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11013517NewsCiclismoPantani, quindici anni dopo la sua morte20190214180544L`anniversario di un grande campione di ciclismo. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un anno. Ti volti e non t’accorgi che è già passato. E’ la vita, è la sua inesauribile storia fatta di difficoltà, amarezze, ingiustizie, ma anche di tante positività che rallegrano il cuore. E così non hai neanche il tempo di gustare la gloria e la felicità che già sei coinvolto dalla tristezza che mette a nudo tutta la tua fragilità di uomo. Il 14 febbraio del 2004, in una<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>stanza d’albergo di Rimini moriva <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Pantani.</b> Proprio nel giorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">San Valentino</b>, il Santo Patrono degli innamorati. Che coincidenza, il giorno dell’amore che s’interseca al giorno della morte. Uno strano destino quello di Pantani, che ancora oggi è avvolto da un mistero incredibile e da tanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“perché”</b> che a&nbsp;quindici anni dalla sua morte non hanno ancora avuto risposta. Troppe le stranezze sulla sua morte, una su tutte l’ematocrito che un giorno prima era ben sotto il livello consentito dal regolamento e il giorno dopo è apparso improvvisamente alle stelle. Il Marco campione d’Italia di ciclismo è morto per overdose, forse perché non ha retto alle male lingue, alle oppressioni esterne e a certi giudizi penalizzanti che gli hanno scavato l’anima. Egli parlava alle montagne: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mi butto perché ho voglia di volare, anche</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">se arrivo in vetta dopo aver pedalato sul dolore e dall’altra parte non c’è niente”.</b> Un ragazzo forte fisicamente, che amava scalare le montagne con la sua bicicletta, con la forza delle sue gambe, dei suoi polmoni, perché ogni salita era una sfida con sé stesso, contro il mondo avverso. Difficile capire il campione, ma ancor più complicato è capire l’uomo Pantani, pur viaggiando metaforicamente assieme a lui sulla sua sella, sulla sua bicicletta così abituata a portare il peso di 55 kg, l’esatto peso corporeo del “pirata” di Cesena. Per cercare di capire lui e la sua storia, dovremmo fare un percorso antropologico sulla sua esistenza, entrare nella sua anima per sapere cosa porta una persona a soli 34 anni a farla finita con la vita, con quella vita che resta pur sempre il bene più prezioso che Dio ci ha dato. Ma la disperazione, si sa, è cattiva consigliera, annebbia la vista, il cervello, ti fa credere che dopandoti starai meglio, vivrai meglio. Ma quando ti accorgi di aver imboccato la via della morte e del non ritorno alla vita, ti rendi conto che è troppo tardi. </span></i><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Marco Pantani</span></b><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> ha finito così la sua giovane esistenza, in maniera disarmante e amara. Dice la mamma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tonina Pantani</b>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il mio dubbio più grande è che Marco possa essere stato ucciso”.</b> E, in effetti, troppi dubbi e perplessità avvolgono quella strana morte del Pirata. Dallo strano disordine della camera d’albergo in cui è stato trovato cadavere, ai suoi giubbotti lasciati a Milano e ritrovati nel residence <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le Rose”</b> dove si era recato senza bagaglio. Domande che ancora oggi non hanno avuto alcuna risposta, ma che mamma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tonina</b> ripete con convinzione perché, secondo lei suo figlio Marco non si è suicidato ma è stato ucciso. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco era il numero 1”</b> dice mamma Tonina, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“è</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">stato un atleta irripetibile, un ragazzo buono e coraggioso. Avrebbe dovuto mandare a quel paese</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tutti quanti, soprattutto coloro che gli dicevano di non vincere. Il doping? È sempre esistito,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">però Marco non lo ha mai preso”.</b> Cuore di mamma che, addolorata, esprime tutto il suo legittimo cordoglio per un figlio perso in maniera tragica. Ma dove sta la verità? Non sappiamo se ad oggi continuino ancora le indagini, tuttavia, ci piace ricordare il campione ma, soprattutto, l’uomo che c’era in lui. Oggi, a distanza di quindici anni dalla sua morte, piangiamo un ragazzo che con le sue gesta ha entusiasmato gli appassionati di ciclismo ad alti livelli. Uno sport che per <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>fatica fisica e mentale si rivolge spesso a quel doping che da sempre ha illuso e ingannato con fatue promesse.</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-marco-pantani.jpgSiNciclismo-1013517.htmSi100451001,02,03030248
21013136NewsEditorialeAlex Schwazer e la tentazione mai smarrita.20160622181037Doping, eterno problema dell`uomo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Nella vita come nello sport ci sono tentazioni che vanno oltre ogni logica. In genere chi si immette nell’impervio percorso del doping, è difficile che possa rientrare nella logica di uno sport fatto per mettersi a confronto con se stessi. Conoscere i propri limiti senza aiutarsi con sostanze dopanti, è il senso di un’etica che lo sport a tutti i livelli impone. Ma quella tentazione di andare a mille, di superare tutti (anche se stessi), è sempre dietro l’angolo e ti accarezza con mano malvagia e non ti fa pensare ai tanti problemi cui vai incontro. Una sorta di voragine del male che all’apparenza ti illude di volare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Schwazer</b> è ricaduto nella trappola del doping, segno di un ritorno all’effimero di cui non puoi più fare a meno. Eppure c’è stato un periodo florido in cui questo fuoriclasse della marcia non aveva bisogno di nessun aiuto chimico. Ha vinto la 50Km di marcia nel 2005 e poi nel 2007 non si è accontentato di vincere la medaglia di bronzo, perché quella volta l’avrebbe voluta d’oro. Sembra quasi la schizofrenia di un bambino viziato che pretenda di essere primo sempre, di vincere comunque e in qualsiasi modo. Così ricadi nel vizio di assumere sostanze chimiche che oltre a uccidere la lealtà nello sport, uccide pure te stesso. Una sorta di ossessione che non ti lascia più vivere, perché arrivare primo e salire su quell’ambito podio più in alto di tutti, rappresenta il tuo smisurato orgoglio. Ma non può essere orgoglio servirsi di anabolizzanti, ingannando le leggi dello sport e dell’onestà interiore. Sei falso e non te ne rendi conto, anche perché appena vieni controllato attraverso le analisi sei finito. Così è successo la prima volta in cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Schwazer</b> è stato trovato positivo rimediando una lunga squalifica, e così succede probabilmente oggi in cui è ritornato a doparsi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federica Pellegrini</b> dichiara che chi viene trovato ad assumere anabolizzanti deve essere radiato a vita. Su questo siamo tutti d’accordo, non esiste alcun dubbio. Ma se l’atleta viene estromesso dallo sport attivo, resta pur sempre la parte più importante da recuperare: l’uomo. Ed è questa la strada più difficile da percorrere, quella del recupero di un ragazzo che si è fatto illudere, esaltare e stordire da false vittorie che eludevano con l’inganno a conquiste da primo della classe. Quella bandiera intorno al collo esibita con orgoglio dopo ogni vittoria, per Schwazer era come sentirsi un re, il più grande di tutti. Fragilità di un ragazzo che non ha capito l’importanza di uno sport sano, fatto di resistenza fisica, di conoscenza dei propri limiti e della ragionevolezza di capire che una sconfitta può significare più di una falsa vittoria. E’ il senso dell’umano che si scontra con lo sport, quando ti annebbia la vista con il desiderio per nulla rinunciabile, di essere primo non solo con le proprie forze. La storia dello sport di tutti i tempi ci ha insegnato a vivere momenti di questo tipo, in cui l’atleta perde totalmente il senso logico delle cose per abbandonarsi all’effimero del sentirsi potente, più forte di tutto e tutti. Amara storia di un falso orgoglio in cui non si accetta che nello sport, come nella vita, è meglio perdere con le sole proprie forze, piuttosto che vincere con la falsità che mette a nudo la persona. Medaglie d’oro che diventano di cartone nel volgere di un attimo. Ma che senso ha?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711schwazer.jpgSiNalex-schwazer-e-la-tentazione-mai-smarrita-1013136.htmSi100451001,02,03030315
