamo soffermati in argomenti approfonditi, che riguardano soprattutto la nuova Inter allenata da Antonio Conte.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ombretta, cominciamo a parlare della grave notizia di attualità in casa interista. Cosa pensi del proiettile che Antonio Conte ha ricevuto in una busta anonima?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ un gesto senza dubbio molto grave. Dalle notizie che trapelano, pare si tratti dell’azione di un mitomane che per qualche strana deviazione concentra la propria ossessione su un personaggio pubblico popolare. A mio avviso potrebbe trattarsi anche dell’idiozia di qualche frangia più scellerata del tifo estremo, non di stampo interista. Comunque, saranno gli inquirenti dopo che il materiale verrà sottoposto a tutte le analisi scientifiche, a cercare di scoprire l’autore di questo gesto assurdo.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo a discorsi più prettamente calcistici. Sei contenta dell’Inter di quest’anno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, mi piace molto questa Inter. Mi piace il carattere che questo allenatore sta cercando di forgiare nei giocatori. Non è un lavoro facile il suo, perché il “Pianeta Inter” non ha tempo di aspettare e vuole subito i risultati. Ma soprattutto mi piace che la società, insieme all’allenatore, abbia deciso di introdurre nella rosa anche giocatori italiani che spero possano fare molto bene all’Inter, alla nostra Nazionale e al nostro mister che è amico di Roberto Mancini.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pensi che questa Inter dia filo da torcere alla Juve fino alla fine del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Da tifosa ti dico che lo spero ardentemente. Non sarà impresa facile, perché loro hanno una rosa di giocatori infinita e molte risorse dalle quali attingere. Tuttavia, quello che possiamo fare è lavorare, non perdere la concentrazione e tornare appena possibile sul mercato per rafforzare la squadra e renderla più competitiva.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che idea ti sei fatta delle ripetute lamentele pubbliche di Antonio Conte contro la dirigenza dell’Inter, per non avere allestito una rosa in grado di supportare i numerosi impegni della stagione in corso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che Antonio Conte abbia ragione, perché per poter competere su diversi fronti servono delle forze fresche che sappiano che il campionato è molto lungo, ed arrivare alla fine senza squalifiche o infortuni è davvero impossibile. Penso che l’acquisto di un nuovo attaccante e di un centrocampista, aiuterebbe sicuramente la squadra. Dunque, spero che a gennaio la nostra rosa si possa arricchire di nuova energia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Guardando la squadra di quest’anno, in cosa la ritieni migliore di quella dell’anno scorso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi è difficile rispondere a questa domanda. Penso che ogni allenatore cerchi di dare un’impronta ben precisa alla propria squadra. L’Inter di questa stagione mi piace molto perché non si arrende, i giocatori sono molto coesi e si aiutano di più rispetto al passato. Infatti, sono andati in gol non solo con gli attaccanti titolari. Tuttavia, per esprimere un giudizio più preciso aspetterei ancora un po’, anche se sono stata colpita da una frase di Antonio Conte che ho letto recentemente in un noto quotidiano sportivo, dove dice che lui per l’Inter non dorme neanche la notte. Questo mi lascia ben sperare che non smetterà di lottare.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lautaro Martinez e Romelu Lukaku, sono due attaccanti che fanno realmente la differenza in questa Inter di Conte?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono due attaccanti eccezionali che si sono presi sulle spalle l’attacco dell’Inter. Lautaro sta disputando una grandissima prima parte di stagione. E’ un giocatore giovane, completo e con un altissimo margine di miglioramento. Romelu ha caratteristiche tecniche e fisiche che lo rendono unico nel panorama mondiale. E’ potenza pura e sono convinta che anche lui con il tempo saprà fare ancora meglio. Dopotutto, per portarlo all’Inter abbiamo sbaragliato la concorrenza e sono felicissima che giochi per noi!” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nicolò Barella e Stefano Sensi. Due calciatori importanti che danno lustro al centrocampo dell’Inter nell’assetto tattico voluto da Conte. Sei anche tu di questo avviso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Assolutamente sì. Li adoro, sono due giocatori italiani fantastici. Ho ancora negli occhi l’eurogol che Nicolò Barella ha fatto nell’ultima partita di campionato contro l’Hellas Verona. Stefano Sensi ha uno stile di gioco estremamente diretto con lanci orizzontali e verticali importanti e colpisce le difese avversarie prima ancora che si possano organizzare. E poi è rapido ed è andato a segno anche lui. Dunque, si tratta di due giocatori importantissimi per l’Inter.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo alla prossima partita che l’Inter giocherà a Torino contro la squadra di Mazzarri. Secondo te, che insidie può nascondere questo match?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ogni match ha le sue insidie, per questo non bisogna mai perdere la concentrazione perché le partite sono tutte impegnative. Il Torino ha un grande attaccante che è il Gallo Belotti, ma ha anche un allenatore preparato come Walter Mazzarri che, a mio avviso, prepara bene la sua squadra.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Un’ultima cosa, Ombretta. Il fatto che Antonio Conte, pur essendo un ottimo professionista abbia ancora in sé quell’alone di mentalità professionale che sa di scuola Juventus, ti dà fastidio oppure lo accetti con il pensiero che apporterà sicuri benefici all’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Posso capire da tifosa interista che il passato bianconero di questo allenatore possa dare un po’ fastidio, tuttavia, ritengo che Antonio Conte sia prima di tutto un gran professionista e adesso anche nerazzurro. A proposito, vorrei ricordare l’Inter dei record allenata da Trapattoni, anche lui con un passato nella Juve, ma poi ha scritto con noi una pagina importante nella storia del calcio italiano.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-ombretta-cantarelli.jpgSiNombretta-cantarelli-si-l-inter-di-quest-anno-mi-piace-tanto-1013631.htmSi100451001,02,03030402
191013621NewsEditorialeQuando il calcio è vicino a chi soffre20191012172258Ammirevole iniziativa umanitaria da parte della Nazionale Italiana di Mancini<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando sei un numero in un letto d’ospedale e aspetti qualcuno che ti venga a trovare per condividere un momento di conforto che sorregga moralmente la tua condizione di ammalato, allora si apre la finestra della luce e della speranza. Già, la speranza di guarire, soprattutto quando ad essere ammalati sono i bambini. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; display: none; mso-hide: all;'>uando sei un numero in un letto d’ospedale e aspetti qualcunoQ</span><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono tante cose che ci piacciono della Nazionale Italiana di Mancini che si differenzia dalle precedenti direzioni tecniche per la nuova mentalità di un calcio moderno, inteso come cultura propositiva di gioco affidata a tanti giovani che ben si sono amalgamati allo zoccolo duro della squadra. Ma c’è anche un altro aspetto che vogliamo mettere in evidenza come momento significativo di un messaggio di sensibilizzazione sociale alla solidarietà, che va oltre la convinzione tecnica capace di indurci a pensare positivamente nel prosieguo della nostra Nazionale ai prossimi campionati europei. E’ un fatto nuovo che apprezziamo particolarmente come gesto che intende trascinare i sentimenti di aiuto e di vicinanza verso chi soffre ed ha particolarmente bisogno di noi. E’ un fatto di stile e soprattutto di grande sensibilità, quando ad essere aiutati anche solo con una presenza fisica sono proprio i bambini ricoverati nei reparti oncologici (e non solo) dei vari ospedali d’Italia. La visita della Nazionale di Mancini all’ospedale Bambin Gesù di Roma, ci ha fatto riflettere sull’importanza mediatica ma soprattutto umana che questo gesto possa avere sui bambini e sui loro genitori. Momenti di vita ed esperienze che maturano e fanno bene a chi si adopera per il bene, piuttosto a chi lo riceve. Una foto, un autografo con dedica, un abbraccio, un sorriso nel luogo del dolore è significativo di un messaggio di vicinanza anche, e soprattutto, da chi sembra vivere un mondo a parte come i calciatori che godono di fama e tanta ricchezza economica. Ma ci sono cose che vanno oltre, che non ti danno fama e promozione d’immagine, né lauti guadagni economici. Ti danno molto di più dal punto di vista interiore, anche se il più delle volte restano gesti che non hanno bisogno di tante parole. Ma i bambini ricoverati all’Ospedale Bambin Gesù di Roma hanno vissuto un giorno assieme ai propri idoli che hanno giocato con loro, che si sono stretti in un affettuoso abbraccio quando hanno fatto gol nelle piccole porte improvvisate e adattate tra i letti dell’ospedale e le fredde pareti murali che raccontano le interminabili giornate vissute nella speranza che le terapie possano aiutarti a farti rincorrere il pallone della vita. In un campo di calcio o magari ai giardinetti, che importa, basta avere il sorriso della speranza che scacci i brutti pensieri e i disarmanti momenti di sconforto. Ma intanto la Nazionale c’è, è qui, è con loro, e vuole sentirsi unita e partecipe in una delle tante nobili iniziative promosse dalla FIGC per sostenere la realizzazione dell’Istituto dei Tumori e dei trapianti. C’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Acerbi</b> particolarmente emozionato per avere vinto la sua battaglia contro il tumore, ma ci sono anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaniolo, Spinazzola, Cristante, Mancini, El Shaarawy, Immobile, Barella, Bonucci</b> e tanti altri che assieme al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Mancini e il Presidente Gravina</b> si sono dedicati ai bambini. Ecco, diremmo proprio che il calcio in questa occasione ha dato dimostrazione di fare parte di un mondo che non è solo negativo nella sua forma egoistica e nel suo vivere bene in quel megagalattico quotidiano fatto di ricchezza economica, ma c’è anche una parte di ricchezza interiore che si chiama sensibilità per chi soffre. E di questo ne diamo atto ai vertici e agli organizzatori della FIGC che hanno saputo dare segnali di vicinanza a chi soffre. Si continui su questa strada, si incrementino queste iniziative umanitarie, perché il pallone deve dare messaggi di grandi relazioni sociali verso chi vede nel campione di calcio il proprio idolo da imitare, non solo nel realizzare appassionanti gol.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-nazionale-in-visita-al-bambin-gesù.jpgSiNquando-il-calcio-e-vicino-a-chi-soffre-1013621.htmSi100451001,02,03030248
201013617NewsEditorialeL’addio al calcio di Claudio Marchisio20191006125041Allo Stadium, il «Principino« ha annunciato la sua fine alla carriera di calciatore. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello sport come nella vita di tutti i giorni, ci sono addii che non sono come altri e che fanno la differenza per la qualità dei pensieri espressi con profondità da chi decide di accomiatarsi dal mondo in cui ha vissuto professionalmente. E’ un fatto di stile, di eleganza e forse anche di umiltà nel non magnificare la grandezza delle cose fatte in carriera, ma di porle come elemento fortunato e meritevole di aver realizzato il sogno della propria vita attraverso tutto ciò che si è fatto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho vissuto un sogno, peccato non avere vinto la Champions”</b> a parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Marchisio,</b> il “Principino” che dice addio al calcio all’età di 33 anni – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono un ragazzo di Torino</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che voleva giocare con la Juve e ci è riuscito. Quest’anno ho rifiutato molte proposte di lavoro, ma ho preferito ascoltare il mio fisico”</b> – Già, quel fisico che non risponde più come qualche anno fa, come negli anni gloriosi in cui Marchisio ha vissuto assieme alla sua Juve momenti di incancellabile appartenenza a quella Vecchia Signora d’Italia che lo ha attratto e affascinato da bambino, fin da quando ha rincorso il pallone con la maglietta bianconera e tanti sogni calcistici chiusi nel cassetto. E così, anno dopo anno, quello che sarebbe diventato un giorno il numero 8 della Juventus, comincia la sua trafila nel settore giovanile bianconero sempre con il chiodo fisso di arrivare in Prima Squadra, sempre con la grinta e la determinazione di chi vuole realizzare il proprio sogno. E il destino lo ha premiato vestendo per 23 anni la maglia della Vecchia Signora, conquistando 7 scudetti e passando anche dagli inferi della Serie B. Un bellissimo ricordo incorniciato da molte esperienze professionali che si sono intersecati tra gioie, soddisfazioni e momenti di tristezza dovuti anche a quel grave infortunio al ginocchio poi operato, che ne hanno praticamente accelerato la fine della carriera. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Durante</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la riabilitazione per l’infortunio al ginocchio, dentro di me è scattato qualcosa”</b> ha detto Marchisio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vedevo che il mio corpo non reagiva più come volevo. Se non puoi dare più quello che hai dato, allora è giusto arrivare a questa decisione”.</b> Parla con voce pacata il “Principino”, un tono che non fai fatica a interpretare come momento emozionante in cui la parola “Fine” si intromette quasi bruscamente nella tua vita come fatto naturale, come qualcosa che ti dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“nulla è per sempre”.</b> Ma è proprio in questi momenti che si esalta il valore di un uomo, calciatore o altro professionista che sia nella vita. E adesso? Si gira pagina, si cerca di capire cosa volere fare da grande e rimettersi in gioco, magari in un percorso di vita diverso. E chissà cos’ha ancora in mente il “Principino”! Forse in questo momento ha ancora nella mente lo scorrere del film della sua vita vissuta per la sua squadra del cuore, con i sentimenti e le emozioni mai sopiti e contrapposti fra loro, ma semmai vissuti intensamente con l’incommensurabile gusto di avere realizzato il sogno vissuto fin da bambino. Questo è Claudio Marchisio, questo è il “Principino” che il popolo bianconero ricorderà per sempre, annoverandolo tra gli artefici più importanti che hanno fatto la storia della Juventus.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711claudio-marchisio-.jpgSiNl-addio-al-calcio-di-claudio-marchisio-1013617.htmSi100451001,02,03030224
211013614NewsCampionatiInter Juve? Quest’anno è un’altra cosa!20190930074213Ecco perché da quest`anno il derby d`Italia assume il tratto di una partita ancor più diversa del solito.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il derby d’Italia? Certo, lo è sempre stato! E’ la partita che da sempre si gioca tra antiche ruggini e serpeggianti veleni? Certo, se n’è avuta la conferma da tanti anni, sia sul campo che dietro le scrivanie! E allora perché Inter Juve di quest’anno sarà un’altra cosa? E perché assume i contorni di una partita di calcio davvero speciale? I motivi sono tanti e sono noti a tutti. L’incontro di domenica prossima 6 ottobre a San Siro si potrebbe definire per la prima volta nella sua storia, non solo come il confronto tra due odiatissime rivali del calcio italiano, ma più semplicemente come l’incontro tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b>, due allenatori che non si guardano di buon occhio fin dai tempi in cui hanno allenato l’Arezzo e che oggi manifestano due scuole di pensiero calcistico che sono in contrapposizione tra loro. E se a questo “menù” ci aggiungiamo anche i “tradimenti” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> che per tanti anni sono stati gli artefici di una parte consistente delle glorie della Juventus, ecco che la partita di calcio tra nerazzurri e bianconeri aggiunge ancora più sale in una minestra che bolle prima ancora di cominciare. Il tutto è iniziato questa estate durante il periodo di calciomercato, allorquando si ventilava il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> sulla panchina della Juve. Questo era il desiderio che si manifestava chiaramente nel volere del mister leccese. Ma questa operazione non si poté fare per evidenti “no” da parte della dirigenza della Vecchia Signora che ricordava ancora come un affronto personale, quel giorno di luglio 2014 in cui il tecnico volle separarsi dalla Società bianconera per evidenti divergenze dopo tre anni indimenticabili. Sentimenti di amore –odio protratti nel tempo, anche quando Conte fu chiamato a fare il CT in Nazionale e poi ad allenare il Chelsea. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ciascuno per la sua strada, si disse allora! E adesso? Adesso le due strade si rincontrano quasi ad intrecciarsi in un destino che prosegue quel percorso di sentimenti contrapposti, in cui vige per Conte il ricordo di essere stato bandiera e capitano della Juve ai tempi in cui era calciatore e allenatore, e poi la ruggine di un rapporto finito male con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli and company</b>. E poi? C’è anche il discorso legato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> fatto fuori dal Direttivo della Juventus per non tanto chiare vicende interne, il quale passato all’Inter vuole dimostrare quanto la società bianconera si sia sbagliata a disfarsi di lui che ben ha lavorato per tanti anni alla Juve. E c’è anche il dualismo estivo sulla “telenovela” legata a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku,</b> in cui dapprima sembrava chiusa l’operazione Inter per acquistare il giocatore belga tanto desiderato da Conte, poi è intervenuta la Juve con Paratici a rallentarne volutamente le operazioni per non fare rafforzare la squadra nerazzurra e la voglia di portare in bianconero giocatore. Tuttavia, per tanti motivi di mercato, quel tentativo di far vestire la maglia bianconera a Lukaku non riuscì a Paratici e così Marotta entrò definitivamente a gamba tesa e permise al possente giocatore di colore di accasarsi definitivamente all’Inter. Ma quante ripicche, quante ruggini e quante situazioni incresciose si sono fatte in tanti anni tra queste due società di calcio che fanno del pallone qualcosa che va oltre il piano esclusivamente tecnico legato al rettangolo di gioco. E così, in questo momento la classifica parla di un’Inter in testa con due punti sopra la Juventus. Un dato significativo dettato soltanto da questo inizio di campionato in cui la Juve di Sarri sta ancora cercando la sua vera identità di gioco, nonostante i tanti infortuni dei suoi difensori esterni e l’abbondanza di campioni d’attacco e di centrocampo. L’Inter, invece, ha trovato in Antonio Conte l’allenatore giusto per cambiare mentalità e mettere ordine in una squadra e una società che da anni era in difficoltà nel far rispettare le regole in uno spogliatoio “polveriera” in cui vigeva incontrastata l’anarchia. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi non è più così, perché l’allenatore leccese che per tanti anni è stato una bandiera della Juventus, ha apportato il suo stile operaio di “testa bassa e pedalare” fatto di grinta e determinazione che si manifesta nell’unione d’intenti prodotta dalla sua squadra e da tutti i suoi giocatori a disposizione. Ecco, diremmo proprio che Inter – Juve di quest’anno non si giocherà soltanto la notte del 6 ottobre prossimo, ma si protrarrà per tutto l’arco del campionato in un inseguirsi a vicenda che sa tanto di pensiero fisso e quasi maniacale, nel volere anteporre sempre e comunque antichi rancori e ruggini mai dissipate. Inter – Juve è, e sarà sempre, una partita diversa da tutte le altre. Oggi più di ieri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-conte-sarri.jpgSiNinter-juve-quest-anno-e-un-altra-cosa-1013614.htmSi100451001,02,03030296
221013613NewsCampionatiIl Toro e il “gallo” Belotti ribaltano il Milan di Giampaolo20190927080001Una gara a due facce.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono partite di calcio che per la loro intensità di gioco ed emozioni prodotte, restano nella memoria come momento di un vissuto sportivo difficile da dimenticare. Tutto questo, naturalmente, a prescindere dalla propria fede sportiva che riesca in qualche modo a far vedere con oggettività l’andamento di un match calcistico che propone sentimenti di sfrenata gioia e cocente delusione. Due facce del mondo dello sport che appassionano, che esaltano, che danno il gusto dolce amaro della vittoria o della sconfitta. Ebbene, parlando della partita di calcio Torino – Milan che ha chiuso la quinta giornata di campionato, possiamo proprio dire che tutti questi altalenanti sentimenti che toccano le corde dell’emozione, si sono prodotti nel vedere le due facce delle squadre in campo. Alla fine ha vinto il Toro con un 2 a 1 meritato, ma che non toglie la qualità di un Milan il quale, andato in vantaggio nel primo tempo con un rigore calciato da Piatek, ha condotto la prima frazione di gioco senza essere cinico nel chiudere la gara con un altro gol, approfittando dell’assoluta assenza fisica di un Toro che è apparso annichilito, privo di idee e senza i suoi soliti attributi calcistici. Questa è la sintesi di un primo tempo in cui la squadra di mister Gianpaolo ha dominato un Toro che rientrato a testa bassa, ha saputo riflettere tra le pareti dello spogliatoio, si è guardato negli occhi ed è ripartito con rinnovata grinta, determinazione e voglia di superare un avversario difficile, il quale era forse più da ricercare in se stessi, piuttosto che nella squadra avversaria. E così è stato, perché il Toro trascinato dal gallo Belotti che ha realizzato una fantastica doppietta, ha superato un Milan in evidente difficoltà e incredulo di questa metamorfosi mostrata in campo dai granata. Tuttavia, è giusto dire che fino alla fine i rossoneri hanno tentato di pareggiare la partita con Piatek, ma grazie alle strepitose parate di Sirigu, il Toro di Mazzarri ha raggiunto il quarto gradino della classifica assieme a Napoli e Cagliari. Ma nell’analisi tattica della partita c’è da rilevare anche il mutamento iniziale voluto da mister Mazzarri, il quale dapprima si è presentato in campo con un 3-4-1-2 proponendo una squadra con il trequartista Verdi, poi, per effetto della sostituzione dello stesso Verdi con Berenguer, l’inserimento di Ansaldi al posto di Lyanco e Djidji in sostituzione di Aina, ha cambiato l’assetto con un 4-4-2 che prevedeva l’arretramento di De Silvestri come esterno basso e Ansaldi e Berenguer esterni alti a far da supporto alle due punte Belotti e Zaza. Una mossa azzeccata e vincente, che si è intersecata perfettamente a uno spirito di gruppo di notevole intensità agonistica. E il Milan? Si è perso per strada, aggredito com’è stato dalle tante folate granata che nel secondo tempo ne hanno sentenziato la vittoria finale. Ma siamo agli inizi del campionato e partite come questa non devono contrapporre irreparabili pensieri distruttivi per chi ha perso ed eccessivi entusiasmi per chi ha vinto ma deve necessariamente trovare la continuità di gioco e risultati, perché la strada da percorrere è ancora molto lunga. E se è vero che il Milan di Giampaolo deve in qualche modo lavorare molto sotto il profilo caratteriale nell’essere più cinico, il Toro di Mazzarri deve assolutamente trovare la continuità facendo tesoro di questa bella vittoria casalinga, senza tuttavia dimenticare le due cocenti sconfitte rimediate con Lecce e Sampdoria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNil-toro-e-il-gallo-belotti-ribaltano-il-milan-di-giampaolo-1013613.htmSi100451001,02,03030261
231013582NewsCalciomercatoAntonio Conte all’Inter, conflitto tra sentimento e ragione.20190601161917Le farneticazioni scatenate dagli ultras, dopo l`annuncio che l`ex allenatore della Juve siederà sulla panchina dell`Inter.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In merito al nuovo allenatore dell’Inter, in questi giorni ne abbiamo sentito di tutti i colori. Era prevedibile che l’integralismo degli ultras di Juventus e Inter manifestassero tutto il loro disappunto. Tuttavia, certe farneticazioni capaci di esasperare pericolosamente gli animi non sono ammissibili, soprattutto in considerazione della già antica e aspra rivalità tra le due tifoserie. Dunque, cerchiamo di andare per ordine, entrando nel focus del problema che è senza dubbio molto delicato. Cominciamo a dire che Conte, con questa decisione di accettare la panchina dell’Inter, sta spaccando in due la città di Torino. Gli ultras bianconeri, infatti, hanno raccolto online 11.000 firme per togliergli la stella allo Stadium, “vomitando” tutta una serie di irripetibili parole contro l’ex allenatore della Juve. Di contro, il popolo interista in un comunicato emesso sui vari social network, si esprimono con frasi allucinanti sui trascorsi giudiziari di Conte e contro una Juve che, a detta loro, rappresenterebbe il potere corrotto del calcio italiano. Frasi pericolose, pesanti, assurde e senza senso, scritte da chi si è macchiato di reati penali e sportivi, organizzando qualche mese fa anche disordini contro i tifosi del Napoli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma l’analisi di tutto quest’assurdo conflitto tra sentimento e ragione, ci porta a ponderare sulla mancanza di realtà di ciò che è il business del calcio moderno e del suo professionismo, con evanescenti farneticazioni pseudo – sentimentali che sanno di pretesto per aumentare a dismisura i pericolosissimi atteggiamenti di odio fra le tifoserie. In altre parole, riteniamo che Conte non debba essere imputato di tradimento dai tifosi della Juve, non solo in virtù del suo essere professionista, ma anche sul fatto (in conformità a quanto si scrive ormai da molti mesi) che è stata proprio la premiata ditta Andrea Agnelli – John Elkann a non volere Conte sulla panchina della Juve, grazie al retaggio dei cattivi rapporti tra le parti che non sono mai stati risanati. Strategie di calcio moderno, infatti, impongono di non rinforzare in primis le dirette avversarie, lasciando liberi sul mercato i protagonisti legati all’appartenenza storica di una data società. E non è mistero che Antonio Conte, tramite Nedved e Paratici ha dato il suo consenso nel volere ritornare sulla panchina della Juventus, nella città in cui ha casa e che l’ha visto crescere dal punto di vista professionale e umano. Dunque, a questo punto, era gioco forza che il bocconcino sarebbe stato appetibile dall’Inter che, capitanata da Beppe Marotta (altro ex, mandato via dalla società bianconera) ha approfittato della situazione per proporre a Conte un lauto contratto ed essere il personaggio adatto per il dopo Spalletti. Tuttavia, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mal comune”</b> degli ultras non accetta questo discorso, perché si pensa in un Conte traditore e mercenario che ha accettato di andare ad allenare l’odiata Inter. Così si esprime in merito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi: “Siamo professionisti, ma l’amore per la Juve resta. Conte non ha rinnegato la sua juventinità e può andare dove vuole, perché l’amore per i colori bianconeri resta lo stesso. Ci sono tanti giocatori che dalla Juventus sono andati all’Inter, io, Causio, Tardelli, Schillaci…..”</b> Già, tanti giocatori e allenatori (aggiungiamo noi) come Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi che non ricordiamo fossero stati vilipesi e oltraggiati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma c’è ancora un’altra riflessione su quello che oggi è il calcio con i suoi iperbolici interessi economici di aziende che sono entrate a far parte delle quotazioni azionarie nelle borse europee. E quando si parla di organizzazione aziendale e di professionismo, ci si riferisce anche a questo. Si pensi, ad esempio, come in questi giorni l’andamento delle azioni della Juventus in Borsa, oscillano con un + 7% se si parla e si scriva di Pep Guardiola come prossimo allenatore della Vecchia Signora, anche se gli ultimi aggiornamenti in merito portino ormai a pensare a Maurizio Sarri come coach della prossima stagione. Già, Sarri! A proposito, restando sempre sui vari tradimenti pseudo – sentimentali manifestati dagli ultras, chi ricorda le parole pesanti dell’ex allenatore del Napoli contro la Juventus nelle varie conferenze stampa? E chi ricorda ancora quel provocatorio “dito medio” alzato dallo stesso allenatore e rivolto contro i tifosi juventini? E allora, di che cosa stiamo parlando? Nel calcio d’oggi tutto è il contrario di tutto. Si metta dunque in moto il cervello, e non ci si perda in assurdi e deliranti pensieri per un pallone che non può più supportare logiche di tradimenti sentimentali.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-conte.jpgSiNantonio-conte-all-inter-conflitto-tra-sentimento-e-ragione-1013582.htmSi100451001,02,03030397
241013580NewsCampionatiIl romanzo del pallone, tra lacrime e addii.20190527180756L`ultima domenica del campionato di Serie A, ha riservato molte emozioni. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è concluso il campionato di Serie A 2018/’19. Una domenica di tristezze in cui il calcio italiano ha manifestato una summa di sentimenti capaci di contrapporsi tra lacrime di gioia e malinconici addii. Gioisce l’Atalanta di Gasperini che vincendo contro il Sassuolo si è piazzata al terzo posto in classifica con 69 punti assieme all’Inter, la quale soffrendo smisuratamente contro un ottimo Empoli, entra a far parte della Champions League del prossimo anno. Milan, Roma e Lazio, (che vincendo la Coppa Italia si è qualificata ai gironi di Europa League) entrano in Europa, mentre Chievo, Frosinone ed Empoli vanno mestamente in Serie B. Si salvano per il rotto della cuffia Genoa e Fiorentina, che pareggiando una partita priva di intensità per evidente paura di offendersi reciprocamente, accolgono con entusiasmo la sconfitta dell’Empoli. Peccato per la squadra di mister Andreazzoli, che ha espresso un buon calcio fino alla fine e capace di mettere in serie difficoltà la pazza Inter di Spalletti. Emozioni e adrenalina ad alti livelli per gli appassionati di calcio che, tranne le partite Sampdoria – Juventus (gara insignificante), Cagliari – Udinese e Frosinone – Chievo, hanno tenuto il fiato in sospeso. Ha vinto il Bologna contro il Napoli (straordinaria l’impresa fatta da Mihajlovic) ed ha vinto anche il Toro di Mazzarri e la Roma di Ranieri che hanno salutato gli addii eccellenti di Emiliano Moretti che ha appeso le scarpe al chiodo, quello di Daniele De Rossi che ha lasciato la sua Roma per volere della società giallorossa. E ancora mister Ranieri, prima chiamato per risolvere i problemi della Roma nel dopo Di Francesco e poi frettolosamente non confermato. Film che si ripetono col passare degli anni, ingratitudini e struggenti visioni di un pallone sempre pronto a raccontarti la vita con tutte le sue sfaccettature. Una metafora perfetta dove lo sgorgare delle lacrime è il significato di momenti di gioia e di dolore, di sorrisi, di braccia alzate al cielo e di tristezze su volti che manifestano la propria delusione. Così come l’Empoli che va in Serie B dopo aver creduto legittimamente fino alla fine di restare in Serie A. E così come i tifosi di Torino e Roma che perdono due calciatori e un allenatore tanto amato. Diverse queste figure, diverse queste storie che comunque raccontano l’unico senso romantico di un pallone che fa dell’emozione il significato di ogni cosa. E allora ci chiediamo cosa mai sarebbe il calcio senza il gol e senza i suoi personaggi che gli ruotano attorno, costruendo percorsi professionali che sfociano nell’umano dei sentimenti più profondi. Nulla è per sempre, tutto si può protrarre per lungo tempo, ma niente ti garantisce l’eterno, almeno tra noi comuni mortali. E quando vedi stadi come quelli di Torino e Roma che sono gremiti di tifosi non tanto per l’esclusivo senso del gioco del calcio, ma per quello che rappresenta nei suoi valori umani, allora tutto ritorna come qualcosa che dà il significato profondo a chi in maniera superficiale vede soltanto il calcio al pallone come una semplice pedata per fare gol. No, dentro c’è l’emozione, c’è la rabbia, ci sono gli abbracci, c’è la persona in quanto tale. Schegge di momenti di sport che enfatizzano la fragilità dell’uomo nella sua essenza. E’ stata dunque la domenica della commozione ma anche dei verdetti finali, delle giustizie, delle ingiustizie, delle gioie e delle delusioni talora inaspettate. Ma non è proprio come il nostro quotidiano?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711l'addio-di-de-rossi.jpgSiNil-romanzo-del-pallone-tra-lacrime-e-addii-1013580.htmSi100451001,02,03030304
251013579NewsEditorialeAldo Agroppi, “Non so parlare sottovoce”20190526085338Recensione di un libro che racconta la vita dell`autore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Una vita in contropiede (tra parole e pallone) </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sembra ieri, eppure è già passato un anno dalla sua presentazione alla Fiera del Libro di Torino. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non so parlare sottovoce” </b>pubblicato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>da<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Cairo Editore</b>, fa parte di quella letteratura italiana che appassiona sempre ed è senza tempo. Mai titolo di un libro fu adatto al suo contenuto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aldo Agroppi </b>è così, prendere o lasciare. E’ il destino di tutte le persone schiette come lui, toscano fino alla punta dei capelli nel non conoscere dove sta di casa l’ipocrisia. Ricordo di aver letto con molto piacere il file che mi era stato inviato via mail prima della pubblicazione del libro. Bozze corrette, parole sottolineate e ricorrette dall’autore, che sapevano di impegno letterario da parte di chi si accingeva per la prima volta a scrivere un libro da solo, svelando pubblicamente come egli è nella sua anima e nel suo più profondo essere, con i pro e i contro di un carattere che è simile a un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“legno storto”,</b> così come (dice lui), era il “su babbo”. Ricordo che lo scorrere di questo lungo e intenso lavoro letterario mi aveva affascinato sotto l’aspetto della conoscenza di un percorso di vita fatto in rettilineo, ma che spesso ha subito curve improvvise e inaspettate. L’amore eterno per Nadia, sua moglie, donna perfetta con la quale condivide lunghi anni di matrimonio felice. E poi tanti momenti di ricordi e figure incancellabili della sua famiglia, che tracciano un passato fatto di semplicità e tanto orgoglio. Tutto questo s’interseca perfettamente agli aneddoti che si sono sviluppati tra antipatie e polemiche vissute con personaggi del mondo pallonaro, vedi Mancini, Lippi, Sacchi. Pagine e<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>capitoli in cui Aldo mette a nudo le proprie ansie, le fragilità, l’oscurità e il pessimismo verso il mondo d’oggi che ha perso il senso dell’equilibrio e dei valori umani. Ma al contempo ho letto pagine che fanno sorridere, che sono esilaranti, capaci di contrapporsi a certi racconti commoventi. Il Toro, Gigi Meroni e la giornata di una maledetta domenica d’ottobre, che inizia con la vittoria sulla Sampdoria e si conclude tragicamente con la morte della “farfalla” granata. Chi conosce Aldo Agroppi lo ritiene un caro amico, e chi come me ha avuto l’occasione di intervistarlo più volte, coglie sempre in lui il tratto malinconico di un’anima spesso inquieta, sensibile, reattiva alle storture e alle ingiustizie della vita, ma al contempo capace di sciogliersi come un bimbo. Sono i forti sentimenti contrapposti che lo coinvolgono personalmente, e forse, chissà, sono stati gli artefici del suo male oscuro che a un certo punto gli ha cambiato la vita. E’ l’Aldo Agroppi degli estremi opposti tra loro, che si sviluppano tra picchi di positività ad altri di negatività. E’ il marchio della sua vita di ex calciatore professionista e di uomo che con la sua schiettezza si è inimicato anche i “papaveri” del Potere. Per questo ha pagato a lungo sulla sua persona, ma la cosa più bella è che egli fa di questo suo modo d’essere il suo orgoglio. Senza rimpianti, senza incertezze, ma con la consapevolezza che se la sua vita dovesse ricominciare rifarebbe esattamente ciò che ha fatto. E’ Aldo Agroppi, mediano arcigno e marcatore senza mezzi termini in campo e nella vita. Incendiario e mai pompiere, per questo non sa parlare sottovoce.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-agroppi.jpgSiNaldo-agroppi-non-so-parlare-sottovoce-1013579.htmSi100451001,02,03030275
261013577NewsCampionatiIl giorno di Emiliano Moretti, l’ultimo del calcio giocato20190525122032Un campione anche nella vita.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il popolo granata gli sta preparando una grande festa e il Gallo Belotti, assieme ai suoi compagni, sta pensando di cedergli la fascia di capitano proprio nella sua ultima partita. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Moretti, 38 anni, 600 partite giocate in Serie A, 6 stagioni al Torino dopo avere indossato le maglie di Fiorentina, Juventus, Modena, Bologna, Valencia e Genova</b>, una carriera da calciatore eticamente perfetta, chiude con il calcio giocato. Lo ha ufficializzato nel corso della conferenza stampa cui ha partecipato anche il presidente Cairo. Un attimo di inevitabile commozione ha assalito Moretti nel momento in cui si è rivolto ai presenti dicendo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Grazie</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toro, è il momento giusto”.</b> Una parabola calcistica, la sua, che sa di storia, di dedizione al lavoro, di alto senso dell’appartenenza che sfocia immancabilmente nella serietà di un professionista che ha fatto del pallone la sua vita, il suo lavoro. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ricordo indelebile che è scritto tra le pagine del suo libro personale e fa da esempio a tanti giovani che amano il calcio e intorno ad esso ne costruiscono i propri sogni. Sembra incredibile che attorno a calciatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Moretti</b> si costruiscano percorsi di sport e di vita da far riflettere, annullando per una volta i qualunquistici pensieri di calciatori ricchi, strapagati e senza anima. Non è così, perché pur vivendo in un mondo particolare che ti dà indubbiamente benessere e notorietà, c’è sempre il risvolto umano che deve essere rispettato. E quando si parla di emozioni, di brividi che scorrono come rigagnoli sulla schiena, di lacrime che avvalorano la sensibilità della persona, allora possiamo parlare di grandi uomini che vanno sempre oltre ogni cosa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Domenica contro la Lazio sarà l’ultima volta che mi vestirò da calciatore”</b> dice Moretti al centro della sala stampa dello stadio Grande Torino, mentre il presidente Cairo e Walter Mazzarri seduti accanto a lui lo ascoltano in religioso silenzio. E mentre tutti i suoi compagni di squadra presenti assieme alla moglie di Emiliano e i figli che sono seduti in prima fila, Moretti continua il suo discorso rotto dall’emozione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Questo non è un momento facile per me – sono contento, sono felice perché chiudo una parentesi importante e bellissima della mia vita. La chiudo cosciente di stare ancora bene, e quindi ringrazio il presidente Cairo, Walter Mazzarri per avere provato a convincermi di cambiare idea, ma credo che sia il momento giusto. Devo dire grazie alla mia famiglia e a tutte le persone che mi hanno dato qualcosa dentro e fuori dal campo”. </b>Già, le persone che gli hanno dato qualcosa dentro e fuori dal campo! Un po’ come dire che anche in questo mondo del pallone così particolare e ricco di denaro, c’è sempre bisogno degli altri, di non sentirsi soli facendo un distinguo tra millantatori e persone perbene. Significa restare coi piedi per terra, significa non fare voli pindarici e non abbandonarsi a effimere illusioni di onnipotenza. C’è l’uomo con tutte le sue fragilità, c’è il campione che rincorre il pallone per tanti anni e poi si accorge che nulla è per sempre. E’ una legge di vita che non risparmia nessuno e che rende il gusto dolce – amaro delle cose fatte senza rimpianto alcuno. Ecco, pensiamo davvero che in quella conferenza stampa così nutrita di colleghi, amici, affetti più cari di Emiliano Moretti, siano passati alla mente questi pensieri, queste riflessioni di vita che immancabilmente rispolveriamo in questi momenti. E allora diciamo grazie A Emiliano Moretti che chiude con il calcio giocato, ma continuerà ad essere utile al Torino magari in veste di dirigente della società granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-emiliano-moretti.jpgSiNil-giorno-di-emiliano-moretti-l-ultimo-del-calcio-giocato-1013577.htmSi100451001,02,03030286
271013574NewsCalciomercatoPanchina Juve? Lasciamo perdere, non è serio.20190523202050L`attesa del nuovo allenatore della Juve è ansiogena<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il primo dovere di un giornalista è verificare la notizia prima di pubblicarla. Ma nel caso riguardante i nomi degli allenatori che in questi giorni si fanno per cercare il vero sostituto di Allegri, molte volte diamo quasi per certo ciò che i vari depistaggi e le tante monitorate situazioni ci consentono di pubblicare a ragion veduta. E così, un giorno arriva Mourinho, il giorno dopo sembra quasi fatta per Sarri e due ore dopo Guardiola è la vera sorpresa che tutti gli juventini aspettano e si dà come quasi realizzata. E neanche l’opzione per Simone Inzaghi garantisce nulla di concreto, perché in realtà, anche se Paratici ha detto pubblicamente che gli alti vertici della Juventus hanno le idee chiare sul profilo di allenatore cui affidare la panchina della Vecchia Signora, è altresì vero che gli scenari si aprono a vista d’occhio. E se agli allenatori che saranno impegnati nelle finali europee ci aggiungiamo anche il nome dell’inaspettato Zinedine Zidane che sembrava saldamente incollato alla panchina del Real Madrid, ecco che diventa davvero improbo individuare ad oggi chi sarà davvero il nuovo allenatore della Juventus. A questo punto pensiamo pure che Andrea Agnelli abbia volutamente inibito questo argomento, non perché non si sappia ancora ciò che si vuole, ma più propriamente come cercare di ottenere ciò che si vuole. Sì, perché le situazioni non sono meramente legate agli alti costi che inevitabilmente si devono affrontare se vuoi il top dei coach del calcio europeo ad altissimi livelli, ma ci sono mille altre situazioni da dover risolvere, e cioè i rapporti con la società di appartenenza, il convincimento dell’allenatore stesso a lasciare la panchina in cui lavora, e non ultimo le antipatie radicate nel tempo tra tifosi e qualche allenatore (Mourinho e Sarri) che da sempre si sono dichiarati anti Juve. Dunque, non è solo questione di soldi, ma in tutte queste trattative si innescano tanti fattori non sempre facili da risolvere. E allora, noi che scriviamo, non possiamo far altro che riportare gli intendimenti e le volontà che emergono strada facendo. Certo, i contatti ci sono e ciò che sappiamo per sicuro è che la Juventus è orientata verso un profilo di allenatore che sia diverso da Allegri sotto il profilo del gioco. Una sorta di cambiamento tecnico che non sappia di rivoluzione copernicana, ma che si traduca in una Juve dal gioco più moderno al pari delle grandi squadre europee. E allora, chi di noi al posto di Agnelli avrebbe potuto fare diversamente da come si è espresso lui in sede di conferenza stampa a proposito del nuovo allenatore? Sul fatto che la Juve già da tempo abbia contattato più di un allenatore scelto dalla società, non ci piove; ma da questo a dire che tutto era già stato deciso prima di separarsi da Allegri, onestamente non ci sentiamo di dirlo. Tutto è possibile e nulla ad oggi è sicuro. I nomi degli italiani sono sempre gli stessi, Inzaghi, Sarri, Gasperini, Conte (ormai dell’Inter) si contrappongono costantemente ai top coach come Jurgen Klopp, Guardiola, Pochettino, Zidane, Dechamps (che si è votato alla sua Nazionale francese) e forse Mourinho. Certo, ci sono delle attendibili indicazioni, tuttavia, crediamo che per avere l’ufficialità della Juve su chi sarà l’allenatore del prossimo anno, bisognerà attendere le finali di Europa League e di Champions. Capiamo l’ansia di chi non sta più nella pelle nel desiderio di sapere, ma non si caschi nel gioco delle verità inventate perché ad oggi non c’è ancora nulla di concreto. Se il popolo juventino sogna, è giusto che lo faccia legittimamente. Il toto allenatore è cominciato già da tanto tempo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSiNpanchina-juve-lasciamo-perdere-non-e-serio-1013574.htmSi100451001,02,03030429
281013570NewsCampionatiL’Allianz Stadium e la festa scudetto in tono minore.20190517123114Allegri o non Allegri? Questo è il problema!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Domenica prossima contro l’Atalanta sarà l’ultima partita in casa della Juventus in questo campionato 2018’19, che l’ha vista vincere lo scudetto per l’ottava volta consecutiva. Allo stadio è in programma la festa ufficiale che si ripete ormai da 8 anni. Ma quest’anno sarà diverso, inevitabilmente diverso. Troppe cose bollono in pentola in casa Juve, per avere la mente sgombra e pronta ai bagordi festaioli. A Torino e nell’Italia juventina c’è un unico sentire che sa di spasmodica attesa, su quello che sarà il prossimo futuro della Vecchia Signora. E ci sono tifosi bianconeri che si arrovellano di ansia, nell’attesa di una fumata bianca della più ermetica società di calcio italiana che nulla lascia trapelare. Pensiamo persino che Andrea Agnelli non parli neanche da solo in una stanza, per evitare che i muri stessi possano ascoltare. Ma questa lunga attesa di una conferma così apparentemente sicura a parole e tanto declamata davanti alle telecamere da Agnelli e Allegri, dopo l’orrenda scoppola subita in Champions da parte dell’Ajax, adesso, col senno di poi, è sembrata una farsa per far capire al popolo bianconero che la società Juventus ha sempre le idee chiare sul da farsi. Spiace dirlo, ma questa volta non è così, perché chi attende all’esterno delle mura ha il diritto di sapere cosa stia succedendo ormai da giorni all’interno della sede della Continassa. Ad oggi sappiamo di due incontri. Il primo vissuto faccia a faccia tra Agnelli e Allegri e il secondo in compagnia di Nedved e Paratici. In ballo ci sono diverse questioni che si dividono tra richieste di Allegri che vuole un rinnovo di contratto in scadenza il prossimo anno, ma con un congruo aumento di milioni di euro (10 milioni contro gli attuali 7,5) e la possibilità di avere il potere di fare mercato, decidendo con la società i giocatori da cedere e quelli da acquistare. Sappiamo ad esempio che già da diversi mesi Allegri dice di avere bene in mente la Juve del prossimo anno, quasi fosse già tutto deciso, scontato. Non è così! Infatti, questa lungaggine di incontri senza esito definitivo, fa pensare ad una profonda incertezza che ha creato una spaccatura all’interno dei vertici dirigenziali. Andrea e suo cugino John Elkann si oppongono vivacemente al ritorno di Antonio Conte, il quale sarebbe invece gradito da Nedved e Paratici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma prescindendo da questo nodo difficile da sciogliere come tanti altri che si stanno attorcigliando in casa Juve, resta il fatto che il ruolo tecnico e manageriale richiesto da Allegri non può essere accettato da Andrea Agnelli il quale, pur tenendo conto del calcio che cambia anche nelle sue figure dirigenziali, non può disconoscere la tradizione storica della sua nobile casata, che nella Juventus ha da sempre visto il modo di gestire in maniera autorevole e senza interferenze di sorta. Ciascuno con il suo ruolo ben definito. Ciascuno con le proprie responsabilità. Ciascuno con i propri doveri. Sì, perché vincere è l’unica cosa che conta. E, se vogliamo, Max Allegri l’ha pure sposata alla lettera questa frase simbolo del feudo bianconero, vincendo 5 scudetti di fila, Coppe Italia e Supercoppe, con l’aggiunta di avere portato in finale <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di Champions due volte la Juve, senza tuttavia averla mai vinta. Ed è questo il bubbone che tormenta la società e i tifosi, proprio in un anno in cui si sono fatti investimenti notevoli per l’acquisto di Cristiano Ronaldo. E tutto questo insieme di cose danno il senso della non chiarezza di idee da parte della società, la quale per la prima volta si trova ad essere fragile nelle sue scelte. Allegri o non Allegri? A questo punto non è neanche semplice, perché pensiamo che si sia aspettato troppo e tergiversato su un argomento basilare; per l’appunto quello della direzione tecnica. Buona idea sarebbe stata quella iniziale, e cioè di un ritorno di Zinedine Zidane. Tuttavia, adesso è troppo tardi! Poi si sono fatti i nomi di Deschamps, Pochettino, Simone Inzaghi e perfino Pep Guardiola che appare saldamente ancorato al Manchester City e al suo lauto contratto. Quindi che si fa? La domanda resta ancora senza risposta, anche se il calciomercato è alle porte con le voci insistenti delle cessioni di Paulo Dybala, Mandzukic, Khedira, Alex Sandro, Cancelo. Insomma una sorta di epurazione suggerita dallo stesso Allegri con l’acquisto di almeno 5 Top Player suddivisi tra difesa (2), centrocampo (2) e attacco (1). Così si è espresso pubblicamente il tecnico di Livorno, peccato che il 90% del popolo bianconero non sia d’accordo sulla sua conferma, per il ben noto problema di una Juventus incapace di esprimere un gioco moderno, brillante, agonisticamente frizzante, vivo, come quello che ci viene proposto dalle migliori compagini di calcio europee. Così, anche tra i tifosi si risente questo eco percepito in società già da diverso tempo, e cioè di una squadra che vince, annoia in Italia e non progredisce in Europa. Dunque l’attesa alla Continassa si fa davvero insopportabile e, di conseguenza, il tormentone che si arrovella nello stomaco dei tifosi juventini si manifesterà inconsciamente pure dentro le mura dell’Allianz Stadium, quando si celebrerà la festa dell’ottavo scudetto consecutivo che in un altro momento avrebbe un sapore diverso. Perché adesso la testa è altrove.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-agnelli-e-allegri.jpgSiNl-allianz-stadium-e-la-festa-scudetto-in-tono-minore-1013570.htmSi100451001,02,03030288
291013565NewsCampionatiIl Toro trascina il popolo granata, in un’alternanza di emozioni intense 20190512163628Contro il Sassuolo, i granata di Mazzarri sono stati autori di una partita incredibile. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono partite di calcio che per la grande intensità emotiva, riesce difficile raccontare anche a noi cronisti che da molti anni narriamo le gesta dei calciatori sul terreno di gioco. Torino – Sassuolo è uno di quei match in cui se racconti l’inizio, la metà e poi la fine della gara, ti accorgi di avere scritto cose diverse, perché differenti sono state le situazioni tecniche e agonistiche capaci di farti cambiare umore e persino giudizi affrettati su questo o quel giocatore e anche sull’allenatore. Così è il calcio, così è questo mondo del pallone capace di farti perdere il senso logico dell’equilibrio e disperderti tra i meandri di sentimenti ed emozioni contrapposti tra loro. Ma la partita che il Toro ha giocato in casa contro il Sassuolo all’ora di pranzo, era una di quelle che equivalgono una grande finale per situazione di classifica e per emozioni garantite fin dall’inizio. E poi, nello sviluppo della gara, ti accorgi che proprio queste forti emozioni così altalenanti, immediate e capaci di toglierti il respiro, sono adatte soltanto ai forti di cuore. Ma questa volta il cuore granata ha retto bene, perché non è stato facile assorbire la prima delusione della gara, proprio quando il gallo Belotti al 16’ del primo tempo su calcio di rigore scheggia la traversa con la palla che va alta. Poi, al 27’ il Sassuolo è andato in vantaggio con un gol di Bourabia, il quale si fa espellere dall’arbitro per un doppio giallo causato da un suo precedente fallo e poi dall’essersi tolto la maglia nell’esultare. Dunque, un Sassuolo rimasto in dieci uomini ma in grado di continuare a dare filo da torcere ai granata che non ci stanno a subire una sconfitta davanti a uno stadio gremito di tifosi. E intanto sugli spalti abbiamo visto soffrire il popolo granata che, come sempre, ha incitato la squadra nel suo eterno ruolo di dodicesimo giocatore in campo. Passano i minuti e l’ansia si fa ancora più forte, i battiti del cuore si acuiscono ad ogni tiro fallito dai granata e soprattutto di Belotti, il quale al 35’ tira addosso al portiere Consigli un pallone che avrebbe potuto riequilibrare le sorti della prima frazione della gara. Si va così all’intervallo tra l’esultanza dei sostenitori del Sassuolo e l’angoscia di quelli del Toro. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma si ricomincia, non c’è tempo da perdere, il Toro non può fare svanire nel nulla un’Europa che è lì, a portata di mano, anzi di piede e di cervello. In campo rientrano gli stessi 22 che avevano cominciato la partita, ma poi al 49’ Mazzarri fa entrare Zaza che prende il posto di Lukic. Così, si evince subito l’intenzione di un Toro arrembante che appare a trazione anteriore con la presenza in campo di Belotti, Zaza, Iago Falque e Berenguer in contemporanea. E non è un caso che il Toro, sanguigno più che mai, pareggi i conti con Belotti al 56’. Al 64’ anche i nero verdi cambiano Djuricic con Rogerio, ma è il Toro che attacca a testa bassa e con forza costringe il Sassuolo ad arretrare il proprio baricentro, fino a chiudersi nella propria metà campo. Ma, ironia della sorta, il calcio beffardo riserva ancora ai tifosi del Toro un’altra delusione nel vedere segnare il Sassuolo con un eurogol di Lirola. Incredibile, un gol che avrebbe stroncato gli animi di chiunque, ma non dei giocatori granata che invece di perdersi in disarmanti ed effimeri atteggiamenti negativi, ricominciano a macinare chilometri con straordinaria forza fisica, a testa bassa, quasi a combattere il destino avverso ancor più che il Sassuolo stesso. Proprio com’è scritto nella sua gloriosa storia che si rivede sempre tra le sagome e le gesta del Grande Torino. Così, con il cipiglio di chi non ci sta a essere sconfitto, all’81’ arriva il pareggio di Zaza. Un boato di speranza si capta tra il popolo granata che riprende animo, proprio come fanno i suoi campioni in campo. Ed è proprio adesso che si avverte il picco di un’adrenalina che sale dritta in cielo e crea emozioni che tolgono il respiro. Adesso lo stadio innalza al cielo le sue urla di speranza, le cromature granata si uniscono tra lo sventolio di sciarpe e l’alzare delle sciarpe in segno di carica verso i calciatori del Toro, a cui si chiede un ultimo sforzo. Un presagio al gol del gallo Belotti che arriva all’82’ e pone fine alla grande paura. Torino 3 – Sassuolo 2. Una bellissima rete che non si ha nemmeno il tempo di magnificare per la bellezza del gesto tecnico con cui il gallo l’ha messa lì, alle spalle del portiere Consigli che nulla ha potuto contro un’imparabile sforbiciata al volo. Sempre nella stessa porta, sempre con lo stesso gesto tecnico che il gallo Belotti aveva fatto contro il Sassuolo lo scorso campionato. Un segno del destino, un qualcosa che racconta un Toro da assaporare, che fa soffrire e poi gioire i suoi tifosi. E chissà che gli Invincibili del Grande Torino siano i veri autori di questo sogno granata che si sta avverando dopo tanti anni. Il Toro di Mazzarri c’è, è volenteroso, arrembante anche se non perfetto. Ma che importa, la classifica al momento parla di un sesto posto e di 60 punti che fanno felice il popolo granata, il presidente Cairo, Mazzarri e i suoi ragazzi. Adesso restano due partite da giocare, una ad Empoli e l’altra in casa con la Lazio. I deboli di cuore sono avvertiti. Le emozioni saranno ancora intensissime!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Sadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNil-toro-trascina-il-popolo-granata-in-un-alternanza-di-emozioni-intense-1013565.htmSi100451001,02,03030234
301013564NewsCampionatiAllegri? Ci sono diversi segnali che inducono a pensare che andrà via20190509195124Fervente attesa sul futuro della panchina della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A Torino, sponda bianconera, ci sono ormai da tempo domande su chi sarà il futuro allenatore della Juventus. Da quella bruciante esclusione dalla Champions da parte dell’Ajax, il popolo bianconero si è schierato quasi all’unanimità contro Max Allegri, ritenuto già da diverso tempo responsabile della mancanza di gioco della Juve. Certo, la delusione Champions è stata la goccia che ha fatto traboccare un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>vaso già colmo di insoddisfazioni, nonostante i cinque scudetti vinti di seguito, supercoppe e Coppe Italia. Ma i tifosi vogliono il gioco, desiderano divertirsi, soprattutto in considerazione dei suoi tanti campioni in squadra e dalla presenza di Cristiano Ronaldo. Ma ciò che rode soprattutto ai tifosi della Juve è quell’atteggiamento di squadra che al cospetto delle meraviglie del calcio europeo, ci sia davvero un divario culturale nell’intendere un calcio offensivo, fisicamente preparato a sostenere sforzi, contrasti duri e, soprattutto, capaci di creare una ragnatela di passaggi con poche possibilità di errore per non dare vantaggio all’avversario. E allora il popolo bianconero si chiede perché la Juve che conta di grandi campioni, non possa fare un gioco più moderno e all’altezza di contrastare le più alte espressioni di calcio europeo? Il gioco all’inglese, ad esempio, è così impossibile da imparare? E’ soltanto questione di mentalità, di cultura o di che altro? Ed ecco che ci si chiede perché Andrea Agnelli non stia pensando ad un allenatore che sappia di calcio europeo per potere inculcare alla squadra i principi di un calcio che sappia andare oltre i confini. Un calcio che magari sia più adatto a vincere la Champions piuttosto che gli scudetti. E allora che fare? Secondo noi si è aspettato troppo, in quanto la società avrebbe dovuto stringere i rapporti con Zinedine Zidane per opzionarlo, prima che furbescamente Florentino Perez se lo accaparrasse nel tentativo di ricominciare un ciclo di vittorie. E adesso? Adesso ci sono diversi segnali che lasciano pensare all’addio di Allegri, nonostante in apparenza, fin dal post gara con l’Ajax, sia Agnelli che lo stesso allenatore bianconero hanno dichiarato di voler proseguire ancora insieme. Ma voci di corridoio dicono che ad Allegri sia arrivata una proposta irrinunciabile da parte del PSG. A questo punto si aprirebbero diversi scenari che porterebbero a vari nomi per la sostituzione del tecnico livornese. Potrebbe esserci infatti il ritorno di Antonio Conte che però, tranne improvvisi ripensamenti, sembrerebbe ormai destinato ad accasarsi all’Inter. Ma nel quartiere bianconero della Continassa, corre insistente il nome di Didier Deschamps che conosce molto bene l’ambiente juventino ma è attualmente legato alla nazionale francese. Ma se il punto nevralgico delle aspettative della Juventus è quello di dare alla squadra un segnale di calcio moderno ed europeo, perché pensare a un coach che di fatto non allena in una società ma è il commissario tecnico della Francia? Due ruoli diversi che porterebbero molti interrogativi. Dunque, riteniamo che Andrea Agnelli a questo debba pensare al profilo di un allenatore che arrivi dall’estero e abbia un curriculum adatto ad inculcare principi di gioco offensivo e meno inibito da schemi tattici più adatti al pallone italiano piuttosto che estero. Se Guardiola sembra irraggiungibile per il suo lauto contratto al Manchester City (ma cos’è irraggiungibile per una Juve che può permettersi di avere tra le proprie fila un costosissimo campione come CR7?), perché non pensare a Jurgen Klopp, ( 10 milioni di contratto già pronti per lui) piuttosto che Pochettino o l’allenatore dell’Ajax Erik ten Hag che tanto bene sta facendo nella squadra olandese, nonostante la sfortunata eliminazione in extremis dalla Champions ad opera del Tottenham? Insomma la Torino bianconera non sta più nella pelle e anche se nulla trapela dalla società Juventus in merito alla panchina del prossimo anno, i segnali che Max Allegri abbia ormai deciso il suo futuro lontano dall’Allianz Stadium ci sono tutti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri-ci-sono-diversi-segnali-che-inducono-a-pensare-che-andra-via-1013564.htmSi100451001,02,03030293
311013558NewsCampionatiIl Toro delle meraviglie e della ricorrenza20190430170429Il mondo granata vive una settimana di sentimenti che si intersecano a una realtà di squadra pronta per l`Europa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>C’è qualcosa che riesce difficile spiegare nella vita, ed è quella coincidenza di fatti e situazioni che spesso ti fanno riflettere sul mistero chiamato destino. Nella settimana della liturgia granata, in prossimità di un 4 maggio che quest’anno segna il 70esimo anno della tragedia del Grande Torino, il Toro di Mazzarri sconfigge 2 a 0 il Milan, si porta a 56 punti in classifica, mentre in piena zona Champions si accinge ad affrontare un derby che mai come in questa circostanza ha il sapore di un match dai connotati agonistici ancor più intensi delle altre volte. L’Europa League, il sogno di partecipazione alla Champions, poi il derby, e quindi la liturgia del 4 maggio a Superga. Una serie di tessere che sembrano incastrarsi perfettamente in quel puzzle di color granata, che mai come quest’anno si arricchisce di concretezza e non solo di ricordi, di rimpianti e di funeste commemorazioni. Questo è un bellissimo momento per il Toro, forse inaspettato ma sognato a lungo. E hai visto mai che anche il derby che si giocherà all’Allianz Stadium, si colori di granata portando ancor più in alto il Toro fino a toccare il cielo con le dita? E chissà che proprio i mitici INVINCIBILI da lassù non abbiano architettato qualcosa che deve ancora accadere per il Toro, qualcosa che si amalgami perfettamente in un tutt’uno di situazioni che s’intrecciano tra lacrime di gioia e commozione, per una storia che non ha eguali e non può definirsi soltanto calcistica. E’ la storia del Grande Torino, una squadra unica, forte, imbattibile, legata a un destino incredibile che in un giorno di vento, di pioggia, in cui il cielo plumbeo non prometteva nulla di buono, ha segnato una tragedia che andrà oltre il tempo. Ma oggi il Toro gioca ancora una volta contro il destino avverso per il suo popolo granata, per la sua gente, per un presente che si riflette sul campo di calcio con il fattivo orgoglio di esibire quella maglia che per troppi anni è stata solo intrisa di nostalgie lacrimevoli per un passato che oggi si è tramutato in una realtà di sorrisi e di abbracci verso questo Toro delle meraviglie che ha assunto i tratti di quel Grande Torino, non fosse altro per la grinta, la determinazione e la voglia di mettere da parte ogni senso di sfiga cosmica ricorrente nei lunghi anni in cui c’era bisogno di crearsi un alibi. Oggi il Toro di Mazzarri è sanguigno, concreto, senza tanti fronzoli, magari non bellissimo da vedere ma vince, accumula punti in classifica e non guarda in faccia nessuno. Da capitan Belotti, a Sirigu, a De Silvestri, Ansaldi, Moretti, Nkoulou, Izzo, Baselli, Berenguer, Rincon, Meitè, Iago Falque, fino ad giovane di belle speranze come Parigini, tutti si recheranno a Superga per ripetere una liturgia che da 70 anni si rinnova con senso di accorata partecipazione collettiva. In tutto questo tempo, tante sono state le generazioni dei vari calciatori che hanno vestito la maglia granata, tanti sono stati i capitani del Toro che hanno letto uno per uno davanti alla lapide di Superga i nomi dei giocatori del Grande Torino, tanti sono stati gli allenatori, i presidenti, i dirigenti che si sono avvicendati negli anni, sempre con lo stesso spirito di appartenenza in un’atmosfera in cui il silenzio diventa davvero assordante. Sì, perché in quel momento tutti capiscono cosa significa Toro. Anche i più giovani calciatori di oggi che riescono ad abbinare il significato di vittoria al sentimento profondo di un pallone che oltre al denaro, alla ricchezza e al privilegio di svolgere un’attività dal benessere unico, riescono a capire meglio un mondo che racchiude molto altro. Ecco, diremmo che in questo momento in cui il mondo granata sta gustando un presente che è figlio della gloriosa storia del Grande Torino, riesca forse per la prima volta a racchiudere intimamente gioie e dolori, sorrisi e lacrime. Proprio come fa la vita che ci mette di fronte alla capacità di sorreggere emozioni forti e contrapposte tra loro. E in questa settimana granata iniziata con la vittoria sul Milan, che continuerà con la stracittadina torinese e si chiuderà con i 70 anni della morte del Grande Torino, tante cose devono ancora accadere. Da lassù, loro lo sanno già.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNil-toro-delle-meraviglie-e-della-ricorrenza-1013558.htmSi100451001,02,03030279
321013552NewsCoppeUno struggente messaggio a CR7, da parte di un tifoso della Juve20190418200457Quando l`amarezza di una sconfitta, tocca i sentimenti del tifoso. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sul giornale numero 18 di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve – Toro”</b> ho letto con piacere l’articolo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Catapano</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Caro Cristiano, ti scrivo”.</b> Ciò che mi ha colpito in questo accorato messaggio è il sentimento profondo di delusione che si percepisce nell’animo del tifoso bianconero, dopo la sconfortante uscita della Juventus dalla Champions League. Ma ciò che piace di Antonio Catapano è questo suo rivolgersi a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> in maniera amichevole, consigliandolo quasi a non sentirsi in obbligo a restare nella Juve anche per il prossimo anno. Lo definirei un atto di amore di chi, con l’amaro in bocca, distrugge ciò che ama di più. Sembra un controsenso, ma non lo è. Sì, perché quando si ama davvero e si resta delusi, ti assale quella voglia di distruggere ogni cosa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“….perchè so come ti senti, anche tua mamma l’ha confermato che non l’hai presa bene l’uscita dalla Champions. Hai ragione, non fai miracoli. O almeno, non sempre….”.</b> Così inizia la lettera a CR7 scritta da Catapano. Un messaggio struggente che nel suo proseguire diventa quasi disarmante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Io al posto tuo, per quello che può valere la mia inutile opinione, alzerei i tacchi. Non sei il primo giocatore bravo a trovarsi in questa situazione riflessiva – esistenziale (citofonare Dani Alves e Carlitos Tevez ore pasti). Non pensare ai soldi, che ne hai già tanti, a camionate, e comunque di certo se trovi un altro club non ti metteranno mica a stecchetto. Che ne sarà di noi? Non preoccuparti, noi magari ci riprendiamo Gonzalo…….e comunque vada andiamo a prenderci il 9° scudetto consecutivo”.</b> E’ un lasciarsi altruistico, un qualcosa che sa di importante per il bene dell’altro. E ancora: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Che altro dirti, grazie di tutto, infinitamente grazie di essere stato con noi. E’ stato un grandissimo onore. Ciao CR7,tante belle cose e Buona Pasqua. Un amico”.</b> Un po’ come dire che la Juve e il popolo bianconero non merita cotanto campione che sembrerebbe quasi sprecato in una squadra che con la Champions non ha il suo stesso feeling. E allora ho pensato ai sentimenti scaturiti da un pallone che si antepone anche alle varie fedi calcistiche. C’è chi gode per gli insuccessi dell’odiata Juve e c’è chi da juventino ne soffre. Storie di social che si manifestano talora anche in maniera pesante. Sfottò che fanno parte del tifo calcistico e non tengono conto della sportività. Ci sta! Ognuno intenda la passione per il calcio come meglio crede. I sentimenti, le passioni, le emozioni e le lacrime contrapposte ai sorrisi beffardi, fanno parte di questo gioco. Ciascuno lo interpreti al meglio, secondo il proprio modo di vedere le cose. E intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Catapano</b>, tifoso juventino, ha scritto qualcosa che anche in chi è di altra fede calcistica, non può non far riflettere e apprezzare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNuno-struggente-messaggio-a-cr7-da-parte-di-un-tifoso-della-juve-1013552.htmSi100451001,02,03030274
