PER NON DIMENTICARE


Capita a volte nella vita di rovistare tra i
ricordi e ripercorrere in maniera carezzevole ciò che è stato. Questo mi è
successo l’altro giorno, mentre ero intento a cercare altro. Tra mille cose che
ho nel cassetto dei ricordi, infatti, mi è venuta tra le mani una fotografia
che mi era stata fatta durante una bellissima serata trascorsa in locale
torinese, assieme all’ex presidente del
Torino calcio Beppe Aghemo. Ricordo
che in quella occasione, in cui presentai una serata dedicata al calcio, erano
presenti Franco Ossola, la signora
Maroso, Natalino Fossati e Domenico
Beccaria. Tutti granata, tutta gente del Toro, tutti presenti per essere vicini
a lui, il presidente del Torino. Ed ecco che mi sovvengono alla mente le mille
cose fatte con Beppe Aghemo. Tante sono state le interviste che gli ho fatto
fin da quando è stato presidente del Moncalieri calcio, ma soprattutto ricordo
la generosità immensa di questo grande amico che mi ha sempre dato una mano,
quando gli ho chiesto il suo aiuto nell’organizzare eventi a fini di
beneficenza. Per il Parkinson o per qualsiasi altra cosa mi venisse in mente di
fare per l’aiuto al prossimo, Beppe mi è stato sempre accanto, sposando senza
il minimo dubbio ogni iniziativa a carattere sociale. Per me è stato un
incontro fortunato che mi ha fatto entrare subito in empatia con una persona
dall’apparente carattere impulsivo, ma che nascondeva attraverso la sua
sensibilità antichi valori costruiti da un percorso di vita davvero ricco di
umanità. Ed è stato subito idem sentire con questo grande personaggio che
ancora oggi, a distanza di 4 anni dalla sua morte avvenuta a 71 anni di età
dopo una breve malattia, mi addolora in maniera particolare. Lui che è
ricordato come il presidente del Torino calcio che è rimasto in carica soltanto
54 giorni per vari dissidi con l’imprenditore Franco Cimminelli, lui che ha
ricoperto un ruolo dirigenziale importantissimo nell’ambito dell’Unione
Industriale di Torino, non ha mai dimenticato gli ultimi, i più
bisognosi,coloro i quali nella vita non sono stati fortunati. Tutti argomenti a
lungo sviscerati nel discorrere delle mie tante interviste fatte, in cui
emergeva sempre l’uomo a caratteri cubitali prima ancora del professionista. Per
me Beppe Aghemo è stato un fratello
maggiore, dal quale ho attinto tantissimi insegnamenti di vita che mi hanno
fatto riflettere e forse anche un po’ crescere nella mia attività professionale
e umana. E ho ancora in mente quella particolare intervista che gli fece
proprio nel suo ufficio dell’Unione Industriale di Torino, che intitolai “Beppe Aghemo dalla A alla Z”. Mai
titolo fu più appropriato per una intervista in cui è stata sviscerata la vera
anima di un uomo, del presidente del Torino di allora, che seppe mettersi a
nudo facendo emergere tutti i suoi valori in cui credeva fermamente. Ecco, a
chi lo conosceva soltanto come personaggio vulcanico, Aghemo ha dato prova
della sua vera essenza, del suo vero essere che non si confaceva con quell’apparire
spesso distorto da chi si soffermava soltanto in maniera superficiale, senza
mai andare a fondo dell’uomo. Un tifoso del Toro che aveva dentro la vera passione
granata, radicata nel tempo come qualcosa che ti fa soffrire e poche volte
anche gioire. Il Toro era dentro di lui, e il giorno in cui diede le sue
dimissioni da presidente, salutando i tifosi disse: “E’ come se avessi perso un figlio”. Ebbene, grazie anche al fato
che mi ha fatto ritrovare una foto a me cara che ha suscitato indimenticabili ricordi
ed emozioni, tengo particolarmente a rinvigorire la figura di Beppe Aghemo, affinché non sia
affievolita dall’impietoso trascorrere del tempo. Per non dimenticare!
Salvino
Cavallaro