31012912NewsEditorialeMessina è in festa. Vincenzo Nibali ha vinto il Tour de France20140728164335Lo Squalo dello Stretto, tiene alto il buon nome del ciclismo italiano targato Sicilia. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Prima ancora che toccare il cielo con le dita, Vincenzo Nibali da Messina ha toccato il cuore. Sì, il cuore dei suoi affetti più cari e dei tifosi di tutta Italia che si accomunano fraternamente con quelli di Messina. E’ un po’ come dire che la sua impresa ciclistica francese, ha avuto il merito di non essere soltanto forza suddivisa tra testa e gambe, ma è stata anche emozione. I suoi occhi lucidi apparsi in TV in occasione della premiazione sul podio più alto del Tour, lasciavano trasparire un’emozione profonda che scaturiva spontanea, quasi come se in quel momento nel suo cervello scorresse veloce il film della sua vita, dei suoi sacrifici fatti da quel giorno in cui, quindicenne ciclista dilettante, si trasferì in Toscana lasciando con rammarico la sua Messina, la città dello stretto che gli ha dato i natali. Eppure, a un certo punto della sua giovane età, Nibali fu assalito dalla voglia di smettere di correre in bici, così come spesso accade a chi si abbatte alla prima sconfitta perché non è completamente maturo. Ma papà Salvatore, quel giorno, diede un sonoro schiaffo a suo figlio Vincenzo, uno schiaffo che oggi il campione ricorda con grande affetto, perché è stato un toccasana di autostima per andare avanti. Vincenzo è un ragazzo dolcissimo, forte fisicamente e dalla muscolatura di gambe perfetta per essere un ottimo ciclista. Tuttavia, dopo aver vinto la Vuelta, il Giro d’Italia e il Tour de France, non tradisce mai quel suo essere ragazzo onesto nell’anima e mai banale nelle sue dichiarazioni, siano esse dell’immediato post gara o più a lungo termine. Sempre garbato, umile, mai borioso e con frasi sopra le righe. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se oggi sono qui, è perché c’è il doping”</b> ha detto mentre era sul podio più alto di Parigi, un po’ come dire che se non ci fossero i controlli seri dell’antidoping, sicuramente non avrebbe vinto perché altri sarebbero arrivati prima di lui. Dopo anni di marciume in questo sport che giustamente è ritenuto il più duro dal punto di vista dello sforzo fisico, finalmente è arrivato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vincenzo Nibali</b> che non è soltanto pulito nell’anima ma che ha una sorta di idiosincrasia verso i farmaci. Alla Vuelta, Vincenzo era stato punto da un’ape durante una tappa, con conseguente reazione allergica. La faccia si è subito gonfiata e tumefatta come se fosse stato picchiato da qualcuno. Correre in quelle condizioni sarebbe stato un incubo. Ebbene, gli stessi organizzatori vedendo la necessità, gli avevano dato il benestare per fare una puntura di cortisone che, in condizioni normali, è considerata una sostanza dopante e può essere usata soltanto per esclusivi motivi medici. Ma Vincenzo non volle sottoporsi alla cura perché aveva capito che per restituire credibilità al suo sport, rispettare le regole non bastava, perché bisognava dare messaggi di chiarezza, trasparenza e solarità. E così niente cortisone e, sistemati i piedi sui pedali della bicicletta, Vincenzo ha corso con la faccia gonfia, stringendo i denti, finendo la tappa e conquistando la maglia rossa.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Nibali è questo, un ragazzo pulito d’altri tempi che sa cos’è il sacrificio di allenamenti continui in uno sport che non dà scampo a chi pensa di farla franca con sistemi dopanti. Lui ha lo sguardo buono, ma quando monta in sella, va dritto per la sua strada senza ascoltare niente e nessuno perché diventa uno squalo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Lo Squalo dello Stretto”,</b> così com’è affettuosamente chiamato da tutti i suoi fan. La bici da corsa per Nibali è una passione iniziata da bambino e non morirà mai. Sì, perché dopo una conquista bisogna pensare subito a un’altra corsa da preparare, a un altro giro da fare con serietà, con impegno e senza mai cullarsi troppo sui traguardi conquistati. In fondo la bici da corsa è come la vita; monti in sella e vai, pur sapendo che dopo una curva ce n’è subito un’altra e poi un’altra ancora. Un po’ come dire che gli esami non finiscono mai. Questo, Vincenzino lo sa, perché l’ha imparato correndo in bici, scalando le montagne e soffrendo, fin da quel giorno in cui lasciò con un po’ d’amarezza la sua Messina, che oggi è orgogliosa di lui, come forse non è mai stata di nessuno.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711nibali.jpgSiNmessina-e-in-festa-vincenzo-nibali-ha-vinto-il-tour-de-france-1012912.htmSi100451001,02,03030374
41012588NewsEditorialeIvana Iozzia, sport e vita s`intrecciano in maniera indissolubile20131118222771ivana iozziaLo sport è muoversiCi sono momenti in cui anche lo sport ci tradisce, ci scoraggia e ci delude per certe brutture che la cattiveria dell’essere umano è capace di fare. Ma da sempre lo sport è vita, è l’essenzialità del benessere fisico e mentale che ciascuno di noi dovrebbe poter comprendere, a prescindere di certi fatti di doping e quant’altro che ci deprimono in maniera pesante, facendoci perdere fiducia in noi stessi e in tutto ciò che ci circonda. Ma lo sport, quello vero, quello che ci fa star bene, non è certo quello che vediamo passivamente seduti comodamente sul divano di casa nostra. Lo sport è muoversi, correre, resistere alla fatica, respirare a pieni polmoni, sentire accelerare il battito cardiaco, lo sport è quanto di meglio ci offre la vita. Sono riflessioni che spesso coinvolgono la nostra sensibilità quando ci sentiamo in colpa per esserci&nbsp; lasciati andare alla nostra pigrizia e di non essere in grado di seguire l’esempio di migliaia di persone che corrono per le strade, nei viottoli di campagna, nei parchi, che partecipano alle maratone della città in cui vivono. Momenti di benessere e di aggregazione sociale che sono impagabili, che vanno oltre il nostro alibi di non avere mai tempo disponibile, di essere sempre stanchi oppure stressati da una vita condotta e imposta non in modo qualitativo. Sono pensieri neanche tanto reconditi che affollano la nostra mente alla visione di chi ha superato certi ostacoli mentali. E poi ci sono esempi che toccano le corde del cuore, come l’atleta Ivana Iozzia che, dopo aver sconfitto il cancro, è stata la prima donna a tagliare il traguardo della Turin Marathon nella grande giornata di sport vero della città piemontese. E come si fa a non essere coinvolti emotivamente quando ai microfoni dei colleghi accorsi alla gara, l’atleta comasca, rinata dal punto di vista fisico e mentale dice: “Bisogna avere tanta fede, credere che c’è sempre la speranza. E lo dico a tutti coloro che sono ammalati, non bisogna mai darsi per vinti e arrendersi. Questa vittoria è la bella conclusione di una stagione lunga in cui ho avuto il problema della malattia. Ma, per fortuna, tutto è finito bene”. Sentire le parole della Iozzia, 40 enne atleta che ha trionfato nella Turin Marathon in 2h34’13”, cogliendo il suo primo grande successo nello sport della sua vita, non possono lasciarci davvero insensibili. Sì, perché attraverso lo sport e la corsa di Ivana c’è tutto il temperamento, il carattere, c’è la grinta e la determinazione di arrivare prima di tutti, anche del cancro che l’ha afflitta facendola soffrire. Ma lei, con questo esempio ci ha insegnato a non lasciarci andare, di mordere, di credere, di correre, di fuggire davanti al nemico, di non perdere mai la speranza, di superare ogni ostacolo che la vita ci pone davanti con la collaborazione di qualcosa in cui crediamo; lo sport, ad esempio. La corsa, l’atletica che ci fa superare gli altri e ci fa tagliare per primi il traguardo. Sono insegnamenti troppo grandi che ci arrivano da una storia come tante, ma che di particolare ha il suo aggrapparsi allo sport per continuare a credere nella vita per sconfiggere la morte. E’ stato bello assistere ad un’importante giornata di sport con la “S” maiuscola. E’ stato bello vedere correre per le strade di Torino tanti appassionati seguaci dello sport attivo, tante famiglie e bambini, ma anche coloro i quali non si fermano mai, neanche davanti alle difficoltà della vita. Questo ci ha insegnato Ivana Iozzia. E per questo le siamo davvero grati. <br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br>C1012317FL0711FL0711ivana-iozzia.jpgSiNivana-iozzia-sport-e-vita-s-intrecciana-in-maniera-indissolubile-1012588.htmSi100451001,02,03030326