331013550NewsEditorialeMarco Salmeri, cinque anni dopo la sua morte.20190416193232Cinque anni, ma sembra ieri.......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> E’ la frase di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nelson Mandela </b>che va oltre quelli che sono i discorsi fatti contro il razzismo e l’intolleranza, modelli culturali per cui Mandela ha sempre creduto e lottato. Tuttavia, pensiamo che in queste poche parole ci sia racchiuso il vero senso della vita, che si manifesta soprattutto nell’intendere il vincitore come un sognatore che non si è mai arreso. Un chiaro riferimento all’essere umano che non si dà mai per vinto e che sognando riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati. Questo era Marco Salmeri, un ragazzo che sognava grandi palcoscenici calcistici ma con la sua prematura morte, ha lasciato tutti con quel retrogusto amaro che sa di mistero e di <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>domande senza risposta. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quella di Marco è una storia culminata in una tragedia che ha colpito la stragrande maggioranza della gente di Milazzo e non solo. Tutti ricordano questo giovane calciatore di belle speranze, che in quella maledetta domenica del 27 aprile 2014 perse tragicamente la vita a causa di un incidente stradale sull’autostrada A20. Marco Salmeri aveva 23 anni, era originario di Milazzo e giocava con il Due Torri in Serie D. Destino volle che nel ritornare a casa alla fine della sua partita, incontrasse la morte nei pressi di Patti in provincia di Messina. Fu uno shock, un grave lutto che colpì tutto il calcio dilettantistico della Sicilia, la città di Milazzo, gli amici, i conoscenti, ma soprattutto i genitori di Marco: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mamma Grazia e papà Nino Salmeri.</b> L’incredulità si contrappose subito al dolore e alla commozione, che in certe circostanze è pure legittima e sfocia nell’umano dei sentimenti forti, profondi, per qualcosa che stenti a credere ma che sai essere vero. Così Milazzo, nello stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco Salmeri”,</b> rivivrà il ricordo di quel ragazzo, di quel calciatore di fede interista del quale si diceva un gran bene. E pure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b> si sono ricordati di lui qualche anno fa, donando la maglia del campione argentino che l’ha autografata con dedica. Ai più superficiali potrebbe sembrare un messaggio simbolico di poca importanza, ma per la famiglia Salmeri quella maglia nerazzurra e quella dedica hanno avuto un grande significato di vicinanza al loro dolore. Sono storie di vita, drammi che ti segnano dentro come una piaga sempre viva, che per i genitori di Marco difficilmente potrà mai essere rimarginata. Intanto il calcio continua a essere la metafora della vita. E quel pallone che i ragazzi rincorrono velocemente, resterà per sempre il sogno dei vincitori che non si sono mai arresi. Proprio come Marco! Proprio come lui! Eppure il tempo vola inesorabile. Sembra ieri e invece sono trascorsi cinque anni da quella luttuosa tragedia. Quest’anno, la ricorrenza della morte di Marco Salmeri prevede la Santa Messa alle ore 18,00 di venerdì 26 aprile presso la Chiesa S. Papino. Al termine della quale i parenti, gli amici e tanti conoscenti, si recheranno in massa verso il campo sportivo a lui intitolato, per l’inaugurazione del monumento restaurato e della stanza museo dei calciatori. Per ricordare Marco! Sempre! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milazzo Stadio Marco Salmerifl0711fl0711marco-salmeri-anniversario-(560x800).jpgSiNmarco-salmeri-cinque-anni-dopo-la-sua-morte-1013550.htmSi100451001,02,03030184
341013530NewsEditorialeAl 13° minuto, 13 secondi per ricordare Davide Astori.20190304170257Tra momenti di riflessione e commozione, l`incancellabile ricordo del capitano della Fiorentina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cos’è la vita. Che cos’è la morte. E che cos’è il calcio, capace di racchiudere sentimenti così profondi, controversi e al contempo uguali. Un anno senza <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. Il calcio si è fermato al 13° del primo tempo e per 13 secondi in tutti gli stadi d’Italia. 13 come il numero della sua maglia che resta il simbolo di un ragazzo che il destino ha prematuramente strappato alla vita. Lunghi applausi in tutti gli stadi, qualche inevitabile lacrima e tanta commozione. C’è stata molta compostezza e partecipazione da parte di tutti, ed è sembrato quasi che migliaia di persone di fede calcistica diversa si unissero in un ipotetico abbraccio per riflettere, per ricordare ciò che il tempo non cancellerà mai. Sì, perché ci sono momenti nel mondo del calcio e nella vita in genere, in cui certi antagonismi costruiti da antiche ruggini non hanno motivo di esistere. E’ sembrato quasi che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> per 13 secondi avesse messo tutti d’accordo in un’atmosfera surreale. In alto al tabellone la sua immagine che ormai abbiamo imparato a volere bene come un’icona di famiglia. Da Cagliari a Bergamo, da Roma a Milano,Torino e tutti gli stadi, hanno ricordato Davide come se avesse indossato tutte le maglie del calcio italiano. Sembra ieri, eppure è passato un anno da quel 4 marzo 2018 in cui Astori morì nel sonno in quell’albergo di Udine in cui pernottava con la sua Fiorentina, nell’attesa di disputare il giorno dopo l’incontro con l’Udinese. Ma lui, capitano della viola, quella partita non la giocò mai, lasciando attoniti i suoi compagni che sconfortati non si dettero pace, esattamente come succede ancora oggi. Così, in quei 13 secondi in cui il fischio dell’arbitro ha interrotto il gioco, l’amato pallone ha fatto spazio ai pensieri su Davide e alla sua scomparsa troppo&nbsp;frettolosa, che non ha dato neanche il tempo di salutarsi, di stringersi in un abbraccio intenso, proprio come dopo avere fatto un gol. A Bergamo hanno destato forte commozione le copiose lacrime versate da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b>, il quale in un articolo apparso oggi su diversi quotidiani sportivi, ha detto che in quegli attimi ha ricordato l’amico Davide, con il quale ha giocato nella Fiorentina, ma gli è anche venuto in mente il suo dramma vissuto questa estate, quando è stato ricoverato in ospedale per un’infezione batterica ai linfonodi del collo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quello che è successo ad Astori mi è rimasto in testa per tanti giorni. C’è stato un periodo in cui avevo paura di andare a letto e addormentarmi. Temevo di non svegliarmi più e di non vedere più la mia famiglia. Ho smesso di guardare le partite e il calcio in TV. Pensavo solo a guarire e stare con la mia famiglia. A un certo punto ho sperato di poter camminare e non di ritornare a giocare. Poi tutto è passato e ne sono uscito. Prima mi arrabbiavo per stupidaggini, ora vivo meglio”.</b> Pensieri e sentimenti che raccontano le fragilità dei campioni del pallone come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic,</b> il quale, nel ricordare il dramma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Astori,</b> si è immedesimato nella sua storia personale sfociata in un pianto dirotto in quei 13 secondi, in mezzo a quel prato verde di Bergamo in cui il pallone, la partita e i giocatori di Atalanta e Fiorentina si sono fermati. Il calcio è anche questo. Giri le pagine della commedia del pallone e ne esce il racconto della vita e della morte come un fatto naturale, come se l’una fosse direttamente collegata all’altra. Poi, al fischio dell’arbitro, il gioco riprende e la vita continua il suo scorrere naturale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“The Show Must</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Go On” – “Lo spettacolo deve andare avanti”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNal-13-minuto-13-secondi-per-ricordare-davide-astori-1013530.htmSi100451001,02,03030157
351013528NewsEditorialeInter e Juve. E pur si odiano.20190303130830Storie di scambi e delusioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tra Juve e Inter c’è sempre stata antipatia. Tuttavia, se scorriamo gli annali scopriamo una lunga serie di scambi tra allenatori e calciatori che, soprattutto all’Inter, non hanno portato grandi benefici. A parte Trapattoni e Ibrahimovic che hanno portato reali successi all’Inter, per il resto non ricordiamo affari strepitosi di miglioramento. Senza andare alla notte dei tempi, parliamo del più eclatante passaggio che c’è stato dalla Juventus all’Inter: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b>, uno dei migliori dirigenti del calcio italiano chiamato a risolvere i gravi problemi di casa nerazzurra. Sembra quasi farsi dispetto, soprattutto se pensiamo che adesso si vocifera pure il passaggio di Max Allegri, Dybala all’Inter e di Icardi alla Juve. Un Marotta che vuole plasmare la società nerazzurra su uno stile Juventus che per tanti anni è stato ricco di successi. Ma la storia ci insegna che tante volte le minestre riscaldate non portano nulla di buono e che nel calcio si deve cominciare un ciclo non con personaggi che hanno già vinto tanto, ma soprattutto con figure tecniche che abbiano la fame di vittorie. E poi, perché creare dei malumori tra tifoserie e società che da sempre si guardano in cagnesco? Sembra un controsenso, eppure dietro tutto questo odio sportivo c’è qualcosa che lascia pensare all’ammirazione e un desiderio di carpire i segreti di vincere tanto. Strategie aziendali che non condividiamo perché non portano a nulla di nuovo e perché si pensa a un usato sicuro che quasi sempre risulta essere un fallimento. Ricordate quanto ha vinto Lippi con la Juventus? Ebbene, cos’ha fatto all’Inter? Dunque, a parer nostro, sarebbe bene che l’Inter non copiasse la Juve, ma creasse una sua strategia, un suo stile aziendale atto a iniziare un ciclo con coraggio. Marotta è un grande personaggio del calcio italiano. Inventi qualcosa di suo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-marotta-e-allegri.jpgSiNinter-e-juve-e-pur-si-odiano-1013528.htmSi100451001,02,03030124
361013512NewsCampionatiInter, Spalletti sotto esame. 20190201153919In casa nerazzurra si profila una ristrutturazione di base già da questa estate.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>D</span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>opo la fuoriuscita dalla Champions da parte dell’Inter, adesso registriamo anche la sconfitta ai rigori contro la Lazio e la conseguente eliminazione dalla Coppa Italia. Situazioni non proprio idilliache per la società nerazzurra, che all’inizio di campionato si presentava come la vera antagonista alla Juventus. E così con il trascorrere dei vari impegni calcistici, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> mette in mostra quell’ansia da prestazione che nel calcio è emblema di mancanza di sicurezza e di recondite paure che si manifestano con l’assoluta carenza di autostima. Il gioco che non c’è, lo spogliatoio che mostra nervosismo perché non c’è partecipazione globale di squadra, dove ciascuno dei calciatori cerca di salvare soltanto se stesso. Senza contare l’ormai risaputa voglia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic </b>di andare via dall’Inter, la quale non è riuscita a cederlo nell’appena chiuso mercato di gennaio. Tutte cose che raccontano una situazione sfuggita di mano a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti,</b> il quale è consapevole di avere fallito il suo intento di riportare l’Inter ai fasti che gli competono. E adesso si parla di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> come naturale sostituto di Spalletti sulla panchina dell’Inter. E ci sarebbe più di un indizio, visto che l’ex allenatore di Juventus e Chelsea è stato visto nelle vicinanze della sede nerazzurra dove sembrerebbe essersi incontrato con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta.</b> Naturalmente, allo stato attuale delle cose tutti negano ogni trapelata voce, tuttavia, l’idea di una ristrutturazione tecnica di casa Inter prende sempre più fondatezza nell’ambiente nerazzurro. Adesso per Spalletti resta il piazzamento Champions in campionato e quell’Europa League che a questo punto della stagione è per l’Inter l’unico trofeo da conquistare. Intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> è alle prese con il rinnovo del contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi,</b> oltre a stilare i nomi dei giocatori su cui partire fin dal prossimo campionato. Una situazione non facile per il nuovo amministratore delegato dell’Inter, abituato com’era alla Juventus a pianificare con un certo ordine e con largo margine i programmi tecnici che devono sempre tenere conto della situazione economica e finanziaria della società. Ma in casa Inter le cose da fare sono tante, troppe anche per Beppe Marotta il quale metterà sicuramente a frutto tutta la sua esperienza per riorganizzare una società che per anni è stata in balia di errori e di situazioni (tranne il triplete di Mourinho) che hanno apportato soltanto grandi esborsi economici e tante delusioni. Adesso è ora di cambiare rotta, di partire dalle fondamenta con un allenatore che Marotta conosce bene per la dedizione, la grinta e la determinazione con cui ha lavorato alla Juve. Certo non sarà facile, anche in considerazione delle cose da fare che sono tante e tutte di primaria importanza. Ma l’Inter e i suoi tifosi non possono più aspettare. L’attesa è stata troppo lunga ed estenuante e ha fatto vivere sempre anni di delusioni talora anche cocenti. Vedremo cosa accadrà in seguito. Intanto, Spalletti e la sua squadra sono consapevoli di essere sotto esame. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNinter-spalletti-sotto-esame-1013512.htmSi100451001,02,03030130
371013506NewsCampionatiJuve, preparazione mirata o leggenda metropolitana?20190118160844Allegri e la ferrea preparazione della sua squadra. Ma è proprio un bene esagerare?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da quanto trapela dal “bunker” della Continassa, la Juventus di Massimiliano Allegri e del suo staff starebbe iniziando la sua corsa fisico – atletica verso la Champions League. Da Gedda a Madrid intercorrono circa 5 mesi, passando attraverso l’ottavo di finale del 20 febbraio prossimo contro l’Atletico Madrid. In base a quanto si apprende, la preparazione in questo periodo di gennaio assume carichi di lavoro molto pesanti, proprio per potere permettere ai calciatori della Vecchia Signora di essere in perfetta forma per i mesi cruciali che vanno da marzo a giugno. Tutto sembra studiato a tavolino con l’ausilio dell’esperienza, ma soprattutto dei dati fisiometrici che rappresentano il termometro dello stato fisico di ogni calciatore. In effetti, non è da oggi che vediamo soffrire la Juventus, la quale spesso si limita a giocare la palla da fermo e senza l’ausilio del movimento capace di dettare quelle verticalizzazioni di gioco che spesso sono causa di corse fatte a vuoto, con il conseguente dispendio di energie. Così si esprime <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci: ”Sì, siamo un po’ stanchi, ma é normale visti i carichi di lavoro cui siamo stati sottoposti nei dieci giorni che hanno preceduto la Supercoppa contro il Milan”.</b> Certo, è naturale pensare che a questi livelli non si possa andare sempre a 100 l’ora dall’inizio a fine stagione, soprattutto affrontando impegni di alto prestigio come Champions, Campionato, Supercoppa e Coppa Italia. Il turnover, poi, in casa Juventus è utilizzato in maniera scientifica anche per la qualità tecnica di tutta la rosa a disposizione di Max Allegri. Tuttavia, in tutto questo processo di tabelle personalizzate e di perfetto ordine di accuratezza tecnico – fisica imposta dalla filosofia in cui nulla è lasciato al caso, ci si chiede quanto ci sia di rischioso in una squadra che spesso vediamo ferma sulle gambe con il naturale soffrire fino all’ultimo minuto, per non aver saputo chiudere la partita in tempo utile e poi gestirla fino alla fine. Non sembri un controsenso, ma la Juve di Ronaldo, Pjanic, Dybala, Cancelo, Mandzukic, Matuidi, Alex Sandro, che alterna Douglas Costa a Bernardeschi e altri campioni della sua rosa, spesso la vediamo più attenta a non forzare e ad imporsi un ritmo troppo lento per centellinare le energie. E’ un po’ come dire di saper ottenere il massimo con il minimo sforzo. Ma si dà il caso che il calcio non è sempre logica perfetta e che certi piani messi in programma alla vigilia, tante volte sono ribaltati da situazioni contingenti e impreviste. Per questo intendiamo dire che se è vera l’importanza di un certo tipo di preparazione mirata agli impegni della squadra, è altresì vero che questo maniacale atteggiamento sparagnino di forze fisiche e talora anche di non gioco, può rappresentare un rischio non calcolato. E’ il calcio ad alti livelli, quello in cui vincere è l’unica cosa che conta. E la Juve, in questo, è l’emblema della ricerca accurata della perfezione. Anche se il calcio ci insegna talora a intenderlo in maniera più elastica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNjuve-preparazione-mirata-o-leggenda-metropolitana-1013506.htmSi100451001,02,03030158
381013488NewsCalciomercatoInter – Juve, mercato senza esclusione di colpi20181115114736Con l`arrivo dell`AD Beppe Marotta all`Inter, si profila una strategia di mercato atta a anticipare le idee della Juventus. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Adesso che l’Inter sta per ufficializzare l’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> in qualità di Amministratore Delegato, si avverte il rinnovato vento di sfida alla Juve per cercare di detronizzarla. Il dirigente varesino conosce molto bene <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Paratici</b> e sa come ostacolarlo nell’operazione strategica di mercato. Così la sfida tra le due società appare ancora più incandescente, non fosse altro per certi sassolini rimasti ancora nella scarpa di Marotta che ha chiuso con la Juventus. E allora ecco avvicinarsi il primo obiettivo per ostacolare lo strapotere bianconero: il prossimo mercato. Marotta sa bene che in questo periodo Paratici e la Juventus si muovono per programmare il rafforzamento della squadra. Allora, pur nella sua posizione ancora non ufficiale di passaggio all’Inter, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> è già all’opera per contendere alla Juve alcuni obiettivi di mercato. Primi fra tutti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiesa (Fiorentina), Barella (Cagliari),Tonali (Brescia), Mancini (Atalanta), Andersen (Sampdoria) e poi anche Antony Martial (Manchester United) e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Adrien Rabiot (PSG).</b> Questi sono gli obiettivi di prima fascia in grado di creare disturbo a una Juve già all’opera per fare piazza pulita. Una cosa è certa, Beppe Marotta con la sua esperienza fatta alla Juventus apporterà all’Inter quelle strategie non solo di mercato che hanno fatto grande la Vecchia Signora. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta </b>è quella figura che manca all’Inter dai tempi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Italo Allodi</b>, un ad capace di strategie necessarie per migliorare il livello tecnico nell’ambito della squadra, non perdendo mai di vista l’importanza di curare un bilancio societario sano. Vedremo cosa accadrà. Intanto l’eterna sfida tra le due società proseguirà senza esclusione di colpi. Passano gli anni e passano pure le figure che hanno caratterizzato l’antica storia fatta di insanabili ruggini tra Juventus e Inter. Sembra la narrazione di un destino che si è instaurato tra mille vicissitudini di odi e rancori. E adesso, con l’arrivo di Marotta all’Inter, si continua a scrivere altre pagine di antagonismi pallonari che non hanno mai fine. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-beppe-marotta.jpgSiNinter-juve-mercato-senza-esclusione-di-colpi-1013488.htmSi100451001,02,03030428
391013480NewsCampionatiInter sugli scudi e Lazio irriconoscibile20181030192714La squadra di Spalletti si impone come anti Juve assieme al Napoli<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’Inter lievita come il buon pane. C’è stato bisogno di tempo, ma adesso sembra davvero essere diventata la forte squadra che hanno sperato i suoi tifosi. Senza alcun timore reverenziale, la squadra di Spalletti ha superato l’ostacolo Olimpico contro la Lazio di Inzaghi, la quale ha dimostrato grandi lacune soprattutto a centrocampo. Un 3 a 0 che non solo mette in mostra la ritrovata forma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b>, ma ha evidenziato soprattutto un assetto di squadra coesa in fase di interdizione e di ripartenza in attacco. E adesso i nerazzurri sono pure considerati <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>l’anti Juve assieme ai partenopei, considerando una classifica che vede Inter e Napoli appaiate al secondo posto con 22 punti, a 6 lunghezze di distacco dalla Vecchia Signora. Il merito di questa rinascita? La capacità di Spalletti che ha provato e riprovato continuamente vari assetti tattici tra difesa, centrocampo e attacco, cambiando giocatori e un sistema di gioco non sempre confacente al suo credo calcistico. Era come cercare la chiave di volta che potesse far scattare quella molla capace di far trovare la giusta soluzione. Ebbene, crediamo davvero che adesso l’Inter debba essere considerata la grande squadra che mostra con orgoglio il proprio carattere. E c’è anche da considerare un merito particolare che va a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Joao Mario</b>, il ritrovato centrocampista messo in campo a sorpresa da Spalletti. I tanti fischi che i tifosi interisti hanno indirizzato a questo giocatore si sono tramutati presto in applausi, forse anche tra lo sbigottimento generale. Il giocatore portoghese, infatti, ha spesso fallito le sue prestazioni con l’Inter, probabilmente perché più dei suoi compagni aveva bisogno di fiducia. E adesso che Spalletti l’ha tirato fuori dal suo cilindro come carta vincente, si sono visti già i risultati contro la Lazio. Ma a parte questa lieta sorpresa, c’è da dire che anche giocatori come Brozovic, Perisic, Vecino e Politano, hanno trovato la quadratura del cerchio con meccanismi che sanno di massima intesa nel mettere Icardi in condizione di segnare. Spalletti, oltre Joao Mario, ha saputo ripescare anche Miranda come baluardo di difesa al posto di De Vrij. E’ un po’ come dire che il calcio a volte stupisce per certi risultati che magari non erano messi in preventivo. Alzi la mano chi avrebbe scommesso su Joao Mario come calciatore cardine del centrocampo nerazzurro. Eppure Spalletti ha avuto coraggio, e di questo bisogna dargli merito. E, anche se il tecnico toscano dopo la bellissima partita contro la Lazio non vuole sentire parlare di squadra anti Juve, noi diciamo che per la maturazione di alcuni giocatori fondamentali nel gioco voluto da Spalletti, questa Inter è squadra che ne farà vedere delle belle. Adesso i nerazzurri devono continuare su questa strada non disperdendo il carattere, la fiducia e l’intensità di gioco mostrata contro la Lazio, anche contro squadre di minore levatura. Sì, perché è proprio lì che si vede la grande squadra che si prefigge l’obiettivo di contrapporsi a fatti e non a parole, nello stare in alto alla classifica per intralciare quella Juventus di Cristiano Ronaldo che non è abituata a fare sconti a nessuno. Dunque, vedremo cosa accadrà. La lievitazione è ormai giunta al punto giusto. Non si disperda quanto di buono si è fatto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNinter-sugli-scudi-e-lazio-irriconoscibile-1013480.htmSi100451001,02,03030156
401013475NewsCoppeLa Nazionale di Mancini vince e convince20181016184429La vittoria contro la Polonia ha delineato il nuovo percorso della Nazionale azzurra. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se ci soffermiamo all’ultima prestazione della Nazionale Italiana di Roberto Mancini, possiamo dire senza alcun dubbio che la strada intrapresa è quella giusta. Contro la Polonia abbiamo visto finalmente non solo la vittoria, ma soprattutto un gioco convincente per mentalità e idee quasi innovative. Molta freschezza fisica e mentale, desiderio di vittoria e tanta voglia di dimostrare che questa Nazionale non poteva essere declassata nella Serie B della Uefa Nations League. L’obiettivo di Mancini è quello di creare una mentalità vincente, sempre e comunque. Solo così si potrà riconquistare l’interesse degli italiani che da troppo tempo ormai hanno dimostrato verso gli azzurri un pallido interesse. Ma la vittoria conquistata al 91mo in casa della Polonia, dà linfa al prosieguo della nostra Nazionale in quanto conquistata in maniera davvero convincente. Pressing alto, possesso palla, triangolazioni e verticalizzazioni di gioco sono state il frutto di una coralità di squadra che ben fa sperare anche per la prossima partita di Nations League che la squadra di Mancini affronterà in casa del Portogallo. Non è certamente lo striminzito gol di Biraghi che racchiude l’essenza di una partita a senso unico, ma tutti quegli ingredienti che nel calcio danno quel sapore d’azzurro che avevamo quasi dimenticato. Troppo cocente è stata l’eliminazione dal recente campionato del mondo, ma ora con Mancini si cambia mentalità e metodologia. Certo, c’è ancora molto da fare, tuttavia è già possibile vedere il futuro con più ottimismo perché l’espressione della “nuova” Nazionale, racchiude la volontà assoluta di cercare continuità di gioco e risultati con buone prestazioni offensive, sia in casa che fuori. E non è poco, vista l’eterna filosofia del gioco all’italiana in cui sono sempre emerse caratteristiche attendiste e poco propense alla manovra d’attacco. Dunque, possiamo definirla una svolta culturale che era necessaria per ricostruire un ambiente diventato quasi amorfo e dove gli antichi valori verso la maglia azzurra rischiavano di appiattirsi opacizzando il nostro sguardo. Fa bene Mancini a costruire l’ossatura della squadra attraverso i giovani, almeno quelli che hanno più valore in un Campionato scarno di calciatori italiani e stracolmo di stranieri. Si proceda dunque anche a livello di Federazione con il cipiglio di chi ha bisogno di coltivare i propri talenti nella consapevolezza di investire per il futuro glorioso della maglia azzurra. Il C.T. azzurro ha bisogno di essere supportato e non lasciato solo. La F.I.G.C. questo lo deve sapere, altrimenti ritorneremo a fare la fine di ciò che amaramente è stato con il suo predecessore.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Poloniafl0711fl0711foto-c.t.-mancini.jpgSiNla-nazionale-di-mancini-vince-e-convince-1013475.htmSi100451001,02,03030272
411013465NewsCampionatiLa Juventus di Bernardeschi20180924093929Il 24enne di Carrara sbalordisce per la sua improvvisa maturazione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Chi pensava alla Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> si trova inaspettatamente ad ammirare la crescita esponenziale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Federico Bernardeschi</b>. In una Juventus che marcia a punteggio pieno ma che latita nel gioco, questo 24enne di Carrara è in grado di accollarsi sulle spalle la squadra, prendersi delle responsabilità da vero campione e tamponare le macroscopiche magagne di una Juventus strapiena di campioni che vincono e annoiano. Evidentemente la Vecchia Signora ha preferito fin dall’inizio optare sempre per la vittoria come il senso di ogni cosa. Il gioco? Beh quello verrà! Chissà come, chissà quando! E nell’attesa ci si affida a Bernardeschi. Ma l’avete visto cos’è in grado di fare e come cambia la Juventus quando Allegri si decide a farlo entrare in campo? Avete visto la prelibatezza dei suoi tocchi con la suola della scarpa, i dribbling, la velocità che imprime in ogni azione e la capacità di verticalizzare il gioco di una Juve che in maniera sonnolenta e farraginosa propone sempre idee monotematiche, costruite su un gioco elementare? Migliaia di passaggi sull’esterno ad Alex Sandro, che arranca con la bava alla bocca, arriva in fondo alla sua sinistra e crossa spesso in chiara difficoltà di ossigeno. Azioni ripetute e stucchevoli, cui anche l’avversario più sprovveduto sa prevedere. Ma dov’è la fantasia se ci si affida sempre a giocatori di quantità che garantiscono interdizioni ma non costruzione di gioco? E così anche a Frosinone la Juve ha sofferto e ci sono voluti ben 80 minuti di partita per sbloccare uno squallido 0 a 0 che avrebbe fatto comodo ai padroni di casa, i quali hanno fatto la loro onesta partita, disponendosi tatticamente a cercare di inibire il gioco della Juve. Ma di queste situazioni quest’anno ne vedremo tante, perché è legittimo per ogni avversario di livello inferiore, affrontare i bianconeri come se fosse la loro partita della vita. Dunque, il problema non sta nell’avversario che si chiude a riccio e cerca di non darti modo di mettere in luce il divario tecnico, ma sei tu, Juventus, che devi imporre il tuo gioco attraverso le idee e la qualità dei tuoi campioni. Ad oggi tutto questo non si è visto, nonostante la Juventus sia corsara e viaggi a punteggio pieno. Ma basta tutto questo a una compagine che tra il campo e la panchina ha due squadre che possono vincere scudetto e coppa? Per il momento la fantasia non c’è e il vero gioco del calcio è racchiuso nei sogni di chi vorrebbe spellarsi le mani per applaudire CR7, Dybala e compagni. Ma per fortuna c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi</b>, il vero Cristiano Ronaldo della situazione!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-bernardeschi.jpgSiNla-juventus-di-bernardeschi-1013465.htmSi100451001,02,03030153
421013463NewsCoppeIl lato umano di Cristiano Ronaldo.20180920094118La riflessione sul campione più osannato del mondo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Persone. Questo ci insegna la vita. Ognuno con la sua storia, ognuno con le proprie fragilità umane. E chissà quante volte abbiamo pensato come possa essere la vita di chi è ricco, di chi non ha problemi economici di sorta e il mondo gli si spalanca davanti senza preclusioni di sorta. Fantasie che ci assalgono come sogni che non realizzeremo mai, perché ricchi, famosi e potenti non lo saremo in nessun caso. E allora ci limitiamo a immaginarci tanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> per la sua bravura calcistica, per la fortuna che ha avuto nella vita, per la sua immensa popolarità, per la sua ricchezza che confonde anche il nostro limite nel saper contare esattamente gli svariati milioni di euro che guadagna questo grande campione della pelota mondiale. Eppure, c’è sempre quel lato umano che spesso sfugge volutamente per quella superficialità che limita l’idea di andare in profondità delle cose. E così siamo abbagliati dai gesti tecnici sopraffini di CR7, dalla sua facilità nel saper trattare il pallone nel saltare l’avversario, nel fare gol a grappoli. Tutto ci appare come magia. Ma non è così, perché spesso questo campione tanto osannato suscita simpatie da vendere e qualche antipatia dovuta proprio a certi atteggiamenti da superman. Tuttavia, alla base di tutto resta sempre l’uomo, la persona che è al centro di ogni cosa. Guardando la prima partita di Champions League che la Juventus ha giocato in terra spagnola contro il Valencia, ci sono stati diversi spunti di riflessione che ci hanno distolto per un attimo dalle considerazioni puramente tecniche. Al 29’ del primo tempo, infatti, l’arbitro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brych</b> decide di espellere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> per un contatto a palla lontana con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Murillo.</b> Il labiale dell’addizionale di linea dice all’arbitro che il portoghese, dopo avere dato un calcetto con il piede sinistro sulla gamba destra del colombiano, deve essere espulso per aver tirato i capelli all’avversario. E’ il primo cartellino rosso per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> in Champions League, una punizione eccessiva immortalata dalle telecamere che impietosamente si soffermano sul viso in lacrime del portoghese, il quale in maniera disperata urla: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non ho fatto niente”.</b> Tenuto conto che il fallo di ingenuità c’è stato, da regolamento sarebbe stato opportuno che l’arbitro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brych </b>l’avesse sanzionato con un cartellino giallo e non con una espulsione apparsa a tutti inconcepibile. Tuttavia, a prescindere dai fatti tecnici dovuti a una Juventus che rimasta in dieci uomini è riuscita ugualmente a vincere la partita con due reti messe a segno su rigore da Pjanic, restano emblematiche le lacrime di delusione di CR7 che hanno fatto il giro del mondo. Il gesto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> era da considerarsi come una vera e propria ingenuità e non come una condotta violenta; di questo non ci sono dubbi. Ma il punto che ci ha fatto riflettere, sono state le lacrime di un giocatore che ha saputo mostrare tutta la sua fragilità di uomo, proprio a noi che siamo abituati a considerarlo immune da fatti legati alle corde dell’anima. Quelle immagini di pianto dettate dall’ingiustizia avranno colpito anche i figli di CR7, i quali, come tutti noi, non sono abituati a vedere in lui un papà con la manchevolezza della forza, del coraggio dettato anche da uno strapotere economico che innalza sempre una grande quantità di autostima e sicurezza. Un papà pieno di muscoli, attento sempre all’immagine per fare sfoggio della sua bellezza fisica e dei suoi immensi interessi extra calcistici. Ma c’è anche un papà, (quel papà), che sa svestirsi pubblicamente di certe esteriorità che l’hanno reso famoso. E’ il marziano che si fa uomo. E chissà se anche il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristianinho</b> che gioca nei pulcini della Juventus, vedendo tutto ciò che è successo a papà in campo a Valencia, non l’abbia ammirato ancor di più della sua bravura nel fare gol, dribbling e tutto ciò che fa grande un vero campione di calcio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Valenciafl0711fl0711foto-cr7-che-piange.jpgSiNil-lato-umano-di-cristiano-ronaldo-1013463.htmSi100451001,02,03030289
431013448NewsCalciomercatoGaleotta fu quella rovesciata all’Allianz Stadium.20180712141111Tra sentimenti e interessi economici.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ripercorrendo le varie fasi del trasferimento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> alla Juventus, ci sono diverse tessere che il destino ha voluto fare intersecare tra loro per completare il puzzle dell’affare del secolo. Prima di tutto ci viene in mente quella bellissima rovesciata che CR7 fece in occasione della partita d’andata di Champions contro il Real Madrid. Stupore, disarmo e riconoscimento della grandezza del campione, furono i sentimenti manifestati dal popolo juventino cui attribuì un lunghissimo applauso a scena aperta. Era come avere ingoiato qualcosa di dolce amaro capace di inchinarsi alla bellezza balistica di un gesto tecnico che resta la prerogativa appartenente a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> e pochissimi altri. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b>, in quell’occasione alzarono gli occhi e le braccia al cielo in segno di anticipata resa, nell’eloquente pensiero che contro la grandezza di un simile campione nulla sarebbe stato possibile. Certo, ci sono cose che non si possono affermare in un mondo del calcio che strapaga il professionismo, tuttavia, resta pur sempre quel linguaggio del corpo che trasmette ogni cosa e che lascia traccia indelebile del proprio pensiero. E in quell’occasione abbiamo avuto modo di capire come al disarmo dei difensori della Juventus, si siano contrapposti i gesti di gratitudine da parte di tutto lo stadio gremito di tifosi bianconeri per lo spettacolo offerto da CR7. E lui, il campione che ha vinto più palloni d’oro al mondo, con le mani giunte ha ringraziato di cuore la gente di avversa passione calcistica che ha saputo apprezzare il suo gesto tecnico. Ecco, pensiamo proprio che quell’episodio sia rimasto nella mente e nel cuore di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo,</b> il quale a parte la ratio che lega freddamente gli alti interessi economici e finanziari all’atleta, ci sia stato questo episodio che ha fatto propendere la scelta della Juve piuttosto che altre squadre. D’altra parte se pensiamo che lui, il quale è un’azienda vivente che non ha certo bisogno di aspettare il miglior offerente per accasarsi, ha voluto la Juve - ci sarà pure un motivo. Così, cavalcando l’onda della scelta professionale di CR7, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agnelli </b>e il suo staff si sono subito attivati per chiudere immediatamente l’affare del secolo. Per la Juve, per il campionato italiano, per gli appassionati del calcio spettacolo e per coloro i quali riescono ancora a mettere da parte per un attimo la propria fede calcistica non juventina per la curiosità di gustare le giocate di questo grande campione di calcio, siamo convinti che il suo arrivo in Italia apporterà sicuramente quel valore aggiunto che ormai mancava da troppo tempo. Ma sappiamo pure che questo tanto osannato campione di nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, è anche antipatico a molti. Per il suo atteggiamento in campo? Per la sua grandezza di superare l’avversario e creare sublimi gesti tecnici con facilità? O forse per l’antipatia di chi vince sempre e non lascia niente a nessuno? Chissà! Una cosa è certa, nello spirito di questo campione c’é tanta professionalità, serietà e consapevolezza di condurre una vita sportiva sana che gli dà integrità fisica e mentale. Infatti, anche se la sua carta d’identità parla di un calciatore di 33 anni, sono garantiti i suoi ottimi muscoli, la forza fisica e la voglia di prepararsi sempre con desiderio di far bene (ricordiamo che Cristiano Ronaldo si allena tre volte al giorno). Dunque, ci troviamo di fronte a un campione con la C maiuscola che ha scelto la Juventus e il campionato italiano non per chiudere mestamente la sua carriera, ma per dare ancora il massimo di una professione da leggenda. In questo modo CR7 intende ringraziare i tifosi juventini, i quali dopo quella fatidica e imprendibile rovesciata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium,</b> gli tributarono un caloroso applauso. Chapeau CR7! Tutti in piedi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Totinofl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNgaleotta-fu-quella-rovesciata-all-allianz-stadium-1013448.htmSi100451001,02,03030362
441013431NewsEditorialeIl romanzo dello Stadium, catino di tante emozioni20180520143224Allianz Stadium, luogo di un calcio che è metafora di vita...<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensiamo che da quando è stato costruito, lo Stadium della Juventus abbia raggiunto la sua punta massima di emozioni proprio il 19 maggio 2018, giorno delle celebrazioni per la conquista del 7° scudetto consecutivo, che si è contrapposto al commiato di Buffon dalla sua gente. Anche il cielo ci si è messo questo sabato pomeriggio, a inondare di lacrime di pioggia i volti delle persone che sapevano di gioia ma anche di tristezza. E allora stentavi di capire quale emozione fosse più forte, talmente non avevi tempo di considerare il momento della premiazione come fatto di orgoglio juventino, che già alla visione del numero 1 bianconero che si stringeva in lacrime ai suoi tifosi, era capace di immalinconirti facendo sgorgare dagli occhi quelle lacrime che sanno di addio. Sì, perché tutto ciò che finisce ha sempre l’amaro gusto di un momento che è già il ricordo del passato recente che è ancora vivo dentro te, e quasi non hai voglia di essere distratto da quei momenti di euforia che nascono spontanei a seguito della conquista di uno scudetto che, a detta di tanti juventini, è tra i più belli della storia della Juventus. E così, in quello <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Stadium stracolmo fino all’inverosimile, la testa dei tifosi si è rivolta principalmente al suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>. Troppo grande la voglia di abbracciarlo fisicamente per ringraziarlo dopo 17 anni di onorata carriera dedicata alla Vecchia Signora d’Italia. E il numero 1 non si è mai tirato indietro, non si è mai risparmiato nell’abbracciare uno per uno quel bagno di folla che lo ha stretto a sé, baciato, abbracciato, quasi stritolato di affetto, approfittando della grande disponibilità e dell’immenso cuore di quel Gigi, portiere campione, capitano carismatico e insostituibile uomo spogliatoio. Un film di 17 anni che scorreva nella mente dei tifosi juventini presenti allo Stadium, distraendoli per lunghi attimi dalla gioia dei festeggiamenti dello scudetto conquistato. Non è stata solo una Standing Ovation qualsiasi che sa di sola gratitudine, ma è stato il desiderio del popolo bianconero che ha voluto tributare al suo portiere qualcosa di diverso, di più forte, sincero, passionale e meno forzatamente celebrativo. Emozioni incredibili che ti lasciano senza fiato e che sono capaci di farti perdere il filo conduttore della tua presenza in quel luogo chiamato Stadium, che per tanti tifosi della Juve è ormai diventata la seconda casa. Un palcoscenico in cui ti senti protagonista assieme ai calciatori. E’ davvero un mistero questo stadio della Juventus, così capace di momenti palpitanti che ti trascinano verso una voglia di calcio che si contrappone al desidero di vivere un paio d’ore assieme ai tuoi idoli che vedi da vicino, che quasi puoi toccare e sentirne i palpiti che si tramutano in sentimenti che sanno di sport ma anche di vita. Quel 19 maggio 2018, dunque, sarà una data da ricordare non solo perché la Juventus ha scritto una pagina indelebile nel suo già ricco albo prestigioso di vittorie, ma anche perché abbiamo visto donne, uomini, vecchi e bambini che hanno pianto per l’addio di un campione immenso che si chiama: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">GIANLUIGI BUFFON.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711l'addio-dei-tifosi-a-buffon.jpgSiNil-romanzo-dello-stadium-catino-di-tante-emozioni-1013431.htmSi100451001,02,03030203
451013430NewsCampionatiL’umano che va oltre la professione e il denaro20180518192439L`addio del giocatore del Ghana alla Juve e i pensieri del Pipita che stava per lasciare il calcio. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Asamoah e Higuain aprono i loro sentimenti </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Siamo a fine campionato e alla Juventus, come in tutte le altre squadre, si tirano le somme di un anno di calcio. C’è chi è contento, chi è deluso e chi sogna la rivincita nel prossimo campionato. Ma in tutta questa molteplicità di pensieri ci sono anche i risvolti umani che fanno capo agli addii, ai momenti che sono più importanti dell’esaltazione di un gol. E così scopri situazioni personali che durante l’anno calcistico non hai avuto modo di approfondire per la fretta di focalizzare l’agonismo calcistico, che resta pur sempre il fulcro dell’interesse mediatico. Ma adesso che i giochi sono fatti e i sentimenti del mondo del pallone si svelano più forti dei veleni, dell’odio sportivo, delle ruggini rancorose e dell’antagonismo tra questa e l’altra squadra, ecco che ti accorgi quanto questo mondo apparentemente superficiale nasconda delle profondità umane che l’euforia di un gol segnato quasi sempre nasconde. Dopo il commiato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> dalla Juventus, anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah </b>dà l’addio alla Juve per passare all’Inter. In una lunga e accorata lettera ai compagni di squadra, alla società e soprattutto ai tifosi, il giocatore del Ghana ha spiegato perché ha rifiutato il rinnovo con la Juve preferendo un contratto triennale con l’Inter. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nonostante mi abbia offerto un nuovo contratto”</b>- scrive Asamoah <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">–“seppur con grande rispetto per il club Juventus e per tutti voi, ho scelto di intraprendere una nuova avventura altrove nell’interesse della mia famiglia. Non potrò mai ringraziare abbastanza i dirigenti che mi hanno portato qui dall’Udinese e cambiato positivamente la mia vita. Il supporto ricevuto dai tifosi anche durante gli infortuni è stato incredibile. Provo un sentimento profondo per questo club, al quale sarò sempre grato per tutto l’affetto dimostratomi”. </b>C’è poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gonzalo Higuain</b> che non lascia la Juventus, ma dichiara pubblicamente che stava per lasciare il calcio quando sua madre si era ammalata. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“E’ stata una cosa terribile”</b> - dice il Pipita – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“volevo smettere di giocare, poi mia madre stessa mi ha dato la forza di continuare. </b>E intanto l’attaccante<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>argentino riflette sul mondo del calcio in genere:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “Quando lasci il calcio è importante circondarsi di persone che ti vogliono bene e per fortuna ho delle persone a mio fianco. Sono loro che ti accompagneranno per tutta la vita, perché quando smetti di giocare a calcio non servi più. A chi mi contesta di non essere mai decisivo nelle finali, dico che dimenticano i 300 gol che ho</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">fatto”</b>. Poi, parlando del Napoli dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’odio che è nato nei miei confronti quando sono andato via è amore. Non ho fatto male a nessuno, ho preso solo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">una decisione che credevo fosse la migliore per me e la mia famiglia e non l’hanno presa</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bene”.</b> Storie di vita che mettono a nudo il profondo dell’anima anche dei calciatori più forti, più ricchi di denaro e di popolarità, ma spesso fragili dinnanzi a un mondo del pallone che tanto ti dà ma che su tanto altro ti fa pensare e ricredere. Una cosa è certa, anche nel rettangolo verde ci sono persone che vanno oltre ogni cosa. Anche di un gol fatto o subito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711asamoah-juventus-napoli.jpgSiNl-umano-che-va-oltre-la-professione-e-il-denaro-1013430.htmSi100451001,02,03030219
461013420NewsCoppeChampions, non basta il 4 a 2 della Roma sul Liverpool20180503184628Errori tecnici e arbitrali, vietano alla Roma l`accesso alla finale di Champions League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando nel calcio hai un budget inferiore alle altre contendenti europee, ti classifichi tra le prime quattro squadre di Champions League e sfiori la finale anche a causa di certi errori arbitrali, allora possiamo parlare di una grande squadra. E’ la Roma di Eusebio Di Francesco, un allenatore capace di motivare la sua squadra rendendola compatta dal punto di vista tattico e anche nei rapporti di spogliatoio. Contro il Liverpool, nella seconda semifinale di ritorno, la Roma per andare in finale avrebbe dovuto fare 3 gol senza subirne nessuno. Purtroppo, nonostante il risultato di 4 a 2 a favore della Roma, in finale ci va il Liverpool di Jurgen Klopp. Ma nell’analisi di una partita a due facce, c’è da considerare una serie di concause che hanno negato ala Roma di partecipare alla finale di Kiev. Infatti, a un primo tempo in cui si sono evidenziati alcuni imperdonabili errori da parte dei giocatori giallorossi, uno su tutti il passaggio scriteriato di Nainggolan verso la trequarti della propria metà campo che ha praticamente regalato a Mané il vantaggio per il Liverpool, è seguito un secondo tempo in cui la Roma, pur manifestando grande convinzione e determinazione, ha dovuto cedere le armi dinnanzi agli errori dell’arbitro che in ben due occasioni ha negato il rigore ai padroni di casa. Peccato davvero, perché la squadra di Di Francesco nei confronti del Liverpool ha totalizzato 24 tiri di cui 6 in porta, il 61% di possesso palla e 7 calci d’angolo contro i 3 della formazione inglese. Un quadro molto chiaro di una grande voglia di finale giallorossa, in uno stadio colmo fino all’inverosimile e capace di spingere la propria squadra con il cuore oltre l’ostacolo. Ma, come dicevamo pocanzi, nonostante la doppietta di Nainggolan arrivata tra il 41mo e il 48mo della ripresa, il gol di Dzeko e l’autorete di Milner, la Roma ha dovuto amaramente arrendersi a un avversario che ha fatto vedere le cose migliori in casa, ma che all’Olimpico di Roma, nonostante le sviste dell’arbitro Skomina, è apparsa assai lontana dalla sua fama di squadra che sa adottare un gioco brillante e redditizio. Insufficiente la prestazione di Salah, mentre Firmino ci è parso il migliore della squadra ospite. Dunque, l’amaro verdetto della partita non può certamente cancellare il meritevole percorso della Roma in questa Champions League 2017 – ’18, anche in considerazione del fatto che la squadra di Di Francesco è partita in terza fascia ed ha superato squadre come l’Atletico Madrid, FK Qarabag, Chelsea, Shakhtar e Barcellona. Niente male per una squadra che all’inizio, nessuno dava per destinata alla semifinale con reali possibilità di giocare la finale di Kiev. Eppure i giallorossi hanno dimostrato con il gioco, il carattere e la volontà, di potere competere con le squadre più forti d’Europa senza mostrare alcun atteggiamento reverenziale. Possiamo dunque dire in tutta tranquillità, che la squadra di Di Francesco ha intrapreso la strada giusta per migliorarsi ancor di più in Campionato e in Champions. Adesso l’aspetta un ultimo trittico di gare di campionato, in cui deve conquistare quella terza o quarta posizione che le consentirebbe di partecipare alla scalata di quella finale di Champions che quest’anno le è sfuggita per un soffio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-di-francesco.jpgSiNchampions-non-basta-il-4-a-2-della-roma-sul-liverpool-1013420.htmSi100451001,02,03030197
471013417NewsCampionatiOmbretta Cantarelli, “Inter – Juve? Partita difficilissima per entrambe”20180427173527Intervista a una interista doc<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando si affrontano Inter e Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b>, appassionata tifosa dell’Inter e moglie dell’attore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianfranco Jannuzzo</b>, per noi è diventata una piacevole consuetudine. Un interessante appuntamento con l’opinione, capace di entrare nel fulcro dei temi sportivi in maniera attendibile. Schietta, sincera, appassionata tifosa, ma sufficientemente sportiva nell’analisi talora anche critica verso la sua squadra, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b> è l’ideale interlocutrice per le interviste che riguardano il calcio, inteso anche nel suo aspetto più ampio. Così, come avevamo fatto nella partita d’andata del derby d’Italia, anche questa volta abbiamo pensato di avvalerci del suo pensiero in merito a questa partita. Un match che <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>a questo punto del campionato assume un sapore ancor più forte del solito. Ascoltiamola, dunque. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter – Juventus, il derby d’Italia che si presenta con tanti temi che coinvolgono le due squadre. Come vedi questa partita?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ una partita che arriva in un momento particolare del campionato perché, dopo aver perso contro il Napoli, tutti sono contro la Juve. Ho visto quella partita e anche la delusione che traspariva evidente dai volti del popolo juventino, che notoriamente è sicuro della forza della propria squadra. Tuttavia, dopo la batosta subita in Champions, la Juve ha accusato il colpo e contro un Napoli che ha messo tanto cuore, grinta e determinazione, ha perso una gara che a me è sembrata sostanzialmente equilibrata. Ma ritornando alla tua domanda, devo dire che per quanto riguarda l’Inter ho visto una ripresa generale della squadra, anche se nell’ultima partita non mi è piaciuta tantissimo. Inter – Juve è sempre una partita di cartello, ma in questa occasione si contrappongono due altissimi interessi di classifica. Infatti, mentre la Juve viene a Milano per vincere e tenere il suo punto di vantaggio sul Napoli che potrebbe anche significare la conquista dello scudetto, l’Inter si contrappone con la stessa voglia di far suo il match per continuare a sperare nella Champions. Sarà certamente una bella partita, tutta da vivere!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma come spieghi questa strana e pazza Inter, che inizia il campionato in alto alla classifica e poi perde mordente per ritrovarlo sul finire del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“A un certo punto del campionato, fino alla partita d’andata contro la Juve, l’Inter aveva fatto volare di entusiasmo i suoi tifosi e me compresa. Poi, improvvisamente, stentavamo tutti a riconoscerla, talmente deludeva nel gioco e nei risultati. E allora,come spesso accade in questi casi, giravano delle voci che mettevano sotto accusa la squadra e lo spogliatoio. Adesso le cose stanno cambiando in meglio, probabilmente dovuto anche a un nuovo assetto tattico voluto da Spalletti che ha inserito stabilmente in squadra Rafinha.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A questo punto, pensi che l’Inter riuscirà ad arrivare tra le prime quattro e garantirsi la partecipazione in Champions League?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“La possibilità ce l’ha, anche se Roma e Lazio stanno andando forte e qualche volta anche loro peccano di continuità. Secondo me il gioco è tutto aperto, anche se io che sono interista, spero ovviamente che la mia squadra possa farcela anche per una questione di introiti economici, che per l’Inter significherebbero un ulteriore incentivo a rafforzare la squadra.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sempre in tema di zona Champions. Pensi che per l’Inter sia decisivo il match che giocherà all’Olimpico contro la Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Calma, prima pensiamo alla prossima partita contro la Juve che non sarà certamente facile per tutte le ragioni che ti ho esposto. Certo, se all’ultima partita l’Inter dovesse trovarsi ancora in questa posizione di classifica, allora quella gara sarà determinante. Io mi auguro che l’Inter venda cara la pelle e possa ritornare a calcare quei palcoscenici che gli competono per storia e tradizione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Ombretta, in questo momento sei a Roma o a Milano? Te lo chiedo per sapere se andrai a vedere allo stadio Inter - Juve.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“No, in questo momento mi trovo a Roma. Tu sai che seguo il lavoro di mio marito Gianfranco Jannuzzo e in questo periodo siamo impegnati qui. Tuttavia, seguirò la partita in televisione con lo stesso spirito, la stessa passione che mi coinvolge ogni volta che gioca l’Inter. Poi, se c’è di mezzo la Juve…….”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se sarai ancora a Roma, andrai a vedere l’ultima partita di campionato Lazio – Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Contaci, se sarò a Roma non la perderò”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma a conti fatti, ti senti soddisfatta per questo campionato dell’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“In modo assoluto non sono contenta. Visto l’inizio di campionato in cui nonostante un gioco non ancora perfetto l’Inter faceva punti ed era prima in classifica, mi aspettavo certamente qualcosa in più. Tuttavia, devo dare atto a Spalletti di avere dato un gioco che fino a poco tempo fa era frammentario e adesso sembrerebbe migliorato, anche se a mio parere manca ancora quella cattiveria agonistica che è essenziale nel gioco del calcio. Devo comunque aggiungere che se la squadra non si è espressa con continuità, la responsabilità non è certamente da attribuire a Spalletti, ma piuttosto alla squadra che avrebbe ancora bisogno di essere completata in alcuni settori. In fondo, questo mister è all’Inter soltanto da quest’anno. Lasciamolo lavorare in tutta serenità per almeno due o tre anni e poi vedremo i risultati. Naturalmente, è importante che la società lo assecondi nei limiti del possibile.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Insomma, l’Inter ha bisogno di investire ancora in giocatori di alto livello per ritornare grande?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sì, anche se io mi arrabbio moltissimo con questo maledettissimo fair play finanziario, quando guardo Barcellona e Real Madrid che spendono e spandono, comprano i migliori calciatori e nessuno dice niente. L’attenzione a salvaguardare i bilanci societari è essenziale, ma è importante che la legge valga per tutti. Questo, per dirti che l’Inter ha ancora bisogno del campione che faccia la differenza. Come una volta. Come quando si vinceva.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Ombretta, per finire. Togliendo per un attimo la mano dal tuo cuore interista, quanto ti manca la presidenza di Moratti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Tantissimo. Sai, se tu facessi questa domanda a qualsiasi altro tifoso dell’Inter ti risponderebbe allo stesso modo. Questi cinesi sono la continuità, ma la storia romantica di un calcio interista che ci ha emozionato entrando nell’anima, beh, quella la dobbiamo soltanto alla famiglia Moratti perché ha rappresentato il glorioso passato nerazzurro.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cantarelli-ombretta-foto.jpgSiNombretta-cantarelli-inter-juve-partita-difficilissima-per-entrambe-1013417.htmSi100451001,02,03030772
481013415NewsEditorialePer non dimenticare Marco Salmeri20180424173239Quattro anni dopo la sua morte, il suo ricordo è sempre vivo nella gente di Milazzo e non solo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> E’ la frase di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nelson Mandela</b> che si legge sulla locandina dedicata a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, in occasione del 4° anniversario della sua morte. In suo ricordo, infatti, alle ore 19,00 del 27 aprile allo stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco Salmeri”</b> di Milazzo, sarà celebrata una messa. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quella di Marco, è una storia culminata in una tragedia che ha colpito la stragrande maggioranza della gente di Milazzo e non solo. Tutti ricordano questo giovane calciatore di belle speranze, che in quella maledetta domenica del 27 aprile 2014 perse tragicamente la vita a causa di un incidente stradale sull’autostrada A20. 23 anni, Marco Salmeri che era originario di Milazzo giocava con il Due Torri in Serie D. Destino volle che nel ritornare a casa alla fine della sua partita, incontrasse la morte nei pressi di Patti in provincia di Messina. Fu uno shock, un grave lutto che colpì tutto il calcio dilettantistico della Sicilia, la città di Milazzo, gli amici, i conoscenti, ma soprattutto i genitori di Marco: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mamma Grazia e papà Nino Salmeri.</b> L’incredulità si contrappose subito al dolore e alla commozione, che in certe circostanze è pure legittima e sfocia nell’umano dei sentimenti forti, profondi, per qualcosa di cui stenti a credere ma che sai essere vero. Così Milazzo, nello stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco Salmeri”,</b> rivivrà il ricordo di quel ragazzo, di quel calciatore di fede interista del quale si diceva un gran bene. E pure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b> si sono ricordati di lui l’anno scorso, donando la maglia del campione argentino che l’ha autografata con dedica. Ai più superficiali potrebbe sembrare un messaggio simbolico di poca importanza, ma per la famiglia Salmeri quella maglia nerazzurra e quella dedica hanno avuto un grande significato di vicinanza al loro dolore. Sono storie di vita, drammi che ti segnano dentro come una piaga sempre viva, che per i genitori di Marco difficilmente potrà mai essere rimarginata. Intanto il calcio continua a essere la metafora della vita. E quel pallone che i ragazzi rincorrono velocemente, resterà per sempre il sogno dei vincitori che non si sono mai arresi. Proprio come Marco!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milazzo (Me)fl0711fl0711foto-marco-salmeri.jpgSiNper-non-dimenticare-marco-salmeri-1013415.htmSi100451001,02,030302310
491013396NewsCampionatiAchille Muzzarelli, tra piacevoli ricordi e aspre delusioni granata 20180320194811Foto Edoardo Covone Famiglietti Intervista a un granata doc, che da tanti anni è capostipite dell`industria artigianale della pasta fresca. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita che ci piace ascoltare e poi raccontare per la loro semplicità. La vera storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Achille Muzzarelli,</b> continuità di un’antica casa artigianale che opera nel settore della pasta fresca di prima qualità, ci ha attratto e anche emozionato. Già, l’emozione nel ricordo di un bambino che nel lontano1949 aveva solo dieci anni e oggi ha voglia di raccontarsi, di rivivere romanticamente ciò che sembra ingiallito dal tempo. Achille, fin da bambino è stato un fervente tifoso del Toro e per indole famigliare si è appassionato alla maglia granata del Grande Torino, legandosi specialmente al capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>. Un giorno, di quel fatidico anno, prima che avvenisse la tragedia di Superga, Achille ricevette da Mazzola un distintivo del Toro. Fu un momento emozionante per quel bimbo che adorava il capitano, simbolo di una storia che si è cucita sulla pelle in maniera indelebile. Dopo quel tragico evento dello schianto dell’aereo che riportava a casa il Grande Torino da Lisbona, Achille promise a se stesso e a papà Giuseppe, che avrebbe trovato il modo di onorare il ricordo del Capitano di quella invincibile squadra che tanta gente fece innamorare. Ebbene, nell’occasione della rinascita dello stadio Filadelfia, Achille ha mantenuto quella sua antica promessa, legando il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pastificio Bolognese</b> e tutta la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Muzzarelli</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pennone dedicato a Valentino Mazzola</b>. Storie di cuore, di promesse mantenute, di inesauribile orgoglio per aver portato a termine una promessa quasi sacra. Una sorta di gratitudine per quel piccolo distintivo del Toro ricevuto in dono, e che oggi è pure un po’ arrugginito dal tempo. E’ la bellezza di un calcio che appare come qualcosa che inorgoglisce per fede sportiva, ma che poi coglie sfumature di vita che vanno oltre ogni cosa. In fondo è questo, è il gusto delle piccole cose, dei piccoli gesti che diventano improvvisamente grandi per la loro semplicità. Storie di vita che ti riconciliano con un mondo spesso banale, arido di sentimenti, sempre più proiettato verso una superficialità che appare inarrestabile e senza freni inibitori. Ma, per fortuna, ci sono storie romantiche come questa di Achille, capaci di strapparci attimi di riflessione sul significato semplice di vivere una vita a misura d’uomo, con la naturalezza che va alla ricerca dei sentimenti, delle relazioni tra le persone che restano alla base di ogni cosa. Da un piccolo pensiero del campione leggendario, la grandezza di un sentimento portato avanti per tanti anni con il segno tangibile della riconoscenza. E sullo sfondo di quel Pennone del nuovo Filadelfia che si erge orgoglioso e imponente sotto il cielo azzurro diventato metaforicamente granata, rivediamo le sagome nitide di capitan Valentino Mazzola che regala il distintivo del Toro al bimbo Achille, sotto lo sguardo commosso di papà Giuseppe Muzzarelli. Non è una storia inserita nel libro “Cuore” di De Amicis, ma più semplicemente la realtà di un fatto accaduto tanti anni fa. Qualcosa che parte dal pallone e arriva direttamente al cuore. Certo, se pensiamo alla crisi attuale del Toro, alle contestazioni e alle brucianti delusioni dovute all’attuale opacità granata, anche la storia di Achille, così ammantata di zucchero e cannella, ci sembra quasi una favola da raccontare ai bambini prima di dormire. Ed è per questo che una mattina di fine inverno, abbiamo pensato di incontrare il tifoso Achille per capire bene quella che è la sua idea sul Toro. Naturalmente, il tema più scottante resta l’attuale crisi granata. Vediamo di sviscerarla insieme.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Achille, cos’è il Toro per te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un qualcosa che mi è rimasto nell’anima fin da bambino, in cui mio padre mi portava in spalla da Piazza Carducci allo stadio Filadelfia per vedere il Grande Torino”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Romantiche note granata di tanti tifosi, che appartengono alla generazione del dopo guerra.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, sono un innamorato. Se guardo il Toro sono trasportato dal sentimento, se vedo invece un’altra partita riesco a individuare chi gioca bene da chi gioca male. Poi, se penso a quel distintivo regalatomi da capitan Mazzola che mi è stato appuntato sul mio vestitino pulito, inamidato e ben stirato in quel triste dopo guerra, riesco a commuovermi ancora oggi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che sai tutte le formazioni del Toro di allora?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, ogni tanto vado a rivedermi i poveri e scarni filmati di allora e non faccio altro che emozionarmi, al cospetto di ciò che stiamo vivendo oggi noi tifosi del Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, una squadra che oggi sembra allo sbando e senza un presente che possa far sperare nel futuro.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che il vero spirito del Toro sia morto con il presidente Rossi. Ricordo come giocava quella squadra che appariva sempre carica di rabbia, grinta e determinazione. Poi il nulla. Pian piano il mio Toro è sparito nel nulla e si è caratterizzato nel saliscendi tra campionati di Serie A e B. Adesso siamo diretti da un presidente attento dal profilo finanziario ma mai animato dal punto di vista di un miglioramento della squadra. Possiamo elencare grandi plusvalenze, efficienza di bilanci corretti che garantiscono l’allontanamento dal pericolo di debiti, ma non abbiamo più i risultati e lo spirito Toro. Quello ci manca assolutamente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma quali sono le vere cause per cui questo Torino non è mai all’altezza della situazione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me non ci sono più quei grandi vivai del passato. Non ci sono più i Vatta, gli Usseglio, non ci sono più i ragazzini che crescevano e poi esordivano nel Toro. Oggi i calciatori giocano per il denaro e non si appassionano ai vecchi sentimenti legati alla maglia”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso poniamo in analisi la crisi del Toro, prescindendo dai sentimenti. E’ solo la società ad essere responsabile?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ribadisco il concetto di un Torino amministrato unicamente per far quadrare i bilanci. Cairo tratta il Toro come un suo business, una sua industria e non come una squadra di calcio. Poi abbiamo un direttore sportivo che non è all’altezza della situazione. Petrachi, infatti, vende i pezzi migliori per prendere delle probabili promesse che non ci sono. E che dire del “povero” Comi che ha le mani legate, visto che ha tante idee mai suffragate dal presidente..”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, viene fuori l’immagine di un Torino pragmatico nei conti e scarso in materia calcio. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, le plusvalenze hanno la precedenza su tutto. Ma che squallore non crescere mai come squadra!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di questo continuo gettar le colpe su Mihajlovic da parte del presidente Cairo, per difendere a spada tratta Mazzarri. Lo ritieni giusto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me Mihajlovic era un allenatore da Toro, come mentalità e grinta. Ma forse era carente nella gestione della squadra e nella comunicazione con i media. Mazzarri non mi ha mai convinto, piuttosto avrei visto bene un Gasperini, ma anche Davide Nicola sembra adatto allo spirito Toro. Bella quella sua dipartita in bici da Crotone per arrivare al Filadelfia e poi andare a Superga per onorare il Grande Torino. E invece Cairo ha preferito sostituire in corsa Mihajlovic, con cui era stata fatta la preparazione estiva e programmato un certo percorso. Adesso i giocatori risultano impreparati sotto l’aspetto atletico e mentale. Insomma, c’è tanta confusione e i risultati non possono essere altro che questi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Scelte e situazioni sbagliate che sono da imputare a Cairo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un presidente giusto, quando vede dei giovani come Benassi o Zappacosta che possono creare lo zoccolo duro della squadra, non li vende per il solo fatto di incrementare le casse della società, ma semmai li tiene con l’intento di acquistare giocatori altrettanto validi. E’ vero, si è tenuto Belotti che purtroppo è l’ombra di ciò che è stato l’anno scorso, ma è arrivato un inconcludente Niang che mi risulta non sia costato poco. Penso che si debba dare fiducia ad alcuni giovani della Primavera, ricostruendo la squadra con giocatori esperti e qualitativamente validi anche se costosi, ma non demotivati dall’essere stati scartati da altre squadre”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarà questo uno dei tanti motivi, per cui il campionato del Toro negli ultimi anni finisce a febbraio o marzo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nel mercato di gennaio c’era la possibilità di rimediare a certi errori fatti nella prima campagna acquisti. E allora penso a un centrocampista che potesse creare un po’ di gioco e un altro attaccante <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>come Zapata che potesse aiutare Belotti. Come sai non è arrivato nessuno. Si poteva fare meglio, invece ci troviamo ad ascoltare le cattiverie di Cairo contro Mihajlovic in una confusione totale. Che delusione! Per forza che i vecchi tifosi del Toro come me, non fanno altro che rimpiangere il passato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se avessi l’opportunità di parlare a Cairo, cosa gli diresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Di cambiare Petrachi e di mettere un direttore sportivo che sappia di calcio e che non pensi solamente di portare a casa bilanci favorevoli alla società, ma che si impegnino a costruire una squadra competitiva sotto tutti gli aspetti. Il Toro e i suoi tifosi lo meritano”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, per il bene del Toro è necessario cambiare solo il direttore sportivo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che trovare un altro presidente che abbia la stessa attenzione nei bilanci come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Cairo, sarà difficile. C’è il pericolo di finire nelle mani dei cinesi, dei russi o degli arabi e poi non si sa come potrebbe andare a finire. Magari avremmo tanti soldi, ma non si sa come li amministrerebbero. Per questo, penso che il cambio di Petrachi sia necessario per costruire una vera squadra di calcio”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Achille, riesci ancora a vedere un barlume di luce nel futuro del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I ragazzi di oggi si affezionano prevalentemente ai giocatori e alle squadre che vincono, fanno le Coppe Europee e abbiano visibilità. Queste sono cose che mancano sempre di più al Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, Forza Toro Sempre?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, forza Toro sempre. Il Toro è nell’anima e non si può cambiare. Nonostante tutto!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-achille-muzzarelli-(533x800).jpgSiNachille-muzzarelli-tra-piacevoli-ricordi-e-aspre-delusioni-granata-1013396.htmSi100451001,02,030301137
