L’INCREDIBILE ATALANTA SCRIVE LA STORIA DI UN CALCIO DA FAVOLA.


Pensiamo che per la città di
Bergamo, i tifosi della Dea e anche per gli abitanti bergamaschi che non sono
propriamente inclini al calcio in genere, l’11 dicembre degli anni a venire non
sarà di certo una data come un’altra. E, in effetti, il passaggio agli ottavi
di finale di Champions della squadra di Gasperini sa tanto di miracolo, anzi di
favola da raccontare ai figli o ai nipoti che verranno. Sì, perché il 3 a 0
rifilato fuori casa allo Shakhtar Donetsk ha il sapore di un’impresa che va
oltre i limiti, le assenze e i pronostici negativi che dopo le prime tre
partite del girone Champions, vedevano l’Atalanta a zero punti. Questo è l’ennesimo
traguardo straordinario di un gruppo e un progetto che ormai non smette più di
stupire. L’Atalanta è squadra forte di prima fascia e non può essere più
considerata una semplice provinciale del calcio nazionale e men che meno del
pallone europeo. La squadra di Gasperini è una top club europea, in grado di
farsi rispettare per un gioco moderno, spumeggiante e intriso di quella logica
innovativa capace di dare uno sviluppo di gioco qualitativo e proficuo sotto l’aspetto
dei risultati. Sì, perché questa Atalanta che è frutto dell’opera magistrale
del presidente Percassi e di suo figlio, ha capito l’importanza di investire su
un gruppo di giocatori che sotto la direzione di un allenatore dalle ampie
vedute di calcio moderno come Gasperini, ha dato luogo a risultati
progressivamente validi, dando un apporto sostanziale anche dal punto di vista
dell’immagine mediatica. E’ un po’ come dire che la Dea di Bergamo si è
laureata a pieni voti e adesso non ha più esami da sostenere per essere
considerata una realtà calcistica di alto spessore. A Kharkiv l’Atalanta si è
presentata in campo priva di Ilicic e Zapata, con Pasalic alle spalle del Papu
Gomez e Muriel. Una mossa dettata dalle esigenze, ma che è stata indovinata nel
mettere in difficoltà lo Shakhtar di mister Castro che avverte subito la
difficoltà di una serata di calcio molto difficile da superare. A un primo
tempo in cui si sono evidenziati i tentativi di maggiore finalizzazione da
parte degli atalantini, è seguita una ripresa la cui intensità della squadra di
Gasperini è stata tale da vivere momenti di alta emozione. Così, prima Castagne
al 21°, poi Pasalic al 35° e Gosens al 49°, hanno steso uno Shakhtar Donetsk
ancora incredulo per l’inaspettato furore agonistico imposto dalla Dea. Adesso
il sogno continua nella consapevolezza che l’Atalanta è entrata a far parte del
novero delle sedici squadre più forti d’Europa. Un miracolo calcistico destinato
a durare nel tempo, controvertendo certi inguaribili scettici i quali pensano
ancora in un’Atalanta che prima o poi tornerà a fare la provinciale. No, questo
non accadrà perché la qualità della dirigenza e il suo modo di gestire il calcio
con un progetto serio e competente, non potrà fare altro che migliorare nel
tempo la sua competitività con le maggiori potenze calcistiche nazionali ed
europee. Questa esperienza è il segno tangibile di una maturazione che non si
potrà mai confondere con chi vede il calcio in maniera superficiale e
pressapochista.
Salvino
Cavallaro