IL DERBY MENEGHINO NEI QUARTI DI COPPA ITALIA.


Un derby è sempre un derby, ma l’incontro dei
quarti di finale di Coppa Italia tra Milan e Inter assume i connotati aprioristici
di una partita dall’intenso gusto amaro di delusione. Se l’Inter non sorride,
il Milan piange, anzi diciamo pure che è disperato. Più volte abbiamo scritto
delle cause negative che coinvolgono un Milan senza una vera e propria società
alle spalle e con errori macroscopici di gestione tecnica e amministrativa che
vanno oltre le reali responsabilità dell’allenatore di turno e della squadra
composta da giocatori strapagati. Un presidente cinese del quale ancora oggi
non si capisce come abbia fatto ad acquistare l’ex società di Berlusconi che
era sì in fase discendente, ma che nella sua storia è stata sul tetto del mondo
per avere vinto tanti trofei. Contro i nerazzurri Gattuso tenterà ancora una
volta di dare animo a una squadra sfatta sotto l’aspetto della reazione emotiva,
per alleviare una situazione rossonera che è diventata davvero pesante.
Mancherà Donnarumma per un problema all’inguine (sarà questo il motivo?) e il
suo posto sarà preso da Storari. Abate, Bonucci, Romagnoli e Rodriguez
formeranno la difesa a 4, mentre il centrocampo si stabilirà a 3 con Kissiè,
Biglia e Bonaventura, cui faranno seguito i 3 attaccanti Suso, Cutrone e Borini.
L’Inter di mister Spalletti, invece, si presenta con un 4-2-3-1 che sa più di
volontà di aggredire l’avversario, piuttosto che attenderlo. Padelli tra i pali
si avvarrà della difesa a 4 composta da Cancelo, Skriniar, Ranocchia e
Nagatomo, Vecino e Gagliardini saranno davanti alla difesa, mentre Candreva,
Joao Mario e Perisic si posizioneranno alle spalle dell’unica punta Mauro Icardi.
Dopo essersi imposta come bella realtà di questo campionato, l’Inter sta avendo
un periodo di improvvisa crisi di risultati. Non c’è dubbio che Spalletti abbia
dato a questa società e soprattutto alla squadra, una sferzata di vigoria persa
da troppo tempo. Tuttavia, pensiamo che nel prossimo mercato di gennaio la
presidenza cinese in accordo con i dirigenti nerazzurri e l’allenatore, debba
in qualche modo rimpolpare una squadra che già da qualche tempo Spalletti definisce,
non ancora completa per ambire a più importanti traguardi. Ma l’amara considerazione
è che l’antica scala del calcio italiano non riesce a risollevarsi da troppi
anni ormai di delusioni pallonare che non possono essere accettate dalle
rispettive tifoserie. Certo, tra le due squadre sta meglio l’Inter di
Spalletti, tuttavia, per i forti interessi economici e di antica passione
sportiva che gravita da sempre sul cielo di Milano, accontentarsi di un derby di
Coppa Italia così poco vivo di antagonismo meneghino, rischia proprio di
scadere nel disinteresse totale.
Salvino
Cavallaro