501013378NewsCampionatiIl Toro non accende la luce e la Juve lo punisce20180218164355Termina senza emozioni il derby della Mole<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La Juve vince il derby con un gol di Alex Sandro e prosegue il suo contendere lo scudetto con il Napoli. Diciamo subito che non è stata una bella partita, perché fin da subito è apparsa troppo tattica e senza spunti di gioco spettacolare. La Juve già incerottata per l’assenza di alcuni dei suoi uomini migliori, ha dovuto fare a meno anche del pipita Higuain, che proprio all’inizio della partita si è procurato una distorsione alla caviglia ed è uscito dal campo sostituito da Bernardeschi. E proprio l’ex fiorentino, autore di diversi spunti che lo hanno reso tra i migliori in campo, ha dato lo spunto per l’unico gol della partita segnato dalla Juve al 33° del primo tempo da Alex Sandro. Il Toro, a nostro avviso, ha temuto oltre il dovuto una Juve che è stata improvvisata da Allegri per l’indisponibilità di tanti suoi giocatori. Riteniamo, infatti, che la squadra di Mazzarri avrebbe potuto e forse dovuto osare di più, soprattutto dopo l’uscita per infortunio di Higuain. E invece i granata sono apparsi privi della loro veemenza calcistica messa in mostra soprattutto nei derby. Alla vigilia del derby, Walter Mazzarri ha raccomandato la calma, giusto per non cadere nella trappola di quell’irruenza scriteriata messa in mostra con Sinisa Mihajlovic nelle ultime stracittadine. Certamente apprezzabile la raccomandazione ai suoi giocatori da parte del tecnico di San Vincenzo, tuttavia, ci viene da pensare che una maggiore caparbietà sarebbe stata opportuna e accolta come atteggiamento migliore da applicare in campo. In sostanza, il Toro non ha mai pressato alto per paura di essere punito dalla Juve nelle ripartenze, permettendo così agli avversari di esprimere in tutta tranquillità la loro superiorità tecnica. Ecco, se dobbiamo fare un’appunto a Mazzarri è proprio quello di non avere autorizzato la squadra a provarci,tanto è vero che non ricordiamo alcun tiro in porta in grado di impensierire Szczesny, i cui guanti sono riusciti a sporcarsi soltanto nell’occasione di un tiro di Iago Falque negli ultimi dieci minuti di partita. Poco, troppo poco per una Juventus che anche se priva di Mandzukic, Matuidi, Dybala (entrato nella ripresa ma visibilmente fuori forma e poco incisivo) Barzagli, Cuadrado, Howedes, Lichtsteiner (entrato a due minuti dalla fine) e Higuain, ha in qualche modo digerito l’amara pillola che ha dovuto ingerire in Champions contro il Tottenham. Termina, dunque, a favore della Juve, un derby opaco nel gioco e privo di emozioni che sancisce definitivamente l’allontanamento del Toro dalla zona Europa, mentre la Juventus continua il duello scudetto con il Napoli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNil-toro-non-accende-la-luce-e-la-juve-lo-punisce-1013378.htmSi100451001,02,03030211
511013353NewsCoppeIl derby meneghino nei quarti di Coppa Italia. 20171227175347A San Siro si gioca una stracittadina con molti problemi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un derby è sempre un derby, ma l’incontro dei quarti di finale di Coppa Italia tra Milan e Inter assume i connotati aprioristici di una partita dall’intenso gusto amaro di delusione. Se l’Inter non sorride, il Milan piange, anzi diciamo pure che è disperato. Più volte abbiamo scritto delle cause negative che coinvolgono un Milan senza una vera e propria società alle spalle e con errori macroscopici di gestione tecnica e amministrativa che vanno oltre le reali responsabilità dell’allenatore di turno e della squadra composta da giocatori strapagati. Un presidente cinese del quale ancora oggi non si capisce come abbia fatto ad acquistare l’ex società di Berlusconi che era sì in fase discendente, ma che nella sua storia è stata sul tetto del mondo per avere vinto tanti trofei. Contro i nerazzurri Gattuso tenterà ancora una volta di dare animo a una squadra sfatta sotto l’aspetto della reazione emotiva, per alleviare una situazione rossonera che è diventata davvero pesante. Mancherà Donnarumma per un problema all’inguine (sarà questo il motivo?) e il suo posto sarà preso da Storari. Abate, Bonucci, Romagnoli e Rodriguez formeranno la difesa a 4, mentre il centrocampo si stabilirà a 3 con Kissiè, Biglia e Bonaventura, cui faranno seguito i 3 attaccanti Suso, Cutrone e Borini. L’Inter di mister Spalletti, invece, si presenta con un 4-2-3-1 che sa più di volontà di aggredire l’avversario, piuttosto che attenderlo. Padelli tra i pali si avvarrà della difesa a 4 composta da Cancelo, Skriniar, Ranocchia e Nagatomo, Vecino e Gagliardini saranno davanti alla difesa, mentre Candreva, Joao Mario e Perisic si posizioneranno alle spalle dell’unica punta Mauro Icardi. Dopo essersi imposta come bella realtà di questo campionato, l’Inter sta avendo un periodo di improvvisa crisi di risultati. Non c’è dubbio che Spalletti abbia dato a questa società e soprattutto alla squadra, una sferzata di vigoria persa da troppo tempo. Tuttavia, pensiamo che nel prossimo mercato di gennaio la presidenza cinese in accordo con i dirigenti nerazzurri e l’allenatore, debba in qualche modo rimpolpare una squadra che già da qualche tempo Spalletti definisce, non ancora completa per ambire a più importanti traguardi. Ma l’amara considerazione è che l’antica scala del calcio italiano non riesce a risollevarsi da troppi anni ormai di delusioni pallonare che non possono essere accettate dalle rispettive tifoserie. Certo, tra le due squadre sta meglio l’Inter di Spalletti, tuttavia, per i forti interessi economici e di antica passione sportiva che gravita da sempre sul cielo di Milano, accontentarsi di un derby di Coppa Italia così poco vivo di antagonismo meneghino, rischia proprio di scadere nel disinteresse totale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-derby-inter-milan.jpgSiNil-derby-meneghino-nei-quarti-di-coppa-italia-1013353.htmSi100451001,02,03030215
521013351NewsCampionatiFassone e Mirabelli falliscono il progetto Milan20171218181514Il Milan è in crisi profonda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In Italia, come al solito, gli allenatori a volte pagano colpe che non sono da imputare completamente a loro. E’ il caso del Milan che ha esonerato Montella per dare la squadra a Gattuso. Stessa squadra, stessi pessimi risultati e diavolo che non decolla mai. Quest’estate, dopo una dispendiosissima campagna acquisti, il Milan era dato da tutti come il favorito numero uno per la conquista dello scudetto. Ma non si era tenuto conto delle incapacità di una società che, dopo avere investito una enorme quantità di quattrini, ha affidato le sue sorti a Fassone e Mirabelli che non si sono rivelati il massimo della buona conduzione gestionale tecnica e amministrativa. Quando in un’azienda calcio si crea confusione, i risultati non possono altro che essere negativi anche se hai in squadra fior di campioni strapagati. E’ un po’ come dire che il comando è deficitario di carisma e personalità. Tanto osannati in estate per i 10 nuovi acquisti sul mercato e per i 230 milioni di euro investiti, l’Amministratore Delegato Marco Fassone e il responsabile dell’area sportiva <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Massimiliano Mirabelli designati dal Presidente Li Yonghong, hanno praticamente fallito il progetto iniziale che si basava soprattutto nell’entrare a far parte del novero delle squadre partecipanti alla Champions League del 2018-19, con il tentativo minimo di concorrere anche alla conquista dello scudetto. Niente di tutto questo, niente che possa far pensare alla costruzione di basi solide che potessero quantomeno far sperare al raggiungimento di tali risultati progettati fin dall’inizio. In casa Milan c’è stata tanta esteriorità! Troppo fumo e niente arrosto. E così alle scoppole hanno fatto seguito gli schiaffoni ricevuti con sorprendente regolarità, prima dal punto di vista tecnico con le numerose sconfitte in Campionato, e poi, come se non bastasse, s’è pure aggiunto il grave problema finanziario per avere superato 30 milioni di perdite non consentite dall’Uefa. E adesso il duo - Fassone – Mirabelli - viene considerato il vero artefice del fallimento rossonero. La tifoseria è in subbuglio, la squadra sembra incapace di reagire e l’allenatore davanti alle telecamere non può far altro che chiedere scusa per prestazioni opache e inconcludenti <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>come quelle contro la “fatal Verona”, in cui si è toccato il fondo e ancor di più. In un simile ambiente, Fassone e Mirabelli hanno deciso di relegare la squadra in un ritiro punitivo che non prevede neppure la rituale cena di Natale. Ma di questo stato di cose, non sono solo responsabili i giocatori e l’allenatore ma anche i due dirigenti in testa, che assieme al presidente cinese Li Yonghong compongono la nuova società Milan. A nostro parere, estromettere repentinamente Galliani dal Milan è stato un errore gravissimo. In fondo si poteva ereditare il suo operato con il sistema di affiancamento, attingendo l’esperienza di una figura che negli anni è stata capace di portare il Milan sul tetto del mondo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-fassone-mirabelli.jpgSiNfassone-e-mirabelli-falliscono-il-progetto-milan-1013351.htmSi100451001,02,03030237
531013340NewsCampionatiIl Torino e le sue diverse realtà calcistiche. L`analisi.20171124172816I grandi meriti di Massimo Bava, responsabile del Settore Giovanile del Torino Calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dall'analisi&nbsp;attenta&nbsp;sul lavoro e sui risultati di casa Toro, si evince una sostanziale superiorità della Squadra Primavera rispetto alla Prima Squadra. Pur con tutte le debite considerazioni di appartenenza a campionati di qualità tecniche diverse, dobbiamo dire che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Coppitelli</span></b> si fa preferire a quella di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic.</span></b> Paragone assurdo? Forse! Ma c’è da mettere in rilievo l’ottimo lavoro di programmazione e assemblaggio che già da questa estate hanno saputo attuare il responsabile del Settore Giovanile <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Massimo Bava,</span></b> i suoi collaboratori più stretti e l’enfant prodige delle panchine giovanili d’Italia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Fabrizio Coppitelli</span></b>. I risultati, frutto di un lavoro attento e minuzioso, si stanno riscontrando partita dopo partita. Infatti, dopo un inizio di Campionato piuttosto in sordina, la Primavera del Torino sta dando dimostrazione di un gioco che è emblema di qualità, idee chiare, forza caratteriale, unione di intenti e capacità tattica in fase di costruzione e interdizione di gioco. Vedere giocare la squadra di Coppitelli è davvero piacevole, non soltanto per la capacità di sapere organizzare un gioco propositivo come mentalità di base, ma anche come ottimo approccio mentale alle partite e agli avversari di turno. Verticalizzazione di gioco, movimento senza palla, velocizzazione degli esterni e finalità di gioco, sono il fiore all’occhiello di un Torino Primavera capace di offrire straordinarie palle gol alla sua punta di diamante <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Karlo Butic.</span></b> Classe ’98, 1,87 di altezza per 78 Kg di peso, il croato è l’acquisto più importante fiutato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Massimo Bava.</span></b> Ex Inter, l’attaccante del Toro Primavera è la vera promessa granata per un’eventuale sostituzione non tanto futuribile di Belotti in Prima Squadra. Certo, nel calcio chi fa gol richiama maggiori attenzioni mediatiche, tuttavia, ci sembra giusto onorare il grande lavoro di Coppitelli che ha costruito una squadra quadrata e ben sistemata nei vari reparti. La stessa cosa non possiamo dire parlando della Prima Squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic.</span></b> Un’altalena di risultati che pregiudica una mancanza di continuità e forse anche di quella serenità d’ambiente non sempre curata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Sinisa Mihajlovic</span></b>. Troppe sfasature nel gioco, troppa discontinuità e confusione che fanno del Toro l’espressione di un gruppo insicuro nel suo incedere verso la tanto sospirata Europa. Un passo avanti e un altro indietro. Quando pensi che i granata di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic</span></b> abbiano intrapreso la strada giusta per un regolare seguire, ecco che la delusione dell’ennesima partita non vinta e mal giocata contro avversari mediocri, ti fanno ricredere su molte cose. E così dopo Verona, Crotone, Roma, Firenze, Cagliari, Milano sponda Inter e Chievo, è sempre la commedia del pallone che ti fa sorridere, sperare, illudere e poi darti il gusto dell’amaro che sa di buio nero piuttosto che di granata certezza. Ecco, tutto ciò ci fa pensare come l’analisi del calcio di casa granata si contrapponga tra positività e negatività dovute a tante situazioni. Ottimo Settore Giovanile, mediocre risultato della Prima Squadra. Ma in tutto questo, crediamo che non ci sia un vero e proprio vincitore da una parte e un assoluto perdente dall’altra. E’ semplicemente un modo diverso di interpretare il calcio con la rosa dei propri giocatori, individuando qualità tecniche e caratteristiche capaci di imprimere un gioco atto a primeggiare nel confronto di avversari, anche se di categorie diverse. Ma una cosa è certa, da oggi il Torino calcio può pensare seriamente all’immediato futuro della Prima Squadra, attingendo tra i suoi componenti del Settore Giovanile. Non è azzardato pensare che Coppitelli e alcuni giovani della sua rosa, farebbero meglio di quanto non stia facendo Sinisa Mihajlovic e il suo Toro in Serie A. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimo-bava-resp.settore-giovanile-del-torino.jpgSiNil-torino-e-le-sue-diverse-realta-calcistiche-l`analisi-1013340.htmSi100451001,02,03030275
541013337NewsEditorialeSi dimette il presidente Tavecchio. E adesso avanti tutta.20171120200051In Figc si apre una nuova era.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il presidente della Figc Carlo Tavecchio ha dato le dimissioni. Un atto dovuto, dopo la catastrofe della non partecipazione della nostra Nazionale ai mondiali che si svolgeranno quest’estate in Russia. L’intero Consiglio Federale, invece, ha deciso di non lasciare il proprio incarico. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho preso atto del cambiamento di atteggiamento di alcuni di voi”</b> ha detto Tavecchio, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ambizioni e sciacallaggi politici hanno impedito di confrontarci sulle ragioni di questo risultato. Mi dimetto, con un gol sarei stato un eroe”</b> ha continuato l’ormai ex presidente della Figc. Dunque, adesso si ricomincia da zero proprio come la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori e dell’opinione pubblica voleva. Molte cose sono da fare nel palazzo della politica del pallone italiano. In primis la riorganizzazione interna, dove si vogliono ormai da molto tempo quelle figure di campo capaci di saper gestire l’apparato calcio attraverso la vera preparazione di settore. E’ un po’ come ripartire imparando i fondamentali di ciò che significa un progetto serio che ci porti in quella posizione del football mondiale che ci compete. Per far questo è assolutamente importante studiare l’esempio di Francia, Spagna, Inghilterra e Germania che sono ritornate grandi dando fiducia ai propri giovani, investendo e ampliando i Settori Giovanili in tutta Italia, isole comprese. Per far questo è necessario dare maggiore professionalità agli istruttori di calcio attraverso corsi di aggiornamento, con contratti che sappiano di professionismo vero e non con il senso del volontariato così come avviene oggi. Poi resta il nodo del nuovo C.T. che non sarà nominato fino al prossimo giugno. Si fanno i nomi di Ancelotti, Conte e Ranieri, ma ognuno di loro prima di accettare vogliono avere le giuste garanzie su un progetto serio. Intanto, per far fronte alle amichevoli già in programma da tempo e attendendo la fase eliminatoria per gli Europei del 2020, è possibile che il Consiglio Federale decida di nominare un traghettatore che potrebbe essere Luigi Di Biagio. E’ chiara la confusione totale che in questo preciso momento regna sovrana nelle stanze della Figc. Adesso bisognerà mettere in atto il cervello senza fretta, senza giochi di Potere, ma nell’intento di risalire la china step by step nell’interesse di tutti e non di poche persone. Il calcio appartiene all’Italia, ai suoi tifosi e alla voglia di sentire la maglia azzurra come massimo raggiungimento della carriera di un calciatore. Si collabori con le società di calcio che investono privatamente e tendono a uno strapotere che nuoce gli impegni di organizzazione della nostra Nazionale. L’unione fa la forza e il calcio pubblico (Figc) deve incontrarsi e non scontrarsi con l’interesse del calcio privato. Il resto si vedrà. Ma si cominci con il piede giusto e con figure nuove e capaci. L’Italia sportiva aspetta!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-tavecchio.jpgSiNsi-dimette-il-presidente-tavecchio-e-adesso-avanti-tutta-1013337.htmSi100451001,02,03030231
551013336NewsEditorialeIl mio calcio.20171118115215Prima del derby capitolino tra Roma e Lazio, c`è un incontro tra Totti, Peruzzi e la famiglia Sandri, che deve farci riflettere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’incontro di Totti e Peruzzi con il papà e il fratello di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso dieci anni fa, mi ha fatto riflettere sul calcio dei valori che per sua natura si contrappone all’odio. E’ il mio calcio fatto di sana rivalità sportiva, lealtà, capacità di rispettare l’avversario e, soprattutto, mettere in evidenza la volontà di intendere che il pallone resta qualcosa che deve unire e mai disgregare. Ognuno con la propria fede sportiva, coi colori della bandiera e della maglia che porta nel cuore, senza mai perdere di vista che la rivalità non può sfociare nell’accecante odio che resta il vero male dell’uomo. L’abbraccio tra Totti, Peruzzi e la famiglia Sandri, altro non è che l’esempio di quanto sin qui detto, e cioè l’emblema di unione di due tifoserie storicamente ostili, che davanti al senso dell’umano sono capaci di portare la loro accorata partecipazione al ricordo di un ragazzo che in una maledetta domenica di novembre di dieci anni fa, fu ucciso da un poliziotto intervenuto nel tentativo di porre ordine tra scontri di tifosi in un area di rifornimento dell’autostrada. E poco importa se Gabriele fosse come tutta la sua famiglia un appassionato tifoso della Lazio, perché i romanisti rappresentati da Francesco Totti fin dal giorno dei funerali, sono stati partecipi al cordoglio per la morte del giovane ragazzo. Ecco, questo è il calcio in cui mi riconosco, che non è segno di poca fiamma ardente verso la passione per la propria squadra, ma più esattamente è il senso dell’umano sportivo che resta<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>il vero significato di un pallone che non può ungerci di odio ma deve ammantarci di voglia di aggregazione e quindi di umanità. La gioia di una vittoria che si contrappone alla delusione di una sconfitta. Immagini di abbracci e felicità che si oppongono alla teste chine e alle lacrime di delusione. E’ il calcio che somiglia alla vita con la sua eterna metafora e che non può oscurare i sentimenti e le emozioni che restano il fulcro principale della persona. E siccome il calcio è fatto di persone, resta purtroppo l’eterna diatriba interna tra bene e male. Ma il pallone della passione ha l’obbligo di insegnarci a fare il tifo per la nostra squadra e non a denigrare, ingiuriare, disprezzare la passione altrui. E’ un fatto di cultura sociale, di educazione sportiva che deve nascere dalle radici di ogni famiglia, ma anche dalla scuola e dal rapporto verso gli altri, dello stare insieme e rispettarsi pur senza condividere il pensiero altrui. La chiamano retorica, quel manifestare dei buoni sentimenti che tuttavia non si oppongono mai alla voglia di grinta e determinazione agonistica per inseguire la vittoria, ma che ci fa ravvedere su comportamenti troppo spesso esasperati e ostili verso il nostro avversario. Ma l’avversario altro non è che una persona come noi, con pregi e difetti che ne completano l’uomo fin dalla sua genesi. E allora ben vengano gli esempi di umanità come l’incontro del Totti romanista con la famiglia Sandri laziale, capaci di dirci che è il primo passo verso un’educazione sportiva che va oltre ogni rivalità. E’ il mio calcio, è quello in cui credo e per cui scrivo ormai da molti anni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711incontro-tra-totti,-peruzzi-e-la-famiglia-sandri.jpgSiNil-mio-calcio-1013336.htmSi100451001,02,03030231
561013331NewsCoppeClamoroso, l’Italia è fuori dal Mondiale di calcio.20171114005028La tanto temuta catastrofe calcistica si è materializzata al Meazza di Milano<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Abbiamo cavalcato fino all’ultimo la speranza di farcela. Ci siamo persino illusi che non andare al mondiale fosse soltanto un brutto sogno, un incubo dal quale ci saremmo subito destati. Ma tutto è stato vano, anche l’illusione di avere una Federazione in grado di saper migliorare l’immagine calcistica dell’Italia nel mondo. A caldo potremmo dire tante cose che sfuggono certamente dal concetto basilare del risultato di una partita che è stata la summa complessiva di tantissimi errori fatti da tutto il nostro calcio. E’ certamente riduttivo trovare un capro espiatorio di questa eliminazione che brucia in maniera impietosa, perché è nel sistema calcio nazionale che bisogna andare a cercare le cause e le sue concause. In Italia ha vinto lo strapotere delle società di calcio che da troppo tempo ormai hanno oscurato l’interesse verso la Nazionale Italiana. Siamo troppo presi in questo nostro Paese pallonaro dalla passione verso la Champions, il Campionato, la Coppa Italia e gli esorbitanti interessi economici che gli gravitano attorno. Prova ne è che quando arrivano gli appuntamenti con la Nazionale di calcio, sembra quasi un disturbo che interrompe la continuità di un lavoro che interessa le società di calcio e le varie fazioni di tifosi al seguito. C’è poi il discorso dei giovani del vivaio italiano, la cui valorizzazione è sempre limitata perché va a favore degli stranieri. In questo, i vertici federali hanno le loro colpe e non sono poche. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma ritornando all’analisi della partita contro la Svezia, che ha devastato i sogni dei tifosi, ha massacrato gli interessi economici del governo del nostro calcio, ha fatto sgorgare lacrime di delusione a Buffon, Barzagli, De Rossi, che ai microfoni della Rai hanno praticamente dato l’addio alla Nazionale, abbiamo visto poca Svezia e tanta confusione da stress azzurro. Una partita gestita male da Ventura, incapace di sapere leggere un match che aveva bisogno di avere idee chiare, calma e sangue freddo, mentre dal C.T. abbiamo notato solo confusione, indecisione e incapacità di prendere in pugno saldamente la situazione. E’mancato il condottiero e cioè la figura rappresentativa che potesse dare sicurezza, il faro illuminante che tutti i giocatori aspettano per sapere cosa fare in campo. Ma il C.T. Ventura, non da stasera, ha sempre dato l’impressione di non essere la persona giusta al posto giusto. Dopo la dipartita di Conte, il presidente Tavecchio e la sua Federazione hanno preferito questo tecnico che, non lo diciamo solo adesso, non ci ha mai dato l’impressione di creare una Nazionale dalle caratteristiche ben definite. Latitanza di gioco, incertezza di moduli tattici continuamente cambiati nel tentativo di definire un gioco, una personalità, un’identità di Nazionale vera che non c’è mai stata. La sensazione è stata sempre di una squadra insicura proprio nell’anno del mondiale, in cui si dovevano avere le idee chiare e non limitate a un’esile speranza di farcela. La Federazione ha le sue colpe e sono principalmente legate al fatto di non aver percepito in tempo il pericolo di non andare ai Mondiali di Russia. Non ci sarebbe stato nulla di male nel ravvedere il mandato tecnico, cambiando in corsa un C.T. in chiara difficoltà nel costruire qualcosa d’importante nel Club Italia. Adesso la frittata è fatta, il calcio italiano ne esce con le ossa rotte e ci vorranno alcuni anni per riprendere quelle posizioni che da sempre hanno contraddistinto l’Italia in campo mondiale. Non sarà facile ricominciare perché ci vorrà del tempo, ma soprattutto bisognerà ripartire dagli errori fatti da un sistema calcio italiano che è il vero imputato di questo fallimento. Per qualche anno non potremmo più sentire quell’urlo di quella ormai lontana notte di Berlino in cui andammo a dormire avendo in testa quella parola che adesso suona amaramente nelle nostre orecchie: “CAMPIONI DEL MONDO”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNclamoroso-l-italia-e-fuori-dal-mondiale-di-calcio-1013331.htmSi100451001,02,03030249
571013321NewsCampionatiLa Primavera del Toro e i tangibili segnali di consapevolezza20171030184004Serietà e lavoro, sono i «segreti« visibili dei ragazzi di mister Coppitelli.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La rotonda vittoria per 3 a 0 della Primavera del Toro a Firenze, ci fa riflettere come nel calcio non ci sia mai nulla di improvvisato e che ogni successo si conquisti grazie al lavoro, alla dedizione, alla compattezza di squadra e all’armonia nell’essere consapevoli della propria forza. Naturalmente, tutto questo deve avvenire con la lucidità di capire che ogni partita fa storia a sé e che nulla è scontato in partenza. I ragazzi di Coppitelli sono così, attenti durante la settimana al lavoro impartito dal suo mentore e poi ogni sabato pronti mentalmente ad affrontare i rivali che il campionato propone. Dopo la netta vittoria nel derby e quella casalinga di Coppa Italia contro lo Spezia, i granata di mister Coppitelli sfoderano una superba partita in quel di Firenze, in una trasferta che alla vigilia appariva costellata da mille pericoli. Maturità e compattezza di squadra sono stati i veri artefici di un risultato che dà la dimensione di come questa squadra stia lievitando in maniera esponenziale, evidenziando valori tecnici che hanno ancora larghi margini di miglioramento. Una tela che sta prendendo la sua forma migliore, con la pazienza certosina di chi sa tessere step by step un lavoro cui crede per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Doppietta di Butic e gran gol da fuori area di Oukhadda, sono la sintesi di una summa di situazioni agonistiche di squadra, che hanno sentenziato la vittoria di un Toro che segna e convince. Eppure mister Coppitelli impartisce umiltà ai suoi ragazzi, proprio per non creare facili illusioni capaci di deviare il giusto percorso intrapreso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Siamo nel gruppo di squadre che vogliono guardare avanti, ma che hanno anche l’obbligo di girarsi costantemente indietro”.</span></b> Questo non vuol dire non ambire a posizioni di alta classifica, ma è la giusta espressione di maturità calcistica che è data dalla filosofia di non fare mai voli pindarici, stando sempre con i piedi ben piantati in terra. Un modus operandi e pensandi che nel calcio è valido a tutti i livelli, figuriamoci per chi segue i calciatori del Settore Giovanile. Ma, al di là di queste considerazioni, ci preme evidenziare che al momento Butic e compagni stanno dimostrando attraverso le sfide in trasferta, di essere preparati fisicamente e mentalmente a uno spirito di squadra che sa di compattezza, unione e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>i risultati positivi sono la logica conseguenza. E adesso avanti con la prossima partita di Verona, contro quel Chievo che precede in classifica i granata di due punti. Mister Coppitelli e il suo staff, continuino il lavoro intrapreso con la serietà professionale che li contraddistingue. I ragazzi sanno di essere in buone mani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-primavera-toro-2017.jpgSiNla-primavera-del-toro-e-i-tangibili-segnali-di-consapevolezza-1013321.htmSi100451001,02,03030233
581013319NewsCampionatiIneccepibile Juve e Milan ancora da plasmare20171029145917Il big match dell`11ma giornata di campionato, ha ritrovato la Juve che Allegri vuole. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tenuto conto che nel calcio la vittoria è di basilare importanza, ci sono partite la cui analisi va oltre questo pur fondamentale concetto di football da vertice. La gara tra Milan e Juventus ha dato molti spunti di riflessione su come si vincono partite che oltre ai tre punti conquistati in classifica, fanno pensare a una ritrovata squadra che ha fatto emergere valori e gioco che si erano persi. E non è un caso che la Juventus di Allegri abbia sfoderato una partita maiuscola in quel di San Siro, al cospetto di un Milan che ha pressato alto per i primi quindici minuti di partita, ma che poi (dopo la traversa colpita da Kalinic) è apparso confuso e sovrastato dalla superiorità messa in campo dalla Juve. Con la doppietta di Higuain, la squadra di Max Allegri ha ritrovato l’equilibrio di tenuta fisica e mentale fino alla fine della gara. Era il grave problema della Juventus di quest’anno, spesso vittoriosa ma incapace di chiudere le partite per non soffrire attraverso momenti di inspiegabile astenia. Alla vigilia di questa partita, l’allenatore della Juve l’aveva detto con tutta chiarezza: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se giochiamo come contro la Spal, usciremo da San Siro con</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">le ossa rotta”</b>. E, se pensiamo che la Juve nel turno infrasettimanale contro la Spal ha vinto 4 a 1, qualcuno si era chiesto come mai il tecnico livornese avesse fatto questo appunto proprio a posteriore di una tale e roboante vittoria carica di gol. Il riferimento chiaro era rivolto al gioco e ad un’attenzione troppo flebile e altalenante della squadra, che la Juve non può permettersi contro nessuno. E, in effetti, i suoi ragazzi hanno eseguito alla lettera il suo suggerimento, disputando una partita che è stata perfetta dal punto di vista tattico – tecnico – agonistico e di continuità nervosa nell’essere lucida e attenta fino alla fine. Nella Vecchia Signora non abbiamo visto un solo attimo di rilassamento sia in difesa che a centrocampo e in attacco. Ma, su tutti, dobbiamo dire che è stata la giornata di Higuain che ha toccato quota 101 di gol segnati in Serie A, proprio nella giornata migliore della sua squadra. Allegri chiedeva una svolta e la prima risposta c’è stata, proprio a posteriore di quell’atteggiamento plateale di togliersi nervosamente la giacca in campo e sbatterla a terra con la furia di chi non vuole vedere certe storture e disattenzioni ripetute. L’aveva fatto l’anno scorso a Reggio Emilia durante la partita contro il Sassuolo, e poi tutti sappiamo com’è andato il proseguire della Juventus in campionato. Adesso è successa la stessa cosa prima della partita contro il Milan, e adesso siamo tutti curiosi di vedere se quella giacca sbattuta via di brutto, sortirà lo stesso benefico risultato nella continuazione del campionato e della Champions. In casa Milan, come abbiamo detto pocanzi, c’è ancora molto da fare. Non convince il centrocampo con un Biglia irriconoscibile e un Suso evanescente, intrappolato come è stato dalla marcatura asfissiante voluta da Allegri. Il risultato è che Kalinic ha ricevuto pochi palloni giocabili, nonostante il da farsi volenteroso di Borini che, però, non è stato pregnante per la causa rossonera. Risultato evidente è che la squadra di Allegri ha avuto gli uomini giusti al posto giusto, mentre Montella no; ed è per questo che colleziona 5 sconfitte in 11 giornate di campionato. La Juve è lassù, in alto alla classifica i compagnia di Napoli e Inter e, se non ci saranno sorprese di percorso, contenderà proprio a queste squadre la vittoria finale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNineccepibile-juve-e-milan-ancora-da-plasmare-1013319.htmSi100451001,02,03030199
591013314NewsCampionatiUn pomeriggio d’autunno, tra armonia e preparazione del Toro Primavera 20171022143934La squadra di mister Coppitelli in campo a Orbassano, in un allenamento che vuole dare continuità fisica e mentale del dopo derby. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Rinviata la partita della Primavera del Torino che avrebbe dovuto affrontare la Roma sabato 21 ottobre allo Stadio Filadelfia nel 6° turno di campionato, i ragazzi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli </b>torneranno in campo mercoledì 25 c.m. contro lo Spezia, per il secondo turno eliminatorio della Primavera Tim Cup. Certo, non ci voleva questo improvviso arresto di campionato per la squadra di Coppitelli che, dopo aver vinto il derby in casa della Juve a Vinovo, ha convinto per gioco, grinta e determinazione. E allentare proprio adesso la corda della giusta tensione agonistica nell’ambito della squadra, non è facile<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>per un ambiente che dopo la netta vittoria nel derby ardeva a misurarsi subito contro la Roma. Ma pazienza, perché nel processo di maturazione dei ragazzi di Coppitelli, c’è anche l’accettazione fisica e mentale di situazioni contingenti che non possono scalfire il positivo percorso intrapreso, per raggiungere obiettivi che fanno parte di un progetto granata stilato fin dall’inizio della preparazione estiva. Oggi, il lavoro del mister granata comincia a dare i suoi frutti, dopo un inizio di campionato non proprio esaltante. Noi siamo stati testimoni dell’armonia che si respira nell’ambito della squadra Primavera granata, per esserci recati ad assistere all’allenamento di questi giorni nei campi di Orbassano Rivalta, nei dintorni di Torino. Ebbene, dobbiamo dire che l’impressione è stata positiva, per aver notato un’attenzione particolare da parte dei ragazzi agli insegnamenti di mister Coppitelli. Nessuna distrazione è ammessa nel non eseguire i movimenti giusti che vengono impartiti con certosina pazienza, mentre il gruppo risponde con entusiasmo cercando di sbagliare il meno possibile. Armonia di movimenti, scatti nel proporsi tra le linee seguendo tracce stabilite; non più di due tocchi nel passare la palla e voglia matta di fare gol, nonostante si tratti di un allenamento e non di una gara ufficiale. E’ uno spettacolo che dà merito a questo mister Coppitelli, piccolo di statura ma grande nella preparazione specifica di un calcio che prevede armonia di gioco e di rapporti interpersonali nell’ambito dello spogliatoio. Ma qui c’è anche tanto di più nell’ammirare lo staff di questo Torino Primavera, sempre consapevole della passione dettata da una maglia dai colori speciali, che invoglia a fare sempre bene. Ognuno con il suo compito assegnato dalla società, ognuno al suo posto con professionalità e per il bene di tutti. Dai dirigenti, al medico, ai massaggiatori, al preparatore dei portieri, tutti insieme per crescere con lo spirito di una famiglia che vuole fare bene, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>onorando ovunque il Torino e la sua società. Questo abbiamo respirato in un pomeriggio d’autunno, visionando la preparazione di un calcio granata dalla forte identità, che fa capo ai ragazzi della Primavera allenata da Federico Coppitelli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Orbassanofl0711fl0711foto-coppitelli-federico.jpgSiNun-pomeriggio-d-autunno-tra-armonia-e-preparazione-del-toro-primavera-1013314.htmSi100451001,02,03030222
601013309NewsEditorialeAldo Agroppi, “Non so parlare sottovoce”20171012191330Una vita in contropiede (tra parole e pallone)<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Adesso è ufficiale, il libro di Aldo Agroppi uscirà il prossimo dicembre in tutte le librerie d’Italia e sarà pubblicato da Cairo Editore. Mai titolo di un libro fu adatto al suo contenuto. Aldo è così, prendere o lasciare. E’ il destino di tutte le persone schiette come lui, toscano fino alla punta dei capelli nel non conoscere dove sta di casa l’ipocrisia. Ricordo di aver letto con molto piacere il file che mi era stato inviato via mail. Bozze corrette e ricorrette dall’autore, che sapevano di impegno letterario da parte di chi si accingeva per la prima volta a scrivere un libro da solo, chiarendo pubblicamente come egli è nella sua anima e nel suo più profondo essere, con i pro e i contro di un carattere che è simile a un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“legno storto”,</b> così come (dice lui), era il “su babbo”. Devo dire che lo scorrere di questo lungo e intenso lavoro letterario, mi aveva affascinato sotto l’aspetto della conoscenza di un percorso di vita fatto in rettilineo, ma che spesso ha subito curve improvvise e inaspettate. L’amore eterno per Nadia, sua moglie, donna perfetta, con la quale condivide lunghi anni di matrimonio felice. E poi momenti di ricordi e figure incancellabili della sua famiglia che tracciano un passato fatto di umiltà e tanto orgoglio. Tutto questo s’interseca agli aneddoti che si sono sviluppati tra antipatie e polemiche vissute con personaggi del mondo pallonaro, vedi Mancini, Lippi, Sacchi. Pagine e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>capitoli in cui Aldo mette a nudo le proprie ansie, le fragilità, l’oscurità e il pessimismo verso il mondo d’oggi che ha perso il senso dell’equilibrio e dei valori umani. Ma al contempo ho letto pagine che fanno sorridere, che sono esilaranti, capaci di contrapporsi a certi racconti commoventi. Il Toro, Gigi Meroni e la giornata di una maledetta domenica d’ottobre che inizia con la vittoria sulla Sampdoria e si conclude tragicamente con la morte della “farfalla” granata. Chi conosce Aldo Agroppi lo ritiene un caro amico, e chi come me ha avuto l’occasione di intervistarlo più volte, coglie sempre in lui il tratto malinconico di un’anima spesso inquieta, sensibile, reattiva alle storture e alle ingiustizie della vita, ma al contempo capace di sciogliersi come un bimbo. Sono i forti sentimenti contrapposti che lo coinvolgono personalmente, e forse, chissà, sono stati gli artefici del suo male oscuro che a un certo punto gli ha cambiato la vita. E’ l’Aldo Agroppi degli estremi opposti tra loro, che si sviluppano tra picchi di positività ad altri di negatività. E’ il marchio della sua vita di ex calciatore professionista e di uomo che con la sua schiettezza si è inimicato anche i “papaveri” del Potere. Per questo ha pagato a lungo sulla sua persona, ma la cosa più bella è che egli fa di questo suo modo d’essere il suo orgoglio. Senza rimpianti, senza incertezze, ma con la consapevolezza che se la sua vita dovesse ricominciare rifarebbe esattamente ciò che ha fatto. E’ Aldo Agroppi, mediano arcigno e marcatore senza mezzi termini in campo e nella vita. Incendiario e mai pompiere, per questo non sa parlare sottovoce.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-agroppi.jpgSiNaldo-agroppi-non-so-parlare-sottovoce-1013309.htmSi100451001,02,03030258
611013297NewsCampionatiQuando il calcio racconta la sua vera essenza20170909124422E` la storia di Ubaldo Alessandrini Gentili, un osservatore di calcio molto legato al Toro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono storie e personaggi che nella vita vale sempre la pena di raccontare. Nel nostro mestiere di cronisti, capita spesso di intervistare personaggi noti al grande pubblico e di trarre di conseguenza, una particolare attenzione mediatica che è frutto di legittima curiosità. Ma nel nostro percorso professionale, si verificano a volte degli incontri con persone meno conosciute, capaci di attrarti nel racconto del proprio vissuto umano e professionale che stuzzica subito l’interesse nel riferire fatti e parole che suscitano emozioni. Sono storie che non puoi sminuire, che non puoi minimizzare, perché si infiltrano tra le pieghe dell’anima di un calcio che, nonostante tutte le sue grandi contraddizioni, resta sempre qualcosa che coinvolge la persona in quanto tale. E’ il racconto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ubaldo Alessandrini Gentili</b>, marchigiano doc <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di Porto Sant’Elpidio, che ricorda ai nostri microfoni quel suo passato di osservatore e scopritore di giovani talenti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho iniziato a fare l’osservatore di calcio con la Sanbenedettese, quando era in Serie B ed era allenata da Domenghini”,</b> dice Ubaldo Alessandrini Gentili, con fierezza e un po’ di romantica tristezza per il tempo che è fuggito via inesorabile. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ricordo che ho cominciato a visionare le squadre che poi avrebbe incontrato la Sanbenedettese. Per due anni ho relazionato Domenghini sulle caratteristiche tecniche e tattiche degli avversari. Per me è stata una grande palestra di vita e di calcio, tale da preparare quello che poi sarebbe stato il mio futuro nel mondo del pallone che conta”.</b> Si fa interessante il racconto di Ubaldo, anche per l’emozione che traspare evidente dalla sua voce che cerca di ricostruire attimi, sensazioni, pensieri che restano indelebili nella sua anima<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">. “Intanto, nel mio paese d’origine che è Sant’Elpidio, in quel periodo venne in ritiro il Torino per affrontare l’Ascoli nel campionato di Serie A. Ricordo che il Direttore Sportivo di allora, che era Federico Bonetto, mi disse di avere bisogno di un osservatore <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di calcio che relazionasse il Torino sui giocatori ed eventuali talenti esistenti in Abruzzo, nelle Marche e in centro Italia. Dopo la mia immediata ed entusiasta adesione, mi disse che mi avrebbe dato la conferma dopo aver parlato con Mirko Ferretti. E fu così che, dopo avere avuto la conferma ufficiale da parte del Toro ho organizzato dalle mie parti un meeting con ragazzi di una certa fascia di età, cui hanno partecipato anche Ferretti e Beppe Zanelli, che è stato suo collaboratore. Ricordo che i due tecnici hanno selezionato due ragazzi di promettenti qualità calcistiche e li hanno portati subito a Torino. Da quel momento il Toro mi ha dato fiducia, ed ha voluto che io andassi nella città piemontese per conoscere l’avvocato Cozzolino e Angelo Zambruni, storico segretario del settore giovanile del club granata. Con loro ho lavorato per dieci anni di seguito con proficui risultati, mentre cominciavo a vedere anche partite di Serie B e C per scoprire ragazzi che avrebbero potuto servire al Torino”.</b> E nel frattempo ti accorgi che il racconto di questo romantico osservatore del Toro si fa sempre più interessante e realizzi che ogni attimo, ogni momento vissuto, è narrato con il beneficio della precisione cronologica dei fatti avvenuti. Un misto di cuore e sentimento che si lega ad una razionalità che inorgoglisce e fa gonfiare il petto per le antiche soddisfazioni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino c’è da sempre un dirimpettaio che a livello economico è stato più forte della società</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">granata”</b> - chiaro riferimento di Ubaldo, a una Juventus dal grande potere economico – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Tuttavia, noi del Toro cercavamo di aggirare l’ostacolo cercando di arrivare prima degli altri, nell’acquisire i promettenti calciatori a costi nettamente inferiori. Noi non avevamo tanta</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">disponibilità e quindi dovevamo agire con furbizia e anche prontezza assoluta. Ricordo che in breve tempo sono diventato uno dei collaboratori di punta del Torino di allora, che mi fece firmare un contratto di assoluta soddisfazione economica. Ma la cosa che mi fece più piacere fu il mio entrare anima e corpo nella magica storia granata, unica e irripetibile. Per me fu un onore, fu la magia che il destino della mia vita mi ha riservato. Al Toro ho portato calciatori che poi hanno giocato anche in Nazionale, in Serie A, B e C, come Giulio Falcone, Di Donato, Possanzini, Delli Carri, Fasciani e altri. Intanto al Torino cambiavano i personaggi al vertice, tuttavia, ricordo di essere rimasto sempre al mio posto grazie alla garanzia personale di un lavoro fatto sempre con rettitudine, senso di appartenenza e serietà. Ho avuto grandi gratificazioni anche da Moggi, Zaccarelli, Sandro Mazzola, con i quali ho collaborato. Questo posso dirlo con molto orgoglio. E come posso dimenticare quell’antica sede del Torino che si trovava in Corso Vittorio. Tu entravi, salivi le scale e venivi avvolto da emozioni irripetibili, così vigorosi da farti battere forte il cuore. Era l’umanità che si caratterizzava palpabile in granata, in un Toro che ancora oggi conserva le sue caratteristiche di società di calcio la cui cultura e quell’intendere storico restano ancorati e fedeli alle proprie radici. Senza retorica, dico che Superga è il simbolo di una storia e di sentimenti forti capaci di emozionarti. Certe cose vanno al di là di tutto, per questo sono molto orgoglioso di avere fatto parte di una società unica che mi ha fatto crescere sotto il profilo umano e professionale.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grazie Toro! ”.</b> Questa è la bellissima storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ubaldo Alessandrini Gentili</b>, un osservatore che ha fatto del calcio l’essenza della sua vita. Emozioni ed esperienze che sono valse anche a farci riflettere su un mondo del pallone che è totalmente cambiato, ma che resta pur sempre qualcosa capace di mettere al centro il senso del bene che si contrappone sempre al male. E non è la storia della vita?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711ubaldo-alessandrini-gentili.jpgSiNquando-il-calcio-racconta-la-sua-vera-essenza-1013297.htmSi100451001,02,03030223
621013283NewsCalciomercatoIl punto sul calciomercato 2017’18.20170725180662Il calciomercato tra trattative e pazze idee<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mentre la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> con Bernardeschi si gode il suo acquisto migliore, ad oggi il calciomercato propone imminenti colpi e sogni che possono diventare realtà. Restando in casa bianconera l’acquisto del centrocampista Emre Can dal Liverpool sembra essere quello più possibile, visto che per N’Zonzi del Siviglia e Matic del Chelsea si è raffreddato l’interesse della dirigenza bianconera. La <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma,</b> invece, dopo aver blindato Nainggolan per avergli rinnovato il contratto, Monchi sta trattando l’esterno algerino Riyad Mahrez che la Roma considera una prima scelta per rinforzare la fascia destra. Il Leicester vuole 45 milioni di euro, mentre la Roma è orientata a darne 30 più bonus. Il giocatore ha già preso un accordo di massima con la società giallorossa, tuttavia, resta il nodo dell’accordo tra le due società che al momento sembra difficile da risolvere. Il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan</b> si prepara ad affrontare i preliminari di Europa League e Montella chiede ancora uno sforzo alla sua società per avere un attaccante, un esterno e una mezz’ala. Quanta roba in questo Milan cinese capace di raccattare campioni come fossero frutti caduti dall’albero. Già, è l’albero della cuccagna in cui basta parlare che tutto è fatto. Tenuto conto che Bacca sarà probabilmente ceduto in prestito con diritto di riscatto al Marsiglia, la società rossonera sta cercando di convincere Cairo per la cessione di Belotti che, tuttavia, appare lontano nella logica di un’offerta che nemmeno s’avvicina alla clausola rescissoria di 100 milioni di euro. A questo punto Nikola Kalinic sembra essere l’attaccante più vicino a indossare la maglia del Milan, dato l’accordo con la Fiorentina per 25 milioni di euro più bonus. Ma nell’intento di Fassone e Mirabelli c’è anche l’idea Aubameyang, l’attaccante del Borussia Dortmund che nel campionato 2007-’08 giocava nel Milan e che tornerebbe volentieri a vestire la maglia rossonera. Vedremo cosa accadrà in seguito. Sul fronte <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter</b>, invece, si attendono una serie di interventi importanti da parte della società Suning per completare la squadra che vorrebbe Spalletti. E, anche se al momento sembra tutto in fase di stallo, trapela insistente il nome di Keita quale migliore soluzione per sostituire eventualmente Perisic. L’acquisto di Matias Vecino è praticamente da formalizzare, in quanto ci sarebbe già un accordo definitivo con la Fiorentina sul pagamento della clausola rescissoria di 24 milioni di euro. Ma c’è ancora troppo da fare in casa nerazzurra che, evidentemente, sta aspettando sorniona di piazzare alcuni colpi eccellenti dei quali trapela poco. Sul fronte <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Napoli, </b>c’è il disappunto di Maurizio Sarri che non vuole sentirsi favorito per la conquista dello scudetto, senza neanche aver cominciato il campionato. E mentre è imminente il rinnovo di contratto per Pepe Reina, il Napoli sta programmando il futuro dei suoi pali con l’interessamento al portiere del Real Societad Geronimo Rulli, cui è stata fatta una valutazione di 20 milioni di euro. Questo è quanto il calciomercato di fine luglio propone in Italia, mentre il panorama calcistico europeo si avvale di sogni che potrebbero diventare realtà. Certi rumors, infatti, darebbero già per possibile il passaggio di Neymar dal Barcellona al PSG che pagherebbe la clausola rescissoria di 222 milioni di euro. A questo punto potrebbe anche verificarsi un’offerta eccellente del Barca alla Juventus per avere Dybala. Fantasie calcistiche di mercato? Forse! Ma ormai non ci meravigliamo più di nulla!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNil-punto-sul-calciomercato-2017-18-1013283.htmSi100451001,02,03030390
631013282NewsCalciomercatoMax Allegri è alla prova del nove20170722083119L`allenatore della Juventus è a un bivio<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da sempre trincerata davanti al suo stile che vuol anche dire non far trapelare mai le proprie magagne interne, la Juventus si è trovata davanti a un bivio. Andare avanti con Max Allegri o scegliere di rinforzare la propria difesa lasciando però gli intoccabili santoni della BBC? Agnelli, Marotta e Paratici hanno scelto Allegri come fiducia per una riprova alla scalata della Champions. Da qui nasce il naturale allontanamento di Leonardo Bonuci e Dany Alves, rei di avere creato scompiglio nell’ambito dell’equilibrio di relazione tra la squadra e il suo allenatore. Adesso Max Allegri sa che se è vero che la società l’ha appoggiato in maniera incondizionata, è altresì vero che al primo cenno di cedimento, per forza di cose anch’egli dovrà cambiare aria. Subito dopo quella finale di Cardiff, l’allenatore bianconero aveva dichiarato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho pensato di lasciare la Juventus”.</b> Segno evidente che non era soltanto l’amarezza di avere perso in malo modo quella Champions contro il Real Madrid, ma piuttosto il rammarico di non avere saputo tenere legata la squadra proprio in quella dirittura finale che significava molto, anzi diremmo proprio tutto per la Juventus, i suoi tifosi e l’intero ambiente. E allora si spiega quella cenere mai spenta che si alimentava tra le polemiche e l’insanabile antipatia tra Bonucci e il suo allenatore. In tutta questa storia pensiamo che nessuno sia indenne da colpe, nemmeno il salvato Max Allegri che nel corso del Campionato e anche della Champions ha manifestato grandi insicurezze mascherate da una forma di buona sorte dopo quel di Firenze, in cui si spinse a presentare una Juventus a trazione anteriore, senza tuttavia smembrare una difesa che appariva imbattibile. Questione di fortuna o di consapevolezza nel tentare vie nuove mai azzardate per timore di peggiorare la situazione? Crediamo che entrambe le cose si traducano in quello che poi ha portato la Juventus a vincere il sesto scudetto consecutivo, la Coppa Italia e una finale di Champions persa nel peggior modo possibile. Oggi, dopo essersi sbarazzato di Bonucci e Dany Alves, Max Allegri sa che si trova ormai in una via senza ritorno e che da lui ci si aspetta la vittoria della Champions League, prima ancora che lo scudetto e la Coppa Italia. La Juventus pare coccolarlo in tutti (o quasi) i suoi desideri; ha acquistato Douglas Costa, Bernardeschi, il suo pupillo De Sciglio, ha tentato di superare una situazione difficile per l’acquisto di Schick che Allegri considera un predestinato, ha comprato Szczesny come vice Buffon di lusso, mentre sta insistendo per l’acquisto di un centrocampista forte fisicamente, per potenziare un reparto apparso molto tecnico ma fragile. Insomma un top player che possa ancor più alzare l’asticella e colmare definitivamente quel gap tecnico ancora esistente tra la Juve e il Real Madrid. Ma, al contrario dell’anno scorso in cui la Juventus è stata la regina del mercato con il botto Higuain, quest’anno i tifosi juventini mugugnano un po’ e si suddividono nei pareri riguardanti Allegri e in un mercato che ad oggi non appare del tutto soddisfacente. Staremo dunque a vedere che cosa accadrà in seguito in casa Juve e, soprattutto, come il suo allenatore saprà gestire al meglio un peso che per lui sarà certamente più pesante da sopportare. Mettere da parte le insicurezze del passato è indispensabile, mentre è essenziale ritrovare l’armonia di gruppo che deve associarsi agli stimoli che non si possono mai perdere in una società come la Juve in cui vincere è l’unica cosa che conta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNmax-allegri-e-alla-prova-del-nove-1013282.htmSi100451001,02,03030432
641013257NewsCampionatiAchille Muzzarelli e Capitan Valentino Mazzola. 20170509164028Il ricordo del capitano del Grande Torino e la promessa mantenuta.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Una bella storia legata al cuore.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita che ci piace ascoltare e raccontare per la loro semplicità, intrisi come siamo di sofisticatezze quotidiane che lasciano talora privi di interesse. Ma la vera storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Achille Muzzarelli,</b> continuità di un’antica casa artigianale che opera nel settore della pasta fresca di prima qualità, attrae e per alcuni versi è anche emozionante. Già, l’emozione del ricordo di un bambino che nel lontano1949 aveva solo dieci anni, e oggi, 68 anni dopo, racconta la sua storia realmente vissuta. Achille, fin da bambino è un fervente tifoso del Toro e per indole famigliare si è appassionato alla maglia granata del Grande Torino, legandosi specialmente al capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>. Un giorno, di quel fatidico anno, prima che avvenisse la tragedia di Superga, Achille ricevette in omaggio da Mazzola un distintivo del Toro. Fu un momento emozionante per quel bimbo che adorava il capitano che è stato il simbolo, l’emblema di una storia che si è cucita sulla pelle in maniera indelebile. Dopo quel tragico evento dello schianto dell’aereo che riportava a casa il Grande Torino da Lisbona, Achille promise a se stesso e a papà Giuseppe che avrebbe trovato il modo di onorare il ricordo del Capitano di quella invincibile squadra che tanta gente fece innamorare. Ebbene, nell’occasione della rinascita dello stadio Filadelfia che sarà inaugurato il prossimo 25 maggio, Achille ha mantenuto quella sua antica promessa, legando in qualità di sponsor il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pastificio Bolognese</b> e tutta la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Muzzarelli,</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pennone dedicato a Valentino Mazzola</b>. Storie di cuore, di promesse mantenute, di inesauribile orgoglio capace di sentirti a posto con la coscienza, mentre ti fa emozionare per i tanti anni trascorsi e per il magnifico ricordo di papà Giuseppe che si lega alla Leggenda di Valentino Mazzola. Una sorta di gratitudine per quel piccolo distintivo del Toro che oggi è pure un po’ arrugginito dal tempo, ma che conserva intatto il gesto affettuoso che quel bimbo dal nome Achille di soli dieci anni, ancora oggi ricorda come fosse stato ieri. E’ la bellezza di un calcio che appare come qualcosa che inorgoglisce per fede sportiva, ma che poi coglie sfumature di vita che vanno oltre ogni cosa. In fondo è questo, è il gusto delle piccole cose, dei piccoli gesti che diventano improvvisamente grandi per la loro semplicità. Storie di vita che ti riconciliano con un mondo spesso banale, arido di sentimenti, sempre più proiettato verso una superficialità che appare inarrestabile e senza freni inibitori. Ma, per fortuna, ci sono storie romantiche come questa di Achille, capaci di strapparci attimi di riflessione sul significato semplice di vivere una vita a misura d’uomo, con la naturalezza che va alla ricerca dei sentimenti, delle relazioni tra le persone che restano alla base di ogni cosa. Da un piccolo pensiero del campione leggendario, la grandezza di un sentimento portato avanti per tanti anni con il segno tangibile della riconoscenza. E sullo sfondo di quel Pennone del nuovo Filadelfia che si erge orgoglioso e imponente sotto il cielo azzurro diventato metaforicamente granata, rivedremo per sempre le sagome nitide di capitan Valentino Mazzola che regala il distintivo del Toro al bimbo Achille, sotto lo sguardo commosso di papà Giuseppe Muzzarelli. Grazie Achille, per averci fatto vivere questa piccola - grande storia personale, che ci rende partecipi di momenti indimenticabili e capaci di intersecarsi tra cuore e anima. Noi non c’eravamo, ma è come se fossimo stati testimoni oculari di tanta emozione.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-valentino-mazzola.jpgSiNachille-muzzarelli-e-capitan-valentino-mazzola-1013257.htmSi100451001,02,03030881
651013249NewsCoppeAl Camp Nou vedremo il reale valore della Juve di Allegri20170419173526La partita da dentro o fuori. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Barcellona vs Juventus. Di questa partita si parla praticamente da una settimana, esattamente da quella notte di <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>martedì 11 aprile scorso, in cui i bianconeri hanno battuto il Barca con il risultato di 3 a 0. A seguito di questo pur rotondo risultato a favore della Juve, mille probabilità sono emerse sul fatto che la Vecchia Signora possa sentirsi o no al sicuro per il passaggio del turno. Tutto questo per effetto della remuntada che la squadra di Luis Enrique fece a discapito di un PSG che in casa aveva vinto 4 a 0. Da qui, tutti a fare i paragoni con la Juve e con la possibilità che al Camp Nou il Barca possa ripetere quell’exploit. Intanto diciamo che ogni partita fa storia a sé, e poi pur dando credito a una squadra che fa dei suoi tre giocatori d’attacco (Messi, Neymar e Suarez) la sua forza effettiva, dobbiamo dire che la Juventus ha la difesa più forte di tutta la competizione europea. E poi crediamo che l’approccio alla gara della squadra di Allegri sarà sicuramente diverso da quello messo in mostra dal PSG, il quale ha aspettato gli avversari fin dall’inizio del match. Piace l’idea di Allegri di riproporre la stessa squadra d’attacco che aveva fatto bene allo Stadium nella partita d’andata. Questo dimostra fin da subito il carattere della sua Juventus che pur al cospetto di un Camp Nou gremito fino all’inverosimile e scatenato dalla forza dei suoi tifosi, non si lascia intimorire facendo capire quanto sia importante fare almeno un gol per potere stare più tranquilli. Dunque, riteniamo assolutamente positivo questo biglietto da visita bianconero che si contrappone a certe sbandierate frasi di Luis Enrique secondo il quale il Barcellona farà la remuntada con 5 gol. Discorsi che vengono fatti per caricare l’ambiente, ma non sappiamo quanto effettivamente siano concreti dal punto di vista del convincimento personale. Loro temono la Juve e di questo ne siamo convinti, ma soprattutto li infastidisce la compattezza di <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>una difesa e di un centrocampo che improvvisamente è capace di ripartire con i suoi esterni creando superiorità numerica tra le linee. Perfetta armonia tra momenti di non possesso palla e altri di ripartenze improvvise, che sono l’emblema del sapere amministrare bene il gioco con lucidità, sbagliando il meno possibile. E’ calcio ad alti livelli e, come tale, sarà sicuramente una partita tutta da vedere, da gustare nei suoi minimi dettagli, sperando che ci sia imparzialità da parte dell’arbitro olandese Kuipers, visto che abbiamo ancora negli occhi gli errori arbitrali fatti dall’ungherese Kassai nella partita tra Real Madrid – Bayern Monaco. Ma la Juve deve guardare se stessa, deve percepire la sua forza e le motivazioni che le danno il convincimento di arrivare fino in fondo. Questa squadra è maturata rispetto al passato, perché è tosta e soprattutto non si lascia intimidire. Vedremo se la notte del Camp Nou suffragherà questo pensiero collettivo, oppure lo smentirà. Noi crediamo di non sbagliarci nel dire che a questa squadra di Allegri nulla è precluso. L’importante che non cada nell’equivoco di quel Napoli – Juventus di campionato, in cui emerse tutta la sua bruttezza di squadra entrata in campo con calcoli mentali che non si addicono alle sue caratteristiche tecniche. Ma quella partita fu determinata da una situazione diversa, adesso si scrive un’altra storia. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Barcellona Camp Noufl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNal-camp-nou-vedremo-il-reale-valore-della-juve-di-allegri-1013249.htmSi100451001,02,03030307
661013235NewsCampionatiUn insegnamento per i calciatori del Lugano20170315121253Quando il calcio ha bisogno di un bagno di rigenerante riflessione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ capitato ai giocatori del Lugano, squadra che fa parte del campionato svizzero di Super League. Dopo aver perso la partita contro il Thun per 5 a 2, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Tramezzani,</b> allenatore, ex secondo di De Biasi sulla panchina dell’Albania e volto televisivo della RAI, ha deciso di andare a visitare un’azienda metalmeccanica di Lugano. Sveglia alle cinque del mattino e un’ora dopo tutti accanto agli operai per ricordarsi cos’è la vita vera, fatta di fatica e di sacrifici per andare avanti. Un insegnamento che è bene non dimenticare mai, anche per i calciatori che sono strapagati e vivono un mondo a parte, quasi fosse protetto da una campana di vetro. E’ il sudore della gente comune, quella meno fortunata, quella soggetta a lavori usuranti, quella che fa i turni e che limita le proprie esigenze personali per amore della famiglia e dei figli. Non è facile retorica questa, ma più semplicemente un atto di riflessione voluto da Tramezzani che più che apparire punitivo per la mancanza d’impegno della sua squadra, ha il significato di una presa di coscienza individuale che ha lo scopo di valorizzare la fortuna di fare il calciatore e di guadagnare fior di denaro, facendo un lavoro che piace. Una decisione che condividiamo appieno per il coraggio di far maturare dei ragazzi che spesso stentano a crescere, perché vivono nella bambagia protettiva di tutto ciò che forse vera vita non è. Il nostro plauso va dunque a Paolo Tramezzani, allenatore di calcio e uomo dalle grandi vedute umane.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Luganofl0711fl0711paolo-tramezzani.jpgSiNun-insegnamento-per-i-calciatori-del-lugano-1013235.htmSi100451001,02,03030296
671013231NewsCampionatiIn Roma – Napoli, Mertens è il vero mattatore20170304202614Meglio il Napoli. La Roma è stanca.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Una Roma abulica si inchina a un Napoli che gioca meglio e sigla due gol con Mertens. E dire che alla vigilia della partita si pensava a un Napoli più preoccupato per il match di ritorno che dovrà affrontare in Champions League contro il Real Madrid, piuttosto che a una Roma apparsa stanca e forse delusa dalla sconfitta subita in Coppa Italia dalla Lazio. Eppure, dopo il successo ottenuto a San Siro contro l’Inter, ci si aspettava una Roma che avrebbe dato filo da torcere alla Juventus, almeno per quanto riguarda la conquista dello scudetto. E invece,dopo essere incappata in una giornata negativa, si cominciano a tirare le somme di un’annata giallorossa in cui si evidenzia la discontinuità e la difficoltà di reggere bene nei momenti clou della stagione. Per contrapporre gli attacchi dei napoletani, Spalletti si è affidato a El Shaarawy preferito inizialmente a Salah e a Perotti preferito a Bruno Peres. Un 4-2-3-1 che il tecnico giallorosso pensava fosse sufficiente per contrapporre le ripartenze dei napoletani, i quali, contrariamente a quanto pensato inizialmente, hanno trovato campo libero con Insigne, Mertens e Callejon, apparsi come spine nel fianco della statica difesa giallorossa, dove Fazio, più degli altri, non ha dimostrato l’attenzione e la reattività di sempre. E così la partita si è sviluppata su binari di squadre troppo allungate. Gli uomini di Sarri ( che si è fatto espellere per proteste dall’arbitro Banti) hanno dimostrato vitalità, freschezza atletica e voglia di entrare subito in partita. Al 26’ del primo tempo, Mertens sfrutta al meglio un passaggio filtrante di Hamsik e lascia partire un tiro di destro che s’insacca nella porta difesa da Szczesny. Nel secondo tempo è lo stesso Mertens a raddoppiare per il Napoli al 5’ minuto, raccogliendo un cross da sinistra di Insigne. A questo punto la Roma sembra non reagire, se non fosse per qualche timida iniziativa di Nainggolan, Perotti e El Shaarawy. Ma si nota subito la mancanza di Dzeko, apparso troppo molle sulle gambe e privo di cattiveria agonistica. Dunque, la partita si è trascinata senza emozioni particolari, anche se sul finire del match Salah ha colpito un palo e al 44’ Strootman ha accorciato le distanze, dopo aver raccolto un assist di Perotti. Al fischio finale dell’arbitro Banti, la squadra di Spalletti dimostra tutta la propria delusione, mentre il Napoli di Sarri (che si porta a soli due punti in classifica dalla Roma) può gustare una vittoria che lascia ben sperare per l’attesissimo confronto contro il Real Madrid.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-mertens.jpgSiNin-roma-napoli-mertens-e-il-vero-mattatore-1013231.htmSi100451001,02,03030296
681013226NewsCoppeSensazionale alla Juve, contro il Porto Bonucci andrà in tribuna20170221204152Da parte della Vecchia Signora, un segno tangibile di forza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Una decisione forte, quella di Max Allegri, che d’accordo con la società decide di mandare in tribuna Leonardo Bonucci. Il motivo? Il battibecco che i due hanno avuto nel finale della partita contro il Palermo, in cui Bonucci ha urlato al suo mister di cambiare un compagno di squadra anziché un altro. Una violazione di regola che non può essere accettata anche se ti chiami Bonucci e giochi in una Juve che deve affrontare una partita importante degli ottavi di finale di Champions League. Ma anche Allegri è stato multato dalla Juve, per aver perso il suo normale equilibrio proprio davanti alle telecamere. Il mister, durante la conferenza stampa a Oporto, ha dichiarato che pagherà la multa che gli è stata data dalla società, devolvendo l’importo per beneficenza. E’ la storia eterna di una società forte come la Juve, capace di saper gestire situazioni delicate come questa, dando un’immagine di leadership che non può appartenere ai giocatori ma alla società che li paga. Questa volta noi ci schieriamo dalla parte della società, perché se è vero che un giocatore così importante nell’ambito della difesa della Juventus, mancherà di sicuro in un match così importante come quello contro il Porto, è altresì vero che la cultura del rispetto delle regole deve essere curato da chiunque, anche dal giocatore più rappresentativo che deve essere da esempio agli altri. Quindi, con tutto il rispetto per Leo Bonucci che abbiamo sempre ammirato come calciatore e come uomo, dobbiamo dire che questa volta ha sbagliato e, come tale, da persona intelligente quale egli è, saprà essere il primo a capire una situazione penalizzante nei suoi confronti, che non può creare precedenti. E’ l’esempio di una Juve che non vuole creare figli e figliastri, e se una legge c’è deve essere uguale per tutti, non a parole ma a fatti concreti. Siamo sicuri che dal punto di vista tecnico la Juve darà al Porto un vantaggio notevole, ma è proprio questo il punto da ammirare in una decisione che le fa onore. In fondo, in tutta questa storia ci sono attimi di adrenalina che è andata alle stelle e che ha fatto sbagliare il calciatore e anche l’allenatore. Tuttavia, in questo specifico caso, Bonucci non avrebbe dovuto permettersi di entrare in decisioni che non gli competono. Detto questo, pensiamo che la cosa si appianerà presto e che già nella partita di campionato di sabato prossimo contro l’Empoli, Bonucci riprenderà il suo posto. E’ la Juve, è il suo stile di non voler far trapelare certe cose che capitano in famiglia, se non fino all’ultimo momento, proprio quando, come in questo caso, si deve dare una spiegazione ai media del perché di un’assenza così importante. In questa specifica circostanza, un’eventuale mediazione avrebbe fatto pensare a una società debole dal punto di vista gestionale. Ma la Juve non lo è. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Oportofl0711fl0711bonucci-legg.jpgSiNsensazionale-alla-juve-contro-il-porto-bonucci-andra-in-tribuna-1013226.htmSi100451001,02,03030319
