LA MILANO CINESE E IL PALLONE ITALIANO.


Era la scala del calcio italiano. Quando si
parlava dello stadio San Siro di Milano era garanzia di calcio ad alto livello.
E anche il derby cittadino assumeva i connotati di un antagonismo sfizioso,
sanguigno, capace di essere il più atteso d’Italia. Inter e Milan sempre lassù,
in vetta alla classifica per giocarsi un primato prestigioso che voleva dire: “Milano siamo noi”. Persino la “Madunina
de Milàn” era orgogliosa delle sue squadre di calcio e sembrava fare sfoggio
dei colori nerazzurri e rossoneri. Un orgoglio da non sottovalutare, perché quello
era l’emblema di un calcio che si rifletteva in una città che da sempre è stata
prima in Italia dal punto di vista degli affari commerciali ed economici. E
oggi? Che cos’è Milano? Una città in cui i Moratti e i Berlusconi non ci sono
più, o meglio, si sono fatti da parte con l’arrivo dei cinesi per mancanza di
sostenibilità economica. Prima l’Inter, passata a giugno scorso nelle mani
della proprietà Zhang Jindong, imprenditore cinese a capo della conglomerata
Suning azionista di maggioranza della squadra nerazzurra, e poi il Milan che si
aggiunto alla schiera cinese con il closing del 13 aprile scorso, passando
nelle mani di Li Yonghong e della Rossoneri Sport Investiment Lux. E’ vero, nulla
è per sempre, anche se ci illudiamo. Tuttavia, la storia di queste nobili società di calcio meneghine ci ha insegnato
come il passato abbia costruito l’immagine di una città che ha saputo
conquistare trofei di importanza mondiale a livello di club. Adesso sono
arrivati loro, i cinesi padroni di acquistare per investire e non certo per
passione sportiva. Ma il calcio non è soltanto potere economico e caccia
spietata al maggior fatturato societario, il pallone è competizione, ma
soprattutto conoscenza aziendale e organizzativa
di settore, capace di fondersi tra materia gestionale e area tecnica. Riteniamo
che per le due squadre di Milano ci saranno tempi molto lunghi, affinché si
possa ritornare ai fasti di un tempo. Prima bisogna superare quel cantiere di
ricostruzione in cui sono piombate nella fase di passaggio societario, e poi,
lentamente, cominciare a capire bene come muoversi dal punto di vista tecnico.
Dopo Mancini, De Boer e adesso Pioli, in casa Inter abbiamo assistito a una
tale confusione da non lasciare prevedere nulla di positivo, almeno nell’immediato.
Anche in casa Milan le idee sono abbastanza confuse e Montella si è trovato in
mezzo a situazioni tecniche difficili da gestire. I giocatori risentono di
questa situazione e la loro mente non può essere sgombra da ogni cosa. E’ un
fatto naturale che non gioca a favore della serenità di un lavoro, quello del calcio,
che ha bisogno di assoluta concentrazione durante la settimana e poi anche in
partita. E infatti i risultati delle due squadre milanesi a cinque giornate
dalla fine del campionato, non sono certo incoraggianti per un’eventuale
entrata nell’Europa calcistica del prossimo anno. Per questo motivo, alla
Madunina che si erge sempre orgogliosa in quella Piazza Duomo di Milano così gremita
di turisti, scorgiamo una vena di romantica malinconia verso un passato che è
certezza e un futuro pallonaro meneghino che ad oggi resta colmo di speranza e
nulla più.
Salvino
Cavallaro