51012344NewsLondra 2012Olimpiadi 2020, stasera si decide: volata a tre per i Giochi20130907200543olimpiadi 2020, madrid, istanbul, tokyoMadrid in pole, seguono Tokyo e Istanbul. Nadal e Messi testimonial per la Spagna.Stasera il <STRONG>Comitato olimpico internazionale</STRONG> deciderà la città ospitante i<STRONG> Giochi Olimpici 2020</STRONG>, vale a dire il paese che raccoglierà l'eredita di <STRONG>Rio de Janeiro 2016</STRONG>.&nbsp;Le concorrenti all'ambito titolo sono tre,<STRONG> Madrid, Istanbul e Tokyo</STRONG>. Favorita secondo i bookmakers la capitale spagnola, alla sua terza candidatura consecutiva, che può contare sul vantaggio rappresentato dallo stato avanzato dei&nbsp;lavori&nbsp;(l'80% è già stato terminato) e da un budget ridotto, che ammonta a circa 1,6 miliardi di euro. Un'occasione da non perdere per la Spagna, tra le nazioni più colpite dalla crisi economica con un tasso di disoccupazione del 26,9%. Importanti i nomi a supporto della candidatura madrilena, ossia&nbsp;Rafa Nadal e Leo Messi.<br><br> A seguire la capitale giapponese, leader nel settore hi-tech, che promette dei Giochi all'avanguardia tecnologica. Nessun problema con il fattore inquinamento a detta di <STRONG>Tsunekazu Takeda</STRONG>, presidente del comitato "Tokyo 2020", il quale garantisce che i livelli di radioattività registrati in città non sono al di sopra della norma e dunque non bisogna temere le conseguenze del disastro di Fukushima. Istanbul è la scelta meno probabile. La candidatura è il segno di un paese che vuole ammodernarsi e aprirsi al mondo, e non è un caso che solo ultimamente la Turchia sia entrata nell'Ue, ma i fattori negativi sono molteplici. In primis le rivolte sociali che hanno messo in serio pericolo l'equilibrio politico del paese, oltre allo scandalo doping che ha coinvolto decine di atleti anatolici. Ad aggravare il tutto la delicatissima situazione siriana, che rischia di destabilizzare la diplomazia internazionale. Come dice la celebre canzone, bello e impossibile.<br><br>Buenos AiresFL0435FL0435olimpiadi-londra-2012-5-cerchi.jpgSiNolimpiadi-2020-stasera-si-decide-madrid-tokyo-istanbul-1012344.htmSi100612201,02,03030556
61012248NewsCiclismoTour de France, hanno vinto i sospetti20130722175948tour de france 2013, contador, froome, cavendish, sagan, sospetti, dopingA Parigi festa per Froome, ma con un fondo di malinconia. Doping e diffidenza, quanto è lontano il giro di boa?Si è appena conclusa la festa, quella della <STRONG>Grande Boucle</STRONG> che spegne cento candeline a distanza di più di un secolo dalla prima edizione del 1903. Ma mentre <STRONG>Froome</STRONG> taglia trionfale il traguardo parigino non si può non avvertire un groppo alla gola, non solo per la consapevolezza che la festa&nbsp;è finita e da oggi non ci saranno più le emozioni regalateci dalla doppia scalata dell'<STRONG>Alpe d'Huez</STRONG> e dalle volate finali tra <STRONG>Cavendish</STRONG> e <STRONG>Sagan</STRONG>, almeno fino all'anno prossimo. L'impressione è che la passione sia smorzata dalla diffidenza che ormai gli appassionati provano nel vedere un nuovo campione che si inerpica per le salite e subito dopo ha frorza sufficiente&nbsp;per&nbsp;scattare più volte, difendersi dagli attacchi e allungare in classifica. Il britannico vincitore ha dovuto vedersela con insinuazioni di ogni genere da parte di tifosi e stampa per certi suoi tempi strepitosi, come in occasione dell'ascesa sul <STRONG>Mont Ventoux</STRONG>. <br><br> Troppi casi hanno oscurato il passato di questo sport e lasciato una macchia nelle carriere di tanti corridori. Da <STRONG>Contador</STRONG>, la cui vittoria nell'edizione 2010 della corsa francese è stata cancellata dal controverso caso della bistecca al clenbuterolo, all'arresto di <STRONG>Remy Di Gregorio</STRONG> avvenuto l'anno scorso, durante il primo giorno di riposo del Tour a Bourg-en-Bresse. Tanti piccoli buchi neri che attirano nel vuoto tutto ciò che resta alla luce del sole: la straordinaria prova di <STRONG>Quintana</STRONG>, il giovane <STRONG>Moreno Moser</STRONG> che ha mostrato sprazzi di classe nelle salite e lo spettacolo della <STRONG>Versailles-Parigi</STRONG>, l'arrivo al crepuscolo salutato dalle proiezioni olografiche sull'Arco di Trionfo e dal tricolore disegnato nel cielo dalla flotta aerea. Ad incombere su tutto, quelle sette bande nere che sporcano l'albo d'oro dove una volta era scritto il nome di <STRONG>Lance Armstrong</STRONG>. <br><br> La macchina del doping ha un funzionamento complesso che comprende gli sponsor, il cui potere finanziario può decidere la sopravvivenza di una squadra, vedere <STRONG>Team Barloworld</STRONG>, i dirigenti ansiosi di accaparrarsi gli accordi economici migliori ed infine gli atleti, contemporaneamente complici e vittime del sistema, piccoli Faust in caschetto e divisa. Prima vengono le vittorie, gli avversari sempre più alla portata, la resistenza che aumenta a vista d'occhio; poi ci sono le conseguenze, che siano esse scatenate da un test a sorpresa, una crisi improvvisa che porta alla morte (come accadde al britannico <STRONG>Simpson</STRONG>) o un decadimento fisico precoce. Come sempre la chiave di tutto sta nell'organizzazione: <STRONG>quanto sarebbe bello immaginare un Tour con tappe più brevi, velocità minori e orari di gara meno caldi</STRONG>. Perché ogni nuovo caso di doping è una richiesta di aiuto da parte di uno sport troppo corrotto, immemore di coloro che con anfetamine ed Epo hanno trovato la fine della carriera o della vita, si pensi rispettivamente a <STRONG>Riccò</STRONG> e <STRONG>Pantani</STRONG>. Quando si terrà in conto tutto ciò, allora potremo tornare a guardare il ciclismo senza nutrire sospetti che rasentano la paranoia, magari strabuzzando gli occhi come bambini nel vedere un fresco ragazzo svettare sul<STRONG> Col du Tourmalet</STRONG>. Forse un giorno, davanti all'ennesimo campione caduto in basso, tutto questo accadrà.<br><br>ParigiFL0435FL0435froome-parigi.jpgSiNciclismo-tour-de-france-hanno-vinto-i-sospetti-1012248.htmSi100612201,02,03030893
71012244NewsCiclismoTour, Quintana fa il pieno: Annecy è sua20130720223554tour de france 2013, froome, rodriguez, quintana, contador, 20a tappaMaglia bianca, classifica scalatori e seconda posizione in classifica: il colombiano corona il suo Tour. Disastroso il madrileno, perde 2`.Scalate e pendii in picchiata, il GPM del Mont Revard (prima categoria) e la salita finale di <STRONG>Annecy-Semnoz</STRONG>, classificata Hors Categorie. Ad averla vinta sulle Alpi dell'Alta Savoia è <STRONG>Quintana</STRONG>, colombiano classe '90 che&nbsp;con uno scatto nell'ultima frazione di salita mette la firma su un Tour memorabile per lui. I riflettori del ring si accendono già dal chilometro zero su due fronti, il podio in classifica generale e la maglia a pois. <STRONG>Rolland</STRONG> scatta per guadagnare punti sui primi GPM, più abbordabili dell'ambito Revard. Riesce a transitare per primo sulla Cote de Puget (seconda categoria), ma il Col de Lechaux (terza) premia <STRONG>Anton</STRONG>, che viene "punito" per la sua ingerenza con una spallata mentre la maglia bianca 2011 va a vincere sul Col de Prés (3). Nel mezzo il traguardo volante di Le Chatelard, con l'esibizione di <STRONG>Greipel</STRONG> e <STRONG>Sagan</STRONG>. I due fingono lo scatto, ma tagliano appaiati (il photofinish premierà il tedesco) e si scambiano qualche sorriso. Gioisce soprattutto lo slovacco, che aumenta il proprio vantaggio su <STRONG>Cavendish</STRONG> nella classifica per la maglia verde. Quando inizia il pendio del Mont Revard un drappello di dieci battistrada tra cui