691013223NewsCampionatiAldo Agroppi: “Il Toro? Sbaglia troppi rigori”20170209193951Intervista ad uno dei grandi rappresentanti della storia del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Toscano di Piombino (Li), lingua sciolta e senza peli, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aldo Agroppi</b> è l’emblema di verità scomode dette sempre senza freni inibitori. Con lui abbiamo parlato del Toro e del suo momento difficile, ma abbiamo volutamente toccato altri temi come il campionato di calcio, la Juve e le relative polemiche dell’Inter, piuttosto che Sanremo e il suo festival. Ma abbiamo anche fatto cenno alla prossima uscita del suo libro intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non so parlare sottovoce”.</b> Insomma di tutto un po’, in questa intervista che stuzzica la curiosità. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Aldo, che idea ti sei fatto di questo Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ un Toro che sbaglia i rigori e continua a buttare via dei punti. C’era la speranza di vedere una leadership dettata da qualche giocatore in più, tipo Ljajic. Ma questo non si è visto e così siamo ricaduti nella mediocrità”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se ci sono delle colpe, a chi le attribuisci?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non saprei dire. Quello che invece posso dirti che seguo marginalmente il calcio. Pensa che non riesco neanche più a vedere una partita per intero in televisione. Preferisco assistere ai gol e alle immagini che riportano spezzoni di partita. Quindi, per me è molto difficile rispondere alla tua domanda, anche perché sarebbe giusto, prima di parlare, essere dentro all’ambiente, vivere le giornate di allenamento e gli umori dello spogliatoio. E’ un fatto di correttezza, per questo ribadisco ciò che vedo da lontano, e cioè un Toro che ha cominciato bene ma che adesso si trova a metà classifica.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Cosa ti piace e cosa non ti piace di Mihajlovic?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non lo conosco personalmente. Non gli ho mai parlato e non so cosa dice nello spogliatoio. Per me gli allenatori sono tutti uguali, perché contano il 20%. L’importante è avere dei giocatori validi e una squadra che abbia un alto tasso tecnico da poter gestire al meglio. Provate a dare al fenomeno Conte la squadra del Crotone; cosa farebbe? E quindi sono i giocatori che contano.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Filadelfia che sta per rinascere, un’aria granata che sembra più respirabile rispetto a prima, allenatore nuovo e giocatori nuovi. Tuttavia, il risultato non cambia mai e siamo sempre alle solite. Perché?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Ma dove sono i Graziani, Pulici, Claudio Sala, Zaccarelli, Pecci. Dove sono? Oltre Belotti non vedo grandi calciatori che possano fare la differenza in una squadra che ha desiderio di primeggiare. Diciamocelo pure, la qualità non è eccelsa. Certo, se fossero andati a segno quei calci di rigore sbagliati, il Torino avrebbe avuto 4 o 5 punti in più in classifica, senza tuttavia cambiare la sostanza di una squadra senza grandi campioni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Parlando di calci di rigore sbagliati, perché nel Toro non si stabilisce la gerarchia che altre squadre hanno? E’ positivo il gesto di prendere il pallone, carpirlo ai compagni e metterlo sul dischetto per tirare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sono gli allenatori che decidono chi deve tirare i calci di rigore, già durante gli allenamenti della settimana. Spesso succede che sbagliano, com’è capitato a Belotti all’inizio di campionato. Quindi, il giocatore stesso non si sente più in grado di tirarli e così si decide di assegnare ad altri il compito. Ma, a quanto pare sia Ljajic, sia Iago Falque, continuano a sbagliare. Certo, è difficile dire perché. Evidentemente c’è un problema di timore che si è venuto a creare per mancanza di tranquillità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensi che il Torino sia destinato a non eccellere mai?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Quando c’erano Cerci e Immobile, se non sbaglio la squadra aveva fatto un buon campionato e la società aveva ottenuto considerevoli incassi economici. Poi, tutto è cambiato. Sono annate che vanno e che vengono, perché manca la continuità di proseguire la giusta strada intrapresa. E’ un po’ come cominciare e ricominciare, che è la cosa più difficile da fare. Sento le stesse cose a Firenze, dove non vedo grandi calciatori come non li vedo al Toro. Voglio dire che le società fanno quello che possono, ma poi sul campo ci vanno i calciatori.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Aldo, pensi che la Juve ha già vinto il campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Credo che debbano già pensare al prossimo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Cosa mi dici delle feroci polemiche che ci sono state dopo la partita Juventus – Inter? Pensi che i due rigori che non sono stati dati dal signor Rizzoli, dovevano essere concessi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non ti so rispondere perché la Juve non la guardo. E poi, ti sembrerà strano, ma come ti dicevo prima mi sono distaccato dal calcio. Questa, comunque, è storia vecchia. Diciamo sempre le stesse cose da anni e non cambia mai nulla.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>So che hai scritto un nuovo libro che dovrebbe uscire a maggio, il cui titolo è: “Non so parlare sottovoce”. Ci puoi dare qualche anticipazione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Al momento mi sembra opportuno non dare alcuna anticipazioni, perché l’Editore, che è Cairo, sta vagliando i contenuti di ciò che ho scritto. Diciamo che il titolo è l’unica cosa sicura di questo libro, composto da tanti paragrafi che delineano molte situazioni della mia vita. E’ un libro cui tengo davvero tanto e mi auguro che possa essere pubblicato e presentato nel prossimo mese di maggio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tu che sei un estimatore di canzoni e che ami Mina, Lucio Battisti, Modugno e altri che hanno accompagnato la tua generazione e fatto la storia della canzone italiana, stai seguendo il Festival di Sanremo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il Festival di Sanremo è diventato un baraccone. Io sono rimasto a Domenico Modugno, Claudio Villa, Celentano, Peppino Di Capri. Oggi è diventata la passerella delle scosciate e dei cantanti che presentano canzoni che fra 50 anni non le ricorderà più nessuno.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Aldo, se per ipotesi un giorno dovessi vedere il Torino primo in classifica, ti piacerebbe vederlo giocare come il Napoli di Sarri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Devo dirti che il Torino di Radice non era meno bello e forte di questo Napoli. Certo, la bellezza del gioco che applica Sarri in un Napoli fatto di giocatori tecnicamente validi e veloci, è indubbia. Ma se questa squadra trova delle compagini come il Palermo che è stato capace di essere attento alle ripartenze degli avversari, costruendo una ragnatela a centrocampo, allora il Napoli va in difficoltà perché non trova gli spazi necessari che gli consentono di realizzare il suo gioco.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-agroppi.jpgSiNaldo-agroppi:-il-toro-sbaglia-troppi-rigori-1013223.htmSi100451001,02,03030380
701013220NewsCampionatiPietro Anastasi, “Allo Stadium la Juve è favorita, ma non vorrei……”20170202191249Intervista al giocatore che ha scritto pagine importanti nella storia della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Alla vigilia dell’attesissimo derby d’Italia che vede la Juventus affrontare l’Inter tra le mura del suo Stadium, abbiamo pensato di ascoltare l’opinione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b>, il campione siciliano che ha indossato la maglia bianconera dal 1968 al 1976, giocando 205 partite e segnando 78 reti in Serie A. Attaccante di razza, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b> ha scritto pagine importanti della storia della Vecchia Signora d’Italia. Nato a Catania, è stato il simbolo di un’Italia che cambiava dal punto di vista sociale. Lo chiamavano “terrone”, ma fu l’orgoglio di un meridione che fece parlare finalmente di sé, come conquista di un’immagine rivalutata nel tempo. Oggi Anastasi vive a Varese, quella città che lo accolse tanti anni fa dopo aver lasciato la sua Catania, per realizzare quel sogno diventato poi realtà. Ascoltiamolo dunque in questa intervista. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pietro, cosa pensi di questa Juve a trazione anteriore?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mi piace molto, perché vedo una squadra compatta. Soprattutto a Reggio Emilia, dove tutti gli attaccanti sono stati bravi a sacrificarsi per la squadra. Certo, se Mandzukic, Higuain, Dybala, Cuadrado e Pjanic vogliono giocare insieme, devono sacrificarsi. Devo dire che lo stanno facendo molto bene. E poi, soprattutto come gioco, si è fatto un grande salto di qualità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensi che questo schema di gioco così offensivo, sia proponibile anche in Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Penso proprio di si. Se i giocatori che ho citato prima, sapranno sacrificarsi come hanno fatto a Reggio Emilia, sono convinto che anche in Champions League si potranno avere grandi soddisfazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si dice che il prossimo anno Allegri lascerà la Juve per andare ad allenare in Premier League. Se così fosse, tu chi vedresti bene sulla panchina della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Vedrei un allenatore capace di continuare a percorrere la strada intrapresa prima da Conte e poi continuata da Allegri. Si parla di Paulo Sousa, un allenatore che ha fatto molto bene con la Fiorentina, dando una fisionomia di gioco propositivo. Ecco, direi proprio che lui, per il suo profilo di tecnico e per la sua conoscenza della società bianconera, potrebbe essere la persona giusta a proseguire il percorso di crescita tracciato dai suoi predecessori. E poi, avere a disposizione i giocatori che ti dà la Juve, significa indubbiamente farti fare un notevole salto di qualità anche come allenatore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se la Juve dovesse vincere la partita di domenica prossima contro l’Inter, pensi che metterà una seria ipoteca per la vittoria finale in campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il campionato non finisce certamente domenica, anche se la Juve dovesse battere l’Inter. Tuttavia, darebbe un segnale molto forte a squadre come la Roma, il Napoli e la stessa Inter che sta andando molto bene.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Vedi delle insidie in questo incontro con i nerazzurri di Pioli che arrivano da sette vittorie consecutive, nonostante siano usciti dalla Coppa Italia ad opera della Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“L’Inter ha trovato finalmente la quadratura del cerchio. Pioli sta facendo davvero un bel lavoro, ha inquadrato bene la squadra e i risultati ottenuti sono l’emblema di questa serie di vittorie consecutive. La sconfitta in Coppa Italia ci può anche stare, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>perché dopo tante vittorie la ritengo fisiologica. E poi, forse sono stati distratti dal pensiero della partita di domenica contro la Juve. Chissà!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tu che hai giocato tante partite contro l’Inter, è vero che durante la settimana preparavate questo incontro in maniera particolare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sai Salvino, queste partite non c’è bisogno di prepararle perché si predispongono da sole. Solo il nome dell’avversario ti galvanizza e non c’è bisogno di motivare i giocatori. L’allenatore, semmai, ha l’obbligo di tenere alta la concentrazione della propria squadra, proprio quando si affrontano partite che sulla carta sembrerebbero di facile portata. Il calcio ci ha insegnato che ogni partita fa storia a sé, per cui è fondamentale prepararsi a dovere e con mentalità da seri professionisti, prima di affrontare qualsiasi match. Poi, se si incontra l’Inter c’è un motivo in più per far bene.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pietro, se tu fossi l’allenatore della Juve, come la sistemeresti tatticamente in campo per battere l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Proseguirei con lo stesso modulo, anche se mi sembra che Allegri sia intenzionato ad inserire Marchisio. In questo caso si dovrebbe scegliere tra Khedira e Pjanic, perché uno dei due dovrebbe restare fuori. Personalmente penso che Pjanic potrebbe essere l’escluso, almeno inizialmente. Questo giocatore dalle grandi qualità tecniche, lo stiamo tutti aspettando. Lui può dare molto di più di quanto ha fatto vedere alla Juve fino adesso, nonostante abbia dato segni di miglioramento nelle ultime partite. Vedremo. Comunque, ribadisco che se io fossi al posto di Allegri inserirei Marchisio al posto di Pjanic.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, qual è il tuo pronostico sulla partita Juventus – Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ una partita difficile da pronosticare, anche per la forma attuale e la bella espressione di gioco messa in mostra dalle due squadre. Tuttavia, è indubbio dare un leggero favore a questa Juve che statisticamente ha collezionato tante vittorie allo Juventus Stadium. Ma nel calcio non c’è nulla di scontato e anche le statistiche fanno storia a se. Sai, è vero che non si può sempre vincere, ma non vorrei perdere proprio contro l’Inter!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi-allo-stadium-la-juve-e-favorita-ma-non-vorrei-1013220.htmSi100451001,02,03030351
711013214NewsEditorialePer oggi il calcio può attendere20170123154825La riflessione sul valore della vita, che ha la priorità su ogni altra cosa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Periodicamente si abbattono fatti tragici che non possono lasciarci insensibili. L’Italia del centro sud è martoriata da terremoti, crolli di case e palazzi, nevicate fuori da ogni norma e slavine che si sono abbattute sul tetto di un albergo che si è sgretolato come cartapesta. E’ l’Hotel Rigopiano di Farindola, un bellissimo resort che sorgeva a 1200 metri di altitudine in Abruzzo. I fatti e le terribili immagini di vite umane che si sono alternate tra quelle miracolosamente salvate a quelle estratte senza vita, ed altre ancora disperse, ci inducono ad unirci a una riflessione di gratitudine verso i volontari, la croce rossa, il genio civile, i vigili del fuoco, le forze dell’arma dei carabinieri, la guardia forestale, di finanza e tutte le persone anonime che lavorano alacremente giorno e notte per salvare delle vite umane in situazioni davvero impossibili. Occuparsi di calcio in uno dei tanti lunedì che offrono interessanti spunti di cronaca sportiva, non ci riesce proprio, perché abbiamo ancora negli occhi la terribile, straziante tragedia che si è abbattuta in questi giorni nell’Italia centrale.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Ed è per questo motivo che noi de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Il Calcio 24, </b>giornale web d’informazione sportiva che si occupa essenzialmente di fatti legati al mondo del pallone, desideriamo sentirci partecipi al dolore delle famiglie colpite dalla tragedia, ma anche vicini a coloro i quali vivono nell’ansia di sapere se tra i dispersi c’è ancora una minima speranza di vita. Un filo sottile che ci tiene tutti uniti alle notizie che si intersecano tra momenti di emozione e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>dolore intenso. La stessa emozione che ci ha attanagliato la gola, quando abbiamo visto le immagini di bambini portati alla luce ed estratti vivi da un cunicolo angusto, che rappresenta l’unica via di accesso e di uscita da quell’albergo schiacciato dal peso della slavina. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ci è sembrato come vederli nascere un’altra volta, quei bambini. Creature partorite dalla terra, dopo essere già stati messi al mondo dalla loro mamma. E’ la forte visione che penetra profondamente in noi e ci scuote tra momenti di rabbia, di sconforto e di grande emozione nell’assistere a immagini di salvataggio di bambini che in quella tragedia sono rimasti orfani dei loro genitori. E per i dispersi rimasti ancora sotto le macerie di un albergo che doveva rappresentare la tranquillità di una vacanza in montagna, il filo sottile della speranza passa esclusivamente dalle braccia operose dei volontari. Veri angeli di terra che non hanno le ali, ma che ci aiutano a capire quel senso della vita troppe volte offuscato da mille superficiali banalità, e sminuito da situazioni che ci sembrano insormontabili ma che in realtà sono niente al cospetto della ricchezza di aprire gli occhi al mattino, vivere intensamente la giornata pur con i suoi affanni, e andare a letto la sera aspettando il mattino dopo. Retorica di buoni sentimenti? No, realtà di ciò che non sappiamo scorgere, afferrare, come quel Carpe Diem di cui conosciamo bene il significato ma che non sappiamo cogliere al volo. Per questo ci sentiamo di ringraziare di cuore chi, come quel Vigile del Fuoco che è impegnato tra tanti altri colleghi, a soccorrere le vite intrappolate nell’Hotel Rigopiano. Egli dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Siamo italiani e stiamo aiutando tutti il nostro Paese. Qui non troverete tentazioni regionalistiche, ma solo orgoglio nazionale e il senso di coesione in una forte missione che ci spinge a non dormire da giorni”. </b>Messaggi forti e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>di incommensurabile esempio. Per questo oggi diciamo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">calcio può attendere”. </b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-la-tragedia-di-rigopiano.jpgSiNper-oggi-il-calcio-puo-attendere-1013214.htmSi100451001,02,03030337
721013209NewsCampionatiAdesso l’Inter ha intrapreso la diritta via. L`analisi.20170115131611Attraversata la selva oscura......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Abbiamo volutamente aspettato a dare dei giudizi su questa nuova Inter della proprietà Suning. Troppe delusioni si sono intervallate anche negli anni in cui Thoir è stato il maggior azionista dei nerazzurri. Soldi scialacquati, buttati via senza senso, affidandosi esclusivamente all’istinto più che alla ratio di un calcio che significa investimenti oculati alle esigenze tecniche e progetti da seri. E’ mancata la calma della ricostruzione, dopo gli anni favolosi del triplete di Mourinho e di Massimo Moratti. Si andava avanti con il pensiero frettoloso di ritornare subito a certi livelli, senza fare i conti che per ricostruire un tale illustre passato ci voleva calma e soprattutto capacità manageriale di settore. Ebbene, tutto questo non c’è stato, perché dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi siamo l’Inter….”</b> non è sufficiente per fare le cose con quella fretta che tanto sapeva di tamponamento a momenti di assoluta confusione, aggravata da un Mancini accolto come salvatore della patria, ma che nella sua veste di allenatore – manager all’inglese, ha purtroppo fatto più danni che cose positive. Detto questo, voltiamo pagina e passiamo ad oggi. Dopo aver continuato a sbagliare nell’affidare la squadra all’olandese De Boer, ignaro di un calcio italiano da lui mai frequentato di fatto, ecco che la dirigenza dell’Inter composta da Suning. Ausilio, Zanetti, ha capito di affidare la squadra a un tecnico dal buon curriculum, ma che non fosse ammantato da pomposa spocchia, fatta esclusivamente per continuare a illudersi e dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">siamo l’Inter”</b>. Sì, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi siamo l’Inter”</b>- va bene – ma devi dimostrarlo con i fatti, con l’umiltà di saper ricostruire insieme alla squadra, allo spogliatoio, e a un tecnico capace di dare un’anima e un gioco che non significa soltanto battere la Juve e poi vivere di rendita, ma deve avere un significato di continuità di calcio efficiente, tra gioco e risultati. Ebbene, riteniamo che oggi con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Pioli</b>, si sia trovato finalmente quella quadratura del cerchio vanamente cercata negli anni e mai trovata. E non è un caso che l’Inter abbia centrato 5 vittorie consecutive in campionato, perché nulla nasce dal nulla. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pioli</b> appare con lo spirito da provinciale. Ben messa in campo, ordinata nei due centrali di difesa, veloce e duttile negli esterni bassi e alti, centrocampo che con l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gagliardini</b> ha trovato il metronomo del gioco e un attacco che si esalta con i gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> e di un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic </b>sempre pronto a pungere le difese avversarie. Ecco, ci pare proprio che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pioli </b>abbia in punta di piedi capito qual è stato il mal di Inter che ha afflitto tutto l’ambiente nerazzurro. Oggi, ad Appiano Gentile si respira un’aria nuova che lascia ben sperare per l’immediato futuro, a patto che il tecnico abbia la capacità di mantenere nei suoi giocatori quell’umiltà e quella concentrazione nell’approccio alla gara, che è fondamentale nell’allontanare evanescenti voli pindarici che sono stati la caratteristica negativa dell’Inter del recente passato. Prova ne è il comportamento della squadra che è capace di subire, rimontare e vincere con cuore e tanta foga agonistica, senza tuttavia mai perdere la testa. Sono cose che abbiamo visto nelle recenti partite con Udinese e Chievo, soltanto per citarne qualcuna. E persino la confusione e i casini provocati da Icardi dalle parole scritte sul suo libro, che hanno provocato una grandissima contestazione di massa tra i tifosi nerazzurri, sembra acqua passata. E la quiete ritrovata dopo la tempesta è anche un altro fatto positivo di un ambiente che ha saputo compattarsi, rimboccarsi le maniche e ricominciare in tutta umiltà. Questa è l’Inter che bada finalmente ai fatti e non alle inutili parole. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Pioli</b> è il giusto conduttore di una nave che stava affondando. Naturalmente, non tutto è stato ancora fatto; e ci mancherebbe altro, visto che l’ex allenatore della Lazio deve ancora trovare la quadra di un centrocampo che, secondo noi, non può fare a meno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Banega</b> e in attacco non può ignorare la presenza del prezioso talento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barbosa Almeida Gabriel</b>, detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gabigo</b>l. Tuttavia, ci sembra davvero che la diritta via per la rinascita dell’Inter sia stata ritrovata. Il segreto? L’umiltà, la concentrazione, il lavoro assiduo e la voglia di ritornare ai fasti del passato pensando da squadra provinciale, pur non dimenticando mai che ti chiami Inter.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-pioli.jpgSiNadesso-l-inter-ha-intrapreso-la-diritta-via-l`analisi-1013209.htmSi100451001,02,03030288
731013205NewsCampionatiClaudio Ranieri è il miglior allenatore Fifa 201620170110164527Un prestigioso premio all`allenatore romano di Testaccio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’ambito riconoscimento è stato consegnato da Diego Armando Maradona al tecnico di Testaccio, autore del miracolo Leicester. Già, è stato proprio un miracolo quello del Leicester dell’anno scorso, capace di vincere la Premier League nonostante lo strapotere dei club inglesi molto più importanti della piccola squadra di mister Ranieri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono pazzo di felicità”</b> ha commentato l’allenatore romano che ha così continuato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Il Dio del calcio ha deciso che l’anno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">scorso dovevamo vincere noi, e così in Inghilterra è successo qualcosa di incredibile. Per questo devo ringraziare i miei calciatori e i nostri tifosi”.</b> Ranieri ha conquistato il 22,6% dei voti, mentre il 16,56% sono andati a Zinedine Zidane e il 16,24% a Santos. Quello di Ranieri è anche un grande riconoscimento verso la scuola di allenatori italiani, che da qualche anno ormai è presente in tutta Europa e anche nel calcio cinese,che è sempre più propenso ad assumere le prestazioni di grandi allenatori e talenti calcistici, per potere accrescere una cultura che è ancora lontana dai massimi livelli. Con questo premio Claudio Ranieri succede a Guardiola, Del Bosque, Loew e Mourinho che l’hanno preceduto come titolo di migliore allenatore Fifa. Cristiano Ronaldo, nemmeno a dirlo, ha conquistato l’ennesimo riconoscimento dell’anno 2016 con il 34,54% dei voti, precedendo Lionel Messi che di voti ne ha avuti il 26,42%. Ma ritornando a Claudio Ranieri che è stato il principale artefice della realizzazione del sogno Leicester, ma anche suo personale, vogliamo ricordare quello che disse Mourinho quando gli mise l’etichetta del perdente : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Ranieri? Un 70enne che ha vinto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">solo una piccola coppa”</b> Già, una piccola coppa…..Peccato che allora avesse solo 54 anni e un futuro che oggi è il presente!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711claudio-ranieri--foto.jpgSiNclaudio-ranieri-e-il-miglior-allenatore-fifa-2016-1013205.htmSi100451001,02,03030277
741013200NewsCampionatiMirko Ferretti, “Sono molto orgoglioso di essere stato allenatore nell’ombra”20161228145528Allenatore in seconda e il fascino di un ruolo importante per il calcio. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;">“Una vita da secondo – L’allenatore nell’ombra”</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> è l’autobiografia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mirko Ferretti</b>, l’ex calciatore degli anni ’50 - ’60, che poi intraprese anche la carriera da allenatore restando però sempre fedele al ruolo di secondo. Ed è proprio questa figura così particolare per la vasta letteratura dedicata al calcio, che ha interessato gli autori <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Michele Ruggiero (giornalista Rai) e Alessandra Demichelis,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">storica scrittrice della provincia di Cuneo</b>. Mirko Ferretti è figlio d’arte, in quanto suo padre è stato calciatore professionista negli anni ’30 – ’40, restando fedele alla Sicilia e in particolare alla città di Messina. Mirko Ferretti da calciatore ha vestito diverse maglie, ma è rimasto legato al Torino per aver vissuto ben 15 anni della sua vita. Con questa nostra intervista abbiamo voluto entrare nell’anima di un calciatore capace di percorrere una strada fatta di sport, ma anche di vita culturale, politica e sociale. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Signor Ferretti, come nasce l’idea di scrivere un libro su di lei, da parte dei due autori Michele Ruggiero e Alessandra Demichelis?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Con il giornalista Rai Michele Ruggiero siamo amici da tanti anni. Un giorno mi chiese se avessi delle cose da raccontare della mia lunga carriera di calciatore e poi di allenatore. Ma ciò che ha subito incuriosito gli autori del libro, è stato proprio questo mio racconto da allenatore in seconda. Una figura che apparentemente potrebbe sembrare di poco interesse, ma che invece ha dei risvolti sportivi e umani davvero impensabili. Ecco, direi proprio che attraverso il mio racconto sportivo nell’ombra, è emerso uno spaccato di vita che coglie anche il mio interesse di calciatore sempre attento alla vita sociale e politica”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Già, il suo interesse verso la politica. E’ vero che lei è stato uno dei rari casi di calciatore degli anni ’50 – ’60, a manifestare pubblicamente le sue idee politiche di sinistra?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Mio padre era di estrazione politica rivolta a sinistra. Finita la guerra sono cresciuto attraverso i valori e le idee di sinistra, ritenendomi sempre un socialista nel vero senso della parola. Negli anni in cui giocavo a calcio, ho sempre dichiarato apertamente e con onestà intellettuale il mio credo politico. Ricordo che in quegli anni in cui mi trovavo a Torino, conobbi il giornalista Nello Pacifico e poi Diego Novelli, due personaggi storici della sinistra italiana. La loro amicizia mi ha arricchito molto sotto il profilo culturale e politico. Con loro ci siamo frequentati a lungo, rafforzando ancor di più quelle che erano già le mie idee di base. Ecco, questo è stato uno dei tanti risvolti che si è intrecciato alla vita sportiva, quando ero a Torino come allenatore e secondo di Gigi Radice”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: right 481.9pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Suo papà Renato giocava nel Messina. In quali squadre siciliane ha poi allenato?<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Ha allenato per un certo periodo il Messina e poi per due anni il Canicattì”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Da quali sentimenti siete stati legati alla bellissima terra di Sicilia?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Papà ha fatto il calciatore per sette anni a Messina. Era il capocannoniere indiscusso e non ha mai acconsentito a un eventuale trasferimento altrove, anche se a quell’epoca era stato richiesto da squadre importanti come la Roma, il Genoa, l’Alessandria. Ma lui ha avuto una sorta di affetto per quella città di Messina che gli ha tributato molto calore dal punto di vista umano. Sono sentimenti che allora significavano tanto, forse tutto, in un mondo del pallone che ti metteva a contatto con la gente e ti faceva sentire importante”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Senta Mirko, come nasce la sua amicizia con il giornalista Rai Michele Ruggiero?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“E’ proprio il pallone che ci ha unito fin dal tempo in cui sono stato a Torino e nel Toro. Gli ho raccontato la mia storia di calciatore e di uomo. A lui piacque molto, fino al punto di rielaborarla assieme ad Alessandra Demichelis che è una storica della provincia di Cuneo. A detta di molti ne è uscito fuori un libro interessante, proprio per le situazioni che le ho specificato prima”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Ritornando alla politica. Cosa è rimasto in lei di quella ideologia di sinistra, professata durante la sua carriera di calciatore?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Sono ancora molto convinto di ciò. E’ un po’ come la Costituzione che vogliono cambiarla senza mai averla applicata. Da sempre è stata staccata e vilipesa, perché c’è scritto che la legge è uguale per tutti e non è così, che il lavoro è per tutti, ma non è così, che la casa è per tutti e all’atto pratico non è così. Sono quindi per una giustizia socialmente avanzata, perché se no, oggi come oggi, rischiamo di disperdere ciò che i nostri padri ci hanno lasciato in eredità. Spiace dirlo, ma il nostro Paese sembra diventato solo per i furbi e non si fa nulla per il bene collettivo”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Ritornando al calcio. Cosa c’è ancora che lo attrae di questo mondo?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Il pallone e basta. Non sono d’accordo con l’inserimento della tecnologia. Penso che con questo sistema si snatura l’essenza di un gioco del calcio che è natura, vita, inventiva, un qualcosa che fa discutere ma che sa darti profonde emozioni”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Lei è stato definito un allenatore nell’ombra. Non le dispiace&nbsp;sentirselo dire?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“ E’ proprio il contrario. Sono molto orgoglioso di essere stato allenatore in seconda, perché a parte la figura principale di tecnico che segue la squadra, è la figura del secondo che riesce a legare i rapporti tra tutto l’ambiente e lo spogliatoio. I giocatori vanno seguiti, non solo dal punto di vista tecnico e tattico, ma anche da piccole sfumature che sfociano nell’umano. E’ vero che il calcio è gioco di squadra, ma ogni singolo ha il suo carattere, la sua vita privata e una storia che non è mai uguale agli altri. Ecco, direi che il mio ruolo è stato sempre quello di aiutare l’allenatore sotto l’aspetto di alcune problematiche dei singoli giocatori. Quella sorta di complicità che si instaura tra il secondo allenatore e i calciatori. Infatti, loro si confidavano più con me che con altri. Anche questo è il segreto di tanti successi nel calcio”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Lei ha giocato nel Canelli, nel Como, nel Catania, nella Fiorentina, nel Torino, ed ha chiuso la sua carriera nell’Alessandria. Quale di queste squadre le è rimasta nel cuore?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Sono stato nel Torino per 15 anni. Ho giocato, allenato, e sono stato anche responsabile del Settore Giovanile. Quella era la mia casa e quella maglia mi è rimasta nel cuore”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Per finire, cosa pensa del Torino di oggi?</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">“Chi conosce il Toro, come lo abbiamo vissuto noi fino ai componenti dell’ultimo scudetto, può capire cosa voleva dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Campo Filadelfia”.</b> So che sta risorgendo dalle ceneri e presto sarà inaugurato, ma difficilmente potrà crearsi quell’ambiente famigliare che conoscevamo noi. Ricordo che i tifosi ci aspettavano dopo l’allenamento. Era una festa. Pacche sulle spalle e discorsi amichevoli ti facevano sentire il calore della gente granata. C’era un filo conduttore che legava tutto e tutti, a partire dal presidente fino al magazziniere e ai tifosi. Oggi si tende a chiudere le porte per non scoprire segreti tattici che potrebbero favorire l’avversario di turno della domenica. Così i tifosi restano ingiustamente fuori dalle porte. E’ vero, è cambiato il calcio. Ma sono cambiate anche le persone”.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">&nbsp;</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">&nbsp;</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-libro-mirko-ferretti.jpgSiNmirko-ferretti-sono-molto-orgoglioso-di-essere-stato-allenatore-nell-ombra-1013200.htmSi100451001,02,03030303
751013182NewsCampionatiIcardi, l’Inter perdona ma la curva no.20161019195848In casa Inter i problemi non mancano mai.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Autorevoli e discordanti pareri si sono contrapposti nella vicenda del libro pubblicato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mauro Icardi</b>, in cui egli stesso, in alcune pagine, ha descritto con dovizia d’informazione quel post partita <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Sassuolo- Inter e l’acceso diverbio che ebbe con i tifosi nerazzurri. Parole pesanti che la frangia estrema del tifo organizzato non gli ha perdonato, per averlo contestato aspramente. La società gli ha addebitato una multa salatissima, ma la curva alza i toni e dice a chiari lettere che non lo vuole come capitano e neanche come semplice giocatore che veste quella maglia. A scatenare questo putiferio, è stata la ricostruzione dell’episodio sulla sua maglia numero 9 regalata dal campione a un bimbo e, secondo Icardi, strappata dalle mani dello stesso bambino. Storie di calcio, di ultrà, di prepotenze, ma anche di ingenuità inaccettabile da parte del giocatore e della stessa società. Tanto per cominciare, una società ben organizzata dovrebbe intervenire sul nascere di queste situazioni, proprio perché è suo diritto inalienabile. Quindi, l’ufficio stampa dell’Inter avrebbe dovuto leggere la bozza di quel libro prima di essere pubblicato. Ma se la società non è stata avvertita dal suo tesserato, ecco che la cosa diventa ancora più grave del previsto, perché lui come dipendente della Società Inter avrebbe dovuto chiedere il permesso. Quindi, altro che multa salata e togliere momentaneamente la fascia di capitano al giocatore. In questo caso la società avrebbe dovuto chiedere i danni dei diritti d’immagine. Anche la giustizia sportiva avrebbe dovuto dire la sua con autorevolezza, proprio in una occasione emblematica in cui si mette in agitazione il mondo degli ultras, attraverso una sorta di sfida pericolosa. Ma così non è stato, almeno fino ad oggi. Un po’ come dire che i panni sporchi si lavano in famiglia. Già, la famiglia Inter che appare troppo buonista davanti al rampollo Icardi che a 23 anni pubblica un’autobiografia sulla sua vita. Ma che ci sarà mai da raccontare quando ancora non hai vinto nulla, quando hai ancora un percorso professionale da fare e una lunga vita da percorrere? E poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda Nara,</b> moglie e agente di Icardi che mette ancora zizzania dichiarando: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mauro non andrà via</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dall’Inter, toglietevelo dalla testa. Lui resta all’Inter al 100%. Le occasioni ci sono state la scorsa estate, ma ha scelto di restare per il rapporto che ha con i suoi tifosi perché è attaccato all’Inter.”</b> Un po’ come continuare a sfidare quella Curva Nord che non ne vuole più sapere di suo marito. Ma, per fortuna, in tutto questo frastuono c’è ancora l’ala più moderata del tifo interista, che si schiera in un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“lasciamo perdere”</b> che sa più di saggezza, piuttosto che di reale voglia di continuare una diatriba che non porta benefici a nessuno. Già, proprio in quest’Inter così martoriata e mai ben definita nella sua parte tecnica così piena di ansia di far bene, senza mai farne. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sunning </b>ha già i suoi problemi con una squadra e un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Frank De Boer</b> che sembra più confuso che persuaso. Dopo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mancini </b>e l’olandese, adesso ad Appiano Gentile aleggia pure l’immagine di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rudi Garcia</b> per un inatteso cambio di rotta. Sarà così? Chissà! Una cosa è certa, in casa Inter i problemi non mancano proprio mai. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano fl0711fl0711icardi.jpgSiNicardi-l-inter-perdona-ma-la-curva-no-1013182.htmSi100451001,02,03030343
761013166NewsCampionatiJuventus regina del mercato, ma saprà mantenere le promesse?20160903181735L`analisi del mercato della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono storie nel calcio che spesso sorprendono per la loro imprevedibilità. E così accade che squadre attrezzate per vincere, qualche volta sul campo non mantengano le promesse che la teorica “carta” suggerisce all’inizio di campionato. Tuttavia, se questo discorso è accaduto in passato, non è possibile oggettivamente pensare, che la stessa cosa possa accadere per la Juventus che è stata regina del mercato. Il 9 con lode in pagella è la logica di un’estate maestosa, fatta di un mercato ricco e intraprendente per i colori bianconeri. E’ il risultato di una campagna acquisti e vendite che non ha precedenti nella storia del calcio italiano. L’acquisto record di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e l’altrettanto iperbolica cessione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paul Pogba</b>, sono l’emblema di operazioni virtuose quanto esplicite di un chiaro obiettivo da raggiungere<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">: la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions League</b> e il sesto scudetto consecutivo, che stabilirebbe il record nella storia bianconera di tutti i tempi. Gli arrivi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dani Alves, Benatia, Pjanic, Pjaca</b> e il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b>, si integrano in maniera superba al già grande valore tecnico rappresentato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> il quale, con la sua presenza in campo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sta dando grande respiro alla manovra bianconera, nell’attesa di vedere il migliore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain. </b>Tutto sembra perfetto e magistralmente organizzato in tutti i settori. Difesa rocciosa, centrocampo in cui spiccano valori tecnici di superba classe, con un attacco che, se mette in pratica certe premesse, sarà da definire come stellare. E non importa se il mancato arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Witsel </b>potrà sembrare un piccolo rimpianto in un centrocampo che dovrà fare a meno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lemina</b> che parteciperanno alla Coppa d’Africa e di Marchisio che potrà essere disponibile soltanto a inizio anno 2017. E mentre Marotta si fregia giustamente dei suoi conti in aumento, Allegri si gode la sua nuova Juve pensando all’eventuale nuovo assetto tattico, che dovrà essere inerente alle caratteristiche tecniche dei campioni che si ritrova nella rosa bianconera. E intanto la Juve si trova già in testa al campionato con il punteggio pieno di 6 punti in classifica, avendo vinto la prima partita in casa contro la Fiorentina e poi il match esterno con la Lazio. E’ stato come acquisire il massimo risultato con il minimo sforzo. In effetti, la Juve vista in campo nelle due partite citate, non è stata all’altezza della situazione. Ma se pensiamo che quella è stata una Juve di fine agosto e una squadra che era priva di parecchi titolari, possiamo davvero chiederci cosa sarà il gioco e il rendimento di una Juventus al completo, che sta lavorando con una preparazione adatta a trovare il picco della sua forma intorno a marzo - aprile del prossimo anno. L’interruzione del campionato a beneficio degli impegni della Nazionale, dà respiro alla Juventus (ma anche alle altre squadre) che risentono ancora della fatica della preparazione estiva. Dunque, il popolo juventino che è già in fermento per seguire i fasti della propria squadra, lievita speranze di bel gioco, gol, divertimento e, soprattutto, di speranza di tante altre vittorie da scrivere tra le pagine della lunga storia bianconera. D’altra parte, qui è sempre di casa la famosa frase: “Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-regina-del-mercato-ma-sapra-mantenere-le-promesse-1013166.htmSi100451001,02,03030338
771013164NewsEditorialeLuci e ombre nel 2° Memorial Marco Salmeri20160902064356L`evento calcistico di Milazzo,che ricorda la figura del giovane calciatore <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mercoledì 31 Agosto 2016 presso lo stadio di Milazzo, si è svolto il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">2° Memorial Marco</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salmeri.</b> Un triangolare di calcio che ha visto vincere la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Primavera del Palermo</b>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’ASD Due Torri</b> e la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">S.S. Milazzo</b> si sono classificate rispettivamente al secondo e terzo posto. Ma non era questo il vero senso di una serata, che ha registrato purtroppo una scarsa partecipazione di pubblico a un evento calcistico che per la memoria di un ex calciatore del Milazzo e del Due Torri, morto in giovane età per un tragico incidente d’auto, avrebbe meritato ben altra ribalta. Sarà stata per la concomitanza della corsa ciclistica organizzata in occasione della festa del Patrono della città mamertina, o&nbsp;chissà per quale altro motivo, fatto è che questo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">2° Memorial</b> intitolato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, avrebbe meritato un seguito di pubblico decisamente più numeroso. E anche la mancata partecipazione delle Istituzioni di Milazzo si è fatta sentire, quasi a volere snobbare un appuntamento annuale che dovrebbe invece rappresentare il fiore all’occhiello dell’attività calcistica milazzese. Non vogliamo certamente entrare nel merito della questione, tuttavia, il nostro dovere di cronaca ci impone di registrare ciò che abbiamo notato e che ci ha lasciato davvero amareggiati. Detto questo, desideriamo invece rimarcare la fatica di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nino Salmeri</b>, papà del povero Marco, il quale si è adoperato per la buona riuscita di un Memorial che per ovvie ragioni gli sta a cuore e che vorrebbe migliorare anno dopo anno. Una sorta di crescita esponenziale che possa dare immagine anche alla città di Milazzo nel ricordo di un giovane calciatore talentuoso, il cui tragico destino ha strappato alla vita troppo presto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mi piacerebbe che fin dal prossimo anno, questo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Memorial crescesse ancora di livello”,</b> dice con smisurato orgoglio papà Salmeri, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mio figlio faceva il tifo per l’Inter e sogno di invitare</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la squadra nerazzurra o magari la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Primavera, così anche lui dal cielo coronerebbe quel sogno di vedere giocare su questo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">terreno la squadra del suo cuore”.</b> Un chiaro messaggio di grinta e determinazione di un padre che, assieme a sua moglie e pochi altri amici, desiderano continuare negli anni a venire la memoria di un calciatore e di un ragazzo, che attraverso il pallone stava costruendo il suo futuro. Così continua, Nino Salmeri: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Finché avrò vita lotterò per dare continuità alla memoria di mio figlio, in questo stadio che porta già il suo nome e dove si erge la sua statua che curo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">personalmente in tutti i particolari</b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tra le luci, le piante e l’erba circostante, Marco è lì, come se dovesse ancora uscire dagli spogliatoi per giocare la sua ennesima partita. Nessuno potrà mai togliermi questa</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">legittima aspirazione”.</b> Parole che nascono dal cuore ma anche dall’anima e dal ferreo carattere di un papà che si adopera quotidianamente, affinché venga rispettata la figura del proprio figlio calciatore che tanto ha dato per i colori della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">S.S. Milazzo</b> e poi dell<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">’ASD Due</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torri</b>. Riteniamo davvero che certi legittimi desideri debbano essere coltivati da parte di tutti indistintamente, facendo forza sull’unione per il raggiungimento di un obiettivo che in fondo appartiene non solo al calcio della città di Milazzo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milazzo (Me)fl0711fl0711milazzo.jpgSiNluci-e-ombre-nel-2-memorial-marco-salmeri-1013164.htmSi100451001,02,03030366
781013147NewsEditorialeInter, manca la serenità20160720183541Tra Suning e Mancini non c`è feeling<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In casa nerazzurra non c’è mai pace. Dopo la delusione dello scorso campionato, con la nuova proprietà si cerca di capire quali possono essere i nodi principali da sciogliere. Fin dall’entrata di Suning in casa Inter, si è capito che molte cose sarebbero cambiate: una fra queste la non più carta bianca data a Mancini. Tutti sanno, infatti, che Thohir pendeva dalle labbra del tecnico nerazzurro, il quale ha fatto il bello e il cattivo tempo per quanto riguarda gli acquisti e le vendite. Sono stati spesi molti soldi, ma non si è vinto nulla. Si sono create pochissime plusvalenze, registrando numerose perdite a fronte di giocatori voluti, strapagati e poi rivenduti, perché ci si è accorti di aver sbagliato. Una costante, quella di casa Inter, che mette come primo imputato proprio Roberto Mancini, che fin dall’inizio ha messo in chiaro la sua tendenza di fare apprendere un’immagine di gioco a una squadra che, purtroppo, non ha saputo recepire. Oggi, con l’avvento della nuova proprietà cinese non sarà più così, perché i nuovi dirigenti tendono a essere più partecipi alle problematiche tecniche, piuttosto che delegare. E questo, a Mancini non va proprio. Infatti, all’Inter di oggi tengono più banco le tensioni tra Suning e lo stesso Mancini, piuttosto che il mercato visto come potenziamento di progetti immediati. E non è un caso che nello scenario tecnico dei personaggi papabili ad entrare a far parte dell’entourage dell’Inter si parli insistentemente di Fabio Capello nel ruolo di manager. E se questo fosse vero, cancellerebbe sicuramente il ruolo di Roberto Mancini, proprio perché ormai da anni non è solo allenatore delle sue squadre, ma pretende anche il ruolo di dirigere la parte tecnica. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Tutto questo fa pensare che la divisione fra tecnico e società sia quasi inevitabile, anche se Thohir, pur nel suo ruolo di dirigente non più determinante, cerca di ricucire lo strappo dichiarando parole di incoraggiamento verso il tecnico cui crede tanto da sempre, per arrivare in Champions League. La squadra, intanto, procede il suo ritiro a Brunico affrontando le prime amichevoli della stagione. Dopo aver disputato le prime due partite in maniera deludente, contro Real Salt Lake, al Rio Tinto Stadium ha vinto per 2 a 1. Ma, per quello che valgono le partite di questi tempi, dobbiamo dire che si è vista una parvenza di gioco soprattutto con D’Ambrosio e Jovetic che sono stati i realizzatori del match. Per il resto registriamo il malcontento del portiere Handanovic, che mostra tutta la sua delusione di giocare in una squadra che non partecipa alla Champions League. Più volte ha dichiarato di volere andare via, ma ad oggi nulla si muove per lui sul mercato. Si vocifera poi che anche Icardi desideri cambiare aria. Napoli e Juventus sono interessati a lui soprattutto dopo le “sparate” di Wanda Nara, che sui social fa intendere di volere una società con un progetto più ambizioso. C’è poi il desiderio per nulla nascosto di Mancini, di volere l’esterno Candreva. La trattativa non è facile per l’eccessiva richiesta di Lotito che vuole 25 milioni di Euro. Ma questo non è il solo problema, infatti, per l’acquisto di Candreva e Parolo si è pure inserito il Chelsea di Antonio Conte, che ingaggerebbe i due giocatori pagandoli circa 42 milioni a testa. A questo punto, per il club nerazzurro la lotta per acquisire Candreva diventa davvero improba. Vedremo cosa accadrà in seguito, anche se, come dicevamo pocanzi, il Club di Appiano Gentile ha troppi nodi da sciogliere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711roberto_mancini_01.jpgSiNinter-manca-la-serenita-1013147.htmSi100451001,02,03030357
791013145NewsCampionatiIl Portogallo si laurea Campione d’Europa 201620160711172942Cala il sipario su Euro 2016.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">E’ stata una finale europea degna di nota. Francia e Portogallo hanno onorato il calcio, affrontandosi a viso aperto e senza esclusione di colpi, fino al&nbsp;termine dei tempi supplementari. Ha vinto il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Portogallo</b> di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, uscito tra le lacrime al 25’per un infortunio al ginocchio. Il gol è stato segnato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eder</b> al minuto 109, nello scorrere dei tempi supplementari. La nazionale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fernando Santos</b>, dunque, ha capovolto quelli che erano i favori del pronostico della vigilia, che prevedevano la vittoria della Francia. Dopo aver superato la Germania, il tecnico francese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Deschamps</b> si è affidato alla stessa squadra, con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidì</b> davanti alla difesa e il trio composto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sissoko</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Griezmann</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Payet</b> in aiuto a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giroud.</b> Tra i portoghesi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fernando Santos</b> abbiamo ritrovato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">William Carvalho</b> a centrocampo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> punta centrale e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nani</b> a svariare per il campo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renato Sanches</b> ( ottimo il suo apporto alla squadra, per quantità e qualità) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Silva</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Joao Mario</b> a centrocampo con il compito di sfruttare le ripartenze. Una tattica studiata minuziosamente da tanti giorni a tavolino, da parte dei due coach che volevano vincere questa Coppa Europea. Poi, con l’evolversi della partita, molte cose sono cambiate e anche gli schemi tattici hanno dato spazio alla fantasia e all’imprevedibilità. Ma sono le lacrime di dolore di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo </b>che hanno fatto il giro del mondo. Un punto cruciale della partita in cui si pensava che con l’uscita di scena del suo capitano, il Portogallo dovesse sprofondare sotto i colpi dei francesi. E invece non è stato così, perché i portoghesi di Fernando Santos hanno saputo trovare la linfa mentale e fisica, necessaria per superare una Francia che si è resa pericolosa in più occasioni. Il portiere portoghese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rui Patricio</b> si è superato in più occasioni, risultando alla fine il migliore in campo assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eder</b>. Dunque, emozioni di una finale di calcio che se pur non ci ha mostrato in finale la nostra Nazionale Italiana, è stata seguita da tantissimi appassionati. Ma una finale è sempre una finale. Non si può snobbare. E, tra il tripudio finale per la gioia dei portoghesi che si contrappone alla delusione cocente dei francesi, Cristiano Ronaldo è stato capace di passare dalle lacrime di dolore per l’infortunio subito, alle lacrime di gioia per la vittoria della sua squadra. Temi umani che non possono sfuggire e che sono la sostanza di un calcio capace di interpretare sempre la vita, con la sua forza ma anche con la sua fragilità. Bello l’episodio accaduto fuori dallo stadio di Parigi dopo la lunga gara. Un tifoso francese che era disperato e in lacrime è stato consolato da un bambino portoghese, il quale gli ha appoggiato in maniera carezzevole la sua mano sulla spalla. Quadretti di un calcio da incorniciare, perché visto da un’angolazione bella e pulita. Con questa emblematica fotografia, si chiude degnamente il sipario di un europeo di calcio 2016 che si è svolto tra luci e qualche ombra.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNil-portogallo-si-laurea-campione-d-europa-2016-1013145.htmSi100451001,02,03030386
801013138NewsCampionatiMeravigliosa Italia. Sconfigge la Spagna e passa ai quarti di finale.20160628115625Adesso gli azzurri di Conte sono attesi dalla Germania.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Se si potesse coniare un nuovo aggettivo superlativo per significare la bellissima prestazione degli azzurri contro la Spagna ad Euro 2016, diremmo tutte le cose più positive che offre il gioco del calcio. Emozione alle stelle e adrenalina che per entusiasmo <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>fa alzare le braccia al cielo azzurro, proprio come il colore delle maglie dell’Italia. E’ l’effetto della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">contemania</b>, una sorta di preparazione fisica e mentale che prevede un lavoro anche interiore dell’atleta. Una sensibilizzazione a non mollare mai, di crederci sempre, ed essere sorretti da quell’autostima che spesso e volentieri ti fa buttare il cuore oltre l’ostacolo. Non ipocritamente a parole, ma coi fatti. E’ il frutto di un calcio moderno che non inventa nulla, ma che rispolvera tra le sue pieghe l’antico senso di gioco di squadra, di gruppo coeso, capace di scendere in campo assieme a coloro i quali stanno in panchina. Riserve ma non troppo. Diremmo piuttosto, che si tratta di titolari aggiunti ai compagni che lottano in campo; quello sì, ci sembra più giusto! La nostra analisi non viene descritta con orpelli per ammantare di grande magnificenza il gruppo straordinario condotto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b>, ma, più semplicemente, è il modo realistico di intendere e significare un gioco del calcio che fa della preparazione oculata e maniacale il senso del vincere insieme. Infatti, la Nazionale di Conte più volte bistrattata per la carenza di qualità, ha assunto ormai il marchio di squadra sfavorita nella maggior parte degli incontri di questo Campionato Europeo 2016 che sta mostrando un grande livello tecnico. Un vantaggio psicologico che è tipico di chi non gode i favori del pronostico e ne fa tesoro. Ma se all’oggettiva carenza di qualità degli azzurri, che per infortunio hanno dovuto fare a meno sin dall’inizio di giocatori tecnicamente importanti come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Verratti e Marchisio</b>, si contrappone il modo di interpretare un calcio aggressivo di gruppo e agonisticamente di alto livello, il risultato non può essere che questo. Sì, perché negli azzurri ci sono giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pellè, Eder</b>, che non hanno vissuto una grande stagione calcistica nei loro club di appartenenza. Eppure Conte, fin dall’inizio, ha fatto scudo contro tutto e tutti con la testardaggine di chi crede comunque in un gruppo che ha grandi capacità che nascono da una professionalità che, se stimolata, dà il massimo di sé. E così, dopo 23 anni, l’Italia batte la Spagna in una partita ufficiale, non solo vincendo una partita meritatissima, ma anche convincendo in una indiscutibile supremazia territoriale in cui si è potuta evincere una sete di successo, senza dubbio superiore a quella messa in campo dagli spagnoli. Superiori dal punto di vista tecnico, gli uomini di Del Bosque hanno manifestato tutto il loro scemare di un ciclo storico di 8 magnifici anni che sembrerebbe giunto ormai al traguardo. L’Italia è stata capace di sorprenderli con aggressività, togliendo loro la possibilità di ragionare con il possesso palla. In vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b>, al seguito di una punizione dal limite battuta da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eder </b>e non trattenuta dal portiere spagnolo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Gea,</b> gli azzurri hanno sfiorato il raddoppio più volte nell’arco di tutta la gara, mentre gli spagnoli hanno tentato senza successo di pareggiare il conto. Ma sul finire del match, un superbo suggerimento dell’appena entrato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Insigne </b>coglie libero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Darmian </b>sulla destra, il quale crossa in area di rigore un pallone indirizzato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pellè </b>che insacca. E’ il 2 a 0 finale, una rete che ha ricordato quella realizzata da egli stesso contro il Belgio. Un gol liberatorio che ha rappresentato l’apoteosi azzurra. Adesso si dovrà affrontare la Germania ai quarti di finale. Avremo modo di parlare di questo incontro che si giocherà Sabato 2 Luglio alle ore 21,00. Per il momento godiamoci il trionfo azzurro, questa perla di calcio della Nazionale Italiana targata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b>, capace di scrivere un capitolo importante nella già vasta letteratura azzurra che dopo tanti anni di stelle che ne hanno fatto la differenza, oggi scopre l’essenzialità di un atteggiamento calcistico fatto di tante piccole – grandi cose.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711logo-euro-2016.jpgSiNmeravigliosa-italia-sconfigge-la-spagna-e-passa-ai-quarti-di-finale-1013138.htmSi100451001,02,03030381
811013136NewsEditorialeAlex Schwazer e la tentazione mai smarrita.20160622181037Doping, eterno problema dell`uomo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Nella vita come nello sport ci sono tentazioni che vanno oltre ogni logica. In genere chi si immette nell’impervio percorso del doping, è difficile che possa rientrare nella logica di uno sport fatto per mettersi a confronto con se stessi. Conoscere i propri limiti senza aiutarsi con sostanze dopanti, è il senso di un’etica che lo sport a tutti i livelli impone. Ma quella tentazione di andare a mille, di superare tutti (anche se stessi), è sempre dietro l’angolo e ti accarezza con mano malvagia e non ti fa pensare ai tanti problemi cui vai incontro. Una sorta di voragine del male che all’apparenza ti illude di volare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Schwazer</b> è ricaduto nella trappola del doping, segno di un ritorno all’effimero di cui non puoi più fare a meno. Eppure c’è stato un periodo florido in cui questo fuoriclasse della marcia non aveva bisogno di nessun aiuto chimico. Ha vinto la 50Km di marcia nel 2005 e poi nel 2007 non si è accontentato di vincere la medaglia di bronzo, perché quella volta l’avrebbe voluta d’oro. Sembra quasi la schizofrenia di un bambino viziato che pretenda di essere primo sempre, di vincere comunque e in qualsiasi modo. Così ricadi nel vizio di assumere sostanze chimiche che oltre a uccidere la lealtà nello sport, uccide pure te stesso. Una sorta di ossessione che non ti lascia più vivere, perché arrivare primo e salire su quell’ambito podio più in alto di tutti, rappresenta il tuo smisurato orgoglio. Ma non può essere orgoglio servirsi di anabolizzanti, ingannando le leggi dello sport e dell’onestà interiore. Sei falso e non te ne rendi conto, anche perché appena vieni controllato attraverso le analisi sei finito. Così è successo la prima volta in cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Schwazer</b> è stato trovato positivo rimediando una lunga squalifica, e così succede probabilmente oggi in cui è ritornato a doparsi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federica Pellegrini</b> dichiara che chi viene trovato ad assumere anabolizzanti deve essere radiato a vita. Su questo siamo tutti d’accordo, non esiste alcun dubbio. Ma se l’atleta viene estromesso dallo sport attivo, resta pur sempre la parte più importante da recuperare: l’uomo. Ed è questa la strada più difficile da percorrere, quella del recupero di un ragazzo che si è fatto illudere, esaltare e stordire da false vittorie che eludevano con l’inganno a conquiste da primo della classe. Quella bandiera intorno al collo esibita con orgoglio dopo ogni vittoria, per Schwazer era come sentirsi un re, il più grande di tutti. Fragilità di un ragazzo che non ha capito l’importanza di uno sport sano, fatto di resistenza fisica, di conoscenza dei propri limiti e della ragionevolezza di capire che una sconfitta può significare più di una falsa vittoria. E’ il senso dell’umano che si scontra con lo sport, quando ti annebbia la vista con il desiderio per nulla rinunciabile, di essere primo non solo con le proprie forze. La storia dello sport di tutti i tempi ci ha insegnato a vivere momenti di questo tipo, in cui l’atleta perde totalmente il senso logico delle cose per abbandonarsi all’effimero del sentirsi potente, più forte di tutto e tutti. Amara storia di un falso orgoglio in cui non si accetta che nello sport, come nella vita, è meglio perdere con le sole proprie forze, piuttosto che vincere con la falsità che mette a nudo la persona. Medaglie d’oro che diventano di cartone nel volgere di un attimo. Ma che senso ha?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711schwazer.jpgSiNalex-schwazer-e-la-tentazione-mai-smarrita-1013136.htmSi100451001,02,03030315
821013130NewsEditorialeLe lacrime di Cosmi e l’abbraccio consolatore di Oddo.20160610154734Una finale play off caratterizzata da risvolti umani.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Ma che cos’è mai questo calcio che prima si presenta cinico e spietato come&nbsp;fosse la sintesi &nbsp;di&nbsp;“ Mors tua, vita mea”, e poi si scioglie inaspettatamente nella fragilità&nbsp;di momenti che ne esaltano i sentimenti umani. Così come sono andate le cose sul campo del Trapani, in occasione del match di ritorno play off contro il Pescara per la conquista della Serie A, avrebbero dovuto esserci due squadre promosse. Non solo per la qualità del gioco e dell’agonismo messo in campo dalle due contendenti, ma anche per ciò che hanno espresso durante l’arco di tutto il campionato. Ma la cosa che più ha colpito l’opinione sportiva e non solo, sono state le lacrime di delusione consumate alla fine della partita da Serse Cosmi, l’allenatore del Trapani che rimasto solo e seduto sulla sua panchina, si è lasciato andare ad un inarrestabile pianto dirotto. Un sogno di promozione a lungo accarezzato e poi svanito nel nulla. Ma la bellezza di un episodio che difficilmente vediamo nei campi di gioco, ci parla di un gesto unico dal gusto deamicisiano, che si avvicina al libro cuore. Oddo, infatti, l’allenatore del Pescara che ha raggiunto la promozione in Serie A, prima di andare ad esultare e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>festeggiare con i suoi ragazzi, si è seduto accanto a Cosmi e lo ha abbracciato in maniera forte, intensa, consolatoria, proprio come fosse suo padre. Commuove davvero questa scena che ci fa ricredere su un calcio ricco di emozioni ma sempre più arido di sentimenti. Al di là dell’amarezza di Cosmi per la mancata promozione del suo Trapani, dobbiamo dire che in quelle copiose lacrime dell’allenatore della squadra siciliana, il calcio italiano ha ritrovato un personaggio vero, autentico, capace di incarnare il vero spirito di uno sport che ha perso il significato umano. Troppi sono gli interessi e i partner commerciali che si infiltrano in un tessuto di sicuro investimento economico, che non possono dare spazio ai sentimenti e alle delusioni dei perdenti. Vincere è l’unica cosa che conta. Arrivare secondi è come partecipare con la logica anacronistica di De Coubertin; non serve a nulla. Ma i sentimenti? quelli no, non c’è più spazio. Chi vince è giusto che gioisca, mentre chi perde resti pure a rosicare di rabbia e delusione. E’ la sintesi del calcio di oggi; tutto interessi, programmazione perfetta, investimenti, guadagni allucinanti e spietatezza di sentimenti. Quasi a godere degli insuccessi altrui. Tanto sei tu importante, perché vinci. Per questo motivo, l’inusuale gesto manifestato da Oddo nei confronti di Cosmi, assume carattere di grande importanza umana. Sentimenti che si infiltrano tra le piccole e ormai assottigliate fessure di un pallone, che dimenticando l’essere è pura immagine dell’apparire.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Trapanifl0711fl0711foto-cosmi---oddo.jpgSiNle-lacrime-di-cosmi-e-l-abbraccio-consolatore-di-oddo-1013130.htmSi100451001,02,03030293
831013123NewsCampionatiAdesso è ufficiale, Mihajlovic è il nuovo allenatore del Toro.20160525164729Con il tecnico serbo, al Torino si prevede una ventata d`aria nuova.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi riconosco nei valori granata”. Queste sono state le prime parole di Sinisa Mihajlovic, dopo aver firmato un contratto biennale con il Torino. La frase è importante, ma attento Sinisa, perché il popolo granata che tu dici appartenere a una piazza importante, non vuole parole di circostanza ma desidera i fatti. Sì, perché riconoscersi nei valori granata assume i connotati di sacralità, e se non sei più che convinto di questo significato, è meglio lasciar perdere. Detto questo, possiamo dire che il primo approccio del nuovo allenatore del Torino piace molto, perché non solo è capace di alzare quell’asticella di entusiasmo che negli ultimi anni si era smarrito, ma conforta il profilo di un allenatore che per il suo forte temperamento è apportatore di mille motivazioni. Riteniamo davvero che Mihajlovic rappresenti la scossa necessaria per la società del presidente Cairo, un tecnico sanguigno, caparbio, deciso sempre a non mollare. Lui è da Toro, di questo siamo certi. Ma adesso è doveroso che si apra un progetto serio, che preveda una ricostruzione tecnica in grado di migliorare l‘assetto tattico della squadra, almeno in virtù di quello che è il credo calcistico del nuovo allenatore granata. C’è dunque una ventata di aria nuova in casa granata, un qualcosa capace di dare fiducia ai giovani di valore che devono essere integrati in Prima squadra. Adesso, Cairo, Petrachi e Mihajlovic potranno continuare quella strada intrapresa da Ventura, che nel suo quinquennio granata ha gettato le basi per un futuro che significa stabilità, crescita, pur con tutti i suoi chiaro scuri di un calcio diventato ormai monotono e prevedibile. Infatti, era proprio ora di cambiare, di rinverdire un’immagine ormai troppo conservatrice nel gioco e nell’atteggiamento. C’è bisogno di più spregiudicatezza, ma anche di una logica calcistica più moderna, attenta a dare un’impronta di gioco più propositivo. Crediamo davvero che questo nuovo anno per il Torino coincida con molte novità. Tecnico nuovo, probabili nuovi calciatori e, soprattutto, lo stadio Filadelfia; la casa granata tanto attesa. Una serie di coincidenze che fanno pensare a una sferzata di entusiasmo che sa di speranza concreta. Questa volta, il glorioso passato farà da sprone per il presente e il futuro di un Torino che ha bisogno di fatti e non più di illusioni. Con Sinisa Mihajlovic ed un nuovo progetto, si può.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Sadio Grande Torinofl0711fl0711mihajlovic.jpgSiNadesso-e-ufficiale-mihajlovic-e-il-nuovo-allenatore-del-toro-1013123.htmSi100451001,02,03030399
