VIA ALLEGRI DALLA JUVE, MA AGNELLI NON SI SBILANCIA SUL FUTURO


Seguendo la conferenza stampa
di addio a Max Allegri, ho pensato come
la Juventus sia sempre in grado di affrontare con l’ausilio della diplomazia,
anche i temi più scottanti e maggiormente carichi di domande precise. “Sono qui per celebrare Max Allegri, un
allenatore che ha fatto da solo la
storia della Juventus”. A parlare è il presidente Andrea Agnelli che in
molti momenti della conferenza stampa è apparso sincero, ma con la classica posizione
del manager moderno d’azienda, capace di dire tutto e dire nulla allo stesso
tempo. Infatti, sono tante le riservatezze che la Juventus ha in seno in questo
momento e che non ha intenzione di spifferare a nessuno. Uno su tutti il nome
del prossimo allenatore. Ma sull’esonero di Max Allegri non si è mai parlato
dei punti veri di divergenza lasciati tra le stanze dei tre precedenti incontri;
e cioè dell’aumento di contratto, della posizione più decisionale nell’acquisto
e nella vendita dei giocatori, che Allegri avrebbe voluto in seno alla società,
e poi anche del gioco della squadra per nulla apprezzato da molti dirigenti
della Juventus. Tutto è stato taciuto magistralmente, abbellendo discorsi di
amicizia profonda e carezzevoli momenti di infinita gratitudine. Ci sta, questo
atteggiamento ci sta in casa Juve, che ha la capacità di sapere lavare i panni
sporchi a casa propria, come nessun’altra società di calcio italiana sa fare. “Non ci sono elementi fattuali” - dice
il massimo dirigente bianconero – “Al di
là delle dietrologie, c’è stato un percorso di un mese di un gruppo di professionisti
che ha avuto la capacità di capire che questo era il momento giusto, che era
arrivato il momento di chiudere questo ciclo. Gestendo aziende bisogna saper
prendere le giuste decisioni nei momenti in cui vanno prese. Solo il futuro
saprà dire se le scelte prese erano quelle corrette”. Quindi, la sostanza
di tutto questo discorso è che inevitabilmente un ciclo si chiude come fatto
naturale, e adesso la Juve è pronta a ripartire per cominciarne un altro con una
diversa direzione tecnica. Ma di questo nuovo tentare la scalata alla Champions
con un altro coach, Agnelli non ne parla esplicitamente, perché? Sappiamo che i
giochi sono già fatti da tempo, ma per motivi di impegni ancora in essere di
tanti allenatori con le varie società di appartenenza, l’argomento è top
secret. Tra i tanti nomi che ruotano già da tempo sulla nuova panchina
bianconera c’è Simone Inzaghi, Maurizio
Sarri, Josè Mourinho. Circolano tante voci, talune fondate e altre no. Ma
se guardiamo realmente le varie possibilità, il cerchio si restringe a questi
nomi per tanti motivi. Adesso c’è da valutare quale pensiero corre in senso
alla società, se quello dello stile e dell’immagine, o più concretamente quello
legato al calcio spettacolo. E’ da molti anni che la Juventus non opta per un
allenatore straniero, forse perché pensa che nessuno meglio dei nostri coach
conosca il calcio italiano. Tuttavia, c’è da dire che il tempo ha rivoluzionato
la cultura di un calcio che per interessi economici stratosferici, mette sempre
in prima posizione la conquista della Champions League. E’ un fatto di
prestigio, di immagine che contribuisce a migliorare il proprio merchandising che
inevitabilmente fa lievitare il fatturato aziendale. La Juventus da questo
punto di vista è cresciuta molto in questi anni, accorciando quel gap che la
divideva dalle grandi forze calcistiche europee. Ma non è ancora stato fatto
abbastanza, in quanto continua ormai da troppi anni a non vincere il trofeo più
prestigioso del pallone giocato da club europei. Dunque, per far questo, si è
capito che non è bastato investire nel solo Ronaldo, ma che molto ancora si
debba fare nel costruire una cultura di gioco moderna, europea, fatta di top
player ma soprattutto di mentalità offensiva. E allora, se veramente si vuole
arrivare a ciò, la Juve deve puntare su un allenatore che arrivi da questo tipo
di calcio e non più dal concetto basilare dell’italico pallone, capace di farti
primeggiare soltanto nel nostro Paese. Ottima l’idea di Simone Inzaghi, ma la vediamo come un’operazione non immediata per
le fortune europee. Dunque, si punti su un cavallo da corsa speciale. E non è
un caso che il nome dello special Mourinho sta circolando con insistenza.
Salvino
Cavallaro