Rolland, Gautier, Flecha e Voigt si trova con un minuto e mezzo di vantaggio sul gruppo maglia gialla. E' proprio&nbsp;l'inossidabile quarantunenne tedesco che sprinta e scollina con 3'40" sul gruppo di Froome. <br><br> Tuttavia lo sforzo si fa sentire e il passista della Pomerania viene ripreso sulla salita finale, dove si giocano i secondi decisivi per la classifica. Salgono i big e Froome parte all'attacco insieme a <STRONG>Rodriguez</STRONG> e <STRONG>Quintana</STRONG>. Il britannico tenta una fuga, ma non è efficace e sotto il padiglione dell'ultimo chilometro viene sorpassato dal colombiano, che fugge veloce verso la vittoria di tappa e del GPM più importante che gli regala la maglia a pois, oltre ad una meritatissima seconda posizione in classifica generale. <EM>Purito </EM>precede Froome all'arrivo, forte di aver conquistato la sicurezza del gradino più basso del podio a Parigi, mentre la maglia gialla può esultare: <STRONG>Contador</STRONG>&nbsp;dovrà accontentarsi di&nbsp;fare da spettatore alla cerimonia di domani, caduto nell'abisso di 2' persi solo oggi. <br><br> Il <EM>Campeon </EM>avvertirà senz'altro una stretta allo stomaco nel percorrere la passerella degli <STRONG>Champs-Elyseés</STRONG>. I due GPM di quarta categoria nella fase iniziale del percorso, che comincerà nel&nbsp;pittoresco spettacolo di <STRONG>Versailles</STRONG>,&nbsp;sono solo una formalità, in quanto con soli due punti a disposizione la matematica incorona Quintana vincitore della classifica scalatori. Allo stesso modo sono chiusi i giochi in ottica maglia verde: Sagan domina dall'alto dei suoi 101 punti di distacco da Cavendish, ma a regnare davvero sull'Olimpo della bicicletta è Christopher Froome, erede di <STRONG>Wiggins</STRONG> sul trono Sky. Sulle polemiche riguardo al doping e alcuni suoi&nbsp;tempi migliori addirittura di Armstrong si farà chiarezza; per adesso la festa è sua.<br><br>Annecy-SemnozFL0435FL0435quintana.jpgSiNciclismo-tour-de-france-quintana-fa-il-pieno-1012244.htmSi100612201,02,03030939
81012239NewsCiclismoTour de France, nove secondi di Froome20130717230428tour de france 2013, froome, contador, 17a tappaPrima si attarda, poi cambia bici e spiega le ali. Contador secondo si allontana sempre di più dal britannico. Nove secondi. Tanto basta a <STRONG>Froome</STRONG> per soffiare al rivale <STRONG>Contador</STRONG> l'ultima&nbsp;cronometro individuale del Tour 2013.&nbsp;32 km da <STRONG>Embrun</STRONG> a <STRONG>Chorges</STRONG> che il primo a percorrere è stato <STRONG>Svein Tuft</STRONG> <STRONG>(Orica GreenEdge)</STRONG>, fanalino di coda della classifica generale. Il primo acuto è di <STRONG>Westra</STRONG> <STRONG>(Vacansoleil)</STRONG>, 54'02" per lui, miglior tempo finché <STRONG>Izagirre</STRONG> (Euskaltel) lo supera di 4" e lo statunitense <STRONG>van Garderen</STRONG> silura anche lo spagnolo con il tempo di 53'24". La pioggia comincia a bagnare la discesa di Cote de Reallon, vanificando gli sforzi di Porte e Chavanel che non incidono. Smette appena in tempo per vedere i big in pedana e la differenza è evidente. Prima <STRONG>Valverde</STRONG>, poi rispettivamente <STRONG>Rodriguez</STRONG> e Contador si portano in testa alla classifica, con il <EM>Campeon </EM>primo per appena 72 centesimi di secondo. Adesso gli occhi sono tutti puntati su Froome, che in cima all'ultima salita si trova a 20" dalla vetta. Perde ancora qualcosa per cambiare la bici, mossa già effettuata da diversi corridori, e le ruote lenticolari sono decisive per lui. Il britannico spicca letteralmente il volo, tra discesa e pianura azzera il gap e taglia il traguardo fermando il cronometro a 51'33", 9" in meno dello spagnolo. <br><br> L'inarrestabile corsa della punta di diamante del Team Sky, che non ha mancato di sollevare sospetti di doping, continua imperterrita quando ormai all'orizzonte si intravede la festa finale a Parigi. Intanto&nbsp;il meteo, che ha arriso quasi sempre ai corridori fino ad oggi, domani prevede la probabilità di nubi temporalesche. Se le precipitazioni dovessero essere troppo forti, <STRONG>gli organizzatori potrebbero decidere di tagliare drasticamente una delle tappe alpine più importanti, la Gap-Alpe d'Huez</STRONG>. Infatti&nbsp;la conclusione&nbsp;verrebbe anticipata di più di 60 km al traguardo volante di Burg d'Oisans, <STRONG>annullando i due GPM Horst Categorie di Alp d'Huez e quello di seconda categoria a Col de Sarenne</STRONG>.<br><br>ChorgesFL0435FL0435froome-crono-chorges.jpgSiNciclismo-tour-de-france-nove-secondi-di-froome-1012239.htmSi100612201,02,03030729
91011636NewsCampionatiCasagrande, ex Torino e Ascoli ammette uso di droga e doping: «Mi sono fatto di tutto»20130409130432torino, casagrandeWalter Casagrande, ex centravanti brasiliano del TorinoWalter Casagrande, ex centravanti brasiliano del Torino, racconta in un'autobiografia intitolata 'Casagrande e i suoi demoni' la sua dipendenza e l'uso di droghe.<br><br> Dopo un inizio fatto di "qualche canna" pian piano il vizio divenne dipendenza. "Mi sentivo tremendamente vuoto e cercavo rifugio nella droga, fino all'autodistruzione. In una sola sera ero capace di sniffare 3 grammi di cocaina e poi iniettarmi una dose di eroina, fumarmi una canna e bermi una bottiglia di tequila".<br><br> "Ho giocato per 20 anni alla roulette russa - continua il brasiliano come riportato da 'La Gazzetta dello Sport' - copiando quella spinta all'autodistruzione che vedevo nei miei miti del rock, da Jim Morrison a Janis Joplin e Jimi Hendrix".<br><br> C'è anche spazio per il doping. Casagrande ammette di essersi dopato per 4 volte nelle 6 stagioni tra Porto, Ascoli e Torino, ma non dice dove: "Ci obbligavano a fare delle iniezioni intramuscolo e il risultato era sbalorditivo. Avrei potuto giocare 3 partite di seguito, ma dopo un po' mi sono rifiutato di continuare".<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001casagrande.jpgSiNcasagrande-ex-torino-e-ascoli-ammette-uso-doping-e-droga-mi-sono-fatto-di-tutto-1011636.htmNoT1000099100075701,02,03030383
101010050NewsCiclismoCiclismo, Armstrong: quando un uomo perde la propria dignità20130119143756ciclismoCiclismo“Quello che dite di mio padre non è vero”. A parlare è Luke di 13 anni, il figlio più grande di Lance Armstrong, 42 anni, campione di ciclismo che tutto vinceva, ma non è riuscito a vincere lui stesso. Una salita troppo ripida, quella di dovere continuare a mentire alla sua coscienza di fronte ai suoi affetti più cari, una scalata impossibile che lo ha visto mollare e fallire una corsa che tante volte gli ha dato la fama e l’immagine falsa di campione impossibile da battere. Ho visto ieri sera l’intervista televisiva fatta ad Armstrong da parte di Oprah Winfrey e devo dire che sono stato assalito da mille riflessioni. Il ciclismo è stato considerato da sempre uno sport durissimo, capace di mettere a nudo le forze dell’uomo che, al limite delle proprie possibilità psicofisiche si rifugia inevitabilmente nel doping. Troppi i casi che hanno fatto scalpore, troppe le tentazioni di vincere in maniera falsa, ingannevole, fuori da ogni etica morale. Il campione texano aveva bisogno di svuotare il sacco pubblicamente, doveva chiedere scusa al proprio “io” anteriore, ai suoi affetti più cari e al mondo intero. E, dietro al “bullo computer”, campione cinico e inamovibile che conoscevamo, abbiamo individuato che c’è anche un barlume d’uomo che si manifesta quando si è commosso parlando dei suoi figli. Una vicenda che ferisce la sensibilità di chi ha creduto in lui per anni, quale campione dalla forza incredibile e fuori da ogni normalità. Ma arriva sempre il momento in cui un uomo deve fare i conti con se stesso e la propria fragilità. Cadere nella tentazione di doparsi è spesso diventata “norma”, soprattutto nel ciclismo, sport che richiede straordinarie forze fisiche che quasi sempre un atleta “normale” non può fornire da solo senza l’aiuto del doping. “ Epo, trasfusioni e cortisone, era come riempire le borracce. Mi dopavo prima del cancro e negli anni delle vittorie in Francia. Ora sono più felice di prima”. Armstrong ha vinto 7 Tour in questa maniera, ingannando il mondo, i suoi fan, la sua famiglia (non sua moglie che sapeva tutto), insomma una vita di successi ottenuti con il tradimento. Ma cosa scatta nell’uomo quando decide di vincere a tutti i costi per denaro, ricchezza, fama. Cos’è che distrugge in un attimo quel senso di onestà interiore che spesso fa vacillare i valori dell’uomo? Mi rendo conto che entriamo in un campo difficile, dove gran parte delle risposte si racchiudono nel recondito talora sommerso dell’animo umano. Ma il ciclismo e i suoi organizzatori devono in qualche modo studiare tempi e metodologie diverse dalle attuali. Si potrebbe pensare ad esempio a tappe meno lunghe, a percorsi meno difficili, a scalate di montagna meno ripide. Insomma, un qualcosa che possa in qualche modo soddisfare ugualmente i fan di questo sport, tentando meno la tentazione del ciclista a doparsi per sostenere la fatica e vincere. Potrebbe essere un’idea. Certamente, questo potrebbe aiutare chi, in tutta onestà, vuole mettere alla prova tutte le proprie forze fisiche e mentali senza l’ausilio di sostanze dopanti. Ma anche in questo caso, l’uomo atleta riuscirebbe a rendere conto della sua coscienza senza volere strafare per essere meglio degli altri, arrivare primo, guadagnare fama, riflettori accesi e soldi a palate, senza fare i conti anticipatamente con la propria coscienza?