841013112NewsEditorialeZaza, il caso di un bomber che segna e gioca poco.20160502152664Perché Simone Zaza non gioca titolare?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>E’ praticamente un anno che gli addetti ai lavori si chiedono perché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Zaza</b>, pur segnando in quelle poche volte che viene chiamato a giocare anche per un piccolo spezzone di partita,&nbsp;ravviva l’attacco con il suo pressing “feroce”, ma non gioca. Molte sono state le ipotesi tecnico - tattiche, ma non c’è mai stata una chiarezza effettiva. All’esterno appare che tra Zaza e Allegri non si sia mai instaurato un buon rapporto fin dall’inizio, ma queste sono vere e proprie supposizioni date da alcune dichiarazioni dei due personaggi della Juventus. Che Allegri straveda giustamente per Mario Mandzukic è un dato di fatto, visto che il croato ha qualità tecniche, temperamento e grande facilità di pressing a tutto campo. Il suo non è un gioco appariscente, capace di fare innamorare le platee, tuttavia, pur nella sua non spiccata brillantezza, riesce a dare un apporto determinante, soprattutto quando la sua squadra è impegnata a sostenere il non possesso palla. I tifosi juventini, e non solo, ricorderanno certamente che Allegri all’inizio del campionato (e oltre) ha schierato il duo d’attacco composto appunto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b>, lasciando in panchina <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza</b>. Il tecnico della Juve ha aspettato molto a buttare nella mischia l’argentino, mettendosi talora anche contro quel pensiero collettivo che vuole titolare un giocatore che è stato strapagato. Poi, non appena <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b> lo ha deluso per non fare in campo ciò che egli voleva, ecco che finalmente è arrivato il turno di quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> che non è più uscito dalla squadra titolare. Nel caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Zaza</b>, invece, c’è qualcosa di diverso che non convince tanto i media e la tifoseria bianconera, i quali restano con questo dubbio. L’attaccante ha una media record di un gol ogni 106 minuti, ma Allegri lo utilizza con il contagocce. Nel post partita contro il Carpi, dopo aver segnato il secondo gol per la Juve, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Zaza</b> ai microfonici di Mediaset ha dichiarato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non sono soddisfatto al 100%. Ho sempre</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dato il massimo quando sono stato chiamato in causa e penso di avere dato il mio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">contributo, aiutando i miei compagni. Allegri dice sempre che bisogna avere pazienza? Io penso di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">averne avuta molta quest’anno”</b>. Parole che si allineano ad una inevitabile delusione che lascia trasparire un sottofondo di legittima polemica. E intanto Max Allegri, dopo che gli è stato riferito ciò che ha dichiarato Zaza, risponde così: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Lui ne ha avuta molta, ma io ne ho avuta di più di pazienza. Per stare in una grande squadra bisogna essere competitivi. Ci sono momenti in cui si</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">gioca di più e altri in cui si gioca di meno. Lui è il primo anno che gioca in un top club e sa che in attacco ci sono grandi giocatori”.</b> Poi, dopo aver riconosciuto il suo indubbio valore e ricordato i suoi gol determinanti, soprattutto quello segnato al Napoli sul finire della gara, Allegri lo rassicura dicendo che potrà diventare titolare nella Juventus. E intanto il dubbio (vorremmo dire quasi amletico) non viene sciolto, sarà solo questione di tempo?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNzaza-il-caso-di-un-bomber-che-segna-e-gioca-poco-1013112.htmSi100451001,02,03030341
851013092NewsCoppeJuve, impresa sfiorata alla grande.20160317202345Bayern, Juve, Guardiola, AllegriIl Bayern passa ai quarti di finale di Champions. Juve bella e sfortunata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Grandi, ma non abbastanza”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'> E’ l’amaro commento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimiliano Allegri</b> dopo la partita di Champions contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bayern</b>. La Juve esce dalla competizione europea a testa alta, anzi altissima, per aver dominato per 70 minuti i temibili avversari. Peccato davvero per un risultato di 4 a 2 maturato nei tempi supplementari, dopo che la Juve al 90° si era fatta raggiungere sul risultato di 2 a 2. Possiamo dire che la Juventus di Allegri si è presentata molto preparata davanti alla commissione d’esame di maturità, ed è stata pure capace di meravigliarla alla grande, meritando pieni voti. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Poi, improvvisamente, si è inceppata dopo poche domande e per puro caso non ha superato la prova. Ci piace usare questa metafora di vita scolastica, per assorbire meglio la delusione cocente, nel tentativo di capire le cause di una Juve che prima ti sbalordisce e poi viene sconfitta immeritatamente. Come tutti sanno, i bianconeri si sono presentati all’Allianz Stadium con le pesanti assenze di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b>, cui si è pure aggiunta all’ultimo momento anche quella di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manzukic </b>che è poi entrato nel secondo tempo al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b>. Già, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b>. Una partita da 8 la sua, capace di rispolverare il Morata capace di ripartenze improvvise e strappi vigorosi. Aiutato da un improvvisato modulo voluto da Allegri che con il 4-5-1 prevedeva le grandi ripartenze degli esterni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b>, Morata ha trovato una serata di antica magia. Fresco nell’interdizione e caparbio nel ripartire all’attacco. Ma è stata tutta la Juve ad interpretare un calcio ad alti livelli, mettendo alla sbarra per ben 70 minuti un Bayern Monaco che a nostro avviso è solo secondo al Barcellona. E così dopo aver segnato con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b>, nel primo tempo la Juve ha avuto pure la possibilità di portare a 4 le sue reti, se solo si fosse convalidato il gol di Morata che non era in fuorigioco e fosse entrato quel tiro di Cuadrado che, solo davanti a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neuer</b>, ha calciato banalmente sul portiere. Incredibile! Per tutto il primo tempo abbiamo visto solo una squadra: la Juventus. Poi, nel secondo tempo, la Juve ha abbassato il suo baricentro soffrendo in modo esagerato e, dopo i primi dieci minuti, i tedeschi hanno cominciato a spingere in modo convinto. Nel frattempo Allegri sostituisce <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Khedira</b> con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sturaro</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata </b>con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pep Guardiola</b>, tra gli altri, fa entrare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coman</b>. Il francese è stato la chiave di volta della gara, poiché Alex Sandro, ormai stanco, non è stato in grado di contrastare la freschezza del nuovo entrato. Così il Bayern segna, prima con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lewandoski </b>e poi con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Muller</b> al 90’. Poi, nel corso dei supplementari, i tedeschi di Pep Guardiola vanno a segno con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alcantara</b> e pochi minuti dopo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coman</b>. La bolgia infernale dell’Allianz Arena, fa da cornice ai festeggiamenti per un’entrata ai quarti di finale che, così come si erano messe le cose, sembrava quasi svanita. La Juve può recriminare sugli errori dell’arbitro, sui cambi sbagliati di Max Allegri (Morata non doveva essere sostituito), sul non essersi ravveduta in tempo nel cambiare la marcatura su Coman e sull’incapacità di chiudere la partita quando si è presentata l’occasione. Tuttavia, pur con tutta l’amarezza del caso, dobbiamo dire che questa Juventus è cresciuta molto a livello internazionale, assottigliando quel gap ancora esistente tra lei e le altre grandi squadre europee. Questo ci ha detto un ottavo di finale, che la Juve di Allegri avrebbe meritato di superare alla grande. E adesso, tutti insieme, dalla società, all’allenatore, alla squadra, devono avere la consapevolezza che questo incidente di percorso ha aperto grandi prospettive future.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b>Monaco Stadio Allianz Arena.fl0711fl0711marotta.jpgSiNbayern juve guardiola allegri-1013092.htmSi100451001,02,03030418
861013088NewsCampionatiA Torino non si avverte più la febbre da derby.20160311164998torino,juventus,serie a timA una settimana dal derby di Torino, si respira una flebile attesa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" roman","serif";="" new="" times="">E chi l’avrebbe mai detto che la città della Mole Antonelliana sarebbe arrivata a disinteressarsi (o quasi) del suo derby cittadino. Storia di un pallone torinese che da sempre ha regalato attese febbrili ed emozioni da vendere. E adesso? Adesso non è più così per colpa di un Torino che ha creato intorno a sé un alone di freddezza. Nonostante le iniziative popolari del presidente Cairo che ha abbassato i prezzi, prima a favore dei giovani e poi a beneficio delle donne in occasione dell’8 Marzo, non sembra esserci stato l’auspicato risveglio di interesse granata. E, mentre la Juve procede nella sua strada fatta di record e interesse da parte dei suoi innumerevoli tifosi sparsi in tutta Italia, il Torino si trova a dovere affrontare come sempre situazioni di difficoltà tecniche e organizzative. Procede la costruzione dello stadio Filadelfia che dovrebbe essere ultimato alla fine del 2016. E positivo è stato pure l’affitto dei campi Robaldo in Strada Castello di Mirafiori, dove il Torino potrà creare finalmente una casa per il suo vivaio giovanile. Ma è la squadra di Ventura che non va bene. E sono anche tante altre cose legate a una gestione societaria troppo ancorata a un conservatorismo che non fa crescere mai sotto l’aspetto dell’immagine e della popolarità. Abbiamo più volte affrontato questo tema granata, che per noi è essenziale ai fini di una svolta epocale che possa fondersi in maniera perfetta tra storia, leggenda e presente – futuro. Erano gli anni in cui si attendeva il derby con passione. Una stracittadina che faceva emergere due sponde pallonare ricche di storia, di avvenimenti, di vittorie, di gioie e anche di disgrazie senza fine. Era il periodo storico del tremendismo granata, capace di mettere soggezione la Vecchia Signora d’Italia che faceva incetta di scudetti, ma che soccombeva davanti a quel Toro arrembante, sanguino, desideroso di farsi valere contro la più titolata avversaria. Storie forse evanescenti, talora anche effimere, ma ricche di passione, di interesse, di colore, di gioco, di grinta, di determinazione, di spettacolo capace di tenerti sul filo delle emozioni più vere. Era la gioia della vittoria che si contrapponeva alla delusione della sconfitta. Oggi non è più così, visto che si vive una fredda vigilia del derby torinese che si disputerà domenica 20 marzo. Pochi i biglietti venduti in prelazione ai tifosi del Toro, mentre l’Olimpico rischia di non essere uno stadio tutto granata. Il conto alla rovescia è già iniziato, ma tutto va a rilento e&nbsp;in maniera svogliata, quasi a dimostrare che il tifoso del Toro si senta offeso nel ricordo del derby d’andata che, se&nbsp;potesse, lo cancellerebbe dagli annali dei derby torinesi di tutti i tempi. Finora non si sono verificate le corse ai botteghini e soltanto la curva Maratona risulta esaurita in tutti i suoi posti. Ma quella, si sa, è l’anima della fede granata che emerge sempre. Attaccata, inossidabile e refrattaria anche a quel vento impetuoso che molte volte spira contro i granata, così come si sta verificando in questo periodo. Ma domenica 20 Marzo allo Stadio Olimpico di Torino arriva la Juve, arrivano quelle maglie bianconere che per il Toro sono state da sempre lo stimolo a fare la partita della vita. Vedremo se qualcosa cambierà nell’atteggiamento di attesa della Torino del pallone, città sabauda e prima capitale d’Italia apparentemente fredda, ma che da sempre si è sciolta nell’attesa di un derby cittadino che nessuno ha mai voluto perdere. La Juve è sempre là, in alto alla classifica. Ma è il Toro che deve crescere per stuzzicarla come faceva una volta, dimostrando di essere all’altezza della situazione. E magari chissà, sotto la Mole si potrà ancora respirare quell’aria da derby che non c’è più. Neanche a inventarla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" roman","serif";="" new="" times="">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" roman","serif";="" new="" times=""><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>Torino Stadio Olimpico.fl0711FL0711torino---juventus.jpgSiNtorino-juventus-febbre-da-derby-serie-a-1013088.htmSi100451001,02,03030566
871013083NewsCoppeLa Juventus e il film già visto.20160224162125L`analisi del match Juventus - Bayern Monaco, negli ottavi di finale di Champions League. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Nell’analisi tecnico – tattica e anche mentale del match degli ottavi di finale di Champions League tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bayern Monaco</b>, emergono tre punti essenziali: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">1°) la rinuncia della Juve a giocare a calcio nel primo tempo – 2°) l’oggettiva forza tecnica da parte del Bayern Monaco – 3°) l’inadeguatezza della designazione arbitrale del signor Martin Atkinson in una partita così</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">importante.</b> Detto questo, cominciamo ad analizzare il primo punto. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Non capiamo perché, quando la Juve in Champions League arriva a confrontarsi con le più forti squadre europee, perde di smalto, di autostima e acquista paura ( forse inconscia) di applicare il suo gioco. Un gioco brillante fatto di forza fisica, idee, giocate e gol che scaturiscono da un precisa identità calcistica, che sta dando record e grandi soddisfazioni alla Veccia Signora d’Italia. La Juve vista nel primo tempo contro il Bayern, ci ha ricordato quella vista l’anno scorso nella finale contro il Barcellona. Stesso approccio errato alla gara, stessa colpevolezza di non tentare di presentare il proprio gioco. Un primo tempo timoroso, attendista, disarmante, tale da far riflettere quel “se avessi fatto…..”. Già, se avessi. Quante volte col senno di poi si hanno dei rimpianti per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Ma si sa che con i “se” e i “ma” non si va da nessuna parte. E allora perché regalare sempre il primo tempo a squadre così forti, quando nel secondo tempo ti accorgi che in fondo gli avversari non sono poi così “marziani” come si pensava? Dopo il secondo gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Robben </b>nella ripresa della gara, la Juventus ha spinto con vigore, forza fisica e voglia di raddrizzare un risultato che la penalizzava in maniera esagerata. Così, quasi a rimboccarsi le maniche, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic, Dybala, Pogba</b> e compagni si sono ricordati qual è la vera identità della Juve. Entrato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hernanes </b>al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> che ha accusato un indolenzimento muscolare, nel secondo tempo abbiamo visto ordine di gioco e furore agonistico. E i risultati sono stati subito sotto gli occhi di tutti, perché la Juve ha pareggiato i conti, prima con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> e poi con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sturaro</b>. Un 2 a 2 finale che avrebbe potuto essere persino un 3 a 2, se <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> non avesse fallito un gol che si è fatto deviare da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neuer,</b> per aver tirato affrettatamente addosso al portiere. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Detto questo, passiamo al secondo punto in analisi, e cioè all’oggettiva forza del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bayern</b>. Tenuto conto che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pep Guardiola</b> ha un assetto tattico che è spesso imprevedibile, disponendosi come ieri sera con un 4-1-4-1 e poi improvvisamente cambiare con un 3-3-3-1, in cui il capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lahm</b> fa quasi sempre l’interno di centrocampo e poco il terzino, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Robben</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Duglas Costa</b> impazzano sulle fasce laterali e Lewandowski si catapulta in area di rigore approfittando dei suggerimenti di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Muller </b>e compagni, tu Juventus avresti dovuto affrontare gli avversari bavaresi contrapponendo un pressing alto, atto a non lasciare per troppo tempo il possesso palla ad avversari temibili sotto il profilo tecnico, ma gestibili se si è in grado di contrapporre il proprio gioco con personalità. Il 77% di possesso palla lasciato nel primo tempo ai bavaresi, la dice lunga su un approccio sbagliato alla gara. Così facendo il Bayern, trovando l’opportunità di gestire il proprio gioco senza essere disturbati minimamente dagli avversari, è apparsa una squadra di un livello ancora più alto di quello che è oggettivamente. Di questo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pep Guardiola</b> deve dire grazie a una Juve che nel primo tempo non è scesa in campo, mentre dopo il gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Robben</b>, forse pungolata nel suo orgoglio, ha saputo raggiungere un pareggio che è certamente meritato. Ma la domanda è: Come mai si è data questa opportunità al Bayern di dimostrarsi ancora più forti di quello che sono, mentre la Juve sembrava convinta che contro simili avversari non ci fosse nulla da fare? Scelta tecnica nel volere attendere l’avversario nella propria metà campo per eccessivo timore, oppure è colpa di antiche reminiscenze di problemi psicologici, che periodicamente ritornano a galla e che legano da sempre la Juventus alla competizione calcistica più importante d’Europa? Non sappiamo. Tutto può essere. Fatto è che tra il primo e il secondo tempo abbiamo visto una Juve diversa, contro gli stessi avversari. E, se tanto mi dà tanto, pensiamo che il Bayern Monaco, pur nella sua impeccabile inquadratura di squadra solida che non concede nulla all’avversario, non è poi tutta questa compagine di marziani, di cui si dice. E’ la Juve, con la sua rinuncia al gioco, che ha reso i bavaresi ancor più forti di quello che sono realmente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Per quanto riguarda il terzo punto della nostra analisi che ha evidenziato anche l’inadeguatezza della designazione arbitrale, dobbiamo dire che il 44enne direttore di gara <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Martin Atkinson</b> ha sbagliato molto, anzi troppo, per essere un ottavo di finale di Champions League. Un rigore non concesso alla Juve per chiaro fallo di mano in area da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vidal</b> e l’ostruzione in fuorigioco da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lewandowski</b>, posto davanti a Buffon in occasione del gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Thomas Muller,</b> sono state determinanti per l’esito finale della gara. Ma il signor <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atkinson </b>ha dimostrato anche mancanza di carattere, per non aver saputo gestire con polso una gara che spesso ha evidenziato scorrettezze da parte delle due contendenti in campo. Certo, questo punto della nostra analisi non può rappresentare l’alibi per una Juve che, nonostante abbia raddrizzato un risultato quasi insperato, si trova ad avere dei rimpianti. Tuttavia, pensiamo che la designazione arbitrale per un match di così alto spessore, dovrebbe avere maggiore attenzione da parte degli organi competenti. Si spera almeno che nel match di ritorno che si giocherà il 16 marzo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium di Monaco</b>, si assegni un arbitro capace e deciso nelle valutazioni, ma, soprattutto, ci sia una Juventus che sappia ricordare a se stessa la capacità di inibire la fonte del gioco avversario attraverso la propria personalità, la propria autostima, la propria voglia di non lasciare l’iniziativa all’avversario, per non avere i soliti rimpianti legati ad una Coppa dei Campioni che la storia della Juventus la ricorda come qualcosa di eternamente stregata e incompiuta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juventus-e-il-film-gia-visto-1013083.htmSi100451001,02,03030397
881013077NewsCampionatiNapoli, tra storia, cultura e passioni legate al calcio.20160217192112Napoli, città di passione calcistica e non solo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Azzurro come il cielo e il mare di Napoli. Questo è il colore delle maglie della squadra partenopea, questa è la tinta, la cromatura che maggiormente si confà a tutta una città. E come poteva essere interpretata in maniera diversa la cultura popolare e l’orgoglio di sentirsi napoletani. La complessità delle storiche problematiche sociali della città di Napoli, si concentrano quasi tutte nella propria squadra di calcio e ne fanno l’orgoglio di un contesto sociale, in cui i sentimenti e anche i risentimenti sono spesso in contraddizione tra loro. Ma questa squadra, questo Higuain e prima ancora quel Maradona, sono i simboli di una sorta di rivincita contro un destino non sempre premiante. E qui,in questo angolo di mondo in cui l’allegria e l’ottimismo si contrappongono allo sconforto e al pessimismo, si vive tra mille problemi in un quotidiano non sempre facile da vivere. Ma per fortuna arriva la domenica e si può andare allo stadio San Paolo a godere del gioco del calcio, ad appassionarsi alla propria squadra, ad amare i propri beniamini, tra uno sventolio di colori azzurri che sono cielo e mare di Napoli, che sono canto, poesia, cuore. E’ Napoli, è terra di arte, di poeti, di romanticismo, ma anche di angoli di povertà che è segno di disagio sociale. Al di là del fenomeno calcio, a Napoli non c’è nulla che crei lo stesso interesse, proprio perché si intende come forza d’urto nel rappresentare i propri risentimenti verso chi pensa che questa particolare terra del sole, del mare e del cielo azzurro, sia da considerare da serie B. E invece no! Napoli è una città da serie A, come la sua squadra che quest’anno aspira giustamente alla vittoria dello scudetto, una gioia vissuta in tempi ormai troppo lontani; quelli di Diego Armando Maradona. Ma Napoli da allora non è cambiata, è rimasta sempre la stessa. Piena di passione, esaltazione,inventiva, talento canoro e poetico, ma capace anche di varcare le soglie del precario equilibrio, sprofondando nella delusione e nello sdegno per il minimo insuccesso. Sono le radici di questo popolo napoletano tutto cuore e sentimento, che crede, sogna e poi è capace di piangere, di commuoversi per poco, per niente. Nelle sfide calcistiche con le grandi città del Nord d’Italia, c’è stato da sempre una sorta di rivincita sociale attraverso un pallone che parla di voglia di dimostrare che il Sud, nonostante i suoi mille problemi, non è inferiore al Nord. E’ giustamente orgoglioso questo napoletano, che attraverso questa passione vuol far vedere che non esiste alcun gap da colmare, perché Napoli è anche calcio ad alti livelli. Certo, la sconfitta subita allo Juventus Stadium contro la Vecchia Signora d’Italia, assume i connotati di una delusione cocente. Ma ci può anche stare,non deve essere un dramma per Napoli e i napoletani. In fondo la squadra è sempre lì, ai vertici della classifica, a un solo punto dalla Juventus. Ma adesso bisogna pensare al Villarreal. L’aspetta la Spagna, l’aspetta l’Europa League, ma l’aspetta soprattutto il confronto con sé stessa. Sì, perché il Napoli e i napoletani devono ritornare a credere nella propria squadra con l’entusiasmo di sempre, nonostante quel piccolo incidente di percorso che è avvenuto a Torino. Niente drammi, niente delusione e musi lunghi, il Napoli di Sarri con il suo gioco spettacolare saprà divertire ancora quel popolo napoletano fatto di poeti, di cantanti, di sognatori solari che <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>si tingono d’azzurro come il cielo e il mare di Napoli. Una città e un popolo straordinario.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br>Napoli fl0711fl0711delaurentiis67.jpgSiNnapoli-tra-storia-cultura-e-passioni-legate-al-calcio-1013077.htmSi100451001,02,03030446
891013057NewsCoppeTorino, Europa League. Galeotto fu quel doppio fallo di Benassi20150313185112Compromessa la qualificazione per il Toro in Europa League. Tuttavia, nella partita di ritorno il sogno può continuare. Ecco perché.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ingenuità allo stato puro. Inammissibile per chi vuole imporsi nel calcio europeo. I primi venti minuti del Torino in quel di San Pietroburgo, avevano dato l’impressione di una squadra ben messa in campo, pronta a ripartire, ma attenta soprattutto a contenere ordinatamente l’avversario. Non vogliamo certamente buttare la croce addosso al giovane Marco Benassi, tuttavia, ci sembra determinante il suo ingenuo doppio fallo con la conseguente espulsione, che ha lasciato i suoi compagni in dieci per 70 minuti di partita. Passi il primo fallo tattico su Hulk, ma la seconda entrata fuori tempo e in maniera pericolosa su Witsel, è davvero da condannare per lo scriteriato fallo in una zona del campo che non avrebbe creato alcun disagio ai suoi compagni. Comunque, dopo l’uscita di Benassi dal campo, il Torino ha palesato ovvie difficoltà di gioco. Il ragazzo è bravo tecnicamente, ma ha bisogno di maturare con calma e non in una partita di questa portata.&nbsp;E così Ventura cerca di correre ai ripari&nbsp;togliendo Martinez e inserendo Vives, concretizzando così una sorta di 3-5-1 che non ha fatto altro che&nbsp;abbassare notevolmente il Toro nella sua metà campo, inibendo ogni velleità di pungere in attacco. Il solo Quagliarella in avanti non poteva sicuramente fare nulla, se non rendersi utile nella strenua difesa dei suoi compagni. Noi pensiamo che Ventura avrebbe dovuto lasciare le due punte in campo, inserendo un difensore&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>per potere praticare una difesa a quattro, con tre centrocampisti, attuando un 4-3-2 che, secondo noi, sarebbe stato più concreto nell’alzare il baricentro del centrocampo. Così si poteva in qualche modo contrapporre un gioco più propositivo sugli esterni a beneficio delle punte, alleggerendo allo stesso tempo lo stress della difesa, cui non è bastato l’apporto dei cinque centrocampisti. Abbassarsi così, contro una squadra tecnicamente più forte, è stato secondo noi alquanto deleterio. Comunque, il 2 a 0 subito in casa dello Zenit, lascia&nbsp;a nostro avviso&nbsp;una speranza per il ritorno. Certo, non sarà facile per il Toro ribaltare un risultato che non la favorisce, tuttavia, ci sentiamo di dire che questo Zenit non ci ha impressionato più di tanto. Nonostante la superiorità tecnica e numerica, non ha palesato grande gioco di squadra anche se ha considerevoli individualità. Lo Zenit è apparso lento, con poco movimento senza palla e con occasionale coralità. Al confronto l’Athletic Bilbao ci è sembrato migliore sotto l’aspetto della foga agonistica e dell’assetto di squadra. Comunque, vedremo se in occasione della partita di ritorno queste nostre impressioni saranno suffragate da un match generoso e vincente, che il Toro sa fare quando è in vena. Il catino granata dello Stadio Olimpico è già metaforicamente colmo e pronto a continuare il suo percorso in Europa League. Il sogno continua, anche se è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>legato a un filo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>San Pietroburgofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino-europa-league-galeotto-fu-quel-doppio-fallo-di-benassi-1013057.htmSi100451001,02,03030745
901013047NewsEditorialeCalcio, l’analisi sulla crisi dell’Inter20150211163847Neanche Roberto Mancini sembra aver dato quella scossa necessaria alla squadra, per poter migliorare una situazione che adesso è diventata davvero preoccupante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per l’Inter, la gara della svolta è rappresentata sempre dalla prossima partita. E intanto si consuma la crisi profonda della squadra di Roberto Mancini. Come spesso accade nel calcio, quando le cose vanno male tutti si adoperano al capezzale dell’ammalato. Ognuno dice la sua, ognuno pone la propria analisi con la certezza di azzeccare le cause della crisi. Una sorta di fonte della verità dalla quale è indispensabile dare credito. Ma, per fortuna, il calcio è materia opinabile e quindi è giusto ascoltare tutti. In merito alla crisi dell’Inter, noi abbiamo la nostra idea sull’unica vera causa di tutto questo continuo insuccesso che si protrae ormai da troppi anni: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la Società.</b> </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tranne il periodo del primo Mancini e la conquista del triplete di Mourinho memoria, l’Inter ha sempre vagato tra le tenebre di un calcio che non si confà propriamente con la sua storia di una tra le più importanti società di calcio d’Italia. Erano gli anni in cui Massimo Moratti, figlio d’arte ed oggi ex presidente dell’Inter, spendeva soldi a palate ma non vinceva mai nulla. Si voleva imitare la Juventus di Agnelli, ma con scarsi risultati. Erano gli anni in cui le due società non erano ancora in combutta tra loro e persisteva una sorta di interscambio di allenatori e calciatori. Ma quasi sempre, tranne l’episodio legato a Trapattoni che nel 1989 riuscì a vincere lo scudetto sotto la presidenza di Pellegrini, non fu mai continuità di vittorie. E neanche quando Moratti chiamò alla sua corte Marcello Lippi, ebbe un miglioramento di sorta. Anzi, l’ex allenatore della Juve fallì in pieno, proprio perché Moratti gli diede carta bianca su tutto, senza mettergli a supporto una figura&nbsp;come Moggi,&nbsp;capace di vincere&nbsp;tanto alla Juve. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oggi, molti anni dopo, le cose nell’Inter sembra che non siano cambiate. La società è passata da Moratti a Thoir, ma la sostanza sembra non cambiare. Confusione di idee nella programmazione, nella progettazione tecnica, e forse anche&nbsp;nei ruoli&nbsp;e nelle persone, si intrecciano ai vertici societari che saltano da un allenatore all’altro, da un giocatore all’altro, senza mai centrare l’obiettivo prefissato. Una sorta di continua ricerca di una identità perduta. Con Mazzarri, reduce dai fasti partenopei, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>si pensava di aver trovato la quadra per lavorare in maniera armoniosa, competente, costruendo il futuro portando avanti un progetto serio. E invece, dopo poco tempo, ci si è accorti che il cambio di presidenza non ha portato bene a Mazzarri che, nel passaggio tra Moratti (che l’aveva voluto e accolto a braccia aperte) e Thoir, si è creata una sorta di confusione tale che la sua squadra non ha saputo superare. Possiamo pure disquisire sull’assetto tattico e sul valore tecnico forse mediocre dei giocatori, ma la sostanza è che alla fine Mazzarri è stato sostituito da Roberto Mancini, il quale è ritornato sulla panchina dell’Inter come il salvatore della patria.</span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;Da qui la ripartenza con l’acquisto nel mercato di gennaio, di Podolski, Shaqiri, il giovane Puscas e il ritorno all’ovile di Davide Santon. Alcuni ritocchi voluti da Mancini per migliorare una situazione che, per le caratteristiche tecniche di certi giocatori, non gli permetteva di attuare il suo credo tattico imperniato sul 4-3-1-2. Ma la sostanza è che neanche l’Inter di Mancini riesce a incidere, perdendo malamente in campionato le ultime partite con Torino e Sassuolo, mentre viene estromessa amaramente dalla Coppa Italia ad opera del Napoli. E’ vero, il senso di squadra l’Inter ce l’ha, peccato che continuino a non arrivare i risultati positivi che sono figli di amnesie difensive, difficoltà di verticalizzare il gioco e anemia di gol. La piazza interista rumoreggia, ma cambiando le carte in tavola ci si è accorti che la sostanza non cambia, perché, a parer nostro, il cuore del problema è la società nerazzurra. Un presidente che viene da lontano come Thoir è un’assurdità. Delegare è possibile, ma non è mai come rendersi conto della situazione&nbsp;quando sei presente. Adesso il problema si sposterà verso Mancini e i giocatori che perdono autostima e si trovano ad affrontare il cammino in Europa League e il prosieguo in campionato, in uno stato di contestazione quasi generale. Si dice giustamente, che quando si vuole costruire bisogna partire dalle fondamenta. Nel caso dell’Inter, invece, ci sembra che si debba partire dall’alto, rivoluzionando certi ruoli nevralgici dell’assetto societario.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><br><br>MilanoFL0711FL0711roberto_mancini_01.jpgSiNcalcio-l-analisi-sulla-crisi-dell-inter-1013047.htmSi100451001,02,03030574
911013033NewsEditorialeSerie A, il Campionato Italiano al giro di boa. Il punto di Salvino Cavallaro20150119185014La Juventus si laurea campione d`inverno e chiude il girone d`andata con cinque punti di vantaggio sulla Roma. La finestra su tutte le altre squadre.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino - Meritatamente in testa con ben cinque punti di vantaggio sulla Roma, la Juventus si laurea ancora una volta campione d’inverno. Uno strapotere di gioco, di fraseggi, di tocchi di alta scuola e di gol, hanno fatto la differenza tra la Vecchia Signora e il resto delle squadre. Un ruolino di marcia che non è certamente da record, ma che evidenzia una Juventus più duttile, razionale, sicuramente meno ossessiva e ossessionata di quella vista l’anno scorso. La Roma, pur con tutta la buona volontà di squadra dagli ottimi valori tecnici, mette in evidenza la mancanza di tenuta nel non riuscire a tenere il passo dei bianconeri, dimostrando che senza l’apporto dell’ivoriano Gervinho, impegnato nella Coppa d’Africa, diminuisce di gran lunga la sua potenzialità offensiva. Si potrebbe dire: “Più Pogba e meno Gervinho”, giusto per sintetizzare la situazione delle due squadre in questo momento. Ma, per quanto riguarda la Juve, sarebbe più giusto dare un valore più globale di squadra, piuttosto che soffermarsi sulle singole giocate di classe di Polpo Pogba, il calciatore dal valore di 100 milioni di euro. Nel corso di buona parte delle partite d’andata, la Juve ha accusato alcune difficoltà di tenuta fisica e anche non trascurabili problemi nell’essere cinica nel momento di chiudere le partite. Tuttavia, dopo la partita giocata a Napoli, la squadra di Max Allegri ha ingranato la marcia del bel gioco e delle vittorie che l’hanno portata a una mini fuga di più 5 punti in classifica sulla Roma. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma la vera sorpresa di questo primo round del campionato italiano è la Sampdoria. La squadra di Mihajlovic e del presidente Ferrero che condivide il terzo posto in classifica con il Napoli a 33 punti, intende proseguire la traccia di questo percorso anche nel girone di ritorno, prova ne è l’acquisto di Eto’o e Muriel, anche se si è praticamente sbarazzata di Okaka per incompatibilità di carattere con il coach Sinisa Mihajlovic. Parlando della città ligure, non possiamo non fare riferimento anche ai rossoblu di Gasperini, i quali nonostante alcune flessioni, assieme a Palermo e Sassuolo si sono distinti per gioco di squadra e risultati eccellenti. Per i rosanero c’è la bella novità Dybala, un giocatore che fa gol, gioco, punti in classifica e sta pure facendo le fortune delle casse della società del presidente Zamparini. Anche il Sassuolo produce bel gioco, potendo vantare giocatori di alto rango come Zaza, Berardi, Sansone, Missiroli. Intanto, al momento del giro di boa, dobbiamo elencare tra le peggiori deluse proprio le due milanesi, Inter e Milan. La squadra del presidente Thoir partita male con l’allenatore Mazzarri, sta cercando di recuperare l’immagine attraverso il nuovo corso targato Roberto Mancini. Il Milan di Inzaghi, invece, dopo un avvio a fase alterne è in crisi di gioco e di identità, dimostrando tutta la difficoltà di squadra da ricostruire. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Parlando di squadre deluse, Parma e Cesena pensiamo che abbiano già il destino segnato, mentre tra Cagliari e le due squadre di Verona dovrebbe uscire la terza compagine che lascerà la serie A. Una nota a parte per il Torino di Giampiero Ventura che, dopo l’eccellente campionato dello scorso anno, aveva fatto intendere in qualcosa di più di quello che ha fatto quest’anno nel girone d’andata. La squadra granata vincendo a Cesena ha conquistato tre punti pesanti, grazie a un gol del neo acquisto Maxi Lopez che, comunque, resta da valutare. Urgono acquisti per questo Toro dalla rosa numericamente ristretta e qualitativamente insufficiente. Buone note per la Lazio di Pioli che è quinta in classifica con 31 punti, ma che gli si deve imputare una mancanza di continuità di gioco e risultati. La Fiorentina di Montella che è sesta con 30 punti, può recriminare una serie infinita di infortuni proprio nei suoi giocatori più importanti. Per questo rimandiamo ogni giudizio globale sulla squadra a fine campionato. Ottimo l’Empoli di Sarri, una squadra che sul suo campo ha intimidito squadre titolate come la Juventus, l’Inter e altre grandi. Resta l’Atalanta di Colantuono, una realtà di provincia sempre arcigna e agguerrita, che nel corso del girone d’andata è riuscita a mettere in discussione persino il suo allenatore, proprio per gli scarsi risultati raggiunti. Ma la vittoria degli orobici in casa del Milan, ha dato vigore ad una classifica che si stava facendo pericolosa e che, comunque, non sarà facile fino alla fine.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNserie-a-il-campionato-italiano-al-giro-di-boa-il-punto-di-salvino-cavallaro-1013033.htmSi100451001,02,03030604
921013032NewsEditorialeIl Torino va fuori dalla Coppa Italia. Ma quanti annosi problemi emergono....!20150115115949Il modo con cui il Torino si estromette praticamente dalla Coppa Italia, fa riemergere una realtà qualche volta sopita ma mai dimenticata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Guardando la partita di Coppa Italia tra Torino e Lazio, vinta dai biancocelesti con il risultato di 3 a 1, abbiamo capito perché il calcio italiano è caduto così in basso rispetto a Germania, Spagna e Inghilterra. Una noia incredibile, uno spettacolo da non calcio che ha reso insofferenti anche i più appassionati sostenitori della pelota di casa nostra. La Lazio ha vinto praticando un calcio essenziale ma per nulla esaltante, contro un avversario praticamente inesistente. Un Torino che, pur avendo la consapevolezza dell’impegno importante da affrontare, non è sceso in campo, non s’è mai visto. Si potrebbe definire la sfilata dello squallore calcistico, dove rabbia e indifferenza si sono alternate tra lo sparuto gruppo di sostenitori presenti all’Olimpico di Torino, che hanno avuto il coraggio di sfidare l’umidità e il freddo di una serata di gennaio. Da mezzo secolo a questa parte il Torino è sempre lo stesso. Immensa leggenda, grande storia calcistica, vasta letteratura granata fatta di romanzi, racconti, disgrazie, poesie ed eterni rimpianti. E poi…..nulla! No, questa volta non vogliamo cadere romanticamente nella retorica dei sentimenti, ma desideriamo riflettere sulla realtà di un Torino che non può essere altro che negativa. E concordiamo con mister Ventura che, con la sua solita onestà intellettuale, ammette che la partita contro la Lazio deve farci riflettere. E’ vero, deve farci capire tante cose, soffermandoci sul fatto che nonostante cambino le generazioni e passi inevitabilmente il tempo,&nbsp;da quel lontano 1975- ’76 in cui il Torino di Gigi Radice vinse il suo ultimo scudetto, oggi le cose non sono cambiate per nulla. Un’alternanza di tenue luci si sono contrapposte al buio della notte fonda. Mai l’accenno a migliorarsi, a ingranare la marcia, neanche nel momento in cui è sembrato di trovare il bandolo della matassa. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci riferiamo all’anno scorso, in cui il Torino ha avuto l’opportunità di crescere, di scrollarsi di dosso un anonimato che gli sta stretto, che non si addice a chi ha la responsabilità di uno storico passato che, ironia della sorta, invece di migliorarne l’aspetto, diventa un fardello pesante da sostenere. E così, invece di ripartire da Cerci e Immobile e incrementare con acquisti importanti il valore di una squadra che partecipa finalmente all’Europa League, ecco che si ritorna indietro come i gamberi. Si vendono ottimi giocatori, si acquista qualche giovane promessa con pochi spiccioli, si prende in prestito qualche giocatore e, soprattutto, si diventa società che tenta il recupero psicofisico di ex giocatori come Amauri&nbsp;e adesso anche Maxi Lopez, solo per citare il presente. No, così proprio non va. La serie A è una cosa&nbsp;importante e l’attuale conduzione societaria del Torino, continua a non assumere i connotati di prestigiosa società di calcio ma, più semplicemente, si nasconde dietro un dito: quello dell’apparire senza essere. Se il problema è solo legato al denaro che non c’è, lo si dica chiaramente. Anche se, più d’una volta, ci viene il serio dubbio che ci sia una buona dose di incapacità. Sì, perché questo fare e disfare senza mai trovare il focus, l’equilibrio di una squadra importante che possa contare su una grande società, così come accade non da oggi in casa Toro, lascia davvero perplessi, attoniti. Il problema è che in tutti questi anni, anche se ci fosse stata la possibilità di acquistare i campioni, gli stessi non sarebbero venuti perché al Torino non c’è certezza di crescita professionale. Poi si può trovare qualsiasi altro discorso, disquisire su tanti altri motivi e ipotesi, dividersi tra accusatori e più morbidi difensori, ma la sostanza non cambia.&nbsp;E' questa. Una perniciosa carenza nel voler crescere, diventare adulti non solo nella sofferenza delle sconfitte ma anche nella capacità delle vittorie, nella gloria in cui si acquisisce il buon nome dell’immagine di società e di squadra importante, nella consapevolezza che l'avversario di turno possa anche temerti. Adesso, dopo l'amarezza di questa brutta sconfitta rimediata contro la Lazio in Coppa Italia, questi temi tornano sempre più attuali, cocenti, pesanti come macigni. Ventura ha ragione, la riflessione è d’obbligo. Ma riflettere non vuol dire ricominciare sempre d’accapo senza mai andare avanti, progredire, crescere, stilare un progetto serio. Ma poi, siamo proprio sicuri che sia solo questione di soldi che non ci sono?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711cairo.jpgSiNil-torino-va-fuori-dalla-coppa-italia-ma-quanti-annosi-problemi-emergono-1013032.htmSi100451001,02,03030656
931013014NewsCampionatiTerremoto in casa Inter20141025180632Il Presidente Onorario Massimo Moratti si è dimesso dalla sua carica, ma mantiene il 30% delle sue azioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Si è dimesso Massimo Moratti dall’Inter. Mala tempora currunt in casa nerazzurra, non solo per una squadra che non riesce a emergere ormai da troppi anni, ma anche per una situazione societaria che appare non meno deficitaria di quella tecnica. L’ex presidente dell’Inter, dunque, rassegna le sue dimissioni dall’incarico di presidente onorario senza motivare al momento le cause di questa repentina decisione che cade come fulmine nel ciel per nulla sereno di Appiano Gentile. Con l’avvento di Thohir si è sbandierato il nuovo corso della holding dell’Inter che doveva partire da un progetto che prevedeva una nuova riorganizzazione del gruppo dirigenziale e tecnico. Si sarebbe dovuto iniziare da Mazzarri e, con lui, dare anche sfoggio a una migliore immagine europea che desse maggiori introiti a livello di marketing internazionale. Ma, per fare questo, nel calcio c’è sempre bisogno di vincere, di accentrare le attenzioni attraverso i risultati ottenuti con i fatti e non a parole. E’ dunque la fine di un’era, quella che lega Massimo Moratti all’Inter, il quale però mantiene il suo 30% di azioni come vero e proprio investimento del suo capitale, ma che nulla più intende come sua carica a livello dirigenziale nell’ambito della società nerazzurra. Con Massimo Moratti ha dato le dimissioni da consigliere anche suo figlio Angelo Mario e poi Rinaldo Ghelfi e Alberto Manzonetto. Un cordone ombelicale che si stacca per una non precisata causa che lascia pensare a mille ipotesi, una fra tutte l’incomprensione tra Moratti e Mazzarri. L’ex presidente nerazzurro, infatti, si sarebbe espresso in maniera allusiva circa i mancati risultati ottenuti dall’attuale allenatore dell’Inter, il quale avrebbe rischiato il posto. E Mazzarri, rispondendo a una domanda di un collega giornalista in sede di conferenza stampa, ha detto a chiari lettere di non avere tempo per rispondere a certe cose. Una risposta di eloquente chiarezza che è parsa irrispettosa verso Massimo Moratti che è stata la persona che l’ha voluto fermamente sulla panchina dell’Inter su suggerimento di Marco Branca. Una goccia che ha fatto traboccare il vaso, una frase e una risposta sibillina capace di accendere la polemica a distanza in un ambiente già depresso di suo. Il presidente Thohir ha incontrato Moratti qualche giorno fa per chiarire la vicenda, ma non è trapelato nulla di ufficiale, solo generiche supposizioni. Intanto, Mazzarri e la sua squadra si preparano ad affrontare il Cesena in terra di Romagna. Ci si aspetta un deciso cambio di tendenza, almeno nei risultati più che nel gioco. Per il resto, vedremo in settimana cosa accadrà di nuovo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711massimo-moratti.jpgSiNmilano-1013014.htmSi100451001,02,03030669
941013012NewsEditorialeJuventus, prima brutta e poi tardivamente sufficiente20141023174553Ci risiamo. La Juventus riesuma i suoi soliti problemi di Coppa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Approfondimento e analisi della sconfitta di Atene</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sembra incredibile, ma quando la Juventus gioca in Champions League si trasforma in maniera negativa. Una metamorfosi, una sorta di dottor Jekyll e Mr. Hyde del quale non si capisce bene il perché. Sono ormai tanti anni che la squadra bianconera e i suoi tifosi <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ambiscono a conquistare questa benedetta Coppa con le orecchie, che per loro sembra stregata. La Juventus vista ad Atene contro l’Olympiacos ha avuto due facce. Nel primo tempo è stata inguardabile e timorosa, sciupando una serie incredibile di passaggi che venivano regalati sistematicamente agli avversari. Nella ripresa, invece, ha capito che bisognava cambiare passo, avere maggiore determinazione e, pur non cambiando il risultato nella sostanza, ha avuto una specie d’impennata d’orgoglio. E’ vero che nei secondi quarantacinque minuti la squadra di Allegri ha dimostrato il giusto cipiglio ma, nonostante aver giocato praticamente sempre sotto la porta dell’avversario e colto pure una traversa con Morata (unica nota lieta bianconera della partita), non è riuscita a raggiungere quel pareggio che, in base a ciò che abbiamo visto, sarebbe stato sicuramente meritato. Ma non è giusto recriminare su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, perché la storia di questa partita ha dato altri spunti di riflessione. Innanzitutto ci viene da dire che in Europa non puoi permetterti di regalare un tempo agli avversari, chiunque essi siano. E poi è necessario essere più incisivi nel pressare l’avversario dal centrocampo in su, con convinzione, con determinazione e cattiveria agonistica, senza mai abbassare il baricentro e regalare campo all’avversario. Ma c'è un altro aspetto da non trascurare, ed è il palese distinguo di mentalità tra il calcio europeo e quello italiano. Il nostro è ancora un calcio non sufficientemente propositivo, in cui l’idea di pareggiare una partita ci porta al pensiero che in fondo si poteva perdere, senza pensare che quella stessa partita si poteva anche vincere. Insomma, è un accontentarsi vecchia maniera in modo metodico. Dal punto di vista atletico, poi, al cospetto del calcio europeo ci sembra di camminare piuttosto che correre. E così l’avversario arriva prima sul pallone, ha migliore gamba e forza atletica, pressa alto e non ti lascia ragionare. Differenze che vengono alla luce proprio nel confronto con il calcio d’Europa, mentre non ce ne accorgeremmo mai se seguissimo soltanto il pallone nazionale. La partita contro l’Olympiacos ha messo a nudo la mancanza di forma di Andrea Pirlo, un giocatore essenziale nell’assetto tattico della Juventus. Pirlo ha sbagliato una serie innumerevole di passaggi, si è fatto anticipare sempre dagli avversari e persino la sua “maledetta”, e cioè il calcio di punizione che da sempre rappresenta l’emblema del suo eccellente bagaglio tecnico, non è stato all’altezza della situazione. Ma anche Tevez, Asamoah, Pogba non sono stati i giocatori che conosciamo. Ci è piaciuta invece l’intraprendenza di Vidal che a parer nostro è stato sufficiente per impegno e grinta, almeno in fase di interdizione. Sostanzialmente, dunque, la Juventus alla terza partita di Champions <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è praticamente la stessa dell’anno scorso. Nelle prime tre partite, infatti, aveva conquistato solo due punti perché aveva pareggiato a Copenaghen e in casa con il Galatasaray, mentre aveva perso fuori casa a Madrid contro il Real. Quest’anno ha raggranellato tre punti vincendo in casa con il Malmo e perdendo a Madrid contro l’Atletico e ad Atene contro l’Olympiacos. Risultati che, come l’anno scorso, mettono in seria difficoltà la Juventus per il passaggio&nbsp;al turno successivo, tenuto conto che Atletico e Olympiacos sono appaiate a 6 punti e i bianconeri dividono il fanalino di coda a 3 punti con il Malmo. Ma, a prescindere dai punti e dalla situazione di classifica che è ancora recuperabile nelle tre partite rimanenti del girone, ciò che lascia perplessi della Juve di Coppa è questo suo atteggiamento indefinibile nella mancanza di approccio alla partita, soprattutto all’estero. Forse è mancanza di maturità che tarda ad arrivare, ma c’è molto di mentalità nazionalistica pallonara che, evidentemente, non è ancora all’altezza del calcio europeo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Atenefl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-prima-brutta-e-poi-tardivamente-sufficiente-1013012.htmSi100451001,02,03030621
951013007NewsCampionatiCompetenza tecnica e leggerezza di scrittura. Questo era Marco Ansaldo20141017161541Grande tristezza per la scomparsa della prima firma sportiva de La Stampa<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ morto Marco Ansaldo, una grande firma sportiva de La Stampa di Torino. Ci ha lasciato a 58 anni d’età colpito da un infarto durante una passeggiata con i suoi amici in provincia di Asti. Ad un tratto il suo cuore ha smesso di battere e la sua penna, che per anni ci ha deliziato della sua grande professionalità, resta la metafora di una carriera esemplare per tanti giovani che desiderano intraprendere il mestiere di giornalista. Ansaldo è stato alla Stampa fin dal 1991, dedicando la sua passione per lo sport in genere, il calcio, il ciclismo e la scherma in particolare. Giornalista attento, di poche parole, andava al sodo descrivendo i fatti sportivi con assoluta minuziosa capacità. Ricordo ancora quel suo pezzo scritto in occasione della conquista di Coppa del Mondo di calcio. Era il 10 luglio 2006 e l’Italia si era appena laureata Campione del Mondo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sembra incredibile, tanto che stentiamo a raccontarlo per il timore che qualcosa non torni, che il penalty di Fabio Grosso, una faccia dell’Italia modesta, sia da ripetere, da ribattere, da sbagliare, e quello di David Trezeguet da ripetere, da ribattere, da segnare perché non è possibile che gli azzurri abbiano vinto la Coppa del Mondo ai calci di rigore, la cosa che mai nessuno ha insegnato a calciare quando i nervi devono restare gelidi. Campioni del Mondo, non come l’ultima volta, con l’urlo di Tardelli, ma con il rantolo della fatica”. </b>Marco scriveva così, emozionava e al contempo descriveva fedelmente ciò che i suoi occhi avevano visto<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e il suo cuore aveva percepito. Ci siamo incontrati più volte nelle varie conferenze stampa cui abbiamo assistito per scrivere di calcio. Non ci conoscevamo personalmente, ma io leggevo sempre cosa egli scriveva. Era armonica la sua scrittura e soprattutto lo trovavo competente in larga misura sui giochi olimpici, sui quali riusciva a informare correttamente sia di ciclismo, scherma, pallavolo, canottaggio e tanti altri sport legati al mondo olimpico. Una grande capacità professionale che faceva la differenza, una differenza descritta con la D maiuscola. Un esempio per tanti pseudo informatori che badano alla fretta senza appurare la veridicità della notizia. Eppure si finisce così. In un attimo vanno in fumo anni di sacrifici, di incazzature, di piccole soddisfazioni, di ricerca affannosa di dimostrare attraverso la propria professione, che il sacro fuoco che si ha dentro per il proprio lavoro è qualcosa da mettere al servizio degli altri e non tenerlo egoisticamente per sé stessi. Grazie Marco, per quello che mi hai insegnato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-ansaldo.jpgSiNcompetenza-tecnica-e-leggerezza-di-scrittura-questo-era-marco-ansaldo-1013007.htmSi100451001,02,03030676
961013006NewsEditorialeDopo Totti, anche De Santis parla contro la Juve20141016190339Continua la furiosa polemica tra Roma e Juventus. Ma attenti ad alzare troppo i toni. A tutto c`è un limite! <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che noia. Che argomento monotematico. Che stucchevolezza di frasi dette e ridette. Gli uni contro gli altri. Eppure, nonostante l’intermezzo della Nazionale, il disastro idrogeologico che ha colpito Genova e altre città del nord d’Italia, l’argomento preferito resta sempre lo stesso: i veleni e l’odio tra Roma e Juventus. Non se ne verrà mai più fuori da questo tema noioso, ripetitivo fino alla nausea. Più parole che gioco, più offese che desiderio di chiarirsi in maniera democratica. Dopo le pesanti parole di Totti nel post gara di Juventus Roma e le risposte non certo affettuose di Bonucci e Buffon, adesso anche il portiere della Roma Morgan De Santis, in un’intervista al fulmicotone, parte a testa bassa contro i bianconeri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Con la Juve mai ad armi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">pari. Lì conta vincere, non come”,</b> è una delle tante frasi estrapolate dall’intervista a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Santis,</b> pubblicata dalla Gazzetta dello Sport. Noi, che da sempre scriviamo di sport e di calcio in particolare, ci siamo sempre schierati a favore della moderazione, promuovendo un’opinione soft e possibilmente oggettiva. Sempre superpartes e mai con intenti maligni di volere favorire nessuno. Da anni sentiamo sempre lo stesso ritornello contro la Juve, contro gli arbitri che la favorirebbero per una sorta di sudditanza che viene a crearsi nei confronti del Potere: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il sistema italiano si muove con leggi non scritte, in cui il potente ha sempre ragione e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">gli si può concedere tutto”</b> dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Santis</b> nella sua intervista. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fa riflettere la sproporzione su quanto hanno vinto in Italia e in Europa: qui il potente ha sempre ragione e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">loro studiano come influenzare gli arbitri” </b>continua senza freni inibitori il portiere giallorosso. Innanzitutto ci preme rilevare l’inadeguatezza di certi toni esacerbati che provengano da De Santis, da Totti, ma anche da Bonucci e Buffon, indiscutibili campioni di calcio, cui le parole hanno un peso determinante sulla psiche del tifoso che, inevitabilmente, si sente autorizzato alla diatriba per difendere a spada tratta la propria squadra. Certi discorsi sbandierati ad alta voce pesano come macigni, e si dovrebbe avvertire la responsabilità di ponderarle prima di dirle. C’è una coscienza sportiva che fa capo all’etica professionale che, troppe volte davvero, viene disillusa per chissà quale altro principio. Come abbiamo già fatto, possiamo disquisire ancora sui fatti avvenuti in campo durante la partita Roma e Juventus di quest’anno, e potremmo anche parlare dei precedenti match che si sono svolti in tanti anni di storia calcistica italiana, che ci portano persino al fatidico gol di Turone. Ma il tema è sempre lo stesso, monotematico e stucchevole, perché si parte sempre a priori dal presupposto che l’arbitro designato sia pervaso dal sentimento di sudditanza verso il Potere. E il Potere, a detta dei non juventini, si chiama Juventus. Noi, invece, parleremmo di errori arbitrali e disattenzioni di assistenti di linea e di porta, che nel tempo hanno penalizzato (ma anche favorito) le squadre, si chiamino Roma, Juventus, Inter, Milan, Napoli, Lazio, Fiorentina, e chi più ne ha più ne metta. Per porre fine o almeno attenuare questo stillicidio di interminabili polemiche e vicendevoli colpe, ci vuole la moviola in campo. Dissentiamo sul pensiero di Platini, in base al quale la moviola in campo non servirebbe a migliorare la situazione. Può darsi, ma almeno il mezzo meccanico non è certamente imputabile di riverenze e sudditanze verso il Potere. La moviola&nbsp;ci fa vedere ciò che è successo e ne stabilisce il rispetto delle regole per tutti. Diminuirebbero di conseguenza certe dichiarazioni e imperdonabili offese reciproche che provocano delle pericolose fomentazioni all’odio, là dove non vince nessuno e perdono tutti. Calcio, compreso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Romafl0711fl0711pallone8.jpgSiNdopo-totti-anche-de-santis-parla-contro-la-juve-1013006.htmSi100451001,02,03030610
971013000NewsCalciomercatoMilan, quasi fatta per Khedira20141009124337milan, khediraIl centrocampista tedesco gioca nel Real Madrid e ha il contratto in scadenzaCome riporta Tuttosport, un nuovo Honda per il centrocampo. Il Milan sorride guardando il rendimento del giapponese e degli altri giocatori svincolati arrivati nelle ultime sessioni di mercato in primis Alex e Menez e sogna un nuovo colpo. Adriano Galliani tiene costantemente monitorata la situazione dei futuri parametri zero, quei giocatori che andranno dunque a scadenza nel giugno 2015. Fra questi lo spagnolo Suso del Liverpool, già bloccato da un paio di mesi, ma l'ad rossonero si sta concentrando sul reparto di centrocampo, quello che potrebbe necessitare fra una decina di mesi di nuovi innesti, soprattutto di qualità. L'obiettivo numero uno è di quelli ambiziosi: il campione del mondo, Sami Khedira.<br><br> Il centrocampista tedesco gioca nel Real Madrid e ha il contratto in scadenza. Su di lui, come ovvio, c'è una folta concorrenza di pretendenti, in primis l'Arsenal (in Inghilterra ipotizzano una sorta di accordo già presente fra le due parti). Khedira, 28 anni ad aprile, dopo due apparizioni dalla panchina a inizio stagione, si è strappato la coscia sinistra e rientrerà a fine novembre. Per lui lo spazio rischia comunque di essere poco visto che Ancelotti sta puntando su Modric, Kroos e James Rodriguez, motivo che potrebbe spingerlo a chiedere di essere ceduto già a gennaio (Ancelotti, a corto di centrocampisti, vorrebbe però tenerlo fino a maggio). Inutile ricordare gli ottimi rapporti fra Real Madrid e Milan l'ultimo affare è stato il trasferimento a costo zero del portiere Diego Lopez, fattore che potrebbe rivelarsi determinante in questa corsa. C'è però un altro ostacolo oltre alla concorrenza di Wenger e altri club, ovvero l'ingaggio di Khedira, che al Bernabeu percepisce 5 milioni di euro.<br><br>C1012936adm001adm001galliani.jpgSiNmilan-quasi-fatta-per-khedira-1013000.htmSiT1000027100075701,02,03,070301246
981012993NewsCoppeVince il Torino in Europa League. Ventura:«Vittoria meritata»20141003194050Sofferta ma meritata vittoria del Torino contro i danesi del Copenaghen<BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">Se la sofferenza nel Toro è sempre di casa, la partita di Europa League contro il Copenaghen l’ha confermato in pieno. I granata hanno giocato una partita di notevole intensità agonistica, spingendosi costantemente in avanti e colpendo pure una traversa con Moretti. Ma, nonostante questo continuo affondare i colpi nella difesa danese, il Torino ha faticato a realizzare il gol che è arrivato in zona cesarini, grazie a un rigore battuto da Quagliarella al 93’ che ha mandato in visibilio l’Olimpico di Torino. I danesi, che sono stati declassati in Europa League per avere perso i preliminari di Champions League, sono apparsi attenti a chiudere gli spazi ai granata, i quali hanno faticato ad entrare palla al piede nell’area avversaria. Ma la spinta del Torino è stata costante, frenetica nel desiderio di far sua l’intera posta in palio. C’è stato tanto cuore, ma anche razionalità da squadra che intende maturare presto per dare significato a questa sua partecipazione europea che mancava da vent’anni. Volere e potere. Sembra essere questa la spinta mentale della squadra di Giampiero Ventura che, pur con tutti i limiti dovuti a una maturazione non ancora completata, sta crescendo sotto il profilo della compattezza e dell’unione di gruppo, elementi essenziali per ottenere grandi risultati nel calcio. Alle stelle l’entusiasmo del coach del Toro, il quale, dopo aver sofferto, si lascia andare in una battuta romantica sul sogno futuro in Champions League del Torino: <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“ Io non allenerò più il Torino, ma credo che quello sia l’ultimo obiettivo che il Toro debba avere. La partecipazione alla Champions League avviene dopo una crescita continua. Non è un discorso solo economico, ma di programmazione tecnica, non succede dall’oggi al domani. Tra un po’ di tempo, non dico anni, mi piacerebbe andare ad ascoltare la musichetta della Champions League allo stadio.</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Dopo tanti anni, un po’ di pelle granata ce l’ho”.</B> E sì, caro mister, in effetti dopo qualche anno che si occupa di cose tecniche e non solo, in casa Toro, la pelle granata se l’è fatta costruendo quel futuro che prima del suo arrivo sembrava davvero un optional. Dobbiamo darle merito di avere tamponato quando era il caso, senza mai dare la sensazione di ripartire d’accapo. Il tutto, tenendo sempre presente certe realtà che fanno capo al lato economico della società granata. Adesso c’è la sensazione che, grazie anche al suo operato, il Torino si stia ritagliando quell’immagine anche europea che gli compete, non solo per diritti acquisiti dalla sua impareggiabile storia, ma, più semplicemente, dovuto a un fatto razionale che si riflette su quel lavoro, la fatica e quella costanza che, talora, con troppa facilità si esprime solo a parole e non con i fatti. Ma lei, assieme al suo Toro, sta portando sul campo senza tanti fronzoli e orpelli, quei risultati da sempre sognati e che sembravano quasi sopiti dal tempo. Certo, lei saprà ancor meglio di noi che l’opera di questo Torino non è ancora completata. Tuttavia, la strada intrapresa ci induce a pensare che, nonostante le difficoltà che si presenteranno ancora, forse inevitabili, il suo Toro corre insieme all’umiltà di chi è consapevole che nello spogliatoio non ci sono prime donne, ma soltanto calciatori che conoscono il lavoro e quella serietà professionale che alla fine paga. E’ inevitabile. Ma adesso si pensi alla prossima partita in casa del Napoli. Step by step, per costruire quel futuro granata che sembra cominciato. </SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">Salvino Cavallaro <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN></SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR><BR><BR><BR><br><br>FL0711FL0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino stadio olimpico-1012993.htmNo100451001,02,03,08030271
991012962NewsEditorialeDa Conte ad Allegri, la Juve è sempre in vetta alla classifica20140915201846Dopo la pausa della Nazionale, riparte il campionato di calcio <span style="line-height: 115%; font-family: " cambria","serif";="" font-size:="" 12pt;"="">Sono tanti gli spunti offerti dalla seconda giornata di Serie A del nostro campionato. Innanzitutto la conferma della Juventus che, passata da Antonio Conte a Massimiliano Allegri, si trova ad essere ancora prima assieme a Roma e Milan . Un po’ come dire che cambiando i fattori il risultato non cambia. Stessa la cornice dello Juventus Stadium, stesso l’appeal, stesso l’inno, e perfino uguale l’enfasi di accogliere i calciatori&nbsp;in campo,&nbsp;nella sgambata&nbsp;riscaldatrice dei muscoli,&nbsp;prima dell’inizio della gara. Un iter che si tramanda ormai da tre anni, sempre uguale, sempre apportatore di forte emozione per i tanti tifosi juventini. Qualche volta ci siamo soffermati a curiosare all’esterno dello Juventus Stadium. Ebbene, dai volti scrutati, dall’entusiasmo&nbsp;evidenziato e dalla voglia di entrare allo stadio, sembra sempre che quell’ansia&nbsp;di far festa sia&nbsp;come la prima volta. Stessa l’emozione, stesso il desiderio di cantare un inno coinvolgente, stessa la voglia di andare e tifare per i propri campioni. Conte o Allegri? non importa!&nbsp;è la Juve che interessa ai tifosi della Vecchia Signora. La facilità con la quale la Juventus ha vinto contro l’Udinese e la chiarezza di idee dimostrata nella fluida manovra, lascia presupporre un campionato di prim’ordine. Stenta la Roma a Empoli, ma vince con un gol di Naiggolan che evidenzia in qualche modo il desiderio dei giallorossi di ritornare a rappresentare l’alternativa alla Juve. Seconda vittoria anche per il Milan che esce fuori dal Tardini di Parma, in un festival fatto di gol, emozioni,&nbsp;ma anche di tanti&nbsp;errori ingigantiti da due difese che devono essere ancora registrate nei movimenti e nelle attenzioni. I rossoneri vincono dunque 5 a 4 contro il Parma di Donadoni, contrapponendosi al 7 a 0 che i cugini dell’Inter hanno inflitto in casa al malcapitato Sassuolo. Punteggi e prestazioni che sono l’emblema di un campionato dai mediocri contenuti tecnici, che non&nbsp;è più, chissà per quanti anni ancora, il più bello del mondo. Tre gol fa la Lazio in casa contro il Cesena. Le reti portano la firma Made in Italy di Candreva, Parolo e Mauri, ovvero l’ossatura portante dei biancocelesti, che si mettono in evidenza in un campionato firmato quasi esclusivamente da pedate esterofile. Si smarrisce come un lieve soffio di vento il Torino di Ventura, il quale appare contratto, privo di idee e mal disposto in campo, al cospetto di una Sampdoria sanguigna e volitiva, che ha presentato un Okaka potente fisicamente e un Gabbiadini che ormai non è più soltanto una promessa del panorama calcistico italiano. Domenica nera, anzi nerissima per il Napoli, che viene battuto in casa dal modesto Chievo e da un gol di quel Maxi Lopez che è sembrato risuscitato dalle ceneri. I Partenopei, dopo l’esclusione dai preliminari di Champions League, sembrano essersi smarriti. Duro sarà ancora il lavoro che attende la squadra agli ordini del suo allenatore Rafa Benitez, mentre, a sentire gli umori dei napoletani, “mala tempora currunt”. Tra le proprie mura, pareggia la Fiorentina di Montella contro il Genoa, mentre vince fuori casa l’Atalanta di Colantuono contro il Cagliari di Zeman.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; Il </span>Verona vince 2 a 1 contro il&nbsp;Palermo, chiudendo la seconda giornata di calendario nel posticipo serale di Lunedì 15. Non c’è che dire, dunque, il campionato italiano di calcio di serie A si presenta con due novità: Milan e Inter, che sembrano davvero intenzionate a fare da terzo incomodo tra Juve e Roma. </span><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: " cambria","serif";="" font-size:="" 12pt;"="">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>TorinoFL0711FL0711allegri400.jpgSiNda-conte-ad-allegri-la-juve-e-sempre-in-vetta-alla-classifica-1012962.htmSi100451001,02,03,06,07030548
1001012919NewsCalciomercatoJuventus, le strategie di Marotta già funzionano20140912202332Juventus,MarottaIl nuovo talentoIl nuovo talento di casa <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juventus</a>. E' Kingsley Coman, diciottenne jolly d'attacco della Juventus paragonato subito a Thierry Henry. Pagato 300mila euro, costa ora 5 milioni. "Qui per ripercorrere le orme di Pogba: mi volevano in tanti ma mi hanno convinto i progetti concreti". Sulle orme del Polpo, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/giuseppe-marotta-1000334.cfm">Marotta</a> e Paratici l'hanno strappato alla concorrenza di Arsenal, Bayern Monaco, Chelsea, Manchester City, Liverpool, Tottenham, Borussia Dortmund, Bayer Leverkusen, Bordeaux.C1012317adm001adm001marotta.jpgSiNjuventus-le-strategie-di-marotta-gia-funzionano-1012919.htmSiT1000007100075701,02,03,060301480
