BELOTTI, QUESTO SCONOSCIUTO


E’ il capitano ed è il giocatore più
rappresentativo del Torino. Prima dell’infortunio era considerato il perno
insostituibile su cui puntare per quel progetto Europa che tanto sta a cuore al
mondo granata. Su di lui il presidente Cairo aveva addirittura messo una clausola
di 100 milioni di euro (solo per eventuale trasferimento in Europa), quale
garanzia che il giocatore sotto contratto con il Torino potesse avere proposte
anche indecenti dal punto di vista economico. Insomma, un giocatore da blindare
per programmare attorno a lui il futuro del Toro. Oggi, a distanza di un solo
anno o poco più, Andrea Belotti è
irriconoscibile dal punto di vista psicologico. Infatti, superato il problema
post infortunio e ritrovato il tono muscolare e la tenuta fisica, il gallo non
pressa come una volta, non si butta con coraggio a carpire il pallone all’avversario
e, soprattutto, in area di rigore è la pallida figura di ciò che è stato poco
tempo fa. Il problema secondo noi non sta tanto nello sbloccarsi e fare gol, ma
nella mancata convinzione mentale di volersi ritrovare. Sì, perché qualche gol
l’ha pure fatto in questo campionato, tuttavia, come dicevamo, manca quel
volere dare continuità del gol che ogni attaccante di razza ha per sua natura. Lui
ha perso queste caratteristiche e, come tale, anche la squadra percepisce che
qualcosa è venuto a mancare nel proprio capitano, il quale dovrebbe trascinare
i compagni con carisma e senso di spiccata personalità. E invece ci si accorge
che nell’attacco del Toro di Mazzarri, dopo qualche gol di Iago Falque non c’è
più nessuno a buttare dentro i palloni. Quindi, tenuto conto di un Belotti
fuori forma e di uno Zaza che non si è quasi mai visto per essere stato sempre
impiegato a spizzichi e bocconi, non vediamo come questo Toro che pur ben messo
in difesa e a centrocampo, possa in qualche modo concretizzare alcune trame di
gioco che a tratti appaiono pure non occasionali ma sorrette da un gioco
studiato anche in allenamento. Ma il gol che rappresenta tutto, non c’è. Questo
è un elemento che a nostro avviso è penalizzante per un Toro che sistematicamente
avvantaggia l’avversario e viene castigato. Così è successo in Coppa Italia
contro la Fiorentina che al Grande Torino ha fatto semplicemente la sua onesta
partita, ma furbescamente ha realizzato due gol in ripartenza con Chiesa ed ha
estromesso così il Toro da una Coppa Italia che avrebbe avuto un significato
immenso continuare, almeno in virtù della tanto agognata Europa. Intanto, in
questi giorni di mercato, si parla di un interessamento di Belotti da parte
della Roma per sostituire Dzeko. L’affare potrebbe costare alla Roma 50 milioni
di euro, ma crediamo davvero che, vista la situazione economica che attraversa
la società giallorossa, sembrerebbe un’idea e nulla più. E allora che può fare
il Toro? Secondo noi ha il dovere di recuperare non solo il talentuoso capitano
granata ma anche Zaza, che forse anche per timore di Mazzarri di affidarsi alla
coppia d’attacco, non si capisce la sua inutilità. Una cosa è certa, stante questa
situazione d’attacco, sarebbe opportuno che Cairo e Petrachi (assieme a
Mazzarri) risolvessero questa situazione che è a dir poco penalizzante per un
Torino che ha bisogno di stimoli, risultati, continuità, carattere e autostima.
Almeno se si vuole ancora sperare in un piazzamento che porti in Europa e
crescere anche come società. Si faccia in fretta però, perché certe decisioni
nel calcio devono essere talora prese drasticamente e supportate da quella chiarezza
che determina anche la personalità. L’indecisione è cattiva consigliera. Il Toro
ha bisogno di fatti concreti. Adesso, non domani.
Salvino
Cavallaro