<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>FL0711FL0711armstrong.jpgSiNciclismo-ciclismo-armstrong-quando-un-uomo-perde-la-propria-dignita-1010050.htmSi100451001,02,03030806
111009890NewsCalcio EsteroLa voce dei calciatori e il rovescio di Sir Football20130105152827calcio inglese, droga, combine, razzismo, sondaggio, stipendi, calciomercato, Dalla droga al razzismo: il lato vizioso del calcio inglese in un sondaggio.&nbsp;Il calcio d'Oltremanica che conosciamo è&nbsp;quello dei trasferimenti ad otto cifre, dei <STRONG>Top Player</STRONG>, dei club manager, dei cinque <STRONG>derby</STRONG> londinesi. Un paradiso terrestre per ogni appassionato, fatto di stadi moderni, di proprietà e soprattutto pieni. La <STRONG>Gran Bretagna</STRONG> ha incoronato <STRONG>Mr. Football</STRONG>, in virtù della ultracentenaria tradizione pallonara nata proprio nel cuore della <EM>Big Smoke</EM> ottocentesca. E' così il più popolare degli sport diventa<STRONG> Sir Football</STRONG>, conquistando il rispetto dei borghesi - che ogni domenica vanno a fargli visita, non risparmiandosi nemmeno durante la settimana di Natale - e degli stranieri, che guardano a lui con timore e riverenza. Ma cosa accade se si rivela fondato&nbsp;il sospetto che il baronetto rampante abbia delle macchie sotto l'impeccabile tenuta? A mostrare il rovescio sporco è oggi il magazine <EM>FourFourTwo</EM>, che ha realizzato un sondaggio&nbsp;riportante tutti i vizi del calcio inglese. Il campione d'indagine è stato composto da calciatori professionisti: 11 di loro militano in <STRONG>Premier League</STRONG>, 29 in <STRONG>Championship</STRONG>, 18 in<STRONG> League One</STRONG>, 31 in<STRONG> League Two</STRONG> e 11 nella <STRONG>Scottish Premier League</STRONG>, la massima divisione del calcio scozzese. Gli interpellati, in forma anonima,&nbsp;hanno risposto a ventisette domande riguardanti l'ambiente calcistico. Il problema&nbsp;riscontrato dalla maggior parte di&nbsp;loro è la <STRONG>depressione</STRONG> nell'ambiente professionale. Secondo il 78%&nbsp;molti&nbsp;si rifugiano nell'alcol e nelle droghe a scopo "ricreativo".&nbsp;La metà di essi&nbsp;ha rivelato che l'assunzione&nbsp;di stupefacenti è&nbsp;diffusa&nbsp;soprattutto nei periodi di vacanza, in cui i controlli antidoping si allentano. A&nbsp;volte sono proprio le società a procurare la droga: "Durante una trasferta di fine stagione il presidente&nbsp;ha comprato roba per tutti" dichiara un difensore scozzese.&nbsp;Secondo molti&nbsp;degli intervistati&nbsp;la cocaina non influenza le prestazioni sul campo; d'altra parte solo il 14% ammette l'esistenza di doping e combine. <br><br> Non solo partite e prestazioni truccate. Tra le tematiche trattate anche il comportamento professionale e privato. Un quinto degli interpellati ritiene che se un collega rivelasse la sua <STRONG>omosessualità</STRONG> verrebbe emarginato.&nbsp;Il 26%&nbsp;ammette di aver sentito <STRONG>insulti</STRONG> a sfondo razziale&nbsp;durante un match, in un campionato - la Premier League - nel quale il 63,9% dei calciatori non è inglese. A tal proposito, poco meno della metà considera eccessivo il numero degli stranieri nel calcio britannico. <br><br> La <STRONG>fedeltà</STRONG> alla maglia diventa un optional: il 54% non seguirebbe l'esempio di <STRONG>Zanetti</STRONG> o <STRONG>Del Piero</STRONG>, ritenendo che restare legati ad un solo club per tutta la carriera, o per la maggior parte di essa, sia roba d'altri tempi. Colpa del denaro? Il 63% ritiene che le cifre del calciomercato siano ormai fuori controllo, ma solo un quinto degli interpellati sarebbe disposto ad abbassare gli <STRONG>stipendi</STRONG>.&nbsp;Mentre il 70%&nbsp;si dichiara&nbsp;machiavellicamente disposto a <STRONG>simulare</STRONG> pur di ottenere un calcio di rigore.<br><br> Insomma, la schiettezza a volte può far male, ma rappresenta un'occasione per ripartire.&nbsp;Il quadro&nbsp;generale è piuttosto chiaro: troppi interessi economici, poco spirito sportivo e un disagio psichico di fondo,&nbsp;causato anche da&nbsp;un'esagerata mole di aspettative che travolge soprattutto i più giovani. Pochi semplici puntelli su cui basarsi per ripulire la giacca di Sir Football, dalla trasparenza all'educazione sportiva. Vale davvero la pena di barattare una convocazione in <STRONG>nazionale</STRONG> con un buono stipendio? Per il 51% dei calciatori&nbsp;sì. Allora bisogna chiedersi se davvero non sia stato travisato il senso del calcio, quello che <STRONG>Johan Cruijff</STRONG> identificava semplicemente con "la vittoria del migliore in campo, indipendentemente dalla storia, dal prestigio o dal budget". E' per questo che ci rivolgiamo a lei, Sir; per poter&nbsp;ritornare a questi&nbsp;ideali.&nbsp;Avanti, ci stupisca ancora. Stavolta in bene, però.<br><br>FL0435FL0435premier-league-4.jpgSiNla-voce-dei-calciatori-e-il-rovescio-di-sir-football-1009890.htmSi100612201,02,03030158
121008371NewsCampionatiVialli spara contro Zeman: «E` un paraculo»20120911080027vialli«La Roma può dare fastidio alla Juve«Gianluca Vialli non le manda a dire e ai microfoni di Radio24 spara contro Zdenek Zeman: <br><br> <EM>"E' molto intelligente, ma combatte le battaglie che gli convengono mentre le altre se le dimentica. A me e a Del Piero tra l'altro non ha mai chiesto scusa e per quanto mi riguarda non l'ho mai perdonato. Per me è un grandissimo paraculo". </EM>Chiaro ovviamente il riferimento dell'ex attaccante sulle insinuazioni fatte dal tecnico sulla carriera sua e su quella di Del Piero per via del caso doping.<br><br> L'attuale commentatore tecnico di Sky poi parla anche delle chances scudetto giallorosse: " <EM>"La Roma però può dare fastidio alla Juventus, perché ha il vantaggio di non avere le coppe. Con Totti anarchico dietro Osvaldo e Destro, ha l'attacco potenzialmente più forte del campionato".</EM><br><br>C1007650FL0141FL0141vialli.jpgSiNvialli-spara-contro-zeman-e-un-paraculo-1008371.htmSiT1000012,T1000007100205001,02,03,06010263
131007421NewsLondra 2012Caso Schwazer: Beppe Grillo attacca Petrucci20120811165021grillo-petrucciDure le parole del comico sul suo blogBeppe Grillo, lo si sa, non è uno che le manda a dire: e non l'ha fatto manco ora, attaccando il Presidente del Coni Petrucci che aveva avanzato la proposta di eleggere Alex Schwazer testimonial contro il doping.<br><br> <EM>"Il nazionalista Petrucci ha avuto un'idea formidabile: l'idea petrucciana ha però del buono. Si potrebbero proporre Riina e Provenzano come testimonial contro la mafia. Licio Gelli in prima fila contro la P2 e la Franzoni donna immagine contro i maltrattamenti ai minori."-</EM> parte forte Grillo.<br><br> <EM>"Non credo che Alex Schwazer possa essere entrato in una farmacia di Antalya e aver messo sul bancone 1.500 euro per comprare l'eritropoietina per doparsi. Il tutto dopo essersi 'informato' su internet.-</EM>continua il comico-&nbsp;<EM>Ma neppure alle Olimpiadi di Paperopoli potrebbe succedere. Il ragazzo mi sembra un capro espiatorio che assume su di sé, per motivi che non conosco, ogni responsabilità. Il portabandiera olimpico di Pechino e medaglia d'oro nella 50 km di marcia era l'atleta di punta della spedizione londinese. Nessuno lo ha seguito in questo periodo?-</EM>si chiede- &nbsp;<EM>E' stato lasciato solo a doparsi, come un tossico in uno slum, senza che nessuno sospettasse nulla tranne la Procura di Padova? Possibile?'</EM> <br><br>FL0141FL0141beppe_grillo.jpgSiNcaso-schwazer-beppe-grillo-attacca-petrucci-1007421.htmSi100205001,02,03010636