1011012950NewsCampionatiE` già ItalConte20140905213009Felice esordio dell`Italia di Conte che s`impone 2 a 0 nell`amichevole di Bari contro l`OlandaAntonio Conte è il primo c.t. del sud ed è pure il primo a vincere l’amichevole d’esordio dopo sedici anni. L’avevamo detto alla vigilia ed è stato subito confermato dai fatti. Antonio Conte è quanto di meglio possa esserci sul mercato degli allenatori italiani per assumere il ruolo di c.t. di una Nazionale, capace di ricominciare dopo l’imperdonabile figuraccia rimediata agli ultimi mondiali di calcio in Brasile. Nell’amichevole di Bari contro l’Olanda, che l’Italia ha vinto per 2 a 0, si è subito vista la sua impronta fatta di reattività, aggressività e voglia sfrenata di fare bene. Lui è l’uomo giusto arrivato al momento giusto. Ma è anche l’uomo che dorme poco, anzi, è più giusto dire che prima delle partite non dorme per niente. Ma questa volta ha sognato ad occhi aperti l’esordio che voleva. Un esordio suo e dei suoi ragazzi che va forse oltre ogni più rosea aspettativa. L’Olanda è sembrata una lontana squadra da quella che abbiamo apprezzato in Brasile e non ci si può appellare soltanto al fatto che è rimasta in dieci uomini dopo soli dieci minuti del primo tempo, a causa dell’espulsione del suo difensore Indi Martins, reo di un fallo da rigore su Zaza. Ma è l’Italia che è stata superiore in lungo e in largo, prova ne è che in campo abbiamo visto e ammirato soltanto la squadra di Conte. “Al di là del risultato” dice Conte “mi interessava la risposta dei ragazzi, che è stata sicuramente positiva come impegno, disponibilità e aggressività. Ho trovato dei giocatori che hanno voglia di conquistare qualcosa d’importante”. “Comunque” continua il neo c.t. della Nazionale Italiana “Il percorso è ancora lungo, anche se queste partite danno molta fiducia. Abbiamo intrapreso un percorso insieme e mi auguro che ci porti molto lontano”. La nuova Italia di Conte è composta da un mix di giocatori maturi e di giovani calciatori che hanno tutti i numeri per diventare importanti. “Vincere aiuta a vincere” dice Conte e, in effetti, solo così si può raggiungere l’autostima perduta malamente per strada. Il suo 3-5-2 ha persino esaltato giocatori come Astori, che non è certo abituato a giocare come laterale difensivo. Bonucci, supportato dalla presenza continua e attenta di De Rossi, ha disputato un’eccelsa partita anche in fase di suggeritore di azioni d’attacco. Anche Ranocchia non ci è dispiaciuto, nonostante qualche disattenzione di troppo. Bene gli esterni De Sciglio e Darmian e bene assortito anche il centrocampo composto da Marchisio, De Rossi e Giaccherini a supporto delle due punte Immobile e Zaza. I due attaccanti hanno giocato insieme per la prima volta, eppure sembrava che si conoscessero chissà da quanto tempo; ottima l’intesa e grande la capacità nel coordinarsi e avvicendarsi al centro dell’area, partendo spesso da lontano. Nella ripresa Conte fa alcuni cambi, entra Verratti al posto di Marchisio, Parolo al posto di De Rossi, Destro al posto di Zaza, Candreva al posto di Darmian, Pasqual al posto di De Sciglio e Giovinco per Immobile. Tutta una serie di cambi che hanno avuto il senso del capire, provare, rendersi conto che nonostante entrassero in campo giocatori diversi, non cambiava la sostanza. Di questo voleva rendersi conto il nuovo c.t. ed è stato accontentato alla grande. Adesso, ci aspetta la trasferta di Oslo per la prima partita che conta contro la Norvegia. Un match in cui il risultato servirà per cominciare a pensare all’accesso al Campionato d’Europa del 2016. La strada sembra essere quella giusta, perché, come si dice, “Se il buongiorno si vede dal mattino……….!”.<br><br> <b>Salvino Cavallaro </b><br><br> FL0711FL0711conte-6.jpgSiNe`-gia-italconte-1012950.htmSi100451001,02,03,06,07,08,09030389
1021012920NewsCampionatiCatania, adesso si ripArte sul serio. La dirigenza e i tifosi hanno lanciato il segnale20140808125004cataniaI rossazzurri partono con il favore dei pronostici E adesso si riparte sul serio. Nella giornata di ieri è stato stilato il calendario definitivo della nuova stagione di Serie B 2014/15. <BR><BR>Un campionato che si preannuncia veramente equilibrato, tante le squadre che si propongono in prima fascia per i tre posti che garantiscono il salto in Serie A. Tra queste il nuovo Bari di Mangia e Paparesta, il Bologna di mister Lopez, lo Spezia di Bjelica tecnico che la passata stagione ha disputato la Champions League con l'Austria Vienna e che a sorpresa ha deciso di intraprendere la sfida lanciata dal club ligure, non dimentichiamo neanche il Latina di mister Beretta che dopo la finale promozione dello scorso anno proverà a raggiungere direttamente la massima serie dai primi due posti, l'ambiziosa neo promossa Virtus Entella, il tenace Livorno, e le possibili sorprese Avellino, Trapani e Modena,&nbsp; ma tra queste non possiano non menzionare il Catania del presidente Pulvirenti e di mister Pellegrino. <BR><BR>Proprio i rossazzurri partono, facendo i dovuti scongiuri, con il favore dei pronostici soprattutto grazie al fantastico lavoro messo in atto sino ad ora dalla dirigenza siciliana. Come rilancia la stessa campagna abbonamenti si vuole ripartire immediatamente e ritornare nella massima serie, sfuggita la passata stagione a causa di un'annata non troppo fortunata ma che con l'arrivo di mister Pellegrino è stata chiusa sfiorando una clamorosa salvezza nel finale di stagione. Le conferme di giocatori importanti come Lodi, Peruzzi e Spolli condite dagli arrivi, tra gli altri, di calciatori del calibro di Calaiò e&nbsp;Rosina, compresa la riconferma di Rinaudo,&nbsp;non faranno pesare certamente le partenze di Barrientos, Bergessio e Izco, salutati anche per decisioni personali. <BR><BR>Il Catania ripartirà il 30 agosto ospitando il Lanciano, partita che non si preannuncia facile, ma una squadra come quella rossazzurra saprà certamente regalare un'intensa stagione ai propri tifosi, il segnale è già forte, visto anche il largo consenso che la nuova campagna abbonamenti sta riscuotendo tra i suoi tanti sostenitori.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>C1012317adm001adm001catania.jpgSiNcatania-adesso-si-riparte-sul-serio-la-dirigenza-e-i-tifosi-hanno-lanciato-il-segnale-1012920.htmSi100075501,02,03,090301215
1031012904NewsEditorialeTra lacrime e momenti di gioia20140711142884Quando il calcio mondiale è vera emozione<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono storie nel calcio che colpiscono per la loro capacità di assomigliare alla vita. Sentimenti ed emozioni s’intersecano visibilmente al gioco del pallone che, rotolando in mezzo al campo, sprigiona la magia di un mondo che spesso vediamo in maniera superficiale. Tutto si sviluppa tra passaggi, cross, calci d’angolo e gol. Le tecniche e le tattiche di gioco fanno sbizzarrire allenatori, giocatori e addetti ai lavori, mentre il pubblico e lì, a fare il tifo e a vivere gli oltre novanta minuti di passione. Il campionato mondiale do Brasil che stiamo vivendo sera dopo sera da un mese a questa parte, non fa emergere soltanto questioni tecniche e non fa discutere soltanto di eterne ingiustizie, sviste arbitrali, colpe e meriti di vario genere. Il pallone mondiale ha sviscerato sentimenti profondi che, talvolta, commuovono per una contemporaneità di sentimenti che si contrappongono in maniera crudele. Dai quarti di finale in avanti e fino all’attesissima finale, lacrime di disperazione e gioie sfrenate si contrappongono tra di loro al fischio finale dell’arbitro come fosse normalità, come se ci fossero occhi, cuore e anima capace di partecipare soltanto con la gioia dei vincenti, dimenticando il dramma di chi ha perso forse la partita più importante della loro vita. Il match di semifinale tra Argentina e Olanda, non ha avuto spunti tecnici e tattici degni di nota, anzi, se vogliamo, è stata una partita dai connotati noiosi. Mai un affondo capace di sollecitare l’adrenalina dello spettatore, mai una stimolante azione da gol degna degli altisonanti nomi dei campioni in campo. Da Messi a Higuain, piuttosto che da Robben o Van Persie, non si è mai visto nulla che fosse in grado di tenerci svegli, vista anche l’ora tarda in cui sono trasmesse le partite a causa della differenza di fuso orario tra Brasile e Italia. Così, tra uno sbadiglio e l’altro, Argentina e Olanda terminano i tempi regolamentari e supplementari sullo 0 a 0. Si va dunque ai calci di rigore che premiano l’Argentina per effetto di due penalty sbagliati dagli olandesi. Adesso, dopo tanta attesa, c’è finalmente un timido accenno all’emozione. Da una parte la gioia sfrenata degli argentini che già gustano l’idea della finale contro la Germania e, dall’altra, le lacrime e la disperazione degli olandesi che, per l’ennesima volta nella storia dei campionati mondiali, si vedono estromessi e mai vincitori della tanto ambita coppa. Ma c’è un particolare che è davvero degno di nota, ed è la corsa emozionante dell’olandese Robben verso sua moglie e suo figlio che, visto l’insuccesso di papà, è scoppiato in un incontenibile e disperato pianto. Vani sono stati i tentativi di Robben di rincuorarlo, ma ciò che ha fatto più tenerezza è stata questa partecipazione del bimbo alla delusione cocente di papà. Brucia dentro la sconfitta, ancor più nella gioia legittima dell’avversario che festeggia la sua vittoria. E’ il calcio, ma è anche la vita, con le sue contraddizioni e con le sue regole da rispettare. C’è chi vince e c’è chi perde. D’altra parte, al mondo non esistono soltanto i vincitori e neanche soltanto i perdenti. Gli uni hanno bisogno degli altri, in un gioco spietato che si ripete sempre con lo stesso iter. Adesso aspettiamo la finale tra Argentina e Germania, sono assicurate lacrime, abbracci di gioia ed emozioni. Ciò che non è garantito, almeno in partenza, è lo spettacolo del pallone che, attanagliato com’è dall’alta posta in palio, è spesso penalizzato. Comunque, come sempre, vinca il migliore. Noi italiani guarderemo la finale con altri occhi e un pizzico d’invidia, perché il nostro sogno è già svanito sul nascere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Brasilefl0711fl0711robben.jpgSiNtra-lacrime-e-momenti-di-gioia-1012904.htmSi100451001,02,03030337
1041012900NewsEditorialeIl calcio italiano deve ripartire...dal fischio d`inizio20140705104536Rizzoli, arbitri, nazionale, Brasile 2014, FigcDopo il Mondiale andato male, l`Italia deve cambiare il proprio sistema calcio. Magari si potrebbe iniziare da chi, in Brasile, c`é ancora.Che il Brasile per la nostra nazionale sia stata una vera Caporetto, ormai l'avevamo capito bene. Non solo, infatti, adesso ci troviamo senza una squadra con dei titolari fissi (chi rimane? Chi se ne va?) ma per il momento anche la panchina del commissario tecnico e la poltrona del presidente federale sono vacanti. Il calcio italiano sembra essere finalmente, dopo anni incolori nelle competizioni europee e mondiali sia a livello di club che di nazionali, a un momento di svolta ma pochi sono certi della strada che la FIGC sceglierà di intraprendere.<div><br></div><div>C'è però ancora un piccolo barlume d'Italia in questo Mondiale che, nonostante la prematura eliminazione degli azzurri, continua ad andare avanti verso la tanto attesa finale. L'ultimo, praticamente, visto che anche Capello e la sua Russia, oltre al Giappone di Zaccheroni, sono usciti al primo turno. Stiamo parlando della terna arbitrale composta dal nostro fischietto Rizzoli e i guardalinee Faverani e Stefani, già "protagonisti" durante la finale di Champions League 2012-2013 tra Bayer Monaco e Borussia Dortmund.&nbsp;</div><div><br></div><div>I tre arbitri, tra i "palpabili" per dirigere la finale del 13 luglio a Rio de Janeiro, sono quindi tutto ciò che rimane della spedizione italiana nel Nuovo Continente e sarebbe da gioirne un po' quì in patria nonostante tutto, senza insultare una volta tanto chi ha il compito di fischiare falli e tirare fuori cartellini. Magari per qualcuno è poco, per altri (che sanno bene cosa significa avere un compito simile, anche in un campetto di periferia) invece è un risultato che testimonia quanto i nostri direttori di gara siano in gamba. Ingiurie della domenica a parte.</div><div><br></div><div>L'arbitro bolognese l'aveva detto qualche tempo in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Speriamo di poter tornare a casa per colpa degli azzurri". Alludeva ovviamente al fatto che, se l'Italia fosse arrivata in finale, lui e i suoi colleghi italiani sarebbero tornati a casa non potendo dirigere quella partita. Purtroppo Prandelli e compagni hanno deluso, per cui tutto ora può succedere. Certo è che, da persone come i nostri fischietti, ce ne sarebbe da imparare...</div><div><br></div><div>E perché non ripartire proprio da quì allora? Ossia da chi, all'ultima Coppa del Mondo, è arrivato più in fondo. Non si intende certo dire che sarebbero da convocare in Nazionale gli arbitri, bensì collaborare con loro per rimettere in moto l'intero sistema-calcio italiano dopo le sconfitte degli azzurri e gli scandali di scommesse. Una volta tra le due parti c'era molta più collaborazione, come succedeva anni fa in Friuli Venezia Giulia (e non solo) dove società e sezioni arbitrali si mettevano a un tavolino per discutere insieme, pacificamente.&nbsp;</div><div><br></div><div>É quindi un invito aperto questo al futuro presidente della FIGC che sarà, oltre che al ct della Nazionale che lo seguirà e al presidente degli arbitri Nicchi. Magari partendo dalle giovanili, dove ci sarebbe ancora più bisogno di un cambiamento radicale per quanto riguarda condotta e impegno. Stage e seminari che coinvolgano entrambe le parti, senza isolare creando così diversità inutile in uno sport bellissimo. É arrivata l'ora di cambiare, bisogna solo capire a chi rivolgersi. E non si sbaglia di certo a chiedere aiuto a chi conosce le regole del gioco.</div>Brasileuttd01uttd01rizzoli nicola.jpgSiNnazionale-ripartire-arbitri-1012900.htmSi101268101,02,03030546
1051012886NewsEditorialeContro la Costa Rica, un`inguardabile Italia20140620213952Prevedibile, lenta, confusionaria. L`Italia incappa in una involuzione di gioco disarmante<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Si potrebbero sprecare tantissimi aggettivi (tutti negativi, naturalmente) sull’Italia vista in campo contro la Costa Rica, ma nessuno darebbe veramente il senso della delusione profonda che i tifosi italiani hanno dovuto sopportare. E’ stata un’Italia imbarazzante dal punto di vista tattico, partita con il 4-1-4-1 e poi per 30 minuti sul finire della partita, si è disposta con 4 difensori 2 centrocampisti e addirittura 4 attaccanti, viste le sostituzioni di Thiago Motta, Candreva e Marchisio ad opera di Cassano, Insigne e Cerci, anche loro deludenti. Un gol di Ruiz al 44’ decide la partita a favore della Costa Rica, ma siamo stati graziati dall’arbitro Osses che non ha fischiato un calcio di rigore netto a nostro svantaggio, per fallo di Chiellini in area di rigore su Campbell. In fondo c’è andata pure bene…..! Abbiamo visto una squadra azzurra confusa, senza corpo né anima, incapace di costruire la minima azione da gol e di non cadere continuamente nella trappola del fuorigioco. Una sola azione degna di nota nel primo tempo, quando Balotelli spreca una pennellata di Pirlo che lo mette in condizione di fare gol. Poi il buio, e l’Italia è stata in balia degli avversari. Adesso il C.T. Prandelli ha il compito di riordinare le idee e ricaricare i suoi giocatori in vista della partita decisiva contro l’Uruguay. Gli azzurri, per effetto della differenza reti hanno il vantaggio di due risultati su tre, infatti, sia il pareggio che la vittoria gli consentirebbe di passare il turno. Ma sono considerazioni davvero minime, queste, pensieri che danno il senso della pochezza di un’Italia che dopo la partita contro l’Inghilterra si era illusa di valere molto di più di quanto in realtà non valga. Irriconoscibile Chiellini, Abate mai incisivo sulla fascia, Thiago Motta inconcludente e persino Marchisio ha corso a vuoto, cercando di dare un supporto a Balotelli che è stato chiuso dai due centrali del Costa Rica. No, così non va proprio. Sinceramente non crediamo che in questa situazione bastino soltanto 3 giorni per rivedere un’Italia all’altezza della situazione contro l’Uruguay, squadra sanguigna che fa dell’attacco la sua arma migliore. Gli azzurri visti contro la Costa Rica sembravano già con un piede sulla scaletta dell’aereo che li riporta a casa. Troppo avvilente la non reazione al gol degli avversari. Mai un passaggio in verticale, mai un sincronismo perfetto del centrocampo a lanciare l’unica punta Balotelli che, sistematicamente, finiva in fuori gioco. Non è Italia, questa. Perlomeno non è l’Italia che tutto il mondo si aspetta. Sì, è vero, la Costa Rica si è dimostrata un’ottima squadra, ma c’è anche da dire che ha giocato contro nessuno!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Brasilefl0711fl0711cesare-prandelli.jpgSiNcontro-la-costa-rica-un`inguardabile-italia-1012886.htmSi100451001,02,03030410
1061012873NewsEditorialeTra sogni e realtà20140604184994La disavventura azzurra di Riccardo Montolivo<BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Quante volte nella vita abbiamo sentito parlare di sogni realizzati e altri accarezzati fino all’ultimo e poi svaniti tra le nuvole. Parliamo di emozioni, parliamo di speranza, parliamo di vita. Ma c’è una sostanziale differenza tra ciò che è realtà e ciò che è sogno. Il sogno ti trasporta in un mondo migliore, ti fa toccare il cielo con le dita e ti carica di adrenalina. La realtà, invece, è ciò che si presenta a noi come qualcosa di imprescindibile, di certo. Bella o brutta che sia, è realtà, è certezza di ciò che viviamo in quel momento. Ma cosa sarebbe la vita se non esistessero i sogni? Se non ci fosse la fuga dalla realtà, se non ci fosse la speranza legittima di una vita migliore, di un qualcosa che ci faccia toccare il cielo con le dita. Ciascuno di noi in modo legittimo accarezza un proprio sogno, ci crede fino in fondo, lo accarezza fino all’impossibile. Poi, se si realizza, si scatena la magia del vivere, ma se non si realizza, brucia tremendamente ciò che hai creduto, sperato fino all’ultimo ed è svanito. E’ il rovescio della medaglia, il boomerang che si ritorce contro di noi facendoci pagare lo scotto di non essere rimasti con i piedi per terra. Tuttavia, sperare, sognare, emozionarsi resta fondamentale per vivere, per dare un senso a questa nostra vita. Io che scrivo di calcio, e non solo, vivo spesso il distinguo tra sogno e realtà in una contrapposizione di pensieri ed emozioni che s’intrecciano tra continue riflessioni di vita. Il recente dramma sportivo vissuto da Riccardo Montolivo mi ha fatto pensare come la realtà di un momento possa cancellare in un attimo un sogno a lungo accarezzato. Era lì, Riccardo, era arrivato all’apice della sua maturità calcistica e umana. e il C.T. Prandelli oltre a consegnargli la fascia da capitano gli aveva dato i galloni di uomo squadra per i prossimi campionati mondiali di calcio che si svolgeranno tra poco in Brasile. E lui, Riccardo Montolivo, aveva subito capito la fiducia che gli era stata data ed era convinto che questa volta davvero ce l’avrebbe fatta a raggiungere quel sogno che avrebbe completato il suo processo di maturità legato all’atleta ma anche all’uomo. Poi, in un contrasto come tanti altri ce ne sono in una partita di calcio, Montolivo cade a terra dolorante. La sua tibia ha ceduto al contrasto e si è rotta in maniera scomposta. Il risultato di un intervento chirurgico da fare è stato subito chiaro, ma è stata chiara anche la lunga convalescenza che lo terrà <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>lontano dai campi di calcio almeno per sei mesi. Ma ciò che scotta di più è la rinuncia a quel mondiale sognato, accarezzato e poi svanito nel nulla. Una realtà che si contrappone malignamente e distrugge il sogno senza un perché. E dire che Montolivo si era sposato qualche giorno prima e aveva rimandato il viaggio di nozze per quel sogno da sempre sognato e poi diventato impalpabile, inarrivabile. E’ un fatto di vita, uno dei tanti che mi piace mettere in evidenza perché si manifesta nell’uomo e nella sua centralità, prima ancora che nel processo professionale dell’atleta. Potremmo definirla come l’antropologia che s’interseca al pallone, al gioco del calcio, ai suoi sogni realizzati e a quelli mai raggiunti, alla realtà cruda e a un segno del destino che l’uomo non ha ancora capito se è dovuto al fato oppure a se stesso. Forse, in tutto ciò che ci accade nella vita ci sono tutte e due le cose. Se è vero che l’uomo è talora giudice del suo destino, è altresì vero che il fato improvvisamente si presenta come qualcosa di disarmante, di non previsto. Storie come quelle di Riccardo Montolivo ci fanno entrare nei sentimenti dell’uomo, anche se il pallone dà tanto e talora dà quasi tutto, ma non può certo opporsi a certe fragilità che sono nate con la persona e che si manifestano sottoforma di destino crudele.</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Salvino Cavallaro<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp; </SPAN></SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR><BR><br><br>FL0711FL0711foto_riccardo_montolivo.jpgSiNcoverciano-1012873.htmSi100451001,02,03030479
1071012859NewsEditorialeTra lacrime e sorrisi20140519153743Gioia e dolore. Una incredibile similitudine che scaturisce dall`emozione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il calcio è la metafora della vita. Un pensiero ricorrente del quale ne facciamo spesso uso. E, quando si pensa a ciò che lega il mondo del pallone alla vita di tutti i giorni, quasi sempre restiamo esterrefatti su come ci siano cose e situazioni diametralmente opposte, che per somiglianza sembrano nate da un parto gemellare. Chi vive come me gli umori del pallone della città di Torino, non può fare a meno di riflettere su sentimenti ed emozioni talora opposte, che si manifestano come similitudini di ciò che viviamo interiormente nel nostro quotidiano. Gioia e dolore sono<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>manifestazioni forti che ci accompagnano lungo l’arco della nostra vita. Quando godi della tua gioia, non pensi ad altro che viverla intensamente e, nella sua piena legittimità, non hai tempo e voglia di pensare a chi soffre. Quando invece arriva il giorno del dolore, lo fai tuo come un qualcosa che ti appartiene in quel momento e magari in solitudine ti chiedi: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Perché proprio a me?”.</b> La risposta non c’è, anzi una c’è, ed è la vita stessa che si manifesta con tutto il suo significato più profondo. La gioia scatenante, irrefrenabile e assolutamente legittima del popolo juventino per la conquista del 30esimo scudetto (32 vinti sul campo, ma non confermati dai noti fatti di calciopoli), si è opposta alle lacrime di delusione dell’altra Torino del pallone, quella granata, che in maniera incredibile ha visto sfumare in un lieve soffio di vento, il sogno a lungo accarezzato della partecipazione ai preliminari di Europa League. Una delusione profonda che si è consumata sul campo di Firenze ma che si è riflessa sotto la Mole in maniera bruciante, proprio nelle ore in cui l’altra Torino, quella bianconera, godeva irrefrenabilmente tra gli schiamazzi e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>lo sbandierare festoso dei suoi sostenitori, i quali si sono uniti al pullman che portava i campioni della Juve per le vie del centro della città. Un contrasto tremendo di emozioni opposte, belle e crudeli allo stesso tempo, che mi ha fatto pensare al giorno in cui in un letto d’ospedale moriva mia madre, mentre nello stesso momento, nel reparto accanto, c’era chi nasceva. Lacrime uguali, emozioni diverse, sentimenti diversi e diametralmente opposti; quelle tristi date dalla morte di una persona cara e quelle di gioia profonda per una vita che nasce. Non appaia eccessivo il paragone, ma ciò che si prova in certi momenti della vita sembra così distante e al contempo vicino, tanto da farti riflettere sul significato delle cose. E così, anche il pallone è capace di risvegliare certi sentimenti forti legati alla vita e all’uomo che ne è l’artefice. Le lacrime di gioia versate allo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Stadium dalla signora Conte</b>, moglie del coach della Juventus, si sono contrapposte a quelle versate da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessio Cerci</b> sul campo di Firenze, dopo aver fallito il calcio di rigore al 94°. Incredibile, ma vero! Per le strade, nelle piazze, nei bar, nei locali pubblici della città sabauda ho percepito un’aria diversa dal solito, la malinconia che s’accompagna alla gioia, che la prende per mano. Anche la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mole Antonelliana</b> sembra guardare in lontananza la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Basilica di Superga</b>, quasi a volerla sollevare da una fragilità e un’amarezza infinita, un qualcosa di eternamente inspiegabile legata alla tragedia e al destino avverso. Ma è proprio così. Si contrappongono sempre gioie e dolori, il ricco e il povero, l’opulenza e il benessere da una parte, e dall’altra l’eterna difficoltà di riassaporare quella gioia per troppo poco tempo vissuta e poi subito svanita nel nulla. In fondo è la storia pallonara di quest’antica, discreta, nobile ed elegante città sabauda che è stata la prima capitale d’Italia, le cui radici profonde si diramano tra gli inestimabili valori delle antiche casate reali e la difficoltà operaia del vivere quotidiano. Due estremi contrapposti e paralleli che fanno capo, sempre e comunque, alla fragilità dell’uomo. Sì, Torino è questa. Due sono le bandiere che si contrappongono, che sportivamente si odiano, ma che poi sostanzialmente confluiscono se pur diverse per storia e tradizioni, in quell’unica bandiera che si chiama emozione, che si chiama vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNtra-lacrime-e-sorrisi-1012859.htmSi100451001,02,03030303
1081012840NewsCampionatiQuel furbacchione di Garcia20140503185553Rudi Garcia:«Lo scudetto? Non me lo aspetto più«<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo avere istigato la suscettibilità di Conte e della Juventus, con affermazioni che lasciavano presagire il dubbio sull’effettivo impegno delle squadre che affrontano i bianconeri a questo punto della stagione, adesso Rudi Garcia cambia rotta. A tre giornate dal termine e prima di affrontare il Catania sul terreno degli etnei, il coach francese esce fuori con frasi come: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Lo scudetto? Non me lo aspetto più. Per me il campionato è chiuso. Complimenti alla Juventus, una grande società con</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">grandi giocatori”.</b> Poi, sulla polemica intavolata in settimana con Antonio Conte dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non gioco più nel cortile della scuola, per me la ricreazione è finita e adesso suono la campanella”. </b>Non c’è che dire, questo Garcia ha proprio capito tutto. Prima ha cercato di innervosire Conte, la società e la piazza juventina e adesso, solo apparentemente, sembra aver smorzato la polemica ma con ancora un filo d’ironia. Storie di pallone, storie di frasi e polemiche forzate tendenti a creare nervosismo nel tentativo di far perdere la via maestra all’avversario. Psicologia spicciola che non può intaccare una società dalla grande tradizione come la Juventus che, tuttavia, nel caso del suo allenatore Conte, ha dato l’impressione di cadere nella trappola. Suscettibile è apparso Conte in occasione della risposta alla Roma e a Garcia, quando ha risposto per le rime dicendo che contro la Juve ogni squadra gioca la partita della vita e che a nessuno è mai sfiorata l’idea di non impegnarsi pensando di avere partita persa in partenza. Non esiste, ha detto ancora Conte, e non c’è bisogno che in Italia vengano personaggi come Garcia per mettere il dubbio su ciò che non c’è. Rudi Garcia, dunque, sembra alzare furbescamente bandiera bianca proprio ora che l’ambiente in casa Juve è amareggiato per l’eliminazione dalla finale di Europa League ad opera dei lusitani del Benfica. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se la Juventus ha fatto un campionato da record è anche grazie a noi”</b> dice ancora l’allenatore giallorosso che va a Catania per vincere e per continuare la striscia positiva di dieci partite utili consecutive. Ma quello che è il retro pensiero del coach romanista non è dato sapere. Possiamo semplicemente supporre che ancora si aggrappi ad una flebile speranza dovuta alla condizione psicologica dei bianconeri che non è certo quella delle migliori occasioni. Ma, da questo punto di vista, Conte ha dimostrato da tre anni a questa parte di saper far recuperare al suo gruppo le forze fisiche e psicologiche necessarie per avere la giusta reattività a momenti difficili come questo, in cui si taglierà probabilmente il traguardo del 32esimo scudetto conquistato sul campo (anche se ufficialmente si parla di 30 scudetti, per effetto dell’arcinota questione di calciopoli) in una stagione fatta di tanti record che scrivono la lunga e gloriosa storia della Juventus, mentre, al contempo, si riflette su quello che avrebbe potuto essere e non è stato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711garcia.jpgSiNquel-furbacchione-di-garcia-1012840.htmSi100451001,02,03030369
1091012838NewsCoppeAncelotti, orgoglio italiano20140430184652Un allenatore che molti anni fa la critica definiva come eterno secondo.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il merito è tutto suo, ha cambiato la mentalità, ha cambiato tutto”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> con una frase emblematica che sa di ringraziamento al suo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Ancelotti</b> dopo la netta vittoria per 4 a 0 inflitta al Bayern, all’Allianz Arena di Monaco. Una semifinale incredibile, una gara che ha visto una sola squadra in campo; il Real Madrid che ha dato lezione di praticità, esempio di un calcio che si può definire semplice e al contempo pragmatico. Carlo Ancelotti da Reggiolo in provincia di Reggio Emilia, dopo aver coronato un’ottima carriera da calciatore centrocampista nelle fila del Reggiolo, Parma, Roma e Milan e dopo essere entrato a far parte del Club Italia vestendo la maglia azzurra dal 1979 al 1991, ha intrapreso con successo la carriera da allenatore partendo dalla Reggiana e poi nel Parma, nella Juventus, nel Milan, nel Chelsea, nel Paris S.G. e adesso nel Real Madrid. Un’escalation di successi che fanno di lui uno tra i più importanti personaggi del football italiano di tutti i tempi. Eppure Carletto Ancelotti non ha avuto un buon inizio nella nuova veste di allenatore. Ricordiamo quando si diceva di lui che era l’eterno secondo, un allenatore destinato a non vincere mai. Erano gli anni in cui è stato allenatore della Juventus dal 1999 al 2001. Due soli anni che non l’hanno mai visto vincitore, ma con soli due secondi posti che non l’hanno mai fatto entrare definitivamente nel cuore dei tifosi bianconeri i quali non gli hanno mai dimostrato grande simpatia. Da lì in avanti sedendo le panchine di Milan, Chelsea, Paris SG e Real Madrid, Ancelotti ha dato una risposta a coloro i quali non credevano in lui, vincendo Campionati e Coppe sia in Italia che all’estero. Il tecnico emiliano rappresenta davvero il vanto del calcio italiano, il made in Italy capace di vincere col sorriso. Sì, perché sotto quell’aria eterna da pacioccone buono, nasconde grandi capacità e conoscenze calcistiche che non sono certamente inferiori a chi urla, sbraita ed è polemico con tutto e tutti. Forse manca di esteriorità, di fumo, di quel niente che chissà perché troppe volte entusiasma il mondo dell’informazione e la gente che preferisce l’inutile, piuttosto che badare al sodo. Ebbene, Carletto Ancelotti è il simbolo dell’allenatore capace di parlare coi fatti, di ciò che si conquista in campo attraverso il sudore e la fatica, mica pizza e cozze. Forse pecca di capacità nel sapere vendere la sua immagine attraverso il niente, quel nulla che si traduce nell’effimero di tante parole inutili fatte di promesse e bla bla senza fine, che tanto piacciono a noi media e a tante persone innamorate dell’apparire piuttosto che dell’essere. Per Ancelotti c’è il lavoro, la fatica, la serietà, l’impegno calcistico che si traduce in professionalità e tattica, senza tuttavia rinunciare al divertimento del gioco. Con la sua ironia intelligente si contrappone all’aggressività espressa da Mourinho, Conte e altri suoi colleghi che fanno del calcio l’espressione del moto perpetuo che è assillo e ricerca della perfezione allo stato puro. Due modi diversi di vedere il calcio in un solo obiettivo da raggiungere: la vittoria.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Oggi si dice di Ancelotti che è un allenatore vincente che non ha bisogno di urlare e dichiarare guerra al mondo, ma sa affondare le sue tensioni in una ironia che gli appartiene naturalmente e che è capace di sdrammatizzare ogni piccolo o grande insuccesso che inevitabilmente si incontra nella strada di ogni allenatore. Com’è strano questo mondo del calcio e com’è capace di cambiare idea sui suoi personaggi, in base alle vittorie ottenute o mai conquistate. Quanto sei bravo quando vinci e quanto non vali nulla quando non vinci mai o poco. E’ la legge dei giudizi affrettati in un mondo in cui non ha tempo di aspettare. Troppi sono gli interessi che gli ruotano intorno e tanta è la superficialità con la quale si danno giudizi affrettati, senza ponderare che per vincere nel calcio c’è bisogno di molte componenti capaci d’intersecarsi fra loro e, non ultimo, poter contare su un parco giocatori di grandi capacità tecniche e non comune intelligenza tattica. Se questo non c’è, anche il miglior allenatore al mondo fallirebbe. E’ quello che è successo in carriera anche a Carletto Ancelotti che, dopo aver dismesso le scarpe da calciatore ha cominciato a fare l’allenatore quando tutti pensavano che fosse destinato ad essere l’eterno secondo e che non avrebbe mai vinto nulla. E chissà se qualche collega di allora, sarebbe ancora capace di ripetere lo stesso giudizio nei confronti di questo serio allenatore che non ha mai amato gli eccessi mediatici, i proclami e le false promesse, ancora oggi che in finale di Champions League avrà la possibilità di conquistare la “Decima” Champions League dei blancos del Real Madrid. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Monaco, Stadio Allianzfl0711fl0711Ancelotti41.jpgSiNancelotti-orgoglio-italiano-1012838.htmSi100451001,02,03030414
1101012836NewsCampionatiConte, perchè tutte queste polemiche? Goditi il momento!20140429181435L`allenatore della Juventus tra polemiche senza fine.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt;">Neanche il tempo di gioire dopo l’1 a 3 inflitto al Sassuolo che pregusta la quasi conquista storica del terzo scudetto consecutivo, che Conte in conferenza stampa si abbandona a polemiche contro tutti e tutto. Eppure, anche se la sua Juve non ha ancora la matematica certezza, c’è per il condottiero juventino la sicurezza d’aver visto una squadra lottare sotto il cielo di Reggio Emilia carico di pioggia e su un campo talmente pesante che avrebbe tagliato le gambe a chiunque. Non è stata bella la Juve del primo tempo che ha incassato il gol di Zaza, non ha convinto soprattutto in difesa, là dove Ogbonna è stato il punto negativo di una serata che avrebbe potuto dargli lustro in assenza di Bonucci. Ma, evidentemente, il giocatore ex Toro ha dei problemi di completa integrazione nel modulo di Conte e in una difesa a tre che spesso deve essere sia a supporto del centrocampo, sia guardinga nell’inibire il gioco degli avversari. Questa sera il ragazzo ha dimostrato grande insicurezza, soprattutto nel contrastare il gioco di Zaza che lo ha quasi sempre superato nella velocità. Tuttavia, senza voler penalizzare solo Ogbonna che pur continua a rendere dubbiosi anche chi lo vede come valida riserva di uno dei tre difensori titolari, è stata tutta la Juventus che non è piaciuta nel primo tempo. Poi, dopo la strigliata di Conte nell’intervallo, è venuto fuori il carattere e la maggior tecnica degli juventini che hanno vinto con un gol di Tevez, Marchisio e Llorente, il quale manda tutti in visibilio per aver segnato di tacco, memore degli antichi fasti di Bettega e Serena. Una lunga storia che, pur riveduta e corretta dalle nuove generazioni del calcio bianconero, continua all’insegna della spettacolarità che si abbina alla vittoria. Ma, come dicevamo, neppure questo è bastato a Conte per addolcirsi e non polemizzare. Nella conferenza stampa post gara, il condottiero juventino mostra tutta la rabbia che ha in corpo contro tutti; Garcia, gufi e coloro i quali ce l’hanno sempre contro la sua Juve. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“In Italia è</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">difficile fare i complimenti alla Juve”</b> dice Conte, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“in genere ci si limita a non dire neanche</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che siamo stati bravi e non ci elogiano mai. Noi, quando è il caso, ci complimentiamo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">con chi è stato più bravo di noi…., ma alla Juve no, alla Juve c’è sempre</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">qualcosa per cui non è consentito gratificarla, si tratti della squadra o del suo allenatore”.</b> Frasi ripetute con regolarità e acredine, anche quando dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se la Juve dovesse</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">andare fuori dall’Europa League si dirà che la squadra non è adatta alle Coppe internazionali e, se invece vincerà, si dirà che quella è una coppetta di poca importanza, un qualcosa che non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">interessa a nessuno”.</b> Insomma, una sfilza di sassolini che Conte sembra volersi togliere dalla scarpa, proprio ora che è giunto il momento di non tenere conto di queste cose e godere il magic moment bianconero. Ma è nella natura di Conte, quello di non essere mai contento, mai completamente soddisfatto e sempre polemico con chi, a suo dire, colpisce ingiustamente la sua Juve. Noi non siamo d’accordo con l’allenatore juventino, perché non è giusto fare di tutta un’erba un fascio. Se è vero, come lui dice, che gli anti juventini gufano affinché questa Juve dai primati storici cada, è anche vero che la maggior parte dei media è stata sempre d’accordo a magnificare quanto questa Juve ha fatto non solo quest’anno ma anche dal momento in cui lui è arrivato alla corte della Vecchia Signora d’Italia. Non può negare, il coach della Juve, che la stampa non gli abbia dato merito di tantissime cose. D’altra parte i numeri parlano chiaro e sono inconfutabili, così come il gioco, la grinta, la determinazione, la gestione del gruppo, il carisma, le grandi motivazioni che ha saputo dare alla sua Juve che ha raggiunto quota 93 punti a tre giornate dal termine. E come si può, juventini o no, non riconoscergli il merito di aver superato persino Fabio Capello che nel 2006 vinse lo scudetto con 91 punti in classifica, di aver eguagliato in così poco tempo i meriti del suo maestro Trapattoni che pure aveva esteso il suo dominio per un decennio, o Marcello Lippi che pur vincendo una Champions League non ha mai raggiunto una classifica di punti così alta. Sono dati che parlano da soli e, simpatia o no, Conte deve ricordare che la logica della meritocrazia a volte viene distorta dalle angolazioni con le quali si vede il calcio, dalla fede altrui e, perché no, anche dall’invidia di chi non è in grado di arrivare a prendere “l’uva e mangiarla”. Chi vince è antipatico a chi è invidioso, chi non vince o vince poco è più simpatico, forse perché è più “umano”. Questo concetto di vita Conte deve saperlo senza farsi prendere dall’ansia. Noi, al posto suo, ci godremmo il momento fantastico e forse irripetibile di una Juventus che è il frutto del suo lavoro intenso, talora anche ai limiti del maniacale alla ricerca concreta della perfezione. Ma, se i risultati sono questi, ebbene, Conte godi assieme ai tuoi ragazzi questo storico momento: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Carpe diem”.</b> Gli altri, dicano pure quel che vogliono……! E poi, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il potere logora chi non ce l’ha”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt;">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Reggio Emiliafl0711fl0711conte-6.jpgSiNconte-perche-tutte-queste-polemiche-goditi-il-momento-1012836.htmSi100451001,02,03030397
1111012835NewsEditoriale«Settanta Angeli in un unico cielo». Una cosa bella!20140428120221Una bellissima iniziativa nel lento processo di sensibilizzazione sportiva e sociale<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dal 16 febbraio al 20 aprile, presso il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata</b>, si è svolta una mostra davvero speciale, forse unica nel suo genere. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Settanta Angeli in un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">unico Cielo”</b> è il titolo di un evento che va oltre ogni provocazione e oltraggio che spesso assistiamo all’interno degli stadi, per ricordare a tutti che le tragedie non hanno bandiere e che ogni angelo è una leggenda. La tragedia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Superga del 4 maggio 1949</b> si stringe all’altra tragedia dello <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stadio Heysel di Bruxelles avvenuta il 29 maggio 1985</b>. Cambia il giorno, cambia l’anno, cambia la fede calcistica, ma non cambia il mese delle avvenute tragedie e neanche il dolore per la morte di 70 persone che è muto, uguale nel lasciarti inerme, che è disarmante di fronte a un destino crudele che ha colpito i tifosi del Torino e della Juventus. Un po’ come dire che davanti alle tragedie e alla morte<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>c’è poca voglia di pensare al distinguo di una appartenenza calcistica che storicamente si contrappone, talora, anche in maniera eccessiva. Storia di curve, storia di frange estremiste che ci portano indietro negli anni per rivalità che sconfina in una mancanza di sana cultura e di civiltà. Giusto il tifo, giusta la passione, giusti i sani sfottò, giusta la rivalità agonistica in campo e fuori, giusto tifare per la propria squadra nel rispetto della passione degli altri. Sbagliato è prevaricare nell’offesa ed è aberrante quando si trascende nella provocazione e nell’oltraggio verso i morti che non hanno, non possono avere né colore, né bandiera alcuna. E’ un fatto di sensibilità, di umanità, di civiltà e maturazione sportiva che tarda ad arrivare, a rientrare nella logica naturale del rispetto per la sacralità della morte. Ed è proprio nell’occasione delle avvenute tragedie che è giusto rispettarsi, camminare fianco a fianco in sintonia, non tenendo conto delle diverse passioni, delle antiche ruggini, delle cattiverie che spesso avvelenano e sfociano in maniera esasperata e incontrollata in guerriglie tra opposte fazioni. Sì, perché la tragedia, il dolore e la morte deve unire, mai disgregare. Ed è per questo nobile motivo di riflessione che ringraziamo di cuore il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Museo del Grande Torino</b>, il suo presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Domenico Beccaria</b>, il direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampaolo Muliari,</b> i componenti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’AMSG (ASSOCIAZIONE MEMORIA STORICA</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">GRANATA)</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tutti i volontari di fede granata</b> che si sono prodigati in maniera lodevole nell’organizzare questa bellissima mostra dedicata ai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Settanta Angeli che sono sotto un unico cielo; il cielo di Torino”.</b> E’ davvero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“UNA COSA BELLA”,</b> questa idea museale granata, una riflessione a guardare dentro la nostra anima, un esempio che vorremmo fosse seguito anche dallo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Museum</b>, proprio per continuare quel processo di sensibilizzazione che dovrebbe aiutare ad accorciare i tempi nel raggiungimento di quella maturazione sociale nell’ambito dello sport che si chiama “RISPETTO”, ma anche “SENSO CIVILE’”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711logo-grande-torino2.jpgSiN«settanta-angeli-in-un-unico-cielo»-una-cosa-bella-1012835.htmSi100451001,02,03030279
1121012823NewsCampionatiUn giorno a Villar Perosa nel ricordo dell` «Avvocato»20140421111940«Aprite quella cappella e consentite l`omaggio alla tomba di Gianni Agnelli«&nbsp; <br><strong> </strong><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Villar Perosa<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>per i tifosi bianconeri, ma<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>non solo, rappresenta la località<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>collinare,dove la<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Signora del calcio italiano svolgeva ogni estate negli anni ’80 <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il ritiro pre-campionato. Questa cittadina della Val Chisone situata a poco più di <st1:metricconverter w:st="on" productid="400 m">400 m</st1:metricconverter>. sul mare, ideale quindi per favorire l’ossigenazione e lo smaltimento delle tossine <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>muscolari,che si accumulavano durante la dura <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>preparazione pre-campionato, è famosa anche per aver dato <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>i natali <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>a quasi tutti membri della famiglia<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Agnelli,compreso quindi l’Avvocato,indimenticato e insuperabile presidente del club bianconero,che qui si trova seppellito nella cappella di famiglia ,che domina dall’alto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il piccolo cimitero di Villar Perosa.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Così una fredda mattina di Aprile siamo saliti fin quassù,io e l’amico fraterno Salvino,giornalista,che divide il cuore fra la passione granata e l’amore per la sua Milazzo ,entrambi animati da un sentimento romantico di <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>amarcord sui luoghi ,che furono calpestati dai tacchetti degli <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>eroi bianconeri di quegli anni,ma con la voglia inconfessata di portare anche<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>un semplice saluto e forse,chissà,recitare una preghiera, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>davanti all’ultima dimora<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>del<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>presidentissimo .</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Sorpresa e delusione si stampano però <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ben presto sui nostri volti, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>allorchè ci accorgiamo che la cappella,dove giacciono gli Agnelli è chiusa,ma che non lo è solo per quella giornata magari sfortunata per noi,ma lo è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>per tutto l’anno,tranne,come ci informa l’unica visitatrice presente quella mattina al Cimitero,nel giorno della commemorazione dei Defunti,in cui viene aperta a quanti, tifosi bianconeri o meno, volessero visitarla.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">La delusione si tramuta ben presto in rabbia, quando avvicinandoci con la speranza di sbirciare all’interno <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>della cappella,ci rendiamo conto che pesanti lastre marmoree coprono alla nostra vista le tombe del mausoleo. “Sono messe lì perché gli uccelli,penetrando attraverso i buchi delle inferriate dei cancelli,portavano danno alle tombe”, così ci dice <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>la nostra amica, forse per addolcire un po’ la nostra amarezza.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E’ così che, quasi naturalmente, inizia una sorta di intervista,si proprio un’ intervista, nel silenzio delle <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>tombe di quel piccolo cimitero, fra una donna anziana,che viene tutte le mattine in quel luogo triste, ma ben curato,dove riposa il marito<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>due siciliani,intirizziti dal freddo pungente che solo<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>un giorno di primavera nella Val Chisone può regalarti,ma anche piacevolmente<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>sorpresi da quell’incontro inatteso con una donna ,di nome Amalia,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>abbarbicata ai suoi ricordi,alle sue radici:Villar Perosa, un tempo animatissimo e ricco paese di brava e bella gente, perché gli Agnelli sono stati la fortuna e la maledizione<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di questa vallata,caduta in disgrazia come la Fiat.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Guardate giù, vedete? il mio paese <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è deserto,non c’è più nulla,tutti hanno chiuso ; i ragazzi scappano con la speranza di trovare un lavoro altrove. Anch’io ho una figlia che&nbsp;studia&nbsp;a&nbsp; Londra. Mentre parla i suoi occhi si riempiono di lacrime e il suo petto di sussulti.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“ Quando veniva la Juve,sapeste che festa però ragazzi! Ricordo bene Trapattoni,si proprio lui,il mister:ha avuto tanto dalla Juve e dall’Avvocato… e adesso? chi l’ha visto? Non è più venuto neanche a portargli un fiore al nostro Avvocato!<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>E così tanti altri come lui!Che pena!”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>E’ un fiume in piena la povera Amalia adesso che ha preso confidenza con i suoi interlocutori. “Tutto il paese si è arricchito con gli Agnelli e anch’io ho lavorato tanto,anche troppo mi diceva mio padre,ma mi son fatta una bella casa con i<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>risparmi messi da parte. Scusate per le lacrime,ma non le riesco proprio a trattenere! E’ anche la rabbia di assistere a tanta ingratitudine. La cappella? Dovrebbero curarla i giardinieri,che si occupano della Villa degli Agnelli, giù in paese,,ma non vengono quasi mai; e dire che dovrebbero farlo <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>gratis, dopo tutto quello che gli Agnelli hanno portato <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>alle nostre famiglie.” </font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Fa più freddo da quando siamo arrivati o forse è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>lo sfogo di Amalia a raggelarci dentro.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">L’intervista può bastare ,ce lo leggiamo negli occhi io e Salvino, non vogliamo affondare il coltello sulla ferita aperta e Amalia ci appare veramente prostrata. Le foto di rito alla nostra intervistata sulla scalinata della Cappella e ,prima di andare via, chiediamo ad Amalia se possiamo pubblicare il suo sfogo.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">“Ma si….tutti devono sapere che non è consentito <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>portare neanche un fiore sulla tomba dell’Avv. Agnelli”.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Parole sante! Del resto c’è chi si spinge<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>facendo migliaia di chilometri fin quassù per testimoniare il proprio affetto, immutato negli anni, davanti alla tomba di un uomo,che ormai è entrato a far <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>parte della storia del nostro Paese.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E anche se la vita di un individuo finisce in cenere con la morte, i valori,gli ideali,le illusioni,che quell’uomo ci ha regalato vanno ben oltre la sua morte;esse rimangono nella memoria dei vivi consentendo così di lasciare quell’ “eredità d’affetti”,di Foscoliana memoria,che è garanzia per una sopravvivenza ideale dopo la morte. </font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">“Aprite quella cappella e consentite l’omaggio alla tomba di Gianni Agnelli!” : è un invito ai suoi eredi,che ci sentiamo di avanzare assieme ad Amalia,che, chi si troverà a passare da queste parti,riconoscerà facilmente perchè ogni mattina non si stanca mai di pregare sulla tomba del marito, con quegli occhi lucidi,che non smettono mai di volgersi<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>verso la cappella degli Agnelli e sulla sua Villar Perosa.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">E’ così che chi muore,può essere ricordato dai vivi, attraverso la sua sepoltura e dinanzi ad essa quei ricordi, rimpianti, insegnamenti,che ci ha lasciato in eredità, daranno un<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>senso e non renderanno vana la sua esistenza.</font><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Attilio<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Andriolo</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Villar Perosa (To)fl0711fl0711orologio-007.jpgSiNun-giorno-a-villar-perosa-nel-ricordo-dell`-«avvocato»-1012823.htmSi100451001,02,030301032
1131012822NewsCalcio EsteroLiga,34a giornata: L`Atletico vince e vola a +620140419101631liga spagnola, atlético Madrid, real Madrid, barcellona, athletic bilbaoAtletico-Elche 2-0L'Atletico non si ferma e dalle parole del suo uomo più rappresentativo, Diego Costa, si evince che i "Colchoneros" sono pronti ad affrontare questo finale di stagione nel modo giusto:" Sarà un mese difficile ma la squadra ha la mentalità, la forza e la convinzione per mettercela tutta." Poi, aggiunge:"Simeone è stato chiaro, ogni partita sarà come una finale". In seguito, al bomber ispano-brasiliano è stato consegnato il premio "Mahou" come miglior giocatore del<br>mese di marzo. E come tutte le "finali" che si rispettano, anche quella di ieri contro l'Elche, incontro valido per la 34a giornata di Liga, più debole sulla carta quanto ostico sul campo, è stata una sofferenza e una dura battaglia. Ma l'Atletico Madrid ha mostrato più di una volta in questa stagione quanto sappia stare in partita fino al novantesimo e anche ieri non è stato da meno. Nonostante il rigore sbagliato da Villa al minuto 50, l'Atletico ha avuto la meglio per 2-0 sull'Elche in virtù delle reti di Miranda e dal secondo calcio di rigore, questa volta&nbsp;trasformato proprio da Diego Costa nei minuti di recupero della partita. "Colchoneros" che, quindi, mantengono la vetta della classifica con 85 punti a +6 dal Real Madrid, che affronterà l'incontro della 34a giornata il 7 maggio allorquando gli uomini di Ancelotti scenderanno in campo a Valladolid. Un rinvio praticamente deciso l'estate scorsa e preventivato nel caso qualcuna delle big si fosse trovata ad affrontare la finale di Coppa del Re e la semifinale di andata della Champions League e, come è noto, il Real Madrid è reduce dalla successo in Coppa del Re e mercoledì ospiterà al Santiago&nbsp;Bernabeu il Bayer Monaco di Pep Guardiola.<br>Per questo motivo saranno 3 gli incontri del sabato di Liga. Alle 16 a Pamplona toccherà al Valencia che insegue ancora un posto in Europa League ma che giovedì affronterà la semifinale d'andata della medesima competizione nel derby tutto spagnolo contro il Siviglia. L'Osasuna, di contro, cercherà la vittoria per portare a 6 i punti di distacco dalla zona retrocessione e dare un passo decisivo per il raggiungimento della agognata salvezza. I padroni di casa sono reduci<br>da una striscia positiva senza sconfitte lunga tre giornate, mentre gli uomini di Pizzi, in trasferta, provengono da una serie negativa di 5 incontri.<br>Alle 18 sarà la volta di Levante-Getafe con gli ospiti che tornano a Valencia, unica città in cui hanno vinto nel 2014. Il Levante ha ormai poco da chiedere&nbsp; al campionato se non di raggiungere matematicamente la salvezza e, sicuramente, cercherà di approfittare dell'incontro odierno per blindare definitivamente la permanenza.<br>Certo, gli ospiti, terz'ultimi a -1 dal Valladolid, hanno tutta l'impellenza di strappare i tre punti; nel calcio tutto è possibile ma le statistiche hanno una loro&nbsp;importanza e il risultato è che in 16 trasferte le sconfitte sono state ben 11.<br>Infine, alle 20, a san Sebastian si affronteranno Real Sociedad ed Espanyol. I padroni di casa pensano in grande: infatti, è già pronto il progetto di ristrutturazione ed ampliamente dell'"Anoeta" e l'obiettivo è quel settimo posto che non allontanerebbe i baschi dall'Europa. Gli ospiti, invece, come scritto più volte non hanno nulla da chiedere al campionato, trovandosi in una zona di classifica neutra.<br><br>LIGA – Risultati 34/a Giornata<br><br>Venerdì<br><br>Atletico Madrid-Elche 2-0&nbsp; 72'Miranda-91'Diego Costa<br><br>Sabato<br><br>Osasuna-Valencia<br>Levante-Getafe<br>Real Sociedad-Espanyol<br><br>Domenica<br><br>Almeria-Celta Vigo<br>Rayo Vallecano-Real Betis<br>Siviglia-Granada<br>Barcellona-Athletic Bilbao<br><br>Lunedì<br><br>Malaga-Villarreal<br><br>SpagnaFL0411FL0411diegocosta.jpgSiNliga-giornata-34-atletico-batte-elche-e-mantiene-la-vetta-1012822.htmSi100427901,02,03030516
1141012801NewsEditorialeTrapani calcio: una stella brilla nel cielo di Sicilia20140328111888Il sogno della matricola siciliana<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dream, il sogno. Già, ogni sogno appartiene legittimamente all’intrinseco personale. C’è chi spera di realizzare il sogno dell’amore, della ricchezza, della notorietà e c’è chi, come i tifosi del Trapani calcio, sognano che la propria squadra riesca a essere promossa in Serie A. Una bella escalation, quella della società granata presieduta da Vittorio Morace, che in soli quattro anni è passata dalla Seconda Divisione della Lega Pro, alla Serie B. Sembra incredibile come una squadra apparentemente mediocre sotto l’aspetto tecnico, abbia potuto in così breve tempo approdare nel calcio che conta. Trapani é un simbolo per la terra di Sicilia, l’emblema di una conduzione societaria seria e preparata, capace di conoscere bene i meccanismi gestionali di una società di calcio che sa prefiggersi progetti e obiettivi da raggiungere coi fatti e non a parole. Sì, perché non è tanto usuale che nel mondo del pallone si mettano da parte certe facili enfasi evanescenti che si sintetizzano in maniera qualunquistica e illusionistica, per far posto alla serietà e alla concretezza dei risultati. E sono queste le cose che in fondo contano nel calcio: i risultati positivi. Il resto non conta niente, è solo un millantare senza costrutto. Ma qui, a Trapani, in questa ridente città del sole, del mare, del sale e della vela, c’è davvero allegria, serenità, voglia di vivere con semplicità, nonostante i mille problemi economici e occupazionali che affliggono in maniera attanagliante il nostro Paese. Con 68.769 abitanti, il capoluogo di provincia siciliano vanta un bellissimo clima mediterraneo, costituito da inverni raramente freddi ed estati calde ma generalmente non torbide. E poi il pallone, questo grande strumento di aggregazione sociale capace di dare immagine, apportare interessi economici, commerciali, turistici e tanta passione. Oggi i tifosi del Trapani non stanno più nella pelle, non dormono più neanche la notte al pensiero che nel prossimo campionato 2014-’15 la loro squadra possa essere promossa in Serie A. Terza in classifica a quota 49 punti, a una sola lunghezza dall’Empoli che è seconda in classifica, i granata trapanesi sono lanciati verso i play off. E dire che all’inizio del campionato c’era molto scetticismo nei confronti di questa squadra, che sulla carta appariva mediocre dal punto di vista tecnico e incapace di poter competere con le più blasonate compagini della Serie B. E invece la cenerentola Trapani sta vivendo e facendo vivere un sogno ad occhi aperti alla città, alla provincia e a tutta la Sicilia che, con la promozione dei granata si assicurerebbe l’unico derby siciliano con il Palermo, visto che il Catania è ormai in predicato di fare ritorno nel campionato cadetti. Nell’ultima partita giocata a La Spezia, il Trapani di Roberto Boscaglia ha dimostrato davvero di avere gli attributi, non solo vincendo una partita importantissima, ma anche dimostrando un grande valore caratteriale, capace di dare grinta e determinazione nel pressing ossessivo in fase d’attacco. Ma il Trapani è anche squadra in grado di essere ordinata in campo, con spiccate capacità difensive e di centrocampo che danno sviluppo a veementi ripartenze. Valori che nel calcio contano molto, come conta molto l’intelligenza e l’umiltà di saper riconoscere le proprie capacità, ma anche i propri limiti; e di questo il Trapani ne è consapevole. E poi, è bello sentire che calciatori quasi sconosciuti al grande pubblico pallonaro come Giuseppe Pirrone, match winner a La Spezia e precedentemente anche a Latina, dica di essere consapevole che a La Spezia c’erano 11 leoni. E’ un modo come un altro per togliersi un granellino dalla scarpa, cercando di uscire dal tunnel dell’anonimato. Ma il Trapani, è proprio nell’insieme di squadra che fa la sua vera forza, interpretando a meraviglia ciò che nel calcio rappresenta l’essenzialità: e cioè l’armonia di spogliatoio e l’unione d’intenti in campo. Ottimo dunque questo Trapani, che fa sognare e che si prende la giusta rivincita a nome anche di una terra di Sicilia non sempre messa in risalto dal punto di vista sociale e sportivo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Trapanifl0711fl0711trapani.jpgSiNtrapani-calcio:-una-stella-brilla-nel-cielo-di-sicilia-1012801.htmSi100451001,02,03030755
1151012797NewsCampionatiA Roma, il Torino perde immeritatamente20140326185257Il Torino sfiora lo sgambetto alla Roma<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’eterna opinabilità del calcio che spesso fa vedere realtà diverse da angolazioni opposte, non riesce mai a farci capire qual è l’oggettività sulla valutazione di un match. Essere obiettivi e super partes nel descrivere l’andamento della partita, diventa sempre più difficile. Così, se poniamo in analisi l’incontro di calcio di Roma tra i giallorossi di Garcia e il Torino di Ventura, ci accorgiamo quanto sia difficile essere equilibrati sul giudizio del gioco visto in campo nell’arco di tutti i 94 minuti della partita. A sentire Garcia nelle sue dichiarazioni post gara, sembrerebbe che il Torino abbia condotto una partita d’attesa per poi colpire in contropiede. A noi è parso, invece, che il Toro abbia condotto una gara volitiva sotto l’aspetto propositivo del gioco, chiudendo bene gli spazi a centrocampo e imponendo ottime ripartenze. successive alla fase di un contenimento dettato a tratti più dallo svolgere del gioco stesso, piuttosto che dalla scelta tattica voluta fin dalla partenza dai granata. Il gioco del Torino, nonostante in alcune fasi della gara si presentasse con un 5-3-2 piuttosto che con il 3-5-2 di partenza, è stato armonico in maniera tale da far soffrire la Roma fino all’ultimo per avere la meglio. Chi ha visto la partita ha potuto notare quanto il Torino sia apparso meglio messo in campo al cospetto di una Roma che pur riconoscendogli una oggettiva superiorità tecnica, non ha saputo chiudere facilmente la partita a causa di troppi errori a centrocampo. Il Toro, invece, intelligentemente ha saputo contrastare i giallorossi proprio in quella nella zona nevralgica del campo, con Vives sugli scudi e con El Kaddouri e Kurtic coadiuvati in più occasioni a turno da Darmian e Vesovic, allungandosi a elastico in fase di attacco e di interdizione, con un buon movimento nel non possesso palla. Più di una volta abbiamo visto l’efficienza e l’intraprendenza di Glik, Maksimovic e Moretti che non hanno disdegnato di aiutare Cerci e Immobile in fase d’attacco. Non ci pare d’avvero che il Torino si sia presentato a Roma con l’intento di non perdere e di fare le barricate, tutt’altro! Il fatto che la Roma abbia sofferto fino al 91esimo per avere ragione di un bel Toro, la dice lunga su quanto i granata abbiano reso la vita dura ai giallorossi di Garcia che, dopo aver segnato il secondo gol con Florenzi, hanno dato l’impressione di essersi liberati da un incubo. Tutto questo va certamente a vantaggio di un Torino che, a nostro avviso, se avesse vinto questa partita non avrebbe certamente demeritato. Se poi l’avesse pareggiata (come forse sarebbe stato più giusto) non avrebbe sicuramente rubato nulla, anzi avrebbe magari recriminato su più d’una occasione fallita e non aver vinto. Un po’ in ombra c’è parso Cerci, sicuramente non nel suo periodo migliore. In compenso, Immobile ha segnato un gol da cineteca e si mangiato (come spesso gli accade) alcune palle gol che avrebbero consentito al Toro di andare in vantaggio. La Roma ha avuto il merito di crederci fino alla fine, ma la squadra di Garcia sembra risentire il peso del dover vincere sempre a tutti i costi per poter ancora sperare di acciuffare la Juve (impresa che appare ormai ardua) e consolidare il secondo posto in classifica a discapito del Napoli. Per quanto riguarda il Toro, come dicevamo, ci sono ottime indicazioni di gioco ma, purtroppo, non di risultato. I dieci punti mancanti dalla classifica, dovuti a chiari errori arbitrali, avrebbero messo i granata ad aspirare all’Europa. Ma questo è l’ennesimo discorso penalizzante per il Torino che, purtroppo, continua a non avere peso politico nell’ambito dello sport. E’ giusto che il presidente Cairo si faccia sentire, tutelando l’immagine del Toro e adeguandosi ad un sistema in cui bisogna fare presente apertamente le troppe ingiustizie che penalizzano in maniera totale. E pensare che anche Garcia si lamenta delle sviste arbitrali che, a suo dire, durante questo campionato avrebbero penalizzato la sua Roma. Ognuno difende le proprie ragioni. Perché il Toro no?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711barreto-6.jpgSiNa-roma-il-torino-perde-immeritatamente-1012797.htmSi100451001,02,03030641
1161012791NewsEditorialeLa Sicilia del pallone con la volontà di crescere20140323151112Le indubbie capacità d`investimento del presidente Pulvirenti, fanno pensare a un Catania dal grande futuro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Palermo che torna in Serie A e Catania che, con tutta probabilità, ritornerà in Serie B. Il prossimo campionato sarà probabilmente ancora privo del derby più antico e famoso della terra di Sicilia. Tuttavia, quello che ci piace davvero rimarcare è il messaggio della volontà di crescere che si nota soprattutto in casa etnea. Infatti, nonostante la notevole perdita economica derivante dalla probabile retrocessione del Catania in Serie B, il presidente Antonino Pulvirenti non si perde d’animo perché ha appena acquistato i terreni edificabili sui quali sta programmando la costruzione del nuovo stadio etneo che avrà una capienza di 25 mila spettatori e sarà pronto per l’estate 2017. Ci piace questa volontà di Pulvirenti che, nonostante le evidenti difficoltà economiche espresse dal nostro italico Paese, dichiara con legittimo orgoglio che il suo Catania è uno dei club più virtuosi della Serie A, in quanto risulta in regola con i conti in un bilancio societario che non tutti possono vantare. Imprenditore con interessi diversificati che si snodano attraverso le compagnie aeree, i supermercati e i vari campi da golf di sua appartenenza, il presidente Pulvirenti e il suo Catania del quale è a capo dal 2006, ha avuto un crescendo di regolarità e di lunga permanenza nella serie maggiore del calcio italiano. Negli otto anni di sua presidenza, il Catania ha infatti beneficiato dello stesso lungo periodo di continuità nell’appartenere al calcio che conta. Un grande successo di immagine che dà lustro non solo alla Sicilia ma anche all’Italia intera. Il Catania, in fondo, nonostante appartenga al novero delle società di calcio medio – piccole d’Italia, vanta un bacino d’utenza che racchiude oltre un milione di tifosi tra Catania, la sua provincia e l’Italia tutta. Senza parlare poi dei catanesi sparsi in tutto il mondo che seguono anche da lontano le gesta domenicali della propria squadra del cuore. Anche il merchandising non è da disprezzare, visto che nonostante la catalogazione di società medio – piccola, ha un fatturato per nulla trascurabile. Sono dati che ne identificano certamente l’ottima conduzione societaria che nel calcio è sempre figlia di capacità e conoscenza di settore oltreché passione<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e sacro fuoco pallonaro. D’altra parte l’ottavo posto in classifica conquistato l’anno scorso, parla chiaro di un lavoro intraprendente e al contempo capace di buona programmazione. Quest’anno, tuttavia, certe cose non sono andate per il verso giusto e, se c’è un unico appunto che possiamo fare al presidente Pulvirenti è quello di avere sbagliato nel privarsi di Gomez, Lodi (poi rientrato quando ci si è accorti dell’errore), di Marchese e di non avere ben programmato in tempo utile il “dopo” di Nicola Legrottaglie, un calciatore importantissimo al centro della difesa etnea che, nonostante l’età avanzata, è stato uno dei cardini del Catania che l’anno scorso ha fatto sognare l’Europa a quel suo milione di tifosi. Era bello da vedere quel Catania dal gioco spumeggiante che faceva punti e intimoriva anche le più titolate squadre di calcio di Serie A. Ma nel calcio, si sa, squadra che vince non si tocca, anzi, semmai va rafforzata. Comunque, anche se ad oggi guardando la classifica per il Catania di Pulvirenti nulla è perduto, è bene che in caso di ritorno tra i cadetti, il Catania faccia tesoro di certe scelte sbagliate che ne hanno interrotto il suo processo di crescita. Ma c’è già voglia di rivincita nell’ambiente rosso celeste e questo ci piace davvero. Oltre all’acquisto dei terreni edificabili, come dicevamo pocanzi, Pulvirenti sta pensando di migliorare il suo centro sportivo e il settore giovanile, mentre sta anche rafforzando i suoi rapporti con l’Argentina e il suo calcio, attraverso la grande intesa di collaborazione che ha con Caniggia. Non si può minimizzare su queste grandi espressioni di puro investimento pallonaro con la semplicistica catalogazione dell’ultima in classifica del campionato di Serie A, il Catania è davvero qualcosa di più importante di quello che oggi appare in campo e sullo scarno punteggio ottenuto. La società etnea sta lavorando bene per il futuro, un futuro che saprà sicuramente catalogarla tra le società di calcio più importanti d’Italia. Una perla di pallone siciliano che, grazie anche al presidente Pulvirenti e alla sua intraprendenza, si chiama ancora Calcio Catania.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cataniafl0711fl0711181900hp2.jpgSiNla-sicilia-del-pallone-con-la-volonta-di-crescere-1012791.htmSi100451001,02,03030641
