A ROMA, IL TORINO PERDE E RECRIMINA PER LA SUA INGENUITÀ.


C’è chi si piazza in zona Champions e chi
resta sempre nel limbo di un’identità sfuocata da altalenanti risultati che la
pongono in situazioni mai emergenti. E’ il vero significato emerso dal match di
campionato tra Roma e Torino, in cui i giallorossi di Di Francesco si sono
imposti sulla squadra di Mazzarri per 3 a 2. Uno dei tanti risultati in cui il
Torino, pur falcidiato di assenze importanti, recrimina disattenzioni e,
soprattutto, ingenuità di reiterata e inaccettabile mancanza di crescita. Chi
ha visto la partita, avrà sicuramente rimarcato oggettivamente che se i granata
avessero pareggiato la partita, nessuno avrebbe potuto fare appello all’ingiustizia.
Infatti, a un primo tempo davvero disastroso dal punto di vista caratteriale,
il Toro si è presentato a inizio secondo tempo con la vigoria e la
consapevolezza di avere buttato al vento la prima parte del match, nell’avere
acconsentito di realizzare un gol da seduto in terra di Zaniolo (con l’intera
difesa granata a guardare passivamente) e di un rigore provocato da Sirigu, nel
vano tentativo di neutralizzare la corsa verso la porta di El Shaarawy. E’ vero
che la Roma è stata superiore al Torino nel primo tempo, tuttavia, resta
innegabile l’oggettiva assenza di concentrazione e voglia di arrivare prima su
ogni pallone. Poi, come dicevamo pocanzi, i granata si sono presentati nella
ripresa con rinnovato cipiglio e voglia di pareggiare un punteggio che li
vedeva soccombere per 2 a 0. Così, prima Rincon e poi Ansaldi (il migliore dei
granata anche nell’inedito ruolo di centrocampista) pareggiano i conti con una
Roma che non ci sta e giunge presto alla terza rete con El Shaarawy. Una
partita che si chiude in modo amaro per il Torino, che dopo l’eliminazione
dalla Coppa Italia ha l’obbligo di continuare a sperare in un buon piazzamento
in campionato per l’Europa League. La Roma, dal canto suo, non ha ancora
risolto completamente i suoi problemi inerenti soprattutto Dzeko, un calciatore che ha bisogno di
ritrovarsi. Così come urge il ritorno a centrocampo di Daniele De Rossi e
Alessandro Florenzi che per l’occasione è stato assente causa influenza. Ciò
che importa alla squadra di Di Francesco è essersi posizionati al quarto posto
in classifica e di continuare ad aspirare legittimamente al piazzamento in Champions
League. Per quanto riguarda il Toro, invece, emergono sempre i soliti problemi
di squadra incompleta e incapace di capire chi è, cosa vuole e, soprattutto,
definire una volta per tutte se il suo posto nel campionato italiano è quello
di squadra da centro classifica che nulla pretende e niente rischia. Intanto, il
prossimo turno vedrà il Torino in casa contro l’Inter e il recupero di alcuni
giocatori base assenti a Roma. Mazzarri insista con il riproporre Ansaldi a
centrocampo e, soprattutto, viste le precarie condizioni di forma di Iago
Falque, ci si decida a far giocare dall’inizio l’accoppiata Belotti – Zaza. E
poi basta con le continue lamentele di ingenuità. Sono o non sono calciatori professionisti
che vestono la gloriosa maglia del Toro?
Salvino
Cavallaro