LA VERA FACCIA DI CRISTIANO RONALDO


Mi è sempre piaciuto entrare nella sfera
intima dei miei interlocutori in sede di intervista. Trovo che sia un momento di
giornalismo esaltante e di verità che fa emergere quell’intrinseco recondito di
ciò che non appare ma è. Si tratta in fondo della sostanza dell’essere, capace
di capovolgere spesso ciò che appare ai nostri occhi ma non all’anima. Questo
preambolo per significare l’apprezzabile notizia che CR7 ogni settimana segue nel
tempio cattolico della Gran Madre di Dio a Torino, la funzione cattolica assieme
alla sua Georgina. E’ la chiesa che per antica storia architettonica si erge
maestosa tra la prospiciente Piazza Vittorio Veneto e il ponte sul fiume Po, mentre
alle spalle c’è quella verde dolce collina torinese che ospita il campione
portoghese nella sua villa personale. Ebbene, più volte, quando è libero da
impegni, Cristiano Ronaldo si reca in questa chiesa prima di qualche momento di
svago attraverso lo shopping per le vie del centro. Tutto in un anonimato che
si avvale di occhiali scuri, cappello e chissà quale altro stratagemma per non
essere riconosciuto. Certo, quei momenti mistici appartengono a situazioni
intime in cui ritengo non si debba andare oltre l’invasione personale dei
sentimenti più profondi, tuttavia, questa notizia della necessità personale di
recarsi a pregare Dio, mi fa pensare come il desiderio di ritrovare la propria
anima in serenità e attraverso la preghiera, si scosti molto dal personaggio
costruito ad arte per scopi di immagine che è frutto di iperbolici introiti
economici maturati attraverso il marketing e la pubblicità. E così, oltre il
conclamato campione di calcio vincitore di trofei, Champions e tutto quanto il
più grande calciatore al mondo possa vincere, c’è l’uomo, c’è la sua anima, c’è
la sua fragilità. Un campione che appare spesso antipatico per il suo
atteggiamento in campo, spocchioso dopo avere fatto uno dei suoi tanti gol,
prepotente nel suo recitare la parte del leader di squadra. E invece si scopre
che è il suo modo d’essere, di concepire la sua professione con serietà. Così
negli allenamenti, così in partita. CR7 è questo; forza fisica che ha bisogno
di ritrovarsi lontano dagli stadi, nel silenzio mistico della “sua” Gran Madre
di Dio a riflettere, a pregare accanto alla sua Georgina. La sua ricchezza economica
in questi momenti non lo distingue da altre persone magari povere, da altri esseri
umani che come lui si rivolgono a Dio per pregare e ritrovarsi. Sono momenti
personali che comunque danno modo di riflettere su ciò che siamo quando ci
sentiamo pronti a giudicare. Ma chi siamo noi per poterlo fare?
Salvino
Cavallaro