1171012788NewsCampionatiSerie B: il Siena passa ad Avellino grazie a Rosina20140321234458avellino, siena, rosina, trapani, vareseDecide un sinistro velenoso dell`ex fantasista granata. Nell`altro anticipo si dividono la posta il Varese e il Trapani<div align="justify">AVELLINO - Non riesce più a vincere al Partenio l'Avellino, ultimo successo il 30 dicembre scorso contro il Padova. Nell'anticipo della trentesima giornata del campionato di serie B gli irpini cedono al Siena, che al 18' del secondo tempo passa con Rosina. L'ex granata indovina l'angolo basso alla sinistra di un incerto Terraciano e su calcio di punizione dai venticinque metri. Toscani che, grazie al terzo successo di fila, salgono a quota 45 punti in pienissima zona play off. Nel pomeriggio pareggio (1-1) del Trapani a Varese. <br></div>ivomesivomesC_3_Media_469575_immagine_l.jpgSiNsiena-avellino-rosina-vinconoitoscani-1012788.htmSi100075401,02,03,40010367
1181012781NewsCampionatiLa Roma piega l`Udinese e mantiene il vantaggio sul Napoli20140318094637roma,udinese,serie a,totti,destro,pinzi,torosidis,bastaI giallorossi superano un`Udinese gagliarda con il punteggio di 3-2, rispondendo così al successo del NapoliCostretta al successo dalla vittoria del Napoli, una Roma appannata riesce a superare una buona Udinese con il punteggio di 3-2. Non è stata una serata facile per gli uomini di Garcia, che si sono trovati di fronte una formazione volenterosa e che non ha mai rinunciato ad attaccare.<div><br></div><div>Orfani di Kevin Strootman, i giallorossi hanno schierato al suo posto il brasiliano Rodrigo Taddei, che bene aveva fatto al San Paolo contro il Napoli. Per sostituire gli squalificati Maicon e De Rossi, Garcia si è affidato a Torosidis e Nainggolan, mentre Dodò è stato preferito al giovanissimo Romagnoli, fisicamente non al meglio. In avanti, a far compagnia al solito Gervinho, ci sono Mattia Destro e il rientrante Francesco Totti. L'Udinese si è presentata quasi al completo, col solo Gabriel Silva indisponibile: al suo posto, Guidolin ha scelto Basta, con Widmer ad occupare invece la fascia destra.</div><div><br></div><div>I bianconeri partono alla grande e mettono sotto pressione i capitolini. Al 22°, però, è la Roma a portarsi in vantaggio: una bella azione porta Gervinho alla conclusione ravvicinata, respinta da Scuffet. Per Francesco Totti è un gioco da ragazzi appoggiare la sfera nella porta sguarnita, regalando l'1-0 alla sua squadra.</div><div><br></div><div>L'Udinese reagisce in modo veemente, ma De Sanctis compie un miracolo sul tiro quasi a botta sicura di Badu. Non sarà l'unico grande intervento del portiere in questa serata. Al 30°, un'azione di contropiede della Roma porta Destro a tu per tu con Scuffet, col giovane attaccante che è bravo ad aggirarlo e a depositare la palla in rete per il 2-0 dei giallorossi.</div><div><br></div><div>Ancora una volta, l'Udinese ribatte rabbiosamente e chiama De Sanctis ad un altro grande intervento, col portiere che nega a Di Natale la gioia del gol: bel gesto di fair play dell'attaccante napoletano, che al termine dell'azione fa i complimenti all'estremo difensore della Roma. I friulani alzano il baricentro, ma non riescono a trovare la rete.</div><div><br></div><div>Dopo l'intervallo, la Roma rientra in campo apparentemente svagata e l'Udinese la punisce al 51°: Totti perde un pallone velenoso a metà campo e Pinzi supera De Sanctis con un diagonale di sinistro dal limite dell'area, che si infila sul secondo palo. L'Udinese ha anche la palla per il 2-2, con Di Natale che si trova a tu per tu con De Sanctis, ma il portiere della Roma si supera anche in questa occasione e mantiene in vantaggio la sua squadra.</div><div><br></div><div>Al 70°, la Roma trova il gol del 3-1: un'avanzata apparentemente innocua di Torosidis coglie impreparata la difesa friulana e il greco scaglia un sinistro potente e preciso che non lascia scampo a Scuffet. Un minuto più tardi, l'Udinese potrebbe accorciare lo svantaggio, ma De Sanctis nega ancora una volta la rete a Di Natale, che aveva cercato di superarlo con un destro a giro.</div><div><br></div><div>Al 76°, è clamoroso l'errore di Allan: una triangolazione con Di Natale porta al tiro l'incontrista brasiliano, che cicca clamorosamente il pallone e spedisce la sfera sul fondo. All'81°, l'Udinese trova la rete del 3-2 sugli sviluppi di un calcio d'angolo, con Basta che sfrutta una respinta di De Sanctis e lo supera con un potente sinistro da distanza ravvicinata.</div><div><br></div><div>L'Udinese tenta un forcing finale ma non riesce più a rendersi pericolosa. Il nuovo entrato Florenzi ha invece la palla del 4-2, ma il suo tiro finisce alto sulla traversa di Scuffet. Non accade più nulla fino al termine del recupero, quando Tagliavento fischia la fine dell'incontro. Non senza soffrire, la Roma regala al proprio pubblico il 18° successo stagionale, mentre per l'Udinese resta la beffa di essersi trovata di fronte ad uno straordinario De Sanctis, che non le ha permesso di strappare almeno un punto allo stadio Olimpico.</div>C1012317Roma Stadio OlimpicoEK1143EK1143garcia.jpgSiNrisultati-roma-udinese-campionato-serie-a-1012781.htmSiT1000012101277701,02,030101161
1191012751NewsEditorialeTorino, «Calcio, bene comune». Europa 201520140304143226Torino 2015, capitale Europea dello sport <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><font face="Calibri">Pasqua al Cit Turin, con il Torneo Calcistico Internazionale</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Calibri" size="3">Risorgere dalle ceneri. Torino, per anni capitale dello sport e principe dei campionati italiani di calcio, improvvisamente, all’inizio del nuovo secolo, ha rallentato, anzi fermato, la sua crescita evolutiva. Un arresto insolito per la città sabauda che, abituata a mietere consensi e attenzioni non solo di tipo industriale ed economico, si è trovata ad affrontare un’involuzione che la metteva ben al disotto delle sue reali potenzialità turistiche e culturali. Poi, le Olimpiadi invernali del 2006 l’hanno resa ancor più bella e interessante, ripresentandosi al mondo con un’immagine rinnovata di capitale dello sport, dell’arte e della cultura. Otto anni sono trascorsi dal quel 2006 e, la capitale piemontese, ha fatto davvero passi da gigante nonostante l’opacità di una crisi economica e finanziaria che falcidia tutta l’Italia. Eppure, nonostante tutto ciò appaia come un controsenso, in questi anni Torino ha migliorato ancor di più la sua immagine di raffinata città dalle mille risorse, grazie anche al coniugarsi di mondi che da sempre s’intrecciano per interesse sociale, sport ed eventi artistico –culturali. E, in quest’anno 2014, crediamo che Torino abbia raggiunto l’apice dell’attenzione mondiale, grazie anche alle società di calcio e agli Enti locali che hanno saputo unirsi nell’interesse della città. Juventus Campione d’Italia e poi il Torino che finalmente occupa una posizione importante in Serie A, dopo lunghi anni trascorsi nell’anonimato. Al contempo si sono moltiplicate le attenzioni dei rispettivi assessorati alla cultura, del Comune di Torino, della Regione e della Provincia che, nel promuovere eventi artistici e culturali d’indubbio interesse sociale, hanno dovuto affrontare delle difficoltà di natura economica. Di questo, ne diamo atto pubblicamente con un plauso. E così sull’onda della crescita culturale sabauda, anche lo sport e il calcio dilettantistico in particolare, hanno incrementato le proprie iniziative diventate ormai eventi internazionali, a scopo di migliorare i contatti e le relazioni tra Torino, l’Italia e l’Europa. A questo proposito ricordiamo che Torino sarà la capitale Europea dello Sport 2015, un evento importante cui si collegano innumerevoli iniziative sportive e culturali della città della Mole Antonelliana. Tra queste c’è il Torneo Calcistico Internazionale “Torino, Calcio Bene Comune” Europa 2015 organizzato da una tra le più importanti società di calcio dilettantistiche di Torino. L’Associazione Sportiva Dilettantistica Cit Turin LDE<strong>,</strong> infatti, in occasione delle iniziative sportive che accompagnano e sostengono il cammino intrapreso dalla Pubblica Amministrazione Torinese verso il 2015, organizza presso il proprio impianto sportivo di Corso Ferrucci in Torino, una Rassegna di Calcio Internazionale Giovanile intitolata, appunto, “Torino, Calcio Bene Comune” Europa 2015. L’evento che si svolgerà dal 18 al 21 Aprile prossimo, sarà riservato alle categorie Piccoli Amici 2006-2007, Pulcini Primo Anno 2005, Pulcini Secondo Anno 2004, Pulcini Terzo Anno 2003, Esordienti 2001 – 2002, Giovanissimi 1999 – 2000 e Allievi 1997 – 1998<strong>.</strong> Una grande festa dello sport che vuole anche essere un momento d’incontro e confronto culturale tra giovani atleti e ragazzi provenienti da altre località italiane ed europee. Basti pensare che gli inviti della società torinese Cit Turin sono stati inoltrati a società di calcio della Svizzera, del Galles, della Francia,<strong> </strong>della Germania e poi anche in Sicilia, (Milazzo (Me) è tra le<strong> </strong>società invitate) in Puglia e in Sardegna. Una cornice d’incontri assolutamente interessanti che sviluppano il processo di crescita dei ragazzi, mentre migliorano i rapporti e le relazioni fra popoli di diversa cultura e scuole di tipo&nbsp;calcistico – sociali. Siamo davvero orgogliosi di tanta splendida organizzazione da parte della Società di Calcio Cit Turin, da tutti i suoi membri dirigenziali, di volontariato e,<strong> </strong>soprattutto, del suo Presidente Angelo Frau, capace di dare un esempio di crescita concreta, competenza di settore e organizzazione, nel mondo riservato al calcio e all’educazione dei giovani dilettanti del pallone. Già, il pallone, ancora una volta ci fa pensare alla metafora legata alla vita, dove non c’è solo la facciata negativa di una medaglia che spesso avvilisce per cattivi esempi e comportamenti da condannare, ma ci sono anche le passioni, gli incontri, le relazioni, la crescita sociale e le emozioni che restano pur sempre il significato profondo della vita. Quattro giorni di grande festa, di scambi culturali, di auguri pasquali attorno ad un campo di calcio, dove il pallone resta pur sempre l’attrazione primaria non solo dei bambini ma anche degli adulti.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br>fl0711fl0711torino-2015,-capitale-europea-dello-sport.jpgSiNtorino-«calcio-bene-comune»-europa-2015-1012751.htmSi100451001,02,03030309
1201012750NewsCampionatiPerde il Toro contro una Samp più concentrata20140303190778E adesso siamo ancora qui a elencare i torti subiti dal Toro....<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso siamo ancora qui a parlare di un Torino che si limita ad&nbsp;elencare i torti subiti, le ingiustizie e gli errori arbitrali che lo penalizzano, piuttosto che porre in analisi i fattori tecnici e tattici che sono la causa di un equilibrio instabile. Ma la realtà dei fatti è che forse la squadra di Ventura ci aveva illuso non poco per una serie di prestazioni positive che avevano dato vittorie e illusione di una partecipazione europea nel prossimo campionato 2014-’15. Purtroppo non sarà così, probabilmente a causa di una maturazione che tarda davvero ad arrivare. La prestazione del Torino contro la Sampdoria di Sinisa Mihajlovic è stata disarmante. Dopo la debacle subita in casa dal Bologna due domeniche fa e dopo un derby contro la Juve che tutto sommato è apparso interessante sotto l’aspetto della caparbietà, del gioco, della grinta e della determinazione, la mollezza e la mancanza di idee con la quale i granata hanno affrontato i liguri blucerchiati sono stati davvero inspiegabili. Decidono le reti di Okaka, in netto fuorigioco non rilevato dall’arbitro al sesto minuto, e di Gabbiadini al 79esimo che su calcio di punizione battuto da venti metri in posizione centrale, decreta la sua perla personale e sancisce la vittoria definitiva per la sua squadra. Davvero una prelibatezza per palati fini, quella dell’attaccante della Sampdoria in comproprietà con la Juventus, il quale calcia il pallone di sinistro in maniera forte e tesa che si va ad insaccare a fil di palo, là dove il portiere del Toro Padelli non può assolutamente arrivarci. La vittoria della Sampdoria è stata meritata, grazie anche alle inspiegabili indecisioni difensive dei granata. E, nonostante gli attacchi spesso confusi e poco determinati di Immobile, Cerci e compagni, il Torino ha concluso un match da dimenticare in tutti i sensi. All’insufficienza globale della squadra di Giampiero Ventura, si contrappone una Sampdoria che con l’abilità di Gabbiadini, Okaka, De Silvestri e il portiere Da Costa ha portato a casa una vittoria importante verso la strada della salvezza. La Sampdoria, pur avvantaggiata all’inizio da un gol in fuorigioco, ha messo in evidenza un buon assetto di squadra capace di sviluppare un gioco propositivo, fatto di precisi passaggi e pericolose ripartenze . Le stesse ripartenze e lo stesso gioco propositivo che fino a poche domeniche fa aveva fatto vedere anche la squadra di Ventura, capace di vincere e convincere anche coloro i quali sono da sempre stati scettici nei confronti del Torino. Adesso Ventura si trova a dover ricostruire la difesa, per la prossima partita che la sua squadra farà a San Siro in casa dell’Inter.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Le ammonizioni dell’arbitro Damato, infatti, hanno falcidiato il reparto difensivo. I diffidati, Bovo, Glik e Maksimovic, dovranno saltare il prossimo turno per squalifica. E, considerando che Moretti sarà ancora fuori squadra per aver subito l’intervento al menisco, il Torino si presenterà con un solo difensore di ruolo, e cioè Guillermo Rodriguez con Darmian esterno. Vedremo quale sarà la reazione in casa granata e valuteremo pure se le ultime prestazioni sono state frutto di un incidente di percorso, oppure se questo Torino ha bisogno ancora di stare con i piedi ben saldi per terra, senza distrarsi con facili voli pindarici.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br>Stadio Olimpico di Torinofl0711fl0711barreto-6.jpgSiNperde-il-toro-contro-una-samp-pio-concentrata-1012750.htmSi100451001,02,03030351
1211012748NewsCampionatiIl calcio e le sue contraddizioni20140301170006Dallo show di mister Gagliardi,alle lacrime di Sandro Mazzola <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Dallo show di mister Gagliardi, l’allenatore della Reggina che in conferenza stampa si scaglia contro i giornalisti presenti i quali, a suo dire, non avrebbero sensibilizzato positivamente i tifosi reggini ad accorrere numerosi allo stadio per assistere alla delicata partita casalinga contro il Varese, allo sfogo legittimo di Sandro Mazzola che nel corso della trasmissione radiofonica dell’emittente Kiss Kiss, si è messo a piangere nel commentare gli striscioni vergognosi degli ultrà juventini contro la memoria del Grande Torino. Due estremi, due manifestazioni diverse di vivere il calcio in maniera contraddittoria. Da una parte l’irascibilità dell’allenatore reggino Gagliardi che ricorda le antiche conferenze stampa di Malesani e Trapattoni<strong> </strong>e poi l’altra faccia della medaglia del calcio, quella disarmante di Sandro Mazzola che non regge alle offese dei soliti cretini di turno. Si potrebbe pensare a due situazioni che non hanno alcuna attinenza tra di loro e che&nbsp;queste due manifestazioni così estreme, espresse dal mondo del calcio, siano lontane per temi e circostanze diametralmente opposte. Tuttavia, pensando allo sfogo dei due personaggi presi in considerazione, non possiamo non fare riferimento alla rabbia come manifestazione estrema dell’uomo. Una reazione emotiva scatenata da fattori che spesso nel calcio emergono in maniera preponderante. L’allenatore della Reggina è stato furibondo con i giornalisti che ha reputato “colpevoli” di non avere tutelato gli interessi della società e della sua squadra, cercando di disgregare piuttosto che unire i tifosi a stare vicini proprio nel momento che si ha maggior bisogno di loro. Stessa la rabbia che però scaturisce in lacrime, è quella di Sandro Mazzola figlio di Valentino, il capitano del Grande Torino. “Non riesco a capire” dice sconfortato e in lacrime Mazzola “perché in Italia non si faccia mai nulla per punire certe persone. Allo stadio siamo tutti schedati, eppure non si fa nulla per punire in maniera decisa. Quando si offende la tragedia, la storia, i morti, ebbene, si deve avere la mano pesante chiudendo le porte dello stadio per lungo tempo. Sono fatti gravissimi. Si tratti della tragedia di Superga come quella dell’Heysel, non è ammissibile offendere la memoria in maniera così gretta e<strong> </strong>gratuita”. E continua ancora il buon Sandro: “Non si può dimenticare ciò che è stata quella squadra del Grande Torino, la leggenda, la storia degli Invincibili che è stata scritta negli annali e che ha segnato una parte indelebile del calcio italiano e mondiale. Davvero, non si può dimenticare e, soprattutto, non si può e non si deve offendere. Serve tutela da parte di chi il calcio&nbsp;lo&nbsp;<strong> </strong>dirige”. Capiamo lo sfogo e la rabbia di Sandro Mazzola, che in quel fatidico 4 maggio 1949 in cui si consumò la tragedia di Superga, aveva solo sette anni. Sono assolutamente legittime le sue lacrime di dolore, per una ferita che non si potrà mai rimarginare. Non basta certamente la sanzione di 25 mila euro di multa alla Juventus per ripagare l’offesa e il dolore provocato al figlio di capitan Valentino Mazzola e alla storia del Torino. C’è da rivedere certamente qualcosa. La rabbia dunque, quale sentimento ricorrente nel mondo del pallone. Ingiustizie, offese, cattiverie si manifestano con regolarità, e quando diciamo che in fondo il calcio non è altro che la metafora della vita, ci riferiamo anche a questo aspetto negativo del pallone che ben si addice alla realtà sociale contemporanea. Una crescita culturale che stenta a emergere definitivamente. Peccato, perché questo non ci mette certamente in buona luce davanti al resto del mondo.</font></span><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br>fl0711fl0711foto-sandro-mazzola.jpgSiNil-calcio-e-le-sue-contraddizioni-1012748.htmSi100451001,02,03030232
1221012676NewsCampionatiLa 23a giornata di campionato tra conferme e sorprese20140210175012calcioTroppoTuona Antonio Conte dopo il rocambolesco pareggio di Verona: “Serve un bagno di umiltà”. Come se fosse facile mantenere l’umiltà per una squadra che vince, convince e per forza di cose deve scrollarsi di dosso la tentazione di diventare narcisista. E, come se non bastasse, si accorge pure che tranne la Roma non c’è altra squadra italiana che può infastidirla più di tanto. Certo, i due punti persi contro l’Hellas Verona potrebbero pesare alla Juve, proprio nel computo finale per la conquista di un titolo che, a questo punto della stagione, riteniamo possa perderlo soltanto la Juve stessa, piuttosto che vincerlo un’altra squadra. E’ vero, le partite durano in media 95 minuti, tuttavia certi svarioni difensivi la Juve ci ha abituato a vederli periodicamente, nonostante il notevole strapotere di gioco globale che ha dato i suoi frutti. In un gruppo dal gioco così consolidato, Antonio Conte deve essere più psicologo che tecnico. E’ essenziale mantenere mentalmente sulla corda la sua squadra, visto che dal punto di vista tecnico e tattico la Juve è in grado di organizzarsi a memoria. E’ l’eterno problema del calcio, in cui una squadra che è più forte rispetto alle altre deve mantenere nel tempo un passo fatto soprattutto di equilibrio psicologico e condizione fisica. Non è cosa semplice per nessuno, neanche per la Juve dei grandi campioni. E poi, chi gioca contro i bianconeri fa sempre la partita della vita, fosse anche l’ultima in classifica e, come tale, ogni eventuale sgambetto può nascondersi sempre dietro l’angolo. Ma la squadra di Conte ci ha abituato a vedere la sua reazione contro tutto e tutti, siano esse scoppole (vedi Firenze) o mini momenti di riflessione e mea culpa da analizzare (vedi Verona). Vedremo cosa accadrà nel prosieguo della stagione bianconera. A parte il pareggio della Juve a Verona, la 23a giornata del campionato italiano ha messo in evidenza le vittorie del Napoli contro il Milan, della Fiorentina contro l’Atalanta, dell’Inter contro il Sassuolo, rimarcando uno scialbo zero a zero nel derby di Roma. La squadra di Garcia, pur con la mente rivolta all’importante partita di Coppa Italia di mercoledì prossimo in casa del Napoli, ha macinato grande gioco d’attacco sfiorando la vittoria contro una Lazio che si è solo preoccupata di chiudere ogni varco ai giallorossi. Troppo importante per i biancocelesti di Reja non perdere il derby cittadino e quindi, più che preoccuparsi di attaccare ha capito che era meglio interdire a centrocampo e in difesa. Vince il Genoa a Livorno, la Sampdoria contro il Cagliari e l’Udinese contro il Chievo, mentre il Parma si limita a pareggiare 0 a 0 contro un Catania apparso in ripresa di gioco e caparbio a non ammainare ogni speranza residua di restare in Serie A. Un discorso a parte va fatto per il Torino che perde malamente in casa contro il Bologna privo del suo gioiellino Diamanti, passato alla corte cinese di Lippi. Il match che vedeva il ritorno all’Olimpico di Torino per la prima volta da avversario l’ex Rolando Bianchi, è stato di quelli che a dir poco sbalordiscono per quello che non ti aspetti. Il Toro di Ventura è stato irriconoscibile per tutta la partita, nonostante sia passato subito in vantaggio con Immobile. Poi il buio più assoluto, quasi che il Toro temesse sorprendentemente di trovarsi quinto in classifica, con l’Europa lì, a due passi, a fargli l’occhiolino. E’ il segno evidente di un processo di maturazione che non si è ancora completato del tutto e che ha bisogno di tempo per plasmarsi definitivamente. Più che vincere la partita, il Bologna di mister Ballardini si è trovato il piattino pronto e non se l’è fatto scappare. E’ legittimo nel calcio, che quando l’avversario non è in giornata si debba approfittare dell’occasione, soprattutto nella critica situazione di classifica in cui si trova oggi il Bologna. Tuttavia, riteniamo che per il Toro nulla sia perduto e che se saprà rivedere gli errori commessi in questa infausta domenica di febbraio, potrà sicuramente riprendere quel cammino fatto di bel gioco e risultati positivi apprezzato da tutti. Giampiero Ventura, che abbiamo visto al fischio finale del match contro il Bologna, aveva il viso rivolto verso il basso a guardare quel terreno erboso dell’Olimpico, quasi a cercare una spiegazione a una tale involuzione di gioco che nessuno si aspettava, nessuno poteva prevedere. E’ l’imprevedibilità del calcio che, comunque, riserva sempre un suo “perché” razionale a ogni insuccesso. La difficoltà sta nel trovare in fretta il problema e risolverlo.<br><br><br>C1012317FL0711FL0711pjanic-4.jpgSiNla-ventitreesima-giornata-tra-conferme-e-sorprese-1012676.htmSi100451001,02,03,06,07,08,09030484
1231012674NewsCampionatiMatch incredibile, otto autoreti in dieci minuti20140209201024calcioAlCi crederete che in Sicilia abbiamo ottenuto il Guiness dei primati per numero di autogol fatti in una partita? Forse, a prima vista, potreste anche crederci,ma appena verrete a sapere come è stato raggiunto il record,probabilmente comincerete a dubitare della notizia.<BR>Siamo a Bagheria,famosa cittadina a 15 Km. da Palermo che ha dato i natali a Renato Guttuso ed altri pittori contemporanei,alla scrittrice Dacia Maraini,al poeta Ignazio Buttitta,al fotogtafo Ferdinando Scianna. Una cittadina però ricca di contraddizioni ,dove l’arte e la bellezza delle sue ville(chi non ha mai sentito parlare o visitato almeno una volta le ville&nbsp;&nbsp; Palagonia e Valguarnera ?) testimoniano di un luogo dove la cultura e la civiltà della sua gente hanno avuto possibilità di nascere e affermarsi in tutto il mondo. Valga per tutti il mitico regista Giuseppe Tornatore,vincitore del premio Oscar a soli 32 anni con il film “Ultimo cinema Paradiso”,che ha dedicato a Bagheria,dove è nato, un film,”Baaria”,&nbsp; considerato un vero capolavoro della cinematografia mondiale. Tuttavia Bagheria non è riuscita&nbsp; a confermare la vocazione culturale,che si era costruita negli anni,anzi le sue vicende in questi ultimi anni spesso si sono confuse con quelle più deleterie del fenomeno mafioso. E’ chiaro che il calcio,che non può essere considerato un’isola felice,&nbsp; spesso riflette con le sue vicende le contraddizioni&nbsp; di un&nbsp; territorio,in cui il patrimonio culturale,che appartiene alle sua memoria,non riesce ancora ad imporsi sul rispetto delle regole da parte dei suoi giovani né tantomeno a modificarne i comportamenti. <BR>Questa premessa è necessaria per&nbsp; capire e ,ad essere buonisti ,anche in parte giustificare, ciò che hanno fatto i giocatori della squadra del Bagheria nell’incontro di Coppa Sicilia contro il Borgata Terrenove,squadra trapanese, mercoledì scorso.<BR>La sfida fra le due squadre militanti in prima categoria è finita 14 a 3 per il Borgata Terrenove ed era valevole per il terzo turno del triangolare di Coppa Sicilia. Il Bagheria&nbsp; disputa il match forte del successo sulla terza squadra&nbsp; del raggruppamento ossia il Partinicaudace,che però a sua volta aveva sconfitto la Borgata Terrenove per ben 7 a 0. <BR>Orbene i giocatori della Borgata Terrenove nell’incontro contro il Bagheria,squadra blasonata caduta in disgrazia,decidono di fare la partita della vita,come si suol dire, e riescono così a condurre all’80’ per 6 a 3 la sfida al Comunale. A quel punto,udite-udite, gli ospiti, vista sfumare la possibilità di qualificarsi ,hanno iniziato a realizzare autoreti a raffica.Alla fine se ne conteranno ben otto cioè il numero sufficiente agli avversari per superare alla differenza-reti il Partinicaudace.<BR>Al triplice fischio di chiusura alla gioia prevale l’incredulità sui volti dei giocatori del Borgata Terrenove,ma il risultato è troppo importante per badare troppo per il sottile: superare il turno di Coppa Sicilia ,vale anche uno strappo così clamoroso alle regole! E chissene frega,se non è un bell’esempio per chi invece si avvicina al calcio e giustamente pensa che alla fine, almeno nello sport,a vincere sia il migliore. A proposito ,sapete qual è a Bagheria,ma non solo perché anche dalle mie parti(abito a Milazzo) il gioco più praticato? Lo dico in dialetto ,ma lo capiranno in tanti:”Futtiri ‘u prossimo”!<br><br> Attilio Andriolo<br><br>C1012317adm001adm001pallone8.jpgSiNmatch-incredibile-otto-autoreti-in-dieci-minuti-1012674.htmSi100075701,02,03030375
1241012669NewsCampionatiTorino, squadra e società sono in crescita20140206211939torino D’altra D’altra“Preferirebbe vincere il derby o andare in Europa?” <BR>“E’ come chiedere se è meglio essere belli o ricchi….Tutti e due. Anche se credo che il 95% dei tifosi del Toro forse preferirebbe vincere il derby allo Stadium”. <BR>A rispondere alla domanda fatta dal collega di Tuttosport è Giampiero Ventura, l’allenatore del Toro. E’ una risposta che ben si addice a una squadra e a un ambiente che sta finalmente maturando, che fa dell’autostima la propria arma vincente. Non è da oggi che seguiamo il Torino, passo dopo passo. Abbiamo insieme vissuto lunghi e interminabili anni bui che, quasi sempre, hanno buttato nello sconforto anche chi vive la splendida storia della società granata. Ma il presente non c’è più stato, quasi fosse un qualcosa di inarrivabile, di predestinato da chissà quale malaugurato destino. Oggi, anzi per meglio dire da questo campionato 2013’14, il Torino sta meravigliando anche coloro i quali sono sempre stati ottimisti nonostante certi sconfortanti momenti vissuti. Ventura sta lavorando bene sul campo e, con sorpresa, stiamo anche valutando positivamente l’opera del D.S. Petrachi, il quale dopo essersi sottoposto a critiche talora anche esagerate, ha saputo dimostrare con umiltà e fattiva capacità tutto il suo saper fare nell’ambiente dei procuratori. Un lavoro difficile che comporta la particolare conoscenza di un mestiere che richiede anche capacità di individuare l’affare inteso come investimento, tenendo conto di spendere con oculatezza in base a quelle che sono le direttive del presidente Cairo. Lavoro non facile, soprattutto in considerazione del fatto che prima di intraprendere una qualsiasi trattativa, Gianluca Petrachi consulta il parere del presidente Cairo, del direttore generale Antonio Comi e dell’allenatore Giampiero Ventura. Oggi possiamo dire a chiari lettere che c’è finalmente una società vera, con un programma ben delineato e idee da realizzare. Il Torino calcio sta davvero crescendo e i risultati che si vedono sul campo hanno un loro significato, perché sono il frutto di quanto si sta facendo bene in società. D’altra parte, in tanti anni che seguiamo il calcio a tutti i livelli, possiamo dire di non aver mai visto una grande squadra senza avere alle spalle una grande società. Il calcio è un’azienda e, come tale, il frutto dei risultati positivi si raccoglie grazie all’efficienza di chi sta dietro le scrivanie. E’ vero, ci sono ancora tante cose da fare in casa granata, tuttavia, scorgiamo all’orizzonte una luce che, se pur tenue, non scorgevamo più da tanti anni. Adesso che l’Europa è vicina, la dirigenza granata si sta organizzando non solo per raggiungerla ma anche per restarci negli anni. Questo vuol dire sforzi economici nel trattenere giocatori di categoria che possano adattarsi bene in campo internazionale, ma anche capacità di migliorare l’assetto tecnico e tattico della squadra di mister Ventura. Se tutte queste cose si combineranno tra loro, si potrà procedere anche sul piano dell’immagine da esportare anche oltre confine. Vorremmo comunque non correre troppo, ma il sentire è che questo Toro abbia finalmente trovato la strada giusta che non si limita soltanto a gufare contro gli “odiati” cugini bianconeri, ma si fa carico di credere con autostima nei propri mezzi e di giocarsela a viso aperto con tutte le squadre. Crediamo che il nostro sia un giudizio obiettivo che nasce da ciò che il Toro, questo Toro, sta dimostrando partita dopo partita. Società e squadra si combinano bene all’unisono e, stavolta, siamo davvero sicuri che non deluderanno più i suoi tifosi.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-squadra-e-societa-sono-in-crescita-1012669.htmSiT1000099100451001,02,03030598
1251012664NewsMotoMondialeMotomondiale seconda giornata di test a Sepang20140205201734motomondiale,test sepang,honda,yamaha,ducati,motogpLe Honda davanti a tutti. Valentino quarto tempo davanti a Expargarò e Lorenzo<DIV>Nel secondo giorno di test pre-stagione organizzati dall'IRTA sulla pista malese di Sepang sono state le Honda le moto più veloci, con il campione del mondo Mark Marquez, che è riuscito a scendere sotto il muro dei 2 minuti fermando il cronometro in 1'59.926 davanti al compagno di squadra Dani Pedrosa (2'00.336) ed alla <SPAN style="WHITE-SPACE: pre" class=Apple-tab-span></SPAN>LCR Honda MotoGP di Stefan Bradl (2'00.339).</DIV> <DIV>Le due Yamaha di Valentino Rossi e orge Lorenzo hanno continuato a lavorare attraverso una serie di componenti ed hanno effettuato alcuni test di gomme per Bridgestone. Il pesarese ha anche preso un pò di tempo per lavorare sul set up della moto per migliorare le prestazioni ed è riuscito ad abbassare il suo tempo di ieri, chiudendo con il quarto tempo appena mezzo secondo dietro la vetta.</DIV> <DIV>Il compagno di squadra Lorenzo ha affinatola messa a punto della regolazione elettronica della sua YZR-M1 per migliorare la stabilità della moto ed il tempo sul giro chiudendo con il sesto tempo a poco più di 0,6 secondi dalla testa.</DIV> <DIV>A sorpresa fra le due yamaha si è inserita Aleix Espargaro (2'00.547) con la moto del team NGM Mobile Forward Racing.</DIV> <DIV>Entrambi i piloti del Ducati Team, Andrea Dovizioso e Cal Crutchlow. oggi hanno girato esclusivamente con la Desmosedici GP14 compiendo quasi cinquanta giri a testa riuscendo ad abbassare di oltre un secondo i tempi di ieri. Anche il collaudatore del Ducati Test Team Michele Pirro, che sta contribuendo molto allo sviluppo della GP14, ha espresso un parere positivo sulla moto e sulla direzione intrapresa.</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Queste le dichiarazioni dei piloti a fine giornata:</DIV> <DIV>Valentino Rossi:</DIV> <DIV>"Oggi è un'altra giornata positiva, abbiamo lavorato molto e ho percorso 60 giri. Abbiamo provato un sacco di cose tra cui pneumatici nuovi e vecchi, per cercare di fare un confronto. Abbiamo lavorato sulle regolazioni della moto e provato alcune altre cose, alcune buone e alcune non hanno funzionato come ci aspettavamo. Comunque sono contento perché ho migliorato il mio tempo sul giro rispetto a ieri e sono in quarta posizione e non lontano dal primo."</DIV> <DIV>Jorge Lorenzo:</DIV> <DIV>"Oggi, a parte la posizione che non è l'ideale, penso che abbiamo fatto un passo avanti. Cambiando qualcosa nell'elettronica abbiamo migliorato il comportamento della moto in curva e ora è più simile all'anno scorso. Posso tenere un ritmo più costante e di essere un pò più veloce per un giro. Dobbiamo continuare a lavorare perchè i nostri avversari sono forti in questo momento, ma oggi io sono più contentodi ieri."</DIV> <DIV>Andrea Dovizioso:</DIV> <DIV>“Sono contento dei progressi che abbiamo fatto, non mi aspettavo di provare delle sensazioni così buone nel primo test dell'anno. Siamo riusciti a migliorare in inserimento e anche ad avere un po’ più di velocità in centro curva. Acceleriamo un po’ più forte perché la moto si impenna di meno e quindi possiamo usare più potenza. Ci siamo avvicinati ai primi come tempi, come passo anche, ma c’è ancora tanto lavoro da fare. Però giudico i miglioramenti che abbiamo fatto in questi primi due giorni più che positivi.”</DIV> <DIV>Carl Crutchlow:</DIV> <DIV>“Credo di essere uno dei piloti che ha migliorato di più oggi come tempo sul giro. Ieri ero un po’ arrugginito e non avevo il feeling giusto sulla moto, ma il problema è stato soltanto mio. Oggi abbiamo girato solo con la GP14, testando alcuni assetti che non avevamo avuto tempo di provare ieri. Il risultato è stato positivo e quindi abbiamo fatto un buon passo in avanti. La nuova moto è molto migliorata nell'ingresso in curva, ed è un fatto positivo per la Ducati. In generale direi che sono piuttosto soddisfatto, anche se siamo abbastanza lontani dai primi.”</DIV> <DIV>Domani, giovedì 6 febbraio, sarà il terzo e ultimo giorno di questi primi test della stagione 2014.</DIV><BR><PRE style="BACKGROUND-COLOR: #030303; WIDTH: 616px; OVERFLOW: auto">MotoGP - Sepang - Test Times - Day Two<BR> 1. &nbsp;Marc Marquez (SPA) &nbsp; &nbsp; Repsol Honda Team 1'59.926<BR> 2. &nbsp;Dani Pedrosa (SPA) &nbsp; &nbsp; Repsol Honda Team 2'00.336<BR> 3. &nbsp;Stefan Bradl (GER) &nbsp; &nbsp; LCR Honda MotoGP 2'00.339<BR>4. &nbsp;Valentino Rossi (ITA) &nbsp; &nbsp;Yamaha Factory Racing 2'00.464<BR>5. &nbsp;Aleix Espargaro (SPA) &nbsp; &nbsp;NGM Mobile Forward Racing 2'00.547<BR>6. &nbsp;Jorge Lorenzo (SPA) &nbsp; &nbsp; Yamaha Factory Racing 2'00.573<BR>7. &nbsp;Bradley Smith (GBR) &nbsp; &nbsp; Monster Yamaha Tech3 2'00.603<BR>8. &nbsp;Andrea Iannone (ITA) &nbsp; &nbsp; Pramac Racing 2'00.855<BR>9. &nbsp;Alvaro Bautista (SPA) &nbsp; &nbsp;Go&amp;Fun Honda Gresini 2'00.897<BR>10. Pol Espargarò (SPA) &nbsp; &nbsp; Monster Yamaha Tech3 2'01.061<BR>11. Andrea Dovizioso (ITA) &nbsp; Ducati Team 2'01.146<BR>12. Cal Crutchlow (GBR) &nbsp; &nbsp; Ducati Team 2'01.396<BR>13. Michele Pirro (ITA) &nbsp; &nbsp; &nbsp;Ducati Test Team 2'02.177<BR>14. Nicky Hayden (USA) &nbsp; &nbsp; Drive M7 Aspar 2'02.287<BR>15. Colin Edwards (USA) &nbsp; &nbsp; NGM Mobile Forward Racing 2'02.545<BR>16. Yonny Hernandez (COL) &nbsp; &nbsp;Energy T.I. Pramac Racing 2'02.675<BR>17. Kosuke Akiyoshi (JPN) &nbsp; &nbsp;HRC Test Team 2'02.692<BR>18. Hiroshi Aoyama (JPN) &nbsp; &nbsp; Drive M7 Aspar 2'02.825<BR>19. Katsuyuki Nakasuga (JPN) Yamaha Factory Test Team 2'02.970<BR>20. Randy De Puniet (FRA) &nbsp; &nbsp;Suzuki Test Team 2'03.064<BR>21. Scott Redding (GBR) &nbsp; &nbsp; Go&amp;Fun Honda Gresini 2'03.117<BR>22. Michael Laverty (GBR) &nbsp; &nbsp;Paul Bird Motorsport 2'03.528<BR>23. Hector Barbera (SPA) &nbsp; &nbsp; Avintia Racing 2'04.551<BR>24. Brok Parkes (AUS) &nbsp; &nbsp; Paul Bird Motorsport 2'04.619<BR>25. Karel Abraham (CZE) &nbsp; &nbsp; Cardion AB Motoracing 2'05.261<BR>26. Mike Di Meglio (FRA) &nbsp; &nbsp; Avintia Racing 2'05.355<BR></PRE>Sepang (Malesia)WM01MSWM01MSjorge-lorenzo-test-sepang-2014-febbraio.jpgSiNmotomondiale-motomondiale-2014-test-sepang-secondo-giorno-1012664.htmSi101114901,02,03,04,06,07,08,09010829
1261012656NewsCampionatiTorino, un dolcissimo profumo d`Europa20140202151220torinoMilan 1 Torino 1. Un pareggio sostanzialmente giusto che è stato caratterizzato da un primo tempo vibrante da parte del Toro e una ripresa in cui il Milan ha spinto con maggiore convinzione e assiduità per riequilibrare le sorti della partita. Ma il Toro sogna l’Europa ed è ben desto. I granata vanno in vantaggio al 17’ del primo tempo con Immobile, mentre i rossoneri pareggiano al 4’ della ripresa con Rami con un destro da fuori area. Per Seedorf è il primo pareggio dopo due vittorie, mentre la squadra di Ventura continua il suo magico momento fatto di grande qualità di gruppo. Il Toro, adesso, è davvero una bella realtà. Vince e convince, dimostra freschezza atletica, autostima, ottimo movimento senza palla, ordine tattico in difesa e a centrocampo, grandi capacità nelle ripartenze; insomma un Toro bello da vedersi, capace di esprimere bene il football spettacolo fatto di passaggi precisi e giocate razionali. In casa granata si respira un’aria nuova fatta di fiducia nei propri mezzi e consapevolezza nel dover ancora lavorare con umiltà per migliorarsi. Sembrano davvero lontani i tempi in cui il Toro esprimeva un gioco noioso e farraginoso, impaurito e sparagnino nell’accontentarsi di non perdere. Adesso la squadra di Ventura è una bella realtà che ambisce giustamente all’Europa. Appare solida in ogni reparto e omogenea nelle due fasi di difesa e attacco. Cerci e Immobile si compensano bene nel gioco d’attacco e nelle ripartenze, ma è tutta la squadra nel suo insieme che è cresciuta in modo esponenziale, dove persino il portiere Padelli ha saputo con il suo ottimo rendimento a ribaltare ogni scettico giudizio nei suoi confronti. C’è da migliorare la tenuta atletica, perché il Toro visto a San Siro ci è sembrato calare vistosamente nel secondo tempo, e non sappiamo se per merito del Milan che è cresciuto o per demerito del Toro. Peccato per quella occasione nel primo tempo sciupata malamente da Farnerud su pennellata di Cerci. Sarebbe stato il 2 a 0 per il Toro e non sappiamo come poi sarebbe andata a finire. La squadra di Seedorf, invece, ha dimostrato gravi lacune in difesa, dove si è fatta trovare spesso impreparata sulle ripartenze di un Torino davvero difficile da domare. Il nuovo corso dell’allenatore olandese non appare semplice, ma ci sono buoni presupposti per far bene. Per quanto riguarda il Toro, c’è da augurarsi che continui su questa strada intrapresa con successo, pensando di scalare la classifica partita dopo partita. Un ultimo appello al presidente Cairo di non vendere Cerci, (se non per una proposta indecente), per ripartire il prossimo campionato proprio da lui, Immobile, Maksimovic, Glik, Darmiam e perché no, anche da Padelli.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-un-dolcissimo-profumo-d-europa-1012656.htmSi100451001,02,03,07030408
1271012649NewsCampionatiLa Sicilia e il pallone fatto di sentimenti20140129184331calcioE, a questo proposito, abbiamo pensato di avvalerci della testimonianza di Lucio Stella e Dario Spagnoli, ex calciatori e compagni di squadra nell’Akragas degli anni ‘70, proprio per significare un periodo storico vissuto all’insegna della goliardia, della semplicità e dell’importanza dei valori sportivi e umaniLa Sicilia può essere considerata meritatamente la patria della cultura e della civiltà. Essa, infatti, ha dato i natali a scultori, poeti, filosofi e scrittori di fama indiscussa, come Leonardo Sciascia, Salvatore Quasimodo e Luigi Pirandello, grande drammaturgo, scrittore e poeta agrigentino, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934. Agrigento è una delle perle della Sicilia ed è nota in tutto il mondo come Città dei Templi per la sua distesa dei Templi dorici dell’antica città greca posti nella cosiddetta valle dei Templi, ed è stata inserita nel 1997, tra i patrimoni dell’umanità dall’UNESCO. Il clima è mite anche d’inverno e in primavera, al levar del sole, si scorge il vasto e dolce pendio della città antica che si estende tra il verde dei giardini e degli innumerevoli vigneti. Qui, in questo straordinario angolo di mondo è tutto un pullulare di cultura, tra storia, architetture, monumenti, chiese, monasteri e conventi che trasudano di pregiata antichità. C’è poi la Sagra del Mandorlo in fiore, una tradizione popolare che si svolge ogni anno ad Agrigento nella prima settimana di febbraio, per festeggiare l’anticipo della primavera con il rifiorire dei mandorli. A questo straordinario evento partecipano gruppi folkloristici di tutto il mondo. E, tra cultura, paesaggi incantevoli e sublimi sensazioni derivanti dal contatto con la natura, il pallone, inteso come gioco del calcio ha un nutrito seguito di appassionati. L’U.S.D. Akragas – Città dei Templi, più semplicemente conosciuta con il nome di Akragas, è la principale società calcistica di Agrigento. La società dai colori bianco-azzurri, in seguito a un fallimento, ha portato a termine nel 2011 una fusione con la seconda squadra di Agrigento: l’Agrigentina. La squadra, adesso, milita nel campionato di Eccellenza siciliano. Non ricco ma dignitoso il suo Palmarès che la vede soltanto vincitrice della Coppa Sicilia nel 1997 e poi nel 2006. La società bianco-azzurra che ha avuto negli anni illustri allenatori quali, Carmelo Di Bella e Franco Scoglio, ha visto la sua partecipazione a campionati di Serie D, C1 e C2. Ma, nonostante non abbia raggiunto importanti traguardi sportivi, l’Akragas ha saputo lasciare in coloro i quali negli anni hanno partecipato attivamente all’interno dello staff tecnico della società, ricordi indelebili che s’intrecciano a momenti di vita calcistica e umana che, talvolta, superano anche il prestigio del raggiungimento di grandi vittorie. Segno tangibile di un ambiente ideale capace di enfatizzare il piacere e l’amore verso quel calcio che è anche fatto di rapporti umani. E, a questo proposito, abbiamo pensato di avvalerci della testimonianza di Lucio Stella e Dario Spagnoli, ex calciatori e compagni di squadra nell’Akragas degli anni ‘70, proprio per significare un periodo storico vissuto all’insegna della goliardia, della semplicità e dell’importanza dei valori sportivi e umani. Lucio Stella, oggi editore della testata giornalistica “Il Palio dei Quartieri News”, nonché presidente e organizzatore dell’omonimo Torneo di calcio dilettantistico che si svolge a giugno di ogni anno a Torino, è approdato ad Agrigento durante il campionato 1976-’77 quando la squadra militava in Serie D. Proveniente dall’Albese in Serie C e con un bagaglio di esperienze calcistiche di ottimo livello, maturate nel Settore Giovanile del Torino Calcio, Lucio Stella s’inserì rapidamente e in maniera positiva, non solo nel contesto della squadra ma anche tra la gente di Sicilia che lo ha saputo apprezzare per le sue indiscusse qualità calcistiche e umane. Alto, forte fisicamente e con ottimi fondamentali, Stella giocava a centrocampo, in quella zona nevralgica del campo considerata da sempre il fulcro del gioco del calcio.&nbsp;&nbsp; Ma, come dicevamo pocanzi, oltre le sue indiscusse qualità tecniche di calciatore di buon livello, oggettivamente riconosciute, Stella ricorda con piacere quel periodo della sua vita in cui si trovò ad affrontare un’esperienza nuova, in una terra a lui sconosciuta e dove non era mai stato neanche come turista. Oggi, parlando di quegli anni, i suoi occhi brillano di un chiarore e di un’emozione tale che è difficile nascondere. Segno evidente di un qualcosa che ti è rimasto nell’anima e che non morirà mai. Stella, tra gli altri, ci tiene a ricordare l’allenatore Carmelo Del Noce e poi il compagno di squadra e amico Paolo Magliacani ex calciatore dell’Akragas più vecchio di lui di dieci anni, che seppe dargli amicizia e ospitalità fin dal primo giorno in cui arrivò spaesato ad Agrigento.Un esempio di stima reciproca che Lucio Stella non dimenticherà mai. L’altro personaggio “testimone” dei ricordi indelebili di quegli anni ’70 vissuti ad Agrigento e nell’Akragas è Dario Spagnoli che tra gli altri, ha anche militato nelle fila del Ribera, città della provincia di Agrigento. Dario Spagnoli, bergamasco di nascita e modenese di adozione, si è perfettamente integrato in Sicilia attraverso il calcio. Egli è anche autore del libro: “La mia Akragas - Quando i pali erano quadrati” edito da Il Fiorino con prefazione di Carlo Petrini, l’ex calciatore di Serie A recentemente scomparso. Un piacevole percorso di vita personale che s’interseca dolcemente con i suoi trascorsi legati alla rincorsa di quel pallone siciliano chiamato Akragas. Per Spagnoli, rievocare il vissuto di quegli anni è come esternare dall’anima ciò che di più caro appartiene all’intimo della propria vita. “Per questo motivo ho scritto il libro “La mia Akragas”, proprio per significare ai tanti amici agrigentini, siciliani e non, un periodo prezioso della mia vita che si annida tra le pieghe della mia anima” dice con orgoglio Dario Spagnoli.<BR>Dario Spagnoli, in quali anni hai giocato nell’Akragas?<BR>“Arrivai ad Agrigento all’inizio del campionato 1973’74 e, in quell’anno, cominciai a giocare nell’Akragas.Tra le fila di questa squadra rimasi fino al 1978 con il solo intervallo del campionato 1974’75, periodo in cui ho dovuto lasciare il calcio per il servizio militare. Indelebili ricordi mi legano a questo periodo che non fu soltanto prodigo di esperienze calcistiche ma, soprattutto, di rilevanti rapporti umani. Grande merito va ai siciliani e agli agrigentini in particolare, che mi hanno accolto con amicizia e grande senso dell’ospitalità. Ti dirò che per un calciatore di buon livello, così com’eravamo noi semiprofessionisti del calcio, poter svolgere la propria attività in un ambiente sereno, gioioso, fatto d’innumerevoli attenzioni, cui molti di noi non erano abituati, è stata davvero una vera fortuna. Con i siciliani è facile intraprendere simpatia ed empatia, due elementi che s’identificano nelle relazioni e in quell’idem sentire tra le persone, che spesso ricerchiamo vanamente per tutta la vita e che invece io ho avuto la fortuna d’incontrare”. <BR>Che cosa racconti nel tuo libro “La mia Akragas”.<BR>“ E’ lo scorcio della mia vita più bella: ricordo che arrivai ad Agrigento all’età di 19 anni e debuttai in una partita contro il Messina davanti a 9.000 spettatori. Non ero abituato a tanto, perché arrivavo da campionati di livello inferiore alla Serie D e dove al massimo c’erano cinquanta persone a vedere la partita. Giocavo nel campionato Primavera dove, pur affrontando formazioni importanti quali, Juventus, Inter, Milan e Bologna che si avvalevano di giocatori che hanno proseguito la carriera professionistica in Serie A, non&nbsp; avevo sicuramente l’esperienza di partite disputate davanti a una platea così importante”.<BR>In quale ruolo giocavi?<BR>“Inizialmente mi era stata affidata la maglia numero 6, ma poi, viste le mie caratteristiche tecniche, mi diedero la maglia con il numero 8. Ero una mezz’ala di ruolo, quello che nel calcio di ieri si definiva regista e che oggi s’identifica meglio in centrocampista d’attacco . Mi piaceva suggerire, ispirare, rifinire il gioco, mandare in gol il compagno di squadra e, quando segnava, sentivo dentro di me una gratificazione immensa, quasi che quel gol l’avessi fatto io. Per questo motivo, non ho fatto molti gol in carriera. Non ero una punta&nbsp; ma avevo altre caratteristiche”.<BR>Che cosa ricordi del tuo compagno di squadra Lucio Stella?<BR>“Giocava anche lui a centrocampo, era forte fisicamente, dotato di un calcio potente e, soprattutto, dava del “Tu” al pallone. Ricordo che arrivò ad Agrigento a campionato iniziato. Era l’anno 1976’77 e giocavamo in Serie D. Lui è un amico, ed è stato un compagno di squadra corretto e leale”.<BR>Come definisci il calcio in Sicilia?<BR>“Il calcio di oggi, a livello nazionale e internazionale è cambiato tantissimo, e così presumo quello siciliano. Non si bada più alla tecnica, ma si preferisce un calcio con poca qualità e con tanta attenzione alla parte atletica. Non voglio fare retorica, ma il mio calcio era fatto anche di valori sportivi e umani che oggi non ci sono più. Era un calcio più semplice, la cui definizione di gioco si rispecchiava perfettamente con la sua storia” .<BR>Che cosa ti ha dato la terra di Sicilia e Agrigento, che altri posti d’Italia non ti hanno saputo dare?<BR>“Non posso fare altro che parlare bene della Sicilia e dei siciliani, perché mi hanno accolto&nbsp; con simpatia e amicizia. Ho vissuto in quella terra per dieci anni. Ad Agrigento mi sono&nbsp; sposato ed è nata mia figlia e lì è rimasto un pezzo del mio cuore, oltre a tanti amici che si ricordano ancora di me”.<BR>A che età hai lasciato il calcio?<BR>“Avevo solo 24 anni, ma il calcio non m’interessava più perché non mi sentivo parte del gruppo. Ero stato estraniato dai nuovi proprietari dell’Akragas che venivano da Palermo e così ho preferito cercare un calcio minore in quel del Ribera, un paesino in provincia di Agrigento. Lì, non era più la stessa cosa. Giocavo per divertirmi e lavoravo altrove per vivere. Tuttavia, non conservo rancore per questa vicenda che considero soltanto un&nbsp;&nbsp; incidente di percorso”.&nbsp; <BR>Un lato positivo e uno negativo del tuo carattere.<BR>“ Quello positivo è che sono sempre andato d’accordo con tutti e quello negativo è lo stesso: sono sempre andato d’accordo con tutti”.<BR>Se dovessi dare un consiglio ai ragazzi che aspirano a diventare campioni di calcio, cosa gli diresti?<BR>“Di divertirsi, di non esasperare l’impegno, di ritenere il calcio il più bel gioco del mondo e&nbsp; nulla di più”.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>Salvino Cavallaro <BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>&nbsp;C1012317FL0711FL0711akragas.jpgSiNla-sicilia-e-il-pallone-fatto-di-sentimenti-1012649.htmSi100451001,02,03,06,07030414
1281012624NewsCoppe«Spagna-Italia non s`ha da fare»: ma la Figc smentisce20140103231527spagna, italia, prandelli, figcScelta strategica in vista del mondiale, dicono le indiscrezioni pubblicate da Marca. La Federcalcio nega tutto: «Nessuna richiesta avanzata«.Chissà cosa avranno pensato in Spagna, quando stamattina la gente ha letto sui quotidiani sportivi&nbsp;di un particolare veto posto dal ct Prandelli: quello di non giocare l'amichevole del 5 marzo allo stadio&nbsp;Vicente Calderon. Un appuntamento di lusso che sa di rivincita e prova del nove, tre mesi prima dell'inizio dei Mondiali brasiliani. <STRONG>Secondo Marca, una fonte della Figc ha lasciato trapelare che Spagna-Italia rischierebbe di saltare</STRONG>, a causa della volontà di Prandelli di evitare un avversario che il tabellone potrebbe mettere di fronte alla selezione azzurra già ai quarti di finale. Così,&nbsp;stando alle indiscrezioni pubblicate dal giornale iberico, <STRONG>la federcalcio spagnola avrebbe tempo fino al 10 gennaio per dare una risposta</STRONG> riguardo all'annullamento dell'incontro, a seguito di un summit tra il presidente Angel Maria Villar e il commissario tecnico Vicente Del Bosque. <BR><BR>Tuttavia sui contorni poco chiari della situazione fa luce la Figc, la quale in un comunicato stampa "smentisce le notizie circolate oggi sulla stampa spagnola: <STRONG>nessuna richiesta di spostamento dell'amichevole Spagna-Italia, in programma il 5 marzo prossimo a Madrid, è stata avanzata</STRONG> <STRONG>dalla Federazione italiana a quella spagnola</STRONG>". Si gioca, dunque. Un test di fondamentale importanza, che darà al tecnico bresciano ulteriori conferme sullo stato di forma degli azzurri, ormai a ridosso dell'ultima fase della stagione prima dell'inizio della competizione più prestigiosa al mondo. Tra le file della Roja dovrebbe fare il suo debutto il brasiliano naturalizzato Diego Costa, che sta facendo stropicciare gli occhi ai tifosi dell'Atletico Madrid: leader della classifica marcatori con 19 reti in 17 match, considerando anche le presenze nelle coppe vanta la media di un gol a partita. Adesso lo marca stretto mezza europa, con l'Arsenal in testa. Fra un paio di mesi lo stesso compito toccherà alla nostra difesa.<BR><BR>FL0435FL0435cesare-prandelli.jpgSiNprandelli-spagna-italia-annullata-figc-1012624.htmSi100612201,02,03010326
1291012607NewsEditorialeTra bene e male, il calcio è l`eterna metafora della vita20131202142008calcioE’ un alternarsi Tanti anni fa il pallone da football pesava almeno il doppio di quello attuale. Dentro c’era la camera d’aria, né più né meno della tecnica usata per una ruota, adatta alla bicicletta. Oggi non c’è più nulla, sembra vuoto, e la leggerezza è tale da creare serie difficoltà ai portieri. Dentro quell’involucro di cuoio sono rimasti soltanto il bene e il male del calcio. All’interessante esperimento voluto fortemente dalla Juventus, di ospitare circa tremila bambini under 13 nella curva squalificata per i cori razzisti dei tifosi, si è opposta a distanza la guerriglia di tifosi che fuori dello stadio di Bergamo, dopo la partita Atalanta – Roma, hanno inscenato scontri contro la polizia e i tifosi della squadra avversaria. Una contrapposizione d’incredibile e cruda realtà, che è capace di sbigottire e lasciarci tutti senza parole. L’aberrante e assurda violenza degli adulti si antepone al candore dei bambini che è speranza di buona educazione del tifo per il futuro. E’ un alternarsi continuo tra il bene e il male che fa del calcio l’eterna metafora della vita. Allo Juventus Stadium abbiamo assaporato la semplicità dei bambini di Torino nel condividere teneramente il pacchetto di patatine e biscotti con i bambini provenienti da Udine. E’ stato un messaggio di ospitalità e voglia di stare insieme per condividere la festa del tifo e dello sport. Ognuno ha tifato per la propria squadra senza offendere quella del bimbo accanto, nonostante i colori delle bandiere di Juventus e Udinese fossero casualmente bianconere. Una lezione di comportamento, di calcio fatto per le famiglie, per coloro i quali hanno il senso della buona educazione, così come dovrebbe essere. E quando Pirlo si è fatto male ed è uscito dal campo per infortunio, i piccoli tifosi di entrambe le squadre hanno saputo incoraggiarlo al grido di “PIRLO, PIRLO, PIRLO”. Non dobbiamo sottovalutare queste cose, come segno minimalista dell’innocenza che si tramuterà in inevitabile maliziosa bruttura nella fase evolutiva del bambino stesso. E’ importante vedere questa giornata di calcio allo Juventus Stadiium, come esempio di speranza futura per quel tifo calcistico che oggi è davvero diventato ricettacolo di maleducazione sociale e pericolo per tutti. Il calcio è passione, è tifo, è adrenalina, è patos che non deve però prevaricare nella violenza e negli istinti più aberranti dell’uomo. Non c’è buona educazione e non c’è nemmeno la cultura di fare il tifo per la propria squadra senza offendere l’avversario di turno. Lo sfottò è il sale del calcio, sarebbe insipido senza questo gusto. Ma il limite con l’offesa personale è breve e, come tale, si deve in qualche modo avere il senso della misura, nei cori ma anche nell’esibire le scritte negli striscioni. Il calcio deve unire, non disgregare attraverso la violenza. Questo, ci hanno insegnato oggi i bambini. Sapremo dare continuità per un futuro migliore nel calcio e nella vita?<br><br> Salvino Cavallaro<BR><br><br>C1012317FL0711FL0711pallone8.jpgSiNtra-bene-e-male-il-calcio-e-l-eterna-metafora-della-vita-1012607.htmSi100451001,02,03,06030339
1301012576NewsCampionatiTorino, per fortuna ci sono i sentimenti20131112125997torinoCom’è in contraddizione Com’è in contraddizione questo Toro, capace d’illuderti che qualcosa sta cambiando in meglio e poi sbatterti di brutto in una realtà angustiante, sempre la stessa per amarezza. E intanto, mentre i granata di Ventura perdono malamente a Cagliari, la Juve strapazza a Torino il Napoli di Benitez. Pioggia di gol, di furore agonistico, di gioco, di grinta, di determinazione e impostazione tattica, che fanno passare persino in secondo piano il millimetrico (21 cm.) di fuorigioco non rilevato dall’arbitro, in occasione del primo gol di Llorente. Un gap che sembra incolmabile tra le due società della città sabauda, due realtà che già in passato abbiamo avuto modo di farne il distinguo. Ma, per fortuna, ci sono i sentimenti, e la variegata e impareggiabile letteratura granata vanta una storia che ormai ha superato di molto il mezzo secolo. Tanti trascorsi che s’intrecciano tra fatti e racconti di grande calcio e poesia pura, in un intersecarsi di emozioni da brividi. Si inizia con la tragedia di Superga e gli Invincibili Campioni del Grande Torino, per continuare poi negli anni con le storie di Giorgio Ferrini, della “Farfalla Granata” personificata da Gigi Meroni, fino ad arrivare al fallimento della società granata avvenuto nel 2005, quando a capo dell’azienda figuravano Franco Cimminelli, azionista di riferimento e Tilli Romero, il presidente che, suo malgrado, fu artefice della morte di Gigi Meroni in un incidente stradale avvenuto proprio a Torino. Già, la farfalla granata, una storia coinvolgente che la Rai TV trasmetterà in prima serata l’11 novembre. Un film che milioni di spettatori potranno ammirare con sentimento e romanticismo, dove la storia del pallone granata s’intreccia perfettamente con la vita di Gigi Meroni, un campione che, per caratteristiche personali, non ha avuto eguali nel corso degli anni. Ma il calcio è calcio e, pur consapevoli e orgogliosi di una lunga, interessante storia letteraria, si scorrono le pagine di questa società granata capace di vincere un solo scudetto in 64 anni di football, post Grande Torino. Un po’ poco, anche in considerazione dell’altra realtà vincente della città piemontese. Ma, ritornando ai fatti attuali, dobbiamo rimarcare una metamorfosi notevole della squadra di Ventura, capace di pareggiare una bella partita in casa contro la Roma capolista, e poi riprendere la strada dell’anonimato a Cagliari, perdendo malamente una partita al cospetto di una squadra per nulla irresistibile. Il Toro visto allo stadio Is Arenas di Cagliari, nel primo tempo è apparso assente ingiustificato; molle, lento, stralunato, con poche e confuse idee. Un film già visto che, purtroppo, non è paragonabile al romanticismo della fiction prima citata; tutt’altro. Su 8 gare il Toro ha perso 3 volte e pareggiato 5 match. No, così non va proprio. Non è l’allenatore da cambiare e non sono neppure i giocatori ad essere sostituiti, perché loro, in fondo, fanno quello che è nelle loro limitate corde tecniche. In mezzo alla squadra c’è un solo giocatore davvero importante: Cerci, che quasi sempre sembra predicare nel deserto. Forse bisognerebbe ripartire dalla società stessa, da una casa granata che non c’è, da una sede che non esiste e che è perennemente provvisoria, da un campo Filadelfia monco e distrutto che è la vergogna della città di Torino, da una rete di osservatori insufficienti, da un Settore Giovanile che una volta era il fiore all’occhiello del Toro vero, e da una mentalità che, per forza di cose, deve essere ammodernata ed adeguata al calcio contemporaneo.&nbsp; E’ vero che non c’è futuro senza passato, ma il presente ha il significato di essere ciò che si è, nonostante il grande passato. Ci piacerebbe davvero (e a chi non piacerebbe?) vedere il Toro sicuro di se, con autostima, sia nella conduzione societaria sia nella parte tecnica. Non esiste una grande squadra se alle spalle non c’è una grande società. Nulla nasce per caso e, rifugiarsi consapevolmente nei sentimenti romantici della storia del Toro, che ci coinvolge sempre in maniera intensa, purtroppo non cambia la realtà mediocre di una società e di una squadra granata senza continuità di risultati, i cui limiti non riescono a proiettata definitivamente in quell’Olimpo del calcio nazionale che da 64 anni l’aspetta ancora a braccia aperte.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-per-fortuna-ci-sono-i-sentimenti-1012576.htmSiT1000099100451001,02,03,06,08030534
1311012565NewsCalcio EsteroLiga, 13a giornata: Il Real Madrid ospita la Real Sociedad20131109095548Liga, Real MadridSfida «Real« per AncelottiGiocati ieri due anticipi di Liga spagnola valevoli per la 13a giornata di campionato. A Pamplona un redivivo Almeria conquista l'intera posta in palio con un successo col minimo scarto, in virtù del gol di Rodrigo Rios Lozano, che non perdona un madornale errore dell'estremo difensore dell'Osasuna e regala ai suoi la terza vittoria consecutiva. Almeria, quindi, a quota 12 punti e attualmente fuori dalla zona calda della retrocessione. Per l'Osasuna, invece, sembra una piccola crisi dato che si tratta del secondo ko di fila e, nonostante i buoni risultati nel mese di ottobre, la squadra allenata da Javi Gracia, con 10 punti, torna ad occupare<br>la terzultima posizione,<br>Nell'altro incontro giocato ieri, il Granada batte il Malaga per 3-1 con una splendida tripletta del marocchino Youssef El Arabi. Con il successo di ieri, il Granada di Giampaolo Pozzo diventa la regina delle squadre andaluse portandosi a soli tre punti dalla zona coppe. Totalmente differente la situazione del Malaga che, con 13 punti ed una sola vittoria negli ultimi cinque incontri disputati, sembra avere smarrito totalmente il proprio blasone.<br>Quattro gli incontri in programma oggi. Alle 16, al Santiago Bernabeu, sfida champions, tra Real Madrid e Real Sociedad. Le "merengues" sono terzi con 28 punti, mentre i baschi occupano il settimo posto a quota 17. Nonostante la già raggiunta qualificazione agli ottavi di Champions, Carlo Ancelotti fatica ad entrare nel cuore degli esigenti tifosi del Real. Vuoi perchè le sconfitte contro Barcellona ed Atletico bruciano ancora; vuoi perchè, sommando il tutto, i buoni risultati fin qui ottenuti sono più frutto delle giocate individuali dei grandi campioni che di un gioco lucido, ragionato e spettacolare. In questa stagione "liguera", tra le mura amiche il Real ha ottenuto 15 dei 18 punti a disposizione e per la Real Sociedad sarà un'impresa alquanto complicata uscire dal Bernabeu con almeno un punto. Certo è che i baschi,&nbsp;guidati da Arrasate, hanno di nuovo un buon rendimento, dopo un inizio davvero difficile. Nelle ultime 4 partite, infatti, hanno ottenuto 10 punti e mercoledì scorso sono riusciti a strappare un punto all'Old Trafford. <br>Alle 18 sarà il turno di Getafe ed Elche. I padroni di casa hanno perso le ultime due partite casalinghe contro Valencia e Athletic Bilbao ed hanno bisogno&nbsp;impellente di tornare al successo per confermarsi nele parti alte della classifica. L'Elche, in ogni caso, si è già guadagnato il rispetto di tutti grazie ad un gioco di squadra ben organizzato ed al forte spirito combattivo dei suoi interpreti anche se negli ultimi 4 incontri gli ilicitani hanno conquistato un solo punto. E' un inedito di Liga, infatti le due squadre si sono affrontate prima d'ora solo nelle categorie inferiori e in quattro occasioni; il bilancio al Coliseum è di una vittoria per parte e due pareggi.<br>Alle 20, al Nuovo San Mamès, si affronteranno Athletic e Levante, rispettivamente quinta e ottava in classifica. I baschi, allenati da Valverde, sono motivatissimi considerato che il Villareal, quarto, è a soli tre punti. Il Levante, di contro, non vince da due giornate e alterna passi falsi casalinghi ad ottimi risultati in trasferta, per cui può essere una partita aperta a qualsiasi risultato.<br>Chiuderanno il sabato di Liga, infine, Celta e Rayo Vallecano. Entrambe le compagini hanno bisogno di punti per allontanarsi dalla palude della zona retrocessione.<br>Il Rayo è il fanalino di coda con 9 punti e non perde al "Balaìdos" contro il Celta dal 1996. Inoltre dovrà fare a meno del centrocampista Adrián González, che ne avrà per un mese circa.<br>Grande ex dell'incontro sarà Roberto Trashorras che ha vestito la maglia celeste del Celta dal 2008 al 2011. Situazione difficile, quindi, anche per la compagine di Vigo che è 15a con 12<br>punti ed è reduce, però,&nbsp;dalla incoraggiante vittoria contro il Siviglia.<br><br>&nbsp;<br><br>LIGA – Programma e Risultati 13/a Giornata<br><br>IERI<br><br>Osasuna-Almeria 0-1&nbsp; 18'Rodrigo Rios<br>Granada-Malaga 3-1&nbsp;&nbsp; 48'-59'-77'El Arabi(G) - 54'Juanmi(M)<br><br>OGGI<br><br>Real Madrid-Real Sociedad<br>Getafe-Elche<br>Athletic Bilbao-Levante<br>Celta Vigo-Rayo Vallecano<br><br>DOMANI<br><br>Espanyol-Siviglia<br>Valencia-Valladolid<br>Villarreal-Atletico Madrid<br>Betis Siviglia-Barcellona<br><br>SpagnaFL0411FL0411Ancelotti41.jpgSiNliga-giornata-13-real-madrid-ospita-real-sociedad-1012565.htmSi100427901,02,03010245
1321012538NewsCampionatiAlberti: `Non lasciamo prenderci dalla frenesia del risultato`20131026101512BariAlberti: `Non lasciamo prenderci dalla frenesia del risultato`Torna a parlare il tecnico barese Roberto Alberti alla vigilia della gara con il Trapani. "Sarà una partita dove non ci dobbiamo far prendere dalla frenesia del risultato - dice - i nostri avversari sono un'ottima squadra ma questo non deve intimorirci. Dovremo stare attenti a non concedergli la profondità in fase offensiva perchè hanno giocatori come Mancosu e Iunco che fanno molto movimento. Piuttosto, occore stare attenti, diminuire gli errori e giocare con intelligenza cercando quella cattiveria in più che ci è mancata. Una vittoria ci restituirebbe morale".&nbsp;<BR>Sull'assetto tattico ancora qualche dubbio in attacco. "Dopo l'allenamento capirò cosa fare avendo molte carte da poter utilizzare. In difesa tornerà Sabelli a destra con Ceppitelli al centro. In mezzo al campo vedremo Fossati, De Falco e Sciaudone".gp01ctgp01ctalberti.jpgSiNbari-1012538.htmSi-01,02,03010171