141007397NewsLondra 2012Olimpiadi, Bolt l`Indignato zittisce Lewis: «Ho perso ogni rispetto per lui»20120810183130Londra 2012, Usain Bolt, Carl Lewis, 200 metriLo starter svela il destinatario del suo gesto a fine gara: Il doping è una cosa seria: vuole attirare l`attenzione.Per l'ennesima volta <STRONG>Usain Bolt</STRONG> ha stupito tutti, stravincendo la finale dei 200 m in 19"32. A fine gara, vinta proprio sul suo rivale&nbsp;e connazionale <STRONG>Blake</STRONG>, si è reso protagonista di un gesto che ha dato adito a diverse interpretazioni, ovvero ha&nbsp;intimato di fare silenzio. <BR><BR>Il destinatario&nbsp;è stato presto svelato dallo stesso plurimedagliato in conferenza stampa a Londra: <STRONG>Carl Lewis</STRONG>. Il grande corridore americano aveva infatti insinuato che per gli atleti giamaicani sarebbe facile ricorrere al doping eludendo i controlli, in quanto: <EM>"Paesi come la Giamaica non hanno un programma per controlli a sorpresa, così gli atleti possono rimanere mesi senza essere controllati"</EM>. Per tutta risposta Bolt sbotta: <EM>"Vorrei dire qualcosa a Carl Lewis: ho perso ogni rispetto per lui, tutto il rispetto. Il doping è una cosa seria, e avanzare dubbi su un atleta mi fa davvero rabbia. Penso che voglia solo attirare l'attenzione su di sé perché&nbsp;non si parla più di lui"</EM>.&nbsp;Poche parole, ma taglienti. <BR><BR>LondraFL0435FL0435Usain_Bolt_150054741_620x350.jpgSiNolimpiadi-bolt-l-indignato-zittisce-lewis-ho-perso-ogni-rispetto-per-lui-1007397.htmSi100612201,02,03010878
151007352NewsEditorialeI sentimenti legati allo sport. Schwazer e la fragilità umana20120809103130calcioSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine. Contatti: salvinocavallaro@libero.itStorie di sport, storie di fragilità umana legate alla vita. Il caso dell`olimpionico della 50 km di marcia Alex Schwazer, ha colpito la stragrande maggioranza dell`opinione pubblica suddivisa tra colpevolisti che non danno attenuanti e innocentisti che, grazie a più ragionevoli giudizi fatti di morbidi pensieri verso un campione  ragazzo che ha sbagliato, non si sentono di condannarlo. Intanto piange Alex, distrutto, ora pur avendo riconosciuto di aver sbagliato, vuole smetterla con lo sport, con quell`atletica che gli ha dato fama, immagine ma non tranquillità interiore. Nell`immaginario collettivo dei ragazzi che spesso sognano di diventare famosi, non sempre c`è la maturità tale di affrontare la vita, sia essa premiante nella realizzazione del sogno, sia essa penalizzante di un insuccesso che talora inibisce e mortifica la propria autostima. Un po` come dire che dietro a ogni situazione di successo o insuccesso, si nascondono tra le pieghe dell`anima retaggi educativi e formativi che non si allineano perfettamente a ciò che spesso presenta la vita stessa. Eppure, Alex Schwazer con orgoglio ma inondato di disperazione e tra le lacrime dice:Ho vinto a Pechino senza doping perché ero sereno e i miei valori ematici erano perfetti. Ora voglio ritrovare la tranquillità, ma all`atletica non torno. Chi viene coinvolto con il doping non deve. Abbiamo sentito troppe volte ripetere con costante assiduità la parola tranquillità, segno evidente che il ragazzo non stava bene mentalmente e che, pur preparandosi dal punto di vista atletico con serietà, cercando di superare le difficoltà della fatica fisica, evidentemente qualcosa nel suo cervello non ha retto. Probabile l`effetto ansia che accompagna tutti gli atleti in procinto di misurarsi con una nuova importante gara, in cui le pressioni mediatiche sono tali da stressarti a causa di un eventuale flop. Tutto è possibile, tutto può essere. Ma l`idea di chi vuole e pretende dal campione sempre e solo perfette performance, non può accettare giustamente il pensiero di sentirsi tradito da chi avrebbe dovuto e voluto non deludere le attese, rifugiandosi dietro una sostanza chimica non permessa in Italia (ma facilmente acquistabile in Turchia), che possa garantire la vittoria in maniera sleale. Questo no! È inaccettabile! L`etica dello sport non ammette questo tipo di ragionamento e, giustamente, condanna ogni tentativo di mancanza di lealtà. Tuttavia, resta lo sviluppo umano che non può e non deve passare in secondo piano. Un chiaro caso di fragilità umana legato probabilmente a una mancanza di equilibrio e di maturità che mal si addice alle pressioni di un mondo talora spietato che non conosce giustificazioni alla sconfitta. Così, quando la mente e le gambe non sorreggono lo sforzo della competizione, ci si rifugia banalmente nell`effimero di ciò che ti può garantire la vittoria anche se in maniera codarda e sleale. Noi che pensiamo di non puntare il dito contro nessuno pur biasimando il tentativo d`imbroglio e di slealtà sportiva, riteniamo che se Alex Schwazer non avesse vinto l`oro alle Olimpiadi di Pechino, probabilmente oggi non avrebbe tentato di scoprire tutta la sua fragilità interiore di ragazzo non ancora pronto al prezzo da pagare a quella celebrità che, nel bel mezzo del suo cammino di vita, gli ha ottenebrato la mente e offuscato l`anima. Dentro ogni persona c`è un mondo talora complesso che va sempre rispettato.<br><br> Salvino Cavallaro<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br>FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNi-sentimenti-legati-allo-sport-schwazer-e-la-fragilita-umana-1007352.htmSi100451001,02,03010418
161007319NewsLondra 2012Schwazer: «Ho comprato l`Epo in Turchia. Avevo 1.500 euro mi hanno dato tutto»20120808121531schwazer, dopingSchwazer DopingDopo il caso doping parla Alex Schwazer in conferenza stampa.<BR><BR>"Ho comprato l'Epo in Turchia in una farmacia e sono tornato. Mi sono informato su Internet. A metà luglio avevo un controllo e dopo ho fatto la puntara. E' stato difficile".<BR><BR>"Avevo portato ad Antalya 1.500 euro e mi hanno dato tutto. Sono stato lì tre giorni. Potevo saltare il controllo e non sarebbe successo niente. Ma nelle condizioni in cui sono non avrei fatto la gara, non mi piace imbrogliare".<BR><BR><BR><BR>adm001adm001Alex-Schwazer.jpgSiNlive-schwazer-ho-comprato-l-epo-in-turchia-1007319.htmSi100075701,02,03010856
171007311NewsEditorialeDieci proposte per un nuovo calcio20120808085733Calciomercato, Nasl, Psg, Manchester City, Anzhi, ingaggio, calciatori, cartellinoLimite a stipendi e cartellini. Trasparenza etica e finanziaria per evitare l`effetto Nasl.Oggi sempre più spesso viene ravvisata la necessità di cambiare il calcio. C'è chi accusa il pallone di essere diventato troppo sporco, chi troppo ricco, chi troppo capriccioso, chi tutt'e tre le cose.&nbsp;Avanziamo dunque alcune proposte per migliorare uno degli sport più belli del mondo. Niente indici accusatori e arroganze, solo alcune piccole e semplici provocazioni di chi vuole un football sano:<br><br> <STRONG>I.</STRONG> Introduzione di un tetto agli <STRONG>stipendi</STRONG>. Inutile dire che la situazione sta letteralmente degenerando: <STRONG>Eto`o</STRONG> guadagna 20 milioni di euro annui, <STRONG>Ibrahimovic</STRONG> 14, <STRONG>Ronaldo</STRONG> 12. Per evitare certe cifre, che soprattutto di questi tempi sono quanto mai fuori luogo, si potrebbe fissare l`ingaggio massimo a tre milioni netti per anno. Naturalmente saranno limitati anche i bonus prestazione. È vero, per giocare a calcio ad alti livelli serve talento, e il talento non è di tutti. Ma in fondo la cifra è più che ragionevole: ci sono medici che salvano vite per molto meno. <br><br> <STRONG>II.</STRONG> Il <STRONG>valore del cartellino</STRONG> di un calciatore potrà essere al massimo cinque volte maggiore rispetto allo stipendio che si intende offrire allo stesso, naturalmente rispettando il tetto dei tre milioni. Per fare un esempio, se offro 10 milioni per un giocatore, non potrò offrire allo stesso un ingaggio superiore a 2 milioni, cioè un quinto del cartellino. Implicitamente questa regola fornisce anche un limite al valore di mercato del calciatore, fissato a 15 milioni comprensivi di bonus dovuti alle prestazioni. Con questo massimo si allargherà la rosa delle squadre che potranno competere per acquistare un giocatore, vivacizzando il mercato e soprattutto evitando che ad avere la squadra migliore sia sempre il più ricco. <br><br> <STRONG>III.