IL PROF. MAROTTA E L’ALLIEVO PARATICI


E’ in fondo il motivo conduttore
della diatriba tra Inter e Juve. Tra Marotta e Paratici si contano innumerevoli
messaggi apparenti di stima reciproca, ma poi a conti fatti si nota una
evidente corsa ad arrivare primi negli affari relativi alle rispettive società
di appartenenza. Striscianti tradimenti si frappongono a sorrisi forzati e abnormi
ipocrisie. E non è un caso che l’Inter in questo mercato d’inverno che sta per
chiudersi, è stata molto più attiva della Juventus. Con l’acquisto di Eriksen,
Marotta ha sistemato un centrocampo che adesso appare quadrato dal punto di
vista dei tempi di gioco dati da un suggeritore di grande classe com’è il
danese, mentre Paratici stenta a definire la cessione di Emre Can (che
probabilmente arriverà sul filo della chiusura del mercato di gennaio) e
nonostante da tempo l’infortunio di Chiellini abbia provocato problemi alla
difesa della Juve, ci si è limitati a inventare Cuadrado come terzino di
fascia, tenuto De Sciglio (che si è infortunato), acquistato Danilo (un
giocatore normale, infortunato anch’egli, ma che non fa la differenza) e
venduto Cancelo per la questione delle plus valenze. Il problema della Juventus
che prende troppi gol, nasce proprio dal non avere sulle due fasce della difesa
giocatori in grado di coprire una zona nevralgica, così pure come il
centrocampo, in cui manca la mente illuminante del gioco. Troppi incontristi,
tra cui Matuidì (sembra stanco il francese) Rabiot (chissà quando e come dimostrerà
il suo valore) e poi Alex Sandro che continua in una corsa stanca e pesante nel
suo incedere, non garantendo il necessario recupero in difesa. Molto più abile
Marotta che ha venduto Politano (non gradito a Conte) al Napoli e, come
dicevamo pocanzi, ha acquistato Eriksen. Strategie di mercato che sanno di
lunga esperienza nel settore, capaci di sapersi muovere con abilità e
tempestivamente nella logica di far conciliare la parte tecnica a quella
amministrativa di bilancio. In questo senso si devono evidenziare i meriti dell’Inter
nell’essere passata dalla violazione dei parametri del Fair Play Finanziario a
uno stato patrimoniale florido. Tutto ciò dà la misura di un lavoro che è
cominciato in maniera positiva da parte di Marotta che si è pure avvalso di
Antonio Conte nell’affidargli la gestione tecnica della squadra. E la Juve? La Juve
è lì che aspetta e realizza il suo tanto aver speso in acquisto di giocatori di
indubbia altissima qualità tecnica, ma che ancora con il suo allenatore
Maurizio Sarri sembra non avere ancora raggiunto un equilibrio tale da
rilevarne la reale crescita di identità nell’aspirazione della conquista del
triplete. Agnelli, Nedved e Paratici non affondano i colpi, ma sanno di avere
in casa una corazzata che, secondo noi, ha bisogno di essere ancora plasmata in
almeno due settori del campo. Perdere malamente due volte contro la Lazio e una
volta indecorosamente contro il Napoli, apre degli interrogativi che pur si
contrappongono al dato di fatto che la Juve di Sarri ha chiuso in testa il suo
girone di Champions League, è prima in classifica in Campionato ed è entrata in
semifinale di Coppa Italia. Tutto questo stride, al cospetto di quanto abbiamo
detto.
Salvino
Cavallaro