1331012489NewsCampionatiTorino, quando il calcio diventa passione20131012010942calcioSto parlando Se è vero che il gioco del calcio l’hanno inventato gli inglesi e che i primi calci in Italia a quella strana sfera di cuoio li diedero i genovesi, è anche vero che il calcio ufficiale,quello con le regole per intenderci, nacque a Torino.<BR>Turin, città per alcuni versi ancora tutta da scoprire dopo il ridimensionamento della Fiat, soprattutto per la gente del Sud abituata a vedere la città sabauda, ex capitale d’Italia anche se per poco tempo,come alla Bengodi del lavoro,dove parecchie migliaia di operai siciliani,calabresi,campani,sardi,etc. cullarono prima e realizzarono dopo il sogno del riscatto da una terra che non riusciva più a trattenere i suoi figli.<BR>Fu così che accanto al lavoro in fabbrica e nelle numerose aziende dell’indotto Fiat, in molti coltivarono la passione per il calcio, scoprendo&nbsp; che lavorare per programmare il futuro dei ragazzi non ci si stanca come in fabbrica, anzi si possono ricavare&nbsp; enormi soddisfazioni.<BR>Tutto ciò per raccontarvi la storia di un’associazione calcistica che si è conquistata di recente una bella&nbsp; “casa” nuova e funzionale dalle parti di un antico quartiere di Torino. <BR>Sto parlando del “CIT TURIN LDE”, il “Piccolo Torino Luciano Domenico Esedra”che, scritto in lingua piemontese, non ti dà l’idea di quanto grandi e numerose siano state le falcate compiute da uno splendido gruppo di persone intelligenti, per realizzare il loro piccolo –grande regalo ai giovani di Torino e così coinvolgerli nella passione&nbsp; per il calcio che gli bruciava dentro.<BR>Ho conosciuto di recente Angelo Frau, il presidente del Cit Turin LDE, un omone con i baffi che sembra uscito dalle pagine di “Gian Burrasca” per l’imponenza del personaggio,che dovrebbe incutere paura ai “Gian burrasca” del centro, ma che poi si rivelerà un bonaccione dal cuore grande così, che risalta comunque per la sua operosità, la sua inventiva, il suo modo particolare di proporsi ai giovani. Ai suoi interlocutori tiene a precisare che il&nbsp; lavoro non si è ancora concluso, ma a proseguirlo decorosamente, non è stato lasciato solo perché con lui si sono aggregati, alternati, sostituiti degli amici, alcuni dei quali non ci sono più, volati in cielo, ma hanno lasciato un ricordo indelebile in coloro che hanno condiviso quella visione di sport&nbsp; da frontiera, inteso come percorso di educazione alla vita. Il calcio insomma che diventa attività di aggregazione e di socializzazione in quartieri dove spesso mancano servizi, centri di ascolto, spazi di lettura. Di questi amici tutti ricordano Alessandro “Sandrin” Piccione, fondatore della società di calcio Esedra,nata sui banchi del mercato di piazza Benefica e che rappresenta il primo mattone del Cit Turin LDE. Il secondo mattone si costruisce in una stretta via a ridosso di piazza Risorgimento chiamata via San Rocchetto, dove c’era uno storico circolo ARCI , emanazione culturale di quell’ente di promozione sportiva denominato UISP (Unione Italiana Sport Popolari).<BR>In quel circolo arrivavano molti giovani ad ascoltare i grandi che parlavano di politica. L’avevano chiamato “Luciano Domenico” in memoria&nbsp; di un ragazzino di soli undici anni,che aveva fatto la staffetta partigiana negli anni della Resistenza ai nazifascisti in Piemonte e che a quell’età giovanissima era morto colpito da una raffica di mitra. Il circolo ben presto fu affidato al Angelo Frau per la parte che si occupava dei giovani. Furono anni, mesi e giorni di entusiasmo e quella squadra con la maglietta rossa cominciava a farsi notare sia in città che nelle&nbsp; vicinanze.<BR>Nel 1976 nasce il “Cit Turin Nord-Ovest”, dove Cit Turin è una sorta di aggregazione spontanea mentre quel Nord-Ovest non c’entra nulla con la situazione geografica,tranne a pensare a Mirafiori Nord-Ovest. Il club sorge approfittando di un campo sportivo presente sulla spianata di via Cavalli ed in quella spianata l’associazione calcio Cit Turin prosegue al meglio la storia,che univa la voglia di fare calcio&nbsp; con la passione per dare sfogo a tanta,tanta gioventù.<BR>Dalla voglia di fare sempre meglio,di offrire qualcosa di nuovo ai giovani che in gran parte bighellonavano su quelle strade semi-deserte spesso alla mercè di ignobili individui, si decide d’intraprendere il percorso della graduale fusione prima dell’Esedra con il Cit Turin e poi anche con il “Luciano Domenico”, da cui il nome CIT TURIN LDE (Luciano Domenico Esedra).I colori sociali diventano il verde, già Esedra,il rosso del Luciano Domenico e l’azzurro del Cit Turin.<BR>Ora la società appare agli occhi degli addetti ai lavori di notevole rilevanza,molti saranno i soci&nbsp; che si aggregheranno, tantissime le squadre e di conseguenza anche i dirigenti, intesi come istruttori, allenatori e accompagnatori.<BR>Nel 1990 avviene la svolta epocale. Il Comune decide che verrà costruito un impianto sportivo molto più funzionale di fronte a quelle che erano ancora le Caserme Cavour, anche loro destinate ad essere spianate. Quel grande spiazzo, ex sede del Foro Boario di Torino, verrà chiamato Parco Artiglieri di Montagna e diverrà la nuova sede del Cit Turin LDE.<BR>Ad Angelo Frau&nbsp; non pare vero di questa nuova sistemazione raggiunta e, pertanto, il “progetto” continua ad evolvere mese dopo mese. Così arriviamo all’anno 2004, allorché si stabilisce con i fondi residui delle Olimpiadi invernali di azzerare il vecchio impianto e costruirne uno totalmente nuovo. Dovranno passare altri 4 anni per festeggiare la consegna di un avveniristico impianto sportivo disegnato per stupire: presenta un corpo centrale allungato quanto una nave, sul cui “ponte” sono state sistemate le tribune con a “poppa” le varie strutture di comando (uffici, segreterie, sala riunioni), a prua i locali ristoro e bar. Sulla sinistra un bellissimo campo di calcio a 11 ( l’Olimpo,così lo chiama Frau, per indicare il punto di arrivo di molti calciatori dopo la trafila delle formazioni giovanili) e, sulla destra, un campo a 8 e due campi a 5. Tutto regolarmente in erba sintetica di ultima generazione. E’ pacifico che i dirigenti hanno messo mani in tasca per abbellimenti, re-impostazioni di locali, aggiunta di materiali adatti al nuovo modo di fare calcio. In compenso la soddisfazione è stata enorme ed ora il quartiere possiede una bellissima struttura che viene messa a disposizione della cittadinanza locale. Oggi il “Cit” è una realtà consolidata che ha un futuro assicurato dai numerosi dirigenti che costituiscono il nocciolo duro dell’intero “ambaradan” sorto nel Parco Artiglieri di Montagna. Per ogni squadra attivata c’è sempre una cerchia di altri addetti che seguono lo sviluppo e contribuiscono a migliorare quel famoso “progetto” tanto caro al presidente Angelo Frau e a quanti oggi non ci sono più fra noi, ma che ugualmente hanno voluto dare corpo a quest’impresa le cui difficoltà, le angosce o le paure di non poterla&nbsp; portare a termine, non hanno mai scalfito la tanta passione che li ha animati.<BR>Papa Francesco ha detto di occuparsi delle periferie&nbsp; del mondo, di ogni uomo, della società. <BR>Bene,se volete farvi un giretto nelle periferie dello sport, andate a trovare la&nbsp; “CIT TURIN&nbsp; LDE”.<BR>Non troverete il calcio,che luccica, che si nutre di grandi giri di denaro, che insegue risultati ad ogni costo. Incontrerete uomini e donne”grandi dentro”,capaci di donarsi agli altri senza chiedere nulla in cambio. Capaci di voler bene ai ragazzi ed allo sport, oltre ogni limite.<BR>L’incontro con Angelo Frau vi farà capire che il calcio fatto in periferia, in un quartiere o in una cittadina di provincia, non è qualcosa di piccolo o di meno importante se si affida a gente come Angelo. Dalle sue parole e dal suo progetto ho imparato una grande lezione ovvero che il calcio si può migliorare se non si pensa solo a costruire sulla parte “ricca e opulenta” di esso. Bisogna “sporcarsi” le mani con il calcio di periferia, quello che apparentemente non porta soldi e che non occupa le pagine dei quotidiani sportivi. Dimenticare o considerare solo a parole questo tipo di calcio sarebbe un errore che chi, come noi, ama lo sport e il calcio in particolare, non può permettersi di fare! Grazie, Angelo per la tua lezione.<br><br> Attilio Andriolo<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br>C1012317adm001adm001barreto-6.jpgSiNtorino-quando-il-calcio-diventa-passione-1012489.htmSi100075701,02,03030313
1341012441NewsCampionatiDa calciatore mancato a manager dell`Hotel Idea, la storia di Federico Pinsoglio20130930234991juventusMa è l’essere umano la centralità di ogni cosa, con le sue storie di vitaCi sono storie nel calcio che spesso s’intersecano con la vita di tutti i giorni. Storie che ricordano il nostro passato di come eravamo e che romanticamente affascinano nel ripercorrere momenti e situazioni che appartengono a noi stessi. Una sorta di dolce dietrologia il cui racconto, talora, può essere da esempio anche agli altri, a chi ascolta ed è interessato a scoprire storie che qualche volta si somigliano e che possono aiutarti a capire meglio te stesso. Chi mi conosce sa che per me essere giornalista sportivo al seguito del calcio, significa non solo scrivere di fatti tecnici e di cronache limitate alle partite di calcio. Ho sempre pensato e scritto che attraverso questo pallone che gira in mezzo al campo inseguito da 22 calciatori, ci fosse sempre il lato umano da rispettare, a prescindere dalla popolarità dei calciatori stessi e dalla loro fantasmagorica ricchezza. Ma è l’essere umano la centralità di ogni cosa, con le sue storie di vita, con i suoi percorsi talora impervi e tortuosi, con le sue fragilità, con le delusioni, ma anche con i propri sogni e le proprie legittime aspirazioni. Così, ho sempre dato spazio a storie di vita che in qualche modo possano far riflettere e possano servire anche da esempio agli altri. Ad esempio, chi di noi da bambino non ha mai rincorso un pallone ai giardinetti, all’oratorio, nel cortile sotto casa, in una società di calcio. E chi non ha mai accarezzato il sogno di diventare calciatore e fare le fortune della propria vita e quella delle persone a noi care. Ma, come in tutte le cose, c’è sempre il rovescio della medaglia, nel senso che se tale sogno viene infranto ci si può perdere nei meandri della pericolosa delusione. Dico questo perché ai tempi in cui seguivo il calcio giovanile, ho visto parecchie delusioni che sono poi sfociate nella disperazione. Giovani che si sono abbandonati alla droga o che bighellonavano per le strade con compagnie sbagliate, magari a lanciare pietre da un cavalcavia di autostrada per non sapere cosa fare. Situazioni umane, ai margini sociali, che però danno il senso di quanto il sogno di arrivare a raggiungere un obiettivo s’infranga e provochi traumi assolutamente pericolosi. Ma, per fortuna, ci sono anche racconti e storie che sono da esempio a tanti giovani che invece, pur fallendo un obiettivo non vanno alla deriva, anzi acquistano la spinta necessaria per raggiungere altri obiettivi. Tra i tanti personaggi e storie di vita di tutti i giorni, che il giornalismo mi ha fatto conoscere, c’è quella di Federico Pinsoglio classe 1982. Innamorato del calcio giocato e della Juventus, Federico (seguito da papà Tommaso, anch’egli calciatore nel settore giovanile della Juventus ai tempi in cui in prima squadra giocava Pietro Anastasi) ha fatto tutta la trafila di giovane calciatore fino agli allievi. Buona tecnica, intelligenza, arguzia, capacità di fare gruppo e relazionarsi con compagni e avversari, Federico Pinsoglio ha legittimamente accarezzato il sogno di arrivare un giorno a giocare in prima squadra. Ma, per molteplici motivi, il destino gli ha cambiato orizzonti e aperto scenari professionali di assoluto prestigio, che nulla hanno a che fare con il calcio. La sua intelligenza, l’arguzia e la capacità di relazione che aveva riposto nel mondo del calcio, gli sono ritornati utili nella vita. Federico studia con ottimi risultati, ottiene la maturità scientifica con indirizzo linguistico al Liceo Scientifico Giordano Bruno di Torino, conseguendo il punteggio di 96/100. Le lingue straniere con indirizzo turistico alberghiero sono la sua passione che scopre al pari di quel calcio che, adesso, comincia a non essere più la priorità dei suoi interessi personali. Si, è vero, la Juve lo affascina, lui è sempre grande tifoso della Vecchia Signora, ma adesso la vita gli si presenta diversa, più interessante. Federico, prosegue negli studi e si laurea all’Università di Torino in Scienze della Mediazione Linguistica – Lingue e Letterature Straniere, con una votazione di 101/110. E, non contento di tale prestigioso raggiungimento negli studi, continua il suo percorso di conoscenza linguistica – culturale, frequentando corsi di perfezionamento della lingua inglese, francese, spagnolo, tedesco, con soggiorni in Germania e conseguimento di attestati prestigiosi conseguiti presso scuole di lingue tedesca “In lingua Sprachscule” e “Mittelstufe”. A gennaio 2006 a soli 24 anni, Federico Pinsoglio entra a far parte della grande catena alberghiera degli Hotel Idea. Qui, si mette subito in luce per le sue qualità di intraprendenza, alta professionalità e capacità di appartenenza a un’azienda e a un settore a lui congeniale. Oggi è Direttore dell’Area Hotel Idea e Malpensa (Torino Mirafiori, Moncalieri e Milano Malpensa) ed è uno dei più apprezzati Manager degli Hotel Idea a livello nazionale. Questa è la storia di Federico, la storia di un ragazzo come tanti che comincia con il sogno poi infranto di diventare un calciatore e che continua nella vita con altrettante soddisfazioni. Vorremmo che questa esperienza di vita fosse un esempio per tanti giovani, soprattutto oggi che siamo così soffocati da una crisi occupazionale che è disarmante. Ma ciascuno deve poter credere sempre in se stesso senza mai perdere la speranza e la fiducia, anche coloro i quali come Federico Pinsoglio, non hanno avuto fortuna in quel pallone che hanno rincorso come un sogno fin dalla più tenera età.<br><br> Salvino Cavallaro<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1012317FL0711FL0711juventus.jpgSiNda-calciatore-mancato-a-dirigente-dell-hotel-idea-la-storia-di-federico-pinsoglio-1012441.htmSiT1000007100451001,02,03,06,07030555
1351012384NewsEditorialeDalle lacrime di Balzaretti, all`immancabile bravata di Balotelli20130923225539calcioQuesto calcio non finisce Questo calcio non finisce davvero mai di stupire, ma forse è bello proprio per questo. La quarta giornata del campionato italiano ha riservato emozioni contrapposte, mai riconducibili a fatti squisitamente tecnici ma, più propriamente, analizzabili per situazioni comportamentali estreme. La gioia incontenibile di Balzaretti che sigla il primo dei due gol con il quale la Roma ha vinto il derby contro la Lazio, sembra davvero un controsenso al confronto di un Balotelli che alla fine della gara Milan – Napoli si scaglia con frasi ingiuriose contro l’arbitro, il quale lo espelle a partita terminata e dal quale ne scaturisce una squalifica di tre settimane. Due reazioni psicologiche che ci fanno riflettere come nel calcio e forse anche nella vita, si passi da un eccesso all’altro senza mai raggiungere l’equilibrio. Tutto ciò in virtù del fatto che non c’è la cultura della sconfitta e, quando si vince, così come quando si perde, ci si abbandona a eccessi che sono il frutto di un patos esasperato. Federico Balzaretti ha mostrato il suo lato umano che non vogliamo definirlo come “fragilità dell’essere” ma più semplicemente come momento legittimo in cui si sconfigge la paura di una carriera che sta per finire anzitempo. Dopo l’infortunio dell’anno scorso e dopo essere uscito (almeno momentaneamente) dal giro della nazionale italiana, Balzaretti ha vissuto momenti di difficoltà forse più psicologica che fisica. L’abbiamo visto molte volte arrancare contro l’avversario, proprio lui che ci ha abituato a folate irresistibili sulla fascia sinistra del campo, fin da quando giocava nel Torino, poi nella Juventus, nella Fiorentina, nel Palermo e adesso nella Roma. Un percorso professionale fortunato che ha dato fama e ricchezza a un ragazzo che noi ricordiamo fragile fisicamente fin dai suoi primordi di calciatore dilettante e che poi si è rivelato il Balzaretti che tutti conosciamo. Questo gol e queste lacrime di felicità gli hanno ridato autostima nel credere ancora in qualcosa che stava per vacillare nella sua carriera di serio professionista. Da oggi Federico è più tranquillo e, assieme alla sua etoile Eleonora Abbagnato (purtroppo a Parigi per lavoro) e le sue bimbe,&nbsp; si gode questo magico momento di legittima euforia. Di altra natura è l’emozione che si chiama rabbia di Mario Balotelli. Su questo ragazzo sono state spese fiumi di parole, studi di psicologi e sociologi che ne hanno studiato il comportamento anche attraverso i suoi trascorsi di ragazzo difficile sotto l’aspetto emotivo e comportamentale. Ma Mario si sa è così, prendere o lasciare, lui non cambierà mai. E non si tratta di non maturazione personale, bensì di carattere irruento, irrazionale, istintivo, che quasi sempre ha il sopravvento sulla ragione. Balotelli è un campione di calcio dalla indubbie capacità tecniche e balistiche, tuttavia chi crede in lui come calciatore deve fare i conti con mille altre situazioni che con il calcio giocato non hanno proprio nulla a che fare. Subire falli, ingiustizie arbitrali, contrasti al limite di regolamento, fanno parte del gioco e chi è attaccante come Balotelli, deve anche accettare determinate circostanze senza andare in escandescenze. Mario non ce la fa, è più forte di lui e, ad ogni ingiustizia nei suoi confronti, segue sempre la reazione alla ricerca della giustizia personale. Purtroppo per lui, nel calcio non funziona propriamente così e quindi risulta sempre recidivo di comportamenti inaccettabili nei confronti di arbitri e avversari. Se analizziamo la partita Milan – Lazio finita con la sconfitta dei rossoneri milanisti per 2 a 1, ci accorgiamo che Balotelli ha fatto tutto lui. Ha sbagliato il rigore, ha segnato un gran bel gol sul finire della partita, ha inveito contro l’arbitro che non ha fischiato alcuni falli compiuti dagli avversari nei suoi confronti e, a partita finita, ha pure pensato di farsi espellere per reiterate proteste e frasi irriguardose nei confronti del direttore di gara. Scene già viste che ribadiscono ciò che abbiamo detto fin qui. Oltre tutto, il Milan resta penalizzato dal fatto che dovrà fare a meno del suo calciatore più importante, almeno per tre settimane. Tutto questo non è propriamente da trascurare, anche in virtù del fatto che in uno di questi tre turni il Milan dovrà incontrare la Juventus a Torino. Dunque, Balzaretti e Balotelli, due uomini e campioni diversi, due situazioni diverse, due fatti di cronaca sportiva diametralmente opposta, due momenti che ci coinvolgono in sentimenti pallonari che, in fondo, sembrano simili a certi fatti della vita di tutti i giorni.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br>C1012317FL0711FL0711Balzaretti1.jpgSiNdalle-lacrime-di-balzaretti-all-ennesima-bravata-di-balotelli-1012384.htmSi100451001,02,03,06,07,08030411
1361012381NewsCampionatiCatania - Parma 0-0. Le pagelle del Catania20130923145458Catania - Parma 0-0. Le pagelle del CataniaCatania - Parma 0-0. Le pagelle del Catania<STRONG>ANDUJAR, VOTO 6</STRONG> Viene impegnato seriamente solo in una occasione, quando al 59’ in tuffo para la conclusione dal limite dell’area di Amauri. Nel primo tempo non viene mai chiamato in causa dagli attaccanti ducali. Bene nelle uscite aeree. Un po’ frettoloso nei rinvii tanto che Maran nella ripresa lo chiama alla calma. Si contano due parate e sette uscite. Buona prestazione, frutto anche di una difesa che col Parma ha funzionato.<BR><BR><B>BELLUSCI, VOTO 6</B> Disputa una buona partita nella giornata in cui il suo reparto ha funzionato bene. Nella difesa a tre occupa il centro-destra. Nel primo tempo intercetta diversi palloni. Mette sola una volta i brividi al pubblico del Massimino quando al 31’ compie un retropassaggio rischioso con Amauri in agguato. Si fa scappare Cassano solo in una occasione, al 36’ ma il fantasista di Bari per fortuna dei rossazzurri non era in giornata. Nella ripresa ci mette lo zampino e salva il risultato bloccando lo scatenato Acquah lanciato in contropiede. Per lui 8 contrasti vinti e 7 persi. Vince 3 contrasti aerei perdendone uno solo. Partita positiva anche dal punto di vista disciplinare.<BR><BR><B>LEGROTTAGLIE, VOTO 6 ,5</B> Si piazza al centro della difesa e duella per tutto il match con Amauri. Si fa scappare l’attaccante due volte nel primo tempo e inizialmente soffre lo scontro sulle palle alte con l’italo-brasiliano. Poi prende le misure e spadroneggia nel suo reparto. Al 36’ decisivo sul tiro in area di Cassano, in scivolata devia in angolo. Al 70’ della ripresa ci prova pure in rovesciata ma non inquadra la porta. Nel finale salva due volte la porta di Andujar. Prima all’82’ su Amauri imbeccato in area da Palladino e due minuti dopo su Acquah solo davanti ad Andujar. Vince 6 contrasti e ne perde 4. Pochi passaggi lunghi al contrario di altre volte, se ne contano appena due. Recupera ben 9 palloni.<BR><BR><B>SPOLLI, VOTO 7</B> Gioca sul centro-sinistra e per l’ennesima volta esce dal campo con la targa del migliore in campo tra i rossazzurri. La fascia di capitano lo responsabilizza e l’argentino non sbaglia un intervento. Numeri da capogiro per l’ex del Newell’s. Vince 12 contrasti e ne perde 5. Si fa valere sul gioco aereo vincendo 5 contrasti senza perderne uno. Recupera 6 palloni e si carica la squadra sulle spalle quando c’è da far partire l’azione. Al 15’ si fa 50 metri di campo in pieno stile ‘maradoniano’ ma viene stoppato in area dal buon Lucarelli. C’è sempre lui su ogni calcio d’angolo ma non prende bene la mira. Interviene puntualmente prima su Cassano, poi su Amauri e anche su Biabiany. Al 52’ decisivo il suo intervento con Palladino lanciato in area rossazzurra. Nel finale ci prova con un tiro smorzato. <BR><BR><B>ALVAREZ, VOTO 6</B> Gioca da esterno di centrocampo ma non disdegna la fase difensiva facendosi trovare sempre puntuale sui piedi dell’avversario. Nel primo tempo costringe Gobbi ad una partita da spettatore. Cala nella ripresa insieme alla squadra. Poco servito dai compagni in fase propositiva. In pratica il Catania ha attaccato pochissimo dal suo lato. Meglio comunque l’Alvarez che conosciamo da terzino. Anche per lui numeri importanti, vince 12 contrasti e ne perde appena 3.<BR><BR><B>PLASIL, VOTO 6 </B>Si incomincia ad intravedere qualcosa del Plasil che ha calcato i campi di mezza Europa. Contro il Parma disputa una buona partita. Come con il Livorno inizia alla grande e dai suoi piedi parte il cross per il quasi gol di Bergessio solo dopo 60 secondi di gioco. Sviluppa con personalità la fase di possesso e di non possesso. Al 33’ salta in maniera raffinata un avversario e calibra una precisa apertura per Barrientos. Al 63’ ci mette lo stinco per fermare il potente tiro dal limite di Marchionni. Dopo l’uscita dal campo di Almiron si piazza in mezzo al campo e prova a contenere gli attacchi di un Parma più in salute rispetto agli etnei. A tredici minuti dalla fine, sfiora il gol calciando un diagonale che si perde di poco a lato. Per lui 26 passaggi corti, un solo passaggio lungo (quello per Barrientos nel primo tempo) ed una percentuale del 81,5% di appoggi riusciti.<BR><BR><B>ALMIRON, VOTO 5,5</B> Non vive un momento di forma smagliante ma bisogna apprezzare il lavoro svolto dall’argentino nel primo tempo. Inizia bene ingabbiando Cassano e costringendolo a spostarsi sul centro-sinistra. Al 24’ intercetta un importante pallone con il Catania scoperto in difesa. Si fa carico di portare palla al piede e di far risalire la squadra. A fine partita è il calciatore del Catania ad aver effettuato il maggior numero di passaggi, 40 con una percentuale dell’87,5% di suggerimenti riusciti. Recupera 6 palloni ma perde numerosi contrasti specialmente nella ripresa quando scompare dal campo. Esce al 63’ per fare spazio a Boateng dopo aver provato una conclusione al volo dal limite dell’area.<BR><BR><B>GUARENTE, VOTO 5,5</B> Gioca una partita di quantità. Meglio nella ripresa rispetto al primo tempo quando si fa saltare più volte da un ispirato Acquah. Ci prova dal limite dell’area al 27’ ma senza troppa convinzione. Nel primo tempo perde 5 dei 7 contrasti totali. Meglio nella ripresa quando si muove più palla al piede riuscendo a dialogare con i compagni. Dai suoi piedi partono il 50% dei palloni diretti nella metà campo avversaria. Al 73’ sbaglia clamorosamente l’appoggio per lo smarcato Maxi Lopez in una azione favorevole per l’undici di Maran.<BR><BR><B>MONZON, VOTO 5,5</B> Meglio rispetto alle sue ultime uscite. Viene chiamato da Maran ad una partita votata più alla fase offensiva che a quella difensiva. Gioca inizialmente da esterno di centrocampo, poi nella ripresa da esterno d’attacco e anche da interno sinistro di centrocampo. Dai suoi piedi partono 5 cross che tuttavia non sortiscono pericoli per la porta difesa da Mirante. Ancora da rivedere qualcosa in fase difensiva. Al 30’ si fa scappare Biabiany, per fortuna il cross ravvicinato del giocatore ducale non trova compagni. Nella ripresa soffre le folate offensive di Acquah e soprattutto di Palladino. Quest’ultimo viene lasciato sistematicamente libero di crossare. Al 77’ strappa gli applausi del Massimino, dribbling secco su due avversari e calibrato cross che non trova maglie rossazzurre in area. Bene nel gioco aereo, riesce infatti a spizzicare numerosi palloni. Ha preso maggiore confidenza con i compagni e si è mostrato sicuramente in crescita.<BR><BR><B>BARRIENTOS, VOTO 5,5</B> Il ‘Pitu’ non ha giocato una gran partita. Appena 24 passaggi e solo il 75% riusciti. Viene schierato da Maran come seconda punta, non proprio il suo ruolo preferito. Nei primi minuti della partita attacca sul centro destra, poi Maran lo sguinzaglia tra le maglie biancocrociate. L’argentino si muove su tutto il fronte d’attacco ma quasi sempre girando a vuoto. Bravo Donadoni nell’indirizzare i suoi calciatori a raddoppiare o triplicare la marcatura sul talento rossazzurro. Si intestardisce nel trattenere il pallone che alla fine perde in 10 occasioni. Nel secondo tempo illumina prima su Boateng al 65’ con una bella apertura e poi di tacco smarca sempre l’ex giocatore del Milan. Il campo appesantito dalla copiosa pioggia non lo aiuta nella gestione del pallone.<BR><BR><B>BERGESSIO, SENZA VOTO</B> Esce al 32’ del primo tempo per infortunio. Sfiora il gol al primo minuto lanciandosi in scivolata sul cross di Plasil. Fa a sportellate con Lucarelli ma perde il duello con il numero 6 dei gialloblù. Per il “Lavandina” un solo passaggio, due contrasti vinti e tre persi.<BR><BR><B>MAXI LOPEZ, 5,5 </B>Entra al 32’ del primo tempo al posto dell’infortunato Bergessio. Entra a freddo ed incontra qualche difficoltà nel controllo del pallone. Nella ripresa duella con Lucarelli che a fine partita è uno dei migliori del Parma. Poche volte riesce a fermare palla e ad aprire il gioco per le corsie laterali. Un solo spunto al 56’ quando si smarca bene e calcia dal limite dell’area trovando la deviazione in corner di Felipe. Perde 4 contrasti aerei vincendone 3. Un tiro in porta ed un pallone recuperato. Fatica ma è anche vero che riceve pochissimi palloni giocabili.<BR><BR><B>BOATENG, VOTO 6</B> Entra al 63’ della ripresa al posto dello spento Almiron. Con il suo ingresso, Maran cambia modulo e passa al 4-3-3. L’ex giocatore del Milan entra in campo con personalità ed attacca sul lato destro. Bene nei movimenti senza palla. Conquista due corner e ripiega in maniera decisiva su Amauri.<BR><BR><B>KEKO, SENZA VOTO </B>Gioca gli ultimi nove minuti di partita, compreso il recupero. Lo spagnolo prova a mettere vivacità all’attacco del Catania ma il Parma si difende bene e conquista meritatamente il pari.<BR><BR><B>ALL. MARAN, VOTO 5,5</B> Costretto a cambiare modulo per le numerose assenze soprattutto in avanti. Senza Castro e Leto, si inventa Monzon e Alvarez esterni offensivi. Miglioramenti se ne sono visti, soprattutto in fase difensiva. Nessun gol incassato ed appena due parate per Andujar. Manca ancora il collante tra centrocampo ed attacco. In mezzo al campo si intravede qualcosa di buono con Plasil e Guarente che possono garantire qualità e quantità. Serve però maggiore velocità di manovra e sicuramente più fantasia lì davanti. Il turno infrasettimanale non aiuta il mister a collaudare meglio lo scacchiere rossazzurro. Prima della partita col Parma aveva giudicato molto buono il lavoro settimanale dei suoi. I suoi ragazzi dovranno ancora faticare ma i primi frutti si sono visti. gp01ctgp01ctalmiron.jpgNcatania - parma 0-0. le pagelle del catania-1012381.htm-01,02,03,07,09010239
1371012370NewsCampionatiCalcio e beneficenza, al torneo Giovanni Graglia di Torino20130919092843calcioC’è un appuntamento calcisticoC’è un appuntamento calcistico importante al campo del Cit Turin in corso Ferrucci 66 a Torino. Alle ore 17,00 di sabato 21 settembre si disputerà il Torneo Calcistico Giovanni Graglia, giunto quest’anno alla seconda edizione. Giovanni Graglia, di origine vercellese (Saluggia 1928 – Torino 1998) ma adottato da Torino dove ha studiato, si è laureato e ha portato avanti una prestigiosa carriera professionale lavorativa ricoprendo la funzione di direttore delle risorse umane area nord ovest per la Sip oggi Telecom, era un grande appassionato di teatro, di cinema e di musica. Attore e musicista nel tempo libero, ha ricoperto anche mansioni istituzionali. Per lungo tempo è stato assessore alla cultura del Comune di Giaveno (To). La passione per lo spettacolo è stata trasmessa al figlio Giulio che ha seguito con entusiasmo l’inclinazione paterna. Il premio letterario a lui dedicato è nato nel 2006 e nel 2012 è stato affiancato anche dal trofeo calcistico. L’evento, fortemente voluto da Giulio Graglia, il noto regista torinese figlio di Giovanni, cui è dedicato il torneo, è organizzato da LINGUADOC in collaborazione con PALIO DEI QUARTIERI e vede come protagonisti gli esordienti classe 2001. Ci sarà pure un momento di “spettacolo”, ovvero una partita amichevole che vedrà confrontarsi la squadra degli OLD STARS contro i rappresentanti del PALIO DEI QUARTIERI SENIOR. Al termine della serata, come ormai da consuetudine, Sabrina Gonzatto, scrittrice e Presidente del Premio Letterario Giovanni Graglia nato con il Festival Nazionale Luigi Pirandello, consegnerà il trofeo e vari riconoscimenti agli organizzatori e al miglior talento messosi in luce durante il torneo calcistico. In questa occasione saranno raccolti fondi per CASA AMICA EDOARDO, l’Associazione nata nel 1976 a Torino che ha come obiettivo l’accoglienza dei famigliari che giungono nella città sabauda per accompagnare i loro bambini affetti da grave patologie quali, trapianti, terapie oncologiche, interventi chirurgici per incidenti e altre patologie di diversa natura. La scrittrice torinese Sabrina Gonzatto è da qualche mese membro operativo di questa Associazione che si pone l’obiettivo di intensificare il proprio impegno per fornire una sempre migliore ed adeguata accoglienza a chi soffre. Casa Amica Edoardo è l’alloggio acquistato dai genitori di Edoardo a seguito della sua morte prematura avvenuta nel dicembre 2011. Lo spettacolo della seconda edizione del Torneo Calcistico Giovanni Graglia è garantito dalla fantasia creativa del regista Giulio Graglia e dalla sua macchina da presa, capace di filmare con grande capacità professionale momenti suggestivi ed emozionanti. Oltre la già citata scrittrice Sabrina Gonzatto e il regista teatrale e televisivo Giulio Graglia, saranno ospiti della ricca serata anche Sergio Allamandola (papà del piccolo Edoardo, cui è dedicata Casa Amica) e Lucio Stella presidente del Palio dei Quartieri e aiuto fondamentale nell’organizzazione della manifestazione calcistica. Ci sono dunque tutti i presupposti per una serata di calcio interessante che ben si abbina a certi imprescindibili valori di sensibilità benefica.<br><br>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>&nbsp;<br><br><br>&nbsp;<br><br>C1012317FL0711FL0711giulio-graglia-regista-teatrale-e-televisivo.jpgSiNcalcio-e-beneficenza-al-torneo-giovanni-graglia-di-torino-1012370.htmSiT1000007100451001,02,03030303
1381012361NewsCampionatiSerie A, Top e Flop della 3a giornata20130917122624serie aGenoa, Torino e Napoli sugli scudi Genoa, Torino e Napoli sugli scudi per le rispettive prestazioni. Sono loro a portare linfa alla formazione dei Top di giornata. Male Catania, Chievo e Milan: alcuni dei rispettivi protagonisti si guadagnano un posto nei Flop. <br><br> TOP<BR>Reina = Arrivato in Italia con qualche dubbio, blinda la porta del San Paolo e vola con la squadra in testa alla classifica. Sicurezza.<br><br> Campagnaro = Non di certo un maestro di estetica. Ma è il “cagnaccio” di cui Mazzarri non può fare a meno per le sue difese. E ai nerazzurri ha già portato il suo carisma. Solido. <br><br> D’Ambrosio = Apre le marcature per i suoi, illudendo i tifosi granata. I cui sogni di vittoria saranno spezzati da una condotta arbitrale discutibile. Certezza. <br><br> Candreva = Prosegue in questa stagione con le magie create nella scorsa. Corsa,visione di gioco, tiro, gol. Ha tutto per essere definito un centrocampista completo. Dominatore.<br><br> Vidal = Anche in questo caso, una certezza che non stupisce. Uno di quei giocatori cui è impossibile rinunciare. Per l’apporto in zona gol e per la mole di lavoro sporco che svolge. Inesauribile.<br><br> Paulinho = Tra i tanti big d’attacco al via in questa stagione, il nome che non ti aspetti. Ma in B l’anno scorso ha fatto furore e potrebbe essere l’uomo giusto per la stagione degli amaranto. Cecchino.<br><br> Higuain = Cavani sembra già un ricordo lontano. Il vero prototipo di bomber: gioca per la squadra, dialoga, segna, fa sognare. Forse 40 milioni non sono stati poi così mal investiti. Goleador.<br><br> FORMAZIONE TOP = Reina; Campagnaro, D’Ambrosio, Antonini; Cerci, Candreva, Vidal, Diamanti; Paulinho, Higuain, Gilardino.<br><br> FLOP<br><br> Andujar = Un Catania in piena ricostruzione dopo le cessioni eccellenti, merita altra certezza fra i pali. Ma l’argentino va a farfalle. Svagato.<br><br> Chiellini = Solitamente attento, spiana la strada per la rete di Icardi e annaspa sino alla fine. Stanco.<br><br> Cesar = Un’imbarcata dopo l’altra ed il suo Chievo chiude il primo tempo sotto di tre reti. Confuso.<br><br> Ljajic = Positivo al suo esordio, stecca nella trasferta di Parma ed ha una sola fortuna. Che la Roma è in stato di grazia. Appannato.<br><br> Cigarini = Rosso che spegne le residue speranze dei suoi di strappare un risultato positivo nel fortino del San Paolo. Irruento.<br><br> Vucinic = In dubbio sino alla fine, Conte pare non volersene privare manco sotto tortura. Eppure se stanco, va messo da parte come tutti. Svogliato.<br><br> Cacia = Doveva essere il suo momento, nella sostituzione del “vecchietto” Toni. Ma forse sono meglio i 36 anni del pennellone. Ectoplasma.<br><br> FORMAZIONE FLOP = Andujar; Chiellini, Cesar, Murru; Ljajic, Cigarini, Joaquin, Castro; Cacia, Vucinic, Robinho.<br><br> Gabriele Cavallaro<BR><br><br>C1012317adm001adm001totti-6.jpgSiNserie-a-top-e-flop-della-terza-giornata-1012361.htmSiT1000007100075701,02,03,07,08,09030420
1391012357NewsCampionatiTorino, l`insostenibile leggerezza dell`essere20130915150006torinoTuttavia, il risultato beffardo, il rammarico e la rabbia Poco e inguardabile Milan, tanto e piacevole Toro. Questa la sintesi dell’incontro Torino – Milan finita con il punteggio di 2 a 2. Diciamo subito che se la partita fosse finita all’85°, non avremmo avuto dubbi nel dire che questo Toro è quello che ci piace per grinta, determinazione e antichi valori sanguigni e arrembanti che da sempre hanno caratterizzato la storia granata. Tuttavia, il risultato beffardo, il rammarico e la rabbia data dagli ultimi minuti d’improvvisa follia granata, ci impongono un’analisi diversa. Tuona contro l’arbitro Gianpiero Ventura per i torti subiti in occasione dei due gol rossoneri, ma la realtà dei fatti sposta il nostro pensiero su un Toro ancora immaturo dal punto di vista della difesa del risultato a proprio favore. Incredibile ma vera la leggerezza con la quale i padroni di casa granata hanno buttato alle ortiche una vittoria davvero meritata. In contrapposizione, il Milan di Allegri approfitta della ghiotta occasione offertagli dagli ingenui giocatori del Torino e acciuffa in extremis un pareggio assolutamente immeritato. I rossoneri, a quattro giorni dall’esordio nella fase a gironi di Champions League contro il Celtic, devono fare i conti con i numerosi infortuni ai quali si è aggiunto anche Riccardo Montolivo. Il ritorno di Kakà non ha avuto gli effetti sperati dai milanisti che, peraltro, già prevedevano grandi difficoltà d’inserimento del brasiliano che da troppo tempo ormai non ha più confidenza con la tenuta atletica dei novanta minuti. L’unica nota positiva del Milan è arrivata da Poli, un giocatore intelligente che ha buona visione di gioco ed ha cercato il rigore nel minuto finale della partita, ottenendolo grazie all’ingenuità di Pasquale entrato da lì a poco in sostituzione di D’Ambrosio. Già, le sostituzione di Giampiero Ventura. Anche su questo punto ci chiediamo che bisogno c’era di sostituire Cerci con Larrondo e D’ambrosio con Pasquale, proprio nel bel mezzo di una partita che il Torino stava conducendo per due a zero. A parer nostro, anche questo è stato un grave errore! Ma veniamo ai fatti di cronaca. Il primo tempo non offre grandi emozioni di rilievo, anche se i granata danno a centrocampo un maggior movimento senza palla e grande impulso alle proprie azioni d’attacco. Nel secondo tempo è sempre il Torino a imporre il proprio gioco, mentre il Milan è attonito e in assoluta confusione. Anche Allegri non sembra reagire e, dalla panchina, si hanno segnali di disarmo. Al 2° minuto il Toro va in vantaggio con un destro di D’Ambrosio sferrato dagli undici metri e intanto il Milan non ha né forza né idee per reagire. E’ invece ancora il Toro a raddoppiare al 26° con Cerci che involatosi in un’azione di contropiede, approfitta di un invitante lancio da metà campo di Immobile per battere Abbiati in uscita. A questo punto è il solo Balotelli a sembrare colpito nell’orgoglio, tanto è vero che SuperMario è l’unico dei milanisti a impensierire il portiere granata Padelli. All’86° c’è la svolta della partita per effetto del gol realizzato da Muntari, il quale da fuori area calcia un tiro rocambolesco che s’infila nella porta del Toro in maniera lenta e beffarda. Poi, in pieno recupero, Pasquale atterra ingenuamente Poli in piena area di rigore. Dal dischetto Balotelli non fallisce e, dopo le proteste furibonde dei granata nei confronti dell’arbitro Massa per non aver interrotto l’azione a causa&nbsp; di un infortunio capitato a Larrondo rimasto a terra dall’altra parte del campo, si chiude un match davvero incredibile. Certo, c’è ancora molto tempo per le valutazioni generali sulle due squadre viste stasera all’Olimpico di Torino, tuttavia, resta chiara la difficoltà di un Milan che risente di una campagna acquisti sbagliata almeno per quanto riguarda l’assetto difensivo, mentre il Toro di Ventura ha bisogno di abbandonare la leggerezza con la quale affronta partite già acquisite sotto l’aspetto del punteggio a proprio favore. Crescere è l’imperativo d’obbligo per i granata che, dal punto di vista della maturità, deve ancora convincere. <br><br> Salvino Cavallaro <br><br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-non-bastano-grinta-e-determinazione-per-superare-il-milan-1012357.htmSiT1000099100451001,02,03,07030590
1401012352NewsCampionatiMaggio: «L`inno della Champions al San Paolo? Emozione unica»20130913075232Maggio, Napoli, Champions LeagueConclusi gli impegni con la Nazionale e strappato il pass definitivo per Brasile 2014, è tempo adesso, per Christian Maggio, di concentrarsi nuovamente sul suo Napoli. Conclusi gli impegni con la Nazionale e strappato il pass definitivo per Brasile 2014, è tempo adesso, per <STRONG>Christian Maggio,</STRONG> di concentrarsi nuovamente sul suo <STRONG>Napoli</STRONG>. Tanti gli impegni che attenderanno gli azzurri nei prossimi giorni, a partire dal delicato esordio in Champions League. Di questo e di altro ha parlato l'esterno azzurro ai microfoni di <U>Radio Kiss Kiss.</U> <EM>"<STRONG>Contro l'Atalanta sarà una partita tosta</STRONG> ma sono convinto che l'affronteremo nel miglior modo possibile.&nbsp;Noi penseremo solo alla nostra partita però <STRONG>non sarebbe male un pareggio tra Inter e Juve.&nbsp;</STRONG>Per il&nbsp;</EM><EM>campionato vedo tante pretendenti, sarà sicuramente un torneo emozionante e incerto"</EM>. La Champions fa però sempre un altro effetto: "<EM><STRONG>Sentire l'inno della Champions League&nbsp;al San Paolo è stupendo, c’è un’atmosfera unica.&nbsp;</STRONG>Insigne? Ha un ottimo carattere, è un ragazzo molto tranquillo e sono sicuro che avrà un gran futuro".</EM><br><br>gp01ctgp01ctmaggio-6.jpgSiNmaggio napoli champions league-1012352.htmSi-01,02,03,06,08010224
1411012342NewsCoppeItalia-Bulgaria 1-0, gli azzurri ipotecano la qualificazione: ma che fatica20130906214530live, italia bulgaria, qualificazioni mondiali 2014Italia-Bulgaria 1-0L'<STRONG>Italia </STRONG>di Prandelli batte 1-0 la <STRONG>Bulgaria</STRONG> e si prepara alla qualificazione, che potrebbe giungere contro la <STRONG>Repubblica Ceca</STRONG>. Grande prova di <STRONG>Buffon</STRONG>, che salva più volte il risultato con parate strepitose (delle quali una strappando letteralmente il pallone dallo specchio a pochi centimetri dalla linea di porta), ma a decidere il risultato è <STRONG>Alberto Gilardino</STRONG>. Nella ripresa cala il ritmo, anche a causa degli acciacchi di <STRONG>Antonini</STRONG> e <STRONG>Abate</STRONG> che finiscono k.o., così la squadra di <STRONG>Penev</STRONG> si rende sempre più pericolosa in avanti. Tuttavia gli azzurri tengono duro e il fischio di Carlos Velasco Carballo è una liberazione. Adesso il Brasile è qualcosa di più che un orizzonte sfocato.<BR><BR><STRONG>ITALIA-BULGARIA 1-0</STRONG><BR><BR><STRONG>Italia- </STRONG>Buffon; Abate (80' Maggio), Bonucci, Chiellini, Antonelli (63' Astori); De Rossi, Pirlo, T. Motta; Candreva, Insigne (64' Giaccherini); Gilardino. All. Prandelli<BR><BR>A disposizione: Marchetti, El Shaarawy,&nbsp;Diamanti, Aquilani, Ranocchia, Florenzi, Verratti, Gabbiadini,&nbsp;Sirigu.<BR><BR><STRONG>Bulgaria- </STRONG>Mihaylov; Y. Minev, Bodurov, Ivanov, V. Minev; Dyakov (75' Delev); Nedelev, Gadzhev, Popov, Manolev (55' Iliev); Tonev (61' Rangelov). All. Penev<BR><BR>A disposizione: Stoyanov,&nbsp;Y.&nbsp;Hristov, Milanov, Zlatinski, Zanev, Aleksandrov,&nbsp;Gargorov, V. Hristov.<BR><BR>Arbitro: Carlos Velasco Carballo (SPA)<BR><BR>Reti: 38' Gilardino.<BR><BR>Ammoniti:&nbsp;84' Giaccherini.&nbsp;<BR><BR>Espulsi: -<BR><BR><BR><BR><BR><BR>Palermo, Renzo BarberaFL0435FL0435bulgaria-italia.jpgSiNitalia-bulgaria-live-1012342.htmSi100612201,02,03,07030321
1421012332NewsCampionatiDalle ceneri alla Folgore, nasce FC Milazzo20130902191433milazzoAvevamo già scritto che l’aquila rossoblu,come un’araba fenice,sarebbe risorta dalle sue ceneriAvevamo già scritto che l’aquila&nbsp; rossoblu,come un’araba fenice,sarebbe risorta dalle sue ceneri. Forse è un po’ troppo presto per dirlo,ma noi ci speriamo. In un momento storico del calcio siciliano,in cui scompaiono a decine le società di calcio(ma ci ritorneremo su questo fenomeno), un gruppo di tifosi rossoblu,che non si sono dati per vinti dopo la scomparsa del Milazzo ,hanno rilevato la Folgore,storica squadra mamertina che ha sempre militato nei campionati minori,per crearne una del tutto nuova,a cui non potevano che dare un nome: MILAZZO. E’ così nato l’fc Milazzo! Sponsor? L’entusiasmo e la passione per i colori rossoblu ,che è enorme e che scorre nelle vene di molti di loro. Riusciranno nell’impresa di ricostruire l’ambiente e far rinascere soprattutto l’amore per il calcio,che, la tuttora misteriosa e per alcuni versi inspiegabile morte del Milazzo di Lega pro,ha cancellato dai cuori dei tanti tifosi milazzesi? Gli esempi non mancano, anche nei campionati professionistici, di piccole realtà che si sono gestiti così bene da arrivare in Lega pro o alle soglie della Lega Pro con dei budget veramente minimi. Oggi si può con la possibilità dei rimborsi della Lega e formazioni come il Castel Rigoni,un piccolo centro in provincia di Perugia, con uno stadio costruito esclusivamente in legno senza barriere, all’inglese,oppure il Due Torri,formazione di un paese,Gliaca di Piraino, di appena quattromila anime, ne sono la prova lampante. Qualcuno storcerà il muso di fronte a questa iniziativa e dirà che è destinata a fallire: meglio rivolgere le proprie attenzioni all’altra squadra cittadina,che dovrà affrontare un torneo leggermente più importante. Serve disperdere le forze? Non tocca a noi rispondere in questa sede,ma ai risultati che arriveranno dai campi di calcio.E’ una scommessa fra due modi diversi di vivere il calcio. Qui troverete un mister che chiede passione e voglia di migliorarsi ai suoi giocatori: Salvatore Cambria lo conosciamo un po’ tutti a Milazzo,tecnico serio e capace,avrebbe potuto&nbsp; accasarsi con qualche altra squadra più blasonata ed in un campionato più importante, senza per questo che nessuno&nbsp; gridasse allo scandalo; ha preferito scegliere di far parte del progetto del neo-presidente Giacomo Patanè, La “milazzesità “ però nello spogliatoio si avverte ed è una ventata positiva,che ci mancava dopo l’esperienza,che abbiamo fatto con Lo Monaco prima e Peditto poi. Ricordiamo che l’avventura di Cannistrà ,l’ex storico presidente della promozione in Lega Pro, fu possibile senza soldi,adesso lo possiamo dire,perché dentro lo spogliatoio alcuni giocatori, milazzesi doc, fecero da trascinatori a tutta la squadra e la portarono ad una vittoria,i cui effetti non sono mai stati abbastanza soppesati,considerato che non si è fatto granchè per conservare il professionismo. Già il professionismo,un bene impagabile,che molti già pensano di non poter più rivedere perché “creperanno” prima. Settant’anni e anche più per arrivarci e adesso dovremo assistere a Inter –Trapani in Coppa Italia ! Proprio noi che&nbsp; con la truppa di mister Venuto abbiamo ridicolizzato i granata ad ogni occasione. Corsi e ricorsi storici,direbbe qualche giornalista sportivo,quindi aspettiamo con fiducia,il calcio del resto è imprevedibile. Intanto speriamo in questi ragazzi del Fc Milazzo e per ragazzi intendiamo tutti: dirigenti,tecnici,giocatori. Una famiglia ,che ha il virus della milazzesità nel cuore e i cui componenti devono sentire addosso anche la spinta dei tifosi ed il loro incitamento,che non deve mancare mai perché,sia chiaro, sarà l’unico sponsor di questa squadra!<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br>Attilio Andriolo<br><br><br>&nbsp;<br><br>adm001adm001milazzo.jpgSiNnasce-fc-milazzo-1012332.htmSi100075701,02,03030493
1431012292NewsCampionatiFiorentina: Buona la prima! Il Catania resta a guardare20130827082855Fiorentina: Buona la prima! Il Catania resta a guardare.Si è chiuso al Franchi il primo atto della nuova Serie A. C`era tanta curiosità per l`esordio della Fiorentina di Mario Gomez chiamata quest`anno alla conferma dopo l`ottimo quarto posto del 2013; altrettanta attesa per l`argentino Catania di Maran, forse la più grande sorpresa della stagione scorsa. Si è chiuso al Franchi il primo atto della nuova Serie A. C'era tanta curiosità per l'esordio della Fiorentina di Mario Gomez chiamata quest'anno alla conferma dopo l'ottimo quarto posto del 2013; altrettanta attesa per l'argentino Catania di Maran, forse la più grande sorpresa della stagione scorsa. Gli etnei si presentano con Tachtsidis e Leto al posto degli emigrati Lodi e Papu Gomez. Le premesse per un grande spettacolo non mancano. Uno spettacolo al quale non parteciperà Adem Ljajic, ormai in partenza verso altri lidi e lasciato fuori dalla lista dei convocati.<BR>La novità tattica risiede nella scelta di Montella di schierare due mancini nella linea dei tre difensori: sia Roncaglia che Tomovic partono dalla panchina mentre assieme a Gonzalo Rodriguez giostreranno Compper e Savic.<BR>&nbsp;<BR><STRONG>Giuseppe Rossi</STRONG> sblocca il match. Un segno per un buon debutto? Forse. Il Catania protesta per un presunto fallo di mano di Aquilani che avvia l'azione rifinita da Cuadrado e finalizzata da Pepito che mette la firma sulla prima rete viola del nuovo campionato.<BR>Il pareggio degli ospiti non tarda ad arrivare. L'azione è avviata dall'intraprendente Leto che, spostatosi sulla sinistra, fa penetrare la sfera in area trovando uno sciagurato tacco di <STRONG>Pizarro</STRONG> che serve l'assist involontario per <STRONG>Barrientos</STRONG>: 1-1. Il cileno si fa perdonare qualche minuto più tardi riportando in vantaggio la viola con uno splendido destro che si infila sotto l'incrocio, parte finale della splendida incursione dalla destra di uno straripante Cuadrado. Aumenta il nervosismo, il gioco non è fluido come nella prima parte di tempo e Gomez fa in tempo a calciare sul palo il pallone fornitogli dall'assist al bacio di Rossi.<BR>&nbsp;<BR>Nella ripresa Maran corre ai ripari lasciando Monzon negli spogliatoi e sostituendolo con Rolin, spostando poi Alvarez a sinistra nel tentativo di arginare Cuadrado; il colombiano non si fa impressionare ed inizia subito col far ammonire l'argentino.<BR>Il secondo tempo è meno brillante del primo come è normale che sia in una sfida di fine agosto ma nel finale è il Catania che cerca di schiacciare i padroni di casa senza alcun risultato.<BR>&nbsp;<BR>La Fiorentina parte col piede giusto e conquista i primi tre punti stagionali.C1007650GP01CTGP01CTmontella_viola.jpgSiNfiorentina-buona-la-prima-il-catania-resta-a-guardare-1012292.htmSiT1000014-01,02,03,09010587
1441012280NewsCalciomercatoCalciomercato Genoa: via Granqvist, si avvicina Gamberini20130819094040genoa, calciomercato, gamberini capuano, granqvist, astoriLo svedese va in russia, al Krasnodar. Si cerca il sostituto: bloccato Capuano, Astori spinge Gamberini al Marassi.Adesso è ufficiale: <b>Granqvist </b>si trasferisce dal Genoa al Krasnodar, in Russia. La notizia è stata comunicata con una nota sul sito ufficiale della società rossoblu, che intanto incassa la sconfitta nel derby&nbsp;di Coppa Italia contro lo <b>Spezia</b>. Il tecnico <b>Fabio Liverani</b> ha rivelato ai microfoni de <em>Il Secolo XIX </em>che "gli obiettivi sono noti e se ci saranno delle cessioni prenderemo dei sostituti. Ma il Genoa sarà una delle squadre che cambierà meno". E' probabile dunque che arriverà nei prossimi giorni il sostituto dello svedese, precedentemente accostato anche al Milan e alla Lazio. L'ultima idea si chiama <b>Gamberini</b>, l'alternativa <b>Marco&nbsp;Capuano</b>. Più facile riuscire a strappare un accordo per il difensore partenopeo, in quanto il Pescara ha già rifiutato una importante offerta giunta dal Celtic Glasgow. L'ago della bilancia però è <b>Astori</b>. Il difensore bolognese infatti lascerà il San Paolo solo a seguito dell'ufficializzazione dell'acquisto del cagliaritano, che potrebbe giungere già nella giornata di domani.&nbsp;C1007650GenovaFL0435FL0435granqvist.jpgSiNcalciomercato-genoa-granqvist-va-in-russia-1012280.htmSiT1000022100612201,02,030301136
1451012216NewsFormula 1Formula 1 - Germania Pole a Hamilton. Tempi qualifiche e griglia di partenza20130706151559formula 1,germania,pirelli,ferrari,mercedesRicciardo ancora nei primi 10. Mercedes errore di strategia: Rosberg eliminato in Q2Clamorosa eliminazione in Q2 per la Mercedes di Nico Rosberg, che certo di avere un tempo tale da garantirgli il passaggio in Q3 rimane fermo ai box per risparmiare un treno di gomme e viene beffato&nbsp; da Nico Hulkenberg che gli strappa l'ultimo posto utile per la Q3 all'ultimo minuto.<BR>A conquistare la Pole Position è Lewis Hamilton con l'altra Mercedes che riesce a strappare la Pole Position a Sebastian Vettel sotto la bandiera a scacchi.<BR>Le due Ferrari conquistano la quarta fila con Felipe Massa (settimo) e Fernando Alonso (ottavo) a poco meno di due secondi dalla Pole, ma questo distacco non deve trarre in inganno, in quanto le ue vetture di Maranello si sono qualificate con le gomme Medie così da avere il vantaggio di partire con questa mescola e ritardare il primo pit stop rispetto ai piloti che li precedono qualificatisi con gomme morbide, che&nbsp;con buona probabilità dovranno effettuare i pit-stop già a partire dall'ottavo giro.<BR>Del resto a confermare la buone competitività della Ferrari ci sono le ottime prestazioni in Q2 con Massa che fa registrare il miglior tempo e Alonso il terzo tempo separati dalla sola Lotus di Raikkonen. Anche in Q1 il brasiliano della Ferrari aveva fatto registrare il miglior tempo.<BR>In seconda fila partirà Mark Webber affiancato dal finlandese della Lotus Kimi Raikkonen, mentre la terza fila sarà composta da Romain Grosjean e da un Daniel Ricciardo che per la seconda volta consecutiva approda in Q3 confermando il suo buon momento.<BR>In nona e decima posizione partiranno rispettivamente Jenson Button e Niko Hulkenberg che non hanno tempi cronometrati in Q3 e potranno quindi scegliere la mescola con cui partire (probabilmente la media).<BR>Strategie diverse quindi per le due Mercedes, che hanno portato in pista un musetto nuovo, con Lewis Hamilton che partendo dalla Pole con gomme tenere cercherà di fare la lepre e con Rosberg che partendo undicesimo partirà molto probabilmente con gomme medie cercando di sfruttare i pit-stop per recuperare posizioni.<BR><BR><STRONG>GRAN PREMIO DI GERMANIA TEMPI QUALIFICH E GRIGLIA DI PARTENZA</STRONG><BR><PRE style="BACKGROUND-COLOR: #030303; WIDTH: 616px; OVERFLOW: auto">Pos Pilota&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Team&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Q1&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Q2&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Q3<BR>&nbsp;1&nbsp; Lewis Hamilton&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mercedes&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.31.131&nbsp; 1.30.152&nbsp; 1.29.398<BR>&nbsp;2&nbsp; Sebastian Vettel&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Red Bull&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.31.269&nbsp; 1.29.992&nbsp; 1.29.501<BR>&nbsp;3&nbsp; Mark Webber&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Red Bull&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.31.428&nbsp; 1.30.217&nbsp; 1.29.608<BR>&nbsp;3&nbsp; Kimi Raikkonen&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Lotus&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.30.676&nbsp; 1.29.852&nbsp; 1.29.892<BR>&nbsp;5&nbsp; Romain Grosjean&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Lotus&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.31.242&nbsp; 1.30.005&nbsp; 1.29.959<BR>&nbsp;6&nbsp; Daniel Ricciardo&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Toro Rosso&nbsp;&nbsp; 1.31.081&nbsp; 1.30.223&nbsp; 1.30.528<BR>&nbsp;7&nbsp; Felipe Massa&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ferrari&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.30.547&nbsp; 1.29.825&nbsp; 1.31.126<BR>&nbsp;8&nbsp; Fernando Alonso&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ferrari&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.30.709&nbsp; 1.29.962&nbsp; 1.31.209<BR>&nbsp;9&nbsp; Jenson Button&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; McLaren&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.31.181&nbsp; 1.30.269&nbsp; non cronometrato<BR>10&nbsp; Nico Hulkenberg&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sauber&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.31.132&nbsp; 1.30.231&nbsp; rimasto ai box<BR><BR>Eliminati Q2<BR>11&nbsp; Nico Rosberg&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mercedes&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.31.322&nbsp; 1.30.326<BR>12&nbsp; Paul di Resta&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Force India&nbsp; 1.31.322&nbsp; 1.30.697<BR>13&nbsp; Sergio Perez&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; McLaren&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.31.498&nbsp; 1.30.993<BR>14&nbsp; Esteban Gutiérrez&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sauber&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.31.681&nbsp; 1.31.010<BR>15&nbsp; Adrian Sutil&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Force India&nbsp; 1.31.320&nbsp; 1.31.010<BR>16&nbsp; Jean-Eric Vergne&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Toro Rosso&nbsp;&nbsp; 1.31.629&nbsp; 1.31.104<BR><BR>Eliminati Q1<BR>17&nbsp; Valtteri Bottas&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Williams&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.31.693<BR>18&nbsp; Pastor Maldonado&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Williams&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.31.707<BR>19&nbsp; Charles Pic&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Caterham&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.32.937<BR>20&nbsp; Jules Bianchi&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Marussia&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.33.063<BR>21&nbsp; Giedo Van der Garde&nbsp; Caterham&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.33.734 <BR>22&nbsp; Max Chilton&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Marussia&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1.34.098<BR><BR></PRE><BR>WM01MSWM01MSdaniel-ricciardo-germania-2013.jpgSiNformula-1-formula-1-germania-pirelli-ferrari-mercedes-1012216.htmSi100075601,02,03,04,06,07,08,09010785
1461012211NewsCiclismoTour de France: Sagan, che liberazione!20130705195024tour de france 2013, sagan, impey, bakelants, cannondaleGran lavoro della Cannondale spiana la strada allo slovacco, neutralizzato Bakelants. Impey resta leader della classifica.<STRONG>Sagan</STRONG> avrà sentito un grosso peso andare via dal suo stomaco mentre tagliava il traguardo di Albi, bruciando nella volata&nbsp;finale in discesa <STRONG>Degenkolb</STRONG> (Argos-Shimano) e&nbsp;il nostro <STRONG>Bennati</STRONG> (Saxo-Tinkoff). La&nbsp;discriminante del successo&nbsp;è ancora una volta il gran lavoro di squadra, stavolta&nbsp;la <STRONG>Cannondale</STRONG>, che aveva qualcosa da farsi perdonare nei&nbsp;confronti del suo capitano nelle tappe precedenti. A favorire il lavoro sfiancante dei gregari sono i quattro GPM, che contribuiscono ad affaticare gli sprinter più temibili come <STRONG>Greipel</STRONG> e <STRONG>Cavendish</STRONG>. Il primo scollina il Col de la Croix con 3' di ritardo, addirittura 5' per il britannico. Il traguardo volante premia Sagan, che taglia tranquillamente scortato dai compagni di squadra che continuano a tenere la testa del plotone. A cercare di tenere il ritmo Lotto e Omega-Pharma Quickstep, anche se la squadra di Greipel deve cedere il passo. Quando mancano 65 km all'arrivo parte lo scatto che provoca una morsa allo stomaco degli Orica GreenEdge e dei Cannondale. Fuggono <STRONG>Gautier (Europcar), Oroz (Euskaltel)</STRONG> ma soprattutto <STRONG>Bakelants (RadioShack)</STRONG>, che rischia di strappare il primato in classifica ad Impey. I battistrada resistono fino agli ultimi tremila metri, poi vengono ripresi dalla squadra di Sagan, che nel frattempo ha messo definitivamente fuori gioco gli avversari più pericolosi. Lo slovacco si stacca dal gruppo alla maniera di Cavendish, restando alla ruota dei compagni durante lo scatto conclusivo e lanciandosi subito dopo la fuga di Degenkolb, che viene bruciato e deve accontentarsi della seconda piazza. Fine della gara: applausi al vincitore e&nbsp;tutti contenti, compreso il sudafricano Impey che resta in maglia gialla.<BR><BR>Prossimo appuntamento con l'ottava tappa, Castres-Ax 3 Domaines. Dura prova per i polmoni, che prevede un GPM Horst Categorie e un altro di prima categoria, con arrivo in salita. L'appello per la vittoria chiama Voeckler e Rolland.<BR><BR>AlbiFL0435FL0435sagan.jpgSiNciclismo-tour-de-france-liberazione-sagan-1012211.htmSi100612201,02,03010891
1471012208NewsCiclismoTour de France, troppa australia per Froome: Gerrans nuovo leader20130702203056tour de france 2013, nizza, cronosquadre, gerrans, sagan, froomeL`Orica-GreenEdge vince la cronosquadre di Nizza e piazza l`en plein: oltre all`australiano, anche Impey e Albasini in vetta.Era il <b>Team Sky </b>la squadra da battere oggi, con <b>Capitan Froome</b> che partiva favorito nei 25 km della cronosquadre di Nizza. Invece la squadra inglese si è dovuta accontentare del gradino più basso del podio, superata dall'<b>Omega Pharma-Quickstep</b> (25'57", velocità media 57.8 km/h) e dalla sorpresa <b>Orica-GreenEdge</b>, che precede il team di Kwiatkowski di soli 75 centesimi di secondo. Sottotono la<b> RadioShack</b>, che chiude a 28" dalla vetta. Così l'australiano <b>Gerrans</b>, forte anche della preziosa vittoria di ieri, riesce a strappare la Maglia Gialla dalle mani di <b>Jan Bakelants</b>. Al momento l'atleta di Melbourne si trova in cima alla classifica con un tempo complessivo di 12h 47' 24", come i suoi compagni di squadra <b>Impey </b>e <b>Albasini</b>. Tuttavia Gerrans ha la precedenza in merito alla prestigiosa maglia, in quanto la sua classificazione prima della prova di oggi era migliore di quella degli altri due corridori (terza posizione, contro la sesta del sudafricano e addirittura la trentacinquesima dello svizzero).&nbsp;<div><br></div><div>Domani si riprenderà a sudare dopo la sgambata di oggi. In programma c'è <b>la Cagnes-sul-Mer-Marsiglia</b>, 228.5 km perlopiù pianeggianti, fatta eccezione per quattro GPM non particolarmente faticosi (uno di terza categoria e tre di quarta). Occasione per <b>Sagan </b>di consolidare la sua leadership nella classifica a punti: è previsto un traguardo volante al km 102, a Lorgues.&nbsp;</div>NizzaFL0435FL0435orica-greenedge.jpgSiNciclismo-tour-de-france-gerrant-nuovo-leader-1012208.htmSi100612201,02,03030955
1481012175NewsEditorialeE` tutta questione di cuore20130620170649italia, confederations cup, giappone, brasileInferno ed illusione in due rigori, contro il Giappone ha prevalso l`orgoglio. Basterà per arrivare in fondo?&nbsp; Il fuso orario è stato crudele con gli italiani, costretti a fare le ore piccole per seguire la propria nazionale battersi contro il <STRONG>Giappone di Zac</STRONG>, ma chi ieri sera ha avuto la tenacia di accendere il televisore è stato premiato. <STRONG>Italia-Giappone è stata una grande partita</STRONG>. Gli azzurri hanno dovuto camminare sui carboni ardenti, vittime di un contrappasso dantesco che li ha portati dalla polvere all'altare nell'arco di due rigori. Il primo (di assegnazione molto discutibile) che ha portato in vantaggio i nipponici e il secondo, firmato da <STRONG>Balotelli</STRONG>, che ci <STRONG>ha consegnato l'illusione che la partita fosse finita lì</STRONG>. Dal 3-2 la supremazia è stata solo temporanea, un governo dei Cento Giorni caduto al momento del pareggio giapponese. Motori spenti, serbatoi vuoti. Ma non è finita così: basta cogliere il momento opportuno ed ecco che <STRONG>Giovinco</STRONG> segna il gol che non ti aspetti. <BR><BR><I>Cuore Azzurro</I> cantavano i Pooh nel 2006 accompagnando il cammino della compagine di Lippi verso Berlino, e come dar loro torto. Non avremo la classe della <STRONG>Spagna</STRONG>, possiamo sognarci la resistenza fisica dei brasiliani, che verseggiano con il pallone (che gran gol ha segnato <STRONG>Neymar</STRONG> contro il Messico!), non possediamo nemmeno la forza dei singoli che vanta l'<STRONG>Argentina</STRONG> (ma che talvolta può rappresentare un tallone di Achille). <STRONG>Però abbiamo un grande cuore</STRONG>, che pompa sangue nelle vene e ci permette di tirar fuori l'orgoglio quando serve. Ieri abbiamo visto tutti lo spirito guerriero dell'Italia, la forza di una nazione bistrattata e sottovalutata in campo internazionale. Abbiamo strappato la semifinale, o meglio ci siamo aggrappati ad essa con le unghie e a noi va il merito di non aver mai mollato la presa. Tra due giorni ci aspetta il Brasile, un'altra squadra che non farà sconti. La lotta sarà per il primo posto, che eviterà alla squadra vincitrice la scomoda semifinale contro una <STRONG>Spagna</STRONG> che fa la parte del leone, in un girone in cui non c'è nessuno in grado di fermare le Furie Rosse. <BR><BR>I carioca hanno dalla loro il fattore campo, una condizione fisica migliore e la determinazione a non voler sfigurare di fronte a decine di migliaia di tifosi. E poi c'è la solita schiera di Coelho del pallone, dal già citato Neymar a <STRONG>Paulinho</STRONG>, fino a<STRONG> Thiago Silva</STRONG>. Insomma, non sarà la squadra leggendaria e divoratrice di avversari che un tempo faceva incetta di trofei all'ombra dei <I>Ro </I>(Romario, Ronaldo, qualche anno dopo Ronaldinho), ma i verdeoro suscitano ancora il timore reverenziale che Golia incuteva a Davide. Certamente tutti sappiamo com'è finito quel vecchio scontro, ma la domanda che ci poniamo adesso è: basterà il cuore a sopperire alla mancanza di un tassello fondamentale come lo squalificato De Rossi, oltre che ad una forma fisica scadente? La parola ai fatti. Qualunque sarà il risultato al fischio finale, <STRONG>sabato ci sarà da divertirsi</STRONG>.<BR><BR>FL0435FL0435giovinco-italia-giappone.jpgSiNitalia-tutta-questione-di-cuore-1012175.htmSi100612201,02,03030532
1491012166NewsCalciomercatoCavani: il Real torna in vantaggio20130618180043cavani city real Chelsea Offerti 40 milioni più Morata e KheidiraTutti lo vogliono, ma nessuno lo prende. Almeno per ora.<br><br>Edinson Cavani e la sua cessione sta diventando una telenovelas che, soprattutto, sta stancando pure lui.&nbsp;<br><br>City, Real, Chelsea e Psg&nbsp;vogliono strappare l'uruguaiano a De Laurentiis che però, non sembra sentire da quest'orecchio, a meno che non gli portino un bell'assegno da 63 milioni, ossia la clausola rescissoria del Matador, o qualche bella contropartita tecnica, accompagnata da tanti cash.<br><br>Nonostante le idee confuse in famiglia (il padre dice che il figlio vuole il Real, mentre la madre dichiara che Eddy vuole il City, ma ora inizia a non disdegnare pure i galacticos, ndr) il sogno di Cavani sembra essere proprio il Real Madrid: Ancelotti lo accoglierebbe a braccia aperte e l'ultima offerta, fresca fresca, fa riflettere. Perez offre infatti 40 milioni più Morata, giovane della <em>cantera blanca, </em>e Sami Kheidira, nazionale tedesco di grande affidamento. L'idea stuzzica ADL, ma bisogna valutare tante cose: innanzitutto al Real si deve insediare Ancelotti, allenatore già scelto, ma ancora non ufficiale. Poi si deve guardare la volontà dei due giocatori e, successivamente, il Matador deve battere la concorrenza di Luis Suarez, che piace ai blancos e costa anche molto di meno. Senza trascurare il fatto che i galacticos&nbsp;quest'anno hanno già dichiarato d'esser pronti a far follie per Bale.<br><br>Insomma, il Real c'è, è in vantaggio, ma non ha vinto: il City infatti non molla e, dopo il rifiuto di Dzeko a trasferirsi a Napoli, l'unica possibilità resta quella di pagare per intero la clausola di rescissione. Tanti soldi, ma non troppi per Monsour, che dovrà pure regalare Isco al suo nuovo allenatore Pellegrini, e ha già speso 25 mln per Jesus Navas.<br><br>Lo stesso discorso fatto per il City vale per il Chelsea: anche qui la soluzione è quella di pagare per intero i 63 milioni visto che Torres, pupillo di Benitez,&nbsp;si è&nbsp;rifiutato di seguire Rafa in Italia. Mou vuole&nbsp;Cavani, ma il sogno di Abramovich è Rooney, in rotta con il Manchester. Poche chances invece per il Psg, destinazione che non piace più di tanto al Matador.<br><br>E al posto di Edinson chi arriva? L'ipotesi numero uno è Cardozo del Benfica. Se l'affare salta si vira dritti dritti sul brasiliano Leandro Damiano.<br><br>C1007650FL0141FL0141cavani100.jpgSiNcavani-il-real-torna-in-vantaggio-1012166.htmSiT1000017100205001,02,03,06,07,08,09030736
1501012153NewsCoppeConfederations Cup al via, stasera Brasile-Giappone 20130615104238Confederations CupBrasile-Giappone Probabili FormazioniTutti gli highlights degli incontri su: <A href="http://livehighlights24.com/category/fifa-confederations-cup/">http://livehighlights24.com/category/fifa-confederations-cup/</A><BR><BR>Scatta stasera la Confederations Cup in Brasile e presso l'“Estadio Nacional Mane Garrincha” di Brasilia si disputerà la partita inaugurale tra gli anfitrioni e il Giappone di Alberto Zaccheroni. Incontro da gustare con molta attenzione visto che le due squadre sono inserite nel girone A con Italia e Messico<BR><BR>Neymar, dovrebbe farcela nonostante un piccolo problema al ginocchio. Il neo acquisto del Barcellona giocherà e farà parte del tridente sulla trequarti&nbsp;insieme a Hulk e Oscar a supporto dell’unica punta Fred. In difesa, davanti a Julio Cesar, giocheranno presumibilmente (da destra a sinistra) Dani Alves, Thiago Silva, David Luiz e Marcelo. A centrocampo sarà probabile la conferma della coppia Luiz Gustavo-Paulinho vista all’opera nella convincente vittoria per 3-0 contro la Francia.<BR><BR>Il Giappone arriva al debutto con la qualificazione ai mondiali 2014 già in tasca. La squadra di Zaccheroni è, secondo me, la più pericolosa tra le outsider. Certamente la storia non è a favore dei giapponesi che contro il Brasile sono riusciti in passato solo a strappare due pareggi su 9 gare disputate; tuttavia è innegabile che la nazionale del Sol Levante è in crescita continua e può annoverare sempre più giocatori nel gotha del grande calcio europeo.<BR>&nbsp;<BR>I biancorossi non avranno problemi di formazione e si disporranno con il consueto 4-2-3-1, speculare al modulo brasiliano. Yoshida e Konno saranno i centrali difensivi con Uchida e <BR>Nagatomo sulle fasce. Al trio Okazaki-Honda-Kagawa il compito di rifornire il bomber Maeda (9 goal in 21 presenze con la nazionale giapponese).<BR><BR>Probabili Formazioni Brasile-Giappone<BR><BR>Brasile (4-2-3-1): Julio Cesar; Dani Alves, Thiago Silva, David Luiz, Marcelo; Paulinho, Luiz Gustavo; Hulk, Oscar, Neymar; Fred. All. Felipe Scolari<BR><BR>Giappone (4-2-3-1): Kawashima; Uchida, Konno, Yoshida, Nagatomo; Endo, Hasebe; Okazaki, Honda, Kagawa; Maeda. All. Alberto Zaccheroni<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>BrasileFL0411FL0411nuovo_archivio_foto_londra_2012_brasile_leandro_damiao_esulta_690x460.jpgSiNconfederations-cup-al-via-con-brasile-giappone-probabili-formazioni-1012153.htmSi100427901,02,03010330
1511012135NewsFormula 1Formula 1 - Gran Premio del Canada vince Vettel, Alonso secondo. Classifica20130609213744formula 1,gp canada,classifica,gara,campionato piloti,campionato costruttoriMassa rimonta ed è ottavo. Calano le MercedesUn gran premio senza colpi di scena quello che si è disputato oggi in Canada sul circuito di Montreal, niente safety car e nessun incidente sul muro dei campioni.<BR>La grinta di Fernando Alonso protagonista di tre splendidi sorpassi su Rosberg al 32°, su Webber al 42° e su Hamilton al 64°giro, non è stata sufficente per battagliare per la vittoria, saldamente in mano a Sebastian Vettel che ha costruito il suo distacco nei primi giri, quando il Ferrarista, con serbatoio pieno girava circa un secondo più lento.<BR>Il protagonista delle qualifiche di ieri sulla pista umida, Valtteri Bottas, partito dalla terza piazza, è scomparso quasi subito risucchiato a metà classifica con una Williams che ancora non riesce ad essere competitiva sull'asciutto.<BR>Gara discreta delle Mercedes, che comunque non sono apparse così brillanti come a Montercarlo, con Rosberg partito dalla quarta piazza che ha subito il sorpasso di Webber ed Alonso prima di fermarsi per il suo secondo pit stop, e che chiude al quinto posto ad oltre 1' e 9" dal leader e tre pit stop al suo attivo. <BR>Lewis Hamilton, non è riuscito a resistere a Fernando Alonso e dopo un tentativo di ripassarlo utilizzando il DRS, ha dovuto desistere a 4 giri dal termine.<BR>Buona gara anche per l'altra ferrari, quella di Felipe Massa che ha rimontato dalla 16 posizione di partenza fino all'ottavo posto strappato con i denti a Kimi Raikkonen con uno spelndido sorpasso dopo aver battagliato a lungo con lui in diversi momenti della gara.<BR>Vettel così allunga di ulteriori 7 punti sui suoi avversari consolidando il primato in classifica su Fernando Alonso che adesso è a 36 punti di distacco..<BR><BR><BR><BR><BR><STRONG>CLASSIFICA GRAN PREMIO DEL CANADA 2013<BR><BR><BR><PRE style="BACKGROUND-COLOR: #030303; WIDTH: 616px; OVERFLOW: auto">Pos Pilota&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Team&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; GAP&nbsp;&nbsp; INTERVAL&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>&nbsp;1&nbsp; Sebastian Vettel&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Red Bull&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; LAP&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 70<BR>&nbsp;2&nbsp; Fernando Alonso&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ferrari&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 14.4&nbsp;14.4<BR>&nbsp;3&nbsp; Lewis Hamilton&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mercedes&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 15.9&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 15.0<BR>&nbsp;4&nbsp; Mark Webber&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Red Bull&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 25.7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 9.7<BR>&nbsp;5&nbsp; Nico Rosberg&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mercedes&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 69.7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 43.9<BR>&nbsp;6&nbsp; Jean-Eric Vergne&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Toro Rosso&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1L&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1L<BR>&nbsp;7&nbsp; Paul di Resta&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Force India&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1L&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 9.3<BR>&nbsp;8&nbsp; Felipe Massa&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nb