L’ADDIO AL CALCIO DI CLAUDIO MARCHISIO


Nello sport come nella vita di
tutti i giorni, ci sono addii che non sono come altri e che fanno la differenza
per la qualità dei pensieri espressi con profondità da chi decide di
accomiatarsi dal mondo in cui ha vissuto professionalmente. E’ un fatto di
stile, di eleganza e forse anche di umiltà nel non magnificare la grandezza
delle cose fatte in carriera, ma di porle come elemento fortunato e meritevole
di aver realizzato il sogno della propria vita attraverso tutto ciò che si è
fatto. “Ho vissuto un sogno, peccato non
avere vinto la Champions” a parlare è Claudio
Marchisio, il “Principino” che dice addio al calcio all’età di 33 anni – “Sono un ragazzo di Torino che voleva giocare con la Juve e ci è
riuscito. Quest’anno ho rifiutato molte proposte di lavoro, ma ho preferito
ascoltare il mio fisico” – Già, quel fisico che non risponde più come
qualche anno fa, come negli anni gloriosi in cui Marchisio ha vissuto assieme
alla sua Juve momenti di incancellabile appartenenza a quella Vecchia Signora d’Italia
che lo ha attratto e affascinato da bambino, fin da quando ha rincorso il
pallone con la maglietta bianconera e tanti sogni calcistici chiusi nel cassetto.
E così, anno dopo anno, quello che sarebbe diventato un giorno il numero 8
della Juventus, comincia la sua trafila nel settore giovanile bianconero sempre
con il chiodo fisso di arrivare in Prima Squadra, sempre con la grinta e la
determinazione di chi vuole realizzare il proprio sogno. E il destino lo ha
premiato vestendo per 23 anni la maglia della Vecchia Signora, conquistando 7
scudetti e passando anche dagli inferi della Serie B. Un bellissimo ricordo
incorniciato da molte esperienze professionali che si sono intersecati tra
gioie, soddisfazioni e momenti di tristezza dovuti anche a quel grave infortunio
al ginocchio poi operato, che ne hanno praticamente accelerato la fine della
carriera. “Durante la riabilitazione per l’infortunio al
ginocchio, dentro di me è scattato qualcosa” ha detto Marchisio “Vedevo che il mio corpo non reagiva più
come volevo. Se non puoi dare più quello che hai dato, allora è giusto arrivare
a questa decisione”. Parla con voce pacata il “Principino”, un tono che non
fai fatica a interpretare come momento emozionante in cui la parola “Fine” si
intromette quasi bruscamente nella tua vita come fatto naturale, come qualcosa
che ti dice: “nulla è per sempre”. Ma
è proprio in questi momenti che si esalta il valore di un uomo, calciatore o
altro professionista che sia nella vita. E adesso? Si gira pagina, si cerca di
capire cosa volere fare da grande e rimettersi in gioco, magari in un percorso
di vita diverso. E chissà cos’ha ancora in mente il “Principino”! Forse in
questo momento ha ancora nella mente lo scorrere del film della sua vita vissuta
per la sua squadra del cuore, con i sentimenti e le emozioni mai sopiti e contrapposti
fra loro, ma semmai vissuti intensamente con l’incommensurabile gusto di avere
realizzato il sogno vissuto fin da bambino. Questo è Claudio Marchisio, questo è
il “Principino” che il popolo bianconero ricorderà per sempre, annoverandolo
tra gli artefici più importanti che hanno fatto la storia della Juventus.
Salvino
Cavallaro