</STRONG> Reintroduzione del <STRONG>numero limitato di stranieri</STRONG> in squadra. È assurdo che a vincere il Campionato sia una squadra che scende in campo in cui i giocatori provenienti dall`estero sono più degli italiani. Quest`anno a rappresentare un`eccezione è stata la Juventus, con una rosa robusta e soprattutto con pochi extra italiani. È vero, in piena globalizzazione, in cui si parla di mercato globale sarebbe difficile ritornare alla regola dei tre stranieri. Magari si potrebbe portare il tetto a sette, con la limitazione di non poterne schierare più di cinque contemporaneamente in una gara ufficiale. <br><br> <STRONG>IV.</STRONG> <STRONG>Bonus alle società</STRONG> per ogni calciatore fornito ad una rappresentativa nazionale della federazione calcistica di cui fanno parte i club. Suddetti incentivi potrebbero essere aumentati in occasione di convocazioni per le fasi finali di competizioni ufficiali internazionali (ad esempio Europei, Olimpiadi, Mondiali&). <br><br> <STRONG>V.</STRONG> Introduzione di <STRONG>competizioni internazionali per squadre Primavera</STRONG> a cui accedere per qualificazione, ad immagine dei tornei continentali riservati alle prime squadre, come la Champions League. L`idea è stata abbozzata con la creazione delle NextGen Series  vinte dalla Primavera dell`Inter  a cui però si può partecipare solo tramite invito. Un torneo continentale del genere sarebbe molto importante per permettere ai ragazzi di accumulare esperienza in campo internazionale precocemente. <br><br> <STRONG>VI.</STRONG> Introduzione dei <STRONG>campionati per squadre composte da riserve</STRONG>. In paesi come Inghilterra, Spagna o Germania esistono già. L`idea sarebbe anche di creare una Champions Leagueper squadre B. Tutto ciò sarebbe molto utile per tenere alta la forma  e il morale  delle seconde scelte, e dare loro un`occasione in più per riscattarsi. Inoltre, inserendo per un periodo in seconda squadra i giovani che si trovano nella classica fase di transizione tra giovanili e prima rosa, si proporrebbe un`occasione in più per farli crescere in casa, sottraendoli a frenetiche girandole di prestiti e comproprietà. <br><br> <STRONG>VII.</STRONG> Costruzione di <STRONG>stadi di proprietà</STRONG>, moderni ed efficienti, senza sprechi di denaro. Diminuzione dei prezzi dei biglietti e controlli mirati per la sicurezza: inutile girarci intorno, bisogna riportare le famiglie allo stadio. È desolante vedere spalti semivuoti la domenica, sia per i prezzi alti del costo d`ingresso che per la paura di ritrovarsi tra guerriglie che si prendono a colpi di spranghe e fumogeni. A questo punto la mente ritorna ad una provocazione lanciata anni fa dal giornalista <STRONG>Beppe Severgnini</STRONG>, che proponeva l`impiego in <STRONG>lavori socialmente utili</STRONG> per i facinorosi delle curve. <br><br> <STRONG>VIII.</STRONG> <STRONG>Impiego universale della tecnologia</STRONG> per supportare i direttori di gara, in tutte le competizioni, internazionali e non. Probabilmente nei prossimi anni accadrà, dopo l`apertura della Fifa all` Occhio di Falco e al sensore sul pallone. <br><br> <STRONG>IX.</STRONG> <STRONG>Fair Play Finanziario globale</STRONG>. In ogni competizione, anche in quelle nazionali, le squadre dovranno condurre una politica di bilancio virtuosa. Pena, l`esclusione per uno o più anni dal torneo in questione. <br><br> <STRONG>X.</STRONG> <STRONG>Trasparenza etica e finanziaria</STRONG>: abolizione della prescrizione in merito a reati sportivi e sanzioni maggiori riguardo al coinvolgimento in scandali e casi di doping. Obbligo di pubblicazione del bilancio dei club e contributi fiscali obbligatori per gli stipendi sopra il milione di euro. &nbsp; <br><br> È assodato che le cose devono cambiare, o si rischia di andare incontro ad un collasso generale del mondo del calcio. Troppo denaro è stato speso irresponsabilmente negli anni passati per poter continuare a fare spese pazze. <br><br> Si tratta di una forma di calciomercato compulsivo, di cui sono affetti soprattutto i ricchissimi patron dei club più finanziariamente potenti del mondo, i quali considerano una squadra di calcio non un investimento ma un passatempo. Un contenitore da riempire con tanti giocattoli alla moda. Ibrahimovic e <STRONG>Thiago Silva</STRONG> direttamente dalle boutique milanesi, <STRONG>Lucas</STRONG> e <STRONG>Neymar</STRONG> dall`ingrosso brasiliano, si pensa perfino a <STRONG>De Rossi</STRONG>. Capitan Futuro, il supereroe dal mantello giallorosso che potrebbe volare all`Etihad Stadium, nonostante la vaghezza dei termini dell`affare. Dopotutto, si sa, le vie del mercato sono infinite. E, se tutte portano a Roma, possono benissimo essere percorse in senso opposto  sembra che anche <STRONG>Stekelenburg</STRONG> e <STRONG>Osvaldo</STRONG> siano in procinto di lasciare <STRONG>Zeman</STRONG> - . <br><br> Il pericolo è che a riempire troppo questo contenitore, prima o poi si romperà. Se è vero che la storia si ripete, si rischia di vivere un nuovo caso - o caos, dipende dai punti di vista  <STRONG>Nasl</STRONG>, allargato stavolta a quasi tutto il mondo del calcio. Negli anni `80 infatti l`allora massima divisione nordamericana del soccer fallì. Le cause sono da ricercarsi nel comportamento finanziario dei presidenti dei vari club. Infatti avvenne proprio ciò che oggi sta accadendo a Parigi, Manchester, Machackala& a capo delle società furono messi individui che non pensavano a costruire un`ossatura alla squadra ed attuare politiche per il futuro, piuttosto spendevano fior di quattrini per acquistare grandi nomi. Basti pensare alla formazione dei <STRONG>New York Cosmos</STRONG> del 1977, in cui militavano <STRONG>Chinaglia</STRONG>, <STRONG>Beckenbauer</STRONG>, <STRONG>Carlos Alberto</STRONG> e addirittura <STRONG>Pelé</STRONG>. <br><br> Tutto ciò portò ad una corsa agli armamenti, spingendo le società a svenarsi per spendere grandi cifre sul mercato. Quando i campioni andavano via o non rendevano più, di colpo si verificavano pesanti perdite economiche, dato che non potevano essere rimpiazzati. Tutto ciò portò, nel 1985, all`o<EM>ut of business </EM>della Lega. E chi ha orecchi per intendere&<br><br>1007856FL0435FL0435messico-olimpiadi.jpgSiNdieci-proposte-per-un-nuovo-calcio-1007311.htmSi100612201,02,03010607
181007308NewsCampionatiNiente stipendio per chi sgarra20120808083031serie AFirmato il contratto collettivo con qualche novitàTutti d'accordo&nbsp;quest'anno&nbsp;durante la firma del contratto collettivo e campionato al via dunque regolarmente;<br><br> Qualche novità di cui una che balza subito agli occhi: chi viene squalificato per scommesse o illecito sportivo, oltre che per doping, non percepirà lo stipendio. Il nuovo contratto è stato firmato dal presidente dell'assocalciatori Tommasi e da quello della Serie A Beretta.<br><br> Soddisfatto quest'ultimo: <EM>«Credo sia stato integrato in maniera utile e interessante un impianto contrattuale che era stato raggiunto lo scorso anno e che, rispetto al passato, ha un forte contenuto innovativo. Ci sono delle novità, ma soprattutto un impegno a rinnovare la convenzione promo-pubblicitaria per poi inserirla nell'accordo collettivo. Credo che tutto ciò costituisca un momento molto importante verso la sostenibilità del calcio italiano e la prospettiva di ottimizzare le fonti di ricavo» </EM><br><br> Felice anche il presidente della Federcalcio Abete:<EM> «Tale accordo consente di affrontare il campionato 2012/2013 senza le fibrillazioni che hanno accompagnato l'inizio della stagione trascorsa».&nbsp;<BR></EM> <br><br>FL0141FL0141tommasi.jpgSiNniente-stipendio-per-chi-sgarra-1007308.htmSi100205001,02,03010315
191007254NewsLondra 2012Clamoroso: Schwazer positivo al doping20120806184756Olimpiade Schwazer squalifica dopingIl 27enne, positivo all`Epo, è stato escluso dai giochi inglesiE' di pochi minuti fa una delle più brutte notizie che potessero capitare all'atletica azzurra: Alex Schwazer è risultato positivo all'Epo durante un controllo preolimpico. L'atleta italiano, che avrebbe dovuto partecipare alla 50 km marcia e che aveva rinunciato alla 20 km per l'influenza, è stato ovviamente escluso dal gruppo italiano e non prenderà quindi parte alla gara. Campione olimpico nella scorsa Olimpiade, l'altoatesino era sicuramente uno degli uomini di punta della spedizione azzurra e più di una speranza per un oro olimpico. Si attende in ogni caso la contro-analisi ma l'esclusione è già avvenuta. Resta soltanto l'amarezza e la tristezza per l'ennesimo campione macchiato dal cancro dello sport: il doping.C1000009LondraFL0676FL0676Alex-Schwazer.jpgSiNclamoros-schwazer-positivo-al-doping-1007254.htmSi100664801,02,030101172
