ANCHE IL CALCIO EUROPEO CHIUDA LE PORTE


C’è un antico detto che serve a
far riflettere sul mondo del calcio in questo particolare periodo storico in
cui il contagio di Coronavirus è galoppante: “Alla Chiesa di Santa Chiara, prima hanno rubato l’oro e poi hanno messo le porte di ferro”. La positività
del giocatore della Juventus Daniele
Rugani al Covid 19, non ci
coglie di sorpresa in un periodo in cui si è certificata la pandemia di
contagio al Coronavirus. Certo, gli interessi economici di bottega sono davvero
tanti, tuttavia, non capiamo perché l’UEFA stia aspettando ancora a chiudere
fino a data da destinarsi i vari impegni internazionali, studiando a tavolino
le misure da prendere non solo per la Champions League e l’Europa League ma
anche per il prossimo Campionato d’Europa. Tardivo questo intervento e
incredibilmente ritardato, vista l’urgenza che si sta creando nel mondo a tutti
i livelli. Già il calcio italiano, pur con notevole ritardo, ha deciso di
fermarsi almeno fino alla prima settimana di aprile, peccando nell’incertezza e
nella non chiarezza di idee per fermare soprattutto il calcio di Serie A che
fornisce introiti economici altissimi a livello di televisioni, sponsor e
pubblicità di ogni genere. Un sistema che garantisce soldi a palate e che ha
bisogno di non essere interrotto, pena una perdita considerevole di interessi
economici e perdite finanziarie in Borsa. Ma tutto questo che senso ha, quando
in ballo c’è la salute dei suoi protagonisti e di migliaia di persone al
seguito? Assistere alla partita di Champions
Liverpool - Atletico Madrid, partita di ritorno degli ottavi di finale, ci
ha fatto riflettere come non ci sia alcuno scrupolo di coscienza sulla
pericolosità di un evento così importante, che per forza di cose ha raccolto
migliaia di persone accalcate allo stadio Anfiel di Liverpool. Va bene, le
condizioni attuali dell’Inghilterra non sono ancora a livelli di emergenza per
il Coronavirus, tuttavia, riflettendo sull’esorbitante numero di tifosi
arrivati dalla Spagna in cui il virus si è già propagato notevolmente, ci
domandiamo se tutto questo assembramento di persone non abbia contribuito al
diffondersi dell’epidemia. No, riteniamo che l’UEFA debba necessariamente
intervenire con urgenza, garantendo con la chiusura delle competizioni in
programma la salute pubblica e dei suoi interpreti. I soldi sono importanti,
anche se il pallone garantisce ricchezza strabordante che va contro ogni
principio etico, ma c’è da tenere conto che la salvaguardia della salute dell’intera
umanità deve essere intesa come primaria a tutti gli effetti e salvaguardata
con risolutezza. Si fermi il calcio, si fermi lo sport, così come ci stiamo fermando
noi per il bene nostro e per il futuro del mondo. Si intervenga in fretta. Il
pallone non aspetti più. Il prezzo da pagare è troppo alto!
Salvino
Cavallaro