QUANDO IL CALCIO È VICINO A CHI SOFFRE


Quando sei un numero in un
letto d’ospedale e aspetti qualcuno che ti venga a trovare per condividere un
momento di conforto che sorregga moralmente la tua condizione di ammalato,
allora si apre la finestra della luce e della speranza. Già, la speranza di
guarire, soprattutto quando ad essere ammalati sono i bambini.
Ci sono
tante cose che ci piacciono della Nazionale Italiana di Mancini che si
differenzia dalle precedenti direzioni tecniche per la nuova mentalità di un
calcio moderno, inteso come cultura propositiva di gioco affidata a tanti
giovani che ben si sono amalgamati allo zoccolo duro della squadra. Ma c’è
anche un altro aspetto che vogliamo mettere in evidenza come momento
significativo di un messaggio di sensibilizzazione sociale alla solidarietà, che
va oltre la convinzione tecnica capace di indurci a pensare positivamente nel
prosieguo della nostra Nazionale ai prossimi campionati europei. E’ un fatto
nuovo che apprezziamo particolarmente come gesto che intende trascinare i
sentimenti di aiuto e di vicinanza verso chi soffre ed ha particolarmente
bisogno di noi. E’ un fatto di stile e soprattutto di grande sensibilità,
quando ad essere aiutati anche solo con una presenza fisica sono proprio i
bambini ricoverati nei reparti oncologici (e non solo) dei vari ospedali d’Italia.
La visita della Nazionale di Mancini all’ospedale Bambin Gesù di Roma, ci ha
fatto riflettere sull’importanza mediatica ma soprattutto umana che questo
gesto possa avere sui bambini e sui loro genitori. Momenti di vita ed
esperienze che maturano e fanno bene a chi si adopera per il bene, piuttosto a
chi lo riceve. Una foto, un autografo con dedica, un abbraccio, un sorriso nel
luogo del dolore è significativo di un messaggio di vicinanza anche, e
soprattutto, da chi sembra vivere un mondo a parte come i calciatori che godono
di fama e tanta ricchezza economica. Ma ci sono cose che vanno oltre, che non
ti danno fama e promozione d’immagine, né lauti guadagni economici. Ti danno
molto di più dal punto di vista interiore, anche se il più delle volte restano
gesti che non hanno bisogno di tante parole. Ma i bambini ricoverati all’Ospedale
Bambin Gesù di Roma hanno vissuto un giorno assieme ai propri idoli che hanno
giocato con loro, che si sono stretti in un affettuoso abbraccio quando hanno
fatto gol nelle piccole porte improvvisate e adattate tra i letti dell’ospedale
e le fredde pareti murali che raccontano le interminabili giornate vissute
nella speranza che le terapie possano aiutarti a farti rincorrere il pallone della
vita. In un campo di calcio o magari ai giardinetti, che importa, basta avere
il sorriso della speranza che scacci i brutti pensieri e i disarmanti momenti
di sconforto. Ma intanto la Nazionale c’è, è qui, è con loro, e vuole sentirsi
unita e partecipe in una delle tante nobili iniziative promosse dalla FIGC per
sostenere la realizzazione dell’Istituto dei Tumori e dei trapianti. C’è Francesco Acerbi particolarmente
emozionato per avere vinto la sua battaglia contro il tumore, ma ci sono anche Zaniolo, Spinazzola, Cristante, Mancini, El
Shaarawy, Immobile, Barella, Bonucci e tanti altri che assieme al C.T. Mancini e il Presidente Gravina si
sono dedicati ai bambini. Ecco, diremmo proprio che il calcio in questa
occasione ha dato dimostrazione di fare parte di un mondo che non è solo negativo
nella sua forma egoistica e nel suo vivere bene in quel megagalattico
quotidiano fatto di ricchezza economica, ma c’è anche una parte di ricchezza
interiore che si chiama sensibilità per chi soffre. E di questo ne diamo atto ai
vertici e agli organizzatori della FIGC che hanno saputo dare segnali di
vicinanza a chi soffre. Si continui su questa strada, si incrementino queste
iniziative umanitarie, perché il pallone deve dare messaggi di grandi relazioni
sociali verso chi vede nel campione di calcio il proprio idolo da imitare, non
solo nel realizzare appassionanti gol.
Salvino
Cavallaro