201006632NewsLondra 2012Genetica, la nuova frontiera del doping20120719123130Olimpiadi 2012, doping, geneticaL`inchiesta del settimanale Nature: mutazioni genetiche mirate a prestazioni migliori.Efedrina, metadone, bumetanide... presto queste sostanze potrebbero essere solo un ricordo nella storia del <STRONG>doping</STRONG>. Il prestigioso settimanale di divulgazione scientifica&nbsp;<EM>Nature</EM>, infatti rivela quali saranno i prossimi metodi che verranno usati dagli atleti per migliorare le loro prestazioni. E' chiamato «<STRONG>doping genetico</STRONG>», e consiste nella manipolazione mirata dei geni&nbsp;del DNA per migliorare le prestazioni del corpo senza l'introduzione di sostanze estranee all'organismo. L'inchiesta viene pubblicata a poco più di una settimana dall'inizio delle <STRONG>Olimpiadi</STRONG>, che hanno già visto le prime squalifiche per doping, come quella inflitta alla statunitense <STRONG>Debbie Dunn</STRONG> (staffetta 4x400) e&nbsp;al greco <STRONG>Gervasios Filippis</STRONG> (lancio del giavellotto). <BR><BR>Almeno duecento varianti genetiche&nbsp;sono in grado di modificare le prestazioni sportive. Nella storia si sono verificati diversi casi in cui degli atleti sono stati avvantaggiati dalla propria configurazione genica. Per fare un esempio, lo sciatore finlandese&nbsp;(vincitore di 7 medaglie olimpiche negli anni '60)&nbsp;<FONT size=2><STRONG>Eero Antero Mäntyranta</STRONG> - come ricorda <EM>Nature</EM>&nbsp;- recava una mutazione genetica congenita grazie alla quale il suo sangue poteva trasportare anche il 50% di ossigeno in più rispetto al normale. Il settimanale ipotizza tre scenari differenti, qualora venisse utilizzata l'ingegneria genetica relativamente al miglioramento volontario delle prestazioni atletiche:</FONT><BR><BR><FONT size=2>1-&nbsp;La&nbsp;situazione verrebbe lasciata <STRONG>invariata</STRONG>. Il doping non&nbsp;sarebbe di tipo farmacologico, e in fondo nella storia molti atleti sotto questo nuovo punto di vista sarebbero, anche se involontariamente,&nbsp;«dopati».</FONT><BR><BR><FONT size=2>2- Verrebbero introdotti degli «<STRONG>handicap</STRONG>» (partenze ritardate ecc...) per&nbsp;gli atleti «OGM»,&nbsp;livellando le possibilità di vittoria.</FONT><BR><BR><FONT size=2>3- Consentire il «doping genetico <STRONG>controllato</STRONG>», per evitare problemi&nbsp;di salute collaterali dovuti alla manipolazione dei geni.</FONT><BR><BR><FONT size=2>Comunque sia, lo sport è nato come momento di confronto delle abilità fisiche tra atleti in uguali condizioni. Il doping non è stato tollerato fino ad oggi, e probabilmente non riceverà l'approvazione da parte delle istituzioni sportive nemmeno in futuro, anche se nelle forme di doping genetico. Senza contare i rischi distruttivi che potrebbe provocare un errore nella manipolazione dei parametri genetici. Godiamoci queste Olimpiadi, rito di sportività e valori già dall'antica Grecia. E ancora una volta respireremo l'aria sacra del santuario di Olimpia.</FONT><BR><BR>FL0435FL0435antidoping.jpgSiNgenetica-la-nuova-frontiera-del-doping-1006632.htmSi100612201,02,03010435
211006391NewsCiclismoTour de France: doping, fermato Di Gregorio20120710162300Tour de France 2012, doping, Remy Di Gregorio, CofidisIrruzione nell`albergo, il ciclista francese finisce in manette.<P>Primo giorno di pausa al Tour, ma in casa Cofidis regna la preoccupazione per il presunto caso di doping che riguarda un corridore appartenente a suddetta squadra: si tratta del francese Remy Di Gregorio. <EM>Agi.it </EM>rivela da&nbsp;fonti riservate della Gendarmeria che il ventisettene, vincitore della Parigi-Nizza 2011, è stato fermato stamattina a seguito di un'irruzione delle forze dell'ordine nell'albergo in cui soggiorna la squadra, a Bourg-en-Bresse (150 km circa da Besançon, dove ieri si è chiusa la nona tappa della Grande Boucle), in merito ad un'inchiesta su un traffico di sostanze illecite, di cui è da verificarsi l'effettiva esistenza. Anche se la squadra rassicura: <EM>"E' un caso isolato, che non deve mettere in discussione la partecipazione della squadra al Tour".</EM> </P> <P>Il ciclista, sospeso immediatamente dal team,&nbsp;si trova ora a Marsiglia per essere&nbsp;interrogato dagli inquirenti. Sembra che con lui vi siano altre due persone, la cui&nbsp;identità è&nbsp;attualmente ignota. Secondo <EM>La&nbsp;Gazzetta dello</EM>&nbsp;Sport le indagini su di lui sarebbero partite già da quando&nbsp;correva per l'Astana, un anno fa.&nbsp;</P>MarsigliaFL0435FL043510.07-Remy-Di-Gregorio-alors-coureur-de-l-equipe-Francaise-des-Jeux.-930622_scalewidth_630.jpgSiNciclismo-tour-de-france-doping-fermato-di-gregorio-1006391.htmSi100612201,02,03010660
221004930NewsCampionatiScoperta la causa della SLA20120510113130serie aQuesta malattia ha colpito anche il mondo del calcio<P>Il <EM>Corriere dello Sport</EM> in edicola questa mattina, parla di <STRONG>SLA </STRONG>con due importanti notizie:<BR>1) Non è una malattia del calcio. Non è il calcio che la causa, che la provoca. Quando non è familiare, i fattori ambientali, come i traumi o il doping, come alcune attività lavorative o lo stesso calcio probabilmente ne anticipano i tempi, l'aiutano a farsi strada. Ma non ne sono la causa diretta. Per chi gioca al calcio c'è qualche rischio in più, come, per esempio, per i fabbri, i soldati in guerra, i veterinari o chi è a contatto con pesticidi e solventi.<BR>2) E` una malattia di origine genetica. Questo è il risultato di grande importanza ottenuto dalla Commissione Scientifica che, nel 2007, il presidente Abete ha creato in federcalcio, dopo l'allarme, giustificato e forte, diffusosi tra i calciatori.</P> <P>Poi l'importante rivelazione: "Il prof. Traynor, uno dei maggiori studiosi al mondo, ha scoperto, grazie ad una ricerca commissionata dalla nostra Commissione Scientifica, il gene C9ORF72, che causa il 70% dei casi di SLA familiare e oltre un terzo di quella sporadica, tanto che non vi è più distinzione tra le due forme".<BR>Che tempi si prospettano, dopo questa scoperta decisiva? Sarà possibile sconfiggere la SLA? Il prof. Zeppilli è cauto, ma ottimista: "La professoressa Bendotti e il prof. Garattini hanno già presentato un progetto per realizzare un topo con il gene malato C9ORF72, è la premessa per poi trovare farmaci o terapie che rallentino o blocchino la malattia. Penso che entro cinque anni saremo in grado di contrastare la SLA". (fiorentina.it)</P>adm001adm001pallone 2.jpgSiNscoperta-causa-sla-1004930.htmSi100075701,02,03030279
231003436NewsCalcio EsteroNuovo dramma in Inghilterra: Stiliyan Petrov ha la leucemia20120331090755Stiliyan, Petrov, Aston, Villa, Arsenal, leucemiaIl capitano dell`Aston Villa, Petrov, soffrirebbe di leucemia acuta.<SPAN style="FONT-WEIGHT: bold">Stiliyan Petrov</SPAN>, il capitano 32enne dell'<SPAN style="FONT-WEIGHT: bold">Aston Villa</SPAN> soffre di leucemia acuta, e lo ha reso noto il club di Birmingham sul proprio sito.<BR><BR>Il bulgaro qualche giorno fa, al termine della sconfitta contro l'Arsenal per 3-0, si era sentito male ed è stato sottoposto a degli esami che hanno portato alla sentenza peggiore di tutte: leucemia.<BR><BR>Si legge nella nota dell'Aston Villa: "Stiliyan era febbricitante dopo la partita con l'Arsenal ed è stato sottoposto a esami. Esperti ematologi hanno confermato oggi la diagnosi: leucemia acuta. Ci aspettiamo di apprendere ulteriori informazioni sulla situazione di Stiliyan prossimamente. Nell'attesa chiediamo che la privacy del giocatore sia tutelata".<BR><BR>In Inghilterra questo sarebbe il primo caso di leucemia nel calcio, mentre in Italia sono famosi quelli di Andrea Fortunato, Andrea Stimpfl e Fabrizio Gorin, senza dimenticare la morte di Bruno Beatrice, vittima del doping che ha coinvolto tutta la Fiorentina dei primi anni settanta.<BR>FL0521FL0521petrov.jpgSiNpetrov-malato-di-leucemia-1003436.htmSi100342301,02,03030326

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