JUVE, PREPARAZIONE MIRATA O LEGGENDA METROPOLITANA?


Da quanto trapela dal “bunker” della
Continassa, la Juventus di Massimiliano Allegri e del suo staff starebbe
iniziando la sua corsa fisico – atletica verso la Champions League. Da Gedda a
Madrid intercorrono circa 5 mesi, passando attraverso l’ottavo di finale del 20
febbraio prossimo contro l’Atletico Madrid. In base a quanto si apprende, la
preparazione in questo periodo di gennaio assume carichi di lavoro molto pesanti,
proprio per potere permettere ai calciatori della Vecchia Signora di essere in
perfetta forma per i mesi cruciali che vanno da marzo a giugno. Tutto sembra
studiato a tavolino con l’ausilio dell’esperienza, ma soprattutto dei dati
fisiometrici che rappresentano il termometro dello stato fisico di ogni
calciatore. In effetti, non è da oggi che vediamo soffrire la Juventus, la
quale spesso si limita a giocare la palla da fermo e senza l’ausilio del movimento
capace di dettare quelle verticalizzazioni di gioco che spesso sono causa di
corse fatte a vuoto, con il conseguente dispendio di energie. Così si esprime Bonucci: ”Sì, siamo un po’ stanchi, ma é
normale visti i carichi di lavoro cui siamo stati sottoposti nei dieci giorni che
hanno preceduto la Supercoppa contro il Milan”. Certo, è naturale pensare
che a questi livelli non si possa andare sempre a 100 l’ora dall’inizio a fine
stagione, soprattutto affrontando impegni di alto prestigio come Champions,
Campionato, Supercoppa e Coppa Italia. Il turnover, poi, in casa Juventus è
utilizzato in maniera scientifica anche per la qualità tecnica di tutta la rosa
a disposizione di Max Allegri. Tuttavia, in tutto questo processo di tabelle
personalizzate e di perfetto ordine di accuratezza tecnico – fisica imposta
dalla filosofia in cui nulla è lasciato al caso, ci si chiede quanto ci sia di
rischioso in una squadra che spesso vediamo ferma sulle gambe con il naturale
soffrire fino all’ultimo minuto, per non aver saputo chiudere la partita in
tempo utile e poi gestirla fino alla fine. Non sembri un controsenso, ma la
Juve di Ronaldo, Pjanic, Dybala, Cancelo, Mandzukic, Matuidi, Alex Sandro, che
alterna Douglas Costa a Bernardeschi e altri campioni della sua rosa, spesso la
vediamo più attenta a non forzare e ad imporsi un ritmo troppo lento per
centellinare le energie. E’ un po’ come dire di saper ottenere il massimo con
il minimo sforzo. Ma si dà il caso che il calcio non è sempre logica perfetta e
che certi piani messi in programma alla vigilia, tante volte sono ribaltati da
situazioni contingenti e impreviste. Per questo intendiamo dire che se è vera l’importanza
di un certo tipo di preparazione mirata agli impegni della squadra, è altresì
vero che questo maniacale atteggiamento sparagnino di forze fisiche e talora
anche di non gioco, può rappresentare un rischio non calcolato. E’ il calcio ad
alti livelli, quello in cui vincere è l’unica cosa che conta. E la Juve, in
questo, è l’emblema della ricerca accurata della perfezione. Anche se il calcio
ci insegna talora a intenderlo in maniera più elastica.
Salvino
Cavallaro